Bonifaccio

 > Italian Literature. Bonifaccio (Giov.) L’Arte de 

* .con  la  quale  formandosi  favella  visibile,  si  tratto 
tsi.,  • in*  ta  eloquenza.  Vicenza,  F.  Grossi,  1616.  Sm. 
/ dllum.  A curious  work.  Brunet  I,  1099.  Mazzu- 
f beili  II,  1654.  “Il  Marchese  Maffei  ha  registrata  quest 
•\\era  fra  i Libri  buoni  Volgari  omessi  dal  Fontanini 
$a  sua  Eloquenza  Italiana.”  Name  on  title  _ £2  2s 


rr 


FORMANDOSI 
I S I B I L E, 

SI  TRATTA  DELLA  MVT A ELOQUENZA, 

CHE  T'i.O'H  £<  *ALTRO  CHE  HN  FACONDO  SILEKTIO. 

DIVISA  IN  DVE  PARTI. 

Nella  prima  fi  tratta  die  i cenni , che  da  noi  con  le  membra  del  noftro 
corpo  fono  fatti  3 feoprendo  la  loro  fignificatione,  e quella 
con  l’autorità  di  famofi  Autori  confirmando. 

Nella  feconda  fi  dimoflra  come  di  quella  cognitione  tutte  farti  liberali, 
e mecaniche  fi  preuagìiano . 

Materia  ritma  à tutti  gli  huomini pertinente,  e maffimamente 

per  loro  dignità,pià  con  cenni, che  con  parole  fi  fanno  intendere. 

DI  GIOVANNI  BONIFACCIO 
Giureconfulto,  Afleflorc . 

L’O PFORTVNO  AC  ADEMICO  FILARMONICO 


IN  VICENZA,  M D C X V I. 
; preffo  Francefco  Grolìi,  Conlicenzjt  de’  Superiori.' A 

de d'&éù  , 


eheinai  non  ^iHc^ofa  nouau 


Produfle  erto  vifibilc  parlare^, 

Nouello  à noi  ? perche  qui  noniìtrousu 
Dantenelcap.X,  del  purgatorio- 


A GLI  ILLVSTRISSIMI  SIG. 

Academici  Filarmonici 

a / o v a n n t *20  nifacci  o ; 

Auendoio  gran  parte  della  mia  vita  nc  gli 
ftrepiti  forenfi  trauagliato , hora  Auocato 
caule  ciudi,  e Criminali  trattando,  & hora^ 
Giudice  l’altrui  controuerfìe,e  querele  ter- 
mrnando,deI  parlare,e  dcll’vdire  tanto  più 
fatio,c  fianco, quanto  il  miogenio  è flato  Tempre  à que- 
fte  attioni  flrepitoTc  meno  accommodato,  taThora  in 
me  ftefTo  raccoftojpcr  mitigare  alquanto  quella  acerbi- 
tà dell’animo  mio*  imitando  quell’infermo, che  arden- 
do di  defiderio  di  bere,  non  efTendogli  ciòpermefTo, 
con  l’imaginatiótte  d'acque  frefchiflìme,&  difaporotif- 
fimi  vini,  cercando  d’ingannar  Te  Hello, procura,  al  me- 
glio che  può,d  alleuiare  il  Tuo  dolorejquando  alcun  po 
co  di  tempo  alle  confufioni  del  Toro  io  poteua  Tottrarrc, 
andaua  la  dolcezza  d’vnvirtuoTo  fìlentio  contemplan- 
do, & ogni  odioTo  cianciumc,  e garralitàabhorrendo, 
pcropporrunomedicamento  di  quella  noia, mi  diedi  à 
fcriiter  quell’opera  della  muta  eloquenza,  la  quale  poi 
che  à preghiere dcgliamici,  &à  commandamenri  de’ 
patroni  non  polfo  più  IongamenteapprelTodi  me  trat- 
tenere,imitando  il  prudente  padredi  famiglia, che  do- 
uendo  mandare  vn  luo  figliuolo  minore  in  paefì  lonta- 
ni,gli  prouede  di  ficuri  cullodi,  e di  fedeli  difenlori,ho 
filmato  efler  bene , hora  che  quello  mio  noucllo  parto 

a ì.  elee 


ette  rìsila  idee  del  mondo  , di  raccommandarlo  più  to- 
lto a cótefta  honoratiffima  Academia,che  ad  ogni  altro 
foggetto:pe.rcioehe  lìcome  la  Città  di  Verona  è tra  1 al- 
tre maggiori  d’Italia,  pei  ogni  nobile  conditione  ri- 
guafdetiole  :colì  non  eiTendol’Academia  Filarmonica^ 
ad  alcun’altra  inferiore,  non  poteua  nè  maggiore,  nè 
piu  amoreuole  protettione  ritrouargli:  raccordeuole» 
maffimarnente  de’lìgnalatifauori,che  da  ella  Città  ricc- 
uei, quando  Vicario  dell’lHuftrifFmio  Signor  Agoftino 
Amul io  mio  Signore  hebbi  grana  nel  tempo  di  quel  fc- 
liciflimo  Reggimento  di  fatui  gìoeondilhma  dimora  : e 
particolarmente  dandomi  fcoìpito  neii'animod’hono- 
re  riceuuto,  quando  con  tutti  1 voti  fui  nelfeno  di  efla 
nobiliflima  Aeademia  raccolto:Onde  come  di  lei  meme 
bro  , efiendo  debitor  diieruirla  , per  vn  minimo  legno 
del  miogrand’obligo,edi  quel  reuerentc  affetto^  he  in 
me  viuc,e  viucrà  Tempre,  le  o£ferilco,e  le  dedico  quella 
mia  fatica  3 pregandola à rieeuerla  in  quella manieia#* 
eoa  la  quale  gli  animi  nobili  logliono  accettar  lepic- 
eiole  obianosiìjchcda  IIncero,c  deuoto  animo  veramen 
te  procedono,  promettendole  appreso,  che  poi  che* 
non  mi  è conceduto  di  poterla  prefemialmentc  Ictui- 
i'e,cofiabfente,con  grata  memoria,  con  pronto  defide- 
tìo  , con  la  voce-,  con  gli  lem  ti , con  ogni  mio  cenno» 
atto,  e gelìo,  t con  tutto  quello  che  porta  i n ogni  tem- 
po, da  me  prouenire,  mi  sforzerò  di  farmi  chiaramente# 
conofcere  di  non  elFer  di  lei  nè  Figliuolo  ingiato , nè 
Sentitole  indegno.. 

Di  Vicenza alli  Vili  di  Luglio  MDCXVU 


AD  L I B R V M 

IOANNIS  BONIFACIIV.a 

De  radon  e loquendi  per  nutus. 

? r t ' 

ST.  LECTOR.  QyiSQVIS.  ES.  ST. 

SI.TACITVRNVS.ES.ADESTO.SLLOQV  \X  ES.ABESTO. 

HVC.TE.NVTV.APPELLAT.REPELLIT.HINC  TE.RENVTV. 

IOANNES.  BONIFACIVS. . 

NOVVS.  RHETOR.  ET.  ADMIRANDVS. 

CVI. 

DVM.  PER.  SILENTI  A.  PROGRE  DIENS.  LOQVACIA. 

MVSSITANS.  ET.  ANNVENS. 
MVTILOQVENTIAM.  FACÌT.  MVLTILOQVENTIàM 
FACVNDIAMQ^  DOCET.  ELINGVEM. 

ET.  T AC  IT  VAI.  PR2ECIPIT.  SERMONEM. 
NVPERO.  STVDIO.  ET.  LABORIOSO 
GRALCVS.  QVISQVE.  ROMANVSQVE. 

VERENDOS.  ELOQVENTIiE.  VOCALIS.  FASGES. 
SVBMITTIT, 

F. 

IRANCISCVS.  FOLA.  VERONENSIS. 
PATRONO.  MAX  VAIO. 

IR2ETORIA.  VICE.  VERONAL  IVDIGANTL 
CIO.  IO-  C.  XIV, 


DE  EODEM. 

FJMJ  ego , qua  quondam  centum  linguisti  tubisene» 
Resgefas  fuetti  per  ce  librare  turum  $ 

Muta,  loquor  ftgnts  s (f[  nutikus  omnia  narro y 
Et  prò  voce  mantts , proque  tuba  digiti  i 
5Yf  c tamen  intere  a furti  quicquam  ob furio  f w (quarti  l 
Neue  difertamìnus  3 nette  canora  mmus. 

Sic  bene  me  fedi  BONIF  AC  IV  S ip/e  loquentem  i 
§uem  nutam  nifìans  femperirtaflra  feram « 

Tota: 


O&auij 


Silenti*  eloquenti#  hìc  notai  utdet 
JjOquaas'aut  Silentij , 

Qui mutus es,  aut finga , bine  difie  eloqui; 
Jjinguteque  iamdebe  mima, 

JEiufdeni, 

Mac  lege , qui  luges  muta  difpendi 4 lingua  , 

Quid pojfit  sÀrs,  intdliges . 
forfitan  ffi  dices . lingua fine  munerefaffius 
£n  fium  nouus  Mìemo fiber.es  » 

JEhifdem, 

Ltngua  'pale.  Vox miffa •vale per  guttura . pernio 
finitila  hic  duri , peruius  e fi  ocylo. 


Balthaflarls  Bonifacl;  lurlfconfultl 
Àrchipresbyceri  Rhodfgìnl. 

COmprefiìs  digito  iujfere  filentia  labris 

Pythagorafque  <xnris  , tìarpocratesque  Di] sì 
His  quando  tacuijfe  placet,  tacuiffe  lìeebit 
Vfque i mihi  dabitur  yel fine  voce  loqui . 

Mirifica/?/ filers  reperii  OS  ON IF  AC  IV S Aìtem, 
Qua  mutus  lingua Joluere  n/intla  queat. 

Hoc  fieri  dottore  potefì  taciturna  loquela  , 

Hac pulmone  carens  arte  difirtus  erit. 
sAddequod , & multis  poterò  fpettantibus  , rzwì  t 
Clam  reliquis , animi pander  e fenfa  mei. 

Quid  quod  Arìftarchus  petulans,  & Zoilus  audax 
Dicam , nec poterunt  carperò  ditta,  t amen  ì 
Lingua  quiefce  loquax,  nserbofa  beerete  labella  3 
Nunc  oculus  yoces , nunc  habet  ora  manus \ 

Sed precor  t onde  tibi  hac  licuìt  dtdìcijfie  ? retrufitm 
cPalladis  arcanum  quis  tibi  nojfie  dedit  ? 

Humano  ingenio  diurna  feientia  maior  , 

Sufipicor  lune  aliquem  te  docuifie  *~Deum  l 
Chìronoims  vario  loquitur  Polymneiageftu , 

Hac  quoque  nutiloquens  vtitur  arte  Tonans . 

Sufpicìs  : idius  ( ni  cium  ptreepimus  ) artis 
cDottor  Apollo  tibi,  ludus  Olympus  erat. 

Dei- 


*58k%S*$SS p 

DELL’ECCELL.M0  S I G. 

Gio.  Mario  Auanzi  « 

NON  pur  come  quei  padri  , che  la.  fede 

D’ Ano  [pugnar,  ne.  fai  con  gran  portento 
Senza  lingua  formar  nooce , e concento . 

Stupor , che  di  gran  lunga  ogn'  altro  ecceda 

SHejìur  cornei  Pareo,  s'huom  pur  gli  l crede  s 
N'muenti  a fuelta  lìngua  atto  iflrokento 
Ter  fauellar;  ma  fai  che  parli  il  mento 
Fat  che  parli  la  man,  che  parli  il  piede 

£hpi  con  facondia  effaggerar  f J ente 
Mutolo  il  cenno  $ £hà  chiaro  fi  fcuopre 
Più  di  Mercurio  Harpocrate  eloquente . 

Mirabili  del  cenno , e ditiiinopre. 

Come  innanzi  Babel  fai  che  la  gente 

Tutta  s’intenda , e njn  fol  linguaggio  adoprcS. 


b Del 


Del  Signor  Gafparo  Bonifaecio, 


PO  I che  de  l’altrui  voce  il  fùono  è tale , 

Che  quanto  piacque  pia , tant’hor  difpiace  4 
E poiché  offende  più  lingua  mordace 
Che  de  gli  angui  il  veleno  a ffro , e mortala  . 

infogna  al  mondo  il  BONIF  ACC  IO  quale 
Sia  l arte  del  parlar  mentre  fi  tace , 

Onde  fenza  oprar  lingua  altri  loquace 
L'importuno  garrir  ponga  in  non  calcai . 

Quinci  fi  nohil  fama  hebbe  dicendo 

Eloquente  Orator  3 la  perde  bor , quando 
*Tiù  che'l  facondo  il  taciturno  è degno . 

}Aa  chi  tanta  •virtù  loda  parlando  ? 

T ani’ oltre  non  arriua  humano  ingegno  j 
Ciaf  un  tinaia  con  ftupor  tacendo , 


INDICE 

DE  I CAPI,  ET  LORO 


Membra  della  prima  parte. 


i Ome  l'huomo  fenza  par- 

| lare  con  cenni  fi  faccia 
intendere*  à car  3 
% Megl  io  fcoprirli  la  lin- 

cerità  deiranuno  da  i cenni  che 
dalle  parole.  7 

3 Della  dignità  di  quedarte  de*  cen 

ni . 9 

4 DeiI’vtile  ,c  diletto  diqucft’arxc. 

11 

j Che  cofa  lia  cenno,atto,fegno,ge- 
fto,  fembiante,  e modo*  1 3 
6 De  icenni del  capo.  17 

Teda  eleuata.  18 

Teda  abbacata.  19 

Abbacarla  teda  da  vna  parte.  21 
Abballar  la  teda , e todoleuarla . 

XI 

Menar  la  teda  per  trauerfo.  2 1 
Piegar  lietamente Ja  teda  qua,  e 


la.  11 

CroMarla  teda.  22 

Scoprirli  la  teda.  23 

Coprirli  la  teda.  24 

Deirincoronatione.  2 6 

Del  leuarli  la  corona  di  teda.  3 0 
Coprirli  la  teda  con  le  ouni,  ò co 
la  vede.  jj 

Nebbia  intorno  il  capo.  31 


Famrna  intorno  il  capo.  J* 
Portar  alcuna  cofafopra  la  teda, 


Toccar  lufingheuoìmentc  la  tedi 


ad  altri.  34 

Toccarli  il  capo.  34 

Sodentar  con  la  mano  il  capo.  3 5 
Grattarli  il  capo  Jf 

Curarli  la  cotica.  35 

Gittarli  la  poluere  fopra  il  capo  < 

36 

Cozzare.  36 

Dar  della  teda  nel  muro.  3 7 

Ponervn  guanciale  fatto  Palma 
capo.  37 

7 Della  faccia.  39 

Faccia  codante.  3 9 

Serena, e ridente.  40 

A gra,  ru  ft  ica,&  ingrata.  4 o 

Stupida,&  attonita,  41 

Rigida,edura.  42 

Torua.  4 3 

Rugofa . 43 

Volta  verfo  il  cielo.  43 

Volta  verfo  la  terra  44 

Volger  la  faccia  altroue.  4 6 

Dell  arroffir/i,& impallidirli.  7 
Della  pallidezza.  48 

Delia  erubefeenza.  5 f 


b 2 Coprir- 


I N 


n 


1 C E. 


Coprirli  la  faccia  con  ie  mani . o Rotar  il  capo  coni  crini  fparfi.S? 


con  altro. 

Percuoterli  la  faccia, 

8 Delle  coma. 

Hauerle  corna. 

Gdfo  di  far  altrui  le  corna. 

Alzar  le  corna. 

Hauer  il  fieno  nel  corno 
Effe  re  (cornato. 

5 Della  Zazzera. 

Della  canutezza. 

Zazzera  bene,  ornale  acconcia. 
<56 


5 3 
5i 

5<5 

5d 

60 

60 

60 

61 
62, 
65 


Tagliarli  i propri;  captili. 

Del  Càlu  utio. 

1 2 Delia  fronte. 

Fregarli  la  fronte. 

Fronte  coperta. 

Fronte  fcoperta, 
Sigillarla  fronte. 

Fronte  Cren  a. 

Fronte  11  ubilo  fa. 

Tener  la  fronte  bafià= 
Fronte  eleuata. 


87 

88 

9* 

9* 

93 

93 

93 

94 

94 

95 


Chioma  inanellata.- 

66 

Tenirfi  con  la  mano  la  fronte.  96 

Zazzera  vnta. 

67 

Spiegarla  fronte 

<?6 

Chioma  tinta. 

68 

Percuoterli  la  fronte. 

96 

Zazzera  adulterina 

62 

1 3 Delle  ciglia. 

9? 

Tofar  alcuno  celatamente. 

69 

Cigliaalzate. 

98 

Capelli  rabbuffati. 

70 

Ciglia  abballate . 

99 

Gdto  dell’Occafione 

71 

Stringer  ilxiglio. 

100. 

Tirar  alcuno  per  li  capelli. 

71 

Ciglia  intorno  pronte  • 

IGO 

Suelkr  vn  capello. 

73 

Inarcarle  ciglia. 

lOo 

Mofirarvn  capello. 

74 

Ciglio  che  falla. 

JOt 

j Della  barba. 

75 

Ciglia  rafe.- 

IO! 

Barba  lunga. 

75 

Mutar  iicigHoc 

ior 

Lusingar  Faltnii  barba. 

77' 

Va  mouer  di  ciglia 

102 

Raderò  tofar  l’altrui  barba. 

7» 

Metter  la  mano  fopra  il 

ciglio . 

Canar  ia  barba  altrui. 

79 

102 

Canar  ia  barba  à fe  ifeffo. 

80 

Ciglio  turbato. 

. SQ* 

Edere  sbarbato. 

80 

Ciglio  fofco.e  nubilofb. 

102. 

i Del  crine. 

81 

A guzzare  le  ciglia. 

IOJ, 

Crine  d'oro. 

81 

14  Delle  palpebre. 

104 

Crini  inanellati 

82 

Inalzarle  palpebre. 

JOj 

Crini  odoriferi. 

83 

Abballar  le  palpebre 

I©>- 

Crini  fpa-rfi-,  e negletti. 

85 

Palpebre  mi  mobili. 

105: 

Crini  fcioki. 

H 

15  De  gli  occhi. 

107 

Crini  parte  acconci , e parte 

nc- 

Aprirgli  occhi 

ixé> 

gletti..  *■ 

85 

- Chiuder  gli  occhi  in  atto  dì  dot- 

iquarciarfiU  enne* 


8/5 


mire. 


rif 


I N D 

Finger  di  dormire.  li* 

Occhi  chiufi.  ni 

Chiuder  gii  occhi  ad  alcuna  cofa . 

hj. 

Chiuder  gli  occhi  altrui.  U+ 
Metter  le  mani  à gli  occhi*  114 
Occhi  benda  ti, ò velati,  ny 
Atto  d’effer  nelle  tenebre  1 1 6 
Con  gli  occhi  chiù  fi  operar  alla 
cieca.  117 

Lcuar  gli  occhi  in  alto.  1 1 p 
Occhi  volti  ai  cielo.  1 20 

Occhi  volti  à terra.  2 2,1 

Volger  gii  occhi  ad  alcuna  colà . 
12? 

Volger  gh  occhi  alerone.  124 
Guardar  attentamente.  1x4 

Guardar  bemgoamentexe  fauore- 
uol  mente.  116 

Guardar  cupidamente  >c  curiofa- 
mente.  %%6 

Guardatura  grane.  1 27 

Guardar  fuìuuamente  fott’oc— 
chio.  128 

Guardatura  torta.  12 8 

Cenno  ìafciuo  de  gii  occhi.  ì 30 
Occhi  ridenti, e rifpkndenti.  13 1 
Occhio  torbido , oicuró»  6 nu- 
bi ìofo.  132, 

O v chi©  patente,  e viuace*  1 3 2 
Occhi  ardenti,e  fangusgni.  133 
Volgergli  occhi  don  atto  burni- 
te^ *3Ì 

Riguardar  con  tenero  affetto.  13  4 
Guardar  con  fhipore.  134 

Guardar  insù.  135 

Guardar  in  giù.  136 

Guardar  inan  ti.  13  6 

Guardar  in  dietro.  137 


1 c t: 


Guarda  à torno.  * 13  9 

Guardar  alcuno  in  ogni  fuapar- 


te. 

140 

Voler  veder  il  tutto. 

1.4  f 

AmmirarA  etì'er  ammirato.  1 42, 

Batter  rocchio. 

141 

Occhi  tremanti. 

144 

Chiuder  fpeffogli  occhi. 

144 

Hauer  alcuna  cofa  ne  gli  occhi. 

144 

Occhio  che  faita. 

i44 

Gittar  la  poluere  ne  gli  occhia 

Hauer  molti  occhi. 

i4? 

Non  hauer  occhi. 

*4  $ 

Delle  lacrime. 

146 

Lacrimar  per  li  propri;  peccati  * 

Lacrimar  perle  colpe  altrui.  *47 
Lacrimar  per  Taltrui  morte.  148 
■Lacrimar  per  Palimi  miferia.  x 4 9 


Lacrime  de  gli  amanti. 

150 

Pianto  nel  fepararu  da’ cari  ami- 

ci. 

iyz 

Pianto  de  gh  nemici. 

152 

Lacrime  per  grand'ira. 

*5* 

Lacrime  Lete. 

15? 

-Lacrime  fi  mula  te. 

tJ4 

Non  poter  piangere. 

5 Dd  nafo. 

157 

Nafo  grande. 

158 

Nafo  tronco. 

159 

Offender  alcuno  nei  nafe.  1 59 
•Increfpare  il  naia  160 

Gonfiare  il  nafo. 

Alzarla  tdia  leuando  insùil^a- 
fo.  ìói 

Tenerli  il  nafo  con  le  mani.  1 62 
Nettarli  il  nafo.  1^3 

b 3 Nafo 


I N 

D 

I C E. 

Nafo  muccicofo. 

16} 

Inghiottir  lafaliua. 

Forbirti  il  nafo  conli  gomiti.  164 

Hauer  la  fchiuma  alla  bocca, 

. ipo 

Roncheggiare, 

I64 

Lauarfila  bocca. 

ipt 

Odorare, 

1 65 

Vomitare 

191 

Sternutare, 

165 

Ruminare, 

Jpz 

17  Delle  labra. 

167 

Sufurrare, 

19$ 

Labra  chiufe. 

167 

Muffare. 

194 

Morder  le  labra. 

167 

Mormorare, 

194 

labro  inferiore  fporto  in  fuori . 

Stridere, 

1P7 

168 

Vrlarc, 

197 

labra  tremanti 

I<58 

Ruggire, 

1 99 

Torcer  le  labra.. 

169 

Mugire 

zoo 

Delibare, 

169 

Vagire, 

201 

Labra  gonfie. 

169 

Suffolare 

201 

Morficarfile  labra. 

170 

Atto  di  fonar  la  pfua. 

202 

Della  bocca. 

17  z 

Ceffo  di  fonar  la  tromba. 

202 

Rocca  aper  ta,  ver  fo  alcuna  cola. ... 

A t to  di  parlar  baffo. 

20 j 

1 73 

Atto  di  bere. 

204 

Tender  dalla  bocca  altrui. 

17+ 

Riio  dolce. 

204 

Bocca  aperta  verfo  il  cielo. 

175 

Rifu  garbo. 

20  3. 

Mo (traudenti  conia  bocca aper- 

Otturarli  la  bocca. 

205* 

ta_>. 

175 

Del  bacio,. 

20  7 

Delia  Tanna., 

176. 

Del  bacio  facro,e  diurno». 

2.10 

Bocca  chiù  fa. 

177 

Bacciar  la  fronte. 

210 

A nello  pollo  alla  bocca,. 

178; 

Baciar  gli  occhi. 

21  £ 

Boccagonfia, 

179 

Baciarla  guancia. 

21  I 

Cernere, 

i8q 

Baciar  la  bocca. 

21  2 

Sofpirare 

181 

Baciar  le  proprie  mani. 

214 

Soffiarfilopra  la  palma  della 

, ma- 

Baciar  le  mani  altrui. 

214 

noe 

182 

Ba  cs  ar  Taltrui  gì  nocchia. 

Sbuffare, 

185, 

Baciari  piedi  altrui. 

216, 

Sbadigliare 

x.84 

Baciar  le  cofe  1 meniate. 

217 

Singhiottire, 

185 

Bacio  fraudolento. 

218; 

ToSire. 

*s 

ip,  De  i denti. 

2ip, 

Ruttare, 

iM 

A tto  di  morder  alcuno. 

220) 

Sputare  contraalcuna  cofa. 

1S7 

Moffrar  altrui  i proprij  denti.  2,21 

Sputar  nella  faccia  d alcuno.  1 8 8 

Fremito  de1  denti. 

22  £ 

Sputarli  nel  proprio  le  no. 

189 

Morder  fc  (ì efio 

22  $ 

Sfittai:  verio-d-erelo. 

189. 

Morder  la  terrap  Tarme, 

22$ 

M*a 


I N D 

Efler  morficato.  224 

Morfo  amorofo.  22? 

Maft  leardi  freno.  iz  f 

Tener  alcuna  cofa  co*  denti,  zzò 
Guardar  gli  altrui  denti.  x 2 6 
Franger  i denti  ad  alcuno»  22  6 
I>enti  fiupidi.  zzS 

Aguzzar  i denti.  2x7 

Non  hauer  denti.  2 2 7 

%d  Delia  lingua  228 

Moftrar  la  lingua.  229 

Canaria  lingua  cótta  alcuno.  229 
Vibrar  la  lingua.  230 

Lingua  arida,, & immobile.-  230 
Leccare.  230 

Morderli  la  lingua.  2 3 1 

TagLar  la  lingua  ,ò  legarla..  23  r 
Hauer  più  lingue^  232 

Offender  Tal trui  lingua-  23  2 
1 Delle  guancia..  233 

Hauer  la  mano  lotto  la  guancia,. 

m . 

Batterli  le  proprie  guancie-  234 
Batter  l’altrui  guancie.  23  4 
Guancie  iacnmofe».  23  y 

22  Del  mento.  2 36 

Mento  alzato»  236 

A bbaffate  il  mento.  237 

Prender  alcuno  per  lo  mento.2 3 7 
Toccar  leggiermente  Mtrui  men. 
to.  237 

; 3 De  gli  orecchi.  23  8 

Drizzar  gli  orecchi»  2 3 8 

Purgar  fi  gli  orecchi..  239 

Lufingare  l’ultima  parte  dell’orec 
chio..  240.' 

Getto  de  gli  orecchi  ali  ni  ni..  240 
Anello*  ò)  pendente  àgiiorecchK 
*4* 


T C I. 

Abbattere  gli  orecchi.  2 41Ì 

Chiuder  con  le  mani  i propri? 
orecchi.  242 

Tirar  gliorecchi  altrui.  2 44 

Getto  chedirncftra fino  àgli orec 
chi.  244 

Sibilo  dell’orecchio.  244 

Rader  gli  orecchi.  243 

Parlar  ad  alcuno  nell’orecchio . 

MS 

Effer  portato  per  gliorecchi.  243 
Ha  u er  molti  orecchi»  2 4 4 

Non  hauer  orecchi.  2 4^ 

Dormir  fopra  gli  orecchi».  246 

24  Del  collo.  247 

Leuaril  collo»  248 

Cader  fopra  l’altrui  collo».  248 

Collo  caduto  fui  tergo.  24  S 

Còllo  torto».  249 

Collo  fotto  il  giogo-  2 4 9 

Stola  al  collo».  252 

Scuoter  il  giogo.,  25  3 

Collana  al  collo».  25  3 

Catena  al  collo-  254 

Fino  al  collo.  255. 

Calcar  l’altru  i collo.  2 5 6 

2 j Delle  braccia.  257 

Coprir  con  le  braccia.  258 

Braccio  alzato;  258 

Braccia  abballate..  2 5 S 

Incrocicchiar  le  braccia  ibpra  il 
petto.  2.391 

Percuoterli'  le  braccia.  2 5 9 

Moto  leggiero  del  braccio-  259 
Bracci  a aperte..  239) 

Hauer  in  braccio».  260 

A bbracciar  al  collo-  M(k» 

Pen der  dall- altrui  collo.  a 6 1 

Abbracciamento  eguale..  262 


I N D 

Abbracciar  fotto  Panche.  %6$ 
Abbracciar  le  ginocchia.  264 
Abbracciar  i piedi  264 

Abbracdameiuilafciui. 
Abbracciamento  di  cofe  inani 
mate.  %e  J 

Sbracciare.  2 66 

Ge(lo  di  voler  volare  266 

Aggiunger  Pali.  269 

Tagliar  Pali,  ò le  braccia.  2 69 

26  Dèi  gomito.  271 

Ripofar  fopra  il  gomito.  27  r 
Farli  ftrada  con  li  gomiti.  271 

27  Delle  mani . 274 

Leuar  le  mani  al  cielo.  275 

Mani  giunte  dinanzi  al  petto  . 

*77  . 

Mano  al  petto,  2 78 

Bsnedittìone.  278 

Segno  di  Croce.  280 

Spargimento  difiori  , e di  frondi. 
281 

Offerir  doni.  2 8 $ 

Imponer  le  mani  fopra  il  capo  di 
alcuno.  2S7 

Metter  la  mano  iòpra  l’altrui  fpal 

la.  288 

Maniabbafirite,  28  S 

Darla  mano.  288 

Alzar  la  mano  delira.  289 
Porger  la  mano  delira  nuda.  289 
Porger  Phcrba.  2po 

Congionger  la  fua  mano  delira 
con  quella  d'vn’aitro.  290 

■ Mano  delira.  292 

Mano  fin  idra . a 92 

Della  ddlra, e finiflra  mano.  293 
Porger  la  mano  delira  per  racco- 
gliele  foikuare  ap5 


I c 1 

Mano  aperta, c’chiufa  2 96 
Condur  alcuno  per  mano.  297 
Porger  ia  mano  per  chiedi!  aiuto 
297. 

Dar  a man  piena.  298 

Dar  alcuna  colà  con  tutte  due  le 
mani.  199 

Pigliar  con  tutte  due  le  mani; 

2 99 

Tener  alcuna  cofa  nel  pugno. 25*9 
Dar  di  manoin  mano.  299 
Dar  fuor;  di  mano*  300 

Lauarfilemani.  3 00 

Fregarli  le  nianifcambieuclmcn- 
te  30 1 

Mani  oculate.  301 

Con  mano  chieder  filentio:  3 02 
Sbatter  le  mani mfkme.  302 
Alzar  la  mano  m attò  d’offefa.304 
Minacciar  cod  pugno  305 

Metter  ia  inano  sii  Parma.  3 05 
Con  ia  mano  chiamar  àfealcuno. 

T°i 

Con  le  mani  icacciare  alcuno  dà 
fe.  306 

VTemr  le  mania  cintola,  ò al  fian- 
co. 306 

Mani  fotto  il  mantello.  3 o£ 

Mani  fotto  lo  fcaglio.  307 

Mani  legate  di  dietro.  307 

Mani  di  dietro  vinte  infieme.jeS 
Auiticchiar  le  mani  ìnfieme.  508 
Menar  leggiermente  vna  mano 
fopia  l’altra.  308 

Opponer  la  mano.  30 9 

Porger  prontamente  le  mani  aper 
te.  309 

Srnnger  la  mano  altrui.  309 
Mam  velate.  310 

Aliar- 


I N D 

Allargare  frequentemente  le  ma 
ni.  3ì0 

Vnireinfiemcle  mani  con  moto 


311 

311 

3 1 1 

312 
3t2 
312 


frequente. 

Menar  le  mani  intorno. 

Volger  la  mano. 

Mani  tremanti. 

Tirar  la  mano  in  dietro. 
Brancolare. 

Con  le  mani  accarezzar  fe  ftefiò 
3i3 

Palpar  vn'altro.  3 1 3 

Gefto  dì  giurare.  314 

Atto  di  mifurare.  314 

Atto  di  filate.  314 

Afperger  alcuno  d’acqua.  3 1 6 
Incensare.  316 

Atto  di  fonar  le  campane.  3 ? 7 
Giocar  alla  mora  con  gli  occhi 
chiufi.  318 

Gonfiar  il  pallone.  318 

Soffiar  co’i  mantice.  3 1 9 

Tirar  falli.  r:  3 ip 

Menar  il  mentolo , ò paramolche. 
320 

Leuarle  fefluche  al  compagno. 
3 io 

Gittar  alcuna  cola  n\  terranei1  ró« 


perla 

Seminar  il  grano  . 

Tirar  d’arco, ò di  fchioppo. 

Balìa  in  mano. 

S tetro  in  mano. 

Abballar  lo  fcetro. 

Baffone  in  mano. 

_ .Romper  la  verga^ò  il  baftòne.3  2 5 
Verga  ruuida  in  mano.  3.5 

Chiaue  in  mano.  325 

Non  hauer  le  mani.  32  6 


3 20 

321 

521 

3 22 

322 
3 2 4 
324 


r c e. 

28' Delle  dita.  31$ 

Poli  ice  alzato.  $28 

Abballar  il  dito  pollice.  328 
Pòllici  legati  infieme.  328 
A Izar  il  pollice, ouer  Pindice.  329 
. Alzalo  reftringer  il  pollice.  329 
Fregar  il  pollice  foprà  la  punta 
ddPaltre  dita.  330 

Non  hauer  il  dito  pollice.  331 
Gefto  affirmatiuo  con  Pindice  . 

331  \ 

Minacciar  con  lìndice.  331 
Voler  toccar  il  ciclo  con  Pindice. 

332 

Additar  con  Pindice,  333 

Porger  vn  dito.  334 

Toccar  la  fommità  del  dito.  334 
Dito  indice  alia  bocca.  3 3 4 

Accoppiare  infieme  gli  indici  « 
33  4 

Concorro  de  gli  indici,  334 
Vrtar  gli  indici  infieme.  33  3 
Il  gefto  della  cicogna.  335 
Far  le  fiche.  335 

Pigliar  alcuna  cofà  con  due  dita . 
33  5 

Additar  col  dito  di  mezo.  3 3 <5 
Spiegar  Pindice , & il  medio  re- 
finngendoPaltredita.  336 
Gefto  delia  Santiffima  Trinità . 

' 337 

Atto  di  poner  Panello  nel  dito  a» 
odiare.  337 

Gefto  dliauer  Panello  in  dito. 
331' 

Atto  di  conceder  ad  alcuno  il  fuo 
anello  fignatonQ  3 39 

Cauarfi  Panello  di  dito.  340 
Canai*  Panello  di  dito  altrui.  34° 

Del 


I N 

D 

T C E. 

Del  frullo. 

34° 

Gefto  di  lattare. 

Moftrar  il  dito  minimo. 

3 4i 

Poppe  fode,e  raccolte. 

Curarli  Torecchio  col  dito  mini- 

Poppe  rila  foia  te, c pendenti. 

36  c 

mo. 

34i 

Troncar  le  poppe. 

36 

Legarli  il  dito. 

34i 

Non  hauer  poppe. 

36 

Dita  voite,e  poi  feparate. 

34* 

3 2 Del  feno. 

3(5; 

2pDelTvnghie, 

343 

Hauer  in  feno. 

361 

Vnghie  curue 

34? 

Strmgeralcunacofaalfcno.  363 

Atto  di  voler  graffiare. 

34> 

Mani  in  feno. 

3*54 

Grattare. 

345 

Spiegarli  feno. 

3*4 

Grattarfi  leggiermente  il  capo* 

Aprir  il  Seno. 

3*4 

Guardar  nell’altrui  feno. 

365 

Squarciarli  con  le  vnghie  le  carni. 

Squarciarli  il  feno. 

3*5 

547 

33  Del  grembo. 

}6£ 

Vnghie  tenere. 

3-47 

Raccoglier  in  grembo. 

Mirar  Tvnghie  altrui. 

347 

Ripofaringrembo. 

36\ 

Vnghie  pallide,  e Smorte* 

348 

34  Dei  ventre. 

)6Ì 

Moftrar  la  larghezza  delTvnghia. 

Metterli  le  mani  al  ventre. 

361 

34® 

Ventre  grande. 

369 

Taftar  alcuna  cola  conTvnghia, 

Grattarfi  la  pancia 

3*5 

3 48 

Starfupmo. 

3*9 

Roderli  l’vnghie. 

34? 

35  Dell  ombilico. 

374 

Tirar  Tvnghia  del  dito  pollice  dal 

}6  De*  fianchi. 

37» 

dente. 

34? 

Toccarli  il  proprio  fianco* 

371 

Curarli  1*  vnghie. 

34? 

Toccar  il  fianco  altrui. 

37* 

Rufparc 

35o 

A nfare  ciò  è batter  il  fianco. 

37* 

30  Del  petto. 

351 

Tirar  il  fianco. 

373 

Hauer  il  petto  forte. 

35z 

Opponcn  fianchi. 

373 

Non  haueril  petto. 

35* 

37  Delfanche. 

375 

Moftrar  i 1 petto  aperto. 

353 

Percuoterli  Tancha. 

375 

Andar  pettoruto. 

353 

A bbracciar  fono  l anche. 

37* 

Tutto  il  petto. 

354 

Gefto  dello  fciancato. 

37* 

Serrar  il  petto. 

3H 

Mani  fotto  Tanche  altrui. 

374 

Percuoterli  il  petto. 

354 

38  Dei  genitali. 

377 

Squarciarli}]  petto. 

35<5 

Toccarli  i genitali,. 

377 

Giacer  l'opra  l’altrui  petto  . 

357 

Moftrar  i genitali. 

37» 

Portar  alcuna  cola  nel  petto. 

357 

Hauer  la  natura  fémmina. 

378 

3 1 Delle  poppe. 

358 

Scoprir  l’altrui  parti  pudède,  378 

Moftrar  k poppe. 

358 

Tagliarli  1 genitali. 

37? 

I N D 


j 9 Delle  garob*. 

331 

Paffo  grane. 

38 1 

Caminar  in  folitudine. 

38* 

Cammar  folo. 

jSì 

Pado  leggiadro. 

383 

Caminar  adagio. 

381 

Caminar  leggiermente. 

384 

Caminar  in  fretta. 

384 

Paffo  ineguale. 

Andar  innanzi  prontamente.  3 S6 

Ritirarti  in  dietro. 

387 

Atto  di  correre. 

$88 

Cader  nel  corfo. 

388 

Correr  quà,e  là. 

38? 

tando  affettato  dimenarle  gambe* 

Fuggire.  39& 

Fugafimulata.  391 

Calciarli  gli  ftiuali.  391 

Andar  primo  de  gli  altri.  391 
Caminar  m giro.  391 

laminar  per  trauerfo.  391 
^ndar  à tentone.  3 pi 

\ndar  carpone.  39$ 

laminar  tremante.  3 93 

‘Ppoggiarfi  caminando.  394 
"ecir  la  gamba  di  dietro  efttfa  in 
fuori  3 5 4 

tar  ritto  con  le  gàbe larghe.  394 
ncontrare.  395 

iccópagnarchi  parte  da  noi.397 
Andar  auanti , ò dietro  al  Piena- 
PC-  191 

Leuardicafa.  398 

Andar  a trouar  alcuno  a cafa  iua. 
398 

ìz'  faìutatori,  deduttori , ftipatorì. 

4?el  ceder  la  ftrada*  399 


I C E% 

40  Delle  ginocchia.  40* 

abbracciar  le  ginocchia  altrui, 

401 

Abbracciarle  proprie  ginocchia. 


401 


Ginocchia  ferme. 

«Ot 

Ginocchia  tremanti. 

403 

Piegar  le  ginocchia  , e 

ftar  ginoc- 

chiane. 

40$ 

No  voler  piegar  il  ginocchio.  40 ; 

De  1 piedi. 

40  6 

Star  sii  un  piede. 

407 

Alzar  il  piede. 

497 

Saltare. 

408 

Poner  il  piede  fermamente  in  ter  - 

ra. 

408 

Hauer  alcuna  cofa  forco  i piedi. 
419 

Calcar  con  i piedi.  409 

Percuoter  con  i piedi  la  terra.409 
Lauar  1 piedi  altrui.  410 

Ynger  gli  altrui  piedi.  410 
Non  lauar  fi  1 piedi.  41 * 

Stare,ò  gittarfi  appiedi  altrui.  4*r 
Edere  fcalzo.  411 

Hauer  vn  piede  nella  fcarpa,  e Pai 
tro  nel  bagno.  41 1 

Tirar  in  dietro  il  piede.  4 1 a 
Piede  deliro  innanzi.  41$ 

Piede  finiftro  innanzi.  4 1 3 
Inciampar  ndl’vfcjr  di  cafa.  414 
Vn  piede  fopra  Taltro.  4 1 4 
Zoppicare.  • 414 

Moffrar  il  piede  calzato  di  beila 
fcarpa.  415 

Moftrar  la  pianta  del  piede.  4 1 6 
Strascinar  pei  h piedi.  4 6 
Dare  (pronate.  417 

Calcitrare.  417 

Portar 


I N D 

Fortar  le  fcarpe  dietro  ad  alcuno 
onero  difciolglierli  le  fcarpe. 

418 

Cauarli  le  proprie  fcarpe.  4 1 8 
Scuoterli  la  poluere  de  i piedi^p 
Ceppi  ai  piedi,  4lP 

Hauer  le  ale  à i piedi*  420 

Pedate,  420 

41  Delle  calcagna.  425 

Toccarli  le  calcagna.  4x3 

Moucr  le  calcagna  inatto  di  cor- 
rere. 4x3 

43'Della  cerulee.  424 

Cerulee  dura.  424 

Cerulee  piegata.  425 

Crollar  la  cerulee.  426 

Abbracciar  la  ceruice  altrui.  426 
44  Delle  ipalle-  427 

Volgerle  fpalle.  428 

Tergiuerlàre  *•  419 

Pefo  fopra  le  fpalle.  41  p 

Effer  quadrato  nelle  fpalle.  4 3 o 
Effer  gobbo*  430 

Deponer  il  pefo  delie  fpalle.  4 30 
Stringerli  nelle  fpalle.  43 1 
Alzar,&  abballar  le  fpalle.  431 
Eifer  portato  fopra  le  fpalle.  431 
Hauer  alcuna  cofa  dietro  alle»* 
* fpalle.  43  2 

Gittarli  alcuna  cola  dietro  allo 
. fpalle.  4 33 

V rtar  con  le  fpalle  43  3 

45. Pei  lombi.  434 

Cinger!  lombi.  434 

Cingerli  col  cilicio.  434 

Agitar  i lombi.  435 

Lombi  infermi.  43  S 

4 6 'Delle  rene..  43Ó 

Cinger  le  rene.  436 


t c e: 

Difcinger  le  rene? 

43  7 

47  Della  coda.  * - " . v 

438 

Strafcinar  la  coda. 

438 

Tirarli  la  coda  tra  le  gambe.  439 

Lufingar  con  la  coda. 

439 

48,  Della  vita. 

4+1 

Star  diritto. 

44i 

Dirizzarli  in  piedi. 

445 

Star  curuo. 

445 

Eifer  incuruato. 

444 

Relkir  gerii  in  fe  flelfo. 

44? 

Star  appoggiato. 

44/ 

Piegarli  ad  alcuno. 

445 

Atterrarli. 

445 

Cader  in  dietro,  ò inanti. 

4+7 

Appiattarli. 

448 

Star  coni  Grandi. 

448 

PauoneggiarG. 

449 

Volgerli  ad  alcuna  cofa. 

449 

Volgerli  qua, e là. 

449 

Volgerli  intorno. 

45* 

Volgerli  ad  altra  parte. 

45i 

Sedere. 

45  a 

Seder  in  luogo  alto , e fublime. 

458 

Seder  apprelfo  i Grandi. 

458 

Seder  folo  in  difparte. 

459 

Seder  nel  mezo  d’altri. 

459 

Seder  alla  delira  d’alcuno. 

46O 

Seder  alla  menfa. 

4 60 

MòTedcr^mò  Garin  piedi. 

462 

Elfere  fcacciato  di  fede. 

462 

A Gorge  re. 

40 

Eller  leuato  in  alto. 

4Ó3 

1 1 gefto  d’elfer  fanciullo. 

4^4 

Sudore. 

4Ó5 

Tremore. 

*66 

Terrore. 

467 

Cader  à terra  tramori  ito. 

469 

Vn  gerii  , 


I N D 

Vngerfi  la  vita.  470 

Lauarfi  la  vita»  470 

Caualcare.  472 

Pigliar  alcuno  in  groppa.  47  3 
Smontar  da'cauallo.  474 

Caualcar  la  canna.  474 

Metter  il  freno,e  fpronarc.  47  J 
Raffrenare.  475 

Andar  in  carroccia.  47 6 

4P  De*  veementi.  478 

Habitofuccinto.  480 

Habito  vago, e bello,  48  r 

Mutar  habito.  48  s 

Habito  vile.  482, 

Veftir  di  neri  panni,  483 


I C EJ1  . 

Squarciatili  veflimenti.  4 8j 
V*.llir  di  lacco.  48; 

Habito  mentito.  4 8 ; 

Lauar  i Tuoi  velìimentù  487 
Spogliarli.  4.87 

Allettar  (ila  velie.  4S8 

Cingere  > ò dar  altrui  la  fpada_» . 
488 

Eller  priuaco  della  cintura , òdel- 
l’arme.  48  9 

Efferdilcinto.  4 8p 

Armar  i Grandi.  491 

Gittar  via  Tarme.  492 

Sofpender  Tarme  al  Tempio.  4 9? 
Nudità.  " 4 PI 


-|§MJ 

«Stó?  <££*2?  «**15 
<Si¥*>  <£V9d 
<5fe*35  <$£2? 

siaa?  <®ia? 
<£¥$> 

«sua? 

essa? 

mfì 


INDICE 

DE  I CAPI  DELLA 


Seconda  parte. 


i Ome  nella  Metafilica  hab 


biano  luogo  i cenni.  4 97 

2 Come  nella  Fifica.  50^ 

3 Come  nell'  A firologia.  5 1 o 

4 Come  nella  Mufica.  517 

5 Come  ndr  Aritmetica,  $zk 

6 Come  nella  Geometria.  533 

7 Come  nella  Gramolati  ca0  5 37 

8 Come  nella  Dialettica®  54S 

p Come  nella  Retorica®  547 

io  Come  nella  Poetica^  j J 3 


1 1 Come  nelPHi  (lorica®  5 6G 

1 2 Come  nell’  Ethica.  565 

1 3 Come  nell1  Economica.  173 

1 4 Come  nella  Politica.  5 79 

15  Come  nclP  Agricoltura.  589 

1 6 Come  nella  Militia.  593 

17  Come  nella  Medicina,  6o$ 

1 é Come  nella  Nauigatione . 6cp 

1 p Come  ndP  Architettura.  614 

xo  Come  nel  Lanificio®  617 

zi  Come  nella  Cacciaggione.  da© 


DEL- 


/ 


DELLA  R T E 

D £'  CENNI 


DI  GIOVANNI 


BONIFACCiO. 


Parte  Prima. 

Come  l’huomo  fenza  parlare  con  cenni  fi  faccia 
intendere.  Cap.  I. 

Concetti  de  gli  animi  noìlrì  in  quattro  maniere  fi  pof- 
fono  efirmere  ',  coni  cenni , co’ l parlare,  con  lo  feri - 
uere3e  con  i f imboli . Del  parlar  e,  e dello  fermerei 
molti  ualent'huomini  hanno  accuratam  e te  trattato, 

& infegmtoxome  in  tutte  le  fauelle  poliamo  retta - 
mente, & ornatamente  con  la  lingua , e con  la  penna 
farci  intendere , De* {imboli, con  i quali  Chucmo, ce- 
lando i fuoi  penfieri  aluolgo , quelli  eruditamente  e mi  fieri  ofam  ente  fcuo - 
pre  à gli  intendenti,  è I iato  da  alcun i [crino  : il  che  come  cofa  naturale  in 
tutte  le  età  effere  auenut  occhiar  am  era  e fi  uede,  benché  diutrfamente  fe- 
condo le  qualità  delle  nationi,e  proprietà  de3  co  fiumi  loro.  Gli  Egittij > che 
ìngegnofi  inueftigaiort  furono  deile  cofe  celate, con  le  loro  figure  d'anima- 
li bruti,  di  fìr  omenti  metanici,  e d1 altre  fi  miti  cofe , che  Gieroglifici  chia- 
marono, imitando  i Fenici , mimicamente  i toro  occulti  penfieri  palefaro- 
no, de3  quali  Lucano  dtffe: 

Thamces primi, fama  fi  ereditar,  au fi  uh.  5. 

Manfuram  rudibus  uocem  fi ignare  figuris  : 

*Nondum  flumineas  Memph  s conti xere  b blos 
7^ouerat,&  faxis  tantum, uolucrefque  ftrdque 


A % Seul - 


4 Dell’arte  de’ cenni. 

Sculptaqùe  fervi  ab  ant  magica*  ammalia  lingua/*  .f  >£. 

£ cfe  gli  Egitti 'j  il  Taffo  nel  fuo  Goffredo  lafciò  fcritio  ì 
j.Jt^s.Colà  fi  drizze  nel  mirar  s'accorge , \ 

Ch'era  di  nari  fegnì il  tronco  tmpreffo , 

Simili  à quei  , ch'in  ucce  usò  di  fcritio 
L’antico  già  mi  sieri  ofo  Egitto . 

Dì  quefii  Gieroghfcifcmffe  Boro  Mpotoì  & altri  antichi» fn a ultima- 
mente meglio  d'agm  altro  Tierio  V alenano. I Greci  tifarono  le  favole, & 
Hefiodofcome  Sui  da  ferme,  e Quintili  conferma)  nefìH'ìnuentorer 

& dapoi  Ef&po  altre  fattole  compùfe  meglio  alla  f apunga  accommcdate, 
come  jlpolianìo  Tianeo  appreffe  Fiiefhrato  affermarle  quali  fono  di  tris 
forti,  Kationalì  dihuommi,  Morali  di  bruti,  e Mifiedik  uomini,  e di  be- 
ftìe  compone. Dì  quefìe  favole  non  fole  iToeti,e  gli  Oratori  fi  feruìrono, 
perche  hanno  gran  forza  mperfuadcr  Pmpetita  moltitùdine  , ma  anco 
Metapkli.i  gli  fìejji  Fìlofofh&  Jlnfiotile  dice,  che  l'amatox  delle  favole  in  un  certa 
modo  è Fdofofo j poiché  la  favola  fi  compone  di  cofe  merauigliofe  : ben- 
ché Cicerone s ndendefi  dì  coloro,  che  primieramente  le  fattole  interpre - 
tarono,dicejfe,  che  Zenone  prima,  e poi  Cleante  3 e Cri fippo  fi  pigliarono 
una  grande  , e fouerchia  molefiia  eh  voler  render  ragione  delle  fauolofe 
menzogne . 1 Bimani,  che  in  ogni  loro  anione  dignità , e gravità  dimo- 
strar on  o,tra taf  date  quefte  novelle  , con  figure  ne  i tciufci  delle  loro  me- 
daglie feri  ameni  e molti  loro  concetti  m ani fefì  arano , come  fiueded 
quanto  in  quella  materia  hanno  eruditamente  ferino  CUrigz?  s il  vico , 
Guglielmo  ebani,  Hambcrto  Goltzjo,,. Antonio  M go§ìini3& altri.  Ma 
quella  età  , accoppiando  infierite  figure  t motti , quafi  d’anime  e di  corpi 
nuotii  parti  forni,  adù  fisa  ritrovate!  imprefe:  Della  qual  ingegno  fa  mate- 
ria hanno  trattato  . il  Gì  omo, il  Km f celli, il  Domenìcb^il  Talami,  i' Am- 
mirato pi  Camilli /il  Bargagli , & altri . 

Ma  del  parlar  in  filenti®, eh’ è tl  più  nobil  mode  dì  Inficiar fi  intenderei  » 
nm  vediamo  che  alcuno  babbi  a trattato  ; benché  gii  antichi  haueffera 
piu  maniere  di  manifefiare  occultamente,  e furti  u amente  i loro  penfieri  * 
come  anco  a firmò  Mvfonio  dicendo  ; 

Jnnumeras  poffemcelandi  oiìendere  formar? 

Et  dande  dinas  uetemm  referare  loquelas , 

Io  adunque  principalmente  tratterò  delmcdo  di  far  fi  intendere  cortei 
atti, congedi, e con  cenni, e così  d’unamuta  eloquenza??  d'una  tacita  fa- 
condia,della  quale  il  Taffo  diffe  : 

C4.tf.8f.  £ ciù  lingua  efpnmer  ben  non  puote 
Muta  eloquenza  m*  faci  gelili  eff  reffe . 

E non 


Parte  Primato  $ 

g non  è da  dubitare , che  l'huomo  ferina  partati  non  fi  ptjja  fare  mol- 
to ben  con  naturali  cenni  intendere  , uedendofi  chiaramente  che  anco  al- 
cuni animali  irragisncuoli  coni  loro  atti,  e gefli  fi  può  dir  che  favellino. 

Jlche  meglio  anco  fi  fcorge  negli  huomini  mutoli, &inqueUi  che  delno- 
jlro  idioma  non  fono  intendenti, bruendoci  la  natura  dato  non  meno  l* altre 
membra  del  corpo, che  la  lingua  fieffa  per  if  coprir  le  noflre  nolenti,  e pa- 
le  fari  nvfìri  dcfideri,eperò  diffe  0 ut  dio  ; 

S Ape  tacens  uocem  uerbaque  uultus  habet . 

Tlinio  parlando  à* alcuni  popoli  dell* intima  parte  dell’Oriente  dice:  Quid 
fatfdam  prò  fermane  nutus , motufque  membrorum  e ti; . Lih*' 

E Quintiliano  Infoiò  ferino , che  non  fole  con  le  mani , ma  etìandìe  coH  ub%  i 
cenno  dichiariamo  la  nativa  nolenti,  e poi  foggiunge,  che  dal  carminare ,53* 
e dal  mito  fi  comprende  la  difpofition  dell" animo, e poco  dapoi  concluder 


£ 3*. 

I,  C. 


dicendo  : 

Vultu  plurima  intelligmus,  & eti  fape  prò  omnibus  uerhis . 

Conforme  à quello  che  diffe  Cicerone  : Oculr,  fuperciba,frons>  uultus  Co„ira 
denique  totus,  qui  fermo  quidam  mentis  tacitus  eti»  "E  quel  Davo  T cren-  f0Mm . 
tiano  hebhe  iitieffo  penfiero  quando  diffe  : 

’Njefcio  quìs  fenex  modo  uenit:  eMm,confidens,Catns,  u Andriu 

Cumfaciem  mdeas,uìdeatur  effe  quanti  uis  pretij, 

Tnftis  feueritas  insti  in  uultu,atque  in  nerbo  fides . 

Et  è fcritto  ne* libri  di  S diamone ,che  il  ucfhmento  del  corpo,  il  rifa  de*  "EeeUJiefiic 
denti,  & il  c aminar  dell' huomo  fanno  di  lui  tetimoniawga  ; il  quale  diffe ca?' 
anco  alerone,  che  fi  come  nell' acque  riff  tendono  le  faccis  di  coloro,  che  le  ?You.i 7. 
rimirano, così  i cuori  degli  huomini  fono  a*  prudenti  manifetii.  E Seneca 
in  una  fu  a Epifiola  diffe  pur  bene  : Rerum  omnium  fi  obferuentur  indi- 
eia  funi,  & argum entnm  morum  ex  minimi s quoque  licet  capere  ; impu - 
dietim  & inceffus  oftendit,&  manus  mota,&  unum  interdum  reffonfum, 

& relatus  ad  caput  digitus,  & flexus  oculonm , improbum  interdum  ri - 
fuSiinfanum  uultus  ihabitufque  de  m enfi  rat . Dame  ciò  piàuolte  manife- 
fiò  ,e particolarmente  quando  diffe  : 

Lo  Duca  mio  a!lfhor  mi  diè  di  piglio 

E con  parole, e ccnmano,e  con  cenni  Turg.il 

EJuerente  mi  fè  le  gambe,  e'I  ciglio . 

jqd  Tetrarca  li  Beffo  fi  tiede  in  molti  luoghi  efpreffo:  & ma  unita  per 
dimeftrar  come  tutte  le  burnirne  p affiori!  fi  feorgom  nelle  notire  faccia? , 
diffe  che  l'anima  fua 

Hot  vide,  hot  piange , hor  tcme,hor  staffi  cura , 

E’IuoltQ  che  lei  fogne , osella  il  mena , €**>1 


; 


€ Dcli’Arre  de’  cenni. 

Si  turba , e rafferena  > 

Et  in  un'effer  picciol  tempo  dura . 

VArìoslo  ancor  egli  tosi  diffe  di  Dor alice 
C.i  4^.50  Enelbelmfo  fi  uedeache  infìeme 

De  l'altrui  mal  fi  duole , t del  fuo  teme . 

Il  T affo  l*i  Beffo  concetto  piàuolte  felicemente  $iegò > comequaniè 
fà  dire  ad  Armida  : 

C, 4.  #.4 %'  *partijjìal  fin  con  un  femhìant&ofcuro 
Onde  l’empio  fuo  cor  chiaro  trajfiaruc  f 
E ben  l’hifloria  del  miomal  futuro 
Leggerli  ferina  in  fronte  aU'hor  mi  par  ut . 

Et  in  un’altro  propofito  : 

€.5  . 06*  Mentre  ciò  pur  rìpenfa  un  mtffo  appare 
Toluerofoy  anhelante , in  uifta  afflitto 
In  atto  d'huomy  ch'altrui  nouelle  amare 


Torti)  e mofiri  il  dolor  in  fronte  ferino 
Imitando  ilTetrarca  quando  diffe  : 

Rèi  Tnen . com’huom  che  immo  derat  am  ente  vuole 
della  Cafl:~  ferino  innanzi,  ch’à  parlar  comìnci 
m’  Itegli  occhi , e ne  la  fronte  le  parole  * 

Conforme  à quello  che  diffe  altrouex 
can&td*  Certo  criftalloyòuetro 
TipnmoRrò  mai  di  fare 
^ÌAafcofio  altro  colore 
Che  l’alma  fconfolata  affai  non  me  fin 
Tià  chiari  ì pen  fter  no  si  ri . 

E finalmente  Guitton  d’^Are^o  diffe  ancor  egli  così : 
Mirate  il  uifo  già  di  morte  tinto 
Qual  bora  uoi'l  uedete , 

Cb’ei  ni  dirà  ch’il  juoualor  è uìnto  * 

Se’l  uofiro  duro  cor  à lui  non  crede . 


Che 


Parte  Prim^  ■? 

Che  meglio  fi  (copra  lafincerità  dell  animo  dai 

cennijdie  dalle  parole.  Cap.  h • 

Tjtnto  più  quell'arte  de'  cenni  merita  d'effer  commendata  > & ab- 
bracciata quanto  che  in  lei  non  hà  cefi  facilmente  luogo  la  fimuia- 
tiene, come  la  vediamo  battere  nel  noTtro  commune  parlate . E vero  che 
anco  con  cenni,  e con  gefìi  fi  può  fimulare,  e finger  quello  che  non  fi  ha, 
nell* animose  però  Virgilio  d*Enea  dijje: 

Spera  vultu  fimulat,premit  altura  corde  dolorerà» 

E di  Didone  appaffionata,e  diffosla  di  voler  fi  reciderei 
Confìlium  vultu  tegit,ac  Jpem  fronte  ferenat . 

Il  che  fu  chiaramente  dal  Tetrarca  {piegato  in  quel  fuo  bel  fonetto , nel 
quale  diffe,cbe  Cefare  pianfe . 

Celando  l\ 'allegrerà  manifefla 
E eh* Annibale, 

nife  fra  gente  lagrime  fa,  e mefla . 

Cofi  poi  concludendo  queftagefìuofajìmulationes 
E cefi  auien,che  ! animo  ciafcuna 
S ua  paffion  fotto  contrario  manto 
Bf  copre  con  la  rifa  hor  chi  ara,h  or  bruna» 

Et  in  vn* altro  fornito  diffe: 

Taf  hor  tace  la  linguali  cor  fi  lagna 
Jld  alta  voce, e in  vifta  afeiuta , e lieta 
Tiange  dotte  mirando  altri  noH  crede . 

E l'Mrìcflo  d'Horigille,  e dì  Martano  dice  così  : 

Terfido  l’vnoye  V altro  è traditore, 

E coprian  l*vno,è  l'altro  il  fuo  difetto , 

Con  danno  altrui, fotto  cortefe  afpettOo 
E di  Gradaffo  di  fife  anco: 

Sol  Gradaffo  il  penfìerha  differente 
Tutto  da  quel  che  fuor  la  lingua  fcocca; 

Moftra  gaudio  nel  vifo,e  occultamente 
Del  glori cfo  acquilo  invidia  il  tocca » 
li  Taffo  parimente  in  più  luoghi  del  fuo  Goffredo  di  qucHa  muta  ftrnu - 
latione  favella,  e particolarmente  quando  dice , che  .Armida  s'affaùcaua 
di  pervader  BJnaldo  à non  partir  fi  da  lei,òà  menarla  feco\ 

E lui  commoue  mguifa  tal  cb’ à freno; 

Tuo  ritener  le  lagrime  à fatica: 

Tur  quei  tenero  affetto  entro  reflringe 3 


Son.  8*. 

Sm,  1 1 gJ 

C,i6  fi.  6» 
C50  fi.  6$ 


E quanto 


S DeìlJArtc  dc3Cemiif 

E quanto  può, gli  atti  componete  infinge „ 

E diffe  ancora. 

— - Bench'io  femhianga  esierna 
Del  cor  non  Siimi  teflmon  verace. 

Che  in  parte  troppo  cupa,e  troppo  interna 
llpcnfier  de'  mortali  occulto  giace. 

Ma  fifóne  non  fi  può  negar  e, che  anco  con  è gefii  * e ton  i cenni  nonfipof • 
®mb,- a 5 fa  fimulare, cerne  anco  il  Bochio  così  tffreffe: 

Idem  fis  licei  omnibus  fuperbus , 

Et  magna  tamen  effe  comitale 
interdum  cupiasmihi  videri, 

Si  cur  defugiam  tuum  frequenterà 
€ongreffum  rogitas  Thihppe 3 dicami 
Buffetta  sfi  mihi  comitas fuperbL 

Nondimeno  piu  facilmente  da  ì cenni3che  dalle  parole  la  Verità  fi  (cùprei 
per  effer  quelle  più  dall' animo  [epurate , che  ige(h  non  fono:  e perciò  con 
maggior  difficoltà  quelli  atti > e quelli  moti  naturali  fi  poffono  adulterare, 
Hb.i.ep.9  11  che  fi  può  con  l'autorità  di  Cicerone  confirmare , ilqxale  fcriuendo  à 
Quinto fuo fratello  dice quefie  parole:Muliis  enim  fimulationum  inuolu - 
ais  tegitur , & quafi  vehs quibufdam  cbtenditur  vniufcuiufqut  naturai 
fronsyoculhvuixus  perfape  mentiuntur , oratio  veròf&pifltmi*  E da  Tfi 
bullo  fà  quello  ifieffo  concetto  così  ffiegatoi 
Bei  m*hi  difficile  cjì  imi  tari  gaudi  a vit<£, 

Zih.$.'Eleg , fyfficìiz  e tvfiì  fingere  mente  iocum . 

'Elee  beni  mendaci  rtfus  ccmponitur  ore ; 

*E{e,c hi nèfiUtcUis tbria  verbafonant . 

Et  il  Signor  Baldaffare  Bonifaccio  nella  fua  Tragedia  %Amatdl 
Mal  finger  puote  efiernamenteil  nfop 
'Aichov  che  piange  il  cor,buggiardo  affetto • 

H^cippn fintando  adunque  quffh  gefii  meglio , e piu  fincer amente  gli  inter * 
ni  noSlrt  affettigli  queka  gelinola  maniera  di  fauellare  debbiamo  fi  &ag 
giore  (lima,  che  di  quefto  trito  parlare  co9l  me%o  della  voce,  e deli  fate- 
le’, effendoci  Hata  per  beneficio  vniuerf ale  data  dalla  Natura  * la  qual^j. 
dopò  h auer  prodotti  gli  huomini , 

Variotì  pcjaa  certi  affetti  muti . 

Che  fra  ior  negociauano  in  con  fu  fi; 

Tei  pian  pian  dìuentar  metile  faluti9 
E cerimonie, e mieren^e,  t inchini 
Non  mai  piu  per  l'qfiietro  conofciuth 


Bella 


Parte  Prima  1 9 

Della  dignità  di  quell’arte  decenni  1 

*■  Gap.  ILI. 

QVeflo  modo  di  far  fi  intendere  c on  goffi,  e con  cenni  è uerimìnttf) 
per  ogni  rifa  etto  nobil\ffvtno3e  particolarmente  per  la  fua  antichità  * 
offendo  uero  (come  JL  ri  slot  He  dice)  che  l'huomo  nafcemntq,e fordo , & 
che  primaodeytpoi  paria, ma  molto  prima  vede,e  forma  atti,  e getti  $ on- 
de fu  co'l  nafcimento  deWhuomoda  principio  introdotto  nel  mondo, ne  al- 
tro maefìrohebbe , che  la  PI [atura  ifìeffa , e perciò  à tutti  gli  hu  omini , & 
in  parte  anco  à gli  animali  \rragioneuoli,è  commune , dalTtfleffo  Iddio  ef- 
fer$itatc,poi  ckpla  S.  M.  non  con  parole,ma  con  cenni  il  tutto  regge  : on - ^ 
de  di  lui  è ferino  : Columna  ceelt  contrtmifcunt  y & pauent  ad  mutum le  * %Ca 
tius . Gli  cingoli,  & i Beati  in  cielo  tra  lorcfmìlmente  con  atti , e con 
cenni faueUano,come anco  patite, non  meno  Teologo,  che  ‘Poeto  affermò  * 
dicendo  : 

Io  ridi  in  quella  gìouial  faceUa~>  Tzud.  *©., 

Io  sfauiÙar  de  l’amor , che  lì  era-* 

Segnar  à gli  ocùhi  miei  nofìra  fanelli 

T{eifacrifici , e diurni  mi  lì  eri  è fiato  fempre  adoperato , e quelli  del 
yecchio  teflamento  tutti  erano  pieni  dimiflenefi  gejìi  ;emokì][imv.e_j> 
habbiamo  nella  noTira  chrjjìiana  religione  > come  nel  capo  delia  Metaf fi- 
ca particolarmente  fi  dìmcflrerà . Egli  Egitti)  adorarono  il  Croccdilo , 
perche  egli  foto  tra  tutti  gli  animali  f offe  di  lingua  prtuo , per  accennare, 
che  Dio  meglio  fi  riuerifce  con  un  f acro  filentio , che  con  f onore  parole:  e 
peròfehernì  Elia  i Sacerdoti  di  BaaUe , mentre  con  alte  noci  l'adorauano . S'Beg, 1 $• 
Cefi  i grandi,  e faggi  Trencipi  fcgliono  più  i cenni , che  le  parole  u fare  ; e 
però  Salomone  dtffe  : %ex  quifedet  in  fuo  folio  iudìcij diff  pat  omne  ma - Branrb,  i? 
lum  intuitu  fuo  . Per  la  medefima  ragione  molti  hucmini  fapientiffimi , 
abbracciando  quefìa  muta  faueliayde l filentio furono  grandemente  amato- 
ri ; comePitagQraychc  perciò  fù  detto  de'  taciturni  ptfei  compagno  onde 
Claudìano  fcrijje  che  Bedani  anta  cangiati  a appresogli  inferi  in  pefei  co* 
ìoro>cbein  quefìa  aita  erano  flati  loquaci, co  fi  dicendo: 

Qui  lufto  plus  effe  loquaXy  arcanaquè  fimiit 
Prodere , pifcofas  fertur  ui&urus  in  undas , 

Vt  nimiam  penfent  eterna  filenti  a uocem . 

Eghfliffi  Pitagorici  abbonirono  tanto  il  cianciumc,  che  ì loro  fcolari 
ne  anco  ardiuano  di  domandar  quelle  cofe,  che  non  haueano  ben  intefe. ; nè 
alcuno  di  loro  mai  tac  que  meno  di  due  anni, nel  qnal  temperila  fi  mutoli, 

B i Eiiofofi 


io  Dell'Arte  de’ cenni. 

AGd  noti  * F Ho  fio  fi  mirando  ,&  attentamente afcoltandogli , imparentano primié* 
jìtnc  hb  \ r amente  dite  cofe,  che  fono  difficiliffime  reputate  , ciò  è il  tacerete  l'udire» 
cap.Q.  delle  quali fatti  periti, incominciavano  pot  à parlare  ,&  à fcriuereffecon - 

ZccUfiaffici  do  quel  detto  delia  diurna  fenttura  : Sdntequam  IcquartSdifcc . Eia  dot - 
l8*  ta  \.A tene  té  uh  per  infogna  lalffcttola, [imbolo  della  j api en^a  ; perciò  che 

quefìo  recedo  dì  rado  manda  fuori  la  uoce  , <Q  è nelle  tenebre  oculatiffi- 
meditale  fu  ài  ejfer  i’hucmo faggio,  poco  parlante, e nelle  cofe  efedre  per- 
f toner  b.  fpicaciffmo . E dice  la  divina  fcrittura , che  il  tacito,  e fenfato  farà  hono • 

rato  , & il  pagato  ,[e  faprà  tacere,  farà  filmato  faggio  . Horatio  Toetafi 
gloriava  d*  e fi  ev  ài  natura  raro  , & panca  loquenii & 1 Lacedemoni  fc ac- 
fiutar,  in  ciaronó  Ctifìfonte  della  citlà}percheputcndeua  degni  matertadifeorrer 
apophug,  un  giorno  intiero  : e Demadediffe  gli  Stente  fi , che  facevano  profejfione 
d’effer  eloquenti , affomiglìarfì  alle  pine , le  quali  fen%4  lingua  erano  del 
tutto  inutili . Quelli  che  di  poca  cofa  parlano  affai  fono  paragonati  à que- 
gli uccelli, che  hano  poca  camene  molta  piumate  la  Naturaifieffa  ci  aver- 
ti à ben  cufìodire  la  lingua , hauendocela  ferrata  fra  i denti, accio  che  uo- 
lendo  ella  importunamente  mouerfi , poteffìmo  anco  mordendo  raffre- 
narla :à  che  alludi  Homero  quando  diffz 
Denti s claufìra  tur  qup  uox  elapfa  reltquiì  f 

Effondo  inf omnia  qucfl'arte  di  parlar  in  filentioffata  da  Dio  formata, 
e data  à noi  per  manifefìare  le  nohre  volontà,  fen^ 1 *1  qttal  mego  non  fa- 
rebbe la  mta  h umana  fociabile  , fi  come  per  ognirifpetto  e nòbili ffìmau  , 
così  à noi  deve  effercanjfima  ; poi  che  con  quefla  uifibtle  [avellanone 
udiamo,  ma  Mediamo  nebcoregli  altrui  penfìeri,  imitando  in  certo  rnodò, 
la  diurna  intelligenza, poi  che  di  Dio  èfentto:  Ipfe  autem  uidit  cogitatio- 
nes  eotum  » Si  come  adunque  il  parlar, formando  parole, ferve  per  lo  più 
à cofe  buffe  e profane  ‘,cofì  queffa  favella  tufi  bile  e propria  di  Dio, delle  co- 
fe divine , dì  gran.  Trenapi,  e d'bu  omini  fapientì jjìmi  ? e perciò  non  fi  può 
negare  grande  effer  la  fua  dignità » 


Vdifì, 


Lue,  1 1 . 


Parte  PrimajÀ,  11 

Del  diletto  3 e dell  vtile  cheli  riceue  da  quell  arto 
de’ cenni.  Cap.  II II. 

A pportandoci  grand'amo  diletto  il  conofcere#  (intendere  le  ccfcs 
occulte  potiamo  con  molta  ragione  direbbe  la  cognìtione  di  quella 
arte>co'l  mego  della  quale  conofciamo  quelle  cofe,che  ad  altri  fono  fecre - 
‘ te,  e ci  fono  manifeste  quelle  , che  altri  cercano  nelle  più  rimote  parti  de* 
loro  animi  di  nafeondere,  (la  co  fa  giocondiffima,  e diletteuoliffma , perciò- 
che  qual  maggior  piacer  fi  può  confeguire,  che  in  uria  occhiata  f coprirei 
i più  ripofiipenfiert  dclPhuomo  £ thhe  fuccede  ancora  con  nefiro  gratin 
beneficio, potendo  ufar  la  pr attica  de ’ buoni, e fchifar  quella  de * trifti,  ilche 
nel  far  ui  aggio  ,nel  contraher  foci  età, ami  ci  ti  e .parentele, paci,  & in  mol- 
te altre  occorrerti  ci  può  incredibile  giouamento  apportare -,  E chi  ba- 
tterà di  quell* arte  perfetta  cognitioneyncn  hauerà  b fogno  di  defiderare^ 
nel  petto  de  gli  h uomini  quella  fenefira  Socratica  per  ueder  loro  il  cuore  e 
poiché  con  P intelligenza  di  quefìi  cenni  i più  fecreti  penfieriy&  ipiù  cela- 
ti affetti  de  gli  animi  de' mortali  fi  manrfcflano . £ fi' come  farebbe  fil- 
mata cofamolto  preciofail  poffederuna  linguathe  da  tutte  le  nationi  del 
mondo  foffe  intefa,così  non  i da  filmar  niente  meno  la  cognitione  di  quefìa 
arte, poiché  con  effa  potìamo  ad  ogni  generatione  (coprirà  defiderì  nofirì , 
e parimente  gli  altrui  comprendere,  per  ejfer  i ncfirimotiye  gefìi  come  ef- 
fetti-naturali à tutti  egualmente  communi . Venne  al  tempo  di  isocrone 
d'afta  à I{pma  un  perfonaggio  regale , ilquale  uedendo  un  gran  faltatore 
che  con  altri  rapprefentaua  al  popolo  alcuni  giuochi  forfè  fimìlià  quelli 
de'  quali  P Jlricfto  di ff e : 

w Altroue  palchi  con  diuerfi  giuochi , C-44t/7j 

£ ffettacoli , e mimi,  e f cenici  atti  : 

Et  intendendo  facilmente  tutto  quello  che  colui  faceua , ancorché  non 
poffedendo  la  \ maria  lingua  , non  riceuiffe  alcun'aiuto  dal  canto  ,che_^> 
ueWiflcffo  tempo  delle  medefime  cofe  fi  faceua  ; uolendofi  ccfiui  della  Cit- 
tà partire , pregò  perone  che  quefio  faltatore  gli  concede ff  e j perche  ba- 
ttendo egli  da  trattare  con  diuerfe  generaticm  di  fauella  dìfferentiy  ncn^> 
hauendo  inter  preti,  quefio  giocoliere  con  fuoi  attiyeg(fli  < ff  rimerebbe  lo- 
ro facilmente  ogni  fuo  concetto  '.Tanta  era  h periva  di  cofìuì  nella  ge- 
fluofa  arte  de'  cenni . E neramente  il  ne  fi  re  parlare  è tanto  uarìo>c  ditàer- 
fo,e  tante  forti  di  linguaggi  fi  ntrouano  al  mondo, che  con  grande  incom- 
modo  Jfcffe  uoite  mn  intendiamo  la  fauella  de * nofiri  tticini , non  che  de^a 
già (tram cri >e  de'  Untani^Uht  calanuto  perche  trahfciandc  gli  hucmmì 

B 2 quffisi 


12.  Dell’arte  de’ cenni . 

quella  uìfibìle  naturai  fan  ella  fono  andati  muentando  uarij  artificiófi 
modi  di  favellar  e,  eh  e fe  tino  Zito  parlare  /offe  naturale  9 tutti  gli  huomi - 
m con  un  folo  idioma  parlerebbono  : perche  quello  che  conviene  natural- 
mente ad  uno  fecondo  la  fua  ffecie,à  tutti  gli  altri  di  quella  ffiecie  egual- 
mente cerimene  : e però  parlando  tutti  gli  huomini  adun’ifieffomodo  con 
ì cenni, & coni  gtfl,ma  conte  parole  molto  differentementeybifogna  necef- 
fattamente  dirti  che  ficome  quella  mutale  geftuofa  fauella  è naturale^  9 
così  quefla  no  cale  fi  a arti  fido  fa, e per  confeguema  quella  molto  piueffer 
utile,nobile,e  dileiteuole,che  quella  non  è', t&  m ciò  Dante  ac  cor  dando  fi  * 
prima  di  quefla  muta  eloquenza  diffe  \ 

Opera  naturale,  è c'huom  fauella . 

£ pGi  de  farti fieéofo  parlare  foggìunfe.t 
Ma  co  sì  ih  così  natura  lafcia  ’ 

Voi  far  à uoi  fecondo  che  u’abbella . 

Laqualartificiofa  fauella  continuamente  mutandoli* 

■MùY.in Vt  fyiux  folijs  pronos  mutantur  in  annos 

Trima  cadunt,ita  uerborum  uetus  interit  atas% 

Dame  mi  Che  l'ufo  de  mortali  è come  fronda 
Farad  i&..  in  ramo,  che  fen  uà,^  altra  uiene  j 

£ tanto  più  tralaf dando  quella  in  e fi  ri  cab  il  confusone  di  parlari , doh* 
bìamo  abbracciar  questa  cognition  de * cenni , con  la  quale  fi  forma  una-* 
imrmtabìl  fauella , che  naturalmente  è da  tutte  le  genti  egualmente  in - 
tefa . Il  eh  e m&ffmamente  fi  Scorge  nella  pittura  Jl  cui  artificio  uerfando 
in  rapprefentar  i i matite  per  confeguen gli  affetti  de  gli  buonti* 

ni,  è perciò  da  tutte  le  genti  con  diletto  egualmente  iniefa  ronde  l'operes 
de^nofin  pittori  non  fenomeno  (limate , & hauute  care  da  gli  Affatici, 
dagli  Africani , e da  gli  Antipodi Ifteffi,  di  quello  che  Ciano  da  noi  mede  fi - 
mi  r e però  ben  diffe  Cicerone  parlando  de' getti  ,cht  quelle  cofe  che  fono 
penali  dell* attiene  hanno  in  tutti  una  certa  forzi*  detta  dalla  natura , dada  quale 
anco  gli  imperiti f ZT  i barbari  fono  grandemente  commoffi  : ma  le  nofire 
parole  non  mattono  fe  non  coloro, che  hfìrffonofiro  linguaggio  poffedono. 
afe  fi  dica^lf  e [fendo  quefia  attiene  naturale, di  lei  non  fi  debbano  formar 
regole, e nona  arte  fabricare  : perche  quantunque  fia  ucro^cbe  la  natura-* 
ti  habbìa  fommirv firate  molte  cofe  ,■  p-  ràfie  noti  le  aiutiamo  con  l'arte^ 
manche, & imperfette  rimangono*  Chi  è che  per  natura  non  poffa  canta - 
te, ballar  e, Schermir  e ?wa  ficome  fen  \a  fin  dio , & a rtificiofo  effercitio,  fu  e- 
fies&  molte  altre  cofe  ratamente  f&  imperfettamente s così  con  l'arte,  ? 
con  fondu  firn bene  , e perfettamente  da  nonièngono  apprefe , & efjer- 
citate*'  « 


Parte  Prima^. 


13 


Che  cofa  ha  cenno , atto  > fegrio } gefto , fem- 
biante,  e modo. 

Gap.  V . 

Pernia  che  fi  facci  a maggior  progreffo  farà  bene  dir  alcuna  cofa  in - 
torno  i primi  termini  di  quell  'arte , dichiarando  che  cofa  fia  cenno , 
atto,fegne,gcfìd,fembiante,  e modo . Cenno  adunque  è un' atto ,òge. fio  del 
corpo , cq*l  quale  fen^a  parlare  alcuna  cofa  fignifìchiamo , detto  da  i fati - 
ni  nutus , difcefo  dal  nerbo  nuo,  che  gli  antichi  tifarono  per  nolo,  & quindi 
anco  dìffero  numeri,  che  è Dei  nutus,  cioè  uolontà,  e potè  fia  diurna  : onde 
Stfettunoapprejfo  Virgilio  diffe  ; 

Meo  fine  manine  uentì  Mnti2 

Mifcere,&  tantas  audetis  tolleremoles  ì 

Di  qua  è difcefo  annuere , che  è cenno  d’affermatione',  e di  confentimen - 
to . gemere  è il  fuo  contrario,  che  è cenno  di  negatione , e di  contradit- 
tione . Tiinio  pofe  quefti  due  nerbi  come  tra  fe  contrari j à quefto  modo  : Epi»  lih  ; 
Nam  ego  quoque  finiilinutu,  & renutur  effondere  noto  tuo  poffare.  F 
vibnuere  fìmilmente  (igni fica  co' l gefto  del  capo  alcuna  cofa  negare , 
come  l’usò  Cicerone  quando  diffe  «r  Quidnam  efì , obfecro , qnod  te  adiri  De  Otm, 
abnuas  ? E fi  ufa  quello  abnuere  per  prohibire . Virgilio  : ^ 1 0 

\Abnueram  italiam  bello  concorrere  Teuerìs, 

E Cicerone  ancor a:Cum  intelligas  quid  quifque  concedat,quìd  abnuat. 

Innucre  poi  è con  qualche  atto  la  fua  uolontà,  manifestare,  corne  i3 usò 
Terentio . I^fc/7  nifi  habitus  mihi  ìnnnit . Tsfpnio  tra  untare , mere  , eoeFM.z 
are  dice  effer  que  Sìa  differenza , che  untare  fia  del  capo  inchinando- 
lo, ò in  giro  moucndolo . J^uere  delle  manine  delie  labro, . ^flare  dc~a 
gli  occhi  aprendoli,  ò chiudendoli . V lauto  di ffe^j  : Vacilla  ufi  iberni-  in 
ni  nutetyWffet,  annuat , Cioè  non  faccia  alcun  fegnò  co’l  capo,  nè  congli 
occhi  mefiti  cofa  alcuna , nè  a chi  le  f ac  effe  cenno  ajfentìfca  . Del  cenno 
così  fece  il  Tetrarca  meniione  ; 

One  è la  fronte , che  con  picciol  cenno  Stn  250, 

V olgeaimio  core  va  quefia  parte,e  in  quella f 

E Dante di[fe_;  z Fatti  li; 

La  dolce  donna  dietro  à lui  mi  ffinfe 
Con  un  foì  cenno  • 

Él’Mrioflo: 

di  cader  da  cìafcun  lato  accenna  , 

Et 


C.ii/?.S4 


C.  io.  fi 
lì  6. 

Candii. 


Sm.  180. 


farad,  iS. 


€ 18.  B. 

3 8 6. 


farg.  i o 


Mn  .8, 


Zih.^.difi. 


Mefx$* 


$4  Dell’arte  de5 cch ni. 

Et  al  fin  cade,c  refia  al  dettrier  lunge  . 

Et  ^Armida  appnjfo  il  Taffo  diffeà  Bjnaldo? 

Ecco  l'anctllà  tua,(CeJfa  à tuo  ferino 
D'tjponfgli  dìjj'e , e le  fia  legge  il  cenno . 

sAtto  fimi  Intente  è l'itteffo  cenno^che  cosi  l'usò  il  Tetr  arcai 
yrìaito  dolce  boni  fio  è gentil  cofa „ 

Et  un'altra  uolta: 

lAmor  s’è  in  lei  con  honeflate  aggiunto 
Con  beltà  naturale  ybabitc  adorno , 

Et  un'atto  che  parla  con  filentio  « 

Dante  diffe  anch’egli  : 

1 mi  riuolfi  dal  mi  deliro  lato 
Ter  ueder  in  Beatrice  il  mio  douert , 

0*  per  parole,  ò per  atto  fignato . 

L' ^Arlotto  hebbe  l'itteffo  intendimento  dicendo  : 

Insì  dolci  atti , in  sì  dolci  lamenti 
Che  potè  ad  af coli ar  fermar  iuenti. 

Da  quetti  atti  dertuarono  l'atteggiare , che  non  è altro  che  far  motti 
cenniye  getti.  Dante  di  quella  uedouella , che  del  morto  figliuolo  diman* 
daua  à Traiano  Imperatore  uendetta  diffe  * 

Di  lagrime  atteggiata , e di  dolore 

Il  qual  modo  di  dire  fu  da  jlnnibal  Caro  imitato  nella  tradottane  del - 
le  Eneide  di  Virgilio  dicendo 

1 ueccbi  da  l'un  eboro 

J,e  prodegge  cantauanoy  e le  lodi 
Del  grande  Mcidefigiouani  da  l’altro 
3\ gatteggiavano  i fatti. 

Segno  è generalmente  detto  il  cenno.Cic.de  Inuent.  li.  i .fignìi  e fi  quoi 
fub ftnfum  alique  cadit , & quiddam  fignificat  quod  ex  ipfo  proftffum  ui- 
; detur.  Il  Maefiro  delle  f enterite  dice ; fignnm  efi  res  preter fpteiem  quam 
ingerii  fenfihus  aliquid  ahud  ex  fe  faciensin  cognitionem  uenire.E  Dona- 
to : fignnm  (fi  parua  qu&  iam  figm fi cat io  indie ans  totius  rei  qualitatem • 
Quindi  è difeefo  il  nerbo  fignìfico , eh' è per  fitgnum  aliquid  notum facere. 
Cic.pro  Eofc.^Amer.  Ojtid  Ime  tanta  celerità  s Jcfìinatioque  fignificat?  & 
infignis  è detto  colt4Ì  eh  è notabile  per  qualche  fegno^ò  qualità  ydnde  Virg. 
chfje:Inftgnt  m pietate  uimm  . e fi  dice  anco  in  canina  parte , infigne  fa- 
cinusy  & infignes  lalroncs  Ouidio  di  Islarciflò  quando  nel  fonte  fi  rimi - 
rana  diffe • 

Ctim  tifi  attiri? *:!actymas quoque  fa  fé  notauì 


Me 


•4* 


■parte  Prima*/.  rj 

Me  lacrymante  tuas , nutu  quoque  figna  remittis. 

Et  in  un* altro  luogo  quefto  Toetadice^hc  mentre  Cerere  anfìofamen - 
te  cercaua  Ciane  nìnfa^er  venuta  al  fonte ynelqualc  ella  era  Hata  cangia • 
ta,  non  potendo  fermar  parola.  t * 

Signa  tamen  maniftfta  dedit , notaqùe parenti 

Jltoforteloco  dilapfamin gurgite {acro.  .v  Met.s, 

Dante  parlando  di  Giafone  diffe  : 

luì  con  fegni,e  con  parole  accorte  inier.iZ 

ì fi file  ingannò  la  giovinetta. 

Il  Tetrarca  con  quello  nomedìfegni  famentioned  quattro  cenni  in 
quella  maniera . 

Se  noi  penfafle  per  turbati  fegnì. 

Ter  chinar  gli  occhi , ò per  piegar  la  iella  $ 

0 per  effeY  più  d'altra  al  fuggir  prefia  > 

Torcendo  il  uifo  a'prieghi  bone  Hi,  e degni, 

È l'jtrìolìo  ancor  egli  lafciò  ferino 
Che  con  la  bocca  aperta  facean  fegni , 

Che'l  canto, e l'armonia  lordilettaffe* 

Gefto  è detto  quefto  atto , e quefto  cenno  . Tello  dice  ; GeftuseH  qui 
ìndìcatur  quidgeratur  : e geHire  dicono  ì latini  per  eff  rimere  con  i geHi 
gli  affetti  dell* animo 'f  onde  Terentio: 

— - Ipfumgeftio  dari 
Mìhim con ffe  Cium* — -* 

H Tlauto  diffe  : GeHiunt  pugni * 

E Cicerone  : Tr&gcHit  animus  lam  uidere  prìmum  lautos  iuuenes  mu - pro  Ca1ì0, 

lierisbeata  . Hot atio  parlando  del  fanciullo  diffe  ; Gcftit  paribus  collii - 
dere^.  E de  poeti  ignoranti . 

Et  quodeunque femel  ebartis  illeuerit , omnes 
Geft  et  àfurno  redeuntes  fare  lacuque 
Et  puercs , & anus- — - 
VMiofto  di  Ruggiero  quando  era  in  preda  df Moina, 

Tutto  ne* gf.fti  era  amoro(o,come 

Fcffe  in  Valenza  à fenar  donne  alieno  * Cj.  n 81. 

E diffe  anco  in  un* altro  luogo  : 

Dopo  accordando  affettuosi  gefti  C.i6.j?a9 

Mia  foauità  de  le  parole^* 

Sembiante, ò fembian%a  è l'ifteffo  cenno, ò gefto  del  corpo,  jw.  7, 

In  Dante  co  fi  è fcritto  : 

Colui, che  piùfted'atto,  efàfcmhiante 

D’hkuer 


In  Tkormi* 
ne. 

In  Amfhitr, 


In  Voti . 


LtÒA.Sat  4 


tè  " Dell  arte  <f?’ cenni. 

D 'batter  negletto  ciò  che  far  dottea . 

Et  un'altra  uolta  dijfe  : 

Deh  bella  donna , cb'a*  raggi  dtjtmorè 
Vurg  28.  Ti  [caldì,s*io  uò  creder  a9 fembiantiy 
Che  fogli  on  effer  teflimon  dei  corcai 
Il  Tetrarca^  : 

Cani-  8 7.  Che  piacer  ti  deliriate  tu  m'amafU 

Quanto  in  fembiantif  e nel  tuo  dir  moflraflu 
E ntU'iAriofìo  ciò  fi  può  molte  uolte  offéruarel 
C6.tf.38.  Guardommi  Oleina  , efubitc  le  piacque 
5 V affetto  mio  9ccmemoflrò  a*  fémbìanti. 

Et  il  T affo  diffe in queflo  modo: 

€ n Goffredo  af colta  3 e in  rigida  fembianti 

■y  : Torge  pià  di  timor , che  di  fferan^a  • 

Modi  fonagli  fleffi  atti  >egefu  ; e p erò  i9  Jtr lofio  d'Mcina  diffe  z 
Ci  uenne  in  cantra  con  allegra  faccia  f * ~ ^ 

csm.  3$*  Con  m0(^  gratj0fi  j e rjuerenth 

E di  Medoro  diffe  : 

Cefi  dicea  Medorcon  midi  belli  $ 

C'ip.ft.n  £-€m parole  atte à uoltar un rèontel 
E diffe  ancor  tu: 

* Arder  pià  a9 una  nidi  in  gtomnegga 
c à j z Ch9  io  ci  feppì  accordar  corte  fi  modi  * 

* Il  Tetrarca  della  fua  Laura  dice  che  s'accociaua  le  chiome  co  grattarle  i 

Le  quali  ella  ffargea  fi  dolcemente^ $ 

E raccogliea  con  fi  leggiadri  modi  3 
Che  ripenjand' ancor  trema  la  mente . 

Ben.  164*  il  Boccaccio  diffe  : JL  cui  U modi  fecciofi  della  nipote  di ffiaceuano^ 
Onde  da  tutte  lefopradette  cofe  fiuede  cenno,  atto,  fogno,  geftoyfem- 
NoubIL  1 8.  Mante,e  modo  effer  finonimi,  e fe  ben  differenti  di  noce , conformi  però  di 
fignificatione‘f&  ancorché  ciafeuno  di  que (li  nomi  babbi  a la  fua  piu  partì - 
colare  , e propria  figmfi  catione,  fi  confondono  però  fi  effe  uolte  appreffoi 
buoni  autori >e  l'uno  per  t altro  s'adopera- . 


Parte  Prima  1 


i* 


DEL  CAPO.  Cap.  VI. 

Del  Capo. 

Teda  eìeuata-^  l 

Teda  abbacata-/.  Jj 

Abballar  la  teda  da  vna  parto? 

Abballar  la  teda  e rodo  leuarlaL^ 

Menar  la  teda  per  trauerfo. 

Piegar  lentamente  la  teda  qua*  e là.' 

Crollarla  teda, 
p Scoprirli  la  teda. 

10  Coprirli  la  teda. 

11  Ddl’incoronatione*' >1 
Del  leuarfi  la  corona  di  teda. 

Coprirli  la  teda  con  le  mani , ò con  la  vedo  • 

Nebbia  intorno  il  capo. 

Fiamma  intorno  il  capo. 

1 6 Portar  alcuna  cofa  fopra  la  teda . 
iy  Toccar  lulingheuolmente la  teda  ad  altri  • 

18  Toccarfi  il  capo, 
ip  Sodentarconlaraanoilcapo. 

20  Grattarli  il  capo, 
ai  Curarli  la  cotica. 

22  Gittarfi  la  poluere  fopra  il  capo,n 
aj  Cozzare. 

24  Dardella  teda  nel  muro. 

2.5  Poner  vn  guanciale  fono  l’altrui  capo  1 


is 

1 3 
H 
15 


Dei  Capo. 


ij  I grande  Iddio  u olendo  in  terra  la  fua  dìninità  dima - 
tirare  crea  de  gli  bu  omini  mortali  Vanirne  immortali , 
le  quali  douendo  diuerft  effetti  produrre , come  loro  in- 
Hr  omenti , e mimflri  forma  a3  corpi  no  Uri  varie  mem- 
bra: acciocbe,  fi  come  dalle  cperationj  de’ferui  fi  cono - 
/cono  le  volontà  de * padroni,  cefi  dalU  corporee  anio- 
ni f la  cfffcfitione  de  gli  animi  fi  poffa  comprendere , e dagli  atti , geUi,  e 
portamenti  dell3* fi  effe  membra  gli  interni  no  Uri  affetti  congietturare  ; il 

C che 


• JU 

?M  Sz. 
ìe#.  j. 

JEn. 

Farad,  p, 

Infet.  I. 

Georg. 

Egli» 

Zib'UOd. 


18  Dell’arte  de*  cenni, 

thè  c [fendo  (oggetto  di  questo  per  a,  douerido  di  quefli  atti , e diqueBi  gè* 
Bi  trattare , e'  cofaragioneuolsfare  dal  capo  incommciamento  , pollo  pef 
dignità  dalla  Natura  nella  pìà  eminente  parte  del  corpo , accìoche  f opra - 
Bando  fignoreggi  f altre  membra  , e da  lui  il  reggimento  di  tutto  il  corpo 
dipenda  . Del  capo  adunque  primieramente  in  tmiuerfale  fi  tratterà  yc 
poi  ordinatamente  ditutte  le  fue  parti,  e fuccejjìuamente  di  tutte  i’ altre 
noBre  membra  ,dimofìrando  in  che  maniera , con  quelle  facendo  noi  vari} 
cenni, e gejlf9i  concetti  delnofiro  animo  potiamo  manifefiare. 

Teda  eleuata. 

IL  portare  la  teBa  dirizzata  & alta , faràjegno  d'alterezza  d'animo,  e 
di  pretender  fuperbamente  maggioranza , e fupenorità  : onde  è ferita 
to  : Inimici  tui  fonuerunt,&  qui  odevunt  te  extulerunt  caput . Virgilio 
uolendo  dire  che  Darete  insuperbì  pretendendo  di  non  batter  parangone  di 
fortezza  nella  pugna  del  cello  fcrtffe  i 
Talis  prima  Dares  caput  altum  in  pralia  tollit . 

E di  Tandaro  , e di  Bit  a dice  y ch'effendo  effi  alla  cufiodia  della  porta  dell & 
Fortezza*  d’Enea  tenendola  aperta  arrogantemente  i loro  nemici  con  qu&i 
fiogefio  fiherniuano  : 

^ dttollunt  capita, & fublimi  uertice  nutant  ; 

Dante  cefi  facendo  mentione  dell'alterezza  di  Bocciardo  da  Camino  5> 
gnor  di  Triuigi  : 

La  doue  Sde,  e Cagnan  $' accompagna 
Tal  fignoreggìa , e uà  conia  tefi'alta 9 
Che  già  per  lui  carpir  fifa  la  ragna . 

Et  in  un'altro  luogo  deferiuendo / otto  figura  dyun  leone  irato  la  Superbia 

Quelli  parca  che  contra  me  veneffe 
Con  la  teff  aitale  con  rahbìofafame  3 
Si  che  parea  che  l'aer  ne  temeffe  » 

Il  Tetrarca  nel  Trionfo  del  tempo  t 
Qui  i miferi  mortali  al%an  la  teBa  » 

£ ne ffun  sà  quanto  fi  urna,  ò moia . 

Tluiarco  fcriue , e fiutar  de'pronerhilo  conferma  che  Qgi  umidi  funi 
ingenio  caput  erìgunt . £ delgenerofo  camallo  diffe  Virgilio  •* 

Continuo  pecorts  genero  fi  pullus  in  aruìs 
'Altiusingr  editar . £ della  Città  di  I{pma  : 

Forum  h^c  tantum  alias  inter  caput  extulit  urbes . 

■Et  Horatio  di  fe  Beffo  diffe^  : 
i Quod firme lyricis uatibus inferis 

Sublimi 


Parte  Prima/» 

Sublimi  ferìm  fylera  uertice  > 

Simile  à quel  d’Ouidio  : ^ 

Buie  tu  cim  placeasf  & uertice  fydera  tangas . 

E fa  dir  à Medea>cbe  fe  potrà  goder  Gtafone , 

Et  Dijs  caraferar , & uertice  fydera  tangam . 

E Quintiliano  dice  : Supino  capite  arrcgantia  oflendituri 
E anco  atto  di  drizzar  fi  afta  contéplaiione  delle  cofe  celefliìe  però 
diffe  a fuoi  dìfcepoh  per  ifuegliarli  alla  fpeculatione  de* miflerì diurni: 
l{efpicite,&  leuate  capita  ueflra  3quonìam  appropinquat  redemptio  ue - luc.if. 
ftra . E Dauiddicea:  Tu  Domine  fufceptor  meuses,  & gloria  mta  >& 
exaltans  caput 

Tefìa  abbacata. 

IL  tenere  abbuffata  la  teRa  è gefio  di  bumile  riverenza , dimofìrando  , 3 * 
con  quefìo  atto  t fieri  or  e del  corpo , che  parimente  didentro  s abbuffi <lj 
Pammoy  e fi  bumilìa  1 onde  il  Tetrarca  diffe  ; 

Teròdt  perdonar  mai  non  è fatta  Cerni.*. 

Jt  chi  co'l  core}  e co'l  fetnbiante  bumile 
Dopo  quantunque  cffefeà  mercè  uiene  • 

Quintiliano  diffe  : Capite  deietfo  bumilìtas  oflenditur  : e tante  uoit^j 
nella  diurna  fcntturaè detto  : tìumiliate  capita  reflr a Deo  : E partico- 
larmente m Giobbe  : Iunior  funi  tempore  yvcs  autem  antiquicves3idcirco  CaP31' 
dermffo  capite  veritus  fum  v obi s indicare  meam  fentent\am3e  S.^dgofìi-  in  ip.  ad 
no  : Ter facile  eR  vefiem  contemptam  bah  ere  inclinato  capite  incedere , vrobam* 
Velum  fuper  capillos  dimittere  j fed  verum  humilem  patientìa  oRendit 
munì-.  Dante  hauendo  nell* Inferno  trouato  Ser  Brunetto  Latini , chz_j 
fù  juo  matfiroy  dice  : 

Jononofaua  feender  de  la  flrada 
Ter  andare  par  luiyma'l  capo  chino 
T enea , com  huom  che  riuerente  uada* 

Il  Taffo  dice,che  Emireno  fi  prefentò  riuerente  aU’lmp . de * Turchi*  c 
E chino  il  capo , e le  ginocchia , al  petto 

Giunfe  la  tefia . vSlriofìo  parlando  ili  Br adamante  dopo a che  fù  in  cam- 
po riconofciuta  dice  : c „ 

Ogni  un  la  nuerifce3e  la  faluta9 
Et  ella  à quefio,e  à quel  china  la  teRa . 

Il  tenerti  capo  baffo  è anco  atto  di  effer  ociofo9  pigro > e fonnacchiofo: 
onde  i’ifìeffo  Toeta  diffe  : 

Così  tofìo  com'hebbe  il  capo  chino 
Il  C auah  er  di  Francia  addormento ffe  • 

€ x Gnidio 


19 


Met.f. 


zo  Dell’arte  de5  cenni. 

Omdio  in  perfona  di  Hero  dice  che  la  fua  ueccbia  chinando  la  tejla  pet 
ttoglia  di  dormire  affertilita  al  de  fiderio  di  lei  .] 

Annuii  illa  fa  è non  nofiraquod  affala  curet  y 
8.  mQU€t  obrepens  fcmnits,  aniie  caput» 

VA  Morde*  Tronchi  dice  : Capite  effe  dcieclo  hcbstioris}ac  ffgnioris 
mimi  fignum  effe  foia. 

E anco  atto  di  utrgognciy  e di  dolora  • E*  Arioso  : 

Aqmlantey  e Cri  fon  troppo  dolenti 
Di  uederfi  à un* incontro  riuerfati  > 

CaS.  fi.  f eneaf2  p£r  gYan  vergogna  il  capo  chino , 
iio.  Tsje  ardi  an  uenir  ìnanxi  dTfor  and  ino» 

Così  leggiamo  in  Giobbe  : Et  fi  impìus  filtro  nubi  esly  & fi  iuflus 

Gap. io.  nenleuabo  caput  faturatus affi,  Ehoney& miferia  : & è feruta  che  « Achab 

l.&g.ii.  per  impetrar  mifericordia  da  Dio  tra gh  altri  atti  che  d'humiltà  fece,  am - 
bui auit  demi fjo  capite . Virgilio  parlando  deli3 Agricoltore  addolorato 
per  la  morte  de  gli  animali  dice  : 

Ad  terramque  flint  deutxo  pendere  ceruix . 

&mZ  J.  E del  giouine  Marcello  y uolendo  dimefirare  iva  gran  fegno  di  dolore  r 
dice  che  l'ombra  fua  /lana  con  la  tefia  utrff  la  terra  piegata  : 

Sed  trans  lètta  panimi  dea  Uo  lumina  vultu  » 
li  mede  fimo  fu  da  Horatio  detto  : 

— — -puf us pofìto  capite * vt  fi 
Eilius  immaturus  csbijf et  fiere  » 

Lsk  i fiat.  8 II  Giouio  nella  fua  Hi  feria  dice  y quando  i Fiorentini  udirono  legger  il 

Decreto  di  Carlo  Quinto  Imp » co’ i quale  creò  Alt  [[andrò  Medici  Duca  di 
likip.  Fiorenza  y plerojque  demijjis  vuluhus  arti  dolori  s indi  eia  prèttuiiffe  , & 
adeo  precida  diffimulatì&ne  pefites ìytemigranu$  , & erepifi Liberi aus 
exequifs  intefeffe  widerentur , il  Tetrarca  àiffe  an  eh3  egli  »’ 

Che  p off9  io  fàrjfc  no*  batter  Calma  tnfta  $ 

Mumidi  gli  occhi  % e f&nfre  il  u i(o  chino  . 

VAyìqìIo  di  Orlando  grandemente  addolorato  poco  prima  che  impali 
Caduto  gU  era  [opra  ii  petto  il  mento  y (vOc  due  • 

la  fronte  pìiua  di  baldanza  5 e bèffa  9 
s|„  fi,  pQtehauer  ( che  lami  l3  oc  cupo  tanto  ) 

A le  querele  uscef  h umore  al  piante  » 

E parlando  di  Zerbin&quanào  era  condotto  al  f « ppli  c i o ìngi  ufi  am  ente 
ctccufato  cPhaueruccifotPmabi  Ilo  : 

EJl  Cauatìer  di  S cotid  à ca po  t bino 
€ %j  .fi,  5 1 qQe  ukn  legato  in  sua  picsiol  ione  ino* 

E di 


Parte  Prima>. 


il 


E di  Sacripante  addolorato  : 

Tenfofo  più  d'un'hora  à capo  baffo  ••• 

Stette,  Signori,  il  Caualier  dolente . 

A bbaifar  la  tetta  da  vna  parte 

OVefio  dice  Quintiliano  eh* è gefiodi  gran  dolore  : Caput  inlatus  in - 
clihatum  languorem  ofìendit.  Ala  ^ trifiotele  tra  gii  altri  fegnie  de 3 
cinedi  dice  ; Inclinalo  capitis  ad  dexteram  . 

. Abbacar  la  tetta,  e rotto  leuarla . 

E Geflo d'affermare  da  i Latini  detto  annuere  ,chedifeende  dal  nerbo 
nuto  nutas  yfrequentatiuo  di  nuo , efignifica  frequente  inclinatione 
ài  capo,per  e fi*  timer  atto  affermatine  :perciò  chcnnouerbo  antico  (come 
fà  detto)  figm fica  nolere^quindi  nutusi&  numen,cb'è Demutus:  Tibullo : 
^Annuii,  & Cberinte  tìbi  quodcnnqne  rogabis  : 

En  ages  quid  ceffasyamuit  illa , roga • 

jLnnutre adunque:  è affcntire^e  coH  nuto  prefìar  il  confenfo,cbe  così  l'usò 
Virgilio  dicendo  : 

[os  tua  progenies  coeli  quibus  amuis  arcem . 

EtanccdiGiouediffe: 

lAnnuit ,&  toturn  nutu  tremefecitolympnm . 

Cicerone  dice : Hoc  inibì  fignificaffe,&  annuiffe  vifus  efì . Et  al  tronca* 
ìd quoque  toto  capite  annuit . Horatio  ancor' egli  diffe  : 

Fraternìs  animis  quicquid  negat  aiter>&  alter 
tAnnuimus pariteruetuli , notique  columbi. 

E perche  i uecchi  paralitici  fanno  quello  gefìoperè  Catullo  neUeftQQ 
di  Guilia2e  di  Manlio  diflì  : 

Vfqne  dum  tr emularti  mouens 
Cana  tempii samlitat 
Omnia  omnibus  annuit . 

Mena  da  tetta  per  tra  uerfo, 

EGifìo  di  negati  enc,  detto  da  t Latini  render  eterne  annuere  è à?  a ffer- 
mufloné:  e perche  l*  affermare  scom  e atto  di  acconf enuresi  piu  fecon- 
do la  natura, che  non  è il  negar  e ,e  contradire  però  Cannucce  fi  fa  con  atto 
facile  s e naturale  piegando  ali'ingm  la  te  fi  a ; ma  ii  remiere  fifa  con  atto 
uiolento,  & alla  natura  contrario  molandola  per  trauerfo . yo catti , & 
rmutftfidiffc  U Sanie:  e Marnale  % 

Omnia  cum  fecit , fed  renitente  Dea  : e Tibullo. 

Fmgebant  dtmens , fed  renitente  Deo „ Et  Horatio  : 

Quid  don  £ quii  non  demi  tennis  tumquod  mbet  alter, 

£ Cicerone:  Quinullup  conuiuiimrenuit.  Gnidio  diffe  ancor'egtit 

Quoi 


c.  I.y?.40. 


De  Vkyfiog. 


Lib.i.  eleg. 

2. 


JEn.  i • 

In  oratore. 
Lvb  i jpao 


. (jt 


Prouerb.  J» 
Ltb.z . 

Zleg-5.  ^ 

Lib.z.Zp. 

vlt. 

±70  C£ilÌO* 


I % 


Dell’arte  de  cenni 


X?.  8. 

•7- 

P/al  I o 
pjnl.il. 

Cflp  17 . 

<15* 

' ' , S.A- 

%8. 

S*‘ 

Lih.  I -fai.  5 


Met.ìrt 


Mei.  ì y 


JEn.  7- 


Quodpotuìrenuiyne  non  invita  tenerer> 

Citerà  femminea  non  valueremanus . 

Piegar  lentamente  la  teda  mò  in  vna  parte,  e mò  nell'altra  ? 

E^rro  rfi  f cher no , e di  wa/4  fodisfattione , Dauidde  così  l'uso  quando 
diffe:  Ego  fati us  funi  opprobrium  ilUsyViderunt  me , &mouerunt 
capita  fua.  Et  in  un'altro  luogo  : Omnesvidentesme  denferunt  mejo- 
cuti  funtlabijSy  &moucrunt  caput.  San  Manto , e Sa»  Marco  dei 
crucififjori  di  Chnflo  S.Efjdicono9che:  Tratereurites  bUfbemabat  eum% 
mouentcs  capita  fua. 

Crollar  la  teda. 

EM’rfo  di  bravura , e di  minaccia  : il  Taffo  parlando  di  Bfnaìdo  quan* 
do  erano  alTefpugnatione  di  Gierufalemme  die o : 

Et  crollando  il  gran  capo  al^a  la  faccia 
Ticna  disi  terribile  ardimento . Et  altrove  diffe  ; 

Crollando  Tifafcrno  il  capo  altero 

Pifferò  fofs'io  fignor  del  mio  talento.  l’Mhrioffo  diffe  ancor* egli  : 

Con  le  manine  coyL  capo  à minacciare 
Incominciò  gridando  il  %e  d'Mlgierc^  . 

Hcratio  deferiuendo  la  contefa  che  era  tra  Sarmento,  e Meffoydice  chef} 
Meffio  rifpcndendo  alt  ingiurie  di  Sarmento  caput  & mouet . Ouidio  di  E e* 
ho, che  fi  pentì  d'hauer  premeffo  > & conceduto  ilfuo  carro  d fetonte  fuo 
figliuolo  dice  : 

Tcenituit  iuraffe  patrem ? qui  terque  quaterque 
Concutiens  illuftre  caputytemeraria  dixit 

Vox  mea  fatta  tua  e fi.  Et  ad  „ Anchife  rifondendo  jtnio  Bjydouendo  dir 
cofa9  che  grandemente  gli  difiaccua  l'ifìeffo  Toetaglifà  prima  che  parli 
crollarli  capo  dicendo  ; 

Elie  jlmus  niueis  circundata  tempora  uittis 
Concutiens , & tnfhs,  alt , non  f allerti  hercs 

Maxime . Virgilio  dice  che  Giunone  f degnata  contra  d'Enea  e contra 
le  fu  e genti  : 

Quaffans  caput  h<zc  effudit  perire  ditta  ; 

Ehu  fìirpem  inuifam)&  fatts  contraria  noflris , 

E di  Turno , rifondendo  ad  Enea  che  C bau  e a di  tardità  rinfacciato  dice  : 

ile  caput  quaffans  : non  me  tuaferuida  terrtnt 

Ditta  ferox . E per  atto  di  dolore  Lucretio  diffe  : 

lamque  caput  quaffans  grandi  s fufirat  arator  9 

Crebrius  in  cafjum  magnum  ceadtf  e Uborem • 

Scoprirli 


Parte  Pi  ima^i  t $ 

Scoprirli  la  teda. 

Veflo  rìnercntegeflo  di  fcopnrfi  il  capo  è flato  nella  Chiefa  Catolì - ^ ' 

ca  introdotto  per  dimofìrare , che  fi  come  deponiamo  della  teflon 
V ornamento  di  quella , co  fi  dobbiamo  humìliandoci  leuardel  cuore  ogni 
ifaflo  , e penfier  nano , come  a punto  ejpreffe  il  Taffo  quando  diffe  : 

Serico  fregio  , ò d'or  piuma , ò cimiero  c 3 • fi -7* 

Superbo  , dai  fuo  capo  ogni  un  rimoue  , v 

JEt  infieme  del  cor  l'kabito  altero 
Depone, e calde , e pje  lagrime  pioue . 

E non  feno^a  miflerio  quello  Poeta  cofi  diffe  : perciò  che  rapprefentando 
gli  ornamenti  della  tefìa  le  Immane  dignità, fono  uarirati  fecondo  le  prero - 
gatiue  de  gli  buomini:  Il  Regno  è proprio  delfommo  Pontefice}  il  Diade - Lue.  de  peri, 
ma  dell'lmp.  la  Corona  del  Rj’,la  Mitra  del  yefcouo}il  Bireto  del  Dotto-  ini.  Munte 
re  :Verciò  quando  alcuno , adorando  Dio,fi  lena  ditefla  I'infegna  della  fuaZuli  de 

dignità, dimofira  di  non  uoler  effer  tnle  quale  egli  è y an%i  priuato,  e di  lui kLtiri  u 
humilffimo  feruo  } eperqueflo  n [petto  i ferui  appreffo  i Romani  andanti- 
no co'l  capo  f coperto . Ma  percheglì  buomini  uani  quando  falijconoà 
qualche  grandetta,  par  che  fi  [degnino  d' effer  mortali,  e godano  dellece - 
lefii  pr  erogatine, la  uiliffima  turba  de  gli  adulatori , che  ingombra  le  cor - 
ti, per  gonfiarli  maggiormente  incominciò  à riuerirli  con  qnefio,&  con  al- 
tri ge  Ili, che  folamente  à Dio  erano  fatti  : e per  maggiormente  lufingarli , 
à queste  uanità  non  uollero  dar  altro  nome , ma  pur  cerimonie  chiaman- 
dole, fi  sformarono  di  dar  loro  à credere  che  diurnamente  li honor afferò  } e 
perciò  l'Eric  fio  dice  i 
Perche , quant'à  l'honor , n'hò  tutto  quello 
Ch'io  uogiio  ; bafia  eh' in  Ferrara  ueggio 
jLpxuàx  fei  leuarmì fi  il  capello. 

Et  e (fendo  il  capello  fegno  di  libertà , e di  nobiltà , il  leuarfelo  di  tefla  è 
una  dtmofìraticne  di  non  uoler  effer  nè  nobile, nè  libero}  ma  più  tofto  igno- 
bil  feruo  di  Dio,òdi  quella  perfona,alla  quale  quefio  gefto,e fegno  d'hono- 
re  uien  fatto  : che  fu  etiandio  ccftume  de' Gentili,  e perciò  Plauto  dicc^  • 

Inuocat  Deosimmortalesvt  fibi  auxilium  ferat . 

Mambuspuris , ZT  capite  aperto. 

Paffando  adunque  in  quefia  maniera  le  diuine  cerimonie  nelle  ambìtio - 
ni  degli  buomini  fu  introdotto  che  alle  perfone  grandi  non  fi  parla ffe  /o> 
non  con  la  tefìa  fcoperta,e  perciò  dice  l’driofto  nelle  Satire  ; 

E pur  grande , e magnifico  s'appella  , 

Plèjen^a  prima  dif coprir  fi  il  capo  > 

Jl  nobile, òì  plebeo  mai  gli  f anello, , 


11 


24  Dell’Arte  dc’ccnnir 

il  capo  nudo  acck'na  anco  cofa  publicaì&  indegna  d'effer  celata*,  perciò 
che  coloro  che  alcuna  cofacommetteuano  uergognofa  fi  foleuano  coprir 
la  tcftd)Ccme  nota  P autor  de*  Trouerbi  f opra  quello , jqudo  capite:  e Viti - 
tarco  dice  che  lo  feoprimento  della  tefta  è fegno  di  uoler  ch'ogni  nofìrau 
cofa  fia  palefe^e  maniftfta  à quella  perfonct  alla  quale  fifa  quello  mietete 
te  geflo  • 

Coprirli  la 

fi  q]  "T  L portar  il  capello  in  tefta  era  fegno  di  libertà , e di  nobiltà  ; e perciò 
X era  a’ferui  conceffo , quando  la  libertà  confegumano  di  poterlo  porta* 
re, andando  prima  f coperti  : & era  detto  feruus  ad  pileum  vocatusyquel- 
_ de  fortiera  chiamato  alla  libertà . Tlinio  parlando  di  Cornelio  Cima  dijf  ? r 
hll  opinili  y°cat^s  a(t  pileum  feruis  aduerfarios  uìcit . E fi  legge  in  appiano  : Ex 
ijs  quidam  pileum  inkajìa  praferebantlìbertatis  fignum  yuniuerfofque ai 
ciuilitatem , & patriam  rocabat . Quando  i ferui  erano  co9l  capello  tn^j 
tefta  uenduti3quelìo  accennaua , che  il  uenditore  non  era  chhgato  à man - 
tenerli  fen%a  difettoycome  Celio  Sabino  lafciò  fcritto  ^riferito  dal  Budeo  i 
In  l vlt.  de  e prima  da  ^ € . Gellìo  nelle  fu  e notti  Attiche^?  • T{eUa  medaglia  di  Tib . 
crrg.  im.  Claudio  è una  figura  bimana , che  nella  mano  deftra  hà  un  capello  y con. jj 
lt. 7.  eap.fy  quffta  infcrittione  LIBERTAS  AVGVSTA:  E fimilm  ente  nella  me- 
daglia d'Antonino  è il  capello3&  in  quella  di  Car  acalla  con  l’ifteffa  par  oli 
di  libertà  y benché  nel  rimanente  filane  tra  di  loro  alquanto  differenti . E 
dipingeuano  la  Dea  Libertà  con  un  capello  in  mano3come  fi  uede  nel  roue - 
(ciò  diurni  medaglia  di  Eliogabalo3co  quefte  parole  appreffio:  LIBERTAS 
AVGV  STI»  Quando  fu  ucci  fio  Giulio  Cefare  fi  uidero  nella  piarla.  al- 
cune balìe  piantate  con  i capelli  in  cima 3 per  eccitare  con  quello  cenno  il 
popolo  alla  libertà.  Et  in  alcune  medaglie  di  Bruto  fìueggono  due  pu- 
gnali y & un  capello  appreffio  > per  accennare  eh* egli  diede  la  morte  al  Ti - 
rannose  reftituì  la  libertà  alla  patria  : e (crine  Suetonio  che  eliinto  che^> 
fu  Nerone  la  plebe  andana  per  Roma  dìportandofi  con  i capelli  in  tefta^ . 
QATerentio  Senator  Promano  fu  da  Cartagine  fi  fatto  prigione  y e poi  fu 
liberato  da  Scipione  Africano  quando  fupevò , e fece  tributaria  Cartagi - 
ne3  dal  quale  hauendo  egli  confeguito  la  primiera  libertà , perrnolìrarft 
grato  d*un  tanto  beneficio*  3 mentre  Scipione  era  condotto  in  trionfo } Te - 
Lib  5 c. C0>1  caPe^Q  m beTia  lo  feguitò  ; e ccsì3come  dice  V al. MaffimOy  Au- 
tori libertatis  fua}  tamquam  patrono  accepti  benefiaj  confeffìonem , fpe- 
dante  populo  Perniano  gerito  reddidit:  Viftcffiof àiamolti  Romani  fatto 
nel  trionfo  di  T.Qjiintio  Flaminio  per  e [fere  siati  da  lui  liberati  dalla  fer* 
uìtà  quando  ninfe  la  Macedonia  ; come  Tlutarco,  Ltuioy  e Val.  Mafjìmo 
fcriuono . Apprefjo  1 Greci  il  capello  era  infogna  di  nobiltà  \ e perciò  di- 
pinge- 


Parte  Prima/.1  2,j 

fingevano  Vliffe  co'l  capello  in  tefla,  come  quello  che  pretendeva  gravu» 
nobiltà  non  fola  per  la  linea  del  padre,  ma  della  madre  ancora  ; onde  Oui- 
dio  lo  fà  cantra  jhace  di  [e  mede  fimo  dire  : Met.  ifl 

—Deus efl  invtroque  parente . 

Etappreffo  di  noi  il  capello  purpureo  è l’tnfegna  de9  Cardinali ,ondcs 
t>Arioko  del  Cardinale  Hippolito  da  ESìe  dia : * 

Quel  che  in  pontificale  habito  imprime 
Del  purpureo  capei  la  / aera  chioma , 

Vna  delle  prerogative  de9  Grandi  di  Spagnai  il  coprirfì  la  tefla  alla J 
prefenga  del  loro  Rè,  il  quale  quando  commanda  che  alcuno  fi  cuopra  ,per  c f . 
quell* atto,  fe  prima  non  era , s intende  fatto  Grande  di  Spagna . 7s {elle^  & *mhUìj 
donnei  diuerfa  la  ragione,  poiché  in  effe  l’andar  coperte  non  è fegno  di  lì  30.^  5. 
berta , ma  di  foggettione , e di  feruità  debita  a’  loro  mariti , e ficome  gli 
huomini  devono  orare  co*l  cape  nudo , e f coperto , cosi  le  donne  co9l  capo 
coperto , euelato;  come  ci  ammonì  San  Vaolo , dicendo  che  ogni  hucmo^P-11'^ 
che  era  co’l  capo  velato  deturpa  la  fua  tefla  : ma  per  lo  contrario  la  rende  ^or,l% 
brutta  la  donna, che  ora  co’l  capo  non  velato,  come  s'ella  fi  faceffe  calva. , 
e non  fi  velando  merita  d’effer  rafa  ; perche  l’hvomo  è imagine  e gloria 
di  Dio, ma  la  donna  è gloria  delmarito:foggiungendo,  che  fi  come  al  mari - 
to  è atto  di  vergogna  il  nutrir  la  chioma, co  sì  alla  moglie  e d*  honorem  effen - 
dole  Siati  conceduti  i capelli  per  velame  della  fua  te  Sìa  . ^ippreffo  i Pro- 
mani il  velo  f opra  la  teSìa  era  anco  fegno  nelle  donne  d9effere  Siate  rice- 
vute nel  numero  delle  Dee:ìl  che  fi  vede  nella  fatua  di  Livia  moglie  d’Ot- 
tauio, nella  quale  è ferino.  DiVjL  LIVLA  jtVGVSTJl. 

Quefto  geflo  di  coprir fi , edifcopmfi  la  tefla  che  appreffo  di  noi  è così 
frequente, par  che  fio,  cofa  facile, e di  poca  ccnfìdcratione;  e nondimeno  c 
tutto  il  centrar  io, potendo  fi  m ciò  errare  in  molte  maniere',  perciò  che  al 
cunt,  ò che  non  fi  levano  quando  bifegna  la  ber  otta , ò che  à pena  la  tocca 
no,ò  che  non  fe  la  levano  volentieri .m-a  con  tanta  difficoltà, come  fefe ff\ 
vnfeimo  d'acciaiolo  fvbito  fi  ricoprono, che  par  che  temano  la  fredde^?* 
dell’aere',  ò che  fi  fcuoprono  con  certa  negligente  ffre%£atùra,:amquam 
aliud  agtntesyuon  accompagnando  qneSlo  atto  con  alcun* altro  geSìo  della 
perfona,riè  della  faccia ',  onde  riefeeherìmenia  piàteflo  ingiurio  fa,  chcj 
amor  e voi  e, come  il  Taffo  diffe  d'argante  : 

Vicciol  fegno  d’bonor  gli  fece  «Argante , c>2  fi- 

In  gutfa  purd’buom  grande, e non  curante . 

I utUani  quando  fi  levano  il  capello  lo  tengono  in  alto  f opra  della  tefla , 
che  par  che  temano  fìa  loro  tolto . li  prevenir  il  compagno  nello  /coprir - 
fi  è fegno  di  riverenza  : Il  riffonderfubito  con  prontezza  dando  fegno  di 

D e fiere 


' t<5  Dell’arte  decenni, 

ejfere  flato  contro,  fua  veglia  prevenuto,  è gentilezza  : Il  non  r fonder 
e atto  di  fu  per  h ia  : L'efjer  tardo  à [coprir fi,  ò diffettmo  è indif Grettezza  • 
il  Giorno  Odetto  di  Fois  chiamato  Monfignor  di  Lutrech  in  Milano  corteggiato  da 
diti'  ir/ìpref e nobili  fimi feudatari!  di  quello  Stato , era  molto  fcarfo  nell'atto  di  feo- 
prirfi  il  capo:di  che  ({fendo  hia  funate, à fua  giufh  fi  catione  levò  per  Impre- 
ca un  largo  camino  d'uno,  fornace , che  ardeva  con  gran  fuoco , per  li  fori 
della  quale  vfeiva  gran  quantità  di  fumo, con  quefio  motto  : Dove  è gran 
fuocofi  %ran  fumo:  Ma  ficome  l*  lmpvefa,così  l' èfeufatione  patirono  gran* 
di  oppofitioni . Vefjer  ultimo  à co  prirfi  è fegno  di  riverenza.  Ma  il  com- 
mandar al  compagno  che  fi  ccpra,è  atto  dì  fuperiorità,e  di  maggioranza. 
Et  in  quefio  molti  errano  y dicendo  a * loro  maggiori  che  fi  coprano  ; eh* è 
gran  mancamento . E quindi  è che  molte  perfone  gentili  (tanno  con  gran- 
de incommodo  tal* bora  [ coperte , perche  niuno  ardifce  di  dir  al  compagno 
che  fi  copra  : Ma  à quefio  incommodo  fi  può  rimediare  dicendo  : Se  V . S . 
me  lo  commaderd  io  mi  coprirò:  Onero:  F.S.fi  degni  di  comandarmi, ch'io 
mi  copra.O  pun:F.S .commandi  à fe  fl(ffa3che  fi  copra. Et  anco:  V.S.può 
commandare  à me  che  mi  copra;  ma  non  volendo  ciò  fare  fio  comefuofer 
Ultore  la  fupplicc  à coprir  fi , per  non  tfiare  à difaggio;  che  io  non  mento 
che  mi  faccia  tanto  honore.  Et  perche  non  è dignità  del  grande  > che  pre- 
ghi,è faccia  cerimonie  coni' inferiore  ; bacia  che  gii  dica  una  volt  a, ò poco 
piu , che  fi  copra  : & il  minore  con  riverenza  coprendo  fi  deve  far  atto  di 
obedienga  , e non  affettar  dUffer  pregato  da  chi  kà  autorità  di  com- 
mendargli . 

Dell’incoronatione. 

. I ! » T ^ corona  è infegna  d'bonor e ,e  dime flra  pienezza  d' Imperio, & è prò 
Jprì  i -L*  Pr?a  de  i Bj:c  però  Mpuleio  lafctò ferino  : Quod  Diogeni , & jlnti- 
flheni  per a$&  bacvlus, hoc  ^egibìts  diadema, Impcratonbus palvdatnen- 
tumsVonti fi cibus galerum,  Mugimbus  hturus . E l'atto  deli' incoronare 
accenna  confi  rimerito  di  Piegai  dignità:  e però  Ovidio  della  dignità  ddlau 
corona  diffe^  : 

FaP->*'  Illa  datosfafccs  commendai 9ebvrqve  curale, 
llla.coronatts  alta  triumphat  equis . 

w.Eegn.E  l* incoronare  i Rè  è coflume  anticbìjfìmofifggendcfi  che  Davidde  Ej  doà 
pò  hausr  fuperata  la  città  degli  Ammaniti  portò  la  corona  d'oro  guar- 
nita dì  predo fiffimè  gemme.  E Dione  fcriue3che  T vaiano  Imp.  Tarthena- 
jpatem  Regem  Varthis  diademate  impofito  defignat . Onde  nel  rouefeio 
d'una  medaglia  di  quefio  Imp.  co9l  mede fimo  ge. fio  d'imponcr  il  Diadema 
incapo  ad  una  figvrafi  accennato, come  egli  fece  quefio  Rè  . Et  in  un*  al- 
tra medaglia  di  Antonino  Tic  fi  veggono  due  figure * duna  delie  quali  p*. 

ne  in 


Parte  Frimai  ij 

»e  tu  capo  all'altra  una : corona, con  quefte  parole  appreffo: 

MFldJ^F  D*4TVS>  Etne  vediamo  un’altra  di  L.  Vero  con  l’fìtf 
felettere.Etìnunadi  Commodo  Imp  una  corona,  che  fu  infuo  honorem 
formata  dopo  la  uittoria  Britannica  . Et  il  mede  fimo  è in  una  medaglia-* 

Greca  di  Seuero  Imperatore . V ^Arietta  del  Rè  d’ Inghilterra  diff e : 

T.à  s'allegra , gioifee , e raccordala , C.j.tf.po; 

Che  s’bauendo  perduta  la  corona 

Rjpor  fe  la  uedejfe  all* bora  all* bora,  E di  Frane efeo  Rè  di  Francia-/  : 

L’anno  prmier  del  fortunato  Regno  C.z6.ft.w 

Non  ferma  ancor  ben  la  corona  in  fronte, 

Tofftrà  l’alpe 

il  coprir  adunque  la  tetta , e d* alcuna  infegna  adornarla  è fegno  di  hono- 
re  ; e perciò  nell* atto  di  conferir  alcuna  dignità,  fi  [noie  ornare  la  tefta  di 
colui  che  la  riceue . Etano  appreffo  gli  antichi  in  ufo  uarie  forti  di  coro- 
ne,di  fiorici  fronde  ,di  herba,di  lana, di  lino, di  metalli  .dì  gemme, e d*  altre 
cofe  compotte:s*ufaua  la  corona  nei  natali, ne  gli  amori, nelle  nogge, nelle 
uittorie,néi  facrifidj,e  nell’effequie  : fi  concedeua  a*  uincitori  de*  giuochi 
fublici,a ’ Voeti,  a’ faldati,  a*  Capitani,  a’  Vrencipi , ad  Imperatori,  & a* 

Tonte fici . E le  piìì  degne  erano  di  fiori , e dì  fronde  formate  : e perciò  il 
Tetrarca  dice  che  quelle  donne  catte  erano  Ne*  Trionfi 

Di  rofe  incoronate,  e di  viole^y,  morte. 

Ma  bora  le  corone  de  Vrencipi  fono  d’oro, e però  l’jitioflo  dijfe  : 

Vide  Marocco , Fega,  Grana , Ippona  fi  99 

JLlgier  , Bugea  tutte  città  fuperbe. 

C’hanno  d’altre  città  tutte  corona. 

Corona  d’oro,  non  di  fronde , ò d’herbe - 


La  corona  trionfale  tra  di  lauro  , data  a gli  Imperatori  quando  dopo  la-» 
vittoria  ritornauano  à Roma  trionfanti;  onde  il  Tetrarca  dijfe  : 

*Al grande  lAuguflo, che  di  utrde  lauro 

T rè  uolte  trionfando  ornò  la  chioma . E l*  Arlotto  diff  e anch’egli  : 

Voi  fi  uedea  d’imperiale  alloro 
Cinto  le  chiome  un  canalier  uenire . 


Cani  J. 
C.ió  J.s  4 


xAquefìa  corona  tricnfale,che  folcita  prima  effer  di  lauro,  fùtra  le  foglie 
potto  dell’oro, come  Tertuliano,&  anco  Turno  affermano  . Ma  Zonara-»  i* 
deferiuendo  la  pompa  trionfale  dice  che  gli  Imperatori  trionfanti  haue»  jom  l 
uano  due  corone,  l una  di  lauro, che  nel  trionfo  portauano  in  te  fio , e L’al- 
tra d’oro, di  gemme  ornatala  quale  era  tenuta  da  un  miniflro , ch’era  nel - 
liflefjo  carro  trionfale, [opra  la  tetta  diti’ Imp.Dapot,come  fi  legge  nel  To 
tificale,  l'impc  dì  tre  cotnnt  fipuò  ina  tonare,  l’uno,  dì  ferro  in  ^ Aqmfgìa - 


D Z na 


2.8  Dell’Arte  dc’ceia  ni, 

na  per  matto  deli' Creine  [coni;  di  Colonia  ; l’altra  d’argento  in  Milano  dà 
ehm,  i . ih  quell9 Ardue  jccm\e  la  terza  d*oro  tn  J\owa  dal  Sommo  Tonte fìcv.  Il  qua 
iurnur.  & le, oltre  la  Mitra  p :rta  anco  la  corona  per fegno  della  temperai  gìurijdit- 
dono.  Toi  Tapa  Taolo  I I.riduffe  quella  corona  Taf  ale,  nella  formiche 
gap.  61 . bora  è da 9 Tonte  fi  ci  portata}chiamandola  Pregno..  E leggiamo  in  I [aia:  Sa - 
cerdotes  ueftìmentis  falutìs indutes , & qua  fi  {poti  fio  s > corona  aecoratos 
fui  fife.  (hiefta  corona  di  lauro  dapoi  per  caufa  d’honoreffà  anco  a 9 Totti 
con  ce  fifa  ioti  de  Stano  difife. 

— —Cui gemina  fiorenti  Vatumque  Ducumque 
Ccrtatimlaurus . 

Che  fu  dal  Tetrarca  imitato , mentre  difife: 

Arbor  uittoriofa3e  trionfante 
Honor  d’imperatori , e de*  Tosti . 

E uoiendo  l’iHeffo  Tosta  dire  che  la  Filofio  fa  gli  ha  usa  di  fe  He  fifa  fatta 
gratin  lafcìò  / ermo : 

Can  24  ueYi^e  lauro  una  ghirlanda  colf  e , 

La  qual  con  le  fue  mani , 

Intorno  intorno  à le  mie  tempie  àuolfe . 

Si  concedeva  anco  la  corona  dthuro  al  vincitore  di  qualche  chiaro  co - 
battimento  : c però  Virgilio  di  Cloanto  uincìtor  della  pugna  navale  dice . 
JEn,  Vifforem  magna  praconis  ucce  Cloanihum 

Leclarant^uìridìqm  aduelat  tempora  lauro.  E di  Enea  diffe  : 

Sic fatu s citigli  uiridanti  tempora  lauro , 

Et  primula  ante  omnes  uìfóorcm  appellai  Accftem. 

1 Tosti  furono  anco  talhora  d’edera  incoronali:  onde  Virgilio  diffe  ad 
%glt  8.  Auguflo  : —Sine  tempora  circum 

linter  w Sirice*  hederam  fibi  ferpere  lauro s . 

0 perche  effondo  l’edera  fi  wpre  verde  ,u  ole  {fero  accennare  ^immortalità 
de*  loro  poemi  , o pur  perche  come  a Bacho  confettati . da  poetico  fitrore 
foffero  rapiti . La  corona  Offidionale  era.data  à colui , che  liberava  untut 
atta  ajj edi  ai  a:  et  era  formata  ài  gramigna  raccolta  nel  luogo  deU’affedió. 
La  Civica  era  dal  cittadino  data  à colui  che  Sbanca  in  battaglia  fai nato  $ 
la  quale  fà  prima  di  legno  5 poi  di  fronde  dì  quercia  ; perche  vivendo  an- 
ticamente gli  huomini  di  ghiande  9 frutti  della  quercia , era  fegno  dibatter 
da  colui  la  uita  ric(utrta',dt  Uaquale  diffe  l’Arioso: 

■C.l6.ft.$6  Donavano  gli  antichi  una  corona 

A chi  [alunna  à un  cittadin  la  ulta-  . 

La  Murale  era  donata  dal  Capitano  al  primo  che  fopra  le  mura  de9  nemi - 
a faliuaj  e d9oro  fi  formava . La  Vallare  fimilmente  d’oro > che  anco  Ca- 

Slrenfe 


Parte  Prima  2.9 

ftrenfe  era  detta , fi  daua  à chi  primo  perfora  entrava  nello  Beccato  ne- 
mico. la  fanale  pur  d'oro  era  di  chi  primo  nelle  battaglie  navali  per 
fsr%a  nelle  nemiche  nani  entrava.  La  Quale  era  dì  qve 9 capitani  che  auati 
entravano  in  Roma  ritornando  Vittorio  fi  da  guerra , che  non  era  fiata  fo - 
lenncmente  denontiatayònon  trattata  con  legitimo  nemico’, come  quando 
fu  reprejfa  la  fedition  de' fervi , e fvperati  i carfari  : ò fe  era  vinto  qualche 
debole  inimico,  ò quando  i nemici  fenza  combattere  fi  rendevano  : & era 
dimirto  à Venere  confettato, per  accennare,  che  così  fatte  vittorie  f offe  ro 
più  tofio  Veneree, che  Maritali . Quando  Enea  mandò  cento  fuoi  Orato- 
ri al  Rè  Latino  per  chiedergli  hofpicio  , e pace,  erano  d'olivo  coronati , 

Centuno  oratore s augufla  ad  xn cerna  Regis* 

Ireivbet,ramis  velatos  Talladis  omnes.  JEn.jl 

Anco  i convivami  folevano  incoronar fid' alcuni  fori,  & herbe,  per 
'mitigare  la  forza  del  nino, che  beueano,come  rimedio  dell' ebbri  ac  chezXfiì 
e conforto  de  gli  ffìrìti  dal  uino  oppreffi  : onde  Ovidio  : 

Viva  dabat  Liher , tulerat  fibi  qnifque  coronam 
Mifcendas largò  riuus  agebataquas. 

Quelli  che  anticamente  Sacrificavano  ancor  effi  s'inghirlandavano:  E pe- 
rò Enea  mentre  voleva  far  ì'  anniver  farlo  ad  Ancbife  fuo  padre  in  Sici- 
lia, difft ? a 9 compagni  : 

Ore  fauete  omnes,  & cingite  tempora  ramìs. 

Et  anco  quando  gt  tuo  in  Itali  a al  Tevere  Sacrificava  s'incoronò  di  f rondi . 

— — Erondsnti  tempora  ramo 

Implicai.  nl' 

Et  Evandro , invitando  i Troiani  à celebrar  l' anniver  far  io  che  faceva 
in  memoria  dell' tftmtione  di  Caco, dice: 

Cingite  fronde  comas,&  poetila  porgìte  dextris.  Et  Ovidio , 

Thebaides  iujjìs  fua  tempora  frondibus  ornant , 

Thvraqvedant  fanff  Sj&verbapreeantia  flammis\ 

Ter  fegno  di  riverenza  fi  honorauano  anco  le  porte  de * Tempii t&  i Se- 
polcri con  corone  di  fiori  : e però  Virgilio  dice  che  Iarba  Re  di  Gettili* -* 
havea  à Giove  eretti  cento  Tempi  ornati  di  fiorite  ghirlande  : 

— “ — Vigiltmque  faevaueratìgnem 
Excvhas  Divvm  aternas  pecudumqve  cruore 

Vingve  folvm,&  varijs  florentia  limina  ferii s • E dimenale  Sat  6. 

Emétte  coronam 

ToBibus,&  denfes  per  limina  tende  coyymbcs . 

E dice  Virgilio  che  Didone  haueadi  fiori  incoronata  la  tesla  del  cada- 
u e* e di  Suheo  già  fuo  marito  : 

Velie- 


30  Dell’arte  de’ cenni, 

Mn. 4.  — — -Miro  honore  colebat 

Vellcrìbus  nitteis , &fefia  fronde  reuin&um . 

E Cifleffo  Toeta  dice  anco  che  'Cernirne  de * per  fegno  della  loro  fe • 
lidtàibaueano  cinte  le  tempie  d'una  bianca  benda: 

Ùmmbus  bis  ràuca  cinguntur  tempora  unta . 

E noi  Chriftiani  diciamo  i Santi  effer  della  loro  aureola  ornati, & effer 
il  premio  de * Martiri, delle  Vergini, delle  Vedoue, e di  tutti  quelli  che  fi  fo- 
no fatti  degni  dell* eterna  felicità  : e con  maggior  honore  la  beata  Vergi- 
ne effer  di  Stelle  incoronata, come  è ferino  nelCMpocaliffi  : Mulier  ami - 
Ba  Sole,  & in  capite  eius  corona  Stellarum  duodecim  : onde  il  Tetrarca* 
ladeferiffe*  : Di  Solueflita 

1 4 9 Coronata  di  Stelle  « E diffe  il  Taffo  delTifleffa  : 

Ma  su  nel  Cielo  infra  beati  ebori 
Hai  di  Stelle  immortali  aurea  corona. 

Soleuano  anco  incoronar  le  nauì:e  però  Virgilio  : 

Mn. 4.  Tuppihusi& Utis nauta  impefuere  coronas.  EtOuidio: 

Mei.  i y.  Torta  coronata  foluunt  retinacula  nauis . E Tropertio  : 

'Lìb.i*  Ecce  coronata  portum  tetìgere  carina . 

Et  in  fomma  Catto  d'incoronar  e, e di  conferimento  di  gran  dignità, e dì 
jublime  honore  : e però  è fcritto  del  grande  amore  di  Dio  uerfo  Chuomo  : 
Clorìa,&  honore  cororlafii  eum . Ma  chi  de  fiderà  piu  ccfe  in  queflo  prò* 
pofito  legga  la  Corona  di  Carlo  Tafcalio , in  diece  libri  dipinta , cue  egli 
ha  tutta  quefla  materia  copiofamente,  e dottiffimamente  ff  legata . 

Leuarfi  la  corona  di  tefla,  ò gittarla  via. 

«11.  Q Icome  il  coprire , & ornar  la  te§ìa  d’aletna  infogna  è atto  d'bonore, è 

O di  prerogatiua  : cosilo  feoprimento  rendendola  nuda  farà  fegno  di 
humiltà,di  foggettione , e di  priuatione  di  quella  dignità  eh' è dall' orna* 
mento  della  tefta  fignifcata  . E fcritto  ndi'Mpocahffi  : Trocidebant  vi* 

CfiP  4*  gintiquatuor Seniores  ante  fedentem  in  tbrono,  & adorabant  viuentem^j 
in  focaia  foculorum,CV  mittebant  coronasfuas  ante  thronum . Dice  Tlu * 
tarco  cheTigrane  I{è  d'Mrmenia  ,nudo  e dif armato  fi  inginocchiò  dinan- 
Nàle  viie^i  d Tompeio,€  kuatofi  U Diadema  di  tefla,gh  h pofo  appreffo  i piedi . Et 

e ^ dt  Vs'tio  * ^ frateìlo  d’ Eumene  hauendo  intefo , ch'egli  uiuea , depefe  il  diadema . E 

e i iopuo.  Seieuco  perc[ut0  i* ({ferrite  fi  diede  dia  fuga  lacerando  il  fuo  diadema- . 

E Limo  di  Beffo  traditor  di  Dario  : Mt  ilhfomulaticne  cmiffa , circtmfi * 

. fìunt  eum,  &fiuElra  repugnantem  vinciunt  direpto  ex  capite  Pregni  infi- 
gne . Leone  Imp. confidando  d' effer  à Bjiggiero  obhgatijfmo  gli  dicevi 
appreffo  CMrìoflo  : 

c. 45'/  8*  fijj) n ueggio  riccmpenfacbe  mai  quella 

Obli - 


Parte  Prima-;.  31 

Oblig&tìon  ch'io  t'ho  potfa  di/ ciane  : 

E non  s'ancora  w mi  leni  di  tcjìa 
La  mia  corona , e à te  la  uenga  d porre . 

Cofìuma*ono  già  iBj  di  Francia  di  uenir  in  Italia  d leuaril  capello  dì  Boni/ nell 
tcjìa  d i I{è  Longobardi , per  fegno  della  [uperioritd  che  quei  I{e  baueanGHtfi  r Tri - 
[opra  di  quegli  : come  fi  legge  che  Tipino  padre  diCarlo  Magno  feccia uigiana. 
Hanno  di  no/ira  fallite  [ettccento  trenta/ette . Il  gettar  ttia  la  coronai 
è anco  gì  fio  di  ualer  tralafciare  la  ulta  attiva^  quelle  honefle  fatiche  yChe 
fono  dt  corona  degne , ciò  è digloriofo  premio,  e di  uoler  ritirarfi,  e nafeon - 
derfi  nell'ocio.  Così  A ri  fide , esortando  gli  JLtheniefi  à non  ce/fare  dalla 
oppugnatone  di  Siragofay  diceua  effer  grandemente  uituperofo  quell' \At- 
letayche  fi  ritìraua  dall' incominciata  imprefa.mentre  potea  combattendo 
affirar*  alla  tintoria . Scriue  yal.MaJfftmo,  e Tlutarco  ancora , che  Seno- 
fonte  e (fendo  all*  altare  in  atto  di  facrìficare3gli  fu  portata  ncuay  chtun-j 
fuo  unico  figliuolo  era  flato  in  guerra  uccìfo  : onde  Corcnam  capiti  detra - 
xit,in  fegno  di  dolore:  mahauendointefoy  ch'era  morto  u a [orafamente^? 
combattendo y fi  rìpcfela  corona  in  tefìa , c ringratiando  i Dei,  diede  al  fa-  vlinMb.z  \ 
cri  fido  compimento . T-Munatio  fu  caftigato  perche  leuò  di  tefìa  della-™?  ì- 
fatua  di  T.Marfia  una  ghirlanda  di  fiori  > e con  quella  incoronò  fe  fteffo . 

Coprirli  la  tefìa  con  le  mani,  ò con  la  vefìe. 

EGefìo  di  timore , quafi  che  fi  uoglìa  difender  la  tefìa  da  qualche 

per  coffa . T.  Graccho  udendo  raccommandar  lafua  falute  al  popo - . r 3 . 
lo , polla  fi  la  mano  fopra  il  capo  afeefe  in  Campidoglio  ; ma  ciò  gli  fuc - piut  ineius 
ceffe  male, e fendo  quel  gefto  da*  fuoi  nemici  interpretato  egli  diman ■ vita, 
daffe  il  diadema,  e così  la  Signoria  . Conforme  à quel  detto  della  Scrittu- 
ra : Ideo  accipient  \egnum  decoris , & diadema  fpecieide  rnanu  Domini 
queniam  dexiera  fya  teget  eos , & in  bracino  Sanfto  fuo  defendet  tllos . In  $ap  j. 
una  medaglia  di  Galieno  Imp.è  una  figura  che  fà  un  così  fatto  gefto , per 
Accennar  fìcung^a , e fermerà’,  conquide  lettere  appreffo  : SECy - 
EjTuiS  JLVG.  T lauto  diffe  : 

• -Quin  etiamhoc  illi  dicito 

Ea&urum  me,  rt  nec  etiam  afpicere  ades  audeat  5 

Capite  cbuclutOyyt  fugiat  jummo  cum  meìu . ln  Mo^p 

Giulio  Cefare  ueduto  Bruto  con  L'arma  nuda  contradì  fe^per  non  far  at- 
to indegnOyCon  la  uefle  fi  coprì  il  capo,e  fà  da'  congiurati  uccìfo - 
Nebbia  intorno  il  capo. 

Q Ve  fio  è fegno  di  morte  : e però  Virgilio  uolendo  prcnofticar  imma-  • * 4* 

tura  morte  à Marcello  difje  : jEn.6. 

S:ct  aox atra  caput  trtfii  circumuolat  umbra.  E uolendo  parimente  il  Te-  Cani? 44* 

trar - 


3 1 Dell'arte  de  cenni. 

9*n&.\  4*  trarca  accennare  l'acerba  morte  della  (uà  amatala*?  * 

Fra  tanti  amici  lumi 

Vna  nube  lontana  mi  dìffiacque  , 

la  qual  temo  cb’in  pianto  fi  nfolua . 

Et  in  un' altro  luogo  diffe  ancora  pur  di  Laura  parlando: 

Cmm x.  Male  parti  fupreme 

Frano  auolted'una  nebbia  ofeura, 

E così  diciamo  il  color  nero  accennar  morte  ; come  Virgilio  di  CamiUà 
mori  ente  differì  : 

Haffenus  jtcca  foror  potui,nunc  vulnus  acerbum, 

Mv.ii*  conficit)&  tenebrisnigrefeunt  omnia  circum  . Et  Horatio  » 

- — ^Seu  me  tranquilla  fenefius 
Lib.i.Sat.i  Expeffatjeumors atris  circumuolat  alis . E Tibullo: 

Et  veniettenebris  morsadoperta  caput . 

Il  Tetrarca  fimilmente  chiamò  neri  i giorni  infelici  : 

Scn  isi.  Forfè  prefago  de*  dì  trilli, e negri.  Ftaltroue  : 

Sm. tu.  Hortrifii auguri, e fogni,epenficr  negri , 

Mi  danno  affatto,  e piaccia  à Dio  che'n  uano . Horatio  • 

— —Hic  niger  efi , hunc  tu  Romane  c aneto . 

» All'incontro  il  color  bianco  è indicio  di  felicità , e Unita»  Tropertio 
uolendo  dir  che  hebbe  una  notte  felice  diffe  : 

O me  f eliconi , ò nox  mihi  candida  • 

E CatuUo , per  effrimer  ch'egli  fu  già  felice  : 

Fulfere  verè  candidi  tibi  foles . 

De  fenf  & E ^C€  ^ rifiatile, che  i colori  fono  tanto  più  nobili,  quanto  più  s' aiti  c inane 
fmf.  n a^a  luce t& ignobili  quanto  più  rapprefentano  le  tenebre  : e Bartolo diffe 

ilmedefmo . E della  felicità  del  fuo giorno  natalitio  Tibullo  diccua: 
in  Tratt  de  jìhu  natalis  m&ltos  celebrande  per  annos 
7ib  i de  7 Candidiorfemper  ,candidìorque  noni. 

E fu  coftume  antico  di  notar  le  cofe  proffere  con  creta  bianca, e le  infanfle 
con  nero  carbone:  e però  Ter  fio  diffe  : 

Quoque  [eqnendaforents&  qua  mtanda  uiciffim 
lUa  prius  creta, mox  hxc  carbone  notafìi. 

Et  Horatio:  Creata  an  carbone  notandi  ? • 

Uh  Sm  - Titagora  folea  dire,quod  ejjct  colore  albo  ad  naturarti  bonii&  qiiod  nigr* 

^ ad  naturam  mali  pertinere.  E Ter  fio. 

Ter  me  omnia  fint  ubi  protinus  alba: 

Cioè  ti  fuccedano  le  cofe  proff  tram  ente  : Catullo  attribuì  la  bianche 
alla  bontà, e la  negrezza  al  mito , parlando  cefi  di  Giulio  Cefare  : 

TiU 


Parte  Primaj  > 


33 


*NU  mìrum  fiudeo  tibi  Cafar  nelle  piacere  , 

Elee  fi  arem  utrum  fis  albus,an  ater  homo • 

Similmente  Tibullo  per  la  innocente  felicità  pofela  bianchezza: 
Sisfelix}&  fmt  candida  fatta  tua.  E Vropertio . 

Roma  faue,tibi  furget  opus, date  candida  ciues , 

Qmina,  & in  tettis  dextera  cantei  auis. 

L'imagine  della  Fede  era  da  gli  antichi  figurata  uefiita  di  bianco ; e pel 
ròdiffe  Horatio  : 

Te  jfes,&  albo  rara  Fides  colti 
Velatapanno.  E lunotto  : 

Tfon  par  che  da  gli  antichi  fi  dipinga 
La  fanta  Fè  nettila  in  altro  modo  $ 

Che  d'nn  uel  bianco  , che  la  copra  tutta , 

Ch*un  fol  punto  , un  fai  neo  la  puh  far  brutti 

E perciò  Numa  ordinò  che  il  Sacerdote, che  alla  Fede  j àcrifi cava, baueffe 
la  mano  deftra  coperta  d9un  bianco  uelo,e  così  anco  il  capo . 

Fiamma  intorno  il  capo. 

ILgeflo  d’hauer  una  fiamma  intorno  il  capo  accennerà  grande  Jfilendo- 
re,  ò Hegal dignità , ò chiaro  militar  ualore , ò rifplendente  fantità  , ò 
[nitro felice ye  proffiero  auenimento  . E però  A nchifeper  un  così  fatto  fo- 
gno predijf  e il  Regno  ad  j£j canto  fuo  nepote. 

Summo  de  vertice  uifus  luti 

Eundere  lumen  apex,tattuque  innoxia  modi 
Lambere  fiamma  comas,&  circum  temporapafcL 
'Nè  fà  nano  l’augurio  e [fendo  ^4 f canto  riufcito  Re  distia.  Cefi  Tanaquil 
mnunttò  à Seruio  TuUio , ch’egli  douea  effer  Rè,  perche  effendo  egli  nella 
cuUa  infante  una  cefi  fatta  fi  ama  fe  gli  aggirò  intorno  il  capo’,  e però  mor- 
to Tar quinto  Tnfco  ella  apprejfo  Ltuìo  lo  offerta  ad  imprender  il  Regno 
di  Roma  dicendo:  Nunc  te  l^a  coeleflrs  excitet  fiamma  qua  magnum  hoc 
fiore  caput  Dii  immortale*  portenderunt . E parimente  fogno  di  riufeir 
chiaro, & iìlu  ftre di  douer  eccitar  incendio  diguerre,come  chiaramcn- 
tee '/piegato  da  Virgilio  mentre  dice  che  intorno  al  capo  di  Lanini  a figli- 
uola del  Rè  Latino,  che  fu  poi  moglie  d’Enea,  tal  fiamma  impromfamen - 
tes’accefe: 

Traterea,cattis  adolet  dum  aitarla  txlis 
Etiuxta  gemtoremafiat  Lanini  a virgo  , 

V ifa(nefas)loniis  comprendere  crinibus  ignora , 

•Atque  omnem  ornatura  fiamma  crepitante  cremati  2 
\Regalefque  accenja  eomas,  accenfa.coronam 

E In  fi* 


li.  1 eleg  <S\ 

Lib.  4. 


lib.it  ed.  2 J 

Ci-ì  I « /?•  I « 


JEn,  zi 


Uh.  1 


J£v.  7, 


in  LB  Bte 

R»  4.  Ah g. 


* 1 6. 


3 4 Dell’arte  de’  cenni  » 

ìnfignem  gemmisi  tum [umida  lumine  fulm 
Inno  lui'  ac  totis  Vulcannm  jfargere  tetti  s . 

Id  nero  borrendum  , ac  uifu  mirabile  ferri  ; 

Tfimque  fore  illuflrem  fama  yfatifque  canebant , 

I pfamjed  pepalo  magmm  portendere  bvllum . 

; Vedìutn . Hecuba,come  riferifee  Cicerone, effendo  grauidaje  parue  di  partorir  una 
fiamma , e partorì  V avide,  incenàium  Troia,  & pettem  Vergamo . 
Ma  della  Madre  diS.Dominico  co  fi  ferme  Santa  Chiefa:  Huiusmatergra - 
uida  f ibi  mfa  efi  in  quiete  continere  in  alno  satuliim  ore  praferentem  fa - 
cern,qua  èditusid  lucem  orbem  terramm  incenderete  Ouofornnio  fignifi - 
cabatur  fore  vt  (picndore  fanttitatis,  & dottrina  genttsad  Chrifttanam 
pietatem  infiammar entur . E dì  S . Martino  V cf cono  Tur onenfe  dice  l*u» 
Chiefa,  chedum  facramenta  offerret  yglobus  igneti s appartili  [uper  caput 
eius . E cefi  leggiamo  il  capo  di  molti  altri  fanti  efj tre  fiato  ccelefiiffilen - 
de  re  circumfufum  :Onde  i fanti  fi  fogliono  depingere  con  un  cerchio  di  rag, 
gì  intorno  il  capo » 

Portar  alcuna  cola  fopra  della  teda» 

Egitto  di  grande  amore  , tolto  dalle  madri, che  lauando  i loro  bambini 
della  culla, fe  li  pongono  in  capo . Viatone  d quetto  accennò  quando 
lajciò  fcritto:  Et  huìus  fa  pieni;  a grattatavi  uehementer  amantur , vt 
amici  tantum  non  eosin  capìtìbus  circunfcrant.E  fiamo  anco  {oliti  di  dirti 
che  portiamo  l’honomottro  in  cima  delia  tefta~. 

Toccar  lu fi ngheuol mente  la  teda  altrui» 

17  GeRo  di  adulaticne,  conforme  al prcuerbic  1 Demulcere  caput . Gli 
^ adulatori  per  maggior  fegno  d’honore  fintamente  accarezzano  iUa- 
po  y come  far  te  principali ffma  del  nofiro  corpo, che  accenna  dominio , & 
imperioycome  il  capo  tutte  V altre  membra  fi gn  Greggi  a : Quindi  effeniofi 
nella  rocca  Tarpeia , mentre  fi  canati  ano  1 fondamenti  del  T empio  di  Gio - 
ne yritr ouato  un  capo  bimano, prcd.fftro  gli  Indouini,  che  quel  luogo  do- 
uea  effer  il  capo  del  mondo , come  a punto  attenne  ; poiché  quel  colle  > da 
quetto  capo  detto  Capitolio, e quella  rocca  crebbe  in  tanta  grandezza, che 
quitti  accrefciuta  la  città  di  P^oma,  dominatrice  di  tutte  iegentiyfu  chia- 
mata capo  del  mondo:  Onde  di  lei  d ffe  Lucano  1 
Ipfa  caput  mundi,  beliorum  maxima  msrces 
Roma.  Et  Ouidio  ne* fatti  : 

J{oma  triumphatì  dum  caput  orbis  erit. 

Toccarfi  il  capo» 

ES fendo  per  lo  capo  dinotato  il  principio  delle  ce  feconde  Virgilio > 

Hoc  caput } ò cmeSfhoc  beili  fummo,  nefandi} 

E per 


*17. 


Harf. 


•l8 


Parte  Prima..’  3; 

X ptr  H piedi  il  fine  ; fìccme  il  geflo  di  toccar  fi  la  tefla  accennerà  cofa  pri- 
miera,cofi  di  toccarfì  i piedi  cofa  ultima’,  e di  toccar  Tuno, e l* altro, princi- 
piò, e fine  fignifica  ciò  è il  tutto  j come  di  Cbrifìo  Signor  nofìro  flagellato 
dijje  Efaid :>A  pianta  pedis  vfque  aduerticem  capitis  non  e fi  in  eofanitas : 

E perciò  quella  uifione,cbe  in  Efaia  fi  legge  di  quei  due  S era  fini, ebe  con  Va 
li  copriuano  l'uno  il  capo, e l'altro  i piedi  à Dio, sdamando  interpreta  ac - 
cennare,cbe  l’origine  dette  cofe , e cefi  anco  tteffito,  di  quelle,  ci  filano  oc- 
culti , e che  folamente  delle  cofe  di  me%p  babbiamo  cognitione  : onde  leg- 
giamo netta  diurna  fcritturà  : jlnnuntiate  mibi  priora , & nouifjìma  qua 
erunv,  & dicam  uoseffe  Deos . E tra  legratie  che  Iddio  promette  à gli  of- 
feruatori della  fua  legge , è fcvitto  : Conflituette  Dominusin  caput, & non  Dmier . 1$. 
incaudam’,  & eris femper  fupra,&  non  fubter  fi audieris  mandata  Dei . 

Con  la  mano  fottentar  il  capottando  affettato, ò appoggiato. 

Eptodi  tranquillità,  e di  ficure^ja,  eberapprefenta  rtpofo  di  corpo, 

& accena  una  fimil  quiete  d’animo:  e perciò  netta  medaglia  di  M.^Au  • 1 9 • 
r elio  Antonino  è una figura  (opra  una  fediache  ripofala  tefìa  f oprala 
palma  dellamano  y bauendo  il  gomito  appoggiato  alla  fedia  con  quella  in- 
fcrittione  SECVBJT<AT1  TE ET  V A E.  Et  m un'altra  meda- 
glia di  Filippo  lAugufio  è la  medefima  figura  d'uria  Dea,conquefte  parole 
S EC  V B^IT.O  B^B  1 S . Et  in  una  di  Alerone  è una  Dea  che  fiede  appog- 
giata ad  vn’ altare, coti  quefte  lettere  appreso:  SEC  VFJ.T  *AT  I jl  y- 
Gy  STI. 

Grattar/!  il  capo. 

TJ  Segno  di  timidità, di  verrcgna,d'cbhuioue,edi  nenpoterfi  ridur  à me-  . 1 o. 
moria  Alcuna  cofa . così  l'usò  Horatio  : 

* Et  in  uerfu  f adendo  Zt  r # Sa( , 0 

$&pe  caput fcaberet. 

Eùd  Tompeio  aferitto  à mollitie , perche  facejje  quefio  geflo  di  grattar  fi 
con  un  dito  la  tefìa, come  fcriu  e Plutarco. 

Et  un'antico  "Poeta  di  ejfo  Tompeio  diffe  : 

Fafciola  qui  crura  tegit,  digito  caput  uno 
Scalpit,  quid  credis  bune  fibt  uelle  ? uirum. 

Similmente  Giuuenale  degli  buominilafciui,  & odo  fi  diffe: 

Qui  digito  fcalpunt  uno  caput . 

Curarli  la  cotica. 

E Geflo  d'buomo  fenfuale,e  lafcmo , che  attenda  con  cibi  delicati,  un - .il* 

guenti, bagni, ripofo, forino,  e così fattedelitie  ad  ingraffar  fi,  immor - 
bidirfì,  & far  fi  rilucer  la  pelle,  come  fanno  quelli , quorum  Deus  venter 
eft,  ?s lati  fol  per  mangiar  ,e  far  letame • Horatio  di  quefio  gì  fio  due  : 

. * E \ Ire 


3 6 Dell’Arte  Jc’cenni, 

lìb.zfài.y  Iredomum,atque 

Tell'iculam  curare  tube.  E nell'Epiftole  l'ificffo  Tosta  : 

Mg  pinguem,  &nitidumì &benè  curata  cute  vifes  , 

• Citm  ridere  voles  Epicuri  de  grsge  porcnm . Et  in  un'altro  luogo  : 
Lib.iaep.z,s  Ronfi  Tenelopes  ncbulones  > Mlcionique 

In  cute  curando,  plus  aquo  operata  nmentus  , 

Cui  pulchrum fuit  in  medio s dormire  dies , & 

Md  slrrpitum  cithara  ce  fiat  um  ducere  curarti . E Terfiù  :■ 

— ’-Etaflìduo  curata  cutìcula  Sole . 

Gittarfi  la  polvere  fopra  i!  capa. 

E Segno  di  grandifiìmo  dolore  : onde  fi  legge  che  quegli  amici  di  Giob* 
i be  che  andarono  à confolarlo,uedutelo  in  granififima  calamità  feifi- 
fisu? sìihus  ,fparferunt puluerem  fuper  caput  f imm  in  ccelum . E ndl'*A» 
pocalifii  è fentto  : Mifemnt  puhicrern  fuper  capita  fua,  & clamauerunt 
fientes-,  & Ingente  s . Et  in  molti  altri  luoghi  della  diurna  frittura  ciò  fi 
legge . E peraò  co Eìuma  Santa  Chiefa  nei  principio  della  Quarefima  di 
farci  porre  la  polvere  [opra  ileapo  per  gran  fogno  di  dolore, e pentimen ^ 
to  dt' no  fi  ri  peccatile  per  raccordarci  che 
Meramente  fiam  noi poluere  ombra . 

Catullo  nelle  nogge  di  Teleo}e  di  Thetide  dice 
Caniàem  terra,  atqueinfufo  puluere  fceians 
UT  affo  di  Arfetc  addolorato  dice: 
c<  12  ft.ioi  Ma  i bianchi  crini  fuoi  d'immonda  polve* 

Si  /f  arge , e brutta,  e fede  il  volto,  e' l petto  . Et  apprejfo  Virgilio- Me* 
gentio,alla  nouadellamorte  di  tanfo  fuo  figliolo, 

Mn.  i o»  Camciem  immundo  de  format  puluere . 

E il  Rè  Latino  intefa  L'infelice morte  di  fua  moglie, e ia  ruina  della  Città i 
JEn, 1 2.  Caniciem  im mundo  pe rfufa m puluere  turpa-t  ». 

Cozzare» . 

# 1 3 # Ve  fio  atto  dì  colare  è proprio  de'  montoni, che  per  natura  quando 

contendono  fi  corrono  incontra  ye  conia  teU.a  s'urtano  rende  i' 
rioSìodiffe:  _ 

Ci.  n.6$>  Mngi  cofano  à guifa  dì  montoni . 

£ s’attnbuìfce  poi  anco  ad  altri  animali , e peréti  He  ff ò Mriofio  parlasi* 
do  dello  feontro  che  fecero  infieme  Sacripante , e Br adamante : 

C.jtft.ói,  'Nfn  fi  vanno  i Leoni  , ò Tori  in  fatto 
M dar  di  petto , ad  accoccar  fi  crudi. 

Adunque  quefia  faràgeEìodi  pugna,  e di  contrafio  ; come  ancorasi 
Bau  te  quando  diffe  i 


Sai  4. 


• ai... 

Job  | .. 
C«p..\  8 . 

lon  7. 

!•&«£*  4- 


in  etere 


Parte  Prima  ' 


37 


.IC* 


In  eterno  uirramio  aldi  due  cozzi  * 

Da  quello  colare  de  gli  *A vieti  quella  machina  militare ,co’l  capo  del - L/£ 
laquale  fi  percoteuano  le  nemiche  mura,  ^Ariete  fu  detta  defirittada-j 
jritrumo della  quale  Propertìo  : • Ub>\> 

Dumque  ariesmorurn  corna  pulfahat  aheno  . E Plinio  dice  quel  famofi 
cauaUG  cui  quale  fà  prefa  Troia  effere  flato  una  così  fatta  machina  da-> 
guerra*  il  Boccaccio  diffe  : Tfon  battendo  mai  dauantì  faputo  con  chz^j 
corno  gli  buomini  cacano . E dar  di  cozZP  è l’ifteffo  che  colare,  cioè 
opponete, & impugnare,  e però  Danie  diffe  : , f , 

Che  glena  ne  la  fata  dar  di  co^p  ? E l’Eric  fio  , di  lAfiolfo  s in*tr  9‘ 

Venne  in  quel  che  coreana  à dar  di  cozz°-  c.zz 

E quindi  è deriuato  il  raceo^are,  che  è di  nuoto  co%%are  j come  l’usò 
ViAriofto  : 

Dopo  non  s'eran  mai  più  raccozzati*  Ediffeancot  ra  * '/ 

Che  non  mai  più  per  raccozzarti  infame  \ 

Foffimo  al  mondo  . 

Dar  della  tefta  nel  muro  l 

OVeflc  è atto  d’ìnconfilabile  dolore . Il  Sigonio  parlando  della  mor - .14* 

té  di  Ci  flautino  Imperatore  dice  che  diuulgatafi,  Milites  ilhfis  r>e  iwp.ee- 
muro  c apiti  bus  nulli  squ&sìibus  pepercerunt . E l’Arìoflo  dice  che  ^Aftol-  cid.hb.$, 
fo  P\è  de’  Logobar  diveduta  fua  moglie  fotte  il  nano, per  quefia  dishonefìà . 

fìt per  arrabbiar,  per  uenir  matto , c. 28.^44 

Tfe  fà  per  dar  del  capo  in  tutti  i muri . 

Hauen'do  la  faettapercoffa  lacafa  de ’ Cefari,  tutte  le  tefìe  delle  loro 
Il  a tu  e caderovo  à terra, che  fàindicio  che  quella  f chiatta  doueffe  del  tut- 
to perire  in  fieni  e con  "Njrone  che  di  quella  fà  l’ultimo  » Di  quefio  atto 
così  dijfe  Tibullo  : 

Tipn  ego  tcRurem  genihus  perrepere  fupptex  , 

Etmifenm  fanEIo  tundere  pofìe  caput , ' hh%\MegA 

7ipn  ego , fintemi , àuhitem  proetmbere  templi s . 

Et  dare  facratis  ofcula  liminibus . 

Poner  vn  guanciale  fotte  l’altrui  capo  ^ 

IL  gefìo  diponere  un  guanciale  fitto  il  gomito,  è un*  origliere  fitto  il  # ^ -T 

capo  è atto  à’aduiatione  come  dichiara  San  Gregorio  fipra  quel  detto  * ^ 

del  "Profeta  Ezechieìle  : Va  qui  confuunt  puluillcs  fub  omni  cubito , & Ub.iZ.cs?, 
faciunt  ceruicalia  fub  capite  vniucrf#  atatis  ad  capkndas  ani-mas.  Di  che$  tner-di*i- 
Plutarco  rendendo  la  ragione  dice, che  fi  come  il  guanciale  è gonfio,  ma 
s’ ac  commoda  alla  te  Ha  di  chi  Puf  a ; così  l’adulatore,  fi  bene  da  princìpio 
par  turgido, nondimeno  poi  cede,  e s’accmmoda  * Il  Signor  B a (daffare 

Bonifac- 


5 8 Dell’arte  de  cenni. 

Bonif accio  di  queflo  cenno  così  diffe  ; imitando  ilTrofeta  : 

qui  fub  cubiti s puluilles  omnibus  aptant 
Cm  ftorum  capiti  qui  ceruicalia  fìernunt . 

che  pare  che  alludere  Ouidio  quando  diffe,  parlando  deli’ off equio  di 
liB.  i.  degli  amanti  uerfo  le  loro  amate  : 

mueifnan,  Futi  utile  multi s 

Tuluillum  facili  campo fuiffe  manu  ; 

Che  l’adulatore  in  fine  non  repugna  feconda  lamico  ; come  ben& 
ejpreffe  Martiale  dicendo  : 

Tftg%  Uè. ii  Mentirti,  credo;  recitas  mala  carminai  laudo  : 

Cantasi  canto  ; bibis  Tontiliane  bibo  ; 

Vedis,di(fimulo  ; gemma  uis  ludere , uincor  l 
£ Giuuenale  hebbe  l’i  Beffo  concetto  quando  fcriffe  : 

Sai,}'  - — —fydes  i malore  cachinno 

Concutitur  : flet,  fi  lachrymas  conffexit  amici , 

Tfec  dolet  : igniculum  bruma  fi  tempore  pofeas , 

*dccipit  endromidem  : fi  dixerisceftuo,fudat. 

S crine  Cicerone  nell1  ami  citi  e non  effer  pefie  maggiore  delle  lufinghcJl 
e delladulatione , la  quale  però  non  nuoce  fe  non  àchi  la  riceue;  auerten- 
docìà  non  porger  orecchio  à gli  adulatori.  Bione  diffe  che  quelli  che  com- 
portano di  effer  adulati  fono  come  boccali , che  s’aggirano  per  gli  orecchi . 
E diffe  ancora, effendo  interrogato  quale  jfcffe  la  peggiorbe  Bui,  che  delle 
fiere  era  il  Tir  anno, e delle  dome  Biche  l’adulatore.  Et  ^intiflene  li  para- 
gonò allemeretrid , poi  che  egualmente  pregano  à i loro  amici  tutte 
profferiti , e felicità  del  mondo,  fuori  che  buon’ intelletto . tìauendo  gli 
adulatori  dato  à creder  ai  ^Aleffandro  Magno  eh* egli  f off e figliolo  di  Gio - 
Seneca  cp.  ue, effendo  Bato  nell’affedio  d’una  città  ferito, diffe  : Tutti  mi  dicono  ch’io 
6o*  fon  figliolo  di  Gicue;  ma  quefia  ferita  mi  fà  creder  ch’io  fia  un’buemo  co- 
me gli  altri  . £ Tficefia  uedendo  che  le  mofche  infefiauano  ^ ileffandro , 
diffe, che  quegli  animaletti  erano  degni  df effer  ante poBi  à4utti  gli  altri , 
perche  guaftauano  del  f angue  Elegia  * 


39 


Parte  Prima./.' 

DELLA  FACCIA.  Cap.  VII. 


i Della  faccia, 
x Faccia  confante.' 

3 Serenale  ridente. 

4 Agra,ruftica,&  ingrata  • 

5 Stupida,  & attonita. 

6 Rigida,  e dura. 

7 Torua-j. 

8 Rugofa_>. 

9 Volta  verfo  il  Cielo  T 
i'o-  Volta  verfo  la  terra. 

il  Volgerlafacciaaltrouer 
ix  Dellsarrof?5rfi,&  impallidirli . 
i $ Della  pallidezza. 

14  DelFcrubefcenza . 

1 5 Coprirli  la  faccia  con  le  mani,ò  con  altro. 

16  Percuoterli  la  faccia . 


Vel ìa  bella  imagìne  del  noflro  animo , che  dalla  'Natura  ~ 

nella  parte  anteriore  del  noflro  capo  fu  di  uarie  parti 
con  tanta  uagheg^a  formata, è da  noi  faccia  nominata  ; 
lo  flato,  e diJpQfitione  della  quale  propriamente  uolto  fi  ^ 

dice, che  folamente  effe*  nciPhmmo  affermò  Cicerone  ; Dt  e£i  1# 
nel  qude  mirabilmente  fi  ueggono  uariare  gli  affetti  de* 
tioflri animi  : onde  egli  diffe  : Vultus , quotatimi  motus  funt,  tot  fìgnifi - De  orat ’ 
catione  s,&  commutationes  potè  fi  efficere . Quintiliano  dice  : Domina - 
tur  aurei n maxime  unltus  : hoc  fnppUces,hoc  minaces,hoc  blandi, hoc  tri - 
fìeSyhoc  hi  lare  s. hoc  ere6fi,hoc  Jummiffì  fumus,  hoc  pendent  homìnes,hoc 
intuentur ,bunc Jpeffant  etiamantequam  dicimus‘,hoc  quofdam  amamus , 
hoc  odìmus , hoc  plurima  intelligimus  ; hic  eflfape  prò  omnibus  verbi s . 

Di  quefla  faccia  bora  alcuna  cofa  dirò,eprji  feparatamentc  andari)  d’ogni 
fua  parte  i cenni, & i gefh  inueft!gando,e  di  laminando* 

Faccia  confante. 

ILnonmutar  faccia, ma  batterla  fempre  ad  un  modo  faida,  e confante , ^ 

èiniiciod'un  animo  forte,ìnnocentci&  immutabile,  V^irìofìo  U’Qr~ 
landò  quando  andò  à combatter  con  l'Orca  marina  dice:  Cn  * K 

- — Orlando  in  se  raccolto 

la 


Zib.j.c.  ip 


i 3. 

Prtw.  1 6» 


fBo  4.  /?«  84* 


ì,Mn.  i7 

Trìonf  m<$. 
Cap.  1 . 


£<>».  86. 


7»  Scholijs 

ad  Ttrent . 


40  Dell’arte  de’ cennij  * 

Lamira  altiera  è cangia, cor  nè  Molto.  Horatio : 

*NjL  cònfcire  fibi , nulla  pallefceire  culpa . 

Ter  che  Socrate  bebbe  femprela  medefìma  con  fianca  dell’aniftto,  perciò 
bcbbeancQ  L'itteffo  molto, nè  in  quello  fi  uide  mai  mutatione,ò  altcratione 
alcma:come anco  nferif ce  Tlinio, dicendo : Socratem  , clarum  fapienti^a 
eodemfemperuifim  vultujnec authilan magis , aut  turbato | perche,  co* 
me  dice  Horatio  : 

*~—Tenacem  propofiti  uirum 
7{pn  yultus  in  lìantis  ty ranni 
Mente  quatti  [olida . 

Faccia ferenas  elidente. 

Vefla  pofitura  di  faccia  arguifce  benignità:  come  a punto  diffe  Salo - 
mone: In  hilaritate  vultus  Regis,  vita  clementia  eius . E i^/ca- 
firato  diffe  ancoragli  : Benigni  oculi fummam  animi  pulebritudinem  co - 
mitantur.  Et  attiene  per  or  dinario, eh  e coloro,  i quali  per  natura  non  fono 
nè  iracondi, nè  colemi^nè (degne fi  hanno  la  faccia  fi>lendida,eferena:  pe- 
rò co'l  getto  d’una  tal  faccia  fi  accennerà  purità , e candidezza  d'animo  i 
Il  Tuffo  d'Mrmida  dice  : 

Serenò  all* bora  i nubile  fi  rai 
jtrmida,  e fi  ridente  apparue  fuor  e J 
Ch'innamorò  di  fue  bellezze  il  cielo  . 

Quefia  faccia  ferena  ,e  ridente  fu  attribuita  à Gioite , con  laquale  differé 
che  pafferemua  il  cielo:  Onde  Virgilio  : 

, — Subridens  hominum  fator,atque  Deorum 
Vultu,  quo  c&lum,  tempettatejque  ferenat. 

Cefi  il  Tetrarca  diffe  dell'anima  della  fua  Laura • 

Lo  jfirto  per  partir  dì  quel  bel feno 
Con  tutte  fue  uìrtuti  m tè  romito 

Fatto  hauea  in  quella  parte  il  cìelferem.  E degli  occhi  della  medefimaì 
Ver  me  uolgendo  quelle  luci  fantz_j. 

Che  fanno  intorno  à sèi' aere  j crono. 

Ometta  faceta  uiuace  e lieta  farà  anco  fegno  d'alacrità  d'animo, e di  certa 
fperanza. Donato  dice  che  l'alacrità  propriamente, ett  mulatto  quadam^j 
vultus , gettientis  in  ffem  aliquam. 

Faccia  agra,ru dica, & ingrata. 

IL  gefio  d’una  tal  faceta  accennerà  odio,  dtfdegno,e  mala  uolonià:e  fen - 
Z?  parlar  farà  attedi  reprimer  alcuna  uh  lenza:  con  forme  à quei  detto 
di  Salomone :Ventus  Mquilo  dijjìpat  pluuias,  & facies  tnfiis  hnguam  de- 
trahentem;  E nell’Ecdefiafiicc  è ferino:  Melme  fi  ira  riju',quia  per  tr.fi  fi 


Parte  Prima-.  ? 41 

uam  vultus  corri githr  animus  delinquenti  s.T  ale  doueua  effer  la  faceta  di  tuhT'il 
Senocrate, al  quale  vlatonefuo  maestro  diffe,  che  alle  Gratie  faci  i fi  caffè , UenM.£ 
acciò  cbediuenijfe  di  gioconda , e grata  faccia , quali  dicono  i Toetì  effer 
quelle  delle  Gratie  : Vna  faccia  tale  doueafare  alt  Miotto  Mattro  Taf  Sai.  u 
quino,del  quale  diffe^j: 

Se  feparatamente  cucinarmi 

Vorrà  Mafiro  Tafquino  una, ò due  uolte9 

Quattro,  e fei  mi  farà  il  uifo  dotarmi  » 


Faccia  fìupida,&  attonita.' 

QVefio  farà  geflo  d’ignoranza  e meraviglia,  quale  garhatamentcJ 

Dante  rapprefentò  quando  diffe  : 

T<[pn  altrimenti  ttupìdo  fi  turbai 
lo  montanaro, e rimirando  ammutru , 

Quando  roggo,  e faluatico  s'inurba.  llT  affo  la  de  ferine  così  ? 

Taìlìdo, freddo,  muto,  e quafi  priuo 

Di  movimento  al  marmo  gli  occhi  affiffe»  Et  altrove » 

V altro  che  di  fìuporl* anima  carca 
Gli  feorge  à l’atto  de  Ummobil  uifo . 

Ma  più  e fqu: fittamente  fù  quefio fiupore  dell' Miotto  neltlmp . leone  cofi 


Varg.ió, 

Cm  fi. $6 
C.  19. fi. 17 


p 


Rman  Leon  sì  pien  di  merauiglia 
Quando  Ruggiero  effer  cefìùi gli  è noto  j 
Che  ferina  mouer  bocca, ò batter  ciglia , 

Omutar  ptè>  com’una  ttatua  immoto  , 

^tjìatua  più  ch’adhuomo  s* àffomiglia  , 

Che  ne  le  chiefe  alcun  metta  per  noto . 

Tuò  anco  una  tal  faccia  dar  jegnód’ effer  intorno  alcuna  dehberationi 
hrefolutcyche  parimente  è d’ignoranza  effetto.  Salufiio  parlando  di  Bocco  De  MI* 

Rè  di  Marocco  dubhiofoffe  doueua  acce  far  fi  a’ I\r  manicò  à Giugarta  fcriue^urt* 

.così;  Dicitur fecum  ipfe  multum  agitavi ffe , vultu,  colcre3acmotu  corpo - 
rìs}pariter  atque  animo  astraisi  qua  f cùicet, tacente ipfo,  occulta  ons  im* 
rnutatione  patefeciffe. Di  Mmida  dice  il  Tuffo  : 

Che  fiajji  in  sè  romita, e [off  tre  fa  C.igfi  £7 

Fra  sè , co*  fuoi  ptnftéè  par  chefautM^J* 

li  Tetrarca  defcriffe  quefio  fin  por.  dicendo  nel  Trionfo  d dìa  Morte  ; 

Q^.al  è cbi’ncofa  nona  gli  occhi  intende,  Cap.il 

E vede , end' al  principio  non  s'accorfe , 

Si  c’horfi  maraviglia , hor  fi  r prende  • 

f Virgilio 


4*>  Dell  arte  de* cenni, 

9»  Virgilio  dice  che > hauendo  Euandro  dette  molte  cofcJ  i 

Q Vixea  fatusentìdefixicfue  oratene hant 

eternai  ^incbfìades,  & fidus  beliate  s . 

Faccia  rigida, e dura. 

*6 e ''p  Er  gran  timore  la  faceta  s*irrigtdi(ce  abbandonata  dalfuo  colete : On • 

1 de  un  talgtfio  dinoterà  umore, e jfauento,come  lymtefe  Virilio  qui* 

JEn.  j.  do  differì 

— — Magni*  ex-errita  monftris 

JZn'io  Diriguit  uifummedioycaior  offa  reliquia  Etaltroucz 

*At  focijs  [abita  gehdus  fornì  dine  [angui  s 
Diriguic,  cecidete animi.  E Marnale  diffe  : 

Uh  I.  dum  miratur  pingui  fe  rote  teneri 

Concreto  nguit  umtta  repente  gclu . 

Et  rigens  corpus  fi  due  quello , che  non  fi  può  piegare  : Quintiliano  cefi 
l*£jpr  (jfc  :^4du  er fa  facies  tdemiffa  brachiali?  inatti  p d.  s,  & à fummo , ad 
imam  rigens  corpus. St  dice  il  rigor  de 9 Giudici  quando  non  fi  pofjono  all <t 
mifericordia  piegarejna  fono  dnrì>&  inefforabili  E d'un  huom< > sfacciato * 
che  nella  faccia  non  moflra  alcun  fogno  di  uer  gogna, di  ciamo,t.be  ha  il  noi 

fi$  gusw.to  durone  di  ferro  ; come  diffe  Cicerone  : tì  omini  prò  amiutiafamiliarius 
dixi,mihi  uideri  ore  duriffimo  efferfiti  pr&fcnte  eogrftu  agere  conarentur « 
Scontra  Tifone  d ffc-.fi  os  tuumfern  u J'enatus  cornano  nerberai  i uobafti a 
Gnidio  di  He  cuba  addolorata  dice  : 

— Dunque  fimi  liima  faxo 
Torpet,&  aduerfa  figit  modò  lumina  terra . 

Dante  rapprefentò  una  dura,& oflinata  p eruttaci a ,qu andò  del  fupeib 
biffino  Capane o diffe  : 

Znftr*  i4„  Chièquel  gr ande , che  non  par  che  curi 
^incendio , e giace  difpettofo , e torto , 

Si  che  la  pioggia  non  par  cheyl  maturi  i Del  quale  Statio  diffe , che  fà 
■ ‘-~r>Superum  contemptory&  aqui* 

In&m.ìi.*.  Giu  flirto  di  Batto  Terfiano  Gouernacor  di  fatto  p gione.e  condot - 
to  al  concetto  dyMleffandro  dice:  lUe  non  interrito  moào.  /•  d contumaci 
quoque  vultu  intnens  Regem, nudarti  ad  mmas  eius  roda  ti,  m : Qui - 
dio  di  Giunone  dice  : 

M%t.  $0  Coniux quoque  Regia  vìfacfl 

Citerà  non  dure  , duro  tamen  vltima  y ultu 
Ditta  tuhffe  louiSo  II  Taffo  di  Clorinda  famofa  gucrr 
j*  idrmè  d'orgoglio  il  uoltot  e fi  compiacque 
% ‘ Rigido  farlo,  e pur  rigido  piacque  t 

lidi® 


Parte  Prima/?  45 

iddio  diffe  ai  IgeMeUe  quando  lo  t»«ndè  i.  predicare  A i figliuoli  di 
ìfraelle  i Fili}  dura  fa£ie,&  indomabili  corde  funi  ad  quos  ego  mitto  te  • 

Faccia  torna. 

V}ja  faccia  tramila, e contrafatta  darà  indicio  di  (degno, e di  ntala^ 
fodìsf attuine . Il  Taf  e di  Orzano  rinfacciato  dai  Saldano  dice  ; 
Sol  con  la  faceta  tomai  e difdegnofa 
Tacito  fi  nmafe  il  fier  Cir caffo  > 

JL  guifadi  Leon  quando  fi  pofa 
Girando  gli  occhi , e non  mouendoilpaffo . 

Dante  introducendo  Virgilio  9 che  dica  ad  %Ahteo  che  lo  uogtia  calar 
giù  per  un  po%$?,per  condnr  effo  Dante  al  fiume  Codio  dice  • 

IPerò  ti  china  , e non  torcer  lo  grifo . 

Gnidio  di  tìecuba  appa fonata  dice  : »% 

Interdum  toruos  ex  collii adsthera  uultus  * 

Faccia  rugofa . 

TMe  faccia  dinoterà  uecchiata .perche  i ueccbi  cofi  fatta  Vhanno  : 

E però  Tibullo  lafctò  fermo  : 

Cum  me  a rugofa  pallebunt  ora  fent  ila , 

Et  referam  puerts  tempora  prifea  fenex . 

E per  confegutn%a  feuentà  ,e  granita}  quale  iife  Tropertio  convenir  fi 
allo  fenttore  di  materia  hermea  : 
l^unc  roto  fubdnUo  gr&uior  procedere  yulm 
Nurse  aliam  cylharam  me  mea  mufa  docet . 

VuArìoffo  dùuecchio  Bardino  afflmifimo  ftt  la  mette  di  Brandimar - 
te  diccs  : 

Le  mani  erano  in  tanto  empie , e rubelle 
Uicrincanuti,àlarugofa  pelle. 

Faccia  volta  verfo  il  Cieló. 


tlech.%: 

•7- 

C.l  • fiS6 


Inferii: 
Met.  15. 

.3. 

untivi 

IiL  1 » 


C.  45.  flt 
168. 


SIcome  fi  uolta  la  f acciai  così  i fogno  che  fi  miti  l’animo  uerfo  il  Cielo  „ 9 1 

à DiOidoue  hà  particolare  fiancati Ichefà  bene  intefo,e  chiaramente 
efpkcato  dalT affo  quando  del  corpo  di  Suono  diffe: 

Gìaeea  prono  non  già,  ma  come  mito  C 8.  fi 

Hebbe  fempre  à le  Stelle  il  fuo  defitte  t 
Dritto  ei  teneua  inuerfoàl  Cielo  il  uolto 
In  guifa  d'buom,  che  pur  la  fttfo  affire. 

Et  perche  fola  l’huomo  tra  gli  animali  affitti  di  falire  dopò  la  morite 
al  CielOidonde  prima  Henne}  perciò  hamndo  Iddio  fatti  gli  altri  ammali 
riguardanti  la  ta  ra,  fece  foUmentc  l’buomo  retto, che  ammiraffe  U bel» 
ktyedd  CitlOfComcben  diffe  Omdio  : 

F % Os  ho - 


44 


Dell’arte  de* cenni. 


Met.l. 


fum  Uh, 


Cap.  1 1 
Gap  iz 


Os  h omini  fublhne  dedit  coelumque  ridere 
lujjìt , & ertele  sai  fy  derat  oliere  uuitus  : 

Tìe  nat.Ueo  Spiegò  in  qu  e fla  maniera  Cicerone  Vtflffn  •concetto  : Deus  homi  nei 
hjrno  excitatGS  celfos > & ereflvs  confhtuit*  rt  D e or  um  cogniti  ontm,  c&- 
lum  intuentes , capere  poffent  : Dei  quah concetti  trattò  anco  nei  primo 
libro  delle  leggi  . E molto  prima  di  lui  ciò  fu  eff  ceffo  da  'Piatone  nel  Cra- 
tilo : il  quale  diffe  anco  che  l’anima  noflraff ubilo  ch'èufcita  dalie  mani  di 
Dìo,naturahmnte  à lui  come  fuo  padre  fumglieper  contemplarlo t 
Qgeflo  leitar  di  faccia  in  alto  è anco  mduio  di  confidenza*  d’ardere*  e di 
magnanimità :Onde  è fcmtto  in  Giobbe;  Tane  ieuare  potensfaciem  tuam 
abfq', macula^  eris  JìabUis,&^  non  timcbis ..  Et  in  un1  altro  luogo  : T uno 
fuper  omnipotentem*delicijs  affiuens*&  eleuabisad  Denta  faaem  tuam  l 
UjLlciato  diffe  che  la  (he vanga  tema  la  faccia  uolta  uerfo  il  Cielo , don» 
de  affettanti  aiuto  fin  queflo  emblema. 

Qua  Dea  tam  Insto  fuffie&ans  fyiera yultu  i 
Cuius penniadisreddita imago  finiti, 

Elpidij  fecero  manusa  ego  nomincr  ilici 

Qua  mi  feri  s promptam  Jpes  bona  p&flatqpem  - 
Scritte  Paulo  Moriginel  fuo  Santuario  di  Milano  dotte  tratta  delle^J 
reliquie  di  San  Efagaro  , che  offendo  fuc ceffo  in  Milano  un  gran  conflitto 
tra  Chri ff  ani, $\Ar nani >e  reflati  in  effq  molti  d’ambe  le  parti  eflinti, crei- 
no i loro  cadautri  in  modo  mefcolati*cffe difficilmente  fi  potè  uanort  con  q- 
feer  qusUi  de * catoiicbda  quelli  de  gli  he  reti  ci  ima  che  à preghiere  di  San - 
tfrjém  hr  o fi  Oyper  poter  dare  à qu  eli  i . de  fé  deli  Chriflia  n a fe  poi  tura*  quefli 
fé  mi  tarano  con  la  faccia  uerfo  il  Cielo,  & quelli  degli  intani  uerfo 
De  facr*  n- terra  : Ilche  è riferito  anco  da  Dominico  Mnfcfjo . - 
Hq.  cult . il  drìg^ar  la  faccia  uerfo  alcuna  cofa  è anco  atto  à* atteniìone  : E però 

§.u tnu.i 5 Beatrice diceudà  Dante ■ ; . 

jrara  .7.  ^Qr  drizza  ifuìff  à quel  che  fi  ragiona ... 

C,j6.  E df  allegrezza  amora  peperò  l’jtrioflo dice  ? 

O come  à quel  parlar  lem  la  faccia 
La  bella  Et  adamante, e ne  gioifee* 

Faccia  volta  verfo  la  terra.. 

Naturai  geho  di  dolore*e  di  ucrgogna:  Onde  Dante  diffe  : 

Come  le  pecorelle  ef  con  del  chiufo 
*Aci  una , à due*  à tre $ e l9 altre  hanno 
Timidette , atterrando  Cocchio  ye*i  mufo • 

Et  in  un9 altro  luogo  parlando  di  frenetico  Caccianemico , che  ndEIn- 
ferao  fi  vergognò  d’effe òrda  effo  Dante  minto, mentre  cerne  roffiai-o  er&s 

dal 


cmé. 


.IO* 


Parte  Prima . 

'dal  Demonio  frullato , dice  : 

E quel  frullato  celar  fi  credette 

Buffando  il  uifo.  Virgilio  di  Bidone  addolorata  dì  fife  : 


4 ; 


Inftr,  1 8. 


C.  45; 

10  6, 


V di  Tinabello  di  fife  s 


Cti  FI.  3?t 


Tarn  breuiter  Dido  vultum  demiffa  profatur . E di  jlndromaca  » j£n.  i . 
j yeiecit  vultum , &'demiffa  voce  locata  cfi.  Mn.y 

VMdoHo  dice  che  Carlo  Imp.  uolendo  maritar  Bradamanjtc  in  Leone 
figliuolo  di  Cofiantmolmpda  fece  chiamare  à feper  intenderà a lei  fc_s 
era  ueroycome  Mar  fifa  affermati  aì  eh  e tra  lei,e  leggiero  feffe  preme fifone 
fatto  matrimonio  : 

Tkn  Br adam ant e chino  à terra  iluifo, 

E confuja  non  nega , e non  confcnte , 

In  guifa,  che  comprender  di  leggiero 
Si  può  che  detto  habbia  Mar  fifa  il  uovo  < 

Et  hauea  gli  occhi  molili  e*l  uifo  baffi o , 

È fi  moftraua  dolorato,  e loffio. 

Dante ,defcriuendo  la  pena  degli auari  nel  Vurgatorioydice  chefiano  à 
terra  bocconi-, per  dimoftrar  come  hebbero  sepre  à terra  utili  i loro  pe fieri 
y idi  gente  per  effo,  che  piangea,  ^ 

Giacendo  à terra  tutta  uoltain  giufio  e 
lAdkafit  pavimento  anima  me  a , 

Sentì  dir  lor  con  sì  alti  fioriti , 

’Ghela  parola  a ' pena  sin  tende  a . 

Dicel'tAriosìo  che  Giocondo, battendo  trottata  fina  moglie  à giacer  con 
un  fuo  gargotte, oppreffio  da  uergegnofo  dolore  : 

Con  fronte  ere ffia,  e con  gonfiate  labbia  C x%.ft  zf 

Sta  l’infelice , e fcl  la  terra  guata . 

Il  T affo  parlando  d\Mcafio,che  fi  uantò  dì  far  l'ìmprcfa  deWìncanta - 
to  bofcoynon  battendo  potuto  ciò  far  e offendo  fi  con  uergogna  ritirato  dure, 

Che  quella  faccia  algar,  già  fi  orgogliofa  FI 

la  lucede  gli  huomini  non  ofa . ^9 

Et  in  un’altro  luogo  dice  che  Emirem,e  la  incontrando  i faldati  * 

T al’hor  dice  ad  alcun , perche  dime  (fio 

Mofiri  faldato  il  uoltoì  e di  che  temi  £ C,i0,  **'$  * 

Et  Iddio  dtffe  à lo  federato  Caino  : Cur  concidit  facies  tua  ? 

Éfiuefio  geflo  di  tener  la  faccia  uolta  uerfo  terra  è anco  atto  di  penfar 
profondamente  alcuna  cofa:E  perciò  Remerò  dice  che  prima, che  Vliffe  co  lliield  j . 
fi  eloquentemente  parlar  ^flette  un  peggo  con  gli  occhi  fiffi  uerfo  la  terra, 

€ con  lo  festi  vo  immobile . Dante  cefi  fcriffie  : 

Va  eh’ io  intefi quell* anime  offenfe  2nfir.fi 

Chinai 


4«  Dell’arte  decenni* 

Chinai  il  uifo  9 e tanto9 1 tenni  baffo 

Fin  cbe9l  Voeta  mi  diffe , che  penfc^;  f Vjìmfio  co  fi  diffe  ancor9  egli: 
€.41  fi. 67.  Stando  in  quello  penfofoil  Caualtero 
Di  Chiaramente  y e non  aliando  il  uifo  * 

Et  di  Rodomonte  grandemente  appaffionato  diffe  medefmamèntt * 

C'i?  fi. di  pen fiero  inpen fiero  andò  vagando 
Da  fe [ì e ffo  lontano  il  Tagan  molto  » 

Co'l  ufo  a terra  chino  ynè  leuando 

Sì  gh  occhi  mai  cW alcun  guardaffe  in  volto.  EtilTaffo\ 

G.iè.&<.56  ManelSoldan  feroce  alzar  non  ofa 

Ottano  il  uolto  » e'I  tien  penfofo , e baffo . 

Ouidio  dice  che  la  Sibilla  Cornea  prima  che  tiffondeffe  ad  Enea , che  l*ba* 
uea  ricercata  à fcorgerlo  all9 inferno , flette  alquanto  penfofa . 

Met- 14.  — — *^At  illa  diu  uultum  tcUuremoratum 

Erexit , tandemque  Deo  furibonda  recepto % 

Magna  petit , dixit  ■. 

Debello  ìu  Ma  lo  fìat  continuamente  con  la  facciauerfo  taterra,è  gffiodibefiia,é 

&Mrt*  d'huomo di  cofiumt  befiìaltye fozgi.E  però  Saluflio di  quefia pofitura  diffe: 

Meu  1.  Natura  pecora  pronay&  uentri  cbedientia  finxìt . Et  Omdio  : 

Tronaque  cum  fp e 61 ent  ammalia  estera  terram  . 

Volger  la  faccia  al  troue. 

di.  C Icome  il  rimirar  alcuna  cofa  è atto  d9amarlaye  di  de ftder  ariamo  fi  il  no 
O uoler  riguardarla: f ma  uolger  altroue  lafacciay  è fogno  dijprezxarla> e 
tfal.  ni  di  odiarla :£  perciò  Uggiamo  nella  diurna  fcntturayVfque quo  Domine  obli 
Ffal,  uifeeris  me  in  finemyufquequo  auertisfaciem  tuam  à me  f Et>  ^Auettefar 
ciemtuam  à peccatismeisy  & omnes  imquitatcs  meas  dele.  Et  anco: 

Deut.  32.  feondam  faciem  meam  ab  eis , & confiderabo  nowffima  eorum  gcneratio 
Ènim  peruerfa  efl . 

Gen  j$.  jLccioche  Loth  non  tnofìr affé  alcun  defiderìo  di  uoler  ritornar  nell'in- 
fame Sodoma  fua  patria 3 dì  donde  gli  v Angeli  lo  face u ano  fuggire  , gli  dtf* 
fero  i Salua  anìmam  tuam  noli  rtfficerepofl  tergum:  e poi  foggiunge  1<cj 
fcrittura:F{efl>icien$  uxor  ems  pofife , uerfa  ofì  in  Hatuam  falis . Virgilio 
uolendo  iffrimer  y che  Minerva  non  uoleua  effaudire  le  preghiere  delles 
Donne  Troiane  y la  finge  con  la  faccia  rivolta  altroue. : 

Mn.  1.  Diua  folofixos  oculcs  auerfa  tembat  • 

Il  Tettare  abolendo  dir  che  Laura  non  uolea  compiac€rfoy  dice : 

Sen.  49.  T or  tendo  il  uifo  a*  pr  ioghi  honefhye  degni . 

Ovidio  fa  dir  per  Tandead  Eiena-  : 

Ep'  ì 'D  Multaque  ne  uideamènerfa  cervice  rccptmbo. 

Del- 


I i 


Can%.  1 8- 


CéWt.ìQ* 


Parte  Primari  47 

Dell*arroflirfi,&  impallidirli  nella  feccia* 

QVando  l’huomo  per  qualche  juo  fallo  diutene  roffo  t ciò  procedei 
perche  il  f angue  con  gli  /piriti  lutali  corre  alle  parti  eflrinfachc 
à fp  are  ciò  che  [accede  per  riportarlo  al  cuore  ima  quando  per  dolore  ,i 
per  timore  impaUidifce , qut fio  amene  perche  glt  fi  [fi  [piriti  correndo  al 
cuore  per  difenderlo , e così  abbandonando  le  parti  efìeriorìy  la  faccia  re- 
fi a pallida.effangueyt  fi  ed  da , ficome  il  cuor  e , per  lo  concorfo  del  [angui 
fi  rifcalda  maggiormente . llcbedatTetrarca  fù  così  ejfrrejjp  : 

Ma  la  paura  un  poco 
Che’l  [angue  uago  perleuene  agghiaccia 
IQ [calda  il  cor , perche  più  tempo  auampù  E iijfe  ancora  z 
Ma  le  ferite  impreffe 
Volgon  per  forza  il  cor  piagato  altroue  ; •% 

)Ond’iodiuento  [morto  9 
E7  [angue  fi  nafeonde  non  sò  doue . 

Come  l’uno , e l’altro  di  quefìi  fegni  fi  fcoprijfero  nella  facciad9l[a • 

\i ella , quando  d’impreuifo  uide  il  fuo  amato  Zerbino  da  Orlando  hb^rat9 
\ia  imminente  uergognofa  morte, così  fù  dall9 ^iriofio  efpreffo  : 

Vede  la  donna  il  fuo  amatore  in  fronte  G.iyflJ? 

E di  (ubilo  gaudio  fi  [colora: 

Voi  toma  come  fiorhumido  fuole 
Vvpò  gran  pioggia  à l’apparir  del  Sole » 

Effendo  adunque  la  pallidezza  fogno  di  timore > e la  roffezz*  di  uergod 
gna;  quindi  htbbe  origine  quel  prouerbio.  Scmelrubidus,  & decies  pal- 
Udus  : eh  fi  dice  d quelli , che  facilmente  dimandano  à molti  denari  ììu» 
ìpreflitoye  raro.ò  uon  mai  fi  curano  di  reflituirl;perciò  che  fitcome  fi  uer - 
\gogn ano  nel  dimandarli yc osi  fi  addolorano  nel  douerlirefUtuire . Catone 
ìiiceuaycbe  p ù gli  piaceu ano  i giouani,cbe  roffi  diueniuano  che  quelli  che 
pallidi;  perche  l*  et  ube faenza  era  indicio  di  buona  indole , e la  pallidezza 
ii  cattiua . Il  Tetrarca  d’ambeduc  così  dijfe  : 

E sò  com’tn  un  punto  fi  dilegua  , >%  Trionfo  di 

E poi  fi  [farge  per  le  guancie  il  [angue  , Amore. 

Se  paura  yòuergogna  amen  che’l  fagua. 

L’una%e  l’altra  di  quelle  dimofìr alieni  di  paffioni  contrarie  furono  in^j 
San  Tietro  dopò  bauer  negato  l^S.per  eflremo  dolor ey  e profonda  ucrgo • 
ina:  Come  fu  da  Luigi  Tanfillo  in  quello  modo  [frugato  : 

Quel  aolto  y ch’ara  poco  inanimi  flato  $fSe 

st/frerfo  tuttodì  color  di  morte  y %•  mt  d>  San 

ÌVcr  io  [angue , tf/al  cor  fa  n'tra  andato  9 " fi*n* 


cjM.u 


C.  46*8,6$ 


tnfer.4* 


Eurg.f. 


4S> 


Dell’Arte  dc’cennij 


tafeiando  freddt  ì* altre  partii  e [morte , 
pai  raggio  de*  Sant* occhi  ribaldato 9 
Diuenne  fiamma , eper  i'ifteffe  porte , 

Ch'era  entrato  il  timor  fuggendo  {farne  J 
E nel  fuo  luogo  la  uergogna  apparite  : 

V^irkfloejfrcffe  queflo  amorofo  arderei  & agghiacciato  timore  itti 
Ruggiero, così  dicendo  s 
Jt  quefìo annuntio  simulatole  punto 
Da  l* amorofo  fir al, dentro  infiammarfs 
E per  l’effa  / enti  tutto  in  un  punto 
Correr  un  ghiaccio,  che’l  timor  ui  ffarfel 
Et  ancora  di  Bradamante  quando  bebbe  linaffettata  nona  che  \uggie* 
ró  era  nino, e che  farebbe  fuo  conforte  dice, eh*  dia  hebbe  tata  allegrezza: 
Onde \l  f angue , ch’ai  cor,  quando  lomorfe 
Trmail  dolor  , fu  tratto  da  la  pietà , 

JL  queilo  annuntio  il  lafciè  fole  in  guìfa  9 
Che  quafi  il  gaudio  ha  la  donzella  uccifa  * 

Della  pallidezza  I 

LJi  pallidezza  della  faccia  è fogno  di  timore , di  dolore  , e di  ccmpafi 
f ione  : Quindi  nacque  il  proverbio  : Vbi  timor  ibi  pallor . E quel* 
l'altro  : • Ignam  vertitur  color  • Quello  effetto  d'mpaUtdirfi  per  pietà  yi 
per  dolore  fu  da  Dante  {piegato  in  quefla  maniera  : 

Hot  dìfeendiam  qua  giu  nel  cieco  mondo , 

Cominciò  il  Voeta  tutto  f morto  » 
lo  farò  primo  , e tu  farai  fecondo  ì 
Et  io  che  del  colermi  fui  accorto > £%/ 

D[fjis  come  verrò  fe  tu  punenti , 

Che  fu  oli  al  mio  dubbiar  effer  conforto  f 
Et  egli  dme:  l’angofcia  de  le  genti , 

Che  fon  qua  giù,neluifo  mi  dipìnge 
Quella  pietà,-  che  tu  per  tema  f enti . Etaltroue  s 
—Diuenm  f morto  9 
Come  fà  l’huom  che  {paventato  agghiaccia . 

il  Tuffo  ciò  difl e m più  luoghi  ye  particolarmente  : 

Taìlida , e ff angue , e sbigottita  in  atto 

Lo  fpauento , e*l  dolor  u banca  ritratto  : E fà  dir  ad  Annida  : 

.Spcffo  l’ombra  materna  à me  s'offria 
T alluda  imago,  e dolore-fa  in  atto  : 

GiuHcnale  per  efprìmer  un  gran  dolore , dìffe  : 

Talleat 


Parte  Primari 


49 


■ Tatteat  vt  nudis  preffit , qui  calcibus  anguem . 

Che  fà  daWArioflopià  coptamente  Spiegato  i 
Hejlh  pallido  in  faccia , come  quello , 

Che’l  piede  incauto  d’improuifo  hàmejfo 
Sopra  il  Serpente  uenenofo  , e fello  . 

Dal  pigro  Sonno  in  me^o  Sberle  ùppreffo $ 

Che  {paventato  9e  Smorto  fi  ritira  , 

Fuggendo  quel , eh* è pien  di  tofeo , e d'ira . 

Et  ad  ejprimer  un  grandi  (fimo  > & improufo  dolore  diffe  s 
Dìuenimmo  ambi  di  color  di  morte  » 

Muti  ambi , reftiam  con  gli  occhi  baffi  m 
Et  apunto  la  morte  è detta  pallida  • ìi  or  atto  : 

Talli  da  mors  <tquo  pulSat  pede  pauperum  tabernas, 

Kegumqueturres . . ___ 

Virgilio > deferiuendo  Bidone  afflittìffìma , e diJpoBa  di  morirei  diccj  J 

« Vallor  ftmul  occupai  ora* 

Il  Taffo  parimente  di  ^Armida  quando  era  in  atto  di  uccider ft  : 

Già  tinta  in  ufo  di  patlordi  morte . Qui  dio  così  diffe  r 
yt  fenfit  tetigiffedcmum  Tòltomela  nefandam 
Borruit  infelix  toteque  expaUuit  ore . 

Etti  Tadre  Taffo  nelle  lacrime  della  beata  Vergine  di  lei  diffe  ? 

E di  mefto  pali  or  nel  ufo  tinta 
Tarue  reftar  fintile  al  figlio  e Stinta . 

Effondo  dimandato  Diogene  perche  Poro  foffe  di  color  pallido t riJpoSe  : 
perche  egli  ha  molti  che  lo  in  ft  diano;  poiché  simpaUidifcono  quelli  che^J 
hanno  timore • li  Tetrarca  nel  Trionfo  d*  Amore  dice  : 

- Et  io,  com'hucm , che  teme 

Futuro  male , e trema  an^ì  la  tromba  , 

Sentendo  già  doti* altri  ancor  no' l preme  9 

Hauea  color  d3huom  tratto  d’una  tomba  . E di  fé  Beffo  diffe  : 

Volgendo  gli  occhi  al  mìo  nono  colore 

Che  fà  dì  mine  rimembrar  la  gente  , 

E anco  la  palli d indi  ciò  d'effer  innamorato , poiché  fi  dice  queBo 

effer  il  colore  degli  amanti  : ma  credo  io  dei  mal  contenti }che  non  trotta - 
mà  ? loro  amori  còrnjponden^a  ; e pere  ò con  la  pallidezza  dimoBrano 
| Puff  Unione  de  gli  animi  loto  . Così  diffe  Ohi  dio  : * 
ì Taileat  omnis  amans ; color  cfihic  aptus  amanti.  Et  ancora » 

FJtgerat  ore  colorymaciefque  adduxerat artus 

Sumtbam  mìn  mos  ora  coafta  c>bvs  t Et  Horatic » 

G <Hec 


Salti 


?-jpAs* 


f.  4$  A 4* 
Liba,  Od.$ 


Mei  Al 


C*p>3  • 
Gannii, 


De  ari,  am, 
Ub.  i. 
tp.  II. 


Vo  Dell’arte  de*  cenni, 

&-3,odAo',${ec  tinfifus  viola  pallor  amantium  . 

Dante  fa  dir  a Francefca  Malate  fra  innamorai  a dì  fuo  cognato  l 

infera,  Ter  più  fiate  gli  occhi  ci  fiffinfe 

Quella  lettura  > e fcolorocct’luifo , 

Ma  [od  un  punto  fu  quel  checìuinfe.  IlTetrarca  battendo  ma  uolta 
ueduto  Sennuccio  amico  fuo^hementre  fan  eli  au  a con  la  fua  amata  don 
na  fdtuenne  pallido  e [morto  9 ciò  m que ho  modo  tffr effe  : 

Vià  uoite  Amor  m banca  già  detto  9 [crini * 

Sen  7j.  Scrini  quel  $ che  uedeiìi  in  lettre  d’oro  , 

Si  come  i miei  [ guati  decoloro  $ 

E’n  un  momento  gli  fò  morti , e nini.  E nel  feguente  Sonetto , rendenm 
do  la  ragione  perche  così  gli  amanti  fi  trasformino,  dice  ; 

Scn  74.  Quando  giunge  per  gli  occhi  al  cor  profondo- 
Vimagin  donna  3 ogn3 altra  indi  fi  parie , 

E le  tiirtà  3 che  l’anima  compari e 
lafcian  le  membra  qua  fi  immobU  pondo . 

E1  anco  la  pallidezza  fogno  d’animo  inuidicfo  : Onde  Dante  dìffe  : 

Tu  li  [angue  mio  d’inutdia  fi  riarfo  , 

Che  5 fe  ueduto  bau  effe  huom  farfi  Lieto  , 

Turg.i  4,  Vi$lo  rn’haurefii  di  littore  ffarfo  . 

Così  anco  Ottidw,la  Slffia  Inmdia  defcriuendot  diffe  : 

Tallor  in  ore  fedet , tnacits  in  corpore  toto  , 

Tffufquam  n Sia  acies . Et  Horatio  : 

Met.i,  tHps3noSlra'cjue  liuidus  odit . 

Gli  hipocritifper  dare  à creder  d’effe r dal  digiuno , e dalle  uigilie  mace - 
rati,  exterminant  facies  fuas,vt  videantur  ab  hominibus  teianantes i di- 
cendo con  Horatio  : 

Da  mihi  fallerei  da  iti  Slum  Santtumque  videri . 

Onde  propriamente  furono  da  N.  S.  chiamati  fcpulchra  deaìbateu  • 
Tali  dìffe  F^irwfto  effer  i tufi  de*  Tosti  per  l3 ingratitudine  de*  Trend - 
pi  auari  : 

Mate  13.  Duoimi  di  quei , che  fono  al  mondo  tv fli 
Quandola  corte fia  chiù f e hà  le  porte  9 
Che  con  pallido  uifoye  macro , e afetutto 
C.jf  La  notte , e’I  dì  ui  picchian  fen%a  frutto  • 

E%  anco  la  pallidezza  fegno  d* effer  dedito  à gli  ftudi  , e nelle  ffiecula- 
tieni  occupato:  E però  Ter  fio  d (le  : 

%Atte  noUurms  iuuat  impallefcere  chart>s  h ■■male  fi 'h emendo  un  cer - 
to  ignorante,  che  >per  effer  naturalmente  notata  ff  re  limato 

Tetta* 


Parte  Primari 


J» 


Poeta,  dìffe  : 

Ejfety  Cafìrice , cum  mali  colorii  &•  ?•*/'£•  j. 

Verfus  fcribcre  capit  Oppianus . 

Della  eruhefcenza.1 

LkA  erubefcen\a  è indtcìo  di  timore  digiuna  riprenfione;uirtà  prìnci - .14* 

paltfjìma  de'  giouaniycome  dice  il  Filofofo  nell'  Ethica.E  Cicerone  dice  Li. 4.  e vlu 
£he pudor  ornat  atatem.  Tibullo  dijfe  anch'egli:  Pro  Rofde. 

Virgmeus  tener as  ftatpudor  antegenas  . E Terentio  diffe  : Erubefcit 
(alua  rei  eft . Quella  erubefeenga  conftfte  tutta  in  atti , egejli  : E perciò  inhb  Jt  off. 
$. Ambrogio  lafciò  fentto  : Quemadntodum  infenìbusgrauitasyin  wueni- 
bus  alacritasfic  m adolefcentibus  uerecundia  laudaturyueluti  natura  dos 
quada^ua  in  ipfo  corporsmotuygefiuyac  inceffu  feruanda  efl.Verraccor « P;erio  ^ 4& 
dar  quefìa  erubefeen^a  a* giouanettiy  i Romani  uollero  che  effi  portajfero 
la  pretefla  di  color  purpureo:e  però  Giuusnale  diff t:  Sai.  1 1 , 

Ingenui  rultus  pueryingenuique  pudoris , 

Quales  t ffe  decet  quos  ardens  purpura  ueflit . Le  refe  fono  fori  dedicati 
à Ventre > perche  fono  rubicondi;  e difficilmente  fi  colgono  fonia,  fentire  le 
punture  delle  (pine:  cofi  le  cofe  Veneree , e hbidinofe  et  pongono , e traffig- 
gono  l'animo  m modo , che  ne  arrogiamo  di  uergogna  : E perciò  l'^iriofto 
Variando  di  Ruggiero ye  di  Bradamante  dice  : 

Ruggiero  abbraccia  la  fua  donna  bella 
Che  più  che  rofa  ne  dtuten  uermigha  : 

E di  Ruggiero  quando  trouò  Angelica  legata  nuda  fopra  quello  fcoglio  , 


c. 

Lib.  \ .cd  15 


vereffer  deuorata  dall'Orca  : 

F or%a  è che  à quel  parlar  ella  dìuenga 
Qual  è di  grana  un  bianco  auorw  Jparfc . Horatio: 

rune  nec  mens  mibi>  nec  color 
".erta  fede  manètybumor  & ingetias 
Furtim  iabitur  arguens 
Ouàm  lenti s penìtus  macerer  ignìbus 

Dante  diffe  anch'egli , che  offendo  nell' Inferno  dimandai 0 Virgilio  f egli 
'ra  quella  fonte  %■  Infer.i. 

1 he  fpande  di  parlar  fi  largo  fiume  ; 

\lIP0feì  fui,  con  uer gogne  fa  fronte  : Verche  chi  è mode  Ho  fi  uergogna 
mando  è in  faccia  lodato . Et  in  altro  propofito  diffe^j  : 

'he  poteu'io  ridir y fe  non;  io  uegno  ? 

Difillo  alquanto  del  color  confpcrjo  , 

,'hefà  l'huo'm  di  perdon  tal  uoka  degno. 

L' ^inojh , con  figliando  il  mar  ito  come  debba  riprender  la  moglie ^ 

G 2 di 


j£  Dell’arte  de5 cenni., 

ài  qualche  fallo  ] dicevi  : 

"«/  Se  pur  taluo Ita  erraffe  l’ammomfci 
Serica  ira,  con  amor,  e fia  affai  pena  , 

Che  la  facci  arroffir  fen^a  for  Dfci . 

Et  il  Sannazaro  con  bella  fimilitudine  fi  feruì  di  quefìo  concetto  dicendo  ; 
Questa  aita  mortale  al  dì  fomigliafi. 

Lo  qual  poi  che  fi  uede  giunto  al  termine 

Pien  di  j corno  à Toccafo  riuermìgUafi . Quid  fa*. 

4‘  plana  rerecmdus  tinxerat  ora  rubar  , Et  altronde  * 

— —Con f afa  pudore 

Lp,io.  Senfi  me  totis  erubuffe  genis . 

Sacripante,  per  ef sere  Slato  fuperato,&  d terra  gittatoalla  prefen%&+ 
d’>Angelica,  Irebbe  di  quefìo  mal3 incontro  estremo  dolore,  non  per  lo  dan* 
no  che  ne  patifse^j  | 

Ma  per  uergogna  fola  ,cndea\dì  fuoi 
C.i.  £1*66.  jqè  pria , nè  dopò  il  uifo  htbbe  fi  rojjo . 

E poco  ctapoi  intendendo,  ch’egli  era  Stato  abbattuto  da  Bradamantcj 
belliffìma  Donzella,  reSia  in  modo  ccnfufo  , 

C1./.70.  che  non  sà  che  fi  dica,  ò che  fi  faccia 
Tutto  auampando  di  uergogna  in  faccia .. 

‘Parimente  Rodomonte , quando  Doralice  diffe  di  uoler  non  lui , ma  fi  ben 
Mandricardc  per  marito,refiò  affhttffmo  1 
c,  17.  tf.  Ma  poi  che  L’ufat*  ira  cacciò  quella 
108.  Vergogna,  che  glihauea  la  faccia  tinta 
Ingialla,  e f alfa  la  fenten^a  appella . 

Volendo  con  la  Jfada  decider  quella  controuerfia  : conforme  alFanticty 
prouerbio . Verecundia  inutìlis  viro  egenti . £ di  quei  barbuto , che  fa - 
tea  attgi  ad  Angelica,  dice  e 
c.8^.47*  rpoi  più  fìcuro  uà  per  abbracciarla  , 


Et  ella  fdegnofetta  lo  percote 
Con  una  man  nel  petto , e io  re  (finge , 

E di  bone fio  r off or  tutta,  fi  tinge . Tibullo  così  diffe  : 

Vt  iuueni  primum  virgo  deduSta  marito 
Li.3  deg. 4 jnficitur  teneras  ore  ruhente  gena s.  E i'^drioSlo  ancora  z 

Zerhin  di queSto,  tal  uergogna  fente , 

Che  non  pur  tinge  di  rofior  la  guancia, 
c.20.  ^ Ma  reStè  poco  di  non  far  fi  roffo 

J3°'  Seco  ogni  pe^go  d’arme,  c’bauea  in  doffo  * E diffe  anco  : 
c, 20, fi. $2 Infoltiti  uergogna  fi  li  punge, 


Che j 


Parte  Prima.  Jf  3 

€be,eom9un  fuoco, à tutti  il  uifo raggia.  . , 

Impudente  è quello  che  non  hà  pudore  , <te/  Ocerowe  èffe  : Qiti  fe - 

we/  verecunàia,  fines  tranfierit , , & nauìter  oportet  effe  irnpu - 

dentem . Conforme  à quello  che  dff ? <?«£*/ 
tenere  mores , itti,  decus,  pietas } fides  > 

Et  qui  redire  nefrite  cum  perii , pudor . 

Pudibondo  è quello  che  bà  vergogna  : e pudenda  fono  quelle  parti  nel- 
Vbucmo, che  fenica  pudore  non  fi  poffono  J coprire . E gii  antichi  dìffero 
anco  depudicare  per  ifuergmar • 

Quella  r offesa  della  faccia  è anco  fegno  d? iracondia  : Perche , ceraci 
d/re  Mriftotile,  lira  è una  infiammatione  di  /angue  intorno  il  noflro  cuo - 1 » 

re;  e perciò  ella  ci  fa  nella  faccia  arrojffìr e iQnd*  ben  diffe  il  Tetrarca  : 

Piti  di  mille  fiate  ira  depinfe  'Trionfo  del 

Il  mito  mio,  eh' Amor  ardeua  il  core . E tArìofìo  : c*pT' 

Quel  Ej , d'ira  infiammando  ambe  le  gote , c ‘ 4)#  , • 

Diffe  addice  fìe  • llTaffo  ffi  e gè  Pitie ffo  inqueUomodo  : 

Onde  fi  ferma , e d'ira  ,edi  dijpetto 
Auampa  dentro , e fuor  qual  fiamma  roffo . 

Statio  dice  che  in  Tracia  nella  cafa  di  Marte  tra  gli  altri  ut  era  Vira  roffam  Tefaid.'/. 
E foribus  cacumque  nefas  iraque  rubentes  » 

Dante  fa  che  San  Pietro  dice  / degnato  i 
Ond'to  fouente  arroffo,  & isfauillo  * 

E PlpUro  Signore  fimilmente  accoppiando  quefti  affetti  di  uergogna , e luca  6. 
di  [degno y dice  : Qui  me  erubuerit  ,&mecs  fermone$,&  fihus  hominis 
erubefeet  eim,cum  renent  in  maiefiate  fua . 

Coprirfi  la  faccia  con  le  mani , ò con  altra  cofa . 

Qyeftocoprimentodi  [acciai  gefto  di  uerecondia  : E peròl’Alciato  #j 
tn  un  fuo  Emblema  diffe  : 

Ergo  fedensvelat  rultus , chnubit  ocellosì  lmbl.196* 

ifiaverecundi  figna  pudor is  erant. 

Homero,  deferiuendo  una  uecchia  che  piangea , diffe  : 

Afianusad  faciem  palmas  vtrajque  tetendit  : 

Perche  quelli  che  piangono  fi  mettono  le  mani  alla  faccia , vergognandoti 
d’effer  ueduti  à far  con  deformità  un9 atto  uile . E così  Gnidio  diffe  : 

* Manibufque  modefios 

Celaffetyultu$,finenreligata  fuifjet.  te  et. 4 ~t 

Imitato  dall* Ario  fio, quando  d' Angelica, diffe  z 

E coperta  con  man  s'haurebbe  il  volto  G.ieft  $9 

Se  non  eran  legate  al  duro  [affo. 


Guidi  o 


Me/.  io. 


Macrcb.S  a- 
/tir.  lib.  7, 
€Mp.lU 


De  a/i.  am. 
hb.x. 
Ixod.  3 


%.  Cor.y 


In  lib.fìrm. 
In  capi. 


54  DeJI’afte  de5 cenni. 

0 màio  dì  Mirrha , che  fi  uergognaua  di  f coprir  il  dwhoncfto  amóri 
d fuo  padre  portano.  , dice  : 

Sape  tenet  vocem  > pudibundaque  veBibus  ora 
Texit.  Icaro  defideraua  che  yhffe  fuo  genero , con  "Penelope  fua  figlia 
fi  fermaffe  [eco  in  S parta:  manonuolendo  Vhjfeciò  fare,  fi  sformò  il  pa- 
dre  di  per fuadere  la  figlia  : onde  polla  da  vlifje  in  libertà  òdi  rimaner 
cofl  padre,òdi  feguìtar  fuo  manto;  ella  con  un* atto  diuergognaycopren - 
do  fi  con  le  mani  la  faccia , accennò  di  uoler  abbandonar  il  padre,  e fogui- 
tar  ilmarito:  Conforme  à quel  detto  della  diurna  fcrittura:  Mudi  filiar 
uide,  & melina  aurem  tuam,& oblmìfcere  prpulum  tuum}&  domum 
patrts  tui.  Icaro  per  memoria  di  quefio  fatto  dri^gè  una  flatua  dedicata 
al  Pudore  in  Sparta\ con  la  faccia  coperta  . E fu  introdotto  che  le  donne 
andaffero  i marito  con  la  faccia  uelata . E fù  etiandio  ccftume  de’ Ro- 
mani che  andaffero  à marito  con  la  faccia  coperta  d'un  uelo  di  color  d'o- 
ro , che  flameo  àìceuano  y quale  primieramente  era  portato  dalla  moglie 
del  Flamine;  al  quale  non  ejfendo  lecito  di  far  da  fua  moglie  diuortioyfà 
perciò  introdotto  che  anco  1* altre  donne  lo  portafsero  per  buon  augurio  di 
indif solubile  matrimonio  y quale  era  quello  del  Fiamme  : Onde  Lucano 
parlando  di  Mania  moglie  di  Catone  difse  : 

Lutea  dem  ffos  -velar unt  flamea  vultus. 

E perciò  ne’  rouefei  di  molte  medaglie , come  in  quelle  di  Sabina  Mugu- 
fia>  di  Herennia , di  Mania  OttaciUa  y&in  altre  fi  uede  la  faccia  d’una-j 
donna  coperta  d’un  uelo  9 con  la  parola  di  PVDKlTÌA  apprejfo  : MI 
chealludè  Ouìdio  quando  dìjje  : 

Efie  procul  vitree  tenues , infigne  pudoris  . 

Mosè  la  faccia  fi  copriua  y acciò  che  glt  Hebrei  non  mir  afferò  in  quella  : 
perche,come  dice  San  Paolo, era  l’tfitffo  uelame  nell’intelligenza  dei  uec - 
chio  teftamento;  ma  quando  Mosè  con  Dio  ragionaua}la  fua  faccia  difeo - 
priua>e  perciò  dopò  la  uenuta  del  Redentore  noftro >reuelata  facie glortam 
Domini  fpeculantes  in  eandem  imaginem  transformamur  à ciarliate  ìyl 
claritatem.  E quindi  è che  fi  cofluma  di  [coprir fi  il  capo  quando  fi  legge 
il  Vangeloyper  dimoiare  che  quelle  cofe,che  [otto  uelame,  e figura  era- 
no nella  legge}e  nei  profeti  contenute, bora  nell'angelo  ci  fono  f coperte , 
emanififte.  Ma  il  porfi  alla  facciati  mozzichino,  ò altra  cofa  taie>fard 
atto  di  uoler  nafeonder  il  rifa , & occultare  lo  fchernirnento  fatto  con - 
tra  alcuno  :M  che  allude  Htraiio  quando  diffe  : 

- — -Mappa  coinpefcere  ri  firn.  E Plauto- 
Tfjc  menda:  ijs  fubdohs  mthi  afquam  mantelum  efl  meis 
Tslfc  fycophantijsynecfucis  uhm  mantelum  obuìnm  tft. 

Il  gè- 


Parte  Frimai  jjr 

Il  gefiodi  metter  fi  la  mafchera  alla  faccia  accennerà  fcurrìhtà , e bufo 
neria’, perche  gli  buomini  majcherati  fi  fanno  lecito  di  far  rider  la  brigata > 
con  cofe  anco  indecenti  : Onero  che  accennerà  cofa  occulta , e da  non  pale - 
far  fi:  come  fogliano  gli  buomini  con  la  mafchera  nafconderfi  , acciocbc _> 
non  fitano  conofciutije  le  [emine  che  con  belletti >e  lifci  s’impiattrano  lafac 
eia,  fono  dette  ìmmaf oberate : Giulio  Tolluce  d’uva  tal  meretrice  diffe. : 
Terfonam  nonfaciem  gerit . 

Percuoterli  la  faccia. 

EGefio  di  gran  doloreicome  0 indio  lo  e f refe  in  ^Alcione ^quando  inte - 
fe  la  morte  di  Ceicefuo  manto ; accompagnandolo  con  altri  così  fatti 
dolorofigefti  : 

Tercutit  ora  manu , laniatque  à pc&ore  nette  s, 
’Pe6toraqueipfaferit,neccrinesJoluere  curans 
Se  indite  V irgilio  d'ffe: 

Inftiix  crinesfcmdit  luturnafolutos , 

Vnguibns  orafororfgdans>  & p£  fiora  pugni  s. 

È Lauinia , udita  la  noua  che  la  Regina  fua  madre  s’era  impiccata  : 

F ilia  prima  manu  flauos  Lauinia  crines 
'Et  rofeas  lamiata  gene,  s.  £ l’*A  rio  fio  di  Fi  or  di  fina  : 

Così  fi  duole  yficonfuma,  & angc^ 
la  bella  donna , e non  s’ acheta  infretta 
TaChorfi  batte  il  uifo , e il  capei  frange 
E di  sè  centra  sè  cerca  vendetta* . 


• l 6. 

Met.nl 
Mn . ni 


JEn.  u. 


C.ìytt.i* 


$ £ Dell’Arte  dc’cenniì 

DELLE  CÒRNA.  Gap.  Vili. 

i Hauer  le  corna, 
z Getto  di  fare  altrui  le  corna* 

3 Alzar  le  corna: 

4 Hauer  il  fieno  nel  corno. 

5 Effere  feornato . 

Hauer  le  corna* 


1 bette  non  fi  può  negare,  che  la  M atur  a nella  format  ione  del- 
L'huomo  non  fia  fiata  fua  benigniffima  madre , battendolo  arric- 
chito di  tanti  doni, e di  tante grane', e particolarmente  battendo 
dato , come  dice  il  Tetrarca- 
Sm.  1 8 j.  Vt  l'huomo  l’intelletto , e le  parole. u : 

Ella  nondimeno  ne*  beni  del  corpo  fri  à molti' animali  bruti  affai  più 
cortefe , concedendo  loro  miglior  udito , più  efquìfito  odorato, piu  acuta  uì- 
fia, maggior  uelocità^obufiexx^  maggiore j più  lunga  ulta,  e diuerfi  orna « 
mentr, nelle  quali  cofe  uedeft  che  à gli  huomini  fono  di  gran  lunga  fuperio- 
rv, e particolarmente  hauendoli  di  pungenti  rohri, d'acuti  artigli, di  mor* 
dacidenti,e  di  fortìjfime  coma  armati, & adornati',doue  L’huomo  Sfoglia- 
to e dij armato  nafee:  perche  quantunque  di  lui  fi  dica  ; 
lue/.  Uh.  j , xA'tma  antiqua  manus , ungue sedente fqucfuernnt . 

Le  mani  però  fono  deboli,  l* unghie  tenere , & i denti  fragili, e caduchi: 
ma  forfè  laE^atura  uè  fece, perche  tanto  più  f offe  ammirabile, che  l'huo- 
mo  cefi  imbecille  faggio  gaffe  le  fori' jjìme  fiere,  e domaffe  i monfiri  ferocif- 
fimi . E udendo  l'buomo  indufìrìofo  al  mancamento  del  fuo  corpo  fuppli - 
re , non  foto  in  molte  gwfes’è  ingegnato  d'armarfi , ma  uedendo  quanta  di- 
gnità apportinole  corna  d T ori,  a1  Caprioli,  a'  Centi,  & ad  altri  ammali 
cornuti, ha  cercato  di  procacciar  fi  quefio  attificiofo  decoro  ; aggiungendo 


alla  fua  teff  a il  corno  per  Ducale  infogna  ; dal  quale  d orinando,  e denomi- 
nando la  Corona , uolle  che  alle  tejìe  de ’ gran  Trcncipi  ella  f fife  proprio, e 
j ingoiare  ornamento  : E perciò  Ti  erto  Valeriana  dopa  batter  de*  Cerni , e 
delie  corna  trattato  dice  occludendo :T oto  iterò  operecornua  d:gniratis,po 
tenti <z, fortitudini  s , antoritatis , Ó imperi]  inditi  a (fif<  common  flraatur. 
luca  i . jgf  à qui  fio  s'accorda  quel  detto  delia  diurna  fieri' tura:  £>*••  x : cornu  fiilu- 
t $ no  bis  in  domo  Dauid  putrì  fui.  Qui  fio  ornamento  di  dai- Ih-  fu  di*  gran 
Trcncipf  ufatotptr  effier  al  popolo  più  riguardi  itoli:  E p*  ••  èjc  ■ ivo  do- 


Parte  P rim  su»  ’jy 

fi  fiche  i Bj  d'Egitto  quando  nfeiuano  in  publico  filettino  ehm  finite  con 
la  tefta  ornata  detta  parte  anteriore  ò dyun  Leone , ò d'un  Toro , ò di  qual - 
she  arbore, è d'una  fiamma  di  fuoco*,  e perche  Troteo  loro  Bj  falena  que - 
fio  ornamento  à fitto  piacere  variare,  favoleggiando  dififero,  ch'egli  in  ua~ 
rie  forme  fi  cangiava . Il  gefìo  adunque  d'hauer  le  coma  farà  argomento 
di  dignitàri  dominio, di  fortezza . Efifendo  flato  Mcsè  dal  divino  Sole  il - ***^34 * 
iufirato , per  fiegno  di  tanto  honore  gli  refilarono  due  coma  di  rivendenti 
vaggi*,  ilquale  flendore  non  potendo  dagli  Ifiraeliti  efer  rimirato  ,à  loro 
preghiere  con  la  faccia  coperta  feto  ragionava:  ^Zd  ìmitatìone  del  quale^j 
furono  le  antiche  corone  dì  dodeci  punte  come  raggi  formale  ; alle  quali 
per  aggiungere  quanto  pi à f offe poffibile  quefio  fiflendore , le  ornarono  di 
dodici  rijplendentiffime  gemme  : E però  difife  Dauidde . To  fui  sii  in  capite  V filivi 
tius  coronam  de  lapide  prectofo . Seruio  fi opra  Virgilio  dice  che  gli  anti- 
chi fecero  le  coma  al  Dìo  Tane, accennando  per  quelle  i raggi  del  Sole, e le 
corna  della  Luna . E l'ìfiejj o V irgiho  dice  che  il  Bj  Latino  quando  uollc 
Stabilire  la  tregua  del  combattimento  tra  Enea, e Turno , bavetta  in  capo 
una  co  fi  fatta  corona  : 

Quadrijugo uehitur  curru,cui  tempora  dietim  JEneid.  t% : 

* durati  bis  f ex  radijfulgentia  cingunt , 

Selisaut  Jfecitnen . 

Slmilmente  la  Corona  del  fiommo  Sacerdote  d'Ifr tette  banca  dodeci  gemi 
me  in  quattro  ordini  di  flint  e , & ogni  ordine  hauea  tre  gemme*,  per  accerta 
tiare  non  fiolo  le  quattro  uirtà  Cardinali  che  doueano  effiere  in  lui , ma  le 
altre  virtù  ancorada  quelle  dependenti  :di  che  particolarmente  fifa  com* 
memoratone  nel  cap.xS  .dell'  Ej]  odo.  L'autore  ad  Herennio  di  fé:  “ 

Corona  aurea  magni sfulgentibus  gemrnis  illuminata • 

VJ  da  quefio  difeorda  quello  che  di  fi  e il  Tuffo  dell'angelo  Gabrielle: 

Tr  a giovante  fanciullo  età  confine 
*Prefe,&  ornò  di  raggi  il  biondo  crine . 

E di  quefio  ffleniore di  fife  anco  in  per  fona  d9  Armida  : *.♦ 

7s Ifperc'bor  fiiedaneimiofeggwyein  fronte 

Già  gli  ri  file  rida  la  regai  corona. 

Et  il  Tetrarca  da  alle  mitre  il  purpureo  colora  : 

E legemmeyt  gli ficetri , e le  coronL, 

E mitre  con  porpurei  colori . Es  anco  difife  di  Laura . 

Di  gemme  orientali  incoronata. 

E Dante  facendo  emmemoratione  dì  fette  Cardinali  già  elettori  del  no- 
1,0 sommo Ti>tefiee,t,è de’ quaU erano  refeoui ornatiti b,f, rcILmZ, 
e gli  altri  quattro  erano  preti,  due  che  ti  quelle  fette  ttfte , 

ti  le 


G.i.ft.  13, 


C.^fi.  1$. 

Trionfi  Mila 
morie . 

Cap.  2. 


f Dell’arte  de’  Cenni , 

Le  prime  erari  cornute  come  bue  > " ■'? 

Turgit.  Ma  le  quattro  un  fel  corno  hauean  per  fronte . 

Gione  Ammonefu  da  gli  antichi  rapprefentato  con  le  cofna  d'Arktr, 
perche  Ammone  gloriofo  Rè  f Egitto  portò  nell* elmo  per  cimiero  la  te  fi  a 
. di  qu’fìo  animale:  E perciò  il  Rè  AutigonOyLifimaco,  & altri  Trencipi,e 
Capitani  Greci  nelle  loro  medaglie  fono  figurati  con  le  corna  d' Ariete:  Et 
t popoli  della  Libia  i come  [crine  Lunano}per  la  figura  d'uri  Ariete , effo 
l\é  [a  n mone  fa  lena  n o accennare . Di  queflo  Ammoni  fu  Bacche  figliuo- 
loje  perciò  d ee  piodoroyche  anco  à lui  attribuirono  le  cornatfer  Veletta* 
Uon  deìì3  animo  che  apporta  il  nino  : e perciò  Ou  d o dijje  : 

Zp.zi.  AcceJant  capiti  cornuat  Bacchus  eris.  E d {fé  anco  : 

Bacchiis  auuSyBacchi  coniux  redimita  corona 
Traradiat  sìelhsfigna  minora  juis . 

0 per  mofirare  il  fuo  ardire:  Tercioche , come  Horatio  differì  nino 

— In  piglia  trudn  inermem.  Et  Ouidio: 

Ip,  i j.  ytquas  pampinea  tetigijfe  bicormgerhaflx 

Creditur  bue  illue  quà  furor  egit.eo.  Ouerc9corne  altri  dicono , perche 
Baccho  infognò  a*  mortali  come  poteffero  giunger  i cornuti  buoi  /otto  il 
giogo,  e coltiuar  la  terra:  & anco  perche  gli  antichi  ccflumarono  di  bere 
m uaft  formati  delle  corna  de’  buoi . Etall’iHeffo  Baccho  facr  [cariano  il 
Val  Mafs . Becche  per  effer  animale  cornuto  . A Genitio  Cippo  Tretore  Romano , 
hb.  5 mentre  dilla  città  ufciua,  apparsero  come  due  gran  corna  in  tifla,per  lo 

qual jegno  V oracolo  gli  dijj  e >che  [e  in  Roma  ritornala  farebbe' fatto  Rèsiti 
qual  cofa  acciocbc  non  [accedi  [fé,  nè  la  fua  patria  priua.di  libertà  rmà- 
nejfeìtolfe  di  quella  perpetuo ,e  uolontario  ( (figlio:  Onde  in  henor  fuo , fù 
poha  f opra  quella  porta, per  la  quale  egli  ali  bora  ufi  della  città  fi’ imagi- 
ne  delia  fua  comuni  tefia  : Di  chi  Oaidw  dice  : 

Me*' 1 f • Cornuaque  auratis  mix  am  referenzia  formam 

Toiìtbus  ìnfculpunt  longum  rnanfura  perauum. 

Sono  anco  le  corna  fogno  di  foriera}  e di  potenza  per  effer  arme  di  fua 
natura  off  enfine:  E però  èfcnttoinpropofiio  de  li*  onnipotenza  di  D I 0 : 
Matite,  g.  Splendor  eius  ut  lux  sritycornua  in  mambus  e\us:ibi  abfcondtta  efiforU- 
i.  Reg.z i.  tudo  eius  . Et  ancora  : Deus fortis  meus fferaboin  eum,fcutum 
& cornu  falutis  mete . 

Sono  attribuite  le  corna  anco  al  Demonio :E  però  Dante  diff^j  : 

Inferri,  Fidi  Demon  cornuti  con  gran  ferzo  • 

E V Ariofìo  diffe  che  quel  pittore , che  bello  il  Demonio  dìpingeua> 

‘Wj  pii  d’augel,  nè  cernagli  facea . 

Iderqiufio  rifletto  bebbe  origine  quell' antico  detto  : Olim  putajTem  tcj 

babai  ff e 


Parte  Primari  $9. 

babulfft  corina  1 che  fi  dice  di  colui,  che  ricfce  uegliaCCo,doue  prima  era 
Rimato  ualorofo . Battifta.  Mantovano  f cri ffe  molti  utrfiin  qucfto  prò - 
poftto.e  tra  lr altre  cofe  dice  : 

Corriva,  cor  magnum,Y(>burymunimen,& arma 
Stgnificantpcornu  ftgnificatur  honor . 

Et  Moravo  uoìendodire  che  ^d  un  debole  s'accrefce  lafor^a  diffe: 

En  add  s cornuapauperi.  Et  ad  imitatiane  di  lui  diffe  Ouìdio  : 

Tunc  ventunt  rifus , tunc  pauper  cornua  fumit . 

J Trionfatortd  Gtoue  Capitolino  un  bel  T oro  bianco  con  le  corna  dorate 
facnficauano  : E però  G’uuenale  diffe  : 

. Due  in  Capitolia  magnum 

Cretatumque  bouem . I Dialettici  chiamano  cornuto  quel  fìllogifmo  , 
che  dilemma  dici  fi;  perche  dall' una,  e l’altra  parte  ferifee , come  il  bue^j 
tnò  con  l'uno,  e mò  con  l’altro  corno  , Le  corna  s'afcriuono  anco  alla  Lu- 
na : Come  fece  F jìnefio  dicendo  : 

Motirando  lor  la  taciturna  Dea  C-4J- 

La  dritta  uia  co'l  luminofo  corno , 1 66’ 

eAncoa'  fiumi  fi  concedono  le  corna  : E perciò  hauendo  Eneo  promejfa^ 
la  bella  Deiamra  firn  figliuola  adHercole  feinun  foluafo  riduceuaiac* 
que  del  fiume  ^ icheloo , che.  dal  monte  Vindo  difendendo  con  due  rami  in- 
nondaua  le  campagne  con  gran  danno  del  paefe  ; & hauendo  Hercole  il 
uolerdi  lui  con  gran  fatica  effe  quìi  o; fauoleggiando  dìffero  i Poeti, che  ad 
xAcheloo  in  Toro  conuemto  egli  hauea  leuato  un  corno;  il  quale  da  Gioue 
fùii  fiori  ,d' herbe , e di  frutti  ripieno, per  accennare  la  fertilità  che  per 
quefia  imprefaerain  quella  regione  fucceduta,e  donato  ad  maltea  nìn - 
fa,cbe  da  lei  prendendo  il  nome  .fu  poi  corno  d’^Amaltea, delia  copia, e del- 
la douitia  nominato  • Così  Virgilio , ad  un  Toro  cornuto  il  Tò  fiume  affo-  Gecr&  4* 
migliando , diffe  : 

Et  gemina  auratus  taurino  cornua  rultu 
Eridanus . Del  qual  fiume  il  Tetrarca  diffe  : 

Tu  te  ne  uaico’l  mio  mortai  sii' l corno  . E l9*4rio§ìo» 

Del  }{è  de'  fiumi  tra  l' altere  corna 
Hor  fede  burnii  ( diceagh ) e picaol  borgo . Et  altroue , 

Figaro  lo,  e Stellata  il  legno  paffa 
Due  le  cornali  Pò  iracondo  abbuffa,  E de1  Nilo  Gnidio . 

•: Et  feptern  digeftum  in  cornua  T{ilum,  E l’~4ricfto,  Met  9. 

Doue  nel’ Eu fino 

V leiro  ne  uìen  con  otto  corna,  ò dicce  . C.  jo.  fi. 6. 

E furono  date  le  corna  a fi  n ri\  i}ajj  orni Ji  andò  li  à i Tori;  sì  per  lo  Hrepito 

H 2 fimi - . 


Scn.i  48. 
C.31.  ft.6. 

C.4J/.5J. 


rC.n 


le 


Co  __  Dell’arte  de’ ccrniii 

fìntile  al  lori  muggito , sìper  la  curuità  delle  loro  rìuè  torte  > come  le  covi» 
m de'  Tori  ; E le  flatue  de*  fiumi  furono  in  forma  di  bue  formate  ; per 
efferei  fiumi  fi  eri  ,&  atroci,  come  fono:  Tori.  .Anco  fi  dicono  le  Ó?ad$ 
€'ió flAó.baucr le  corna.  L'ArioBo. 

E giunge  oue  la  Brada  fà  due  corna  , 

L'un  uà  già  al  piano , L'altro  uà  su  al  monte v 
^ Gsfto  di  fare  altrui  le  corna  * 

TT  t>  raccogliere >e  co'l  dito  pollice  premer  il  medio , e l'antUare,  ffiìegarfi 
Jl  do  l'indiceye  Fauriculare  cantra  alcuno, è gsBo  dì! ingiuria', accennando 
ch'egli  fia  unaheflia  cornuta,  & un  becco  , ciò  è clye,  come  il  becco  ycom • 
porti  che  la  f uà  f emina  da  un'altra  bcBiafia  montata, & in  fomma,cbeLJ 
egli  h abbia  il  cimierdi  Corncuaglia , come  diffe  una  uolta  F^irwfto  s 
fit  Se  bei  con  qu  (fio  u sdrai  grande  effetto  r 
Che  fé  porti  il  cimier  di  corncuaglia  r 
Il  uhi  ti  ff  argerai  tutto  su'l  petto . 

C 4 i*fi.  soo  E poco  prima  dì  queBe  corna  jhauea  detto  : 

Vìncarco  de  le  coma  è lo  più  Itene  * 

Ch'ai  mondo  fìa,fe  ben  i'huom  tanto  infama  £ 

Lo  uedt  qua  fi  tutta  l'altra  gente  , 

E chi  l'hà  in  capo  mai  non  fe  lo  lente, 

$«24 £ di  Giocondo  diffe  y ches'era  dal  fratello  partito 
Ter  gire  à [{orna,  e gito  era  à Cometa  y 
Ter  batter  ritrovata  fua  moglie  à giacer  con  un  fuo  fante  i 

Alzar  le  corna* 

Geflo  di  fuperbia  ; che  li  Latino  dice  erigere  cortina9.  Onde  Dauid 
diffe  : jqolite  extollere  in  altum  cornu  ueBrum,noUte  loqui  aduer • 
fus  Deum  iniqmtatem,  EtHoratìoi 
Od. 6 Cane, cane  namque  in  malcs  afferrìmus 
Tarata  follo  cornu tu, 

4*  L*Ariofio  parlando  de'  Graffignavi, che  erano  all' bora  da  lui  retti  : 

Ogni  terra  in  fe  Beffa  alga  le  corna  * E di  Francefco  Bj  di  Francia  diffe  : 
G>i6, i?,45  £ sj p Fluetìo  fregherà,  che  inuano 

Farà  mai  più  penfier  d'aliare  il  corno  . JLiies  cornibus  laftiuiens  : E 
***e$iU-  prouerbio  9 che  fi  dice  de  gli  ignoranti  infoienti  per  effere  flati  inalbati  à 
grado  maggiore  del  loro  merito » jlnna  profeteffa  diceua  : Exultauit  cor 
meum  in  Domino  9 & exaltatum  e fi  cornu  meum  in  Deo  meo. 

Hauer  il  fieno  nel  corno. 

r - TP  Segno  cb'nlcuno  fla  tngiuriofo,  & offenfore  ; tolta  la  fimilitudine  da9 
S2i  buoi}  a' quali  quando funtcorrtup  età  > ctò  è feritori  di  corno ,fog  lio • 

»* 


•3* 

Efil  ■ 4 s 


E 


Parte  Prima?  Gì 

5ó  1 contadini  fine  del  fieno  fui  corno,  accioche  gli  huomìnì  ninfe  gli  ac - 
coftino  : Onde  Horatio  parlando  de*  maledici  diffej  : 

Etinum  babet  in  cernii  longefuge . Uh,  i . Sai,  * 

s crine  Plutarco  che  M.  Craffo  infoiente  per  lafua  ricchezza,  e poten- 
za fà  detto  batter  il  fieno  nel  corno  ; ma  cbsdapoi  Cefare  gli  lo  Iettò, per- 
che gli  ha  fio  l’animo  di  affrontar  lo, e di fargli  refifienga.  E di  quelli,  che 
itogli  o no  prono  care  coloro, che fono  atti  d d fender fift  dice  per  prouerbio . 
Cornupetam  hejìiam  petis . 

Eflere /cornato. 

LEffere  fiaccate  le  corna  ad  alcuno , e cofi  effere  fi cornato  è atto  di 

Spezzargli  il  fafio,e  domar  la  fiua Superbia :Onde  è fcritto.Omma  cor  v,  ; * J ’ 
nua  pcccatorum  confringam . il  Petrarca  cefi  diffe  : FJ*C' 

P refe  ha  già  "Carme  per  fiaccarle  corna 

Babilonia,e  à chi  da  lei  fi  noma . E diffe  di  più  : 

Hor  perche  bumana gloria  bà  tante  corna , 

Pipn  è gran  merauiglia  s*à  fiaccarle 
^Alquanto  oltra  l’ufanga  fi  feggiorna.  L**Ariofiol 
Vedete  il  F{è  Francefco  marini  à tutti , 

Che  così  rompe  a 9 Suiggeri  le  corna 
Chepoco  refiaà  non  gli  hauer  difirutti . 

E di  Marganorre  dice , che  già  al  fuo  nome  tv  emanano  le  gentil  ma  che 
Jior  uenut  e chi  gli  ha  fp oggetto  il  corno 
Dì  tanto  orgoglio, e sì  le  forge  dome * 

Il  T affo, per  efeufatione  di  Rinaldo,  fà  che  Guelfo  dica  ì 
%A  ragion  dico  al  tumido  Gernando 
Fiaccò  le  corna  del  (uperbo  orgoglio . 

^foddutT‘t!fcrefcoinm>e  fare altrHifcorn°'  r Mollo  di Gri: 

Così  {cornato  di  uergogna,  e d’ira  C.ry./l.e^. 

f-Ì'nttUam>P,Z  par  Chf  Zett,fuoco  : un’altro  proto  filo  1 

Che  fanno  al  uè  pur  il  medefmo  feorno,  EtilPetrarca * 
li  mìo  duro  auerfario  fc  ne  f corni*  ■'* 


• 74« 


Tricn . del  te 
*•3$  fi.  4J.’ 


c.nfi.ni 


c.j  -fi.ìf 


P E Ir 


I. 


jÉs.8. 

C.j.fl-6  o 


éi  Dell’arte  de’ cenni, 

DELLA  ZAZZERA,  Gap.  j>. 

1 Della  zazzera^  della  barba'. 

2 Della  canutezza. 

5 Zazzera  bene,ò  male  acconcia* 

4 Chioma  inanellata. 

5 Zazzera  vota* 

5 Chioma  tinta* 

7 Zazzera  adulterina’. 

8 Tofar’alcuno  certamente. 

9 Capelli  ray>uffatf|. 
io  Getto  delPoccafione'. 

ir  Tirar  alcuno  per  li  capelli. 

12  Suellervn  capello. 

12  Moftfarvn capello. 

Della  zazzera,  e della  barba  l 

Ra  gli  altri  ornamenti  , che  la  Tritura  fi  è compiaci 
cinta  di  fare  all’huomojion  è fiato  picciolo  quello  de' 
peli  della  tefla,e  della  faccia}per  renderlo  più  riguar- 
deuole  co’l  me%o  della  chioma, e della  barba, di  quello 
che, [e  /offe  sbarbato  e caluo, farebbe.  Ma  non  tanto 
per  ornamento , quanto  per  famtà  lavatura  copri 
aWhuomo  la  tefìa  con  i capelli  ,egli  uefiì  la  faccia-» 
con  ia  barba  ; che  da’  Latini  apunto  è chiamata  uefle  e gli  sbarbati  fono 
inueftes  detti  :*E  però  Virgilio  : 

Tummihi  prima  genas  ve fitfiat  flore  iuuenta.  Et  UT  affo  dice: 

E fe  ben  gli  anni  gìouenili  (noi 

eHpn  gliuejlian  di  piuma  ancor  la  guancia  . 

Ter  ciò  che  da  i.capelli  è difefo  il  capo  dal  Sole,  e dalla  pioggia.  E perche. u 
i peli  della  barba, per  loro  nutrimento, come  l1  herbe  del  terreno, fuccbìano 
U fouerchio  humore  delle  gtngiue, in  quelle  più  lungamente  denti  dalla-» 
putredine  ft  conferitane,  e meglio  ui  fi  fiabilifcono  : Onde  quelli  che  uan - 
no  rafi  patifeono  il  dolore  de * ipriti,  che  facilmente  cadono,  e (fendo  dall’ar- 
dore del  caldo  i*  Bftate , e dal  rigore  del  freddo  il  Verno  off i fi.  E co  fioro 
fono  anco  f oggetti  alla  fcherantì'a,&  ad  altri  mali . E forfè  per  qiieflo  ri- 
fletto Efciilapioinucmtorc  della  medicina, ,&  autore  della  fanità ,fufemprc 

t&n 


Parte  Prima^ 


<?3 


ton  la  barba  rapprefentato.  Quegli  huomini di  [anta  ulta, che  Nazareni 
furono  detti, per  fegno  di  fantìtà 3 nutriuano  la  chioma,  e la  barba.  E nella 
\iiuina  fcrittura  è prohibito  a ' Sacerdoti  di  raderfi  la  barba,  & acconciarli 
la  chioma;  effendo  fermo  : Tacque  in  rotundo  attondebttts  comuni, ncque  Leutt  3. 
radetisbarbam.  Et  in  un* altro  luogo:  Omni  tempore  feparatìonis fu#  no - 
uacnla  non  tranfibit  per  caput  eius,vfque  ad  completum  diem,quo  Domi‘Eium.6. 
no  confecratur  Sdnffus  entfenfeentè  (Marie  capitis  cius . Ma  quando  il 
Sacerdote  era  póiluto  , Iddio  ordinò  che  fi  radi  {fé  auanti  la  porta  del  Ta- 
bernacolo ye  gittaffe  ifuoi  capelli  (opra  il  fuoco.  T{pndiuerfo  da  quello , 
che  ferine  Cenforiono, che  anticamente  alcuni  popoli  efferiuano  à Dio  par - vedienu- 
te  de*  loro  crini  per  rendergli  gratie  della  lor  buona  falute;come  offe  ri  u a-  tali . 
no  de* frutti  le  primiùe  ; e della  Città  una  parte  del  terreno ,,  doue  erano  i 
Tempi  fabricati.  Vferon  e quella  barba  che  primieramente  fi  tosò,pofe  in 
una  piffide  d’oro , e con  gran  folennità  à\Gioue  Capitolino  la  dedico. 

Scriue  Martkle  che  Earino  f anciullo, che  fu  le  delitie  di  Domitiano  TmP* 
fatto  adulto  confecrò  lo  (pecchia, e la  chioma  ad  Apollo  : Lib.$.tp  17 

Ccnfilium  forma  jpeculum,dulcefque  capillos 

Tergameo  pofuit  dona  Sacrata  Dea  . 

F elix  quA  tali  cenfetur  munere  tellus  ; 

7s j?c  Ganymedeas  vellet  habere  comas . 

Ouefte  erano  fciocche,  e fuperjììtiofe  cerimonie  della  cieca  Gentilità.  Ma 
nelpopolo  eletto  di  Dio,mn  fenga  occulta  figm  fi  catione  di  profondi  mille - 
ri,alla  madre  di  Sanfonefà  dall’ Angelo  detto,  che  baiando  ella  da  parto- 
rire un  figliuolo, che  dalla  fm  infamia  farebbe  Tgagareno,non  dom  fife  mai 
raclnlo  : come  parimente giamai  non  fi  tosò  S.Gio . Battifia  Trecurfor 
Tei  Aniceto  Vapa,  uolendo  alla  molUtie  de*  chierici  nel  nutrir  la  chioma , 
rimMi  aro, ordinò  che  fi  fa  ce ff ero  la  ghirlanda,  ò chierica,  in  forma  di  coro- 
na;acciecke  fi  tronca}] ero  in  me  do  1 capelli, che  gli  orecchi  loro  f off ero  pa- 
tenti,e non  dalla  chioma  coperti;  come  è ferino  nel  Canone, e dal  V latina u c 
nella  una  di  quello  Venite  fice  riferito  ; iiche  fu  anco  mi  concilio  Cari  agi-  q 
nefe  flabibto.  Et  è d’auertire  che  il  capitolo  : Ckricus:  Dentai  ho- 
n<  fiate  cUricorum;  è irvnco,  & imperfetto , doucndofegli aggiungere  nei 
fine, la  parola;radat;acciò  che  dica;  Clericus  ncque  coimam  nutriat, ncque 
bai  barn  radat:  per  accordarlo  con  fa  fcrittura  {aera  del  ueccbic  teflamin- 
to,e  co’lgià  detto  Concilio . Effendo  adunque  la  chioma,  € la  barba  argo- 
mento di  grauità,e  di  dignità  ; perciò  1 t{c>matv,  nel  tempo  che  con  la  loro 
uiYtàacqii  '.flarono  gra n parte  del  mondo, non  fi  tofa reno:  Ond e per  di? ni- 
tà  furono  detti  intonfi:  Et  Horatìo,bu  filmando  il  biffo, e Iafouerchia  curri 
de’gìaidini^c  degli  edifici]  dd  fuo  tempore  lodando  ilfecolo  pajJatCydice • 

Non 


é-4"  Dell’Arte  dé’cenriij 

lenita  Romulil  > 

lib,t  «di<j  T*rafcriptum,&  intanfì  Catoni* 

'AvfiticijSfVCterumqite  norma. 

Ma  poi  , corrotti  gli  antichi  coftumi , fur orto  di  Sicilia  et  Roma  condotti  i 
Barbieri  da  T.Tiano  Mena, l’anno  CCCCLIF • di  Hpmafabricata,  cornea 
Uh  j.e  ^ offerì ffeF  anone  ye  Tlinio  confermò, 

’ E crebbe  tanto  illu/fo  de*  Romani  intorno  il  feruitio  de*  Barbi  eri, eh  e lite* 
neuano  m ca[a,dilettandofi  ebefoffero  bellìffmì  giouinetdy  fi  che  leggier - * 
méte,cdelicataméte  li  radefj eromper  ciò  Martiale  fcriuendo  à Cediti  ano  s 
Zìbù  ,ep}gr.Tonfor€m  puerumffed  arte  talem , 
n.  * Quali s ne ctbalamisfuit  N croni* 

tAequandasfemelin  gena*  rogata* 

RfifoyCeditianeyCommodaui, 

E uoleuano  leggiermenteye  preftamente  effere  raduti :E  quindi  è che  Mar* 
fiale  febernifee  Eutrapelo  Barbiere  tardtffimo  ,j  dicendo  che  tardaua  tan • 
to  à\rader  una  guada, che  nell* altra  da  luir aiuta  nafceua  di  muoia  barba : 
Zìl.jjpigr,  Eutrapdu*  tonfar  dum  Circuit  ora  luperci  > 

2i,  Expungitque  genasy  altera  barba  / ubit . 

E di  Jzntioc  ho  diffe  ch’era  fi  grane  di  mano  y che  in  uece  di  radere  [corti* 
caua  : E conchiufe  : 

Vnus,de  cuntts  animahbus  bircus  habet  cor 
Tih.ii  tyig.  Barbata s uiuìty  neferat  ^Antiochum. 

8j  * S dettano  i Romani  fecondo  i lorogufli , e conuenien ya  delle  loro  età  y chi 

tofarfiychi  raderfi,e  chi  pelar  fi : E però  Martiale  diffe  : 
tih  8 epigr . Tars  max  filar  um  tonfa  efi  libi,  pars  tibi  taf  a eff 
1 ' ' f * Tars  vulfa  efi:  unum  qms  putet  effe  caput  f 

l’ifieffo  Martiale  à Vantagatbo  fanciullo  y foauijjimo  barbiere  > compofc 
quefto  epitafio  : 

...  > . Hoc  iacet  in  tumulo  raptus  puerilihus  anni s 
Tantagathusydomini  cura, dolorque fui  • 

Vix  tangente  uago sferro  refecare  captilo s 
Detta*, & hirfutas  exeoluiffe  gena * , 

Sislicet  inde  fibi  tellus  placata  leuifque  9 
Artifici*  ieuior  non  potè*  effe  manu . 

Et  à Tettilo , amato  da  Voconioy augura  bellezza  tde,che  dapoi  ; che  ha* 
nera  depofta  la  chioma, e farà  fatto  huomo, retti  ancora  bello . 

Zìh- 1 >tpigr, "f  e[iile,JF tttoris  tormentum  ànice  Foconi , 

Quvmcmc  efitoio  notior  ovbepuer , 

Sic  edam  pofitis  formofus  amere  capiUis  » 

In 


Parte  Prima;"  ?/ 

In  jithenì,  quando  ifcrui  tratto  mattarne  fiorino  anco  tifati,  portan- 
do prima  i capelli:  Onde  nacque  il  prouerbio:Seruilis  capillus : Et  appref- 
fo  i Lacedemoni  gli  huomini  ingenui  nutnuano  la  chioma, e non  i ferui  : E 
quindi  s*  originò  quel  prouerbio:  Seruus  cumfis  comamgerisi  E fi  legge 
in  jlrifio fané:  .Ac  deinde feruus  cumfies  portascomam  f InAuiK 

àia  in  Hpma  i giouinetti  non  fi  ofauano onde  erano  detti  ihtonfi . Terfio: 

Quibusindetonfaiuuentus  satf. 

Inuigilatfiliquis  & grandi  pafta  polenta , E Virgilio  : 

Ora  puer  prima  ftgnans  tntonfa  iuuenta.  E quando  loro  la  prima  barba 

tagliauano  faceuano  molta (olennità\  operò  Giuuenale  diffe  : 

llle  metit  barham , crinem  hic  deponit  amati  Saufl 

Tlena  domus  libis  uenalibus  accipe , & illud 

Fementum  tibi  babe,pre§ìant  tributa  clientes. 

Tranquillo  di  Cefare  dice  : Vno , atque  eodem  die  togam  fumpfit , bar * 
barnque  depofuit,fine  ullo  bùnore  ; ciò  èfen\a  celebrar folennemente  que « 
fio  giorno  i come  era  loro  ccflume^* 

Dellacanutezza* 

Orando  poi  la  chioma, e la  barba  fono  canute  apportano  maggior  gra - r ^ 

ulta, e meritano  maggior  merenda:  percioche  ficoms  la  legge  con - * *! 

€ e de  d gli  huomini  predanti  la  corona , così  la  natura  loro  concede  la  re - 
merenda  canute  per  teflimonio  d'bonore:  E però  è detto  nella  diurna  fcrit • 
tura:  Cor  am  cano  capite  confurge,  E Giuuenale  dice  è Leuìt.if. 

Maxima  debetur  capiti  reuerentia  cano . 

E però  Dante, de fenuendo  quel  uenerabil  Catone  yticenfe>  ebepofe  alla* 
guardia  del  Targatone,  diffe  : 
yidipreffo  di  me  un  uegho  folù 

Degno  di  tanta  r inerenza  in  uifla  _ 

Che  più  mn  deue  d padre  alcun  figliuolo  « ^ 

Lunga  la  barba , e di  pel  bianco  mifìa  >* 

Tortaua,  a*  fuoi  capelli  fimigliante , 

De*  quai  cadeua  al  petto  doppia  kfia*  E V^rioUo  parimente  : 

; J crini  ha  bianchi, e bianca  la  mafcella 

Di  folta  barba,  ch'ai  petto  difcorre',  - 

Et  è sì  uenerabile  neiuifo, 

' Ch3 un  de  gii  eletti  par  del  paradifo . 

E per  fimilitudine  all’animo, al  penfiero,alla  fede,&  ad' alt  re  cofe  fi  attrè - 
buijce  la  cantitela  : Eperciò  Virgilio  diff e : &n.u] 

Canaficits.  Et  tlTetrarca: 

Sotto  biondi  capei  camita  mente • Et  altrouc  * 

ì>cn~ 


I 


6 6 Dell  arte  de*  Cenni, 

Tenfier  canuti  in  gioitemi  etate . Che  fù  imitato  daW^tmRv  parlante 
del  Regno d' oleina  : 

E tutte  in  fefia  ui  fi  ffendon  l'bonore , 

G6-ft>7  ì 'Tenfier  canuto  nè  molto  }r>è  poco 
Si  può  quiui  albergar  in  alcun  core . 

Veffer  canuto  innanzi  tempo  è fogno  di  prudenza  : E tale  effere  fiato  Sol 
crate  \ ferine  Sidonio  ^Apollinare  : E S trabone  dice  l’isìtffo  di  Tarquinio 
- TrifcOtche  fu  prudentifjìmo  Re  de*  Romani;  E Scruto  conferma  il  mede  fi* 
ma  di  Piuma  'Pompilio -,  commentando  quel  luogo  di  Virgilio . 

7s lofio  crinesfin  canaque  menta 

Mn  6.  Rjgis  Rimani  pnmus  qui  Itgibus  vrbem  FundabiU 

Zazzera  bene,ò  male  acconcia. 

* 3*  T ^ XaViera  come  Feflo  affermai  una  capellatura  con  arte  accom - 
JU  modataycbcfu  negli  buommi  per  ornamento  introdottala  qualc^t 
quando  è portata  ben*  acconcia^  fogno  di  tranquillità  d*animo)[dyofie>  e di' 
commodità  de*  beni  di  fortuna  : Bencbes  ccme  neh* altre  cofe , in  ciò  fiano 
da  fuggir  e gli  eftremì,ciò  è la  troppa  diligenza,*?  la  troppa  negligenza-  ; 
poiché  quella  è indicio  di  lafciuia  e di  uanità  % e quella  di  ro\a  trafeurag - 
gine:  Come  piacque  anco  à Quintili  ano  %ch  e di ff e : Toga , & calceusy& 
capillus  tàm  nimia  cura,quàm  negligentia  funt  reprehendenda . Quidio  • 
Termulcetque  comas  cblamydemque  ut  pendeat  aptè  * 

Collocai.  Horatio  biafimando  il  tuffo  di  Roma diffe  : 

Xab.i.tp.i.  gì  curtatus  in  Aquali  tonfare  capillos 

Occurritndes.  il  Sanna7taroydcfcriuendo  lo  fconfolato  Clonico ,dkt  z r 

One  fi  fai,  con  frónte  effangue  e pallida , 

Su  l*afinello  horuaiene , e melanconico 
Con  cbÌQmehirfuteyexon  la  barba  fquatìda  ? 

In  lunucfa  Terentio  parlando  di  qu effbuomo  infelice>che  patria  abligurierat  bon*^>  r 
dice  : Video  fentum  fqualidiim.Agrum}pannis,annifque  obfitum.  Ftdra , * 
appreffo  Quidio,dice  ad  Hippohto  : 

Te  tuus  ifìt  rigar,  pofitique  fine  arte  captili , 

Etleuis  egregio  pului s in  ore  decet. 

Chioma  inanellata.' 

I Capelli  ricci  nelle  chiome  erano  detti  anelli  \ Onde  Martiale  : 

Vms  de  toto  peccauerat  orbe  comarum 
jlnulus.  E quelli  che  portauano  così  fatti  ricci  calami  Tirati  erano  del - 
ti^dal  calami fÌYo,  eh* era  unferrùy  co9l  quale  fiformauano  quefti  anelli  ; i 
quali  erano  anco  detti  cincinni  i come  fi  legge  in  Plauto  : Sttbfufus  ali - 
in  Capi,  quantulum  criffu$}cmcinnatus*  E perche  quel  UQuintioyche  daU*  aratro 

f* 


Mei,!. 


■4« 


Parte  Prim£; 


*Ì 


fà atta  Dittatura  chiamato  > t co'l  fuo  ualore iti  fedeci  giorni  foggiogògli 
Equi,  e la  Dittatura  depofe , hebbe  per  natura  una  còsi  fatta  capellatur. 
ra  inanellata  j per  fe  e per  li  po  fieri  [noi  acquiftò  il  nome  di  Cincinnato 
del  quale  Dante  diffe: 

* — . — Quint io  che  dal  cirro  farad.6, 

fletto  fu  nomato  : Che  cirri  fono  anco  detti  qucfti  capelli  inanellati , e 
crejpt  : E perciò  Terfio  : 

Terì  cirratorum  centum  dittata  fui  (fé  Sàt.ù 

Tro  nihilo  pendas  ? llprocacciarft  quéfìi  ricci  farà  atto  di  mollicie  > e di 
incontinenza  : Cicerone  perciò  diffe  : Frons calami flri notata  uefligijs  . Pofindiu 
Et  un'altra  uolta  : Erant  ilh  compti  capdli , & madentes  cincinnorum. ln  Fifon- 
fìmbria.  E d* un  cinedo  fi  fuol  dire:  Calami  flratuspuer.  Uri  Rotile  di- D* 
ce  che  fono  due  forti  di  capelli  ricci  per  naturatale  unì  gii  hanno  grandi  e 
rari , come  i Stcambri  j altri  gli  hanno  piccioli  e denfi^ccmegli  Etiopi : e 
tutti  indicano  timidità . 

Cr inibii s mtortis  timidi  uenere  Sicambri,  Marnali:, 

irf.tque  aliter  tortis  crinibus  JLethiopes  . 

Zazzera  vnta . 

Gli  antichi  fi  ungeuanc  la  chioma , per  ccmponerey&  unir  bene  i ca-  » 

pelli , e perche  ffiraff ero  foaue  odore  : La  qual  co  fa  è fiata  danna-  * * * 

ta  come  attione  di  perfona  mtemperantey&  effeminata:  E però  nella  ra - c }Omnis 
gion  canonica  furono  btafimati  quei  Sacerdoti , che  per  lafciuìa  e uànità  fi  tettanti* 
mgenano  i capelli.  San  Girolamo  sparlando  di  San  Giacobo  Mpoftolo  co - 1 
gnominato  Gtufio,dice:  Rie  de  vtero  matris  Santtus  fuit;viHum>& fice"  fcript.ucl,  * 
ram  non  bibit\  carnem  nullam  comedit;nunquam  attonfus  e fi,  nec  vnttus 
languenti),  nec  vfus  balneo . Effendo  'bf.S.  in  Betania  in  cafa  di  Simon  le-  Mmt.16. 
prof 0, ut  fi  acccfìò  la  Maddalena  con  unguenti  preticfi,i  quali  effudit  fuper 
caput  ipfiusrecumbenus . Et  affine  che  gli  H ipocriti  noni [effermin  afferò 
le  faccio  loro,  vt  viderentur  abbomimbusieiunantes',  Chrtfto  'Kf.S.ciòrte  Man  6. 
prendendo,  diffe:  Tu  cum  ieiunas  vnge  caput  tuum  , &faciem  tuam  U- 
uà, ne  videaris  ab  hommbus  leiunans. Cicerone  molte  notte  biafima  quan - frofextio . 
do  capillum  compofitum,&  dehbutum , quando  comptum,  & madentem , 
quando  calamiflratam  ccmam  in  unguentato  Confale:  E par  ti  colarmene 
te  diffe:  Confai  unguento  affluens  calami  firata  coma.  E Suetonìodi  Ve - 
fpùfìanGd  ce  : Adulefcentulum  fragrantem  vnguentc,cum  prò  impetra- 
ta.prafi ttura  gratias  ageret , nata  affsrnatus,  voce  etiam  grauijfima  in - 
crep^it:  Malu-fj.m  aitimi  ùboluiffes  : liiterafque  reuocauit  : Onde  il 
gpfto  di  unger  fi  ta  chioma  accennerà intemperanza , e lafciuia  . Virgilio 
| fà  che  lari  a per  ingiuriati  Enea  dica  chtfm  oltre  egtegodea  Didone,  cra-> 

I 2 Mèònia 


Jln,  4» 


^8  Dell'arte  de’ Cenni, 

Idiòma,  fflentum  mitra  crinemque  madentem . 


Subnixus  . E di  Ruggiero  per  incanto  tramutato  diffe  l* \Ariofio  : 

Rum'dt  bauea  l* manciate  chiome 
Di  più  foauiodor , che  fieno  in  prezzo. 

Et  il  Taffo  di  Rinaldo  , mentre  nel  giardino  d' Annida  era  nelle  laf cìvica 
fommerfo  ; 

Con  delicato  culto  adorno  {pira 

C.16./2.30  Tutto  odorile  lafcmie  il  crine , cimento . E gli  huominì  eh* erano  dediti 
al  tuffo  foleuano  quegli  odori  adoperare . Giunenale  diffe  : 

Etmatutino  fudans  Crifpìnus  amomo  , 

Sai. 4.  Quantum  vix  redolet  duo  funera . Et  Horatio  di  fefh ffo  : 

UKz.odj  Cura  quo  morantem  f&pèdicm  mero 
Fregi  coronatus  nitentes 
Malcbathro  Syrio  capillos . 

*Anco  alle  giouenili  Deità  gli  antichi  U chioma  di  foauiffimì  odori  jparfà 
attribuivano . Catullo , ad  Himeneo  [duellando > dice  : 

In  epital  cinge  tempora  florihus 
lui  & Ma- suaueolentis  amaruci . E Tibullo  del  Genio  diffe  : 
elee  z ^ us  t)UVQ  diHillent  tempora  nardo . 

la  chioma  ne*  giovani  è fiata  per  lo  più  fegno  di  moìlitie , e di  effeminate?* 
%a  : Onde  i Greci  per  ingiuria  ad  un  giouinetto  taf  duo  diceuano9  Coma* 
tum  puenm'y  de * quali  fà  detto  per  prouerbio  : Nemo  comatus  qui  non^j 
precìdi  tur.  Et  è uero  che  chi  fi  diletta  de  gli  ornamenti  femmili  hà  etian « 
dio  Panimo  effeminato . Et  in  ogni  tempo  fi  fono  ritrouati  huominì  lafci - 
vinche  hanno  lafciato  crefcere>come  le  donneai  capelli:  Onde l'Arioso  fà 
dire  à Br adamante  : 

c ^ ^ Ben  fon  de  gli  altri  ancor , c'hanno  le  chiome 
i©j!  * # lunghe  compio  * ni  donne fon  per  queTto . 

Chioma  tinta  . 

NOn  folamente  le  donne , ma  gli  huominì  ancora  fi  tingono  tal'bora  i 
capelli$cbe  è una  forte  di  mentire  con  l'effetto  ifìeffoyuolendo  dimo - 
flrar  d*effer  gì  Guani  ,an  cor  che  uecchì  e canuti  fiano . Vn'Ambaf datore  di 
Chio  con  tintura  della  barba  , e de* capelli  fi  sforgaua  di  nafeonder  la  futi 
vecchiezza  : Coflui  hauendo  appreffo  i Lacedemoni  pubicamente  orato  , 
sArchidarm  leuòin  piedi , e diffey  che  non  gli  doueano  creder  cofa  alcuna  9 
portando  egli  non  fola  nell'animo , ma  ne*  capelli  ancora  pubicamente  la 
menzogna . Marciale  in  queflo  propofito  diffe  pur  bene  : 

Mentir is  iuuenem  tinfiis,  tentine , capillis  > 

Tàm  fubità  comus  # qui  modò  eyenus  eras  • 

7{on 


.é. 


Parte  Prima^.  69 

orane  s fatti  s;  feti  te  Vroferpina  canuta  > 

Terfonam  capiti  detrahet  illa  tuo . 

Bruendo  Filippo  Rè  di  Macedonia  elette  per  Giudice  un'amico  di'  Unti- 
patron  accortofi  che  fi  tingeva  la  barbai  i capellino  priuò  del  magtftra 
torcendo:  Qui  in  pihsinfidus  efUqualemin  negotijs  remurfuturum  t 
Zazzera  adulterina . 

N'On  tanto  co'l  tingere  i capelli , quanto  anco  co'l  fuppcnerne  d'alie- 
ni, cercano  alcuni  di  nafeondere  il  caluitio , portando  'galere  po- 
nicele; de'  quali  fi  fnoldireinprouerbio:  Caluus  comatus;  E di  loto  m- 
tefe  Martiale  quando  diffe  : 

Caluo  turpius  efi  nihìl  cornato  • Et  ancora  : 

Caluus  cum  fueris  eris  comatus . E L'ifieffo  Martiale  : 

Mentirti  fiffos  unguento,  Vhoebe , capillos , 

Et  tegitur  piffis  fordida  calua  comìs  . 

Tonforem  capiti  non  eli  adhibere  neceffum  f 
Radere  te  melius  fpongia , Vhoebe , potè  fi  • 

Ma  nelle  donne  quefii  crini  adulterini  in  alto  eleuatì  per  pompa  efaflo  ; 
fono  argomento  di  alterezza , e di  (uperbia  : E fono  molto  biaftmati  dau 
Tertulliano:  E San  Girolamo  diffe  : Quando  eras  in  feculo  ea  qua  erant 
feculi  dihgebas , polire  faciem  purpurìffo,&  ceruffa  ora  depingere, ornare 
cr  in  em,&  alieni  s capi  Ili  s turritumverticem  ftruere.  Nella  quale  fcioc - 
cbe\%a  già  pofero  tanto  fìudio , che , come  ferine  Cificffo  Tertulliano , ad 
hoc  peritiffimi  capillatura  firuffores  adhibebantur . Di  quefio  artificiofo 
cimiero  affomìgliato  ad  una  torre}e  perciò  turrito  nominatoscosì  Truden • 
tio  : 

Tunitum  tortis  caput  accumularat  in  altum 
Crinibus,  extruUos  augeret  vt  addita  cirros 
C onger ies , celfumque  apicem  frons  ardua  ferrei  2 
E quefio  atto  di  ornar ft  la  tefiaà  quefio  modo  accennerà  gran  fafio  e /»• 
psrbta  : A che  allude  Virgilio  dicendo  : 

Qualis  Berecyntbia  mater 

Inuebitur  curru  Vhrygias  turrita  per  vrbes . 

E per  quefio  rifletto  differo  i Voeti  le  tré  Furie  battere  ì crini  di  uenenati 
iferpenti. 

Tofarc  alcuno  celatamente . 

QVeì ìo  igefio  di  fchernimento, conforme  al  prouerbio  : Circumton - 
dere  cornam  , di  che  parla  l' \Autor  de' prouerbi  : perche  effondo  i 
capelli  grande  ornamento  del  capo, e qua  fi  una  corona3onde  la  T^atura  lo 
gftoriw*  to*nAo{egU  quefio  fregio  mene  ad  ejfer  non  più  degno  d’banore  B 


Il  Firn  de 
Phifiog.  Itb» 
4.  Cap  i*» 

•7* 

Uibséi  eftgt 

libai tp  1 $ 

\ 

In? fy  chemi 

*>; 

M 

•8. 


7©  Dell’arte  d c*  cenni, 

inditi  ié.  ma  di  falerno  t però  leggiamo  che  Dalila  tosò  far  rittamente  SanfontJ * 
mentre  egli  in  feno  le  dormiua  ; e poi,  (predandolo , da  fa  lo  j cacciò , & i 
Fihftei,  lo  pofaro  à faruire  nel  pfarino.  Condalo  , Tre  fatto  nella  Licia  di 
Ari  fi.  in  Man  falò  Rj  di  Cavia  ,non  tesò  già  furtiuamente  le  '^a  fi  bene  le 

felitkis.  barfade  i Liei}  : Tsrc,ò  che  uedendo  che  fi  dilettauano  fammamtnte  di 
nutrire  le  loro  Xader c'i  fi nfa dal  fuo  Rè  ejj'ergli  fiato  fcritto  che  doueffe^j 
far  tofare  à tutti  le  chiome , e mandargliele . Ma  publicate  che  egli  hcb - 
be  le  finte  lettere  e dal  pubhce  bisbiglio  conofaendo  quanto  mal  uolentie - 
ri  f afferò  per  troncar  fi  le  chiome',  dijfc  che, quando  fi  f off  ero  contentati  di 
pagare  certa  quantità  di  denari, egli  batterebbe  procurato, che  altrettanti 
capelli  f off  ero  in  Grecia  comperati  ; & à Maufalo , come  fa  feffero  di  Li - 
eia, mandati.  La  qual  condi  tiene  effondo  da  ciafauno  allegramente  rie  e- 
uuta, fà  cofa  marauigltofa  quanto  oro  egli  con  qucfi'inucntione  ragunaffe . 

Capelli  rabbuffati . 

o 9 , Ve  fio  atto  di  rix%arfi  e rabbuffar  fi  i capelli  nafae  particolarmente 

dairhorrorc ; il  quale  è un  freddo  timore, che  conturba  tutto  l1  ani- 
mo,& agghiacciando  il  fanguefà  ri^gar  anco  * Pe #•*  come  uediamo  ne  gir 
animali  bruti  auentre,e  ne  gli  huomini,  che  per  caufa  di  gran  freddo  s'm - 
horridif cono  :Onde  Virgilio  i 
Mn.  4.  jlt  uerò  Meneas  affi  fin  obmutuit  amens , 

Mrrettaque  horror  e coma,  & uoxfaucibus  hafit . 

Lib.  1 .cap.ìColumella:  Sed f rigor ibus  hyemis  intolerabiliter  borrenti 
Et  Enea  prima  che  racconti  la  deffolatione  dì  Troia. 

Mn  2.  Quamquam  animus  memmffe  horret . 

Ouidìo  di  Niobe  addolorata  per  la  mina  de*  fuoì  figliuoli  : 

Ma. 6.  Diriguit  malis,nullos  mouct  aura  capdlos.  Virgilio  diff ? ancora  s 

Mn.i  & 3 Obf}upui,fìeteruntque  cornee , & ucx  faucibusbafit.  Ouidio • 
obRupuit  gehdufque  ccmas erexerat  horror.  Et  anco: 

Eaft  $ . Extimui  fanfique  metu  riguiffe  capìllos 

Etgehdum  jubìtofrigere  pcFìuserat.  Dante  nell* Inferno  : 

Qid  mi fantia  tutti  arricciar  i peli 

Da  la  paura-;.  L’Mricfto  cefi  ejpn fife  quefto getto  : 

1 C apparir  che  fece  à L’improuifa 

1* acqua  l'ombra  ogni  pelo  ai  riccicfiì . Et  in  un'altro  luogo  : 

C.18.  Sì  Come  il  Rè  T{or andino  ode  quel  nome 
n 6.  Così  temuto  per  tutto  Le uante^j. 

Che  facea  à molti  anco  arricciar  le  chiome , 

Benché (pfffoda  lorfoffe  difimH * 

Da  quello  arricciar  di  capo  Dante  formò  Raccapricciare  % e ritapru 

dare. 


Parte  Prima.  7** 


ilare; dicendo  nell' Inferno,doue  parla  d’un  fiume  di  fanguej:  can.it. 

li  chi  roffor  ancor  mi  ricap  riccia,  Et  ancora: 

H nidi anco  il  cor  mi  ricapriccia~>. 

Ojteììi  captili  rabbuffati  danno  tndicio  di  perfona  terribile , & ingiù - 
tiofa:  Come  anco  fà  da  Quintiliano  offeruato  dicendo  : Capillos  d fronte  u e j 
contra  naturam  retroagerey  ut  fit  horror  iUe  ternbilis . 

Gefto  deiroccafione. 


Fldia,fcultore  eccellentiffimo, formò  una  Dea  ingnuda,co  la  front  e ca - 9iq# 

pillata , la  nuca  calua,&  i piedi  alatilo  fta  [opra  una  ruotale  nella 
mano  defìtà  tentua  un  rafoio:e  diffe  che  era  Immagine  dell' Occafioneif opra 
la  quale  Aufoniocopofe  un  bell*  epigramma \nel  quale  trai* altre  cofe  diffes 
Crine  tegisfaciemì  cognofci  nolo  : Sedheus  tu 
Occipiti  caluo  es  f 7s {e  tenearfugiens. 

A che  allude  molto  bene  il  maral  Catone  > dicendo  : 

Fronte  capiHata , pofl  hac  occafio  calua . 

Eper  prouerbioji  dice:  Capere  crines',  per  pigliar  prontamente  l9occafio* 
neye  non  laf ciarla  fuggire].  Motivar  adunque  d*hauer  la  capellatura  di - 
nan%i,&  efferrafodi  dietro, accennerà  un*hmmo  opportuno ; ck' è quello 
che  fi  sà  uolere  dell'occafione,  & in  fomma  operari  quando  oportet  3 con- 
trario alf  importuno  , che  opera  fuor  di  tempo , e quando  non  bi/ogna . 
quefto  alludendo  l'Ariofìofà  cheti RèMarfilio3  configliando  il  Rj ^Agra- 
mente, gli  dice  : ( v 

Se  per  non  ueder  lafci  ,ò  negligen%cu  C.3  8^.47 

Ubonarata  uittoria  che  t'affetta , 

Volterà  ài.  calne,  cu?hora  il  crin  ne  moftra  , 

Con  molto  danno , e lunga  infamia  noflra . E fa  che  Doralice  difu  adendo 
Mandricardo  à combatter  con  Ruggiero  gli  dice  : 

Ma  fe  Fortuna  le  ffalle  ui  uolta , c.50  Jl. 3 5 

Che  non  però  nel  crin  pref a tenete . 

Ma  i Lacedemoni  all'incontro  nutrirono  la  chioma , e fi  r afero  la  bar- 
ba',per  accrefcere àgli  huomini ardire  neUaguerra:Tercioche ficcme  rna- 
fir andò  la  faccia  non  poteuano  sbarbati  efjer  da*  nemici  nella  barba  prefi 3 
cesi  uoltando  le  [palle  per  fuggire  facilmente  poteuano  effer  nella  chioma 
trattenuti,  e fatti  prigioni.  Fu  la  %a%%era  tal* bora  wdicio  diuolerfare 
alcuna  uendetta, come  offeruò  Giulio  Cefare  3 il  quale  kanedo  intefo  effer» 
gli  fiato  tagliato  a pe%$i  in  Francia  un  gran  numero  di  faldati , giurò  di 
non  far  fi  rader  i capeUr9come  erafolito  di  fare , fe  prima  di  quello  danno 
non  haueffe  fatta  notabil  uendetta:  diche  riportò  gran  laude. 

| V tpìimum  tolhferaiia  siiderat  arma 

j ' Intoni 


fi-  Dell’Arte  dc’ccnnij 

ìntonfos  rigidamin  frontem  defeendere  canos 

Taffus  eratynuettamquegtnisincrtfcere  barbanti 

SiHo  mede  finamente [erme  , che  S amente  fece  uoto , fe  ritornatia  nitrì* 

riofo  in  patriaydi  tofarfi  la  Zax^era , & à Marte  conf cerarla* 

$etl.  P#>M  Qccumhit  Sarmens  flauarn  qui  ponere  vi  fior 
Cafariem,  crinemque  tibi>  Graduo  yuoucbat. 
nifi,  4-  E Cornelio  Tacito  ferme  di  Claudio  Ciuile  Trencipe  de  Baiasti  : Cimiti 
barbaro  uoto  prcpfxum3  rutilattmque  crinem,  patrata  demum  cade  le * 
De  moribus  gmnum  depofmt.L’ifìeJfo  de9  Catti  popoli  di  Gemania:Crinemybarbamquc 
Germ.  fummittere  nec  nifi  bette  cafo  cxuere  uotiuum  oris  habitum.Taolo  Dia - 
Denh  geji.  cono  lafciò [crittoiSex  millia  faxonum  deuouerunt  [e  ncque  barbamene» 
Longob  li,!  que  capillum  rafuros .nifi fede  Sucuisbeftibus  ulcifcerentur  9 

Era  anco  de 9 Rei  coflume  non  fi  tofar , ma  lafciarfi  crefcer  la  Za^xeraye  la 
ìi‘7'tp  n . barba  : dicendo  Timo  Giouine  : Rcismoris  ettfubmittere  capillum  • 

Tirare  alcuno  per  li  capelli. 

S%Arà  geflo  di  far  forila  ad  alcuno*  e uiolentarlo  à far  quello , eh9 egli 
far  non  uoleuayò  à ueniredoue  ricufaua.  Tlautodiffe: 

In  m eneth.  Se^  *1M*S  ^ c me  <^apdlo  bine  de  curru  denpìt , Vifieffo  Toeta  : 

In,  Mercati  Me  ittam  captilo  pertraffuram  in  viam>mfibinc abducit . 

Così  yappreffoHomcro  > Tallade  nuocò  .Achille  dalla  pugna  9co’l  tirarlo 
per  li  capelli.  Dante  dice: 

Jttfer.  aa.  E Graffiacan , che  gli  era  piti  d9 incontra , 

Gli  arroncighò  impegolate  chiome  * 

E truffe l su,  che  mi  parueuna  lontra » 

Infer.  E parlando  di  Bocca  de  gli  abbati , che  nellTnferno  non  gli  uolea  dir  chi 
fofje*per  uiolentarlo  à manifettarfi,dicc  : 
tdlTbor lo  prefi  perla  cuticagna 
E dijfi:  E9  conuerrà  tu  ti  nomi 
0 che  capei  qui  su  non  ti  rimagna  : 

Ondagli  à me:  Ter  che  tu  mi  dtf cinomi . Il  Tetrarca  dice  s 
Italia  >ch  e fuoi  guai  non  pftr  che  finta , 

Vecchia  ociofat  e lenta 

C^f/v  il»  Dormirà  fempre, e non  fa  chi  la  fuegli  ? 

Le  mani"  baite  fi9  io  molte  entro  a9  capegli. 

E poi  foggìungeyuoltando  ilfuo  parlare uerfoVicolò  di  Ren^OyilqualeJ 
mentre  Clemente  V I . dimoraua  con  la  Corte  in  Trancia  s'infìgnorì  di  J{o - 
ma  * promett  endo  a9  Romani  di  ridurre  quella  Città  à Repttblica  netta-* 

fua  antica  libertà  : 

Tonmano  in  quella  uenerabil  chioma** 

' secar  a* 


Parte  Prima 


n 


zp.u: 


C.17./1.79 


c.nJs7 

C.34‘^*5‘ 


rSecuranten}eìe  h e le  treccie  (parte  > • 

Si  che  la  nègbittofa  efea  del  fango . Ovìdiol 
jlbfirahor  à patrijs  manibus  , raptamque  captllis  ì 
H&c  meruit  pietas  proemia, career  babet • 

V*Ariofio  parlando  del  Tontefice  dice  : 

Hpn  lafciarcbe  nel  formo  fi  fommerga 
Italia  fe  la  man  l'hai  ne  chiome . 

E di  Zerbino , che  pigliò  Medoro  per  la  chioma , dice  ì 
Stefe  la  mano  in  quella  chioma  d'oro  9 
E firafcinollo  à sè  con  uiolen^a  . 

Et  dell' Angelo  che  pigliò  la  DifcGrdixj  2 
Le  man  le  pofe  l'angelo  nel  crine . 

E pugna  , e cal^i  le  diè  fenga  fine^j  • E dell'Italia  dice  s 
Fin  ch’ella  un  giorno  a'  neghino  fi  figli 
Scuotala  chioma* . 

Mabauer  ad  alcuno  le  mani  ne'  capelli,  fienosa  peeò  tirarli 3ègeflo  di  te- 
nerlo in  fua  potcftà,òd'hauerlo  fintamente  intereffato, come  anco  auer - 
Sì  Angelo  Monofinio  nel  fuo  fior  dell'Italiana  lingua. -> . 

Suellerevn  capello  * 

E Segno  di  morte , perche  gli  antichi  Stimarono , che  un  capello  del  no - 
firo capo foffe  fatale>e consacrato  all'Orco  Stigio : e cheniuno  morir 
pote(Je,à  cui  prima  da  alcuna  infernale  Deità  quefto  capello  fuelto  non^j 
foffe  . Euripide  introduce  Mercurio , che  fucile  dalla  chioma  d'^lcefie  in  Aluft 
quefio  crine;&  all'Orco  il  confacra.  Virgilio  quefio  ufficio  non  di  Mercu - 
noyma  di  Troferpina  dice  effer  proprio,  fe  ben  poi  Giunone  tal  minittexio 
commette  ad  iride  fua  me ffiaggiera  ; Le  fue  parole  fono  quefle ; eparladi 
Bidone  : 4 

Tqondum  illifiauum  Troferpina  uertice  crinem  je»,  4; 

JLbfiuleratyStygioque  caput damnauerat  Orco • 

Ergo  Iris  croceisper  coslum  rofcida  pennis 
Deuolat,  & fupva  caput  aftitit:  Hunc  ego  Diti 
Sacrum  luffa fero,  tequeiflo  corpore  foluc , 
òicait,& dextra  crinem  fecat:  omms&  una 
Bilapfus  calor , atque  m uentos  uita  recejfit . 

Co  fui  Tetrarca  imitando  gli  antichi,  ma  da  loro  intorno  allocutore 
alquanto  feolìandefi,  nèà  Mercurio,  nè  à Troferpina, nè  ad  Inde,ma  alla 
Sìeja  Morte  quefto  ufficio  attribuire,  nel  paffaggio  della  fua  Laura. 

*All  oor  di  quella  bionda  tetta  fuelfe 
Morte  con  la  fua  mano  un'aureo  crine  » 

& Moflrar 


.il 


Triónfi  di 
moni  ex*,  i i 


• i 3* 
Moti.  io. 

Zue-u'. 


74  Dell'arte  de’ cenni ] 

Moftrarvn  capello. 

E^tto  di  cofa  minima  : E però  è ferino  che  i capelli  del  noflro  capo  f(£~ 
no  numerati j udendo  dire  che  Iddio  sà  il  tutto, e d’ogni  cofa  ha  cura, 
e prouiden^a . Et  altrone  è detto  , che  non  perirà  pur  un  capello  di  colui 
che  patirà  per  amor  di  Chriflo . E un  prouerhio  che  dice  : Dignu  spilo,che 
quadra  ad  urìbuomo  da  niente.  Et  anco  quell1 altro:  Vili  nonfacio,  cioè 
non  lo  Jhmo  un  pelo . Catullo  : 

CN Jon  faciunt  pili  cobortem-j. 

Cicerone  fornendo  à Quinto  fuo  fratello  dice  i TJe  pili  quidem  minu$  H 
amabo  » 


m . 


DE  t 


Parte  Prima-»: 


DELLA  BARBA.  Cap.  X. 

1 Della  barba.' 

2 Barba  lunga. 

3 Lufingar  l’altrui  barba. 

4 Ràder, ò tofar  l’altrui  barbai 

5 Cauar  la  barba  altrui. 

6 Cauar  la  barba  àfefteilo, 

7 Edere  sbarbato . 


Della  barba  l 


°ji  futura  fece  aìTbuomo  la  barba , Sedè  che  fcjTe 
anco  nella  faccia  per  mafehio  riconofciuto,e  per  ren- 
derlo riguardeuole\,cdi  rìueren%a  degno  ; quale  fà 
Jlaronne,  della  cui  uenerabitjbarba , e dell'unguento 
che  in  quella  difeendeua  ,fifà  mentione  nella  diuina 
fetittura . CbYifìo  Signore  jqoftro  portò  la  barbai 
affai  lunga  : San  Pietro  non  corta  > San  "Paolo  prò - 
Uffa  > come  gli  altri  Santi  ancora  : Il  che  fi  ha  per  traditione,per  fcrittu - 
re  > e per  Cantiche  sìatue  e pitture  di  quelli . ^Artemidoro  diffe , che_j 
i figliuoli  erano  a'  padri  loro  di  tanto  ornamento , quanto  la  barba  atta 
faccia . Et  il  fogno,  che  fi  fà  d'intorno  la  pròpria  barba,  è interpre- 
tato / opra  i figliuoli . £ nei  uoti  di  generarli  prometteuano  antica- 

mente gii  huomini  à Dio  di  non  fi  far  già  mai  la  barba  tofare , quafi  per 
emenda  deW err or  di  coloro,  che  facendotela  rader,  dauano  fegno  di 
effer  indegni , perla  loro  effeminatela,  dilafciar  pofterità  al  mondo . 

Barba  lunga. 

IL  gefiod'bauere  una  bella  barba  accennerà  decoro, dignità, e granita: 

£ quindi^  che  gli  antichi  dipinfero  Gioue  barbato . Et  i Filofofi  Ci- 
nici per  grauità  nutriuano  gran  barba:  Onde  Terfio  di  loro  diffe  : 

— Barbatum  crede  magxElrum  Sa/. 4. 

Dicere . £ Diogene  e era  di  quefta  fetta, dimandato  perche  nutrì fee^f 

la  barba,nfpoje\ ; per  ncordarfi  d' effer  huomo , deti {landò,  come  maluagi , 
coloro  che  radere  fifaceuano . Et  uno  Spartano  ad  una  così  fatta  diman- 
da nffofe  : ^4ccìò  che , mirando  la  fua  canicie , non  commetteffe  alcuna 
cofa  di  lei  indegna . S crine  Plmio  giouìne  che  ad  Eufrate  Filofofo  la  fua 
gran  barba  canuta  apportaua  mirabile  decoro • E fi  legge  che  Tefeo  corri- 
le z pugno 


■j 

» 


.Z. 


V6 


Dell’arte  de’  Cenni, 


pagno  di  Hercole/huomo  preftantiffìmo  non  uolletnai  che  gli  foffe  tofata 
la  barba , ma  quella  nutrì  per  testimonio  della  fua  uirtù  . La  Lombardia 
fu  nominata  da'  Longobardi , che  dalle  loro  lunghe  barbe  quefto  nome  ac - 
Trita  Ut.  li.  quietarono.  Vitoldo  Duca  di  Lituania  filmò  tanto  que fio  ornamento  dei - 
4 dei  detti,  [x  barba, cbs  fece  un* editto, che  tutti  i fuoi  fudditi  fe  la  doueffero  tagliare , 
'*  ritenendola  egli  folo,come  per  infegna  della  fua  dignità:  diche  e/fendo  a* 
d'Arà  ma  Lituani  in  modo  ffiaccìuto, che  uoleanopiàtofio  perder  la  ulta  che  la  bar - 
g brogli  fi  fece  rader, minacciando  la  morte  à coloro,  che  di  raderfi  la  bar - 
bagola  chioma  haueffero  ardimento . Chel'huomo  barbuto  rapprefenti 
granita,  e dignità  anche  l*  ri  off  o lo  diffe  : 

C.z.ft.  12  E feontrò  un  Eremita  in  una  ualle 

Ch  anca  lunga  la  barba  à megp  il  petto  * 

Denoto,  e venerabile  d'affetto. 

E Virgìlio  deli* ombra  d' Rettone  dice  : 

Mry.z.  Sqitalentera  barbami  & concretos  fanguìne  crinrs  * 

Gii  antichi  /limarono  una  bella  barba  efferanco  indicio  di  gran  fapienga  : 
Onde  merauigliandoft  fe  rìtrouauano  alcun  barbuto  ignorante  diceuano  : 
jn  ^rinù  Barbam  video  , Tbilofophum  non  video.  Et  spulcio  diffe  : Tallio * 
aureo,  ' baculoque  & baxeis  , & hircino  barbitio  philofophum  menti  eh  atur  * 
Horatio  f che  riandò  con  Damaftppo , che  conia  pompa  della  fua  egregia 
barba  faceffe  del  Filofofo,dice  i 

— — Dij  te  Damaffppe,De<eque 
Vermi  cb  confilium  doncnttonfore.  E dice  ancora  i 
Sapìentempaf cere  bar  barn. 

E Maritale  fchernendo  un' ignorante ,che  per  parer  fapienteportauctunià 
gran  bella  barba,  dice  : 

Sic  quafi  Tytbagor#  loqueris  fucceffbr,  &harcs, 

Terpendet  mento  non  tibi  barba  minor . E quell* altro  diffe  ? 

Si  promiffa  facit  pruàentem  barba , quid  oh  fiat 
Birbatus  poffit  quia  caper  effe  Tlato  ? 

Tuò  anco  feruti  la  barba  per  coprir  qualche  deformità  : Come  auenneJ 
m .Adriano  Imperatore , il  quale  3 per  mfeondere  alcune  ferite  della  fua 
facciafà  il  primo  de*  Cefari,che  nutrì  la  barba . £*  anco  la  barba  gran - 

de  fogno  d9ejfer  tenibile , & borrendo  * Virgilio defenusndo  i’ torrido 
effetto  di  C bar  onte  dice  ? 

Terribili  fqualove  Charon,  cui  plurima  mento 
Caniciesincultaiacet*  E Giuuenale diffe  : 

Hiff.da  membra  quidem,& dur<£  per  brachiti  feta  $ 


Lìb.i.Sat,- 


Mn  6. 


* rormttunt  atrocm  anmum 


Tolià 


i 


-■* 


77 


Ouìd . MiU 
lì» 


Parte  Frimai 

T olì ferno,ef cu  fondo  la  fua  fqualidexxa,diccua  : 

'Hecmeaquodduris  horrent  denfìfiima  fetis 
Corpora,turpe  puta  : turpis  fine  frondibus  arbor, 

Turpis  equus,  nifi  colla  iub # fiauentia  uelent  » 

3 Piuma  tegit  volucres  touibns  foa  lana  decori  efti 
Barba  vìros,  hirtaque  decent  in  corpore  fet&  • 

Damone,pa  fiore  hir[uto,è  da  Virgilio  con  gran  barba  definito,  dicendo  : 

Dum  libi  e fi  odio  mea  fibula  : dumqne  capelli  , tglX* 

Hirfutumque  fupercilwm , promffaque  barba  • 

E chi  è molto  pelofo  dà  fogno  d’efier  colerico  s crudele  : E però  la  f coìrti 
Salernitana, parlando  del  colerico 3dice  : 

Hit futus,f alla  x , irafcens  ,prodigus  9audax , 

• Afiutus,  graciìis  ficcus,  croceique  coloris  > 

Piatone  fcrifife.  Quofdam  fierniles  pilos  inanimo  gefiare  . E Plinio  feri-  inAlab. 
he,  che  quelli  che  nafeono  co*l  cuore  pelofo  ,fono  fortiffimi  e crudeliffmi  : lic,*n  c'$  ? 
E tale  e fiere  fiato  Mrifiomene  Me  fi enìo, eh  e ucci} e trecento  Lacedemoni • 
VMrìofio > parlando  £ alcune  genti  barbare  , che  andarono  à / occorrer 
la  Francia , dice  : 

Hanno  pelofo  il  uifo,  il  petto , il  fianco y Ciò  .fi <2$ 

E doffi , e braccia , e gambe  come  belue  t 

E per  fegno  di  feuerità  e grauità  di  co  fiumi.  Maritale  di  fisi 

lam  [ex,  aut  feptem  nupfisli,  Galla  > cine  di  $ , Zìi,  7,  tftg. 

Dum  coma  tenimium , pexaque  barba  iuuat . 57» 

Quare aliquem  Curio s femper , Fabiofque  loquentm 
Hirfotum  y & dura  rufiicitate  trucem . 

Ma  la  barba  nelle  feminenen  è fegno  d'ornamento  ,ma  di  gran  deformi - 
tàytdi  pe filmi  co  fiumi, e d'infotiabile  luffuria,comefcriuono  i Fifiognom'u 
E per  que  fio  forfè  i Romani  rapprefentarono  il  fimulacro  di  Venere  bar - 
qatOyper  accennare  che  le  donne  che  hanno  la  barba  fono  molto  veneree <, 

Lufingar  l’altrui  barba. 


Cile  i Latini  dicono  demulcere  barbarti , ciò  è leniter  mulcere  ; nei 

fanciulliytoccandogli  il  mento, è fegno  di  ue^o  amorevole:  Mane  ' >0 
gli  hmmini  è atto  di  j corno,  trattandoli  da  putti.  Efiendo  fiata  prefa  K<j- 
ma  da'  Fr  ance  fi,  alcuni  grani  Senatori  barbati  (landò  affettati  dinanzi  le 
porte  delle  cafe  loro  ,à  quei  Barbari  prima  apportarono  maraviglia  : ma 
poi  udendo  uno  di  loro  con  la  mano  lufìngare  la  barba  à C.  M tùlio,  ' cerne 
dice  Val.MaffimOyòà  M.  Tapina , come  ferine  T.Liuio , egli  per  rifenti-  uh  5 .capi 
mentpdi  quefio  fchernq  lo  percofie  con  una  verga  ^ per  laquai  cefo  tutti  di  forni, 

furono 


78  Dell’Arte  de’ cenni, 

z Vette™  fUY0710  àa  quei  Barbari  trucidati  t Dice  l'antica  fenten%a  : txtreffiaifft* 
& ì i tenui-  probità*  efl  illudere  quem  effllxeris . E fcritto  nelle  leggi  ci  ut  li . Si  quis 
fui  ' Labeo-  barbam  demittat , autcapillos fummittat adinuidiatn  alicuius,  tenetur 
nem , jf.  de  aftione  iniurìarum . Dicono  i Maghi , che  la  rabbia  de'  cani'fi  mitiga  co'l 
iniur . & Infangar  loro  la  barba . 

far»,  libell.  Federe,  ò tofar  l’altrui  barba. 

Flm‘Lt  *28  T)  E rche  la  barba  èfegno  d'effer  virile > e di  copiami  mafebi,  e P effetti) 
°4®  JL  sbarbato  è cofa  da  putto, da  Eunuco, da  Cinedo,dafemina;chi  fifa  ra 
deresdà  indicio  d’effer  tale  -E  perciò  *Alefj andrò  Magno ,ch e primo  intra • 
duffe  Pu[an%a  del  raderfiffà  beffato, e riputato  imitatore  delle f emine ,co 
Di  pnoflib.  tne  ferine  CriftppOye  conferma  ^ Itheneo . 'Perche  Scipione  ^Africano  fai  fa- 
1 3 eap  6.  ceua  anch*egli  ogni  giorno  radere, fu  creduto  effer’buomo  effeminato •:  ma 
i>lin  Itb.'j.  però  fà  in  ciò  da  Ottaviano  sA Ugufao  imitato . Di  quefto  costume  de 9 Ro- 
eap.  memi  di  rader  fa  la  barba  fcriue  >A.GeUiOy  Celio  Rodigino  ,&  anco  <Aleffan 

dro  dì  jlleff andrò  nel  fuo  libro  de*  geniali  giorni . Quando  adunque  ai 
Zib.T.euli.  alcuno  fa  faceva  rader  la  barba  ciò  era fatto  per  grande  fcornoye  gran  ca - 
lib.  s.c.i  5.  ftigo : È tra  P altre  calamità  yche  Iddio  per  bocca  d*l! aia  minacciò  a*  Moa * 
biti  : Barba9inquity  abradetur . Tfel  libro  de  i Rè  è fcritto  che  > hauendo 
Dauidde  mandati  i fuoi  jimbafeiatori  ad  Hannone  Rè , per  dolerft  feco 
della  morte  del  p adr  e ,h  avutili  foretti,  per  ingiuria  del  loro  Prencipe,fe - 
ce  à ciafcun  di  loro  rader  una  guancia , e cofa  mt%a  la  barba  : per  la  qual 
cofa  Dauidde  commandò , che  fa  fermaffero  in  Werico , fin  tanto  che  loro 
crefeeffe  la  barba', accioche  nonfoffero  dal  popolo  fcherniti . E nell*  H ilio - 
ne  Vmitiane  fa  legge , che  ad  alcuni  di  quei  primi  loro  Dogi, per  li  demeri- 
ti loro  y fu  raduta  à chi  me^a,  & à chi  tutta  la  barba , per  gran  cafligo  i 
% %ì  quis  de  Tanta  fama  fecero  quei  uencrandì  Padri  delle  loro  barbe . QuePla  pena 
pace  te n in  da  Federico  Imp.  propofla  à quei  ladroncelli  $er  li  cut  furti  poteva  ef- 
ufibfeud.  fer  HiQiata  ia  pace,dicendo  ; Si  quis  quinquefolidcs  ualens  >aut  plus  fu - 
ratusfucrit,laqueofufpendatur,fa  minus,Jcopis,&forpicje  exeorietur , & 
lìb  6 c.53  ton(lcatun  Et  il  Deciano  ne*  fuoi  Trattati  criminali  fa  mentionedt  que- 
1 ‘ ’ ftapenad’effer  tofatoy  per  cafligo  de* facrilegiy  e di  quelli,  che  di  propria^ 

lib  i.èap.z  autorità  tiravano  fuori  di  Chiefa  coloro , che  ui  erano  ricorjì.  Come  Fio - 
r aitante  taglìaffela  barba  à Salario  ; onde  da  Torello  Re  di  Francia  fù  à 
morte  condennato,  è fcritto  ne*  Reali  di  Francia . *Appreffo  alcuni  popoli 
era  fegno  di  farfaherede  colui, al  quale  primieramente  alcuno  tagliava  la 
barba  : E però  nelTanno  di  nofìra  falute  DC  XI.  Gregorio  Patritio  Ro- 
mano Signote  di  vder%o , dopo  hauer fatto  à tradimento  morir  Taffo  Si- 
gnor del  Friuli , fattafi  portarla  telìa-dì  lui , gli  tagliò  primo  la  barba->y 
quafa  attendendo  la  preme  [fa  di  farfelo  herede . Gli  Hi.br ahebb ero  per 

ecftume 


Parte  Primari  79 

tcUme  dì  fdtfi  rader  la  barba  nell'e[fequie,e  nel  pianto ; forfè  per  (igni fi- 
care  non  ejfer  cofa  da  huomini,ma  pià  tofìo  da  f emine  il  pianger, & afflig 
ger fi  oltre  modo  :òpurey  fi  come  all' bora  deponeuano  ogni  altro  ornamen- 
to,cofi  anco  la  barba  che  molto  adorna  la  faccia, noleano  deporre  . Et  Id- 
dio ordinò  à Mosè,  che  purificale  i Leuiti  in  quefio  modo  : JL fpergantur 
aqualuftrationis,& radant omnes pìlos  carnis  fu&.Mosè diffe  ad^Aarcn , g, 

ad  Eleazaro, & ad  Ithamaro  fuoi  figliuoli, che  piangendo  la  morte  di 
dab , e di  >Abiù , iquah  furono  dal  fuoco  confumati,  perche  ardirono  d'in - 
trometterfi  nel  [acri  fido  cantra  il  precetto  di  ùio,non  doueffero  altrimen- 
ti tofarfi:  Capita  ueftra  nohte  nudar  e, ne  forte  moriamini,&  fuper  omnem  .f  r 

t&tum  onatur  indignatio . Cefi  Giobbe  hauendo  intefo  come  ad  un  trat- 
to gli  erano  accadute  molte  calamità,  dice  la  fenttura  che, tonfo  capite^ 
corruens  interramadorauit . j Quefio  coftume  di  rader  fi  per  gran  dolore 
fu  anco  appreffo  i Gentili:  Scriuendo  Vlutarco , che  hauendo  ifide  intefo  De  ^ 
che  ofirìde  era  Slato  uccifo,fi  tosò  le  chiome, e fi  rafe  il  capo , fi  ueflì  con  la  o^fide ]' 
fiola  lugubre , e per  ogn  i luogo  fece  il  [ho  corpo  ricercare . E Lampridio 
f criue, che  Commodo  Imp.facrificando  ad  ifide, fi  radeua  il  capo, ad  imita- 
tone di  lei . In  quelli  diece  anni , cht  Ofìride  in  Italia  perfeguitò  i Giganti  9 
non  fi  fecemaitofar  labarba,nè la  chioma  fenon  da  poi  che  ritornò  in 
Egitto:  Onde  poi  gli  Egitijbebbero  in  coftume,  mentre  andauano  in  pere-  Eìblhth  té. 
grinaggio,dinonfi  tofare,fin  che  alle  patrie  loro  non  f off  ero  ritornati , co - i.atf-*. 
me  Diodoro  Siedo  ferine. 

Cauar  la  barba  altrui. 

ILgefto  di  canate  altrui  la  barba  è atto  di  grandiffma  ingiuria,  che  fu 

tra  molti  altri  da  Chrifìo  Signor  noftro  fopportato ^ e che  fà  da  Ifaia->  * * 0 

profetato:  Corpus  meum  dedi  percutientibus,  & genasmeasuellentibus.  Cap.  * e. 
Vhuomo  iratofuolfare  quefìa  minaccia . Ver  fio  i 
Si  Cynico  barbara  petulans  Tenaria  uellat . Horatio  s 
— Vellanttibi  barbarti 
Lafciui  puerr,  quos  tu  nifi  forte  coerees  » 

Vrgens  turba  circum  te  [tante,  miferque 
Humperiss& latras  magnorum  maxime  Ejgum,  Ver  fio  ancora  s 
Iccircoftolidampr&bettibiuellere  barbam 
Jupiter  $ EtènatoìlVrouerbioiEtleporesLeonisdefun&ibarbam  con~*ai 
uellunt.  V>Ario(lo  di  Marganorre  dice  i 
Che  li  pon  far  fin* à bambini  [corno , v 

Chi  pelargl  i la  barba,  e chi  le  chiome c 1 
Dante  di  Cerbero , che  fu  da  Ber  cole  fuperato,  e fuor  dell' Inferno  firafei * 
nato,  dicci 


Sat.  I. 

Lib  l.fcw.j 


Cerbero 


8o  Del  Parte  dc‘  Cenni, 

jinfit'f'  Cerbero  uofiro  ,fe  berìui  ricorda , 

porta  ancor  pelato  il  mento,  e*l  go%%?  * 

VMriofio  fa  dir  ad  ifab  ella, quando  facea  refifìen^a  ad  Odorici, che  la  «0* 
le  a titolar^  : 

C,ij./?.28  Telaiglt  il  mento,  egli  graffiai  la  pelle , 

Con  Vìridi  che  n9andauano  à le  Stelle . 

E di  Rodomonte  centra  il  Mago, che  perfuadeua  If abella  alla  carità, dice  ì 
$.  La  mano  al  mento  con  furor  gli  ttefe , 

E tanto  ne  pelò  quanto  ne  prefe . 

Cauare  à fe  fìeffo  la  barba  • 

c TJ  Dolorofo  getto  di  pentimento , d'hauer  errato , e di  uoler  correggi» 

* JC/  re , e cattigar  fe  fìeffo . Soleuano  però  gli  antichi  per  delicia  , ciò  è 
per  far  la  guancia  più  polita, e più  lifcia,farfi  pelare $ che  i latini  divetta- 
m,expungere  genas  : Onde  Martiale  ; 

* Eutrapelus  tonfor  dum  Circuit  ora  Lnperci 

Expungitque  genas* 

Effere  sbarbato.’ 

r-  ~ "T  Gratto  fi  giouinetti  prima  che  facciano  la  barba  fogliono  effex  dallc^j 
*7*  JL  amorofe  donne  grandemente  amati  : E però  Tibullo  dijjez 
lie.heUg.%  Carior  eft  auro  iuuenis , cui  molila  fulgent 
Ora,nec  amplexus  hijfida  barba  tent . 

Et  il  getto  di  non  hauer  barba  accennerà  pueriluaghc%za>efiinplicitài,& 
etàgiommle . Mpollo  fù  da  gli  antichi  figurato  fen^abarba  giouinetto  ; 
per  dinotare  il  Sole , che  dà  uita  alle  cofe  create , effer  fempre  i’itteffo , nè 
maiìnuecckiarfi . EtEfculapio  fuo  figliuolo  fù  rapprefentato  con  bella 
chioma , e lunga  barba  d'ero  *,  per  accennare  i nfflendenti  raggi  del  Sole  : 
alla  ttatua  delquale  Efculapio , Dionifio  Tiranno  di  Siragofa  leuò  la  bar - 
ha, conifcherno  dicendo, che  non  ficonueniua  che  effendo  il  padre  sbarba- 
to, il  figlio  haueffe  così  beliate  così  preciofa  barba . 


de  t 


Parte  Frimai  " tt 
DEL  CRINE.  Cap.  XI. 

1 Crine  d'oro* 

2 Crini  inanellati . 
j Criniodoriferi . 

4 Crini  fparfi , e negletti . 

5 Crini  fciolti. 

6 Crini  parte  acconci , c parte  negletti  * 

7 Squarciarli  il  crine. 

8 Rotarli  capo  con  i criniiparfi  > 

9 Tagliarli  i propri;  capelli  * 
io  Delcaluutio* 


Crine  d’oro; 


T mando  le  donne  che  il  crine  di  color  d'oro  apporti  lo- 
ro molta  uaght%%a;  con  grande  fludio,  e grande  incorri - 
modo  [e  lo  Hanno  procacciando ; che  farà  ìndici*  di  bra- 
mata bellezza . E così  fatto  crine , come  beUo\>  da  gli 
fcrittori  celebrato  : Onde  l’^rioftowentre  deforme  le 

— adulterine  bellezze  d*Mcina,di ce  s 

Con  bionda  chioma  lunga , & annodata  > 

Oro  non  è che  pià  rifplenda , ò lutiti  * 
llTaffo  della  fua  bella  jLrmida  dice  anch'egli  : 

D'auro  hà  la  chioma . E la  uà  paragonando  al  Sole 
llVetrarca  della  fua  Laura  fcriffe  : 

E i capei  d'oro  fin  far  fi  d'argentoXiò  è per  la  uecchiezz * canuti ye  bianchì . 
Ma  quando  commciauano  à diuenir  d’argento , le  donne  procurauano  di 
farli  con  l’arte  parer  d’oro  , come  diffe  Gnidio  ; 

Votmtna  canicìem  germanis  infìcit  herbis , 

E tmelior  vero  quaritur  arte  color . E Tibullo  : 

Tum  fiudtum  forma  eft  » coma  cum  muiatur  7 vt  annos  V 
Dijfimulety  viridi  cortice  tinffanucis  . 

Tale  era  il  crine  d’ Maria,  defcmto  dall' <4riofto  : 

Vali  do,  crejpo , e macilento  banca 
Mcma  il  uifoy  il  crin  raro , e canuto . 

mficome  nelle  belle gionani  dame  foro  'accrcfce  [loro  bellezza,  rosi 

£ nelle 


• — -o 

ili 


C.T.ft.lU 


C, 

Servii» 


Dt  an . am, 
3 • 

Li,l»tlig.S 


c.7/73. 


§v  DcirArtedc’Ccnni , 

nelle  brutte  ueccbie  eccita  rifo , & è indicio  d’incontinenza  y e di  mal- 

uagitày  come  era  Gabrina^y 

Che  quanto  era  piu  ornata , era  pià  brutta . 

Come  dice\l't!ìeffo  Toeta  ; che  poi  foggiunge  • 

E parea  così  ornata  una  bertuccia  > 

C. 20.  Quando  per  mouer  nfo  alcun  ue Filila  . ''i  - 

lio»  T aito  da  M rificfane  quando  diffe  ; 

ytrum  ne  varijs  pitta  fuas  Simia  £ 
tAnanus  ab  ima  bue  reuerfa  manihus  £ 

"Et  apunto  di  quefìe  uecchie  beiletate  fi  dice  il prouerbìo  : Simia  fucata  « 
Tale  era  quella  Lice, che  n'ell'itteffo  modo  è da  Iterano  febernita . Et  era 
cofa  da  f emina  impudica  il  biondeggiar  fi  la  chioma } poi  che  le  matrone. s 
[alenano  portarla  nera  : Onde  di  Meffalina  Imperatrice  Giuuenale  dice , 
thè  quando  ella  fe  ne  andana  al  chiafo  fingendo  fi  meretrice > coprino, 
f uè  nere  chiome , con  una  capelliera  bionda  : 

Sai. 6 . Et  nigrum  flauo  crincm  abf condente  galero 

Intrauit  cahdum  ueteri  centone  lupanar  . 

JEn  6 . E così  Seruio  dice  che  Virgilio  attnbuifce  la  chioma  bionda  à Didoncj  * 

perche  era  impudica . 

fdneo  ne*  mafehi  giouanetti  fono  i crini  d'oro  df  ornamento  z e però  Medea 
apprejfo  Quidìo  dice  à Giafone  z 
Ep.it.  Cur  mihi  plus  acquo  flaui  placuere  captili  £ 

Et  decor >&  lingua  grafia  fìtta  ture  £ E fimilmente  deferiue  di  color 
d*oro  la  barbai  la  cinema  di  CiUaro  bell'ffimo  gioitane * 

Barba  eratincipicns,barba  color  aureus  ’>  aurea 
Met.it.  Ex  humeris  medios  coma  dependebat  in  arme s* 

Così  di  Medoro  difje  l'Mrioflo  z 
c iB . n.  Occhi  haueanerìye chioma  crefpad* ero. 

Ì66.  all* incontro  Horatio  lodò  i capelli  nerijdtcendo  e 

Spettandum  nigris  oculisjuigrGque  capitio • Et  un'altra  uolta  t 
Et  Lycum  nigris  ocuhs  > nigroque 

Li-i.od'Zi  Crine  decor um.  E Marciale  di  Clitobelìiffimo  fanciullo  ; 

Sit  moro  coma  nigrior  caduco . 

Cap.$>  E la  fpofa  nella  Cantica  parlando  della  chioma  del  fuo  fpofozComA  eiusfì - 
cut  e lata  palmarum^^#,  quafi  coruus.  Et  Jlnacreonte  loda  aneli  egli 
nel  fuo  Bathillo  la  chioma  nera. 

Crini  inanellati. 

# ^ T E donne  che  hanno  pretensone  di  parer  b eli  e ys*  affaticano  che  le  loro 
JLj  chiome >nott  fo lo  fiano  di  color  d* oro tma  mantUate>e  creffe  ancora  \ 
. % il  eh  e $ 


CtMZ.  4Tt 


c.  4.  /?.$  0, 
Lib.i' 


Parte  Prima^  gj 

il  che, come  fegno  d'incontinenxa , e di  uanità^da  S.  TPaolo  biafimato  > di- 
cendo che  debbano  andar  in  habito  ornatola  con  uerecondia  e modeflia , 
non  in  torti s crinibus . Il  Petrarca  lodando  quede  qualità  nella  chioma 
della  amata  fua  Laura  dice  : * 

Del  laccio  (Cor  non  fra  mai  chi  mi  [doglia  , 

TSfegletto  ad  arte,  inanellato,  & irto . 

Et  il  Taffo  della  fua  beili  [[ima  JLrmida  ; 

Eà  noue  crefpe  l'aura  al  crin  difciolto. 

Che  natura  per  sè  rincrejpa  in  ond<^  > ETropertìo  diffeà  Cinthia  : 

Et  mtidas  preffo  pollice  finge  co  mas. 

Sarà  adunque^  ilgetlo  d'inanellar  fi  i capelli , di  color  d'oro  nelle  donne  in - 
dicio  di  uanita>e  di  procacciata  uagheiga.  E negli  huomini  diinconùnen « 

%a,e  di  lafciuia  : Onde  Ouidio  : 

S ed  tibi  nec  ferro  placeat  torquere  capìllos.  E tibullo. 

T unc  procul  abfitis ,qutfquis  colit  arte  capiìios . Zih.iMeg  t 

Crini  odoriferi. 

aggiungere  al  colore  d oro,<&  alla  creffa  forma,  anco  odore  j 
foaue  al  crine 3tanto  piu  accennerà  defidenodi  riufcirfoaui,&ama  * * * 

bili.  Virgilio  di  Vtnere  dìffe  che 

— —I{pfea  cerulee  refulfit 

lAmbrdfiaque  coma  diuinum  uertice  odorem  1. 

Spirauere.  E Tibullo  di  apollo  dìffe  : 

StiUabatTyrio  myrrhea  rote  coma.  Propertio  di  Cintia  dìffe  .*  Z/'*5- 

lAutqkid  Orontea  crincs perfundere  myrrha , Lih  J ele 

T eque  peregrini  uendere  muneribus ì E Plauto  : * ‘ 

Tu  CìaCle, tu  cinnamum,  tu  tofa,tu  crocum,&  cafra  es%  ln  Curc 

Tu  petahum.  E quedo  lufso  ne  gli  odori  crebbe  tantoché  con  gran  di- 

jpendto  da  remotiffime  proumcie  li  procacci au ano  ; i quali  exotica  un- 
guenta erano  detti.  Plauto:  Non  omnes poffunt  oltre  unguenta  exotica.  ìn  Uo~ 
Onde  per  rimediare  ali' mtoler  abili  fpefe,  T.Ucimo  Craffo,e  L.  Giulio  Ce- 
[aie  C enfoti  con  publico  editto  vietarono', ne  quìs  uenderet  unguenta  exo- 
tca.  E 'Plinio  con  molta  ragione  firn  franigli  a di  tantafouerchia  prodiga - 
mnf^tit0'  TUntÌ  cmttkr  "ofaptas aliena',  ctenim  odorem  quigerit  ipfe  lib.11 

L . , Crini  (parfiae' negletti. 

. - chioma  incuba,  slegata,e  non  acconciai  di  gran  dolore  e di  furore 

ìl'rilèauìU-  tPZC>'°  d,  q^tteuonne, cifrano  intorno 

U esequie  ai  Polidoro  figliuolo  di  Priamo , dice  : 

Et  circum  Illiades  crinem  de  more  [vinta.  j%n  - 

l * E delle 


$4  Dell  arte  de*  cenni  ì 

E delle  donne  Troiane>che  addolorate  à Tallade  facrificauano  : 

Crinibus  llliadcs  paffìs  peplumque  ferebant 
Supphciter  triftes . E di  Calandra  afflitti ffima  r 
j&ruz*  Ecce  trahebatur  paffìs  Triamsia  uirgo 
Crinibus*  E della  Sibilla  dice^  : 

— — 7s(ow  vultus , wow  co/or  ««#$ 
compiti  man  fere  comtijed  pettus  anbclum, 

Et  rabie  fera  corda  tument*  E nel  dffcriusr  donne  eccitate  à gran  furore* 
Fnrijs.accenfas  pittore  tnatres 
J£n*y»  idem  omnes fìmul ardor  agitnotta quarerc  tetta  > 

Qeferuere  domo s}u enti sdant  colla,  comafque * 

Om dio  fà  parimente  di  quello  gtfìo  effer  autore  ; come  appreffo  dì  lui  in 
molti  luoghi  ft  uede  : Variando  dì  Medr.adice^  : 

Ter  tmnulos  errat  [farfìs  difeintta  capiiìis.  Et  aitroue  : 

2p.  £.  No»  uenitincultis  captarum  more  ca  pilli  s 

Fortunam  vultus  f affa  tegendofuos . Et  ancora  ; 

Sp.i®.  tAfpìce  demifioslugintis  mere  capillos.  Et  in  un'altro  luogo  s 
Et  forar  cffufìs  ut  srat . Caffdndra  captliis  , 

Cum  uellent  no  fìtti  iam  dare  ueìa  rates . 

Quo  misi  exclamant . E fà  che  Safo  per  fegno  del  fuo  dolore  dice  : 

Ecce  iacent  collo  ffarfì  fine  lege  captili . IfAriofto* 

Q0me  cjje  jn  Ulf0  pallida,e fmarrita 

Sia  la  doyi%ella>&  habbìa  i crini  inconti , Tibullo  s 

'Non  foror  sljfyrios  cineri  quti  dedat  odores 

Etfleat  cffufìs  ante  fepulchr a comis.  Et  in  altro  luogo . 

Li.$Meg  i ^£nte  meura  veniat  longos incompta  capilìos 
Et  fleat  ante  meum  mafia  T^ctira  rogamo 
propertio, pari  ado  diCaltflo  addolorata  perche  Fliffe  da  lei f off  e partito: 
Multos  illa  dies  incomptis  mcefla  capìllis 

Seder atfìniuflo  multa  locata  falò . Et  anco  diffe  per  fegno  di  gra  calamità s 
js Jec  toties  proprijs  circurn  oppugnata  triumphis 
tifa  lo  lajfaforct  crines  foluere  E^oma  fuos.  Et  un* altra  uolta : 

‘Efamque  ubi  mortifero  latta  eli  fax  ultima  letto 
tikft  yxotum  fufìs  fiat  pia  turba  comis . 

Crini  fciolti. 


- *T  i portare  è crini  fciolti  e ffiarft  era  fegno  d'effer  vergine  e fanciulla  : E 
e JL  però  Virgilio  diFenere*cbe  fingea  d>cffer  Cinthia9  diffe  l 
Flamque  humeris  de  more  habilem  (uffenderat  arcum  9 
JE&*  i , yettatriJSidedsYatque  cornai  diffondere  uenti$>  Et  Horatio: 

gut& 


'Parte  Prima . 


Quem  fi  puellarum  infereres  eboro , 

Mire  fugace  s falleret  hefrites 
D fcrìmenobfcurum , folutis 
Crmibus  ,ambigUoque  vultu. 

Il  Tetrarca  deÙa  [vìa  laura, eh* era  pulzella  quado  dì  lei fe  ìnamorcÀice: 
Eranoi  capei  d'oro  a Paura  frarfi\.  Et  un’altra  uolta  : 

Li  bionde  treccie  fo ura*l  collo  f ciotte.  E Soggiunge . 

M*l  primo  dì, eh* io  nidi  a Paura  frarfi 
I capei  dforo}ond*ie  fi  fubit*arfi.  llTaffo* 

» Intrinseco  diuennì 

De  la  più  bella , e cara  gioitine tta 
Che  mai  friegajje  al  uento  chioma  d'oro. 

Quando  poi  erano  maritate , legauano  i crini  in  treccie  s E però  il  Te - 

trarca  dell*ifie[fa  Laura  dice  : 

E le  chiome  hor  auolte  in  perle , c in  gemme, 
vdll* bora  Sciolte, e fouror  terfo  bionde . Claudiano  s 
?$ec  qu&Tarthenium  cani  bus  fcrutatur  odoris 
*A fremuta  toros  ; libertatemque  comarum 
Ime (lauoluit  tandem  franare  corona . 

Cheuuol  dire  che  defideraua  dalla  virginità  paffar  alla  ulta  mattimi 
malu  : 


iti. i. od  i 


Son.fa, 


Kelt  drmn 

14. 


So».  164. 

De  Rap.Pei 
ferpdti.U 


Crini  parte  acconci , c parte  negletti . 

QVefla  uarietà , e difeordanza  di  crine  accennerà  discrepanza  e rfi-  r * ” 
uifione:E  tale  apunto  fu  dall*  ^tr  lofio  deferitta  la  DiScor dia, die  Ho:  * 

I crini  hauea  qual  d*oro,e  qual  d*argento  , C.X4.tf.8$ 

E neri , e bigi  hauer  pareano  lite  : 

tAltri  in  treccia, altri  in  nafìro  eran  raccolti, 

Molti  à le  [palle,  alcuni  al  petto  fciolti. 

Tetronio  * Arbitro  Satirico  così  deferiffe  la  Difcordia  i 
ìnfremuere  tuba , ac  faffo  difcordia  crine 
Extulitad  fuperos  Stygium  caputi  huius  in  ore 
Concretile  fanguis,  contufaque  lumina  flebant, 

Stabant  irati  f cabra  rubigine  dentes , 

Tubo  lìngua  fluens , ohfcjfadraconibus  ora, 

*4tque  inter  toto  laceratam  pcftore  ueflem 

Sanguineam  tremula  quatiebat  lampada  dextrà.  E Dante  della  E rande  : infot.  \ ?; 
Con  più  color  fommtffe,  e foprapo/ìe 
*Hpn  fer  mai  drappi  Tartari , nè  Turchi , 
far  taijcle  per  Aragne  impofie  • 


»4C£€Tb* 


$6  Deli  arte  dc’Ccnnì, 

■i:  ^Accennerà  ancoimprouifo  accidente, che  ci  neceffiti  à focrorrerlo  fen%ju 

alcuna  dimora  : Comeauenne  à Semiramide  Bigina  de  gli  qua* 

le  mentre  era  intenta  à regolar  fi  i crini , auifata  che  la  gran  Citta  di  Babi- 
lonia fé  le  era  rib sfiata, fen%a  fornir  d* acconciar fi,  corfe  fubitodoue  era 
il  pericolo, & la  rib  ditone  reprejje:  Onde  in  Babilonia  le  fu  dirizzata  una 
flatua  con  la  metà  delle  treccie  raccolta, e l* altra  metà  difciolta;per  ejpri - 
mere  Ufuagra  diligfo^zìn  così  graie  anione ,dellaquale  dijje  il  Vetrate  ai 
Triofo della  >p0i  H}l{(  la  magnanima  Beina , 

cap.i  treccia  riuolta,  e l'altra  ffarfa , 

Còrfe  à la  Babilonica  tuina  . Ouidio  così  l'iffeffo  concetto  ejpreffe 
« — Alcyone  coniux  excita  tumuliti 
Trofilit , & nondum  totos  ornata  capillos .) 

Tibullo , lodando  la  belletta  de  i crini  di  Sulpitia  : 

Li,$.eleg. 4 Seu  foluit crines,fufis deceteffe capillis , 

Seti  compfit],  comptise fi  ueneranda  comis . 

* Squarciarci  il  crine . 

OV esatto  di  fquarciarfi  la  chioma  è di  grandijfimo  dolore  : Comtffj 
appreffo  Cicerone  è fcritto  : Htncille  Jlgamemnon  tìomericus , 
feindens  dolore  identidem  intonfam  comam , in  quofacetum  illud  Bionis $ 
perinde  fiultìjjimum  Regem  in  luffa  capiilum  ftbieuellere , quafi  calumo 
m&ror  leuaretur  * Della  madre  d'Eurialo , dolorata  per  la  morte  del  fi- 
gliuolo, diffe  Virgilio  ? 

Emlat  mfelix , & feemneo  ylulatu 
Sciffa  comam . E di  Didone  per  gran  dolore  infuriata  : 
Terque,quaterque  manu  peffus  percuffa  decorum  , 

Flauentefque  abfciffa  comas , Trò  Iupiter  ibit 
Hic , ait , & no  (Iris  illuferit  aduena  regnis  ì Ouidio  : 
lAtlachvymas  fine  fine  dedì,  rupique  capillos,  E delle  matrone  Tebanfi: 
— -^Sctflìs  cum  vefle  capiìhs . 

VAlciato  in  un  fuo  Emblema  dipinfe  f opra  il  tumulo  à'+Àiacela  Virtù , 
che  fi  fquarciaua  la  chioma,  dicendo  : 
lAtaas  tumulum  lachrymis  ego  perluo  Virtus 
Heu  mtfera  aìbentes  dilacerata  comas . 

Sciiicet  hoc  reffabìt  adhuc,  vt  Indice  Gr&co 
Vmcerer,  & catti a f tei  potiate  dolus , 
il  T affo  della  fpofa  digitammo  dicc_j  : 

Ci 7Ji.iG*pìanfe , percoffe  il  biondo" crine , e'i  petto 
Ter  dì  ff  ornar  la  fua  fatale  andata . 

L'jtrioftQ  d'Olimpia,  afflitta  per  la  fuga  di  Bireno  : 

Cosi 


/ 

Tufc.$. 

MV'9» 
Mn  4» 

Mei.  4, 


-,  » 

Parte  Prima,..  87 

" ' 

Cesi  dicendo  le  mani  fi  caccici 

capei  d'oro,  e à chioccia,  à chioccia  flraccia  » C.  t o ff.j $ 

£ d*! febei  là,  appaffionata  per  la  morte  di  Zerbino  t 
£ slraccia  à tono  lauree  crtfpe  chiome , 

Chiamando  femprc  in  uan  l'amato  nome . C24.ff.8j 

Omdio  di  Filomena  da  Tereo  stuprata  : 

Mox  v bi  mens  redijt  puffo  s Untata  captilo  s Met 

Lugenti  fimihs * £ wìw/iz  in  arbore  cangiata . 

ytvidit ,conata  manti  laniare  capillos 

Fronde  manumimpleuìt , frondes caput  omne  tenebant. 

Rotare  il  capo  con  i crini  fparfi  * 


QVefìo  ègt  fio  d*  e (iremo  dolore , edtmamfefiadifperatione  : E perà 

Quintiliano  UJ ciò  ferino  1 Comasexcutientem  rotare  phanaticum  ^ 

eft  : Omdio  dy Arianna  dicet  * 1 c 3* 

Jtut  ego  diffufis  erraut  fola  capillis , 

Quatti ab  Ogygìo concita  baccha  Deo»  Ep.10, 

IfeArioftc  d* olimpia  infuriata  per  e jf ere  fiata  dal  fuo  Bireno  abandonata: 

Corre  di  nuouo  in  sii  l’eftrema  f abbia  » C‘ 1 °fi  3 4° 

£ rota  il  capo , e fparge  à l9aria4  it  erine» 

£ [embra  forfenata  » e ch'adojjo  babbi* 

Hon  un  Demonio  Jol,ma  le  decine • £ di  Fiordiligi  : 

Straccia  i capelli , e fparge , e grida  come  c 43 . ni 

Donna  tal’bor  che*l  Demon  rio  percuote  > 1 * 8. 

Parimente  UT  affo  d'Mmidayoppreffada  efiremodolore*perefferda  Ri- 
n aldo abandonata * 

Così  in  noci  interrotte  irata  freme  * CM6.ff.tf7 

E torce  il  piè  da  la  deferta  riva, 

Mofirando  ben  quanfhà  furor  raccolto  » 

Sparfa  il  crin , bieca  gli  occhi , accefa  il  uolto . 

Gnidio  di  una  delle  Tracie  bacchantì  cantra  Orfeo  fdegnata  t 

Equi  bus  vna  leuesia  fiato  crine  per  aura*  tóuij 

En  ait , en  hic  e fi  noftrt  contemptor . 

Tagliarli  i propri)  capelli . 

OVefìoèatto  di  gran  dolore];  ilche  neWeffequie  de3  parenti  perfegno  - 
di  grande  afflittone  era  fatto:  £ però  Canace  appreffo  Gnidio  uer» 
ìfoilmalnato  fuo  figliuolo diffe : 

Non  mihi  te  licuit  lachrymis  perfundere  iuflis  ^ 1 u 

In  tua  nec  tonfas  forre  fepulchra  cornai. 

E douc  parla  della  trasformatone  di  Narciffo  dice 4 


'Pian* 


8 8 


W*ì- 


4m 


Dell  arte  de’ Cenni, 

"—^Vlanxere  forores 
Triade sy& fettos  fratti  'mpofuere  capillos . 

S crine  Homero  che  il  cadavere  di  Tatroclo  fu  coperto  de  i Capelli  de'fuoi 
compagniyche  nell' effe  qui  e gligittarono  f opra  : Et  Achille  hauendofi  ta- 
gliata la  chioma , e pollala  nelle  mani  delTifieffo  cadauere , prouocò  tutti 
quelli  eh1  erano  prefenti  à pianger  dirottamente . £ Tropertio  di  Cinthim 
illa  meo  caros  donaffet  funere  crines. 

Molliter 9 & tenera  poneret  offa  rofa  . 

Socrate  il  giorno  auanti  che  pigliaffe  il  ueleno,  toccando  la  chioma  di  Fe- 
done , gli  diffe  : Dimani , ò Fedone  > ti  taglierai  quefla  bella  chioma  i 
Que/lo  però  era  nella  diurna  legge  probibito*  effendo  fcritto:  *Fgpn  vos 
FUitPhed.  incidetis  ynec  facietis  calnutium  fupermortuo • xA’fimolacri  de*  fiumi 
dalla  gentilità  9come  Deiynueriti>Joleuano  offerir  i proprij  capelliycke  con 
Deuter.  14.  alcune  cerimonie  fi  tagliauano:  E perciò  Homero  introduce  Veleo  à far 
noto  al  fiume  Sperchio  di  tagliarfi  i proprij  capelli , e r e ligio f amente  offe - 
rirglieliffe  dalla  guerra  Troiana  ritornaua  fano  .Achille.  Marnale  : 

Hes  tìbì y Thabe , vouet  totos  à vertice  crines 
Encolpus  domini  Cènturionis  amor . 

Dura  nulla  teneri  fordent  lanugine  vultus  > 

Dumque  decent  fui*  lattea  colla  iubie . 

Lìh.i.eftgY.  l ferui  appreffo  i Ramandoti  enut  a la  libertàypoteuano  portar  il  capéllo  / 
8 3 • ma  però  andauano  rafi  à dittintione  de  gli  ingenui.  E per  nuerente  fegno 

di  deuotione  è Flato  introdottole  i Sacerdoti  fi  radano  la  tefiay  facendoli 
AH.  Apon.  le  chieriche yò  cerone:  Come  fi  legge  di  'Fga%aro>  e poi  anco  di  Trifcilla y e 
58'-aj*  di  >Aquilayche  con  SanTaolo  andarono  in  Siria,  e d’altri:  ilqual  cottura* 
s’è  poi  fempre  offeruato . Etra  le  cerimonie  che  faceua  il  leprofo  per 
^clzut'cun  monc^arfl>  doueua  anco  rader  fi  non  folamente  la  tefla , ma  la  barba , le  ci- 
&ia>€  tutti]  g/*  altri  peli  del  corpo . Et  è nella  ragion  canonica  decifo,  che 
Rofn  fmg.  quella  donnayche  fi  taglierà  la  chioma  datale  da  Dio  in  memoria  della  fua 
foggettione  al  maritoycome  qucllayche  tenta  di  [ottrarfeney  fia  efeommu - 
nicata.  Era  però  nella  diurna  fcrittura  ordmatoyche  quando  coluiyche. s 
hauea  prefa  la  donna  in  guerra  la  uolea  per  moglie yella  fi  radeffe  la  chio- 
ma , fi  taglia ffe  l’unghiey  e deponeffe  quella  nette,  nella  quale  era  ttat*-t 
fatta  prigioniera \ 

Delcaluutio, 

PErch?  l'huomo  dìuìene  calao  nella  ueccbiezj'a  y età  per  fe  ueneran • 
da  , perciò  Feffere  c alno  farà  fegno  di  uecchia&a  3 e per  confeguente 
di  perfona  degna  ài  tiuerenga,  effendo  fcritto  nelle  diuìne  lettere  ; Con- 
/ urge  coram  capile  calao . E quei  che  per  ifcherno  dìffsro  adEhfeo  Tro* 

feia  : 


5 


Diut,  11. 


IO, 


« ; Patte  Frimai  fi  89 

feta  : ^Afcende  ialuetafcende  calne-,  furono  daini  maledetti  odagli  or  fi  i.&g.z. 
deuorati . Giulia  figliuola  d* jLugufio  lmp.uenen do  innangi  tempo  canu- 
ta, fi  faceua  cattar  i pelkbianchi,ptr  non  parer  ueccbia  -,  di  che  accorto  fi  il 
padve,à  buon  propofito  le  dimandò  quando  ellainueccbiaffe,cbeuorebbt 
fià  toflo  ejfert,calm,ò  canuta?  Ella  canuta  ri  (fondendo,  Verche  adun- 
que,foggi  un  f e iugufloyle  tue  ferue, innanzi  il  tempo, cattandoti  i capelli, 
ti  uanno  preparando  il  caluutio  * Onde  Giulia  potè  il  fuo  errore  correg- 
gere * Tibullo  di  quelle  donne  , che  ticgliono  con  arte  coprir  la  loro  uec- 
cbìaia , diceva  : 

Tollere  lune  curacfialbcs  à fiirpe  captila  , li.ifcleg  8 

Et  faciem  dempta  pelle  referr e nouam . Similmente  Trcpertio  diffe: 

Veliere  tum  cupias  albos  à fiirpe  capiilo s > 

Et  J feculo  rugas  increpitante  ubi . Itegli 

Ancorché  Venere  fia  fiata  fempr e rapprefentata  con  belli  fimi  capelli  ; 
della  quale  Claudiano  dice  che  ella  fedendo  in  un  dorato  feggio , bauea^ 
dintorno  le  Gratie',l*una  delleqaali  le  ffargeadifoauiffmo  nettare  la  chio- 
ma', l'altra  con  un  pettine  d’ebano  gliela  difierideua',  e la  terga  gliefanno- 
daua  in  belliflìme  treccie  inondimene  alcuna  uolta,  come  Laitantio  fcri- 
tte,  ella  fu  anco  fatta  calua  : E quefto  attenne  in  bonor  di  quelle  ualorefe 
donne,  che, mentre  da*  Francefiera  affediatoil  Campidoglio , ridotti  i Ro- 
mani alTefìrema  neceffita  delle  cofe,fi  tagliarono  i capelli,  con  iquali  for- 
marono delle  funi  da  tirare  alcune  machine , che  à loro  dtfefa  adoperaro- 
no. E facrificauano  à Venere  Caluafub  Dio, non  fub  te  fio, per  accennare 
cbeilCaluitio  era  cofa  cele  fle.  S erme  Tlìnio  che  appreffo  gli  Hiperbo-  Lib.c.sij 
rei  tam  viris , quàm  faminis  capillus  probro  efi . E che  il  caluitio  ui  è in 
grandi  (fimo  honore,  e riuerenga  ; perche  è fegno  d'animo  retto,  e buono  -, 
conforme  al  proturbio  : Caluitium  non  e fi  vitium , fed  probitatis  indi- 
tium.  E tanto  più  il  caluitio  è uenerabile,  quanto  che  è proprio  dtll'buo - 
mo  folamente  e non  de'  bruti, cerne  anco  la  cani  eie.  Monfignor  Baldaffa - 
' re  Bomf accio, mio  ncpote,cosi  febergando  diffe  d’una  giouinetta  calua  i 
<Ad  puellam  calli  am. 

Calua  quidem,fcd  pulebra  tamen  potes  effe ; nec  ifìud 
Caluitium  vitium,  fed  dccus  effe  potè  fi  ^ 
jfta,mfi  fallar,  pra  ftant glahreta  viretis, 

Ifìa  capillitio,  Chiari , pbalacra  preesfì  . 

Trata  [aleni  no  ftris  ocuiis  berbofa  piacere  , 

S ed  tamen  haud  mtnus  bis  arca  ic  rfa  placet » 

Depiliseli  fiffusvertix  vt  pulebrior  efje$, 
ytque  farcteaium,  quod  modo  terra  fuit . 

: s a ' 


M 


Cranìa 


9é  Dell’Arte  de’Ccnnii 

Crania  nuda  eomispoteras  texiffe  Sicambris, 

Sed  vifu  dignam  [e  cuti*  alba  putat. 

\4bfque  pilis  fit  totus  homo',  fed  piu  mas  volucrct > 
Squama  tegat  pifeet,  hirtaque  fata  feras* 

$uod  fas  effe  negati*  fub  tetto  die  ere,  die  am 
Sub  conopeo  i fis  mihi  Caino.  Venus  • 


DEL- 


Parte  PrimsuM  91 

DELLA  PRONTE.  Cap.  XII. 

I Della  fronte  ; 

% Fregarli  la  fronte  • 

3 Fronte  coperta. 

4 Fronte  feoperta . 

5 Sigillar  la  fronte. 

6 Fronte  ferena. 

7 Fronte  nubilofa . 

8 Tener  la  fronte  bafla. 

9 Fronte  eleuata. 

10  Fronte  increfpata . 

1 1 Tener  con  la  mano  la  fronte 

12  Spiegar  la  fronte. 

s 3 Percuoterli  la  fronte . 

Della  fronte  * 

J?  ragionevolmente  la  fronte  humana  chiamata  ilThea*  \ l 
tro  di  tutto  Vhuomoy  poi  thè  in  effa  comparirono  chiari 
fegnide  gli  affetti  nofln  tele  paffioni  de'noftri  animi  ui 
fi  manifeflano  : E perciò  il  "Petrarca  diffe  : 

Vn  leggiadro  difdegno  a#ro>  e faterò , 

Ch* ogn' occulto  pen fiero  CAnz.39, 

Tira  in  mt%o  la  fronte  » oh' altri  il  uede . 

Et  in  un'altro  luogo , paragonò  la  fronte  di  M.  L.  ad  una  colonna  criflalli - 
na  \ perche , come  per  cofa  tra# urente , per  effa  uedeffe  gli  interni  fecreti 
del  fuo  animo  : 

Dinanzi  una  colonna  44. 

CnHallina , & m'entro  ogni  penftero 
Scritto  9 e fuor  tralucea  sì  chiaramente  , 

Che  mi  fea  lieto  > e foffirar  fouente . E diffe  anco  : 

’bfe  la  fronte  à. Madonna  haurei  ben  letto , C* wx  4f , 

jll  fin  fe' giunto  d'ogni  tua  dslce^ga.  Et  un'altra  volta  : 

Mafpejfo  ne  la  fronte  il  cor  fi  legge . Et  ancora  : Son  a*?, 

licerne  gii  oc  ebbene  la  fronte  ho  fcritto  . Il  Boccaccio  diffe  : 8èn.\7- 

l^lla  fronte  portan  fognato  quello  che  effe  dentro  dei  loro  feno  nafeofo 
tengono.  E fk  detto  anco  per  lamedcfima  ragione  la  f ronte  effer  la  porta 

M 2,  del - 


9$ 


Dell'arte  de1  Cenni, 


dell'animo  '/perchè  per  sfa  riguardando  fi  fcorganoi  pi  àripflfty penfierì 
di  quello  ; e però  (Kf  icerone  fcriutndo  à M:  Tullio  fuo  fratello-  diffe^j  2 
De pet.  confuta  vt  adìtus  ad  le  diurni , atque  notturni  pateant;  neque  fonbus  folum 
fui.  adium  tuarum,  fedetiam  vultut& fronte,  qua  efl  animi  tannai  qudìfi  fi- 
gnificat  voluntatem  abdìtam  effe  ac  retrufam, pariti  refert  patere  ofìiuT#: 
Che  gli  huomini  fronte,  & orationernagis , qaàm  ipfo  beneficio,  reque  c$t- 
De  amichi  a piantar . E C icerone  dijf ? eh 'è  cofa  più  di  huomo  ingenuo  odiare  aperta- 
mente, quàm  fronte  occultare  fententiam . Di  quefia  Vlinio  così  fcriffe  : 
hb,.  ii.  Frons  & alijs;fed  homini  tantum  trifiitia.hilaritatìs, clementi  a ,fener  ita- 

ti s index  : E perciò  per  la  fronte  molte  mite  s* intende  l'animo  isìejfo  ì 
come  appreffo  il  Tetrarca  3 dicendo  : . 

Oidi  la  fronte, che  con  picciol  cenno, 

Volgea'lmio  core  in  quefia  parte  e in  quella  ? r 

E Cicerone  fcriuendo  ad  Antonio  dicejz  f&[cn  tnm  folum  ex  oratione^i 
fedetiam  exyultuìoculis>&  fronts.vt aìunt,meum  erga  teamorem  par- 
fpicere  potmffes*  E I'sAtìqFIo  dice  che^f  ' ^ 

L'Imperator  con  chiara , e lieta  fronte 
F^accolfe  Orlando , & i compagni  fmid  (Et  anco  1 
l$'  * Daini  raccolti  fttr  con  quella  fronte , 

Che  può  d'interno  amor  dar  più  chiarezza  » Et  ilTaffo  : 

Quefiemie  cane  in  lieta  fronte  accogli  , 

Che  qmfi  in  noto  à te  [aerate  d porto  : Et  Ouidiodiff ? s 
tAjpicias  ocuios mando,  frontemque  legentis  ; 

Ex  tacito  mdtu  feire  futura  licei.  Di  Giove  in  Toro  conuerfo  dice  z 

(Ffullain  fronte  minte,  nec  formidabile  lumen  » 

Vacemvultus  kabet*  - --  --  - j. 

Fregarola  fronte.  t 

COn  ragione  è flato  anco  detto  la  fronte  effer  il  tempio  del  pudore, 
perche  in  lei  il  teff  or  e della  uergogna  principalmente  appare  : Onr 
de  quelli  che  non  vogliono, per  le  cofe  brutte  da  loro  commeJJ'eTarro(JirfiJfi 
fregano  con  la  mano  la  fronte ,per  difi cacciarne  ilpudore;  E perciò  Qutn- 
(et2  tìliano  lafóò  fcritto:  V itio fa  enim  funi  illa,  ìntueri  lacunaria,  per  fri  care 
faciem,&  quafi  improbam  facete*  £ quindi  è che  queHi,  che  del  mal  fare 
non  fi  vergognano  ,fono  detti  huomini  perf ritta  frontis  : Onde  leggiamo 
appreso  GiuuenaU  : 

Fiettum  femel  attrita  de  fronte  pudorem.  E Martiale  : 

£Hm  peYfrl€mt;  fronlem.pofuitque  pudorem . £ ver  fio  : 


Met.z,* 


% e 


Uh  Al. 


r—Exclamat  inquit  Melicerta  periffe 
Erontem  de  rebus . Quintiliano  à qusjìo  propofito  dice  ; 


Ter  fri* 


Parte  Prima,.  . 


Di 


TitfricA  frontem,& die  tedigniorem,  qui Trator fiens, quatti  Catonem. 

E Cicerone  : Quid  tergiuerfumur,  E pleure,  necfaiemur  eamnos  dicere  e»/«/.4. 
volti  ptatem, quarti  tu  idem,cum  os  pcrfricmtti,foUs  dicere  ? Sarà  ' aduni- 
qu  e ge  fio' di  sfacciateli  H fregar  fi  con  le  mani  la  fronte;  facendo  atto  di 
volerne  [cacciare  il  roffore,teftimonio  del  mancamento  fatte.  Ver  qui  fio 
gli  impudenti  fono  detti  sfrontati , e fenica  fronte  , cw  è fenga  il  fuo  color 
naturale . Di  qietfci  Giulio  Voltate  diffe  che  Tabernxriam  exercent  fron- 
te : tolta  la  metafora  dall*  ho fleria  luogo  licentìofiffimo  ,e  (eriga  honettà, 

E gliknomini  da  bene  fono  detti  Integra  frontis . Adofficium  indicati- 
tium  pertmet^dice  Vapiniano  ycius  quoque  tefhmomjfidem , quod  integra  i>i*.  da ,« 
frontis  homo  dìxsrit , perpendere . E perche  nelle  Città  fono  maggiori  fi»  1 3* 

mulationi,  che  nelle  Ville, perciò  H&ratiodtffs  : 

frontis  ad  vthana  defcencli  premia  Ùb.i.  èp 

Fronte  coperta*  . 

IL  coprir  fi  la  front  e farà  atto  dà  dishonore , e d’infamia  ; po  i che  nella**  , j # 

fronte  detthuomo  [tede  L* ingenuità  fi’bonoreuokggiiye  la  rèputatione: 

E la  fronte  ifieffa  fi  pone  perla  chiara  fumale  per  l'homre;E  però  Dante: 

Se'lnome  tuo  nel  mondo  tegna  fronte*  infò.vfi 

Ciò  è fe  la  tua  fama  fia  chiara,  e mani  fetta.  Quello  coprir  fi  la  fronte , 
à altra  parte  del  corpo  $ perche  non  fia  veduta , è fegno  di  pudore  e nere - . * 

condia  : * Apuleio  dice  che  quando  egli  vide  Fetide  ignuda, ella  uergognan - hi  Afino 
do fiyGlabdlumf  caminal  rofeapalmulaobumbrans.  Così  dice  l*A riotto  ,*mìo. 
quando  Ruggiero  trono  Angelica  nuda  legata  fopra  lo  fcoglio , accioche 
f offe dall' Ore  ha  marina  denotata,  che  ella 

È coperto  $on  man  s'baur ebbe  il  volto?  c.  i o fi.p^ 

S e non  eran  legate  al  dura  J affo , 

Fronte  (coperta. 

HAuer  la  fronte  [coperta  è atto  di  bontà , (t ingenuità  e dr honorem , ^ 

e che  non  habbia  bi fogno  d’effer  coperta  ^accioche  in  lei  non  appari- 
fcanofegni  de’ mancamenti  dettammo.  Il  Boccaccio  diffe  : Chela  con  Sou  77, 
l’ altre  donne  poffa  andare  conia  fronte  f coperta : Cioè  fenga  fegno  d al- 
cuna dishonettà . E perciò  fi  dice  far  fronte ,e  dimoflrar  la  fronte * 

Sigillarla  fronte  altrui . 

A Gli  huomini  uili  e federati , accioche  fc  (fero  per  tali  riconof cinti , 

con  ferro  infocato  faceua  la  Giufìitia  imprimer  nella  fronte  inde-  * * * 
le  bili  note : Onde  con  metafora  dtffero  i Latini  ìnurere  notam , per  quello 
che noidicciamo infamare,  fuergognare, vituperare.  Cicerone  : Generi,  prs 
ac  nomini  tuo  notansfari$  turpitudini s ìnuratur . E Limo  : Qrabzntne  Ubi 
Claudia  genti  eaminuttam  macularti  vdlent.  Alejfandro  d 'A  Uff  andò 
t l ^ ‘ ne’ fu  os 


vii* 


94  Dell'arte  decenni, 

nefuoi  geniali  giorni  dice:  Jtut  candenti  lamina, vellitteris  front  em,  & 
èrainurantur ,&  rultusinfcribatur  : vt  ea  ignominia  affeétmaiorillis 
yerecuniia  effet  adfacinus . Così  in  Napoli  s'ojferua  di  imprimerti  mar - 
ch'io  nelle  fronti  de  gli  f chiatti , come  nelle  groppe  de * caualli . Quello  fi* 
gillare  è da  Latini  detto  fuggtUare, che  con  la  medeftma  metafora  lignifica 
$ Ili  M**  uilipendere>e  l'altrui  honor, e riputatione  maculare,  vlpiano:  Sifamo - 
ceeUih.i.  fa  aftio  fttyVcl pudorem  non  fuggillet.  E Limo  : Legati grauiter  ferente* 
fe  figgili  atos  effe . 

Fronte  ferena . 


VTs Ja  fronte  lieta  e ferena  farà  indicio  d'allegr€%£a,  * di  con/ olatfo* 
ne . V jirioflo  dice  : 


c«  1 7 fi  Li  fè  nel  bagno  entrar , poi  con  ferena 

Fronte  gli  accolfe  à fontuofa  cena  „ Et  altro ue  : 

CAÌM.^iTofio  che  riconobbe  Rodomonte 

Coflui  de  la  fua  Donnaeffer  meffaggio  , 

Eflinfe  ognora  , e ferenò  la  fronte 
E fi  finti brillar  dentro  il  coraggio . Et  anco  : 
c<6.  *.74  Quìdouecon  ferena  e lieta  fronte 

Tar  cb’ogn'hor  rida  il  gratto fo  aprile  * 

Tufc'l 9 Cicerone  dice  che  Socrate  fù  fempre  ueduto, ferena  & tranquilla  fron tei 

Fronte  nubilofa. 

07.  Ome  dal  Cielo  pigliando  la  metafora,  la  fronte  è detta  ferena  ; cosi 

V-/  anco  nubilofa  : OndeHoratio: 

Deme  fupercilio  nubem  • Et  una  tal  front  e farà  indicio  di  trìHeg^fl 
d9  animose  di  mala  f odi  sfattone.  Il  Taffo  diffeà  quello  modo  : 

Mga  al  fin  gli  occhi  Armida , e pur  alquanto 
La  bella  fronte  fua  torna  ferena  $ 

E repente  fra  i nuuoli  del  pianto 
Vn  foaue  forrifo  apre , e balena  • 

Tenir  la  fronte  bafia 

g TC  ^tt0  dì  timidità, e di  pudore, %emtdo\cbe  tn  effa  apparifca  il  teflìmonio 

JZ#  delle  proprie  colpe, e perciò  tenendola  buffa  fi  cerchi  ài  nafconderle.il 
Taffo  del  uolgo  intimorito  della  pr  e finga  e del  parlare  del  Buglione, dice: 
^ Qn  e j detti  alteri  afe olta , e tace , 

Fra  timor , e uergogna  algar  la  fronte.  E diffe  anco  : 

Vergognando  tenean  baffe  le  fronti , 

Ch9 era  al  lor  picciol  falloumaro  morfo  * 

Et  in  un9 altro  luogo  di  Bjnaldo , mentre  il  Mago  gli  r ac contaua  la  glo « 
ria,  e le  imprefe  de9fmi  maggiori  dice  : 


Parte  Prima.- 


99 


Tea  de*  detti  conferua , e manfuetù  C.  17.fi  6$ 

yolgeua  à terra , e uergognofa  il  ciglio  : 

Ben  uide  il  Mago  ueglìo  il  fm  fecreto 
Egli  faggiunfe  ; alga  la  fronte , ò figlio  J 

Dante  introduce  Buonconte  diMonttfeltr  ottonato  noi  'Purgatorio  à rat-  pUrg 
contare  la  fua  ntifera  morte\  e dite  addolorato . 

Tcrcb'io  nò  tra  coflor  con baffa  fronte*  Et  il  Vetrate*  s 

Batto  inchinai  la  fronte  uergognofa  * Cm*. 

Fronte  eleuata  * 

EJttto  di  fuperhia,di  magnanimità, e di  brauura: Onde  PMriofta  diffe: 

il  Moro  algò  uer  lei  C alter*  fronte  $ 

E be  f lemmi  P eterna  hier  archi*  * 

Dante,  parlando  delle  fattioni  fiorentine , dicci 
jilteterran  lungo  tempo  le  fronti > 

Tenendo  Pater*  / otto  grani  pefi . 

E come  attori  magnanimità, il  Taffo  di  Rinaldo  Efienfa  diffe  t 
Dolcemente  feroce  algat  uedrefti 
La  rcgal  fronte , e in  lui  mirar  fol  tutti . Et  anco  : 

€ii  non  mira  Tancredi  oue  il  Cir caffi  V 

La  fiauentofa  fronte  al  Cielo  e fi  olle . E l'Mriofìo  : 

Viu dolce  fuonnon  mi  uieneà  l'orecchia, 

Eifiofe,algando  il  Tartaro  la  fronte, 

Che  quando  di  battaglia  alcun  mi  tenta  * 

Fronte  increfpata* 

QVeflogefio  d*hautr  increfiata  la  fronte , che  i Latini dicono  centra* 

Lia  fronte,  & coi  rugata  fronte,  (franco  capotata  fronte ; tolta  la 
fmihtudme  dalle  corna  caprine : ègeflo  di  minacciosi  rigore,  e di  feueni - 
tàm  Vlauto  dice  : Qu  id  illue  e fi,  quod  iHi  caper  at  front  feuerit  udine  i Et  in  xpid 
in  un'altro  luogo  diffe  : Confukare  fronttm’,perche  contrahcndoia,frint  in  proi. 
enfiandola  ui  fi  fanno  rughe  come  falchi . E nelTifieffa  metafora  Virgin ch- 
Ho  diffe  arar  la  fronte, ciò  i contraherla  in  modo  che  ni  fi  facciano  i falchi. 

Etfrontem  obfc&nam  rugis  arat . 

Il  Marino  Voeta  leggiadriffimo  nella  Cannone  della  beUt%$*  caduca  : 

Di  falchi,  e di  pruine 
Meato  il  uoho , e feminato  il  crine  • 

Gnidio , parlando  de  fraudolenti  Cercopi,  da  Gioue  trasformati  in  Simit , 
che  faghono  hauer  la  faccia  rugo  fa  : 

-%j4gis  perarauit  anìhbus  ora . 

E per  atto  dì  merauiglia  l'usò  anco  Vlauto  dicendo: 

Quid  contraxifiis  frantemi  quia  T ragadi  am  in  Amfhti* 

1 •'  ~ Dm 


fi 

C.23./7.3! 
Infer  f. 


Ca./sJw 

C.6.&.1 7. 
C.i7'ft}B 


I©« 


Mi r» 


$6 


Dell’arte  de’  Cenni', 


Zìi,  I» 


X I 


•r  i. 

in  Adelf. 


E 


r'v  * &XÌ  \ futuramhanc  $ Deus  fum>  commutauero  -s. 

Tandem  banc  ,fi  uoltis . 

Et  m un'antico  Epitafio  di  Ergilo , & McrcaUa}riferito  d all*  Hot  ornano  [q] 
pral'Infìitutacinile,  è ferino: 

TitJt  nnp . Mirar  is .,ffcntevftqne  trabens anigmata , fpbyngcs 
Credis  l funtTythio  vera  magi  s tripode  . 

Tropertio  chiamò  una  così  fatta  fronte  ingrata  t 
Neu,fi  quid petijt, ingrata  fronte  negaris.  . 

Tenirfi  conlamanola  fronte  T 

jLtto  di  dolore  : Ouidio, parlando  della  Terra  afflitta,  Ù arfa  per  là 
caduta  di  F etonte, [applicando  Gioue  à far  ceffar  l'incendio,  trà  /’ al- 
tre cof e dice,  che  prim a che  parlafje , Oppofuitqu  e manum  fronti . Eté 
anco  quello  ge fio  mdicio  di  doler  di  capo. 

Spiegar  lajronte. 

All'incontro  piegare  la  fronte  è fegno  d' allegrezza, t di  confutatiti 2 
ne.  T crentio  : Mitteiam  iflhàc:  date  hodie  rnthi , exporrige  fron* 
M Gfiffw.  > tem . Tlauto  ancora  dìffe  : Trmum  ego  te  porrefhore  fronte  volo  me - 
eumhqui . Vilìeffo  fignific'a  ex  plicar  e frantemi  che  Horatio  l'mòfW 

fommintlìrbr  cau fa  d' allegrezza  : ’ 

zì.f.od.tp  Mundaque  paruo  fublàrepaupexeva 
t Ctna , fine  auì&'-s,&  olito 

Solltcitam  txphcuere  frantem  i E dìffe  anco:  < 

li. i.Sat.i.  •pò fi  hoc  ludus  erat  culpa  potare magifìray 
,Ac  venerata  Ceres,  vt  culmo  jurgeret  alto  , 

Explicuit  vino  contrattiti  feria  fronti**  v 

Percuoterti  la  fronte? 

^ 3 • TC  Attedi  dolore  , per  eccitare  in  fe  fieffo  co'lhatterfi  maggior  àifd£ 
JC/  gnc3e  furore:  E così  far  tl  Leone  con  la  coda  percotendofi  dice  Tifi 

*•  rio  V alenano  ih  he  fu  dal  Taffo  corf crenato  quando  diffe^  : 

c.aiQ.  fi.  come  ri  Lem  fi  sferza,  e fi  percuote y 
;u4»  Verifuegliar  la  ferità  natia  . 

in  Bmtài  Cicerone  lafciò  (crittoiTJulla  pertmhatio  animi, nulla  torpori  s/rons  noti 
Zìb.i.ep.  ptrcuffa,ncnftmurJE  fcYUicndo  ad  dittico  dìffe : Tuto  te  in  hocaut  rifijfty 
aut ingemuijje,vt  frontem  ferias:Gmuenale  dìffe  anch'egli; 

-ìleo  pugnis  cader  epe  ftus 

tfe'*veto,  nec  plana  fackm  contundere  palma * E l'atrio  fio  : 

£.2, 4 -A  73*  Fiordihgi , che  maluede  difefa  * 

La  buona  ffada  del  mifero  Conte , 

Tacita  duoifi,e  tanto  le  ne  pefa , k 

' Che  d ira  piangery  e batte fi  la  frontcjl 

" ' ~ ~ DEL- 


Parte  Frimai  • 

DELLE  CIGLI  A,  Cap.  XIIL 

s Delle  ciglia.»  2 
% Ciglia  alzate. 

3 Ciglia  abbacate  # 

4 Stringer  il  aglio. 

5 Ciglia  intorno  pronte, 

6 Inarcar  le  ciglia. 

7 Cigliochefalta. 

8 Ciglia  rafe. 

^ Mutar  il  ciglio.^ 

10  Vnmouer  di  cigliai 

I i Metter  la  mano  fopra  il  ciglio  ,’ 

11  Ciglio  turbato. 

I I Ciglio  folco,  e nubilofo  * 

14  Aguzzar  le  ciglia# 

Delle  ciglia,’ 

He  la  principal  parte  dell* 'anima*  ciò  è la  ragioni.  J } ^ # 

§ìia  nello  fpacio  ctiè  tra  l'unoyc  t altro  ciglio /Plinio? 
così  dicendo,? affermò.  SupercUia  bomini,  & pari - Ei.i  i*  e 37 
ter,&  alterni  mobilia  ; & in  ifs  pars  animi , E Tlu- 
tarco  hà  ferino  che  Stratone  Filo fofci  di  fife  l'idi  effo  Deplae.pbi 
con  quefie  parole:  Strato  in  fi uperciliorum  ìnterca - 
pedine  fedem  anima  effe  dìxit . E Marciano  Capella 
in  queffa  medefima  parte  introduce  effer  baciata  la[apien%a>così  fcriuen - * 
do  : Quorum  ma  deofculata  Thiloiogia  frontem  Ulte , ybi  pubem  cilìo - nuPu 

rum  difcrimnat  glabella  medieta$:per  accennare  quitti  effer  il  foggio  del - Paiolo*,  h.i 
la  ragione . wow  è meravìglia  fe  con  le. ciglia  l'huomo  effrime  molti 
fuoi  concetti ,&  / e molte  udite  fi  pone  il  ciglio  per  ['affetto,  e volontà  »o- 
Slra,e  fe  fi  dice  ciglio  benigno,  fuperbo, faterò,  crudele , e fimi  li.  Home - 
ro  diffe^  : 

[ Sic  ait,atque  fupercilijs pater  annuii  atris.  Et  Horatio^pur  di  Giove  diffci 
ÌCunSa  fuperciliomouentis.  Et  Ouidio  : Lib.$  Od.i 

| Multa  fuperciliOymulta  loquare  tìotis.  Et  anco  : De  Art.  am» 

j *4b  quo  ut  s digiti  s , quotns  ego  tedia  notavi  ip,i& 

% Signa 


tìh.f 
Scn,' 49 
fon,  24S’, 

,1. 

Sai  U 

Sal.6>. 

Ipoìé. 
trol  fuf0 

ff*lu 

froftxtb, 

TnUgi  M 
mi*  ■ 

««.j. 


9* 


Dell’arte  de’  Cenni , 


Signt  fupercilio  pene  loquente  duri , Et  ancora  : 

Ferba  fupercilijs  fine  voceloquentia  die  am,  E Vro  pereto  : 

Te6la  fupenilijs  fi  quando  verba  remittis  , 

fluttua  cum  digitis  [cripta  filenda  notas.  Il  Tetrarca  : 

0 leggiadre  arti , e far  tffetti  degni 

L*un  con  la  lingua  oprar , l* altro  co’l  ciglio . Et  in  un* altro  luogo  t 
E di  doppia  piotate  ornata  il  ciglio , 

Ciglia  alzato. 

QVcfìo  è atto  di  fuperbìa  : J)  ide  di  Lucifero  Dante  diff^j  ;? 

S'ei  fu  sì  bel , com’egli  bora  è brutto, 

E cantra  il  fuo  f attor  alg^ò  le  ciglia , 

Ben  dee  da  lui  proceder  ogni  lutto . 

E quindi  è che  nel  fuperciglio  fidicela  fuperbia  bauerla  fua  f 1an%a  . E 
però  Tlinio  lafciò  fcrittojXtllc  cìglia  parlando : HAc  maxime  indicant fa- 
ttura : fuperbìa  ahubt  concep'aculum , fed  htc  fedembibet  : in  corde  na- 
fcitur,bucfubit,bic  pendet:  ISQl  altìus  ftmul,  abruptwfque  intuenti  in  cor* 
pore^vbi  folitaria  effet . Giuuenale  diffe  ancb’ègli  : 

« 'Sed  forma,  fed&tas 

Digna  fupercilio . Et  aitroue  i'iflejfo  Vocia  dice^grande  fupercilium } 

per  ejprimer  gran  faflorf grande  arroganza;  parlando  di  Cornelia  madre 
de*  Gracchi  i 

— « Cum  magnis  rirtutbus  ajfcrs 
Grande  fupercilium)& nnmeras  in  dote  iriumpbos . 

Gnidio  fd  che  Elena  di  fe.  tttjj'a  dice  : 
pinone  fi-vitto  rultus  mihi  trifìis  in  ore, 

* K(ec  fedeoduris  torna  fupercilijs  , 

San  Girolamo  lafciò  [ermo:  Tsfain  ambigo  multi  s fore , qui  rei  invidia*  » 
rdfupercilio  malint  contemnere  riden  predar a,quàm  dfeere . V alerio 
Maffimo  per  eff  rimere  ma  feuera  grauità  dtffe  Cenforium  fupercilium 
dò  è degno  di  Cerifere . E Cicerone:  Tanta  erat  grauitas  inoculo , tanta 
frontis  centratilo, rt  ilio  fupercilio,  tamquum  * Atlante  Ccelum,  niti 

fìVideretur . Et  un’altra  uolta  diffe:  Mane  CapuA  Campano  [upercilio,ac 
regio  ftrepitu  cum  videremustMagics,BlojJìos,  mihi  ridebar  i li  s ridere , 
ac  lubdiios.  Egli  huemini  arroganti  fono  detti  (upercilioft,  ^Alberto  Ma- 
gno lafciò  ferme  : Supercilia  qua  frequenti  motu  eleuantur  in  altum,ftt- 
perburn  hominem  notant, glorio fum,&  audacem , V^Arìoflo  dicendo  che 
la  moglie  non  debba  efferfuperba  lafciò  fcritto  ; 

Sia  pìaceuol,cortefe,fia  d’ogn'atto 
Di  fuperbìa  nemica  , fia  gioconda  $ 

no* 


Parte  Prima  t 


9* 


Et  anco: 


^on  metta  mai , non  mai  co'l  ciglio  attratto . 

E di  ueder  Gineura  in  gran  periglio 
Hauea  il  cor  lieto  , & orgoghofo  il  ciglio . 

Ter  che  il  fuperciglio  grande^  rimeffo  accenni  rigidezza,  e fia  ftmbolo , t 
Gieroglifìco  della  [euerità.qual  fuolejfere  ne'  ueccbi^nftotele  renden- 
do la  ragione ydice  : Chei  fupercigii  fono  uniti  con  Voffa,  dalle  qualinelld 
ueccbiex^a  rilaf  cianài  fi , e perciò  m ejji  maggior'bumore  difendendo  9 e 
così  maggior  alimento  ritenendo , maggiormente  crefcono . 

Cornelio  Gallo  elegantiffim amente  def crine  quello  crefcerdi  ciglia  ne'uec* 
chi  in  quello  modo:  „ 

Quondam  rìdentes  ocnli  ; nunc  fonte  perenni  * **' l* 

Deplangunt  fcenasno6iey  dieque  fuas . 

Et  quos  grata  pnus  ciliornm  / erta  tegebanti 
Defnper  incumbens  Irrida  fylua  tegit. 

\Ac  velut  inculti  caco  conduntur  in  antro 
Uefciò  quid  toruumyvel  furiale  vident . 

Si  libro  s repeto  duplex  (e  luterà  findity 
Largior  occnrnt  pagina  nota  rnihi . 

Tenir  il  ciglio  alzato  è anco  gè  fio  di  uigilanza , e d9  attentane  > che  cosi 
l'usò  il  Tajfo  : 

Ei  fegue , & ella  inalza  attenta  il  ciglio . Et  anco  : 

Al  fin  del  Re  Brianno  il  chiaro  figlio 

JRjtppe  il  fìlentio,  edffe  alzando  il  ciglio  • E in  Dante  è fcritto  : 

Toi  ch'inalzai  un  poco  più  le  ciglia  , Infera. 

Vidi  il  Maefiro  di  color  che  fanno . Et  in  altro  luogo  : 

Come  al  nome  di  Tisbe  aperfe  il  cìglio  Purg.i? 

Tir  amo  insù  la  mortele  rignardolla . 

Ciglia  abbacate. 

LE  ciglia  abbaffate  accennano  dolore  ìuergognay  e timore,  il  Tajfo  di  # 
Tancredi  inam orato  della  bella  Clorinda  dicev  i 
E ben  nel  uolto  fuola  gente  accorta 
Legger  potria,  quefCarde  3 c fuor  di  freme  y 
Così  uien  fofrirando  , e così  porta 
Baffe  le  cigliale  di  mcftttia  piene . L 'Ariofio  : 

Guida  Brunello  1 fuot  di  Tingitana 
Co'l  uifo  nubtlofo  , e*l  ciglio  baffo . Et  ancora  ; 

Enarrarli  fuoamor  fé  li  comi  offe 
Co'l  uifo  roffo , e co'l  ciglio  dimeffo  . 

Qutsìo  luogo  dell* Arlotto  ci  infegna  à corregger  qmlTaltro  deU'itteffo 

2 Tona f 


c.n  n 10 


•3* 

c.i.y?. 

C13.yf.if 
c. 41.0.30 


i ©o  Dell’Arte  de’ Cenni  * 


"Poetai  che  / correttamente  fi  leggeri 
f'S  &'i3*EconrimejJe , e uergognofie  ciglia  * 

, — - Come  quella  che  tutta  era  modefla  . 

Terciò  che  bifogna  legger  non  rim  effe , ma  dimep;  perche  ciglio  rimejfo  è 
reflituìto  allo  fiato  fuo,e  cosi  contrario  al  dmeffoysffendo  jl  ciglio  dime 
fo  gefoodimaninconia  ; & il  rimeffo  d' allegrezza  ? come  anco  ci  infogno 
Ztb.i.c.  5 . Quintili  ano  quando  di  fife:  ira  contrafi  s fupercìljjsjTifiiitia  d edu8*s,  hi - 
latitai  remiflis  oflrnditur : E però  ben  di  fife  il  Tuffo  : 

C<i6,ft*3 2 Già  cade  il  guardo  timido , e dtmejf  o 

Guardando  à terra  la  mr gogna  il  tiene  . 

Jl  lenir  anco  il  ciglio  baffone  grauefo  getto  d'effer  fonn&cchiofoi  e bramo  fa 
dì  dormire ; Come  apprefifo  VA/Jqfoa  $ 

€,zv  jf.s $ che  mentre  le  tenea  grani  le  ciglia 
Il  pigro  formo  » 


•4* 


C.3©./7  58 


* s * 


Stringerli  ciglio. 

QVefio  è atto  di  dolore  ; p così  bauet  fatto  Poggierò  quando  combat- 
tendo con  Mandricardo  fà  da  lai  {opra  la  ttsla  percoffo  diccj 
T A no  fio  : 

Benché  fin  sàia  groppa  fi  piegaffq. 
l{Pggiero9  e per  dolor  (Ir mg? (f e il  ciglio  , 

Ciglia  intorno  pronte. 

Q Ve  fio  è gefoo  di  sfacciatezza  qual  fuoi’effere  nelle  meretrici >cbcj 
horquè  borii  rivolgono  gli  occhi  lafciui  per  ad  e [gay  gli  amantu 
Dante  diff ^ ; 


t*  - — — Vna  puttana  f ciotta  : 

M' apparite  con  le  ciglia  intorno  pronte . 

E però  ì Tosti  dicono  che  il  ciglio  di  bella  donna  è Carco  9 e lo  (guardo  leu 
fatila  £ Amore  1 Quindi  il  Marino  nella  cannone  della  bellezza  caduca  . 
il  più  ueloce  forale  * 

Che  [cocchi  il  cieco  arderò 

Da  Varco  d'unkd  ciglio , è men  leggiero  * 

Inarcarle  ciglia, 

* G.  ìp  ^ tt0  ^ rtteramgVuiì&  m affina  unente  con  U bocca  chìufia  ; c omtf) 
JC  diffs  Giuuenal^j  s 

% . 1 Vite  refpìcht  c tanfo  V tieni  e lab  e Ho  p E VA  rio  fio  t 

4*  je  ni  uè  dire } e far  di  meraviglia 
Stringer  le  labra>&  inarcar  le  ciglia . Et  il  T affo* 

■CaG'&.i?  stupido  il  cavallerie  ciglia  inarca t 
■JbtincrtfgaU  fante f e mi ra  fi/o  * 


Parte  PrimaJl  . ior 

H ùn'atico  pròuerbió]  riferito  da  Suida,che  dice  : Contratti*  fupercilifs  > 
infilati*  buccis:percke  nell'Atto  dimarauigliarfi,chìudendo  le  labraye  rite~ 
nendo  il  fiato,  fi  gonfia  alquanto  la  bocca . 

Ciglio  che  (alta, 

O Venera  fegno  di  buon'augurio, e di  buona  novella  j E per  proverbio  „ 
fù  detto:  SupercUium  faht.  E Vlautocofi  l3 mtej editando  diffe^  : 

- — —T/nde  die  am  nefeio 
lift  quia  fuiurum  cfì  ttafupercihum  falit . 

Ma  quefìay&  molte  altre  cefi  fatte  erano fuperftitioni  della  gentilità  ; da 
no  abbonite  come  nane , e ridicole . 

Ciglia  ra  fe. 

LE  ciglia  rafe  dice  Ciceroneyche  fono  indicio  di  malitiaye  d'aflutia:  Tsfo  % g t 
ne  ipfntn  caputy&  fupercilia  abrafa  olere  malitiam , & clamitare^j 
calliditatcm  uidentur?  Et  uri  altra  volta  dijfe  : Latent  libidines  eius  illjz  Pr»  Refe  io, 
tenebri  ccfa,qttas  fronte,& fupercilio>ncnpudorey&  temperanti^  conte-  Ds 
gebat . A riàotile  dice  che  cefi  fatte  cigliafono  indicio  à'buomo  falacey  e con^’ 
luffuriofo  y perche  la  libidine  raffredda  le  parti  fuperiori  y che  hanno  poco  in  probi, 
f angue : onde  auiene  che  i peli  non  poffano  evo  cere  il  loro  alimento  idei 
quale  rimanendo  priui^necefl ariamente  cadono, come  le  f rondi  dell'albero 
d cui  la  radice  non  fommmi siri  bufato  mgore ; quindi  è,  che  gli  tuo- 
mini  d'mmoderata  Infuria  fogliano  batterle  ciglia  rarefo  del  tutto  ra^- 
E però  un  moderno  Voeta. 

Mficbus  adett  glaber:  uxoree  fernette  mariti 
'ÌJuilcs  iHe  pilosi  quosuideamus , habet « 

Erotis , Genius , mentum,  uertex  funt  nuda:  Hat  imo 
Ventre fup creili vm*  palpebra  ,barbaycoma* 

Mutar  il  ciglio. 

Esprime  mutar  affetto, e volontà ; perche  fiewte  fublatum<&  contro, - * 9 * 

ttum  fupcrciihtm  trifìititmy  & feueritatem  fignì ficai  : fic  remiffum 
& laxum  hilaritatem  ; Onde  fi  dice  per  proverbio.  ^AttoUere  fuperaim9 
& pcnerefiupenrlium*  li  0 rati  c,  effe  ria  n do  Lolho  alla  piaccuok<2^a,& 
affabilità,  dice  : 

Deme fu  per  alio  mbemtflerumque  modefius 

Occupai  cbfcuri  jpeciemy  taciturnus  acerbi*  Il  Tetrarca t 1$ 

JZ'l  pafior  eh* à Golia  ruppe  la  fronte 

Tianfe  la  ribellante  fu  a famiglia , San.^. 

E\fopra  il  buon  Saul  cangiò  le  ciglia  9 
Onde  affai  può  doler  fi  il  fiero  monte * 

' Va 


I ot 


Dell  arte  de*  Cenni, 

Vn  muouer  di  ciglia. 

i o è atto  dibreuiffimofpatiodi  tempoì  che  nolgarmente  diciamo 

V*f  in  un  batter  d'occhio.  Dante, 
furg.  1 1 . Pria  che  p affi  a miWanni,  eh*  è piu  corto 
Sp  itio  à l'eterno, eh' un  mouer  di  ciglia. 

V triodo  fà  che  Sobrinodice  ad  jlgr amante parlando  di  Brunello: 

£ fe  crede jfe  eh* un  algar  di  ciglio 
Ci7  fi  c7 ^ tor^°  dalcapelìro  li  baslaffe, 

’ 'Ktyndouea  aliarlo. 

Metter  la  mano  fopra  il  ciglio. 

Egitto  di  Holer  ueder  bene  una  cofa,  che  prima  ò per  troppo  fflendo - 
re, che  abbaglia  la  uifla,ò  per  tropoa  dt§ìanga3ò  altro  accidente  non 
s*era  ben  ueduta:  Dante, per  cfprimer  che  effondo  la  fua  uifla  da * raggi  del 
Solere  dallo  fflendore  dell* Angelo  abbagliata , fi  sforgaua  di  meglio  uede - 
re , dicevi 

Ond’io  Iettai  le  mani  in  uer  la  cima 
De  le  mie  cigliai  fecim'il  folecchio  , 
urZ‘l1‘  che  del  fouerchio  uifibile  lima . 

Solecchio  è quel  capello  di  paglia  fen^a  fondo,  che  adoperano  le  donnej 
Daniel,  fc-quando  fi  biondeggiano , chiamato  à V in egi a Solana  . Gio.  Villani  l*usò 
pra  Dame,  per  baldacchino  dicendo  : Si  rtgj^ò  in  su  la  fedia , e fece  feder  il  frate  fot- 
to*l  folecchio . 

Ciglio  turbato. 

E Segno  di  turbamento  di  animo ,di  trauaglio,  e di  dolore . Maffinijfa 
Rè  de 9 Numidi, raccontando  la  d fficoltà  eh* egli  feflenne  ebedendo 
a*  commadamenti  di  Scipione  Africano, pr  umdcfi  di  Sofonifbafua 
amata  Conforte  dice  apfr  ffo  il  Tetrarca  nel  Trionfo  dimore  : 

"Padre m*cra  in  honor , in  amor  figlio  , 

Tratei  negli  anni:  cnd'obedtr  conuenne  , 

Ma  co*l  cortriflo,e  con  turbato  ciglio. 

Leone  figliuolo  di  Confìantmo  Imp.  offendo  andato  a cauar  di  prigione 
Poggierò  furtiuament  e, e fenga  faputa  dell* Imp . per  mofìrargh  il  perico - 
lo, nel  quale  Pera  poflo  per  liberarlo, dice  apprejfo  l’^ricfio  : 

C,  4 j fi.  47  $e  dal  padre  mio  foff e fapu  to 

D*ejfer [cacciato,  ò con  turbato  ciglio 
Perpetuamente  effer  da  lui  uedute. 

Ciglio  forcole  nubilofo. 

a | a T7  Segno  d'bauerl animo  parimente  ofeuro , e per  alcuna  mala  volontà 
JU  confufc . llTetrarcancl  Trionfo  della  Morte  : 

Toi 


I t. 


Caf.ì, 


Parte  Primjo  ’ ioj 

Toi  co*l  ciglio  mtn  torbido9  e menfofco  * E diffe  anco  s 
Ben  s'io  non  erro  di  pietade  un  raggio 
Scorgo  fra'l  mtbilofo  altero  ciglio  9 
Cbe'n  parte  raferena  il  cor  dogliofo  » 

Aguzzar  le  ciglia. 

QVel io  atto  accenna  grandtffìmo  de  fiderio  di  uolerbenuedere  aleni 
na  cofa:  E però  Dante  dijfe  che  una' fchiera  d'anime  $ che  nino  lo  ni - 
dero  nell'Inferno  9per  ben  riconoj cerio 
Efi  uer  noiguxxauano  le  ciglia  9 
Cctne'l  uecchio  fartor  fa  ne  la  cruna» 

E l'Eric  fio  p r rfprimer  quello  ifleffo  dìe  fiderio  di  uoler  ben  figurar  alcu- 
na cofàtcbe  difficilmente  fi  può  fcorgere9dice4'»Aftolfo9quand'era  nel  cer 
chio  della  Luna 

E cb'aguxgar  conuiengti  ambe  le  ciglia^ $ 

S'indila  terra , e'I  mar  9 ch'intorno  {fan  de 
Difcetncr  yuoL  E Dante  diffe  ancora  : 

Chegid  per  barattar  hò  l'occhio  aguzzo. 

Quelli  che  della  Verfpettiua  trattano  dicono  chef  aguzzano  i raggi  uifiuij 
e fi  rimuanogli  foriti,  ne*  quali  conftSle  la  uirtàuifiua,battendcfojfo  le 
palpebre  ; di  che  sArifiotile  rende  la  ragione  mentre  uà  inuefligandQ  U * 
cagione  perche  l'huomobabbia  necejfttà  di  mouer  continuamente  le  pal- 
pebre ; e dice  ciò  auenire  9 acciò  che  gli  occhi  chi  fono  di  temperamento 
taldiy&humidi fi  raffreddinole fi  dtj echino  « 


DEL 


Capi: 

Se ».  157. 

.13* 

lnjtr.  il.' 

C.3 

Tarai.lt. 

Tubi,  fi  a. 


1C'4 


Dell’arte  de’  Cenni , 


DEL L*E  PALPEBRE.  Gap.  XII IL 


i Delle  palpebre , 

% Inalzar  le  palpebre  2 ' 
9 Abballarle  palpebre. 
4 Palpebre  immobili. 


Delle  palpebre  2 


m- 

.1. 


de 

part.  anìm * 

c. 


lA  7% dtura,come  in  tutte  t altre  parti  del  noflró  cor* 
po  usò  granprouidenga,  così  fece  nella  cujìodia  de_j 
gli  occhi  noftr:  $ «e*  quali , acciò  che  il  {udore  dell  eLt 
fronte  non  cadejfe,dì / opra  ui formò  le  ciglia, cornea 
due  piccioli  archi fpercbe  non  nel  melo  di  quelle , ma 
nelle  loro  efìremità  dtfcendendo  , non  offendere  gli 
occhi:  ' E ui  fece  le  gene  fuperiori,&  inferiori, ches 
con  uelocità  chiudendoft  ,foffero  come  porte  , che  ferrate  li  culìodiffero  J 
& à quelle  aggiunfe  le  palpebre,  che  fono  quei  peli, ad  effe  confitti j acciò - 
che  hauendo  anco  gli  occhi  aperti , come  due  reti  ,facejfero  impedimento 
alle  mofche,&  ad  altri  animalucci,che  non  ui  entraffero . Le  quali  palpe- 
bre, ancorché  picciohffima  particella  delnofiro  corpo,  fono  però  tanto  piU 
nobili , quanto  che  la  lettura  aWhuomofolo  doppie  le  fece , con  le  quali 
gli  orli  delle  gene  inferiori,  e fuperìorì  foffero  egualmente  fregiati  $ come 
m pan,  affermò  brillatile, dicendo:  Inter  ea  qua  pilos  habent,folus  homo  cilium 
anim.ltb.t.  jn  ytraque  palpebra  obtinet . Et  ancorché  propriamente  le  palpebre. 
^*14*  fimo  quefli  peli:  nondimeno  fono  anco  effe  gene  con  quello  nome  per  lo 
pià  dagli  fcrittori  nominate:  ficome  cognome  di  gene  fono  anco  le  guan + 
SMÌ.ie.  eie  figni ficaie.  Delle  palpebre  di  Dio  diffe  Dxuidde  : Talpebra  eius  in- 
terrogane (ilio s homìnum . E per  cff  refjtme  di  gran diffimo  dolore  l’b* 
riolio  dice,  che  per  la  morte  di  Brandmartc  Bardino  fino  balio  quaftie 
palpebre  pianfe  : 

Quiui  Bavdtn , di  fomma  d9anni  grane  9 
Stana  piangendo  à la  bara  funebre  , 

C .4$.  fi.Chedal  gran  pianto , c9 banca  fatto  in  nane 
Douria  gli  occhi  batter  pianto , e le  palpebre  * 

Maffeo  denterò  due f sono  di  Corfà  nella  Cannone  fop^a  il  monte  deRf- 
Muemia  , con  ingegnofa  metafora , udendo  figni  ficare  che  il  fuo  pianto 

banca 


&6  8. 


Parte  Frimai  r 05* 

baùea  noce]  e le  fue  lagrime  erano  parole,  dice  che  gli  occhi  trino  bocca  ^ 
eie  palpebre  erano  labralondc  ufcia  quella  f Ubile f e dolor ofa  favella. 

— E ftan  quelle  palpebre  in  tanto 

Labra  de  gli  occhiy  e le  parole  il  pianto . { 

Inalzar  le  palpebre.' 

E Getto  d*  arroganza  : E però  è [critto  : Gsneratio  cuius  excelli  fune  ' t 
ocuh,&  palpebra  eius  in  atta  furrefia.  Et  è ancofegno  di  libidino - prou  J 
fa  stacciategli  y dicendo  ilSauio:  Fornicano  mulierisin  extollentioLj  ^cì.z6. 
OCulorum,& in  palpebris  illius  agnofeetur . £ anco  getto  di  cofa  picei  ola, 
t facile  da  farfi:  Onde  Dafne  ueccbia  & accorta  ninfa , appreffoil  Ta(fot 
dieta  Tir  foche  facea  io  fchifoyYiè  curava  d’ innamorar ft : 

T^on  mouerei  per  aiutarti  aWhora  Amin.As- 

Vn  dito  y un  detto  yuna\palpebra  (ola.  . ***• 

Abballar  le  palpebre. 

Ejttto  di  voler  dormire}  come  d’ Or  landò  diffel' \Arioflo  : 1 . 3 # 

Tu  le  palpebre  Orlando  à penaabbajfi ,,  c.8.  ## 

'Punto  da  tuoi  penfieri  acuti  y & hirtì . £ Lucretic  ? 

Brachia.palpebr^que  cadunty  poplitefque  procumbunt . 

Ouero  è fegno  d'effer’ubriacco:  perche  i vapori  del  nino aggrauano  le  paU 
pebreyle  quali  per  effer  di  fottili/fima  foftangay  per  ogni  poco  pefo  s'abbaf-  ^ . 

I ano  : Onde  Jtnttotile  lafciò  fermo:  Cum  vel  quantalibet  grauitate  ca - n^Tib  *' 
put  tentatur,  aut  exfomno,aut  temulentia , aut  alia  eiufmodi  caufa\ypaU  cap.\, 
pebras  attollere  non  pojfumtis  ; quamquam  leui  pondere  aggrauentur . 

Palpebre  immobili. 

EGeflo  di  profonda  conftdcratione3e  di  penfare3guardando  attentici-  ' ^ 
mamenteiOnde il  Sannazaro  diffe: 

Sengamouerfi puntole  battere  palpebra  mai.  il  Tetrarca,  per 

poter  meglio  , e più  profondamente  contemplar  le  bellezze  de  gli  occhi 

della  fua  amata  Laura,  e non  interromper  il  gufi  0 , che  fenda  nei  uagbcg - 
gtarliybramaua  d'hauer  le  palpebre  immobili  : 

Cosi  uedefoto  fifa  C^x.10. 

Com'vdmor  dolcemente  gli  governa 
Sol  un  giorno  da  preffo , 

E’I  batter  d'occhi  miei  non  foffs  jfe(fo. 

*A.Gellio  di  S ocrate  diffe  : l oc  0 nù  iiiens  ammobili  s (in  ijfdem  veftigys  pcr- 
flabat . Et  Ouidio  di  Niobc  afflitta  per  la  perdita  de3  figliuohydice%: 

— «-  lu  mina  m afìis^  M<tAt 

Stani  immota  genis. 


O 


D E 


ioC  Dell'arte  de' Cenni  * 

DE  GLI  OCCHI.  Gap.  XV. 

1 De  gli  occhi. 

2 Aprir  gli  occhi. 

3 Chiuder  gli  occhi  in  atto  di  dormire. 

4 Finger  di  dormire. 

5 Occhi  ehiufi . 

6 Chiuder  gli  òcchi  ad  alcuna  cofa. 

7 Chiuder  gli  occhi  altrui . 

8 Metterle  mani  à gli  occhi .. 

9 Occhi  bendati , ò velati . 

10  Atto  d’effer  nelle  tenebro . 

1 1 Con  gli  occhi  chiufi  operar  alla  cieca  * 
iz  Lcuar  gli  occhi  in  alto. 

13  Occhi  voi  ti  al  Cielo. 

14  Occhi  volti  à terra . 

I s Volger  gli  occhi  ad  alcuna  cofa . 

1 6 Volger  gli  occhi  altroue . 

17  Guardar  attentamente. 

1 8 Guardar  benignamente, & fauoreuolmente  » 

19  Guardar  cupidamente , e curiofamento» 

20  Guardatura  graue*. 

% 1 Guardar  furtiuamente  fotfocchio . 

22  Guardatura  torta  o 
xj  Cenno  lafciuo  de  gli  occhi . 

24.  Occhi  ridenti, e rifplendenti . 

I I Occhio  torbido, & ofeuro,  ò nubilofo . 

26  Occhio  patente, e viuace. 

27  Occhi  ardenti,c  fanguigni . 

2.8  Volger  gli  occhi  con  atto  h umile. 

29  Riguardar  con  tenero  affetto  . 

30  Guardar  con  ftupore  c 

3 1 Guardar  in  sii . 

3 a Guardar  ingiù. 

33  Guardarinanti. 

34  Guardar  io  dietro . 
li  Guardar  storna 

Guar- 


Parte  Prima.'  ' 10.7 

3é  Guardar  alcuno  in  ogni  fua  parte. 

3y  Voler  veder  il  tutto. 

3S  Ammirar,^  efler  ammirato . 

3 p Batter  rocchio . 

40  Occhi  tremanti . 

4 1 Chiudere  fpeffo  gli  occhi . 

4 2,  Hauer  alcuna  cola  ne  gli  occhi  • 

4 $ Occhio  che  falta. 

44  Gittar  la  poluere  ne  gli  occhi . 

45  Hauer  molti  occhi. 

46  Non  hauer  occhi. 

47  Delle  lacrime. 

48  Lacrimar  perii  propri;  peccati.’ 

4P  Lacrimar  per  le  colpe  altrui. 

50  Lacrimar  per  Taltrui  morte. 

51  Lacrimar  per  l’altrui  miferia. 

51  Lacrime  de  gli  amanti. 

5 3 Pianto  nel  fepararfi  da5  cari  amici . 

54  Pianto  degli  nemici. 

Lacrimcpcr  grand’ira- 

56  Lacrime  liete. 

57  Lacrime  fimulate. 

5 8 Non  poter  piangere . 

De  gli  occhi. 

On  molta  ragione  dobbiamo  principalmente  offeruare 
i gefti  , & ì cenni  de  gli  occhi , non  effondo  in  noi  parte  * 1 . * 

alcuna , da  i moti  della  quale  fi  poffa  meglio  intendere 
la  uolontà , e gli  affetti  ncftri , che  da  gli  occhi  ifleflì,  i 
qu  ali  f come  di  fi  e Cicerone,  tamquam  fi  ec  alatore  sai-  »*t.T)eo 

vjjimum  locum  obtinent  ,\ex quo  plurima  confiicien-rMm 
. t tes  funguntur  fuotnunere.  Ediffeanco,  che  la  fac-  DiOraitre. 

eia  e ben  Immagine  dell’animo  ,ma  che  gli  occhi  fono  quelli  , che  lo  dimo~ 
frano, ne9  qua  li  tante  mutationi  fi  ueggono  quante  fono  lepaffioni  dell’ ani - 
mo  noflro.  E chela  "Naturagli  ba  dati  à noi, come  al  cauallo,&  al  Leone 
le  chiome, la  coda , egli  orecchi,  per  pale  far  i mouimenti  dell’animo,  e che 
nell’attione  dopò  la  noce  è potente  il  uolto,che  però  è retto  da  gli  occhi  » E 
dìffe  etiandio  che  gli  occhiagli  orecchi  fono  fcneflr e dell' animo.  Tolemone 

0 z diffe 


io8  DelFarte  de’ Cenni, 

diffe  che  dettammo  l'occhio  era  la  porta,  E Dante  lafciò [critto  l'ifìeff* 
Ttffc,  x . Io  dijjì  al  f ho  piacere  tofto , e tardo 

Venga  rimedio  à gli  occhi , che  fur  porte 

Qu  and*  ella  entrò  co'i  fuoco , ond'to  fcmpVardo . E Giobbe: 

Cap,  41.  T&rtas  vultuseius qui  saperi  et  ? 

Et  ilTetr  arcaiche  erano  la  uia,che  conduce  al  cuore  dicendo : 

Trouommi  Umor  del  tutto  difamate  ? 

Et  aperta  la  aia  per  gli  occhi  al  core.  Et  li  chiama  anco  feneftre  : 

Scn  190.  Q belle s & altere  lucide  fenefire^. 

Tlinio  diffe  che  ne  gli  occhi  habita  l'animo . Et  il  Tetrarca  che  in  effi 
s'annida  Umore: 

CAnXj'i  8.  Occhi  leggiadri  don* Umor  fà  nido.  E de  gli  iftefji  dice  ancora  : 

Canz.  1 8 . Vamorofo  pen pero 

Ch'alberga  dentro  in  noi  mi  fi  dif copre.  Et  un'altra  uolta  : 

Sm.  1 71.  'E(on  uedete  noi  il  cor  ne  gli  occhi  miei  <? 

Quintiliano  ha  f critto  l'animo  ufcirpergli  occhi , [i  quali  benché  non  pa- 
no ìYioJJi)  per  allegrezza  riffr tendono j 2?  permeftaia  fi  torbidano  ; Onde 
TUyi  olio  dijje^  : 

Fà  che  la  donna , che  Pfnaldo  hà  ni  fio 
Ifei  /cren' occhi  fabito  s'ofcura . 

Ul  berto  Magno  diffe  negli  occhi  effer  grandi  indici]  d'odio }c  d'amore.  In 
Maith.6,  fornma  l'occhio  è meffaggicro  del  cuore . Chrifìo  Signor  Fio  tiro  chiamò 
Ludi.  gli  occhi  lucerna  del  corpo, e diffe  ; che  fe  l'occhio  nostro  farà  [empiiceli, 
tutto  il  corpo  farà  lucido ma  fe  l'occhio  farà  cattiuo , tutto  il  corpo  farà 
tenebrofo.  Volendo  forfè  concluder e,chs  dalla  ferenità , & ofeurità  dc^j 
gli  occhi  fi  può  conoscer  l'animo  s'è  candido^  nero.  Luigi  T anfillo  nelic^j 
lagrime  dì  San  Tìctro  diffe: 

Chiunque  offerto  fia  ne  l'ingegno  fe 
Scole  d'Umor  à chi  no'L  proua  infegne , 

Come  fetida  aprir  bocca,  è fcriuer  note , : 

Con  gli  occhi  ancora  faucllar  fi  pnote * Lo  Stigliati?  così  diffe  ; 

Con  gli  occhi  narrerò  l'occulto  affanno 
Gli  occhi  accorti  d'umor  facondi  nuffi, 

Che  non  han  lingua 9 e faudlar  pur  fanne  . E Tibullo  li  chiamò  loquaci » 
tl%.  sìig-i  la  etimi  $ oculos  digna  efi  [telare  loquace  s.  Et  il  T affo  diffe  1 

E in  ucce  forfè  de  U lingua  il  guardo 
M ani  fe  Piano  il  fuoco  ond'io  tut  t'ardo. 

E Dante  co'l  mote  degli  occhi  fà  ragionar  dicendo, che  tenendo  la  B.y-gU 
occhi [utifffi  ucrfo  $e  Eerth  era  fogno  c'hauea  effaudito  Ufo  a preghiera  : 

Gii 


io? 


Parte  Frimai 

G/i  occhi  da  Dìo  diletti , e uenerati  2 * 

gifji  ne  gli  ovator  ne  dimofiraro 
Quinto  i denoti  prieghi  le  fon  grati  - 

Et  poi  uoltndo  dir  che  effa  B.V  ergine  fi  uoltò  à pregar  Dio  dice  : 

Indi  à l’eterno  lume  fi  dri\%arot 
qual  non  fi  dè  creder  che  f inuij 
Ter  creatura  l’occhio  tanto  chiaro . 

E poi  foggi  ungendo  che  San  Bernardo  accennò  à Dante , cbelettaffe  lafua 
mente  alla  contemplatìone  di  Dìo  dice  : 

Bernardo  m9 accennatiti,  ,e  fomdeua  9 
Ter  ch’io  guardajfi  in  {ufo. 

2 1 Tuffo  fà  che  Bjnaldo  dice  ad  timida  $ v 

Mira  ne  gli  occhi  miei,  s’al  dir  non  uuoi  c-  *©•  fi\ 

Tede  predar  % de  la  mia  fede  il  zelo . 1 2 * * 

Jl  Tetrarca  in  tre  continuate  canzoni,  da  luiforelle  chiamate , celebra  la 
bellezza  de  gli  occhi  della  fua  Laura.  Et  racconta  i mirabili  effetti  cbe_j 
in  lui  produceuano,e  particolarmente  nel  principio  della  feconda  dice  i 
Gentil  mia  Donna  i9  ueggio  Cmx,  i$. 

Elei  mouerde 9 nofir9occhi  un  dolce  lume  , 

Che  mi  mcftra  la  uia  ch’aLCiel  conduce . 

E che  con  cenni  degli  occhi  fi  fanelli lodiffe  chiaramente PifteJJo  Tetrar- 
ca in  pià  luoghi , & particolarmente  in  quel  Sonetto  z 

Quel  uago,  dolce, caro,  bonetto  fguardo  , Sodili. 

Dtrparea:  todime  quel  che  tu  puoi, 

Che  mai  pià  qui  non  mi  uedrai  dapoi  » E pofeia  foggiunge  s 
Taciti  sfagliando  altra  lor  modo 
Dicean  : 0 lumi  amici , che  gran  tempo 
Con  tal  dolcezza  fcfli  di  noi  ffecchi . 

Il  Cielrìaffetta. 

Effendi  l’occhio  membro  nobili(fimose  deticatìgimo  dobbiamo  (limarlo 
hauerlo  grandemente  caro^conforme  à quello  che  Catullo  dtj] e ; j 
Quinti  fi  libivi  s oculos  debere  Catullum, 
tAutaliud  fi  quid  charius  eft  oculis . 

Eripere  ei  noli  multo  quod  charius  illi 

Efi  oculis,  f ed  quid  charius  e fi  oculis  ? * 

E fi  dice  alcuna  cofa  effer  la  pupilla  de  gli  occhi  nofiri , ciò  é la  pià  car&j 
cofa  che  habbiamo  : Et  è fcritto  : Dominus  cufiodit  populum  fuum , vt  Dtufir-  ^ 
fupiUam  oculi  fui.  Et  Iddio  diff e parlando  de gli  amici  fuoi:  Quitetige - 
trit  vosftangit  pupiUrn  ocnli  mei.Sau  Vanto  {emendo  a Galati  per  ejpn */  -- 

mer  ^ 

— - «.«i 


FAr.lj, 

1 

2 Ut  ad.  z. 
tfal*  i20‘ 

Mn.  i. 

r.  ; ••  . * '1 

&g'  Ugib%  7 

C3.i7.71 

to.J  17. 

4-R*M* 

Sen.ié* 

8én.ì$6» 

G?n  3 . 

Mum.ìi. 

Ktu.  13. 


ito  Dell^Àrre  dc'Ccnni  > 

merilgrandiffmo  amore,  che  efjì  gli  haueano  portato , dice  che  per  amor 
(no  fi  farebbono  anco  cavati  gii  occhi, e glieli  hauerebbono  dati  : Qcvhs 
vefìros  eruiffetis , & dediffetis mih'u 

Aprir  gli  occhi. 

E Getto  di  vigilanza ,e  di  voler  alcuna  cofa  ben  intendere . Dante  a 
tìor  apri  gli  occhia  quel  che  ti  ridondo* 

Et  il  Tetrarca  nel  T rionfo  detta  divinità  : 

Che  la  colpa  è pur  mia , che  più  per  tempo 
Doue * aprirgli  occhi , e non  tardar  al  fine . 

£ perciò  anticamente  1 Tre  feti  erano  detti  Vedenti,  effendo  fcritto  : Qui 
Trofeta  dicitur  hodie3vocabatnr  ohm  videns . Et  ancorché  la  vigilanza 
fia  laudabile  in  ogni  perfona,  m quelli  nondimeno  che  fignoreggianoì  & à 
gli  altri  commandano  è /opra  modo  neceffària,e  però  H omero  taf  ciò  ferita 
to  : Haud dignum  Duce tdtft neftem dormire  per  omnem,che  DaviddcA 
dtffe  : Ecce  non  dórmìtabit , ncque  dormiet  qui  cufiodit  lfrael . Virgilio 
parim  ente  deferivo  il  [uo  Enea  vigilante  mentre  gli  altri  dormono  dicédo: 
jtt  piùs  Aeneas  per no  61  em  plurima  yoluens . Et  altrove  : 
x/L enea  potes  hoc  fubcafu  ducere  fomnos  ì 

. Tlatone  dtjffe:  Trmcipes  qui  noftu  vigilant  in  ciuitatibus  malis funt  fot - 
mtdabiles  ciutbus  ,pariter , & bottibus . il  'Baffo  di  Goff  redo , che  er*-> 
all* cfp ugnati on  di  Gì erufalemmc  dice:  chementrelanottegli  altri  dormi- 
vano, egli 

. Tenfa , ond'habbia  le  travi , & in  qvai  forme 
Le  machine  componga , e poco  dorme . 

V aprir  gli  occhi  è anco  atto  di  ricever  la  vita  come  il  chiuderli  i fegno  di 
morte . Il  Tetrarca  ; 

Forma  par  non  fu  mai  dal  dì  eh' Adamo 
Aperfe  gli  occhi  in  prima . 

E dice  la  Scrittur a narrando  il  miracolo  che  fece  Elifeonelrifufcitare  il 
figliuolo  della  Sunamitide  : Ofcitauitpuerfepties.aperuitqueocvlos . E 
volendo  il  Tetrarca  dire  chyera  vicino  à morte  dijfe  : 

E veggio  preffo  il  fin  de  la  mia  luce . 

E per  ricever  lume  d* intelligenza  diffe  : 

Conobbi  quando  il  Oel  gli  occhi  mi  aperfe . 

La  fcrittura  / aera  dice  che  ^ iddmo  dopò  hauer  ricevuto  iipomo}comedit, 
& aperti  funt  ocult  tius.  Et  in  un9 altro  luogo:  A pervit  Dominus  oeitlos 
Balaam,  & vidit  Angelum , adorauitque  evm  prcnusin  terram  . Et  il 
Boccaccio  : Aperfe  lor gli  occhi  la  povertà  , liquali  la  ricchezza  bave*-* 
tenuti  ehm  fi  • 


Chiù- 


Parte  Prima^ 


1 1 1 


Chiudere  gli  occhiin  atto  di  dormire." 

SArÀ  getto  d’bauer  fanno , e voglia  di  dormire , perche  dormendo  fi 

chiudono  gli  occhi.  Dice  il  fauio:  7{oli  diligere  fomnum,ne  te  egifias  ffcu  io  * 
opprimat,apeYioculostuc$ì<&  faturare  panibus . Degli  ociofi  fi  dice  En- 
dymionis  fomnum  dormire , perche  Endìmione  belliffìmo  gioitine  effendo 
amato  dalla  Luna , ella  dal  padre  Gioue  ottenne ,ch e (eco  dormi  ffe  un  per- 
petuo fonno  : e degli  tteffi infingardi, e neghitofifi dice  ,vltr a Epimeni - vlin.  Lb  7* 
dem  dormire , perche  dicono  che  effendo  egli  fianco  dal  camino , entrato  in  c*p. 
vna  jf  cionca  per  ripofare , in  quella  dormì  un  fonno  di  cinquantafette  an- 
ni é La  crapula  è fonila  del  fonno , & Hanno  infieme  con  torio  , e però  il 
Tetrarca  diffe  : 

La  gola,  il  fonno,  e l'ociofe  piumes 
Hanno  dal  mondo  ogni  uirtù  sbandita  1 

Ma  Vocio  è peggior  del  fonno,  per  che  queflo  corrompe  il  corpo , e quello 
anco  l*  animo, & al  fonno  fida  il  titolo  di  pigro, perche  fono  pigri  ifonnac- 
ehm  fi  : E però  diffe  l* Ano fio  : 

In  tanto foprauenne , e gli  occhi  chiufe  Cii.ft.Zo 

+A  i Signori  , e à i Sergenti  il  pigro  fonno « 

FufioTragedo  rapprefentando  in  Scenna  Hecuba  dormiente,  effendo 
.ubriaco,  neramente  Fadotmentò  : onde  Horatio  : 

Non magis audierit,quàm  Fufcut  ebrius  ohm  1 ib.ijat.g 

Cum  llionam  edormit. 

Tlatone  pareggia  i negligenti , che  fennaccbiof amente  operano  à quelli , 
che  veramente  dormono, e dice, che  gli  uni, e gli  altri  egualmente  fono  di- 
futili: T^uUusdormiens  alicuiusettrei,  domiunt autem,qui  ofeitanter  Dtlegib.  7, 
agunt Ouidio  del  fonno  dice  : 

—Tardaque  Dens  grauitate  iacentes 

yìxoculos  toUensJterumqueiiterumque  relabens  Mtum.  1 1 . 

Summaque  percutiens  nutanti  pe  fiora  mento 

Excuffit  tandem  fibife . Il  Tetrarca  udendo  dir  che  gli  buomiui  fono 

del  Juo  bene  ignoranti: 

Ma  io  u’annontio  che  uoi  fete  offe  fi  Nti  Trionr 

Da  un  grane,  e mortifero  letargo . 4,1 

Finger  di  dormirei 

QVefio  getto  di  finger  di  dormire  tenendogli  occhi  aperti,  come  fan - 

no  i lepri , è atto  dfuigilan^a.G&lba  buffone  Romano  inuitò  Mece-  '*• 
nate  à cenar  [eco , tlquale  facendo  cenni  laf dui  con  la  moglie  di  Galbeu  , 
egli  abbaffando  la  tetta  fingeua  di  dormire  ,[onde  udendo  un  feruo  della*  plui 
menfa  texani  nino,  egli  opponendo  fi  diffe  <?  ~ ~ *p*fbi*i' 

1 ■ • Jfefcis  * 


1 1 1 Deli  arte  de*  Cenni , 


Ncfcis  me  feti  Mecenati  dormirei  jl  che  alludi  Gìuuenaie  dicendo  : 

Dù&us9mqmt,jf>tfiare  lacuna* 

Doffus  &ad  calicem  vigilanti  flerterc  nafo , 

L'^riofìo  biafimò  quello  geflo  nella  moglie , dicendo  z 
$4t.  5.'  Sia  di  buon* aria,  fia  gentil 9 non  dorma 

Con  gli  occhi  aperti,  che  piu  l'effer  f ciocca 
D'ogn' altra  ria  deformità  deforma. ^ . 

O^chi  chiufi . 

r T t forno  è un* im agiti  e della  morte  come  diffe  Ouidió  : 

•J*  JL  S otite* quid eftfomnus gelida  nifi mortis imago?  E Virgilio  diffe  l 

eh* era  fuo  parente  : 

JEn.  6 , Tum  confanguineus  leti  fopor.  Che  confimi  il  Tetrarca  dicendo: 

Sm  igj.  ^ fonno  * uer^rnente9qual'huom  dice , 

°n'  * 'parente  de  la  morte , Et  Homero  diffe  ch'era  fratello , 

lllUdau  Hicfratrcm  lethi  conuenit  fedula  fomnum . E cb'erano  nati  ad  un  parto^ 
Mortemque,&  fomnum  geminai.  Conforme  a quello  che  diffe  Cicerone . 
'In fom.fcip.  lam  uos  nidetis  nihil  morti  effe  tam  ftmili  quàm  fomnum  , Et  in  un'altro 
1 T fc  lH0Z0:  Mortemque  qui  leuiorem  faciunt  fomno  fimilhmam  uolmt  effe, 
* UJe*  E la  [aera  fcrittura  chiama  fanno  la  morte  de'  Santi, come  diffe  di  S.Stcfa - 

no$  che  obdormiuit  in  Domino 9 e N,  S.  diffe  che  Labaro  morto  dormiuau . 
E della  figliuola  deW Jtr  ch( (inagogo  : Tgpn  e fi  mortua  pueHa  fed  dormii, 
<3en,  47.  £ Giacobbe  pregando  Giofeffo  fuo  figliuolo  9 che  nonlofepehfjein  Egitto 

gli  diffe, vt  dormiam  cumpatribusrneis,  & condasmeinfepulchro  maio - 
rum  meorum.  Co  fi  il  Tetrarca  nel  Trionfo  della  morte  della  fua  Laura  : 
c*p,  1.  Qua  fi  un  dolce  dormir  ne’fuoi  begli  occhia 

Senio  lo  ff  irto  già  da  lei  diuifo , 

Era  y quel  che  morir  chiamali  gli f ciocchi , 

Morte  bella  parea  nel  fuo  bel  uifo.  E fAriofio  d' Orlando  infuriato  diffe: 
C. 24./.  6.  In  terra  un  Pai°  tormentato  flefe , 

Ch'ai  nouijffimo  dì  forfè  fia  de  fio.  EtilTaffo: 

C.?.  n, i$.  Toflo  s'oprimechidi  fanno , è carco  9 

Chedalfonno  a la  morte  èunpiccioluarco. 

Gii  antichi  finfero  che  la  Njttefcffe  una  [emina  detta  Morte 9e  del  Sonno 
nutrice9che  teneffe  [opra  il  braccio  deftro  un  fanciullo  negro9  che  accen - 
nana  la  mortele  [opra  il  fini  fìro  uno  bianco  che  rapprefentaua  il  fonno  * 
Sarà  dunque  anco  gefto  di  morte  il  tener  gli  occhi  chiufi , e perciò  il  Te - 
tr  are  a diffe  : 

Chiudere  gli  occhi , in  uece  di  morire  : 

E temo  che  chiuda  augi 


Morte 


Parte  Prima^J 


113 


Sm, 

Ci?S,  *7,’ 


Són.  139I 


r — 1 

r>%* 


%ì  fitte  i bègli  occhi , che  parlarmi  fanno*  Et  in  Un' altro  luogo  . 

Scegli  è pur  mio  de  fiino  , 

£7  cielo  in  ciò  s'adopra , 
th'Jlmorquefi’ occhi  lagrimando  chiuda* 

E replicò  ancora  in  perfona  di  Laura  : 

Di  me  non  pianger  tu,  che  miei  dì  ferfi 
Morendo  eterni , e ne  l’eterno  lume , 

Quando  moflrai  di  chiuder  ,gli  occhi  aperft . Umida  nel  fatto  ditte  .• 

Grane  era  sì , ch'io  fea  minore  filma  ' c u ' 

Dì  chiudergli  occhi  ouegli  aperfi  in  prima . E Vìrg.di  Bidone  moribonda. 
Xllagraues  oculos  conata  attollere  rurfus 
Deficit»  Eifoggiunge  w 

Oculìfque  errantibui  alto 

nimfmit  ccelo  lucemfingemuitque  reperta . E diffe ancora  * 

Olii  dura  quies  oculos,&ferreus  urget  ’ 

Somnus  : in  aternam  clauduntur  lumina  nottem . Chefk  dal  Tatto  in  ' * 
queflo  modo  imitato  parlando  di  Dudone  da  .Argante  uccifo  : 

Cade,  e gli  occhi  ch’à  pena  aprir  fi  ponno 

Dura  quiete  preme,  t ferreo  fanno.  Cr  7 Ar 

Virgilio  dice  che  Mercurio  co'lfuo  caduceo  hauea  potere  di  addormente  ■ * " * ' ‘ * 

re, e difuegliare,e  di  dar  morte,  e ulta  : 

Tarn  uirgam  capit.  hacanimas  ille  euocat  orco 
Taìlentes,  alias  fub  tnfiia  tartara  mittit, 

Datfomnos , adimitque*  E CatuHo  deU’ofcurità  della  morte  diffe 
Qui  nuncit  per  iter  tenebricofum 
Illuc  unde  negant  redir  e quen  quarto. 

Jlt  uobis  male  fit  maU  tenebra  v*,- 

Orci  : qua  omnia  bella  deuoratis * È Tr  operilo. 
Quandocunqueìgiturnoflrosmors  claudet  ocellcs . E Tibullo  : 
lamueniet  tenebrismorsadoperta  caput. 

Chiudere  gli  occhi  ad  alcuna  cofa 


4, 


Li  è.  2. 

Ltb  i.ehg.i 


OVetto  atto  di  finger  di  non  ueder,& di  diffimular,  alcuna  cofa.  E*  da  - 
1 Latini  detto  conniuere  : Suetonio  : Delitto,  ncque  obferuabat  om*  # 
ma, ncque  prò  modo  exequebatunfcd  defertorum, , ac feditio forum  inquì - ln  C*far- 
snor.acpunitor  acerrìmus.  conniuthat  in  fatevi*  » 


p x '■  . 1 mi»,  HI,  J MUtUJUf  litri  ITÌUMI“ 

fitQr,acpumtor  acemmus , conniuebat  in  caùeris . Cicerone  diffe  • Troh 
Dij immortale s cur  interdum  conniuetis  in  b omini  fctleribusmàximis  ? 

Jal  bora  l'huomo  non  chiude  da  dotterà  gli  occhi,  ma  fìnge  di  chiuderli,  e Fro  Cctlil- 

di  non  uedere,pcr  affidare,aÌcuno , e meglio  gabbarlo . Il  Tulcì  nel  Mor- 
gante  dica 


H4  Dell’arte  de’ Cenni, 

Margotte  utfocchìolin  chiude ,&  afcolta.  E fi  dice  far  la  gatta  morta  j 
òfar  il  gattarie , perche  è atto  proprio  della  gatta  per  ingannar  i topi  >G 
della  volpe  per  prender  gli  uccelli , il  Berma  : 

NetTOrMdó  €ome  in  un  campo  àp  è di  qualche  macchia 
E duna  volpe  à le  notte  il  gattone. 

Chiuder  gli  occhi  altrui. 

— A ^ 0 $ue&°  ^ d*  morte, perche  co  fi  fi  cofluma  di  fare  à morìevfi 

* XjL  ti  : e cofi  Penelope  pregauai  Dei , che  T elemaco  fuo  figliuolo  chiù,* 
defj'egli  occhi  a lei , & ad  vliffz  fuo . 

Ouid.epL  i.  Dij  precor  hoc  iubeant , ut,  euntibus  ordine  fatis 

llle  meosoculos  comprimat,ille  tuos.  Et  [aggiunge: 

Refptce  herten, ut  iamfua  lumina  condas  , 

Extremumfatts  fuflinet  ille  diem . £ dice  di  Arianna  : 

Ep . io.  rHec  mea,qui  digitis  lumina  condat,  erit* 

Tropertio  diffe  IHHeffo  in  psrfona  di  Cinthia . 
lib.  4.  At  mihi  non  oculos  quifquam  inclmauit  cuntis. 

Et  Gnidio  ancora  nell* Elegia  in  morte  di  Tibullo  : 

Hic  certe  manihus  fugi ente s prejjit  ocello s 

Mater , & in  etneres  ultima  dona  tu  Ut.  Et  Cifteffo  "Poeta  ancora  neWE* 
pillola  a Liuìa  (e  pur  è dy Gnidio  : 

Supremoque  dienotum  fpeftantia  calura 
7 ex'jfent  digiti  lumina  noftra  tui . 

Metter  le  mani  à gli  occhi. 

TP  oitto  di  vergognar  finendo  nero  il  prouerbio  che  diceiPuàor  in  ocu 
•®*  il  lis  >poi  che  fi  uergogntamo  di  quelle  cofe  che  fono  in  palefc.Onde  com 

munemente  quando  alcuno  racconta  cofa  incredibile , [egli dice,  che  ci 
guardine  gli  occhi  per  uedere  f e della  bugia  fi  vergogna  : & i fanciulli 
quando  fi  vergognano  d’hauer  fatta  3 ò detta  alcuna  cofa  brutta  naturai • 
mente  con  le  mani  fi  cuoprono  glt  occhi . Il  Petrarca  cofi  ftntefe  dicendo i 
T ràmfCom'huoMctfé  fanone  in  un  momento  ammorba, 
dilla  Cjijtt- Chesbigottìffe , e duolfi  accolto  in  atto , 

Che  vergogna  con  man  da  gli  occhi  f orba . 

^ aerate  appreso  Platone  volendo  parlar  d*  amore  t per  fegno  che  fé  ne 
vergognava,  fi  pofele  mani  à gli  occhi . Et  quindi  è che  ne  i ciechi  non  fi 
Mede  fegno  di  verecondia:  e peròOuidio  diffe: 

atmr,uimmque  nihil  moderabile fu  adent 
I Ua  pu  dorè  uacat , liber,  amorque  m ctu. 

M cefi  gli  abfmti  non  fi  vergognano , onde  Cicerone  diff z $ che  EpifioL u* 


Parte  Prima^  1 1 j 

non  eruhefcit  ì il  Tetrarca  dolendofi  che  la  fui  lauri  con  la  mano  gli 
impedifse  l’amorofo  (guardo,  dice  : 

E d’una  bianca  man  anco  mi  doglio  $ 

Ch’è  fiata  fempre  accorta  à farmi  noia 

E contra  gli  occhi  miei  s’ è fatta  [coglie.  E diffe  ancora  s 

Torto  mi  face  il  uelo  , l9 •' 

E la  man  che  fi  fpeffo  s’attrauerfa 
Erà’l  mio  fommo  diletto 
Egli  occhi * 

Totendoft  da  quegli  luoghi  conofcere  che  M.laurd,come  vergine ,t  rifpet - 
tofa  ch’ella  era,  fi  copritegli  occhiai  concetto  dell’amante  [ho  da  mode* 
ila  uergognafojfinta . 

Occhi  bcndati,ò  velati. 

Egitto  d9  ignoranza , come  ali  incontro  leuar  il  uelo  de  gli  occhi  è per  . 9 . 

metafora  fegno  di  uedere,e  d’intender  alcuna  cofa  . Cupido  è dipin- 
to con  la  benda  à gli  occhi, perche  accieca  gli  amanti, ò perche  non  tignar 
da  nè  ricetta  alcuno , ò pur  perche  alla  cieca  Jfeffo  ferifcc  oue  non  done- 
rebbe, e però  il  Taffo  : 

jlmor  c’hor  cieco, hot  Argo,hora  neueli  Cn.]n  1 

Di  benda  gli  occhi , bora  ce  gli  apri,  e giri . 

Et  diffe  anco  di  Uh  Hat  io  innamorato  SUrmida  : 

Vaffene  frettolofo  oue  nel  mena  c . 

Ter  le  tenebre  cieche  un  cieco  Duce . 

Et  ilTetrarcauolendo  dire  che  la  Filofofia  incominciaua  à f coprirgli [i 
fuoi  fecreti,con  quella  fimilitndine  di  leuar  il  uelo  dagli  occhi  diffe  : 

Et  ella  che  rimojf  0 banca  già  it  itelo  Cani.  14 , 

Dinanzi  a miei . Et  altroue  : 

Ma  manzi  à gli  occhi  m’era  pò  fio  un  uelo , Stn.iSói 

Che  mi  fea  non  uederquel  ch’i  uedea . 

E perche  gli  occhi  fono  quelli  che  faettano , & infiammano  i cuori  de’  mi 
feri  amanti,  però  con  ragione  in  molti  luoghi  fi  coHuma , che  le  giouinett e 
donne\con  un  uelo  fi  cuoprano  la  faccia  per  impedire  quefto  amorofo  faet - 
tamento,di  cheti  Tetrarca  fi dolfe dicendo  : 

Quel  che  piu  defiaua  in  uoi  m'è  tolto , 1 . 

Si  mi  gouernailuelo , 

Che  per  mia  morte  & al  caldo, & al  gelo 
De  be’  uofir  occhi  il  dolce  lume  adombra . 

E parimente  dice  che  d’ogm  altra  cofa  non  fi  dolea  tanto 
Quanto  d'un  nel,  che  duo  begli  occhi  adombra  * s$n.j* 


T 2 


Haucr 


.IO. 

lùan  8. 

Lìb  1 1 . 

De  le  nb.  i 


1 1 è Dell’arte  de’  Cenni , 

Hauer  poi  la  benda  nera  à gli  occhi  è jegno  befferà  mòrte  condentutto*  È 

però  L'Urlo  Ho  diffe  : 

66  ‘H?n  più  di  lei, chi  à ceppo , à laccio,  ò ruota 
Sia  enndannato  , ò ad  altra  morte  ria , 

E che  già  à gli  occhi  habhia  la  benda  negra 
. Guidar  fentendo, gratta, fi  rallegra. 

Lì.i.jUg.  i e con  fi  fatta  benda  nera  àgli  occhi  rapprefeneauano  gli  antichi  la  mor- 
te, e però  Tibullo  dìjfe  : 
lam  veniet  tenebris  mors  adoperta  caput . 

E quegli  siami, eh' erano  filati  dalle  parche  erano  neri . Marti  ale • 
"—Tetric&nent  Ramina  pulla  forores. 

Atto  di  dfer  nelle  tenebre. 

IL  chiuder  gli  occhi,  è far  gè  fio  d’andar  à tentone  dinoterà  tenebre , & 
accennerà  impoHuraye  mendacióipoi  che  la  luce  èfimbòlo della  utili- 
tà y augi  di  Dio , eh’ è la  uerilà  isìejfa  ; e perciò  di  fe  mede  fimo diffe  : Ego 
fura  lux  mundi:,  qui  fequiturme  non  ambulatin  tenebris  >fed  habchitlu- 
men  vita.  E Viatorie  nelle  fue  leggi  Seguitato  da  Cicerone  dice  che  Color 
albus precipue  decorus  Deo  efi . llBocbìo  della  cbiaregga  di  ejja  uerità 
cesi  dijf.es  : 

Simb.$ a.  Candorcm  amat  fmeera  femper  veritas , 
odit  latebr  as  ,fucum  ahhotret , qu&ritat 
tAdiUis  patentcs,  libera,  alta,  nefeia 
Sentir  e, non  cupit  aliena  vmbra  tegi  9 
adequi  fuo  oblefiaturìpfa  lumìne . 

Ma  della  bugia  le  tenebre  fono  firn  bolo , & à punto  le  bocche  de * bugiardi 
fono  affomigliate  ad of curi  fepolchri . Quoniam  non  ejl  in  ore  eorum  ve* 
trias, fepulchrum  patens  eflguttur  eorum . vlatone  fà  della  verità  ami- 
cijfimo,  & à Medici  folamente  concedeua,  che  potejjero  dir  la  bugia  à gli 
infermi, promettendo  loro  la  uria , ancorché  l’tnfrmitàfojfe  mortale,  per 
non  Iettargli  la  franchézza  dell'animo, e non  affiigerli  codi  pronoflico  del- 
ia mortele  così  accelerargliela \ Talete  interrogato  quanto  f offe  lontano , 
il  aero  dalla  bugia],  rijfoje  ; quanto  fono  gli  orecchi  da  gli  occhi , volendo 
inferire, che  fìcome  quelli  che  raccontano  le  cofeda  loro  uedute3perlo  pià 
fono  ueridici  s così  bugiardi  riefeono  quelli , che  rtferifeono  ciò  che  hanno 
udito  à ragionare.  Sono  anco  le  tenebre, e l'ofcurità  fegno  d’affiittione , e 
di  miferia}eperò  l’Inferno  èchiamato  cieco  mondo, come  dijfe l'^iriofio]: 
G'&'ft'  96  Ti  feguirò  quarti9  babbi  il  deflrier  te  co , 

Tfe  L’altra  luce,  e giu  neimondo  cieco  . 

?*P' 1 Qt  E Giobbe  chiamò  l’Inferno  tmam  mifèxriz , & tenebrarum , vbì  vmbraJ 

mrtis, 


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Mnh{ 5V 


Elegge  mot 
teTifaUi*  j 


Sok.Mj'.' 

Canz-46'. 

C&  fì»A\> 


Ca/?.1* 


,j  Parte  Prima  ! \ i? 

morti*, ’&  fempiternus horror  inbabitit*  E dice  ii  V angtlio, che pltj  Re- 
gni  eijcientur  in  tenebras  eMenores,  ciò  è nell* Inferno»  E Propcrtio  chia*  Mat.B 
ma  "nera  la  porta  dell’ Inferno  costdkendo  ■: 

&e fine  paule  mecum  lacbryrms  vrgere  fcpulchrum 

panàitut  aànullas  lama  nigrapreces  • < ' . * ,4* 

Virgilio  dice  che  l'inferno  e una  prigione  ofcura,  e tenebrofa  > oue  Vanirne 
dannate  ftanno  in  perpetuo  cbiufe  ; » 

'J{ec auras  * ; sv'.;:  • . 

iAjf  icìuntdaufa  tenebrisi  carcere  caco! 

Gnidio  chiama  nero  il  lago  à'Ammo  :■  : . 

Hunc  quoque  fummadiesnigro  fubmerfit  duerno  * 

Et  attribuì/ ce  le  nere  mxni\alla  mori 
Omnibus  obfcuras  inijcit  illa  manus. 

Il  ‘Petrarca parlando  con  la  fua  amata  Laura  morta  dice  : 

Pon  dal  detraente  ala  mia  uitaofcura . Et  in  un'altro  luogo  chiama 
2 giorni  ofcurl3e  hdogliof e notti . E l’ArioHo  del  l\è  di  E rifa  ^ 

E credendo  uenir  à no%ge,  e feUa 
Ogni  cafa  trauò  fcura,e  fumfta*  Et  anco  ì 
In  quefìa  affai  piùofcura  che  ftrena 
Vita  mortai  tutta  d'ìnuidia  piena  • «yjvà  - •:  • , • > • 

Virgilio  fà  che  al  Verno  fia  facrificata  ma  pecora  nera , & alla  Prima* 
oserà  una  bianca; 

Tfigram  Hyemi  pecudem^epbms  felicìhusalbamM  r > &n>  3 . 

E fà  che  Enea  facrificama  mltaalT ombra  del  padre  Anchife}  & un’ al- 
tra uolta  à Troferpina  1 

—^iqjgrantes  terga imencos»  ù 

In  Arcadia  età  il  fimulacro  di  Cerere  di  color  nero  per  effrimer  il  dolore 
che  ella  hebbe  per  lo  rapimento  della  figliuola , e per  la  molenda  che  /o 
usò  J^ettunOiper  la  quale  fiettegran  tempo  naf colila  in  una  cieca,& oj at- 
ra Jfelunca » Di  co  fi  ante  nolenti  ucdouilc  era  f imbolo  la  colomba ì ma  ne- 
ra la  dipingeuano  nonfolo  per  fegno  di  mefiitia > ma  anco  di  ccfianTg:  per - 
che  ficome  tutti  gli  altri  colori  pojjono  ine onfì antemente  effeminati  V ti- 
no nelValtro>  ò dal  tempo}  b dall’arte^  così  quando  è peruenuto  al  nero  hi - 
fogna  in  quello  fermar  finche  in  altro  colore  non  fi  può  mutare» 

Con  gii  occhi  ehiufl  operar  alla  cieca. 

QVefiofarà  fegnedi  [cioccherà  $ ed’ ignoranza  \ Il  ferpente  sfcr~ 

Xandofì  di  perfuader  Euaà  mangiar  de’  frutti  dell'arbore  della  aita, 
le  diceua:  Mora  fete  ciechis& ìgnoranti3ma  fe  mangierete  di  quefli  frut- 
thaperientUY oculi ydìri?  & eritisficut  Dijfcientei r bontm>  & malum;  e 

propria * 


1 l 


lGW 


1 1 $ Dell'arte  de9  Cenni > 

propriamente  gli  ignoranti  fono  chiamati  ciechi, perche  non  ueggonò  quel - 
lo,  che  ueder  bifogna  : E però  Dante  chiamò  i Fiorentini  ciechi  perche  nel 
M.CCC.IX.effendo  I iato  da  gli  altri  Trencipi  <t Italia  riceuuto  come  ami - 
co  Henrico  yil.lmp.tffi  di  ciò  fare  ricufarono*  E udendo  dire  che  i prò - 
p . dighLc  gli  auari  furono  ignoranti  dicevi 

*«!»■. l-  * Tutti  quanti  fur  guerci 

Sì  de  la  mente  in  la  ulta  ptimaia  « Il  Tetrarca  nel  Trionfo  della  morte  ì 
Capè  i.  0 ciechi  il  tanto  affaticar  che  gioua  i 

Etun'altrauolta  dice  chehà  cercato  fempre  la  uita  folitaria  : 

Sm.iti,  Ter  fuggir  queff ingegni  fordi,e  lofehi  t 

Che  la  lirada  del  Ciel  hanno  [marrita . r 

M’incontrothuomo  f aggio  y& accorto  è detto  perfpicaciffimo.Se  adun- 
que [cacciate  le  tenebre  dell'ignoranza , apriremo  gli  occhi  dell* intelletto 
dal  vero  raggio  di  fapien^a  illuminati , uederemo  chiare  quelle  cofe , ch^j 
à gli  huomini  ciechi  , & ignoranti  fono  ofeur  e, fecondo  il  detto  del  Trofe- 
taiTr&ceptum  Domini lucidum  illuminane oculos,& conforme àquelt al 
Ffal.  1 18.  tro  £ett0  deli'ifìeffo  Trofeta  : Lucerna  pedtbus  meis  uerbum  tuum , & lu- 
men femitis  meis:  Orbo  non  vuol  dir  altro  che  priuatc}ondc  f ciechi , che 
di  luce  fono  priui,  fonotdetti  orbi:  il  Tetrarca  : 

Sm.  1 6 . yoment  in  guifa  d'orbo  fen^a  luce 

Che  non  sà  oue  fi  uada , e pur  fi  patte* 

Cwu  £ l'orbita  è propria  de'  padri , e delle  madri  che  de  figliuoli  fono  frinì  ton- 

de tAleffandro  Magno  del  fuo  effercito  diffe  : Hofiibus  orbitar  mea  de  Re- 
flui eiìtcum  tot  habeam  filiosfquot milite s*  L'*4noJio  cofidffei 
QueU*infelice,&  orbo  padre  aggira. 

Et  il  Tetrarca  nel  Trionfo  della  Fama: 

Cap.  li  Tei  quel  Torquato , che'l  figliuol  per  cuffie  * 

E uiuer  orbo  per  amor  fofferfe 
De  la  militia  , perch'orba  non  fu  fife* 

E chiama fe  fìeffo  ciecotciò  èpriuodel lume  della  fuaamata  Laura  t 
Sm.z} 6.  Me  douc  lafc’fconfolato,  e cieco  > 

Tofcia  ch'cl  dolce , & arnorofo , e piano 
Lume  de  gli  occhi  miei  non  è pii*  meco  ì 
Pfal'l  7»  Tolto  da  Dauidde . Lumen  oculorum  meorum  ipfum  non  efi  me  curri • 
L'jiriofio  del  I{e  Carlo  dice  : 

C.  ì7.  /?.7*  Fortuna  per  toccarti  fin' a loffio 

Ti  tolle  a un  tempo  l’uno,  e l'altro  lampo 
Difor%a,  e di  faper , che  viuea  teco  , 

E tu  rimafo  in  tenebre  fei  cieco * 

S.Taolo 


Parte  Primari 


ii» 


S.Tdolo  à gli  E/V/7.  Eratìs  alienando  tenebrie  nane autem  luxin  Domi-  Cap.  fi 
no  flfilij  lucis  ambulate  : Fruflus  enm  ludi  eS ì in  omni  bonitate  > &iu- 
fìttia,  # ueritate . Chri/ìo  S.J^.de  Farifei diffe  .S  ini  te illos  caci funt>&du-  Moti, 
tesc&corum  > cacus  autem  fi  caco  ducatum  prafiet  ambo  in  foueam  ca- 
dutiti Achille  Bochio  ci  infegnò  il  modo  dì  confolar  i cicchi  quando  dijjc 
Forte  cyreniacum  * Antipatrum  mulicrcula  quadam 
Lumtnibus  captumuidit,&ingemuit. 

Tra  dolor  exclamans  paffos  laniata  captilo s 

Qua  porro  in  tenebrìe  ulta  futura  tua  ift  ? Eib. i fml* 

lllc  autem:  quiiagis  fluitai  an  notturna  uoluptas  *7* 

Effe  tibiprorfus  nulla  uidetur  ì dii. 

Ma  l* Mriofìo  in  quel  fuo  capitolo  della  lucerna  diffe: 

Ter  te  fu  duplicato  il  mio  contento  , 

Vf  ueramentefipuòdir  perfetto 
Vn’amorofo  gaudio  à lume  {pento  • 

Viraèuna  paffione  uebcnftnte,  che  ac  cieca  l’huomo  inmodo,  che  noi 
gli  lafcia  ueder  ilgiuHot  e perciò  Democrito dij) e,  che  fi  come  i cani  , che 
fono  ammali  iracondi , e riffe  fi , partorirono  i loro  cagnolini  ciechi , co  fi 
dall’ira  nafeer  ciechi  delitti ,e  però  Virgilio  diffe  : 

Jnftamus  tamen  immemore  s cecique  furore.  . ^ 

Leuar  gli  occhi  in  alto,  '***  %* 

QV  eftoègefto  difuperbia,e  perciò  è Scrittone*  Trouerbi  di  Salomone : 

S exfunt  qua  odit  Dominus  , & feptimum  detefìatur  anima  eius : • 1 * • 

oculosfubhmes,ìinguammendaeem:col rimanente»  Et  anco:  Extollentia  CaP  ** 
eculoru  ne  dedens  mihuE  diffe  Dauiddeffuperbo  oculo,&  infati  abili  cor-  pC,cl,'z*m  , 
de  cum  hoc  non  edebam . Et  oculos  fuperborum  burniti  abis  Cicerone  usò 
quefìo  gefto  falcargli  occhi  per  e jp  timer  contento, e ricreatane , co  fi  di- 
cendo in  una fua  epiftolaà  T itone:  liner ula  mt affine  noflra  tui  de fiderio  u.iéap  i© 
cblanguerunt:hac  tamen  epiftola, quam  Mcafìus  attulit,  oculcs  paulum 
fufUilerunt . Et  il  Tetrarca  per  leuar  la  mente  all'intelligenza  delle  cofe 
diurne fa  chela  Eilofofia  à lui  dice , che  le  ut  gli  cechi  a miranma  bella  don 
na  da  pochi  compiuta  ciò  è la  Teologìa  : 

Quanffella  mirale  lettagli  occhi  un  poco  4 a 

In  più  ripofto  loco 

Donna^t/à  pochi  fimoHrè  già  mai:  E diffe  di  piàl 
Che  ft’lpopol  di  Marte  c 

Doueffe  al  proprio  bonor  allarmai  gli  occhi,  Tim'i,* 

Et  ilfauio  diffe  : jqe  engas  oculos  tuos  ad  opesfquas  non  potes  bah  tre 


Occhi 


/ 


i to’  Dell’ Arte  de5 Cenni  l 

Occhi  volti  al  Cielo. 

« 1 % * [jr\VMdo/i-pr<!gà,mie  rofl  ringrazia  Dio  fi  rivoltano  gli  òcchi  al  Cielo  l 

? \ dò  èuérfo  quella  par  tendone  principalmente  crediamo  effer  Iddio* 

¥ fallì*  & è proprio  parlare  deità  diurna  fcritturafleggendcfi  : Qculi  meì  femper , 
Ul  ji&  aWDorHimrriiqmnìam  ipfèeueUetdelaqueo  pedes  meos . Ut  anco  : jtdL , 
te  leu  a ai  cculos  meos,quibahìtàs  in  cccìis.  Giofafatte  I{è  de’ Giudei,  inaU 
%ando  gli  occhi,  così  diceua  al  Signore  : Cu  ignoramus  quid  agere  debea - 
A.  musfoc  folmn  habémus  refiduii  vt  oculos  noflrcs  dirigamus  ad  te:  così  ci : 
v [fnfegnò  di  farilnofìro  Redentore,  quando  nello  Hupendiffimo  miracolo 
¥ fatto  da  fua  Mae  Ha  di  pafeer  tante  genti  con  cinque  pani , e ine  pefei , bai: 
Matth.  14  unendo  commandato  chele  turbe  fedeffero  fopraUfieno,  pigliati  tffì  pani, 
^c,óa  e pefei  affìciens  in  cceltiwbenedixlt,  &fregit:  e quando  rifufeitò  Lanata. 
Gap  ii  quatriduano  dice  San  Giovanni  9 che  eleuatis  [urfum  oculis  dixit  : Tatet 
5 gratias  ago  tibi.  E fìcome  inalbava  la  mente  al  padre  eterno,  così  eleua- 
vagli  occhi  al  Cielo . E però  molto  piamente  è flato  introdotto  che  nel  [and 
ti  [Imo  facnficìo  deU' aitate  US  ac erdote  dica . Et  eleuatis  oculis  in  cotlym 
ad  te  DeHm  patrem  fnym  omnipotentem  . Virgilio  anch'egli  ciò  effreffe 
dicendo: 

fàn.i}  jLtpaterJLncbifes  oculos  ad  fyderal<zxa$  **•>;.• 

Extulìt,& ccelopalmas cumino ce  tetendit.  Etanco: 

* Ad  ceelum  tendens  ardentia  lumina  fruflr a , 

^ Lumina, nam  tener as  arcebant  rincula  palma s . 

Il  Tetrarca  di  Laura  nel  Trionfo  della  mortec  i 
ìCfifil  Così  parlava,  e gli  occhi  bave' al  del  Affi 

Dimtamente_j  z 


L\ 

re  dice  chc^. 

Con  le  man  giunte , e con  immote  labbia 

I languii  occhi  al  del  tenea  leuati . 

Dante  e fonandoci  à leuar  la  mente  noHra  alla  contemplatane  del  maro* 
uìglìofo  ordine  delle  cele  Hi  sfere  dices  : • 

jWI0  Lena  dunque  lettor  ài* alte  rote 

MecolauiHa.  Et  altrove  l'tfleffo  concetto  così  ffiegòs 
Supplica  à te  per  grafia,  diuirtute 
Bar, 33  • Tanto  che  pojfa  con  gli  occhi  leuar fi 

Tiiì  alto  uerfo  l'ultima  folate, ^ . 

II  Taffodi  Sofronia  al  fuoco  condannata  dice^  : 
tacer  lei  con  gli  occhi  ai  Ciel  fi  fifa 

ClfanTfi  almotir  par  diquà  gìàdiuìfa , E di  Baldovino  dice  : 


Parte  Prima^ 


n i 


Egli  cl/ode  Paceufa  i lumi  al  cielo 

Drizza,  e pur  come  fuoleà  Dio  ricorre,  C7.fi.  7^ 

Equtflo  è naturai geSlo  , co’l  quale  accenniamo  dì  riconoscer  il  tutto  da 
Dio:  perciò  che  quando  d'mprQuifo  ci  è alcuna  cc  fa  grande,  ò buona, ò ma 
la  rapprefentata  fubito  alzando  gli  occhi  al  cielo, e tal' bora  anco  le  mani, 
con  quefto  atto  nngr aliando  Dìo  del  bene, e tacitamente  lo  Supplichiamo , 
che  ci  Soccorra  nev  pericoli:  Ó igeato  tanto  naturale,  che  anco  le  beSììe 
Sogliono  farlo: Onde  GioeUe  Profeta  parlando  con  Dio  in  tUpo  dì grandiffì  c*ì'  ll 
ma fìccità:Sed  & befhs  agrisquafi  area  fitiens  imhremfuffexerunt  ad  te. 


Occhi  volti  a terra. 


» I 4-  » 


Er  la  medefhna  ragione  il  uolger  gli  occhi  à terra  accenna  humiltà  > 
u non  potendo  fi  mirar  cofa  più  buffa  della  terra  ifleffa , à quefio  mode 
dimostrando  parimente  il  noSìro  animo  effer  humiliato, abbuffato, & afe 
flitto,& queSio  è chiaro  per  molte  autorità  della  Scrittura  diuina , cornei  \cb, 

Qui  kumiliatusfuerit  erit  in  gloria, & qui  inclìnauerit  oculos  ìpfc faina- 
bitur . Et  in  un'altro  luogo  Dauidde  cantaua  : Domine  non  efi  exaltatum  j>fai  7 
cor  meum, ncque  elati  funi  oculi  mei,e  del  Publicano  è Scritto,  che  a lon- 
ge  Sìans  nolebat,nec  oculos  ad  calura  leuarefedpercuticbat  peghisfuum, Luu  1 8. 
Il  Petrarca, 


Ma  a uct  non  piace 

Mirar  ft  baffo  con  la  mente  altera. 

Et  il  Tuffo  dice  che  le  genti  delTeffercìto  Chrifìiano  titànio  da  lontano  la 
Città  di  Gierufalemme  all' acqueo  dellaquale  andati  am: 

— — » Pertimcrofo,e  viuenntc  affetto 
Ofano  à pena  d'inalzar  la  uìfta 
Ver  la  città  di  Chrifìo  albergo  eletto, 

E anco  geSlo  di  uergogna  il  lenirgli  occhi  baffi  & à terra  uoÌPi.Ouidìo,  "Et, io. 
Lumina  ficcatemi  piena  pudorishumo. 

L'ìjleffo  Poeta  dice  che  Mirrha  per  uergogna  del  fuo  inccftuofo  amore:  A tot,  io» 

Mutafilet  uirgo,terramque  immota  tuctur* 

E di  CaliSto  dopo  che  fu  da  Gioue  titolata  : 

Vix  oculos  attollit  humo  : 

Cefi  l'jLrioSìo  parlando  d'olimpia  legata  allo  feoglio  nuda,  c.  iitf.ff 

Pfconofee  ella  Orlando  nel  ritorno, 

Che  fa  à lo  fcoglio,ma  perch'ella  è nuda 
Tien  baffo  il  capo, e non  che  non  li  parli 
Magli  occhi  non  ardifce  al  ufo  alzarli . 

|'  E di  Doralice  quando  douea  proferire  dì  chi  ella  uolea  efferc  ffofa,  òdi 

SI.  Man- 


1 2.2.  Dell’arte  de’ Cenni, 

Manducar  do , di  Rodomonte  dicevi  : 

€.i~  fi  .107  Et  ella  abbafsògli  occhi  uergognoft 

E di fj e che  più  il  Tartaro  bauea  caro . Dante  di  fe  flejfo  dice  : 

Infero  3*  A (db  or  con  gli  occhi  uergognoft,  c baffi 
Temendo, nò'l  mio  dir  li  [offe  grane 
1 tifino  al  fiume  di  parlar  mi  traffi . 

Et  il  Taffo  parlando  di  Euflatio  quando  uolle  rimirar  la  bella  Armida-* 
dice  che  per  modeflia  ella  tenea  gli  occhi  baffi  : 

Co$.fi,$4.  E rimirar  da  preffoi  lumiuolfe , 

Che  dolcemente  atto  modelli  inchina . 

E di  P\inaldo  quando  rauedendoft  del  fuo  errore  per  effere  fiato  in  poter 
di  Armida  dice: 

Giu  cade  il  guardone  timido , e demeffo 
Guadar  dando  à terra  la  vergogna  il  tiene, 

E anco  atto  à'hauer  Panimo  dubbìofo , & infoltito , e coft  di  profondo 
penfìero , come  il  Taffo  di  Goffredo  di  fife  : 

C.4.8.67.  Mentre  cofi  dubbìofo  à terra  uolto 

Lo  [guardo  tiene , e7  penfier  uolue , e gira. 

Gnidio  dice  che  yli (J emanai  checontra  Aiace p aria ff e: 

Met  13.  Afhtit ,atque  cculos  paulum  tellure  moratos 
Sufìulit  adproceres,  expefìatoquerefoluìt 
Ora  fono  . 

E ancofegno  di  gran  dolore  come  Dante  Paso  dicendo : 
infer*  8 . Gli  occhi  à la  terra, e le  ciglia  hauea  rafe , 

D'ogni  baldanza.  E dicea  ne*  foffiri , 

Chi  m’bà  negate  le  dolenti  cafe . Et  il  Tetrarca  di  Laura  : 
ton-99*  Chiamaua  d terra  il  bel  guardo  gentile 

E tacendo  dicea,com*a  tneparuc , 

Chi  m* allontana  il  miofedei  amico  ì Et  un* altra  uolta 
Sm  %66.  Torto  il  cor  grane,  e gli  occhi  humidi , e baffi. 

Il  Tuffo  parlando  dy  Armida  addolorata  dice : 

C.4./0  70.  A quel  parlar  chinò  la  donna, e fiffe 

Le  luci  à terra  e flette  immetta  alquanto  i 
Toi  folleuolle  rugiadofe,e  dtjfe  , 

Accompagnando  iflebiPatti  al  pianto.  l'Ariofìo  dt/fe  anch'egli  : 

€.3. 61 . yeniano  [evirando,  e gli  occhi  baffi 

Tarean  tener  d'ogni  baldanza  pYiui . 

ìP  ancogefìo  di  applicar  P animo  alle  cofedi  quesio  mondo,  & abban- 
donar quelle  del  cielo  p e però  eferitto  de  i nocchi  calunniatori  di  Sufan - 


Parte  Prima.  123 

ni  1 Éuerteruntfenfum  fuum  , & declinauerunt  oculosfuos ] ut  non  uide - 
rent  c celum^eque  recor  dar  entur  iudiciorum  iufiorum*  Che  fu  da  Dante 
imitato  quando  diffe  ; 

Chiamaui  il  cielo,  e intorno  ui  fi  gira 

Moftrandouile  fue  bellezze  eterne , •%  14* 

E Cocchio  uofiro  pur  à terra  mira , 

Onde  ui  batte  chi  tutto  difeerne » Il  T affo  cofiffiegò  l’ifieffo  concetto : 

TS^on  chinar, non  chinar  gli  occhi  [mariti , C.18,/?.^ 

Mira  con  quante  forze  il  del  t’aiti* 

E*  anco  atto  di  timore , come  Virgilio  l’effreffe  in  Turno  quando  era-* 
per  combatter  con  Enea  dicendo* 

- — »inceffu  tacito  progreffuSi& aram 

Suppliciter  ueneras,demiffo  lumine  T urnus . E di  Gabrina  l’Arioflo  diffe . je».  i 2, 
Gabnna  tenne  fempregli  occhi  baffi , 

Terche  non  ben  riffoft*  al  uero  daffì . 

Volgere  gli  occhi  ad  alcuna  cola.’ 

E Atto  di  uolgliere  anco  Panimo, e però  Virgilio  dice  che  quando  Enea 

fuggiua  dall’eccidio  Troiano  non  s’era  uoltato  a riguardar  fe  la  mo - * * * 

glie  Crèufa  lo  feguia,  di  lei  non  ricordando fin 

*Nec  prius  amiffam  reff>exi,animumque  reflexu  E Dante»  jgn  2 

Volgi  Beatrice , v olgi  gli  oc  chi  fanti , pHrgt  ji. 

Era  la fua  canzone,  al  tuo  fedele, 

Che  per  uederti  hàmoffìpaffì  tanti.  VAriofiodi  Fiordiligi  quando  da 
lei  il  fuo  Brandimarte  partì  per  andar  à combattere , dice: 

Quanto  con  uifta  feguitar  lo  puote 
Segue  le  uele  in  alto  mar  remote. 

Che  l’occhio  uada  infieme  co’l  pen fiero  lo  diffe  Giobbe :Fce lu s pepigi  cura 
oculis  meisyut  non  cogitarem  quidem  de  virgine.  E Dante  : 3 

Ficca  diretr’a  gli  occhi  tuoi  la  mente.  Il  T affo  fa  dir  ad  Armida:  Par  ad,  1 1 , 

Fea  l’ifieffo  camin  /’  occhioni  p enfierò , 

Emalfuo grado  ilpiede  innanzjgiua. 

Et  uolendo  direbbe  Iddio  uoltò  l’animo  a Goffredo  , & aWimprefa  che^f 
s’affaticaua  di  fare  della  ricuperatione  di  Gierufalemme  dice  per  forali- 
tudine^j  : 

Gli  occhi  in  già  uolfe,e  in  un  fol  puntole  in  una  c • Fi  " 

Vifla  mirò  ciò  eh’ in  se  il  mondo  aduna  : 

Mirò  tutte  le  cofe , &‘in  Sona 
S’affisò  poi  ne’  Trincipi  ChnHiani , 

E con  quel  guardo  fuo,ch’à  dentro  ffia 


Smu  i5ry 

Zìhti.od,p, 

6 IL  Ó « 

Ffal.llS* 

ZccL$. 

c^.i. 

?#*£.'  &> 
GiJt&J  I« 

'« 1 7* 

Bod<4+ 


,M'.  -4. 


1 2,4  DcH’Arté  de5 Cenni , 

i^e/  pii i fecreto  largii  affetti  bimani 

Vide  Goffredo.  Il  Tetrarca  della  fua  Laura  già  morta  : 

Volgi  à megli  occhi , e i micifo/pir  afcolta.  Et  alla  Beata  Vergine  diffe: 

Vergine  que  begli  occhi 

Volgi  vi  mio  dubbio  flato.  Et  Horatio  : 

Omnes  in  Damalim  putres 
5 Depcncnt  oculos * 

Volgetegli  occhi  altrouo. 

IL  rivoltar  poi  gli  occhi  ad  altra  parte  c fogno  cbefidiffiaccia  quella. -* 
co  fa  dailaquale  riuolgiamo  con  gli  occhi  L'animo,  Dauidde  : Auert^j 
oculcs  mtos  ne  uideant  uanitatem.  E Salomone  diffe:  linerie  faciem  tua 
à mailer  e compta^&ne  circuii fficiasfpeciem  alienam . Et  iddio  fdegnato 
muti  a i fanguimrij  dice  per  EfaiaiCum  extenderitis  manus  uesìras  auer - 
tara  cculos  meos  à ucbis^anus  enm  ueflra  fanguìne  piente  funt.  Spar- 
tiamo di  Caracolla  Imp,  Si  quando  ferie  obic&os  uidit , fleuit  t.aut  o eidos 
miertii  : quoti  per  quàm  amabile  fuìt  pepalo.  Dante  marauigliandofi 
che  iddio  non  caflìgaj] eh  parti  alitale  crudeltà  d'italiani  : 

Efe  Ile  iVrm'èyò  fo  mmo  Gioue  9 
Chefofti  in  terra  per  noi  crucififfo , 

Son  gli  giu  ili. occhi  tuoi  ricolti  altroue  i Il  Tetrarca  e 
E del  peccato  altrui  chieggio  perdono , 
n%i  del  miosche  deuea  torcer  gli  occhi 
Dal  troppo  lume * Virgilio  dice  che  l’ombra  di  Didone3mentre  Enea  le 

parlaua,  il  qual hauea gran  caufa  d'odi  ars  : 

Solo  flxes  oculos  auerfa  tenehat* 

Guardar  attentamente 

I L guardar  con  aitenlione  è talbora  geflo  d'animo  muidiofo}c  da  que- 
ilo  uedere  è derivato  il  verbo  muideoà  nimìs  uidendo >per  opinione  di 
Cicerone , Quodoculos , & cmimum  in  eos,qmbus  inmdemus3intentos  te - 
meamus.Vitìo  cofi  commune9&  unmerfale  che  è ferino  nella  diurna  legge . 
Contemplatiti  fam  omnes  lahores  hominumì&  wdufiriasi&  ammadu er- 
ti patere  inuiiia  proxìmi  * Sincero  zittio  cauò  da  quello  un  bel  concet- 
to: per  cièche  effendo  alla  prefenga  del  %e  Federico  propofto  da  alcuni 
letterati,  che  sofà  (offe  buona  per  confermar  l'acutexga  deUa  uifta^dtcen- 
d c deunì  il  flato  del  finocchio  filtri  il  guardar  nei  uetro^Attio  diffe^We- 
m miglior  l9  Imidìa , poiché  ella  fa  parer  le  cofe  molto  maggiori  di  quello 
■che  neramente  fono  ^allegando  queiuerfl  Vù  indio  : 
f-  Fertili  or  feges  efi  alieno  femper  in  agro  9 
VMimmgue  pecm  graniti®  vi  et, bah  et*  Et  Horatio  e 

£&m 


Parte  Prima,? 

rCÌm  tua  priuideas  ccuìis  mala  lippus  inuntfis, 

Cum  in  amicorum  ritìjs  tam  cernis  acutum  3 
Quàm  aut  Mquila3aui  ferpens  epidaurìus  ? 

E Sofocle  dijj'e  che  i'ìnuiàicfo  è come  il  uecchio  che  non  uede  le  cofefues 
tutine wttle  altrui  luntane.  E di  quefto gefto  il  Sauiodiffe:  Qui  attenti sProu.  e> 
oculis  cogitat  pran  a. 

I gefti,et  i ceni  diquefìi  inuidiofi  furono. ottimame  te  de  fritti  da  Virgilio: 

— -Qvifqvis  furiti  inuideìque  forti  ln  *}}p**n\ 

Vi  deh  et  s fili  pana  femper  ipfe  eli  : de  laute • 

TeHatur  getnitu  gtraues  dolore  s 
Su] pìrat yfremi  trinai  titque  den  teis 
Sudai  frigi  dus  intuens  quod  edito 

Salomone  diff  ? : TfequameU  oculus  liuidifinfatiabilis  oculus  cupidi  l 14. 
cculus  malus  ad  mala . Et  alerone  : Memento  quoniam  malus  eli  oculus  CaPlu 
nequam3  nequius  oculo  quid  creatum  efìd  E dagli  antichi  fu  creduto  con 
occhio  inuido  poter  fi  alcuna  cofafafcinare  : onde  Me  naie  ha  uedendo  1(lj 
[uà  greggia  deUmtta  dì  cena  : 

Bis  certa  ncque  amor  caufa  eli:  rixoffibus  b&rcnt  : vir.eckg.f* 

TJefcio  quis  tenero s oculus  mibi  fafemat  agnos . 

Il  tener  gli  occhi  fiffì , e con  attcntione  guardare  è ancogeflo  di  penfar 
gran  cofcye  però  è fritte:  Quid  te  eleuat  cor  tuumì  Et  quafì  magna  cogl*  iu 

tans  attonitos  habes  oculosì  1 latini  dicono  per  proverbiò:  Fixts  ocuhs 
intueriyper  effrimer  grande  attentione:  onde  Ciceróne  diff  e : vt  totani^ 
caufam  quam  max  ime  ?att  enti  s>ut  aiunt>  oculis  acerrime  contemplammo  C9* 
Ei'Mriofto  : 

Trar  fiato 3bocca  aprir e3  ò batter  occhi 
Tronfi  uedea  de'  riguardanti  alcuno  § 

Tanto  à mirar à chi  U palma  tacchi 

De*  duo  campioni  intento  era  ciaf  uno . Il  Tetrarca  diff  e cefi  ì 
Tenfofa  mi  rijpofe , e co fi  fi  fa 
TenneH  fuo  dolce  [guardo , 

Ch3al  cor  mandò  con  le  parole  il  uifo . Et  nel  Trionfo  della  Cafiità  : 

^—^Vhorror  de  Timprefa 
I corife  gli  occhi  hauea fatto  dì  [malto» 

E MrioHo  dicèjche  bau  ondo  Orlando  lette  piu  notte  quelle  par  oleiche  di- 
cevano come  M rigeli c a se  Medoro  s* erano  in (seme goduti 9 
Bjmafe  al  fin  con  gli  occhile  con  lamette  r , * r ' 

Eiffi  nel (affo,  al  fajfo  indifferente. 

ViKgUio  dice  che  quando  la  Sibilla  Carnea  dìffs  ad  Enea  che  ncìT Inferno 

ifcue- 


9^9  fi- SÉ 


O nnX-  2 $1 


JÉn,  6 . 


11S  Dell’arte  de8  Cenni , 

trotterebbe  vn  fuo  amico  infepolto  ; 

Jlencas  mafia  defixus  lumine  vultus 
Ingr editar*  Et  diffe  ancora  deli'ifteffo  Enea  : 

— — J/fe  louis  monitis  immota  tenebat  luminal 
Dante  di  quella  fchiera  d'anime , che  lo  uidero  nino  nell'Inferno  dice  che 
ciaf  cuna  di  effe  lo  riguardaua: 

« — - Comefuolda  fera 
Infer,  In*  Guardar  un*  altro  f otto  nona  luna  * 

Ciò  è quando  di  notte  ella  non  luce, per  effer  fe  non  all'hora  nouamentcfj 
comparfai&  à noi  feopertafi , imitando  Virgilio  quando  diffe  : 

Quale  fubincertam  lunamfubluce  maligna 
Efi  iter  in  fyluis,ubi  ccdum  condidit  umbra 
lnppiter,&  rebus  nox  abfluht  atra  colorerà. 

Guardar  benignamente,  & fauoreuo]mente. 

Q Velli  che  amano  alcuna  cofa  fi  compiacciono  di  rimirarla  ficomèfs 
che  L'odia  non  può  uederla*  Dice  la  diuina fcrittura.ìntelleBum  tibi 
dabo,&  inftruamte,fimabo  fuper  te  oculos  meos • Etaltroue>Qculi  Do* 
minifuper  iuflos . IlTetratca  della fua  Laura  : 

Voi  che  Madonna, da  pietà  commoffa  % 

Degnò  mirarmi,  e riconobbe , e uide 
Gir  di  pari  la  pena  co'l  peccato  . E Dantei 
Già  eran  gli  occhi  miei  rififfi  al  uolto 
De  la  mia  donna , e l'animo  con  effi t 
E da  ogn' altro  intento  s'era  tolto . 

Guardar  alcuna  cofa  cupidamente, e curiofamenter 


• i 8. 

Tfal.i  I. 

Cerna,  4. 

fAvad,  2l< 


r 

« * y* 


19 


Qyefta  cefi  fatta  guardatura  accennerà  amore  ,e  de fiderio  di  queUeu 
cofa3che  troppo  auidamente  fi  riguarda , qnafi  co'l  cenno  dell'occhio 
tacitamente  dimandandola  : come  l'usò  Cicerone  quando  diffe  : Tartim 
piane  uid  ebani  adie  Bum  effe  oculum  hareditatii  Dario  mentre  eragioui - 
Vtrr.4.  ne, prima  che  [offe  Riseduta  à Silofonte  Samio  una  bella  ue fle, de fiderai 

dola  cupidamente  la  rimiraua>di  che  accorto  fi  Silofonte,  fpontaneamente 
glie  la  donò, il  che  fu  à Dario  cofì  caro,  che  diuenuto  Re  de'  Ver  fi  gli  donò 
la  Città  di  Samo  con  tutta  l'ifolaja  qual  fu  cefi  tirannicamente  da  lui  fi - 
gnoreggìata,  che  fu  da  tutto  il  popolo  abbandonata  : onde  nacque  il  prò - 
Uerhio:Silofontis  opera  lotusamplius  non  efl.y al.Maffimo  di  queflofat - 
Zih.ycnp,i  to  dice',  Darius pr inatte  adhuc  fortuna  amiculo  Silofontis  Sami j deleBa - 
tusycunofa  contemplatone  fecit,vt  ultròfibì,  & quide  à cupido  daretur • 
Et  Hot  alio  delfhuotno  ingordo auaro, 

'*  ìngen* 


Parte  Primaji  117 


Ingentes  oculo  irretorto 


Lih.l  cd.  4. 


Spettai  aceruos. 

L'Ariofto  dice  che  Rodomonte  deaerando  d'bauer  quel  cauallOyChe  Era » 
damante  per  Hìppalca  mandaua  à Ruggiero  y 
Lo  mira, e lo  contempla , e dice  {fretto  » 

Deh  perche  il Juo  Signor  non  è con  (jfo . 

Dante  dice, che  Iddio  ama  L'arte  con  la  quale  creò  i cieli  : 

Tantoché  da  lei  l'occhio  non  parte  . 

Il  Taffo  d'Adrafto  innamorato  d' Armida  dice  ; 

Vedete  incontra  il  fiero  sdrailo  affifo  ,% 

Che  par  ch'occhio  non  batta , e che  non  Jfriri , 

Tanto  da  lei  pcndea,  tanto  in  lei  fifa , 

Tafceua  ì f noi  famelici  denfì . Et  il  Tetrarca . 

In  quel  bel  uifo  ch'io  (offrir oye  bramo 
Fermi  erangli  occhi  defiofi,e  intenti . ètilTaffol 
— — -Ei  nel  grembo  molle 
Le  pofa  il  caponi  uifo  al  uifo  attolle . 

Cefi  T ereo  mirama  Filomena  prima,  che  la  flupraffe  ; 

Barbarust&  nufquam  lumen  detorquet  ab  illa • »% 

Co  fi  Medea  riguardando  Gi  afone A y 
Lumina  fixa  tenetynec  fe  mortalia  demens 
Gra  uidere  putatynec  fe  declinai  ab  ilio . 

Cofi la  moribonda  Trocriguardaua  ilfuoamato  Cefalo  come  dicel*ifiejfo 
Toeta^i 


Farad  io. 

C.19J1.6ZI 


Sm.  12. 
C.ióA.lS 


Oui.Met.6i 
Mft.  7. 


Dumque  aliquid /frettare  pote(ì,me ffrettaty& in  me  Met.il 

Jnfelicem  animam  noflroque  exhalat  in  ore . 

Mirrhaper  gran  fegno  dell'amore  lafciuo  che  al  padre  portaua  dice  l'ifief 
fo  Ouidio  che 


I Ila filet primo patris  in  vultibush&rens 
efiuat, . Da  quello  non  difeorda  quel  detto  della  fcYÌttura  : Infernus 
& per ditio  nunqu am  implentur , fimiliter  oculi  kominum  infatiabilcs. 
Guardatura  grauo. 

J^^grauitàjfì  conofce  anco  nel  tardo mouimento  degli  occhi,  ondcA 

Genti  u'eran  con  occhi  tardi , e grani. 

Di  grand'autorità  ne'  lor  femhianti . Et  anco : 

£ «f/  mouer  degli  occhi  honeIìay  e tarda . 

L'Ano s\o  in  quefìamaniera  effrreffe  qutfta  granita: 

Sotto  due  negri,  e fottiliffimi  archi 


Mei.  i«; 
Frou.  17. 


,10» 
Infer.  4. 


Tur £.6. 

C 7.il,  Ili 


Son 


1 13  Dell’arte  de’ Cenni, 

Son  due  negf  occhi,  an%i  due  chiarì  foli  $ 

Tietcfià  riguardar , à moiter  parchi , 

Intorno  à cui  par  chr amor  fcher^ise  noli . il  Tuffo  fmilmtnte  diffe  cefi? 

'C.7*ft»S 8.  Goffredo  intorno  gli  occhi  grani , e 

con  mente  all hor  dubbia , e [off  e fa, 

jLdamatiQ  Fifiognomo  diffe  quejìo  effer  atto  dhuorao  audace^  confidate i 
Guardar  /arduamente  fott’occhio,  ' 

\%\,  Veflo  igeilo  hfcutoì&  amorofo,e  però  Venere  fu  def cripta  con  gli 

VZ  occhi  in  quefia  pr  fit  tur  a : fi  pietà  ejl  Veneri  fimilis  diffe  Ouidio  . E 
nelT  antiche  {lame  ella  fu  rapprefentata  con  gii  occhi  me%j  cbiufi,  e me%i 
aperti . Da  quello  gefto  Era  filtrato  Medico  conobbe  che  A.  micco  era  di 
Stratoniafua  matrigna  innamorato;  Deprehendit (dice  Vlutarco)  cuius 
amore  langueret  ex  vu'tukwbote , ex  u.bintuitu  oculomm  , ex  motu  in- 
credibili vtnat . Quello  guardar,  fot  f occhio  è detto  limis  oculis  afficere : 
onde  T erentio  fd  dir  a Cherea  quando  faceua  uento  a quella  giouinetta^ 
Att  yfc.$.  trauefhta  da  Eunuchio  : Ego  limis  affetto  fic  per  fUbellum  clancuium* 
Ciò  è Imìs oculis,  EVUuiodice: 


hi  Milite,  office  limis  oculis  neillefe  uidevi  fentiat. 

Lib.  8>ct  i6*pfonjQ  de  i Leoni  dice aN  e ehm  s tu  è tur  oc  ulis affici  quefimili  modo  nel  uh 
Quindi  è detto  Collimar  e ,chl è tirata  mira, e dar  nel  berfaglio,perche>qu<i 
do  ciò  fifa  , fi  dilìorcono  gli  occhia  come  fanno  i fagitarffche  tirando  d’ar 
co  rimirano  per  per  trauerfo  il  fegno,che  defiderano  dì  ferir  e:onde  appref- 
Zìk^.cvp.  i fo  ^A.Gellio  è ferino:  \At  fi  m aditiora  mittas,  & ad  psreutiendum  fuper - 
nè  aliquid  manum,&  oculos  collimes,  quò  motus  à te  datusfuerit  , eò  te - 
S(B.  ypro-  lum  ibit  quod  iecerìs . Quelli  adunque  che  hanno  un* occhio  folo  faranno 
^ 2 • buoni  archibugieri , poi  che  per  mirar  la  linea  più  retta  dice  Ari  fiatile^ 
chebifogna  di  un  fol  occhio  ferwrfiieTerfio  diffe  : 

L 'Npnfeatsac  fi  oculo  mhricam  dirigatuno . 

E Cicerone:  Omsefì  qui  totum  diem  iaculans  non  obliquando  ccìlimet  ? 

Guardatura  torta* 

r*  ~ Tp  Cofa  naturale , che  le  gioconde  impreffioni  dell'animo  facciano  urtfj 
IL/  uolto  li  et  Oy  e grato,  come  all’incontro  le  male  perturbationi  delliftef 
fo  animo  partorifeono  dffiaceuoli,  & odiofìgefti , E perciò  viatorie  am- 
manina  gli  auditori  fuoi  che  quando  erano  adirati  ,fidoueffero  riguardar 
nello  {pecchia, accio  che  uedendo  le  lor  faccie  difpiaceuoli  ,<&  contrafat- 
te , & fimìli  à quelle  de’ frenetici , argomentando  effer  cefi  fatta  la  brut - 
teg%a  de  gli  animi  loro}per  ciò  fpauentati,  daWira  fi  aliene ffero.  A.Gellio 
NcB.  Aitùc , 0U€  difputa  fe  Ihnomof aggio  fi  adiri, def crine  i fegni,&  igefti  delirato  di - 
tiki.ct vlt,  cendojMlhiqmdem  ncque  acuii  truce  sfmt,neque  os  turbidum,  nequt-j 

mmanitev 


Parte  Prima? 


il  9 


ìmmàniter  clamò, neque  in ffumam,  ruboremue  efferuìfeo]  nèquepuden* 
da,  dico,autpoenitenda,neque  omnino  trèpido  ira,  &geflio:  hac  omnia,  fi 
ignorasfigna  effe  irarum  folent . Gnìdio  da  precetto  à chi  ha  piacer  di  pa- 
rer bello,  che  non  debba  adirar  fi  : 

Tertinet  adfaciem  rabidos  componere  mores  £ z>*  àn: 

Candida  pax  homines  trux  decetiraferas.  «mn,  Uh j 

Quefìa  guardatura  torta,  e crudele  da  latini  toma  detta  fi*  dalla  feroci- 
tà de ' Tori  cofi denominata  come  afferma  Tierio  V alenano  9 e Virgilio 

—mmOptirnatorua 

Forma  bouisl  Georgi' fi 

Et  è getto  d‘ animo  irato , e perciò  Virgilio  dice  che  tjjendo  l'ombra  di  Bi- 
done grandemente  contra  di  Enea  [degnata,  egli  J 

Mdentem , <ù  toma  tuenttm 

lenìbatdifhs  animum.  - -- 

E dell9horribil  occhio  di  Tolifemo  dice  che 
T orna / uh  fronte  latebat.  E de  gli  altri  Ciclopi 2 - w 

Cernimus  aflantes  nequicquam  lamine  torno  ‘ S 

\Aetneos  fratres*  Gnidio . 

Me  tuens  oculis  immitem  Thinea  toruis.  II Taffo  dell9 empio  I fmeno  dice : Utuf 
E torno , enero,efqualido,ebarbuto  c.is 

Fra  due  furie  parea  Charonte,  e Tlutol  11  Tulcì  diffe  parimente  s 
Orlando  al  S arac  in  itogliele  ciglia 
Con  una  guardatura  Tirana*  e torta* 

E perche  lo  /guardo  de  Leoni  è terribile  perciò  Virgilio  dice  i tegh: 

T orua  lesena  iupum  fequitur . 

lAriftottle  chiama  il  Leone  charoponsquafi  iracunde  ìntuens.  Et  Bercele 
ferocijjimofuper  la  me  de  fi  ma  cagione  Charops  cognominato  perciò  chtLj> 
l ira  e detta  da  Greci  Chara  > da  che  non  folo  fu  detta  Charibdi , ma  etian - 
dioCharonte  vecchio  horrìbiliffimo . Quando  Hercole  fà  da  Ucheloo 
rinfacciato  d effer  bajìardo,dt  ciòjdegnaio  dice  0uidio3che  lo  guardò  per 
trauerfo  : * r 

Talia  dicentem  iamdudurn  lumine  terno  Met.f, 

Speffat,&  accento  non  fortiter  imperat  irte, 

v}t*liano  chiama  L'occhio  torto  bieco,  & la  guardatura  mutria  bit - 
'•  Cofi  diffe  1‘  Miotto: 

+ ^ / }•  rf*  . ... 


ca, 


Mitri  a chi  lo  dice  (fi  un'occhio  bieco 
Mi  uolgerebbe  adoffo . E Dante  : 

Gli  diritti  occhi  tùtfiall'hora  in  buchi . il  Taffo  ancor  egli  diffe  cefi  : 

X Chi 


Sat,  4Ì 


Infir,  <5\ 


i ;o  Dellarte de* Cenni* 

C*y  &'$5‘Cki  di  là  giungere  chi  di  quà,ne  l'uno 
Sapea  del' altro,  e'I  mira  bieco , e torto . 

E di  Argante  grandemente  [degnato  dice  ; 

€ ?•[<  ly  Tal  ne  Parme  fiammeggia,  e bieche,  e torte 

Volge  le  lucu  Dante  per  efprimer  animo  nato  dijfez 
— Stralunar  gli  occhi 
Infer, z z » E'I  gran  Vropofió  uolto  à Farfarello 
Che  UralmaUà  gli  occhi  per  ferire . 

Qui  flì  che  guardano  per  trauerfo fono  da  Greci,?  da'  Latini  àncora  detti 
S traboni , il  qual  accidente  dibattergli  occhi  di  fimi  è folamente  proprio 
de  gli  huorn mi, poiché  ne  gli  altri  ammali  ciò  non  auìene,come  anco  afferà 
LtA  1 c' ' f 7 ma  VliwQ  dicendo  t Vni  animaltum  h omini  ovuli  deprauantur  , unde  co * 
■gnomtna  Strabonum,&  Tatorum  . 1 Veti  fono  quelli , che  hanno  un  poco 
torta  la  guardatura  in  modo, che  non  apporta  deformità  %ma  più  tofìoux 
. 1 8 . ghegga,e  grafia, e perciò  cofi fatti  occhi  furono  à Venere  Attribuiti*  Ho *■ 
ratio  di  quelli  z 

— Strahon  e m 

LiFì.Sat.$  Appellai  V&tum  pater , & puUum, male  panini 
St  cui  fjlms  eft  * 

Den*t  decr.  Cicerone  fà  mentione  de  Straberli,  e de'  Veti: 

i'  lydeGad  Deos  ecquosinfigni  nota  Strahones$autTatos  effe  arbitrami £ 
Met.i . Il  guardar  torto  è anco  ge  fio  d'inmdia;e  però  Quidic  dell' Inuidia  diffet 

——-'Hufquam  refi  a acies. 

Lafcrìttura  [aera  dice  7fon  refiis  ergo  oculis  Saul  ajpiciebat  Dauid  à 
die  dia  j & demeeps , portandogli  grande  inuidia  per  la  uittoria  , che  del 
Gigante  vccifo  banca  riportata , e per  i’applaufo  del  popolo  che  lo  inada- 
tta* Le  preghiere  fono  da  Homero  figurate  f emine  mefie, con  gli  occhi  tor 
ti,  forte  perche  non  fi  può  allegramente , ne  dirittamente  guardar  coloro % 
che  da  noi  fono  flati  off  e fi,  quando  da  loro  preghiamo  perdono». 

Cenno  lafciuo  de  gli  occhi. 

, % j.  e /~\  Ve  flù  lafciuo  cenno  de  gli  occhi  è detto  niffus  dal  nerbo  ni  fio , eh*  è 
\J^frcquent  attuo  di  nìueo , che  fignificadar  fegno  chiudendo  l'occhio . 
E F tjio  dice, che  m fi  ari  e fi  oculorum,  atque  aliar  um  membrorum  nifu  fa- 
pealtquid  conari  : & anni  fio  è poi  il  campo  filo,  che  fìgnifica  accennare . 
Gen.jp.  d)ice  la  diurna  fcrìttura,  che  la  moglie  di  Faraone  iniecttoculos  fuosin  lo - 
fephy&aìt , dormi  mecum,  erat  enim  Iofepb  pulchrafacie , & decorni 
lcd.%7'  afpeffiu»  Eialtroue:  Amuensoculo  fabricat  iniqua . Et  il  S auto  della, 
; Vroti , 6.  donna  lafciua  diffe t guardati  ne  captarli  nutibus  iliius » 

Danti  parlando  d'uria  meretrice  z 

' ‘ Ma 


Parte  Prima^.'  131 

Ma  perche  l'occhio  cupido , e uagante  Purg. 

. Ameriuolfe , quel  feroce  drudo 

La  flagellò  dal  capo  in  fin  le  piante « 'Et  il  T affo  della  bella  Armida  i 

Hor  tien  pudica  il  guardo  in  sè  raccolto , c,4.  il.  87. 

Hora  il  riuoglie  cupido, e uagante . Et  anco  deWifteffa  Armida  : 

Gli  apre  un  benigno  rifa  > e in  dolci  giri 

Volge  le  luci  in  lui  lietey  e ferene.  Medea  a Giafone  diceua  : c 4-  fi-  88* 

Abflulerant  oculi  lumina  tioflra  tui.  E Tropertio  a Cinthia  : °md  lz> 

Cinthia  prima  fuismiferum  me  cApit  ocelhs  , 


Occhi  ridenti^  rifpkndenti. 


G Li  occhi  fono  il  ricetto  d*  Amore,  & il  fuo  principale  inflromento 
onde  Tropertio  diffe: 

Si  nefcis  oculi  funt  in  amore  duces . il  che  fu  da  Achille  Bochio  /emen- 

do all'Alciato  in  queHo  modo  effreffo  : 

Qua  ratione  homines  rerum  caperentur  amore 
Tulchrarum  quondam  magnus  Mriiloteles 
Forte  rogatus,ea  efl  ca  corum  qu afflo  dixìt , 

Et  bene,namque  oculi  funt  in  amore  duces . 

Èrgo  tu  A cur  tam  cupiar  uirtutis  amore , 

QuìquAret  pofthac  hicmibi  cacus  erit- 
E fi  dice  che  cupido  ferifee  negli  occhi . Il  Tetrarca : 

Qu  e3  b e gli  occhi  ond'iofui  percoffo  mguifa 
Cbe'medefmi  porianfaldar  la  piaga . Il  Marino  : 

Duo  begli  occhi fur  l'arme  onde  trafitta 
Giacque , e di  / angue  in  ucce  amaro  pianto 
Sparfe  lunga  Ragion  l'anima  afflitta . 

Il  Trouerbio  dice  : Ex  afpeftu  nafeitur  amor > Virgilio  : 

Vtuidi , ut  perij.  E nella  Georgica  : 

—Vritque  uidsndo  F (emina,  Tropertio, 

Qui  uidet  is  peccatyqni  non  te  uìderit  ergo 
jqjm  cupiet , fatti  crimina  lumen  habet. 

E della  fua  amata  Beatrice  nel  Taradifo  Dante  diffe  : 

TLon  le  difpiaqm , ma  fi  fe  ne  nfe 
Che  lo  JpUndor  de  gli  occhi  fuoi  ridenti 
Miamente  unita  in  piu  cofe  di  nife , Et  in  un'altro  luogo  : 

Che  dentro  àgli  occhi  fuoiatdta  un  rijo 
Tal  cb'i  penfai  co'  miei  toccar  lo  fondo 
De  la  mia  grana  , e del  mio  paradifo,  E diffe  anco  t 


Lib.z, 


14, 


Cimb  40. 


Son.  1. 


Lib.  2. 


C.io, 


Parad.if, 


K 2 


Beatrice 


* 3 1 Dell’arte  de’  Cenni  3 


farad.,  4. 

8 9, 

Cmz.  18. 

Ma.  1. 

De  art, 
am.  z . 

C.16/.1S 


.2.5. 

Ci  ©/.ai 


Beatrice  mi  guardò  con  gli  occhi  pieni 
D i fumile  d'amor . I / Tetrarca  ; 

£’/  bel  guardo  f eremo 

Que  i raggi  d$ amorfi  caldi  fono . £é 

Occhi  Joura  il  mortai  corfo  ferenu  Ouidio * 

— — Fidctignemicantes 
Syderìhus  fnniles  oculos . ££  un'altra  uolta  : 
tÀfpicies  oculos  tremulo  fulgore  micantes , 

Vtfol  in  liquida  [tip  e refulgetaqua,  Al  Taffo  di  timida  z 
s Qaal  raggio  in  onda  le  fcintilla  un  rifo 

gl  ih  imi  d'occhi  tremulo se  lafciuo . "Et  Gnidio* 

Tu  facis  hoctoculique  tui,  quibus ignea  cedane 
Syiera,>qui  fiamma  caufafuere  me  a: 

Occhio  torbido,  & o£curo,Q  nuhilofo* 

Accenna  do  torero  fi  diffe  il  Tuffo  1 

Sì  f e negli  occhi  a IP  ho  r torbido * e [cura 
£ di  doglia  il  Saldano  il  uffa  ffavfe* 

Il  Tetrarca  dolendo  fi  che  M,  L. /offe /degnata  fecOi  ne  lo  rìmir  affé  con  as« 
chio  amorofo  dice  1 


Canz,  1 6.  Cb'affhor  fia  un  dì  Madonna  fen^a  giaccio 

Dentro  se  di  fuor  fenga  Pufata  nebbia , Et  foggionge  chefem.pre 
Fia  dinanzi  à begli  occhi  quella  nebbia  % 

Cbcfà  nafeer  da  mìei  continua  pioggia . 

Quefia  nebbia  può  anco  accennar  ignorane  come  quando  l9*Ariofio  diffe à 
Ojommo  Dio  cordi giuditii  h umani 
Gaz  A. 15  gpeffo  offufeatì fon  da  un  nembo  of curo  * 

Et  anco  malinconia  : Onde  il  Tetrarca  defer inondo  la  /uà  Laura  in  atto  di 
andar  penfofa  diceua.  s. 

€m&.  4*,  Ma  le  parti  fupreme 

Erano  auolte  d'una  nebbia  ofeura , 

Occhio  parentele  viiiace* 

TQ  Segno  d'allegre^gayComeTierio  afferma  dicendo»  Lstitiam  cetili  p& • 
JC*  tentioris  figura  hieroglyphicemfigni ficari  fin  iffque  iucunditatis  prt~ 
cipuam  effe  fedem >quiagaudium [e  pnmumab  cculisprodat.  Dante. 
Fumilo  Ter  la  natura  lieta , onde  derìua 
La  uirtu  miHa  per  lo  corpo  luce 
Come  letizia  per  pu pilla  ulna.  Et  il  Taffo  l 

Gt\ifl.?$*Cofi  dicendo  fiammeggiò  di  %clo 

Ter  gli  occhi  fuor  del  mortai  ufo  accenfi  9. 

Occhi 


Parte  Primaj  ^ 133 

Occhi  ardenti,e  fanguigni. 

E Ce  fio  d'animo  irato, e crudele.  Cicerone  di  Vene  di{fe:Ip[e  ìnflama - , i 

tus  fcelere,& furore  in  forum  uenitfardebant  oculi9toto  ex  ore  cru  vm.5. 
delitas  eminebat.Et  aliroue  pur  dell'ifieffo  Vene  parlando  : vtrr .4, 

Curfpimas  ageret  in  ore^arderent  acuii  * 

Virgilio  introducendo  Proteo  à nfponder  con  f degno  ad  Arifieo  dice: 

— Ad  h&cvates  vi  denique  multa 

Ardente  $ ocuhs  intcr fu  lamine  glauco  > G( 

Et  grauiter  frendensjtc  faiis  ora  refoluit . È di  Cbaronte « 

— Stani  lumina  fiamma • ~ 6 

E Dante  dell'iftejfo  Cbaronte  dice  : 

Ch'intorno  agli  occhi  bauea  di  fiamme  rote.  Etpocoappreffofoggiunge:  Infirmi 
Caroti  dimonio  con  occhi  di  bragia.  Et  un'altra  uolta: 

Oli  occhi  ha  uerrnigli,e  la  barba  unta*&  atra , Ouidio  de  arte  amandi:  info  A. 
Oratumentira,lS^igrefcuntfanguineuen^ , vh 

Lumina  gorgoneofauius angue micant.  Terfios  * ’ 5* 

{unc  face  fuppofita  feruefeit  fanguisf&  ira  sat.$, 

S cintillant  oculi . L'Ariofio  del  Re  Tlpr  andino  grandemente  irato  dice : 


C.  18 -All  7 


&n.iz\ 


JLn.  4? 
IEn,  j. 


9.7  n-ul 


EJJì  uedendo  il  Re,  che  di  ueneno 
Bauea  le  luci  inebriate,  e roffe . 

E Virgilio  parlando  di  Turno  quando  fi  preparala  alta  pugna  con  Enea : 

- T otoqu e ardenti s ab  ore 

Scintilla  abfifluntsoculismicat  acribusigniso 
Virgilio  di  Didone  irata  perla  partita  di  Enea  : 

S anguìneam  uoluens  aciem . E di  Aleto  furia  infernale  : 

Sanguineam  torquens  aciem . Il  Taffo  et  Argante  : 

Volge  le  luci  ehre  di  [angue,e  d'ira  “ K 

Spirano  gli  atti  fieri  horror  di  morte , 

E minaccia  di  morte  il  mito  fiira . E di  Clorinda  dicci 
Lampeggiargli  occhi,  e folgorargli  / guardi 
Dolci  nel' ira > hor  che  faria  nel  rifo  £ 

Volgere  gU  occhi  con  atto  humile»' 

E Indi  ci  od3  adulatone  * e di  fraude  > e però  l' Ario fio  defemendq  la» 
fraudedijfe: 

Bauea  unpiaceuoluifo , habito  honefio , c.14  fi.  8?; 

Vn' burnii  uolger  d'occhi,  un' andar  grane  l 
Vn  parlar  sì  benigno > e sì  mode  fio , 

Che par  ea  Gabriel , che  diceffe  Aue . 

Et  è anco  ge  fÌQ  di  manfuetudine  > cefi  dijfe  il  Tetrarca  ì 


C.5.  ff  4 zzi 


. 18 * 


*34  Dell’arte  de  Cenni, 

Ter  diurna  b elitista  indarno  mira 
smil7‘  chi  gli  occhi  di  coHei  già  mai  non  uide 
Come  foauemente  ella  gli  girau . 

Riguardar  con  tenero  affette^ 

,2*  9.  T L riguardar  alcuna  cofa  con  tenero  affetto, amoreuolexcomì  il  padrefj 
JL  fuol  rimirar  il  figliuolo  che  fia  in  qualche  calamità)  è atto  dipietà „ 
Dante  in  quefio  propofìto  dice  coft  : 

T4rad.su  Dìffufo  era  per  gli  occhile  per  le  gene 
Di  benigna  letitia  in  atto  pio 
Qual  à tenero  padre  fi  conuiene . 

Et  l’iftejfoToeta  in  un'altro  luogo  dìjfe  ancora. ^ : 

Ta.ad.i»  Ondi  ella  appreffo  à'urì  pio  fjpiro 

Gli  occhi  drigjgòuer  me, con  quel fembiante, 

Che  madre  fa  {opra  figliuol  deliro  . 

Et  il  T affo  dice  che  da  Sofronia  fu  Olindo  co  fi  riguardato  : 

C.j.  ft>s  Q*jLl%a  Sofronia  il  vifo,e  humanamente 

Con  gli  occhi  di  pietate  in  lui  rimira  . Il  Sanagaro  nella  fua  ^Arcadi** 

ejprejfe  eccellentemente quefio affetto  conTìfiefjo  geftodicendo  : 
Trojan.  VnaVjnfa  belhffimalaqual  fopra  un  gonfiato  otre  fedendo  lattaua  un 
piccìol  Satirello,  e con  tanta  tenerezza  ilmiraua 5 che  pareua  che  d'amo - 
re, e di  carità  tutta  fi  fìruggeff 'e.  llTetrarca  : 
st>n. 3 07.  Ella  fi  tace,  e di  pietà  dipinta 

Fifo  mira  pur  me.  V^Ariofio  di  Sacripante  quando  d'improuifo gli  ap* 

parue  innanzi  la  fua  amata  ^Angelica  dice  : 

C. ì.fi. 5 3 fH.on  m a* CQn  tant0 Zaudi°> àfìupo r tanto 
Leuò  gli  occhi  al  figliuolo  alcuna  madre 
Cbamaper  morto  [off  irato,  e pianto . 

Riguardar  con  flupor^v 

EGeftd  d'ignoranza,  ed’inefperienga  • Horatio  neWEpcdo  à Tgumiciò 

fcriuendo  dice: 

I ib.i.ep.6  Dtfixis  ocuiis  animoque,&  corpore  torpet. 

La  Torpedine  è un  pefee , che  nafccfio  nel  fango  ha  uirtu  dì  fare  (lapidi , è 
deboli  1 ptfei  che  gii  nuotano  fopra , i quali  poi  deuora  . Timo  dice  co  fi  : 
lib.y.c.^o  3\ Ipuit  torpedo  uim  fuamfipfa  non  torpens,  merfaque  in  limo  fe  occultar. 

E quindi  è dsriuato  il  nerbo  torpeo.che  t [prime  effer  pigro, languido, e co- 
ltelli punirne  HupidOi & infenfatc . Lituo:  Debgati  ad  palum,"virgifque  cafi,&  fc~ 
curipercuffi , adeo  torpentihus metu  qui  adcrarit  ,ut  non  modo  ferociot 
m x aduerfus  atrocitatcm  poen# , [ed  negtmitus  quidcm  exaudiretur . 
Virgilio  nella  Georgica . 


rjttqne 


* 3? 

E dì  Enea  dice:  Uh.  f* 


Parte  Frimai 

'^—J.tque  ocnlos/lupar  urgetinertes . 

Damftupet,  obtutuque  haret defixus in  uno* 

Dante  dice  che  alcune  anime  degli  fcifmatìci  battendo  intefo  da  Virgilio 
che  egli  era  nino  nell'inferno* 

Tilt  fardi  cento  s che  quando  i3  udirò  infet . zg* 

S’arrtflaron  nei f offa  a riguardarmi 
Ter  meraviglia  obliando  il  marcirò • 

£ parlando  di  quell’ amm e, eh3 erano  condotte  al  Turgatorio  dice  ; 

La  turba  che  rimafe  iìfeluaggia  ?Urg  z* 

Tarea  del  luoco  rimirando  interno 
Come  colui,  che  nuove  cofe  ajfaggia» 

L'Mioflo  parlando  dell9 Hippogrfa  cavalcato  dal  Negromante  per  aria, 
dice  che  vide  molti  — —Per  maraviglia 

Tener  levati  al  del  gli  occhi , e le  ciglia-, , 

ComeTecliffe , ò la  cornetta  fio-,  c AFA* 

Delle  Dorme  homicide  de  gli  huomini  paventate  dal  [nono  del  corno 
d'Mftolfo  dict^  : 

Reflar  per  alcun  dì  fi  sbigottite*  Cio.tf.n 

Che  flatve  immote  in  hto  al  mar  pareano  * 

Il  Tetrarca  coft  dijfeinqucLìo  propofito: 

Ernia  viva figuia  C4*&44*} 

Far  fenda  un  marmo  Empier  di  meraviglia. 

Quand3vna  donna  affai  pronta , e fecura * 

Vedendomi  fi  fifa 

%/L  l'atto  de  la  fronte*  e de  le  ciglia 

Meco,  mi  dì  [fé , meco  ti  configlia » 

Lafacrafcnttura  degliMflìrij  che  Giuditte  cotemplauano  dice:  Confidi-  ludith.iol 
rabant  faciem  eivs,&  erat  in  ocvhs  eonmftupor,  quoniam  pulchritudi « 
nem  eius  mirabantur  nimis  » 

Guardar  in  su* 

GVardar  all' insù  è fegno  di  honorar  alcuno,  come  in  atto  di  ammira - - r 
tiene,  & è gefto  che  dinota  defiderio  di  uederlo  fopra  di  noi  > il  qual  * ** 
gejiofà  da  i Latini  detto  fvfpicere . Et  per  off  ornare , & ammirare  Cice- 
rone dijfe:  Itaque  eosviros  fufpiciunt,maxìmifque(ffeYuntlaud\bustoffìc.lih,u 
Et  nell' Oratore  . Eloquenza  quam  fujf  icerent  omnes,  quam  admiraren- 
tur,  quam  fe  ajfequi  pojfe  diffiderent . 


Guarda^ 


s 3 6 


Dell’Arte  de  Cenni  l 

Guardar  in  giù. 


3 *>■ 


• 3 3 • 

Gap.  14 


P Erio  contrario  guardar  in  gì  uè  fegno  di  /prelatura,  ilqual  getto  è 
da  latini  detto  deff  icore, che  non  è altroché  deorfum  aff>icere:perche 
quando  alcuno  jpre^ga  un'altro  uidetur  defpicere,  ciò  è,  infra  fe  afticere, 
offe.  Uh,  z«  così  l'intcfe  Cicerone  orando  diffe  : Dtjf  ìciunt  autem  eas,&  contcmnunT, 
in  quibus  nihil  vìvtutis,aut  neruorum  putant.  Et  defpeffius,  deffeffiio,d\* 
Jplicentia  fono  fi mommi , che  e ff  rimano  la  jpre%%atura\,  & il  difetto  iftef • 
fo,  & far  alcuna  cofa  aldifpetto  finn' altro  è farla  con  fua  Jfre'zgaturtui 
Trotino*7  Dicela  diuina  fcrittura  ; Oculum  qui  fubfannat  pattern , & qui  deficit 
parimi  matris  f uà, e ff odiane  eum  comi  de  torrentibus,  & comedant  eum 
Cap-i  i filij  jlqmla . Et  in  Giobbe  è fcritto  : Si  deffexi  pratereuntem , eò  quid, 
non  habuerìt  indumentum,bumerus  meus  à iunffiura  fua  cadat  : 

Dell'uno,  e deli* altro  così  diffe  il  moraliffimo  Catone  ; 

~ Dtffice  diuitias , fi  vis  animo  effe  beatus 

Quas  qui  fujficiunt  mendicant  femper  auaru 

Guardar  amanti, 

LiA  Vrouiden%a  è mirabil  uirtà  propria  di  Dio, con  la  quale  preuede  ì 
tutte  le  cofe  del  mondo  ; onde  è fcritto  nella  Sapienza  : Tua  autem 
pater  prouidentia  ab  initìo  cunffiagubernat . Cicerone  di  quefla  diurna*» 
Demi. Deo  prouiden^a  diffe:  Vthominum  membra  nulla  contentione  mente  ipfa}& 
mmlib.'y  yQluntatemouentur,  fìc  numìne  Dtorum  omnia  finguntur,mouen  tur,  at~ 
Nat.  qu&Fi.  Mutantur.  Seneca  parlando  di  Dio : Visillum  prouidentiam  dicere  f 
lib.z.c, 45.  reffièdiceseflenimcuius confino  huiemundo  prouidetur,  rt  inconcuffus 
eat , & affi us  fms  explìcet . L'kuomo  fauio  [umilmente  deue  in  modo  prc - 
uedere  le  cofe  uenture,&,in  quanto  può,à  quelle  prouedere, che  auengali 
ciò  che  fi  uuole, niente  gli  para  ncuo  flando 
Hor.ferm.  Fortis,  &infe  ipfo  ictus  xeres,  atque  rotundus  • 

lib.i.  sai. 7 in  modo  preparato, che  non  habbtamai  occupane  di  dire  ejfergU  auuenu - 
ta  cofa  inopinata,  poiché  ; Turpe  efl  dicere  non  putaram . E ficome  Vir - 
gìlio  efforta  l* ^Agricoltore  à ptousder  con  prudenza  à tutto  quello , che 
gli  è per  l'arte  fua  neceffario , dicendo  : 

Omnia  qua  multo  ante  memor  prouifa  repones 
Si  te  dignamanetdiuini  gloria  ruris  . 

Così  ciaf  curi  altro  deue  fare.  Ilge/ìo  di  quetta  prouidentia  farà  il  riguar - 
dare  da  lungi,  come  fi  fa  quando  non  fi  può  ben  raffigurar  una  cofa  Ionia* 
na,ccme  il  Tuffo  fà  che  lfmeno  Mago  dice  al  Rè  Vagano : 

Ben  tu  di  Bj,ài  Duce  hai  tutte  piene 
Le  parti,  e lunge  hai  uifio  ,eproueduto  • 

Che  none  diffimile  da  quello  che  di  Dio  diffe  Dauidde;  Excelfus  Dominasi 

&hu - 


Parte  Prima^  13  7 

r&  humìlia  rejpicìè  $ & alta  à longe  cognofcit  . Cìiìronì  f emendo  à M, 

Celio  dtffe:  Quare  ego  nec  preterita, nec  pratfentta  abs  te,fed,utab  homi-  tìb.^pX 
ne  longe  in  pofierum  per fficiente , futura  expefto . ^Ancora  fcriuendoà 
Salpi  ciò  diffe:  Multo  enim  ante  tanquam  ex  aliqua  ffecula  perjfiexi  tem ■ Lib.^.ep.^  ; 
psHatemfuturam . U*Ariofio  uolendo  efyrimer  che  gli  bti omini  ignorai 
ti  confiderai  folo  quello  , eh' è prefente , & i faggi  anco  quello  che  ha  da 
(accedere, mentre  che  Poggierò, e Madricardo  erano  per  combattere  dice: 

La  (ciocca  turba  de  fio  fa  attende , ~ ~ 

CÌìì  duo  buon  caualier  uengano  in  proua  * 

Che  non  mira  più  lungi , nè  comprende  » 

Di  quel  cb'inan%i  à gli  occhi  fi  ritroua  9 
Ma  Sobrino,  Marfilio,  e chi  più  intende 
E uede  ciò  che  noce , e ciò  che  gioua , 

Biafma  quefia  battaglia , & A gr amante 
Che  uoglia  comportar  che  nuda  inante . 

ta  Formica  perche  l'Efiatefìprouede  digràno,& quello  per  lo  Verno  coà 
ferua,è  fimbolo  della  prou\den%a, laquale  defiderando  Iddio  che  fia  in  noi , 
ef clama:  Vade  ad  fornicami  piger,  & confiderà  vias  eius , &dtfce  [a-  Prcu.C. 
pientiam,qua  cum  non  habeat  Ducem,nec  Trincipem  parai  £ fiate  cìbum 
ftbi,&  congregai  m meffe  quod  comedat . Di  hauer  quefia  marauigliofa. -1 
uirtù  alcuni  Imp.fi  compiacquero  tanto , che  per  farne  alle  future  età  de - 
gna  ricordanza  nelle  loro  medaglie  l'infcriffero, come  fece  sA ugufio , cIjìlj 
da  una  parte  figurò  un  Tempio  con  quelle  parole:  DiWS  lAVGVSTVS 
TATERj  e dall*  altra  parte  era:  TROFIDENJI^.  il  mede  fimo  Tem- 
pio fi  uede  nella  Medaglia  di  Confìan\o , con  quefia  infcrittione  : TP\Q~ 
FIDENTI Mi  jLVG* 

Guardar  indietro. 


Esatto  di  uoler  confederare , & metter  fi  à memoria  le  cofe  paffute,  & * A 
dibauerne  cura,  & amarle  . E ferino  nel  Salmo:  D eus  minutimi  /* 

conuertere  reffice  de  ccdo,&  vide,&  rifila  rineam  iflam,  E diciamola - 
uer  ricetto  dal  nerbo  refiicio,  che  è hauer  riguardo . incora  è fcritto 
Conuerfus  Dominus  reffexit  Tetrum:&  recordatus  e fi  Tetrus  nerbi  Do- 
mini ficut  dixerat . Enea  dal  uoler  de  gli  Dei  confirctto  à fuggir  dall'a- 
mata Bidone,  dice  Virgilio,  che  ciò  fece  : 

Mesata  refficiens . Che  fùdalT  affo  imitato,  facendo  dir  ad  ^Annida  Mn,s1 
della  fu  a città  fuggii  ina  : 

Ma  pur  indietro  à le  mie  patrie  mura  ■ Cr  fi  u* 

Le  luci  riuolgea  di  piànto  cifperfe  , 

Nè  de  la  uifia  del  natio  terreno 


S 


Totea 


Csn.  ipo 

Mèi<  io* 

Son,  25S* 

In  fa*  I« 

\ 

tue  - 

Dmi-  3 a 


138  Dell’arte  de’  Cenni * 

Vote  a partendo  furiarle  à piene * 

^ Lotbe  che  per  c ammaramento  di  Dio  fuggendo  di  Sodoma  fu  dall9 \A ri- 
gelo detto ; Sato  animar»  tuam  noli  refe icore  poft  tergum,&  poifoggiun^ 
ge  la  ferii  tur  a : Rj fpiciens  uxor  eius  pori  fé  ucrfa  e fi  in  ftatuamfalis. 
Dante  dice  che  quando  l'angelo  lo  introduce  nel  purgatorio  gli  diffe  ; 

— - Entrate^  ma  faccioni  accorti  % 

Che  di  fuor  torna}ehi  indietro  fi  guatai 

Fà  ad  Orfeo  conceffo  che  poteffe  dall* Inferno  condurne  la  tita  Euridice  f 

mentre  nei  uiaggio^on  fi  mlgeffe  à dietro il  che  non  battendo  efferuata 

la  perdi  Ài  che  fè  ricordanza  Gnìdio  quando  dffe 

ìdecfleFiat  retro  fu  a luminaydonec  'Alternai 

Exierit  ualles.aut  irrita  dona  futura.  E poi  fcggìungei 

Flexit  amans  oculo$ì&  protinusìlU  relapfa  e fi. 

Et  per  ejprimer  che  ficome  rivolgiamo  gli  occhi  à rimirar  le  cofe , che 
ci  fono  di  dietrOiCofi  vogliamo  il  peti  fiere  a lofid  erario*  Il  Vetrate  a dffei 
Quando  mi  volgo  indietro  à mirargli  anni 
C hanno  fuggendo  i miei  p enfi  eri  Jparfu  Et  anco 1 

Che  faii  che  penfiì  che  pur  dietro  guardi 
Elei  tempo  che  tornar  non  puote  hemai 
Anima  [confatala. 

Dante  {piegò  molto  bene  qui  fio  gefìos  e co  fi  lo  dichiarò  1 

E come  quei , che  con  lena  affannata 

V [cito  fuor  del  pelago  a la  mia 

Si  volgere  l'acqua  perìglio  fa  guatai 

Cefi  Panimo  mio  >cti  ancor  fuggiva 

Si  uolfe  a retto  à rimirar  lo  paffo  « 

Mafscome  il  guardar  inauri  è atto  di  confidcrar  le  cofe  venture  [e  noie r 
far  progr effe;  cefi  il  riguardar  da  tergo  farà  di  voler  rammemorar  le  cofe 
andate , e di  ritornar  à gli  errori  paffuti:  perche  come  diffe  Ff»  5.  Trento 
mittens  manum  fuam  ad  aratrum r&  rejpiciens  retro , aptus  efl  regno  Dei, 
Mailgefio  di  riguardar  manti , & indietro  e fprimer agrari  previdenza 
sh* è propria  di  Dioiche  attingi  t a fineufque&d  fnem  fortitery&  à fponit 
omnia {uauiter : e ciò  deftderando  anco  negli  huomini  ef clama  • Vtinam 
faperent9&  inteiligerentyac  nouiffma  provider  ent,  E quel  Savio  averteli 
dori  diffe < Quod  feqmtur  fpeffa>quodque  iminet  ante  videi  * 

Ittum  imitare  Deumtqui  partemfpeffat utramque, 

EtUFilofofo  dicezF aita  preterita  dant  certa  documenta  futuri^ 


Guardai 


Parte  Primari 


2J9 


Ceni 1 1»; 


ìnfer.  4.' 


Guardar  à torno. 

ECcSo  di  uoler  con  diligenza  fare  >ò  ritrouare  alcuna  cofa  che  i tati - % - 

»i  dicano  circunfficere:  Cicerone  parlando  dell'huomo  faggio  dice ' 
C«w  omnia  feceritiChligentiJJìmeq-,  circunfpexerit:  Et  in  un'altro  luogo:  Ac*d  q.  r. 
E*  circunfpettione  aliqua,&  accurata  confideratione . Acad.q.*. 

V^riofto  quando  .Angelica  fparue  da  gli  occhi  Ai  Ruggiero)  e per  uirtu 
dell' Anello  fi  fece  inuifibile , dice  . 
ì{uggicr  pur  d'ogni  intorno  riguardaua 
E s'aggiraua  in  cerco,  còme  un  matto . 1/  Tetrarca  diffe: 
jZlThor  miftrinfi  à l'ombra  d!  un  bel  faggio  A 

!T«f£0  penfofo , e rimirando  intorno  > 

Vidi  affai  perigliofo  il  mio  uiaggio . £ «a/  Trionfo  del  Tempo • 

* Aliato  un  poco, come  fanno  i faggi  * 

Cuardoffi  intorno*  E Dante  : 

E l'occhio  ripofato  intorno  mojfi  K 

Dritto  leuato , efiffo  riguardai 
Ter  conofcer  lo  locò  doue  io  foffi. 

E ancofegno  d'effer  dubbiofoy&  irrefoluto,&  in  certo  modo  con  gli  oc- 
ehi  dimandar  configlio,&  aiuto  onde  è ferino  : Itaque  dubitans  circum - 
fpettans  ,h&fìtans,  tamquam  ratis  in  mari  immenso  nofìra  uehitur  ratio . 

Et  Ifaia  diffe:  Circumfpexi,& non  erat  auxiliator:quafm>& nonfuit  qui  Cap.  61 
adiuuaret . Virgilio  defcriuendoEneadubbiofofe  douea  donarla  uita 
à Turno  che  glie  la  chiedea,  dice  : 

Aeneas  uoluehs  oculos , dextramque  repreffit , 

Et  iam}iamquemagis  cunttantem  flettere  fermo 
Caperai* 

VtArioflo  deferiuendo  ^Agr amante  dubbiofo  di  ciò  che  far  douea  dice  : 

E poi  eh9 una,  ò due  uoltegirò  il  ciglio 
Quinci  a M affilio,  e quindi  al  I{e  Sobri  no.  Qui  dio. 
lUe  nihil  contraffcd  & bunc  , & Terfea  vultu 
* Alterno  fpettans  petat  bunc  ignorai  an  ilium, 

Il  Tetrarca  cofi  [piegò  quitto  cenno  : 
tom’buom , che  per  terren  dubbio  caualca  > 

Che  uarettando  ad  ogni  paffo , e guarda 
Vi  penfier  de  l* andar  molto  diffalca.  Gnìdio: 

Jllter  in  alterius  iattantei  lumina  vultum 
Oh aì ebani  taciti  notter  ubi  effet  amor.  Virgilio  : 

Talibus  llioneì  dittis  defixa  Latinus 
Obtutu  tenet  ora,  fole qu e immobili s haret 

S i Inten- 


J£n.  12. 


C38.tf.37 


hi tt. 


Kel  Tricff. 
£ Amen. 


JEn.  7* 


1 4èf  Dell  arte  de’  Cen  n i. 

Intento*  tolueni  oculos. 

E anco  atto  di  merauigliaicomefusò  il  Tetrarca  nel  Triofo  à'Amonz 
| » Era  fi  pieno  il  cor  di  meraviglie , 

Che  flaua  cerne  l'hmmy  che  non  pub  dire , 

E tacere  guarda  pur  ch'altri  il  configli t.  Dante  parimente  difife  z 

l&fe?.  £4«  Quando  fi  lena }ch e' nt orno  fi  mira 

Tutto  fimarrìto  de  la  grande  angofeia , 

Ch'egli  ha [offerto ^guardando (offrirà.  Et  ancorai 
altrimenti1  Achille  fi  rifeoffe 
Gii  occhi  fuegliati  rmolgìendo  ingiro 
E non  [apendo  la  doue  fi  [offe . 

Il  che  fù  quando  Tetifua  madre  addormentatolo  tolfe  à Chitone  fino  Mai 
firo  in  Schiro3&  à Licomede  portollo.E  l'^drioflo  difife  che  Orlando  qiiam* 
dofù  dalla  pagaia  liberato  per  meraitvglia 
£.3  #.£.$■>  Gir  am  gli  occhi  in  quefla  parte , e in  quella , 

Tfefapea  imagmar  doue  fifofife.  Virgilio  ejprefife  quefìo  getto  quado  dififei 
&v.8.  Miraturyfacìefque  oculos  fert  omnia  dumi 

vdeneaS' 

Eancogefìodi  volerfar  alcuna  cofa  occultamente,  e di  guardar  fèda 
alcuno  ojfieruatoy  fecondo  quel  detto : jlntequam  loquaris  circunffiice  te - 
ftes.  Cofi  Mosè  hauendovccifo  un'EgittiOyò*  uolendolo  occultamente  fe- 
polir cutter  che  non  [offe  [coperto  thomicidio : Cum  circunfifiexffet  huc,at - 
que  illue y &nullum  adefife uidififet jpercuffum  Aegyptium abfconàit fi** 
buio» 

Riguardar  alcuno  in  ogni  Tua  parte^  • 

r Ve  ilo  è atto  di  / degno « Virgilio  dice  3 che  Bidone  mentre  Enea  le 

« 3 \^dicea  di  voler  fi  da  lei  partire . 

M&.  4®  Tutta  dicentem  iandudum  auerfia  tuetur 

Urne  : illue  uoluensoculos  totumquepererrat 

Luminibus  taciti s.  L' .Ario fio  dice,che  Mandricardo  trovato  Orlando  ì 

*À>  lui  mirò  piu  ch9à  Zerbino ,eprefìo 

G-/i  andò  con  gli  occhi  dal  capo  à le  piante  3 

Ei  detti  contrafegni  ritrovando , 

Biffe:  Tu  fei  colui?  ch'io  uò  cercando . Et  poi  di  Orlando  dicci 

€ $ 7„  Il  Conte  tuttavia  dal  capo  al  piede 

--  ' ’ 7 Va  cercando  il  pagan  tutto  con  gli  occhi. 

E fìmile  il  proverbio  à capìtevfique  ad  calcem  à che  aìludè  Horatio: 

— — T ales  a vertice  pulcher  ad  imos*  E Cicerone  dì(J è, 

Uh  imis  ttngibusjufique  ad  venicem  f ummnm • 


Parte  Prima  7 14V 

Que  fio  atto  è anco  di  bmuolen^ , e d'amore  cóme  efirejfe  Virgilio  in 
Euandro  mentre  'Enea  gli  parlatici» 

Dixerat  <Acneas  ; ille  cs  oculofque  loquentis 
Jandudum,&  totum  lufirahat  limine  corpus • 

Il  Tuffo  dice  che  Mt  amore  co  fi  guardau  a la  bella  Armida  i 
Volge  u n guardo  à la  mano,  urtai  bel  mito  s 
Tal’bora  infidia  più  guardata  parte , 

E la  s> interna , ouemal  cauto  apria 
Fra  due  mamme  un  bel  uel  ,fecreta  ma'. 

Voler  veder  il  tutto." 

EGeflo  di  giufiitia  il  uoler  ueder  ogni  cofa  con  acutifiìma  mila  come  « 3 7* 

al  Giudice  fi  richiede . Tlatone  dice , che  la  Giufiitia  uede  il  tutto  * ^ / - 

eperciò  dagli  antichi  Sacerdoti  fu  chìamata-ueditrìce  diluitele 
iofe . Apuleio giura  per  V occhio  del  Solere  della  Giufiitia  : E gli  antichi 
Teologi  difiero , che  la  giufiitia  vfcì  di  me^o  il  trono  del  Sole  per  lignifi- 
care che , come  il  Sole, rimira, modera, e mantienetutte  le  ccfe.Da  che  non 
difeorda  quel  detto:  Oculi  Domini  multo  plus  lucidiores  funt  fuper  So*  Ece*>  *>• 
lem,&  circunfiicientes  omnesuias  hominu,&  corda  intuentesin  abfcon - 
ditas  parte s,  ^A.GeUio  attribuire  alla  Giufiitia  occhi  acri, retti, & immo * 
bili,  per  efirimer  che  il  Giudice  non  deue  volger  fi  dall*  bone fio  quà,  e là  rid 
mirando, ma  immobilmente  fempre  ilgiufio  contemplare . Index  cunttrù 
rimari  debet,ciò  è per  rimas  infi>icere,e  come  di  fife  colui  da  picciolo  pertu** 
gio  cauaregran  luce.  Inuenire  rimam  è prouerbìo , che  fi  dice  di  quelli , 
che  trottano  f campo  alle  cofe  loro,  & uia  da  fuggire  „ Etrimasexplereè 
far  riempitura  à luoghi  vacui  :epertraslatione  fi  dice  degli  oratori, che 
con  epifiodijrf  difeorfi  alla  caufa  non  necefiarij  fanno  corpo, & danno  mag 
gior  pienezza  alle  loro  orationi , e però  diffe  Cicerone . Igeque  inferciens  in  Orate"} 
nerba  quafi  rimam  expleas.Le  quali  riempiture  furono  da  Horatio  chia- 
mate àmbiti  of  a ornamenta,  ciò  è epitbetifouer  chi  per  dar  d i uerftcomd 
pimento  * S icomegli  orecchi  fono  principale  in  fir omento  d'apprender  la 
cogniti  one  delle  cofe , cefi  à far  fede  fono  più  cenigli  occhi  tonde  anco  da  i 
leggi  fii  è detto  teflis  de  uifu  quello  che  è buono, e ficuro>E  Tlauto  chiama 
Umani  d'una  rojftana  oculate, non  orecchiute, perche  falò  credono  quello 
che  uedonojnon  anello  che  odono . Et  Horatio  dice  che 
Segniusiritantanimosdimifiaperaurem  Infetti 

Quam  qua  funt  oculis  sbietta  fidelibus. 

Et  Giufiinìano  chiama  oculatam  fidetn , quando  la  cofa  euìdsntemente  è Infl, degradi 
fottopofia  agli  occhi, & è certijjimas&  è noto  il  prcuerbio  che  dice : tPlu-ccZni 
ru  eft  oculmsHfiis  unus  quarti  amiti  decerti . Cicerone  cefi  j piegò  queflo 

senno* 


*4^ 


Dell’Arte  de’ Cenni 


tu/c.f; 

Mn.ù 

C.  1.77. 7 


08. 


tii.l.  tp. 


Cap.$.' 

Pf*l.  7I1 
Cap*7* 


Sn,  i , 


cenno  ..  £go  autm  curri  omnia  coìluftrarem  oculis,  animaduerti  colutiteli 
lam,&c . Quetto  getto  di  ueder  il  tutto  s'attribuifee  à Dio,onde  Virgilio e 
—^-Iuppiter  attere  fummo 
frefpiciens  mare  veliuolum,  terrafque  iacentes, 

Littoraque,  & latos  populos,fic  vertice  cotti 
€onttitit,&  lybia  defixit  lumina  regni  s. 

Imitato  dal  T affo  quando  così  differì  : 

--—Da  Paltò  foglio , il  padre  eterno 
* Gli  oc  chi  in  giu  noi f e , e in  un  fol  punto  fin  una 
Vifia  mirò  ciò  eh9 in  sè  il  mondo  aduna . 

Mirò  tutte  le  cofe,  & in  Sofìa 
S’affisò  poi  ne * Prencipi  Chrittìanì . 

Ammirar,  & effer  ammirato? 

IL  getto  d*  ammirai  e alcuna  cofa  fifa  inarcando  le  ciglia]  e ttringendò 
le  labra , che  fu  dall* \Arìofio  così  à punto  detto  : 
lo  ui  nò  dire , & far  di  merauiglia  » 

Stringer  le  labra , & inarcar  le  ciglia  * 

Et  accenna  di  /limare , e d'appressar  quella  cofa  che  s\ ammira , ilche  nói 
deuefar  l*huomo  faggio, [e  priuo  d’ogni  perturbatane, uuol godere  quella 
tranquillità ,&fecure%Sd  d*  animo  >cbe  da  Greci  Eutbimia  èdetta,non  do » 
uendo  nè  da  (per  ansa  di  bene , nè  da  timor  di  male  effer  commoffo , per  cic- 
che colui  che  da  quette  paffioni  fi  lafcia  dominare,  è mifero,  & infelice. . 
ficome  beato  fi  può  dire  quello, che  alcuna  cofa  non  ammira ,&  per  confe- 
guente  non  la  giudica  degna  d' effer  defiderata  j ilche  fu  da  Horatio  ì^lj 
queflo  modo  effreffo  è 

6.  Ts^il  admirariipropè  res  efl  vna  ^ umieì , 

Solaque,qu a poffit  facere,&  feruare  beatum» 

Ilche  fi  deue  intender  delle  cofe  terrene ; ma  le  cofe  celetti,e  diuine  ragià - 
neuolmente  fi  ammirano  : ansi  che  Iddio  itteffo  fi  chiama  ammirabile ^ 
come  diffe  Ifata:  & à lui  folo  queflo  nome  fi  conuieneypercbe  egli  folo  fa  le 
cofe  marauìgliofe,ciò  è i miracoli, onde  Dauiddc  diffe . Benedittus  Domi - 
nus  Deus  lfrael,qui  facìt  mirabilia  fclus.  E San  Marco  parlando  di  Chri - 
fio  dice, che  gli  Hebrei  admir ab antur  in  dottrina  eius.  Dante  lafciò  fcritto : 
Di  centra  "Pietro  nidi  feder  jlnna 
Tanto  contenta  di  mirar  fua  figlia  ? 

Che  non  moue  occhio  per  cantar  ofanna . 

Virgilio  di  Enea  quando  arriuò  in  Cartagine  dice  t 
Mìratur  molem  llencas  magalia  quodam  , 

è/iraturportas . il  Tuffo  di  Tancredi  quando  s'innamorò  di  Clorinda  dici. 


Parte  Frimai 


*45 


Egli  nmollt»  & ammirò  la  bella  C t.Jl 

Stmbien%*i  e d’ e fifa  fi  compiacque, e n'arfif. 

E della  bella  Giuditte  dice  la  ferii  tur  ai  Curri  vidiffent  eam^upentcs  mi - tudìt.  ie« 
ratifunt  nim'<$  pulebritudin t eins.  Ma  all’ incontro  è ben  cofa  grandemente 
dcfiderabileye  di  fommo  honor e e ffer  ammirato fio  di  Mflolfo  dice • 

E come  Canali er  d'alto  udore  c.j  5 J1.6Ù 

Qgn’un  l’ammira,  e gli  fa  grande  honor  e.  lineile  Satire  diffe  1 

Eelicitade  i&ima  alcun  che  cento  Sta. 2. 

Ter  fotte  t'accompagnino  à palazzo  > 

E che  fiia  il  uolgo  à riguardarti  intento » Horaiio « 

Gaudi  quod  ffefiant  oculi  te  mille  loquentem . 1 • fP-6« 

Cicerone  di  quefia  ammiraticne  parlando  dice;  Ctiè  cofa  gloriofa  efferoffuJib.t* 
ammirato %e  che  uniuerfalmente  $ ammirano  le  cofe  grandi , e quelle  che_j 
eccedono  lanosità  opinione,  e per  ciò  rif guardiamo  conmer  artiglia , e con 
laude  grandiffima  coloro  ne*  quali  fi  feorgono  alcune  uirtà  eccellenti , e 
[ingoiati t e concludendo  dice  ; Quis  non  admiretur  fflendorem , pulcini - 
tudinemque  virtutis  i Virgilio  parlando  di  Enea  mentre  nel  bofeo  am - 
tniraua  il  fuperbo  Tempio  che  Bidone  fabricaua  a Giunone  dice  ; 

Jlle  operum  cuftos , illum  admirantur*  & omnes  Gwg 

Circunftat « E diffe  ancora  ; 

Mirabar  duces  T eucros  , mirabar  & ipfum 

Laomedontiadem . Dante  parlando  d’Mriftot  eie  dice;  JEn.sl 

Tutti  l'ammiran , tutti  honor  li  fanno  » infirmi 

il  T affo  di  Sofronia  quando  arditamente  andò  al  Rè  Vagano  dice  ; 

Mirata  da  ciafcunpaffa#  non  mira  G i 

V altera  Donna * UvlricTlo  di  Br adamante 3 e di  Marfifa  dice  ; 

‘——La  turba  di fiofa 

Vien  quinci#  quindi#  s'urta,  flropia,  e preme  9*. 

5 S ol  per  ueder  sì  bella  coppia  infieme * E di  Giulia  Gonzaga  l 
Tfon  pur  ogn* altra  di  beltà  le  cede , C.4& 

Ma  come  fcefadal  del  Dea  l\ ammira  ; 

Batter  rocchio, 

Esprime  cofahreuifjlma , comebreuemente  fi  ferra 9 è batte  l'occhioi  il 
Tetrarca  dice  che  i firn  giorni 

« — -Jfpn  uidcr  pià  bene 
] Ch'unbatter  d'occhione  poche  bore  feren^j, 

ESanVaolodice  ; In  momento  Jni&u  oculi  mortili  refurgent  » EMat - 1 .Ad  Ci*. 
( tea  Villani  diffe  così  > E racchetò  la  furia  3 e'I  bollor  del  popolo  in  un  bat*  nnt.\%  * 
ber  d'occhio  f ' ■“  - r 


-3  9 


Occhi 


*44  Dell  arte  de’  Cenni  l 

Occhi  tremanti, 

r4o  U Ge^°  dimcrteìondeilTaffodelpaggio  del  Solicini motìbo  dodici § 
€ fi  K6  E in  atto  sì  gentil  languir  tremanti 

E anco  atto  di  quella  focate  morte  degli  amanti,  che  Himano  efferilprì] 
modelle  fatiche  loro}di  che  Giuuenale  dffe^  ; 

Non  eft  lene  tot  puerorum 
Ohferuare  mam$3oculofquein  fine  tremante?  * 

Cbefà  imitato  dal  Tetrarca  quando dffe,  che  il  fine  de9  fuoi  pianti 
'cmz*  yien  da  begli  occhi  al  fin  dolce  tremanti , 

yltìma  fpeme  de * corte  fi  amanti . 

Et  il  Tajfo  in  quel  fuo  Madrigale  : Tirft  morir  nolea  dice  ; 
la  bella  ninfa  fua , che  già  ricini 
Senti  a ì mejfi  d'amorej* 

Dffe  con  occhi  languidi , e tremanti  , 
i Mori,  ben  mio , ch'io  moro  * 

Chiudere  fpeffo  gli  occhi . 

TJ  *Atto  dì  timidità:  onde  Tlinìo  lafciò  ferino:  Tlenfque  vero  natura 4 
- JL#  le  e/ìyVt  rifilare  non  ceJfent,quospauidioresaccepimus.  Et*Arifiìo» 
Ub*U  BlU  te^e  d*ce  c^e  il*  huomini  timidi  hanno  un  così  fatto  moto  ne  gli  occhi  ; e 
Veìtyficg.  Tolemone  Eifiognomo  afferma  l’ifieffo.  E F\ha[es  medico  *Arabo  aferiue 
quefio  gefìo  à gli  huomini  di  peffima  natura  dicendo:  Oculi  pariti  veloces > 
& palpebr&rfua  femper  moueantur  peffimi  omnium  iudicandi . 

Hauer  alcuna  cofa  ne  gli  occhi . 

r . ’ Vefio  farà  gran  fegno  d'amore  perche  fiamo  f oliti  di  dire  hauer  riè 

*4  * gli  occhi  quelli 3che  ci  fono  cari:  Onde  Cic  ad  Jttticum:  Oderat,nunc 

ep.iJert  in  0C^St  E fcriuendo  à O.fuo  fratello  diffe:  Balbum3qri  e fi  ifìius  rei , 
w * 3 quemadmodum  fcribis3adiutorlin  oculis fero*  Chnflo  Signor  noftro  chz^j 

alcuno  habbia  un  peccato  grande , ò picciolo  dtfjehauer  negli  occhi  uyl^ 
iucs6*  tratterò  una  fefluca.  vide  s fefìucam  in  oculo  fratris  iui,trabem  autem—i 
qua  in  oculotuo  efì  non  confideras . 

Occhio  che  fa1 la. 


43 


Qj Veflo  è nano , e fuperjiitìofo  fegno  di  douertofte  ueder  alcuna  coftu 
grata , & de fiderata . In  Teocrito  è [crino  : 
in  AmzryU  En  oculus  dexter  falit  mi , illam  ne  uriche  ì 

lide'  Così  Flauto  dffe  3fup  ere  ili  um  faht,per  augurio  dì  futura  pt  offerita  >&  al* 
troue:  Dicit  dottò  >&  cordati  vtei  cor  faliat  ,ciò  égli  fatti  il  cuore  nel 
petto  per  fouerebia  allegrezza  * 


Giuar 


Parte  Primari  14J 

Gittarla  poluerc  ne  gli  occhi  altrùi» 

E Zitto  di  uoler  impedir  l'aduerfario , che  non  neday  ò non  intenda  al - *44., 

cuna  co  fa , e co  fi  d’acciecarloiconfome  alprouerbioiTuluerem  och 
lisoffundere.Matigittar  la poluerene gli  occhifuoiy&  nella  fuapropria 
facciale  getto  di  uoler  far  fi  incognitoy&  mafcherarfiycomefece  quel  Tro - 
fetayche  da  parte  di  Dio  minacciar  uolea  l’empio  Re  Acbabbe,  cofi  dicen- 
do la  diuina  fcrittura:  Abijt  Tropbetay  & occurrit  Regi  in  uia y & muta ■ 3 • Ee^hol 
uit  afperfione  pulueris  os , & oculos  fuosy  e poi  foggiunge  1 At  iUe  ttatim 
abtterfit  puluerem  defaciefua>&cognouit  eum  Rexquod  effetde  Tra- 
ghetti . * J :i?i 

Hauer  molti  occhi. 

V ^antico  prouerbio  dice:  A fronte  fimul,  & occipitio  oculatus,  che  Zfe 

fi  die  e per  accennare una  per fettiffimaprudenga^che  confifle  nonfo 
io  nella  cognitìon  delle  cofe  prefenti,ma  nella  memoria  delle  paffute ,e  nel - 
Vantiuedere  lefuturey&  in  soma  cono[cery&  inteder  come  dice  Virgilio 5 
Quafint3qu&fuerint>quamoxuenturatrabantur. 

Et  fa  a quetto  proposito  quell* Emblema  dell* Ale  iato: 

Jane  bifronsyqui  iam  tranfaffayfuturaque  calle s / #Hmt  1 s* 

Quique  retro  fannasyficut  & antey  uides . 

Tot  te  cur  oculisytot  fingunt  vultibus i.  an  quod 
Circumjpe ffum  hominem  forma  fuiffe  docet  ? 
ìtancofegno  di  uigilatt%ay  e diligenti ffima  cufiodiaye  peròfauoleggiano  i 
Toeti  che  Giunone  fece  cuftode  d'io  quell'Argo  del  quale  diffe  Gnidio; 

Centum  luminibus  cinttum  caput  Argus  babebat 

Inde  futi  uicibus  capiebat  bina  quietem  Mei.  il 

Citerà  feruahantyatque  in  flatione  manebanU 

E^echielle  nelle  fue  riuelationi,  e S.  Giouanni  nell* ApocalijJ e dicono  che  c*p-  ù 
i quattro  animali , chefiauano  dintorno  al  trono  dell' Altijfimo  intefi  per  CaP' l% 
gli  Euangelittiy  che  fono  vìgìlantifjìmi  cuftodi  di  [anta  Chic  fa  hanno  tutto 
il  corpo  d* oc  chi  pieno . Vlatone  pjr  meglio  poter  uagheggtar  Stella  fuo 
amato  fanciullo  diffe  , che  defideraua  per  meglio  mirar  quefia  flella  d*ef - 
fer  un  cielo  per  poter  con  mih%  occhi  contemplar  le  fue  bellezze . 

Non  hausr  occhi. 


LA  cecità  del  corpo  per  fimìlitijdine s'attrìhuìfce anco  ali*  animo  yondè  Z4.6 * 

gli  ignoranti  fono  detti  ciechi. Efaia  de'  Trelati  ignoranti  dice:Specu - 
latores  eius  caci  omnes.  il  Tetrarca  : Capati. 

O ciechi  il  tanto  affaticar  che  gioua  ? 

Tutti  tornate  àia  gran  madre  antica  y 
E’I  nome  uofiro  à pena  fi  ritma.  Et  anco  in  un’altro  luogo  ; 

r Mi  fin 


Trionf  della 
Morie,  cap.  1 


* 4^  DeirÀrcc  de  Cenni * 

Jtunf.  dd.  Mifera  la  uolgare,  e citta  genita  , 

* Détti*,  che  pon  quì  fuejferange  in  cofetali 
Cbe'l  tempo  le  ne  porta  fi  repente,  j* 

Et  anco  i peccatori  fono  chiamati  ciechi' tome  del  lume  iella  gratta  friui's 
e però  è ferino  : 

topbm  ie  Ambulabunt  u t Cd ciyquia  Domino  peccati erunt . 

Ca’P- A*  Et  nella  Sapienza:  Excxcauit  cos  maiitia  eorum  , E giocare  alla  cieca , ò 

operare  alla  cieca  fi  dice  de  gli  ignoranti . Sriu  e "Plutarco  che  in  T ebbene 
era  una  fiatati fen%a  occhi, che  rapprefentaua  il  Giudice , ilquatenon  dc~ 
ne  riguardar  altr  o che  quello  cb’ègiufto.  £ perche  la  Fortuna  ffeffe  uol- 
te  eff alta  gli  indegni  ,& opprime  i meriteuoli,  perciò  comeignorante , & 
imprudente  è figurata  cieca , efenga  occhi  : onde  .Apuleio  diffe  • CAcam 


fi  cmGiuuenale  dice z 

numenhahes  fi  fit  prudenti,  fed  te 
f^otfacimus  Fortuna  Deumcxeloque  locamusl 

Delle  lacriiBO. 

COn  le  lacrime  ancora  eff  rimiamo  i concetti  del  noHro  animo,  e però 
Bauiddsdtffr.ExaudÌHit  Domimsuocemf Ictus  mei . E Gieremi/u 
* Profeta , Deduc  qua  fi  torrentem  lacrymas  per  diemy  & no&em,  non  dee 
requiem  fibiyneque  taceat  pupilla  oculi  fui.  Et  Gnidio: 

Sed  tamenhA  lacrima  pondera  uocis  habent. 

primieramente  die  accennano  unUntenfo , e grane  dolore*  V+driofio 

iafemferitto  : 

€l%  Ben  dhtmea  gli  occhi  di  lacrime  pregni 

* Ddcor  dolente  manifejìi  fegni.  Et  il  Petrarca  : 

Gechi  piangete, accompagnate  il  core  9 
■CbedimBrofaUir  morte  fofienne. 


-47* 

j 

■C#$>  u 


Lo  gà&zchem'era  intorno  al  cor  r fi  retto 
$pm&h&  acqua  f$9eccn  angofeia 
éedaèocca,eia  gli  occhi  vfcì  dei  petto , Et  in  un'altro  luogo  : 
Indi  mi  pameaitfdtra  con  quel? acque 
Già  per  k gote  ? che*!  ddordi  filila  » 
dgj tmioper  gran  diffeto  in  altrui  nacque* 

£éefà  imitato  dd  Petrarca  dicendo  a 
2t*  TPeriagrm e ch*ìo§>xrgol  miUe * à mille 

dmlpergli  occhi: fi  dfiiUe^  * 


Tarn 


Parte  Primau  I 


«47 


Tum  paterJlnchifes  lacrymis  ingrtffus  obortis 
O nate  ingentem  lutfum  ne  qudre  tuorum.  Et  Ouiiior 
jpfa  nibil  prò  ter  lacrymas  pudibunda  prof  udì 

T or puerat  gelido  lingua  retenta  metu*  i. 

Lacrimar  per  li  propri  j peccati. 

L'Huomo  fen%a  dubbio  deuedeUi  proprij  peccati  pentendofi  grande*  ^ g 
mente  dolerfijamaricarfi.e  piangere : e veramente  fona  le  lacrime. 
un  mego  potentiffimo  da  ottener  ladtuina  mifericordia  : leggendofi  chcs 
bauendo  Iddio  fatto  dir  per  Ifaiaad  Egechta  che  morirebbe,  e gli  f lenì  tf le 
tu  magno:  onde  Iddio  gli  fece  dire:  Mudiuiuocem  tuam , & nidi  lacryma 
tuamyCgli  prorogò  X y.  annidi  vita . La  Maddalena  fimilmenteftans  re • 
trofecuspedes  I E S V lacrymis  càpit  rigare pedes  eius.E  S.Ttetro  pen - tue.  7 
tito  d'bauer  negato  ^S.exiuit  foras9&fleuit  amare  : E dicea  Dautdde  : 

Exitus  aquarum  deduxerunt  oculi  mei , quìa  no  cu/lodierunt  legem  tuamt  Pfai  1 1 f , 
& diffeanco . Quifeminat  in  lacrymiSyin  exultatione  metet.E  S.Mmbro - 
gio  dicedacryrnrt  ueniam  nonpohulantjedobtinent . E S.Grifofiomo  dice 
che  ficomedopo  molta  pioggia  fi  rifehiara  il  cielo  9 cofi  dopo  molte  lacri- 
me fi  rajferena  la  mente  ,efì  tranquilla  l'animo  : onde  fi  può  conofcer  la* 
gran  forga  di  effe  lacrime  in  placar  la  giufia  ira  di  Dio*  Parimente  pian- 
gendo fi  placa  tal’hora  l'ira  del  Trencipe  : 

Quodque  facis  lacrymis  opus  efi>nonfanguine  iixìt  : Quid* 

S&peperhasfleftiTrincipisivafoleU 

Ouidio  fa  che  Brtfeida  dice  ad  Mnchife  : 

Sis  licet  immiti  sjmatrifau  e ferocior  undis  xp  3 . 

yt  taceam  lacrymis  commmuere  meis . 

Lacrimar  per  le  colpe  altrui. 

Slcome  il  pregar  Dio  per  l'altrui  falute  écofa  lodevole  ,&  ufficio  d'buo  ,49, 

mo  giufioyefanto  per  impetrar  mifericordia  appreffo  fua  D.  M.  come 
diffeil  Vrofeta  Dauidde:Orabitad  te  omnis  fanti  a s in  tempore  Opportuno . 

Et  come  efficaciffimamente  fece  Mosè mentre  fuppticaua  Dio  che  perdo- 
naffe  al  popolo  il  peccato  dell* Idolatria  dicendo  : Obfecro  Domìne9pecca - ixed.  3 1. 
uit  populus  ifìe  peccatum  maximum 1 aut  dmitte  eis  banc  noxam  ’,aut,fi 
nonfacisydelemede  libro  tuo  quemfcrìpfisli . Cefi  l'accompagnar  le  pre- 
ghiere con  le  lacrime >e  rifcaldar  l'or at ione  co*  l pianto , è effetto  digran-j 
carità  che  fommamente  à Dio  piace  : E benché  quello  ufficio  à tutti  con- 
venga^ però  conueneuohffimo  à faceriotiyonde  diffe  Giacile : Vlorabunt 
Sacerdotes  miniftri  Domini>& dteent  : Tarce  Domine  ,parce  populo  tuo . itti. 

E ne'  Machabei  è ferino  : Sacerdotes  Heterunt  ante  faciem  altaris , & 
flentes  dixeruntìT  u Domine  elegifti  domum  iti  am  ad  inuocandum  nome 

T 2 tMMy 


*4S  Dell’Arte  de* Cemi£ 

tnum,uteffet  domut  obfecrationis populo  tuo  . E Dauidde  non  folamentì 
fiangeua,ma  per  doior  degli  altrui  peccati  fueniua,e  tramertiua  dicedo: 
ffoh  n 8.  Defe&io  tenuit  me  prò  peccai  or  ibns,derelìnquent\bus  legem  tuam . E fi 
legge  di  molti  Santi  che  per  li  peccati  altrui  piangolano , e fi  cruciavano  > 


come  di  Mattino  Vefcouofanto,di  Santa  Caterina  di  Siena, e d’altri . 
■Belle  lacrime  per  Taicrui  morte.  ' 

SE  l’huomo  debba  lacrimare  per  la  morte , ò per  la  calamità  altrui  fà 
già  dubitato. Gli  Stoici, che  non  uo leu-ano  che  nell’ animo  d’urihuomo 
faggio  cadeffe  dolore , molto  più  à quello  le  lacrime  prohibirono  : e partir 
eheffta  nano  sfotter  chiù  impaccio  il  uoler  affiigerfidi  quegli  irremediabi - 
li  accidentiyche  à tutti  fono  naturalmente  communi:  e perciò  Ennio  dtffei 
TSfemo  me  lacrymis  decoret,necfumra  fletti*  Et  Fioratisi 
Zi.f*Ad*i9v4b(int  inani  funere  n&nia  9 

EuBufque  turpes,&  qu&rimoniti 
Cfimpefce  clamor  empete  fepulchri 
Mitte  fupemacuoshonores.  E di ff e anco  t 

Vos  quìbus  e fi  uirius  muliebrem  teli  ite  luti  una. 
gped.'m*  ■£*.:&  'Platone  dimando  che  un  cefi  fatto  pianto  [offe  pi  àio  ilo  atto  da  fernèt 
ne}G  da.hiwmini  d’animo  effeminato  che  altrimenti  lafciò  ferii to  : Lacry - 
m&'.à-  Claris  uiris auferenda  fuìtfimulieribus autem  tnbuenda.  Et  intornò 


Hi 


pianto  de 9 morti  non  fece  legge  alcuna, ma  ciò  in  libertà  de  gli  huomini 


Infoiando iprohibìfelamente  igridori,ele  immoderate  lamcntationi.  Et  il 
%cd.n.  Santo  diffeiModicurn  plora  fuper  movtmm.E  dalle  leggi  delle  XlLTauo* 
le  fà  fatta  l’ifìeffa  prohibitione  anco  alle  f emine  effendo  forino : Mulieres 
genas  ne  raduniate  ue  le  ffum  funeri s ergò  habentofil  che  fi  deue  intende - 
ve  di  quell3  intemperante  dì ff  evalione, che  mduceuale  donne  à guadar  fi  la 
BK  de  hìsfaS£ia  : poi  che  le  antiche  leggi  condennattano  alla  pena  dell'infamia  lau 
tfjuincÉ.  j»  donna . che  fi  firn  am  atta  prima  ckefiniffe  l'anno  del  pianto : S imilmente 
fitm.Li.  quelli  che  per  loro  grauiffimì  delitti  erano  condennati&on  erano  fatti  de - 
2j . di  queUo  konor  del  pianto  :7fon  folent  lugeri  bofiesyuel  perduelliones 

damnati, nec  [uffiendiofi9nec  qui manus fibi intulerint  $ non  tedio  yi  teff  ed 
mala  confo  lentia,  Quidio  cefi  l'intefe  s 
Quis  matvem,nifi  mentis  inopi, in  funere  nati 
, Fiere  veget  i 

zAppreffo  noi  Cbrifiiam  non  potiamo  negare,  che  il  pianto  dell1  altrui  mi» 
ferie  non  fio,  conceffo  9 e lodato,  e che  non  fia  cofa  humana  hauer  de  gli  a fi 
flitti  csmp  afflane^  con  molta  ragione}e  degni  effempi  ciò  fi  può  con  firma* 
tmn.i  i*  re.Chrifio  S.N.per  la  more  di  Labaro  pianfe.il  Patriarca  Giacobbe  fà  da 
Gìo*  %c.  gli  Eginff [ottanta  giorni  piantole  Mose  da gli  1 [raditi  trenta:  & effendo 

cAbnerro 


Parte  Prima^J  149 

ZdbneYrÒ  figliuolo  di  ‘J^erro  flato  à tradimento  uccifo  da  Gìoabbe,  e da-*  34* 
%Abiffai  fratelli,  Dauidde  Re  diffe:  Scindite  ueflimenta  ucflra , & accingi - 
mini  faccis,  & plangite  ante  exequias  Abner  : porrò  Rex  Dauìdfequeba - 
tur  feretrum,cumque  fepehffmt  ^ibner  in  Hebron,leuauit  Rex  Danid  no 
eemfuam, &f lenti [uper  tumulum  >Abner>  flauti  autem  omnis  pcpulus, 

£ per  dolore  della  morte  di  5.  Stefano , uiri  timorati  fecerunt  planthm  Aci  Ape .8. 
magnum  [uper  eum.E  dice  la  [aera  fcrittura:  Quis  dabit  oculismcisfon-  Himm. 
tm  lachrymarum,&  piombo  die9ac  noUe  interfcftos  pcpuli  metiE  Dan 
te  fa  dir  al  conte  V golino, mentre  racconta  lafua  crudel  morte: 

E fé  non  piangi  di  che  pianger  fuoli  t nflt.  $ > ; 

Ter  tffer  condannata  Sofronia  al  fuoco  con  Olindo  fuo  amante  dice  il  T af- 
fo che 

il  vulgo  de3  Tagani  il  pianto  e flotte  c.%,  li.  j f. 

Tiange  il  fede  fm  a in  noci  affai  pià  baffel  E poif aggiunge: 

Tu  fola  il  duol  commun  non  accompagni 

SofrQniasepianta  da  cìafcun  non  piagni . E della  morte  di  Sueno  dice : 

Ma  tu  co3l  pianto  bomai  gli  eflremi  uffici 

Tagato  hai  loro, e tempo  è di  ripofo • c.j* 

Quanto  pai  è alcuno  nella  fua  morte,&  nelle  fue  calamità  pianto, tanto  è 
maggior fegnod’ efferamato, onde  ciò  à maggior honore gli  è aferitto, e pe 
ròTrùpertio  fa  dir  à Cornelia: 

Maternislaudor  lachrymis,urbifque  querelis  ^ 4) 

Defitta  '&  gemitu  Cfifaris  offa  mea . 

£ adunque  il  pianto  effettodi  grande  aff Unione,  & argomento  di  gran  do • 
loriche  dal  dolare  è dettole  dotare  apunto  non  è altro, che  di§ÌYuggere,e 
diminuire  tolta  la  metafora  da  i Legnaiuoli , i quali  co  la  loro  dolabra, che 
afeia  dicono, leuano  le  a freghe  delle  taitole  artigliandole  feminuen - 
dote : Onde  C Glumella  diffe  :\  Qu^  falce  amputavi  non  poffunt  acuta  dola- 
bra abradilo:  perciochefìcome  per  l* allegrezza  fi  mantengono,  e lacere* 
f cono  i noHri  corpi, e fi  prolunga  la  ulta , co  fi  per  lo  dolore  fi  struggono  e 
ficonfumano,e  la  uitafiahbrema,effendo  ueriffmo  che  cor  gaudens  ata- 
tmfloridam  facit:  ffìritus  triflis  exficcat  offa  come  già  diffe  il  Sanie* 

Lacrime  per  Taltrui  miferia, 

SE  è cofa  ragmeuole,e  pia  f opra  i moni  pianger, molto  pià  e lacrima - s c { ; 

bile  la  miferia  , e calamità  de  gli  amici , fecondo  il  precetto  del  Sauio  * 4 

quando  dijJe:Supra  mortuum  plora, defedi  enim  lux  eius:  & fupra  fatati  acci ia. 
plora, def ecit  enimfenfu.  Lu&us  mortai  feptem  dies, fatui  autem,  & im - 
pij  cmnes  dies uita  illorum . Heracltio  Filofofo,ccme  racconta  Diogene 
L&ertia  mila  fua  utia,ognì  uolta  che  incontrali^  qualche  huomo  dirotta * 

mente  " 


t$<s  Dell’Arte  de’ Cenni, 

mente  piangeua  dolendofhcbe  nelThumana  ulta  niente  foffe  di  fanone  het- 
ibuomo  niente  di  {labile . E^echielle  parlando  atta  Città  di  Tiro , che  do • 
tleefj  it.  uea  eff er  di{lrutta>dice:  Tlorabunt  te  in  amaritudine  anima  plorata  ama 
Jfau.  1 6.  rijj%mo 0 affumertt  [uper  te  carm en  lugubre . Et  ìfaia  : Tlorabo  in  fletti 
tue,  19.  laferfinebriabo  te  lachryma  mea  Hefebon . Ettiftejjo  Signor  nofiro  acco- 
llando fi  à Gierufalemme , e preuedendo  la  fua  defjolutione , fleuit  fuper 
tue.  i j.  eam . E lepietofe  turbe  che  uedeuano  Chri  fio  portar  la  croce%plangebatf 
& lamentabantur  eum . Et  in  fomma  è precetto  della  Natura , e di  Dio  : 
MÉom.nGaudere  cum  gaudentibu  sclere  cumflentibus . Dante  dice  che  mentre 
l'ombra  di  Francefca  moglie  di  Lancillotto  Malatefia  neU'inferno  raccon 
tana  la  fua  miferia9Vaolo  fuo  cognato  f & amatore , che  con  lei  fu  dal  ma- 
rito uccifo$  di  dolore  piange  a : 

Mentre  chtttuno  {fitto  co  fi  diffe 
Ufer.  il  V altro  piangea  sì  > che  di  pietade 
tuennimen9coftcom'iomorìffe . 

VUriofto  per  lo  dolore  $ che  haueano  gli  amici#  Orlando  della  fuapa^- 
%ia  diceva  s 

C'i^.n.tfTiangeano  quei  fignorper  la  piu  parte 
Si  lor  ne  dolfeye  lor  rincrebbe  tanto * 

Bidone  dolendofi  della  crudeltà  #Enea  dice  che  per  la  miferia  di  lei  egli 
non  gittò  pur  una  lacrima • 

Mn.  4.  T^um  fleto  ingenuit  noftro?  num  lumina  flexit  ? 

Tqumlachrymas  uittus  dedityaut  miferatus  amantem  e fi  ? 

Cofi  Armida  appreso  il  Tuffo  di  Virgilio  imitatore  di  cena  dolendo fid' e f- 
1 fot  da  Fjnaldo  abbandonata  : 

Vhuomo  jfietató 
* Tur  un  fegno  non  diè  di  mente  humana  : 

CA6Jtj7i  camyiòC0l0r  è forfè  almio  duolo 

Bagnò  almen  gli  occhi,ò  Jfarfe  un  foffirfolo  ? 

Delle  lacrime  de  gli  amanti. 

LE  donne  pretendono  con  le  loro  lacrime  di  ammollire  ogni  più  affrO 
cuore>ejfe%zar  ogni  animo  indurato  9poiche  comediffeil  Tuffo: 
C.4  fi.  S$.Hor  che  non  può  di  bella  donna  il  pianto  ì 

" Le  belle  lacrime  d’Olimpia fono  mirabilmente  dall'*Arioflo  in  quefia  ma- 
niera deferittcj  • 

Era  il  bel  uifo  fuo3  qual  effer  fuele 
Da  primauera  alcuna  uolta  il  Cielo  $ 

Quando  la  pioggia  cade > e à un  tratto  il  Sole 
S Sgombra  intorno  il  nubtlofo  uelo . E poi foggiunge  e 

Coft 


Parte  Prima 


iji 


£c(ìà  Itbelle Iterimele  piume 

Sì  bagna  * imor , e gode  al  chiaro  lume,  jlTaJJo  d' Erminia  dice  t 

Quinci  uerfando  da  begli  occhi  fuora 

Humor  di  doglia  cristallino)  e Mago  » .% 

'Parte  narrò  di  fue  fortune,  e in  tanto 
llpietofo  paftor  pianfe  alfuo  pianto. 

Ma  come  le  lacrime  di  belladonna  accendino  fiamme  tfamore,cofiP  ifteffo 
Poeta  f ejfreffe  : 

Ma  il  chiaro  humor  thè  da  fi  fi  effe  Stille  £»*•/' •7*z 

Le  beUegotc,  e'ifeno  adorno  rende  , 

Opra  effetto  di  foco , il  quale  inmille 
Petti  ferpe  celato  >e  ni  $%  apprende  j 
0 miraeoi  d\JLmor>  chele  fauiUe 

Tragge  dal  pianto*  e i cor  ne  tacque  accende* 

Etappreffo  Ouidio,diJfe  Enone  à Paride  (no: 

2tflcfhì& noftrosuidìfliflentis  ocello  s fyfi 

Mfcuimus  lacrymas  mceflus  uterque  fuas* 

Per  qu  efìo,credo  tocche gli  amanti  fi  fianomaginati  di  poter  piegare  \ & 
spugnar  l’amate  donne  con  leloroarme,cioè  con  le  lacrime  ifteffe;  onde 
ne*  uerfiloro  non  s'ode  altro  che  pianto*  Il  Petrarca  : 

TuttoH  di  piango, e poi  la  notte  quando  Sen.  i S r * 

Prendo»  ripofoi  miferi  mortali 
! Trouom'in  pianto , e raddoppianfi  i mali 

Kofi  Jpendo*l  mio  tempo  lagrimando*  Et  in  m* altro  luogo  dìffe  ancora: 

Sempre  piangendo  andrò  per  ogni  riua , 

Per  far  forfè  pietà  uenir  negli  occhi 
Vi  tal  chenafccrÀ  dopo miU'anni , 

Se  tanto  uiuer  può  ben  colto  lauro,  Ouidio  : 

*Addimus  bis  precihus  lacrymas  quoque  yerba  precantis 
Perlegìs,  & lacrymas  fìnge  ridere  me  a s,  M Propertio  : 
fcelix  qui  potuti  ptaf end fiere  fucila  > 

Honnibil  afperfis  gaudetamor  lacrymk * 


Cura, dolorane  animi  lacrymaque  alimenta  fuerunt,  JlPetrarca 

Pafco’lcor  di  [off  ir, eh* altro  non  chiede 

JE  di  lagrime  uiuo  à pianger  nato  : E Virgilio  dijfe  ancor  egli  : 

I#ec  lacrymis  crudelis  Jlmor,mc gr amina  riuis , 

7lec  Cythifo  faiwanturapts,nec  fronde  capelli 
Che  ccJjfàdalTaffoJmtiato: 

Pafce 


Cani,  p 

Iti.  li 

Mgll  9* 


I/t 


Dell’Arte  de  Cenni, 


'Amini*  Taf  ce  l'agna  l'herbette , il  lupo  l'agncj , 


Alto 


25 s rem . 
amor. 


5 3 


M#  il  crudo  rimordi  lagrime  fi  p afe  e . ammonendoci  à non 

creder  alle  lacrime  delle  inamorate  Donne  diffe.j  ; 

«e  pudLirum  lacbrymis  mouere  caueto , 
ytflerentoculos  erudiere  fuos . 

Pianto  per  fepararfi  da’  cari  amici. 

Krfntfo  ci  partiamo  da'  parenti, ò da'  cari  amici, per  tenerezza]  e dà 


Q 


’JEn.  f. 


lore  di  refìar'di  loropriui  ftamo  [oliti  di  piangere  : onde  Enea  ap* 
prcfso  Virgilio  dice  : 

Littora  tum  patria  lacrymans,poxtumque  relinquo.  Et  anco  z 
Hos  ego  digrediens  lacrymis  ajfabar  obortis . Dante: 

Era  già  l'hora,cbe  uoglie  il  defio 
\A  i nauiganti , e’n  tenerifee  il  core 
Lo  dì,  c'ban  detto  à i dolci  amici,  *4  Dio  • 

il  Tetrarca  deferiuendo  la  partenza , che  facta  da  luì  lo  ffriritò  delta  fui 
amata  Laura  ; che  in  uiftone  l'bauea  confolato  dice  ; 

1 piango, & ella  il  uolto 

Con  lefue  man  m'afciuga , e poi  [offrirà. 

rAcl,  Apòft.  £ nella  partita  cbefece  S.Taolo  di  Efefo  dice  la  fcvittura:  Magnusautem 
— * f Ictus  fa&us  eli  omnium, & procumbentes  fuper  coUum  Vanii, ofculaban 

tur  eumdolentesmaximè,&  deducebant  eum  adnauem. 

Filide  cofidefcriue  la  partita  di  Demofoonte  z 
ùuU.  tp*ì>  i na  mejs  oculis ffrecies  abeuntis  inbaret 

Cum  premerei portus  claflìsiturameos. 

Jtufus  es  ampie  ffii,  colloqueinfufus  amantis 
Ofcula  per  longas  iungere  preffa  moras . 

Cumquefuis  lacbrymis  lacbrymas  confunderenoflraì 
Quodque  forti  uelis  aurafecunda  queri . 

Et  il  padre  di  Filomella  mentre  ella  da  luìfipartiua  l 
« — —Dabat  ofcula  nata  , 

Etlacbryma  mites  inter  mandata  cadebant . 

Pianto  de  gli  inimici. 

SI  come  la  gran  uirtu  di  alcuno  sforzagli  iftejjì  inimici  fuoì  ai  amarlo, 
e lodarlo:  cefi  la  gran  calamità  li  prouoca  al  dolore, & al  pianto, e pe- 
rò Virgilio  fa  dir  ad  Enea  mentre  racconta  à Bidone  la  de  Sìr  unione  di 
Troia*  : 

—"Qui*  talia  fando 

Myrmidonum,DolopuYnùè,aut  duri  miles  ylyfjì 
Temperet  à lacrymis  ì 

^ ^ - ' * C oft 


54< 


Parte  Prima*;  ' 

%ofi  leggiamo  che  M.  Marcello  pianfe  la  mina  di  Sìtigèfà  da  lui  foggio*  àugM ca- 
gata. Et  M.Catone  fuperati  i Cefariani  à Duralo , ueduti  i cadaveri  de * lih-  *• 
morti  cittadini  non  potè  le  lacrime  contenere . Dauidde  pianfe»  e uendi- 
cò  la  morte  del  [ho  inimico  Sanile » che  tanto  l'hauea  fempre  perfeguitatc » 

& bonorò  la  morte  di  lui , e del  figlinolo  [no  Gionatà  » come  così  dice  la^k 
fcrittura:Vlanxit  autem  Danid  planttum  buia fcemodif tip  er  Saul , & /«- 
per  Jonathan  fihum  eiuszSaul » & Ionatbas  amabiles  » & decori  in  uitru 
fua,in  morte  quoque  nonfunt  diuifi . lAquilis  uelociores , Leonibus  fortio* 
rest  Fili#  lfrael»fuper  Saul  flètè,  e quello  che  fegue» 

Lacrimar  per  grand’ira, 

OVidio  differì*  piangendo  fi  sfoga  l'ir  a*  ri 

Fiere  licet,  certe  flendo  diffundimus  tram  $ 

Serque  finuslacrymti  f lummì  sinftarerunt.  1 rHs. 

Filomela  irata  centra  Tereo  che  à forza  l'hauea  fuerginata  j 
Lugenti  fimtlis  ctifis  piangere  tacerti s 
Jntendens  palmas,  ò diris  barbare  fattisi  ^ 

O crudelis  ait.  El'arrabbiataTrogne  : g 

— — I»/ ratta  conflitti  ira  htiù  $} 

Inuitique  acuii  lacrymis  maduere  coattis . 
il  Tuffo  fimilmente  diffe  che  „ Armida  per  ira  lagrimò  s 

Il  pianto  fi  jpargea  fenza  ritegno  " V C.^  ff.74: 

Com'ir  a fuo  l produrlo  à dolor  mifla , 

Lacrime  liete, 

Plangefì  anco  £ allegrezza,  e di  dolcezza  : onde  è ferino  Quin  etiam  . 

lacrymas  natura  mentis  indie es  dedit  qua  aut  erumpunt  dolore  »aut  *5 
lattila  manant.  Ter  allegrezza  pianfe  Giofeffo  quando  uide  Beniamino 
fuo  amato  fratello,  commota  fuerunt  uifceraeius  fuper  fruire  fuo , & Gs"< 43» 
erumpebant  lacryma , & introiens  cubiculum  f lenti . Et  è anco  ferino  : 

Tobias  occurrit  obuiam  filio  fuo,&  fufeipiens  ofe Hiatus  efl  enm > & cape*  To^ 11  • 
runt  ambo  fiere  prtigaudio . E l'^Arioflo  diffe  s 
E perche  l'un  de  l'altro  era  fratello , 

Si  [enti  dentro  di  dolcezza  eppreffo  » 

Edipietofo  affetto  toc  coti  core 
£ lagrimò  per  gaudio,  e per  amore , Dante  diffe  : 

La  molta  gente,  e le  diuerfe  piaghe 
Hauean  le  luci  mie  sì  inebriate  » 

Che  de  Ufiar  à pianger  eran  uaghe.  Il  Tetrarca  : 

Lagrima*  fempre  e'L  mio  fommo  diletto  » 
l[  £j*r  doglia,  il  cibo  affermo,  e tofeo , Et  diffe  anco  ; 

V 


Irtfer.if, 

$«0«  Ì«I, 


£ dolce 


Tf/7?.  4* 


Ann.  Uh.  <f 
G.'ufcp  Uh. 

Il *cap»  1, 


•57* 


In  P(eé, 


ij4  Dell’Arte  de’ Cenni,' 

JE  dolce  il  pianto  più  ch'altri  non  crede . 

Ouidio  dijj'cìch'era  un  piaceri  uri  alleuìamento  di  dolore  il  piangere  i 
Flefquemeos  cafus,efi  qu&dam fiere  voluptas, 

Homero  introduce  Tenelope  à lacrimar  d'ali (gre^ga  quando  riconoh~ 
be  Vl’ffe  fuo  marito  % & lui  altresì  all* bora  à piangere  » dppre/fo  Li - 
uw  è fcritto  ; Ctttalwì  patribus , plebique  mainare  gaudio  lacrymét . 
Tolomeo  Ftladelfo  lacrimò  ,per  gran  confolatione  quando  gli  furono  man 
datili  LXXU interpreti  col  f acro  libro  della  Bibbia . 

, Vlutarco  nella  una  di  Fabio:  In  Ut  iti  am  tota  calti  a ejfufa  funt  i rt  pi x 
gaudio  militibus  omnibus  lacrym.A  manarcnt  * 

Lacrime  fimulate* 

IL  finger  di  pianger  è aito  di  firn  ul  aliene , come  fanno  i figliatiti  all* e f- 
fequie  delle  matrigne : onde  s' originò  il  prouerbio  : Fiere  ad  nouerca 
tttmulum.  Le  lacrime  de  gli  ber edi fono  ancor  elle  ridicolofe, fecondo  quel 
pyouerhioiUaredis  f ictus [uh  per  fona  rifuse  fi . Ma  non  fu  brutta  inuen- 
tione  quella  di  quegli  ber  edi , i quali  non  udendo  que  fio  impaccio  di  pian 
ger,pagauano  genti  ftraniere  che  ney  funerali giitajfmo  finte  lacrime  , d& 
quali  H or  alio  diffe  i 

yt  qui  condu  TU  platani  in  funere ,dicunt. 

Et  f aduni  pupe  pinta  dolentìbus  ex  animo ,fia 
Derifcr  nero  plus  laudatore  mouetur » 

Et  àfar  qutfio  pianto  ado  p et  aitano  f emine  , come  quelle  che  hanno  le  /<*- 
crime  più  pronte , le  quali  erano  dette  Trafica,  Lucilio  ex  Iconio  diete 
Mercede  qua  condu&a  fieni  alieno  infunere  Trafica 
Multo  & capìllòsfcindunt , & clamantmagis * 

£ Tlauto  appreffoFiiìeJJo  lS(pnio  :■ 

Superauere  omnes  argutando  praficas* 

Gli  hippocriti fono [olennì  fmulatori perche  hanno  tal'hora  le  lacrime  ne 
gli  occhi  5 benché  alcun  dolor  non  babhiano  nell* animo , onde  furono  da 
*3S[.S.  chiamati  fepulchra  de  albat  abbellì  di  fuori,  & pugToknii  di  dentro . 
SvTaolo  diffe  ad  Mn  ani  a. f ac  et  dot  e fimulato . Tercutiet  te  Deus , parie  s 
dealbate^j  . Et  finte  fono  le  lacrime  delCrocodilìodl  quale  (cerne  fi  dice) 
uccifo  Thucmo  piange,*  tefio  lo  denota',  onde  nacque  il  prouerbio:Croco~ 
dili  lacrima.  Ter  lo  più  le  lacrime  delie  cattine  donne  fono  fimulate,e  fin- 
te se fono  in  loro  prontiffime  ad  ingannar  gli  amatoti,  & ad  eff  ugnar  gli 
animi  di  quelli  : 

*F{amfiruit  infidi  a s lacrymis  dum  f semina  plcrat , 

Et  Guidici  di  fi  e Tifteffo  più  mite  cornei 


Parte  Prima^ 


*ss 


Ep  l.  ad 

Vtmoph, 


CredidìmusUcrymìs an  & h&  fimulare  docentur ? 
ha  quoque  habent  artes,quaque  iubentur  eunU 
Et  diffe  Medea  à Giafone  : 

Vidi  edam  lacrymas  an  & e fi  pars  fraudi*  in  illis  ? 

Et  in  un'altro  luogo  ammonendoci  à non  creder  alle  lacrime  delle  'marnò* 
vate  donne  diffe  ancora  s 

Quo  non  ars  penetrati  difeunt  lacrimare  decenter . M am 

Anco  le  lacrime  che  gittauano  le  donne  nelle  noue  no%%e  erano  adulte* 
rine 9 e finte,  come  dice  Catullo  s 

Atlubetinnuptis  fitto  te  carperc  queflu*  Etaltrouel  In  carm. 

Efi  ne  nouis nuptis  odio  Venus  i an  ne  parentum  *HPU 

Fìuflrantur falfis  gaudia  lacrymulis  i Decom.  Mt- 

Ma  non  fono  tal*  bora  manco  finte,  & fimulate  le  lagrime  degli  huOinini9ten. 
come  dice  il  Tetrarca  che  furono  quelle  di  Giulio  Cefare  * il  quale  hauuta 
in  dono  da  Tolomeo  l'honorata  tefia  di  Tmpeo  • 

Celando  l’allegrezza  maniftfta  $en 

Tianfepergli  occhi  fuor . E di  Sinone  Virgilio  dice  s 

—CaptiquedoliSjlacYymìfque  coaffis*  •••  je^i. 

Ouidio  di  Tereo  traditore  diffe  ; 

Datgemitus  fiftos , commentaquefunera  narrai  $ Mtt.  s. 

Et  lachrymafecere  fidente 

Ma  fuome  tal’bora  è finto  il  pianto  per  mofirar  quel  dolore  che  nonni  è 
cofi  all* incontro  alcuna  uolta  fi  impedirono  le  lacrime  per  non  palefar 
l'iSleff  o dolore  : onde  Ouidio  fà  ciré  T aride  dice  ad  Enea  ? 

Ah  quoties  lacrymisuenìentihus  ora  reflexi  1/  1 5 . 

Ne  caufamfletus  quóreret  ille  mei , 

Che  fà  dal  Taffo  imitato  quando  diffe  della  fu  a timida  e 
Quafi  dogliofa,e  infin  su  gli  occhi  il  pianto 
Tragge  fruente,  e poi  dentro  il  refiringe^j  » 

Non  poter  pianger,, 

TAl'hora  il  dolore  è cofi  grane  che  mpedtfce  il  pianto  ; il  che  cornea 
attenga  Dante  effreffe  arti ficiofamente dicendo  *, 
lo  non  piangersi  dentro  impetrai  * EneWiftrJfo  luogo  foggiunge: 

Lo  pianto  tflejfo  di  p' anger  non  iafria , 

E’I duci,  che  trou  i la  sàgli  occhi  nntoppo  , 

Si  uoluein  entro  à far  crefcer  l'amba  fri  a * 

Che  le  lagrime  prime  fanno  groppo', 

E, fi, come  ufi  re  aicnSiallo 
Ejanpion  Jotto  il  ciglio  tuttofi  ceppo* 

V % Che 


,58 


i j & Deir  Arte  de*  Cenni, 

Che  piò  leggiadramente  fò  daWAriofio  piegato  mentre  d* Orlando  affittì 

tijjìmo  diffe  : 

C'tj  . fini  potè  batter  (che'l  duol  Poccupò  tanto ) 

A le  querele  noce , humore  al  pianto. 

USmpetuofa  d' agli  aentro  rimafe 

Cbeuolea  tutta  ufeir  con  troppa  fretta  » 

Così  ueggian  reflar  l'acqua  nel  uafo , 

Che  largo' l usntre , e la  bocca  babbiaflretta  , 

Che  neluoltar  che  fi  fà  in  sii  la  bafe 

Vhumo)\  che  mma  ufeir  tanto  s'affretta 
£ ne  Pangujì a uia  tanto  s' intrica , 

Ch'à  gwccia5d  gìoccìa  fuore  efee  a fatica  • 

Gnidio  parimente  con  m olta  eleganti  lo  effreffe  cefi  dicendo  i 
zfitì  Et  lacrym.s  leerant  ocutis,&  nerba  palato  , 

AdfinttuM  gelido  f rigor e pe  fiuterai  , 

Toflquam  fe  dolor  ìmminuitymeape  fiora  planxi 

‘Njc  puduit  ruptis  ex  ulular  e comìs.  Et  il  Tuffo  Affi  anch’egli  2 
c ? $ Agghiacciato  mio  cor s che  non  dermi 
.l  i * « per  gli  occhile  flilh  in  lagrime  conuerfo  £ 

Duro  mio  cor9che  non  ti  e frangi  £ 

Tianger  ben  meni  ogn  box  s’bora  non  piangi • 

E di  Ecuha  quando  dtffìmuUndo  il  dolore  che  banca  di  Polidoto  fuo  fi • 
gliuolo  parlaua  co'l  Re  di  Tracia  di ffeOuidio  : 

Etpariter  me  erri  lacrymafquc  introrfus  oborta* 

Deuoratipfs  dolor.  Edell'Inuid’adices 
Utì.%.  yixquetenet  lacrymasyquia  nil lacrimabile  cernii. 

Quelli  cbejion  poffono  piangere  fono  detti  illacr  intubili t come  di  Plutoni 
.dii]  e B orati  0 : 

‘Honfì  trecentis  quei  quoteunt  die  è 
Amice  place $ iUacvjmahilem 
Tlutona  tamis» 

E quejìo  epiteto  conuiene  à tutte  le  deità 9comeGuidio  diffe  s 
—N  eque  mmc®lejÌM  tingi 

QraÀtcptacrymU^ 


DEK 


Parte  Prima?  Yjf 

DEL  NASO,  Capi  X VI» 

s De!  nafo;  t 

2 Nafo  grande^ 

3 Nafoxronco. 

4 Offender  alcuno  nel  nafo«' 
y Increfpare  il  nafo. 

6 Gonfiar  il  nafo » 

7 Alzar  la  tetta  leuando  in  sii  il  nafo; 

8 Tenirfiil  nafo  con  le  maini. 

9 Nettarli  il -nafo « 

10  Nafo  Muccicofo* 

1 1 Forbirli  il  nafo  con  li  gomiti  J 

12  Ro nereggiare*. 

1 1 Odorare  . 

14  Sternutare» 

Del  Nafo; 


L nafo  per  effer  membro  eleuato  nel  me%o  dèlia  faccia  J 

grandemente  confficuo  s’è  bello  apporta  all’huomo 
(i ingoiar  ovnamento:&  effendone  di  uarie  forti , quel* 
lische  imitando  il  becco  dell’aquila  > chiamati  aquili- 
nhfono  tra  tutti  commendabili  9e fecondo  jì riftotile 
danno  indicio  di  magnanimità*  e genero Cita , quale ^ 
tra  gli  uccelli  è nell’ ifteffa  àquila  . £fe bene  Tlutar- 
cp  dice , che  iTerfiani  amarono  grandemente  coloro  * che  hebberoi  nafi 
adunchi , ciò  non  auenne  per  la  bellezza  di  quei  nafi  ,ma  perche  Ciro  loro 
amatiffimo  I{e  t'hebbe  co  fi fatto»  Et  i nafi  curui  ,come  fono  quelli  de9  corui » 
fecondo  l’iiìeffo  Filofofo , accennano  tfacciate%ga>  quale  per  natura  è in 
quefii  uccelli*  Et  i nafi  fimi,  come  quelli  delle  capve9  argomentano  luffu- 
wa9come  luffuriofe fono  quelle  befiie‘, delle  qualiFìrgilw  diffez 
Bum  tenera  attondent  firn#  uirgulta capelli  « Bgl»  i* 

Conforme  à quello  che  diffe  lunotto  i 
Tien  di  letitia  uà  con  l’altra  fchiera 

Bel  fimo  gregge , e mene  à uerdi  pafibh  C.ifrftófè 

E però  Zopiro  Eifiognomo  fiimò  che  Socrate  f off  elu ff urlo fiffmo,p  che  heb 
&e  un  tal  nafo : onde  egli  (come  SoGirolamofcriueJ  foleua  burlar  le  fue_j 
moglh  ouod  propterfe  fediffimm  hommm?fims  mr ihustf  cedua  fron* 

■w  7 ~ ~ ~ ' CCp 


i j § Dell’ Arte  de*  Cenni , 

$e3pilcfzs  burnivi repandis  cruribus  dìfeeptarent.  E fu  filmata  [empiri 
grande  mfelicità  doueruiuercon  un  brutto  nafo,e  però  Horatio  d’un  To ? 
faftro gojfbdiffe  ; 

— — Hunc  ego  me , fi  quid  componete  curem  9 
In  Poet.  ^ on  magi*  effe  uelimyquàm  prauo  uiueve  ttafo  • 

Co'l  nafo  non  fi  fanno  gefii  emiliana  di  derifione , di  fchernoy  dì  fpreiZfiidi 
notaci  pu%7<ayedi  cofe  filmili  come  anco  ci  auert)  Quintiliano  dicendo  i 
lib.u.e. i $ yqaribustUbrifque non  ferè quicquam  decenter  cflendimusztametfi deri - 
fus,contemptusf  fafìidium lignificavi folet  : nam  & corrugare  nares , ut 
Horatius  aity  & énflarey&  mouere)& digito  inquietarci  & tmpulfu  fubi • 
to  ffiritum  excutere , & diducere  fapius , & plana  manu  refupinare  inde • 
tìb.n  ? i corum  eft*  E fifleffo  è da  Vlinio  confirmatoe 

Nafo  grande. 

SI  come  i nafi  piccioli  deturpano  lafaccia}cofi  i grandi  la  honorano.e  le 
apportano  dignità : E però  nella  legge  MofaicayqueUi  che  baueano  pio 
Zmii.it.  gì°1  nafoyerano  giudicati  indegni  del  Sacer dolio . Filippo  t(e  di  Francia 
per  lo  fuc  bel  nafo  fu  detto  Vafelloydel  quale  Dante  diffe  in  honor  fuot 
Quel  che  par  fi  membrutoye  che  s*  accorda 
furi-  Cantando  con  colui  dal  mafebio  nafo 
~ 3 D* ogni ualor  portò  cintala  corda» 

F quel  Scipioneyche  fà  dal  Senato  Promano  ottimo  cittadino  giudi cato,pef 
la  grandezza  dèlfuo  nafo , fu  Va  fica  cognominato : e per  la  medefima  ca- 
gione Ouidio  Poeta  leggiadnffmo  fà  detto  Ts {afone: e grande  oltre  mifura 
fu  il  nafo  di  quel  7S {euoio  y del  quale  cefi  diffe  Martiale  s 
Mentula  tanta ubi  efliantus  tibiVftuole  nafus 
Vt  poffìs  quoties  avrigis'oifacere  • 

1/n  certo  Hermocrate  hebbe  il  nafo  cofi  grandey  che  diede  materia  a T eo\ 
doro  di  farci  [opra  quell’epigramma  grecoyche  in  latino  è quefio  : 
Uermocrates  nafiyparuis  aptamusìniqm 
Grandiafft  nafum  d icimus  H ermo  era  ti s* 

Che  in  fomma  vuol  dire  , che  offendo  il  nafo  di  Hermocrate  piu  grande  di 
luiynon  fi  douea  direbbe  foffe  il  nafo  d3 Hermocrate , ma  Hermocrate  del 
nafo . Simile  à quell*  altra  argutìa  che  fà  da  Cicerone  detta  di  Lentulo  fuo 
genero  y il  quale  effondo  picciolo  di  corpo  y & portando  una  Jpada  molto 
ugMndeyper  fcherno  diffe:Quis generum  meum  ad  gladium  alligauit ? è cofi 
myM.z.c .3  che  non  la  ffadafoffe  alligata  à luiyma  egli  alla  jfada.Eben  uno  che  nel- 
le donne  il  nafo  grande  è biafimato}epcrò  CatuUo  febernendo  l'amica  di 
Permiano  che  era  nafuta  d ffe  : 

Salite  nec  mimmo  puella  nafo  , 

m 


Parte  Prima* 


* 59 


Hec  letlo  fede > nec  nìgris  ocellis 9 
Hec  longis  digitisi  nec  ore  ficco , 

•perche  tre  parti  nella  bella  donna  dernno  effer  pìcciole  > come  diffe  il 
Cornigero  : 

Tamu  sfit  nafus,parua  marni  Ite,  caput* 

Nafotionco. 

ILgefìo  di  troncar  il  nafo  altrui  accenna  empietà  & c jff fa  grande  ,cbe  • 3* 

fu  però  da  gli  Scithi  ufata  contra  coloro  che  erano  da  loro  fcggiogati , libo  i z » 
come  Ateneo fcriue.Solamente  à perfone f coler  at£y&  infi eme infami  u[a 
lagiuiìitia  talhora  di  far  troncar  il  nafo  accioche  filano  $ aliente  noi  e ef- 
[empio  àgli  altri  ,come  mìe  a Zerbino  far  ad  Odorico,  ciò  è 
Tagliargli  il  na[o3e  i'una*  e l'altra  crecchia 
Tenfas&  ej] empio  à malfattori  darne  * 

Iddio  parlando  alla  Città  di  Oitrufaltmmela  chiama  meretrice , e per  in* 
fame  pena  delle  fue  fporciliegli  dice  : Gli  idffirij,  & i Caldei , che  faranno 
tuoi  Giudici  ti  taglieranno  il  najoye  gli  orecchio  E però  durasefeuera  legge  Ex>eCrJ'  l3° 
fu  Rimata  quella  de * Longobardiche  a*  ladri  per  lo  primo  furto  faceua^ 
cauarun  occhioyperlo  fecondo  tagliar  il  nafo ,&  per  lo  ter %o  impiccarla 
£ perche  l'hauer  il  nafo  tronco  è cofa}chefà  naufeay&  abhominatione  ori 
de  Virgilio  di  Deifebo  diff  ? * 

Ettruncas  inhoneHo  vulner enuresi  >JEn.6l 

Terò  ferine  Gio*  Vjuio^anoy  che  un  gentiluomo  di  Turino  à fua  moglie ìnfti  n 
adultera  troncò  ifamfoy  accioche  / offe  abbonita  da  gli  amanti , e che  ciò  filò.  *. 
frequenta  in  Féandra9e  che  nel  Regno  di  Napoli  fono  per  legge  dì  quesla 
pena  le  donne  adultere  cafìigate  ; a che  repugna  la  legge  di  Cofiantino 
JmpoCheccmmandayHtfactes,quaadfimilitudinempulchritudinisett  cc^c.depce^' 
le  ftis figurata  minime  maculetur.Scriue  Tlinio  che  alcune  genti  àeltinti*L\7. 
ma  parte  dell'oriente  nafeono  fienosa  nafo * Lib.e.c, 30» 

Offender  l’altrui  nafo. 

E Sfendo itnafomembro  riguardcuole , e nffietteuole  ^ingiuria in  effo  ,4* 
fatta  è flimata  maggior  e dell' altre  ; e perciò  il  ge  fio  di  percuoterà 
nafo  ad  alcuno  farà  argomento  di  grande  offe  fa . Egli  animali  irrationali 
ìfieffì  grandemente  fi  commettono  quando  è loro  toccato  il  nafo.  La  feroci- 
tà de*  caualli  co*l  flringerli  il  nafo  fi  doma . De * cani  è il  medefimo,  onde^ 
nacque  il  prouerbio  : Canem  nartbus  prendere  > che  fignifica  ilprouocar 
unoyche  fia  mordacele  ci  poffa  facilmente  nuocere  grand'ira  s' infiam- 
mano gli  or  fi  quando  è loro  per  coffa  il  nafo  9 onde  hebbe  origine  quel  prò - 
uerbìo  : Fumantem  nafum  rrfi  ne  tentaueris  : Di  che  intefe  Martialc J 
quando  z 

rabido 


'£  C& 


Dell'Arte  de*  Cenni* 


abido  nec  perditus  ore 
fumantem  nafum  uiui  tentauerìs  vrfi  ; 

SU  pictcidus  licet,  & lamhat  digito fque  fMrwffUù 
Si  dolor ,&  bilisftiufta  coegerit  ira,  * 
ertt,uacua  dentes  in  pelle  fatiges  « 

a/i  Elefanti  {opra  tutto  no  uogliono  che  la  loro  prohofcide,cioè  il  lor  grU 
nafOjfta  tocco ,il  quale  adoperano  per  mdnoyper  braccioypev  arma', E feri- 
ne Tlutarco  che  battendo  alcuni  fanciulli  che  in  Roma  gtocanano  pun * 
io  il  nafo  ad  un  Èie  fante, ancor  che  queflo  animale  fta  clementiffimo , non 
mlendo  patir  queff  offe  fa  pigliò  uno  di  loro  e lo  gittò  tant'alto  che  cadere 
do  era  per  fraccaffarfi , per  la  qual  cofa  Iettato ft un  dolor ofo grido  de  gli 
altri  putti, moffo  perciò  à pietà, lo  ripigliò,  elo  de pof e f alito  in  terra , ha - 
ftandogli  d'hauer  con  quefto  timore  caligato  quel  puerile  ardimento  è 
Scritte  Fifteffo  Tlutarco  che  non  mlendo  gli  Elefanti  che  ^Aleffandro  Ma 
gnohaueaneWeffercitopaffarunfiumeyConmandòadun  foldato,  ch'era 
gran  nuotatore , che / opra  il  nafo  offendeffe  quello  che  auanti  gli  altri  an- 
daua,e  poi  fubito  figittaffe  nel  fiume,  & all'altra  ripa  nuotando  trapaffaf 
fe,il  che  fatto  quella  generofa  beftia  per  uendicar  tanta  offefa, entrò  ardi « 
tornente  nell' acqua,  per  cogliere  il  fuo  offcnfore,e  come  è di  loro  ceflumeì 
da  gli  altri  feguitato, tutti  il  fiume  felicemente  paffarono.t  Buffali  co'lfo - 
rar  loro  il  nafo  s'humiliano , e fi  flraf emano  doue  fi  uuole.  Iddio  dìff e al - 
l’empio  Sennacberibbe.Tonam  circulum  in  narìbus  tuis,<&  chamum  in  la 
bijs  tuisydò  è domerò  la  tua  indomita  ferocità.  E Giobbe  uolendo  mofìra - 
re  la  onnipotenza  di  Dio  diffe  per  ammiratone  . ^funquid  pones  circu- 
lum in  narìbus  eius . E Salomone  uolendo  dire  ch’una  bella  donna , m*La 
fcioccayà  forza  dì  denari  uien  foggiogatadaglè  amanti  diffe. Circulus  au - 
reus  in  narìbus  fuis  mulier  pulcbra,& fatua*  La  colera  come  è in  uolgar 
prouerbio [alta  fui  nafo  : e però  Tlauta  : 

~—Vetusefi  adagiumyfames,  & mora 

In  Amphìt.Bilew  in  nafum  concinni  » 

Increfpare  il  nafo, 

• ? • increffcmento  di  narici  è detto  da'  Latini  Corrugare , eh' è far 

• * V£  le  rughe  nel  nafo, è geflo  di  naufeare:Hotatio  da  Quintiliano  allega 

to  dice  in  propofito  dipuz^a  : 

Jàb.utp.s*  -Ne  turpe  toral, ne  fordida  mappa 

Corruget  nares . 

E fiincrefpa  anco  il  nafo  per  ifcherno*  qua fi  che  colui  contra  ilquale  fi  fi 
quefto  ge  ho  fiadi  corpo,ò  di  co  fiumi  puzzolenti  * Ter  fio  diffe  : 

Sas.  Ingemmai  tremulo s nafo  cremante  cachinosi 

Et  gli 


ìcb.  40* 
$rou.  1 1 


Parte  PrimaJ 


tSi 


Tigli  fcbémtóri  fono  chiamati  da  Horatio  hHOminfd'aCHti  nafo 
Iracundior  efl  paulo  minusaptus  acuti* 

Tfaribus  borum  hominum.  lib.iàat.% 

E da  Marnale  fono  detti  nafuti , e parlando  d' un  a f emina  maledica  diffct 
hi  il  nafutius  hac9maligniufque  efl»  E t'ittefl'o  Vo  età  z 
Tfafutus  fis  ufque  licetffls  denique  nafus . 

Quello  geflo  di  corrugare  il  nafo  come  i latini  dicono 9 è anco  dagli  Italia « 
ni  detto  raggricchiare9  e ragr\n%are  efìaò  di  fcherno9ò  di  naufea9e  fempre 
lontano  dalla  buona  creanza,  & è fatto  con  gran  deformità  e però  Quin- 
tiliano lo  prohibifce  alt  Oratore  dicendo  ; Corrugare  nares  indecorum  efl 
Oratori • 

Gonfiar  il  nafo. 

IL  gonfiar  le  nari  non  folo  è atto  di  fcherno9come  dice  Quintiliano , ma 
anco  difdegno9e  d'ir*9  onde  il  Sannazaro  diffle  parlando  del  Dio  Vane: 

Ecco  almouer  de*  rami  il  riconofco  ' Zìi*  9* 

Che  torna  à t ombra  pien  d9 orgogli  o,  e tira  9 
Co'l  nafo  adunco  afflando  amaro  tofco . 

Alzar  la  teda,  lcuando  in  sii  il  nafo; 

Come  fanno  i cani  quando  uanno  con  l9  odorato  indagando  9 che  i latini 
dicono9rcm  ahquam  nafo  fu(j>endere9  è geflo  diftimar  affai  alcuna ^ 
cof  a;ma  per  ironia  di  fbrerrarla9e  difchernirla  . Horatio  di  quello  atto  f 
parlando  dice:  LikiMM 

7{eque  quidauus  tibimaternusfuit9atque  paterna* 

Vlim  qui  magnis  legionibus  imperitarint  9 
Vt  pleriquefolentynafo  fu (fendi*  adunco 

IngnotosyUt  me  libertino  patte  natum . Et  in  un* altro  luogo  : tìb 

— —Baiatro  [uff  endens  omnia  nafo . Etdiffeanco  : 6 

7{afo  populum  fufpendis  adunco . E Ter  fio  : 

Etnimisuncis 

7{aribus  indulge s an  erit  qui  nelle  recufeU 

1 [{inoceroti  hanno  un  corno  [opra  il  nafo  adunco  9 co'l  quale  ferifeeno 
dando  del  nafo  di  [otto  in  sii,  co  fi  quelli  che  febernifeono  foglionocon  fì+t 
mil  geflo  offendere  > onde  Mattiate  : 1,11^.32. 

Et  pueri  nafum  I{inocerotis  babet . 

Terfio  parlando  d'Horatio  che  acutamente  fcherniua  altrui * Ut.  t. 

Callidus  exterfo  populum  fuffendere  nafo . 

Quindi  ifeberniton  fono  detti  nafuti  da  Martiale  : lil>.  $. 

Tfafutusfis  ufque  kcet,fis  denique  nafus  . 

Et 


X 


1 DcirArte  Cenni  9 

Et  utpuleto  dìffe: ?tfzfutulamulier,&  dicacula,  Etnei  ancora  diciamo  dar 
de  Inaio  ad  alcuna  cofa  $ ripr  Merla, &ffr£7^tr  la,  come  dtffc  il  Caporali i 
Nelle  satire.  Tirò  che  mi  darla  troppi  del nafo. 

Che  fi  di  caffè  Ctfar  Caporali  # 

La  prima  uolta  che  fall  in  Tarnafo 
yilajciò  le  piantile  }e  gli  (liliali. 

Tenirfi  il  nafo  con  le  mani. 

8 ’E  Oc  fio  di  fentir  pu^a , è d'udir  cofa  che  grandemente  ci  diffide 

Jtl  nefipoffa  {apportarli  f ho  fetore  cornei*  usò  VayìoLIo  quando  par • 
landò  della  pu^a  deli1 \4r  pi  e,  che  contaminavano  U rnsnfa  al  Re  d'Etbio* 

pia  dìffe:: 

C‘SS  $A1Ì  Tal  ch'egli  è favgx  (Catturar  i nafi , 

Che  non  fi  può  patir  la  pu%ga  immenfa. 

Et  i latini  differo  naufeare  per  ahborrir  alcuna  cofa  con  naufea,  fiche aU 
cmv  dicono  dal  na  fo 9&  altri  dalla  nane  effer  derivatole  {fendo  fcrittofche 
Mose  dìffe  al  popolo  Hebreoa  Vi  darà  Dio  tanta  carne  à mangiare >donec 
Num.ii.  .ejxeat per  nares  nesìras:.&uertaturinnaufeam*  EVlautodiffe:  Laffus 
in  Ampia-. {&%,  ber  de  e nauiatue&usfum  bue  edam  nunc  nau  fecali  popolo  Hebreo 
fatto  della  manna  diceva  j ^nimanoHraiam  naufeat  fuper  cibo  iftole* 
Num,  zi  . Miffimo,.  Horatio  di ffe  che  Gorgonio  putiva  da  becco  : 

Taflìilos  Rufilusolet  Gorgonms hircum. 

Il  fetor  della  qual  befiia  è noiofiffmo,e  però  Catullo  {eh  creando  con  Rwfo , 
dalqudseffalaua  pe filmo  odore , dìff ?,  che  era  fuggito  dalle  donne, perche 
fi  dicevadf  egli  panava  fono  f e af celle  un  capro  , e che  però  fe  uoleua.efm 
jet  amato  doueffe  q u eila  h e fi  i a uccidere  » 

’Hph.admirari  qaare  ubi  {emina  nulla 
Rufe  udii  tener um  fu ppefuiffe  fcemwr* 

Lé  IH  te  quédam  mala  fabula  fina  tibi  far  tur 
Velie  fah  alamm  tmx  h abitare  caper* 

QMxremt  cmdcUmnaforjm  interfice  pesiera, 
la  dm  ir  avi  d e fine . cur  fugian  t. 

V^Ariofio  <fmeo.fi  oètofofapore  diffe  nelle  Satire 
'Hé  pi  eli  né  a [celie  odorerà  ni  rutL 

Qutff 'au  od' 'migrar fi  il nafo  con  le  mani  fard  anco  fogno*  che  fia 
M {parato  alcun  crefiio,  nonda  quello  che  fard  quefio  gè  fio,  perdie^/ 
Smscmque  crepita sheneedeta  ma  d* alcun* altro  iella  noiha. compagnia* 
■€T  ce.fi  farà  indici®  ddtadtmi  fco-Ummate'^ga^  p ere i c che  non  è dubbio  chjs 
Jh ^ arare  ésmfifaUe  fcoppetdte  aia  preferita  di  pevfcne gcntili9e  difen- 
da ÌMg^mmÉ:o£mimodi£€4MtQ-,  Ih.queSo  però  fu  molto  indulgente 

Claudio 


forte  Prima^.  163 

Claudio  Impfcriuendo  cefi  di  lui  SuetonioiMeditatuseftsdi&um  quo  ueXn  ciaud.ì) 
niam  daret  flatum,crepitumque  ucntris  in  conuiuio  emittendi ,cum  perU 
clitatum  quendam  prò  pudore  excontinentia  reperifjet . 

Nettarli  il  nafo. 

Ejltto  di  purgato  ingegno, per  fentirfe  l' odore  fia  buono tò  catino  delle  ^ 
cofe  altrui ,e  fi  dice, y ir  emmtf#  naris . Et  perciò  Horatio  dijj e , 
Emuntt&narisdurus  componete  ucrf ut.  • X&i.fc/.t 

ebe  alludi  quel  moderno  "Poeta  quando  difft  : 

Che  fe  in  Corte  fu  mai  purgato  nafo  Capar. 

Sò  chef entidime  non  trillo  odore  r 

Ma  però  non  b fogna  nel  purgar  fi  il  nafo  paffar  il  termine,  che  farebbe  at- 
to biaftmeuole  per  tcShmonio  non  folo  del  Galateo, ma  anco  di  Quintilia  M.u  ,<•. 3» 
no,doue  parlando  del  nafo  dice  : Cum  emunttio  etiamfrequentior  non  fine 
eaufa  reprehendatur . Haberenafumè  prouerbio  che  fi  dice  di  quelli,  che 
fono  e c celienti  nell9 mue Rigare, e ritrouar  le  cofe, tolta  la  metafora  da  i ca 
ni, che  con  t odorato  fanno  pai  e fi  le  co  fi  occulte, e perciò  Martiale  diffe  : 

Ffjn  cuiquedatum  e il  habere  nafum . Ciò  è queftafagacttà.  Horatio  1 lib.u 
*—Hmquianullus 

Ilt  snafus  erat  » 

Nafo  muccicofo. 

QVe/ìo  farà  fogno  d*effer  golofo,&  alla  crapula  dedito : percioche  gli  , 1 c * 

buomini  fobrij,e  modefti  nel  mangiarcelo  abbondano  di  queflo  efere- 
mentoionde  Catullo  fcriuendo  à Furio  pouertjfimo,  e fobrijffimo  loconfoU 
dicendo  .• 

tefudorabeH,abefl  faliua 
Muccufqu  ">&  mala  pituita  nafi  : 

Hanc  ad  munUitiem  adde  mundiorentj 
Quod  culustibi  purior  f abili 0 e fi , 

Nec  toto  deaes  cacas  in  anno . 

Scriue  Senofonte , che  gli  antichi  Perfiani  erano  fobirii filmi  non  man * TedUMh.  1 
gìando  altro  che  pane, e nafirucio,e  che  però  lo  fiutare, c fmoccòlareilna- 
fo  era  apprefio  di  loro  cofa  uituperofa,&  argomento  di  golofità  . Perche 
à ueccbi,come  à fanciulli  giacciala  il  nafo, per  ciò  Giuuenale  chiama  il  na 
fo  del  uecchio  infante,  e paragonando  qneìie  due  età  dice  : 

Plurima  funt  iuuen am  di fcr mina  : pulcbrioritle 

Hoc,atque  ille  alio,  multum  hic  robufiior  ilio  : Saìa 

Vna  fenum facies:  cum  uocetrementia  labra 
Et  iam  Uue  caput, madidque  mfantia  nafi  9 
Frangenius  mtfero gtngiua  panis  inermi . « 


X % Mx 


s 64 


Dell’Arte  de  Cenni, 


lÀh.  p* 


1 I 


Aurore 
Lmtio  • 


'U 


Ma  gioco fola  anco  il  nafo  per  lo  gran  freddo, fecondo  quel  verfo  ; 

Citerà  dum  coPunt,  foluìtur  ille  gelu  • 
tA  che  allude  Martiale  quando  diffe . 

Exprimeret  quoties  rorantem  frlgore  nafum  \ 

Forbirti  il  nafo  con  li  gomiti . 

QVefìo  igeilo  dtfferefporco,  e mecanico  ; & perciò  battendo  nel  fui 
immondo  effercitio  abbrunatele  mani, non  potere  con  quelle, come 
fanno  gli  altri, nettarfi  ilnafo,onde  l* ^Autore  ad  tìerennìo  diffe:Quiefce^j 
tu,cuius  pater  cubito  fe  emungercfolebat . Bione  Fifofofo  con  ingiuria  in* 
terrogato  chi  foffe  fiato  fuo  padre, ingenuamente  rifpòfe:Meus  pater  erat 
Ubeninus,  cubito  emungens . Sifuol  dir  à mecanìci  che  il  loro  mocco , &, 
Jputo  non  gli  efee  di  mane,  perche  con  le  mani  fi  forbono  il  nafo, e neWopc * 
rar  mecanicamente  fi  jputano  in  mano . Et  fi  dice  perprouerbio:  T^il  op~ 
portunius  ad  munditiam  nafi  offendi  poffe,quàm  mulierem  mucofam:per - 
che  ciafcuno  che  la  uede, prima  che  la  f eh  ernif calgli  fi  f orbe  ilnafoiOnde 
nacque  quell* altro  prcuerbio : Qui  emunfias  nares  babet,  libere  mucofas 
ridere  potè  fi  : perche  come  dice  Giuuenale  : 

Icripedcm  refius  deride at  jLcthìopem  albus . 

Roncheggiare,  Ronfare. 

Eli  roncheggiare  atto  di  dapocaggine , e d*ebbriacheg^a,  e chi  non  fa* 
peffe,che  cofa  fiafio  potrebbe  imparare  da  Tlauto,che  co  filo  def crine: 
Sorbet  dormiens . V Jl.  Quidforbetì  L V . llludficrtit  uolui  dicere , &, 
appreffo lifieffo  Toetauno  interrogato  ciò  chefacejfeun dormiente,  ri - 
fpofe  Dormii, non  quidem  nafo,nam  eo  magnum  clamat.  Sed  quia  confi J 
mite  efi  quodftertas,quafi  forbeas . Di  quefio  ronf amento  Verfio  dice: 
Mane  piger  fiertisjurge  inquit  auaritia  eia 
Su rge,n cgas,i n fiat/ fu vg e inquit,  non  queo , / urge . Et  ancora  dice  : 
K(empe  hoc  affidue  iam  clarum  manefenefiras 
lntrat,&  angufias  extendit  lumine  rimas  , 

Stertmusfindomitum  quod  defpumare  falernum 
Sufficiat}quinta  dum  linea  tangitur  umbra . 

Giuuenale  parlando  di  quel  vofjiano  di  fua  mogliesche  fingeua  di  dormire 
dìce_j  : —Dofius/pefiare  lacunar 

Do  fi  us  & ad  calicem  uigilanti  fiertere  nafo,. 

Horatio  d'mo  chefaceua  tutto  alla  rouefeia . 

——2 'qofies  uigilabat  adipfum 

Lìt.j.sat.j  Mane,diem  totumfiertebat:  Tiilfuit  unquamfic  impar  fifa 
ETerentiodifftrj  : 

in  ^f*nuchcEatuus}mfulfHsstardus,  fiotti  ncfiefquediefquc * 


Sali, 


l % 


in  Milìt . 


Sat,  j 


Sititi 


Parte  Prima  1 t6j 

E ben  diffe  Salomone:  Qui congregat in mefle, filiti sfapien*  efiiqui  autem  Tm.ut 
ftertit  a Rat  e9  film  confufionis . 

Getto  di  odorare.1 

Ovetto  accenna  d'hauer  qualche  fentore  d’ alcuna  cofa . Cicerone  àtf-  • I j 

/e:  Ettnonnullus  odor  dittatura  : & noi  diciamo  fubodorar  alcuna 
facendo,  e le  compofitioni  accurate  olere  lucernam\olet  mendacium,redo - 
letamiquitatem,&  filmili:  Ci  cerone  fcriuendo  ad  dittico  dice:Cupio,ante - 
quam  E$mamueniam,odoraridiligentius  quidnamfuturumfit . Catullo > 
fcriuendo  à E abitilo  lo  inulta  ad  andar  à lui  offerendogli  (tra  ( altre  cofe)À 
m'unguento  da  unger  fi  co  fi  odorifero , 

Quod  tu  cumolfacies  Deos  rogabis 
Totum  ut  tefaeiant  Eabulle  nafum  • 

Grande , & acuto  deue  effer  l'odorato  degli  .Attorni genti  dell’ultima  In - 

dia  al  fonte  del  Gange, che  (come  dice  TlinioJ  dell'aria  che  con  la  bocca,e  zJtjjafì 

dell’odore  che  con  le  narici  riceuono  muovo. De*  quali  fece  ricordane  an - 

co  il  Tetrarca  quando  diffe . 

L'un  uiue  ecco  d’odor  là  fu' l gran  fiume  ì 

lo  qui  di  foco , e lume 

Taf  co  i frali, e famelici  miei  fiirti . 

Sternutare.  n 

VT^antico  prouerbjfrdke:  Sternutauerunt  amores,  del  qual  fà  meni  * 1 4, 

tione  Teocrito , e fi  dice  che  con  lofiernutofi  da  buon  fegno  d'ama - 
re,e  peròTropertio  diffe: 

<tyum  libi  nafeenti  primis  mea  iuta  diebus  LìZ>. 

Aridus  argutum  tternuitomem  amor  i Catullo  diffe  anch’egli  : 

Hoc  utdixit  amor,  fimflra  ut  ante 
Dextrafiernuit  approbatione , 

*Nunc  ab  aufiicio  bono  prefetti 
Mutius  animis  amarti  amantur . 

«Alberto  Magno  fcriue  che  gli  Auguri  hanno  lo  Sternuto  per  fegno  di  re - 
rità,  e di  douer  effer  liberato  da  infidie,&da [oprattante  pericolo. Et  Ari  Apopht.  1. 
ttot  ile  dice  che  gli  sternuti  che  fi  fanno  dopo  il  me%o  giorno  danno  indicio 
di  maggior  felicità , e noi  ancora  fe  alcuna  cofa  raccontando  ci  (oprame- 
ne lo  fiernuto  diciamo  con  quello  confermar fi  lauerità  di\quel  fatto  : e 
fentendo  l'infermo  a tternutare  Stimiamo  ciò  effer  fegno  della  ricuperata  uh.  2?; 
fanità . Tlìnio  cercala  cagione  perche  fi faccia  honor  e agli  fiernuti,  co-  Lib.i.dttnì 
m noi  ancora  facciamo, pregando  felicità  a chifiernuta9di  che  « iriftotile 

rendendo 


DcH'Arte  de  Cenni, 

tendendo  la  ragione  dice, che  tre  fono  le  parti  principali  delnofiro  corpo  : 
il  caponi  petto , & iluentre,&  che  fi  come  i crepiti  fono  reffir  amento 
del  ventre , & i rutti  del  petto , cofigli  firmati  del  caponi  quale  effendo 
[opra  tutte  ['altre  parti  del  corpo  uener  ah  de  ,per  dògli  fpiriti  che  cofl  me - 
%o  dello  flernuto  dal  capo  efeono,  dando  fegno,  che  il  capo  è f ano,  potendo 
cuocere,  e [cacciar e Phumidità , come  cofa  [aiutare  lo  nutriamo*  Sarà 
adunque  lo  {temuto  cenno  buono , efauoreuole  , e che  darà  inditio  di  ue* 
riti , di  [unità , e di  felicità  « Cicerone  riprendendo  quelli  chetn  ogni  loro 
pèdwW'Zfacenda  offeruano  ogni  mimmo  augurio , diceda  cohoro  etiarrt  [temuta ~ 
menta  cruntobfemanda* 


BEL* 


Farce  Prima^. 

DELLE  LADRA,  Cap,  XVII, 

f Delle  labra, 

% Labrachiufe.’ 

3 Mouer  le  labra, 

4 Labro  inferiore  fporto  in  fuori  »’ 

5 labra  tremanti . 

6 Torchile  labra. 

7 Delibare  . 

8 Labra  gonfie, 

Morficarfi  le  labra# 

Delle  la  brar 

frome  la  natura  ci  diede  commodità  di  coprir  altri  no*  , i ^ 
ftrs  mancamenti, cofi  co*lf or  marcile  labra  Molle  che  na - 
fcmder  potemmo  la  brutterà  de9denti:percioebe /o 
bene  i candidi,& eguali  denti,, qual  perle  orientali, nefo 
la  bocca  dì  bella  creatura  le  rendono  non  poca  uagbt%- 
’gatnondmeno  perche  co'lprogrcffo  degli  anni  faciime  n 
te  fi  corrompono , e cadono,  perciò  non  fi  può  negare, che  gran  fauore  non 
ci  fia  flato  dalla  natura  conceduto  Vanendoci  dato  il  modo  di  coprir  que* 

Ma  deformità  con  le  labra 

Labrachiufe,  ‘ ^ 

QVeflo  è cenno  di  prudente  filentio, e di  faper  tacere  ; onde  il  Sauio  • 
dijfe:  Stultus,fl  tacueritfapiens  reputahiturì&  fi  comprefferit  la- &W' 1 7- 
Jbia  Ji4aiintdligcns,  Et  cefi  Dante  fi  ammoni  à fare  dicendo; 

Sempre  à quel  uer,  c*hà  faccia  di  menzogna  tnfr.  6. 

D è Phucm. chiuder  le  labra  quanfei  può  te  ; 

Terò  che  Jengacolpafa  uergogna.  E C^Ar  lofio  dijfe  ; C.43  -AM 

JJA Hrologo  tenea  le  labrachiufe , 

Ter  non  dir  ai  Dottor  cofa  che  doglia  . 

Manco  atto  ài  penfare , e però  dijf  e Horatio  : 

- — —lUc  ego  mecurtì,  ± 

Compre Jfs  agito  labri  $ 

Mouer le  labra., 

V (fi  ornato  delle  labra  dà  fogno  dì  nolo?  parlare  $ perche  cefi  fi  fi  ,5, 
quando  alcuna  cofa  fi  vuoi  dir  et  Domine  Ubi  a meaapmes , & osp/al.  5 p. 

meum 


Z.Reg.’l. 


I/aU . 

I 5. 
Slarc.  7. 


i 68  DcIPÀrte  de5 Cenni, 

wjc«w  annuntiabit  laudem  tuam  dice  Dauidde : Et  dice  anco  la  Scrittura  ì 
Danni, io.  Ecce  quafi  fimilitudo  fili]  hominis  tetigit  labia  mea , dr  aperiens  os  meum 
locutus  fum.  Et  il  Tetrarca  : 

18.  Tià  uoltegià  per  dir  le  labra  aper fi 9 
Voi  rimafe  la  noce  in  mego  il  petto . 

ludith,  j Velia  vedouella  Giuditte  dice  la  Scrittura:  Stetit  Iuditb  ante  leff unterai 
cum  lachrym;s,&  labiorum  motu  in  filentìoiet  di ^tnna  madre  di  Samuel 
leyla  quale  ejfendo  fterile}& pregando  il  Signoresche  la  rendefiefeconda% 
loquebatur  in  corde fuo9tantumque  labia  illiusmouebantur9  <&  uoxpeni - 
tus  non  audiebxtur . E ben  dimostrò  Iddio  effer gli  grate  le  orationi  di 
quelle  [ante  donnei  poicbeall’una  coceffeil  trionfo  del  decollato  Holofer - 
ne  $ & all’altra  la  gloria  d’eff ir  madre  di  cefi  gran  Trofeta  . Ver  fio  dijfc 
ch’era  attodiuolerorareall’ufanxfdegli  Htppocriti. 

Labra  mouens  taeitus  recutitaque  [abbata  paUes. 

Di  che  Jpeffeuolte  s’è  Iddio  lamentato  nelle  Scritture  / acre  dicendo:  To* 
pulus  hic  labijs  me  bonorat , cor  autem  eorum  longe  eff  à me  • 

Labro  inferiore  fporto  in  fuori . 

QVel lo  [porger  in  fuori  il  labro  inferiore  è ateo  lafciuo  1 che  tacita • 
méte  inulta  ad  effer  baciato ,& però  il  Tajfo  dijfe  in  un  fuo  Sonetto: 
Quel  labro rc ut  le  rofe  ban  colorito 

Molle  fi  Jj>orge>e  tumidetto  in  fuor  e , 4 

Spinto  per  arte,  mi  cred’io9  d’amore 

Ver  far  àbaci  ìnfidìofo  inulto»  Gìouiano  Tonfano  dijfe  co  fi  : 

Bafia  cum  firiffis  offers  mibi  claufa  labe  Ih  s . 

Eancogeftodi  ruminar  tra  sè  alcuna  coja,  come  Sogliono  far  iToeti  quan 
do  caminando  foli  uanno  intorno  le  loro  Toefìefantafiicandoycome  Hora • 
tio  di  [e  ftefso  co  fi  difse , 

lii.i.'Sat.?  Ibam  forte  uia  Sacra  (ficutmeus  efi  mos) 

Uefcio  quid  meditans  nugarum  y totusin  illis . 

Ter  fio  in  queflo  propofìto  difse  : 

Murmuracumfecum , & rabiofa  filentiarodunt  > 

*Atque  exporrcào  trutinantur  nerba  labello . 

Labra  tremanti. 

Slcomeilgeftodfhauerlelabraftabiliye  ferme  è Segno  d’huomo  intrepidi 
doye  veraceyconferme  al  detto  del  Sauio:  Labmm  ueritatis  firmurrLj 
1 rit  in  perpetuum  » Co  fi  batter  le  labra  tremanti  accennerà  huomo  timi • 
dose  bugiardos  onde  difse  Calfurnio  : 

Yalta  nerba  refert  tremulis  titubanza  labris » Et  vd bacucco  TrcfetaJ 
d[se  chiaramente  quetto:  ^iudiuiy  & conturbatuseSluenter  meus.à  #0- 

cecon - 


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Jw  # * li 


<&»>•$ 


Parte  Prima^» 


169 


r.6l 


ce  contremuerùnt  lahiamea , E la  cagione  diqueSìo  atto  è perche  il  ti* 
more, e tremore  del  cuore  fa  anco  uacillare  le  parti  del  corpo, & maffima- 
mente  quelle  che  fono  deboli,e  di  poca  ferme7gaycomt  fono  le  labra . 

Torcer  le  labra. 

OVeflo  è getto  di  f rande , e di  fuperbia  conforme  al  detto  del  Sauio  : 

Melior  ett  pauper,què  ambulai  in  fimplicitatefna,quàm  ditte*  tor*  trcu  19, 
quens  labia  [ua,&  inftpiens . £ perche  è notabile  deformità  il  tener  le  la - 
tra  tortejogliono  le  uaghedonney& igiouani  effeminati, prima  che  efca - 
no  di  c afa  acconciar  fi  allo  {pecchia  le  Labra  in  bella  pofitura  : quindi  nac- 
que il  prouerbto:  Labrisad  fpeculum  compofitis  incedere  . Ma  perla 
contrario  tener  diritte  le  labra  è geflo  di  huomo  prudente > e perciò  Salo - Prcu.ijZ 
mone  chiama  rette  le  labra  del  faggio . 

Ddibare. 

Ometto  atto  d’affaggiare  alcuna  cofa  con  Vettremità  delle  labra  è dì 
parfimonia,e  di  frugalità,  per  prouerbio  fi  dice:  Trimoribus  labijs , 
onero  fummis  labijs  deguftare , di  coloro  che  ajfaggiano  fo lamento  le  cofe 
fuperficialmente , e non  le  trasmettono  nello  Stomaco.  Cicerone  lafciò 
fcritto:  Equidemmultos&  uidiin hac  cintiate, & andini,  nonmedequi  VroC&lisì' 
frimoribus  labijs  deguftaffentgenus  hoc  uita . E Quintiliano  : Sed  hoc  ub.n. 
tranfeo , de  quo  nemtnem, qui  htterasuel  primis, ut  aiunt,  labijs  degusta- 
rti,dubitaturum  puto.  Seneca  : T{onà  fummis  labijs  itta  uenerunt,ha - ub.i.  e. 16 
beni  ha  uoces  fundamentum.  Et  leggiamo  appreffo  S. Girolamo :Vt  non  le  in  \p U 
ni ,citatoque  fermane,  &,  ut  ita  loquar,  fummis  labijs  hojpìtes  inuitemus . &*/?• 
Quefio  delibare  fi  dice  anco  quando  far  linamente, e conia  fommità  de3  la- 
bri fi  colgono  i baci 

Virgilio  di  Gioue  che  baciò  Venere  fua  figlia  diffe  : 

Ofcuia  libanti  nata.  Et  Mpuleio  di  due  felici  amanti  : JEn.il 

Olii  purpurea  delibante s ofcuia. 

Mail  Tetrarca  ingegnof amente  trafportò  queflauoce  della  bocca  à gli 
orecchi  mentregodea  lamci,  e la  uifia  della fua  Laura  dicendo  : 

J{apto  permand3Mmor,nèsò  ben  dotte , Scn.idiì 

Doppia  dolcezza  in  un  uolto  delibo  . 

Imitando  ti  rapimento  dell*  M.  pollalo  quando  differite  in  corpore,fiut ^ 
extra  corpus  nefcio , ti  qual^poftolofcriuendo  à Timoteo  apunto  diffe  Tin}t  4;  * 
ego  entra  iamddibor.  ‘ 

Labra  gonfie . 

Q Vetta  farà  geflo  d'animo  fde^nofo,®  iracondi.  Dante  di  Tìnto - Q 

ne  irato  difj e che  Virgilio  : 

To.fi  nuolfe  à quell* enfiata  labbia  inftTt 


V E diffe 


1 70  Dell’Arte  de’ Cenni, 

E di{fe  taci  malaietto  lupo, 

Conf/ma  dentro  te  con  la  tua  rabbia . 

Età  T affo  dice  che  Argante , quando  da  G offredo  gli  fà  negata  la  pace» 

• Con  enfiate  labbia 

8' 88.  si  truffe  manti  al  Capitano,  e diffe  \ 

Chi  la  pace  non  vuol,  la  guerra  s’habbia. 

Prm  io.  £ Salomone  prima  di  colloro  diffe  ; Ei  3 qui  dilatai  labia  fitta  ne  commi» 
fcearis , Et  altrove  2 

Ehm,  ió - iab;a  lamenti  a cum  pejffimo  corde  fociata  . 

ModìcarfileJabra, 

« TI  Er  grand’ira , e per  grande  fidegno  l’huomo  fi  fimi  morder  le  labro*  ì 
1 Mrifiofane  cefi  diffi ^ : 

ln  Comedens  laèra  pm  iracundia . Et  Homero  nell9 Odi ffea* 

1 3 %d$ì  hi  labro,  finis  prefferunt  dentibus  orane s . 

Salomone  cefi  ancor  egli  Tintefe  quando  diffe  : 

Erm.  1 6,  Mordens  labia  firn  per  fiat  malum , 

Uh.iu£s%*  E Quinti  tiano  ferì ffe  che  labra  iambere,& mordere  deforme  eH» 

Co  fi  diffe  anco  inizio  fio  : 

E che  Ravenna  faccheggiatareCla , 

C.3  J4&41  morde  il  Vapaper  dolor  le  labbia , Et  il  T affo  di  Tintone  irato ; 

«Ambo  le  labra  per  furor  fi  morfe  > 

C.4.8*  1.  E qual  Tauro  ferito,  il  fuo  dolore 

Versò  muggiando,efofinrandofu®re»  Et  in  un9  altro  luogo  il  Argante 2 
Tacque , e’I  Vagano  ai  feferir  pocomfo 
Morde  k labra , sii  furor  fi  firugge * 


©Et- 


Parte  Prima^.  171 

DELLA  BOCCA.  Cap.  XVIII. 

1 Della  bocca, 

2 Bocca  aperta  uerfo  alcuna  cofa. 

3 Pender  dalla  bocca  altrui . 

4 Bocca  aperta  verfo  il  cielo. 

y Moftrar  i denti  con  la  bocca  operta  l 

6 Della  Tanna. 

7 Bocca  chiufa. 

8 Anello  porto  alla  bocca  l 

9 Bocca  gonfia. 

10  Gemere. 

11  Sofpirare. 

1 2 Soffiarli  fopra  la  palma  della  mano. 

13  Sbuffare . 

14  Sbadigliare. 

15  Singhiottire, 

16  Toffire . 

17  Ruttare, 

1 8 Sputar  contra  alcuna  colar 

1 9 Sputar  nella  faccia  d’alcuno  J 

20  Sputarli  nel  proprio  feno. 
zi  Sputar  verfo  il  cielo. 

2 z Sputar  fopra  l*una,e  poi  fopra  l’altra  mano- 
sa Inghiottir  la  faliua. 

24  Hauer la Ichiuma alla  bocca® 
zì  Lauarli  la  bocca  • 

26  Vomitare  . 

27  Ruminare. 

28  Sufurrare. 
zp  Muffare. 

50  Mormorare® 

31  Stridere. 

31  Vrlare. 

33  Rugg'«*- 

34  Mugire. 

35  Vagire. 

3 6 Suffolare® 

X % 37  Atto 


I . 


1 7 1 Dell’Arte  de’  Cenni, 

37  Anodi  fonar  la  piua. 

3 8 Geli®  di  fonar  la- tromba* 

3P  Atto  di  parlar  baffo. 

40  Atto  di  bere  * 

4 1 Paio  dolce, 

42  Rifa  garbo. 

43  GtturarOiaJbocca. 

,44  Del  bacio. 

.45  Del  Bacio  facro,  e dittino.’ 

46  Baciar  la  freme. 

47  Badar  gli, occhi. 

48  Baciar  la  guancia . 

4P  Badar  la  bocca . 

5 o Baciar  le  proprie  mani. 

151  Baciar  le  mani  altrui. 

5 2 Baciar  l'altrui  gi  nocchia^,’ 

5 3 Baciar  i piedi  altrui . 

5 4 Baciar  le  co  fé  in  fenfate* 

1 5 Bacio  fraudolento . 


Della  bocca. 


T^atura  ha  iti  qneflo  mondo  in  tal  maniera  rnefecla - 
£o  bene  colmaie>cbe  diffìcilmente  fi  può  l'uno  confo* 
guire  > che  dell'altro  non  fi  partecipi  : il  che  ficome  in 
molti fme  altre  cofe , cefi  manif eoamente  fi feorge^j 
nel  propnfito  noftre  delfauellare  ; penioebe  dal  com* 
modo  che  hà  fentito  l'buomj)  da  qneflo  che  bora  è 
jtvmmme  modo  con  la  bocca  di  parlare , ha  qrnfi  del 
tutmfmamla  qnetlamtmal  maniera  di  efpr'mer  i concetti  del  fuo  animo 
€m  ì gefli  di  tutto  il  corpo  | .laquale  perciò  fu  dalla  di  ulna  presidenza-* 
Mulbummo  mtmdmmte  concedutala  egli  anco  in  ciò  tralaf dando  ilbe * 
s&efi-cio  della  natura  s Riandato  procacciando  artificioso  modo  di  /coprir 
■emiaèrnea  ifim  defidertj*  inventando  un  numero  qua  fi  infinito  di  soca* 
è&Hs&  m arte  méscendoli  perconfeguir  con  lungo  ft  lidio  quella  in&eUigi* 
iik  Soquen^ds  che  la  natura  solca  che  wfibtlfoffs , & cpfi  darle  per  og* 
togli  muchi $quMo  oUa  dmeaà  gli  occhi  corn/bonàere  : Onde  in  ciò  è 
.■m-uemto  queUo  che  dilla  geiigime  u ediam  0 effev  accaduto  sperciò  che  ni 
mokmàogM  hmmim  mfmm^sgmterfifiax fermi  m quella  fede  che  iddi* 

vistene 


Parte  Prima.  173 

•finente  aitòr  della  natura  ci  bauea  infegnata,fifono  pazzamente  inuilup 
pati  in  tante, e coftfirauaganti  opinioni, che  tra  loro  non  s'accordano, e no 
jintendono:cofi  non  contenti  gli  bmmini  di  quella  communefauella , che 
con  proportionatì  gefti  era  da  cjjì  naturalmente  formata  : hanno  con  arti- 
ficio tante  maniere  s e cefi  diuerfe  di  favellare  inventate, che  una  regione 
■con  Valtranon  s'inicnde } ne  s'accordale  con  lunghìffimo  Rudio  potreb- 
bono  da  bicorno  dy eccellente  ingegno  effer  apprefe  : ma  defìderando  io  di 
teUituìr  quanto  pi  à fi  a poffibile  quella  (munita  naturai  favella, come  co 
uarij  gcftt  del  no  lira  corpo  fipojfa  ragionare  in  parte  fin' bora  ho  dima- 
firato y e meglio  per  i'auenire  andavo  dimofirando:  & come  con  la  bocca  9 
fen^f  ormar  favole , ciò  anco  fare  fi  poflfa  bora  procurerò  di  manifeftare * 

Bocca  aperta  verfo  alcuna  cofa. 

IL  lenir  la  bocca  aperta  uerfo  alcuna  cofa  c gefio  di  de  federarla  gran-  , 

demente , cervie  ftar  in  atte  di  divorarla  : e fi  dice  volgarmente  alcuno 
fiat  con  la  bocca  aperta  fopr a quella  cofa, che  fommamente  defidera.  I La 
tini  ejprimono  quefto  gefio  col  nerbo  biave, che  vuol  dire  con  la  bocca  aper 
iaàlcuna  cofa  bramare,  UfcriUura dice  de’  Giudei,  cheboHes  eorum  in - tflbcr.f. 
hìabant  fanguinL  Seneca : Qui c quid  accepit  integrumdeuoraty& femper  in  Epifi. 
ad  fpem  futuri  hiat,  & fi  dice  alieno  patrimonio  inhiare  » Hifco  è campo - 
fiodahio,  e figni fica  apunto  aprir  la  bocca , e per  translatione  fi  dice  delle 
cafe  che  per  uè  c chicca  ,è  peraltro  accidente  s' aprono. Vlauto:T  ace,  cedes ln 
hifeunt*  ideila  terra  quando  per  troppo  ardorfi  apre,&  fa  fiffurc,  Ovi- 
dio diffe  " 

Hifcere  nempe  libi  terra  roganda  farei ° "£$.€» 

Virgilio  della  voragine  9 & bocca  fljtuerno  diffe m 

Sp cianca  alta  fuit  uaftoque  immanis  hiatu . 6l 

Et  usò  anco  fatifco  in  quefto  fignificaio  per  ejfi timer  come  le  naui  perla 
fortuna  s* aprivano* 

jiccipiunt  inimicum  mbrem,rimifque  fatifemt*  &n.u 

E quefto  ge fio  è proprio  de1  lupi  fi  quali, mentre  bramano  il  cibo  fi  anno  con 
la  bocca  aperta:  e perciò  T lauto  : Jfam  iUic  homo  tuam  h&reditatem  in-  in  SiUfc 
hiat  quafi  efmiens  lupus , & per  proverbio  fi  dice  : lupus  hiat , dì  coloro 
che  non  hanno  potuto  confeguir  quello , che  grandemente  de fiderauano  : 
perche  quando  quefto  animale  non  ha  potuto  goder  la  bramata  preda , fi 
parte  con  la  bocca  aperta  * Luciano  dice  : Vt  lupus hians  dij cederemo,  in  GaU$. 
Dionifio  Soffia  in  una fua  Epifiola  dice:  Pafìusfum  btpus frufira hians. 

Horatio  parimente  s 

— — Cormmddudethkntem  LikiM. 

^dUudendo  alla  favola  d’Ffopo  del  corvo»  e delia  volpe  ymanào  egli  refiò 


174  Dell'Arte  de* Cenni , 

con  la  bocca  aperta,  & del  formaggio  prm,& parlando  d’ttn  attiro  dice 
l'ifttjjo  Toeta  : 

CottgeBirvndique  faccis 

1 ridormi  sinhians . 

Ver  la  mede  fama  ragione  / ì dice  anco  in  prouerbio  Larushians  , perche 
ApudAthe.  quello  ve  cello  per  natura  yorace  fa  il  medefmogefto  ; onde  Tlutarcv 
eenu,  ; F parlando  d*  un  go  lo fo  parafitto  lo  afjomiglia  à quefh  animale  dicendo  i 

— verò  adueniensin  limine  fl  ab  a t 

Cherephocn  parafatusei  vicinus,auinon 
Diffimilis  vulgo  dtffa  efllarus,efurientu 

Dante  pofe  quefto  geflo  per  brama  d*  alcuna  cofa  come  l'acetato  brami 
di  berciò  ; 

tnfar  j 9.  pacata  lui  tener  le  labra  aperte 
Come  Veikko  fà  ; che  per  la  fete  9 
Vun  verfo  il  mento, e l'altro  in  su  riuerte  l 

Quello  gelìo  di  ftar  con  la  bocca  aperta  per  fegno  dì  gran  defaderio  idefi 
$ o da9  Tofcani  agognare  ,&  è tolto  da9  cani  onde  il  Boccaccio  nel  Eiloca^ 
po  diffe 

Gli  agognanti  cani  * E Dantet 

Inf  eant.6.  Qual*  è quel  cane  ch'abbaiando  agugna, 

E fai  r acqueta  poi  che'l  pafto  morde  • Et  il  Tetrarca ^ 

Can^  1 1 . che  s'afpctti  non  sò,ne  che  s* agogni*  E V*4riofto . 

€.15.  fi.  $9  L'Europa  è in  armene  di  far  guerra  agogna 
In  ogni  parte,  fuor  ch'otte  bifogna, 

Fend  er  dalla  bocca  altrui  , 

X YS  r 4ue^°  &e^0  c^e  ^ndo  con  la  bocca  aperta  in  atto  di  gran - 

’ * # jLJr  de  attentione^irgilio  diffe  : 

Aen.z.  Coni icuere  omnesintentique  ora  tenebant » E l**4riolìo  : 

c^z./l.si  che  con  la  bocca  aperta  facean  fegni  9 

Che'l  canto,  e l'armonìa  lor  dilettaffe  * Et  un'altrui  uolta  e 
e.  43.  fan*  Con  tanta  attention,  che  chi  lo  mira 

s c8.  q^Qn  yatte  gii  occhi*  e à pena  il  fiato  fjbìra  « Il  T affo  ciò  ejfreffe  dicendo  : 

C.5/74.  Edalabocca  pendon  di  colui  9 

Che  Jpicga  i breui , e legge  i nomi  altrui*  Et  ancora  : 

C.y.Jt.  14.  Mentr'ei  così  ragiona,  Erminia  pende 

Da  la  foaue  bocca  intenta,  e cheta . Imitando  Gnidio  quando  diffe  $ 

$pt  1 0 narranti*  comux pendei  ab  ore  viri « 


Cocca 


Parte  Primsu.  17; 

Bocca  aperta  verfo  il  Ciclo 

E^tto  di  fobrietà,  e di  parfimonia , come  fìat  affrettando  di  uiuer  di 

rugiada , che  dal  Cielo  cada , fecondo  quel  prouerbio  : timore  pafei - '4* 

tur9come  fanno  U ci  cade, dì  che  dì ff e Virgilio  : 

Dunque  thymo  pafeentur  apes,dum  rorecicad#  , 

Naf tendo  i corni  fen%a  piuma, & effendo  di  pelle  bianchi, fono  da  princi- 
pio dalle  loro  nere  madri  abbandonati , filmando  non  effer  loro  figliuoli  % 
onde  effi  tenendo  la  bocca  apertauerfo il  Cielo  , e con  quefìo  gtflo  in  certo 
modo  chiedendo  foccorfo  dal  creatore  del  tutto  ,fono  di  rugiada  celeftc^> 
nutriti, fin"  à tanto , che  fatte  le  nere  piume,  fono  dalle  loro  madri  per  figli 
riconosciuti, ■& allenati , che  fùda  Giobbe  così  ejfrreffo  : Qui  pr/eparat  c*p 
corno  efeam  fuam,quando  pulii  eius  clamant  ad  Deum  yagientes,eo  quod 
nonhabent  abos , E Dauidde  in  conformità  ; Qui  datiumentis  efeam  ip-  p/*/.i4£s 
forum,  & pullij coruorum  inuocantibus  eum , 

Moftrar  i denti  con  ia  bocca  aperta , 

*T  L geflo  d’affaldar  il  uolto  aprendo  la  bocca , me  fi  r andò  i denti , tome  % r m 
X i cani  quando  per  ira  fanno  le  rughe  nel  moftaccio,  e attedi  {degno, e*  # 
d'ira  , detto  dai  latini  rmgo , & quindi  dicono  tingere  per  ìf degnar  fi  dal 
torcimento  delle  narici , perche  la  narice  da  Greci  è chiamata . Ho  ra- 
tio in  quefìo  fignificato ; 

Trdtulerimfcriptordelirus , inerfque  vi  deri  Cui 

Dum  mea deh ffent mala  me,  rei denique fallane 
Quàm  fapere,  & ringi. 

Et  quindi  deriua  riflus  che uml dire  ilmoJftactìoÀ  quefìo  modo  contra- 
fatto, Marnale * 

Cum  comparata  nfìibus  tuis  ora  Zfr,*; 

'NjLiacus  habeat  Crocodillus  angufia,  Giuuenale , 

Jpfe  ad  conffreflum  ca  m di  due  ere  ri  Cium,  Gnidio  delle  rane  ; ***-•  1 

Jpfaque  dilatant  patulos  conuiciaridus , 

Et  quindi  difeende  rixa  ch’ìè  propriamente  la  contefa  di  cani  , da  tingo 
deriuataycbe  poi  fi  diffe  anco  delle  c onte fé  deglikuomini . Fello  Tompeo 
dice  ; B^cìus,  rixa,  nxosè,  ringitur  dici  videntur  quia  in  diuerfum  rum - 
puntar,  contrariaque  fini  retto  , 'Nella  mfirafauella  diciamo  parimente 
ringhiare,  e tingo , e quindi  digrignare . L'Mr  lofio  ben' informato  di  ciò, 
l'effrrejfe  in  quefla  maniera  ; 

C ome  / oglion  taf  hot  duo  can  mordenti , C.  i 

0 per  inuidia,  ò per  alt r' odio  moffi, 

Muicwarfi  digrignando  i denti 
Con  occhi  biechi , c più  che  bragia  teff  £ 


1 76  Dell’Arte  de5 Cenni, 

Indi  a morfi  uenir , dì  rabbia  ardenti 
Con  affri  ringhi}  e rabuffati  doffi , 

Cefi  d le  ffade  da  igridise  da  Ponte 
Venne  il  Circaffo , e queldi  Cbiaramonte_j  2 

Dante  volendo  dire  che  gli  pretini  erano  molto  piàfdegnofi}<&  orgoglio - 
fi  di  quello  che  allo  Flato  loro  fi  conueniuafit  chiama  Bettoli, ciò  è picca- 
ti cani  ringbiefi  : 

Iuyg  ia,  bettoli  troua  poi  uenendo giufo 

ringhio  fi  piu  che  non  chiede  lor  pojfa  i r 

Etalor  difdegnofa  torce  ilmufo  . 

: Di  Fìando  tuttauia  nella  metafora  de  i cani  nell'Inferno  dice  5 

Stani  Minos  horribilmente  e ringhia  • 

Et  in  un* altro  luogo  effo  Voeta  àiffe  ancora  : 
lnfer.il.  'Hpn  ^edi  tà  che  digrignano  i denti . UJfmFlo  s 
Come  fi  ffinge  il  Cane  al  Lupo  adoffo  * 

C.i  7 fi,  89  Che  dieci  pajjìgli  uà  dietro  , ò uinti 
E poi  fi  ferma%  & abbaiando  guarda 
Come  digrigni  mmacciofo  i denti . 

Quello  IFleffogeFlo  di  digrignar  i denti  è anco  effreffiuo  del  rifo,  pbicbèD 
quelli  che  grandemente  ridono  all'ifleffo  modo  affaldando  la  faccia  mo ■» 
in  Form,  frano  i dent'u  & perciò  Terentio  diffe  : iUe  ringitur  ut  ride  a s , & riffur» 
che  quindi  deriua>come  dicemmo * figmfica  il  ceffo , & il  maftaccio , ciò  è 
tutta  quella  parte  della  bocca > laquale  mentre  fi  ride  è terminata  datici 
fue  falde.  Il  Budeo  dice  : 

fyàusefìorisdìftenfio  qualis  effefoletin  rìdentìbus • Et  H orario. 
l$,i'M.io'Ergo  non  fatis  efi  rifu  diducere  riftum. 

Vn  parafito  appreffo  Tlauto  hauendo  dette  alcunefue  inette  facetiesdeUè 
quali  ninno  rifeyd\ffe  che  almeno  doueano  finger  di  rider  e ^mofir  andò  i den 
ti  come  fanno  i cani. 

Della  Tanna* 

C^'0  è detto  colitiche  con  uno jciolto  ri fo9& con  tutte  le  parti  del 
corpo  difìortefchernifcegli  altrui  cofiumi  congeflo  cefi  inetto  dì  con- 
torcerle labra,  & mofirari  denti}  che  mentre  s'affatica  di  fchernir  alcu- 
De  Crai,  x^no^egli  è da  tutti  fchernitOtCome  dice  Cicerone:  Quid  cairn  pot  efi  efie  tam 
ridiculum  qudmfannio  efi}qui  ore}Vultu,imitandismorìbus*uoce}  deni - 
Zìb.  9.  que  corpore  ridetur  ipfeì  fenuendo  d Tapirio  Veto  dice:  Salis  enim  fìtti s 
Sa:,  i.  eftjanniorum  parum . Ter  fio:  Vos  ò patnciusfanguis  quosuiuerefas  kft. 

Occipiti  esco  poFlics  occunite  fanns . Giuuenale  : 

1 nmc  & dubita  quaforbet  aerafanm  Tullia»  E PiFìeffo  Ter  fio  : 

Difce 


Parte  Primari  177 

Dlfcefediràeadaìnaforugofaquefanna0  „ # Sat  ^ 

Quindi  è derivato  fub fannar e iCb' è l'ifleffo  chefchermrefonde  à peccatori 
difft  Iddìo  per  SalomoneiEgo  quoque  in  interitu  uefiro  ridebo , &fubfan - Prou.  i . 
nabo : & Dauidde:  Qui  habitat  in  ccelis  irridebit  eosy&  Domimi  s fubfan-  Tfd  2 
nabit  eos . & fubfannatio,  è lo  fchernimento  fatti  furnus  uicinis  nofiris  , p/ai  7g, 
fubfannatio,&  tllufiohis  qui  in  circuita  nottrofunt.  Etaltroue:  Subfan - Pfal .34* 
nauerunt  me  fubfannatione.  Etuolendodir  il  Sauio3  che  lo  Schernitore^ 
fchermifce  indifferentemente  ciafcuno  diffe  : Equus  emi(fariu/,fic  &ami - *cc-  33* 
cus  fubfannator  fub  omni  fuprafedente  hinnit.  San  Tomafo  dice  : Irrifio , secund.fic, 
& (ubfannatto  conueniunt  in  fineffed  differunt  m modo‘,quia  prima  fit  na  ^.oa, 
fo  rugato,  fecunda  nero  fit  erejdefi  uerbìs  > & cachino . Della  prima  par 
che  Terfio  intendere  quando  diffe : 

Ingeminant  tr  emulo  snafo  cri  (fante  cachino s. 

E perche  tifino  (mie  ff  effe  raccoglier  le  labra}&mottrare (conciamen- 
te i dentice  far  un  tal  getto  ridicolofoypsrciò  effer  ( imbolo  dìfcherno  dice 
Tierio  V alenano . Forfè  da  quetta fama  non  è differente  quel  mo(lac - in  jfw». 
ciò s del  quale  intefe  l'^triòfìo  dicendo  z 

Sefentìffe  ch'io  amaffi  faria  un  uìfo  » Sat ,4, 

Come  morde ff e ali' bora  all3 bora  un  f orbo  ^ 

Vitaliano  chiama  fanne , & anco  game  i denti  maggiori  del  cinghiale  * è 
d'altro  ftmil  animale  ye  co  fi  anche  de'  cani . Dante  diffe  : 

- E con  l'agute  fanne 

Mi  parea  lor  ueder  fendere  i fianchi.  Et  anco  : 

Le  bocche  aper[e>emoftyouì  le  fanne. 

^ Affannare  poi3&  aggannare,  e quello  che  dicono  i Latini  mordicns  tene - 
re,  ciò  ètentr fermo  co ' denti . Dante  : 

Da  la  qual  parte  il  periglio  l'affanni . Et  anco  r 

E quefio  bafìi  de  la  prima  ualle 

Saper  ,&  di  color  che'n  sé  affanna.  Et  un'altra  [ho  Ita. 

L'una  giunfeà  Capocchio 3& in  fui  nodo 

Del  coilo  l'affannò  stjChe  tirando 

Grattar  lì  fece  il  uentre  al  fondo  [odo.  E l'^Lrèofio  : 

Cerche  non  le  fi  uolgaye  non  l'agganni . 

Bocca  chiufa. 

QVefio  farà  atto  di  filentìo , poiché  con  la  bocca  ferratane»  fi  parla  : . 7» 

& hoggidìil  {omino  Pontefice  vfa  là  cerimonia  d’aprir  la  bocca  à 
Cardinaliycbe  prima  non  haueano  facoltà  dì  parlare  in  Concittoro  i'Ario* 
fio  diffe. 

Liberamente  tc'l  confeffo  y hot  chiude 

Z La 


Sai  | , 

M*.  i. 

Tu/cul.  $ 

\ 

Met,  ij.Tj 

yn,  138, 


Pfahól, 

.8. 

2ccl,  iì, 

2eel,$%t 
PJaL  1 <jq. 

2 lui  in  0= 
fopkteg.  0 
*n  Altxm. 


s?8  Dell’Arte  de’ Cenni , 

la  bocca,  ch’à  difender  la  bugia , 

7v(j?»  volli  prender  mai  jfada  nè  feudi . 

A pprejjo  1 Romani  era  lafiatua  di  Angerona  con  la  bocna  legata , e figli 
lata , per  atterrire  che  non  fi  deueffe  nudare  in  tutela  di  qual  Dìo  (offe  la 
Cittd}acciocbe}  con  le  loro  fuper  Iti  noni,  egli  non  fiffe  cor  [fretto  à partire , 
& la  dfiefa  di  quella  abandonare  : onde  Virgilio  diffe  : 

E x ceffer e omne s aditi sy ari sque  r elici- s 
Dvj  qtubus  imperium  hoc  fleterat . 

Et  effimera  anco  dolorofo  filentio, onde  Cicerone  : Nicbe  fingiturlapil 
dea , propter  Attrnum  credo  in  lutfu  filentium . 

Quidio  di  Ecuba  quando  vide  il  corpo  di  Tolidoro  fuo  figlio  e flint  0 dìceche 
; — ~ obmutuit  illa  dolore. 

il  Tetrarca  parlando  della  riuerenga  che  portaua  alla  fua  amatru 

Laura  dice  : 

Ond’io  non  potei  mai  formar  parola , 

Ch’altro,  che  da  me  lìejfofoffe  intefa 
Cofini’ba  fatto  amor  tremante , e fioco 

Et  fe  bene  il  taciturno  è limato  ftggw , è però  anco  indiciohominis  pra* 
ua  cogitantis , e però  è fentto  : 

Demijfos  animo , & tacitos  vitate  memento , 

Flumiene  jub  placido  forfan  latet  altius  vnda . 

E et  ntra  quelli  che  interrogati  non  rifpandono  è indicio  di  colpa , & mani 
c amento , perche  co4ne  diffe  Stokeo  : Ventas  nullam  r equini  premedita* 
tionem.  Et  Seneca  : Quid  verba  quarti  ? vcritas  odtt  moras.  E Danid.de: 
Obftruffium  efi  osloquentium  iniqua  » 

A nello  pofìo  alla  bocca. 

Egitto  d'imponer  filcntie,D>ce  il  Sauw  Saicmcne:Quis  dabit  ori  meo 
cuflodiam  ,&  fuper  labiamea  fignaculum  ccrtum  ,vtiinguamea 

nonperdatme ? Etanco : 

Ti fui  orimeo  cuflodiam  : imitando  fuo  Vadre  Dauìdde  che  prima  hauea 
detto  ; Tane  Domine  cuflodiam  ori  meo . Et  ojìium  circumftant’fi  la - 
bus  meis.  ^iìejfandro  Magno  ponendo  il  fuo  anello  fignatono  alla  bocca 
d' Efeflione  con  quello  gelìo  gli  ifàpoje  fili ulto  di  quanto  haue a veduto 
effer gli  fiat  oda  Ohmpia  fua  madre  jentto.  Si  dice  m prcuerbio;  Ciani  sin 
lingua  Sofocle  nell  Edipo  Coloneo  lafctò  ferino  ; sA  urea  ciane  linguam 
ìnitiatorum  coercere  ; per  accennare , che  (idi  uè  chiuder  la  bocca , come 
con  ma  chiane  ,accioche  nonefeano  i jecreti  conforme  à quel  verfetto 
apprejjo  Luciano  : 


v< ir  canuta 


Parte  Pritnau;  179 


Zircinumvìcelet  claudenda  efl  lingua  figillo. 

Le  grà,  che  di  alida  vengono  per  lo  monte  Tauro  per  non  effer  fentite 
dall*  Aquile,  & cefi  paffar  fieramente,  non  folo  fanno  quello  paffaggio  di 
notte , ma  con  alcune  petruccie  in  bocca  per  offeruar  neceff'ariamente  que 
(lo  filentio:  co  fi  gli  huomini , che  naturalmente  fono  loquaci , douerebbono 
con  arte  emendar  il  rido  della  natura.  Socrate  commandaua  tre  cofc_j 
principalmente  a*  fuoi  [colarida  prudenza  nell* animo , la  verecondia 
nel  volto, & il  filentio  nella  lingua . Sono  alcuni  come  vafi  rotti  che  [pan- 
dono  il  tutto  nè poffono contener  cofa  alcuna.  Duidio  diffe  bene; 

Quis  furor  e fi  qua  notte  latent  in  luce  faterii 
Et  qua  clamfacias  fatta  referre  palam  i 
0 come  faggiamente  diffe  quell1 altro  : 

Arcanum  neque  tuferutaberis  vUiusvnquani 
Commxffumque  teges,  & vino  tortus  ; & ira * 

bielle  gentili  ragunanze  merita  egual  biafimo  Pignorante  d parlare, e l’e- 
rudito à tacere . Di  vno  che  dijputaua  ignorantemente  diffe  Democrito  9 
che  egli  non  era  perito  di  parlare,  ma  fi  bene  imperito  di  tacer  e.  Ad  vno 
altro  che  nel  conuito  non  parlaua  Teofrafìo  diffe, che  s’egli  era  ignorante 
{acca  da  prudente, ma  [e  prudente  [acca  da  ignorante  • 


Mutare, 


Amtrf 


Ver.  Uh.  1 
tpift.  1 9. 


Bocca  gonfia  • 

LA  bocca  piena , e gonfia  è gefio  di  vanità , come  fi  vede  in  alcuni,  che 
con  tanta  magniloquenza  parlano , che  gonfiando  la  bocca  parche 
vogliano  formar  ampolle , che  fono  vafi  di  vetro  co*l  ventre  gonfio , de* 
quali  apunto  Horatio  diffe  : 

Troijcit  ampullast&fesquipedalia  verba.  Et  altroue : * ?oe1' 

Ampullatur  in  arte . Iti. 

Tale  fu  Ciclico  Toetaftro , che  con  tanta  gonfiezza  & vanità  incominciò 
ilfuo  Toema,cke  non  potendo  in  quella  fomentar fir,  Horatio  biafimando - 
lo  ci  diede  fopra  ciò  quetto  precetto  : 

Hec  ffte  incipHSfVt  fcriptor  Cyclicns  olimi 
FortunamTriami cantabo,  nobile  bellum, 

Quiddignum  tanto ferethic promiffor  hiatu  ? 

E ci  infegna^he  dobbiamo  humilmente  incominciare}  & poi  inalzandoci 
blon  fumum  ex  fulgore,  fed  ex  fumo  dare  lucem  Turno  à Drance  dice 

— An  tibi  Mauor s Mn.iil 

Fentofa  in  lingua , pedibusque  fugacibus  iftis 
Semper  erit?  à che  par  che  alludeffe  Catone  dicendo : 

Quoi praftare  potes  ne  bis  promifens  vili , 

tic 


Z % 


C&p>  16, 


Vm&à'is 


JE».  XZ« 


1 8 o Deli3 Arte  de5 Cenni  s 

He  fis  uehtofus  dum  uis  bonus  ipfeuideri. 

E Giobbe  à quei  [mi  nani  conf datori  difife  Munquid  habebimt  finiti  uìt 
ba  uentofa  i Dante  uolendo  dire  che  .Arrigo  V . Sueuo  Imp.  e Federi* 
go  IL  fuo  figliuolo  furono  fuperh’  , li  chiama  uenti • 

Queff  èla  luce  de  la  gran  Goftanga , 

Che  del fecondo  uento  di  Soaue 
Generai  tergo,  e ì' ultima  pojfanga.  E Virgilio  : 

Dot  lihert-atem  fanditflatufque  remittat. 

E fi  dice  deponeve  flatus , per  poner  da  parte  l'alterezza , e la  fuperb'uul 
E S.Taolo  dice  chefcìentìa  inflat . E per  lo  contrario  che  charitas  non  in « 
Ad  Cmvi  fiatar  non  cH  am b i i ìofa.Quefiogefio  accenna  anco  ira3e  fuperbia.Salomo» 
• ne  uolendo  lignificare  , che  gli  huomini  fuperbi  faranno  humiliati  da  Dio 
dice : Difrumpet  illos  inflatùs fine  noce,  & commouebit  ìUos  àfundamen « 
tis.  Fiorano  dijfe  s 

— — Quìsillìslupiter  ambas 
Uk  i Mi' i Iratus  buccas  inflet . Et  anco  : 

ìratufque  cremes  tumido  delitigat  ore . 

H Pesi,  Come  amene  nelle  rane , che  per  ira  fi  gonfiano:  onde  EfopQ  formò  Fapolo^ 
go  della  rana,chc  peruolerfi  troppo  gonfiare  crepò . Et  Gnìdio  difife  : ~ 
idki,  Sai.s  Ora  tumcnt  ira > nigrefeunt  fanguine  uena , 

De  ari.  a-  Lumina gorgoneo  fmius  angue  micanL 

man*  ^ 

Gemere. 

1 1 o.  Y E gemito  è noce  inartkulata , mila  quale  prorompono  coloro  che  han - 
A no  l* animo  grandemente  angufiiato, e da  dolore  opprefifo.Tjella  diurna 
%xod.  6 . fcrittura  fi  legge^che  Iddio  diffes  Ego  andini gemitum  filiorum  Ifrael  quo 
Aegyptij  opprefiferunt  eos , & vecordatus  firn  patti  mei:  & in  un* altro 
Dm ìd,  i $„  luogo, Ingemmi  Sufanna,&  ait:angujh&  mthi funi  undique . Et  anco  s 
Ft*u*i-9.  Cum impfifumpf mnt  principattm gemei  populus . E Virgilio  dijfe  : 
i.  T«>«  uttù  inZenttm  gomitum  dai  peBore  ab  imo.  E di  T urno  fdegnatos 
Talibus  exarfit  d>Bis  molenda  Turni 
Ma*  i s°  Dat gemittm yrumpitque  bai  imo  pcBore  necci.  VAricfio  : 

Sojfira, egeme  nonperche  l'annoi  » 

Ci»  &'&6.  Che  piede. è braccio  F babbi  a rotto,  òfmoffo , 

Ma  per  uergognet  fola,  il  Taffo  parimente  difife  % 

G&M.64*  Tal* ber  f ter  eie  lagrime,  e i albera 
Sono  occulti  da  lei  gemiti  [far fi. 

■{hteflo  gemito  fi  dà  meoà  gli  animali  bruti:  onde  Gnidio  di  CdiBo  con* 
mnim  m Qrfa  dm  e 

Afte 


Parte  Prima* 


1 8 i 


Mei,  2* 


Zéffiduoque  fuos  gemitìi  tettata  dolores .# 

Virgilio  lo  attribuì  alle  Tortore: 

jec  gemere  astia  ceffabit  tur  tur  ab  ulmo * 1 * 

Eiadinina  fcritturaalle  colombe;  cincillà gementcs  ut  columbi }inuY^ Kabucb*  il 
murante  sin  cor  dibus  fuis . jL ncoalle  cof oprine  difenfo  fi  dà  il  gemito  co- 
me Virgilio  lo  diede  al  mare:  Mei*  t. 

Etgemitum  ingenum  pelagi . Et  alla  nane  t 3* 

Gemuti  {uh  pondere  cimba . Che  fu  dal  T affo  imitato  dicendo  s j£n.  6, 

Geme  iluicino  mar  [otto  Vincano  c.  j fi  >79» 

Ve  Volte  nani . 

ETlinio  nelVepi fiale:  *At  cum  fìridmtfunes}curuatur  arbor  gubtrnacula 
gemunt . Vjlriofio  lo  attribuì  al  bofco  : 

Grande  è il  rumor e,e  ìlbofco  intorno  geme . C.zì~,fi.  7% 

E Dante  al  legno  verde  quando  è potto  al  fuoco  ì 

Come  d9un  tti%%p  uerde,  ch*arfo  fia  Infici 

Va  Vunde 9 lattiche  da  V altro  geme  f 
E cigola  per  muto  che  ua uia*  » 

Sofpirarè,' 

IL  [off  irò  è un9  atto  di  traher  Lo  ff trito  dal  profondo  del  petto  cagionato  ”x  l 

da  gran  dolore  Quidìo  diffe  : 

Myrrha  patre  audito  [uff ina  ducie  ab  imo  Mtt.iQ, 

Te  fi  or  e * Co  fi  Virgilio  dice  di  Enea  prima  che  raccontale  a Bidone  ì ^ À 

patiti  franagli  : 

Suff trans,  imoque  trahens  à pecore uocem» 

Guefiofoffno  è figlio  del  dolore, e fratello  del  pianto, e perciò  uanno  ffeffe 
mite  infieme,onde  giudi  ciecamente  cefi  furano  dal  Taffo  accoppiati . jj 
<A  quella  in  ucce  di  riff  offa  viene  " - • 

Sà  le  labra  un  [off  ir,  siigli  occhi  il  pianto  s 

Tur  gli  ff  irti , e le  lagrime  ritiene 

Ma  non  cofi,che  lor  non  moftri  alquanto  K 

Che  gli  occhi  pregni  un  bel  purpureo  giro 

linfe, croco  ffuntò  me\o  il  [off  irò . E con  bella  metafora  dà  il  piàngeri 
ad  un  rufcello,& all9 aurailfoff irarei 

Vìfented'un  ruf cello  Uro  co  pianto  C>i8fi,W 

E9l[offirar  del9 aura  intra  le  fronde» 

Dante  parlando  del  limbo  dotte  dice  cb'Mmi* anime  de*  fanti  f airi  e 
de  gli  Inno  centi quella  di  Virgilio  [% 

Loco  è la  gìànontrifto  da9  martiri  "*  l^S'Jì' 

MadimebtjsJqlo  $ OMÌlammè 


r « t 


1 8i  Dell’Arte  de  Cenni, 

Non  fonan  è omè  guai, ma  fon  f offici,  VMiofto  diffe  aneli  egli  : 

Eadhoradhor  mirandolo  offeruaua  , 

Cbauea  di  grande  affannoni  core  oppreffo, 

Che  non  può  iìar  momento , che  non  babbia 

Vn  cocente  [off  irò  in  su  le  labbia . Et  il  Taffo  della  betta  JEttnida* 

C.f.  77  ^Etta  fanne  alcun  moto , e con  parole 

Tronche , e dolci foff  ni  à dògli  inulta . 

*Non  è adunque  dubbio  che  con  quello  atto  di  foff  ito  tacitamente ocul 
tamente  non  fi  fanelli,  e però  Dante  diffe  : 

Targai,  hoy  fon9  io  d*una  parte,e  d'altra  prefo 
V una  mi  fa  tacer,  l'altra  f congiura 
Ch’io  diedi  ond'io  foff  irò,  e fon  intefo.  Et  il  Tetrarca  t 
f'an*‘  3?**  che  fanno  meco  bomai  queSìifoffiri 
Che  nafeean  di  dolore , 

E moflrauan  di  fore 

la  mia  angofeiofa , e differata  ulta  • 

Eancoi  foff  irare  atto  di  defiderar  quella  cofa,  per  la  quale  fi  foff  ira] 
e però  fi  ufa  di  dire  foff  irare  per  de fiderare,  come  diffe  Giuuenale  2 
sm  1 1 * Sufpirans  longo  non  uifam  tempore  matrem . E Tibullo  s 

lìb.i.eleg.6  j*e  tenet,abfentes  aliosfuffirat  amores 

Et  fimulatfubìto  condoluiffe  caput.  llTetrarcanel  Trionfo  (Fumerei 
canili.  & foffirando  il  Bsgno  di  Sorta. 
f#p,  2,  VjlrioElo  dice  che  .Agr amante  fuggendo  1* incendio  : 

Tianfe  da  lungi , e foff  irò  Bifcrta.  Dante  : 

noi  deuot amente  bòra  feffira 

Tarad.ii.  U anima  mia  per  acquistar  virtute.  Il  Tetrarca  : 

Sm>  lzo  In  quel  bel  uifo,ch*to  foffiro^  bramo 
F ermi  er  angli  occhi  de  fio  fi,  intenti. 

Eccito,  £ Salomone  ingente / amente  diffe  : Vidensoculis  ,&  ingemifeens,  ficut 
jfado  compie  fi ens  uirgtnem,  gr  [uff  trans. 

Soffiarli  fopra  la  palina  della  mano. 

r9 1 2,#  T Efoffiar  con  la  bocca  fopra  la  palma  della  mano  ègefto  di  co  fa, che  fixJ 
JL  tr  anfitoria fomentane  a ,t  che  paffi  come  unfoffìo  preflo,e  fia  uana  co- 
mele  fferan^e  de 9 cortigiani, ò degli  amanti, à che  alludi  la  diurna  frit- 
tura dicendo  : Spes  impij  tamquam  lanugo  e SI , qu<c  a uento  toliitur , & 
tamquam  ff  urna gracili s,  qua  à procella  dìffergitur , & tamquam  fumus 
qui  a uento  diffufus  e Sì . Fiatone  diffe  che  la  fperanga  è un  fogno  di  uigi - 
Unti;  à che  Virgilio  par  chealludeffe  quando  diffe  : 

— An  qui  amant  iffifibi  f omnia  fingunt.  il  Tetrarca  diffe  : 

Quello 


ZogU. 


Parte  Prima?  183 

Qjfeflo  noflro  caducò, e fragil  bene 

Ch' evento  & ombrat&kà  nome  beltadc»  E dice  che  la  gente  è 

Cieca,  che  fempre  al  uento  fi  traballa , T rionf.  dei 

E pur  di  [alfe  opinion  fi  pafcc^>.  Tempo. 

E Giobbe  dijfe : Memento  mei  Domine  quia  uentus  eH  vita  mea.  E dijfcs  cap.  7. 
anco  che  gli  huomini  erunt  ficut  palese  antefacum  uenti.  E Dauidde  che  Cap.  zr  ; 
la  no  tira  ulta  è ficut  puluis  quem  proijcit  uentus  à facie  terra . p/*l> 1 • 

iJjtnefio  dice  che  Mjìolfo  nel  cerchio  della  Luna  tra  l’ altre  cofe  uide ; 

I mantici  ch’intorno  han  pieni  i greppi  C.$  4.  /?,?8 

Sono  i fumi  de’  Trencipì  e i fauori  . 

Dalqual  fumo  furono  detti  fumi  venditores  quelli  che  fingendo  di  rac - 
commandar  alcuno  al  Trencipe, cercano  di  far  della  fua  gratta  mercatan - * 

tia,  de’ quali  intefe  Martiale  quando  dijfe  : 

Vendere  nec  uancs  circum  palatiafumos . 

Del  qual  delitto  hò  trattato  nel  mio  libro  de*  furti*  Il  Tetrarca  dijfe  : 

Ma Je’l  Latino  1 e’I  Greco  CarìG  3 9 7 

Tarlan  di  me  dopo  la  morte  è un  uento  1 

Sbuffare. 

LO  sbuffare  ègefio  dì  Sdegno,  e d’ira , & è iljoffio  che  fifa  con  la  buffa  ^ » I J * 

ciò  è con  la  bocca  gonfia.  Dante  cefi  efprejfe  qmfto  gefio  : 

Quindi  [entimmo  gente  che  fi  nicchia 
TJe  l’altra  bolgia,  e che  co’l  mufo  sbuffa , 

E [e  medefma  con  le  palme  picchia . 

L’Mrio  fto  dice  che  mentre  » 4fìolforejìituiua  ilfenno  ad  Orlando  > 

La  bocca  chiuder  fà,  che  foffia,e  sbuffa.  E dijfe  anco: 

Efclujo  Cloridone , e mal  contento 
Mndò  sbuffando  tutta  notte  in  volta . 

E fi  dice  dar  nella  buffa  ad  alcuno , ciò  è nella  faccia,  come  fanno  i canal» 

Iteri  quando  con  le  lande  fi  corrono  incontro , e quindi  è derivato  il  rab- 
buffare, che  è le  f capigliare  alcuno  tirandogli  i capelli  centra  la  buffa , che 
per  metafora  fi  dice  d’una  acre  riprenfione , & acerbo  rinfacciamelo  • 

L’ijìejfo  Toet ad’ Orlando  dijfe  : 

Ea  chioma  rabbuffata, borrida,  e me fta,  c.*$  fi  6<& 

La  barba  folta  (paventata , e brutta . 

Dante  parlando  del  contrafio  che  fanno  gli  huomini  auarl  per  li  beni  dì 
fortuna  dice: 

Hot  puoi  veder  figliuol  la  corta  buffa  *nfir  1> 

De’  ben , che  fon  comnuffi  d la  fortuna  t 
Terche  l’humana  gente  fi  rabbuffa  * 


C-39  fi  56 


&39-0-Ì 

«14. 

Zìkd.cap. 

ylu 

In  And?, 

§*t.f 

Ito  Mil 

rAut.  ad 
Mento . 


In  Men&t. 

*»/.**.' 

va 

Un, 


s§4  Dell’Arte  de’ Cenni 4 

Et  volendo  dir  l’JCriofto  » cfo  nell9 abbattimento  Rinaldo  eri  à j^ajgféri 

fnpemre  dice  : 

t Troppo  Rinaldo  il  gioitine  ribuffa 
Smarrito  in  faccia  il  Re  degli  ^Africani 
Mira  Taffalto}e  nefofpira7  e sbuffa. 

Sbadigliare."  * 

LO  sbadigliare  èfegno  d*una  ociofa  irreueren^a.  Scipione  t Africa « 

no  figliuolo  di  Tauloyin  vna  fitta  orartene fatta  al  popolo  Romano  s 
e {fonandolo  ad  imitargli  antichi  cofìumi  de*  loro  maggior  t,  come  JL.  Gel- 
Ho  afferma7diffe  che  vno, perche  alla  preferita  del  Cenfcre  clarènimis > & 
fono  t è oficitauit  ,fà  quafi  castigato , perche  ciò  fu  in  lui  indicio  vagì  ani- 
mi7  & hallucinantisy&fluxxy  atque  aperta  fecuritatis  : ma  che  fuggì  Ix 
pena  perche  egli  giurò  d'hauer  centra  fua  voglia  sbadigliato  , per  patir 
quell* infirmità  * che  ofeedo  chiamano . Cefi  Monfignor  della  Cafa  nelfwo 
Galateo  biafima  lo  sbadigliare  nelle  compagnie  di  per  fon  e gentili.  T ere\> 
tio  dìffz^  : Mmoto  metu  inter eaofcitantes  opprimi . ciò  è mentre  fon9 
®ciofh<&  chenullatemono . Terfìo . 

Stertis  adhuc  * laxumque  caput  compage  f oblia 
Ofcitat  beffe  mura  diffuclis  vndiquepnalis, 

Cicerone  parimente  diffe  : Jlàde  infeìtiam  pranffypoii 7 efeitantis  ducisi 
Quindi  fi  deriua  ofeitariy  & efeitantery  che  lignifica  negligentemente  Ma- 
xmas & priuatasy  & publicas  calamìtates  acceptftisycum  etiam  malore s 
impendete  videanturyfedetis,&  cfcitamini  ? Ofcitante  vno  deinde  ofcitat 
alter  9 è prouerhio  che  fi  dice  in  propofito  che  il  peccato  d'uno  imita  un'- 
altro à far  l*ifteffo  mancamento . "Piatone  lafciò fcritto  : li  qui  exaduerfo 
vident  ofeitantes  ecdemaffcffu  corripiuntur . Ma  di  maggior  odo  e diffo - 
luterà  è fegno  quando  alcuno  sbadigliando  fi  difìira  tutta  laperfona9 
come  fanno  alcuni  fubitc  fuegliati  dal  f enne:  ilquaVaito  è da  Latini  detto 
pandiculatioydal  verbo  pandicutari.&feHodice:Vandiculantur  qui  toto 
torpore  ofeitantes  extenduntur , eo  quod  pandi  fiant.  Plauto  dice  : 

Ego  m e ajjìmilem  infanir e , vt  illesa  meabffeream  vtpandiculans  ofeita - 
tor * Sbadiglia  anco  colui  ck*èdalfcnne?ò  dalla  fibre  affètto,  per  ciò  Dan w 
te  lafciò  fcritto  : 

— — Tfulla  diffe 
tAn%i  co*  piè  fermati  sbadigliaua3 
Pur  come  fonnoyò  f ebrei*  affali  fife. 

Dopo  vna  gran  careffìadi  v\uere7nd  JP7.  fàvnapefìilet%a  cefi  crudele l 
•che  gli  kucmrfi  sbadigliando moriuano  : onde  nacque  il coHume di farfì 
la  £?Gce  quando  fi  sbadiglia*  • E la  Dìuina  fcrittura  dice  che  il  figliuola 

morto 


Parte  Prima^ 


’xtf 


&itii  della  dònna  Sunmitide > che  fu  r ifuf citato  dal  trof età  Helifeoffct-^Ùf?* 
ce  notte  sbadigliò . 

Singnottire  • 

IL  fingulto , ò ftgnozzp  $ c°fa  naturale  effendo  una  forte  di  còhùulfìo - * i ct 

ne9che  procede  ò da  troppa  repletione9òda  troppa  euacuatione9ò  da~>  * ' J 
grande  J upper (ione  di  /piriti  il  che  accade  in  quelli , che  piangendo  fono  da 
gran  dolore  opprefii, onde  farà  atto  di  grande  aff Unione.  Cicerone:  Hon  Fu  tUntrì 
modò  lacbrymulamyfed  multas  lachrymas}  &fingultum  cumfleSu  ride- 
re potuìfli . Ideile  galline  dopo  fatto  l'ouo  mentre  con  uoce  interrotta^ 
cantano  fi  ode  quello  fingulto . Columella  : ^Affìduus  autem  debet  effe^j  ZiM.Af.~f 
cuHos,  & Jpecuiarè  parientes,quodfefacer e gallina  teftantur  crebri sfin- 
gultibus  interie&a  uoce  acuta.  Ujiriofio  ; 

La  y ergine  à fatica  li  rifpofe 
Interrotta  da  fer ridi  figno^i 
Che  da  i coralli , e da  le  pretiofe 

Verte  ufcìr  fanno  i dolci  accenti  mo^gil  Et  uri  altra  uoltàf 
Co  fi  parlaua  la  gentil  donzella  9 
E jpeffo  con  fignoTgi,  e con foffiri 
Interrompea  l'angelica  fauella 
Da  mouer  a pietade  diffidi,  e Tiri. 

Vintone  dice  che  JLri/iofane  in  un  conrito  con  fintò  fingulto  fi  efcusà  di wrinhl 
parlare.  Doue  introduce  Eriffìmacho  medico  è che  infegna  alcuni  rimedij 
contra  ilfìngnottire.  Oridio  diffe: 

Ter  conata  loqui 9 terfletibus  ora  rigauit , Me:.  i 1; 

Singultuque  pias  interrumpente  querelas.  E Vropertioì 
lAh  mea  contemptus  quoties  ad limina  curres  Lib.il 

Quum  tibi  fingultufortia  nerba  cadent . Et  Hot  alio  : 

yt  ueni  corami  fingultim  pauca  locutus 9 Serm.  Ukù 

lnfansnamquepudorprohìbebatplura  profari. 

Macheetiandioco'  fingulti  fi  fanelli  chiaramente  lo  diffe  Giercmiaconcap.il 
Dio  parlando:  He  auertasaurem  tuxm  à fingultu  meo . 

Toffire. 

Egitto  di  uoler  coprire  alcun  fuo  mancamento  :p  er  cloche  alcuni  par - r*|  g 

lando9&  orando9non  fouenendogli  alcuna  cofa  fingono  di  toffìre 9 end  * — - 

de  nacque  il  prouerbio:  Hafttantia  cantoris  tujjìs 9 perche  i cantori  per  lo 
più  co  finta  toffe  cercano  di  coprir  l*error  del  loro  canto9&  altri  tetano  di 
coprir  conlatoffe  iloro  crepiti, feccdo  quel  prouerbio :Tuffis prò  crepitu. 
jllcuna  uolta  anco  fi  toffe  per  accennar  all'amico  che  ci  fiano  auueduti  di 
quello  ch/cgli  credèa  di  fai \oc  cult  ara  ente. E fi  legge  nel  libro  infcritto  Ga • 

*A  a lecito 


$m*A,  16 


lp.  io. 
Zleg.  S 


Lib.  4. 


*7’ 


7©  Pifcnem 
Phdtp,  1. 


In  Vini . 7 
1© 

{ 

Zi  j.ip,  zi 


186  DeirArtc  de* Cenni, 

leotto  de*  Cavalieri  della  tamia  rotonda , che  mentre  Lancillotto  baciavi 
Cintura , /*  /#*  compagna  fi  diede  à toffir  e ^dandole  fegno  d' efferfene  4ue« 
data, ne  perciò  hauer  uoluto  interrompere  il  loro  diletto  ; di  che  intef^j 
Dante  dicendo: 

E Beatrice  eh9 era  un  poco  fceura  > 

Ridendo  parve  quella  chetojfio 
*Al  primo  fallo  ferino  di  Gineura . 

Gnidio  dice  che  la  nutrice  di  Cidippe , quando  alcuno  andauaà  lei,  acciò 
che  non f 'off 'e  trovata  à fcriuer  ad  ^ tcontio , le  daua  di  ciò  fegno  col  teffire* 
Excreat,&  fòla  dat  mihi figna  nota . Cofi  Tibullo . 

Etftmulat  tranfire  domum,mox  deinde  recurrit 
Solus , & ante  ipfas  exereat  ufquefores . Terentio  èffe: 
Gemitus,fcreatus, tuffi*  ,rifus  abftme.  E anco  il  toffir  e atto  che  db 

nota  uecchiaia  onde  di  una  uecchia  diffe  Tropertio  : 

Vidi  ego  rugofo  tuffim  concrefcere  collo , 

Sputaqueperdentesire  cruenta  cauos. 

Ruttare. 

QVcHo  è atto  di  perfona  diffoluta,e  difprex^atura,  che  non  ha9 ri  fi  et 
to  à coloro , alla  prefen%a  de * quali  rutta:e  però  Cicerone  rinfaccia 
Tifone  come  è un  gran  mancamento , perche  alla  prefenya  fu  a,  e di  Gain 
Tifone  haueffè  ruttato.E  parimente  rinfaccia  M.Jintonio , che  nel  cofiet - 
’ to  del  popolo  Romano  3doue  non  era  lecito  ruttare}haueffe  uomitato . Vi* 
tellio  imp offendo  grandemente  immerfo  nella  crapula^tmava  anco  quel- 
li,cb9  erano  nell'iftefjo  uitio  fommerfì:onde  non  folo  egli  non  fi  uergognaua 
di  ruttare, ma  hauea  piacere  che  altri  gli  ruttaff ero  in  faccia,  come  ferine 
Suetdnio  dicendo:  Mane  fingulosiam  ne  ientaffent  fifcitabaturffeque  fecif 
Je  ruttu  quoque  ofìendi  uolebaU  Tlauto  diffe: 

* Quid  tu,malum , ergo  in  os  mihi  ebrms  irruftas  ? 

Crebbe  però  tanto  la  malitia  de  gli  adulatori  in  Roma , che  ardirono  di  lo* 
dar  anco  Patto  del  ruttare^  deli' orinar  con  garboionde  Giuutnale  deferì* 
uendo  un  finiffimo  adulatore  diffe  : 

?<(e  fi  e, dieque  potefl  alienum  fumerevultum , 
jl  facie  iafihremanus  laudare paratus 
Si  bene  rutfauit , fi  reftum  minxit  amicus. 

Ma  gli  Stoici  che  uoleuano , che  tutte  le  cofe  foffero  con  i propri ’j  loro 
nomi  efpr effe  non  riprendeuanone  anco  queftirutti,ne  i crepiti, come  Ci - 
* cerone  fcriffe  a Tapirio  Veto  dicendo  : Tetti*  verbi*  ea  ad  te  fcripfi , qu& 
apertìjfimis  agunt  Stoici  1 Sed  illi  etiam  crepìtus  aiuti*  aqut  libere s,  ac 
ruffa*  effe  oportere . E queftiatti  ancorché  pano  degni  di  molta  repren* 

pone, 


Parte  Prima  ? 


ì87 


fiotti, pofTono  nondimeno  effer  ancofegno  di  confidenza , e di  gran  dome • 
§iiche%za?fecQndo  che  piacque  à Marciale  quando  diffe: 

Mil alluci  meteo  quo  te  credamus  amicum  , 

Quàm  quod  me  coram  pedere  Crifpcfoles. 

ìrta  nelle  [acre  lettere, quefla  voce  di  ruttare  è tal'bora  potta  in  buono, & 
bonetto  fentimento  offendo  fcritto:  Eruttanti  cormeum  verbum  bonum,*f*l' 
&altroue:  Eruttabunt  Ubiamo  a bymnum,&  anco:Eruttare abfcondita1 [J6- 
à conttitutione  mundi . E cofi  per  fimiltiudme  farà  atto  diefirimer,e  diMat' 
gittar  fuori  quello  che  fi  ha  di  dentro . Onde  Horatio: 

Hic  dum  fublimis  uerfus  ruttatur,&  errat . 

Sputar  contra  alcuna  cofa. 

E Getto  di  abhominatione , & di  uoler  con  difiiacere  alcuna  cofa  ària  e j g , 
noi  {cacciare, & perciò  quando  intendiamo , ò uediamo  alcuna  cofa-> 
yergognofa,efporca  fiutiamo , moftrando  con  quefìo  gefìodi  ributtarla  da 
noi, come  gittiamo  uìa  quell* e fcr omento  onde  apprejjo  Terentio  leggiamo 
per  translatione:Expuere  miferiam  ex  animo . Ver  fio  dijf e : in  lunuc . 

Et  prope  fe  ignotus  cubito  quitangat,  & acres 
Defpuat  in  mores . E Tlauto: 

Jib  omnibus  derifus,atque  confputus . Et  anco  : 

Culpant  eum  confpuatur , uituperatur.  Jn  Cur* * 

Cicerone  cofi  diffe  fcriuendo  à Q^fuo  fratello:  Bora  f eri  nona>qu&fìfigno 
dato, domani  nofiros  confputare  c&perunt . Dicono  i Maghi  che  fe  quello 
che  batterà  percojfo  alcuno  pentendofì  fi  fiutar à nelme^o  della  mano , 
che  hauerd  lanciata  V arma, l* off efo  refieràfolleuato  dal  dolore :&  inmol 
tealtremalìe , & incaute  fimi  filmarono  i gentili  effer  buon  rimedio  lo 
fiutar  contra  di  quelle,  Dice  l* autor  de*  prouerbi [opra  quello:  Dcfiuere 
malum  : ld  autem  k&fìt  ex  ueterum  fuperfìitiome  , qui  fibi perfuaferunt 
defintationem  effe  remedium  aduerfus  imminenti  mala  precipui  aduer- 
fus  morbum  comitialem , e Tlinio  diffe  : Dcfiuimus  comitialesmorbos , Lib.% g . <*.* 
hoc  e fi, contagia  regerimus  : & è anco  da  noi  efferuato,  che  quando  udia- 
mo far  mentione  di  quefìo  male  corniti  ale  [putiamo  : e foggiungc  1'ttteffo 
tAutor  de*  prouerbi,  in  admenendis  remedijs  ter  expuere  habebatur f aiu- 
tare. Tlinio  parlando  della  Magia  dice  dello  fintare  molte  cofe,  & parti « 
colarmente  ternadefiuere  deprecatone  in  carminibui  neceffarium  effe; 
à che  Tibullo  par  che  alludejje  quando  di  quefta  materia  diffe: 

H&c  miht  compofuit  cantus,quibus  fallere  poffes  %ifg  %i 

Ter  cane, ter  dittis  expue  car minibus . 

La  f ditta  delThuomo  digiuno  gittata  nella  bocca,  ò nella  ferita  delferpen - 
Uà  d'altro  animale  ueienofo  effergli  mortale  ferimmo  Galeno  ,&  Mefi 

A a 1 [andrò 


I 9 


fi  8 8 Dell’Arte  de’  Cenni , 

[andrò  Mlfrodìfeo%&  è daLucretio  confermato,  mentre  dice  ì 
EH  itaque  ut ferpens  hominis  qua  taffa  faliuìs  ' * ?? 

DìfpeYityac fe fe  mandendo  conficit  ipfa  . 

Sputar  nella  faccia  d’alcuno. 

Qyefìo  è ano  di  grandi jjìma  ingiuria , e di  nolabìlijjìmo  fère^gfi  ; co- 
me  fecero  quei  manigoldi, eh  e crucififfero  N-S.i  quali expuerunt  in 
Man.  16.  faciemeius . E Giobbe  de  fuoi  perftcutoridijfe  ; faffusfum  eisinprouer- 
icb.  30.  biunh&faciem  meam  confluire  non  uerentur . Si  legge  appreso  Laertio 
Ztb.x%cap. 8 cfoe  ^ iriflippo  fèntò  nella  faccia  di  Simo  Queflore  di  Dionifto  Siracufano , 
di  che  efeufandofì  dìjfe  , che  nella  cafadi  Simo  , la  quale  per  ejferinogni 
parte  ornatijfma  per  ambinone  gli  era  da  lui  moHratatnon  hauea  uedu - 
to  luogo  più  deforme  della  barba  di  Simo , & co  fi  più  atto  di  riceuer  quel* 
l’efcvmento  : Mentre  Diogine  difèutaua  della  tranquillità  dell* animo , e 
che  rimomo  non  douea  per  alcuna  cofa  contraria  commetter fanno  gli fèti 
to  in  faccia  per  u e der  scegli  fi  commoueJfe:aWhorail  Filofofodijfe . Io  non 
mi  commouoima  dubito  bene, f e quella  fia  una  di  quelle  caufe  per  le  qua~ 
li  Vhuomo  fi  debba  commettere « In  uileffandria  di  Egitto  lofputar  in  pu~ 
^°lìn  °lii  ^ÌC°  è 8*mata  cofa  tHYPei  come  ferine  Tierio.  ^ inafarco  effendo  tormen - 
cf2\  ^‘7‘  tato^Qn  i propri j denti  fi  troncò  la  linguaccia  fèutò  nella  faccia  del  Tiran 
Ztem,  zV  wo.  Secondo  la  legge  di  Mosè  morendo  alcuno  fenga  figliuoli  lafciando  fn- 
perHtie  la  moglie,  ella  era  dal  fratello  del  morto  pigliata  per  fu  a confor - 
c.  Qlìm.  8.  teyvt  fufeitaret  femenfratris ti  che  fe  egli  ricufaua  di  fare,  dice  il  Cano - 
5. 1.  ne  che  difcalceatus  vno  pede  confètti  folebat  infaciem.  Et  pigliandola  per 

moglie  quello  che  di  loro  nafceua  era  dell* uno , e deWaitro  figliuolo  ciò  è 
del  morto  figliuolo  legale , & del  yiuo  figliuolo  carnale , con  la  qual  nera 
difiintione  s* accordano  gli  EuangelìFtì , dotte  paiono  dif cordi  nel  raccon - 
CAfmaamU gen€ai0gia  fa  chrifto  S.N. perciò  che  S, Matteo  commemora  i padri 
Ir'c  olimi  €a™ti>e  perciò  dice,  Qui  gemiti.  E S.Luca  i padri  legali  dicendo, qui  fuito 
q l ^Alcuni  ragionando  gittano  in  auer  tenterà  ente  nella  faccia  del  compagno 

Matth.  e j.fèuto  minuto, eh*  è cofa  molto  bruttale*  quali  fi  dice  in  prouerbio  : Tefcas 
Jhj.  c #.$.  aut  ros.Tefcas  è detta  da  Greci  vn*afèerjion  di  cofa  minuta  informa  di  r#- 
giada:  onde  Tefcades  erano  dette  quelle  damigelle , che  feruiuano  allega 
gran fìgnore  in  afèerger  i loro  crini  d* acque  odorifere  . Et  quello  prouer • 
bio  fu  primieramente  detto  conira  Mntimaco  Toeta  Lirico  , che  batte tu» 
quello  uitio  dì  afèerger  di  Sputo  coloro  con  i quali  ragionaua ; Et  à questo 
par  che  accennale  Cicerone ynentr e feria endo  ad  ittico  vsò  quella  paro 
la  di  confputare  prò  cqnuitijs  ìeuioribus  afpergere  . Hauendo  nel  parlare 
Lentulofputato  à quefio  modo  in  faccia  à Catone  Maggiore  gettando  fi  lo 
[fintogli  dijfe  argutamente  : Io  fempre farà  fede  che  $'  ingannano  coloro , 

(he 


Parte  Prima-»*  189 

ibe  dicono, Te  o~s  non  hab  ere; per  che  degli  buominì  impudenti  fi fuol  direi 
eos  non  babereos,come  diciamo  effere  sfacciati , quafifer^a  faccia^  fen- 
^4  vergogna . Deputando  due  focati  vnalor  caufa,&  nel  contendere, 
egridarevfcendoloro  della  bocca  la [aliaci , e fcambieuolmente  àquefto 
modo  effendofi  rinfrefeata  la  barba , io,  che  era  Giudice 3 dijji  quella  t fiere 
fiata  puleberrìmatn  dcfputationem  ; ma  efjì  non  intendendo  la  proprietà 
della  paro  la, ingannati  dalla  fua  fimilit  udine, dell*  honore  loro  fatto  mi  rìn 
grattarono . 

Spu  tarli  nel  preprio  feno. 

OVeflc  gefio  è tolto  dal prouerbio  antico  che  dice:  In  tuum  ipfius  finti  * ^ 

mfpue,che  fi  dice  à coloro, che  vogliono  flomacarfi  delle  altrui  brut  6 * ^ i 

ture,&  no  uogliono  riguardar  le  proprie,ne  di  quelle  riceuer  naufea,ò  al- 
cun difpiacere . Lo  fputarfi  nel  feno  era  anco  gefio  di  (cacciar  le  [affinatiti  * 

ni , di  feiogliere  le  fattucchierie  come  dìffe^  : 

Tohfemo  apprefso  Teocrito  : <<; 

Udat  inuidia , neufafeinatio  jyg  pj'en>de 

Jfoceat , ego  meum  ter  infpui  finum  fermeniih; 

Me  namque  docuìt  id  vetula  Cotyttarisl 

E Callimaco. ammirando  la  fuperfiitione  dì  quelle  femìneUe  che  cot al  gefio 
facemmo  diffie  : 

C Fortuna, finum  mulìer  cur  confpuit  omnis ? E ne  gli  antichi  Epigram- 
mi Greci • Ter  fibi  in  finum  infpuere , èprefo  per  quello  chei  Latini  dicono 
auerruncare  mala  omnia . È Tibullo  in  quefto  fetitimento  difse  : Eìeg.zl 

Hunc  puer  hunc  iuuenis  turba  circunfìetit  arda  , 

Defpuit  in  molles  & fibi  quìfque  finus  . 

E per  quella  medefima  ragione  Terfio  chiamò  lo  fputo , luflrale,ciò  è pur- 
gamo 9 e nemico  delle  malie»  Sat.i. 

- LuHralibus  ante  faliuis  ^ 

Expiat . S crine  Tlinìo:  Torporemfedari,quocunque  morbo  infìupente } U * 2 * 4* 

fi  qui  sin  finum  expuat . E foggiunge  : Veniam  quoque  à Deisfpeì  alienine 
audacioris  petimus  in  finum  fpuendo . Le  quali  tutte  fono  ridicolofefuper - 
fiitioni.  Sputar  verfo  il  cielo. 

EGeHodi  non  offender  Dio, ma  di  deturpar  fe  fie[fo;per  che  lo  fiuto  ca-  %Zh 

de  f opra  dì  $è:\onde  fi  originò  quel  prouerbio  : In  ccelum  expuis,che  ^ 
fi  può  dir  de  gli  befiemmìateri , i quali  quanto  più  tentano  d’offender  con 
le  befiemmie  Dio, tanto  fe  mede  fimi  maggiormente  aggrauarto.  S.Giouan - 
ni  Grifcfiomodice  che  gii  buomini  patienti  nelle  tribulationi  fono  fimili 
alle  pecorelle i hefiémiatori  à i Lupi,  perche  quelle  abbaffando  il  capo 
mandano  fuori  un f Ubile  baiato’, ma  quefti  inalbando  la  bocca  uerfo  il  eie - 

^ - 


*9®  Dell’  Ar  tede’  Cenni  , 

lo  prorompono  fuptrbcmente  in  terribili  urli-  E Monftgnor  Bonlf&tcìo  co fi 
diffe  contro,  un'empio  befiemmiatore  • 

St  lapis  efi  Cbrifìus,non  illum  re  feri  s}  ima 
*Vt  canisin  lapidem  dentcs  tibi  fregeris  ipfi  • 

Alludendo  à quel  detto  di  S.Taoh:  Tetra  autem  erat  Chrìftus, 

Sputarli  fopra  Tuna,  & poi  fopra  l’altra  palma  delle  mani.’ 

OVeflo  è atto  dì  uolerfar  conforma,  & efficacia  alcuna  cofa,&  è gè* 
fio  naturale  fatto  dagli  artefici ,e  da  villani  quando  vogliono  far  ai 
cunafaticofa  operatane * 

Inghiottirlafaliua. 

T7  Atto  di  golcfitàypercbe  i golofiyueduti  i delicati  cibi fcgliono  far  que- 
ll, fio  getto',  onde  Ter  fio  diffe  : 

7{ec  gluto  forbire  faliuam  Mercurialem. 

Tarlando  metaforicamente  degli  auariyc quali,  quando  ueggono  denari 
lor  uiene  l'acqua  in  boccaye  perciò  all* bora  ingbiottono  la  faliua . 

Hauer  la  fchiuma  alla  bocca . 

EGeflo  di  ira, e di  crudeltà . Cicerone  di  Verte  diffe  i 
Curfpumas  ageret  in  oreyarderent  ondi * 

Tra  gli  altri  fegni  dell'huomo  irato , A.Gellio,  pofe  in  fpumam,ru- 
NoB.  Atiic . borem  ueefferuefcere*.,  Cc figli  animali  più  feroci  y quando  fono  da  rab - 
Ubxu  vlufoofo  dif degno  concitati  gittano  la  fchiuma  dalla  bocca  » come  del  cauallo 
diffe  Virgilio: 

* Spumas  agii  ore  cruenta*, 

E del  Cinghiale  Lucretio  diffe  : 

Spumigeri  fuis  aduentu . E del  Lupo  Manilio  : 

Spumigeris  frenata  Lupis . E del  Cane  Ouidio  s 

•—  Sparfitfpumisalbentibus  agros . 

E di  quell' hu omo  lunatico  diffe  S.Luca:cbe  lo  fpirito  maligno  elidity&  dif 
fipat  eum  cum  fpuma  . E anco  inditio  di  crapula,  e di  luffuria  che  uanno 
infieme,  per  quefiogli  antichi  finfero , che  Venere  najccffe  della  fchiuma^ 
delmareyondefàda ' Greci  Aphro  dite, e da' Latini  Spumigera  cognomina- 
ta: e da  quefto  effetto  Dante  à quefii  uitij  diede  nome  di  fchiuma  dicendo: 
Se  tofio gratta  refolua  le  febiume 
DiitoHraconfcien^a  y fi  che  chiaro 
Ter  effafeenda  de  la  mente  il  fiume^l 

ES.  Bernardo  lafciò  fcritto , che  la  bclieg^adel  corpo  che  tanto  alletta  i 
fenfuali^non  è altro, che  fchiuma  della  carne . 


*11. 


«13 

8*U  f. 


.14' 

Verr.  4. 


George 


Munto.  7 

£*/  p. 


furg.lp 


Lauarfi 


Parte  Pritiui».  191 

Lauarfi  la  bocca-» . 

E-Gtflb  di  degantei,  e monda  fauella:  e perciò  fermo  ìllotus,  è detto  il 
parlate  fetu lanu,&ìmnondo . E fiamo f oliti  di  direi  chi  vuoi  ra- 
gionare di  perfine  grandi  3 & innocenti  che  deve  prima  lauarft  la-* 
bocca . Et  Ifeiadijjc:  Tatui quiauir pollutis  labijs  ego  fumt&  in  medio  po  Cap.  6. 
pulì  pollata  labia  habenth  ego  habito. E perche  con  grandiffìma  punti  di 
fon/cien^adeue  l’huomo  delle  cofe  diurne  faueìlar e , al  peccatore  diffe  id- 
dìo per  Dauidde:  Quare  tu  enarras  iufiitias  meas,'&  affumis  Teftamcn*  *f*l. 
tum  meum  per  os  tuum  ? non  piacendo  à jua  diuina  MaeSià  quella  laude, 
che  da  /porcate  bocca  del  peccatore  leuien  dat  aiconf orme  à quello, 

che  diffe  il  Sauio:  Noneftfpeciofa  laus  in  ore  peccatori  s.  E meritamente  Ecct.if* 
Iddio  riprefe  la  fouerchia  nettezza  che  i Fanfei  ufauano  intorno  i loro 
uafhc  bicchieri, intus  autem  erant  pieni  rapina ,&  immunditia.Verfto  po - Matth  23. 
fe  Ugello  di  lauarfi  la  bocca  per  effev  repentinamente  diuenuto  Toc  tacciò 
lè  polito  dicitore  : 

^ec  fonte  labra  prolui  caballino,  In  priori  Sa 

JJec  in  bicipiti  fomniaffe  Tarnafò  *'r‘ 

MeminiyUt  repenti  ftc  Vocia  prodir  em • 

^Alludendo  alla  fattola  del  fonte  d’Hippocrcne  , che  fcaturl  di  fono  l’un» 
ghia  di  Vegafoyoue  tutti  i Tetti  vanno  à lauarfi  la  bocca, per  far  pià  ter fi , 
e piumondi  i loro  componimenti . Et  Quidiogratiof amente  diffe, che  no- 
merò era  un  font  e intoccabile  , con  le  cui  limpidifjime  acque  tutti  i Voeti 
la  bocca  fi  lavano  : 

off  ice  Moeowdem , àquo  ceu  fonte  perenni  in  1 Ug.  de 

Vatum  Vierijs  ora  rigantur  aquis»  mone  Tifai 

Vomitare.  li* 

IL  vomitare  è atto  di  gittar  fuori,  e palefare  alcuna  cofa  che  per  dolore 
non  fi  poffa  tacer e,ò  trattenere . Cicerone  cantra  Catilina  dice , che 
Cittd  di  Roma  fi  rallegrale  gkifcerQuodtantampefiem  euomutrihforaj- - 
que  proiecerit.E  nel  Dialogo  dell*  ami  citi  a diffe  :*Apud  aliquem  euomcre 
virus  acerbitatis  fuee.Ouidio  del  Gigante  Tifeo  oppreffo  dal pefo  dell*  1 foia 3 
— — Refupinus  arenas 

Eie  fiat, flammamque  ferro  uomit  ore  Typhms*  Ai 

Iddio  de  gli  huomini  freddi, & irref obiti  nell' opere  buone  dice:  Quia  tepì - 
dus  es  incipiam  te  euomere  ex  ore  meo . Et  e anco  atto  di  ebbriathezz**  e AP*s. 
digran  diffolutezza,perciochegU  ebbriacchi,e  più  del  douere  pafciuti  fa* 
gliono  quefta  dishonefìà  comettere:  e però  Ciceroe  rinfacciando  Al. An- 
tonio chetila  prefenzadel  popolo  Romano  haueffe uomit ato dice:  Iacee- 
pi  pop*  A,0»#,  m&fter  equmm  > cm  ruttare  turpe  effet , is  uomensfrufiis  ^ lt 

efculen- 


s* 


ì> 


191  Dell’Arte  de9  Cernì  i , 

efcuienthvìmm  rtiolenttyus  te  gremium  fuum  \ & toìuni  tribunal  imi 
flettiti  à Cefare  fcriu/ndo  dtffc  ; Cum  polì  canam  •vomere  te  velie  di* 
xiffes  in  balncumte  ducere  c&psrunt . E Virgilio  di  Tolifemo  sbbriaco§ 
— 5*  aniem  eruàans  ac fruSìr Alimento 
'Mi.  si  Terfomnum  commifta  mero . Gnidio  del  mede  fimo  Ciclope  $ 

Mandentemque  videns  cieUantemque  cruentus 
Mit,  14»  QYedapesy&fmfiameroglomevatavomentem , 

nfieffo  Voetadice , che  hauendo  Tereo  intefo  dibatter  mangiato  Iti  fin $ 
figliuolo  da  Trogne  fuminiftr  atogli » 

Et  modo  fi  poffet  referato  pe  fiore  diras 
Met'G.  Egerere  indedapes,mmerfaqueuifceragefiit 
Fleti  modoffeque  meati  bufìum  miferahile  nati. 

Sj Girolamo  lafcìò fcrittoMulti  impacientiamguU  vomitate  metiunturì 
\ in  imiti,  tr  quod  turpiteringefferunt Surplus  egemnt\.  Come  ferine  Suetonio  che 
lib<  %.  yitelliofaceua. Ma  Salomone  effortandoci  alla  modefiia > e fobrietà  diffa 

2rmi f e Mei  inuetìifiiìComede  quodfufficit  tibi>ne  forte fatiatus  euomas  illud.  Si 
- dice  in  prouerbiodl  cane  ritorna  al  uomito*di  quelli  che  i viti] già  trala • 

feiati  ripiglianoscome  l’usò  S. "Piero  dicendo  : Contigli  enim  eis  illud  veri 
%.  ep. z*  prouerbij:  Canisreuerfus  adfuum  vomitum}tolto  da  Salomone oue dice: 
iroki oe  Sicut  canis  qui  reuertiturad  vomitum  fuum  9 fic  impvndens qui  iterati 
Sìultitiam  fuam J,  & cofi  quefio  geflofarà  ancofegno  di  ritornare  à i man * 
camenti  prima  abandonati. 

Ruminare 

r 2 7 VeSlo  gefto  di  malli  care , che  ruminare  diciamo  accenna  ac  curati  aJ 

~ ' # V*J  diligenza, fecondo  che  il  Taylor  Eugenio  appreffo  il  Sannazaro  di* 

cena  di  fare  : 

E pria  ch’io  parlo  le  parole  maflicol 

E fi  dice  per  prouerbio:  Ruminare  negotium . tuttofane  lafcriò fcritto  ì 
inVeffts.  yix  caufa  cognita  efl  vbt  ruminauerant  • E l’ydriofto  dijje  che  il  confi* 
glio  degli  huomini  non  è bumtf: 

Oue  non  scabbia  à ruminami  f opra 
Ci 7>  /?.  1.  Spefo  alcun  tempo >e  molto  fludio,  & opraci 

Tolta  la  metafora  da  quegli  animali , che  dopo  hauer  mangiatoli  cibo, 
di  nuouo  lo  uanno  ruminando  : E ruminare  non  è altro , che  cibum  àru - 
mine  ad  os  revocare  : Et  rumen  è quel  luogo  nel  ventre  doue  fi  depone 
il  cibo  perriuocarlo  poi  c ruminarlo*  ciò  è rimasticarlo  ; onde  Tomponio 
diJfe:Ego  rumorem  paruifacio.dum  fit  rumen  qui  impleam.  Et  per  meta * 
fora  fi  dice  ruminare  gli  Studi  delle  lettere  il  rìuederli  & di  nuouo  ben 
confiderà^  & con  diligenza  rimarcarli , onero  perche  gli  antichi  alla a 

mam - 


Parte  Prima  ? 193 

thàmrnella  dìceàno  ruma,  & il  lattare  rumare , onde  fiubrumi  erano  detti 
gli  agnelli>ò  capretti  ch'ancora  lattauano.  Vn  moderno  Toeta  diffe: 

Gentil  capriccio^  firana  fintione  > II  Caporali, 

yedergir  ruminando  L’Odififea 

il  padre  Homero  informa  di  caftrone . E VMiofiol 

Che  Tgorandincon  l’altro  gregge  jiaua  C.17  fi^\ 

ji  ruminar  ne  la  montagna  caua,  Virgilio  parimente  : 

Ilice  fub  nigra  pallentes  ruminai  herbas . 

Imitato  dal  Sannazaro  quando  diffe  nella  fiua\Arcadtal 
Guai  boue  à l'ombra  che  fi  pofiayè  rumina.  Et  in  un'altro  luogo  : 

O ch'egli  in  felua  pafea s din  mandra  rumini. 

Il  getto  di  quefio  litterario  ruminare  è lo  ffinger  infuori  il  labro  infi  e* 
riore,&  mouerlo  alquanto , come  fanno  i buoi , che  ruminano  Terfio  pare 
che  à ciò  allude ff e quando  diffe  : 

Mumura  cumfecum,&  rabiofa  filentia  rodunt  Sai , 1, 

Jitque  exporrefio  trutinantur  nerba  labello  » Et  Ginuenale  : 
ì \ugam  trahit , extendique  labellum  , Sat.  14» 

idriftotile  dice  che  quelle  beftic [olamente  ruminano  'che  tal’hora  fono  da 
gli  huomini  domefticate;  Et  nelle  fiacre  lettere  quegli  animali  ,cbe  rumi - 
nanoye  che  hanno  l'unghia fefifia  non  fionofiimati  profani  : il  che  ha  fiotto  di 
sè  quettomifilerioy  che  coloro  i quali  hanno  da  trattarle  cofie  fiacre  deuo  - 
no  hauernonfolo  la  meditazione  delle  cofediuine  ,ma  eziandìo  il  giudizio 
di faperfiepararCiC  difcernereycome  dicono  ylcpr  am  à lepra9effendoci  l'uno 
per  la  rum\natione>  & l’altro  per  l’unghia  diuifia  accennato3&  in  fiamma 
cheilfiacerdote  habbia  inteUigen%aye  bontà  : onde  à quefio  propofito  diffe 
Dante^f  : 

Ruminar  puòyma  non  hà  V unghie  f effe,  furg.  16, 

Sufunare. 

IL  fiufiurro  è un  flirtino  mormorio , & un'occulto  borbotamento , atto  .18» 

di  contr adizione,  Dauidde  : ^iduerfium  mefufiurrabant  omnes inimici prai  40. 
mei.  Et  è ficritto,  Ts(on  eris  criminatorynec  fiufiurro  in  populiste  Salomone  Uuù,  \ 9. 
diffe:  Sufurronefubtrattoyturgia  conquieficunt.  E Maritale  : rrcu.16, 

quid  forte  petam  timet,  cauetque , a* 

Etfecumfic3vt  audiamyfiufurrat.  Claudi  ano  : 

Occulto  crimen  mandare  fiufiurro.  Et  BattittaTio  : Tu-c.\, 

Arcano  Dominam  mulcere  fiufiurro. 

Cicerone:  Leuiculus  fané  nefier  Demotthencsf  quiillo  fiufiurro  deleftarife 
dicebat aquam  ferentis  muliercuix>vt  mas  in  Grada  ettywfufurrantifque 
alteri.  Il  Tuffo  parlando  d'I fmeno  : 

“TV”  '■  ‘ ' B b Sei 


1 94  Deli-Arte  de*  Cenni, 


Nel  profan  loco,  e sà  la  facra  imago 
Sufurrò  poi  le  fue  bejìemk  il  Mago , 

Qjiefio fufurro  s'attribu'ffe  anco all3  acque.  Virgilio  : 
in  Culice.  j ma  fufurrantis  repetebat  ad  vada  iynpbrt,  Et  anco  a venti, onde  Cic. 
£cad.  i . fanoni  us  infu  fu  rrat  nauiganii  tempus . 

Se  bene  quello  fufur  r ar  e, muffar  e, mormor  are, Sltiàer  cariare,  ruggii 
re,mugireyvagiye  fib!lare,c  filmili  non  fono  veramente  atti iògeSìi,  nondi- 
...  meno  perche  fono  ffrepitofei& imperfette  voci  indi fferenternente,& natti 
talmente  da  tutte  le  genti  con  la  bocca  fatte\,  non  farà  fuor  dipropcfito 
di  effe  alcuna  cofa  dire:  poiché  con  effe  fi  accennano  lenvjìre  volontà  • 

Mudare. 

Q Ve  Ho  è vnf urtino  barbot  amento,  & vn  mormorare  folto  voce^j. 
Vlauto:  ‘ìfeque occultum id haberiineque per metum  muffarli  Et 
in  Auiui.  p€Jr  ^Sitare  Cvso  Virgilio  quando  d<jfe : 
jEn.  1 1 . — Muffai  i pfe  Latinus 

Quos  generos  vocet ■, 

+.4 ppreffo  «Ariftcfane  hauendo  Menefiloco  detto  mu , mu.  Euripide  ri- 
[pende  :Ouid  muffitasi  peraffa  funi  cunei  a optimi,  Virgilio  : 

JE».  1 i.  — — Curili i fefeirefatentur 

Quid  fortuna  ferat  popubfied  dicere  muffarti 
Detléenatemfandi . Et  anco? 

JEn,  1 i.  pient  m^siiymuffantque  patres,hinc  vndique  clamor 

D ffenfu  magno.  Da  qucjio  muffare  fi  forma  tl  frequentatine  muffi  tare* 
e perche  nel  fare  quefio  atto  fi  torce  il  mafiaccio9perciò  noi  diciamo  mufo, 
quella  pane  della  faccia  che  ne 9 porci  fi  dice  grugno , & quindi  fi  dice  nmm 
fare,  che  il  latino  dice  muffare , vfato  da  Dante  quando  introduce  Mano- 
metto À di  rgli  j 

Irf.f  3,2.  fr$dtl4  cj)i  fé  > cheyn  su  lo  fcoglio  ninfe  i Ciò  è tacitamente  bor- 
botti , E mm fornai  Colui , che  ninfa  e fra  fefitffo  va  mormorando,  come 
Md  '£do-,sp^€una  voita  i’VJà  il  Boccaccio,  Tito  Limo  dice  che  Tarquinioper  la  fux 


Lik  i*  glande  alterila  era  chiamato  fuperbo9ma  non  apertamente  da  tutti  per 
timore  del  cafiigo  , itaclam  quidam  muffitantes  vulgò  tamen  eum  appel- 
iabanu  E da  qmfto  muffita?  e fi  comprende  ciò  che  altri  voglia  dire, cerne 
a Meg  ja.  comprefc  Dauidde  la  morte  del  fno  primo  figliuolo  ; Cum  Dami  alidi ff  et 
fam$  fu  os  muffiiantts  intellacit  qModmartuus  effet  infantulus , 

Mormorare. 

jf~\  Vefia  infoiente  m akdi  cenga , che  tal3 bora  non  fi  fi  effneff ‘amente  > 
* * * ma  tra  demi  con  fi  v epico  di  noce  mar  tua  lata.fi  d m a n damo  un  ora 

m or  mori  0*11  quale  fu  cefi  dz-ùuìdìGejpriffo 

nuiiA 


Parte  Frimai.  195 

'}duilaquiesìntus)nullaqi4e  [lentia  parte, 

'fyec  tameneft  clamor ,fed  par ue  murmura  uocis . 

Il  Taffo  rittamente  defcriueil  mormorio  in  quefto  modo  r 
Honv'èfilcntiOynonu'ègridoeffreffo  , fi 

Ma  odi  vn  non  sò  che  roco , e dipinto  , 

Fremito  di  furor,  mormorio  d’ira , 

Gemiti  di  chi  lange  , e chi  / offira . E del  Mago  I fmeno  diffe: 

Ifmen  ch’ai  fuors  de  mormoranti  carmi  C.tft.i. 

Sin  ne  la  regia  fua  Tinto  fpauenta . 

I Giudei  mormorarono  quando  nel  deferto  pafeiuti  felamente  di  man~ 
narrano  bramo fi  di  carne  effendo  fcritto:lnterea  ortum  e fi  murmur  po- Num* 
puli  quaft  dolentium  prò  labore  contra  Dominum . I quali  Giudei  erano 
tanto  facili  à mormorare  contra  Dio , e contrai fuoimimflri  , cheladio 
proruppe  in  quelle  parole  : Vfque  quo  multitudo  k&c peffma murmura*  Nf*m.  14. 
bit  contra  me  ì II  Tetrarca  dice  : 

Cbor  faria  forfè  unrtKO  Cuz> 

Mormorator  di  corte, vn^bucm  del  volgo. 

Quefta  mormoratone  s' attribuire  anco  àgli  bruti , del  Colombo  Dan - 
tedijfe: 

Si  come  quando  il  Colombo  fi  pone  p*r*d  if  ; 

Treffo  al  compagno  l’un1  e l'altro  pando 
Girando , e mcrm orando  l’ affatone. 

E perfio  diffe  che  anco  le  cornacchie  mormorano  : 

— — ~ Nec  clauo  murmure  raucus 

Nefcioquid  tecumgrauè  cornicarisineptè . E cornicari  non  è altro  che  Sat.s. 
quel  mormorare,  che  fanno  fotta  noce  le  cornacchie . 

Ouidio  applicò  quefto  mormorio  al  porco  parlando  de  i compagni  d’flif- 
fe,che  da  Circe  in  porci  erano  flati  trasformati . 

Idee  iam  poffe  queri,pro  uetbifque  edere  raucum  uet . j 4, 

Murmur,&  in  Un  am  tato  procumbere  vultu. 

Et  il  Marino  diffe  che  gli  vccellt  mormorammo  : 

Odi  quegli  augellini , 

Come  tra*  faggi,  e pini , 

Co’l  uenticel  che  freme  a 

Del  tuo  rigor  uan  mormorando  infteme. 

Qtieflo  mormorio  ffdiceanco  de 1 mutili  Tetrarca  ; 

Laura  ferena  , che  fra  uer di  [rondi 

Mormorando  à ferir  nel  uoltori  errimi  % 9*0,114. 

Et  il  Sannazaro  mila  fua  *Arctdia~  : 

ru'  x Bb  i 


E ran~ 


ZgLlo* 


Lib.  i. 


Libi. 


pfai.91* 


196  Dell’Arte  de  Cenni, 

E van  per  l'aria  i venti  mormorando 
yirgilio nella  GeorgicadiJJe  l'iBeffo  : 

Littora  mifceriy&nemorum  increbrefcere  trnimur • 

E nell' Eneide  parlando  degli  fleffi  ucnti  r 
llli  indignantes  magno  cum  murmurc  montis 
Circumclaufìrafremunt.  VArioBo  : 
epìfilli  Come  fi fentons'AuBro,ò  Borea  /pira 

Ver  l'alte  felue  mormorar  le  fronde.  Il  Tuffo  ; 

C.y.ft'C.  Sommeffi  accentile  tacite  parole , - 

Hpt'ti  fingultty  e flebili  foffiìri 
De  la  gente  ch'in  un  s'allegra,  e duole 
Fan  che  per  l'aria  un  mormorio  s'aggiri , 
Qudnelefoltefeluevdirfifuole, 
r S'auien  che  tra  le  frondi  il  uento  ffiiri . 

Ma  molto  più  quello  mormorio  è proprio  dell' acque  il  che  tanto  meno 
ci  deue  parere  Brano  quanto  che  àgli  fleffi  fiumi  fi  dà  anco  la  uoce  leg- 
gendoli: Eleuauerunt  filmina  uocem  fuam,&  anco:  Eleuauerunt  flumu 
na  flutusfuos  à vocibus  aquarum  multammo  Appreffo  yirg.  leggi  amo: 

Ceu  f lumina  prima 

jEn,  1 Oc  Quum  deprehenfa  fremunt fyluis,&  egea  volutane 
Murmura . E Vropertio  : 

Lìh.i.  Tu  ne  audire  pctesvefani  murmura  ponti.  Gnidio: 

De  rem.  a ^ffiice  Ubentes  iucundo  murmurc  riuos . Il  Sannazaro  nell'arcadia: 

mor  ub.  1 . yieni  £ pombra  Montan , che  l'aura  mobile 
* 9'  Ti  freme  fra  le  f ronde^'l  fiume  mormora 

Tfotail  noBro  cantar  qual' è più  nobile . 

In  quefii  verfi  il  Sannazaro  fa  mentìone  del  canto  deWhuomOydel  fu  farro 
del  vento , e del  mormorio  del  fiume  9 da'  quali  tre  [noni  Varrcne  lafciò 
fcritto  effer  originate  leMufe  ch'egli  dice  ejfere  tre  [Giumente  riferite  da 
Seruiofopra  yirgilio.  Il  Tetrarca  dijfe  : 

E'i  mormorar  de  lìquidi  criBalli.  L'Arioflo : 

C.41  #57.  Che  riga  fempre  una  liquida  fonte 

Che  mormorando  cade  già  dal  monte , E Dante: 
fàrad.io  y dir  mi  parue  un  mormorar  di  fiume 
Che  feende  chiaro  g>à  di  pietra  in  pietra 
MoBrando  TvhertàÀelfuo  cacume. 

Qj*eBi  f°no  come  dice  Quintiliano  nomi  fittiti], & per  opinione  di  Cicero* 
DfOras^.ne  truffi  ort  amenti  dall'  vn  fenjo  all'altro . T^am,  & odor  vrbanitatis,  & 
moliitudo  kumanitatis}&  murmur  mav$}& dulcedo  orationisfunt  dufia 
à est eris  fenfibtts.  Stridere® 


Mogi  7* 


600.1  $4* 


Parte  Prunai . 197 

Stridere. 

0 Stridore  è parimente  ingrato  Crepito  quale  è il  fremito  de'garb 

/ /•Imititi  Ott  lo  I tltwto  \ A fili  P A P*  C.  (1YY\  Ylf\Yì  t 


3 I 


L gfon  neW  aprir,  & nel  chiuder  le  porte , à cfcZ/e  r a ote  de*  cdrri  »o«lj 
unte  & di  cofe  fimìii.  Cicerone . ^ rocew  citharadinonaudium , ne Rri-TufcuLi* 
dorem  quidem  ferri  tàm  curri  acuitur . Virgilio  : 

Loribus  cardo  firidebat  ahenis . Et  nella  Ceorgica . 

— -Monte fque  per  alto*  ^ 

Contenta  cerulee  trahunt  Tiridentiaplauflra. 

Queflo  Crepito  non  folo  è flato  trajportato  alle  incompcfie  noci  delle  be - 
[Uè,  onde  Virgilio  dclTHidra  diffe  : ^ 

. Bellua  Lem  fi 

Horrendum  ftridens.  E Claudiano  del  cane l 

Terrifonus  Hridor  renicntis  Mani  • 

Ma  anco  à quelle  degli  huomini ,<&  accenna  grande /degno,  e gran  dolore l 
egli  atti  de  gli  Mpoftoli  è fcritto:  Mudientcs  antera  lue  diffecaban - C*p-7* 
turcordibus  fuis,& flridebant dentibusin eum.  L'Mriofìo  : 

Là  doue  fece  le  brida  più  crebre,  C-13.fi* 

Con  un  batter  di  man  gir  à le  Stelle . Et  un'altra  uolta  : 

Ma  tanto  horror  nt  {ente,  e tanto  fchiuo 

Che  Vìride, e geme, e duolft  ch'egli  è nino. Dante  parlando  de9 dannati  dice: 
Quando  giungon  donanti  à lamina  infierì. 

Quiuile  flrida , il  compianto > e'I  lamenti } 

Beftemmian  quiui  la  uirtà  dìuina . 

Et  apunto  è fcritto  che  iui  eLlfletus,  & flridor  dentium.Sarà  adunque  lo 
ftrtdere,come  da  quanto  s'è  detto  fi  comprtnde,fegno  d’borrore,  e ffixuen- 
to,ò  di  atroce, & infopportabil  dolore,ò  a arrabbiato  / degno . 

Vrlaro. 

L'Vrlare,è  ululare  è una  noce  flebile, e mefia  propria  de*  lupi, onde  Vir~ 
giliodijfru: 

Ter  no  firn  refonare  lupis  v lulantibus  vrbes.  Et  il  Taffo  : 

Come  ruggia  il  Leon , fifebia  il  ferpente , 

Com'urla  il  lupo,  e come  I'orfo  freme. 

M lupi  hanno  gran  fmilitudine,  e conuenien^a  con  i cani, in  modo  che  tvfi~> 

" loro  congiungendo /^producono  unaforte  di  cani  lupini,  che  da  Virgilio  Li- 
tifi che  furono  chiamati  dicendo:  1 

— 5 Multum  latrante  Lycifcha  . 

DoueSeruio  dice,  che  così  fatti  cani  fono  di  lupo,  e di  cagna  generati,  & 
nafeerne  molti  nella  Libia  Cirenaica  afferma  *4riflotele , & è da  Tiiniou  s 
tonprmatoieperò  furiare  proprio^come  s'è  dettole*  lupi  è attribuito  an~ 

CO  à i 


Georg- 1 . 
0,13/7,11 


J/ifer  6, 


v ■ ''-wA 

198  Dell’Arte  de  Cenni, 

co  à i cani,  onde  Dante  diff^j  ; 
yrlar  li  fa  la  pioggia  come  cani , 

il  latine  del  cane  dice  latrare ,e  però  Virgilio  diCerbeYOyCb'è  finto  effetti* 
cane  da  tregGle  alla  guardia  deli* Inferno  : 

Cerberus  kdc  wgcn  slattati!  regna  trifauci 
Tcrfcnat.  Et  diffe  ancos 

~~~Licet  ingens  Ianitor  antro 
jEn.f.  ideternum  latrans  exangues  terreat  vmbras . 

E Dante  ufando  la  medcfma  parola  latina  : 

Cerbero  fiera  ctudele,  e diuerfa 
Con  tre  gole  caninament e latra  , 

Quefio  latrare  de’canì  è ance  da  gl'italiani  detto  abbaiare, così  diffeDatéc, 
ffual  è quel  cane  ch'abbaiando  agugna  . 

E anco  quefio  latrare  attrìbuitoà  gii  hmmini, che  fuori  di  modo  [gridano , 
& fen%a alcuna  mode fiia  flrepitàmr*  E però  Cicerone  diffe  : Quidenim 
hic  mtusfrattrab  arte  adiuuari potuti, cum  à Tbiltppo  interrogata s quid 
latraret,fefurem  ridere  reffondit.  Ouidio  : 
in T bìn . Latrat,&  in  tato  verba  canina  foro*  E Dante  ancora  : 

Tar ad. 6»  Bruto  con  Cajfio  ne  l'Inferno  latra . E di  Hecuba  in  cane  trasformata . 

Inferme.  Forfennata  latrò  fìcome  cane . 

E nella  bolgia  de*  traditori  bàttendo  Dante  prefo  Bocca  de  gli  abbati  per 
lo  crine, e tirandolo  grandemente, acetiche  gii  palefajje  ilfuo  nome,dicei 
I hauea  già  i capelli  in  mano  atto  Iti, 

Infer  ii.  £ tratti  gli  n'hauea  piu  d*una  ciocca 

latrando  lui  con  gli  occhi  in  già  raccolti  * 

Qu and* un' altro  gridò  : che  hai  tu  Bocca 
*l{on  ti  bafia  fonar  con  le  mafcelle , 

Se  tu  non  latri  t Che  Diauol  ti  tocca  ? 

Effcndo  adunque  quella  noce  che  è propria  del  lupo  ,edel  cane  tradotta* 
ta  alÌhuomo,peuiò  Virgilio  diffe  t 
&n  1*  jn  demus  interior  gemitìi , mifereque  tumulili 
Mi[cetur,penitufque  cauti  plangonbus rtdes* 

Fcsminets  vlulantfcrit  aurea  fydera  clamor . E diffe  ancora^  : 
jEi 7.4,  Lamenti s , g(mituque , & fam  neo  vlulatu 

Telia  frtmunt.  Ouidio  fà  che  Fillide  abandonata  da  Demcfonte  dice - r 
Tronuba  Tiftphone  thalamis  vlulauti  in  lUts , 

Fp  su  Ec  ceanit  medium  deuia  carmen  anìs . 

Et  appreffo  Fifìeffo  Gnidio  Hermione  per  effrimer  Podio  ch’ella  portaua 
a Turbo,  aìqualc  centra  fmuoglia  era  congiunta  t •- 

* ” - " Tipx 


Parte  Prima-».  199 

Ncx  vbi  me  tbalamit  vlulantem  9 & acerba  gementem  tp.z . 

Corrdidit  in  malìo^rocubuique  toro. 

parlando  di  quelli , che  m Tarigi  erano  da  Rodomonte  diftrut* 

ti  dicc^  : 

•/tfpro  concento  9 borribil  b armoni  a Ca+.Jì  i ? 4 

D'alte  querele , e d’ululi  > c di  [inda 

De  la  mifera  gente  ,che  peri  a.  E di  Orlando  dice ; 

M quando  poi  gli  è amfo  d’cffer  fclo  , 

Con  gridi  ì&  urli  apre  le  porte  al  duolo • E dapoi  diuenutùpaygp  diccj 
che  correu a-* 

Con  urli  [pamntemlue  con  gridi  » 

Emendo  adunque  qui  fio  urlare  ne  li9  bu  omo  un  dolorofo , e lacrimabile  ini 
dicio  di  fìrageydt  ruina}e  d'mfuport abile  calamità:  perciò  Ifaia  diffe  : Cla - Cap 
rnabits  pw  dolore  cordit)  & preti  con  triti  onefpi  n tv  s vlulabìtit . Et  Eye- 
chiclledd  tremendo  giorno  ddgiudicìo:  J/luiat e,m,vtz  didima  iuxtn^  c*p  j o. 
efi  dies,& appropinquai dies  Domini.  San  Giacobo  nella  fuaepiflola  calo - 
hea  lafcio [crino.:  sigile  mine diuite esplorate  ylulantesinmiferijs  uejìrts,  Cap.%, 
qua  aiuenient  vohts.Et  San  Matteoyn ferendo  la  profetiadi  Gieremia, di- 
ce: Vox  in  [{ama  audita  efì  ploratut , & vlulatusmultus  Bjcbel  plorans  Cap . j. 
filios [ugj.V blocco fu  per  la  fua  meflafe  doloro/a  noce, gitila  detto9qua[i 
che  udendo  cantare  pianga,  & urli » Quefio  urlare  s’ attribuì fee  anco  alle 
c ft  infenfatej  onde  il  S annasar 0 diffe  : 

'Piangi colle  [aerato,  opaco }e  fofeo  9 u 

E uci  cane  $ cionche,  e grotte  ofeure  y ‘ " 

y lutando  uenite  à pianger  nofeo , 

£ nella  [aera  [critturafi  legge,  ululate  quercia  Bafan.Et  ancoìV  lulat^j  Zuh.Hm 
Mucsmans 9 *!*&■ %}* 

Ruggire. 

Ve[ìa  é U vote  propria  del  Leone  da  fame  9daf tirerò  da  [degno  j li - 


3 is 


molato  : e però  jlmot  Profeta  dijf e:  Leo  rugieìy  quìs  non  timebit  £ c ‘ 

Deut  locutut  e(ì,  quìs  non  prophetabu  ? Etti  Petrarca  ; 

Morte  già  per  ferir  aliato  il  braccio  $90.139, 

Comprato  ciel  tuonalo  Leon  rugge,  E d’ Amore  diffe  un’altra  volta; 
poco  à poco  confumando  ftrugge 

E'nful  cor  yqu  afferò  Leon  ruggii , ^ *0.1194 

E quefìo  ruggire  parimente  s’aUributfceaWhuomo*,  onde  l’Ar  lofio  di  Bar 
ditio  addolorato  per  la  morte  dt  Branàmartt  dice  : 

c.am*un  Leon  c' babbi  a lafebre . Et  in  un’altro  luogo  ; c xd  0$ 

alter  tal  fa  yede  ia  guerra. 


2.00  Dell'Arte  de3  Cenili^ 

C.z6flA$%  Frigge  coìtfun  Leon  non  che  fcjpiraui 

Ma  perche  iddio  fu  tal9 bora  detto  Leone , per  effere  flato  de* f noi  nemici 
vittoriofo  : Vicit  Leo  de  tribù  Inda , perciò  Gioelle  Trofeta  à Dio  queflo. 
Cah  3 « ruggito  aferiue  dicendo:  Dominus  de  Sion  rugiet,  & commouebuntur  cce« 
lì>&  terra  .Quello  ruggito  eh*  è proprio  del  Leone, non  fi  concede  alla\Lecn 
3 %a;  e però  Giobbe:  Kugitus  Leonis , & vox  le&n&  : parimente  s* attribuì* 

fee  aWhuomo  ma  no  alla  donna  perche  è atto  d'animo  feroce,  e di  eflremo 
furore*  E etneo  quefto  ruggito  tal’hora  effreflìuo  di  dolore ,e  d'affanno  nel - 
7.  l'huomo,eome  quando  Dauiddè  Trofeta  diffe:  Rugiebam  à gemitìi  cordis 
rad.  E l'afflitti  fimo  Giobbe:  jLntequam  comedam fuffiro,  & tamquam^ 
3v-  innundantes  aqu&fic  rugitus  meus . 

Muggire» 

,34.  TL  muggire  è propriamente  la  voce  de  buoi,  e però  Virgilio  diffe  : 

JL  Mugitufque  buum . EtOuidio  di  Io  connerfa  in  vacca j 

George,  ^ CQna%a  loqui  mugitus  edidit  ore^a* 

Dante  del  Torodi  Tedilo  co  fi  propriamente  di ffcj  : 
infiv.  $7.  £Cme  U bue  Siciliana  che  maggio  prima 
Co'l  pianto  di  colui,  e ciò  fu  dritto , 

Che  l'hauea  temperato  con  fua  limau  i 
Muggiaua  con  la  noce  de  V afflitto  , 

Si  che  con  tutto  che  foffe  di  rame , 

Tur  il  patena  dal  dolor  trafitto.  ^ __ 

Ztf.j-y  -Nondimeno  come  dice  l'Mutorad  Herennio  V agire, mugiVeì rnumu* 
rare,fibilare  accipiturprograuiter  fonare  : onde  per  tran  siati  one  fi  d<u 
queko  mngito  à molte  altre  cofe  : Latantio  lo  attribuifee  d i tuoni . 
Zih  7.  Cur  em\centfulgura,cur  tonitrua  mugiant . De9  bofehi , e del  mare  Ho- 

ratio  diffe: 

zìb.i.ep.i.  Garganummugire  putasnemus,aut  mare  Thufcm . 

E Virgilio  delie  cauernej  : 

JEn.  3*  Curuis  immugijt  >Acthna  cauernis  . E della  tetta  \ 

JEn.6.  Subpedibus  mugire  folum . Dante  dell* Inferno  dice. ^ : 

j nflr.  7.  Che  mugghia  comefà  mar  per  tempesta 
J Se  da  contrari  venti  è combattuto  . 

VMioflo  deferiuendo  vna  fortuna  di  mare  dice  : 
c.  • 9-  Muggendo  fopra  il  mar  va  il  gregge  bianco . Et  anco  diffe  : 

c2.4x.tf.74  Q0ynt  nocchiero  d cui  venga  à gran  [alto 
Muggendo  in  cantra  il  minaccicfo  flutto » 

Nell'huomo  vna  voce  Sìrepitofa  fimile  d queflo  mugito , darà  fegno  di 
grandolorefodì  furar*  }qual  [nolejfere  ne * buoi  quando  per  gran  defide- 

nodi 


CtthL  ep,  i f 


2£n.  6 . 
Lib.  9. 


Parte  Prima-»?  101 

riò  di  mangiare  , ò di  congiungimento  fi  sformano  d* effimere  la  loro  paf - 
fione.  Onde  l'onnipotente  Iddio%minac dando  gran  caftigo  à gli  Idolatri  di 
Babelle,di{fe  per  Gieremia:  Vifitabo  fuperfculptilia  Babylonis,&  in  om - C*P-  T l- 
ni  terra  eiusyiugiet  vulneratus.  E Virgilio  delle  donne  Troiane  per  la-> 
morte  di  Tali  ante  affiittijjìme  dijfei 

Mcefioque  immugit  regia  luffu.  1 1 

Vagire. 

OVefìo  vagito  è inarti  culata  uoce  propria  degli  infanti  quando  pian - • 3 J • 

gonOye  fi  lamentano . Onde  Lucano  chiama  i uagiti  egri  > e lugubri,  uh. i.&  j. 
Canate  delfuo  bambino  quando  gridando  fàfcoperto3ondefàcagion  del- 
la morte  di  fe(ìejjbfe  della  madre  fua  dice  : 

Vagitus  dedit  ille  mifery  fenfijfe  putaves  -, 

Quaquefuum  poter at  uoce  rogabat auum. 

Et  Virgilio  parlando  de  gli  infanti  : 

Continuò  anditi  uoces,uagitus  & ingens 
Infantumque  anima  flentes  in  limine  primo.  E Martiale  : 

Sordida  uagitu  proferat  ora  puer.  E Cicerone  ancora : Quid  fiquis  Deus 
tnihì  largiatur,ut  ex  bac  Aiate  repuerafcamrfr  in  cunis  uagìam  . Vna  tal In  CaL 
voce  adunque  accennerà  infamia , e fanciullesca. 

Suffolare. 

QVctto  fuffolareyò  fibìlare5ò  fifcbiare  che  dir  uogliamo  è proprio  de\  .3  6. 

Serpenti}e  però  Quidio  di  Cadmo  conuertitoin  Serpente  dice  • 

Guoties  aliquos  parat  edere  quelìus 

Sibilai  yhanc  illi  uocsm  datura  relìquit.  E Virgilio  : Met.  4. 

—Serpens  finuofa  volumìna  uerfat.  JEn.11. 

l/irreffifque  horret [quammis9&  fibtlat  ore . E Tropertic: 

Si  fallo  vipera  noflris  Lib.  4. 

Sìbìlet  in  tumulisi& fuper  offa  cubet . li  Taffo  diffeccfi  : 

Come  rugge  il  Leon  yfifchia  il  Serpente.  c.iyfi.zil 

E però  un  gran  fifehio  farà  cenno  di  gran  terrore  e ffauento.  Et  è anco  at- 
to di  reprobatianc>e  di  fcherno>CGntraYio  al  plaufo3che  era  fogno , che  la 
f arnia  f offe  piacciala  (come  ho  detto  nell' apùlaufo)  onde  pafsò  in  pr  cu  cr- 
òio,Tarn  qu  am  e f cena  exfibilatus,come  un'inetto  hiftrione  : per  ciò  eh ev 
quelli  che  erano  in  odio  dei  popolo  erano  fibilati 3 &però  Horaiio  in  pcr- 
fona  d* uri aitare  dijfe  : * 

Topulusme fibilat , atmihi piando  sai.ù 

Jpfe  domi.  C icerone  dice:  Qui  pojìquam  e f cena  non  modo  filili  s }f ed  p™  It- 

eti am  conuitio  explodebatur . Et  nell' Gradone  prò  Sextio  , dell'uno  , & Comt 
dell’altro  cefi  due  : Qui  rumor  e fattore  pepali  tenetur  >&  ducitur3  ci 

C c pian  firn 


T’js- 

t.yÈ6. 


Inftr  ti* 


Cab 


201  Dell’ Arte  de* Cenni, 

plaufim  immortalitatemffibilum  mortem  uìdeti  neceffeeft.  Et  nei  Va* 
radoffi:  Hfino  fi paululum  fé  moueat  extra  ramerum , aut  fi  verfuspro - 
nunciatus  eftunafyllaba  breuior,aut  longior , ex fib  datar,  atque  cxplodi - 
£«r„*  Che  noi  diciamo  dar  la  fischiatasi  che  futi  tu  amente  rapprejentato  da 
Gier ernia  parlando  della  drfirutta  Qierufalemme  : Tlauferunt  fuper  te_j 
minibus  iranfeunkt  per  viam ; ftbilauerunt,  & mouerunt  caput  fuum-j> 
Ha  crine  e fi  rrbs  dicentes  , perfetti  decoris , gaudi  um  vniuerfa  terra  f 
Quefio  fibilo  è da  Virgilio  attribuito  al  vento  ; 

«—  V eni  enti  sfitbilus  all'Uri . Dal  Taffo  al  mare  : 

G quale  fra  gli  [cogli,  ò prejfo  à i lidi 
Sibila  il  mar  per  coffa  in  rauchi  [Iridi * 

E anco  il  fibilo  cenno  da  chiamar  alcuno  cheà  noi  venga,come  Dante  dif  - 
[e  che  quelle  anime  dannate  fi  chiamauano.: 

Ter  un  ch'io  [on  ne  farò  venir  [ette 
Quando [ufficierò  ycom9 è notilo  ufo , 

Et  in  quefto fentimento  fi  legge  in  Efaia  : Eleuabit  fignum  in  natiombus 
procul,&  fibilahit  ad  eum  de  finibus  terrai,  & ecce  felìinusuelociter  ve* 
Lì  5-  Dec«i  nìet.  E che  [offe  cenno  tra  faldati  lo  attedia  anco  T<Liuio:Quocumque  no- 
Bis  tempore  fibilo  dedffet  fignum  , porta  apcriretur . Ma  quel  picciolo 
fibdoyche  fifàfiringendo  i denti. è atto  dì  chieder  filentio  , onde  leggiamo 
ddiDatn*-  appriffo  S'.Girolamo: Quando  filenlium  volumus  impetrare fir Eludenti- 
fum.  bus  ffiritum  coarBamus,  & cogmus  tantum  fihilum  in  fonando  fa.  oue- 

in  tbormu  rojfi*  come  l'usò  Terentio*  e Tlauto  ancora  in  molti  luoghi , 
nu  Atto  di  fonar  la  piu  a. 

Vi  fio  gefio  di  fonar  piue,ò  Truffo  li  ,ò  infir  amenti  cefi  fatti  accennerà 
adulatane  cercando  di  addormentare  alcuno  con  quefia  Infingalo 
me  1‘  adulatore  con  foauffme  laudi  / ingegna  difarej  ò come  iv  ocellato - 
re,  perche  : 

FiMula-dulce  camt  volucresdum  decipit  auceps* 

Conforme  À quanto  ferine  Tierio  del  Cerno,  dicendo  fentìre  tanto  diletto 
di  quefio  fuono.,che  [cordato  della  propria  fallite, è facilmente  da  cacciato - 
pi**?,  m a-  ri  prefa , 0 Hindi  nacque  il  proverbio:  Laudare  aperti  s tibijs . T c mi  Borie 
interroga  to  una  volta  qual  melodia  piu  gli  d i Ut  teff c : que  U a yrjp  o fe , c h 
3g£?  40.  riferircele  mie  laudi:  conforme  à quel  detto  di  Salomone : T ibue,ór  pfai- 
tenumfuauem  f aduni  melodiam ,& fuper  vtraque  lingua  ftiauis. 

Gefio  di  fonar  ia  tromba, 

' 1%.  ìp  Sfende  que.Uo  infiromento  militare*  tl  gefio  di  fonarlo  Accennerà 
El  guerra , V Ano  fio: 
c fi  ai  Segue  U tromba  à dar  ilfegno  pvefla  2 

Che 


3 7' 


In  Cgmo„ 


Parte  Prima^#  103 

Chef  è a mille  impallidir  le  guance , Et  un'altra  uo  Ita  : 

Monti  chi  è à piè, chi  non  è armato  s'arme  C i6.fi  39 

jt  la  bandiera  ognyun  faccia  ritorno, 

Dicea  con  chiarore  bellìcofo  carme 

Tiù  dfuna  tromba, che [correa  d'intorno , Et  il  Taffo  ? 

E già  s’odon  contar  bellici  carmi  C.z.ft.  7 y. 

Seditiofe  trombe, e fere  voci . Et  Ennio  con  grand'artificio  dìffe  : 

*At  tuba  terribili  tonitru  taratantara  trufit v-  Che  cefi  fu  da  Virgilio  imi - 
tato  e migliorato 1:  ' j£n.  ^ 

jlt  tuba  terribilem  fonitum  procul  are  canoro 
Increpuit.  E da  Sidonio  : 

Jlt  tuba  terrificio  ttrepuit  graue  rauca  fragore . 

E perche  co'l  fuono  della  tromba  anco  fi  publicano , e bandifeono  le  cofe  ] 
accioche  ftano  à tutti  palefi : onde  5*.  uolendo  dire  aWhipocrìto,  chc^ 
non  diuulgaffe  l9 opere  buone,  ch'egli  faceua  diffe:  TSfoli  tuba  canere,per - Mauh' 
ciò  con  quetto  atto  fi  potrà  anco  accennare  dì  uoler  pale  far  e,  &publica - 
te  alcuna  cofaiondead  Efaia  diffe  il  Signore  : Quafì  tuba  exalta  uocem^t 
tuam,&  annumiapopulo  meo  [celerà  eorum . Et  cefi  come  dice  S . Tao  lo  faP  3 8. 
farà  publicato  l’uniuerfal  giudicioy&  à quello  chiamati  tutti  i morti:  Ca- l'A(iCor*l<> 
netentm  tuba,&  mortai  refu*gent  meorrupti.  Del  qual  fuono  dijjc  Date: 

Il  Duca  diffe  à me:  pià  non  fi  de  Ha  inf€7' 

Di  quà  dal  Suonde  l' angelica  tomba , 

Quando  verrà  lor  nimica  podefia . 

Ci  afe  un  rìuederà  la  tri  fi  a tomba , 

Ripiglierà  fua  camene  fua  figura , 

Vdirà  quel  ch'in  eterno  rimbomba . 

Co  fi  con  gefii  di  fonar  altri  infir  omenti, fi  potranno > come  è manìfetto,  al- 
tre cofe  accennare. 

Atto  di  parlar  baffo. 

OVeHo  getto  di  parlar  con  ucce  baffo.  accenna  granita, e dignità,  co-  .39. 

mVdi ^gr amante  I{e  diffe  fi  vino  fio  : 

Quel  domanda  la  caufa  di  tanfira  c z7- 

Con  reai  vifo , e parlar  grane , e baffo, 

Seneca  lafaò  fcritto:  Vox  fit  fine  clamore , rifus fine cachino:perciochc^> 
ficome  il  cammare  tardone  graue  è da  perfino  di  grande  autorità, e C andar 
in  fretta  da  feruo,  e daperjona  mlcicrfinel parlare l'mpetuofo {gridare  è 
da  fanciullo, da  femina,e  da  gente  indiscreta  ,rna  i'kuamo  faggio  con  noce 
tarda  , e bajfa  1 iene  con  dignità  fauellare . Giobbe  diffe  che  ilfauellare  di 
Dio  è cornei*  ho  ce  drun  venticello- foaue  ; Sictit  quidam  cuiusnon  agno - 

Cc  2 fccbam 


u)4  Dell’Arte  de’  Cenhi , 

c’f  4'  fcebammultum  comm  oculis  meis,  & vocem  quali  aura  lenii  èudinf. 
Anco  alle gr aui  , & honefle  matrone  quefla  fomme/fa  voce  s'attribuifee , 
come  Virgilio  di  Andromaca  moglie  di  HtUore  diffe,  che  alla  prefenga-t 
d'Eriea-j  : 

JEn.’f.  ^^Demiffa  voce  locata  e fi.  E Dante  della fua  Beatrice: 

infsr.  2.  e cominciommi  à difforme#  piana 

Con  angelica  vfee  in /uà  favella.  Etti  Petrarca  dice  anch'egli  che  la 

fua  Laura  banca  un  parlar  cofi  piano,  e faune , 

Scnt:zi$,  — Ch'ogni  ajfra  ingegno , e fero 

Faceva  burnite ^ * 


.40. 


Atto  di  bere., 

SE  queflo  gefio  fi  farà  con  faccia  allegra , mettendo  fi  Umano  deflraJ 
alla  bócca, accennerà  defìderio  di  bere,  il  che  [e  farà  fatto  con  mifura  > 
non  fard  biafimeuole  offendo  ferino  da  Horatio  : 

Zf.j»  ed, 2.1  Narratur&prifci  Catoni*  * 

S&pe  mero  caluiffe  virtù s . 

' ♦ Ma fe  queflo  gefio  fi  farà  con  uifo  garbo#  come  per foYgaAccennerà  di  tio 

ler  patir  incommodo#  tranaglio  per  confeguir  alcun  bene > come  gli  infera 
mi  bcuono  le  medicine  amare  per  ricuperar  la  fanità  idi  che  Ouidio  diffe  : 
‘Perfer,&  abiura  dolor  bic  tibì  proderit  olim , 

Stipe  tulit  laffis  fuccus  amarne  opera.  E l'Ariofio  diffe : 

Voglia , è non  voglia  al  fin  conukn  che  manda 
Vumariffimo  calice  nel gogp^o. 

E però  ilgranfupplicio  è detto  calice  ^orne  diffe  Jf.S  calli  figliuoli  di  Ze- 
btdeo:  Toteflis  Ubere  calicem,quemcgo  bibìturus  fum ? Et  quando  era-» 
per  patire  : pater , fi  poffibile  efì,tranfeatàme  calix  ifie  . Si  poffonofar 
molti  altri  gefii, cerne  di  mangiarci  di  orinare , dìfearicar  il  ventre  > & di 
altre  molte  cofe , de*  quali  non  è neceffario  decorrere , effondo  rnanifefio , 
che  con  effi  vane  operatimi  del  nofiro  corpo  fi  pojfono  rapprefentare , e 
dìmrfi  nostri penfìeri  accennare. 

Rifo  dolce. 

IL  ri  fot  una  marticulatauocè  che  proviene  dal  piacer  che  fi  prender 
d'alcuna  cofa  ridicolofa  che  fìafaita,ò  dettai  e nafet  per  lo  piu  d' alcu- 
na imperf 'et  tiene  ^mancamento,  ò brutterà:  che  delle  cofe  belle#  buone 
Ibmmo  non  ride,an%i  slupi f ce,  e fi  meraviglia  4 ma  delle  manche,  & im~ 
t perfette#  ome  / eh  emendale , fe  ne  ride ♦ Chi  è percolo  neliafcde  de  i pre - 
cmùjridey  Et  è opinione  d* alcuni  , che  f e i’buomo  foff e ferito  [otto  le 
sfcdle  , douefi  fml  fare  il  fai!  etico  farebbe  sforate  à ridere , il  che  fu  fc~ 
gmmodal  Tajjfo  quando  diffe: 

Trafitte 


Amor.  Uh. 
*vl$. 

&Ug.  1 6. 


M$tt.  2-0. 
M®t4,  z6. 


.41 


njs. 


Parte  Prima. 


ZQS 


T raffino  à l'altro  in  fin  la  doue  il  nfo  C.io.fi.tf 

Uà  (no  principio,  e'I  cor  dilata , e ffiande , 

Tal  che  (ftrano ff citacelo, & borrendo ) 

Ride  sforzato^  fi  monxxìdendo  . 

Pomponio  Melici  [crine  che  nell*  I fole  Fortunate  fono  due  fonti  d di' ma 
de'  quali  chi  bene  more  rìdendo > ma  lofio  beuendo-delC altra  fi  conferua  in 
yita3di  effe  fa  mentione  il  Tetrarca  dicendo 2 

rì$ei\Ì[oU  fame fe  di  fortuna  Canz  ji» 

Due  fonti  ha  : chi  de  ì’vua 

Bee  mor  ridendo,  e chi  del*  altra  (campa, 

Due  fono  le  forti  del  rifo,rna  moderata , che  anco  neWhuomo  faggio  hct 
luogo  i L'altra  immoderata,  e di jj cìnta,  che  cachino  è detto  \ proprio  de* 
pazzi-  Teli' uno, e ddV altro  dice  il  Sauio:  Fatuus  in  rifu  esaltai  uocem^j^d,  1 t ♦ 
fuam:  vir  autem  fapìens  vix  tacite  ridebit.  E dice  ancora  ; Sicut  fonitns Ecci7. 
ffinarum  ardtntium (uh  oUaffic  rifu  sfiniti*  Cicerone  dice:  Vt  ridere  con- 
ceffum  fit,vitkperetur  tamsn  cachinatio , E perche  il  rider  immoderata- Tuftui  ^ 
mente*&  il  pianger  dirottamente, fono  effetti  d'animo  intemperante3neU 
Vhuomo  prudente  non  hanno  luogo offendo  propri]  de*  fanciulli, e di  femU 
nelle,  L'jLriofìo  efpreffe  un'atto  dìgrandijjimo  rifa  in  quefìo  modo  : 

•poi  feoppiaro  egualmente  in  tanto  tifo , Ca8.tf.7s 

Che  con  la  bocca  aperta, e gli  occhi  chiù  fi, 
potendo  à pena  il  fato  hauer  del  petto, 

Jt  dietro  fi  lafciar  cader  su'l  ietto . 

Il  Boccaccio  diffe:  Maeftro  Simione  ridea  fi  fquaccheratamente,  che  tutti 
i denti  gli  fi  farebbono  potuti  trarre.  E quefto  è quel  tifo  chefidiceabon - 
dar  nella  bocca  de'  pazzi  • Heliogabalo  cefi  (conciamente  vìdea , che  nel 
pieno  teatro  il  (ho  rifa  fuperaua  quello  de  gli  altri,  era  da  cìafcuno  co*Sa^aj 

nofauto:,  Si  legge  che  Zoroaftro  inuentore  dell'arte  Magica  nacque  ride ‘7‘ 
do . Democrito  Filofofo  continuamente  ridendo  le  pazzie  di  quefto  mon* 
do, fi  allargò  la  bocca  fino  àgli  orecchi, del  qual  diffe  Giuuenales 
Perpetuo  rifu  puimonem  agitare folebat 

Democrrtus . Et  all'incontro  Heraclito  tanto  pianfe  l'humane  mìferie , 
xhe  perdigli  occhi:  nè  ancora  è decifo  chi  di  loro  (offe  più  pa%gp  . L'Ul- 
ciato  dell'uno,  e dell' altro  fcriffe  quefto  Emblema  : 

Plus  (olito  bumana  nunc  defle  incommodavits 
Herachteifcatet  pluribusilla  malis . 

Tu  rurfusfi  quando  alias , extolle  cachinum 
Democritei  illa  magis  Indierà  fatta  fuit. 
ivfterca  kac  cjrnens  medito?  qua  deniquetecm 

’Eì&e 


éjMttl.  ds 

AdfM, 


tìb.i.ep,  I 
i$i.  $. 

Ltcu,  3 . 

Sm.  140. 

la  rad  p . 


to6  Dell  Arte  de’ Cenni , 

fine  f team  ,aut  tecnm  quomedo [piene  iocer . 

Con  ragione  adunque  dicono  é Dottori,  che  non  è lecito,  ferina  degna  con', 
fa, rider  alla  preferita  del  [ho  fuperiore . Si  come  adunque  il  rider  con  mo- 
derila accennerà  confolatione,&  allegrerà  : Co  fi  il  rifo  immoderato  fa- 
rà fegno  di  pa^ia:  Catullo  diffe  : Rifu  inepto  res  ineptior  nulla  efi. 

Ter  allegrezza  di  buona  nouella  rife  Àbramo  quando  da  Dio  intef^jf 
che  nella  fua  ueccbiezza  batterebbe  figliuoli,  Cecidttinfaciem  fuam , & 
riftt  in  corde  fuo  . Ma  Sara  fua  moglie  non  lo  credendo  aWmcontro  nfes 
perifeberno  dicendo  : Vo fi  quarti  confenui,  & Dominus  meusuetulus  e fi 
voluptati  cperamdabo  ? Gli  oratori  molto  fi  fruono  dei  ridicoli  per  ri- 
crear il  Giudice , e tenerlo  lieto  acciò  che  non  fi  fianchi , e volentieri  li 
a) colti  ; e perciò  di  quelli  ridicoli  1 Retori  hanno  copio famente  trattato  * 
La  derifone  ilìe{fa,è,wme  dice  Suida , una  delle  quattro  fede  dell*  Ironia 
effendo  l9 altre  fubfannatione,farcafmo,&  urbanità . Et  è quel  dilettevole 
fchernoyche  Vbuomo  prende  del  male>ò  deWimperfettione  altrui  godendo 
del  fuo  obrobrio,  beffeggiandolo,  e con  ludibrio  dileggiandolo  , difeefa  dal 
ridere,cb'è  l9ifìe(Ja  burla, poiché  il  rider  alcuno  è difteffoffbsrnimento  : e 
però  Ouidio  diffe: 

Ridet  amatorem  Lyda  puella  fuum  : H Cicerone nelFEpifiole  : Dcdifli 
nobis  quem  femper  ridere  poffemus . Horatio  diffe  : 

. Vetrimentafugas feruorum,  incendia  ride t. 

Et  il  Sannazaro  nella  fua  Mrcadìaj 
Quando  tal9 bora  à la  (ìagion  nouella 
Mungo  le  capre  mie,  mi  feberne  3 e ride 
Lamia foaue,  e dolce  paflorella* 

Quando  adunque  il  nfofarà  effetto  di  febernimento  farà  anco  uitio,  è 
peccato : Onde  fi  legge  nella  diurna  frittura:  Eijce  derifoum > & exibit  cu 
eo  iurgium,ceffabuntque  caufd,&  contumelia . Et  altroue  dice  : Ipfe  de- 
ludet  illufores  ,&  manfuetis  dabit  gaudium:  Quello  che  fi  duole  del  bene 
altrui , & del  male  fi  rallegra  fa  con  animomangno  effetto  contrario  alla 
natura,  come  una  volta  diffe  il  Tetrarca  : 

Ddmio  ben  pianga, e del  mio  pianger  rida . 

Dice  Dante  che  ftcome  tra  noi  per  cofe  liete  ridiamo  ; co  fi  in  cielo  perle- 
titia  gli  [piriti  celeffi  maggiormente  nfplendono , e nell'inferno  permefli- 
tia  molto  più  s9o furano  1 
Ter  letitìar  la  sà  fulgor  s'acquifla, 

Sicome  rijo  qui,  ma  già  s'abbuia 
V ombra  di  fuor,  cometa  mente  è trilla V 

Dd  rifa  è detto  arridere  apunto  per  acconfntire , come  fusò  CiceroncJ 

friuen : 


Parte  Frimai  107 

fcrtuendo  ad  Mlìco :lnhibneillud  tuum,quodualde  mihi  awferat,vche ub*  l3  */• 
menter  dsjblìcet.  Dante  dijfe  cefi  : AI# 

Qtuce  eterna  , che  fola  in  te  fedì , Farad 

Sola  t* intendi  ,eda  te  intelietra  9 
Et  intendente , te  ami , & arridi,  VUrkfio  : 

E quando  inquefio  ancoriamo  gli  arrida 

La  Fortuna.  Farà  dunque  il  rifa  anco  atto  di  acconfcntire,d'amare,e  di  ^ - 
voler  compiacere*  e però Virgilio  dijfe  : 

Vtnnuit^atque  dolis  rifit  Cytherea  reperti s.  • 

Etuoisndo  dir  che  Enea  gratificò  Nifi}  d<ff e : 

——Rrfit  pater  optimus  olii  , 

E che  Gioite  compiacque  A y enert  di ffe\par  mente  • 

Olii  fubridenshominumftior,  atque  Dtorum 
yulturfuo  c.ce'.um,tempefiantefque  ferenti* 

Co  fi  i'aimrofe  donne  fengaparLre,co'l  rifa  danno fegnoà  i loro  amanti  di  ^ j ^ 
voler  compiacerli ;come  intefe  Horatio  quando  dijf  e:  1 ' ‘ 6 9\ 

Tunc  & latentis  proditor  intimo 
Gratta  putii  a rifusab  ungalo* 

Venere  da  H omero  èfpeftjjlmo  chiamata  amica  del  tifo, che  fuol  effer  c3~ 
pagno  della  iafeiuia:  L'huomo  fola  è animai  rifikiletma è anco  ridicolo, e 
di  rifa  degno, perche  gli  altri  animali, operando  fecondo  finfiintodella  7S {a 
tura, non  fono  cagione  di  rifo,ma  l’huomo  facendo  cofe  impertinenti,  ò di- 
cendo fpropofitiyfa  rider  la  brigata, & egli  diuìene  ridicolojo. Catone  Vtt- 
cenfe  accusò  L.  Murena  , che  fu  da  Cicerone  difefo  ,dquale  fchernendo  in 
varij  modi  gli  Stoìci>de ' quali  Catone  era  fcguace,e  perciò  h attendo  fatto 
rider  molto  ì Giudici  yCatone  ifl  elfo  forridendo  dijfe  : 

Dij  boni  quàm  ridiculum  habsmus  Confulem . Giuuenale  dice  chela  pò* 
uertàfà  L'huomo  ridicolo , ciò  è jfr  segabile  ; 

Ntl  habet  mfelix  paupertas  durius  infe, 

Quam  quodridiculos  homines  facit* 

Quefio  rifos'attnhuifce  anco  per  metafora  alle  cofe  inanimate  perdimi  nh  ^ ^ a 
tirarla  loro  vaghegga.  Onde  Horatio  : 
llleterrarum  mihi  poster  omnts 
Mngulus  ridet . Il  Sannagaro  nell'or  codia; 

Quante  fiate  del  fu*  e rror  fo  rrif e ro 
I monti , e i fiumi , efs'ltuo  duolcomponfeli 
Quei  corfer  per  pietà,  qu  efii  s' affi  fero.  Virgilio  dijfe; 

Omnia  nunc  rident . Et  il  Tetrarca  ; 

Rìdono  hot  per  le  piaggio  herbette, e fiori.  Et  anco  ; 


^gd-  7- 
Canz.^é. 

te. 


^dono 


tcg  Dell’Arte  dc’Ccnni, 

Ridono  i pràtici  del  fi  raff eretta*  E Dante: 

Img.i.  £0 ysi  pianeta  elfi  ad  amar  conforta 

Faceua  tutto  rider  l' oriente . E uolendo  effrimer  il  contento  \ e l'alle? 

gregei  del  mondo  Uff  e : 

74.  Ciò  ch'io  uedeua  mi  fembiauaun  tifo 
Del'vniuerfo.  Et  l'Eric  fio  : 

Ter  ch'ogni  ber  rida  ilgratiofo  aprile  l 

QueSlo  tifo  è detto  dolce >e  cofafoauete gioconda»  Onde  il  Vetrificai 
Se»rif.  y ero  è che' l dolce  mani/ e fio  ri] 0 
Tur  acquetagli  ardenti  miei  defiri. 

E nel  Trionfo  di  Mone  di  Laura  dijje  : 

Ch'io  nidi  lampeggiar  quel  dolce  rifo , 

Cìf  un  fot  fu  già  de  mie  virtuti  afflitte 

Rifo  amaro.' 

r . " TT  ® detto  del  rifo  dolce  bora  dirò  dell* amaro , che  è fegno  > & atto  di 
* JLJL  [degno,  Sicome  tal'  bora  dolcemente  fi  piange  d’allegvel%£4icofiatz 
cuna  uolta  amaramente  fi  ride  per  ifdegno . Virgilio: 

Mn.  1®.  lAdqiiemfubridens  mifta  Me^entius  ira*  U*Ariefto  dìffe  ; 
c. j 5 .fi. 47  sorrife  alquantofina  d'un  rifo  acerbo 

Che  fece  d'ira  piu, che  d'altro  fegno.  Et  in  vrfi  altro  luogo  1'ifieffo  Toetai 
c.$i.fi.$$  ji  fignorde  la  cafaaWhora  alquanto 
Sorridendo  à Rinaldo  leuò  iluìfo  * 

Ma  chi  ben  lo  notaua  >pià  di  pianto 
Tarea$c3haueffe  itogli  a che  di  rifo . 

il  T affo  nel  fuo  Go ffr  edo  di ffei  che  nel  rifo  di  Rinaldo  fi  vidde  lo  [degno  • 

- ■ 3 d • 41*  somfe  all'kor  Rinaldo f e con  un  volto 
in  cui  tra'l  rifo  lampeggiò  lo  [degno. 

E t il  me  de fimo  di fi e ancora  dì  Tancredi.  EtHomero : 
llhad.  15.  j na  quidem  labijs  ridehat  cubila  porro 
1 - Frons  minime  renidebat.  E Tibullo  di ffe. 

Elee  bene  mendaci  rifus  compcnitur  or^j. 

Quefio  rifo  finto  è detto  fardenio  . Viatorie  : His  Trafimacbus  auditis> 
BeRepJLi  e^to  cachinno  valdefardonicerifit . Hauendo  C.  Grancho  nel  dimandar 
un  magistrato  riceuuto  repulfa , di  ciò  grandemete  ridendo  gli  emuli  [noi , 
diffe  loro,  che  ridavano  con  rifo  Sardonia , non  conofcendo  la  vergognai 
m del  loro  rìdere.  E che  anco  accenni  doppi egga^ef rande  appare  da  quefto 
luogo  di  Claudi  ano  : 

—Blando  fraudem  pratexere  rifu . 

Delle  per  forte  molli  > e delicate  fi  dice  in  proverbio  : Rifus  Ionicus . E di 
- ~ ‘ quelli 


Parte  Prima-*;  xof 

quelli  che  htempefimamtte  giocano#  (eh ergano.  T{ifus Megaricusj  qua* 
ir  fogliano  dire:Melius  efì  amicum>quàm  àittum  perdere  :bench  e fia  nero 
quel  detto:  Npnm  loco  ridere  pergraue  eli  malum : Di  quelli  poi  che  af- 
fettatamente3& fenga  caufa^mafimulatamcnte  ridono [i dice  :Tcregri * 
ftis  bucis  ridere } & anco . Ahenis  ridere  mandibulis * 

Atto  d’otturar  fi  la  bocca. 

Alcuni  hanno  grandiffimagratia  nel  ridere te  ciò  fanno  cofifoauemen 
te#  delicatamente%cbe  innamorano  coloro  cheli  veggono,  cofi  do- 
uea  rider  quella  Lalage,  della  quale  Horatio  diffe  : 

Duke  ridentem  Lalagen  amabo , \ li.i.fti/.ii 

Duke  foquentem.  Il  qual  luogo  fà  leggiadramente  imitato,  & di  mag> ■ 
gìoruaghe^ga  adornato  dal  Tetrarca  cofi  dicendo  : 

'Non  sì  com9Amorfana,e  comeancide , 

Chi  non  sì  come  dolce  ella  fojpwa  , Son,  ufi 

E come  do  (ce  larla,  e dolce  ride. 

Et  alcuni  anco  ad  arte  ridono  per  far  pompa  de  loro  bianchi ,e  begli  denti , 
come  Catullo  dice  che  Egnatio  faceua  : 

Egnatius.qmd  candido  s habetdentes , 

Jgenidet  vjquequaquc_j  • 

E d* una  fanciulla  che  hauea  belliffima  bocca  diffe  Martiale  : 

Ej.de  fi  lapis , ò fucila  ride . 

Ma  quelli  che  sgarbatamente  ridono , ò che  fcuoprono  bruta  dentatura , è 
qualche  altro  loro  difetto  fogliono  otturar  fi  la  bocca  coti  moccichino , ò 
con  altra  co  fa , anco  per  non  palefar  il  rifo , come  fece  quel  Vario,  di  cui 
d>jjfe  Horatio  : 

— Varius  mappa  compe fiere  rifum  Li&.i.Sat  t 

Vìxooterat» 

E fi  fa  -ncc  quello  atto  per  impedir  il  parlare,  conforme  à quello  che  difi 
fe  oauJde  : obflruftum  eft  osloquentium  iniqua.  Etancò  : Sitmanus  ?[&l  6 fi 
tua  lutar  os  inumine  captati *s  in  verbo  iridi fiiplinato . Et  il  Sauio  : Qui  icd  5. 
Pjtltus apparuit  pvflquam eltuatu stfl in  fùbhme: fi enim  intellexiffet ori 3°* 
Juo  mpofwfftt  manum  . Ccfare  firijiendo  à Cicerone  : At  Demitius  ma» EamU.li  8. 
vus  ad  os  appofmt . Si  legge  appreffo  Macrcbio  che  i Bimani  bau  e ano  il 
fimo! aerò  della  Dea  Angeronia  con  la  bocca  legata }e  figillata  , & in  ara  3atur- 
Volupia  collocatimyquod qui  fuos  dolor  es,anxi  state fqitedijfmulant:,piY- C^* A<?' 
ueniant  patienha  benefic  o ad  tnaxirham  voluptatem  • 

* j,Dd  bacio. 

Q Vello  che  noi  Italiani  diciamo  bacio  è da  Latini  detto  in  tre  modi  : ,44, 

Ofcklum  $h*  è proprio  degli  amici,  cofi  detto  perche  nel  baciare , fi 

Od  Sìrin  • 


%iof  Dell'Arte  de’ Cenni, 

ftnngono  le  lab?*,  e fifà  l'ofculo  , ciò  è il  bocchini ì : bafium  de*  parenti ; e 
fuauiumde  gli  amanti  dalla  fua  foauità  co  fi  detto  :e  però  ben  diffe  Catullo: 
Sumpui  uhi  dum  lud  s melite  Irnienti 
Suauiolum  ànici  dulcius  ambrofiau  . 

E diceano  per  lufinga  ad  alcuno  : M-eum  fuanium,  cfme  à dir  bene  mio 9 
tn  Etiumh.  vita  mia:  Onde  appnffo  Ter  enfio  :Thais  meum  fuauibm.  Dannato fa  ({ut* 
ft’altra  difìintione , eh3  è conforme  alla  già  detta>dicerì\lo  : Ofcula  effe  offi- 
ciarlim  i bafia  pisdicorum  affeffuum;  fua  ma  libidi num,uel  amorum:  beri- 
che  qutfiè  differente  taPhora  fi  confondine  ^ E diuerjarnente  fifà  quello 
gefìo  del  baciare  altrui  fecondo  la  qualità  di  chi  bacia  , e di  chi  vien  b a* 
ciato, e però  l’Ariofio  di  Poggierò  dice  : 

C44  fi  2;»  Vno  tl  [aiuta,  vn*  altro  [egli  inchina , 
filtri  la  mano , altri  gli  bacia  il  piede  . 

Bacio  facro,  e diuino . 


*45* 


lue.  Jt 

Canf*  !. 
2f*l  «4. 
Cap  6* 
Mci.ap.LQ 


Q Vanto  al  bacio  d Ile  cofe  diurne  , dirò  prima  che  Chrifio  Signor  no • 
iìrj  co  fiumana  di  baciare,  e di  riceuer  il  bacio  da*  firn  difcepoli , & 
ar/ivicuoii;  onde  Giuda  diede  quefio  fegno  à Giudei,  accio  che  non  erraffe - 
ro  nel  prenderlo,  & effo  Redentore  dtffe  al  Fanfeo:  Introiui  in  domurn-j 
tu  am  ofculum  mihi  non  dedtfit.  Et  il  cafliffimo  Spofo  alla  fua  diletta  dice * 
ua:  Ofculetur  me  ofculo  crisfui.E  Dauidde:Iufiitiai&  pax  ofculat&funt. 
V Apjiiolo  firmando  à Etmani  di ffe:  Salutate  inuicem  in  cfculo  j ar.fto* 
Et  è forteto  che  1 Sacerdoti  di  Efefo  procubuerunt  fuper  collumTauli , & 
ofculabantur  eum.  Il  Sacerdote  fatiandla  Mcffa  la  confi- (fi*  ne  bacia  Cai* 
tare  nel  rae%p,per  lignificare  che  Chrifto  S .^.venendo  à noi,non  foto  vni 
Càumanità  alla  duinìià  , ma  egli  anco  fi  congiunfe  con  la  fama  Cbiefa , e 
ditto  C Fu  angelo  il  Sacerd  telo  baciafper  dimoflrare  il  grande  amore  che 
gii  p >rta,e  per  larned  fi  ria  caufai  Trencipi , e loro  rapprefentanti  pari- 
mente lo  baciano:  onde  qu  fio  bacio  farà  gefìo  di  grande  amore, e di  pro- 
fonda rwerenga.  Quei  pouevelh ,che  appreffo  i Gemiti  non  haueano  il  mo- 
do di (acr  filar  uiitime  vere, ne  facnficauano  di  finte  : ouero  in  quel  cam- 
bio baciauano  con  gran  rtuerenga  le  mani  alta  fìatua  di  quel  Dio, al  qual 
yolcuano  Jacnficare^, 

Baciar  la  fronte. 


■4(>*  J 


Tadrì , <&  inoflrì  maggiori  fogliano  baciar  le  loro  figliuole  con  bacio 
bone  fio  mila  fronte  : enfi  Carlo  imperatore  baciò  Mar  fifa  come  dice 


CtAriffio: 

C.38  lì.  io  £ qui  fi  letta,  e di  nouo  C abbraccia 
E come  figlia  bacia  ne  la  fronte^  • 

Cicerone  fenuenda  ad  Jtttico  dice  : *4tque  vtinam  continuò  ad  compie- 

\um 


Parte  Prìma^.  tu 

Xun  me»  Tuli'»,  & ad  ofculum  ittica  poffim  currerì • Cefi  G'wcobbzj 
kontft  .mente  baciò  la  bella  Hichelle  fua  parente . Et  ifaac  prima  chz^>  Gen,  i fi 
benediceffc  lacobbe  creduto  Efau  gli  diffe  : accede  ad  me  t & da  tmbi 
ofculum  fili  mi»accejjìtqne  & ofculatus  eft  eum . Gtn . 17* 


Baciargli  occhi. 

QVtfloèbacio  foauiffimo>  & la  ragione  è detta  da  Tlinio  cofi:  Hos 
cum  ofculamur  ammum  ipfum  videmur  attingere  : E per  quefto  il 
Tetrarca  dice  che  il  H*  berte  per  gran  delicatezza  baciò  gli  occhi  di 
M.^aura fua  amata. 

Cli  occbi>  e la  fronte  con  fembiante  humano 

Bachile  sì  che  rallegrò  ciaf  cuna.  Catullo  fcriueudo  d Giuuentio  diffe  : 
Melitos  oculos  tuos  Inuenti 
Si  quisme  finat  vfque  baftare  , 

Vfque  ad  milia  bafiem  trecenta 

7s J^c  vnquam  faturum  inde  corfuturum  e fi.  E lo  Strofa  il  figliuolo: 
Grataque  nunc  fronti,  nunu  ofcula  libat  ocelli s.  Et  Gnidio  : 

Gccupat  ampie  xujachrymafque  per  ofcula  ficcai. 

£ controuerfìa  tra  gli  amanti  qual  bacio  fta-piu  dolce , ò nella  bocca , ò ne 
gli  occhiai  che  fu  C(  fi  leggiadramente  dal  Marmo  dectfo : 

Vorrei  baciarti  ò Filli , 

Ma  non  sò  prima  oh* il  mio  bacio»  fiocchi 
Tfe  la  bocca,ò  negli  occhi . 

Cedan  le  labra  àuoi  lumi  diuini , 

Specchio  d’ogm  bellegQ t-> , 
fonte  d’ogni  dolceg^a . 

*Ab  pur  mi  uolgo  à uoi  perle , e rubini , 

Bocca  honor  del  bel  vifo , 

7{afce  il  pianto  da  lor  > tu  m’apri  il  rifa  . 

Baciar  la  guancia. 

ITarentiy  & altri  congiunti  eguali  per  fegno  d'amore  fi  baciano  nell 4. 

guancia  come  diffe  i^riofio  : 
hor  qw  ut  1 baciai  giunger  mano  amano 
Vi  mairè,e  di  fratelli  fhmò  ciancia 
Verfo  gli  hauuti  con  Ruggier  compleffi, 

Chaurà  ne  l’alma  eternamente  impnjfit  V *- 

Etl'iftt JfoToeta  m un’altro  luogo  : 

Tot  li  r fpofe  : lo  fono  il  Duca  lnglefe 
Il  tuo  cugino  wdfìolfis  & abbraccialo  f 


.47’ 

Lib.  il. 


Sm,  adì* 


1 .48. 


C.49  fi  6$ 


Jjd  2 


Mctn 


xit  Dell’Arte' de’ Cenni,- 

E con  atto  amor  ernie  3 e corte fe , 

No*}  [en%a  ffarger  lagrime  3 baciollo. 

Gm,  19.  libati  trottato  Giacobbe  fuo  nepote , ccmplexus  e fi  eum  in  ofoula  riunii 
Geni  1 1 . Et  Efau: Currens  vbmamfratn fuo  , amplexus  efì  eumfinngenfque  col • 
Gm.  45.  ium  cinti  & ofculatus  flemt.Et  altrove  è fc  vitto:  Qfcuiattts  eh  ìojcph  om 

nesfratresfuos:  Gnidio  dì  Bèli  dice  : 

Mei.  9.  Noe  peccare  putat  quod  fopins  ofcula  iungat 

Quodfm  fraterno  cmundetbrachia  celle*  Et  Gnìdio  s , 

Tofcentt  mmpbs  fine fine  [oraria  faltem 
Ofcula  , ìamque  memus  ad  eburnea  cella  ferenti . 

1 Frana  fi  , che  per  natura  fono  piaceu  oUfflnfì  scoflu  m anod  i fa  r che  hfa 
nettamente  nonfolo  le  fordle3a)ico  vcrgvaijna  le  mogli  ifleffe  bacino  i lo 
Plìnlì.14'  rohoffti . Et  i Romani  molto  frequentemente  baciavano  le  loro  donneai 
Gdjib  9.  cJjq  ferine  Catone  effere  flato  introdotto  per  fiutare  fe  haueano  bevuto  vi 
no,che  con  grane  pena  era  loro  probibito  . Ver  che  quetto  attedi  baciar  fi 
è fogno  di  benevolenza  9 però  i nemici  quando  fi  pacificano  cc fiumano  di 
baciar  fi:  onde  per  ejprimer  quefla  pace  }gh  antichi  figurarono  nel  caduceo 
di  Mercurio  due  ferpenti,  che  fi  baciauano , effendo  ammali , che  per  loro 
natura  figni fi cano  odio,nmiflà3e  guerra:&  era  quetto  Caduceo  per  fogno 
di  pace  portato  da  i pacifici  ambafeiatoru 

Baciarla  bocca. 

X L bacio  amorofo,e  lafcim3che  fuauio diceramo>appeUAtfi,  per  lo  fiàfi 
JL  dainhocca,per  maggior  delicatezza  f&ali’  bora  fi  dice,  che  gii  animi 
degli  amanti  corrono  alla  bocca , come  alla  porta  della  vita,  e tra  loro  in 
grato  filentio  foawjjìmament  e favellano  Olindo  à morte  con  'Carnata  Sfa 
franici  condennnto  difje3  la  morte  mi  farà  foauiffima 
S’impetrerò , che  giunto  fonoà  feno 
V anima  mia  ne  la  tua  bocca  finn* 

Quetto  t il  penultimo  grado  delia  [cala  d' amore  fecondo  quel  uerfo  : 
Vfus,& aUoqmum,ta&us,pofl  ofcula  tfa&um* 

Onde  meritamente  Gnidio  difi'e  : 

'De  "mte  a-  Ofcula  quifumpfitfi  non  & estera  fumpfit 

H&c  quoque  qus  data  funi  perdere  dignus  erats 
Eterna  efeufandofi  con  Tande  diceva  appreffo  Gnidio ? 

Ofoula  Infilando  taniummodo  panca  protcrnus 
tAbfiuliti  vltttyus  nil  habet  ille  mei . 

Dante  fa  dirà  Franctfoa  Malate  fi. % come  fi  inamor  affé  di  T dolo  fuo  tfa^ 
guato  in  quetto  modo  ; 

$.  Quando  iegemmo  il  defiato  rifa 

Effe* 


Parte  Prima.  ai$ 

ifferbadato  da  cotanto  amante , 

Qutfii  che  mai  da  me  non  fia  diuifo 
La  bocca  mi  baciò  tutta  tremante . 

Due  ti  Taffo  che  Erminia  baciauaTancredi  credendolo  morto: 


De  le  pali  de  Ubrai  freddi  baci , 

Che  p à caldi  (p  rai  tuo  pur  rapite  • C i$J.  107 

Ondio  fa  che  Leandro  dice  ad  H ero: 

Ex  ci  pi  s ampi  x uff elkiaqu  e ofcula  lungi s , Bp.  iy. 

Ofcula  dijs  magni s trans  mare  digna  peti . 

V^Ariofio  parlando  di  Dalmd^;edi  T oline ffo  fuo  amante  dice: 

Lo  bacio  in  bocca,  e poi  tutta  la  faceta  C.j./,  jt. 

Come  far  foglio  ad  ogni  fua  uenuJa.  Marnale  : 

Bafia  dimidio  quod  das  mihi  Vo liburne  labro  Lio  z. 

Laudo  hcet  demas  bine  quoque  dmidìum . U*ArìoUo: 

Raggierò  abbraccia  la  fua  donna  bella,  c iz.ffi  i 

Che  più  che  rofa  ne  dtuìen  uermigha  ; 


E poi  di  su  la  bocca  i primi  fieri 

Cogliendo  uien  defuot  beati  amori . EtTifìeffo  Toeta  fàdiire  à Brada» 
mante  ammartellata  di  Ruggiero  : 

Dunque  baciar  fi  belle , e dolci  labbia  £ 

Deu* altra  ft  baciar  non  le  pofs'io  i 

Trafibulo  effendi)  innamorato  della  figliuola  di  Tififirato, incontratala  per 
ìRrada  la  baciò , di  che  grandemente  la  madre  della  fighuola  J degnata. -> , 
frocuraua  il  marito  a -vendicar  quefia  ingiuria;  ma  Tififirato  ch’era  pru-  Pjut  tn  ^ 
dente,  confiderando  che  Trafibulo  nonPhauea  baciata  per  odio  , ma  angipophteg. 
per  grand'amore  che  le  portauaidiffe  alla  moglie:  fe  noi  cercheremo  d'of- 
fender quelli  che  ci  amano , che  faremo,  à quelli  che  ci  odiano  ? e diede  la 
figlia  à Trabufculo  per  moglie  . 1 Leggfìi  dicono  che  per  lo  fole  bacio  la- 
{duo  dato  all*  am  ante  la  moglie  p^rde  la  dote,  come  affermano  Baldo,  &i»c.Tu&d$ 
altri  Dottori:  Ma  Giulio  Claro  feguendo  l'opìnìon  di  Don  ^Antonio  di  Taprccur. 
dilla,  dice  che  per  lo  folo  bacio  non  cafiigherebbe  la  moglie  di  pena  ordi- 
naria : Gallieno  Imp.  nelle  negge  che  egli  fece  dei  figliuoli  de  i fuoi  fra- 
telli compofe  vn*  Epitalamio, nel  quale  tra  P altre  cote  diceua}c.cme  ferme 
Giulio  Capitolino  : 

Ite,  ait,ò  pueri , pariter  fudate  medullis 
Omnibus  inter  uos,  non  murmura  vtftra  celami 
Brachta  non  heder#,non  vincant  ofcula  concia . 

E Mecenate  fulea  dire,  come  ferine  Seneca  : Coìtmbatim  labra  inferens 
abriSicffendo  parti  colar  cosium  e de'  colomb  imprima  che  fi  congiungane  di 
> k * ' ‘ “ ’’  . ""  baciar  fi 


£ t 4 Dell’Arte  de* Cenni, 

baciar  fi  in  bocca  f cambienolmcntc , e frequentemente  • £ Cornelio  Gatti 
dffe-  : 

Torrige  labra , labra  corallina 
Da  columbatm  mitia  bafia  » 

Sugs  amenti  s parttm  animi 
Cor  m hi  penetrant  hsec  tua  bafta. 

E ft  bene  per  vergogna  le  catinelle  giouani  fingono  di  abbonire  i baci  * 
fono  però  brame fe  ,ande  T ibullo  : 

M"g  \'  junctib  mais  ent  cap>c s tunc  cura  liabìt 

Oleata  ypugnuba  9fed  tamen  apta  dabtt . Et  Horatio  Z 
Quum  fagrantia  torquet  ad ofcula 
Cairn  lib  i Cermcem,  aut  facili  ftzuitia  negai, 
j pofeente  magis  gaudeat  enpi 

lnterdum  capere  occupat.  Di  quelli  baci  Ouidio  diffe  ^ 

Mtu  4*  Tugnantemque  tenet , luttantiaque  ofcula  carpit . 

* Baciarle  proprie  mani. 

O®  /^\  V c§ìo  è antico  gefio  di  adoratwne , leggendo  noi  in  Giobbe , ch'egli 
V/  non  lo  fece  mai  al  Solere  alla  Luna,  perche  egli  adoraua  Dio , e non 
Cap.  le  creature:  Si  vidi  Solem9cumf viger  et , & Lunam  incedentem  clarè>& 
Utatum  efl  in  abfcondito  cor  meum , & ofculatus [um  manum  meam  ore 
su  Rtghmeo  » Et  Iddio  diffe  ad  Elia:  Derelinquammiht  in  Ifrael  fepttmmilli*-* 
vtrorum  quorum genua  non  funt  meuruata  ante  Baal9  & omne  os9  quod 
lih.ib.c  i.  non  adorauit  eum  ofculans  manum . Tltnio  dice:  In  >Adorando9dcxteram 
ai$  0fclila  referimus^otum  corpus  cir curri  agmus.  In  * Apuleio . Sifanum 
silique d puetereat  ne fas  habet  aiorandi  gratta  manum  labijs  admouer e. 
InMinutio  Felice  è fentto  : Cecihus  firn  u la  ero  Serapidis  denotato  9vt 
vulgus  fuperSìttiofus  folet  manum  ori  admouensofculum  labijs  preffit • 
Centra  H«-  S* Girolamo  dice: Qui  adorantfolenl  manum  deofculart.  Ma  perche  le  di - 
fintimi.  ume  cerimonie  per  grande  adulatione  fono  Siate  tranff ortate  à gli  huomi 
ni  9 perciò  qutfio  cermoniofo  gefio  appreffo  di  nei fi  rj a di  baciapile  pro- 
prie mani  per  fegno  d'bonore9  e di  riuerenga  utrjo  cotui9co'l  quace  alcuna 
co  fa  trattiamo. 

Baciarle  mani  altrui 

aJ  ("S  rtfloègeftodihumil  nuerenga,  che  bora  è affai  familiare  non 
jolo  proferendolo  in  parola,®'  m fcrittura,  maancoàfuoi  maggio- 
ri facendolo  m effetto : benché  anticatmntt  fi  vjaffejolamente  per  atto  di 
adorattone,e peroThnio  due:  Quandam  effe  indextera  religionem9qi<& 
InuitaCat.  ojcuiis  auerfa  apptttlur  . Tlutarco  dice  che  per  grande  honvre  ad  alcuni 
Imperatori  fu  conceduto  di  baciar  loro  le  mani . Il  medi  fimo  ferine  che^t 

V‘  TopUiQ 


Parte  Prima,..  2, 1 j 

Tópilio  Lena  quel  giorno  che  Cefarefu  occifo  da  lui  partendo  gli  baciò  la 
mano - i nolivi  tempi  i Vefcoui,  & altn  Vr dati  maggiori  porgono  le  ma - 
niaccioche  gli  fimo  baciate  mentre  rie euonQ  alcuno  per  loro  amico, ò per 
ftruitore.  Quando  l'inferiore  è ammtffo  al  bacio  del [uperiorc  è atto  d'bo - 
nore3e  però  dice  l>Imp.Domcfltci,&  Trote  thres  of vitandi  cum  [aiutane- 1 de  do 

rìnt  Vicarlos  tui  -culmi nis  habeant potifiatem  . Cornelio  Tacito  parlari - mtfl  &pr^* 
dodi  Jgerons  : Mgere  gratias  Dijs,  ornare  lauro  domum  ,genibusipfius  * 
ddtiolut,& dexteram  o (culli  fatigare:  Et  il  mede fimo:  f{uer  e curiti  un  ca  ^ 
fira  ofculari  Otbonismanum . Lucano  della  ftrage, che  fece  Mano  dopo  la  ^ p^7* 
vittoria  ernie  : * ‘1* 

— — Spes  vna  falutis-  th«rf*Ui\ 

Ofculapolluta  fixiffe  trementia  dextra . 

Claudiano  della  vittoria  che  bebbe  Clmp.  centra  i Gothidicc  ; 

Blanda  cruentatis  affigunt  ofculadexms . IlSauiodegli  adulatori  dì (f e,  Lii  dtbtlU 
D nec acdpiunt  ofculanturmanm  dantis,  & in  promi[jìonibus humihant  rjenco. 
uocem  fuam . E crebbe  tanto  l’adulatione  che  non {olamente  fu  introdot-  ‘ • 

to  di  baciar  le  mani  de  gli  Imperatori ,ma anco deUe loro fiatue,&  imagi  *ce1, 
ni,  acciocbe  da  quefiogeflo,  ne  nfultafje  utrfo  di  loro  maggior  venerano» 
ne, e tanto  le  bacìauano  che  le  confumauano  1 onde  Lucretio  dijfe  : 

Signa  mwus  drxtras  ifìendunt  attenuati 
Stipe falutantum  tattu,  propterque  meantum* 

E ferme  Cicerone  cantra  Verte,  che  in  Mgrigento  Città  della  Sicilia,  era 
vna  fiatua  dt  metallo  di  Bercele,  la  cui  faccia  era  molto  diminuita  per  li 
frequenti  baci  dt'fuoi  adoratori * 

Baciar  l'altrui  genocchia* 

EMtodigrandilfìrna  ojferuan^a , che  fifa f olamente  à gran  Rjtgi.  Il 

Signor  Girolamo  F ruchetta  , chiaro  lume  della  patria  mia , di  qutfie  ' ^ 
creante  intelhgentijfimo  per  battere  fpefa  con  grand'booere  tuttala  fu* 
ritane  Uà  corte  di  Roma , neUa  lettera  dedicatoria  al  Rj  dì  Spagna  del  fuo 
Seminario  de9  gouerm  dt  fiatone  dt  guerra;  co fi  conchiude;  le  faccio  h urna» 
niffima  riuerenga,e  le  bacio, inchinandomi  i f aerati ffimi ginocchi, dalla  cui 
Maeftà  , e dafuoi  Regij  Mini  Siri  è Hate  fempre  molto  amato,  & honora - 
to.  In  H >mero  fi  legge  che  Triamo  affitttìjjimo  per  impetrar  da  Mcbtlle 
il  lacerato  cadauero  del  figliuolo  Elettore,  inatto  digrandtjjìma  humtlià* 

Manibus  Jlcbilìis  genita  comprehendit,  e*r  ofculatus  tfi . £ neii'Ecckfia - i-t 

fiica  Hierarchia  s'ojjerua  anco  al  dì  d'boggi  di  baciar  à pefcwi  le  mani 
(d  Cardinali  le  ginocchia , & al  Tapa  i piedi , 


Baciar 


zì  6 Dell’Arte de’ Cenni , 

Baciarci  piedi  altrui. 

5 • VeHofaràgefio  di  adoratone  , e di  humtltà  prefondiflìma,  fi  leggi 

■ * V*/  che  anticamente  molti  gran  Trencipi  fi  faceuano  baciar  i piedi , & 

Hik  9>  partì  colar  mente  ferine  Entropio  che  i Re  Ter  fimi  fi  facevano  adorare, & 

dar  il  bacio  à i piedi . E Vomponio  dice  che  Diocletiano,  dopo  kaver  tnott 
fato  de*  Terfi,adorari  voluit,pede[que  ftbi  ofcularì,  auro,  & gemma  cal « 
ceamenta  exornans,  E ferine  Zonata  nella  vita  di  Caio  Caltguta , che  que* 
fio  Imperatore'XAteris  Senatoribus  vel  manum,vel pedem  porrexit  ofcn 
39<s  hewf.  landum . Et  è ferino  da  Seneca:  Catus  C&far  dedit  uitam  Tompeio  Tcewa 
tih.z,  fi  dat  qui  non  avfert , deinde  ahfpjuto,  & agenti  gratias  porrexit  ad  ofeu* 
landum  finiffrum  pedem . V^ri&jìo  del  Senapa  I{e  d*Ethiopia  dice  : 

Cefi  diccaquel  Re,  che  nulla  vede 

Cercando  in  van  baciare  al  Duca  il  piede . Et  il  Tetrarca  s 
Sm,  i 74.  Baciale  il  piede, b la  man  bella,  e bianca , 

Dille  il  baciar  fi  è in  vece  di  parole , 

Lo  fpirto  è pronto,  ma  la  carne  è fianca 

Ma  che  è più  marauigltofo  baciavano  anco  i piedi  alle  ftatae  , comcdaJ 
quelli  ver  fi  di  Parelio  Trudentio  appare  : 

Terfidvs  ille  Deo,  quamuis  non  perfidus  urbi, 

« Augvfivm  caput  ante  pedes  curvare  Minerà  A 
Diffidisi  &foleas  tunonis  lambert  pianti s 
Herculeis  aduolu",genua  incurvare  Diarte  ; 

Quin  & apollineo  front  tmfubmitt  ere  gypfo • 

E di  piu  dice  che  baciavano  i piedi  à i cavalli  che  tiravano  il  carro  de!  So- 
le adorato  da  loro  per  cipolline , Onde  non  ci  deve  parer  meraviglia  fe 
al  Tapa  ch’èin  terra  Vicario  di  Chrtfio  ver  diuotions  , & fegno  di  gran - 
àiffima  riverenza  fi  baciano:  piedi  fii  che  particolaYjntnteyty  eruditameli 
te  tratta  Giofiffo  Steuano  nell3 opera  da  Un  comp  Ila,  De  odorartene  pe^v 
Rom.Vontif, dove  reproba  la  cattiva  opinione  di  Giovanni  Ctfipinianoyche 
tipn  nde  qveflo  baaamento  de3  piedi  al  Sommi)  Tonte  fittiti  che  fu  intro- 
dotto admitationedi  Gì  fu  Chrtfio  ncftro  Redìmere,  n quale,  ben  che  in 
ogni  fvo  geflo  dima  graffe  prefond  Jfima  humtltà  fine  ntlC atto  del  lavar  i 
piedi  a*  fvox  dfcepoli  non  ricusò  nondimeno  che  dalla  Maddalena. gli  f af- 
ferò i piedi  baciati , an%t  il  fiìo  hi  fotte  rinfacciò , pe  tebe  cere;*  fi  ed  .rupe- 
dtria)& à lei  i peccati  ximéffe,  confi  fi andò  per  questo  per  altri  fvoihu 

mihjjimi geftt  da  lei  all* bora  fatti  bau  er  tu  gr aridi  \ del  fvo  amor  iterfo 

DiU&  Retet.  di  Ivi  pai  e fato.  Il  Boterà  d^ue  par  la  de  gii  S cimatici,  òGr*>ci  a Europa, 

3 dice  che  il  Tatriurca  Greco  di  Cofiantinop  li,  per  n«  n baver  voluto  nenno- 
feer  U maggioranza  del  RomdTonttficjjcr  Poggi  sformato  cChumularfral 

Turco, 


Parte  Prima-*  * al  7 

Turco]  di  pigigli  tributo  per  l'aflontione  al  Tatriirìatp * t dì  prefentar - 
io  per  effere  amnteffo  à baciargli  le  matti  ...  Trattano  i Dottorile  anco  al-  Gli.  tn  l.  r • 
V Imp.  come  al  Tapa  fi  deuono  baciare  i piedi:  ma  que fio  boranoti  fi 
JeruL  . Baciar  le  cofe  infcnfate . 

E Introdotto  anco  di  baciarle  mantmate  cofe , ò quando  s ' apprefentano 

ad  un  fuo  maggiore, ò quando  da  lui  fi  riceuonofò  quando  per  i’abf eri-  • j 4* 

%a  diluì  non  fegli  puòbaciar  la  manoso  fi  dice  T *Ar  lofio  che  Br  adamante 
baciò  la  lettera  che  le  mandò  Ruggiero  : 

Baciò  la  carta  dieceuolte,  e ditee 

Hauendo  à chi  lafcriffe  il  cor  diritto  ♦ C.^oft.  75* 

Cofi  Cicerone  fcriuendo  ad  oppio  Fulcro  diffe  : Complexus  fum  cogita - 
tione  te  abfentem  eptflolam  nero  exùfculatus . Tropertio  fa  dir  ad  *Are-  TamiLli,^ 
tufa  mentre  ferirà  Ucota  fuo  manto  ch'era  alia  guerra  ♦ 

*4t  mihi  cum  noft'smduxit  vtjpcr  amara s; 

Si  qua  relitta  iacent  ofculor  arma  tua  „ iv  4Ì 


Quoti es  do  ueiìibits  ofcula, qua  tu 
Hdlfjfontiacaponis  tturusaqua • 

Et  parlando  di  Tiramo , e dt  Tisbe  dice  che  quando  amorfamente  alla  fif- 
fura  di  quel  muro  inficme  favellati  ano  >nd  partir  fi, f ciafcuno  di  ejjì  baciai 
ua  dalla  parte  fua  la  muraglia  „ 

Sub  ne  ftem  dtxere  naie,  partìque  dedere 
Ofcula  qui/que  fua  non  peruenientiacontra • 

£ che  prima  che  Tiramo  s'uccide ffe , credendo  che  Tìsbefoffe  fiata  dalle 
fiere  lacerata, per  hauer  trouate  le  uefìt  di  lei  infangumate  dice  : 

■ ■ ■ - Dedit  ofcula  vefii  . 

Ter  dinota  rmeren^afi  bacia  anco  humilmente  la  terra, come  dice  il  Taf- 
foche  i foldati  Chrifitani  dì  Goffredo prtma  che  ueniffero  con  i' efferato 
Tagano  à battaglia^  t 
S' inginocchiavo  1 Franchi , eriuerito 
Da  lorfà  il  cielo , indi  baciar  la  terra*  Cofi  Gnidio  diffe  s 
Cadmus  agitgrates  ,peregr inique  ofcula  terra 
F>git,&  ignotos  monte  sque,  agrofque  falutaU 
V ìrgiltodice  che  le  donne  Troiane  quando  Troia  fù  ruinata  : 
%Amplexaque  tenentpcftes,&  ofcula  figunu  Et  Quidio  : 

Troia  vale,rapimur  clamanti antque  ofcula  terra 
Troades,& patria  fumantia  tetta  relinquunt . Et  poi Soggiunge  ì 
Trafantem  tumulos,  atque  offibus  ofcula  danum* 

Et  parlando  delia  ftanza  di  Gioite  dice  : ' ' ~ ' 

- -~r-  — - - ti  tt 


C.  io.j0.3l 


t 


tifi  Dell’Arte  de’ Cenni,'  ^ 1 

*N;?s  Vt  templi  ietìgére gradar,  procumbit  vterque  "* 

Tronus  humi9gelidoque  pauens  dedit  o fenici  faxo . 
il  baciar  la  terra  che  è da  demo  calcata  è fegno  di  grandiffima  obligatioì 
ne  iriueren%a9onde  Stilo  Italico  : 

ZìK  I.  Ofcula  quà  Reterà;  bis  terque  infixit  arena  9 
Deinde  amplexa  fini*  latè  u (/ligia  foutt. 

Bruto  ritornandùxon  Tarqumio  dall* effigilo, fingendo  di  cadere  bacii  laJ 
patria  terra9per  adempir  l* oracolo  che  hauea  detto  9 che  quello  che  di  lot 
due  haueffe  prima  baciato  la  madre  regnerebbein  noma  ; onde  hauendo 
Bruto  primieramente  baciata  la  terrai  eh* è madre  uniuerfale  de  tutti  i vi 
uenti9 1 cacciò  i Tarquinij,  e fu  creato  primo  Confole  di  Roma  . Di  lui  dif ■ 
fe  Gnidio  : 

Mtu  % . Me  iacenspronus  matri  dedit  ofcula  terree. 

Et  Gnidio  dice  che  apollo  baciaua  il  lauro9ncl  quale  fìt  Dafne  eonuertita: 
lìh  i.  ofcula  dat  ligno9  reffugit  tamen  ofcula  lignum . 

Tropertio  oue  introduce  la  porta  della  fua  amata  à lamentar  fi  (Teff er  fri 
quentata  da  vbriachi  amanti  dice  : 

At  tibi  fctpe  nono  deduxi  carmina  uerfu  % 

Ofculaque  imprtffis  mxa  dedtgradibus . Et  co  fi  anco  la  reuerentiffima. 
Mefite,  j.  Hefler  baciò  la fommità  dello feetr  odi  Affinerò , il  quale  come  dice  la  Sa - 
era  Hi&oria.  Extendit  contra  eam  virgarn  auream9quam  te  tu  bai  manu % 
qua  accedens  of culata  e fi  fummitatem  virga  eius . 

Bacio  fraudolente. 

COn  bacio  fraudolente  tal’hora  fono  fatti  inganni,  e tradimenti  come 
fece  Gioabbe, il  quale  diffie  ad  AmafoiSalue  mi  fr ater  & tenuit  ma » 
nu  dextera  mentum  AmafA,quafì  ofculans  eum9  & all’hora  co'l  pugnale 
chetenea  nafeofto  lo  ferì  9 e l’uccife . E Giudatraditore  combacio  tradì 
%*  TS^S.  dandolo  à Giudei  perfegno  del  fuo  tradimento9dicendo:  Quemcum w 

que  ofculatusfuero  ipfe  efi, tenete  eum,&  confefiim  accedens  ad  IESVM » 
dixìt9Aue  Rabi,&  ofculatus  eli  eum.  Delqual  Giuda  traditore  dice  San 
Cap>  Gmuannì,  chedopo  ch’egli shebbe  indegnamente  communicato9introiuit 
in  eum  Sathanas.  Dante  degli  § ìeffi  traditori  parimente  fi  in  quefio  moda 
dire  à Frate  Alberigo  Manfredi: 

Sappi  che  tofio  che  l’anima  trade  $ 

Mer  u Come  fec'iOftl  corpo  fuo  gli  è tolto 
* * Da  vn  Demonio , che  pof eia  il gouema 

Mentre  ch’il  tempo  fuo  tutto  fia  volto  • 

17 • Et  è veriffimo  che  melma  funt  vulnera  diligcntis  > quà m fraudulenta J 
ofcula  odienti*, 

i — **  YVS 


Farté  Primìiì 

DE  1 DENTI.  Cap.  XIX. 

De  i denti. 

Attedi  morder  alcuno. 

Moftrar  altrui  i propri;  denti. 

Fremito  de*  denti. 


l«f 


Morder  fe  ftcflb. 

Morder  la  terra,  ò Tarme. 

7 Effer  morficato. 

8 Morfo  amorofo. 

9 Manicarli  freno. 

10  Tener  alcuna  cola  co*  denti» 

1 1 Guardar  gli  altrui  denti . 
i a Franger  i denti  ad  alcuno» 
jj  Denti  ftupidi. 

14  Aguzzarcidenti. 

Ij  Non hauer denti. 


Dei  denti. 


A Satura  fece  à gli  Orfi,à  i Leoni,  & ad  altre  ferocifli  , t . 

me  befìie  i d$ti  grandi, acuti, e fodi,perche  loro  feruifi 
fero  in  vece  d'arme , con  lequali  potè  fiero  difenderli  „ 
ma  perche  l'huomo  da  ogni  heftiale  impeto  f offe  alte - 
no  fece  à lui  non  per  arma  i denti ,ma  per  ornamento , 
accioche  efii  tra  i rubini  delle  labro,  quafi  orientali 
perle  ri fj>  tende  fiero  : & anco  per  l'ufo  del  mangiare , 
poiché  co 9 denti  anteriori  fi  rompe,  e fi  tagliali  cibo , e per  quefìo  la  'Sna- 
turagli ha  fatti  acuti , e taglienti,  hauendo  fatti  quadratigli  altri, che  mo- 
lari fono  detti,  coni  quali  il  cibo  già  rotto,m  certo  modo, fi  macina.E  fer- 
vono anco  t denti  alla  favella , poi  che  alcune  lettere,  che  dentali  fi  chia- 
mano, fernet  i denti  tfpnmere  non  fi  po/fono,e  perciò  gli  infanti , & i vec- 
chi [dentati  malamente  favellano, de*  quali  denti  Tlmio  diffe  : yoas  regi-  uh.  7.  r.iC 
men  primores  tenent,  concentu  quodam  exctpientes  iftum  lingua , muti- 
lante  sbollente  sue,  aut  hebetantesverba . Sondimene  fono  poi  flati  gli 
huommi  cvfi  perueifi,  che  de * loro  denti  in  danno  & offefa  altrui  fi  fono 
ferviti,  ci  che  il  Trofeta  dolendoft  diceva  : Ftlij  hommumdentes  eorum^j  Pf*l  yf. 
*rma9&  fag\ti&><&  lingua  centra  gladms  acutus,Tutti gli  animali  nafeo- 

Ec  s 


€■#$>>  %< 


tió  Dcil'Actc  db’  Gfin  n ì 3 

no  co*  denti  eì^ìf^umo^lqualepet/ej^f^o  mpfedopl  ilfuò  nafcménZ 
to  comincia  à formar  li  ^ nelfettimo  anno  cadendogli  li  rimette . M. Curio 
perche  nacque  coni  denti  fu  cognominato  Dentato.  E fi  come  il  naf cerco* 
denti  ne  i mafchiè  fegno  di  robufier^ga*  e di  genero fità  d' animò*  così  nelle 
femmescoms  ferine  Vlimo^uetto accidente  rìefce  inaufficatijjìmo*  E per - 
che  i denti  fono  da  calore  generati  * perciò  gli  huommi  ne  hanno  in  mag- 
gior numero  che  non  hanno  le  donne  2 poi  che  naturalmente  in  tutte  le  {f  e- 
de d'animali  il  mafehio  è più  c alido  della  f emina . E quelli , che  ne  hanno 
maggior  quantitàsepiù  congiuntit  & ffefjfi fono  anco  più  cahdì , più  viva* 
d$e  più  lungamente  in  ulta  fi  mantengono . 

Alto  di  mordere  alcuno. 

IL  morder  ò mangiar  l'altrui  perfona  è atto  he  filale  * e però  Dante  nell 
l'Inferno  hauendo  nel  centro  de'  traditori  veduto  il  Conte  V gelino  cht 
mangiaua  la  tetta  all' jlrciuefcom  Ruggieri  dice  i 
Otu che  mefiti  per  fi  hettial  fegno 
Odio  [aura  colui , che  tu  ti  mangi . 

Epoca  prima  di cofiui il  Toetabauea detto z 
E come  il  pan  per  fame  fi  manduca  9 
Cofi'l  foman  li  denti  à l'altro  pofe 
La' ue9  le  ermi  $ aggiunge,  con  la  nuca, 

Tideq  parimente  ferito  à morte  da  Menalippo  *non  cStento  cPhauerlo  Vùl 

eifo, prima  che  moriffe  fi  fece  portar  la  tetta,  di  lui,  e rabbiof amente  la  iù 

mrb9  dei  quale  f ttteffo  Dante  dtffei 

l^on  altrimenti  Tideofi  réfe 

le  tempie  à Menalippo  per  difdegno*  Et  il  Tetrarca  j 

L'ira  T ideo  à tal  rabbia  conduffe 

Che  morend'ei  fi  rofe  Menalippo . 

VJlnofiodi  Filandro  adirato  cantra  Qabrina  diffe  ì 
'Mon  fi  trottando  batter  altr* arnie  in  mano  , 

Co  i den  ti  la  ttracciaua  à brano  à brano  . 

E per  e ff  timer  atto  d'efivema  potenza  diffe  s 
E metter  qui  infino  à Pugna*  e'I  dente  9 
Se.non  potrò  difenderlo  altramente^  9 

E fi  dice  hauer  prurito  à i denti  9per  hauer  defiderio  d'effer  citarli  pi* 
morder  akmo9che  è latini  dicono  pmrìre  dentes>come  diffe  Tlauto : 

*~~~”°Troh  dente*  pvuriunt  9 , 

Cene l e aduenkmem  hic  mehoffìtio  pugna 
lAecepturm  ette  Dante  de  gli  iracondi  fcriffì  t 

Quefiifipercotemnmpmcm  mano  * ' ’ . i 


zzi 


Parte  Primi  • 

Hiacin latrila,  e e 6*1  petto,  e co*  piedi  7? 

Troncando/  co * denti  à brano  à brano  . 

Coft  i Tiranni  fono  detti  deuoratori  de9  loro  fudditi . Comederunt  ( dìcecu 
Michea  TrofetaJ  carnem  popult  mei,&  peli  m eorumdefuper  c x corta- 
i*erunt,&  offa  eorum  confrcgerunt.ExechicUe  predicendo  à Gierufalem - 
me  laf.ua  dejlruuione  dkeua:  Tatres  comedent  filios  in  medio  mi  ,& 
comedent  patresfuos.  Et  ri  medefmofu  da  Gieretnia  profetato  dicendo : 

Cìbabo  ecs  carnibus  fi  ilo  rum  fuorum , & vnufquifque  carnem  amici  fui 
comedet  in  obfidione : , & angusta, in  qua  ccndudent  eos inimici eoYum.CaP'  l9\ 
il  che  heniffimo  fi  neri  fico  nell*  affé  dio  di  Tito, che  la  dì  truffe,  E i9A  popo- 
lo S.Taolo  effortandoiGalati  alia  canta  , & alla  dilettion  del  pvcjjimo 
concludendo  dice  : Quod  fiinmccmmordetis3&  comeditis  rndete  ne  ab  f* 
inuicem  confummammi. 

Moftrar  altrui  i proprij  denti. 

E Atto  minaccieuole , conforme  à quel  prouerbio  : altjs  linguam,  alijs  - i 
dentes,  che  fi  fuol  dir  e per  minacciar  à* offender  con  fatti  colui.che  co  * * * 

parole  ci  haueffe  premeati . Et  ègeflo  naturai  de  cani  i quali  adirati  mo- 
ntano fdegnofamente  i denti . Da  quefio  par  che  non  difeordi  quello  che 
diffeil  Sauio  : Generatio  qua  prò  dentibus  gladios  habet , & eommandìtVrou . 3 ®; 
tnolaribusfuis  pauperes  ex  hominibus.  E di  qutffatto  dimoEìrari  denti 
parlò  anco  Dante  quando  difft  che  i Vìfdomini , ò t Tcffinghi facilmente  ò , 

per  le  minacele  s’atterrìuano , ò co’l  denaro  fi  corrompeuanq» 

La  tracotata  f chiatta  che  s*indraca  Emd.idl 

Dieir'à  chifugge  : & à chimo  Eira  Udente 
Ouer  laborfa  com'agnel  fi  placa, 

"Alcuni, per  far  pompa  de3  loro  belli (fimi  denti, /beffo,  fen%g  cagione  rido* 
no, come  faceua  queWEgnatio , del  quale  Catullo  cofifcrifje  j 
Egnatiui  quod  candidos  habet  dentei 
E^nidetvfquequaque^o 

Fremitode*  denti. 

BAtter,& fremer  co 5 denti  ègeflo  di  dolore, e dì  terrore  l che  i Latini  "V* 
dicono  f rendere , & anco  fremere.  Ty.S .quando  rifufeitò  Labaro  non  * ** 

foto  pianfe.ma  wfremuitjpirstu,&  turbamtfemttipfum. Virgilio  parlan- 
doci Tohfemo  diffe  : 

Dentibus  infrendtns gemiti*  a EFifleffo  diffe  di  Hercole  irato  centra  di 
Caco • Etaltroue: 

T ahbus  orabat  Iuno,cunffique  fremebant 
Coglicela  affen fu  vario. 

^ì^ionelafciòfcritto  ; Ex  quo  fit  ut  pudown  ruhor,fic  ierrown  paUor,rufct  4« 

7"  £ 


ili  Dell'Arte  de’  Cenni,1 

& tremot  & dentium  crepitus  confequatut  * tante  dìfccbecoUtìl 
eh' erano  dannati  alle  pene  eterne  dell* Inferno  per  dolore 
Cangiar  colore , e dibatterò  i denti . 

Et  La  t aera  f f rittura  dice , che  iui  efi  f Ictus,  & ftridor  dentium * 

Sh  6*pt0  E anco  gefìo  d'odio , e di  sdegno . Tlauto:  hercle  ego  illum  ftUb 

leformdabam,itafrendebatdentibus.  Tacila  diurna  fcrittura:  F renda  t- 
TfaUi^.  runtfuper  me  dentibusfuis,Et  anco:  Teccator  videbit,&  irafeetur  den - 
T/*Lz.  tl^us fui$frtmet9&  tabejcet.  Et  Giobbe:  Collegitfurorem  fuum  m mc,& 
Capi  i 6.  commmans  mihi  infremuit  contra  me  dentibusjuis . L'^riofto  di  Man* 
dricarda  ferito  da  Ruggiero  dice  : 

Che'l  ciel  beftemmta  ,e  di  tant'ira  freme  , 
c40.fl.60  Che9 Itempeflofo  mare  è bombii  manco* 
il  Taffo  parimente  nel  juo  Goffredo  : 

C.éofl.  44.  Il  fero  jl rgante>  che  fefleffo  mira 

Del  proprio  (angue  fuo  macchiato  , e molici 
Con  infolito  horror  fremei  e fi  ff  ira 
Di  cruccio , e di  dolor  turbato , e folle.  Et  in  altro  propofito  2 
C»j2.fl  71  ^irme, arme  freme  il  f or  fenato,  e inficme 
La  giouentàfupeìba  arme,  arme  fremei  • 

Quello  fremito  fi  applica  al  uento , mentre  fi  un  così  fatto  firepito, 
de  y irgilio  de* uenti dtffe  : 

Mn.  1.  ^ Circum  cUuflra  fremunt.  E l**ArìoFlo. 

^ Qn  così  freme  tn  sàio  fcoglio  alpino 
Di  ben  fondata  rocca  alta  parete , 

Quand*il  furor  di  Borea , ò di  Garbino 
Sue  Ile  da  i monti  il  (raffino  ,ò  C abete  9 
Come  freme  d* orgoglio  il  Sar acino  » 

Di  Sdegno  accefo , e di  fanguigna  fete  • Et  il  T affo  diffes 
Fremer  in  tanto  udia  continuo  il  uento 
./.40.  Tra  le  f rondi  del  bofeo,  e tra  i uirgultt  * 

E trarne  un  fuon , che  flebile  concento 
Tar  d'humani  (off  tri , e di  fimgulti . 

Ter  la  medefima  ragione  fi  dicono  anco  fremer  tacque^  & il  maretcom 

diffe  Vincilo  : 

®.i$A47  II  tergo  gio  rno,  con  maggior  di ff  etto  % 

Gli afiale  il  uento, e'imar  piàirato  freme. 

E Virgilio  parlando  del  lago  di  Garda  : 
x«  Flulhbusà&  fremitu  afiurgensEcnaGe  marino* 


Morder 


Eptd.Od.f» 


Parte  Prima^. 

Morder  feftcffo. 

O Ve  fio  i urìctUQ  dì  grande  ira, e di  gran  dijperatiohe,  e di  uotev  fe  me- 
de  fimo  caligare  ; & ègefio  naturale , leggendo  fi  che  il  lupo  quando 
imutteuà  per  far  rapina  fé  incautamente  fa  ftrepito , per  timor  d'ejfere 
[esperto, quafì fe  fleffo  cafhgandofi  morde  i piedi. H orati?  di  Qamdia  dijje: 
Hicirrefeflum  [suadente  liuido 
Canìdiarodens  pollicem, 

Quid  dixit  Z a ut  quid  tacuit  ? 

I Voeti  dicono  che  Her cole  fece  l'ifteffb  nel  monte  Etna , per  lo  infuppor - 
tabil  doloreye  f mania  che  gli  mfe  attorno  quella,  camicia  tinta  del  f angue 
di  'Wsff'o  Centauro , ilche  ottimamente  è deferitto  da  Sofocle , e da  Seneca 
nelle  tragedie  da  loro  inferme ; Hercules  Oetheus.  Dante  di  Filippo  Ar~ 
genti  differì 

Lo  Fiorentino  ffiirito  bigiano  lnfir' 

In  fe  medtrfmo  fi  uolgea  co*  denti.  Ediffe  anco  ? 

Ambo  le  mani  per  dolor  mi  morfi . Et  il  Tuffo  imitandolo  s inferii» 

Ambe  le  mani  per  dolor  fi  morfe. 

VAr  lofio  di  Fior  diligi  addolorata  per  la  morte  del  fuo  Brandimarte,  trita 
gli  altri  atti  di  eccejfiuo  dolore  da  lei  fatti,  dice  : 

Le  mani  infieme  fi  percofje  amorfe:  c 43.  fi. 

$di  Ruggiero  aff  itto  per  creder  d3 e [fere  fiato  alla  fua  donna  ingrato J 

pur  fi  duole  , e fe  n'affligge  tanto  C»  46-fl.it 

Che  fi  morde  la  man  , morde  le  labbia  ; 

Morder  la  terra.ò  Tarme. 

OVefi’è  un'atto  fatto  dagli  huomtni  forti, quando  fono  uccifiinguer • # 

ra , per  non  gemere  ,ò  mandar  alcuna  noce  di  dolore  indegna  ttelloa  4 

grande^ga  de'  loro  animi,  così  Virgilio  di  Mefentio: 

— —Qui;  Ne  quid  tale  rider  et 

Trocubuitmoriens,#  humum  Jemel  ore  momordit • E l'ifieffo  Tocta 

é'Eumenìo  differì 

Sangumis  ille  vomens  riuos  cadit  : atque  cruentane 
Mandit  humum . E Lucano  di  Tompeo  dice  : 

Tmuitnequaseffunderevoces ; 

V ellet,&  aternam  fletu  corrumpere  famam.  il  Tuffo  parlando  del  Hi 

d'Egitto  quando  fu  da  Raimondo, abbattuto,#  uccifos 
Onde  il  Ré  cade,  e con  fingulto  borrendo 

La  terra,  oue  regnò, mordi  morendo  : 0 indio  di  Acheloo.  C.iefi.t  p 

— CumdeniqueteUks 

Vreffa  genu  noflro  efi>&  arcnas  ore  momordL  jo/.«3 


M*.  li» 


Mn.i  la 


4i4  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Efier  medicato, 

r ^ lò  fi  dice  di  coloro, che  fono  offe  fi , & all'honor  toro  i detratti  • ìt* | 

* ' ' ratio  m quello  propofito  : 

2i.4  O^.j.  Et  tam  dente  mmus  mordeor  inuido.  Et  in  un* altro  luogo  e 
Mn  fi  qws  atro  dente  me  petiuerit 
Zpod.  Od-6  jj mltus  vt  fiey0  pHer  ? Et  anco  : 

Non  ifiic  obliquo  oculo}mea  commoda  qttifquam 
Uh.  i j tma*$nùn  odio  obfcuro,mQrfuque  venenat* 

In  Eunuche  E Terentio : inuidere  omnes  mihi , mordere  clanculum9  ego  nonflouipen * 
deve  i Dante  in  quefto  f oggetto  : 

%md6.  £ quando’l  dente  Longobardo  morfe 

La  Santa  Cbiefa , folto  à lefue  ali 
Carlo  Magno uìuendo la  foccorf et 

Ma  non  foto  è atto  d9  offender  e altrui  > ma  di  ucciderlo  ancora  : onde  allafi» 
morte  fi  attribuifeonoì  denti  uenenati, come  fece  Dante  dicendo  : 

Wrnd.f.  Quiui  ftò  io  co  i paruoh  innocenti 

Da  i denti  tnorfi  de  la  morte , auante 

Che  foffer  dal9  bumana  colpa  eff enti . Il  Tetrarca  anch'egli  dijfecosì  nel 
Trionfo  della  morte  9 deli’iSìeffa  morte  parlando  : 
pap.u  Tal  fi  f è quella  fi  ra,e  poi  che’n  forfè 

Fà  Hata  un  poco  s ben  le  rteonofeo 

Diffe,e  sòquandoH  mio  dente  lemorfe  , Et  un’altra  uolt a fcriuendo  a% 
Antonio  Ferrarefe  che  per  morto  Fhauea  pianto. 

Sto-97*  ~—*«dquefia  penna  la  man  por  fi 

Ter  far  noi  certo  > che  gli  e Stremi  mor fi 
Di  quella  ch9io9  con  tutto  il  mondo  > affetta 
Mai  non  fentì  . 

E que fta  è forfè  quellabeStia  terribile],  à cui  Danielle  Trpf età  attribuire  ì' 
pattiti, 1*  denti  di  fino , per  accennare  che  mai  non  fi  conj  umano . Me  Stia  terribili 
nimis , dentes , & vngues  eius ferrei^ omedebat , & comminuebat , & reli - 
qua  pedibus  (uts  conculcabat . Così  anco  al  Tempo  fi  danno  i denti  d’a^ 
%aio,  con  t quali  egli  dui  or  a il  tutto,re  Stando  egli  foto  meonfonto  * di  ebe^ 
Ouidiodijfe: 

Meli  $.  Tempus  edax rerum%  tuque  inuidiofa  vetuSìas 
Omnia  deftruitis  , vttiataque  dentibus  ani 
Taulatim  lenta  confumitis  omnia  morte • Et  il  Marino* 

E le  glorie  di  Marte  ,e  di  Quirino 
Co * denti  eterni  il  de  gli  anni  ha  rofe  * 

Morfo 


Parte  Frimai  ìzj 

Mor fo  amorofo. 

Gli  amanti  nelle  loro  amorofe  confolationi,  pévgMnf  ritrito  tal'bor & 
fi  mordono , di  che  Tibullo  intefe  quando  di ff e : 

Tunc  fi*cco$>berb ifque  dedi:  quosliuor  àbiret , li.i.tlcgt 

Quemfacit  mpreffo  mutua  dente  Venus.  Et  anco  : 

Et  dare  anhelanti  pugnantibus  humida  linguts 

Ofcula,&  in  collo  figere  dente  notas.  E'Propertio:  Eh*  S 

Semper  habens  morfus  circum  tua  colla  rectntes  ^ ’4* 

L t: b us  alterni s quos  putet  effe  datos.  Et  altroue  : 

Méte  noceanrpotius  quam  dentibus  alla  pu°lla 

JOamihi  plorando  s per  tua  colla  notas:  Et  Horatio:  Zìi  4. 

Siuepuer  furens  CarmlH.il 

Impreffit  memorem  dente  labrisnotam.  Et  Ouidio  ancora  i **' 

s Illeuiri  utdeat  tota  vefìigia  biffo 
F*ff  <que  la fciu's  liwia  colla  notis  • 


Eerchequede  amorofe  mi/ fi  calure  fogli  ono  rojfeggiare  }metaforicamen* 
te  fono  anco  dette  rofe , e però  il  Tulci  di  [fé: 

E le  diede  due  baci  à la  [rancio fa  , 

Che  ogni  unita  ui  lafciò  la  rofa . 

Il  Marmo  de  j labn  della  fua  donna  die  tua  : 

Quel  corallo  mordace  , 

Che  m*‘jfende  , mi  gicua  : 

Quel  bacio , cbem  frre  ad  hora9  ad  bora 

Qjiel  m nfana  ancora  * Et  altroue  introducendo  la  [uà  7[[nfa  fde~ 
gnata>  parche baciando  l'haueumo  ficato  , cefi  dice  1 
Tu  mi  f^gna  fli , ahi y ahi  : 

Tofs'io  morir  fe  p à ti  bacio  mai , 

Manicar  il  freno. 


EGeflo  di [opportar  mal  uolentieri  alcuna  cofa , come  il  cauallo>tionpó  9, 

tendo  liberar  fi  daifrenojo  maHicayma  però  non  lo  confuma  . Jl  cui 
gefltjfu  da  Virgilio  in  queflo  modo  rjfrejfo  : 

Stat  fompeSi  & frena  feirox j'pumantia  mxhdit . 4, 

Che  fuco  fi  da  SU10  imitato: 

Stai  fompes  mcrdetqite  feroxhumentia  frena.  v B di.  F fr- 

onde 1 Latini  formarono  il  preuerbio:  Mordere  frenum.  Ch'è da  noi an*mc'^ 
cora  u fato  mentre  ‘volgarmente  diciamo:  Mangiar  il  morfoì  ciò  è far  àfor 
%a  quellOìChe  non  uoghamo  fare  volontariamente , D.  Bruto  fcriuendo  à 
Cicerone  dice : S frenum  momorders,  peream  , fi  teomnes  quvtqùotfunt 
conantem  loqui ferro  poterunt . %4lqual  nella  medtfima  metafora  Cice - 

Ff  rone 


«IO. 

In  Q&jm . 
Zìb.  4* 


Dell’Arte  de  Cenni , 

tane  rivendendo  diffe  : Sì  timidus  effetti  s tamen  ifta  epifiola  omnem  mibì 
mttum  abflerfiffes :Sed>ut  monesyfrenum  momordi. 

Tenir  alcuna  cola  co*  denti. 

Egitto  di  uoler  alcuna  cofa  pertinacemente  ritener  e>nè  à modo  alcuno 
abandonarla:Er  fidice  in  prouerbiOy  Mordicus  tener  e. Su  et  omo  par- 
lando di  Giulio  Ce  fare  che  nuotaua,  dice:  Elata  laua3ne  libelli  rfuvs  tene > 
batjnade  fi  eremi  Taludamentum  mordicus  trahens , ne  ff  olio  potiretur 
hofits . Cicerone  nelle  fue  academiche  qufflioni  dice:  Tfam  ab  omnibus 
eiufmodi  ni  fi  Sf  perjf>icuitatem>qiiam  mordicus  tenere  debimus , abeffe  di - 
cemus . Et  noi  Clamo  f oliti  di  dire , d'hauer  un  negotio  per  lt  denti , cioè  uo- 
ler lo  tener  fermo,&  al  tutto  perfettionarlo.  Santo  ^Agofiino  fcrìuendo  1 
S •Girolamo  dice  : Locutionum  hebraanm  regulas  mordicus } vtfertur8 
tcnerent. 

Guardati  denti  altrui. 


• I I 


EGeflo  di  uoler  veder  fe  colui  è giouine,  òuecchioy  in  quella  manieroL/ 
che  l'età  de 9 cauallì  fi  conofce  da  riguardargli  i denti  : Onde  fi  dice  in 


proucrbio  : jt  cauallo  donato  non  guardare  m bocca . S.  Girolamo  nelleLj 
fri  fattone,  de'fuoi  commentar ij  f opra  Pepi  fiale  di  S.  Paolo  à gli  Efesij  di- 
ce: 7{oli  de  gratuito  munere  indicare,  &,  vi  vulgare  e fi  prcuerbium^i 
Equi  dentes  infpicere  donati . Ma  farebbe  gefio  ingiurilo  , trattando  da 
cauallo  colui  nella  lui  bocca  fi  rimirale. 

Franger!  denu ad  alcuno. 

IZ  ait0  j ipt'ZWrgl1  altrui  denti  accennerà  dì  leuare  le  for%e  r 

& priuarlo  della  jua  potenza*  e però  Giobbe  volendo  dire  che  Id- 
C&p  4.  dio  toglie  la  forgaà  peccatori  d ffe:  Dentes  catulorum  leonum  contriti 
F/4. 3.  funt.  E Dauidde fimilmente  : Dentes  peccat or um  contriuisìi . Etaitroue. 
?>/.  57.  Deus  conterei  dentes  eot  um  in  ore  ipforum  : molar  esieonùm  confnnget 
Ca?  3.  Dominus . E Gter ernia  Profeta:  Fregit  ad  nurnerum  dentes  meos  . Quefte 

rompere  9 ò canate  1 denti  è detto  da  1 Latini  e dentar  e > come  Fuso  Plauto 
InRftdtme-  quando  diffeiFftmis  ueiim  improbiffimo  homini  malas  edentauennt. 


Ieri.  3. 
«4M. 


Denti  ftupidi. 

ILgefiod'bauer  legati  y ò [lapiditi  1 denti  accennerà  impedimento  di 
non  poter  efequir  tlfuo  defideno , ficomequefìo  fiupore  impediteti 
poter  mangiare  . Salomone  in  qutfio  pup<  fitodtfie  pur  bene  ammonen- 
do i padri  à non  lufingar  troppo  1 loro  figliuoli . LaUa  filiumy  & pauen • 
terni  tefacìet:  ludecum  eo  , & conwjìabit  te:  non  corndeas  idi , ne  con- 
dole as>&  innonijfmo  obflupefcant  dentes  tuì . Cefi  •Amos  "Profeta : Dedi 
mbisfiupatm  dentimi}  & iniigeniim  pams  j & non  sftis  ad  me  nutrii 


Parte  PrimajS  il  7 

Jf,-’;  0awì«»f  E perche  come  dice  u infiorile , nonfolo  s’inftupidifcono  i 
*tnti  di  coloro  che  mangiano  cofe  acerbe,ma  etiandto  di  quelli  che  ucdono  Vrohlft&  p 
l mangiarle, per  ciò  Gieremia,&  E%ecbiellt  Profeti  à ciò  alludendo  dijje - 5 • 

to:  Tatres  comedcrunt  vuam  acerbam > & dentes  filiorum  obftupuerunt . * * * & 

Aguzzamenti.  c^'i8‘ 

O Fello  è ge fio  naturale  fatto  dalle  pere  quando  vogliono  con  altre  J 
pere  pugnare j onde  il  Tetrarca  s 

VOrfa  rahbiofa  per  gli  orfaccbifuoi  ^ Con.  8$. 

J{ode  se  dentro , e i denti , e l* unghie  indura  ì 
Ter  vendicar  fuoi  danni  f opra  noi . E Virgilio  s 

Jpfe  ruitydentefquefabelhcus  exacuitfus.  _ , Georg.  $2 

Coftil  buon  foldato  quando  fi  prepara  alla  battaglia  àguvgale  fue arme. 

E quefio  arrotare , ò aguT^are  s'attribuifee  anco  ad  altre  cofe  per  accin • 
gerfiy& prepararfìycome  dijfe  Dauidde  : Exacueruntutgladium  linguas  6 $2 
fuas, intender  uni  artum  vtfagitentimmaculatum . Et  altroue  : *Acue-  ?/*/. 
runt  linguam  fuamficut  ferpentes  : venenum  ajfidum  fub  labijs  eorum . 

E per  metafora  dijfe  il  Tetrarca  : 

Sempre  agu^ando  ilgiouenil  de  fio  48* 

*dl' empie  co> /o- 

Non  hauer  denti. 

E Segno  dì  non  hauer  poterei for^onde  fi  d\ce%cbe  le  rane  non  mot  j ^ - 

donoyperche  non  hanno  denti  .Et  1 Latini  per  prouerbio  dicono:  Ma-  ~ * 

xiUa  edentuU  . E perche  ordinariamente à uecchi  cadono  i denti , 
ferò  ilgeflo  di  non  hauer  denti  accennerà  anco  gran  uecchie%ga>e  decre- 
pità : onde  per  cofa  marauigltofa  fi  legge  nella  \ aera  fcrittura  > che  Mosè 
quando  morì  di  cento  e uenti  anni,nec  caligauit  ocuius  eius,nec  dentes  il - Deut.  34." 
ìiusmoti  funt.  Ma  le  accorte  donnesche  mal uolontieri  uogliono  parer  uec 
€hietcome  i ueftimenti,cofi fi  pongono 3e  fi  cauano  ì denti  d’auorio  pofticci: 
€omefaceua  quella  uecchia  Galla  della  quale  Martiale  fece  in  quefio  mo- 
do mentionc^  : 

Cum  fis  ipfa  domi3mediaque  ornere  fuburra  9 
Fiant  abfentes  & tibi , Galla>  coma  j 
^{ec  dentes  aliter,  quàm {erica,  nc6le  rcpcnas * 

Et  latcas  centum  condita  pjxidibus  * 


F f 2 DEL- 


afe 

Vrou,  1 8o- 
c#/1  ©,J  •- 


ii  8 Dell’Arce  de  Cenni, 

DELLA  LINGVA,  Gap.  XX. 

i D?lla  lingua  • 

2:  Moltrar  la  lingua  • 

3 Cauar  la  lingua  contra  alcuno* 

4 V'ibrar  la  lingua . 

5 Lingua  arida>&  immobile. 

6 Leccare* 

7 Morderli  la  lingua. 

8 Tagliar  la  lingua^  legarla* 

9 Hducr  più  lingue.. 

io  Ottunder  raltruHinguao, 

Della  lingua./^ 

TSlierrogatQ\AnacarfiFilofofo  Scith:o,che  cofafoffe  net- 
Cimano  ottima  e peffima,  riffofe  la  lingua  , conforma  à 
quello  che diffe  Salomone  : Mors,  & vita  in  mambus 
lingua:  E perciò  San  Giaccbo  nella  Ina  Epi  fiala  cat eli- 
ca dìffe,che  con  la  lìngua  benedtciwus\&  maltdicirnus . 
E [e  bene  la  lingua  è un  picciol  membro  r ha  però  tantali 
for^t , che  firende  indomita  j efoggunge , Omnis  emm  natura  befharum 
domatur  à naturahumana  y iingmm  aut  m nulla s hominum  domare  po- 
tè fi  jnquìetum  malum , piena  armeno  mort  fero  : mafopratutte  p\  Jfima  & 
la  lingua  de*  [rru!>  e però  Gu  imi  ale  diJJ'e  ? 
yiuendum  refi  è cum  propter  plurima, tùm  hifee1 
Tricìpite  caufis.vt  Itnguas mancipìorum 
Contemncis,nam lìngua  mah  pzrs  peffima  feruL 

Onde  fi  può  concludere  tche  fkome  i buoni  ben  parlando operano  bene, così 
i tr-jìi  malamente  dtf correndo  cagionano  gran  mali:  ma  perche  maggiore  è 
ilnumero  de9  cattici:  perciò  maggiori  mali  daquefh  uveale  eloquenza  fuc- 
cedono  r ilche  non  farebbe  auenuto  >fe  gli  hu  orni  ni  fi  fjffero  contentati  di 
quella  u‘-fiMcte  gelino  fa  faueìla,  che  la  ISfatura  hanea  l oro  fommm, firata,- 
buero  come  ella  s è compiacciuta  di  crear  alcune  genti  là  nell* ultima  par- 
te deW  Oriente  fenga  lingua, a*  quali jCome  dice  VlimOfpro  fermane  nutus  » 
tnotufque  mtmbromm eflyCO sì  haueffe  fatto  à tutti  gli  altri:perche  à que - 
fio  modo  farebbe  del  mondo  leuata  ogni  foutnhia  garrulità  y e confu  front 


Parte  Primtb.  119 

de  partarh e gli  buommi  per-ejprimer  i loro  effetti , di  quefla  noflramut 4L» 
eloquenza  giudicìof amente  fi (ermrebbono  .•  % 

Mollrar  la  lingua. 

HOr<*  co7  cfr#*  lingua  articu  latamente  ragionandefhperciòco’I 
gefto  dimofìrar  tffa  lingua  ad  alcuno  toccandola  co’l  ano , accen- 
nerà defiderio  di  uclerla  ragionando  ad:prrare,ifftndoperla  lingua  ligni- 
ficata V eloquenti  e però  con  tm  fieno  uoleudo  Chnflo  S,Jf  cheijuoi  di - 
fcepoli  con  efficacia,  & ardore  cndafft  r>>  d conia er tir  tl  mondo  alia  fuaue- 
ra  fede, mandò  [opra  di  loro  lo  Spmtofanto  in  forma  di  lingue  infocate , & 
à punto  la  lingua  di  Dio  è detta  fuoco  , come  diffe  ijaia  ; Lingua  eius  ficut  jap 
ignis  dmorans.  Hefiodo  che , per  gratta  dr  Ile  Mufi,htbbe  Totfia  infufau, 
diffe , che  la  Ltnguanon  fidouea  fuori  paiefare,ma  lenirla  come  un  predo - 
fo  te  foro  nafcofta,così  alieniti  dalla  rbfatura,che  di  doppia  cufìodia  lacin- 
fe  tra  le  labra , i denti  racchiudendoia'yma  gh  h uomini  maledici  non  uo- 

ghono  raffrenarla , de' quali  Gieremia  diffe  : Ext  enderunt  linguam  fuamr*p, 
qua  fi  arcum  mendaci].  Et  Eufebio  : Ouicquidin  linguam  venerit  temerò 
effutmnty  non  fi  raccordando  quel  precetto  di  San  Giacobo*  Sit  omms  ho- 
mo veloxad  audicndum,taraus  autem  ad  loquendum 
Cauar  lalingna  cantra  alcuno 

OVeflo  è geflo  dyingiurta,  e di  feberno  . Ter  fio  dice  che  Giano  era  fe- 
lice,perche  battendo  due  facete  l'unadinan^iC  l’altra  di  dietro,non 
gli  poteuano  effer1  fatti  dietro  fcherni,  che  non  fe  ne  accorge ff e, e tra  gli  al- 
tri pone  anco  quefio  d’rfjergh  canata  la  lingua  :■ 

Kec  lingua  quantum  ficiat  can  s jtpula*  su. 

Terciò  che  effendo  la  Vaglia  regione  molto  calida  quei  cani  patendo  gran 
fete,  tengono  più  de  gli  altri  fuori  talmgua,  E San  Girolamo  in  una  fu *-» 
epifìola,  feruendofi  di  quefio  luogo  di  Terfìo,del quale  fu  molto  fiudiofo , 
efforia  B^*(hco  Monaco  d non  afe  aitar  gli  adulatori  : perche  dapoi , che  lo 
hauerarmo  ben  lodato, nel  partir  fi da  loro  >f e fi  rivolgerà  alla  fprouifìa,ue - 
derd  che  gli  faranno  fatti  dietro  fcherni,  tra  quali  dice:  aut  a/ìuantem  ca - 
nÌ£l’nguam.protrahu  M,Gelliò  parlando  di  quel  gran  Francefe,chc  sfidò  t 
Romani  d fingolar  certame, per  b;:ffarlr,&  maggiormente  prouocarli  dice: 
Gatlus irridere  (apittatque  linguam  exertare.  In  Ifaia  Trofeta  è fermo  : 
Super  quem  lufiiiis?  Super  quemdilatafì’S  cs,& eiecifì’s  linguam?  Dante  Cap 
parlando  di  M,  Giouanm  Buiamente  condannato  all1 Inferno  per  grande^ 
u furato  dice^y  : 

Quid  fi  orfe  la  bocca , e di  fuor  truffe  ìnfi 

La  lingua  come  bue  che  nafo  lecchi  » 


Vibrar 


• I 


130  Dell’Arte  de  Cenni, 

Vibrarla  lingua. 

E Getto  di  [degnale  tifammo  intento  ad  offender  altrui %t otto  da  iferpen * 
tijche  co  fi  fanno  per  alcuna  offe  fa  prouocatiionde  diffe  Virgilio  $ 

. Mn.i.  Sibila  lamhebant  linguis  uibrantìbus  ora*  Et  Lucano* 

$dl.  pharf.  stridula  fuderunt  uibratis  fibila  linguis . £ Silio  : 

^Bell  p Oraque  vibranti  (ìndi bant  fibila  lingua. 

*faì'iS9  1 *ìli(Jft0  att0  Attribuito  all* huomo  diffe  Dauidde  : Acuerunt  linguttm 

* fuamficut  ferpentesy  venenum  afpidum  fub  labijs  eorum.Giobbc  diffe  che 
ella  è come  una  sferra,  A flagello  lingua  abfconderis . Ma  Salomone  diffe 
ch'era  peggiore , perche  il  flagello  verga  le  carni  con  liuide  uernici,ma  la 
lingua  romper  fracaffa  l’offa  : Flagelli  plaga  liuoremfacit:  plaga  autem 
lingua  commmuet  offa.Dauidde  la  chiamò  fpada  tagliente:  Lingua  eorum 
gladms  acutus . E Gier ernia  diffe  eh* ella  è una  pungente  faeta  : Sagittas 
vulnerane  lingua  eorum. 

Lingua  arida>&  immobile. 

E Atto  à'haitcrgran  fete  , come  anco  hanno  i febr tritanti,  dice  la  f acri 
fcrittura:  Oculi  contabefcentin  foraminibus  fuis,&  lingua  contabe - 
feet  in  orefuOi  E Gier  ernia.  Adhefit  lingua  (attenti  s ad  palatum  eius  infi - 
ti.  E Ifaia : Tauperes  qu&runt  aquas,&  non funt, lingua  eorum  fiti  axuit * 
Et  Gnidio: 

— — Caret  os  humore  loquentis , 

Et  fauces  arent,uixque  efi  via  vocis  in  ilhs.  E Lucano  : 

— T orrentur  uifeera  fiamma 
Oraque  ficca  rigent  fquame fi  s afferà  linguis.  Et  altroue  : 

Oraque  protetta  (qualent  uremia  lingua . 

Leccare. 

E Getto  che  dimoflra  miferiaì&  t flrema  mendicità , come  è à dire,  chi 
chi  non  ha  da  mangiar  buoni  bocconi  leccai  piati,  ò leccati  [ale  « 
Tlauto : 

In  Cure»!  Elodìe  apud  menunquamdelingesfalem.  Ter  fio  diffe: 


*/•  ?• 
Etcì.  28. 

Gap.  9. 


5* 

Ucb.  1 4< 
hnn,  4. 

ap<  41. 

Jet.  6 . 
fbttrf.  4. 


fa/.J. 


lue.  \6. 


Vate  regifìatum  digito  terebrare  falinum 
Contenmsperages  ,fi  viuere  tura  lune  tendis. 

Diogene  multato  da  Cratere  huomo  ncchijfmo  à goder  del  fuohvff)itio]e 
della fua  corti fia,riff>ofc,  fe  malie  Athenis  Ungere , quarti  apud  illum  efi- 
parts  menfis  fruì. 

Ma  il  leccare  alcuna  perfona  è atto  d1 affettione,e  d'amore  come  1 cani 9 
i gatti  altri  ammali  ira  di  loro  lufingheuolmente  fogliano  leccarfì >e  co 
me  i pietà  fi  cani  dell’  Epulone  fimgtbant  vlcera  eius . Cefi  Io  conueruta  in 
Vacca  dice  Gnidio  che  leccaua  le  mani  ai  fuo  padre  : 

~ ~~  ~ illa 


Parte  Prim*.  4 

lìììm  '.nusUmbit,  patri] fque  dat  ofcula  palmis.  M"-1* 

U teccar  poi  U terra, come  fatinole  beSìie,  è atto  di  grandìffima  abiet*  ^ 

tione,&  calamità, del  quale  Dauidde  di, [fé:  Cor  umilio  procident  ^itthio-  W.11% 
fcs}& inimici  eiusterram  lingent .Iddio  f degnato  conira  ^Achabbeyche-j 
balie  a fatto  recidere  l'innocente  Vaboth  c,\ minacciandolo  gli  di  ff e ; In  lo- 
co hoc,  in  quo  linxerunt  canesfanguinem  Nabotb  lambét  quoque  [angui -j.Reg-  ni 
nsw  tuum.E  Michea  Profeta  dijfe  : Lingent  puluerem  ficutferpentes . EtMtch- 7" 
Ifata  , rutili  in  terra  demijjo  adorabunt  te  , & puluerem  pedum  tuorum  //* 
lingent . 

Morderli  la  lingua. 

E, Atto  di  fìlentio,  e di  pentimento  d’hauer  parlato  , onde  l'^rioflo  in  *7* 

questo  concetto  diffe  : 

Io  farò  sì  con  penna , e con  incbioflro  > c« 2 9*  fi'1- 

Cb'ogn'nn  uedrà,  ch'egli  era  utile  > c buono 
Hauer  tacciuto,  e mordcrfi  anco  poi 
•prima  la  lingua, che  dir  mal  di  noi . 

E fcritto  nelT^pocaliffe:  Commanducauerunt  linguai  fnasprA  dolorey&cap.  ìtf. 
biafltbemauerunt  Deumcceh  . Plauto  minacciando  di  far  che  alcuno  fi 
morda  la  lingua  dice  cofi  : 

Si  minufculo  digito  increpuerint  fare s,  hac  tcguhz 

Tuum  diminuam  caput ,ut  cum  dentihus  linguam  exerees . in  Ambiti 

Dante  lo  pone  per  cenno  che  faccia  alcuno  > perche  altri  fi  fiano  accorti 
d'inganno  da  lui  fatto. 

Aia  prima  bauea  aafcun  la  lingua  fretta  Infer.  n* 

Co  ideati  ucrfo  lor  Duca  per  cenno . 

. . f 

Tagliarla  lingua,  ò legarla* 

OVefìo  atto  di  tagliar  fi  la  lingua  accenna  fìlentio , poiché  finga  Un - ' g 1 

gua  non  fi  può  ragionare  nel  modo  però  che  bora  facciamo>&  èmo  ? 

do  di  parlare  vfitato  da  Homero  il  dire  ; Tagliateui  la  lingua;  per  nfarfì - 
lentie,  di  che  fi  tratta  [opra  quel  prouerbw:  Lingua  fior  firn  maditur  : Et 
è fcritto  che  à molti  fanti  huominì  per  hauer  dette  cofe  che  à Tiranni  fono 
dffnacciute  tffere  Siate  le  lingue  tagliate . £ nella  [aera  Hifioria  fi  legge , 
che  quel  gieumetto  de  Machabet  porfe  intrepidamente  la  lingua  al  era  a.  Mae'y.j, 
del  ferro  à'jlntioco : Linguam  pofiulatus  cito  protulit,& manus  conjìan • 
ter  extendit . Parimente  il  legar  la  lingua  farà  atto  di  fìlentio : onde  Cicb  Cap. 
he  difje:  Tunc  hgabis  linguam  eius  : ctì  è gli  imponerai  fìlentio , & impe- 
dirai la  fauella  : come  anco  à gli  amanti  amene , i quali  alla  prcfenga-> 
falle  loro  matti  come  s'hauejfero  la  lingua  legata,  tal'hora  non  fanno  a 

' è non 


%$%  Dell’Arte  de’ Cenni, 

è non  poffono  formar  parola , di  che  unauoltail  Tetrarca  con  la  f ti  aprii 

pria  lingua  in  qutflaguifafi  ìamentaua  : 

4 *•  Ma  quando  pati  tuo  aiuto  mi  btfogna 
•per  domandar  merceae,  albor  ti  fiat 
Sempre  più  fredda  , e (e  parole  fai 3 
Sono  imperfette,  t quaft  d’buom  che  fogna  • 

Hauer  più  lingue.1 

y L geflo  d’bauer  due  lingue  accenna  un’buomo  che  non  parli  fempre  ai 
Jl  un  modera  tnconHantemente,efraudolentemente  bor  dica  una  cnfaf 
& bor  un’altra  à quella  contraria,come  (lima  che  gli  tórni  megho\de\qux - 
le  U {auto  Salamoile  dijfe:  Os bilingue  detcjlor , Etaltroue  : Omnis  ptc - 
cator  probatur  in  duplici  lingua.  Et  anco:  Sufurro,&  bilingui!  maledi' 
XccU*-  Bus.  Virgilio  d jfe^.  : 

Zi  i Sai  io Qa*PPe ^Qmum  tlmet  ambiguam  Syrinfque  bilingue!,  Et  Horatio  ? 

-—Canti  fiat  more  bilingui!, 

Salomone  attribuì] ce  d co  fìoro  anco  una  terga  lingua  delTaltre  peggiore 
f dicendo  : Lingua  tema  mulieres  virata!  eiecit , & pnuauit  eas  labortbus 
fws . lingua  tertiaciuitates  murata! de ftruxit,  & domus  magnatorur/L j 
euertii* 


Offenderlaltrui  lingua . 

/ Tj  ?ndiciod*odio  crudele , e geflo  di  far  uenietta , per  offe  fa  da  quella 

lìngua  riceuuta,  Giuda  ne’  Macabet,  dopò  che  fùtrucidatoil  ( 'acrile - 
a.  Machzb.  go  Igjcanorrojra  gli  altri  Arati]  hnguam  etiammpij  S canon  p. 

«5®  cifam  tu  flit  particulatim  autbmdari * E ia  federata  Htrodiade,  dopò  ba- 

tter fatto  troncare  il  uenerabìl  capo  di  Gtouanw  Batttfla  ,con  aghi  trafflffe 
in  ogni  parte  quella  Sacra  lmgua,perche  con  quella  il  Santo  bauta  p u uol - 
te  le  nefande  impudicitte  di  lei  deteftate^  , Così  la  moglie  di  M . Antonio 
TnonuirOydopòcbefùtagliatalateHaà  Cicerone, le  fece  cauaria  lingua , 
e quella  infattibilmente  pungendo  , e trafltgendo  uenduaua  i’ojfefa  fatta 
al  manto  nelle  Filippiche  da  Cicerone sonerà  M.  Antonio  composte. 


DEL- 


« Parte  Primari  13  3 

; . • l . •*'  ;••  1.  *"  ' - t 

DELLE  GVANCIE.  Gap.  XXI, 


1 Delle  guancie. 

z Hauerleraani  fottola  guancia* 

3 Batterli  le  proprie  guancie. 

4 Batter  l’altrui  guancie* 

5 Guaacie  lacrimofe. 

Delle  guancieJ 


Eguancie  nella  faccia  humana  fono  carne  due  puliti 
giardini , che  nella  primauera  della  giouentà  fono  di 
giglio  di  refe  fioriti,  conforme  à quello  che  diffida-/ 
fpofa nella  Cantica:  Gena  ìllius  fìcut  areol#  aro-^ì**) 
mattim , confitta  à pigmentarijs  : ma  poi  nel  uerno 
della  vecchiezza  fono  come  due  campi  Acrili  di  rii - 
ghe  folcati , coperti  dìpalhdaneue'i  di  canuto  cri - 
n&,  bella  i&  amabile  parte  della  no fir  a faccia , che  inulta  la  bocca  à ba« 
tirala ',  e fono  quefìegote  come  due  guanciali, che  à\ifofafgWancia  fopra 
guancia  dolcemente  allettano . In  quefie  pofero  gli  antichi  la  fede  del  pu - 
doreyperche  con  gratiofa ,e  femplicetta  etubefcèn%a  fi  uergognanot  e à’c- 
gni fallo  m ani f e fi  ano  il  pentimento  onde  da  Toetihebberonome  d'inge- 
nue,come  d\ fi e BattiftaVio  i 
Quid  tf gì s ingenua sXhlon  decora  genas  ? 

Con  quelle  molte  cofe  accennare  fi  pojfimoferla  uarietà  del  colori  da' 
quali  fono  fecondala  diuerfìtà  degli  accidenti  ricoperte -onde  il  Tetrarca 
parlando  con  la  fua  Donna  : - ""  > • 

V idete ben  quanti  color  depinge  - > Xtai 

„4mor  fou ente  in  mc%o  del  mi ouolto , 

E potete  penfar  qual  dentro  fammi  • 

'xtyndimeno  perche  la  maggior  parte  di  quefli  cenni  fono  flati  dame  nella 
faccia  confiderati,  con  brenna  maggiore  d' alcuni altri  pochi  insufflo  lue* 
gjo  fi  tratterà . 

Hauer  la  mano  folto  la  guancia. 

EGeftQ  di  gran  mcftitia,  e di  gran  dolore . Dante  di  Filippo  ^ 'afelio 
che  era  grandemente  adlolqrdto  pe jr  la  mala  riufata  fatta  da  Filip- 
po Billo  fiio  figliuolo  Bj  di  Francia  dice  : 


Og 


Veltro 


>*'Z  7. 
c.'u»j9. 

C.  i frft, 67 


• i • 

C.i.  /f.6 
C.38  £.7 

Xfc*  I. 

•4* 

M»uh  5. 

C^.J. 


*34  Dell’Arte  de”  Cenni, 

Valtro  uedett  c'ha  fatto  à la  guancia 

De  la  fu  a palina  feltrando  lato.  VA  rio  sparlando  di  Sacripanti 

pieno  di  dolore  dice  : 
liCaualieroin  riua  al  fiume  feende. 

Sufi  a l*un  braccio  à ripofar  legate , 

Et  m un  gran  penfier  tanto  penetra „ 

Che  par  cangiato  in  infenfibil  pietra, 
il  Tuffo  d'  Armida  penfofdyC  fi  fp  irò  fa  dice  : 

Su  la  candida  man  laguancia  poja  * 

E china  d terra  L'amorofe  ttolle * 

Quindi  è che  nelrouefcio  della  medaglia  che  fu  battuta  in  honor  di  Veffc* 
filano  Imp.  per  l'imprefa  della  Giudea  da  luì  fatta  yèuna  donna  metta  in 
quetto  i beffo  atto*  che  rapprefenta  la  Giudea  figgiogata  . E la  mede  firn et 
figura  fi  uede  in  una  medaglia  di  TitOydopo  che  egli  hebbefuperata  l'tfief- 
fa  Gtudeaì&  ridottala  {otto  Tobtdien^a  de 3 fontani . Et  in  una  medaglia 
di  T raiano  è una  donna  fedente  che  con  l'ifleffo  getto  rapprefenta  la  Da- 
cia da  lui  prefa  infieme  con  Decebalofuo  Rè . Et  anco  in  un'aLtrajdt  Do- 
minano è quella  figura  che  dinota  la  Germania  da  lui  fuperata  con  que- 
lle parole  GERMANIA  CATTA.  Et  in  una  di  L.  Vero è un  au 
firmi  figura  con  q netta  parola  A R^M  E TS^I  A.  Ter  eftrimer  t,  Vegli  fu- 
però  C Armenia*  onde  fù  detto  Armeniaco « 

Batterti  le  proprie  guancie. 

E Atto  di  gran  dolor  et  che  co  fi  l'usò  l' Arlotto  : 

Ter  far  al  Rè  Mar  (ilio , e al  Rè  A gr  amante 
Batter  fi  ancor  del  folle  ardir  la  guancia  . E di  Br  adamante  dice  1 

© Bàtte  il  bel  pettoy  e C auree  chiome  frange , 

E ie  guancie  innocenti  irriga % e offende.  £ Tibullo  diffe  1 
T u manes  ne  Ude  meos:  fed  par  ce  folutis 
Crinibusy  & tenerti  Delia  p arce  gerii s + 

Batter  Taltrui  guancie. 

QVi  fio  è atto  di  gran  fcbernoyC  di  atroce  ingiuria . Chrifio  Signor  no- 
ttroinf sanandoci  come  dobbiamo  fopportar  ['ingiurie*  el'cffefeché 
ci  fono  fate  diffe:  Si  qui  $ percu ffertt  in  dexteram  maxillam  tnam  pntbe  il 
li  & alter  am . Che  co  fi  anco  con  l'effetto  nella  fua  acerbi ffima  paffione  ci 
dimoftròtche  doutffimofare%come  di  lutGieremiaprcdtffe  : Dabit  percu- 
ticnti fi  m*xiUam,fatnr(ibitiir  opprGbrijs > 


Guancie 


Parte  PritrML». 

Guancie  laerimofe. 


*5/ 


HMitt  la  guancia  lacrimo  fa  è fegnodi  grandifjtmi  Mote.  Salomone  % e t 

per  effetto  di  dolore  eccejfiuo  diffe:  Nonne  lacbrymét  vidua  ad  ma-  ^ * 
xilUmdefcenderunt?  eGieremia:  Vlorans  plorauit  tn  notti  & lacbrj- 
Vi*  ciusin  maxiliis  eius.  Battila  Vio  : 

— — Lachrymis  moUes  immaduere gente  • E diffe  ancora:  Cap.  i. 
Jrfigat albentes  humidaguttagenas.  E Dante: 

Ma  voi  chi  fìete,  à cui  tanto  defilila  j^. 

Quant'io  ueggio  dolor  giù  per  le  gote . IlVetrarca:  So»  $•#. 

tìumidagli  occhi , e l'una,  e l'altra  gota . Et  un'altra  uolta:  s*»-  4f  • 

La  guancia  che  fu  già  piangendo  fianca.  L'^iriofio  di  Sacripante  diffe: 
Sofrìrandopiangea,  tal  ch>  un  ruf cello  C1.tf.40;’ 

Tarean  le  guance  > e'I  petto  un  Mongihello  t 


$g  % DEL 


il''»* 


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Dell’Arte  clc’Géhm , 

DEL  MENTO.  Cào.  XXII 

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Euag.ll 


*7  Def  mento. 

Meato  alzato.*. 

3 Abballar  il  menta  . j.  * 

4 Toccar  la  terra  Cò’1  mento. 

5 Prender  alcuaper  lo  mento , 

^ TocearJeggiermeiite  Taltry imento, 

. . - .V  . ; : . ’ V , . : * . . 

Del  mento. 

t \ * ' > 

i@P5|l  £ mento  è l'infima  parte  della  faccia , dal  quale  la  barba 
pende,  ab  emmendo  cofi  chiamato , perche  Sìa { 'opra  /a-» 
* go/ó  eminente . Scritte  Plinio , c/;e  queSio  membro  al - 
Phuomcfolamente  è fiato  conceffo.il  mento  troppo  pie - 
Jt|§|§P  dolo,  è fegno  d'huomo  ìnfidiatore,e  maluagio  : troppo 
IBillP  togo  accenna  loquacità:  pelatole  rotondo  effeminate ^ 
%a:  onde  BaitiSìa  Via  dsferiuendo  la  faccia  dì  bella  donna  dice  panico** 
lamenta  : 

» — Tornatile  mentano . 

Biforcato  dinota  fraude,  e doppierà  : quadrato  con  picciol  pozXftta  nel 
tne^d  animo  docile, e generofo,per  quanto  Polcmone3&  jtdamanùù  Fi - 
fiognomi  hanno  lenito.  Gli  antichi  Promani  franto  di  qu:  fio  membro  fi  co - 
piacquero, che  io  rade  ano.  continuamente  mfifermettendo,che  dalla  folta 
felua  della  barba  rimane  ffe  coperto . Ntma  Pompilio  P\j  de  Promani  pru - 
dentifflmofà  dibellose  riga  arde  noi  mento  dotato',  onde  ^ inchifedal  men~ 
to  lo  riconobbe', dicendo  Virgilio  : 

— 2n[o/co  crine s,  incàhàque  menta 

Elegie  Romani . 

Mento  alzato. 

L 9 Inalzare  il  mento  è gefio  di  uoler  parlare , onero  d'attender  la  riffo- 
fia  di  quanto  sè  detto,  che  cefi  L'usò  Dante  dicendo  : 

Tra  1* altre  vidi  va' ombra,  eh' affettano, 

In  uifia,e  fe  noie  ffe  alcun  dir,  come  £ 

Lo  mento  à gu  fa  d'orbo  in  sà  lenona. 

E per  atto  dì  attentio n?  l'ifieffo  Poeta  minutamente  lo  deferiti  e , mentre 
dice  che  Beatrice  gli  diffe  che  fiondo  attento, \l  mento  aìz^ffe: 

Tal 


Parte  Primsu. 


*37 


Tal  mi  flauto:  & ella  diffe:  Quando 
Ter  udir  fe  dolente,  alga  la  barba 
^prenderai ’pià  doglia  riguardando  1 
Con  men  di  refiftenga  fi  dibarba 

Kobufio  Cerro  onero  à noCìral  uento9 
Onero  à quel  de  la  terra  d'Hiarba  ; 

Ch'io  non  Iettai  al  fuo  comando  il  mento  * 

E quando  per  la  barba  il  uifo  chiefe . 

Abballare  il  mento." 

Qj/eflo  farà  atto  di  pigritia ,e  di  fanno  Lenza che  co  fi  lo  intefe  Quiàio>  * 3 . 

quando  deferiuendo  il  Diodelfonno  diffe: 

Summaque  percutiens  untanti  peBora  mento  > 

Excujfit  tandem  fibife . Met.n  l 

Toccar  la  terra  co5!  mento. 

Egitto  dì  violenta  morte , perche  quelli  che  fono  uc  ci  fi  cadendo  à ter- 
ra  la  toccano  co’l  mento , per  non  hauer  forga  nelle  braccia  di  reg- 
ger V abbandonata  mole  dei  corpo  moribondo.  CcfiHoratio  di  quel - 
lische  nella  guerra  cìmle  rìmafero  e Cimi  1 * diffe  : 

Turpe  folumtetigere  mento.  , 

Prender  alcun  per  lo  mento. 

E Mio  hoflile,&  ingiuriofo,e  di  uoler  percuotere  ye ferir e, Cefi  G'wqh-  , j # 

be  tenuit  manti  deCìera mentum  ^ ìmafa , & percujfit  eum  in  laterey , R :o# 
come  dice  la  [aera  HiCfona . Cefi  Oautdde  diffe  di  sèmedefimo  al-  ~ 

Tkor  che  giouinetto  (ir angolana  gli  O fi , & 1 Leoni  : ^ipprehendebam 
L mentum  eorum,&f^ocabxm,y  inter  ficiebamque  eos.  I§  3 7. 

, . Toccar  leggiermente  lJaìtrui  mento. 

Veggo, e Infinga  amoremle  propria  de * padri  quando  accarezzano  , gt 

* loro  figiiuohm  9 onde  fi  dice  in  prouerbio  : D emù  le  ere  imber  bem 
* mentum . E fu  ancogefto  di  [upplicheuole  pregbieratfctche  come  ^ih.11.  r 
■ ferme  Tlinwyxdntiquis  infupplicando  mentum  mingere  mc>£  srat. 


• ?. 

Li.  H^,$7 


Qtorg.  i . 


t}%  Deli’Àrte  de  Cenni* 

DE  GLI  ORECCHI,  Gap.  XXIII* 

I De  gli  orecchi . 

% Drizzar  gli  orecchi, 

3 Purgarli  gli  orecchi. 

4 LufingarTinfima  parte  deirorecthio  l 

5 Gefìo  de  gli  orecchi  afinini. 

6 Anello,ò  pendente  à gli  orecchi, 

7 Abballar  gli  orecchi . 

8 Chiuder  con  le  mani  i proprij  orecchi. 

9 Tirar  ^orecchio. 

i o Gelto  che  dirnoftra  fino  à gli  orecchi . 

1 1 Sibilio  delForccch.o  . 
iz  Rader  gli  orecchi. 

1 1 Parlar  ad  alcuno  nclPorecchio  4 
14  Efier  portato  per  gli  orecchi. 

1 $ Hauer  molti  orecchi. 

16  Non  hauer  orecchi. 

17  Do  rmir  fopra  gli  orecchi. 

Degli  orecchi. 

Jdf  orche  fu  aero , come  ferme  Tlimc , eh  e la  'Naturai 
ali*  bu  omo  folamente  habbia  fatti  gli  orecchi  immobi - 
li, e che  all*tncontro  i giumenti , co'i  moto  di  quelli  dia - 
no  indicio  de*  loro  animi,  dicendo,  che  aures  ftjjts  funt 
mar  cid&>mic  ante  s pauidis,fubre&afurentibus}refolu - 
taagns:  onde  anco  Virgilio  dff e , che  dcmtffa  aure s 
ne*  caualit  era  ftgno  d*infirmità . Facendo  nondimeno 
rbuomo  co*l  mt%p  degli  orecchi  molti ge sii  di  quelli  ancora  farà  bene  al* 
cuna  cofa  dire^. 

Dirizzar  gli  orecchi. 

OVeflo  gefto  è tolto  da*  cauallij  quali  per  udir  alcuna  cofa  dirigano 
gli  orecchi , & con  ejffi  in  più  modi  danno  fegno  de*  loro  de  fi  Ieri  • 1 
cerui  parimente  quando  abbacano  gli  orecchi  poco  odono  > onde  all  bora ^ 
fono  facilmente  pre fi',  ma  quando  gli  dirigano  udendo  bemffimo,  fuggonù 
Finfidie  de*  cacciatori,  E perciò  appresogli  Egittij  erano  Geroglifico  à*t* 

dito, 


Parte  Prima. 

<8*0, e di  {ordita, come  etneo  Vìerio  nota . Vìfteffo  del  Lepore  fidiceli  qua- 
le  quando  dirrg^aque*  fuoi  grandi  orecchi  ode  efquifìtamente  e però  lui 
parimente  effere  fiato  app teff  o gli  Egitiij  [imbolo  detiudito , fenue  Vin- 
tateli. ^decenner à adunque  quello  gs  fio  aitentwne,e  de  fide  rio  di  uokr  ben 
intender  alcuna  cofa.  Dice  la  diurna  fcrittura,cbe  mentre  Efdraleggeua~  z.ifdrA  g. 
i iibn  di  Mosèyàurcs  omnis  populi  erant  ere&a  ad  librami  apprefjo  Te- 
r enfio  leggiamo  : Erige  aures  Vamphile . E Virgilio  ; 

Arreflifque  dunbus  afiant  » jEn,u 

E di  T urtiù  che  tiolea  intender  il  rumore  fche  era  nella  Città  dalnemìci  con - 
quaffatadice  : 

jtrreftafqueimpulit  aures  JEmz. 

Confuf#  fenus  vr bis >&ill<zt abile  murmur.  Il  Taffo  : 

Vafrtno  è attento,  e di  G ff redo  à nome  .%  C.\^ft.6ia 

Tarlar  fentendo  alx*  gli  orecchi  al  nome . E l^rioftor 

Là  dotte  i uè  e chi, e il  popol  men  feroce  C.\6  fin* 

T endean  l*  orecchie  à tutte  le  notte  Ile.  U quefio  allude  Horatio: 

—7 '{eque  fe  fore  pofikac  Strm. i , 

Tarn  facìlem  dicat,votis  ve  prabeat  aurem . E Tibullo: 

Intentaque  tuis  precibus  fe  prabuit  aure • ETropertio  : .%  Lib.\, 

T^itnc  nubi  fi  qua  tenes  ab  origine  dicere  prima  ^ 

Inape:fhfpcn)ì5  aunbus  ifia  bibam.  E Angelo  Voliti  ano,  ' ' 

Demtrans  aures  tacitus  tende bat  acutas  * 

Quefio  gsfìo  di  ftar e attento, e di  uolefalcuna  cofa  udir  nolentieri;  e anco 
aii  j d honore  uerfo  colui  che  parla,onde  è fcritto^Loquente  me  refpieimtrfafient.%1 
& ejpnmeanco  de  fiderio  di  efequire  quanto  uiencommandato‘f  e perciò  in 
molti  rouerfei  di  medaglie  Romane  ue diamo  figure  di  foldattm  atto  di  fiar 
attenti  ai  udire  C Imperatore  > che  loro  parla  , conquefia  parola  appref- 
fo  ^OLQClfTlO.Vuò  anco  quefiogefio  di  mouergh  orecchi  feruir  in  prò- 
pofito  di  quelli  che  fingono  con  gefh  d'intender  quello  che  fi  dieeje  bene_j 
non  intendono  cofa  alcuna,  conforme  à quel  prouerbìoi  %Ajinusad  Lytant 
aure;  mouens.  Jl  che  allude  l'jtncfio  quando  diffe : 

Tanto  apprezza  co  fiumi,  ò uirtùammira , C.j4 

Quanto  ly tifino  fa  il  fuon  de  la  lira  « 

Purgarli  gli  orecchi. 

QV  e fio  ge  fio  di  nettar  fi  gli  orecchi  dimofìrerà  defidcrio  di  tioler  interi-  , m 

der alcuna  cofa  perfettamente ,&  e f qui  fittamente:  perche  quando  gli 
orecchi  fono  fpor  chi,  & immondi x effendo  alquanto  otturati , rode  mala- 
mente. Horatio  diffe.: 

Eflmibi  purgata™  crebro  qui  perforiti  aurem. 

E nella 


240  Deil?Àrte  de*  Cenni, 

ffik tfo.  J?  ne£a  diurna  fcrittura  fi  legge  : Dominus  Deus  aperuìt  mihs  aurem]  ifjfi 
autemnon  contradico . Dante  diffe  : 

Inferi  ^pyi  gU  orecchi  al  mi*  annunt  io  & odi . 

De  opificio  ^ latino  nominò  gli  orecchi  auns  à vocihus  haurisndis  come  auerti  Lai* 
za*  tantiQ,à  che  alludi  Virgilio  quando  diffe  : 

Mn.  4.  — — *Vocemquehisaunbushciufi0 

Mofìro  Signore  no  tendo  restituir  fu  dito  al  fordom  fit  digito*  fuosin  aurl - 
'Mezuig*  cuUs  eius  : perche  gli  orecchi  pieni  d'immondìtui  non  odono , & fono  dtut 
cpp.  6 . Qieremia  chiamati  mcirconcifi  dicendo : Cui  loquar9  & quem  conteflabor 

rt  audiat?  ecce  incircnmafa  aures  eorum,  & audire  non  poffunt . E anco 
'*  quefto  gefio  indicio  di  cofa  momentanea ,e  brine,  conforme  à quel  prouer - 
bio  : Ife  ad  aures  quidem/calpendas  ottum  ffi . In  L ucina  è fcritto  ; Me 
inhéaccus  ns  iantljpeY  ociofus,vt  auremficut  aiuntffcalpere  vaces  - 
y Lufìngai4  Prnferior  parte  deirorecchio. 

«4*  Ve  Ho  è geClo  di  manfuetudme , e di  piaceuole%pga  >non  effendo  nel* 

l'huomo  altra  parte  del  corpo  pià  delicata  di  quefla  : onde  nacque  ii 
proverbio  .Auricala  infima  mollion  La  qual  metafora  fu  da  Cicerone  ufa - 
ta  quando  fcriuendo  à Quinto  fuo  fratello  diffe:  Tu  quemadmodum 
cenfes  cportere  effe  in  & m noftris  immicitijs  ita  & effe,  & fore  au- 

ticulainfima  f cito  molliorem . Etappreffo  Mmmiano  Marcellino  leggio* 
mo.  In  alijs  nimium  feuerus , in  hoc  mulo , ima , quod  aiunt , aurkula  mol - 
lìor.  Horatio  à ciò  alludendo  : 

— —Gaudent  pr  ^nomine  moli  e s 

z*'!‘ s*l$  «iuricuU . 


« fi  # 

Sitt.l, 


~Rs(h.  'fìmb 


Dusd.  Mei, 

ZI. 


Il  gefio  de  gli  orecchi  delPafino. 

A Geenna  fchernoyche  fifa  dietro  ad  alcuno  ponendrfi  le  dita  pollici  ai* 
ii,  le  tempiere  tenendo  f altre  dita  alte,&  quelle  movendo  jfi^ffo  imita- 
no il  moto  degli  orecchia  finini,  delqual  gefio  parlò  Ter  fio,  quando  diffe  ; 

msrnus  mriculas  imitata  eli  mobili s albas  » Mentre  il  Cucco  y & il- 
fiiofiignuolo  contendevano  chi  di  loro  meglio  cantaff e, perche 
hsde  fono  erat  afeUus  (fi  apufjìmus 
Tura  credit  hs  Index,  quod  auriculis  for  et 
Trater. animante*  caterasmaionbus . 

Benché  come  Giudice  ignorante , non  intendendo  la  fortuita  del  canto  del 
l\()jjignuoloy  pronurànijfe  à favor  del  Cucco  : perche  altro  ci  vuole,  che  g* 
vecchi  di  afino  ad  effej  buon  Giudice  : conforme  à quel  prouer  bio:  In  Mjìni 
aures  cane-re.  Il  I{è  Mila  perche  giudicò  cbtfeffe  migliore  il  cantò  di  Ta- 
ne, che  quello  d'Mpolio  meritò  dibatter  gli  orecchi  d\A finto , per  indino  di- 
ingegno  bejìiale  ; e quante-  piu  cercàdi  coprirgli*  con  oro,  & con  regai co-- 
>«  ' "*  rena 


Parte  Prima-,  * 2,4* 

fina  tanto  pìà  furono  manifefli , e palefi . S crine  Cornelio  T ietto  che  gli 
liebrei  confccr arano  nel  loro  Tempio  l'effigie  dell9 tifino  a che  aUttdè  Giu*  hìr.  ho  ? ; 
fienale  quando  diffe  : 

Quidam  foniti  metuentem  fabbathapatrem 
Hilpr&ter  nubes)& etili  numen adorane* 

Et  Affranio  fchernendo  un  Giudeo  diffe  z 
Et  cillifummas  aduocet  auriculas • 

A nello, ò pendente  à gli  orecchi 

Il  getto  d’bauer  l'anello  à gli  orecchi  accenna fetuità , efoggettìonì , è r g ' 

quindi  è che  nella  [aera  fcrittuYa  fi  Ugge>che  il  feruo  Hebreo  dopo  che  % * 

batterà  [erutto  fet  annidi  fettimopoffa  conseguire  la  libertàyma  s'egli  uor - 
rà  rimaner  feruo  il  [ito  patrone  perforabit  aurem  eius  fubula , & erit  ei  zxel.  i f; 
feruusin  feculum . £ Tlinio  ferine  che  in  Oriente  gli  buominì  portauano  ub.y.  c.$$ 
Poro  à gli  oreccbiyper  grande  ornamento.Et  in  „ Africa  fu  il  mede  fimo  co* 
ftumeyda  che  prefe  occafione  M.Tullio  di  morder  Ottauioyil  quale  dicendo 
di  non  bauer  udito  ciò  che  Cicerone  hauea  dettargli  foggiunfe:  Certe  fole-  Mairot. 
bas  beneforatus  babere  auresyrinfacciando  ad  ottauio  l’origine fua  Afri-  sat.  Ub. 7. 
cana:  iddio  commemorando  all’ingrata  città  di  Gierufalemme  i gran  be-  caP-l  • 
mfictjycbe  le  batte  a fatti y di  cena  : Dedi  armillas  in  manibus  tuis , & tor- 
quem  circa  collumtuumy&  dedi  inauremfuper  ostuumf  & circulosau - 
ribus  tuisx&  coronam  decoris  in  capite  tuo . Hauendo  Gedeone  ottenuta 
memorabil  vittoria  contra  Madianiti olendo  à Dio  dedicar  gli  orecchi « 
ni  de  gli  ucctfi  nemiciy  dice  la  facraferittura  che  expandentespallìum  fu - 
per  terram  milite s proiecerunt  in  eo  inaures  de  prada , &fuit  pondus  pò*  indie.  3 , 
ttulatarum  ìnaunum  mille [eptingenti  auri  fidi . Queflo  portar  di  pender,* 
tiy&  anelli  à gli  oreccbiy è proprio  delle  donne  non  folo  per  ornamento *ma 
etiandio  per  dinotare  come  elle  fono  cù * loro  mariti  foggette , coflume  an- 
tico poiché  leggiamo  appreffo  Horatio. 

Filius  ^ Cefopi  dar am  ex  aure  MettelU 
Silicet  ut  decìes  folidum  exorberet aceto 
Diluit  infign  em  ha  team. 

llauendo  Cleopatra  promeffoà  M.  Antonio  di  {fender  in  una  cena  mìa* 
grandiffima  quantità  di  denaro  , dopale  uiuande  fi  fece  recare  in  un  hi* 
chiere  aceto  fortiffimo , e leuata  una  perla  d’un  fuo  orecchino  ue  la  infu - 
/ìr,e  liquefatta  fe  la  bebbey  & uoler.do  far  i'tttejfo  dell’altra  fu  impedita u 
da  Munatio  Tlanco  Arbitro  del  ualore  di  quella  cena,pronontiando  Cleo • 
patra  bauer  abondeuolmente  la  preme (fa  adempita , la  quale  dopo  ejfere 
Hata  da  A ugujlo  fuperatafù  l’altra  perla  in  due  parti  diHÌfa,e  potta  à gli  Mc.ct  Sat. 
occhi  delfimulwo  di  Ventre  nei  Tantbeon  y come  gioia  d'inefiimabiic^  M-ì* 

H h valote. 


il 


242,  Dell’A  rte  de’  Cenni , 

y alare . 0 tildi 0 fmihn ente  di  fi e q ut  fio  e ff er  prò prio  ornamento  delizi 
fanciulle  parlando  diTtgmaitcne  , e de  1 reggi  ch'egli  faceta  à quella  fia- 
tua 3ddla  quale  era  innamorato  : 

~~  Modo  grata  fucili* 

Munera  f eri  illi . E poi  foggiunge . 

Dat digiti sgemmas  ,dat longamonilia collo , 

Aure  leucs  bacca  jedimicula  pt  fiore  pendent. 

Abballar  gli  orecchi. 

E Atto  di  uoler  ebedire  ; Mcsè  faenficato  che  hfbbeil  fecondo  monto - 
ne,  dopo  altri  riti , e cerimonie  co’lf angue  della  uìttima  facri fiotta 
loccò  l'cfiremità  dell’orecchio  de firo  di  Aaron,  & de* [uoi  figliuoli  ilcht 
da  Sacri  Teologi  è interpretato  per  gefio  ct*cbedieni%a>à  che  pare  allude fifa 
Horatio  quando  di (fé  : 

Nemo  adtoferus  t flirt  non  mite  fette  peffit , 

Si  modo  cultura  patkntem  accommodct  aurem.  Et. ancora  : 

Lib.i.Sat.  9 De  muto  auYicuiaSyUt  iniqua  mentis  afellus, 

Cum  grauius  dorfo  fubijt  onus.  Et  in  conformità  i'ArìoHo  diffe  : 
C.io./l.iyi  V orecchie  abbaffa, come  uinto,  e fianco 

Defiier  c'ha  in  bocca  il  frenagli  (freni  al  fianco.  : 

Ma  nella  (aera  foratura  inclinar  gli  orecchi -di  Dio  ftgnìfic  asfaudi  re  /cj? 
preghiere  de*  mortali  : Cefi  diffe  Dauidde:  InchnaDormnt  aurem  tu  am, 
& exaudi  me.  Et  anca:  Infima  ad  me  aurem  tuam,  accelerala  eruas  me* 
Et  in  altri  luoghi  è fcrittoTifleffo. 

Chiuder  con  ìe  mani  i propri  j orecchi. 

A. Le  fi andrò  Magno  quando  afcoltaua  alcuna  caufa  , mentre- par  latta 
l’Attore)  fi  otturaua  con  una  mano  un’orecchio  dicendo  di  prefer- 
uarloalf{eo , di  che  parla  Achilìe  Boc chic  conforme  à quel  luogo  del - 
l’ Arie-fio; 
q nferbargli  al  rnen  fin  che  prefetti  e 
Sua  caufa  dica, l’altra  orecchia  chìnfa . 

Effendo  venffimo  quel  detto index fuori spartane  audieris  ambas* 

E Seneca  diffe  : * ' 

Qui  ftatuìt ahquid  parte  inaudita  altera 
Aequum  licstftatuent  hauàdquus  fiat. 

V otturar  fi  adunque  gli  orecchi  farà  gefio  di  non  uoler  alcuna  cofa  udire. 
Il  Tetrarca : — — E di  Sirene  alfuono 

Chiudergli  orecchi.  Alludendo  d quello  che  fece  VlifJ e,  quando  a sè>& 
a’  compagni  otturò  con  la  ceragli  orecchi , per  non  udir  il  canto  delle  Si- 
rene come  racconta  Mcmero . Dauidde  in  quello  propofsto  dice  : furor 
‘ ’ " ~ illis 


Tfal,  Sf. 
*f*l-  3 *• 


.8. 

Cimb.  £ 3 . 


3 £ < 


Parte  Prima*'  144 

iUìsfecmdumfimìUtudinem  ferpentis  : ficut  affidi*  furdte,  & cb turanti* 
aures  fuas,qu & non  exaudiet  uoces  incantantium  j che  fu  imitato  dall* jl- 
rio  fio  in  que/ìa  maniera  : 

E perche  io  non  li  narri  il  mio  martora r Cjj.fi  10 

jttto  à piegar  la  fua  voglia  preterita  • *\ 

Da  me  s’afconde  , come  affide  fuole , 

Che  per  Fiar  empio  il  canto  udir  non  vuoici 

Gli  antichi  dipinfero  l’Inuidia,che  co  le  mani  s’otturaua  gli  orecchi, per  fi 
gnificareche  L'imtidiofo  no  vuol  udire  l’altrui  lodi.  Diffeil  Sauio:Qui  de-pr6U 
clinat  aures  fuas  ne  audiat  legem  oratio  eius  erit  execrabihs.  Et  tfaia  difi 
fe  che  l’buomogiufio  obturat  auresfuas>ne  audiat  fanguinem . Virgilio  fa  cap.  jj. 
dir  à Didone  che  da  i Dèi  erano  fiati  otturati  gli  orecchi  ad  Enea,  perche 
non  udiffe  1 fuoi  prieghi  : 

Tata  obflantjplacidafque  uiri  Deusobfiruit  aures . Et  Horatio  : j£n,  4. 

Quidobferatis  auribusfundispreces  * Dante  nell’ Inferno  dtffe:  2pod  ed.11 

Lamenti  faettaron  me  diuer fi , c,  29. 

Che  di  pietà  ferrat’haueangh  firaU 
Ond’io  gli  orecchi  con  le  man  caper fi. 

E Salomone  ne*  prouerbi la  fciòfcntto  : Qui  obturat auremfuam  ad  eia*  Trou,  zi. 
morem  pauperis,&  ipfe  clamabit , & non  exaudietun  Efàà  quefio  prò - 
fofito  quel  verfo  d’ Orfeo  : 

Fas  quibusefi  audire  loquar,uos  turba  profana 

Obturate  fores . Onde  hebbe  origine  quel  prcuerbio  : E or  e s occluditi 
profani , che  fi  direbbe  à perfine  ignoranti , che  volejfero  fiar  ad  udir  cofe 
erudite , che  fuperaffero  la  loro  capacità  • Eancogcfto  d’ignoranza  fot* 
turar  fi  gli  orecchi,  effondo  l’orecchio  l’wjhomento  d’apprender  le  difcipli 
ne:  onde  chi  è deitutto  fardo,  è anco  ignorante.  Socrate  nel  Fedro  di  Via - 
tane  dice:  Tfihil  horum  ex  me  ipfo  excogitauiyfateorfimperitìA  mihi  con - 
fcius.fupereftigitur,  vt  alicundecx  alieni s.  fluenti*  per  aures fuerim  im - 
pletus,infiar  uafits . E perciò  fi  dice  in  prouerbio.  minimum  in  auribus  habi - 
tare:  perche  quelli  che  odono  le  cofe  grate  fi  rallegrano, e quelli  che  odono 
le  diffiaceuoli  sy atiri fiano, come  Hcrodoto  lafaò  fcritto:  E di  quelli  ebes 
inutilmente  d j corrono d* alcuna  cofafi [uol  dire,  Surdo  narra* fabulam , 
come  d fife  y irgli’ o : 

'Hpn  canimus  furdisfifffondent  omnia  Syltta . Et  Horatio  : in  Buceri. 

—-Sgarrare  putaret afillo 

Fabellam  furac. 

E di  coloro , che  odono  beniffimo  cofe  degne , ma  non  l’intendendo  punto  , 
non  fanno  in  Lrofruttq  alcuno  come  fi  non  l’udiffero , fu  detto  quel  pro- 
li h 2 uerbio: 


Cap  I* 

•**' 

45 

In  Sileno. 

In  Bucccl. 

De  benef, 
Itb.L. 

Zib.  2, 

In  Copa, 


144  Dell'Arte  de5  Cenni , 

cerbio  : Sui  tubata  audiuit:  perciò  che  fìcomeal  fieno  della  ttornbd  ì co* 
udii  fono  mirabilmente  concitati  alla  guerra, cefi  1 porci  fono  jfiauentatu 
Et  è chiamato  fordo  colui  che  non  vuole  y dire  & intendere , come  cieco 
quello  che  non  vuol  vedere,  e conof cerei  llTctrarcanel  Trionfo  deliaci 
Morte  per  dire  ch’ella  è ineforabile  dijfe: 

Io  fon  colei)  che  fi  importuna,  e fera 
Chiamata  fon  da  voi  e [orda , e dee  tu. 

Tirar  altrui  gli  orecchi. 

TC  Aa.fegno  di  ammonir  c 0 lui  ,al  quale  fi  tiraua  P crecchie, che  fi  raccor 
JU  daffe  di  fare  alcuna  cofa,ò  di  tenirla  à memoria  : E quelli,  che  chia- 
mavano in  giudicio  il  loro  auerfario , tiravano  Parecchio  ad  alcun’ altro 
ammonendo  lo, che  f off  e di  ciòtclìimonio 1 E quello  era  fatto  per  eJfere^J 
gli  orecchi  alla  Dea  Memoria  confecrati : Onde  Vhnio  fcriffe  : Eflin  aure 
ima  memoria  locus,qvem  tangentes  attelìamuu  Et  Horatio  1 
—~*Cafa  verni  ob  via  stili 
Mduerfarìus:  Et ; quò  tu  iurpiffime?  magna 
Exclamat  voce:  &,  licet  ante  Ilari?  ego  vero 
Oppono  auriculam.  rapii  in  ius.  Virgilio  : 

Cum  canercm  P\fges,  & pralià:  Cìnthyus  aurem 
Velli  t,& admonuit.  TaHorem,  Tilyre,  pingues 
Taf  cere  oportet  oues : deduTtum  dicere  carnea  • 

E Calfvrnio  lafciò  fcritto  : 

- — -'Velili  nam  fapius  aurem 
Invida  paupertas,  & dicituiha  cura . 

Seneca  .Isfec  tamquatn  munus dabo,fed  verba mea  redirnam,&  aurem 
libi  pemeliamdamno  cafiigabo  promittentis  temeritatem.  Et  ancorai  : 
Loquar  mecum , & nubi  aurem  perveHam . E V irgilio  : 

Tone  merim3&  talos \ pereat  qui  crafiina  curai 
More  aurem  vellens,vUiite,  alt,  verno. 


Sxo. 


Il  geiìo  di  dimoilrar  fino  à gli  orecchi. 

ACccnna  che  alcuno  fa  pieno  di  crapula  fino  agli  orecchi, & per  prò 
uerbio fi  dice  di  quefli  uoraci  : Mei  ambas  vfqve  aurcs:Tolia  la  me- 
tafora da  i uà  fitche  fi  fogliano  riempir  fino  à gli  orecchi , che  anfa  dicono  i 
latini , onde  pr&bere  anfam  è porger  l’occafìone  come  fono  pur  ci  gli  orec* 
chhò  i manichi  del  uafo  à chi  lo  ha  da  prendere . 

Sibilo  dell’orecchio. 

PLinio  ferme  ejfere  fiata  opinione  nel  vulgo , che  ilfentire  qurfto  fililo 
neirQtecsbiodeftrQfojfefegnQ  d’ejfcr  lodato  >e  nel  fini firobiafimato, 

■ . 7 " 7 ’ ” - ~ & 


\AÌ 

EMonfignorBaldafz 


il* 


Parte  Pritiia>» 

& l'ifleffo  afferma  Luciano  ne'  Dialoghi  meretrici /. 
fare  Bonifac ciò  diffe  : 

Sique  oculifalmntffique  auris  dexteta  tinnir 
Dq  tibt  diuitias , & bona  multa  parant. 

Rader  gli  orecchi. 

EGefio  di  ripresone:  onde  Horatio  : 

Sed  quid  opus  contras  mordaci  radere  vero 
jlurìcìilas  r* 

£ veramente  fono  alcuni , che  co  fi  acerbamente  riprendono , e co  fi  mali* 
gnamente  rinfacciano , che  pare  che  habhino  il  rafoio  nella  lingua > qd  vno 
de  quali  parlando  il  Salmijìa  dice  : Tota \ die  iniufìhiam  cogitami  lìngua  * Ts. 

tua  ficut  nouacula  acuta  fecifti  dolum . 

Parlar  ad  alcuno  neirorecchio. 

QVe$lo  farà  geflo  di  fecrete^a  > non  uolendo  che  fin  udito  ciò  che  ra~  x -,  ^ 

giona . Horatio  : * “ 

Inanrem  ili.  Sai  9 

Dicere  nel ciò  quid  puero.  Euripide  di ffe  s 

^Accede,  in  aurem  ut  qua  nolo  tibi  eloquar . Et  ti  Tetrarca  • 7»  ione, 

Jtmor  par  cb'à  l’orecchio  mi  fan  elle . Son  i8f. 

E anco  atto  di  gran  confidenza  . £ nelle  Corti  beato  fi  ttima  colui  che  ha 
l’orecchio  del  patrone  : Tale  fu  Banaìa  appreffo  il  Bs  Dauidde  , poi  che  di 
lui  è [critto:Fecit  eum  fibi  Dauìd  aurìculaxtum  à fecretc . Et  altrcueiTo - i.Reg.  2$; 
fuit  eum  Dauid  ad  auriculam  fuam.  Giuuenale [chetando  centra  Tqtfto-i*Par.  1 1 0 
re  à cui  putìua  il  fiato>edicea  cheà  Mario  putiuano gli  oreccbi>diffeargn 
tamentc_j  ; 

Auriculam  Mario  grauitermiraris  olere 
Tufacishoc  : garris  Nettorìn  auricuiam. 

Eller  portato  per  gli  orecchi . 

QVefìo  è getto  di  effer  con  diletto  co  fi  grande  di  ’piacsuole  ragiona - . 1 4. 

mento  condotto 3 che  non  sbabbiafentìto  l’incommodo  del  maggio  . 

£ Ji  dice  in  prouerbio:  Auribusprouebi.  In  Apuleio  è feritto  : Meufque 
ad  ijìam  ciuitatis  portam  meis  auribus  proucfto  . Conforme  à quell’ altro 
detto:  Facnndns  Comes  in  itinere  prò  uehiculo  efl.  Madonna  Oretta  canti-  Bsccac.  gì- 
nandoà  pie  con  altre  perfone,  effendo  il  viaggio  lungo  ,&  incommodo  > le orn ■ 
fu  detto  da  un  Caualìere  di  quella  brigata , che  con  una  piaceuole  nouella  6' U 
Sballerebbe  por  tata d cauaUorma  egli  [conciamente  ,e  rincrefceuolmente 
raccontandola  la  Donna  gli  diffe  , che  hauendo  quelfuo  cannilo  un  trotto 
troppo  duro, che  di  gratta  la  mleffe  poneve  d piedi . All’incontro  Bercele 
fà  finto  batter  catene  nella  lingua,  con  le  quali  tir  una  gli  bu  omini 

PI 


24<> 


Dell’Arte  de’ Cenni, 


EmlL  1 8 o 

Cap.'i. 
tal.  \ o, 

a 6. 

Jfiia.t.  $ . 

à’I  y • 


Strm.lth.  i 

/»  Retili. 

Uh.  u 


per  gli  orecchi  incatenati  ciò  è dalla  forya  della  fua  eloquenza  dotte  egli 
voleuaydd  quale  fa  mentione  Luciano  fetore,  & falciato. 

Hauer  molti  orecchi. 

QVeflo  fari  gcflo  di  uoler  ben  intender  le  cofeye  d'effer  prudente . Mp- 
preffo  i Lacedemoni  era  una  fatua  d*M  polline  conquattroorecchif 
che  acc emana  la  fua  prudenza  >poi  che  L*buomo  faggio  ode  malto  f e poco 
parla  ; onde  nacque  appreffo  i Greci  quel  prouerbio  : Odi  quello , che  ha 
quattro  crecchie.  E nella  Sapienza  èjeritto:  Muris  cali  audit omnia  Mo- 
lenda dir  che  Iddio  ode  il  tutto  « Cefi  diciamo  i Tvencipi  hauer  molti  aree- 
chi  fecondo  quel  detto:  Multa  funi  B^egum  manus, multa  aures,multi  acu- 
ii, E però  è ottimo  quel  coniglio  che  ci  dà  il  S auto, mentre  dicala  cogita - 
tiene  tua  Regi  ne  detrahas , & infecreto  cubìculi  tui  ne  maledixeris  ditti- 
ti, quia  & aues  cali  pcrtabunt  uocem  tuam. 

Non  hauer  orecchi. 

ElSegno  di  non uoter  udir,  ne  efaudire  alcuno  : quindi  fù detto  in  pro- 
uerbio: Venter  aunbus  caret ; perche  chi  è dedito  al  uentre , non  JÌ 
può  perfuadete  àfar  cofe  honefìe , e però  Catone  in  una  fua  oratìo- 
ne, che  fece  della  legge  M grana  diffe:Mrduum  effe  ad  uentrem  uerba  fa- 
cere,  qui  careat  auribus,  come  Vlutar  co, & M. Gelilo  riferirono.  Seneca 
dìffe:  Venter  pr^cepta  non  audìt,pofcit,appellat.  In  Candia  era  il  fimola- 
cro  di  Gioue  fen%a  orecchiyper  figmficare , che  il  Vrencipe , ò U Giudice. 
nondeue  porgere  gli  orecchi  ad  alcuno,  ma fare  à tutti  tnd afferente  giu fli- 
tia.  E anco  fegno  di  non  uoler  riceuer  i commandamenti, e precetti  altrui 
de*  quali  èfernto  : Mudi popule  fluite  ,quinonhabes cor $ qui  habentes 
oculos  non  mdeti$}&  aure s3non  auditìs. 

Dormir  fopra  gli  orecchi. 

IL  dormire  fopra  il  deliro,  ò fopra  il  fmifìro  orecchio  è atto  di  far  e con 
più,ò  con  meno  fi  eureka , perciò  che  per  con  figlio  de*  Medici  il  pri- 
mo fanno  eh* è più  profondo  dobbiamo  dormire  in  dexteram  aurem , & il 
fecondoychefuolifftr  leggiero  in  fimflram . Ma  il  dormir  fupino  è aito  di 
gran  tranquillità  d animosi  che  mtefe  Horatio  quando  dijfe: 

Me  mifjA  paflum  retinacula  mula 

IL  anta  piger  faxo  reìigat,Lìertitque  fupinus.  Conforme  à quel  prouerbio: 
In  uttamque  aurem  dormire . Terentio  dtffe:  Mdempto  ubi  tamfaxo  orrt- 
nem  metà  in  aurem  utramuis  ociesè  ut  dormias . £ Mattiate  : 

ì^  n rumpn  alt um  pathdusfomnum  reus 
Sedmanetotum  dormi  as. 


DEL 


Parte  Primx».  'M7 

DEL  COLLO.  Cap.  XX11IL 


I Del  collo. 

% Leuar  il  collo, 

3 Cader  fopra  l’altrui  collo. 

4 Collo  caduto  fsasl  tergo. 

5 Collo  torto. 

6 Collo  fotto  il  giogo. 

7 Stola  al  collo. 

8 Scuoter  il  giogo. 
p Collana  al  collo. 

io  Catena  al  collo, 
ir  Fino  al  collo. 

12  Calcar  l’altrui  collo* 

Del  collo. 


L collo  è quell*  intrame%p,  cWè  tra'l  petto  e la  faccia ,cofi 
detto  perch'egli  (io,  come  una  colonnare  fomenta  il  ca- 
po ,d  che  par  che  alludere  il  Tetrarca  quando  in  un&-> 
cannone  chiamò  colonna  chrìliallina  il  collo  della  fu  a 
amata  Laura:  ouero  perche  eglifia  come  un  colle , che 
forga  pìaceuolmente  nel  meyo  della  pianura  de  gli  ho- 
meri,  à che  par  che  actennaffe  Cornelio  dello , quando  diffein  quell* oda, 
che  di  lui  fola  habbtamo  : 

Tande  pueUacollum  candidum 
Trodu&um  bene  candidi s humeris. 


1* 


Caxz.4  4.' 


Quegli  huomini  che  hanno  il  collo  molto  fottile,e  longofono  timidi, & im - tkfign, 

bt  Ili,  come  Mriflotile  affermai  tali  furono  Cicerone^  Cabguia  ìmp . 7^6- 
dimeno  Filoffcno  deftderaua  un  collo  fottile  9 e lungo  come  quello  dt  11^ 

Grù}per  hauer  maggior  diletto  nel  bere  Jl  collo  alquanto  piegato  alla  de - 
fira , come  fu  quello  d*  MlefJ andrò  Magno, per  relatione  di  'Plutarco, da in- 
dicio  di  huomo  prudente , & ingegnofo , Ma  più  di  tutti  è lodeuole  il  colio 
non  molto  corto,?  non  troppo  lungo  diritto, ma  piegheuole%neruofo,e  mol- 
le^ megano  trailgro/fo^tlfottile,&  è argomento  di  huomo  forte,  ma- 
gnanimo , e di  ottimi  cosimi  , e fi  riferire  al  Leone  come  offeruò  il  Filo - 
fofo. 


Leuar 


148  Dell’Arte  dc’Ccnni, 

Leuar  il  collo. 

r , ' Q icomt  ilgeflò  d'abbaffar  lafua  perforiti , ò parte  di  quella  attenni  au- 
* O miltà  ì e mi  ferisco  fi  il  Iettarla  in  alto, è fegno  d'alterezza , e di  fuper - 

biayc  per  confeguente  pronastico  di  mina, perche  è veriJJìmo,cbe  quifes 
exaltat  h umili  ahi  tur:  à che  par  che  alludere  il  Santo  quando  diffe  : Qui 
Troupi,  dltamfacit  domumfuam  quarti ruìnam.  Et  in  Giobbe  è fcritto:Concurrit 
Cap.11/  adnerfnseum  enfio  collo, & pingui  c ernie  e armata  s .Et  in  Jfata  fi  legge. 
Elettati  funt  fili a Sion}  & ambulauemnt  extento  collo . 

V Arlotto  co*l  mede  fimo  concetto  dijfe  : 
te,  p £ dopo  ancory  quanti* i Medici  il  collo 

7fe  la  patria  leuar o, e il  Gonfalone 
Fuggendo  da  palazzo  bebbe  ilgran  crollo • 

E anco  atto  di  rejfiìrare,e  di  folleuarfi  d' alcuna  a flit  tiene ,e  però  l'uìricflo 
di  Zerbino  condotto  al  fupplicio  : 
p a.yft.$6  Leuòil dolente  Caualieroil  collo , 

E meglio  banendo  il  Taladinintefoì 
Rijfofeil  nero . 

E Dante  fi  feruì  di  que  fio  getto  per  inalzar  fi  dio  fiudio  della  Teologia  ài* 
tendo 

Voi  altri  pochi, che  driz^afie  il  collo 
Farad,  i.  Ter  tempo  al  pan  de  gli  angeli , del  quale 

V ine  fi  qu },  ma  non  fi  uienf atollo. 

Cader  (òpra  laltrui  colica 

® 5 • Vefio  igeilo  di  gran  tenerezza*  e di  grand'amore;  & cofi  leggiamo 

nella  diuinaferittura, che  Giofeffo  , Cum  amplexatui  recidijfetin 
coLlum  Beniammfratris  fuìfleuit  , ilio  quoque  fimiliter  f lente  fuper  col - 
AB.  Ap.io  lum  eiMS  E nei n0H0  Tefiamento  habbtamo  che  battendo  S . Taolo  detto 
à Sacerdoti  d'Efefo,  ebepiènon  uederebbono  lafua  faccia, per  quefte  pa- 
role fi  eccitò  tra  loro  un  gran  pianto , & procumbentes  fuper  collum  Vanii 
Gap.  i j.  ofculabantur  eum\  E S.  Luca  del  padre  del  fighuol  prodigo  dice  che  mife - 
ricordiamotus  ett,& accurrens  cecidit fuper  collum  eius , & ofculatus 
Gm,  e fi  eum.  Et  anco  è fcritto  : lunfio  Icfcpb  curru  fuo , afeendit  cbuiam  pa- 

tri fuo,  videnfque  eum  irruit  fuper  collum  eius,&  inter  amplexus  f lenti* 
Collo  caduto  fu’!  tergo. 

Vefio  farà  atto  dì  mone , & cefi  il  TaJfo  l’vsò  in  propofito  di  quel 
«4.  paggio  del  Sfidano,  che  fu  da  virgiliano  vccifo  dicendo  : 

€,$<&.  8 6.F  in  atto  fi  gentil  languir  tremanti 

Gli  occhi j e cader  fu'l  tergo  il  collo  mira . 

E Virgilio  in  Camilla, che  moriva  cefi  qittfto  atto  cjprcjfe  : [ * 

Vaulatm 


Parte  Prima , 


149 


IZn.  9< 


Adulatimi  xoluìì  fecorporeylentaque  cotta  ■ _ 

Etcaptum  letbo  pofuit  caput, ama  relinquem . Ed'Éurìalo  uccifot 
— —Inque  humercs  ceruix  coUapfarecutnbit* 

E di  *N[ifo  quando  vccife  l'auriga  di  Rhemo  : 

Ferroqv e fecatp endemia  colla.  J£» 

E perche  anco  le  piante  quando  muoiono  fanno  il  medefim^  atto , però 
Virgilio  diffe  : 

Turpureus  veluti  cum  flos  [ucci  fu  s aratro 
Languefcit  moriensylapfo  ue  papauera  collo 
Vemifere  caput . 

E di  Giacinto  conuerfo  in  fare  diffe  Gnidio  : 

Sic  vulrus  moriens  iacet , & defetta  vigore  Mst,  i«£ 

Jpfa  fibt  ift  oneri  ceruix , humeroque  recumbit  ® 

Collo  torto. 

EGeflo  di  timore , e perche  gli  Hipocriti  fingono  dì  temer  di  offender  # J 
Dio  9 perciò  fono  detti  colli  torti*  facendo  effi  quello  atto  per  fegno  J 

d’ejfer  timor  cfryde*  quali  per  bocca  d'ifaia  diffe  Iddio  detefiando  co  fi  fatta 
bipocrifia:  Uunquìd  contorquere  quaft  circulum  caput  fuum,  & [acclini  , cap  5 g. 

& cinerem  tternere , ifìud  vocabitis  leìuniumy  & diem  acceptabilem  Do- 
mino ? Horatio  per  getto  di  timore  : 

Dauusfiscomicusyatque  lih.i.sm.% 

Stes  capite  obflipo  , multum  filmili  smetu  enti . E Ver  fio : 

Obflipo  capite  & figentes  lumine  terram . Sai.  5 , 

Etapprefio  Suetonio  è ferino  che  Tiberio  Imperatore: 

Incedebat  ceruice  rigida, & obflipa . In  Tifar. 

Et  il  medeftmo  ferine  Tktarco  del  Magno  tAlef] andrò  . Il  Ferrarlo  di 
Terfìo giocatore  dice , che  obflipi  dicuntur  qtiibus  colla  rigent , & in  htt- 
merum  capita  inclinata  funt . E Golumdia  parlando  de*  por  ci f còri  citan- 
ti : HAcfignafunt  cum  obflipite  fuostranfuerja  capita  fer ante  Trepestio uy 
pofe  quefìo  geflo  per  doloro fo  dicendo  : 

Vidi  ego  te  toto  vittum  languefcere  collo , m , 

Et  fiere  iniettis,  Galle ì dui  mawbus , 

Collo  folto  il  giogo. 

Pigliata  la  metafora  da*  buoi , che  fi  pongono  fiotto  il  giogo, ac  ciò  eh  e ci  ,6, 
feruino  in  dura  feruitù  ad  arar  il  terreno, dt*  quali  Qkidio  diffe: 

Treffique  iugo  gemuere  imenei . Me 1. 1 . 

Il  getto  d'bauer  il  collo  [otto  il  giogo  accennerà  [eruttò  , la  quale  quanto 
fia  dura*  emtlagcuole  l'effr effe  anco  Dante  quando  d>f]e  : 

E premerai  fuome  sà  di  fiale  j>,irg  r 

I Lo 


M°  Dell'Arte  de’ Cenni, 

lo  pine  altrui , e quanto  è duro  calle 

Lo  fender ye  faltr  per  L'altrui  (cale? ' Cefi  i'vtrioflo  diffe: 

Sai.  6>  — - iAggiungi%  che  dal  giogo 

Del  Cardinal  da  Elie  oppreffofui . 

qL'I7*  In  Gieremia  èferitto*:  Subijcite  colla  uejìra  fubiugoRegis  Babylonis& 

* fruite  eum  : Et  anco  : Bonum  e fi  uìro  curri  portauerit  tugum  ab  adole- 
Ep  i ca  6fcent*a  fHa'  Setolo  frinendo  à Timoteo  vsòl'iflefjafimilitudinc:  Qui - 
1 Ca‘  6 cunque  funt  [ub  iugo  ferni  domincs  fuos  ornai  honore  dignes  arbitrentur . 

E Horatio  diffe  : 
lite  mordaci  uelut  ifl  a ferro 
Tinus , autimpulfa  cuprejfus  Euyo 
Tróciditlatèypofuitque  collutti, 

• — - Vuluere  Teuero « 

Eccidi.  Salomone  diffe  che  Iugum%&  lorum  curuant  collum  durum  : volendo  dì- 
re  cheVaffhttioni  bumilianoifuperbi*  Cofi  gli  amanti  dicono  effer  polli 
fatto  il  giogo  d\4more  come  in  dur  a fer  uitù  delie  Dame  loro  ,onde  piùuoL 
te  leggiamo  que  fio  modo  di  dire  appreffo  il  Tetrarca  9 come  quando  della, 
fua  Laura  dijfe 

Et  à me  pof e un  dolce  giogo  al  collo  9 
s<m.  161.  Tal  che  mia  libertà  tardi  rtjìauro.  Et  ancora  i 
Son.  6$,  D fft  ohimè* l giogo ,e  le  catene , e i ceppi 
Eran  pili  dolci  che  l'andare  [ciotto* 

E Deianira  di  H ercole  appreffo  Ouidio  dice  : 

%p.$,  Quem  nunquam  Iunoyferiefque  imenfa  laborum 

Fregerit , buie  Iolenimpofuijfe  iugum.  E l'^Ariofìo  firn  Umettici 
C.j4 ./?  j * Vedi  s* al  collo  il  giogo  ben  li  tenni  * 

Vedi  fe  bene  Jìmor  per  me  lo  tocca . 

E l* effer  due  [otto  un  giogo  figni  fica  effer  in  pari  ftruitìt , e quindi  è cheti 
marito  y e la  moglie  fono  detti  gìugali  > perche  ambedue  fono  {otto  Cifìeffo 
giogo . Hot  atto  di ff e che  Venere  fi  compìaceuadi  poner  giugait  diformax 
e d'animo  differenti}  Sub  iuga  ancaffecuo  cum  loco^cbe  fu  dal  TaJJo  imita- 
to dicendo  : 

c 9 sì  74  l°r  Par^a  > e c°fi  auien  ch'accordi 
Sotto  giogo  di  ferro  alme  difcovdt. 

E l'Mriofio fa  dirà  quello  sfot lunato  Caualiero  z 
Morto  ilfuoceromio  dopo  cinque  anni 

€ 4|  fio  Ch'iofottopofi  il  collo  al  giogal  nodo . Edi  IQìggierodice  che  l'Eremita^ 
Lo  riprendea  ch'era  ilo  differendo 

c-4J-.yi.ss  Sctto'i  il  foaue giogo  à porre  il  collo • E Virgilio  fà  dir  à Didone  : 


Parte  Primaj.  iji 

3v£(p  eri  me  rinculo  veliera  fociare  iugalù  4« 

Da  cfce  wow  ^ differente  quello  che  diffe  S.Taolofcriuendo  a Corinti. T{oli- 1 1#  c^*  ** 
te  iugum  ducere  cum  infidehbus  , e»/>»  participatio  iuflitia  cum  ini - 

quitate  * Cleobi , e B itone  come  giumenti  fi  fottopof ero  al  carro  nel  quale 
era  la  loro  madre,  che  andauaalf acri  fleto  thè  fu  atto  di  grandtffimapie* 
tà,e  foggettione,di  che  fa  mentione  Cicerone ,e  Claudiano  di  loro  diffe  : 

S;  jìrgolicos  tlluflrat  gloria  fratres 
Qu  i fu  a materno  colla  dedere  mgo . 

Slmilmente  il  uincere  i nemici , e ridurre  V altrui  città  e popoli  all* ohe* 
dien^a  nofìra  à forga  d’arme,  fi  dice  ponerli  fotte  il  nofiro  giogo,e  foggio - 
g arlii  onde  è fcritto  : Inimicus  tuus  ponet  iugumferreum  fuper  ceruicem  ifft 

tuam  donec  te  conterai.  E Giuftiniano  Imp ; diffe : Bellicosfudoresnofiros  lnProm* 
barbarica  gentes  fubiuganofìra  dutfacognofeunt*  Ei**4rioflodiffeche  n * 
il  Re  di  Francia  faceua  guerra  in  Italia  : 

Ter  porle  il  giogo,  efarfene  Signore*  Et  altroue  s 

Ch’à  Bulgari, lui  prefo,  il  giogo  pone.  E Lucano  diffe  s C.45.  ff.fc 

Subiuga  iam  Seres ,iambarbarusiffet  jiraxes*  ETropertio: 

India  quin  ^lugufie  tuo  dat  colla  triumpho . £i$.  %9 

Il  Tetrarca  diffe  parimente  nel  Trionfo  della  Morte  : 

Che  naie  à foggiogar  tanti  paefi , C*P  1 • 

£ tributarie  far  le  genti  flrane . 

^tppreffogh  Hi  fiorici  è vfitato  modo  di  dire:fub  iugum  mittere,  rei  re - 
nire,dt  quelli, che  fuperati  à forga  cadevano f otto  l’altrui  imperio , il  che 
nacque  dall’effettoiheffo , effendo  fiato  coflume  dey  Romani  di  far  paffat 
d\f armali  [otto  il  giogo  coloro, eh* erano  fiati  in  guerra  fuperati, il  qual  gio 
go  era  nell’ efferato  formato  di  tre  hafìe  due  diritte , & una  per  trauerfo 
[opra  di  quelle  informa  della  lettera  T.  Greca,  la  quale  da  Greci  fcriuen - 
do  fi  co  fi  n . l’effigie  del  giogo  militar  e rapprefenta . I Romani  per  dima - 
firar  ai  mondo  che  poteuano  foggiogar  e anco  le  fiere, & indomite  nationi , 
cofiumarono  di  poner  tal’ bora  f otto  il  giogo , e far  fi  trionfando  tirare  da 
ferouffmebe  file, non  mai  piàfottoil  giogo  pofìe,  come  fece  M.  Antonio 
de  i Leoni, ài  che  Thnio  dice:  lugo  fubdidit  eos , primufque  Roma  ad  cur - uh.  8.  e 
rum  iunxit  M.^intonius , & quidem  arili  bello,  cum  dimicatum  effetin 
Tharfalicis  campii , non  fine  cfiento,quodam  tempore  generofos  ffiritus 
iugum  fubire  prodigio  fignificante  : del  quale  cofi  f cri jj e l* Melato  m rn 
fuo  Emblema  : 

Romanum  poftquam  eloquium , Cicerone perempto , 

Terdiderat  patria  pefiis acerba  fua . 

Infcendit  currus  ui6Ìor,tunxitque  leones 
Compriti  & durum  colla  fubire  iugum  * 


2.  fi  DeirArte  de’  Cenni , 

Magnanimo s ceffiffe  fuis  Antonius  armi $ 

Ambage  hac  cupiens  figmficare  duees, 

Eliogabalo  pofe  f otto  il  fuo  carro  quattro  gran  Cani  da*  quali  fi  fece  tiri* 
re:  pei  da  quattro  Cerui  ; & poi  anco  da*  Leoni  nominando  fi  la  Dea  Cibe* 
le,&  poi  anco  da  Tigri,  chiamando  fi  il  Taire  Libero  : onde  Horatio : 
Zik$.,ed.}*  V exere  Tigres  indocili  iugum 
Collo  trahentes . 

finalmente  poMofi  nudo  [opra  il  Carro  da  donne  nude  fi  fece  firafeinart» 
£ firmo  Imp . robulììjfimo  pofe  [otto  il  fm  Carro  alcuni  grandi  Struggi  9 
onde  patite,  come  Vopifco  afferma , che  andajfe  per  Caria  uclando , Mar * 
itale  in  queflo  propofito  cefi  dijfe  ; 

Tido  quod  tuga  delicata  collo 
TardusfuMinet , improb&qm  Tygres 
Mordent  aurea  quod  lupata  cernì 
Quod  frfno  Lybici  donantur  Vrfi 
Taret  purpureis  aper  capijìris  9 
Turpes  effeda  quod  trahunt  Biff yntes  , 

Quis  ffcfì  acida  non  putat  Deorum  £ 

Terche  i fiumi  che  hanno  perpetuo  corfo  fono  come  animali  andanti , ei 
ponti  che  ui  fifabricano  [opra  fono  informa  di  goghi,con  bella  metafora. 
differo  di  foggiogar  i fiumi  quando  mfopraedifieauano  i ponti:  e però  ha* 
mudo  i Bjmanifabricato  quel  gran  ponte  fopra  il  Danubio, ni  pofero  que w. 
Ma  infcrittione:  Virtus  Romana  quid  non  domuit  t en  fub  iugo  & Danu- 
bius.  Et  in  I{oma  fopra  un  ponte  da  farete  f abitiate  fu  intagliato  urìE^ 
logio  che  concludendo  diceua  : 

Qui  potuti  rigidas  Gothorum  fubdere  mente  s, 

Hic  docuit  durum  f lumina  ferre  iugum . 

1 It  il  Tuffo  vsò  il  mede  fimo  modo  di  dire  in  quefla  maniera  % 

Ceyft.  1 3.  E forfè  il  mio  occulterebbe  in  nano 

Dal  giogo  il  capo  incognito , e lontano * 

Stola  al  collo, 

* Y Aftola,cbe  Orario  è detta , perche  fi  concede  folamente  a gli  Orato» 
ì**  . Jb  ridi  ChrifiOidò  è a fuoi  Treduator^rapprefenta  la  corda, con  la  qua* 
le  N.S.fù  alla  colonna  legato, & èpofiaalcollo  del  Sacerdote, per  accen» 
nate  il  Itine  giogo  del  Signore , ilebe  mene  efprefj amente  dal  Vefcouo  di- 
chiarato, dicendo  mette  glie  la  pone:Accipe  iugum  Dei, iugum  enim  eius 
fmuz  eft>&  onus  eius  lene  : & il  Sacerdote  prima  che  al  collo  fe  la  ponga 
la  bacia, per  dar  fcgno,chevolenttiri , & allegramente  fifottopone  à que- 

Um  11.  fio  giogo^ome  nofiro  Signore  ci  tfforta  àfare  dicendo:  TcUtie  iugum  men 

" — 


Parte  Primari  ij3 

faper  uos,& di fcite  à me, quia  mitis  [um,&ht*mìlis  corde.  £ non  fetida  mi- 
flerio  quando  fi  celebra  il  matrimonio  il  Sacerdote  pone  la  fiala  (oprale 
mani  auitìcchiate  de  gli  Spvfi  duedoiEgo  vos  conìungo  in  matrimonium, 
perdinotare  che  debbano  con  patienga  fcambieuolmcnte  fopportar  tl  gio- 
go matrimoniale',  Sicome  prima  che  fi  batteri  l'infante  li  porge  il  Sacerdo 
te  la  fola  dicendo:  Ingredere  Ecciefiam  Dei  tirandolo  con  la  (loia  in  Cbie 
fa,  per  accennare , che  riceuHo  il  batte  fimo  fottopone  il  collo  al  giogo  del - 
la  fede,  che  doma  lo  sfrenato  intelletto  humano, conforme  al  detto  ddl'jì- 
poftolo:  Continentes  initUtftum  nofirum  in  obftquìum  fidei . 

Scuoter  il  giogo. 

Veflo  è atto  dì  fottrarfi  dalla  feruità,  per  rimetter  fi  in  libertà , come  . g # 

Ifaac  diffs  ad  Efau:  yiues  in  gladio ,& f rat  ri  tuo  feruies,tempufque  qm.  27. 
y tenìetiUt  excutias,& foluas  iugam  eius  de  ceruicibus  tuis . Ifaia  inuitado 
alla  primiera  libertà  lafoggiogata  città  dì  Gierufalemme  dicelta  : Solite  C*P‘  fi* 
y incula  colli  tui  captiua  filìa  Sion . Co  fi  liberando  ^Anania  dalla  feruità  il 
•profeta  Geremia:  Tulit  catbenam  de  collo  Hieremia  Vropbeta  , & con - Hurem.il. 


fregi  ttllam . Co  fi  e $ refi  e quefto  concetto  ilTetrarfa: 

Dunque  bora  e'I  tempo  di  ntrare  il  collo  Canx..  y . 

Dal  bel  giogo  antico.  Etaltroue:  Son.  17  s. 

Dal  giogo  più  mite  in  damo  f ceffo . V 

Et  un'altra  uolta  diffe  nel  Trionfo  della  Fama  s 

Miltiade  cbe'l  gran  giogo à Grecia  tolfe . llTaffo  : Cap.  i7 

E fottrarre  à Cbriftiani  il  giogo  indegno 

Di  feruità  co  fi (piacente,  e dura.  Tropertio  in  queTìo  propofito  : c 1 •/?•*$• 

\Ac  ueluti  primo  taurus  detraUat  aratra  > Llb' x* 

Pofluenitafiuetomollis  adaruaiugo.  Ediffe  ancora: 

Dum  licet  iniuftofubtrahe  colla  iugo . .%  Uh.  2. 

Collana  al  collo» 


IL  portar  la  collana  al  collo  è fegno  d’bonor,e  di  dignità  ,e  quelli  che  la  t o « 

portano  dalla  parola  latina  fono  detti  Torquati , come  fà  dualorofo 
T. Manlio,  che  uccife  quel  feroce  Fr  ance fe,e  toltagli  la  collana, e di  quel- 
la adornato  fe  Sleffo , meritò  Inonorato  nome  di  Torquato , del  quale  uì. 

Gelilo  dice  apunto:  Caput  Galli  pr&cidit,  torquem  detraxit , eamquefan - HcB.  Aule, 
guinolentam  in  collum  pofuit , di  chefà  etiandio  Cìcercne  degna  ricordati * c * 

7JL.  Erano  anco  chiamati  Torquati  milite s quelli , a' quali  dalTlmp . erano  °£- lib'*  • 
donate  collane  in  premio  del  loro  udore, e quefìi  erano ^om e Vegetio  feri - uh. 2.. 
ue,ò  fimplari , ò dupplarifiecùndo  ch'era  loro  conceduta  ò femplice3ò  dop- 
pia uiuanda  . E quefìo  atto  di  poner  al  colio  altrui  la  collana  è antica  di - 
mfiraiiqne  d’bonore  da'  Trencipi  à primate  perfone  conferito  in  premio 


1 54  Dell’Arte  de’ Cenni , 

della  loro  uirtà.  Cofifece  Faraone  à Gwfeffo  quando  lo  decbiarò  fuo  Imo- 
CtaMi.  gotenente  generale  in  tutto  V Egitto  effendo  fcritto  che  torquem  ah* 
team  collo  eius  circumpofuit . Coft  a Danielle  per  hauer  interpretate^ 
quelle  mifteriofe  lettere  ferine  nel  muro  da  incognita  mano  per  comman- 
damento  del  Reycircundata  efi  torques  aurea  collo  eius,&  praiicatum  de 
Vamei.  5 c e0qUòdhaberetpot€ftatemtertiusin  Rfgno.  Cofi  proporla  quella  queftio* 
ney  Qual  cofa  fofse  pili  forteto  potente  il  uino y il  Re , la  donna y ò la  uerità , 
fu  puhlìcato  à nome  del  Re  Dario  , che  à chi  meglio  ad dichiaraffe  il  Re 
darebbe, torquem  circa  collum,&fecundo  loco  fedebità  Dario propter fa 
ìtM'L*  pientiam  fuam . Salomone  lafciò  fcritto  : JLudi  fili  mi  difciplinam  patrie 

tuiy&ne  dimittaslegemmatris  tua , vt addatur grafia  capiti  tuof&  tor* 
que s collo  tuo . tempi  noflri  à Caualieri  per  infegna  d'konore  è conce - 

àuto  di  portar  la  collana  d’oro,  & anco  la  f\>ada,eglx  fbroni  dorati  ; e però 
l'JLricfio  dice , che  queigiouani,  che  nella  guerra  valor  of amente  fi  dìpor - 
tar onorarono  da  Aifonfo  Duca  di  Ferrara  di  quefta  dignità  honorati  : 
Seguendo  voi  queigiouani  gagliardi  , 

Che  meritar  con  -valorofa  mano 
€.14*  Quel  dì  da  voiyper  honorati  doni  , 

V elee  indorate , e gli  indorati  ffronL 

Catena  al  cello.' 

* 1 O®  T>  à prigioni,  càgli  fchiaui , come  alle  fiere  fi  tengono  al  collo  le 
\ catene, que  fio  farà  inscio  di  feruitù,  di  que  hi  Gnidio  diff : 

4*  Ibant  ante  Ducts  onerati  colla  cathenis 

Vinclaque  captiua  Reges  cerulee  ferentes.  E Tropertio  : 

Zib  is  jiut  Regum  auratrs  circundata  colla  cathenis . E Tibullo  s 
Lìh'  4*  Libera  Roman a fubiecit  colla  cathena*  E Ter  fio  : 

, Afitamenilli 

Cumfugit  à collo  trahiturpars  longa  catheme . 

1 caualieri  non  tanto  per  honore , quanto  per  fegno  d’effer  obligati  à chi 
diede  loro  quella  dignità,  portano  al  collo  la  catena . E per  la  mede  firn** 
ragione  dalle  donne  maritate  ella  è portata, per  tefiimonio  della  lorofog - 
gettione  uerfo  i loro  manti , che  le  tengono  honoratamente  incatenata, 
conforme  à quello  che  dijfe  la  Maga  à Ruggiero  quando  egli  era  in  poter 
d3 odierna  : 

c«7.  Jli  collo  y&  alle  braccia  hai  la  catena 
Con  ch'ella  à uoglia  {uà  prefo  ti  mena . 

Cefi  Dtanira  rinfacciando  tìercole  che  /offe  effeminato  appreffo  Ouidiò 
gli  diffe_j  : . ■ 

?•  vidit  in  Her calco fujhenfa  monilia  collo  > 

■ ' llloi 


Parte  Prima-».  ijf 

Ilio  9 cui  caJumfarcinaparuafuit. 

E non  (en%cL  cagione  i Toeti  favoleggiando  differo , che  erano  gli  amanti 
incatenati  \ per  dinotare  come  Amore  con  dolci  lacci  lega  gli  a nimi  loro. 

E però  l9Ar io  fio  d'Olimpia  diffe  : 

Ella  à Bireno , cui  con  nodo  eterno  c 

La  legò  Amor  d'una  catena  dura . Et  il  Tetrarca  : 

E come  aero  prigioniero  afflitto  .r  Son  *7. 

De  le  catene  mie  gran  parte  pòrto  • Et  anco  : son,  47. 

Da  duo  begli  occhi*  che  legato  m'hanno . 

Il  Taffo  dice  che  la  f cola  d' Amore  e un  luogo  deliciofo3ma  pieno  d'in  fidie* 
cue  Amore  cerca  d'iUaquearegli  amanti  : 

E mille  tende  intorno  e reti > ed  hami , 

E uifon  di  lacciuoi  forme  fi  care 
Che  ventura  il  caderui > e gloria  pare . 

E differo  di  più  quefìi  Toeti  , che  da  quelli  lacci  non  folamente  tutti  gli 
huominiyma  tutti  i Dei  erano  profilarne  nel  T rionfo  d' Amore  cefi  difse  il 
Tetrarca  : 

Tutti  fon  qui  prìgion  gli  Dei  di  Varrò  * Gap,  u 

E di  lacciuoli  innumerabil  carco 
Gioue  uien  catenato  innanzi  il  carro • 

Ma  però  colui  che  tutti  lega  non  potè  fuggir  di  non  effer  legato  dalla  Cafti - 
tà  , chefola-j 

ya  da'  lacci  d' Amor  leggera,  e f ciotta . 

E però  l'ifieffo  Te  età  nel  Trionfo  della  Caflità  deU'iftcffo  Amore  dice : 

Legar  il  nidi  ye  farne  quello  firatio 
Che  baftò  ben  à mille  altre  uendette . 

Fino  al  collo. 

IlgeHo  che  demoliranno  al  collo  è fatto  per  accennare  che  alcuno  fia  ,i  x* 

quafi  del  tutto  immerfo)&  occupato  in  alcuna  cofa.A  che  ferve  queU 
lo  che  diffe  l'Arioflo  : 

Che  chi  nei* acqua  ftà  fino  àia  gola  > 

Ben9 è oflinatofe  mercè  non  grida . 

Defcriuendo  Ifaia  Trofeta  la  miferia  che  doueano patire  gli  Hebrei fatto 
la  tirannide  de  gli  Affirìj  la  efpreffe  con  quefla  allegoria  dell'acqua  fino  Gap.  8. 
alla  gola  dicendo  : Fluetfuper  umuerfas  npas  eius>&  tranfiens  vfque  ad 
collum  uemet . E parlando  del  diurno  furore  nel  giorno  del  Giudicio  diffe 
parimente:  Spintus  eius  ficut  torremmnundaus  vfque  ad  medium  colli,  ol 
ad  pcrdtndas  gente  sin  nihilum* 

Calca* 


r «1 


» f % è 

Venie?.  3 3 
Mn»  u® 


z$6  Dell’Arte  de9 Cenni,’ 

Calcar  raltrui  collo, 

Q^cfi'atto  dipremer  co * piediì'altrui  collo  dinota  affolliti poteflcl fi 
pra  colui  che  uien  conculcato>&  violento  modo  di  domavi' altrui  fa 
p trina, cGnf orme  al  detto  della  fcrittura  : Negabunt  te  inimici  tui  > & tu 
, earum  colla  calcabts.  E la  Sapienza  dice  : Subhmium  colla  propria  uirtn * 
te  calcaui»  E Virgilio  di  Turno  quando  vccife  Eumede  : 

Smiammi # lapfoquefuperuenit  3 & pede  collo 
Impreffo3  dextra  mucronem  extorquet , & alto 
Fulgentemtinxit  iugulo» 

Outdiofa  che  Deianira  dice  ad  Hercolcj  : ' 

Tlns  tibi  quàm  Inno  noemt  Venus  : illa  premendo 
SuHulitik&c  humili  fuh  pede  colla  tenet » 

E dice  che  jLmore  preme  il  collo  degli  amanti  per  effrimer  {a  tirannide i 
che  f opra  di  loro  esercita  : 

Et  tuafonus  y^morfubpede  colla  premi f. 


Parte  Primari 

- DELLE  BRACCIA.  Cap.  XXV; 

e Delle  braccia? 

2 Coprir  con  le  braccar 

3 Braccio  alzato. 

4 Braccia  abbacate. 

5 Incrocicchiar  le  braccia  ibpra  il  petto! 

6 Percuoterli  le  braccia. 

7 Moto  leggiero  del  braccio» 

8 Braccia  aperte. 

p Hauer  in  braccio. 

10  Abbracciar  al  collo. 

1 1 Pender  dall’altrui  collo.'' 

12  Abbracciamento  eguale. 

1 3 Abbracciar  lòtto  Tanche. 

1 4 Abbracciar  le  ginocchia» 

15  Abbracciaripiedi.  » 

ió  Abbracciamenti Jafciui. 

1 7 Abbraciamento  di  cofe  inanimate? 

18  Sbracciare.  ^ 

ip  Getto  di  voler  volare? 

2o  Aggiunger  Tali, 
ai  Tagliar  Tali,  ole  braccia,' 

Delle  braccia. 

lun  membro  è più  necejjario  aliammo  che  il  braccio 9 , j ^ 

poi  che  in  quello  confitte  ogni  ncftrafor7Za>e  con  quel- 
lo ogni  operatione  esercitiamo,  fen^a  gran  prG- 
uiden%a  la  natura  ci  diede  due  braccia: fi  perche  l'uno 
fenya  l’aiuto  dell9 altro  farebbe  molto  imperfetto  > ne 
bafìenbbe  à condurre  à fine  le  attioni  piufaticofe  >e 
più  importanti iCome  perche  haueffimo  nel  noftro  cor- 
po chiari  effempi  deli’ ami  citiate  della  fraiellan\a>poi  che  per  quella  ca- 
gione, dice  Tlutarco,  eh9 ella  ci  fece  due  orecchi , due  occhi  > due  gambe  ,e  - r*Uni* 
due  braccia , e foUmente  ali’huomofu  cortefe  di  quefio  cefi  nobil  membro 
à tutte  le  attioni  opportuno }c  neerflariorfer  darci  ad  intenderebbe  l’huo- 

KK  mo 

' - 


i j8  Dell’Arte  de’ Cenni , 

me  (come  dìffe  Giobbe ) non  è meno  nato  allefaticofe  operationi, dì  quelle 
che  fia  Precetto  al  valor  eXon  quelle  braccia  facendo  noi  molti  gè  flit  c en~ 
ììi}di  quegli  bora  dipintamente  sandarà  decorrendo* 

Copr irfi  con  le  braccia. 

4 2, . *T  l geflo  di  tener  le  braccia  eleuate,&  incuruate,in  atto  di  coprirete  ài 
JL  difender  alcuno,  è di  clemenza, e di  prot ottiene, fecondo  quel  detto  del 
Tfd  3?.  Trofeta;  Filij  hotnimm  in  tegmtne  alarum  tuanm  fperabutit.  Et  anco: 
TftLói*  in  velamenio  alarum  tuarum  cxultabo*  E Salomone  della  prot et tione^ 
che  ha  Iddio  de'giufti  diffe:Dextera  tua  teget  eos,& in  brachiofanftofuQ 
defendetillos.  CI?  è atto  naturale  .come  uediamo  nella  gallina, quando  fot* 
to  lefue  ale  difende  i fuoi  pulcini  dalTs^bbio,  onde  dìffe  TSfS*  Ierufalem $ 
Maith.t}*  ierufalem  quoties uolui  congregare  filics  tuos , quemadmodum  gallina* 
congregai pullosfuos  fub alasa&  noluifiii  llTetrarca  usò quejlafimili * 
tudine  dicendo  : 

Si  Phauea  / otto  Pali  mie  condutto  * 

G/mz.  48*  cì?à  donnea  caualier  piaceli fuo  direi 

Braccio  alzato. 

TJ  -Atto  di  foriere  valorofa  attiene,  come  pià  uolte  fi  legge  nella dittimi 
XI  fcritturai  Dominus  perrobuftammanum}&  brachium  extenfumiet 
iiierèm.  3 \ ancorai  In  fortitudine  tua  magna,  & in  bracbio  tuo  extento*  E Dauiddco 
tjal.  ,35.  In  mani*  potenti, & bracbio  excvlfo  : Labeata  V ergine  volendo  effrimer 
lue . 1.  un  gran  sformo  di  Dio  quando  $' incarnò  dìffe:  F e cit  potenti  am  in  brachi* 

Cat,  12.  fuo.Et  in  Giobbe  è ferino;  In  fortitudine  brachij  tui  poffidebas  ttrram,<& 
potentiffmus  ohtinebas  eam . Enea  ap puffo  Virgilio  multando  in  Sicilia 
i fuoifoldati  al  giuoco  del  cefto,  dìffe  loro,  che  à chi  daua  il  cuore  d’enttat 
in  quella  pugnarne  f ace ff e fegno  conal^ar  libraccio  : 

Ma.  *Hunc  fi  cui  virtù $,animu[que  in  pittore  prafens 
eAdfit  : & euinfiirattollat  brachi  a palmite 

Vuà  anco  effer  atto  di  uoler  offender, che  co  fi  l'usà  il  Tetrarca  quando 
differì  : 

St».  ijo.  Morte  già  per  ferire  aliatoti  braccio. 

E l'oAtioào  definendo  come  Ruggiero  vccife  Rodomonte  dice  : 

C.46^.14  o^l^ando  più  che  alitar  fi  goffa  il  braccio* 

Braccia  abbacate. 

4,  TJ  ^tt0  dì  cederete  d* effer  umto , onde  il  Taffo  : 

JC*  Ecco  i chino  le  bracciale  t'apprefcnto 

Sen%a  difefa  il  petto,  hor  che  no%l  fedi  ì E P^riofle  : 

Ma  bora  uìen  chi  quella  uoglia  dome 
c 38.  n,u>  E faccia  cader  Pale  al  mio  furore^* 

' " Jncr<> 


Parte  Prima-»  ; % $<) 

Incrocicchiare  le  braccia  fopra  il  proprio  pittòl 

QVeflo  àattofupphcheuole ,e  di  chieder  ptetà,e  rmfericordia.ll  Cent 
mentatordi  Dante  fopra  il  quinto  capo)del  Turgatorio  die  e -.Quan- 
do fentio  chyelli  morselli  s'incrocicchiò  le  braccia : poi  quando  fà  riuólto 
ah’ ac  qua, la  croce  della  braccia  disfece , Tier  del  Tftro  nella  vita  di  Chri - 
ilo  diffe:Con  le  braccia  incrocicchiatele  co'l  uifo  pieno  di  lagrime*  Monfii 
gnor  BaldifJ era  Bonifacciomto  nepote  nellib.ii.de fuoi  verfu 
T e demiffa  rogat  ceruiXjhumilefque  precantur 
Frons,  oculusy facies  ,utpius  effe  velisi 
Curuaque  protenfis  harentiabracbia  palmis 
Tefforisinmediofe  crucis  inflar  habenu 
Bum  pietas,  pietas  exclamant  estera  membra  > 

Lingua  tacet:  vebemens  obttruit  offa  dolor , 

Percuoterli  le  braccia; 


ECflìo  dolorofo i del  quale  diffe  Virgilio  : 0 

Syluia  prima  foror  palmis  pere  uffa  lacertos  jgn,  7, 

<4uxiiium  vocat.  Et  Quidio  co  fi  ejpreffe  l'iHeffoz  IK 

— — Tum  vero  à petlere  veftem  Met.  $9 

Dìripuityplanxitque  fuosfuribunda  lacertos . Lucano  ? ìkarfe. 

Tercuffitindignos  claro  piangere  lacertos ..  E Seneca  : 

Lacertos  pulfet  viffrice  manu . Herc.fur. 

Moto  leggiero  del  braccio. 


ILmuoueril  bracciomoìlemente , e leggiermente  > ègeflo  dì  far  alcuni 
cofa  negligentemente  fecondo  quel  prouerbioiMolli  brachio,ouero  Le 
ui  bracchio.  Cicerone  fcriuendoad  ittico  dice  : Quodme  quodammodo  likz.ep, i. 
molli  bracchio  de  Tompeij  fami  li  ari  tate  obiurgas.Et  in  un'altro  luogo  al- 
Vifieffo  ittico:  Confules  quiilludleuibrachioegìffcntremadSenaum  iib.^.ep.16 
detulerunt . 

Braccia  aperte* 

IL  tener  le  braccia  aperte  farà  cenno  di  de  fiderare  di  riceuer  alcuno  ^ 
come  amico ,conf orme  al  prouerbw  : obuijs  vlnis , & Obuijs  manibus: 

Che  ejprime  qutfio  ifìeffo  dtfìderio  mentre  con  le  braccia  aperte  fi  và  ad 
incontrar  alcuno.  S . Girolamo  di  Vammachiofuo  compagno,  e grande^ 
amico  dice:  Obuijs, ut  aiunt,  manibus  cxcipio . E ancogeììo  di  preghiera , 
e dì  chieder  pietà , e però  il  Tetrarca  : 

Quelle  pietofe  braccia  Canz.*?. 

In  ch'io  mi  fido  ueggio  aperte  ancora . \\ 

Et  è getto  naturaleyQnde  Dante  fcriffe: 

E comefantohn , eh  e*  in  iter  la  mamma  TmaH.  ij. 

KK  z Ter.  de 


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Ma.  r. 

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aéo  Dell’Arte  de* (Senni, 

Tende  le  Mìcia,  poi  che'l  latte  prefe 

'Ver  l'anirnOjCbe  n fin  di  fuor  s infiamma.  Gnidio  parldtfdo  della  1>eju 

th'e  pregati*  quei  villani,  che  non  le  probibiffero  bere  dell* acqua  dice  l 
fìi  quoque  uos  mone  antiqui  nofiro  bracbia  tcndunt 
Vanta  finu.  E di  Io  in  vacca  conuertita  : 

lìla etitmfupplexArgo  curri  bracbia  uellet 

Tendere  nmhabmtqua  bracbia  tenderet  Argo.  E di  Tenteo  dilaniate  * 
1 yen  habet  infehx  qua  matti  bracbia  tendat . 

Tibullo  cofi  tjf  re  fi  eque  fio  aito  in  propofito  de  ti*  in  fi  ab  Hit  ci  d'una  donna  t 
SedfleW  po  tentamene  cft  mutabilis  ilii , 

Tu  modo  cum  multa  bracbia  tende  fide^  9 

Hauer  in  braccio.' 

L'Atto  dibatter  alcuna  cofa  in  braccio  accenna  dy batterla  in  fuo  p et  e* 
re.  Ouidiodi  Dafnediffe: 

Inquepatris  blandis  h&rens  cerulee  lacertis . Et  il  Tetrarca  : 

Onde  mi  nacque  un  ghiaccio 

T{el  core,  & eui  ancora , 

E farà  fempre  fin  ciriole  fìa  in  braccio.  Et  ancorai 
Giunto  m*bà  Amor  fra  belle,?  crude  braccia  , 

Che  m'ancidono  à torto,  e s' io  mi -doglio 
Doppiai  martir  : onde  pur  corneo  foglio  * 
il  meglio  i che  mi  mora  amando,  e taccia. 

E anco  quefio  gefio  argomento  di  grad* amore,  e tenero  affetto  uerfo  quel- 
la per  fona, che  fi  tiene  in  braccio . Quando  fù  prefentato  TV(.  S.nel  Tempio 
di  Gierufalcmme  : Accipit  eum  Simeon  in  ubnas fttas.  Et  è ancòferitto  : 
Ego  quafi  nutrititi  Ephraim , portabam  ecs  in  brachijs  meis . V Atiofio 
parlando  d*  Angelica  raccolta  in  braccio  di  Medoro  dtceua: 

0 Eerrau  > ò mille  altri  ch'io  [crino  9 
€*bauete  fatto  mille  prone  vane 
Ter  qu  e ft' ingrata  3 quanfaffirc  ni  fora , 

S*à  co&m  in  braccio  voi  la  vede  f?  bora*  Et  tiratira  nuca  £ ff abeti*  c 
Chi  potrà  dir  à piencome  fiduole , 

Toi  che  fi  vede  pallido  ,edifiefo 
Lagiouinetta,e  freddo  coni  un  ghiaccio 
il  fuo  caro  Zerbin  refiar  in  braccio  ì 

Abbracciar  a?  collo. 

COn  le  braccia  fi  fanno  gli  abbracciamenti  > come  la  parola  d imo  fi  r a , 
& quefio  atto  ^abbracciar  alcuna  cela  accenna  defidcrio , e brama 
di  pvff uterine  di  goduria, il  Tmufc*  diffe: 

i T"  ~ borrii 


Parte  Prima?  161 

^d?rW«^5'^r4crwir>  tuffando  V ombra.  _ . 

Ma  diuerfamente  fecondo  la  conditile  delle  perforici  fecondo  Pecca  fiori 
fi  fanno  gli  abbracciamenti  ; I maggiori  fogliono  abbracciar  gli  inferiori 
al  collo  per  gran  fegno  di  beneuolenxa  , e di  protettone , con  le  braccia  in 
certo  modo  coprendoli.  Virgilio  diffe  che  Enea  volle  al  colio  abbracciar 


l'ombra  di  Creufa  fua  moglie  ? 

Terconatus  ibi  collo  dare  bracbiacircum  > jZn.zl 

Ter  frufira  comprenfa  manus  e-ffugit  imago . 

Co  fi  il  Tajfo  diffe  cbt  Goffreddo  volep  abbracciar  Immagine  Xygcne  fuo 
amico: 

Gli  fiendea  poi  con  dolce  amico  affetto  t:.  i*.' 

Tre  fiate  le  braccia  al  collo  intorno. 

£ come  Goffreddo  itteffo  raccogliere  Rinaldo  dice  ì 

jt  lri,c'  burnii  gli  s inchinò,  le  braccia  ^ C.i$.'8.  zi 

Stefe  al  collo  Goffredo.  V Miotto  di  Poggierò  dici! 

Gittò  Leon'  al  caUatierlebr  accia  c.tf.ft.Bf 

Duo  uolte , e più  fraternamente  al  cotto . Dante  di  Filippo  èrgenti diffe: 

Lo  collo  poi  con  le  braccia  mi  cinfe  info.  g. 

Bacio mmi  iluolto,  e diffe  : alma  fdegnofa 
Benedetta  colei  che’n  te  s’incinfe. 


perche  te  bètte  dame  non  hanno  minor  impero  (opra  i loro  fedeli  amanti, 
di  Quello  cbe  habbiano  i Trencipi,c  Signori  fopra  i loro  v afalli 3per ciò  an- 
cor effe  abbracciano  i loro  innamorati  al  collo , per  atto  di  Signoria  , e di  ^ 

dominio : E co  fi  Gridio  fa  che  Taride  dice  ad  Elena  : 

Dumque  tuo  poffem  circunàare  brachiti  collo  tp.  i f2 

Contempta  efi  virius  Tallade  dante  mihi.  Et  altro  à Taride  dica  Enone: 

fic  appofitis  uincitur  uitibus  ulmus  zp  %. 

Vt  tua  funt  collo  brachia  nexa  meo.  • E Tropertìo  à Cinthia  di  cena  : 

Elecf  cemina  pott  te.  Fila  dedit  cotto  dulcia  vìnda  meo » ^ -, 

V Miotto  di  Fiordilpina^e  di  Ricciardetto  diffe : 1 * 5 * 

Lebelle  braccia  al  collo  ìndi  mi  getta 

£ dolcemente  firinge9e  bacia  in  bocca , E d*lfabclla}c  di  Zerbino: 

E fetida  indugio > e fenga  altro  rifpetto  c.  - 3 

Corre  al  fuo  caro  amante^  eil  collo  abbraccia . £ di  Dahndaè  Voiitfeffo : 

prima  giunta  io  gii  getto  le  braccia  C.$M.  i * 

•Ai  collo  ch'io  non  penfo  effer  veduta . 

Fender  dail*altmi  collo. 

I Figliuoli  y ò altre  perfone  per  atto  di  gran  tenem’%a  gittanoit  brac- 
cia ri  colio  è coloro  da'  quali  fono  grandemente  amati*  dalicro  cd - j5  ^ 

lo  pen - 


%<Si  Dell’A  rtc,  de’ Cenni , 

lo  pendono  come  dice  Virgilio  batter  fatto  Cupido  in  forma  d'^Afc^nioad 

Énc*u  ? 

* • lite  ubi  compiexu  >Aenea>coUoque  pependit.  Co  fi  Ouidio  diffe  , che  Ve* 
nere  fece  à Gioite, pregandolo  che  poneffe  Enea  nei  numero  de ’ Dei: 

Ma.  1 4 . jimbìerat  Venus  fuperos,  colloque  parentts 

Eircumfufa  fui:  Nunquam  mihi  ( dixerat ) ullo 
Tempore  dure  pater ,nunc  fis  mitijjìmus  opto . 

E quello  ifleffo  Toeta  fà  che  Febo  dice  à Fetonte  fuo  figlio; 

Mah:  ; Quidmea  colla  tencs  blandii  ignare  lacertis  i 

E di  Iti, e di  Trognefua  madre  dice  ancora  : 

Ma >6.  Tendentemque  manus , & iam  fuafata  uidentem 

Et  mater,mater  clamantem,& colla  petentem 
Enfe  feriti? rogne. 

Ene'  Fafii  confignificantijfimalreuitàdiffez  ^ 

Uh.  u Deque  "viri  collo  dulce  pependit  onus> 

L’tftejfo  atto  diffe  tjiriofìo  che  fece  Mar  fifa  à Ruggiero ì 
C ,46. $.60  E co  fi  fen^a  indugio  ad  abbracciarlo 
Tfe  dijficcar  [e  gli  potea  dal  collo . 

Abbracciamento  eguale.' 

Vi  2 * €~^  Li  eguali  abbracciamenti  tra  perfone  pari  fi  fanno  per  iiuerfi  rijfiet* 

\J|  ti, come  per  fegnod? allegrezza  quando  dopo  lungo  tempo  fi  riuedo - 
no, come  batter  fatto  Bradamante,&  ^leardo  fuo  fratello  dice  i'jtriofiqi 
C.»j ,8.z}  j [aiuti, e i fraterni  abbracciamenti , 

Con  le  grate  accogliente  andaroinanti . 

E di  Aflolfo,e  di  Br adamante  ftr etti  parenti  dice  i. 

C'  %3.3.12  Dapoi  che  due,  e tte mite  ritornati 
Fraternamente  ad  abbracciar  fi  foro. 

E delli  Regi  Sgrumante,  e Gradaffo  ? 
e 4 0.  ft.46  Con  modo  riuerente  dife  degno 

Vun  Re  con  l'altro  sf abbracciò  à Fafciuttol 

Dante  nei  Turgatorio  dice  che  hauendo  Sor  dello  intefo,  che  Virgilio  erru 
fuo  patriota  ? 

Surfe  uer  lui  del  loco  oue  pria  Rana 
9,6ì  Dicendo , ò Mantouan  io  fon  Sordello 

De  la  tua  Terra,e  l*un  l1  altro  abbracciala . Et  Horatio  : 

Oqui  complcxus,ò  gaudia  quanta  fuerunt. 

Anco  perfegno  di  dolore  fi fanno  quefii  abbracciamenti  come  quando  gU 
amici  fono  per feompagnatfi  douendo  m almamente  andare  a qualche? 
mprefa,ò  nfchio  co  pencolo  di  più  non  riuederfi  Virgilio  dice  che  le  dono 

Troiane 


Parte  Primari  iéj 

Troiane  quando  di  Sicilia  doueano  partir  i loro  mariti,  & elle  di  loro  re - 

Siarprtut: 

Compltxi  mter  fenottemque  diemque morantur . 

Coft  fecero  *4ftolfo,  & Orlando  prima  che  andafcro  alT e (frugnatione  dì 
Bifertau  : 

jlbbrac dando (i  infime  lagrima™  li 

Tra  lor  vfando  i modi  ,ele  parole , 

Che  tra  i piu  cari  al  dipartir  fi  fuolcJ  * 

Il  Tajfo  parlando  della  moglie  del  Senapa  Re  dell'Etiopia  quando  diedcJ 
fua  figUaalferuo,acciochefurtiuamente  indi  Unge  portadolci  l'aUettafst : 

Chi  può  dire  il  [ho  afanno » e in  quante  guife  C.i  xft.iS 

Lagnosi , e raddoppiò  gli  ultimi  amplejjì  è 

Valerio  Majjimo  del  Re  Mafini fa  dice  Feticiorem  mortem  fuam  futu - uh.  y , 

ram  ratus , fi  in  complexti  dextem  eius  ( di  Scipione  Emiliano  parla  )fu~ 
premum  fpiritum  *ac  mandata  depofuijfet . *Anco  dopo  i gran  pericoli  fi 
fanno  queki  abbracciamenti  per  gran  fegnq  d'allegrezza,  e però  nell9 «/*- 
rioflo  è ferino  : 

Tener non  potè  il  Conte afeiuto  il  ufo  G+y-ft.i  fi 

Quando  abbracciò  Rinaldo , e che  narrolli l 
Cbegiàera  fiato  Brandmarte  uccifo , 

Che  tanta  fedele  tanto  amor  portelli  * 

SNj  men  Rinaldo  quando  sìdiuifa 
Vide  il  capo  à l'amico  hebbe  occhi  molli * 

Toi  quindi  ad  abbracciar  fifù  condotta 
Oliuier , chefedea  co’l  piede  rotto * 

S'abbracciano  anco  gli  nemici  quando  fi  ripacificano  come  fecero  Marfi - 
[a , e Br  adamante  per  opera  di  Foggierò  di  quella  fratello,  e di  quefìau 
amante  . * 

Efè  per  fegno  di  pacificarli  Ci6.fl.6ì 

Chumanamente  andato  ad  abbracciar  fi* 

Cofi  Antioco  rapactficandofì  con  gli  Hebrei  reconciliaius  obtulit  facrifi-  Mach.  /#.** 
cium,  Mach  ab  <zum  amplexatus  ef?,  & fecìt  eum  Ducem,  & Vrincipem*  caP' 1 3 4 
Abbracciar  (òtto  Tanche, 

I Signori  grandi  fono  abbracciati  da  quelli , chea  loro  fono  molto  infe-  # j 3 ^ 
riori  [otto  l'an  che  tonde  farà  gefio  di  molta  humiltà  : di  che  l'*4riofìo 
diff(LJ  : 

Griffon  vedendo  il  Rifatto  benigno  C.iM*9 

Venirli  per  gittar  le  braccia  al  collo  9 ' 

taf  ciò  la  ffada^e  l'animo  maligno 9 

• 1 Efottò 


«il 


1 è 4 


DcII’Àrte  de1  Cènni  l 


rmg'7- 


*4« 


E fono  Tanche, & humile  abbracciolloì  Et  un’altrd  udita  diffe  i 

saltano  à piedi?  e con  aperte  braccia 

Correndo  fe  n’andar  verfo  Zerbino  * 

ti9 abbracciato  ou9il  maggior  s9 abbraccia 

Co’l  capo  ntidOf  e co9 1 ginocchio  chino . 

E Dante  dice  che  hausndofi  Virgilio  dato  à cqnofcer  i Sordelló  fuq  pa~ 
triota9egli andò à lui: 

Et  abbracciollo  Quél  minor  s'appigliàè 

Abbracciar  le  ginòcchia? 

ye fio  è-  atto  di  maggior  riuerenya.  IfMioTtojiicì  Ohe  la  Qìfcordià 
abbracciò  le  ginocchia  ali9 Angelo* 

Mercè  grida  la  mifera  à gran  vocer 
E le  ginocchia  al  diuin  nontio  abbraccia » 

Et  è atto  di  chieder  perdono , e mifericordia , cóme  fi  diri  quando  delle  gì » 
nocchia  fi  tratterà.  Ouidio  in  quefio  propofito  diffe  : 

Vtque  folent  famuli  cum  gerbera  [tua  verentur 
Tender  e fubmijfasfub  tua  crura  manus . 

Virgilio  parlando  dell9 afiuto  Sinont  che  fupplìcbenolmenti  à Troiani 

s’humiliauas 

Vìxerat)&genua  amplexus , genibufque  volutane 
Harebat . 

E di  Magone  prima  chef  off  e da  Enea  rccifo  : 

T Et  genua  ampie  ffens  effaturtaliafupplex. 

Mn'10'  Abbracciar  1 piedi . 

a I grandiffma  abiettione?&  profonda  bumiltà3e  poi  Tatto  d9 abbruci 

1 5 • ciar  i piedi, come  la  parte  più  infima, e men  degna  delThuomo . Enea 

di  Creufa  parlandolo  fi  dice  appreffo  Virgilio  : 

'Mn.  i . %ccs  autem  compie xa  pedes  in  limine  coniux 

Harebat» 

CaUfi  lih,$  appreffo  Niceforo  è ferino ; J^am  cum  Britannio  l{egia  infignia  exuifftt, 
eap.  32. plebeio  habitu, pedes  Imperatore  amplexatusfuerat. 

Taride  appreffo  Ouidio  dice  ad  Fienai 
ipAh  *Kunc  mihi  nilfuperefl,  nifi  te  formo  fa  precari 

iAmpltUiquetuos,  fi  patiate , pedes . 

Barite  nel  Turgatorio  dice  che  l’ombra  di  Siano  Vocia  voleua  ahbras* 
ciar  i piedi  all’ombra  di  Virgilio  : 
il.  fi  chincma  ad  abbracciar  li  piedi 

^ limi  Dottors  ma  egli  dijfe  : Fratc^ 
tonfar,  che  tu  fe9  ombra,  d?  ombra  uedh 

Trcfertiq 


’Mn,  5. 


Parte  Prima-M  %C$ 

Tropertio  per  itti  di  grande  [degno, & aiterei^  dìffeì 
Cum  vixtangendos  pr&buit  illapedes  . ♦« 

Abbracciamenti  lafciui. 


Virgilio  dice  che  Venere  volendo  ottener  gratta  damile  ano  [ho  ma- 
nto,che  porge fj e ad  linea  aiuto. 

— — N'nteis  hinc,atque  bine  Dina lacertis 
CunUantem  amplexu  molli  fouet. 

E l'^riofìo  diffe  parlando  di  Hjcciardetto$e  di  F fardi ffinàn 
T^en  con  più  nodi  i fleffuc fi  acanti 
Le  colonne  circondano  e le  traui , 

Di  quelli  con  che  noi  legammo  [ir etti 
E colli ,e  fianchi,  e braccia , e gambe , e petti 
Et  altroue  di  Ruggiero,  e di  Scina. 

‘Hen  cefi  finitamente  Edera  preme 
Tianta  oufmtorno  abbarbicata  s'habbia. 

Come  fi  firingon  li  diamanti  infieme.  Imitando  Quid  fa  quando  diffe  e 
Vtque  folent  hederalongosintexeretvuncos. 

E di  Brandimarte,e  di  Fiordiligi  diffe  l’ificjjo  *Arìofio\ 

Come  lei  Brandimarte  vide  prima , 

Lafciò  la  guerra, e tornò  tutto  bumano  : 

E corfe  ad  abbracciarla, e d’amor  pieno 
Mille uolte  baciotta}ò  poco  meno. 

Ouidio  ancora  de  gli  flretti  abbracciamoti  di  Salmace  con  Hcrmaf rodilo; 
Sic  vbi  complexu  coierunt  membra  tenaci 
Vecduofunt,fed  forma  duplex  ; ncc  fceminadici 
Hec  puerut  poffìt,neutrumque,  & ntrnnque  uìdetur . 

Abbracciamento  di  cofe  inanimate. 


%l  6é 

fèti*  Bt 


C 7.  8.2?. 

Mtt.  4; 

C.i  \.fi.  60 

Ma.  ?{ 


Q Ve  fio  atto  d’abbracciar  le  cofeinfenfate,  che  ci  fono  care,  è fatto 

quando  sformati  del  tutto  le  abbandoniamo  . Virgilio  dice  che  te  * 

donne  Troiane  nella  ruma  di  Troia  fecero  quello  gejìo  ; 

Tum  panila  teffis  maire  singenùbus  crrant  7n 

%Amplexaque  tenentpofies. 

Chef u dall'ut  riofio  imitato , dicendo  che  in  Tarigi  da  Rodomonte  fra  enf- 
iato, le  donne  fpauentat e : 

Sbracciati  gli  vfei,  e i geniali  letti, 

Che  tofto  hanno  a lafciar  à flrane  genti.  i?J  ’1* 

Virgilio  ancora  fa  aire  ad  Enea  raccolto  in  Butroto  da  Eleno  ? 

■/“  S cheque  ampie  fio?  limina  porta.  ^ % 

E dice  che  Enea,  pregando  la  Sibilla  Cumea  à mofìrargli  la  fira'da  delibi - 

L l forno 


DetrÀrtc<Jc>Ccnnl> 

ferno  abbracciatiti  gli  altari  di  lei .. 

6 • Taltbus  orabat  dtffisyarafque  tenebat * 

pollo  appreffoQuidio  caramente  abbraccia  quell’arbore } nel  qualefj 
Dafne  fu  trasformata . 

M*#.  u Complexuque  fuisramos vt  membra  lacertis . 

Cefi  per  fogno  di  grandiffìmo  affetto  s’ abbracciano  anco  talhora le  imagi* 
nit  e le  Ratue  delle  perfone  amate  . Onde  Siilo  i 
Lib,  80  Effigierà fouet amptexu ttimc  totarepent è 

*Ad  vultus  cohuerfa  fuosab  imagine  pendet . 

1 Sbracciare* 

j g Q Icome  f abbracciate  è atto  d’amoreye  di  congiuntione,ccfi  lo  sbraccia* 

re  farà  di  fe  par  aliane  & e d’odio  l à che  accennò  Virgilio  quando  di  £- 
nea  diffc^  ^ 

Ma,  40.  — — Complexu  auulfusTuiiot 

E quando  fece  dir  all’ifleffo  Enea  verfo  l’ombra  del  padre  s 
2&K'  % . Qnem  fugis  ì aut  quis  te  no [ìri  s ampie  xibus  are  et  ì 

E Laodomia  al  fuo  amato  Trote filao  dijfe  : 

CuU,ep.\i  v entus  erat  nautis  aptustnon  aptus  amanti  i 
Soluor  ab  ampie xh  Troteftlae  tuo* 

Ernndro  par  imente  appreffo  Virgilio  abbracciando  fuo  finitolo  Talìante 
che  fene  andana  alla  guerra  dice  t 
Mn,  8>  Ct  mihi  ptMeritQsxeferat  fi  lupiter  annos 

*2S (oij  ego  mine  ànici  amplexu  diutlient  ufquam 
G nate  tuo  o: 

j ».  £t  ji  $ajil0  djjjg  . T emput  amplexandif&  tempus  tongè fieri  ab  ampie  xb» 

bus  . IL  Marino  all* anima  delia  jua  Donna 
JLlma  d’ amor  Magante  >aìma  fugace 
Che  pietofa  à.  temprar  f cernì ilmio  duolo  *. 

Qual’btir  ti  Siringo poi  vanaìtfallac& 

Di  braccio  m’efciye  sltenfuggì  à nolo  •, 

Qefto  di  vokr  volare* 

» l $;*■  T ^A  leggìere^ga  è foppcfao  della  granita  * e ficcme  la  graniti  e prò* 
JL j,  pria  de  gli  hmmini  faggine  prudenti > cefi  ci* una  pt  rjona  di  pocah  ua~ 
turarne  osi  ante , variabile , e che  nel  tvpiniow  s & attieni  fue  non  ha  fot* 
megga  ffidice  cfjer  leggiera y come  di  Rfrggkto  dijfe  i' Ano  fio  ;; 

C.  Si  che  [cu far  il  buon  Ripggier  fide  «e 

Se  fintofìrò  qwuìinc ondante > e lieue* 

E per  burla  u n tale  fi  dice  effer  de  tribù  Letti onero  per fona  galante xci& 
ìteggjcrax.ome  una  gala-**  leggieri?^ /^attribuita  alle  ftmtne* 

QgdL 


Parte  Primari 


xC7 


Quid  leuìui  uento  tfulmen,  quid  fulmine  ? fama  J 
Quid  fama?  mulier,  quid  muliere ? nibiL 
Et  il  Tetrarca  diede  loro  la  mobilità  dicendo  : 

Vernina  è cofamobil  per  natura; 

Ónd'io  fo  ben  cb’un'amorofo  fiato 
In  cor  di  donna  picchi  tempo  dura. 

Ma  anco  le  donne  à gli  huomini  quefia  leggi ereìga  t albori  rinfacciato» 
no, come  apprejfo  Ouidio  Enone  diffeà  T aride  : 

Tu  leuiorfolijs  tunc  cum  fine  pondero  Jucci  ^p.  u 

Mobilibus  uentis  arida  fatta  uolant. 

Il  gefto  di  quefia  leggiere%%t,faràfar  moto  con  le  braccia  in  atto  di  no 
ler  uolare,mouendole  come  gli  uccelli  giouini  mouono  Pali  prima  ebefap - 
piano  uolare,cbe  è atto  diperfona  imperita, ebe  tenti  di  uoler  far  quello , 
che  non  sà,nè  può farete  co  fi  uoler fen^a  ali  notar  e ,à  che  alludi  Ariftofa- 
ne  quando  difie  : 

T u mihi  nondumfari  potis  esfuper  bac  re , jn 

Sed  nugarisgefiiculando . 

Difillo  apprejfo  Ateneo  fa  dir  ad  un  parafilo  : 

LAtor^  gaudeoque , & alas  nerberò.  Dante  in  quello  propofito  difife:  Uh . 
Quafi  colombe  dal  de  fio  chiamate , 

Con  tali  aliate# ferme  al  dolce  nido  , infer.  jr; 

Volar  per  taer  dal  uoler  portate  : 

Metello  poje  J opra  ilfepulcro  di  Diodoro  Retore  fuo  maeflro  un  corno  di 
marmo  , il  quale  ueduto  da  Cicerone  diffe  , che  Diodoro  hanea  riceuuto  il 
giufio  premio  , bauendo  infegnato  à Metello  pià  totto  di  uoUre , che  di 
parlare , notandola  legger  e^xa,&  inconflan^adiqueHo[.Quefiogefiodi 
uoler  uolare  accenna  anco  defiderio  di  andar  , ò feguìtar  alcuno  con  gran- 
uelocità}  come  fanno  gli  uccelli,  il  Tetrarca  diffe: 

Si  trauiato  e* l folle  mio  defio  $gfj 

A ftguitar  cottei,cbe'n  fuga  èuolta  , 

E de*  lacci  d'Amor  leggiera , e / ciotta 

Vola  dinanzi  al  lento  correr  mio . Et  un'altra  uolta  per  efprimer  il  gran 
defiderio  chehauea  di  ritornar  alla  fua  Laura , & alle  comoagne  di  lei: 

Quanto  piu  de  fio  fi  tali  fpando  * Sen  j f f 

Verfodi  voi,ò  dolce  febiera  amica. 

Tanto  fortuna  con  pià  uìfeo  intrica 
li  mio  volare,*  gir  mi  face  errando. 

V Ario  fio  di  Ruggiero, che  con  gran  velocità  canalcauaverfo  Tarigi  per 
ritrouar  Angelica  dice  : 


Li  % E mia 


zSS  Dell’Arte  de* Cenni , 

àn  fi.  £ noia  tanto  cùHdefiO)  che  lento  * • * r £ 

Tfonch'un  deftrierma  lì  parrebbe  il  vento.  ”-V’ 

E fa  anco  dirà  Guiàon  Selvaggio  : - "7 

Ciò  fi. 6$  La  fama  del  mio  /angue  /piega  i uanni 

Ver  tutto  il  mondale  fin' al  dei  sedotte,  Che  Virgilio  diffe: 

Fama  *» olat . E per  e/frimer  quefia  velocità  gli  antichi  a molti  de'  lord 
Dei  aggiungevano  Caliscoms  fecero  à F(bG,a  Diana.a  Saturno 3a  Mercu - 
fiorali  0ccafione5  alla  Fortuna)  alla  Vittoria) alla  Fama3  a Cupido  y& ai 
altri , Il  volare  s'attribuifee  ancora  garbatamente  ad  una  galera >ò  ad  aU 
tre  legno  leggiero:  ficome  per  contrario  al  volare  Virgilio  attribuì  il  vo+ 
g art  dicendo; 

6 » — * volai  Ole  per  aera  magnum 

f pemìgio  alarum.  Che  fu  imitato  da  Dante  dicendo: 

Iftjtr.  16,  dV  remi  facemo  ale  al  folle  nolo. 

Et  il  roflro  è commune  degli  vccelh3e  delle  galerey  & fono  anco  molto fi* 
miti  nel  nome  ifieffos  e/fendo  pochi/fma  differenza  inter  nauem , & auem* 
Vi  fi  effe  Virgilio  diffe  : 

JEn.ì,  Tentamufqueuiam3&velorum  pandimus  alas. 

Che  fu  co  fi  dalCMirioflo  imitato  : 

C.3  8 >fi'3  6 Trìma  hauendo  /facciate  un  fottìi  legno 

Cb*à  uele3e  remi  andò  battendo  l'ali . E diffe  parimente  : 

€.44  Cbedafei  remi  (finto  lieue3efnetto 

Te'l  fiume  andò , come  per  l'aria  augello. 

v Accenna  anco  quefio  atto  di  voler  volare  defiderio  d'innalzfitfi  al  titlo3ò 
à qualche  alta  oontemplationeyCome  diffe  il  Vetraca: 
velo  con  'Cali  del  pien fiero  al  cielo.  Et  un9 altra  volta  di fj e : 
rtan?  20  Mille  fiate  ho  chiedo  à Dio  qudCale 
39‘  Con  le  quai  del  mortale 

Career nodro  intelletto  aitici  fi  leua. 

E con  la  medefima  metafora  diffe  ancora  : 
tee  2 ,67.  Io  penjaua  affai  defiro  effer  su  Cale  3 

7{pn  per  lor  forzala  di  chi  le  ffisga , £ poi  foggi  unge  : 

Mai  non  poria  volar  penna  d'ingegno 
7 fon  che  fiil  graueyò  lingua3oue  natura 
Volò  teffendo  il  mio  dolce  ritegno.  E diffe  che  Camma  fu  a 
Sm  vaga  dhrfeco  apsrfe  ambedue  Cale,  dò  èt  ch'era  defiderofa  difeguita - 
re  quella  di  M.Laura  dellaqucde  in  uri  altro  luogo  diffe: 

€m^oé.  congli Angeli laueggio  al%ataà  uolo. 

E udendo  dire  $ che  la  Teologia  non  offendo  abbracciata  in  terra  da  gli 

buomini , 


Parte  Prima  T a 6 9 

huomini,  eli a fe  ne  uolei  ritornare  al  cielo  diceJ  : 

Che coflei  batte  l'ale  _ Can<i  i*. 

Ter  tornar  à l'antico  fuo  ricetto . L'iHeffoToetafà  che  Amore  gli  dica: 

Ancora  quello  è quel  che  tutto  auan%a  , •<ariz..  48* 

Da  uolar  f opra  il  cielgli  hauea  date  ali 
Ter  le  cofe  mortali  » 

Che  fon  [cala  al  F attor  chi  ben  le  fiima. 

Di  quelle  mifticbe  ali  della  ccntemplatione  altamente  fiiofofò  Tintone , e 
dieffeBoetio  diffe: 

Sunt  etenim  penna  uolucres  mihi  De  confil*  * 

Qua  celfa  confcendant  poli , £ 

Quas  fi ibi  ctm  uelox  mens  indtiit 
T erras  perofa  deficit  • 

-Aggiunger  Tale. 

E Atto  d'aggiunger  ardire , fecondo  l'antico  proverbio [ 'A.las  addere , , % q, 

Et  Uggiamo  in  Ariflofane  : 

• Et  meo  adolefcentulo  in 

'Alas  loquendo  adfixit,ut  iam  gefiiat  bus. 

Equitare.  L'Anofiofà  che  ifabeUa  di  Odoricodice  : 7# 

Trefìogli  Amor  fs'il  mio  creder  non  erra  ) C.13  .fi.  1$ 

Ter  che  poteffe  giungermi,  le  penne . Il  Tetrarca  : 

Amor  eh' àfuoi  le  piante,  e i cuori  impenna . Et  ultronei  145* 

Si  ch'ai  mio  nolo  Pira  addoppi  i vanni . 

Dedalo  aggiunfe  le  ale  ad  Icaro  fuo  figliuolo,  e gliele  attaccò  con  la  cera^ 
laquale  accioche  ne  per  lo  calor  del  Sole , ne  per  la  humidità  della  terra  fi 
Uquefaceffeygli  diffe:  Inter  vtrumque  uola,  ma  egli  non  obedendo  al  pa- 
dre troppo  in  alto  eleuandoficadèin  mare  e s'affogò,  effendo  nero  cornea 
diff ? il  Tetrarca  che 
A cader  và  chi  troppo  in  alto  / 'ale . 

Conforme  à quel  detto  di  Claudiano  1 

Tollunturin  altum 

Vt  lapfugrauiore  mani. 

T olio  dalia  Sacra  [crittura  oue  dice  : Quia  eleuans  allifiHi  me*  ?/**.  ; * : 

Tagliar  l’ali, ò le  braccia. 

C Rifarà  quello geflo  accennerà  di  leuar  altrui, ò à fe  lìeffc , il  poter 
di  far  alcuna  co  fa, cornei' intefeHor  alio  quando  diffe  : 

Vnde  fimul  primum  me  dimifere  philippi  uh  - 

Decifis  humiiem  pcnntSs  * 


Cicerone 


2,^0-  lOcll  Arte  de  Cenni, 

Cictrone  f emendo  ad  Mtico  usò  quella  metafora:  Qui  mihi  pernii  ni? 
Zii'h  ciderunt  nolane  eafdem  renafei . Et  à quello  par  che  alludere  Virgilio  » 
quando  del  gouerno  politico  con  lafimilitudine  dell’api  dtffe  t 
— — Tu  Eegibus  alas 

G 4 £ ripe.  Conforme  à quello  che  dijfi ! l’Miofto  r 

«.45X13  Come  de  la  rittoria,  chi  combatte. 

Se  troncale  al  nemico  ambe  le  braccia . 

Il  Tetrarca  di  Tenelope,  e di  Lucretia  parlando  diffe,  che  elle  baueanofc 
perato  il  lafciuo  oAmore  : 

E la  faretra,  e l’arco  bauean  fregato 
*4  quel  proteru 0 » e fpennacebiate  l’ali. 


DEI, 


Parte  Prima>.  *7* 

DEL  GOMITO.  Cap.  XXVI. 

1 Del  gomito. 

2 Ripofar  ibpra  il  gomito.. 

I Far  fi  ftrada  con  li  gomiti  * 

Del  gomito  l 

L gomito  f che  i Latini  cubito  dicono  >è  la  curuatura  dei 
br acciottolio  dal  Uerho  cubo > eh' è il  ripofo  itteffo , per- 
che per  lo  piu  fuH gomito  ripofumoyonde  recumbo  fi  de- 
riuÒye  quindi  anco  fono  deriuati  altri  nerbi partico- 
larmente inamboych'è cubitum  premerete  per  filmili  tu 
dine  fi  dice  incumber  e litterarum  ttudijs,  & anco  di - 
cumhere  ych'èlo  fiar  coricato  alta  menfa  y percioche  i Romani  quando 
mangiauano  difeumbebant , ciò  è ttauano  [opra  quei  loro  letti  difeubi- 
t or  ^appoggiati  fui  gomito  del  braccio  fini  tiro , pigliando  coti  braccio  de~ 
ftro  le  uiuandeyche  mangiauano.  Di  che  altrove  s'è  detto 
Ripofar  fulgorano» 

Ve  fio  getto  di  ripofar fidi gomito  è di  uoler  mangiar  poi  cheycomeD 
sè  detto  t co  fi  $' addaggiauano  i Romani  quando  mleuano  mangia - 
re,Qnde  Homtio  dijfè  z 

Languida s in  cubitum  iamfe  connina  reponau  E Virgilio^  **&■  t.ut. 4 

Conueniuntyflrateque  fuper  difcumbitur  ottro.  j£n%  { t 

E anc  oatto  di  uoler  tipo  fare*  e però  Gnidio  parlando  di  Bibli  che  àqueflo> 
modo agiata uolea  fcrwe re  dice  : 

Lnlatuserigitur,cuhitoqueinnixafiniflro>  Meta» 

Dexteratenet  ferrum>vacuamtenet  altera  cerarne 
Isella  diuinaferittura  ftlegge:Cum.  aliena  muliere  ne  fedeasomnino  > me 
accumbas  curata fuper  cubitum », 

Farli  ftrada  con  lì  gomiti 

N Elle  folte  frequente  dì  genti  i gomiti  cifeniono  urtando  à farci  far 

largo  y con molenda  gh  altri  da  parte  re [fingendo  con  le  gomitate  ; ' 

Come  diffe  V lauto:: Cubiti s depulf 'a  dé  uia.Onde  quello gefto  accennerà  di  in/fto* 
voler  àfor^a  caminare  y & di  uoler  farfii  ftrada  per  fare  alcun  progreffo 
contra  Poppo  fio  impedimento  . Tibullo  tra  gl  1 al  tri  fc  rukijchc  fa  un  pò- 
mero  amante  alla  [un  Dina  dice  1 
V a Hper  in  anguflo  fid us  Comes  agnine  turi# 
tubqcietqus  nunu  saffici  et  que  uiam, 


.t. 


DELLE 


% 7%  Dcli'Ar  tc  de*  Ceti  ni  * 

% 

DELLE  MANI,  Gap,  XXVII. 

i  Delle  mani. 

^ Leuar  le  mani  al  cielo. 

5  Mani  giunte  dinanzi  al  petto  \ 

4 Mano  a!  petto. 

5 Benedittione. 

6 Segno  di  croce. 

7 Spargimento  di  fiorile  di  frondi1 

8 Offerir  doni. 

9 Imponerlemanifoprail  capo  d^lcuno^ 

1 o Metter  la  mano  fopra  l'altrui  fpalla. 

2i  Maniabbaffatc. 

iz  Dar  la  mano. 

13  Alzar  la  mano  delirai 

14  Porger  la  mano  delira  nuda." 

15  Porger  l’herba. 

16  Congionger  la  fua  mano  delira  con  quella  dWaltra 

27  Mano  delira. 

Manofimftra. 

ip  D ella  delira,  e finiftra  mano? 

a©  Porger  Ja  mano  delira  per  raccoglierle  fòlcuar. 

%i  Mano  aperta,  e chiufa. 

2,x  Condur  alcuno  per  mano. 

23  Porgerla  mano  per  chieder  aiuto.1 
2,4  Dar  a man  piena. 

2 5 Dar  alcuna  cofa  con  tutte  due  le  manù 
z6  Pigliar  con  tutte  due  le  mani. 

2 7 Tener  alcuna  cofa  nel  pugno. 

2,3  Dar  di  mano  in  mano. 

%p  Dar  fuori  di  mano. 

30  Lauarlikmani . 

3 1 Fregarli  le  mani  fcambieuolmente  « 

32  Mani  oculate. 

3 3 Con  mano  chieder  fikntio. 

34  Sbatter  le  mani  inficine. 

3 y Alzar  la  mano  in  atto  d’offefr 

Mina*- 


Parte  Primari 

fS  Minacciar  co’l  pugno. 

37  Metter  la  mano  sii  Tarma. 

38  Con  la  mano  chiamar  àsè  alcuna 
3P  Con  le  mani  (cacciar  alcuno  dasè  2 

40  Tenir  le  mani  à cintola, ò al  fianco» 

4 1 Mani  fotto  il  mantello. 

42  Mani  fotto  lo  (caglio. 

43  Mani  legate  di  dietro. 

44  Mani  di  dietro  vnite  indenne 2 

45  Auiticchiar  le  mani  infiemc . 

4 6 Menar  leggiermente  una  mano  (opra  Taltra» 

47  Opponer  la  mano. 

4 8 Porger  prontamente  le  mani  aperte  • 

4P  Stringerla  mano  altrui, 

50  Mani  velate. 

5 1 Allargare  frequentemente  le  mani. 

5 z Vnire  infieme  le  mani  con  moto  frequente? 

5 3 Menar  le  mani  intorno,  7 

54  Volger  la  mano. 

55  Mani  tremanti. 

3 6 Tirar  la  mano  indietro? 

57  Brancolare. 

3 8 Con  le  mani  accarezzar  fe  fìdfo 2 
5P  Palpar  vn’altro. 

60  Gefto  di  giurare. 

61  Atto  di  mifurare. 
éz  Atto  di  filare. 

63  A fperger  alcuno  d’acqua. 

64  incensare. 

65  Atto  di  fonar  le  campane. 

6 6 Giocar  alla  mora  con  gli  cechi  chiufi» 

6j,  Gonfiar  il  pallone. 

68  Soffiar  co’l  mantice, 
ép  Tirar  faffi. 

70  Menarli  ventolo,ò paramofehe. 

7 1 Leuar  le  feftuchc  al  compagno. 
yz  Gittar  alcuna  cofa  in  terra  per  romperla. 

73  Seminar  il  grano. 

74  Tirar  d’arco>ò  di  fchicppo. 


&j4  DclVArtc  dc'Ccnm* 

75  Hattainmano. 
jó  Scetroinraano* 

77  Abbatterlo  fcetro- 

78  Battone  in  mano. 

79  Romper  la  verga,ò  battone» 

80  Verga  ruuida  in  mano* 

81  Chiauein  mano» 

82*  NonhauerlemanL 

Belle  naanL 

J{andif[imo  donofà  quello  che  ci  fece  Iddio  ccncedm 
do  ci  il  difcorfo,  e la  ragione  ^cuoche  per  ncflrafom 
ma  felicità  potefjfimo [perniando  cercar  d*  intende- 
rete co  fidi  amare  la  [ua  DMaefià  lejfendorero 
— Che  tutti  hanno  diletto 
Quando  lafua  veduta  fi  profonda 
Helueroyjn  che  fiqueta  cgn* intelletto* 

Ma  fche  volle  che  m quella  uita  no folaméte ffecu 
iatorbma  opratori  etì odio  fojfimo, per  ciò  per  [ingoiar  bene  ficio  delle  mani 
ancora  ci  fu  corte  fé  acetiche  corl  me%o  di  quelle  producMo  in  atto  i eoe  et 
ti  delnoftro  animo  yt l'eccellenza fua  pale[ando>&  alproffimo  noflrogio 
uando,  virtuofamcntef  e degnamente  viuere  poteffimoi  e non  hauendo  le 
mani  ad  alcun? altro  animale  conceduto  y chiaramente  dimcflròche  danoi 
foli  voleua  che  le  operationi  procedeffero . *4naffagora  Filofofoyper  fplen - 
dorè  de*  maggioriyper  copia  di  ricche%^eye  molto  piàper  profonda  fapien - 
^anobiltffimoydiffe  l'huomo  tra  tutti  gli  animali  effere  j apientiffwiOjper - 
che  egli  hà  le  manici  che da  jtr  i Fiatile  xe  da  V lutar  co fu  poi  confirmato  * 
E Cicerone  dtffe  y che  la  Vjxtura  hauea  dato  à gii  huomxni  le  mani  multa* 
mmartiumminìflrasyle  quali  fono  Fiate  fempre /imbolo, e figura  de ll’bù- 
mane  operationi , poiché  da  noi  tante  cofe  in  quello  mondoy  con  le  manir 
ciò  è con  l’indufirta  9 e con  ?artcfono  fatte  conforme  à quel  dato  antico  t 
Quid  tandem  non  efficiunt  manusì  con  le  mani  ci  fono  amminifìrati  i diuu 
ni  SacramentiyConlUmpofìtione  di  quelle  fi  confa  erano  gli  huomini , fi  ri. 
mettono  i loro  peccati  y fi  benedicono , e fi  fanno  altre  relìgio fe  operationi: 
da  quelli  che  con  leghima  autorità  & conia  debita  int emione  effercitana 
queFUfacriminèfterij,  fi  trattano  ?imprefe  militarìy  e tutte  ?artifì  effer - 
citanoyche  al  viuerey&  aldilette  humanofono  neceffarie  y e da  effeuient 
iifefoygr  confermato  il  nojìro  corpo  da  ciafcuna  efterna  HÌolen^a.  Ma  par* 

licei 


Parte  Prima-*;  175 

fedamente  motte  eofe  con  le  mani  efprmtimo}fenga  lequali  ogni  no  firn 
attiene  farebbe  imperfetta  ; Caltre  parti  del  corpo  aiutano  colui , che  fa- 
tici la, ma  le  mani, quali  che  elle  dafefleffe  parlanoscon  le  mani  gli  huomi- 
ni  À tè  gli  altri  chiamano, da  sè  li  {cacciano, dimandano, promettono, offe - 
rifeono, negano, fi  rallegrano  Jattriftano,dimoflranoi  luoghi,  le  perfone , 
eff  rimono  ogni  numero , & tante  altre  cofe  {piegano , che  non  meno  con 
quefic,che  con  la  lingua  fanno  intendere  ogni  lonpenfìero:Ouidio  parlan- 
do di  Filomela , alla  quale  T ereo  hauea  troncata  la  lingua  per  occultar  la 
fua  federatela  dice  ; 

Deieftoque  in  humum  vultu  turare  nolenti  ìtet  6. 

T eSìarique  Deos,per  uim  fibi  dedecus  illud 
lUatum,pro  noce  manusfuiU 

V engo  adunque  à trattare  de  i molti  cenni, che  con  le  mani  facciamo,  con 
i quali  i concetti  de  gli  animi  nofiri  chiaramente  manifefttamo . 
leuar  le  mani  al  cielo. 

QV eS io  ègefio  di  pregare  da  Dio  alcuna  grafia , ouero  dì  ringraziarlo  , ' 

de’beneficij  riceuutiiepar  che  accenni  de  fiderio  di  uoler  abbracciar* 
i piedi  della  fua  MaeSìà,  ouero  di  uoler  nelle  braccia  riceuer  quella  gra- 
tti,che  dal  cielopregando  $ìajpetta:&  ègefio  naturale  ,poi  che  fi  legge  ,che 
il  Cinocefalo  aciecandofi  mentre  à noifla  la  Luna  celata  ,fubito  che  inco - fieK  in  C( 
trincia  à {coprirci  ilfuo  lume  ricuperando  la  uifia  ,fi  dirrgga  ne*  piedi  po - ncùph. 
Seriori , e riguardandola  inalba  uerfo  di  lei  le  braccia  in  atto  d* adorarla: 

E parimente  è naturai  fegno  di  leuar  la  mente  al  cielo , come  gli  leniamo 
le  manici  che  fu  così  dal  Tetrarca  ejpreffo  : 

Co*l  cor  leuando  al  cielq  ambe  le  mani  Son»  u. 

ì \ingratio  lui.  Et  nella  diuina  fcrittura  fi  legge  : In  nofihbus  extollitc j , 1% 
manus  veflras  ir*  fanffa,&  benedicite  Dominum  . Quidio  di  Minilo  co»-  ' 
dennatoa  morte  dice : 

Squahdus  adfuperos  tendens  reus  ora,manufque , Met.  1 $. 

i Ocuiusfcelumbisfexfecerelabores , 

\ Fer, precor, inquitfOpem. 

J^el  diuino  facnficio  delia  Meffa  il  leuar  l'Hoftia  in  alto  accenna  Veleua- 
ticnedi  ^S. in  croce,  & inulta  il  popolo  ad  adorarlo,  il  che  era  anco  ne 
gli  antichi  faenfuij  figurato,  leggendomi  : Tones  omnia  fupcr  manustxti.if- 
*4aren , & fi'iorum  ews  ,&  fanBficabis  cos  eleuans  cor  am  Domino,  & 
poi  foggi  unge:  S umes  quoque  petfufculum  de  ariete, quo  initi  atus  e Sì  ^ ia - 
ron  fanffìficabtfque  illud  elcuatum  ccram  Domino . Nelfattc  difupphcar 
\a  Dw  fi  teuano  le  mani  in  alto,  e co  fi  Dauidde  dicea:  Ejfaudtfci  Signore 
mia  preghiera , mentre cxtollo  manusmeas  ad  templum  far  Slum  tuim . 

Mm  z Salomone 


17^  Dell’Arte  de*  Cenni  > 

Salomone  battendo  fornito  di  edificar  il  Tempio,  fletti  ante  altare  Domimi 
C*pA  4*  & expandit  manus  fuas  in  ceelum  . E nella  Gene fi  è ferino  ,leuomanum-j 

meam  ad  Dominum  Deum  excelfum  : E nell’Effodo  in  perfona  di  Mosi : ci 
egreffns  fuero  de  vrbe  extendam  palmasmeas  ad  Dominum  & ceffabunt 
tonitrua . E tanto  fi  compiacque  Iddio  d’effer  con  quefìe  geflo  adorato > che 
emendo  MQsè9Aarome,&  Murre  afccft  / opra  lafommità  dyun  celle  men- 
tre Mosè  t enea  le  mani  leuate  refluita  IfdraeUe  uincitore } ma  fe  un  poc& 
leabbaffam  , Amaleche  preualeua , & ejfendo  Mosè  fianco  di  tener  Ics 
braccia  leuate,Aaronne9&  Murre  lo  fecero  federfopra  unfaffoy&foflen - 
tandogli  le  braccia  fino  al  tramontar  del  Sole  ,rekòlofuè  vincitóre  > & 
Amaleche  con  lefue  genti  d for^a  d’arme  fuperato.  S.Taolo  fcriuendo  à 
Timoteo  diffe  : Volo  ergo  viros  orare  in  omni  locoy  lenantes  puras  manus 
fine  ira,&  difeeptatione . Et  fìamo [oliti  di  direbbe  alcuno  hà  da  leuar  It 
i xap.z,  mani  al  cielojn  cambio  di  dire  ch’egli  ha  da  ringratiar  Dio  >met  tendo  il  gc 
fio  per  lo  concetto  da  quello  accennato » VAriofto  : 

C.u SA  Dijfe,  Signor  ben  à leuar  le  mani 

Hauete  d Dioiche  qui  tfbabbia  condotti ; 

Zì&  7 Cicerone  fcriuendo  d Cefarediffe:  SuVtulìmus  manus, & ego>  & Balbutì 

Cs^.14.  tanta  futi  opportunitas.  Liuìo  diffe  aneli  egli:  Ad  quani  vocem  cum  cla- 
mor ingenti  abortiate  fublatus  cjjct , nane  ccmplexi  inter  J e gratulante s, 
& nunc  manus  ad  ceelum  tollentesbona  omnia  pop.l\om*Gracchoque  ipfi 
precabantur.Et  parlando  Virgilio  di  Sinone,  dice  che  dapoi  che  fu  slegato 
da * Troiani,  per  ringratiar  Dio , che  [offe  vfeito  di  quel  pericolo  : 

JEn.  1.  Suftulit  exutas  uìnclis  ad  Sydsra  palmas.  E di  larba  Bj  de’  Gettili  : 

Mn.  4.  Multa  louemmambus  fupplex  oraffefupws . 

E di  Enea  quando  vide  che  [e  girerà  appagato  il  fuoco  nell’armata t 
Mn,  f.  Auxilioque  vacare  Deos>&  tendere  palmas*  Horatio  diffe  ancor  eglit 

lì  ed  f“PÌn*S fi  tu^s  maniiS 

**  ' ' Nafcente  luna  ra  ffica  Tbyliye*  Dante  nel  Turgatorio  : 

C.8  . Ella  giunfe,  e leuò  ambe  le  pa  lme 

Ficcandogli  occhi  uerfoToriente 
Come  diceffe  à Dio  d’altro  non  calme*.  Et  i Arte  fio  2 
Ancofà  ch’ai  del  leuò  ambe  le  mani 
C’hahito  incafa  mia  ccmmodamcnte  * 

Foglia  tra  Cittadini > ò tra  V illani * E di  Zerbino  diffe  e 

6Somc  Zeibin  lei  uide  algò  le mani 
~ * Al  del  che  fi  benigno  gli  era  fiate* 

Trilla  medaglia  di  Gordiane  è una  figurasche  tiene  le  mani  aperte  nerfo  il 
meiotonquefle  lettera  TIETAS  AVGVSTL  Cicerone  dicevi 


Parte  Prima,*  ; 177 

Teniit  ai ves  ìuJtces  virgo  veflalis  manti s fupplices  e«fdem,quas prò  uo~ f,i  M r»4*: 
bis  Dm  immortalibus  f&pe  tendere  conjueuit . Ouidio  di  Calino  connetti* 
ta  in  Òrfa,&  perciò  grauemente  addolorata  lafciò  fcritto  : 

Qualefcunquemanus  ad  c&lum,&  fydera  tolht  Met  z, 

Ingratumqne  louem  nequeat  cum  dicere , fintiti 
Mida  pentito  della  gratia  ottenuta  da  Bacco , che  tutto  quello  che  toccajje 
oro  diuewjje,di  ciò  chiedendo  perdono  dice  : 

oAd  calura  manus>  & jplendida  brachia  tollens  Mei.ìil 

Va  veniam,Len<ee  pater  i peccauimus,inquit.  £ 

Virgilio  dell' ombra  d'Unchife  quando  uide  Enea  dìffel 
Et  pater  u tnchifes  oculos  ad  fydera  léttus 
Extulit}&  calo  palmas  cum  voce  tetendit  • 

Effendo  adunque  queflo  atto  di  ringratiamento  diprcjperofucceffo,  e feli- 
ce riufeita, perciò  in  Tarigi  nel  palalo  regio , doue  fono  ordinatamente^ 
dipinte  le  imagini  de  i Rè  di  Francia>quelli  che  fono  fiati  giufti , e buoni  fo - chtf.in  cà 
no  figurati  con  le  mani  leuate  in  alto  . E anco  atto  di  ftupore9  e metani • ik  gl. mudi 
gliaycome  leggiamo  appreffo  Catullo  : 
jLdmirans  a\t  hac  manufque  tollens 
Dij  magni  folo  pachyum  difertum . 

Ciceronedice:  Hortenfiusautem  vehementer admtrans quod quidem per- 
petuò LuciiUo  ioquente  feceratyVt  etiam  manusfape  tolleret:  lineo  quar. • 
do  uokuano  giurare  leuauano  le  mani  al  Cielo >come  fi  può  offtruare  in  fin 
luoghi  nel  uecchioTeftamento.  Deuttr .3%, 

Mani  giunte  dinanzi  al  petto. 

Giungerle  palme  delle  mani  infieme  tenendole  dinanzi  al  petto  è gc-  » 
f io  d'bumilmtnteye  deuot amente fupplicare  miferic ordia >& accen - * ^ * 
nad’effer  comeunRjo  à cui  filano  legate  le  mani  per  condurlo  al  meritato 
fuppticio . San  Taolo  in  molti  luoghi  fi  chiama  legate  à Chnflo  S.  i\{.  di- 
cendo: Obfiuro  vos  ego  vinftus  in  Domino, vt  dignè  ambuletis . Et  anco  : Ad  Gal.  4^ 
T^oli  erubeficere  tefiìimonium  Domini  nojìri , ncque  me  vinflum  eius.  0i>  2.  Tir».  1 » 
de  Tropertio  difife:  Supplkibus palmis  tmn  demum  ad  federa  veni*  Là. 4. 

Et  appreffo  Dante  leggiamo  : 

Vince  tua  guardia  1 movimenti  humanit  Par/ut.  s* 

Vedi  Beatrice , con  quanti  beati  uh. 

Ter  li  miei  prieghi  ti  chiudente  mani. 

* Angelica  quando  fi  trouò  di  notte  fola  nel  deferto  dice  1**4  rio  fi  e che 

Con  le  man  giuntele  con  immote  labbia  ~ C.8. 8.i£ 

ì languid'occbi  al  Ciel  tema  lettati. 

It  ii  Rè  di  T^ubìa  quando  credendo  che  Afiolfo  portato  li  daU\Hipogrife 

M*  ' 


ì Dell’Arte  de’ Cenni," 

foffe  un’angelo , accioche  lo  liberale  dall’harpie  andatogli  dentatiti 
e.  33".  y?.  mginocchioJJi,e  le  man  giunte  fìefe.  Il Taffo  di  Goffredo  diffe: 

3,4*  Denotamele  al  Rè  deimondo  chiede 

^e  gli  aprabomatdela  fua  grattai  fonti  ; 

Giunge  le  palme,  e fiammeggianti  in  ^elo 
Gli  occhi  rinoglie , e le  parole  al  Cielo . 

E quette  mani  giunte  poffono  anco  effer  atto  d'mnoceri%a  accennando  di 
non  nolerle  adoperare  in  alcuna  co  fa  cattiua,e  però  il  Sauio  diffe:  jtbomi • 
natio  Domini  eh  omnis  arrogansietiam  fi  manus  ad  manum  fuetti, non  e fi 
innocem . 


4 


Mano  al  petto. 

IL  metter  fi  la  mano  deftra  aperta  al  petto , e chinar  alquanto  la  tetta  è 
atto  di  riuerire,&  è particolar  geflo  di  quei  popoli  d’oriente , che  in  fi - 
mil  atto  non  fi  fcuoprono  la  tefla  per  la  difficoltà  che  hauerebbono  in  le* 
uarfi,&  rimetter  fi  il  turbante ,e  perciò  il  Taffo  parlando  d’Mete  dice  : 
€*%,  nt6\  J^a  }a  foflya  fi  p0fe  J!lcte  al  fieno , 

E chinò  il  capo , e piegò  à terra  i lumi  9 
E l’honorò  con  ogni  modo  à pieno , 

Che  di  fua  gente  portino  i coftumi • Et  in  un’altro  luogo  parlando  dì 

Sueno  figlio  del  BJ  di  Dania , ch’era  flato  da  Tagani  uccifo  dice  : 
e.S.ff  .33*  chiufa  la  delira , t’I  pugno  bauea  rauolto 
E tiretto  il  ferro , e m atto  è di  ferire 
L’altra  fui  petto  in  modo  humile  , e pio 
Si  pofa , e par  che  per  don  chieggia  à Dio . 

Del  getto  della  benedittioneV 

* J . ' Vetto  è getto  religiofo , e uiene  effercitato  dal  Sommo  Pontefice,  & 

da’  Prelati, & fifa  formando  la  croce  fopra  quelle  cofe,che  fi  bene- 
dicono con  la  mano  deflra  tenendo  difìefe  le  dita  indice, e medio ,e  i’altres 
raccolte . iddio  quando  diede  a’  primi  parenti  uirtu  di  generare  li  btnedl 
dicendo  la  fcrittura  : Benedixit  lUis  Deus,  & ait:  crefcite , & multipli  ca- 
mini replete  terram . £ parlando  là  S.M . con  Mosègli  infognò  tl  modo 
di  benedire  dicendo:  Sicbenedicetis  fiHjsIfrael,&  dicetis  eis  : Benedicat 
tibi  Dommus>&  cuflodìat  te ; oftendat  Dominus  faciemfuam  tibr,  & mife~ 
rtatur  tuiiconuertat  Dominus  vultumfuum  ad  te,&  dettibi  pacem:  In - 
mcabuntque  nomen  meum  fuper  fihos  l(rael,&  ego  beneduam  eis.  E del- 
le benedittiom  de  gli  huomini  pij , e delle  maledittioni  de  gli  empi  è ferino 
nel  Deuteronomio . Ter  aito  di  ringratiamento  è anco  fattoli  getto  della. -> 
8.  yencdittione}e  però  è ferino:  Cum  ccmederis,&  fatiatusfuens  benedica* 
Domino  D co  tuo . £ Chrifto  ci  infegnò  di  benedir  le  uiuande  prima* 


€en.  i 


Rum  6. 


Ciip.ij. 


Parte  Prima  ? a 79 

\ cht  te  mingiamo,  effondo  ferino  nell' Vangelo  : Canantìbus  dutem  eh  ac-  Ma uh  > is 
cepit  IESVS  panem,&benedixit,acfregit,&  dedit  difeipttlis  fuis.  Que- 
fio  benedittione  è Hata  anco  per  antico  ufo  permeffa  d Semplici  Sacerdoti 
in  abfen?a  del  loro  Fefcouo . E però  il  Taffo  fa  che  il  Sacerdote  dopò  dee - ; 

ealameffa  {opra  il  monte  Oliuetto benedice  il  popolo  prima  che  combat- 
ta con  “Pagani  z 

Ma  poiché  celebrò  gli  alti  mifteri  C*n-ft.Lf 

Del  puro  facrificio  : Itene  et  difft 
E in  fronte  aliando  à i popoli  guerrieri 
La  man  facerdotal  li  bene  di ff e . 

E quando  jLHolfo  andò  à combattere  con  l' bombile  Caligorante,  il  quale 
con  la  forga,  eco  l'infidie  era  come  dice  l'Ariofio  così  infefio  a*  paffaggieri 
Ch'altri  il  crudel  ne  f canna , altri  ne  f cuoia , C.itJt.  4$ 

Molti  ne  [quartale  uiuo  alcun  n'ingoia . 7{on  l'bauendo  potuto  l'Ere- 
mita diffuadere  da  quella  imprefa M nella  partenza 
Fattene  in  pace  riffofe  figliuolo  C. 

■ Dio  mandiin  difenfion  de  la  tua  uità 
L'arcangelo  Michel  dal  fommo  polo  l 
E benedillo  il  femplice  Eremita,, 

Anco  il  padre  ha  ragione y e priuilegio  di  benedire  i fuoi  figliuoli  y effendo 
ferino.  Benediftio parentum firmatdomos filiorum  : maleditelo  autemeccl.il 
tnatris  eradicat  fundamenta  £ della  qual  paterna  benedittione  quei  Santi 
“Padri  del  Te  flamenco  uecchio  fecero  grandtffima  Stima , come  appare  in 
molti  luoghi ,e  particolarmente  leggendofi  che  Giacobbe  rubbò  la  benedite 
tionc  di  Efaàfuo  fratello  primogenito  ad  Ifaac  loro  uecchio  padre , il  quale 
effendo  nell'ultima  fua  decrepità  priuo  del  uedere,  chiamò  afe  ( comi  diceGm  17* 
la  fenttura)  Efaù  [uà  figliuolo  primogenito y egli  commandò  che  andaffe 
allacacciar  e della  preda  gli  faceffe  un  guaggetto , perche  no  lena  man - 
giarlo,  e prima  che  moriffe  benedirlo  • Se  ben , dall' a fiuti  a di  fua  moglie ^ 

Ribecca ingannato ,nonEfaà,  mabenedì  Giacobbe  fecondogenito,  cornea 
piacque  À Dio  y chtal  minore  feruijjeil  maggiore  ..  Eìotabile  accidente. s 
fà  anco  quello ,che  attenne  all' ifìeffo  Giacobbe y il  quale  nell'atto  del  benedi- 
re Man  affe^ty  Efraìno  figliuoli  di  Giofeffo  fuo  figlio, incrocicchiando 
braccia  ellef e la  mano  dejlra  fopraEframofecondogenitoy&la  finiSlraS ^ * 

[opra  Manaffe  primogenito  anteponendo  con  la  benedittione  il  minor e^j 
al  maggiore, quantunque  Giofeffalaropadremolto  reclamaffe:  mala  uo* 

Lontà  di  Die  fu  che  del  primo  il  fecondogenito  foffe  maggiore  & bancario 
, ragione  di  filmar  ' molto  quefia  benedittione , poiché  tirano,  feco  in  corife- 
i quenga  la [ucc efjìone de' benhhauendo  forga d'inftuutione  d'heredc: \ 0 nie 


i so  Dell’Arte  de* Cenni , 

bora  i noflrì  Dottori  dentano  ,ft  il  padre  laf dando  i fai  figliuoli  imi 
ducati  per  fuabenedittione,  come  molte  uolte  cofiumano  dì  fare  alcune** 
perfine  ruftich  e ,s' intenda  hauerglieli  laf  ciati  per  ragion  d'mlìitutìone 
trattano  anco,  fi  il  padre  benedicendo  il  figliuolo , intenda  perciò  di  farla 
fuo  berede,&  concludono, che  nò  :ficome  maledicendolo  non  fi  intende* 
disheredato  • 


Segno  di  croce. 

^ TI  fegno  che  noi  Cbrifliani  ci facciamo  della  Santiffima  Croce  hi  fera - 
9 JL  mente  in  sè  tanto  millerio, e tanta  uirtk,e  con  quello  fono  fiati  fatti  mi 
vacoli  tanti  e cofe  così  ftupende,chefen'è  formato, & impreffo  un  gran  ho 
lume  intitolato  il  Trofeo  della  Croce:  ma  bora  baflerà  il  dire , eh* egli  è un 
De  fotone  rimedio  contra  ì Demoni, come  dice  Cipriano,  e che  San  Grtfolìomo  della 
Domini.  f0r^a,e  virtù  fua  ha  compofio  una  Homeha  intiera.  E ferme  Origene,  che 
Super  lob- neiiapYimitìU(l  cfaef aerar  fato  contra  ireneni,  le  fiere,imon!ìri,&  ogni 
1 ***  altro  pericolo:&  d / cacciar  anco  i Demoni, e rifanargli  infermi.E  fi  legge 

appreffo  T^iceforo  che  Donato  yefcouo  d' Epiro  con  quefio  fegno  fece  mo- 
rire un  gran  ferpente , & infomma  potiamo  concluder  con  quefii  uerfi  del 


Toeta~  : 

* Ariette.  % face*  alcun'effetto  fopr'humano , 

C47  /.187  Dar  lume  a*  ciechi, e tornar  morti  à ulta  9 
Fermar  il  uento,  ad  un  fegno  di  croce  > 

E far  tranquillo  il  mar  quando  è più  atroci 
€.  nunquid  E però  fìcome  d tutti  i Sacramenti  fi  da  con  quefio  fegito  perfettiime , co  fi 
de  tonfar.  con  gran  ragione  nel  cominciare  ogni  nofira  attiene  fatiamo  quefio  fanto 
ditt.  j.  fegno, che  principalmente  dmofira  noi  éffer  Chrilhani  : poiché  V altre  na~ 

tioni  di  quello  honore  fono  priue , e nelle  guerre  contra  gli  infedeli 
è mirabilmente  [aiutare , & è noto  come  Colìantino  Imperatore  hauendo 
nello  Uendardo  la  croce  col  motto  : In  hoefigno  uinces . Egli  fuperando 
Maffentio  Tiranno , del  Cbrilìianefimo  crudele  perfecutore  refi*jfe  uittq • 
riofo.  E dell'Imprefa  di  T erra  [anta  fatta  da  Goffredo  dice  il  T affo. 

Ci.  B.qi.  £ nel  veffdlo  imperiale,  e grande 

La  trionfante  croce  al  citi  fi  ffandc^l 

Il  portar  quefio  fegno  di  croce  tal'hora  è indicio  d'effer  peregrino  , poiché 
quelli  maffìmamente  che  vanno  in  peregrinaggio  paffando per  paefi  d' infe- 
deli,poffono  portar  la  croce.Tal'hora  è fegno  d'ordine  cerne  ne' Frati  Cro • 
tiferi,e  ne*  Camlìeri  di  molte  religioni, che  portano  quefio  fegno, benché 
tn  diuerfe  marnerete  con  differenti  colori  per  loro  difUnfiione  formato.  Et 
in  alcuni  è fegno  di  dignità,  come  ne  gli  *Arciuefcoui,e  Tatriarcbi , ebej 
fanno  dauantidi  si  portarla  croce,  la  qual  però  non  poffono  portar  fuor, 

delle 


Parte  Prima^;  igt 

ielle  loro  èlice  fi , nè  in  luoghi  da  quelle  effenti , nè  alla  prefenga  del  va- 
pa,nè  del  Legato  de  latere , [e  però  egli  porta  le  fue  inftgne . Et  è ferino 
che  effendoftun  Hehreo  fatto  il  fegno  della  croce, il  Demonio  non  poten- 
dogli nuocere  come  tentóni  partì  dicendo , di  hauerben  ritrouato  il  uafo 
vuoto, ma Sigillato, e cofi  no  hauer  potuto  in  qllo  entrare.  Di  quefto  fegno 
fu  nel  vecchio  Tefìatnento  profetato  p\ùuolte,e  particolarmente  quando 
Efaia  diffe:Leuabit  Dominus  fignum  in  nationibus . E nel  fegno  di  Thau  cap, 
fu  figurato, & lo  accennò  anco  Giacobbe, quando  delle  fue  braccia  facendo 
la  croce  fopra  Effraino,e  Manaffe  benedì  con  la  defira  il  minore, che  dalUGen  4** 
parte  fimiflra  era  flato  poflo.  S crine  Celio  Rodigino  che  anticamente 
quelli  che  fupphcauano  alcuna  gratia  ponendo  il  dito  indice  per  trauerfo 
fopra  il  pollice  formauano  la  croce, e la  baciauano.  Ma  forfè  que flo  ge  fio 
era  cenno  di  foggettione  ,e  d'humiltà  Supponendo  il  pollice  che  lignifica.* 
potenza,  e robuftegga  alTindice , eh9 è dt  minor  virtù.  S . Matteo  di  quefto 
benedetto  fegno  lafciò  fcntto:Virtutes  ccelorum  mouebuntur,&  tunc  ap-  Gap. 
parebit  fignum  filtj  hominis  in  cesio . Teodofìo , e V alentiniano  Imp - con 
pena  capitale  prohibirno,che  quefto  fanto  fegno  di  croce, da  loro  fegno  del 
Saluatore  chiamato,foffe  f colpito , nè  depmto  in  terra,  nè  in  altro  humile3 
& abietto  luogo . E Co  flautino  Imp.per  riuerenga  di  quefia  fanta  Croce 
comandò, che  alcuno  non  poteffe  più  effer  crocififfo  ciò  è nella  croce  patir 
il  cruciato  come  prima  t manigoldi  di  quella  eftrema  pena  erano  con  infa  ~ 

mia  caligati,  e perciò  quefto  fegno  accenna  etiandio  afflittone,  caftigo , e 
morteiconforme  à quello  che  diffel^.S.  Qui  vultuenire  pofl  me  abnegetMm.  g? 
fe  metipfum , & tollat  crucem  fuam . & altroue  : Qui  non  baiulat  cructm  Lue.  j 4. 
Juam  non  tfl  me  dignu  s. 

Spargimento  di  fiori, e di  fiondi. 

LO  Spargimento  di  f rondi, e di  fiori  è religiofo  atto  di  riuerenga , e d!ho~  » 7* 

mrt,  & è naturale, poi  che  l' Elefante  iflefjo  (come  fenue  Tieno  ) à 
noua  Luna  in  un  uiuo fonte  fi  laua,e  fè  infermo  gittando  herbe  uerfo  il  eie 
lo,  par  che  con  quefto  gefto Supplichi  il dtuino  aiutoAddio  medefimo  ccm - 
mandò  che  alla  S.M>fifaceffe  quefto  honore,  leggendoli  nella  diurna  ferita 
tura:  Sumetifque  uobis  die  primo  fruffus  arbori s pulchernm $ , IpatulafiLeuit. 
que palmarum,&  r amo s Ugni denfarumfrondium,  & faliccs de  torrente, i'Efdr.  8« 

& letabimini  coram  Domino  Deove  firo . E cefi  la  fi  fta  de’  Tabernacoli 
fi  faceua  portando  fi  ondi  per  fegno  di  Letitia  comelddio  banca  comddato.Maie 
•Andando  Chnflo  Signor  noftro  in  Gierufalemme  quelle  genti  di flendtano Marc,  e.uì 
i lorouefhmenti  nella  flrada,  & altri  tagliando  1 rami  de  gli  albtri  h git - 
tauano  in  terra  per  doue  la  S M.douea  pafjdre , e con  rami  ancora  dtlìe^j 
palme  in  mam  le  turbe  gli  andarono  incontra}gridando:Hofanna benedir 

7{n  fi  us 


ift  Dell’Arte  de’ Cenni, 

ìunn.  ! ».  lius  qui  venitin  nomine  Domini  Rex Ifrael.  E tjueSìo  rito  fù  medefima - 
mente  da'  Gentili  off  ematoli  quali  nelle  loro  celebrità  con  fiorile  con  fron 
di , i fimolacrì , g li  altari  * & i Tempq  adornauano  ; onde  Virgilio  lafciò 
fcritto  ; 

jEn.  i.  Nos  delubra  Beton  miferi  quibus  ultimus  effet 

lite  dit’sft  fla  velamus  fronde  per  v*  beni*  Et  altrouez 

Mn.  5.  Viridemque  ab  humo conuelLere  fyluam 

Conatus  ramis  tegenm. > &frondihus  aras < 

*He  U' effe  qui  e delgiouine  Marcello  Ancbìfe  dictua  * 

j£n.66  Mambus  date  Mia  plenn 

Turpureos  fpargam  flores  * 

1 quali  due  notabili  luoghi  dell' E u angeli  0 , e delTEneida  furono  in  unfol 
terzetto  da  Dante  in  quefla  maniera  imitati  ; 
j o.  Tutti  dican  : Renediffius  qui  venis , 

E fior  gittando  di  fopra  % e d'intorno 
Manibus  è date  lilia  pieni s * 

In  una  medaglia  di  Tslerone  è l'imagine  d*una  verginella  coronata  di  lau- 
ro ,cbe  nella  fmiflra  mano  tiene  un  cestello  pieno  di  fiori  i quali  con  la  de- 
flra  ella  ffarge [opra  vn* altare  con  humile,e  riuerente  gefto9chc  rapprefen 
ta  lafupplicattone . Fu  coftume  de  gli  antichi  di  fare  ffargimento  di  fiori 
anco  ne  gli  anni uer far ij  de ' morti  intorno  1 loro  fepolcriionde  Virgilio  di- 
ce che  Eneafacnficando  al  padre  (opra  il  fepolcro  Turpureos  iacit  flore  s% 
f*  & in  honor  del  morto  Dafne  dicezSpargite  humum  folijs . E molti  coman - 
dauano  ne* loro  Teflambtì^che  ciò  foffe  e ffequito facendolo  anco  intagliar 
ne ' loro  Epitafi  , come  fi  uede  in  quello  di  Rauenna  ; OB  MEMORI  AM 
TATRIS  DEC.VII.COLLEGIIFABR.M.  R.HS&  LIBERA- 
UT  ATE  DONAVIT  SVB  HAC  COTfDlTIONJi  VT  QVOTAVr 
'HJS  RQSAS  AD  MO^lMETfTVMElVS  DEFERANT,  ET  IBI 
ETVLEXfVR  DVNJAXIT  INf.  V.  ID.  IVLIAS.  QVOD  SI  NE* 
CLEXE^lTfT  TVNC  AD.  Vili . E1VSDEM  COLLEGI I TERT INE- 
RE DEBEBIT  COXmTlOTSlE  SVTRA  DICE  A.  Et  in  que fi* altro 
thè  è in  Milano  à S.  Ambrogio.  TETR0NI01VCVN*VI.VlR;SENt 
VETRONI  A MIRA.L, F. PATRONO  QVAE  HS  CCCC.LEG.TOS - 
SESSORJB.VICI  BERDMAG.nslHERM.TVEND.ET  ROSAQVO - 
TATsflsflS  QRNAWJOVM.  E formando  de*  fiori  gbirlande>le  pone  nano 
intorno  à'Jcpolcn  j a queflo  modo  la  memoria  de* loro  defonti  con  honore 
celebrando \ & vna  mlta  ciò  facendo  a fua  matrigna  un  figliastro , fopra 
di  lui  cadendoti  tumulo  refìò  morto > da  che  prefe ardimento  Callimaco 
"Poeta  Greco  di  effortare  ognuno  à fuggire  etiandio  i fcpolcri  dellematrim 
------  ■ - ' ' ■ gne 


Parte  Prima  1 


gnè  , con  quitti  verfi  così  in  latino  tradotti  : 

Exiguo  lapidi  puer  additferta  nouercA 
Mutaffe  ut  vitam,fic  ratus  ingenium  : 

*4t  puerum  extinguit  tumulò  b&  c illapfa:  Tuonerei 
Triuigni  exanimis  nel  tumulumfugite . 

Effondo  flato  da'  congiurati  uccifo  Gio . Maria  Vìfconte  fecondo  Buca  di 
Milano^  il  [no  corpo  nel  Duomo  di  quella  Città  portato,  e quiui  datici 
ferite  deformato, e del  proprio  [angue  deturpato, métte  era  da  tutti  feber - 
nito,& abbandonato  ,fà  da  una  meretrice  pienamente  difrefchifjìme  ra- 
fe  coperto, per  la  qual  co  fa  da  Filippo  di  lui  fratello, e nello  flato  fucceffo - 
re  ella  bebbe  tn  dono  una  nobil  dote . Jlnco  a * Vincitori  de  publici giuochi 
ftfaceuaqueflohonore , ondeeffendo flati  uitioriofi ne* giuochiOlimpici 
tre  figliuoli  di  Dtagora,  e rallegrandoli  effi  co'l  padre , abbracciandolo , e Gel- 
ponendogli  in  capo  letrecorone  cb'aWbora  haueano  guadagnate , enelaiUC'lib  ì • 
mede  fimo  tempo  con  gran  giubilo  gìttandogli  il  popolo  d* ogni  intorno  fio-Q*P  l*f 
ri, egli  fi  riempì  di  tanta  allegrezza , che  incontinente  nelle  braccia  de*  fi- 
gliuoli  foauementemorì.  Curtioeffendofì  volontariamente  perfalute del-nb.yxJ. 
la  %ep.  nella  voragine  di  Roma  prectpatato,dtce  Val . Maffimo , che  fuper 
rum  vnìuerfi  ciues  honons gratta  certatim  fruges  iniecerunt . Xe*  con - 
nifi  ancora  fi  foleuano  ffargeri  fiori  perfegno  di  uoler  compitamente  dar» 
fi  buon  tempo, e come  dtceuano,genio  indulgere •,  onde  Horatio; 

Votar e,&  ffargereflores  Zih.i-  ep  f. 

Incipiam.  L'arto  fio  mentre  racconta  l'bonor  fatto  dall* Imperatore 

à Ruggiero  quando  entrarono  in  Varigi dice: 

Con  pompa  trionfai , con  fetta  grande  &44  A3*» 

Tornato  inftt  me  dentro  à la  cittade , 

Che  difrondt  verdeggia , e di  ghirlande  , 

Coperte  à panni  fon  tutte  le  firade , ,-*4 

Tftmbo  d'herbe , e di  fior  d'alto  fi  ffande 
Efopra,e  intorno  a*  vincitori  cade  , 

Che  da  veroni, e da  fimfire  amene 

Donne, e donzelle gittano  à man  piene . Et  in  yn* altro  luogo : 

Leuagbe  donne gittaito  da  t palchi 
Sopra  t gio  sitanti  fior  vermigli , e gialli. 

E htteffo  Vieta  defcrìuendo  te  prefetta , ch'era  ttata  difegnata  nel padte 
gitone  di  Conflantino  ìmp . del  naf cimento  d'Hippolito  da  Efle  dice  : 

Quiui  le  Gratie  in  habito  giocondo  C.tf.jt.Sil 

Vna  Regina  aiutauano  al  parto , 
fficllo  infante  n'appam,  ch'ai  mondo 

X*  2 X?* 


iÌ4  Dell’Arte  de’ Cenni, 

J^on  bebbe  un  tal  dalfecol  primo  al  quarto  : 

Vedeafi  Gioue,  e Mercurio  facondo 
Venere,  e Marte , che  l’haueano  (parto 
A man  piene,  e Jpargeàn  d'eterni  fiori 
Di  dolce  ambrofia,e  di  celelìi  odori . 

Uh,  7.  Morto  Gordiano  Imp.([criue  H ero  diano)  che  un  fuo  picciolo  nepote  nato 

di  fua  figlia, che  il  mede  fimo  nome  hauea,fà  portato  in  (palla  per  me^o  l’ef 
[eretto, populo  acclamante, & confpargente  puerum frondibus.il  Tetrar- 
ca per  gran  uagbevga  raccontando  come  la  fua  Laura  nel  fonte  ignuda  fi 
lauaua  dice^j  : 

C<tn%.  ir.  Da  bei  rami  feendea , 

Dolce  ne  la  memoria , 

Vna  pioggia  di  fior  four a' l fuo  grembo? 

E t ella  fifedea 
Marnile  in  tanta  gloria 
Couerta  già  del'amorofo  nembo  1 

Dell’ Aurora  fi  dice  che  à noi  fen  uient  ffiargendo  fiori:  cofi  Oliidiodiffe  | 
Ecce  vigil  nitido  patefecit  ab  ortu 
Tarpar eas  Aurora  f or  es,& piena  rofarum 
%Atria . Di  e (fa  cofi  cantò  l’Ariofto  : 

C'iy.fi.ji,  doride  bella,  che  per  Caria  noia 

Dietr’a  l’Aurora,  à 1* apparir  del  Sole  > 

E del  raccolto  lembo  de  la  (loia 

Gigli  fpargendo  uà  rofe,  e mole.  Et  un' altra  uolta  ; 

CaiM.6%  El9  Aurora  di  fior  vermigli,  e gialli 

Venia  fpargendo  d*ogni  intorno  il  Cielo . Et  ancora  : 

c.si.ft.ij,  — — « DiTiton  lajpofa 

Spargea  dinanzi  al  matutino  lume 
Il  bianco  giglio, e la  uermiglia  rofa . 

Mei  rouefeio  d’una  medaglia  di  Claudio  Imp.è  una  figura  di  donna  reBiti 
in  piedi, che  con  la  mano  delira  porge  un  giglio?  eh’ è l’imagine  della  Spe- 
ran%a,percbe  ejfendoi  fiori  nuntij  de’ frutti, danno  di  quelli  jpcran'gaionde 

Vedifiìn.i*  Cicerone  dijj e: Agricola  cumflorem  ole A uidet,bacam  quoque fe  vifurum 
putat  i Vna  cofi  fatta  figura  è anco  nella  medaglia  di  Aleff  andrò  Seuero $ 
co  quefie  parole  apprejfo  STES  TV  ELICA.  & in  altre  medaglie  è STES 
AVGVSTA  , & anco  STES  T.  !{.  Ter  que/lo  riffietto  v olendo  Virgilio 
accennar  la  ffieran\a,cbe  hauea  di  sè  promeffa  Marcello, fa  che  lefue  effe - 
qu  ie  fiano  honorate  con  lo  Jpargimento  di  queftt  gigli  dicendo  : Tu  Mar - 
€dlus  erismanìbus  date  Mia  plems*  Il  pQJjw  an  ramo  d[olma  in  mani* 


Parte  Primari 


ira  fegno  di  pace , e però  Virgilio  dice , cheilite  Latino  per  ottener  pace 
da  Eneau  : 

Centum  oratores  prima  de  gente  Latinos  JEndiJ 

Ire  placet, pacifquemanu  pretendere  ramos. 

E de  gli  *Ambaf datori  de*  Latini  mede  fimi  dice  : 

lamque  oratores aderant  ex  urbe  Latina  JEn.  uj 

Velati  ramisolea  ueniamque  rogantes. 

E d'Enea  quando  andò  ad  Euandro  per  collegar  fi  f eco  contra  Turno  \ dioe 
che  per  fegno  d'effergli  amico  : 

Taciferpque  manu  rarnum  pratenditoliu# . ^En.  g; 

E dì  Ce  fello  Ouidio  diffel'ffieffo  : 

Ingredituntamumque  tenens  popularis  dina  # Mtt.f. 

Statio  dice  che  T ideo  andò  à dimandar  à nome  di  Volinice  ad  Étheocls  il 
Regno  di  Thebe  con  un  ramo  d'oliuoin  mano  per  fegno  d* andar  à luì  come 
amicoye  pacifico  ambafeiatore , e eh*  quando  non  potè  ottener  ilfuo  defi - 
derio  ,gittò  ma  l*  olino , per  gefio  dinon  uolerfeco  più  pace  ma  guerra.  Et 

\Afdrubale  non  potendo  più  difender  la  Rocca  di  Cartagine  fuggì  à Scipio- 
ne con  rami  d'olmo  in  mano, per  fignificar gli,  che  non  ricercaua  da  lui  aU 
tro  che  pace ^ 

Offerir  doni. 

L* Offerir  doni  è fegnod' adoratane, e diricognitione  difupemritù,e  pe  ,g, 
rò  di  Santi  Magi  che  offerirono  à S.oro,incenfo , e tmrrha  dice  la 

Chiefa%che  Deùfatenturmunere.  Quindi  fi  originarono  le  oblationi  che  fi 
fanno  à Dio ,a'  TEpij,&  a'  Sacerdoti^. Vaolo  dice  che  ribelle  dimofirò  la  Ad  d 
fuafede  co*l  me%o  delle  oblationij  T e limonio  perhibtnte  munenbus  eius 
Deo:&  è fcritto:Honora  Domìni  de  tua  fubflatia.TS[ella  medaglia  di  utn  *"1.7. 
tonino  è una  figura, eh  e tiene  la  mano  deflra  aperta, e con  la  fìnifira  porge 
[opra  un'altare  il  donario}ciò  è Voblatione  fatta  à Dio;E  nella  medaglia  di 
L.Celio  Cefare  è una  figura  humana,che  tiene  la  mano  deflra  aperta, e nel - 
lafiniftraundono  con  quefiainfcrittioneVlET^iS.Eleno  diffead  Enea: 
limoni  cane  uota  libens , dommamquepQtentem 

Suppliabusfupera  donis . Giunone  per  ottenere  che  Turno  non  rimanef-  ***'-*& 
fenellaguerra elìmtOytral'altre cofe diffe  à Gioue: 

Et  tua  larga 

Sape  manu,multifque  onerauit  limina  donis . j£n, 

Euandro  per  lafalute  di  Vallante  fuo  figliuolo  quando  andò  alla  guerra  : 

Et  uota  facitcumulatque  altana  donis . “ 

Et  Enea  al  Dio  del  Tenere  dice  : 

$*mper  honore  meoffemper  celebr  abere  donis » je*%  gj 

X™  , 


t>e  Mi,  X. 


4| . 


Mft.  7. 


JEn»  ir. 


il  tf  DeU’Arte  de’  Cenni , 

Tronfilo  con  ioni  fi  placano  i Dei  ma  eziandio  gli  buomint , comediffzJ 
Ouidio  : 

Munera  crede  mihi  placant  hominefque , Deofquè, 

Tlacatur  donis  lupìter  ipfe  datts* 

Quando  i fratelli  di  Giofeffo  andarono  à lui  in  Egitto  gli  c ferirono  doni , e 
prostrati  l' adorarono . 

Enea  uolendo  del  l{e  Latino  amicitia,&  albergagli  mandò  pretto  ft  doni . 
Donaque  ferre  uirv,pacemque  expofeere  Teneri. 

È degli  Ambafciaton  che  dal  F^e  Latino  furono  mandati  ad  Enea  dice  il 
Toeta  : 

Munera  portantes  eborìfque.auvque  talenta . E Ouidio  : 

Auxerunt  blandas  grandia  dona  preces. 

Hauendo  ì Latini  mandato  à chieder  aiuto  , e confederatane  à D:omede 
gli  mandarono  doni,ma  non  hauendo  egli  rampiacerli,ne  anco.uol - 

le  i loro  doni  accettar  e, & gite  li  rimandò  dicendo  ; 

Munera,qh&  patrijsad  meportafi  s ab  oris 
Mn . 1 1.  V ertile  ad  Aeneam* 

I Tatrocinij.egli  ftipendij  de  Giudici,e  de  gli  Auocati  che  fono  comegra « 
tiofi  doni  fono  perciò  da  1 Leggici  honorarij  chiamati . Tietro  Candido  nel 
Troemio  d9  Appiano  Aleffandrino  dice, che  imitando  il  co  fumé  de  t l{e  de 9 
•Parthi,non  ft  deue  andar  à far  r merenda  al  Vrticipe  fen%a  doni  offerirgli . 
Suetoniodi  Caligala  ImoÀiceiEd  x'n  & ftrenas  ineunte  annoferecepiu - 
tumyftetitque  in  uefLbulo  tidium  Calendis  lanuarijs  ad  captandas  Stipe  s, 
quas  pienisante  eum  mambus  * ac  fi  rn  omms generis  turba  ferebat . £/- 
fendo  però  cofa  ragioneuole,e giufla  che  tfudditt  portino  a * Vrencipt  il  tri • 
buio,  &i  V afatti  il  Canone  a’  loro  Signori . Ma  è ben  cofa  ffroportionata , 
& abufo  reprenfibile,che  il  pouero  doni  al  ricco, di  che  Marnale  dolendo - 
ftdiffe: 

Tauper  erisfemperft  pauper  es  Aemiliane  $ 

Dantur  opes  nuilis  nunc , nifi  diuitibus . 

Ma  da  que fi  doni  deuonoi  Giudici ,e  Mtn  fri  de’Trencipi  aflen^r fi  ,e fendo 
txòd,  nero, che  munera  excecant  prudente j,  & fubuertunt  verbi  tufivrum . E 

fimtlmente  le  faggi  e donne  fi  dettano  da  idoni  de  gli  buon*  difendere  , 
con  i quali  di  continuo  fi  procura  defbugnar  le  loro  bone  sta  ; di  che  Qui - 
dio  diffe ^ : 

De  m . *-  ^lureafunt  uerènuncfecula,plurimus  auro 
Venit  honosiauro  conciliatur  amor. 
xeu*  mi  s&Pra  d*  che  ccfi  gratiofametite  (eber^à  il  Bonmllis 
di  *€i*o . La  donna  è don  del  Oda 

Meo9 


187 


Parte  Prima... 

E co’  doni  s'acquifta , 

lidon , credimi , il  dono 

Gran  maefìro  è dimore,  an%i  è Tirranno 

Egli  è eh* a [uo  uolere  impetra , e fpetra. 

Ma  di  quefia  materia  ne  ha  teffuto  un  Toema  intiero  infcritto  .Amor  ve- 
naie  non  meno  arguto, che  leggiadro  il  Signor  Gafraro  Bonif accio, il  qua- 
le ficome  non  ftn%a  lode  attefe giouinetto  à piaceuolì fìudi  delle  Mufs,crfi 
bora  fatto  Cancelliere  di  Rouigofua  patria, à publici  negaci ,<&  à piùgra - 
ui  Hudt  ha  tutto  l'animo  riuolto . Quando  il  picciglo  dona  aigrande  non  fi 
confiderà  la  riccheo^a  del  dono , deue  però  il  donatore  bauer  riguardo  al 
luogo, al  tempo, & alle  perfone;  per  cloche ficome  alcune  cof spìcciole  op- 
portunamente donate  riefeonogratiffìme , cefi  altre  fenga  quefia  opportu- 
nità fono  benché  grandi, noto f e ;e  però  Seneca  dijje:  Sape  nibil  inter ejl  in - De  htttf. 
ter  amicorum munera,&  hofìium  nota:  Hippolito  nfrofe  à Fedra  fuu^  là 
matrigna: 

Tar  odio  importuna  beniuolentia. 

E ficome  è fìimato  pagp^o  quel  pouero  che  dona  molto  al  ricco :co fi  è ripu- 
tato faggio  quando  sà  con  poca  efea  pigliar  gran  ptfce.Quel  vecchio  Corti- 
giano diede  à quel giouine  sche  andai^a  alla  Corte  tra  gli  altri  quejlo  rac - 
cordo, che  doueffe  adefeare  mò  uno , è mò  un'altro  con  eleganti  doni,  mau 
più  proportionatiyche  ricchi, acciocbe  non  pareffe  cb'egliuoUJfepefcar  co 
l'hamo  d'oro.  Et  è nota  ìHifioria  di  *Arta[erfe  Rè  de'  Ter  fi, il  quale  (co- 
me [crine  Tlutarcojbebbe  carifjima  quell*  acqua, che  opportunamente  gli 
fuda  quelpouerelto  con  leproprie  mani  offerta,  giudicando  non  effer  me- 
no cofa  degna  di  Re  il  riceuer  allegramente  i piccioli  doni , che  il  donarne 
de  grandi , Et  i doni  tanto  più  fi  /limano, e fono  cari  quanto  più  da  degna , 
amica, e nohil  mano  procedono, onde  Ouidiofa  dirad  Helena  ; 
ytque  ea  non  fremo,  fìc  acceptiffima  femper  tp  1 

Munera  funt , author  qua  preciofa  facit • 

1 V inolio  uolendo  dire  quanto  f off  e flato  caro  à Ruggiero  Fanello  che  fa- 
tea  andar  inuifibile  hauuto  da  Bradamante  ferme: 

Ter  le  virtù  non  tanto  cb'in  lui  fono  8%  c.i,.i?.i4 

Quanto  che  fù  de  la [ua  Donna  dono. 

Imponer  le  mani  fopra  il  capo  d’alcuno . 

OV  e fio  è ge  fio  di  confecratione,  ò di  rimetter  i peccati,  e di  infonder  . 9 . 

lo  Spirito  Santo, ò promouer  al  Sacerdotio,ò  ad  altra  dignità', e per- 
ciò fi  legge,  che  tra  le  cerimonie, che  fi  doueano fare  nel  conf cerar  le  obla-  ixoi.  1$. 
'ioni, il  Sacerdote  doueffe  metter  le  mani  fopra  il  capo  di  quelle,  & Iddio  -4 

che  Mosè  faceffe  (no  fucceffore  nell' effer  cito  lofuè , mettendogli  le 

mani 


, 


tiutn. 
Gap.  8» 

Mare*  16 . 


1 28  Dell’Arte  de’ Cenni  J 

mani /opra  il  capo.  Et  èfcritto  che  fi  facciati  medefi\ 
evalione  de ' leniti:  E {crine  S.Luca  eh  el^S.fingulis  manus  imponenscti 
rabat  eos.La  qual  autorità  fù  da  lui  conceauta  anco  à fuoi  difcepoli,  & & 
tutti  t credenti  de'  quali  diffe:Superagros  manus  imponenti  bene  babe * 
Cap.  4.  bum . E ne  gli  JLtti  de  gli  u ipofioli  habbiamo:  T unc  imponebant  manus  fu 

Gap.  8.  per tllQS}&  accipiebant  Spiritum  Sanflum.  San  Taolo  fcrtuendo  à Timo - 
i.  ad  Tsm.5  $e0 gU  dice:  Manus  citò  nemini  impofueris:&  alfifleffo  Timoteo  in  vn’al - 
Zp.t'Cap.i.  tro  luogo  fcnfje  ancora:  jtdomoneo  te  vt  refuìcitesgYaUam  Dei,  qua  e SÌ 
in  te  per  impofittonem  manuum  me  arami  e ficome  con  queflo  geSìo  S.Tm 
lo, e Timoteo  confecrarono  i Sacerdoti cofi  i Vefcoui  a9  tempi  noSìn  fanno 
l'ìfietfo. 

Metter  la  mano  fopra  la  fpalla  altrui . 

I fX  VeSlo  è atto  di  cortese  di  confidenza, maffimamente  quando  èfat 

to  da  perfona  grande  ad  una  picciola,come  i gran  fignori  coftumano 
di  fare  per  gran  fattore, quafi  che  uoghano  accennare  , che  colui  fiati  loro 
foflegno  , e la  colonna  doue  effi  s'appoggiano , del  qual  atto  cosìdiffe  quei 
gentil  Cortigiano: 

Tenf ette  poi  quanto  diletti,e  piaccia 
lì  Caporali.  Qtiella  man  su  la  {fiatta^  e come  un  urna 
Epublicofauor  i* animo  allaccia  . 

Et  il  Boccaccio  nel  fuo  eF[ouelliere  dice  che  un  Vrencipe  per  fegno  dìfauò - 
ve, e di  beneuolenxa  pofe  la  mano  fvpra  la  fpatta  del  Malifcalco.  T algeflo 
fu  fatto  dal  vecchio  *Aletbe  verfo  Nifi , & Euneio  quando  quefti  giouini 
gli  differo  di  uolerfar  la  fortita  contrai  nemici: 

F*>g.  Mn. $ — — Sic  memorans  humeros,  dextrafque  tenebat 

jLmbotum . 


»I  l. 


p: 


Met.  5« 


Maniabbaffate. 

IL  tener  le  mani  abbuffate  è fegno  dìhumiltcL,d'abrett\one$e§er  uìnto, 

& di  non  uoier  adoperar  più  le  mani,nèfav  difefafi  refiflenr^a.Tlauto: 
Te.Imofiaudias 

Me as  pugna s.fugias  mambus  demiffis  domum. 

Ouidwfa  dir  a Detamra  addolorata  : 

Mensfugit  admomtusfrigufque  perambulat  artus , 

Et  lacetm  grcmto  languida  fi  fi  a manus.  E di  Fineo  conuerfo  infaffo:  i 
Sed  tamen  cs  timidum,vultufque  in  marmore fupplex 
Summtfsteque  manus, fictefqu?  obnoxia  rnanfit. 

Dar  la  mano. 

CHe  i Latini  dicono, Dare  manum,  è atto  di  cedere, e confeffare  d*effer  \ % 
vintQXicevone  dice}che  t adulatore ,p er  celar  la  jua  frauderai’ bora 

finge 


Parte  Prima-»; 


189 


finge  di  cWtraiìre >e  di  contendere , ma  che  poi  per  maggiormente  fcher-  t)e  attici?* 
nir  ilfuo  patrone  yblanditur,&  ad  extremum  dat  manUs, & uincife  pati - 
tur.  Sidonio  Apollinare  dice:Ouod  fi  qws  fecus, aeque  afferò  > remfeba-1 
bere  confueritydo  quidem  ab  feti  sebtr  ettatonbu  $ manus.  Fioratici  cmmm.  ( 
lam  iam  efficaci  do  manus  /dentice  Ep*d.  cd.17 

Supplex}&  oro  regna  per  Troferpind.  Dice  Fedra  appreffo  Ouidio  : 

Scribe}dabit  uìftas  ferreus  ille  manus . Et  in  un* altro  luogo  : 

Doque  libens  uiffas  in  tua  rota  manus . Ep  io. 

Alzar  la  mano  efedra. 

QVando  alcuno  de ' combattenti  albana  la  mano  erafegno  di  non  vo-  .13^ 
ler  più  impugnar  l'arma, ma  deponerla,e  cedendo  chieder  pace.Scri  ^ 

uè  Senofonte  che  Ciro  mandò  à dir  a& effercito  de  gli  Hircani,  che  fe  era- 
no fuoi  amici  doueffero  andar  ad  incontrarlo,& alarla  mano  de  lira.  In 
Cefareè  fcritto  : 

He  dui  manus  tendere  deditionem  fìgni ficare  • Virgilio  di  Turno  quando  Ve  Ulì.^U 
fu  da  Eneafuperato  : 

Ille  humilisyfupplexque  oculos,  dextramque  pracantem 
Trotendens . E poi  Soggiunge  : 

— Et  viftam  tendere  palmas 

rAufonij  videre . S. Gir  damo  dice:  En  tolto  manum,cedo,uicifiu 
Il  Tetrarca  co  fi  l'intefe  anch'egli  quando  dijfe : 

Horlaffo  al%o  la  manose  l'arme  rendo 
A /empiale uiolentamia fortuna. 

Porger  la  man  delira  nuda. 

E Maggior  fegno  èpoid'humiltà  ,edi  pace  fe  la  mano  eh9  è porta  è di-  .14, 

[armatale  nuda:  L'Ariofio  del  Kels {or andino  quando  uolle placar 
Grifone  ye  rendergli  l'honor  che  prima  gli  hauea  tolto  dice  : 

Et  aliando  la  man  nuda , efen^arme  Ci  B.ff.66 

; Antico  fegno  di  tregua, e di  pace.  Et  il  Taffo  della  bella  Clorinda  dice: 

E la  man  nuda, e fredda  aliando  uerfo  C,  11M.69 

Il  Caualier,muece  di  parole , 

Gli  dà  pegno  di  pace * 

Enea  dolendo  fi, che  la  tregua  f offe  rotta, e uiólato  il  patto, che  la  guerra  fi 
douefje  terminare  co'l  combattimento  di  lui  con  TurnOyUolcndo  acquetar 
il  tumulto  , e raffrenar  l'empito  de'  fotdati  che  menauano  le  mani  diccs 
F/rgi/io  che  —~Dextram  tendebatinemem  JEn.  Vi. 

fidato  capite , atque  fuos  clamore  uocabat , 

ruta ? quaue  tfia  repens  df cordia furgit ? Et  un'altra  uolta  : 

VtéOijis  pacjm,& dextras  tendamus  inermes . 

0 0 Eli 


lib.  s. 
JEn.lt. 


In  dialogò  i 
Lucifer . & 
crthod . 
Cansc.  $v 


JEn.  iV 


ì9o  Dell’Arte  de’ Cenni, 

E Lìgieri [applicando  da  Enea  la  ulta: 

Ma,  i ©.  _ Tendebat  inermes 


tìh  aa.c.4, 


Mn,  f* 


Infelix  palmas. 

Ottauio  Menino  nel fuo  Teucre  à Tapa  Gregorio  XIV» 

Vulnera  qua  pulchra  mferando  in  corpore  cernis 
Eropd , iam  nulla  forent3  iam  iam  ipfa  dediffet 
Galliafeffa  manusy& procubuiffet  inermem 
Trotendensiextram>  veniamiam  riffa  rogaffet » 

Ter  que/ìo  molte  tt  atu  e di  grand’ hu  omini  fi  vedono  à caualloche  diflen- 
dono  la  dettra  mano  : e Giofi  jjo [crine  che  tra  barbari  era  cotturne  cbe~j> 
quando  s’haueano  porta  la  mano  deftray  fi  poteuano  ajficurare,  ne  più  te* 
merd'ojfefayò  d'inganno  alcune» 

Porger  l’herba . 

AT^co  queflo  è atto  di  ceder  al  nemico  fecondo  il  prouerbio  : Uerbam 
dare . Fetto  Tompeo  dicey  che  anticamente  1 pattori  ne  i loro  giuo- 
chi cjjeruauano  quetto  cottumeyche  il  vinto  pergeffe  l’herba  perfegno  di 
hceder  al  umettare»  E Tlinio  lafcièjcritto  : Sumrnum  apud  antiquo  s fi- 
gnum  vi  ff ori  a erat  herbam  porrigere  uiffos  : il  qual  cofiume  anco  hoggi 
s'offerua  in  Germania  : volendo  forfè  il  vinto  con  queflo  getto  accennare 
al  vincitore >che  riconofceua  da  lui  di  poter  ancora  calcar  la  terra , & co- 
fidi hauer  la  ulta  : onero  che  qual  f addito  > e vafailo  gli  porgeua  come  à 
fuo  Signore  tributo  de*  frutti  della  terra  ; onero  perche  effendo  la  grami - 
gna  quell’kerba,che  nafee  per  tutto3della  quale  fiformauano  le  corone  Of- 
fidtonalif  che  fi  concedeuano  à coloro  che  liberauano  gli  opprejfi , & affe- 
diati9veni[fe  à confeffare  d’kauerda  luì  rìceuuta  la  hbertàyela  ulta:  oue - 
rofinalmenteperche  effendo  la  gramigna [imbolo  dell’unione^  della  con - 
cordiamoflrajje  di  de  fiderare  d’efferdal  vincitore  riccuuto  per  amico } e 
confederato  » 

Congiunger  la  fua  mano  delira  con  quellad’un’altro. 

QVetto  congiungimento  di  mano  è atto  di  dar  la  fedeli  pacete  d'ami 
citiate  cennando  che  fi  come  fi  unife  ano  ye  fi  congiungono  le  mani  » 
debba  parimente  de  gli  animi  effer  la  medefima  unione  yil  che  fu  dall*  Mi- 
ciato  in  un  fuo  Emblema  cofi  afjirmato  : 

Eceierish&c  fpeciesìd  habet  concordia  fignum 
Vt  quos  iungit  amory  iungat  & ipfa  marni» 

Cefi  Virgilio  di  jtncbifeye  di  Mcbemenide  Greco  i 
Jpfe  pater  dextram  Mnchifes  haud  multa  moratus 
Dat  iuueni  y atque  animum  pr&fenti  ptgnore  firmai» 

Etfd  che  la  moglie  del  F{e  Latino  gli  dicevo  ; 


Parte  Prima  1 

Quid  tua  fanfia  fides,  quid  cura  antiqua  tuorutn 1 

Et  confanguineo  toties  data  dextra  Turno  ? E che  Euandro  dice  ad  Eneat 

Mihi  mens  iuuenili  ardebat  amore  &n%  i; 

Compilare  virum,&  dextra  coniungere  dextram.  E poifoggiungc: 

Ergo  & quam  petitis  iutifici  eft  mihi  fodere  dextra . Ouidio: 

Caudia  teftantur  focij  clamore  fecundo , Me/.tJ 

yifiricemque  petunt  dextris  contingere  dextram * 

Et  in  un'altro  proposto  : 

Heus  rbi  pafiafides  y coniunfiaque  dextera  dextra  l 

Emilio  Trobo  dice:  Dar  e fidem  dextera  Terfarum  more . E Vitagora  folea  in  aita  D*ì 
dire  : Non  ynicuique  dexteram  effe  porrigendam  $ ciò  è non  douerfi  indi 
Stintamente  riceuer  ognuno  nella  noftra  amicitia . 

Il  Tetrarca  di  Laura  diffe^  : 

E quella  man  già  tanto  defiata 
ot  me  parlandole  fojfirandoporfe , 

Ond' eterna  dolcezza  al  cor  m'è  nata . E l**Ariofio:  **. 

E la  tua  mano  in  quefio  me%py  pegno 
Di  fè  mi  dona  > e di  perpetuo  amore , 

Così  dicendo  da  cauallo  fcefe , 

E uer  Grifon  la  dtfira  mano  flcfe . 

Il  Tuffo  fà  che  Tancredi  dice  à Clorinda  da  lui  ferita  à morte  s 
0 bella  defiray  che'l  foaue  pegno 
D'ami  citta,  e di  pace  à me  porgefii . 

E fà  che  Erminia  parlando  di  Tancredi  dica*  % 

Egli  lafua  porgendo  à la  mia  muto 
Tfon  affettò  che*l  mio  pregar  fornì  (fé  y 
Vergine  bella  non  ricorri  m uano> 

Io  ne  farò  tuo  defenfor  mi  diffe  . 

JLnco  i Leggi  sii  danno  per  fegno  di  concordi  di  tregua > e di  pace  la  con- 
giuntione  delle  mani . Come  fcriue  ccurfio  feguitato  da  Baldo>e  dal  Rjti- bl  l- 1 • 
no.  In  una  medaglia  di  tìadriano fi  uede  immagine  dellTmpemore>  chc^f6.^1/ fon 
congiunge  la  (ua  mano  con  quella  d'un  Dio^beflà  fedendo  conquefie  pa 1 ilt  1 ’** 
fole  JIDVENTVS  ^VG>  Tfella  medaglia  d'albino  figliuolo  adotiiuo 
di  Brutto  ni  fono  due  mani  congiunte  in  fede , per  ejprtmer  la  concordia 
de'  congiurati  contra  Giulio  Cefare  * Nel  rouefeto  dJuna  medaglia  di  Tito 
Imp.fcno  due  figure  che  fi  danno  la  mano^che  dinotano  la  reconciltatione , 
e la  pace  di  effoT  ito  con  Domitianofuo  fratello.  Etinunadi  erualmp . 
fono  due  mani  giunte  tnfieme  con  quefie  parole  apprefio.  C01S{C0BJ)IjI 
EXEl\ClTVVM . Etin  un'altra  dKAntonìno  Filofcfo  fono  due  figure  che 

Ooi  con - 


Nel  Triónfi, 
della  Morti 
eap.i . 

C.I  rfiMl 


C.jj.y?.** 


19*  Dell’Arte  de’ Cenni, 

congiungono  le  lormani,per  cfprimer  l’amor  che  era  tra  effo  yAntcmno2& 
X.V evo  fratelli%e  conforti  nell' Imperio.  Similmente  in  una  di  ^Adriano fo- 
no due  figure  che  fi  danno  la  mano , Cuna  della  Dea  Felicità  , e l'altra  di 
Udfiano  con  quefte  lettere  FELICITMS  MVG*  Ter fignificar  la  Feli- 
cità di queflo  Imperatore^ del fuo  Imperio.  Eraui  ancoilfimul acro  del 
Dio  Fidio  con  due  figure  Cuna  delCHonorefi’altra  delia  Verità , che  cogititi 
geuano  ir  fiume  le  loro  mani  defìreye  nel  mc%o  di  loro  era  yAmore^che  efifiri 
menano  il  nero {incero  legame  della  fede . 

Mano  delira. 


a 7. 


Pfih  1 17. 
Ffal.zo • 
JExod  3 i. 
Vetit.51. 


Mn. 
J£n>  6 • 

Sé».  1515, 


JEn.lié 

Scn.  1 69. 

pedinine 
a Sm 


FV  la  mano  deflra  dagli  antichi  hanuta  in  gran  rineyen^a  come  ccfa~> 
{aera,  e {limarono  in  efjahauerlafuaftde  la  Fede  : e perciò  Catto  dì 
ftender  la  deflra  mano  erafiegno  di  fedele  dì  pacete  fu  anco  {imbolo  difer - 
meyrga  di  iìabilità.e  dipotcn^aionde  èferitto:  Dextera  Domini  fiecitvir- 
tutemydextera  Domini  exaltauit  mey  & alerone:  & dextera  tua  inueniat 
qui  te  oderunt . Et  anco:  Eduxifii  Domine  popnlum  tuum  deterrà  Megy - 
pti  in  fortitudine  magna}  & in  manti  robuha . Virgilio  uolendo  ejfirimer 
la  potenza  di  Gioue  dice  : 

Tuaque  hic  obrue  dextra. 

Et  parlando  della fortegga  di  Marcello  dice: 

— — Inuiffaque  bello 
Dextera • Et  il  Tetrarca  : 

\Amor  con  la  man  deflra  il  latto  manco 
M'aperfie , epiantou’entro  in  meiy  il  core 
Vn  lauro  verde . 

Il  ES  Latino  inuocando  i Dei , & loro  promettendo  di  feruar  à Troiani  la 
pace>reflaffe  vincitore òTwtnoyò Enea* 

Sufpiciens  ccslum>tenditque  adfydera  dextram: 

Il  Tetrarca  volendo  dire  cofa  felice  dice  molte  uolte  cofa  deflra  : 

Quelfiol  che  mi  mofìraua  il  camin  deflro 

Di  gir  al  del  con  gloriofi  pafifi.  Et  un'altra  uolta  : 

Che  {altro  amante  ha  più  deflra  fortuna . 

E d'un'buomo  opportuno , e piaceuolmente  prudente  fi  dice  ch'egli  nelltfj 
fitte  attioniye  maniere  ha  gran  defìre'gga . E Cicerone  laficiò ficritto  : Qua 
, malafiuntfiinifìra  dicimus  edam  fi  dextra [unU 

Mano  liniera. 

Limano  finiflrayCh'è  dell'altra  più  debileye  pigra>&  alla  tenacità  più 
accommodataj  comeficriue  Tierio,fiegno  di  cuftodiayed'auaritiayefie 
condo  Tlauto  è indicio  difuracità > percioche  introducendo  una  roffiana*, 
che  dimanda  ad  un  giouinetto  lamanoy&egli  porgendole  la  deftradifife: 

— — - “ yhi 


Parte  P ri  ma^.  193 

ybì  illa  altera  e fi  [unifica  l&ua  i II  cbefùpià  chiaramente  lignificato  da  -f«  ?&/*• 
Catullo  (cmiendo  adAfinio  dicendo  così  : 

Mater  t&narn  Mfini,  manti fìniflra 
T^on  bene  vtens,  in  loco,  atque  umo 

Toìlis  lintea  negligentiorum . Mangiaua  quefìo  galant’huomo  con  la  de - 
lìrate  con  la  finifira  rubbaua  le  fatui  ette  della  menfa . Et  andar  per  la  uia 
finifira  è caminare  per  la  uia  del  fenfe , e del  piacere  , come  per  la  defìra-> 
della  ragione, e della  virtù.  Il  Tetrarca  di  Madonna  Laur aparlando  dice: 

— T emendo  non  fra  uia 

Mi  fianchi  >ò  in  dietro  da  man  manca  giri  $on  14$. 

Ir  dritto  alto  m'infegn a.  Virgilio  dice: 

Si  mensnon  hzua fuiffet . E Collìmacho  : 

Muhts  iauaquidemmens  eft, (ed numina dextra* 

Della  delira,  & finiftra  mano. 

Slcome  la  mano  de  sira  era  fegno  di  bene „ cofi  la  finifira  di  male  : onde  .19. 

babbiamo  nella  diurna [crittura  : Cor [apientisin  dextera  eius,  & cor  zc:L  io. 
fluiti  in  finifira  xllius . E Salomone  parlando  di  colui , che  ama  la  fapienga 
dice:  Longitudo  dierum  in  dextera  eius  perche  con  la  mano  defird  fi  nume - Preu.3, 
rana  da  cento  in  su  : Onde  Giuutnale  di  T^efiore , che  riffe  affai  dijfcj  : 

Dextra  ccmputat  annes. 

Efoggionge  il  Santo:  Et  in  finifira  illius  dittiti#,  & gloria  , perche  la  fìni- 
flra  è tenace, e furate, come  s' è detto*  Etaltrcuc.  ls(e  declines  addexte-  Prou.*. 
ram,neque  ad  ftmflram:  uiasenim  qua  a dextris funt  nouit  Dominus,per- 
uerfa  verò  funt  qua  à finifiris  funt . E S.Taolo  dice  Exhibeamus  nofmetip - Ad  Ccr  6. 
fos  in  omnibus  ficut  Dei  minìfiros  in  virtute  Dei  arma  iuflitla  à dextris , 

& à finifiris,  ciò  è nelle  profpentà,  e nelle  aduerfità,e  però  Soggiunge  : per 
gloriam,&  ignobilìtatem,per  wfamiam,&  bonam  famam.E  ficome  Cbri- 
fio  S.  3^.  volendo  dire  che  manderà  gli  feelerati  all'Inferno  ,&  i giusti  al 
TaradifodiJfeiStatuet  ouesà  dextrishaios  ante  à finifiris.  Coft  Virgilio  Matt.  *5. 
diffe,che  per  la  parte  defìra  l' anime  andauano  à goder  la  felicità  decam- 
pi Eli  fi, & perla  finifira  alle  tartaree  peneri  : 

Dextera, qua  Ditis  magni fub  mesnia  tendit  : 

Hac  iter  Elyfium  nobis } at  Una  malorum 
Exercetpeenas , & ad  impia  tartara  mittit . 

Di  quefle  firade  parche  intendere  P^iriofio  quando  parlando  di  Grifone , 
di  *Aquilante,e  d'^ifiolfo  dice  : 

Totutobaurian  pigliar  la  uia  mancina, 

Ch'era  più  diletteuole,  e più  piana , 

E inai  non  fi  [co fiat  da  la  marma , 


i $4  Dell’Arte  de  Cenni, 

Ma  per  la  defira  andaro  borrida,e  firana • 

Conforme  à quel  /imbolo  che  Titagora  [opra  lalittera  T.  formòli  che  al- 
cuna co  fa  fi  dirà  nel  capo  della  Grammatica  : Mentre  7s(.  S.  ci  commanda 
M*u.  6 . che  facciamo  occultamente  elemcfiaa  dice:  nefeiat  fini  tira  tua  quid faciat 
dextera  tua . In  fomma  ficcme  vna  cofa  fi  nflra  s' intende  contraria  , & 
infelice:  Cefi  una  delira  felice^  proserà.  Virgilio  per  dimoflrar  un  gran» 
d'affetto  (n  Enea  quando  gli  comparuero  manti  i fuoi  compagni  che  hauea 
creduto  effere  flati  nclmare  a fegati , fa  che  loro  porge  ambe  le  manidi - 
jgn  j cendo:  - Sic  fatusy  amìcum 

ìlionea  petit  dextra3Uuaque  S ergeftum  * 

Et  Epiteto  Filofofo  Stoico  diffe>che  tutte  le  cofe  haueanò  dui  manichi  delti 
quali  pigliando  il  deliro  tutte  buone  pareano , e catiue  fe  il  finifiro  era-* 
prefo.  È/e  gli  auguri]  de  gli  vece  Ili  alcuni  dalla  parte  defira  erano  filma - 
ti  buoni  , & altri  dalla  fimifira  . Che  Cicerone  cefi  dicendo  confimi* 
Ve  diuinat*  Mys  auibus  dextra}ali]s  lana  datum  augurium , Conforme  à quello  che 
dijfevlauto  : 

in  Afin.  Ticus,&  ce  mix  e si  à heuaycoruus  porrò  à dextra * 

Et  perciò  il  Tetrarca  diff  ; 

Sm.  17 6 Qual  deliro  Coruoyò  qual  manca  cornice 

Ve  dium.i.  Canti'  l mio  fato*  Cicerone  dice  : Romani  sfinifira  ; Graijs}&  Barbaris 
dextra  mehora. 

VMncflo  commemorando  Ì Infegne  di  due  Trcncipì  e Signori  dell* effera- 
to del  Re  Mgr amante  dicc^  i 
€.14  /1.17,  7{pn  sò  s'habbino  ò 7/ottole9o  Cornacchie  * 

0 altro  manco , & importuno  augello , 
il  qual  da  1 tetti , e da  le  fronde  gracchio 
Futuro-mai  predetto  à quefiQy  e a quello . 

Tlutarco  rendendo  la  ragione  perche  1 fìnifiri  auguri]  pronofiicaffero  bene 
dice:  Quid  < fi  qmd  aufinciorum  quod  fimlìrum  dicuur,prvjperumfac  fe- 
cundum putatmi  Mn  quod  terrenai&  mortalia  diuìnis,ac  calefiibu scon- 
trarla , & oppofita  mdicanUs  exifì  mauerunt  qua  nobis  finiftra  efjent  > 
Deos  à dcXira  dmitterefCbe  cefi  amene  quaio  alcuno  et  è afTtncotro^he 
la  fu  a mano  de  fifa  corrtffonde  alla  noft/a  fintftra.  E però  leggiamo  che  t f 
fendo  oppoHo  à Teodoro  Mteniefe>per  la  fua  domina  alcuno  migli  or  non 
dìuènire  argutamente  rjfofe,  ciò  accadere  perche  ifuoi  /colane  n la  ma- 
no fim  fira  riceueuano  quellOtCtfegli  con  la  dtiìra  loro  porge.ua . Virgilio 
pone  tutte  due  le  mani  per  la  fonema  del  corpo}diccndo  che  uincbije: 
Mmé  Forte  recenfebatnumerumycharofquenepotes 9 

Eataque  fortirnafquevirum9morefque}manufquc* 

Sono 


Parte  Prima-* . 19  > 

Sono  alcuni  che  egualmente  adoperano  la  deflra>e  la  finifira  mano , che^a 
ambidefìri  fono  detti . Tale  fà  quell*  ^ioddo  Capitano  del  popolo  Hebr  co , W 3. 
Qui  vtraque  manu  prò  dextra  utebatur.  E tali  furono  queifettecento  Ga- 
baoniti  ita  finifirayac  dextra  pmliantes,de*  quali  fi  legge  nella  j atra  Hfio • iutiero, 
ria.  Lex  in  manìbus/i  dice  in  prouerbio,per  accennare,che  la  cofa  di  che  fi 
tratta  non  s'ha  da  decider  con  la  ragione , ma  con  la  for^a  come  apprefja 
V Arlotto  dijje  colui  : 

Mia  ragion  mi  farà  mia  feimitara , 

E faremo  ilgiudicio  ne  la  sbarra . 

Porger  la  mano  delira  in  atto  di  raccoglierete  follarne. 

NEUa  medaglia  della  confecratioue  di  Coflantino  Imperatore  fi  vede  , 2. 0 
vna  Imagine , che  rapprefenta  l'anima  fua  nuda y coperta  alquanto 
d'un  lenzuolo;  la  quale  [opra  un  carro  tirato  da  quattro  caualli  è portata 
in  cielo , doue  è raccolta  da  un'altra  figura  che  con  la  mano  fa  il  già  detto 
gefìoycon  quefle  lettere  f otto : COISgS . nel  qual  modo  aU'hora  rapprefen- 
tauano  le  loro  confecratiomsciò  è che  l'anima  dell' Imp  f offe  raccolta  dalla 
mano  delira  di  Gioue  : e cefi  nel  Tanegirico fatto  à Coflantino  Magno  fu 
detto . Ver  è enim  profeti  ò illi  fuperum  tempia  patuerunty  receptufque  efi 
confenfu  cceliytum  loue  ipfo  dextram  porrigente • Virgilio  fa  che  Enea  di- 


ce all'ombra  d'+Anchìfefuo  padre . 

Daiungere  dextram 

Da  genitoryteque  amplexu  ne fubtrahe  nofiro.  Et  anco  : 

Da  dextram  mifero , & tecum  me  tclle  per  undas . JEn.  6. 

La  bella  Armida  dice  d Goffredo  : 

la  tua  defira  effer  dee  meno  aue^a  c. 4 /?  41 

Di  folleuaryche  di  atterrar  altrui . Il  Tetrarca : 

Speranza  mi  lufingaye  riconforta y So n,  \ 77* 

E la  man  defira  al  cor  già  fianco  porge . Et  altroue: 

Ma  tu  fignor  c'hai  di  pietade  il  pregio 

Torgimi  la  man  defira  in  qutfio  bofeo.  UT  affo  di  Ruggiero  dice:  c*nz 

E uerfo  gli  altri  poi  lieto  conuerfe  c.is.yM 

La  deflra3e'l  uolto  à l'accogliente  amica. 


Et  in  Giobbe  è fcritto:Vocabìsmey&  ego  reffondebo  tibi  operi  manuum^Gap. 14. 
tuarum  pornges dcxteramXhrfio  SM. quando  rifanatta gli  infermitòmor 
ti  rifufcitaua  porgeua  loro  la  mano  defira  : onde  leggiamo  in  S . Matteo , CMp 
che  entrato  nella  cafa  di  S.Vietro , doue  lafuocera  fua  era  dalla  febre  op - 
freffa:  Tetigit  manum  eiusy& dimifit  eamfebrisy&furr£xits&minifira - 
batei.E  del  Leprofo  è fcritto:ExtédensJES V S mavu  tetigit  eumy&  con - Gap  $. 
fefiimmundatus  efi  lepra  eius . E della  figliuola  di  quel fignore  : Tenuit  ^ ? • *• 

manum 


%<)  6 Dell’Afte  de3  Cenni , 

mamtm  eius,&  furrexit  puefla  . Quando  gli  antichi  contrahetiano  la  coti* 
giuntione  deli'hoffit  alita  fi  dauanojcambieuolmente  Umano  ; ondeqilefìo 
atto  accennerà  anco  di  raccoglier  alcuno  come  hoffite}&  amico » Virgilio: 
— - - yeterem  pinchi fem  agnvfcit  amicum 
Sn,  7 » limgìmus  hoffitio  dextras,  & tetta  fubimus» 

E co  fi  vallante  raccolfe  Enea: 

* Accepìtque  manu  dextramque  amplexus  adhefit . 

Mn.  s.  E Cicerone  a Cefare  diffe:  Ver  dtxtvam  te  iftam  rogo,quam  l{egi  Deìotà* 
Ero  Reg . Dè ro  bcjpcs  beffiti  porrexitti  ; iftam  inquatn  dexteram  non  tara  m bellis , ne* 
set*  ^ qus  tnpr&lijs,qiiàminpromiffis3&  fidefmiorem.  E anco fegno  d*  amore 
quando  dopo  pericolofa,e  lunga  abfen%a  fi  rinedono  gli  amici,  comefece^j 
Tobia  nel  rirorno  del  figliuolo, alqu  ale  data  manu  occurrit  obuiam.TJeili 
Tòkiì,  reuefei  delle  medaglie  d* \Adriano  è quejìo  getto  di  porgerla  mano,  perfe - 

gno  di  raccoglierlo  con  allegrerà  da*  fuoi  lunghi  uiaggi:&  in  unofiuede 
la  figura  di  I\pma  armata  fedente,  che  da  la  mano  all'Imperatore, che  ttà 
in  piedttfon  quette  lettere  JLDVET[TyS  *AVG*  In  vn* altra  medaglia  è 
Vitteff a figura  di  B^pma  in  piedi  armata , che  porge  la  mano  à quella  delVi- 
Beffo  Imp.cheftà  parimente  in  piedi, ma  in  atto  riuerente,con  lemedeftmt 
lettere^* 

Mano  aperta,  e chiufa. 

^ ^ T Jt  mano  aperta  è getto  di  liberalità , ficome  il  tenirla  chiufa  è atto  di 
JL/  au  ariti  a, dell*  uno, e dell'altro  ge fio  fi  legge  nella  diuinaferìttura:  Si 
15.  vnus  defratribus  tuìs  ad  paupertatem  deuenerit,  non  obdurabis  cor  tufi, 
nec  contrabes  manumjed aperi  eam  pauperi , & dabis  mutuum  quo  eum 
ìndigere  perjfexeris.  Dante  de * prodighi  dice: 
ìatfr  i2,  jiìVhor  m* àc cor finche  troppo  aprir  l'ali 

Tot  tank  mani  à /fender»  E de  gli  auari  : 

Duetti  refurgetanno  del  fepolcro 
2 nfe?  7,  Co'l  pugno  chwf»  L'^Arìcfio  : 

Fin  che  quella  auro  non  me  ne  dolfe  » 

M dolfe  di  ucdtr , che  poi  la  mano 
Chiufa  re  fio,  eh*  ogni  timor  fi  fciolfcj. 

Il  Tetrarca  dimandando  certo  l.bro  di  S.*Agoftino  ad  un'amico  fuo  fi  f e ruì 

di  qutfìo  gefto  dicendo  : 

Tercbe  tien  vtrfo  me  le  mani  flrette , 
sin.  32/  Centra  tua  ufan%a  ? i prego  che  tu  l'apri  > 

E vedrai  nufeir  cofe  leggiadre L . 

E anco  la  mano  aperta  gefto  di  liberalità , e perciò  nel  rouefeio  dfuna  me* 

dagli a 


2.2, 


a 


c*p  *• 


Parte  Prima ? 497 

digita  di  Tib.  Claudio  Imp.i  una  figura,  che  nella  mano  defitti  tiene  un  ca- 
pete,e la  finiftra  quanto  più  può  aperta, con  quefla  infcrìttione . LlBB.Bc 
TAS  AVGVSTA  ; perciocbe  ficome  il  capello  è fìmbolo  della  libertà  % 
come  ultronei' è dettolo  sì  la  mano  aperta  bà  il  mede  fimo  figni ficaio . 

Condurre  alcuno  per  mano. 

Ovetto  è gefio  d'amoreuole  compagnia . Il  Tetrarca  nel  Trionfo  deU 
la  Cattità  differì 
Armate  eran  con  lei  tutte  le  fue 
Chiare  uirtuti  ; ò gloriola  febiera , 

E tene an fi  per  mano  à due  à due . 

E nel  Trionfo  della  Fama  dice  d’Homero  : 

A man  à man  con  lui  cantando  giua 
llMantouancbedipar  feco  giottra. 

E Dauidde  lafciò  ferino  : Tenui fli  manum  dexteram  me  am  > & in  uolun* 
tate  tua  deduxiftt  me,  & cum  gloria  fufeepifli  me . Così  Enea  fu  condotto 
per  mano  al  Tempio  d*  Apollo  da  Fieno  Sacerdote , dicendo  Virgilio  : 

- — —Meque  ad  tua  limina  Thabe 
Jpfemanu  multo  fuffenfumnumine  ducit , 

Atque  h ac  deinde  canit  dtuino  ex  ore  facerdos . 

E quando  gli  Angeli  conduff ero  l'innocente  Lotte  fuori  dell'infame  Città 
con  la  fua  famiglinola  apprehenderunt  manum  eius,&  manum  rxoris , acGen.igl 
filiarum  eius3eduxeruntque  eum . 

Porger  le  mani  in  atto  di  chieder  aiuto . 

QVeflo  gefio  di  porger  la  mano  nuota , come  fanno  i mendichi , in  atto 
di  riceuer  alcuna  cofaiè  conforme  à queWantico  prouerbio  contro-» 
Vauantia  de  gli  Ateniefi:  Atticusmoriens  porrigit  manum . E leggiamo 
in  Anfio fernet  : 

TJam  cum  preedmur  largiantur  rt  bona 
Manum  fupinam  porrigentes , ftant  reluti 
i Hibil  daturi  ,fed  recepturimagis . 

{Virgilio  di  A cbememde  abbandonato  nell'! fola  de  Ciclopi, ueduta  l’arma- 
ìtad’Enea  che  era  cantra  fuauoglia  colà  giunto >bramofo  d'effer  leuato  dal 
spericolo d'tfler  da  quei  mottri  deuorato,dice  che pmoueri  Troiani à pietà 

Supplexmanus  adlittoratendit.  JEn.fl 

Ft  di  quelle  anime  che  bramauano  d’effer  da  Caronte  traghettate  dice  : 

Stabant  orantes primi  tranfmittere  curfum, 

FendebantquemanuSy  ripa  rlterioris  amore. 

Et  Oiiidio  di  Arianna  da  Tejeo  abbandonata , quando  da  lei  per  marcA 
aggiutu: 

Tp  Hai 


InctciitMÙ 


il 


a. 9 8 DeirArtc  de  Cenni, 

* °*  Has  tiblf Ungendo  lugubrìa  pe fiora  laffas 

Infelix  tendo  trans  [reta  longa  manus.  Dante  dice  : 

4*  yìdi  gente  fott'effo  al^ar  le  mani 
Sgridar  non  sò  che  uerfo  le  fronde  > 

* Quafi  bramo  fi  fantolini, &uani. 

Dione  Hi  fiorico  parlando  de  gli  Mmbafciatori  di  Decebalo  Rè  de*  Dati, 
chefà  da  T vaiano  fuperato  , dice  che  gli  concedè  la  pace  mentre  però  ella 
gli  fuffeda  Romani  ratificata , & da  lui  nel  Senato  gli  Mmbaj datori  del 
Rè  introdotti , dep  o fui  s armi  s , manibufque  in  / eruilem  morem  porre  fiis, 
cum  multa  fupplices  dixiffent , ratificata  per  Senatum  pace , quam  Traia - 
nus  Regi  dederat,  arma  refiumpfere  . Tibullo  dolendoli  dell*  aitar  iti  a della 
Ub.i.eleg.  fua  TS^emefi  dice L.  : 

4-  llla  catta  precium  flagitatvfque  manu. 

Dareà  man  piena. 

• *4»  V (fio  gefìoeffrimerà  corte fia,  e de  fiderio  di  dar  affai,  come  dice  il 

* Ad  Ai  tic.  prouerbic:Tlenamanu.  Cicerone:  Familìaris  tuus Horatius,quàm 

^ piena  manu,quamornatè  no  firaslaudes  in  aftrafusìulit . Tibullo  : 

lib  z.eleg  T u pYocul  hinc  abfis  cuiformam  rendere  cura  efl , 

9*  "Et  precium  piena  grande  re f erre  manu.  Seneca  : 

in  decUm*  nheraliter  hodie , & piena  manu  faciam . 

Virgilio  nelTeffequie  del  giouine  Marcello  fa  ffargtr  i fiori  a man  piencj 
J£n.6.  dicendo . \ —Manibusdate  lilia  plems. 

Che  fu  imitato  dall*  Mirio  fio  quando  dìffe  che  fopra  i uincitori  un  nembo 
d’ herbe, e di  fiori 

c.44  ^-51  Donne,  e donzelle gittano  à man  piene . 

Et  un* altra  uolta  parlando  del  naf cimento  del  Cardinale  Hippolito  da  Efle 
dice  che  Cioue, Mercurio,  Venere, e Marte  : 
jL  man  piene  ffargeano  eterni  fiori. 

llSauiodiffe:  Meliorefi  pugilluscum  requie , quàm  piena  rtraquema- 
nu  cum  labore , & affli  fi  ione  animi.  Si  uj a anco  quet (io  modo  di  dire  per 
atto  di  grande  offe  fa*, come  l*usòTibullo  quando  dìffe: 

Heu  canimusfruflra,  nec  verbis  v;fia  patefeit 
lanua,  [ed  piena  efl  percutienda  manu . 

Dante  così  dìffe  di  Virgilio  che  otturò  la  bocca  al  Latrante  Cerbero  : 
lnftr.6 . EilDucamiodifle/ele  fue  [fanne, 

Trefe  la  terra , e,  con  piene  le  pugna , 

La  gittò  dentro  à le  bramofe  canne . 

Dar  alcuna  cof a br  cui  manu  è darla  prontamente  :e  per  lo  contrario, Unga 
manuy  tardamente* 

------  Dar 


Parte  Fritrau.  V9* 

Dar  alcuna  co  fa  con  tutte  due  le  mani. 

Qyeflo  farà  getto  di  gran  magnificenza,  & anco  di  prodigalità,  che  , ^ 

per  prouerbio  fi  dice:  <Ambabus  manibus  haurire , onde  lArìttofx-  ' * * 

ne  diffe;Vtraque  manu  bona  diffsrgens  publicafugit.Tlatone  lafciòfcrit  in  £?««/<*. 
io:  Et  quod  dici  folet,  nequaquam  altera  prendendum  manu,  quin  magli  ln  tyW* 
ambabus . E cefi  il  getto  di  uoler  percuoter  con  tutte  due  le  mani , farà 
fegno  di  uoler  grandemente  offendere, ciò  è con  la  maggior  forza,  & effe  a 
eia  che  fia  poffibile.  Argante  apprcffoil  Taffo  per  ferir  Tancredi : 

La  man  finittra  alla  compagna  a eco  fia , 

£ con  ambe  congiunte  il  ferro  abbuffa.  E Rodomonte  appreffo  l^riofto: 

Getta  lo  feudo , e à tutto  fuo  potere 
Siti' elmo  di  Raggierà  due  man  fere  ; 

Fere  ilTagan  Ruggier  quanto  più  puote  ,% 

Con  ambe  man  f opra  ogni  pefo  graui . 

Bauer  molte  mani  è fegno  di  molta  fortezza^  per  quetto  rifletto  Briareo 
fu  finto  hauer  cento  braccia, e cento  mani,& il  prouerbio  diceiMult*  ma - 
nusonusieuiusredunt. 

figliare  con  tutte  due  le  mani . 

Accenna  che  la  cofa,che  fi  piglia  fia  difficile  da  trattenere,  e pericolo - - s* 

fa  da  fuggirci  di  mano . Tlatone  parlando  di  colui  che  vfafofifmi  *Z 
metafore  am  ente  diffe  ; Vides  igitur  ver  è dici  bettiam  hanc  effe  variam,  ìn  scphìfì* 
wequef ’qu  d dici  folet)  mica  manu  capiendam  . Booz%p  ^ Ruth  e diffe:  P * # 

Extende  paUiumtuurn,&  tene  vtraque  manu.  Ruth.^. 

Tener  alcuna  cofa  nel  pugno. 

E sprimerà  certo,e  ficuropoffeffo,& attuai  dominio  d'alcuna  cofa, Via  z 7 

tane  diffe  : Qui  mhil  effe  putant , quicquid non  peffint  ttriftim  mani - ln  'TeJ* 
b . s apprehendere:  onde  hebbe  origine  il  prouerbio , Tugno  tener  e, eh  e noi 
volgarmente  diciamo  d'hauer  alcuna  cofa  in  pugno,  ciò  è poffederla  fer- 
mamente ,&  irreuocabilmente.  Cofi  diffe  sbramo  alla  moglie  fua  quan- 
do le  rinontiò  lafantefca  Agarre , di  cui  ella  eragelofa  : Ecce  anelila  tuaGtn.  1 6. 
in  manu  tua  ett,vtere  ea  ut  hbet . E Salomone  diffe  : lufiomm  anim&  inSaP  ì* 
manu  Deifunt . E cofi  finalmente  Iddio  ifieffo  per  mcj tirarci' a, ff aiuto  do- 
; minio  eh' egli  ha  [opra  di  noi  d(ffe:Egopercutiam,&  egofanabo,&non  efiDeuUf-li* 
qui  de  manu  mea  poffit  eruere.  Il  Tetrarca  parimente  diffe  : 

Morte  mi  s*era  intorno  al  core  auolta , 

2ie'  tacendo  t' potè  a di  fua  man  trarlo  . Car^ 

Dar  di  mano  in  mano. 

FEr  manus  tradere,&  de  manu  ad  man  uè  modo  di  dire  tolto  da  quelli  , ^ 
che  [caricano  le  nani , ò le  carta  di  robbe  porgendofele  d!una  mano  ' 1 5 * 

Tp  z nell'al - 


300  DeSl’Arte  de’  Cenni, 

nell* altra, e co  fi  co'l  mevto  di  molti  facendole  d'un  luogo  leuare  & alirouè 
f.f°  facilmente  riponere . M ppreffo  Liuioè  feriti  o:T  ale  confiliumfuì  recipien 
. / . 8.  di  inierunt:  fafces  ubi  confederane  per  manus  ttramentorum,ac  virgulto - 
T.  r ..  WWifóorum  fumana  erat  in  cafìris  copia  yint  er  fe  traditcs,ante  aciem  col « 
hi  fami  » locauerunt.Et  per  metafora  Cicerone  dìfje:  Totum  denique  hominem  tibi 
trado  de  manu,ut  aiunt,in  manum  tuam  iflam,et  vittoria, & fide  praflan- 
tem  . Ter  manus  tradita,  fi  dicon-quelle  cofe,che  non  fiferiuono,  ma  che 
per  traditione  p affano  à pofi eri  come  de*  fiacri  mitterì  aueniua.  Il  Boccac - 
ciò  nella  ISfouella  raccontata  al  Saladino  da  Melcbifedcche  Giudeo  , par « 
landò  di  quell* anello,  nel  quale  la  fucceffione  del  l^egno  confi  tteua  dicchi 
che  andò  quell'anello  di  mano  in  mano  àgli  altri  fuccej]  ori* 

Dar  fuori  di  mano. 

^T\sA  queflo  atto  dì  dar  fuori  di  mano,  ch'idi  priuar sedei poffejfo  di 
xJ  quella  cofa  che  diamo  ad  altri , è fiata  detta  la  manomiffione , e 1*lj 
emancipatone  ch'èdar  la  libertà  a'fierui ,e  liberare  i figliuoli  della  mano\ 
epoteflà  paterna', & ficome  nella  cerimonia  della  manomiffione  il  patrone 
lafciaua  la  mano,del  feruo,che  prima  teneuaicofianco  h oggi. nell*  emanci- 
patone co  fiumano  i padri  di  laf dar  a'  figliuoli  la  mano,  che  prima  gli  ha - 
uè  ano  prefa,  effrimendo  con  queflo  getto  la  liberatone  che  i figliuòli  ,&i 
Tf*l'i  4*  f€rui  dallapoteflà  del  padre, ò del  patrone  confeguifcono.  Dauiddedi  Dio 
£cc  7'  diffe:  Extendit  manum  fuam  retribuendo  . £ Salomone  deWhucmo  ricco 
diceua  : Tauperi  porrige  manum  tuam . Gli  antichi faceuano  fatue  che 
rapprefentauano  Vittorie  che  porgeuano  con  le  mani  palme , e corone  di 
gran  pregio, le  quali  effendo  loro  tolte  da  Dionifio  Tiranno  di  Sir  ago  fa,  e di 
vai.  Max.  dò  rinfacciato  come  facrilego , diceua, t ( e acciperenon  auferre,flultumque 
lib.iy  cap.i  ejje£  quibusbona  precamurab  hisporrigentibus  nolle / umere • 

Lauarfile  mani. 

OVefto  ègettodi  monderà,  e d'innocenza,  accennando  cefi  efifiermon 
do  l'animo, come  fi  mondano  le  munirei  vecchio  Teflamento  era ^ 
commandato  che  i più uecchi  della  città  pià  vicina  al  luogo  dell'occulto 
Zenit  s°*  & omicidio  fi  lati  afferò ie  mani  dicendo:  Manus  nottue  non  effuderuntfan 4 
Cap.  tz.  guinem:  èferittoin  Giobbe  :Sàluabiturinnocensin  munditia  manuuwLj 
&fal  17.  fuarum . Et  Dauidde  pregaua  Dioche  lo  rimunerale  fecundum  mundi- 
?/*/.* 5». 6*  tiam  manuum  fuarum.  Etdiffe anco  . Lauabo inter  innocentes manus 
meas.  ES.GiacobonellafuaEpittola  efclama:  Emundate  manus,  pecca- 
tore s , & purificate  corda . £ Tilato  prefa  l'acqua  fi  lauò  le  mani  alhtj 
prefen%a  del  popolo  dicendoilnnocens  ego  fum  à fanguine  iujìi  kuiu svar- 
iando della  morte  del  nofìro  Redentore . il  qual  ccftumefù  anco  appreffq 
ì Gentili,  & perciò  in  Hefìodo  è [critto  : 

un - 


Parte  Prima-».  30* 

itunqum  mane  lotti  uinum  libaueris  audens  If>  6Ptf'  & 

lìlotìs  manibus.  Enea  diffe  ad  ^ tnchifefuo  padre , che  pigliale  ì Dei*16*- 
Venati , non  uolendo  egli  toccarli  con  le  mani  impure , & abbrunate  nel 
[angue  de 1 nemiche  primaf  nell'acqua  viua  lauandole  non  fi  purificale: 

Tugenitor  carpe  [aera  manuypatriofque  penate s, 

Me  bello  è tanto  digreffumy  ér  c&de  recenti 
^ittrettarenefasydonecmeflumineuiuo  v 

idbluero.  che  accennò  Tibullo  quando  diffe  : 

Calla  placentfuperìSfpura  cum  uefleuenite 

Et  manibus  puris fumile  fontis  aquàm . l 

V Melato  nel  fuo  Emblema  delT^ftinen^a  dìpìnfe  f opra  un  monumento 
un  vafo  da  lauarft  le  maniyCoH fciugatoioycon  quefti  uerfi  appreffo: 

Marmorea  in  tumulis  una  fiat  parte  columna 

Vrceusy  ex  alia  cernere  malluuium  eli.  v imbibi-, 

Ius  hac  forma  monet  dittumfine  fordibus  effe 
Defunttum  puras  atque  babuiffe  manus . 

Era  nel  vecchio  Tcflamento  effreffamente  da  Dio  commandato  folto  pe- 
na di  morteycbc  i Sacerdoti , prima  che  entr afferò  nel  tabernacoloydouef - Exo^  3 °* 
[ero  lauarft  le  mani , & i piedi  ancora . E coHumauano  anco  di  lauarft  le  & 4°* 
mani  quando  uoleuano  mangiare  : onde  i Farifei  ardirono  di  dire 
Quare  difcipuli  tuitranfgrediuntur  traditiones  feniorum  i non  enim  la- 
uant  manus  fuas  cum  panem  manducanv.ma  ChriSìo  diffe  loro  che  non  lo - Matth.  i r, 
tis  manibus  manducare  non  coìnquinat  hominem.  E far  alcuna  cofaillotis 
manibus  Sfarla  [en%a  premeditationey&  inconfideratamente.  Caio  Giu - Lue  T T; 
reconfulto  dice  non  conuenirft  fen%a  alcuna  introduttione}  iiiotis  manibus 
frotinus  materiam  interpretationis  trattare.  *e  ortg  tA~ 

Fregarfi  le  mani  fcambieuolmente. 

EMto  di  reciprochi  offici]  > & di  voler  contracambiare  il  beneficio  ri - 
ceuutoy  tolto  dall1  antico  prouerbio  d'Epicarmo  : Manus  manumfri - 
cat . Simile  à quell1  altro  : Mutuò  muli  fcabunt.per  che  quefti  animali  fi  fc- 
girono  fcambieuolmente  grattare:  & à quelTaltrOy  Fricantemfrica  :•  Et 
manus  manumiauat. 

Mani  oculate. 

SI  dicono  di  quelli  9 che  non  [olo  odono  y ma  uc  dono  in  effetto  [effe- 
cutìone  delle  cofe  à loropromeffe  : tolto  dal  detto  di  quella  T{of - 
fianay  che  appreffo  "Flauto  diffe  à quel  giou ine  che  le  promet-  \n 
teua  molto  9 e non  le  daua  cofa  alcuna , Semper , oculata  funt  noftrfi  ? 
manus ; credunt  quod  vident . E fi  dice  anco  oculis , & manibus  : una  co- 
fa  effer  chiarate  certa^com  i'vsò  Cicerone.  Cum  manifestò  venenum  de • ?To  ilum. 

prehen- 


ris. 


31 


31. 


3oz  Dell'Arte  de* Cenni, 

prehendì([ct,quód  vir  matris  Oppianicus  ei parauijfet , & res  non  Confe- 
ttura,fed  ocults}ac  mambus  tener  etur > ncque  incaufa  vlladubitatio  pof- 
Jet  cf['e,accufauit.  V Melato  da  quel  detto  di  Epicharmo:  Sobrie  uiuas , 
ncc  temerò  credasfpre(e  occafionc  di  formar  quell' Emblema, il  cui  corpo  è 
y Cocchio  fitto  nella  palma  d'unamano:  con  alcune  piante  di  pulegio, con 
quefii  ver  fi  appreso  : 

ZmbU  i 6.  credasene (Epicharmus  ait)  non fobrius  etto, 

Ili  nerui  human  A , membraque  mentis  erant . 

Ecce  oculata  manus,credens  id  quod  videt}ecce 
Tulegium  antiqua  fobrietatis  olus. 

Con  mano  chieder  filen tio  l 

, 2é  rj  Terger  innanzi  la  mano  defìra  aperta  è atto  di  voler  parlare,  ediri - 
^ chiedere  a"  circolanti,  che  tacendo  ci  afcoltino . Lucano  dice : 

M cju  i Vtquefatis  trepidum  turba  coeunte  tumultum 
e e cui  i yultuMxtraque  filentia  tujjìt.  Et  Ouidio  di  Gioue  dice: 

Ucu  i . — Qui  pofiquam  noce , manuque 

Murrnura  compofuit,  tenuere  filentìa  cuntti. 
jZft.Ap. ix  DiS.Taoloèfcritto:  Taulus ftans  in  gradbus annuii  manu  adplebem,& 
magno  filentio fatto  allcquutus  ett  lingua  Hebraa.  Et  in  un'altro  luogo  : 
CMp.i$tm  Surgens  antera  Taulus, & manu  fllentium  in  dteens,  ait.  EdiS . Tietrofi 
Cap.  ii.  legge: jtnnuens autemeis  manu  vt  t ac erem, narranti  quemodo  Dominus 
eduxijfet  eum  de  carcere.  Dante  fiferuì  dì  que/ìo  cenno  dicendo: 

Fur^  8.  Quand'io  cominciai  render  uano 
V udir ,& à mirar  ma  del* alme 
S urta, che  i'afceltar  chiedea  con  mano. 

E l*  Mio  fio  parlando  del  Cauaher  dal  nero: 

Con  manfè  cenno  di  uoler  manti 
^ face] s’ altro  alcuna  cofa  dire . 

Sbatter  le  mani  inficine. 

LO  sbatter  delle  mani  infieme  cioè  palma  con  palma,  che  plaufo  è det » 
to,era  fegno  d'allegrezza , e di  congratulai  fi  di  felice  fuccejfo  : co'l 
quale  applaufo  da'  oman  « buoni  Trencipi  erano  raccolti , & i cattiui 
co  fihli  uituperath  à che  aliudedo  Tropertio  dtffedel Trionfo  d’Mgufto: 
Lih,  3,  Ouavideamffiùlijs  onerato st<xj 'ari saxes 

vulgipLaufusfape  refiftire  eques . llcbefu  poi  ne'publici  fletta» 

coli  fjtruato  : 

Tanto  cum  ttrepitu  ludi  flettantur , & artes 
Digiti  <eque  peregrina,  qaibus  obhtus  attor 
Cum  fletti  in  fcena?  concurrit  dextera  Un  a* 

E però 


Parte  Primari  303 

E però  nel  fine  delle  ben  rapprefentate  fattole  dicevano  al  popolo  :T  laudi- 
tela fine  che  sfacendo  quefto  applaufo  dimoflraffe  che  la fattola  gli  f off 
piacciala , fìcome  quando  gli  era  Jpiacciuta  con  fibili  era  mantfefìato . 
Quintiliano  lafciòfcritto:  Tuncefl  commouenium  theatrum , cum  uentu  Uh.  6 . c>u 
e fi  ad  ipfum  illudevo  veteres  comoditi,  tragceiitique  clauduntur , Vlau- 
dite . Horatio  dìjfc*>  : 

Sefjuridonec  cantor,vos piaudite, dicat.  Et  un’altra  nolta,  in  veet. 

Qui  [e  credebat  miros  audire  tragcedos  lib.z  ep  z. 

In  vacuo  Ititusfeffor,  plauforque  tbeatro. 

Mentre  Virgilio  deferiue  il  giubilo  di  coloro  che  erano  prefenti  in  Sicilia , 
quando  Enea  faceua  far  quei  giuochi  in  honor  d'Mncbife  fuo  padre , dice: 

Tum  plaufujfremituque  virum,fìudijfquefauentunt 
Confonat  omnenemus. 

E per  lo  contento  che  riceuè  il  popolo  del  bel  colpo,  che  con  la  faetta  fece 
nell' arbore  vicino  alla  Colomba  il  figlio  d’Irtaco.dice  : ' 

Ingenti  fonuerunt  omnia  plaufu . 

E Dauìdde:Omnes  gente  spiaudite  manibus;iubilate  Deo  in  noce  exulta - p/a1a6' 
tionis . Ouidioytffirimendo  gefio  di  vana  letitia: 

Cumquefefellitamansaliquanouitatemaritum  , Trin.  **• 

Tlauditur , & magno  palmtifauore  datar . 

Dante  per  effirimer  allegreo^tyC  contento  dijfe: 

Quafi  falcone  cb’efce  del  capello  >, 

Muoue  la  tefta>e  con  l’ali  s’ applaude , **radm  \ 9, 

Voglia  mofìrando, e facendo  fi  bello . Vdrioflo: 

Ma  piu  de  l’ altre  una  virtù  m'hà  tratto  c.iz.fi.i, 

cui  col  core,  e con  la  lingua  applaude . 

| Il  Taffo  ancora  di  Goffreddo  eletto  da  i capi  dell* ejfercito  per  loro  Duce: 

I Ei  fi  motiva  à i foldati,  e ben  lor  pare  c.  1 . /?.$ 

Degno  de  l’alto  grado,  oue  l’ban  pofto  ; 

E riceuei[aluti,e3lmilitare 
Mpplaufofin  uolto  placido , e compoflo . 

Quindi  nacque  il  prouerbio.D'qs,bominibufqueplaudentìbus\  che  fi  dice  di 
cofa  che  fu felicemente  fuccejfa.Ciceronefcriuendo  à Quinto  fuo  fratello: 

Vatinium  à quopalam  oppugnabatur,arbitratu  noftro  ccncidimus}dv,sJ?o 
mmibusqueplaudentibus.Similmente  quando  i Magi ftrati,ò  gran  Senato- 
ri,che  erano  grati  al  popolo  dtfcendeuano  nel  Circo , ènei  Teatro,  erano 
con  applaufo  raccolti  onde  Horatio  d\ffe  : 
Silicer»tplaufus,quosfertMgrippa,ferastH . 

Ma  quejìo  geftoè  difcberno , e di  uitaperio  quando  uien  fatto  non  nel  fine 


304  Dell’Arte  de’ Cenni, 

delle  fattole, ma  in  alcuna  occafìone  deforme , e brutta , come  dice 
fio,  che  fu  fatto  al  uil  Martano  : 

C;i  xi  batter  de  le  mani,  il  grido  intorno 
Se  gli  Iettò  del  popolalo  tutto . 

E Gieremia  parlando  alla  distrutta  Città  di  Gierufalemme  : Tlauferjtnt 
fttper  te  mambus  omnes  tranfeuntes  per  viam  fibilauerunt,&  mouerunt 
caput . Et  da  quefio  sbattimento  delle  mani  che  plaufo  dicono  deriuano 
cxplofum,che  ruol  dir  magno  ttrepitu  reiettum,onde  Cicerone  diffeiSen- 
Cap,  tentiam  ,s4riftanisiTyrronts)& Heyilifuifje  explcfam.Quefio  sbatter  del- 

le mani  infieme  è anco  getto  di  dolore:  onde  Dante  parlando  de  igefti  do «. 
loro  fi  deli  anime  dannate  nell'Inferno  dice : 

Infirmi  * Tavole  di  dolore, accenti  d'ira, 

Foci  alte, e fioche , e fuon  di  man  con  elk. 

V vinetto  parlando  d'olimpia , che  fi  differaua  dietro  ilfuggitiuo  direno* 
c.ioa/?.23  Edoue  nonpotea ladebìluoce 

Suppltuail  pianto,  dibatter  palma  à palma . 

E ragionando  della  morte  di  Tinabcllo  : 

Cz^fiA  6 E>ùp°  nonmolto  la  bara  funebre 

Giunfe  à Jflendor  di  torchi,  e di  facelle  , 

La,doue  fece  le  ftvida  più  crebre 
Con  un  batter  di  man  gir  à le  Stelle^. 

K/^.24.  Sl  ha  nella  diurna  fcrntura  ; chelratus  Balaccontra  Bdaam  compio  fi  s 
mambus  ait:  >Ad  maledicendum  inimici smeis- hoc aui  te>  quibus  e contra- 
rio tertiò  benedixifti . E quefio  è pur  atto  di  dolore,  perche  l'ira  è fempre 
€„p  SI#  co'l  dolore  congionta:onde  diffeanco  Iddio  per  E^echielle:  T laudani  ma « 
nu  ad  manum, & implebo  indignaticnem  meam. 

A ìzzv  la  mano  in  atto  d’cffefa. 

r X?  Getto  d'animo  inimico, e che  uogha  caftigare.òfar  ingiuria  & offe  fai 

* * * * JC,  an%i  come  diffe  ripiano  quefio  atto  è ditte  fi  a ingiuria  punibile  5 Si 
Dig . de  maquis pulfatus  quidem  non  efi , uerum  manus aduerfus  eumleuaU& [ape 
iur.l,  1%  perterritus eft,quafi uapulaturus,nontamen  per cuffus, utili iniuriarum 
attiene  tenetur . 1 Alleua  manum  tuam  fuper  gentes  alienas , vt  videant  , 
2cd$6'  potemiam  tuam:  dice  la  diuinafcrzttura,&  Dauidde,  Leuamanustuasin  I 
Ifal.yj,  fuper bias  eorum  in  finem 3 Etaltroue:  Extendifii  manum  tuam,&  deuo - | . 
%xod.  i $,  raiijt  eQS  UYta%  VJiriofio  di  Bradamantee  del  Mago  incantatore  dice:  i ‘ 
CA‘fi'17-  Degnando  leuargltellalatefta 
*Al\a  la  man  uittoriofa  in  fretta. 


Minae- 


Parte  Primari  joj 

Minacciar  co*l  pugno  l 

IL  mini*  il  pugno  in  atto  di  ponderarlo > è geflo  di  minacele,  onde  hai J . 3 e. 

biamoinTlauto  : \ 

Me.  Haud  malunt  buie  efl  pondus  pugno . So.  Vcrij  pugno  e ponderati  **  émpMil 
V antico  prouerbio  che  dice  : Tugnis , & calcibus,  {igni fica  di  uoler  con 
ogni  forte  d'ingiuria  offender  alcuno. 

Metter  la  mano  fu  Tarma. 

EJltto  dì  minacciare,  è di  uoler' offendere . L'jtriofio  neUd  perfetta  . 3 

di  Foggierò  dice  : 

‘Hp'hfarò  mentre  6$ 

Haurà  for%a  la  man  di  regger  quefta , 

Egli  mofira  la ffadtu.  li  Tajjo  del  Soldanodicc^  { 

Tiensù  la  ffada  mentre  ei  sì  f ausila 
La  fera  de  sita  in  minaccieuol9  atto . 

H omero  introduce  Achille  f degnato  à por  lamano  sul9 tifa  della  fpaitu 
mentre  parla  con  ^ tgamenonc : 

Sic  ait  iratus,gladijque  manubia  tangit.  ti  ì 

Oli  Italiani  dicono  imbrandire  derìuato  dal  brando, cb' è l'iSìeffa  ffada:& 
i Latini  flringer  il  ferro.  Vtrgilio: 

Corripuit  hic  fubita  trepidusformidineferrum , JSn.  £1 

+4cneasftrifiamque  aciem  venientibus  offert. 

Cofi  dicono  anco  gli  Italiani, e peròil  Tetrarca  : 

Topolo  ignudo,  pauentofo , e lento  > 

Che  ferro  mai  non  faringea , 

Ma  tutti  i colpi  fuoi  commette  al  uento.  ■ 

Con  la  mano  chiamar  à sè  alcuno. 

E Geflo  £ amor  ernie  inulto , come  quando  tjlriofto  parlando  di  Dii  g j 
A'fO  : 

Leua  gli  occhi  pietofi,  e fa  con  mano  C.i  4^.7^ 

Cenno, che  venga  à sè  l’^ngel  Mtckelle.  Et  anco  quando  diffe : 

Equanto  può  da  gli  altri  fidifcofta,  C.jS.ff.  4^ 

Et  à Ruggì  et* accenna  con  la  mano.  E parimente  il  Taffo  diffe: 

E chiamando  il  buon  Guelfo  a sì  con  mano  c.i  itf,  1$ 

» Alni  parlano. . 

La  Sapienza  cefi  diffe  appreffo  Salomone  : Vccaui,&  renuiflis , extendi?”** i* 
manum  meam>&nonfuitqui  afficeret.  E Dauidde  pregando  il  Signore, 
ebe  non  permette ff e ch’egli  fi  congiongeffe  co 9 peccatori,ancorche  con  ma- 
no, e co9  piedil’inuitaffero:  TSlon  ueniatmihipes  fuperbia>&  tnanus  pec-pf*Uf: 
wtoris  non  moueat  . 

Q^q  Con 


3©  6 


Dell’Arte  de’ Cenni, 

Con  le  mani  (cacciar  alcuno  da  sè  l 


*39'  C Icowe  il  chiamar  con  la  mano  alcuno  tirandola  à sè,èfegno  di  de  fide - 
' Cjrarlo}  ccfilo  {finger  da  sèia  mano  è geftoch’alcùno  non  s'appreffià 
mi,mafene  vadale  cefi  di  abbonir  lo, e d'odiarlo',e  però  il  Tolofano  dice: 
. Auerfis  infinifiram palmis abominarne , uel  reijcimus aduerfd . Il  Te- 
trarca pai  landò  del  Rj  Roberto  di  TS^apoli  quando  j opra  la  fetta  chiamò 
à sè  Madonna  Laura^  per  farle  bonore  la  bacciò  negli  occhile  nella  fron- 
tediceche: 

Son.  202.  V altre  maggior  di  tempo , ò dì  fortuna  * 

Trarfi  in  diparte  commandò  con  mano . Vjiriotto: 

C'i4./}.$ìllfilentio  vd  intorno,  e fa  la  /corta, 

Hà  le  {carpe  di  Feltro,  e*  Imantei  bruno , 

Et  d quanti  n’incontra  di  lontano , 

Che  non  debban  uenir  cenna  con  mano  • 

E di  Lucina,ch’effendo  in  poter  dell'Orco  accennaua  d J^orandinù,  xbe^j 
non  andaffe  d lei,  dice : 

Ella  con  uifo  mejìo ,e  fup pii c ante 
C.i-j.ft.ói  Gli  accenna  che  per  Dio  non  ui  rimanga j. 

Tenir  le  mani  alla  cintola, ò al  fianco. 

QV etto  è atto  d’ocio,edi  pigritìa . il  Caporali  dijfepiaceuolmente: 

Tur  mi  ritenni  à cintola  le  mani , 

Dijjeil  Boccaccio , non  volendo  farmi 
De  la  famiglia  di  Guafìauillam . L’arlotto: 

G l i #i7*  Come  ti  piace, ò fcendi,  ò ttd  d c audio 

Tur  che  le  man  tu  non  ti  tenga  al  fianco . Et  ancora  dìffe  : 

C.j  7 Non  s'hanno  più  d tener  le  mani  al  fianco , 

Tlauto  argutamente  chiama  ceJìoro,cbe  ttanno  con  le  matti  à fianchi, huo 
mini  anfati , perche  d punto  paiono  uafi  da  due  manichi  : 
in  Tirfjt.  Quis  hic  anfatus  ambulatjubnixis  alis fe  inferenti 

Mani  fotto  il  mantello . 

•4 1 o Vetto  è getto  diperfona  languida, metta, &ociofa.  Quintiliano  bia - 

V^J  fima  quegli  Oratori,che  non  fi  commouono,ma  languidamente  par- 
lano: femper  manum  intra  pallium  continentes  : percioche  ficome  è prt 
cetto  de*  Retori ,che  quando  rapprefentiamo  alcuna  cofa  mefta  dobbiamo 
tener  le  mani  afeofe;  cofi,neluoler  far  commotione  negli  animi  degli  au- 
ditori,hi fogna  cauar  fuori  le  mani, & con  igeflidi  quelle, non  meno  cbcj 
con  le  par  ole  ,ejf  rimer  quelle  cofe,chebanno  alcuna  contradittione . AD 
ficome  il  pallio  era  proprio  de*  Greci , e la  tega  de  Romani  : cefi  quefii  par • 
landò  teneano  le  mani  {coperte,  e quelli  benejfejfo  {otto  il  mantello  le  co- 
- T pmano } 


.40. 

Nelle  Sètto 


Parte  Prima-..  307 

pridano,non  effondo  il  pallio  cofi  commodo  al gettire,come  là  ioga  : onde 
E f chine  Oratore  Greco  parlando  contraTimarcbo  lobiafima  che  troppo 
jfj beffo  inter  dicendum  manus  extra  pallium  haberet . Et  in  Salamina  era, 
la  flatua  di  S olone, che  fà  tra  Greci  eloquentiffimofia  quale  bauea  le  mani 
[otto  il  mantello* 

Mani  fotto  lo  (caglio. 

ATS {co  quello  è getto  di  dapocagine3e  d'in  fingar  daghe  ;e  però  il  Sauro 

dijfe:  >Abfconditpigermanum  fuam  fub  afcella,nec  ad  osfuumap-Prou.  9.  g» 
flicateam . Etappreffo  Apuleio  è[critto:Siccine  vacuus,&  ociofus  hfi-x6* 
nuatis  manibus  ambulatisi  Ciò  è con  le  mani  nelfen0)&  cofi  ociofe . 

Mani  legate  di  dietro. 

EGefio  d'effer  prigione,  d'effer  condotto  al  patibulo • Virgilio  di  Si-  .43. 

none  dicevi  : 

Ecce  manus  iuuenem  interea  po/l  terga  reuintfum 
Tafiores  magno  ad  Kegem  clamore , trabebant . Horatio: 

— — Vidi  ego  ciuium 

Estorta  tergo  bracbia  libero . Et  anco  : 

Mox  trabitur  manibus  Fjgum  fortuna  retoris . Tibullo : 

Etnouos  pubes  Romana  triumphos 
V idit,  & euinftos  bracbia  capta  Duces . Guidi 0 : 

Tars  agitur  vinftis  pofi  tergum  capta  lacertis.  Tropertio  : 

Vinfius  eram  verfas  in  mea  terga  manus . Virgilio  di  %4ugufio  : 

Claudentur  belli  porta, Furor  impius  intus 
Sana  fedensfuper  arma,  & centum  uinftus  abenis 
Tott  tergum  nodis, fremet  borridus  ore  cruento. 

Che  fu  così  dall*  ^£rio fio  imitato  parlando  del  Duca  Borfo  : 

1 Chiuderà  Marte, oue  non  reggia  luce, 

E ftringerà  al  Furor  le  mani  al  dorfo.  Vn' altra  volta  : 

Mar  fifa  Marganor  bauea  legato 

Intanto  con  le  man  dietro  à le  rentj.  il  Taffo  di  Sofronia  dijfcj  : 

Stnngon  le  molli  braccia  affre  ritorte . 

jqelrouefcio  d'una  medaglia  di  Caracalla  è un  Trofeo  poflo  tra  Pimagine 
della  Vittoria,  e à! un*  altra  figura  di  donna  con  le  mani  legate  di  dietro , a 
piedi  delia  quale  è un'altra  figurina  pur  con  le  mani  à dietro  legate  , con 
quefìe  due  parole  V1CT0BJ*A  BRlTMTSlJCsA.  Similmente  nel  ronefcio 
d'una  medaglia  dì  Cofian^cbe gli  fu  battuta  depohauer  [uperatoMa- 
guentìo  T iranno ,è  una  figura  con  le  mani  di  dietro  legate, che  gli  fìà  a*  pie 
di  con  qitifle  lettere  VlBJ'VS  M.VG.  EtinVnadiTraiano  fono  tre  fi- 
[ure, l'uria  in  atto  metto  fedente  conia  mano  fotto  la  guancia,  e l’altra  in 

Q q 2 piedi 


JEn.i* 

li  S.od.u 
lib.x.tp.i. 

Lib.l  eleg.7 
Trìjt.i. 

f 

Fropir,  lib.l 
JEn.l. 

CSJ‘ fw- 

C J7.y7.I0J 


$o8  Dell’Arte  de’ Cenni , 

piedi  nuda  con  le  mani  legate  di  dietro, la  terga  è legatale  coricata  in  teri 
ra.  Lacrima  dimoflra  là  Trottinola  Dacica  da  lui  foggiogata:La  feconda 
è di  Decebàlo  He  de*  baci:  là  terga  è d'urt  perfonaggio  di  quella  Vrouincia 
fatto  prigione . Vita  fintile  fù  battuta  in  honor  di  M.  -Antonio  Filefofo . 
L’ifleffo  getto  fi  uede  anco  nelli  rouef  ci  di  alcune  medaglie  di  Commodo, 
di  yefj’iftanoycdi  molti  altri . 

Mani  di  dietro  vnite  inficine. 

EH*  getto  difupplicare,  e chieder  perdono,  e mifericordia ; e mafiimal 
mente  à quella  per  fona , contra  la  quale  s'hauejfe  tentato  d* adoperar 
quelle  mani  per  farle  offefa  : perciò  che  ponendotele  di  dietro, era  fegno  di 
non  volerle  più  contra  diluì  vfare:  e però  leggiamo  in  >Ammiano,cbe  Fr- 
ficino  riconofciuto  nell* cjfer cito  da  * Antonio , e da  lui  rinfacciato  , e chia- 
mato traditore, egli  fublata  tiara,quam  fummo  capite  ferebat  honoris  in - 
figne,defilijt  equo,  curuatifque  membris , humum  vultu  pene  contingente 
falutauiVypatronum  appeìlans,&  dominum  & manum  pofl  tergum  come - 
ttensfignofee  mihi,inquit . Hippolito  de*  Mai  fili  fcriue  che  vn  Trencipc^j 
d* Italia  daua  ogni  mefe  certo  Stipendio  ad  uno  che  con  tradimento  gli  ha - 
uea  fatto  feruitìo , ma  però  che  doueff  e ali* indietro  caminando  andarlo  i 
metter  con  le  manipoli  e alla  f Mena  per  fegno  del  fuo  tradimento . 
Auitichiarlemani  infieme. 

Q Vefio  è getto  di  reftringere, congiungere,  e fermare  alcuna  cofa  ini 
fieme  ,acciochenon  fifepari,  edifciolga.  Dice  Ouidio  che  Lucina 
Dea  del  parto  mandata  da  Giunone  per  impedir  il  parto  di  Iolcs 
nuora  d*Hercole , transformata  in  una  vecchia  vsò  quejio  gefto  per  malia 
d* impedirle  il  partorire:  onde  Iole  dicea  : 

Vtque  meos  auditgemitusfubfcdit  in  illa 
jlntefores  bora,  dextroque  eli  poplite  leuum 
Treffa  genti  digiti fque  inter  f e pettine  iunttis 
Sufiinuitpartus,  tacita  quoque  carmina  uoce 

Dixit,&  inceptos  tenuerunt  carmina  partus.  E poco  appreffo  foggiungei 
Erachioque  in  genibits  digitis  connexa  tenentem. 

Quello gefto  fù  qui  uiuamente  dal  Voeta  rapprefentato  con  la  fimilitudi - 
ne  del  pettine, dicendo:  digitis  inter  fe  pettine  iunttis, per  quello  che  fi  di - 
rebbe  pettinatim  coplicatis , ciò  è cefi  gli  uni  inferii  ne  gli  altri, come  i Lic 
a nel  pettine.  Salomone  diffe  che  quello  geflo  era  didapocagine,  e d*incr- 
M:$tultus  complicai  manus  fuas  dicens,melior  efl  pufillus  cu  rcquie,&c. 
Menar  leggiermente  vna  mano  fopra  l’altra. 

OVcfioattoche  fifà  come  f e fi  volcjje  fopra  la  palma  della  mano  dii 
ficnder  butiro>ò  altra  cofa  liquida  e molk  accennerà  lenità,  e pla~ 

‘ eal filiti: 


47- 


Parte  Primi, . 309 

{abiliti:  Épirimtntc  il gtfto divagete  vn’altro lignificherà  FiRefl'o , e 
perche  niun  liquore  è piàfoaue  al  tatto  neptà  placido ,e  tranquillo  dell'o- 
lio, quindi  nacque  il  prouerbto  : Oleo  tranquillior . Mppreffo  Tlatone  è 
fcriitto . Ingreditur  multa  cum  manfuetudine  olei  in  morem  extra  flrepi-  ln  The^ 
tumfluentis . 

Opponer  la  mano. 

Egitto  di  contradittione  , e di  oppofitione  : C.  Flaminio  Tribuno  della 
plebe  voleua  porre  vna  legge  di  diuider  per  tefla  alcuni  terreni 
delia  Gallia  Cifalpina  ; dal  qual  propofito  non  l'hauea  potuto  timouèrejii 
Vauttorità  del  Senato , nè  la  potemmo,  dell'cffer  cito  raccolto  per  fargli  re- 
fiflenxai  ma  mentre  prò  rofiris,  era  per  porre  le  legge , fuo  padre  manum  rA-e-  M*x 
iniecit , e con  quello  cenno , priuato  frattus  imperio  defcendit  è roSìrit . uh' x 4 

ediffevnToeta . 

B^eSlitityOppofuitque  manum  fors  parietis  inSìar . 

Che  fu  co  fi  dal  Tetrarca  imitato  :] 

Tra  lafpiga , e laman  qualmuro  èmeffoi 
E Tibullo  della  morte  dìffe:  ' 

Omnibus  obfcuras  inijcit  illa  manus 1 

Porger  prontamente  le  mani  aperte  ^ 

Egitto  di  benignità ye  di  cortefìa , tolto  da  Tlatone  oue  dice , che  Dioge-  > g 

ne  era  (olito  di  dire:  Manus  non  effe  porrigendas  amicisdigitis  comi 
flìcatisjnnutns  non  fatis  effe  fi  Comes  nos  prabeamus  amicisffed  comita - 
ti  adiungendam  benignitatem . Conforme  à quello  che  fi  legge  nella  diuina 
fcrittura  : Manum fu  am  aperuit  inopi , & palmas  fuas  extendit  ai  pattpc - ?rou-l 1 • 
rem . Il  Tetrarca  diffe  porger  mano, per  dar  aiuto  come  fi  fà  con  le  mani 
aiutando  alcuno  : 

Deb  porgi  mano  all* affannato  ingegno 

%4more,&  allo  fide  fianco, e frale.  So».  3 1 7.' 

Quindi  è quel  detto . Manum  plaufiro  admouentcs > inuocante  nummo*, 

Dauidde  parlando  della  benignità  di  Dio  : Tu  das  efeam  illorum  in  tem- 
pore opportuno  : jLperistu  manum  tuam,  & imples  omne  animai  bc - 
nediftioncs . 

Stringer  la  mano  altrui . 

Pender  la  mano  d'vn' altro  nel  modo  chefaceuano  i Romani  quando 
ambiuano  i magi  firati, il  qual  atto  differo  prenfare,\cioè  manum  al- 
ter ius  prahendere,ègefio  dì  de  fiderare  alcuna  co  fa  5 come  quei  cittadini 
dauano  à quefto  modofegno  dì  defiderar  il  magi  firato.  Cicerone  ad  àrti- 
co difle:Trenfatvnus  Galba fine fuco,&  fallacijs more  maiorum.E  Ludo: 

Crn  multa  indigniate prahtnfabat  fingulos . Cefi  Horatio  effendo  angtt . 

' ' fi;m 


49. 


Ah  vrh. 


3 1 0 Dell’Arte  de  Cenni, 

ftiato  da  quel  ciarlone >t  defiderando  sbrigacene  fin  contrito  fi  in  Fufco  A- 
riftio  amico  fuo  gli  fece  cenno  che  lo  liberaffe  da  queWafiiOi  con  Stinger- 
gli le  braccia.  w 

— veliere  c&pi 

Ft  prenfare  mani*  lentijfima  brachiafnutans , 

Diflorquensoculos,vt  me  eriperet . 

Quefto  Stinger  di  mano  è anco  amorofo  ccntrafegno  che  accenna  de  fie- 
no di lìnngerfi  totalmente  infieme.  Il  Boccaccio  nella  Nouelladi  Teodo - 
Ciori.  No  ro  9 e della  Violante  dice  : Dalle  parole  vennero  à pigliar  fi  perniano , e 
firingerfi:  e da  queSo  ad  abbracciar fi,  e poi  a baciar fi.  Etti  Tetrarca  atia 
mano  della fua  Donna  diffe: 
s<m  i 67 . 0 bella  man  che  mi  diSringi  il  core , 

E in  poco  fpacio  la  mia  vita  chiudi. 

Mani  velate. 

? o ^ att0  ^lfecr€ta^  lealfede , e perciò  J^uma  Tompilio  Ej  de? 

# ^ * vjf  Romani  ? ordinò  che  coloro  che  faceuano  le  [acre  cerimonie  della 
fede  tenejfero  le  mani  in  vn  velo  inuolte  9 per  accennare  di  voler  ben  cn~ 
ftodire  la  fede  promejfa , e co  fi  Horatio  dijfe  che  la  fede  era  coperta  d*vn 
velo  bianco  : 

— — Et  albo 

Eara  fides  colit  velata  panno . Che  fù  daWMiofto  così  imitato  : ‘ 

C.'ii.fi.i.  T{e  da  gli  antichi  par  che  fi  dipinga 
La  f anta  Fè  veflita  in  altro  modo , 

Che  dyvn  vel  bianco fche  la  copra  tutta , 
cWvn  fol  punto , vn  fol  neo  la  può  far  bruttai 

Ter  la  medefma  ragione  gli  Amba) datori  che  andanano  a ricercar  la  pa- 
ce haueano  le  mani  velate  . Tlauto: 

Voflridie  in  cafìra  ex  vrbe  ad nos  v enerunt f lente s 
lnAmph:tr>j,Ytncipes  ye’iatjs  manìbus  or  ant  ignof camus  peccatum  fuum . 

Gnidio  dice  che  Teleo  diede  à quefìo  modo  al  \e  fegno  dt  pace ; 

Copia  cum  fatta  efl  ad  eundi  terra  tyranni 
Mei  1 1 y e lamenta  manu  protendens  fupplice  qui  fit  * 

è ‘ * Quoque  fatus  memorai. 

Allargare  frequentemente  le  mani . 

a j I , -w— t Atto  di  diuifione9  di  feparatione , e di  nimifìà  accennando  che  fi  co- 
me  fi  allargano,  e fepar  ano  le  mani , co  fi  fi  diuidano , e dif giungano 
gli  animi. I capitani  fanno  qucfiogefto  quando  vogliono  che  i falda- 
ti i* alcuna  compagnia  fi  feparino  non  hauendo  ancora  muentatofuono  di 
tamburi } ò di  trombe , che  quefìa  diuifioneloro  accenni , il  che  dà  latini  è 

detto 


Parte  Prima  ? 


3 i i 


detto  lai  are  ordine s,  eh* è quando  il  Capitano  commanda  che  fi  allarghino 
lefcbierc,acciocbe  dando  luogo  le  prime  file  già /lanche, fia  dalle  feconde , 
e dalle  ter^e,  chefrefche , e gagliarde  fono,foftenuta , e rinomata  la  batta- 
glia, penetrando  quefle  per  gli  fpatij  di  quelle. 

Vnire  inficine  le  mani,  con  moto  frequente. 

Q Ve  fio  atto  accenna  commandamento  di  voler  che  alcuna  moltitu- 
dine di  genti,  ò di  cofe  fi  vnifea , e fi  restringa  infieme , che  nella  mi - 
litia  fi  dimanda  conferta  aciesiouero  cuneus,onde  fu  detto  cuneatim,cke 
fignifica  cofa  ristretta  a foggia  di  cuneo. appreffo  Cefare  è fcritto:  Infero 
cuneatim  cofiiter ut,  et  appreffo  * Ammiano : imperator  cuneatimfìipatus. 
Menar  le  mani  intorno. 

QVefìo  geSio  fatto  in  quel  modo  che  fanno  le  donne  quando  ingema - 
no  il  filo  è atto  di  tur  battone  e di  feditiofa  confu fione , & di  voler 
volger  intatto  fottofopra . Ariflot eie  parlando  della  fedhione  dice  : Maio- 
resvt  fiant  ffiquales,  acquale s vtfiant  malore s feditionemfaciunt . Salu- 
fiio  : Diurna , atque  humana  habere  promifiua  nibil  penfi , atque  moderati 
habere . Questa  turbatone  diede  il  nome  di  turbine  à quel  vento  che  con 
fpauenteuoligiri  mina , efracaffa  il  tutto , del  quale  Virgilio  dijfe: 

Ac  venti  velut  agmine  fa  fio 

Qua  data  porta  ruunt,& terras  turbine  perflant. 

E dal  mede  fimo  aggiramento  fu  detto  turbine  il  trocbolo,ch'è  queljnSìro - 
mento  di  legno  coH  quale  i fanciulli  giocano  facendolo  girar  intorno  del 
quale  dijfe  Tibullo: 

Tfamque  agor  vt  per  plana  citus  fola  verbere  turbo, 

Quem  celer  ajfueta  verfat  ab  artepuer.  e Virgilio: 

Ceu  quondam  torto  volitane fub  verbere  turbo, 

Quem  pueri  magno  in  gyro  vacua  atria  cir curri 
Intenti  ludo  exercentùlle  aflushabena 
Curuatisfertur  fpattjs:Sìupet  infila  turba 
Impubifquemanus  mirata  volubile buxum. 

I Tofiani  chiamano  Trottola  quel  trocho  che  con  la  corda  fi  fa  girarci 
fenga  sferrarlo:  ma  quello  che  fi  sferra  dicono  Valeo,  Dante  dijfe: 

Vidi  mouerfi  vn* altro  roteando 
Et  letitia  era  ferita  dèi  palco \ 

Volger  la  mano. 

ATto di niunafaticaipoicbe  fi fuol dire:  Vjhil effefacilius quàmma- 
numvertere  : Cicerone  lafiiò  firitto  : "Hemanumquidem  rerfu- 
rosejfe  .[Quefloè  anco  atto  di  minare  & di  [onerine  alcuna  cofani . Vn- 
Ambafiiators  mandato  ad  Andromaco  ,dopo  batter  dette  molte  cofi  in- 
foiente* 


ji 


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edìt 


Mn  \. 


Aen  7 4 


Tarali.  ìS. 


•?4* 

Plutar.nellé 
vita  ài  Ti - 
mdiomt. 


3 1 1 Dell'Arte  de*  Cenni  * 

fvlentementejfpòyfe  manti  la  mano,mottrandola  box  prona,' & bòra  fu  fi 
na,  con  quefio  geflo  minacciando  di  mandar  fottofopra  la  città . Ma  4 An» 
dromaco , con  hjlejjo  geflo,  feb  emendo  lo  gli  accennò > che  tofio  fi  partiffe , 
fe  non  voleua  che  la  fua  nane  à quel  modo  [offe  riuerfata,Et  à quefio  con* 
cetto  par  che  accennaffe  l'Ariofto  quando  dijfe: 

Amor  ha  volto  fottofopra  fpeffo 
')9  Senno  piu  [aldo, eh  e non  ha  cefi  ni. 

Mani  tremanti 

Elnditio  di  timore , ilqual  getto  effreffe  Ouidio  nella  vecchia  nutrice 
di  Mirrha  dicendo : 

Horrretanus,tremulafque  rnanus  annifque,metuque 
Tendit.  Et  appreffo  Tropertio  Aretufa  fcriuendo  a Li  co  t a fu  o maxi» 

toyef cufando fi fe  non  haueffe  ben  formate  le  lettere  dice: 

Aut  fi  qua  incerto  faUet  te  littera  trattu 
Signa  meadextra  iam  mori  enti  s erunt • 

Del  timido  fi  dice  che  trepidat  vbi  non  efi  timor,  e per  prouerbio  i detto: 
Ante  tubam  trepidar , tolto  da  Virgilio  dicendo 
Cur  ante  tubam  tremor  occupat  artus ? 

Dante  fgomentato  daW  affamata  Lupa  int  e fa  da  lui  per  i'Auaritia  diffeà 
Virgilio  : 

Vedi  la  befiict,per  cui  io  mi  voi  fi , 

Aiutami  da  lei  famofo  faggio, 

Ch'ella  mifà  tremar  le  vene, e i poi  fi. 

Tirar  la  mano  indietro. 

Ql  Ve  fio  è getto  d'attinenza , ficome  il  porgerla  auantì  è atto  centra» 
npGiuuenale  parlando  de9  parafiti^  dicendo  che  non  ardtfeano  di 
porgerla  mano  al  buon  pane,  che  èriferuatoà  patroni  dice  cefi: 

Ecce  aliu  s quanto  porrexit  murmure  panem 

yixfraftum f ùlula  iam  mucida frufla farina 

Quagenuinum  agitent,non  admittentia morfum 

Sed  tener, & niueus , mollique  filigine  faftus 

Seruatur  Domino,  dextram  cohtbere  memento. 

jGabaoniti  pregando  Giofuè  che  non  uoleffe  aflenerfi  dal  porger  loro  aiti» 

to  diceuano:  7^e  retrahas  manus  tuas  ab  auxilio feruorum  tuorum . 

Brancolare. 

Brancolare  è andar  come  fanno  i ciechi , ò come  noi  nelle  tenebre fac» 
damo  con  le  branche , ciò  è con  le  mani  taflando  per  trouar  al  buio 
alcuna  cofa . Tonando  Dante  la  calamità  del  Conte  V golino , e finfelice 
morte  di  fuoi  figliuoli,  che  [eco  in  prigione  di  fame  fe  ne  mqriuano,  dice: 

~~  yid'io 


Parte  Primsu.  313 

Vi  d’io  calcar  li  tre  ad  uno , ad  uno 

Troll  quinto  dì  e'ifetto:  onde  mi  diedi 

Già  cieco  à brancolar  fouraciafcuno.  * 

il  Boccaccio  dice  che  Rjiggieri  fur  t inamente  introdotto  in  cafa  dalla  tno* Giorni* 
glie  di  Maettro  Ma^eo  cominciò  ad  andar  brancolando  per  U cafaper™w<t 
(opere, [efcala,  ò porta  trouaffe,doue  andarle  ne  potejfe . V Arlotto  del 
Greco  che  di  notte  andò  à trottar  Riammetta  : 

Va  brancolando  in  fin  che’l  letto  troua. 

E di  Ruggiero  che  andana  cercando  „ Angelica, che  aU'hora,per  virtà  deU 
V incantato  anello  strafatta  ìnuifibile  • 

Cefi  dicendo  intorno  àia  fontana  Cai  fi-fi 

Brancolando  n' andana  come  cieco . E del  SenapOj  ch'era  cieco  dice  : 

—•  Con  le  mani  inante  c.$yfiM$ 

yìen  brancolando  il  Caualier  notante . 

E fi  dice  in  prouerbio:  Volpare  in  tenebris , di  quelli  che  uanno  le  cofeoc* 
otite  inuettigando.  u triftofane : 

— — ’ Ante  hac  negotia  jn  paee; 

Velut  in  tenebris  manibus  attentauimus  > 

Tfiunc  ad  lucernam  curiti  a penfitamus . E Tibullo: 

Explorat  c&cas  cui manus  ante  uias . E nella facrafcrittura fi  dice : CuUib.t.eleg.i 
non  pretto  funi  h&c,cacus  efi,&  manu  tentans . Eetri  ep.  z . 

Con  le  mani  accarezzar  fefteffo, 

QV  etto  atto  di  lufìngar,&  far  ue^Z}  à f e mede  fimo,  & anco  baciar  fi  g, 

efprime  la  Filautia,cb*è  l'amor  di  fefteffo, fonte  dì  molti  ritij,& er- 
rori: perciò  che  colui  che  è di  sè  amante, il  tutto  fà  perìnteveffedi  fefìef - 
fo,e  delle  cofefue;di  che  tratta  ArittotileXicerone  dice  che  ficome  i Tit-Magn.m  ' 
tori, gli  S cultori, & anco  i Voeti  hanno  piacere  eh  e V opre  loro  filano  ueduli.z  eap.i  $ 
te, e confideratedal  popolo9per  poter  corregger  quello  che  da  molti  uiene°ff* 

I riprefo*,  co  fi  noi  dobbiamo  fecondo  il  parer  degli  altri  regolare  le  nofìres 
attioni, e non  ci  innamorar  di  noi  mede  fimi, come  fece  Uarcifo  che  dife  fìef 
fo  inuaghito  dice  uà  : 

Vvor  amore  mei.  E Coridone  appreffo  Virgilio  : Ouìàjmu% 

T^ecfum  adeo  informi s,nu per  me  in  littore  nidi . ***• 2* 

Palpar  vn’altro. 

Q Vetta  è getto  d'adulatione , tolto  da  quelli  che  gouernano  i candii , 

che  [oghono  per  accarezzarli  palparli  con  le  mani  : ma  però  in  *$ 
quelle  parti  del  corpo , che  il  cauallo  fi  diletta  d’effer  toccato  , come  dijfe 
Senofonte  nel  libro  dell'arte  del  cdualcareXontre  filari  oportet  eas  corpo - 
ris  partes  quorum  contrefilationegaudet  e quus, alti  mente  ttuccicando - s 

J^r  lo  in 


Lìb  i.  Sat.i 
in  Meren. 


C.i  y?.7 6. 
Georg. 

.60. 

C'ìft-ii 


JE  n l 2. 
%.Mach.i 

.6  1 . 


$?/>  II. 
Farad 


,62,* 


3 14  Dell  Arte  de’ Cenni, 

lo  in  altra  parte  egli  recalcitra  , come  dijfe Hcratio  : 

Cuimalefi  palperei  recalciirat  undiquetutus . 

Quindi  IsL&ulator fu  detto  palpator.  Tlauto  : 

Vt  palpator  nullus  e si  quando  occcpit  blandi  or.  Et  l'ifteffo  dijfe  anco  : 

Obferuatote  quàm  blande  mulieri  palpabitur . 

V*Ario(ìt)  di  qu  e fio  palpar  parlando  di  Angelica, e di  Baiar  do  diffe  : 

Con  la  fimftra  man  prende  la  briglia , 

Con  l'altra,  tocca , e palpali  collo,  e il  petto  , 

Quel  deUier  diamo,  ingegno  à mtrauiglia 

JL  lei  corri un  agneifi  fa  Soggetto . E nell'ittejfo  propofito  Virgilio: 

Tum  magis.atque  magis  blandis  gaudere  magijiri 
Laudibus:  & plaufafomtum  ceruiCiS  amare . 

Getto  di  giurare. 

L'atto  di  far  la  croce,  come  fifa  quando  fi  giura, è atto  di  affermarti 
una  cofa  per  veriffìma, come giufhficata  co* l giuramento,  UJLriofio: 
Venner  dunque  d'accordo  à li  [congiuri 
1 E pofero  le  man  su  gli  Euangeli . 

Gli  antichi  in  ucce  di  toccar  il  f acro  libro, come  rfìamo  noi  di  fare  giuran- 
dolo ccau  ano  l’altare  di  quella  Deità  Smangi  alla  quale  giurauano.  Cefi 
Latino  Bjdegli  *Ab origini  con  foienne  giuramento  la  confederationti 
con  Troiani  concludendo  dice  appreffo  Virgilio  : 
xAudiat  h&c  genitor.qui  f cederà fulmine fanctr. 

Tango  aras,mediofque  ignts,  & numina  teflor • 

4 dicanone  neMachabei  extcndensmanamad templum  iurauit . 

Ateo  di  mifurare  « 

EGefiodi  perfona  prudente,  che  non  vuole  inconfìderatamente  opera • 
re , ma  pelatamente , e prudentemente  con  regola , e Ccnragione , 
imitando  Dio  (lejfo,  che  creò  tutte  le  cofe  in  pendere , numero , & 
menfura.E  fi  dice  in  prouerbic : Metiri  digitisi  per  far  efquifito  conto  rial 
cuna  cofaionde  Cicerone:  Toetam  non  audio  innugis, in  ulta  [ocietate  am 
diam  ciuem  digitis  peccata  dimentientem  fua:  In  quefio  luogo  Cicerone 
moftra  di  biafmareye  j fregiare  quell'atto  di  mifurare  i ver  fi  .come  fanno 
con  le  ditaiToeti  anco  per  laflrada  caminando , quorum  digiti , come  à 
punto  di  loro  dijfe  Seneca, fempcr  ah  quid  modulantur* 

Atto  di  filare . 

QVefto  è atto  muliebre, che  accennerà  alcuno  effer  rianimo  baffo,  & 
effeminato ,e  per  ifcherno  fi  fuol  dire  àgli  huomini  da  poco , che  va- 
dano  à filare » Cefi  Sofia  moglie  di  Giufiino  Imperatore  mandò  a dir  a TSjar 
fete  Eumcho?per  ingiuriarlo, che  lo  farebbe  venir  a Coftantinopoli  a filar 


Parte  Prìim* . 3 1 j 

con  gli  ^Itri  Eunucbi,ma  egli , come  le  rifpofe,  ordì  tal  tela,  che  ne  ella,  uè 
V Imperatore  la  feppero  difciogliere , dando  l'Italia  in  preda  à Longoba  r- 
di.  VA  riotto  di  coloro , che  dalie  donne  homicìde  erano  tenuti  inferni  té 
dice, che  ellefaceuano  loro  far  e effer  cìtijfeminili: 

Tutti  gli  altri  dia  fpola,à  Vaco,  al  fufo. 

Al  pettine,&  al  nafpo  fono  intenti . 

Hercole fù  rinfacciato  di  feminil  mollicie, perche,  come diffe  Tropertioi 
Vt  qui  pacato  fiatuijfet  in  orbe  columnas  -3* 

Jamduratraheretmolliapenfamanu.  EDeianiraglifcriffes 
Craffaque  robujlo  deducis  pollice  fila  °Ht** 

Aequaqueformofa  penfa  rependis  ber  a.  Et  il  TaJJo  : 

Mira  fi  qui  fra  le  Meonie  ancelle 

Fauoleggiar conia  conocchia  viride:  ’ 

Se  l'inferno  ejpugnò  teff  e le  Stelle 
Hor  torce  il  fufo  Amor  f e’ l vede, e ride. 

Et  HipermeneSira  dice  alfuoLino  : 

Quid  mihi  cum  ferro  2 quid  bellica  tela  fucilai  j/.i4. 

Aptior  e fi  digitis  lana  colufque  meis . 

1 Toeti  per  deferiuer  la  vita  de ’ mortali  finfero  tre  "Parche  ferue  di  Tin- 
tone Clotho,  Lachefi,  & Atropo,  le  quali  Cicerone  diffe  effer  figliuole  di 
Èrebo  , e della  Ts(otte  & effer  l'iSìeffo  Fato  che  i tre  tempi  della  nostra* 
ulta  rapprefentano  nell’atto  delfilare;perciocheilfilo  eh’ è nel  fufoinuol- 
to lignifica  il  tempo  già  paffuto ; e l’altro  che  tuttauia  fi  va  con  le  dita  tot 
cendo,ilprefente,e  quello  che  ancora  non  è della  rocca  tirato, quello  chc*> 
ha  da  venire,  e dicono  che  Stando  tutte  tre  tnfieme  Clotogiouine  tira  il  filo 
giù  della  Conocchia,cbe  accenna  il  nofiro  nascimento  s Lachefi  di  maggior 
età  auolgendolo lignifica  la  vita , & Atropo  vecchia  tagliandolo  dinota 
la  morte . Di  effe  Parche fai9 ArioSto  mentione dicendo: 

Le  vecchie fon leTarche,che con  tali 

Stami  filano  vite  a noi  mortali . Et  altroue  Vifieffo  Toeta  : 

Ter  veder  fe  può  far  romper  il  filo  C.i  ift.ae. 

A la  Turca  di  lui  ,fi  che  non  viua. 

Et  à questo  allude  il  Tetrarca  quando  diffe 
Si  è debile  il  filo,  à cui  fattene 
Ldgrauofamia  vita . E diffe  di  più  : 

E cofì  auolge,epiega 

Lo  fiume  de  la  una,  che  m’è  data 

Questo  atto  parimente  accennerà  invna  Donna  gran  pùuertà,poicbe  à 
> tempi  noSìri  fc  non  le  pouerefeminefogliono  filare . Tibullo. 

Bjr  2 Afi  qua 


Dell’ Arte  ae'Cenni; 


Hi*  iUg,$.  il.  qua  fida  f uh  nulli, polì  vi  ila  ferie  era 
Putii  inops  tremula  fiamma  torta  mam. 

Fu nondimeno  taihora  dipinta  i'ifteffa  Giunone  conio  feetro  nella  ma*  & 
delira, e con  la  conocchia  nella  fmifira,  e Minerua  ancora  appreffo  i Greci 
fu  figurata  che  ttneffe  la  conocchia  in  ambe  le  mani  per  accennare  che  le 
donne  deuono  effer  dilìgenti  nelgouerno  della  cafa, e perciò  fcriue  Tlutar - 
co  ne’  problemi, che  la  prima  uolta  che  la  fpofa  entraua  nella  cafa  del  ma- 
rito portaua  ficco  la  conocchia, & ilfufioper  teftituonio  della  fina  indufiria , 
Àfperger  alcuno  d'acqua . 


63* 


"jp^  jttto  di  rìcreatione,di  refocillatione , e di  riuccare  ad  alcuno  le  (mari 


In  Tr  metti. 


Wft  9 > 


» 64* 


È. 


rite  forze,' & per  metafora  di  racconciar  colui,  chef  offe  addolora - 
tOiCome  con  lo  fpargmento  deli' acqua  f re fca  fi  rinfrancano  i fiori  e fher - 
be,che  per  farfara  fieno  quafi  efiinte > & ccme.con filmile  affergimento  in 
faccia  di  colui  eh’ è caduto  in  alcun  deliquio  fireuocaal  fu 0 primo  feriti - 
mento, di  che  intefie  Flauto  quando  diffie: 

fperfifìi  aquam,  iam  redijt  animus . Ft  Ouidiofà  dir  à Laodomìae 
yix  mater  gelida  m (sfila  refecit  aqua.  E poi  foggiunge  : 

ytque  animus  redijt , pariter  rediere  dolores . Et  altroue : 

Sic  ad  tua  verba  reuixi , 

ytfolet  infufio  crefcere  fiamma  mero. 

Pi  qui  fio  effetto  che  fa  l'acqua  frefica  ffruo^ata  in  faccia  dì  chi  fuienefè 
tramortifee  gli  fimariti  Jpiriti  riuocandogliy  cofi  dice  jiriftotile  rendendo - 
Tro.u/e  ^ ne  ancQ  ia  ragione  : *Animo  deficientibus  aqua  cccurrit  obuians  enim  re- 
frigerano calorem  probibet  educi. 

Incenfare. 

jltto  $ adorartene , e di  grandi (fimo  honore;  chencn  fifàfenonà 


Dioya  i fanti, & a i Trencipi,  0 loro  rapprefientanti.  nell’ epocali  fife 


quefto  incenfiare  è interpretato  perl'crationi  de'  fanti,  ^Angelus  re- 
niti & fictit  ante  altare  habens  thurribulum  aureum,&  data  fiunt  illi  in- 
cenfa  multa, vtdayet  de  orationibus  Sanftorum  omninmfuper  altare  an- 
rsum,quid  eli  ante  thronum  Dei,&  aficenditfumus  incenforum  de  oratio - 
jffil  140.  nibus  fanfforum  de  manti  angeli  coram  Deo . E pauidde  parlando  a Pio 
diceua  : Dirigatur  oratio  mea  ficut  incenfum  in  confpeftu  tuo . Hauendo 
Gut.%.  dopo  il  dilanio  fiacrificato  à Dio , dice  la  fcrittura,  che  Gdoratns  e fi 

Dominus  odorem [uauitatis . E quefto  minifterio  d’offerire  l'incenfo  a Dio 
Mm.if.  appartiene folamente > à Sacer  dotile  {fendo  fcritto . TSfie  qui saudeat alieni- 
gena , & qui  non  eft  de  fi emine  *Aaron  ad  efferendum  incenfum  Domino . 
Coftappreffoi  Gentili  s’incenfauano  iDei  folamente,  e però  Ouidiofà  che 
Enea  dice  aUa  Sibilla  Carnea  fe  lo  feorgeua  all'Inferno . 

? ? VTr  ; " T'  Templi 


Parte  Prima? 


3 i 7 


Met.  14. 


7 - 

lib.io,  7 


Tempia  tìhì  ftaham]  tnbuamtibithuris  honores « 

Ma  ella  cefi  gli  riffofe: 

jec  Dea  fum,dixit,necfacri  thurishonore 
Bumanum  dignare  caput. 

Tuò  efj'er  anco  quefto  atto  d'incenf are  indicio  di  morte  , poi  che  noi  offer - 
uiamo  nell'effequie  de*  morti  dincenfaricadaueri  ,&  i feretri  il  qual  co « 
fiume  era  anco  appreffo  i Gentili, e però  Ouidio  dijfe  : 

Vt  piafamofis  addita  thura  rogis . £ Marti  ale; 

Tingala  nec  mafìis  addere  thura  rogis . 

Atto  di  fonar  le  campane  ; 

L'Mtodi  fonar  le  campane  può  varie  cofe  accennare  fi  come  per  va» 
rie  cagioni  elle  fi  fonano, come  per  chiamar  aiuto  p e foccorfo , onde 
VMiofio  dijfe  : 

£ la  campana  martellando  tocca > C.ioft, 5 1 

Ond'ilfoccorfo  vien  fubito  al  porto  • 

Et  in  quefto  propofìto  T tetro  Caponi  dijfe  al  1{e  di  Trancia, quafi  sfidando - 
io  ad  vn  fatto  d'arme  : Voi  fonerete  le  voftre  trombe;e  noi  foneremo  le  ^ 

ncftre  campane.E  con  vn  cofi fatto  fogno  feguì  il  memorabil  Vefpro  Sici- 
liano.Si  può  anco  in  quefto  modo  accennare  qualche  cofa  efterna  cornea 
appreso  f^driofto: 

Quel  de  la  Biocca  rèplicando  il  botto  G.zzM.  7 a 

Tljfece  à gli  altri  Caualieri  motto . -i’  ’ 

*Anco  per  dar  fegno  d'incendio , l'^Atioflo  $ 

Qual  è colui, che  prima  ode  il  tumulto j 
£ de  le  f acre  fquille  il  battarfpejfo , 

Che  vegga  il  fuoco  a nejfun  altro  occulto 
Ch'à  fe  che  più  gli  tocca,  e gli  è piùpreffo. 

E fegno  etiamdio  di  allegrerà, come  nelfiftejfo  Vociai 

Sento  venir  per  allegrerà  vn  tuono],  c.4 6 

Che  fremer  l'aria, e rimbombar  fa  l'onde 9 

Odo  di  fquille, odo  di  trombe  vn  fuono , 

Chef  alto  popular  grido  confonde. 

Dicono  ileggifti,  che  negli  atti  delle  vniuerfità  fi  deuono  citare  i Confi»  ^4^1 
glieriyC  quelli  che  formano  effe  ragunan^e,  col  fitino  delle  Campane . E fi-  curMi, 
vnìlmente  con  fifleffe  citare  i Canonici  quando  s'hà  da  ridurre  il  loro  Ca- 
pitolo. Ma  particolarmente  ne  gli  atti  religiofi  s'adopera  il  fuono  delizi 
campane, le  quali  fono  perciò  conj aeratele  bene  con  grande  abufo  ,taf  ho* 
ra  gli  huomini  fe  ne  feruonoin  cofe  vili , e profane , di  che  il  Tetrarca  fi 
dolfe  dicendo 

~ : n*/<S 


Purg.%. 


5 8 Del  l’Arte  de5 Cenni, 

Jsj  fen^a  [quitte  s'incomincia  affatto , 

Che  per  Dio  ringr  aliar  fur  potte  in  alto . 

E perche  maffimamenteneWeffequie s'adoperano , volendo  noi  dire  che. ^ 
alcuno  fia  per  morire  costumiamo  di  dire , che  tofto  farà  fonar  le  campa - 
ne,  per  ciò  queflo  atto  propriamente  & particolarmente  accennerà  mor- 
te. Dante  con  bella  metafora  dice,  chela  campana  eh' è fonata  la  fera,ac- 
cloche  fi  falliti  la  B.V ergine  ,p  are  he  pianga  la  morte  del  giorno. 

Et  che  lo  nono  peregrin  i' amore 
Tango  s'ode  [quitta  di  lontano 
Che  paia  il  giorno  pianger  che  fimuore. 

c.  Ferletti*  Ideila  cbie fa  di  Dio  fono  le  campane  in  tanta  riuerenxa  tenute , chei  fa* 
i s difi.  cri  Canoni  diedero  il  carico  di  fonarle  al  Trimicerio  eh' è minifiro  princi- 
pale.E proibirono  à Laici, il  tenerle  in  cafa,& fonarle tcome  anco  le  prò - 
hbirono  àgli  s pedali,  & àgli  Oratori], concedendole  folarnente  à quelle^ 
e-  Paismi b.  chiefe,  ouc  fi  celebra  ilfantijjimo  [acri  fido  della  Meffa. 
de  priuiieg.  Giocar  alla  mora  con  gli  occhi  chiufi . 

.6  6.  Q Ma  indicio  di  perfonafedele}  & verdadiera  : perciochein  tal  gioco  'è 
neceffaria  gran  fede , potendo  fi  fenga  effer  [coperto  inganna? il  com- 
pagno.Cicerone  cofi dìffeiCum  enimfidem  alicuius,bonitatemquclaudant, 
dignum  effe  dicunt , qui  cum  in  tenebris  mices . Amicare  è accennarci 
fpeffo  da  mico  cb'è  quello  gioco  della  mora . Dante  diffe : 
lo  pur  forrifi  come  l'huom  che  amica . 

Queflo  gioco  che  hoggidi  è a gli  Italiani  frequcntiffimo  era  anco  in  rfo  ap 
pvefsogli  antichi , come  fi  conofce  da  quato  ne  fcrifse  V anone  dicèdo:  Mi - 
candum  erit  cum  Graco,vtrum ego illius numerum , anitte meumf equa- 
tur. E Igem  e filano  diffe: 

~~ — digitosiaffare  micantes . 

Gonfiar  il  palone. 

Vtllo  farà  gefìo  di  adulare, perche  gli  huomini  vani,  e fen^a  fonda- 
mento turgidi,#  aroganti  fono  detti  vtri  gonfi  pieni  di  vento.On - 
de  Horatio : 


Off.  lib  5 


In  Bacche, 


,6  7. 


C»p<  4, 


Crefcentcm  umidii  infla  fermonibus  vtrem . 

Epìcarmo  Comico  dice  che  Homines  natura  funt  vtres  vento  disienti . E 
Sine  fio  in  vna  epiSlola  ad  Herculianofcriffe  cofi:  Qui  ventofo  folle  infla- 
ti diurna  decreta  confpurcarunt • Efàà  queflo  propofito  quello  che  diffes 
quelToracolo  degli  Menu  fi  : ‘Igemibi  Cecropidas  laudetisnunt  etenim 
vtres.  Di  quelli  vtri  da  vento  gonfi  di  vanagloriadice  la  Sapienza:  Domi- 
nu$  difrumpct  illos  inflatos  fine  voce. 


Soffiar 


Parte  Primau . 3 1.9 

Soffiar  col  mantice. 

QVeftogefìo  farà  di  perfona  che  inciti , e /limoli  à cofa  cattiua  fico-  ^ g 
wf  col  mantice  fonando  s'infiamma  il  foco,  di  che  Virgilio  diffe: 

ali ti  taurini*  follibus  auras  Georg. 4 ^ 

xAccipìuntreddmtque.  jEn  a. 

il  Tetrarca, in  vna  epiftola  dicedi  SatanafsOyt^e  qui* rebus  torpor  obre - 
par,  ip/e  interim,  & feniles  lumbos  fiimulis  incitat,  & cAcum  peregrini* 
follibus  ignem  ciet,  vnde  fada  paffim  oriuntur  incendia . l' Miotto  delltù 
Dìfcordta  dice  : 

Corre  a pigliar  i mantici  di  botto,  C.17M.39 

Et  a gli  acce  fi  fuochi  efea  aggiungendo, 

Et  accendendone  altri, fa  falire 
Da  molti  cori  vn' alto  incendo  d'ire . 

Dante  pofe  il  fonare  col  mantice  per  fofpirare  dell' altrui  felicità  ìnuìdian - 
dola ,quando  parlando  de'  beni  della  fortuna,  e degli  bonari  mondani,che 
amblciàfàmente  de  fiderati  ,*  e non  ottenuti , ci  rendono  inuidiefi  ccntrau 
coloro, che  li  pOffedono,difse : 

Ter  che  s'appuntan  i voftri  defiri  Pur*. . 5 . 

Doue  per  compagnia  parte  fi  {cerna, 

Inuidia  moue'l  mantuco  à fofpiri . 

Tirar  falli. 


TJ  ^tto  da  pa%£p,eperò  Horatio  diffe  : 

Fi  Topulum  fi  cadere  faxis 

lncipias,feruofque  tuos,  quos  Are  pararis , 
infanum  te  omnes  patri, clamentque  pucliA . Et  ancora  diffe: 
ynde  mihi  lapidemi  Quorfum  e£l  opus ì Vndefagittas  * 
jLut  infanit  homo,aut  uerfusfacit . E Terfio  : 

Mn  paffimfequeris  coruos  tefiaque  lutoque 
Securus  quopss  ferat,atque  ex  tempore  vittis  ? 

E l'tfteffo  diffe  jIccuy fio,  ciò  è , ch'era  fegno  di  effer  ferfennato  è matto 
quando  alcuno  tiraua  de*  [affi.  Ma  all'incontro  effer  co'  /affi  percoffo  è fe- 
gno di  hauer  commeffo  grande  errore . rt{eWantica  legge  erano  gli  adulte- 
ri lapidati,  & anco  i beftemiatori,&  i figli dìfobsdienti,& altri  ancora  de* 
quali  fi  legge  nella  diurna fcrittura  . E anco  fegno  d*  effer  grandemente 
odiato,  e perfeguitato.come  perciò  fu  lapidato  S.  Stef 'ano . J Giudei  batten- 
do udito, che  N .Sdiffe:Mntequam  Mbraham  fieret  egofum:Tulcrunt  la- 
pide* ut  iacerent  in  eum:  & quando  diffe:  Ego,  & pater  unum  fuih  us  }f ti- 
fi ulerunt  lapide s lud&i  vt  lapidarcnt  eum  , 


.69. 


llb.X.SAt  3. 


Itb.z  Sat  7. 

Sui 

Sol.  mair.L 
ZS* 

Ltui t '14. 

Deut.  li. 


loan.  9. 
ìcan.  io. 


3&o 


* y o • 

In  Veffis, 


Dell’Arte  de’ Cenni , 

Menar  la  ventiera,ò  paramofehe.' 

OVcflo  atto  leggiermente, & piacevolmente  fatto  è di  perfona  ocicfa. 

uAvìsìofane:  Immo  cauctpra  manti  habensxetiam  mtifcas  depelle* 
re  curans.  Ovidio  d*un  gentil  offequio  dijje  : 
rPfofait}&  tenues  uentcs  moutffe  flabello . 

Mail  dimenarlo  convehementìa  farà  atto  di  voler  da  tè  {cacciare  co fa^ 
mole§ia,&  importuna^quale  è la  mofca,d  che  allude Horatio  dicendo : 
'Atque  illi  ninfe  $ uim  intra  pracordia  mifte 
Qua  quamuìs  de  pelle  viri  fin  {ape  repulfa 
<Aduolitat  morfina  lamcn. 

in  Eunuchi  v 4 Cherea  Terentiano  traueflitó  da  Eunucho  fà  detto  da  una  faniefea* 
a®,  i.fc.s  cape  hocflabellum , & uentulum  buie  f acito  cium  lauamur. 

Leuar  le  feluche  da  dolio  al  compagno. 


Re  art»  <s- 

ViÀTl» 


7 1 


Veflo  è atto  di  advlatione , come  dice  Tlutarco  in  quella  fua  bella^ 


Ve  stri»  a ■ 

man»  I . 


D tutti  $. 


2En. 


Irò  l.  Ma* 

fi  il» 

Ztb,  6,  bel» 
Gal» 


In  Fìfcnem 


Tro  € celio. 
Inftrf, 


opsrettaynella  quale  infegna  à conofcer  lf  adulatore  dall* amico  . Ma 
Galeno  dice  che  que§to  atto  in  vn*infermo  è indicio  di  f rene fìa’, Onde  anco 
da  quello  fi  può  argomentare  la  pa^ia  degli  adulatori . Et  Ovidio  per 
officiofo  atto  di  amante  dice  : 

Vtqueft , ingremium  puluisf  forte  puelU 
Deciderti,  digitis  excutiendus  erti, 

Gittar  alcuna  cofa  in  terra  per  romperla. 

EGefo  difdegnoye  di  colera-,  come  diffe  Mose  di  hauer fatto  : Tjoìeci 
tabulas  de  manibus  meis  confregique  eas  in  cQnffeffu  ueftro.  Vi  rgì - 
liofà  che  *Af canio  corfo  filmare,  vedendo  arder  l'armata  per  e {ferie  flato 
poko  il  fuoco  : 

— - — - Galeam  ante  pedes  proiecit  inanem . 

E per  proverbio  fi  dice:  confringere  tejferamyper  privar fi  deWbcJpitio  d’ai 
cunoyeffendola  teff  era  il  contrafegno  d'havsve  il  iusbcfptialitatisy&  co  fi 
fcambieuolc  libertà  $ albergare.  E ancogeflo  di  minare  & affligere : Ci- 
cerone: Dijfidentem  rebus fuis  confimare>ajfli£ium  erigere, perditum  re- 
creare . E dice  bene  erigere  afflittum , poiché  ajfligsre  propriamente  fi - 
gnifica  gittar  à terra  con  grande  empito.  Cefare  : 7{eque  fi  quo  afflitta 
cafu  concideruntyerigerere  fefesaut  [ubleuare  poffunt.  Cicerone:  liti  au - 
, tem fìatuam  iflius perfimilem , quam  fare  in  loco  celeberrimo  uoluerunty 
ne  fuauijjimi  hominis  memoria  moreretur,  de  tur  bant , affligunt , commi - 
nuuntydijjipant.  Et  altrove.  Qui  Cattili  monumentini  afflixit,  meam  do 
mum  diruti.  Et  T lauto  per  e {Jet  meglio  intefo  : Affligamte  adterram 
feelus . 


^ ! 


Seminar 


Parte  Prima^ . 


3n 


7$ 


Gmg. i? 


Seminarilgrano, 

QVeflo  farà  cenno  di  difpenfare  à poco  à poca  giudiciofamente  i fuoi 
beni,&  non  prodigamele  profonder Ù;come  fa  l'agricoltore, ches 
non  nuerfa  il  caneilro  del  grano  in  un  fol  luogo,  ma  con  la  mano  lo  diffiex- 
ge  per  tutto  il  campo  : Onde  à Vindaro  diffe  Coritona  : Manuferendum, 
non  tbylaco.  Accennerà  anco  trattenimento  di  villa,  & effercitio  rujli - 
vano . S erano  fù  coftdalfemware  cognominato,perckc  dall'aratro  fà  chia- 
mato alla  Dittatura . Gaudente  terra  uomere  laureato  : come  diffe  Vii- 
nio,  e di  queslo  Serano  Val.Maffmo  lafciò  fcritto  : lUa  ruftico  opere  at- 
trita manus  falutem  populo  Promano  pepererunt . Tuò  anco  accennare 
fperan%a  di  futuro  bene , perche  L'agricoltore  gittando  poco  fpera  di  rac- 
coglier molto;  e però  Virgilio  diffe  : 

— Anni  (pem  credere  terra.  E Tibullo  : 

- Spes fulcis  eredita  aratis . nò.  a. 

Edicelafcrittura:  Qui  pare  e feminat,parce  metit.  Et  anco:  Quifemi - 
nat  in  lachrymis  in  exultatione  metent.  E può  finalmente  anco  effer  atto 
di  malignità ,e  di  calunniale  di  chi  f emina  liti, e difeordie  con  la  fua  peffima 
lingua  come  fece  Cadmo  che  feminò  denti  di  Serpente , de * quali  nacquero 
: huomini  armati , che  tra  di  loro  fi  trucidarono  , e come  fece  Gi afone  ap- 
preso Ouidio.  E quelli  fono  chiamati feminatori  di  ^jzania.lnimicus  bo*  Mei.  3 . & 
mo  fuperfeminauit  Ziganiam  in  medio  tritici . Odìatifjìmi  da  Dio, poi  che  7. 
come  dice  il  Sauio,fexfunt  qua  odit  Deus , &feptimumdetefiatur  anima  MaU^ 
eius,&  quefio  [etimo  è colui  qui  feminat  inter fraires  difeordias . Dante  FroH‘ 6* 
pone  co/loro  nelTlnferno,e  perche  procurarono  dì  far  nafeer  dif cordiere  di 
uifionifCcfi  fono  dal  Demonio  feffi,e  diuifi,efa  chevno  di  loro  dice : 

E tutti  gli  altri, che  tu  uedi  qui  infoi' 

Seminator  di  fcandalo,e  di  feifma  n*  ‘ * 

Fur  vini,  però  fon  ftjjì  cefi. 

Tirar  d’arco,  ò di  fchioppo." 

Accennerà  quell'atto  volontà  d'offender  alcuno.  llTetravcaì  *74/ 
J d dff  C°rda  * l oreCchÌO  hauea Ufa*  0uidiofUY  d' Amore  pai-  4mò/u 

\ Lunajiitque genu  finuofum  fortiter  arem.  Et  altroue  : - ^ 

Videretadduftofleftentem  cornua  nervo.  Meft 

Sicome  habbiamo  dimofirato  con  le  mani  poterfi  rapprefentar  diuerfe 
eperationt,ccfìdi  molte  altre  metaniche,  e liberali  arti, e di  altre  infinite 
attioni  fi  potrebbe  dive,  le  quali  con  quei  ge  ili  con  i quali  elle  fi  effer  citano 
fipoffono  rapprefentare,  che  per  non  andar  in  infinito  fi  tralafciano. 

S f Hafta 


3li 


li 


Ad  ROé  13 
Zib.  i. 


Dell’Arte  de*  Cenni, 

Hafta  in  mano. 

NEH*  antiche  medaglie, e fiatuefivede  che  fono  attribuite  l'hafle  à gli 
Dei, il  che  fu  fatto  [ornando  in  parte  l* antichi film  a vfan,%a,cb>eradi 
riuerir  ifbafte , come  infegne  di  diuinità , facendo  poi  l'iftejfo  honore  à 1 fi* 
mulacri , che  l’hafìe  teneuano,ò  à quelle  s' appoggi au ano . Et  i Re  dapoi, 
per  regale  m[egna,come  Giu  fimo  ferine , portarono  Phafta } e perciò  Un- 
chife  appreffo  Virgilio  moftrando  ad  Enea  la  fuse  progenie  incomincia  da 
ungiouine  cheftà  ad  un'hajìa  appoggiato  cofi  dicendo  : 
llle  vides  pura  iuuem$  qui  nititur  hajìa, 

Syluius , ^ilbanum  nome n tua  pofìhumarproles . Sarà  adunque  l’hafia 
tenuta  in  manofegno  di  maggioranza,  & di  ualorc,  perche  già  fi  folea  do- 
nare à valorofìye  vittoriofi  buomini , & uolendo  1 Cartaginesi  guerreggiar 
con  Romani  gli  mandarono  vrikafìa  come  f imbolo  militare  > e di  guerra^ 
denontiata.  E la  ffada  in  mano  farà  fegno  di  uoler  caligar, & far  uendet 
ta3e  d'bauer  il  ius gladi], ciò  è merum,eflmifìum  imperum,e  però  S.Tao< 
lo  parlando  del  Trencipe  dice  : l^on  enim  fine  caufa  gladium  portai , Dei 
enim  minìfler  e fi  uìndex  in  ir  am  , ei  qui  malum  agit . il  Giouio  dice  che 
Carlo  Re  di  Francia  entrb  'm  Firenze  armato  egli  & ilfuo  c audio  con  la 
lancia  su  la  cofcia  in  fegno  di  vittoria. 


Scctroin  mano. 


?£■ 


Ve  fio  dinotamele  fìà  regale  dominio,  e fuperiorità  : e propriamente 


Ma.  i. 


C.4-M. 
Qdijf.  14. 

Off.  Uh.  1. 


lo  Scetrofà  attribuito  àGioue,  per  dimoiar  la  fuafuperiorità  tra 
gli  Tini  De'h&  lafua  dmina  potenza.  Gnidio  di  effo  Gioue  diffe*,: 
Celfìor  ipfe  locp  feeptroque  innixus  eburno . 

Erifleffo  Gioue  appreJJoi'iflejfoToetadilfe  : 

— — Qui  ccelefiia  magna  feeptra  manu  teneo  l Et  il  Tafjo  : 

Siede  Tluton  nel  me%o,e  con  la  deftra 
Sofìien  lo  feetro  ruuìdo,e  pefante . 

Tlatone  dice  che  Eaco  s e Radamanio  mentre  giudicano  tengono  lofcetrà 
in  mano . Et  ylìffe  appreffo  Homero  che  Minosfolo  fedendo  > e confide - 
rando  con  lo  feetro  in  mano  da  legge  à * morti . Onde  per  prouerbio  quan 
do  voleuano  dire  alcuna  cofa  effer  miracolo famentc  fucceduta , diceuano 
effer  accaduta, Virgula  diurna, & cefi  l’vsò  Cicerone:Quodfi  ucbis  omnia, 
qua  ad  w&um,cultumque  pertinent,virgula , vt  a\unt,diuina,fuppedita* 
remar.  0 pur  quefto  prouerbio  bahbta  battuto  origine  da  quella  verga,cbt 
Homero  afjìgnò  à Tallade , con  la  quale  dice  chef  acca  cofe  marauigliofei 
e che  di  vecchio  fece  ringiouenir  V Uff  e, e poi  anco  in  un  fubito  inuecchia - 


ini 


tot 


n • Similmente  ne  diede  una  a Mercurio  come  ad  un'incantatore  co  due  % 

(ergenti 


Parte  Prima-*  . 31$ 

fer  penti, chi  Caduceo  dìffero,  con  la  quale  addormentanà  i vigilanti  tede* 
flaua  ifonnaccbiofi  dicendo  : 

Hac,quibus  eft  vifum,demulcet  lumina  fomno , 
jttquealijs  rurfum  diffoluit  lumina  fomno. 

E Virgilio  gli  fà  fare  cofe  maggiori  dicendo  : 

Tum  virgarn  capit , bac  animai  ille  euocat  orco  •••  je*  4, 

Tallenteis,  alias  fub  triflia  tartara  mittit, 

Datfomnum,adimitque,&  lumina  morte  refignatì 
Illa  fretus}agit  uentos,&  turbida  tranat 

N ubila-.  Et  Homero  dice  che.  Circe , per  colendo  gli  buomini  con  la 

verga, li  cangiaua  in  animali  bruti  : 

Compulit  innumerumporcorumverberevirgA  * 9 oiiff.iél 

Tercuffus.  Ma  l'effetto  della  verga  di  Mosè , non  fà  già  finto,efauolo • 

fo>ma  miracolofo,e  nero  Reggendo  fi  nella  diuinafcrittura:Cumque  eleuaf- 
fet  Moyfes  manum  percutiens  virga  bis  filicem , egre ff&  funt  aqua  largif-  gXod.  4. 
firn  A, ita  ut  populus  biberet , & iumenta . Efà  da  Dio  quefia  verga  con - 
uertita  in  ferpente.  E co’l  far  fiorirla  verga  di  barene  dichiarò  Iddio  Num.  17 . 
d9 eleggerlo  facerdote.  Ma  perche  tal9 bora  fono  dati  a9  Trencipigli  bona- 
ri diurni, fà  anco  à loro  affignato  lo  Scetro  : onde  Ouidìo: 

Laua  manu  feeptrum  lati  regale  tenebat.  Amorfi 

E perl'tfteffo  feetro  s'intende  alcuna  uolta  ilJ{egno,  come  in  quel  luogo 
della  diuina  fcrittura:  Tfan  auferetur  feeptrum  de  luda  donec  ueniret  qui 
tnittendus  e fi.  Et  Tronus  tuus  Deus  in  fecultim  feculi , virga  aquitatis  p/aIio^ 
virga  Ejgmtui.  V jlrioTlo  in  quello fentimento  diffe  s 
y'è,  che  ne  gli  infantili,  e tener9 anni 
Lo  feetro  di  Strigonia  in  man  li  poni.  E diffe  anco: 

Senapa  Imperator  de  l’Etbiopia , 

Che  in  luogo  tien  di  feetro  m man  la  croce • M 

Jl  He  pagano  appreffo  il  Taffo  diceà  Clorinda: 

Soura  i noftri  guerrieri  à te  concedo 
Lo  feetro, e legge  fia  quel  che  commandi.  Et  ad  Emireno  : & 

Te  quefio  feetro  à te  Emiren  commetto 
Le  genti, e tu  foflien  in  lor  mia  uice . 

1 Teologi  fanno  differenza  inter  Virgarn , & Baculum, dicendo  quella  ef-  c inttr  dii e 
fer  per  caligare, e quello  per  fofientare:onde  è fcritto:  Vififiabo  invirga^yde  fid. 
iniquitates  eorum . Et  altroue  : Heges  eos  in  virga  ferrea . Cicerone  in 
conformità  diffe:  Tortia  lex  uirgas  ab  omnium  ciuium  i \cmanorum  cor - pró  c.  ju- 
poreamouìt.  Et  il  Tetrarca:  bir. 

Toicbefe'gionto  alTbonorata  uergas  c*»j\  u. 

| * Sf  2 Con 


C.4  6ft.S3 

C.i.ff.tf. 

C.l7,/?.3i 


314  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Con  la  qual  Roma  è (noi  erranti  correggi . Et  in  un9 altro  proposito. 

10  mi  fido  in  colui  che*l  mondo  regge , 

€mz.  z 3 . E ch'ifeguaci  fuoi  nel  hofeo  alberga , 

Che,  con  pietofa  verga  , 

Mi  meni  à pafeo  homai  tra  le  fue gregge . 

h g*mì  ^ ^ •‘Paolo  fcriuendo  à Corinthi  die  e ita . Quid  vultis?  in  virga  veniam  ad 
vos,an  in  charitate,& ffiritu  manfuetudintsìChe  poi  il  baione  in  mano  fi - 
gnifica  fo slegno, & aiuto  deW età  cadente  è cofa  manifesta,  e perciò  la  ma 
dre  delgiouinetto  Tobia  lo  chiamò, lumen  octtlorum,  b.i calura feneffutis, 
f òiatìum  uita,Jpem  pofleritatis . Cornelio  Gallo  dijj'e : 

Mine  eli  quod  bacalo  incumbens  uiffura  fene&us 
A .a  Mffiduo  pigremverbere  pulfat  bumura*  . ! 

Et  numerofa  mouens  certo  ue  Bigia  paffu 
T alia  rugato  ereditar  ore  loqui . 

Sufcipeme  genitrix)  nati  mifer ere  laborum 
Membra  uelts gremio  fejja  f ònere  tuo . 

7^oi  ancora  fiamo  [oliti  di  dire , che  alcuno  è il  baffone  della  nottra  ree - 
chieda, ciò  è ilfoflentamento  della  noffra  decrepita  vita,  che  i Latini fei - 
pione  chiamano  : Onde  per  fimilitudwe, anco  il  palo  che  fomentala  uite^J 
fcìpione  differo.  Del  baffone  che  diede  Elifeo  à Gicgi  accioche  rifufcitajfe  \ 

11  figliuolo  della  Sunamitide  ponendoglielo  / opra  la  faccia  fi  tratta  nella  ‘ 
4*  diurna  fcvittura.  S.  Tietro  diede  ilfuo  battone  al  compagno  di  Martiale 

ti  co*  l quale  venti  giorni  dopo  la  fua  morte  lo  rifufeitò  mentre  da  lui  manda - 
^"catude  la t0  an^aua  à predicar  à Tedefchi  dicendogli  : Mccipe  hunc  baculum , & 
llilo*  ' tangens  eum  die : Sarge  in  nomine  Domini,  & pratica* 

Abbatter  lo  feetro. 

OV etto  è atto  di  clemenza , leggendoli  che  il  Mffu ero , quando  il  j 

fuo  feetro  piegaua , daua  fegno  di  uolsr  ufar  pietà  ,e  mifericordia:I Ir- 
le ex  more  feeptrum  aureum  pratendit  manu,quo  fignum  clementi a moti 
%nhet.  8.  flrabatur.  Et  altroue  parlando  di  Etther  dice  la  diurna [crittura  : Mccede 
09.15.  igitur,&0ange  feeptrum,  cumqueillareticer  et,  tuht  aureamvirgam,& 

pofuitfupercollum  eius,&  ofculatusett  eam,&  air,cur  mibinon  loque - 
Cflp.  f.  Et  ancora  fi  legge:  Extendit  contra  eam  virgam  auream.quam  te*  S 

nebat  marni  qua  accedens  of culata  efl fummitatem  virga  eius* 

Battone  in  mano,  . 

f TT  Muer  vn  baffone  in  mano  è fegno  d’kauer  fuprema  militar  autori- 
tà ® l JljL  tà,e  libertà  di  commandare, e di  caftigare,come  hanno  i Capitani  ge^ 

nevati  dell*  efier  cito , a * quali  è conceffo  di  portar  il  buffone , per  infegna^ 
iella  loro  Inferiorità . V Miotto  parlando  de*  Bulgari  > che  voleua : 

~ ■**  ' no 


Parte  l\im 20#  31  y 

no  far  loro  Capitano , eRe  Rfiggiero  , dice  cb^J 

Kuggierrifpofe  lorche  Capitano  c.44^  ^ 

E Re farà , cfo fìa  lor  piu  à grado , 

Ma  nè  a ballon, nè  à [cetra  ha  da  por  mano 
"Uè  per  quel  giorno,  entrar  vuole  in  Belgrado. 

CU  antichi  diedero  adHercolela  Ciana, &à  Baccoil  Tbirfo  fclS  erano  ba- 
$ìoni,per  accennar  la  loro  militar  virtù, poi  che  Bacco  foggiogò  t India, & 

Hercole  corfe  uittoriofo  per  tutto  il  mondo  . 

Romperla  vergaci  baffone. 

L'ylttb  di  fpeT&ar  la  verga, o’I  baHone fignifica  leuar  Inforca  ad  alca-  _ ~ 

no, e priuarlo  d’autorità', onde  è fcritto:  Contriuit  Dominns  baculum  , * / ^ 
imp\orum,&v\rgamdominantium%  Et  anco  : Confratta  eft  virga  for- 
tis,bacnlusgloriofus. 

Verga  ruuida  in  mano. 

A liticamente  i gladiatori  in  Roma  combatteuano  con  uergheòdile - ,go. 

gnoy  ò di  ferro  mpolitey&  ro'ge  rudes  dette.  Lampridio  dicetCom - 
modum  Imp.  in  arena  rudibus  inter  cubiculares  gladiatores  depugnaffe . 

Et  à quelli, che  per  etàsò  per  molte  vittorie  erano  degni d’effer  liberati  da 
quelle  pugne, era  dal  "Pretore  donata  una  di  quelle  verghe  per  fegno  d’ko 
?me,onde  erano  detti  Rudiarij  come  Suetonio  fcriue  nella  uita  di  Tiberio. 

E Cicerone  dijje  : Tarn  bonus  gladiator  tara  cito  rudem  accepifli  ? Philip. 

Et  Horatio  : 

Spettatnmfatis,&  donatum  iam  rude , qu&ris  Lib.i.ep  1. 

Meccenas,iterum  antiquo  me  includere  ludo.  Et  Gnidio  lafciòfcriito : 

Sic  igitur  tarda  vires  adimenìe fenetta 
Me  quoque  donavi  iam  rude  tempus  erat . 

Et  il  prouerbioisAd  rudem  compellereft  diceua  per  isfor^ar  alcuno  à ve* 
nir  alla  pugna.  Hauer  adunque  una  tal  v erga  in  mano  farà  fegno  d* èffe- 
re  flato  per  lo  fuo  valor  e, come  noi  di  damo, bandito  dalla  gioslra* 

Chiane  in  mano. 

Anticamente  Giano, che, per  opinione  di  Macrobio,è  ÌHfleffo  Solerà 
da  gli  antichi  figurato  con  vna  verga  in  vna  mano,&  con  vna  chia 
uè  nell* altra,  per  accennar  eh' egli  regge  il  mondo,  e lo  apre  quando  uiene 
ad  illuminar loye  lo  chiude  quando  partendo  dà  luogo  alla  notte  ; Ondc^j 
Horatio: 

jLlme  fol  curru  nitido  diem  qui 
Promis,  & celas . 

1 r qutfio  getto  adunque  d’hauer  in  mano  una  chiane  fi  accennerà  auto -cul' 

tità?e  dominio  di  chiudere^  d’ aprir  e,di  ammetter  e, e di  ef eluder  e.  iddio  c*p.i^ 

par - 


3 1 6 DcirÀrtc  de  Cenni , 

parlando  deWvnigenitofuo  figliuolo  diffe  per  Ifaia:  Dabo  claum  domiti 
David  fuper  humerum  eius,&  aperiet , & non  erit  qui  claudat  : & clan* 
hiAttk  1 6.  det3&  non  erit  qui  aperiat . Quella  chiave  fu  poi  data  dal  mede  fimo  figli- 
uolo di  Dio  à S.  Tietro  fuo  Vicario  dicendogli . Tibi  dabo  claues  Hsgni 
Ccelorum  > & quodeumque  ligaueris  fuper  terram  erit  ligatum  & in  C(g* 
lis:&  quodeumque  folueris  fuper  terram9eritfolutum  & in  C celti . Boni - 
infer.  *7 , faccio  Tapa  VI  IL  appreffo  Dante  di  quefte  chiavi  diffe: 

Lo  del  pofs'io  ferrare , e diferrare , 

Come  tu  fai  : però  fon  due  le  chiavi , 

Che*l  mio  anteceffor  non  hebbe  care . 

Ter  che  Tapa  Cele  fimo,  à cui  eglifucceffe , rìnuntiò  ilTontìficatòl 
£ g ^ > Non  hauer  le  mani. 

Q Igni  fica  effer  Giudice  incorrotto  ,e  continente , che  non  riceve  doni  , e 
co  fi  fatte  erano  le  Statue  de' Giudici  in  Thebe.Et  il  fimulacro  di  Giano 
ftcome  era  fatto  con  due  tefie9cofi  era  fenica  mani9  e fen%a  piedi  per  offri- 
mere,chè  Iddìofilquale  regge  il  mondo  co*l  cenno , non  ha  btfogno  di  mani , 
ne  di  piedi  per  operare * Accenna  anco  impotenza  di  far  alcuna  cofa , poi 
che  con  le  mani  noi  facciamo  il  tutto . 

Vtcura  ingeniumfic  & manus  adiuuat  artcni* 

Hormai  hò  a bafèan^a  delle  mani  trattato  : onde  farà  bene > dir  alcuna 
co  fa,  particolarmente  delle  dita, poi  che  con  ciafcuno  di  loro  fi  fanno  atti,  e 
tenni  diuerfi* 


lì 

i 

3 


SELLE 


3*7 


Parte  P rimai 


DELLE  DITA.  Cap.  XXVIII. 

i Dell*  dita, 
a Pollice  alzato  » 

3 Abballar  il  dito  pollice." 

4 Pollici  legati  infieme. 

5 Alzar  il  pollice  ouero  l’indice. 

6 Alzar,òreflringer  il  pollice. 

7 Fregarii  pollice  fopra  le  punte  dell’altrc  ditaT 

8 Non  hauer  il  dito  pollice. 

p Getto  affirmatiuo  con  l'indice 

10  Minacciar  con  l’indice. 

11  Voler  toccar  il  cielo  con  l’indice l 

12  Additar  con  l’indice. 

13  Porger  un  dito. 

1 4 Toccar  la  fommità  del  dito^ 

15  Dito  indice  alla  bocca. 

1 6 Accoppiare  infieme  gli  indici  » 

17  Concoriò  de  gli  indici. 

1 8 Vrtar  gli  indici  infieme. 

19  II  getto  della  Cicogna. 

20  Far  le  fiche. 

2 1 Pigliar  alcuna  colà  con  due  dica." 
xx  Additar  co’l  dito  di  mezo . 

23  Spiegar  l’indice, & il  medio  rettringendo  l’altre  dita 

24  Getto  della  Santiflima  Trinità. 

25  Attodi  poner  l’anello  nel  dito  anellare 
%6  Getto  d’hauer  l’anello  in  dito. 

2.7  Atto  di  conceder  ad  alcuno  il  fuo  anello  Ugna  torio 
a8  Cauarfil’anellodidito. 

29  Cauar  l’anello  di  dito  altrui . 

30  Del  frullo. 

31  Mottrar  il  dito  minimo. 

,3%  Curarli  l’orecchio  co’l  dito  minimo 

33  Legarli  il  dito. 

34  Dita  vnitCj  e poi  feparate. 


Delle 


$18 


Dcli’Àrtc  de  Cenni, 

Delie  dita  « 


m Ornano  fenile  dita  farebbe  inutile, e deforme,  come 
un  tronco  fenza  rami  , e però  la  ^ atura  prouidamen • 
te  et  fece  le  ditale  pofegli  internodij  tra  i nodi  per  ren- 
derli pieghevoli, e ccnfeguentemente  habili  à maneg- 
giare qual  fi  uoglia  infir  omento,  & ad  effercitare  ogni 
operazione:  e ficome  ci  fece  le  dita  de * piedi  corte,  ac- 
eto eh  e l’huomo  con  più  fermezza  poteffe  cammare^, 
co  fi  formò  più  lunghe , e con  più  nodi  difiinte  le  dita  delle  mani , acciochc 
con  quelle  più  facilmente  poteffimo  operare,  ejjendo  l'ufficio  loro  (come 
mpart.  + dice  *én  Rotile)  di  prender  e,  e di  ftrìngere.E  perche  le  dita fono  parte  del- 
nìm.  Uh.  4.  le  manine  de  ì piedi , tutti  quegli  animali,  che  hanno  ò mani,  ò piedi  hanno 
io.  elìandiole  dita, eccetto  l'Elefante . 

Dito  pollice  alzato. 

Vefio  dito  pollice,  co  fi  nominato  dalla  fuapoten%* , pereffer  molto 

più  forte  de  gli  altri, lignifica  robustezza  , e fortezza  > CCYne  anco 

tìK  %6.  'Pieno  V alenano  affermane9 fuoi  Geroglifici.  2^. S. dice  m S. Lucca:  In 
e*?.  1 1.  digito  Dei  eijcio  demonia . Il  mofìrar  adunque  questo  dito  alzato  ac  cerne* 

rà  poter  e, e forzose  voler  aiutar  e, tfauom  e alcuno, e à quefto  modo  inco- 
rarlo» Et  èferitto  che  1 Maghi  & incantatori  dijfero  à Faraone  : Digitai 
Dei  hic  efl, volendo  dire  che  atta  diuìna  potenza  egli  non  poteua  refiflere. 

Abbaffar  il  dito  pollice. 

' ■ I porgere  la  mano  defira  co9l  pollice  abbacato  è gefìo  di  pace, di  che^j 

JL  Quintiliano  dice:  QuigeSlus  in  Sìatuìs  pacificatorum  effe  folet,qui  in- 
clinato in  humerum  dextrum  capiteMachio  ab  aure  pratenfo,manum  in - 
flexo  pollice  cflendit.  Qj^eflo  gtfio  fi  uede  nella  grande  flatua  di  bronzo  di 
M'*Aurelio,cb*èà  cauatto  dinanzi  S,Gio.Laterano  in  Roma, la  quale  por- 
ge la  mano  defira  refupma  con  le  dita  larghe, & co'l  pollice  uoltato  in  giù . 
Et  in  vna  medaglia  di  M.  Catone  fi  vede  l’imagine  detta  Vittoria  fedente 
con  Umano  fi>orta,co9l  pollice  abbuffato, che fignifica  la  paceeffere  Stata 
co’l  configlio  acquiftata,ciò  è fedendo,  onde  fù  detto:  Rcmanos fedendo  vi- 
ci ff  e»  Ciò  è ben  configliando. 

Follici  legati  infieme. 

Y7  Vgià  da  molte  genti  offeruato,  come  Cornelio  Tacito,  ValMaffimol 
1//17  e\i  Herodoto,Saluftio,&  altri  fcriuono:Et  è riferito  dal  nefiro  Celio  Rp. 
Uh  3 6*  digino,eda  Tierio  V alenano  confermato, che  i loro  ^inbo fciaton,  quan*. 
do  facevano  focietà , e lega , le  dita  pollici  in  modo  ftr  ette  fi  legavano , che 
r nelTeftre - 


Parte  Prima*  319 

neìfeBrmità  lóro  emetta  il  f angue, & diquello  al  quinto  con  lìeuipun* 
ture  cattando ,e  fcambieuolmente  leccandolo, fiimauano  quefte  confedera 
tioni,come  co' If angue  d'ambe  le  parti  fiabilite,  efferfacre,  & imiolabili . 

Con  un  co  fi  fatto  gefto  fi  dinoterà  confederatone  , e congiuntone  folennt 
& indi  Solubile . i^el  Lenitico , doue  fifà  mentione  del  [acri fido  per  la 
confecratione  de'  Sacerdoti,  i fcritto  le  dita  pollici  delle  mani  ,edei  piedi 
deliri  del [ angue  dell'Hoftia  con  mifierio  douerfi  infanguinare. 

Alzar  il  pollice,  ouer  l’indice. 

CO'  gefìi  di  quefte  dita  i Guelfi , & i Ghibellini  fen%a  parlare  le  lori  *5  „ 
fattioni  accennavano  : il  che  anco  non  foloco'l  portar  le  penne  nei  fUr.llb^G 
capelli, quelli  nella  parte  defira,  & quefli  nella fìnifira,  ma  fino  nel  tagliar 
il  pane,&  il  formaggio, & in  molti  altri  geni  le  loro  partialità  {igni fica* 
uanotnuentione  d'huomini  crudeli, e fanguinariji  ma  però  non  fen%agran 
beneficio  tal'hora  d' alcuni  cittadini  primari] , e più  de  gli  altri  potenti , i 
quali, [cacciata  della  Città  la  contraria  fattone,  e da  loro  par  tiggianifaU 
tifi  ne'  publici  configli  crear  Capitani , & accollandoli  nelle  diuifioni  de* 
maggiori  Trencipi  ad  alcuni  di  loro , & fatti  loro  feguaci , erano  da  effi 
creati  Vicari],  & finalmente  con  i loro  difendenti  infeudati  di  belle  Cit « 
tà , & con  quefte  arti  molti  fi  ftabilirono  nel  dominio  di  nobili  principati* 

Dante  introduce  S.Tietro  àdeteftar  quefie  diuifioni, & intendendo  per  li 
Guelfi  quelli  che  fi ledono  dalla  parte  deftra>&perli  Ghibellini  dalla  fini* 
ftra  dice^j  : 

Vonfà  no  ftra  intention,ch'à  de  ftra  mano  farad.  27.' 

De'  noftri fucceffor  parte fedeffe^  9 
Tarte  dal*  altra  delpopol  Chriftiano . 

Alzarlo  reftringer  il  dito  pollice. 

Aliare  il  dito  pollice  erafegno  di  morte, come  all* incontro  flringer - # g. 

lo, e premerlo  era  fegno  di  vita,  i quali  chi  nell'arena  dal  Munera « 
rio  erano  fatti  fecondo  i meriti,  ò demeriti  de'  gladiatori . Erano  incorna 
alcuni  che  alleuauano,  e difciplinauano  i gladiatori,  e poi  li  uendeuano } e 
perche  i gladiatori  erano  per  lo  più  laniati,  i loro  venditori  lanifta  erano 
detti , onde  molte  uolte  leggiamo  negli  Hiftoricì  Laniftas  vendidiffegla - 
diatores  Munerarijs  . Qu,efti  Munerari]  poi  erano  quelli  che  rapprefenta - 
uanoal  popolo  nell’arena  i giuochi  de' gladiatori.  *4 ppreffo  Suetonioè 
fcritto:Tatrem  familias  quod  Thracem  Mirmilloni  parem  Munerario  ira - /»  Dmit, 
paremdixerat,detraffum è ffeffaculis in arenam  canibus obiecit.Di que~.c*P-  4©* 
fii gladiatori  l’uno  era  detto  I{etiario,& l'altro  Mirmìllone,il  gettano  do 
uendo  combatter  co’l  Mirmillone  cantaua:rNipnte  peto,pifcem  peto,quid 
wefugis  Galle  } Quefti gladiatori  Galli  dalla  lor.o  armatura  detta  Mir - 

Tt  milione 


Zi.ljp.  1 

Zìbt  27.  C. 
Ltb . $6* 

Canztip. 


Fìtto,  1 0. 

In  Vmin 

*7? 


3 30  Dell5  Arte de  Cenni y 

milione  tufferò  quefìo  loro  nomerei  cui  cimiero  era  un  pefce.Et  i Rjtia- 
rifurono  cofi  detti,  percbe'TitacO)  che  fu  uno  de*  fette  Sauij  detta  Grecia 
tnuentore  di  quefla  forte  di  combattimento  douendo  combattere  con  Fri- 
none  per  le  difficoltà  de  i confinì,cbe  erano  tra  gli  attici , & i Mttilenei% 
con  l’aiuto  d'una  rete  occulta , impedì  F rinone , e quindi  Retìarq  fi  deno- 
minarono . il  Munerario  adunque  ueduta  la  pugna,  cum  gladiatorem  qui 
fuccubuerat  ab  aduerfarioiugulandum  iubebatpollicem  vertebat : cum 
autemfemandum  uolebatvtrumquepollicem  comprimebat . Come  dice 
il  Gualtero  fopra  quel  luogo  d’tìoratio , oueper  atto  difauore,  e di  falli- 
te diccj  : 

ì Confentire  fuisfludijs  qui  crediderit  te  : 

F autor  vtroque  tuum  laudabit  pollice  ludum. 

EtGiuuenale  per  cenno  di  nimifià , e di  morte  dice  : 

— — Et  verfo  pollice  vulgi 
Quemlibet  occidunt  populariter . 

1 Di  questo  geflo  parla  anco  Timo, dicendo . Tollices  cum  faueamus  pre- 
mere etiam  pronerbio  iubemur . Et  ne  tratta  anco  Vierio . JL  che  potè  al- 
luderii Tetrarca  quando  diffe  : 

'Non  v'accorgete  ancor  per  tante  prone 
Del  Bauarico  inganno  * 

Ch'aliando  Udito  con  lamorte  Jcber*a  . 

0 pur  uoleffe  intender  dì  Lodouico  il  Bauaro  il  quale  con  nome  d' Impera- 
torevenuto  in  Italia  ancorché  con  al^ar  il  dito  haueffe  data  la  fedea * 
Trencipi  Itali  ani:  nondimeno  contra  Galea^o,  Stefano, e Marco  fratelli 
Vifconti,e  contra  molti  altri  ancora  barbaramente  incrudeli . Onero  per- 
che facendo  con  al%ar  il  dito  dichiarar  fe  alcuno  era  Guelfo , ò Ghibelli- 
no iCoflumandoi  Guelfi  di  ai%ar  il  pollice,  &i  Ghibellini  l'indice  ad  e fori- 
mer  di  qualfattione  f off  ero  facejje  i Guelfi  morire  • E dice  {chetar  per 
ir orna, come  dello fcher^ar  dell’ orfo  diffe  Dante 1 
E non  farei  pietofo , nè  cortefe , 

farei  com'Orfo  quando  fcherza  \ 

Conforme  à quel  detto  di  Salomone  ; Ouafi  per  rifumfìultus  operatur  fee- 
lus.Faceuano  anco  quefìo  getto  d'aliar  il  dito  quelli  che  comprauano  , à 
conduceuano  ad  affitto  alcuna  cofa  di  quelle  che  all'incanto  publicamen - 
te  fi  rendeuano . Onde  Cicerone ; Accununt  tamen  tutores digitum  tol-  { 

6 litlunms  patruus.  • | j 

Fregar  il  pollice  fopra  la  punta  dell’altre  dita  frequentemente. 

Q Vefioeffendo  il  geflo  cheftfà  quando  fi  numerano  i denari  accenne-  | 
rà  di  yoler  darne , ò riceverne . E cefi  di  uqlerfuperar  co'l  denari 

alcuna 


c.4  $#**• 


/t'69: 


.8. 


Parte  Primari  - 33 t 

benebe  difficile  impnfu&Jfèrido  vero  quello  che  dice  Salomone  che 
•peeuniA  obediunt  omnia . E Cicerone diffeFifteffo:  Omnia  pecunia  effici  tui. io, 
poffunt . Et  Horatio  diffe  : ln  Vm‘ '*t: 

Etgenus,&formam  regina  pecunia  domat.  Et  vrì altra  volta  diffe i 5# 

yirtusjamajecusydiuina,  humanaque  pulchris  serm.\M.i. 

Diuitijs parent.  Filippo  Rj  di  Macedonia  diceuanon  effer  alcuna  for-  Sat  ^ 

teg%a  ineff  ugnatile  >nella  quale  poteffe  entrare  vn'afm  carico  di  denari . 

E FMiofto: 

Che  quella  che  da  Foro , e daV argento 
Difende  il  cor  di  pudicitia  armato 
Fra  mille  fpade  via  più  facilmente 
Difenderallo , e’n  me%o  il  foco  ardente • 

Eftimò  quefto  Voeta  non  effer  imprefa  co  fi  dijperata,cbe  cefi  me%o  del  de * 
nato  non  fi  poffa  à felice  fine  condurre  concludendo  : 

Che  Foro, e* l premio  ogni  durerà  inchina. 

Nonhauer  il  dito  pollice, 

SI  come  queTto  dito  accenna  fortezza,  cosìFeJferne  privo  dimoftrtLj 
debolezza,  & inhabilità  maffimamente  allamilitia:  e pero  fi  legge 
che  alcuni  per  non  feruir  nella  guerra  fi  tagliavano  voluntariamen - 
te  quelle  dita , i quali  perciò  furono  teneramente  caligati , come  fù  Gaio 
Vejieno  dal  Senato , e da  Cefare  „ Augufto  vn  Caualier  Romano , che  per  la 
medefìma  cagione  d due  fu oi  figliuoli hauea  quefle  dita  troncate . Gli  A* 
tenie  fi  con  gran  crudeltà  fecero  tagliar  le  dita  pollici  alla  giouentà  degli 
Egineti,accioche  quel  popolo  non  poteffe  contender  feto  nelTimprefe  ma - 
ritime.jt  Soldati  {pergiuri  i Bimani  facevano  troncar  il  pollice , nonfolo 
perche  f off  ero  in  quella  parte  puniti , con  la  quale  aliando  effo  dito  pre - 
ftauano  il  giuramento  militare , ma  anco  perche  più  non  potendo  feruire , 
deWhonor  della  guerra  f off  ero  re  fi  indegni . 

Gefto  affirmatiuo  con  Pindice  . 

TEnir  quello  dito  indice  retto, e gli  altri  chiufi , con  la  mano  volta  ver  0 
fo  la  fpalla,è  atto  d’affimatione, perciò  che  quando  affeueriamo  aU 
cunacofa , facciamo  quefto  gelìo  . E par  che  mimicamente  fu  detto  che 
iddio  fcriueffe  con  quefto  dito , leggendo  fi , che  la  S . M.  diede  à Mose  nel 
monte  Sinai  due  tavole  di  pietra  fcriptas  digito  Dei . Et  quando  i Farifei Sl* 
apprefentarono  à Chrifto  S.K[j  la  Donna  adultera , dice  il  y angelifta  che 
inclinans [e  deorfum  'digito  fenbebat  in  terra . Ioan 

Minacciar  con  Pindice. 

GOn  quefto  dito  di tlefo,e  gli  altri  raccolti , e premuti  dal  pollice  sì  fà 

il  gefto  delle  mmaccie,  movendo  con  empito  il  braccio  daWin  su  al-  • 1 

Tt  z Fin  giù, 


33?  BclPArt#  de5  Cenni  ] 

Pìngiù  , qtfafi  come  f e il\d\to  fojfevna  verga  da  percuòter  il  minacciato } 
Dantedi  quello  gefto  parlò  quando  diffe  $ 

Ch’i  vidi  lui  à piè  del  ponticello 
Jnfer,i9>  Mofìrarfue minacciar forte co’l  dito, 

Et  vdil  nominar  Gerì  del  Bello . 

Voler  toccar  il  Cielo  con  l’indice . 

. Oelum  digito  attingere  è prouerbio,chefidice  di  coloro  che  fi  repu - 

tano  di  effer  contenti,  e felici,  e quafi  Dei.  Cicerone  ad  ^Attico  (cri* 
Hk  i . (p.ì . uen^°  e : Ìi°^ri  principe*  digito  fe  ceelum  putant  attingere , fi  mulli 

* * barbati  in  pifeinis  fintini  admanum  accedant.LuigiTulci  in  quefto  prò* 
* pofito  diffe: 

L’^Ar pali  Sia  toccaua  il  del  col  dito 
Toi  che  trouato  hauea  con  chi  contenderei 

GiuSiiniano  Imperatore  dice  per  quefia  conditione  : fi  digitò  ceelum  atti- 
infi.de  ìnu.  %eYls  non  * contrattane  i testamenti, perche  come  impojjìbile , ha* 

mp'uh  ’betur  prò  non  adie ffa. 

Additare  con  l’indice; 


,iz, 

Son.l» 
ltb.9 . 

lib.  4,  ot 
2nfer»f, 


ADditare , ciò  è moflrare  à dito,  egefto  d'honore  e fifà  dirizzando  la 
mano  co’ l dito  indice  diSìefoverfo  quella  perfona  che  vogliamo 
che  fia  riguardata , Ter  fio  dice  : 

JLI  pulebrum  eli  digito  monSìrari,&  dicìer,hlc  eft,  Martiale  : 

J \umpitur  inuidia  quod  turba  femper  in  omni 
MonSiramur  digito.  EtHoratio: 

. Quodmonftror  digiti s pretereuntium 
* Romana  fidìcem  lyra, 

Quod  ffnro,& placco, fiplaceo  tuum  eft  1 E Dante: 

Fidi  Vari*, Trillano, e più. di  mille 
Ombre  mofirommì , e nominolli  à dito , 

Ch’ amor  di  nofira  vita  dipartile.  Et  in  Vìi altro  luogo : 

Ofrate^ìffeyquefti  ch’io  ti  feerno 
Co’l  dito,&  additò  co’l  dito  innanzi, 

Fù  miglior fabro  del  parlar  materno, 

Che  per  cofa  mirabile  s’addita, 

Chi  vuol  far  d’Helicona  nafeer  fiume 
Son  figli  mieiquefli  ch’addito , e mofìro , 

Cuflodi  de  la  mandra,e  non  hò  ferui. 

Il  fignor  de  la  Biocca, che  venia 
QueSi’hiSioria  additando  à Bradamante 

Quefto  additar  può  anco  effer  atto  difeberno , onde  Horatio  biafìma  Nfi 

~ ‘ " mcn - 


Il  Tetrarca  diffe: 
Il  Taffo : 

V A rio fio 


r 


Parte  Prima^  33  j 


mentano, perche  ciòfaceffe  nel  cornìto  : 

2fomentanus ad  hoc,quifiquid forte  lateret  U.iMt  z. 

Indice  monttraret  digito . Dante  : 

Conte  1 parlaua,  & Sordello  à fe'l  traffe  X Turg. 

Dicendo  aedi  là  il  nottro  auerfaro 
E drizzò  il  dito, perche  la  guatale*  VAriofioi 

Il  poptd  tutto  al  uìl  Martano  infetto  c.  1 8. y?.8  8 

Vmo  à r altro  additandolo  difeopres . 

E [tanto  (oliti  di  dire , che  fe  faremo  alcuna  cofa  indegna  faremo  da  tutti 
mottrati  à dito, ciò  feberniti,  e vituperati . 

Porger  vn  dito. 

Egitto  di  cofa  piccioli(fima,e  di  niun  momento, tolta  dal  prouerbioiD i • 1 5 7 

gitum  non  porr  exerim.  Cicerone  parlando  della  fama, che  nonappor 
ta  vtilità  diceiCkryftppus quidem,&  Diogines  detratta  utilitate,ne  digì • ne  finibus 
tum  quidem  eius  caufa  porrigendum  effe  dicebant.  E nel  Vangelo  è fcrit-  M 6. 
to'.jìlligant enirn  onera grauia,& mportabilia,&  xmponunt in humeros 
hominum;  digito  autemfuo  nolunt  ea  mouere . Dafne  appreffo  il  Tajf  j 
dice  à Tir  fi: 

Hpn  mouerei  per  aiutarti  à l'hora  •%  Ndl'Amin 

ffn  dito,vn  detto , una  palpebra  fola . '*• 

Toccar  con  la  (bramita  del  dito. 

Q V etto  far  àge fio  di  far  alcuna  cofa  leggiermente,  e negligentemen - # j 

te, e cofi  à pena  toccar  quello, che  fi  douea  ben  maneggiare, e dilige - 
temente  trattare:  onde  hebbe  origine  il  prouerbio  : Stemmo  digito  attin- 
gere: E leggiamo  appreffo  Cicerone:  Equidem  multes  & uidiin  hac  dui - ?ro  c celio . 
tate,&  audiui,non  modo  qui  primoribus  labijsgenus  hoc  vita,  & extre - 
mie, ut  dicitur  digiti s attigiffent.Giufiini ano  battendo  nelle  fue  ciuih  Infit 
t utioni  fommariamente  trattato  de  i delitti,  &à  pena  toccata  quella  ma- 
teria,dice  nel  fine  di  quell* opera:  Sed  depublicisiudicijs  hac  expofuimus, 
vt  vobispojfibile  fit, fummo  digito,  & quafi  per  indi cem , ea  tetigiffe . Il 
ricco  Epuloue,che  era  ttato  crudele,  & inhumano  centra  Labaro  mendi- 
co: vedendolo  poi  nel  Seno  d'Àbramo, mentre  egli  era  nell* Inferno, gridò: 

Tater  Abraham  mitte  La%arum , utintingat extremum  digiti  fui  ina - £*<  1»? 
quam,&  refrigera  linguam  meam,quia  crucior  in  hac  fiamma  :ma  non 
l'ottenne, egiziamente,  perche  hauendo  egli  al  pouero  negato  una  mica l* 
di  pane, non  meritò  da  lui  nella  f ua  neceffità  hauer  una  giocciola  d'acqua. 

Dito  indice  alla  bocca. 

OVeflo  ègefio  difilentio . Dice  la  diurna  fcritturaiTrincìpts  ceffabant  * f * 
loqui,&  digitum  fuperponehant  orifuo.  Et  anco'.  Mtenditemt , 

“ ' & oh  fi  U' 


3 $4  Dell’Arte  de*  Cenni," 

Cap*  ti.  & cbflupefcitì)  & fuperponite  dìgitum  ori  ueftro.  Ciuueh ale  diffcJ  : 
S4',10‘  - — — Digito  compefee  UbeUur/L-). 

Scriue  Fanone,  che  tale  ern  ia  ftatua  del  Dio  Harpocrate  appreso  gli 
De  prepar . Egitijt&  Eufebfo  dice, che  ne  i luoghi (acri  di  ifide , e di  Serapìde  era  que- 
Xuxngel.  ftatua  co*l  dito  indice  alle  labro,  per  accennare  che  delle  cofe  diurne  no 

fi  doueffe  parlare . E dice  Tlinio  che  gli  antichi  fole  nano  ne  II'  anello por* 
t ar  qu  e ftaimagined' Harpocrate  per  raccordar  fi  di  tenirfecretiiloro  af 
fari:  f opra  laquale  ftatua  C Melato  formò  quefto  Emblema  : 

Cum  tacet  haud quicquam  differt fapisntibus  amens  ; 

Stultitia  eft  index  linguaque,uoxque  fune. 

Ergo  premat  labra,digitoque  filentia  fignet , 

Et  (e  fe  Tharium  verjat  in  Harpocratem . 

Catullo  ne'  [noi  Epigrammi  dijfe  render  alcuno  Harpocrate  per  render* 
lo  tacito  : 

Gtllius  audieratpatruum  obiurgare  folere 
Si  quis  delicias  diceret>aut  faceret. 

Hoc  ne ipfi  uccider  et, patrui  perde  ffuit  ipfam 
Vxorem,&  patruum  reddidit  Harpocratem . 

Dante  nell' Inferno  dice, che  à quefto  modo  accennò  à Virgilio  che  t ac  effe: 
infrr.  i$t  Ter  ch'io  acciò  che'l  Ducafteffe  attento 
Mi  poft  il  dito  su  dal  mento  al  nafo . 

Accoppiar  infieme  gli  indici. 

" i 6 » Fefte  tra  l°ro  fimili>egualmente  accoppiandoft,come  due  linee 

paralelle  rapprefentato  la  nera  amicitiachenafee  dalla  fimilitudi - 
ne  offendo  vero,  chepares  cumpartbusfacillime  congregante  : & idem 
vclle%&  idem  nolle  ea  demum  firma  amicitia  eft . Et  co  fi  farà  anco  fegno 
di  cofe  parìyfmìli,  & eguali  come  fono  effe  due  dita  indici. 

Concorfo  de  gli  indici. 

I 7 A CcQppiar  le  dita  indici  d' ambedue  le  mani  infieme , e {fingendoli , e 
xjL  ritirandoli  far  che  hor  l’uno  ,&  hor  l'altro  fu  pofteriore , & ante- 
riore , faràgeUo  di  rìualità , e di  concorrenza , d che  feruono  quei  ver  fi 

d’Quìdio  oue  dicc^>  : 

Art.  $ . Tane  bene  f ortis  equus  referato  carcere  currit , 

Cum  quos  pr^tereat,quofque  fequatur  habet. 

Che  fu  co  fi  daU\4rioftù  imitato  : 
c.i  5 /.z8  Come  buon  corridore  ch'ultimo  Uffa 

Le  moffeiS  giunge, e innanzi  à tutti  paffa. 


Parte  Prima#. 


3 3 J 


i 8 


Son.  < i. 
Trionf  dil- 
la Fama. 

tstP'  3 • 


i 9 


Vrtar  gli  indici. 

/^!  Onfroniandole  punte  delle  dita  indici  infieme,&  vrtando  l'uno  con 
Lj  l’altro, farà  fegno  d'odio, e di  nimittà  come  i nemici  fi  fogliano  vrta - 
re,&  perfeguitare , i montoni  colare,  & t Cauallteri  correrft  con  le  lan- 
de incontro  : Di  che  fi  diffe  nel  Capo  quando  del  co%$are  fi  trattò. 

Il  Ve tr arca  con  bella  metafora  diffe_j  : 

Ma  conqucfio  pen fiero  un’altro  giofìra. 

Et  altroue' parlando  della  concorrenza  di  Virgilio  con  Hcmero  diffe  : 

Il  Mantouan  che  di  par  feco  gioftr*-  . 

Il  gefto  della  cicogna . 

OVeHo  era  vn getto  di fcherno,che  fifaceua  dietro  ad alcuno,ponen 
do  la  punta  del  dito  indice  f oprala  fommità  del  pollice , tenen- 
do i* altre  dita  raccolte,  informa  del  becco  della  cicogna , con fpeffo  moni- 
mento  del  braccio , e della  mano  imitando  quel  getto  che  col  fuo  collo  è 
dalla  cicogna  fatto, in  modo  di  percuotere  con  la  mano  nella  parte  inferio- 
re. Verfio  dice  che  Giano  era  felice , perche  hauendo  duefaccie , l’rna  di- 
nanzi, e l’altra  di  dietro  non  gli  era  fatto  da  tergo  quetto  fcherno ; 

O lane  à tergo  quem  nulla  ciconia  pinfit  • ^ 

Epinfit  {igni fica  percuotere , come  anticamente  prima  che  fi  trouaffePv - 
fo  de*  molini  nelle  pile  col  pittello  i pittori  pittauano  il  grano  . Di  quella 
cicogna, e come  ella  fi  formi  ferine  Suetonìo  nel  fine  dalla  vita  di  Caliga- 
la, E S,  Girolamo  fcriuendo  à Bjittico  Monaco  in  vna  ftta  Epittolaglt  di- 
ce’,lslon  afcoltargh  adulatori,  perche  dapoi  chi  ti  haueranno  lodato,  nel 
partir  fi  date , fi  fubito  uff  ex  tris  cicomawm  deprehendes  pcfl  te  colina 
curuari . 

Far  le  fiche. 

Cacciando  il  pollice  fra  l'indice,  e’I  medio,  e quette  raccogliendo  n- 
fìeme  con  l*  altre  dita  fi  fa  il  fico, il  quale  mentre  fi  volta  verfo  alcu- 
no è getto  obfceno>di  gran  dijf>rez£p,t  dy ingiuria  idei  quale  parlò  Dante^j 
dicendo  : ' 

^Alfine  de  le  fuc  parole  il  ladro 
Le  man  algò  con  ambedue  le  fiche  , 

Pigliar  alcuna  cofa  con  due  dita. 

IL  geflo  di  pigliar  alcuna  cofa  con  due  dita  folamente  ciò  è col  pollice , e 
con  l'indice  fignificherà  fobriamente  & parcamente  pigliarla . V lau- 
to diffe 

Quid  igitur  ttultè  quoniam  occafio  ad  eam  rem  fuit,  B*cc<U+ 

Msa  virtute  purta,vt  quantum  velles  tantum  fumerò s, 

Hoc  tu  digitisduobus  futmebas prìmoribus* 

0 Et  fu 


IO, 


Inftr. 


z r. 


3?<* 


DclVÀrte  de’  Cenni, 


Et  fù  detto  in  prouerbio:  Mei  fummis  digitisdelibandum  ,per  fignìficat 
che  dobbiamo  andar  fobrij  ne  t diletti  di  quello  mondo . 

Additare  col  dito  di  mezo, 

.11*  Ve! lo  dito  fi  dimanda  medio , perche  è potto  nel  me%p  degli  altri,  & 

anco  medico, perche  i Medici  l'adoperano  à difendergli  vnguentì, 
& anco  impudico,  perche  difendendolo,  & raccogliendo  l’indice, e l'anel- 
lare  rapprefenta  la  forma  del  membro  genitale  : Onde  Martiale  dice  : 
u 6 fpt70't  Ofenditdigitumfed  impudium . Ciuuenale: 

— — Cum  fortuna  ipfe  minaci 
sat.  i o,  'preberet  laqueum,mediumque  ottenderet  vnguem * 

E Ver  fio  apertamente  lo  chiama  infame  : 

— Frontem  atque  vda  labella 
Sai'2m  Infami  digit o,&  lufiralibus  ante  faliuis 

Expiat . Di  che  parla  più  particolarmente  Snida  f & anco  Qiòan  Batti- 
fa  Vlautìo  di  Ter  fio  commentatore . Fjfer  mofrato  adunque  con  quello 
dito  è attodifehernoedi  oppofla  infamia  .E  però  Maitiale  diffe: 

Rideto  multum  qui  te  Sextile  cinedim 
Zib.i\tpì£.  Dixerit,&  dìgitum  por  rigito  medium, 

z8.  Dimandando  con  grande  infranga  alcuni  beffiti  à Diogene , che  loro  ino- 
flrajfe  DemoSlene, perche  de fidcrauano  di  vederlo, per  la  celebrità  delfuo 
nome  ,glie  lo  additò  con  quefo  dito  infame , per  notarlo  d’impudicitia^ . 
Scriue  Suetonio  che  quando  toccaua  à Fannio  Cherea,  vno  de  i Centurio- 
ni di  quella  Cohorte  che  era  alla  cufiodia  dell’Imperatore  andar  à lui  per 
riceuer  il  fegno,  che  doueua  feruir  per  la  feguente  notte , Caligula  per  vi- 
lipenderlo, e jp recarlo  gli  faceua  con  le  mani  vngeflo  vile , & cbfceno , 
dicendo  quello  effer  il  fegno  che  gli  daua  ; di  ches'hebbe  tanto  à male^ 
queflo  Centurione , che  gli  congiurò  centra , e l’vccife.E  anco  fimbclo  di 
dapocaggine,e  di  pigritia,per  efjer  più  debole  degli  altri,  ancorché  mag- 
giore, il  che  auiene,  perche  èin  fito  tale,  che  non  fi  efferata, come  il  pol- 
lice, e l'indice,  e co  fi  accade  a glibuomini , che  fanno  odo  fi  fenza  ado- 
perarfi. 

Spiegar  l’indice, & il  medio, e reftringer  Taltre  dita. 

G Li  antichi  quando  voleuano  par  lare  al  popolo , per  chieder  filenti  ol 
col  dito  pollice  opprimeuano  l'dnullare , e l'aunculare,  e ffi  egaua- 
rio  Vindice,  & il  medio  difendendo  il  braccio.Apuleio  dice:  Inflar  orato - 
MiUfia  i.  rum  conformai  articulum  duobusqae  infimis  conclufis  dìgitis , caler os  e- 
minentcs porrigit,& infetto  pollice , clementer fubrigens infit.Qktfo a- 
dunque  farà  ge fio  di  ricercar  filentio  per  ragionare  « Ouidio  di  Api  dice: 
Quìque  premituocemAtgitoquefilentiafuadet . 

* Getto 


Parte  Prima  * '337 

Getto  della  Santiffima  Trinità  I _ _ 

SE  riguardando  il  cielo  particolare  fianca  di  Dio  , ouero  rimirando  il  ^ £ 

Solerei  quale  iddio  pofe  il  fuo  tabernacolo , e del  quale  non  Tediamo  9 ^ - 

in  quello  mondo  cofa  pià  marauigliofa  ,ne  che  più  ci  rapprefenti  la  gran* 
de%%a  di  Dio, inalberemo  la  mano  de  fìr a, tenendo  il  dito  ane Ilare,  e Faurì 
colare  raccoltile  /piegheremo  F altre  dita  pollice, indice, e medio , & quelle 
hora  apriremo $ & bora  chiuderemo  infieme  ,farà  gefìo  che  accennerà  la 
Santiffima  Trinità, ciò  è vnum  Deum  in  trìnitate,  & trinitatem  inimita- 
te. Come  afferma  gitana  fio  nelfuofimbolo  della  quale  ilTaffo  diffe  : - 

Fjjplendea  con  tre  lumi  inrna  luce.  Et tìenrico  Smetio  in  Eucharifticq:  : 

Smme  Tater  rerum, qui  J^ato,  & Flamine  fantfo 
•Aequa  uis,  a ternus  agis : monas,  & trias  y na^. 

Atto  di  poner  Panello  nel  dito  anellar£  r ^ 

IL  dito  che  è pollo  tra  il  medio, & il  minimo  è detto*anellare , perché^}  f * 

in  queflo  Fanello  fi  fuol  portare,  e dicono  eff ere  flato  introdotto, eh  e in 
effo  il  marito  fpofi  la  moglie  (onde  fu  detto  anco  pronubo}  perche  in  que-téatrc  fc 
fio  fia  un  neruo,  che  dal  cuore  difeende , il  che  è uero,  ma  però  anco  nell3 al- 
tre dita  egualmente  le  arterie, e le  vene  da  un  medefìmo  principio  proce- 
dendo vengono  à terminare . 1 Toetif alleggiando  differo , che  Trome- 
teo  per  hauer  à Gioue  dal  cielo  rubbato  il  foco , fu  confinato  nel  monte 
Caucafo  à perpetui  legami,  da3  quali  fu  poi , con  licenza  di  Gioue, da  Her- 
cole  liberato,  con  obligo  però  di  portar  nel  dito  un'anello  di  ferro,  che  in  sè 
rinchiufo  teneffe  vna  picciola  pietra , per  legno  che  del  tutto  non  [office 
liberato,  e f ciotto , e quindi  effer  difeefo  il  co  fiume  cbe>la  donna  maritata 
porti  Fanello , in  fegno  della  fua  foggettione  uerfo  il  marito , dal  quale. ^ 
quando  è Jpofata  quefio  legame  riceue  : E però  il  gè  fio  di  porre  Fanello  in 
qpeflo  dito  accennerà  fp onfalitio, matrimonio, & foggettione^* 

Getto  d’hauer  Panello  in  dito. 

Gli  anelli  da  principio  furono  difemplice  metallo  fatti,  ciò  è di  fer - 
ro,ò  d'argento,  ò (Toro  ; poi  crefcendo  il  luffo  ui  aggiunfero  le  gem - 
me  predo fiffime , e taFhoraanco  delFifìeJfe  gemme  fen^a  metallo  fu- 
rono formati  . L'ufo  de'  quali  ejfer  àntichìjfimo  appare > leggen- 
do fi  nella  diurna  fcrittura  che  Faraone  Re  d'Egitto,  fi  cauò  di  ditoilGen' 4Ia 
proprio  anello,  & lo  diede  à Giofeffo  da  poi  che  gli  hebbe  il  regio  fogno  in- 
terpretato . E tra  Faltre  cofe  che  T amarre  dimandò  à Giuda  per  pegno  fà  Gsn*  * 
l'anello.  Vrimierament  e furono  gli  anelli  folamente  da'Trencipi  portati , 
e perciò  ferine  Tlinio  , che  in  Campidoglio  non  fi  vedeuano  anelli  f e ncrL^^rf;amki 
tlleftatue  di  V^ima,edi  Seruio  Tulio  Regi*  Et  per  gran  tempo  in  RSma Inulorp 
"vfo  degli  anelli  d'oro  non  fu  ne  anco  à Senatori  conceduto, ma  folamente  propinano 

VH  àgli 


3)8  Dell’Arte  efe  Cènni, 

àgli  u imbafciatori,che  a9  flranieri  Vrencipi  erano  mandati  :poi  quefi'vfi 
pafsi  a priuati,e  con  molte  altre  delitie  fèdi  Grecia  portato  à I{pma, e fi- 
nalmente,battendo  Tompeo  Magno  riportata  la  vittoria  de*  Corfalidel - 
l'afta, e del  Tonto, crebbe  grandemente  in  Roma  Bufo  de  gli  anelli , e delle 
gemme . Gli  antichi  Romani folcu ano  prima  portarli  nella  finifìra  mano , 
di  che  Tlinio  rende  alcune  ragioni , ma  poi  anco  nella  deflra,  & in  tutte  le 
dita, eccetto  in  quello  di  me%p,  che  infame  era  {limato, e tal* bora  anco  più 
anelli  in  un  fol  dito, come  à quello  tempo  fanno  i Senfali,egli  Sbirritonde 
Martiale  diffes  : 

Sardonychas}smaragdos,adamantas,iaJfides  uno 
Tortat  in  artìculo  Stella, Seuere,meus. 

Mentre  da  Giulio  Cefare  erano  eff orlati  i foldati  à paffar  il  Rubicone,  & 
à feguitar lo, aliando  il  dito  diede fegno  dobligare  à loro  lafua  fede ; mgu 
ejfi  crederono  che  loro  prometejjc  autorità  di  portar  l'anello  nel  dito & co- 
ft  di  farli  tutti  dell'ordine  equefire : percioche  in  Roma  tre  erano  gli  ordini , 
Sud.  in  l H Senatorio , t'Equeftre,  & il  Tlebeiq,i  Senatori  con  nelle,  detta  Latocla - 
ult.  Dig.de  U0feran0  da*  Caualieri  dipinti, e per  patritij  ricono foiut'v,  come  i Caualie - I 
Cenami  . r . pe y iQ  pQrtar  dell'anello  doro , che  era  la  loro  infogna , erano  da  plebei 
f eparati  : il  cenfo  de*  quali  era  di  quattro  mila  foftertij , che  manco  non  po- 
ttua  hauere , ckiuoleua  nell* ordine  equefire  effer  connumerato}e  chi  con- 
fumando i fuoi  heni,re$ìaua  di  quella  quantità  priuo,era  anco  di  quefi' or- 
dine,e dell* anello  priuato tonde  Giuuenale  dijfe: 

$*u  ilo  Talibus à domini s pofi cunUanouiffimus exit 

jlnulus,&  digito  mendicai  ToUic  nudo. 

E Maritale  fepra  quello  concetto  fober^andoi 
Dum  donas  Macer  anulo s puellis , 

Defifti  Macer  anulo shaber e. 

Hauendo  Annibale  à Canne  data  quella  memorabile  f confitta  a*  Rj)manif 
mandi  Magone  à darne  la  noua  a'  Cartagine  fi , il  quale  per  uera  tefiimo- 
nìan%a  della  grandiffmaflragge  fatta  de* nemici  fece  gittar  nella  Corte  un 
gran  mónte  d'anelli  d oro, che  a*  corpi  morti  de'  Caualieri  haueano  fonati , 
di  che  fà  Dante  ricordanza  dicendo  : 

« — —Ver  la  lunga  guerra. 

Che  del'anellafe  fialte  ffoglie 
Infer.  18.  €ome  Lit*io  forine,  che  non  erra • 

Et  hauendo  Mfdrubale  conceduto  à Scipione, che  pouffedarfopoltura  a 5 I 
Jtppian.  de  Centurioni, & a * Tribuni  morti:  da  gli  anelli, che  in  dito  haueano  furono  \ < 
belli, punì-  loro  cadaueri  riconofciuti . li  portar  l’anello  in  dito  era  adunque  fognc  ì^ 
*is.  d* ingenuità, non  effendi  lecito  à*  forni, nè  a' liberti  di  portarlo, come  nelle ^ j # 

i'ggt  * 


* Parte  Prima-».  5 39 

leggi  ciudi  è manifello.  Ma  i Liberti  impetrando  daWlmp.di  poter  portar 
T anello  ycon[eguiuano  una  certa  formay&  imagine  d'ingenuità  yccfi  iicen  in  l uft.de 
dol'lmp.Aureorum  vfus  anulorum  beneficio  principali  tributut,uber li-  ture 
nitatis  quo  ad  viuunt  imaginem,  non  ftatum  ingenuitatis  pr<e  fìat . Ben' è *nuL  • 
vero  che  poi  per  la  fola  manumiffione  ciafcun  liberto  confeguiua  ius  au- 
reorum  anulorum.  u tugufto y di  mortale  infirmiti grauato,  bauendo  per  f“!h'c  Std 
opera  di  Antonio  Mufa  Medico  lafanità  ricuperataynon  folo  gli  donò  gra  h^tk\ 
quantità  di  denari ,ma  lo  honorò  d'una  publicaflatuaye  d'un' anello  d'oro . 

Cofi  Alfonfo  da  Efi e di  gloriofa  memoria  Duca  di  Ferrara  Sereniamo  $ 
dopo  hauer  letta  la  mia  Hifioria  Triuigiana,per  farmi  honoremifece  do • 
no  d'un  preciofo  Diamante  legato  in  oro,  e-  con  fue  benignarne  lettere. ^ 
dixtx.di^uembre  M.D.XCI . inuiandomelo-foggiunfe,  che  lo  tro- 
tterei femprediffofioà  mofirarmi  con  effetti  la  fua  buona  volontà , della 
quale  doueffi  in  tanto  godere  quello  picciolo  fegno,  per  caparra . 

Atto  di  conceder  ad  alcuno  il  fuo  anello  fignatorio. 

L'Vfo  primiero  di  portargli  anelli  non  fu  per  ornamento, ma  per  fegna - * „ 

reyò  figillare:  onde  furono  detti  anulifignatorij  , e perciò  dalle  leggi 
ciuili  è dectfo  che  quefli  anelli  fignatorij  non  filano  comprefitra  gli  orna- 
menti: e con  eflìglt  antichi  con  fette  fegni  figillauano  i loro  te  slamenti, ac-  rylg  de  ver - 
fioche  face/] ero  piena fede  della  volontà  de'  Teftatori,onde  Cicerone  feri • for.figl,  74 
uendo  à Quinto  fuo  fratello  dice  : Sit  anulus  tuus  non  minifler  aliena  vo- 
luntatisjed  teftis  tua . Cofi  i Trencipi,  co'ìme\o  del  figillare , vengono  à 
decretare, e confirmare  quelle  grafie,  che  benignamente  concedono  : per- 
ciò l'alto  del  figillare  è di  confirmatione  di  beneficio  : & il  conceder  il  fuo 
anello  fignatorio  ad  alcuno  è atto  di  fuHituirlo  in  fuo  luogo, come  fcriuc^ 

Emilio  Vrobo  nella  uita  d' Eumene . Hauendoil  I{e  Faraone  fublimato 
Ciofeffo  in  modo  che  gli  diffe  : Tu  erisfuper  domummeam, &ad  tui  oris  QtnA  4,; 
impenum  cunttus  populus  obediet,  vno  tantum  regni  folio  te  pracedam: 
fonggiunge  la  fcrittura,che  il  {{e  tulit  anulum  de  manu  fua , & dedit  eum 
inmanumeius.  L'ifteffofàil  granturco  quando  h onora  alcuno  del  fu - 
premo  titolo  di  primo  yifir  . Hauendo  Annibaie  con  infidie  trucidato  M . 

Marcello  gli  traffeil  figlilo  del  dito,  e lo  mandò  alle  città  circonuicine  con 
tràine  che  gli  apriffero  le  porte 3fingendo  egli  d’effer  Marcello:  il  che  non 
hebbe  effetto , perche  quelle  città  erano  Hate  da  Ctiffino  della  frauda 
prima  auifate . Soleuano  anco  gli  antichi  portare  ne  gli  anelli  le  imagini 
di  quelle  perfone,  che  haueano  in  gran  veneratone , e che  [opra  tutte  T al- 
tre erano  da  loro  amate  yper  hautrlefempre  manti  àgli  occhinomele  ha- 
ueano nell'animo, e però  Cicerone lafcìò  ferino :Epicuri  imaginem  non  mo 
do  in  tabuli*, fed  etiam  in  pocults , & in  anulis  habcbant:efi  legge  che  per  Deftm*. 

Vh  a gran 


r m 


.1,8. 


340  Dell’Arte  de* Cenni, 

w , 

gran  fegno  d'amore  il  Tetrarca , & il  Boccaccio  haueano  ne  i loro  antUt 
f cambieuolmente  le  loro  imagini  improntata. 

Cauarfi  Panello  di  dito. 

IL  deponer  l'anello,  & non  portarlo , come  prima  fifaceua,  è fegno  di 
meftitia,e  di  dolore, e perciò  Saffo  apprejfo  Gnìdio  del  [no  dolore  par - 
landò  dice  tra  l' altre  cofe  : 
rt$ec  premit  articulos  lucida  gemma  meos . 

£ quindi  è che  Dione  firme, che  nel  far  l'effequiead  Auguftofìi  dal  Sena - 
to  or  dinato, eh  e, per  fegno  di  grandiffima  afflittione,  quelli  che  ni  intente- 
nejfero  deponendo  gli  anelli  d'oro, ne  portaffero  di  ferro.  Il  cauarfi  uolon - 
tardamente  l'anello  è anco  atto  di  liberarfì  non  folo  da  qualche  dignità  , 
ma  etiandio  d' alcuna  obligatione, e f entità : onde  Titagora  diffe:  Arftum 
stnulum  negefìato.  Auertendoci  à non  voler  entrar  in  troppo  dura  ferui - 
tà)  ò in  troppo  diffìcile  obligatione  . 

CauarPanello  di  dito  altrui. 

IL  cattar  della  mano  altrui  l'anello  è atto  di  priuarlo  della  dignità, e pe- 
rò è ferino  eh*  effondo  flato  à for^a  canato  da'  fuoi  parenti  al  figliuolo 
del fuperior  africano ,l' anello ,che  hauea  in  dito, nel  quale  era  fcolpita  la 
Gel  li  1 *efta  di  [no  padre , à quefto  modo  fu  dichiarato  indegno  di  tanto  genitore. 

Del  frullo  . 

Ì:9q  "H  Onendola  punta  del  dito  anellare  nella  punta  del  pollice  & facendo 

* * JL  fioccare,  ne  rifulta  vnpoco  dtflrepito , che  fi  chiama  frullo,  e fiamo 

filiti  di  far  quefto gefto , dicendo  non  gli  darei  quefto , ciò  è vna  cojfa  dda 
niente, La  ftatua  di  Sardanapalo,\e  de  gli  Affivi  pofta  fopra  la  fua  fipoU 
tura, era  con  quefto  gefto:  vt  lignificar  et  res  humanas  omnes  prorfus  effe 
D'tnofoth  contemnendas,ac  ne  digitali  quidem  crepìtu  dignas,come  riferifie  A thè- 
bt.7i.cAi  neo,el* Autor  de 9 prouerbi (opra  quello :Huius  non  faciote  fopra  quell'ala 
“ 44  tra:  Ife  crepita  quidem  digiti  dtgnum . Et  fopra  l'i  Beffa  fepoltura  in  let- 

tere Jtffirie  era  l'epitafio  di  quefto  concetto  : 

Mangiajbeui,e  traftullo 

Trendi, ch'il  refi*  non  vai  quefto  frullo. 

£jcerone  diffe: Si vir  bonus habeat  hanc  vim ,vtfidigitis  concrepucrit9 
pòffitinlGCupletium  teftamentawomeneiusineperc,  hac  vi  non  vtatur . 
£ poifiggtunge:  Digitcrum  percujfione  haredìtatem  omnium  pojfe  con - 
vertere.  Il  Boccaccio  nei  fio  Decamerone  lafcìò  fcritto  cofì:Etdiffeparo - 
le  affai  à Taganino , le  quali  non  n lontanano  vn  frullo,  ciò  è vn  nulla,  vn 
Zero  , eh' è quella  figura  rotonda  d’aritrnetica  > che  da  per  fi  non  figmfica 
co  fa  alcuna, r Ario  fto  dice: 

Già  sento  mila  hauea  fhmato  rudero  > Et  in  vny  altro  luogo: 

Etam 


Z9 


Parte  Primari 


34* 


ì tìnto  pìàche’llor  litigio  impero. 

E per  picchia  cofa  fi  dice  anco  vniotaych'è  la  piu  picchia  lettera  di  tutte  * 

Taltre . L' jlrio fio  così  l'vsò:  c * 

Che  manchi  vn  iotayde  le fue  parole.  *44' 

Tolto  dal  y angelo  oue  è ferino:  Iota  vnum>aut  vnus  apcx  non  pr&teri- 
bit  à kgedonec  omnia  fiant'Faceuano  anco  quefio  ge  fio  per  impetrar  fi-  mfLti 
lentia . $. Girolamo  fcriusndo  à Rujìtco  dice:  Duobus  digitis  concrepabaty 
hoc  figno  ad  audiendum  dìfcipulos  prouocans . Geòrgia  Erbardo  cofi  l'in- 
tefe  commentando  quel  luogo  di  Tetronio  oue  dice  : Inlìabat  cìmedus  ho- 
mo omnium  infui fijfimus  y&  plani  illa  domo  dignus , quiy  yt  infraffis  ma - 
nibus  congemuityeiu[modi  carmina  effudit : E dice  ancora  :Retexit  fuper- 
bum  palio  caput y & manibus  interius  m articulorum  fìrepitum  conflri- 
Uisiqua  nam  efì,inquityb&c audacia * Conforme  a quefio  Tibullo  diffe: 

7{on  Iabor  hic  Udit,referet  modo  Delia  pofles, 

Et  vocet  ad  digiti  me  taciturna  fonum . E Tropertioj 

Tollicibus fragiles  mcrepucremanus.  ^ ^ 

Moflrar  il  dito  minimo. 

ILgeflo  di  moflrar  quefio  picchi  dito  accenna  perfonasò  cofa  m\nmay 
è di  pochiffima  confiderationey  e debolijfima y come  col  mo  flrar  il  pol- 
lice habbiamo  detto  accennar fi  fortezza,  e robufìeiga.  Vi  è il  prouerbio : 

Vno  digitolo  y che  fi  dice  di  far  alcuna  cofa  con  pochiffima  fatica , efaciU 
menteionde  T erentio  diffe: 

Qui  mihi  nunc  vno  dìgitulo  fores  aperis  fortunatus , 
tu  iftasfaxo  calcibusfape  infultabis  frufìra. 

S . Girolamo  nel  Dialogo  Luciferianiy  & Orthodoxi  dice  : Hanc  igitur  ha - 
fiamyquam  totis  viribus  mififtiyde  qua  nobis  minitarisyvno>vt  awntydìgi~ 
tulorepeìlam. 

Curarli  Porecehio  col  dito  minimo. 

IL  dito  minimo  è anco  detto  auriculare , perche  fi  foglioso  con  effo  cu- 
rar gli  orecchini  qualgefto  di  curarfìgli  orecchi  è di  moflrar  defidcrio 
d'intender  bene  alcuna  cofa:  ciò  è purgatis  auribus.  Tlautodice > 

Turgatis  ambo  damus  ubi  operam  auribus . ln  Milite. 

Vi  che  anco  fi  trattò  quando  deli' orecchio  fi  fcrijfe  i 

Legarli  il  dito. 

EGefiodi  voler  alcuna  cofaperpetua?nente  ricordar fi>  poi  che  di  ciò 
che  non  vogliamo  f cordar  fi  fiamo  folitidi  dire  d’hauerfela legata 
al  dito , volendo  inferire  di  volerla  hauer  pronta  alia  memoria  : e 
perciò  fi  vfano  cene  ansila  che  Ricordi  fono  detti , che  fi  portano  nelie^j 
dita  per  memoriali  o E quefio  cenno fu  chiaramente  efpreffo  da  Salomone 

quando 


>3* 


In  Eunu- 
che. 


3*' 


33- 


Sm.f. 


34 1 Dell'Arte  de  'Cenni , 

quando  dìffe:  Seria  legem  meam  quafi  pupillam  oculi  tui,  ligi  eam  in  dii 
gitis  tuis , fcribe  illam  in  tabuli  t cordi s tui . 

Dita  vnite , c poi  feparate, 

IL  mottrar  tutte  le  dita  d'vna  mano  vnite , e poi  far  fegno  di  feparar 
particolarmente  ciafcun  dito,  accennerà  quello  che  dtffe  Salufìio  ciò'è 
che  concordia  paru&  res  crefcunt9difcordia  maxima,  dilabuntur . Sciluro 
Scithico  venendo  à morte  chiamò  à sè  ottanta  fuoi  figliuoli , e commandò 
à ciafcuno  di  quelli che  rompeffe  rn  fafeio  di  verghe  infieme  legate , il 
che  non  hauendo  alcuno  d'effi  potuto  fare,  fattóio  dare  à sè,e  Separatele, 
ad  vna  ad  vna  le  ruppe  tutte  ; col  qual  atto  volle  à fuoi  figliuoli  dimo~ 
§ìr are  quanto  farebbono  forti  vniti9e  quanto  deboli  feparatu  Et  vn*  altro 
coH  cauar  la  coda  del  cauallo  à peloà  pelo'non  hauendola  potuta  cauar 
tuttaad  vn  tratto , ejpreffe  Vifteffo  ,come\criue  Tlutarco  negli  apofteg • 
mi • Etinfommaè  veriffmo  : 

Vt  qu&  non  profunt  ftngulafiunffa  iuuant. 

Sic  qu&non  l&dunt  ftngulafiunifa  nocenu 


DELLE 


Parte  Primx*  • 


343 


DELLE  VN  G HI  E.  Cap.  XXIX. 


i Dell’unghie. 

7.  Vnghie  curue. 

I Atto  di  uoler  graffiare." 

4 Grattar®. 

5 Grattarfi  leggiermente  il  capo.1 

6 Squarciarli  con  Punghie  le  carni.' 

7 Vnghie  tenere,  ò dure. 

8 Mirar  Punghie  altrui. 

9 Vnghie  pallide, e {morte.1 

i o Moftrar  la  larghezza  dell'unghia^ 
i r Taftar  alcuna  cofa  con  l’unghia, 
i z Roder/!  Punghie . 

15  Tirar  l’unghia  del  dito  pollice  dal  dente 

14  Curarfi  l’unghie. 

15  Rufpare. 

DelPunghfc 


Icome  la  datura  diede  all'huomo  tra  tutti  gli  animali ,come  di - , 1 * 

ce  Ariftotile,cerebrum  proportene  maximum, perche  haueffe 
maggior  intelligenza,  co  fi  gli  diede  vngues  prò  magnitudine^  D * P*ft- 
minimos, acciò  che  come  afferma  il  mede  fimo  Filofofo , egli  [offe  mm 
manco  noceuole,&  manco  uiolento  di  tutti  gli  altri , Et  come  chela  Na-  Cpe'l*‘a,. 
tura  à gli  altri  animali  habbia  fatte  Fungine  come  arme  per  ferire  dure , 
e pungenti, cofi  facendole  all'huomo  folamente  per  coperta  dell' efìremità 
delle  dita, quindi  è che  Fungbie  humane  fono  deboli, e tenere  . Quette  an- 
corché non  fiano  membro  principale  deWhuomo  Sfacendo  fi  però  con  effe , 
e per  occafionedi  quelle  varij  getti, non  farà  cofa  fouerchia  di  effe  breve- 
mente trattare. ^ 


Vnghie  curue. 

IL  gefio  che  fifa  con  le  mani  adunche , rapprefentando  l' vnghie  Curue , . 1 , 

accenna  rapacità'ypoiche  gli  animali  rapaci  h^nno  cefi  fatti  artigli,  e 
però  Ouidio  d'Wppomene  in  Leone  conuertito  dtffe  : 

» Digiti  curuantur  in  vngues.  E deli' Aquila  Virgilio:  Met.  r q, 

Suttulit  alta  petens  pedtbus  louis  armiger  vnets, 

E dello 


3£n*iu 


Capei. 


"344  DcII’Àrte  de*  Cenni  l 

E dello  Spiritiere  dice  che  egli  la  colomba  : 

■ — Tedibus  euifeerat  uncis* 

Titagora  per  detefiare  quefta  rapacità  diffe  : 

Ammalia  curuunguia  non  effenutrienda. 

Maritale  à quella  curuità  delle  mani  alludendo  diffe  l 
Litigai , & podagra  Diodorus  Flacce  laborat  $ 

Sed  nil  patrono  porrigit ; h&c  cbiragra  eft. 

7^ d qual  propcfito  gentilmente  fcherzò  quel  moderno  Toetd  dicendo  m 
lode  del  Sereniamo  Co  fimo  de  Medici  Gran  Duca  di  Tofcana  : 

L'ampia  Gratta  era  I'una  nominata  9 
V altra  la  Corte  fia,  benché  impedita 
Dal  mal  de  la  chiragra,anzj  firoppiatal 
Tur, da  che  in  man  de'  Medici  ha  la  vitaì 
Spera  di  ritornar  libera, e franca  > 

E d'aprir  Vincuruate,  e chiufe  dita . 

VMrìoFlo  dice, che  nel  cerchio  della  Luna 
C34.yf.18  V'cran  d'Mquile  artigli , chefur  feppi 
V autorità,  ch'a'fuoi  danno  i Signori . 

Cefi  fatti  artigli  differo  iToeti  hauer  le  Harpie: 

yirg.&n.ì  * Fcediffima  venir  is 

Ingluuies,vncaque  manus,&  pallida  fempeq 
Ora  fama.  Dante,  di  effe  : 

Infir.  13.  kanno  late , colli,  e uift  humani , 

Ti  è con  artigli . Che  fu  co  fi  dall'or  io  Ho  imitato  : 

G.$$  .jf.izo  jL aiacce  grandi  hauean  deformi , e brutte , 

Le  man  rapaci, e l’vnghie  incurue,e  torte . 

Da  quelle  Harpie  deriuarono  il  nome  dell'Harpagohe,  eh* è mancino , à 
graffio,  col  quale  i villani  cauano  la  paglia  de'  Pagliari, adunco  come  lc_j 
mani  He'  ladri ; quale  era  l'arma  di  Charonte , con  la  quale  tiraua  gli  huo « 
mini  nella  fua  barca  come  diffe  l'Mriofio  ; 

— Onde  tirollo 

Charonnel  legno  fuo  col  graffio  adunco* 

Dante  quindi  formò  il  verbo  vncinare  per  rapire : 

Colui  che  i peccatori  di  la  vncina. 

Ll'Mrioflo  fcriuendo  ad  Mlnnibal  Malaguzzo  l'efforta  àmaritarfi  pri- 
ma che  s'inuecchi,  accioche  morendo  e lajciandoi  figliuoli  minori  non  gli 

rincrefca 

Di  non  hauer  chi  dopo  sèlormoftrl 
La  via  del  bene, e non  li  fraudi, 9 vncini * 

fifa 


SaL  5, 


Uj 


h 


Parte  Prim  ai? 

EU  fa  appreffoil  Boccàccio  in  vna  fua  canzonetta  diffe  : 

Amor  s'io  pofjo  vfeir  de9  tuoi  artigli 

A pena  creder  poffo 

Che  alcun9 altro  vncin  mai  più  mi  pigli* 

Quefti  animali, che  hanno  gli  artigli  Curui,come  graffiando  difeefe  il  graf- 
fi are,  fono  detti  grifagni, Cofi  diffe  Dante: 

*Ma  l'altro  fù  ben  fparauier  grifagno , . f 

Ad  artigliar  ben  lui*  Et  Arlotto:  * ' “ 

Morti  erano  in  finiti, e derelitti  C.14./&  « 

Al  Lupo, al  Corno,  à l'Aquila  grifagna. 

E Dante  volendo  accennare  V animo  ingordo , e rapace  di  Cefare  diffe: 

Cefare  armato  con  gli  occhi  grifagni  • 

Atto  di  uoler  graffiare . 

L'incuruareleditaal  fopradetto  modo  può  ancoeffer  geflo  di  voler 
graffiar  e,  & offender  alcuno , quafi  con  tarme  della  natura  minac- 
ciando ; poi  che 

Arma  antiqua  manus, dente  s,vnguefquefueruut . Dante  diffe: 

0 Bjubicantefa  che  tu  gli  metti 

Gli  vnghionì  adoffo  sì  che  tu  lo  / cuoi . £ di  Cerbaro  diffe  che  egli  con 
— Fughiate  le  mani 
Graffia  gli  Spirti . Et  in  vn*  altro  luogo : 

A quel  dinanzi  il  morder  era  nulla 
Verfo  il  graffiar  chetai  volta  la  fchiena 
JQmanea  de  la  pelle  tutta  brulla . 

Le f emine  tradì  loro  riffando fi fogliono di queft arme feruire graffiando- 
fi, e però  quella  fantefea  Terentiana  diffe: 

— -Quinunc  fideturmihi  2un.au»  il 

Vt  ego  vriguibus facile  illi  in  oculosinuolem  venefico  i . , 

Et  il  Boccaccio  diffe  : Monna  T effa  corfe  con  tvnghie  nel  vifo  à Calandri • 8tWt 
no,  e tutto  glie  lo  graffiò . Et  in  Horatio  leggiamo: 

— ISfoturnus  occurram  furor, 

Tetamque  vultus  vmbra  cuvuis  vnguibus . j n zp0de; 

Cicerone  come  per  prouerbio  adeftrimercon  ogni  forza  dice, omnibus  vnr 
gulisiToto  corpore,atque  omnibus vngulis,vt  dicitur,  contentini  vocisr„rCt 
afferuiunt  . 

Grattare. 

MOnfignor  della  Cafa  nel  fuo  Galateo  dice  non  conuenirfi  à cottu - 
mato  Ser  uitore  il  grattar  fi  il  capo , ò altra  parte  del  corpo  allou 
prefenza  del  fuo  patrone , perche  ègefto  diperfonadiffolma , & ociofa 

XX  ftarà 


Inferni 


inferii 

Inferii* 


4-0 


34« 


Dell* Arte  de*  Cènni, 


&i  quella  fox^a*  * Impigliata  fante 
ìnfit.  3 8,  Cheli  fi  graffia  con  l’vnghia  merdofe > 

Et  hot  s’accofcia,&  hor  è in  piede  Stante . 

Et  altroue  di  quello  grattar  diffe  : 

Come  ciafcun  menaua  fpeffo  il  morfo 
ìnfir.  ùnghie  fourafe  per  la  gran  rabbia  .% 

Del  pix^icor,  che  non  ha  pii  foccorfo, 

E fi  trabeua  già  l’vngkie  la  fcabbia , 

Come  coltei  di  fcardoua  le  fcaglie 

E nel  Paradifofifa  dire  a Cacciaguida  fuo  antenato , che  debba  fcriuer  dò 
che  ha  veduto  nell' Inferno  pel  purgatorio , enei  Taradifo  fen%a  alcun  ri* 
/ petto 

land.  1 7.  E lafcia  pur  grattar  don' è la  rogna • E diffe  ancorai 

canx.ip*  q me  y€dete  l'altro  che  digrigna 
infer,  I direi  anco>ma  i temo  ch'elio 

*Hen  s'apparecchi  à grattarmi  la  tignai 

Il  grattare  è da 9 Lanini  detto  fcabere  : e perche  la  rogna  continuamente 
fi  grattarla  nominarono  [cabies,  e noi  parimente  la  diciamo  fcabbia  come 
la  diffidi  Petrarca: 

*dl  corpo  f ano  ha  procurato  fcabbia . 

Grattarli  leggiermente  il  capoà 

QVeSlo  è geSto  d'animo  delicato  te  molle  ,onde  Plutarco  ferine  che^j 
Cicerone  foleua  dire3non  poter  fufpì care  alcuna  cofa  cattiua  di  Ce - 
fareì  quem  uideret  caput  vno  digito  fcalpentem*  Ma  poi  effiendo  Cicerone 
rinfacciato  perche  haueffie  errato  in  non  feguire  la  parte  di  Cefare  vitto* 
riofo3rifpofeydigitum  CcfarisiUum  de cepiffie. Luciano  cofi  deferiue  vn'huo 
in  Reth . mo  effeminato :Inter  h&c  autem  uifum  quendam  egregiè fapientem%atquc 
Ffcepu  infigni  forma }lubn co  inceffiu, fratta  cerulee , muliebri  affieìlu,  noce  metti- 

ta>olentem  vnguenta  9 caput  fummo  digito fcalpentem . Cefi  Giuue * 

naie  ancora  diffe: 

Sat  9.  Qui  digito fcalpunt  uno  caput . 

Horatiq  diffe  quello  effergeSlo  diperfona,  che  bramando  di  far  alcumu 
cofa  incontri  difficoltà  , come  quando  il  Poeta  Stenta  nel  far  alcun  verfo$ 
che  à fuo  modo  Stia  bene: 

Uè.  1 . sat.  Stipe  caput  fcaberet,  uiuos  & roder  et  vngues. 

3 0.  j Tofcanifogliono  dire • Dare  un  grattacapo % per  dar  da  penfars, perche 
penfando  f*gr attimo  il  capo. 


Squar< 


Parte  Prima*;  547 

Squarciare  con  Prnghie  le  carni. 

PEr  grandiffimo  dolore  fi  fàquetto  atto ; come  anticamente  face - ^ 

nano  nelle  morti  de*  parenti , e de  loro  cari  amici  ; il  che  fà  dalla* 
diurna  legge  prohibito  dicendo: Super  mortuo  non  incidetis  carnet  uefirat$  Unii.  ip< 
neque  figuras  ali  qua  s , aut  ftigmata facietis  uobis.  E nelle  leggi  delle  Xll. 
tauole  co  fi  fu  fatta  l'ifieffa  prohibìtione  : Muli eres  genas  ne  carpante. 

Virgilio  f per  ejbrimer  getti  di  grandiffimo  dolore  di  Anna  quando  intefe 
la  morte  difua  forella  Didone  ; 

ynguibus ora  foror  fmdans,&  p e fiora pugnis.  Et  diceche  Cittejfo  fàfat  jEn%4 
to  da  Iuturna  forella  di  Turno . Et  leggiamo  fimilmente  appreJJo  Gnidio: 
Tuncfleuiftupique  finus,&  pe  fiora  planxi , zpj. 

Et  fecui  madidas  vngue  rigente  genas. 

E di  Canace  dice  che  fcriuendo  la  fua  miferia  a Macareo:  . jh 

-—Tuncdemumpe  fiora  planxi , 

Contigit  ìnque  meas  vnguibus  ire  genas.  Dante  delle  tre  furie  infernali: 

Con  Punghie  fifendea  ciafcuna  il  petto  info, 

Batte an fi  à palme ,e gndauan  fi  alto 
Cb'i  mi  ftrinfi  al  Toeta  per  fojpetto. 

V Arlotto  di  olimpia  ab andonat a da  Bireno: 

E corre  almargraffiandofi  legete 
Trefaga , e certa  hormai  di  fua  fortuna  » 

Si  ttr  accia  i crini , eH  petto  fi  percuote . E di  E lordi  ligi  diffe : 

Le  mani  infume  fi  percoffe,é  morfe 
7^el  fen  fi  cacciò  l* unghie , e ne  le  labbia. 

Vnghie  tenere, ò dure. 

LE  vnghie  tener  elle,  quali  fono  quelle  de*  fanciulli Significano  debole1^  - 

•gapuerileycon forme  à quell* antico  prouerbio  riferito  da  Cicerone^:  ' * # 

A tcnerisfvt  Gr&ci  dicunt)  unguiculis.  Et  Horatio  diffe  parimente  } 

Et  inceftos  amores 

De  tenero  meditatur  vngui.  Li  **  * 

Ma  alPincontro  l*unghie  dure  nella  facra  fcrittura  accennanorobutte %- 
%a  viriie,&  inmncibile.Cofi diffe  Iddio  per  Michea  : Tonam  ungulas  tuas  Cap  4. 
étreas,&  commmues  populos  multos . Et  in  Geremia  è fcritto:  Teccatum  Cap,  i j, 
luaa  fcrìptum  ett  ungue  adamantino.  In  prouerbio  fi  dice:  ** b unguibus 
ìncipere>di  coloro  che  incominciano  alcuna  imprefa  da  cofe  minime  quan- 
do douerebbono  à capite  ordit  i . 

Mirar  Tvnghic  altrui. 

LEonem  ex  vnguibus  a ttimare,è  antico  prouerbio,  per  figni ficare  che 
tbuomo  prudente  da  picchia  cofa  ne  comprende  molte>&  hebbe  ori - 

Xx  1 gine 


.8. 


34  8 


Dell’Arte  de’  Cenni , 


kfrt  fib. 
lih. 


gine  queflo  prouerbioda  Fidia  Flatuario , ilquale  da  l'unghia  d'vn  leoni 
iwUn.  in  fa  fHa  gvandcz&a  conobbe.  E ferine  yitruuio, che  con  ragion  matematica 
da  un  picciolo  membro  fi  può  tuttala  grandei^a  dell'animale  compren- 
dere : Come  Titagora  renne  in  cognitione  della  grandegj^a  del  corpo  di 
Mercole?  raccogliendo  dallo  Stadio  Tifano , che  co'fuoi piedi  Hercole  ka- 
ueamifurato  y la forma  dei fuo  piede , eda  quella  la  grandetta  della  fuau 
perfonau . 

Vnghie  pallide  è (morte. 


•9. 

Infer,  17. 

«IO. 


I I. 


CO  fi  fatte  rnghie  fono  indicìo  di  foprauegnentefebre^ome  a punto  di f 
fe  Dante  : 

Qual  è colui  c'ha  fi  preffo  il  ripreso 
De  la  quartana^bagià  l' vnghie  fm  or  te 
E tutina  tutto . 

Moflrar  la  larghezza  dell’vnghia. 

Q Ve  fio  è atto  d'offeruar  alcuna  cofa  diligentemente  >ne  da  quella  puri 
to  partir  finche  in  prouerbioi  Latini  differo  : Ne  latum  rnguem  di - 
{ cedere . Conforme  à quello  che  diffe  Cicerone:  jlbhacregulam\binonL\ 
'Acci  quffl, C€t  tranfuerfum^rt aiunt3vnguem  difcedere.Tlauto  rsò  ilmedefìmo  mo  - 
Uh,  2 * do  di  parlare  dicendo  : Si  tu  ber  eie  ex  ifìhoc  loco  digitum  tranfuerfum  , 
aut  rnguem  latum  exceffens. 

Taftar  alcuna  cofa  con  Pvnghia. 

QVcfìo  ègefio  di  prouare  fe  lacofaflà  bene , e s'è  perfettamente  fot - 
mta>  ciò  è s'è  fatta  ad  vnguem>come  folea  dire  Fidia  eccellenti (fimo 
ftatuarwsche  bifognaua  lauorar  intorno  laftatua,Donec  ad  vnguem.Ciò  è 
fitto  à tantOfCh'era  approuata  dall'rnghiaipercioche  i ralenti f cultori  cev 
cauano  con  l'unghia  le  commifjure  delie  parti  della  flatua , laquali  effen- 
do  lauorata  in  modo3che  l'unghia  non  le  trouaffeyall'hora  giudicauano  ef- 
fere  ridotta  alla  fua  perfezione  : da  che  tolta  la  metafora  Horatio  uolcn - 
do  dire  che  Fonteìo  era  vn'huomo  compito  > e perfetto  diffe  : 

. Fontei us  ad  rnguem 

Eaffus  homo » Et  in  rn' altro  propofito  diffe: 

Carmen  reprehenditeyquod  non 

Multa  dìes%&  multa  litura  coercuit>atque 
Ter  fi  Cium  deciesnon  caHigauit  ad  rnguem . 

Virgilio  dell'ordine  dt  piantar  le  ulti  diffe  : 

— — T^ecfecius  omnis  in  rnguem 
*Arborihus  pofitis fi  fio  ria  limite  quadret* 

Ter  fio  chiaramente  accennò  queflogefto  dicendo  ? 

— — * Vt  per  Uuefeueros 


In  Feti. 


Parte  Priim»  ? 


349 


Sdì- 1 a 


« 

• I 1» 


lìb.l.Sd il 


io, 


£(?/•  I • 


3E tfundatiunfìuVavnguis. 

lAufonio  nel  tipo  deli'lwomo  dabetie  di(feycbe  il  prudente  : 

Index  ipje  fui  totumfe  explorat  ad  vnguem. 

Roderli  lVnghie. 

CO*  denti  rùderfi  le  proprie  unghie  è gefto  di  bauer  / opra  alcuna  cofa 
effatta  confiderationeyche  co  fi  far  e i Toeti  diffe  Horatio  : 

— Et  in  yerfu /adendo 
Sape  caput  fcaberctyviuosy&  roderetungues ; 

E Ter  fio  biasimando  la  negligenza  de*  Toeti : 

Isgec  pluteum  caditynec  demorfosfapit  vngues. 

E d'vn  Giouine  che  Haua  penfando  di  mutar  vita: 

Daue  cito  hoccredas  iubeoy  finire  dolores 
Tmteritosmeditory  crudum  CkareHratus  vnguem 
% Abrodens  ait  hac.  E Tropertio  diffe  perfegno  di  ira>e  dì / degno i 
Et  [ape  immeritos  corrumpas  dentibus  vngues . Et  anco 

Vngue  meam  morfu  fape  querere  fidm . tt  Horatio  : 

JF ite  irrefeffum  faua  dente  liuido 
Canidia  rodens  polhcem 
Qjiid  dixitì  aut  quid  t acuii  * 

Tirar  lVnghia  del  dito  pollice  dal  dente. 

OVeHo  cenno , ch*è  molto  triuiale  appreffo  di  noi  y di  por  fi  l'unghia 
del  dito  pollice  / otto  il  dente , e tirandolo  in  fuori,  far  che  s’oda  vn 
poco  di  jirepitoye firme  cofa  piccioliffima  e di  niun  momentoycome  è quel- 
lo che  all’ bora  cadedeU3vngbiay  che  è nulla  y e fiamo  j oliti  di  dire  che  non 
gli  dareffimo  queUoycio  èynehilum  quidemy&  hilum  è quel  negro ych e Ha 
nella  fommità  del  grano  della  fauay  il  che  effendo  cofa  dì  ninna  confiderà - 
tioneyda  queftoycome per prouerbìoy  diciamo  dì  non  ftimar  vna  cofaync 
hilum  quidem . Così  l’vsò  Cicerone . Tum  illud  quod  Syfiphus  verfat fa-  l „ 
xumjudans  nitendo  y nec  proficit  hilum  quidem.  Da  queHo  hilo  fu  detto  TuJcti"  2o 
mhilum y ciò  è ne  hilum  quidem  & per  apocopem  nihilr&per fycopen  nil. 

Lucretio  diffe: 

Ex  nibilo  nibily  in  nihìlum  nil  poffe  reuerti. 

Curarli  l’vnghie. 

QVefìo  è atto  d3ocioye  di  pigritia , e co  fi  l*intefe  Horatio  quando  diffe : 

— — Confi)  cxityrtaiunty 
JLdraHum  quendam  vacua  tonforis  invmbra 
Cultello  proprio  purgantem  lemter  vngues. 

Male  vane , e lafciue  donne  al  tempo  de*  Romani  y come  nell* altre  parti 
del  corpo  i co  fi  nell3  acconciar  fi  ben  l3vngbie}vfarono  l’induftna  de3  bar- 
bierie 


lib.l. 

lib. 

•vii, 

Zped.  cd.f. 


I 3 


14 


350  DcirArte  de  'Cenni  * 

hieri  e perciò  Tibullo: 

ìih.  i . Quid  fuco  fllendenuComas  ornarti  quid  vngues 

iArtificis  dotta  fubfecui[fe  manui 

jt  che  ferue  quel  luogo  di  Valerio  Maffimo  doue  celebrando  la  fortezza 
$&.$'0ap.i.drportia  figliuola  di  Catone  Vticenfe , e di  Bruto  moglie, dice;  lUam  abre - 
pio  Cult  elio  Conforto,  quafi  refecandorum  vnguium  caufaje  ipfarrt  ex  in- 
dustria vulnera/fe,  &àviro  per  anciUarum  clamor em  accerfìtoobiur - 
gatamquod  tonfarti  praripuijfetoffìcium.Et  alcuni  Stimarono  tanto  la-» 
bellezza  deWvnghie , che  le  riputarono  parte  de  i beni  del  corpo,  e però  è 
Definìb.  iscritto  appreffo  Cicerone : V aletudinem9vires, flaturam, formarti yintegri- 
tatem  vnguiculorum  omnium, bona.  Ma  quello  attodi  tagliar fi, à curar  fi 
tvnghie  effondo  brutto, e fcbijfeuole  non  fi  deuefare  alla  prefenza  de * fuoi 
maggiori,  fi  come  Ouidio  diede  per  precetto  alle  donne , che  alla  prefenza 
h de * loro  amanti  ciò  fare  non  doueffero. 

Rufpare. 

ILgefio  di  ruflare,come  fanno  le  galline, accenna  gran  diligenza  per  in - 
uettigare,  e ntrouare  alcuna  cofa,  come  fanno  effe  galline,  dalle  quali 
tolta  la  metafora  nacque  Cantico  prouerbio;Bjiflor.  *Appreffo  Fello  fileg 
geru flavi  latebras.ETlauto  difse:Corrufpare  tua  confilia  in  pettore,per 
inuettìgarli,&  internamente  permutarli.  E parlando  di  colui , chela 
Otta  del  teforo  hauea  rubbata  diffe  i 
in  duìni,  yfò  erathac  effoffa,capit  ibifcalpturirevnguibus. 

Mailrufpamento  alla Somigliànzà  del  gatto , e getto  di  voler,  comtfà 
quello  animale, celare, & nafeonder  qualche  fua  bruttez^a,òmancamen 
to,  à che  alludi  l'jiriofto  quando  diffee 
l'altra  pià  faggia  fi  conduce  à l'opra 
Secretamele, e Eludiamomeli  gatto, 

Che  tmmonditia  fua  la  terra  copra. 

E per  quello  rifletto  il  Gatto  appresogli  Egittij  tra  fi Imbolo  di  colui  che 
occulta  le  fue  bruttezze, e lefue  deformità  diffimula. 


DEL 


Parte  Prima** 

DEL  PETTO;  Cap.  XXX. 


3J* 


l Bel  petto." 
z Hauer  il  petto  forte, 

3 Non  hauer  il  petto, 

4 Mofìrar  il  petto, 

5 Andar  pettoruto. 

6 Tutto  il  petto» 

7 Serrarii  petto. 

8 Percuoterli  il  petto» 

9 Squarciarli  il  petto. 

10  Giacer  fopra  l’altrui  petto. 

1 1 Portar  alcuna  colà  nel  petto. 

Del  petto. 

t petto  è quella  parte,  che  giace  tra  due  forcelle  della  x 

gola, e dello  flomaco,  il  quale  nella  fua  larghezza  ter* 
mina  co3  fianchi  & al  tergo  s'oppone, fatto  fodo,e  pie* 
no  d’offa  per  difefa  del  cuore . Quello  è il  trono , e la 
regi&dell' anima, laquale  (fecondo  Varmenide)  ha  la 
fua  fede  principale  in  tutto  il  petto,  come  fcriue  Tlu - Dc  Plaei*' 
tarco  , i che  par  allude ffe  Battila  Mantouano  quan • Phtlof°Ph- 

dodifeu: 

— — Cordato  feruans  in  peffore  mentem . 

Da  che  non  fi  dilungò  Dante,  quando  prefe  il  petto  per  tutto  Pbuomo  di- 
cendo à Catone  in  nome  di  Martiafua  moglie  : 

— - Oue  fon  gli  occhi  cafti  2; 

Di  Martia  tua,  che’n  uifia  ancor  ti  prega 
Ofanto  petto, che  per  tua  la  tenghi  ? 

Da  che  fi  comprende?  eccellenza  di  effo  petto  collocato  prouidament^j 
dalla  Jatura  nelme%o  dell’ huomo, acciò  che  potè  ffe  compartire  il  fuo  ca 
lore  alle  eflremità  della  vita,&  accioche  fleffe,  come  in  ficura  fortezza  s 

attorniato, e difefo  da  tutte  l* altre  membra . La  onde  per  ignominiofo  fup* 
plicio  debito  alla  fua  fraude  Iddio  di  ffe  all’antico  [erpente  fuper  peftus 
tuum  gradieris,oue  neU'huomo  il  petto  flà  in  parte  confficua,&  eleuata: 
la  donna  padreggiando  fa  pompofa  moftra  della  fua  beUez^fi  con  dilette - 


Dell'Arte  de9  Cenni , 


noie  Rettacelo  de  riguardanti . E dice  Urlatile  9che  la  lettura  ha  fatti 
m pan,  a-  à noi  il  petto  pianole  largo , perche  caminando  noi  diritti  con  due  piedi* 
mmal.  Uh,  non  abbiamo  neceffità  di  restringerlo  con  le  braccia  : ma  à gli  altri  ani - 
4*cap,iot  man  all’incontro  fece  il  petto  conueffo  }eriftretto , accioche  douendo  ejji 
laminare  con  quattro  gambe  non  foffe  loro  impedimento  nel  contìnuo 
rudimento  delltjfaUe  per  formare  i puffi . 

Hauer  il  petto  forte. 

il  T d'hauer  petto  fedo,  e fermo  toccandotelo  con  moto  frequente^ 

JL  dellamano  accennerà  d^fferhuomo  forte, & compito,  Virgilio  fi  che 
la  Sibilla  dice  ad  Enea  quando  era  per  andar  all* Inferno: 

Nunc  animis  opus  e Sì  Aenea, nunc  pe  fiore  firmo. 

&n‘6-  jEt  Horatio  deU'inuentore  dell'arte  del  mitigare 
lUi  robur , & as  triplex 
Circa  pefius  eratquifragilem  truci 

Commi fit  pelago  ratem  Trimus.  Che  l*  Ari  fio  cefi  difse: 

a Ben  è di  forte, e di  marmoreo  petto , 

7 e più  duro  eh* acciar  chi  bora  non  teme  ^ 
li  Tetrayca  di  Roberto  di  Trapali  difse  ; 

- Alto  penfero 

E veramente  degno  di  quel  petto  . 

„ Arinotele  dice, che  quelli  che  hanno  gran  petto  fono  huomini fcrtìiOndè 
Marte  fortìffimo,  & robuSlijfimo  Dio  della  guerra  fu  dipinto,  coinè  lfido - 
ro  (crine,  colpetto  nudo  e grande  per  accennar  che  gli  buomini  militari 
deuono  efser  di  petto  forte, e d'animo  intrepido.  Virgilio  difse : 

In  ,riapi  T^emo  efl feroci  pefiorofìor  Marte.  Horatio: 

1 — -yìuite forte  sf 

zib  z ,Sat tlEortiaque  aduerfis  opponite pe  fiora  rebus . 

Et  il  Taf  so  del  [no  intrepido  Tancredi: 

Se  non  temi  Tancredi,  il  petto  audace 

Tronfi  Natura  di  timor  capace.  Et  hauer  il  petto  puro  accenna  anima 
[incero,  e candido.  Cefi  l*ifiefso  Horatio  di  fe  mede  fimo  difse : 
s'tfmMK i.  Non  patre  preclaro, t fed  vita,&  pe  fiore  puro . 

Non  hauer  il  petto. 

r TL  gefio  d*  efser  [en%a  petto  accenna  vn'huomo  priuo  di  valore , e d'in * 

*3*  Jl  gegno:  Onde  Horatio: 

Tv fon  tu  Corpus  eras  fine  pe  fiore, Dii  tibiformam , 
libi.  EpADij  ubi  diuitiasdederant,artemquefruendi. 

E Paride  apprefso  Quiiio  difse  ad  Elena  biafimandole  il  marito  Menelao 
come  [ciocco:  

Hunci* 


4» 


Parte  Primari  . 3/3 

Hmcine  tu  ffieràs  hominem  fine  pettore,  dote s 

Toffefatisform&TyndarinoffetUA . 

Cidippe  appreffo  il  medefimo  Toeta  efeufandofi  d’hanet  Centra  [ha  volon- 
tà promejfo  d!  effer  moglie  d'  *Acontìo,diffe:  Zpio* 

Sed fi  nii  dedmus  prater  fine  pettore  vocem 
Verbo,  fuìs  fruttra  viribus  orbo  tenes. 

Moftrar  il  petto  aperto  2 

PErche  il  petto  è la  fede  del  cuor  e , & il  parlare  veramente , & finte - 
ramiate  è detto  da  noi  effer  fatto  col  cuore,  che  i Latini  dicono  aper- 
to pettore:perciò  Faprirfi  i panni  dinanzi  al  petto, far àge fio  dì  voler  mo- 
ilraril  cuor  e, e co  fi  di  realtà  fincerità : Gnìdio  dice  che  Qlimene  trotta- 

to ilfepolcro  di  Fetonte  fuo  figliuolo  : 

Terfudit  lacrymis,&  aperto  vettore  fiuti.  Metà} 

Cicerone  lafcìò  ferino:  In  amic^ijs  nifi,  vt  dicitur,repertum  amici  pettus  amtciu 

videas,tuumque  ottendas,nihilfidum,nihil  exploratum  babeas . E l'xA- 

riofio  d’olimpia  diffe: 

Che  donna  piu  far  certo  huomo  non  puote * C.(io./U? 

Quando  anco  il  petto,  e* l cor  mofir affé  aperto. 

M.  Antonio  Foratore  difendendo  M.  ^iquilìofece  che  egli  fquarciata  la 
vette , mottraffe  nel  petto  le  cicatrici  delle  ferite  che  in  guerra  per  la  pa- 
tria hauea  riceuute  . Vnfoldato  veterano  dell* effer  cito  d* \Augu fio  chia - Quìni.lìb, 
maio  in  giudicio  pregò  Flmp.  che  lo  difendere , & egli  battendolo  ad  un  i.  capi  j. 
difenfore  di'cauj e r accomandato  ,ilfoldato  di  ciò  non  contento, snudando  fi 
il  petto, e mottrandogli  le  cicatrici  gli  diffe:M  non  ego  C tifar, periclitan - Maf.rt  Satr 
te  te  ^dttiaco  bello,vicarium  quafiuijed  prò  te  ipfe  pugnaui.  Onde  *Au-  Ub,x,c*pt  4 
gufio  vergognandoli  prefe  la  difefa  del  foldato . Tuò  anco  effer  atto  di 
voler  morire, quafi  aprendo  queflo  carcere  doue  fià  Fanima  rinchiufa  ac- 
etiche di  quello  ufeendo  habbia  fine  la  uita,poi  che  come  diffe  il  Tetrarca: 

La  morte  e’I  fin  d’ una  prigionof cura.  Et  un’altra  u otta:  n.  ad  Oh 

lApirafi  la  prìgion  ou’io  fon  chiufo  rin.i. 

E che’l  camino  à tal  vita  mi  ferra . 1$. 

«Andar  pettoruto, 

QVefio  gefio  d'andar  pettoruto,  gittando  inantì  il  petto, che  il  latino  ~ 

dice  tattare  pettus, è fegno  di  vanità, e di  paiga  arrogane»  il  To-  • / • 

tifano  dice:  lattare  pettus  ttultum  ettdl  Boccaccio  diffe :£  non  come  co- 
lombi, ma  come  galli  tronfi, con  la  crefta  leuata, pettoruti  procedono.Che 
fu  leggiadramente  imitato  dal  BonareUinellai  Filli  dì  S Ciro  dey  colombi 
dicendo  : 

L’vn  tronfi,  e pettoruto 

ry  và  to - 


,6. 

JEb-  $< 


JEn.h 


3J4  DeirArtc  de5  Cenni, 

Vàtoneggiando,erota , 

L’altro  col  petto  in  terra 
Va  pigolando ,e  fetpe. 

Tutto  il  petto. 

IL  g(fio  dì  montar  tutto  il  petto , e tutto  volerlo  in  alcuna  cof aimpie- 
gare, accenna  dìvolerfar  vna  cofa  compitamente , e perfettamente : 
Così  Virgilio  fa  che  lulodice  d 7{ifo: 

T e vero  mea  quem  Jfatijs propioribus atas 
Infequnur .venerande  puer^am  pettore  toto 
viccipioì& comitem  cafus  compUttorin  omnes. 

E di  Didone  difse  anco  : . 

• — — H<ec  oculis.hcec  pettore  toto 
Haret—™ 

Et  batter  vna  cofa  à petto  .fi  dice  per  farne  grande  [Ima,  & batterla  al 
cuore . L’Jtrìofio. 

E d’ambi  il  bertele  ilmalehauea  fi  à petto. 

Che  d’hora . in  bora  ne  volea  fentire* 

Serrarli  petto. 

” Vtì ìo  getto, che  fi  fard  con  lIvnire,&  allacciar  i panni  dinanTf  dal 

4 / ' petto  contrario  al  gefio  già  detto  di  mottrar  il  petto  apertole  pe- 

rò fi  come  quello  è atto  di  voler  mcfiraril  cuore , e di  voler  pale  far  l’inter- 
no del  noftro  animo > co  fi  quello  accennerà  di  voler  nafeonder  il  cuore , ce- 
lar l'animo,  & occultare  la  nofira  volontà,  à che  par  che  alludeffe  Dante 
quando  fece  dir  ali' ombra  di  Viccarda  Monaca  : 

La  nofira  carità  non  ferra  porte 
jì  giu fia  voglia • 

Simile  à quello  che  dicono  i Canonici  , che  Ecclefia  non  claudit  gremium 
redeuntibuso  EtilTafso : 
c.i.ft.ii.  —mmHorquai  ptnfier , quai  petti 

* Soncbiufiàte,fantlaura,ediuo  ardore*  Virgilio  di  Sinone  difse: 
— Et  fitto  pcttorefatur . 

^ Da  queflo  non  difeorda  quel  luogo  di  S.Giouanni:  Qui  viderit  fratrem 
3.  fuum  necefsebabere}  &clauferit vifeera fua,quomodo  CharitasDei  ma- 
net  in  eo  ì 

Percuotere  il  petto. 

3 . Vefio  percotimento  del  proprio  petto  riceue  diuerfe  intelligence  ? 

primieramente  è come  vn  picchiar  alla  porta  della  vita , per  ifue • 
InmìUt  gl  &tar  ^ core  dorare  Dio, come  Vinte f e Tlauto  quando  diffeiCogitans 

pettus  digitis  pulfat  > Cor  credo  euocaturusforas . Thò  anco  e [set  gefio  di 

coftan - 


farad. 


Parte  Prima-».  ìs$ 

co  slanci  Mentre  che  l'huomo  oppreffo  da  trattagli  percotendofi  il  fetta 
eccita  il  fuo  proprio  cuore  alia  toleran%a  di  quello . Come  Vliffc  appreffa 
Homero  allegato  da  Tlatone:  , 

Tnm  pettus  pulfans , cor  ftc  affatur  Vlyffes  : ln 

Hoc  quoque  cor  perfer , namqùc  & grauiora  tulitti  I 
E anco  getto  di  pentimento , e di  chieder  perdono  à Dio  confejfando  col 
percuoter  fi  di  meritar  d'efer  cattivato > e flagellato . E fentto  nei  Van- 
gelio  di  S.Luca,  che  il  Tubhcano  [landò  in  diparte > non  ardiua  ne  anco  di Ca P* 1 
. leuarcgli  occhi  al  Cielo , ma  che  fi  percoteua  il  petto}  dicendo  : Deus  prò- 
pitius  efio  mihi  peccatori  . E che  le  turbe  che  furono  prefenti  aWhorren - cap,i$: 
do  fpettacolo  detta  morte  di  T^S.percutientes  pe fiora  fua  reuertebantur. 
Virgilio  delle  donne  T rotane  che  piene  di  mefiitia  facrificauano  àMiner - 
uà,  dice  : 

Supplicitertrittes , & tunfa  p e fiore  palmis . Dante  lafciò  [crino  : *• 

S’i  torni  mai  lettore  à quel  denoto 
Trionfo yper  lo  quale  i piango  fpeffo 
Le  mie  peccataci  petto  mi  percuoto . 

E dell* Angelo  che  trouò  alla  porta  del  Tttrgatorio  dice: 

Diuoto  mi  gittai  a*  fanti  piedi , 

Mtfericordia  chic  finche  m'apriffe 
Ma  pria  nel  petto  tre  fiate  mi  diedi . 

L'Ariotto  parimente  di  quetto  cenno  fi  ferui  dicendo s 
Dentro  a Biferta  i Sacerdoti  fatiti 
Supplicando  col  popolo  dolente 

Battonfi  il  petto . Et  vn9 altra  volta  di  Br adamante  dice 

E come  fu  (fé  al  fuo  I{uggierprefente, 

Chiamafi  in  colpa, e fe  ne  batte  il  petto « 

E ance  atto  dolorofo,  e di  defper azione,  come  Fvsò  Virgilio  quando  di  Bi- 
done infuriata  per  le  partita  d’Enea  diffe: 

Terque.quaterque  mam  pettus  per  cuffia  decorum . A&.qS 

E di  Anna  afflitttjjima  per  l'inafpettata  nomila  della  morte  di  Didonc^s 
fua  amatijfi.,ia  [oretta  i 
f'nguibus  ora  forar  feedans,  & pettora  pugnis. 

E Giuturm  intefa  da  Giunone  la  defiinata  morte  chea  Terno  di  lei  fratel- 
lo foprattaua  ; 

Tr  ? ue,quaterque  tnanu  pettus  percuffit  honettum . JEn.tù 

Ou  'Ho  parimente  di  Marcello  addolorato  : 

Dirnque  dolet  fumma  ve  fieni  diduxit  ab  ora  Mtt.;. 

Tquiaque  marmo ws  percuffit  pettora  palmis  • 

Yy  2 Et 


Par,  xi 

Pm&'& 

C.  40.#,  i$ 


35  6 Bell’Arte  de5  Cenni  j 

_ Et  fa  dire  ad  Jtrìanna  daTefeo  abandonata  : 

I?.  i o.  *protinus  adduftisfonuerunt  piffera  palmis • 

Giuuenale ùmilmente  diffe: 
éaf.13.  Sì  nullum in  terris  tam  detefiabilefaffum 
Qflendisytaceo>  nec  pugnis  cedere  peffus 

*Te  ueto . JLncojn  quello  propofito  i noflri  Toeti  Italiani  di  que/ìo  ge - 
fio  fi  feruirono  : Dante  di  Guglielmo  He  dì  Iguana  fuoceredi  Filippo 
’SSt  afelio  H.e  di  Francia , per  dolore  della  trifta  uita  di  Filippo  Bello  pur  Fje 
di  Francia  dice  : 

Tuig\  7.  Guardate  là  come  fi  batte  il  petto . VsArìofio  fimilmente : 

c,i7'ftA}9Vajflitte  donne  pzreotendo  ipetti 
Corron  per  ca(a  paUide,e  dolenti . 

£ di  Br adamante  afflitta  per  gelo fia  di  Ruggiero  s 
C,  1 i.fit  1 7 E fece  oltraggio  à begli  occhi  diurni 

jil  bianco  petto , e àgli  aurei  creffi  crini . 

Di  queflogefio  fi  ferue  anco  i9 Oratore , come  ci  auertì  Quintiliano  quando 
diffe:  Caua  manu  fummisdigìtis  peffus  appet  ere , fi  quando  nos  metip - 
fos  alloquimur  cohortantes,  obiurgantes,  miferantes.  Quefto  percuotere 
di  petto,  ò d'altra  parte  del  corpo  dal  Latino  è detto  pian  ffus  dal  verbo 
piango , ò plangor , onde  Gnidio  : 

Mei.  il  T Ungere  nuda  nteis  conabarpefforapalmìs.  Tropertio  ajicVegli  dijfe ; 1 

Zib.7..  Demijfis  plangas  pecora  nuda  comis.  EVìrgiliot 

Tenitufque  cava  plangoribus  &des 

F&mineìs  ululant.  Et  Lucretìo  ; 
lìh.  zi  Exigit  ad  fmosfamularum  brachìa  plantus . 

E ben  vero  che  per  fimìlitudine  fi  dice  anco  del  pianto  maffimamente  4C- 
compagnato  da  percotimento , ò laceratione  del  corpo  per  caufardi  gratta 
De  crai . 3.  dolor  cleome  appreffo  Cicerone : Clangore , & lamentatane  compleuimus 
HHip.z.  forum . Et  altroue : Tudiadma  imponebascum  piangere  populiyìUe  cum 
plaufu  recipiebat » 

Squarciarli  il  petto. 

r TI  Telìcano  vcceìlo  Egittìo  fi  fquarcia  co*l  reflro  il  petto , e co'l  caldo 

•'i  / angue  che  dalle  [uepiaghe  fiillada  ulta  àgli  eftmti  figliuoli  : eperò  • 

Dante  diede  nome  di  Telicano  al  nofìro  Hedentore,perche  effendo  egli  no- 
fìro  padre  come  ogni  giorno  nell9 or attone  dominicale  le  chiamiamo,  & { 
noi  fuoi  figli  morti  per  lo  peccato  d'Adamo  in  effe  cuti  òne  delia  d i.ina  fen 
ten%a  centra  di  lui  fulminata:  In  quacunque  die  come devi s*nvttt  morie - 
ns>egli  co'l  fuopreciofo  f angue  > che  volontariamente  ffarfe  quando  anco  ! 
gli  fu  aperto  ilCoftato , ci  vinificò > onde  quefio  farà  getto  di  grand.ffima^ 

~ ' J ~ * ' ' pietà? 


Parte  PrimaJ . 3 / 7 

Et  il  Tetrarca  perfegnodi  patita  aff'UtiiQHeJi 


'Trito f X A 
mrt  taf.  I • 


pietà  }e  d*  infinito  amore 
difif&j  : 

— — . Gli  amoroft  affanni 
Mi  fifiauentar  sì  ch'io  lafciai  l'imprefia , 

Ma  fiq u ardati  ne  porto  il  petto, e i panni . 

Giacer  (òpra  l’altrui  petto; 

QVefìoèatto  di  gran  confidenza}  come  fece  S.Giouanni  quando  nel - % j o, 

la  menfia  giacque  fi opra  ilpetto  di  Chrifio  S .T^.&  egli  fleffo  dicc^s 
che  hauendo  il  Signore  detto , che  unode’fuoi  difcepoli  io  douea  tradire 
S.Tietro  à lui  voltato fi  ìinnuit>&  dixit  ei,quis  e fi  de  quo  diciti  Et  hauen • 
do  S.Giouanni  ripofato  nel  fieno  delfino  Mae  fìro,e  dimandatogli  chi fi offe  il 
traditoteli  fu  rtffofio  da  Chrifio  che  farebbe  colui}  al  quale  egli  porge ffe 
il  pane  bagnatole  che  lo  porfie  a Giuda\nel  qual  luogo  vediamo  ad  vn  trai 
to  t re  cenniyinnuere ; recumbere  in finum  alt  eriusy& por  rigete  panem  in - 
tinttum.  Dante  di  que  fio  fatto  di ffe: 

Quefì’è  colui,che giacque [opra  ilpetto  Tmd. 

Del  nofiro  Telicano,  e quefiifue 
Di  su  la  croce  al  grand'officio  eletto  l 

S. Ambrogio  dice  che  per  que  fio  atto  che  fece  S.  Giouanni  di  ripofiare  fio - 
pra  il  petto  del  Signore  s'intende  che  à lui, piu  che  à gli  altri yriuelaffeifie 
creti  della  diuinafapien^a . 

Portar  alcuna  cofa  nel  petto. 

I ^quella maniera  che  di  cofa  molto  cara,& amata  fidice  fette  in  ocu  j't 

lisfferre  in  finuyccfi  parimente  fi  dice  hauev  nel  cuore9e  portar  [colpì* 
to  in  mt%p  il  petto  : Iddio  nell' antica  legge  commandò  ad  jLaron  ch'egli 
portaffe  nel  petto  i nomi  del  popolo  Hebreo:  Vortabitque  Jtaron  ncminatKod.  i$> 
filler um  Ifirael  fuper  peffusfuum.  Ter  figni ficare  la  charità  con  la  quale  i 
Sacerdoti  deuono  amare  i popoli , & il  %elo,  che  deuono  hauer  dell'anìme 
loro.  Giuuenale  prefie  quello  atto  di  portar  nel  petto  per  lo  rimorfio  della* 
confcienxayche  dentro  del  cuore  continuamente  fientiamo  dicendo  ; 

Tcena  autemvehemens,  ac  multo fiauioriUis  safijji 

S)uas&Crtditiusgrauisinuenit,autI{adamantbus> 
ì^oSieydiequefiiimgeftavetìnpe^Qre  tejfiem. 


DELIE 


35  8 Dell'Arte  de  'Cenni , 


DELLE  POPPE*  Cap.  XXXI. 

s Delle  poppe, 
l Moftrar  le  poppe. 

3 Gefto  di  lattare. 

4 Poppe  fode,  & raccolte. 

j Poppe  rilafciate,e  pendenti. 

6 Tronear  le  poppe 

7 Non  hauer  poppe. 


Delle  poppe. 


Ve  pati,  mi 
.ma.lih  4. 

mpité 

j .Cerini 


Mni.&r. 
Georg,  2, 


Purg.’iy 

Tafl.lt 


El  me^o  del  petto  f ergono  le  mantelle , le  quali  alTbtt - 
manajfecie  Solamente  furono  dalia  Vettura  in  quefla 
parte  formate , pendendo  di  [otto  al  ventre  àgli  akri 
animali  per  la  commodità  , come  dice  *Ariftottlt , del 
caminare . Quelle  fi  come  appreffo  i Latini  fortirono 
diuerfe  nominante, come, rumes, mamma, mamilla,pa- 
piUa,&  vbera , cefi  noi  le  diciamo  mamme , t namelle, 
tette, poppese  poccie.il  Filofofo  cefi  le  definì  [ce:  Mamme  nibil  aliud  funt, 
quàm  conceptaculum  quoddam , & vaslaftis,  del  quale  i bambini  fi  nu- 
trirono. S.Taolo  fcriuendo  à Corinti  trasformandoli  per  carità  wloro 
nutrice  > diffe  : Tamquam  paruulis  in  Chnlìc  lac  vebispctum  dedi,  non 
efcam,non  dum  enim  poter aiisjed me  nunc  quidem  potelìis,  adbuc  enim 
carnalcs  eftis . Et  effendo  la  terra  madre  vniuerfale  di  tutti  i viuenti  nu- 
trendoli de*  fuoi  frutti.  Virgilio  le  attribuì  le  poppe  dicendo : 

Terra  potens  vbere  gleba . Et  anco  : 

Diuitis  vber  agri:  & fertili  s vbere  campus . 

Moftrar  le  poppe. k 

N Elle  donne  è atto  lafciuo , e poco  bone  Ho  2 qua fi  che  col  far  pom- 
pa di  quelle , s’inuitino  gli  huominì  à procurar  di  goderle  : e però 
Dante  biafimando  quefio  gefto  diffe  che  verrà  tempo$ 

7\ lei  qual  farà  in  pergamo  interdetto  , 

JL  le  sfacciate  donne  Fiorentine 
V andar  moftrando  con  le  poppe  il  petto . * 

Gnidio  parimente  lo  diffe  atto  lafciuo: 
altera  diffuto  peSius  aperta  finn*  E Tibullo : 


He  ve 


359 


Parte  Prima^ . 

Tìe  ve  cubet  laxo  pettus  aperta  finti*  £ Giouiano  Ventano: 

Tettora  candentes  nudant  exerta  papiUas. 

E Cornelio  Gallo  con  maggior  leggiadria  :■ 

Conde  papiUas  , conde  gemipomas , 

Compre ffo  latte  qua  modo  pullulante 
Conde  papiUas,  qua  me  fauciant, 

Conde  & luxu  niuei  pettoris . 

Il  Tuffo  di  quelle  due  'Ninfe  cb* erano  neirincantato  giardino  tìMmi* 
da  differì: 

Vna  in  tanto  drizzpfi,e  le  mammelle , c.  1 5 

E tu  tto  ciò , che  più  la  ritta  alletti , 

Mottrò  dal  feno  in  fufo  aperto  al  cielo , 

£7  lago  à l' altre  membra  era  rn  bel  velo . 

£ della  lafc inetta  jLrmida  diffe  ancora  : 

Mottra  il  bel  petto  lefue  neui  ignude  c.  4.  n 1. 

Ond’ilfoco  d*amor  fi  nutre  e defia  : 

Tarte  apparde  le  mamme  acerbe, e crude , 

Tarte  altrui  ne  ricopre  inuida  retta • 

Getto  di  lattare. 

Esprime  atto  di  nutrimento , e d’atleuare,  e foflentare  alcuno , come  i • 3 • 
bambini  fono  à que/ìo  modo  dalle  mamme  nutritile  come,  con  J ingo- 
iar efempio  di  carità, fà  il  vecchio  Cimone, mentre  douea  nelle  Carcere. Val. Max. 
di  fame  perire, da  fua  figlia  lattato , & conferuato  in  vita . Quetto  pietofo  Kb.  5 « 4» 

getto  della  madre,  che  latta  i figliuoli  fù  con  marauigliofa  eleganza  rap- 
prefentato  da  Virgilio, nella  Lupit  che  nutrì  famulo,  e Fjmo  dicendo  : 

Fecerat  & viridi  fatam  Mauortis  in  antro 
Trocubuifje  Lupam:gemìno$huicvberacircum 
Luderependentes  pueros,& lambire  matrem 
lmpauidos:illam  tenti  ceruice  reflexam 
Mulcere  alternis,&  corpora  fingere  lingua . 

Dante  volendo  dire  che  le  mufe  arano  fiate  più  fauoreuoli  ad  Homero  $ 
che  ad  ogni  altro  Toeta^liffe: 

— Quel  Greco 

Che  le  Mufe  lattar  più  ch’altro  mai . vurg.  it* 

E gli  antichi  finfero  il  fimulacro  della  Dea  Natura  tutto  pieno  di  poppe  9 
per  accennare  che  tutto  il  mondo  piglia  nutrimento  da  lei . Tuò  anco  ac- 
cennare adulatione.  Onde  è ferino -.Filimi  fi  te  lattauerint  peccatore  s tne*rou.\. 
acquiefcas  eis.Etanco:Vir  iniquuslattat  amicum  fuum,&  ducit  eum  per?rou • 
vìAm  non  bonam . Ometto  verbo  latto  quando  fignifica  adulare, ìufingare. 


Dell’Arte  de*  Cenni , 


& ingannare,#  frcquentaiiuo  dell'antico  verbo  Lucio , che  fignifica  con  1% 
finghe  in  f raudem  lUicto.  h a fi  l'intefe  Terentio  quando  difi'e  : 

In  Andn  Henne  ttbifatts  e fi  è hoc  vtfum  folidum  effegauitum 
Hifi  me  laffafies  amanttm,rtfalfa  fpc  produceres* 

Poppe  fode,e  raccolte. 


^ E S€^n°  C^£^a  ^cnna  flapouinc  * * bella  carnei' Micfio  fcriffe  effet 


quelle  d'Mctna  quando  dijfe  : 

Due  pome acerbe,#  pur  d'auorio  fatte 
C,7J?'  i4-  yengonQ9eyancQm9ondaalprimo  margo . E d'Olimpia  diffe: 

Le  poppe  ritondette  par  ean  latte , 

G.uM<6$  Che  fuor  de*  giunchi  allbor  allhora  tolli . doni  ano  Tonfano  dij] e: 

Tibì  marni  Uni  ce  fiant  fionda  # 

Epubertantforcriantesprimuhtm. 

Sororiarefi  dicono  le  poppe  quado  crefeono  nelle  fancìuUe,&ft  ater  culo- 
re  ne*  mafebi » &le  nomina  col  diminutiuo  mamiUuU  , perche  come  Cor- 
nelio Gallo  diffe , quelle  fono  belle , che  fi  poffono  in  vna  mano  tenere , e 

nqfcondeftj  : 

— — Stantefquepapillas 

Et  quas  afirmgens  contìnet  una  manus . Conforme  al  detto  : 

Taruusfitnafus . parua  inamida,  caput . E l'antico  prò ucrbio  dice :Hon 
anno!a,non  mammola,  non  procax.  Loffofo  nella,  Cantica  dilla  fu  a bell  au 
GatkA,  & •*  Q^.dm  pulchrafunt  mamma  tua  forai?  mea  fponfa:  mdiora~t 


funi  vbcrx  tua  nino,  fragranza  unguenta  optimi  staffimi  gli  andò  le  poppe 
al  vino,  per  la^olce^a  del  licore  ebefe  nè  tra'gge.  « 

Poppe  rilafciate,e  pendenti. 

COfi fatte  poppe  danno  in  diti  od1  batter  piàuolte  partorito , ed'effer 
vecchia, e niente  atta  à i diletti  amore  fi . Tropertio  della  fua  Cin - 

thiadiffe^,  : 

% inni  inclinai  a prthibent  te  ludere  mamma . Et  Horatio  d’vna 

vecchia  : 

Seu  mctiat  me  peffus,& mamma putres.  E Martiale: 

M tibi  patine  fa  ptndent  d pe  fiore  mamma.  Et  in  vn* altro  luogo  campi « 

rè  le  poppe  rugo f e dì  Vetuflina  alle  tele  (Par agno: 

Zik  3 epig.  ^ % araneanm  cafjibus  pares  mammas . 

5 ! .*  ' * * Il  Boccaccio  dìjfi e > che  la  Cintacela  bàttei  un  paio  di  poppe  che  pareanó 
Gior&ncn.due  ceroni  da,  letame . Sono  anco  qu'èfie vuote , e pendenti  poppe  argo* 
io.  mento  di  gran  pouertà ,e  gran  necejfità  di  viuere,cotnc  nella  calamità  del * 

la  guerra  dulie  dtfft ? Lucano: 

Tefforibus  rapii  mmum,fruslraque  trahentes 

Vberi 


Lìbt  $ • 


Pàftc  Primàri 


jìi 


Ffarfal» 


. 6 * 


Vbera  ficca  fame,  Et  altroue  il  mede  fimo  Toeta  : 

—-ìRituqueferarttm  •< 

Dittentas  ficcant  pecudes>&  latte  negato 
Sordidus  exaufioforbeturab  vbere  fanguis.  * 

Troncar  le  poppe.  ^ ^ 

QVefio  gefio fatto  da  Donna  di  troncarli  le  proprie  poppe  ] accenne- 
rebbe di  non  voler  attender  alla  vita  congiugale , ma  più  totto  alla 
militare  come  faceuano  le  bellicofìljime  jimagone , che  fi  troncanano  leLa 
defìra  mammellayaccioche  non  f offe  loro  nell*  armeggiare  d'impedimento, 
di  effe  fu  Hippolita  Regìna}dellaquale  Tr  operi  io  diff ?: 

Felix  Hippolite  nuda  tulit  arma  papilla.  Et  il  Tetrarca: 

Con  lafinifira  fola  intera  mamma . Ma  ilgeflo  di  troncar  ad  altra  f emina  dd- 

le  poppe  farebbe  fegno  di  tirannica  crudeltà  gitale  fù  quella  di  Quintiano  * a**' 
quando  fece  tagliar  le  mammelle  ai  rigata  tergine,  laquale  rinfacciato- 
lo gli  dìffe:Crudelis  tyranne , non  te  pudet  amputare  infcemina,quod  ipfe 
in  matre  fuxifii  ì Di  che  Battifta  Mantouano  diffe  : * Agutkg. 

Caderc,&  altrices  hominum  violare  mamìllas . 

Non  hauer  poppe, 

IL  getto  di  non  batter  poppe  farà  indicio  di  pouertà , impotenza  da 

nutrire  alcuno  yonde  lo  jpofo  diffe:  Sorornottra  par  nula  ctt,&  vbera  % y] 

nonhabet.  E con  gran  prouidenga  laTSfatura fece  à tutti  gli  animali,  co- 
me dice  Mrittotile , viuipari  le  poppe , accioche  i loro  parti  nutrifferoy&  Qani  8 
alleuajjero  : & perche  tal'hora  le  donne  partorirono  due  gemelli,  perciò  oepàrt'.ani 
loro  fece  due  mamelle>acciò  che  il  debito  àliméto  loro  poteffero  fummini  mal.  lib.  4, 
firare  come  Tlutarcofcriueima  à tfyi  nottri  le  donne  meno  amoreuoli  de 1 c*p.  1 1 . 
loro  parti,  che  non  fono  gli  animali  bruti , non  fi  curano  di  dar  loro  il  prò - De  liber*  e- 
prio  latte, ma  facendoglielo  dare  molte  volte  à balie  vitiofeye  crudeli  ymn  duc% 
è merauiglia  fefouente  i figliuoli  da  loro  genitori  fi  veggono  degenerare , 
non  confideranno  quanto  di  forza  habbia  quefio  primo  alimento  de’ figli- 
uoli : il  che  non  fu  occulto  à Virgilio,  ilquale  facendo  che  Ditone  rinfac- 
cia ad  Enea  laftta  crudeltà  gli  dice  : 

Nec  tìbi  diua  pxrensygeneris  nec  DardxnusauHor 

Ter  fide  Jed  durisgenuitte  cautibushorrens  4, 

Caucajus,Hircan&que  admouerunt  vbera  tygres. 

Che  fu  cofi  dal  T affo  imitato  quando  fa  che  Mrmida  dice  à Rinaldo 
te  S ofia  produffe}ne fei  nato 
Del' Mttiof angue  tu:  te  fonda  infana 
Del  mar  produffe,o'l  Caucafo  gelato , 

E le  mamme  allattar  di  tigre  Hircana* 

**  Z\  DEL 


Dell’Arte  de 'Cenni, 
DEL  SENO.  Cap.XXXlI. 


i Del  feno . 
z Hauer  in  feno . 

3 Stringerli  alcuna  cofa  al  feno. 

4 Mani  in  feno. 

5 Spiegar  il  feno. 

<5  Aprir  il  feno. 

7 Guardar  nell’altrui  feno. 

8 Squarciarli  il  feno. 


Del  feno .’ 

Lfeno  è tra  le  braccia , & il  petto , e perche  in  quefta* 
parte  fi  raccolgono , e tengono  le  cofe  che  ci  fono  care , 
come  qua  fi  nel  core  riponendole  > quindi  i Latini  deri - 
uando  il  vocabolo  per  fimihtudine  differo  infinuare , 
eh' è l9  intrometter  fi  nelle  cofe  aliene  > e voler  penetrar 
nell* altrui  gratta . Virgilio  parlando  deigran  terrore > 
e ffauento  che  hebbero  i Troiani  nella  prefa  della  loro 

Città  diJJcj  : 

Tum  vero  tremefafia  nouus  per  pe fiora  cunfiis 
&n.i.  infinuat  pauor . 

Et  in  Apuleio  fi  legge:  Siccine  vacuus,&  ociofus  infinuatis  manibui  am* 
bui  abis  i In  Suetonio  è ferino:  Quare  cito  manumiffus  JLugufio  infinita* 
Gmn  ' tus  9 e^anter  curam  ordinandarum  bibliotecharum  in  Ofiaui A 

porticu  fufeepit  . Il  fetore  chiama  infinuatione  quella  oratione y che  con 
diffimulationeye  circuito  di  parole  cerca  di  artificiofamente  entrar  nell9 a* 
rumo  dell9 auditor e,e  far  moto  in  quello . 

Hauer  in  feno, 

,1,  T 3HaueralcunacoIanelf€no>  e nelle  braccia,  come  la  nutrice  tiene  il 
JU  fuo  bambino  è fegno  di  grand’amore  e di  tener  quella  cof a caraiMo* 
sè  dolendo  fi  di  non  poter  regger  tutto  l'effercito  dìffe  verfo  Lio  : TSlum* 
quid  ego  concepì  omnem  hanc  multiiudinemyvel  genui  eamy  vt  dicas  mi - 
hi:Torta  eos  in  finu  tuo/icut  portare [olet  nutrixinfantulumiE  Sara  difi 
fe  ad  jibramo:Ego  dedi  ancilld  meam  in  finum  tuum.E  Giobbe  diceaiPj - 
i f.  pofita  e/l  hsc  ffes  mea  in  finn  meq.  Giouanni  fcrifse:  Deum  nerao  vidi? 

vnquatn • 


Parte  Pritruu . 


3*3 


lx  Adelfo 
^•3* 


Uh.}.  *Ug. 
s* 

Soni  »t; 


vnquim»  Vnigtnxtus  filius>quì  cft  in  fiuti  patria  ipfe  enarratiti.  Cicerone 
mentre  era  in  bando  f emendo  à Ter  enfia  fua  moglie  diffe  : Quid  Cicero 
meus,quid  agetìifte  vero fitin  finu femper y & in  complexu  meo.  Virgilio 
di  jinna  fonila  di  Didone  quando  s'vccife  dice: 

Semianimemque  finu  gemanam  amplexafouebat . 

Terentio  lafciò  fcritto  : 

Hic  non  amandus ? Hiccine  non  geflandus  in  finu?  Ouidio 
Tenet  in  tepido  moliti  amica  finu.  Et  appreffo  Catullo: 

Taffer  delitti  me  a piteli  a 
Qui  cum  ludere,quem  in  finu  tenere. 

E Tibullo  diffe  che  non  bramaua  riche7gey 
Sed  tecum  vt  longA  fatìarem  tempora  vita. 

Inque  tuo  cader  et  noftra  fenetta  finu.  Etti  Tetrarca ; 
yn  verde  lauro }vna  gentil  colonna . 

Quindeci  Vvna>e  l'altra  diciottenni 
Tonato  bo  in  fenoyegià  mai  non  mi  feinfi . 

Queftogefìo  d’bauer  in  feno  accenna  anco  d'bauer  alcuna  cofa  infegretoi 
e di  douerla  tenir  celata.  Cofi  appreffo  Giobbe  leggiamo  : JL  mandatis  la*  sal.w: 
biorum  eius  non  re  ceffi  9 & in  finu  meo  abfcondi  v erba  orti  eius . Et  anco  Gap.}  i. 
diffe:  Celaui  in  finu  meo  iniquitatem  meam.  E Dauidde:  Memor  etto  Do - Cap.n . 
mine  opprobrij  feruorum  tuorum,  quod  continui  in  finu  meo  y multarum 
gentium.E  Salomone  diffe:Munus abfconditum extinguit iras,&  donum?r6H,lU 
in  finu  indignationem  maximam . Conforme  à quello  che  poi  fu  da  Seneca 
detto:Inuidiam  effugiasfi  te  non  ingefferti  oculisti  bona  tua  non  iaftaue- 
ris,fi  fdueris  in  finu  gaudere . Cofi  Tibullo:  1 7# 

Qui  fapit  in  tacito  gaudeat  ille  finn . E Tropertio  : lib,^. 

In  tacito  cobibegaudia  claufa  finu. 

Il  Tetrarca  nel  Trionfo  della  Diuinitd  parlando  di  quelli  che  fi  contenta - 
no  della  loro  modella  fortuna  : 

E’n  diftarte  color y che  fotto'l freno 
Di  modella  fortuna  bebbero  in  v fo 
Sen%a  altra  pumpay  di  goderfi  in  feno . 

Sceuola  lafciò  fcritto  : Titio  centum  doylegoy  qua  mibi  pertulityquA  ideo  Vand  Uh. 
ego  non  cauiyquod  omnesfortunasi&  fubflantiamffi  quamàmatrefufee- nati}, 
pératjn finu  meo  babui  fine  vtta  cautione. 

Stringerli  alcuna  cofa  al  feno. 


ycflo  atto  effrimerà  gran  timore  di  perder  quelle  cofej  che  al  feno 


_ fiflringono:Come  quando  Virgilio  diffe: 
Et  trepida  matres  pr Afere  ad  peUoranatos . 


Z \ x Che  co- 


JEn  7. 


^64  Dell’Arte  de*  Cenni, 

Che  cefi  fu  (talleri  e fio  imitato  t 
C.27-'ftiiot  Si  ttrinfero  le  madre  i figli  al  feno.  'Et  il  TaJJo  : 
c a Fuggi an  premendo  i pargoleti  al  feno 

' - °‘  Le  mefte  madri  co*  cap  egli [ciotti. 

Come  [e  li  flringeuano  parimente  al  petto  le  donne  Hehree  nel  calamito* 
. fo  affedio  della  Città  effendo / critto : Cum  parutili,  & lafientesexalarent 
i$nnT  animasfuas  infinumatrumfuarum . Ilmedefimo  atto  è fatto  anco  dall'Or 
uh.  8,  cap.  fe  ver/o  gli  orfaccbifuoi.Fetus  enim  rigentes  apprimendo  pe  fiori  fouent, 
1$'.  * dice T lìmo. 

Mani  in  feno . 

a 4.  'Yy'Erld  ragion  detta  è anco  getto  d’auaritia  il  tener  le  mani  in  feno, qua- 

JL  fi  che  fi  voglia  la  borfa  occultare  per  timore  che  ci  fia  rapita, & così 
di  gran  cuttodia,e  di  tenacità  : Onde  fi  legge  apprejfo  Teocrito  : 

In  Charìtib m — — Lucrique  cupidme  vifius 

Inque  finn  vnufquifque  manus  habet,illud  & vnum 
Spefiat,quà  ratione  fibi  anfia  pecunia  crefcat . 

Mapoi  pigliar  l’altrui  mano , & porlafi  in  feno  farà  ve^o^e  gr  anfano* 
i . Amor . e-  ye  fatto  dalla  donna  amata  al  fuo  amante  ; Comediffe  Gnidio  ; 

D exter  am  fouijfcfinu  » 

Spiegare  il  feno. 

*j.  \ Vetto  farà  atto  di  rilafciare  alcuna  cofa,  e rimetterla  nelT altrui  li - 

berta ; come  fece  queU'animofo  Romano , che  con  quello  getto  prò - 
pofe  a*  Cartagine  fi  òguerra,ò  pace,cofi  leggendo  fi  apprejfo  T.  Liuto:  T um 
Fyomanus finn  extogafafioybic,inquit,vobtsbellum,atquepacem  porta- 
mus,vtrum  placet  fumite.  Che  fu  dal  Taffo  imitato , mentre  nella  perfona 
à' Argante  fà  denontiar  la  guerra  à Goffredo,  dicendo  che  del  fuo  manto 
fece  vn  feno,  e gli  diffe: 

£"fi"  E gu errale  pace  in  quettofen  t'apporto . E poi  foggtunge : 

Spiegò  quel  crudo  il  feno , e’I  manto  [coffe, 

Et  à guerra  mortai  diffe  ti  sfido . 

Spiegar , e [cuoter  il  feno  è anco  getto  digittar  via  alcuna  cofa  con  odiò  l 
e con  dijfireTgo , il  qual  atto  fu  vìuamente  effreffo  nella  diurna  fcrittura 
quando  J^eemia  dffe:Fxcuffifinum  meum,&  dixi : fic  excutiat  Deus  om~ 
jE/dr.  hh.i . nem  virum>qui  non  compleueritverbum ittud:fic  excutiatur,&  vacuus 
«M-  fiat & dixit  vniuerfa  multitudo:  Amen . 

Aprir  il  feno. 

. 6 . ✓"X  V e tt' apertura  di  feno  accenna  voler  alcuna  cofa  caramente , come 

nel  core, ricetterebbe  così  l'vsò  l'Ariofto  dicendo ; 
e.;».***»  An%i  via  pii*  cbedcldefìr,mìdeggio 


Parte  PrimÈL. • 36} 

Dì  me  doler, thè  fi  gli  aperfì  ilfeno, 

Onde  cacciata  bà  la  ragion  difeggio . . 

Tuò  anco  quello  gefio  accennare  profufionei&  ecceffoycon forme  à quello 
che  difse  Giuuenale: 

Omne  in  precipiti  vittum  f letit',vtere  velisy  ' $*/.  i , 

Totospande  finus. 

Et  il  Tetrarca  difse  che  lo  fpirito  della  fua  laura  morendo  ella  dal  [ho  fe- 
no  fi  partì. 

Lo  fpirto  per  partir  da  quel  bel  feno  Tticnf.Jt 

Con  tutte  fuevirtutiin  sè  romito , tnmecap* 

Fatt’hauea  in  quella  parte  ihiel  f treno  1 

Guardar  nell’altrui  fenoV 

QVefìo  è atto  di  rimirar  nell'altrui  fegreto } VAriofio  in  quefto  con - ^ « 

cetto  difse  : * / % 

Mcun  la  terrari  mare.eH  del  mi  far  a,  c.  45  fa. 

E render  sa  tutte  le  caufe  à pieno 
Ò'ogn’opra,  d'ogni  effetto  di  T^atura, 

E poggia  sì,ch'à  Dio  riguarda  in  feno. 

Ma  an?i  ch'egli  è Iddio  quello  che  nel  fegreto  delnofìro  feno  riguardai 
infallibilmente  vede  gli  occulti  affetti  delnoSlro  cuore  , come  difse  il  Sa - Ecct 
uioiOculi  Domini  lucidioresSole,& hominum  corda  intuentes  in  abfcon* 
ditas  partes. 

Squarciarti  il  feno,  .8. 

E1  Gefto  dolor  ofo,  che  così  Ouidio  d' Hip ermene fifa  difse : Ep,  14. 

Turpureoslaniatafinusylaniatacapillos 
Exìguo  dixi  talia  vejrba  fono* 


©E1 


$66  Dell’Arte  de* Cenni, 

DEL  GREMBO.  Gap.  XXXUI. 

i Del  grembo.1 
% Raccoglier  in  grembo. 

3 Ripofarc  in  grembo. 

Del  grembo. 

L grembo  è differente  dal  feno  : perche  il  feno  è tra  le 
braccia,  & il  petto:  ma  il  grembo  è più  inferiore  tra  le 
cofcie,&  il  ventre  : onde  le  donne  chiamano  grembiale 
quel  panno  di  lino  , che  in  quella  parte  fi  cingono  doue  i 
figliuoli concepifcono  : eficome  gli  infanti,  elattenti  fi 
tengono  in  feno , come  Ouidio  di  Driope  diffe: 

Inque  finn  puerum}qui  nondum  impleuerat  annum 
Dulce  ferebat  onus. 

Cofi  alquanto  crefeiuti  fono  dalle  madri  fedenti  nel  grembo  raccolti . 
Raccoglier  in  grembo. 

• 2*  • Ve  fio  farà  geflo  f amare  > e d'accarezzare , e però  Ouidio  fi  cheJ 

KJf  Hemione  dice  à fua  madre: 

Mp.  8.  n eg0  captaui  breuibus  tua  colla  lacertis  9 

T^on  [edigremio  farcina  grata  tuo . 

Efà  che  Medea  di  Giafone  inamorata  dice  : 

Mm*  7 • — — Gremioque  in  Iafoms  harens 

Ter  fr  età  longaferar , nil  illum  ampie  xaiimebo* 

Et  appreffo  Virgilio  Venere  dice  à Cupido  mentre  in  forma  del  picciolo 
Jlf conio  andari  à trouar  Didone: 

Mn.  i.  yt  cum  ie  gtemio  accipiet  Utrffima  Dido  • 

Efà  che  i Troiani  dicano  al  ^ e Latino  : 

Troiam  * iufoniosgremio  excepìffe  pigebit . 

E Giulo  dice  ad  Eurielo  , & à T^fo  : 

■ — - j Quacumque  mibi  fortuna  fidefpe  eft , 

-Mff.p,  in  ueftris  pono  gremijs . 


Ripofarc 


Parte  PHma*.  j«7 

Ripofirein  grembo. 

C Orni  dilfi  del  dormire  infetto,  cefi  ripofare  in  grembo  ègetto&’mà*  , » 

re  fingolarmente  quella  perfona,nel  cui  grembo  fi  ripofa , e di  efjert  ' 

da  lei  f ommamentc  favorito accarezzato.  Virgilio  cefi  frjjedi  Giove: 

Optatos dedit  amplexus9placidamque  petiuit  &n.%. 

Coniugi s infufusgremio  per  membra  foporem* 

Et  il  Taffo  di  Bjnaldó,  t di  Armida  : 

Vede  pur  certo  il  uago  e la  diletta  C.  i Cft.  1 7 

Cb* egli  è in  grembo  alla  donna , ejfa  al9 h erbetta* 

Soura  lui  pende , & ti  nel  grembo  molle 
le  pofa  il  capo  > e'I  uifo  al  uifo  attoUcs  • 


Dell’Arte  <fe‘  Cenili  ì 


3<jB 


DEL  VENTRE.  Gap.  XXXIV. 


J.C&1 7. 


t Bel  ventre* 

x Metterfi  le  mani  al  ventre; 

3 Ventre  grande. 

4 Grattarli  la  pancia, 

5 Star  lupino. 

Del  ventre." 

L ventre  ffeffe  volte  diflrugge  tutte  le  altre  membra 
conforme  à queU*antica]fentenga  : Tluresinterfecit 
crapula  quàm  gladius . E co  fi  diffe  anco  Salomone  : 
Tropter  crapulam  multi  penerunt . Et  il  peggio  è\, 
che  cofloro  non  vogliono  ascoltare  chi)gli  effortaalla 
f ebrietà , perche  il  ventre  non  ha  orecchi  , & ilgolofo 
è tutto  ventre . I Medici  per  eUenuare  la  pancia  rac- 
cordano il frequentar  le  freghe,  e l'effcrcitio  , ma  miglior  rimedio  è PaHi- 
Emhl  1 46.  nen%a,a  la  f ebrietà . Dice  falciato  che  ficome  crefcendo  il  uentre  fouer - 
chiamente  per  la  mil%a*fidim\nul[cono  l* altre  membra, e quanto  più  quel- 
lo s’ingrcffa , tanto  più  quefie  fila ffottigliano:Cofi  quando  il  fifico  delVren • 
cipe  troppo  arrichite,  le  facoltà  de*  [additi  fi  diftruggono. 

Metterfi  le  mani  al  ventre. 

Ejltto  d'infatiabilità , offendo  il  ventre  [imbolo  della  voracità,  e pera 
Horatio  diffe  d*ungolofo : 
lib.'  jpZ  Quicquid  quafierit  ventri  donabat  auaro . 

Ad  Phil.3 . E di  cofìoro  diffe  S.Taolo:  Quorum  Deus  venter  ef?.  E de*  Candiotti  eh* e - 
Ad  Tit.i.  rane  ventres  pigri . Vn  parafino  appreffo  Vlauto  efificndo  sforato  di  [offe* 
rire  molte  indignità  per  mangiar  lautamente  alle  tauole  altrui  diffe: 
Venter  mthi  hasarumnas  creata 

éAdun  tal  crapulone  ych  e hauea  femprela  pancia  piena  diffe  Marti  ale: 

* Jluidique  voragine  ventris 

Humperis.  E di  quefti  il  Toeta  diffe, eh* erano 
jqati  fol  per  mangiare , e far  letame . 

Menenio  ji grippa  con  l\ Apologo  del  ventre,  e delle  membra  acquetò  vna 
granfeditione  della  plebe  Romana, aff ornigli  andò  al  ventre  la  nobiltà, e la 
plebe  alle  mani, & a*  piedi, che  dal  uentre, benché  par  effe  ociofo,nceueua - 
no  il  mantenimento,  e la  for&u*  & 

" f :t  * Ventre 


.X 


Frimai 


9*9 


Ventre  grande.  ^ 

It  gefio  d'bauer  gran  ventre  accennerà  ignoranza  > èflupidità , perciò  « $ # 
che  per  opinion  di  Galeno :Venter  obefns  non gignit  tnentem  fubtilem»  ContmTt *- 
£ quello  procede  perche  il  mangiar  troppo  ingrojfa  la  mente  /**• 

— Quin  corpus  onuftum  ^ Serm' 

Heflernisvitijs  aninium  quoque  pragrauatvnà,  1 - *' 

tAtque  affigit  humo  diurna  particulam aura . 

^4ppre{fo  i Lacedemoni  erano  riputati  infami  quelli  che  haueano  grarr 
ventre , come  ociefi ^ deuoratori , Craffus  faffus  Ifrael,&  pinguis  dereli • Deuteri . 
quii  Deum  dice  Mosè  : Et  il  Tulci  nel  Morgante: 

E dice  corpo  mio  fatti  capanna , 

Ch'io  t'ho  à disfar  le  grinte  à quefio  tratto . 

Il  ventre  gonfio  in  vna  donna  accennerà  gran  idan^a  e però  Ouidio  diffe: 
lamque  tumefeebant  uitiati  pondera  ventris.  Et  altrove:  Ep.nl 

Exertat  tunicas>veterimanife(ìa  tumore.  Ea/t.i. 

Grattarti  lapancia? 

QVe  Ho  atto  dinotterà  d'ejfer  ociofo,  inerte,  & infingardo , e co  fi  Vin*  ,4^ 

tefe  l'arto  fio  quando  diffe : 

*Poi  nel  bifogno  fi  gratta  la  pancia, 

Hj  Vocio  immerfo  abominofo , e tetro i II  Bernia  nell  Orlando: 

He  che  digrumante  al  fin  non  vada  in  Branda 
Mafiiafi  in  letto  à grattar  fi  le  pancia . 

Star  fupino. 

LO  {lare  fupino , ciò  è coricato  con  la  pancia  in  su , è atto  d'effere  aci - 

diofo , e negligente  : Seneca  in  vna  fua  Epifìola  à Lucilio  diffe  \ EH  uh  6 , 
quiiem  mi  Lucili  fupinus , & negligens,  qui  in  amici  memoriam  ab  aliqua 
regione  admonitusreducitur . E Giuuenale: 

Et  multum  referens  de  Mecenate  fupino . Martiale  diffe  dì  più  : Sat.  il 

HuftMMdelitidfupiniorcs.  li^i.epigrl 

Mercurio  apprejfo  dériflofane  dice:  6' 

Sublatis  pcdibusrequiefco,& fupinus  per  ocium.  Inibito: 

Da  che  non  difcordail  prouerbio,In  vtramque  aurV  dormire ,cb' è apunto 
ài  giacer  fupino  come  fa  Vhuomo  pigro, & ociofo}del  quale  la  diurna  fcrit - 
tura  dice  : Sicut  oftium  vertitur  in  cardine  fuo  , ita  piger  in  leffulofuo:  Frw,z6. 
Ma  il  Savio  lo  fueglia  gridandogli : Vfque  quo  piger  dormisi  quando  con - 
furges  è femno  tuoi  Dante  tra  i tormenti  dell' Inferno  pofe  l'ejfer  condcn • 
nato  à dar  dì  continuo  fupino . 

Supm  giaceua  in  terra  alcuna  gente,  jnfir,  14. 

alcuna  fi  fedea  tutta  raccolta. 

Et  altra  andana  continuamente • léaa  D E L- 


3 7©  Dell’ Arte  de’  Cenni , 

D E L L' OMBELICO.  Cap.  XXXV.-  - 

S fendo  l'ombìlico  formato  nel  me%o  dell'huomo , per  fimilitudi - 
| tfPj  ne  una  cofa  c^e  f*a  ne l meK°  è detta  ombilico,come  diffe  Cicero 
ti-rw®.  ne  • \aptam  Proforpinam  ex  Ennenfiumnemore  arbitrantur, 
qui  locus,quòd  in  media  infoia  eft  fnus, Sicilia  umbihcus  nominatur.E  Pii 
nio  chiama  Ombelico  d'Italia  il  Lago  fatino  , perche  fu  pofìo  nel  me'go 
di  quella  , e dice  la  foratura  ; Ecce  populusde  ombiltco  terra  defoendit. 
indù  9.  £ V Miotto  di  Parigi  diff^j  : 

C.4/J04  Siede  Parigi  in  una  gran  pianura , 

ISfe  l'ombilicoà  Francia,an%i  nel  core.  Onde  il  toccarfil'ombilice  farà 
attodi  accennar  il  me%o  d' alcuna  cofa,comeil  toccar  fi  il  capo  ilptincipior 
& i piedi  il  fine*  Ma  ilprouerbio,che  dice , vmbilicum  perducercynon 

si intende  del  me%o  ma  del  fine ,e  compimento  d' alcuna  cofa,toÌta  la  meta- 
fora da  quell'ornamento  di  legno ,ò  d'offofo  di  corno  fatto  in  forma  del  no - 
ftro  ombilìcoycbe  poneuano  nel  fine  dello  forino  uolume  }dapoi  che  era  f or 
mio:  non  fenuendo  gli  antichi  in  molti  fogli,&  in  quinterni  comefaciamo 
noijma  nelle  pelli  di  pecorafiequali  perche  fi opra  effo  legno  firauolgeuano 
come  bora  cofiumano  di  far  i Notati  de  gli  inftromenti  da  loro  in  pergd - 
mena  fcrittì3  da  qui  fio  rauoghmento  differo  il  uolume:  i capi  del  qual  le- 
gno foprau andando  informa  rotonda  nel  me%o  del  uolume,  ombilici  furo 
no  dettì3che  à'  argento  3d' or  o,&  anco  di  gemme  foleuano  adornare ; E per- 
che fornita  l'opera  fi perveniva all'ombilico  3 quindi  t'originò  il  già  detta 
proverbio;  e perciò  Horatio  : 
y , Deus , Deus  nammemetM 

In  apodo  - . ^ . . 

sd.  iV  Inceptum  celeres  premi]] um  carmen  lambos 

iAd  vmbiticum  ducere.  . Et  m conformità  Martialefcriffe  1 
tib,  4.  Ohe  iam  fatis  e sì  > ohe  libelle 

lam  peruenimusvfquc  ad  vmbilicum  f 

Tu  procedere  adhuc , & ire  quans  ? E perche  quefti  ombilici>vfcendG 
fuori  del  volumefin  certo  modo , due  corna  rapprefentavano;perciò  corna 
ancora  furono  detti,  come  di  jf e Ovidio  parlando  alfuo  libro: 

Tritt,  cp  1 Candida,nec  nigra  cornua  fronte  geras.  Ciò  è che  le  corna  deWombìlico 

é ' ' non  foffero  candide  per  fegnod'aUegreTga  > ma  di  EbanOfò  d'altra  mate- 
ria nera,cherapprefenta{fe  meHitia • E Martiale  difj e ancora: 

1 s*  Explicitum  nobis  vfque  ad  foa  corriva  librum . E Tibullo: 

7 ^ ? Mtque  imer  geminas  pingantur  cornuàfrontes  ; 

-*  etiameomptum  mittere  oportet  opus  . 

— DE 


Parte  Prunai 


*7* 


DE’  FIANCHI.  Cap.  XXXVI. 


Bel  fianco. 

Toccarli  il  proprio  fianco. 
Toccar  il  fianco  altrui. 
Anfare,ciò  e batter  il  fianco. 
Tirar  il  fianco. 

Opponeri  fianchi. 


De’  fianchi. 

Vito  benedetto  dal  fianco  daWhuomo  trafseja donna,  , i , 
e di  qui  auiene,cbeeUaycercando  di  riunir fi  al  fuo  prinGen.i. 
cipio , fi  diletta  di  fìar  fempre  cacciata  ne'  fianchi  del - 
V buono  :ma  in  quella  guifa  che  il  vino  mode fiamentq 
heuuto  rallegra  il  cuore , come  dice  il  Sauio , e interni  * u 
perantementetraccannato  cagiona  dolori  de*  fianchi > 
come  afferma  il  Filofofo:  Così  lrvfo  della  donna  prodn  Prohlfttt, 
ce  i medefimi  effetti:  onde  è prudenza  in  quello  efferefobrio $ & in  queSlas*  j-i. 
efser  continente , altrimenti  da  quello  doppio  incendio  pofsono  gli  huomi - 
ni, ancor  che  per  altro  valor  ofi,e[ser  in  brieue  con  fumati \ efsendo  purtrop 
po  vero  quello  che  difse  Salomone , che  vinum  , & mulier  apoftatarefa- 
ciuntfaptentes.M*  del  fianco,  e de'  cenni  che  con  quello  fi  fanno,  confort  ivijp, 
me  al  mio  inHitut  orbene  che  fi  venga  à trattare . 

Toccarli  il  proprio  fianco . 

IL  fianco  è molte  volte  pre(operlocuore:conciofia*heilcuore , che  à 
tutti  gii  altri  animali  è fituato  nel  me%p  dtl  petto , all'huomo  f ola • *2'* 
mente  ttd  v-rfa  il finifiro  fianco  piegato:Onde  ilTetrarca difse: 

Jtmor  con  ta  man  deftra  il  lato  manco  Scn.  i $$ . 

M'aperfe,e  piantoti  entro  in  mego  il  core 
Vn  lauro verde: 

Co  fi  il  contenente  per  lo  contenuto  pigliando ,&  il  medefimoToeta  in  que 
fi  lignificato  diffe: 

Chi  m'baH  fianco  feritOy  e cki'l  rifalda . 

Intendendo  d * Amore  che  il  cmre^e  non  il  fianco  ferifce: 

Et  altroue  diffe  ancora  : 

Io  cantarci  dimor  fi  nouamentc  — $0n.  i o*. 

.•  - «4  a a i Ch'ai 


io. 


3 


571  Dell’Arte  de 'Cenni  * 

Ch'ai  duro  fiatici  il  di  mille  fofpiri 

T farei  per  forgi  ,• 

Quefta  adunque  è la  cagione, che  toccando  fi  con  la  manodeftraìlfianoofi • 
niP.ro  accenna  amore , & effetto  (ingoiar  e ,qu  a fi  con  quello  gefto  dir  vo- 
gliamo-,  che  quella  perfona  afta  nel  cuore  : oueroeheà  lei  bramiamo  dì 
far  il  proprio  cuore  m ani fs  fio:  co  fi  h l.S.  per  dmoftrat  ione  d' ardenti ffim<u> 
carità  feoperfe  il  fianco  ferito  à Tomafo  Santo  dicendogli  : Mitte  manum 
tuam  in  latus  meum , & noli  effe  in  credulus. 

Toccare  il  fianco  altrui. 

'A tt  odi  {vegliare, & eccitar  alcuno . Horatio  parlando  di  quelli }che 
dimandavano  i magiftrati,  i quali  [eco  haueano  v n feruo  nomencla- 
tore die : 

Mercemur ferrnm^ui  diBittt  nomina, la  umn 
Qui  f odiati  at  us.  Edìffeanco: 

T^on  ne  videasìaliquis, cubito  lìantem  prope  tangens, 

Lìh  5 Inquietavi patiens,vt amìcisapttis,  vtacer. 

$,Rtg.i  Co  fi  L'angelo  /vegliò  EliaTrofeta  dicendo  la  fcrittur  tu:  Angelus  tetigit 

eum\dixitque  illi : Surge  comedegrandis  enim  tibì  reftat  via . V armento 
'AB.  Apofl.  vn'altr* Angelo  deftò  S.Tietro  carcerato  liberandolo  di  prigione:  Angelus 
ii*  Domini aftitit,percuffoque latere  Tetri^xcitaviteum  dicens \ Jurge velo- 

citer.  Dante  ciò  chiaramente  cosi  expreffe  s 

10  era  in  giufo  ancor  attento ,e  chino 9 
ìnfer  i 7.  Quando* l mi  Duca  mi  tentò  di  cofta, 

Dicendo-, parla  tu, qveffè  Latino* 

Anfare  ciò  è batter  il  fianca. 

T I fianchi  da  i Latini  fono  detti  ilia , onde  nacque  materia  di  quell* ar- 
«4»  JL,  gutia  riferita  da  Manilio  Mìmografo  che  fu  detta  ad  uno  che  imitava 
Elettore , ab  Ilio  numquam  recedens  offendalo  fchergo f opra  l'equivoca 
fignificationc  de  Ilio,  Di  coloro  che  per  alcuna  faticada  effi  feflenuta  an- 
fano^ come  Caualli  boi  fi  battono  il  fianco, fi  dice  il  proverbio, Ilia  ducere? 
chJègefto  d'hauer  fatto  qualche  gran  co  fa, onde  fianchi  poffanoà  pena  trat 

11  fidato  • Così  ciò  fu  da  Horatio  cjfreffo: 

Uhi.  Jp.i  solve  fenefeentem  maturi fanus  equum,ne 

! Peccet  ad  extremum  ridendus , & ilia  ducati 

L’Ariofto  diffe,che  non  meno  i Caualli , che  i Cavalli  eri  dall’ incantato  fu§* 
no  del  corno  d’Aftolfo  erano  in  modo  paventati, 

Ca1.ft.B7  Che  par  che  per  morir  battano  il  fianco  * v 

Virgilio  di  Sulmone  moribondo  diffe: 

“ ******?  Et  lo ngi$  fingultibus  iiia  pulfaù 

- . “ zm  I: 


Pafte  PrittKL» . 


573 


ùi.3: 


JEn.6. 


2 nella  Georgica  de'  Calatili  manenti  : 

— — Imaquelongo 
lliafingultutendunt . 

E del  vecchio  Entello  quando  con  Darete  giocaua  al  Celio  ; 

- •- VaHos quatti  ageranbsltius artus. 

Dante  con  la  fua  [olita  licenza  diffe  : 

E quella  come  madre, che  focone 

Subito  al  figlio  pallido , & anhelo.  E nell'inferno  diffe  ancora  : pW.*  2. 

jtnUenuben  che  per  cotali (cale 

Differì  maettro,anfando,com'huom  lajfo » Ca^'v  *' 

Conuienfi  dipartir  da  tanto  male. 

Cicerone diffe,  che  nel  caminare  nondobbiamo  vfar  troppa  tardanza  , ne 
meno  troppa  celerità  ^perche  quando  ciò  è fatto  anheltius  m*uentur,vul-  Oè0^c  r> 
tus  mutantur,  ora  torquentur , ex  quibus  m tgna  fignìficatìo  fic , non  aie  fi 
fe  confiantiam . Ma  l'Mnoslo  ejpr  ffequcflo  anj amento  così: 

+4  lui  venne  vn  fcudier  pallido  involto  9 1 6 ,7  ^ ,, 

Che  potea  à pena  trar  del  petto  il  fiato.  s' ' 

Quello  anfare , che  anhelare  latinamente  è detto  , effrime  anco  gran  de  fi* 
deno  d* alcuna  cofaycome  l'vsò  Cicerone  dicendo:  Catilinam  furentem  au- 
dàcia, fcelus  anhelantem,  peflem  patria  nefarìè  molientem . Et  ancora  % 
Catilinafurens  audacia, ccelum  anhelans. 

Tirar  il  fianco. 

QVeflo  atto  è di  c aminar , & far  viaggio  ; e co  fi  l'vsò  il  TetrarcxJ  , f # 
quando  • 

Indi  trahendo  poi  l'antico  fianco 

Ter  l'efìreme  giornate  di  fua  vita.  Et  il  Tuffo  di  Tancredi  feritoi 
Trar  molto  il  debil  fianco  oltra  non  puote , 

£ quanto  più  fi  sforma  piu  s'affannai 
Onde  in  terra  s'affide,e  pon  le  gote 
Sù  la  de  tira  che  par  tremula  canna. 

Horatio  fcriuendo  à Tomponio  Varo  ; 

Longaque  feffummilitia  latus 
Depone  [uh  lauru  mea  . 

Opponeri  fianchi. 

E'  Gefio  di  voler  difendere  altrui , ò di  anteporre  alla  propria  vita  la 
falute  di  colui  alquale  fi  fa  queflo  cenno . Cicerone  parlando  à Ce - 
fare  in  dtfefa  di  M.  Marcello  diffe:  Tibi  non  modo  excubias cu - 
npUror  m oppofitus?  & corporum  polhcemur * 

- " vinti  ca- 


Scn.  14. 


LHr.ZiPd.?. 


.6. 


374  Dell’Arte  dc’Gcnni, 

^Anticamente  iTrencipi  tenevano  valorofì,  e fedeli  foldati  per  cufiodìéu 
delle  loro  perfone,cbe  latrones,  qnafijaterones  erano  detti $ perche  /latta- 
no circa  latus  Trincipis  : & erano  anco  nominati  f hpatores , & laterani 
ab  ipfo  latere  : perche  opponendo  i proprij  fianchi  erano  obligati  à difen- 
der lavitade'loro  Signoria  ale  eraVallante  appretto  Eneajddquale  di/- 
fe  Virgilio . 

Mn.1®*  gjic  magms  fedet  Mneas  Tallafque  finiHro 

'Affixus  lateri . E di  Dauidde  dice  la  fcrittura  /aera: 

Bellatores  à dextrOi&  à fini  tiro  latere  Bjgisincedebant • 


Parte  Primaj 


DeU’anche 


Tlauto 


37  5 


DE  LL5  ANCHE.  Gap.  XXX  VII 


i DdPanche. 
a Percuoterti  Tancha. 

5 Abbracciar  fotto  Tancha. 

4 Getto  dello  fciancato. 

5 Mani  fot  to  Tanche  altrui. 


* \Anche  fpejje  volte  co*  fianchi  fi  confondono , per  ef- 
fer  quefie  parti  molto  tra  fe  vicine:  Onde  quelloche 
dtJJ e Virgilio: 

Lateriqueaccinxeratenfem . rnn.n 

Dauidde  cofi  dijfe  : *Ac cinge  gladio  tuo  fuper  femur . p/a/. 44, 
E però  vero , d>e/Z  cornei  fianchi , e Panche  occupano 
tutto  lofpacio y eh* è tra  le  afcelle  ,ela  punta  delle  co - 
/irte,  cofii  fianchi  fono  fuperiori , e Panche  inferiori , <&  con  quelle , non 
meno  che  con  quelli  poffono  gli  huomini  alcuni  loro  concetti  manifefiare , 
come  bora  fi  dimoftrerà  * 

Percuoterti  Tancha. 

IL  percuoterli  Pancha,  che  i lamini  dicono , femur ferir  e , égeFto  di  do - ✓ • i 

lore  , e di  ( degno  come  afferma  Quintiliano:  Femur  ferve,  quod  A-  Ll'°  £* 
thenis  primus  fecifife  creditur  Cleoni&  vfitatumeff,&  indignatos  decer, 

& excitat  auditor  em . E Cicerone  dice  anch*  egli  :Nonf roti  s per  cuffia , non  In  u t0' 
femur ; pedum^quod  minimum  e§ì>nulla  fupplofio*Dante  [umilmente  dijfe: 

Lo  villanella  à cui  la  robbamanca 
Si  leuaye  guarda >e  vede  la  campagna 
Biancheggiar  tutta>ond'ei  fi  batte  Pancha . 

L'xAriofionon  dijfie  battov  p*—'!»**»*  i*  rU'è  l*.n«rr* 

Se  poi  pentito  fi  batte  le  cofce , 

JL Uri  che  fe,non  de*  imputar  del  fallo, 

Ne  cercar  compajfion  de  le  fue  angofee. 

Vigitis  rationem  computai,  feriensj&mur  aextetum* 

Et  m vn* altro  luogo  : 

Hoc  videydentibusfrenditficitfamur * 

Cicerone . Paria)  & detefiabilia genera  lugenditpudores,mulierumlace 

rat  io  ne  s 


Infer.c.  14. 


tn  milit . 
glor% 

In  Triur , 
Tufctd.  5 . 


C*p. i i . 
Metal* 

«3- 

C.  18./?. 


$*Reg.  18 

Z>£ 

2* 


«5* 

G^.24. 


<£?e»  47. 


37Ó  Dcll9Artc  de1  Cenni* 

rationesgenaiuMfpefforisfeminHm, capiti*  percuffiones'.In  T^échiellèD 
è ferino  ;Clama,&  y luta  ,quìa  gladio  traditi  funtfideir  co  plaude  fuper  fo- 
rnir . OuidÌQ: 

Et  conata  femur  morenti  piangere  dextra. 

Abbracciar  fotte  Panche. 

Gli  inferiori  abbracciano  i loro  maggiori  folto  Panche, come  Grifone 
hauer  abbracciato  il  P\è  Tfor andino ,di ce  P Ario  fio* 

69Lafciò  lafpada,e  Panimo  maligno, 

E fatto  Panche  & humìle  ahbracciollo. 

Diche  fi  dìffe  quando  delle  bracciale  delP abbracciar  e fi  trattò . 

Gefto  dello  fciancato  * 

Q Felli  che  fono  rotti  nell*  anche,  fono  detti  fciancati,i  quali  nel  ci - 
minar  piegando  mò  dalVvna  3 &mò  daW  alar  a parte  in  vtramque 
panerà  claudicante  eh* è gefìo  di  perfona,che  adherifce  horad  vna,&hor 
ad  vrP altra  parte  di  che  tratta  P Autore  de*  prouetbi  fopra  quello  Vtra  • 
que  nutans  fèntentìa,  & dice  che  ciò  conuenientemente  fi  può  dire  in  ho* 
tmnem  lubrica  (idei,  & incertarum  partium,in  quem  congruit , illud  ba- 
rn eri  cum  : 

Claudicai  inceffu , pedìbufque  uaciUat  utrifque  * 

Et  il  Trofeta  Elia  dtffe  al  popolo  : Vfque  quo  claudicati s in  duas  parte*  ì 
Si  Dominus  e§l  Deus,fequimini  eum:  fi  autem  Baal,fequimìni  illum  i Da 
che  non  dii corda  quello  che  dijfe  IS^S.deU'huomo  tepido , & irrefoluto  nel 
far  bene  : Scio  opera  tua  , quia  neque  frigidus , ncque  calidus  es  Vtimam 
frigidtts  effes^aut  calidus',  fed  quia  tepidus  es  incipiarnte  euomcre  • ls {oi 
ieggifti  diciamo, che  contraUu*  nondebent  clai^ficare,  per  [igni  ficare  che 
• deuonoeffer  ultrò ^itr èque  eguali Aellamedefima  uìrtày&  efficacia  . E 
f Cicerone diffe:  che  fenoi  cerchiamo  P amico  per  no  tiro piacere,  tota  ami « 
citta  qua  fi  claudicar  tuidetur. 

Mani  fotto  Panche  altrui. 

MEtterle  mani  fotto  Panche  d'vn* altro  era  vn*atto  folennedi  far 
giuramento , e quindi  è che  leggiamo  che  volendo  Abraamo  dare 
ftretto  giuramento  al  fuo  feruo,che  ad  Ifaac  fuo  figliuolo  non  toglie ff e mo 
glie  di  Cananea, ma  che  lapigliaffe  di  Mefopotania  gli  diffe:Vone  manum 
tuam  fubter  femur  meum,vt  adiurem  te  per  Dominum  Deum  cpli',&  ter - 
ra.ÈpQì  èfoggiuntoi'Pofuit  ergoferuus  manum  fub  femore  Abraham  Do 
mini  [ui,& luramt  itti  fu  per  femore  hoc. Et altroue  nella  Beffa  facra  ferie 
tura  leggiamo,  che  Giacobbe  chiamò  Giofcffo  fuo  figliuolo , e gli  dijfe  : Si 
inueni  grattam  in  confpeffu  tuo , pone  manum  tuam  fub  femore  mcv, 
factefmtfericordiam > & vehtatem,  vt  nonfepelias  me  m Aegipto. 

■ ' DE 


Parte  Prima;.  3 77 

DE  I GENITALI.  Cap.  XXXVIII. 

i Dei  genitali* 
z Toccarli  i genitali. 

3 Moftrari  genitali. 

4 Hauer  la  natura  femmina. 

5 Scoprir  l’altrui  parti  pudende. 
é Tagliarli  ì genitali. 

De  i genitali. 

, Erentìo  in  vna  delle  fue  comedie  deferiuendo  i vitij,  . I 
&iefordide%ze  delle  meretrìci  dicey che :7^ofcc  om • 
niah&c  falusett  adolefcentibus . Co  fi  potiamo  dir 
noi , che  il  trattar  anco  de*  getti  obfceni  > perinten • 
der//  a e per  poterli  febifare  debba  effer  cofagioueuo - 
/f:f  però  battendo  dei  gefti  dell’ altre  parti  del  corpo 
faueUato}non  dobbiamo  tralafciar  quelli  delle  parti 
pudende  : perche  fe  bene  lunatura  le  ha  volute  nafeonder  in  alcuni  rc~ 
ceffi  del  noftro  corpo : non  retta  però > che  di  quelle %come  grandemente  bi - 
fogneuoliy  non  dobbiamo  tener  molto  conto , hauerle  care:  fi  come  ne  i 

nafeondigh  de  i nobili  y & ornatijfmi  palaci  fi  formano  quei  vafi  che  per 
Inumane  fuperfluità  fono 'Heceffarbfen'^ai  quali  far  ebbono  grandemen- 
te incommodi>&  inbabitabili:Teròfe  di  quefti getti  ancora  io  tratterò  non 
farà  fuori  di  propofito>nè  foggettoche  meriti  di  riceuer  alcuna  repren* 
filone ittìmando  io  effer  cofa  meno  biafimeuole delle  cofe  turpi  con  honettà 
neceffariamente  parlar  e9che  di  quelle  che  fo^e  non  fono  dtshonefìamen- 
te  trattare:  Et  fe  bene  Catullo  diffe: 

T^am  cattum  effe  dee  et  pium  poetam 
Ipfumyverficulos  nihil  neceffe  efl. 

7{on  intendo  però  ne  anco  nelle  parole  introdur e dishoneflà  alcuna . 

Toccarli  i genitali. 

QVettc  è atto  di  lafcima  è df  incontinenza  , & molto  più  il  toccarle  * 
pudende  altrui  : Onde  è [crino  ; fi  habuerint  inter  f e iurgium  viri  ^ 
duo  volenfque  vxor  alterius  y eruere  virum  fuum  de  manu  fortioris  ap*  Preti.0, 
prehenderit  verenda  eius}ab[cmdes  manum  illius  necflefferisfuper  e am 
nulla  miferìcordia . Il  tener  vna  mano  alla  boccate  l'altra  a ’ genitali  farà 
gefìo  di  raffrenar  effemembray  e coft  d3  effer  nella  crapulai  e nella  luffuria 
continente . inaiar  fi  Scithiofece  infcriuere  f opra  le  fue  ttatiie:  Linguai 
ventri>&  pudendis  temperandum.  accennandoci  che  da  vna  lingue  sfre- 

Bbb  natay 


•3* 

Offe,  lib.  i 

Lenii, 6. 

Pini-  in  A- 
popht. 

.4. 

Mn-  9. 

,5. 

Gene/,  <?' 


378  Dell’Arte  de5 Cenni, 

nata,  da  ma  bocca  vorace  > e dama  libìdine  immoderata  procedutane 
grandmimi  mali.  Et  il  toccar  fi  la  parte  di  dietro  in  atto  di  terger fi  le  na- 
tiche con  alcuna  cofa  farà  fegno  di  /prezzarla,  e grandemente  vituperar - 
^accennando  che  fta  co  fi  vile,  che  meriti  d’effer  in  quel  miniflerio  impie- 
gata, Catullo  dell' Hifìoria  dì  Foluftodiffe  : 

«dnmles  Folufi  cacata  carta. 

E Faufto  rdelino  d’ alcuni  Toemi  : 

Carmina  merdofas  tergere  digna  natts. 

Moftrar  le  Tue  parti  pudende. 

OVeflo  è atto  d’immodefiia,  e di  sfacciatela , come  nella  Sìmia  nota 
Tierio  Faleriano,à  chefcrue  quel  Vrouerbio:  'bfil  boni  cogitat  ar - 
rigens.  Et  majjimaméte  le  done  deuono  tenir  celate ,e  nafcofle  le  parti  loro 
pudende , così  dalla  Natura  ammaestrate  mentre  le  formò  ne  i repoSìigli 
del  loro  corpo  il  che  fu  da  Citerò  le  e legantiffmam  ite  cofieffreffoiTrinci 
pio  corporis  no  Siri  magna  datura  ipfa  videtur  habuiffe  rationf.qiuz  f or 
mam  nosìramyXelìquamque  figuram,ìn  qua  effet  fpecies  honeSìa^ampo- 
fuitin  promptu  j qua  autem  partes  corporis  ad  natura  neceffitatem  da - 
ta , affeffum  effent  deforme  babitura,ac  turpem,  eas  contexity  atque  ab - 
didit . Ter  qui  fio  era  comandato  nell* antica  legge >che  quelle  partici  par- 
ticolar  vefiiméta  fi  coprijfero  .Feminahb .linei s pudeda  celabit. Ma  quel- 
la valorola  dona  Spartana  f coprì  le  fue  parti  pudende  a*  fuoi  figliuoli, che 
erano  dalla  guerra  fuggiti,  per  rinfacciarli  di  viltà,  loro  dicendo:  ouefug 
gite  infingardi  an  bue  vnde  exiftis  reddituri  ? Ouidio  dice  che  Tohjfena 
mentre  era  al  facrificio  vccifa, 

Tum  quoque  cura  fuit  partes  velare  tegendas 
Cum  cader  et, caSìique  dccusferuare  pudoris. 

Getto  d’hauer  la  natura  femmina. 

Esprimerà  moUitie>  & effeminatezza,  e coft  d'efler,  timido,  e lafciuo  . 

Si  legge  appreffo  Herodoto  cheSefoftri  antichiffimo  ^e  dell’Egitto 
quando  fuperaua  popoli  imbelli  in  quei  luoghi  dirizza***  colonne  con  vn9- 
Elogio  in  honor [uo,ma  però  vi  aggimgeua  la  natura  feminile  per  accen- 
nare la  debolezza  > e vcghaccharia  di  quel  popolo . Co  fi  Famulo  appref- 
fo Virgilio  rinfaccia  d*tnfìngardagine  i Troiani  trattandoli  da  f emine  : 

0 uetè  Thrygtét,  ncque  enìm  Thryges.  Et  Argante  appreffo  il  T affo: 

0 Franchi  nò,  ma  Franche . 

Scoprir  l’altrui  parti  pudende, 

Q Fello  è atto  di  grande  fcherno,e  di  derifione m,  & è fcritto  che  Cham 
per  non  hauer  coperta  la  nudità  di  Noè  fuo  padre,  anzi  bauerla  al 
fratello  melata  }fù  da  Njtè  maledetto ; & alf  incontro  Sem  > & Giafet , 

t'Zz 


PartcPrimau.  379 


perche  le  pudende  deWaddormentato,padre  coprir  ono,&'aW indietro  co- 
minando , ne  anco  vollero  veder  le,  furono  da  lui  benedetti  .Vn  co  fi  fatto 
fcherno  fu  ad  Vlania  & à due  fue  compagne  fatto  da  Marganorre,cht_j 
dalTifìeffafùpoi , co'lfauore  di  Br  adam  ant  e, v ceffo, come ferme  l'JLrìofio, 
le  quali  faceuanovn  gran  pianto, 

Che  fin' a bombili  co  ha  lor  le  gonne  * c*$7  A*7 

Scorciate  non  fo  chi  poco  cortefe.  Et  dice  ancora: 

Ma  f cordar  prima  i panni  e montar  falle  c37 

Quel  che  7\ [atura  afconde,\&  honeftade. 

Iddio  minacciando  all'empia  città  di  jqiniue  diffe  perT^ahumme  Trofe - C*P • ì • 
ta:F{euelabo pudenda  infacietua,&  ofiendamgentibusnuditatemtuam 
Hanone  vituperando  i feruici  Dauidde  prafadit  vefìes  eorummedias 
vfque  ad  nate s.  Etaltroue  èfcritto:  Dffcoopertisnatibusad  ignominiam 
%4  e gip  ti . 

Tagliarti  il  membro. 

Egitto  di  viltà, ciò  è di  non  voler  effer  huomo,e  dì  virtù  virile  ma  co-  # <J# 
me  vn9 Eunuco  effeminato,  e molle, e perciò  i Latini  differo  il  cafìra - 
re  euirare,  come  a dire , prtuar  di  virilità.  Ouidio  biafimando  che  vn'En* 


muco  trattale  cofe  militari  dice  : 

Ifìa  mares  traftant,tu  fpes  depone  viriles. 

E ficome  ilfeffo  virile  è fimbolo  di  virtù,  cofi  il  femmine  di  vitio  : perche 
come  dice  il  Sauio  : Melior  eft  iniquitas  viri,quàm  mulier  benefaciens  • E 
geflo  ancora  di  no  voler  propagar  la fua  cafa,m$tre  fi  troncano  gli  inftro- 
menti  della  generatione’, La  qual  pena  era  data  à coloro, che  haueano  con - 
tra  i loro  genitori  vfata  alcuna  ingratitudine, à quefto  modo  rendendo  in * 
degni  d' effer  mai  chiamati  padri  quelli , che  a 9 loro  padri  erano  fiati  in - 
grati, di  che  Lucretio  parlò  quando  diffe  rendendo  la  ragione,  perche  à C/- 
bele  madre  de  gli  Dei  minifìrauano  i Galli  eh* erano  huomini  caftrati , non 
offendo  ammeffi  altri  Sacerdoti  a quegli facrificij . 

Gallos  attnb  uunt,  qui  a numen  quiviolarint 
Matris,&  ingrati  genitonbus  inuenti  funt. 

Significare  voiunt  indigna  effe  putandos 

ytuam  progeniem  qui  in  oras  luminis  edant.  ixutet 

7^  Ila  diuina  legge  non  erano  al  Sacerdoti  ammeffi  gli  Eunuchi , non  e fi  “ ** 

fendo  reputati  degni  di  quell'honore . E ben  vero  che  quefiogefìo  può  an -, 
co  accennare  voto  di  religione,  òdi  perpetua  caflità‘,pot  che,  come  dice  il 
Saluatore:  Sunt  etiam  Eunuchi, qui  fe  ipfos  ptcptgr  regnum  ccelorumca - 
lìrauerunt. 


Bbb  2 DEL- 


è 8°  Dell* Arte  de* Cenni, 

DELLE.  GAMBE.  Gap.  XXXIX. 

1 Belle  gambe. 

2 Parto  graue. 

3 Carni nar  in  folitudine. 

4 Caminarfolo. 

5 Parto  leggiadro. 

6 Caminar  adagio. 

7 Ca  m i nar  leggiermente. 

8 Caminar  in  fretta. 

9 Paffo  ineguale. 

10  Andare  innanzi  prontamente 

11  Ritirarli  in  dietro. 

12  Atto  di  correre. 

13  Cader  nel  cor fo. 

1 4 Correr  quà,e  là  con  incerta  fperanza* 

1 s Stando  affettato  dimenar  le  gambe. 

16  Fuggire. 

17  Fuga  limulata. 

Calciarli  gli  ftiuali. 

19  Andar  primo  de  gli  altri. 

30  Caminar  in  giro. 

21  Caminar  per  trauerfo. 

22  Andar  a tentone. 

23  Andar  carpone . 

24  Caminar  tremante. 

2J  Appoggiarli  caminando. 

z6  Tener  la  gamba  di  dietro  ertela  in  fuori, 

27  Star  ritto  con  le  gambe  larghe . 

28  Incontrare. 

29  Accompagnar  chi  parte  da  noi. 

30  Andar  auanti,  ò dietro  al  Prencipe. 

31  Leuardicafa. 

32  Andar  a trouar  alcuno  a cafa  fua. 

33  De  falutatorijdeduttori,  rtipatori. 

34  Del  ceder  la  ftrada. 


Belle 


Parte  Primsu.  381 

Delle  gambe. 

Jl  ^attira  ba  fatto  àgli  animali  le  gambe  ,accioche  . i . 

poteffero  mouerfi  , efoffero  dall* herbe,  e da  gli  alberi 
differenti  : percioche  fe  bene  le  piante  hanno  l'anima 
vegetatiua,effendo  infenfibili  fono  anco  immobili  ma 
gli  ammali  oltre  la  negetatione  hanno  anco  efenfo , e 
moto . O itegli  animali  che  hanno  molte  gambe  fono 
imperfetti  9 come  deformi  fono  e ffroportìonati  quelli 
che  gambe  non  hannoma  l'huomo  è perfettiffimoy  à cui  la  natura  f e 
duegambe  [ode , e robufie  fufjìcientià  ben  reggere  tutta  la  mole  del  fuo 
corpo:  onde  Vlatone  deferiuendo  l'huomo  diffe,  eh* egli  era  vn*  animale^ 
con  duegambe,c  fen%a  piumati  che  Dìogine  ridendo  fi,  hauHo  pelato  vn 
gallo  vino, e laf datolo  caminar e, diffe  che  quello  era  l*huomo  di  Vlatone. 

Con  le  gambe  facendo  fi  varij [ moti}egefii  boy ri  di  quelli  che  fono  al  propo - / 
fito  nofiro  pertinenti  fi  tratterà. 

Paffo  graue . 

QVeflo  puffo  graue , detto  da*  latini  incejjo , è fogno  di  magnanimità, 

quale  è il  puffo  del  Leone  > tra  tutti  gli  animali  bruti  magnammo.  'lm 
rinfiorile  dice  : Inceffus  magni  viritardus  fìt  neceffe  e fi,  uoxgrauis , „'^‘4 

confians,&  firma  oratto.  Da  Virgilio  è attribuito  à gli  Dei}&a  i Re:  * ’ ' * 

ri  fi  ego  qua  Diuum  incedo  Regina,  Iouifque  i 

Etforor,&  coniux.  Et  anco: 

Etverainceffupatuit  Dea.  E di  Turno  dice  : Mn.\ 

Inceffu  tacito  progreffus,&  aram  Mn' 1 

Suppliciter  uenerans  demiffo  lumine  Turnus. 

ne’  Sacerdoti  è lodata  nel  caminar  quefia granita:  onde  nella  ragion  ca- 
nonica è ferino:  Clcricus  profeffionem  fuam  & habitu,  & inceffu  probe t:  Capfi.d. 

E poifoggiunge:  In  mcefju  autem  debet  effe  facerdos  ornatus , ut  granita- 
le itineris  mentis  maturitatem  oflendat.E  nel  quarto  Concilio  di  Cartagi- 
ne è commandato  l*ifieffo  a*  Sacerdoti  ; aggiungendo  che , Incompofitio 
corporis mentis mequalitatem  indicai.  Etti  Sauio  dice,  rimiffus  corpo - 
ris,&  rifus  dentiumi&  inceffus  hominis  annuntiant  de  ilio.  Vlauto  di- 
ce che  etiandto  dal  caminare  fi  conofcono  gli  huomini  ingenui  da  i ferui  : 
liberos  homines  per  vrbem  modico  magis  par  efl  gradii  in  FtnuU. 

Jrejeruile  effe  ducofeftinantem  currere. 


Carni- 


3 8 1 Del T Arte  de  'Cenni  > 

Caminar  in  folitudinc. 

*3»  TJ  Mto  di  dolore:  e però  Cicerone  dice  : Ex  hoc  euenit,vt  animi  dolo* 
X2,  ribus  alijfolitudines  captent,vt  alt  Homerus  de  Bellorophonte  : 
rttfitél  | . Qui  mifer  in  campi s ma  rens  errabat  Meis , 

Jpfefuum  cor  edensMminum  uefligiauitans , il  Tetrarca : 

Solo, e penfofo  i più  deferti  campi 
Vò  misurando  à pajfi  tardi , e lenti . 

E ramilo  di  Giocondo  Caualier  Bimano  addolorato  per  batter  trottata 
fua  moglie  in  adulterio, di  ce: 

Quitti  folingo  perche  ogni  diletto , 

Ter  eh* ogni  compagnia  proua  nemica . Cefi  anco  Tropertio  difjei 

li  * 1 * H$c  certi  deferta  loca , & taciturna  qwerenti , 

Et  vacuum  Zephiripoffidet  aura  nemus: 

Hic  licet  occultos prof erre  impunè  dolore s , 

Si  modo  fola  queant  faxa  tenere  fidente. 

Caminar  folo. 

#4#  TI  caminar  folo  è atto  di  bravura, e di  gran  confidenza  difefìeffo3fììman 

JL  do  di  non  hauer  bifogno  di  compagnia, e però  l'^Arioflo  fa  che  Marfifa , 
sdegnando  fi  d'andar  in  compagnia  d'altri  caualieri,  quelli  abbandona: 
c.  to.  jt.  Dicendo sche  lodeuole  non  era, 

> o 3 . Ch'andaffer  tanti  caualieri  infume  ; 

Che  gli  Homi,  e i colombi  vanno  in  fchiera , 

1 daini , e ì cervi, e ogn' animai  che  teme , 

Ma  l'audace  falcon,  l'aquila  altera , 

Che  nel' aiuto  altrui  non  metton  freme 
Or  fi,  tigri,  leon  foli  ne  vanno , 

Che  di  più  for%a  alcun  timor  non  hanno 
C j | fi  97  E fa  dirad  Orlando,  mentre  da  Zerbino,  e da  If abella  fi  parte  : 

E con  quefla  ragion  fe  ne  difciolfe , 

Ch' a guerriernon  è infamia  fopra  quella. 

Che  quando  cerchi  vn  fuo  nimico  prenda 
C‘ì7>fl'93  Compagno  che  l'aiuti, e che'l  difenda . E fa  dir  à Marfifa  : 

Senza  più  compagnia  mi  vado  a porre 
Che  d'una  mia  donzella, e d'un  valletto, 

S' alcuno  ardifcedi  venirmi  d torre 
Quefto  ladron,  là  venga,  ch'io  l3 aff  etto. 

Gen.  i.  Ma  però  è veriffimo  quello  che  difje  Iddio  : Tfon  efl  bonum  hominem  effe 
zcd,  4,  folum , perche  come  diffe  il  Savio  : Va  foli , quia  cum  ceciderit  non  babet 

fuble - 


Parte  Prima; . 383 


/ ubltmntmfe . E mandando  JfS.  ifuoi  difcepoli  à conuertir  le  genti  non 
li  mandò  foli:  ma  mi  fi  t eos  binos  ante faciemfuam.  lHC>  io. 

Palio  leggiadro. 

SI  come  gli  atti  ue%$ofi,e  lufingheuoli  delle  cattiueìle  donne  ci  prono-  J * 
cano  ad  amar  le, cofi  il  loro  gratiofo  portamento  del  corpo , pnncipàl 
parte  della  beltà  motiua , e potentijjìmo  ad  innamorarci',  onde  il  Te- 
trarca di  M. Laura  diceua  : 

Tfpn  era  l'andar fuo  cofamortale  , Son-  7C* 

Ma  d'angelica  forma. 

E fojjjirondo  le  bellezze  di  queBafua  amata  dicea: 

Ohimè  il  leggiadro  portamento  altero.  E i’^irioBo: 

Vedila  andar, odine  il  fttono , e'I  canto , C 4?  1 * 

Cele  Be,  e non  mortai  cofa  parca . E cofi  Tropertio: 

Et  canit  ut foleant  molliter  ire  pedes.  li* 

Et  e [fendo  proprio  de  gli  innamorati  di  c aminar  leggiadri, però  Dante  per 
leggiadro  intefe  l'innamorato  dicendo  : 

Ter  donneare  à guifa  di  leggiadro. 

Caminar  adagio. 


E Segno  di douerfare  alcuna  cofa  maturamente, non  pyecipitofamente ; 

e di  douerla  effequire  ficur  amente.  Hòueduto  un'imprefa  d*un  Bue^j 
co'l  moto  Spagnuolo:  Tas  à pas:  perche  quefìo  animale  camma  tardo,  ma 
ficuro.  Et  è vcriffimo  il  detto  del  Sauio.  QuifeBinus  efl  pedibus  offendet.  Prou.  1 9. 
Dante  ad  ejbrimer  vn*  andar  tardo  diffe  : 

Si  moueuano  in  contr'a  noi  sì  tardi , Purg  1 9.  ’ 

Cheforan  uinte  da  nouelle ffofe. 

Il  Boccaccio  per  effrimer  un  pajfo  tardo  diffe:  Tiede  innanzi  piè  fe  mede- 
fimo  innanzi  traffortò  : É anco  atto  d'ejfere  addolorato , e Banco  come 
Dante  l'intefe: 

La  già  trouammo  una  gente  dipinta  9 Infir.ijl 

Chegiua  intorno  affai  con  lenti  pajji 
Tiangendo,e  nel  fembiante  Banca , e vinta. 

Et  il  Tetrarca  parlando  con  lefuerimediceua : 

Ditele  ch'io  fon  gà  del  uiuer  laffo 
Del  nauigarper  quelle  horribil  onde 
Ma  raccogliendo  lefue  ff  arte  fronde 
Dietro  le  uò  pur  cofi  paffo  paffo . 

Et  il  T affo  di  Tancredifento,e  dolente  dicci 
Tur  s'incamina,e  cofi  paffo  pajfo 
Ter  le  già  corte  uie  mone  il  pii  laffo * 

jpec* 


384  Dell’Arte  de* Cenni, 

I peccatori  benché  fiano  tal'hora  fopportati  per  de  fiderio  della  loro  con* 
uerfione, con  doppia  pena  fono  poi  finalmente  punitile  non  fi  emendano  , e 
val.Kiaff.  però  fi  dice  che  il  diuino  cafligouaconpaffo  Untole  tardo . Lento  enim 
Ub%  ueap.  i.  gYadu  ad  vindittam  fui  diurna  procedit  ira}tarditatemquc,fupplicij  granì» 
tate  compenfat.  Et  Horatio : 
l{arò  ante cedentem  fede ttum 
Ltb  $>od.iDeferuit  pede  pana  claudc . E Tibullo: 

Lib  i.  tUg.  jib  mtferi&  fi  quis  primo  penuria  celai, 

Sera  tamen  tacitis  pena  venit  pedibus. 

llTempo  fi  dipinge  ve  echio, ezpppo , perche  come  vn  vecchio  impotente 
camini  con  tardanza  . Ouidìo  : 

Ipfe  quoque  egreditur  tardus  grafitiate  fenili 

lAeacns.  — 

Ma  benché  vecchio  e zoppo  è però  alato  onde  non  folo  velocemente  ccr- 
Y6,ma  inf amabilmente  vola . Come  di (f  e il  Tetrarca: 

Tncnfi  di  £ reggo  andare,anz } volar  il  Tempo . 

Ma  delfittefjo  Tempo  diffe  lunotto: 

C.34.  ^ ra  vecchio  fi  fedito, e fnello 

Che  per  correr  parca  chefoffe  nato.  Et  in  vny altro  luogo  diffe : 

C.$  j./?, ..  Vecchio  di  faccia,  e fi  di  membra  [nello , 

Che  d’ogni  ceruo  è più  veloce  affai. 

Caminar  leggiermente . 

r TJ 1 Mtof urtino,  che  i ladri  così  fogliono  caminar  con  le  f carpe  di  lana 

Xl  per  non  effer  vditi:  Et  è anco  ìndicio  di  fuga:  conforme  à quel  prò - 
uerbio.  Tacito  pede,  E perche  il  diuino  cattigo  ci  fopragiunge,  che  non  ce 
ne  auediamOiperò  fi  dice  inprouerbio } Dij  laneos  habent  pedes.  ETibutio 
diceche  Venere  infegna  àgli  amanti  à caminar  leggiermente > è furti- 
uament^j . 

Uh  1.  ileg.llla  docstfurtim  molli  decedere  letto  , 

?_•  Illapede  nullo  ponete  poffefono. 

Ottetto  paffo  leggiero  s'attribuiffe  etiandio  alla  morte  > che  ci  giunge  eoe 
non  fe  ne  accorgiamo,  come  diffe  l'ifieffo  Tibullo: 
thg'io.  Quis  furor  efi  atram  bellis  arcefeere  morttm 
Imminet,  & tacito  cium  venit  illa  pede ^ . 

Caminar  in  fretta. 

g TJ  JLttodi  follicitudineyedi  diligenza, onde  fi  legge  in  ^irifiofane  :E  pa* 
ili  triavtr  eque  deuclauimus  pede . E Lucano  di  Cefare^  : 

Sed  Cafarin  omnia  prteceps 

l^ìlattum  credens  cum  quidfupcreffet  agendutn 

Inftat 


3f/ 


Parte  Prima^ 

Inftat  atrox . Il  Tetrarca: 
la  fianca  veccbiarella  peregrina 1 
Raddoppia  i paffi:e  più,èpiù  sy affretta. 

Bifogna  però  atterrire,  che,  [otto  prete  fio  di  quefla  diligente  pronttg^éu  , 
non  s'incorra  in  vna  troppa  affettata ,&  ambitiofa folle citkdine,cke  ft tra 
uà  in  alcuni  ; i quali  pretendono  di  faper  ogni  cofa , di  voler  effev  tn  ogni 
luogo , & di  far  il  tuttoché  da  Marnale  fono  chiamati  *Ardcliones , quale 
egli  deferiue  effere  flato  dittalo  in\quefiofuo  Epigramma  : 

Declamas  belli iCaufas  agis  Mttale  belli , 

Htftorias  beilas  , carmina  bella  facis, 

Componis  belli  mimosyUpigr animata  belli,  • 

Bellus  Grammatica, bellus  es  tfirologus , 

Et  belli  cantas,&  faltas  dittale  belli, 

Bellus  es  arte  lyra, bellus  es  arte  pila. 

2^7  beni  cum  f aci  a s faci  st  amen  omniabellèh 
Vis  dicam  quid  fiis?magnus  es  Jlrdelio . 

Cleobolo  che  fu  vno  de  i fettefauij  della  Creccia  diffe:  Inula  non  aceleres 
porgendo,  ncque  manum  moueas,  infanientis  enim  inditium  eft.  Ilgefto  di 
quefti  Fac  omnia , fuol  e ff er  c aminando  in  fretta  far  in  vn [abito  molti  ge- 
fti,  come  lafciarfì  cadere  fpeffo  il  mantello,  e tirarlo  shy  menar  le  braccia , 
affettar  fi  il  capello, forbir  fi  il  nafo,  conciar fi  la  barba,  & dimenar  tutta  la 
ferfonain  atto  di  fare  advn  tratto  molte  cofe , & in  effetto  nonne  far 
alcuna u • 

Paffoincqualc. 

C'filoro  che  con  puffo  incquale  caminano,  danno  indicio  d'hauer  vtt <*• 
nimo  fconcertato,  &in  fomma,come  (riffe  quel  comico  fUon  habere 
vita  fu  amo  dum.  D’vn  tale  diffe  Horatio: 

Fril  aquale  hominifuit  illiffape  velut  qui 
Curreba tfugiens  boSiem', perfape  velut  qui 
lunonisfacraferret:  habebat  [ape  ducente  s, 

Sape  decemferuos  : E quello  che  fegue. 

Di  questo  vitio  l'ifteffo  Toeta  diffe  che  erano  i Cantori* 

Vt  nunquam  inducant  animum  cantare  rogati , 

Inìuffi  nunquam  defiftant.  Et  quelTaltro  che 

Noftcs  vigìlabat  ad  ipfum 

Mane,diem  totum  ftcrtebat.  Et  anco  quello  che 
I{pma  rus  optat,  abfentem  rufticus  vrbem . uh 

Dell'ifieJJ'o  vitto  fù  notato  Catilina,  come fcritte  Salutilo,  il  quale  bor  ve-  d,  ’ „ *'-7 
lece,  bor  tardo  caminando,  dauafegno  delfuo  mal  compojio  animo  : ~ dni - Cuii. 

Ccc  musim - 


contar. 


Dell’Arte  de’  Cenni , 


mu$  impura $ Dijs , hominibusque  infeflus,  neque  viglivi  s, ncque  quìetìbus 
fedari  poterat  : ita  confcientia  mentem  excitatam  valìabat , igttur  color 
effie.  Ub.i.eius  exanguis,fadi  oculi\citu  smodo, modo  tardus  inceffus  .Cicerone  dice 
che  nel  caminare  non  dobbiamo  eff er  bor  troppo  tardi,  & hor  troppo  ve- 
loci perche  da  quella  varietà  s'argomenta  la  no/ira  inconfian^a . E Se - 
In  Preuerb.  necaficriffe  : Maximum  inditium  mala  mentis  eli  fluttuano,  & inter  fi - 
mulationem  virtutum,&  amor  em, viti  or  um  affìdua  iati  atio. Claudio  Im- 
peratore era  vacillante, e come  di  lui  diffe  Suetonico,deflituebant  eum  po- 
ta Apocolo  plitesminus  firmi.  Jopra  di  che  Seneca  (chetando  dijje, ch'egli  morendo  9 
s'era  incaminato  verfo  il  cielo  non  paffibus  aqttis , [emendo fidi  quello  me - 
%o  verfo,ma  in  altro  [enfio, di  Virgilio, quando  introduce  Enea  à cefi  dire * 
— — Dextera [e  paruus  lulus 
Implicuit,  fequiturque  patrem  non  paffibus  aquis. 

Vlinio  dice  che  fi  come  le  conchiglie  crcfcono,c  calano  fecondo  la  mutazio- 
ne della  Luna,cofi  gli  huomini  pa^i  al  variar  della  Fortuna  fi  vanno  mi* 
Mccl.1 7.  tando;  conforme  al  detto  del  Sauio.Stultns  vt  Luna  mutatur.Et  il  Gran- 

chio è il  ritratto  di  quella  inconfianxa  per  che, come  dice  Tierio,nunc  an- 
te,mine  retro , nume  in  tranfuerfum  gradiatur . Hor  atto  la  natura  di  que 
fi li  deferiuendo  diffe: 

Quod  petijt  Jfernit  :repetit  quod  nuper  omifit 
*Aefluat,&  vita  difeonuenit  ordine  toto , 

Diruti, &dific*t,  mutat  quadrata  rotundis • 

E quelli  fatino  detti  in  prouerbio,Vertumno  incoconfiantiores . 

Andare  innanzi  prontamente. 

«IO.  A 'Hdar  arditamente  innanzi  fen%a  fermai  fi , nè  voltar  fi  à dietro, è at 
XjL  to  di  ardire, di  coraggio, e di  perfeueran^a 9 cSforme  à qllo  che  dice 
S.Luca:7^emo  mittens  manum  ad  aratrum,  & refpicitns  retro, aptus  efi 
regno  Dei.e  S. Paolo  :Qua  retri  funi  obliuifcens,ad  ea  vero  qua  funt  prio 
ra  extédens  me  ipfium  profiequor  ad  bruniti  fuperna  vocationis.  E Seneca . 
Haud  efi  virile  terga  fortuna  dura . Quella  brauura 9 e quell'animo 

rifoluto  d'andar  prontamente  innan^,&  efporfia'  pericoli  fà  da  Virgilio 
deferitta  in  Enea , e ne'fuoi  compagni  mentre  diffe: 

Sed  glomerare  manum  belto,&  concurrere  in  arem 
Cum  focijs  ardent  animi-,  furor, iraque  mentem 
Tracipitat,pulchrumque  mori  fuccurrit  in  arnie . 

Talefà  anco  il  magnanimo  Goffredo  dicendo  egli  appreffo  il  Tuffo  : 
G.f.fi.  Gù$iedainpace'lmio\Campo,e  da  ficur a 
"Parte  miri  ociofo  il  mio  periglio  9 
Sfaldatemi  Fame* 


Cap.  o. 
JJPhih  3 


Mn>%& 


Parte  PriitUL». 

Quando  fi  fà  vna  cofa  con  grande  fiudioyfi  dice  farla  pieno  gradui  Treba • 
tiofcriuendo  à Cicerone  dice  : Ham  illum  paratum  video  $ & ingreffum  tp.fen  Ut. 
pieno  gradii  cohortari  non  intermittemus.  i v 

Ritirarti  in  dietro. 


DM  caminardegli  Mleti>&  da  i loro  moti  i latini  tolfero  variente* 
tafore>  e none  forme  di  diretcome ; degradi i recedere,per  efprime - 
re  U mutar  fenten^a , & dal  primo  proposto  partir  fi , come  fi  parte  l'M* 
leta  quando  cedendo  fi  ritira . Virgilio  diffe  : 

Obftupuit  retroque  pedem  cum  voce  repreffìt.  Et  altroue : 

Senfit  & ad fonitum  vocis  veftigia  torfit . L'Miottot 

Timida  paftorella  mai  fi  pretta 

Hon  torfe  il  piede  innanzi  à ferpe  crudo . il  Tetrarca • 

Onde  come  colui^k'il  colpo  teme 
Di  Gioue  irato,fi  ritraggie  in  dietro . 

De  i cannili  è detto  reflio  quello  che  re  fitte  allo  {prone  ò che  refta  nè  Vuol 
andar  innanzi  ,bench  e punto , e j limolato . Vjirioflo: 

Ma  ilfuo  dettrier  fi  al  corfo  poco  vale , 
che  reftiofembra . 

Et  per  metafora  è detto  anco  dell'huomo , che  nonfaprogreffo , mattoni 
torna  m dietro , Onde  il  Tetrarca* 

He  mi  vale  Jpr onar lo >ò  dargli  volta 9 

Ctì *Amor  per fua  natura  Ufi  reflio  * il  Taffo  diffe: 

Ma%s'à  Vhonor  mi  chiami >e  che  lo  flimi 
Debito  àme>non  ci  verrò  reflio . 

Degradu  depeller e ,è [cacciare  alcuno  del  fuo  luogo , e sformarlo  à mutar 
propofito,e  volere:  Onde  fi  diffe  degradare >di  coluiyche  dif ereditale  perde 
della  fua  riputatione . In  gradum  re  dir  e, per  ritornar  nel  primo  propo fitto, 
e nella  prima [enten^a.  Vjirioflo  alludendo  àque fio gradoychepaffono- 
miniamo  differì  : 

Ritornami  nel  grado  onde  m'hai  tolto , 

Quando  ne  à te,ne  ad  altri  era  f oggetto . 

Gradum  figere . E perfiflere  nell  opinion  primieramente  concetta , e ttar 
/ aldo  nel  fuo  propofìto>come  flaua  faldo  l' Mieta  calcando  il  terreno  ouc 
fi  ritrouaua , che  Cicerone  diffe  : u trgumentum  fuurn  preme . Ouidio  par- 
lando del  congreffo  d'Hercole  con  ^ Icheloo : 

Digredimur  primum  rurfufque  ad  bella  coimus , 

Inquegradu  ttetmu$%certinon  cedere  — r 

Gradum yvel pedem  conferre>è  venire d contendere dapreffo  j Età  per- 
cuotevi con  argomenti  forti , & al  negotio  pertinenti . Eodem  gradu  oc - 

Ccc  2 currere9 


• II, 


M 

JEn 

c.i./f.n: 


8c»,li6e 


Sen  6 . 

C.JA14.' 


Mtt.g. 


388 


DcirArtè  de  ‘Cenni , 


.11. 

2,  Cmn$  $ 

Znfir.f» 

C l.  ff'ii, 

Tricn.  Caft 

Par.u. 


•*  3* 

De  CUr , 
Orat. 


So *y. 


currere,é  con  l'ifteffo  argomento  > òcon  lamedefima  forma  dì  dìfputa  af- 
falire  Padtter fario. 

Atto  di  correre. 

Significa  de  fiderio  di  confeguiy  e alcuna  cofa  con  ogni  sformo  e celeri- 
tà pofjìbile  , che  i latini  dicono  effe  in  curfu  \ tolta  la  metafora  da-* 
quei  giuochi  publici , ne * quali  fi  daua  il  premio  à chi  meglio  corre- 
ità à piediyò  à caualloy  & à chi  era  il  primo  à toccar  la  metà  S . Vaolo  da-* 
' queSìo  corfo  tolta  la  metafora  diffe:Hi  qui  in  Hadio  currunt,omnes  qui- 
eterà currunt,fed  vnus  accipit brauiumftc  curnte  vt  comprebendatis.  Co 
fiapprejfodinoi  fi  vfa  di  correre  al  palio;  del  quale  Dante  per  effrimer 
ma  gran  velocità  diffe  : 

Voi  fi  partì ,e  parue  di  coloro , 

Che  corrono  à Verona  il  drappo  verde . 

Ver  la  campagna ,e  parue  di  cofioro 
Quegli  che  vince , e non  colui  che  perde. 

E F^irioflo  nelmedefimo  concetto  diffe  di  Rinaldo: 

• E più  leggter  correa  per  la  f or  ella, 

Ch9al  palio  roffo  il villan  me%o  ignudo . 

E per  efprimercon  vngran  cario  gran  velocità  diffe  il  Tetrarca  : 

. Tqon  corfe  mai  fi  lieuemente  al  varco 
Difuggitiua  Cerna  vn  Leopardo . 

Dante  di  vnfeguace  di  S.Francefco  parlando  diffe: 

— Il  venerabile  Bernardo 
Si  fcal%ò  prima  è dietro  à tanta  pace 
Corfeye  correndo  gli  parue  effer  tardo . Il  Tuffo  diffe: 

Marchia  il  campo  veloce>an%i  fi  corre , 

Che  de  la  fama  il  volo  anco  precorre. 

Cader  nel  corfo. 

ILgefio  di  cader  nel  corfo  e di  perder  il  frutto  delle  fue  fatiche  per  qual- 
che difgratia . Cicerone  parlando  di  Galba  dice  : Laudabant  hunc  pa- 
tresnoftriyfauebantetiam  propterpatris  memoriamffed  cecidit  in  curfu . 
Che  fi  direbbe  d'vno  che  bauendo  dìfe  dato  grande  emettanone  yfoffe  fia- 
to da  importuna  morte  leuato  dal  mondo  >òda  altro  inopinato  cafo  imf 
ditogli  quella  gloria,  alla  quale  con  felice  corfo  s'era  incaminato . Que 
accidente  di  cader  nel  corfo  fu  deferitto  da  Virgilio  nella  perfona  di  W 
Hic  iuuenisjam  vìUor  ouansyveftigia  preffo 
Haudtenuit  titubata foloffedpYonus  in  ipfo 
Concidityimmundoque  fimo,  facroque  cruore. 

Eda  Ouidio  medefimamente  nella  guerra  del  Centauro  Diti: 

Dum 


2£i 


C.15.^5  4 


Parte  Prima-..  389 

Dum fugit  ìnfìaniem  trepidans  Ixione  natura. 

Deciditin  praceps,&  pondere  corporis  ornum 
Ingentem  frtgityfuaque  induit  ilia fratta. 

Et  è vero  quello  che  dice  Salomone  : Quifettinus  efl  pedibus  offeudet . Vrm  1 9 
E però  è buon  configlio  non  fi  [cordare  di  quel  F eliina  leni  è d**Auguflo. 

Correr  quà,e  là. 

ILcorrermò  qua, e mò  là  con  incerta  fperanga  è geflo  di  gran  timore , 

& quafi  di  dfferatione . Virgilio  : 

E fi  rìdere  virum  .fulgentiaque  arma  per  vmhras, 

Ingenti  trepidare  metuypars  vertere  terga. 

Et  nella  [aera  finltura,  illictrepidauerunt  timore  vbi  crai  timor . Ujl- 
riofìod'vnafpauentojafuga  diffe: 

Fugge  ilfdlonynè  vede  oue  fi  vada, 

Che  come  il  core,bauea  perdutigli  occhi . 

Tanta  è la  tema, che  non  sà  far  Sìrada, 

Che  né*  fuoi  propri  aguati  non  trabocchi . 

E nella  perfona  d*j£ngelica,  che  da  Fyinaldo  [uggia  andana  dicendo: 

La  donna  il  palafreno  à dietro  volta , 

E perla  felua  a tutta  briglia  il  caccia, 
per  la  rara  più, che  per  la  folta 
La  pià  ficura,ò  miglior  via  procaccia : 

Ma  palli  da*, tremando, e dife  tolta, 

Lafiia  cura  al  deftrier,cke  la  via  faccia. 

E di  quelli  che  psreoffi  fuggiuano  da  Orlando  impasto 
Ehi  fugge  à piedi  qua, chi  colà  (prona, 

Tgeffun  domanda  fi  la  firada  è buona . 

E anco  atto  di  grande  allegrerà  come  l' *Arioflo  dtff e de Ua  Difiordiu: 

Scorre  di  quà,e  di  là  tutta  la  pia'g'ga, 

Tgè  può  trouar  per  allegrerà  loco . 

Queftoatto  è da  Latini  con  vna fola  voce  detto  circumcurfare.  Terentio: 

Hac  Mac  circumcurfa  inueniendum  eft  tamen  argentum. 


Crii 


C..zfiBl. 


C it  fi. 
1 co. 


R tua „ 


Stando  affettato  dimenar  le  gambe . 

E' getto  da  ociofo;che  i latini  dicono, Tibias  mouet,& i Tofcani /gam- 
bettare. E perche  le  vendette  nonfìdeuono  fare  precipitofamente, 
ma  affettar  che  Iddio  protettor  de*  gìufii  vendichi  i torti  che  ci  fono  in- 
giufiamente  fatti , dicono  i Tofcani  quetto  prouerbio:  Siedi,  e [gambuta, 
e vedrai  tua  vendetta . 


Fug- 


3 90 


Dell’Arte  de  Cenni, 

Fuggire. 

.16,  T LfuWre  e atto  di  pufillanimità,  quale  è nel  cetuo , eh' è timido,  e fa- 
X gace  per  natura  ; Onde  Lucretio: 

——Et fuga  ceruis 

vi  patrìbHs\datur,ò*fatrius  pauor  incitat  artus . Et  Gnidio: 

Mtt  1 * Sic  agna  lupum , fic  cerna  leonem 

Sic  aquilani  fugiunt  penna  trepidante  columbi.  Et  Hcmero  diffe: 
lRiad,\  — • Tauor  ingruit  ingens 

Omnibus, inque  pedes  animus  mox  decidit  imos . 

Onde  bebbe  origine  il  Trouerbio: 
lun.euto.i*  Animus  in  pedes  decidit . T erentio  difse  anch'egli: 

Ego  me  in  pedes . Ouiiio  ne*  Falli  difse  Piftefso : 

Exilit,&  velox  humili fuper  aufafeneflra 
Seiacit:  audacemfeceratipfe  timor . 

V .Arlotto  di  quella  fuga  dtfsc : 
c.ìé.ft.tìNon  reftaua  arme  a'cbifuggia  migliore 
Che  quella,  che  fi  porta  più  di  f otto : 

Beato  chi  il  CauaÙo  ha  corridore, 

Che  inpre%zp  non  è qui  ambio  ne  trotto: 

E chi  non  ha  dcftrierquiuis'auede 
Quanto  il  mtftier  de  Parme  è tritto  à piede . 

Il  Latino  dice  f agitare : T erentio: 
in  lunueh.  pUgitando  fugi  ne  quis  me  cognofceret . 

Idon  è però  fempre  vergogna  a fuggire , anzi  è prudenza  il  ceder  ci  mag- 
gior forza , con  fperan%a  di  poter  con  miglior  fortuna  vincer  e:  Onde  quel 
Capitano  della  fuga  rinfacciato  diffe  : Tdonfugio,  fed  vittoriam  fequor  : 
Conforme  à quel  Trouerbio  : yirfugiens  denuo  pugnabit . Coft  Solimano 
appreffo  il  Taffo  battendo  la  ritirata  dice  : 
yeggìa  il  nemico  le  mie  {palle, e fcherna 
Di  nono  ancora  ilncfiro  effigilo  indegno , 

Tur  che  di  nono  armato  indi  mi  [cerna 
T urbarfua  pace,a'l  non  mai  ftabil  Bjgno. 

Non  cedo  io  nò:fia  con  memoria  eterna 
De  le  mie  cjfcfe}eterno  anco  il  mio / degno : 

Hjforgerò  nemico  ogn'hor  più  crudo 
Ceneranco  fepolto,e  jpirto  ignudo. 

E' anco  il  fuggir  e atto  di  voler  far  d' alcuna  cofa  lontano  con  l'animo,  co- 
me fi  procura  di  voler  fare  co’l  corpo,  e così  l'intefe  Socrate  quando  diffe: 
Hit, ,n  Gei.  Temperanti  ara  quidem  fittati  ,atque  exercere  oportet  contro,  intempe - 
A rantiam 


i 49 


St/i.  303. 


C.  i$ft  18. 


Parte  Frimai.  391 

rantiam  fugete  quantimquifque  nottrum  pe  dibus  valet  * li  Tetrarca-* 
volendo  ejfrimere  la  fua  cofian^a  amorofaf  diffe  che  M^Lciura  in  damo  fi 
affaticano,  d’v fargli  della  memoria: 

Ter  chinar  gli  occhi , ò per  piegar  la  tetta, 

0'  per  effer  più  d’altra  al  fuggir  pretta. 

Torcendo  il  vifi  a9  prieghi  honefli,e  degni . 

Fuga  Emulata. 

IL  getto  di  fuggire  fatto  con  tardanza , e con  riuolgerfi  tal'hora  in  die - . i 

trOy  può  efprimer  de  fiderio  di  non  voler  fuggendo  faluarfì,  ma  più  co- 
tto d'effer  nella  fuga  prcfo,come  quando  Virgilio  diffe  : 

Etfugit  adfalices,  & fe  capitante  videri * Et  il  Tetrarca : tcgl  3 

£ parte  ad  hor,  ad  hor  fi  volge  à tergo 
Mirando  s9io  la  feguo,e  par  che  affetti. 

D'vnafuga  honorata  diffe  il  Taffo: 

E ugge  egli  al  finete  ben  la  fuga  è tarda 
Qual  di  Leon,che  fi  ritiri  in  caccia * 

Con  quetta fuga  fimulata  vno  degli  Horatij  vin[e>&  vccife  i Curiatifha- 
uendogli  con  quello  inganno  l9vno  dall9 altro  feparatK  Cofi  QJ^letelio  vin - ^ ^ r 
fe  i Celtiberi,& effugnò  Trebia,e  con  quella  ittejfa  arte  ^Annibale  ingan-  ^ ^fgeod. 
nò  M.MarceUo,e  l9 vccife ,comefcriuono  Liuto , e Tlutarco.  Max\ 

Calciarli  gli  fìiuali.  li&.’j.cap  ia 

QV etto  gefio  da  indicio  di  voler  partir  e, & andar  lunguonde  hebbe^j  .18. 

origine  ilTrouerbio:T alaria  induere . Cicerone  frinendo  ad  itti- 
co dice:J^mo  ett  ittorum  qui  ocìum  nontimeat,quare  talaria  induamus . uh 
Gloriandoli  gli  jLteriienfii,di  non  effermai  vfeitt  del  loro  paefe,douc  era- 
no nati.  ^Antiflene (chernendoli  diffe,  ebe  haueane  queft a virtù  commiine 
con  le  lumache, e con  le  tefludmi . 

Andar  primo  de  gli  altri. 

L'andare  innanzi  à gli  altri  è, non  filo  per  termine  ciuile,ma  anco  na- 
turale,fegno  diprerogatiua,edi[uperiorità',e perciò  èfcnttOyChes 
quando  gli  Elefanti  fi  ritrouano  infume  ,ilpiù  vecchio , come  di  loro  più 
degno  quafi  capone  l{è,gli  altri  precedei  Virgilio  dà  per  fegno  dì  cauallo 
generofo  quelloyche  innanzi  gli  altri  camina: 

Trimusi& ire  viam,&fluuios  tentare  minaces 
sAudet.  E d9Enea  dice  : 

T andem  progredita  magna  ttipante  caterua 
Tfec  non  & Vhrygij  comite$ì&  Utus  lulus 
Inceduntùpfi  ante  aliospulcherrimus  omnes 
ìnferi  fi  ficium  MneA$,atque  agmina  iungit 

Quindi 


19 


Geerg. 


'3?ì.  Dell’Arte  de5 Cenni, 

Quindi  i Principi, & % Primati  furono  denominati . La  diurna  Sapienza 
SecL% 4*  per  tocca  di  Salomone  diffe  :Ego  in  omni  gente  primatum  obtmui.E  Chri 
fio  S. ^interrogato  dagli  Hebrei  chi  egli  foffe,rift>ofe,Trincipium,e per 
offici,  jìmilitudine  Cicerone diffe:  Anteire  caterosvmute . 

Caminar  in  giro. 

p T7  infidìofo  di  feritale  d’empietà  : onde  è fcritto : /»  circuitu  im- 

si0,  XL  pij  ambulante  Et  in  San  Tietro : Diabolus  tamquam  Leo  rugiens  cir - 
cuti  quarens  quem  deuoret.  Etti  Demonio  difefìeffodtffe:Circumter- 
/ obi  ram>  & pwambulaui  eam. 

Caminar  per  trauerfo. 

li  T Gwreconfulti  antichi  acciocbe  per  tali  foffero  conofciutii&  à loro  po* 
X teff  e ogn’uno  hauer  ricorfo  per  c on figliar] fi ,non  per  lungo  del  foro,  co- 
me gli  altri  ma  per  trauerfo  camin^uano,come  di  Manilio  fcriue  Cicero - 
BeeratM.i  nc  9 riferito  da  Tiberio  Deciano  nella  fua  tipologia  centra  Iridato . E 
*ap.%.  nu .4  quegli  tenendo  le  porte  delle  loro  cafe  aperte, ò camin  andò  ,0  fi  andò  in  una 
nobili edia,dauano  refponfì  non  folo  delle  controuerfie  ciudi, ma  d’ogni  al 
tro  negocio  e publico,e  priuato  ch’era  loro  rapprefentato,con  fomma  loro 
dignità  . Quindi  difjero  attrauerfar  per  impedire  alcun  defiderio > ò nofiro 
progreffo . il  Tetrarca  diffe  : 

CmX,.  19.  Tortomi  face  il  velo, 

E la  man  che  fi  fpeffo  s'attrauerfa 
Fra’l  mio  fommo  diletto . 

E di  qui  ancora  nacque  quella  uana  fuperfìitione  di  mal* augurio  fe  cam- 
minando noi  alcuni  animali  ci  attrauerfano  la  firada } come  del  Ramar 0 

diffe  Dante: 

infer  aj.  Com’il  Ramaro  fattola  gran  ferfa 
De  di  canicular, cangiando  fupe 
Folgore  pare, fe  la  uia  attrauerfa. 

Andar  a tentone. 

OVefìo  andar  à tentone, ò à tallone , ò à palpigone  come  fanno  i eie • 
chi,  ò come  noi  facciamo  nelle  tenebre, farà  gefto  difecrete^a  , & 
anco  di  timore  d’inciampare . L’^Ariofto  parlando  del  Greco  quando  di 
notte  andò  fecretamente  à trouar  la  fua  Fiammettarfef crine  mirabilmen- 
te quefto  gefto  dicendo  : 

e 1%  ft  61  ^ une  * l’ufc*0>e  1°  fP*n&e> e lì  cedcì 

Entra  pian  pìano,e  ua  lenton  co’l  piede . 

Fà  lunghi  i puffi , e fempre  in  quel  dì  dietro 
Tutto  fi  ferma, e l’altro  par  che  mona 

c4  guifa  che  di  dar  tema  nel  uetro  , 

* ~ ‘ 


Parte  Prima^.  39  3 

Non  ch'il  terreno  habbia  à calcar  yma  Voua . 

E Tibullo  cofi  efpreffe  quetto  gefto: 

Hoc  duce  cuttodes  furti  transgreffa  iacentes 

jidiuuentm  tenebrisela  pueUa  venti,  Ub.tjU.% 

Etpedtbus  pratentat  iterfufpenfa  timore . 

E per  fimilitudme  anco  gli  ignoranti , che  fono  dett'tht  ottetto  ciechi}  fi  dice 
che  nelle  attiomloro  vanno  à tentone , e così  i bugiardi\non hauendo fer- 
merà ne  i detti  Loro  vanno  titubando  come  ciechipriui  dello  fplendort 
della  verità  . 

Andar  carpone* 

L .Andar  in  quattro  è geflo  di  animai  brutto,che  co  sì  caminatma  è an - . t J % 

co  atto  di  fanciullo , il  quale  non  potendo  fi  regger  in  piedi  camma l» 
primieramente  carpone , & poi  con  paffo  tremante , come  il  Tetrarca  di 
M. Laura fanciulla  drfft  : 

Et  bor  carponeMr  con  tremante  pafjo . E Dante:  Gt». 44, 

« J v òche  Buofo  corra 

Com'hòfatt*io  carpon  per  queflo  calle . • info . xf  • 

E volendo  dire  che  il  camino  era  in  modo  fcabrofO}  che  fenga  aggrapparli 
non  fi  poteua  c aminar  e ydicei 

Lofliè  fenga  la  man  non  fi  (fedina.  Et  altroue  il  medefimo  Dante:  jnfot 

Qual  foura'lventre,e  qual  foura  le  (palle  info] 

L’vn  de  Patirò  giacea3e  qual  carpone • 

Si  tranfmutaua  per  lo  tritio  calle . 

V Arlotto  del  Ke  T^or andino  > che  coperto  della  pelle  del  capro  andauru 
à trouar  Lucina  (ua  conforte  dell'Orco  prigioniera  dice  che  ella  : 

Eacendol  gir  carpon  [eco  lo  rape . C.nfi^a 

Caminar  tremante* 

Ovetto  paffo  tremante  e proprio  de'  vecchi  paralitici  onde  accenne - % . 

rà  decrepità.Ouidiofa  dir  alla  Sibilla  Guinea  vecchi  filma:  * 

Sed  iam  feliaor  Mas 

Terga  dedit.tr emuloque gradu  venti  agrafenettus. 

Enelle  Metamorfofe dice: 

Inde  Semlis  hyems  tremulo  venti  horrida  paffu. 

E anco  atto  di  timore  , Ciuuenale  : 

lufta  perieli 

Si  ratio  ett>& honetta  tìment,pauidoque gelantur 
Tettar e>nec  tremuhs  poffunt  confittere  plantis.  Et  Horatio: 

— Seu  mobilibus  verisinborruit 
Aiuentusfoiqsyfeu  virides  rubum 
Dmouere  lacerta,  . 

Ddd  1 


Lib.ièl 


Carn.l.ai, 

*3* 


394  DcITArtc -de’ Cenni* 

Et  corde, & genibus  tremit. 

E getto  etiandìo  dì infirmila,  come  dice  il  Tuffo: 
c.  i »./.  80  E da  ì ripofi  folleuò  del  letto  i r,>  t , 

' \ Lf  inferma  de  le  membra, e tarda  mole 

E trabendo  à gran  pena  il  fianco  laffo 
Colla  riuolfe  Vacillando  il  puffo» 

E anco  indici*  d'ybriacbt%ga:Ouidio  di  Sileno : 

Met.i  i . jy  silenu S adeft  titnbantem  anmfque  merOque 

RjtrìcoU  capere  Frigrs.  Conforme  à quello  ebe  dìffe  l'~4rioflo. 

C.ó.ft  6 5 . Hauea  di  qua, e di  là  chi  lo  reggea , 

Tercb'eghera  tWm,  e tene  a il  ciglio  baffo.  Et  Ottidio  di ffe  ancora:  T 
Uti.i.  ille  vino, fomnoque gratti s titubare  videtur 

in  lunuch  ^remete  ttppreffo  Terentio  dice  ho  beuuto  tanto  ché  : 

Tacque  pesyneque  mens  fatisfuum  officium  facit. 

Appòggiarfi  cammanda 

.1  f Sminando  appoggiarli  ad  alcuno, come  il  vecchio  Euandro  s'appog 
giaua  ìtfuo  figliuolo,  è atto  da  infermo  ò da  vt  echio  ^Virgilio: 

&n'%'  ? y 'Hatimquttenebat  «u 

Ingrediens.  Onero  con  vn  battone  fottentarfì. 

Ouàdio  di  Tallade  cangiata  informa  d'vna  vecchia  dice: 

Tallasanum  fmulat,falfofqut  in  tempora  crines 
^iddit3&  ìnfirmos  baculo  quoque  fufiinet  artùs. 

E di  Banco, e Filemon^j  : 

MetS.  Membra  leuanthaculis, tardi sque  fenilìbus  annis 

'Njtunturlongo  vettigia  ponete  chuo 

Tener  la  gamba  di  dietro  eftefa  in  fuori . 

• 1 6.  TJ  ' Getto  à' attenuane,  come  fifa  nel  rimirare  alcuna  cofa . Horatio. 

X-#  —— Contento  poplìtemiror 

LiZ>.i.Sat.7  Tr iella  r ubri ca  piff a,< aut  carbone. 

E fi  dice  ancoifummis  vnguìbus\ingredi,ch*è  metafora  prouerbiale  di  quel - 
li  che  amdamente  alcuna  cofa  odono, effendo  loro  coftume  di  drhgatfi,& 
inalbar  fi  nell  a fommità  de3  piedi. 

Star  ritto  con  le  gambe  larghe 


E' Getto  di  fortezza,  e di magnanimità  Seneca  dice  : Magnanimusflat 
rettus  fub  quohbet  pondere,  come  Virgilio  figurò  Entello  quando  co'l 
Ceflo  combatè  con  Darete: 

Statgrauis  Entellus  nifuque  immotus  eodem.  Che  il  Caro  coft  traduffe: 
Qua  fi  vn  pilaftro  in  su  l'arena  ttette.  Il  Tetrarca  di  ffe: 

U Fermo  in  campo 

Starò,  ch'egli  è difnor  morir  fuggendo» 

Quefia 


Parte  Priim* . 


39S 


Ouctta  caftan^  dell’animo  rapprefentata  nella fernet*  del  corpo  fico 
fujpreffo  da  Horatio  : 

lùflutny&  tenacempYOpofìtiuirttm  Lib  eri 

T%on  ciuium  ardorprauaiubentium  , 

?s {on  vultus  inSlantis  Tyranni 
Mente  quatti folida. 

EfirgiliOiòpiu  tofto  ^Aufonio.  De  uiro  botto . 

Securus  mundi  inflar  habens,tercs3  atque  rotundus. 
famulo  battendo  fuperato  i Sabini  edificò  in  Roma  vn  Tempio  à Gìoucj 
Statore:  quoniamipfe  Romano s fugientes ftare,&  refifiere  fecerit , come  Aburb.cvdr 
Liuio  racconta . E Cicerone  lafciò  fcritto  : Tu  lupiter  qui  ijfdem  quibus  *• 
b#c  vrbsaufpicijsà  Romulo  es  confhtutus , quem  Statoremhuiusvrbis9lnCati  * 
atque  Imperi 'j  verènominamus. 


Incontrare. 


V Andare  incontra  ad  alcuno  è gran  fegno  d'honore , e d'efferuan^a;  il  , 1 8 • 


Lj  cheyfitcome  bora  rigorofamente  fi  co  Slama , non  folo  in  cafa , ma  fuori 
ancoraycofi  dagli  antichi  Romani  fu  diligetemele  offeruato.Et  il  Senato 
ifiefjo  andaua  ad  incontrar  quei  Senatori , che  veniuano  con  trionfo  à Ro- 
ma . Suetonio  dic^che, quando  Auguflo  Imperatore  rnornaua  da  qualche  In  Au^ufl, 
Tr  ouin  ci  a ,ò  dalla  guerra  [ano  d Romay  tutti  l* and  au  ano  ad  incontrare  9 e 
raccompagnauano  à cafa  cantandole  pregandogli  Iddij>che  lo  conferuaf- 
fero  fanone  felice  :Reuertentem  ex  Trouincia  nonfolumfauflishomtmbus9 
fed  etìam  modulatis  carminibus  profequebanturi  Jlppio  Claudio  Tulcro 
acerbamente  fi  dolfe  di  non  effere  flato  incontrato  da  Cicerone  dicendo  : famiUi.j. 
Quid?  sAppiut  LentuloyLentulus  jlppio  proceffit  obuiam:  Cicero  ^Appio  ep.  8. 
no  luti*  Di  che  Cicerone  f eco  efeufandofì  dtffeyche  da  unferuo  di  jtppio  che 
venne  à lui  la  feconda  vigilia  della  nott  e finte fesche  innanzi  giorno  egli  fa 
rebbe  ad  Iconio y ma  però  non  faper  per  quale  delle  due  firade  ; e che  per 
una  di  quelle  gli  mandò  Varrone  incontra , & per  l'altra  O^LeptayCon  or- 
dine9cbe  certificati  del  viaggio  precorre]] ero  à luryacciochepoteJfe  incon- 
trarlothè  Lepta  ritornò  dicendoyche  ^ìppio  di  già  bauea  paffato  l’effer 
etto:  onde  Cicerone  fubito  andò  ad  Iconioy&  poi  foggiunge  : jin  ego  tibi 
ebuiam  non  prodiremfprmum  ^Appio  Claudio!  deinde  Imperatori?  dein- 
de more  mawrum?  deìndeyquod  caput  eft , amico  ? prafertim  cum  in  ifìo 
genere  multo  etiam  ambitiofìus facere fu Tarn , quàmhonos  meus  di- 
gwtas  poflulabat.  E poi  conciudey  ch'egli  tiene  più  conto  degli  ornamen- 
ti della  virtù, che  d' alcuna  ^Appi(tà,ò  Lentuhtà . ^Appreffo  di  noi  Cbriftia - 
ni,  quando  C Imperatore  andaua  à Roma  ti  fvmmo  Vontefìce foleua  pon- 
tificalmente andare  adtncontrarlo  fino  alla  porta  delta  città;  ma  i Vonte- 
fici  hanno  poi  ceflumato  d' affettarlo  fopra  le  fcale  di  S.T  tetro  ymadando- 


Ddd  2 gli 


3ÌS  Dell’Arte  de’  Cenni , 

gli  peri  il  Clero  incontra  fino  alla  porta . ma  Clemente  VII.  non  •polendo 
quella  pericolofa  cerimonia  in  cafa  andò  ad  incontrar  Carlo  V.à  Bologna , 
e quitti  l*  incoronò . E cofi  tra  i Vrencipi  ,ele  perfone  grandi  fi  cottuma  di 
mandarla  famigliaci  altri  perfonaggiad  incontrar ,& accompagnar  an- 
co maggiormente  di  quello  che  faccia  il  Signore , &ferciò  l'sAmfio  ben 
informato  di  quella  creanza  dijfe: 

C.44.  ft.  18  0per  fj0n0rar  cottor,ch9eran  foftegno 

Del  {acro  Imperiose  ^maggior  colonna, 

Carlo  mandi  lp  nobiltà  del  Rtfgno 
Jtd  incontrarli  fin [opra  la  Sonna , 

Egli  vfcì  poi  co'lfuo  drappel  più  degno 
Di  Bj,e  di  Duchi, e con  la  propria  Donna 
fuor  de  le  mura  in  compagnia  di  belle 
E ben  ornate , e nobili  donzelle . 

Dione  parlando  deigrande  honore  che  da  Tiberio  Imperatore  e dal  Sena - 
£i£.$8;  to,&  Vop.Hom.f ù fatto  à Sciano,  dice  : Omnibus  eis  locis  <zreas ttatuas 

co  munti im  pofuerunt , in  lìttensvna  vtnufque  nomenfcripferunt  , am- 
borum  currus aureostn  theatrum  muexerunt ,demque decretum ett,vt 
ad  quinquennium  Coff.Simul  ij  conttituerentur,vtrique,cum  B^omam  in - 
trarent,  obutum  procederetur:  denique  ad  ttatuas  etiam  Seiani , tanquam 
Tiberij  foÌebant,jacrificarunt+  Quefta  cerimonia  d'incontrar  alcuno,  fi  fà 
più,  è meno  fecondo  la  dignità, e cortefia  delle  perfone:  alcuni  per  gran  di - 
gnitànon  fi  mattono  della  loro  stanca , e tali' bora  ne  anco  della  fedta , il 
che  feruano  igran  Vrencipi  con  perfone  priuate,e  loro  foggette:  ma  in  al- 
tre perfone  ciò  non  conuenirebbe , febene  ad  vn9 amico  nofiro  vna  volta 
auenm+chc  vn  tale,  che , fen^a  fondamento,  hauea  gran  pretensone,  per 
non  vfatf eco  quel  temine  che  douea,  fi  coricò  nel  letto  , fingendo  d'effer 
indi  fiotto:  altri  fanno  mofira  per  lapodagra,  ò peraltro  impedimento, di 
non  poter  caminare  -,  e con  quefte  viliffime  cautele  fi  fanno  conofcer  in- 
discreti,e mal  creati.Tal’hora  alcuno (ìileua,<&  fa  atto  di  voler  incontrar 
quello  che  và  à lui,  cofi  dice  l'^driofio , che  Carlo  Imperatore  fece  ì 
. I[uggiero  : 

C.40.JM3*  icario  s* inchinò  ,ch  e già  leuato 
Se  glier a incontra. 

Et  il  Tuffo  dice  Goffredo  hauar  fatto  l’itteffo  à Rinaldo; 

C.18/.I.  Qlìint0  Rinaldo  oue  Goffredo  è fono 
jld  incontrarlo . 

0 che  per  incontrarlo  effe  della  fianca , come  Carlo  Imperatore baucr 
Mar  fi  fa  incontrata  dice  L'arto  fio  ; 

./Mi  Carlo  benignamente  la  raccolfe, 

' Efvfà 


Parte  PrimaJ?  397 

EPrfcì  incontri  fuor  de*  padiglioni. 

Oche  fi  va  anco  più  innanzi  come  fece  *4  Irina*  Ejtggiero  dicendo  l’i- 
fleffo  Poeta  : 

La  bella  Móna  venne  vn  pe%o  inante  c i.n.9* 

Verfo  Bjtggier  fuor  de  le  prime  porte . 

.Antonio  Uugufìo  effendo [aiutato  dai  "Prefetti  che  nel  pretorio  anda- 
rono à lui  per  ottener  vna  gratta , non  foto  aliquantulum  affurrexit , co- 
me interpreta  la  glo [fiamma  dicendo  la  legge;  cum  illis  proceffiffet9vuol  dir  de 

che  andò  loro  incontra.  E tal’hora  per  maggior  honor  e fi  coftuma  d’andar  fent£n  pajf. 
incontro  à Prencipi  con  fuoni  9 e canti  gridando  ; yiuat  Bjx  come  nella^  i.r^i  0. 
facra  fcrittura  fi  legge . 7{ell’ incontrar  fi  il  men  degno  è primo  à fermar  fi, 

& vltimo  à partirfì , e fempre  s’honora  più  alcuno  in  cafa  propria  chc^j 
nell* altrui . 


Accompagnar  chi  parte  da  noi  „ 

Slmilmente  è atto  d'bonore  accompagnar  coloro  che  da  noi  fi  partono  $ 
ilche  fifà  parimente  ò poco , è molto  fecondo  la  conditione  delle  per- 
fone  * Virgilio  dice  che  Gioue  'fù  accompagnato  dagli  altri  Delfino  al  li- 
mitare del  fuo  palagio  » hauendolo  toltomi  me%p: 

_ Solio  tum  lupiter  aureo 
Sufgit,  CalioU  medium  quem  ad  hmma  ducunt . 

E che  Euri  alo, e T^ifo  quando  andarono  ad  affalire  i nemici  furono  da  mol 
ti  accompagnati  fino  alla  porta  della  Città: 

Trotinus  armati  inccdunt,  quos  omms  euntes 
Primorum  manus  ad  portas  iuuenumquefenumque 
Profequiturvotis. 

E l’jLriofio  dice , che  il  Bj  nel  partir  che  da  lui  fece  Rinaldo  molto  più 
l’accompagnò  : 

E il  Bj  nel  [ho  partir  cortefemente 
Infino-a  Beroiche  accompagnoUo « 

E fempre  più  s* decompagna  queUo,  che  da  noi  parte , di  quello  che  s’è  fat- 
to neh'mcontrarlò.E  s’afpetta  che  monti  à eaualloyò  in  carrocci  a,  c fi  va- 
da prma>  che  noi  da  quel  luogo  fi  dipartiamo . 

Andar  auanti,  ò dietro  al  Prencipe. 

E'  jlnco  atto (Fhonore  caminar  auanti  al  "Prencipe , hai  Prelato;  il 
qual  coflume  dice  Her odiano  che  fùda  gli  Imperatori  introdotto , 
affine  che  queSìi  Cortegiani  { che  da  latini , del  caminar  auanti3  fono  ante - 
ambulones  detti)  faceffero  far  ala , tleuafiero  ogni  impedimento  di  carni- 
nar  all*lmperatore%  & anco  per  auifar  ogn*vnoy  ch’egli  paffaua,  e perciò 
à lui  douefferofar  il  debito  honore , di  che  Giufhniano  fece  legge  partico- 
lare. Il  qual  co  fiume  per  le  caufe  dette  e da’ maggiori  Prelati  anco  offer 


19 


Io. 


C.i.fl. 


30 


Uh.  3. 


Neuell,  6 


3 98 


Dell’Arte  de’ Cenni , 


C.  lubemus 


luc.l. 


iDe  Orai, 


Purg  z6* 


u ato ,ac cicche , cerne  dice  il  Canone;  Seenni  honorum  operum  , teftesha * 
4e  i , heant . Co  fi  del  noftro  Redentore fà  S.Giouaqm  precurfore , che  andaux 
gridando, che  acconciaffero  le  firade  dolendo  pajfar  la  fua  dima  Maeftd* 
Tarate  vìam  Domino , reffas  facile  femitas  eius>del  qwlefù  cofi  profeta 
tato  da  Zaccaria  fuo  padre:  Tu  puer  Tropheta  Mtifiim  vocaberis,\prai - 
bis.n.antefacitm  Domini  parare  rias  eius.  Cofi  l* andar  dietro  ad  alcuno  è 
atto  di  rìuerenxa  verfo  quella  perjona\ , che  camina  auanti  e però  Cicero- 
ne dijje  : Cumque  maiornatu&  confularis  Sergium  Galba  affeLiaretur. 
E Dante : 

0 tu  che  nailon  pereffer  pià  tardo. 

Ma  forfè  tener  ente  à gli  altri  dopo . 
l’jtriofio  di  quelli, e di  quefli  diffe  parlando  di  Poggierò: 

Leon fen^arme  d par  con  lui  nenia 
E dinan%i,e  di  dietro, e d’ogni  la  to 
Haueua  honorata , e degna  compagnia. 

E non  è dubbio  che  Peffer  da  molta  gente  accompagnato  non  fi  a grand*- 
i.Reg.  15.  honore , e però  di  Dauiddeè  ferino  , che  yniuerfiferui  eius  ambulai  ani 
iuxta  entri . E Virgilio  dice  che  Bidone  andana  alT empio: 

Magna  luutnum  fiipante  Caterua. 

Leuar  di  cafa>&  à caia  accompagnare. 

L leuar  di  cafa,&d  cafa  accompagnare, che  gli  antichi  diceuano  duce - 
re,&  reducer  e, tra  & è ancora  fegno  di  grande  offtruanxa.V  al.Maffi- 
mo  dice, che  ne  1 primi  tempi  della  Rjpub.all’bora  che  i co  fiumi  non  erano 
hb.i  cap.  1 corrotti,  1 giouani, quando  fi  riduceua  il  Senato, alcun  Senatore ,ò  parente, 
ò amico  ad  curi  am  de  due  eh  ant,  ajfixìque  valuis  exp ftabant  donccredu- 
cendioffi  io  et! am  funger entur.  Gelilo  ferine ,ch e i giou ani, finito  il  con- 

uito  ,accompagnauano  i vecchi  d cafaye  chei  Romaw  impararono  quello 
cofiume  dalie  leggio  he  L curgo  diede  a3  Lacedemoniydìcendo:  conuiuto 
quoque' ( vt  fcnpium  eLì  m antiquitavhus)  fentorts  d lunionbus  de,mum 
reducebantur.  E quel  galani3 hmmo  che  rotea  entrar  mgratia  di  Mece- 
nate col  fauor  d3Hor atto  dicea: 

Serm  Uh  a-  * — — Haud  mthi  deero  , 

sai  9.  Muneribus jeruos  corrumpam:non  hodie  fi 

Exclufus fuero}defifìamt  ttmpcra  quorum 
Gccurram  m triuijs,  deducam . 

Andar  a trouar  alcuno  a cafa  Tua. 

A Nco  qucHo  è atto  d'bonore,  e peiònella  fcrittura  / aera  habb'amo 
3,  che  alla  cafa  di  Gioachm:  Confluebant  luda:,eo  quod  effet  honora 
bìhor  crnn.ìu . Ttfpo  Spano fù grandemente  honorato, quando  l: Imperato- 
re andò  à trouarlo  d cafatdoue giacca  indtjfofio & lo  pregò  che  JOfg(flt,& 

andaffe 


Mn.  1 . 


l 3 


1 


Uk 


i cu.  1 5 


* Parte PrimjLi . 399 

andaffe  à commadar  all’effercito, perciò  che  effendo  il  nome  di  Tìppo  per 
molte  vittorie  a'  Turchi  formidabile  poteua  con  la  fola  fu*  prtffnga  dar- 
gli fferangadi  vittoria . Scriue  Eutropio>che  Traiano  Imp.fpefjc  volte  an 
daua  à vijìtar  i fuoi  pnuati  amici  : Et  il  mede  fimo  era  fatto  da  MuguTxo 
come  ferine  Tranquillo . 

De  falutatori,deduttori,&  ftipatori. 

A Quei  cittadini  Romaniche > andando  intorno  alla  Cortesi  cere  alia- 
mi magifìrati y dagli  amici  loro  erano  principalmente  fatti  tre  fe- 
gni,&  atti  (tofferuanga  y l'uno  era  di  quelli  ,cbe  la  prima  bora  del  giorno 
andauano  alle  cafe  loro  à [aiutar  hyil  che  fatto  fi  partiuanc ; e quefìi  erano 
detti  falutatoresipcrcioche  quelli  chedimandauano  il  magi  tirato  , Irucm- 
do  la  mattina  per  tempo  del  letto,  &per  cafa  caminandoye  dtfe  Ueffi  co- 
pia facendo ,riceueuano  le  falutationrye  però  Cicerone  fcriuendo  ad  ,4tti- 
coydice:Mnte  luccm  in  ambulabamdomt , ut  ohm  candidatns . E vunia- 
l e differì 

Trima  / àlutantes y atque  altera  continethora. 

Virgilio  di  quefto  atto  d'bonorc  coft  parlò  : 

Si  non  ingentem  fonbus  domus  alta  fuperbis 

Mane falutantum  tati s uomit  adibus  vndam . * xAnco  nella  militia  sojffer - Ge 
uaua  come  Giofeffo  ferine  > che  la  mattina  i faldati  andauano  a falutar  i 
Centurioniy  e quefìi  i Tribuni, che  a mille  follati  commandauano . L'altro 
fegno  dlhonore  era  di  quelliyche  afpettauano  che  il  candidato  rfeiffedi  ca « 
fa,& C ac  compagnanano  al  foro,  e perche  à quefto  modopetitorem  info- 
rum  deducebantydeduffores  erano  detti:  il  qual  officio  fu  (limato  moltoydi - 
cendo  QXicerone  de  petit . conf  Magnam  affert  opini onem , magnam  di- 
ga ìtatem  quotidiana  in  deducendo  frequenta  : Conforme  d quello 
diffe  l'Mriofio  : 

Felicitade  ifltma  alcun  che  cento 

Terfone  V accompagnino  à palagio.  $*t 

Il  tergo  era  di  queìliycbe  con  lui  di  continuo  fìauanoyche  perciò  fettatoriy 
ò ftipatori  erano  detti,genti  di  buffa  lega. 

Del  cedere  la  ftrada. 

I L cedere  la  firada  più  degnayò  più  commoda  ad  alcuno ye  ge fio  d'ofjir-  * . 

uàngayil  qual’bonore  fifa  ordinariamente  alle  Donneai  che  in  Roma-*  * 
fu  introdotto  quando  Veturia  madre  di  Martio  Coriolano  fù  cagione  di 
liberare  la  Città  da  pericolo foaffedioyco3l  quale  Martio  la  firingeua:  per- 
ciò che  in  tempo  di  gran  penuria  di  grano , hauendo  la  Repub.  da  lontani 
paefi  ben  fornita  la  città  y e uolendolo  alla  plebe  difiribuirty  Coriolano 
s'oppofe  gagliardamente  , acciò  che  non  f òffe  la  plebe  di  grano  fouenu- 
ta}  s’clla  prima  non  refìituiua  a * Tadri  quelle  ragioni > che  nelle  paffute^ 

fedi  doni 


4©o  X Dell’Arte  de  ‘Cenni , 

[edizioni  hauea  loro  Ufnrpatc,  per  la  qual  cofa  / degnata  le  plebe, fu  Corifa 
Uno  cacciato fn  bando  , ma  egli  ricorfo  à Volfci  nemici  della  B^epub.e fat- 
to loro  Capitano , faceua  crudel  guerra  alla  fua  patria  ; la  quale  non  ha - 
uendo  potuto  placarlo  nè  co'l  me^o  d' >Ambaf datori,  nè  de  Sacerdoti  ba- 
ttendo finalmente  fua  madre  efpugnata  la  ferocità  di  lui , liberata  Roma-* 
et  z.  jai f0pYa$iani;e  pericolo ; Sertatus  (dice  Valerio  MafiìmoJ  matronarum 
ordincmbenigniffimis  decretis  adornauit:  Sanxit  namque,vt  feeminis fe- 
tnità  viri  cederenty  confeffus  plus  falutis  Reipub.  in  ttola , quàm  inar - 
misfuijfe , uetutttfque  aurium  infignibus  nouum  uit&  diferimen  adiecit: 
permìfit  quoque  bis  purpurea  uette,&  aureisvti  / agmentis . Quando  in - 
fieme  faranno  due  perfone , tralafciata  la  fuper Ritiene  del  muro , chi  farà 
à man  defira  hauerà  il  luogo  più  degno  : fe  faranno  tré  , il  luogo  di  me%$ 
farà  il  primo  > chi  farà  dalla  parte  defira  il  fecondo , & il  ter\o  dalla  fini - 
ftra.  V Mìo  fio  dice: 

C.4 6.  Man.  Che  Carlo  à man  finifira  Auggier  tenne, 

i ai . E Br adamante  bauea  dal  deliro  lato • 

Maffiniffa  Bj  de ' OS Jumidibtbbe  nel  regno  Micipfa  fuo  figliuolo  fucc e [fio- 
re, del  quale  nacquero  due  figliuole  Haderbaley  & Hiempfale,con  t quali 
Micipfa  alleuò  etiandio  come  figliuolo  Giugurta  di  età  maggiore , che  gli 
era  illegitimo  nepote , nato  di  Manaflabale  fuo  fratello , e per  lo  fuo  gran 
valore,  e (ingoiar  prudenza  l'adottò  per  figliuolo,  & nelfuoTeflamento 
lo  fece  a ' proprij  figliuoli  eguale . Morto  il  padreyndottifi  tutti  tre  mfie - 
me  per  trattar  delle  cofe  del  Regno , Hiempfale  fratello  minore , ch'era^ 
d'animo  feroce,  & che  s'hauea  à male  ,che  Giugurta  gli  foffe  compagno 
nelregno,  s' accattò  alla  parte  defira  d'  Haderbale  , nemedius  extribus 9 
qued apud  J^umidas bonari  ducitur , lugurta  foretti  chefùà  Giugurta 
inmodo  grauey  e molefio,cbe  aggiùnteti  altre  così  fatte  cagioni}fù  Hiem 
pfale  da  lui  efiinto . Ma  effendo  quattro  è noto  che  quello  de  i due  di  me- 
%p  , ch’èàman  defira  è il  primo  , l'altro  il  fecondo  quello  eh* è dal  lato  de- 
firoilter%o,  & l’altro  dal  ftniflro  il  quarto . Quefta  materia  dtgefli  ce- 
rimonie fi  tra  perfone  gentili  è molto  delicata , della  quale  bifogna  ebefia 
maefira  la  prudenza, altramente, ptr  molte  regole  che  [e  ne  (cviuefferOydif 
ficilmente  alcuno  potrebbe  farfene  patrone, per  tante  c ir  con  flange, che  pof 
fono  occorrere  in  quetto  propofito  » e tra  perfone  priuate  è buon  configlio 
paffar  per  una  uia  di  me^o,  e feruar  quella  mediocrità , che  in  tutte  le  bu- 
ttane attioni  è tanto  c emendabile  :non  facendo  indignità, con  cedendo  trop 
fo,nèatto  di  fuperbia  attribuendo  meno  di  quello  che  fi  conuienei  effendo 
però  meglio  peccar  in  ecceffo  di  corte fia  * che  in  mancamento  di  buondì 
creati?#-* 


DELLE 


Partt  Primi». 


401 


DELLE  GINOCCHIA.  Cap.  XL. 


% Delle  ginocchia. 

2 Abbracciar  le  ginocchia  altrui  . 

3 Abbracciar  le  proprie  ginocchia. 

4 Ginocchia  ferme. 

j Ginocchia  , tremanti. 

6 Piegarle  ginocchta.c  ftar  ginocchio  ne. 

7 Non  voler  piegar  il  ginochic. 

Delle  ginocchia» 


• i » 


Icone  i Fifici  che  ciaf  cuna  delle  parti  del  noftro  corpo 
à qualche  diuimtà  è confettata,  come  gli  orrecchi  al- 
la Dea  Memoria  ; onde  ilge/ìo  di  tirar  l'orecchio  è 
fatto  per  raccordar , e mandar  alcuna  cofaalla  me- 
moriale ciglia  à Giunone, perche  Hanno  /opra  gli  oc- 
chi,per  li  quali  godiamo  la  luce , che  ci  vien  data  dal- 
l'aria che  per  Giunone  è rapprefentata . la  fronte  al 
Genio , e quindi  è che  coloro  che  fanno  veneratone  à gli  Dei  fi  toccano  la 
fronte,  la  mano  delira  alla  fede,  e perciò  nelle  paci, nei  matrimonij,&  al- 
tri amoreuoli  contratti  fida  lamano  defira  per  pegno  di  fede  : cefi  le  gi- 
nocchia fono  confecrate  alla  Miferi  cordiale  però  Tlinio  laj ciò  fcritto  :Ho-  ub.u  capi 
mìnisgenibus  religio  qu&dam  me  fi  ,ob[eruatione  gentium  $ hfic  fupplices 
attingunt,ad  bac  manus  tendunt,hAc  vt  arac  adorante 
Abbracciarle  ginocchia  altrui  • 

QVeHo  è atto  di  grande  humiltà , e di  chieder  pietà , e perciò  Tlau- 
to  diffes  : 

oinus  ei  amplexa  efi  gema  plorans  obfecrans  ]n  ci~ 

Ujdcferatfe . 

Cornelio  Tacito  parlando  di  perone  dice  : %Ad  gonna  ipfius aduolui , tT 
dexteram  ofculisfatigare. Cicerone  contra  L.Tifone:  Tu  meumgenerum,  inerai.pofi 
fropinquum  tuum,tu  affinem  tuam,fìliam  meam,fuperbilfimis,&  crude-  rtdditum. 
lijfimis  verbis  à genibustuis  repulifìi . Scriue  Tlutarco , Terfarum  I{e- 
gem  terra , marique  fuperatum  fe  ad  pedes  V.  Emilij  fubmtfijje  ,&  gonna 
amplixatumfuijje.il  qual  co  fiume  effendo  proprio  de 9 Ter  fi, perciò  *dlef- 
f andrò  battendoli  fuperatiyficome,coyl  vefiirlapurpura,e  portar  altri  or- 


Eee 


namenti 


4oi 


Dell'Arte  de' Cenni, 


numeriti  della  Terfia , dimofìrò  di  non  voler  mutar  la  forma  di  quelgo • 
uerno , co] i anco  egli  fi  lafciò  abbracciar  le  ginocchia adorare,  co  Humc 
che  fù  poi  introdotto  appreffo  i Romani  daDomitiano  , del  quale  Eufebio 
Zib.fi  dice , eh9  egli  fu  il  primo  Imperator  Romano , che  adorarife  iuffit,cum  an- 

te eum  cunSi  [aiutar  entur.  L'^riofto  della  Dìfcordìa  per  coffa  dall'ange- 
lo, dicevi  * 

C.17.A38  Mercè  grida  la  mifera  à granvoce9 

E le  ginocchia  al  diuin  noncio  abbraccia  i 
Fedra  dice  ad  Hippolito  appreffo  Ouidio  : 

Vitta  precor, genibufque  tuis  ngalia  tendo 
Brachia,quid  deceat  non  vìdet  vllus  amans. 

E dice  che  Licha  mentre  contra  di  lui  volea  Hercole  incrudelire: 

Tallidus,  & timidè  verba  excufantia  dicit , 

Dicentem, genibufque  manus  adbibere  par  antem 
Corripit  ^ilcides. 

E di  ^chememde  compagno  d' yliffe  mentre  ad  ^inchife  chiedeua  pietà 
dice  Virgilio  : 

— Etgenua  amplexus , genibufque  volutane 
HAtebat.  E di  Magone  che  pregaua  Enea  à donargli  la  vita: 
Etgenua  ampi  Sene  ffaturtaliafuppiex. 

Abbracciarle  proprie  ginocchia . 

E'iAttù  di  pigntia^he  co  fi  Cinte fe  Dante  dicendo:* 

Et  vn  di  lor,che  mi [tmllaua  laffo, 

Sedeua,  & abbracciaua  le  ginocchia  9 
Tenendo  il  vtfo  giù  tra  effe  baffo. 

0 dolce fignor  mio, dì fi io,  adocchi  a 
Colui, che  mofira  sè  più  negligente, 

Che  fepigritidfoffefua  firocchix. 

SroH.i\.  Mctladiuina  fcrittura efclama : Vfquequopiger  dormies  i vfqutquode 
fomno  confurges?&  vrìaltravolta:  Vade  adformicam  ò piger 9 & confi - 
Fm.6.  dera  vias  eius,&  difee  fapientiam. 

Ginocchia  ferme. 

T ^ fermezza  delle  ginocchia  è fegno  dì  vigore , è dì  fortezza  9 e per- 
I j ciò  Homerofa  che  ^Agamennone  de fiderà  à Jgeftore , che  quale  egli 
baueat animo  tale  bauejfe  le  ginocchia  9 £ tHoratio  diffe  à qutfto  prò- 
pofito: 

tuLoLix  Dumque  virent  genua 

Et  decet,  obdufta [oluatur  fronte [enettus. 

JfaiaTrofeta  ejfortanioci  all» fatica,  & alla  ptrfeumn^fi  valfe della 

~~~  " ' ""  '• 


1/.4. 


Mn . 1 , 
Mn.  io. 

• 3* 

Fmg.  4. 


Parte  Prima/»  40 5 

Metafora  del  fortificar  le  ginocchia  dicendo  t Confortate  mdnut  di ffolu-  ;A'j  f- 
tas,&  genutt  debili*  roborate. 

Ginocchia  tremanti, 

Pcfto  è atto  di  vecchiezza*  Virgilio  dice  che  ad  Entello  per  la  vec - # j * 

KJ  chiezz?  tremauano  le  ginocchia  r 

Hic  membrts,  & molle  valensjed  tarda  trementi  JEn.  y . 

Gena*  labant.  E di  Turno  quando  combatteua  con  Enea  dice  ? 

— Saxumque  immane  mouentem 

Genita  labant.  JEn.itò 

Ter  timore  ancora  tremano  le  ginocchiate  però  Gnidio  di  Fetonte  impali 
rito  quando  fu  per  cadere  del  carro  del  Sole  dice: 

Talluit,  & [libito  gemi  t wremuere  timore * Mift 

E di  Mirrha  quando  andana  per  giacere  con  [no  padre  : 

Topine fucciduo  gema  intremuerefugitquc  ^ it 

Et  color y& [angui Syanìmu.que  rehqait  tuntem. 

Piegar  le  ginocchia, c ftar  gtnocchione.  1 

OVeflo  come  è man  fi  fio,  è atto  d’abbajfarfì,  ed3  h umiliar  fi , e cofidi 
riueren^a  ,ea'honore,  dando  fegno  di  voler  fimilmente  bumiliar 
T animo  à co  lui, al  quale  fifà  queftogefiQy&d’eJfergli  inferiore >efuddito. 

È pero  diffe  ilTetrarca: 

Tercbe  inchinar  à Dio  molto  contiene  Canz.fl 

Zeginocchia,e  fornente.  Et  alla  Beata  Vergine  diffe: 

Con  le  ginocchia  de  fo  rnente  inchine 
Trego  che  fia  mia  f corta . E canta  la  Cbicfa  : 

Cùius  forti  potenti a 
Genu  curuantur  omnia 
CceleSlia , terre  firia 
T^utufatentur  fubdita 

Cofi  Chrifio  Signor  no  Uro  orò  al  padre  gtnocchione . Et  S.  Taolo  dice  : In  Mai.16. 
nomine  Iesu  omne  genu  fleti atnr  ccelefìium , terre ftrium,  & inftrnorum  o*n  1 7. 

E fcriuendoà  Romani  die  e :Vitio  cgOydicit  Dommu  scuota  am  mito  flette-  ^dPhtl.t, 
tur  omnegenu  . Et  à gli  Efesij  : Huius rei  gratta  fletto  genua  mea  aa  pa  CAt*  I4‘ 
trem  Domini  nottri  lefii  Chrifli . Vangelo  diffeàS.  Gicuanm  chefegliC **  ** 
èraingìnocchiatOiVide  nefeceris  conferuustHUsfum,&  fratrum  tuonivi . l - 

Il  che  fu  da  Dante  imitato  quando  diffe: 

Drizza  le  gambe,  leiiati  sù  frate  - •* 

B^tfpofe  : non  errar  conferuo  fono  . 

T eco,e  congli  altri  ad  vna  potè  fiate. 

E l'ifieffo  Tojta  dice  che  Virgilio  A lui.  * 

tee  2 Gridò: 


Dell'Arte  de*  Ccifini, 

fu^.  a.  oridòfàffà  cha  le  ginocchia  cali  ; 

Ecco  r^ingtl  di  Dio . 

3v(oh  fola  à Dioyma  anco  ci  gli  hueminift  fi  queftohonore  di  inginocchiar* 
fi  alla  prefenT^a  loro.Vlinio  fcriffe:  Regem  adorantygenua  fubmittunttco - 
ronas  porrigunt.Horatio  parlando  di  Fraate  Rè  de * Tartbhcbe  fuppUcbe- 
u o Ime  nte  s* burnì  li  ò àCef are  dice: 
l£ltpix  — IuSiimperiumqueThraates 

^ * C&faris  accepit gembusminor*  EtOuidio: 

Trift.^%.  jarn  fera  Cafanbus  Germaniaytotus  rt  orbis 
Pitta  potettflexoprocubuiffegenu. 

Il  Re  Faraone  fece  afeendere  Giofeffofopra  la  fua  carroccia , e gridare  ai 
Gen.  4.  banditoreyrt  omnes  coram  eogenu  fletteremo  Trapofitum  effe  feirent 

vnìuerfe  terra  *Aegipti.  V^irìotto  diffei 
C’3SJt.ic*i Queflofù  il  primo  di  (ferine  Turpino) 

Che  fu  ritta  Mar  fifa  ingenocchìarfi: 

Che  fol  le  parne  il  Figlimi  di  Tipino 
Degno  à cui  tanto  honor  doueffe  firfi. 

'Nelronefcio  d'vna  medaglia  di  yeffafiano  è ma  figura  inginoc  chiatta  , 
eh"  è da  rn' altra  prefa  per  mano  per  farla  forgere;quella  è di  Romane  que - 
fta deW Imperatore  con qttette lettere appreffo . ROM^d  RESyRGEÌ{S • 
per  e ff  rimere  che  yefpaftano  hauea  fatto  nforger  Rema , che  prima  erta 
abietta ,e  prottrata.Etin  ma  medaglia  di  Dominano  è ma  figura  in  pie- 
di armata  anati  della  quale  ce  ne  è rn* altra  inginocchtatayche  rapprefen- 
ta  la  Germania>che  Jìà  fupplichenole  alTlmp.la  qual  medaglia  fn  battuta 
in  honor  fuoyp  la  rittoria  ottenuta  della  Germama.ln  ma  di  M.jfnt.Fi- 
lofofo  è Immagine  dell* Italia  inginoccbiataych'è  pigliata  p mano  dalla  figu- 
ra dell*  Imp.con  que  tte  lettere:RESTITyTORl  IT^ALl^iE.  Et  in  rn' al- 
tra di  * Adriano  fi  redela  figura  dell' Impube  piglia  p mano  rn  Frigioyche 
fli  inginocchiato  con  quefìe  lettere  :REST  IT  y TORI  THRTGIaiE.  Et 
in  altre  fue  medaglie  è fcrìtto  RESTljy TORI  >ACHMaiE  . RE- 
* STITyTORI  BIT HIK(I sAE  . RESTITUTORI  MRICjIE . RESTI - 

TyTORl  E finalmente  in  rn*  altra  filmile  RESTITV- 

TORJ  ORBIS  TERR*ARVM.  percioche  quello gloriofo Imperatore ,effen 
do  relocemente  trafeorfo  per  quafi  tutte  le  parti  del  mondoy  e molti  Tem 
pijy  e diuerfe  città  edificatey  che  da  fe  u tdrianopoli  nominò  y meritamente 
con  quella  medaglia fù  chiamato  Reftaurator  del  Mondo  • ainco  i caualli 
imparano  di  far  queflo  geflo  d*bonore  Scriue  Dione  nella  uita  di  Traiano: 
Equum  duxtre  ita  edottum  vt  Regem  adorar  et  , nam  pedes  anteriore  in 
moremfupplicantisflcttebah  caputqnepciibus  *iHS>qui  proximuseffet 

{ubiicicbat 


Parte  Primso.  405 

fubijciebat.  2 d‘*Atheón  conucrtito  in  ceruo  mentre  tra  diffidi  tini  infui * 
tato, che  finalmente  lo  lacerarono  ,dicc  Ouidioz 

Etgenibus  pronirfupplcxftmihfque  roganti  Ma.  ?» 

Circumfert  tacitos,tamquamfua  bracchia  vultus. 

Et  di  Io  conuertita  in  yacua  dice , che  giunta  al  T^lo  : 

— Tofitis  in  margine  ripa* 

Trocubuit  gtnìbus.  i 

*Ariflotelefcriue  che  quelli  che  fono  genu  flexibiles  hanno  indillo  d'effer 
cinedi.Homero  finfe  chele  Tregbierc fcffero f emine %oppe, onde  fà intro- 
dotto dt  pregare  con  le  gambe  piegate  gtnocchione,ch' 'accenna  animo  dub 
biofo,per  nonfaperfe  le  preghiere  faranno  effaudite. 

Non  voler  piegar  il  ginocchio. 

QVefloyper  lo  contrario9è  fegno  di  altere^a}&  di fuperbiaf&  di  non  ■ 

fi  voler  piegar , ne  humiliar  ad  alcuno  >e  però  è fcritto  lavatura 
non  oauer  fatto  all'Elefante  il  ginocchio  piegheuole  ,per  dimoHrar  la  fu* 
blimità  delfuo  animo  Ouidio  dell'aurora  dice  : P • 

— — Magni genibusprocumbere  non  efl  mimj. 

Dedignata  Iouis  — 

I tre  Santi  giouani  Sidrache , Mifache , & *Abdenago  più  tùlio  che  piegar 
le  ginocchia  alla  Statua  di  2^abuccodonofarreyvoltero  entrar  nella  forno-  oan.^l 
ce  ardente . E Mardocheo  non  voile  mai  mcuruar  le  ginocchiate  adorare 
ornano  V ice  Rè  d'^Affuero  foftencndo  più  tofio  il  pericolo#  e (fer  impic - 
cato:Cuntti  fUttebant genu,& adorabant  ^Amanjolus  Mardoch&us  non  tfther.y, 
fUftebatgenu,nequeadorabat  curri,  Non  fendami  Sìerto  Iddio  diffeà  Ge- 
deone, chefiferuifje  à combattere  di  quei  faldati  ych  e con  la  mano  del  fiu- 
me togliendo  l'acqua  di  quella  beueffero  % ma  quelli  che  inginocchiati  he * lH^ic 
Mcjferoycome  vili,  t da  poco  tralafciaffe  * 


DE  I 


4&S  Dcll’ÀftclJc 'Cenni, 

*•»  ■;  ’ • *■' 1 Iti  « ••  4 *tC*Y..i ì,'>- % , '.  \l:  ; . .. 

DE  I PIEDI.  Cap.  XLI. 

y iìi-VT  $\&:  , Htùt  • ,.h\  *\<\«v 

1 De i piedi.  •' j ’- : : ^ • :•  > ' •=•■  *r.l  • > ol  \r 

2 Star  sii  in  piede,  • A,»'^ 

JL  Alzar  il  piede# 

4 Saltare.  Uhu$  atta  *nmV»bi*W 

5 Poner  il  piede  fermamente  iti  tetra#  1 À^twwHik 

6 Hauer alcuna cofa fotto i piedi,  * r 

7 Calcarconi piedi.  4 i r 

8 Percuoter  coni  piedi  la  terra# 

9 Lanari piedi  altrui,  ^ f 

io  Vngere  gli  altrui  piedi.  * , t , r ; 

l il  Nonlauarlìipicdi.  ^ «ijU o^u\n*u>u 

i % Stare,  ò gittarfi  à piedi  altrui#'  ìV^  »\0  ^ A » ” 

ij  Edere  (calzo.  c — 

1 4 Hauer  un  piede  nella  fcarpa , & Paltro  nel  bagno* 

15  Tirar  in  dietro  il  piede. 

16  Piede  deliro  innanzi. 

17  Piede  finiftro  innanzi. 

18  Inciampar  nell’ vfeir  dicala# 
ip  Vn  piede  fopra  Taltro. 

%o  Zoppicare. 

2 1 Moftrar  il  piede  calzato  di  bella  fcarpa, 

22  Moftrar  la  pianta  del  piede . 

2$  Strafcinar  per  li  piedi. 

24  Dare  fpronate . 

25  Calcitrare. 

i6  Portarle  fcarpeditroad  alcuno, ouefo difciolgergli le fcarpe, 

27  Cauarfile  proprie  fcarpe. 

28  Scuotere  la  poluere  de  i piedi  » 

%p  Ceppi  ài  piedi. 

50  Hauerle  ale  a’ piedi. 

31  Pedate. 


Dei 


t * n - Parte  P ripia^ . 407 

Dei  piedi.  * 

> * \ ^ ••  4.*  ,■  - • . ^ ~ . -r  ' • * - > . , * % 

A Natura  che  formò  à molti  animali  quattro  gambe , 
e quattro  piedi  alThuomo  con  gratia  maggiore  bautn 
do  conceduto  le  braccia , e le  mani , non  uolle  formar 
fe  non  dut  piedh  come  due  bafe,  che  [ottenendo  le  co-  * 

lonne delle  gambe  veni f]  ero  à regger  tutta  queflx* 
bella  machma  del  corpo  humanoi  delli  quali  piedi  tan 
to  maggior  filma  dobbiamo fare  , quanto  che  hauendo - 
ne  due  foli, per  lo  mancamento , ò impedimento  d'uno  di  efji , tutto  il  corpo 
retta  inutile , e del  fuo  naturai  moto  priuo . Da'  piedi  non  fi  / degnarono 
molte  antiche  nobili  Ramane  famiglie  denominar/} , come  iTlauti , &i 
V lanci y che  furono  co  fi  detti,  perche  haueano  i piedi  molto  pianile  più  del 
douere  piatti,  Tanfa  erano  chiamati  coloro  che  li  haueano  molto  larghi 9 
e S cauri  quelli  che  molto  gonfi . Con  quefti  piedi  molti  moti,  e gefli  facen- 
do fi, col  mt%o  de' quali  fi  accennano  uar ie  co f e, farà  bene  di  quelli  etiandio 
alcuna  cof a dire. 

Star  sii  un  piede. 

Q Ve  fio  è gtfio  di  breuità  di  tempo,  perche  in  quell9  atto  poco  l'buomo  # t * 

fi  può  fermare,  fe  però  egli  non  [offe  di  raTga  di  Gru, il  qual'vcceUo  BoeeaCQicr 
flarfouente  [opra  un  piede , fi  legge  nella  TfoueUa  diChichibio . Horatio  naia  * . xo- 
riprendendo  Lucilio  Toeta , perche  faceffe  troppo  prefto  ifuoi  verfifenga  mi. 4. 
ben  confiierar  li  dicevi 

— — In  bora  f<epe  docentos 
Vt  magnum,  verfus  dittabat,  flanspedein  unot 
Cumflueret  lutulentus  — — 

Co  fi  Catullo  del  mede fimo vrtio  riprendendo  Hortenfìo: 

QumgentaHortenfms  vno 

In  pede  ttans  fxo  carmina  ruffat  hians, 
il  Tetrarca  volendo  direbbe  il  tempo  s'era  alquanto  fermato  tdiffe: 

Qual  merauiglia  hebb'io  quando  tettare 
Vidi  m un  piè  colui , che  mai  non  flettef 
Ma  decorrendo fuoltutto  cangiare. 

Alzar  il  piede.  > 

Egitto  di  voler  partir  e:onde  di  quelli  che  non  fi  fono  mai  partiti  dica - , 3 , 

fafifuoldire:Ì{ealterumquidempedemdifcedere.  Luciano-, Qui  ex  in  Hamoni 
%/ iethiopia  nunquam  nel alterum  promouerit  pedem*  Dante  nell* Inferno,  d* 
Toichel'unpièpergirfenefoffefe  C?A l8* 


Lib,i,Sat.At 


HelTritnf 
delia  Divi- 
nità. 


Muco* 


4oS  Dell’Arte  de’ Cènni, 

Macometto  mi  diffe  efia  parola  , 

Indi  d partir  fi  in  terra  tbdiftefe* 

Il  tener  fofiefo  ilpitde  è anco  gefto  tieffer  dubbio fo}& irrefoluto;  che  ì 
Latini  dicono:Sufienfo  gradui  fu  fi  e n fi  s pedibus  ingredi;  Eparticolar - 
mente  fi  dice  di  color  o9qui  uiA  diffifi  cautèy& leuiter  figunt  uefitgia  : Con- 
forme al  prouerhio:  Summis  ingredi  pedibus;  come  nota  l'^Autcr  de* pro- 
NegH  Afe.  uerbi:  In  queflo  fentimento  cofi Pmsò  il  Bembo:  Quelli  che  per  contrada. -» 
foni.  non  v fata  caminano , quaPhor  ejji  à parte  uenuti  done  parimente  moltes 

yiefaccian  capo , in  qual  più  tofio  fila  da  metter  fi  non  Jcorgendo  * fiatino 
fui  pi  è dubbio fhe fofpcfi. 

Saltare. 

/~*\Vefio  ègefio  cT allegrezza.  V^iriofio  cofi Pusò : 

*7  * - Gioiffe  di  tal  giubilo  nel  core  , 

che  quà,élà  per  aBegrez%af alta. 

i.  Reg.  %6 . Cofi  Danidde  per  allegrezza  andando  auanti  Pjdrca  , Saltabat  totisviri- 
bus  ante  Dominum,  Come  dice  la  fcrittura  : E però  Salomone  oppofeil 
Leti  $.  tempo  del  piangere  à quello  del  [altare  dicendo  : Tempus  piangenti , & 

tempusfaltandi.E  Cicerone [cnuendo  d Tirone : Tuis  litens  perle  ftis  exh 
lui  gaudio* 

Poner  il  piede  fermamente  in  terra. 

TJ  Geflo  di  fermezza^  habilitàte  di  buon  fondamento:  onde  à ciò  aliti - 
JLj  dendo  Cicerone:  Sapientia ubi  pedem  ponat  non  habttjùblaus offieijs 
' ’ omnibus:  & i Leggifli  dicontìyponere pedem  > per  atto  di  occupare ye  pof- 
federe  alcuna  cofa , e quindi  dìffero  poffefjiontm  à pedum  pofitione  : per - 
- che  chi  ottiene  P attuai  poffeffo  ti  alcuna  cofarfd  atto  di  occuparla . Omnis 
euit  n*  locus y quem  calcaueritpes  vefter,  uefter  erit  dite  la  diurna  fcrittura  . 
Et  ilprouerbio:  Omni  pedeyefirime  ftabilitàye  fermezza  * Quintiliano  la- 
ttò. 12.  feiòferitto  : Itaque  in  bis  afihowbus,  omni9  vt  agrieoi  a dicuntypede  flan - 
dumefi.  che  Dante  alludendo  diffe  : 

Tarai  *poifopraH  uero  ancor  lo  piè  non  fida . Et  il  Taffofà  dirà  Bj.naldo: 

C.5.  /?.4j . yenga  egij9  $ mandey  io  terrò  fermo  il  piede , 

Giudici  fian  tra  noi  la  forte,e  Parme . 

Il  Tetrarca  udendo  dire , che  defideraua , che  il  Cardinale  Colonna  ftaffe 
conftante  infauorir  la  parte  fua  dice  che  vorrebbe: 

V altra  compiè  ficome  mai fù falda. 

Jnfifiere  in  veftigio , & occumbere  in  vefligio  fi  dice  in  prouerbio  di  quei 
foldatiyche  fono  nella  guerra  vcafi  in  quell'iftejfo  luogo9  douefurono  dal 
D$un,  li.  i lor  Capitano  collocati . Ma  Pilotato  dice  che  poffefito  non  fù  detta  dal 
c*p,u  poner  il  picde,ma  più  tofio  dalla  fedele  dal ' federerà  fi  pofitio  : Effendi 

vero 


Parte  Prima>; 

ìèro  che  il  federe  è atto  di  dominio, come  atitoufbi  deito, dal  qual  federe 

comefideriuòilcQnfidere,refìders,a{fidere,cofiancoilpolJidere* 

Hauer alcuna  cofa  fottoi  piedi . 

O'yefto  è atto  dy bau  ere  affo  luta  potefiàfopradi  quelite  cofidi  ftre^  # gO 

%arla, e però  leggiamo  nella  divina  fcrittura:Tonam  inimico t tuoi  pral  * 
fcabellumpedum  tuorum.&  ancora : Confringam  ilio s,nec  poter unt  fi are9,  ^ I7a 
cadent  fubtus  pedes  meos  : Et  altrove  : Subiecit  populos  nobis,  & gentes  p/mI.^6,  ‘ 
fub  pedibus  noHris.E  S.Taolo feri  vendo  àgli  Hebrehomniafubieci/lifub  Qap.  z. 
pedibus  eius . E Virgilio  volendo  dire,  che  l'agricoltore ffreiga  ogni  ti - 
more, e la  morte  ifteffa  diffe: 

jLtque  metus  omnes,  & inexor abile  fatum  Gtcrg.  *; 

Subiecit  pedibus. 

Argante  appreffoil  Taffo battendo abbatuto  Otbone , lo  teneua  fottoi 
piedi  : 

E co  fi  gridayOgnifuperbo  vada 
Come  co  fìui,  che  fatto  i piè  mi  giace . 

Calcar  co*  piedi. 

E*  lAtto  d' hauer  vinto , e fuperato  il  nemico  . T^.  S.in  S.Luca  dice : Ecce  *■  - 

dedì  vobis  potè  fiat  em  calcandi  fuper  ferpentes , intendendo  degli  *7* 

Ber  etici, e perfidi  Tir  anni. Et  in  Efaia  è fcritto : Humiliata  cttfublimis  ci-  CaP* l0# 
uitas,  calcauit  eam  pes  pedum  pauperum , greffus  agenorum . Danielle  fa  * 

mentione  di  quella  beflia  terribile  , che  con  i denti , e con  l’vnge  di  ferro 
mangiava  e confummaua , & reliqua  pedibus  fuis  calcabat . Et  è fcritto:  CaP>. 7» 
Super  affi  idem,&b  a fili fcumambulabis,&  conculcabis  leonem,&  draco-  . * 

nem.yirgilio  dice  che  Turno  calcò  co’l  piede  il  cadauere  di  Tallaute  dxj 
luìvccifo  : 

— — Et  lauo  preffit  pede  taliafatus 
Exanimum . 

1 Promani  quando  trionfavano  conculcavano  co*  piedi  i prigioni  per  gran 
fegno  di  foggettione : Onde  in  vna  medaglia  di  Traiano  Imp.è  vna  figura, 
che  con  vn  piede  ne  calca  vn' altra,  per  accennare  come  Traiano  vmfe,e 
calpefìro  il  Rè  de * Baci . Et  il  Taffo  fà  che  w Armida  dice  à Goffredo: 

Ter  quelli  p\edi,ond'i  fuperbi,e  gli  empi 

C alchi,per  queha  man , cbe'l  dritto  aita . C.4.  fi.  6 il 

Percuoter  co*  piedi  la  terra . 

QVefio  getto  nell' Oratore,  è fimile  al  percuoterli  la  fronte,  ò Pancia  * 

per  ij degno , e per  eccitar  l'auditore  : E però  Cicerone  dice  : Tsjon  v«  8* 
frons  percuffaynonfemurypedum.quod  minimum  efi, nulla  fupplofio.  Et  in  ^ Bruto, 
vn' altro  luogo  diceiQujd  multa? pedem  nemo  ilio  in  mdiciofupplofit.Dan Decrtuli.i 

Fff  te  diffe 


4io  Dell’Arte  de 'Cenni, 

te  diffe  batter  à terra  le  calcagne  in  proposto  di  calcare  ] e fvppeditare  i 
mondani  piaceri,  & al  cielo  rivoltar  t'animo, 

Tur&*9'  Bafliti,e  batti  à terra  le  calcagno  : 

€li  occhi  rivolgi  al  logoro, che  gira 
Lo  Fjge  eterno  con  le  rote  magne , 

nomo  apo  fiata, vir  inutilis,graditvr  oreperverfó,  annuii  cculis,terit  pe - 
Jtm.  é.  de, digito  loquitur, pravo  corde  machinatur  malum,&  omni  tempore  iur - 

già  feminat.diffe  il  Savio . Et\è  anco  il  percuoter  co * piedi  la  terra  fegno  di 
[degno, e d9ira,e  perciò  Seneca  diffe : Ira  ergo  amantis  fufeitat fonitum  pe - 
De  ira  li.  i.  dibus  incertis.E  Troptrtio  diffe  parimente: 
iti  Et  crepitvm  dubio  fufeitat  ira  fede . 

Lauari  piedi  altrui. 

T LImmì  piedi,  ad  alcuno  èattodìgrandiffmafommiffione  ,editanta 
JL  humiltà , che  volendo  noflro  Signore  lauarli  àS.  Tiero , egli  con  gran 
Jean.  13.  refifìenga  gli  diffe  : ls(on  lavabis  mihi  pedes  in  aternum . Et  jtbigaille  ef - 
Mau  10.  fendo  invitata  ad  effer  moglie  di  Davidde  rìfpofe  con  profonda  humiltà  : 
ih  Ecce  f am  via  tua  fit  in  anciUam  vt  lauet  pedes  feruorum  Domini  mei . E 
anco  atto  d'amoreuol  cerimonia, che  fi  faceva  a gli  hoffiti  fuoi:e  però  leg- 
gete. 1 f . giamo, che  sbramo  diffe  à quegli  ^Angeli  che  andarono  à lui, che  digratict 
non  paffaff ero  f e prima  non  faceva  lavar  loro  i piedi . ELaban  fratello  di 
Gen  *4.  E&btcca  introdvffeil  feruo  d'ifaache  neWhofpitio , e fece  adagiare  i ca- 

melli,dandogli  della  paglia, e del  fieno, e portar  dell* ac  qua  per  lavar  i pie- 
di à i camelli  ,&  à gli  huomini , che  erano  venuti  feco  . Et  introdotti  i 
Gm  % frate^  di  Giofcffo  à lui , mentre ] egli  dominava  nell'Egitto , fece  portar 
dell'acqua,  & lavar  loro  i piedi;  che  era  vnabellavfan?a,ema{fimamen- 
te  da  far  fi  à quelli,  che  haueano  fatto  molto  viaggio,  perche  nonfolamen - 
te  forniva  alla  mondc7£a,ma  apportava  à tutto  il  corpo  ricreatone  è 
l unità . 

Vngeri  piedi  altrui. 

•TpUfi  le  molte  delitie  degli  antichi  fu  anco  introdotto  di  vnger  ne  i 
• 1 X convitti  i piedi à convivami  con  odoriferi  vngvtnti  come  feriva 

I#  i m ‘Plin'0€fferftfaitoalUmt0di  ‘Herone.Etènotato  da  Carlo  Tafcalionel 
1*4  fu0  libro  delle  Corone  : * E però  non  è meraviglia  fe  intorno  tifieffo  tempo 
la  Maddalena,  volendo  far  vn'atto  di  profonda  humiltà , e di  grande  ho - 
nore,andò  con  pretiofi  vngventi  ad  vnger  i piedi  di  Chriflo  S.'H.mentre^ 
TLue.  7.  nella  cafa  di  Simone  Farifeo  egli  era  alla  menfa . E Giobbe  parlando  del 

M.19.  tempo  delle fue  felicità  diceva:  Quando  lavabam  pedes  meosbutyro. 


Non 


Parte  Prima^.  41* 

Non  lauar  fi  i piedi. 

QVeSlo  è ge  Ho  di  far  alcuna  cofa  imperitamente  > & audacemente ì , j |% 

che  i Latini  dicono , illotis  pedib.aliquà  rem  ingredi;  u i.Gellio  dice: 
lUotis>quod  aiunti  pedibus , & verbis  reprehendit  doftijjimi  bomìnis  ora - 
tionem . Macrobio  parlando  di  quellijcbe  fono  trafeurati  nelTinueSligar  la?***  li&.u 
recondita  dottrina  diVìrgdio  dice  che  eam  illotis  pedibus  pratereunt: 

Stare,  ò gittarfi  à piedi  altrui. 

E ^tto  di  grandi fjima  r inerenza . L' tòrchi  fin  agogo  procidit  ad  pedes  . i t . 

Ief uypregandolo  che  refufeitaffe  la  fua  morta  figliuola  : co  fi  la  Mad - Lue.  8. 
dalena  ce  cidi  t ad  pedes  eius , pregandolo  che  refufeitaffe  Labaro  fuofra * !***<  1 1. 
tello . Medea  à Giafonefcriuea  : 

Nam  tibifum  fupplex%  quodtumihifapefuifii  Ouid.ep.it 

Ts(ec  moror  ante  tuos  procubuiffe  pedes.  E della  nutrice  dì  MiHbadiffe: 

Jtnte  pedes  fupplexprocumbit  alumnx.  Mtt.  i«; 

Dante  di  quell*  ^Angelo  che  trottò  alla  porta  del  purgatorio  dice  : 

Denoto  mi  gittai  à i fanti  piedi • Virgilio  dice  che  Darete  : Furg. f/  , 

vAenea  ftetit  ante  pedes— — 

Il  Tetrarca  parlando  con  la  fua  Can%pne3che  alla  fua  Laura  indri%$au** 
diffc^  : 

Ella  ti  porgerà  la  bella  mano  l 

Ond'iofonfi  lontano  ; Cani,  l 

7{pn  la  toccar ; ma  riuerente  a9  piedi 
Le  dì  ch'io  farò  là , toflo  ch'io  poffa 
0 ff  irto  ignudo , od  huom  di  carneye  d'offa. 

V Miotto  dice  che  zerbino  3 effendo  Stato  liberato  da  obbrobriofa  morte 
da  Orlando , e datagli  1 fabella  che  flimaua  effer  morta: 

Sigetta  à piè  del  Conte,e  quello  adora , C.i$ ./?.£* 

Come  chi  gli  bà  due  vite  date  à vn'hora . E parlando  di  Teodora  dice  : 

JL  Conflantiny  del  quale  era  fonila, 

Cofteifigittòàipiedi,egli  conquife , c ^ ^ 

E intenerigli  il  cor  d*aita  pietade.  E poi  foggi  unge  : 

*Nè da9 piedi leuar  maifeglivuole 
Benché  tre  volte3c  quattro  per  leuarla 
Vfaffe  ConSlahtino  atti  3 e parole  3 
Ch'egli  è sformato  al  fin  di  contentarla . 

Efferefcalzo. 

L'andare  fcal^o  è atto  di  gran  meflitia}e  di  dolore. Si  legge  nella  facra  • I 3 . 

fcritturayche  Dauidde  per  gran  dolore  della  ribellione  di\Ahfalone_j 
fuo  figliuolo ; piangendo  nudis  pedibus,&  operto  capite  meedebat.  Sueto*i.R(g.\<;. 

Fff  1 nio 


Tarati,  i i, 


4X4  Dell’Arte  de’  Cenni , 

ìlio  d(  feri  nitido  la  pompa  funerale  d'Migufto  dice  che  i principali  dell’or- 
àme  Eque [ire  torneati,  e dif cinti,  e con  piedi  nudi  raccoljcro  Le  reliquie  di 
Ui}f.nd  Maufoleo  le  ripe  fero . 

gridar  co* piedi  nudi  è ancogtHo  di  far  penitenza , eficomeèun  por- 
tamento del  corpo  itile  , & abietto , cefi  è indicio  che  L'animo  fta  pieno  di 
mi  feria, e di  dolor  ofo  pentimento . Dante  parlando  della  pouertà ,e  de’ fe- 
ditaci di  5.  Francesco  dice  : 
iJ ignota  ricchezza  , ò ben  uerace  , 

, Scalca  fi  Egidio  ,cfcal%afi  Stlueflro 
Dietro  d lo  fpofo  fi  la  fpofa  piace . 

£ parlando  della  pota  riddi  S.Tietro , e di  S.Taclo  dice: 
fMad.it.'  Penne  CephaSjC  v enne  il  gran  y afelio 
De  lo  Spirito  fante  magri , efcal^i. 

, v lì  T afj o dice  che  quando  Goffredo  fu  ricino  à Gìcrufalemme  egli  congii 

altri,  per  gran  fegno  di  penitenza  andarono  [cal%i  : 

C»j.  tt  jé  l^udo  ciafcuno  il  piè  calcati  fentiero , 

Che  l'eff empio  de’  Duci  ogn’ altro  motte . 

>4pprtffogli  Egitij  le  donne  andauano  fcalqe  ; il  che  fu  introdotto  > accio* 
che  vergognando  fi  d'rfcir  di  cafa , maggiormente  /landò  ritirate  > meglio 
conferuaffero  la  loro  bone §ìà . Ma  che  per  ria  affraje  ffrmofa  nondoueffg 
l’huomo  andare  fcal^o  Teocrito  non  fenica  mifterio  et  ammonì  dicendo  : 
Batte  caue  pedibus  nudis  perrepere  montem9 
Quippc  rubis,  tribuhfque  riret  mons  rndique  denfus . 

Hauere  vn  piede  nella  fcarpa,  e l’altro  nel  bagno. 

0 1 4^  T?  TrcuerbioiDexterum  pedem  in  calccoffimftrum  in  peluuche  ( per  te* 
Jtl  {limonio  di  Snida) fi  dice  di  coloro ,che  fono  atti  à trattar  in  un’iftef- 
fo  tempo  pìùfacende',  tolto  da  rn  rerfo  d*  ^Ari fio  fané  : 

DextYum  in  calceoloyUuum  nero  mpodoniptro. 

In  Jpcleg.  Luciano  diffe:  jilterum  pedem  in  cymba  Charontis  babere . E Tomponiò 
Dig.de fidei  Giureconfulto  fcriffe  che  Giuliano  foleua  dire  : Et  fi  alterum  pedem  infe • 
èùm • hben.  pulcbrohaberem  adhuc  addifcere  qu&dam  rellem . 

Tirar  in  dietro  il  piede. 

E^tto  di  uoìtar  il fuo  animo  m altra  parte . Si  legge  nella  diuina  fcrit* 
tura:  Subtrahe  pedem  tuum  de  domo  proximi  tui}ne  quando  [atura* 
tus  oderit  te . Virgilio  diffe: 

Oh fiupuityvetroque  pedem  cum  voce  repreflit. 

Dante  per  atto  di  partenti  e diutfione diffe  : 

Che  la  verace  luce  che  l’appaga  l 

Pa  si  non  taf  eia  lor  torcer  li  piedh 

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Parte  Primi» . 413 

fri  Sofronia  quando  andò  ai  Bj  barbaro  il  T affo  dice! 

Wè  perché  irato  il  v eggia  il  piè  ritira » E di  JLrmida  : 
t'I  p è volgendo  di  partir  fèd fegno  . Vjlrioftot 

Volta  la  turba  adulatricc  il  piede . 

Piede  defìro  auanti. 

Il  poner  il  piede  deftro  auanti  nell’ incominciare  alcuna  cofa  eraap - 
preffoi  pagani  fuperftitiofo  indicio  di  puff  ero  fucceffo  > Onde  Qui - 
dìodiffe^j: 

Quo  pede  proceffit  quo  me  pede  limine  mouiì 
Tiffa  me  A tetigi  quo  pede  texta  ratis  ? 

Quando  adunque  alcuna  cofa  è incominciata  con  profferiti,  & con  feli- 
ce fucceffo  fornita,  fi  dice  d’bauer  nel  farla  pofto  il  defìro  piede  auanti:  E 
però  Giuuenale  : l 

Quid  tam  dextro  pede  concipis,vt  te 

Conatut  nonpAniteatiVotique  peraftiì 

Piede  finiftro  auanti. 

f A LI*  in  contro  il  poner  auanti  il  piede  finiftro  era  [limato  vano  fegno 
zi.  di  cattino  augurio', E però  Ouidio  diffe: 

Ominibufque  malis,pedibufque  occurrite  T&uis . Et  Apuleio: 

Siniftro  pede  prof cttum  Jpesfruftrata  efl . 

Il  Tetrarca  volendo  dir  che  infelicemente  s’inamorò  dì  M*  Laura s 
Madonna  il  manco  piede 
Giouinetto  pos'io  nel  colini  regno  i 
Ond' altro  eh' ira, e [degno 
IS^on  bebbi  mai . 


c.i.  f 19 

C 4-  fi  74- 
C 19.fi.  1. 


i 6 


1 7 


In  Ihirti 


—, , «Jfkoyfo,  intornoìl  quale U ^ 

prontezza  del  deliro  lo  fa  girare  in  qual  parte  fà  bifogno  : il  che  intefej 
ottimamente  Virgilio  quando  diffe  di  Ligero  che  ternana  di  ferire  Enea  : 

Troie&o  dum pede l aho  JEn.io. 

Idptatfe  pugna. < MacrobM. 

E la  ragione  ancora  è>  perche , come  dicono  ì Filofofi , ìlmoto  nafee  dalla  cat  4? 
parte  delira  : e però  volendo  con  maggior  violenta  lanciar  vn  dardo , ò 
altra  cofa  ,fi  pone  il  piede  finiftro  auanti , e dalla  parte  delira  più  remota 
fi pnndc  il  vigore  e la  forqa  . 


Incigni’ 


4i4  Dell’Arte  de  Cenni, 

Inciampar  neliVfciredi  cafa. 

« 1 8*  VeHo  eragefiodi  cattino  augurio  fecondo  la  vana  fuper/lione  de 

\Jr  gli  antichi:  Onde  appreffo  Ouidio,Laodomia  esortando  Trotefilao 
ad  aflenerft  dalla  guerra  Troiana, gli  raccorda  che  partendo  hebbe  quefto 
ftnifìro  augurio  dicendo : 

Zp.i;,  Cumfonbus  velles  ad  Troiani  exire paternis 

Tes  tuus  off enfo  limine  figna  dedit. 

E di  bimba  quando  andana  per  giacer  col  padre 

Mei,  io.  Yer  pedis  offenfihfigno  e Sì  reuocata £ Tibullo: 

Xleg.  5 . 0 ' quoti es  ingreffus  iter  mihi  triftia  dixi 

Offenfum  in  porta  fignadediffepedem. 

Salomone  diffe:  Se  tu  amerai  la  [apien%a  ambulabi s fàuci  ahter  in  via 
Prm.  3 . tua,&  pes  tuus  non  impinget . Cicerone  prudentemente  ridendo  fi  di  que - 

/levane fuperftitioni  /dice  chefevorremo  offeruar  nelle anioni  noftre  o- 
De  diuin.i  Znt  augurio,  pedis  off  enfio,  & abrubtio  corrigli,  & fi  ernut  amenta  erunt 
obferuanda » 

Vn  piede  fopra  Tal  tro . 

a I 9 • TJ  ' *Atto  di  rìpofoy  e di  pìgritia . jlnfiofane,  volendo  defetiuere  Euripi - 

.li  de  ociofo  e cogitabondo , fà  che  ilfuoferuo  dimandato  s'egli  era  in 
cafa, e che  che  cofafacea,rifponda:Ipfe  wtus pedefuprapedem  pofito  tra- 
gedia™ me  dii  atu?» 

Zoppicare. 

aio<  T I zoppicare  è fegno  d'hauer  fmilmente  lfanimo  non  retto, ma  ingiufio , 
Cap  ji . 1 & ineguale . Et  però  S.Taola  fcriuendo  d gli  Hebrei  dice . Iberni ffas 

manus,& foluta  genua  erigìte, & greffus  reflosfacite  pedibus  veflris,vt 
fftlì7t  non  claudicante  Et  è ferino : Fili  alieni  inueterati  funt,&  claudicati  ertine 
K .*  àfemitisfuis.  il  Tetrarca: 

W«8.  sfuggo  ancor  coft  debile,  è %oppo. 

Da  E vn  de*  lati,  oue*l  defio  m* ha  [corto.  Et  ancora: 

Candii.  *Kon  fta  tKPPPa  °ue  altri  attende : 

E parlando  del  bofco,ò  labirito  amorofo  dice : 

Canx.  | Che  %pppo  n*efco , e entrami  à fi  gran  corfo.  L'jlrioflo  d* Orlando  dica 

c g ^ Le  cui  voglie  a'ibenfar  mai  non  fur  zoppe*  Et  altro  ue: 

76  V animo  e pronto  ma  il  potter e è zpppo* 

E cofil’effer  zoppo  accennerà  impedimento  • *Aquel  zoppo  peripatetico 
fu  argutamente  dettoinihil  effe  turpius  Teripatetico  claudo;perche  efjen - 
do  iTeripatetici  cofi  detti  dal  cammare , ciò  era  ai  zoppo  dtfdiceuolas  • 
Gli  antichi  in  luogo  di  claudum  diceuano  clodium , che  diede  occafionc. s 
à quell* drgutia,  che  fu  detta  centra  Calumo  Glaucia  zpppo,ciòè , non  clan 
a : I ' - 


Parte  Primaj . < 41  j 

dicatfed  elodicafiper  notarlo  occulto* f autor  di  Clodio,come  egli  era.Von 
ferina  mifterio  fù  detto  quei  Giganti  che  vollero  far  guerra  al  cielo  hauer 
le  gambe  torte  ye  di  fer  pente  i piedi , ejfendo  vfeiti fuori  della  buona  ftra- 
daipercbe  i piedi  Zoppi>e  trauolti  era  jìimato , vano  inditio  dicattiuo  prò 
greJfo,edi  non  peruenìreà  buon  fine,  e cofid'hauer  l’animo  guafto,  e de- 
pravato . 

Tuò  anco  quefto  gefio  à’efj ere  ftroppiato,e  zoppo  accennare  huomo  la- 
fciuo,&  alla  libidine  incitato > fcriuendo  Jtrift.  ne’  problemi  ciò  allenire, 
perche ne\oppi la  fo fianca  dell' alimento ,chedouer ebbe fominiftrar  vir- 
tù, e vigor  à quella  parte  inferiore , per  efferguafta , ciò  non  facendo  , fi 
trattiene  nelle  parti  fuperiori,  e genera  maggior  copia  di  [eme',il  che  fi  co - 
nofee  vero  per  ejperien^a.  Le^lma%pne  fir appianano ilor  figliuoli  mafi 
chi  non  tanto  per  renderli  inhabilt  alla  guerra,  quanto  per  dar  loro  mag- 
gior virtù , e forza  nel  coito  : E perciò  guerreggiando  effe  con  gli  Sciti , & 
ejfendo  minacciate  che  per  l'auenire  cometrrebbono  trafiullarfi  non  con 
Zoppi,  e fi  r oppiati, ma  co  huomini  intieri, & valorofì,utntianira  loro  Ca- 
pitana rifpofe  : Claudus  optimi  virum  agit  : Che  poi  pafsò  in  prouerbio: 
volendo  dire  che  da  i zoppi  erano  ben  feruite.Arifiogitone  à tempodi  pa - 
cefaceua  del  brauo,fempre  £ arme, e di  battaglie  ragionando,  ma  pùfo- 
praflando  la  guerra, e perciò  facendo  fi  la  f delta  de’  foldati , egli  compar - 
ue  in  piazza  con  vna  gamba  infafeiata  zoppicando  ancorché  male  alcu - 
no  non  hauejfe; di  che  accortoli  Focione  diffe  :S cribe  Jtrifiogitonem  clau- 
dum,&eundem  improbum,  & mendacem . 

Moftrar  il  piede  calzato  di  bella  fcarpa. 

Egitto  che  fifa  per  accennar  cofa  incerta.  "Paolo  Emilio  porgendo  in  % f 

fuori  il  piede  fornito  d’una  bella  [carpa*, accennando  che  Papiria  fu* 
moglie  non  era  d'animo  a i fuoi  coftumi  conforme  diffe  z 
— — TSfefcis  qua  parte  hic  calceus  vrgeu 
Che  fu  imitato  dall'  jtrio fio  dicendo  : 

Et  in  rifpoflaf tome  Emilio, fu  or  e 
Porgerò  il  piè  y e dirò,  non  fai  doue 
Quefio  calcar  mi  prema, e dia  dolore  • 

Quando  una  cofa  quadra  bene  fi  dice  per  prouerbio:  jìàpedem.  Tolta  la 
metaforada  i Calori, quando flanno  bene}onde diffe quei  Poeta : 

Vt  hoc  meo  negotium  quadrai  pedi.  Saì  7* 

Et  Horatio  forfè  à quefto  volle  alludere  quando  di  A nacreonte  diffe  : 

Qui  per  [ape  caua  tefìudtne  fleuit  amortm  *P°d  4 

7^ontelaboratum  adpedem  — 

Quefto  atto  può  anco  accennar  pulitezza  come  nemicami  inamor ati  difi 
• fe  Quidio 


4 1 6 Dell'Arte  de’ Cenni  l 


fc  Ovidio  convenir  fi  : 

Ffec  vagus  in  laxa  pes  tibi  pelle  natet , 

Le  giovinette  rane  portavano  le  [carpe  refe , Le  dorate  daranno  fogno 
di  nc%%e}poi  che  tali  ad  Himeneo  fi  attribuivano:  ma  le  nere  in  forma  di 
Luna  erano  proprie  de 9 Senatori  Bimani»  Onde  Givuenale  dtjfe  ; 

S*L  7*  Fcelix,&  fapiens,&  nobili s , &genero[us 

^Appòfitam  nigra  Lunam  fubtexit  aiutai, 

llche  faceuanoper  teftimonio  detta  loro  antica  nobiltà  che  ( comeferiuì 
Tlutarco)  riferivano  ad  Euadro,&  à gli  JLrcadi,i  quali  facevano  prof  ef- 
fione  d'effer  più  antichi  della  Luna:  0 perche  (come  dice  1 fiderò)  rappre- 
xthimoMb.  feritajfero  la  lettera  C > per  ricordanza  del  numero  di  cento  Senatori  d<u* 
Ji>*  cap.} 4.  Famulo  confiituiti . 


'•11. 


*13® 


JEn.  8. 
libt  4. 

Libj» 

lib.$t. 

lib.L 


Lurg.  24, 


Moftrar  la  pianta  del  piede.  * 

QVefio  è atto  di  fugalo  Itoti  al  proverbio  :Volàm  pedis  oHendere:  che 
fi  dice  de  i fuggitivi  > perche  chi  fugge  mostra  la  palma  de  i piedi  à 
coloro  da'  quali  fugge,  DiccmM  Toeti  che  Achille  infufo  neWonda  fligia 
da  Tbeti  fuamadre  era  tutto  fatato,& invulneràbile, eccetto  le  piante  de * 
piedii  il  che  fapendo  T aride, off eruò  quando  Achille  inginocchiato  avanti 
gli  altari,  per  celebrare  il  matrimonio  con  Volineffa  mofiraua  feoperte  U 
piantele  quali  con  venenata  faettapercotendo  Ivccife. 

Strafcinar  per  li  piedi. 

QVettogefio,  che  i Latini  diconojrahere  pedibus,  è atto  di  gran  cru- 
deità:  <A ppreffo  Homerc  Vliffe  dice  à Telemaco,  che  ancorché  egli 
fcfje  tirato  per  li  piedi  da  i Troci,non  faccia  rifentimento  alcuno , ne  pun- 
to fi  ccmmoua , Virgilio  parlando  di  Caco , che  da  Hercolefù  firafetnato 

dice:  « Tedibufque  informe  cadauer 

Trotrahitur • £ Cicerone  fcriuendo  ad  ^Attico',  Fratrem  meum,&  te 

fi  habeo,per  me  ifìa  pedibvs  trahantur,  Ftinunafua  Epiftola  à Volun- 
nw:  Nam  de  ìuditijs  qucdquerens  multò  labore  m\nus%, trahantur  per  me  ! 
pedibus  omnes  rei,  Tito  Livio:  nane  vocem  Dionyfius  folebat  vfurpare; 
non  equo  infidentem,fed  p e dibus  tra  Lì  um,  debere  relinquere  tiranmdem , 
T,Huio  ferme,  che  quando  Metio  Suffetiofùfìrafeinato  à coda  di  cavallo , 
i foldati  voltarono  gli  occhi  ad  altra  parte,non  potendo  tolerare  Jpcttaco - 
lo  cofi  crudele, e chequeflo  fù'l  primo, e ly ultimo  che\de  Romani  f effe  in  tal 
modo  flrac ciato  : onde  anco  Dante  lo  pofe  fra  gli  infernali  cruciati  quan * 
do  diffe^  : 

Hor  và  di f sei,  che  quei  che  più  n'ha  colpa 
Vegg'io  à coda  d'una  beflia  tratto 
Verjo  la  valle,  ove  mai  non  fi  (colpa-/ * 

Dare 


Parte  Prfatt^.' 


4Ì7 


JEn.  It; 
Cinz.  if# 


C.ló.ft.Jfp 

C.44  ./?.•£ 


Darefpronate*  _ __  ^ 

E*  gefto  di  voler' offender  e alcuno-, e far  vendettaffecondo  quelproutr  1 14, 

bio:Tolle  calcar.Eanco  atto  di  vfar  molta  fretta,  e gran  diligenza. 

Virgilio  cofi  diffe: 

Quadrupedemque  citum  ferrata  calce  fatigat . Il  Tetrarca  diffe  : 

Tigro  da  [e, ma  il  gran  piacer  lo  {prona  • Vmdrioflo  di  Voline ffo: 
affrettò  il  mal, che  potea  differire , 

E potea  differir,  e fcbiuar  forfè; 

Mafefìeffo  fpronando  à morte  corfe . 

Spontè  currenti  addere  calcaria  è pr  onerilo  che  fi  dice  per  affrettar  colui 
che  da  fe  è frettolofo  : 0 tde  VAriofto  : 
tfù  com’in  prouerbio, aggiunger  {proni 
vf  buon  corfier  che  già  ne  va  veloce • 

E di  Rodomonte  diffe  l'ifteffo  Toeta  : 

Sprona  Frontin,che  fembra  al  corfo  vn  vento, 

E innanzi  à tutti  i corridori  paffa  . 

*Ace  r,&  ad  palma  per  fe  cerfurus  honores, 

Sitamenhorterisfortius  ibitequus.  Diffe  Ouidiol 

Ter  maggior  gratia,  e più  efpreffione  fi  fuolà  gli  fproni  accompagnar  il 

freno  per  bel  contrapofto:  Il  Tetrarca: 

Obelvifo,oue  dimore  infime  pof e 

Gli  [proni, e9 1 freno, ond9ei  mi  punge, e volue.  E nel  Trionfo  della  Morte:  ^.1*5* 
Tai’bor  ti  vidi  tali  {proni  al  fianco , 

Cb*i  dijffi  qui  conuien  piu  (turo  morfo. 

Calcitrare. 

E*  Ge  Ho  tolto  da  gli  animali  brutti, e particolarmente  da'  caualli , che  c. 

fono  animali  calcitro  fi  onde  totrioflo  di  Baiardo  diffe: 

Gioca  di  fchena,e  mena  cal^i  in  frotta.  # 7- 

Et  accenna  repugnan^a  , e contradittione , e però  leggiamo  ne  gli  atti  de 
gli  Jtpotioli  che  7^.5*.  diffe  à S.Taoloi  Egofum  Iefus,quem  tuperfeque - C*P  9» 
ris:durum  e{l  vbicontra  Himulum  calcitrare.Terentio:  Hamque  infcitia  infermimi 
eslàduevfus  FUmulurn  calces . E Tlauto  : Si  Slimulos pugni s c fidi s,m ani - ln\  Trucul, 
bus  plus  deiet . Dante  vsò  quello  modo  di  dire  parlando  dell9 anime  dan - 
nate  degli  Her etici  : 

Terche  ricalcitrare  à quella  voglia , 
sA  cui  non  puote  il  fin  mai  effermox&o  * 

Et  il  Tetrarca  parlando  (timore  diffe  : 

— —Ond9ei  mi  punge, e volue, 

Come  à luì  piacele  calcitrar  non  vale, 

Ggg  Ouidio 


Infir,  $, 


Scn . 29, 


I 

$ i 8 Deii’Àrte  de  Cenni  y 

Gnìdio  parlando  di  Tretc  quando  fù  ve  tifo  : 

Hai  pòflquam  cecìditfférrumque  ex  offe  reuuifum  e fi 
Calcitrati  pofìtas  ajpergit  janguinemenfas: 

Portar  le  (carpe  dietro  ad  alcuno,  ouero  difciolgergli  le  (carpe.- 
.2.6.  /~\Vefti  fono  atti  di  gran bufferà , e di  profonda  hunultà  , èperòS. 
Cap.$.  Matteo  dice  che  S.Gio.  Batti  fiaparlado  di  ^S.diffe:  Qui  polirne 

venturus  efi,fortior  me  efì,cuius  non  fum  dignus  calceamcnta  portare . E 
hUu.  i.  gli  altri  V angeli fii  dicono  che  dìffe  che  era  venuto  vno  dopo  di  lui  , più 
^an  ì forte  di  lui, al  quale  egli  gittandofi  à terra,  non  era  degno  di  j 'dogli ere  la-* 

coreggia  de*  fuoi  calori, eh  e per#  è l'ifteffo.Ma  l'atto  di f 'dogli  erfi  i propri 
calcari,  e darli  ad  altri  er a vn* an  tico  cofiume  in  Ifdraelle , che  faceua  co - 
lui, il quale  cedeua  ad  altri  le  fue  ragioni,  e ffendojcritto:  Hic  autimerat 
Ruth.  4»  mos  antiquitusin  1 frael  inter  propinquo s,  vtfi  quando  alter  alteri  fuo  m- 
ri  cedebat,vt  effet  firma  conceffioffoluebathomo  calce amentimfuutn,^ 
dabat  proximofuo.  Hoc  erat  teflimonìum  ceffìonis  in  I frael. 

Cauarfile  proprie  (carpe. 

# 2,.  Ve  fio  è atto  di  gran  r inerenza,  e però  gli  antichi  quando  entraua- 

no  in  luogo  venerabile, e fanto  fi  cauauano  le  [carpe, onde  è fcritto 
"Ekcd.  $ . nel  vecchio  tefiamento,\ch'è  poi  riferito  negli  atti  degli  Rottoli:  Canati  i 
Cap . 7.  calcari  de*  tuoi  piedi , perche  il  luogo  nel  quale  fei  è terra  [anta . jl  colui , 

Riuter  zi.  che  non  voleua  pigliar  per  fua  conforte  quella  che  del  fuo  morto  fratello 
era  fiata  moglie, & [ufeitare  femenfratris  fui, la  Donna  cauaua  lefcarpet 
egli  ffutaua  in  faccia,  dicendo : cofi  fifa  à colui,  che  non  vuole  edificar  la 
e.  ohm.  3.  caj'a  fi  fM0  fratello. eque  fio  tale  era  chiamato  della  cafa  di  difcal'gati.  J 
*ihile  Pxdai*  P®P0^  del  Giappone, per  quanto  ferine  Gio. Boterò, [aiutano, e fanno  hono - 
uh.é.  rt  * amiCl  c°l  sanare  i piedi  fuori  de  le  [carpe.  Quefio  atto  di  cauarfi  le 
f carpe  era  anco  fatto  da  quelli , che  andauano  à conuito  i quali  dopo  ba- 
tter mangiato , volendo  partire,  dimandauano  le  loro  [carpe  ifinde  Vii m- 
to  differì  : 

An  mutui . Deme  f0ieaS)cedo  yinum.  Et  in  vn' altro  luogo: 
in  Mcftel  soleas  cedo  mihi,vt  arma  capiam . E Horatio: 
lìh’%M^^afidienus  ad  haaTibi  Dijquacumque  preceris 
Commoda  dentita  vir  bonus, es,conuiuaque  cornisi 
Et  foleas  pofeit , E Martiale  fchernendo  Ligurino  dice  s 

H&ctibi,non  alia,efiad  cenamcaufavocandi 
Verficulos  recites  vt  Ligurine  tuos. 

Depofui  Joleas,affcrtur  protinus  ingens 
Inter  laftucas  oxygarumque  liber . 

Eque  fio  era  fatto  con  molta  ragione,  non  coftumando  gli  antichi  Ternani 

di  man- 


Parte  Prima^.  4*9 

dimàngiar  {opra  le  tavole , comenoifaciamo , con  i piedi  a terra , ma  nel 
Triclinio, nel  quale  (come  dice  Vliniojbaueano  difeubitorios  lefivs,fupet 
quibuscenaturidifcumbebant  : Onde  Horatio  diffe : 

Si  potes  Mrchiacts  connina  recumbere  lefiis . 

Et  à quefiopropofitodiffe  anco  : 

Languidusin  cubìtumiam  fe  connina  reponatl 

Ciò  è,  inuitato  da  ben  conditi  cibi  ,fìaccommoda  per  mangiare . Erano  a- 
dunque  (opra  alcuni t anelati  quelli  letti  difeubitorij  , {oprai  quali  i con - 
-uiuanti  s' adagiavano  in  modo  , che  appoggi  andò fi  col  cornilo  finiftro  pi- 
gliavano con  la  mano  delira  delia  tavola  le  viuande , che  mangiavano 
perche  i piedi  de'  decombenti  erano  [oprai  letti  attorno  i quali  ftauano 
quelli  che  feruiuano  al  cornino , non  era  conveniente  che  tenejferolt > 

[carpe in  piedi  perchehaverebbono  infangati i letti,  i [ervitori , & i con - 
uivanti  iheffi . La  q vai v[an%a , con  molte  altre  ,effendo  Batariceuvta 
dagli  Hebrei,  dopo  che  fvrono  da'  Romani  f oggi  ogati  : perciò  non  fumé « 
rauiglia,fe  effendo  ^S.àquefio  modo  alla  menfa  in  cafadi  Simeone  Fa- 
rifeo  la  Maddalena  potè  {landò  in  piedi , lavargli  con  le  [ve  lacrime  i pie- 
di >af  ci  ugar  gli  con  i [voi  capelli ; & vngergli:  Di  che  tratta  anco  Girolamo  c 
Mercuriale  nel  primo  libro  dell'arte  ginnafìica. 

Scuòterla  poluere 'de*  piedi.’ 

Quando  queBo  fcvotimento  di  polvere  fi  fà  contra  alcuno  , è atto  di 

non  voler  con  Ivi  alcuna  parte:  l^.S.diffe  à [voi  difcepoli:  chi  non  • 1 8 • 
vi  raccoglierà ,e  non  v dirà  ilvoBro  par  lare,  partendovi  dalla  fua  ca[a,e  IO* 

dalla  città, [cuotete  la  polvere  de'  voflri  piedi  • E negli  atei  degli  *Apofto-  x g 

li  èferitto  che  S . Vaolo  contra  quelli,che  beftemmiandotgli  contradiceva - * 

no  Scuotendo  i [voi  vestimenti  diffe  loro:  Il  vofiro  [angue  cader  à {opra  la 
voftratefla ; io  fon  mondo,  & me  ne  andarò  à predicare  a'  Gentili.  Et  ba- 
ttendo i Giudei  concitato  vna  ingiufiaperfecutione  contra  S . Vaolo , e S . ~ 

Barnaba  dice  lafacrafcrittura, che  illi  excvffo  pulirne  pedurn  in  eos,  ve - *' 

nerunt  lconium,e  predicarono  à gli  Etnici. 

Ceppi  ài  piedi. 

E'  Segno  di  { eruità : Onde  falciato  nell'Emblema  contra  i Cortigiani, 

dipin{e  vn'huomo  in  ceppi  con  queflo  dì  Hi  co  : e * 9 * 

Vana  palatinos  quos  educai  aula  clientes 
Dicitur  auratis  ne  fiere  compedibus. 

Diogine  di  ^lriflippo,che  ferviua  al  Vrencipe  diffe  ch'egli  non  poteva  vo- 
lare, per  che, era  trattenuto  da'  ceppi  d'oro . E Seneca  dice  effer  pa^x-i 
amari  {uoi  ceppi  ancorché  d'oro  filano  parlando  di  quelli  che  hanno  bel- 
la moglie.  E dell' amica  bella  Horatio  dice . • 


Ggg  1 Tenet • 


4*o  _ Dell'Arte  de'  Cenni* 

— — Teneique  grata  compende  vinElum. 

Microbio  ferine  che  gli  antichi  dipingeuano  Saturno  con  i piedi  legati ; 
r per  accennare  che  il  caftigo  di  Dio  non  è pneipitofo , ma  tardo , £ Taufa - 

JW  nia  ferine  che  appreffoì  Lacedemoni  era  la  flatua  di  Ventre  co'  ceppi  a3 

piedi, per  accennare  la  ferme  e /labilità  chele  donne  vtrfo  ilor  ornar 

i riti  dourtbbono  baucre. 

Hauerlealea’piedi. 

’ 3 O*  TI  faratto  d'hauer  l'ale  a * piedi  accennerà  gran  de  fiderio  dì  andar  ve» 
X locemente : Virgilio  diffe  : 

Mn  2,  -Tedibus  timor  addidit  alas . EtOuidio: 

Met,  ii.  Qua  yìa  nulla  ruit  iam  tum  mihi  currere  vifus 

TLus  hominis  eft,alafque  pedesfumpfiffe  putaffes. 

Dante  di  quelle  ombre  che  da  lui  fugginano  diffe: 
infcr  \6  ^efernbraron  le  lor  gambe  [nelle, 
njef'  ìù,  il /petrraca  diffe  ancor  egli  : 

O fuggendo  ale  non  giunfi  à le  piante^  • v 

Il  Taffo  delTeffercito  di  Goffredo: 
c *4  Li  bà  ciaf  cuna  al  cor, & ali  al  piede, 

del  fuo  ratto  andar  però  s9 accorge . 

Mercurio  è finto  hauer  L'ali  al  capo , & a9  piedi,  per  (igni ficare,  chcj 
con  gran  velocità  è portatala  faueUaper  l’aria , eie  cofe  narrate  per  io 
mondo  tra  le  genti . Del  qualMercurio>e  delle  fue  ali  Virgilio  diffe: 

— Vedibus  talariane  flit 
& n.  4.  *Aurea:qua  fublimem  alis9fiue  aquorafupra 

Seu  terram,rapido  pariter  cum  flamine  portante 

tìoratio  offendo  per  timor  fuggito  dal  fatto  d'arme  nelle  guerre  duilb 

ce  che  fù  portato  via  daMer curio  per  aria. 

Lh . eam.  Sed  meperhofies  Mercurius  Celer 

*d.  ?•  Denfopauentemfuftulitaere.  E Catullo  di  fe  fieffo: 

Ifque  per  fitbereasmetollens  aduolat  auras. 

Pedate. 

9 3 1 • T ^ ìorno  h Pedate  fi  poffono  fare  alcuni  gefli:  Come  far  atto  di  cercar - 
X le,  à dibatterle  ritrouate , perfeguitar  la  traccia  di  quelTbuomo  > ò di 
queWanimale  del  qual  fono  quei  vefligi :jì  quefto  modo  Danielle  appreffo 
Vaniti} 4.  iSabilom  f coprì  la  federatela  di  quei  Sacerdoti  deuoratori  delle  vi- 
uande , che  giornalmente  dal  Ej  erano  nel  tempio  pofte  all'Idolo  Bello  % 
Unendo  prima  fjfarfo  il  cenere  per  tutto  il  Tempio  > acciò  che  di  quei  tri - 
~ ‘ " fi'*Pz 


Parte  Prima; . 4*  * 

ft  a p par  t fiero  Porne,  e co  fi  potejfe  inmftigarlt,  e trottarti , come  egli  fé- 
ee,con  loro  enermimo.il  cacciatori,  co’l  me^o  della  cognitione  che  hanno 
delle  pedate  de  gli  animali , quelli  feguitano , e prendono,  di  che  intefe_j 
V^irioflo  quando  diffe  : 

JL  renner  perla  tracciamomeli  cane  c\ 1?  ^ 6 

La  lepre, oyl  capriol  trovare  auergo. 

Cesi  i Giudici  trouano  i ladri ; e però  i fetori, & i Leggici  da  quefli  uè  Sii-  R'un  nh  x 
gì  canario  indicio , per  conuincere  il  mal  fattore  : onde  bebbe  origine  il  L%  }n  ^ 
prouerbio:  Omnibus  veftigijsaliquid  indagare  > per  ufar  gran  diligenza  f H(umt  g% 
in  ritrouar  alcuna  cofa.  dettrumdo 

V^rioflo  di  Sacripante  dice  che  m%n\ 

Cercò  ue  frigio  d* Angelica  bella  * tiTi'JÌu* 

Tqè  potuto  hauea anco  trouarlo.  ' %t 

Ter  l’ojjeruan^a  de*  ue  frigi  la  uolpe  non  uolle  andare  à uifitar  il  Leone , c ù fi.  $7, 
che  fingendo  d’effer  infermo  deuoraua  quegli  animali , che  nella  ff  cionca 
di  lui  per  utfttarlo  andauano  > dicendo  ella  di  non  uoler  ciò  farei 
Quia  me  vefligia  terreni 

Omnia  te  aduerfum  ffeftantia , nulla  retrorfum  • Enea, nel  fuggir  ìaIIaj  Hom> 
minata  Troiai  hauendo  fmarrita  Creufa  fua  moglie , ritornando  indietro  ep.  i . 
per  ritrouarla , dice  ; 

Qua  greffum  extuleram  , repeto  ; & ueftigia  retro  JEn.t, 

Obferuata  fequor  per  nohem,&  lumino  luftrOu  L’Jtriofio: 
lo  guardoli  di  lor  altro  ritrouo,  G 

Che  ne  l arrena  alcun  vefligio  nono . 

Sipoffonoanco  far  gefti  di. non  voler  caminando  lafciar  di  fc  vefligio  al - 
cunoy  per  nafeonder  la  fua  andata,  come  fanno  i ladroni , i quali  per  nc  n 
lafciar  fegno  delle  loro  pedate  vfano  varie  arti ; \ alcuni  cefi  leggiermen- 
te caminano , che  orma  alcuna  non  vi  rimane , che  i latini  dicono  ponere 
ueftigia  leuiter:  altri  fi  calciano  fliuali,  òfearpe  che  con  i loro  piedi  non 
hanno  alcuna  prcportione:  Onero  che  fecondo  che  caminano  uanno  le  lo - 
ro  pedate  cancellando , come  con  la  coda  far  il  Leone  accio  che  i caccia- 
tori non  comprendano  doue  egli  fta  andato,fcriue  Solino,  e della  giumen- 
ta fifleffo  fenffe  Virgilio  dicendo  però  in  lei  ciò  effer  buon  fegno: 
Etgradiensimauerrit  ueftigia cauda.  Georg.;; 

Et  a*  tempi  noflri  alcuni f amo ftìadroni , hauendo  rubbata  una  uacca  ad 
un  pouero  uillano  ,accioche  U pedate  di  lei  non  rimaneffero  nella  flrada 
doue  quella  notte  era  caduta  laneue , calcarono  alla  befliai  loro  fliuali , 
inde  humani  uefìigi  lafciaua . Cacofolennijfimo  ladro,  ac- 

cio eh  e 


4i  t Dell’Arte  de5  Cenni, 

àocbe  dalle  pedate  i fuoifurti  non  fi  feopriffero , bratta  le  belile , che  rub- 
frana  per  l&  coda  nella  [uà  fpeloncaycome  dice  Virgilio : 

— Vs  quaforent  pedibus  ueftigia  retti* 

Cauda  in  $ e lune  am  tratto $ uerfifqueuiarum 
Iwdicijs  raptosjaxo  oc  cult  abat  opaco , 

Qu&rentem  nulla  adfpeluncam  fignaferebant . 

.Altri  s'hanno  calcate  Jef  carpe  alla  rouefcia\  come  alcuni  fuggendo  han- 
no fatto  porre  à i caualli  i ferri  al  contrarioACcioche  da  i loro  veftigi  non 
efferfi  alcuno  indi  partito*  mapiàtofto  ritornato appareffe< 


Parte  Prima^ . 


4*3 


DELLE  CALCAGNA.  Gap.  XLIL 


i Delle  calcagna. 
x Toccarli  le  calcagna, 

5 Mouer  le  calcagna  in  atto  di  correre* 

Delle  calcagna, 

E calcagna  parte  infima  > e Vile  dii  noHro  corpo  fono  * 

ferite  della  uita,  che  la  fomentano  % e portano  doueà 
noi  piace  j da*  quali fu  detto  calcare  > e conculcare  9 
ciò  è con  le  calcagna  premere , e calpefìare  , eh* è 
gefìo  9 come  fi  dìfje  àfuo  luogo , di  auilire  con  eflre- 

}ì)  ma  abiezione  : con  quelle  ancora  fi  fanno  alcuni 

gefii  de*  quali  bora  fi  dirà. 

Toccarli  le  calcagna*1 

Ponendo  fi  le  calcagna  per  l>eftremità,&  per  lo  fine  delle  cofeffà  in  prò  # 2, , 

uerbio  detto  :jLd  calcem  peruenire}ciò  è al  fine  d'ale  un  negocio}tolta 
la  metafora  dal  corfo  de  caualh  quando  giocauano  à chi  meglio  correfje  : 
di  che  Cicerone  dijfe : E carceribus  ad  calcem»  vt  dicituryperuenire  : per - De  amicm 
ciò  il  toccar  fi  il  calcagno,  farà  ge fioche  accennerà  il  fine  d' alcuna  cofayco 
me  il  calcagno , è del  nostro  corpo  la  parte  vltima . In  quello  lignificato 
diffe  iddio  all' antico  ferpente  : Infidiaberis  calcaneo  eins:  Et  è anco  ferii-  Gen.^. 
to:  Ipfi  calcaneum  meum  obferuabunt>ciò  è l'ultimo  tempo  della  miaui - p/al. 5 
ta . Cicerone  parlando  della  morte'.  Unno  video  calcem>ad  quam  cum  fit  Tufi.  1 . 
decurfum}nihil  fit  preterea  extimefeendum^j  s 

Mouer  le  calcagna  in  atto  di  correre. 

PEr  dinotar  la  fuga  di  alcuno  9 fitamo  f oliti  di  dire  ch'egli  ci  ha  pagato  # 3 1 

di  calcagna : HjLriofio  cofi  L*rsò  : 

Frate  bifogna  (Cloridam  dicea) 

Cittar  la fomma»e  dar  opra  a i calcagni . Cij./l.i g£ 

Dante  parlando  dello  J limolo  della  confidenza  diffe  a 

Onde  le  molte  licite  fenepiagne  Emg.  u. 

Ter  la  pontura  della  rimembranza , 

Chefolo  à pi j da  de  le  calcagna* 

Cioè  /limolai  e renai  buoni  à piàngere, 


DELLA 


4 *4  Dell’Arte  de’  Cenni , 

DELLA  CERVICE.  Cap.  XLIII. 

1 Della  ceruice. 

2 Ceruice  dura, 

5 Ceruice  piegata, 

4 Crollar  la  ceruice. 

5 Abbracciar  la  ceruice  altrui. 

Della  ceruice. 

14  ceruice  detta  da  noi  Collottola  è la  parte  pofle - 
riore  della gola, e Sìa  nelme%o  tra  la  nuca, e9 1 tergo , 
co  fi  detta  perche  ella  è come  una  uia  del  ctr tiroidi - 
feendendo  per  quella  i nerui  , che  nel  certbro  hanno 
il  loro  principio  : e fù  dalla  T^atura  di  rotonde , e 
fnodabilì  offa,  che uertebraà  uertendo  fono  detta 
maeflreuolmente  formata , accìoche  con  facilità  fi 
poteffe  in  ogni  parte  volgere ,e  piegare  il  capo, eh9  è dalla  ceruice  foftenta- 
to . lAnco  quejìa  parte  in  bella  perfona  è molto  riguardeuole . Dicono  gli 
amanti, che  niun  oggetto  è più  nago , & amabile  à gli  occhi  loro , che  il  ue - 
der  ondeggiare  Toro  d’una  bionda  chioma  lungo  l’auorio  d!una  candida 
ceruice,  onde  Ouidio  : 

Mocfaciuntflaui  crines , & eburnea  ceruix. 

E Cornelio  Gallo  gran  maefìro  d’amore  : 
jturea  Cafaries,  demiffaque  lattea  ceruix . 

Scriuono  gli  Hi  fiorici, che  tra  gli  Imperatori  Romani  Contamino  Magno 
hebbe  molto  bella,  eproportionata  ceruice , e fu  ripieno  (Fogni  gentile^ 
%a,  e bontà  . diminoruagheggaèla  ceruice  negli  animali , che  tra  i 
bruti  fono  più  genervfi,e  magnanimi,  come  fono  il  Cauallo , & il  Leone , a 9 
quali  la  datura  veftì  la  ceruice  di  folte, & longhe  giube, onde  più  riguar - 
dettoli  rie f cono.  E quindi  fu  da’  Fifiognomi  auertito,che  gli  huomini,  che 
hanno  la  ceruice  pelofà,fogliono  effer  animo  fi,  robuflì,  e liberali . 

Ceruice  dura. 

Velli, che  per  fuperbia  non  piegano  la  tefla  fono  detti  huomini  di  du- 
ra  cerulee, e ceruleo  fi  : il  getto  adunque  di  portar  la  ceruice  dura~> 
farà  tndicio  d’ animo  ineff 'orabile, fuperbo,  & ottmato ,e  che  non  fi  vuole 
piegare jCo fi  difj e Iddio  più  mite  degli  Hcbrei:  Topultis  ifie  durai  cernì - 

cis  ett : 


Parte  Prima-».. 

iiseUanonenim  afeendam  tecum^uiapopulus  duri  ietuicistfi • Et  an- 
cora diffe  à Mosè  : Loquere  filijs  Jfraely  populus  dura, cernici*  es,  fernet  a- 
feendam  in  mediò  tui,&  delebo  tq,& in  molti  altri  luoghi  i 'fritto  l iftef*  f 

fo*Et  anco. Scio  contentionem  tualn^V  ceruicemtuam  duriffimam.E  ncj 
gli  Ulti  degli  UpoHoli:  Dura  ceruice  & incir  cnm  cit fis  cor  dibus ,&  ami-  c«p.  7 1 
bus>vosfemper fpirituifanfto  refifìitis.E  Dauidde  yolendo  dire  che  Id- 
dio caligherà  gli  huomini  ceruicofi  diffe  : Dominus  iuflus  concidet  certd-  vfalut. 
ces  peccatorum.  Cicerone  diffe  anch'egli: Infinto  collo  tumidi s ceruicibus . in  vati». 
Et  ad  incitar  gli  huomini  abietti , e vilifìfuol  dir  in  prouerbio  : T^ondum 
incuruam  ceruicem  lupiter  babet . Horatio  chiajna  quefia  tal  ceruice  in* 
domita* . 

——Mvos 

Seu  caltdusfanguisifeu  rerum  infitta  vexat 
Indomita  cerulee feros. 

« A quefio  accennò  Dante  mentre  fece  dirad  Omberto  Uldobrandefio}cht 
fàd? animo  fuperbo,edi  dura  ceruice , e perciò  la  portane  nel  purgatorio 
piegata'}&  oppreffa  da  vn  pefante  macigno: 

E s’io  non  f off  impedito  dal  faffoy 
Che  la  ceruice  mia  fuperba  doma. 

Onde  portar  conuiemmi  il  vifo  baffo. 

Cotefli  eh* ancor  viue  > e non  fi  noma  > v 7 

Guarderei  io>per  veder  s'il  conofco 
E per  farlo  pietofo  à quefia  [orna. 

Ccruicc  piegata^ 

IL  portare  la  ceruice  piegata  è atto  di  meSìitia>  è pero  è fcritto  neWEc - • J . 

eie fiafìico:Trifìitia cordi* flettit  cernicem.EGier  ernia:  Quomodo  de-Cap,  ig. 
iecit  ceruicem  Moab,  & confufus  efl  ì Rtfpprefenta  anco  miferia,  e f erut- 
ti*', Onde  fi  legge  appreffo  Filone: 

Haud  folitum  e !ì  feruile  caput  fe  attollere  rettum, 

Semper  at  obliquum  colla  retorta  gerit . Tropertio  : Lib,i . 

Uttum  demiffis fupplex  ceruicibus  ibam . 

Et  è fentto:  Humiliatus  efl  Mudi  am  cor  am  filijs  I fradice  potuerunt  vi  Giudo, 
tra  ceruìces  eleuare.Vn  fimil  gefìo  notò  Virgilio  ne"  buoi  infermi  dhtido: 

Ud  terramque  fluit  deuexo  ponderi  ceruix.  Gicrg.$. 

E Lucano  de%Caualli  dtffcj  : 

Eeffa  iacet  ceruix,fumant  fndoribus  artus.  Vh*rf*l  \ 4 

La  ceruice  molle, e piegheuole  è indicio  d'animo  docile  & bumtle,comcu 
ne'  cavalli  e fermentiamo:  Onde  Horatio  diffe: 

Emgit  equum  tenera docilem  ceruice  magìfler  ipìflMb.i ; 

Hhb  ^ Ire 


4xé  * Dell’Arte  de’ Cenni, 

Itt  viam  l qui  mflrn  iquts . 

. t-S domane  disde  al  padre  vn  fauio  documento  intorno  V allenare  il  figli 
Mtet,  mio' dicendo:  Curua  ceruìcem  eius  in  iuuentutet  ne  forte  induret > & erit 

tibì  dolor  anima . 

Crollar  la  ceruice. 

QVefloèvngefio  dì  vanità,  e di  far  pompa  di  fe  fileffo:  Cicerone  coft 
rvsò  dicendo  :Tamcn  ne  putamus  patronum  tuum  in  hoc  crimine 
certiiculam  lafiiaturum,  & populo  fe  ad  coronam  daturum.  Quintiliano 
hìbtxs*  li  riferito  dal  Torta  nelfuo  libro  della  Eifiognomia  dice  : Videbis  quofdam 
qui  ceruìcem  huc , atque  illue  infilando  deteguntfìultitiam . E Vlutarco 
nella  vita  d'jLlcibiade  dice  c’bauea  familiare  quello  ge fio , efappiamo , 
chey  fe  bene  nella  fua  virilità  eglifàgenerofo,fu  però  neWadolefcen^  ef- 
feminato . Quefto  atto  è proprio  de * canali i,  & loro  na  turai  gefioy  e peri 
Ouidio  dijfe  : 

tpiiì. 4.,.  Siuefèrocis  equi  lufilantia  colla  recuruas 
E Lucano  in  poematio  ad  Tifonem  : 

— Modo  torquet  in  auras 
Flexlbìles  rifitus,&  nunc  ceruice  rotata 
Incipit  effufos  in  gyrum  carperecurfus. 

Abbracciar  la  ceruice. 

f TJ  ' *Atto  dì  grande  amore . Ouidio  fa  per  Saffo  dirà  Faone  ; 

* * * JH  Sape  tuos  nofìra  ceruice  onerare  ìacertos , 

^ aI*  Sape  tua  videor  fuppofuifje  meos . Et  Horatio: 

Donecgratus  et  am  ubi 
‘HfC  quifquam  potsor  bracino,  candida 
Ceruici  iuuemsdabat 
Terfarum  vigui  I{ege  beatior . 

E Mufeo  di  Leandro,e  di  Hero  diffe: 
vimbrofiam  veri  ceruìcem  amplexus  amata  • 


dei; 


Parte.Prmù,  ; 4*7 

DELLE  SPALLE.  Cap^  XLIIII. 

1 Delle  fpalle. 

2 Volger  le  fpalle." 
j Tergiuerfare, 

4 Pefo  fopra  le  fpalle. 

5 E (Ter  quadrato  Belle  fpalle  * 

6 Effer  gobbo. 

7 Deponer  il  pefo  delle  fpalle;. 

8 Stringerli  nelle  fpalle. 

9 Alzar,&  abbaflar  le  fpalle. 

i o Eller  portato  fopra  le  fpalle.’ 

1 1 Hauer  alcuna  cofa  dietro  alle  fpalIeJ 
i\  Gittarli  alcuna  cofa  dietro  alle  fpalle. 
i } Vrtar  con  le  fpalle. 

DelleTpalle." 

Nco  le  fratte  [ono  membri  principali  del  nofiro  corpi  % 1 * 
nelle  quali  confi fie  Inforca  maggiore  dell'buomo , poi 
che  con  le  (palle  i grani  pefi  fi  fomentano  > ilebe  diede 
materia  di  formar  bella  metafora  trafportando  que- 
§ ìa  fortezza  aWimprefe  dell'animo  : Onde  tìoratio 
difre^j  : 

Sumite  materiam  vcflrisquifcribitistiquam 
yiribusy&  verfate  din  quid  f erre  recufent,  In  fotu 

Quid  valeant  humeri* 

Il  qual  precettore  mi  farà  detto  ,non  effere  flato  da  me  ojfcruato , hauenà 
domi fottopofto  al  grane  pefo  di  componer  quell'opera  Jproportionata  al- 
le deboli  forze  del  mio  ingegno  irifpondendo  confederò  ingenuamentCyCO - 
me  già  in  altro  propofito  di  [e  fieffo  diffe  il  Tetrarca,che  queffimprefa, 

E d'altri  homeri (orna  che  da  miei*  scn,s* 

Ma  fenon  hauerò potuto  fofficientemente  foflenerla  mi confolerò  diba- 
tterla almeno  defiata  à chi  per  auetura  dopo  di  me  potrà  degnamete  trat 
tarla . Nelle  fratte  anco  oltre  Inforca  fi  cofìdera  la  bette^a,  e la  brutte^ 

7&>  perche  fi  come  t gobbi , & altri  in  qnefta  parte  mancheuoli  fono  moì • 
to  deformi , come  àf ho  luogo  fi  dirà  j Cofi  la  bellezza  delle  fpalle  è de  fide- 

. Uhi)  2 r abile,  * 


4^8  BclPÀrte de  Cenni, 

t abile ,e  riguardevole > e però  Virgilio  lodando  Enea  diffe: 

**1,  « Os  humerofque  Dcofimilis 

E con  le  (palle  acetnnandofi  più  co(e,bùra  di  quefii  cenni  {'tratterà. 

Volger  le  fpalle. 

, Z*  IR % dirolerfi  partire,  (epurare,  ò dffeordare  da  colui  ,ò  da  quella 
JL j co(a,  alla  quale  fi  volgono  le  (palle,  accennando  di  voltami  anco  L'a- 
* rumo.  Il  Latino  dice  vertere  terga, & dare  terga \ Ce/ar  e dilla  guerra  de * 
Trance  fi  dice  : Vt  ne  vnum  quidem  noftrum  impetumferrent , ac  fìatim 
terga  verterent.  Virgilio  nelle  Georgica: 

Zip.  x.  jiHi  fj0S  verfa  fuga  vi  fior  dare  terga  coegit . 

E Vr opertto  di  Cleopatra , e di  M.  Antonio  dice: 

Uunc  infamis  amor  verfis  dare  terga  carinis 
ìuffit,&  externo  quarere  in  Orbe  fugam. 

Dante  parlando  della  fuga, che  tolfero  le  genti  d*  Annibale,  quando  furono 
Inftr.  ai.  da  Scipione  africano fuperate . 

Quandi \Annib al  co*  fuoi\diede  le  (palle 
E dì  Lucifero  che  à Dio  ribellò  dice: 
farad.  9.  flje  prja  y0[fe  / e jpaue  al fuo  fattore. 

l>(el  Trionfo  della  Carità  il  Tetrarca  di  Golia  parlando9, 
vi  cui  tutto  Ifrael  duna  le  (pallet  . 

_ n 11  Tuffo  fa  che  Creano  dice  ad  Argante: 

- fi  jpeffo  le  (palle  anco  volgefti 

Fidando  affai  ne  le  veloci  piante.  l**ArioHo  di  Bradamante  dtffe : 
Stette  alquanto  à pen(ar,e  poi  nfolfe 
G.  13.JI  voler  dar  à Mont’Mlban  le  (palle . 

FperdircheilSoldffcendeuaall'occafez 
Triflano  Ci  arriuò,che  il  Sol  già  volto 
G.i i.fi.Bs  Hauea  le  (palle  a*  litti  di  Siuiglia . 

E per  ejprimer  d’hauer  la  Fortuna  contraria  diffe  s 
5 Ma  (e  fortuna  le  {palle  vi  volta . 

Et  anco  fi  dice  voltar  il  tergo.  U*Ariofio» 

C. 40  1 $Voltò  fortuna  d i Sar acini  il  tergo . 

E Dante  diffe  dar  le  reni  : 
ftrtuL  4.  Che  vinta  mia  virtute  dìe  le  reni . 

Il  Tetrarca  in  luogo  di  morire  dìffcj  : 
pwx»  $•  Ch* al  cieco  mondohd  già  upltc  lejpqffc. 

Ter  gir*à  miglior  hita* 


419 


Parte  PfiftMb'r 

Tefgiuerfare . 

Il  tergìticrfare  non  è atto  di  totale  diuifione,  ò fepùàitìone , madico - 4 3 

Iucche  fingendo  di  fuggire  tuttauia  fà  difefa  : E perciò  è geflo  di  fi - 
mutati  onc , e difraude  ; & è naturale  della  permeerà  quale  dall'uccella- 
tore fuggendo,  e jpeffofeimandofi , dandogli  jperan^a  di  prenderla  ,lo  al- 
lontana da3fuoi  pulcini , che  hà  prima f òtto  lo  tirarne  nafeofti,  e così  la  lo- 
ro ulta  afficura  ; come  Mittotile,  e Vlutarco  fcriuono . In  quetto  modo 
tai*hor a gli  attuti  Capitani  con  fimulata  fuga  conducono  i nemici  che  li 
feguono  ne  gli  aguati ,e  nelle  preparate  infida.  Così  i Varthi  fuggendo  fe- 
riscono : de3  quali  Virgilio  : 

Eidcntémquefuga  Vartbum , verfìfque  fagittis. 

Così  f attua  Camilla  come  l’ifleffo  Toeta  racconta  : 
llla  etiam  fi  quando  in  tergum  putfa  recejjit 

Spicula  conuerfo fugientiadingit  arcu . Simile  à quel  che  diffeilT affo  : G<.c*g,f. 
Wei'affalir  fon  pronti,  enelritravft , c.i./i.  50, 

E combatton  fuggendo  erranti , e {par fi.  E di  Clorinda  diffe  parimente: 

Hor  fiuolge,  hor  riuolge,  hor  f ugge, hor  fuga , 

fi  può  dir  la  fua  caccia , ne  fuga . .fi  j j ; 

Cicerone  trafportò  quetto  geflo  alle  contefe  litterarie  dicendo : Quid  ter - 
giuerfamur  Epicure,  nec  fatemur  eam  nos  dicere  voluptatem , quam  tu 
idem,cum  os  perfricutfliffoles dicere  ì Quintiliano  lafciò  fcritto  : lS(pn-  tib.i.c,  15. 
nunquam  terga  etiam  dediffe  fimulata  fuga  proderit.  I Leggifli  chiama- 
no tergiuerfatore quello, che fraudolentemente abbandona  l'accufa.Ter - Dig.ads.c* 
giuerfari  ett  ab  accufationt  difeedere  dice  Marnano  Giureconfuito . Tuyil.  L • 

Pefofopralefpalle. 

IL  getto  d'hauer’un  pefofopra  le  {palle  farà  fegno  dipartenza , e di  to-  9 * 
leran%a  \ ilche  fi  tfprimerà  con  l* abbacar  la  tetta^ncuruarfi,  e far  le 
{palle  gobbe.  Cicerone  di  quetto  cenno  metaforicamtnte  feruendo  fi  diffe  ; 

De  Summa  B^eip.taceo,  quam  vos  vniuerfam  hoc  iudicio , veflris  inquam 
humeris,  ludices  ,futtinetis.  Et  i Senatori  principali  fono  detti  ^Atlanti Pro  r~'  p’ac~ 
della  F^ep.quafì  che  con  gli  homerì  loro  la  foflentino ; come  differo  i Voeti 
efferii  Cielo  dq  Atlante  fottentato  * Dante  così  diffe  : 

Ma  chi  penfajfeil  ponderofo  thema , Parad,  ,2 

E l’bomcro  mortai, che  fe  ne  carca 
*Hp'lbiafmertbbe  fe  fott’effo  trema . 

jltrumna,  dice  Cicerone , efl  tigritudo  laboriofa , E diffe  anco  : Labore  s ^ 

nonfugiendosarumnas  nominarunt , e però  le  fatiche  di  Hercole  furono  jytfinib 
dette  erumne : onde  Tlauto  diffe : Superauit  arumms fuis arumnas  Her - 1» pafa  ' 
culi*:  ma  ciòfà  metaforicamente  detto}  permche,per  opinione  di  tetto, 


4 3°  Dell* Alte  de  Cenni  l 

propriamente  erutnna  era  detta  quella  forca,  nella  quale  i riandanti,  con 
l'interpofition  d'utia  tauolaportauano  in  J palla  le  toro  farcine  legate^  * 
lequali  da  Mario  fuo  autore  furono  poi  Muli  Mariani  chiamate:  e quindi 
le  grano  fefome , malageuolida  fopportare  furono  erumne  dette . Giulie 
Frontino  lafcìò  ferino  : C,  Marius  recidendorum  impedimentorum  gra - 
tia3quibusmaximè  exercitus  agmen  oneratur,uafa>&  cibaria  militum  in 
fafciculos  aptatafurcis  ìmpofuit > fub  quibus  & facile  onu$}  & facilis  re - 
quieseffet * 

Eflerquadxato  nelle  fpalle. 

Il  far  con  le  braccia  geflo , che  alcuno  fta  della  perfona  quadrato , è di 
f ortt^a  argomento,  ilqual  getto  fu  da  Virgilio  nella  perfona  di  Da- 
rete così  effreffo : 

Oftenditque  bumeros  latos,alternaque  iattat 
Brachia  protendens,&  verberat  iffibus  amai  . 

Il  mede  fimo  "Poeta  dice  che  Enea  hauea  teff  alle  larghe  : 

— — Lato  s bumeros  fubieffaque  colla 
Vette  fuperffuluique  inflernor  pelle  leonis. 

Curtio  deferiue  Meff andrò  Magno  di  flatura  picciolo  , ma  di  forma  qua- 
drata* E Zonata  fmilmente  racconta  che  Cottantino  Magno  h ebbe  gli 
homeri  grandine  larghi  ,e  la  cerulee  gr  off a . Platone  forti  quetto  nomc^> 
dalla  largherà  delle  fue  ffalle . Et  il  Tuffo  di  Guelfo  diffe  ; 

: Ben  il  conofco  àie  fue  (balle  quadre . 

Effer  gobbo. 

Q Vello  getto  d'effer  gobbo  può  accennare  un' huomo  trittoìattuto,& 
indegno  d'bonor  e:  come  nella  diuina  legge  il  gobbo  era  {limato  in- 
degno del  Sacerdotio  ,quafi  che  baueff  e unafarcina  di  trifteoge , eche_s 
portandola  di  dietro, non  la  uoleffe  uedere.  Effendofi  fognato  Domitiano 
d' effer  dmenuto  gobbo , fu  dagli  *Aur  uffici  interpretato  effer  augurio  di 
preueder  le  cofe  future, ma  in  effetto  fu  prodigio  deila  fua  riolente  morte  % 
& infamia  del  fuo  ncme.Sono  i gobbi  fimili  a 9 Delfini,def  gioucCnetti  ama- 
tori . Il  farft gobbo  è anco  atto  di  raccoglier  le  for^e  per  offender  mag- 
giormente: e però  l’Miofio  di  Ruggiero  quando  affali  Rodomonte  dice _ : 

E su  la  lancia  fè  le  j falle  gobbe , 

E sfidò  i'^frican  con  uocc  altera . 

Gio.Battifta  Porta  nel  fuo  libro  dell'bumana  Fiftognomia  dice : *Apudme 
omnes  mutili  improbi  funt,  &pef[imi  omnium  gibbo  fi . 

Deponcr  il  pefo  delle  fpalle . 

I*  Mìo  di  liberar  fi  da  qualche  gran  moleftia  \ che  così  è ufato  da'  buth 
J ni  feriti  ori*  il  Petrarca: 


Poi  che 


Son.  7 r 


Caut-ip. 


,8 


Parte  Prima^.  4?* 

Poi  che  fei  fgombro  de  la  maggior  [alma, 

Valtre  puoigiufo  ageuolmente  porre y 
Salendo  qua  fi  vn  pelegrino  / carco  • Et  altroue  : 

— — Latin  /angue  gentile 
Sgombra  da  te  quefte  grauofe  fome. 

VA  rio  fio  di  Carlo  Imperatore  diffe  : 

E ne  ftaua  co*l  cor  lieto, e co’lvifo 
jyhauer  gittato  intolera^il  pefo, 

Che  li  fu  f opra  gli  bemeri  fi  grette , 

Che  fìarà  vn  pegj^o  pria  che  fi  rileue  • 

Stringerli  nelle  fpale. 

Egitto  di  mifericordia,e  di  compaffione , che  fi  hi  di  colui , al  quale 
non  fi  può  dar* aiuto,  come  leggiamo  apprefo  l*Ariofto  : 

Marfifa  fi  refìringe  ne  le  f pale , 

E*  quel  che  fol  può  far,  ledi  conforto . C.41  /?,  17 

Et  per  atto  di  p attenga  l*vsòil  Boccaccio  quando  parlando  del  Contedi 
Anguerfa,al  quale  la  Giannetta, no* l conojcendo,  hauea fatto  villania, d> 
ce:  ydì  il  Conte, e do  If egli  forte:  ma  pure  nelle  Jfalle  riflretto  co  fi  quell'in - Gier.  % a 

giuria  fofferfe,come  molte  altre foflenute  hauea . Nou.%* 

Alzar,&  abballarle  fpalle, 

E Getto  vile , & adulatorio,  del  quale  Quintiliano  diffe  : Humerorum 

tarò  decens  aìleuatio,atque  contrario  eft  : brewatur  enìm  ceruix , *9* 

tr  geflum  quemdam  humilem,atque  feruilem , & quafi  fraudolennmfa*  Lt' 1 1 
cit, curri fe  in  habitum  adulationis,admirationis,metus/fingunt . 

Effer  portato  fopra  le  fpalle. 

QVeflo  atto  di  portar  fopra  le  {falle  e di  gran  pietà , e di  grand'bono - 4 j Qe 

re,  & è naturale, poi  che  vediamo  eh*  egli  è fatto  da  alcuni  anima - 
li, come  Virgilio  dice  del  I{è  dell* api: 

Etfapeattolluntbumeris.  Georgi 

£ cofi  fuol  anco  far  V Aquila , la  quale  infegnando  a volare  a*  fuoi  Aqui- 
lini felipone  f oprale  J falle ; onde  Mosè  volendo  moflrare  quanto  f off cs 
flato  grande  f Amor  di  Dio  uerfo  il  popolo  d'ifraelle  diffe  : Sicut  Aquila 
prouocans  ad  uolandum  pullos  fuos  affumpfit  eum,  atque  portauit  tn  ini - 
merisfuisXofi  Enea  portò  Anchife  fuo  padre  fuori  dell'incendio  di  2>fl- 
ia,dopo  hauergli  detto: 

Ergo  age  care  pater  ceruici  imponer e nofira,  À 

lpfe[ubitohumeris,necmelaborifìegrauabitì 

Quo  res  cunque  caàent,umm &communepericlum , 

Vnafalus  ambobus  exit * V Arlotto  di  Cloridano,e  di  Medoro  diffe: 

-r  FHll 


4 31 


DcIPAfte.de’  Cenni, 


Fu  il  morto  J{è  su  gli  bomeri foffefo 
C<IM-  dì  tramenane, irà  lor  partendo  il  pefo . 

£ Dante  dice  che  fu  nell'Inferno  da  Virgilio  portato  fuori  del  peficoh 
Comedi  maeflro  mio  per  queluiuagno 


s$7 
Gan.z$ 


73 


ortandofene  me  foura'l  fuo  pettOi 


Mmddib.  7 


Come  fuo  figliole  non  come  compagno i 

Voi  per  gran  fegno  d'honore  ciò  è flato  fatto  a' grand ijjìmi  Trencipi:Epe° 
vòft  legge, che  fucceffa  la  morte  di  Gordiano  Imperatore  effendo  di  lui  ri* 
ma  fio  vn  picciolo  nepote  natod’vna  fua  figliuola , che  il  glorio fo  nome  di 
quello  fuo  auolo  riteneua  , quem  cum  domi  ludibundum  offendi ffent , im * 
ppfitum  in  humeros , per  mediamferehant  multitudinem  plebi  oflentan • 
te$y  ac  nepotulum  Gordiani  dtftitantes,  vocantefque  eum  nominatim  po* 
pulo  acclamante . Il  qual  co  fiume  è meritamente  flato  nella  Chiefa  Ro- 
mana riceuuto  j effendo  in  quefla  maniera  portato  molte  volte  il  femmo 
Pontefice,  non  tanto  per  dignità , quanto  perche  il  fuo  viaggio  fia  piu  fpe- 
ditOychene * vecchi,  quali  per  lo  piùfogliono  efjerquefli  Tontefici,èdiffi - 
cile, e tardo , e perche,  come  Vicario  di  Chrifto , fia  à tutto  il  popolo  mag* 
giormenteriguardeuole  ; & egli  parimente  peffa  meglio  il  fuo  gregge  ve* 
dere  ; epià  commodamente  da  luogo  eminente  benedirlo  . Il  portar  pari* 
mente  i cadaueri  de'  Trencipi  alla  fepoltura  {opra  le  /falle  diperfont^t 
nobili  è flato  coflume  degli  antichi, anco  ne'noftri  tempi  cfferuato.Sueto * 
In  tubetti.  n-lQ  nene  ejrfeqUtf  di  Cefare  dicale  Cium  prò  rofìris  in  forum  magifiratus , 
4*  & bonorìbus  funtti  detulerunt . Et  il  mede  fimo  del  funerale : d'*4uguflo 

inGfiau.  dice:  Senatorum  bumerisdelatusin  campum  crematusefi • Il  Boccaccio 
eap.ioo.  nclfeffequie  di  Gabriotto  dice  : Non  à guifa  di  plebeo, ma  di  Signore, fo* 
N&J0™  **'Pra  gfc  bomeri  de 3 più  nobili  cittadini  con  grandi, filmo  honore  fù  portato 
alla  fepoltura. 

Hauer  alcuna  cofa  dietro  alle  fpalle, 

Slcomel’hauer  alcuna  cofa  dinanzi  la  faccia,  e fotto  gli  occhi , è atto  di 
uederla,conofcerla,e  ben  intender  la', così  batterla  di  dietro, non  poten* 
dola  ueder  e ,eff  rimerà  ignoranza  ; operò  Dante  volendo  dire,  che  uno  in* 
tenderà  quello  che  bora  non  intende,  dice: 

_ . S3io  poffo 

Moflrartiun  veroià  quel  che  tu  dimandi 
Terrai  il  vifo,  come  tieni  il  doffo • 

E poi  volendo  dire , che  l'hauea  fatto  capace  di  quello  , che  prima  non  in - 
tendeua  foggiung ev  : 

Hor  quel  che  Pera  dietro,  t*è  d’auanti. 

Il  Tetrarca  nel  Trionfo  dimòre  dice  : 

Dubbia 


*1 1 


fàrad.S, 


Parte  Primi».  43J 

Dubbia  fpéme  dauanti,e  b'reue  gioia 
*Tenitentia,e  dolor  dopo  le  [palle. 

Ma  effetti  alcuna  cofa  alle  /palle ^intende  che  tifiajVicinai  & a * fianchi , 
tome  l'vsò  il  Tetrarca. 

— — La  vita  * c**k,  t?. 

F ugge, e la  morte  riè  fottra  le  galle , E Virgilio  : 

Ecce  volatycalcemque  terii  iam  calce  Diorcs 

Incttmbens  bumerìs.  < K ¥ 

Gittarfi  alcuna  cofa  dietro  alle  fpalle.  c 

Accenna  fpreggatura , e di  non  curar  quella  cofa , che  i latini  dicono 
poflergare , ciò  è pofl  tergum  proicere , & in  quello  concetto  leg - 
giamo  nella  diurna  fenttura . Tu  autem  eruifìi  animam  me  am,  vt  non  pc-ifùe.$%. 
nret:  proiecifli  pofl  tergum  tuum  omnia  peccata  mea . Efopo  finfe 
ogrivno  haueffe  due  facchoccie  l'vna  dinanzi,  e l’altra  didietro , e ebes 
in  quella  ebe  fi  hauea  fril  petto  foffero  ì uìtij  altrui , & in  quell’ altra  che 
rihaueafopra  le  fpalle  foffero  i mancamenti  nofiri , per  accennare  che  ue - 
diamogli  errori  de  gli  altri , manoni  nofiri , à che  allude  Catullo  quan- 
do  differ  ì 

"*—  Suus  cuique  attrìbutus  e fi  ètrór , 

Sed  non  uidemus  manti  c a quod  in  tergo  e fi.  E Ter  fio : 
Vtnemoinfefetentatdefcenderenemo 
Sedpracedenti  fpeftaturmantica  tergo . 

Vrtar  con  le  fpalle  . \ 

E'  Gefio  di  raccogliere  tutte  le  forge  per  atterrar  alcuna  cofa,  e co  fi  è • 1 3 * 

fegno  di fortezza,  e di  uiolenga.Sanfone  mando  con  le  fpalle  nelle  r 
porte  di  Gaga  città  di  Filifiei  le  ruppe,  e J palancò  , e recatefele  in  “ te  * 
galla  le  portò  (oprali  monte  d’tìebr enne . E Tandaro  appreffo  Virgilio:  j£n 
Tortam  vi  multa  conuerfo  cardine  torquet , 

Obnixus  latis  bumerìs. 


DE  I 


434 


Dell’Arte  de’  Cenni , 

DE  1 LOMBI.  Cap.  XLV. 

► Dei  lombi.  * 

a Cinger  i lombi. 

5 Cingerli  co'l  àlida. 

4 A gitarei  lombi. 

5 Lombiinfermi. 

Dei  lombi. 

Lombi  fono  quella  parte  del  corposi)  è dalla  cintura  al- 
le natiche  j da9  quali  difeende  il  venereo  liquore  : On- 
de per  quefti  è lignificata  la  generatone  de9  figliuoli  : 
E però  Iddio  dijfe  à Giacobbe  : egesde  lumbistuis 
egredientur . E S . Vado  dice  che  Lem  defeendente  di 
u ibrahamo  adhuc  in  lumbis  patrijs  erat  quando  ob - 
uiauit  ex  Melchifedech . E perche t colombi  figliando 
ogni  mefe  i loro  lombi  effereitano  continuamente  % colùmbi  perche  colant 
lumbos furono  latinamente  nominati . 

Cinger  i lombi. 

Petto  cinger  fi  de9  lombi  è getto  di  raffrenar  la  lorolafciuia  co'lfre - 
v/  no  della  continenza,  e della  caflità:  Co  fi  viene  da9  fa  cri  Dottori  m - 
ita.  ii.  terpretato  quel  diurno  precetto:  Sintlumbi  vefiri  pracin&t,ciò  è che  fiate 
i . Par. i • cafliye continenti. E cofidìffe anco  S.Tietro:  Succinoli  lumbos  mentis  ve- 
M Ephef  6 ftra  fobrìj fperate  in  eam,qua  vobis  offertur  gratiam.E  S.VaoloiStatefuc 
cinffi  lumbos  veflros  in  ventate . Dauidde  dopo  che  hebbe  commeffo  il 
E fai.  37.  peccato  dell9  adulterio  dijfe:  Lumbi  mei  impleti  funtìllufionibus . E Salo ? 
fr$u.  31.  mone  d'vna  donna  bonetta.  Accinxit fortitudine  lumbos  fnos, lignificando 
che  ci  vuol  gran  fortezza  à raffrenar  gli  empiti  della  carne, maffim  amen- 
te nella  donna  che  ha  piàJìimoli,&  è più  fragile. 

Cinger  i lombi  col  cilicio. 

a . 1V/T  ^ ^ tinger  poi  i lombi  co9l  cilicio  è fegno  non  folo  di  c affitti -,  ma  di 

* * * J.VL  penitenza  ancora , macerando  la  propria  carne  con  l'afprezz * del 

cilicio, ch'era  vna  cenghia  formata  di  peli  di  Camelo , e difete  di  Cinghiale 
pungente, e ff  iaceuole  oltre  modo, la  quale  ftrettamentefopra  la  nuda  car 
ne  fi  cingeua, detta  cilicio, perche  fu  primieramente  in  Cilicia  ritrouata,& 
— - 8*  fotta  in  vfo . La  caffiffima  ycioua  Giuditte  babens  fuper  lumbos  fuos  ci - 

~ " " licium 


Gen.  3f. 
AdHebr.j. 


Parte  Prima*.  4ff 

iictum  ieiunabat  omnibus  diebus  vita  fu  a. Gli  Hebrei  da  Barbari  oppref- 
fiinfieme  co'l  Mac  abeo  loro  Capitano  pregauanoDiolumboscilicijsprA-%M^M 
cinti i,&  ad  altaris  crtpidinem  prouoluti. 

Agitar  i lombi. 

S^irà  gefìo  lu(furiofoi&  impudico  proprio  dette  disbonefie,  & impudi- 
che perfone, poi  che , come  diffe  Faufto:  «4« 

— Calidos  habitat  tafeiuia  Ih  mbot.  €§•* . spigrì 

E Marnale  delle  donne  Gaditane, che  fataci ffmc  erano  dice:  1 *9* 

Vibrabuntfine  fine  prurientes, 

Lafciuos  docili  tremore  lumbos . 

E perche  i vecchi  fono  impotenti  alle  imprefe  veneree,  dtffe  argutamen- 
te Catullo  ; 

n dico  puerisyfed  bis  pilofis 
Qui  durosnequeunt monete  lumbos. 

lombi  infermi. 

IL  toccarficonambele  mani  i lombue  con  difficoltà  caminare  faràge - 
fio  d* infermità , debole^af  & impotenza, perciò  che  la  robufiex^a  del 
corpo  humano  confitte  principalmente  nella  fermezza  de  i lombh  e perciò 
da  i Latini  è detto  cium  bis  coluì>ch%  è debole,  come  delle  Vernici  diffe  Vii- 

imo  : Fotta perdixpragrauem,&elumbemfefmulansaucHpantemfTU-Uio  e.$ia 
fiatar . 


Ili  % 


©ELLB 


4 3 * : Dell’A  rtc  de’  Cenni , 

- 4 » % 

DELLE  RENE.  Gap.  XLVf. 

i Delle  rene* 

. % Cinger  le  rene. 

* 3 Difcinger  k rene. 

Delle  re  ne. 

He  tra  le  rene,&i  lombi  fia  differenza  non  folo  quan- 
to alla  fo  fianca, ma  etiandio  quanto  al  /ito,  offre ffa- 
mente  fi  prona  con  l’autorità  d'Ifaiaffl  quale  di  Cbri 
fio. S.N. parlando  diffe:  Erit  iufbtia  cingulum  lum- 
boru  eius,&.frdes  cinflorium  renum  eius-.Tlinio  me- 
defimamente  additandoci  il  luogo  > oue  le  rene  fono 
fituate  dice  : Summis  adbarent  iumbis.  E ben  vero 
ebeeffendo  le  rene  cangiante  con  i lombi  fer nono  parimente  all'officio 
detta  generatione . :t.v 

Cinger  le  rene.  . 

OVefF atto  accennerà  cafìitd.come  s’è  detto  del  cingevi  lombi . Del - 
l’angelico  Dottore Temaffo d’equino  cordicela  Chicfa  Sant*-  : 
Brett . Eow  ^er  quietem  fentire  uifus  fftfibi  ab  angehs  conflringi  lumbcs}quò  ex  tem 
U&  7'Mar.pore  omni p flea  libidini sfenfu  caruit . Dauidde  pregando  il  Signoresche 
pfrl.if.  lohberaffe da  gli {limoli della  carne diceuaiVre  renesmeos.  Et effendogti 
pfal  71.  fiata  concedutala  gratta diffe poi :I{enes mei commutati flint*  Iddio  diffe 
Txoà  ^ ^ Hebrei  quando  doueano  mangiar  l'agnello  Tafquale  : Rene*  veftrop 
0 *lz  accingete,  per  accennare  la  cafhtàyche  offeruare  doueano  quelli  che  della, 
carne  dell' immaculato  agnello  GlESfs  CHBJSTQ  nel  venerabile  Sa* 
cramento  deWEucarifiia  fi  doueano  cibare. E per  atterrire  i Sacerdoti,che 
al  diuino  facri fido  caframente  fi  debbano  accofìareytra  gli  altri  uè ftimen* 
tt  facerdotati,vi  è anco  quello  che  Campeflre,ò  Femorale  è detto, co%l  qua- 
le fi  cuoprono  le  pudende, t fi  cingono  le  rene,  vt  caftigetur  corpus , & in 
feruiìutem  redigatur.  Cinger  le  rene  di  corda  è anco  gefio  di  humiltà,e  di 
abiettione.  Giobbe  per  mo  firare  che  Iddio  conculca  1 fuperbi  diffe  : Bai - 
uh,  2 a.  theum  Hjgum  ctiffoluit , & pr  acingit  fune  renestorum . Dante  introduce 

il  Conte  Guido  da  Forlì>cbe  s' era  fatto  frate  de’  Zoccoli  à dire  1 
hfftr,  17.  Io  fui  bum  di  arme, e poi  fui  cordigliero . 


Difetta 

^-4  ■* 


Parte  Pfimaj«  4J7 

Difcingcrlc  rene. 

E S fendo  quello  atto  contrario  menerà  contraria  fignrficatione  > & - 

accennerà  diffoluteT&a*  Ifaia  deìThuomo  giuHo  diffe:  Tfon  feiuetur  * 

cingulum  renum  eius . Le  vergini  andauano  anticamente  cinte  con  vnau 
fafeia  di  lana  >coyl  nodo  d’Hercole, per  augurio  di  felicità  di  prelevarne  fu 
Hercole,che  hebbe  fettantafigliuoli9ne  queflo  cinto  era  loro  fcioltofeno 
dal  marito  la  prima  notte9  che  alla  moglie  s'accoftaua*  come  ferine  Fefto 
Tompeo^onde  hebbe  origine  quelprouerbio:  S ol u ere  %onam\  per  le uar 
la  virginità  9e  però  Gnidio  : 

C aflaqu  e fa  llaci  gona  recin  fi  a manti • a » 

Et  apprejfo  ilmedefìmo  Toeta  Deianira  dice  ad  Hercole ; 

Tfec  te  M&onia  lafciuamore  puella,  Mp.$> 

Incingi  gona  dèdecuiffe  pudet  i £ Catullo  diffe  ; 

Tefiiistremulusparens 

ìnuocat  tibi  vìrgines 

Zonttla  foluunt  ftnus.  litaltroue; 

Tarn  gratumehmihi9  quàmferuntpHell& 

Temici  aureolumfuiffe  malum 
Quhd  Zònatn  foluit  din  ligatam • 

Sàrà  adunque  queiì'atto  di  dipingere  le  renefegno  nelle  donzelle  di  no'gr 
>&  nelle  donni  di  carnale  eongmgimento* 


Vi 


siila?  caia? 

«W*fc 

staa?  ss*!?  ogjiaj  «Èia? 

SW®  <$«3»  <£¥$) 

ssaa?  ?i*i?  saia?  ' 

£«¥*>  i&tm  <$ìfSd 
e£*ì?  CfM? 

C&F9ò 


DEI. 


4 3 ? DclPArte  de’  Cenni’, 

DELLA  CODA.  Cap.  XLVII. 

s Della  coda* 

% òtrafcinarla  coda. 

3 Tirarli  la  coda  trà  le  gambe. 

4 Lufingarcon  la  coda. 

' Della  coda. 

li  huomim  prudenti  vedendo  con  quanta  prouidéga 
lavatura  nella  formatione  di  tutti  gli  animali  era 
proceduta  y e come  nella  di fpofit ione  de*  corpi  loro 
era  fiata  à gli  irragioneuoli  cortefe  di  varij  orna- 
menti, che  nell’huomo  non  fi  ntr cuano Mimando  di 
operar  bene  quando  le  atttioni  dell'ittefia  Natura 
vanno  imitando , conforme  à quello  che  Sciptones 
ttppr e ffo  Cicerone  diceu a ; In  hoc  fumus  fàpientes\quòd  Tqaturam  opti- 
mam  ducemytamquam  Dtumfequimury  eique  paremusfperò fi  come  ntl • 
l'ornamento  della  tefia  con  le  Corone  hanno  le  corna  de  quadrupedi  imi- 
tato » come  già  delle  corna  parlando  fi  diffe  : Co  fi  in  molte  altre  cofe  y& 
particolarmente  hanno  voluto  ciò  fare  nell' imitarli  nella  coda  > vedendo 
come  di  quello  ornameato  conceduto  à i pefei , à gli  augeUi9&  à quadru- 
pediy tffi  fclamentene  erano  priuiy  e quindi  è che  non  è dignità  alcuna^ 
per  grande  ch'ella  fi  fia  che  non  h abbia  voluto  quello  honoreyche  non\è  al- 
le priuate  per  fonema  folamente  à Vrencipiye  gran  perfonaggi  conceduto , 
i quali  non  fob  hanno  voluto  lacodaftrajcinareyma  di  caudatario  ancora 
prouederfiche  al  mintttem  della  coda  loro  fermffe , e pi  re  he  fi  cerne  gli 
animali  irragkneuoii  danno  con  la  codafegno  del  loro  dtfideno  no  altri- 
menti di  quello  cbt  fanno  gli  huemini  con  gli  Occhi  cefi  Cicerone  confir - 
m *t*t a mando  : Oculos  autem  iqatnra  nobisy  & Equo>  & Leoni  fetàty  caudam  » 
auree  ad  motusanimorumdeclarandos  dediti  però  di  cefi  fatti  getti  della 
coda  non  è fuori  dipropofito  alcune  poche  cofe  raccontare • 

Strafcinarlacoda. 

E Sfendo  quefia  coda , chefir  afeino  diciamo , fegno  di  graniti*  e ài  di- 
gnità perciò  è anco  da'  Trelati  portata , e per  la  mede  finta  ragione 
anco  dalle  nobili  donne  è ftrafeinata:  e perciò  C^iriofto  u*ffe: 

Vna  che  u fia  tgud  ceco  fi  gionga  ? 

Che 


Parte  Prima;. 


439 


thè  por  non  voglia  in  eafa  notte  rfan%e> 

T^e  più  del  grado  batter  la  coda  longa. 

Era  anco  anticamente  fegno  di  meflitia,  e proprio  deltbabito  funebre > co- 
me  inculto>ef enga  alcuna  induttriaformatOy  diuerfo  da  quello  che  prima 
era  portato  ; come  boggidi  l’vfano  i gentil*  buommi  Vinitiani . £ nell*  ese- 
quie de*  gran  Signorie  di  gran  Capitanti  non  fo lo  a9  parenti ,ma  a i Canai - 
iixtteffi  fi fanno  qucflecodeftra[cinaretepcrò  l*Ariofto  parlando  dell* ef- 
feqttie  dì  Brandimarte  diffe  : 

E i cattali;  co9  paggi  ri  ano  iljuolo 
Radendo  con  lofk abito  di  duolo. 

£ forfè  che  ciò  è flato  introdotto  per  accennar  il  fine  della  vita , cVè  Uu . 
morte , come  la  coda  lignifica  Tettremità  della  per  fona , ò d9 altro  negocto  ^ ^ f 

Onde  fi  leggeiConflituet  te  Dominus  in  caput,  & non  in  caudam.  Et  è ah-  euiir 
coferitto  : Longsuus , & honorabilis  ipfe  efl  caput  : & Tropbeta  docens  Jf«ia  9- 
mendacium  tpfe  eft  cauda. 

Tirarli  la  coda  tra  le  gambe.’ 

QVel io  è ne 9 lupi  gefto  di  gran  timore  ; e lo  fanno  quando  ffauentatì  # j # 

fuggono  per  [aluarfi  ; il  che  permetafora  è traf portato  à gli  huo - 
mintfugact,  e timidi:  Come  Virgilio  diffe: 

Ac  velut  lilcjpnus  quàm  tela  inimica  fequantur  1 * • 

Continuò  in  montesfefe  aums  abdidit  alm 
Occifo  paflore  lupusfmagnove  iuuenco , 

Confciui  audacisfatfbcaudamque  remulcens 
Subiecitfauitantem  rtero,fyluafquc  petiuit. 

Che  fu  cefi  dal  T affo  imitato  : 

Coftlupi  notturni qu ai  dicani 
Moflrinfembian%a,per  la  nebbia  ofeura , 

Vanno  à le  mandre,efpian  com'tn  lor  Mentre 
La  dubbia  coda  reflringendo  al  ventre . 

Dante d9 alcune  anime  dannate  diffe: 

Con  ferpi  le  man  dietro  bauean  legate  ^nter.  14. 

Quelle  ficcauan  per  le  ren  la  coda 
E*l  capo , & eran  dinan^aggroppate. 

Lufingar  conia  coda. 

E Atto  fadulatione ; laquale  dice  Iconio  ejfer  propria  de 9 cani , men»  . 4 . 

tre  con  molti  getti  del  corpo ,&  mouimento  della  coda , i loro  patro- 
ni Infingano:  onde  s* originò  il  prouerbio:  Cauda  blandiri:  Come  fa- 
ceua  il  cane  di  Tobia  quando  nel  ritorno  del  patrone  blandimento  futi  cau  1 

da  gaudebat . Et  per  fimilitudinc  è flato  denominato  quefto  vitto  ne  gli 

buomini 


440  Dell’Arte  (ic’Gcnni^ 

huomìnr7ì  che  Gnidio  alludendo  diffe: ( *'  . . 

tett.i 4,  Quin  ettam  hlandasmouere per  aera  catfdas, 

{pfiraque  adulantes  cernitane  ueftigia.  Et  Ariftofane  lafciòfcritte : 
In  Equità.  Qui  cauda  adludens  eum  cenam  obferuat , amica , 

Te  fp  Mante  aho.tua  eduha  deuorat  ille. 

Quindi  è che  nelle  Corti  gli  adulatori  fono  detti  canti  palatini . Diògene  fà 
x Cognominato  Cancri  che  cercando  c Aleff andrò  la  cagione.gli  diffe  : Ter ^ 
che  à quelli  che  mi  danno  alcuna  cofa  faccio  ueggi  \ &.  à coloro  che  non 
mi  danno, lat  fOyC  mordoli:&  bauendogli  aleffandro  per  ifcherno, cornea 
ad  un  cane  .mandato  una  fporta  d'offa.  Diogene  diffe  al  meffo  che  la  portò: 
Quello  è ubo  da  cane.ma  non  prefenteda  ffè  . .Anco  di  quella  fpecie  dt  fi- 
mie  che  hanno  la  coda  è particolar  uitiofar  inganneuolt  ueqQ,  & con  la 
coda  adulare,  onde  hebbe  origine  la  fauoladi  Candulo>&  dt  Atta  frate  l- 
U.che  per  effer  folenmffìmi impofìori furono  Gercopì  dettt.e  da  Gioue  in  Si 
mie  conuertiti  con  longa  coda  y e perciò  Cercopitici chiamati  à che  aW 
ludè  Mattiate  quando  diffe  : 

Calltdus  emxus  elidere  fimius  haflas 
Sì  mihì  cauda  foret  Cercopithecus  tram* 


Parte  Prunai. 


44» 


DITVTTA  LA  VITA.  Cap.XLVIJL 


i Della  uita, 
a Stardiritto. 

3 Dirizzarti  in  piedi. 

4 Staremmo. 

5 Rfler  incuruato. 

6 Reftringerfi  in  fé  ftefTp, 

7 Star  appoggiato. 

8 Piegarti  ad  alcuno» 

P Atterrarti. 

10  Cader  in  dietro  ,òauantif 

11  Appiattarti. 

X*  Star  coni  grandi. 

13  Pauoneggiarfi. 

14  Volgerti  ad  alcuna  coft, 

15  Volgerti  quà>  e là. 

16  Volgerti  intorno. 

17  Volgerti  ad  altra  parte. 

18  Sedere. 

1 p Sedere  in  luogo  altOjefublime» 

20  Seder  appreffoi  grandi. 

21  Seder  folo  in  difparte. 

2 2 Seder  nel  mezo  d'altri, 

x 3 Seder  alla  detira  d'alcuno. 

24  Seder  alla  menfa. 

25  Mò  feder,mò  tiar  in  piedi, 

26  Effere  fcacciato di  fede, 

27  Afforgere  . 

28  Efferleuatoinalto. 

19  II  gefto  d’dfer  fanciullo, 

30  Sudore. 

31  Tremore. 

3 1 Terrore. 

j 3 Cader  a terra  tramortito. 


34  Vngerfila  vita. 

35  Lauarfiiauita. 


K fe  k 


'$6  Caual» 


44 *>  Dell’ Arte  de’ Cenni, 

%6  Caualea'rS 

37  Pigliar  aicuno  in  groppa. 

38  Smontar  da  causilo. 

59  Cauaicar  la  canna 

-40  Metterli  freno,  e fpronare. 

41  Raffrenar  il  causilo. 

42  Andar  in  carroccia. 


Della  vita . 

T^corche  le  nojìre  membra  fiano  tra  di  loro  e nella  for- 
ma,e nell'operationi  molto  differenti , tutte  però  fi  co- 
me cocorrcno  alla  formatone  delThuomo\ cefi  alla  me 
te,  e volontà  di  quello  concordemente  feruono  , etian- 
dio  in  manifeiìare  1 concetti  del  noFlro  animo  con  va- 
rij,  e differenti  ge FU sin  quel  modo  che  fin" bora  ho  par- 
ticolarmente dmoFìrato , mentre  quafii  fmembrando 
quefìo  corpo  fon  andato  fe paratamente  dechiarando  1 cenni  di  ciafcun 
membro:  ma  perche  alcuni  gefli  fono  anco  fatti  da  tutto  Vhuomo,farà  be- 
ne, che  bora , ricongiungendo  quelle  parti , vn  tutto  ne  formi , imitando 
quegli  binatomi fli,  che  dopo  hauer  in  molti  pe^gj  tagliato  vn  cadaun  e^ 
rimi feono  L'offa  alle  fue  prime  giunture , e tutta  intiera  l'orditura  deli  or- 
po  ci  rappr  e fontano  • Be'  geftì  adunque  di  tutta  la  vita  bora  vengo  à 
trattare  « 

Star  diritto. 

P Propriamente Fìare  fi  dice qudlo,cbe Fìà  rittoinpiedi)&  è contrario 
al  federe. E però  Tlauto  diffe : 
in  Capi.  Hi  Bant  hic  ambo  non  fedente 

E S.  Gìacobo  dice  che  fe  nelle  ragunan^e  de  gli  huemini  vani , e fuperbi 
inep.  &m.  entrerà  vn  ricco, & vnpouerofarà  detto  al  ricco:  Tu  fede  hic  benè>  & al 
sap.x.  pouero:Tu  fta  illic . E S.Taolo  dice:  Qui  Fìat  videat  ne  cadat.QueFloftar 

Cmm  $ diritto  è atto  di  magnimità,  che  non  fi  piega  per  contrario  accidente  ,c(b 
me  dice  Horatio: 

tiki.9p.i-  qui  fortuna  ter  efponfor  e fu  p erba 

Léerum)&  ereffum  prafens  hortatur,&  optata 
E parlando  d'vn  huomo  ineffi orabile ; 
tè^.od-iol^eqtie  te  munera,nec preces , 

tmffus  p ola  pallor  amanti  luM $ 

T>{ecviT  Vicm  peliti*  farcita 

Zumati* 


Inf", 


la 


Parte  Prima-*.  443 

Curuat.  Dàttte  di  Farinata  degli  Fletti  dice: 

Ma  quell’ altro  magnanimo  à cui  pofia 
Ballato  m’era  non  mutò  affretto, 

cangiò  collo y nè  mutò  fua  coffa*  . 

E anco  atto  di  prontezza , e di  velocità , e quindi  è che  *Anaffagj.o  Tapeta 
ordinò  che  quandéyneUa  MeJJa  era  letto  il  Vangelo  fi  ffajfe  in  piedi  > per 
dimoftrar  pronte zza  di  combatter , fefoffe  hi  fogno,  per  mantener  la  veri - 
tà  dì  quello.  Et  in  alcuni  pae fi  mettono  la  mano  /oprala  ffada,& in  altri  e.  Apcft  dt 
anco  la /nudano  per  lo  mede  fimo  effetto*  ccnfejift.i- 

Dirizzarfiin  piedi. 

Q Vefio  è atto  di  attentioneyeperò  in  quefiopropofitol^utor  de9  prò-  ’ * 

verbi, /opra  ilprouerbio:  Et  e Eli  dice : Eriguntfe  totosy&  fummis  ' * * 

ncnnunquaminfi/lunt  pedibus  qui  aufcultantyaut fpeffat  auidius.E  Cice - 
rene  dice  y che  dopo  la  morte  di  Ce/are  rutti  erano  in  fpem  libertatis  ere - in  Tbilisi 
Eli.  Quando  Ruggiero  fu  con  or gogliofe  parole  da  Rodomonte  sfidato  à 
(Ingoiar  certame  dice  L*  Ario  ffo, che 

Raggierò  à quel  parlar  dritto  leuoffe . C. ^6,  fi. 

E Jcritto  in  Mheneoi  Quod  diElu  mirumycum  depreffi  effemus,&  capite 
granato  temulentia  quotiesffeElaffemus  aliquid  eorumy  quainfereban - "Dìpncfotb. 
tur,  omnes  expergi/cebamurreEliyqmd  dici  folet  [urgente  s.  Effendo  cada  ‘ 
to  à terra  EgcchieUe  perl'borror  che  hebbe  della  diuina  vifioneylddio  gli 
diffe:Sta  fuper  pedes  tuos,&  loquar  tecum.Et  il  medefimo  effendo  inter - 
venuto  à Sanile  quando  perfeguitaua  la  Cbiefa,Ckrifto  S.N.gli  dtffe:  St*->  , 

fuper  pedes  tuos.  ‘ ^‘2 

Star  curuo. 

Slcomt  (lar  diritto  figni  fica  rettitudine  d’animo  y co fi  è fegnodtanimo  * 

indiretto  lo  ffare  tcrtoye  curuo  . E però  volendo  Gtu  ffiniano  Impe - 
rator  nel  Taradtfo  di  Dante  dire  che  fu  da  Agapito  fommo  Tontefice  ri- 
dotto  alla  buona  fede  Vanendogli  leuata  di  tefia  Eherefia  à' Atrio  ydice^i 
che  era  prima  (ìortoye  che  fu  da  quello  Tontefice  dirizzato: 

Mal  benedetto  Agapito , che  fue 
Sommo  Tdftoreya  la  fede  j incera 

Mi  dirizzò  con  le  parole  fue.  E Riffeffo  Voeta  in  vn' altro  luogo  diffe: 

Tratto  m'hanno  del  mar  del*amcrtortoy  farad, té 

E del  diruto  m'han  pofio  d la  riva: 

Que  Ho  atto  di  (lar  curi40  accennerà  anco  vecchiezza>e  Pcrà  Ouidio  diffe: 

Dum  vive  sanimi  que  finunt  tolerare  labores  Deart. 

Jamveniet  tacito  curua  JeneEla  pede , £ Tibullo:  aman.lt.  z\ 

Et  nondum  cani  nigros lafere  c afillo sy  l*.  3.  tu  y 

KKK  % % lec 


44 4 Dell’Arte  de ‘ Cenni , 

"H.ec  venit  tardo  curua Jenttta  pede  '.  Il  Tuffo: 

Cry.fl.  6y,  Et  io  benché  à gir  curuo  mi  condanni 
La  grane  età  non  fia  che  ciò  recufi . 
il  Sannazaro  nella  perfona  del  vecchio  Opico: 

Et  io  per  quel  che  veggio  ancor  comprendalo , 

Che  fon  pur  vecchio, & hò  curimi  gli  homeri 
In  comprar  ferino, e pur  ancor  non  vendalo . 

Cornelio  Gallo  de  frinendo  il  vecchio , tra  l* altre  cofe  dice: 

> Ifecccelum frettare  licer  Jcd  prona fenefius 
Terram,à  qua  genita  eft,&  redditura  videi . 

dice  in  prouerbio:  Erige  fcnemjper  voler  far  ma  cofa  diffìcile, ciò  è far 
andar  diritto  vn  vecchio  curuo,che  figmfica  voler  leuar  d*vn9 animo  qual 
che  vitto  inuecchiato . Dante  per  efprimer  vn’buomo  carico  di  penfiert 
diffe,  che  portaua  la  fronte  bajfa  ,e  la  vita  curua  come  vn  rnego  arco  di 
ponte  : 

*HVg'  l$'  Seguendo  lui  por  tana  la  mia  fronte 
Come  colui  che  l*hà  di  per  {ter  care a, 

^ Chefà  dì  (e  vn  me^arco  di  ponte . 

E per  atto  dolorofo  diffe  Vropertio  : 
uh.  4.  Denique  quis  noflro  curuum  te  funere  riditi 

Eller  incuruato. 

"C  sf€r  xn  ^efto  modo  incuruato,  figmfica  effer  domato,  e piegato , co 
AdRom.il  X-f  medice  S,  Taolo  : Obfcurentur  oculi  eorum  ne  videant,  & dorfum 
eorum  femper  incurua:  eh' è però  tolto  da  Dauidde^il  quale  in  quefio  flcf- 
Pfal.62.  fofentimento  diffe . Mijerfa  ftusftm  & curuatusfum  vfque  in  finem . E 
Cap.j.  nell" Ecclefiafiico  e vfato  quefìoincuruamento,  in  propo  fitto  di  piegar  i fi- 
gliuoli nella  loro  tenera  età , tolta  la  metafora  dalle  verghe , che  gioui - 
nette  fi  poffono  facilmente  domare , ma  quando  fono  accrefciute , & in- 
grojfate,malageuolmente  ciò  fi  può  farete  perciò  èferitto:  Se  tu  hai  figli- 
uoli erudì felli , & curua  illos  à pueritia  . E neliyffeffo  libro  nel  mede  fimo 
Capi  $o.  propofito  èferitto  ancora  . Tiega  la  fua  cerulee  nella  gioutntù , e battigli 
il  fianco  mentre  eh*  è infante,  accioche  non  s'induri,  e poi  non  ti  voglia  ce- 
dere: Sicome  il  piegar  la  perfona,  è atto  che  accenna  parimente  di  piega- 
re,& humiliare  l’animo', cofi  non  fi  piegare, accenna  di  non  v oler compia- 
cer e, ò effaudire  alcuno-, Onde  l'sArioflo  diffe: 

Terb  chedi  natura  è vn  poco  rio , 

5*1  mi  fi  piega  à la  prima  richieda > 

■n*  ; . .,.*>•  i • 

Reflri% 


Parte  Prima^  ir  44; 

Reftringerfi  in  fe  fteffo. 

,Attb  di  raccoglier  parimente  la  virtù  dell'animo  per  far  dìfcfa.Cicc - 
rone  cofì  dijfe ; Quid  e fi  autem  feipfum  coUigere>wfi  difjìpatas  animi  ^ 

Son.  88. 


C .16-  # 45 
C 

CAi/t.ii: 

Mn.  li* 


parte s rurfum  in  fuum  locum  cogere t Et  il  Tetrarca: 

Jfifìretto  m guifa  ahuorn  ch'afpetta guerra . E l'^lrìojlo: 

E sù  ia  lancia  nel  partir  fi  fìringe 
E tutta  in  fe  raccoglie  la  perfona.  Et  altroue: 

Sta  in  sè  raccolto  Orlando,  e ne  uà  verfo 
Il  fuo  uantaggio>e  à la  vittoria  affira.  Et  il  T af]'o?. 

Vaffeneil  vaiorofo  infenftretto , 

£ tacito , e guardingo  al  rifehio  ignoto . 

T ir  andò  Meffapo  un  dardo  cantra  Enca}  egli 

* S e collegit  in  ama 

Toplite  fubfidens . 

Star  appoggiato. 

E .Atto  di  fermezza^  flabilità : e perciò  nei  rouefeio  d' una  medaglia 
d'Opelio  Macnno  lmp.è  una  figura  di  donna,che  rapprefenta  la  Dea 
Sicure%za9cbe  co'l  braccio  dejìro  fìà  appoggiata  ad  una  colonna  , & con 
la  mano  fimfìra  ad  un'ba/ìa}con  quefìe  parole.  SECVRJT^S  TEMTO* 

J\yM  : e perche  quella  fermerà , e perpetua  flabilità  maffimamente  fi 
ritroua  in  Dio}del  quale  è feruta  : Ego  fum%<zr  non  mutor:  però  anco  gli 
Etnici  nei  loro  fai  fi  Dei  la  deferiffero  onde  Gnidio  dì  Gioue  dijfe  che  fìa* 
ua  appoggiato  al  fuo  feettro  : 

Celfior  ipfe  locoxfceptroque  innixus  tburno. 

Piegarti  ad  alcuno. 

IL  piegar  la  uita  verfo  alcuno  è fegno  di  riuerenga}  di  f oggetti  ov,  e,  e di  4 3 , 

adoratione.lfaacbe  benedicendo  Giacobbe  gli  di[fe:Ti  ferumo  i popo- 
liate T ribu  ti  adorino:  Sijfignore  di  tuoi  fratelli  y&  meuruentur  ante  te  Gtn.  : 7. 
fili)  matris  tua.  Et  in  un' altro  luogo  èfentto  : Feflinufque  Moyfes  curua - ] 4< 

tu  s e sì  pronus  in  terrami&  adorauit:  Et  in  Giobbe  fi  legge , che  all'ira  di  CaP'  9* 
Dio  nìuno  può  far  refi/len^a,  f otto  il  quale  curuantur  qui  portant  orbc?n. 

Il  Sannazaro  nell'arcadia  lafciò  feruta  : 

Tenfando  à l'opre  lor  ncnfolohonorole 
Con  le  parolexma  con  la  memoria 
Chinato  à terraxcome  fante , adorole.  il  Tetrarca  : 

L'adoroxe  inchino  come  cofa  j anta . L'^driofìo  di  Ruggiero  dice 
Ogn'un  lo  riuerifce,efegli  inchina , 

Che  co  fi  vuoti  innamorata  Moina, 


Met.  1 . 


Egl.-f. 

Con.  1 $2 
C,7  ft.jo. 


446  DeirArtc  de* Cenni, 

Atterrarti. 

• 9 * V etto  atterrar f,  che  da'  Latini  è detto  prottrarfì , è atto  di  adora - 

tiene  ,ò  di  grandijjlma  veneratane  à qualche  gran  Trencipe , è be- 
fjal  94.  nefattore:  Dauidde  cantò : Venite  adoremus>&  procidamu$,&  ploremus 
ante  Dominion.  Mosè,& Miaronnefiicentiata  la  moltitudine , in  taberna- 
Num-  io.  cuinm  f&deris  corruerunt  proni  in  t errami  Et [applicarono  Dio, che  udif - 
fe  le  grida  di  quel  popolo, & chcgli  aprifjfe  il  fuo  teforo  d'un  fonte  d'acqua 
%Xeg-A>  «piu  ai  Quando  Elifeo  rifufeitò  il  figliuolo  della  Sunamitide,dice  la  fcrittu - 
ra9ch  ' dia  corruitad  pedes  Elifei,& adorauit  fuper  terram.  Et  nelT^ipo 
CaP'  7 8 cal ffe  èfcritt@,che  tutti  gli  Angeli, che  fiauano  nel  circuito  del  trono  ca- 
daune nelle  loro  facie  & adorarono  Dio:E  Tfabu  co  dono  forre  commandò 
Danni  5 . chg9cjuando  1 fuot  fudditi  vdiuano  il fuono  di  varij  ttr omenti ydouefj ero  at- 
terrar fi,  et  adorar  la  fua  ftatua,altramHte  farebbono  pefli  nella  fornace  ar 
dente . Dopo  hauer  Efdra  letto  al  popolo  i libri  di  Mcsè,dice  la  diuina  fcrit 
tura , che  quelle  genti  incuruati  funt , adorauerunt  Deum  proni  in  ter- 

ram. E di  Tsf.SJfcritto  che  progreffus  pufittum  prociditin  faciem  fuam^j 
Maub^.  crans  : Mi  quale  il  Demonio  sfacciatamente  diffe . Omnia  ubi  dabofi  ca- 
dens  adorauerisme.Et  de  1 tre  Magi  dice  il  Vangelifia9che  f [fendo  entrati 
Maith.  a.  nella  cafa  trcuarono  G I E S V con  la  madre, & procidentcs  adorauerunt 
e firn.  E co  fi  è detto  del  cieco  illuminato, di  Cornelio  Centurione ,di  Maria 
ìòm  ii.  quando  N*S.  rifufeitò  Labaro  fuo  fratello, & di  molti  altri.  $ criue  Eutro- 
Lib.  4.  ^ c{Jg  gmì\j0  -paoio  guerreggiando  con  Terfeo  Re  di  Macedonia  hauen - 

dolo  fuper  ato,&  uinto  in  battaglia  e fattolo  prigione*non  lo  trattò  dura- 
mente ,fed  honorem  ei  * Aemilius  non  quafi  uifto  babuit;nam,&  uolentcm 
fibi  ad  pedes  cadere, non  permifìt,fed  iuxta  fe  in  fella  collocauit  • Traiano 
Imp.  hauendo fuper ata  la  Dacia, fece  prigione  Decebalo  Rj  ilquale  venu- 
togli auanti  prcftrato  à terrai' adorò*  perla  quallmprefa  fu  Traiano 
Da  ci  co  nominato.  HjLriotto  riceuendo  que tta  parola  latina  di  preftrar- 
ft  nella  noftrafauella, par  landò  di  Zerbino  liberato  da  Orlando  dalla  mor- 
te dice^j  : 

c.iy&'ói  Se  gli  fariaper  honorar  prottrato , 

Ma  fi  trouò  f opra  il  ron%in  legato . 

il  Tetrarca  , parlando  di  quelli  che  hanno J cor fa  rna  gran  fortuna  di  ma 

2 re * ; 

*m‘ ì2,  Quando  la  gente  di  pietà  dipinta 

Su  perla  riua  à ringratiar  s'atterra. 

Il  Tuffo  fa  che  Enfiano  dice  ad  ^Armida,  già  delle  fue  beUe%$£  inuagbitOl 

S 5»  fà  che  fappia  chi  feiyfa  ch'io  non  erri 
T{e  Ilo  onorarti*  e,s'è  r agi  ondati  erri» 


Parte  Prima.  447 

£ parlando  della  madre  dì  Clorinda  : 

Ouiuifouente  ella  s' atterrar  e fifiiega  c \1.ft.z3 

Lefue  tacite  colpe , e piange , e prega . 

V atterrar  fi  è anco  atto  di  grande  abìettione,e  viltà  , come  amene  ne  gli 
animali, che  fenga  gambe  fi  {ir  affinano  [opra  la  terra, e vanno  come  il  fi  r- 
pe  j erpendo ; pena  datagli  da  Dio  per  hauer  indotta  Eua  à perjuader  *AdaG4n*  ** 
mo,che  mangiafife  del  vietato  pomo  dicendogli  tu  farai  tra  tutti  gli  ani - 
mali  della  terra  maledetto^  fuper  peffus  tuum  gradieris . Cicerone  au 
tribuendolò  all'animo  difife  : Sic  te  ipfe  abijcies,  atque  proflernes7ut  nihil 
inter  te, atque  inter  quadrupedem  putes  inter  effe,  Qjtefìo  cader  à terra  ?arad.i« 
è anco  atto  di  fuenimento , per  grandi ffiimo  dolore  s e però  C^Ariofio  di 
Olimpia  affiittiffima  diffie: 

Tutta  tremante  fi  lafctò  cadere.  c.  j Q.fi,  14 

Lucano  delle  donne  Romane  addolorate  perla  guerra  cìuìle  dice.* 

Ha  lachrymis  {parfiere  Deos,ha  pedore  duro 
lAfflixere  folofiacerafique  in  limine  [acro 
jLttonit&fudere  comas . 

Cader  in  dietro,  ò inanti. 

LJL  caduta  in  dietro  è peffima\,  perche  chi  cade  non  fi  può  con  le  ma-  .IO» 
ni  aiutare  ; come  auennt  a quei  Giudei , che  andarono  per  prender 
quali  hauendolo  vditodne:  Ego  fum.  abierunt  retrorfum  y<&  ce~lo*n'^* 
ciderunt  in  terram.  Ma  all'incontro  cader  in  faccia  èfegno  d'allegrezza . 

Quando  effo  N.  S.  fece  quella  memorabil  trasfìguratione  fopra  il  monte , 
i difcepoh  battendo  vdita  quella  voce, che  della  muoia  vjci:  Hicefiìfihus 
mtus  diUduSyìn  quo  mìbi  bene  compiaciti,  ipfum  audite:  dice  la  Scrittu- 
ra che  Ceciderunt  tnfaciem  fuam.  E di  Ruthe  èfcrittoycbe  effendoic  slatoRuth.x.  c 
concejjo  da  Booge  che  potefije  le  {fiche  raccogliere  , che  rimaneuano  die~ 
tto  1 metitoriydla  cadens  mfaciemfuam , & adorans fuper  terram  dixit: 

Vnde  hoc  mihi,  vt  inuenirtm  gratiam  ante  oculos  tuos . Et  JLbxamOyha- 
uendogL  detto  Iddio , che  gli  darebbe  vn  figliuolo , del  quale  nafeerebbe 
vna  {Urpe  regale . Ceciditinfaciem  fiuam,&  rifitin  corde  fuo  . Memo-Gen . 17. 
rabitefà  la  caduta  di  Danielle , quando  vidde  quella  marauiglicfa  vifione 
dicendo  :Vidi  vifionem  grandem>  & non  remanfit  in  me  fortitudo , & e-  Daniel,  io. 
marcui , nec  babui  quicquam  virium , & iacebam  conflernatus  fuper  fa- 
ciem  meam7&  vultusmeus  harebat  terra . Quefìo  cadere  accenna  anco 
rinfìabihta  della  fortuna , e la  fragilità  ddl'humane  grandezze  • Botilo 

diffc-,  • 

Qui  cecidit  {labili  non  erat  ille  gradu . De  con f phi 

Argante  apprefifo  il  Taffio  deplo  rtmdola  defiruttione  di  Gierufalemme.  Up.lti,  1. 

T enfio  > 


44?  Dell'  Atte  des  Cenni. 

Tenfo9rifpcnde,à  U città  del  Pregno 
Di  Giudea  antichiffima  Regina, 

Che  vinta  bor  cadeteti  damo  effer  fottegno 
Trionfa  A- 1°  procurai  de  la  fatai  mina.  Ut  il  Tetrarca  di  CaHagine: 
meu  2,  Tre  volte  cade}&  à ia  terga  giace. 

Appiattarli. 

• II.  T * Mbbaffarfì  è atto  di  nafeonderfi  y che  diciamo  appiattarli  : 
jLj  fiotto: 

Mitri  cade,altri  fugge,altri  s'appiatta.  Et  in  vn’altro  luogo: 

Cti3.ji.6i . filtri  sy appiatta  in  bofeo,  altri  tn  fpelonca:  il  Tetrarca : 

E lei  non  Siringi  cha  s'appiatta , e [ugge. 

Si  dice  anco  effer  vna  cofa  piatta%ciò  è nafeotta • L ’Mricfio: 
z7  s tanga  nel bofeo  fra  due  monti  piatta . 

E della  catena  di  Caligorante  dice: 

C. 1 5 M 44  gne  ia  trjta  p0iuc  jn  modo  appiatta. 

Che  chi  prima  no’l  sà,non  la  comprende.  E di  Et  adamante: 

Quando  vna  cuffia  d’oro , in  che  celar  fi 
Solcano  i capei  lunghi,e  ttar  dì  piatto. 

Star  con  i grandi . 

;it.  T 0 Star  coni  grandi  è fegnod' effer  bonorato  , fi  come  l’allargar  fi  da 
JL/  loro  è fegno  di  riuerenga  : E però  l* biotto  parlando  di  Carlo  Im- 
peratore dice  : 

Si  diè  lìcenga  à chi  non  fe  la  tolfe9 
Si  che  tetto  Tettato  i pochiy  e i buoni: 

Refiaro  iTaUdinì,ei gran  Signori . 

La  vilipefa  plebe  andò  di  fuori. 

Il  Tapa  ha  Camerieri  d,honore,&  anco  altri  che  fono  chiamati  extra  mii 
ros . E diuerfi  Trencipi  danno  titolo  ad  alcuni  £ effer  gentil' b uomini  delle 
loro  camere . Dante  fu  bonorato  dall' ombre  di  quei  f amo fi  Toeti  che  lo 
raccolfero  nella  febiera  loro: 

- 4‘  E piu  d'bonor’ ancor*  affai  mifennot 

Ch’ei  fi  mifecer  de  la  loro  ghiera , 

Si  ch’io  fui (eSìoltra  cotanto  fenno. 

M pprejjo  l*Mrioflo  l’Imperatore  honorando Ruggiero,  lofà  rimontar  à 
r s ^cauallo, 

E lo  fa  a par  a par  f eco  ventre. 

E dell'honore  che  fece  ilRj  jqorandino  à Martano  dice  lifieffo  Toeta  : 
C-il.ft.  Seco  il  Rèvuolcb'àpar  à par  caualchi. 

1 Dante  volendo  honorar  Socrate  ,c  Tintone , parlando  d’ infiorile  dice, 


F'artc  Prima. 


449 


che  gli  erano  più  appreffo  de  gli  altri. 

Quitti  uid'io  e Socrate,e  Tlatone , 

Che  innanzi  à gli  altri  più  prefjo  gliftanno*  , 

Pauoneggiarfi . . 

PAuoneggiarfe  tteffo  vanamente  comefà  il  paltone  > dal  quale  que~  ^ j , % 
tta  parola  è toltale  atto  di  vanità', perciò  che  que fio  animale  effe»* 
do  lodato  fa  pompa  delle  fue  belle  piume  ,come  dice  Ouidio: 

Laudata*  ottendit auis  lunoniapennas, 

Si  tacitus ffcffes  lUa  recondit  opes,. 

Tale  era  Armida  della  quale  apunto  diffe  il  Taffo: 
l^e'l  fuperbo  Tauon  fi  vago  in  mcftra 
Spiega  la  pompa  de  l’occb  ute  piume. 

Cofì  lshuomo  vano  quando  è lodato  fi  gonfiale  f a pompa  della  fua  uanità : 

Et  molto  più  ciò  fi  uedefarfi  nelle  f emine  le  quali  quando  uedono  d'ef - 
fer  rimirate,  facendofi  belle  convengo  fi  getti  fi  fanno  maggiormente  uà- 
gbeggiare9ejjendo  uero  come  diffe  Ouidio  che 
Speftatum  veniunt  veniunt  fpcttentur  utipfa. 

Volgerli  ad  alcuna  cola. 

En  Ceflo  di  riuolger  anco  l' animo  à quella  parte , doue  fi  riuolge  la  vi « 
tas  Co  fi  il  Tetrarca: 

Emetter  del  cielo  io  cbieggio. 

Che  la  pietàycbe  ti  conduffe  in  terra , 

Ti  volga  al  tuo  diletto  almo  paefe.  E Dante s 
Qpprejfoda  fìupor  a lamia  guida 
Mi  volfi  come  paruol,che  ricorre 
Sempre  colàydoue  più  fi  confida, 
il  Tetrarca  diffe  anco  alla  fua  Laura  ; 

Ter  cui  dal  mondo  à te  fola  mi  volfi . E Vjiriofip  : . 

Sauio  chiunque  à Dio  ftmpre  fi  voife: 

Iddio  diffe  à peccatori  per  bocca  di  ZachariaiConuertimini  adme>&  egp  z*ck 
conuertar  ad  vos.E  Salomone  pentrto  delle  fue  vanita  diceua : Cum 
conuertiffem  ad  vniucrfa , vidi  in  omnibus  vahitatem > & affi: tlionem  Eccl.  x. 
animi . 

Volger  fi  quà,e  là. 

IL  volger  fi  mò  in  vna  parteye  mò  in  vn'  altra  impatientemcte, no  trotta  T • - 

do  npofofarà  getto  di  ira,di  dolor  e3ò  d'altra  grane  paffìoncd'animp)  * J 4 
ò affannone  di  corpo 3 che  i latini  dicono  attuare,  ch’è  bollire ,ab  aflùycbe  è 
il  caldo : onde  Cicerone  diffe :llle  cum a/tuar et  rmbramfecutus  efl.Et  al^dcad.x. 
itone  :1  taque  Attuabat  dubitatone,  verfabat  fe  ih  vtramqnepartem . Et  4* 

III  Hora - 


.14* 

2£, 

Far«dtzi, 

. 

$cn.$v  4, 

G.  8.  fi,  70. 

I. 


4jo  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Horatio  deferiuendo  l'inconfìan'ga,&  inflabilitd  d'vn'buomo  dice: 
s&f.ty.i.  Aeftuat  & vita  difeonuenit  ordine  toto. 

Virgilio  di  Enea  trauagliato  per  la  perigliofa  guerra 9 che  gli  conueniua^ 
trattar  con  Turno  dice: 

jg9'  Magno  curar um  flu&uat  &fiu9 

Atque  animum  nunc  bue  celerem,nuc  diuidit  illuc9 
Inpartefque  rapit  variasfperque  omnia  verfat. 

E di  Didcne  infuriata  pereffer  da  Enea  abbandonata  dice . 

— Varioque  irarum  fluttuat  &flu. 

il  T affo  di  Rinaldo  bramofo  di  battaglia: 

Cofi  dice  egli;e*lgiouinetto  in  volto 


Tutto  fcintillay& ha  negli  occhiti  foco  : 

Vorriagià  tra ' nemici  ejfer  inuolto 
Tfecapein  fe,nè  ritronar  può  loco. 

Etaltroue  ài  Armida  / degnata  contea  Bfnaldòche  volea  da  lei  par  tir  fi  : 
C,i6  ft.f  6.  Ella  mentre  ilguerrier  cofiledice 
Non  troua  luogo  torbida  inquieta . 
t Simile  d quello  che  dice  Virgilio  delgenerofo  cauallo: 

Qt0Yg9  2;  • — — Si  qua  fonum  procul  arma  dedere 

Stare  loco  nefcit.  Ouidio  di  Hecuba  afflitta: 

Met.é.  Tumidaque  exafluat  ira.  E di  Trogne: 

Tri  fi  e parat  facinusytotaque  ex  a fluat  ira. 

TSfoi  con  vaga  parola  diciamo,  fmaniare:  Il  Boccaccio  diffe:  Mtfferne  in - 
uaght  fi  forte,  che  ne  m enau  a [mani  e.Co forme  d quello  che  diffe  l'Ano  fio: 
c.  14.  fi.  1.  E fe  ben  com' Orlando  ogn'un  non  [mania. 

Cofigh  infermi  vanno  menando  fmanie  dalla  grautgfa  deWinfirmìtà  op~ 
preffiycome  diffe  Dante  aWltalia: 

Furg.6.  % fe  ben  ti  ricordile  vedi  lume  9 

Vedrai  te  fimigliante  à quell* inferma  9 
Che  non  può  trouar  pofa  in  sii  le  piume , 

Ma  con  dar  volta  fuo  dolore  fcherma. 

Il  qual  modo  di  parlare  fu  più  volte  daWAriofio  feguitato } come  quan - 
dodiffc u : 

c.is.  fl,$&  Come  Cinfermo9chedirotto9e  fianco 
Di  febre  ardente  vd  cangiando  lato 
Ofiasùl'vno9òfia  sù  l'altro  fianco 
Spera  kauer  fe  fi  voglie9miglior  flato'. 
fu9l  deliro  ripofa  ne  fu’l  manco9 

E per  tutto  vgualmenfe  è trauagliato . Et  in  vn'altro  luogo: 

ha  not- 


Parte  Prima*. 


41 1 


la  notte  Orlando  à le  noiofe  piume 
Del  veloce  penfierfà  parte  affai , 

Hor  quinti, hor  quindi  il  volta, hor  lo  rajjume 
Tutto  in  vn  lo  co, e non  lo  ferma  mài, 

£ di  Br adamante  per  l*abfen%a  di  Ruggiero  impaciente: 

Di  quà  di  la  và  le  noiofe  piume  C.£*V**i|» 

Tutte  premendo, c mai  nonfìripofa. 

Ouidio  vsò  il  mede  fimo  concetto  quando  dijfe: 

Sum  vacuits fomnoynoftemque  longam  peregi, 

Laffaque  verfati  corporis  offa  dolent . Simile  i quello  di  CatkUos. 

Vt  nec  me  mifcrum  abus  tuuaret 
T^ecfomnus  tegeret  quiete  ocellosi 
Sed  toto  indomitus  furore  ledo 
Verfaret  cupiens  ridere  lucem . 

Quella  agitatone  è Hata  per  fimilitudine  attribuita  alla  fluttuatane  del* 
i* àcquea  come  fece  Virgilio  dicendo? 

Turbidus  hic  cario,  vafiaque  voragine  gurges 
*4efluat.  E Cicerone  : 

« deftus  maritimi  tum  accedente  s,tum  recedentes . Et  vn*altra  volta:  Vn ■ j itnat.dtt- 
dique  omnes  venti  erumpunt , [ahi  exìftmt  turbines, fernet aflu  pelagus»fitm  x. 
per  la  medtfima  ragione  gli  ftagni , e le  lagune  fono  detti  afiuavia, per  che  Dterat .3. 
con  vn  f tuffo  , e refluffo  continuo , che  fa  in  effi  il  mare,  crefcendo,  esa- 
lando,in  vno  fiato  mai  non  fi  fermano,  che  fu  cofi  dal  Marino  leggiadra • 
mente  effreffo  : 
il  mar  fi  cangiai  volue 
Di  placido  in  cruciofo 
E folne * moti  fuoi  trouaripofo • 

Volgerli  intorno. 

NVma  Tompilio  ordinò  nelle  diurne  cerimonie, che  quelli, che  adora - • 1 

nano  i Dei  fi  riuolgefferoin  circolo , e poi  fede  fero  : forfè per  acce** 
nate  non  efferin  quefto  mondo  alcuna  cofafema,e  fiabile,&  in  qualfiufr 
glia  maniera  Iddio  riuolga  la  noftra  uita , tutto  douer  efferda  noi  accet- 
tato uolentieri:  Q pur  che  dopo  il  riuolgìmento  di  quefii  mondani  tratta- 
gli,desideriamo  di  federe  in  quiete, e rìpofare . E quello  fu  co  fiume  dimoi • 
te  genti  : e perciò  uno  de*  Simboli  di  Vitagorafà  indorato  circumaftus . 

Del  qual  Simbolo  tratta  vlutarco  allegato  daWMutor  de*  proverbi  * L 

Tropertioà  ciò  alludendo  diffe  : 

jlnte  tuosquoties  uerti  me  perfida  poftes 

Dcbitaque  occulti  suola  tulimambus  ? 


Ili  2 


S lieto* 


m?'  in 
mlù" 

’-W  * 


* i 7. 

». 


JEn»  6. 


Mn.  7. 

il  8. 

T/4.  i8, 

T/4.  44 


to.rie, 


4fs>  Dell’Arte  de’  Cenni, 

c*r  SUetonio  parlando  dì  Lucio  :Idem  miri  in  adulando  ingerii) ,primus  C&ium 
C&farem  adorari  ut  Deum  infìituitycum  reuerfus  ex  Siria  nonaliter  adire 
aufus  effet,quàm  capite  uelato,ciYCumuertenfque  fé, deinde  procumbens. 
È fcritto  nella  Trcfetia  d'Ifaia : Ifumquid  contorefuere  qua  fi  circulum  ca 
putfuumtcr  faccum,  & cinerem  Remerei  nunquid  iRud  vocabitisieiu - 
niurn , & diera  acceptabìlem  Domino  ? 

Volgerli  ad  altra  parte. 

EGeRodi  non  uoler  vedere,  nèeffaudire  colui,  dal  quale  fi  riuolgia- 
mo,e  ficome  rìraouiamo  da  lui  l'affetto  no  Rro , cefi  anco  l'animo  ; 
onde  Gnidio: 

In  Uuum  uerfor , cum  uenit  ili  e , Ut  us. 

Ne  gli  antichi  funerali  s'offeruaua  che  il  più  Rretto  parente  del  morto 
per  linea  mafcuhna  pigliaua  in  mano  unafacclla,e  riuolto  con  la  faccia  in 
dietro, con  quella  il  rogo  accendea,  e perche  quejìafacella  era  di  fune,  da 
quella  i funerali  furono  denominati.  La  qual  cerimonia  fu  ufi  da  Virgi- 
lio deferiti  a nell'  effequie  di  Mifeno» 

Tars  ingenti  f ubi  ere  pherctro 

Tri  Re  minifierium)& fu  bufi  am  mere  parentum 
^duerfì  tenuere  facem  . Di  Latino  J{e,che  nonuoleua  aprir  le  porte  di 
Giano  per  denontiar  la  guerra  ad  Enea , per  non  ccntrauenir  alla  fide  che 
data  gli  hauea, il  mede  fimo  Toeta  dice  : 

Auerfufque  refugii 

E ceda  miniflcria)&  c&cisfe  cohdidit  umbris* 

Sedere. 

LiA  fedia  ifleffa  è [imbolo  di  diuinità,e  però  Dauidde  d'iddio  diffe:Se - 
des  tua  Deus  in  feculum  feculi.  Et  vrìaltra  uolta : Vfque  in  aternum 
praparabofemen  tuum,& adifiabo  ingeneratone,  & generationem  fc~ 
dem  tuam  . E l’angelo  Gabriello  parlando  di  Chrifio  S.l^.diff  e alla  B. 
Vergine : Hic  erti  magnus,&  fiìius  altifjimi  uocabitur,& dabit  illi  Domi- 
nus  Deusfedem  Dauidpatris  fui  , & regnabitindomo  lacob  inaurnum. 
EtilTetrarcadiJfe: 

Di  noi  pur  fi  a 

Quel  ch'ordinato  è già  nelfommofeggio . Et  un*  altra  volt  al 
*Amor  che  nel penfier  mio  viue,e  regna , 

E'I fuo  feggio  maggior  nel  mio  cor  tiene. 

E l'hauer  fedia  è hauer  dominio, e refiden%a:e  però  Mnchife  diffoRo  di  uo 
ler  morire  per  ueder  la  defiruttionè  di  troia  dtffe  appreffo  Virgilio  : 
Me  fi  caIìcoU  uoluiffent  ducere  vitam 
Hasmibiferuaffentfedes.  Et  diffe  anco  l'ifleffo  Toeta  : 


Tendi- 


Parte  Prima-» . 453 

Tend'mus  in  Lattum  fedes  vbifata  quietas  2En,  1 

Oftendunt.  I Confoli  Romani  nel  principio  del  loro  magi  firato,  perfe - 

gno  di  ginn fdittione,e  digrand’bonore [opra  lefedie  d'auoriofedeuanoyon 
de  Gnidio  dtffe  : 

Et  nona  confbicuum  pondera  fentit  ebur.  E Vropertio : Jn  F * 

Et  yeij  ueteres>&  uo$tMm  Regna  fnifiis,  uh*J^ 

Etuefiro  pofìta  evalive  a [ella  foro. 

Glifieffi  Romani  per  gran  fairne  coflumarono  di  donar  à i Re  fìranieri 
una  fedia  à'auorio , coft  bonorando  il  Re  Mafiniffa , & anco  Siface  dapoi  Hu.Uk io) 
che  fi  fu  dichiarato  loro  amico, e de * C art  agi  ne  fi  nemico  .EtàT  olomeo  Re  fu  MI  pun. 
d'Egitto  , quando  [eco  rinouarono  l* armati a%mandarono  in  dono  una  coft 
fatta  fedia.con  una  Toga,&  una  Tonica  di  porpora  . Tra  gli  altri  donile 
priuilegi  che  fece  "papa  Aleffandro  al  Trencipe  di  y ine  già  in  ricompenfa 
d'effere  da  lui  fiato  refi  imito  nel  Pontificato  cantra  l’oppreffìone  di  Fe- 
derico Barbaroffa  Impfà  il  Seggio, & il  Guanciale  d'oro, che  tuttauia  ef 
fa  Trencipe  fà  portar  auant  idi  se  con  gli  altri  [noi  regali  ornamenti ,quan 
do  folennemente  efee  di  palalo, 

•Anco  il federe  iftefjoè  atto  di  diuinità,eperò  è ferino:  Antiquusdierum 
fedit.  Et  anco:  Se  de  bit  Dominus  Rex  in  fiternum.  E fi  dice,  Deum  federe  o™  7. 
fuper  Cherubim  per  effrimer  la  pienezza  della  fua  fomma  fapien^a;  della  *8, 

quale  Salomone  dtffe:  Anima  eius  fedes  fapietia.  il  T affo  fimilmete  difj'e: 

Sedeua  al  fuo  gouerno  il  Re  del  mondo . 

Gli  antichi  Pagani  fimilmentc  dtpinfero  Gioite  fedente , per  fignìficare^’, 

che  (landò  egli  npofato,  & immobile  dat  cunei  a moneti . E rapprefenta*  Eoet.ltk  i, 

rono  la  DeaVtfìx  con  la  Sedia.  Il  Taffo  co  fi  deferi ffc  Iddio  in  maefìà  : 

Stdea  colà  dond’egli  è buono, è gi ufi o, 

Da  legge  al  tuttofi  tutto  orna, e produce , 

Scura  i baffi  confin  del  mondo  angujìo 
Oue  fenfo.è  ragion  non  fi  conduce , 

E de  l'eternità  nel  trono  auguflo 
Rjfflendea  con  tre  lumi  in  ma  luce 
Ha  [otto  i piedi  il  Fato,  e lavatura 
Mini  fin  humih  il  motore  chi'l  mifiira. 

E anco  il  federe  atto  di  {labile  fermerà  , e però  è fcrìtto  che  Efaia  vìdit 
Dominumfedentem fuper  tbronum  excelfum,  atque  fublimem,il  che,  per 
tefìmonio  anco  d'Adamantio Significa  il  fermo, e fiabile  imperio  di  Dio , 
Quefìaficure^gaye (labilità  fu  da  Romani  conquefio  atto  di  federe  ac- 
cennata ne'  rouefci  di  molte  medaglie,  come  in  quella  di  M.  Aurelio  An- 
tonino con  ma  Dea fedente , con  quefta  in  fenttione  : SECyRlTATl 

PURf 


454  Dell’Arte  de* Cenni* 

TERVETVAE  * Et  in  vna  di  Giulio  Filippo +Augu(io  è parimente  unte* 
Dea  affettata  con  quefie  parole:  SECVRIT*ATl  ORBIS.  In  una  di  C a* 
r acalla  è una  tal  figura,che  \ landò  à federe  puntai  piedi  ad  una  colonna, 
i&  appreffo  ni  è fcritto  : SECyRJT^ITI  TERVETV AE,  In  vrf altradi 
Gordiano  è fimilmente  una  figura  f opra  una  fedia  con  S EC  V RIT  AS 
A'V  G G.  In  Ferrara  fi  vede  la  flatua  di  Brónzo  del  DucaBorfo  pofiaà 
federe ; per  dimoflrarc  la  fi  eureka  del fuo  Rato  , e come  lo  conferai  pth 
cifico  e contento : onde  VArioflodi  luidijfe  : 

&-ì  fi*  4I#  — — Vedi  il  primo  Duce , 

Fama  de  la  fu  a età,  l’inclito  Borfo 
Che  fiede  in  pace , E poifoggtunge  : 

Di  quello  Signor  ffilendido  ogni  intento 
Sarà  cbe'l  popol  fuo  viua  contento * 

Il  federe  maffimamente  quando  gli  altri  che  fono  nelTifieffo  luogo  fi  anno  in 
piedi  è atto  di  maggioranza , di  fuperiorità , e di  gran  dignità , e però  S. 
c»p.  7.  Giouanni  nell*  A pocaliffe  dice  : Salus  Deo  no  fìro,qui  fedet  fuper  thror.u 9 

& omnes  Angeli  fi abant  in  circuituthroni\  Onero  quando  gli  altri  fiedo- 
no, ma  in  luogo  molto  inferiore:  e però  innocentio  Vapa  lafciò  fcritto, che 
C.  Solite  de  Vlmp.faceua  male  à permetter  che  ti  Tatriarcadi  Coftantinopolì  :iuxta 
m^ior.  & fcabellum  peium  fuorum  in  [milìra  parte  federet . De*  Trencipi  ancorai 
ded.  proprio  il  federe, e di  perfone  grandi,  & honorate , & accenna  dominio  ,e 

fignoria , Ouidio  delRe diffe: 

Ipfcfedens  folio  Tereus  fublimisauito . 

Et  il  Tetrarca  cefi  Finte fe  dicendo  : 

€an*,  44.  Elei  mego  del  mio  cor  Madonna  fiede . 

Ciò  è fignoreggia  , e regna.  In  una  medaglia  cti  Tito  Imp . èvna  figura  di 
donna  incoronata, che  fiede  ( opra  tljnondo,&  ha  nella  mano  defira  un’ha - 
fta,e  nella  fimfira  il  Corno  della  douitia  con  quefta  parola  ITALIA*  per 
accennare  che  Vi  talta  era  del  mondo  [ignora , 

Tarticolarmenteil  federe  è proprio  de*  Giudici , e perciò  Chriflo  S,  7^, 
Mctuh  9 & àiffe  ày  fuoi  difcipoli , che  in  premio  d’hauerlo  in  quefio  mondo  feguitato  : 
39.0»  Lue , cumfedentfihus  homims  m fede  maieflatisfua  ,fedebitis  & uos  fuper  fe- 
desduodecim  indicantesduodecim  tribus  ifrael : E ne  gli  Atti  degli  Apo 
Cap,  11,  fidi  i fcritto  che  Herode  vcfhtus  utfte  regia  fedtt  prò  tribunali . Iethro 
dimadò  à Mose  fuo  cognato, perche  co  fa  egli  folo  fedeffe,&  il  popolo  à lui 
tkod.  18.  concorrerai  quale  egli  rifpofeypercbe  era  Giudice  tra  di  loro,  E Dauidde 
jsuth.vtabdiffe : Sedifli  fuper  thronum  quiiudicas  luftitiam.  E fi  dice, come  per  prò» 
ìllujh .& i^uerbio,  che  Aduocatorum  efl  Ilare,  & ludicum  federe  : & è fcritto  nelle 
Accwf,  leggi,  che  i Giudici  debbano  giudicando  federe*  Dante  per  quefio  rifpet - 


Parte  Prima^  • 


455 

/o  diffe  una  volta  : 

Hortu  chi  sè,  che  vuoi feder  àfcr  ama , Parai.:*, 

Ter  giudicar  da  lungi  molte  miglia , 

Con  la  veduta  corta  d'una  J fauna . 

£ dcuono  anco  i Giudici  federe , perche  fedendo  , & quìef tendo  anima  fit 
prudcnsycome  dice  il  Filofofo : ma  i Rei  deuono  flar  in  piedi  auanti  il  Giu- 
dice,fe  però  non  fono  in  dignità  coftituiti>  perche  non  deuono  patir  la  pe- 
na, & ingiuria  di  non  federe  prima  che  ftano  conuinti , ma  però  (ledono  in 
luogo  inferiore  al  Giudice . £ Baldo  iui  dice  che  ciò  fi  deue  offeruar  anco  LQuotiesC* 
ne"  Vefcoui.  Quindi  è che  ficome  la  ulta  attiua  è figurata  nel  moto , coft  Uubifen*uutl 
contemplatiua  nella  quiete  , che  fu  dal  Vangehfta  accennato  nelle  perfo - ci*TiSt 
ne  di  Marta , e di  Maria  quando  dtffe:  Marta , ut  audiuitfquia  1 E S V S banani 
venit,occumt  iUi:  Maria  autem  domi  fedebat . Ver  quefto  mede  fimo  riflet- 
to fi  dice,Romanos fedendo  uictffe,ciò  è maturamente  confutando.  Seruio 
f opra  quel  luogo  di  Virgilio  ; 

- — Turnus facrata  valle  fedebat.  -,  ^ 

Interpreta  federe,  prò  confihum  caperete  perciò  è con  miSterio  fcritto  nel 
Vangelo, che  colui  che  vuol  edificare  vna  Torre  deue  prima  fedens  coni  - 
putarefumptus:  E quel  Rè, che  vuol  far  guerra  con  un'altro  Rè, deue  pri • lue.  14, 
ma  fedens  cogitare  f e può  con  diece  mila  opporfi  à queUo,che  uiene  contro, 
di  lui  con  uenti  mila.  Et  Iddio  diffe  à Mosè.Erunt  nerba  hacrfuti  ego  prét  Qeuier . 6> 
apio  tibì  in  corde  tuo,&  narrabis  eafilqs  tuis,&  meditabens  fedens  in  do 
motua.  L’Mlciato  in  vnfuo  Emblema,  nel  quale  tratta  del  Senato  d'vn 
buon  Vrenctpe  dice \ che  il  federe  è fegno  di  granita, e di  Stabilità, & apun 
to  de  Giudici  dice  : 

Cur  re  fidenti  quia  mente  graui  decet  effe  quieta 
iuridicos  animo, nec  variare  leuu 

E particolarmente  diciamo  i Vrelati  federe, e flare  alle  loro  ro fidente, & i 
Giudici  di  queSìo  Sereniffìmo  Stato  Vinitiano , dal  federe  con  i loro  [{etto-  pAri  7. 
ri, fono  detti  Mff'efsori . Scriueil  ChaJJaneo  chei  Giudici  deuono  multar  ifid.  5. 
Dottori  à federe , quando  vanno  à loro  innanzi  Hbora  del  giudicare,  yir* 
gilioper  effr intere, che  la  fenten'ga  era  bene  Stabilita  dice: 

— Vbi  certa  fedet  patribusfententia  pugna.  jEn.  7. 

E per  eff  rimer  vna  [oda  ,e  ferma  rifoluticne: 

- Si  mihi  non  animo  fixum  immotumque feder  et*  Mn.  * 

T^uma  Tompilio , come  Vlutarco  ferine  ,foleua  dire  : Deos  adoratati  fe - 
deant;  per  ammonir  quelli  che  facrific  aitano,  chenon  volejfero  ciòfare^t 
tamquam  aliud  agentes,ma  attentamente, e ripofatamente;E  perciò  qua- 
doti  Tonte  fi  ce  tncominciaua  il  Sacrificio  i Mini  Siri  gridauano  ; Hec-age . 

Siedono 


4j<5  Dell’Arte  de5  Cenni. 

Siedono  anco  tal'bora  quelli, che  penfano , ò confali  am  dì  mal  fare . Ùa* 
uidde  diffe  : Sedei  ininfidijscum  diuitibusin  occuitis  vtìnterficiatinno - 
centem : Et  anco  i J^on  fedi  in  concilio  uanitahs , & cum  iniqua  gerenti- 
bus,  non  introibo,  ediui  ecclefiam  malignantium:  E t cura  impijs non  fede- 
ho.  Et  altroue  : Sedens  aduerfus  fratrem  tuum  obloqueris,  ciò  èpenfata- 
mente, e deliberatamente, non  per  (abito [degno,  è repentina  ira , E anco  il 
federe  proprio  de ' MaefiruOnde  èferitto  di  'bf.S  .che  (eiens  docebat  ecs : 
& egli  diffe , che  fuper  catbedram  Moyfijederunt  Scriba,  & Thanfei : E 
però  a3  Dottori  è concefja  [acuità  Catbedram  magiflraiem  afeendendi , 
ciò  è d'infegnar  àgli  altri , Dante  d3*4n(lotile  diffe  ; 

Vidi  il  Maefìro  di  color  ebe  fanno 
Seder  tra  filofofìca  famiglia. 

Vano  di  federe  è anco  fegnodi  yipofodopo  la  fatica,  come  èferitto  diT^. 
S-  che  fatigatus  ex  itinere  fedebat  fu  fuprafontem , quando  conuertì  leu 
Samaritana  . Virgilio  di  Hcrcole  fianco  dal  cercargli  armenti  da  Caco 

rubatigli  dice  che: 

Veffus  ralle  refedit. 

EValemonè  diffe  à Dameta  , effendo  ambedue  fianchi , & affannati  dal 
caldo  : 

— In  molli  re fedimus  berla . 

Et  il  Tetrarca  parlando  co*l  luogo^ue  la  fua  laura  tafhora  fianca  ertu 
f olita  di  npofarfi  diffe  : 

Frefcoyombrofo, e fiorito, e verde  colle 
TrionfJi  Ou*hor  penfando,&  hor  cantando fìede 
mortxap.i.  E perche  il  cielo  è per  i buoni  luogo  di  ripofo  eterno,  dice  il  mede fimo 
Toeta, bramando  d'effer  morto  prima  dell'amata  fua  donna  chepotea  pri- 
ma di  lei  andare 

jl  veder  preparar  fua  feàia  in  cielo. 

E per  la  medefma  ragione  d>ffero  i morti  federe , per  fignificar  vn  lungo 
ripofo\Onde  Talinuro  apprefjo  Virgilio  diffe  : 

Sedibus  vtfaltem  placidis  in  morte  quiefeam. 

Il  federe  accenna  anco  pigritia,  & odo:  E però  l* Melato  in  vn* Emblema 
della  Tigritìa  diffe  s 

Ohi f qui s iners abear,  Efamin  Chaenicefigerefedem 
j^on  prohiebent  Samij  dogmata  fanftafenis. 

Surge  igitur  duroque  mavus  adfueffe  labri , 

Det  tihi  dimenfos  crafhna  vt  bora  cibcs.  Virgilio  : 

Oda  qui  rumpet  patri &>Y(fidefque  moutbit 
Tullus  marma  vircs . E netta  Ceorgica  : 

— Ali- 


l 'fui  !£. 
'Bfzl 

Tfal.  49. 


ÌQ  45»  8. 


Matti >.23. 


infir.n. 


JÈn.  g. 


Eclogi. 


CanXi»  45  * 


Mn-,6. 


Mn,  6* 


Parte  Prima,. 


4J7 


tib>i 


— jilitwtvitium,  viuitque  tegendo 
Dammedìcas  adhibere  manus  ad  vulnera  paflor 

a Abnegat:Etmeliora  Deosfedet  omniapofeens . . 

S.Taolo:Seditpopulusmanducare,  & bibere  > & furrexerunt  hi  dere . E *• 

Ai  o j<?\*  TS(unquid  fratres  vefìri  ibunt  ad  pugnava  i & vos  biefedebitir  ? E Sum.^  *. 
Ddnf  e lafciò  fcritto: 

Diff e' ImaeflroyCbe  figgendo  in  piuma  infirmi 4. 

In  fama  non  fi  vien,  nè  [otto  coltre* 

Et  il  Tuffo  della  Grecia  che  non  volle  mouer  tarme  centra  il  commune 
nemico  quando  batteua  i fuoi  vicini  dice : 

E pur  quafi  à ffettacolo  fideflh  C.lft.fiì 

lenta  affettando  de9  grandetti  il  fine . 

Tolto  da  Virgilio  che  fà  dir  à Turno : 

— Scdeantffeftentque  latini  itn.  1»; 

Et  folus  ferro  crimen  commune  refellam. 

UtArioflo  deWifleffa  Tigritia  parlando  la  pone  i federe» 

Da  l'altro  la  Tigritia  in  terra fiedey  C.14  fl.fj* 

Che  non  può  andar e>c  mal  fi  regge  in  piede . 

Turno  rinfacciando  i Configlieri del  Uè  Latino  perche  tratt afferò  dipi ■ 
ce  , mentre  effendo  Enea  all' e fpugnationc  della  Città  , bifognaua  combat 2 
ter  e, e non  perder  il  tempo  in  con  figliar  ,dice: 

Cogite  concilium,&  pacem  laudate fedente  s> 
lUi  armis  in  regna  ruunt. 

E anco  atto  di  giacere  in  qualche  miferia,  e calamità:  Come  è fcritto  nel 
Vangelo  del  cieco  nato  : ifon  ne  hic  eflyqni  fedebat}&  mendicabat.  & in  te  un.  $ 
vn' altro  luogo  è detto  : Illuminare  bis  qui  in  tenebriti  & in  vmbra  mor • Luc • 
tis  fedent . Et  fedentibus  in  regione  vmbra  mortis  lux  orta  eft.Edi  Giob- 
be fi  legge, che  nella  fuagrandiffma  miferiajedebat  in  fterquilinio. Virgi- 
lio in  queflo  fentimcnto  dìffe: 

Sedet,aternumque  fedebit  je*.  6 . 

Infalix  Thefius.  E Tibullo: 

Illiusad  tumulumfugiam  fupplexque fedebo. 

Et  mea  cum  muto  fata  querar  cinere.  Li^  2 f 

Tfelle  donne  il  federe  è flato  tal'hora  atto  di  nafeondere  le  loro  parti  dif- 
honefle,come  quando  l'^Ariofio  dìffe: 

Giuntine  lavalleatrouan  tre  donne,  _ „ t 

Che fan  quel  duoloy  affai  ftrancin  arnej è * *% 

Che  fin' a Tombilico  ha  lor  le  gonne 
Scorciati  non  Jo  chi  poco  cortefi; 

E per 


Mmm 


41  8 , Dell’Arte  de’  Cenni } 

E per  non  faper  meglio  elle  celarli, 

Jòedeano  in  tenace  non  ardian  leuarfi.  E poi  Soggiunge: 

Cefi  quelle  tre giouani  le  cofe 
c Secrete  lor  tenean  fedendo  afeofe» 

Confìmile  pretelìo  d’boneltà  Rackclle  fingendo  d'effer  menfìruata  non  lé- 
Sen.]!,  uandofi  da  federe  alla  preferita  del  padre  occultò  il  furto  de gli  Idoli , che 
fottodife  teneanafeofìi . 

*He  paia  merauiglia , che  quello  atto  di  federe,  & altri  ancora , acci  n- 
ninopiù  cofe,  poi  che  quello  etiandio  auiene  di  molte  parole  ,ihc  hanr.o 
equìuoca  fignifi  catione,  le  quali  però  fecondo  la  foggetta  materia  propria- 
mente s'intendono. 


Sedere  in  luogo  alto,efublime. 

Q Fefto  è atto  à' JlltCT£a,d' Eccellenza, e di  Sublimità:  è fcritto  in  E- 
faia:Fidi  Dominum fedentemfuper folium  excelfum,&  eleuatum* 
Virgilio: 


jEn-i*  — — Celfafedet^colusarce i EdiDidone: 

i • — Media  tefìudine  templi 

Sepia  armis,folioque  alt  è fubnixa  refedit.  Il  Taffo  del  Rè  d'Egitto. 

C, 7 ft.ip.  Egli  in  fublime  foglio, à cui  per  cento 

Gradi  eburnei  sajeende, altero  fiede . , Gnidio  di  Circe: 

Met.%,  — Tulchro fedetiUa  receffu 

Sublimi  folio»  E Lucano  diLentulo: 

Harfal.f,  Lentulus  e celfafublimis  fede  prò  fatar. 

Seder  apprefiò  i grandi . 

-IO*  T I federe  appreffo  quello , che  è primo  è atto  di  grande  honore  : E però 
cap.  i . i nell'*Afocaliffe  T^S.dice  : Qui  vicerit  dabo  ei  federe  mecum  in  t bra- 
no meo,ficut  & ego  vici,&  fedi  cum  patte  meo  in  thronotius»Faraone 
diffeà  Giof e ffo:Tu  fiatai  meco  algouerno  della  mia  cafa.e  tatto  il  popo- 
lati renderà  obedien'gay  no  tanta  Regni  folio  tepracedam»  Vincilo: 
Ctij.ftjo»  Sedeua  in  tribunale  ampio, e Sublime 

Il  Re  d'africa, e [eco  era  l’Hiffano . Et  in  vn*  altro  luogo: 

CoH  Senapoiaffif e Solamente 
tip»  Il  Duca  jfflolfo. 

E parlando  dell'honore  che  Carlo  Imperatore  fece  à Mar  fifa  : 

C.j  . E che  fedefje  à lato  fuo  poi  volfe 

Sopra  tutti  i Rè,Vrincìpi,e  Baroni . 

E parlando  dell'honore  che  fece  il  Rè  N or  andino  à Martano. fi  mando  che 
eglifoffe  Grifone  della  giofir  a vincitore,  dice: 

Gtf  fl.i  % i in granfauor,dopo'l  Rè  è*  primo  afflo. 

Et  il 


Parte  Primsu  • 45$  . 

Et  il  Tuffo  di  Pietro  Cor  figlierò  alTlmprefadi  T erra  [anta  dice 

Che  primo  fra9  Principi  d conftglio  C*K 

S edea,  del  gran  paffaggio  autor  primiero  . ' . . m ? 

£f  è ferino,  eh  e Regina  fedebat  iuxta  B,egem  Mtaxer[em.&  fà  à queflo  ''V*™'  > • 
proposito  quello  chedice  la  legge  che  Seruius  Sulpitius  in  caufis  orandis L l f 
primum  locumyaut  certè  pofl  M»Tullium , obtinebat . £ / Imperatore  V0m  ristar, 
tendo  Significar  L'honor  e che  riceuono  quelli  che  fono  appreffo  la  perfonaL*  vnicac, 
fua  dice:Quos  nofiri  lateris  comitatus  illustrai,  rumtib'il* 

Seder  folo  in  difparte.  •!»!* 

Egitto  di  gran  dignità , m modo  che  gli  altrinott  fiano  degni  d'acco - 
fiarfegli.  Il  Tuffo  del  Bj  d'Egitto  dice ; 

£ fra  le  gridale  i fuoni; in  me^o  à denfa 
Mobile  turba  il  ÉJ  de9  Bjfi  parte  ; 

£ giunto  à la  gran  tendala  lieta  menfa 
P\accoglie  i Ducile  fede  egli  indi fpartel 

E Dante  per  caufa  d'honore  del  Saladino  Soldano  di  Babilonia, chi  linfe  t 
priuò  del  fiegno  Guido  Bjdi  Gierufalemme,dice:  Inferii 

£ folo  in  parte  vidi  il  S aladino  » 

il  federfolo  èancoattodifiarinfilentio  ,e  di  penfare  profondamente,  e 
perciò  nella  diuina  ferittura  fi  legge  : S edebit  folit ariti sy  & tacebit,quià  • 
leuauitfe  fupra  fe , Cofi  il  Petrarca  vsò  quefia  parola  di  federe,  per  [lare 
in  filentio ; Sonori 

Qui  cantò  dolcemente, e qui  saffifel 

Ponendo  quelli  due  verbi  per  ambiteti, e contrapofti:  E diffe  ancora:  Sen.i^i 
La'v'io  feggia  £ Amor  penfofo,efcriua . 

Seder  nel  mezo  d'altri, 

LOflare,ò  federe  nel  me%p  degli  altri  è,per  rifletto  del  luogo  più  degno 

atto  d'honore  ; £ ferino  nell' epocali ffe  che  S.  Gio . rapito  in  /pirite  Cap,  4* 
vide  in  Cielo  vna  fedia,&  fupra  [ed$fedens:e  poi  foggiunge, che  d'intorno 
quefia  fedia  ne  erano  altre  ventiquattro , / opra  le  quali  fedeuano  venti- 
quattro vecchi  ve  Aiti  di  bianco , e di  corone  d'oro  incoronati . Ouidio, vo- 
lendo con  dignità  rapprefentare  il  conciftoro  degli  Dei, diffe: 

Bis f ex  c cele fies, medio  Ioueffedibus  altis . Met  6t 

jlugufia  grauitatefedent . Et  vn' altra  volta : 

— — Medio  Hex  ipfe  refedit  Met.  7, 

\Agmine  purpureusffceptroque  infignis  eburno . 

Virgilio  dice  che  il  Bj  Latino, facendo  alla  fua  prefen%a  introdurre  Enea, 

Solio  mediusconfeditauito.  j£n,?: 

Mmm  i £pfr- 


. il > 


4 to 


DcirÀrtc  de*  Cenni, 


E perche,  come  s’è  detto,  il  feder  in  luogo  più  degno  i atto  di  maggior  di- 
gnità',perciò  appreso  i Rintani  à rimirargli  JpettacoliJ  Senatori  fedeua- 
' ”0  nell'Or  che  lira, ch’era  il  più  nobil  luogo  del  Theatro'finde  èferitto  in 

\ un ^ *e SuctonioiDeinde  in  Orcheftram  fenatus  defccndit.Et  i Caualieri  fedeuano 
jEx  l.  luliJn  quatordeci gradi  del  Theatra ; di  che  ime fe  Giuuenale  quando  dijjc; 

Teatrali.  office  f ammani, 

sai.  14.  Bisfeptem  ordimbus  lexdignatur  Othonis . 

Seder  alla  delira  d’ale u do. 

.X  3.  10s  ^tod’honore, e d’amor grande  : e però  èferitto:  Chriflus  filìus  Dei 

Matti.  16.  " fedet  ad  dexteram  patri s . Et  ejjo  Sig.no  flro  dife  fltffo  diffe:  Sinodo 
jld  Cchjf.i  uidebitis  filium  bominìsfedentem  à dextris  virtutis  Dei. E S.Vaolo:  Oi<z 
furfumfunt  quirite >vbi  Chriflus  e fi,  in  dextera  Dei  fedens  : Et  yn’altra 
j 1.  Ad  He.  voltai  Sedetad  dexteram  maiefìatis  fn  excelfis . E S.  Stefano  quando  era 
èr.i.  lapidato  diffe,  che  vedea  i Cieli  aperti)  & Ufum  flantem  ad  dextris  Da  • 
A&.ap.i.  cofi  Berf abea  effendo andata  à Salomone fuo  figliuolo  all’hora  ch’egli  era 
afeefo al  Regno,  dice  la  fcrittura,che  fedit  Rex fuper  thronum  fuum , & 
pofìtus  efl  tbronus  matti  Regis , & fedit  ad  dexteram  iliius:ne  perciò  il  fe- 
der dalla  parte  deflraè  atto  di  precedenza  quando  il  Trencipe  fitde  nel 
fuo  throno  in  maefìà',ma  è luogo  primo  dopo  il  Trencipe, e fecondo  è quel 
lo  che  [tede  dalla  parte  ftniflra , come  volea  la  madre  de  i figliuoli  di  Ze- 
bedeo , che  fede ff  ero  fuoi  figliuoli  quando  diffe  à S . Dicvt  filijmei  fé- 

deant  vnus  à dextris , & alter  à ftnìflris . 

Seder  alla  menfa. 


14. 


l.Reg  9. 


Satin 


ATS^co  nel  feder  aUamenfa  è d’bauergran  riguardo  : Siede  prima  il 
piu  degno,  e nel  primo  luogo  : e poi  ordinatamente  fecondo  le  loro 
prerogatiue  fiedono  gli  altri.  Samuelle  per  caufa  d’honore  diede  à Saulle 
in  triclinio  locum  in  capite  eorunr,  quifuerunt  inuitati . E i’^neflo  diffe: 
Che  gioua  à me  federe  à menfa  il  primo, 

Se  per  quefìo  piùfatio  non  mi  leuo , 

Di  quel  eh’ è flato  affifo  à mezp,òadimo  ? N.S.diffe  che  i Scribì,&i  Fa - 
Matib.  %$'  yifei  ambiuano:  primos  recubitus in  canis , & prìmascatbedrai  in  Syna- 
gogis  . 1 Trencipi  d’Italia  cofiumano  di  far  mangiar  feco  alcuni  ò parenti 
loro,ò  di  gran  [angue,  ò di  gran  dxgnìtàima  quefti  fiedono  alquanto  dopo: 
Et  molto  prima  fi  leuano , blando  di  dietro , e d’intorno  al  Trencipe  fino , 
ch’egli  forge  daUamenfa . Gli  antichi  Romani  offeruarono  il  contrario  Ie- 
ttando prima  i più  degni  dalla  tauola', argomento  delia  loro  fobrietà", dando 
àlquefìo  modo  buon’efj empio  à giouani  j de’  quali  parlando  Val  Maffimo 
dice  :* Imitati  ad  canam  diligenter  quarebant,  qui  nam  ei  conuiuio  effent 
ipterfuturisne  fenioris  aduentum  difeubitu  pr&currerent,fublataque  men 

faprio - 


Parte  Primà^ . e 

fa  priore}  confurgere  3&  abirepatiebantur . Reliijfimo  amwaeBramen- 
to  habbiamo  nel  Vangelo  ouedice  Chriflo  S.^.T^e  difeumbas  in  primola  lutXi* 
co', accio  che, venendo  perfonapiù  degna, non  ti  fia  dette’, Da  buie  locum', & 
incipias  cum  rubare  nouifjimvm  locum  tenere  ma  uà  ad  occupar  Eviti- 
mo  luogo, acciò  che  il  padrone  ti  dica’,  jtfeende  fvpenvs:Che  à qucHo  mo- 
do erittibi gloria  coram  fimul  difcumbentibus.  Vn  Dottore  zoppo, che  po 
co  valeva, & molto  pretendeva, multato  con  altri  ad  un  conmto , volendo 
feder  tra  i primi , il  padrone  gli  dtjje  , che  fi  affettaffe  al  fefto  luogo  che. 
quello  era  fuo  proprio:  egli  in  quello  fedè;e  poi  mangiando  dimandò  al  pa- 
drone con  che  miherio  gli  haveffe  il  luogo  fefto  a/Jegnato: il  padrone  d^ffe: 

Credea  che  lo  [ape  He, emendo  voi  buon  verfìficatore,hauete  pur  la  regola > 
che  dice:ls(u!la  certa  datur  fedes,n.ft  fexta,trocheo  : Ch’è  un  piede  di  due 
fillabe  E una  lunga, e l’altra  breve’, come  erano  le  gambe  del  Dottore, il  qua 
le  moHrando  d'bauerft  à male  di  queHa  argutia , fece  maggiormente  ri- 
der la  brigata » Grand’honorefu  quello,  che  fu  fatto  à Confaluo  Ferrando  tl  cìouio 
detto  il  Gran  Capitano , quando  fu  falò  chiamato  à mangiar  alla  menfa  di 
due  grandi (fimi  Trencipt  Ferrando  Rè  di  Spagna  , e Lodouico  Rè  di  Fran * * Q9**  HOm 
eia, mentre  à Sauona  cenarono  infieme',del  quale  E Jlrioflo  dtffe  : 

Ma  Confaluo  Ferrante , oue  ho  lafciato  C.  16  fi, 

Vtììfpano  honor,  che  in  tanto  pregio  u’era  i 

E non  è dubbio  che  l’effer  ammeffo  à mangiar  con  ì Grandi  non  fta  afte  di 
grande  honore:  e però  Virgilio  fà  che  Eolo  dice  à Giunone  : 

Tu  mihi  quodemque  hoc  regni , tu  feepra  louemque  JEn.  i . 

Concilias'ftu  das  epulis  accumbtre  diuum. 

Sicome  in  molte  altre  cofe  appreffo  diuerfenaticni  fono  flati  vixrij  ì co  Hi* 
mi,  coft  nel  federe  alla  menfaipertbe  noi  fedendo  f opra  le  fedie, detta  tam- 
ia pigliamo  i cibi . 1 Romani  coricando  fi  [opra  alcuni  ietti , & appoggian- 
do}* [opra  il  ftniflro  gomito,  e con  la  deHra  mano  pigliando  i cibi , à queflo 
modo  difeumbebant . I Turchi  fanno  in  terra  la  loro  menfa  : E degli  He - 
brei  è fcritto  : Vtinam  mortui  effemus  permanum  Domini  in  terra  Megy^od.  i*» 
pti , quando  fedebamus  fuper  alias  carnium , & comedebamus  carnem  in 
[aturitate^. 

QueHo  atto  di  federe  hà  i fuci  termini  fi  intorno  il  luogo,  perche  il  pià 
degno  ha  ilprimo,e  precedegli  altri:  E però  ferine  Dione, che  tra  gli  altri 
honori,che  da’  Romani  furono  conceduti  ad  Ottavio  xAuguHo  dopo  la  vit-Lib,  49] 
toria , che  hebbe  contra  Sefìo  Tompeio,fà  prirnum  locum  in  confeffu  . E* 
ethauer  anco  riguardo  alla  differenza  delle  fedie,perche  altro  è il  federa 
in  fedia, altro  infeggiola,&  altro  infeanno . Mncora  è d’aver  tir  e, eh  e nelle 
fedie  può  efferdiuerfità  etiandio  per  lo  guarnimento , che  altre  fiano  for- 
nite 


* 


4 6 1 Dcli'Àrtc  de3 Cenni , 

nite  di  fetale  à'orOjdltYe  di  cuoio, ò difemplice  legno:  E vi  può  effer  anco 
diflintione  quanto  alla  pofttura  , fe  è à mano  delira, ò à finifiraffe  in  luogo 
piu,  ò meno  eminente, e riguardeuole . Il  più  degno  ficde  prima ; l'inferiore 
più  tardona  molto  inferiore  affetta  che  glifia  commandato,  e con  atto  hu 
mile i e gefio  riner  ente  s' affetta,  E dette  Ilare  affettato, non  come  fa  il  vi - 
lano  con  vna  fola  natica  [opra  la  panca  ',  nè  come  Titiro  diflefo  all'ombra 
delfaggio;nè  come  nella  barberia  con  le  gambelarghe, ò incrocicchiate , ò 
dimenandole , come fanno  ipa^%i:ma  condegna , emodefia  pofttura non 
fuperba,  nonvile,  non  affettata  . Menni  Trencipi  d'Italia  co  fiumano , 
quando  danno  breue  andienga  à perfone  dì  non  molto  grado  di  fìar  nelle 
lor  flange  nè  in  piedi,  nè  affettati, ma  advn  tauohuo  appoggiati,  per  non 
far  aff ?ttar  coloro  che  trattano  [eco, non  volendo  per  modeftia  ne  anco  efji 
affettar  fi, nè  meno  per  dignità  ftar  in  piedi . 

Mò  ledemmo  fiar  in  piedi. 

A Ccennaincon fianca  ; come  diffe  Salufìio  contra  Cicerone . Miud 
JLJL  flansaliudfedensloquitur»  E Cicerone  riprendendo  in  altri  quefto 
rido,  che  fecondo  Saluftio  anco  in  lui  era  diffe:  Seffiones  quadam,  & fle - 

Definii.  j.  xi,fraffiquemotus,  quale s proteruorum  bominum  ,aut  mollium  effefo - 
lent, contra  naturam  funt . Ma  quefto  attofù  dal  Tetrarca  nella  fua  ama- 
ta Laura  lodato,  perche  ne  gli  amati  f oggetti  tutte  le  cofe  piacciono  di- 
cendo: 

E*lffdere,eloftar,che ffeffo  altrui 

T offro  in  dubbio  à cui 

Doueffe  il  pregio  di  più  laude  dar  fi. 

Gnidio  configlia  vn' amante  à fìare,  ò federe  fecondo  ebe  alla  fuafiatura 
più  fi  conuiene,feffi  grande  dicefta  diritto  facendo  pompa  della  tua  bella 
perfona,ma  per  lo  contrario: 

_ Sibreuis  es  fedeas:ne  ftans  videaris federe. 

Tfear.atn,}  J J 

Effere /cacciato  di  fede. 

OVefto  atto  d'effere  [cacciato  di  fede  fignifica  effer  priuo  d'honore,  e 
di  dignità  :& perciò  fi  legge  nella  diurna  [crittura:  Depofuit  poten - 
Eccho.  tes  te  fate,  & exaltauit  humiles . Et  anco:  Sedes  Ducum fuperborum  de - 
flruxit  Deus,  & federe fecit  mites  prò  eis.Mmida  appreffoil  Taffo  dolen- 
doli d’effere  fiata  cacciata  del  paterno  B^egno , e pregando  Goffredo  ari - 
mettergliela  dice: 

40.  “Per  te  JPero  a cqttiflar  la  nobilfede , 

E lo  fecero  regai  de  miei  parenti  : 


Io  te 


4^3 


Parte  Prima. 

Io  te  chiamo  yin  tefperoyìn  quell* altezza 
Tuoi  tu  fol  pormi}ondefofpinta  fui. 

Aflòrgere . 

O Veli* atto  di  leuarft  da  federe  per  incontrar  alcuno  è d'offeruan^a,  .17. 

ed  honore:  e però  leggiamo:  Cor  am  cano  capite  confurge.  Et  ancotLeuit.ip, 
Videbantme  iuuenes,  & abfcondebantur , & fenes  aff urgente  s lìabant . 

Virgilio: 

Vtque  r irò  phàtbi  chorusaffurrexerit  omnis . 

VArìoFìo  in  più  luoghi  offerua  quella  ere  unicorne  quando  dice : 

Et  elle  fi  leuaro  immantinente, 

E lui  rif aiutar  benignamente . E dì  Ruggiero: 

Douunque  il  rifo  driìga  il  Taladino . 

Le  u a fi  oggvno  e gli  da  larga  firada . £ di  Br  adamante: 

Cortefemente  à lei}che  la  faluta 
Si  come gratiofajC  affabil  era , 

Si  lena  incontrale  con  faccia  ferena 
Viglia  per  manose  feco  al  foco  mena, 

£ del  Bj  TSljrandino  quando  honorò  il  rii  Martano  [limato  Grifone  dice: 

QuelBj  cortcfe  incontro  fe gli  leua.  cA7.fl.1ii. 

Gn • Flauio  Edile  Curule  andato  à vifitare  rnfuo  collega  infermo  , entra- 
to nella  Fianca  doue  egligiacea  con  molti  giouini  che  feco  flauano  feden- 
do : perche  Flauio  fùferittor  de'  libri  ,edt  padre  libertino  3 dice  M*Gel-li*'l'e*  9* 
lio  che  contemnentes  eum  affurgere  ei  nemo  voluit  : ma  egli  fattafi  por- 
tarla fua  fede  Curule  , in  quella  fedendo  >con  pompa  della  fua  digni- 
tà , la  mala  creanza  de*giouani  tacitamente  riprefe . Innocentio  Vapa 
à Conftantino  Imperatore fcriuendo  tra  l’altrccofegk diffe,  che  I{eges  & c.  {chiesi* 
Vrmcipes  Mrchiepifcopis,&  Epifcepis  fuisficut  deb$t2reuerenter  affur - rnaicr.  & 
gunt.\jl  Virgilio , che  in  Theatro  i fuoi  verfi  recìtaua , per  fegno  di  gran- htA% 
d’honore,fi  ride  tutto  il  popolo  Bimano  afforgere9comefaceua  aUs impe- 
ratore^ dicono  i Dottori  che  quando  il  Trencipe  è [aiutato  da  perfonc  il-  7w  1 I#c 
luftri  deue  afforgere.  ftni.pafi. 

Effer  leuato  in  alto. 

QVelìo  è atto  che  fi  fa  per  caufa  di  grande  honore  ; perche  ftcomcj  n 1 

fabbaffare  è atto  d?humiltà>e  d'abiettione,  cofi  {'inalare  è d'bono - * * * • 

re}e  di  grandetta;  e perciò  è flato  introdotto  di  darà' gran  Trencipi  il  ti- 
tolo à'jlltei£a9e  di  Sublimitàyche  è proprio  delle  alte  torri  > e degli  emi - 
n enti  monti;  onde  l'Mriofto  diffe  : 

Né  nobiltà,  nè  altezza  di  corona  » C, 44.7?, £4 

Ch*  al  rolgo  [ciocco  abbagliar  fu  ol  la  uijia » 

E per 


Zogl.;. 

C.lZ.ft.Qt» 

C.itft. 

I48. 


4^4  Dcli'Attc  de’ Cenni. 

E per  queBo  quando  alcuno  era  dichiarato  Bj,  o Trencipc  grande>e [fen- 
do nelT effercito  era  pottofopra  un  clipeo , & in  alto  eleuatoy  onde  Clan- 
diano  diffe: 

Sed  mox  cum  folita  miles  te  uoce  leuaffet.  *Ammìano  Marcellino  parlalo 
- 1 o.  fa  Giuliano  gridato  dall' efferato  Francefe  Imp-  Impofitus  fiuto  pedefiriy 

& fublatus  eminens pepulo  filente  vlug.  renuntiatus  iubebatur  diadema 
Zib.  io.  proferre.Cornelio  Tacito  : Impofitufque  fiuto  more  gHisyzr  [uflmentium 
tib.  io.  humerisyuibratusy  duxehgitur . Cajjìodoro  : Iudicamus  parentesnottros 
wsr.for.  Gothos  inter  procinttuales  gladio  s,  more  maiorùjcuto  fuppofito,regalem 

nobis  contuUffe>pr&!ìante  Deoy  dignitatem y ut  honorem  arma  darent , cui 
ùpimonem  bella  pepererant.  Il  yiennenfi  parlando  de  i figliuoli  di  Clota - 
no  dice:  Sigebertum  contraChilpericum  fratrem  profettum  à Francis 
more  gentis  clypeo  impofitumy  Fjgem  effe  conttitutum . £ per  metafora-* 
tffer  leuatOy  ò inalbato  fi  dice  per  effer  honorato.  Virgilio*? 

Georg  i*  Tentanda  uia  cfl  qua  me  quoque  pojjìm 

T oliere  humoyvìttorque  uirum  uolitare  per  ora . 

Cefi  l'vfò  Dante  quando  diffe  : 
farad.  1 6*  Voi  mi  leuate  sìych'io  fin  più  ch'io . 

E l'Vtrioflo  parlando  di  alcuni  Taladini  di  Francia  dice  : 

C.44./I.47  Se f opragli  altri  ogn'ungli  algaye  fublima. 

Quindi  i Latini  traffero  il  verbo  efferre , come  l'usò  Cicerone  dicendo,  £/- 
ferre  aliquem  fummis  laudibus  & ciati  uoluptate y e fimili • 

Il  gefto  d’effer  fanciullo. 

«2*  9*  TU  vitto  dì  puerile  fimplicitàte  purità  quale  fuol  effer  ne*  fanciulli: onde 
Uatth.  18.  Xl  Tf^S.dtffe:  ‘Fjìfi  conuerfì  fueritisf&  efficiamini  ficut  paruuli,non  in- 
Marci?,  trabitisin  regnum  ceelorum  : Et  una  mlta  pigliato  un  putto  lo  pofe  nel 
Zue.$*  me%Q  di  loro,& abbracciatolo  difje  : Quifquis  vnum  ex  huiufmodi  pueris 
receperit  in  nomine  meo > me  reapit . E più  chiaramente  dimoflrò  piacer - 
Matth.ig.  gli  quetta  purità  puerile  quando  diffe: Sinite  paruulos,& nolite  eos  prò - 
i.Gor.  14.  hibere  ad  me  uenirejaltum  enim  eli  regnum  ccelorum.Et  S.Taolo  dffe^  : 

Fratte s nolite  pueri  effici  f enfibusi  fid malitia  paruuli  ettoteyfenfibus  au- 
tem  perfetti  e/lote.Quetto  getto  d*  effer  fanciullo  dinoterà  anco  pocofen- 
noyt  poca  prudenti  quale  ne*  fanciulli  fuol  e{Jer , e però  Salomone  diffe  : 
Eed.io*  V&\tibi  terra  cuius  1\expuer  etty  <&  cuius  Trincipes  mane  comedunt.Ffel 
Cap.  6%*  medefimo  finimento  diffe  Ifaia:Tuer  centum  annorum  morietur,&  pec - 
cator  centum  annorum  maledittus  erit.Quefio atteggiare  fanciullefcamé- 
De  mi.  a te  è da  Latini  detto  repuerafiere , Cicerone  diffe  : L&lium , & Scipionem 
repuerafiere  effe folitos  cum  rus  ex  vrbeytanquam  ex  uinculis  euolaffenU 
Dagli  Italiani  quelli  fono  chiamati  ueccbi  rimbambiti,  che  bamboleggia- 
no) e 


Parte  Prima.  46  j 

nò,e pargoleggiano. Dante  leggiadramente  efprhfiendo  i gefti  femplicetti 
de  fanciulli  otte  altamente  dell’anima  noftra  parla, dice: 

Efce  di  mano  à laiche  la  uagheggia  Turi.  1 o, 

Trima  che  fi  a,  à guifa  di  fanciulla  , 

Che  piangendo , e ridendo  pargoleggia , 

V anima] Semplicetta,  che  fa  nulla , 

Saluo  che  moffa  da  lieto  fattore 
Volontiet  torna  à ciò  che  la  traflulla . 

Sudore. 

IL  fudar  è atto,&  effetto  di  gran  fatica  : E perciò  fi  dicefuda/é  ,&in - * q . 

fudare  per  affaticar  fi  grandemente  in  modo  che  per  la  fatica  ne  pw 
ceda  il  fudore.  Horatio  diffe : 

Multa  fecitytulitquc  puerjudauit , & alfit.  V Arto  fio  dice  che  Marfifa:  in  Tnt. 
Fece  più  uolte  al  gran  Signor  di  Braua  C.i 

Sudar  la  fronte ,e  à quel  di  Mont' Albano. 

Et  in  un'altro  luogo  Mandricardo  diffe  à Rodomonte  2 

lo  te  ne  darò  più  che  non  vorrai , _ C.  z6.  tU 

E ti  farò  fudar  dal  piè  à la  fronte.  Il  Taffo : I09- 

E in  far  continuamente  arme  nouelle  c.ó.ft.t. 

Sudano  ifabri  affaticati , e fianchi. 

Ma  il  fudar  fenga fatica  di  corpo  èfegno  di  gran  trauaglio  di  mente, come 
dice  Hot  caio  che  gli  auenne  quando  non  fi  potea  sbrigar  da  quel  ciarlone, 
che  tanto  lo  moleflaua : 

— Cum  fudor  ad  imos  lib.lsat.p 

Manaret  talos.  Cicerone  fcriuendo  ad  .Appio  Vulchro  dice  : Fides  . tp,  1 * 
fudare  me  iamdudum  labor antem  , quomodo  ea  tuear  qua  mihi  tuenda u 
funt,&  te  non  offendami  Et  vn* altra  uolta . Non  diffimulat  T.Capparet  Philip,  iT  * 
effe  commotumjudatrfallet . Dante  dice  chefudò  da  timore: 

— La  buia  campagna  i»fer.$. 

Tremò  fi  forte, che  da  lo  fpauento 
La  mente  di  fudor* ancor  mi  bagna . 

Il  fudor  freddo  è poi  quello  che  precede  la  morte  ; come  dice  Virgilio  : 

Tum  gelida  stoto  manabat  cor  por  e fudor.  jEn 

E degli  animali  bruti  diffe  l'ifteffo: 

Incertusàbidem 

Sudor  & Me  quidem  morituris  frigida s.  Et  il  Taffo: 

Efidifufe  Di  gelato  fudor,  e i lumi  chiufe. 

Vi  è anco  il  fudor  del  {angue*,  quale  dice  la  diurna  Scrittura  effere  flato 
quello  di  Chrifto  Signor  nofltoiFattus  efl  fudor  eiusficut  gatta  fanguinis 

n decur - 


Garg.y 


4SS  Dell’Arte  dcs  Cenni; 

deatYrenìis  in  imam.  Di  quello  fudor  fanguigno  hà  fcritìo  eruditamente 
Gio.  Tomaffo  Minadoi Medico  EccellentifJimo,e  della  noflra  patria  nobile 
ornamento  nell'opera  fua  infcritta:De  fudorefanguineo.  QueHo  fudor  di 
f angue  farebbe  vnfegno  d’acerbiflìmo  dolore , e d'infuportabilc  pajjìone , 
onde  fu  detto  gittar  lagrime  di  / angue , come  è notato  nel  prouerbio  fan • 
guine  fiere,  e nelle  fuperfìitioni  de  gli  antichi, che  i fimulacri  de*  loro  Ido- 
li[udafj ero  il /angue  era  filmato  mifer  abile  prodigio  di  future  calamità . 

Tremore. 

«31.  TI  tremore  è indicio  ,&  argomento  di  gran  timore ; perche  quando  il 

X core  trema, fà  anco  tremar  il  corpo , come  diffe  fjtrioflo: 
c 9.  fl.Tó.  0 fia  ch'il  cor  tremando  come  foglia, 

Faccia  infieme  tremar  e mani, e braccia . Et  anco: 

*2fpn  hà  poter  d*vna  rijpofla  fola , 

ic.41.y2.41  Trema  il  cor  dentro,etremanfuor  le  labbia.  Et  Horatio: 

Ltb.i.cd.  Et  corde,  & genibus  tremiti  Ouidio  di  Filomena  da  Tereo  oppreffa: 
lllatremitvelut  ugna  pauens,quaf ancia  cani 
■ * Ore  excuffa  lupi, ne  dum  ftbi  tuta  videtnr . 

Virgilio  di  quelli, che  da  Tolifemo  erano  deuoratì : 

2£nt  - Et  trepidi  tremerentfub  dentibus  artus . E Tt&n  to: 

*F{ulla, nulla fum, tota  occidi, cor  mortuum  efimetu, 
in  Capri . mifera  tremunU 

Dante  di  quella  beflia  che  fe  gli  fece  incontra  : 

Ivfir.ì,  Ella  mifà  tremar  Le  vene, e tpolfi* 

La  ragion  di  quefto  tremore  è perche  nei  gran  pericoli , correndo  gii  fpU 
riti  vitali  al  cuore, fede  della  vita, per  [occorrerlo,  e conferuario,e  refian - 
dol'altre  membra  dalfuo  vigore  abbandonate , fi  ff  urge  per  quelle  yrr 
freddo  ghiaccio ; Onde  fhuomo,  come  fehricitante>trema.  Virgilio  ciò  e- 
fpr effe  dicendo: 

Extemplo  jtene&foluuntur  [rigore  membra • 

E Seruio interpreta  quefto freddo  per  timore, perche  il  timore  è freddo^  e 
però  diffe  ultronei 

Mnl  to'  — — Gelidusque  per  ima  cucurrh 

Offa  tremore  Et  vri altra  volta: 

Mn.  f « Mibi  frigidus  horror 

Membra  quatit, gelidusque  coitformidine  fangtth . 

Che  fàcofi  dal  Tuffo  imitato: 
c .11. 0.1  s — - E corfe  lor  per  l’offa 

Vn  tremorfreddo^eBrinfe  il  [angue  il  gelo * Ouidiét 
*M%  Attoniti  mktmtfinus,  gelidufque  CHCHìrit, 

- ~ VfWz 


Parte  Primar  i 

yt  mìhi  narrafH , duri  per  offa  tremor. 

Il  Tetrarca  cofi  ciò  chiaramente  effreffe  : 

Teròs'io  tremore  vò  co* l cor  gelato * 

Qual'hor  veggio  cangiata  fua  figura , 

Gue/ìo  temer  d'antiche  prone  è nato . £ l* A rio  fio: 

Eficon l’alto  rumor  ch'arriuò al  cielo 
Mandò  nel’offa  a 3 S aracini  il  gelo . Et  ancora: 

Tjfla  fmarrito  Snodante  à quello 
E per  i’ offa  vn  tremar  freddo  gli  (corre, 

E fi  come  pofeperlo  timore  il  freddo, cofi  per  l’ardire  il  caldo  : 

Tarn  e piùfreddo  ogni  Tagan  che  ghiaccio* 

Tarue  ogni  Scotto  più  che  fiamma  caldo . 

E di  zerbino  quando  da  Orlando  liberato  da  morte, fi  rìde  la  [uà  amata  U 
[abella  atlantiche  per  morta  hauea  pianta: 

Com’vn  ghiaccio  nel  petto  gli  fia  meffo  fai 

Sente  dentro  aggelar ffe  trema  alquanto  * 

Ma  tofto  il  freddo  manca, & in  quel  loco 
Tutto  s’auampa  d'amorofo  foco * 

Il  Tetrarca  dice  che  hauendo  veduta  la  fua  amata  Laura  in  modo  fi  cotnfi 
moffe,  che  ella  lo  fece , ancorché  la  Cagione  f offe  caldiffima , 

Tutto  tremar  d’vn’amorofogelo . Canaio, 

Cofi  la  morte  e detta  fredda, an^zi  gelata , perche  quando  moriamoci  calo - 
re  in  noi  à poco,à  poco  mancando, fi  agghiacciamo*  Onde  Lucntio  d'vn[~ 
huomo  moribondo  dij]  e: 

Deniquefape  hominem  paulatim  cernimus  ire 9 
Et  membratim  vitalem  perdere fenfum: 

In  pedtbus  pnmum  digitos  liuefcere,&  vngues , 

Inde  pedes,&  crura  mori, polì  inde  per  artus 
Ire  alias  tra Uim gelidi  veftigia  lethu 

Terrore. 

Ante  furono  le  fuperfiitioni  de  Gentili, e tanti  Dei  fi  finfero,  che  pa - , ^ \ 

rendo  loro, che  il  cielo  non  poteffe  capirli  tutine  fecero  molti  ha - 
bitatori  de’  monti, de  bofehi,  edellefelue : tale  differo  e ffer  Tane, che  par- 
ticolarmente  fùda*  pallori  adorato;  Onde  Virgilio  difi e: 

Tan  primus  calamos  cera  congiungere plures 
InfiituitiTan  curai  oues,ouiumquemagiftros. 

E perche  eglifù  quello, che  ritrouò,  e fonò  quella  gran  Conca,  ò Corno, che 
fonano  i Tritoni, con  la  quale  fece  cefi  grande  firepito  cantra  iTitani,  che 
terribilmente  li  ffaucntòjefcompigliò:  perciò  differo  ? Toeti,che  quando 

^{nn  2 il  Dìo 


6? 


Sin.  1 Ji; 

c.  is.tf.4* 
C. 


C.iC.JÌ.13 


4*1  DcH’Arte  de5  Cenni, 

il  Dìo  Vane  foniti*  il  fuo  horrìbil  corno , congrandifjtmo  terrore  ffiauen- 
tana  gli  animi  di  coloro,cbe  l’vdiuano . Quefìi  panici  terrori  non  folo  nel- 
le felue  occorrono  à gli  armenti ,&  alle  gregge \ma  tarhora  anco  entrano 
ne  gli  eff creiti , i quali  come  da  fatai  for^a , e da  occulta  virtù  cacciati , 
velocemente  fuggendola  / e ftejfi  fi  precipitano^  ffraccaffanoyda  cbc^> 
Mmbl  ll2  Vociato  formò  vn'  Emblemi  infcritto  : In  [libitum  terrorem  : nel  qua • 
* le  è dipinto  quefio  DioVane:cbe  fonati  cornoicon  queflo  diHico  appreffo: 
Ejfufo  cernensfugientes  agmineturmas 
Ouis  mea  nunc  inflat  cornua  ? Faunus  ait  . 

Il  che  pare  che  dall*  JLnofio  foffe  imitato  nella  defcritione  dtW incantato 
corno  d’vdftolfo-ydel  quale  dice: 

C.i©,y?, ^Tar  chela  terrai  tutto  il  mondo  freme 
Quando l’horribil [nonne  l’aria  f cocca , 

Si  nel  cor  de  la  gente  il  timor  preme , 

Che  per  de  fio  di  fuga  fi  trabocca . 

Statio  finge  che  Gioue  commandaffe  à Marte  che  andaffe  ad  eccitar  t*-* 
guerra  tra  gli  *4rgiui,&  i T ebanite  che  feco  teglie  (fé  il  Terrore, e lo  Spa - 
nento\  e li  uà  deferiuendo  con  gli  effetti  loro  • Di  quello  fpauento  milita- 
re fifa  mentione  nella  facra  fcrittura  promettendo  Iddio  à quelli , che  of- 
ferucrannolafua  legge  d’aiutar  li  nella  guerra, e con  quello  terrore  ffaucn 
tar  i loro  nemici:  Terrorem  meummittam  in  pracurfum  tuum  , &occi- 
dam  omnem  populum  ad  quem  ingredieris , cunttorumque  inimicammo 
Dtut.i . tuorum  c orarti  te  terga  uertom . Et  in  un’altro  luogo  : Hodie  ìncipiam 
mitter e terrorem  > atque  formidìnem  tuum  inpopulos  , qui  habitant  fub 

Ittiit,  16.  omni  ca>lo,vt  audito  nomine  tuo, paueant.Et  anco  più  effrcffamente.Dabo 

pauorem  in  cordibus  eorum  in  regiombushoftiumiterrebit  ecsfonitus  fo- 
lti uolantis,  & itafugientquafigladium  -,  cadent  nullo  perfcquentc . E è 
pur  troppo  vero  che  da  cofe  uawffìme,&  incerte  fono  fiati  ejferciti  gran- 
di fimi  fcompigliati,  come  auenne  a ’ Francefi  nella  guerra  che  fecero  con - 
tra  i Greci, guidati  da  Breno . Et  come  à Terfco  Bj  de’  Macedonici  cui  ef- 
ferato hauendo veduto  l’eccliffe  della  Luna,  limandolo  augurio  della 
morte  del  Bj  -,  mancato  à Barbari  l’ardire,  & accref cinto  a*  Bomam  ,fù 
z$  7 cagione  della  mina, e perdita  de’  Macedoni:  onde  Ltuiodiffe:  Ea  rts,ficuti 

^ pleraque  belli  vana  , & inania, Barbara  ad  deditionem  traxit  ’,  Quindi 
s’originò  quel  prouerbio: Multa  in  bellis  mania.  I Voeti  nel  petto  di  Talla- 
de  figurarono  la  Gorgone,  come  una  imagine  del  terrore,  per  efprimer 
che  l’huomo  faggio  porta  nel  petto  U terrore  cantra  gli  mimici  fuoi . Vi  è 
Soft,  ancó  il  particolar  terrore  della  confo  ienya  perii  peccati  camme t (fi -,  del 
jLmì,  quale  Cicerone  dice  quefie  parole:  Suaemm  quemquefraus,fuusterror 
maxime 


Parte  Prima/.  469 

maxime  vexat,amentiaque  afficityfu#  mal#  cogitationes,confcìenti#que 
animi  terreni:  hfi  funt  impijs  affida# , dome  Sii  c#qu  e furi#,  qu#  diesy  no- 
tf  e fqueparentumpanasàconfceleratiffimisfilijsrepetunt.Et  in  altri  luo- 
ghi l’iHeffo  Cicerone  dice , impios  agitavi , & perterr  eri  furiar  um  t#dis  ar- 
dentibus . E neramente  gli /limoli  della  propria  confcien^a  fono  come  fa- 
celle  acce  fesche  ardono  gli  animi  de  gli  huomini  tri  Ri  :da  che  naturalmen- 
te ancora  fi  conofce  inquanto  horrore  habbianogli  animi  noflri  le  [cele - 
radezze,  e le  crudeltà . Quelle  fono  quelle  furi  e, eh  e i Toeti,nonfenza  mifle 
rio,fauoleggiando  differo  effere  Siate  da  Giunone  impreffe  in  jtthamante: 
quelle  è il  furor  d*Orefle,e  d’altri, che  dopo  hauer  commeffi  horrendi  eccef 
fi, fono  fiati  dalla  propria  confcienza  gravemente  tormentati, e da  grawfji 
mo  terrore  , e fpauento  effagitati . Il gc  fio  adunque  d’effere /paventato 
tremando, e facendo  atto  di  uoler fuggir  e,e  non faper  doue>emoftrar  di  te 
mer  di  non  effer  in  alcun  luogo  fìcuro , accennerà  queflo  terrore , che  farà 
argomento  d’bauer  comnoffa  la  mentore  la  confcienza  perturbata ,per  hcc 
uer  commeffa  qualche  grande  (celeratezjta  . 

Cader  à terra  tramortito. 

EMtodi  fuenimento, e dimancamento  divirtuper  ecceffiuo  dolore;  * 
come  auenne  à Fior  diligi  addolorata  per  la  morte  di  Br  andini  arte  ; ' * ** 

della  quale  fjlriofio  diffe  : 

E cofiogn’altrofenfofe  le  ferra,  c.  4j4/?, 

Che  come  morta  andar  fi  lafcia  in  terra»  1S7> 

Virgilio  di  sAnàromacha  dice  che  quando  uide  Enea  con  ifuoi  Troiani, oc- 
cupata da  grande  flupore,cadè  d’improuifo  fuenimento  : 

Vtme  con/pexit  uementem',  & Troia  circum  3 . 

^drma  amens  uidit;  magnisexterrita  monfìris , 

Diriguit  vifu  medio ‘,  calorof/a  reliquit: 

Labitur,&  longo  uix  tandem \tempor  e fatur. 

- Appreffo  Ovidio  FiUidedice  : 

Quomagis  accedunt  minus,  & minus  utili s afio,  zp 

L\nquor,&  anallis  excipienda,  cado . 

E d’ alcione  addolorata  per  la  naulgatione  che  faceva  Ceicefuo  marito  : 

Oreuale,  dixit , collupfaque  carpare  tota  e fi.  il  Tafjo  dello  fuenimento  yet.w. 
di  Armida, quando  per  la  partita  di  Bjnaldo  uenne  meno  dice  co  fi  : 
tìor  qui  mancò  lo  ff> irto  à la  dolente > C.16.JI.60 

He  quell’ultimo  jucno  ejfre/fe  intero  , 

E cadde  tramortita,  e fi  diffufe 
Di  gelato  judoreyei  turni  ehiufe. 


Vngcrfi 


470 


Dcll’Atcc  de5  Cenni. 


• 34* 


M.Uìb.  3. 

Carm  lib  2 

od. li. 


Mn.  6. 


Zp.  18. 

*3J- 

Pier,  in  Eie 
p'heinto. 

Nell’ A r ex- 

di*. 


Ixech.  3 6. 
Cap.  1. 


Vngerfi  Ja  vita. 

L’atto  <//  unger  alcuno  è dì  accarezzarlo^  di  lufingarlo,,&  ègefto  d*a« 
micitia,e  d'hojpitalità:  poi  che  foleuano  gli  antichi  prima  che  cenaf- 
fero  entrar  nel  bagno,  lauarfi , e poi  ungerfi  con  preciofi , & odorìferi  un - 
guentr,  e finalmente  adagi ar fi / opra  i letti, e mangiare :onde  alla  giouinet • 
ta  I(uthe  diffela  vecchia  fua  fuocera:  Lauare,&  vngere,&  non  te  uideat 
homo  donec  e(um,potumque  finierit.  Horatìo  diffe  : 

— ' Jlffyriaque  nardo  Votamus  unttì. 

Martiale  ({fendo  fiato  unto  da  Fabulio , e mandato  uia  fen%a  dargli  da 
cena,dolendofenediffe^  : 

Qui  non  cenat,&  vngitur , F abulie  > 

Eie  uero  mihi  mortuus  videtur.  Ter  che  fi  vngeuano  anco  i cadane - 

ri, e però  Virgilio  nelTeffequie  di  Mifeno  dice  : 

Tars  caLidos  laftices,&  ahena  undantiaflammis 
Expediunt,corpufque  lauantfrigentis , tyungunt. 

Tollerate  Tiranno  de * Samij  per  efferfi  fognato  che  ^Apollo  Tungeua  fi  raU 
legrò  affai:  ma  per  la  fua  crudeltà  da 9 cittadini  impiccato, fu  dal  Sole , che 
il  graffo  del f no  corpo  liquefaceua , unto  sì,  ma  in  altra  maniera  di  quello 
ch'egli  sera  imaginato . S'ungeuano  anco  i Lottatori,  e quelli  ancora  che 
voleuano  nuotare  per  hauer il  corpo  più  agile,  e difpofìo  : onde  Hcro  di 
Leandro  parlando  dice  alla  fua  balia  appreffo  Ouidio  : 
lam  ne  fuas  bumeris  illum  deponere  uefìes 
Tingere  iam  pingui  Tallade  membra  putas  i 

Lauarfi  la  uita. 

IL  lauarfi  la  uita  è atto  di  uoler  purificar  fi , e mondar  fi  anco  l'animo , e 
par  che  fia  effetto  naturale, poiché  è fcritto  che  gli  Elefanti  ifìeffi  noua 
apparente  Luna,  ffiontè,vbi  iure  fuodegunt,uiuo  fe  fumine  puri  fi  c un  t : 
onde  il  Sannazaro  diffe  : 

Dimmi  qual  fiera  è fi  di  mente  humana  9 v - 

Che  s'inginocchia  al  raggio  de  la  Luna , 

E per  purgar  fi  feende  à la  fontana  ? 

Tfella  diuina  frittura  fi  legge, che  quelli  che  baueano fatto  alcun  peccato , 
doueano,per  riceuer  per  dono, lauarfì, e cefi  dar  fegno  di  voler  mondar  ta- 
nimo.Ejfundam  diffe  Iddio fuper  uos  aquam  mundam,&  mundabimini ab 
omnibus  inquinamentis  uefìris.  Et  è fcritto  in  Ifaia:  Lauamini  mundi  eflo - 
te,aufferte  malum  cogitationum  ueErarum  ab  ocuhs  meis. Tramano  Ca- 
pitano de  gli  efferciti  dei  l{e  della  Siria  effendofi  lanate  fette  mite  nel  fiu- 
me Giordano  .come  gli  diffe  Elifeo  chefaceffcji  tifano  dalla  lepra.Et  lana 
nano  anco  1 Giudei i corpi  ds * loro  morti.  S>Taclo [emendo à gli  Hebrei 

diffe: 


Parte  Pdima^;  471 

diffe : 'Mttimvìi  firn  itero  corde  in  plenitudine  fidei  after  fi  corda  4 con-  *8. 
fciétia  mala,&  abiuri  corpus  aqua  ntunda.  Dante  dice  che  Vanirne  quan - 
do  è rimeffa  la  colpa  de ' loro  falli  fi  lauano  in  Letbe: 

Lethe  uedrai,ma  non  in  quella  foffa  2*fet.i  4* 

La  oue  vanno  Vanirne  à lauarfi  v 

Quando  la  colpa  pentuta  è rimoffa  . 

7{oi  parimente  quando  entriamo  in  Cbiefa  fi  fi> rugamo  d'acqua  [anta  > 
per  atto  di  de  fiderio  di  lauar  le  macchie  della  nofira  confcien^a . il  qual  De 
co  fiume  fu  anco  da  Gentili  offeruato , e perciò  (criffe  Cicerone, che  gli  an- 
tichi aqn&  ajferfìone  cattimoniam  corporis  cuttodiebat  ablutis  cordibus. 

E Virgilio  dice  che  Enea  prima  che  entra fje  nella  fìan'ga  de ' beati  : 

Occupati  enea*  aditum,corpufque  recenti 
Spargit  aqua • E deWeffequie  di  Talinuro  : 

Idem  ter  focios  pura  circumluit  unda 
Spargens  rote  leuù  Et  Quidio  ■: 

Terque  fenem  fiamma, ter  aqua,  terfulpbure  lufirat. 

E dice  chefà  commandato  al  Re  Mida , che  per  mondar  fi  dal  peccate  del - 
Vauaritia  andaffeà  lauarfi  : 

Subde  caput, corpufque  fimul,fimul  elue  crimen.  £ Giuuenale  ; 

Ter  matutino  Tiberi  mergetur . 

E Tropertio  trattando  del  giorno  natalìcio  della  fua  Cinthia, le  dice: 

Sic  primum  pura  fomnum  tibi  difcute  lympha.  E Ter  fio  : 
tiac  fanftèut  pofcas,  Tiberino  in  flamine  mergis 
Mane  caput  bis, terque  &noUem  flumine  purgas. 

Scriue  Macrobio  che  quando  gli  antichi  à gli  Dei  Superi  [acri fi  cattano  la > 
u andò  fi  il  corpo  dauano  fegno  di  purgarfil9 animo , e quando  à gli  Inferi  smurn.  3, 
fòlamente  d'acqua  s'ajpergeuanoieperò  Virgilio  de  Sacris  fuperum  diffe: 

— Donec  me  flumine  viuo  Mn.i. 

U binerò . E quando  de  facris  Inferorum  parlò  diffe: 

Die  corpus  properetfluuiali  ff  urgere  lympha . 4. 

V Arlotto  quefio  cofiume  de  fuperfiitiofi  Gentili  imitando  diffe  ; che  pri- 
ma che  Orlando  foffe  della  pao^a  r ij ' anato , 

Lo  fa  lauar  Afiolfo fette  volte, 

E fette  volte  fott'acqua  Vattujfa . c-39'ft»  5$ 

1 Mahometani  cofiumano  ancor  effi  di  lauarfi  fpeffe  volte  la  vita , il  che 
fi*  da  Mahometto  ordinato  nofolo  per  atto  di  cancellar  i loro  peccati,ma 
anco  perche  tenendofi  mondi  nella  guerra  fi  difendono  da  quelle  conta - 
giofeinfirmità , che  per  l'immondicie  de'foldati  fi  generano  negli  efferci - 
????  ????  firVie  Lao^aro  Soran^o  nel  fuo  Ottomano,  in  ciò  imitando  i 
--73  “ fattori 


JEn.  <i»» 


Mn.  6. 


Mei.  il. 


Mei.  6. 
Sai.  6. 

ab. 3 • 

Sai.i. 


47 Dell’Arte  de*  Cènni, 

paflori  che  per  tenir  monde  le  loro  pecore, come  dice  Virgilioì 
Gm  Dulcibusiccirco  fluuijs  pecus  omne  magijìri 
^ '**  Terfundunt,vdisque  aries  in  gurgite  villis 
Merfatur,miffufquc  fecundo  defluit  amnì. 

Ma  il  lauarfi  nonfolamente  è atto  di  voler  mondar  fi  d' alcun  peccato,  ma 
di  voler  fi  anco  f cordare  d* alcuna  cofa.c  però  gli  antichi  Greci  quando  v o 
leuano  dimentic ar fi  dell1 amore  d’ alcuna  donna, e cofi  le  done  dell9 amor  de 
gli  huomini s’andau ano  à lauar  nel  fiume  Seleno  vicino  à Vatra  città  del 
l9>Acbaia,  credendo  che  quell9 acqua  in f e quella  virtù  riteneffe . Eti  Lati- 
ni in  conformità  dicono  Jibluere  pcrturbationem  animi , comedijfe  Cice - 
Tu/cuIa.  rone.  Jlpprefj'ogli  Slejji  Greci  eraui  il  fiume  Xanto  chiamato  Scamandro 
che  dal  monte  Ida  difeendeua , nel  quale  andauano  le  fpofe  à lauarfi,  pri • 
ma  che  con  lo  ffofo  giaceffcro , e lauandofi  diceuano  : Recipe  Soamander 
virginitatemmeam.  Stimando  elle  non  conuenirfi  che  vrthuomo  coglieffe 
il  fiore  delle  loro  virginità  , ma  douerla  con  quefta  cirimonia  ad  vnDio 
dedicare  , da  che  prefe  occafwne  vn  certo  Cimone  *Atenie[e  d9 ingannar 
Calirthoe  fanciulla  da  lui  amata, percioche  fattafi  ella  fpofa , & andata  al 
fiume, mentre  nuda  inuoca  Scamandro  ch’acetti  la  fua  virginità,  Cimane 
[aitando  fuori  d9 alcuni  cefpugli  vicini  coronato  d* herbe, fingendo  d'effer  il 
Dìo  del  fiume , e rifpondendo  che  volontieri  accettaua  l’offerta  virginità 
della  giouine  l’abbracciò  ,& al  de  fiderio  fuo  diede  compimento . 

Caualcare . 


Lih.  4$. 


L’andare  à cauallo  è atto  di  grande  honore  maffimamente  quando  gli 
altri  vanno  à piedi,  ò doue  à gli  altri  non  è lecito  di  caualcare:  E pe- 
rò Dione  raccontando  molti  honori  che  da’  Romani  furono  fatti  ad  >Au- 
guHo,da  poi  ch’egli  hebbe  vinto  Seflo  Tompeo,dice  che  gli  conceffero  vt 
eques  in  vrbem  intraret . E parimente  fegno  di  grand9 honore  quando  ad 
alcuno  è dirizzata  vna  flatua  à cauallo  : E perciò  fcriue  Taterculo,che 
aWtfleffo  Ott amano  *Augujìo,quado  egli  andò  cotra  M.Jlntonio  fùdal  Se 
Vigna  nelle  nat0  fatta  dirizzar  vna  fatua  eque  lire . E fono  quefle  fatue , indicio  di 
nfe  '*errct~  gloria  militare:per  qùeflo  rifletto  vediamo  tn  Ferrara  la  fatua  del  Mar- 
* chefe  Nicolo  Ill.da  Elle  à cauallo m,  del  quale  l’^iriofo  dice : 

Sarà  di  quello  tlpueril  trafìullo 
Sudar  nel  ferro, e trauagliare  in  guerra . 

Cofi  il  Gran  Duca  di  Tofcana  Ferdinando  gli  anni  paffati  fece  merita- 
mente porre  in  Fiorenza  vna  grande  fìatua,pur  à cauallo, al  Gran  Duca 
Co  fimo  fuo  padre. Et  il  Senato  Vinitianoper  caufa  d’honore.ad  Erafmo  da 
Harni, detto  Gattamelata, & à Bartolomeo  Coleone  da  Bergamo,  fuoi  va 
loroft  Capitani,  fece  eregere  quelle  due  nobili  f atue  à cauallo  di  bronco 
i chef 


Parte  Primsu.  475' 

bhe  fi  veggono  Urna  inTadoua  allaChiefa  di  Sant'Antonio  t et  altra  ite 
yinegia  alla  Cbiefa  de*  Santi  Giouanni , e Taolo  con  quefìa  infcrttttiones 
Bartbolomeo  Coleono  ob  militare  imperium  optime geflum.SXJl  domar 
vn  [uperbo  cauallo,  e ben  maneggiarlo  è cofa  da  Trencipe . Filippo  1 \c  di 
Macedonia  battendo  veduto  lAlejj andrò  fuo  figliuolo  à raffrenar  intrepi- 
damente ilferociffimo  Bucefalo  fgli  diffe.Quavc  tibi  Begnum  fili  Macedth Jj***A*t 
nia  te  non  capit:  Onde  in  quefto  atto  di  domar  il  fuo  cauallo  fù  da  due  Ee**-- 
cellentifjìmi  Scultori  Trafittele, e Fidia  rapprefentato,  i quali  marauiglio- 
fi  fimulacri  fi  veggono  ancora  in  I{oma  à Monte  Cauallo . Honorio  Imp . 
nelTatto  di  maneggiar  vn  fuperbo  deHrierofà  da  Claudiano  co  fi  deferii* 
to  nel  Vanegirìco  del  fuo  quarto  Confolato: 

Cum  veftaris  equoyftmulacraque  Martia  ludis 
Quis  molles  finuarefugas,qu\s  tendere  contum 
,Acrior?aut  fiubitos  meliorflex'ffe  recurfus ? 

Vtquefuis  primum  fonipes  calcarìbus  arfit , 

Ignefcunt  patul&  nares , non  fentit  arenas 
Vngula  ,dtfcuffeque  iuba  ffarguntur  in  armos  ì 

Pigliar  alcuno  in  groppa."  ^ 

E Segno  d’amore,  di  cortefia,e  di  confidenza:  E però  VAnofio  fi  ebe^j  I j 7* 
Rinaldo  toglie  in  groppa  Ferrai , ancor  che  all’ bora  hauejfe  ajfira-  J 

mente  feco  per  Angelica  combattuto:  onde  ef clama  : 

Cgran  bontà  de’  Caualieri  antichi . E dice  che  Sacripante  1 C.i  a ^ 

Tolfe  * Angelica  in  groppa,  e dijferilla  C.i.  aXi 

*Apiàliet’ufo,à  ftangapiu  tranquilla. 

E di  B^naldo  mentre  feguitaua  Angelica  la  quale  da  luìfuggiua  $ inter- 
rompendo la  pugna  che  hauea  con  Sacripante  incominciata  die  e che 
‘Nè  al  caualier,  ch’à  piè  nelbofco  laffa,  iqì 

Tur  dice  à Dio, non  che  l’inuiti  in  groppa.  E Q abrina  pregò  Mar fifa  che  ^ 

Ne  l’altra  ripa  in  groppa  la  portaffe. 

Mar  fi  fa, che  gentil fi  da  che  nacque. 

Dì  là  dai  fiumicel fecola  traffe, 

E portarla  anco  vn  peggo  non  le  {piacque. 

Et  effr  me  anco  affetto  di  non  abbandonar  mai  alcuna  co  fa  ,ma  tenerla u 
fempre  a fe  vnìta:  come  l* jlrìoFlo diffe: 

'Non  f ugge  il  fuo  penfier,nèfe  ne  fcarca 
J{pdomonte  per  terra, ne  per  onda, 

Io  troua  in  sù  la  proda,  e in  su  la  poppa • 

E fe  cauakajil  porta  dietro  in  groppa . 


Ooo 


Sino  n* 


« ^ 


474 


Dell’Arte  de’ Cenni, 

Smontar  da  causilo  * 


tìb 


* 3 8 * Petto i atte  d'oJJeruanz*,e  di  riuerer>za  : Palme  MaffimodiccJ 


C.4  6M 
I04* 


efre  S/#*,  ancorché  foj se  Dittatore,  per  gran  fegnod'ojferuanz**, 
Che  fortuna à Tofnpeo,per  li  benefici  da  lui  nceuuti  nella  guerra  cimice 
contea  Mario,  battendolo  incontrato , fi  / coprì  la  tetta,  fi  leuò  della  fedia 
Curule  , nella  ejuale  ftdcua,  e dtl  cauallodifccfe . Dittatcremm priuato 
Tctnpeio  & caput  adoperuit,  & fella  afsurrcxitì& equo  defcendit.Sene- 
cadtce . 57 Confulem  videro, aut  TrtetoYem,mniaquibushonor  haberifo - 
fetffaciartiftquo  defiliam,caputadaperiam}femita  decedam . polendo  Fj) 
domante  con  cenni  dimottrare che  fiuggìeroncn  era  degno  d'bonore  , è 
daU'*4riofto  introdotto  à parlare  fenga  far  qua  fegni  , che  fi  fanno  in  ho* 
nor  altrui: 

Senza  fmontarjenza  chinar  la  tetta , 

E fen%a  fegno  alcun  di  riuerenga. 

E fa  poi  che  Bjpdomcnte  ne  renda  la  ragione  dicendo  à Ruggiero  : 

£ che  non  merti,ckefei  traditore, 

Era  quefli  Caualieri  alcun' honorem 

Ter  ciò  chel'konore  fi  fà  principalmente  con  getti,  e con  cenni  ;ficomtla 
laude, e la  gloria  con  parole  e condifcorfi.  Et  ogni  atto  di  riuerenga  è fe- 
gno d'bonore, e tefiimonian^a  dell'altrui  eccellenza . Et  in  vìi  altro  prò- 
po fitto  dice. 

C.44.  .3 1 L' imperator  Byttggier  fa  rìfalire , 

Ch'era  per  riueren^afeefo  à piedi . 

Effondo  cofiume  che  alcuno  no  s'accoftafse  al  Confole  fe  prima  non  ifmon- 
Val.  Max.  tana  da  cauaUofil  figliuolo  di  QJfabio  Maffimo  efjendo  Confole, comman - 
lib.z.cap.i . dò  al  padre  ohe  à lui  Mmbajciatore  era  mandato , e che  prima  cinque. ^ 
A.  Gel.  lìb,  yolte  bau  e aia  Confulare  dignità  confeguita,  ebefmontaffe  dacauallo  : 
z.cap.  2.  ai  quai  cemmadamento  non  folamente  il  padre  obedì, ma  lodò  il  figliuolo, 

quòd  publica  iuftituta  privata  pietate  potiora  iudicaffet . Cofila  Fuegina . 
Camilla  quando giunfe  doue  era  il  Trencipe  Turno, per  atto  di  riverenza, 
f montò  da  cavallo,  con  tutta  lafua  compagnia  : 

Tortifque  ab  equo  Bigina  fub  ipfis 

Defiluit:quam  tota  cohors  imitata  reliflis 
zAdterram  defluxit  equis. 

Caualcar  la  canna  . 

ò 3 9.  P puerile, è da  paz^p:  onde  Hor atio, de'  giuochi  fancìullefcbi par 

Xì  landò,  dice: 

ierm.lib'i.  Luiere  par  impari  equitar  e in  arvndìne  longa , 

Siquem  deh  fi  et  harbatvm,amentia  verfet  * 

- Jgtfilao 


.M».  Il* 


i Parte  Prima*;  47Ì 

5tgt filai  Kt  de*  Mucedtni  amando  teneriflimamenie  Jiuoi  figlino  lini  ,fo - 
le ua  alcune  volte  con  loro  fanciullefcamente /chetando  caualcar  la  can 
un,  di  che  effóndo  da  vnfuo  amico  riprefo,  riffofe  che  mai  pià  di  ciò  non  lo  Munte.  »» 
voleffc  riprendere, fe  prima  ancor  egli  non  diueniua  padre ; *p*pfa.  £*- 

Metter  il  freno, efpronafe.  tm% 

IL  getto  di  poner  il  freno  ad  alcuno , tolta  la  metafora  del  tauallì , è at-  * ^ * 

to  di  domarlo#  fottoponcrlo  al  noflro  domìnio  #onf orme  à quello  che  ^ 

diffe  Giobbe  : jtfflixit  me,& franumpofuit  inos  meum.  Etin  E%echie1lc  Cip.^o. 
èferitto  : Tharao  B#x  jltgipti  Braco  magne  ponam  frmum  in  maxiUis  Cop.if. 
tuis . Virgilio  dice  che  Eolo 

Hic  vafto  R,ex  oAeolus  antro  Mn,  i ; 

Luttantes  ventos , tempeflatefqne  ferenat, 

Imperio  pramit#LC  vinclis>&  carcere  franar*  E poi  foggìungeì 
Et  premer  e, & laxasfciret  dare  iuffis  habenas.  Et  Enea  diceua  2 
Vrbem  hodie  caufam  belli, regna  ipfa  Latini  Mn.  1 il 

'tyifranum  accipere,&  vitti  parere  fatentur, 

Eruam,&  aqua  folofumantia  culmina  ponam * 

V Ar  i olì  0 firn  ilm  ente  diffe  : 

'He  fin  ch’ai  campo  fi f offe  foccorfo,  >. 

Jt  cui  Carlo  era  appreffo  à porre  il  morfo  ì 
Etaltrouedifjecheil  Re  Fieramonte: 

— Facea  penfiero 
Di  porre  alla  fuderba  Italia  il  freno. 

E con  la  medefima  metafora  per  contrario  fi  dice  Jpronare>  per  J limolarti 
& incitarci  come  poner  il  morfo  per  trattenere , & impedite  : Lunotto 
parlando  di  Riiggiero  deWvnoy& dell’altro  atto  diffe 2 

Li  pon  l’amor  de  la  fua  donna  vn  morfo  C.  4 9. fi. CO 

Ter  non  Inficiarlo  in  * Africa  pià  gire ; 

Lo  volta#  girai  & à contrario  corfo 
Lo  ffrona#  lo  minaccia  di  punire . Il  Tetrarca  : 

Tal’hor  lividi  tali  ffroni  al  fianco.  Trionfai 

Ch’i  diffidi  conuien  pià  duro  morfo . Etaltroue  2 m07U  (*P  * 

0X  bel  vifo  oue  Amor  tnfieme  pofe  .*• 

Gli  ftroni,e’l  freno  #nd’ei  mi  punge#  volue  Senti$. 

Cornea  lui  piace. 

Raffrenare. 

Ovetto  getto  fatto  co’l  tirar  le  braccia  in  dietro  con  le  mani  chiufe  - 

in  modo  di  raffrenar  vn  cauallo  farà  fegno  d’hauer  l'animo  catto  $ *4/ • 

che  fup era#  frena  le  libidinofe  cupidità:  ò di  voler  impedire#  fermarci 

Ooo  ^ alcm  r-  . 


?f*l>3ì 


47%  Dell’Arte  de’ Cenni, 

alcun  progre{fo:La  diurna  fcrittura  dice:  in  ebamo,&  freno  maxillas  eà< 
rimi  cenlirmgè,qui  nonappreximent  ad  te  . Et  Horatio  diffe: 

Ira furor  breuis  efì:animum  rege,qui  nifi  par  et. 

Imperai ihunc frpiisjhunc  tu  compefce  cathenis , 

Che  fu  cofi  dal  Tetrarca  imitato  : 
ira  è bireue furor,  echi  noi  frena 
E furor  longo.  E diffe  ancorai  .*• 

Mentre  ebei  corpo  è vitto 
Hai  tuifren  in  balia  de'  penfier  tuoi , 

Deh  Stringilo  bar  che  puoi . 

* T a£  i'^driofio  fà  dir  à Br  adamante  del  fuo  de  fiderio  r 
**  11  T^on  [0p0jf0  frena¥  cBenonhafreno.  Et  ancora  ii  Tetrarca: 

Carne.  1$.  Voi  cui  Fortuna  ha  pofìo  in  mano  il  freno 
De  le  belle  contrade  • E Dante: 

Si  vuol  tener  à gli  occhi  flretto  il  freno 
Terò  ch'errar  potrebbe  fi  per  poco . Virgilio  dijfe: 

I ujìitiaqu  e dedit  gentes franare  fuperbas. 

Con  la  mede fima  metafora  sfrenavo  fi  dice  colui , ehenon  è obediente  aUe 
leggi)  ò al  Trencipe , ò a coloro  , a*  quali  donerebbe  obedt  re  : onde  Virgi- 
lio dijfe: 

Et  TSfumida  infrani  cingunt . Et  il  Tetrarca  : 

Cofi'ldefio 

He  lo  sfrenato  obietto  vien  perdendo . 

Cicerone  tolta  la  metafora  dal  maneggio  che  fi  da  a*  Caualli  sfrenati  dìf- 
fe:Effranatos  rebus fecundts  homtnes,fibique  prójìdentes  tamquam  ingy 
rum  rationis  duci  cportet. 

Andare  in  Caroccia. 

AHfo  queflo  è atto  di  dignità  maffimamente  andando  gli  altri  à pie- 
di. Dione  mentre  racconta  come  Marcantonio  impasto  ned* a - 
mor  di  Cleopatra  indegnamente  la  feguitaua  dice  : In  vrbtbus  ipfa  curru 


JEn.  4, 


Office» 


*42,. 

Uh. 


z - ds  vehebatur,*Antonius  pedefler  cum  Eunucbis  eam  fequebatur . Ter  dtfpo • 
ho  'mr  vzhlfltxone  legale  per  la  città  in  car roccia  folamente  poteuano  andar  quelli , 
lib.  1 1 , che  erano  in  qualche  dignità  confìituiti . E per  grand'honore  à coloro  che 

bancario  vinti  i nemici  in  battaglia , ritornando  con  l'efjtrcìto  faluo  à I{o 
ma, era  conceduto  che  entraffero  [opra  vn  beUijfmo  carro  neUa  città,  gri - 
dandoli  popolo,  lo  triumpbe:  Ondefù  queftohonore  chiamato  trionfo 
maio  da*  Romani  grandiffimo , mentre  la  Rtpublica  godè  la  fua  libertà  . 
J»  l.Tsr . tr  s crine  Eufebio  riferito  d*all*Mciato  , che  alle  matrone  , U quali  haueant 
de  L’vfo  delle  ktticbc9  & ad* altre  protoki- 

^ ■ i 


Parte  Prima.  477 

tò\MaCÓmstoriginafferolecarroccieìel'vfoiifaYfiìn  quelle  portare  , 

cofifn  daU'Miofio  ejfreffo: 

Come  quel  figlio  di  Vulcaniche  venne 
Fuor  de  la  polite  fen%a  madre  in  vita, 

E V allude  nutrir  f è confolenne 

Cura  ad  Jtglau ro , al  veder  troppo  ardita 

Sedendo , afeofi  i brutti  piedi  tenne , 

Su  la  quadriga  da  lui  prima  ordita  . 

Qual  poi  f od  e il  Carroccio  militare,  adoperato  nella  guerra  prima  chcJ 
f off  ero  inuentate  Partigliene , l’hò piegato  nella  mia  HiSìoria  Triuigiana  L$t 
E fu  ancora  antichijjimo  coftume  che  le  perfone  grandi , &i  fame  fi  Capi- 
tani combatte ffero  Rado  in  carro : E però  Homero  dice  che  Giunone  andò 
in  battaglia  per  aiutar  i Greci  contrai  Troiani  / opra  vn  carro  da  lui  par- 
ticolarmente def crino. Virgilio  parimente  ad  imitatione  d* Homero  intro- 
duce Giuturna  f opra  vn  carro  nella  guerra  in  foccorfodi  Turno . Simil- 
mente il  Tajfo  Pvno,e  l* altro  imitando  introduce  Mmidafu'l  carro  nel - 
Vefl'ercito  de'  Tagani  dicendo : CaoM  ét 

Giunfe  Rinaldo, oue  fuH  carro  aurato 
Stana  fi  JLrmida  in  militar  fembiante. 

E nobil guardia  haueada  ciafcunlato 
De * Baroni feguaci,e  degli  amanti . 

Vfauano  anco  gli  antichi  nelle  guerre  i carri  falcati  che  vibrando  dall'v- 
no,  e dall'altro  lato  grandi , e taglienti  falce,  e correndo  impetmfamenfe 
fconcertauano , e conquaffauano  le  [quadre  nemiche . E gli  Uebrei  hauer ludiiy  1 ^ 
quefti  carri  falcati  nella  guerra  adoperati  fi  legge  nella  diuhia  fcrittura  . 

E fimilmente  Dario  fe  ne  feruì  centra  Meffandro  come  QXurtio , rac- 
conta. 


DE' 


478  D il  I Arre  de’  Cenili. 


DE1  VESTIMENTI.  Cap.XLlX. 

i De*  veftimenti. 

I Habito  fuccinto.  v 

3 Habito  vago, e bella 

4 Mutar  habito. 

5 Habito  vile. 

6 Habito  nero. 

7 Squarciarsi  veftimentL 

8 Vcftirdifacco. 

9 Habito  mentito* 

i o Lauare  i fuoi  veftimentL' 

1 1 Spogliarli. 

*z  Affettarli  la  uefle. 

1 S Cingerò  dar  altrui  la  fpada. 

14  Eflcr  priuato  della  cintura, ò dell’arme. 

15  Efferdifcinto. 

1 6 Armarei  grandi. 

17  Gittar  via  Parme. 

1 8 Sofpendcr  Parme  al  Tempio. 
ip  Nudità. 

De*  veftimenti. 


£ed,  ip 


De  Orai . 


Diche  la  lettura  non  ha  fatto  à gli  buomini,come  à gli 
animali  bruti,il  loro  uefìimento , ejjì  con  l*artefe  lofo - 
no  andato  procacciando  \nona  foto  perproueder  alla 
neceffità  , & honeSìà  di  coprir  il  corpo , effendo  nero 
cheinitium  vita  hominis aqua>& pams}&  ueflimen - 
tum,&  dotrns  protegens  turpitudinem:  ma  per  por- 
targli ornamento  ancor  adorne  diffe  Cicerone  : Veflis 
depellendi  frigorìs  caufaprimò  reperta  fuit,poftea  ad  ornamentum , & 
e.Adeo  . cor  pori  sdignitatem  haberi  capta  e Sì.  Vefìendoft  però  gli  huomini  ditter- 
ai i*  [amente  fecondo  le  qualità  loro,  e fecondo  i coftumi  de*  paefì  : onde  diffe 
Martial^j  : 

14*  I{pwa  mvgis  fufcisveftitur,Galliarufls.  E Dante : 
infer.ió,  — /*  hab  itone  fembri 

Efjet 


Parte  Primaj. 


479 


Effet  alcun  di  n&ilraTenapraua. 

Et  è naturai  de  fiderio  di  ciaf  cuna  Vrouincia  di  ritener  le  fue  antiche  fog- 
ge: E però  Giunone  appreffo  Virgilio  pregò  Gioite , chef  poi  che  Enea , & i 
Troiani  doueano  fuperare  i Latini , e del  loro  Regno  insignorir  fi , almeno 
rJteneffero  il  nomejl  linguaggio ,e i9 habito  loro\ne per mett effe  : 
jtut  uocem  mutare  uiro$,aut  uertere  vefies  • 2En  i 

Ma  perche  ffrejfo  anco  gli  huomini 9 e le  donne9fin%a  hauer  altro  riguardo 9 
fi  vefiono  con  uarie  diuife,à  guClo,e  capriccio  loro , quindi  è che  dalTbahi- 
to  fi  poffono  argomentare  i penfìeriì&  i coftumi  altrui . 

VM.no fio  df  Orlando  diffe: 

Che  come  dentro  l* animo  era  in  doglia , 

Cefi  imbrunir  di  fuor  uolfe  la  Jfoglia. 

E diffe  anco  che  la  Df  cordia  dalfuo  habito  fà  riconofciuta  : 

La  conobbi  al  ueftirdi  color  cento , C.i4-A*3 

Fatta  à lille  inequali9&  infinite. 

E perciò  dal  facro  Concilio  di  Trento  è commadato  alle  religiofe  perfine9 
ut  per  decentia  habitus  extrinfeci  moru  bone  Flati* intrmfecam  oflendar . *e/f  1 4.  té 
Et  è cofa  ragioneuole , che  ciafcuno  porti  quell* habito  che  per  legge,  ò per  q. 

con[uetudine9  f egli  conuiene : non  effendo  lecito  d priuati  di  portar  le  ue 
Jìi  de  Trencipi . De*  Senatori  Romani  era  proprio  il  Latus  clauus9&  il  Cai 
ceus  lunatus , Latum  clauum  tunicamfuiffe  purpura  pratextam  9 latto - /»  l dìg. 
rem  tunica  vulgari9longioremque , ac  difcindam,  cui  toga  fuperindueba - Sen*1' 
tur,uttunica:Dice  il  Budeo . E del  Calceo  lunato  dimenale  parlando  di 
Quintiliano  dice  : 

jippofitam  nigra  lunam  fubtexìt  aiuta . 

La  Toga  era  portata  da*  Cittadini  Romani#  però  da  Virgilio  furono  chia- 
mati gente  togata  : 

Romanos  rerum  domino s9gentemque  togatam . E Cicerone  1 Cedant  ar-  ^ *• 
ma  toga.  La  TreteFla  era  de*  putti . La  Tonica  era  Flretta  finga  maniche , 0t  ‘ * 

e non  molto  lunga, portata  da9ferui9e  da  udì  perfine, per  poter  adoperar  fi 
nell* opere  feruili.  Laflola  era  habito  donnefio9lunga  fino  a*  piedi.  Il  Va- 
luti amento  era  nelle  militare  de*  Cap:tani,Tribuni,e  Vretori onde  erano 
detti  paludati:  Il  Sago  era  fimilmente  habito  militare  corto , & eredito; 
come  era  ogni  altro  habito  da  guerra  raccolto, e fuccinto.  E quelli  erano 
habiti  de*  Romani  antichi:  Ma  à tempi  nofiri  il  Manto  è proprio  del  Som- 
mo Tonte fice  : Onde  l*Mr  io  fio  parlando  del  Cardinale  Hippolitoda  Elle, 
difJ(Ls  : 

Ofe  di  Vietro  mai  li  tocca  il  Manto , Ca6  a 

Che  fortunata  età>  che  fccolfanto* 

““  * ‘ Et 


4%o  Dell’Arte  de' Cenni, 

Et  anco  è portato  da*  T{egi:  e però  dice  l*iHeffo  Tetta  : - ■ 1 

Che  cacciato  habbia  Carlo  del  Peparne , 

Tolto  h feetro , la  corona , e*l  Manto . 

a/  in  i vni  Co  fi  di  altri  Trencipi  pignori ,e  Tr  dati  ,uarij  fono  glihabiti;da  i quali  uic 
™ o.  Aniline  accennata  la  loro  dignità , Et  è fcritto  nelle  nofire  leggìi  che  la  Chiami - 
bare  inf>£  de  £ propria  de*  faldati, la  Torpura  de  i Bj,la  Stola  de*  Sacerdoti , la  T oga 
r‘iS*  de  gli  JL uocati ,il  Cuarnello  de  r ili  ani, & ilCapuccio  de*  Monaci. 

Habito  fuccinto, 

, % o T l Cinto  era  una  forte  digiuppa , ò borico  militare  antichiffìmo  che  fi 
X alluce iaua  di  fotto  dal  petto', e perciò  detto  habito  fuccinto.Dionigi  */£- 
hearnaffeo  di  >A.virginio,e  di  T.Efumicio,  che  cantra  i Volfci  militauano 
Lìh-  dice:  Ipft  anteportas  cum  optimi  cinftislocum  tenente*. Gabinuscinffus 

era ( come  Seruio  ferine) una  Toga  in  modo  ributata  di  dietro, che  tirando - 
fi  una  cintola , cingeua  la  perfona , portata  da  Confoli  alla  guerra  ; della 
quale  diffe  Virgilio  : 

Sn.  7.  Ipfe  Quirinali  trabea, cinffuque  Gabino 

Infignis  referat  fìridentia  limina  Conful.  ViSleffo  Toeta  diffe  che  la 
porta  dell*  abiffo  era  guardata  da  Te  fifone  fuccinta  : 

&n.  6.  Tifipboneque  fedens,  palla  fuccintta  cruenta  9 
V efhbuluminfomnis  feruatnodefque  diefque. 

Di  Mar  fifa  F^iriofto  diff e: 

C,i7./t.$z  inhabito  fuccinto  era  Mar  fifa 

Qual  fi  conuiene  à donna, & à guerriera.  Et  il  Tuffo  d*  timida: 

Venia  fuhlime  in  un  gran  carro  affifa 
€.17  fi  il  Succinta  in  gonna,  e faretrata  arder  a. 

imitando  VirgtlìQydoue  fà  che  Venere  in  forma  di  cacciatrice  ad  Enea, & 
a 5 compagni  (noi,  dice  : 

Mnt  \ . Hcus,inquit,iuuenes  monflrate  mearum 

Vidìfìis  fi  quam  hic  err antem  forte  fororum , 

Succinti  am  pharetra.  Et  è proprioparlar  della  diurna  fcrittura,nel- 

Gtn.  49.  la  qual  fi  legge  : Gai  accinftus  pr&liabatur  ante  eum,& tpfe  accingetur 
Pfal.97‘  retrorfum.  Et  altroue  : Indutus  e fi  Dominus  fortitudinem , &putcinxit 
PM17.  fCa  Et  anco:TYActnxiflime  uirtute  ad  bellum.  Sarà  dunque  un  co  fi  fatto 
habito  Micio , e fegno  di  uolerfi  nellaguerra,ò  in  altra  occafione  tale  ua - 
lorofamente}eJf  editamente  adoperare . E fi  dice  cinger fi>&  accinger  fi  per 
in  Amphi*  preparar  fi  ad  alcuna  cofa.  Tlauto  : Cingitur  certi,  expeditfe . Virgilio 
tr.  lifr.f.  nella  Georgica  : 

Mox  tamen  ardente s accingar  dicere  pugna* 

Claris.  El’Miofto: 

Son 


‘C.x.ft.  Ij; 


Parte  Prima-»»-"*  49 1 

Son  difeguirui  in  vita, e in  morte  accinta.  Et  il  T affo:  V 
Cofi  parloglhe  Gabriel  s’accinfe  - '*•;  ; t -y.  o;  . 

Veloce  ad  effequir  Pimpofle  cofe. 

Horatio  parlando  de’ ferui9che  ff  editamente  deuono  fertili  al  conuito: 

Tr&cintti  rette  pueri9comptique  mini  tir  ent  * Zs.z.iat.M 

E per  translatione  anco  il  parlar  breue  fi  dice  fuccinto  ; comediffe 
f iotto  : 

E gli  diffe  in  parlar  ir eue ?t [accinto , , ìf */.  f. 

| *U4lO'^  >9  Sii*  £ "M  ‘V*  *IÌOfc*  " ' ‘ ^ 

*a*\***$M>»ù  A%  : • tìabico  ràgo*eì&H&^  *»2iu>\**V  K ; 

IL  portare  vn’babito  précio/o  9e  riguardeuolefaràrfegno  d’effer  ricco , . 3 . 

honorato  9 e confo  lato  9 tomtPb  abito  vilc9  e lacerato  argomenta  po- 
uertà,e  dolore , Quintiliano  lafciòfcritto  : Cultus  conceffusy  atque  magni - inprtem. 
ficus  addit  bommibus  autoritatem:  di  che  tratta  l’^tutor  de9  prouerbi  fo-l ***• 
pra  quello . Vettis  virumfacit.  il  Tetrarca  del  bell’habito  di  Laura  diffe: 

Turpurea  rette  d'vn  cerùleo  lembo  Son.u*? 

Sparfo  di  rofe9 1 begli  hofneri  vela , 

T^ouo  kabitOye  bellezza  vnicayt  fòla..  Et  è vero: 

Che  tal’hor  crefce  vna  beltà  vn  bel  manto  Ar  e iz.ff. 

E ficome  vna  bella , e nobile  perfetta  ueflita  di  brutte , e uilì  uefli gener/ulZt 
pietà >e  compaffioneycome  diffe  l'*dnofio  effer  una  volta  auenuto  ad  *tnz 
gelica9quando 

Jn  certi  drappi  ro%i  auuiluppoffi  c 1 1 ìfi.it* 

&ìffimil  troppo  a*  portamenti  gali 
Che  uerdiìgialliypetfi,a%uYri}e  roffi 
Hebbeydi  quante  fogge  furon  mai : 

Cofi  quando  vrikf  emina  uecchia9  e laida  è come  vaga  giouinettaguernita 
partorire  rifo9efcberno9come  fece  Gabrina9 

Che  quante  era  più  ornata  era  piu  brutta:  c.i0^. 

Onde  Zerbino  vedendola  non  potè  trattenere  il  rifo ; 11 6. 

Che li'parea  dal gìouenile  ornato 

T roppo  diuerfo  il  brutto  antico  uifo.  Et  un’ altra  uolta:  1 1 9s 

Vhabito  gioùcnil  moffe  la  figlia 

Di  Stordilanoye  Mandrie  ardo  à rifo9  c.r,/? 

Vedendolo  à colei 9cb e rajfmiglia 
VnBabuinoyòvn  Bertuccione  in  uifo: 

Et  a chi  porta  piu  degno  habito9cbe  nonfe  gli  conuienefi  dicono  quei  tter* 
fhcbe  l’^iriotto  diff  r del  vii  Martanoy  quando  furtiuamente  fi  vettì  dell’- 


erme  del  ualorofo  Grifone: 


Tpp 


Colui 


4 ** 


DelPAtee  de*  Cenni. 


tv 7 .8, Colui  eh' in  doffo  il  non fuo  cuoio  hauea, 
l %:  Conte  l’ afino  già  quel  del  leone  . 

Mutar  habito. 

T [L  mutar fijpeffo  di  habito  è indicio  d'animo  incorili  ante',  efifuol  dire  in 
JL  prouerbio  : De  toga  ad  pallium , di  quelli,  che  abbandonando  la  loro 
profeffione  paffano  in  uria  men  degna.Et  anco:Modò  palliatus.modò  toga - 
tus  : che  ejfirime  vn'huomo  incensante  e di  lubrica  fede  ,eche  à diutrfe 
f attieni  adherifce\  V Italia  è cofiantt  in  variar fempre  i fuoi  habiti , per- 
che per  le  molte  guerre  ir  quella  prouincia  da  genti  ftr  ani  ere  portate , fi 
à in  modo  il  fuo  / àngue  mef colato  , che  cóme  l'effigie  de  gli  huominu  fono 
grandemente  differenti9, onde  altri  fembrano  Tedefcbi»altriFrancefi,  altri 
Spagnmlhchi  ^honpte  efiy  Longobardo,  cofi  effendo  varie  le  inclinano - 
< ni , ediuerfigti  hùmori , M%  è meraviglia  fe  gli  Italiani  fono  ancone  gli 
habiti  : • jfc  tc 

Cmterdljyifiemedi  difeotdia  eguale . 

JEffendofi  ve fiito  Dario  di  habito  Macedonico , gli  Indovini  prediffero  à 
quella  mutatione  d'babito  douer  tofiofuccederemutatione  di  Saio , e co- 
fi  auenne  perche  i Terfiani furono. da  Macedoni  fuperati,  come  T lutar - 
cofcriue.  0 - /ìc 

Veftirfi  d'habito  vile. 


' TJ  Segno  d'afflittiont , o di  gran  dolore  ; e perciò  la  chiefa  nel  principio 

y!  di  Quaresima  diceilmmutemur  habitu  in  cinere,&  cilicio  .Et  bau  e- 

£cel  i?  do  Iddio  minacciato  al  popolo:  <Audiensfetmonem  hunc  piffmum  luxit, 

* & nullus,ex  more,indutus efi  cultu  fuo:perciò  che haueua  Iddio  comman 

dato  à quel  popolo  chedeponeret  ornatum  fuum  : Et  è anco  fcritto  ebes 
Cen  Giacobbe  convocati  tutti  quelli  della  fuacafa  diffe  loro  . Mijcite  Deos 
en'35'  alieno  s, qui  in  medio  veìfri  funt,&  mundamini,ac  mutate  veftimenta  ve- 
intride  & Scrit4e  *P  lutar  co, che  battendo  ifide  intefala  morte  di  ofirtde,  caput 
e fin  del  totondit,&  lugubrem  ftolam  tnduit : Saffo  appreffo  Ouidioper  argomento 

del  fuo  dolore  dice: 

in  trai,  prò  VcSe  tegor  vilhnullum  efi  in  crtnibus  aurum . 

dome  fa®.  Cicerone  come  per  prouerbio  dice,  Mutare  vefìem,per  eff  timer  gran  do- 
lore9, e dì  fe  Beffo  diffe  :Tto  me  non  modi  propugnare,  amphffimum  or- 
dinemffed  etiam  plorare,  & fupplicare  mutata  vefte  probiberent.  Il  Te- 
trarca parlando  della  fua  Laura  addolorata  dice: 

So»,  ii ».  Depofta  hauea  l'vfata  leggiadria , 

Le  perle,  e le  ghirlande,  e t panni  allegri, 

JL'ltifo,e'l  cantoni  parlar  dolce  humano 

Ma  quando  non  vi  èoccafionedi  vefiir  habito  vile  , deve  ciafcvno  portar 

àrv~v.  ' ' Vtftb 


<btuc& 


Parte  4f* 

vefiìmenti  alta  conditione  fua  corrijfondenti  : perctoche  ficome  il  pitto* 
veflito  più  nobile  di  quello  che  f egli  richiede  è Mo  di  vaniti , edifuper • 
Hai  cofi  il  portarlo  più  abietto , e vile  e argomento  d'animo  imbecille  $ e 
plebeio . Et  è accaduto  più  volte  che  perfone  degne  per  caufa  delti  loro 
foTtfibabitiw  grandi  pericoli,e  non  picciole  indigniti  fono  incor  fi;  come 
di  Telopida  ferine  Plutarco  nella  vita  di  lui.  E V eri andrò*  che  fùvnodt* 
fette  Sauijs iella  Grecia >da  i famigliati  di  colui, che  l'bauea  multato  à ma • 
giarf eco,  filmato  per  l' bufato  uile  efferun  feruo  JA  nelferuicio  della  eth 
cina  adoperato : onde  egli  mede  fimo  aU’hora  confa fsò  d'famer  giuftamot* 
te  patita  quella  pena.  ... 

Q Ve  fio  è anco  più  chiaro fegno  di  dolore,  e di  miferia:  poiché  ficome 
il  color  bianco  accenna  purità  &t  àlleggre%%a  ;<cpfiì4l  nero  imp$* 
Stura,  e dolore  fignifica  : Terciò  Gnidio  fà  dire  adombra  di  Ceke  ad  jifa 
cionefuo conforte:  ; • , .swftrmai 

Surge.ageyda  lacrymasylugubriaque  indù  e.  - T Vv>;  r Ut 
E delle  figliuole  di  Kljobbe  vccifi  da  %Apo!hne:  -Àmxv. 

. r *_***  Stabant  cum  vitflikmatris 
%Ante  torosfratrum  dcmtffo  crine  foretto*  ' 

E diffe ancoraché hauendoTrogncintejQ, che  Filomena  eraflataneima 
re  [ommerfa,ciò>bencbefalfo, credendo}  /rv  u ^ v 

VelaminaTrogne 

Deripit  ex  bumeris, auro  fulgentia  lato; 

Induiturque  atras  vefies,&  inane  fepulcrum 
Conflituit.  E pregando  ad  Ibi  ogni  male  dice : 

Et  nigra  vefles  corpora  ve  lira  tegant . 

V^irioflo  d’OrlandOyCke  trouò  fafflittiffima  Olimpia,  dice: 

Vna  donna  trouò  piena  di  lutto. 

Ter  quanto  il  vifo  nefacea  f eguale, 

E i negri  panni,  cbecoprian  per  tutto . 

Il  Tetrarca  della  Morte  parlando  dice : 

Et  una  donna  involta  in  uefle  negra*  Et  in  un' altro  propo filo  : 

'Nanfa  per  te  di  fiat  fra  gente  allegra 
V edoua  [confo lata  in  uefte  negra . Et  ancora  : 

E uedrai  ne  la  morte  de  mariti 
Tutte  vefiiteà  brun  le  donne  Terfe. 

Squarciar  fi  i veftimcnti. 

Q Ve  fio  è atto  di  gran  dolor  e, anticamente  s’ufaua  affai  ycome  in  molti 
luoghi  della  diurna  fcrittura  chiaro  appare,volpndo  fignificare,  che 

Tpp  i ficome 


0 1 


;#rl 

Ji. 


MU.lt. 


Met.ff. 


In  'hot. 


Tricnf.  d fi- 
la morie  c.i 
Canz  4o« 
C*«£.  %. 


*/• 


£04  Dell* Arte  de  Cenni , 

*Pèòm\ffqU^ci^Uidné  i'fiìdiwi;  così  per  doloragli  creppaua  il  cuore  : onde 
bèl.  x.  fMèffffà  Scindite  ccYdàitèttra{&  noli  iZeftmenta  uejìra  V li  Rè  tirchia 
hèMd^^ìikifnWìii  Robàfacè  fi  Squarciò  i panni  ^ fi  utili  difacco.  Quel 
4-  5 $ . Wtfti ó'tibèpfàtò’i&'ntu'a  à Dauidde  dell* ucci [ione  di  Saulle,dice  la  feriti u- 

tacche  per  dolóre  baiieà  la  ti  e fi  e Squarciata , & era  di  polue  confyerfo  : E 
fimi Im ente  Dauidde  intff a quella  mone  fi  tracciò  le  vefti , e tutti  quelli 
cfreranofecófeceròTifleffo , e digiunò , e pianfefopra  di  lui  fino  à Vefpe- 
R*Z  *•  rèi  -Effetìdo  fiato  rotto,  e pofio  in  fuga  una  parte  dell*  effcrcito  di  Giofuè, 
eglifi  fi  r oc  cìòi  Ut  firn  enti, & fi  gittò  à terra  dinanzi  l'Jirca  del  Signore  , 
e quiui  flette  fino  a fera  con  i ueccbi  di  Ifraelle , ponendofì  il  cenere  fopra 
Leuit.io.  il  capo, per  gran  fegno  dimeflifia,e  di  dolor  e.Mosè  dicendo  à*  fuoi  figli  uo- 
, I * li, che  non  dóitèffèro  piàngere  la  morte  di  T^adabbe,  e di  *Abm,tra  l 'altre 

cofe  commandò  lóro  che  non  fifquarciaffero  i panni . E Giobbe  bauendo 
intefo,che  ad  un  tratto  gli  erano  attenute  molte  calamità  ffcidit  r e fi  ime  n- 
Mzttb.  1 6*  ta  fuayCorruens  in  terram . T{cl nouoT efìamento  fi  legge  che  il  Trencipe 
de*  Sacerdoti  feidit  veftimcnta  fua,dicens,  blafpbemauit . E negli  atti  de 
Gap.  1 4.  gli  M.poftoli,cbe  Barnaba, e Tmlo,eonfciffi%  tunicis fuis  , exiemnt  m tur- 
bas  clamante  s,zr  dicentes',  ViH quid  ha c facili s ? & ncrmortalcs  furnus » 
filmile s uobis  bomines.Di  Enea,quandokebbe  ùeduto  che  in  Sicilia  era  fio* 
to  polio  il  fuoco  nella  fua  armata, dice  Virgilio  r .* 

2En.  5 . Tum  pius  ^Aeneas  bumeris  abfcindere  vefiem . 

llTetrarcadiffe  anch'egli  nel  Trionfo  d'amore: 

Cap.u  Ma  Squarciato  ne  porto  il  petto, e i panni.  - 

VMrioliodi  Gineura  afflitta , per  hauer  intefo  che  Snodante  in  mare  fi 
era  affogate; 

c " fi  60  ® Dw  c^e  àffiìC  fece  poi  che  fola 
<5‘  Si  ritrouò  nei fuo  fidato  letto  ; 

Tcrcoffeil  feno , e fi  stracciò  la  lìola 
E fece  à l'aureo  crin  dannose  diffetto. 

Doue  parla  di  Mlcina  addolorata , perche  Ruggiero  da  lei  fuggiffe  : 

€8  n ii. Fàuinta  dal  dolor, per  reflar  morta, 

. * J‘  * ' Squarcioffi  i panni, e fi  per  coffe  il  uifo . ilTaffo  di  Rjnaldo , quando  ra- 

uedutofi deliberò  di  abbandonar  Mrmida , dice: 

- Squarcioffi  nani  fregi,  e quelle  indegne 
Ca  ' ■ >:>ùtrPompc>di  feruitu  mifere  infegne.  Medea  diffe  appreffo  Gnidio  : 

Trotinus  abfciffa  planxì  mea  pe  flora  uefte , 

Bill(  Tuta  nec  à digitis  ora } nere  meis. 

La  moglie  del  Rè  Latino  y sdendo  il  frac  affo iella  fua  città  Affolla  d*yc - 
ciderfi,dice  Virgilio  che 


Turpu - 


. Parte  Prìmsu».  487 

Turpureos  moritura  manu  difcinditamiffas* 

Così  dell*  ifleffo  Bj , bauendo  intefo , che  la  Fuegina  fu*  moglie  s*era  flro^ 

%ata,e  vedendo  la  ruina  della  fua  città  : 

Etfciffa  vcfie  Latinus 

Coniugis  attonitusfatis,  vrbifque  ruina . 

Il  nofìro  corpo  è detto  la  uefle  dell'animo  : e perciò  lo  fqnarciar le  pro- 
prie vefìi  accennerà  difperatione,e  defiderio  di  morte . Dante  dice  che  i 
figliuoli  del  Conte  Vgohno 
Piffero',  padre, affai  ci  fia  men  doglia , 

Che  tu  mangi  di  noi ; tu  ne  velìifli 

Quefte  mifere  camice  tu  le {foglia.  E cofi  ilTetrarca : 

O affettata  in  del  beata,  e bella  ...Canti, 

minima,  che  di  nofìra  humanitade 

Ve  fìtta  uai,non  come  V altre  carca . Et  vrì altra  volta  : 

O felice  quel  dì, che  del  terreno  $<m  3 6 . 

Carcere  vfcendo,lafci  rotta,  e {parta 
Quefìa  mia  graue,frale,e  mortalgonna. 

Vefhr  di  facco. 

IL  veflir  di  facco  era  fegno  di  grandiffimo  dolore:  e perciò  fi  legge,  che  g 

effendo  gli  Affiti]  flati  fuperati  in  vna gran  battaglia  da  gii  I fratini  : Pe^  xo# 
quelli  che  dal  furore  dell1 arme  f oprau andarono, di ff ero  : Tonamusfaccos 
in  lumbis  noflris,& funiculos  in  capitibus  noflrìs,&  egrediamur  a d l\e- 
gem  ifrael'yf òr fit  am  faluabit  animasnoflras:  E cosìfecero,Et  è anco  ferir  , 
to:  che  Achabbe  per  fuggir  il  cafligo,  che  Iddio  gli  hauea  minacciato’,  fa- 5 ’ e ‘ : 1 ’ 
dit  veflimenta  fua,& operuit  cilicio  carmemfuam, ieiuntauitque , dor- 

miuit  in  facco . Et  e {fendo  per  ucnuto àgli  orecchi  del  Rè  di  Tonine, eh 
da  Giona  era  flato  profetato  , fra  quaranta  giorni  quella  città  douer  cfjer 
diflrutta  ; dice  la  fcrittura , che  Rjx  furrexit  de  folio  fuo , & abiecituefli - L°'"  * ** 
mcntum  juum  àfe,&induffus  efl  facco, &.fedit  in  cinere  .E  [aggiunga 
che  il  E^e  commandò  che  operar entur  facci s homines,&  wmenta . E però 
fà  nella  Cbrifiiana  Chiefa  introdotto  che  quelli,  che  faceuano  de'  loro  gra- 
vi peccati  pubhca  penitenza, per  moflrargran  dolore  delle  colpe  loro,  nel 
principio  deUa  Quarefima  fiprefentaffero  al  V e feouo  dinanzi  alle  porte 
della  Chiefa  ue  fìtti  di  facco, con  i piedi  nudi, e con  gli  occhi  abbuffati  à ter - 
ra’,  à quefio  modo , come  dice  ilfacro  Canone yHjosfe  effe  ipfo  habitu , & c.  incapiti 
vultu  protefìantes . W»  5 °* 

Habito  mentito. 

G Hi  porta  habito  diuerfo  dallo  fiato , e qualità  fua  da  fegno  tftngan* 
no,  e difraude,non  volendo  e ffer  ricono f àuto  per  quello  cb'tgli  è% 

* ••  •-  come 


Dell’Arte  de' Cenni, 


4** 

come  dff.e  Dante  : 

£*r*d  7 in  vette  di  Vafior  lupi  rapaci . 

Tolto  dalla  fcrhtura [aera  oue  dice  : Qui  veniunt  ad  vos  in  vefiìmenth 
oitium,  intrinfecus  autemfunt  lupi  rapaces.  Marfifa}e  Br  adamante, come 
ferine  l*  Ario  fio,  vefiirono  piafira,  è maglia  à guifa  di  Caualiert erranti , 
& andarono  per  lo  mondo  facendo  prona  del  loro  valore. E per  lo  contra- 
tto di  buomìni  vestiti  da  f emine  cofidiffe  l'tfteffo  Toeta  : 

Tutti  gli  altri  à la  fpola,à  Tagoe,alfufo, 

*41  pettine, & alnafpo  fono  intenti. 

Con  vette  fcminil,cheuanno  giufo 
In  fin  al  picche  gli  fi  molli, e lenti. 

Cu  fi  anco  Ricciardetto  fi  finfe  donna  dicendo  il  mede  fimo  Arlotto 

c,x5  v«  > ? E eom'iofojfi  f emina  mi  vefle 

E in  reticella  d'oro  il  crin  mi  lega: 

Io  mono  gli  occhi  con  maniere  bonetìe 
Tfe  ch'io fia  donna  alcun  mio  getto  niega. 

D.  Her colere  di  loie, che  uicendeuolmente  cambiauano  i loro  ueRifnenti, 
quefta  da  buomo,e  quegli  da  femina  uefiendo fi  dice  il  Tuffo: 
fi'*  : Mira  fi  qui  fra  le  Meonie  ancelle 

Fauoleggiarcon  la  conocchia  sAlcide : 

Mirafi  Iole  con  la  defira  imbelle 
Ter  if eber no  trattar  Tarme  homicide  . 

Pmu  z i.  La  di  teina  fcrittura  età  prohibendo  dice  : 7fon  induatnr  mnlier  utfte  vi- 
rili, nec  vir  vtatur  vefle f&minea . I leggifii  dicono  cbeogn*vno  fi  prefu- 
„ r , rnetaìe  in  quale  babito  è ritrouato , e però  chi  percuote  vn  Sacerdote  ve - 
W flitó  da  focolare  no’l  conofcendo,non  incorre  nelle  cenfure  fulminate  con - 

DtMo.  1 7 tra  quelli  che  le  perfone  rehgiofe  offendono . E trattano  ancora  di  quelli 
f 4.  che  fanno  offefa  al  Trencipe  traueflito  da  priuato,& alla  Donzella  in  ba- 

bito meretricio , e d*altre  cofi  fatte  quetìioni • £ ben  vero,cbe  tal'bora  an- 
co d buon  fine  fi  è portato  l'habito  mentito  * come  fece  Codro  Re , che  con 
Vi  fi  e vile  fi  caccià  nella  mifebia  de * nemici  per  effer  vccifo , bauendo  in- 
de. Tufe  i tef0  dall' Oracolo, che  gli  Atbeniefi  refierebbono  vincitori,  fe  il  Re  f off 

in  quella  battaglia  ammalato.  Cosi  leggiamo  in  Liuto  che  fece  Anniba- 
le vefiendo  vna  banda  di  foldati  in  babito  Rpmano.Ccfì fece  Enea  co*  fuoi 
compagni  nelTmcendio  dì  Troia\dicendo  appreffo  Virgilio: 

Mn  i>  Mutemus  Clypeos  Danaumqueinfignia  nobis 

Aptemus,iolus,an  virtus  quis  in  botte  requiratì 

Cefi  Or  mondo  infidi  andò  alla  vita  di  Goffredo , fi  tranelli  co * fuoi  eongite* 

ratine  nella  mifebia  [egli  apprefsi  per  reciderlo, come  dice  il  Tuffo: 

Ha  co- 


Parte  Prima. 


487 


C io.yf.45 


Ma  come  il  Capitan  Voratori  bianco 
Vide  apparir  de  le  fojpette  affife  , 

Ecco,  gridò*  quel  traditor  che  Franco 
Cerca  moflrarfi  in  fimulate  guife . 

Lauarcifuoi  vcftimenti. 

E Mio  di  purificar  fe  fieffo.  Iddio  ordinò  à Mosè * che  i leniti  nel  pu-  ,io. 

rificarfi  Innaffierò  non  folo  fe  Sìeffi*ma  i loro  habiti  ancora . Et  è anco  ^ 

fcrittoiOmnc  quod  potè  Sì  tranfire  per  f lammas, igne  purgabitur}quicquid  ,^OT*8' 
autemignem non potefl fu fiinere*  aqua  e xpiationis fanti ific abituri  & la- Nfim 
uabitis  veF.imenta  vefìradiefeptimo  ,&  purificati poflea  cafìra  intrabi - 
tis . Scriue  Snida  chefà  co  fiume  di  coloro , che  haueano  commeffo  homi - 
cidioyper  purgar fiy  di  lauare  i loro  vefìimenti  quatordeci  volte:  Onde  di 
quelli * che  sperano  purgati  di  qualche  loro  bruttura , fifoleua  prouerbial- 
mentc  diretti  bis  feptem  vndis . dnco  dopo  il  parto  anticamente  lauaua- 
no  i vefìimenti  della  donna  che  partorito  hauea , quafi  che  per  lo  partori- 
re ella  foffe  contaminata  * di  che  Horatio  diffe  fornendo  à Canidia  ; 

Tuusque  venter  Vartumeiusy&  tuo  fyod  cd.  7 

Cruore  rubros  obftetrjx panno s lauit, 
vteunquefortis  exilis  puerpera. 

Spogliarli. 

Eptodi  voler  far  qualche  gagliarda  operatione  ; ad  imitatione  di  J t * 
quelli*che  ne ' publici  giuochi  uoleuano  entrar  nella  pugnaci  quali 
fi  fpogliauano . Dice  Tlatone  che  appreffo  i Lacedemoni  tra  qui  fio  in  ikse 
cofìume*cbe  ne' publici contrafìiyniuno  era  sformato  diuenire alla  pugna ; 
ma  però  publicauano  vn* editto >che  cgn'vno  ò andaffeyò  fi  fp  agli  off ut 
abire  * autexui . Cofi  Virgilio  di  Entello  nella  pugna  del  Ccfio  con  Darete 
dice^>  : 

Htcfatus duplicem  ex  humeris  rexecìt  amiti um:  5 • 

Etmagnosmembrorumartusymagnaoffaylacertofque 

ZxuityattfHe  ingens  media  confi  flit  arena. 

Gregorio  da  qutfla  vfan%a  de  gli  ^ ithleti  cauò  vn  bel  concetto  dicen- 
do *ch e fe  alcuno  viene  alla  pugna  veftito  con  vno  chefia  nudo,queftofa- 
rà  più  facilmente  gittatoà  terra  * perche  ha  onde  può  effer  pigliato  : cofi 
non  e {fendo  altro  le  cofe  terrene * che  fornimenti  del  corpoychi  vuole  con- 
tendere col  Demonio  deue  di  quelli  {fogliar fi  per  non  refiar  fuperato . E 
anco  lo  fpogltarfi  atto  di  voler  far  alcuna  di  quelle  cofe  che  vèflitì  non  fi 
fogliano  fare*  come  d'andar  d letto  per  dormire*  ò di  voler  entrar  nel  ba- 
gno,ò  di  Voler  nuotare*  cofi  di  3^4 rcifo  quando giunfe  al  fonte  dì  Salmact 
dice  Oh  dio: 

'Hfè 


fi. 


^3 


Dell’Arce  de’ Cenni, 


Mtt.  4 

Eptf.  1? 
Càp.  19. 

Paraci. . j 

6^».ìJ4 

• I 2.. 

ZJkz.Sat 


Di  art  am 


% (/e  mora,temperie  blandarum  captus  aquarum 
Molila  de  tenero  y damma  corpore  poni!. 

E dt  Leandro  quando  era  in  procinto  di  paffare  à nuotò  il  Bosforo  Tracio, 
frauentato  dalla  tempefta  non  s'arifchiaua: 

Ter  mihi  depofita  e Li  in  ficca  ueflis  arena , 

Ter  grane  tentaui  carpere  nudus  iter . 

E finalmente  per  lo  j foglio  fi  accenna  priuatione  d' alcuna  co  fa . Giobbe 
nelle  fitte  calamità  diceua : Spoliauit  me  gloria  mea,  & abfiulit  coronami 
de  capite  meo . E Dante  de  gli  amatori  del  mondo: 

Ben  è che  fenga  termine  fi  doglia  , 

Chi  per  amor  di  cofa,che  non  duri 

Eternamente  quell' arhor  fi  fraglia.  Et  il  Tetrarca  : 

L'alma  d'ogni  ftto  ben  frogliata,e  priva, 

*dmor  de  la  fua  luce  ignudo , e cafro. 

AiTettarfi  la  verte. 

IJ*  ^Ltto  di  preparar  fi  per  udire , ò per  far  alcuna  cofa  diligentemente , 
j come  ci  auertì  Horatio  quando  diffe  : 

5>  ^udiresatque  togam  mbeo  componere . 

E anco  atto  di  per  fona  vana , & ociofa , ilquale  meglio  fi  feorge  nelle  don - 
ne, che  di  continuo  uaheggiandofi,e  polendo  fi  leueiìi,&  loro  ornamenti  fi 
uanno  d'intorno  accommodando,  ne  mai  finifcono,effendo  uero  che,  Dum 
comuntur,dum  poliuntur  annus  eft  ; ma  nell'huomo  baila  che, come  diffe 

1 Gnidio  : 

Su  bene  conuenicn$,&  fine  labe  toga. 


Cingere, ò dare  altrui  la  fpada. 

* 1 L cinger , ò dar  la  frada  ad  alcuno  è atto  che  fanno  i Trencipi , ò gran 

* * * JL  Capitani, per  fegno  d'eccitar  à combattere , e dichiarare  alcuno  habìlt 

alla  guerra , e degno  Caualiere . Co  fi  leggiamo  nella  [acrafcrittura,che_j 
Gienmia  Trofeta  diede  à Giuda  Macabeo  la  frada , accioche  con  quella 
z.  Mac  ab.  difrndejfe  il  popolo  di  Dio  dicendogli:  Recipe  fan  fi  umgladiummunu  si 
vlt . D^ojin  quo  deijcies  aduerfariospopuh  mei . Cofifece  Goffredo  verfo  Hai- 

mondo  quando  egli  era  per  combattere  con  JLrgante}onde  il  Taffo  diffe: 
C.7,/t.~z.  E ^ j $a(la  toghendofi  dal  fianco , 

1 E porgendola à lui,  cofi  dicea: 

Quella  è la  frada  che'n  battaglia  il  franco 
i{u  bello  di  Saffonia  oprar  folea: 

Quella, che  meco  ogn'hor  fu  vincitrice  - 

Trenti,  efta  cofiteco  bora  felice » 

" Bantc 


Parte  Prima.  489 

Dante  in  perfori*  di  Cacchgttida  alighieri  padre  di  fuo  btfauo'o>cbe  fii  Ca 
tialier  Cefar  codice: 

Tei  Seguitai  l’imperator  Currado , 

Et  ei  mi  cinfe  de  la  fua  mìhtia , 

Tanto  per  ben  oprar  li  venni  in  grado . Et  il  Tetrarca  diff 
E per  GIUS  V cingete  homai  la  fpada.  sen.z;. 

Effcr  priuato  della  cintura,  ò dell’arme. 

A Li3 incontro  quello  era  atto  d3e[fer  giudicato  inbabile  5 & indegno  ,14. 

della  militia . 7s {e  fi  calìigauanoifoldati  corporalmente  ,fe  prima  ^ 
non  erano  flati  delle  militari  injtgne  fpogliati . E dice  la  diuina  fcrittura ; quiMuinf 
Tfpn  aqnegloriabitur  accinffusy& difcinttus.Eti  Lcggifii  dicono,Cingu - hi. 
lum  deponere , per  liberar  fi  dal!  obligo  della  guerra , e però  Euftacbio  dice 
apprejfo  il  Tajfoffe  Goffredo  ricufadi  dar  aiuto  ad  JLrmida  : 
lo  per  me  qui  depongo  elmo, e lorica,  c-  4-,/Mi. 

Qui  mi  {cingo  la  Spada , e più  nonfia 
Ch'adopri  indegnamente  armeyò  deftriero , 

07  nome  vfurpi  mai  di  Caualiero . 

E del  difeioglier  la  Spada  per  Segno  di  pace  il  Tetrarca  diffe: 

reggendo  quella  jpada {cinta,  Son.  n. 

Che  fece  alfignor  mio  fi  lunga  guerra. 

Cofil’effere  jpogliato  dell* arme  era  not  ad3  infami  a:  onde  quello  atto  di 
difarmare  alcuno  farà  fegno  di  vituperarlo  , e di  priuarlo  à'hcnore^  . 

L9*Ariofio  dice  che  hauendo  le  turbe  prefo  {otto  le  mentite  infegne  in  fallo 
Grifone  per  Martano  : 

Gli baueanleuatol3elrno>e la  corata,  * c.17./?. 

E lafciato  in  farfetto  affai  uilmente  . 1 3 1. 

Il  Tetrarca  metaforicamente  diffej  : 

Cbedi  giQÌa,e  dìjpeme  mi  difarme.  Scn.i  if. 

S crine  Suetonio,cbe  Domitiano  poco  prima  chef  offe  trucidato  fognò , che 
Mineruafi  partiua  dal  fuo  T empio  dicendo, che  piu  no* l polena  dmf ende- ìn  ^cmit. 
re,  poiché  ella  era  Hata  da  Gioue  difarmata. . 

Efierdifcinto. 

LEffere  {cinto  è fegno  di  negligenza  > & anco  di  di ffo  lutezi € an‘  ‘ 
ttchi  cbiamauano  i diffoluti  difeinti  Terfio  diffe:  * * 5 * 

Tipnp  'det  ad  morem  difcinHì  viuere  Tratte  i Et  in  vn3 altro  luogo:  s*t.  $ . 

Cum  bene  difcinfto  cantauerit  ocyma  verna,  $*/.*. 

Ronfio  / emendo  à Mecenate  diffe  : 

QJt 


Satis 


490  DeH’Artc  de5  Cenni, 

Satisfuperque  me  benignità*  tua 
Ttpod,  cd.i.Vitauit:  Haud  parauero 

Quod  aut  auarus.vt  Chremesfterra pY Amarri 
Difcinffusautperdam,  vtnepos. 

Virgilio  degli  africani,  che  veftiuano  alla  lunga , e difeinti: 

8*  Me  Tfomadumgenus , & difeinttos  Mulciber  u ifros . 

Sopra  il  qual  luogo  Seruio  dice , che  fi  può  anco  intendere  de  gli  africa* 
ni  [cinti,  ciò  è non  atti  alla  guerra,  T lauto  vedendo  vrì  jlfncanoycbe  fi 
In  Pernio,  ftrafcinaua  dietro  la  toga  labile, fchernendolo  dijfe:  Qua  e fi  ifla  auis  t aft 
famigliandolo  ad  vn  grande  vcccllacciorapprefentando  le  fue  gran  ma- 
niche, due  ale , e lo  ftrafeino  di  dietro  la  coda . Macrobio  lafciò  fcritto  che 
Satum.i.  fa  mordacità  di  Cicerone  non  perdonò  aWifìeffo  Ce  fare  : perciò' che  inter - 
rogatoydopo  che  Cefare  refiò  vittoriofo,  perche  egli  haueffe  errato  in  non 
feguitare  la  parte  Cef ariana  riffofe:  TrAcinfturame  decepìt,  fcbernUolo 
perche,  ita  toga  prAcingebatur , vt  trabendo  laciniam  velut  molli s ince- 
der et  : Onde  di  lui  Scilla  diffe:  Cauete  à male  pr&cin6lo  : in  finu  ilio  mali 
j prAcinttomultos  Marios  continet . Tibullo  delle  perfone  lafciue  diffe: 
6*  f,E  Tunc  procul abfitis quifquis  colit  arte  capillos , 

Effluir  effufo  cui  toga  laxa  ftnu.  Et  Ouidio: 
ve  rem  Am*  jfec  compone  coma*  cumfisventurus  adillas, 
hb.  ».  toga  ftt  laxo  confbicienda  ftnu, 

E la  fleffa  parola  ci  dimoflra9  che  diffoluto  è colui, che  non  è cinto;perche 
il  dijfoluere,ò  difciolgere  è il  mede  fimo  eh*  è di} cinger  e , efciolto,  e hflejfo 
chefcinto . EfcopA  diffolutA  fono  dettigli  huomini  feioperati , da  poco , e 
fenga  ingegno.  Cicerone  fcriuendo  ad  dittico  dice:  CAfarcm  vidi  Mintur - 
nis  cum  abfurdifjìmis  mandati s,  non  ad homines , fed  feopas  difjolutas,  vt 
idipfum  iUemihivideatur  irridendi  caufafeciffe  .Ter  atto  di  occupatio - 
ne,ò  d'improuifo  accidente  Pintefe  Horatio  quando  diffe  : 

Serm  Uh  i . Djj-Cjnffa  tunica  fugiendum  e Et, ac  pede  nudo . E Tropertio  : 

Illas  direptifque  comi s tunicifque  folutis 
ExcipitobfcuYA prima  taberna  vìa . Et  ilTetrarcai 
Leuata  era  a filar  la  vecchiarella 
Difctnta,  efcat%a}e  defto  hauea'l  carbone • 

E L'\Ariofto  parimente  diffe  cofi: 

Vnpkciol  vfeio  in  tanto  ftride,  e crocea f 
Ch'era  à P incontro, ond'vna  donna  vfeio 
Vifcinta,e  fcal^a3e  fciolte  hauea  le  chiome > 

Che  la  donzella  f aiutò  per  nome. 

I ftcmeihauer  vna  cofa legata infenoyè  atto  d'bauerla  cara>c di  tener' 
~ r“  ' ' " laflret - 


$m.  1 6, 


C.y  fi. 8. 


Parte  Primari  49 1 

la  flretta  co  defiierio  di  cuflodirla:Cofì  lo  slegarci  difciolgerc  il [eno  fa- 
rà gefto  di  voler  liberar fiye  difobligarfi.  Dice  la  fcritturafacra:  Difsolue  j t. 

coUigationesimpietatis;&foluefafciculosdeprimentes.Cicerone}fcriuen - 
do  à Quinto  [ho  fratello  dtfse:  Iampridem  i(lum  tanto  Cafarem , mihi  ere - ub.i.z?. 
de  in  finn  eli , ncque  ego  dif cinger  : il  qual  luogo  fu  à quefto  modo  gratto-  1 
f amente  dal  Tetrarca  imitato: 

yn  verde  lauro, vna  gentil  colonna  S9n 

Quindeci  l'vno,e  l'altra  diciott'anni 
Tortaio  ho  in  feno,egia  mai  non  mifcinft . 

*Anco  facrificando , o altro  atto  religiofo  facendo  foleuano [cinger fi , e pe- 
rò Gnidio  fà  che  Tbemi  dice  à Deucalione,&  à Tirrha , prima  che  figitti - 
no  le  pietre  dietro  alle  [falle,  per  riparar  l’humana  generatione , ch'entj 
fiata  nel  diluuiofommerfa: 

Et  velate  caputiCintfafque  refoluite  ve§ ics.  E poifoggiunge:  Mei' l* 

DifceduntyVelantque  caput, tunicafque  ncingunt . 

E Tibullo  fimilmente ^ : 

Ipfe  ego  velatus filo, tunicifquefolutis  Lìb.  i.g. 

Votanouem  Veneri  notte  filente  dedi  , l£g5* 

Sicome  il  ligure, e cìngere  è attedi  obligatione;cofi  lo  slegar  e,  e fùnger  e, è 
di  liberatone  :Onde  T^SÀiffe  a'fuoi  difctpoliiQuacumque  ligaueritisfu - Matt.it. 
perterram  erunt  ligata  &in  ceelo  : & qu&cumque  folueritis  fuperter - 
ram,  erunt  foluta,  & incedo  . Effere  [cinto  è anco  indicio  d'effer  addolo* 
rato.  Tibullo ; 

Tars  qua  fola  mei fuperabit  corpori$,offa  Lìb  3 , tU^. 

Incinti#  nigra  candida  velie  legent,  2 . 

Suetonio  raccontando  la  pompa  funebre  d’^ugufìo  dice;Rjliquias  lege~ 
tunt primorei  equefiris  ordinis  tunicati, & dtfcinffi • 

Armarei  grandi, 

QVefto  è atto  d'bonore  di  chi  lo  fà:ma  molto  pìit  di  chi  lo  riceue.Dì-  j ^ 
cela  diurna  fcrittura  che  il  Re  Sanile  armò  difua  manoilgiouinet- 
to  Dauidde , quando  vfcì  per  combattere  col  Gigante  Filifleo:  Induit  Saul  1 .Reg.  j 7. 
Dauit  vesìimentisfuis , & impofuit galeam auream fuper caput  eius,& 
veftiuit  eum  lorica  . Cofi  da  Bomero  vien  introdotta  Thetide  ad  arma-  Ulìad.  1 g. 
re  Achille.  E da  Virgilio  Venere  ad  armare  Enea  con  arme  celefli)&  im-  &n.  s. 
penetrabili  da  Vulcano  fabricate.Voiriofio  parimente  del  valorofo  Rug - 
giero  ,già  eletto  Rj  de'  Bulgari,  mentre  era  per  andar  a combattere  con 
Rodomonte  dice: 

Ghjproni  il  Conte  Orlando  à Rjtggier  firinfe , c.  4^  fi. 

E Carlo  al  fianco  laffada  gli  ciuf  e , 1 


Q^qq  2 Brad  ai 


J£n  6, 


41)2*  Bell'Atte  de’CennL 

Bradamante,e  Mar  fifa  la  corata 
Tofto  gli  haueano,e  tutto  l'altro  arnefe, 

Tenne  *Aftolfo  ildefirierdi  buona  raiga, 

Tenne  la  ftaffa  il  figlio  del  Danefe.  L’ifteffoToeta  dice  ancora: 

Ct  2 7'Aj  4 Hauendo  armato  il  T{e  di  Serie ana 
Difua  man  tutto  il  I{e  di  T art  aria 
Ter  porgli  al  fianco  la  fpada  foprana 
Che  già  d'Orlando  fà,fe  ne  venia. 

* j Gittar  via  l’arme. 

TJ  Mto  dì  clemenza,  e di  non  voler  caligare, nè  far  vendetta:Ccfive- 
JOj  diamo  in  vna  medaglia  di  Seuero  Tio  jiugufto  Immagine  d’vna  Don 
na , che  fiedefopra  vn  Leone,  che  fe  le  humilia,  & bà  in  vna  mano  vrìba- 
{la  affida  interra , e con  l’altra  fàfegno  di  gittar  via  vn  fulmine  a ma  non 
in  atto  d’offender  alcuno',  con  quefìa  inferrinone  : llsfDVLGENTI^ 
*AVG.  Virgilio, introducendo  l'ombra  d'*Anchife  à dire  ad  Enea  fuc  figlio 
che  non  faccia  guerra  a fuci  dice: 

Troijce  tela  manti  fanguis  meus . 

E anco  atto  di  cedere , e d3 abbandonare  l’imprej a : Onde  per  prouerbio  fi 
Pro  l Mu - dice  : Hafiam  abijeere , dì  coloro  a3  qualinon  bafta  l'animo  di  dar  compì- 
fen*-  mento  à quanto  s'haucano  propofto  di  fare.  Cicerone  lafcièfcritto  : yides 
li  ,z,°  7 ne  tuillumtnjìemdemifftm? iacetydiffidittabieat hafiam.  Hcratiodiffe: 

Tecum  ThilippGs,&  celerem fugarti 
Lt  Senfi  relitta  non  benèparmula. 

fiutar,  in  Q.  Curtìc  : Tum  ceteri  diffipantur  metu,  & quacuique patebat  adfugam 
&pcfi.  Late - yìa,erumpunt,  ama  ìacientes.  I Lacedemoni  sbandirono  JLrchilocoptr- 
*SCiStv  che  baueffeferitte  effer meglio  gittar  via  lo  feudo,  chemorire . Ifocrate 
p^ce™*'  de^JTe  che  anticamente  erano  tenuti  infami  coloro  ,i  quali  vel  ordinem  de - 
Morali.  feruiJJenh  velctyP€urn  “bieuffent*  ^rittotile  raccontando  quelle  ccfes 
che (onoprohibite  a'foldati  dalla  legge  dice  : T^ondeferere  ordinem , non 
fugere,  non  abikere  am  a, E anco  atto  di  paTZia:E  però  d’ Orlando  f or [en - 
c_^Kato dice l' Miotto  *, 

Di  crefcernon  cefsò  la  pena  acerba , 

Che  fuor  del  fenno  al  fin  l’hebbe  condotto, 
il  quarto  dì  da  gran  furor  commoffo, 

E maglie, e piattre  fi  fquarciò  di  doffo . 

H omero  dice  che  Jiìace  furibondo  fece  l'ifleffo  . E di  colui  eh’ è priuo  d’o • 
gni  aiuto  fi  dice  quel  verfo  d’Homero: 

Etclypeo  fmul>&  galea  nudatus}&  bafta.- 


UH  ad, 


Sofpen- 


Parte  Primx. . 


49} 


Sofpender  l’arme  al  Tempio. 

Oyefio  è atto  di  pace, e di  vittoria, perche  ifoldati  ueccbi,&  i Capita - 
ai  vittorio/i  foleuano  l'arme  al  Tempio  [offendere.  ’Hjfo  appreso 
Virgilio  nell’atto  di  ferire  il  nemico  cofi  prega  la  Luna  : 
xAfirorum  decus,&  nemorum  Latonia  cufios,  j^n  ^ 

Si  qua  tuis  unquamper  me  pater  Hyrtacus  aris 

Dona  tulih  fi  qua  ipfe  meisvenatibus  auxi 

Stipendine  tholo,aut  [aera  adfa[ìigiafìxi , 

ìlunc  fine  me  turbare  globum,&  rege  tela  per  auruù 

Co  fi  dice  anco  il  Taffo  di  Goffredo , dopo  che  egli  hebbe  Ottenuta  l'vltimd 

vittoria  : 

T^epur  depo fio  il fanguino fò manto  c. 

Viene  al  Tempio  con  gli  altri  ilfommo  Ducef  * 44. 

Equi  Harme  fuffende. 

Horatio  in  quehopropo fitto  diffe  : 

Me  fabula  facer  Lib  x 5 

Votiua  paries  mdicat  bumida 
S offendi ff e potenti 
Veflimenta  marisDco. 

Nudità. 

LJl  nudità  dinota  impotenza  all*  operarci  e majjìmamenìe  al  faldato^ 

per  e fiere  priuo  non  folo  d*  arme, ma  anco  di  uelìe  : Onde  fu  del  co  in  • 1 9 * 
prouerbio:  T{udo  manda s excubias « Et  il  Tetrarca , di  popolo  da  non  ef- 

fer  temuto , dices: 

Quanto  fia  da  predar  conofcer  dei  canz . 5 . 

Topolo  ignudo , pauentofoye  lento . 

E anco  la  nudità  indicio  d’eftrema  pouertà : E perciò  fà  Cupido  dipinto  nu- 
do , per  che  l* amor  laf duo  mpouerifee  9e  ffcgliad'ognibene . E diciamo 
alcuno  effernudo  ,cioè  priuo  non  folo  de*  beni  del  corpo , e della  fortuna, 
ma  anco  di  quelli  dell*  animo*,  e cofi  delle  virtù y e dellagratia:E  per  lo  con- 
trario effer  ueftito,  per  effer fornito,  & abbondante.  Il  Tetrarca: 
rmirifcuoto,etrouvmifinudo,  . 

eliporto  inuidia  ad  ogni  eflrema forte.  E nell'ifteffo  concetto  : 

Et  io  fon  qui  rimafo  ignudo, e cieco.  , 0 y 

cbejfejrue  quella feritene  di  S.Taolo:  In  hoc  ingemifeimus  habitat  io- 1.  Ccr.  5 . 

nera 


494  Dell’Arte  de’ Cenni, 

ntm  nc  Brani»  qu#  de  c@!o  efi,  faperìnduì  eupìentes,  fi  txmtn  neffìtì,  non 
nudi  tnueniamur*  Et  timida appreffo  UT  affo  dice  che  fu  sformata 
5 c.  ‘prender  fuggendo  volontario  ({figlio^ 

E ignuda  vfctr  del  proprio  Bjgnofuore . 

Et  è cofa  mferabiltjjima  non  bauer  da  coprir  le  fue  carniiE  però  è fcritto : 
fn°c*ncapi Beatus  *lu*  vigila  ,&  cuflodit  uefìimenta  fuas  ncnudus  ambulet , & vi - 
te  (tifi  lo,  deant  turpitudinem  eius . £ l’^Arcbidiacono  ferine  la  nudità  effer  fegno 
di  vergogna , e d* obbrobrio . Effer  nudo  lignifica  anco  ejjere [coperto , e 
palefe ,enon  uoler  alcuna  cofa  con  fraude  nafeonderc • 

Jl  Tetrarca  nel  Trionfo  della  diuinità  : 

TEfiffunfecreto  fa  chi  apra , ò chiuda , 

Eia  ogni  confcicn<gatò  chiara, òfofca 
Dinanzi  à tuttodì  mondo  apertale  nuda « 

Trafitte  EcceUentiffìmo  Scultore  fece  quella  bellìffima  fatua  di  Peneri 
in  Cipro  nuda>per  lignificare , che  i furti  amoro fi  finalmente  fi  fcuoprono  ; 
non  potendo  ftarfempre  palliati>&  occulti , Cefi  i fimulacri  di  Baccho  nu- 
di fi  fomauano iper  accennare  la  natura  del  vino  in  if coprire  if  ecreti,per - 
che3come  diffe  Virgilio  : 

+Arcanum  demensdetegit  ebrietà s* 

E dice  Horatio  che  i Trencipi  fogliono  Con  quefto  tormento  far  prona 
In  ?eet.  della  prudenza,  efecrete'gga  degli  huomìni , 

In  Tcet,  Reges  dicuntur  multis  vrgere  culullis , 

Et  torquere  mero  quem  perlfiexiffc  laborent , 
j£nfitamìcitiadignu$ . Etaltrouel'ifteffoToeta; 
yt  ventum  ad  canam  cfì3dicenda,  tacenda  locutus . 

Le  gratie  parimente  fi  dipingeuano  nude  ',  per  ammonirei , che  dobbiamo 
puramente  , e fìncer  amente  effer  grati , e corte  fi  verfo  gli  amici  noEìri  j e 
non  far  loro  beneficio  palliatamente^  e con  difegno  di  maggior  remunera • 
tione.  Horatio  diffida  : 

tì.i  ed,  1 ? Treis  prohibet  fupra 

Bfxarum  metuens,  tangere  Gratia 
'Njidtsimffafororibus*  Et  anco: 

Gratia  cum  nymphis , geminifque  fororibus  audet 
Ducere  nuda  choros ; 

*Ale[fandro*4frodifeofcriue,  che  anticamente  furono  fatte  le  ftatue  de 
gli  Iddij  nuàe\  per  accennare  che  la  loro  potenza  , e virtù  è à tutti  mani - 
fe§la,echeinv(fi  non  è alcuno  coprimento  de*  vitij.  E Saturno  fù  figurato 
co*l  capo  nudo, perche  nel  tempo  eh* egli  regnò,  chefù  nella  età  dell’oro,  la 
verità  era  à tutti  palefe, e non  occulta , come  fu  dapoifotto  tante  men%o- 

gne 


Parte  Prima,.  49  f 

gne&ingannì:  E per  quello  ad  effo  Saturno  à capo /coperto  facrificaua- 
no, ma  à gli  altri  Dei  co’l  capo  coperto . £ Gioite  fù  rapprefentato  (come 
Tor firio  ,e  SuidafcriuonoJ  con  la  parte  fuperiore  nuda;  per  dinotare,  che 
Iddio  fi  manifefia  alle  ditiine  intelligence  ; e con  la  parte  inferiore  ueflita; 
perche  mentre  noi  viriamo,  non  lo  potiamo  uedere,  onero  perche  noi  po- 
tiamo ben  conof cere  gli  effetti  delle  cofe , ma  non  intendere  le  loro  cagio - 
ni . lotiforme  a quello  che  Iddio  diffe  à MosèlVofteriora  mea  videbis, fu- 
rierà autem  meam  ridere  non  poteris. 


Il  Fine  della  prima  Parte  dcirArte  de’ Cenni. 


\ 


497 

DELL'ARTE 

DE'  CENNI 

DI  GIOVANNI 

BONIFACCIO. 

Parte  Seconda . 

UjIVEWJDO  *IELL>A  VRJMoiTARTE  DICHIARATA 
laparticolar  figni  fi  catione  di  moltiffimi  cenni , e quella  con  V autorità, 
d* Autori  degni  confermata  ; bora  inquefìa  feconda  parte  dimofìrerò 
come  di  queflacognitione  fi  feruanogli  huomini  in  trattar  tutte  Vani 
liberali , emecaniche  ; onde  fi  concluderà  ch'ella  ad  ogni  qualità  di 
perfone  fia  grandemente  bifogneuol^j  • 


Come  nella  Metafilica  habbiano  luogo  i Cenni#  Cap.  I. 

Lcune  fatuità  del  nofìro  intelletto  verfano  in  cofe  rea* 
liyaltre  in  cofe  dalTifteffo  intelletto  ritrouate.Di  quelle 
che  in  cofe  reali  fi  trauagliano,  alcune  fono  (peculati- 
ue, altre  operatine . Le  fpeculatiue  fono  la  Metafifica , 
la  Tifica , e la  Matematica , che  abbraccia  VAftrolo- 
già,  la  Mufica , l^ritme  tic  a, e la  Geometrìa . Le  In - 
ftrumentalipoiyche  fono  dal  nofìro  intelletto  ritrova- 
te,  dette  feconde  intentionijono  la  Grammatica , la  Dialettica , la  Rotori* 
ca,la  Noetica, e V Hi  fiorita.  Delle  operatiue  altre  fono  attiue,ciò  è pr  atti- 
cke,&  altre  fattine:  le  attiuefono  la  Tolitica, l'Etica,  e l'Economica  : ma 
le  fattine  fono  quelle , che  principalmente  con  le  mani  fi  efercitano  ; come 
V Agricoltura, la  Mìlitia,la  Medicina , la  Tgauigat ione,  ly Architettura,  il 
Lanificio, e la  Cacciaggione . Quando  adunque  hauerò  dimofirato  cerne  in 
tutte  quefle  arti  habbia  luogo  la  cognitione  di  quefìa  muta  eloquenza , fi 
potrà  concludere  lei  effer  à noi  grandemente  utile  }è  ne  cefi, aria:  E perche 

Rrr  quefta 


45*  Dell’Arte  dc’Cenni, 

queftn  materia  è molto  ampia, andari  linàio/ 'amente  reftringendmi,e  co/i 
dalla  lontana  additando  quafi  Una  picccìola  figura  di  quefta  fetenza  * Fe- 
riranno forfè  dopo  dime  perfine  di  maggiore  ingegno , che  potranno  di 
quell'arte  più  degnamente ,e  più  coptamente  trattare . Ter  quel? ordine 
marauigliofio  delle  cofi  naturali, che  fino  fiate  dalla  diuina  prouidéga  con 
tato  artifìcio  cocatenate  infieme,  come  per  una  continuata  fiala  camìnado 
l'intellettq  humano  s*inalga  all'muefligatione,  & alla  Jfeculatione  delfino 
principio, del  fino  tutore, di  Dio  iftefo;&  in  quanto  coperta  l'humanatfn 
becillità,s* affatica  d'intUerlo,e  di  conofcerlo;  e quefto  è l'vltimo  termine 
dello  fludw  metafifico  : per  l*mtelligenga  del  quale,  non  badando  le  forge 
deWhumano  intelletto , anche  i gradi  fimi  Filofio  fi  fieno  in  molti  errori  pre- 
cipitati . Ma  poi  che  iddio,  perfua  miferkù*dia,co*l  mego  delfino  Verbo 
incarnato, e dello  Spirito  fianto,  cihà  riuelato  quei  diuini  fiecreti, eh* erano 
prima  incogniti  a*  mortali  ì noi  Chrilìiani  nonhauendo  bifogno  ditraua - 
gliare  intorno  la  fina  cognìtione,  quello  confi (fi amo  nel  Simbolo  oipcfiolu 
co, e predandogli  il  debito  culto  fi* adori  amo  ne  i Sacrifici}, & in  altri  effi. 
cij  diuini',  ne*  quali , non  ballando  le  parole  ad  e fi licare  la  grandegga  del- 
la fiua  mifertcordia,edella  nofira  obligatione,  per  maggior  ejfircjjione,  & 
efficacia  è flato  con  gran  ragione  da*  fanti, e da  prudentijjìmi  huomini  no - 
firi  maggiori  introdotto, che, per  lo  pìù,conge£ìi,con  moti, e con  cenni  fieco 
in  mfiacro fìlentio faueUando,in queflamanieral adorafifiìmo. Quindi  hu- 
miliar  il  capoypiegar  le  ginocchia,  curuarfì,  e profirarfi  à terra, percuoter-  ! 
fi  il  petto, algar  le  mani  al  cielo, far  fi  il  fiegno  della  Croce, e tanti  altri  ge- 
fti,  che  fono  fatti  in  ogni  tempo  da  gli  huomini , e molto  più  da  Sacerdoti , 
ne*fiacrificijloro , e particolarmente  nella  Mefifia:  come  dalRationale  de 
gli  officij  diurni  dì Guglielmo  Durante  fi  può  intendere:  Di  che  hà  etiandio 
lìk  a.  trattato  Zaccaria  lAndriani  nell* opera  fina  del  Sanufimo  fiacrificio  del - 
r^iltare,  doue  dice , che  la  TaJJìone  del  noftro  Redentore  nella  Me  fa  vie- 
ne in  tre  maniere  rapprefentata ; cioè  con  parole,  con  gefli,  e con  ve- 
ementi: E fioggiunge,che  ficome  le  parole  principalmente  fieruono  à con - 
fiorare  la  Sacrofanta  Euchariftia,  cofi  tfiegni,&  igeili  à rammentare  la 
hilìoria  della  Vaffionedel  Signore . E tutti  quelli  diuini  getti  fono  fiati  in - 
uentati  non  foto  per  dimofirare  la  maettà  de  i diuini  fiacri  ficij,  ma  ( come 
\ è ficritto  nel  Concilio  diTrento)  per  ifuegliare  ancora  con  quefii  cenni  vi - 
fibih  le  menti  de*  fedeli  alla  contemplatone  di  quegli  alti  fimi  mtfieriyche 
filanda  ne*  facrificij  nafeotti  ,cifono  da  quefii  gefli  accennati . Dalle  quali 
cofie  fi  comprende  Iddio  compiacer  fi  d*efer  da*  mortali  con  cofi  fatti  cen- 
ni adorato. Et  è herefìa  de  gli  *Anabatifli  il  voler  leuare  le  diuine  cerimo - 
a*  Rei  rie . Habbìamo  nella  diuina  fcrittura,cbe  il  Bj  Dauidde  in  honore  di  Dio , 

Ft?:' * ~ in 


Parte  Seconda.  4J9 

in  luogo  di  formar  parole  di  laude,  e di  ringraMmentìtCOnfilentiofalta* 
bat  totis  viribus  ante  Domitmm. Del  quale  cefi  diffe  Dante, 
tiprecedeuaalbenedettovafo  ***g*i+m' 

Trefcando  aliato  l* bum  ile  Salmifia, 

Epiù,emcncbeRè  cratn  quelcafo* 

£ poifoggiunge  la  fcrittura  , che  Michotla  figliuola  di  Sanile  , perche  ve- 
duto Dauidde  à ballare , e f altare  defpexit  eum  in  corde  fuo  ,fù  con  la  pe - 15. 

na  della  Perdita  catUgata.El’ifieffo  Dauidde  diccua:  Ego  autem  cantabo  pJal-is* 
fortitudinem  tuam , er  exultabo  mane  mifericordiam  tuam.  E fra  i molti 
geni  del  vecchio  Teftamento  doue  fi  parla  della  confecratione  di  Aronne, 
e de9  fuoi  figliuoli,  e dell* vntione  del  Tabernacolo  ,edeUefuefupellettìliB 
è [crino,  che  effo  Aronne  ,&ifuoi  figliuoli  pofero  le  mani  [opra  il  capo 
dell*  ^Ariete,  col  cui /angue  dopo  imolato , Me  tè  tocco  l’eftrema  parte  del- 
t orecchio  defiro  ad  *Aronne  f & il  pollice  della  mano  deflrafe fimilmen- 
tedelpiede.Dice  S.  Ago  fi  ino  che  omnìs  dottrina  vel  rerum  e§ì,vclfigno-  inlib.  <Ud» 
rum.Et  il  Maefiro  delle  fenten^e  che  res  per  figna  difcuntur,ecbe  di  que - *r.  chrifi. 
fii  fegni  alcuni  conferifcono  la  gratta, come  è ogni  Euangelico  facrarnen - Ltb-1  di,  i . 
to,che  è [aera  rei  fignum , & inuifibilis  grati#  vifibilis  forma',  e che  il  Sa? 
cr amento  contiene  in  fe  la  fimilitudine  di  quella  cofa,  della  quale  èfegno  ; 
fi  eritmrfice  egli  ,facr  amenta  non  haberent  fimiUtudinem  rerum  quarum 
facramenta  funt,  proprie  facr amenta  non  dicerentur . E dice  ancora  cke^> 
de  ifegni  alcuni  fono  naturali , come  del  fuoco  il  fumo',  altri  fono  ritroua - 
ti',  e di  quefii  alcuni  fono  facr  amenti  infatuiti  non  tantum  caufa  figmfi- 
candifed  etiam  fanttificandi:Et  altri folamente  per fignificare  alcuna  co- 
fa  come  erano  i carnali  facrificij  ,&le  cerimoniali  ofleruan?e  della  ree - 
chi  a legge, che  non  giuflificauano . Quindi  è che  S.Taolo  difje  tanti  fa  ori- 
fici , e cerimonie  del  vecchio  Te  flamento  non  effer  altro  che  cenni  della 
futura  Bjdentione,co*l  me^o  dell*  In  car  natio  ne  del  yerbo.Et  il  nofiro  Re- 
dentore/coprì  a9  fuoi  difcepoliil  mifteriodel  Regno  di  Dio  ; ma  à gli  altri  if. 

parlò  in  parabole,  in  modo  che  vedendo  non  conofceffero  , & vdendoncn 
intende{fero',il  che  altro  non  era,  che  co*  occulti  cenni  eruttare  abfccndi- 
ta  à confiitutione  mundi . E ficome  Iddio  eterno  rariffme  volte  àgli  anti- 
chi Tadri,  e pocbiflìmo  parlò ; perciocbe,ccme  dice  la  fcnttura,vna  vol- 
ta parla  Iddio , e più  non  replica  l’iftejfo  : Co  fi  molte  volte  con  cenni  s'é 
fatto  in  diuerf ^maniere  intendere  : E perciò  fi  dice  eh* egli  co*l  cenno  go- 
uerna  il  mondo, come  diffe  il  Tetrarca: 

Quel  cbe’l  mondo gouerna  pur  co* l ciglio 

E conturba, & acquietagli  elementi.  Trio/,  dtìl » 

E l iftejfo  Iddio  volendo  effer  per  fegni  concfciutù',diffe:In  hoc  feies  quod  Divinità.,. 

Rrr  2 fum 


S ©©  Dell’Arte  de' Cenni, 

:XMJ.  jf.  fum  jd  omìnns;  Sete  percutiam  virga,quét  in  manti  me  a e lì,  aquam  fiumi- 
nìs;  & verteturinfanguinem:  E con  varij  fegni  annuncierà  il  giorno  deU 
Zt*  Vvniuer fai giudicio;p orche  aWhora  Erunt  figna  in  Sole>& Luna>&  Stef 

tis.  Et  egli  volle  da  gli  ^Angeli  oltre  le  parole , etiandio  con  co  fi  fatti  gerii 

e cenni  effer  riuerito:  e però  Dante  diffe : 
farad.  B.  Tofcia  ne*  due  penultimi  tripudi . 

Trincipati,&  ^Arcangeli  fi  girano, 

L'vltimo  è tutto  d'angelici  ludi,  E diffe  ancora: 

Wzwd.  $ i . Vidi  quitti  à lor  giuochi, & a 9 lor  canti 
J {ider  vna  bellezza, che  letitia 
Era  negli  occhi  à tutti  gli  altri  Santi . 

In  cielo  i beati  con  [guardi,  e con  cenni , e non  con  parole  tra  loro  diuina - 
mente  fauellano  : il  cbefùdalTifieffo  Dante  non  meno  Teologo  che  Toe« 
ta,m  più  luoghi  del  fuo  Taradifo  dime  forato,  dicendo : 
p*  4*  j m\  tacca,  ma'l  mio  defir  depinto 

M'era  nel  vifo,  e*l  dimandar  con  effo 

Tìù  caldo  affai  che  per  parlar  dìflinto.  Et  in  altro  propofìto: 

C.  m»  Scegli  ama  bene, e bene  fl>era,e  crede 

T^pn  t'è  occulto, perche* l vifo  hai  quiui 
Oue  ogni  co  fa  dipinta  fi  vede . 

E Tvfo  parttcolar  de ' cenni  par  che  fìa  fiato  introdotto  per  far  bonore  ; e 
cefi  per  riuerir  Dio , le  co  fe  fante,  & anco  gli  huomini  che  ne  fono  mente - 
Ve  nfoiu  u £ 'Hìc°tò  Carbone  dice  che  l’bonore  è differente  dalla  laude  ,t  dalla 
1 6.  glaria;perche  quello  confi  fie  più  in  fegni,  come  in  piegar  le  ginocchiata* 
dar  le  mani, e fmili;vfati  appreffo  molte  nationi  per  gratta  dfhonore:ma 
la  laude,  $ la  gloria , confi  fie  per  lo  più  in  parole  : E perciò  tu  riofto , di 
quefie  cofe  molto  ben' intendente, di  fe  mede  fimo  diffe : 

Saldi  Ter  eh  e quant'à  l'bonor,n'b*  tutto  quello 

Ch'io  vogliosa  fio,  ch9m  Ferrara  veggio 
*4  più  difei  le  Piarmi  fi  il  capello, 

E perche  è cof a ragionerìe  che  colui  che  tratta  con  alcun  gran  Trend * 
peparli  feco  nella  fauella  di  lui’, perciò  douendo  noi  con  Dio  ragionare  non 
folo  con  le  parole , ma  anco  con  religio  fi  cenni  e bene  che  intendiamo  U 
loro  natura,  e conofciamo  la  loro  virtù » & efficacia;  poi  che  è fcritto  nel 
Vangelo  di  S, Matteo, che  S,  diffe  : Orantes  oolite  multumioqui ficut 

Ethnici;putant  enim  quod  in  multiloquio  fuo  exaudiantur;  oolite  ergo  af- 
6°  fmiiari  ets,  feit  enim  pater  vefier  quid  opus  ftt  vobis  antequam  petatis 
eum,  E che  gli  Scribi  deuorabant  domos  viduarum  fub  obtentu  prolixa 
#,!*»'  maiionis*  Ciò • Cagiano  nelle  Collaroni  déTadri  con  gran  lede  celebra  il 

. 7T~  ~ filentio 


Parte  Seconda.  $01 

ftlentìo  df  Monachi  d'Egitto  quando  fi  ragunaunno  infime  ai  adorar  li 
dio.  Et  il  l^auarro  nel [ho  Trattato  delToratione , & bore  canoniche  dice 
chcinChoro  ftdeueparlar  con  cenni, pernoninterromper  il filentio.Gli 
jtpoftoli  ittefii  in  cofe  di  grande  importanza  tal'hora  con  cenni  tràloro 
fan  eli  a nano:  Come  quando^.  S . diffe  loro , che  modi  ejjì  douea  tradirlo , 
defiderando  S.  Tietro  di  fapere  chi  douea  effere  il  traditore , ne  dimandò 
non  alla [coperta, ma  con  cenni  à S . Giouanni  fecretano  di  Chriflo;dicen- 
do  il  Vangatila  : Innuit  ergo  buie  Simon  Tetrus , & dtxtiei,quis  efi  de^t 
quo  loquitur  ? E tanto  piacciono  i convenienti  getti,  e degni  portamenti 
nelle  perfonefacre ; che, per  Decreto  del  Sacro  Concilio  di  Trento , non  fo- 
no ammeffi  al  Sacerdoti  quelli  che  hanno  getti  indecenti.  Quapropterfic 
de  ce  t omnino  clerico  sin  fortem  Domini  vacato  s vitam , morefque  fucs 
omnes  componere,vt  babitu,gettu,  ine effu, / er m on e ta Iqfque  omnibus  re~ 
bus  nihil  nifi  graue,  moderatum,ac  religione  plenum  prafiferant.  Ma  per 
conclufione , da  vn  luogo  belli  ffmo  della  [aera  Jcrittura  chiaramente  ve- 
der emo  la  marauigiiofa  virtù, et  efficacia,che  bebbero  quettigefii  appref '- 
fo  Chnflo.  S.K{.  Si  legge  adunque  nel  Vangelo  di  S. Luca, che  quella  pec- 
catrice, che  fi  dice  effere  fiata  la  Maddalena , andata  à i ^.S.  per  diman- 
dargli perdono  de’fuoi  peccati , ella  non  formò  par  ola  alcuna  ; ma  cbe~s 
ttans  retro ffecus  pedes  eius,  lachrymis  capti  rigare  pedes  eiu$,&  capititi 
capiti s fui  tergt  bat,  & ofculabatur  pedes  eius,  & vnguento  vngebat . E 
grande  atto  di  humiltà  ttar  in  piedi , di  dietro  piò,  appreffoi piedi  molto 
più.  Egran  gefto  di  carità  lauare  alcuno, maggiormente  i piedi,  con  le  la- 
crime grandiffmo.  jlf Litigare  i piedi  èfegno  di  mirabile  pietà, con  i ca pel- 
li più  ammirabile , ma  con  i propri ] capelli  mirabilijjimo  . Bacciar  la  fac- 
cia è notabilfegno  d'amore,  le  mani  di  gran  riuerenpt,  ma  i piedi  di  pro- 
fonda deuotione:  Che  diremo  delTvnger,&  ynger  i piedi , e con  vnguento 
preciofo  ì Ts[on  era  pofiibìk  imapnar  gefti  più  viui , nè  più  fignificati,  nè 
che  maggiormente  effrìmeffero  fomma  contrtiione,nè  che  baueffero  mag- 
gior virtù  di  ottener  la  gratta , che  quetta  / anta  peccatrice  defideraua , di 
quefii ; i quali  tanto  piacquero  à Dio, che  ponderandoli,  & amplificandoti 
dijfe  verfo  Simone  Farifeo  fuo  ho  fitte;  Entrai  in  cafa  tua,e  non  mi  hai  da- 
to acqua  à i piedi  ; ma  cofiei  ha  irrigato  i miei  piedi  con  le  lacrime , e con 
ifuoi  capelli  gli  hà  rafeiugatu  Tu  non  mi  hai  dato  il  bacio;  ma  ella, da  che 
qui  entrai, nonhà  ceffata  di  baciarmi i piedi.  Tu  nonm' hai  vntoii  capo 
con  olio;  & ellam'ba  con  vnguento  i miei  piedi  vnti.  Da*  quali  efficaci  fil- 
mi gcfh  intendendo  l^S.  il  grande  amore,  che  gli  portaua  Maddalena,  di 
lei  diffe  quelle  memorabili  parole  : Remittuntur  ei  peccata  multa , quo- 
nìm  ti}}* ti  mltm » Il  mede  fimo  fù  da  gli  antichi  Etnici^  Tagani  ofier- 

QatQi 


Sefll.c.lt 


Cap  7. 


461  DelI’Atte  dc’Ccnni. 

uatóiE  però  in  ogni  loro(olenne,e  religiofa  cerimonia  quelli  cenni, egefiì 
del  corpo  adoperauano  ',  penfando  di  (coprir  meglio  con  effi  à Dio  gli  af- 
fetti de*  loro  animi , che  con  le  parole  ittefje ; e cefi  differo  gli  iddij  accen- 
nare la  loro  volontà  : "E però  Homero  di  Gioue  diffe: 
u4nnmt  hoc  illi  diuum  pater, abnuit  illud . Et  vn3 altra  volta: 

Bixit,  & cmnipotens  cìlqs  pater  annuit  atris 
x4mbrefiafque  comasquateens  cerulee, mouenfque 
jn mortale  caput  magnum  tnmefecit  olympum. 

JZn.9.  Chtfà  daVirgilie  imitato  quando  difi e: 

%Xvnuit&  toumnututremfecitolympum. 

Cefi  Culàio  fa  che  Gioue  accenna  lafua  volontà  : 
llie  notarti  fulgor  e dedit,tomtruque  f e cundo: 

Ua’lh  ^icciptofintque  itta  precor  felici  a mentis 

Signa  tn&idixiy  qua  dasmihipignoris amen. 

Gli  antichi  nel  formarei  fimolacri  de*  loro  Dei  accennauano  i loropcn- 
fieri : Onde  i Fenici  li  dipingemmo  con  facchi  di  denari’, per  lignificare 
potenza,  e dignità  confittemene  ricchezze  : I Greci  li  figurauano  arma- 
ti,per  effrimer  che  con  Fanne  fi  dominaua:  E per  lo  più  con  gli  babitt,ge- 
fìiy  e fórme  loro  palefauano  la  loro  natura,  e quegli  effetti  che  ttimauano 
da  quelli  procedere . Mppreffo  i Romani  quelli  che  trionf auano , facendo 
faerificio,  dìctuano:  Dij  quorum  nutu,  & imperio  nata  , & auffa  ett  res 
Romana , eandem  placati,  propitiatiqueferuate.  Senne  Vierio  che  Deo 
in  Ara . j)e0Yum  omnium  fupremo  mente, & mtelleffu  folo,fine fermoneffme  fono 

facrificabant  : ma  à gli  altri  Dei  con  laudi , con  canti , e con  vittime  face- 
nano  facrificij . E ferme  Tito  Liuio,  che  non  volendo  i Tontefici  dell3 Egit- 
to,che  le  cofe  loro  f acre  fi  mefcolaffero  con  le  profane  , le  nafeondeuano 
f otto  mt tteriofe  figure , & occulte  note  ; E ficome  nelle  loro  fcuole  erano 
infegnate  le  lettere  communemente  à tutti’,  co  fi  la  difciplina  delle  cofe  fa- 
tte era  priuat amente  a*  Saceidoti  da3  loro  parenti  con  Gierogli  fiche  fi- 
gure dimottrata . E Diodoro  Siculo  fcriue  effere  fiato  Fitteffo  cofiume. ^ 
appreffo  gli  Ethiopi , e Snida  dice  Cheremone  hauere  fcritto  vn  libro  di 
quefli  Gieroghfici:  E nelle  Colonne, che  poneuano  ne  iT empi  miflicamen- 
te  i loro  diurni  mifien  fcolpiuano ; Onde  Giarnblico  afferma, molte  di  que- 
fiemitteriof e colonne  effere  fiate  da  Mercurio  Trifmegifio  inferiti  e:  E 
Strabene , & anche  Timo  fanno  mentione  di  quelle , che  d*  Egitto  à R^o- 
ma  furono  portate, nelle  quali,  con  cefi  fatte  figurerà  natura  dimoiti 
Tfi&  ì 6 cofe  era  accennata:E  però  da  Giarnblico  la  Theologia  de gliEgittij  e chia 
mata  Enigmatica, e dice  che  per  lafua  ofeurità  ella  ha  bifognod3 effere  in  | 
terpretata  da  vna  Mufa  celeftc.  Facendo  adunque  principalmente  con. ■ 

gefih 


Parte  Seconda.  463 


getti,  e con  moti  del  corpo  i loro  facrificij  ; perciò  Virgilio  dette  facrege- 
iìuofe  cerimonie  , come  d'egri* altra  cofa , intendentifjimo  dice  che  gli  A- 
gricoltori  nonardifeano  di  mieter  le  biade  )fe  non  baueranno  prima  fat- 
ti  i loro  moti,e  cantati  i loro  verft: 

j^equeante 

Falcem  maturis  quifquam  fupponat  ari  Hi s, 

Quàm  Cereri  torta  redimitus  tempora  quercu 
Det  motus  incompofitos,&  carmina  dicat. 

Orfeo , e Mufeo  ordinarono  che  lefefiiuità  foffero  folenni^ate  con  balli , e 
con  dan^ye  che  gli  h uomini  co  balli , e con  fuoni foffero  promoffì  al  Sacer - 
dotio.T^è in  Deio  fifaceua  facrificio  alcuno  fen^a  i fuoni , gr i balli', facen- 
do vfeire  ichori  de' fanciulli  : E mentre  con  vari)  Hromenti  muficali  era 
fonato, i piu  periti  andauano  ballando, e (altando,con  tré  forti  d'hinni:L'v- 
no  chiamato  Trofodion , ch'era  come  le  noftre  litanie , canto  di  {applica - 
tiene , eh' all'altare  primieramente  faceuano,  quando  à quello  accollandoli 
il  facrificio  ffiegauano:  L'altro  era  detto  Hyporchema,  quando  ballauano 
cantando  intorno  all'altare  dopo  hauer  attaccato  il  fuoco  al  Sacrificio',  la 
qual  forte  di  cerimonia  fu  (come  u ttheneo  (crine)  folenne  appreffo  i Can - 
diotti  : L'vltima  forte  era  nominata  Stafimon  , Canto  che  faceuano  dapoi 
J landò  ripofatr,  De*  quali  hinni  Virgilio  fece  ricordanza, quando  diffe: 

Delon  maternam  inuifit  apollo 

Inflauratque  choros,ptixtique  altana  ciycum 
Crete s Dryopefque  fremuntrfittique  Agatbirfi* 

£ fi  legge  che  offendo  andato  Thefeo  dì  Candia  in  Deio  , appreffo  l'altare 
fece  quel  ballo , che  con  dtuerfi  giri%dt  quei  giouinetti  era  in  modo  forma- 
tole rappreftntaua  il  labirinto-,  ne  gli  errori,  & intrichi  del  quale  tut - 
tauia  ballando  incorrevano . L'ifteffo  Virgilio  parlando  ancoradi  così 
fatte  gefluofc  cerimonie  dicc^j  : 

Tum  Sali)  ad  cantus  incenfa  aitarla  circum 
Topuleis  adfunt  eumtti  tempora  ramis , 

Uic  iuuenum  cborusyille  fenfum,  qui  c armine  laude s ’ 

Herculeas,  & fatta  ferunt. 

E Tito  Ltuiodice , che  Numa  eie ffe  dodici  Sacerdoti  di  Marte  Sali j chia * 
mati,  perche  nel  portare  gli  feudi  da  loro  Ancilia  detti , tuttauia  faltaua - 
no  : Et.  ordinò  che  andaffero  per  T{oma  cantando  uerfi  con  f alti , e balli  fo- 
\ennu  E fenuono  i Greci  che  gli  Indi  con  ftlentto  adorauanoil  Sole  nafeen 
te  ballando, e [aitando; Et  He  ftodo  delle  Mufe  dice: 

Effe  co'  piedi  tener elli  intorno 
M leggiadre^ 


Gicrg,  I . 


JEn.  4. 


JEn.%% 


Uh.  I.  ah 
Vìbt  coni. 


faThsege»' 


Giran 


j(>4  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Girati  ballando  il  lor  paterno  altare . , 

Si  legge  che  Cibile,  madre  de  gli  Dei , effendofi  dilettata  di  quefi3 arte  di 
ballare, ordinò, che  in  Frigia  li  Coribanti,&  in  Candia  li  Cureti  ballajjero, 
& i Galli huomìni  cattrati , e perciò  priui di fferan^a  d'effer  padri, per  \ 
l’ingratitudine  ufata  centra  ì loro  parenti,  erano  di  quefia  Dea  Sacerdoti, 
de 3 quali  era  proprio  l’aggirare  il  capo  intorno,  così  detti  dal  Gallo  fiume 
della  FrigiafdeUa  cui  acqua  chi  gufiaua  impa^ua^e*  quali  Ouidio  dice: 
Cur  igìtur  Gallos , qui  fe  excidere  uocamus  ? 

Cum  tantum  Vhrygia  gallica  dittet  burnus? 
jPxjh  i . inter , ait,viridsm  Cybelem,  altafque  celenas 
A mnis  it}infana  nomine  Gallus  aqua . 

Qui  bibitinde  furit:procul  bine  difcedite,queis  ejì 
Cura  bov&  mentis', qui  bibitindefurit . 

Orgia  poi  erano  quei facrifi  cij , che  faceuano  le  donnea  Bacco  agitando  fi 
carne  infuriate  ogni  triennio , onde  tricterici  furono  anco  detti  ; e cofi  li 
chiamò  Virgilio, quando  diffe^j  : 
ybi  audita  fìmuhnt  Trieterica  Baccbo 

^ Òrgia . Ft  in  conclusone  è v ero, che  loquendi  tnagiftros  kabemu sbornii 
nes.tacendi  Deos,adhibito  adfacrificium  filentio . E quindi  è che  Orfeo  à ; 
quelli  che  ammencita  al  facrificio  dauafirettijfimo  giuramento  di  filétto . 

S crine  T.  Liuto  che,effendo  flati  ritrouati  alcuni  libri  di  FJ  urna, che  trat- 
tauano  della  Religione  de 3 Bimani , furono  di  ordint  del  Senato  publica - 
tnent$  abbracciati . E Tarquinio  Rj  fece  affogare  in  mareinuolto  in  vn 
cuoio  Mairco  TuUio  Duunuiro  perche  lafciò  cauar  copia  dyvn  libro , che^> 
hib.  f . €».i  conteneva  ? fecreti  della^eligionr,come  Valerio  Muffano  affermai  loti-  ; 
mduc  &n0,origene}e  gli  altri  [colati  demonio, per  quello  cheTorfirio  racconta > 
àifap.  Fio-  gjurarono  dj  non  diuulgare  i precetti  del  loro  Maestro  ; e perche  Tlotino 
iiml  fu  in  ciò  pergiuro  fu  da  i pidocchi  mangiato . l^umenio  Filofofo  per  bauct 

propalati  alcuni  miften  dtuini,gh  parue  in  fogno  di  vedere  le  Dee  di  Eleu - 
fià  ttar  come  publiche  meretricinelpofiribulo  ejpofte  alle  altrui  dtf bo- 
netto voglie  dolendofi  d'effer  e fiate  da  lui  profanate  come  Macrobio  feri* 
lib  i.ca  i.Me.  E Taufania  racconta  chehauendo  propofto  di  trattar  pale fem ente  de* 
f acri  mifieri  fu  da  vna  notturna  imagine fpauentato , accioche  da  quetta 
Lib.3.  ea.$  fua  dehberatione fi  afteneffe,  S crine  Tlinio  che  la  fiatua  di  cinger ona  era 
con  la  bocca  figillata  per  auertire  che  de 3 religiofi,e  diurni  fecreti  non  hi - 
fognaua  parlare,nediuulgarli:Il  che  fu  anco  da  FI  urna  introdotto  mentre 
ordinò  che  fi  adoraffe  la  Dea  Tacita  .Stimando  adunque  effer  bene  non  pa- 
kfar  i / 'acri  mifieri  all’indifcreta  plebe , per  notn  profanarli  ; perciò  con 
molta  ragione  introduffero  che  con  occulti  cenni , e mitteriofigefh  fola- 
mente  alle  prrfone  erudite,  e degne  fi  communio  afferò. 


Parte  Seconda. 


IN  CHE  MANIERA  SI  POSSONCr 
confiderarei  cenni  nella  Filìca.  Cap.  il. 

I fecondo  luogo  è delle cofc  fi  fiche, ciò  è naturali ; nelle 
quali  bora  è da  vedere  come  babbiano  parte  i cenni . 

Quella  cognition  fi  fica  òche  verfa  intorno  quell9  Unte 
canfiderato  come  difgiunto  dalla  materia ,e  dal  moto; 
mentre  fi  va  ffeculando  la  femphee  natura  delle  cùfe : 
ò circa  il  moto  locale , che  ne9  corpi  cel  fli  è circolare  , 
e negli  elementi  è retto:  Onero  intorno  quel  motó\on- 
de  procede  la  generatone , e corrutt  one  de*  corpi  miSh,  formati  dréfùat- 
tro  elementi , e ridotti  nella  loro  certa  forma  ; h quali  ò che  fono  flati  im- 
perfettamente comporli, come  la  pioggiaja  neue , lagrandine,<&  altri  fi « 
mili , delb  quali  fi  tratta  nelle  meteore  : ò che  hanno  pur  riceuutala  per- 
fetta loro  forma  dalla  mejcolan'ga  deghelententi;e  fono  di  quattro  forti; 
ò inanimati  co'lfilo  effere , li  quali  partecipi  per  lo  più  della  terra  in  lei 
giacciono, come  foro,  egli  altri  metalli ,e  le  pietre, che  dal  fuoco  vice  none 
poco  detrimento:  Onero  oltre  l'effere,  hanno  anco  la  vegetatone,  ciò  è la 
natura  producitrice , e la  f acuita  di  nutrir  fi , e di  augumentarfi  dotati  di 
aereo  fpirito  vitale;  quali  fono  le  piante, e l' herbe;  le  quali , ancorché  fila- 
no alla  terra  congiunte , in  aliando  fi  nondimeno  nell9  aere,  dimostrano 
eh7 egli  hà  in  effe  predomìnio ; e perciò,  benché  tronche,  fopranuotano  al- 
V acqua;  e dal  fuoco  fono  quafi  del  tutto  rifclte  in  aere : òfino  fenftbili;& 

, hauendo  V effere  co9  minerali ,e  la  vita  con  le  piante  hanno  anco  t f enfinoti- 
I de  veggono, odono,  odorano,  gufìano,  e palpano;  sfuggono  le  cofe  nociue, 

! e feguitano  legioueuolt;e  quefli  fono  gli  animali  bruti:ouero  no  filarne  te 
hanno  /' effere, il  crefiimento,  & il  f enfi,  ma  il  difeorfi,  e l'anima  ragione- 
urie,  & immortale  da  Dio  creata, e in  loro  infpirata;e  quefli  fino  gli  huo 
mini  tra  tutte  le  creature  mortali  perfctttjfìmi,e  dell' altre  dominatori . in 
tutte  quejìe  parti  della  Fi  fica  f e bene  fi  potrebbono  con  fiderare  i cenni ; 
e dire , che  le  meteorologiche  impreffioni  non  fino  altro  che  cenni  ddltu* 
7iaHra,e,come  igentih  dif e re, de  gli  iddij : Onde  Ouidwfcrijfe: 

• Annuit  omnipotens,  & nubibus  aera  c&cis  Ifet  14, 

! Occulu  tytomtruque &fulgureterruit  orbem.  EdeUacometa ìlTdjc: 

Qual  ne  le  chiome  fangumofe  borrendo  ** 

Splender  Cometa fuol  per  l'aria  adufla, 

! Che  1 Bggni  muta, e i fieri  morbi  adduce, 

Sff 


\A'  pur- 


j4>6  Dell’ Arte  de*  Cenni, 

A’  purpurei  Tiranni  infausta  luce  « 

Imitando  Lucano  che  d f]^  • 

Crtnemque  imenèi 

Syderis,&  tenismutantem  B^egna  cometen . 

^ E Maffeo  Vernerò  fa  nella  fua  bUdalba  aire  ai  vecchio  Anferte  : 

Turbolenti  prodigif,m fausti  fogni. 

Mute  lingue  del  Cielo. 

E che  i metalli  fognati  fopra  l’indice  accennino  la  loro  qualità  , è virtà . 
Gli  arbori',  e l’herbe  con  i loro  frutti  diano  fogno  della  naturai  qualità  lo 
m 7 ro, perche, come  dice  il  V angelo ;T^on  colligunt  de  finis  vuas,c>utde  tri - 

bulis  ficus à fri* elibus  eorum  cognofcetiset  s.  E d'ano  anco  indicio del- 
la natura  de’  etiandio  dei  tempo,*  delle  ftagtonr,Scriuendo  Ci~ 

m cerone  s 

lUin  Lentifcus  triplici  folita  gaudefeere  feetu 

Ter  frugf  s f inienSy'ria  tempora  monfìrat  ar aridi. 

E che  ambe  lue  gir  Eqmnotij  vernale  autunnale  fono  mcflrati  dal  per- 
fico  . alcuni  atbort  meglio  nufeire  piantati  appiè  fio  altri  da  loro  amati 
e con  alcuni  loro  naturali  cenni  gli  amori  loro  commumcarecOnde  il  Tuf- 
fo nell’ A minta  diffe: 

L’  Abete  ama  l’Abete}il  Tino  il  Tino , 

L’Orno  per  l Orno, e perla  Salce  il  Salce 
Arde  e fofitra  . E nel  G ffredo: 

€.i£.ff.i6  Tat  che  la  dura  Quercia>  e*l  catto  Alloro 
E tutta  la  frondofa  ampia  famìglia 
Tar  che  la  tenace  Pai  qua  e formile  fiiri 
Dole  {fimi  d* amor  fer< fi  >e  fi  finn. 

tandem  il  <p0mo  granato  amar  cofi  fattamente  la  {emina  delta  fua  fi  e eie,  che  e fi 
Memt'  ffe  fendagli  vicina  s'mcurua  » & intreccia  i fuoi  rami  con  quelli  dell’amica^ 
memora  . Onde  vicendeuolmente  con  le  radici  s'abbracciano , fi  flnngono,  e 

AchH.  Ta  s’auiticchiano  infieme . E della  Talma  fi  leggono  in  quatto  propefìto  cofe 
tto  de  amo-  marauigliofo  * E chi  non  vede  come  l’Helitrcpio  fi  riuolga  fempre  verfo 
re.  il  Sole?  Nondimeno  quette  cofe  tralafciando , & acce  fìandoei,  più  al  no - 

firo  particolare  [oggetto  de’  cenni  naturali  ; dicoqucfit  confidt  rarfi  non 
falò  negli  huommtjome  da  tutto  quefìo  difeerfo  apparir à\ma  etiandiC  ne 
gli  animali  bruti ; da  i cernire  gefìi  de*  quali  conof clamo  in  efii  l'ira,  Pali  e - 
dolore, t’adulatione,  & altri  affetti , e la  natura  Uro . Vigili* 
nella  Georgica  ci  dà  i fegni  da  conofeerc  tgenerofi  cantili  dicendo: 

Mik$e  Continuò  pecons  genero  fi  pullus  in  aru  s 

Mms  mgr editar ,&  melila  entra  reponit* 

TnmQ 


Parte  Seconda. 

$?itnu$  ire  v\m,&  fluuìos  tentare  minaces 

.A udet,&  ignoto  f e fe  committen ponto . f 

il  Tafio,dihgenti filmo  ojferuatore  d'ogni  artificio  poetico  y 
Qgni  cannilo  in  guerra  anco  fapprefta, 
eli  odi], e* l furor  del Juofignor  feconda^ 

Rabbatte,  nitrifce,efi  raggira, 

Gonfia  le  nari, e fumo  ,e  foco  (pira,  E del  Leone  di jf V: 

•più  fufo  alquanto  il  pajfo  à lor  contende 
pero  Leon, che  rugge,e  torno  guata, 

E i velli  arrida,  e le  camme  borrendo  • 

De  la  bocca  vorace  apre, e dtla  a* 

Virgilio,  defcriuendo  i fegni  d Ila  mortai9 1 firmiti  del  CauaUo  dìffes 
Lab, tur  tnfabx  (ludicrum  atq't*  mmemor  bc*b&  Ce  erg. i* 

Viftor  equus fontefque auertttur,  & pede  terram  c 

Crebra  feri  fydemijj&  aures,incerunp  qt  sni 

Sudor , & ille  qmdem  montuns  frigida s.  Cbtfà  dal  Taffo  cofi  incitato: 

Zangue  il  corfier,gid  sì  feroce', e l*herba9 
Che  fùfuocaro  ctbo,à  fcbifo  prende> 

Vacilla  il  piede  ìnfermo,e  la  fuperba 
. Ceruice  dianzi,  ber  giù  de.  me  (fa  pende , 

Il  Bonarelli  nella  fua  belli ffima  paftorale  deferiuei  gefli,  chefaceua  vn 
capro  morendo  così  bene , che  deftain  chi  legge  gran  compaffione , Colu - 
niella  dando  i Jegnt,&  i gesii  del  bue  infermo  dice:  Gemitus  exprmttjo- 
collare  non  patiturfape  decumbtre,&  eru  Pittare  i#pit,caudamque  ere • 
bnusagere , Dìqueiìi  naturali  cenni  de  gLi  animali  bruti,  comparati  à 
quelli  de  gli  buomtnr,  Dante  dice  nelTaradtfo: 

Tal  volta  vn9anmal  couerto  broglia  G 

Si, che  i\  (ftto  conuien  che  fi  paia, 

Ter  lofegutr  che  face  d lui  la  voglia • 

M finalmente  l’anima  primaia 
Mi / acca  trafiarer  per  la  couerta 
Quant'ella  à compiacermi  venia  gaia. 

Si  come  adunque  gli  animali  irragìoneuoli  con  i loro  moti , e getti  ci  fan* 
no  conofcere  i dtfideri  loro  , cefi  noi  potiamo  con  atti , e cenni  farci  da  * (fi 
intendere:  come  vediamo  farei  Circulatcri,e  Ciarlatani  con  i cani,cT  al- 
tre b.fiie  da  loro  dtfciplinate;  e come  bauer fatto  Adorno  di  fi  e l’Arioilo: 

L qu  ut  Adorno  à commandar  al  cane  C. 

Jncominciò,Qt  ilcane  àvbidir  lui;  ie8, 

£/*r  dan^e  noftral,farne  di  tirane 

Sff  a Con 


Cl9.lt.  t, 

e.itJ  (• 


Dell’Arte  de’ Cenni , 


Co»  pa[fi,e  continente  modi  fui; 

E finalmente  con  maniere  humane 
Far  ciò  che  coptniqttdarfapea  effluì. 

Con  tanta  attentwn,che chi  lomira , 

• *Hon  batte  gli  occhi, e à penati  fiati jpira.  E delCauallodiffeì 
C.41.A8©  cóltro  diflnernon  è, chi  meglio  intenda 
D quel  Frontino  ij  Caualnro  à cenno . 
mi  l dehcìcftffmi  S bariti  d fc  planarono  in  modo  i loro  cauallì,  che  ne  i loro 
Jcèl  ìiB.  y €onuiti  introducendola  quando  frntiuano  un  certo  fuono  d ila  piua,ft  ri %+ 
%auano  in  due  piedr,&  à tempo  ballandole  [aitandolo»  gli  anteriori  pie- 
di ah  uni  geftt%ccme  di  chironomia  faceuano , con  gran  diletto  de*  riguar- 
\ dannila  qual  cofa  una  uolta  apportò  loro  memorabil  danno:  Tercìoches 

ejjendo  flato  da'  S bariti  effe  fo  uno  di  quei  fonatori,  egli  fuggito  à Croto- 
wati  Uro  nemici,  che  poco  prima  erano  fiati  da'  Sibariti  in  una  battaglia 
fuperati,e  fatto  Captano  a e II*  effe  retto , diede  ordine  à molti  fonar  cri  co- 
mete quando  doueano  fonateci  che  nel  cominciar  della  battaglia  facendo, 
i calmili  de'  Sibantt  dme^gandofi ne*  pofteriori  pie  di  ,b  aliando  e [aitando. 
Ateneo  li  11  gettarono  1 Caudien  à terra : Ter  la  qual  cofa  reftarono  f confìtti  i Sibart- 
Afion.  ne  ti  : i quali  furono  tanto  delicati  e molli , che  non  foto  della  loro  città  fcac- 
pogimn.  ciarono  i legnaiuoli  ,e  tutti  gii  altre  flrepit  c fi  fabri>ma  per  legge  anco  pro- 

h b rano  l' allenare  in  S'ban  alcun  gallo ,accioche  non  wfùffe  cofa  alcuna, 
Rodìg.  che  lafoaunà  de'  loro  fonm  poteffe  interrompere  . Gli  Elefanti  in  India  fi 
ammainano  à ballare, & à caminare [opra  la  corda , onde  funambuh  fu- 
rerò detti . E G'  ulto  V alluce,  tra  le  altre  forti  di  balli , nominala  S copia, 
35*4.  *U4  tif  erà  irmtaùon  degli  vccelh,&  il  Morfafmo  d3 ogni  forte  d1 ammali. E per 
effer  quelli  cenni  naturaii/ijcorgono  anco  ne'  fanciulli ;i  quali  per  infimo 
di  datura, prima  che  [appiano  formar  parola  alcuna, con  moti, gefìi, atti, c 
cenni  fi  sformano  d1  [primeve  ciò  che  defideranoiQnde  Catullo, nell'Epita- 
lamio di  Giulia, e di  Manlio , difje : 

Torquatus  volo  paruulus 
Matr  s egremiofuo 
Torrigens  teneras  manus 
Duìce  ndeat  ad  patrem . Et  Gnidio  s 
Met.  4,  Dequefìnu  matrìs  ridentem ,%r  parua  Learchum 
Brachi  a tende  ntem»  E Virgilio  : 

$egl.  5.  Incipe  pame  pu?r  rifu  cognofcere  matrem » 

Conforme  à quanto  dtffe  Dante  : 

E come  fantolin  chtn  uer  la  mamma 
gurg  ij.  fende  k braccia, poi  epe  latte  prefe 


2Pf  r 


Parte  Sctonda.  509 

Ter  1* animo  che’ti  fin  di  fuor  s’infiamma.  Etaltroue : 

. — ji  gni  fa  di  fané  tulio , ì*rg* 

Che  piangendole  ridendo  pargoleggia . 

Da  quelli  moti>e  gefii  fanciullef chi  fono  tal’hora  i figliuoli  riconofciuti  di 
che  padre  fiano  generatiicome  Undromachaàappreffo  Virgilio  parlando 
d'^Afcamo  figliuolo  d'Enea  , diceua  : 

0 mihi  fola  mei  puer  JtfiymattiS  mago,  n‘  ** 

Sic  oculosfic  ille  manusfic  ora  ferebat. 

E Qidone  ad  Enea, che  da  lei  volea  partire ,diffe  dolendofi : 

Saitem  fi  qua  mbi  de  te  fufceptafuijjet 

iAntefugam  fobolcs:  fi quismibi  paruuìus  aula  4' 

Luderet  ^ieneas^m  te  tantum  ore  referret . 

Ter  la  medefima  ragione  fi  feorge  ancora  naturalmente  quello  modo  di 
fauellare  co’ cenni  negli  huommi  muroU'yi  quali  con  t loro  getti  delle  ma* 
nuda’  Greci  chìrogrammata  detti, fi  fanno  intendere  : Onde  il  Cornagga- 
no,  antico  Voeta3nella  vita  della  Beata  Vergine  da  lui  in  terga  rima  fent 
tatdicendo  che  zaccariapadredi  S.  G?o.  Bact  fia,  per  non  hauer  creduto 
aW Angelo , che  S . Helifabettafua  moglie  doueffe  nella  fua  vecchiezza-! 
partorire,rettò  muto  fino  al  nafcimento  di  e(fo  Vrecurfore,^r  effendo  an * 
data  la  glorwfa  Vergine  à v>fitar  S.H  eh fahetta> foggi  unge: 

Siche  benché  Maria à ciglio,  à ciglio  Cap. 4. 

Vcdeffe  Zaccatta  non  dtffe  nulla. 

Ma  ì’tntendeua  a l*atto,&  al  bisbiglio £ * 

E come  muto, che  la  man  trattulla , 

E fa  intender  per  fegnt,le  guardaua 
Il  corpo,  e poi  le  mojìraua  la  culla • 

Ta  horconglt  occhiai  del  le  man  leuaua 
Da  lo  fpirto  di  Dio  tutto  infiammato  , 

E in  atti.come  fanta  Padovana . 

In  fommx  la  tgatura  ne  i cenni  de  gli  animali  bruti  ci  ha  infegnato , che  ì 
cofiumi  de  gli  huommi,  che  fanno  c 0 fi fatti  geflty  hanno  con  ejfi  bruti  jetni- 
gha  E però  fe  ne  gli  buomint  ojferueremmo  quelli  moti  beftialiyfacil - 

mente  le  mchnationt9  & 1 cottami  loro  conofcsremo . 


ftVALl 


5 Dell’Arte  de* Cenni, 

Q^V  ALI  SIANO  I CENNI 
dell’A Urologia.  Gap.  III. 

Ontinuando  l’ordine  propr  flo  bora  è da  trattare  delle 
Matematiche , delle  quali  parlando  Simplicio  ,affer* 
ma  pochi  effere  fiati  nello  /ìndio  d'Athme  , che  nel • 
tanno  duodecimo  non  poffedero  bene  quefìe  f acuità 
Matematiche,  e che  ciò  fermila  etiandio  per  far  pro- 
na (e  gli  ingegni  de1  fanciulli  erano  docili, e dell' altre 
più  d /fiali  fetente  capaci.  Quefìe  abbracciano  l*A- 
flrologiaja  Muficafi* Aritmetica ,e  la  Geometria.  Gli  v/ f/ìrologi  adunque 
intanto  fi  fervono  de*  cenni , e majjìmamente  dei  Cielo , che  non  feppero 
meglio, nè  p>à  propriamente  chiamare  gli  afiri  del  Zodiaco , che  celesti  (e- 
gniffbe  fono  dodici  ',  di  fìelle  fi [fé  formati;  cioè  U Montone  ,il  T duroni  Ge- 
mini dj?Ua  Trtmauerastl  Cancreni  Leone, la  Vergine  dell*  E fiate  ila  Libra* 
lo  Scorpione, il  Sagittario  dell* Autunno:  il  Capricorno,? Acquario, il  Te • 
fee  del  Verno . Sotto  quefìi  pafjando  à giro  i fette  pianeti Saturno, Giove, 
Martedì  SoU,Venere,Mei  curiosa  Luna’,  fi  dicono  in  quel  fegno  alberga* 
re,  folto  il  quale  fi  movono  ; Da  che  gli  Afirologi , le  cofe  che  hanno  da-» 
venire  credono  poter fi  antivedere . Inuifibilia  Dei  per  e a qua  fatta  funi 
confficiunturdice  San  Taolo,  E Vietino  fcriue  ? ordine  raarauighofo,che 
CaP  è nel  Cielo, come  in  tutte  ? altre  opere  di  Dio, con  le  /ielle, d guifa  di  lettere* 
Ffal  i8.  accennarci  i futuri  effetti  naturali', dicendo  la  divina  fcrittura;  Cali  enar~ 
rantglonam  Dei, & opera  manuumeius  annuntiat  firmamentum.  fiche 
è vero  à chi  intende  i loro  meti , e fuccede  come  feun  Trencipe  ftando  in  ■ 
m'aita  rocca, da  quella  con  fuochi, e con  lumi  a*  fuoi  fudditi  accennaffcs 
ifuoi  commandamenti’, i quali  cenni  ficome  farebbon  filmati  accidentali  * 
e nmna  cofa  fignificare  da  chi  non  hauejfe  offeruata ),  & imparata  la  loro 
fitnificat!one‘,ccsì  amene  nelle  fìtlle,enei [egni  celesti, ; i cui  viaggi, e mo- 
ti (ono  giudicati  inefficaci  da  chi  non  ha  di  loro  cognittone,&  intelligenza « 

S ani* Agofhno  mun  fuo [ormone,  parlando  de*  Magi,  i quali  rimirando  la 
nuova  fitlla  conobbero  ch'era  nato  il  Salvatore  dice : Nobts  l'#c  lingua 
n urai  a uit  Apoftolorum  /iella  ilhs,tamquam  lingua  cacio  rum.  EttiEo- 
narelli  nella  jua  T a fior  alenar  landò  del  Cielo, dice; 

Se  folgora , fe  tuona , 

Così  balbo  con  noi  tal'hcr  ragiona . 

E p ù chiaramente  U Marmo  nella  fua  Cannone  delle  [Ielle  : 

Bocche 


Parte  Seconda.  #ii 

"Bocche  del  del  aeraci  $ 
lingue  di  Dio  lucenti , 

Ch*in  filentio  loquaci 
E aneliate  à le  genti 
I cui  tremuli  rai  fon  tutti  accenti  • 

Gli  Orologi  con  l’offeruan^a  di  qutflì  fegnì  celefìi  formano  i loro  giudi- 
cij  intorno  la  dijfofitione  dell'aere, preuedtndo  le  future  bonaccie , e tem* 
pefte:  Onde diffe il  Tetrarca* 

E Orione  armato 

Spegna  a*  tritìi  nocchier  gouerni,  e [arte . 

Et  anco  la  fertilità  ,e  Sterilità  dell'anno:  perla  qual  cofail  Taffo  diffe  : 

Sappi  che  tofio  nel  Leon  cele  He  C.ij.yf  ij 

Marte  co*l  Sol  fia  eh* ad  unir  fi  uada  9 

‘Hè  tempreran  Le  fiamme  lor  molefte  »S 

%Aure,  ò nembi  di  pioggia  , ò di  rugiada , 

Che  quanto  in  Cielo  appar  tutto  predice 
.Aridiffima  arfura , & infelice . 

Co'l  mego  di  quell’arte  penfarono  alcuni  che  fi  poteff  ero  preueder  anco  te 
guerre:  Onde  Lucano  nel  primo  libro  della  guerra  Fatfalica  rapprefenta 
la  pefìtura, nella  quale  erano  i Cidi>&  i Vianetitne  t prmctpij  delle  guerre 
ciuilr,e  conclude >che  tutti  i fegni  celefti  mmacciauxm  ruma,  e fìrage 
^Argomentando  gli  ^ idrologi  gli  effetti  dalle  loro  caufe  nelle  cofe  natura- 
li,non  riefeono  di  leggiero  fallaci  i l oro  giudici '] , e quefìa  fu  la  prima  non 
meno  utile , che  laudabile  cogmtione  di  quefii  ceUfìi  fegni  j e particolar- 
mente Vofferuantga  del  Sole  > e della  Luna  è molto  conftder abile  ; poi  che 
( come  dice  la  diurna  jenttura  ) quelli  due  luminari  furono  fatti  da  Dio  Gtn 
perche  foffero  fegni  de*  tempi.  Del  Sole  il  T affo  diffe; 

*Hpn  efeeil  Sol  già  mat,ch*aJperfo,e  cinto  G.i$ 

Di  fangu  gnì  uaport  entro  , e dintorno 
{?n  mefiti  ne  la  fronte  affai  difimto 
Mt fio  prefagio  d’infelice  giorno  : 

parte  mai  ,ch*m  roffe  macchie  tinto 
'N^n  minacci  eguat  noia  al  fuo  ritorno  , 

E non  mafpri  t già  Offerti  danni 
Con  certa  tema  de*  futuri  affanni • 

Magli  effetti  della  Lana  fono  marauiglio/i  conofcendofi  pià  manifefiamen 
te  perefiere  à noi  più  vicina: Di  che  trattò  Virgilio  nella  Georgtca,quan - 
do  diJTt^,  : 

iti* 


5 lì 


Dell’Atte  de*  Cenni. 


E quel  che  fegue  per  molti  uerfi . E diff'e  ancorai 
Jpfa  dies  alios  alio  dcdtt  ordine  Luna 

Felices  operum . Col  rimanente  . Il  qual  difeorfo  fù  intiet ameni e3 

tolto  da  Hefiodo , che  minutamente  raccontò  la  v rtà , e la  proprietà  di 
ciafcnn  giorno  della  Luna : E per  efferien^a  s*è  cfferuatOyche 
ine*.  2.  de  •pallida  Luna  piuit,  rubteunda  fiat, alba  firenat . Gio . d’^Andrea,  l'Jlb- 
ftruleg.  panormitanOi&  altri  Canoni jh  concludono,  che  effendo  quefia  urtar 

te  pediatra  le  liberali, ella  non  fia  cattiua,rè próbibita;ptrmectendo  le_j 
L’ i • ff  de  leggi  i fuoi  prefeffori  c matfln , e quindi  è che  gh  * Agricoltori  nel  colti» 
nT  col*~  UCLr  ^ tevra*  & 1 Medici  nel  curar  gii  infermi,  i Mannari  nelnauigare  of » 
1 ìn  ec,UTn  fcrttando  il  coifc  dilla  Luna  ,e  delle  Stelle , non  fanno  errore  }an%i  erre» 
c.  de  Ma-  rebbono  fe  non  facci]  ero  qu  e fi  a efferuan^a . Et  è parte  principale  della 
Mediana  il  predire  de  gli  infermi  la  uitayò  la  morte,&  tl  tempo  di  quella ; 
il  che fanno  t Media  con  Potuto  dell’ *Afì  re  le  già  .non  già  ne  i morbi  cremi - 
ci, ma  ne  gli  acuitane  i quali  of/truano  i giorni  critici > quando  fi  fa  Patte» 
tallone  dell’ infìì  miti  per  predimeli  fucceffo  della  uita,ò  della  morte L;* 
Et  Htpocraie  ha  Scritto  : De  u ifirologia  Medìconm . Ma  l'bumuna  teme- 
rità piu  auantì  di  quello  che  fi  conuicne  audacemente  penetrando^  anda- 
ta le  cofe  con  buoni  fondamenti ,e  veri  principiò  ritrouate,  abufando ,e  cor 
rompendo  : onde  hanno  alcuni  treppo  curiofimente  ardito  di  poter  da  fe- 
gni  ceiefii  preueder  anco  quei  particolari  auenmeti,  che  à mortali [opra» 
ftanne, benché  ci  frano  mperfcrutabili,perche 
vi  Eljfcia  mens  homtnumfaUy[ont]que  futura. 

Mn  i o.  E£  offendo  da  queWarte  molti  mali  deriuaii,cw  èia  Tqegrcwantiaja  ne - 
Gl.  inc.NÌ  cejjità  deU’humanc  cperattoni  > la  falfa  negaticne  del  libero  arbitrio,  la 
foietzó.q-')  sfrenata  licerla  del  peccare  y per  la  creduta  certezza  del  tempo  dilla 
fnorteye  molte  altre  fuperfìiticniy  è buon  corfiglio  laf ciarla  da  parteieffen 
do  nero, come  Sfatto  diffe: 

Quid  cr affina  uoluerit at a s 

Selve  nefas  heminu  Efos prauum  ac  debile  vulgus 
Scrutamur  penìtus  fuperos : bine  pallori  irne, 

Bine  fcelu$yinfidi<6y&  nulla  mcdefha  voti . 

Tevche  quantunque  con  la  cogniti  one  de  gli  in flujfi  celefti  fi  poteffe  pre- 
dire quello  à che  alcuno  è inclinato , non  ui  potendo  necejfità,potPao  l’huo 
mo  conia  fua  lib  era  volontà far  anco  coirà  quello  à che  ptr  lettura  f effe 
inmtato:Terciò  per  ogni  modo  riefee  uano.et  inutile  lo  Studio  diqueft'arte 
effondo  vero,  come  l’ifieffo  Tolomeo  Vrencipe  de  gli  ^4 Urologi  dff e , che 
il  Samo  domina  le  Stelle , e che  l’anima  del  prudente  fignoreggia  à i corpi 
celeftt:E  perciò  con  lojiudio  delia  Eitofofiafi  poffono  correggetele  caitiue 

natu- 


Parte  Seconda.  pi  5 

naturali  inclinatìoni  : onde  non  giouando  quefìfarte  attafalutedeH'anime 
f,o/ìre,è  ben  fatto  tracciarla, come  ci  efsortailfommo  Tontepce:  E per- 
ciò con  fomma  prudenza  dalla  Santa  memoria  di  Sifio  V .furono  l'^tfiro-  c.  legimut 
logia  giudiciaria,  & ogni  altra  forte  di fortilegi,d9incantationi,e  di fuper-  nMR. 
fiutoni  prohibite,con  vna  aere  wuettiua,&  acerba  detefiatione  Ma  con 
quanti  moti,e  gefii  co  fioro  e ffer  citino  quelle  loro  fuperftitionìji può  an- 
co da  quefio  luogo  del  Taffo  comprendere: 

Kor  qui  ne  yenne  il  Mago, e l'opportuno 
jiliofilentio  de  la  notte  fceìfe. 

Ve  la  notte, che  prcjfimajuccejje, 

E fuo  cerchio  f ormoni,  e i fegni  impreffe . 

E {cinto  ,e  nudo  vn  piè  nel  cerchio  accolto'. 

Mormorò  potentifjìme  parole . 

Girò  tré  volte  à l'oriente  il  volto. 

Tré  volte  à i regni  oue  decima  il  Sole, 

E tré  f coffe  la  verga, ond'huom  fepolto 
Trar  de  la  tomba,e  dargli  il  moto  [noie , 

B tré  co'l  piede  fcalyo  il  fuol  percoffe. 

Voi  con  terribil grido  il  parlar  moff  è . 

Similmente  Virgilio  deferiue  i gefii,  & i cenni  della  Sibilla  dicendo : 

— — Cui  t alia  fanti  jeo  fi 

Jlnte  foves  fubito  non  vultus,non  color  vnus , 
compì  a manfere  cerna, fed  petfus  anhelum 
Et  rabie  fera  corda  tument . 

Et  in  Lucano , che  nelladefcrìttionedi  quefìi  gefii  è flato  marauigliofo , fi 
trottano  belli (fimi  luoghi  in  quefio  propoftto,e  particclarmfae  quando  de- 
feriue la  T beffala,  E Dante  fa  che  nell' Inferno  il  Demonio  commanda  con 
cenni  dicendo  : 

Charon  Demonio  con  occhi  di  bragia  C.;> 

Loro  accennando  tutte  le  raccoglie . Et  in  vn' altro  luogo: 

Cinge  fi  con  la  coda  tante  volte 
Quantunque  gradi  vuol  che  giu  fìameffa. 

Timo  giouine  fenuendo  à Sur  a dice  che  era  in  jithene  una  cafa  inhabi - 
tabile,perche  ut  fi  uedeua  ogni  notte  una  fantasma,  fenexldolon  macie , 

& fqualore  corife  ffus , promi ffa  barba, borrenti  captilo , cruribus  compe - 
des,m  mrbus  cathenasgerebat3quatiebatque:  Indembabitantibus  triftes, 
dtr&qHe  ncffesper  metum  vigilahantw,  morbtti,&  crefcenteformidtne , 

Mors  fequebatur.  Onde  effendo  colà  peruenuto  Mtemidaro  Filofofo,  an- 
dò ad  habitat  quefia  cafa,  e la  prima  notte  adagiatoft , nella  prima  parte 

Tlt  di  quel- 


j 1 4 Dell’Arte  de5  Cènni, 

di  quella, e fatta  lafua  famiglia  ripofare  nella  più  interna gli  appara e_J 
quefìa  fantafima,la  quale  auicinatafegìi,[ìabat , innuebatque  digito  fimi- 
lis  vo canti,  & egli  all' incontro, rt  paululum  expefiaret,  manu  figmfica- 
til.i.Sai  8 bat . Onde  fi  uede  che  anco  gli  [fimi , e ie  fantafime  con  così  fatti  cenni 
fauellano  . Horatio , deferiuendo  in  che  modo  Canidia  effercitaffc  la  7s(e- 
gromantia  dice, che  Vriapouide  Canìdia  à cammare  [accinta , in  uefle  ne- 
ra,co'  piedi  nudi , e con  i capelli  [far fi',  urlare  con  la  uecchia  Sagana , hor - 
rende  per  la  loro  pallidezza  ; e cauar  la  terra  con  l’ unghie , e lacerar  co* 
denti  una  nera  agnclla,il  cui  [angue  infufero  nella  [offa ; per  indi  chiamar 
Inanime  de'  morti  ,hauendo  due  figure  humanefi'una  di  lana , e l'altra  di 
cera;e  che  quella  maggior efeon  pene  conftringeua  la  minore , che  flauti 
[upplicheuole , come  [e  doueffe  con  modi [eruiii  perire  : Onde  fi  uede  co- 
me tutto  quefio  magico  artificio  confifia  m atti,  in  modi , in  cenni , & m 
gefti.  V^rioft  ode  Ila  Maga  di  [[e  anch’egli'  X 

C.7*  tf.yo  £ [cinta,  e [calza  montò  [opra  quello 

M chiome  fciolte , e horribilmente  pajfe  . 

Gli  efforcifii  offeruano  di  non  [congiurare  alcuno  indemoniato  alla  pre- 
[enza  à* un’ altro, t perche  tra  loro  con  diabolici  occulti  cenni, atti, e [guardi 
da  noi  non  canai cìnti  fi parlanot  e celatamente  s’aiutano , ànon  effere  de* 
corpi  humam  [cacciati . Qui  farebbe  luogo  di  trattare  di  molte  altre  oc- 
cultef acuità, curiofe  [opra  modo,  co’l  mezo  delle  quali  alcuni  nanamen- 
te crederono  le  cofe  future  poter  fi  preuedere,  le  quali  tutte  in  moti,  &in 
cenni  confili  uno:  perciocbe  la  Chiromante  altro  non  era,che  cfferuatione 
de  i fegni  della  mano , L'HidromanUa  dell’acqua  . L’M [[nomanti  a del- 
le [cure, e d’altri  in  tiramenti  de ' legnaiuoli . La  Lecancmantia  della  con- 
ca piena  d’acqua . La  Catoptromantia  de  gli  [pecchi.  La  Cofcinomanttau 
del  crinella  La  Tiromantia  del  fuoco.  La  Geomantia  della  terra.  L<u 
Necromantia  delle  ombre  de'  morti.  La  Capnomantia  del  fumo.  La  Me- 
topofcopia  delle  rughe  della  fronte  . La  Onir acritica  de' fogni . L’Mero- 
mantìa  dell'aria . V .Augurio,  ò l' Muffi  ciò  del  garrito,  è del  uolatode  gli 
uccelli . L'tìaru [fi teina  delle  uifcere  delle  uittime . La  Speculatori  de* 
folgori,  de  lampi,  delle  pioggie,  e dell’altre  mpreffioni  dell’aere . La  Ca- 
bala, ouero  Anmantica  dell’interpretatione,  ripiegamento,  & e fienài - 
mento  de'  nomi,  e de  uocaboli.  La  Saliatoria  del  [altare , de’  mou  menti 
delle  palpebre,  & dalle  palpitationi  del  cuore, e dell’ arterie . La  Botano - 
mantia  dall’ o c cult  e uirtù  dell’ herbe  , La  Cleromantia  di  un’ampolla  di 
uetro, nella  quale  guardi  una  [annulla  uergine;  e fino  dallo  (ìrepito  cbc~> 
faceua  il  lume  della  lucerna  (re  ndeuano  augurio  : come  dice  Hero  ap- 
preso Qui  dio  .s 

r Intcrea 


r 


Patte  Seconda. 


fif 


Intere*  lumen  ( polito  nam  fcribimus  ilio  ) 

Terftrepit,&nobisperJpera  fìgnardedit.  Fp.xt. 

Furono  di  quefle  [uperflitioni  ftudiofi  in  Itali a i T ofeani  Haruftici;  in  In- 
dia i Bracbmaniy&  i Gtnnofofifli;in  G alita  i Druidi, & ì Bardi',  in  Sicilia  i 
Galeoti,in  Sìria  i Caldei', in  Verfìa  i Magi;  in  \oma  gli  . Auguri ; in  Grecia 
i Filofofi,in  Egitto  gli  Mftrologhi,e  per  tutto  il  mondo  gli  indouini :l  qua- 
li affatto  le  cofe  loro  prefenti  non  [apendo , pretendono  di  conofcere  le  al- 
trui future;Ma  Effendo  quelle  paT^e [uperflitioni  dal  Chriflianefìmo  sba- 
dite , non  diremo  di  effe  altro  ,fe  non  che  tutte  confìfleuano  in  offeruatio- 
ne  di  cenni, di  moti,edìgefit.Ma  tra  quelli  certo  nondeuono  effer  connu- 
merati i F fi  ognomì , che  pretendono  di  conofcere  le  naturali  inchnationi 
degli  huominì,&  i loro  co  fiumi  dalla  diffofitione,e  qualità  ,e  moto  del  ccr 
po,e  più  della  f accia, & molto  più  de  gli  occhi;  [eruendofi  grandemente  di 
quefi'arte  de*  cenni . Onde  con  ragione  ^Adamantio  dijjt,che  etiam  in  ip[o 
orisfilentio  natura  loquitur;  e Tolemone  che  nella  noflra  faccia  è vna  ri - 
ffofla  di  cofe  tacenti, per  le  quali  la  Natura,  come  per  certi  fegni,  parlau 
predicendo,  & auifando  i coftumi  de  gli  b u omini  à che  alludi  Virgilio 


Georg  4, 
Ip.i). 


Vt  bina  regurn  facies, ita  corporagentis . Et  Ouidio  : 
Forma,  vigorque  ammitquamuis  de  plebe , yidebar , 
Indi  cium  tetta  nobilitati s erat . 


E [e  la  Natura  fabricai  corpi  noflri  perche  [eruino  à glianimi;è  ben  ra- 
gioninole che  habbia  voluto  formargli  f ìromenti  conuenienti , e confor- 
mi’^ cofi  nel  corpo  delineare  l'imagme  dell*  animo  ;per  che 

Ben  fi  può  giudicar  che  corrifionde  jrioflé 

quel  chiappar  di  fuor  quel  che  s'afconde,  0.7  /1.14. 

E vedendo  noi  che  gli  animali  bruti  non  fono  meno  tra  loro  differenti  nel- 
la forma  de*  corpi , di  quello  che  filano  nelle  loro  ìnclinationi , tanto  più  è 
da  credere, che  lajqatura  habbia  ciòofferuato  ne ghhmminì.E  però  ben 
diffe  l*jlriotto\ 

Che  forfè  come  è differenti  il  rifa 

E differente  ancor  l'ingegno, e l'arte.  6 ; *3' 

Et  hauendo  à ciaf cun' animale , fatte  membra  alla  loro  qualità  corriffen- 
denti;quindi  e,che  quanto  piùglihuommi  hanno  le  levo  membra, i loro  ge 
fti,&  1 loro  moti  filmili  ad  effi  animali, tanto  piùpartìcipano  della  loro  va- 
tura:Onde3appoggiandofi  quella  feienga  a*  naturali  fondamenti  & alla  co 
gnitìone  de*  noflri  cenni  non  deue  effer  diftrcggat a '[emendo ci  per  inten- 
der le  naturali  inclmationi • Dellaqualf acuità  hanno  fi  nite  molti  huomi • 
ni  Eccellenti ffmi  e particolarmente  ^riftotile^uiccnna^onftantìo^i^ 

T 1 1 2 lemone, 


àfiS  Dcll’Attc  de’  Cenni. 

lemone,rxlemone,Lolfo,VaU>Hone^i(beniefe,Meiampo,MeletioFi[of^ 

fo-,Ede'  moderni  Gio , Butti  Sìa  Torta , che  bà  grandemente  acrefciuta,  e 
metodicamente  diffoSìa  quell'arte  della  Fifiognomia  : con  le  regole  della 
quale  fi  argomentano  le  naturali  inclinationiyper  concluder  probabilmen 
te,cbe  ciafcuno^be  non  fin  impedito ,r e rifimilmente  faccia  quelle  opera • 
tioni  alle  quali  egli  è per  natura  inclinato.  Ma  però  quei  foli  fegni  chc^ 
e sler  tormente  fi  veggono  nelle  fxccie,  e ne'  corpi  de  gli  huomim9non  fono 
baSìsuoli  àmoftrar  l'intrinfeca  inclinatione  de  gli  animi  ; poi  che  in  ani - 
mis  hominum  tanta  latebra  funt , & tanti  recefifus , come  dice  Cicerone  , 
che  è ìmpojfiyile  che  la  vfia  deWbumano  ingegno  vi  po{fa  penetrare  • Di 
che  anco  fi  lamentò  Medea  apprefifo  Euripidei  e{ clamando: 

0 l Hpiter  quid  nam  de  auro  quod  nam  adulterimira  fit 
Iniicia  hominibus  pmbuifìi  mani  fella, 

Virorum  autem,quo  conueniatmalum  exploratum  habere 
FI  alias  carati  er  in fiius  eflcorpori  £ 

Onde  il  Fifiognomo,  può  ben  conofcere  l'altrui  naturale  inclinatione  : ma 
da  quella  puòciafcuno  effer  lontano  per  contraria  educatone  , e per  di - 
uerfio  habito  contratto  nel  vitìo  ò nella  virtà,  con  il  quale  habbia  corro 
ta>ò  corretta  la  fua  natura .»  come  fi  legge  di  Socrate , che  naturalmente. s 
effere  Slato  Jlupido,e  di  tardo  ingegno  fu  da  Zopiro  Fifiognomo  nconofciu 
tof& egli  effer  tale  confefsò:  Ma  però  con  lo  Sìudio  detta  Filofi  fiaybauer 
fupplito  al  mancamento  della  natura:  Ma  con  l’intelligenza  de'  cenni  >de 
moti , e de  gefli  humani  quello  che  di  prefente  ciafcuno  habbia  nell’animo 
fino  facilmente  fi  può  intenderete  però  ben  diffe  Olimpia  ad  Orlando : 

Hor  fe  in  voi  la  virtà  non  è difforme 
s6,Dalfierfembianteye  da  l'Herculeo  affetto . E di  Goffredo  il  Taffo: 

Tur  daua  à i dettiyà  l*opreyà  le  fembiange 

Gj./r.tf o tprefagiobomai  d'alt  ffme  ffieranze* 

Dì  chepià  difufamente  nel  principio  della  prima  parte  ho  difeorfo . 


$VAN: 


Parte  Seconda.  $17 

QJ/ANTA  PARTE  H ABBIANO  I CENNI 
nella  Mufica.  Cap.  1 1 1 1. 

0 hò  da  trattare  della  Mufica , e veder  come  el- 
la fi  ferua  de9  getti, e de 9 cenni.Quefta  Mufica  ò è na - 
turale, ò artificiale \ la  naturale  è di  due  [orti,  cele - 
He,  che  confiderà  l'harmoniadx  tutto  il  mondo , e 
delle  fue  parti', & humana,che  per  fimilitudine  trat 
ta  delle  proportioni  del  corpo , e deli9 anima , e delle 
Uro  parti  tra  se.  V artificiale  onero  è theorica,  che 
la  proportione  dì  diuerfi  [noni,  e l'mequale  diuifione  del  tuono  con  l’inge- 
gnote  con  la  ragione,e  non  con  l’ orecchio  va  confiderando:  onero  è pra- 
tica,che  la  modulatane  e la  mifura  confìiera.Quefia  è ò vocale ,ò  inttru- 
mentaie  ; la  vocale  con  humana  voce  efpreffà,  ò ciò  fa  con  [empite  e canto 
inarticulato,  che  Salmeggiare  dicono ’,  ò lo  fa  con  parole  figmficanti  ; & è 
di  due  forti;ò  irregolare  e triuiale, come  fono  le  Cannoni  rufìicanr,  onero 
è regolare, formata  di  certe  regole ’,&  è dtipp  lice  ,ò  chorcale  femplice , che 
Giorgiana  dicono’,  ò figurale  e mi  furile,  formata  con  ragion  di  pofitione  dì 
diuerfi  fuoni.  Ma  L’mftrumentale  forma  ilfuo  concento,  ò con  la  fola  per - 
coffa  dell'aere,  ò con  lo  percotimento  delle  corde,come  nella  ceterafiiuto, 
e fomiglianti,  ò co9 1 percuoter  [opra  qualche  membrana,ò altra  materia  , 
come  nel  timpano, tamburro,&  altri  cefi  fatti  inHromenti:  onero  quefìa 
inftrumentale  fa  il  concento  non  fola  co’l  batter , ma  coìl  fiato  ancora,  co- 
me nell9  or gemo, varij  ver  fi  formando . £ dalla  proportionata  varietà  del 
fuono,che  rifulta  dalle  martellate  de9 fabri  ,fi  dice  Vitagora  hauer  inuen - 
tata  la  Mufica  : JL  che  pare  alludeff  e Virgilio  quando , p arlandoMUa  fu- 
cina di  Vulcano, di  (fe^  : 

Il  fremito  de 9 venti 

Che  jfrira  da  gran  mantici,  e le  Hrida 
Che  ne 9 laghi  attutati,  e ne  l9incudi 
Battuti  fanno  i ferri  in  unfol  tuono 
l’antro  vnìti  di  tenore  ingwfa 
Confondono  a9  colpi  de * Ciclopi 
Ch9 al  moto  de  le  braccia  hor  alte,hor  baffe 
Con  le  tenaglie, e co9  martelli  à tempo 
fan  conforto, ■ armonia,  numero,  e metro . 

1 Mfti  fuoni  i fatta  da  Atbeneo  particolar  commemoratimi  e dicefj^fT^V 

' ebe  “ ’ * ' 


8 

i io  dal  Ga? 9 » 


jit  Dell’Arte  de* Cenni, 

che  cum  faltatiane  & cantilena  ad  tibiam  canebantur  : Et  nomerà  dice 
quella  effer  Muftca  foaue,che  co’ l ballo  è accompagnata  't  quale  diffe  Qui- 
dio  effer e fiata  quella  delle  T^infe^j: 
uh  1 4»  jid  numerum  tnotus  pedihus  duxere  eboreas.  E Tropcrtio: 

J^anus  & ipfefucs  breuiter  concretus  m artus 
Tib.  4.  iatfabat  truncas  ad  caua  buxa  manus . 

Cefi  Virgilio  del  canto  di  Sileno  diffe: 

Ugh  6.  Yum  ysrò  in  numerum  Faunofqueferafque  videres 
Ludere . EtiiTaffo: 

Vuna  diffe  cosìyl'altra  concorde 
Utnuìto  accompagnò  drattiy  e di [guardi, 

Sì  come  alfuonde  le  canore  corde 

S'accompagnano  i paffi  bor  pretti,  bor  tardi,  Et  il  Gofelino  celebrando  il 
ballo  della  fua  amata  uìlba: 

Quando  mone  il  piè  vago , ò paffo  paffo 
E’n  lieta  fchiera  y ò fciolta , ò prtfia  il  gira  y 
O’I  fojpinge,  ò lo  cangia , ò lo  ritira , 

O co'lfuono  [accorda horaitoyhor  baffo. 

Chiaro  adunque  appare  effer  parte  principale  della  Muftca  ilbaUoye  le 
danze  ; ch'altro  non  fono  che  cenni , moti , egefit  del  corpo  \\con  ì quali  fi 
efbrmono  quelle  cofe  [thè  fono  cantate >ò  fonate . La  quzlurte  di  far  bai» 
Ih  e dan%e  e nohlìffiima  fot  che  fi  dice  ella  effer  nata  da  principio  cól 
mondo  ifiejfoy  ^%H  un  tempo  medefimo  con  dimore  efjcruenuta  in  luce, 
effendefi  in  cielo  fempre  marawglwfamcnte  fonato  y e ballato  5 onde  noi 
rnortahydtfar  l'ifiejj&tft  terra  habhiamo  imparato . Dellaqual  muftca  ce • 
lefìeyVitagoray  Fiatone  y Arcbnai  & altri  antichi  Filofc  fi  parlando  dijfe - 
roy  che  2 mouimenti  di  tutte  le  cofe3e  le  conuerftoni  de'  fogni  cedetti  non  fi 
Be  Mufu?.poteuanofare  fenza  harmcnia;cb'èanco  da  Tlutarco  confermato:E  Cice - 
ìn  femno  ¥Qne  dtjfe:  Qui 5 efi  qui  compiei  aures  meastantus , & tara  dulcis  fi  atisi  E 
£a?'  foggi  unge  che  le  sfere  celetti  cdlfuo  raggirar  fi  yaltr  e con  gran  celerità  y& 

altre  con  altrettanta  tardanza  * e quelle  di  mezo  con  mediocre  moto , da 
quefiaproportianata  difcordanza  rifultarne mirabile  cocento  d'acuti  gra 
uiye  temperati  fuonrye  che  con  quetta  harmonia  ballano  dottamente  e nu- 
mero f amente  quelle  Stelle>che  noi  erranti  chiamiamo.  Et  il  Saraofatenfe 
nel  fuo  libro  del  ballo  dice  in  quefio  modo:Eitn\m  ipja  fyderum  cboreay& 
errantium  cum  non  errantibus  comunttioyeorumdemque  modulata  atque 
concinna  parttcipatioy&  illabdla3tum  pulcbrèmfhtuta  harmonia  primo - 
genita  faltauonisargumentafuerey& indino,  ccrtijfima. 
il  Tetrarca  dell* Aurora  diffe: 

Defiami 


Parte  Seconda. 


ji? 


S«n.  1 84. 


C.x  iM-6$ 


JEn.  6. 


Tur  ad.  14- 


Beffami  al  fuon  degli  amoreft  balli, 

Tettinando  alfuo  vecchio  i bianchii  velli*  E cofi  anco  i Ariosto  : 

E l’ Aurora  di  fior  vermiglie  gialli 
Venia  largendo  d’ogni  intorno  il  cielo, 

E lafciato  le  (Ielle  haueano  i balli.  Et  il  Gofelino  diffe  anch'egli  ; 

Ballano  in  del  le  (ielle 

Eie  fiffc>e  l’erranti.  _ 

Quindi  è che  molti  degli  antichi  Tagani  filmarono , che  con  Mufìca  //»• 
uìaffero  al  cielo  l’ anime  de  gli  huomini  da  bene  à godere  quell'armonia^  J* 
cele  tte ;onde  nell'effequie  bufarono , come  ferme  Macrobio » E Tropertio bCi?' 
diffe  in  qiiefto  propifito: 

Sic  mafia  cecinere  tuba  cum  fubdita  nofirum 
Detraheret  letto  fax  inimica  caput. 

E crederono  ancora  chei  beati\m  cielo  cantafferOye  dan%affero:Come  diffe 
Virgilio  che  f ac  cu  ano  gli  huomint  ualorofi  rie3  campi  Elisi/  : 

*Pars  pedtbus  plaudunt  cboreas><&  carmina  dicunt . 

Conforme  à quanto  diffe  Oante^  : 

Cofi  quelle  carole  differente 
Mentre  dannando  de  la  [ua  ricche%ga 
Mi  fifacean  filmar  veloce ,e  lente. 

Et  il  Manno  cofi  leggiadramente  cantò  : 

Dehffe  pur  tra  uot  (fatiate  con  uoiftaffi 
'Nj  CE  ufi  a magion  la  mia  Fenice, 

Tenelope3Lucretia,e  Lauraye  Bice, 

Fermate  alquanto  i uoftri  ballile  i paffi. 

E tra  mortali  ancora  fu  la  Mujfica  da  gli  antichi  grandemente  li  mata , e 
tra  le  di (opime  delle  nobili  perfone  connumerata.  Et  haueano  il  fuono  Do 
ti  co  lento  Jpondatcor ac  commodato  alla  Religione,  & alla  Cafiità . il  Fri- 
gio iambicoye  tragico, che  rapiua,e  difiraheua  i* animo yconcitaua  à furore , 

& alle  cofe  militari  feruiua.  il  Lidio  giocondo,  & allegro  . On  de  con  la 
Mufica  non  foto  rifanauano  l’infirmitàyma  come  ferine  A rifiatile,  mode - 
rauanoye  nformauano  1 coftumi . Scritte  Tlutarco  che  Talctc  [cacciò  con  OeMufit*. 
la  Mufica  la  pette  di  Candta:  e leggiamo  che  dilettando  fi  Apolline  del  cair 
to,e  dei  faenfieij  che  gli  fecero  gli  Oratori  Greci , placò  la  fuaira,  onde  la 
fette  nell*  efferato  Greco  s’etttnfe.E  ferme  Amatore  Lufìtano  / opra  Dio-  l^rm*' 
fcortdeychs  anco  al  preferite  il  morfo  dellaTarantola  conia»  Mufica  fi  ri-  1 l,clQ 
fana : Memorabile  è l’effempio  d‘ Agamennone  jU  quale  andando  ailaguer 
ra  T rotana,per  afficurarfi  dell* bone fià  di  Ckt enne  tira  fu  a mogHeyconan- 
dà  che  Mutando  ogni  giorno  le  fonaffe  quel  vsrfj,  che  f affetto  pudico 

confa- 


j io  Dell’Arte  de’ Cenni  J 

confermanti', ilche  mentre  f ù fatto yella  in  uanofù  da  quei  Trochi fo Iteci td~ 
taima  finalmente  [coperte  fi  quefio  artificio  fù  il  citaredo  ucctfo,e  la  bone* 
ìn/emn.  di  Cltt enne  fira  e {pugnata  . £ fertile  Macrcbio  con  la  Mufica  anco  gli 

fap.  animi  barbari  effe  rinfiammati  alla  virtù , e piegati  aluitio , & al  pia - 
4 -Gèl, lì. i6  cere  : con  la  quale  fpcranga  Orione  fonò  eccellentemente  prima  che 
r*f>  1 9>  [offe  gittato  in  mare  da  quei  malvagi  marinari  più  delle  befiie  erti » 
deli poiché  , doue  effi  furono  implacabili , il  Delfino  dal  dolce  fue- 
tto intenerito  , portò  velocemente  il  [ornatore  al  lito , e lo  prefernò. 
uh  $ . De-  stridè  Qaleno  che  Damone  Mufico  commandò  che  vn  fonatcre,che  il  ver - 
C&  nll°C7  FlfiP°  fonaua,per  lo  quale  alcuni grouani facevano , come  ebbriachi , 
molte difoiutezz?  ,mutafje  il  fuono  in  Dorico, il  che  fatto, incontinen- 
te lafciarono  le  pagate  E rendendo  Galeno  la  ragione  di  quefto  effetto 
dice,che  ficome  non  fi  può  con  canti',  e con  [noni  temperare  gli  habiti  del- 
ia f acuità  ragioneuole:  cefi  quella  parte  deli1 anima,  eh* è {aggetta  alle  per* 
tmbatìoni, offendo  ella  irrationale  fii  può  con  alcuni  moti  irrationali  con- 
ci tare, mitigar  e, e dwerfamente  moderare', per  ejfer  cofa  naturale, che  /e_j» 
cofeirrattonalifda  quelle  che  irrationalifono  ricettano  alter atione',  fi  co- 
me le  rationali  dalla  fcien%ate  dall’ignoranza  confeguono  vtihtà,edetri- 
mento',  E perciò  fi  legge  che  Terprando  appreffo  i Lacedemoni  con  la  Mu- 
fica efhnfe  ma  fcditione . Et  èvtrfiimo  che  SauUe  era  meno  trauagliato 
1 ▼ $ da  quei  maluaggio  Jpivito  mentre  Dauidds  fonaua  la  cetra . E Scnuc  Vo- 
Lino, che  gli  Mrcaeiihebbero  fama  di  virtù.non  folo  per  la  facilità  de1  lo- 
££  ro  co  Burnì,  e benignità  di  natura,  ma  por  la  pietà  ancora  , <&  riverenza 
**  ' * 4‘  ver fogli  Dei;  i quali  alpadre  Bacche  facendo  ogni  anno  ,conf veni,  canti, 
e balli  varij giuochi , gran  parte  della  loro  vita  foauemente  trappaff aita- 
no', fchetnendo  come  ignoranti  coloro , che  della  mufica  non  erano  pentii 
ancorché  l1  altre  arti  puff edeff ero  ; E che  cìòfù  da  effi  introdotto,  non  per 
delizie,  ò Ufciuia',  ma  per  ammollire  la  durerà  della  loro  vita,  e rifiori- 
re le  lor  gravi  fatiche ,le  quali  nella  coltura  della  terra  [ottenevano  ,e  mi- 
tigare quella femrità  de’  co  fiumi,  che  dal  rigore  del  freddo, e dalla  mali- 
gnità dt  queli*aere  in  Loro  era  generata, Onde, con  diletto  riducendo  fi  {{ef- 
fe volte  infieme,diuenneropiaceuoli  e trattabili . Mahauendo  i Cenetefi 
quefìe  ccfe [prezzate,  nufetronobe  filali  e crudeli,  e tanto  appreffo  tutte 
le  nationi  odiofi , che  i loro  Mmbafctatort  con  vergogna  furono  delle  cit- 
tà d’Mrcadia  [cacciati  ; Et  t Maritine  fi,  dopo  che  furono  da  loro  partiti , 
con  faenfiiif  purgarono  la  città, & i luoghi  cnconfiantt,come  fe  dalla  ma 
lignità  di  quelli  f off  ero  fiati  ammorbati . Ma  tralafciati  t coftumi  de 1 Pa- 
gani,c de  Gentili,  e di  quelli  della  f{ehgion  nofìra  parlando,  potiamo  con 
verità  direjddio  molto  compiacer  fi  di  quei  cenni, e dt  quei  moti, che  nel- 

l’uito 


Parte  Seconda.  jii 

l'atto  dell' adoratone  efprimono grande  allegreTp^a  y & ejjer  caro  alla  S . 

M.che  le  fue  lodi fiano  con  hilarità  d'animo  cantatete  faltate:E  però  Da - 
nidie  dicea:  Catabo  Dominoci  bona  tribui  t m ibi  y& pfalam  nomini  Do - vfrhi, 
mini  altiffimu  Et  altroue:  Exultate  Deo  adiutori  noflro s iubilate  Deo  la- 
ccò: Sumite  ?falmum>&date  iympanum  pfalterium  iucundum  cum  ci * Pfil .8» 
thara  : Et  in  molti  altri  luoghi  quesìo  fanto  Trofeta  dice  l'iHeffo  : & in- 
troduce i Canti#  fueni,  & i balli , perche  effendo  già  fiata  tirata  la  genti- 
lità con  quejìe lufingheyalVidolatriay pensò  Dauidde co'lmedefimo  diletto 
di  riuocar  piu  facilmente  quelle  genti  al  culto  dittino , e le  viceré  de'  loro 
animi  meglio  con  pi  ac  e u oli  medicamenti  rifatture:  percÌGche}mentre-CQn- 
ccrreuano  ad  vdirquefti  canti  efuom,  s' andantino  ccnfoauità  tnfiiliando 
i diurni  precetti  ne  gli  animi  loro  ; conferuandofi  meglio  nella  memoria u 
quelle  cofeycbe  volentieri  s9intendono.E  formò  ancoi  chori  de  cantori  con 
i loro  ottanta  Trencipi ; come  fi  legge  nel  Taraltpomenoy  accio  che  con  la 
grandezza  de'fuoni  de  gli  Organi  y & con  i foaui  canti  delle  voci y con  di- 
lettinole terrore  pungeffe  quei  cuori  indurati  • E perche  con  vna  forte  di 
cetera  da  diete  corde  fonando  quella  fi  percoteua  dalla  parte  di  fopra^  ; 
perciò  dal  pulfarla  co'l  pietre  fu  detta  vfalterio  y eie  cannoni  Tfalmi  : 

Onde  effo  Da  a ìdded  iff e : Confile  mini  Domino  in  citbar ajn  pf alter  io  decerti  * filati 
c ho  r daru  mp fa  ili  te  illi. Et  anco,  V falli  te  Deonofìro>pfallite:pfalliteRegi  f . 
nostro  p fall  ite.  E dijfe  etiandioilubìlate  Deo  omnis  terra,cantatey&  e*ul  ' 

tate,& p f allit e yp fallite  Domino  in  cithara)in  citharay&  vocepfalmi.Trè 
forti  di  canto  fi  ritrouano:  Vfalmayquando  femplicemente  fi  cantay  ò fuo - 
naiSynpfalma,  quando  molti  infieme  cantano:  Diapfalma,quando  fi  canta 
a due  chori  alternatamele  : \ Come  fanno  à nofiri  tempi  i Monachi  falmeg- 
giando:}  primi  elementi  della  Mufica , che  fopra  la  mano  s'imparanoy  al- 
tro non  fono  che  ccnniyegefli . La  battutay  ch'èia  regolay  e la  norma  del 
ben  cantare  y e ferina  la  quale  non  fi  può  fare  buon  concerto  y che  altro  è 
che  motOyCge/ìo  ? / Mufici  chiamano  modi  gli  internali i delle  voci  tra  fet 
cefi  difiniendoli . Modus  e fi  qmntitas  temporis  quo  fulìinetur  fonus  y cui 
opponitur  filentiumyfeu  quìesyfeu  paufa . E nel propo filo  noflro  i modi  fo- 
no gli  flsffi  cenni  e goffi  y de'  quali  tutttauia  trattiamo  : E peròTudriofìo 
difle^  : 

Cosi  dicea  Medor  con  modi  belli y 
E con  parole  atte  à voltar  vn  montey 
Eflcommoflogìà  Zerbinohauea , 

Che  d'arnor  tuttoyedi  pietade  ardeay 

Mentre  i Mufici  fonano  fopra  gliflromenù  fi  può  dir  che  parlino  con  le  di - 
tadorne  apunto  di/Je  Tibullo; 

Sei 


Vun 


;t  i Dell’Arte  de  Cenni, 

S ed  poflquamfuerant  digiti  cuna  voce  locati, 

3"  *ie'  Edidit  b&c  tnfti  dulcia  verba  modo . 

Ma  reniamo  à trattare  de * ballile*  falti,  e d'altri  effercitij  corporali  al- 
la Mufica  pertinenti  .tutti  di  moti , di  attedi  getti,  e di  cenni  ripieni.  Que- 
gli antichi  prudenti ffimi  chiaramente  conofcendo  quanto  gtoutuole  feffe 
airhucmo  tu  fferemo  del  corpo  con  virtuofa,e  dilettemi  difciphna  glie  lo 
' propofirofPnmeramente  ne  i loro  Theatri  due  forti  di  giuochi  efferata « 

r onorale  uni  / cenici, & altri  ginnici  detti.  Con  gli  [cenici  nella  feena , dalla 
quale  furono  denominati  }b  aliando  [aitando  tacitamente  con  i Uro  ge- 

fti  le  pani  di  tutta  la  fattola  rapprefentauano  . Que Hi  furono  da * Greci 
Dionifiaci  chiamati  ;tra'  quali  erano  iComedh  ZT  i Tragedi  rapprefenta- 
tori  di  fauole idi  fottoro,  Horatio  intefe  quando  diffe : 
uh.  t.  f*.  Ludentis  ffeciem  dabit,&  torquebitur,vt  qui 
vlt.  * * ‘Hunc  Satyrum  , nane  agreflem  Cyclopa  mouetur. 

Et  in  vn' altro  luogo  l'ifìeffo  Toeta  lafciò  fcritto: 

Li>itsat.$.  Taflorem  faltaret  vìi  Cyclopa  regabat.. 

Quejìa  forte  di  [altare  ali' vfan'ga  de'  Ciclopi  fi  faceua  introducendo  rno 
che  fingeua  d'ejfer  Tolifemo , che  fu  vno  de*  Ciclopi , il  quale  prepo  fiera- 
mente e fenolo.  numerose  mifuraf altana:  Di  che  Virgilio  intefe  quandi 
diffc-j  s 

Geortr  j Det  motusincompofitos,&  carmina  dìcat. 

Vaterculo  ferine  Tlancum  in  couiuiogenibusinnixumGlaucum  faltaffe* 
E Suetonio  nella  vita  di  Kferone  dice . Quomodo  ex  voto  TS(jrc  faltatu- 
ruseffet  hiiìrionem  Virgtiij  Turnnm.  1 Mimi  poi  erano  imitatori  del  par 
laYCt  del  getto, e della  voce  altrui;?  mime  fts  da'  Greci  è detta  l'mntatione 
de  gli  altrui  c o fiumi  tVant  omini  erano  i rapprefentatori  di  tutte  le  perfi- 
ne, che  con  atti  effmmeuano  i gefli  altrui . lArcimimi  i prencipi  de  gli  hi - 
ftriont.Etbopei  gli  imitatori  de  gli  altrui  cefi  ami.  Etboìogi  quelli, che  fin- 
ge nano  non  filo  gli  altrui  coftumitma  anche  gli  affetti . Quelli  tutti  da 1 
Greci  fono  in  vna  parola  hìpocrtti  chiamati , e la  loro  arte  hypocrifis  ciò  è 
fmulatione dell' altrui  perfona.  Chironomia  cravna  forte  di  ballo  cenge - 
• fli  delle  mani  alla  Tirrhica  fmile  . Quintiliano  dice  chelaChironomia3di - 
f ciplina  del  getto  nacque  in  quei  tempi  heroici,&  fu  non filo  da*  princi- 
pali huamìni  della  Grecia  effercitata}ma  da  Socrate, e da  Tlatone  pcftn^ 
tr^  leCìHlk  virtù*  e da  Chrifippo  connumerata  trai  precetti  dell* educa- 
^ 7 * eg‘  tion  e de*  figliuoh'Tra  gli  {cenici  erano  anco  i Thimelici,i  Citharedi;  Citha 
tifi  aTfalt  a, Ly  tifa  ^ibicinesyChcraulesyEidicirì&iTampaniflrufi.  alcuni 
ha  Ili  appreffo  gli  antichi  erano  affolutt,&  perfe;come  la  Tyrncba,  fatta 
da  huomìni  amali  \ che  fà  appreffo  i Lacedemoni  molto  in  ? fi,  per  te/lir- 

monio 


Parte  Seconda.  52.  * 

rnorùo  dt  Jinfloffenefincominciando  efji  adeffercitaruii loro  figliuoli  f or 
nìto  che  bancario  il  quinto  anno  > nelqual'effercitio  andauano  variando 
l'attione , fecondo  il  fuono  del  maeSìrc , perciò  che  fendati  fuononon  fi 
faceua:Del  qual  ballo  Quintiliano , Viatorie, e Timo  fanno  menticne.L’m - li . i .e*.  1 1 l 
uentoredi  quella  dìfeiptina  dice  ^ Irifìotile  ejjere  flato  Tirrhcf  figliuolo  Llh  7 • 
d' Achille,  che  fu  il  primo, che  ballò  laTirricka  alfepolcro  di  Tatroclo.E  Lt'l'c*' 57 
Suetonio  nella  vita  di  Ce  fare  dice , chei  figliuoli  de' Tren  cip  iddi*  rifila,  e 
della  Bitinta  ballarono  la  Tiritela . Ter  ciocie  gli  antichi  filmarono  , che 
nonfolo  con  l'animo  co'lme^o  del  canto  , ma  co'l  corpo  ancora  con  mo- 
uimenti  di  quello  fi  doueffero  fare  le  religiofe  cerimonie :Qnde  Virgilio  in 
honore  del  morto  Dafne  non  fole  di ff e : 

Cantabuntmihi  Damcetas,  & Ly  finis  Megon.  Maanco:  5* 

Saltantes  Satyrosimitabìtur  xÀlphefìbeus* 

Vlpiano  diceyche  fono  inflituiti  Cacciatoriyouero  Ti/ricbarij  per  far  moti, 
e gefli  ne4  giuochi  piaceucli.  filtri  balli  accompagnauano  i poemi  drama 
ti  ci  y che  fono  tre,  la  Tragedia}alla  quale  feruiuail  ballo  chiamato  Emme- 
liada  Comediay  alla  quale  feruiua  il  ballo  Cordace  -,  e la  Satirayalla  quale 
feruiua  il  ballo  Sicinni . Tlatcne  nelle  fue  leggi fà  due  [orti  dì  balli  honefli ; 
l'uno  militare, che  Tirrichio;  l'altro  paci  fico, che  Emmelia  chi  am  a ^quello  7* 

da  Tirrbo  fuo  autore , quefto  dall* elegante  e condecente  moto  del  corpo  , 
perctoche  emmeles  da'  Greci  è detto  colui, che  ad  melos  mouetur.Hauen- 
do  quefte  poche  ccfe  de*  giuochi  Scenici  detteyhora  de'  Ginnici  alcune  cofe 
fi  diranno . Era  la  Ginnaflica  una  difciplinayche  verfaua  nell'effercitio  del 
corpo . Mnflotile  dice,  che  i giouani  fìudicfi  debbano  alla  Ginnaflica  at - VclH  lib.s. 
tendere, per  diuenir  piu  robufli:  e Tlatcne , con  qutfla  parola  di  Ginnafii-  D* l*gd>>  7* 
ca, intende  tutti  gli  effercitij militari,  i qualidiuide  in  f aitare > & in  lotta - 
re:  Il  maeftro  di  quefli  era  detto  Ginnafleyche appreffoi  Greci  fignifica  ef- 
fer citatore  ; e quindi  i giuochi  Ginnici  furono  denominati  y ne  i quali  ap- 
preso i Romani  gli  huominì  nudt,&  unti  nella  lotta  fi  effercttauanoye  fu- 
rono dajqercne  propofìi  al  popolo  , come  nella  ulta  di  lui  ferine  Sueto- 
nio . E Thnio  dice,  che  quefli  giuochi  furono  primieramente  ritrattati  da  Cap.  i*. 
Licaone  nell' Arcadia . Mitri  differo  i Lacedemoni  effere  flati  della  pale - Ub  7 c .56. 
flta  inuentoriy  e nelle  loro  leggi  da  Licurgo  formate  > era  permejf'o  allega 
donne, che  nude  con  gli  huominì  poteffero  ejfercitarfi  ne'  publicifpettaco- 
li:  Cerne  ferme  Tlutarco  nella  vita  di  Licurgo,  c ne  gli  Mpoftegmi:  E Vi- 
fteffofi)  daTlatone lodato  nella fua  Rep.e  nelle fus leggi:  E però  appreffo 
Gnidio  T aride  dice  ad  Elena  ; 

More  tu  a genti  s nitida  dum  nuda  paleflra 
Luiis,  & esnudisfeemina  mifla  uins . 

Vun  z ETrcper- 


Ef.lf. 


514  Dell’Arte  de’ Cenni, 

E Propertio  cofi in  quefio  propo fitto  dtffe  : 

Multa  tu&  Sparte  mìramur  tura  palestra 
Sed  magè  virginet  tot  bona  gymnasij , 

Lib.  Quod  non  tnfames  exercet  cor  por  a laude  s 
Inter  luttantes  nuda  puella  uiros. 

Quei  luoghi, ne  i quali  la  Ginnastica  effercitauano,  Ginnasti  furono  detti: 
* £ perche  in  effi  per  quefti  efferati]  tgwuini  fi  rtduceuano , perciò  i Filofcfi 

ni  andauano,per  infegnar  loro  lefcien%e-,  benché  per  natura  più  fi  diletta f 
He  Orsi,  fero  de  gli  effercitij  del  corpo, che  di  quelli  dell’animo :E  perciò  Cicerone^ 
dice,  che  tn  gymnasijs  difcom,quàm  phdcfophum  audir  e malunt  -,  & fimu - 
lac  difeus  increpuit,philofophum  de  gtauijjìmis  rebus  dffutantem,  relin - 
quunt . Nel  Liceo  * inflctile  infegnaua  la  Filofofia:  E perche  caminar.do 
per  lo  più  in  effo difputauano,perciòPeripatetici furono  detti.  Infegnaua 
^ "Platone  nell**Academìa,  dalla  quale  gli  jlcademia  fi  denominarono . E 

Cynofarge  era  il  luogo  , nel  quale  erano  i baftardi  difciplinati  ; in  quello 
* Ari fiippo, capo  della  fetta  Cirenaica,  foleuaìnfegnare  la  Filofofia. 
Taleftra  era  lalotta;della  quale  Virgilio  diffe  : 

JEn.  6 . Pars  ingramineis  exercent  membra  palefìris: 

il  Budeo  f òpra  le  Pandette  diftinguendo  dice, che  una  forte  di  pateftra  era 
athletica,&  vn'altra  infegnaua  motus,&  flexusdecentiam.Ma  neramen- 
te con  quefio  nome  di  paleftra  credo  che  s*  abbracci  affé  tutta  l’arte  ath  le  ti 
tadorne  fi  può  da  quefio  luogo  di  Quintiliano  comprendere  :Namqu  e erit 
alius  Hifion#  magts  idoneus,alms  compofitus  ad  carmen,  altusfludw  tu - 
* ...  rì$,yi  nonnulli  rusfortaffe  mittendi  : Sic  difeernat  hac  dicendi  magifier , 
quomodo  paìaftricus  ilio  curforemfaciet,  aut  pugilcm , aut  luttatorem  , 
ahudye  quidexijs  qua  funi  facrorum  certammum  . Pala  finta  èi’iSteffo 
che  PaUfiricus  > che  offrirne  il  Maefiro  della  lotta,  e pai#  fìnti  fono  detti 
anco  quelli, che  ne ’ moti,  e ne * gefli  del  corpo  fono  eccellentemente  efjerci - 
tatr,ficomeper  lo  contrario  apala  fìri  fono  detti  coloro , che  di  ciò  fono  af 
L Sfatto  ignoranti,  Quintiliano  dice:  Sicut  etiam  qiios  pai aflritas effe  nolu  - 
muSjperttQStamen  palafìra  effe  yolumus,non  apaUfìros  . Gli  efjerciiij 
della  palcfìra  erano  principalmente  cinque iluttus ,Vugilatus,Curfus,S al 
tu$,ér  Dìfcus.Polluce  cofi  di  queSti  fa  mèntione:Luttatores,Curforc s,Tu- 
gilesfitem  dtfeo,  & faltu  certanles,  Plauto  deir antica  difciplina  de*  figli* 
noli  dicchi 

jinte  Solem  exomntem  nifi  in  palafira  veneras 

Gymnasìj  profittò  haud  mediocres  penas  pender  es, 

ibi  curju, Infilando, haZìa, dtfeo, pugilatu, fallendo  fe fe 

Exereehant  magis  quàm  {corto . La  lotta  era  quando  due  infìeme  con 

tendeuano 


Parte  Seconda.  fif 

tendemmo  cercando  à vicenda  di gittarft  à terra.'Pugilatus  cxfiibus  exer- 
cebaturjcb'era  giuoco  di  pugniy  ma  con  la  mano  armata  del  cetto,  ch'er 
come  un  gran  guatai  bracciale, che  armaua  fino  al  gomito,  fatto  di  litte 
di  cuoi,  frale  quali  erapiombo, e ferro, per  far  maggior  percoffa:  Diche 
Virgilio  parla  quando  introduce  Darete à contenaer  con  Entello: 

In  medium  gèmino*  immani  pondere  c&ttus  ^ 5' 

Troiecit:  quibus  acer  Erixin  in  pr&lia  fuetus 
Ferremanum^nroque  intendere  brachia  tergo . 

Obttupuere  animi, tant or um  ingenita feptem 

Tergaboum  plumbo  infuto  ferroque  rigebant.  E Vropertio : 

Tutine  ligat  ad  ca  ttum  gaudentia  brachia  lori s.  ub,  $ , 

I Curfori  erano  di  due  fortiyalcuni  fiadiodromi  detti , che  correuano  lo  fla- 
dio,  altri  diaulodromi,che  quando  alla  meta  erano  giunti, piegando  il  cor - 
fo  ritornammo  al  luogo , onde  erano  panni,  e co  fi  à calce  ad  carceres  cur- 
fum  reuocabatWercìò  che  da  Greci  lo  Jfacio  di  due  ttadij  è diaulos  detto . 

X [altatori  balta  erano  chiamati , perche  rtebanturbaltenbus , eh* erano 
palle  di  piombo  da  loro  tenute  in  mano, per  più  fieramente  bilanciando - 
fiymeglio  [altare  .DiJ col  oli  erano  quelli  che  gittauanoil  difco,  ch'era  ma 
tnaffa  di  pietra,di  piombo  yò  di  ferro,cbe  lanciammo  in  alto3ò  in  lungo  co- 
me ^Ammonio  afferma:  E Quintiliano  dice:Quid  tara  difiortum y&  elabo-  r $ r * 
ratum  quàm  ett  ille  Difcobolos  Myronis  ? Di  quefto  difeo  co  fi  Vropertio  ^ T 
fece  mentirne  : 

Miffilenmc  Difci  pondus in  orbe  rctat . ni  5. 

Ma  nel  particolare  del  ballare  fi  legge  di  quett'arte  effe? fi  primieramen - 
te  dilettata  la  Dea  Cibele,chein  Frigia  fece  ballar  e i Coribantì,&  m Cari- 
diai  Curetiyi  qu  ali,  agi  tati  da  certo  furor  emanammo  il  Cimbalo, dimenati 
do  cofi  ttvanamente  la  tetta  ,che  concitauano  gii  {gettatori  nel  mede  fimo 
f urore, Socrate  faptentiffimo  ordinò  che  quefi' arte  del  ballar^ [offe  da’ gio 
uani  imparata  : E giudicandola  molto  neceffarìa  ad  ogni  nobile  per  fona , »#j 

la  connumerò  tra  le  ferie  difcipline.Et  egli  fteffo  l'tflerciiò.Gli  Egitti ']  fot  * con uiuic, 
to  la  corteccia  delia  fattola  di  Trotto  , che  fi  cangiatta  in  tante  forme , e- 
fi>  teff  ero  un’ Eccedente  ballatoi, douendofi  in  quefi’ arte  dmerfe  difpofitio- 
ni  , e vartj  affetti  rapprefentare  ; non  altrimenti  che  Trofeo  in  varie  for- 
me d’animali  fi  cangia  (fé.  E ferme  Tintone  che  i Dei,  battendo  compafjlont 
del  genere  humano  da  tante  fatiche  oppreffo , per  ristorarlo  in  honore  di 
fe mede fimi infialarono folenni felle-,  acciocheco’l  ballo,  e co'lfuonofofoeltùi, 
fero  giocondamente  e foauemente  da’  mortali  riti  enti . E [aggiunge,  che llh- le . 
colui  fi  dette  dire  priuo  di  difciplina  j che  non  bà  mai  ballato:  raaall’in - 
(entro  quello  effer  difcipliàntt, che  del  dannare  è perno.  Ma  ftcomequa • 

fi  del 


$ 1 6 Dell"  A tee  desCcnnì, 

fi  del  tuttoponte  dicemmo , la  vera  mufica , co  fi  i virtuofi  balli  degli  anti ì 
chi  y e maffimamente  de ’ Greci , parte  per  l’oppreffione  delle  guerre  fatte 
da*  Barbari,  parte  per  infingardagine  de  gli  kueminififono  perduti . 7^e* 
quali  grfiuofi,e  numerefi  eff'ercitij  del  corpo  f oauemente , & eruditamene 
te  tfprmeuanù  bdkffimi  penfierijnon foto  dilettandola  etiandio  correg 
Tlut  de  le - genao  i coflumi  de 1 mortali , con  diletto  à più  laudabd  vita  conuertendo - 
gi&Ub  vi. n.  Et  Mrifìvtile  l'i§ìeJTo  che  daVlatone  era  flato  fcritto  confermando  dif- 
fe  : Saltantìum  effeigefliculatìonis numerefa  varietatet  moresyperturba - 
tiene s , affiionesque  imitavi . Et  il  Samofatenfe,  facendo  come  vn  compen- 
dio delle  lodi  del  ballo  : Saltano  ergo  erit  omnium  elegant  ffima,qu&  & 
mentem  acuat,  & corpus  exerceatffr  ffiatores  obleffct  ,multas  respn • 
fcas  hominesdoceat,  tibijs , cymbahs , numerofo  carminum  concentu  ani - 
Rhcdàg,  mim,quantum  ad  oculo*,&  auns  attìnet,ex  aquo  dcmulccns.  Demetrio 
Cinico , ripa endendo  pubicamente  in  I{pma  queft*arte,fù  davn  valore fo 
Gtfticulatore  pregato  à volerlo  vedere  à ballar  e, e /altare  fenga  fuono , e 
canto  alcuno  ,accioche  potejje  meglio  conofcerefe  Carte  fua  era  di  lode , 
odi  vitupèrio  degna . Ballò  cefi  ni  l'adulterio  dì  genere, e di  Marte', e con 
fuoigefli  così  viuamente  rapprefentò  quefìafauola,e  così  diligentemente 
moftròcome  Marte  godè  V onere  , come  il  Sole  / coprì  qfio  amore fo  furto 
à Vulcano, e com'egli  preparò  à gli  adulteri  inftdie^nella  rete  gli  ìnuilup - 
allo  frettacelo  degli  Dei  li  tfrofe^Vcncre  grandemente  vergognan- 
dole Mane  timorofo  fupphcando;con  ogni  altro  particolare', che  Deme- 
trio pendo  fi  di  tanto  artìficioyefclamòi  0 vaierà' huemo  non  folamente 

io  veggo  quello  che  tu  fai,  ma  lo  odo  ancora;  poi  che  cesi  bene  con  le  ma- 
ni ni  fai  parlare.  Hauendo  vn  forefliere  veduto  che  vna  fattola,  la  quale 
conflaua  di  cinque  perfcne,cra  fiata  in  Pxoma  da  vn  folo  faltatore  rappre - 
fentata>à  colui  dtfje:  Tu  ci  hai  ingannato  gaiant'huomo  tenendo  nafeofti 
più  animi [otto vnfol corpo  : E veramente  è cofa  marauìgliefa  vederin 
yhifùffo  tempo  vnafol  perfona  con  eruditi  geOìi  fregar  molte  cofetra^ 
toro  diff.  Tentile,  quo. fi,  come  vnmuo  Troteot  fannvn  fubito  varie  tras- 
-fomaitonl. Lisbone  Mitileneo  chiamaua  questi  Gcfticulatori  Chrifophos, 
aè  è manti  fapientes ; e diceua  di  tornar fempre  migliore  da  quefh  fretta- 
toli. In  Candì  a,  quanto  alcuno  era  più  nobile, tantopiù  era  ambiti ofo^i 
e [fere  Rimato  eccellente  ballarne  . 1 gentiluomini  Spartani  mandava- 
no t loro  figliuoli  ad  apprender  qutfìa  difciplma  ; nè  in  alcun* altro  fludio 
maggiormente  gli  impiegauano  * trijìonico  Cariflio  faltatore  d *Ale(fan- 
. dro^per  la  fua  eccellenza  in  quefrarte  , meritò  dì  effer  fatto  Cittadinodi 

M'  ^ \Athene;e  che  glifo. (fevna  fatua  diri^ata.Tlutar  co  dice che  qucfhbal- 
in  morai.  li  hanno  tré  parti;  motoyhabitO}  e dcmoHratione  • Moto  o il  mouirrunto 


Parte  Seconda.  517 

del  corpo:  habitola  fintione  d' alcuna  perfona  c/preffa  c9i  la  fua  figura , t 
c 0*1  [no  modo  pervia  d^mìtatìoneidemonfìratione  è queHa%cheìfen,za  al- 
cuna imitatione , dimofira  alcuna  cofa.  E fìcome  ntUa  Mufica  nafee  la  me - 
Iodio,  dalie  vocìi  e da  gli  internatili  coft  da  i moti , e da  gli  habiti  ne  riful- 
ta  il  ballote  le  manfioni  fono  fine  de*  motivarne  le  paufe  nella  mufica.Efe 
bene  il  fonare , & il  ballare  fono  flati  da  perfone  graui  tal'hora  biafimati , 
aò  è rivenuto  perche,  fi  come  la  Mufìcafùgiàappreffo  i Grcci,&  anco  ajp 
presogli  antichi  Bimani  in  grandtjjìma  riputatane  ,/ acmi  fi  ( come  di- 
cemmo) con  effa  effetti  maramgliofiycofi  poi  di  quella  perdute  le  parti  mi 
gliori,  ciò  è l'h  armonie  a, e la  cromatica  ,non  battendo  noi  f e non  la  diato- 
nica,che  folamente  diletto  ci  apporta:non  emerauigliafe  della [uà  digni- 
tà è diminuita  . Il  mede  fimo  e accaduto  dell* antica  arte  [aleatoria  > rite- 
nendo noi  folamente  la  Ciclope  a parte  più  brutta  dell* altre  ; me  aff-  r- 
ma  Vietro  Crimto}e  Trebellto  Tcllionefopra  Galenc'yS  marma  fi  adunque 
anco  la  vera,& virino  fa  maniera  del  dannare  :E  per  ciò  non  producendo 
piu  quei  primi  virino  fi  effetti , non  è meraviglia f e poi  anco  quell' arte  è m 
gran  parte  caduta  della  fua  riputazione.  Ma  fin  à tanto  che  gli  antichi  ri- 
tennero le  virtù  di  quefle  di f cipline  furono  da  effi  grandemente  filmate e 
celebrate. E perciò  fi  legge  che  in  I{pma , in  quel  gloriofo  fecolo,  che  fiorì 
tra  le  due  guerre  Cartagine  fi , i giovani  nobili  s1  e ffer  citavano  ne*  balli  ; e 
l'ifleffe  donne  honefle  m publico  [aitavano  ,e  ballavano ; ma  poi  per  la  fe- 
licità delle  Fumane  vittorie  fucceduta  la  pace,accrefctute  le  ricchezze  > 
riempito  il  tutto  di  morbidezza  e di  luffe, e gli  antichi  co  fiumi  affatto  cor 
rotti y come  di  molte  altre  degne  artico  fi  di  quefìe  refìando  à pena  le  fi- 
gure, e Immagini  loro ; furono  folamente  in  cofe  vane t e piacevoli  adope- 
rata . 


Oehon.  di - 

[r;i>  Ub.  7. 


DEL- 


fi  8 


Dell’Arte  de5 Cenni, 


DELL’ARITMETICA  , 
Cenni.  Csp 


E DE’ 
V. 


SVOI 


*!/W«  Ì47* 


Ora  è da  parlare  dell*  Aritmetica , arte  nobili (fima  di 
numerare  , la  quale  anco  in  Dio  fi  dimofìra  marauì- 
ghofa;  il  quale  effondo  uno,  è anco  trino  ; E nume* 
rat  multitudinem  fìellarum,&  omnibus  sìs  nomina 
rocat . E Ch  ri  fio  S.  dìffe : Veflri  capilii  capitis 
omnes  numerati  firn.  Et  alcuni  Tir agorici> cornea 
Lifde t&  obfide  dtfifero  Iddio  non  efjer  altro  che  un 
numero  ineffabile  : onero  fecce fj o co’l  quale  il  maffimo  numero  fiiptra  il 
minore  ricino,  & offendo  il maffimo  il diece , & ilminore  uicino  il  noue, 
quefìo  ecceffo  è fi  sic ff  a rnità  : E dtfifero  anco  il  numero  effere  uniuerfale 
principio  di  tutte  le  cofe ; Ciò  èfvnità  definita  ,&  la  dualità  indefinita. 
Metaf.U.i.come  attefèa  Ari  fìntile . E Microbio, [opra  il  fógno  di  Scipione, dice  fa- 
nìma  accompagnar  fi  al  corpo  con  certa  ragion  numeraria  ; & effe  nume - 
lib.i.cap.é  rumfc  mouentem . 'Platone  dice  che  nella  compo  fittene  delf anima  Iddio 
in  Ttmio.  ^ proceduto  co  Inumerò  quinario^  il  quale  confla  del  primo  pare  nume- 
ro  diuifibìle,e  del  primo  impare  numero  indivi fibtle',ficcme  fanima  confa 
di  natura  diuìdua,&  individua.  E Boetio  dtffe  il  tutto  conciar  di  numero . 
Èli*  Proli.  Queffarte  è propria  de  gli  hmmtni,come  dice  Anflotile  : E Platone  in * 
terrogatodaPfeocle  per  qual  cagione  fhuomo  fole  fra  tutti  gli  animali 
foffe  detto  fapienPfifmo,  riffa fe  \ perche  egli  sà  numerare,  e le  beffe  non • 
Hep  lì.?  Vtfleffo  piatone  dice  che  tutte  le  arti  , e tutte  le  fidente  fono  in  necefifità 
ipin.  d*  effer  partecipi  dell’ Aritmetica  ; e che  tutte  fuanifeono,  leuato  da  loro  il 
numero  ;r  fe  foffe  à gli  huommi  tolto  il  numerare  niuno  potrebbe  effer 
prudente:  e che  homines  Arithmetici  ad  cmnes  dtfciplinas  acuti  vidgtur. 
Del  quale  {ìndio  quanta  fiima  facefferoi  Bimani  fi  comprende  anco  da 
quel  luogo  a}Horatio,oue  dice : 

Romani  pueri  longis  rationibusaffem 
Dìfcunt  in  partes  centum  diducere 

Scritte  anco  Platone  il  numero  effer  cagione  di  tutti  i beni , e non  d'ìdcun 
male.  Ancorché  Pitagora  uolefje  che  la  dualità  foffe  cagione  ne*  corpi  del- 
finfìrmità,  nell* anime  de * viti j,  nelle  cafe  delle  difcordie , nelle  Città  delle 
[editimi ,e  finalmente  di  tutti  i mali : Ma  egli  è vero, che  per  la  monade yò 
vnità,ò  imparità  intefe  il  mafchio,e  per  la  diade  o dualità , ò parità  inte- 
fe  taf mina  & in  quefìo  /enfio  di  fife,  che  il  numero  pare  era  principio  de9 

mali, e 


'De 

In 


ìn  ?eet. 


Zap.  2 f 


J. 

Li.i'Sat.t, 


Parte  Seconda.  j i9 

ffialb  e l'ìtnpare  de'  beni',  e che  ficome  il  mafebio  era  perfettiffimo,  & et- 
timo, co  fi  la  [emina  imperfettijjimae  peffima:  Conforme  à quello  eh"  è ferie  ■ 
to  nell'Ecclefìattico,  A maher e initiim  faftum  efl  peccati , & per  illam  " 
emnesmorimur, 

„ Anticamente  appreffodiuerfe  nationi  diuerf amente  s'è  numeratogli-  Lih  7.^4* 
nìo  ferine  che  innanzi  l’vfo  delle  lettere  e note  de*  numeri > col  ficcar  cf?io 
di  erano  numerati  gli  anni  confolari  ; &i  Volfci  con  ftmìli  chiodi  hauer 
numerati  gli  anni  IcroA  Traci  con  [affetti  di  varij  colori  notauano  i loro 
giorni, riponendo  in  vn  vafo  i bianchi  ne  i giorni  felici;  &i  neri  ne  gli  in- 
felici di  che  Ter  fio  intefe  quando  diffe: 

Hunc  Mattine  diem  numera  meltore  lapillo,  Et  Horatio: 

Creta  an  carbone  notando 

Altri  in  ciò  adoperauano alcuni  tefferedi  quattro  facete , con  diece  fori 
per  ciafcuna  faccia  ; fognando  > nella  prima  con  alcuni  Siili  i numeri  [em- 
piici, nella  feconda  le  decine,  nella  terga  le  centinaia , nella  quarta  le  mi- 
gliaia, filtri  notauano  i numeri  con  Ztffre , come  gli  Arabi;i  Greci  con  le  , 
lettere  dell* alfabeto;e  gli  Indiani  con  quelle  note, che  noi  ancora  vfiamo , 
enumeri  chiamiamo,  E getto  di  numerare  il  toccar  con  la  mano  delira 
lafommità  delle  dita  della  finiflra  mano  ; come  fi  fuol  fare  quando  decor- 
rendo fi  propongono  alcuni  capi , che  per  maggior  eforeffione  fi  vanno  di - 
ftinguendo  f opra  le  dita;  che  i latini  dicono  in  digitos  argumenta  digerere, 

A che  alludi  l'Ariofto  quando  diffe: 

Tur  et  paffano  alcuni, ma  fi  rari. 

Che  sà  le  dita  annouerar  fi  ponno, 

Hauendoci  la  prouida  Tsfatùra  fatto  nelle  mani  diece  dita , fi  è fempre  ap - 
preffo  tutte  le  genti  offeruato  di  numerar  folamente  fino  à diece,e  di  die- 
te in  diece;il qual  numero  è da  gli  Aritmetici  chiamati  maffmo\Onde  an- 
che è da*  Greci  chiamato  decada, quafì  de  chada,perche  m lui  tutti  i nume 
ri  fi  riducono . Gli  antichi  con  varij  gefli  delle  dita  prontamente  ogni  nu- 
mero accennarono . Di  che  fanno  molti  graui  autori  tettìmonianga , Tlu-  /;i  . 

tarco  ferine  che  Oronte  genero  del  Rj  Artaferfe,e[[endo  ttato  dal fuoce-  ^ *?*£'"**" 
vo  irato  offefo,e  condennato .diffe >fi  come  le  dita  de  i computigli  bora  die- 
te mila, bora  vno  rappref emano , così  gli  amici  de  i Rè  bora  hauer  grande 
autorità  Mia  muna. Quintiliano  nelle  fue  Oratorie  inflitutioni  dice;chc ^ uh,  j, 
^Oratore  è riputato  indotto  non  fola  fe  intorno  iefumme  vacilla , ma  an- 
co fe  con  incerto,  ò con  inde  cento  ge fio  delle  dita  c forme  il  vero  numero: 

Etaltroue;  che  nelfarilgefìo  di  colui  che  dimanda  da  bere>ò  che  minac-  \.ca  $ 
eia  percoffe;ò  co'/  piegare  Udito  pollice  vuol  far  il  numero  di  cinquecen- 
to flou  ha  veduto  errare  ne  anco  i villani,  E Cicerone  fcriuendo  ad  Atti  lu^tpMu 

Xxx  codi - 


j 30  Dcll’Atte  de*  Cenni, 

io  dice  9 che]  felenehauea  auertito  le  fu  e dita  egli  bave  a certa  fummàj 
ejprejfa . Da9  quai  luoghi  fi  comprende  che  gli  antichi  conigt/H  delle  ma- 
ni effirimeuano  ì lor  numeri . E nonfolo  con  igeili  i numeri  ejprmeuanc , 
ma  con  i numeri  gli  affetti ;com e , per  cagion  d'effempioycon  l'rno  accen - 
Èìòdig  Ub  nauano  l*amore3e  la  concordia,col  tré  la  luna , confette  Dioy  con  l'otto  la 
xi.cap.ij.gìuflttia  fecondo  Vitagora , perche  quefio  numero  partito  per  megofà 
due  quaterna  & ogni  quaterna  due  bini  con  fomma  equahtà:  Col  duce  la 
fedele  perciò  vfarono  gli  antichi ì&  vfiamo  ancor  noi,  quando  vogliamo 
cbligarla  nofirafede  ad  alcuno  > di  congiunger  la  nofìra  mano  defìra  con 
la  [uà, per  formar  con  le  dita  ctambidue  quefio  numero  denariOy  & è cre- 
dibile che  aWhora  diceffero  quello9  che  a*  nefin  tempi  vdiamo  dire  allenì 
perfonerufhcane , e femplicty  ciò  è cinque , e cinque  diccele  che  per  tradi- 
tione  de'  loro  maggiori  quefio  co  fiume  fìa  in  loro  trappafjato  ; poi  che  i 
vocaboli , e Cantiche  vfange  più  lungamente  fi  confermano  nelle  perfori  e 
fempliciyche  nelle  v illey  & m alni  luoghi  folitarij  dimorano;  che  in  colo- 
ro cbeyneUa  frequenta  delle  popolate  città  vtuendo^di  continuo  noni  par 
in  Sdiurn.  lariye  noui  co  fiumi  vanno  riceuendc.Macrcbiofcriue>&  èdaVlimo  co - 
Li  l^  ta. 7 firmato  y che  Giano  gemino  confecrato  daVfuma  I{è  nueritoper  Dio  del- 
la pace >e  della  guerray  con  le  dita  era  in  quel  modo  figuratOyche  accenna - 
ua  trecento  nella  mano  defira , e [tffanta  cinque  nella  finifìra  per  dima • 
firar  il  numero  de  i giorni  dell'annoy  per  che  era  Dio  del  tempo . Et\^Apu- 
4P° 1 1#  leio  più  manifelìamente  de  gli  altri  confirma  qutfìa  verità  dicendo  : Se_j 
tu  haueffi  mo  firato  trenta  anni  per  diece , fi  potrebbe  dire  che  nel  gefìo 
del  conto  tu  baueffi  errato  y hauendo  aperto  quel  ditof  che  tu  doueui  cir- 
colar e .ma  nell'efprimer  quaranta , che  fi  fa  con  la  mano  aperta , non  puoi 
col  gc  fio  delle  dita  hauer  errato . Eeda  m vn  fuc  trattato  de*  conti  deferì - 
ne  particolarmente  tutti  quefìi  cenni  delle  dita  , con  li  quali  tutti  1 nume - 
Xib.n.  rijìgnificauano  '9i  quali  poi  fi  veggono  indi fegno  nel  libro  de'  Gieroglifi - 
ci  di  Vi  erto  Valerìano. 

j Significauano  piegando  la  punta  del  dito  mìnimo  delia  mano  finifìra  nel 
mego  della  palma» 

II.  Viegandoui  appreffo  l'anellare  all'tfieffo  modo . 

2H . Viegandoui  appreffo  quello  di  mego. 

jy%  Legando  il  mmimoy  & recando  piegati  il  meganoye  favellare, 
y%  Leuando  l'aneUareyt  tenendo  piegato  folam ente  il  megano 
yh  Viegandù  filamento  l'aneUare  al  modo  fipradetto. 

VÌI . Mettendo  la  punta  del  mimmo  nella  fua  radice,  raccogliendolo  quan- 
to piu  fi  può  in  fefleffo. 

Vili.  Viegandoui  appreffo  all'ifìeffo  mio  l'aneUare. 


Parte  Seconda.  j j i 

IX.  Tiegandoui  appreffo  [umilmente  il  melano* 

* Ma  quando  queftigefti  erano  fatti  con  la  mano  defìra,non  numeri  [empii* 
ci,  come  nella  finiflra  fignificauano  , ma  centinaia  e cefi  quello  che  vno 
nella  finiflra , cento  nella  delira  accennarla,  e cofifuccefjiuamente , fino  à 
nouecento . 

X.  Mofirauano  con  la  mano  finiflra  piegando  la  punta  dell* indice  nel  me - 
%p  del  pollice , ponendo  l'vngbia  di  quello  nella  giuntura  di  quefto  nella 
parte  interna. 

XX.  Vonendo  l'vngbia  del  pollice  alVvltima  parte  dell'indice  > douedal 
megano  incomincia  à fepararfi . 

XX.  Facendo  del  pollice % e dell'indice  vn  circolo  in  modo  che  l'vnghie  del* 
l'vno > e dell'altro  leggiermente  fi  tcccaffero • 

XL.  Accollando  la  parte  interna  del  pollice  à mego  il  fianco  dell'indice* 

T.  Mettendo  la  punta  del  pollice  all'e/ìrema  giuntura  del  minimo • 

LX.  Con  l'indice  abbracciando, e cingendo  nel  mego  ii  pollice . 

XX.  Circondando  con  l'indice  la  cima  del  pollice . 

XX.  Coprendo  con  la  prima  giuntura  dell' indice  l’vngbia  del  pollice . 

XC.  Vonendo  l'vngbia  del  indice  alla  radice  del  pollice  dalla  parte  di 
dentro  . 

All'incontro  facendo  quefli  ifleffi gefli  con  la  mano  defìra,  oue  quelli  de - 
cine,  qui  flt  migliaia  fìgnifieberanno . E pereto  Njcearco  fchernendo  vna 
/ emina  veccbia,che  voleua  effer  tenuta  per  giouine, dice, che  poteua  ado- 
perar ad  eff  timer  gli  annifuoi  la  mano  defira ; con  vn  difiico , tradotto  in 
latino  in  quefto  modo: 

Qua  ceruos  annisfuperarit, quoque  finiflra 
Vita  iterum  cAptet  connumerare  dies. 

Enelmedefmo  fentimento  Giuuenale  parlando  di  7{eflor e Vilio  dice: 

Atque fuos  iam  dextra  computai annos. 

Diece  mille  accennauano,  ponendo  la  finiflra  mano  nel  mego  del  petto  fu  *4/‘ 1 
pina  con  le  dita  verfo  il  cielo . 

Ventimilk , ponendola  fui  petto  ben'aperta. 

Trentamille , ponendola  aperta  con  le  dita  in  già , e col  pollice  nelmego 
del  petto. 

Quarant  amili  e, ponendola  aperta, e fupina  nell'ombelico. 

Cinquantamille,  mettendo  nell'ombelico  il  pollice  dell'ifttfja  mano  prona , 

& aperta. 

SeJfantamille,con  la  medefima  prona  ilfiniflro  fianco  fìringcndc . 

Settanta  mille,  ponendola  fupina  [opra  il  rnedeftmo  fianco. 

OttantamiHe, mettendola  prona  [opra  i'iftcffo  fianco. 

xxx  z Quanta- 


<%«p  13 


f 3 £ Dell’Arte  de5  Cenni, 

% Ipuantamìlle  > conl'ifìeffamano  abbracciando  i lembi  co9 1 pollice  ver} 
fo  Canguinaglia . 

Ma  cent  ornili  e $ egli  altri  centinaia  di  migliaia  fino  à nouecento  mille  ,f a- 
cendo  i mede  fimi  gefìi  con  l'altra  mano , 

E diece  volte  centomille,  vnendo  unte  due  le  mani  infiume , e con  le  dita 
rette  congiungendole , 

S, Girolamo  dichiarando  quel  luogo  dì  S. Matteo,  oue  IS^S.diffe:  Qui  vero 
in  terra  bonajemìnatus  efifruffum  afftrt,& facit  almi  quidem  centefi - 
tnum,  almd  autem  /f  xagefimum , almi  autem  trigefimum , dice  che  il  nu~ 
* mero  di  trenta  fignifica  le  no^e  ; perche  ad  effinmer  qutfio  numero , co- 
me s'è  detto  facendo  del  pollice, e dell'indice  vn  circolo, e leggiermente^ 
congiungendoltyC  come  con  vn  joaue  bacio  vnendoli  raprefenta  il  legame 
matrimoniale, Il  numero  di  f(ff anta, che  fi  forma  abbracciando, e cingendo 
con  l'indice  il  pollice  nel  mt^p  ,fi  rifenfce  alle  vedoue  per  efier  da  angur 
Jhe,e  da  trìbolattoni  circondate, & oppre([e,Ma  il  numero  centi  fimo, eh'  è 
trasportato  dalla  fimfìra  alla  deflra  ,efifà  con  l’iftejje  dita  3 ma  non  con 
l'ifteffa  mano , e piegando  la  punta  del  dito  mimmo  nel  me%o  della  pal- 
ma fi  forma  vn  cìrcolo, e (imbolo  della  corona  virginale . Se  adunque  con 
gefìi  >e  con  cenni  delle  mani  potiamo  cflg  rimere  tutti  i numeri , non  fi  può 
fe  non  dire  che  effi  cenni * egefii  babbi  ano  nell'Mrithmetica  principahffi - 
ma  parte» 


OHI 


Parte  Seconda. 


Sì  3 


COME  IL  GEOMETRA  SI  PREVAGUA 

de’ Cenni.  Cap.  VI. 

H 1 chiamale  la  Geometria  cenno  , c fembiante  della 
Filofofia,  e dell  altre  difctpitne,  non  foto  non  errereb- 
be,ma  s*  accorderebbe  con  Viatorie  quando  di[fe:GeC'v>6  Rep.lt.  7 
Vietnam  ad  v tritatevi  attcllere  anmum  ,&  ed  pbi- 
lofopbandunt  pi  aparar  1 ccgnitiomm  . Egli  fumò  que - 
fta  fetenza  tanto  ne.ee/farta  à elafi  una  difciplma  , che 
[opra  la  porta  dellafua  sAcademia  tnfcrif}e}che  Cigno 
rante  di  Geometria  non  w entrai  ',  accennando  à qutfìo  mode  la  neccf - 
fità  di  quella . *Artflippo  Filcfcfofù  da  contraria  fortuna  di  mare  gittata 
ad  un  lito  di  E^dt^neì  quale  vedute  alcune  figure  di  Geometria  tutto  lie- 
to dtffe  a9  fuoi  compagni  chefleffero  di  buon'animo, perche  erano  per  nomi- 
ti in  luogo  da  virtuofa  gente  habnato.  Qutfìa  facoltà  ',  che  uerfa  intorno 
le  f empiici  mifure  della  terra  ; e dì  due  forti  ; theonca , che  confiderà  in 
attratto  conia  fola  mente  le  quantità  con  le  fuc  prcporticnt,e  mifure  : Et 
pratttca,che  tratta  jenfibilmente  intorno  le  mifur  e ri9 un  a,  e l’altra  hà  per 
oggetto  la  quantità', che  con  terpini}&  interualh  uà  diflingunidose  con- 
cludendole trauagha  intorno  punnjinceyfupcrficìe , e corpi, e ferma le  fi- 
gure con  le  linee  quando  le  chiude  in  qualche  corpo.  E f cerne  eff  rimiamo 
i nottri  concetti, 0 con  cenni  che  hanno  relaticne  à gli  òcchi', ò co'i  parla- 
re , che  fcrueà  gli  orecchi  ',  cofila  Geometria  hà  due  parti  principali,  la 
Optica,che  appertiene  al  vedere', e la  Canoni  cabali* udir  e.  Della  prima  fono 
quelle  tirane  arti ficiofe  magmi  che  fi  fanno  veder  negli  ffecchi:  ma  l'al- 
tra mifura  le  lunghezze ,e  Caltcgge  delle  voci * La  più  lunga  mifura  della 
voce  è detta  Htthmoye  la  più  alta,melodia.  Della  Canonica  è parte  la  Me- 
trica', co  la  quale  la  congiontura  delle  fillabc  lunghe, brevi }Z?  ancipiti, & 
il  modo  congruente  co*  principe  di  Geometria , con  la  mifura  degli  orec-A-  Gel.  Ut. 
chi  fi  và  dominando . La  Verfpettiua  è parimente  ffecie  di  Geometria 
& è rutta  negli  occhi, e ne'raggi  v fìuìfe  nel  render  le  ragioni  del  vedere', 

& tnfegna  che  in  tre  modi  principalmente  Cbuomo  uede:  il  primo  è dirit- 
tamente,quando  il  raggio  vtfìuofenga  effer  impedito  và  à ferire  Cogget- 
to :il  fecondo  è per  reflcjfione, che  fi  fà  ne*  corpi  te> fi  e politicò  per  artc^cQ 
me  ne  gli  pecchi  ò per  natura,  come  nelle  fonti  i&ilterzoèperrefrat- 
tione, quando  tra  Cocchio  e l’oggetto  è interpello  un  corpo  diafano,  ètra- 
^arenttfcme  quando  fi  ucdonoipefci  guidar  fotC acqua , Jnfegna  pari- 
mente, 


5 54  Dell’Arte  de  Cenni, 

mente,  che  Cocchie  noflro  fi  può  per  quattro  cagioni  ingannare , amfc  eg/fc  t 
non  difcernaPcggetto,quale  egli  è.  Trimaje  L'oggetto  è faroportionato, 

6 è fuperatala  luce  dell* occhio  dalla  luce  della  cofauifibile  ; per  queflo 
non  potiamo  vedere  il  Sole:  Seconda , per  la  troppa  diflan%a  trà  Cocchio,  ; 
e*l  vifìbile;  per  queflo  la  Luna  non  par  maggior  d*un  bersaglio,  e pur  è di  , 
ferma  grandi ffima:  Terga,  perche  ilmego  è vitiato;per  quello  guardan- 
do noi  per  la  nebbia  non  conefciamo  gli  huomini , ancorché  poco  lontani: 
Quarta, per  la  fijfa  im  aghi  at  ione, e forte  impresone  dell*  animo', per  queflo 

i malinconici  quando  fono  in  un  penfiero  fiflì,non  riconofcono  le  cofe , ben- 
ché vicine;  perche  Panima  tutta  in  [e  Slefla  raccolta  per  la  profonda  cogl - 
Nel  Fililo,  tallone  lafaa  abbandonato  il  j enforic  Alatone  diuide  la  Geometrìa  in  due 
parti  ; Luna  fpeculatiua  e nobile , cheferue  alla  Filofcfia,&  alf^Aflrolo-  1 
gì  a ;V  altra  fannia  & ignobile.che  ferue  all*^Architettura:Gli  Egittij  ado- 
perarono molto  quefT arte, come  riferì/ ce  Troclo  Scoliaste  d* Euclide, per 
mifurare  i campi, e distinguere  i confini,  ch*ognianno  erano  dall9 innonda- 
tiene  del  'ftfglo  confufi . Quel  fommo  ^Architetto  del  mondo, che  dijfofe  tut 
C*p.  ii.  tele  cofe  nei  pefo.nel  numero, e nella  mìfura,come  dice  la  Sapitnga,fi  pre 
ualfe  nella  fuagran  fabricuide*  cenni  Gecmetnci;dicendo  lfaia,chyegli mi - 1 
furò  P acque  coH  pugno  , ponderò  i cieli  co*l palmo , e foftenne  la  terra  con 
le  dita . Tra  l* altre  mifure  gecmetricbe,riferifce  il  Budeo  che  ui  fono  il  di- 
toni palmosi  cubito, il  braccio, P vlna,  il  piede, il  paJJo,ilgrefso  ; le  quali 
tutte  fono  dedotte  da  quelle  membra  humane  , con  le  quali  il  Geometra, 
effer atanfio  Parte  fua  del  mifurare,fa  diuerfi  cenni  • Si  mifurano  geome- 
tricamente con  gli  occhi  le  torri, le  foriere, e le  mura  delle  città  majfima- 
mente  da * nemici  .quando  vogliono  off  ugnar  le, e diHruggerl : 

Stat  amdus  ira  viti  or,  & Icntum  lliurn 

Metitur  octilìs , Dice  Hecubaapprejfo  Seneca . Et  il  Taffodi 

ìQnaldo , che  cercaua  d*cntrare  per  for%a  nel  Tempio , nel  quale  i nemici 
sperano  fortificati, dice  che, mijur  andò  egli  con  gli  occhi  quel  muro  : 

C I yf.j  4,  vdlzò  lo  (guardo  bombile  , e due  volte 
s ^ Tutto  il  mirò  da  Palte  parti  à Pime, 

E mentre  erano  aWcfpugnatione  di  Gierufalemme  dice  : 

Miratin  tanto  il  Bughcn  da  eccelfa  parte 
De  la  forte  cittadeil  fito,el*arte^> 

^ E peraòTlatcne  dice niun* arte  efjer  piàntile, 

6 Rtf  7 della  Geometria;  in  queSìo  modoilSfam  ad  caHra  ponenda , regionem  oc - 
cupandam,colligendas  turmas}vei  etiam  fl>argendast& ad  attera  muchi - 
namenta,quibus  circa acies,uelin  obfldione,velin  itinere  uti [olent,per- 
mulium  interefi  Geometres  ne  aliquis  fit,anYio*E  per  queflo  rifletto  Dio- 

cletiano , 


ò neceffaria  al  Capitano 


Parte  Seconda.  J35 

flettano, $ Maffiminiano  Impp . in  una  loro  legge  di/fero:  Mtem  Geome - 
tv&dtfci,&  doceri  publicè  intere ffe.E  Confi  antinoye  Conciante  fimilmtn-  * V%,  * 
te  Impp. determinarono  che  gli  hucmini  poHfjeroye  dcueffero  effere  sfor 
Zatiad  impararef&infegnare  quefi'arte.Geometrasinpar  fludìumd  feen  /x,c M w 
di>atque  docendi  noftro  fermone  compellimus . Con  le  loro  figure  geome - #«/  anif : 
triche, eh*  altro  non  fono  che  cenniyefprimonoi  Geometri  mifìertofamenteM • i®* 
metti  loro  occulti penfiert.Ccme, per  e ffempio formando  co*l  braccio  dtfte - 
fo  una  linea  rettaydimoSìrano  che  ilnegocio  fia  breueye  ff>  edito  :eforman- 
do  coyl  braccio  alquanto  piegato  gna  linea  curua  informa  d' un'arco , di- 
mostrane d'effer  pronti  alla  difefa  di  feftejffì,& all*  off  e fa  de*  nemici : onde 
anche  dtfft  Dauidde:Docensmanus  meas  ad  pr#liumy&  componens  quafi 
arcum  *reu  brachia  me  a . E formando  co* l gomito  ffiorto  infuori ye  con  la 
mano  accollata  alla  mammeUa^vn* angulo  acutoffignificano  angufliay  pri - 
giom*yopprefiìone,E  conte  braccia  piegate  in  giroye  con  le  mani  congiun- 
te formando  un  circolo yaccennano grandezza yc apatiti. yet  emità • Ma  no 
fologli  arteficiymagh  artificio  ancora  di  qa  ejì  a f acuità  fanno  mott>e  geHi 
marauigliofi . il  cielo  di  brengo  à' Archimede  Geometra  Siracufano fimo- 
uea  da  fe  fieffoy&  i moti  naturali  del  cielo  imttaua.  La  Colomba  di  legno 
d' Archita  Tarentino  volaua,comefe uiuaf  Jfe  fiatarla  genere  cCauorio 
di  Vigmalioneye  la  Vandora  di  creta  di  Vrometeo  baueanofenfoy  e noce. 

Gli  Horologi  de*  noflri  tempi  co*l  loro  gnomone  ci  accennano  mirabilmen- 
te l'horey  hanno  in  fe  motoycomefe  cofe  v'uentif off eroy  ci  rapprefentano  i 
fegni  del  Zodiacofo  mutationi  della  Lunay  e molte  altre  cofe . Quefi'arte 
Geometrica  cideue  fopra  tutte  effer  cariffima  > per  la  certezza  delle  fue 
propofitionifperciGche  ouetrà  i prof  efori  dell* altre  difcipline  fono  gran- 
djffime  contefey& im  por  tantieme  di fcrep  angeli  Geometri  [oli  in  ogni  lo/ 
parte  s'acccrdano'ynon  e fondo  tra  loro  differenti  nè  di  precetti y nè  di  dot- 
trina: onderagioneuolmentediffe  Cicerone ; Geometrica  rationes  uim  afi  Jcad.q.U.4 
ferunt  in  docendo :E  Seneca  lafciò  fcrittoiB^ationes  qua  non  perfuadetfod  Saf-  <!“?&• 
cogunt a Geometri s deferuntur . E l’ifleffo  in  vn' altro  luogo:Hec  probari,1* ^ 1 
nifi  Geometra  adiuuerintynon  potè  fi  qui  argnmentisynihil  dubiij  relinqué- & 
tibusydoccnt.E  S,  Ambrogio  dice  che  la  Geometria >1* Aritmetica#  la  Mu 
fica  hanno  nelle  loro  faenze  verità  . Onde  anco  in  queSìo  par  che  la  Geo- 
metnaypià  dell* altre  facoltà >conuenga  con  l'arte  de ' cenniyche  fono  da  tut 
te  le  natwni  egualmente  nel  medefimo  modofattiy&  intefi.Sicome  tré  fo- 
no le  dimen filoni  de ' corpi , l*  altezza,  la  lunghezza,  e la  larghezza  • co  fi 
nella  Geometria  tré  fono  le  maniere  del  mifurare.  Volumetria  che  mtfu - 
ra  l'altezza:  La  Tiantm e triayche  mifura  la  lunghezza # la  larghezza:*? 

la  $termema#be  Umifura  tutte  trè'}  ciò  è la  lunghezza?  la  larghezza* 

___  -, 


53 6 Dell’Arte  de' Cenni, 

e la  profondità*  Eti  Geometri  poffono  à cenni  dimostrare  tutte  quej \nj 
loro  mijure  con  l'ulna,  cioè  con  le  braccia  prima  aperte , & poi  ri/irette 
i'altezxa>ò  uogliamo  dire  la  profondità:  co'l  palmo  ciò  è con  le  dita  pollb 
ee,&  aunculare  efiefe9&  allungate  la  largherà;  e co'l  braccio,  ciò  è co'l 
gomito  ftefo 3e  con  l'uno  delle  braccia  f porto  in  fuori  la  lunghegga.  Ma  di 
quella  fciewga  è auenuto  quello  y che  poco  fà  della  Mufica  s'è  detto  ; ciò  è 
che  lafciate  le  ingeniofiffime>efottiliffimefuefpeculatìoni%nonci  èrimafo 
altro  che  certa  volgar  prattica  di  mifurare.il  che  Tlatóne  preuide  all' ho - 
ra>  che  fi  cominciò  à fcriuer  libri  della  Geometria  prattica  ; è però  graue - 
mente  riprefe  ^Archita,  & Eudoffo,  che  parimente  diuifero  quella  feien- 
%a,ela fecero  ferua  della  Militiate  delle  città  efpugnatrice . E fino  al  tem - 
r ...  po  di  Cicerone  lamìglier  parte  di  quella  f acuità  era  andata  in  defuetudi - 
- *■ M nei  la  onde  parlando  egli  de*  Greci  diffei  in  fummo  apud  illoskonore  Geo - 
metriafuitiitaque  nihil  Mathematicis  illuflrius:at  nos  metiendi  ì ratioci - 
nandique  militate  $ buine  artts  teminauimusmodum 


£0M  E 


Parte  Seconda. 


m 

come  L’Arte  de1  cenni  serva 

alla  Grammatica.  Cap.  VII. 

Unendo  trattato  deìle  fatuità  ffeculatiue , primau 
che  delle  operatine  fi  dif corra , è bette  f 'aneliate  di 
quelle  che  dal  noftro  intelletto  fono  ritrouate;e  pe- 
rò dalla  Grammatica  incominciando  dico  che  anco 
i Grammatici  fi  feruono  de ’ cenni . Gli  Hebrei  con 
quella  parola  Otiotb  chiamano  apunto  le  lettere  cen 
ni,  ò fegni ; & lfidoro  dice  che  le  lettere  fono  indici 
delle  co  fé,  e fegni  delle  parole . E da  Lucano  furono  dette  figurati  fegni  le  Eim 
lettere  Gierogli fiche  : 

Tk&nices  primi  (fama  ficredimus)  aufi 

Manfuram  rudibus  vocem  f ignare  figuri  s . Le  quali  lettere  aprimi  eie - 
menti  di  quefla  facoltà ,fopra  le  dita  con  gefli  fi  poffono  formare, e con  que 
fli  cenni  chiaramente  ragionare  : Il  che  efferfi  anticamente  fatto  fi  com • 
prendeva  quello  che  fi  legge  appreffo  molti  degni  fcr  inori.  Salomone  dice : 
Unnuitoculo,terit  pede, digito  loquitur . Et  Ouidio: 

— T{ec  in  digitis  littera  nulla  fuit* 

Uncora  fi  può  parlar  con  gefli, toccando  fi  con  le  mani  quelle  membra  del 
noflro  corpo,  che  incominciano  da  quelle  lettere , che  vogliamo  efprime- 
re;  figurando  à quello  modo  l’alfabeto.  Ufella.Bocca.Capelli.Denti.Epa. 
fronte.  Gola.HomeriJndice  dito. Lìngua. Mano.  T^afo  Occhio.!? etto. Qu- 
io.  Bjene,  Seno.  Tempi  cinghie.  Si  può  etiandio  con  gefli  delle  mani,  fin- 
gendo di  fcriuer  con  vino,  ò con  altro  licore , tirare  i tratti  come  fe  fi  for • 
maffero  le  lettere,  alla  pre[en%a  di  quella  perfona  dalla  quale  vogliamo 
effer  furtiuamente  intefì.Di  che  parlò  Ouidio  quando  diffe : 

Uinc  tibi  multa  licetfermone  latentia  redo 
Dicere , qua  dici  fentiat  illa  fibi. 

Blanditiafque  leues  tenui  perferibere  fìgno 

Vt  dominam  in  menfa  fe  legat  illa  tuam.  ziti 

E TibuUo  nel  mede  fimo  pr  opofito  : 

7\ {cu  te  decipiat  nutu,  digitoque  liquorem , 

trahat,&  menfa  ducat  in  orbe  notas.  Et  vrt altra  volta  diffe: 

Verba  leges  digitis  verba  notata  mero.  Ehg.f 

In  quefio  modo  V aride  accennò,  e J coprì  il  fuo amore  ad Elena , effendo 
anco  pnfente  Menelao  fuo  marito 9 che  nonfe  n’auide,  come  dice  Ouidioz 

Tyy  Orbe 


5 $8  Dell’Arte  de  Cenni, 

®rbi  quoque  in  menfa  legifub  nomine  noftro 
Quod  dedutta  mero  litterafecit*jiMO. 

Credere  me  tamen  hoc  oculo  rendente  negarti * 

Mei  mihi*iam  didici  fic  quoque  poffe  lo  qui. 

S.  Girolamo  fcriuendo  a Leta  in  proposto  d’infegnar  la  Grammatica  ad 
vna  fua  figlioletta, la  configliò  ad  ingegnarle  i primi  elementi  più  con  cen- 
ni che  con  parole*  formando  le  lettere  di  bofio * ò d'ebano  con  i loro  propri j 
nomi  accioche  con  quelle  giocando  f offe  l’tfiejfo  gioco  fua  eruditiòne * non 
foto  tenendo  l’ordine  delle  lettere * ma  tra  fe  confondendole  per  meglio  ha 
tter  la  loro  cognitione . Si  poffono  anco  formar  le  lettere  congedi*  e mo- 
ti di  tutto  il  corpo  * ponendo fi  in  varie  guife  ad  effe  lettere  filmili  ; dettai 
qual  cofagià  ne  fù  formato  vrì'alfabettOydi  picciole  figure  in  rame  inta- 
gliata# poi  Rampate.  Con  f empiici  lettere  m tutte  le  lingue  fono  fiate  ac- 
cennate diuerfe  cofe  . I Greci  hebbero  cinque  lettere  mifteriofe  1%  con  la 
quale  l’humana  vita  dinotauano  * che  fù  muentionedi  Titagora  Samio  * 
che  diffe  la  linea  inferiore  dimoRrare  la  prima  età  non  ancora  accollata 
alla  virtù * nè  al  vitto  * la  quale  nell9 ado le/cen^a  ritroua  due  Rrade  l'vna 
erta  & ardua  alla  parte  deRra  che  conduce  ad  vn  fine  virtuefo  e beato  } 
V altra  dalla  finiflra  piana  e facile  > ma  che  finifee  nel  vitio * e nella  perdi - 
tione*della  quale  diffe  Terfio: 

Et  ubi  qua  Samios  diduxit  litteraramos 
Surgente  dextro  monflrauit  limite  calltm. 

Et  Jopra  e fifa  Virgilio  compofe  quefio  bell’epigramma: 

Luterà  Tytbagor#  difermine  fetta  bicorni 
Human#  vit#  Jfiecimem  prxferre  videtur. 

Tfam  via  virtutisdextrum  petit  ardua  callem * 

Hiffieilemque  aditum  primum  jfcettantibus  offerta 
Sed  requiem  pmbetfeffis  in  vertice  fummo . 

Molle  ofientatiter  via  lata*  [ed  vltima  meta 
Tr&cipitat  capto s*voluitque  per  ardua  faxa . 

Di  che  parla  anco  Cicerone  nel  primo  libro  de  gli  Officij . E diqueftaavh 
co  ìntefe  il  Tetrarca  quando  diffe: 

Vo  ripenfando  ou'io  la(fa3l  viaggio 

Da  la  man  deRraych9à  buon  porto  aggiunge. 

La  lettera  © theta  era  fegno  di  mcrte*percbe  ella  f off e cerne  da  vn’arma 
pel  me%o  trappaffata : E perciò  i Giudici  la  poneuano  dinanzi  à i nomi  de9 
eiyche  à morte  condennauano * accennando  con  effa  tuli  mo  fupphcto* 
Di  che  tratta  l’^utor  de9  prouerbi / opra  quello  © pr#figere:  E Terfio  difi 
JfezEt  potìseftnigtu  Vitio prfifigere  tbeta.il  T.  detto  dagli  Hebrei  Tbaur 


Parte  Seconda.  f i9 

f à (imbolo  detta  Croce  di  1^.$.  E fi  legge  iu  EgecbieUei  Tranfi  perme-**»' 
diam  ciuitatem>& figna  Tbau  in  fronte  virorumgementtum9&  dolenti  ft. 

Con  Va,  & con  l*m  loro  prima>&  vltima  letterali  principio , & il  fine^ 

<f alcuna  co  fa  figmficauano } e perche  Iddio  è origine 9e  fine  del  tutto , per* 
ciò  Chriflo  S.T^difcfteffo  diffeiEgofum  Mpha>&  Omega,primus>& 
uiffmu$9principiurh9&  finis;  per  dimofirarc  lafua  eternità . E Dante  : , . 

Lo  ben,  che  fa  contenta  quella  corte , ^ 

jtlpha  &Oèdi quanta (crittura 
Mi  legge  dimore  lieuemente9ò  forte. 

Econ  le  loro  greche  lettere  ancora  fignificauano  i loro  numeri ; il  che  noi 
facciamo  con  particolari  caratteri  aritmetici . Ma  i Latini * come  noi  anca» 
va,  uf arono  alcune  poche  lettere  per  e^reffione  de’ numeri;  come  lai. per 
uno  VV.  per  cinque , VX.  per  diece  ,l’L.  per  cinquanta . La  C.  per  cento, 
la  D.per  cinquecento , l* M.  per  mille . Effendo  Hata  dal  fulmine  che  per- 
coffe  la  ftatua  d’Mgufto  cancellata  la  C . prima  lettera  delfuo  nome  C&- 
far , perche  quella  C. lignifica  cento  differogli  Indouini , che  pià  di  cento 
giorni  non  v iuerebbe.  V Mio  fio  uolendo  effìmere  Vanno  mille  quat- 
trocento ottanta  della  noSìra  redentione , diffe: 

Che  vent’ anni  principio  prima  haurebbe 
Che  conl’M.  eco’lD.foffe  notato 
Vanno  corrente  del  verbo  incarnato. 

E Dante  all’incontro  dicendo  che  uenirà  tempo 

*]S[cl  quale  vn  cinquecento  ducei  e cinque  Purl'll\ 

Mejfo  di  Dìoanciderà  lafuia  , 

E quel  gigantesche  con  lei  delinque . 

Volle  dire  che  lenirebbe  un  Vrencipe9e  Capitano  d'efferciti  cioè  un  DVX 
accennando  co’l  cinquecento  la  D • co’l  cinque  l*V.  e co’ l diece  l’X.  Et  al*  Par*d.  i$* 
troue  volendo  dire  che  vno  bauea fatto  poco  bene9e  molto  male,  diffe  che 
yedraffifegnata  con  I.la  fua  boutade.  Quando’ l contrario  fegnerà  un’M . 

Con  le  quali  lettere  alcun  tal’hora  s’è  prefo  piacere 9 con  unanóua  Cabala, 
di  predire  vn  diluuio  Vanno  1567.  Etilgiudicìo  vniuerfale  nel  161$. 


D ■■■—  5 e©  I 1 

1 I V . $ 

L ■ ■■.■■■  ■— — - 50  D — — $09 

V  5 1 — — . 1 

V — $ C — 1 ■ * ioo 

1 i I x 

V  — 5 V — r 

M.  “ ' 1 ■ 1 000  M.  ~ 1000 


15^7  \6I s 

7y  2 1 Romani 


54®  Dell’Arte  de5  Cenni, 

1 Romani  ne i giudici/ ufarono  l’^i. per  ^ibfoluo;la  C.  per  Condmno\t 
le T^L.per  non  liquet;ér  7{.D,neci  datum.  S.T.qJ{.  per  Senatus,Topu- 
lufqueRomanus;  E molte  altre . E fcriueuano  alcuni  de'  loro  prenomi  con 
ma  lettera;  altri  con  due;&  altri  con  trè;come  fi  vede  nell3 antiche  meda 
glie,e  ne  i loro  uetufb  epitafi.  Di  che  fanno  menttone  Vlutarco,Sofipatro, 
Donato, e Trifciano  . E Valerio  Trobo  ha [crntovn  libretto  De  Qcmano- 
rum  notis  intcrpretandis;che  con  motte  altre  note  è poi  flato  ampliato  da 
Tietro  Diaconoy  e V.  Manutio  ha  intorno  ciò  ancor  egli  alcuna  cofafcrit - 
lo.  Ne  gli  Epitafi  cue  la  breuità  era  neceJfariatcon [empiici  lettere  accen 
nauano  molte  parole,  come  nella  femmità  di  quelli  D . M.  S.  Dijs  manìbus 
factum . V . F.  Viuens  fecit.  H.M.H.X^S.Hoc  monumentum  hétredes  non 
fequantur>peY  efcludere  gli  altri  da  quel  fepolcro.  1 7^  ER.  T.XXXlP. 
ByET.  TuXXXV,  per  figmficare  quanto  fpaciodi  terra  à quel  fepolcro 
foffe  confacrata;la  quale  come  reltgiofa,non  poteua  effer  laucrata  : Onde 
nacque  quell1 drgutia  riferita  da  Macrobio , che  diffe  „ /iugufio,  il  quale  di 
Satur.  Ub.i  Vettio , che  haueua  arata  la  terra  dedicata  al  fepolcro  del  padre  y diffe  : 

Hoc  eft  patrem  colere  : e l'argutia  nafee  daWequiuoca  fignificatione  del 
verbo, colere',  che  tanto  fignifica  venerar  e guanto  coltiuare.Le  fopradet- 
te  lettere  adunque  [igni fi cau ano  : In  fronte  pedes  triginta  quatuor , retro 
pedestriginta  quinque,  e in  luogo  di  retro  altri  diceuano  in  agro:  della  fi* 
gnificatione  delle  quali  note  ben*  informato  Hot  alio  diffe  : 

Lìb.i.Sat.S  Vantalabo [cura,  'Njomentanoque  nepotì 

Mille  pedes  in  fronte, trecentos  cippus  in  agrum . 

Hic  dabatharedes  monumentum  ne  fequerentur. 

Di  che  fa  etiandio  ricordanza  Cicerone  nella  nona  Filippica,  yf areno  anco 
gli  antichi  alcune  note  per  diftintione  delle  forature,  che  fono  proprte  fi- 
gure formate  in  modo  di  lettere  ; per  accennare  la  ragiona3  alcuna  paro - 
Ztmol.lt.  i difentenza,  ò di  verfo . E ventifei  note , che  fi  appongono  à i verfi  fo- 

no deferitte  da  ifidor o, al  quale  io  mi  riporto; & à quanto  dicel* \Autcr  de9 
prouerbì [opra  quello: Stelhs  fignar e ,Ob  olo  notare . Ma  per  dir  ancora  al- 
cuna cofa  de'nofiri  leggifli,effi  panmétefi  feruono  di  diuerfe  ncteytt  abbre 
mature,  come  Lper  legge,  c.per  capo  $.per  paragrafo  ff.per  Digefto  C.  per 
Codice,  & molte  altre,  e gli  antichi  Ciureconfulti  molto  più  ne  haueano  » 
come  S.C.per  Senatus  confultum.R.T.  Rjfpublica  'P.RfPcpulus  Romanus . 
C.B^Cinis  Romanus  R.F.  Bene  fa  Cium.  V.T.Duntaxat  K.Caput . KK.  Ca - 
lumnid  caufa.I.E. Index  eflo.D.M.Dolummalum  ^iB.y.C.^ib  vrbe  con - 
deuet.  dita;& molte  altre;  le  quali  furono  poi  da  Giuflimano  ìmp  probibite;co- 
iuY  tnut.lt.  me  d ferino  nel  proemio  delle  Tandette;&  è riferito  anco  dal  Cuiacio  nel 

Itp.vli.  Mr#  dell*  off eruatmi;acciocbel*of curiti  loro  nonpartonfee  nelle  cofc^> 

- • * ' iella 


Parte  SeccHitki. 

iella  giuRitia  equivoco  alcunoycon  danno  delle  [empiici  perfine.  I nomi 
delle  femine  con  lettere  formate  aliar  ouef eia  fi  notavano}  forfè  per  ac- 
cennare che  cofi  fatte  fono  le  loro  arnioni . come  con  la  JV.  rouefeia  i M ? 

lier.  con  tir.  pupillare  con  la  j.  Caia:  di  che  ferine  Quintiliano.  Vfau  ano 
anco  gli  antichi  alcune  note  nella  militia , quando  dopo  le  battaglie  riuc - 
deuano  Eefier  cito, ponendo  inan%i  a?  nomi  de  vitti  laT.&à  quelli  de * mor 
ti  la  B.  & Con  la  K accennauano  la  pueritia  di  colui  che  era  defcritto  tra * 
foldati:&  haueano  anco  altre  figure  che  poneuano  a * nomi  de*  faldati  nel- 
le difiributioni  de  gli  fìipendij . Mtre  note,ò  Zìfire  vfarono  ancora  i Ro- 
mani , da  loro  chiamate  nota  littera } & anco  Intera  fingularia  } come  fi 
legge  di  Bruto , che  notaua  le  cofe  che  douea  fare  con  certi  fegniy  da  altri . 
non  int  e fi. Cicerone fcriuendo  à Q^y alerio ,dopo  hauergli  racccmmandati 
tutti  gli  amici  di  V.  Cufpioy  [aggiunge  che  nelle  altre  lettere , che  gli  feri - 
uerà  in  tal  propofito  gli  bafierd  poner  quella  nota , che  tra  loro  fono  con- 
uenuth&  infieme  autfario  che  fiadegli  amici  di  Cufiio.E  Curio  fcriuendo 
à Cicerone  lo  ricerca  à raccommandarloà  Sulpitio  fuo  [ucce fiore  de  me- 
liorinota.  E Suetonio  dice  che  Ctfarefcriueua  à Cicerone ,&  a*  fuoi  fami- 
gliavi le  cofe  più  fa  crete  con  alcune  note. Et  uA.Gellio  [crine  che  nelle  epi - 
flole  di  Ce  far  e fi  ritrovano  quadam  Intera  fingularia  > [en%a  legatura  di 
fillabe,  delle  quali  non  fi  può  formar  parola  alcuna . JinguRo  fcrifi ? à fuo 
figliuolo  che  douendo  pafiar  tra  loro  infinite  cofefegrete  , douefiero  ba- 
tter alcune  noteyin  luogo  di  ciafcuna  lettera  fcriuendo  lafeguente.Ma  al- 
tre pià  recondite  note  hanno  hoggidi  i Vrencipiycon  le  quali  delle  cofe  im- 
portanti auij ano  i loro  Jimbaf datori}  accioche,effendo  intercette  le  lei - 
tere>non fìanoi loro  fegretifcoperti.E  tra  l*altre bella  yffra è quella, che 
non  è conofciuta  per  Zjffray  non  da  colui  che  hà  la  contra^iffra } con  ì«lj 
quale  fi  puòferiuer  vna  cofa  , & farla  con  la  %ì] fra  dir  tutto  il  contrario . 
furono  anco  in  Roma  adoperate  altre  note , per  raccoglier  fuccmtamente 
tutto  quello  che  altri  velocemente  dettafie  youero  orando  difeorreffe  : il 
che  ferme  Tlutarco  efjerfi  vna  volta  fatto  nel  Senato  raccogliendo  in 
quesla  maniera  una  bella  oratione  che  face  Catone  centra  i congiurati  di 
Catiiina  : Et  è (crino  che  Ennio  ritrouò  mille ,e  cento  di  quefte  note,  e che 
poi  in  Roma  Tullio  Tirone  liberto  di  Cicerone  ritrouò  le  figure  delle  pre- 
pofitioni . £ dapoi  Terfannio  Eilargiro , & àquila  Liberto  di  Mecenate  ne 
formarono  dell*  altre:  E finalmente  Seneca  raccolfe  tutte  quelle  ch*er  ano 
già  fiate  ritrouate , & accrefciutele,  & ordinatele ,ne  face  un  Compendio 
fino  al  numero  di  cinque  mille . E perche  di  quefie  note  fi  fcruiuano  anco 
quelli, che  ne 1 Giudicij  notauano  fuccintamenie  gli  atti  publiciye  le  fenten- 
%e}quindi  iKfotan furono  denominati}  come  farine  Vlutarconella  Hit*-» 


j 4 t Dell'Arte  de5  Cenni* 

del  giovine  Catone . E Suetonio  dice  che  anco  Tito  Veffa filano  fi  dilettò  di 
raccoglier  con  alcune  fue  note  quello  che  altri  velocemente  diceffe  all’v* 
farina  de*  Notarili  che  Marciale  intefe  quando  diffe: 

Nec  calculator,nec  T^otarius  velox 
Malore  quìfquamcirculo  coronet  ve. 

'big  vem  Modellino  laf ciò  fcritto  coloro  che  con  note  fcriuono  gli  atti  de * Treftdi 
pupfd.fó . non  intenderli  che  filano  abfenti  per  caufa  della  Ejpublica.E  Taolo  propo - 
Te'd  Lucius ne  dubbio  9 ciò  è,  che  Lucio  T itio  [oliato  dettò  ilfuo  Teftamento  al 
TiiiuTff5-  'HPtaro><*cciocbe  connote  lo  fcriueffe,e  prima  che  con  lettere  [offe  rileua - 
dcmil  tefi.  {0  offendo  il  Tettator  morto, dimanda  fe  qnetta  dettatura  pojfa  vaierei  e 
conclude  che  sì j per  militare  privilegio . Sicome  adunque  congefti,òfemi - 
me  ali  ftr  spiti  ci  facciamo  intendere , cofi  con  alcunenote  tronche ,&  im- 
perfette potiamo  accennare  il  noftro  concetto  uà  che  allude  Dante  quando 
T&rad.i$t  diffe  : 

— — * Fien  lettere  mo%ge 

Che  noteranno  molto  in  paruo  loco.  Ma  di  pià  dico  non  foto  Carte  de* 
gefthe  de*  cenni  e ffer  alla  Grammatica  neceffariaima  la  Grammatica  iftef- 
faeffer  di  effì  getti  compoda  : poiché  rettamente  ejprmiamoi  nofiri pen* 
fieri  Con  getti, e con  moti  proprie  conuenienti ; de*  quali  chi  non  farà  peri- 
to,non  accordando  con  i concetti  i movimenti  del  corpo, non  altrimenti  di 
quello  che  facciano  gli  imperiti  Grammatici  commetterà  barbari[mi}efo 
leci[mi,e  notabili  dife or dan^e . Filoftratoad  un  certo  Hifinoncdi  Trage- 
dia,che  nel  dire:ò  Giove:  heuea  mofirata  la  terra, e neldircxò  terraihaue - 
uà  albata  la  mano,  dice  che  Tolemone  giudice  di  quel  giuoco  gli  diffe, [che 
hauendocon  la  mano  commeffo  vn  folecifmo,  era  del  premio  indegno  . Et 
alcuni  anco  benché  co* getti  non  dtfcordtno  dal  {nono  delle  parole , fanno 
però  i loro  moti  sgarbatamente  ò affettatamente , come  auiene  d* alcuni 
che  nel  loro  parlare , ò fenuere  non  hanno  givdicio  difaper  vfare  vmlj 
naturale \e  conveniente  imitatione.Svno  le  lettere  di  diuerfo  proferimen- 
to alcune  formandoci  nel  palato  elitre  nella  gola, altre  ne9  denti,  altre  sà 
la  lingua, & altre  ne  Ut  labram, onde  furono  dette  ò palatine,  ò gutturali,  ò 
dentali, Ò linguali, ò labiali ; e perciò  l*buomo  nel  formarle,  e proferirle  fà 
diuerfi  cenni  e moti,  qua  fi  prima  effrimendole  co*lgtfto,  che  conia  voce: 
Onde  alcuni  hanno  hauuio  opinione , che  i nomi  delle  cofe  non  filano  fiati 
pofli  à cafo;ma  che  fitano  naturali,  perche  proferendo  Tu,ò  Voi  facciamo 
con  la  bocca  atto  di  jfìnger  il  noftro  concetto  fuori  di  noi , e verfo  colui 
co*l  quale  ragioniamo', ma  dicendolo,  Me, e filmili , in  net  tttffo  raccoglien- 
dolo , etiandio  con  Fatto  della  bocca  dimoftriamo  d'intender  di  noi  Ììefft  ; 
ùkiQte,A*  Biche  tratta  */Ì*GcUìqì  Quindi  è cbeancoi  fordi  in  gran  parte  da  eJjomQ 
• .•  v - ~ amento 


Parte  Seconda.  543 

uimento  iella  bocca  iompredono  ciò  che  altri  parlaiE  Bartolo  haferitto 
che  Nello  de ' Gabrielli, d'^iugubbiOybench  e nulla  vdifftynondimeno,dal  in  R uh  f. 
mouìmento  delle  labra,  intendeua  il  parlar  degli  buomini  : i che  par  dtvtr.M* 
che  Dante  allude ffeyquandodiffe\i 

Mipinfervn  tal, sì,  fuor  de  la  bocca,  ?nrg;  i. 

*Al  qual* intender fuv  mettier  le  vifte . 

L'ifieffo  Dante  nel  Taradtfo  dice  che  ride  àgli  /piriti  beati  formar  le  let- 
tereì e tra  di  loro  faueUare  con  altri  cenni;  ciò  è in  quel  modo , che  in  aria 
colando  formano  gli  vccelli  boria  fmilitudine  d'una,  hor  d’un'altra  leh 
tcrtu  s c.i8. 

£ come  augelli  furti  diriuiera, 

Qua  fi  congratulando  à lorpaflura  » 

Fanno  di  sè  hor  tonda , hor  altra  fchiera  s 
Sì  dentro  à i lumi  fante  creature 
Volitando  cantauano,efaceanfì 
Hor  D.hor  l.hor  L.  in  fue  figure. 

Il  qual  concetto  tolfe  da  Filoffrato;oue  dice  che  Vliffe  rinfacciò  Talame- 
I de, che  non  egli, ma  le  gru  erano  Fiate  delle  lettere  inuentrici;  per cioches 
yolando  infieme  formattano  limaginid* alcune  lettere  : E che  Valamede 
gli  rifpofe,non  le  letter,ma  fi  ben  l'ordine  hauer  dalle  grù  imparatole  qua 
li  in  fchiera  ordinatamente  volano . Ma  yltffe  non  hauer  già  mai  potuto 
ciò  imparare  , poi  che  quante  nolte  egli  nella  guerra  s'era  in  tìettorre , in 
Sarpedone , ouero  in  Enea  incontrato , abbandonando  l'ordine  militare  > 
s'era  uilméte  dal  pericolo  fottratto.  Di  più  potiamo  dire  che  fe  i Gramma- 
tici non  haue fiero  faputo  la  virtù  de'  cenni , ne  anco  hauer ebbono  fapum 
formar  molte  parole.Come  per  effempio,cbe  l'qbbafiar  la  tetta  f offe  getto 
d'affirmatione,&  il  crollarla  di  negatrone  ; non  baurebbono  faputo  dire, -j 
annuere , & renuere , per  dir  di  sì, e di  nò  . E che  ilguardare  in  sùèatto 
j d'honore , & alTmgiù  di  vergogna,  non  batter tbbono  compotto /ufficio , e 
defpicioyper  konorarcye  per  vituperare.E  che  lo  flare  con  la  bocca  aperta 
f òffe  atto  di  bramar  alcuna  cofa,non  hauerebbono  detto  inbiare  k&redita - 
ti  aliente  per  defiderarla  grandemente , deriuando  quetto  verbo  ab  hiatu , 
eh' è i'iftefia  apertura  della  bocca . E che  il  batter  delle  mani  èfegno  d’alle - 
gre7X*>et  lL  fibilare  di  vituperio, non  hauerebbono  detto  nel  fine  delle  ben 
rapprefentatefauole:Paletey&  plaudite', nè  per  ingiuria, e fcherno  Tarn- 
quam  è f cena  ex'ibilatus.  Che  il  ridere  è fegno  d' allegrezza  * non  hauer eb- 
hono  detto  arrideo,per  fignificare  il  piacimento  d' alcuna  cofa; nè  irridere, 
per  beffare;  e deridere, per  ifchernire;e  denfor,ptr  lo  fchernitore . E che  il 
foffiro  è atto  di  dolore  per  lo  mancamento  (ielle  cofe  da  noi  bramate  \ non 

haue- 


534  Dell* Atte  de  Cenni, 

hauereb  botto  v fato  il  verbo  f uff  irò  per  de  fiderare,  come  ivsòGiuuenalc 
quando  diffe: 

Sufbirant  longo  non  uifam  tempore  matrem*  Et  Ouidio: 

Hk.i.  Hanc cufitfbanc  optat  folamfujfiratin  illam . 

Cefi  differo  : SuSulimus  manus\  per  ringraziar  Ùio'.anhelare,  per  gran*  j 
demente  defiderare;come  anbelano  & anfano  quelli , che  alcuna  cofa  bra - 
manoyonde  Cicerone  diffe:  Catilinamfurentem  audacia  ,fcelusankelan~  j 
tem>peflcm  patria  nefariè  molientem  . Tfè  bauerebbono  detto fubfanna- 
re  9 fe  non  haueffero  prima  faputo  come  co>l  nafo  fi  faccia  quefto  geflo  di  ! 
feberno . £ Pifteffo  fi  può  dire  di  molti  altri  gefii,  da * quali  i buoni  Gram- 
matici hanno  formato  bellif]imi,e  fignificantiffimi  vocaboli  : Il  cbe>dico9  | 
già  mai  fare  non  bauerebbono  faputo , fe  prima  la  nera  fignificatione  di 
quefti  cenni,  e gefii  non  haueffero  bene  inttftu . 


S)B  I 


-r 

Parte  Seconda.  545 

DE  I CENNI  DELLA  DIALETTICA. 

Cap.  Vili. 

Er  non  tralafcìare  alcun  membro  della  diuifione  fatta  , 
che  farebbe  gran  mancamento , dirò  alcuna  cola  della 
Dialettica, eh*  è l'arte  del  di  fiutare : la  quale  ò è nata - 
vale  , dall' buomofengf  arte  effer  citata , co'lfolo  inge - 
gno,  e lume  di  Tintura:  ouero  è artificiale,  formata  dì 
precetti  ; e quella  ha  tre  partì  : Za  prima  tratta  de9 
termini  incompleti  della  prima, e dellafeconda  inten - 
tiene , ciò  è de'  Tredicabili,e  de'Tredicamenti.  La  feconda  parte  è de' ter- 
mini complejfi , ch'abbraccia  Foratione,e  la  propofitione  di  che  tratta  A- 
rifìotile  nella  Veriermenia . E la  terza  parte  tratta  dell'argomento , eh' è 
di  quattro  fortiiò  fillogifmo  affoluto,e  femplice  feparato  da  ogni  materia ; 
del  quale  Arifiotile  tratta  nella  Trioraiò  fillogifmo  demofiratiuo,del  qua 
tenelTcfieriora  ; ò fillogifmo  probabile,  del  quale  nella  Topica  : ò fil- 
logifmo fo  fisico , ne  gli  Elenchi . Il  buon  fillogifmo  formale,  dicono  i Lo- 
gici, che  deue  coniare  di  figura,  e di  modo . Il  modo  è vna  debita  difio- 
fitione  delle  propofitioni in  quantità , e qualità:  eia  figurai  vna  de- 
cente difpo fittone  de * termini ; che  pare  il  ritratto  d'vna  bella  donna, nel - 
la  quale  apunto  fi  ricerca  condecente  figura,  egratiofimodi , che  fono  i- 
gefii,&  i fembianti  che  come  già  dicemmo, non  fono  altro  che  i noSìri  cen 
ni.Traglt  fillogifmi  i Logici  pongono  il  Tecmirion  eh' è fegno  infallibile, e 
co  fi  vn  concludente  cenno.E  l'entimema  è vna  forte  d'argomento, al  qua- 
le manca  la  maggior  e, ò la  minore  propofitione , raccolto  dal  verifimile,  c 
dafegni  ;epur fin  da  principio  habbiamo  detto  tra  fegni , e cenni  non  ef- 
fer differenza.  Ma  che  occorre  dir  più  cofeì  nonfùla  Dialettica  ifleffa  da, 

Zenone  capo  de  gli  Stoici  con  vn  fol  cenno  della  manoefirefja?  egli,vo - 
lendo  ditnoflrar  la  differenza  eh' è trà  la  Retorica,  e la  Dialettica;  per  li- 
gnificar quella, allargò  la  mano;  e per  accennar  quella, la  chiufe;v olendo 
inferiore, come  diffe  Cicerone  à Bruto, che  i fetori  più  largamente  parla-  Definii 

no,  & i Dialettici  più  riftr ett amente . E nel  libro  de  Claris  Qratonbus  , 
chiama  la  Dialettica  contra5Iam,&  aSlriftam  eloquentiam,tolta  la  me- 
tafora dalla  mano  ristretta  nel  pugno , e cefi  da  vn  cenno  : Enel  fecondo 
libro  de  Oratore , dicela  Dialettica  effer  vn'artt  muta , qua  fi  che  dir  vo- 
lere tacitamente,  e con  cenni  parlante.  E noi  parimente  chiamiamo  que- 
lla nofir'arte  eloquenza  muta.il  Tetrarca  fpiegò  il  concetto  di  Zenone  in 
que/ìo  modo: 

ZZX  Degli 


54*  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Degli  Stoici  il  Taire  aliato  in  [ufo, 

Tri  ef  dell*  Vtrfar  chiaro  fuo  diffidi  Zenone 
lama  cap  i Mojìrat  la  palma  apertaci  pugno  chiufol 

Simb.  6z.  'debili6  Boccino  deferiutndo  la  Dialettica  ci  dimoflrb  come  ella  d'inttro» 
nienti  di  mano,di  fegni, e di  getti  fi  ferua  dicendo: 

Die, rogo, qua  nam  es  tu? Dialettica  nuncuporjlla 
Quam  Tlato  fummum  apicem  difeendi  nominar. Ecquid 
Inftrumenta  manu  prafers?His  figna^notafque 
Edoceo  veri,&  falfi,atque  probabilis . 


z. 


QJf  A N- 


Parte  Seconda. 


547 


QVANTO  NELLA  RETORICA  SIA 
necefl'aria  l'arte  de’  cenni.  Cap.  1 X. 

E ben  pare  che  al  Retore9&  all'Oratore  fi  conu  e nga  pi  fi  il  mol- 
to  par  [areiche  la  breuità>non  che  i cenni;nondimeno  è pur  ve* 
ro , che  anco  nell'Oratore  la  breuità  è degna  di  commendalo - 
ne;  dicendo  la  legge  delle  dodici  tauole:Qua  cum  populo,quoe- 
quecum  patnbus  aguntur  modicafunto.  E Cicerone  [opra  e [fa  legge  dice: 
Breuitas  non  modo  Senatons  fedetiam  Oratoris  magna  laus  efì.T{on  e] - 
fendo  minor  virtù  dell* Oratore  il  dire  breuementemolte  cofey  che  il  trat- 
tar di  poche  copio[ amente . Gli  Oratori  di  Samij  con  lunghijfima  oratione 
fi  sformarono  di  pervadere  Cleomene , che  v ole ffe far  guerra  à Volicrate 
Tiranno:  a3  quali  Cleomene  riffrofc,  che  non  potendofi  raccordare  quelle 
cofe  y che  da  principio  haueano  dette , perciò  non  poteua  intender  quelle 
che  nel  memo  haueano  frapofte  ; ma  quanto  à quelle  che  bau  e ano  vltima- 
mente  tiarrate>egli  non  le  approuaua . Ifocrate  interrogato  ciò  chefojfe  la 
Retorica  rifpofe , effer  vìi  arte , che  fa  grandi  le  cofe  picciole  > e picciole 
quelle  che  fono  grandi . La  qual  Retorica  è grandemente  utile  e necejfaria 
m una  ben' ordinata  Rep.poi  che  ella  indi  Stintamente  ferue  alla  pace>&  al 
la  guerra:  E però  Catone  Superiore  foleua  dire , che  già  mai  non  farebbe 
flato  nè  ottimo  Senatore}nè  ottimo  Capitano, fe  infiemenon  foffe  fiato  et - 
timo  Oratore. E de'  Romani  Tacito  cofe  diffe  :Tfullus  magna  potentia  fine 
eloquentia  e fi  confecutus.  Tirrho  Re  degli  Epiroti  menò  f eco  Cinea  Tef- 
f alo  grande  Oratore,chefù  di  Demoflene  fcolareycon  i eloquenza  del  qua- 
le folca  Tirrho  dire  d'hauer  più  città  acquiate,  che  con  la  for^a  delle 
fuearme . E però  quefiarte  della  Retorica  fùmeritamente  da  Ennio  detta 
flexamma  > poi  che  ella  piegagli  animi  de  gli  auditori  in  qual  parte  vuol 
l'Oratore. Retore  la  cogmtwne  de 9 geftife  de 9 cenni y come  parte  princi- 
pale della  prononUatione  è f opra  modo  necejfaria  : E perciò  di  Tolimnia 
Mufa,della  Pletorica  muentrice>  diffe  Virgilio  : 

S ignat  cunffa  manu,loquiturTolybymnia geflu. 

Uà  la  Retorica  tr  è parti principali ,i9  Inuentionefl' Elocutione,e  la  Dijfo 
fittone  :Terche  deue  foratore  primieramente  penfare  con  quali  argomen- 
ti egli  voglia  comprcbare  la  fua  caufa ; e quelli  diligentemente  inuefìiga - 
tiyconfiderare  con  che  forma  di  parole,  e con  quali  ornamenti  egli  hà  da~t 
fpiegaxli;e  finalmente  con  qual9 ordine  debba  ciò  fare  : E veramente  non 
bau  Ho  altro  fine  che  diperfuadere;trècofe  à ciò  fare  gli  fono  neceffaric. 

z 2,  Trima 


$4$  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Wrima  commouer  gli  animi  degli  auditori  ò d mifericordia,  ò à /degno  , à 
ad  odio,  ò ad  amore , fecondo  che  alla  cauta  fi  conuiene  ; nella  qual  co/olu 

dice  Tullio  che  regna  f oratione;  e quefia  parte  à gli  auditori  s'afpettaf 

Toi  deue  foratore  nel fuo  dire  dimoftrarfi  vn'huomo  da  bene , acciò  che 
gli  fia  hauuta  fede  e quefia  parte  riguarda  il  rnedefimo  Oratore  : e però 
Cicerone,  Quintili  ano,} [doro, e gli  altri,  che  dopo  loro  hanno  fcritto,dif~ 
finiendo  f Oratore ,d\ fi ero  eh' è vir  bonus  dicendi  peritasi  di  modo  che  in^> 
lui  èneceffarianon  folamente  l'eloquenza,  ma  la  bontà  della  uita  an- 
cora : onde  chi  è eloquente , e non  buono  non  è degno  del  nome  detto* 
ratore^j  . Finalmente  bifogna  comprobare  la  caufa  con  [officienti 
argomenti  -,  e quello  è proprio  della  caufa  ifieffa  : Ter  cicche  ficome  nel 
gmdiciofono  ne  cefi  ariamente  foratore  , l'auditore , e la  Caufa  -,  così  la^> 
commotion  de  gli  animi  degli  auditori , la  bontà  della  ulta  dett  Oratore,  e 
gli  argomenti  della  caufa  fono  neceffarij:  Enonbafiail  ritrouare,fefiri - 
mere,&  il  difporre  gli  argomenti-,  ma  bifogna  faper  ancora  in  che  manie- 
ra fi  deuono  f\ piegare ; il  che  gioua  molto  à far  parer  forationeuera,  e fin- 
cera, che  morata  chiamano:  Tercioche  non  è dubbio,che  f ifleffa  cofa  in^ 
diuerfi  modi  portata, pare  tutta  diuerfa,e  fp effe  uoltefà  diuerfi  effetti  fuc- 
cedere  : onde  i precetti  dettattione,e  della  pronontiatione  oratoria , cht^j 
nella  uoce,  e nelgefio  confidano,  fono  tanto  neceffarij,  che  quefia  parte  fìt 
da  Cicerone  chiamata  eloquenza  corporale  : Terche  ficome  il  trouare , il 
parlare,  & ildifponerefcno  ufficij  principalmente  dettammo  ; cesi  il  prò - 
nontiare  con  uoce,&  con  moto  del  corpo  conuenìente,al  corpo  s'afpetta-  ; 
Et  hauendo  foratore  due  [enfi  per  oggetto , ne*  quali  egli  deue  ber  faglia- 
re',gli  orecchi,  e gli  occhi  -,alf  udito  da  fodisfattione  con  uoce  chiara  efoa- 
ue',&al  uedere  con  moto  conueniente  di  tutto  il  corpo-,  per  li  quali  duz_j 
[enfi, come  dice  Quintiliano, ogni  affetto  penetra  negli  animi . Quefia  par- 
te del  moto, e del  ge  fio  dett Oratore  ha,  come  dice  *Anslotile  nella  Retori- 
ca, [opra  ogni  altra  cofa  forza  grandtfiima’,  e Quintiliano  la  chiama  la  ui- 
ìn Oratore , ta  dett  orati  one.  Cicerone  dell'importanza  di  quefia  attione  parlando  dice 
alcuni  infanti,  cioèrozb  &inefperti  parlatori,  per  la  dignità  dett  attione 
bauer  confeguito  laude  d'eloquenza ',  & altri  dotti  parlatori  perladefor - 
mità  dett  attione  effere  flati  riputati  infanti:  E peròragioneuolmentcs 
&tlla  vita  F>smofiene  bauer' attribuito  att attione  le  primeve  feconde,  e le  ta%e  par- 
di Demo/t.  tl  ^1  dire . Gneo  Lentuio  (come  ferme  T lutar  co)  per  la  fola  dignità  della 
fua  attiene  fu  connumerato  tragrandi  Oratori-,  e Demade  uguagliato  à 
Demo{ìene,& Hortenfio  à Cicerone’, il  quale  nell'Oratore  fà  dire  à Grafi o » 
che  f attione  fola  nel  dire  fignoreggia-,[enza  la  quale  non  può  efier' alcuno 
P}&  Sommo  Oratore  • JtriftotiU  nella  Retorica  dice , che  al  fuo  tmponiuno 


Parte  Seconda.  j49 

hauei  trattato  della  pronontiatione,  & egli  poche  cofe  ne  dice . E l'auto- 
re ad  tìerennio  fcriue,che  alcuno  della pronontiatione  non  hauea  dUigen  Lib  1 1. 
temente  fcritto:  Ma  Quintiliano  ac  curatiffim  amente  difeorre  intorno  tut- 
te quelle  cofe, eh' ad  una  conueniente  anione  fi  richiedonoideìla  noce  quan- 
do debba  effer  grande , quando  picciola , e quando  mediocre  ; e come  il  fuo 
tuono,  eh1 è ò acuto,  ògraue,ò  meccano  fi  debba  uariare , e che  numero  fi 
debba  ufare:  Ma  il gefio  e moto  del  corpo  è parte  principale  della  pronon - 
tìationefia  quale  (come  dice  l'autore  ad  Herenniojè  una  gratiofamode-  ^ 

ratione  della  noce, della  faccia, e del ge  fio:  E fe  bene  in  ciò  hà  gran  parte  ior  ‘ * u'im 
la  datura, come  lafciò  ferino  ^irtftotile,  e fà  da  Cicerone  nell' Oratore^ 
confirmato,  dicendo  effer  nell'anione  una  mirabil  forga  data  dalla  ISfatu- 
rafi'arte  nondimeno  in  ciò  non  è da  {pregiar  fi',  poi  che  emenda >c  corregge  jye  Cra/m 
la  7s {atura  cattiua , come  attenne  in  Demofiene  ; e labuona  facilmente  ri-  uh.  i. 
duce  à gran  perfettione,come  fucceffe  in  Cicerone ; il  quale  ciò  approuan- 
do  fcriffe , cheimoti,e gli  effercitij  della  uoce , delio  fpirito , ditutto  il  cor- 
po ideila  lingua  iSìeffa  hanno  bifogno  di  arte,  e di  fatica’,  poi  che  non  è me- 
no uitiofa  neU'Oratore  la  difeordanga  de9  mot:, che  fin  quella  delle  parole  : ub.$  r.4. 
Onde  Quintiliano  diffe  : Quod  metrum  in  ver  bis,  modo  rithmus  etiam  in 
corponsmotu  efi.  Et  in  un'altro  luogo  diffe-, che  f e il  gefio,  & il  mito  di- 
feorda  dall'oratione , dicendo  allegramente  le  cofe  dolorofe , ò affermando 
alcune  cofe  co'lgefto  di  negatione,non  folamente  le  noUre  parole  manche- 
ranno d'autorità,  ma  di  fede  ancora.  Eia  parola  ifleffa della pronontìa- 
tione  dimofira  come  dalla  uoce,  che  fi  pronontia , e dal  gefio  ; eh' è l'anione 
del  corpo  ella  fia  formata  : E però  del  gefio , come  parte  neceffarijfimau 
deue  l'Oratore  hauer  cognitione . E perche  bora  quefi'arte  geftuofa  non 
s'infegna,nè  s'impara  >per  ciò  non  fi  trottano  quegli  Oratori  fumo  fi  che  fio- 
rirono appreffoi  Greci, & appreffo  i Promani,  che  prudenti ffimi  quefie  co- 
fe ben'mtcfero>&  offeruarono.  Variandogli  Oratori  moderni  pojfono  del- 
la caufa  fottilmentc  decorrere', ma  i Giudici  fianchi  d'udire  con  noia, e ccn 
fatica  difficilmente  refiano  per  fu  a fi.  É neceffario  ch'ogni  affetto  diuenga  ti&.i  1 fi 
languido (dicea  Quintiliano) fe  dalla  ucce,dalholto,e  da  quaft  tutta  la  ài- 
fpofitione  del  corpo  non  farà  infiammato  . E fe  gli  Hifirioni  rapprejen - 
tandole  faucle  fono  da  noi  con  diletto  affollati , facendoci  tal' bora  alno- 
Siro  difpetto,come  à loro  piacer  rìderei  piangere  ancorché  noi  fappiamo 
€he  recitino  cofe  [alfe , le  quali  fenga  larapprefentationenon  harremmo 
pacienga  di  leggere  che  crederemo  douer  fuccedere  quando  udiremo  una 
perfonagraue , edegnadi  fede  à parlare  co'lmzdefimo  artificio  dì  cofe. 
aere  ? farà  fenga  dubbio  tanto  maggior  conmotione  l'Oratore , che  l'Hi- 
élìtot  j quanto  quello  hà  più  annerita } che  qnefto  j e quanto  piu  fi  {li- 
mano 


540  Dell’Arte  de’ Cenni, 

mano  le  cofe  nere , che  le  menzogne.  Quelli  che'  infognavano  à gli 
Oratori  l'arte  de * getti,  cerne  parte  della  pronontiatione , Valettrici 
erano  detti  per  tettimonio  di  Quintiliano -,  l'officio  de3  quali  era  infe - 
gnare  un  condecente  gefio  , e moto  del  corpo  cioè  che  le  bracci  tu 
foffero  rettele  mani  non  indotte, nè  rutticke;  nonio  flato  del  corpo  inde - 
coro', non  ignoranza  nel  mouer  de  piedi', nè  che  il  capo, ne  gli  occhi  difeor - 
daffero  d' alcun' altra  parte  del  corpo . E quelli  cb' erano  maefiri  di  formar 
ben  la  voce  Vhonafci  erano  detti', e quell'arte, Vhcnafcia.  Gli  Oratori  fi  co 
me  hanno  da  i Toeti  imparato  di  ornatamente  parlare ,cofì  dagli  Hifìno 
ni  hanno  apprefa  l'arte  de'  getti, eh' è,  come  dicemmo , parte  principale^ 
della  prononciatione:dell' importanza  della  quale  trattando  Valerio  Maf- 
0 finto , dopo  hauer  detto  che  Hortenfio  pofe  maggiore  ttudio  nel  moto  del 
corpo  , che  nell'ifieffa  eloquenza,  [oggiunge  che  non  fi  fapeuafe  con  mag- 
gior d<  fiderìo  gli  huomim  concorrcffero  quando  egli  oraua  per  vdirlo , ò 
per  vederlo , in  modo  alle  fue  parole  il  [no*  affetto  ,&  il  fuo  affetto  alle 
parole  cermff  oli  nano ;e  che  Efopote  Bjfciofamofi  Hiflrionì  mentre  Hor- 
tenfio dìffutaua  le  fide  caufe , ffeffe  volte  fi  poneuano  nella  corona  degli 
auditori  per  imparar  nel  foro  quei  gejìi , che  effi  doueano  poi  nella  fienai 
rappri Tentare . E Quintiliano  ferine  che  , confettando  Ej chine  di  none fi 
fer  [ufficiente  lettore  degli  ferini  di  Demofìene,  hauendo  prouato  T acer- 
rimo vigore  de  gli  occhi  di  quello  , la  terribile  grauità  della  [uà  facci  au , 
F accommodato  fùono  della  [ua  voce, e gli  efficaciffimi  gefìi  delfuo  corpo 9 
difje  à coloroycbeyvdendo  à legger  le  or ationi  di  quello  ttupiuano‘,che  co- 
fa  diri fteffe  lui  medefmo  hauette  vditofEt  è fcritto  che  tal' bora  Cicerone 
e Rofcio  contendevano,  facendo  prona  fe  vn  concetto  poteua  da  I{ofcio  e fi 
ferpiu  volte  con  diuer fi  getti  rapprefentato , ò da  Cicerone  con  differenti 
parole  ff legato*  Demofìene  hauendo  primieramente  con  imperfetta  attio - 
ne  orato, fu  cofi  poco  grato, che,  come  ferine  Vlutarco,  differato  deliberò 
w d'abbandonar  lo  fìudw  dell'eloquenza  , & attenendefi  dal  foro  fi  ritirò 
nelVireo: Ma  poi  rìprefo  da  Eunomo  Tra  fio, eh' egli,  il  quale  banca  t'ora- 
none  fimile  à Tericle , tteffeà  quel  modo  nafeotto , di  nono  ritornato  al 
foro, fu  ancora  ffrezgato’,mapoi  non  giouandogh  l'eff  er citar fi  n vn  gran- 
de fpecchio,  ammaeftrato  nell'arte  de' getti  da  Satino  Httnone, cometa 
Tlutarcofcriue,eda  Andronico  come  afferma  Quintiliano , quafi  vn' al- 
tro diuenuto,conbella,e  dotta  anione  or  andò,  fù  tra * Greci  Oratore  pnn - 
cipaltffimo‘,e  tanto  con  l'arte  acquifìò  che  Pai.  Maffimo  lafcw  di  im  fent - 
to\Alttxum  Demvflhenem  mater, alteruminduftria  emxa  ettiVlmto gio- 
vine in  vna  fua  Epittola,che  ferme  al  nepote, dice, che  fi  bene  fono  più  ve 
hementi  le  cofe  che  fi  leggono , nondimeno  più  internamente  ripofano  nel - 

t animo 


Parte  Seconda.  $ $ r 

Panimi  quelleyChe  dalla  pronontiacioneydal  volto>dall'babito,e  dalgeflo 
di  colui  che  parla  vi  fono  impreffeiE  benché  egli  parli  dfquanto  maggior 
efficacia  fia  la  voce  viua>  che  la  fcrittura  : nondimeno  fi  vede  che  quefta 
energia^  fov'ga  è da  lui  confiderata  in  quefti geftiy  e moti  del  corpo • Do- 
ucndo  P Oratore , come  habbiamo  detto , commouere  l* auditore  co'i  mego 
delPvditOy  e della  veduta , alPvdito  fodifà  con  voce  chiara  efoaue , & al 
vedere  con  vn  conuenientemoto  di  tutto  il  corpo  : E fe  bene  gli  orecchi 
fono  Pinfir omento  d'apprender  le  difcipline  ; efjendo  nondimeno  gli  occhi 
la  via  che  conduce  le  cofe  vedute  al  cuorcymaggior'imprejjìone  fanno  ne 
gli  animi  nofiri  quelle  cofeyche  vediamo , che  quelle  che  afcoltiamo . E pe- 
rir, Cicerone  fcriuendo  à emione  diffe%eJJerpiàtolerabiletvdire  le  cofe 
acerbe , che  il  vederle . Infomma  Parte  de'geftt  in  tanto  è commune  con 
la  {{etoricayin  quato  l'vnaye  P altra  dimoftra  i cofìumiyegli affetti  nofiri:E 
fi  come  Parte  gefìuofay  òfaltatoria  de  gli  antichi  ver faua  nelPimitationey 
e nella  demoflratione  delle  cofe  ; così  nella  Retorica  auiene . Eficomeit 
[nono  de  gli  flromentiì&  il  ballo  fiferuono  reciprocarnhe,  hauendoPvno 
gran  bifogno  dell*  altro,  così  il  parlare  fen^a  il  moto  del  corpo  > ò delle  fue 
parti, è affatto  infipido,& ingrato\douendo  con  quell'ordine  che  le  parole 
efeono  della  boccali  moto , maffmaméte  delle  mani,numerofamtti  accor 
dar fiv,no  altramente  che  facciano  ilfonatorey&  il  ballatore\altramÒte  di- 
feordado  ilfuono  delle  parole  dal  moto  de' geflijuc cederà  una  dijfonanga 
piuridicolofa  di  quello ,che  auiene  quando  alcuballafen%altpo,e  ferina 
mifura,e  fenga  punto  accordarfi  col  fuono . 1 fi  orate, [apendo  che  igefli,  & 
i cenni  non  fono  manco  neceffarij  nelle  renghi  ere  à gli  Oratori  y che  nelle 
feene  à gli  Hifirioni,  battendo  perduta  ma  lite , che  hauea  con  jlriSlcf on- 
te, per  P eloquenza  dell' Cuccato,  diffe  che  [e  bene  egli  hauea  miglior  fag- 
liala, il  fuo  auuer fario  però  haueua  hauuto  miglior' hifìrione  .E  anco  nc - 
ceffaria  que fidane  all3  Oratore  per  potere  egli  conofcere,  e far3  anco  cono - 
f cere  a'  Giudici  da  moti, e da*  cenni  del  Hjo  la  fua  cattiuità , Con  quefta 
cognitione  de'  moti , dt’gefti , e de'  cenni  l'Oratore  conofceanco  qnai'tm- 
preffione  egli  h abbi  a fatto  parlando  ne  gli  animi  de*  Giudici , & in  qual 
parte  poffa  fari  loro  affetti  traboccare , e più  facilmente  gli  animi  loro 
efpugnare.  E però  Ciceroneyche, come  Oratore  perftttìffimo  quefi'arte  dò * 
cenni  beniffimo  poffedeua,conofcendo  qual  mente  haueffero  i Vadri  con- 
feriti verfo  Catihna,  s'arrifcbiò  di  dire  : Quid  expetfns  autoritatem  lo- 
quentium, quorum  voluntatem  tacitotum  perfbicis  ? de  te  cum  quiefeunt 
probant,cum  patiuntur  decernuntycum  tacent  clamant . E ficome  il  buon 
medico  da'  moti,  e da*  cenni  dell* infermo  può  prefagire  la  vita,  ò la  mor- 
te di  quello  \ come  à fuo  luogo  dirò’,  cefi  P eccellente  Oratore  da'  moti , t 


j Dell’ Atte  de5 Cenni, 

da ’ cewwi  tó  Giudice  può  predire  al  Cliente  la  rittoria  , à la  perdita  de  fi 
la  caufa . E perfettiffimo  farà  ferapre  tenuto  quell1  Oratore , che  con  que- 
(t*artefomlmente  inueftigando  la  volontà  del  Giudice , e penetrando  nel - 
l’interna  parte  del  fuo  animo , potrà  anttuedere  la  viufeita  del  giudicio  , 
Sono  da’  fetori  ingegnate  molte  figure  da  loro  fchemi , e tropi  chia  mate; 
che  confiftono  più  ne’  cenni,  e ne’ getti  che  nelle  parole  *,  le  quali  ornano, 
& abbellirono  mar auighof amente  l'oratione:  Come  èllronia>nella  qua- 
le accennandoti  cti  Igeilo  tutto  il  contrario  di  quello  che  conia  voce  fi 
fronontiaffi  vuole  che  gli  afcoltatorì  credano  algefìo,  enonallavoce^. 
Il  Mifterifmo  eh9 è tifo  fimulato  ; qual  fu  quello  di  Tancredi  apprejfo  il 
Tuffo: 

Sorrifeil  buon  Tancredi  vn  coiai  rifo 
Di  fdegno,e*n  detti  alteri  hebbe  rifpoflo . 

V tAganattefi  eh1  è una  indignatane , che  fìfà  principalmente  co'l getto , 
come  quella  de*  Giudei;  Vah  qui  defiruis  templum  hoc.-L’Enfafi;  eh’ e vna 
tacita  for%a, e fignifican%a  eccedente  ilfignificato  delle  paroled’Energia, 
eh’ è una  efficacia , la  quale  co*l  me%o  del  geflo  crefce  uigore  alle  cofe  che 
fi  pronontiano  ; e molte  altre , che  per  breuità  bora  fono  da  me  trala* 
feiaie^» 


S il 


Parte  Seconda.  555 

D'Èri  CENNI  DELLA  POETICA; 

Cap.  X . 

Ora  uengo  à trattar  di  quella  %etoricatcbe  con  uerfi, 
e con  rime  è pofla  in  mufica , e Toefia  fi  chiama , 6 r 
infieme  de ' Tosti  ; i quali , s'egli  è nero , che  pano  da 
diuino  furore  agitati,  e che  Orfeo,  Mufeo , Lino , dT 
altri  antichi (fimi  Toeti  Teologhi  foffero  riputati  » 
perche  delle  cofe diurne  trattando,  il  nero  modo  di 
ben  uiuere  infegnaffero  ; e che  f come  fcriue  Tlato • 
nejfiano  una  generatione  diuinai&  babbi  ano  poter  d'infonder  la  loro  uir~ 
tù  anco  ne  i loro  interpreti , come  la  calamita  communica  la  fua  uirtà  di 
tirar  à fe  il  ferro  all9 altro  ferro , che  hà  tocco } fenica  dubbio  ad  efji  Toeti 
quella  diurna  fauella,che  con  cenni  fi  forma  è molto  conueniente;  & hanno 
con  i Vittori  gran  conformità , sformando  fi,  à gara  imitando  , deprimere 
con  i loro  cenni, e getti  gli  humant  affetti  Onde  i Toeti  Vittori  parlanti, 

& i Tittori  Toeti  mutoli  furono  da  Simonide  Toeta  nominati  i amendue 
di  cofe  noue  ingeniofi  rittouatori i effendo  vero  che 
— Tittoribus,atque  Toetis 

Quidlibct  audendi  femperfuit  aqua  potettas.  He?  inpttù 

Terò  di  quefii,  e di  quelli  bora  tratterò . Scipione  Mettelli  fcriuendo  aU 
l'^ircimboldo  Tittore,  e quefia  loro  fomiglian^a  particolarmente  deferì* 
utndo,  dice  tra  l' altre  cofe: 

In  ner  fe  noi  vogliam  ben  rimirare 
Sono  i Toeti,  & i Tittor  parenti, 

E vn'arte  ifieffafi  può  dir,  fan  fare « 

Canta  ilTcetai  bei  fini  correnti,  H 

E'I  Tittor  finge  vn  liquido  cr i fiali ó , 

Che  uà  irrigando  i fior  lieti , ridenti . 

L’uno  la  penna, l'altro  vfa  il  pennello 
In  dir  d'arme,e  d? amor ,e  di  fortuna  , 

Quefii  i color,  gli  inehieflri  adopra  quello . Et  Horatio  diffe  ancor  egli: 
yt  pittura  poefis  ertt . 

Il  Tetrarca  nel  Trionfo  dellaFama  chiama  Homero  Cap.  $ » 

Trimo  pittor  de  le  memorie  antiche • 

Et  in  un’altro  luogo  dice  che  più  uolte  batteria  indarno  tentato : 

L’aite  bellezze 

Jtaan  Tìnge» 


154  Dell’Arte  de’ Cenni, 

Tìnger  cantando.  E poi  foggiungt  : 

Tur  ardifeo  ombreggiar  hor  unajhor  due. 

Dante  fimi  Intente  9accopf)i  andò  li  infiemeydice : 

Qual  di  pennel  fu  mae/ìro,  ò di  fide , 

Che  rìtraheffe  l’ ombre y e tratti  cb'iui 
Mirar  furiano  uri  ingegno  fottile  ì 

in  fomma  tutta  ly eccellenza  di  cofioro  confifie  in  faper  rapprefentare  i 
propri]  cenniyi  gefli3gli  atti y & imoti , non  foto  in  vniuerfale  di  ciafcun*~> 
perfonayma  di  ciafeun' affetto  particolare  ancora ; di  che  fi  poffono  auerti - 
re  notabili  effempiiCome  nell* \Ar  lotto  ymentr e d* Olimpia  dice: 

Cie  deftaynè  dormendo  ella  la  mano 

Ter  Bireno  abbracciar  ttefeyma  in  nano, 
l^effuno  trouayà  sè  la  man  ritira  » 

Di  nono  tentale  pur  ntffuno  troua* 

Di  qua  l’un  braccioye  di  là  l'allro  gira  , 

Hor  Punashor  l'altra  gambaye  nulla gioua  > 

Caccia  il  fonnoil  timor, gli  occhi  aprcye  mira , 

7^on  uede  alcun. 

Ouidio  y raccontando  la  partita  di  Filomena  dafuo  padre  ] con  molti  getti 
binamente  efbrime  un  dolorofo  affettoydicendo  : 

Mandabaty  pariterque  fu a dabat  ofcula  nata , 

Met.f.  Et  lacrymA  mites  inter  mandata  cadebant . 

Vtpignusfideidextrasvtrafquepopofciti 
Interfeque  datas  iunxitynatamquey  nepotemque 
oAbfentespro  fe  memori  rogai  or eyfalutent 
Supremumque  vale  pieno  fìngult  ibus  ore 
Vix  dixit . Hor  atto, par  landò  de  gli  adulatori  de 9 Toeti,  dice  ; 

— *Clamabit  enim  pulckrè}benèyreftèy 
in  fon.  TPallefcet fuper  hisyetiam  ttillabit  amicis 

Ex  oculis  roremyfaliet,tundet  pede  terram.  Etil  Tetrarca: 

§en.$cft  Ella  fi  tacey  e di  pietà  dipinta 

Eifo  mira  pur  mey  parte  foffira  » 

E di  lagrime  honefle  il  uifo  adorna  l 

E da  molti  altri  così  fatti  luoghi  chiaramente  fi  conofce  y che  quanto  fin 
minutamente  fono  deferitti  gli  attiy  & i getti  > tanto  più  uiuamente  fono 
rapprefentate  auanti  à gli  occhi  noftri  le  paffioni\y  e gli  affetti  de9nottri 
animi ; in  modo  che  leggendo  ci  pare  di  uederley&  in  pittura  rimirandole 
ci  paiono  uiue  > e fpiranti . Quintiliano  de 9 Tittori dice  non  effer  merauu 
glia  [e quelle  cofe , che  confiftono  in  alcun  moto  hanno  tanto  di  forza  ne 


Parte  Seconda.  SSS 

gli  twinti Hùlìri, poiché  la  pittura, opera  che  tace, e fémpre  fili  f erma, i timo 
do  penetra  ne  gl'intimi  noflri  affettile  tal' hot  a par  cbtfuperi  Tifteffafofi 
%a  del  parlarc.É  però  ftcome  le  pitture  lafciue,&  irihonefte  partorisce  cal 
tini  effetti,  e perciò  Tiberio  Imp.  adornò  alcune  fue flange  di  figure  obfcc-  Tra»f$U  m 
ne,per  eccitare  in  sè  mede  fimo  quella  luffuria,che  il  tempo  gli  andana  le * tlut  Vlt * * 
uandofil  che  è da  S.Mgoflino  giuftamente  vituperatole  da  Tropertio  de - dì  c$u.dh 
teflato,  dicendo: 

Qua  manus  obfcenas  depinxit  prima  tabcllas , 

Et  pófuit  cafia  turpia  uffa  domo  : 

Via  pueliarum  ingenuos  corrupit  ocello  S, 

Nequittaquefua  noluit  effe  rude s . 

Cefi  con  molta  ragione  nel  fecondo  Concilio  Tfìcenofà  decretato, che  nel~ 
le  Chriftiane  Chiefefoffero  permefje  le  bone  sì  e,  e religiofe  magmi  di  de- 
sti Chri fio, della  B.V  ergine, e de*  Santi;  acciochetcome  dice  il  Sacro  Conci-  uff  t*. 
lio  di  Trento  , Honor  qui  eis  exhibetur  referatur  ad  prototypa,  qua  illa 
reprefentanr,  & à queho  modo  gli  buomini  excitentur  ad  adorandum  & 
diligendum  Deum;& ad  pietatem  col  end  am:  E particolarmente  comma * 
da  vt  procaci  venujlata  imagines  non  pingantur,nec  ornentur,&  probi - 
bffee  che  fia  in  alcun  luogo  pofla  alcuna  infolita  imagine  ,fe  non  farà  dal 
yefcouoapprouata  . E fe bene HoratioToeta ai  Tutori  anteponi  Toeti 
dicendo  : 

T$on  incifa  notis  marmora  publicis  lìè.+.Qd.e 

Ter  qua  fpiritus,  Ca  vita  redit  bonis 
Toft  mortem  ductbus.  E poifoggiunfe  : 

— Clariusindicant 
Laudes}quàm  Calabre  Vierides:neque, 

Si  Cbarta  fi l canti  quod  benèfeceris 

Mercedem  tulens . E /offe  dal  Tetrarca  feguitato  quando  diffe: 

Tenfate  voi  che  Cefare , ò Marcello,  Cen.%^ 

0 Taulo$od  Mfncanfoffer  cotali 

Ter  tncude  già  mai, ne  per  martello?  ' 

Tandotfo  mìo  quest* opere  fon  frali 

*Al  lungo  %ndar,ma'l  nojìro  {ìndio  è quello 

Che  fa  per  fama  gli  huomini  immortali*  E Lucano  diceffe: 

OSacer>& magnusuaium  la  bor, omnia  fato  lÀh.  $% 

Eripisì&  pupuits  aonas  mortaltbus  auum» 

La  pittura  però  effr  me  più  binamente , pitifacilmente  , e piti  uniuerfaU 
niente.cbe  nonfà  la  l3oefia.viuamente,percbe  fanno  piti  moto  nell9 animo 
noftro  quelle  cofe  che  ci  fono  rapprefentatc  auanti  a gli  occhi>che  non  fan- 

JLaaa  2 no 


j$é  Dell’Arte  de* Cenni, 

no  quelle, che  ci  paffanopergli  orecchi • 

. Segnius  irritantanimosdemiffa  peraurem , 

mr.wfoti.  /»»/■  ocuiìsfubietifa  fide It bus . 

Facilmtnteiperche  in  vna  occhiata  fi  vede  quello, che  fenoh  con  lunghe^ 
di  lettura  farebbe  comprefo . Emuerfalmente  ancora, per  che  la  pittu- 
ra è egualmente  intefa  da  tutte  le  nattcni , benché  di  linguaggi  differenti; 
il  che  non  auitne  nella  Toefia . E non  è molto  tempo  , che  vn  pittore  ceti 
pennello  ottenne  quello , che  con  tutta  lane  del  dire , non  batterebbe  mai 
alcuno  confegmto  : E [fendo  egli  alla  fìrada  fiato  da9  Ladroni  fualigiato  , & 
sbattendoli  attentamente  nella  faccia  rimirati  ;fubito  che  fu  dalle  . loro 
mani  liberato , dipinfe  del  naturale  le  faceti  loro , e portati  quei  ritratti 
alla  giu  fìitia, furono  i manigoldi  r iconof cinti ,è  caligati.  I valenti  Vitto - 
ri,e  Scultori, come  fu  Volignoto , furono  detti  Ethict,ciò  èrapprefentato- 
ri  non  folo  dell'effigie,  ma  de 9 cofiumi,  e de  gli  affetti  ancora  , il  che  fi  fà 
con  l'imitatione  de9  particolari  moti,egefit:Tale  doueua  effer  quella  ima 
g ine\di  M.  Laura, della  quale  il  Tetrarca  dice: 

Terò  che’nvtfta  ella  fi  moftra  burnite  9 
Vr omettendomi  pace  ne  Raffretto: 

Ma  poi  eh9 io  vengo  à ragionar  con  lei 
Benignamente  affai  par  cbem’afcolte 9 
Se  rifonder  fapeffe  a * detti  miei . 

Così  è da  creder  che  faceffeTimante  quando  nel  facrificio  tTlfigenia  di- 
pinfe Calcante  dolorato , più  mefio  Phffe , e molto  più  afflitto  Menelao , t 
non  potendo  maggior  dolore  rapprefentar  nella  faccia  del  Tadre  ^Aga- 
mennone, gli  coprì  con  vn  velo  la  fella,  accioche  gli  huomini  s'tmaginaf- 
fero  vna  eftrema  colamitofa  afflittèone , che  con  la  pittura  efprimer  non 
fi  poteua.E  perciò  con  molta  ragione  A teff  andrò  Magno  non  volle  che  la 
fua  imagineda  altri  che  da  Apelle  f offe  dipinta  » e folamentc  da  L fippo 
/ colpita  ; come  ferine  Cicerone  à Luccio  : Con  firmato  da  Horatio  quando 
dìffeu  : 

a&i.  Ip  \ Editilo  cauit  ne  quis  fe  pmttr  Apellem 
Vingeret,aut  altus  Lyfippo  duceret  Ara 
Fortis  Alexander  vultum  fimulantia 

E dice  vultum  ftmuiantta , ciò  è ritratti  del  naturale;  perche  chi  eccel- 
lente Vittore,  ò Scultore  flato  non  non  [offe  , hauerebbe  potuto  in  modo 
rapprefentar  la  fua  facctayche  non  magnanimo, e valor  fo, quale  egli  era , 
ma  timido,  e vitiofo  farebbe  flato  giudicato  . jt9  Totti  però  non  prohtbl 
che  di  lui  fcnuejfero;  perche  intorno  le  fue  lodi  errar  non  po  tettano  : ma 
U Vittore  con  poca  alteratme , può  far  parere dcbi  f[nHndtde9  cenni,  a 


Parte  Seconda. 

il  fifiognomia>vitiofo  colui, chyi  virtuofo:  E perciò  Vlutarco  nella  vita  dì 
ejjo  Me ff andrò  dice  : Et  Lyfippum  (cium  iubebat  Mexander  fui  imagi - 
nes  fabmari  : bic  enim  folus , vt  apparet , morcs  ipfius  ótre  indicabat,& 
vna  cum  forma  vìrtutem  cxprmebat . Gio • Battista  Marino  binamente 
de  ferine  vna  [aera  imagine  à queSìo  modo : 

Spirti  furo  i colori» 

V ombre ,e  i lumifurfenfh 
Eminifìrodivita 
Lo  fui,  con  culla  mano  imitatrice 
De  la  man  creatrice 
Questa  dmina  imago  ha  colorita ; 

Da  chiunque  la  mira  in  dubìo  vienfi  » , 

Viua  ben  par > ma  par  che  taccia, e penfu 
E Marnale  cefi  deferme  l'EcceUtnga  del  ritratto  d'Iffa  tignitela  di 
Tublio  : 

Tifi  am  Tublius  ex  primit  tabeUam 
In  qua  tam  ftmtlem  videbis  Iffam 

Vtfit  tam  fmilis  fsbi  nec  ipja  , j 

iffam  deniqne  pone  cum  tabella 
Uut  vtramqueputabis  effe  veram9 
Uut  vtramque  putabis  effe  piffiam. 

Seme  Uteneo  che  i Voeti  da  principio  inftituirono  alcuni gcBuofi  balli, 
per  porre  fotto  gli  occhi  le  figure  di  quelle  cofe,  oberano  da  loro  cantate; 
e fe  alcuno  poco  modeHamente  haueffefinte  le  figurerò  cantando  non  s'ha 
ueffe  accordato  coyl  ballo, era  riprefo,  e vituperato.  I Voeti  parimente  le  Nella  Reti, 
loro  potfie  al  popolo  tec\tauano>come  Urtft  etile  affermai  Vlutarco  di - in  Stlont. 
ce , che  Solone  venuto  in  Theatro  vdì  T effiide  Voeta  tragico , che  le  fue 
f auole  rapprefentaua  alTvfanga  degli  antichi . Dì  che  parlando  Horatio 
nella  Toettca,dtffe  : 

Jgnotum  tragica  genus  inueniffe  camene 
Dicitur3& plauftrts  vtxiffe  poemata  Theffis, 

Qua  canerent,agerentque  perun&t  facibus  ora . 

E così  dice  fi  hauer  fatto  Hornero;  e molto  tempo  dopo  à fuamitatione^j 
Virgilio  • Ma  poi  ritrouatofi  ilmodo di  rapprefentarle  fauole  co'l  me%p 
degli  Hi  linoni,  imitando  quelle  perfone,  che  fono  dal  Voeta  nelle  fauole 
introdotte , fi  imparò  à moderare  la  voce , & il  moto  del  corpo, fecondo  la 
conutnienga,  e decoro  della  cofa , del  luogo,  del  tempo,  e della  perfona,  e 
molti  antichiirattarono  della  voce,e  de*  geìli  de  gli  HiSìrioni;tray  quali  è 
dà  MiftqtiU  nella  Retorica  nominato  Glauco  Tm  « il  che  è da  Cicerone DtOraM.$ 

confiti  \ 


fjg  Dell’Arte  de’ Cenni, 

confmato;  dolendoti,  che  quell'arte  getiuofa  fojfe  da’  "Poeti  abbracciata;, 
e così  che  gli  Hiftrioni  f alleggiando  f off ero  della  verità  imitatori;  e gli 
Oratori, che  le  cofe  vere  tr*ttauano,l'haueffero  abbandonata . Ttà  gli  ec- 
cellentt  Wfirioni , che  qtiefì' arte  geHicidatoria  miglio  de  gli  altri  poffe* 
deffero,  fono  celebrati  Ejfcto  , & Efopo . E Cicerone  nel  fritno  libro  deU 
l'Oratore  li  chiama  chiari  Uifirioni:Ec  Horatio  all'vno  dà  tìtolo  di  dotto * 
& all'altro  dì grau e* 

lih.it  tp.i.  < Qua  grauis  oitfopus,qua  dctfus  I[pfcius agit. 

'hfel  recitar  le  loro  fattole  hebbero  gli  antichi  nella  [céna  folarùentti  ebo* 
ri;  che  erano  moltitudini  diqueHi,che  c anfanano, òfaltauano;niht  ut  tuo 
go  entrarono  gli  Hifìriom,  efaceuano  tré  forti  difalti  f cenici:  il  Tragito 9 
il  Carneo , & il  Satìrico:  e tré  lirici  Tirrhico , Ginncpedico,Hiporchemati - 
co:nelli  quali  j aitando , e ballando  faceuano  con  le  mani  diuerfe  figure , e 
OxcmtJUii  yarijgejh:  Comejrà  gli  altri, ferine  Giulio  TclluCe.Ne  i chori erano  Stro 
4 .«/.  14.  pbe,Untifirophe,  & Epodi,  ch'erano  forme  di  [altare,  ò di  ballare  à fuori 
dì  Lira . Quando  era  fonato  il  verfo  firophe,il  choro  fi  conuertitta  datine 
parte  deftra  alla  fimftra : quando  l'^ntiftrophe  dalla  fimfìra  alla  deflra  : 
quando  l'Epodo  fi  ritornaua  nella  prima  difpofitione  à ripofare.Delle  qua - 
a*  li  cofe , ea'altre  fìmilt  tratta  il  Giraldi  nel  fuo  Dialogo  della  Toetictu. 

1 buoni  Toeti  parlano  tra  di  loro  più  con  cenni , e con  gefti,  che  con  paro - 
le:  Il  che  fi  potrebbe  con  molti  tffempi  prouare . Ma  per  bora  quefio  fole 
Dants  nd  c*  bafterà:  Statio  Vocia, par  landò  con  Dante, ch'era  in  compagnia  di  Vir~ 
Vurg.c.i da luinonconofciuto,  e lodandolo,  egli  fi uoltòuerfo  Dante,  e 
con  un  cenno  gli  impofe  filentio  ; ma  non  petendefi  fempre  trattenere^ 
il  rifa , e*r  il  pianto  ; che  jono  i Jtgni , che  accompagnano  il  dolore U > 
e V allegrezza  , maffmamente  ne  gli  hucmini  , che  non  fanno  Simu- 
lare ; Dante  , cerne  fa  i'huomo  ch'aìcuna  cofa  accenna  , forrife Ls  ; 
onde  Stano  tacque \ e riguardando  Dante  ne  gli  occhi  ,donde  meglio 
fi  comprendono  gli  affitti  nt  fin, gli  dimandò  la  cagione  di  quefio  nfo:ma 
non  potendo  à lui,  che  ncenaua  che  parlaffe,& à Virgilio , che  gli  hauea 
impofio  filentio,  ad  vn  tratto  [odi  sfar  e;  con  un  fofpiro  accennò  quefio  fuo 
trauaglio  à Virgilio  ; dal  quale  ottenuta  licenza  di  fauellare , dicendo  à 
Statio  à'hauer  forrtfo , per  tffer  iui  prefente  quel  Virgilio  da  lui  celebra- 
to » e daU'ope*e  dà  quale  egli  die  eu  a d'hauer  imparato  à farle  fue  poe - 
fie;alThvra  Statio  fi  chino  per  abbracciare  i piedi  à V ir gilio;dal  quale  im 
pedito  fi  dirizzò*  isfel  qual  ragionamento  fi  vede  che  tra  quefii  Toeti  paf- 
farono  piu  cenni, che  paroleXofi  dice  Dante: 

Volfer  Virgilio  à me  quefìe  parola 

Con 


Patte  Seconda.  , 

« Con  vifof  che  tacendo  dicea  taci , 

Ma  non  può  tutto  la  virtù  che  vote. 

Che  tifo,  è pianto  fon  tanto  feguaci 
+4  la  paJ]ion>da  che  ciafcun  fi  f piccai 
Che  men  feguon  voler  no 9 più  veraci  • 
lopurforrifih  come  l'huom  che  amico  a; 

Ter  che  t ombra  fi  tacque %e  riguar  domini 
T^e  gli  occhhoue'l  fembiantepiù  fi  ficca. 

Con  molti  altri  ver  fi \ che  à quefii  vaptno  dietro. 


SS9 


j 60  .Dell’Arte  de’  Cenni  > 

'Su  » u ' ’K  % * 

COME  ÀLL'HISTORICO  SIA  NECESSARIA 
la  cogitinone  de  cenni.  Gap.  XI. 

HE  diremo  deli* Hi  fiorico  ? egli  pari  tanto  più  degno 
del  Toeta, quanto  che  non  hà  per  [oggetto fauole,  co- 
me quelli  hà3ma  rapprefenta  la  uerità  fen%afraude%e 
fenica  ingano,  e fà  come  in  un  lucidijjìmo  fteccbio  bre 
uemente  u edere  tutte  le  cofe  paffate , dalla  memoria 
dellcquali  9 con  la  cognizione  delle  preferiti,  Fhuomo 
faggio  può  antivedere  le  venture, e cofi  diuenire  com- 
Care,  de  piamente  prudente:  poi  che  la  nera  Hi  fioria  è tefiimonio  de 9 tempi, luce 
ora:.  i.  yCY\tà,vita  della  memoria , maefira  della  vita,  & ambafciatrices 

deli* antichità.  Ma  Iddio  noie ff e, che  gli  Hi  fiorici, fedelmente  fcriuendo  fi 
rende  [fero  degni  di  nome  co  fi  honorato,e  non  uolefjero  a Trencipi  adulati 
do  .riempire  ì loro  ferini  di  ridiccl&fe  menzogne  • Meff andrò  Magno  git - 
tòinun  fiume  l3Hi  fioria  à'^Ariftobulo , perche  era  di  molte  bugie  macd 
chiata.Tucidide  dice  che  Flit  fioria  d’Herodotoè piena  di  fauole.  Dionigi 
Halicarnafeo  riprende  lenouelle  di  Teopompo . Trebellio  èdaVopifco 
chiamato  mendace  .e  Cornelio  Tacilo  daOrofio . Valerio  Majjìmo  indri%? 
%ando  lefue  hifiorie  à Tiberio  7^erone,cheBiberio  Merone  perla  fua  vi- 
nolenta era  chiamato, nel  proemio  dell9 opera  fua  lodefcriue  per  un  fimo - 
faterò  di  virtù, e comefuo  Tiume  Finuoca , e F adora  ; e nel  progreffo  dcl- 
FHtfioria  facendo  jfeffo  menitene  di  Cefarc  fuo  auolo , e di  jlugufio  fuo 
padre, ampli  fica  con  manife  Ha  adu  lattone  le  virtù  loro . Scrtue  olimpio- 
Di  R<p.  lib.  doro, e Mar  fillio  Ficinofopra  Tlatone.che  quefio  grandi ffimo  Filo fo fa , è fa 
-1®*  hto  di  confondere  quefiì  due  uocaboli  Fauola.&  tìifiona. prendendo  mol 

te  uoltt  Funo  per  Faltro , per  inferire  ,1  che  ficome  lefauole  fono  per  la-i 
maggior  parte  canate  dall*  Hifiorie  : Cefi  gran  parte  delF  Hi  fiorie  hanno 
delfauolofo . E Giuuenale  fchernifce  gli  Hi  fiorici  perche  non  falò  dicano 
i •.  cofe  falfa.ma  incredibili  ancora, come  che  fiano  fiate  condotte  le  naui  per 

li  montile  le  carrette  per  li  marine  che  gli  efferati  habbiano  beuendo  lec- 
cati i fiumi . 

— Creditur  olim 

V eli ficatus ^ithos, & quicquid  Grada  mendax 
giudei  in  Hi  fioria  .con  firatum  clafcibus  tjfdem 
Suppofitumque  rotis  fohdum  mare,credimus  altos 
Defccifjc  amnes}epQtaquef lumina  Meda 


Parte  Seconda.  $6i 

TUnÌente\&  madidi*  cantai  qua  Soflratusalif* 
fritto  uer amente  grandiffimo  poi  che  per  teflimonio  di  VolibiOfCOme  un’a- 
nimale priuo  de  gli  occhi  è del  tutto  inutile , co  fi  è l3  Hi  fiori  a allaqualt^ 
mancala  verità  . Ma  molte  uolte  anco  occupandoli  pià  del  donere  nel - 
l'ampltficar  le  enormità , e crudeltà  d’alcuni  maluagi  {omini  frano  effem - 
pi  da  commette^  & efeufare  leJoro federatele y onde  Horatio  chiama  lt  3‘  ? 

nofifatte  Ibftorie  peccare  docentes.  V Hiftoria  è di  cofe  diurne ,natur ali9 
e^r  human  e ideila  prima  forte  fono  i libri  di  Mosèye  degli  Euange  li fti  del- 
la feconda  quelli  d’airi  fiatile  dell’ Wfioria  de  gli  animali  y e tutti  quei  di 
Tlinioie  della  terza  quelli  d3Herodotoydi  Liuicye  di  tati  altri.O  neramen- 
te che  l’Hfioria  è de*  tempiy&  è detta  Cronica ; ò de * luoghi, & è Geogra- 
fia^ di  profapiey  & è Genealogia ; ò d3attioniy&  è Hi flotta ,jLnnaliyCom- 
mentari.Et  à quello  modo  {piegando  l'Hiflorico  la  grandezza,  e la  poten- 
za delle  cofe  celefii , & immortali ; la  naturale  le  cagioni  delle  cofe  natu- 
rait,&  etiandio  i nobili penfieriye  le  memorabili attioni degli huomini,no 
è dubbio  y ch’egli  tratta  materia  degmjjìma  ZT  ampliffima  y e perciò  gli  è 
neceffaria  una  vniuerfale  ccgnitione  di  cofe ; poiché  hà  da  decorrere  in- 
torno quafi  tutte  l’Immane  occorrente . E veramente fe  Voratore  hà  bi- 
fogno  d’ una grande  intelligenza , effendo  il  fuo  officio  d’ogni  materia  pro- 
pofia  conuenientemente  parlare  y à fine  di  perfuadere  ; E fe  il  Toeta  par 
che  habbia  cbligo  di  trattar  di  tutto  ; che  prudenzay&  intelligenza  de  fi - 
der aremo  nell'  Hìftonco,ehe  hà  da  fcriuere  di  tutte  l’attioni  humaney  e di 
tante  cofe  naturalsye  diurne?  Egli  certamente  donerà  hauer  cognìtione 
della  Metafificaiperfaper  narrarle  cofereligiofe,e  celefii , occorrendogli 
molte  notte  di  far  mentione  de3  riti  di  frane  genti  y dì  diuerfe  religioni , 
d3here(ie,dipublici  voti, di  miracoli, di fupplicationiydi  fuperflitioniydì  fa 
crificij,di  [olennifefiiuitàye  d'altre  cofe  fimili.Della  Fi  fica  ancora  donerà 
eff?r  intendente  per  efprìmer  le  cagioniye  le  qualità  delle  cofe  naturatilo 
me  de*  terremotile*  naj cimenti  di  fiumi,  di  abìffamenti  dì  Città , f copri - 
menti  di  lfole9  naf cimenti  di  monfiri;e  difomiglianti . Donerà  anco  effer 
verfato  nelle  Matematicheyperckeglì  occorrerà  dire  alcuna  uolta  delL’Ec 
chjfiationi  del  S oleye  della  Luna , delle  cometey  delle  cagioni  della  care(ìia , 
e dell3 ab on danzale  d'altre  coft fatte  cofe  • Come  mufìco  potrà  riferire  fa- 
cri, e profani  concerti,  parlar  del  fuono  delle  trombe , e de3  tamburri  y de 8 
pifari , de’  timpani , e à'  altri  militari  infiromenti  cefi  fatti , e cerne  i loro 
(noni  s3  intendanogli  è la  prima  cognìtione  che  deue  hauer  il  faldato.  Co- 
me Geometraye  Cofmografo  parlerà  delle  di  ni  foni  de'  terrenìyfeparaticni 
de3  paeftyegiurifdittioniyde[criuerà  i luoghifie  città, i fi  imi  yi  murisi  laghi, 
le  palludifie  valli-,  parlerà  de3  fitti  montuofiye  de  piani, e di  cotali  cofe.  Co - 

Bbbb  me 


y<?ì  Dell’Arte  de’  Cenni 3 

me  Ermetico  dividerà  il  numero  de9  faldati, e renderà  la  ràgione,perChè 
il  Capitano  babbia  diuifalafuamilmain  pii*  [chi  ere,  e comete  umfee  ,e 
del  conto  del  denaro  per  pagar  l'effercitc,e  per  preveder  di  uittouaghe  , 
& di  fimi  li  facendo.  Delle  cofe  politiche, e pertinenti  aìla\ep,e  fio  gover- 
no,e del  reggimento  delle  Trcuincie.e  delle  città  molte  unite  hauerà  l’Hi 
Sierico  da  trattare, dìf correndo  in  che  maniera  co’l  buon  governo  lo  flato 
fiorì, e come  le  fue  buone  forme  fi  guafiarono,onde  lo  fiato  refiò  infetto  di 
quei  morbi  interni, che  al  fuo  interno  lo  ccnduffero , & in  che  maniera  fi 
pofjaunfrfìato  corrotto, e guafio  riformare  : bora  parlando  della  Monar - 
chiù,  bora  dello  fiato  degli  Ottimati , bora  delle  J{epubhche,e  come  que - 
fli  gna/ìando fi  ne  fucceda  hor  la  Tirannide , bor  la  Fattione  de*  pochi , & 
hot  la  Licenza  popolare,  e come  dalla  ccrruttione  dell*  uno  figeneriVal - 
tro',  e quifie  forme  di  dominio  fi  vadano  come  in  un  circolo  aggirando  , e 
riformando  con  un  perpetuo  rivolgimento, e come  per  una  ruota  per  que - 
ih  gradi  fi  vadanogli  flati  riuogliendo  , ciò  è di  pace , e di  abondanga,  di 
luffa  sdi  guerra, di  c are  fila, di  nr feria, e di  pace  , battendo  l’tfieffa  relatione 
Pubertà  alia  povertà, che  hà  illufso  al  lutto, e lapace aUa  guerra:  poiché 
ficame  la  lunga  pace  partorifce  l’abondanga  delle  cofe,  dalla  quale  rifulta 
là  diff cintela  , madre  della  guerra  : co  fi  la  lunga  guerra  cagiona  la  po- 
verta, che  poi  diviene  miferabtle  mendicità  , dalla  quale  è finalmente  per 
necejjità  prodotta  la  pace  , Molte  volte  ancora  bifognerà  che  l'Htsìorico 
tratti  de * penfieri  de  Trencipi,de  i difcorfì  del  Sonatoceli’ opinioni  de’ Con 
feglieri  di  fiatone  render  conto  perche  [offe  più  tofto  deliberato  di  far  que - 
Sìa  cofa^ebe  quell* altra,  onde  deve  intender  le  caufe  delle  dehberationi,  e 
per  confeguente  come  buon  politico  faper  la  vera  ragione  di  flato . Deh 
£ Etica  ancora  non  deve  efier  ignorante,  dovendo  fouente  rapprefentare  i 
co  fiumi, e le  maniere  del  umore  de  gli  antichi , e de’  moderni  popoli,e  Ics 
virtuofe  anioni  de’  Trenctpi,de 5 Capitani, de'Configlìtri,d’Mmbafoatori, 
e deil’iftejfé  città, e popoli,& anco  [piegar  i loro  vitÌj,diffolute,gTte,c  rihai 
dartele  deve  fapere  di  che  natione,di  che  età, e di  che  pr  feffione  filano  mi- 
gliori i Capitani, & ifoldatuDel  panìcolar  governo  Economico  farà  bene 
ancora  che  fin  informato,  hauendo  tal’ bora  à ragionar  del  padre  di  fami - 
glia, della  moglie, de* figlino  li,  de  faui,e  degli  baveri, e come  dalla  buona , 
ò dalla  mala  educatane  de’ figliuoli  rifatti  la  pace, e lafehcitàyò  la  tnife - 
ri  a, e la  dijcmdta  nelle  cafe,e  per  confeguente  difordine,e  confu fione  nella 
città',chenonè  altro  cbevnaraccolta  di  moke  cafe  inficine;  e comefeh'g* 
dìfiruggimento  delle  famiglie  fi  debba  far  [delta  de*  Joldatt,e  de’qualuSen 
%a  Grammatica  nonfapràfcrtuere,ne  ben  ragionare, Senga  Dialettica  no 
potrà  dtffimrCinè  difimgucrc,  nè formare, nè fcwghere gli  argomenti,  che 

faranno 


Parte  Seconda.  5 6 5 

faranno  fatti  da  un  Capitano  , ò da  vri  jlmbafciatore  ,nìi  trattamenti  di 
pace,  ò di  guerra . Se  non  farà  buon  fetore  non  f apra  formar  le  concioni  9 
principale  ornamento  dell'Hittoria,  nelle  quali  non  poche  uolte  bi  fogna, 
quaio  obliquamente, e quando  direttamente  decorrere  da  buon'oratore , 
à pervadere  ò diffuadere  quando  la  pacete  quando  la  guerra;hor  infiam- 
mare i faldati  à combattere, bor  temperare  iloro  tumulti,  & ammutina - 
menti, bor  confo  Urli, bor  raffrenarli',  non  uolendo  però  in  cìò  confeguirpiu 
laude  d’Oratore, che  di  Hittoricc ; di  che  Saluflìo,e  Liuìofono  da  Trogo , e 
da  Giufhno  nprefi*  E de’  Voeti  ancora  alcuna  uolta  l'Hifìorico  potrà  ba- 
tter occafione  di  parlare  raccontando  le  loro  ulte , & meoronationi , & in 
che  grado  furono  appreffo  i Vrencipi,  e da  gli  fleffìToeti  potrà  apprender 
molti  ammaeflr amenti, per  eff>r  tra  di  loro  molta  conuenien^a.  Mafopra 
tutto  donerà  effer  dell’arte  fua  peritocele  è dello  fcriuer  fattorie;  lichen 
confeguirà  con  l'accurato  ttudio  de * migliori  H itterici,  perciò  che  ninna-* 
cofa  può  fen%a  imitatione  effer  perfettamente  fatta;e  gn  farà  di  molto gio 
uamento  bau er familiarità  dì  buoni  faldati, e di  valorofi  Capitani, da'  qua 
li  potrà  intendere  molte  ccfe  alla  militia  pertinenti. La  cogmtìone  poi  del- 
le artifattiue  è aU'Hifìonco  più  che  neceffaria , poi  che  molte  uolte  done- 
rà fcriuere  non  falamente  del  Lanifìcio, e di  tutta  l'arte  tcfjìtrice,  ma  dy ti- 
gni forte  di  fìmil  lauoro,e  mercatantia , co’l  me%o  delle  quali  fi  rendono 
populate , e ricche  le  città  . Della  gnerratch’è  quafì  il  prìncipal  f oggetto 
deli'humana  Hi  fioria, egli  donerà  effer  ben  informato, per  faper  de fcriuer 
le  mofìre de  faldati, le rajfegne,le cattrametationi,  l'occupar  dei  luoghi 
opportuni,  il  condurgli  efferati,  e perche  foffe  collocata  la  caualleria  in 
un  luogo, & in  un'altro  la  fanteria , & altroue  piantata  l’artiglieria , gli 
affalti,e  le  difefe  delle  fortezze,? ordinar  l'efferato  alla  battaglia  , i fatti 
£ armene  le  giornateie  s’egli  fìtffo  hauerà  militato,  e fcriuer  à le  cofe  acca- 
dute in  quell’ e fjer  cito  ,nel  quale  egli  farà  ttato,non  falò  faprà  meglio  [pie- 
garle ,ma  di  maggior  fede  farà  anco  degno:  per  che  (come  fi  dicejnon  d'u- 
dito,ma  di  ueduta  farà  fedele  tettimonio,e  per  quetto  affetto  fono  molto 
filmate  l'Hi/lorie  di  Seno  font  e, di  Tucidide  ,di  Catone, di  Ccfare,del  Guic- 
ciardini^ d’altre  che  hanno  fcritto  di  quelle  guerre  nellequah  effì  fono  m- 
teruenuti.  Deue  anco  fapsre  delle  cofe  marinar  e f eh  e, per  poter  ben  trattar 
delle  nauigationi,  delle fortune di  mar  e, delle  armat  e, delle  battaglie  naua - 
li, e d'altre  cefi  fatte  cofe . Dell’agricoltura  è bene  che  non  fìa  imperito  , 
per  faper  ragionar  di  Jpefar  l'efferato , nutrir  ipopoli , quando  fi  dcbhx-f 
metter  l' efferato  in  campagna, della  fertilità,  della  care  stia, di  prcuede? 
al  futuro  raccolto, e di  cofe  fomiglianti . Della  Medicina  etiandio  hauerà 
dafaueUare  alcuna  cofa, con  occafione  delle  infermità, che  fpeffe  uolte  af - 

Bbb  z fliggono 


j&4  Dell’Arte  de* Cenni; 

fliggono  gli  efferìiti,  delle  ferite  de' f oliati, delle  pestilente, e d’altre  gr ti- 
ni infirmiti  per  le  quali  molte  volte  fi  fono  impediti  i progreffi,  e periti * 
te  le  giornate, Terche  non  donerà  anco  faper  della  cacciai  cb'è  il  trattenim 
mento  pacifico  de  Trencipi  ualorofiì&  nnfimolacro  della  guerra*  L'ar- 
chitettura finalmente  gli  è ne  cefiarij filma  per  potere  fcriuer  delle  forte? - 
%e>de  ponti, che  fi  fanno  (opra  i fiumi  per  puff aggio  dell*  effercito,delle^f 
machine 3che  fi  fabricano  per  ef pugnar  le  città  ^de*  publiei,  e priuati  edifi- 
cijfedi  t ut  tata  militar  e archi  tettura'ydella  quale  ha  copiofamente,  e giu - 
dicioj amente  a tempi  nofiri  ferino  il  Capitan  Francefco  de ' Marchi . In 
conclufione  occorrendo  all' Hifiorico  di  fcriuer  delle  cofe  pertinenti  alle 
liberali ,e  mecaniche  arti,  nelle  quali  tutte  la  cognitione  de 1 cenni  è defi- 
derata,come  tuttauiato  rado  in  quella  mia fatica  dimofir  andò, non  fi  può 
fe  non  dir  e, che  à lui, più  che  ad  ogrf  altro, quefla  cognitione, & intelligen- 
za de ' cenni,  e de' gejhfia  neceffaria.E  tanto  pià  per  faper  particolarmen 
te  ef  primeve  quei  cenni, moti, e portamenti ,che  alla  condirtene,  e natura^ 
di  ciaf  cuna  perfona, della  quale  [criue,fonoproporrtonati,e  à gli  occorren 
ti  negotvj  conuenienti,  di  che  nelle  buone  HiSlorie  fi  peffono  offeruare^j 
molti  belliffimi  ammae tiramenti.  E perciò  Vlutarco  dtfcviuendo  un' otti- 
Lello  ne  mmo  HiHorico  dice : is  optimus  Hifloriafcriptorbahetur,  quinarrationé 
pue  Atben.  p er foni s, animo que  mouendo  aptatis  figuris  ita  conformat,vt  pitturam  re 
- ar  **er'  ferat:  ma  nella  pittura  ninna  cofa  maggiormente  s'ammira,  che  l'efficace 
efpreJJione,de*  gefti>de ' cenni , e de ' fembianti,  co'l  me^o  di'  quali  le  figu- 
re inanimate,  chef  aneliate  non  poffono , i loro  finti  affetti  a9  riguardanti 
dimofir  ano,  &i  concetti  de*  loro  animi  tacitamente  efprimono.  Co  fi  t'Hi - 
{lotico  iene  in  tal  modo  le  cofe  cb'eglt  de  ferine  a1  lettori  rapprefentarc^» 
che  paia  loro  d'bauerle  auanti  à gli  occhi  e paiano  pià  tofto  far  fi, che  nar • 
rari i ; il  che  egli  confeguirà  fe  dell  arte  de ' cenni  farà  perito  >el  Hiftoria 
fua  femenio, giudici ofamente  Sofferuerà . 


m 


Parte  Seconda.  j 6 5 

IN  CHE  MANIERA  SI  POSSONO  CONSI- 
derare  i cenni  nell’Ethica.  Cap.  Xil. 

Ontìnuando  l'ordine  proporlo  , bora  è da  pacare  alle 
f acuità  operatine  : È così  prima  delle  dittine , & poi 
anco  delle  Fattine  douendo  di\correre,daWEtb'>ca  in- 
cominciando, dico  che  quella  moral  filofofia,verf^ 
intorno  la  fomatione  de' ccjhmi , per  operar  bene, 
fecondo  le  morali  virtù ; la  qual  ccfa  fu  filmata  tanto ; 
che  in  ejja  molti  pofero  l'bumana felicità  :E  noi  Chri - 
flianiper  que/ìe  morali  virtù  ci  facciamo  adito  alle  Theologali  che  ci 
conducono  à quella  felicità  che  Iddio  ha  promeffo  à coloro  che  f emano  i 
[noi  commandamenti:  L'anima  nollra  hà  due  parti;  L'vna  è communi 
con  Dio, con  la  quale  dif corriamo  & intendiamo:  V altra  è commune  con, 
i bruti , con  la  quale  defideriamo  quelle  cofe  che  ci  piacciono, e le  diffide- 
uoli  abboniamo  : E perciò  due  fono  le  forti  delle  virtù,  l’vn-a  è del- 
le rationaliyche  fono  la  Sapienza, la  Scienza , & altre,  ctià  quelle  fi  rife - 
wifeono , co9l  me%o  delle  quali,  con  la  ragione  andiamo  inuefhgando>e  Jpe- 
aliando  quelio,che  à gli  huomini  imperiti  è occulto.Valtra  forte  è deUc^ 
virtù  morali, eh' appartengono  alia  parte  fenfniua  dell'animo,  che  fono  U 
Liberalità , la  Temperanza, la  Giuntila,  t la  Fortezza  > e Patire  da  quefie 
dipendenti  ; il  condimento  delie  quali  è quell'ornamento  così  proportio- 
nato  alla  Tintura,  che  con  laudabile  modeflia , e temperamento  rtfplende 
in  tutte  le  cofe, chiamato  Decoro;  del  quale  il  geBo,ilmoto;ilfembiante, 
&il  portamento  del  corpo  è, come  dice  Ciceróne ,la  parie  principati:?  poi 
foggiunge:Tslos  autem  i{aturam\fequamur,&  ab  omm  quod  abhorret  ab  L 
ipfa  oculorum,  auriumque  comprobationefugiamus . Status, inceffusjef- 
fto  ,accubatio,vultus,oculi,manuum  motus  teneat  illud  decorum.  Quibus 
in  rebus  duo  maxime  funt  fugienda;ne  quid  ejfaminatum  aut  molle, & ne 
quiddurum  aut  ruflicum  fit.\E  dice  ancora  che  jp effe  volte  da  piccioli  fe- 
gni  veniamo  in  cognitionc  di  cofe  grandi : dallo  fguardo, dalla  rcmiffione, 
è contrattione  delle  ciglia, dalla  mefiitia,dalla  hìlarità,dal  rifo,dal  parla- 
re,dal  filentio,daU>inalzar,&  abbaffar  la  mce,e  da  cofe  filmili fifa  giudi - 
ciò, quid  eorum  aptè  fiat, quid  ab  officio,naturaque  diferepet . £ quefia  of- 
feruatione  del  proprio  decoro , ciò  è ch'ogni  uno  operi  fecondo  che  fe  gli 
conuiene,è  cofi  potente, che  in  lei  (come  dice  Quintiliano)  è una  certa  uir- 
tùccchtiadi  tanta  forga  * vt  vere  hoc  didumfi^caput  effe  am , decere 


j SS  Dell’Arte  de  Cenni, 

quqdfaciar,  e poi  foggi  unge, eh  e per  quefìo  gratiefo  decoro  in  quìbufdam 
uirtutts  non  h ab  tnt  grati  ammiri  quìbufdam  uttia  ipfadeltffant.  E ftcome 
non  conmene  dire  le  medefime  cofe  appreffo  ogni  forte  di  perfone  fin?*-* 
alcuna  difiintione  y Così  non  iftà  bene  bufare  la  medefìma  voce  , Urne • 
àefhno  g?flo  9e  l’tfieffo  modo  di  caminare  appreffo  il  Vrencipey  il  Se- 
nato , il  Magifìrato  , ò la  privata  perfino,],  nelle  nog^e,e  nell* eff equità  ; 
ma  bifogna  faper  , come  dice  il  prouerbio , ufar  il  foro  , e la  f cena  ; e cefi 
operare  convenientemente  in  ogni  accorr  eriga , & in  fontina  in  cìafcuna 
noflra  attiene  fintar  quefìo  decoro . La  qual  cognitione  de*  gf  fi  i}  e de*  mo- 
ti del  corpo  finte  non  tanto  a ecnofcer  fi  ne  gli  altri  è quefla  creanza , 
e cefi  à difeernere  l* effeminate,  & il  molle  daluirile,  e confante  Jl  ccftu- 
mato,  edtfcreto  dal  rufiico,  & intimiti  quanto  anco  à firuann  noi  fleffi 
queUagratiofafe  moderata  convenienza  yperriufeir  appreffo  ogn3vno  a- 
mabili  y e vignar  dettoli  $ & pfr  rfar  noi  quegli  atti  ciwlt  che  ne  gli  altri 
Be  StneB.  dcfideriamo.Hac  enm  tpfa,dice  Cicerone, funi  honorabdia,  qua  videntur 
Uuia}atque  communio, faiutari,appeti, decedi  ,a ffurgiydeduciyreduci, con- 
fili, qua  & apudnos  ,&  inaljjs  cmitatibus  ,vt  quoque  eptimè  morata  y 
Ilo  i diiiggfttifjìmè  cbfirnantur . Senne  Senofonte  nella  vita  di  Ciro , chcJ 
appreffo  i Terfiani  era  co  fa  fizga.fputar  in  publtcc , nettarfì  il  nafo  y di - 
moSìrar  fi  pieno  di  yentojìtà, partir  fi  per  ormare , e far  filmili  cofiyle  quali 
oper.  & creante  per  lo  più  confinone  in  atti,in  cenni, in  moti,  & ingerii,  Hefiodo 
ditìdib, z con  yel  yCYfi  ci  infigna  il  modo  d'honeftamente  ormare  , e dice  che  non 
flà  bene  nettarfì  ,nè  mozzar  fi  i'vngbie  àtauola,  nè  porre  la  tazza  fipra 
ilboccale,nè  fregar  fin  denti.  Molti  perhauere  fproportionatiì  gefit.e  fgra 
tiatt  moti  y quantunque  d'bonefia  firma , brutti  nefeono  j e pure  è tanto 
defidcì abile  quella  carperai  bellezza  > c^e  /«  Tintone  chiamata  vna 

prerogativa àéud'rfamra  , d pochi  conceffa . E Cameade  diffe  eh9 era  un 
J\egno  finzp  guardia  , pere  he  chi  è bello  fenza  tifar  utolenza  facilmente 
ottiene  ciò  che  defidcra-,  eperò  ^irifìotik  diffe  che  la  bellezza  bauea-t 
maggior  forza  di  farci  ottener  alcuna  gratta  dì  qual  fi  voglia  efficace 
raccommandatìone . E Diogene  folca  dir  e, che  le  belle  meretrici  fono  tan- 
te Regine, poi  che  molti  àgara  prontamente  effequifcono  tutto  ciò  che  el- 
le commandano . Ma  noi  dobiamo  defìderare  vna  gratiofa  dignità  virile  ? 
Gf.lìb. i.  e non  vnamoUe  venufià  effeminata  . £ Cicerone  ficomeloda  queìlaycosì 
biafima  quefta  anco  ne*  gtfiiy  e ne*  tnoti.àel  corpo Àicendo:  Ergo.&à  fir- 
ma remoueatur  omnìs  viro  non  dignus  ornatisi,  & buie  filmile  vitium in 
gefìu,motuque  cau calar.  Ovidio  difiendendoa*  particolari  dmoflra  qual 
mtaina-  politezp&i  andatura , e quali gefii  debbano  effer  megli  haormnt  non  effe - 
màfkdh  minati  in  qu  e fio  modo ? 

^ Mundi - 


Parte  Seconda.  567 

'Munditia  placeant  fufcentnr  corporei  campo , 

Sit  bene  tonueniens,  & fine  labe  toga . 

Linguaq  ìe  nec  ngeat9careant  rubigine  dente s> 

*2S {ec  vagus  in  laxa  pes  libi  pelle  nateti 
*h {ec  male  defotmet  rigidos  tonfar  a capillos 
Sit  coma9fit  dotta  barba  refetta  manti. 

Etnihil  emmeant,  & fini  fine  (or  dibus.  vngues 9 
Inque  caua  nulius  ttet  ubi  nare  pilus . 

Citerà  lafciua  faciant  concede  puellà , 

Velfi  quìs  malè  vir  qu&m  habere  virarti . 

ArtabanoTrefetto  de  Medi  introdotto  aWaudienga  dì  Sardanapalo  fuo  ^ hif} 
[ignorerai  muliebri  habitus  molUtia  corporis}  & oculormn  taf  ci  ma  ora - m x . ’ 
nes  feemmas  anteibat , [degnato  che  .ante  nationi  fiejfero  feggette  ai  va 
Trencipe  co  fi  effeminato  9gli  moffe  guerrtylo fitperò , l’induffead  veci - 
! derfi9&  infignontofi  di  quello  ttato9trasportò  dagli  Afiirij  a Medi  quel- 
la gran  Monarchia . Ideile  Corti  de * Tren&pi  fi  fà  motta  SÌ  ma  deli  de* 
ganga  ye  gar  baiar  a delle  gratiofe9& amabili  perfone9&  alcune  vile,  con- 
trafatte9e  facciedjfiettofe  fono  maffimamente  dalle  perfine  granii  9co- 
me  fantafiime9  fuggne9e  ffregpgate9  e ciò  è fatto  principalmente  nella  Cor- 
te di  Rjoma, con  molta  ragioncypoi  che  per  legge  dimna9e  per  deci  fi  ne  dty  rftui  €*PA 
Sacri  Canoni  gli  huomini  deformi  non  fono  filmati  del  Sacerdot  io  degni . (f.Hi™ete~ 
Et  1 Tosti  itteffi  quando  vogliono  rapprefentarvn’huomo  federato*  e r - ‘ 

baldo  lo  formano  di  bruttiffima  fignra:ComeTeyfite  da  Homero9s  Brunel- 
lo dall* Arlotto . £ Dante  rapprefemò  U f alfa  felicità  de ' beni  montura 
con  quella  figura.  m 

Mi  venne  in  fogno  vnaf emina  balba,  Purg.ig* 

Con  gli  occhi  guerci^ [aura  i pièdittorta , 

Con  le  man  monche 9 e di  colore  fcialba. 

Ter  che  fecondo  le  regole  de*  F fi  t gnomi , le  membra  che  non  hanno  la  lo- 
ro debita  prò  pontone  m Ila  figura  , quantità,  fico,  e moto  » danno  ini;  da 
d vn*  animo  peruerfo.,  e vitiofo  : fi  come  all*  incontro  chi  ha  le  membra  -lei 
fuo  corpo  hewjfimo  propoytwnate  dà  argomento  dirbuona  difpo  fi  siati* . 
naturale , e d*  animo  ben  compatto  . Senne  A rifiatile  che  alcuni  pop-nt 
dell  Ethwp’a , i quali  da'  fapientiffimi  loro  Ginnofo fitti  erano  redi  ? per 
loro  ]\e  U pm  beilo  eleggeuano9che  tra  loro  fi  ritrai  affé  ; filmando  la  bel- 
legga  del  corpo  effer  grande  indicio9e  come  vn  raggio  della  b rilegga  de 
l amwo  • S crine  Curtio  che  T alettri  Regina  delle  A ni  tigone  } tra  tra  dada  r , 
f ama  d Ale ff andrò  Magno  andò  à v\fitàrlo9e  nutrirlo,  mx  v tt.u non  “ 
rmafedi  impunto  fodisfatja',  perche  omnibus  barbara , a corporum  ma- 
. . , iettate 


ffi  8 Dcli'Artc  de'Ccnnij 

iellate  vetieratio  eH  ; magnorumque  operum  non  alias  capace s pittant  i 
quam  quos  eximiajfecie  donare  datura  dignata  efl:  E de*fuddìti,del  Sok 
due, che  mptijs  coeunt  non  genere, ac  nobilitate  coniunttisjed  eletta  cor 
porumftecie.  Effondo  l'amore  condimento  d'ogni  morale  virtà,  ed' ogni 
creanza  cìrnle  perfezione  per  fare  gli  h uomini  fogg, e feofì  amati  riufeir 
politi,  edifcretiyeper  confequenga  degni  della  gralia  dell' amate  donnei 
perciò  anco  de  gli  amanti  farà  bene  alcuna  cofadire,i  quali  tanto  pikhan 
no  hi  fogno  dell' intelligenza  de'  cenni guanto  meno  hanno  comodità  di  fa 
nettare  con  le  dame  loro . E perciò  Tibullo  dice  che  Venere  mfegna  loro 
quelli  cenni  : 

lUa  viro  coram  nutus  confette  loquace $ 

Blandaque  compofitis  adderò  verbo  notis . 

E veramente  gli  innamorati,  che  virtuof amente, & henefìamente  s'ama- 
no,rimirandoli  con  marauigltofi  cenni, e moti  foauiffimamente  tra  di  loro 
in  filentìofaueUano . Paride  appreffo  Gnidio  dice  ad  Elena: 

Et  modo  per  nutum  figna  tegenda  d$ham.  E di  Tir  amo, e Tisbe  dice: 
Met4*  — — TfuiUifignifque  loquuntur , 

Quo  magìe  tegitur  tanto  magts  aftuat  ignis, 

Ouidio,che  nette  cofe  d’amore  fà  gran  MaeHrc,wfegna  atte  donne  di  par 
Ut  furtiuamente  con  i loro  amarai  congedi,  e con  cenni  in  modo  eh* altri 
non  fen'auedano: 

T-H*  3*  curn premettile  torum , vultu  come  sipfamode fio 
lba',yt  accumbas,clam  mihi  tange  pedem . 

Me  jpetta,nutufque  mcQs,vultumque  loquaci 
m Exape  furtiuas,& reftr  ipfa  notas . 

Ver  ha  fupercilijs  fine  voce  loquentia  dicam , 

Verbo,  legts  digìtis,verha  notata  mero . 

Cum  ubi  fuccurret  Venerìs  lafciuia  nofirat, 

Turpureas  tenero  pollice  tange  genas. 

Si  quid  erit  de  me  tacita  quod  mente  loquaris 
Tendeat  extvema  mollts  ab  aure  manus: 

Cum  tìbi,qua  faciam',  mea  lux,dicamve  plactbunt , 

Verfetur  digìtis  annulus  vfque  tms . 

Tange  marni  menfam,tangunt  quo  more  precantes, 

Optabis  meritò  cum  mala  multa  viro . 

Infegna  anco  quefto  iflefjo  Toeta  come  con  atti,e  congefli potiamo  tattbo- 
ra  acquiftar  la  gratta  delle  d*nne, dicendo: 

T>e  atte  ai»  Vtquefit  ingremium  puluìs  fi  forte  pnelh f 
i.  Dsciderit,digitìs  excutkndus  ent . 


Et  fi 


Parte  Seconda. 

Etfi  nulluì  erìt  puluis,tamen  excute  nullum, 

Qu&hbet  officio  caufia  fit  apta  tuo  : 

Talha  fi  terra  nimtum  dermfjà  iacebunt , 

Colltge,&' in  mundafedulus  effer  bumo. 

Mero  con  accender  il  lume  f opra  la  finettra  chiamaua  Ì amato  Leandro  i 
Trotìnusiu  fumm % vigtlantia  Inmma  turre 
Vonimus,afijuetffìgna,notamque  v a. 

Ma  egli  notando  l’Helkjponto  finalmente  s'affogò  *,  come  appreffo  i Greci 
elegantemente  feri ffe  Mufeo,ckefà  poi  da  Ouidio  imitato . Co’l  poner  va* 
ftyò  altre  cofe  fi opra  lefineflre , co*l  ve  fin  fi  indiuerfeguife , & in  molti  al - 
tri  modi , con  mgeniofi  cenni  gii  amanti  irà  di  loro  furtiuamente  faueUa> 
fio : perctocbe  qual  cofia  è oft  occulta  ch’amore  non  l'infegw?  e qual  ita - 
f refa  è co  fi  difficile  ch'amore  non  lafupert  * Onde  non  è meraviglia  /e> 
Tamorofe  donne  con  i loro  cenni  fanno  cofe  finpende  ; come  fcriue  il  Taf - 
fo  bauerla  fiua  bella  ^Armida  con  fuoiatti,  egefli  tiranneggiati  i miferi 
amanti  i v 

Vfia  ogn’ane  la  donna, onde  fia  colto  { 

Tsfe  la  fina  rete  alcun  mutilo  amante , 

I Vè  con  tutti ,nè  fiempre  un  fiefio  volto 

Serbala  cangia  à tempo  attive  fembiantej 
Hor  tien  pudica  il  guardo  m fe  raccolto, 

Hor  il  moglie  cupido  ,e  uagante , 

La  sferra  in  quegli, il  freno  adopra  in  quefili , 

Come  lor  vede  m arnar  lenti, ò prefilu 
E va  dietro  feguitando  permolte  flange ,def emendo  ì marauigliofi  effet 
ti , che  da  ^Armida  f eriga  parlare  folamente  con  cenni , e con  getti  erano 
fata  (opra  gli  amanti', hor  a {franandoli, bora  frenandoli a fina  voglia. a 
reggendoli  il  qual  concetto  però  fu  molto  prima  dal  Tetrarca  eJpreffo‘?di« 
tendo  che  lo  fguardo  di  M.  Laura  era  : 

Hor  freno  in  affrenarla  mente  ardita.  Sfin. 

Hot  pretto  à confortar  mia  frale  vita . 

E piu  di  fittamente  ciò  {piegò  nel  Trionfo  della  morte  dicendo : 

Ch'i  vidi  gli  occhi  tuoi  tal" hor  fi  pregni 
Di  Lagrime, ch’io  di[fi;quett . è corfo 
b A mor  e, non  l’ aitando, i Veggio  i fegni ; 

•AU'hor  proviti  d*honefiìo  foccorfo: 

Tall'hor  ci  vAi  tali  {proni  al  fianco  , 

Che  affieni  conmen  più  duromorfo . 

%.idr  fi  può  facilmente  conofcer  che  le  piti  potenti  arme  fjtmore  , foni 

Cccc  que&i 


jyo  Dell’Arte  de* Cenni, 

que Ili  atti, e quefti  cenni, de’  quali  TiHeffo  Tuffo  dice  ancora : 

Staffi  tal  volta  ella  in  di/parte  alquanto , 

E’i  voltale  gli  atti fuoi  comparte,e  finge * 

Qua  fi  doglwfa*e  in  fin  sugli  occhi  il  pianto 
Traggcfouente*e  poi  dentro  il  refpmge^ 

E con  qucfl' arti  a lagrimar  in  tanto 
Seco  miti' alme  femplicette  aflringe  * 

£ infoco  di  pietà  hrali  d'amore 

Tcmpr  afonie  pera  à fi  f or  t’ arme  il  corei 
£ per  tralafciar  molti  altri  mirabili  effetti  da  Mmida  con  fuoi  attive  ge~ 
ili  operatiydice  in  concfafione: 

Ccflei  à'Amor  quant’egh  è grande  il  Bjgno 
Volfe*e  riuolfe  fol  col  cenno  manti , 

£ cefi  pari  alfaflo  hebbe  lo  f degno , 

Ch’amò  d’efferamata*odiò  gli  amanti . 

Ouidio*di  Btbh  ragionando , la  fà  dire  da  quali  atti*  e geUi  potata  effer  ri- 
conofciuto  Fecce/] o del  fuo  lafcìuo  amore: 

Met  quìdem  Ufi  poter at  ubi  pt  Floris  index 

Et  colori  macies>&  vultus>  & humìda  fape 
Luminanze  caufa fufpiriamota patenti , 

Et  crebri  amplexus,&  qua,  fi  forte  notaHi* 

Ofcula  fentiri  non  effe  fororia  poffent * 

E fe  le  donne  fapeffero , che  l’arte  de’  cenni  fà  che  le  brutte  gratto/ e fonò 
pià  amabilìydelle  belle fgratiatt\ad  apprHer  queH’arte  molto  pià  ch’a  po 
rrou.it.  a hfeiarfi attender ebbono . Salomone  lafciò  fcritto  : Circulus  au- 

reusinnaribusfuis  mulierpulchrat&fatua.Epoifcggiunge:Multergra 
tiofa  inuemet  gloriam.E  però  ben  diffe  il  Taffo: 

€lz.  B,  io»  ritrGfa  beltà*  ritrofo  core 

T^on  prendere  fono  i ve’ggi  efea  d'amore . 

Catullo  facendo  paragone  di  Quintia  con  la  fua  Lesbia  * volendo  dire  che 
% fe  bene  Quintia  era  bianca  * grande*  e diritta  ; non  era  però  in  lei  quella ^ 
gratìa*chefa  bella  parere  ogni  attione*e  grati ffima  rtufcire*dice: 

— Form  of 'am  nego  mam  nulla  venuftas* 
nulla  in  tam  magno  eft  corpore  mica  falis. 

Ma  per  tralafciare  gli\amanti*e  ritornare  a gli  huommi  ben  acofiumatryàa 
molti  libri  fcritti  da9  Filofofi  morali  fi  poffono  apprendere  diuerje  genti* 
li  mamere*e  modi  ciutli , che  confi  fìono  nella  gelino/ a creanza*  e partico- 
larmente da  gli  offici j di  Ciceroneydal  Cortegìano  del  CaHiglione*e  dal  Ga 
fatto  è Monfignor  de  Uà  Cafapil  quale  i primi  elementi  della  cimi  crean - 


Parte  Seconda.  sji 

%a  ha  in  modo  in  quello  fuo  libro \ ]>iegati , che  anco  gli  huomini  maturi  9 
e prudenti  non  ftdeuono  (degnare  di  leggerlo ;non  folo  per  li  buoni  precet- 
ti ch’egli  contiene, e per  ? elegante  purità  della fauella;  ma  anco  perche 
queft'huomo  prudentijfimo  andò  (come fi  fuol  dire)  con  la  punta  dell’ago 
toccando  più  volte  quefte  maniere , e quelli  modi  de 9 quali  parliamo:  E fé 
bene  egli  non  fi  fermò  [opra  quefla  confider adone, fi  vede  nondimeno,  che 
ne  hebbe  qualche  cogmtione,  mentre  va  dicendo, che  la  dolcetta  de'  co  flit 
rni,e  la  conueneuolex/a  de’  modi, e delle  maniere , e delle  parole  non  me- 
no giouano  a’  poffeffori , di  effe, che  la  grandezza  dell’animo  : E che  molti 
fono  flati  apprettati  affai  per  cagion  folamente  della  loro  piaceuole  , t 
gratiofa  manierai  fitcome  i modi  piaceuolì,e gentili  hanno  for^a  di  ecci- 
tar la  beneuolent^a  di  coloro , co ’ quali  noi  viuiamo : Così  per  lo  contrario 
i Zotichi , e ro%i  incitano  altrui  ad  odio , <&  à difprezZP*  % ch’ècofa  vtihf- 
fima il faper  effer  ne’fuoi  coflumi,e  nelle  fue  manieri  gratiofo,&  ptaceuo- 
ie ; E che  quefla  virtù  confifle  in  parole,  & in  atti  folamente.  Che  dobbia- 
\ moauerttr  quali  modi  frano  da  elegger  fi , e quali  da  fchifar fi  nel  uiuere^j 
con  gli  huomini . E biafimando  la  bugia  dicc^che  fi  può  anco  mentire  tace n 
do, ciò  è con  gii  atti, e con  le  opere;come  fanno  coloro,che , effendo  di  baf- 
fa  conditone, vf ano  tanta  folennità  ne’  modi  loro, e co  fi  uanno  contegnofi3 
e con  fi  fatta  prerogatiua  parlano,  anzi  parlamentano , ponendefìà  fede- 
re prò  tribunali ,e  pauoneggiandofi,  ch’egli  è una  pena  mortale  pur  à ue - 
dergli:  E che  à poueri  par  di  riceuere  oltraggio  quando  altri , ettandio  nel 
[embiante  dimoflra  f opra  di  loro  maggioranza . Che  alcuni  tediefi  con  gli 
atti  mentono,  udendo  dimofìrarfi infimi , ancorché mam fellamente  loro 
fia  debito  il  primo  luogo  . E doue  parla  dell’Origine  delle  cerimonie , dice 
che  effendofi  gli  huomini  da  principio  incominciati  àriuerire  l’un  l’altro 
con  arti  fido  fi  modi,ìnchinandofi,e  florcendofì,  e piegandefi  in  fegno  di  ri - 
ueren%a,  e (coprendo fi  la  tefla,e  baciandofi  le  mani  j quefla  nuoua  crean- 
za,non  hauendo  ancora  nome,  fù  chiamata  co’l uocabolo  delle  cofe  f acre , 
certmonia^come  il  bere,&  il  godere  è detto  per  beffa  trionfare.Che  quefle 
cerimonie  fono  vva  vana  fignific  adone  d’honore,  e di  riuerenza  verfo  co- 
lui,à cui  elle  fi fanno,  poka  ne’ fembianti,  e nelle  parole  :la  qual  bella,  & 
appari  feente  vfanz « di  fuori, è di  dentro  del  tutto  uana,  e confine  in  fem- 
b unti  fenga  effetto,  & in  parole fenza  figntficato j & in  conclufione  et  ef » 
fotta  à’raccogiiere  diligentemente  gli  atti, e le  parole  riceuute  dall’vfo,& 
quelle  efferuare , e che  il  piaceuole  ragionar  diflefo  e continuato  vuol  ef- 
f r ordinato, e bene  effreffo,e  rapprefentare  i modi, le  vfanze,gh  atti,  & » 
cofiumi  di  coloro  , de’  quali  fi  parla  sì  che  all’vditore  fia  autfo  non  di  vdir 
À tAitontare>ma  di  vedere  con  gli  occhi  à fare  quelle  coje  che  fi  narrano. 

C ccc  x E ci 


jjt.  Dell’Arte  de’ Cenni, 

S ci  infogni  ancoraché  ^quando  alcuno  nelfuo  ragionammo  fparge  qual- 
che bugiala  non  fi  fcbba  rimprouerargliele > nexonh  parole  » ne  con  gli 
atti  crollando  il  capo  iò  torcendo  gli  occhi:  Ut  infine  che  ogni  cosìumata^ 
perfona  deue  hauer  nfguardo  alla  mifura  e proporzione  nell’ andare  , netto 
flare,  nel  fe dsr e yne  gli  atti3nel  portamento , nel  vefii  renelle  parole , nel  fi- 
lentia 9nel  pofave ,e  nell' operare  . Dalle  quali  cofe}e  da  altre  fomighanti , 
che  fono  Jfarfe  per  quella  hella}&  moraiiffima  operaci  conofce  manififta* 
menti  quanta  sìimaquedo  uaient'huomo  face j] e di  quefiinofìn  cenni, 
attìnge  dilettegli  con  vocaboli  di  modici  manierei  di  fembiantii  di  por - 
tamentiie  d'altri  così  fattila  pYcpriamcnteye  diuerfamente  nominando, 
dimoHrando  come  nelle  morali  uirtu  babbiano  gran  parte,  & à ciaf  cuna 
perfona  àmie  apportino  f ingoiare  ornamento • 


c©m  e 


Parte  Seconda. 


5 7) 


COME  1 CENNI  SONO  ALL’ECONOMIA 
necéflarij.  Gap.  XI  il. 

' Economia^  ciò  è ilparticolar  reggimento  della  cafa , 
pare  che  ci  fia  fiato  dalla  'iqatura  dato  9acciccbe  in 
quello  picciolo  gouerno  tffer  citando  fi  il  padre  di  fa- 
miglia* fi  poffa  rendevano  à regger  la  città  , e poi 
anche  il  I{egno', fi  come , per  teftmonio  di  S.  tPaolc,4Timau^ 
d’ogni  maggiore  amminifìraùone  è giudicato  inde * 
gno  colui  , che  aliafua  cafa  non  fa  ben  fouraflare^  . 

Quella  dome  fiica  difciplma  in  quattro  par  ti  è d,uifa;poi  che  intorno  quat 
tro  cofe  pnnctpalmitefi  travaglia, ciò  è intorno  la  mogli  e yi  figliuoli,  i Jer 
ut>e  gli  acquifìt.Quai  to  illa  moglie  è gratta  di  Dio  fmgolare  ntrouarla 
buona,come  apunto  aiffe  Salomone  : Domus,  & diuttis  dantur  à pareri - tuu, i$. 
tibusyà  Domino  autem  proprie  uxor  prudens . E quanto  importi  batterla 
prudente,  e faggia  L'ifieffo  Salomone  co  fi  i’ e ffr  effe  : Sapiens  mailer  adì  fi-  Vr0Ut  14. 
cat  domum  fuam,infipiens  extruffam  quoque  manibus  defìvuet . Quefla 
de  a e l'accorto  manto  hauer  difeiphnata  in  modo , che  beniffìmo  intenda 
i fuoi  cenni.  Egli  fta  d'età  matura, acciò  che  ella  fi  vergogni  ànun  riuerir - 

10  come  padre ',&  ella  gìoumetta, come  Hefìodo  configga: 

jLnnos  cum  numeras  ter  denos  plufue,  minufue  r>e  eper.  & 

jLptum  e fi  coniugìum,  decimo  f ed  feemina  quarto  dUbus 

Jlnno  pubefcit,nubat  mox  deinde  fequenti 
yirginem,ut  tnfìituas  laudatis  moribus  opta , 
yicinamque  tibi  pra  cunffrs  a lige fponfam . 

Con  Hefìodo  *Ari  fiatile  s* accorda  nell’ Economia,  & anco  nella  Volitica.  *• c *• 

11  Marito  parimente  deue  i [e  creti  della  moglie , e quei  fuoi  ripofii  penfte • Li^7  c>  ! 6 
fi , a * quali  per  le  parole  di  lei  non  può  penetrar  e, da'  (noi  gefìi , e dajuoi 

cenni  comprendere, per  poter  preuenendo  opportunamente  /occorrerei 
ùUe  (ut  imperf emoni,  & con  defire^a  correggerla ; come  a mfegnò  l'ji- 
rìofio, mentre  diffe~  : 

Se  pur  tal  uolta  erraffe , l'ammonifci  SAi^t 

Sentirà,  con  amor,  e fta  affai  pena  , 

Che  la  facci  arroffir  fen%a  por  lifei . 

B ieuuno  trà  di  loro  i buoni  conforti  à cenni  beniffìmo  ìntenderft , e far 
quanto  fi  conuieneffenqt  game,  litigare , ò contendere',  perche  Arìofl. 

Se  le  mmfth  cew  la  pace  à monte  9 s*tt  5 . 


$Y4  Dell’Arte  de  Cenni, 

E com'Vlfie  al  canto , tu  l'orecchia 
Chiudi  a9 piatiti>a * lamenti, a'  gridi, & onte . 

Vno  de' fette  [aui  della  Grecia  ci  diede  queflo  precetto:  Cum  viore  neqiti 
lites, ncque  blanditi  asprafenùhus  alijs  exercere  conuenit . Era  in  Hpma, 
Lik  *,  *.i#  C0WP  y aleno  Me  filmo  ferine  7 Sacellum  Dea  yiriplaca , cefi  detta  à pia - 
candì  $ tarisi  dotte  i giugah  andauano  à dir  le  loro  ragioni  y&  in  quel  luogo 
depofie  le  loro  gareyconcordi  à cafa  fene  ritornammo  . E gli  antichi  per 
grand'honore  ponmano  neWepitafio  della  moglie  che  v fiero  tnfieme  fine 
ulla  querelai  cofa  tanto  più  degna  di  lode  ? quanto  che  è come. ài  fi  è Gin - 
fienale  : 

l{ara  auis  in  terrisnigroqne fimììlima  eyeno * 

E pare  che  Iattura  fi  compiaccia  d' accoppiar  infrenile  non  fole  forme 
di  corpo  dtuer[eyma  anco  animi  differenti y come  fù  anco  ofieruato  da  Ho- 
ratto  dicendo  : 

li,  i, od. 3 ? sìcvifum  Veneri ycui  placet  impure s 
Formas^atque  anmcsfub  ìu:ga  anea* 

Sano  mittere  cum  ioco.  Onde  è vertfiìmo  quello  che  difie  altrotte; 

Eelicester,&  amplms 

Quos  irruptatenet  copula:  nec  malie 

Diuulfus  quermonijs 

Suprema  cttius  foluet  amordie. 

Ma  quanto  pà  le  buone  fono  rareycon  tanto  maggior  prudenza  fi  deuono 
procacciar ete  con  queft'arte  de * gefli,e  de*  cenni  i cofiumi  loro,  prima  che 
sy accettino  jottilmente  muefiigare  : De'  quali  cenni  parlò  hfiefio  ^rio- 
fio  quando  difie: 

$*t.  je  Sia  di  buon' ariay fia gentil  ynon  doma 

Con  gli  occhi  apertiy  che  piti  l' e fier [ciocca 
D'ogn' altra  ria  deformità  deforma . 

E poi  [aggiunge  altri  fuoigefliy\e  portamenti , degni  d'effer  dal  marito  ben 
eonfideratiydicendo  : 

Sia piaceuolycortefe,fra  dsogn9atto 
Di  fuperbia  nemica,  fia  gioconda  f 
J^pn  mtfia  maiynon  mai  co  lòglio  attratto* 

Sia  vergegnofa , afcoltiy  e non  r fionda  , 

Ter  teydoue  tu  Ctay  nè  ceffi  mai , 

iqè  mai  fìia  in  odo  y fila  polita  y e monda „ 

Freu.  $t*  fendami  fieno  il  faggio  Salomone  confiderò  nella  moglie  qtt  etti  cenni 
dicendo:  Digiti  eiusappicbenderuntfufumy&  manum  fica  apevt  mopi,& 
paimasfuasextendit  ad  paupcrejn . Le  carente  lufingheyi  uexxi , che 
' " " /Ulfc 


Parte  Seconda.  57S 

fcmbieuoltnehte  fi  fanno  il  marito , e la  moglie  non  fono  altro  che  cenni , 
gei ìiyemotiy  cofida  Apuleio  efprefifi: 

OUi  purpurea  delibantes  oficula 
Clemente  morfu  rofea  labella  vellicent  f 
Carpane  papiUas , atque  amplexus  intìment , 

Thyrfumque  pangant  hortulo  in  cupidmis . 

Bifogna  però  con  pruden^ye  con  "verecondia  regolare  quefli  veZgi.Cato- 
ne  giudicò  indegno  del  Senato  un  gentil  'huomo  Romano , perche  in  pre- 
tenda della  figliuola  hauea  baciata  lamoglie  . S crine  Tlutarcoy  che  fico- 
me  è uitiofo  lo  fPecchio,cbe  rende  lieta  Immagine  d'un  melanconico , e fa- 
tar nm  a quella  d’un  giornale ,co fi  è mutile>&  impertinente  quella  moglie , 
qua  lufum  quarente  uiroytoruum  tuetur9(erias  res  agentefludit  ac  ridet* 

Da  che  fi  comprende  quanto  perita  di  quefi’avte  debba  effer  la  buona  mo- 
glie yperfaptr  da’  cenni  del  marito  conofcere  la  natura  di  lui , & allafua 
volontà  compiacere', come  diceVlutarco:  Vtnequefugiat.neque  moro- 
fi am  fi e prabeatmarito.il  padre  di  familia  deue  fihnilmente  auertire  eh  o- 
gnifuogeflOye  cenno  ftamodeflo, pieno  d'honefià>e  decoro  ; acciò  che  i fi- 
gliuoli di  tenera  età , prima  che  fiano  fatti  capaci  d’intender  ì morali  pre- 
cettìynella  tauola  rafia  de  gli  animi  loro  riccuanobuoni,evirtuofiqueipri 
mi  caratteri , che  in  cancellabilmente  ritengono  tutto  il  tempo  delle  uite 
loro: Emendo  verififimoycome  Democrito  folea  direiTatris  temperantiam 
maximum  efife  liberìs  praceptum.  £ Giuuenale  così  quello  ifteffo  con- 
cetto [piegò  : ’ 

Maxima  debetur  puero  reuer enfia:  fi  quid 
Turpe  parasy  ne  tu  pueri  contempferis  annos 
Sed  peccaturo  obfiflat  tibi  filius  infans 
T{il  dìdu  fcedam,vifuque  hac  limina  tangat 

Intra  qua  puer  cfti  E per  ogni  douere  i padri, e le  madri  deuonoinfc- 

gnar  à i loro  figliuoli  le  belle  maniere , e le  nobili  creante,  le  quali  per  lo 
più  confiftono  in  cenni, in  moti , & in  gefli  di  riueren%a,  e d'honore  verfo 
iddio %i  Santiy&  i loro  maggioriy&  in  gentili  complimenti  con  gli  amici,e 
compagni  loro . E diuino  configlio,che  il  padre  non  priui [e filefijfo  del  domi- 
nio delle  co fefue  dandolo  a’  figliuoli, dicendo:  Melius  efil  enimutfilij  tuite  ucL'h. 
rogent^uam  te  refpicere  in  manus  filiorum  tuor  umiche  farebbe  al  padre 
vn  dolor ofio  cenno . Et  efifendo  il  pnncipal  obligo  del  padre  allenare  i fi- 
gliuoli m qualche  laudabil  arte,  ò dificiplina;per  riceuer  à fiuo  tépo  quel- 
la crmfolatione>che  dice  Salomone.  Erudi  filium  tuum-&  refngerabit  te,  Vrcu.  19. 
& dabit  delitias anima  tuayDeue applicarli à quelle  profeffioniyalle  qua- 
li per  naturafòno  Motormente  inclinati } accmhe}nfiifilcndo  il  loro  ge- 

- «ity 


j;y(S  Dell'Arte  de* Cenni, 

nio,non  conftmhw  il  tempo, la  fpsfa,e  la  uita  inutilmente  ; non  potendo fi 
far  cofa  buona,  inulta  Materna.  La  qual  naturale  inclìnattone  de*  fantini 
li  fi  iene  andar  da  loro  cenni, e gcfii  inu  e Rigando cometturandoyl  che 
dipendendo  da  naturale  difpofitione , e perciò  appertenendo  a*  Medici 
qtufia  cogmtwne,quado  delia  medicina  tratterò  pià  par  titolarmi  te  que- 
llo concetto  aniarò  difammando  . ^AÌtimcontro  è debito  de*  figliuoli  pre~ 
fiat  ebedier bonore  a*  padri  loro', il  che  (come  dicemmo)  facendo  fi 
più  congeftiyche  con  parole yperciò  deuono  queH'arte  apprendere  , e dili - 
Fro  Refi,  gremente  efieqwre  ; effendo  nero,  come  dice  Cicerone,  etiam  vultupa • 
mev.  J ternana  pietatem  Udt  pojfe . Et  è fcritto  nelle f acre  lettere  : Oculum  qui 

Prete.  3 ©.  fubfannat  patrem  effodiant  eum  conti  de  iorrentibust& comedant  eum  fi 
iti  aquila  * Coni  ferui  poi  deuono  i padroni  trattar  con  p à rigore , e con 
tnaggor  autorità  di  quello  che  facciano  con  la  moglie , ò co*  figliuoli  ; nè 
'Prou.  %$.  occorre  con  loro  dilputare;pcrcbes  come  dice  Salomone  : Seruus  verbi s 
non  poteft  erudirti, quia  quod  dici?intellign,& refpmdere  contemnit;ma 
b fogna  confenerità  farli  ob  e dir  e;  altrimenti  non  s'hà  da  loro  buon  feruh 
Prm.  19,  fio»  Qui  delicate  à puentia  nutrii  feruumfuum,p6sìeaftntìet  eum  conta 
mactmidice  l'tfiiffo  Salomone , B fogna  adunque  da  loro  far  fi  à cenni  ohe- 
dire, e con  cenni  commandar  lì  : E perche  qupfii  cenni  per  lo  pià  fi  fanne 
con  le  mani,  perciò  deuono  1 buoni  ferm  bauer  gli  occhi  alle  mani  de* loro 
padroni  per  efiequrr  prontamente i loro  cenni’, come  ci  infegnò  anco  il  l(e 
Ffah  izi.  ’ÙAwdàe, quando diff e:  jld  te  leuaut  oculosmeos qui  babìtasin  ccelis.Ec- 
ce  fuut  ovuli  feruorum  in  manibus  iomìnorum  fuorum’ficut  ovuli  ancilbz 
wman’bus domina  [uà  ita  oculì mfiri  ad domìnum  Dtum  noftrum,  do~ 
nec  mfereaturnoftri  • Horatiofà  che  un  feruo  dicealfuo  padrone  : 

Mi  2.  Sai  7 — — *Aufcr 

Mevultu  terrore,  manum.flomachumque  tenete* 

E ì’fft  fio  Voeta  in  un* altro  luogo  diffe  : 
li  t.ep.vl.  perna  rn  nifi er ijs  ad  nutus  aptus  hsriles. 

UArioft.fà  fimdm  ente  parlar  con  cenni  ad  un  feruo, dicendo  : 

€ 3 3.  tf.y.  Dico  ch'd  urto feudier  fà fatto  cenno , 

Ch'accefei  torchi.  Et  anco  il  Tafioferuò  quello  decoro  quando  di  fie  : 
Ecco  Ì ancella  tua ; d*efia  à tuo  ferino 
€.20  0.  J>ifpon,gli  diffe,  eie  fia  legge  il  cerno. 

quello  propofito  fà  quel prouerb^o  antico  • Own-:s  be*us  feruo  mono- 
fylabus.  C,ò  è che  debba  pocb'ffimo  ln*\parlart  A p à tofio  concenti  rtig 
f m pani  S crine  Cornelio  Tacito , eh * polendo  Vallante  grufhfic  ^fi  di 
Annoi  Uh.  > na  Ouer  la  * begli  era  oppofla,  B^fp^niitn'hil  ^nq  tam  fe  demi  nifi  nu 
1 3.  u,aui,  inumi fìgwjìcajfe,  ve! fi plura  demo nft randa  e fieni,  f cripto  vfum , 

ne 


z*i«: 


sfai** 


Parte  Seconda.  S77 

i«  vóli»  ìlhfociìret . Quando  il  padrone  voleua  orinari  (attua  quello 
flrepito  ton  le  dita , che  è danoi  detto  frutto,  mettendo  la  punta  del  dito  «• 
ne Uare  nell a patita  del  dito  pollice  e facendolo  fcr  occare  *,  il  quale  ftrepi* 
lodai  feruo  vdito  > egli  [abito  portaaa  al  padrone  l'orinale  • Tetronio  la* 

[ab [crino  : Trimalchto  lauti jjimus  homo  digitis  concrepuit  ; ad  quod  fi - 
gnum  mateUam  ffado  ludenti  fuppofuit.ExonerataiUe  vefica,aquam  po~ 
pofeit  admanu*,dtgitofque  paulum  afterfosin  capite  paeri  ter  [ito  E Mar 
fiale  cofi  argutamente  introduce  rovinale  à parlare: 

Mattila  fittili*. 

Ùumpo[cor  crepita  digitorum>&  verna  moratur, 

O quoties  pelle x calcitra  fatta  mea  etto  Et  in  vn9 altro  luogo  dijjit 
Cam  peter  et  {tram  media  iam  notte  mateUam 
•Arguto  madida s pollice  Panar  etus . Et  anco : 

Digiti  crepanti*  figna  nouit  Eunuchus? 

Et  delicata  fufeitator  vrina 
Domini  bibentis  ebrium  regit  penem « E TropCTtio . 

Spirantefque  animo*, & vocem  mifiuat  itti 
Tollicibus  fragile*  increpueretnanus. 

Stuello  era  minifterio  viliffimo  onde  bebbe  origine  il  prouerbio:  Indigniti 
qui  illi  mateUam  porrigat ; di  che  fi  feruì  Marciale  quando  diffe: 

Diffiereamfi  tuPyladi  preftare  mateUam 

Dignu*  e*.  S crine  'Plutarco  che  vn  giouinetto  Spartano  fece  diligen  **  ~P*r*h 
temente  al  [ho  padrone [eruitio  mentre  in  cofi  bonefie  l%adoperì:mapoiB  ****** 
commandandogli  che  gliporgeffe  ilvafi  da  orinare , per  non  far  quella* 
indigmtà 3dal  tetto  fi  precipitò.Benchefia  buon  configlio  con  i firui  trai 7 
far  con  decoro  , & autor euolmente  ; non  è però  bene  vfar  contra  di  loro 
fempre  rigore , e troppa  fiuerità ; non  ejfendo  effifehiaui  barbari , cornea 
erano  anticamente  ma  huomini  liberi, e Chrifiiani, come  noi', perche  l'huo - 
mo  è vn' animale,  che  meglio  fi  domeflica  con  la  carità  , e con  la  beneuo - 
Uniche  con  raffrena  fi  con  la  crudeltà",  Sominiftrando  loro  alimenti 
conuementi,&  e (Jercitio  fopport abile*, conforme  aldiuino  precetto, ebe^f  , ^ 

dice:  Cibaria,&  virgat&  onus  afino:\panis,&  difciplinai& opus  fimo*, il  *£e 
che  fu  puntalmenteda  jI  ri  Aitile  nella  fua  Economia  riferito:  Cbeaque  ^ i -, 
fio  modo  ci  ameranno  e faranno  pronti  ad  obedir  e ad  ogni  nottro  cenno  : ’1'  *'** 

IL  che  far  à,per  ogni  rifpetto,a'  padroni  gioueuole;  poiché  Cleobolo>che~j 
fu  v no  de' fitte  Sani  deUa  Grecia,  folta  dire,  il  buon  economo  efferqueUo, 
che  hà  in  cafa  fua  più  perfine  che  lo  amano  , che  non  fono  queUe  che  lo 
odiano.  Gli  acquifit  poi  fi  ccnferuino,e  giufiamente  s'accre[cino,nè  alcuno 
fi  confidi  m tutto  neUe  fue  riccbe^Xf  > che  à molti  pericoli  fono  fo^gette  *, 

Dddd  ma  fi 


Mmel  li 

fuper  End g 

Stonom  lt 
1 »eap.6. 


i|f|  Dell’Ar  tede*  Cenni, 

ma  fi  forni fci,  & adorni  l9 animo  di  qualche  eccellente  difciplina ] ò lode - 
uòiarte,  tìffifÒìtopofià  all’fàjiabilitd  della  Fortuna  : Sia  moderatonelló 
/pendere , fi  che  impenfa  non  fuperet  cenfum . trafeuri  le  co f e piccio - 

ie,cfte  no#  errori  nelle  grandi^  e fi  raccordi  quei  detto  del  Sauio>  eh’ è ue - 
riffimo  & vtìlffimo.Qut  modica  fp  rnit  pauldtim  decidi t. Et  ti  prouerbio: 
Minutala  pluuia  imbrem  parit  i Diffmuli  t fuoi  commodi,  non  f accia  mo- 
to, nè  dia  fegno  d'banei  denari  inè  fi  curi  di  tenerne  gran  fomma  appref- 
fo  di  fesche  fuggirà  l'inui  di  a, & ipencoliieffendo  vero  quello  che  fermio 
• S Gregorio: Depredati  defiderat,qui  thefaurum  publice  portai.  Et  intor- 
no i fuoi  poderi  non  può  farpiùgioueuol  cenno  che  hmpreffionè  delle^j 
fue  pedate :nè  ver foi  fuoi  ammali ,c he  riguardarli  jpeflo*,  poi  che  *Ari£ìo- 
’tile  dice %che  interrogalo  vn  Terfiano  che  co  fa  principalmente  ingraff af- 
fé il  CauaUo  r <fpofe>  l'occhio  del  padrone  : e dimandato  vn  Libico  come  fi 
rendeffe  maggiormente  fertile  vn  campo  diffe  : Con  le  molte  pedate  del 
fuo  padrone.lnconclufione  il  buono  Economo  con  prudenza  vivendo, fer- 
ui  ne 9 geftì,& in  ognifua  attiene quelle  maniere , e quel  decoro,  che  [e  gli 
conni cne;  variando  i fuoi  atti,&  i fuoi  portamenti  fecondo  che  all'occor- 
rente gli  è neceffario  di  adoperar  fi,  bora  come  marito,  bora  come  padre  » 
bora  come  padrone,&  bora  come  J ignora  E fi  raccordi  che  s’egli  nella  [un 
mfa  iperfmìlitudine  detto  Vnncipehnon  è però  chiamato  Tiranno » 


SI? 


DE  1 MOLTI  CENNI  DELLA  POLI- 

tica.  Cap.  XIV* 

EST *4  i parlar  detta  Volitica , detta  fcienrx  R egial 
eCiuile;ch’è  ma  legitima  ordinatone  delia  Città,  è 
del  Regno  ; fecondo  la  quale  altri  commandano , & 
altri  obedifcono  ; della  quale  fei fono  leforme,chcj 
dalla  naturale  Monarchia  procedono . Il  Regno  pri» 
ma , il  quale  corrotto  fi  diuiene  Tirannide  i dalla  cui 
deftruttione  fuccede  l' Ariflocratia  , retto  gouerno 
t Ottimati;  i quali  fatti  maluagifottentra  la  Oligarchia , ingialla  admini - 
firatione  di  pochi  ; la  quale  non  effondo  dalla  moltitudine  [apportata  *> 
/ cacciati  queUi, e prendendo  il  popolo  ilgouerno,nafce  la  Tolitia , che  con 
nome  generale  è detta  Republica ; ma  infunando  f info  tenga  detta  plebe, 
ella  con  nome  di  Dtmocratia  s’arroga  il  dominio  ; e quella  finalmente  da 
un  potente  oppreffa,dinouo  fi  ritorna  [otto  lafignoria  d’un  folo;  alteran - 
dofì,eriuolgendofi  per  queBi gradi  le  mondane  potente;  come  s*ètn  ejpe* 
rienga  veduto  nella  Romana  Kep.  nella  quale  primieramente  Famulo, 
Tfuma  Tompìhot&  altri  furono  degni  Rè;  ma  diuenuttiTarquim  Tir  art 
ni, e però  f cacciati, hebberoil  gouerno  Ariftocratico  parte  i Confoli, e par 
te  i Decemuiri;e  quefli  corrotti, fucceffe  Tadminiftratione  della  Kep  .e  del 
Senato  ; il  quale  finalmente  oppr e ffodalTinfolenga  della  feditiofa  plebe, 
guafta  la  forma  del  gouerno, Giulio  Ce  far  e rfurpandoft  l’Imperio  del  tut- 
to,chiù  fe  qu?  Ho  circolo  nel  primo  punto  regio, ck’è  di  tutti  il  dominio  mi 
gliore.  Ogm  fignorìa  è formata  di  Trencipe , di  Magiftrati , e d’artefici , 
che  comprendono  anco  i foldati  ; onde  con  la  fapienga  del  Rè, con  le  leggi 
de*  Magistrati , e con  l*  industria  della  plebe  fono  amminiftrate  le  ottime s 
Rep.  Di  che  fifcorge  un  ftmbolo  neWhuomo  ; nel  cui  ceruello , tamquam 
Talladem  in  arce, rediamo  altamente  re  feeder  e la  regai [apienga;nel  cuo 
re,feggto  della  vtta,la  prudenza  de’  MagiBrati;e  l’effecutione  degli  Ar- 
tefici nelle  mani ,e  ne* piedi, che  feruono,e  difendono  tutto  il  corpo • Con- 
fando adunque  quefìc  gouerno  di  Rè, di  Magiflrati,  e d’Artefici;è  da  prò 
uart  primieramente  come  i Rè,  & i Trencipi  faggi  pochiffimo  parlando, 
piu  con  cenni, che  con  ciancie  fi  facciano  intender  e,  & obedire  ; & à que - 
fio  modo  poco  trattando  co’  fudditi , e feco  non  domesticando  fi  meglio  la 
loro  ma  fa  conferuino:  e però  Cornelio  Tacito  di  Galba  dice:  Imperato- 
ria br evitate à fe  Tifonem  adoptari  pronuntiaUEt  Horatio  di  Mecenate: 

Dddd  z Sed 


Àri/.fièUt, 

4.  PùÙto 
E fi  U ^ 


5 i • Dell'Arte  de*  Cenni , 

Si i . Si/, e Sed  quod  erarn  narro;refpondet,vt  tuus  efi  mos , 

Tanca . Il  gran  Tur  co  co*l  dar  nel  ferraglie  il  moccichino  a quella 

donna  che  più  gli  aggradarle  accerta  dì  voler  quella  notte  goderla:c  dice « 
fi9  che  in  effo  ferraglia  fi  fanno  femire  à muti , e che  trattano  qua  fi  tutte 
li  cofe  loro  con  gftti , e con  cenni , Setto  figliuolo  di  Tarquinio  fuperbo 
mandò  vn  meffo  à Rpmaà fuo  padre, per  intender  che  cofa  egli  douea  far 
Zi*  *•  de*Gnbiniilaci4Ì  Cittd  con  fraudo  hauea  ottenuta;  dice  Liuio  patrem 
non  noce,  fedfigno  refpondijfe : perciò  che  fingendoci  ttar  penfofo}&  jr- 
refolutcy  caminandò  per  lo  giardino  e con  una  buchetta  troncando  lafo~ 
miti  de*  più  alti  Vapaueri , fetida  dar  altra  ribotta  al  meffo  , la  cui  fede 
hauea  dubbiofa,lo  hcentiò;  il  che  battendo  egli  al  figliuolo  rferito;mtefo 
il  cenno  paterno,  fece  troncar  le  tefie  a'primarij  Gabini  Cefi  hauendo  Te 
riandrò  Corìnibio  Tiranno  mandato  à dimandar  confidilo  à Trafibulo 
Milefio  in  che  modo  poteffe  bene  flabilirfì  in  quella  Tirannìde;egli,mena - 
to  il  meffo  in  un  campo, rompendo  le  ffigheprà  altre  del  grano  yle  fece  ca 
fiero  do  to  der  à terra;e  rimandò  à Veriandro  il  meffo  ferina  altra  rfptfla . Et  il  me - 
difimo  con  figlio  con  l'tfieffo  atto  diede  l'abbate  di  S.Tcntto  à Don  Remi 
gio  d‘ Aragona , che  di  Monaco  dì  S.  Benedetto  era  diuenuto  Rè  perla 
morte  delfratello>e  perciò  era  da9  fuoi  Baroni  (predato  . ^intonino  Via 
Imp.  vicino  à morte , commandò  che  la  dorata  flatuadeUa  Fortuna,  che 
tenuta  nella  piu  re  condita  fianca  delfuo  pala^xpfoffe  portata  nella  flatt • 
S(a  di  Montonino  ; e con  quefloatto  lo  dichiari  fuo  fucceffore  nell  Irnpe- 
Gmu  Ub.$  tioy  come  Spartiano  ferme . Jlleff andrò  Magno  lauatofi  nel  fiume  Ctdno 
in  Cilicta , e perla  freddezza  dell* acqua  attrattefegli  repentinamente  le 
membra ; Ftlippo  fuo  Medico  gli  porfe  una  medicinale  con  una  mano  pi 
gilè,  e con  l'altra  diede  à leggere  al  Medico  vna  lettera  > che  poco  prima 
hauea  dalfuofedeltffmo  Varmenionc  rivenuta ; nella  quale  era  auifato  à 
guardar  fi  da  Filippo , perche  era  fiato  da  Dario  Ri  di  Terfia  corrotto  con 
gran  promeffeyacctochcgli  leu  affé  la  uita  : E mentre  il  Medico  la  lettera 
leggeua  9 jtleffandro  attentamente  lo  miraua  » per  comprender  da*  fuoi 
cenni  la  fede , ò la  perfidia  di  lui:  Nf  c à vultu  legentis  mouit  oculcs j 
€*rtÌHf.  fotus  ahquas  confcìentia  notas  in  ipfoore  poffe  deprthendere.  Jlrim 
fiatile  mandando  Cahfihcne  fuo  fcolaro  alCiftcffo  ^4 le ff andrò  gli  diede 
*ùr.  in  An  quefio  auertimento  : che  rariffime  volte , & allegramente  fi  douea  par- 
fa**  lar  co  coloro fCbe  con  l9  acutezza  della  loro  lingua  ci  poffono  leuar  la  vita « 

Giulio  Cefare,quellamattina  che  la  congiura  contra  di  luifidoucua  effe - 
qutre  $ parlando  i lungo  con  Gneo  Vopilio  Lenate , ch'era  uno  de 9 con » 
giurati,  fofpcnt andò  Bruto % e gli  altri  ch'egli  riuelafft  la  congiura , trau 
mono  dfejfegmrla  aWbora}  mafe  ne  *8c*ncrq  » f orche  non  facendo  c$ì 


Parte  Seéonda. 


58* 


fare, ne  Tòpilio  getto  alcuno  ttraordinario, comprefero  che  d'altra  faceti* 
daragìonaffero . 0 n auto  Menino  Toeta  candidiamo  di  Gregorio  XI 
Sommo  Vontefice  diffe  : • 

- Quod  numen  amicum 

jl nnuithos foles orbiiUucefcerc  2 cim  Ut 
Humanum  nutu  regeres  gemisi,  & nottue  Mia s 
Sydera  folcirle  humeris* 

VJttiofio  feruò  qutfto  decoro  inmolti  luoghi  delfuo  Toem  a facendo  par 
lar  1 Grandi  con  cenni;  come  quando  diffe  : 

>Ad  un  gran  Duca  èfrr?a  ch'io  riguardi 
Il  qual  mi  gridai  di  Untan  m'accenna, 

E prega  ch'io  no'i  lafci  ne  la  penna . Et  in  un* altro  luogo : 

•* Accennò  quel  Signore  ad  un  che  corfef 

E prettamente  allumò  molta  cera . E di  %Attolfo  : C.  3 1. 0. 

E con  cenni  allo  [calco  poi  commanda  , 1 1 °* 

Che  riponga  la  mcnfa9ela  vtuanda , ^ 

E del  Rè  ìtf  or  and  no, [degnato  perche  Mar  fifa  di  propria  autorità  toglie f U4‘ 

fe  quell*  armenti  egli  haues  ejpotte  al  uincitor  della  giofira,  dice: 

il  Rè,cbe  troppo  off efofe  ne  tenne  , . - -, 

Con  vno  [guardo  fol  le moffe guerra.  C.18  /?  ili 

Efimilmente  quelli  che  con  Vrencipi  trattano  deuono  breuijfmamente  le 

cofe  più  toflo  accennare , che  efplicarle ; per  riuercn^e  per  rifpetto  delle 

toro  occupationi. 

E però  Horatio  fcriuendo  ad  jiuguflo  diffe  : 

Cum  tot  Infime  a s}&  tanta  negotia  folus  Lìh.upt\ì 

EjsItalasarmistuteris,moribusornes, 

Legibus emende s,m  publica  commoda  peccem, 

Si  longo  fermone  morer  tua  tempora  Cafar . 

Tatione  Capitano  di  quella  f quadra  de ' Greci,  che  [otto  Dario  militaua* 
no,hauendo  fubodorate  leinftdie,  che  Beffo, e 'bfa  barman  e, pr  incip  aliffimi 
mimfiri  di  Dario  prepar  auano  cetra  del  loro  Bj;e  voli  do  [coprirgliele, nè 
potendo  parlargli, perche  i congiurati  lo  teneuano  totano  dal  Carro  f opra 
il  quale  affifo  il  Baierà  condotto;  ferine  Curtio,  che  egli  da  lungi  feguitan- 
do  il  Carro,  e fifo  il  Rj  riguardando  daua  fegno  di  dtfiderar  di  parlargli  : fi  ! 

inde  il  Rè , fattolo  à fe  chiamar  e,  da  lui  hebbe  della  congiura  opportuno 
raguaglio.  Wj  faprebbono  i Cortigiani  degnamente  conuerfar  nelle  Corti 
ft  quell'arte  non  intendeffero;  dalla  quale  s* impara  à cui,come,è  quando 
fi  debba  baciar  la  mano , à chi  il  ginocchio, à chi  le  vefie,à  chi  i piedi,  à chi 
io  fronti,#  à ibi  laguaneiahcme  coprirle  [coprir fi  la  tefta,far  inchini 8 
“ ""  riHCUg* 


$%t  Dell’Arte  de’ Cenni» 

riueren%e, e mille  altre  cefi  fatte  gefiuofe  cerimonie . E molte  uoltìtìi 
quelli  cenni, dout  non  fi  può  par  lare, far  intender  la  fu*  rtlontàiptrcbe^ 
comediffcl'iArio/lo  : 

***>u  E chi  non  hà  per  humiltà  ardimento 

La  bocca  aprir, con  tutto  il  uifo  applaude , 

E par  eh* ci  uoglia  dire:  anch'io  confento- 

E quella  cognitioneferue  non/olo  nel  parlare , ma  etiandio  nello  fcriuere 
lettere  à maggiori , eguali,  & inferiori  ; perciò  che  in  effe  ad  alcuni  fi  do - 
uerà  dire  vi  abbraccio, ad  altri  vi  bacio  Umanità  chiriuerentementeme 
vi  inchino , e faccio  bumiliffima  nueren%a,ò  altramente  fecondo  la  quali- 
tà della  perfona  che  fcriuei&  à cui  è fcrittOyTantopià  èneceffariala  C(h 
gnitione  d é*  cenni  à Cortigiani, quanto  che  e/fendo  la  loro  proffffone  pie- 
na di  (imulationi , bi fogna  che  /appiano  in  modo  i loro  getti  adulterare  , 
che  da  quelli  non  lafcino  [ coprir  la  verità  de%  loro  penfieri,  e gli  affetti  de 
gli  animi  lorojntendere'Xcmefk  dalT^Ariofioauenito,  quando  diffe: 

Ter  che  qual  l’apparente  efleriori 

& 44.  /?.*.  Von  hanno  i ccr,  ncn  barigli  animi  tali . E poi  foggiunge: 

One  per  cc/egraui,cue  per  gioco 
Ma  i fen\a  fintion  non  fi  f duella. 

Cefi  hau*r  fatto  i Hpmani  quando  Tiberio  per  la  morte  d%*Augujlo  fk  af- 
tib  1 . funt0  aW Imperio  fcriue  Cornelio  Tacito: Quanto  quii  ili ufirior, tanto  ma - 

gisfalfiac  fiftmantesvultuque  ccmpcfito  ne  lati  exceffu  principi: , neu 
$riftioresprimordio,lachrymas,gaudtum,queflus,adulationesmif cibante 
Deue  adunque  Va/luto  Cortigiano  prima  componer  in  modo  la  fua  faccia, 
che  beniffmo  ad  ogni  parte  della  fauola  ri  fionda;  fi  che  non  fi  vegga  rilu- 
cer in  lui  alcuna  fcintiUadi  vero  affetto;  E però  in  cafa  egli  deue  prima l» 
preparare  nonjolo  il  parlare , ma  anco  i’attione  ; fi  che  la  lingua  ri  fionda 
al  volto,  e quejlo  con  ognigefto  del  corpo  al  fimulato  ragionamento;  Ter 
la  qual  co/a  infelice  è la  conditone  di  colui  che  fignoreggia , non  potendo 
di/cernere  la  verità  delle  cofe , per  non/aper  mai  à chi  debba  credere ; 

, - r E quefio  gli  interuien, perche  non  vede 
„ $ ff.7#.  Mai  vifi  (e  non  finti, e mai  non  ode 
s * Senon  adulation,men\ogne,e  frode* 

Curtio  parlando  Uff  andrò  Magno , che  voleua  da9  Macedoni  à terra 

prolìrati  e ff eradorato  dice  : No»  de er attuila  concupì/ centi  pomicio féLj 
adulano, perpetuum  malum  I\egum, quorum  opes/apiusaffentatio,quàm 
boftiseuertit'E  TLutarco  del  medefimo  Meffandro  dice, che  quel  Bj  glo- 
riefiffimo  e di  conuer/atione  dolciffima  venne  altrui  à noia  per  efferfi  dato 
m rnìtii, in  preda à gli adulatorLCicerone,dete/ìando comepefle  deWamicitia  Va- 

^ ~ - ’ àula- 


Htr  Uh.  I. 
^.18. 


Parte  Seconda.  5.83 

ihlatme, \ e la  fimulatione , dice,  che quelli  lufinghieri  ajjentatorifi mur 
tano  non  folo  all' altrui  fenfo  e volontà, ma  anco  al  volto,  e cenno  loro:  il 
che  poi  dijje  anco  Horatio: 

Sic  nutum  diuitis  borre t. 

Sic  iterar  voces,&  vtrba  cadentia  tottit . 

£ l'tHeffo  Voeta  in  vri altro  luogo diffe:  li.a.Ja/.f, 

— Dauusfis  comicus,atque 
Stes  capite  obfiipo,multum  fìmilismetuenti > 

Obfequio  graffammo  ne  fi  inevebuit  aura, 

Cautus  vti  veld  charum  caput : extrahe  turba 
Oppo fitis  humerinaurem  fubftrìnge  loquaci 
Importunai  amat  laudari , donec  ohe  iam 
edd  cetlum  manibus  fublatis  dixerit : vrge,& 

Crefcentem  tumidi s infla fermonibus  vtrem . 

Onde  fi  vede  di  quanti  cenni  que&accorto  Voeta  fi  ferua  in  quelli  pochi 
ver  fi  parlando  de * Cortigiani,  ciò  è di  Ilare  con  la  tefia  piegata , e con  la-* 
faccia  timida,  far  coprirti  capo  nel  mal  tempo , con  le  fpalle  difender  nel- 
la calca , fiar  con  L'orecbio  in  atto  di  grande  attentione , e leuar  le  mani 
al  Cielo.  Ho  detto  cornei  Trencipi , & i loro  cortigiani  fi  feruino  de? 
cenni  }hora  dirò  come  ciò  facciano  i Magifirati,&  i Senatori ,i  quali  tì (fen- 
do perfonaggi grandi , imitando  ancom  ciò  il  Vrencipe , cercano  in  ogni 
loro  attione  di  conferuare  dignità, e dee  oro  :E  perciò  Cicerone  lafciòfcrit- 
to:  Quid  de  Vaulo,[aut  ^Africano  loquar,  quorum  non  in  fent  enti  a folum  0e 
fed  etiam  in  nutu\  rtfiiebat  auftoritas  ì E fcriuendo  à Quinto  fuo  fra- 
tello, quando  era  al  gouerno  dell'  Afta,  dice  che  in  e (j a tanta  moltitu- 
dine de  Cittadini, tanta  di  Confederati^ ante  Città,  e Terre  vniushommis 
nutum  intucntur.E  raccommav dando  à alerio  Orca  efficacemente  L. 

Giulio  dice,  tra  le  altre  cofe,  che  debba  dimostrargli  ogni  termine  di  libe- 
ralità non  folum  re, fed  etiam  verbisjronte  >vultu  demqur,le  quali  ccfc  j 
dice  che  vagliano  affai  in  quelli  chegouernano  le  prouincte.E  T.Liuio  dif- 
fe:Sub  vmbra  Scipionìs  ciuitatem  dommam  orbis  terrarum  latere,nutu 
eius  prodecretis  pattum,pro  popult  iuffis  effe . Di  Gtofeffo  eh* era  prepofìo  Gen. 
al  gouerno  dell* Egitto  dice  la  fcrittura  che  ad  eius  nutum  frumenta  pepa- 
lo vendcbantur.Et  è eneo  fcritto:I{efpondit  Taulus  annuente  fibi  Vraft-  ab  jpef. 
de  dicere, Et  m perfona  cfvn  Capitano  diffe  il  Taffos  »4- 

£ s'vdia  non  ofeuro  anco  il  bisbiglio , c6. 

M l'approuaua  il  Capitan  coH  ciglio « 

J Lacedemoni  furono  fopra  tutti  amatori  deUa  breuità  ddparlare;0nde 
fià  lofio  coni  lorolacomfmifipuò  dincheaccennajj eroiche  ragionale» 


tib^l 


Hi  dar.  g. 
mi. 


'Al  vrhs 
ccndMb.'j. 


Zil.l.ep.i. 
Libt  ito  p, 
la. 


j84  Dell'Arte  de" Cenni, 

VO'EJJÌ  à Filippo  nòcche  dimandati a il  paff aggio  per  lo  flato  loro:con  qui* 
flajola  breuijfima  parola  nffofero  (fr,ciò  è,nò.Tucidtde  dice  cj (fere  flato 
loro  coftumc,doue  bahauano  poche  parole  non  ne  batter  vfate  molte  • E 
perche  gli  Oratori  fogliano  per  lo  più  abondare  in  lunghe  digr  e filoni  ^per- 
ciò Cicerone  diceche  efil  Lacedemoni  {prezzarono  Carte  oratoria , non 
fapendvfi  che  in  quei  tempi  fia  flato  alcun' Oratore  in  sArgojn  Corimbo ,ò 
in  T ebe.Efe  bene  Homero  ferine  che  Menelao  foauemente  parlauagh  di 
però  lode  dt  brenna,  dicendo  ; 

Non  is  multa  quidem  verum  argutiffima;quippe 
Tauciloquus . 

I Senatori  Romani  fen^a  parlare le  cofe  della  I{ep . grauifiime  con  moti9 
e congefli  deliberauand\ ; dando  i loro  uoti  co*l  caminare  in  alcuna  partei 
ondefù  detto:  Ire  pedibusinfententiam  ; & è fcritto  in  Tito  Liuio  : Qui 
hoc  feriti  tis  in  dexteram  partem  pedibus  tranfite , qua  rnaiorpars  erit , e* 
ftabitur  conflho  ; deinde  frequente!  omnesin  dexteram  pedtbus  tranfic- 
rum.  E quando  erano  contrarie  V opinioni , col  paffute  chi  quà , e chi  là  j 
non  abbracciando  il  partito  propoflo , all'hora  diceuano  ire  in  alia  omnia9 
così  Cicerone  fcriuendo  à Lentulo  diffeiDe  tribus  legatis  frequHes  terunt 
in  aita  omnia.  E fcriuendo  à Viatico  : Frequtns  enm  Senatus  reliquie, & 
in  alia  omnia  difcefiìt . Fello  ciò  chiaramente  efpreffe  dicendo:cbe  coloro 
chetano  di  parere  d'acconfentire  alla  cofa  propofla , andauano  alla  parte 
deftra,ma  quelli  che  f e minano  alia  omnia, ciò  e ogni  altra  cofa , andauano 
dall'altra  parte  ; Onde  nacque  quefto  modo  di  parlare  per  diffentire , & 
efier  di  contrario  volere , ciò  è ire , difeeder  e , & anco  tranfire  in  alia  om - 
tua  . £ perche  alcuna  volta  per  la  molta  frequenta  de*  cittadini  non  po- 
tettano  commodam  ente  far  paffaggio  dall'vna  all  altra  parte, e co  fi  pafiar 
in  quella  fentenza  che  voleuano  ; coftumarono  tal" bora  anco  co' i cenno 
delle  mani  ejprimer  la  loro  volontà;  ondefù  detto . V edibus,  rnambusque 
ire  in  fententiam.Et  appreffo  Quintiliano  è fcritto  : Manibus,pedibus  imus 
in  fententtam  neceffìtatis. Flauto  Fopifco  nella  vita  d* Aureliano  Imp.ii - 
ce  : Dande  aiijsmanumporrigcntibus,alijs  pedtbus  in  fentcntiam  curiti- 
bust  plenfque  verbo  confentientibus , conditura  eh  Sènatufconjununi.  E 
l'Jlutor  de  prouerbt  fopra  quello Tcdibus  m fententtam  dij cedere  dice: 
Vorrò  qui  vultu  quoque,  ac getta  figmlicant Je  adfentiri , tato  carpare  in 
fentcntiam  difeedere  dicuntur.  Scrme  Tucidide  che  non  potendo  Jl re hi- 
damo  Rè  de' Lacedemoni  à baflanza  dalgcfio  chefaceuano  quelli  dei  con - 
figlio  comprendere  fe  teneffero  opinione  che  gli  */ ithentefi  barn ff ero  rot- 
ta la  pace , ònò;  commandò  che  chi (entifie  ad  vn  modo  pajfajje  nell'ina 
parte, e chi  altramente  neU’ltratCO’tqual'atto  la  pace  efferc  fiata  rotta  fù 
r-  - ’ ' ‘ dicbia - 


Parte  Seconda.  s$S 

dichiariti  * T>ì  più  bauendo  i Magistrati,  & i Giudici  per  proprio  insìro - 
mento  le  leggi , e cofi  douendo  effer  leggiSìi,  ciò  è intendenti  detratte  del 
giudicare}  bora  è da  veder  e come  nella  giurisprudenza  babbia  luogo  la 
cognitione  de ' cenni. l^on  tralafciando  di  direbbe  d gli  Sieffi  Giudici, ciò 
è à i Dottori  di  legge  fi  conferire  l'autorità  del  giudicare  più  con  cenni , 
che  con  parole?  mentre  dando  loro  le  dottorali  infegne  ,fegli  aprono  di - 
nanzf^kbrf,  per  accennare  l’autoritadi  legger  & interpretare  le  leggi ; 
e fé  gli  pone  in  capo  la  beretta , e l'anello  d’oro  in  dito,  per  figni ficare  che 
fi  de  fiderà  che  formino  nella  loro  meni  e concetti  degni  d'effer  in  lettere 
doro  fpiegatuVrmieramente  potiamo  direbbe  dall'ifleffe  leggi  noifiamo 
con  cenni  ammaestrati in  ciò  accordando  fi  con  Cicerone  quando  differì  : 

Si  quidem  in  iure  ciuih  doctrnur  non  infinitis,concertationumqueplenis  iterai*  i. 
difputationbus,  [ed  automato  nutuque  legum.E  però  ben  diffe  Dante: 

*Athene,e  Lacedemona,cbe  fenno 
V antiche  leggi, e furon  fi  ciuili, 

Fecer  al  viuer  ben  vn  picciol  cenno. 

E Licurgo, interrogato  perche  a1  lacedemoni  baueffe  fatte  cofi  pochi  /*g- 
gi,ri/pofe}QueUi  che  parlano  poco  non  hauerbifogno  di  molte  leggi.  Sene - 
ca  mvna  Epifiola  dice  che  le  leggi  dsuono  effer  breuiffime , acciocbed 
gli  imperiti  fiano  più  facilmente  apprefe , e come  diurni  Oracoli  ejfequite } 
perche  il  Legislatore  non  deuedi/putare  , ma  ordinare noninfegnare  ma 
commandare  con  imperio  : e perciò  ridicolofe  fi  conofcono  quelle  dicerie, 
che  da  alcuni  fono  pofte  nelle  loro  leggi , e nella  /piegatura  delle  lorofen~ 
tenze.^ibbracciando  adunque  que  Sìa  legai  fetenza  i contratti,  l'vltime^ 
volontà , & i delitti } breuemente  dimoftrerò  in  tutte  tré  queSte  parti  ef - 
fer  molto  neceffaria  V intelligenza  di  quefl'arte , poi  che  l* animo,  e volon - 
tà  nostra, in  così  fatte  anioni  da  gli  atti , gejìi,  e cenni  è conofciuta  : 
come  anco  Gio.  Grammatico  fcriffe  . xAngi  la  volontà  noflra  effer  mag-  ^ 

giormente,e  più  efficacemente  e/pre/fa  con  gli  effetti, che  con  le  parole  di-  5 r . 5 * 

ce  Vomponio  giureconfulto.  T^eUe  materie  criminali,  per  incominciare  da  oìgMtdil 
qHf*te>il  Giudice  da  i moti, da  ìgeSìi,e  dai  cenni  del  Reo, ne  i cafi  occulti, 
t congietturali  argomenta, e fcuopre  ò C innocenza , ò la  colpa  di  quello  j e 
perciò  dicala  legge:  Plurimi  quoque  in  excutienda  ventate  etiam  vox  ip 
fa, et  cogmtorisfubtilis  diligentia  affert : nam  & exfermone,& ex  eo  qua 
qu  s conflantia , qua  trepidatane  quid  diceret,  rei  cuius  A Sìimationis 
qufquviu  ciuitatefua  e fi  ,quedam  ad  illuminandam  vcritatem  in  lucem 
tmergunt . Et  Gnidio  diffe: 

Ben  qu  ìm  difficile  eSì  crimen  non  prùdere  vultu.  u turni. 

Quind.  e Stato  introdotto, che  i Rei  debbano  ne  i cafi  graui  perfonalmen- 
U alla  giufiitia  comparir e}affinecbe  il  Giudice  poffa  non  folo  dal  loro  par- 

Ecec  lare, 


5 8 6 DclI’Àrtc  de  Cenni, 

lare  ma  etiandìo  da  ogni  loro  moto,geflo,e  cenno  la  verità  del  fatto  cinge  t 
turare  nelconftituirlifemplicem$te,& anco  ne9  tormentLChe  la  pallidcr- 
. Mariti . In  %ay(&  il  tremore  ftano  della  colpa  indici)  affermano  i no  Siri  Dottor  LE  col 
fotogeno, e cenno  fi  può  fare  ingiuria  altrui ; come  guardandolo  àtrauer- 
,fr.n  l°>™lnacaand<)gli  la  mano yC aitandogli  la  lingua,  ò facendogli  le  ccr - 

F,Unc.  in  l.  le  fiche,  e con  altri  così  fatti  gefìi  di  fcherno;  di  che  particolarmente 

fin . dig.  di  fià  fcritto  ledoeho  Damhudero  nella  fua  prattica  criminale  nel  titolo: De 
qu&(ì.  iniurìjs per  geftus . E colui  ancora , che  con  la  mano  leuata  minaccia  di 
uom.cmf  8 percuotere , e cafiigato  per  queflo  gefto  ingiuriofo  ; E M enfi  gnor  dettai 
fur  i , ! dico  chtmn  fola  con  parole,  maetia.ndw  con  atti  fi. pofiono /cherm- 

isi fi  GMt  re  ^^uominr*ccntr  afacendo  gli  fcilinguati,  òi  Zoppi,  òi  gobbi.  Ma  fe  il 
geflo  delle  minacele  che  fi  fà  con  le  mani  conira  alcuno  ( accia  f e fficiente 
in  l vlu  de  *ndlc*°  d tormentare  ,òà  prouar  delitto  premeditatole  quando  colui  eh*  è 
qugfl.  minacciato  poffa  il  minacciante  nelTatto  delle  minacele  offendere,  fcriuo- 
t rati  effim  n°*  dottori.  E come  le  minaccie  delpadrone  fiancar  gomito  del  mandato 
iib.^  cap/att0  alferuo*che  vecida  alcunoytratta  Tiberio  Decimo  . Eficcmedat 
$ 4.  ' cenni  s* argomenta  l*inìmìcitìa,  come  dal  guardar  fi  per  torto;  ter  fi  la  {ira - 

da, minacciar  fi,  non  falutarfi, non  baciar  fi  in  Chiefa , quando  fi  da  la  pace; 
e da  filmili  : Cefi  per  lo  contrario, che  gli  inimici  fii  fi  ano  ripacificati  dal  ba- 
Deprd  ciarfì, abbracciar  fi, toccar  fi  la  mano , /aiutar fi, e da  famigliami  gefìi  fiar - 
conc  115  6.  gomènta  di  che  tratta  il  Mafcardo  copiofamente  & il  Farinaccio  ; e di 
De  indie  & quefie  cofe  fono  pieni  i libri  de*  Legifìi  : procedendo  ne*  cafì  ccngietturali 
tori . queffi.  per  cofi  fatti  cenni,  & atti  ad  inuefìigarela  verità  di  quei  f ucceffi , c/;o 
49»  fono  alla  giuflitia  pertinenti.  S. Sgottino  nel  libro  della  Cbriftianafedefil 
CfftffiC  ^°l°  c^e  * anco  ne^a  raS&ion  canonica  regifirato , parlando  come  co'l  corpo 
31  non  violato  fi  poffa  perder  la  caflità,  dice  che  l* impudico  occhio  è del  cuo 
re  impudico  meffaggiero;e  però, quando  con  affetto  lafciuo  in  filentio  due 
De  airocit,  fcambieuolmente fi  rimirano , fogge  la  cafìità  del  corpo  ancorché  egli  fia 
*D**tr  bar  mtatt0  • Da*  quali gefli i traditori  ficonofcano  fcriue  il  Deciano  ne*  fuoi 
€oncl  5 trattati  criminali. E che  i*vhbriache%xa  fi  proni  dell* affetto, fcriue  il  Ma- 

Dthomit.  fcardo.E  come  tali*  bora  fi  commetta  l'homicìdio  con  cenni, e fia  punibile , 
ferindicia , infogna  Iodocho  nella  fua  prattica  criminale;  oue  dice  molte  cofe  in  que- 
& fi  gnu.  fl0  propofito.  È di  quelli  che  danno  il  fegno  à coloro  che  rubbano  la  legge 
Dig  adì  dice:  Qui  furanti  fignum  prtibuit,perinde  habetur  ac  fi  manifcfti  formo- 
ìu  .peculi  demnatus  effet,  & fumo  fu  s effteitur . E che  Vherefìa  fi  proni  per  fegnian- 
inlfi  c fa  co  leggieri,  ferine  Baldo.  Di  fiutano  i Dottori  fe  vnfordo,  e mutofipofiéLj 
mil  hsreife  per  la  confe filone  de*  fuoi  delitti  cafìigare , ^fnt.  Comedo  ne*  fuoicom- 
De  del  ffiis  mentati  dice  che  fe  il  muto  può  al  meno  con  cenni  far  fi  mtender,deue  efier 
1 • punito , & anco  di  pena  ordinaria;  come  fcriffe  anco  prima  Ciò.  de  Imola 

ìn  \ 1 f,d*  foggitelo  da  altri  Dottori. E i*iflcfio  Comedo  dice  anco  che  jt  bene  il  ma 

mio,  msg,  ......  " toner 


Parte  Seconda.  5 §7 

to  per  la  fola  propria  confefjione  dichiarata  con  cenni ,s  cen  getti  non  può 
efser  cÓdcnnato',percbe  il  Giudiceyper  non  batter  particolar  cognitione  di 
quei  cenni , potrebbe  errare  j allegando  in  conformità  Baldo , dice  nondi - in  j-  vrflC* 
meno  creder  ebe  il  Giudice  lo  poffa  con  cenni  interrogare , per  inue-Q • * ^ • 
/frgar  /a  verifti . Jw  fomma  l'indìcio  de3  legifìi  non  è altro  che  vn  nota- 
bile cennoyò  fegno  d' alcun  detto  yò  fatto  yò  d'altro  delitto;  cioè  [oggetto  à 
ne  ceffi  td  di  prona  ; di  che  trattano  anco  i Canonisti  in  piu  luoghi . Ma  fi  C‘Jerit0, 19 
come  il  Giudice  anco  da  gefii^  e da* cenni  altrui  deue  inueftigare  lave-co  etro  ‘ 
ritày\così  egli  deue  aucrtire  che  da  qualche  fuo  atto  non  [taf coperto  il  fuo 
volere > e l'intention  fua  prima  che  proferifea  la  fentenxa  \ così  comman- 
dandogli la  legge  : Tfon  ett  con  flauti s,  & retti  ludicis , cuius  animi  mo - DiZ>  de  effi. 
tumvultus  detegit . E diqueftofcnffe  il  Deciano  ne3  fuoi  Trattati  crimi - 
nuli  : E la  dìnina  fcrittura  dice  che  il  filentio  è T ornamento  della  giufli - 
tia.Veitonio  Turnio  con  fuoìfalfi  cenni  fi  procacciò  la  morte:  Egli  effen*  1/^.3$, 
do  appreffo  d3*4le{[andro  Seuero  Imperatore  venditor  di  fumojfcoper- 
ta  lafuafraude  >fu  co*l  fumo  fatto  morire  , come  ferme  Lampridio  nella 
vita  diquetto  Imp.perciocbe  effendo  Vetronio  fuo  familiare, falf amente 
dinegando  di  poter  ottener  da  lui  ciò  chevoleffe,con  queft'arte  cauaua 
dalle  Mani  di  molti  gran  fomma  di  denari  ; il  che  hauendo  u tleffandro 
[ubo datato  àqutflo  modo  lo  conninfe  : egli  da  vno  pubicamente  d*vna-j 
gratia [applicato  Vetronio  alThora  parlando  d'altro  con  l3 Imperatore,#4 
accennando  à colui  di  trattar  del  fuonegocio  , egli  dall*  Imperatore  gra- 
ttato, credendo  cCbauer  ottenuto  quanto  de fideraua  per  inter  ceffone  di 
yetronio,e  perciò  datigli  gran  doni,  ordinò  Uleffandro  che  Vetronio  [offe 
accufato , e di  quello  delitto  da  lui  più  volte  camme $0  conuinto , fattolo 
nel  foro  legar  ad  vnpalo  col  fumo,  che  d' intorno  gli  fà  fatto  col  fuoco  di 
legna  verdi  lofi  morire , gridando  tuttauìa  ilmmifìro  , Elei  fumo  muore 
il  vendi tor  del  fumosi  che  il  B echio  dìffe: 

Iure ,tnquit,f imo  pereat ; fic  vendere  fumum 
QHifQlitusfuevatperdituSjatqueemere . 

rNe  i contratti  ancora  hanno  luogo  i cenni  : Et  f e bene  il  Gìureconfulto  devtr, 

dice^befhpulatio  non  potefl  fignis , [tue  nutibus  conciphnec  ita  concepta  Ll* 

valet:  ciò  è vero  in  quella  forte  di  contrattoynel  quale  fi  ricercano  le  pa- 
role per  fua  ne  cefi  aria  forma  : ma  negli  altri  contratti  non  è cofi  : an%i 
vno  che  fu  affatto  fordo  » emulo  può  con  cenni  contraher  matrimonio  ; 
dicendo  tl  fommo  Tonte  f ce:  Quod  ver  bis  non  potefl  > valeat  fignis  de  eia-  c.Cuma~ 
rarc.UHoftienfeye  T^ibbate  vanno  f opra  quello  Canone  decorrendo /o  tud  fedem 
quefto  fordojemuto  [offe etiandio  cieco  natOyfe  con  attive  con  cenni  po-  de  &onf*m 
irebbe  far  il  contratto  del  matrimonio . E che  da  fegni  s* argomenti  il  ma • 
trimonio  contratto  pccme  da  bacila  abbracciamenti , da  donile  da  altri  fi « 

~ ~ Ee  e e z miti 


j88  DelPArtc de  Cenni, 

B e prò  fot,  miti  atti  fcritteil  Mafcardo.  Efeanco  fi  proni  il  matrimonio  per  lo  dono 
€9 nel.  I OiO  dell' anello  tratta  l’ifejfo  Dottore.E  che  il  confentimento  d* alcuno  fi  prom 
-vati  conc  Hi  perche  capite  annuerit , (erme  Accurfio  ; & è confermato  damoltie 

ff/'ffinak/uri;  c anco  dalì'ifiefjo  Maf cardo  . E quando  il  Trinctpe  à chi  gii 
Canti  dwanda  alcuna  cofa  r [fonde,  annuimus,  s' intende  fatta  la  gratta.  E dì  ce 
Jhld  ini  5 Elegge  che  fipuò  alcuna  cofa  prohtbire  per  qualunque  aito  del  probi - 
<£.  de  adopi  hente,  è eia  dicendo,  ò tirando  vnfafjo  per  caufa  di  prohibitione , onere  la 
Dìg.  Quodmano  opponendo:  E però  1*Ay  lofio  difje  : 
vi  «tu  ci*/» seghilo  haurian , ma  raffrenò  ciafcuno 
jz  r 2 Difendendo  ladefira  il  f{é  fu p cebo. 

E come  co' ! trar  vn  faffo  t* intendi nouum  opus  denuntiatum  fi  tratta  nel - 
I yij.de  neu  Je  nofìre  Uggì . Qui  fi  poffono  confiti1 rare  anco  quei  gefii , che  fono  fatti 
efer. nunt  da'  Trenapi , & altri  foprani  Signori  quando  infeudano  alcuno,  ò ponen- 
dogli E anello  in  dito,  ò cingendogli  lo  fiocco , òcon  quello  percolandole,  ò 
dandogli  vrìbafiafa  vna  verga, ò altra  cofa  in  mano  fecondo  l'vfo  del  pae * 
[e • Et  va  moderno  Cìureconj ulto  dice  ; che  quefia  forte  d'muefiitura  è 
ò propria,  ò abufiua,ch’è  detta  verbale, perche  fi  fà  con  parole,  ò con  rno 
degli  atti  del  corpo  fopradettiyil  che  fignifica  che  tutta  la  conditicne^ 
di  quel  v afallo  fi  cangia , e fi  trasforma  nella  fede  » e nelTcJfcquio  dej  fuo 
padrone;  e poi  [aggiunge  , che  q netti' t gefii  di  cerimonia  hanno  [otto  di  fe 
mifieriofa  intelligenza.  DeU'vltme  volontà  ancora  dirò  alcune  poebes 
cofeuiòèfe  il  Testamento  fatto  con  cenni  fia  di  valore.Taolo  Gturecon - 
1%,  deltg.  [ulto  dice  in  quello  modo  : Tfutu  iti  am  relinquitur  fideicommiffum.'E  fe 
3. /.ii.  bene  l’mttitutione  dell'herede  non  fi  può  far  con  cenni , ma  è necefifariau 
c.  de  tefia . I*  voce  > ^ ^ fattura  -,  fi  può  però  con  cenni  beneficar  alcuno  per  via  di 
I.19.  legato , ò di  fideicommiffo  . Ma  fe  per  fattore  di  pia  caufa  vaglia  il  T e fa- 

in  § Telia  mento  fatto  coH  cenno  è da  Giulio  Claro  trattato.  Et  Aleffandro  lafciò 
rmntum  fcritto  il  cieco  poter  cofl  cenno  tefiare  à beneficio  di  caufa  pia.  Et  il  Man- 
Indi'  6 tlca  drfpM&(e  yn  faldato  poffa  co*l  cenno  tefiare.  Gli  antichi  bebbero  vn 
T>e  conìctl.  mo^°  di  far  te  fi  amento  con  atti, e cange  fi, che  per  £s,[&  hbram  differo ; 
•vlt.  volMb. il  quale  fifaceua  in  queftamaniera.  Il  Teftatore  chiamaua  l'beredefil  Li- 
ó.tit.i . bripendete  cinque  tejlimoni.il  Libripende  teneua  pendente  vna  bilancia 
e l'herede  pigliano,  vna  moneta , con  la  quale  toccaua  la  bilancia , e poi  la 
daua  al  tefiatorcycomprando  con  quefa  imaginaria  venditione  tutta  l*kc 
2nB.  deuAedità:  di  che  trattdGiufliniano  Imperatore. Dalle  cofa  dette  a baflanz*-» 
de-  s*è  dime firato  come  il  Trencipe,\&  anco  come  i Magiflratifipreuagliano 
tjfiiu  della  cognitionefie 9 cenni.Quando  deWartimecaniche  tratterò  farò  cono - 
feer  anco  à gli  Artefici , & a i Soldati  quefa  intelligenza  ejfer  molto 
neceffaria , & à\qu  e fio  modo  fofficientemente  refterà  frouato  à tutta  la 
Polìtica  Eilofofìa  ella  ejfer  grandemente bifogneuole. 


Parte  Seconda,  j 89 

COME  ÀLL’AGRICOL  TORE  GIOVI 
la  cognitione  de’  cenni.  Gap.  X V. 

0 detto  delle  fa  culti  prattighe  aitine  ; bora  dirò  delle 
Fattine, che  fono  farti  dette  da  Greci  Me  cacche , ciò 
èdigrandefolertia , e di  affidaci  diligenza ,le  quali  cefi 
giudicio,  e con  le  mani  fono  fatte  , del  qual  nome  fono 
indegni  quegli  offertiti], che  fenga  ingegno  fono  uilmZ- 
te  esercitati  .Tra  quefke  è l'agricoltura  principale , 
che  conila  de'  f noi  precetti , de’  quali  Epodo /Sene fon - 
tc,  Catone, VarrQne,ColÌumdla,?aladw, Virgilio, & altri  antichi grau '.{fi 
m autori  hanno  trattato degna  dell' eminenti (fimo  titolo  datole  da  Seno- 
fonte, che  la  chiamò  arte  delle  arti, e di  tutti  nutricc.V arrone  la  diffe  Ar-  0£r£  rua 
te  neceffaria,e  grade , c neramente  è arte  nobiliti  ma, baule  lo  gli  fleffi  prin  Uh.  \ , 
cipij  che  ha  il  mondo,  A equa,  A ere, Terra, e Sole.ETlatone  dice, che  nell»  zpn<™. 
principio  del  mondo  per  dono  di  Dio  è fiata  dagli  huomìni  effer  citata:  & 
è veriffimo  che  il  nofiro  primo  parente,  & i fuoi  figlinoli  à quefl’arte  atte 
fero.Et  il  Varadifo  terreflre,come  l’ifteffa  uvee  dimofira,nÒ  è altro  che  un 
giardino,ciò  è opera  d’agricoltura,chefù  dalTifteffo  Iddio  piantato . E di- 
ce la  dittino,  fcrittur a . Ne  oderis  laboricfa  opera , & ruflicationem  crea - Cren  il 
tam  ah  altiffimo.  E arte  naturale, giu§ìifjìma,& inno centiffma,  poi  ebe^  zcd  cap . . 
non  falò  non  è ad  alcuno  dannofa,an%i  con  gran  copia  di  frutti  aWhumana 
generatione  apporta  marauigliofo  beneficio,  fi  tfj'ercita  ferina  f rande , e 
fen^a  violenta',  non  hauendo  altro  fine  l’agricoltore , che  di  ccnfeguire  sten* per*, 
con  le  fu  e fatiche  necejfari  alimenti:  E perciò  Anfiotile  la  loda  come  ar«  M 
te  naturale,  e giurìa,  E di  lei  Collumella  diffe  quefie  degne  parole  ; Agri- 
cultura  genus  amplificando  retinendique  patrimoni] , quod  omm  crimine  i*  ?roem, 
caret:  nam  attera  dtuerfa,  & quafi  repugnantia  diffidenti  Inflitta  : rnn 
genus liberale, & ingenuum  rei  familiari s augenda,  quod  ex  agricolatio- 
ne  contingit . E Cicerone  diffe  tra  tutte  le  cofe  dalle  quali  fi  confegue  bene * Pro  Ro  i . 
fido, ninna  effer  migliore  dell* Agricoltura, ninna  più  utile, ninna  piti  dol - 
ce, e ninna  d' un' huomo  libero  più  degna . Seneca  ancor  egli  le  diede  quella 
bella  lode  : 

*Kon  alia  magis  e fi  lìbera, & ritto  carens  uipp&ì. 

1{itufque  melius  ulta  qua  prifeos  colat , 

Quàm  quA  relìftis  manibus  fyluas  amat. 

Uf ciò  fermo:  Maiores  nofiri  rirum  bontm  cm  laudabant:Bo « 

num 


5 90  Dell’Arte  de3 Cenni, 

num  a%Ylc°lam  > bonumque  colonum  amplijjìme  laudari  exiSìimabatur , 
*Becfififol  ita  laud*batur . Boetio  chiama  gli  Agricoltori  felici,  Virgilio  fortu- 
iti Georg.  natii&  H orano  beau.  E anco  arte  digmffima,per  effere  fiata  in  ogni  ttm 
in  Epodo,  po  da  perfone  grandi  maneggiata  ; come  da  A damo,  da  Efaà . da  lacca - 
riandai  Re  $ sulle, da  Ox^apur  ì{è,e  da  altri  perfonaggi.  I Rimani  fi  glo- 
riavano d*  e ffer  m un  mede  fimo  tempo, non  mercatanti  ,ò  gabellieri , ma 
$ enatori,C apìt ani, & Agricoltori',  e queft’arte  apprtffo  di  loro  era  tra  le 
tribù  nobili^  da’  maggiori  Senatori  esercitata',  tra * quali  fono  da  Cicero - 
ne  connumerati  M.Curio  dopo  hauer  trionfato  de * Sanniti, de*  Sabini, e del 
Rè  Tir  r ho,  F sbricio, che (prezzò  Poro  de’  Sanniti  . L.Quincio  Cincinna- 
tocche  arando  hebbenoua  d'effer  fatto  Dittatore',  con  i quali  va  Serrano, 
che  difua  mano  feminando là  parimente  alla  Dittatura  chiamato  : De* 
quali  tutti  facendo  il  Tetrarfa  un  bel  dr  apollo  dice  : 

Vn  Curio,&  vn  F sbricio  affai  più  belli 
Con  la  lor  pouertày  che  Mida,  ò Crafjo 
Con  l’oro,  ond'à  virtù  furori  ribelli . 

Cincinnato ,Serran, che  foto  un  pa(fo 
Senga  cosìor  non  vanno . 

E però  V egetìo  dice  alla  mìliti  a effer  molto  atta  la  gente  ruSlicana,  come 
quella  eh’ è alle  fatiche  aueg^a.e  à'ogni  meommodo  [offerente*  E Seneca 
fcriuendoà  Lucilio  difje  : T^uBum  lab  arem  recufant  manusqu#  ad  arma 
ab  aratro  tranfierunt,  E Virgilio  de ’ Capitani  del  Re  Turno  dice: 

Vndique  cogunt 

jEn  8,  Auxilia,&  latcs  vaSìant  cultoribus  agros. 

Et  altrove  à qutSìo  propofito  : 

Vomeris  bue  &falcis  honos,huc  omnìs  aratri 
Céffit  amor . Toi  che  a * bifogni  ; 

Gmg.  1.  £t  CiiyU#  rigidumfdces  conflantur  in  enfem. 

E Romuiù  è da  Tropertio  chiamato  faldato,  & agricoltore  : 

Idem  eques,&  freni s , ìdemfuit  aptus  aratris, 
lib . 4.  Ciro  minore  figliuolo  di  Ciro  Rè  de 9 Terfi  fi  gloriò  con  Lifandro  Lacedemo 
De  finiti,  nio  dicendo  , come  è da  Cicerone  riferito  : Acqui  ego  ifla  fum  dimenfus , 
ma  funi  ordines,mea  deferiptio, multa  etiam  tftarum  arborum  mea  manti 
funt  fata:  onde  Lifandro  lo  chiamò  beato  : Qnon\am,inqu\t  ,virtutitu& 
fortuna  conìm&à  e Sì»  Efe  à tempi  nofìri  non  fi  cava  cefi  fatto  utile, e di- 
letto dall* agricoltura  ciò  amene  per  colpa  nofìra  ',  qui  rem  rufticampe (fi- 
mo cuiqueferuorum  ueluti  carnìfici  noxùe  dedimus , quam  matorum  no- 
D*  n rufì  firorumoptimus  quifque  optimi  tra ttauerit,  come  Collumella  afferma-i. 
in  prtntf' E 'Plinio  i’ifìeffo  c (infirmando  dice , che  bora  la  terra  non  è , comefù  già 
r ~~~  ~ ~ ~~  " " fertile, 


Parte  Seconda.  591 

fertile, [degnata  dt effer  data  in  preda  di  prffìma  gente,con  quelle  honora - 
tifime  parole  rTuncmanibus  ipforum  Imperatorum  colebantur agri , ytLth.il.c-? 
fas  efi  creder  esaudente  terra  vomere  laureato, & triumpbiili  aratore.fi 
ue  illi  eadem  cura  f emina  trattabant,qua  bella  ; eadernque  diligentia  ar- 
ua  difl>onebant,qua  caHra.  La  terra  no  fra  antica  madre  vuole  ben  darci 
gli  alimenti ; ma  vuole  anco  da  buoni ,e  diligenti  figliuoli  effer  ben  tratta - 
ta,&  obedita'yil  che  non  potremo  già  mai  fare  fe  non  la  intenderemo  : 
fauellando  ella  fe  non  con  cenni,  ènecefario  che  il  buono  Agricoltore  li  li.  18  c if 
conofca,e  gli  intenda . Gli  alberi  nel  fine  dell*  Autunno  fpargendo  f opra  la 
terra  le  loro  aride  [rondi, ci  danno  fegno,ch’è  tempo  di  f minando  fpargere 
il  grano,  come  ci  auertifee  Tliniofilquale  introduce  lavatura  à (gridare 
à gli  Agricoltori, perche, intenti  ad  off  zruar  i fegni  del  cielo, non  intendo- 
no quelli  della  terra  . Si  troua  ferino  ne  i libri  di  aitalo,  di  Cecinna  , e di  ti.  ì 8 * *7 
Zoroajìro,che  le  foglie  di  tutte  l'herbefono  lett&e,  & igijf re, che  dtmoftra - 
no  la  virtù  delle  loro  radici.  Il  Marino  in  un  fonetto  leggiadramente  fpie 
gando  i cenni  della  terra , dice  eh’ e fendo  ella  inamorata  del  cielo  nella-* 

State  sfoga  i fuoì  ardori , 

E de  l’accefe  vifeere  anhelante 
In  uec e difofpirtraffe  vapori. 

Ma  poijoprauenuta  la  fredda  fiagione,dice  che  ella 
Di  rughe  il  uolto,  e*l  crin  di  neue  hà  pieno. 

Di  più  dico  effer  neceffario  che  l’agricoltore  fta  de’  cenni  de  gli  buomini 
conofcitore,con  i quali  molte  cofe  commanda, & efequtjce;  & anco  pt  r- 
che  ì V Ulani  imperiti  dell’arte  del  dire,  quanto  meno  vogliono  à far  fi  in- 
tendere parlando,  aiutati  dallalsfatur  a , imitandogli  animali  ir  ragion  - 
noli,  con  i quali  di  continuo  conuerfano,fupplifcono  con  atti,e  co  gefh  na- 
turali yonde  per  intenderli  fà  di  mefheri  hauerne  cognitione  : Et  e fendo 
quelli ge!ìi  rufticani,per  lo  più, fecondo  il  dotarne  della  Vatura,ia  art  fi- 
ciofa  adulatione  non  adulterati, come  fono  quelli  de' fugaci  cittadini;  dx^ 
effiil  padrone,confuo  beneficio ,bew fimo  intenderà^  conofcerà  i penfie- 
n,&  i voleri  de*  fuot  bifolchi ,e  coloni  : Et  e fendo  i buoi  ancor  e fi  Agri- 
coltori; carne  fu  dichiarato  per  legge  de*  fapientifìmi  A tenie  fi  riferita  da  r>?v.r  y,Q 
Eliano  dicendo:  Bouem  aratorem  ne  ma  61  es,  quoniam  ttiamille  agricola  ui  , 
efi,  & humano  generi  laborum  focius  ; tanto  meglio  intenderà  i cenni  de 
gli  animali, quanto  meglio  pof edera  quelli  de*  y Ulani  : E fe  bene  fi  dice 
che  à* cavalli  s* accenna, e fauella  co’lfrem;come  diffe  Horatio: 

Sed  aqui  franati  efi  auris  in  ore. 

Nondimeno ,f e l’Agricoltore  intenderà  i cenni  degli  animali  bruti;  egli 
fopra  effer  fegni  di  vicina  pioggia > quando 

Bucula 


j9&  Dell’Arte  de’ Cenni, 

— — B u cu  la  calura 

Sufficiens  patulis  captauit  naribus  auras.  Et  ancora 
vitg.Gw.i  cum  medio  celeres  reuolant  exaquore  Mergi , 

Clamoremqueferunt  ad  lictora,cumque  marina 
In  ficco  ludunt  Bulica  , notafque  paludes 
D?ferit>atque  altam  fupra  volai  Jtrdea  nubem, 

E co  fi  da  molti  altri  fegni  de  gli  ammali  bruti  potrà  la  pioggia , e'I  tempi 
fereno , e molte  altre  cofe  preuedere  . E non  è fuori  del  noftro  propofìto  il 
Uk  1 8, f.  j . japere  effer  vero,  come  dice  Tlinio  : Frontem  domini  magìs  agro  prodef- 
fe,quàm  occipitiumie  che  le  pedate  del  padrone  rendono  fertili  i fuoi  ter 
reni  .jì Uh  eneo  fà  mentione  d’vna  forte  d i ballo  da  lui  chiamato  Carpaan9 
la  cui  figura  er  a d'vn* huomo , chef eminaua  il  grano,  il  quale  fingendo  di 
temere , elegantemente  pugnauaper  la  difefa  de*  buohpigliando  à tempo 
l'arme  cantra  i ladroni ,e  con  varij  gefii,mtbe falsi  nume rofamente  belj* 
liffimi  concetti  effrimua* 


Parte  Seconda. 


59 


COME  SIANO  NECESSARII  I CEN 
- ni  nella  militia . Cap.  XVI. 


Ora  parlerò  della  Militili’,  la  quale  per  difefa  dello  Slato, 
e delle  ccfe  fue  è à ciafcuno  per  ogni  ragione  lecita:  per 
Ugge  diuina , efìtndo [crino  molti  amici  di  Dio  baueria 
trattata  , cóme  fù  Dauidde , e molti  altri  de'  quali  ftfà 
ccmmemoraticnene  i libri  de’  Rj  ,e  de’  Macabii  : Ter 
ragion  di  Natura  ancora,  poi  che  ella  à tutti  infogna , e 
pnmetii.  tjj  i lecita  la  conferuatìone  di  fefteJfore  delle  cofe propne,con- 
tra  coloro  che  cercano  di  occuparcele  $ & è verifiìmo  > come  di  (f e -il  Te* 


trave#-  9 

Che  naturalmente  s'aita 

Centrala  morte  ogni  animai  terreno » 

Il  che  anco  è per  ragion  dt  tutte  le  genti;  poi  che  non  fu  mai  Vrencipe  , ó 
2 {ep, alcuna, che  non  concède  [fé  la  giufla  guerra  ,e  di  quella  precettile  leg- 
gi nonfcrìuefie:  e nella  ragion  ernie  è vn  titolo  intiero:  De  re  militari  .E 
Seneca  lafcièfcrittoiOmnis  in  ferro  tft  falus,Et  è arte  in  modo  neceffaria; ln  ^er-  fo- 
che vàrio, dtcea  Senofonteìanizimiofo>e  mole  Ho  far  ebbe  l* arare, & il  {e - ^ 

minar  la  terra,  fe  le  biade  nonfojjero  contra  i nemici  difefe  . Et  dritte- 
file  di  fife  che  ella  è tanto  alle  città  bifogneuole,cbe , fen^a  di  lei9  tutte  le^j 
altre  arti  perir ebbono. Et  Hcratiodiffe  di  picche  Lii%u  ^ 

I {es  gerere,&  captos  oftendere  cìuibns  hofles 
Attìngit  folium  Iouis,&  cceleftia  tentata 

%A opre jjo  gli  antichi  alcuni  efferati]  getfuo fi  erano  in  tempo  dipacc-d 
fatti , peracquìftare  dific fittone  e peritia  nella  guerra . Homo  era  vna 
forte  dì  ballo  commiine  aUì  giouanì , & alle  donzelle  alternatamente  in 
efio  introdotti  ; nel  quale  ilgiouane  prima  menaua  ilballo  f aitando  ardi - 
tamente  in  quel  modo  ; che  nella  guerra  f attuano  quando  i nemici  affan- 
nano :poì  fuccedeua  la  donzella  con  gran  modefita  dannando;  Onde  ti  bai- 
lo riufeiua  come  di  forte7ga}e  di  temperanza  compcfto.Tirricha  era  W- 
altra  forte  di  ballo  tutto  di  moti , edigefli  formato;  nelqualei  giouanì 
Lacedemoni  armati  fi  effercitauano,per  e fiere  alla  militia  più  di  fio  &'.;&• 
alThora  era  c citato  un  verfo  hipor  eh  ematico, al  cui  numeroi  loro  moti  re 
golauano;giuoco  molte  faticofo,  nel  quale  [aitando  altri  di  ferire,  & altri  . 
difehifare  colpi  fi  ingegnauano;e  poi  tacitamente  fi  ritirauano , con  mot- 
tìvaghi}egmicfigejh  Di  che  fcrifie  TlimOye  prima  dt  lui  Tintone . £ , * *' 

Ffff  questa 


594  Dell’Arre  de' Cenni , 

quefia  / erte  di  ballo  per  caufa  d’honore  fù  tai’hora  fatta  ndi’effi  quie  de' 
Ahx  ab  a.  grandi  huomini . Et  a buoni  tempi , prima  che  foffero  i cefi  imi  corrotti % 
l,x  Q:rf  fh  *n  Roma  da*  nobili  gioitemi  esercitato,  vt  armati  leni  fltxu , <&faltu% 
ter' 1 nunc f e contrahendo,  nane  in  altum  exìliendo  , nunc  declinando , tela,  & 

plagas  vitarent,  difeiphnamque  addifeerent . Troia  poi  era  vn* armeggia - 
mento , & efferatio  cauallarefco , che  da  i gioitemi  prima  Troiani $ & poi 
Albani,  e finalmente  Romani  fà  vfato , affrontandoci  à Cauallo , h'or  fyg- 
jEn.  $,  gendo,bor  riitolgendofiidcl quale  Virgilio diffe: 

Urne  morem,curfu$,atqùe  h#c  certamìna  primm 
- Afcanii4s,longam  muriscum  cinger  et  Albam 
Retulit prifeos docuit  celebrare  Latinosi 
Quo  puer  ipfe  modo  fecum  quo  Troia  pubes 
Albani  docuer  e fuos,hincina'xima  porrò 
Acccpit  Roma,  & patriumferuauit  honorem » 

Troiaque  nunc  pueri  Troianum  dicitur  agmen. 

Trtapo  battendo  riceuuto  Marte  da  Giunone , eie  ciò  eh  e lo  facejfe  buort 
guerriero, effendo  troppo  feroce, & impetuofo, per  moderarlo,  gli  tnfegnò 
prima  di  ballare , à fine  che  à tempo , e con  mifura  imparale  à mouerfi  • 
Btf  %ep  Uh  X1 Qn  & adunque  da  far  fi  merauiglia  [e  Socrate  diffe  i ballami  effer  mol - 
t0  a^a Scorra', E te  Tlatone  lafciò  ferino, che  il  foldato,per  temperar 

P animose  fortificarci  corpo, douejfe  nella  Mufica,e  nella  Ginnaftica  effet- 
ti tar  fi.  1 Traci  co  V arme ,f alt auano  à fuon  di  tibta,epercotendcfi  fingenti* 
Am  Uh  n0  & ferir  fi, e finalmente  d'ammazzar  akunoi& il  vincitore, tolte  Parme 
u * ' vinto, cantando  la  fua  vittoria, partiua  dalla  pugna. Hauendo  i Lacede- 
moni imparato  da  Caflore , e da  Tolluce  il  Cari  attuar  e,  eh*  era  vna  forte  di 
ballo  dalla  città  di  Caria  cefi  detto,  coPìurnarono  d*  effer  citar  lo  con  canti , 
efuoni,e  con  numerofi,e  regolati  falsi • Homero  per  caufa  d*bonore  nomi- 
nò Merhnefaltatore , perche  per  la  pernia  del  ballare,  e del  {altare  ,nt% 
congreffi  militari  fà  agihffìmo  neWaffalìre,  e nel  fuggire  i colpi  de * nemici 
velociffimo  . Appreffo  i Romani  i Salij  erano  Sacerdoti  à Marte  Dio  del- 
la guerra  dedicati, m bonordel  quale grauemente,e  religiofamente  f aita- 
ti ano  , portando  certi  feudi  Ancilia  detti , che  da  Numa  Tcmpilio  furono 
infatuiti.  Gli  Etiopi  come, dato  il  fegno  di  combattere, veniuano  alla  bau 
taglia, venerabilmente  faltauanc;nè appreffo di  loro  alcuno aràiua, feti- 
da batter  prima  (aitato, e ballato , d'auentar  pur  vn  dardo , portando  Ica 
loro  fa  ette  intorno  la  te  Ha  informa  di  raggi  > per  apportare  a i loto  ne* 
mici  ffauento  maggiore.  Nella  guerra  facendofifecrete  deliberationi,ac • 
cieche  pernenendo  à notitia  de*  nemici , non  pano  gli  effetti  di  quelle  im- 
pediti,con  cernii  con  occulti  modiftfoglmo  naf condor  e ; £ perciò  i Ro- 
* ~ mni 


Parte  Seconda.  f?  f 

man!  f acenano  ne  tjoro  flendardi  militari  dipinger  il  Minotauro',  per  ac- 
cennare , che  fi  come  egli  fà  da  Dedalo  rinchiufo  ne  gli  ofeurt  nafcondtgli 
del  labirinto co  fi  i configli)  e le  deliberationi  de*  Capitani  (off ero  celate , 
e nafcofie:Onde  Duidio  diffe: 

tArcbanum  bis  nobis  terra, pelagoqueferuntur,  4* 

Infpicitacceptasboflisab  bofte  notas . 

Offendo  imponìbile  che  il  Capitano  con  la  voce  regga  ad  vn  tratto  tutto 
VeffercitOy  per  effer  in  quello, per  lo  gran  numero  delle  genti.moltoftrepi. 
to,  e molta  confnfione,  e molto  maggiore  nelle  battaglie  ’,fà  necejjario  di 
ritr ouar  modo  coH  quale  i Capitani  inferiori , e tutta  la  militia  potejfe  in 
vn  fubito  vedere  > & intender  la  volontà  di  chi  commanda  , e quella  ad 
vn  cenno  incontinente  obedire:  Come  dtfjeil  T affo  che  don eano  t Capita + 
ni  cbedtrà  Goffredo.dapoi  che  l’hebbero  loro  capo  eletto: 

Gli  altri, già  pari,vhidienti  al  cenno 
Siano  bar  minifiri  de  gli  imperi  fuoi. 

Ver  quefio  rifiato furono  ntrouati  tré  forti  di  cenni , òfegni,che  chiamar 
li  vogliamo:!  vocali, & i femiuocali  per  gli  orecchiai  mutoli  per  gli  oc 
chi : I vocali  fono  le  voci  humane,che  fono  date  dal  Capitano  e per  le  fen • 
tinelle  della  notte, e per  lo  cominciamento  & ordine  della  battaglia ; co • 
me  di  Vittoria, di  Trionfo, di  Valma ; ò come  piace  al  Capitano  . I femiuo - 
cali  erano  fatti  col  fuono  degli  Tìromemi  militari', i quali  anticamente 
erano,  come  Vegetio  ferine.  Corna , Trombe > Bucine > con  i quali  fi  accen- 
tua la  battagliai  però  Virgilio. 

Tum  verò  ad  vocem  celerei quà  bucina fìgnum 
Dira  dedit.  E l'.Arioflo: 

Gìà\ono  in  pronto, & altro  non  s'afcetta,  C.19/I  ot* 

Ch*  vn"  altro  fuon,cbe  lor  la  gioflra  ac  cerne • E diffe  ancora : 

Qual  sàie  moffe  il  barbaro  fi  vede,  C 4y.z7.71 

Che’l  cenno  del  partir focofo  attende . Hora  bufano  quefiifegni: Bando* 

Raccolta, Marchiare , Ordinan%a,Mto,Ml'arma,  Ritirata, Voltafaccia, 

Batteria . Vmuetore  di  parlare  con  queHi  inftromenti,e  de 9 loro  cenni  fà 
Iddio  fleffoUeggcnde  noi  nella  diurna  fcrittura,cbe  la  S.M.infegnòà  Mosè  Kum.io. 
in  che  modo  co  dtuerfi  fuoni  di  due  trobe  fcargtto  doueffe  ragunare  la  mol 
titudine  alla  porta  del  Tabernacolo', e come  chiamar  i TrHcipi,& i Capita 
ni  deh1  effer cito;e  quaio  fi  doueano  mouer  quelli  eh* erano  dalla  parte  d'O • 
riente,e  quando  quelli  di  me%o  giorno  ; e con  altri  precetti  diede  la  norma 
d*  accennar  con  le  trobe  ali* efferato  tutto  quello  ch'era  necejfario  di  farfi: 

La  qual  cofa  fà  anche  cofi  da  S.Taolo  ffireffaiQuó  fine  anima fuht  uocem  1.  Ade*, 
dantia.fiue  tibia, [ibi  cithara9nfi  dìfiinSiontm fonituum  dederint,quomom  Tini • 14. 

Ffff  i do f ciez 


79^  Dell’Arce  de5 Cenni, 

dofeietur  id  quòd  canìturyaut  qaod  citarigetur  ? etsnim  fi  incertam  itoci 
det  tuba^quisparabit fe adbeìlumf  Ma  perche  per  lo  gran  rumore  de  gli 
efferati  talhoramn  fipoteua  ne  anco  hsnìntenisr  il  fumo  di  questi  •«*’ 
firomsntij  perciò  fu  introdotto  di  adoperar  i ftgm  mutoli  ; eh’ erano 
quile}di  Draghici  Bandiereydt  Vcffiiiydi  Tenne^e  di  altre  cofe  minori  , 
moto  delle  quali  i faldati  obediuanoy  che  da  i Latini  fono  apunto  chiamate 
ftgna  y & il  portatore  di  quelle  > Signifery  che  noi  M If  ere  nominiamo. 
Dante  diffid  i 

i.  Come  fotta  li  feudi  perfaluarfì 
V olge fi  f chi  era  y e sègira  coll/egno 
Vrimache  poffa  tutta  in  [e  mutar  fi. 

E dell* Mquila, ch'era  Pinfegna  della  Bimana  Rep+ 

Nel  fegno  y 

Warad  ip,  chef  è i Romani  al  mondo  riuerendi. 

*©.  E pQC0  appreff0 10  £yama  fegno  fai  mrj0ff  de  f udì  Duci . Et  il  Taffo  & 
ce.  che  Goffredù 

— Sotto  i fanti  - 

. Segni  rìduffey  fmi  compagni  erranti* 

'bielle  {acre  {Mere  delle  perf&ne  ecclefiafìiche  stufano  parimente  i veffiHi 
per  guidar  con  ordine  il  clero:  e perciò  dìfft  il  Taffo  :■ 

I * l?.j  .yà  Tietro  foto  innante  {piega  al  venta 
Il  fegno  riunito  in  Taradifo: 

Efegue  il  choroàpaffo  grane  lento 

Induo  longbijfmi  ordini  iiuifo.  c 

S&jr.  Curùo  nella  vttad'MtiefJ»mdrQ-  Magno  dice  cofr:  Tuba,  cum  c&Fira  mette- 
re vellet , ftgnum  dahat  f cuius  fonus  plerunque , tumultuanti  um  fremitH 
exorienteyhaud  fatis  exaudieba^r  ; ergo  ptrticamiqu&  yndique  concici 
pcjfetyfupra  prastovium  fiatuit,ex  quo  fignurn  emnebatypariter  omnibus- 
confiti  ufi-  Volibio  ferine  che  i Mac  e foni , egli  Mchei  damano -il  fegno  dii * 
la  battaglia  e [por  e do  da  luoghi  móni  ai  monte  Olimpico  un  pana  di.  Imot 
Et  i Megapolitani  inaigado  la  vejh  di  por  pura  del  Loro  Ri.  Virgilio  àiffé: 
Mutemus  clypeos  Danaumque  in  fi  ghia  nob  s 
’Mn»  s.  Mptemus.  E dice  che  Turno  fece  poner  f opra  la  Rocca  lo  Rendati* 
per  fegno  dt  guerra * : 

Vi  belli  fìgnutn  Laurenti  Turnus  ab  arce 
Mn*  8.  Extitltly& rauco  Rrepuerunt  cornua  cantu. 

Il  piegar  poi  le  hanàierefoTaime  dmangt  ad  alcuno  è atto  di  riuerengay  t 
però  diffe  il  Taffo  : 

Tutte  dfuoi  ptè  nel itappaffark febiere 


Chinati? 


trarre  Seconda.  597 

Chmn9quafl  adorando9arme9e  bandiere , E l'Mioflo  di  Giulio  Cefare: 

Crederò  che  piegata  ogni  bandiera  > A C.  46 

E fcarca  di  trofei  la  ricca  foma 9 

Tolta  hauria  leggi , e patti  à voglia  d'effa 

T^e  forfè  mai  la  hbertade  oppreffa . 

CneoTompeio  volendo  entrar  nella  cafadi  Tofjìdonio  commandò  al  Lit- 
tore9che  gli  caminaua  auanti9ch e non  batte ffe  alla  porta , ma  che  abbaffaf 
fc  i fafci  confolari,&  alla  porta  del  Filofofo  li  deponeffe.  Il  portar  poi  le 
bandiere  de*  nemici  riuer[ate9è  fegno  d*e{[ ere  fialidi  loro  vittoriofi,  e pe- 
rò Dante  volendo  dire  > che  i Fiorentini  non  erano  mai  Siati  da9  nemici 

vinti  differ  ì 

Con  queste  genti  vidi  io  gloriofo  Farad.  k6. 

E giu  Ho  il  popul  tuo  tanto , che*l  giglio 
T^on  era  ad  afta  mai  poflo  ritrofo . 

Spantano  nella  vita  di  Seuero  Imp . In  palatium  eodem  habitu  perrexit , 
pralatis  (igni  qua  or&torianis  ademerat  9fupinis9non  eretfis.  Cornelio  Hin  4 n ^ 
Tacito  dice:  Heuulj a.  Imperatorum  imagines9inuerj a figna  • Etvn’altra 
volta:  Tr&cedebant  incompta  figna9verfi  fafces . Soieuano  anco  nell* effe • 
quie  de9 gran  Capitani  per  fegno  di  meSlitia  portar  le  bandiere  riusrfate . 

Vedane  Jtlhinouanofcriuenio  à Liuia  nella  mone  di  Drufo  fuo  figliuolo: 

Quos  primum  vidi  fafces  in  funere  vidi , 

Sed  vidi  verfosyindiciumque  mali . 

il  Tamerlano  quando  poneual'afjedio  à qualche  città  9 il  primo  giorno 
piantana  il  padiglione  bianco 9per  fegno  di  perdonare  à tuttije fi  arrende- 
nano:  il  fecondo  ilrojjo 9 fegno  di  voler  ammaggar  uno  per  cafa  ; il  tergo 
il  nerOyài  non  voler  ad  alcuno  perdonare  9 accennando  in  queSla  maniera 
co9  padiglioni  à nemici  la  fua  volontà.  Et  ^ ileff andrò  Magno9quando  al - 
cuna  città  ajjediaua , faceua  accender  un  gran  torchio  à nifi  a de'  nemi- 
ciyCO*  L qual  fegno  era  f olito  di  figntficare9chefe  prima  che  il  torchio  fi  con - 
furnafse  s'arrcndauano  fioro  perdonaua}altraméce  batterebbe  di  loro  fatta 
Strage  crudehjji  na.  L’ufo  diquefli  fegni , è d'tnfigne,  ò di.veffilli9a  di  ban- 
diere^ di  flendardifò  di  gonfaloni , che  chiamare  U uoghamo  y è anticb[(fi- 
tnoyleggendofl  che  fino  nelle  guerre  de fentte  nei  vecchio  Teflarnento,erx - 
no  adoperatile  che  [iuguli  per  turmas  figna,  atquevexiììa  caHrametabzn 
turine'  quali  fegmtal  bora  poneuano  altri  cennuCc fi  fcriuendo  Gregorio 
T olofano:Signa  muta  militarla  prò  nutu  inftgma  habtbant  fcùtpta9uel  pi-  taP  6- 
Ha.  Cefi  il  Tetrarca  difse  nel  Trionfo  della  Morte: 

EraUlor  viuoriofainfegna  . 

In  campo  verde  un  candido  amellino  9 

Ch’oro 


598  Dell’Arte  de  Cenni , 

Ch'oro  fino^  topati  al  collo  tegna • ~~ 

E perche  per  lo  più  i Trùncipì , è Capitani  generali , pèr  dichiarare  airi 
tratto  la  loro  volontà  , ne  i loro  ftendardì  face  nano  dipinger  l’impr  e fa-> , 
ch'all'hora  imprendeuano  di  fare, ancorché  dapoi  altri  peti  fieri  fiano  flati 
in  quella  maniera  nelle  bandiere  accennati,  tutti  però  hanno  ritenuto  que - 
fio  nome  generale  d'imprefa;ch'è(come  à principio  fu  detto)  uno  de  i quat 
tro  modi  da  ejprimer  i noflri  concetti:  ma  perche  ciò  ofcuramente,e  fimbo 
licamente  è fatto , fi  può  dire , che  in  quefla  maniera  fta  più  toflo  accenna - 
tatcbeejfreffala  nohra  volontà  . Con  le  imagini  d’argento,  d'auorio,à 
d'altra  materia  che  delle  città  vinte  erano  da 3 Romani  portate  in  trionfo  * 
accènauano  quelle  da  i trionfatori  effere  fiate fuperate.E  però  Ouid.diffe: 
Vepoto  li.  z Trotinus  argento  ueros  imitantia  muros 

Barbara  cum  vitfis  oppìda  lata  uiris.  Et  Horatio  : 
tìb  i.ep.u  Captittum  portatur  ebur,captiua  Corinthus. 

off.lib.  z.  £ Cicerone -.Torturi  in  triumpho  Maffìliam  vidimus%& ex  ea  urbe  trium - 
phari . Il  qual  concetto  è dall'ifleffo  Cicerone  più  copiofamente  J piegato 
nella  fua  Oratione  contra  Tifone . ^inco  nelle  gioftre  de*  Caualiert  ciò  è of- 
feruatoì  poi  che  in  effe  come  dice  l'^riofio: 

Chi  nel  cimier,chi  nel  dipinto  feudo , 

Difegna  Amorfe  l'hà  benigno, ò crudo.  E di  Guidon  S eluaggio  dice  : 
Cip  Quel  venne  in  piaTga  f opra  un  gran  defìriero , 

Che, fuor  che  in  fronte,  e nel  piè  dietro  manco. 

Era  pià  che  mai  coruo  ofeuro],  e nero , 

Tfe'l  piè, e ne'l  capo  hauea  alcun  pelo  bianco  ì 

Del  color  del  cauallo  il  canali  ero 

Vtfiito,  voleadir , che  come  manco 

De  l'ofcuro  era  il  chiarore* a altrettanto 

Il  rifo  in  lui  verfo  l * ofeuro  pianto . E di  Br adamante  : 

Tofio  una  diuifa 

Si  f è sà  l*arme,che  volea  inferire 
C.l  Difperatione,e  voglia  di  morire . E poi  foggiunge: 

V abito  al  fuo  dolor  molto  conuenne » E dice  ancora: 

Orlando  ricamar  fà  nelQuartiero 
C/ji./.jo  L'alto  Babel  dal  fulmine  per  caffo. 

Vn  can  d'argento  hauer  vuole  Oliuiero , 

Che  giaccia, e che  la  laffa  habbia  fu'l  doffo » 

Con  un  motOiChe  dica:  Fin  che  vegna 
1 vuol  d'oro  laue Ha, e di  sè  degna. 

••fi  1 8 E quando  defenue  l'efjercito  che  Rodomonte  fece  in  Inghilterra  per  lo 

Carlo, 


Parte  Seconda.  599 

Carlo, vi  de'fuoì  Capitani  commemorando  le  militari  infegne . Et  in  un' al 
tro  luogo  dice  che  Rodomonte  dipinfe  nella [ua  bandura  un  Leone, al  qua 
le  da  vna  bella  donna  era  pofto  il  freno;  dicendo  che  c.  1 4.  /?. 

jll  Leon  fe  me  de  fimo  affomiglia,  11*. 

£ per  la  donna, che  lo  frena  , e lega  , 

La  betta  Doralice  bà  figurata «t, 

Scriue  Quintiliano  sMappam  vfitatumcìrco  nomen  Vani  [ibi  vendicane;  ub.uc  19. 
e quello  perche  ne*  giuochi  circenfì  il  Tretore,cbe  à quelli  foprafiaua,  con 
lo  {finger  fuori  la  mappa, eh' era  un  pano  di  lino,  dauafegno  di  douerfi  in- 
cominciar la  pugna:Di  che  intefe  Marciale  quando  diffes 
Cretatam  VréUor  cum  velletmittere  mappam* 

Tratori  mappamfurripit  Uermogenes . 

Con  le  varie  corone  etiandio  che  gli  antichi  a*  foldati  donauano, erano  le  lo 
ro  imprefe  figmficate;  le  quali  erano  di  pià  forti;  come  Cafirenfit, ciniche , 
murali, offidionali,ouali,nauali;e  con  altri  minori  doni  di  cornetti  d'argen 
t0)di  collane,  di  verghe , di  cinture, e d'altre  fimi  li  cofe,con  le  quali  erano 
honoratti  v alor  0 fi  foldati, i meriti  loro  erano  diuerj amente  accennati . £ 
con  varie  pene  ancora  de' foldati  erano  le  lor  colpe  rapprefentate;effendo 
altri  prillati  detta  cintura;  altrifatti  mangiar  in  piedi  ; altri  fiat  alianti  il 
Tretore;& altri  con  altre  pene, a mancamenti  loro  corri  fpondenti  cali- 
gati . Tarimente  l' efferato  con  atti,e  con  cenni  di  mano,ò  d'arme  tal' bora 
dimoflra  la  fua  volontà:  E però  ifidoroferiue:  Moseft  militarle,  vtquo-  EtimoL  il 
ties  confentiat  exercitus,qui  voce  non  poteft,manu  promittat;alij  qui  no- 
ce non  poffuntygladioium  motu  f aiutante  Co  fi  Mottmo  valor  ofo  Capitano 
de  gli  Sumeri , hauendo  effortati  ifuoi  foldati  à combatter  fortemente 
con  E rane  e fi, alle  fue  parole  gridò  ferocemente  tutta  la  moltitudine , ap - GuiccìwL 
prouando  ciafcuno  co'l  braccio  difìefo  ilfuo  dettoiCht  è conforme  à quello  hb.  1 1. 
che  fenffe  Lucano: 

His  cunSafimul  affenfere  cohortes , 

Elatafquealtè,quAcumque  ai  bella  vocaret  . BeS.  ciudi  i 

Tromtfere  manus. 

Quando  i Capitani  Romani  parlauano  all'effercito  , e dauano  a*  foldati  il 
giuramento  di  fedeltà , effidi  riceuerlo  dauano  fegno , aitando  il  braccio 
co'l  dito  pollice  eleuato,accofiandofi  anco  le  ffade  nude  al  collo : E per  at- 
to anco  di  acconfentire  a quanto  il  Capuano  banca  detto , fole  nano  i fol- 
dati batter  C baile  f opragli  feudi  .M  Rè  di  Siria  con  vn  geflofu  da  Tom- 
pillola  guerra  denontiatcuCome  ancodiffeil  Tetrarca; 

Brani  quel  cbe'l  Rè  di  Siria  ciuf  e 

magnanm<kcetchio,e  con  la  fronte , 


E con 


éoo  Dell’Arte  de*  Cenni, 

E con  la  lingua  à fuo  voler  lo  Hlrinfe . 

Ma  negli  affeàq  delle  fortezze  molto  pià  fi  feruono  di  quefii  cennigliaf - 
fediati,non  potendo  in  altro  modo /coprir  i de  fideri  e bifogni  loro  à gli  ami- 
ci che  fono  Ut  fuori  : il  che  come  con  tiri  di  bombarde  fi  coftumajfe  difa- 
re ferme  Gabrielle  Bufca  : e ciò  fi  può  anche  fare  con  sbarri  d* archibugi  , 
come  per  e [f empio  accennar  /V£.  con  vno  sbarro , la  B.  con  due,  la  C.  con 
tré,  e così  / ucc f /finamente,  facendo  alquanto  di  paufa  dalli  tiri  d'vna  Ut « 
tera,à  quelli  dell!  altra:  E quelli  che  fono  di  fuori  notandoli  feparatamente 
con  i loro  numeri  ,&pm  fatto  quelli  ponendo  le  lettere  facilmente  iltut - 
to  fi  può  intendereXon  cenni  di  lumi  ancora  fi  può  parlare, diuidendo  per 
maggior  facilità  le  venti  lettere  deìT alfabeto  in  quattro  ordini , fi  che  al* 
•gando  vna  facella  vna  volta  accenni  dt.due  B.tre  C. quattro  Dunque  £. 
E poi  le  altre  cinque  lettere  con  duefacelie$e  l* altre  con  tré,  e l'vltim^j 
con  quattro  ; o con  altri  fimili  modi,  E percheron  cenni  cofi  fatti,  tal’ho* 
luì  1 mieti  raf°*i0  ‘A***  commeffì  de’  tradimenti  ; però  dice  la  legge  : Qui  hojlibus  fi- 
li . ' e gnum  dat,  tenetur  lege  luha  maieflatis . Et  altroue  dice  il  Giureconfulto: 

Big.ad  l.  Qui  fe  prò  milite  gejfit  > vel  illicittsinfignibus  e/i  vfus graw.ffmè  punien - 
CctnjefaLdus  e Hi.  Virgilio  dice  che  con  Smone  i Greci  s* accordarono  > che  accofian- 
dofi  à Troia  con  l* armata , gli  hauerebbono  con  vna  facella  dato  fegno  , 
accioche  egli  all1 bora  apnffei  chicfìri  delCauallo  di  legno,  donde  à tem- 
po i Greci  che  dentro  vi  erano  nafeofìi  poteffero  vfeive . 

JEn.i.  — — Elammas  cum  regìa  puppis 

Extuleratfatifque  Deum  defenfusiniquis 
Inclufcs  vtero  Danaos,&  pimafurtim 
LaxdtciauUra  Sinon. 

E l’ifleffo  Tosta  dice  ancora  che  Helena  Greca, che  fù  cagione  della  guer- 
ra Troianafquella  notte  che  fu  prefa  T rota, facendo  con  vna  facella  cenno 
a!  Greci, dii  de  Deifebo  fuo  marito  nelle  loro  mani. 

Mn.  6 m-  — diti'  ber  ella  di  Bacco 

dotto  Ad  Ca  Fingendo  il  cboro,e  con  le  Frigie  donne  * 

Tff-  Scorrendo  in  trefca;vna  gran  face  in  mano 
Si  prefe , e di  è con  offa  il  cenno  a*  Greci . 
infir.%,  E c^e  con  cemi  co  fi  fatti  fi  poffa  fauellare  lodiffe  anco  Dante : 

Per  due  fiammette  cb'ei  vedemo  porre, 

Et  W altra  da  lungi  render  cenno , 

Tanto  ch'à  penai  potea  l'occhio  torre  : 

Et  io  rimlto  al  mardì  tutto1 1 fenno 
D !]i',queflo  che  dice,e  che  rifponde 
Quell* altro  foco,  e chi  fon  quei  che'l  fenno? 

DictJ 


Parte  Seconda.'  6o* 

t>ìce  anco  Virgilio  che  Mìfeno  , che  era  nell'amata  > foce  ad  Enea  cenno 
quando  le  Harpie  lo  deueano  affalìre: 

— — Dat fignum  fpecula  Mìfonus  ab  alta 
*Aere  cavo*  E Dante  diffe: 

Quando  con  trombe, e quando  con  campane  , ■ • Infirmi. 

Con  tamburi, e con  cenni  di  casella. 

E Cicerone  ; Tr&donum  aduentum  fignificabat  fignis  e fyecula  fubiatis.in  yerr. 

La  notte  dai  luoghi  eminenti  fi  fanno  cenni  col  fuoco , & il  giorno  col  fi*-  ixoL  ip 
moie  con  quelli  fegni  Iddio  conduce  gli  Ifdracliti  fuori  delia  fomiti  d'E- 
gitto j facendo  loro  precedere  per  ìfeorta  dì  giorno  vna  colonna  dmuuola , 
e di  notte  vna  di  fuoco. Co  fi  Marco  Geganxofhauendo  di  notte  fcoperti  gli 
alloggiamenti  de  gli  Equi , e dt'  Volfct  ,ne  diede  fogno  col  fumo  ad  Mulo 
Toflumto  Tubetto  Dittatore:  Inde  fumo, vt  conuener  uni, dal  um  fignum  L-u  ^ ^ 
vbi  confpettum  ab  Dittatore  efì,exclamat, capta  ho flium  caflra.Ccfì  Cur  Dec.i, 
tio  del  Magnò  Mleffandro  dtffe  : Obferuabatur  ignis  nottu,fumus  mter-  Lib .5. 
diu  .Che però é naturale  effetto  del  monte  Fefuuio,e  di  Mongib elio, onde 
lunotto: 

yerfo  il  monte  ne  và,chefà  col  foco  c. 

Chiara  la  notte, e il  dì  di  fumo  ofeura . 

Medea  s'accordò  con  gli  ^Argonauti  fe  vccideua  Telia  di  dar  loro  fogno 
di  notte  co7 1 fuoco,  e di  giorno  co’l  fumose  cefi,  prillatolo  di  vita,  fingendo 
di  pagar  il  voto  alla  Lunaff atte  accender  molte  lampade, accennò  lamor • 
te  di  Telia  àglì\Argonautr,i  quali [occorrendola, ucci fero  i cufìodi  di  lei, 

& ella  ottenne  ilfuo  de  fiderio.  Quando  Agrigento  era  da  Annibale  com- 
battuto , gli  ^Agrigentini  auertirono  i loro  foldati , che  vedendo  fumo  da* 
luoghi  eminenti, àoue fi  ero  ritirar  fi  alla  città, e faluarfi:Muenne  che, men- 
tre incalvando  v aloroj 'amente  gli  Agrigentini  le  genti  d* Mnnibale , era- 
no per  dar  loro  grande^f con  fitta  , ingannati  dal  fumo  d*  una  follia  vicina 
cheardea,dando  volta  perridurfìà  faluamento,da  Mnmbde  per fegui ta- 
ti furono  tagliati  à pevgi.  E [fendo  Dario  Ej  de*  Ter  fi  affzdiatn  dagli  Sci - 
thi, mandò  fuori  vn  faldato  con  vnvccello, vna  rana, vn  force, e cinque^  % 

fattte:  Che daGobriafù  veramente  interpretato uoler  il  Rj lignificare^1* 
chefe  i Terfi,come  vccelli  non f afferò  volati  al  cielo,  ò come  rane, [aitati 
nelle  paludi, ò come  f orci  nafcojìi (otto  terra  , doueano  effer  morti  dalle ^ 
faette  degli  Scithi.  Il  Duca  di  Milano  mandò  à donare  à Bartolomeod’Al 
ulano  vecchio,  & a fiuto  Capitano, che  centra  di  lui  mHiraua-,  vn .*  •volpe 
in  vna  gabbia  chiufa,per  accennargli  che  anco  le  volpi  aftut+ffime  lipr&t 
dono.  E Ì*A  luiano  all’  incontro  gli  mandò  vn  Gauinello  di  prevali  or  naia** 
ti  guernito  j volendo  inferire , che  fo  bene  il'Daca  bave  a t > II  utr, e gli  or- 
namenti di  gran  Trencipe,  non  era  però  di  quella  vinà  che  dimoPtrau  1 ; 

Gggg  come 


Dell’Arte  de*  Cenni  j 

come  il  Gauinellofembrad*effereymanon  è fparauierè  . Oliando  gli  offe* 
diati  in  vna fortezza  dirizzinole  bandiere  d* al cmTrencip e [egno che 
ella  s e àliii  arrenditi  a ; e perciò  dtffc  Fottio  fio  z 
1 Se  tu  m’hatifffi  pollo  à la  difefct 
D una  tua  ^occa.e  ch'ai  primiero  affati® 
alzato  baueffi,  [enzufar  conte  fa» 

De  gli  nemici  le  bandiere  in  atto  * 
jyt  Viltà , e tradimento  , che  piu  pefa  m 

Sugli  occhi  por  mi  fi  patria  vno  fmaltol 
*A.  ciò  alludendo  il  Tetrarca  dìffe  d’Arno ro  S 
too  no.  Il  (uo  feggio  maggior  nel  mio  cor  tene  r, 
lutfi:loeaì& iui  ponfuctinfegnct* 

nel  duellare  [ingoiar certame  mentre  runaaccenna  dì  ferir  l altro  munte 
pari ey&  m uri  altra  là-  c olpiff ?:  ficome  per  l9 ignoranza  di  qutfli  cenni  gr  a 
dannoso  fi  per  latore  peritiagjmdTutìle  fi  può  riceuer  e.De9 gladiatori  Se 
ntea  cofidice  : Vctus  pYomrbìum  tjì:  Gladtatorem  in  arena  capere  confi- 
lium.Miqjàà  admrfav  ij  vultusyafiqm&manus-mòta$-  atiquidipfa-  inclina^ 
tio  corporisintuentem  monet»  E PlAncffo  dìffe 
$•  Hor  innanzi  co’l  calce  Joorco'l  martello 

jLccennan  quando  alcappye  quando  al  piede»  Et  il  T affò  s 
€.  7;  Quegl*  con  larghe  vuote  aggira  i paffi 

Stretto  ne  Tarmile  colpi  accenna,  e finge» 

Similmente  ne' giucchi  militari , è negli  effemtfide*  faldati  fi  veggono 
tfpreffi  quefii  gefimfi  cennkCome  appreffo  di  Virgilio;  nella  pugna  del  et- 
ito  tra  Entello }e  Darete  : 

M».  6.  Gonfia it  in  digit os  ex  tempio  arre  ffus  r ter queP 

B^acktaque  aé fu  per  a sin  ter  ntus  extulitauras ; 

»4bduxere  retro  tinge  capita,  ardua  ab iffu 

Immifcentque  rnanusman ibus» pug narri que  iaceffmt.  *4q#efio€ongreff 
fo  con  quanti  ai tp,  e gefli  fi  utngafà  cofidaW^triofio\  defitta  z t 
# fànno  hor  con  lunghi J)om con  fintile fcarfi 
Colpi  veder?  che  mafiri  fon  del  gioco  .*• 

Hor  li  vedi  ir  altieri,,  hor  rame  chiami 
Mora  coprir finora  mofirarfiun  p*)co3 
Mora  crefcer  inanzi  rbora  ritrai  fi 
^batter  colpii  e fptffo  tir  dar  loco •* 

G ir  ar  fi:  intorno  >e  donde  fimo  cede  * 

L'altro  batter  pofto  immani ìrunte  ilp^deul 

Scritte  Vegeti®  da  V'-arif  fegni  cono feer  fi  quali  filano  i Buoni  fidati  £ tiè  i 
£ dagli  occhi  vigilatati  ni*!  ce  drittate  tio Urgpyhomcr imufiuicfi ybrac^ 


Parte  Seconda.  6©j 

valanghe, poco  uentre,corponerbuto,&altYÙ  E dice  di  più  chei  prude» 
ti  Capitani  non  deuono  venir  alla  battaglia, quando  ifuot  faldati  hanno  ti - 
mor  di  perdere*  e che  al  uolto%allauoce,àUandare  , & a?  mou  intenti  del 
corpo  l'ardire,  ci  timor  dìqueUt  fi  può  comprender  e : Jlebefùdal  Taffo 
off  erutto  quando  difj  e * che  Goffredo  prima  che  rifaondeffe  à gli  Amba* 
fautori  del  %jì  d'Egmo,cbe  andarono  d frot elargii  iaguerrajquandol* 
pace  ricuf  jffe^s 
di  Capitan  rmolfegli  occhi  in  girò 

Tri  udite,  e quattro,  e mirò  in  fronte  ifuoh  Et  in  ni? altro  luogo  * 

Aifilentio,  à l'afa  etto, ad  cgnifegno 
Di  lor  temanola  il  Capitan  taccorfe. 

Et  ilmedtfimo  dijfekct  timor  de*  nemici  in  per  fama  di  Goffredo* 

Et  fpade  toormai tremar,  tremargli  feudi , 

Tremar  veggio  fmfegmin  quella  parte , V* 

Conopei  fuoni  incerti , e i dubbi  moti. 

Veggio  la  morte  loro  d ftgnt  noti»  ^leWAriofloparimtnteieggim^ 

Al  comparir  del  Tdladm  di  Francia  C,iC#.4% 

Dan  fagno  i Mori  ale  future  angofa  e , 

Tremar  i tutti  in  man  vedi  la  lancia  9 , 

I piedi  in  fi  ffa,ne Pardon le  cojce. 

E fìmilmcuteda’gtfii  del  Capitano,  i faldati  congetturano  s'egli  teme  ? t 

cofi  fé  la  battaglia  ì petieoi  fa • E petòil  Tuffo  4i  Goffredo  dèce* 

yafleoeie  tate  i mui  Ha  ti  fammo  Duce  % “ €.»•  #.  jì 

Ch'altri  certa  vittoria  indi  prefume  2 

Tfauofauordtì  a din  lui  riluce 

Vlfà  grande, & augufio  oltre  il  coDume . 

M di  Clorinda,  ch'era  ak\ffmito  preporla* 

Lagenerofa  ifuoifeguaci  incita  ij; 

Cadetti,*  conintrepido  fambtante. 

J>eut  adunque  il  Capitano  per  non  leuar  l' ardire  a*  faldati invgni  fuogéjlo 
Jempredmoflratfi  ardito , e lieto  ? Come  fi  leggende  fece  'Papi rio  Curfare 
quando  fuperò  1 Sanniti] \ e Scipione  Africano  quando  vinfe  Annibale  , t 
faggiogò  i Cartagine  fi.  Ond^è  molto  lodato  quel  fatto  £ Annibale, quando 
non  falò  non  fifgomentó  del  grande  efferato  de'f{pmanì,ma  per  burla  difa 
fe  à Gtfcone  ; are  temendogli  diceu  a di  marauigltarfi  del  gran  numero  de * 
nemici, ch'era  maggior  marauigha,c he  in  tanto  num ero  non gh  f c[]e  vn'al 
tro  che  Gtfconefi  nomina/]  ,e  cofi  fa? errando  dimofiròdt  non  temer  pun - 
to  de'  nemici,aando  d*  fuoi  occafione  di  confidenza,*  d'ardire.  Ter  la  mt* 
defma  ragione  1 vaiorofi  Capitani  ancorché  vecchi  •&  infermi  fono  pronti 
àveflir  fame,r2T  andar  à dibattere  come  fu  priamo del  quale  due  vtrg. 

Gggg  a Arma 


c.t. 

c.j.nto. 

Gl9.fl.lC 


tfc4  Dell’Arte  dc’Cennì , 

iArna  diufenior  defuetafrementibus  atto 

Circundat  neqmcquam  humerist& inutile  ferrum  ì 

Cingitur,ac  denfo s ferturmoriturus  in  boiler 
Il  M tigno  *rfU(f  combattè  cantra  D trio, benché  fojfe  per  U grane  recen k 
te  intimità  debole . Coft  Eneaapprefso  Virgilio  ancorché  ferita  ritorna. -a 
nell*  e fsercito, combatte, e vince»  Coft  Goffredo  apprefsoit  Tafso,  dopo  che 
f il  nella  gamba  ferito  Ai  muova  à combattere.  E Tancredi  forgenio  del 
letto,  & armato  ritorna  alta  battaglia,  éelqiuls  eoftdtfse  il  Tafso  : 
yirtihctià  generejì  unqua  non  manca , 

Terche  languifca  il  corpo  fruì  non  kngue  ; 

Ma  le  piagate  membra  in  lui  rinfranca  , 

Qua  fi  in  vece  di  [pintore  di  [angue  : 

Delgrauiffìmo  feudo  arma  la  manca 
E non  par  grane  pefo  al  braccio  eff angue  l 
Trende  con  Tali r a man  Tignuda fpada, 

Tanto  bafia  à l* huom  forte ,e  più  non  badaci 

Dopo  qualche  fognatala  viatoria  allumarono  gli  antichi  di  biliare , eit 
cantare  alcuna  canzonetta  in  lode  de * vincitori:  Come  fcriue  Flauto  V<h 
pifeo  nella  aita  dì  Mureliano,che  ì faldati  compoftro  in  fua  laude  i Jeguen 
ti  uerfiff  quali  ne*gicrnifeHiui  militarmente  cantando  baUauano,perche 
egli  di  fua  mano  vccife  gran  numero  de*  nemici . 
MiUe,miUe^miUeKfMe\mille, mille  decollauimus. 

Vnus  homo  mille, mille ymilli, mi, Ile  decotlauimuu 
M He , mille i mille  uiuai,qui  m die, mille  occidiL  . 

Ta  ' ìtum  vini  babet  nano » qu a ntumfuditf tngu i nii* 

Et  offendo  anco  rifiato  l\jh[]c  Mur ebano  Tribuno  della  fefla  legione  Cab 
heana  appreffo  Magontia  vincitorerferche  de*  Franchi  vinti  uccife  fetts- 
centOyfàmfua  laude  queTi’altra  canzonetta  compcjlayz  con  geTìi,c  falli 
mmerofi  cantata-  * 

Mille  Franchos^mitle  Sarmatasfmdocàdmusy 
Mille, mille pmille^mxlle, mille  Terfc.s qudrimus. 

Matta  tutti  ifegni  da  quali  fi  peffono  conofcer  i buoni  faldati  fono  le  cica 
tirici  di  quelle  ferite, che  hanno, maffimamente  dalla  parte  anteriore  nella 
guerra  ri ceuute^le  quali  fanno  chiara  teThmonianza  del  loro  valore : Cefi 
Mumeo  padre  del  grande  Herode  appreffo  l* tmp.fi  gmfitficò  dalle  calurx- 
me, che  gli  erano cppoBeJpogltand<  fthudo,  e me  forandogli  le  cicatrici  di 
quelle  ferite  chtìn  fermtio  di  lui  hauea  riportate:  co*l  quale  attoftn%a~* 
f urlare  fù  Itbemto.E  fcrmonoi  Theologi,  che  ne  i cor  pi  de * Martin  rime*? 
fanno  dopò- la  loto  refurrettiomle  cicatrici  deli' < fj  e fe  partite  nei  lotte 
m&nimMt  chiaro  e giouoj.cjr.gno  dille  Uro  vinaio*  . - • 


Parte  Seconda. 


60$ 


COME  LA  MEDICiNA  SI  PREVA- 
glia  de’ cenni.  Cap.  XVII. 

*4  Medicina  è artetantó  neceffaria  aWhumani  genefi 
rationef  che  nelle  [acre  lettere  èfcritto'9che  dobbiamo  Ecd 
honorare  il  Medico  , perche  e fiato  per  neccfjìtà  crea- 
to da  Dio , dal  quale  ogni  medicina  procedere  che  dal 
Bfiegli  rictuerà  doni  > e la  fua  difciplina  inalerà  il 
I fuo  capo y e nel  cornetto  de*  grandi  fard  laudato.  Ben- 
cheVlutarcOr  e 'Plinio  biasimino  grandemente  le  mi* 
flure  de*  medicamenti  » e dicano  per  loro  guadagno  e [fere  Hate  da * Medi * 
ci  re  da  gli  Speciali introdotte  :Di  che  fa  anco  ricordanza  l*Mutor  de*  prò- 
uerbi / opra  queUoiDeorum  manus.  Quefti  MedicLdella  cogmtionc  dell'ar- 
te noftra  de*  cenni  hanno  tanto  bi fogno , che  la  medicina  ifleffa  è detta-* 
fetenza  de*  fegnijecondo  il  parer  di  Galeno,che  così  la  definì;  Medicina -» 
eflfcientia  corporumfìgnorum,  caufarum,  falubriumy&  infalubriumi& 
neutrorum  : de*  quali  fegni  l'ifleffo  Galeno  tratta  ne*  libri  De  arte  medi - 
ca9  De  temper amenti s>  Dé  locis  affeffcsyDe  progno  fticis  Hippocratis , 

* dltroue ; e dice  che  alcuni  fegni  fono  / aiutar  /,  ciò  è de.mofiratiui  della  pre - 
fente-rò  della  futura  fanità:  Et  altri  infatui  ari  mài  catini  della  prefente.b 
della  futurxinfirmità:  altri  neutriy  che  neutra  dijfv fittone  dinotano  jiò  a 
nè  fana,  nè  inferma  ; b non  più  fana  che  infermar  ma  mezjtnajrà  i*yna\  % 
l*altra\òin  parte  fana,&  in  pane  inferma;ò.  alcuna  voltafanay  &Mcu- 
fia.volta  inferma  : della  qual  materia  tratta  anco  Martino  Mcacia  cofc* 
pio/ amente  ne  t fuùi  commentari  f opra  il  già  detto  libro  di  Galeno  dell'yn 
te  medica. E de  i fegni  particolari  di  ciaf  cuna  infirmiti  ha  dilige  ntemepi? 
ferino  Gio.  GiacoboFuetzer  nella  quarta  parte  della  Jua  Sinixffi  medica'» 

Da  quefìineceffari  cenni  de*  n<  firi  corpi  va  il  prudente  Medico  csnget^ 
turando  quello  che  gli  è accennatole  fecondo  il  b fogno appii  cavilo  m/ie* 
dtj  opportuni  preferuaì  è mantiene  fi  re  fh t mf c e la  f diate  xli'hkfìme: 
me  con  t fanti  precetti  della  vera  Filofi  fia  và  ii  faggio  medicando  quii'* 
infirmità  , che  da  efierni  fegni  argomenta  tfier  mlC interna  parte.  degl^ 
animi  de  mortali,  Effendo  adunque  la  [aggetta  materia  del  Medico  il 
po  , & il  temperamento  delVhucmo  ; e confiando  qu:  fi-.  [oggetto  d^quat- 
irò  qualità yche  hanno  n lattone  à i quattro  elementi  caid c^fr, t d i<  > 
io,  e [ecco  ; quando  alcuna  di  quefie  qualità  df  cordando  pred>  & iy 
ire  fi  vfficio  fuo  d*  accordare  quello  dfc  ordaiojnfirom  t no}f  di 

^ ' k n&t 


XoS  Dell’Arte  de’ Cenni, 

la  fua  eguale  fimetria:  e confideranno  t quattro  bum  ori , che  fono  netti* 
^effo  corpo  aòè  Uflmabtle,tlfangHe,U  ptmita9t  l'atra  bile,  che  hanno 
relation? al  fu vco .all'aere^  aWa equa*  & alla  terra , va  da  varij  f tgutin* 
terni,  & ffierm ricercarti^  £a  cagionose  la  qualità  delVmfirmitd  perdi* 
fcacctarUfCome  d*Uofyuto9ÌaUa  pituita  delie  nan9daifudore,daUvrina9 
dall  afece:  e fin  ilm  en  t c dal  poljo,daUa  quiete9dalfonno%daUa  vigilia,  dal- 
la repletione9e  dall’eaacuatmne-*  £ da  quefii,  e da  nitri  cefi  fatti fegm9vd 
formarti!)  Ufuogtudicto9  e più  pamtourmente  drfamma  laprecedente^ 
caufa  deUinfirmità,  la  fua  qualità  pre/ente,  e glifi  umnixheia/ujffegko* 
mieto#  la  c ugniti  one  delle  cjfe precedetela JpecuUciotrc  delle  preferiti * 
&H  prono  ftico  delle  venture formali  fuo  giudmo9e  fa  nfolumne  come 
egli  debba  operare  , d con  la  dieta  <con  ? aiuto  del  cuoco  ,è  con  i f armaci 
dello  $petiale,à  conte  m mi  del  Chirurgo * Et.  fono  anco  alcuni  fegni  nei 
mah  acuti 9 da * quali  il  M dico  fdgiudicioVhà  da  [accedere  buona  9ò  tea 
cri  fi  , aò  è repentina  mutationcinbene , ò in  male  ; ej/osì  òtn  Vita , ó m 
morte.!  buoni  fegm  fono  niente  f<\lda9refl>iramcntofacile,fofferengA  dei* 
V infirmiti,  buon  polfo,  tenuemente  giacimento,  faccia  da  f ano,  CT  altri 
fiottìi :ma  imxh  (egnifonoperio  contrario  delirio 9 mhtUto  difficile , in* 
qmt t*%X*9irif olito gmcimento,nafo  acuto , filmar  d'bauer  manti  d glioc * 
chi  ò Jplendor grande,  ò molta  caligine, hauer gli  occhi  rvffi.ó  lagrime  hq* 
li,  ò tramiti,  à vno  maggior  dèli9 altro,  è molto  concaio  *ò  che  abbotti/ cu* 
no  la  luce, le  tempie  angufie , gli  orecchi  freddi, e nuditi , & altri  cefi  fot* 
ti.  Et  Htppocratt  nel  primo  libro  de'fuot  prono  fluì  apunto  infermo,  de 
gtfitcuUuone  manuum  dtccz  Qui  in  febre  acuta, aut  delirio, aut  palmo* 
ni  a,  ^a  ut  capttts  dolore  manus  fub  inde  oh  osfm,autfrufira  venatur  ma* 
fcas , ant  cottigli  feflucas,  mi  de  ve) ìe  eueilit  pilos, aut  de parieteftipu* 
las  carpit,id  omne  maum9&  editiate  (fi.  E Galeno  foUUmentcf opra  que* 
fio  luogo  va  rendendo  la  ragione  dì  quefii  gefii  fatti  dalPtvrf  rmo  » pineta 
da  gli  fìeffi  fogni  ded' infermo  i valenti  M idi  ci  comp  fendono  la  qualità 
ielC infirmiti,  & fecondo  quelli  gli  applicano  conmnunti  medicamenti: 
tt  Hippocrate  nel  fuo  libro  de 9 fogni  fa  di  effi  tanta  f lima  § che  fecondi 
quefta,ò  quella  mtgine,cbcd  parata  aliUrif ermo  di  Veder  e fff  tega  la  na* 
Ouradell'infirm  tàiinfegnanio  varij  medicamenti  pervi] antri*: Et  d que - 
* fio  modo  aii'buamof apiente  fino  gli  fogni  degli  infermi  (omminifirano  ma* 

iena  da  filofofare . Da  quefii  fegni  efiertori  il  buon  Medico  argomenta  Ina 
cagione  del  male  , e comprende  non  foto  quando  ella  procede  da  mtempe» 

< rieihumorhma  anco  da  perturb atume  di  ammoycome  quel  Medico  s'ac* 

coffe  jtatioca  effere  della  matrigna  Str  atonie  a grandtment  innamorato , 
mie  fu  cagione  che  il  padre  Selenio  cedendogli  la  propria  moglie  lo  carro 

Mi  ' 


Parte  Seconda.  Co  j 

paffe  da  morteci  chefà  il  Tetrarca.  quella  ricordanza} 

Efenonfoffela  difereta aita  Tri*/ <TA- 

Del  Fifico  gentili  che  ben  s'accorfr,  mere  c*t.  t.. 

Veti  fua  fu't  fiorir  era  fornita ► 

Tacendo  , amando  qu e Sii  à morte  corfe, 

E F amar f organi  tacer  fu  virtute. 

La  mia  vera  pietà  ch*à  lui  foccorfe* 

Molto  piu  fi  feruono  di  quegli  cenni  coloro  che  medicano  i giumenti  > gli 
animali  de  greggi,  t de  gli  armenti#  cani, gli  vccceìlht  co  fifatte  beffici* 
dalle  quali  nonpoffono  hauer  altra  informatione,  E Virgilio  parlando  de 
Caualli  racconta  diuerfi  loro  atti#  gettila*  quali  la  Iqrqmfirmitàfipub 
Comprendere? 

Labrtur  infetix  fiudiorum , atque  immemor  berbm 
Vittor  equus',fontefque  auertitur\ y & pedo  terram 
Crebra  ferit;  demiff^aur  e r:\ncertus ibidem 
Sudor,&  iUe  quictem  moriturisfrigidu$:aret 
TelliSj&ad  tattum  trattanti  dura  refiflit: 

Baie  ante  e xitium primi tdant  figna  diebus i 

Et  apuntofonofegni,  che  dimolìrano  l’infirmi  tà  de*  Caualli, come  da  al- 
tri cenni, gefih  e moti  fi  comprende  Findifiofitione,  lamorte>  ò la  f uniti, 
dtaltrì animali  bruti. 

E anco  r fficio  del  buon  Medico  da  gefii , e decenni  de*  fanciulli  f cor- 
ger  le  loro  naturali  inclinationi,acciocheda  i padri  loro  frano  à quegli  fin. 
di,&  à quelle  a rtr  application  elle  qualhconh  loro  fatiche  rauitati  dalla-» 

Natura,  poffanofar'ottimariufcitaìcb’ècofaprincipalilfimaben  che  da-» 
pochi  padri  offeruata;perla  qualnegfìgengp,  idi  tanta  ignorane  il  mon- 
do mg&mbratot  perciàche  fi  come  chi  ^adopera  in  quello  ttudio,al  quale • 
i dalla  Natura  chiamato,nefct eccellente,  co  sì per  lo  contrariare finen- 
do il  genio  tuo, e repugnando  la  tua  natura  in  vano  ? affatici*,  confuman- 
do inutilmente  il  tempo  ,la  robba  ,ela  vita ..  Il  qual  difor dine / il  anco  da. 

Dante  ccfiauertito  ? 

Sempre  Naturale  fortuna  troua 
Di  [corde  à fe.com’ ogn  altra  fc  mente, 

Fuor  di  fua  regio**  fa  tnfta  pronao 
Finimondo  la  già  pone ff e mente 
j£l  fondamento , che  Naturapont, 

Seguendo  lui, bau-ria  bona  la  gente*. 

Ma  voi  torcete  àia  religione, 

Taiychefà  nato  à cinger  filanda* 


ioS  Dell'Arte  de’ Cerini,,' 

E fate  Bj  di  tal, eh*  è da  fermane: 

Onde  la  traccia  voftra  è fuor  di  lirada. 

Di  quella  materia  hà  Giovanni  Huar te  dottamente  fcritto  vn  libro  intie- 
ro in  lingua  ffagnuola  mfcritto  , Veffame  degli  ingegni  .JL  i Medici,  co - 
me  dicemmo, [emano  i Cuochi, con  t quali  nanna  di  buona  ragione  gli  Seal 
chi, detti  da'  latini  firn  ftores’, de9  quali  fa  Marciale  mentione, dicendo: 

Ec  qu<&  non  egeant  ferro  flruffi  ris  affetta. 

tAqueBi  ancora  (s'hanno  da  rtufcir  eccellenti)  fa  di  meflieri  Carte geftuo* 
fa  doitendofar  dtuerfi  moti, e gefii, fecondo  che  diucrfi  animali  vanno  triti 
%anio\con  delirerà  mirabile  delle  mani  loro , come  ben  ctauerti  Gitine* 

naie  quando  diffe: 

Struìforem  mterea,ne  qua  indìgnatio  dcftt% 

Saltancem{peffas,&  chi*ònomonta  volanti 
Cultello,donecpergat  di££ ita  magi  ftri 
0 naia , nec  mimmo  fané  dfcrmine  referti 
Quo  geflu  lepores , & quo  gallina  fece  tur* 


SJfAN-J 


Parte  Seconda.  éo? 


QVANTO  A’  NAVIGANTI  SIANO 
i cenni  neceffarij . Cap.  XVIII. 


HerMù.tf 

04+ 


71  quegli  effenitij  ,ne9  quali  è ricercata  grande  obe- 
dien^a , e prefia  effecutione  bà  gran  parte  l*vfo  de* 
cenni  cliché  amene  maffimamente  nella  nauigatione , 
quale  vn  fola  errore  ,&  vna  fola  negligerli 
puh  far  perire>&  affogar  tuttì\arte  tra  tutte  ftupen^ 
da, nella  quale  fi  vede  non  falò  l*ingegnotma  anco  l'in 
credibile  ardire  delThuomo',  poi  che  il  nocchiero , con 
ivfo delta  calamita, (opra  vn  picchi  legno,  fivà  adefforre  alla  rabbia 
de  venti y&  aWmplacabil  furore detmare',&  al  difpetto loro ,fi recati 
imanifefii  pericoli  della  morte , drizzando  ilfuo  viaggio  dotte  egli  vuo- 
le, fi  conduce  con  gran  presieda  in  paefi  remotiffimi  ; Onde  è veris- 
mo che  - 
illi  robur,&  <zs  tripìex 

Circa  peftus  erat,  qui  fragilemtruci 
Commi fit  pelago  ratem 

Trmus9nectmuit  precipiterà  *Africum 
Decer  t antem  jiqu  Honibus, 

Nectrifles  Hyadas?Nccrabiem7{ptL 
Biante diana  che i nauiganti  nondoueano effer  connumerati  travimi 
iti  tra * morti  ; poiché fpirando  non  erano  morti , & effendo  fempre  tanto 
Vicini  alla  morte , non  fi  poteua  dir  che  viueffero.  E diffe  oinacarfi  co  fio- 
ro tanto  effer  lontani  dal  morire  quanto  era  groffa  la  tauola  della  bat- 
tagli mede  fimo  fu  detto  da  Giuuenale  : 

J nunCyCT  ventis  animam  committe dolato 
Confifus  ligno,digitis  à morte  remotus 
Quattuor,ac  femptem  fi  fit  latifftma  teda.  Et  in  vn9 altro  luogo  diffe: 
Curatore  egei  qui  nauem  mercibus  implet. 

+4dfumraum,à  morte  & tabula  di  fiinguitur  vita . 

Ma  benché  habbiano  corfì  euidenttffimi  perìcoli  , effendo  veriffìmo  che , 

Qui  nautgant  mare  enarrantperìcula  eius,  & audiente s auribus  nofiris  4- 
admìrabmur , & fatti  mille  voti  di  più  non  fi  commetter  all* irato  mar  e , 
nondimeno  tofio [cordati fi  tutti  ì difagi , e tutti  gli  fp alienti  della  morte , 
ritornano  alle  mede  fimo  angufiie  : 
luffantem  icawtflufiibus  \4fricum 

Hhhh 


S4t.  ìli 


Hcr.  li b.  i . 

Od  > 


Mena- 


é-i-o»  Dell’Arte  de’ Cenni» 

Miercator  metuens;otiumJ&  Qppidi 

laudatrura  fui:MGX.re  fiat  rate  $ r V*  ' 

Quajfasjndotkilts  paupentmfqti-  ; ; 5 , ..... , . n ...  ; ^jB 

£ però  vero  che  qkéììa  ndulgationè  fi  efferata  con  Molto  beneficio  fri- 
klico‘9perciò  che  non  fìtto  uandofit  tutte  leccfe,  nè  tutte  Partì  in  ogni  luo- 
go , coH  beneficio  della  nauigatiène , difìribuènctofiuelle  cofe  delle  quali 
ab  ondiamoci  proti  odiamo' dì  fiUelh  che  ci  mancam9poì  ckiffnnto  dal.de?- 
fiderio d\ 'arrkchitfh  ■ ' . ' "• 

Hof.  Uh.  i Impiger'exifem^sPumt  mètemr  ad  tìtdòiy  >5 
f&La  T?r  mare  pàufiefìem  fugiens,perfa'Xa]peY  tgntm», 

E.  nella  guerra  qUefl'ant  marinare  fca  apporrà  grandi  (fimo  beneficio  3con^ 
ducendo  con  celerità  la  milititi  cue  è hi  fogno  y Onde  fi  può  d'improutfo  af- 
falìre  l'inimico  Jf  rouifio  r e facilmente  condurre  le  vettouaglie  s & altri’ 
militari  impedimenti  dietro  l'ejfierxitoyc  (che  più  import  a Jynifcègii  (ìa- 
ti?  benché  [membruti  dmft.e  dàloro  quell1 'agitila  , che  è de  fiderata  ne* 
grandi  Dominij  terrefìnr  che  per  natura  fono  di  moto  tardi,  non  fi  p.  t ‘fi- 
do fe  non  con  limghegga  di  tempo  congregare  le  venouagiie3vnire te  mo 
nitionii  emetter  infirmo  gli. efferciti  : Ma  co'lmtfio  della  nanigationes 
hxbbiamo  i luoghi  lontani  vicini  9 e le  cofe  remote  preferii  - 1 finalmente 
firmo  andati  à,  [coprire,  vn  nono  mondo,  <&  à ritrouare3e  dominare  qua- 
gli antipodi?  che  furono  da  nottri  maggiori  Rimati. fami  fi.  Chi  vuoici 
fenga  tanti  pericoli  namgare  bjfogrtache  fila  pento  di  fitteli' arn  ,,  h abbia 
noto  ilviaggiorfonteggq  deima  re,  de  glifo  og  fi, dell  efecchefta  mi  tridente 
del  boffoló  delia  calamitale  della  carta  del  nauìgàrèjnformatc  della  na * 
turale  qualità  de'  venti, fappia  preueder  le  tempi fle  fiar  elettione  di  buon 
legno }ben  fornito^  dì  valente  ciurmadori  caricar  troppo,  e nonnauìgar 
Dvatiemìl*  fuori  di  tempoiperchc  (come  dice  V egetioJ.Exdie  tertio  iduum  Ifcucm* 
ìik^cap  3 fayis^yfque  ad  dum  fextumiduimMartij  maria claitdmtur  .Èia  legger 
L r dgcmle  cìò  prohibendo  dice  Sufceptionisnutemnecefjitascxcilendfs  A* 
mliriib,  optili  sin  dìemEalendarum.Offjjbris  menfura  ffrfi  ahi  t a r fi  Mia  gli  buchimi 
iJc;  * fatti  pìàimndho  periti, ma  ingordi?#?  audaci^oramuiganom  ogni  lem - 
po.Quefi'arte  marinaresca  tuttacGncenni^con  gffii  fi  gouerna:mn  parti 
lo  del  fogno  della  tramontana, dèi  qjiale  Manilio,  ài  fez . 

Stimma, tenent  eius  mtffris  noiiffima  nauti  si 
§ign a p.erdm me  n fura  cupi dos; ded licere  Ppntum, . 

UfaAJlim;  Nè  fa  ridà  ti. cenni  dei , ciclo, da'  qua  li  prette  (tendo file  imminenti  procelle D-. 

bhcnaccte sdomrehhf  perèi  il  buon  nocchiero  di  ejjì  haucr  cognitione^  y 
poi  cho-- 

WggGinn  S^.^im^iltasmnipimpenième  videlàss 

■*  Stari*- 


Parte  Seconda. 


«n 


'‘Tricipite*  costo  labi moftifque  per  vmbras 
Flammarum  longos  d tergo  albefeere  tratfus. 

7^e  di  Caftore#  Tolluce  fauoreuolifegni  a nauiganti,  quando  dmendue.fi 

lafciano  vedere JlTstratca  delle  Orfe  diffet 

Come  à far?*  dt%  venti 

Stanco  nocchier  di  notte  alza  la  teìla 

JL  duo  lumi  c’hafempre  il  ncftro  polo  : 

Cofi  ne  la  tempesta, 

Ch*i  Jofiengo  d’ amor  gli  occhi  lucenti 

Sono  il  mio  [ignori  mio  conforto  folo • E à quefli  alludendo  dijf et 

Celanfi  i duo  miei  dolci  vfati  fegm 
Morta  fra  V onde  è la  ragion#  Carte 
Tal  ctì incomincio  à dijperarne  il  porto . 

meno  parlo  del  fegno  della  luce  di  Sant9 Henna , che  nelle  gran  tem - 
peHe  apparendo  fuolitccennar  la  futura  bonaccia  j della  quale  dtjje  VA- 
riofto  : 

"Mu  diede  fpeme  lord9  aria  ferena 
fLa  d fiata  luce  di$ant*Hermo , 

Ctiinpyu*  sii  vna  Cocchina  à por  fi  venne 
The  piu  non  v erano  arbori, nè  antenne « 

Veduto  fiammeggiar  la  bella  face, 

S'tegeno  echi  aro  tu  tti  i nauiganti , 

E domandaro  il  mar  tranquillo ,e  paceì 
Con  humidi  occhi#  con  voci  tremanti. 

Za  tempejìa  crudel,che  pertinace 
Fufin'all'horatnon  andò  pià  inanth 
Mae/ìro,eTrauerfia  pià  non  moietta, 

E Tiranno  del  mar  Libe echio  réfta. 

meno  intendo  diqueifegni  de’  quali  il  Tuffo  dìffe: 

S’inalgan  quinci ,e  quindi ,e  torreggiami 
E an  due  gran  rupi, fegno  a’ nauiganti. 

delle  Colonne  d'Hercole  delle  quali  CAricfto  dijTe; 

il  fegno, che  preferitto 

Uaueagià  à nauiganti  Ber  cole  ivuittc . 

E molto  meno  parlo  di  quei  cennì9  che  famiglia  ornali  bruti  $ da  i' quali 
dice  Virgilio  effer  accennato  quando  non  fi  deue  navigare  : 

Jamfibi  tum  curuis  male  temperat  vnda  carini s 
Cura  medio  celcres  reuvlant  ex  aquore  Me rgì : 

Clamor  emque  feruntadlittOYa,cumque  marini 

Hhhh  z Infic - 


Scn.  I j 7 


C.ij.-f  41 


C6./7.I-- 


Cccrg.l 


<6 1 1 Dell’Arte  de’ Cenni, 

In  ficco  ludunt  Full  eterno  tafqutpalkdes 
Deferìt^atque  altam  fupra  volai  sArdea  nubem . 

Ma  parlo  de  i cenni  particolari  > con  i quali  i marinari  fetida  parlare  fa 
f mtt '.ano  ;de*  quali  chi  non  farà  peritc9non  (apra  nè  ammandare^è  obedi- 

re:E  pure  con  cenni  quell'arte  pencolo  fi jfima  fi  reggere  fi  gouerbaiE  per - 
c ^ ciòdijj'e  l'tAriefio: 

Quel  che  fiede  al gouevm  alto  f offrirà 
Tallido9e  sbigottito  ne  la  faccia, 

E grida  in  vano 3 e in  van  con  mano  accenna 
Hot  di  v oliar  >hor  di  calar  l'antenna. 

Ma  poto  il  cenno3el  gridar  poco  vale, 

Virgilio , fapendo  beni ffimo  cbeèmaxinari\fi  fremono  principalmente  de? 
cenni ,e  con  quefìi  partanoci  Talinuro  nocchiero  dice: 

Haud  fegnis  forato  far gitWaiinurus3&omne$ 

ExplorM  vento*, atque  auribus  aera  captat, 

O avertendo  da  qual  parte  fi  fentiffe  iì  mormorto  de9  venti  : onero  qua- 
l’orecchiopiàfe  gli  rafrfreddaffe', congetturando  da  quellaparte douer fot* 
ger  il  vento*  Soggiungendo  il  Tosta  che  Talinuro  , notato  il  movimento 
dell' erranti  ftelleycbc  per  lo  tacito  cielo  caminauano9vcdutoh  d'ognt  par* 
te  fermo , ac  cimbe  prontamente  nauigaffsro 
M»,  *.  Bat  clarum  è pappi  fignum . 

Et  Gnidio  fà  dir3  ad  *Achemenià  e quando  era  in  poter  di  Toliftmo  : 

H»  Batic  procnlaffrcxi  longo  po§i  tempore nautm, 

Otamque  fugam  geflu  , 

Dante  dice  che -tal' bora  co*l  fifehietoi  nocchieri  accennano , e fi  fanno 
ohe, dire: 

Si  come  per  ceffar  faticha,  ò rifehm 
Ch  remi  pria  ne  l'acqua  riperceffi 
Tutti  fi  pofan  al  fonar  d'vnfifchio , 
idei  qual  propofitc- l'Jtriofto  diffe  ancfcegh: 

€<-h$,H3 1 naviganti à dmo Tir av  effetto 

Vanno  de  l'arte  finche  lodati  fono? 

Chi  dìf corre  fischiando  co* ìfraf  cheti o9 
E quanto  ban  gli  altri  i far  motiva  colfumo, 

t'onfegm  fi poffoho  aiutare , e famnre  i marinari , fabrìc  anione9 luoghi 
4qm  e fogliano  pmtmarh  cor  fari  delie  Torri , dalle  quali  il  giorno  coHfu - 
mo.fe  la  motte  co- 'l fuoco  s3 accenna  a'mmganiì  quando  da  lontano  fi  fato- 
■prono  legni  diquefii  ladroni , accio  che  fi  (off ano  à tempo  f otir are  dal pe- 

mmh>de  quali  il  Tetrarca  diffe: 

Cmit  » t*€mtdume  di mt£t  i®  alcun  Po rm 

ra$ 


Parte  Seconda.  6 1 3 

Vide  mai  d'alto  mar  nane, nè  legno . 

Ma  ceni  mede  fimi  fegni  potendofi  eziandio  i nauiganti  ingannare  > e ne l- 
V infidi  e condurli', perciò  a qutflo  difendine  il  legislatore  prouidexon  que* 

Sìa  leggere  pifeatores  no  fi  esumine  oftenfo,fallant  namgantes,quafi  in  ni?  dente 
portum  aliquem  delatori ,■ eoque  modo  in  periculumnaues , & qui  in  cis  '***.  a 
funt  deducane  > fihique  execrandam pr&iam  dent , Vr&fidis  vrouinciA  re • ' ‘ 

iigiofa  conSlantia  efficiat.Bgeo  commandò  à Tefeo  fuo  figliuolo, che  nani- 
gatta  w Candia,  chi  fe  fuperato  il  Minotauro  ritornale  fatuo,  veniffe  con 
le  bianche  vele', di  che  Tefeof cordato  fi, venendo  con  le  vele  nere,  creden 
do  Egeo  perque§ìofegno,che  il  figliuolo  da  lui  grandemente  amato , f of- 
fe refiato  dal  MonftrofuperatOigiàd'vn'alto  f cogito  fi  precipitò;  Di 
parlando  Catullo  {opra  le  no%$e  di  Teleo,e  di  Tetide  dice* 

*At  pater  vt  fummaprofòcfìum  ex  arce  petebat $ 
vdnxia  in  affiims  contollens  lumina  f letus  : 

€tm  primum  inflati  confò  exit  Unica  veli 
& mcipitem  fefe  fcopulorum  è vertice  reciti* 

<•/ tmijfum  cndens  immiti  Thefeafalo » 

* Arianna  da  T efeo  abbandonata  dice?  Omd,  ep. l e 

Sì  non  audir es,vt  faltem  cernere  poffes, 
laftata  latè  figna  dedere  manus : 

'Candidaque  mpofui  longs  velamina  vivg<&> 

Scihcet  oblilo s admonitura  mei . 

€he  fà  imitato  dall*  *Amiìoquadodi  olimpia  da  Bireno  abbadonata,diffet 
-E  con  le  bracciale  conte  ve fttfegna*  C,ID 

JFd  tuttauia, perche  ritorni  illegno » 

Ma  come  il  nocchiero  (landò  nella  poppa  tacito  operi  pià  coyl  configlio , e 
toH  cenno , che  non  fanno  i marinari  con  la  diligenza,  e con  lafor^a,  i*e~ 
fòreffe  il  Bocchio  in  questo  modo: 

+4fòice  qudmfatagunt  totts  qui  viribus  alnum  &it&k  74. 

Solhcitant  iuuenesflutfihus  in  medijs . 

En  malos  alq fcandmbtrahit  itie  rudente ■$ 

’Tcrpatuios  audax  curfitat  ille  foros.. 

Exaurit fentinam  ahus.,feeat  &qaora  tonfis 
'Certatim  Rtmcx.yda  alijfaciunt: 

in  pappi  refidens  clauitm  tenetille  quietus  . Et  Gnidio  dice  che  alcio- 
ne con  Ceicefuo  marno  .mentre  egli  in  nane  partiua  da  lei, che  erafopr re* 
il  Ut Ojìton  potendo  piè  infume  con  la  uocef duellare, lo  f Attuano  ccitctn- 
ridicendo*  — — Stantemquc  in  pu  ppe  recar  ha 

Concujfaque  mam  dantemfibi  fignamarìtum 
Tnmau\det,reddnque  notati 


COME 


6 ! 4 Dcll’A rtc  de5 Cenni , 

COME  I CENNI  NELL’ARCHITETTV- 
ra, e nell’ Arti  fabriSi  fi  pofTono  confide- 
rà re.  Gap.  XIX. 

0 I?  bifogna  parlare  de’  Fabri,  i quali  fono  di  varie 

1 forti , e diuerfamente  chiamati , fecondo Udiuerfttà 
delia  materia  intorno  la  quale  fitr attagliano:  perciò 
che altri  operano  nell’ oro, e nell' argento, come gli  Ore- 
fici; altri  nel  ferro  yb  in  altro  fìntile  metallo, e fono  det 
u Fabri ferrar i:  altri  ne 3 marmi, come gli  Scarpellini ; 
altri  nelle  pietre  roge, cornei  Muratori;chi  nel  legnot 

comei'Lagnaiuoli,  & altri  in  altre  materie  ancora.  Ji.coftoro  come  per* 
fona  piu  degna  four  afta  l’architetto  autore  de  gli  edifici]', al  quale  non fo 
lo  feruono  igià  detti  F abri, ma  etiandio  gli  Statuari,  gli  Scultori, ì Vitto- 
ri,&  altri}parte  per  neceffità,e  parteper  ornamento  de  gli  edifici].  Il  Fa - 
bro  conofcefelamente  le  cofe  prefentr;come  di  polir  un  i e gno, di / quadrar 
un  marmo, di  tirar  un ferro  ; ma  l'architetto  confiderà  ù futuro  edificio-; 
onde  di  Iut  e più  proprio  lo  fpeculare,che  il  lauorare;& in  lui  pili  fi  ricet 
ca  la  dottrina, che  ioperaa,  al  quale,come  d Tre  fidente, e Rettore  della  fa- 
brica,deuono  i fabri  ohedtre,  fecondo  che  toro  accenna,non  fole  con  i dife - 
gnidc'fuoi  modelli , ma  con  ogni  fuo  attotgéfìo,  e cenno  ; il  quale  hot  co » 
la  mano, hor  conia  verga,&  hor  ad  un  modo, & hor  ad  un* altro  ac cenan- 
do deue  effer  oheditomon  douendo  egli, come  Maeflro, legger  ti  Fabri  let- 
tioni,ma  ejjì  deWaYtì  loro  effer  cefi  intelligenti, che  bafti  che  l'architet- 
to loro  accenni  lafua  volita  nella  formatione  de  gli  edifici]; i quali  à fono 
publici,ò  primti  : I publìci  ò fono  per  caufa  dì  l{e ligi on e, come  le  Chiefefi 
Monasteri igli  Hojpitalhò  per  caufa  di  difefa,come  le  Cittadelle, le  Forte ^ 
ge,le  Mura,i  Baftioni,i  Canali  ieri, le  Torri, e Tortelo  per  comodità, come 
le  Tiazge,i  Cortili, ì Vortici, iTheatriìiVoni,& altri  cofì  fatti . I priuati 
fono  le  -cafe  de  particolari  Cittadini : le  quali  quanto  piu  rapprefentano  le 
Città, hauendo  Via^ge, Conili, Vortici, Torri, Galerie, Sale, Oratori, Stuf- 
f e, e famigliami  cofe, tanto  piu  fono  filmate  nobili. F ndfabricarle  fi  deue 
batter  riguardo  non  folo  alla  neceffità  d’h  abitar  le, ma  alla  ccmmodità  an- 
coraci che  tutte  le  cofe  necejj arie  puff  ano  inconuenicnti,  e feparati  luo- 
ghi tjf  ?r  in  modo npofie, che  nelgouerno  familiare  non  riefea  confufione ; 
angicbead  un  cennoll  tutto  fila  in  pronto  : procurando  anco  di  darli  or- 
namento maggiore  di  giardini, di  pefchtere,  Tu  cerili  ere,  di  pitture, di  (col- 
ture) 


Parte  Seconda. 

tur?,e d'alìre  cofe  tali.  Veramente  chi  delibera  difabricare  dafondamen 
ù una  nobil  cafa, fa  una  gran  rifolutione , di  {pender  affai,  e Jpe/fe  uolte^ 
molto  pilidi  quello  ch'egli  credeua  ingannato  dalla  {olita  malitia  dc'fa- 
brr}onde  recando  la  fabrica  imperfetta  con  ifcherno,gli  uengon  dettele 
parole  dèi  Vangelo.  iHe  homo  c&pitAdificjire,  & non  potuit  confumma- 
re  . D’  più,  fe  bene  la  caffi  gìudiciofam ente  fatta  è grand* argomento  della 
prudenza  del  fuo  tutore ‘yonds:  la  Pagina  Sabbayeduto  il  palagio  di  Sa- 
lomone Slkpì. .dèlia  S '.api  enya dì  luì  ;:ali. 'incontro fe  ellanon  riefee  compita 
ad  humore  del  popolo,  viene  coflui  ad  batter  in  publico  efpofìa  un  tefhmo - 
nio  della  fua  imprudenza  . E pure  non  àcafa  al  mondo,  che  in  tutte  le  fue 
parti  fu  perfetta  .Ancorché non  fipoffa  negare, che  lacafxnobile  , e ma- 
gnifica non  apporti  dignità,  & honortuolezz*  agli  habitat  ori  Come  di 
Gi.Ottauio  fllegge,che  la  fua  honorata  cafa  j uff r agata  domino , nono  ho-  Cic-°jf 
miniai  confulatum  put ab at uri  perche  ftcome  l'habitar  più  dnguSìamen- 
te, e più  h umilmente  di  quello, che  la  fua  coniitione  ricerca, è fegno  d'aua 
ritia>c  di  fòr adegua-,  cofil'bauer  habitatione  degna,  è argomento  d’animo 
nobile, e magnifico ..  T^ondimeno  è anco  vero, che  ftcome  nei  veementi 
non  è minor  viiio  che  fiano  troppo  grandi, che  troppo  piccioli', coft  che  una 
gran  cafa  fu  da  pochi  habitata,Òuna  picciola.da  molti, non  ècofa  laudabi- 
le',perche, come  dice  l'ifieffo  CictroneiAmpla  domus  dedecori  domino  fa* 
pe  fit.fi  eh  in  ea  folitudo*  E quel  prouerbio  che  dice:  Cafa  quanto  capeva, 
terra  quanto  vedi,fideueintender  della  cafarufìicanaspercbein  villa  non 
fì  richiedpno  grandi  edificij,per  nonhabitarli  di  continuo , e per  li  pericoli 
degli  incendij,e  delle  guerre;  come  non  flanno  bene  i gran  terreni  nell^j 
città, che  le  rendono folitarie,&  incommode ; Et  ancorché  Horati&dica  : 

Kempe  inter  uariasnutriturfy^ua  columnasy  Libiep  io 

Laudaturq;domus logos  qup  profpicit  agrcs.  Egli  nodimeno  riclndecofi 
fatte  amenità  della  villa  no  riufeir  nella  città  . E coloro  che  fi  copìaccìono 
di  gra  giardini  nellacittà, e digran  cafe  nella  villa, rifondendo  le  vere  for 
me  delle  ce  fe, vanamente  fi  sformano  di  portar  la  villa  alla  città, e la  città 
alla  villa. Salomone  ci  ammonì  ad  attender  prima  alla  coltura  de' terreni, 

£ poi  allafabncadella  cafa;uolendo  inferire  douerfì  anteporre  l'utile  al  di 
ietto. 'prepara  foris  opus  tuuì& dihgenter  exerce  agrum  tuum,& pofiea 
& difìcabis  domù  tuam.Voi  che  adunque  i Vittori, e gii  Statuaria o i' opere  prcu  i4t. 
loro, come  s' è detto, feruono  all'ornamento  de  gli  edifìcijjuuendo  deila  Vit 
tura  trattato  nel  capo  della  Vùefta,  bora  ft  dirà  alcuna  cofa  delia  Scoltu - 
ra',la  quale  hà  gran  conformità  con  l'operationi  dellaVfatura,  che  fuole 
primieramente  abbozzare  Capere  fue,e  poi  andarle  accrtfcendo , ab- 
bellendo fino  che  le  riduce  alla  loro  perfptùone,  Qoft  lo  Scultore  da  pria*- 

- - - CJRÌQj 


6 1 6 Dell’Arte  de’ Cenni, 

pio  Iettando  i primi  {ciglioni  accenna  ciò  eh* egli  vuol  f tifiti  poi  con  pii 
in  Anh  Te  diligènza  va  operando, fino  che  ai  vnguem  ha  la ftatua fornita*  Donato* 
renfiJ  dice  che  fignum  cfì  puma  qu&dam  nota  indicans  totius  rei  qualitatem . £ 
Vs7f'S  * fifleffe  flatue  fono  dette  figna:  Onde  Cicerone  diffe  eh  eV erre  dal  religiofif 

fimo  Tt  mpio  d'  spelline  in  mio  nodu  clam  fuftulit  figna  pulcherrima  , 
atque  antiquiffima.  Qttefii  fabri calori  di  fiatue  dell* arte  de'  cenni^e  de9ge~ 
fìi  mirabilmente  fi  feruqno;&  aWborafono  detti  Ethici, ciò  è morali, quan 
do  co  fi  bene  fingono  git  attici  moti  degli  hmmini,  è de  gli  animali,  chc^j 
rapprefentanào  i loro / enfi  , & i loro  affetti , paiono  come  diffe  Virgilio 
Georg  .tip  3 Sfirantia  figna » Et  vn* altra  volta  s 

jek.  6 . credo  equidem  viuos  ducent  de  mamore  vultus. 

Di  quefli  il  Budeo  diffe  che  non  modo  icomcas  imagines  effingunt , ìde fi 
ineunti  omnibus  lineamenti  ad  exemplar  exprcffìs  j, [ed  etiam  etbicas , idefi [enfi • 

Vel  Fedrc * bus  exprcffìs  propemodum  ffiìvantia . E Viatorie  diffe  che  cefi  fatte  opere , 
tamqnam  viuentia  extanv,fi  quid  verò  rogauens  , verecundè  admodum 
fileni , Dante  rapprejentò  untamente  una  belli ffima  {coltura  della  7 
fiata, con  i fuoi  veri,&  efficaci gefli, dicendo  z 
i ©.  VAngel  che  venne  in  terra  coH  decreto 
De  la  moti anni  lacrimata  pace, 

Ctiaperfe  il  del  dal  fuo  lungo  diukto  ì 
Dinanzi  à noi  parenti  fi  verace 
Quìm  intagliato  in  un* atto  foaue9 
Chi  non  fembiaua  imagine  che  tace » 

Giurato  fi  farla  che  dtcefs’Aue , 

Teròctiiui  era  maginata  quella  , 

Ch9 ad  aprir  l'alto  amor  nolfe  la  chiane* 

Et  banca  in  atto  mpreffa  efia  fauella  : 

Ecce  anelila  Dei,  fi  propriamente , 

Come  figura  in  cera  fi  fugella.  . _ 

VA  rio  fio  nfmfcediuerfe  belltffime  opere  di  (colmati  di  quelli 
no  mila  fonte  di  Merlino  dice  : 

€.%6.  B.% . Quoti  ^intaglio  con  lauor  diurno 
tìauea  Merlino  imagini  ritratte  t 
Ditelli  che  ffnrauano , e fe  priue 
Non  fé  fiero  dì  voci , ctieran  viue. 

Il  Tuffo  mar  auigliof amente  defeditele  figure  che  erano  f colpite  nelle  por 
te  del  palagio  d*  Armida.  Con  i loro  affettai} fi  geTiiffi  che,  come  egli  dice , 
Manca  il  parlar,  di  uìuo  altro  non  chiedi , 

NJ  manca  quello  ancor , s'à  gli  occhi  credi * 

COME 


Parte  Seconda. 


617 


DE  i CENNI  AL  LANIFICIO 
pertinenti.  Cap.  XX. 

yefl'arte  del  Lanificio  ch’è frutto  delle  pecore  è per 
antichità  nobile-, poi  che  ribelle  primogenito  d'~4 da- 
mo fn  pallore  $ e incile  [acre  lettere  fi  legge  molti  effere 
flati  infime  Taflori,e  t{è  . Filone  Hebreo  dice  che 
l'arte  pa  florale  è un  preludio  al  Regno  , come  fu  in 
Romulofabrtcatordi  [{orna  : Onde  non  fen^a  caufa  i 
Trelattfono  chiamati  Vaflon . E Chrtflo  S . di  fé 

fi  e fio  diffe:  Ego  furto  Taflor  bwus,  & cognofeo  ouesmeas,  & ipfa  cognac 
f cura  rne . Ver  vtihtà  ancora  è arte  lodeuohffima,cauando  noi  dalle  pecore 
il  latte , la  ricottaci  botiro,d  cafcio , egli  agnelli  per  mangiare -,  i panni , e 
le  petti  cete s per  re  flit fi-,  e lo!ìerco,per  mgraffur  la  terraiE  perciò  gli  anti- 
chi ogni  patrimonio , dalle  pecore^difitro  peculio, e da  quelle  anco  la  pecu- 
nia denominarono  . E non  fen^m  flerìot  Voeti  fau aleggiarono  di  quel 
fama  fa  vello  d'oro  di  Colobo  , poi  che  con  quefli  velli  pecorini  molti  arri - 
cbtfcono*  £ perchè  il  lauoro  di  quell'arte  è vario, e multiplice,  come  Otti* 
dio, parlando  d^rachne^n  quefta  maniera  e far  effe  : 

Stue  ruàcm  primos  lanam  glqmerabat  in  orbes,  UttawìT* 

Seu  digitisfubtg  bat  opus,repet\taque  longo 
Veliera  mr  Uibat,ncbuìa$  aquantia  trafila  , 

Siue  lenì  terctem  verfabat  pollice  fufum  , 

Siue  pingebat  acujarcs  à Vallade  dotiamo 

VerÒ  con  quella  hanno  trattenimento  i putti, i vecchiaie  f emine,  egli  huo - 
mni;onde  quelle  città,  nelle  quali  è frequentata,  fono  di  popolo  ripiene , e 
di  ricchezze  abondanti . Quell'arte  teffìtrice  confla  di  due  termini,  ciò  è 
di  ordire, e di  tramare, che  accennano  incominciare,  e finir  e . DaWcrclire  i 
Retori  al  princìpio  dell'orationi  per  metafora  diedero  il  nome  d'Efforàio* 

Ma  ìlgffto  di  tramare  accenna  anco  flntione,f rande,  & inganno:  onde  il 
Boccaccio  nel  Labirinto  d’amore  difi  e, proceder  con  trame,  ciòc  con  oc- 
culte infidie . E l'atrio  fla  parimente  diffe: 

Ma  quando  *Ammone  recida , ò faccia,  ò trami 
Co  fa  al  fratello,  ò àgli  altri  firn  danno! a. 

VelT ordine >e  tramar  poi  infime  fi  dice  di  dar  ad  alcun  ncgocio  perfetto • 
ne, e compimento-, come  cofil'rsò  Dantediccndo  t 
T pi  che  tacendo  fi  moflrò  ffedita 


Hit 


L'anima 


c- 1/2,51. 


Vieta  6 • 

Mn.  ii6 

tp'ì* 

ìfim  38» 

à*?-  7° 


JT/M5. 


6 1 8 DeirAne  dc’Cenni , 

t'anima  [anta  di  metter  la  trama 
In  quella  tela  ch'io  le  por  fi  ordita • 

Cefi  CMrìoflo  dtjje  che  ^ Angelica  uolea  far  à Sacripante  ì 
Ma  alcuna  finti cneyalcuno  inganno 
Di  tenerlo  in  fl?eran%a  ordijce%  e trama . 

fu  quefi’àrte  del  teffere  da  gli  antichi  filmata  liberale,  e ncbile > & efier- 
citata  non  foto  dalle  Matroneima  dalle  Vren  cip  effe  ,e,  come  fauoleggiaro- 
no  i Toet'h  dalTifieffe  Oee3e  di  e fifa  dijjero  Mmerua  e fiere  fiata  inuentrice9 
con  la  quale  hauendo  hauuto  ardire  irachne  di  contendere, fu  nel  %agno 
connettila*  cCamendue  dtfie  Ouidioi 

~ — - Confifiunt  dtuerfis  partìbus  amba 
Et  gracili  gemina  $ intendunt  flamine  tela  s . 

E della  Bigina  Bidone  Virgilio  0° 

Ipfa [ui$ quondam  manìhus  Sìdonìa  Dido 
Eecerat%&  tenui  telas  difcnnerat  auro • 

E di  Tenelope  gran  £t  ffityice  s che  ntefiendo  la  notte  quello  che  tefieua  il 
giorno,  à quello  modo  fchem  queìVrochi.à  quali  banca  pronte  fio  di  ma 
ntarfi  quando  haueffe  la  tela  fornita,  diffe  0 nidi 01 
qSf ec  mihi  qu trenti  fpaciofamfaUer e n>  fi  rn 
Lafiaret  nduas penduta  tela  manus* 

Ma  ilgtfio  dt  troncar  la  t?la,e  fiaccarla  dal  Subbi'  è atto  di  dìuifiove^  dì 
motte 2 onde  è fentto:  Tt<£  fi  eUv-eluti  à texcnie  vita  mta,dum  adhuc 
ordiorfucciditme*  E Gwhb>  difj'e;  Dies  mei  vaocius  tranfieìura}quàm  à 
texente  tela  fuccidaur . Et  u Tetrarca  ; 

morena  Morte  non  da  qualche  ftroppio 
jl  la  tela  nouella  c’hora  or  di f co*  Et  vn*  altra  Molta  s 
Che  pur  deliberando  hó  volto  atfnbbio 
Gran  parte  h ornai  de  la  mia  tela  hreut* 

Efiendo  Hata  qu -fidane  à grand  filma  perfettione  n dottatovi  ferue  meno 
per  commodità9e  perneciffnàyche  per  diletto ornameiìtoycome  parti- 
colarmente vediamo  nella  formatione  de  gli  ^dragofi,  & in  altri  panni  di 
feta,  ne'  quali  è tutta  l'arte  del  difegno  , e delia  pittura  < firefia  5 in  modo 
che  nel  telato  coniane  s e fete  di  yard  eden  fi  può  dire  thè  : tt  fittoti  di- 
pingano figure  menti  meno  belle  3 ma  forfè  di  maggior  induflria  di  quelle 
degli  Biffi  Vittori^ perciò  Gnidio  parlando  con  quanta  eccettua  *Arac- 
ne  lauoràuadicc^-  : 

$iue  pingebat  acu\  E del  tffiimento  che  fece  Minerua  quando  di  que* 

fidarti  co  mende  uà  con  eff a Mracne  diffe  : 

Cecropia  T alias  fi  opulum  Maaortis  inarca 

Tingi!* 


Mté* 


Parte  Seconda.  tfi? 


$ìng&  t più  innanzi foggiunge  : 

Etrupìt  piftas  cceieftia  carmina  vettes. 
jllla  qual f amia  alludendo  CMtofio  diffe  : 

Ruggiero  entrò  ne 9 profumati  tini 
Che  pareano  di  man  d'Aracne  ufeiti. 

E parlando  di  quel  beli  ffmo  padtglione,chefà  da  Meliffa  portato9  per  ho 
norar  il  matrimonio  diruggino  e di  Bradamante9nel quale  erano  conte - 
fli  i futuri gefli dei  difendenti  di quefligmgalh dice  i 

Cefi  hauea  ben  confetti 

1 getti  torchi  gì  àgli  hauea  dipinti. 

Co  fi  Filomena  con  Caco  nella fua  tela  dipìrJe  il  tradimento  fattole  da  Te - 
reo  fuo  cognatOi&  à Vrogne  fua  for ella  lo  manififtò, come  Ouidiofcriffe: 
Stamina  barbarica  fuffendit  candida  tela  Mtu6* 

Turpureafquenotas  fius  intexuit  aibn% 
ìndiciumfceleris : perfffaque  tradirti*  uni  9 
Vtqueftrat  domini  rgfiu  rogat  . 

Onde  nel  medefimv  monache  igctth  & i cenni  hanno  feomefà  detto  ) fi 
gran  parte  nella  pitturai  C hanno  parimente  in  que{Carte\la  quale  no  maù 
fenx a e fatta  cogmtione  dujfi getti  *e  de*  cenni  potrebbe  effer  degnamente 
e fa  renata.  Et  am  orche  queffarti  nptratiue  fiano  con  le  mani  trattate. _ ? 
cgn'huomo  però,  >he  à'alcuna  liberate  non  fin  ben'infirutto , douerebbes 
fapernefar  alcuna;  acctoche  quando  dalla  neceffitàfojje  conttretto  , po- 
teffe  efarcnandola  acqutttarne  il  viuere}  cme  fi  legge , che  taChorafece 
S.Taolùtfon  le  proprie  mam  benché  nobile  Bimano,  à fe9  & ad  altri  il  ui 
nere  guadagnando^  il  che  fà  da  quelgenerojo  Fabricio  Bimano  più  co’ge- 
tti>che  con  le  parole  e fare,  fa9quando  fpre%zandQ  toro}che  da  Sanniti  gli 
era  offerto  : 


— Tum  protinus 
Tlanas  ab  aurbus  manus  ad  lumina , 

Ex  inde  ad  os3&guttur > ac  ventrem  inflmum 
Deduxitf  mquiens:  Dum  ego  hifee fenfibus 
Obfittere , imperar  eque  potere,  mihi 
7{jl  deerit  unquayrU* 


Tnth  fimb. 
SO. 


UH  1 


DE  I 


’Mn.l 


éio 
D £ 


DcirArtc  de’ Cenni, 

i CENNI  DE'  CACC  IATORI. 


ap, 


XXL 


Ornai  è tempo , per  ri  fioro  dette  paffute  fatiche , di 
paffaralla  Cacciagione, della  quale  farebbe  forfeit 
fiato  meglio  trattare  prima  che  della  guerra  ; ef* 
fendo, per  dir  così}un  preludio  di  quttta,an%\  un  fio 
ritratto;  poi  che  nella  cacciaggione  fihuomo  s'aue^- 
%a  alla  fati cayal  corf ovatta  fuga,&  à prender ,&  uc - 
cider con  gli fìratagt  mi  , e con  la  forcale  fier  e,  non 
"altrimenti, eh  e fifaccianc  * rumici  netta guena:E  fipende  Virgilio  chc^ 
ehi  é gran  cave  latore  è ^nco  buon  Soldato  , di  Laufc  figliuolo  di 
iiodijfes 

laufus  equum  domit  or, debellai  or  qu  e ferarum . 

Et  àgli  Equicoli  attribuì  oltre  la  cacciaggione , anco  l* Agricoltura  di - 
tendo  . 

Honida  precipue, cui gens, affuetaque  malto 
yenatu  nemcrum.duns  Acquicola  gltbis 
Armati  tevram  exercent. 

E no  foto  a9  foldati,&  a9  Capitanila  àgli  fìeffivrencipì  ancora  è quefìo 
effercitio  grandemente  rute, e diletteuole.  li  dilette  èrnanfelìo  efjtndo 
tofa  gioconda  fruì  optatisi  pigliando  chi  (ugge  ; c con  l'arte  (uper  andò  f 
thi  è di  noi  più  potente, e pm  robufloyam  alando  quelle  fiere,  che  figlio- 
m taPhora  gli  huomìnì  sbranare  : perche  la  caccia  de  gli  ammali  timidi 
t deboli,  come  etiandic Precettare , & ilpefcare  ,non  jono  efferenti 
£ avallerò  ,ne  da  huomo  betticofo  : E però  Trcpertic,  innamorato  di  Cin- 
thia,à lei, che  alla  ritta  fe  rì era  andai  addice  che  la feguir  ebbe  ,e  nella  cac- 
cia fi  traftulleróbez 

*£lpn  tamen  vt  vaftos  aufim  tentare  leene s, 

\Aut  coler  agrefles  cominus  irefues : 

M&c  igiturmihi  fitlepores  audacia  molla 
&xcipere,&  ftriffo  figere  auem  calamo* 

Co  fi  PtAriofio  dice  che  Poggierò  ingolfato  nette  lafdnie  t Moina, con  lei s 
£ * Hot  per  iombrofe  valili  e lieti  celli 

*-*  ^ Vanno  cacciando  k pautofe  lepri; 

Boy  coniugaci  cani  e faggi  an  folli 
Con  ftyepuo  vfcirfar  di  lìoppie  e vepri; 

Bot  à tordi  ìaecwùh , ber  vi  [chi  motti 
t endon  tra  gli  odoriferi  gintpri  * 

Hor 


Parte  Seconda. 


Hor  Con  hamt  inefeatì , & hor  con  reti , 

Turbano  a9  pefa  i grati lor  fecreti. 

Ma  la  cacciadelle  fiere  maggiori  è grande  effercitio  ddvalorofi  huomini: 
E perciò  Virgilio  fà  che  luto: 

Spumantemque  dari  pecora  inter  inertia  votis 
Optat  aprtm,aiitfuluutn  defeendere  monte  leonem • 

Ter  que/ìo  è fcritto  Hercole  nel  monte  Erimanto  di  Arcadi a hauer  do - 
mato  quelfamofo  cinghiale, che  le  campagne  dijjipaua#  recatofelo  in  col - 
lo  hauer  lo  portato  art  Eurifiea  figliuolo  di  Stendo  Ejde9  Micenici  quale9 
per  mftigdttone  di  Giunone , cvmmandauaad  Hercoleche  andaffe  àfupe- 
tare  dtuerfi  monflri\accìocbe  à quefìo  modo  lofactffe  perire.  Et  è glorio- 
fo  il  nome  di  Meleagro  Etholo, perche  nel  campo  Cahdonio  ama%%ò  quel 
monlìruofo  cinghiale  . Medefmamente  $anfone,Aleffandro  Magno#  Li • 
fimaco  amarrano  nelle  cacete  ferocijjìmi  Leoni.  Il  Arioso  perioda 
de Htppolito  da  Effe  che  fu  Cardinale  dice; 

Hor  glt  Or  fi  affronta  (u  gli  alpm  /affi, 

Hora  i Cingmait  in  valle  ma#  palufìre. 

El anco  gran  diletto  veder  le  btflte  da  noi  difciplinate  fuperar  le  feluati- 
abe  > e rimirare i varij , vr  ìmpenfatt  fucceffi  rche  per  molti  accidenti  fono 
nelle  cacete  merauighofi  : Del  qual* effercitio  i giouam  maffmamente  fi 
tompiacctonoieffendo  vero, che 
Imberbe  muenis,  tandem  cufiode  remoto , 

G iudee  equis>cambufque,&  aprici  gramme  campi « 

Liquefilo  diletto  de*  cacciatori  è cefi  grande  ch'efjì  non  fentono  la  fatica  , 
nè  gli  incommodr#  d’ogm  altra  cofa /cordando  fi  nella  caccia  fi  diportano: 

— — Mane  tf uhi  ou  e frigido 


C.46./?  $i 


HùrAt.neUa 

peti. 


Hora.hb.l * 
0*6.1* 


Venator  tenera  coniugi s immcmor. 

Del  qual  piacere  anco  le  donne  hanno  voluto  la  parte  loro  : E però  Vir- 
gilio dtceche  Bidone  andò  alla  caccia  con  Enea : ^ 

Venamm  AeneasyVnamqHemiferrimaDido 

In  nemus  ire  parata  E Senofonte  dice  che  le  donne  bebbero  il  dono 
della  cacctaggione  da  Diana, come  A talanta>Trocn,&  altre . Uvtiie  poi 
non  folo  è nella  preda, che  con  tanto  gufia  fi  gode, ma  molto  più  nell'effer- 
citiojper  la  buona  difpo fittone,  e robufie^ga  del  corpo,che  ne  confeguia • 
mo'.perche  (come  dice  Senofonteji  cacciatori  fono  di  forte  complfffione , 
veggono , & odono  meglio  de  gii  altri,  e piu  tardi  s'mueccbiano;  E talcA 
efferc  fiato  CÌoridano  dice  l’Anofio; 

Cioridan  cacciator  tutta  fua  vita 

Dì  robufia  per  fona  era>&  ifnella . C iS.Jt, 

E Coiumdla  lodando  quegli  antichi  Romani  cacciatori  hfcìò  ferino  :Vc*i66, 


ra 


gtt  Dell’Arte  de  Cenni, 

ra  ilU  Famuli  proles  affiduis  venationìhus , nec  minus  agreBUus  operi* 
bus  exercitata , firmiffimis  pr&ualuit  corponbus . Efà  qutffarte  da  Seno - 
fonte  filmata  tanto,  che  di  lei  vn  libro  intero  compofej  reaa  quale  hanno 
anco fcritto  Vollucefiiacobo  Fouìlloux  Franctfei& al  tri*  Ma  venendo  à 
parlare  particolarmente  dei  cenni  de*  cacciatori  di  co  ia  togmmne  di  efi 
fi  cenni  efferloro  molto  giovevole  :percioche  nel? inuefiigar  le  fiere  c •(Ter- 
nano i loro  vefìigi  , i quali  effendo  da  i latini  chiamati  figna , noi  n potia* 

L&.i.ca. i.  7 no  dir  cenni yDi  effi  Giulio  Voline  e dirutamente  bà  fcritto,comebàfat~ 
torneo  Senofonte  nel  già  detto  fuo  libro  della  caccia • Da  t getti, dai  mo • 
t'he\da  i cenni  etiandio de’ cani,  i cacciatori  comprendono je  vifiafteran* 
<%a  di  trovar  la  fiera  ; e parimente  dagli  tttjffi  cono/cono  quando  hanno 
perduta  la  traccia\come  diffe  rì  Tuffo: 

C.t.fi.i,  jQjial dopo  lunga, e fattcofa  caccia , 

Tornanfimefii,&  anbelantf  icani, 

Che  la  fiera  perduta  habbian  di  traccia, 

Ifafcofaw  f elua, dagli  aperti  piani* 

Senofonte  dice  che  alcuni  cani,  trouata  la  traccia  della  fiera, ne  danno  fe • 
gno  con  gli  orecchi  , e tengono  la  coda  ferme  & altri  fenica  movergli 
orecchi  fquaffano  vn  poco  la  cma  delia  coda , & altri  atn  v ritirano  gli 
orecchi  , e calando  la  tefèa  su  la  traccia > con  ia  cu  * t?j(j a.  fa  le  mbe  * 
f corrono  di  lungo  ìE  Soggiunge, eh  e i tomaia  la  * 'a*  et.  ignare 

do  la  tefìa  verfo  terra>  s* allegrano,  abbuffano  gl?  orrechr^runao  gii  oc- 
chi da  per  tutto, movendo  la  coda  da  ambi  i iati, andando  tutti  inficine  per 
ia  medefima  traccia  ; & alla  lepre  auicinati,  a n pronuba  d amme  cor- 
rono piu  velocemente  , & con  molti  altri  moti,  egefh  accennano  al  cac- 
ciatore Callegreyza  che  hanno  d’eff  ere  alla  lepre  vìmini  : de3  quali  cenni  è 
necefjano  che  il  buon  cacciatore  fia  intendente . Il  Merula ferme  che  i 
Tentaban  popoli  africani  $*  eleggevano  per  Fe  vn  cane  , dal  Quale  pj- 
gliauano  le  nftotte  fecondo  il  moto  della  fua  coda » EVlutarco , dice , & è 
cofa  nota  a 9 cacciator  t,che  fe  il  cane  prende  nel  corfo  la  lepre, la  sbranaci 
e gode  del  f angue  dì  lei  ma  fe  la  lepre  dal  corfo  fianca, fi  ferma, & al  Cane% 
cedergli  noni’ offende,  [ed  confifterefibtque  temperare , mot  ai  e caudam, 
argumentumque manifeftum prahere ,fe non  carnium,fed  vittori#  tan • 
tum  gratia  decertaffe  » E parimente  il  Tuffo  parlando  de*  moti  degli  ve* 
celli  dice  i 

Qual* è il  il  timido  Cigno, à cui  fourafia 
Col  fero  artiglio  l’aquila  proterva, 

Ch*à  terra  fi  ramcchia,e  china  Pali, 

1 fuoi  timidi  moti  eran  cotali» 

Dante  diffe',che  tamme  perdute  fi  gittauano  nella  barca  di  Caronte 

Ter 


Parte  Seconda.  6t  3 

5 *er  cenni, còm’augel  per  fuo  richiamo . 

"Nella  pefcaggione  fmilmente  hanno  luogo  i cenni  il  che  fi  può  prouare 
con*/ autorità  delv angelo  ous  è (crino , che  S.Vietro,e  compagni  hauen - 
do  pigliati  tanti  pefct,ehe  la  rete  fi  lquarciaua,annuerunt  focijs,qui  erant  4* 

in  alia  naui,vt  v^nnsntJ& adiuuarent  eos.Gli  indiani  con  foli  getti, e con 
cenni  pigliano  le  Sm  e:  Scrivendo  Diodaro  Sicolo,che  i cacciatori  vanno 
ve’  bofehi, dove  quefii  animali  fi  ritrovano,  e guardando  fi  m uno  ffiecchio,Uh.  1 7. 
fi  calciano  gli  fi  udii, e (i  Ungono, e poi  fingono  di  partir fimde  lefmie,che 
hanno  da'  h fichi  U tutto  furtivamente  rimirato » volendo,  fecondo  la  loro 
naturai  ciò  imitare , vagendo  fi  gli  occhi  di  mede,  e mettendo  fi  gliftiualii 
refiano  auilu  patene  prefe.B  perche  i cacciatori ,e  molto  piu  gli  uccellato- 
ri, &ipefcatori  vfanogran  filetttio  per  nonfmarrire  , e fugare  gli  ani- 
mali , che  con  arti, e ttratagemt  vogliono  tacitamente , e furtivamente  j 
prendere , perciò  fogliano  tra  di  loro  molto  più  con  taciti  cenni,  che  con 
cjfireffe  parole  favellare  :Onde  Vhnio giouine  lafctò [critU:lam  vndiquc 
fy  ufi,&folitndo,ipfumque  ìllud  fi  lenti  um  quodvenationi  datar,  magna  , ^ ^ 

coghatifmistmtamenta  flint, 

Queft’è  quanto  ho  faputo  in  quifla  materia  de*  cenni  raccogliere  in 
quel  poco  di  tempo , che  bò  potuto  alle  mie  grani,  e continue  occupationi 
limolare:  Eje  coni*  affettala  non  batterò  potuto  à foggetto  cofi  nobile  de- 
gnamente comfpoìidere  il  difereto  lettore  donerà  della  buona  volontà 
mia  re  fiate  fio  disfatto  : la  quale  e ttata  di  apportargli  tn  vn’ttteffo  tempo 
vi  ite, e diletto:  li  che  fe  hauerò  confluito, jentirò  quella  c onj  alati  or\^9  , 

Che  gode, colui Àe1  quale  fi  può  dire; 

Omne  tuìit  punti nm  qui  mifcuit  ville  dulci,  Horjn  Poi, 

Ma  feanco  ciò  non  mi  farà  conceduto, batterammi  d'hauer  virtuofamen- 
te  l odo  fuggito , e qui  fio  nobile  foggetto  à gli  eleuati  ingegni  primiera- 
mente premo  fra.  Della  qual  materia, non  battendo  alcun  altro  ch'io  /appi  a ^ 
già  maifcrittOfpoffo  [ eriga  ambinone  dirò  con  Horatio : li.i.tp.  19,' 

Libera  per  vacuum  pfui  vefiigia  prìnceps 
Non  aliena  meo  pr^ffi  ped e_>.  Q più  lofio  con  Tropertio  t 
Quod  fi  deficiant  vircs , audacia  certe^  ^ s# 

Laus  erit  in  magnist  & voimfre  fiat  e fi. 

Onde  non  hautndo  io  hauuto  chi  imitare, tanto  più  gli  errori  miei  faranno 
d’efcufatione  degni:  Ejsendo  uerij]ìmo,che  alcuna  cofa  nonfù  mai  nel  me* 
deftmo  tempo  e ritrouata,&  allafua  perfettione  ridona 9 

Forfè  diritti* à me  con  miglior  voci  Danti  Pur, 

Si  pregherà  perche  Cirra  rtfponda»  ja 

Il  fine  della  Seconda  Parte  dell’Arte  de’  Cenni 


PRa?fen$opus  ad  anmii'eceffiis  nìdlbus  aperìendom  fumJ 
ma  induftria  elaboratum pcrlegi , ipfiimque  ne  dum  ab 
omni  eo,  quod  orthodoxam  fidem  , retìicudinem  morum_,s 
Principumquedignitateml*dat3  aut  tedendi  iufpicionetn 
fàciat,  abeffe  comperami  eft  : Sed  &peracute5  fingularifque 
cruditionis  inuentum:ne  igitur  tam  fuaui  ingenua  mentis  pa- 
bulo mortales  priuentur  5 ipfum  typisdiuulgandum  iudico. 
Vincenti*  Prid.  Non.  Febr.  M.  DC.  XVI. 

Fr.  Iofeph  de  V incenda  Ord.  Set.  M.V.Sacr.Theologi*  Doéh 
Imprimatur  Fr.  Camillus  Inquifitor  Vicentinus* 


Giouaani  Caualli  Podeftadi  Vicenza. 


Cot-rcmone  degli  errori  della  ftampa. 


Catte  i?  li». 1 4-  t»lt,  tale-  *9  lin-ì  •«««»'<>  J**to  »* •»  1 7 -'auanio  le  - 
ttaniù. 6 5 . 16. sfattane, tefauano.  <j\.l  19.  Volere, valere,  •jg.l.i.tflixeris.affltxerh. 
jxz  l l.  di  $ di.  1^  S . /•  3 5 • ‘VÌdetividdto.  l'17'Fafta,  Vati#.  165  Mutius,  hlu» 

tttis.  178.  L19.F ìumione,  Tiumine.  io 6 l,  \ 9.  fuam,  fuum  11 1 .1.16.  nunu}  nuxe» 

2 1 2 ,/  24.  procuram»  prouocam.  23$.  numi,  la  mano.  240  l v z . Lucina,  Lucia - 

no.  247  / XI eGidlo, Gallo  25  i A. *a:goghì, gioghi.  25*8  l^.Ceprirfi,  coprire.  iéì  l iti, 
altro, almue.  28 i l 38. ardimento. argomento. i%6  l 8 T<ueu, Teucri  389.  l.it.  eraii .. 
won trai. 397 t/.x2  nomtnth.  ominibcfs^L%A  %»Ruh§lg**  ioyL  $ 1 -fenfum,  ftimm* 

1 07.  wwtHsibidtm. 

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