Bonifaccio
> Italian Literature. Bonifaccio (Giov.) L’Arte de
* .con la quale formandosi favella visibile, si tratto
tsi., • in* ta eloquenza. Vicenza, F. Grossi, 1616. Sm.
/ dllum. A curious work. Brunet I, 1099. Mazzu-
f beili II, 1654. “Il Marchese Maffei ha registrata quest
•\\era fra i Libri buoni Volgari omessi dal Fontanini
$a sua Eloquenza Italiana.” Name on title _ £2 2s
rr
FORMANDOSI
I S I B I L E,
SI TRATTA DELLA MVT A ELOQUENZA,
CHE T'i.O'H £< *ALTRO CHE HN FACONDO SILEKTIO.
DIVISA IN DVE PARTI.
Nella prima fi tratta die i cenni , che da noi con le membra del noftro
corpo fono fatti 3 feoprendo la loro fignificatione, e quella
con l’autorità di famofi Autori confirmando.
Nella feconda fi dimoflra come di quella cognitione tutte farti liberali,
e mecaniche fi preuagìiano .
Materia ritma à tutti gli huomini pertinente, e maffimamente
per loro dignità,pià con cenni, che con parole fi fanno intendere.
DI GIOVANNI BONIFACCIO
Giureconfulto, Afleflorc .
L’O PFORTVNO AC ADEMICO FILARMONICO
IN VICENZA, M D C X V I.
; preffo Francefco Grolìi, Conlicenzjt de’ Superiori.' A
de d'&éù ,
eheinai non ^iHc^ofa nouau
Produfle erto vifibilc parlare^,
Nouello à noi ? perche qui noniìtrousu
Dantenelcap.X, del purgatorio-
A GLI ILLVSTRISSIMI SIG.
Academici Filarmonici
a / o v a n n t *20 nifacci o ;
Auendoio gran parte della mia vita nc gli
ftrepiti forenfi trauagliato , hora Auocato
caule ciudi, e Criminali trattando, & hora^
Giudice l’altrui controuerfìe,e querele ter-
mrnando,deI parlare,e dcll’vdire tanto più
fatio,c fianco, quanto il miogenio è flato Tempre à que-
fte attioni flrepitoTc meno accommodato, taThora in
me ftefTo raccoftojpcr mitigare alquanto quella acerbi-
tà dell’animo mio* imitando quell’infermo, che arden-
do di defiderio di bere, non efTendogli ciòpermefTo,
con l’imaginatiótte d'acque frefchiflìme,& difaporotif-
fimi vini, cercando d’ingannar Te Hello, procura, al me-
glio che può,d alleuiare il Tuo dolorejquando alcun po
co di tempo alle confufioni del Toro io poteua Tottrarrc,
andaua la dolcezza d’vnvirtuoTo fìlentio contemplan-
do, & ogni odioTo cianciumc, e garralitàabhorrendo,
pcropporrunomedicamento di quella noia, mi diedi à
fcriiter quell’opera della muta eloquenza, la quale poi
che à preghiere dcgliamici, &à commandamenri de’
patroni non polfo più IongamenteapprelTodi me trat-
tenere,imitando il prudente padredi famiglia, che do-
uendo mandare vn luo figliuolo minore in paefì lonta-
ni,gli prouede di ficuri cullodi, e di fedeli difenlori,ho
filmato efler bene , hora che quello mio noucllo parto
a ì. elee
ette rìsila idee del mondo , di raccommandarlo più to-
lto a cótefta honoratiffima Academia,che ad ogni altro
foggetto:pe.rcioehe lìcome la Città di Verona è tra 1 al-
tre maggiori d’Italia, pei ogni nobile conditione ri-
guafdetiole :colì non eiTendol’Academia Filarmonica^
ad alcun’altra inferiore, non poteua nè maggiore, nè
piu amoreuole protettione ritrouargli: raccordeuole»
maffimarnente de’lìgnalatifauori,che da ella Città ricc-
uei, quando Vicario dell’lHuftrifFmio Signor Agoftino
Amul io mio Signore hebbi grana nel tempo di quel fc-
liciflimo Reggimento di fatui gìoeondilhma dimora : e
particolarmente dandomi fcoìpito neii'animod’hono-
re riceuuto, quando con tutti 1 voti fui nelfeno di efla
nobiliflima Aeademia raccolto:Onde come di lei meme
bro , efiendo debitor diieruirla , per vn minimo legno
del miogrand’obligo,edi quel reuerentc affetto^ he in
me viuc,e viucrà Tempre, le o£ferilco,e le dedico quella
mia fatica 3 pregandola à rieeuerla in quella manieia#*
eoa la quale gli animi nobili logliono accettar lepic-
eiole obianosiìjchcda IIncero,c deuoto animo veramen
te procedono, promettendole appreso, che poi che*
non mi è conceduto di poterla prefemialmentc Ictui-
i'e,cofiabfente,con grata memoria, con pronto defide-
tìo , con la voce-, con gli lem ti , con ogni mio cenno»
atto, e gelìo, t con tutto quello che porta i n ogni tem-
po, da me prouenire, mi sforzerò di farmi chiaramente#
conofcere di non elFer di lei nè Figliuolo ingiato , nè
Sentitole indegno..
Di Vicenza alli Vili di Luglio MDCXVU
AD L I B R V M
IOANNIS BONIFACIIV.a
De radon e loquendi per nutus.
? r t '
ST. LECTOR. QyiSQVIS. ES. ST.
SI.TACITVRNVS.ES.ADESTO.SLLOQV \X ES.ABESTO.
HVC.TE.NVTV.APPELLAT.REPELLIT.HINC TE.RENVTV.
IOANNES. BONIFACIVS. .
NOVVS. RHETOR. ET. ADMIRANDVS.
CVI.
DVM. PER. SILENTI A. PROGRE DIENS. LOQVACIA.
MVSSITANS. ET. ANNVENS.
MVTILOQVENTIAM. FACÌT. MVLTILOQVENTIàM
FACVNDIAMQ^ DOCET. ELINGVEM.
ET. T AC IT VAI. PR2ECIPIT. SERMONEM.
NVPERO. STVDIO. ET. LABORIOSO
GRALCVS. QVISQVE. ROMANVSQVE.
VERENDOS. ELOQVENTIiE. VOCALIS. FASGES.
SVBMITTIT,
F.
IRANCISCVS. FOLA. VERONENSIS.
PATRONO. MAX VAIO.
IR2ETORIA. VICE. VERONAL IVDIGANTL
CIO. IO- C. XIV,
DE EODEM.
FJMJ ego , qua quondam centum linguisti tubisene»
Resgefas fuetti per ce librare turum $
Muta, loquor ftgnts s (f[ nutikus omnia narro y
Et prò voce mantts , proque tuba digiti i
5Yf c tamen intere a furti quicquam ob furio f w (quarti l
Neue difertamìnus 3 nette canora mmus.
Sic bene me fedi BONIF AC IV S ip/e loquentem i
§uem nutam nifìans femperirtaflra feram «
Tota:
O&auij
Silenti* eloquenti# hìc notai utdet
JjOquaas'aut Silentij ,
Qui mutus es, aut finga , bine difie eloqui;
Jjinguteque iamdebe mima,
JEiufdeni,
Mac lege , qui luges muta difpendi 4 lingua ,
Quid pojfit sÀrs, intdliges .
forfitan ffi dices . lingua fine munerefaffius
£n fium nouus Mìemo fiber.es »
JEhifdem,
Ltngua 'pale. Vox miffa •vale per guttura . pernio
finitila hic duri , peruius e fi ocylo.
Balthaflarls Bonifacl; lurlfconfultl
Àrchipresbyceri Rhodfgìnl.
COmprefiìs digito iujfere filentia labris
Pythagorafque <xnris , tìarpocratesque Di] sì
His quando tacuijfe placet, tacuiffe lìeebit
Vfque i mihi dabitur yel fine voce loqui .
Mirifica/?/ filers reperii OS ON IF AC IV S Aìtem,
Qua mutus lingua Joluere n/intla queat.
Hoc fieri dottore potefì taciturna loquela ,
Hac pulmone carens arte difirtus erit.
sAddequod , & multis poterò fpettantibus , rzwì t
Clam reliquis , animi pander e fenfa mei.
Quid quod Arìftarchus petulans, & Zoilus audax
Dicam , nec poterunt carperò ditta, t amen ì
Lingua quiefce loquax, nserbofa beerete labella 3
Nunc oculus yoces , nunc habet ora manus \
Sed precor t onde tibi hac licuìt dtdìcijfie ? retrufitm
cPalladis arcanum quis tibi nojfie dedit ?
Humano ingenio diurna feientia maior ,
Sufipicor lune aliquem te docuifie *~Deum l
Chìronoims vario loquitur Polymneiageftu ,
Hac quoque nutiloquens vtitur arte Tonans .
Sufpicìs : idius ( ni cium ptreepimus ) artis
cDottor Apollo tibi, ludus Olympus erat.
Dei-
*58k%S*$SS p
DELL’ECCELL.M0 S I G.
Gio. Mario Auanzi «
NON pur come quei padri , che la. fede
D’ Ano [pugnar, ne. fai con gran portento
Senza lingua formar nooce , e concento .
Stupor , che di gran lunga ogn' altro ecceda
SHejìur cornei Pareo, s'huom pur gli l crede s
N'muenti a fuelta lìngua atto iflrokento
Ter fauellar; ma fai che parli il mento
Fat che parli la man, che parli il piede
£hpi con facondia effaggerar f J ente
Mutolo il cenno $ £hà chiaro fi fcuopre
Più di Mercurio Harpocrate eloquente .
Mirabili del cenno , e ditiiinopre.
Come innanzi Babel fai che la gente
Tutta s’intenda , e njn fol linguaggio adoprcS.
b Del
Del Signor Gafparo Bonifaecio,
PO I che de l’altrui voce il fùono è tale ,
Che quanto piacque pia , tant’hor difpiace 4
E poiché offende più lingua mordace
Che de gli angui il veleno a ffro , e mortala .
infogna al mondo il BONIF ACC IO quale
Sia l arte del parlar mentre fi tace ,
Onde fenza oprar lingua altri loquace
L'importuno garrir ponga in non calcai .
Quinci fi nohil fama hebbe dicendo
Eloquente Orator 3 la perde bor , quando
*Tiù che'l facondo il taciturno è degno .
}Aa chi tanta •virtù loda parlando ?
T ani’ oltre non arriua humano ingegno j
Ciaf un tinaia con ftupor tacendo ,
INDICE
DE I CAPI, ET LORO
Membra della prima parte.
i Ome l'huomo fenza par-
| lare con cenni fi faccia
intendere* à car 3
% Megl io fcoprirli la lin-
cerità deiranuno da i cenni che
dalle parole. 7
3 Della dignità di quedarte de* cen
ni . 9
4 DeiI’vtile ,c diletto diqucft’arxc.
11
j Che cofa lia cenno,atto,fegno,ge-
fto, fembiante, e modo* 1 3
6 De icenni del capo. 17
Teda eleuata. 18
Teda abbacata. 19
Abbacarla teda da vna parte. 21
Abballar la teda , e todoleuarla .
XI
Menar la teda per trauerfo. 2 1
Piegar lietamente Ja teda qua, e
la. 11
CroMarla teda. 22
Scoprirli la teda. 23
Coprirli la teda. 24
Deirincoronatione. 2 6
Del leuarli la corona di teda. 3 0
Coprirli la teda con le ouni, ò co
la vede. jj
Nebbia intorno il capo. 31
Famrna intorno il capo. J*
Portar alcuna cofafopra la teda,
Toccar lufingheuoìmentc la tedi
ad altri. 34
Toccarli il capo. 34
Sodentar con la mano il capo. 3 5
Grattarli il capo Jf
Curarli la cotica. 35
Gittarli la poluere fopra il capo <
36
Cozzare. 36
Dar della teda nel muro. 3 7
Ponervn guanciale fatto Palma
capo. 37
7 Della faccia. 39
Faccia codante. 3 9
Serena, e ridente. 40
A gra, ru ft ica,& ingrata. 4 o
Stupida,& attonita, 41
Rigida,edura. 42
Torua. 4 3
Rugofa . 43
Volta verfo il cielo. 43
Volta verfo la terra 44
Volger la faccia altroue. 4 6
Dell arroffir/i,& impallidirli. 7
Della pallidezza. 48
Delia erubefeenza. 5 f
b 2 Coprir-
I N
n
1 C E.
Coprirli la faccia con ie mani . o Rotar il capo coni crini fparfi.S?
con altro.
Percuoterli la faccia,
8 Delle coma.
Hauerle corna.
Gdfo di far altrui le corna.
Alzar le corna.
Hauer il fieno nel corno
Effe re (cornato.
5 Della Zazzera.
Della canutezza.
Zazzera bene, ornale acconcia.
<56
5 3
5i
5<5
5d
60
60
60
61
62,
65
Tagliarli i propri; captili.
Del Càlu utio.
1 2 Delia fronte.
Fregarli la fronte.
Fronte coperta.
Fronte fcoperta,
Sigillarla fronte.
Fronte Cren a.
Fronte 11 ubilo fa.
Tener la fronte bafià=
Fronte eleuata.
87
88
9*
9*
93
93
93
94
94
95
Chioma inanellata.-
66
Tenirfi con la mano la fronte. 96
Zazzera vnta.
67
Spiegarla fronte
<?6
Chioma tinta.
68
Percuoterli la fronte.
96
Zazzera adulterina
62
1 3 Delle ciglia.
9?
Tofar alcuno celatamente.
69
Cigliaalzate.
98
Capelli rabbuffati.
70
Ciglia abballate .
99
Gdto dell’Occafione
71
Stringer ilxiglio.
100.
Tirar alcuno per li capelli.
71
Ciglia intorno pronte •
IGO
Suelkr vn capello.
73
Inarcarle ciglia.
lOo
Mofirarvn capello.
74
Ciglio che falla.
JOt
j Della barba.
75
Ciglia rafe.-
IO!
Barba lunga.
75
Mutar iicigHoc
ior
Lusingar Faltnii barba.
77'
Va mouer di ciglia
102
Raderò tofar l’altrui barba.
7»
Metter la mano fopra il
ciglio .
Canar ia barba altrui.
79
102
Canar ia barba à fe ifeffo.
80
Ciglio turbato.
. SQ*
Edere sbarbato.
80
Ciglio fofco.e nubilofb.
102.
i Del crine.
81
A guzzare le ciglia.
IOJ,
Crine d'oro.
81
14 Delle palpebre.
104
Crini inanellati
82
Inalzarle palpebre.
JOj
Crini odoriferi.
83
Abballar le palpebre
I©>-
Crini fpa-rfi-, e negletti.
85
Palpebre mi mobili.
105:
Crini fcioki.
H
15 De gli occhi.
107
Crini parte acconci , e parte
nc-
Aprirgli occhi
ixé>
gletti.. *■
85
- Chiuder gli occhi in atto dì dot-
iquarciarfiU enne*
8/5
mire.
rif
I N D
Finger di dormire. li*
Occhi chiufi. ni
Chiuder gii occhi ad alcuna cofa .
hj.
Chiuder gli occhi altrui. U+
Metter le mani à gli occhi* 114
Occhi benda ti, ò velati, ny
Atto d’effer nelle tenebre 1 1 6
Con gli occhi chiù fi operar alla
cieca. 117
Lcuar gli occhi in alto. 1 1 p
Occhi volti ai cielo. 1 20
Occhi volti à terra. 2 2,1
Volger gii occhi ad alcuna colà .
12?
Volger gh occhi alerone. 124
Guardar attentamente. 1x4
Guardar bemgoamentexe fauore-
uol mente. 116
Guardar cupidamente >c curiofa-
mente. %%6
Guardatura grane. 1 27
Guardar fuìuuamente fott’oc—
chio. 128
Guardatura torta. 12 8
Cenno ìafciuo de gii occhi. ì 30
Occhi ridenti, e rifpkndenti. 13 1
Occhio torbido , oicuró» 6 nu-
bi ìofo. 132,
O v chi© patente, e viuace* 1 3 2
Occhi ardenti,e fangusgni. 133
Volgergli occhi don atto burni-
te^ *3Ì
Riguardar con tenero affetto. 13 4
Guardar con fhipore. 134
Guardar insù. 135
Guardar in giù. 136
Guardar inan ti. 13 6
Guardar in dietro. 137
1 c t:
Guarda à torno. * 13 9
Guardar alcuno in ogni fuapar-
te.
140
Voler veder il tutto.
1.4 f
AmmirarA etì'er ammirato. 1 42,
Batter rocchio.
141
Occhi tremanti.
144
Chiuder fpeffogli occhi.
144
Hauer alcuna cofa ne gli occhi.
144
Occhio che faita.
i44
Gittar la poluere ne gli occhia
Hauer molti occhi.
i4?
Non hauer occhi.
*4 $
Delle lacrime.
146
Lacrimar per li propri; peccati *
Lacrimar perle colpe altrui. *47
Lacrimar per Taltrui morte. 148
■Lacrimar per Palimi miferia. x 4 9
Lacrime de gli amanti.
150
Pianto nel fepararu da’ cari ami-
ci.
iyz
Pianto de gh nemici.
152
Lacrime per grand'ira.
*5*
Lacrime Lete.
15?
-Lacrime fi mula te.
tJ4
Non poter piangere.
5 Dd nafo.
157
Nafo grande.
158
Nafo tronco.
159
Offender alcuno nei nafe. 1 59
•Increfpare il naia 160
Gonfiare il nafo.
Alzarla tdia leuando insùil^a-
fo. ìói
Tenerli il nafo con le mani. 1 62
Nettarli il nafo. 1^3
b 3 Nafo
I N
D
I C E.
Nafo muccicofo.
16}
Inghiottir lafaliua.
Forbirti il nafo conli gomiti. 164
Hauer la fchiuma alla bocca,
. ipo
Roncheggiare,
I64
Lauarfila bocca.
ipt
Odorare,
1 65
Vomitare
191
Sternutare,
165
Ruminare,
Jpz
17 Delle labra.
167
Sufurrare,
19$
Labra chiufe.
167
Muffare.
194
Morder le labra.
167
Mormorare,
194
labro inferiore fporto in fuori .
Stridere,
1P7
168
Vrlarc,
197
labra tremanti
I<58
Ruggire,
1 99
Torcer le labra..
169
Mugire
zoo
Delibare,
169
Vagire,
201
Labra gonfie.
169
Suffolare
201
Morficarfile labra.
170
Atto di fonar la pfua.
202
Della bocca.
17 z
Ceffo di fonar la tromba.
202
Rocca aper ta, ver fo alcuna cola. ...
A t to di parlar baffo.
20 j
1 73
Atto di bere.
204
Tender dalla bocca altrui.
17+
Riio dolce.
204
Bocca aperta verfo il cielo.
175
Rifu garbo.
20 3.
Mo (traudenti conia bocca aper-
Otturarli la bocca.
205*
ta_>.
175
Del bacio,.
20 7
Delia Tanna.,
176.
Del bacio facro,e diurno».
2.10
Bocca chiù fa.
177
Bacciar la fronte.
210
A nello pollo alla bocca,.
178;
Baciar gli occhi.
21 £
Boccagonfia,
179
Baciarla guancia.
21 I
Cernere,
i8q
Baciar la bocca.
21 2
Sofpirare
181
Baciar le proprie mani.
214
Soffiarfilopra la palma della
, ma-
Baciar le mani altrui.
214
noe
182
Ba cs ar Taltrui gì nocchia.
Sbuffare,
185,
Baciari piedi altrui.
216,
Sbadigliare
x.84
Baciar le cofe 1 meniate.
217
Singhiottire,
185
Bacio fraudolento.
218;
ToSire.
*s
ip, De i denti.
2ip,
Ruttare,
iM
A tto di morder alcuno.
220)
Sputare contraalcuna cofa.
1S7
Moffrar altrui i proprij denti. 2,21
Sputar nella faccia d alcuno. 1 8 8
Fremito de1 denti.
22 £
Sputarli nel proprio le no.
189
Morder fc (ì efio
22 $
Sfittai: verio-d-erelo.
189.
Morder la terrap Tarme,
22$
M*a
I N D
Efler morficato. 224
Morfo amorofo. 22?
Maft leardi freno. iz f
Tener alcuna cofa co* denti, zzò
Guardar gli altrui denti. x 2 6
Franger i denti ad alcuno» 22 6
I>enti fiupidi. zzS
Aguzzar i denti. 2x7
Non hauer denti. 2 2 7
%d Delia lingua 228
Moftrar la lingua. 229
Canaria lingua cótta alcuno. 229
Vibrar la lingua. 230
Lingua arida,, & immobile.- 230
Leccare. 230
Morderli la lingua. 2 3 1
TagLar la lingua ,ò legarla.. 23 r
Hauer più lingue^ 232
Offender Tal trui lingua- 23 2
1 Delle guancia.. 233
Hauer la mano lotto la guancia,.
m .
Batterli le proprie guancie- 234
Batter l’altrui guancie. 23 4
Guancie iacnmofe». 23 y
22 Del mento. 2 36
Mento alzato» 236
A bbaffate il mento. 237
Prender alcuno per lo mento.2 3 7
Toccar leggiermente Mtrui men.
to. 237
; 3 De gli orecchi. 23 8
Drizzar gli orecchi» 2 3 8
Purgar fi gli orecchi.. 239
Lufingare l’ultima parte dell’orec
chio.. 240.'
Getto de gli orecchi ali ni ni.. 240
Anello* ò) pendente àgiiorecchK
*4*
T C I.
Abbattere gli orecchi. 2 41Ì
Chiuder con le mani i propri?
orecchi. 242
Tirar gliorecchi altrui. 2 44
Getto chedirncftra fino àgli orec
chi. 244
Sibilo dell’orecchio. 244
Rader gli orecchi. 243
Parlar ad alcuno nell’orecchio .
MS
Effer portato per gliorecchi. 243
Ha u er molti orecchi» 2 4 4
Non hauer orecchi. 2 4^
Dormir fopra gli orecchi». 246
24 Del collo. 247
Leuaril collo» 248
Cader fopra l’altrui collo». 248
Collo caduto fui tergo. 24 S
Còllo torto». 249
Collo fotto il giogo- 2 4 9
Stola al collo». 252
Scuoter il giogo., 25 3
Collana al collo». 25 3
Catena al collo- 254
Fino al collo. 255.
Calcar l’altru i collo. 2 5 6
2 j Delle braccia. 257
Coprir con le braccia. 258
Braccio alzato; 258
Braccia abballate.. 2 5 S
Incrocicchiar le braccia ibpra il
petto. 2.391
Percuoterli' le braccia. 2 5 9
Moto leggiero del braccio- 259
Bracci a aperte.. 239)
Hauer in braccio». 260
A bbracciar al collo- M(k»
Pen der dall- altrui collo. a 6 1
Abbracciamento eguale.. 262
I N D
Abbracciar fotto Panche. %6$
Abbracciar le ginocchia. 264
Abbracciar i piedi 264
Abbracdameiuilafciui.
Abbracciamento di cofe inani
mate. %e J
Sbracciare. 2 66
Ge(lo di voler volare 266
Aggiunger Pali. 269
Tagliar Pali, ò le braccia. 2 69
26 Dèi gomito. 271
Ripofar fopra il gomito. 27 r
Farli ftrada con li gomiti. 271
27 Delle mani . 274
Leuar le mani al cielo. 275
Mani giunte dinanzi al petto .
*77 .
Mano al petto, 2 78
Bsnedittìone. 278
Segno di Croce. 280
Spargimento difiori , e di frondi.
281
Offerir doni. 2 8 $
Imponer le mani fopra il capo di
alcuno. 2S7
Metter la mano iòpra l’altrui fpal
la. 288
Maniabbafirite, 28 S
Darla mano. 288
Alzar la mano delira. 289
Porger la mano delira nuda. 289
Porger Phcrba. 2po
Congionger la fua mano delira
con quella d'vn’aitro. 290
■ Mano delira. 292
Mano fin idra . a 92
Della ddlra, e finiflra mano. 293
Porger la mano delira per racco-
gliele foikuare ap5
I c 1
Mano aperta, c’chiufa 2 96
Condur alcuno per mano. 297
Porger ia mano per chiedi! aiuto
297.
Dar a man piena. 298
Dar alcuna colà con tutte due le
mani. 199
Pigliar con tutte due le mani;
2 99
Tener alcuna cofa nel pugno. 25*9
Dar di manoin mano. 299
Dar fuor; di mano* 300
Lauarfilemani. 3 00
Fregarli le nianifcambieuclmcn-
te 30 1
Mani oculate. 301
Con mano chieder filentio: 3 02
Sbatter le mani mfkme. 302
Alzar la mano m attò d’offefa.304
Minacciar cod pugno 305
Metter ia inano sii Parma. 3 05
Con ia mano chiamar àfealcuno.
T°i
Con le mani icacciare alcuno dà
fe. 306
VTemr le mania cintola, ò al fian-
co. 306
Mani fotto il mantello. 3 o£
Mani fotto lo fcaglio. 307
Mani legate di dietro. 307
Mani di dietro vinte infieme.jeS
Auiticchiar le mani ìnfieme. 508
Menar leggiermente vna mano
fopia l’altra. 308
Opponer la mano. 30 9
Porger prontamente le mani aper
te. 309
Srnnger la mano altrui. 309
Mam velate. 310
Aliar-
I N D
Allargare frequentemente le ma
ni. 3ì0
Vnireinfiemcle mani con moto
311
311
3 1 1
312
3t2
312
frequente.
Menar le mani intorno.
Volger la mano.
Mani tremanti.
Tirar la mano in dietro.
Brancolare.
Con le mani accarezzar fe ftefiò
3i3
Palpar vn'altro. 3 1 3
Gefto dì giurare. 314
Atto di mifurare. 314
Atto di filate. 314
Afperger alcuno d’acqua. 3 1 6
Incensare. 316
Atto di fonar le campane. 3 ? 7
Giocar alla mora con gli occhi
chiufi. 318
Gonfiar il pallone. 318
Soffiar co’i mantice. 3 1 9
Tirar falli. r: 3 ip
Menar il mentolo , ò paramolche.
320
Leuarle fefluche al compagno.
3 io
Gittar alcuna cola n\ terranei1 ró«
perla
Seminar il grano .
Tirar d’arco, ò di fchioppo.
Balìa in mano.
S tetro in mano.
Abballar lo fcetro.
Baffone in mano.
_ .Romper la verga^ò il baftòne.3 2 5
Verga ruuida in mano. 3.5
Chiaue in mano. 325
Non hauer le mani. 32 6
3 20
321
521
3 22
322
3 2 4
324
r c e.
28' Delle dita. 31$
Poli ice alzato. $28
Abballar il dito pollice. 328
Pòllici legati infieme. 328
A Izar il pollice, ouer Pindice. 329
. Alzalo reftringer il pollice. 329
Fregar il pollice foprà la punta
ddPaltre dita. 330
Non hauer il dito pollice. 331
Gefto affirmatiuo con Pindice .
331 \
Minacciar con lìndice. 331
Voler toccar il ciclo con Pindice.
332
Additar con Pindice, 333
Porger vn dito. 334
Toccar la fommità del dito. 334
Dito indice alia bocca. 3 3 4
Accoppiare infieme gli indici «
33 4
Concorro de gli indici, 334
Vrtar gli indici infieme. 33 3
Il gefto della cicogna. 335
Far le fiche. 335
Pigliar alcuna cofà con due dita .
33 5
Additar col dito di mezo. 3 3 <5
Spiegar Pindice , & il medio re-
finngendoPaltredita. 336
Gefto delia Santiffima Trinità .
' 337
Atto di poner Panello nel dito a»
odiare. 337
Gefto dliauer Panello in dito.
331'
Atto di conceder ad alcuno il fuo
anello fignatonQ 3 39
Cauarfi Panello di dito. 340
Canai* Panello di dito altrui. 34°
Del
I N
D
T C E.
Del frullo.
34°
Gefto di lattare.
Moftrar il dito minimo.
3 4i
Poppe fode,e raccolte.
Curarli Torecchio col dito mini-
Poppe rila foia te, c pendenti.
36 c
mo.
34i
Troncar le poppe.
36
Legarli il dito.
34i
Non hauer poppe.
36
Dita voite,e poi feparate.
34*
3 2 Del feno.
3(5;
2pDelTvnghie,
343
Hauer in feno.
361
Vnghie curue
34?
Strmgeralcunacofaalfcno. 363
Atto di voler graffiare.
34>
Mani in feno.
3*54
Grattare.
345
Spiegarli feno.
3*4
Grattarfi leggiermente il capo*
Aprir il Seno.
3*4
Guardar nell’altrui feno.
365
Squarciarli con le vnghie le carni.
Squarciarli il feno.
3*5
547
33 Del grembo.
}6£
Vnghie tenere.
3-47
Raccoglier in grembo.
Mirar Tvnghie altrui.
347
Ripofaringrembo.
36\
Vnghie pallide, e Smorte*
348
34 Dei ventre.
)6Ì
Moftrar la larghezza delTvnghia.
Metterli le mani al ventre.
361
34®
Ventre grande.
369
Taftar alcuna cola conTvnghia,
Grattarfi la pancia
3*5
3 48
Starfupmo.
3*9
Roderli l’vnghie.
34?
35 Dell ombilico.
374
Tirar Tvnghia del dito pollice dal
}6 De* fianchi.
37»
dente.
34?
Toccarli il proprio fianco*
371
Curarli 1* vnghie.
34?
Toccar il fianco altrui.
37*
Rufparc
35o
A nfare ciò è batter il fianco.
37*
30 Del petto.
351
Tirar il fianco.
373
Hauer il petto forte.
35z
Opponcn fianchi.
373
Non haueril petto.
35*
37 Delfanche.
375
Moftrar i 1 petto aperto.
353
Percuoterli Tancha.
375
Andar pettoruto.
353
A bbracciar fono l anche.
37*
Tutto il petto.
354
Gefto dello fciancato.
37*
Serrar il petto.
3H
Mani fotto Tanche altrui.
374
Percuoterli il petto.
354
38 Dei genitali.
377
Squarciarli}] petto.
35<5
Toccarli i genitali,.
377
Giacer l'opra l’altrui petto .
357
Moftrar i genitali.
37»
Portar alcuna cola nel petto.
357
Hauer la natura fémmina.
378
3 1 Delle poppe.
358
Scoprir l’altrui parti pudède, 378
Moftrar k poppe.
358
Tagliarli 1 genitali.
37?
I N D
j 9 Delle garob*.
331
Paffo grane.
38 1
Caminar in folitudine.
38*
Cammar folo.
jSì
Pado leggiadro.
383
Caminar adagio.
381
Caminar leggiermente.
384
Caminar in fretta.
384
Paffo ineguale.
Andar innanzi prontamente. 3 S6
Ritirarti in dietro.
387
Atto di correre.
$88
Cader nel corfo.
388
Correr quà,e là.
38?
tando affettato dimenarle gambe*
Fuggire. 39&
Fugafimulata. 391
Calciarli gli ftiuali. 391
Andar primo de gli altri. 391
Caminar m giro. 391
laminar per trauerfo. 391
^ndar à tentone. 3 pi
\ndar carpone. 39$
laminar tremante. 3 93
‘Ppoggiarfi caminando. 394
"ecir la gamba di dietro efttfa in
fuori 3 5 4
tar ritto con le gàbe larghe. 394
ncontrare. 395
iccópagnarchi parte da noi.397
Andar auanti , ò dietro al Piena-
PC- 191
Leuardicafa. 398
Andar a trouar alcuno a cafa iua.
398
ìz' faìutatori, deduttori , ftipatorì.
4?el ceder la ftrada* 399
I C E%
40 Delle ginocchia. 40*
abbracciar le ginocchia altrui,
401
Abbracciarle proprie ginocchia.
401
Ginocchia ferme.
«Ot
Ginocchia tremanti.
403
Piegar le ginocchia , e
ftar ginoc-
chiane.
40$
No voler piegar il ginocchio. 40 ;
De 1 piedi.
40 6
Star sii un piede.
407
Alzar il piede.
497
Saltare.
408
Poner il piede fermamente in ter -
ra.
408
Hauer alcuna cofa forco i piedi.
419
Calcar con i piedi. 409
Percuoter con i piedi la terra.409
Lauar 1 piedi altrui. 410
Ynger gli altrui piedi. 410
Non lauar fi 1 piedi. 41 *
Stare,ò gittarfi appiedi altrui. 4*r
Edere fcalzo. 411
Hauer vn piede nella fcarpa, e Pai
tro nel bagno. 41 1
Tirar in dietro il piede. 4 1 a
Piede deliro innanzi. 41$
Piede finiftro innanzi. 4 1 3
Inciampar ndl’vfcjr di cafa. 414
Vn piede fopra Taltro. 4 1 4
Zoppicare. • 414
Moffrar il piede calzato di beila
fcarpa. 415
Moftrar la pianta del piede. 4 1 6
Strascinar pei h piedi. 4 6
Dare (pronate. 417
Calcitrare. 417
Portar
I N D
Fortar le fcarpe dietro ad alcuno
onero difciolglierli le fcarpe.
418
Cauarli le proprie fcarpe. 4 1 8
Scuoterli la poluere de i piedi^p
Ceppi ai piedi, 4lP
Hauer le ale à i piedi* 420
Pedate, 420
41 Delle calcagna. 425
Toccarli le calcagna. 4x3
Moucr le calcagna inatto di cor-
rere. 4x3
43'Della cerulee. 424
Cerulee dura. 424
Cerulee piegata. 425
Crollar la cerulee. 426
Abbracciar la ceruice altrui. 426
44 Delle ipalle- 427
Volgerle fpalle. 428
Tergiuerlàre *• 419
Pefo fopra le fpalle. 41 p
Effer quadrato nelle fpalle. 4 3 o
Effer gobbo* 430
Deponer il pefo delie fpalle. 4 30
Stringerli nelle fpalle. 43 1
Alzar,& abballar le fpalle. 431
Eifer portato fopra le fpalle. 431
Hauer alcuna cofa dietro alle»*
* fpalle. 43 2
Gittarli alcuna cola dietro allo
. fpalle. 4 33
V rtar con le fpalle 43 3
45. Pei lombi. 434
Cinger! lombi. 434
Cingerli col cilicio. 434
Agitar i lombi. 435
Lombi infermi. 43 S
4 6 'Delle rene.. 43Ó
Cinger le rene. 436
t c e:
Difcinger le rene?
43 7
47 Della coda. * - " . v
438
Strafcinar la coda.
438
Tirarli la coda tra le gambe. 439
Lufingar con la coda.
439
48, Della vita.
4+1
Star diritto.
44i
Dirizzarli in piedi.
445
Star curuo.
445
Eifer incuruato.
444
Relkir gerii in fe flelfo.
44?
Star appoggiato.
44/
Piegarli ad alcuno.
445
Atterrarli.
445
Cader in dietro, ò inanti.
4+7
Appiattarli.
448
Star coni Grandi.
448
PauoneggiarG.
449
Volgerli ad alcuna cofa.
449
Volgerli qua, e là.
449
Volgerli intorno.
45*
Volgerli ad altra parte.
45i
Sedere.
45 a
Seder in luogo alto , e fublime.
458
Seder apprelfo i Grandi.
458
Seder folo in difparte.
459
Seder nel mezo d’altri.
459
Seder alla delira d’alcuno.
46O
Seder alla menfa.
4 60
MòTedcr^mò Garin piedi.
462
Elfere fcacciato di fede.
462
A Gorge re.
40
Eller leuato in alto.
4Ó3
1 1 gefto d’elfer fanciullo.
4^4
Sudore.
4Ó5
Tremore.
*66
Terrore.
467
Cader à terra tramori ito.
469
Vn gerii ,
I N D
Vngerfi la vita. 470
Lauarfi la vita» 470
Caualcare. 472
Pigliar alcuno in groppa. 47 3
Smontar da'cauallo. 474
Caualcar la canna. 474
Metter il freno,e fpronarc. 47 J
Raffrenare. 475
Andar in carroccia. 47 6
4P De* veementi. 478
Habitofuccinto. 480
Habito vago, e bello, 48 r
Mutar habito. 48 s
Habito vile. 482,
Veftir di neri panni, 483
I C EJ1 .
Squarciatili veflimenti. 4 8j
V*.llir di lacco. 48;
Habito mentito. 4 8 ;
Lauar i Tuoi velìimentù 487
Spogliarli. 4.87
Allettar (ila velie. 4S8
Cingere > ò dar altrui la fpada_» .
488
Eller priuaco della cintura , òdel-
l’arme. 48 9
Efferdilcinto. 4 8p
Armar i Grandi. 491
Gittar via Tarme. 492
Sofpender Tarme al Tempio. 4 9?
Nudità. " 4 PI
-|§MJ
«Stó? <££*2? «**15
<Si¥*> <£V9d
<5fe*35 <$£2?
siaa? <®ia?
<£¥$>
«sua?
essa?
mfì
INDICE
DE I CAPI DELLA
Seconda parte.
i Ome nella Metafilica hab
biano luogo i cenni. 4 97
2 Come nella Fifica. 50^
3 Come nell' A firologia. 5 1 o
4 Come nella Mufica. 517
5 Come ndr Aritmetica, $zk
6 Come nella Geometria. 533
7 Come nella Gramolati ca0 5 37
8 Come nella Dialettica® 54S
p Come nella Retorica® 547
io Come nella Poetica^ j J 3
1 1 Come nelPHi (lorica® 5 6G
1 2 Come nell’ Ethica. 565
1 3 Come nell1 Economica. 173
1 4 Come nella Politica. 5 79
15 Come nclP Agricoltura. 589
1 6 Come nella Militia. 593
17 Come nella Medicina, 6o$
1 é Come nella Nauigatione . 6cp
1 p Come ndP Architettura. 614
xo Come nel Lanificio® 617
zi Come nella Cacciaggione. da©
DEL-
/
DELLA R T E
D £' CENNI
DI GIOVANNI
BONIFACCiO.
Parte Prima.
Come l’huomo fenza parlare con cenni fi faccia
intendere. Cap. I.
Concetti de gli animi noìlrì in quattro maniere fi pof-
fono efirmere ', coni cenni , co’ l parlare, con lo feri -
uere3e con i f imboli . Del parlar e, e dello fermerei
molti ualent'huomini hanno accuratam e te trattato,
& infegmtoxome in tutte le fauelle poliamo retta -
mente, & ornatamente con la lingua , e con la penna
farci intendere , De* {imboli, con i quali Chucmo, ce-
lando i fuoi penfieri aluolgo , quelli eruditamente e mi fieri ofam ente fcuo -
pre à gli intendenti, è I iato da alcun i [crino : il che come cofa naturale in
tutte le età effere auenut occhiar am era e fi uede, benché diutrfamente fe-
condo le qualità delle nationi,e proprietà de3 co fiumi loro. Gli Egittij > che
ìngegnofi inueftigaiort furono deile cofe celate, con le loro figure d'anima-
li bruti, di fìr omenti metanici, e d1 altre fi miti cofe , che Gieroglifici chia-
marono, imitando i Fenici , mimicamente i toro occulti penfieri palefaro-
no, de3 quali Lucano dtffe:
Thamces primi, fama fi ereditar, au fi uh. 5.
Manfuram rudibus uocem fi ignare figuris :
*Nondum flumineas Memph s conti xere b blos
7^ouerat,& faxis tantum, uolucrefque ftrdque
A % Seul -
4 Dell’arte de’ cenni.
Sculptaqùe fervi ab ant magica* ammalia lingua/* .f >£.
£ cfe gli Egitti 'j il Taffo nel fuo Goffredo lafciò fcritio ì
j.Jt^s.Colà fi drizze nel mirar s'accorge , \
Ch'era di nari fegnì il tronco tmpreffo ,
Simili à quei , ch'in ucce usò di fcritio
L’antico già mi sieri ofo Egitto .
Dì quefii Gieroghfcifcmffe Boro Mpotoì & altri antichi» fn a ultima-
mente meglio d'agm altro Tierio V alenano. I Greci tifarono le favole, &
Hefiodofcome Sui da ferme, e Quintili conferma) nefìH'ìnuentorer
& dapoi Ef&po altre fattole compùfe meglio alla f apunga accommcdate,
come jlpolianìo Tianeo appreffe Fiiefhrato affermarle quali fono di tris
forti, Kationalì dihuommi, Morali di bruti, e Mifiedik uomini, e di be-
ftìe compone. Dì quefìe favole non fole iToeti,e gli Oratori fi feruìrono,
perche hanno gran forza mperfuadcr Pmpetita moltitùdine , ma anco
Metapkli.i gli fìejji Fìlofofh& Jlnfiotile dice, che l'amatox delle favole in un certa
modo è Fdofofo j poiché la favola fi compone di cofe merauigliofe : ben-
ché Cicerone s ndendefi dì coloro, che primieramente le fattole interpre -
tarono,dicejfe, che Zenone prima, e poi Cleante 3 e Cri fippo fi pigliarono
una grande , e fouerchia molefiia eh voler render ragione delle fauolofe
menzogne . 1 Bimani, che in ogni loro anione dignità , e gravità dimo-
strar on o,tra taf date quefte novelle , con figure ne i tciufci delle loro me-
daglie feri ameni e molti loro concetti m ani fefì arano , come fiueded
quanto in quella materia hanno eruditamente ferino CUrigz? s il vico ,
Guglielmo ebani, Hambcrto Goltzjo,,. Antonio M go§ìini3& altri. Ma
quella età , accoppiando infierite figure t motti , quafi d’anime e di corpi
nuotii parti forni, adù fisa ritrovate! imprefe: Della qual ingegno fa mate-
ria hanno trattato . il Gì omo, il Km f celli, il Domenìcb^il Talami, i' Am-
mirato pi Camilli /il Bargagli , & altri .
Ma del parlar in filenti®, eh’ è tl più nobil mode dì Inficiar fi intenderei »
nm vediamo che alcuno babbi a trattato ; benché gii antichi haueffera
piu maniere di manifefiare occultamente, e furti u amente i loro penfieri *
come anco a firmò Mvfonio dicendo ;
Jnnumeras poffemcelandi oiìendere formar?
Et dande dinas uetemm referare loquelas ,
Io adunque principalmente tratterò delmcdo di far fi intendere cortei
atti, congedi, e con cenni, e così d’unamuta eloquenza?? d'una tacita fa-
condia,della quale il Taffo diffe :
C4.tf.8f. £ ciù lingua efpnmer ben non puote
Muta eloquenza m* faci gelili eff reffe .
E non
Parte Primato $
g non è da dubitare , che l'huomo ferina partati non fi ptjja fare mol-
to ben con naturali cenni intendere , uedendofi chiaramente che anco al-
cuni animali irragisncuoli coni loro atti, e gefli fi può dir che favellino.
Jlche meglio anco fi fcorge negli huomini mutoli, &inqueUi che delno-
jlro idioma non fono intendenti, bruendoci la natura dato non meno l* altre
membra del corpo, che la lingua fieffa per if coprir le noflre nolenti, e pa-
le fari nvfìri dcfideri,eperò diffe 0 ut dio ;
S Ape tacens uocem uerbaque uultus habet .
Tlinio parlando à* alcuni popoli dell* intima parte dell’Oriente dice: Quid
fatfdam prò fermane nutus , motufque membrorum e ti; . Lih*'
E Quintiliano Infoiò ferino , che non fole con le mani , ma etìandìe coH ub% i
cenno dichiariamo la nativa nolenti, e poi foggiunge, che dal carminare ,53*
e dal mito fi comprende la difpofition dell" animo, e poco dapoi concluder
£ 3*.
I, C.
dicendo :
Vultu plurima intelligmus, & eti fape prò omnibus uerhis .
Conforme à quello che diffe Cicerone : Oculr, fuperciba,frons> uultus Co„ira
denique totus, qui fermo quidam mentis tacitus eti» "E quel Davo T cren- f0Mm .
tiano hebhe iitieffo penfiero quando diffe :
’Njefcio quìs fenex modo uenit: eMm,confidens,Catns, u Andriu
Cumfaciem mdeas,uìdeatur effe quanti uis pretij,
Tnftis feueritas insti in uultu,atque in nerbo fides .
Et è fcritto ne* libri di S diamone ,che il ucfhmento del corpo, il rifa de* "EeeUJiefiic
denti, & il c aminar dell' huomo fanno di lui tetimoniawga ; il quale diffe ca?'
anco alerone, che fi come nell' acque riff tendono le faccis di coloro, che le ?You.i 7.
rimirano, così i cuori degli huomini fono a* prudenti manifetii. E Seneca
in una fu a Epifiola diffe pur bene : Rerum omnium fi obferuentur indi-
eia funi, & argum entnm morum ex minimi s quoque licet capere ; impu -
dietim & inceffus oftendit,& manus mota,& unum interdum reffonfum,
& relatus ad caput digitus, & flexus oculonm , improbum interdum ri -
fuSiinfanum uultus ihabitufque de m enfi rat . Dame ciò piàuolte manife-
fiò ,e particolarmente quando diffe :
Lo Duca mio a!lfhor mi diè di piglio
E con parole, e ccnmano,e con cenni Turg.il
EJuerente mi fè le gambe, e'I ciglio .
jqd Tetrarca li Beffo fi tiede in molti luoghi efpreffo: & ma unita per
dimeftrar come tutte le burnirne p affiori! fi feorgom nelle notire faccia? ,
diffe che l'anima fua
Hot vide, hot piange , hor tcme,hor staffi cura ,
E’IuoltQ che lei fogne , osella il mena , €**>1
;
€ Dcli’Arre de’ cenni.
Si turba , e rafferena >
Et in un'effer picciol tempo dura .
VArìoslo ancor egli tosi diffe di Dor alice
C.i 4^.50 Enelbelmfo fi uedeache infìeme
De l'altrui mal fi duole , t del fuo teme .
Il T affo l*i Beffo concetto piàuolte felicemente $iegò > comequaniè
fà dire ad Armida :
C, 4. #.4 %' *partijjìal fin con un femhìant&ofcuro
Onde l’empio fuo cor chiaro trajfiaruc f
E ben l’hifloria del miomal futuro
Leggerli ferina in fronte aU'hor mi par ut .
Et in un’altro propofito :
€.5 . 06* Mentre ciò pur rìpenfa un mtffo appare
Toluerofoy anhelante , in uifta afflitto
In atto d'huomy ch'altrui nouelle amare
Torti) e mofiri il dolor in fronte ferino
Imitando ilTetrarca quando diffe :
Rèi Tnen . com’huom che immo derat am ente vuole
della Cafl:~ ferino innanzi, ch’à parlar comìnci
m’ Itegli occhi , e ne la fronte le parole *
Conforme à quello che diffe altrouex
can&td* Certo criftalloyòuetro
TipnmoRrò mai di fare
^ÌAafcofio altro colore
Che l’alma fconfolata affai non me fin
Tià chiari ì pen fter no si ri .
E finalmente Guitton d’^Are^o diffe ancor egli così :
Mirate il uifo già di morte tinto
Qual bora uoi'l uedete ,
Cb’ei ni dirà ch’il juoualor è uìnto *
Se’l uofiro duro cor à lui non crede .
Che
Parte Prim^ ■?
Che meglio fi (copra lafincerità dell animo dai
cennijdie dalle parole. Cap. h •
Tjtnto più quell'arte de' cenni merita d'effer commendata > & ab-
bracciata quanto che in lei non hà cefi facilmente luogo la fimuia-
tiene, come la vediamo battere nel noTtro commune parlate . E vero che
anco con cenni, e con gefìi fi può fimulare, e finger quello che non fi ha,
nell* animose però Virgilio d*Enea dijje:
Spera vultu fimulat,premit altura corde dolorerà»
E di Didone appaffionata,e diffosla di voler fi reciderei
Confìlium vultu tegit,ac Jpem fronte ferenat .
Il che fu chiaramente dal Tetrarca {piegato in quel fuo bel fonetto , nel
quale diffe,cbe Cefare pianfe .
Celando l\ 'allegrerà manifefla
E eh* Annibale,
nife fra gente lagrime fa, e mefla .
Cofi poi concludendo queftagefìuofajìmulationes
E cefi auien,che ! animo ciafcuna
S ua paffion fotto contrario manto
Bf copre con la rifa hor chi ara,h or bruna»
Et in vn* altro fornito diffe:
Taf hor tace la linguali cor fi lagna
Jld alta voce, e in vifta afeiuta , e lieta
Tiange dotte mirando altri noH crede .
E l'Mrìcflo d'Horigille, e dì Martano dice così :
Terfido l’vnoye V altro è traditore,
E coprian l*vno,è l'altro il fuo difetto ,
Con danno altrui, fotto cortefe afpettOo
E di Gradaffo di fife anco:
Sol Gradaffo il penfìerha differente
Tutto da quel che fuor la lingua fcocca;
Moftra gaudio nel vifo,e occultamente
Del glori cfo acquilo invidia il tocca »
li Taffo parimente in più luoghi del fuo Goffredo di qucHa muta ftrnu -
latione favella, e particolarmente quando dice , che .Armida s'affaùcaua
di pervader BJnaldo à non partir fi da lei,òà menarla feco\
E lui commoue mguifa tal cb’ à freno;
Tuo ritener le lagrime à fatica:
Tur quei tenero affetto entro reflringe 3
Son. 8*.
Sm, 1 1 gJ
C,i6 fi. 6»
C50 fi. 6$
E quanto
S DeìlJArtc dc3Cemiif
E quanto può, gli atti componete infinge „
E diffe ancora.
— - Bench'io femhianga esierna
Del cor non Siimi teflmon verace.
Che in parte troppo cupa,e troppo interna
llpcnfier de' mortali occulto giace.
Ma fifóne non fi può negar e, che anco con è gefii * e ton i cenni nonfipof •
®mb,- a 5 fa fimulare, cerne anco il Bochio così tffreffe:
Idem fis licei omnibus fuperbus ,
Et magna tamen effe comitale
interdum cupiasmihi videri,
Si cur defugiam tuum frequenterà
€ongreffum rogitas Thihppe 3 dicami
Buffetta sfi mihi comitas fuperbL
Nondimeno piu facilmente da ì cenni3che dalle parole la Verità fi (cùprei
per effer quelle più dall' animo [epurate , che ige(h non fono: e perciò con
maggior difficoltà quelli atti > e quelli moti naturali fi poffono adulterare,
Hb.i.ep.9 11 che fi può con l'autorità di Cicerone confirmare , ilqxale fcriuendo à
Quinto fuo fratello dice quefie parole:Muliis enim fimulationum inuolu -
ais tegitur , & quafi vehs quibufdam cbtenditur vniufcuiufqut naturai
fronsyoculhvuixus perfape mentiuntur , oratio veròf&pifltmi* E da Tfi
bullo fà quello ifieffo concetto così ffiegatoi
Bei m*hi difficile cjì imi tari gaudi a vit<£,
Zih.$.'Eleg , fyfficìiz e tvfiì fingere mente iocum .
'Elee beni mendaci rtfus ccmponitur ore ;
*E{e,c hi nèfiUtcUis tbria verbafonant .
Et il Signor Baldaffare Bonifaccio nella fua Tragedia %Amatdl
Mal finger puote efiernamenteil nfop
'Aichov che piange il cor,buggiardo affetto •
H^cippn fintando adunque quffh gefii meglio , e piu fincer amente gli inter *
ni noSlrt affettigli queka gelinola maniera di fauellare debbiamo fi &ag
giore (lima, che di quefto trito parlare co9l me%o della voce, e deli fate-
le’, effendoci Hata per beneficio vniuerf ale data dalla Natura * la qual^j.
dopò h auer prodotti gli huomini ,
Variotì pcjaa certi affetti muti .
Che fra ior negociauano in con fu fi;
Tei pian pian dìuentar metile faluti9
E cerimonie, e mieren^e, t inchini
Non mai piu per l'qfiietro conofciuth
Bella
Parte Prima 1 9
Della dignità di quell’arte decenni 1
*■ Gap. ILI.
QVeflo modo di far fi intendere c on goffi, e con cenni è uerimìnttf)
per ogni rifa etto nobil\ffvtno3e particolarmente per la fua antichità *
offendo uero (come JL ri slot He dice) che l'huomo nafcemntq,e fordo , &
che primaodeytpoi paria, ma molto prima vede,e forma atti, e getti $ on-
de fu co'l nafcimento deWhuomoda principio introdotto nel mondo, ne al-
tro maefìrohebbe , che la PI [atura ifìeffa , e perciò à tutti gli hu omini , &
in parte anco à gli animali \rragioneuoli,è commune , dalTtfleffo Iddio ef-
fer$itatc,poi ckpla S. M. non con parole,ma con cenni il tutto regge : on - ^
de di lui è ferino : Columna ceelt contrtmifcunt y & pauent ad mutum le * %Ca
tius . Gli cingoli, & i Beati in cielo tra lorcfmìlmente con atti , e con
cenni faueUano,come anco patite, non meno Teologo, che ‘Poeto affermò *
dicendo :
Io ridi in quella gìouial faceUa~> Tzud. *©.,
Io sfauiÙar de l’amor , che lì era-*
Segnar à gli ocùhi miei nofìra fanelli
T{eifacrifici , e diurni mi lì eri è fiato fempre adoperato , e quelli del
yecchio teflamento tutti erano pieni dimiflenefi gejìi ;emokì][imv.e_j>
habbiamo nella noTira chrjjìiana religione > come nel capo delia Metaf fi-
ca particolarmente fi dìmcflrerà . Egli Egitti) adorarono il Croccdilo ,
perche egli foto tra tutti gli animali f offe di lingua prtuo , per accennare,
che Dio meglio fi riuerifce con un f acro filentio , che con f onore parole: e
peròfehernì Elia i Sacerdoti di BaaUe , mentre con alte noci l'adorauano . S'Beg, 1 $•
Cefi i grandi, e faggi Trencipi fcgliono più i cenni , che le parole u fare ; e
però Salomone dtffe : %ex quifedet in fuo folio iudìcij diff pat omne ma - Branrb, i?
lum intuitu fuo . Per la medefima ragione molti hucmini fapientiffimi ,
abbracciando quefìa muta faueliayde l filentio furono grandemente amato-
ri ; comePitagQraychc perciò fù detto de' taciturni ptfei compagno onde
Claudìano fcrijje che Bedani anta cangiati a appresogli inferi in pefei co*
ìoro>cbein quefìa aita erano flati loquaci, co fi dicendo:
Qui lufto plus effe loquaXy arcanaquè fimiit
Prodere , pifcofas fertur ui&urus in undas ,
Vt nimiam penfent eterna filenti a uocem .
Eghfliffi Pitagorici abbonirono tanto il cianciumc, che ì loro fcolari
ne anco ardiuano di domandar quelle cofe, che non haueano ben intefe. ; nè
alcuno di loro mai tac que meno di due anni, nel qnal temperila fi mutoli,
B i Eiiofofi
io Dell'Arte de’ cenni.
AGd noti * F Ho fio fi mirando ,& attentamente afcoltandogli , imparentano primié*
jìtnc hb \ r amente dite cofe, che fono difficiliffime reputate , ciò è il tacerete l'udire»
cap.Q. delle quali fatti periti, incominciavano pot à parlare ,& à fcriuereffecon -
ZccUfiaffici do quel detto delia diurna fenttura : Sdntequam IcquartSdifcc . Eia dot -
l8* ta \.A tene té uh per infogna lalffcttola, [imbolo della j api en^a ; perciò che
quefìo recedo dì rado manda fuori la uoce , <Q è nelle tenebre oculatiffi-
meditale fu ài ejfer i’hucmo faggio, poco parlante, e nelle cofe efedre per-
f toner b. fpicaciffmo . E dice la divina fcrittura , che il tacito, e fenfato farà hono •
rato , & il pagato ,[e faprà tacere, farà filmato faggio . Horatio Toetafi
gloriava d* e fi ev ài natura raro , & panca loquenii & 1 Lacedemoni fc ac-
fiutar, in ciaronó Ctifìfonte della citlà}percheputcndeua degni matertadifeorrer
apophug, un giorno intiero : e Demadediffe gli Stente fi , che facevano profejfione
d’effer eloquenti , affomiglìarfì alle pine , le quali fen%4 lingua erano del
tutto inutili . Quelli che di poca cofa parlano affai fono paragonati à que-
gli uccelli, che hano poca camene molta piumate la Naturaifieffa ci aver-
ti à ben cufìodire la lingua , hauendocela ferrata fra i denti, accio che uo-
lendo ella importunamente mouerfi , poteffìmo anco mordendo raffre-
narla :à che alludi Homero quando diffz
Denti s claufìra tur qup uox elapfa reltquiì f
Effondo inf omnia qucfl'arte di parlar in filentioffata da Dio formata,
e data à noi per manifefìare le nohre volontà, fen^ 1 *1 qttal mego non fa-
rebbe la mta h umana fociabile , fi come per ognirifpetto e nòbili ffìmau ,
così à noi deve effercanjfima ; poi che con quefla uifibtle [avellanone
udiamo, ma Mediamo nebcoregli altrui penfìeri, imitando in certo rnodò,
la diurna intelligenza, poi che di Dio èfentto: Ipfe autem uidit cogitatio-
nes eotum » Si come adunque il parlar, formando parole, ferve per lo più
à cofe buffe e profane ‘,cofì queffa favella tufi bile e propria di Dio, delle co-
fe divine , dì gran. Trenapi, e d'bu omini fapientì jjìmi ? e perciò non fi può
negare grande effer la fua dignità »
Vdifì,
Lue, 1 1 .
Parte PrimajÀ, 11
Del diletto 3 e dell vtile cheli riceue da quell arto
de’ cenni. Cap. II II.
A pportandoci grand'amo diletto il conofcere# (intendere le ccfcs
occulte potiamo con molta ragione direbbe la cognìtione di quella
arte>co'l mego della quale conofciamo quelle cofe,che ad altri fono fecre -
‘ te, e ci fono manifeste quelle , che altri cercano nelle più rimote parti de*
loro animi di nafeondere, (la co fa giocondiffima, e diletteuoliffma , perciò-
che qual maggior piacer fi può confeguire, che in uria occhiata f coprirei
i più ripofiipenfiert dclPhuomo £ thhe fuccede ancora con nefiro gratin
beneficio, potendo ufar la pr attica de ’ buoni, e fchifar quella de * trifti, ilche
nel far ui aggio ,nel contraher foci età, ami ci ti e .parentele, paci, & in mol-
te altre occorrerti ci può incredibile giouamento apportare -, E chi ba-
tterà di quell* arte perfetta cognitioneyncn hauerà b fogno di defiderare^
nel petto de gli h uomini quella fenefira Socratica per ueder loro il cuore e
poiché con P intelligenza di quefìi cenni i più fecreti penfieriy& ipiù cela-
ti affetti de gli animi de' mortali fi manrfcflano . £ fi' come farebbe fil-
mata cofamolto preciofail poffederuna linguathe da tutte le nationi del
mondo foffe intefa,così non i da filmar niente meno la cognitione di quefìa
arte, poiché con effa potìamo ad ogni generatione (coprirà defiderì nofirì ,
e parimente gli altrui comprendere, per ejfer i ncfirimotiye gefìi come ef-
fetti-naturali à tutti egualmente communi . Venne al tempo di isocrone
d'afta à I{pma un perfonaggio regale , ilquale uedendo un gran faltatore
che con altri rapprefentaua al popolo alcuni giuochi forfè fimìlià quelli
de' quali P Jlricfto di ff e :
w Altroue palchi con diuerfi giuochi , C-44t/7j
£ ffettacoli , e mimi, e f cenici atti :
Et intendendo facilmente tutto quello che colui faceua , ancorché non
poffedendo la \ maria lingua , non riceuiffe alcun'aiuto dal canto ,che_^>
ueWiflcffo tempo delle medefime cofe fi faceua ; uolendofi ccfiui della Cit-
tà partire , pregò perone che quefio faltatore gli concede ff e j perche ba-
ttendo egli da trattare con diuerfe generaticm di fauella dìfferentiy ncn^>
hauendo inter preti, quefio giocoliere con fuoi attiyeg(fli < ff rimerebbe lo-
ro facilmente ogni fuo concetto '.Tanta era h periva di cofìuì nella ge-
fluofa arte de' cenni . E neramente il ne fi re parlare è tanto uarìo>c ditàer-
fo,e tante forti di linguaggi fi ntrouano al mondo, che con grande incom-
modo Jfcffe uoite mn intendiamo la fauella de * nofiri tticini , non che de^a
già (tram cri >e de' Untani^Uht calanuto perche trahfciandc gli hucmmì
B 2 quffisi
12. Dell’arte de’ cenni .
quella uìfibìle naturai fan ella fono andati muentando uarij artificiófi
modi di favellar e, eh e fe tino Zito parlare /offe naturale 9 tutti gli huomi -
m con un folo idioma parlerebbono : perche quello che conviene natural-
mente ad uno fecondo la fua ffecie,à tutti gli altri di quella ffiecie egual-
mente cerimene : e però parlando tutti gli huomini adun’ifieffomodo con
ì cenni, & coni gtfl,ma conte parole molto differentementeybifogna necef-
fattamente dirti che ficome quella mutale geftuofa fauella è naturale^ 9
così quefla no cale fi a arti fido fa, e per confeguema quella molto piueffer
utile,nobile,e dileiteuole,che quella non è', t& m ciò Dante ac cor dando fi *
prima di quefla muta eloquenza diffe \
Opera naturale, è c'huom fauella .
£ pGi de farti fieéofo parlare foggìunfe.t
Ma co sì ih così natura lafcia ’
Voi far à uoi fecondo che u’abbella .
Laqualartificiofa fauella continuamente mutandoli*
■MùY.in Vt fyiux folijs pronos mutantur in annos
Trima cadunt,ita uerborum uetus interit atas%
Dame mi Che l'ufo de mortali è come fronda
Farad i&.. in ramo, che fen uà,^ altra uiene j
£ tanto più tralaf dando quella in e fi ri cab il confusone di parlari , doh*
bìamo abbracciar questa cognition de * cenni , con la quale fi forma una-*
imrmtabìl fauella , che naturalmente è da tutte le genti egualmente in -
tefa . Il eh e m&ffmamente fi Scorge nella pittura Jl cui artificio uerfando
in rapprefentar i i matite per confeguen gli affetti de gli buonti*
ni, è perciò da tutte le genti con diletto egualmente iniefa ronde l'operes
de^nofin pittori non fenomeno (limate , & hauute care da gli Affatici,
dagli Africani , e da gli Antipodi Ifteffi, di quello che Ciano da noi mede fi -
mi r e però ben diffe Cicerone parlando de' getti ,cht quelle cofe che fono
penali dell* attiene hanno in tutti una certa forzi* detta dalla natura , dada quale
anco gli imperiti f ZT i barbari fono grandemente commoffi : ma le nofire
parole non mattono fe non coloro, che hfìrffonofiro linguaggio poffedono.
afe fi dica^lf e [fendo quefia attiene naturale, di lei non fi debbano formar
regole, e nona arte fabricare : perche quantunque fia ucro^cbe la natura-*
ti habbìa fommirv firate molte cofe ,■ p- ràfie noti le aiutiamo con l'arte^
manche, & imperfette rimangono* Chi è che per natura non poffa canta -
te, ballar e, Schermir e ?wa ficome fen \a fin dio , & a rtificiofo effercitio, fu e-
fies& molte altre cofe ratamente f& imperfettamente s così con l'arte, ?
con fondu firn bene , e perfettamente da nonièngono apprefe , & efjer-
citate*' «
Parte Prima^.
13
Che cofa ha cenno , atto > fegrio } gefto , fem-
biante, e modo.
Gap. V .
Pernia che fi facci a maggior progreffo farà bene dir alcuna cofa in -
torno i primi termini di quell 'arte , dichiarando che cofa fia cenno ,
atto,fegne,gcfìd,fembiante, e modo . Cenno adunque è un' atto ,òge. fio del
corpo , cq*l quale fen^a parlare alcuna cofa fignifìchiamo , detto da i fati -
ni nutus , difcefo dal nerbo nuo, che gli antichi tifarono per nolo, & quindi
anco dìffero numeri, che è Dei nutus, cioè uolontà, e potè fia diurna : onde
Stfettunoapprejfo Virgilio diffe ;
Meo fine manine uentì Mnti2
Mifcere,& tantas audetis tolleremoles ì
Di qua è difcefo annuere , che è cenno d’affermatione', e di confentimen -
to . gemere è il fuo contrario, che è cenno di negatione , e di contradit-
tione . Tiinio pofe quefti due nerbi come tra fe contrari j à quefto modo : Epi» lih ;
Nam ego quoque finiilinutu, & renutur effondere noto tuo poffare. F
vibnuere fìmilmente (igni fica co' l gefto del capo alcuna cofa negare ,
come l’usò Cicerone quando diffe «r Quidnam efì , obfecro , qnod te adiri De Otm,
abnuas ? E fi ufa quello abnuere per prohibire . Virgilio : ^ 1 0
\Abnueram italiam bello concorrere Teuerìs,
E Cicerone ancor a:Cum intelligas quid quifque concedat,quìd abnuat.
Innucre poi è con qualche atto la fua uolontà, manifestare, corne i3 usò
Terentio . I^fc/7 nifi habitus mihi ìnnnit . Tsfpnio tra untare , mere , eoeFM.z
are dice effer que Sìa differenza , che untare fia del capo inchinando-
lo, ò in giro moucndolo . J^uere delle manine delie labro, . ^flare dc~a
gli occhi aprendoli, ò chiudendoli . V lauto di ffe^j : Vacilla ufi iberni- in
ni nutetyWffet, annuat , Cioè non faccia alcun fegnò co’l capo, nè congli
occhi mefiti cofa alcuna , nè a chi le f ac effe cenno ajfentìfca . Del cenno
così fece il Tetrarca meniione ;
One è la fronte , che con picciol cenno Stn 250,
V olgeaimio core va quefia parte,e in quella f
E Dante di[fe_; z Fatti li;
La dolce donna dietro à lui mi ffinfe
Con un foì cenno •
Él’Mrioflo:
di cader da cìafcun lato accenna ,
Et
C.ii/?.S4
C. io. fi
lì 6.
Candii.
Sm. 180.
farad, iS.
€ 18. B.
3 8 6.
farg. i o
Mn .8,
Zih.^.difi.
Mefx$*
$4 Dell’arte de5 cch ni.
Et al fin cade,c refia al dettrier lunge .
Et ^Armida appnjfo il Taffo diffeà Bjnaldo?
Ecco l'anctllà tua,(CeJfa à tuo ferino
D'tjponfgli dìjj'e , e le fia legge il cenno .
sAtto fimi Intente è l'itteffo cenno^che cosi l'usò il Tetr arcai
yrìaito dolce boni fio è gentil cofa „
Et un'altra uolta:
lAmor s’è in lei con honeflate aggiunto
Con beltà naturale ybabitc adorno ,
Et un'atto che parla con filentio «
Dante diffe anch’egli :
1 mi riuolfi dal mi deliro lato
Ter ueder in Beatrice il mio douert ,
0* per parole, ò per atto fignato .
L' ^Arlotto hebbe l'itteffo intendimento dicendo :
Insì dolci atti , in sì dolci lamenti
Che potè ad af coli ar fermar iuenti.
Da quetti atti dertuarono l'atteggiare , che non è altro che far motti
cenniye getti. Dante di quella uedouella , che del morto figliuolo diman*
daua à Traiano Imperatore uendetta diffe *
Di lagrime atteggiata , e di dolore
Il qual modo di dire fu da jlnnibal Caro imitato nella tradottane del -
le Eneide di Virgilio dicendo
1 ueccbi da l'un eboro
J,e prodegge cantauanoy e le lodi
Del grande Mcidefigiouani da l’altro
3\ gatteggiavano i fatti.
Segno è generalmente detto il cenno.Cic.de Inuent. li. i .fignìi e fi quoi
fub ftnfum alique cadit , & quiddam fignificat quod ex ipfo proftffum ui-
; detur. Il Maefiro delle f enterite dice ; fignnm efi res preter fpteiem quam
ingerii fenfihus aliquid ahud ex fe faciensin cognitionem uenire.E Dona-
to : fignnm (fi parua qu& iam figm fi cat io indie ans totius rei qualitatem •
Quindi è difeefo il nerbo fignìfico , eh' è per fitgnum aliquid notum facere.
Cic.pro Eofc.^Amer. Ojtid Ime tanta celerità s Jcfìinatioque fignificat? &
infignis è detto colt4Ì eh è notabile per qualche fegno^ò qualità ydnde Virg.
chfje:Inftgnt m pietate uimm . e fi dice anco in canina parte , infigne fa-
cinusy & infignes lalroncs Ouidio di Islarciflò quando nel fonte fi rimi -
rana diffe •
Ctim tifi attiri? *:!actymas quoque fa fé notauì
Me
•4*
■parte Prima*/. rj
Me lacrymante tuas , nutu quoque figna remittis.
Et in un* altro luogo quefto Toetadice^hc mentre Cerere anfìofamen -
te cercaua Ciane nìnfa^er venuta al fonte ynelqualc ella era Hata cangia •
ta, non potendo fermar parola. t *
Signa tamen maniftfta dedit , notaqùe parenti
Jltoforteloco dilapfamin gurgite {acro. .v Met.s,
Dante parlando di Giafone diffe :
luì con fegni,e con parole accorte inier.iZ
ì fi file ingannò la giovinetta.
Il Tetrarca con quello nomedìfegni famentioned quattro cenni in
quella maniera .
Se noi penfafle per turbati fegnì.
Ter chinar gli occhi , ò per piegar la iella $
0 per effeY più d'altra al fuggir prefia >
Torcendo il uifo a'prieghi bone Hi, e degni,
È l'jtrìolìo ancor egli lafciò ferino
Che con la bocca aperta facean fegni ,
Che'l canto, e l'armonia lordilettaffe*
Gefto è detto quefto atto , e quefto cenno . Tello dice ; GeftuseH qui
ìndìcatur quidgeratur : e geHire dicono ì latini per eff rimere con i geHi
gli affetti dell* animo 'f onde Terentio:
— - Ipfumgeftio dari
Mìhim con ffe Cium* — -*
H Tlauto diffe : GeHiunt pugni *
E Cicerone : Tr&gcHit animus lam uidere prìmum lautos iuuenes mu - pro Ca1ì0,
lierisbeata . Hot atio parlando del fanciullo diffe ; Gcftit paribus collii -
dere^. E de poeti ignoranti .
Et quodeunque femel ebartis illeuerit , omnes
Geft et àfurno redeuntes fare lacuque
Et puercs , & anus- — -
VMiofto di Ruggiero quando era in preda df Moina,
Tutto ne* gf.fti era amoro(o,come
Fcffe in Valenza à fenar donne alieno * Cj. n 81.
E diffe anco in un* altro luogo :
Dopo accordando affettuosi gefti C.i6.j?a9
Mia foauità de le parole^*
Sembiante, ò fembian%a è l'ifteffo cenno, ò gefto del corpo, jw. 7,
In Dante co fi è fcritto :
Colui, che piùfted'atto, efàfcmhiante
D’hkuer
In Tkormi*
ne.
In Amfhitr,
In Voti .
LtÒA.Sat 4
tè " Dell arte <f?’ cenni.
D 'batter negletto ciò che far dottea .
Et un'altra uolta dijfe :
Deh bella donna , cb'a* raggi dtjtmorè
Vurg 28. Ti [caldì,s*io uò creder a9 fembiantiy
Che fogli on effer teflimon dei corcai
Il Tetrarca^ :
Cani- 8 7. Che piacer ti deliriate tu m'amafU
Quanto in fembiantif e nel tuo dir moflraflu
E ntU'iAriofìo ciò fi può molte uolte offéruarel
C6.tf.38. Guardommi Oleina , efubitc le piacque
5 V affetto mio 9ccmemoflrò a* fémbìanti.
Et il T affo diffe in queflo modo:
€ n Goffredo af colta 3 e in rigida fembianti
■y : Torge pià di timor , che di fferan^a •
Modi fonagli fleffi atti >egefu ; e p erò i9 Jtr lofio d'Mcina diffe z
Ci uenne in cantra con allegra faccia f * ~ ^
csm. 3$* Con m0(^ gratj0fi j e rjuerenth
E di Medoro diffe :
Cefi dicea Medorcon midi belli $
C'ip.ft.n £-€m parole atte à uoltar un rèontel
E diffe ancor tu:
* Arder pià a9 una nidi in gtomnegga
c à j z Ch9 io ci feppì accordar corte fi modi *
* Il Tetrarca della fua Laura dice che s'accociaua le chiome co grattarle i
Le quali ella ffargea fi dolcemente^ $
E raccogliea con fi leggiadri modi 3
Che ripenjand' ancor trema la mente .
Ben. 164* il Boccaccio diffe : JL cui U modi fecciofi della nipote di ffiaceuano^
Onde da tutte lefopradette cofe fiuede cenno, atto, fogno, geftoyfem-
NoubIL 1 8. Mante,e modo effer finonimi, e fe ben differenti di noce , conformi però di
fignificatione‘f& ancorché ciafeuno di que (li nomi babbi a la fua piu partì -
colare , e propria figmfi catione, fi confondono però fi effe uolte appreffoi
buoni autori >e l'uno per t altro s'adopera- .
Parte Prima 1
i*
DEL CAPO. Cap. VI.
Del Capo.
Teda eìeuata-^ l
Teda abbacata-/. Jj
Abballar la teda da vna parto?
Abballar la teda e rodo leuarlaL^
Menar la teda per trauerfo.
Piegar lentamente la teda qua* e là.'
Crollarla teda,
p Scoprirli la teda.
10 Coprirli la teda.
11 Ddl’incoronatione*' >1
Del leuarfi la corona di teda.
Coprirli la teda con le mani , ò con la vedo •
Nebbia intorno il capo.
Fiamma intorno il capo.
1 6 Portar alcuna cofa fopra la teda .
iy Toccar lulingheuolmente la teda ad altri •
18 Toccarfi il capo,
ip Sodentarconlaraanoilcapo.
20 Grattarli il capo,
ai Curarli la cotica.
22 Gittarfi la poluere fopra il capo,n
aj Cozzare.
24 Dardella teda nel muro.
2.5 Poner vn guanciale fono l’altrui capo 1
is
1 3
H
15
Dei Capo.
ij I grande Iddio u olendo in terra la fua dìninità dima -
tirare crea de gli bu omini mortali Vanirne immortali ,
le quali douendo diuerft effetti produrre , come loro in-
Hr omenti , e mimflri forma a3 corpi no Uri varie mem-
bra: acciocbe, fi come dalle cperationj de’ferui fi cono -
/cono le volontà de * padroni, cefi dalU corporee anio-
ni f la cfffcfitione de gli animi fi poffa comprendere , e dagli atti , geUi, e
portamenti dell3* fi effe membra gli interni no Uri affetti congietturare ; il
C che
• JU
?M Sz.
ìe#. j.
JEn.
Farad, p,
Infet. I.
Georg.
Egli»
Zib'UOd.
18 Dell’arte de* cenni,
thè c [fendo (oggetto di questo per a, douerido di quefli atti , e diqueBi gè*
Bi trattare , e' cofaragioneuolsfare dal capo incommciamento , pollo pef
dignità dalla Natura nella pìà eminente parte del corpo , accìoche f opra -
Bando fignoreggi f altre membra , e da lui il reggimento di tutto il corpo
dipenda . Del capo adunque primieramente in tmiuerfale fi tratterà yc
poi ordinatamente ditutte le fue parti, e fuccejjìuamente di tutte i’ altre
noBre membra ,dimofìrando in che maniera , con quelle facendo noi vari}
cenni, e gejlf9i concetti delnofiro animo potiamo manifefiare.
Teda eleuata.
IL portare la teBa dirizzata & alta , faràjegno d'alterezza d'animo, e
di pretender fuperbamente maggioranza , e fupenorità : onde è ferita
to : Inimici tui fonuerunt,& qui odevunt te extulerunt caput . Virgilio
uolendo dire che Darete insuperbì pretendendo di non batter parangone di
fortezza nella pugna del cello fcrtffe i
Talis prima Dares caput altum in pralia tollit .
E di Tandaro , e di Bit a dice y ch'effendo effi alla cufiodia della porta dell &
Fortezza* d’Enea tenendola aperta arrogantemente i loro nemici con qu&i
fiogefio fiherniuano :
^ dttollunt capita, & fublimi uertice nutant ;
Dante cefi facendo mentione dell'alterezza di Bocciardo da Camino 5>
gnor di Triuigi :
La doue Sde, e Cagnan $' accompagna
Tal fignoreggìa , e uà conia tefi'alta 9
Che già per lui carpir fifa la ragna .
Et in un'altro luogo deferiuendo / otto figura dyun leone irato la Superbia
Quelli parca che contra me veneffe
Con la teff aitale con rahbìofafame 3
Si che parea che l'aer ne temeffe »
Il Tetrarca nel Trionfo del tempo t
Qui i miferi mortali al%an la teBa »
£ ne ffun sà quanto fi urna, ò moia .
Tluiarco fcriue , e fiutar de'pronerhilo conferma che Qgi umidi funi
ingenio caput erìgunt . £ delgenerofo camallo diffe Virgilio •*
Continuo pecorts genero fi pullus in aruìs
'Altiusingr editar . £ della Città di I{pma :
Forum h^c tantum alias inter caput extulit urbes .
■Et Horatio di fe Beffo diffe^ :
i Quod firme lyricis uatibus inferis
Sublimi
Parte Prima/»
Sublimi ferìm fylera uertice >
Simile à quel d’Ouidio : ^
Buie tu cim placeasf & uertice fydera tangas .
E fa dir à Medea>cbe fe potrà goder Gtafone ,
Et Dijs caraferar , & uertice fydera tangam .
E Quintiliano dice : Supino capite arrcgantia oflendituri
E anco atto di drizzar fi afta contéplaiione delle cofe celefliìe però
diffe a fuoi dìfcepoh per ifuegliarli alla fpeculatione de* miflerì diurni:
l{efpicite,& leuate capita ueflra 3quonìam appropinquat redemptio ue - luc.if.
ftra . E Dauiddicea: Tu Domine fufceptor meuses, & gloria mta >&
exaltans caput
Tefìa abbacata.
IL tenere abbuffata la teRa è gefio di bumile riverenza , dimofìrando , 3 *
con quefìo atto t fieri or e del corpo , che parimente didentro s abbuffi <lj
Pammoy e fi bumilìa 1 onde il Tetrarca diffe ;
Teròdt perdonar mai non è fatta Cerni.*.
Jt chi co'l core} e co'l fetnbiante bumile
Dopo quantunque cffefeà mercè uiene •
Quintiliano diffe : Capite deietfo bumilìtas oflenditur : e tante uoit^j
nella diurna fcntturaè detto : tìumiliate capita reflr a Deo : E partico-
larmente m Giobbe : Iunior funi tempore yvcs autem antiquicves3idcirco CaP31'
dermffo capite veritus fum v obi s indicare meam fentent\am3e S.^dgofìi- in ip. ad
no : Ter facile eR vefiem contemptam bah ere inclinato capite incedere , vrobam*
Velum fuper capillos dimittere j fed verum humilem patientìa oRendit
munì-. Dante hauendo nell* Inferno trouato Ser Brunetto Latini , chz_j
fù juo matfiroy dice :
Jononofaua feender de la flrada
Ter andare par luiyma'l capo chino
T enea , com huom che riuerente uada*
Il Taffo dice,che Emireno fi prefentò riuerente aU’lmp . de * Turchi* c
E chino il capo , e le ginocchia , al petto
Giunfe la tefia . vSlriofìo parlando ili Br adamante dopo a che fù in cam-
po riconofciuta dice : c „
Ogni un la nuerifce3e la faluta9
Et ella à quefio,e à quel china la teRa .
Il tenerti capo baffo è anco atto di effer ociofo9 pigro > e fonnacchiofo:
onde i’ifìeffo Toeta diffe :
Così tofìo com'hebbe il capo chino
Il C auah er di Francia addormento ffe •
€ x Gnidio
19
Met.f.
zo Dell’arte de5 cenni.
Omdio in perfona di Hero dice che la fua ueccbia chinando la tejla pet
ttoglia di dormire affertilita al de fiderio di lei .]
Annuii illa fa è non nofiraquod affala curet y
8. mQU€t obrepens fcmnits, aniie caput»
VA Morde* Tronchi dice : Capite effe dcieclo hcbstioris}ac ffgnioris
mimi fignum effe foia.
E anco atto di utrgognciy e di dolora • E* Arioso :
Aqmlantey e Cri fon troppo dolenti
Di uederfi à un* incontro riuerfati >
CaS. fi. f eneaf2 p£r gYan vergogna il capo chino ,
iio. Tsje ardi an uenir ìnanxi dTfor and ino»
Così leggiamo in Giobbe : Et fi impìus filtro nubi esly & fi iuflus
Gap. io. nenleuabo caput faturatus affi, Ehoney& miferia : & è feruta che « Achab
l.&g.ii. per impetrar mifericordia da Dio tra gh altri atti che d'humiltà fece, am -
bui auit demi fjo capite . Virgilio parlando deli3 Agricoltore addolorato
per la morte de gli animali dice :
Ad terramque flint deutxo pendere ceruix .
&mZ J. E del giouine Marcello y uolendo dimefirare iva gran fegno di dolore r
dice che l'ombra fua /lana con la tefia utrff la terra piegata :
Sed trans lètta panimi dea Uo lumina vultu »
li mede fimo fu da Horatio detto :
— — -puf us pofìto capite * vt fi
Eilius immaturus csbijf et fiere »
Lsk i fiat. 8 II Giouio nella fua Hi feria dice y quando i Fiorentini udirono legger il
Decreto di Carlo Quinto Imp » co’ i quale creò Alt [[andrò Medici Duca di
likip. Fiorenza y plerojque demijjis vuluhus arti dolori s indi eia prèttuiiffe , &
adeo precida diffimulatì&ne pefites ìytemigranu$ , & erepifi Liberi aus
exequifs intefeffe widerentur , il Tetrarca àiffe an eh3 egli »’
Che p off9 io fàrjfc no* batter Calma tnfta $
Mumidi gli occhi % e f&nfre il u i(o chino .
VAyìqìIo di Orlando grandemente addolorato poco prima che impali
Caduto gU era [opra ii petto il mento y (vOc due •
la fronte pìiua di baldanza 5 e bèffa 9
s|„ fi, pQtehauer ( che lami l3 oc cupo tanto )
A le querele uscef h umore al piante »
E parlando di Zerbin&quanào era condotto al f « ppli c i o ìngi ufi am ente
ctccufato cPhaueruccifotPmabi Ilo :
EJl Cauatìer di S cotid à ca po t bino
€ %j .fi, 5 1 qQe ukn legato in sua picsiol ione ino*
E di
Parte Prima>.
il
E di Sacripante addolorato :
Tenfofo più d'un'hora à capo baffo •••
Stette, Signori, il Caualier dolente .
A bbaifar la tetta da vna parte
OVefio dice Quintiliano eh* è gefiodi gran dolore : Caput inlatus in -
clihatum languorem ofìendit. Ala ^ trifiotele tra gii altri fegnie de 3
cinedi dice ; Inclinalo capitis ad dexteram .
. Abbacar la tetta, e rotto leuarla .
E Geflo d'affermare da i Latini detto annuere ,chedifeende dal nerbo
nuto nutas yfrequentatiuo di nuo , efignifica frequente inclinatione
ài capo,per e fi* timer atto affermatine :perciò chcnnouerbo antico (come
fà detto) figm fica nolere^quindi nutusi& numen,cb'è Demutus: Tibullo :
^Annuii, & Cberinte tìbi quodcnnqne rogabis :
En ages quid ceffasyamuit illa , roga •
jLnnutre adunque: è affcntire^e coH nuto prefìar il confenfo,cbe così l'usò
Virgilio dicendo :
[os tua progenies coeli quibus amuis arcem .
EtanccdiGiouediffe:
lAnnuit ,& toturn nutu tremefecitolympnm .
Cicerone dice : Hoc inibì fignificaffe,& annuiffe vifus efì . Et al tronca*
ìd quoque toto capite annuit . Horatio ancor' egli diffe :
Fraternìs animis quicquid negat aiter>& alter
tAnnuimus pariteruetuli , notique columbi.
E perche i uecchi paralitici fanno quello gefìoperè Catullo neUeftQQ
di Guilia2e di Manlio diflì :
Vfqne dum tr emularti mouens
Cana tempii samlitat
Omnia omnibus annuit .
Mena da tetta per tra uerfo,
EGifìo di negati enc, detto da t Latini render eterne annuere è à? a ffer-
mufloné: e perche l* affermare scom e atto di acconf enuresi piu fecon-
do la natura, che non è il negar e ,e contradire però Cannucce fi fa con atto
facile s e naturale piegando ali'ingm la te fi a ; ma ii remiere fifa con atto
uiolento, & alla natura contrario molandola per trauerfo . yo catti , &
rmutftfidiffc U Sanie: e Marnale %
Omnia cum fecit , fed renitente Dea : e Tibullo.
Fmgebant dtmens , fed renitente Deo „ Et Horatio :
Quid don £ quii non demi tennis tumquod mbet alter,
£ Cicerone: Quinullup conuiuiimrenuit. Gnidio diffe ancor'egtit
Quoi
c. I.y?.40.
De Vkyfiog.
Lib.i. eleg.
2.
JEn. i •
In oratore.
Lvb i jpao
. (jt
Prouerb. J»
Ltb.z .
Zleg-5. ^
Lib.z.Zp.
vlt.
±70 C£ilÌO*
I %
Dell’arte de cenni
X?. 8.
•7-
P/al I o
pjnl.il.
Cflp 17 .
<15*
' ' , S.A-
%8.
S*‘
Lih. I -fai. 5
Met.ìrt
Mei. ì y
JEn. 7-
Quodpotuìrenuiyne non invita tenerer>
Citerà femminea non valueremanus .
Piegar lentamente la teda mò in vna parte, e mò nell'altra ?
E^rro rfi f cher no , e di wa/4 fodisfattione , Dauidde così l'uso quando
diffe: Ego fati us funi opprobrium ilUsyViderunt me , &mouerunt
capita fua. Et in un'altro luogo : Omnesvidentesme denferunt mejo-
cuti funtlabijSy &moucrunt caput. San Manto , e Sa» Marco dei
crucififjori di Chnflo S.Efjdicono9che: Tratereurites bUfbemabat eum%
mouentcs capita fua.
Crollar la teda.
EM’rfo di bravura , e di minaccia : il Taffo parlando di Bfnaìdo quan*
do erano alTefpugnatione di Gierufalemme die o :
Et crollando il gran capo al^a la faccia
Ticna disi terribile ardimento . Et altrove diffe ;
Crollando Tifafcrno il capo altero
Pifferò fofs'io fignor del mio talento. l’Mhrioffo diffe ancor* egli :
Con le manine coyL capo à minacciare
Incominciò gridando il %e d'Mlgierc^ .
Hcratio deferiuendo la contefa che era tra Sarmento, e Meffoydice chef}
Meffio rifpcndendo alt ingiurie di Sarmento caput & mouet . Ouidio di E e*
ho, che fi pentì d'hauer premeffo > & conceduto ilfuo carro d fetonte fuo
figliuolo dice :
Tcenituit iuraffe patrem ? qui terque quaterque
Concutiens illuftre caputytemeraria dixit
Vox mea fatta tua e fi. Et ad „ Anchife rifondendo jtnio Bjydouendo dir
cofa9 che grandemente gli difiaccua l'ifìeffo Toetaglifà prima che parli
crollarli capo dicendo ;
Elie jlmus niueis circundata tempora uittis
Concutiens , & tnfhs, alt , non f allerti hercs
Maxime . Virgilio dice che Giunone f degnata contra d'Enea e contra
le fu e genti :
Quaffans caput h<zc effudit perire ditta ;
Ehu fìirpem inuifam)& fatts contraria noflris ,
E di Turno , rifondendo ad Enea che C bau e a di tardità rinfacciato dice :
ile caput quaffans : non me tuaferuida terrtnt
Ditta ferox . E per atto di dolore Lucretio diffe :
lamque caput quaffans grandi s fufirat arator 9
Crebrius in cafjum magnum ceadtf e Uborem •
Scoprirli
Parte Pi ima^i t $
Scoprirli la teda.
Veflo rìnercntegeflo di fcopnrfi il capo è flato nella Chiefa Catolì - ^ '
ca introdotto per dimofìrare , che fi come deponiamo della teflon
V ornamento di quella , co fi dobbiamo humìliandoci leuardel cuore ogni
ifaflo , e penfier nano , come a punto ejpreffe il Taffo quando diffe :
Serico fregio , ò d'or piuma , ò cimiero c 3 • fi -7*
Superbo , dai fuo capo ogni un rimoue , v
JEt infieme del cor l'kabito altero
Depone, e calde , e pje lagrime pioue .
E non feno^a miflerio quello Poeta cofi diffe : perciò che rapprefentando
gli ornamenti della tefìa le Immane dignità, fono uarirati fecondo le prero -
gatiue de gli buomini: Il Regno è proprio delfommo Pontefice} il Diade - Lue. de peri,
ma dell'lmp. la Corona del Rj’,la Mitra del yefcouo}il Bireto del Dotto- ini. Munte
re :Verciò quando alcuno , adorando Dio,fi lena ditefla I'infegna della fuaZuli de
dignità, dimofira di non uoler effer tnle quale egli è y an%i priuato, e di lui kLtiri u
humilffimo feruo } eperqueflo n [petto i ferui appreffo i Romani andanti-
no co'l capo f coperto . Ma percheglì buomini uani quando falijconoà
qualche grandetta, par che fi [degnino d' effer mortali, e godano dellece -
lefii pr erogatine, la uiliffima turba de gli adulatori , che ingombra le cor -
ti, per gonfiarli maggiormente incominciò à riuerirli con qnefio,& con al-
tri ge Ili, che folamente à Dio erano fatti : e per maggiormente lufingarli ,
à queste uanità non uollero dar altro nome , ma pur cerimonie chiaman-
dole, fi sformarono di dar loro à credere che diurnamente li honor afferò } e
perciò l'Eric fio dice i
Perche , quant'à l'honor , n'hò tutto quello
Ch'io uogiio ; bafia eh' in Ferrara ueggio
jLpxuàx fei leuarmì fi il capello.
Et e (fendo il capello fegno di libertà , e di nobiltà , il leuarfelo di tefla è
una dtmofìraticne di non uoler effer nè nobile, nè libero} ma più tofto igno-
bil feruo di Dio,òdi quella perfona,alla quale quefio gefto,e fegno d'hono-
re uien fatto : che fu etiandio ccftume de' Gentili, e perciò Plauto dicc^ •
Inuocat Deosimmortalesvt fibi auxilium ferat .
Mambuspuris , ZT capite aperto.
Paffando adunque in quefia maniera le diuine cerimonie nelle ambìtio -
ni degli buomini fu introdotto che alle perfone grandi non fi parla ffe /o>
non con la tefìa fcoperta,e perciò dice l’driofto nelle Satire ;
E pur grande , e magnifico s'appella ,
Plèjen^a prima dif coprir fi il capo >
Jl nobile, òì plebeo mai gli f anello, ,
11
24 Dell’Arte dc’ccnnir
il capo nudo acck'na anco cofa publicaì& indegna d'effer celata*, perciò
che coloro che alcuna cofacommetteuano uergognofa fi foleuano coprir
la tcftd)Ccme nota P autor de* Trouerbi f opra quello , jqudo capite: e Viti -
tarco dice che lo feoprimento della tefta è fegno di uoler ch'ogni nofìrau
cofa fia palefe^e maniftfta à quella perfonct alla quale fifa quello mietete
te geflo •
Coprirli la
fi q] "T L portar il capello in tefta era fegno di libertà , e di nobiltà ; e perciò
X era a’ferui conceffo , quando la libertà confegumano di poterlo porta*
re, andando prima f coperti : & era detto feruus ad pileum vocatusyquel-
_ de fortiera chiamato alla libertà . Tlinio parlando di Cornelio Cima dijf ? r
hll opinili y°cat^s a(t pileum feruis aduerfarios uìcit . E fi legge in appiano : Ex
ijs quidam pileum inkajìa praferebantlìbertatis fignum yuniuerfofque ai
ciuilitatem , & patriam rocabat . Quando i ferui erano co9l capello tn^j
tefta uenduti3quelìo accennaua , che il uenditore non era chhgato à man -
tenerli fen%a difettoycome Celio Sabino lafciò fcritto ^riferito dal Budeo i
In l vlt. de e prima da ^ € . Gellìo nelle fu e notti Attiche^? • T{eUa medaglia di Tib .
crrg. im. Claudio è una figura bimana , che nella mano deftra hà un capello y con. jj
lt. 7. eap.fy quffta infcrittione LIBERTAS AVGVSTA: E fimilm ente nella me-
daglia d'Antonino è il capello3& in quella di Car acalla con l’ifteffa par oli
di libertà y benché nel rimanente filane tra di loro alquanto differenti . E
dipingeuano la Dea Libertà con un capello in mano3come fi uede nel roue -
(ciò diurni medaglia di Eliogabalo3co quefte parole appreffio: LIBERTAS
AVGV STI» Quando fu ucci fio Giulio Cefare fi uidero nella piarla. al-
cune balìe piantate con i capelli in cima 3 per eccitare con quello cenno il
popolo alla libertà. Et in alcune medaglie di Bruto fìueggono due pu-
gnali y & un capello appreffio > per accennare eh* egli diede la morte al Ti -
rannose reftituì la libertà alla patria : e (crine Suetonio che eliinto che^>
fu Nerone la plebe andana per Roma dìportandofi con i capelli in tefta^ .
QATerentio Senator Promano fu da Cartagine fi fatto prigione y e poi fu
liberato da Scipione Africano quando fupevò , e fece tributaria Cartagi -
ne3 dal quale hauendo egli confeguito la primiera libertà , perrnolìrarft
grato d*un tanto beneficio* 3 mentre Scipione era condotto in trionfo } Te -
Lib 5 c. C0>1 caPe^Q m beTia lo feguitò ; e ccsì3come dice V al. MaffimOy Au-
tori libertatis fua} tamquam patrono accepti benefiaj confeffìonem , fpe-
dante populo Perniano gerito reddidit: Viftcffiof àiamolti Romani fatto
nel trionfo di T.Qjiintio Flaminio per e [fere siati da lui liberati dalla fer*
uìtà quando ninfe la Macedonia ; come Tlutarco, Ltuioy e Val. Mafjìmo
fcriuono . Apprefjo 1 Greci il capello era infogna di nobiltà \ e perciò di-
pinge-
Parte Prima/.1 2,j
fingevano Vliffe co'l capello in tefla, come quello che pretendeva gravu»
nobiltà non fola per la linea del padre, ma della madre ancora ; onde Oui-
dio lo fà cantra jhace di [e mede fimo dire : Met. ifl
—Deus efl invtroque parente .
Etappreffo di noi il capello purpureo è l’tnfegna de9 Cardinali ,ondcs
t>Arioko del Cardinale Hippolito da ESìe dia : *
Quel che in pontificale habito imprime
Del purpureo capei la / aera chioma ,
Vna delle prerogative de9 Grandi di Spagnai il coprirfì la tefla alla J
prefenga del loro Rè, il quale quando commanda che alcuno fi cuopra ,per c f .
quell* atto, fe prima non era , s intende fatto Grande di Spagna . 7s {elle^ & *mhUìj
donnei diuerfa la ragione, poiché in effe l’andar coperte non è fegno di lì 30.^ 5.
berta , ma di foggettione , e di feruità debita a’ loro mariti , e ficome gli
huomini devono orare co*l cape nudo , e f coperto , cosi le donne co9l capo
coperto , euelato; come ci ammonì San Vaolo , dicendo che ogni hucmo^P-11'^
che era co’l capo velato deturpa la fua tefla : ma per lo contrario la rende ^or,l%
brutta la donna, che ora co’l capo non velato, come s'ella fi faceffe calva. ,
e non fi velando merita d’effer rafa ; perche l’hvomo è imagine e gloria
di Dio, ma la donna è gloria delmarito:foggiungendo, che fi come al mari -
to è atto di vergogna il nutrir la chioma, co sì alla moglie e d* honorem effen -
dole Siati conceduti i capelli per velame della fua te Sìa . ^ippreffo i Pro-
mani il velo f opra la teSìa era anco fegno nelle donne d9effere Siate rice-
vute nel numero delle Dee:ìl che fi vede nella fatua di Livia moglie d’Ot-
tauio, nella quale è ferino. DiVjL LIVLA jtVGVSTJl.
Quefto geflo di coprir fi , edifcopmfi la tefla che appreffo di noi è così
frequente, par che fio, cofa facile, e di poca ccnfìdcratione; e nondimeno c
tutto il centrar io, potendo fi m ciò errare in molte maniere', perciò che al
cunt, ò che non fi levano quando bifegna la ber otta , ò che à pena la tocca
no,ò che non fe la levano volentieri .m-a con tanta difficoltà, come fefe ff\
vnfeimo d'acciaiolo fvbito fi ricoprono, che par che temano la fredde^?*
dell’aere', ò che fi fcuoprono con certa negligente ffre%£atùra,:amquam
aliud agtntesyuon accompagnando qneSlo atto con alcun* altro geSìo della
perfona,riè della faccia ', onde riefeeherìmenia piàteflo ingiurio fa, chcj
amor e voi e, come il Taffo diffe d'argante :
Vicciol fegno d’bonor gli fece «Argante , c>2 fi-
In gutfa purd’buom grande, e non curante .
I utUani quando fi levano il capello lo tengono in alto f opra della tefla ,
che par che temano fìa loro tolto . li prevenir il compagno nello /coprir -
fi è fegno di riverenza : Il riffonderfubito con prontezza dando fegno di
D e fiere
' t<5 Dell’arte decenni,
ejfere flato contro, fua veglia prevenuto, è gentilezza : Il non r fonder
e atto di fu per h ia : L'efjer tardo à [coprir fi, ò diffettmo è indif Grettezza •
il Giorno Odetto di Fois chiamato Monfignor di Lutrech in Milano corteggiato da
diti' ir/ìpref e nobili fimi feudatari! di quello Stato , era molto fcarfo nell'atto di feo-
prirfi il capo:di che ({fendo hia funate, à fua giufh fi catione levò per Impre-
ca un largo camino d'uno, fornace , che ardeva con gran fuoco , per li fori
della quale vfeiva gran quantità di fumo, con quefio motto : Dove è gran
fuocofi %ran fumo: Ma ficome l* lmpvefa,così l' èfeufatione patirono gran*
di oppofitioni . Vefjer ultimo à co prirfi è fegno di riverenza. Ma il com-
mandar al compagno che fi ccpra,è atto dì fuperiorità,e di maggioranza.
Et in quefio molti errano y dicendo a * loro maggiori che fi coprano ; eh* è
gran mancamento . E quindi è che molte perfone gentili (tanno con gran-
de incommodo tal* bora [ coperte , perche niuno ardifce di dir al compagno
che fi copra : Ma à quefio incommodo fi può rimediare dicendo : Se V . S .
me lo commaderd io mi coprirò: Onero: F.S.fi degni di comandarmi, ch'io
mi copra.O pun:F.S .commandi à fe fl(ffa3che fi copra. Et anco: V.S.può
commandare à me che mi copra; ma non volendo ciò fare fio comefuofer
Ultore la fupplicc à coprir fi , per non tfiare à difaggio; che io non mento
che mi faccia tanto honore. Et perche non è dignità del grande > che pre-
ghi,è faccia cerimonie coni' inferiore ; bacia che gii dica una volt a, ò poco
piu , che fi copra : & il minore con riverenza coprendo fi deve far atto di
obedienga , e non affettar dUffer pregato da chi kà autorità di com-
mendargli .
Dell’incoronatione.
. I ! » T ^ corona è infegna d'bonor e ,e dime flra pienezza d' Imperio, & è prò
Jprì i -L* Pr?a de i Bj:c però Mpuleio lafctò ferino : Quod Diogeni , & jlnti-
flheni per a$& bacvlus, hoc ^egibìts diadema, Impcratonbus palvdatnen-
tumsVonti fi cibus galerum, Mugimbus hturus . E l'atto deli' incoronare
accenna confi rimerito di Piegai dignità: e però Ovidio della dignità ddlau
corona diffe^ :
FaP->*' Illa datosfafccs commendai 9ebvrqve curale,
llla.coronatts alta triumphat equis .
w.Eegn.E l* incoronare i Rè è coflume anticbìjfìmofifggendcfi che Davidde Ej doà
pò hausr fuperata la città degli Ammaniti portò la corona d'oro guar-
nita dì predo fiffimè gemme. E Dione fcriue3che T vaiano Imp. Tarthena-
jpatem Regem Varthis diademate impofito defignat . Onde nel rouefeio
d'una medaglia di quefio Imp. co9l mede fimo ge. fio d'imponcr il Diadema
incapo ad una figvrafi accennato, come egli fece quefio Rè . Et in un* al-
tra medaglia di Antonino Tic fi veggono due figure * duna delie quali p*.
ne in
Parte Frimai ij
»e tu capo all'altra una : corona, con quefte parole appreffo:
MFldJ^F D*4TVS> Etne vediamo un’altra di L. Vero con l’fìtf
felettere.Etìnunadi Commodo Imp una corona, che fu infuo honorem
formata dopo la uittoria Britannica . Et il mede fimo è in una medaglia-*
Greca di Seuero Imperatore . V ^Arietta del Rè d’ Inghilterra diff e :
T.à s'allegra , gioifee , e raccordala , C.j.tf.po;
Che s’bauendo perduta la corona
Rjpor fe la uedejfe all* bora all* bora, E di Frane efeo Rè di Francia-/ :
L’anno prmier del fortunato Regno C.z6.ft.w
Non ferma ancor ben la corona in fronte,
Tofftrà l’alpe
il coprir adunque la tetta , e d* alcuna infegna adornarla è fegno di hono-
re ; e perciò nell* atto di conferir alcuna dignità, fi [noie ornare la tefta di
colui che la riceue . Etano appreffo gli antichi in ufo uarie forti di coro-
ne,di fiorici fronde ,di herba,di lana, di lino, di metalli .dì gemme, e d* altre
cofe compotte:s*ufaua la corona nei natali, ne gli amori, nelle nogge, nelle
uittorie,néi facrifidj,e nell’effequie : fi concedeua a* uincitori de* giuochi
fublici,a ’ Voeti, a’ faldati, a* Capitani, a’ Vrencipi , ad Imperatori, & a*
Tonte fici . E le piìì degne erano di fiori , e dì fronde formate : e perciò il
Tetrarca dice che quelle donne catte erano Ne* Trionfi
Di rofe incoronate, e di viole^y, morte.
Ma bora le corone de Vrencipi fono d’oro, e però l’jitioflo dijfe :
Vide Marocco , Fega, Grana , Ippona fi 99
JLlgier , Bugea tutte città fuperbe.
C’hanno d’altre città tutte corona.
Corona d’oro, non di fronde , ò d’herbe -
La corona trionfale tra di lauro , data a gli Imperatori quando dopo la-»
vittoria ritornauano à Roma trionfanti; onde il Tetrarca dijfe :
*Al grande lAuguflo, che di utrde lauro
T rè uolte trionfando ornò la chioma . E l* Arlotto diff e anch’egli :
Voi fi uedea d’imperiale alloro
Cinto le chiome un canalier uenire .
Cani J.
C.ió J.s 4
xAquefìa corona tricnfale,che folcita prima effer di lauro, fùtra le foglie
potto dell’oro, come Tertuliano,& anco Turno affermano . Ma Zonara-» i*
deferiuendo la pompa trionfale dice che gli Imperatori trionfanti haue» jom l
uano due corone, l una di lauro, che nel trionfo portauano in te fio , e L’al-
tra d’oro, di gemme ornatala quale era tenuta da un miniflro , ch’era nel -
liflefjo carro trionfale, [opra la tetta diti’ Imp.Dapot,come fi legge nel To
tificale, l'impc dì tre cotnnt fipuò ina tonare, l’uno, dì ferro in ^ Aqmfgìa -
D Z na
2.8 Dell’Arte dc’ceia ni,
na per matto deli' Creine [coni; di Colonia ; l’altra d’argento in Milano dà
ehm, i . ih quell9 Ardue jccm\e la terza d*oro tn J\owa dal Sommo Tonte fìcv. Il qua
iurnur. & le, oltre la Mitra p :rta anco la corona per fegno della temperai gìurijdit-
dono. Toi Tapa Taolo I I.riduffe quella corona Taf ale, nella formiche
gap. 61 . bora è da 9 Tonte fi ci portata}chiamandola Pregno.. E leggiamo in I [aia: Sa -
cerdotes ueftìmentis falutìs indutes , & qua fi {poti fio s > corona aecoratos
fui fife. (hiefta corona di lauro dapoi per caufa d’honoreffà anco a 9 Totti
con ce fifa ioti de Stano difife.
— —Cui gemina fiorenti Vatumque Ducumque
Ccrtatimlaurus .
Che fu dal Tetrarca imitato , mentre difife:
Arbor uittoriofa3e trionfante
Honor d’imperatori , e de* Tosti .
E uoiendo l’iHeffo Tosta dire che la Filofio fa gli ha usa di fe He fifa fatta
gratin lafcìò / ermo :
Can 24 ueYi^e lauro una ghirlanda colf e ,
La qual con le fue mani ,
Intorno intorno à le mie tempie àuolfe .
Si concedeva anco la corona dthuro al vincitore di qualche chiaro co -
battimento : c però Virgilio di Cloanto uincìtor della pugna navale dice .
JEn, Vifforem magna praconis ucce Cloanihum
Leclarant^uìridìqm aduelat tempora lauro. E di Enea diffe :
Sic fatu s citigli uiridanti tempora lauro ,
Et primula ante omnes uìfóorcm appellai Accftem.
1 Tosti furono anco talhora d’edera incoronali: onde Virgilio diffe ad
%glt 8. Auguflo : —Sine tempora circum
linter w Sirice* hederam fibi ferpere lauro s .
0 perche effondo l’edera fi wpre verde ,u ole {fero accennare ^immortalità
de* loro poemi , o pur perche come a Bacho confettati . da poetico fitrore
foffero rapiti . La corona Offidionale era.data à colui , che liberava untut
atta ajj edi ai a: et era formata ài gramigna raccolta nel luogo deU’affedió.
La Civica era dal cittadino data à colui che Sbanca in battaglia fai nato $
la quale fà prima di legno 5 poi di fronde dì quercia ; perche vivendo an-
ticamente gli huomini di ghiande 9 frutti della quercia , era fegno dibatter
da colui la uita ric(utrta',dt Uaquale diffe l’Arioso:
■C.l6.ft.$6 Donavano gli antichi una corona
A chi [alunna à un cittadin la ulta- .
La Murale era donata dal Capitano al primo che fopra le mura de9 nemi -
a faliuaj e d9oro fi formava . La Vallare fimilmente d’oro > che anco Ca-
Slrenfe
Parte Prima 2.9
ftrenfe era detta , fi daua à chi primo perfora entrava nello Beccato ne-
mico. la fanale pur d'oro era di chi primo nelle battaglie navali per
fsr%a nelle nemiche nani entrava. La Quale era dì qve 9 capitani che auati
entravano in Roma ritornando Vittorio fi da guerra , che non era fiata fo -
lenncmente denontiatayònon trattata con legitimo nemico’, come quando
fu reprejfa la fedition de' fervi , e fvperati i carfari : ò fe era vinto qualche
debole inimico, ò quando i nemici fenza combattere fi rendevano : & era
dimirto à Venere confettato, per accennare, che così fatte vittorie f offe ro
più tofio Veneree, che Maritali . Quando Enea mandò cento fuoi Orato-
ri al Rè Latino per chiedergli hofpicio , e pace, erano d'olivo coronati ,
Centuno oratore s augufla ad xn cerna Regis*
Ireivbet,ramis velatos Talladis omnes. JEn.jl
Anco i convivami folevano incoronar fid' alcuni fori, & herbe, per
'mitigare la forza del nino, che beueano,come rimedio dell' ebbri ac chezXfiì
e conforto de gli ffìrìti dal uino oppreffi : onde Ovidio :
Viva dabat Liher , tulerat fibi qnifque coronam
Mifcendas largò riuus agebataquas.
Quelli che anticamente Sacrificavano ancor effi s'inghirlandavano: E pe-
rò Enea mentre voleva far ì' anniver farlo ad Ancbife fuo padre in Sici-
lia, difft ? a 9 compagni :
Ore fauete omnes, & cingite tempora ramìs.
Et anco quando gt tuo in Itali a al Tevere Sacrificava s'incoronò di f rondi .
— — Erondsnti tempora ramo
Implicai. nl'
Et Evandro , invitando i Troiani à celebrar l' anniver far io che faceva
in memoria dell' tftmtione di Caco, dice:
Cingite fronde comas,& poetila porgìte dextris. Et Ovidio ,
Thebaides iujjìs fua tempora frondibus ornant ,
Thvraqvedant fanff Sj&verbapreeantia flammis\
Ter fegno di riverenza fi honorauano anco le porte de * Tempii t& i Se-
polcri con corone di fiori : e però Virgilio dice che Iarba Re di Gettili* -*
havea à Giove eretti cento Tempi ornati di fiorite ghirlande :
— “ — Vigiltmque faevaueratìgnem
Excvhas Divvm aternas pecudumqve cruore
Vingve folvm,& varijs florentia limina ferii s • E dimenale Sat 6.
Emétte coronam
ToBibus,& denfes per limina tende coyymbcs .
E dice Virgilio che Didone haueadi fiori incoronata la tesla del cada-
u e* e di Suheo già fuo marito :
Velie-
30 Dell’arte de’ cenni,
Mn. 4. — — -Miro honore colebat
Vellcrìbus nitteis , &fefia fronde reuin&um .
E Cifleffo Toeta dice anco che 'Cernirne de * per fegno della loro fe •
lidtàibaueano cinte le tempie d'una bianca benda:
Ùmmbus bis ràuca cinguntur tempora unta .
E noi Chriftiani diciamo i Santi effer della loro aureola ornati, & effer
il premio de * Martiri, delle Vergini, delle Vedoue, e di tutti quelli che fi fo-
no fatti degni dell* eterna felicità : e con maggior honore la beata Vergi-
ne effer di Stelle incoronata, come è ferino nelCMpocaliffi : Mulier ami -
Ba Sole, & in capite eius corona Stellarum duodecim : onde il Tetrarca*
ladeferiffe* : Di Solueflita
1 4 9 Coronata di Stelle « E diffe il Taffo delTifleffa :
Ma su nel Cielo infra beati ebori
Hai di Stelle immortali aurea corona.
Soleuano anco incoronar le nauì:e però Virgilio :
Mn. 4. Tuppihusi& Utis nauta impefuere coronas. EtOuidio:
Mei. i y. Torta coronata foluunt retinacula nauis . E Tropertio :
'Lìb.i* Ecce coronata portum tetìgere carina .
Et in fomma Catto d'incoronar e, e di conferimento di gran dignità, e dì
jublime honore : e però è fcritto del grande amore di Dio uerfo Chuomo :
Clorìa,& honore cororlafii eum . Ma chi de fiderà piu ccfe in queflo prò*
pofito legga la Corona di Carlo Tafcalio , in diece libri dipinta , cue egli
ha tutta quefla materia copiofamente, e dottiffimamente ff legata .
Leuarfi la corona di tefla, ò gittarla via.
«11. Q Icome il coprire , & ornar la te§ìa d’aletna infogna è atto d'bonore, è
O di prerogatiua : cosilo feoprimento rendendola nuda farà fegno di
humiltà,di foggettione , e di priuatione di quella dignità eh' è dall' orna*
mento della tefta fignifcata . E fcritto ndi'Mpocahffi : Trocidebant vi*
CfiP 4* gintiquatuor Seniores ante fedentem in tbrono, & adorabant viuentem^j
in focaia foculorum,CV mittebant coronasfuas ante thronum . Dice Tlu *
tarco cheTigrane I{è d'Mrmenia ,nudo e dif armato fi inginocchiò dinan-
Nàle viie^i d Tompeio,€ kuatofi U Diadema di tefla,gh h pofo appreffo i piedi . Et
e ^ dt Vs'tio * ^ frateìlo d’ Eumene hauendo intefo , ch'egli uiuea , depefe il diadema . E
e i iopuo. Seieuco perc[ut0 i* ({ferrite fi diede dia fuga lacerando il fuo diadema- .
E Limo di Beffo traditor di Dario : Mt ilhfomulaticne cmiffa , circtmfi *
. fìunt eum, &fiuElra repugnantem vinciunt direpto ex capite Pregni infi-
gne . Leone Imp. confidando d' effer à Bjiggiero obhgatijfmo gli dicevi
appreffo CMrìoflo :
c. 45'/ 8* fijj) n ueggio riccmpenfacbe mai quella
Obli -
Parte Prima-;. 31
Oblig&tìon ch'io t'ho potfa di/ ciane :
E non s'ancora w mi leni di tcjìa
La mia corona , e à te la uenga d porre .
Cofìuma*ono già iBj di Francia di uenir in Italia d leuaril capello dì Boni/ nell
tcjìa d i I{è Longobardi , per fegno della [uperioritd che quei I{e baueanGHtfi r Tri -
[opra di quegli : come fi legge che Tipino padre diCarlo Magno feccia uigiana.
Hanno di no/ira fallite [ettccento trenta/ette . Il gettar ttia la coronai
è anco gì fio di ualer tralafciare la ulta attiva^ quelle honefle fatiche yChe
fono dt corona degne , ciò è digloriofo premio, e di uoler ritirarfi, e nafeon -
derfi nell'ocio. Così A ri fide , esortando gli JLtheniefi à non ce/fare dalla
oppugnatone di Siragofay diceua effer grandemente uituperofo quell' \At-
letayche fi ritìraua dall' incominciata imprefa.mentre potea combattendo
affirar* alla tintoria . Scriue yal.MaJfftmo, e Tlutarco ancora , che Seno-
fonte e (fendo all* altare in atto di facrìficare3gli fu portata ncuay chtun-j
fuo unico figliuolo era flato in guerra uccìfo : onde Corcnam capiti detra -
xit,in fegno di dolore: mahauendointefoy ch'era morto u a [orafamente^?
combattendo y fi rìpcfela corona in tefìa , c ringratiando i Dei, diede al fa- vlinMb.z \
cri fido compimento . T-Munatio fu caftigato perche leuò di tefìa della-™? ì-
fatua di T.Marfia una ghirlanda di fiori > e con quella incoronò fe fteffo .
Coprirli la tefìa con le mani, ò con la vefìe.
EGefìo di timore , quafi che fi uoglìa difender la tefìa da qualche
per coffa . T. Graccho udendo raccommandar lafua falute al popo - . r 3 .
lo , polla fi la mano fopra il capo afeefe in Campidoglio ; ma ciò gli fuc - piut ineius
ceffe male, e fendo quel gefto da* fuoi nemici interpretato egli diman ■ vita,
daffe il diadema, e così la Signoria . Conforme à quel detto della Scrittu-
ra : Ideo accipient \egnum decoris , & diadema fpecieide rnanu Domini
queniam dexiera fya teget eos , & in bracino Sanfto fuo defendet tllos . In $ap j.
una medaglia di Galieno Imp.è una figura che fà un così fatto gefto , per
Accennar fìcung^a , e fermerà’, conquide lettere appreffo : SECy -
EjTuiS JLVG. T lauto diffe :
• -Quin etiamhoc illi dicito
Ea&urum me, rt nec etiam afpicere ades audeat 5
Capite cbuclutOyyt fugiat jummo cum meìu . ln Mo^p
Giulio Cefare ueduto Bruto con L'arma nuda contradì fe^per non far at-
to indegnOyCon la uefle fi coprì il capo,e fà da' congiurati uccìfo -
Nebbia intorno il capo.
Q Ve fio è fegno di morte : e però Virgilio uolendo prcnofticar imma- • * 4*
tura morte à Marcello difje : jEn.6.
S:ct aox atra caput trtfii circumuolat umbra. E uolendo parimente il Te- Cani? 44*
trar -
3 1 Dell'arte de cenni.
9*n&.\ 4* trarca accennare l'acerba morte della (uà amatala*? *
Fra tanti amici lumi
Vna nube lontana mi dìffiacque ,
la qual temo cb’in pianto fi nfolua .
Et in un' altro luogo diffe ancora pur di Laura parlando:
Cmm x. Male parti fupreme
Frano auolted'una nebbia ofeura,
E così diciamo il color nero accennar morte ; come Virgilio di CamiUà
mori ente differì :
Haffenus jtcca foror potui,nunc vulnus acerbum,
Mv.ii* conficit)& tenebrisnigrefeunt omnia circum . Et Horatio »
- — ^Seu me tranquilla fenefius
Lib.i.Sat.i Expeffatjeumors atris circumuolat alis . E Tibullo:
Et veniettenebris morsadoperta caput .
Il Tetrarca fimilmente chiamò neri i giorni infelici :
Scn isi. Forfè prefago de* dì trilli, e negri. Ftaltroue :
Sm. tu. Hortrifii auguri, e fogni,epenficr negri ,
Mi danno affatto, e piaccia à Dio che'n uano . Horatio •
— —Hic niger efi , hunc tu Romane c aneto .
» All'incontro il color bianco è indicio di felicità , e Unita» Tropertio
uolendo dir che hebbe una notte felice diffe :
O me f eliconi , ò nox mihi candida •
E CatuUo , per effrimer ch'egli fu già felice :
Fulfere verè candidi tibi foles .
De fenf & E ^C€ ^ rifiatile, che i colori fono tanto più nobili, quanto più s' aiti c inane
fmf. n a^a luce t& ignobili quanto più rapprefentano le tenebre : e Bartolo diffe
ilmedefmo . E della felicità del fuo giorno natalitio Tibullo diccua:
in Tratt de jìhu natalis m<os celebrande per annos
7ib i de 7 Candidiorfemper ,candidìorque noni.
E fu coftume antico di notar le cofe proffere con creta bianca, e le infanfle
con nero carbone: e però Ter fio diffe :
Quoque [eqnendaforents& qua mtanda uiciffim
lUa prius creta, mox hxc carbone notafìi.
Et Horatio: Creata an carbone notandi ? •
Uh Sm - Titagora folea dire,quod ejjct colore albo ad naturarti bonii& qiiod nigr*
^ ad naturam mali pertinere. E Ter fio.
Ter me omnia fint ubi protinus alba:
Cioè ti fuccedano le cofe proff tram ente : Catullo attribuì la bianche
alla bontà, e la negrezza al mito , parlando cefi di Giulio Cefare :
TiU
Parte Primaj >
33
*NU mìrum fiudeo tibi Cafar nelle piacere ,
Elee fi arem utrum fis albus,an ater homo •
Similmente Tibullo per la innocente felicità pofela bianchezza:
Sisfelix}& fmt candida fatta tua. E Vropertio .
Roma faue,tibi furget opus, date candida ciues ,
Qmina, & in tettis dextera cantei auis.
L'imagine della Fede era da gli antichi figurata uefiita di bianco ; e pel
ròdiffe Horatio :
Te jfes,& albo rara Fides colti
Velatapanno. E lunotto :
Tfon par che da gli antichi fi dipinga
La fanta Fè nettila in altro modo $
Che d'nn uel bianco , che la copra tutta ,
Ch*un fol punto , un fai neo la puh far brutti
E perciò Numa ordinò che il Sacerdote, che alla Fede j àcrifi cava, baueffe
la mano deftra coperta d9un bianco uelo,e così anco il capo .
Fiamma intorno il capo.
ILgeflo d’hauer una fiamma intorno il capo accennerà grande Jfilendo-
re, ò Hegal dignità , ò chiaro militar ualore , ò rifplendente fantità , ò
[nitro felice ye proffiero auenimento . E però A nchifeper un così fatto fo-
gno predijf e il Regno ad j£j canto fuo nepote.
Summo de vertice uifus luti
Eundere lumen apex,tattuque innoxia modi
Lambere fiamma comas,& circum temporapafcL
'Nè fà nano l’augurio e [fendo ^4 f canto riufcito Re distia. Cefi Tanaquil
mnunttò à Seruio TuUio , ch’egli douea effer Rè, perche effendo egli nella
cuUa infante una cefi fatta fi ama fe gli aggirò intorno il capo’, e però mor-
to Tar quinto Tnfco ella apprejfo Ltuìo lo offerta ad imprender il Regno
di Roma dicendo: Nunc te l^a coeleflrs excitet fiamma qua magnum hoc
fiore caput Dii immortale* portenderunt . E parimente fogno di riufeir
chiaro, & iìlu ftre di douer eccitar incendio diguerre,come chiaramcn-
tee '/piegato da Virgilio mentre dice che intorno al capo di Lanini a figli-
uola del Rè Latino, che fu poi moglie d’Enea, tal fiamma impromfamen -
tes’accefe:
Traterea,cattis adolet dum aitarla txlis
Etiuxta gemtoremafiat Lanini a virgo ,
V ifa(nefas)loniis comprendere crinibus ignora ,
•Atque omnem ornatura fiamma crepitante cremati 2
\Regalefque accenja eomas, accenfa.coronam
E In fi*
li. 1 eleg <S\
Lib. 4.
lib.it ed. 2 J
Ci-ì I « /?• I «
JEn, zi
Uh. 1
J£v. 7,
in LB Bte
R» 4. Ah g.
* 1 6.
3 4 Dell’arte de’ cenni »
ìnfignem gemmisi tum [umida lumine fulm
Inno lui' ac totis Vulcannm jfargere tetti s .
Id nero borrendum , ac uifu mirabile ferri ;
Tfimque fore illuflrem fama yfatifque canebant ,
I pfamjed pepalo magmm portendere bvllum .
; Vedìutn . Hecuba,come riferifee Cicerone, effendo grauidaje parue di partorir una
fiamma , e partorì V avide, incenàium Troia, & pettem Vergamo .
Ma della Madre diS.Dominico co fi ferme Santa Chiefa: Huiusmatergra -
uida f ibi mfa efi in quiete continere in alno satuliim ore praferentem fa -
cern,qua èditusid lucem orbem terramm incenderete Ouofornnio fignifi -
cabatur fore vt (picndore fanttitatis, & dottrina genttsad Chrifttanam
pietatem infiammar entur . E dì S . Martino V cf cono Tur onenfe dice l*u»
Chiefa, chedum facramenta offerret yglobus igneti s appartili [uper caput
eius . E cefi leggiamo il capo di molti altri fanti efj tre fiato ccelefiiffilen -
de re circumfufum :Onde i fanti fi fogliono depingere con un cerchio di rag,
gì intorno il capo »
Portar alcuna cola fopra della teda»
Egitto di grande amore , tolto dalle madri, che lauando i loro bambini
della culla, fe li pongono in capo . Viatone d quetto accennò quando
lajciò fcritto: Et huìus fa pieni; a grattatavi uehementer amantur , vt
amici tantum non eosin capìtìbus circunfcrant.E fiamo anco {oliti di dirti
che portiamo l’honomottro in cima delia tefta~.
Toccar lu fi ngheuol mente la teda altrui»
17 GeRo di adulaticne, conforme al prcuerbic 1 Demulcere caput . Gli
^ adulatori per maggior fegno d’honore fintamente accarezzano iUa-
po y come far te principali ffma del nofiro corpo, che accenna dominio , &
imperioycome il capo tutte V altre membra fi gn Greggi a : Quindi effeniofi
nella rocca Tarpeia , mentre fi canati ano 1 fondamenti del T empio di Gio -
ne yritr ouato un capo bimano, prcd.fftro gli Indouini, che quel luogo do-
uea effer il capo del mondo , come a punto attenne ; poiché quel colle > da
quetto capo detto Capitolio, e quella rocca crebbe in tanta grandezza, che
quitti accrefciuta la città di P^oma, dominatrice di tutte iegentiyfu chia-
mata capo del mondo: Onde di lei d ffe Lucano 1
Ipfa caput mundi, beliorum maxima msrces
Roma. Et Ouidio ne* fatti :
J{oma triumphatì dum caput orbis erit.
Toccarfi il capo»
ES fendo per lo capo dinotato il principio delle ce feconde Virgilio >
Hoc caput } ò cmeSfhoc beili fummo, nefandi}
E per
*17.
Harf.
•l8
Parte Prima..’ 3;
X ptr H piedi il fine ; fìccme il geflo di toccar fi la tefla accennerà cofa pri-
miera,cofi di toccarfì i piedi cofa ultima’, e di toccar Tuno, e l* altro, princi-
piò, e fine fignifica ciò è il tutto j come di Cbrifìo Signor nofìro flagellato
dijje Efaid :>A pianta pedis vfque aduerticem capitis non e fi in eofanitas :
E perciò quella uifione,cbe in Efaia fi legge di quei due S era fini, ebe con Va
li copriuano l'uno il capo, e l'altro i piedi à Dio, sdamando interpreta ac -
cennare,cbe l’origine dette cofe , e cefi anco tteffito, di quelle, ci filano oc-
culti , e che folamente delle cofe di me%p babbiamo cognitione : onde leg-
giamo netta diurna fcritturà : jlnnuntiate mibi priora , & nouifjìma qua
erunv, & dicam uoseffe Deos . E tra legratie che Iddio promette à gli of-
feruatori della fua legge , è fcvitto : Conflituette Dominusin caput, & non Dmier . 1$.
incaudam’, & eris femper fupra,& non fubter fi audieris mandata Dei .
Con la mano fottentar il capottando affettato, ò appoggiato.
Eptodi tranquillità, e di ficure^ja, eberapprefenta rtpofo di corpo,
& accena una fimil quiete d’animo: e perciò netta medaglia di M.^Au • 1 9 •
r elio Antonino è una figura (opra una fediache ripofala tefìa f oprala
palma dellamano y bauendo il gomito appoggiato alla fedia con quella in-
fcrittione SECVBJT<AT1 TE ET V A E. Et m un'altra meda-
glia di Filippo lAugufio è la medefima figura d'uria Dea,conquefte parole
S EC V B^IT.O B^B 1 S . Et in una di Alerone è una Dea che fiede appog-
giata ad vn’ altare, coti quefte lettere appreso: SEC VFJ.T *AT I jl y-
Gy STI.
Grattar/! il capo.
TJ Segno di timidità, di verrcgna,d'cbhuioue,edi nenpoterfi ridur à me- . 1 o.
moria Alcuna cofa . così l'usò Horatio :
* Et in uerfu f adendo Zt r # Sa( , 0
$&pe caput fcaberet.
Eùd Tompeio aferitto à mollitie , perche facejje quefio geflo di grattar fi
con un dito la tefìa, come fcriu e Plutarco.
Et un'antico "Poeta di ejfo Tompeio diffe :
Fafciola qui crura tegit, digito caput uno
Scalpit, quid credis bune fibt uelle ? uirum.
Similmente Giuuenale degli buominilafciui, & odo fi diffe:
Qui digito fcalpunt uno caput .
Curarli la cotica.
E Geflo d'buomo fenfuale,e lafcmo , che attenda con cibi delicati, un - .il*
guenti, bagni, ripofo, forino, e così fattedelitie ad ingraffar fi, immor -
bidirfì, & far fi rilucer la pelle, come fanno quelli , quorum Deus venter
eft, ?s lati fol per mangiar ,e far letame • Horatio di quefio gì fio due :
. * E \ Ire
3 6 Dell’Arte Jc’cenni,
lìb.zfài.y Iredomum,atque
Tell'iculam curare tube. E nell'Epiftole l'ificffo Tosta :
Mg pinguem, &nitidumì &benè curata cute vifes ,
• Citm ridere voles Epicuri de grsge porcnm . Et in un'altro luogo :
Lib.iaep.z,s Ronfi Tenelopes ncbulones > Mlcionique
In cute curando, plus aquo operata nmentus ,
Cui pulchrum fuit in medio s dormire dies , &
Md slrrpitum cithara ce fiat um ducere curarti . E Terfiù :■
— ’-Etaflìduo curata cutìcula Sole .
Gittarfi la polvere fopra i! capa.
E Segno di grandifiìmo dolore : onde fi legge che quegli amici di Giob*
i be che andarono à confolarlo,uedutelo in granififima calamità feifi-
fisu? sìihus ,fparferunt puluerem fuper caput f imm in ccelum . E ndl'*A»
pocalifii è fentto : Mifemnt puhicrern fuper capita fua, & clamauerunt
fientes-, & Ingente s . Et in molti altri luoghi della diurna frittura ciò fi
legge . E peraò co Eìuma Santa Chiefa nei principio della Quarefima di
farci porre la polvere [opra ileapo per gran fogno di dolore, e pentimen ^
to dt' no fi ri peccatile per raccordarci che
Meramente fiam noi poluere ombra .
Catullo nelle nogge di Teleo}e di Thetide dice
Caniàem terra, atqueinfufo puluere fceians
UT affo di Arfetc addolorato dice:
c< 12 ft.ioi Ma i bianchi crini fuoi d'immonda polve*
Si /f arge , e brutta, e fede il volto, e' l petto . Et apprejfo Virgilio- Me*
gentio,alla nouadellamorte di tanfo fuo figliolo,
Mn. i o» Camciem immundo de format puluere .
E il Rè Latino intefa L'infelice morte di fua moglie, e ia ruina della Città i
JEn, 1 2. Caniciem im mundo pe rfufa m puluere turpa-t ».
Cozzare» .
# 1 3 # Ve fio atto dì colare è proprio de' montoni, che per natura quando
contendono fi corrono incontra ye conia teU.a s'urtano rende i'
rioSìodiffe: _
Ci. n.6$> Mngi cofano à guifa dì montoni .
£ s’attnbuìfce poi anco ad altri animali , e peréti He ff ò Mriofio parlasi*
do dello feontro che fecero infieme Sacripante , e Br adamante :
C.jtft.ói, 'Nfn fi vanno i Leoni , ò Tori in fatto
M dar di petto , ad accoccar fi crudi.
Adunque quefia faràgeEìodi pugna, e di contrafio ; come ancorasi
Bau te quando diffe i
Sai 4.
• ai...
Job | ..
C«p..\ 8 .
lon 7.
!•&«£* 4-
in etere
Parte Prima '
37
.IC*
In eterno uirramio aldi due cozzi *
Da quello colare de gli *A vieti quella machina militare ,co’l capo del - L/£
laquale fi percoteuano le nemiche mura, ^Ariete fu detta defirittada-j
jritrumo della quale Propertìo : • Ub>\>
Dumque ariesmorurn corna pulfahat aheno . E Plinio dice quel famofi
cauaUG cui quale fà prefa Troia effere flato una così fatta machina da->
guerra* il Boccaccio diffe : Tfon battendo mai dauantì faputo con chz^j
corno gli buomini cacano . E dar di cozZP è l’ifteffo che colare, cioè
opponete, & impugnare, e però Danie diffe : , f ,
Che glena ne la fata dar di co^p ? E l’Eric fio , di lAfiolfo s in*tr 9‘
Venne in quel che coreana à dar di cozz°- c.zz
E quindi è deriuato il raceo^are, che è di nuoto co%%are j come l’usò
ViAriofto :
Dopo non s'eran mai più raccozzati* Ediffeancot ra * '/
Che non mai più per raccozzarti infame \
Foffimo al mondo .
Dar della tefta nel muro l
OVeflc è atto d’ìnconfilabile dolore . Il Sigonio parlando della mor - .14*
té di Ci flautino Imperatore dice che diuulgatafi, Milites ilhfis r>e iwp.ee-
muro c apiti bus nulli squ&sìibus pepercerunt . E l’Arìoflo dice che ^Aftol- cid.hb.$,
fo P\è de’ Logobar diveduta fua moglie fotte il nano, per quefia dishonefìà .
fìt per arrabbiar, per uenir matto , c. 28.^44
Tfe fà per dar del capo in tutti i muri .
Hauen'do la faettapercoffa lacafa de ’ Cefari, tutte le tefìe delle loro
Il a tu e caderovo à terra, che fàindicio che quella f chiatta doueffe del tut-
to perire in fieni e con "Njrone che di quella fà l’ultimo » Di quefio atto
così dijfe Tibullo :
Tipn ego tcRurem genihus perrepere fupptex ,
Etmifenm fanEIo tundere pofìe caput , ' hh%\MegA
7ipn ego , fintemi , àuhitem proetmbere templi s .
Et dare facratis ofcula liminibus .
Poner vn guanciale fotte l’altrui capo ^
IL gefìo diponere un guanciale fitto il gomito, è un* origliere fitto il # ^ -T
capo è atto à’aduiatione come dichiara San Gregorio fipra quel detto * ^
del "Profeta Ezechieìle : Va qui confuunt puluillcs fub omni cubito , & Ub.iZ.cs?,
faciunt ceruicalia fub capite vniucrf# atatis ad capkndas ani-mas. Di che$ tner-di*i-
Plutarco rendendo la ragione dice, che fi come il guanciale è gonfio, ma
s’ ac commoda alla te Ha di chi Puf a ; così l’adulatore, fi bene da princìpio
par turgido, nondimeno poi cede, e s’accmmoda * Il Signor B a (daffare
Bonifac-
5 8 Dell’arte de cenni.
Bonif accio di queflo cenno così diffe ; imitando ilTrofeta :
qui fub cubiti s puluilles omnibus aptant
Cm ftorum capiti qui ceruicalia fìernunt .
che pare che alludere Ouidio quando diffe, parlando deli’ off equio di
liB. i. degli amanti uerfo le loro amate :
mueifnan, Futi utile multi s
Tuluillum facili campo fuiffe manu ;
Che l’adulatore in fine non repugna feconda lamico ; come ben&
ejpreffe Martiale dicendo :
Tftg% Uè. ii Mentirti, credo; recitas mala carminai laudo :
Cantasi canto ; bibis Tontiliane bibo ;
Vedis,di(fimulo ; gemma uis ludere , uincor l
£ Giuuenale hebbe l’i Beffo concetto quando fcriffe :
Sai,}' - — —fydes i malore cachinno
Concutitur : flet, fi lachrymas conffexit amici ,
Tfec dolet : igniculum bruma fi tempore pofeas ,
*dccipit endromidem : fi dixerisceftuo,fudat.
S crine Cicerone nell1 ami citi e non effer pefie maggiore delle lufinghcJl
e delladulatione , la quale però non nuoce fe non àchi la riceue; auerten-
docìà non porger orecchio à gli adulatori. Bione diffe che quelli che com-
portano di effer adulati fono come boccali , che s’aggirano per gli orecchi .
E diffe ancora, effendo interrogato quale jfcffe la peggiorbe Bui, che delle
fiere era il Tir anno, e delle dome Biche l’adulatore. Et ^intiflene li para-
gonò allemeretrid , poi che egualmente pregano à i loro amici tutte
profferiti , e felicità del mondo, fuori che buon’ intelletto . tìauendo gli
adulatori dato à creder ai ^Aleffandro Magno eh* egli f off e figliolo di Gio -
Seneca cp. ue, effendo Bato nell’affedio d’una città ferito, diffe : Tutti mi dicono ch’io
6o* fon figliolo di Gicue; ma quefia ferita mi fà creder ch’io fia un’buemo co-
me gli altri . £ Tficefia uedendo che le mofche infefiauano ^ ileffandro ,
diffe, che quegli animaletti erano degni df effer ante poBi à4utti gli altri ,
perche guaftauano del f angue Elegia *
39
Parte Prima./.'
DELLA FACCIA. Cap. VII.
i Della faccia,
x Faccia confante.'
3 Serenale ridente.
4 Agra,ruftica,& ingrata •
5 Stupida, & attonita.
6 Rigida, e dura.
7 Torua-j.
8 Rugofa_>.
9 Volta verfo il Cielo T
i'o- Volta verfo la terra.
il Volgerlafacciaaltrouer
ix Dellsarrof?5rfi,& impallidirli .
i $ Della pallidezza.
14 DelFcrubefcenza .
1 5 Coprirli la faccia con le mani,ò con altro.
16 Percuoterli la faccia .
Vel ìa bella imagìne del noflro animo , che dalla 'Natura ~
nella parte anteriore del noflro capo fu di uarie parti
con tanta uagheg^a formata, è da noi faccia nominata ;
lo flato, e diJpQfitione della quale propriamente uolto fi ^
dice, che folamente effe* nciPhmmo affermò Cicerone ; Dt e£i 1#
nel qude mirabilmente fi ueggono uariare gli affetti de*
tioflri animi : onde egli diffe : Vultus , quotatimi motus funt, tot fìgnifi - De orat ’
catione s,& commutationes potè fi efficere . Quintiliano dice : Domina -
tur aurei n maxime unltus : hoc fnppUces,hoc minaces,hoc blandi, hoc tri -
fìeSyhoc hi lare s. hoc ere6fi,hoc Jummiffì fumus, hoc pendent homìnes,hoc
intuentur ,bunc Jpeffant etiamantequam dicimus‘,hoc quofdam amamus ,
hoc odìmus , hoc plurima intelligimus ; hic eflfape prò omnibus verbi s .
Di quefla faccia bora alcuna cofa dirò,eprji feparatamentc andari) d’ogni
fua parte i cenni, & i gefh inueft!gando,e di laminando*
Faccia confante.
ILnonmutar faccia, ma batterla fempre ad un modo faida, e confante , ^
èiniiciod'un animo forte,ìnnocentci& immutabile, V^irìofìo U’Qr~
landò quando andò à combatter con l'Orca marina dice: Cn * K
- — Orlando in se raccolto
la
Zib.j.c. ip
i 3.
Prtw. 1 6»
fBo 4. /?« 84*
ì,Mn. i7
Trìonf m<$.
Cap. 1 .
£<>». 86.
7» Scholijs
ad Ttrent .
40 Dell’arte de’ cennij *
Lamira altiera è cangia, cor nè Molto. Horatio :
*NjL cònfcire fibi , nulla pallefceire culpa .
Ter che Socrate bebbe femprela medefìma con fianca dell’aniftto, perciò
bcbbeancQ L'itteffo molto, nè in quello fi uide mai mutatione,ò altcratione
alcma:come anco nferif ce Tlinio, dicendo : Socratem , clarum fapienti^a
eodemfemperuifim vultujnec authilan magis , aut turbato | perche, co*
me dice Horatio :
*~—Tenacem propofiti uirum
7{pn yultus in lìantis ty ranni
Mente quatti [olida .
Faccia ferenas elidente.
Vefla pofitura di faccia arguifce benignità: come a punto diffe Salo -
mone: In hilaritate vultus Regis, vita clementia eius . E i^/ca-
firato diffe ancoragli : Benigni oculi fummam animi pulebritudinem co -
mitantur. Et attiene per or dinario, eh e coloro, i quali per natura non fono
nè iracondi, nè colemi^nè (degne fi hanno la faccia fi>lendida,eferena: pe-
rò co'l getto d’una tal faccia fi accennerà purità , e candidezza d'animo i
Il Tuffo d'Mrmida dice :
Serenò all* bora i nubile fi rai
jtrmida, e fi ridente apparue fuor e J
Ch'innamorò di fue bellezze il cielo .
Quefia faccia ferena ,e ridente fu attribuita à Gioite , con laquale differé
che pafferemua il cielo: Onde Virgilio :
, — Subridens hominum fator,atque Deorum
Vultu, quo c&lum, tempettatejque ferenat.
Cefi il Tetrarca diffe dell'anima della fua Laura •
Lo jfirto per partir dì quel bel feno
Con tutte fue uìrtuti m tè romito
Fatto hauea in quella parte il cìelferem. E degli occhi della medefimaì
Ver me uolgendo quelle luci fantz_j.
Che fanno intorno à sèi' aere j crono.
Ometta faceta uiuace e lieta farà anco fegno d'alacrità d'animo, e di certa
fperanza. Donato dice che l'alacrità propriamente, ett mulatto quadam^j
vultus , gettientis in ffem aliquam.
Faccia agra,ru dica, & ingrata.
IL gefio d’una tal faceta accennerà odio, dtfdegno,e mala uolonià:e fen -
Z? parlar farà attedi reprimer alcuna uh lenza: con forme à quei detto
di Salomone :Ventus Mquilo dijjìpat pluuias, & facies tnfiis hnguam de-
trahentem; E nell’Ecdefiafiicc è ferino: Melme fi ira riju',quia per tr.fi fi
Parte Prima-. ? 41
uam vultus corri githr animus delinquenti s.T ale doueua effer la faceta di tuhT'il
Senocrate, al quale vlatonefuo maestro diffe, che alle Gratie faci i fi caffè , UenM.£
acciò cbediuenijfe di gioconda , e grata faccia , quali dicono i Toetì effer
quelle delle Gratie : Vna faccia tale doueafare alt Miotto Mattro Taf Sai. u
quino,del quale diffe^j:
Se feparatamente cucinarmi
Vorrà Mafiro Tafquino una, ò due uolte9
Quattro, e fei mi farà il uifo dotarmi »
Faccia fìupida,& attonita.'
QVefio farà geflo d’ignoranza e meraviglia, quale garhatamentcJ
Dante rapprefentò quando diffe :
T<[pn altrimenti ttupìdo fi turbai
lo montanaro, e rimirando ammutru ,
Quando roggo, e faluatico s'inurba. llT affo la de ferine così ?
Taìlìdo, freddo, muto, e quafi priuo
Di movimento al marmo gli occhi affiffe» Et altrove »
V altro che di fìuporl* anima carca
Gli feorge à l’atto de Ummobil uifo .
Ma più e fqu: fittamente fù quefio fiupore dell' Miotto neltlmp . leone cofi
Varg.ió,
Cm fi. $6
C. 19. fi. 17
p
Rman Leon sì pien di merauiglia
Quando Ruggiero effer cefìùi gli è noto j
Che ferina mouer bocca, ò batter ciglia ,
Omutar ptè> com’una ttatua immoto ,
^tjìatua più ch’adhuomo s* àffomiglia ,
Che ne le chiefe alcun metta per noto .
Tuò anco una tal faccia dar jegnód’ effer intorno alcuna dehberationi
hrefolutcyche parimente è d’ignoranza effetto. Salufiio parlando di Bocco De MI*
Rè di Marocco dubhiofoffe doueua acce far fi a’ I\r manicò à Giugarta fcriue^urt*
.così; Dicitur fecum ipfe multum agitavi ffe , vultu, colcre3acmotu corpo -
rìs}pariter atque animo astraisi qua f cùicet, tacente ipfo, occulta ons im*
rnutatione patefeciffe. Di Mmida dice il Tuffo :
Che fiajji in sè romita, e [off tre fa C.igfi £7
Fra sè , co* fuoi ptnftéè par chefautM^J*
li Tetrarca defcriffe quefio fin por. dicendo nel Trionfo d dìa Morte ;
Q^.al è cbi’ncofa nona gli occhi intende, Cap.il
E vede , end' al principio non s'accorfe ,
Si c’horfi maraviglia , hor fi r prende •
f Virgilio
4*> Dell arte de* cenni,
9» Virgilio dice che > hauendo Euandro dette molte cofcJ i
Q Vixea fatusentìdefixicfue oratene hant
eternai ^incbfìades, & fidus beliate s .
Faccia rigida, e dura.
*6 e ''p Er gran timore la faceta s*irrigtdi(ce abbandonata dalfuo colete : On •
1 de un talgtfio dinoterà umore, e jfauento,come lymtefe Virilio qui*
JEn. j. do differì
— — Magni* ex-errita monftris
JZn'io Diriguit uifummedioycaior offa reliquia Etaltroucz
*At focijs [abita gehdus fornì dine [angui s
Diriguic, cecidete animi. E Marnale diffe :
Uh I. dum miratur pingui fe rote teneri
Concreto nguit umtta repente gclu .
Et rigens corpus fi due quello , che non fi può piegare : Quintiliano cefi
l*£jpr (jfc :^4du er fa facies tdemiffa brachiali? inatti p d. s, & à fummo , ad
imam rigens corpus. St dice il rigor de 9 Giudici quando non fi pofjono all <t
mifericordia piegarejna fono dnrì>& inefforabili E d'un huom< > sfacciato *
che nella faccia non moflra alcun fogno di uer gogna, di ciamo,t.be ha il noi
fi$ gusw.to durone di ferro ; come diffe Cicerone : tì omini prò amiutiafamiliarius
dixi,mihi uideri ore duriffimo efferfiti pr&fcnte eogrftu agere conarentur «
Scontra Tifone d ffc-.fi os tuumfern u J'enatus cornano nerberai i uobafti a
Gnidio di He cuba addolorata dice :
— Dunque fimi liima faxo
Torpet,& aduerfa figit modò lumina terra .
Dante rapprefentò una dura,& oflinata p eruttaci a ,qu andò del fupeib
biffino Capane o diffe :
Znftr* i4„ Chièquel gr ande , che non par che curi
^incendio , e giace difpettofo , e torto ,
Si che la pioggia non par cheyl maturi i Del quale Statio diffe , che fà
■ ‘-~r>Superum contemptory& aqui*
In&m.ìi.*. Giu flirto di Batto Terfiano Gouernacor di fatto p gione.e condot -
to al concetto dyMleffandro dice: lUe non interrito moào. /• d contumaci
quoque vultu intnens Regem, nudarti ad mmas eius roda ti, m : Qui -
dio di Giunone dice :
M%t. $0 Coniux quoque Regia vìfacfl
Citerà non dure , duro tamen vltima y ultu
Ditta tuhffe louiSo II Taffo di Clorinda famofa gucrr
j* idrmè d'orgoglio il uoltot e fi compiacque
% ‘ Rigido farlo, e pur rigido piacque t
lidi®
Parte Prima/? 45
iddio diffe ai IgeMeUe quando lo t»«ndè i. predicare A i figliuoli di
ìfraelle i Fili} dura fa£ie,& indomabili corde funi ad quos ego mitto te •
Faccia torna.
V}ja faccia tramila, e contrafatta darà indicio di (degno, e di ntala^
fodìsf attuine . Il Taf e di Orzano rinfacciato dai Saldano dice ;
Sol con la faceta tomai e difdegnofa
Tacito fi nmafe il fier Cir caffo >
JL guifadi Leon quando fi pofa
Girando gli occhi , e non mouendoilpaffo .
Dante introducendo Virgilio 9 che dica ad %Ahteo che lo uogtia calar
giù per un po%$?,per condnr effo Dante al fiume Codio dice •
IPerò ti china , e non torcer lo grifo .
Gnidio di tìecuba appa fonata dice : »%
Interdum toruos ex collii adsthera uultus *
Faccia rugofa .
TMe faccia dinoterà uecchiata .perche i ueccbi cofi fatta Vhanno :
E però Tibullo lafctò fermo :
Cum me a rugofa pallebunt ora fent ila ,
Et referam puerts tempora prifea fenex .
E per confegutn%a feuentà ,e granita} quale iife Tropertio convenir fi
allo fenttore di materia hermea :
l^unc roto fubdnUo gr&uior procedere yulm
Nurse aliam cylharam me mea mufa docet .
VuArìoffo dùuecchio Bardino afflmifimo ftt la mette di Brandimar -
te diccs :
Le mani erano in tanto empie , e rubelle
Uicrincanuti,àlarugofa pelle.
Faccia volta verfo il Cieló.
tlech.%:
•7-
C.l • fiS6
Inferii:
Met. 15.
.3.
untivi
IiL 1 »
C. 45. flt
168.
SIcome fi uolta la f acciai così i fogno che fi miti l’animo uerfo il Cielo „ 9 1
à DiOidoue hà particolare fiancati Ichefà bene intefo,e chiaramente
efpkcato dalT affo quando del corpo di Suono diffe:
Gìaeea prono non già, ma come mito C 8. fi
Hebbe fempre à le Stelle il fuo defitte t
Dritto ei teneua inuerfoàl Cielo il uolto
In guifa d'buom, che pur la fttfo affire.
Et perche fola l’huomo tra gli animali affitti di falire dopò la morite
al CielOidonde prima Henne} perciò hamndo Iddio fatti gli altri ammali
riguardanti la ta ra, fece foUmentc l’buomo retto, che ammiraffe U bel»
ktyedd CitlOfComcben diffe Omdio :
F % Os ho -
44
Dell’arte de* cenni.
Met.l.
fum Uh,
Cap. 1 1
Gap iz
Os h omini fublhne dedit coelumque ridere
lujjìt , & ertele sai fy derat oliere uuitus :
Tìe nat.Ueo Spiegò in qu e fla maniera Cicerone Vtflffn •concetto : Deus homi nei
hjrno excitatGS celfos > & ereflvs confhtuit* rt D e or um cogniti ontm, c&-
lum intuentes , capere poffent : Dei quah concetti trattò anco nei primo
libro delle leggi . E molto prima di lui ciò fu eff ceffo da 'Piatone nel Cra-
tilo : il quale diffe anco che l’anima noflraff ubilo ch'èufcita dalie mani di
Dìo,naturahmnte à lui come fuo padre fumglieper contemplarlo t
Qgeflo leitar di faccia in alto è anco mduio di confidenza* d’ardere* e di
magnanimità :Onde è fcmtto in Giobbe; Tane ieuare potensfaciem tuam
abfq', macula^ eris JìabUis,&^ non timcbis .. Et in un1 altro luogo : T uno
fuper omnipotentem*delicijs affiuens*& eleuabisad Denta faaem tuam l
UjLlciato diffe che la (he vanga tema la faccia uolta uerfo il Cielo , don»
de affettanti aiuto fin queflo emblema.
Qua Dea tam Insto fuffie&ans fyiera yultu i
Cuius penniadisreddita imago finiti,
Elpidij fecero manusa ego nomincr ilici
Qua mi feri s promptam Jpes bona p&flatqpem -
Scritte Paulo Moriginel fuo Santuario di Milano dotte tratta delle^J
reliquie di San Efagaro , che offendo fuc ceffo in Milano un gran conflitto
tra Chri ff ani, $\Ar nani >e reflati in effq molti d’ambe le parti eflinti, crei-
no i loro cadautri in modo mefcolati*cffe difficilmente fi potè uanort con q-
feer qusUi de * catoiicbda quelli de gli he reti ci ima che à preghiere di San -
tfrjém hr o fi Oyper poter dare à qu eli i . de fé deli Chriflia n a fe poi tura* quefli
fé mi tarano con la faccia uerfo il Cielo, & quelli degli intani uerfo
De facr* n- terra : Ilche è riferito anco da Dominico Mnfcfjo . -
Hq. cult . il drìg^ar la faccia uerfo alcuna cofa è anco atto à* atteniìone : E però
§.u tnu.i 5 Beatrice diceudà Dante ■ ; .
jrara .7. ^Qr drizza ifuìff à quel che fi ragiona ...
C,j6. E df allegrezza amora peperò l’jtrioflo dice ?
O come à quel parlar lem la faccia
La bella Et adamante, e ne gioifee*
Faccia volta verfo la terra..
Naturai geho di dolore*e di ucrgogna: Onde Dante diffe :
Come le pecorelle ef con del chiufo
*Aci una , à due* à tre $ e l9 altre hanno
Timidette , atterrando Cocchio ye*i mufo •
Et in un9 altro luogo parlando di frenetico Caccianemico , che ndEIn-
ferao fi vergognò d’effe òrda effo Dante minto, mentre cerne roffiai-o er&s
dal
cmé.
.IO*
Parte Prima .
'dal Demonio frullato , dice :
E quel frullato celar fi credette
Buffando il uifo. Virgilio di Bidone addolorata dì fife :
4 ;
Inftr, 1 8.
C. 45;
10 6,
V di Tinabello di fife s
Cti FI. 3?t
Tarn breuiter Dido vultum demiffa profatur . E di jlndromaca » j£n. i .
j yeiecit vultum , &'demiffa voce locata cfi. Mn.y
VMdoHo dice che Carlo Imp. uolendo maritar Bradamanjtc in Leone
figliuolo di Cofiantmolmpda fece chiamare à feper intenderà a lei fc_s
era ueroycome Mar fifa affermati aì eh e tra lei,e leggiero feffe preme fifone
fatto matrimonio :
Tkn Br adam ant e chino à terra iluifo,
E confuja non nega , e non confcnte ,
In guifa, che comprender di leggiero
Si può che detto habbia Mar fifa il uovo <
Et hauea gli occhi molili e*l uifo baffi o ,
È fi moftraua dolorato, e loffio.
Dante ,defcriuendo la pena degli auari nel Vurgatorioydice chefiano à
terra bocconi-, per dimoftrar come hebbero sepre à terra utili i loro pe fieri
y idi gente per effo, che piangea, ^
Giacendo à terra tutta uoltain giufio e
lAdkafit pavimento anima me a ,
Sentì dir lor con sì alti fioriti ,
’Ghela parola a ' pena sin tende a .
Dicel'tAriosìo che Giocondo, battendo trottata fina moglie à giacer con
un fuo gargotte, oppreffio da uergegnofo dolore :
Con fronte ere ffia, e con gonfiate labbia C x%.ft zf
Sta l’infelice , e fcl la terra guata .
Il T affo parlando d\Mcafio,che fi uantò dì far l'ìmprcfa deWìncanta -
to bofcoynon battendo potuto ciò far e offendo fi con uergogna ritirato dure,
Che quella faccia algar, già fi orgogliofa FI
la lucede gli huomini non ofa . ^9
Et in un’altro luogo dice che Emirem,e la incontrando i faldati *
T al’hor dice ad alcun , perche dime (fio
Mofiri faldato il uoltoì e di che temi £ C,i0, **'$ *
Et Iddio dtffe à lo federato Caino : Cur concidit facies tua ?
Éfiuefio geflo di tener la faccia uolta uerfo terra è anco atto di penfar
profondamente alcuna cofa:E perciò Remerò dice che prima, che Vliffe co lliield j .
fi eloquentemente parlar ^flette un peggo con gli occhi fiffi uerfo la terra,
€ con lo festi vo immobile . Dante cefi fcriffie :
Va eh’ io intefi quell* anime offenfe 2nfir.fi
Chinai
4« Dell’arte decenni*
Chinai il uifo 9 e tanto9 1 tenni baffo
Fin cbe9l Voeta mi diffe , che penfc^; f Vjìmfio co fi diffe ancor9 egli:
€.41 fi. 67. Stando in quello penfofoil Caualtero
Di Chiaramente y e non aliando il uifo *
Et di Rodomonte grandemente appaffionato diffe medefmamèntt *
C'i? fi. di pen fiero inpen fiero andò vagando
Da fe [ì e ffo lontano il Tagan molto »
Co'l ufo a terra chino ynè leuando
Sì gh occhi mai cW alcun guardaffe in volto. EtilTaffo\
G.iè.&<.56 ManelSoldan feroce alzar non ofa
Ottano il uolto » e'I tien penfofo , e baffo .
Ouidio dice che la Sibilla Cornea prima che tiffondeffe ad Enea , che l*ba*
uea ricercata à fcorgerlo all9 inferno , flette alquanto penfofa .
Met- 14. — — *^At illa diu uultum tcUuremoratum
Erexit , tandemque Deo furibonda recepto %
Magna petit , dixit ■.
Debello ìu Ma lo fìat continuamente con la facciauerfo taterra,è gffiodibefiia,é
&Mrt* d'huomo di cofiumt befiìaltye fozgi.E però Saluflio di quefia pofitura diffe:
Meu 1. Natura pecora pronay& uentri cbedientia finxìt . Et Omdio :
Tronaque cum fp e 61 ent ammalia estera terram .
Volger la faccia al troue.
di. C Icome il rimirar alcuna cofa è atto d9amarlaye di de ftder ariamo fi il no
O uoler riguardarla: f ma uolger altroue lafacciay è fogno dijprezxarla> e
tfal. ni di odiarla :£ perciò Uggiamo nella diurna fcntturayVfque quo Domine obli
Ffal, uifeeris me in finemyufquequo auertisfaciem tuam à me f Et> ^Auettefar
ciemtuam à peccatismeisy & omnes imquitatcs meas dele. Et anco:
Deut. 32. feondam faciem meam ab eis , & confiderabo nowffima eorum gcneratio
Ènim peruerfa efl .
Gen j$. jLccioche Loth non tnofìr affé alcun defiderìo di uoler ritornar nell'in-
fame Sodoma fua patria 3 dì donde gli v Angeli lo face u ano fuggire , gli dtf*
fero i Salua anìmam tuam noli rtfficerepofl tergum: e poi foggiunge 1<cj
fcrittura:F{efl>icien$ uxor ems pofife , uerfa ofì in Hatuam falis . Virgilio
uolendo iffrimer y che Minerva non uoleua effaudire le preghiere delles
Donne Troiane y la finge con la faccia rivolta altroue. :
Mn. 1. Diua folofixos oculcs auerfa tembat •
Il Tettare abolendo dir che Laura non uolea compiac€rfoy dice :
Sen. 49. T or tendo il uifo a* pr ioghi honefhye degni .
Ovidio fa dir per Tandead Eiena- :
Ep' ì 'D Multaque ne uideamènerfa cervice rccptmbo.
Del-
I i
Can%. 1 8-
CéWt.ìQ*
Parte Primari 47
Dell*arroflirfi,& impallidirli nella feccia*
QVando l’huomo per qualche juo fallo diutene roffo t ciò procedei
perche il f angue con gli /piriti lutali corre alle parti eflrinfachc
à fp are ciò che [accede per riportarlo al cuore ima quando per dolore ,i
per timore impaUidifce , qut fio amene perche glt fi [fi [piriti correndo al
cuore per difenderlo , e così abbandonando le parti efìeriorìy la faccia re-
fi a pallida.effangueyt fi ed da , ficome il cuor e , per lo concorfo del [angui
fi rifcalda maggiormente . llcbedatTetrarca fù così ejfrrejjp :
Ma la paura un poco
Che’l [angue uago perleuene agghiaccia
IQ [calda il cor , perche più tempo auampù E iijfe ancora z
Ma le ferite impreffe
Volgon per forza il cor piagato altroue ; •%
)Ond’iodiuento [morto 9
E7 [angue fi nafeonde non sò doue .
Come l’uno , e l’altro di quefìi fegni fi fcoprijfero nella facciad9l[a •
\i ella , quando d’impreuifo uide il fuo amato Zerbino da Orlando hb^rat9
\ia imminente uergognofa morte, così fù dall9 ^iriofio efpreffo :
Vede la donna il fuo amatore in fronte G.iyflJ?
E di (ubilo gaudio fi [colora:
Voi toma come fiorhumido fuole
Vvpò gran pioggia à l’apparir del Sole »
Effendo adunque la pallidezza fogno di timore > e la roffezz* di uergod
gna; quindi htbbe origine quel prouerbio. Scmelrubidus, & decies pal-
Udus : eh fi dice d quelli , che facilmente dimandano à molti denari ììu»
ìpreflitoye raro.ò uon mai fi curano di reflituirl;perciò che fitcome fi uer -
\gogn ano nel dimandarli yc osi fi addolorano nel douerlirefUtuire . Catone
ìiiceuaycbe p ù gli piaceu ano i giouani,cbe roffi diueniuano che quelli che
pallidi; perche l* et ube faenza era indicio di buona indole , e la pallidezza
ii cattiua . Il Tetrarca d’ambeduc così dijfe :
E sò com’tn un punto fi dilegua , >% Trionfo di
E poi fi [farge per le guancie il [angue , Amore.
Se paura yòuergogna amen che’l fagua.
L’una%e l’altra di quelle dimofìr alieni di paffioni contrarie furono in^j
San Tietro dopò bauer negato l^S.per eflremo dolor ey e profonda ucrgo •
ina: Come fu da Luigi Tanfillo in quello modo [frugato :
Quel aolto y ch’ara poco inanimi flato $fSe
st/frerfo tuttodì color di morte y %• mt d> San
ÌVcr io [angue , tf/al cor fa n'tra andato 9 " fi*n*
cjM.u
C. 46*8,6$
tnfer.4*
Eurg.f.
4S>
Dell’Arte dc’cennij
tafeiando freddt ì* altre partii e [morte ,
pai raggio de* Sant* occhi ribaldato 9
Diuenne fiamma , eper i'ifteffe porte ,
Ch'era entrato il timor fuggendo {farne J
E nel fuo luogo la uergogna apparite :
V^irkfloejfrcffe queflo amorofo arderei & agghiacciato timore itti
Ruggiero, così dicendo s
Jt quefìo annuntio simulatole punto
Da l* amorofo fir al, dentro infiammarfs
E per l’effa / enti tutto in un punto
Correr un ghiaccio, che’l timor ui ffarfel
Et ancora di Bradamante quando bebbe linaffettata nona che \uggie*
ró era nino, e che farebbe fuo conforte dice, eh* dia hebbe tata allegrezza:
Onde \l f angue , ch’ai cor, quando lomorfe
Trmail dolor , fu tratto da la pietà ,
JL queilo annuntio il lafciè fole in guìfa 9
Che quafi il gaudio ha la donzella uccifa *
Della pallidezza I
LJi pallidezza della faccia è fogno di timore , di dolore , e di ccmpafi
f ione : Quindi nacque il proverbio : Vbi timor ibi pallor . E quel*
l'altro : • Ignam vertitur color • Quello effetto d'mpaUtdirfi per pietà yi
per dolore fu da Dante {piegato in quefla maniera :
Hot dìfeendiam qua giu nel cieco mondo ,
Cominciò il Voeta tutto f morto »
lo farò primo , e tu farai fecondo ì
Et io che del colermi fui accorto > £%/
D[fjis come verrò fe tu punenti ,
Che fu oli al mio dubbiar effer conforto f
Et egli dme: l’angofcia de le genti ,
Che fon qua giù,neluifo mi dipìnge
Quella pietà,- che tu per tema f enti . Etaltroue s
—Diuenm f morto 9
Come fà l’huom che {paventato agghiaccia .
il Tuffo ciò difl e m più luoghi ye particolarmente :
Taìlida , e ff angue , e sbigottita in atto
Lo fpauento , e*l dolor u banca ritratto : E fà dir ad Annida :
.Spcffo l’ombra materna à me s'offria
T alluda imago, e dolore-fa in atto :
GiuHcnale per efprìmer un gran dolore , dìffe :
Talleat
Parte Primari
49
■ Tatteat vt nudis preffit , qui calcibus anguem .
Che fà daWArioflopià coptamente Spiegato i
Hejlh pallido in faccia , come quello ,
Che’l piede incauto d’improuifo hàmejfo
Sopra il Serpente uenenofo , e fello .
Dal pigro Sonno in me^o Sberle ùppreffo $
Che {paventato 9e Smorto fi ritira ,
Fuggendo quel , eh* è pien di tofeo , e d'ira .
Et ad ejprimer un grandi (fimo > & improufo dolore diffe s
Dìuenimmo ambi di color di morte »
Muti ambi , reftiam con gli occhi baffi m
Et apunto la morte è detta pallida • ìi or atto :
Talli da mors <tquo pulSat pede pauperum tabernas,
Kegumqueturres . . ___
Virgilio > deferiuendo Bidone afflittìffìma , e diJpoBa di morirei diccj J
« Vallor ftmul occupai ora*
Il Taffo parimente di ^Armida quando era in atto di uccider ft :
Già tinta in ufo di patlordi morte . Qui dio così diffe r
yt fenfit tetigiffedcmum Tòltomela nefandam
Borruit infelix toteque expaUuit ore .
Etti Tadre Taffo nelle lacrime della beata Vergine di lei diffe ?
E di mefto pali or nel ufo tinta
Tarue reftar fintile al figlio e Stinta .
Effondo dimandato Diogene perche Poro foffe di color pallido t riJpoSe :
perche egli ha molti che lo in ft diano; poiché simpaUidifcono quelli che^J
hanno timore • li Tetrarca nel Trionfo d* Amore dice :
- Et io, com'hucm , che teme
Futuro male , e trema an^ì la tromba ,
Sentendo già doti* altri ancor no' l preme 9
Hauea color d3huom tratto d’una tomba . E di fé Beffo diffe :
Volgendo gli occhi al mìo nono colore
Che fà dì mine rimembrar la gente ,
E anco la palli d indi ciò d'effer innamorato , poiché fi dice queBo
effer il colore degli amanti : ma credo io dei mal contenti }che non trotta -
mà ? loro amori còrnjponden^a ; e pere ò con la pallidezza dimoBrano
| Puff Unione de gli animi loto . Così diffe Ohi dio : *
ì Taileat omnis amans ; color cfihic aptus amanti. Et ancora »
FJtgerat ore colorymaciefque adduxerat artus
Sumtbam mìn mos ora coafta c>bvs t Et Horatic »
G <Hec
Salti
?-jpAs*
f. 4$ A 4*
Liba, Od.$
Mei Al
C*p>3 •
Gannii,
De ari, am,
Ub. i.
tp. II.
Vo Dell’arte de* cenni,
&-3,odAo',${ec tinfifus viola pallor amantium .
Dante fa dir a Francefca Malate fra innamorai a dì fuo cognato l
infera, Ter più fiate gli occhi ci fiffinfe
Quella lettura > e fcolorocct’luifo ,
Ma [od un punto fu quel checìuinfe. IlTetrarca battendo ma uolta
ueduto Sennuccio amico fuo^hementre fan eli au a con la fua amata don
na fdtuenne pallido e [morto 9 ciò m que ho modo tffr effe :
Vià uoite Amor m banca già detto 9 [crini *
Sen 7j. Scrini quel $ che uedeiìi in lettre d’oro ,
Si come i miei [ guati decoloro $
E’n un momento gli fò morti , e nini. E nel feguente Sonetto , rendenm
do la ragione perche così gli amanti fi trasformino, dice ;
Scn 74. Quando giunge per gli occhi al cor profondo-
Vimagin donna 3 ogn3 altra indi fi parie ,
E le tiirtà 3 che l’anima compari e
lafcian le membra qua fi immobU pondo .
E1 anco la pallidezza fogno d’animo inuidicfo : Onde Dante dìffe :
Tu li [angue mio d’inutdia fi riarfo ,
Che 5 fe ueduto bau effe huom farfi Lieto ,
Turg.i 4, Vi$lo rn’haurefii di littore ffarfo .
Così anco Ottidw,la Slffia Inmdia defcriuendot diffe :
Tallor in ore fedet , tnacits in corpore toto ,
Tffufquam n Sia acies . Et Horatio :
Met.i, tHps3noSlra'cjue liuidus odit .
Gli hipocritifper dare à creder d’effe r dal digiuno , e dalle uigilie mace -
rati, exterminant facies fuas,vt videantur ab hominibus teianantes i di-
cendo con Horatio :
Da mihi fallerei da iti Slum Santtumque videri .
Onde propriamente furono da N. S. chiamati fcpulchra deaìbateu •
Tali dìffe F^irwfto effer i tufi de* Tosti per l3 ingratitudine de* Trend -
pi auari :
Mate 13. Duoimi di quei , che fono al mondo tv fli
Quandola corte fia chiù f e hà le porte 9
Che con pallido uifoye macro , e afetutto
C.jf La notte , e’I dì ui picchian fen%a frutto •
E% anco la pallidezza fegno d* effer dedito à gli ftudi , e nelle ffiecula-
tieni occupato: E però Ter fio d (le :
%Atte noUurms iuuat impallefcere chart>s h ■■male fi 'h emendo un cer -
to ignorante, che >per effer naturalmente notata ff re limato
Tetta*
Parte Primari
J»
Poeta, dìffe :
Ejfety Cafìrice , cum mali colorii &• ?•*/'£• j.
Verfus fcribcre capit Oppianus .
Della eruhefcenza.1
LkA erubefcen\a è indtcìo di timore digiuna riprenfione;uirtà prìnci - .14*
paltfjìma de' giouaniycome dice il Filofofo nell' Ethica.E Cicerone dice Li. 4. e vlu
£he pudor ornat atatem. Tibullo dijfe anch'egli: Pro Rofde.
Virgmeus tener as ftatpudor antegenas . E Terentio diffe : Erubefcit
(alua rei eft . Quella erubefeenga conftfte tutta in atti , egejli : E perciò inhb Jt off.
$. Ambrogio lafciò fentto : Quemadntodum infenìbusgrauitasyin wueni-
bus alacritasfic m adolefcentibus uerecundia laudaturyueluti natura dos
quada^ua in ipfo corporsmotuygefiuyac inceffu feruanda efl.Verraccor « P;erio ^ 4&
dar quefìa erubefeen^a a* giouanettiy i Romani uollero che effi portajfero
la pretefla di color purpureo:e però Giuusnale diff t: Sai. 1 1 ,
Ingenui rultus pueryingenuique pudoris ,
Quales t ffe decet quos ardens purpura ueflit . Le refe fono fori dedicati
à Ventre > perche fono rubicondi; e difficilmente fi colgono fonia, fentire le
punture delle (pine: cofi le cofe Veneree , e hbidinofe et pongono , e traffig-
gono l'animo m modo , che ne arrogiamo di uergogna : E perciò l'^iriofto
Variando di Ruggiero ye di Bradamante dice :
Ruggiero abbraccia la fua donna bella
Che più che rofa ne dtuten uermigha :
E di Ruggiero quando trouò Angelica legata nuda fopra quello fcoglio ,
c.
Lib. \ .cd 15
vereffer deuorata dall'Orca :
F or%a è che à quel parlar ella dìuenga
Qual è di grana un bianco auorw Jparfc . Horatio:
rune nec mens mibi> nec color
".erta fede manètybumor & ingetias
Furtim iabitur arguens
Ouàm lenti s penìtus macerer ignìbus
Dante diffe anch'egli , che offendo nell' Inferno dimandai 0 Virgilio f egli
'ra quella fonte %■ Infer.i.
1 he fpande di parlar fi largo fiume ;
\lIP0feì fui, con uer gogne fa fronte : Verche chi è mode Ho fi uergogna
mando è in faccia lodato . Et in altro propofito diffe^j :
'he poteu'io ridir y fe non; io uegno ?
Difillo alquanto del color confpcrjo ,
,'hefà l'huo'm di perdon tal uoka degno.
L' ^inojh , con figliando il mar ito come debba riprender la moglie ^
G 2 di
j£ Dell’arte de5 cenni.,
ài qualche fallo ] dicevi :
"«/ Se pur taluo Ita erraffe l’ammomfci
Serica ira, con amor, e fia affai pena ,
Che la facci arroffir fen^a for Dfci .
Et il Sannazaro con bella fimilitudine fi feruì di quefìo concetto dicendo ;
Questa aita mortale al dì fomigliafi.
Lo qual poi che fi uede giunto al termine
Pien di j corno à Toccafo riuermìgUafi . Quid fa*.
4‘ plana rerecmdus tinxerat ora rubar , Et altronde *
— —Con f afa pudore
Lp,io. Senfi me totis erubuffe genis .
Sacripante, per ef sere Slato fuperato,& d terra gittatoalla prefen%&+
d’>Angelica, Irebbe di quefìo mal3 incontro estremo dolore, non per lo dan*
no che ne patifse^j |
Ma per uergogna fola ,cndea\dì fuoi
C.i. £1*66. jqè pria , nè dopò il uifo htbbe fi rojjo .
E poco ctapoi intendendo, ch’egli era Stato abbattuto da Bradamantcj
belliffìma Donzella, reSia in modo ccnfufo ,
C1./.70. che non sà che fi dica, ò che fi faccia
Tutto auampando di uergogna in faccia ..
‘Parimente Rodomonte , quando Doralice diffe di uoler non lui , ma fi ben
Mandricardc per marito,refiò affhttffmo 1
c, 17. tf. Ma poi che L’ufat* ira cacciò quella
108. Vergogna, che glihauea la faccia tinta
Ingialla, e f alfa la fenten^a appella .
Volendo con la Jfada decider quella controuerfia : conforme alFanticty
prouerbio . Verecundia inutìlis viro egenti . £ di quei barbuto , che fa -
tea attgi ad Angelica, dice e
c.8^.47* rpoi più fìcuro uà per abbracciarla ,
Et ella fdegnofetta lo percote
Con una man nel petto , e io re (finge ,
E di bone fio r off or tutta, fi tinge . Tibullo così diffe :
Vt iuueni primum virgo deduSta marito
Li.3 deg. 4 jnficitur teneras ore ruhente gena s. E i'^drioSlo ancora z
Zerhin di queSto, tal uergogna fente ,
Che non pur tinge di rofior la guancia,
c.20. ^ Ma reStè poco di non far fi roffo
J3°' Seco ogni pe^go d’arme, c’bauea in doffo * E diffe anco :
c, 20, fi. $2 Infoltiti uergogna fi li punge,
Che j
Parte Prima. Jf 3
€be,eom9un fuoco, à tutti il uifo raggia. . ,
Impudente è quello che non hà pudore , <te/ Ocerowe èffe : Qiti fe -
we/ verecunàia, fines tranfierit , , & nauìter oportet effe irnpu -
dentem . Conforme à quello che dff ? <?«£*/
tenere mores , itti, decus, pietas } fides >
Et qui redire nefrite cum perii , pudor .
Pudibondo è quello che bà vergogna : e pudenda fono quelle parti nel-
Vbucmo, che fenica pudore non fi poffono J coprire . E gii antichi dìffero
anco depudicare per ifuergmar •
Quella r offesa della faccia è anco fegno d? iracondia : Perche , ceraci
d/re Mriftotile, lira è una infiammatione di /angue intorno il noflro cuo - 1 »
re; e perciò ella ci fa nella faccia arrojffìr e iQnd* ben diffe il Tetrarca :
Piti di mille fiate ira depinfe 'Trionfo del
Il mito mio, eh' Amor ardeua il core . E tArìofìo : c*pT'
Quel Ej , d'ira infiammando ambe le gote , c ‘ 4)# , •
Diffe addice fìe • llTaffo ffi e gè Pitie ffo inqueUomodo :
Onde fi ferma , e d'ira ,edi dijpetto
Auampa dentro , e fuor qual fiamma roffo .
Statio dice che in Tracia nella cafa di Marte tra gli altri ut era Vira roffam Tefaid.'/.
E foribus cacumque nefas iraque rubentes »
Dante fa che San Pietro dice / degnato i
Ond'to fouente arroffo, & isfauillo *
E PlpUro Signore fimilmente accoppiando quefti affetti di uergogna , e luca 6.
di [degno y dice : Qui me erubuerit ,&mecs fermone$,& fihus hominis
erubefeet eim,cum renent in maiefiate fua .
Coprirfi la faccia con le mani , ò con altra cofa .
Qyeftocoprimentodi [acciai gefto di uerecondia : E peròl’Alciato #j
tn un fuo Emblema diffe :
Ergo fedensvelat rultus , chnubit ocellosì lmbl.196*
ifiaverecundi figna pudor is erant.
Homero, deferiuendo una uecchia che piangea , diffe :
Afianusad faciem palmas vtrajque tetendit :
Perche quelli che piangono fi mettono le mani alla faccia , vergognandoti
d’effer ueduti à far con deformità un9 atto uile . E così Gnidio diffe :
* Manibufque modefios
Celaffetyultu$,finenreligata fuifjet. te et. 4 ~t
Imitato dall* Ario fio, quando d' Angelica, diffe z
E coperta con man s'haurebbe il volto G.ieft $9
Se non eran legate al duro [affo.
Guidi o
Me/. io.
Macrcb.S a-
/tir. lib. 7,
€Mp.lU
De a/i. am.
hb.x.
Ixod. 3
%. Cor.y
In lib.fìrm.
In capi.
54 DeJI’afte de5 cenni.
0 màio dì Mirrha , che fi uergognaua di f coprir il dwhoncfto amóri
d fuo padre portano. , dice :
Sape tenet vocem > pudibundaque veBibus ora
Texit. Icaro defideraua che yhffe fuo genero , con "Penelope fua figlia
fi fermaffe [eco in S parta: manonuolendo Vhjfeciò fare, fi sformò il pa-
dre di per fuadere la figlia : onde polla da vlifje in libertà òdi rimaner
cofl padre,òdi feguìtar fuo manto; ella con un* atto diuergognaycopren -
do fi con le mani la faccia , accennò di uoler abbandonar il padre, e fogui-
tar ilmarito: Conforme à quel detto della diurna fcrittura: Mudi filiar
uide, & melina aurem tuam,& oblmìfcere prpulum tuum}& domum
patrts tui. Icaro per memoria di quefio fatto dri^gè una flatua dedicata
al Pudore in Sparta\ con la faccia coperta . E fu introdotto che le donne
andaffero i marito con la faccia uelata . E fù etiandio ccftume de’ Ro-
mani che andaffero à marito con la faccia coperta d'un uelo di color d'o-
ro , che flameo àìceuano y quale primieramente era portato dalla moglie
del Flamine; al quale non ejfendo lecito di far da fua moglie diuortioyfà
perciò introdotto che anco 1* altre donne lo portafsero per buon augurio di
indif solubile matrimonio y quale era quello del Fiamme : Onde Lucano
parlando di Mania moglie di Catone difse :
Lutea dem ffos -velar unt flamea vultus.
E perciò ne’ rouefei di molte medaglie , come in quelle di Sabina Mugu-
fia> di Herennia , di Mania OttaciUa y&in altre fi uede la faccia d’una-j
donna coperta d’un uelo 9 con la parola di PVDKlTÌA apprejfo : MI
chealludè Ouìdio quando dìjje :
Efie procul vitree tenues , infigne pudoris .
Mosè la faccia fi copriua y acciò che glt Hebrei non mir afferò in quella :
perche,come dice San Paolo, era l’tfitffo uelame nell’intelligenza dei uec -
chio teftamento; ma quando Mosè con Dio ragionaua}la fua faccia difeo -
priua>e perciò dopò la uenuta del Redentore noftro >reuelata facie glortam
Domini fpeculantes in eandem imaginem transformamur à ciarliate ìyl
claritatem. E quindi è che fi cofluma di [coprir fi il capo quando fi legge
il Vangeloyper dimoiare che quelle cofe,che [otto uelame, e figura era-
no nella legge}e nei profeti contenute, bora nell'angelo ci fono f coperte ,
emanififte. Ma il porfi alla facciati mozzichino, ò altra cofa taie>fard
atto di uoler nafeonder il rifa , & occultare lo fchernirnento fatto con -
tra alcuno :M che allude Htraiio quando diffe :
- — -Mappa coinpefcere ri firn. E Plauto-
Tfjc menda: ijs fubdohs mthi afquam mantelum efl meis
Tslfc fycophantijsynecfucis uhm mantelum obuìnm tft.
Il gè-
Parte Frimai jjr
Il gefiodi metter fi la mafchera alla faccia accennerà fcurrìhtà , e bufo
neria’, perche gli buomini majcherati fi fanno lecito di far rider la brigata >
con cofe anco indecenti : Onero che accennerà cofa occulta , e da non pale -
far fi: come fogliano gli buomini con la mafchera nafconderfi , acciocbc _>
non fitano conofciutije le [emine che con belletti >e lifci s’impiattrano lafac
eia, fono dette ìmmaf oberate : Giulio Tolluce d’uva tal meretrice diffe. :
Terfonam nonfaciem gerit .
Percuoterli la faccia.
EGefio di gran doloreicome 0 indio lo e f refe in ^Alcione ^quando inte -
fe la morte di Ceicefuo manto ; accompagnandolo con altri così fatti
dolorofigefti :
Tercutit ora manu , laniatque à pc&ore nette s,
’Pe6toraqueipfaferit,neccrinesJoluere curans
Se indite V irgilio d'ffe:
Inftiix crinesfcmdit luturnafolutos ,
Vnguibns orafororfgdans> & p£ fiora pugni s.
È Lauinia , udita la noua che la Regina fua madre s’era impiccata :
F ilia prima manu flauos Lauinia crines
'Et rofeas lamiata gene, s. £ l’*A rio fio di Fi or di fina :
Così fi duole yficonfuma, & angc^
la bella donna , e non s’ acheta infretta
TaChorfi batte il uifo , e il capei frange
E di sè centra sè cerca vendetta* .
• l 6.
Met.nl
Mn . ni
JEn. u.
C.ìytt.i*
$ £ Dell’Arte dc’cenniì
DELLE CÒRNA. Gap. Vili.
i Hauer le corna,
z Getto di fare altrui le corna*
3 Alzar le corna:
4 Hauer il fieno nel corno.
5 Effere feornato .
Hauer le corna*
1 bette non fi può negare, che la M atur a nella format ione del-
L'huomo non fia fiata fua benigniffima madre , battendolo arric-
chito di tanti doni, e di tante grane', e particolarmente battendo
dato , come dice il Tetrarca-
Sm. 1 8 j. Vt l'huomo l’intelletto , e le parole. u :
Ella nondimeno ne* beni del corpo fri à molti' animali bruti affai più
cortefe , concedendo loro miglior udito , più efquìfito odorato, piu acuta uì-
fia, maggior uelocità^obufiexx^ maggiore j più lunga ulta, e diuerfi orna «
mentr, nelle quali cofe uedeft che à gli huomini fono di gran lunga fuperio-
rv, e particolarmente hauendoli di pungenti rohri, d'acuti artigli, di mor*
dacidenti,e di fortìjfime coma armati, & adornati',doue L’huomo Sfoglia-
to e dij armato nafee: perche quantunque di lui fi dica ;
lue/. Uh. j , xA'tma antiqua manus , ungue sedente fqucfuernnt .
Le mani però fono deboli, l* unghie tenere , & i denti fragili, e caduchi:
ma forfè laE^atura uè fece, perche tanto più f offe ammirabile, che l'huo-
mo cefi imbecille faggio gaffe le fori' jjìme fiere, e domaffe i monfiri ferocif-
fimi . E udendo l'buomo indufìrìofo al mancamento del fuo corpo fuppli -
re , non foto in molte gwfes’è ingegnato d'armarfi , ma uedendo quanta di-
gnità apportinole corna d T ori, a1 Caprioli, a' Centi, & ad altri ammali
cornuti, ha cercato di procacciar fi quefio attificiofo decoro ; aggiungendo
alla fua teff a il corno per Ducale infogna ; dal quale d orinando, e denomi-
nando la Corona , uolle che alle tejìe de ’ gran Trcncipi ella f fife proprio, e
j ingoiare ornamento : E perciò Ti erto Valeriana dopa batter de* Cerni , e
delie corna trattato dice occludendo :T oto iterò operecornua d:gniratis,po
tenti <z, fortitudini s , antoritatis , Ó imperi] inditi a (fif< common flraatur.
luca i . jgf à qui fio s'accorda quel detto delia diurna fieri' tura: £>*•• x : cornu fiilu-
t $ no bis in domo Dauid putrì fui. Qui fio ornamento di dai- Ih- fu di* gran
Trcncipf ufatotptr effier al popolo più riguardi itoli: E p* •• èjc ■ ivo do-
Parte P rim su» ’jy
fi fiche i Bj d'Egitto quando nfeiuano in publico filettino ehm finite con
la tefta ornata detta parte anteriore ò dyun Leone , ò d'un Toro , ò di qual -
she arbore, è d'una fiamma di fuoco*, e perche Troteo loro Bj falena que -
fio ornamento à fitto piacere variare, favoleggiando dififero, ch'egli in ua~
rie forme fi cangiava . Il gefìo adunque d'hauer le coma farà argomento
di dignitàri dominio, di fortezza . Efifendo flato Mcsè dal divino Sole il - ***^34 *
iufirato , per fiegno di tanto honore gli refilarono due coma di rivendenti
vaggi*, ilquale flendore non potendo dagli Ifiraeliti efer rimirato ,à loro
preghiere con la faccia coperta feto ragionava: ^Zd ìmitatìone del quale^j
furono le antiche corone dì dodeci punte come raggi formale ; alle quali
per aggiungere quanto pi à f offe poffibile quefio fiflendore , le ornarono di
dodici rijplendentiffime gemme : E però difife Dauidde . To fui sii in capite V filivi
tius coronam de lapide prectofo . Seruio fi opra Virgilio dice che gli anti-
chi fecero le coma al Dìo Tane, accennando per quelle i raggi del Sole, e le
corna della Luna . E l'ìfiejj o V irgiho dice che il Bj Latino quando uollc
Stabilire la tregua del combattimento tra Enea, e Turno , bavetta in capo
una co fi fatta corona :
Quadrijugo uehitur curru,cui tempora dietim JEneid. t% :
* durati bis f ex radijfulgentia cingunt ,
Selisaut Jfecitnen .
Slmilmente la Corona del fiommo Sacerdote d'Ifr tette banca dodeci gemi
me in quattro ordini di flint e , & ogni ordine hauea tre gemme*, per accerta
tiare non fiolo le quattro uirtà Cardinali che doueano effiere in lui , ma le
altre virtù ancorada quelle dependenti :di che particolarmente fifa com*
memoratone nel cap.xS .dell' Ej] odo. L'autore ad Herennio di fé: “
Corona aurea magni sfulgentibus gemrnis illuminata •
VJ da quefio difeorda quello che di fi e il Tuffo dell'angelo Gabrielle:
Tr a giovante fanciullo età confine
*Prefe,& ornò di raggi il biondo crine .
E di quefio ffleniore di fife anco in per fona d9 Armida : *.♦
7s Ifperc'bor fiiedaneimiofeggwyein fronte
Già gli ri file rida la regai corona.
Et il Tetrarca da alle mitre il purpureo colora :
E legemmeyt gli ficetri , e le coronL,
E mitre con porpurei colori . Es anco difife di Laura .
Di gemme orientali incoronata.
E Dante facendo emmemoratione dì fette Cardinali già elettori del no-
1,0 sommo Ti>tefiee,t,è de’ quaU erano refeoui ornatiti b,f, rcILmZ,
e gli altri quattro erano preti, due che ti quelle fette ttfte ,
ti le
G.i.ft. 13,
C.^fi. 1$.
Trionfi Mila
morie .
Cap. 2.
f Dell’arte de’ Cenni ,
Le prime erari cornute come bue > " ■'?
Turgit. Ma le quattro un fel corno hauean per fronte .
Gione Ammonefu da gli antichi rapprefentato con le cofna d'Arktr,
perche Ammone gloriofo Rè f Egitto portò nell* elmo per cimiero la te fi a
. di qu’fìo animale: E perciò il Rè AutigonOyLifimaco, & altri Trencipi,e
Capitani Greci nelle loro medaglie fono figurati con le corna d' Ariete: Et
t popoli della Libia i come [crine Lunano}per la figura d'uri Ariete , effo
l\é [a n mone fa lena n o accennare . Di queflo Ammoni fu Bacche figliuo-
loje perciò d ee piodoroyche anco à lui attribuirono le cornatfer Veletta*
Uon deìì3 animo che apporta il nino : e perciò Ou d o dijje :
Zp.zi. AcceJant capiti cornuat Bacchus eris. E d {fé anco :
Bacchiis auuSyBacchi coniux redimita corona
Traradiat sìelhsfigna minora juis .
0 per mofirare il fuo ardire: Tercioche , come Horatio differì nino
— In piglia trudn inermem. Et Ouidio:
Ip, i j. ytquas pampinea tetigijfe bicormgerhaflx
Creditur bue illue quà furor egit.eo. Ouerc9corne altri dicono , perche
Baccho infognò a* mortali come poteffero giunger i cornuti buoi /otto il
giogo, e coltiuar la terra: & anco perche gli antichi ccflumarono di bere
m uaft formati delle corna de’ buoi . Etall’iHeffo Baccho facr [cariano il
Val Mafs . Becche per effer animale cornuto . A Genitio Cippo Tretore Romano ,
hb. 5 mentre dilla città ufciua, apparsero come due gran corna in tifla,per lo
qual jegno V oracolo gli dijj e >che [e in Roma ritornala farebbe' fatto Rèsiti
qual cofa acciocbc non [accedi [fé, nè la fua patria priua.di libertà rmà-
nejfeìtolfe di quella perpetuo ,e uolontario ( (figlio: Onde in henor fuo , fù
poha f opra quella porta, per la quale egli ali bora ufi della città fi’ imagi-
ne delia fua comuni tefia : Di chi Oaidw dice :
Me*' 1 f • Cornuaque auratis mix am referenzia formam
Toiìtbus ìnfculpunt longum rnanfura perauum.
Sono anco le corna fogno di foriera} e di potenza per effer arme di fua
natura off enfine: E però èfcnttoinpropofiio de li* onnipotenza di D I 0 :
Matite, g. Splendor eius ut lux sritycornua in mambus e\us:ibi abfcondtta efiforU-
i. Reg.z i. tudo eius . Et ancora : Deus fortis meus fferaboin eum,fcutum
& cornu falutis mete .
Sono attribuite le corna anco al Demonio :E però Dante diff^j :
Inferri, Fidi Demon cornuti con gran ferzo •
E V Ariofìo diffe che quel pittore , che bello il Demonio dìpingeua>
‘Wj pii d’augel, nè cernagli facea .
Iderqiufio rifletto bebbe origine quell' antico detto : Olim putajTem tcj
babai ff e
Parte Primari $9.
babulfft corina 1 che fi dice di colui, che ricfce uegliaCCo,doue prima era
Rimato ualorofo . Battifta. Mantovano f cri ffe molti utrfiin qucfto prò -
poftto.e tra lr altre cofe dice :
Corriva, cor magnum,Y(>burymunimen,& arma
Stgnificantpcornu ftgnificatur honor .
Et Moravo uoìendodire che ^d un debole s'accrefce lafor^a diffe:
En add s cornuapauperi. Et ad imitatiane di lui diffe Ouìdio :
Tunc ventunt rifus , tunc pauper cornua fumit .
J Trionfatortd Gtoue Capitolino un bel T oro bianco con le corna dorate
facnficauano : E però G’uuenale diffe :
. Due in Capitolia magnum
Cretatumque bouem . I Dialettici chiamano cornuto quel fìllogifmo ,
che dilemma dici fi; perche dall' una, e l’altra parte ferifee , come il bue^j
tnò con l'uno, e mò con l’altro corno , Le corna s'afcriuono anco alla Lu-
na : Come fece F jìnefio dicendo :
Motirando lor la taciturna Dea C-4J-
La dritta uia co'l luminofo corno , 1 66’
eAncoa' fiumi fi concedono le corna : E perciò hauendo Eneo promejfa^
la bella Deiamra firn figliuola adHercole feinun foluafo riduceuaiac*
que del fiume ^ icheloo , che. dal monte Vindo difendendo con due rami in-
nondaua le campagne con gran danno del paefe ; & hauendo Hercole il
uolerdi lui con gran fatica effe quìi o; fauoleggiando dìffero i Poeti, che ad
xAcheloo in Toro conuemto egli hauea leuato un corno; il quale da Gioue
fùii fiori ,d' herbe , e di frutti ripieno, per accennare la fertilità che per
quefia imprefaerain quella regione fucceduta,e donato ad maltea nìn -
fa,cbe da lei prendendo il nome .fu poi corno d’^Amaltea, delia copia, e del-
la douitia nominato • Così Virgilio , ad un Toro cornuto il Tò fiume affo- Gecr& 4*
migliando , diffe :
Et gemina auratus taurino cornua rultu
Eridanus . Del qual fiume il Tetrarca diffe :
Tu te ne uaico’l mio mortai sii' l corno . E l9*4rio§ìo»
Del }{è de' fiumi tra l' altere corna
Hor fede burnii ( diceagh ) e picaol borgo . Et altroue ,
Figaro lo, e Stellata il legno paffa
Due le cornali Pò iracondo abbuffa, E de1 Nilo Gnidio .
•: Et feptern digeftum in cornua T{ilum, E l’~4ricfto, Met 9.
Doue nel’ Eu fino
V leiro ne uìen con otto corna, ò dicce . C. jo. fi. 6.
E furono date le corna a fi n ri\ i}ajj orni Ji andò li à i Tori; sì per lo Hrepito
H 2 fimi - .
Scn.i 48.
C.31. ft.6.
C.4J/.5J.
rC.n
le
Co __ Dell’arte de’ ccrniii
fìntile al lori muggito , sìper la curuità delle loro rìuè torte > come le covi»
m de' Tori ; E le flatue de* fiumi furono in forma di bue formate ; per
efferei fiumi fi eri ,& atroci, come fono: Tori. .Anco fi dicono le Ó?ad$
€'ió flAó.baucr le corna. L'ArioBo.
E giunge oue la Brada fà due corna ,
L'un uà già al piano , L'altro uà su al monte v
^ Gsfto di fare altrui le corna *
TT t> raccogliere >e co'l dito pollice premer il medio , e l'antUare, ffiìegarfi
Jl do l'indiceye Fauriculare cantra alcuno, è gsBo dì! ingiuria', accennando
ch'egli fia unaheflia cornuta, & un becco , ciò è clye, come il becco ycom •
porti che la f uà f emina da un'altra bcBiafia montata, & in fomma,cbeLJ
egli h abbia il cimierdi Corncuaglia , come diffe una uolta F^irwfto s
fit Se bei con qu (fio u sdrai grande effetto r
Che fé porti il cimier di corncuaglia r
Il uhi ti ff argerai tutto su'l petto .
C 4 i*fi. soo E poco prima dì queBe corna jhauea detto :
Vìncarco de le coma è lo più Itene *
Ch'ai mondo fìa,fe ben i'huom tanto infama £
Lo uedt qua fi tutta l'altra gente ,
E chi l'hà in capo mai non fe lo lente,
$«24 £ di Giocondo diffe y ches'era dal fratello partito
Ter gire à [{orna, e gito era à Cometa y
Ter batter ritrovata fua moglie à giacer con un fuo fante i
Alzar le corna*
Geflo di fuperbia ; che li Latino dice erigere cortina9. Onde Dauid
diffe : jqolite extollere in altum cornu ueBrum,noUte loqui aduer •
fus Deum iniqmtatem, EtHoratìoi
Od. 6 Cane, cane namque in malcs afferrìmus
Tarata follo cornu tu,
4* L*Ariofio parlando de' Graffignavi, che erano all' bora da lui retti :
Ogni terra in fe Beffa alga le corna * E di Francefco Bj di Francia diffe :
G>i6, i?,45 £ sj p Fluetìo fregherà, che inuano
Farà mai più penfier d'aliare il corno . JLiies cornibus laftiuiens : E
***e$iU- prouerbio 9 che fi dice de gli ignoranti infoienti per effere flati inalbati à
grado maggiore del loro merito » jlnna profeteffa diceua : Exultauit cor
meum in Domino 9 & exaltatum e fi cornu meum in Deo meo.
Hauer il fieno nel corno.
r - TP Segno cb'nlcuno fla tngiuriofo, & offenfore ; tolta la fimilitudine da9
S2i buoi} a' quali quando funtcorrtup età > ctò è feritori di corno ,fog lio •
»*
•3*
Efil ■ 4 s
E
Parte Prima? Gì
5ó 1 contadini fine del fieno fui corno, accioche gli huomìnì ninfe gli ac -
coftino : Onde Horatio parlando de* maledici diffej :
Etinum babet in cernii longefuge . Uh, i . Sai, *
s crine Plutarco che M. Craffo infoiente per lafua ricchezza, e poten-
za fà detto batter il fieno nel corno ; ma cbsdapoi Cefare gli lo Iettò, per-
che gli ha fio l’animo di affrontar lo, e di fargli refifienga. E di quelli, che
itogli o no prono care coloro, che fono atti d d fender fift dice per prouerbio .
Cornupetam hejìiam petis .
Eflere /cornato.
LEffere fiaccate le corna ad alcuno , e cofi effere fi cornato è atto di
Spezzargli il fafio,e domar la fiua Superbia :Onde è fcritto.Omma cor v, ; * J ’
nua pcccatorum confringam . il Petrarca cefi diffe : FJ*C'
P refe ha già "Carme per fiaccarle corna
Babilonia,e à chi da lei fi noma . E diffe di più :
Hor perche bumana gloria bà tante corna ,
Pipn è gran merauiglia s*à fiaccarle
^Alquanto oltra l’ufanga fi feggiorna. L**Ariofiol
Vedete il F{è Francefco marini à tutti ,
Che così rompe a 9 Suiggeri le corna
Chepoco refiaà non gli hauer difirutti .
E di Marganorre dice , che già al fuo nome tv emanano le gentil ma che
Jior uenut e chi gli ha fp oggetto il corno
Dì tanto orgoglio, e sì le forge dome *
Il T affo, per efeufatione di Rinaldo, fà che Guelfo dica ì
%A ragion dico al tumido Gernando
Fiaccò le corna del (uperbo orgoglio .
^foddutT‘t!fcrefcoinm>e fare altrHifcorn°' r Mollo di Gri:
Così {cornato di uergogna, e d’ira C.ry./l.e^.
f-Ì'nttUam>P,Z par Chf Zett,fuoco : un’altro proto filo 1
Che fanno al uè pur il medefmo feorno, EtilPetrarca *
li mìo duro auerfario fc ne f corni* ■'*
• 74«
Tricn . del te
*•3$ fi. 4J.’
c.nfi.ni
c.j -fi.ìf
P E Ir
I.
jÉs.8.
C.j.fl-6 o
éi Dell’arte de’ cenni,
DELLA ZAZZERA, Gap. j>.
1 Della zazzera^ della barba'.
2 Della canutezza.
5 Zazzera bene,ò male acconcia*
4 Chioma inanellata.
5 Zazzera vota*
5 Chioma tinta*
7 Zazzera adulterina’.
8 Tofar’alcuno certamente.
9 Capelli ray>uffatf|.
io Getto delPoccafione'.
ir Tirar alcuno per li capelli.
12 Suellervn capello.
12 Moftfarvn capello.
Della zazzera, e della barba l
Ra gli altri ornamenti , che la Tritura fi è compiaci
cinta di fare all’huomojion è fiato picciolo quello de'
peli della tefla,e della faccia}per renderlo più riguar-
deuole co’l me%o della chioma, e della barba, di quello
che, [e /offe sbarbato e caluo, farebbe. Ma non tanto
per ornamento , quanto per famtà lavatura copri
aWhuomo la tefìa con i capelli ,egli uefiì la faccia-»
con ia barba ; che da’ Latini apunto è chiamata uefle e gli sbarbati fono
inueftes detti :*E però Virgilio :
Tummihi prima genas ve fitfiat flore iuuenta. Et UT affo dice:
E fe ben gli anni gìouenili (noi
eHpn gliuejlian di piuma ancor la guancia .
Ter ciò che da i.capelli è difefo il capo dal Sole, e dalla pioggia. E perche. u
i peli della barba, per loro nutrimento, come l1 herbe del terreno, fuccbìano
U fouerchio humore delle gtngiue, in quelle più lungamente denti dalla-»
putredine ft conferitane, e meglio ui fi fiabilifcono : Onde quelli che uan -
no rafi patifeono il dolore de * ipriti, che facilmente cadono, e (fendo dall’ar-
dore del caldo i* Bftate , e dal rigore del freddo il Verno off i fi. E co fioro
fono anco f oggetti alla fcherantì'a,& ad altri mali . E forfè per qiieflo ri-
fletto Efciilapioinucmtorc della medicina, ,& autore della fanità ,fufemprc
t&n
Parte Prima^
<?3
ton la barba rapprefentato. Quegli huomini di [anta ulta, che Nazareni
furono detti, per fegno di fantìtà 3 nutriuano la chioma, e la barba. E nella
\iiuina fcrittura è prohibito a ' Sacerdoti di raderfi la barba, & acconciarli
la chioma; effendo fermo : Tacque in rotundo attondebttts comuni, ncque Leutt 3.
radetisbarbam. Et in un* altro luogo: Omni tempore feparatìonis fu# no -
uacnla non tranfibit per caput eius,vfque ad completum diem,quo Domi‘Eium.6.
no confecratur Sdnffus entfenfeentè (Marie capitis cius . Ma quando il
Sacerdote era póiluto , Iddio ordinò che fi radi {fé auanti la porta del Ta-
bernacolo ye gittaffe ifuoi capelli (opra il fuoco. T{pndiuerfo da quello ,
che ferine Cenforiono, che anticamente alcuni popoli efferiuano à Dio par - vedienu-
te de* loro crini per rendergli gratie della lor buona falute;come offe ri u a- tali .
no de* frutti le primiùe ; e della Città una parte del terreno ,, doue erano i
Tempi fabricati. Vferon e quella barba che primieramente fi tosò,pofe in
una piffide d’oro , e con gran folennità à\Gioue Capitolino la dedico.
Scriue Martkle che Earino f anciullo, che fu le delitie di Domitiano TmP*
fatto adulto confecrò lo (pecchia, e la chioma ad Apollo : Lib.$.tp 17
Ccnfilium forma jpeculum,dulcefque capillos
Tergameo pofuit dona Sacrata Dea .
F elix quA tali cenfetur munere tellus ;
7s j?c Ganymedeas vellet habere comas .
Ouefte erano fciocche, e fuperjììtiofe cerimonie della cieca Gentilità. Ma
nelpopolo eletto di Dio,mn fenga occulta figm fi catione di profondi mille -
ri,alla madre di Sanfonefà dall’ Angelo detto, che baiando ella da parto-
rire un figliuolo, che dalla fm infamia farebbe Tgagareno,non dom fife mai
raclnlo : come parimente giamai non fi tosò S.Gio . Battifia Trecurfor
Tei Aniceto Vapa, uolendo alla molUtie de* chierici nel nutrir la chioma ,
rimMi aro, ordinò che fi fa ce ff ero la ghirlanda, ò chierica, in forma di coro-
na;acciecke fi tronca}] ero in me do 1 capelli, che gli orecchi loro f off ero pa-
tenti,e non dalla chioma coperti; come è ferino nel Canone, e dal V latina u c
nella una di quello Venite fice riferito ; iiche fu anco mi concilio Cari agi- q
nefe flabibto. Et è d’auertire che il capitolo : Ckricus: Dentai ho-
n< fiate cUricorum; è irvnco, & imperfetto , doucndofegli aggiungere nei
fine, la parola;radat;acciò che dica; Clericus ncque coimam nutriat, ncque
bai barn radat: per accordarlo con fa fcrittura {aera del ueccbic teflamin-
to,e co’lgià detto Concilio . Effendo adunque la chioma, € la barba argo-
mento di grauità,e di dignità ; perciò 1 t{c>matv, nel tempo che con la loro
uiYtàacqii '.flarono gra n parte del mondo, non fi tofa reno: Ond e per di? ni-
tà furono detti intonfi: Et Horatìo,bu filmando il biffo, e Iafouerchia curri
de’gìaidini^c degli edifici] dd fuo tempore lodando ilfecolo pajJatCydice •
Non
é-4" Dell’Arte dé’cenriij
lenita Romulil >
lib,t «di<j T*rafcriptum,& intanfì Catoni*
'AvfiticijSfVCterumqite norma.
Ma poi , corrotti gli antichi coftumi , fur orto di Sicilia et Roma condotti i
Barbieri da T.Tiano Mena, l’anno CCCCLIF • di Hpmafabricata, cornea
Uh j.e ^ offerì ffeF anone ye Tlinio confermò,
’ E crebbe tanto illu/fo de* Romani intorno il feruitio de* Barbi eri, eh e lite*
neuano m ca[a,dilettandofi ebefoffero bellìffmì giouinetdy fi che leggier - *
méte,cdelicataméte li radefj eromper ciò Martiale fcriuendo à Cediti ano s
Zìbù ,ep}gr.Tonfor€m puerumffed arte talem ,
n. * Quali s ne ctbalamisfuit N croni*
tAequandasfemelin gena* rogata*
RfifoyCeditianeyCommodaui,
E uoleuano leggiermenteye preftamente effere raduti :E quindi è che Mar*
fiale febernifee Eutrapelo Barbiere tardtffimo ,j dicendo che tardaua tan •
to à\rader una guada, che nell* altra da luir aiuta nafceua di muoia barba :
Zìl.jjpigr, Eutrapdu* tonfar dum Circuit ora luperci >
2i, Expungitque genasy altera barba / ubit .
E di Jzntioc ho diffe ch’era fi grane di mano y che in uece di radere [corti*
caua : E conchiufe :
Vnus,de cuntts animahbus bircus habet cor
Tih.ii tyig. Barbata s uiuìty neferat ^Antiochum.
8j * S dettano i Romani fecondo i lorogufli , e conuenien ya delle loro età y chi
tofarfiychi raderfi,e chi pelar fi : E però Martiale diffe :
tih 8 epigr . Tars max filar um tonfa efi libi, pars tibi taf a eff
1 ' ' f * Tars vulfa efi: unum qms putet effe caput f
l’ifieffo Martiale à Vantagatbo fanciullo y foauijjimo barbiere > compofc
quefto epitafio :
... > . Hoc iacet in tumulo raptus puerilihus anni s
Tantagathusydomini cura, dolorque fui •
Vix tangente uago sferro refecare captilo s
Detta*, & hirfutas exeoluiffe gena * ,
Sislicet inde fibi tellus placata leuifque 9
Artifici* ieuior non potè* effe manu .
Et à Tettilo , amato da Voconioy augura bellezza tde,che dapoi ; che ha*
nera depofta la chioma, e farà fatto huomo, retti ancora bello .
Zìh- 1 >tpigr, "f e[iile,JF tttoris tormentum ànice Foconi ,
Quvmcmc efitoio notior ovbepuer ,
Sic edam pofitis formofus amere capiUis »
In
Parte Prima;" ?/
In jithenì, quando ifcrui tratto mattarne fiorino anco tifati, portan-
do prima i capelli: Onde nacque il prouerbio:Seruilis capillus : Et appref-
fo i Lacedemoni gli huomini ingenui nutnuano la chioma, e non i ferui : E
quindi s* originò quel prouerbio: Seruus cumfis comamgerisi E fi legge
in jlrifio fané: .Ac deinde feruus cumfies portascomam f InAuiK
àia in Hpma i giouinetti non fi ofauano onde erano detti ihtonfi . Terfio:
Quibusindetonfaiuuentus satf.
Inuigilatfiliquis & grandi pafta polenta , E Virgilio :
Ora puer prima ftgnans tntonfa iuuenta. E quando loro la prima barba
tagliauano faceuano molta (olennità\ operò Giuuenale diffe :
llle metit barham , crinem hic deponit amati Saufl
Tlena domus libis uenalibus accipe , & illud
Fementum tibi babe,pre§ìant tributa clientes.
Tranquillo di Cefare dice : Vno , atque eodem die togam fumpfit , bar *
barnque depofuit,fine ullo bùnore ; ciò èfen\a celebrar folennemente que «
fio giorno i come era loro ccflume^*
Dellacanutezza*
Orando poi la chioma, e la barba fono canute apportano maggior gra - r ^
ulta, e meritano maggior merenda: percioche ficoms la legge con - * *!
€ e de d gli huomini predanti la corona , così la natura loro concede la re -
merenda canute per teflimonio d'bonore: E però è detto nella diurna fcrit •
tura: Cor am cano capite confurge, E Giuuenale dice è Leuìt.if.
Maxima debetur capiti reuerentia cano .
E però Dante, de fenuendo quel uenerabil Catone yticenfe> ebepofe alla*
guardia del Targatone, diffe :
yidipreffo di me un uegho folù
Degno di tanta r inerenza in uifla _
Che più mn deue d padre alcun figliuolo « ^
Lunga la barba , e di pel bianco mifìa >*
Tortaua, a* fuoi capelli fimigliante ,
De* quai cadeua al petto doppia kfia* E V^rioUo parimente :
; J crini ha bianchi, e bianca la mafcella
Di folta barba, ch'ai petto difcorre', -
Et è sì uenerabile neiuifo,
' Ch3 un de gii eletti par del paradifo .
E per fimilitudine all’animo, al penfiero,alla fede,& ad' alt re cofe fi attrè -
buijce la cantitela : Eperciò Virgilio diff e : &n.u]
Canaficits. Et tlTetrarca:
Sotto biondi capei camita mente • Et altrouc *
ì>cn~
I
6 6 Dell arte de* Cenni,
Tenfier canuti in gioitemi etate . Che fù imitato daW^tmRv parlante
del Regno d' oleina :
E tutte in fefia ui fi ffendon l'bonore ,
G6-ft>7 ì 'Tenfier canuto nè molto }r>è poco
Si può quiui albergar in alcun core .
Veffer canuto innanzi tempo è fogno di prudenza : E tale effere fiato Sol
crate \ ferine Sidonio ^Apollinare : E S trabone dice l’isìtffo di Tarquinio
- TrifcOtche fu prudentifjìmo Re de* Romani; E Scruto conferma il mede fi*
ma di Piuma 'Pompilio -, commentando quel luogo di Virgilio .
7s lofio crinesfin canaque menta
Mn 6. Rjgis Rimani pnmus qui Itgibus vrbem FundabiU
Zazzera bene,ò male acconcia.
* 3* T ^ XaViera come Feflo affermai una capellatura con arte accom -
JU modataycbcfu negli buommi per ornamento introdottala qualc^t
quando è portata ben* acconcia^ fogno di tranquillità d*animo)[dyofie> e di'
commodità de* beni di fortuna : Bencbes ccme neh* altre cofe , in ciò fiano
da fuggir e gli eftremì,ciò è la troppa diligenza,*? la troppa negligenza- ;
poiché quella è indicio di lafciuia e di uanità % e quella di ro\a trafeurag -
gine: Come piacque anco à Quintili ano %ch e di ff e : Toga , & calceusy&
capillus tàm nimia cura,quàm negligentia funt reprehendenda . Quidio •
Termulcetque comas cblamydemque ut pendeat aptè *
Collocai. Horatio biafimando il tuffo di Roma diffe :
Xab.i.tp.i. gì curtatus in Aquali tonfare capillos
Occurritndes. il Sanna7taroydcfcriuendo lo fconfolato Clonico ,dkt z r
One fi fai, con frónte effangue e pallida ,
Su l*afinello horuaiene , e melanconico
Con cbÌQmehirfuteyexon la barba fquatìda ?
In lunucfa Terentio parlando di qu effbuomo infelice>che patria abligurierat bon*^> r
dice : Video fentum fqualidiim.Agrum}pannis,annifque obfitum. Ftdra , *
appreffo Quidio,dice ad Hippohto :
Te tuus ifìt rigar, pofitique fine arte captili ,
Etleuis egregio pului s in ore decet.
Chioma inanellata.'
I Capelli ricci nelle chiome erano detti anelli \ Onde Martiale :
Vms de toto peccauerat orbe comarum
jlnulus. E quelli che portauano così fatti ricci calami Tirati erano del -
ti^dal calami fÌYo, eh* era unferrùy co9l quale fiformauano quefti anelli ; i
quali erano anco detti cincinni i come fi legge in Plauto : Sttbfufus ali -
in Capi, quantulum criffu$}cmcinnatus* E perche quel UQuintioyche daU* aratro
f*
Mei,!.
■4«
Parte Prim£;
*Ì
fà atta Dittatura chiamato > t co'l fuo ualore iti fedeci giorni foggiogògli
Equi, e la Dittatura depofe , hebbe per natura una còsi fatta capellatur.
ra inanellata j per fe e per li po fieri [noi acquiftò il nome di Cincinnato
del quale Dante diffe:
* — . — Quint io che dal cirro farad.6,
fletto fu nomato : Che cirri fono anco detti qucfti capelli inanellati , e
crejpt : E perciò Terfio :
Terì cirratorum centum dittata fui (fé Sàt.ù
Tro nihilo pendas ? llprocacciarft quéfìi ricci farà atto di mollicie > e di
incontinenza : Cicerone perciò diffe : Frons calami flri notata uefligijs . Pofindiu
Et un'altra uolta : Erant ilh compti capdli , & madentes cincinnorum. ln Fifon-
fìmbria. E d* un cinedo fi fuol dire: Calami flratuspuer. Uri Rotile di- D*
ce che fono due forti di capelli ricci per naturatale unì gii hanno grandi e
rari , come i Stcambri j altri gli hanno piccioli e denfi^ccmegli Etiopi : e
tutti indicano timidità .
Cr inibii s mtortis timidi uenere Sicambri, Marnali:,
irf.tque aliter tortis crinibus JLethiopes .
Zazzera vnta .
Gli antichi fi ungeuanc la chioma , per ccmponerey& unir bene i ca- »
pelli , e perche ffiraff ero foaue odore : La qual co fa è fiata danna- * * *
ta come attione di perfona mtemperantey& effeminata: E però nella ra - c }Omnis
gion canonica furono btafimati quei Sacerdoti , che per lafciuìa e uànità fi tettanti*
mgenano i capelli. San Girolamo sparlando di San Giacobo Mpoftolo co - 1
gnominato Gtufio,dice: Rie de vtero matris Santtus fuit;viHum>& fice" fcript.ucl, *
ram non bibit\ carnem nullam comedit;nunquam attonfus e fi, nec vnttus
languenti), nec vfus balneo . Effendo 'bf.S. in Betania in cafa di Simon le- Mmt.16.
prof 0, ut fi acccfìò la Maddalena con unguenti preticfi,i quali effudit fuper
caput ipfiusrecumbenus . Et affine che gli H ipocriti noni [effermin afferò
le faccio loro, vt viderentur abbomimbusieiunantes', Chrtfto 'Kf.S.ciòrte Man 6.
prendendo, diffe: Tu cum ieiunas vnge caput tuum , &faciem tuam U-
uà, ne videaris ab hommbus leiunans. Cicerone molte notte biafima quan - frofextio .
do capillum compofitum,& dehbutum , quando comptum, & madentem ,
quando calamiflratam ccmam in unguentato Confale: E par ti colarmene
te diffe: Confai unguento affluens calami firata coma. E Suetonìodi Ve -
fpùfìanGd ce : Adulefcentulum fragrantem vnguentc,cum prò impetra-
ta.prafi ttura gratias ageret , nata affsrnatus, voce etiam grauijfima in -
crep^it: Malu-fj.m aitimi ùboluiffes : liiterafque reuocauit : Onde il
gpfto di unger fi ta chioma accennerà intemperanza , e lafciuia . Virgilio
| fà che lari a per ingiuriati Enea dica chtfm oltre egtegodea Didone, cra->
I 2 Mèònia
Jln, 4»
^8 Dell'arte de’ Cenni,
Idiòma, fflentum mitra crinemque madentem .
Subnixus . E di Ruggiero per incanto tramutato diffe l* \Ariofio :
Rum'dt bauea l* manciate chiome
Di più foauiodor , che fieno in prezzo.
Et il Taffo di Rinaldo , mentre nel giardino d' Annida era nelle laf cìvica
fommerfo ;
Con delicato culto adorno {pira
C.16./2.30 Tutto odorile lafcmie il crine , cimento . E gli huominì eh* erano dediti
al tuffo foleuano quegli odori adoperare . Giunenale diffe :
Etmatutino fudans Crifpìnus amomo ,
Sai. 4. Quantum vix redolet duo funera . Et Horatio di fefh ffo :
UKz.odj Cura quo morantem f&pèdicm mero
Fregi coronatus nitentes
Malcbathro Syrio capillos .
*Anco alle giouenili Deità gli antichi U chioma di foauiffimì odori jparfà
attribuivano . Catullo , ad Himeneo [duellando > dice :
In epital cinge tempora florihus
lui & Ma- suaueolentis amaruci . E Tibullo del Genio diffe :
elee z ^ us t)UVQ diHillent tempora nardo .
la chioma ne* giovani è fiata per lo più fegno di moìlitie , e di effeminate?*
%a : Onde i Greci per ingiuria ad un giouinetto taf duo diceuano9 Coma*
tum puenm'y de * quali fà detto per prouerbio : Nemo comatus qui non^j
precìdi tur. Et è uero che chi fi diletta de gli ornamenti femmili hà etian «
dio Panimo effeminato . Et in ogni tempo fi fono ritrouati huominì lafci -
vinche hanno lafciato crefcere>come le donneai capelli: Onde l'Arioso fà
dire à Br adamante :
c ^ ^ Ben fon de gli altri ancor , c'hanno le chiome
i©j! * # lunghe compio * ni donne fon per queTto .
Chioma tinta .
NOn folamente le donne , ma gli huominì ancora fi tingono tal'bora i
capelli$cbe è una forte di mentire con l'effetto ifìeffoyuolendo dimo -
flrar d*effer gì Guani ,an cor che uecchì e canuti fiano . Vn'Ambaf datore di
Chio con tintura della barba , e de* capelli fi sforgaua di nafeonder la futi
vecchiezza : Coflui hauendo appreffo i Lacedemoni pubicamente orato ,
sArchidarm leuòin piedi , e diffey che non gli doueano creder cofa alcuna 9
portando egli non fola nell'animo , ma ne* capelli ancora pubicamente la
menzogna . Marciale in queflo propofito diffe pur bene :
Mentir is iuuenem tinfiis, tentine , capillis >
Tàm fubità comus # qui modò eyenus eras •
7{on
.é.
Parte Prima^. 69
orane s fatti s; feti te Vroferpina canuta >
Terfonam capiti detrahet illa tuo .
Bruendo Filippo Rè di Macedonia elette per Giudice un'amico di' Unti-
patron accortofi che fi tingeva la barbai i capellino priuò del magtftra
torcendo: Qui in pihsinfidus efUqualemin negotijs remurfuturum t
Zazzera adulterina .
N'On tanto co'l tingere i capelli , quanto anco co'l fuppcnerne d'alie-
ni, cercano alcuni di nafeondere il caluitio , portando 'galere po-
nicele; de' quali fi fnoldireinprouerbio: Caluus comatus; E di loto m-
tefe Martiale quando diffe :
Caluo turpius efi nihìl cornato • Et ancora :
Caluus cum fueris eris comatus . E L'ifieffo Martiale :
Mentirti fiffos unguento, Vhoebe , capillos ,
Et tegitur piffis fordida calua comìs .
Tonforem capiti non eli adhibere neceffum f
Radere te melius fpongia , Vhoebe , potè fi •
Ma nelle donne quefii crini adulterini in alto eleuatì per pompa efaflo ;
fono argomento di alterezza , e di (uperbia : E fono molto biaftmati dau
Tertulliano: E San Girolamo diffe : Quando eras in feculo ea qua erant
feculi dihgebas , polire faciem purpurìffo,& ceruffa ora depingere, ornare
cr in em,& alieni s capi Ili s turritumverticem ftruere. Nella quale fcioc -
cbe\%a già pofero tanto fìudio , che , come ferine Cificffo Tertulliano , ad
hoc peritiffimi capillatura firuffores adhibebantur . Di quefio artificiofo
cimiero affomìgliato ad una torre}e perciò turrito nominatoscosì Truden •
tio :
Tunitum tortis caput accumularat in altum
Crinibus, extruUos augeret vt addita cirros
C onger ies , celfumque apicem frons ardua ferrei 2
E quefio atto di ornar ft la tefiaà quefio modo accennerà gran fafio e /»•
psrbta : A che allude Virgilio dicendo :
Qualis Berecyntbia mater
Inuebitur curru Vhrygias turrita per vrbes .
E per quefio rifletto differo i Voeti le tré Furie battere ì crini di uenenati
iferpenti.
Tofarc alcuno celatamente .
QVeì ìo igefio di fchernimento, conforme al prouerbio : Circumton -
dere cornam , di che parla l' \Autor de' prouerbi : perche effondo i
capelli grande ornamento del capo, e qua fi una corona3onde la T^atura lo
gftoriw* to*nAo{egU quefio fregio mene ad ejfer non più degno d’banore B
Il Firn de
Phifiog. Itb»
4. Cap i*»
•7*
Uibséi eftgt
libai tp 1 $
\
In? fy chemi
*>;
M
•8.
7© Dell’arte d c* cenni,
inditi ié. ma di falerno t però leggiamo che Dalila tosò far rittamente SanfontJ *
mentre egli in feno le dormiua ; e poi, (predandolo , da fa lo j cacciò , & i
Fihftei, lo pofaro à faruire nel pfarino. Condalo , Tre fatto nella Licia di
Ari fi. in Man falò Rj di Cavia ,non tesò già furtiuamente le '^a fi bene le
felitkis. barfade i Liei} : Tsrc,ò che uedendo che fi dilettauano fammamtnte di
nutrire le loro Xader c'i fi nfa dal fuo Rè ejj'ergli fiato fcritto che doueffe^j
far tofare à tutti le chiome , e mandargliele . Ma publicate che egli hcb -
be le finte lettere e dal pubhce bisbiglio conofaendo quanto mal uolentie -
ri f afferò per troncar fi le chiome', dijfc che, quando fi f off ero contentati di
pagare certa quantità di denari, egli batterebbe procurato, che altrettanti
capelli f off ero in Grecia comperati ; & à Maufalo , come fa feffero di Li -
eia, mandati. La qual condi tiene effondo da ciafauno allegramente rie e-
uuta, fà cofa marauigltofa quanto oro egli con qucfi'inucntione ragunaffe .
Capelli rabbuffati .
o 9 , Ve fio atto di rix%arfi e rabbuffar fi i capelli nafae particolarmente
dairhorrorc ; il quale è un freddo timore, che conturba tutto l1 ani-
mo,& agghiacciando il fanguefà ri^gar anco * Pe #•* come uediamo ne gir
animali bruti auentre,e ne gli huomini, che per caufa di gran freddo s'm -
horridif cono :Onde Virgilio i
Mn. 4. jlt uerò Meneas affi fin obmutuit amens ,
Mrrettaque horror e coma, & uoxfaucibus hafit .
Lib. 1 .cap.ìColumella: Sed f rigor ibus hyemis intolerabiliter borrenti
Et Enea prima che racconti la deffolatione dì Troia.
Mn 2. Quamquam animus memmffe horret .
Ouidìo di Niobe addolorata per la mina de* fuoì figliuoli :
Ma. 6. Diriguit malis,nullos mouct aura capdlos. Virgilio diff ? ancora s
Mn.i & 3 Obf}upui,fìeteruntque cornee , & ucx faucibusbafit. Ouidio •
obRupuit gehdufque ccmas erexerat horror. Et anco:
Eaft $ . Extimui fanfique metu riguiffe capìllos
Etgehdum jubìtofrigere pcFìuserat. Dante nell* Inferno :
Qid mi fantia tutti arricciar i peli
Da la paura-;. L’Mricfto cefi ejpn fife quefto getto :
1 C apparir che fece à L’improuifa
1* acqua l'ombra ogni pelo ai riccicfiì . Et in un'altro luogo :
C.18. Sì Come il Rè T{or andino ode quel nome
n 6. Così temuto per tutto Le uante^j.
Che facea à molti anco arricciar le chiome ,
Benché (pfffoda lorfoffe difimH *
Da quello arricciar di capo Dante formò Raccapricciare % e ritapru
dare.
Parte Prima. 7**
ilare; dicendo nell' Inferno,doue parla d’un fiume di fanguej: can.it.
li chi roffor ancor mi ricap riccia, Et ancora:
H nidi anco il cor mi ricapriccia~>.
Ojteììi captili rabbuffati danno tndicio di perfona terribile , & ingiù -
tiofa: Come anco fà da Quintiliano offeruato dicendo : Capillos d fronte u e j
contra naturam retroagerey ut fit horror iUe ternbilis .
Gefto deiroccafione.
Fldia,fcultore eccellentiffimo, formò una Dea ingnuda,co la front e ca - 9iq#
pillata , la nuca calua,& i piedi alatilo fta [opra una ruotale nella
mano defìtà tentua un rafoio:e diffe che era Immagine dell' Occafioneif opra
la quale Aufoniocopofe un bell* epigramma \nel quale trai* altre cofe diffes
Crine tegisfaciemì cognofci nolo : Sedheus tu
Occipiti caluo es f 7s {e tenearfugiens.
A che allude molto bene il maral Catone > dicendo :
Fronte capiHata , pofl hac occafio calua .
Eper prouerbioji dice: Capere crines', per pigliar prontamente l9occafio*
neye non laf ciarla fuggire]. Motivar adunque d*hauer la capellatura di -
nan%i,& efferrafodi dietro, accennerà un*hmmo opportuno ; ck' è quello
che fi sà uolere dell'occafione, & in fomma operari quando oportet 3 con-
trario alf importuno , che opera fuor di tempo , e quando non bi/ogna .
quefto alludendo l'Ariofìofà cheti RèMarfilio3 configliando il Rj ^Agra-
mente, gli dice : ( v
Se per non ueder lafci ,ò negligen%cu C.3 8^.47
Ubonarata uittoria che t'affetta ,
Volterà ài. calne, cu?hora il crin ne moftra ,
Con molto danno , e lunga infamia noflra . E fa che Doralice difu adendo
Mandricardo à combatter con Ruggiero gli dice :
Ma fe Fortuna le ffalle ui uolta , c.50 Jl. 3 5
Che non però nel crin pref a tenete .
Ma i Lacedemoni all'incontro nutrirono la chioma , e fi r afero la bar-
ba',per accrefcere àgli huomini ardire neUaguerra:Tercioche ficcme rna-
fir andò la faccia non poteuano sbarbati efjer da* nemici nella barba prefi 3
cesi uoltando le [palle per fuggire facilmente poteuano effer nella chioma
trattenuti, e fatti prigioni. Fu la %a%%era tal* bora wdicio diuolerfare
alcuna uendetta, come offeruò Giulio Cefare 3 il quale kanedo intefo effer»
gli fiato tagliato a pe%$i in Francia un gran numero di faldati , giurò di
non far fi rader i capeUr9come erafolito di fare , fe prima di quello danno
non haueffe fatta notabil uendetta: diche riportò gran laude.
| V tpìimum tolhferaiia siiderat arma
j ' Intoni
fi- Dell’Arte dc’ccnnij
ìntonfos rigidamin frontem defeendere canos
Taffus eratynuettamquegtnisincrtfcere barbanti
SiHo mede finamente [erme , che S amente fece uoto , fe ritornatia nitrì*
riofo in patriaydi tofarfi la Zax^era , & à Marte conf cerarla*
$etl. P#>M Qccumhit Sarmens flauarn qui ponere vi fior
Cafariem, crinemque tibi> Graduo yuoucbat.
nifi, 4- E Cornelio Tacito ferme di Claudio Ciuile Trencipe de Baiasti : Cimiti
barbaro uoto prcpfxum3 rutilattmque crinem, patrata demum cade le *
De moribus gmnum depofmt.L’ifìeJfo de9 Catti popoli di Gemania:Crinemybarbamquc
Germ. fummittere nec nifi bette cafo cxuere uotiuum oris habitum.Taolo Dia -
Denh geji. cono lafciò [crittoiSex millia faxonum deuouerunt [e ncque barbamene»
Longob li,! que capillum rafuros .nifi fede Sucuisbeftibus ulcifcerentur 9
Era anco de 9 Rei coflume non fi tofar , ma lafciarfi crefcer la Za^xeraye la
ìi‘7'tp n . barba : dicendo Timo Giouine : Rcismoris ettfubmittere capillum •
Tirare alcuno per li capelli.
S%Arà geflo di far forila ad alcuno* e uiolentarlo à far quello , eh9 egli
far non uoleuayò à ueniredoue ricufaua. Tlautodiffe:
In m eneth. Se^ *1M*S ^ c me <^apdlo bine de curru denpìt , Vifieffo Toeta :
In, Mercati Me ittam captilo pertraffuram in viam>mfibinc abducit .
Così yappreffoHomcro > Tallade nuocò .Achille dalla pugna 9co’l tirarlo
per li capelli. Dante dice:
Jttfer. aa. E Graffiacan , che gli era piti d9 incontra ,
Gli arroncighò impegolate chiome *
E truffe l su, che mi parueuna lontra »
Infer. E parlando di Bocca de gli abbati , che nellTnferno non gli uolea dir chi
fofje*per uiolentarlo à manifettarfi,dicc :
tdlTbor lo prefi perla cuticagna
E dijfi: E9 conuerrà tu ti nomi
0 che capei qui su non ti rimagna :
Ondagli à me: Ter che tu mi dtf cinomi . Il Tetrarca dice s
Italia >ch e fuoi guai non pftr che finta ,
Vecchia ociofat e lenta
C^f/v il» Dormirà fempre, e non fa chi la fuegli ?
Le mani" baite fi9 io molte entro a9 capegli.
E poi foggìungeyuoltando ilfuo parlare uerfoVicolò di Ren^OyilqualeJ
mentre Clemente V I . dimoraua con la Corte in Trancia s'infìgnorì di J{o -
ma * promett endo a9 Romani di ridurre quella Città à Repttblica netta-*
fua antica libertà :
Tonmano in quella uenerabil chioma**
' secar a*
Parte Prima
n
zp.u:
C.17./1.79
c.nJs7
C.34‘^*5‘
rSecuranten}eìe h e le treccie (parte > •
Si che la nègbittofa efea del fango . Ovìdiol
jlbfirahor à patrijs manibus , raptamque captllis ì
H&c meruit pietas proemia, career babet •
V*Ariofio parlando del Tontefice dice :
Hpn lafciarcbe nel formo fi fommerga
Italia fe la man l'hai ne chiome .
E di Zerbino , che pigliò Medoro per la chioma , dice ì
Stefe la mano in quella chioma d'oro 9
E firafcinollo à sè con uiolen^a .
Et dell' Angelo che pigliò la DifcGrdixj 2
Le man le pofe l'angelo nel crine .
E pugna , e cal^i le diè fenga fine^j • E dell'Italia dice s
Fin ch’ella un giorno a' neghino fi figli
Scuotala chioma* .
Mabauer ad alcuno le mani ne' capelli, fienosa peeò tirarli 3ègeflo di te-
nerlo in fua potcftà,òd'hauerlo fintamente intereffato, come anco auer -
Sì Angelo Monofinio nel fuo fior dell'Italiana lingua. -> .
Suellerevn capello *
E Segno di morte , perche gli antichi Stimarono , che un capello del no -
firo capo foffe fatale>e consacrato all'Orco Stigio : e cheniuno morir
pote(Je,à cui prima da alcuna infernale Deità quefto capello fuelto non^j
foffe . Euripide introduce Mercurio , che fucile dalla chioma d'^lcefie in Aluft
quefio crine;& all'Orco il confacra. Virgilio quefio ufficio non di Mercu -
noyma di Troferpina dice effer proprio, fe ben poi Giunone tal minittexio
commette ad iride fua me ffiaggiera ; Le fue parole fono quefle ; eparladi
Bidone : 4
Tqondum illifiauum Troferpina uertice crinem je», 4;
JLbfiuleratyStygioque caput damnauerat Orco •
Ergo Iris croceisper coslum rofcida pennis
Deuolat, & fupva caput aftitit: Hunc ego Diti
Sacrum luffa fero, tequeiflo corpore foluc ,
òicait,& dextra crinem fecat: omms& una
Bilapfus calor , atque m uentos uita recejfit .
Co fui Tetrarca imitando gli antichi, ma da loro intorno allocutore
alquanto feolìandefi, nèà Mercurio, nè à Troferpina, nè ad Inde,ma alla
Sìeja Morte quefto ufficio attribuire, nel paffaggio della fua Laura.
*All oor di quella bionda tetta fuelfe
Morte con la fua mano un'aureo crine »
& Moflrar
.il
Triónfi di
moni ex*, i i
• i 3*
Moti. io.
Zue-u'.
74 Dell'arte de’ cenni ]
Moftrarvn capello.
E^tto di cofa minima : E però è ferino che i capelli del noflro capo f(£~
no numerati j udendo dire che Iddio sà il tutto, e d’ogni cofa ha cura,
e prouiden^a . Et altrone è detto , che non perirà pur un capello di colui
che patirà per amor di Chriflo . E un prouerhio che dice : Dignu spilo,che
quadra ad urìbuomo da niente. Et anco quell1 altro: Vili nonfacio, cioè
non lo Jhmo un pelo . Catullo :
CN Jon faciunt pili cobortem-j.
Cicerone fornendo à Quinto fuo fratello dice i TJe pili quidem minu$ H
amabo »
m .
DE t
Parte Prima-»:
DELLA BARBA. Cap. X.
1 Della barba.'
2 Barba lunga.
3 Lufingar l’altrui barba.
4 Ràder, ò tofar l’altrui barbai
5 Cauar la barba altrui.
6 Cauar la barba àfefteilo,
7 Edere sbarbato .
Della barba l
°ji futura fece aìTbuomo la barba , Sedè che fcjTe
anco nella faccia per mafehio riconofciuto,e per ren-
derlo riguardeuole\,cdi rìueren%a degno ; quale fà
Jlaronne, della cui uenerabitjbarba , e dell'unguento
che in quella difeendeua ,fifà mentione nella diuina
fetittura . CbYifìo Signore jqoftro portò la barbai
affai lunga : San Pietro non corta > San "Paolo prò -
Uffa > come gli altri Santi ancora : Il che fi ha per traditione,per fcrittu -
re > e per Cantiche sìatue e pitture di quelli . ^Artemidoro diffe , che_j
i figliuoli erano a' padri loro di tanto ornamento , quanto la barba atta
faccia . Et il fogno, che fi fà d'intorno la pròpria barba, è interpre-
tato / opra i figliuoli . £ nei uoti di generarli prometteuano antica-
mente gii huomini à Dio di non fi far già mai la barba tofare , quafi per
emenda deW err or di coloro, che facendotela rader, dauano fegno di
effer indegni , perla loro effeminatela, dilafciar pofterità al mondo .
Barba lunga.
IL gefiod'bauere una bella barba accennerà decoro, dignità, e granita:
£ quindi^ che gli antichi dipinfero Gioue barbato . Et i Filofofi Ci-
nici per grauità nutriuano gran barba: Onde Terfio di loro diffe :
— Barbatum crede magxElrum Sa/. 4.
Dicere . £ Diogene e era di quefta fetta, dimandato perche nutrì fee^f
la barba,nfpoje\ ; per ncordarfi d' effer huomo , deti {landò, come maluagi ,
coloro che radere fifaceuano . Et uno Spartano ad una così fatta diman-
da nffofe : ^4ccìò che , mirando la fua canicie , non commetteffe alcuna
cofa di lei indegna . S crine Plmio giouìne che ad Eufrate Filofofo la fua
gran barba canuta apportaua mirabile decoro • E fi legge che Tefeo corri-
le z pugno
■j
»
.Z.
V6
Dell’arte de’ Cenni,
pagno di Hercole/huomo preftantiffìmo non uolletnai che gli foffe tofata
la barba , ma quella nutrì per testimonio della fua uirtù . La Lombardia
fu nominata da' Longobardi , che dalle loro lunghe barbe quefto nome ac -
Trita Ut. li. quietarono. Vitoldo Duca di Lituania filmò tanto que fio ornamento dei -
4 dei detti, [x barba, cbs fece un* editto, che tutti i fuoi fudditi fe la doueffero tagliare ,
'* ritenendola egli folo,come per infegna della fua dignità: diche e/fendo a*
d'Arà ma Lituani in modo ffiaccìuto, che uoleanopiàtofio perder la ulta che la bar -
g brogli fi fece rader, minacciando la morte à coloro, che di raderfi la bar -
bagola chioma haueffero ardimento . Chel'huomo barbuto rapprefenti
granita, e dignità anche l* ri off o lo diffe :
C.z.ft. 12 E feontrò un Eremita in una ualle
Ch anca lunga la barba à megp il petto *
Denoto, e venerabile d'affetto.
E Virgìlio deli* ombra d' Rettone dice :
Mry.z. Sqitalentera barbami & concretos fanguìne crinrs *
Gii antichi /limarono una bella barba efferanco indicio di gran fapienga :
Onde merauigliandoft fe rìtrouauano alcun barbuto ignorante diceuano :
jn ^rinù Barbam video , Tbilofophum non video. Et spulcio diffe : Tallio *
aureo, ' baculoque & baxeis , & hircino barbitio philofophum menti eh atur *
Horatio f che riandò con Damaftppo , che conia pompa della fua egregia
barba faceffe del Filofofo,dice i
— — Dij te Damaffppe,De<eque
Vermi cb confilium doncnttonfore. E dice ancora i
Sapìentempaf cere bar barn.
E Maritale fchernendo un' ignorante ,che per parer fapienteportauctunià
gran bella barba, dice :
Sic quafi Tytbagor# loqueris fucceffbr, &harcs,
Terpendet mento non tibi barba minor . E quell* altro diffe ?
Si promiffa facit pruàentem barba , quid oh fiat
Birbatus poffit quia caper effe Tlato ?
Tuò anco feruti la barba per coprir qualche deformità : Come auenneJ
m .Adriano Imperatore , il quale 3 per mfeondere alcune ferite della fua
facciafà il primo de* Cefari,che nutrì la barba . £* anco la barba gran -
de fogno d9ejfer tenibile , & borrendo * Virgilio defenusndo i’ torrido
effetto di C bar onte dice ?
Terribili fqualove Charon, cui plurima mento
Caniciesincultaiacet* E Giuuenale diffe :
Hiff.da membra quidem,& dur<£ per brachiti feta $
Lìb.i.Sat,-
Mn 6.
* rormttunt atrocm anmum
Tolià
i
-■*
77
Ouìd . MiU
lì»
Parte Frimai
T olì ferno,ef cu fondo la fua fqualidexxa,diccua :
'Hecmeaquodduris horrent denfìfiima fetis
Corpora,turpe puta : turpis fine frondibus arbor,
Turpis equus, nifi colla iub # fiauentia uelent »
3 Piuma tegit volucres touibns foa lana decori efti
Barba vìros, hirtaque decent in corpore fet& •
Damone,pa fiore hir[uto,è da Virgilio con gran barba definito, dicendo :
Dum libi e fi odio mea fibula : dumqne capelli , tglX*
Hirfutumque fupercilwm , promffaque barba •
E chi è molto pelofo dà fogno d’efier colerico s crudele : E però la f coìrti
Salernitana, parlando del colerico 3dice :
Hit futus,f alla x , irafcens ,prodigus 9audax ,
• Afiutus, graciìis ficcus, croceique coloris >
Piatone fcrifife. Quofdam fierniles pilos inanimo gefiare . E Plinio feri- inAlab.
he, che quelli che nafeono co*l cuore pelofo ,fono fortiffimi e crudeliffmi : lic,*n c'$ ?
E tale e fiere fiato Mrifiomene Me fi enìo, eh e ucci} e trecento Lacedemoni •
VMrìofio > parlando £ alcune genti barbare , che andarono à / occorrer
la Francia , dice :
Hanno pelofo il uifo, il petto , il fianco y Ciò .fi <2$
E doffi , e braccia , e gambe come belue t
E per fegno di feuerità e grauità di co fiumi. Maritale di fisi
lam [ex, aut feptem nupfisli, Galla > cine di $ , Zìi, 7, tftg.
Dum coma tenimium , pexaque barba iuuat . 57»
Quare aliquem Curio s femper , Fabiofque loquentm
Hirfotum y & dura rufiicitate trucem .
Ma la barba nelle feminenen è fegno d'ornamento ,ma di gran deformi -
tàytdi pe filmi co fiumi, e d'infotiabile luffuria,comefcriuono i Fifiognom'u
E per que fio forfè i Romani rapprefentarono il fimulacro di Venere bar -
qatOyper accennare che le donne che hanno la barba fono molto veneree <,
Lufingar l’altrui barba.
Cile i Latini dicono demulcere barbarti , ciò è leniter mulcere ; nei
fanciulliytoccandogli il mento, è fegno di ue^o amorevole: Mane ' >0
gli hmmini è atto di j corno, trattandoli da putti. Efiendo fiata prefa K<j-
ma da' Fr ance fi, alcuni grani Senatori barbati (landò affettati dinanzi le
porte delle cafe loro ,à quei Barbari prima apportarono maraviglia : ma
poi udendo uno di loro con la mano lufìngare la barba à C. M tùlio, ' cerne
dice Val.MaffimOyòà M. Tapina , come ferine T.Liuio , egli per rifenti- uh 5 .capi
mentpdi quefio fchernq lo percofie con una verga ^ per laquai cefo tutti di forni,
furono
78 Dell’Arte de’ cenni,
z Vette™ fUY0710 àa quei Barbari trucidati t Dice l'antica fenten%a : txtreffiaifft*
& ì i tenui- probità* efl illudere quem effllxeris . E fcritto nelle leggi ci ut li . Si quis
fui ' Labeo- barbam demittat , autcapillos fummittat adinuidiatn alicuius, tenetur
nem , jf. de aftione iniurìarum . Dicono i Maghi , che la rabbia de' cani'fi mitiga co'l
iniur . & Infangar loro la barba .
far», libell. Federe, ò tofar l’altrui barba.
Flm‘Lt *28 T) E rche la barba èfegno d'effer virile > e di copiami mafebi, e P effetti)
°4® JL sbarbato è cofa da putto, da Eunuco, da Cinedo,dafemina;chi fifa ra
deresdà indicio d’effer tale -E perciò *Alefj andrò Magno ,ch e primo intra •
duffe Pu[an%a del raderfiffà beffato, e riputato imitatore delle f emine ,co
Di pnoflib. tne ferine CriftppOye conferma ^ Itheneo . 'Perche Scipione ^Africano fai fa-
1 3 eap 6. ceua anch*egli ogni giorno radere, fu creduto effer’buomo effeminato •: ma
i>lin Itb.'j. però fà in ciò da Ottaviano sA Ugufao imitato . Di quefto costume de 9 Ro-
eap. memi di rader fa la barba fcriue >A.GeUiOy Celio Rodigino ,& anco <Aleffan
dro dì jlleff andrò nel fuo libro de* geniali giorni . Quando adunque ai
Zib.T.euli. alcuno fa faceva rader la barba ciò era fatto per grande fcornoye gran ca -
lib. s.c.i 5. ftigo : È tra P altre calamità yche Iddio per bocca d*l! aia minacciò a* Moa *
biti : Barba9inquity abradetur . Tfel libro de i Rè è fcritto che > hauendo
Dauidde mandati i fuoi jimbafeiatori ad Hannone Rè , per dolerft feco
della morte del p adr e ,h avutili foretti, per ingiuria del loro Prencipe,fe -
ce à ciafcun di loro rader una guancia , e cofa mt%a la barba : per la qual
cofa Dauidde commandò , che fa fermaffero in Werico , fin tanto che loro
crefeeffe la barba', accioche nonfoffero dal popolo fcherniti . E nell* H ilio -
ne Vmitiane fa legge , che ad alcuni di quei primi loro Dogi, per li demeri-
ti loro y fu raduta à chi me^a, & à chi tutta la barba , per gran cafligo i
% %ì quis de Tanta fama fecero quei uencrandì Padri delle loro barbe . QuePla pena
pace te n in da Federico Imp. propofla à quei ladroncelli $er li cut furti poteva ef-
ufibfeud. fer HiQiata ia pace,dicendo ; Si quis quinquefolidcs ualens >aut plus fu -
ratusfucrit,laqueofufpendatur,fa minus,Jcopis,&forpicje exeorietur , &
lìb 6 c.53 ton(lcatun Et il Deciano ne* fuoi Trattati criminali fa mentionedt que-
1 ‘ ’ ftapenad’effer tofatoy per cafligo de* facrilegiy e di quelli, che di propria^
lib i.èap.z autorità tiravano fuori di Chiefa coloro , che ui erano ricorjì. Come Fio -
r aitante taglìaffela barba à Salario ; onde da Torello Re di Francia fù à
morte condennato, è fcritto ne* Reali di Francia . *Appreffo alcuni popoli
era fegno di farfaherede colui, al quale primieramente alcuno tagliava la
barba : E però nelTanno di nofìra falute DC XI. Gregorio Patritio Ro-
mano Signote di vder%o , dopo hauer fatto à tradimento morir Taffo Si-
gnor del Friuli , fattafi portarla telìa-dì lui , gli tagliò primo la barba->y
quafa attendendo la preme [fa di farfelo herede . Gli Hi.br ahebb ero per
ecftume
Parte Primari 79
tcUme dì fdtfi rader la barba nell'e[fequie,e nel pianto ; forfè per (igni fi-
care non ejfer cofa da huomini,ma pià tofìo da f emine il pianger, & afflig
ger fi oltre modo :òpurey fi come all' bora deponeuano ogni altro ornamen-
to,cofi anco la barba che molto adorna la faccia, noleano deporre . Et Id-
dio ordinò à Mosè, che purificale i Leuiti in quefio modo : JL fpergantur
aqualuftrationis,& radant omnes pìlos carnis fu&.Mosè diffe ad^Aarcn , g,
ad Eleazaro, & ad Ithamaro fuoi figliuoli, che piangendo la morte di
dab , e di >Abiù , iquah furono dal fuoco confumati, perche ardirono d'in -
trometterfi nel [acri fido cantra il precetto di ùio,non doueffero altrimen-
ti tofarfi: Capita ueftra nohte nudar e, ne forte moriamini,& fuper omnem .f r
t&tum onatur indignatio . Cefi Giobbe hauendo intefo come ad un trat-
to gli erano accadute molte calamità, dice la fenttura che, tonfo capite^
corruens interramadorauit . j Quefio coftume di rader fi per gran dolore
fu anco appreffo i Gentili: Scriuendo Vlutarco , che hauendo ifide intefo De ^
che ofirìde era Slato uccifo,fi tosò le chiome, e fi rafe il capo , fi ueflì con la o^fide ]'
fiola lugubre , e per ogn i luogo fece il [ho corpo ricercare . E Lampridio
f criue, che Commodo Imp.facrificando ad ifide, fi radeua il capo, ad imita-
tone di lei . In quelli diece anni , cht Ofìride in Italia perfeguitò i Giganti 9
non fi fecemaitofar labarba,nè la chioma fenon da poi che ritornò in
Egitto: Onde poi gli Egitijbebbero in coftume, mentre andauano in pere- Eìblhth té.
grinaggio,dinonfi tofare,fin che alle patrie loro non f off ero ritornati , co - i.atf-*.
me Diodoro Siedo ferine.
Cauar la barba altrui.
ILgefto di canate altrui la barba è atto di grandiffma ingiuria, che fu
tra molti altri da Chrifìo Signor noftro fopportato ^ e che fà da Ifaia-> * * 0
profetato: Corpus meum dedi percutientibus, & genasmeasuellentibus. Cap. * e.
Vhuomo iratofuolfare quefìa minaccia . Ver fio i
Si Cynico barbara petulans Tenaria uellat . Horatio s
— Vellanttibi barbarti
Lafciui puerr, quos tu nifi forte coerees »
Vrgens turba circum te [tante, miferque
Humperiss& latras magnorum maxime Ejgum, Ver fio ancora s
Iccircoftolidampr&bettibiuellere barbam
Jupiter $ EtènatoìlVrouerbioiEtleporesLeonisdefun&ibarbam con~*ai
uellunt. V>Ario(lo di Marganorre dice i
Che li pon far fin* à bambini [corno , v
Chi pelargl i la barba, e chi le chiome c 1
Dante di Cerbero , che fu da Ber cole fuperato, e fuor dell' Inferno firafei *
nato, dicci
Sat. I.
Lib l.fcw.j
Cerbero
8o Del Parte dc‘ Cenni,
jinfit'f' Cerbero uofiro ,fe berìui ricorda ,
porta ancor pelato il mento, e*l go%%? *
VMriofio fa dir ad ifab ella, quando facea refifìen^a ad Odorici, che la «0*
le a titolar^ :
C,ij./?.28 Telaiglt il mento, egli graffiai la pelle ,
Con Vìridi che n9andauano à le Stelle .
E di Rodomonte centra il Mago, che perfuadeua If abella alla carità, dice ì
$. La mano al mento con furor gli ttefe ,
E tanto ne pelò quanto ne prefe .
Cauare à fe fìeffo la barba •
c TJ Dolorofo getto di pentimento , d'hauer errato , e di uoler correggi»
* JC/ re , e cattigar fe fìeffo . Soleuano però gli antichi per delicia , ciò è
per far la guancia più polita, e più lifcia,farfi pelare $ che i latini divetta-
m,expungere genas : Onde Martiale ;
* Eutrapelus tonfor dum Circuit ora Lnperci
Expungitque genas*
Effere sbarbato.’
r- ~ "T Gratto fi giouinetti prima che facciano la barba fogliono effex dallc^j
*7* JL amorofe donne grandemente amati : E però Tibullo dijjez
lie.heUg.% Carior eft auro iuuenis , cui molila fulgent
Ora,nec amplexus hijfida barba tent .
Et il getto di non hauer barba accennerà pueriluaghc%za>efiinplicitài,&
etàgiommle . Mpollo fù da gli antichi figurato fen^abarba giouinetto ;
per dinotare il Sole , che dà uita alle cofe create , effer fempre i’itteffo , nè
maiìnuecckiarfi . EtEfculapio fuo figliuolo fù rapprefentato con bella
chioma , e lunga barba d'ero *, per accennare i nfflendenti raggi del Sole :
alla ttatua delquale Efculapio , Dionifio Tiranno di Siragofa leuò la bar -
ha, conifcherno dicendo, che non ficonueniua che effendo il padre sbarba-
to, il figlio haueffe così beliate così preciofa barba .
de t
Parte Frimai " tt
DEL CRINE. Cap. XI.
1 Crine d'oro*
2 Crini inanellati .
j Criniodoriferi .
4 Crini fparfi , e negletti .
5 Crini fciolti.
6 Crini parte acconci , c parte negletti *
7 Squarciarli il crine.
8 Rotarli capo con i criniiparfi >
9 Tagliarli i propri; capelli *
io Delcaluutio*
Crine d’oro;
T mando le donne che il crine di color d'oro apporti lo-
ro molta uaght%%a; con grande fludio, e grande incorri -
modo [e lo Hanno procacciando ; che farà ìndici* di bra-
mata bellezza . E così fatto crine , come beUo\> da gli
fcrittori celebrato : Onde l’^rioftowentre deforme le
— adulterine bellezze d*Mcina,di ce s
Con bionda chioma lunga , & annodata >
Oro non è che pià rifplenda , ò lutiti *
llTaffo della fua bella jLrmida dice anch'egli :
D'auro hà la chioma . E la uà paragonando al Sole
llVetrarca della fua Laura fcriffe :
E i capei d'oro fin far fi d'argentoXiò è per la uecchiezz * canuti ye bianchì .
Ma quando commciauano à diuenir d’argento , le donne procurauano di
farli con l’arte parer d’oro , come diffe Gnidio ;
Votmtna canicìem germanis infìcit herbis ,
E tmelior vero quaritur arte color . E Tibullo :
Tum fiudtum forma eft » coma cum muiatur 7 vt annos V
Dijfimulety viridi cortice tinffanucis .
Tale era il crine d’ Maria, defcmto dall' <4riofto :
Vali do, crejpo , e macilento banca
Mcma il uifoy il crin raro , e canuto .
mficome nelle belle gionani dame foro 'accrcfce [loro bellezza, rosi
£ nelle
• — -o
ili
C.T.ft.lU
C,
Servii»
Dt an . am,
3 •
Li,l»tlig.S
c.7/73.
§v DcirArtedc’Ccnni ,
nelle brutte ueccbie eccita rifo , & è indicio d’incontinenza y e di mal-
uagitày come era Gabrina^y
Che quanto era piu ornata , era pià brutta .
Come dice\l't!ìeffo Toeta ; che poi foggiunge •
E parea così ornata una bertuccia >
C. 20. Quando per mouer nfo alcun ue Filila . ''i -
lio» T aito da M rificfane quando diffe ;
ytrum ne varijs pitta fuas Simia £
tAnanus ab ima bue reuerfa manihus £
"Et apunto di quefìe uecchie beiletate fi dice il prouerbìo : Simia fucata «
Tale era quella Lice, che n'ell'itteffo modo è da Iterano febernita . Et era
cofa da f emina impudica il biondeggiar fi la chioma } poi che le matrone. s
[alenano portarla nera : Onde di Meffalina Imperatrice Giuuenale dice ,
thè quando ella fe ne andana al chiafo fingendo fi meretrice > coprino,
f uè nere chiome , con una capelliera bionda :
Sai. 6 . Et nigrum flauo crincm abf condente galero
Intrauit cahdum ueteri centone lupanar .
JEn 6 . E così Seruio dice che Virgilio attnbuifce la chioma bionda à Didoncj *
perche era impudica .
fdneo ne* mafehi giouanetti fono i crini d'oro df ornamento z e però Medea
apprejfo Quidìo dice à Giafone z
Ep.it. Cur mihi plus acquo flaui placuere captili £
Et decor >& lingua grafia fìtta ture £ E fimilmente deferiue di color
d*oro la barbai la cinema di CiUaro bell'ffimo gioitane *
Barba eratincipicns,barba color aureus ’> aurea
Met.it. Ex humeris medios coma dependebat in arme s*
Così di Medoro difje l'Mrioflo z
c iB . n. Occhi haueanerìye chioma crefpad* ero.
Ì66. all* incontro Horatio lodò i capelli nerijdtcendo e
Spettandum nigris oculisjuigrGque capitio • Et un'altra uolta t
Et Lycum nigris ocuhs > nigroque
Li-i.od'Zi Crine decor um. E Marciale di Clitobelìiffimo fanciullo ;
Sit moro coma nigrior caduco .
Cap.$> E la fpofa nella Cantica parlando della chioma del fuo fpofozComA eiusfì -
cut e lata palmarum^^#, quafi coruus. Et Jlnacreonte loda aneli egli
nel fuo Bathillo la chioma nera.
Crini inanellati.
# ^ T E donne che hanno pretensone di parer b eli e ys* affaticano che le loro
JLj chiome >nott fo lo fiano di color d* oro tma mantUate>e creffe ancora \
. % il eh e $
CtMZ. 4Tt
c. 4. /?.$ 0,
Lib.i'
Parte Prima^ gj
il che, come fegno d'incontinenxa , e di uanità^da S. TPaolo biafimato > di-
cendo che debbano andar in habito ornatola con uerecondia e modeflia ,
non in torti s crinibus . Il Petrarca lodando quede qualità nella chioma
della amata fua Laura dice : *
Del laccio (Cor non fra mai chi mi [doglia ,
TSfegletto ad arte, inanellato, & irto .
Et il Taffo della fua beili [[ima JLrmida ;
Eà noue crefpe l'aura al crin difciolto.
Che natura per sè rincrejpa in ond<^ > ETropertìo diffeà Cinthia :
Et mtidas preffo pollice finge co mas.
Sarà adunque^ ilgetlo d'inanellar fi i capelli , di color d'oro nelle donne in -
dicio di uanita>e di procacciata uagheiga. E negli huomini diinconùnen «
%a,e di lafciuia : Onde Ouidio :
S ed tibi nec ferro placeat torquere capìllos. E tibullo.
T unc procul abfitis ,qutfquis colit arte capiìios . Zih.iMeg t
Crini odoriferi.
aggiungere al colore d oro,<& alla creffa forma, anco odore j
foaue al crine 3tanto piu accennerà defidenodi riufcirfoaui,&ama * * *
bili. Virgilio di Vtnere dìffe che
— —I{pfea cerulee refulfit
lAmbrdfiaque coma diuinum uertice odorem 1.
Spirauere. E Tibullo di apollo dìffe :
StiUabatTyrio myrrhea rote coma. Propertio di Cintia dìffe .* Z/'*5-
lAutqkid Orontea crincs perfundere myrrha , Lih J ele
T eque peregrini uendere muneribus ì E Plauto : * ‘
Tu CìaCle, tu cinnamum, tu tofa,tu crocum,& cafra es% ln Curc
Tu petahum. E quedo lufso ne gli odori crebbe tantoché con gran di-
jpendto da remotiffime proumcie li procacci au ano ; i quali exotica un-
guenta erano detti. Plauto: Non omnes poffunt oltre unguenta exotica. ìn Uo~
Onde per rimediare ali' mtoler abili fpefe, T.Ucimo Craffo,e L. Giulio Ce-
[aie C enfoti con publico editto vietarono', ne quìs uenderet unguenta exo-
tca. E 'Plinio con molta ragione firn franigli a di tantafouerchia prodiga -
mnf^tit0' TUntÌ cmttkr "ofaptas aliena', ctenim odorem quigerit ipfe lib.11
L . , Crini (parfiae' negletti.
. - chioma incuba, slegata,e non acconciai di gran dolore e di furore
ìl'rilèauìU- tPZC>'° d, q^tteuonne, cifrano intorno
U esequie ai Polidoro figliuolo di Priamo , dice :
Et circum Illiades crinem de more [vinta. j%n -
l * E delle
$4 Dell arte de* cenni ì
E delle donne Troiane>che addolorate à Tallade facrificauano :
Crinibus llliadcs paffìs peplumque ferebant
Supphciter triftes . E di Calandra afflitti ffima r
j&ruz* Ecce trahebatur paffìs Triamsia uirgo
Crinibus* E della Sibilla dice^ :
— — 7s(ow vultus , wow co/or ««#$
compiti man fere comtijed pettus anbclum,
Et rabie fera corda tument* E nel dffcriusr donne eccitate à gran furore*
Fnrijs.accenfas pittore tnatres
J£n*y» idem omnes fìmul ardor agitnotta quarerc tetta >
Qeferuere domo s}u enti sdant colla, comafque *
Om dio fà parimente di quello gtfìo effer autore ; come appreffo dì lui in
molti luoghi ft uede : Variando dì Medr.adice^ :
Ter tmnulos errat [farfìs difeintta capiiìis. Et aitroue :
2p. £. No» uenitincultis captarum more ca pilli s
Fortunam vultus f affa tegendofuos . Et ancora ;
Sp.i®. tAfpìce demifioslugintis mere capillos. Et in un'altro luogo s
Et forar cffufìs ut srat . Caffdndra captliis ,
Cum uellent no fìtti iam dare ueìa rates .
Quo misi exclamant . E fà che Safo per fegno del fuo dolore dice :
Ecce iacent collo ffarfì fine lege captili . IfAriofto*
Q0me cjje jn Ulf0 pallida,e fmarrita
Sia la doyi%ella>& habbìa i crini inconti , Tibullo s
'Non foror sljfyrios cineri quti dedat odores
Etfleat cffufìs ante fepulchr a comis. Et in altro luogo .
Li.$Meg i ^£nte meura veniat longos incompta capilìos
Et fleat ante meum mafia T^ctira rogamo
propertio, pari ado diCaltflo addolorata perche Fliffe da lei f off e partito:
Multos illa dies incomptis mcefla capìllis
Seder atfìniuflo multa locata falò . Et anco diffe per fegno di gra calamità s
js Jec toties proprijs circurn oppugnata triumphis
tifa lo lajfaforct crines foluere E^oma fuos. Et un* altra uolta :
‘Efamque ubi mortifero latta eli fax ultima letto
tikft yxotum fufìs fiat pia turba comis .
Crini fciolti.
- *T i portare è crini fciolti e ffiarft era fegno d'effer vergine e fanciulla : E
e JL però Virgilio diFenere*cbe fingea d>cffer Cinthia9 diffe l
Flamque humeris de more habilem (uffenderat arcum 9
JE&* i , yettatriJSidedsYatque cornai diffondere uenti$> Et Horatio:
gut&
'Parte Prima .
Quem fi puellarum infereres eboro ,
Mire fugace s falleret hefrites
D fcrìmenobfcurum , folutis
Crmibus ,ambigUoque vultu.
Il Tetrarca deÙa [vìa laura, eh* era pulzella quado dì lei fe ìnamorcÀice:
Eranoi capei d'oro a Paura frarfi\. Et un’altra uolta :
Li bionde treccie fo ura*l collo f ciotte. E Soggiunge .
M*l primo dì, eh* io nidi a Paura frarfi
I capei dforo}ond*ie fi fubit*arfi. llTaffo*
» Intrinseco diuennì
De la più bella , e cara gioitine tta
Che mai friegajje al uento chioma d'oro.
Quando poi erano maritate , legauano i crini in treccie s E però il Te -
trarca dell*ifie[fa Laura dice :
E le chiome hor auolte in perle , c in gemme,
vdll* bora Sciolte, e fouror terfo bionde . Claudiano s
?$ec qu&Tarthenium cani bus fcrutatur odoris
*A fremuta toros ; libertatemque comarum
Ime (lauoluit tandem franare corona .
Cheuuol dire che defideraua dalla virginità paffar alla ulta mattimi
malu :
iti. i. od i
Son.fa,
Kelt drmn
14.
So». 164.
De Rap.Pei
ferpdti.U
Crini parte acconci , c parte negletti .
QVefla uarietà , e difeordanza di crine accennerà discrepanza e rfi- r * ”
uifione:E tale apunto fu dall* ^tr lofio deferitta la DiScor dia, die Ho: *
I crini hauea qual d*oro,e qual d*argento , C.X4.tf.8$
E neri , e bigi hauer pareano lite :
tAltri in treccia, altri in nafìro eran raccolti,
Molti à le [palle, alcuni al petto fciolti.
Tetronio * Arbitro Satirico così deferiffe la Difcordia i
ìnfremuere tuba , ac faffo difcordia crine
Extulitad fuperos Stygium caputi huius in ore
Concretile fanguis, contufaque lumina flebant,
Stabant irati f cabra rubigine dentes ,
Tubo lìngua fluens , ohfcjfadraconibus ora,
*4tque inter toto laceratam pcftore ueflem
Sanguineam tremula quatiebat lampada dextrà. E Dante della E rande : infot. \ ?;
Con più color fommtffe, e foprapo/ìe
*Hpn fer mai drappi Tartari , nè Turchi ,
far taijcle per Aragne impofie •
»4C£€Tb*
$6 Deli arte dc’Ccnnì,
■i: ^Accennerà ancoimprouifo accidente, che ci neceffiti à focrorrerlo fen%ju
alcuna dimora : Comeauenne à Semiramide Bigina de gli qua*
le mentre era intenta à regolar fi i crini , auifata che la gran Citta di Babi-
lonia fé le era rib sfiata, fen%a fornir d* acconciar fi, corfe fubitodoue era
il pericolo, & la rib ditone reprejje: Onde in Babilonia le fu dirizzata una
flatua con la metà delle treccie raccolta, e l* altra metà difciolta;per ejpri -
mere Ufuagra diligfo^zìn così graie anione ,dellaquale dijje il Vetrate ai
Triofo della >p0i H}l{( la magnanima Beina ,
cap.i treccia riuolta, e l'altra ffarfa ,
Còrfe à la Babilonica tuina . Ouidio così l'iffeffo concetto ejpreffe
« — Alcyone coniux excita tumuliti
Trofilit , & nondum totos ornata capillos .)
Tibullo , lodando la belletta de i crini di Sulpitia :
Li,$.eleg. 4 Seu foluit crines,fufis deceteffe capillis ,
Seti compfit], comptise fi ueneranda comis .
* Squarciarci il crine .
OV esatto di fquarciarfi la chioma è di grandijfimo dolore : Comtffj
appreffo Cicerone è fcritto : Htncille Jlgamemnon tìomericus ,
feindens dolore identidem intonfam comam , in quofacetum illud Bionis $
perinde fiultìjjimum Regem in luffa capiilum ftbieuellere , quafi calumo
m&ror leuaretur * Della madre d'Eurialo , dolorata per la morte del fi-
gliuolo, diffe Virgilio ?
Emlat mfelix , & feemneo ylulatu
Sciffa comam . E di Didone per gran dolore infuriata :
Terque,quaterque manu peffus percuffa decorum ,
Flauentefque abfciffa comas , Trò Iupiter ibit
Hic , ait , & no (Iris illuferit aduena regnis ì Ouidio :
lAtlachvymas fine fine dedì, rupique capillos, E delle matrone Tebanfi:
— -^Sctflìs cum vefle capiìhs .
VAlciato in un fuo Emblema dipinfe f opra il tumulo à'+Àiacela Virtù ,
che fi fquarciaua la chioma, dicendo :
lAtaas tumulum lachrymis ego perluo Virtus
Heu mtfera aìbentes dilacerata comas .
Sciiicet hoc reffabìt adhuc, vt Indice Gr&co
Vmcerer, & catti a f tei potiate dolus ,
il T affo della fpofa digitammo dicc_j :
Ci 7Ji.iG*pìanfe , percoffe il biondo" crine , e'i petto
Ter dì ff ornar la fua fatale andata .
L'jtrioftQ d'Olimpia, afflitta per la fuga di Bireno :
Cosi
/
Tufc.$.
MV'9»
Mn 4»
Mei. 4,
-, »
Parte Prima,.. 87
" '
Cesi dicendo le mani fi caccici
capei d'oro, e à chioccia, à chioccia flraccia » C. t o ff.j $
£ d*! febei là, appaffionata per la morte di Zerbino t
£ slraccia à tono lauree crtfpe chiome ,
Chiamando femprc in uan l'amato nome . C24.ff.8j
Omdio di Filomena da Tereo stuprata :
Mox v bi mens redijt puffo s Untata captilo s Met
Lugenti fimihs * £ wìw/iz in arbore cangiata .
ytvidit ,conata manti laniare capillos
Fronde manumimpleuìt , frondes caput omne tenebant.
Rotare il capo con i crini fparfi *
QVefìo ègt fio d* e (iremo dolore , edtmamfefiadifperatione : E perà
Quintiliano UJ ciò ferino 1 Comasexcutientem rotare phanaticum ^
eft : Omdio dy Arianna dicet * 1 c 3*
Jtut ego diffufis erraut fola capillis ,
Quatti ab Ogygìo concita baccha Deo» Ep.10,
IfeArioftc d* olimpia infuriata per e jf ere fiata dal fuo Bireno abandonata:
Corre di nuouo in sii l’eftrema f abbia » C‘ 1 °fi 3 4°
£ rota il capo , e fparge à l9aria4 it erine»
£ [embra forfenata » e ch'adojjo babbi*
Hon un Demonio Jol,ma le decine • £ di Fiordiligi :
Straccia i capelli , e fparge , e grida come c 43 . ni
Donna tal’bor che*l Demon rio percuote > 1 * 8.
Parimente UT affo d'Mmidayoppreffada efiremodolore*perefferda Ri-
n aldo abandonata *
Così in noci interrotte irata freme * CM6.ff.tf7
E torce il piè da la deferta riva,
Mofirando ben quanfhà furor raccolto »
Sparfa il crin , bieca gli occhi , accefa il uolto .
Gnidio di una delle Tracie bacchantì cantra Orfeo fdegnata t
Equi bus vna leuesia fiato crine per aura* tóuij
En ait , en hic e fi noftrt contemptor .
Tagliarli i propri) capelli .
OVefìoèatto di gran dolore]; ilche neWeffequie de3 parenti perfegno -
di grande afflittone era fatto: £ però Canace appreffo Gnidio uer»
ìfoilmalnato fuo figliuolo diffe :
Non mihi te licuit lachrymis perfundere iuflis ^ 1 u
In tua nec tonfas forre fepulchra cornai.
E douc parla della trasformatone di Narciffo dice 4
'Pian*
8 8
W*ì-
4m
Dell arte de’ Cenni,
"—^Vlanxere forores
Triade sy& fettos fratti 'mpofuere capillos .
S crine Homero che il cadavere di Tatroclo fu coperto de i Capelli de'fuoi
compagniyche nell' effe qui e gligittarono f opra : Et Achille hauendofi ta-
gliata la chioma , e pollala nelle mani delTifieffo cadauere , prouocò tutti
quelli eh1 erano prefenti à pianger dirottamente . £ Tropertio di Cinthim
illa meo caros donaffet funere crines.
Molliter 9 & tenera poneret offa rofa .
Socrate il giorno auanti che pigliaffe il ueleno, toccando la chioma di Fe-
done , gli diffe : Dimani , ò Fedone > ti taglierai quefla bella chioma i
Que/lo però era nella diurna legge probibito* effendo fcritto: *Fgpn vos
FUitPhed. incidetis ynec facietis calnutium fupermortuo • xA’fimolacri de* fiumi
dalla gentilità 9come Deiynueriti>Joleuano offerir i proprij capelliycke con
Deuter. 14. alcune cerimonie fi tagliauano: E perciò Homero introduce Veleo à far
noto al fiume Sperchio di tagliarfi i proprij capelli , e r e ligio f amente offe -
rirglieliffe dalla guerra Troiana ritornaua fano .Achille. Marnale :
Hes tìbì y Thabe , vouet totos à vertice crines
Encolpus domini Cènturionis amor .
Dura nulla teneri fordent lanugine vultus >
Dumque decent fui* lattea colla iubie .
Lìh.i.eftgY. l ferui appreffo i Ramandoti enut a la libertàypoteuano portar il capéllo /
8 3 • ma però andauano rafi à dittintione de gli ingenui. E per nuerente fegno
di deuotione è Flato introdottole i Sacerdoti fi radano la tefiay facendoli
AH. Apon. le chieriche yò cerone: Come fi legge di 'Fga%aro> e poi anco di Trifcilla y e
58'-aj* di >Aquilayche con SanTaolo andarono in Siria, e d’altri: ilqual cottura*
s’è poi fempre offeruato . Etra le cerimonie che faceua il leprofo per
^clzut'cun monc^arfl> doueua anco rader fi non folamente la tefla , ma la barba , le ci-
&ia>€ tutti] g/* altri peli del corpo . Et è nella ragion canonica decifo, che
Rofn fmg. quella donnayche fi taglierà la chioma datale da Dio in memoria della fua
foggettione al maritoycome qucllayche tenta di [ottrarfeney fia efeommu -
nicata. Era però nella diurna fcrittura ordmatoyche quando coluiyche. s
hauea prefa la donna in guerra la uolea per moglie yella fi radeffe la chio-
ma , fi taglia ffe l’unghiey e deponeffe quella nette, nella quale era ttat*-t
fatta prigioniera \
Delcaluutio,
PErch? l'huomo dìuìene calao nella ueccbiezj'a y età per fe ueneran •
da , perciò Feffere c alno farà fegno di uecchia&a 3 e per confeguente
di perfona degna ài tiuerenga, effendo fcritto nelle diuìne lettere ; Con-
/ urge coram capile calao . E quei che per ifcherno dìffsro adEhfeo Tro*
feia :
5
Diut, 11.
IO,
« ; Patte Frimai fi 89
feta : ^Afcende ialuetafcende calne-, furono daini maledetti odagli or fi i.&g.z.
deuorati . Giulia figliuola d* jLugufio lmp.uenen do innangi tempo canu-
ta, fi faceua cattar i pelkbianchi,ptr non parer ueccbia -, di che accorto fi il
padve,à buon propofito le dimandò quando ellainueccbiaffe,cbeuorebbt
fià toflo ejfert,calm,ò canuta? Ella canuta ri (fondendo, Verche adun-
que,foggi un f e iugufloyle tue ferue, innanzi il tempo, cattandoti i capelli,
ti uanno preparando il caluutio * Onde Giulia potè il fuo errore correg-
gere * Tibullo di quelle donne , che ticgliono con arte coprir la loro uec-
cbìaia , diceva :
Tollere lune curacfialbcs à fiirpe captila , li.ifcleg 8
Et faciem dempta pelle referr e nouam . Similmente Trcpertio diffe:
Veliere tum cupias albos à fiirpe capiilo s >
Et J feculo rugas increpitante ubi . Itegli
Ancorché Venere fia fiata fempr e rapprefentata con belli fimi capelli ;
della quale Claudiano dice che ella fedendo in un dorato feggio , bauea^
dintorno le Gratie',l*una delleqaali le ffargeadifoauiffmo nettare la chio-
ma', l'altra con un pettine d’ebano gliela difierideua', e la terga gliefanno-
daua in belliflìme treccie inondimene alcuna uolta, come Laitantio fcri-
tte, ella fu anco fatta calua : E quefto attenne in bonor di quelle ualorefe
donne, che, mentre da* Francefiera affediatoil Campidoglio , ridotti i Ro-
mani alTefìrema neceffita delle cofe,fi tagliarono i capelli, con iquali for-
marono delle funi da tirare alcune machine , che à loro dtfefa adoperaro-
no. E facrificauano à Venere Caluafub Dio, non fub te fio, per accennare
cbeilCaluitio era cofa cele fle. S erme Tlìnio che appreffo gli Hiperbo- Lib.c.sij
rei tam viris , quàm faminis capillus probro efi . E che il caluitio ui è in
grandi (fimo honore, e riuerenga ; perche è fegno d'animo retto, e buono -,
conforme al proturbio : Caluitium non e fi vitium , fed probitatis indi-
tium. E tanto più il caluitio è uenerabile, quanto che è proprio dtll'buo -
mo folamente e non de' bruti, cerne anco la cani eie. Monfignor Baldaffa -
' re Bomf accio, mio ncpote,cosi febergando diffe d’una giouinetta calua i
<Ad puellam calli am.
Calua quidem,fcd pulebra tamen potes effe ; nec ifìud
Caluitium vitium, fed dccus effe potè fi ^
jfta,mfi fallar, pra ftant glahreta viretis,
Ifìa capillitio, Chiari , pbalacra preesfì .
Trata [aleni no ftris ocuiis berbofa piacere ,
S ed tamen haud mtnus bis arca ic rfa placet »
Depiliseli fiffusvertix vt pulebrior efje$,
ytque farcteaium, quod modo terra fuit .
: s a '
M
Cranìa
9é Dell’Arte de’Ccnnii
Crania nuda eomispoteras texiffe Sicambris,
Sed vifu dignam [e cuti* alba putat.
\4bfque pilis fit totus homo', fed piu mas volucrct >
Squama tegat pifeet, hirtaque fata feras*
$uod fas effe negati* fub tetto die ere, die am
Sub conopeo i fis mihi Caino. Venus •
DEL-
Parte PrimsuM 91
DELLA PRONTE. Cap. XII.
I Della fronte ;
% Fregarli la fronte •
3 Fronte coperta.
4 Fronte feoperta .
5 Sigillar la fronte.
6 Fronte ferena.
7 Fronte nubilofa .
8 Tener la fronte bafla.
9 Fronte eleuata.
10 Fronte increfpata .
1 1 Tener con la mano la fronte
12 Spiegar la fronte.
s 3 Percuoterli la fronte .
Della fronte *
J? ragionevolmente la fronte humana chiamata ilThea* \ l
tro di tutto Vhuomoy poi thè in effa comparirono chiari
fegnide gli affetti nofln tele paffioni de'noftri animi ui
fi manifeflano : E perciò il "Petrarca diffe :
Vn leggiadro difdegno a#ro> e faterò ,
Ch* ogn' occulto pen fiero CAnz.39,
Tira in mt%o la fronte » oh' altri il uede .
Et in un'altro luogo , paragonò la fronte di M. L. ad una colonna criflalli -
na \ perche , come per cofa tra# urente , per effa uedeffe gli interni fecreti
del fuo animo :
Dinanzi una colonna 44.
CnHallina , & m'entro ogni penftero
Scritto 9 e fuor tralucea sì chiaramente ,
Che mi fea lieto > e foffirar fouente . E diffe anco :
’bfe la fronte à. Madonna haurei ben letto , C* wx 4f ,
jll fin fe' giunto d'ogni tua dslce^ga. Et un'altra volta :
Mafpejfo ne la fronte il cor fi legge . Et ancora : Son a*?,
licerne gii oc ebbene la fronte ho fcritto . Il Boccaccio diffe : 8èn.\7-
l^lla fronte portan fognato quello che effe dentro dei loro feno nafeofo
tengono. E fk detto anco per lamedcfima ragione la f ronte effer la porta
M 2, del -
9$
Dell'arte de1 Cenni,
dell'animo '/perchè per sfa riguardando fi fcorganoi pi àripflfty penfierì
di quello ; e però (Kf icerone fcriutndo à M: Tullio fuo fratello- diffe^j 2
De pet. confuta vt adìtus ad le diurni , atque notturni pateant; neque fonbus folum
fui. adium tuarum, fedetiam vultut& fronte, qua efl animi tannai qudìfi fi-
gnificat voluntatem abdìtam effe ac retrufam, pariti refert patere ofìiuT#:
Che gli huomini fronte, & orationernagis , qaàm ipfo beneficio, reque c$t-
De amichi a piantar . E C icerone dijf ? eh 'è cofa più di huomo ingenuo odiare aperta-
mente, quàm fronte occultare fententiam . Di quefia Vlinio così fcriffe :
hb,. ii. Frons & alijs;fed homini tantum trifiitia.hilaritatìs, clementi a ,fener ita-
ti s index : E perciò per la fronte molte mite s* intende l'animo isìejfo ì
come appreffo il Tetrarca 3 dicendo : .
Oidi la fronte, che con picciol cenno,
Volgea'lmio core in quefia parte e in quella ? r
E Cicerone fcriuendo ad Antonio dicejz f&[cn tnm folum ex oratione^i
fedetiam exyultuìoculis>& fronts.vt aìunt,meum erga teamorem par-
fpicere potmffes* E I'sAtìqFIo dice che^f ' ^
L'Imperator con chiara , e lieta fronte
F^accolfe Orlando , & i compagni fmid (Et anco 1
l$' * Daini raccolti fttr con quella fronte ,
Che può d'interno amor dar più chiarezza » Et ilTaffo :
Quefiemie cane in lieta fronte accogli ,
Che qmfi in noto à te [aerate d porto : Et Ouidiodiff ? s
tAjpicias ocuios mando, frontemque legentis ;
Ex tacito mdtu feire futura licei. Di Giove in Toro conuerfo dice z
(Ffullain fronte minte, nec formidabile lumen »
Vacemvultus kabet* - -- -- - j.
Fregarola fronte. t
COn ragione è flato anco detto la fronte effer il tempio del pudore,
perche in lei il teff or e della uergogna principalmente appare : Onr
de quelli che non vogliono, per le cofe brutte da loro commeJJ'eTarro(JirfiJfi
fregano con la mano la fronte ,per difi cacciarne ilpudore; E perciò Qutn-
(et2 tìliano lafóò fcritto: V itio fa enim funi illa, ìntueri lacunaria, per fri care
faciem,& quafi improbam facete* £ quindi è che queHi, che del mal fare
non fi vergognano ,fono detti huomini perf ritta frontis : Onde leggiamo
appreso GiuuenaU :
Fiettum femel attrita de fronte pudorem. E Martiale :
£Hm peYfrl€mt; fronlem.pofuitque pudorem . £ ver fio :
Met.z,*
% e
Uh Al.
r—Exclamat inquit Melicerta periffe
Erontem de rebus . Quintiliano à qusjìo propofito dice ;
Ter fri*
Parte Prima,. .
Di
TitfricA frontem,& die tedigniorem, qui Trator fiens, quatti Catonem.
E Cicerone : Quid tergiuerfumur, E pleure, necfaiemur eamnos dicere e»/«/.4.
volti ptatem, quarti tu idem,cum os pcrfricmtti,foUs dicere ? Sarà ' aduni-
qu e ge fio' di sfacciateli H fregar fi con le mani la fronte; facendo atto di
volerne [cacciare il roffore,teftimonio del mancamento fatte. Ver qui fio
gli impudenti fono detti sfrontati , e fenica fronte , cw è fenga il fuo color
naturale . Di qietfci Giulio Voltate diffe che Tabernxriam exercent fron-
te : tolta la metafora dall* ho fleria luogo licentìofiffimo ,e (eriga honettà,
E gliknomini da bene fono detti Integra frontis . Adofficium indicati-
tium pertmet^dice Vapiniano ycius quoque tefhmomjfidem , quod integra i>i*. da ,«
frontis homo dìxsrit , perpendere . E perche nelle Città fono maggiori fi» 1 3*
mulationi, che nelle Ville, perciò H&ratiodtffs :
frontis ad vthana defcencli premia Ùb.i. èp
Fronte coperta* .
IL coprir fi la front e farà atto dà dishonore , e d’infamia ; po i che nella** , j #
fronte detthuomo [tede L* ingenuità fi’bonoreuokggiiye la rèputatione:
E la fronte ifieffa fi pone perla chiara fumale per l'homre;E però Dante:
Se'lnome tuo nel mondo tegna fronte* infò.vfi
Ciò è fe la tua fama fia chiara, e mani fetta. Quello coprir fi la fronte ,
à altra parte del corpo $ perche non fia veduta , è fegno di pudore e nere - . *
condia : * Apuleio dice che quando egli vide Fetide ignuda, ella uergognan - hi Afino
do fiyGlabdlumf caminal rofeapalmulaobumbrans. Così dice l*A riotto ,*mìo.
quando Ruggiero trono Angelica nuda legata fopra lo fcoglio , accioche
f offe dall' Ore ha marina denotata, che ella
È coperto $on man s'baur ebbe il volto? c. i o fi.p^
S e non eran legate al dura J affo ,
Fronte (coperta.
HAuer la fronte [coperta è atto di bontà , (t ingenuità e dr honorem , ^
e che non habbia bi fogno d’effer coperta ^accioche in lei non appari-
fcanofegni de’ mancamenti dettammo. Il Boccaccio diffe : Chela con Sou 77,
l’ altre donne poffa andare conia fronte f coperta : Cioè fenga fegno d al-
cuna dishonettà . E perciò fi dice far fronte ,e dimoflrar la fronte *
Sigillarla fronte altrui .
A Gli huomini uili e federati , accioche fc (fero per tali riconof cinti ,
con ferro infocato faceua la Giufìitia imprimer nella fronte inde- * * *
le bili note : Onde con metafora dtffero i Latini ìnurere notam , per quello
che noidicciamo infamare, fuergognare, vituperare. Cicerone : Generi, prs
ac nomini tuo notansfari$ turpitudini s ìnuratur . E Limo : Qrabzntne Ubi
Claudia genti eaminuttam macularti vdlent. Alejfandro d 'A Uff andò
t l ^ ‘ ne’ fu os
vii*
94 Dell'arte decenni,
nefuoi geniali giorni dice: Jtut candenti lamina, vellitteris front em, &
èrainurantur ,& rultusinfcribatur : vt ea ignominia affeétmaiorillis
yerecuniia effet adfacinus . Così in Napoli s'ojferua di imprimerti mar -
ch'io nelle fronti de gli f chiatti , come nelle groppe de * caualli . Quello fi*
gillare è da Latini detto fuggtUare, che con la medeftma metafora lignifica
$ Ili M** uilipendere>e l'altrui honor, e riputatione maculare, vlpiano: Sifamo -
ceeUih.i. fa aftio fttyVcl pudorem non fuggillet. E Limo : Legati grauiter ferente*
fe figgili atos effe .
Fronte ferena .
VTs Ja fronte lieta e ferena farà indicio d'allegr€%£a, * di con/ olatfo*
ne . V jirioflo dice :
c« 1 7 fi Li fè nel bagno entrar , poi con ferena
Fronte gli accolfe à fontuofa cena „ Et altro ue :
CAÌM.^iTofio che riconobbe Rodomonte
Coflui de la fua Donnaeffer meffaggio ,
Eflinfe ognora , e ferenò la fronte
E fi finti brillar dentro il coraggio . Et anco :
c<6. *.74 Quìdouecon ferena e lieta fronte
Tar cb’ogn'hor rida il gratto fo aprile *
Tufc'l 9 Cicerone dice che Socrate fù fempre ueduto, ferena & tranquilla fron tei
Fronte nubilofa.
07. Ome dal Cielo pigliando la metafora, la fronte è detta ferena ; cosi
V-/ anco nubilofa : OndeHoratio:
Deme fupercilio nubem • Et una tal front e farà indicio di trìHeg^fl
d9 animose di mala f odi sfattone. Il Taffo diffeà quello modo :
Mga al fin gli occhi Armida , e pur alquanto
La bella fronte fua torna ferena $
E repente fra i nuuoli del pianto
Vn foaue forrifo apre , e balena •
Tenir la fronte bafia
g TC ^tt0 dì timidità, e di pudore, %emtdo\cbe tn effa apparifca il teflìmonio
JZ# delle proprie colpe, e perciò tenendola buffa fi cerchi ài nafconderle.il
Taffo del uolgo intimorito della pr e finga e del parlare del Buglione, dice:
^ Qn e j detti alteri afe olta , e tace ,
Fra timor , e uergogna algar la fronte. E diffe anco :
Vergognando tenean baffe le fronti ,
Ch9 era al lor picciol falloumaro morfo *
Et in un9 altro luogo di Bjnaldo , mentre il Mago gli r ac contaua la glo «
ria, e le imprefe de9fmi maggiori dice :
Parte Prima.-
99
Tea de* detti conferua , e manfuetù C. 17.fi 6$
yolgeua à terra , e uergognofa il ciglio :
Ben uide il Mago ueglìo il fm fecreto
Egli faggiunfe ; alga la fronte , ò figlio J
Dante introduce Buonconte diMonttfeltr ottonato noi 'Purgatorio à rat- pUrg
contare la fua ntifera morte\ e dite addolorato .
Tcrcb'io nò tra coflor con baffa fronte* Et il Vetrate* s
Batto inchinai la fronte uergognofa * Cm*.
Fronte eleuata *
EJttto di fuperhia,di magnanimità, e di brauura: Onde PMriofta diffe:
il Moro algò uer lei C alter* fronte $
E be f lemmi P eterna hier archi* *
Dante, parlando delle fattioni fiorentine , dicci
jilteterran lungo tempo le fronti >
Tenendo Pater* / otto grani pefi .
E come attori magnanimità, il Taffo di Rinaldo Efienfa diffe t
Dolcemente feroce algat uedrefti
La rcgal fronte , e in lui mirar fol tutti . Et anco :
€ii non mira Tancredi oue il Cir caffi V
La fiauentofa fronte al Cielo e fi olle . E l'Mriofìo :
Viu dolce fuonnon mi uieneà l'orecchia,
Eifiofe,algando il Tartaro la fronte,
Che quando di battaglia alcun mi tenta *
Fronte increfpata*
QVeflogefio d*hautr increfiata la fronte , che i Latini dicono centra*
Lia fronte, & coi rugata fronte, (franco capotata fronte ; tolta la
fmihtudme dalle corna caprine : ègeflo di minacciosi rigore, e di feueni -
tàm Vlauto dice : Qu id illue e fi, quod iHi caper at front feuerit udine i Et in xpid
in un'altro luogo diffe : Confukare fronttm’,perche contrahcndoia,frint in proi.
enfiandola ui fi fanno rughe come falchi . E nelTifieffa metafora Virgin ch-
Ho diffe arar la fronte, ciò i contraherla in modo che ni fi facciano i falchi.
Etfrontem obfc&nam rugis arat .
Il Marino Voeta leggiadriffimo nella Cannone della beUt%$* caduca :
Di falchi, e di pruine
Meato il uoho , e feminato il crine •
Gnidio , parlando de fraudolenti Cercopi, da Gioue trasformati in Simit ,
che faghono hauer la faccia rugo fa :
-%j4gis perarauit anìhbus ora .
E per atto dì merauiglia l'usò anco Vlauto dicendo:
Quid contraxifiis frantemi quia T ragadi am in Amfhti*
1 •' ~ Dm
fi
C.23./7.3!
Infer f.
Ca./sJw
C.6.&.1 7.
C.i7'ft}B
I©«
Mi r»
$6
Dell’arte de’ Cenni',
Zìi, I»
X I
•r i.
in Adelf.
E
r'v * &XÌ \ futuramhanc $ Deus fum> commutauero -s.
Tandem banc ,fi uoltis .
Et m un'antico Epitafio di Ergilo , & McrcaUa}riferito d all* Hot ornano [q]
pral'Infìitutacinile, è ferino:
TitJt nnp . Mirar is .,ffcntevftqne trabens anigmata , fpbyngcs
Credis l funtTythio vera magi s tripode .
Tropertio chiamò una così fatta fronte ingrata t
Neu,fi quid petijt, ingrata fronte negaris. .
Tenirfi conlamanola fronte T
jLtto di dolore : Ouidio, parlando della Terra afflitta, Ù arfa per là
caduta di F etonte, [applicando Gioue à far ceffar l'incendio, trà /’ al-
tre cof e dice, che prim a che parlafje , Oppofuitqu e manum fronti . Eté
anco quello ge fio mdicio di doler di capo.
Spiegar lajronte.
All'incontro piegare la fronte è fegno d' allegrezza, t di confutatiti 2
ne. T crentio : Mitteiam iflhàc: date hodie rnthi , exporrige fron*
M Gfiffw. > tem . Tlauto ancora dìffe : Trmum ego te porrefhore fronte volo me -
eumhqui . Vilìeffo fignific'a ex plicar e frantemi che Horatio l'mòfW
fommintlìrbr cau fa d' allegrezza : ’
zì.f.od.tp Mundaque paruo fublàrepaupexeva
t Ctna , fine auì&'-s,& olito
Solltcitam txphcuere frantem i E dìffe anco: <
li. i.Sat.i. •pò fi hoc ludus erat culpa potare magifìray
,Ac venerata Ceres, vt culmo jurgeret alto ,
Explicuit vino contrattiti feria fronti** v
Percuoterti la fronte?
^ 3 • TC Attedi dolore , per eccitare in fe fieffo co'lhatterfi maggior àifd£
JC/ gnc3e furore: E così far tl Leone con la coda percotendofi dice Tifi
*• rio V alenano ih he fu dal Taffo corf crenato quando diffe^ :
c.aiQ. fi. come ri Lem fi sferza, e fi percuote y
;u4» Verifuegliar la ferità natia .
in Bmtài Cicerone lafciò (crittoiTJulla pertmhatio animi, nulla torpori s/rons noti
Zìb.i.ep. ptrcuffa,ncnftmurJE fcYUicndo ad dittico dìffe : Tuto te in hocaut rifijfty
aut ingemuijje,vt frontem ferias:Gmuenale dìffe anch'egli;
-ìleo pugnis cader epe ftus
tfe'*veto, nec plana fackm contundere palma * E l'atrio fio :
£.2, 4 -A 73* Fiordihgi , che maluede difefa *
La buona ffada del mifero Conte ,
Tacita duoifi,e tanto le ne pefa , k
' Che d ira piangery e batte fi la frontcjl
" ' ~ ~ DEL-
Parte Frimai •
DELLE CIGLI A, Cap. XIIL
s Delle ciglia.» 2
% Ciglia alzate.
3 Ciglia abbacate #
4 Stringer il aglio.
5 Ciglia intorno pronte,
6 Inarcar le ciglia.
7 Cigliochefalta.
8 Ciglia rafe.
^ Mutar il ciglio.^
10 Vnmouer di cigliai
I i Metter la mano fopra il ciglio ,’
11 Ciglio turbato.
I I Ciglio folco, e nubilofo *
14 Aguzzar le ciglia#
Delle ciglia,’
He la principal parte dell* 'anima* ciò è la ragioni. J } ^ #
§ìia nello fpacio ctiè tra l'unoyc t altro ciglio /Plinio?
così dicendo,? affermò. SupercUia bomini, & pari - Ei.i i* e 37
ter,& alterni mobilia ; & in ifs pars animi , E Tlu-
tarco hà ferino che Stratone Filo fofci di fife l'idi effo Deplae.pbi
con quefie parole: Strato in fi uperciliorum ìnterca -
pedine fedem anima effe dìxit . E Marciano Capella
in queffa medefima parte introduce effer baciata la[apien%a>così fcriuen - *
do : Quorum ma deofculata Thiloiogia frontem Ulte , ybi pubem cilìo - nuPu
rum difcrimnat glabella medieta$:per accennare quitti effer il foggio del - Paiolo*, h.i
la ragione . wow è meravìglia fe con le. ciglia l'huomo effrime molti
fuoi concetti ,& / e molte udite fi pone il ciglio per ['affetto, e volontà »o-
Slra,e fe fi dice ciglio benigno, fuperbo, faterò, crudele , e fimi li. Home -
ro diffe^ :
[ Sic ait,atque fupercilijs pater annuii atris. Et Horatio^pur di Giove diffci
ÌCunSa fuperciliomouentis. Et Ouidio : Lib.$ Od.i
| Multa fuperciliOymulta loquare tìotis. Et anco : De Art. am»
j *4b quo ut s digiti s , quotns ego tedia notavi ip,i&
% Signa
tìh.f
Scn,' 49
fon, 24S’,
,1.
Sai U
Sal.6>.
Ipoìé.
trol fuf0
ff*lu
froftxtb,
TnUgi M
mi* ■
««.j.
9*
Dell’arte de’ Cenni ,
Signt fupercilio pene loquente duri , Et ancora :
Ferba fupercilijs fine voceloquentia die am, E Vro pereto :
Te6la fupenilijs fi quando verba remittis ,
fluttua cum digitis [cripta filenda notas. Il Tetrarca :
0 leggiadre arti , e far tffetti degni
L*un con la lingua oprar , l* altro co’l ciglio . Et in un* altro luogo t
E di doppia piotate ornata il ciglio ,
Ciglia alzato.
QVcfìo è atto di fuperbìa : J) ide di Lucifero Dante diff^j ;?
S'ei fu sì bel , com’egli bora è brutto,
E cantra il fuo f attor alg^ò le ciglia ,
Ben dee da lui proceder ogni lutto .
E quindi è che nel fuperciglio fidicela fuperbia bauerla fua f 1an%a . E
però Tlinio lafciò fcrittojXtllc cìglia parlando : HAc maxime indicant fa-
ttura : fuperbìa ahubt concep'aculum , fed htc fedembibet : in corde na-
fcitur,bucfubit,bic pendet: ISQl altìus ftmul, abruptwfque intuenti in cor*
pore^vbi folitaria effet . Giuuenale diffe ancb’ègli :
« 'Sed forma, fed&tas
Digna fupercilio . Et aitroue i'iflejfo Vocia dice^grande fupercilium }
per ejprimer gran faflorf grande arroganza; parlando di Cornelia madre
de* Gracchi i
— « Cum magnis rirtutbus ajfcrs
Grande fupercilium)& nnmeras in dote iriumpbos .
Gnidio fd che Elena di fe. tttjj'a dice :
pinone fi-vitto rultus mihi trifìis in ore,
* K(ec fedeoduris torna fupercilijs ,
San Girolamo lafciò [ermo: Tsfain ambigo multi s fore , qui rei invidia* »
rdfupercilio malint contemnere riden predar a,quàm dfeere . V alerio
Maffimo per eff rimere ma feuera grauità dtffe Cenforium fupercilium
dò è degno di Cerifere . E Cicerone: Tanta erat grauitas inoculo , tanta
frontis centratilo, rt ilio fupercilio, tamquum * Atlante Ccelum, niti
fìVideretur . Et un’altra uolta diffe: Mane CapuA Campano [upercilio,ac
regio ftrepitu cum videremustMagics,BlojJìos, mihi ridebar i li s ridere ,
ac lubdiios. Egli huemini arroganti fono detti (upercilioft, ^Alberto Ma-
gno lafciò ferme : Supercilia qua frequenti motu eleuantur in altum,ftt-
perburn hominem notant, glorio fum,& audacem , V^Arìoflo dicendo che
la moglie non debba efferfuperba lafciò fcritto ;
Sia pìaceuol,cortefe,fia d’ogn'atto
Di fuperbìa nemica , fia gioconda $
no*
Parte Prima t
9*
Et anco:
^on metta mai , non mai co'l ciglio attratto .
E di ueder Gineura in gran periglio
Hauea il cor lieto , & orgoghofo il ciglio .
Ter che il fuperciglio grande^ rimeffo accenni rigidezza, e fia ftmbolo , t
Gieroglifìco della [euerità.qual fuolejfere ne' ueccbi^nftotele renden-
do la ragione ydice : Chei fupercigii fono uniti con Voffa, dalle qualinelld
ueccbiex^a rilaf cianài fi , e perciò m ejji maggior'bumore difendendo 9 e
così maggior alimento ritenendo , maggiormente crefcono .
Cornelio Gallo elegantiffim amente def crine quello crefcerdi ciglia ne'uec*
chi in quello modo: „
Quondam rìdentes ocnli ; nunc fonte perenni * **' l*
Deplangunt fcenasno6iey dieque fuas .
Et quos grata pnus ciliornm / erta tegebanti
Defnper incumbens Irrida fylua tegit.
\Ac velut inculti caco conduntur in antro
Uefciò quid toruumyvel furiale vident .
Si libro s repeto duplex (e luterà findity
Largior occnrnt pagina nota rnihi .
Tenir il ciglio alzato è anco gè fio di uigilanza , e d9 attentane > che cosi
l'usò il Tajfo :
Ei fegue , & ella inalza attenta il ciglio . Et anco :
Al fin del Re Brianno il chiaro figlio
JRjtppe il fìlentio, edffe alzando il ciglio • E in Dante è fcritto :
Toi ch'inalzai un poco più le ciglia , Infera.
Vidi il Maefiro di color che fanno . Et in altro luogo :
Come al nome di Tisbe aperfe il cìglio Purg.i?
Tir amo insù la mortele rignardolla .
Ciglia abbacate.
LE ciglia abbaffate accennano dolore ìuergognay e timore, il Tajfo di #
Tancredi inam orato della bella Clorinda dicev i
E ben nel uolto fuola gente accorta
Legger potria, quefCarde 3 c fuor di freme y
Così uien fofrirando , e così porta
Baffe le cigliale di mcftttia piene . L 'Ariofio :
Guida Brunello 1 fuot di Tingitana
Co'l uifo nubtlofo , e*l ciglio baffo . Et ancora ;
Enarrarli fuoamor fé li comi offe
Co'l uifo roffo , e co'l ciglio dimeffo .
Qutsìo luogo dell* Arlotto ci infegna à corregger qmlTaltro deU'itteffo
2 Tona f
c.n n 10
•3*
c.i.y?.
C13.yf.if
c. 41.0.30
i ©o Dell’Arte de’ Cenni *
"Poetai che / correttamente fi leggeri
f'S &'i3*EconrimejJe , e uergognofie ciglia *
, — - Come quella che tutta era modefla .
Terciò che bifogna legger non rim effe , ma dimep; perche ciglio rimejfo è
reflituìto allo fiato fuo,e cosi contrario al dmeffoysffendo jl ciglio dime
fo gefoodimaninconia ; & il rimeffo d' allegrezza ? come anco ci infogno
Ztb.i.c. 5 . Quintili ano quando di fife: ira contrafi s fupercìljjsjTifiiitia d edu8*s, hi -
latitai remiflis oflrnditur : E però ben di fife il Tuffo :
C<i6,ft*3 2 Già cade il guardo timido , e dtmejf o
Guardando à terra la mr gogna il tiene .
Jl lenir anco il ciglio baffone grauefo getto d'effer fonn&cchiofoi e bramo fa
dì dormire ; Come apprefifo VA/Jqfoa $
€,zv jf.s $ che mentre le tenea grani le ciglia
Il pigro formo »
•4*
C.3©./7 58
* s *
Stringerli ciglio.
QVefio è atto di dolore ; p così bauet fatto Poggierò quando combat-
tendo con Mandricardo fà da lai {opra la ttsla percoffo diccj
T A no fio :
Benché fin sàia groppa fi piegaffq.
l{Pggiero9 e per dolor (Ir mg? (f e il ciglio ,
Ciglia intorno pronte.
Q Ve fio è gefoo di sfacciatezza qual fuoi’effere nelle meretrici >cbcj
horquè borii rivolgono gli occhi lafciui per ad e [gay gli amantu
Dante diff ^ ;
t* - — — Vna puttana f ciotta :
M' apparite con le ciglia intorno pronte .
E però ì Tosti dicono che il ciglio di bella donna è Carco 9 e lo (guardo leu
fatila £ Amore 1 Quindi il Marino nella cannone della bellezza caduca .
il più ueloce forale *
Che [cocchi il cieco arderò
Da Varco d'unkd ciglio , è men leggiero *
Inarcarle ciglia,
* G. ìp ^ tt0 ^ rtteramgVuiì& m affina unente con U bocca chìufia ; c omtf)
JC diffs Giuuenal^j s
% . 1 Vite refpìcht c tanfo V tieni e lab e Ho p E VA rio fio t
4* je ni uè dire } e far di meraviglia
Stringer le labra>& inarcar le ciglia . Et il T affo*
■CaG'&.i? stupido il cavallerie ciglia inarca t
■JbtincrtfgaU fante f e mi ra fi/o *
Parte PrimaJl . ior
H ùn'atico pròuerbió] riferito da Suida,che dice : Contratti* fupercilifs >
infilati* buccis:percke nell'Atto dimarauigliarfi,chìudendo le labraye rite~
nendo il fiato, fi gonfia alquanto la bocca .
Ciglio che (alta,
O Venera fegno di buon'augurio, e di buona novella j E per proverbio „
fù detto: SupercUium faht. E Vlautocofi l3 mtej editando diffe^ :
- — —T/nde die am nefeio
lift quia fuiurum cfì ttafupercihum falit .
Ma quefìay& molte altre cefi fatte erano fuperftitioni della gentilità ; da
no abbonite come nane , e ridicole .
Ciglia ra fe.
LE ciglia rafe dice Ciceroneyche fono indicio di malitiaye d'aflutia: Tsfo % g t
ne ipfntn caputy& fupercilia abrafa olere malitiam , & clamitare^j
calliditatcm uidentur? Et uri altra volta dijfe : Latent libidines eius illjz Pr» Refe io,
tenebri ccfa,qttas fronte,& fupercilio>ncnpudorey& temperanti^ conte- Ds
gebat . A riàotile dice che cefi fatte cigliafono indicio à'buomo falacey e con^’
luffuriofo y perche la libidine raffredda le parti fuperiori y che hanno poco in probi,
f angue : onde auiene che i peli non poffano evo cere il loro alimento idei
quale rimanendo priui^necefl ariamente cadono, come le f rondi dell'albero
d cui la radice non fommmi siri bufato mgore ; quindi è, che gli tuo-
mini d'mmoderata Infuria fogliano batterle ciglia rarefo del tutto ra^-
E però un moderno Voeta.
Mficbus adett glaber: uxoree fernette mariti
'ÌJuilcs iHe pilosi quosuideamus , habet «
Erotis , Genius , mentum, uertex funt nuda: Hat imo
Ventre fup creili vm* palpebra ,barbaycoma*
Mutar il ciglio.
Esprime mutar affetto, e volontà ; perche fiewte fublatum<& contro, - * 9 *
ttum fupcrciihtm trifìititmy & feueritatem fignì ficai : fic remiffum
& laxum hilaritatem ; Onde fi dice per proverbio. ^AttoUere fuperaim9
& pcnerefiupenrlium* li 0 rati c, effe ria n do Lolho alla piaccuok<2^a,&
affabilità, dice :
Deme fu per alio mbemtflerumque modefius
Occupai cbfcuri jpeciemy taciturnus acerbi* Il Tetrarca t 1$
JZ'l pafior eh* à Golia ruppe la fronte
Tianfe la ribellante fu a famiglia , San.^.
E\fopra il buon Saul cangiò le ciglia 9
Onde affai può doler fi il fiero monte *
' Va
I ot
Dell arte de* Cenni,
Vn muouer di ciglia.
i o è atto dibreuiffimofpatiodi tempoì che nolgarmente diciamo
V*f in un batter d'occhio. Dante,
furg. 1 1 . Pria che p affi a miWanni, eh* è piu corto
Sp itio à l'eterno, eh' un mouer di ciglia.
V triodo fà che Sobrinodice ad jlgr amante parlando di Brunello:
£ fe crede jfe eh* un algar di ciglio
Ci7 fi c7 ^ tor^° dalcapelìro li baslaffe,
’ 'Ktyndouea aliarlo.
Metter la mano fopra il ciglio.
Egitto di Holer ueder bene una cofa, che prima ò per troppo fflendo -
re, che abbaglia la uifla,ò per tropoa dt§ìanga3ò altro accidente non
s*era ben ueduta: Dante, per cfprimer che effondo la fua uifla da * raggi del
Solere dallo fflendore dell* Angelo abbagliata , fi sforgaua di meglio uede -
re , dicevi
Ond’io Iettai le mani in uer la cima
De le mie cigliai fecim'il folecchio ,
urZ‘l1‘ che del fouerchio uifibile lima .
Solecchio è quel capello di paglia fen^a fondo, che adoperano le donnej
Daniel, fc-quando fi biondeggiano , chiamato à V in egi a Solana . Gio. Villani l*usò
pra Dame, per baldacchino dicendo : Si rtgj^ò in su la fedia , e fece feder il frate fot-
to*l folecchio .
Ciglio turbato.
E Segno di turbamento di animo ,di trauaglio, e di dolore . Maffinijfa
Rè de 9 Numidi, raccontando la d fficoltà eh* egli feflenne ebedendo
a* commadamenti di Scipione Africano, pr umdcfi di Sofonifbafua
amata Conforte dice apfr ffo il Tetrarca nel Trionfo dimore :
"Padre m*cra in honor , in amor figlio ,
Tratei negli anni: cnd'obedtr conuenne ,
Ma co*l cortriflo,e con turbato ciglio.
Leone figliuolo di Confìantmo Imp. offendo andato a cauar di prigione
Poggierò furtiuament e, e fenga faputa dell* Imp . per mofìrargh il perico -
lo, nel quale Pera poflo per liberarlo, dice apprejfo l’^ricfio :
C, 4 j fi. 47 $e dal padre mio foff e fapu to
D*ejfer [cacciato, ò con turbato ciglio
Perpetuamente effer da lui uedute.
Ciglio forcole nubilofo.
a | a T7 Segno d'bauerl animo parimente ofeuro , e per alcuna mala volontà
JU confufc . llTetrarcancl Trionfo della Morte :
Toi
I t.
Caf.ì,
Parte Primjo ’ ioj
Toi co*l ciglio mtn torbido9 e menfofco * E diffe anco s
Ben s'io non erro di pietade un raggio
Scorgo fra'l mtbilofo altero ciglio 9
Cbe'n parte raferena il cor dogliofo »
Aguzzar le ciglia.
QVel io atto accenna grandtffìmo de fiderio di uolerbenuedere aleni
na cofa: E però Dante dijfe che una' fchiera d'anime $ che nino lo ni -
dero nell'Inferno 9per ben riconoj cerio
Efi uer noiguxxauano le ciglia 9
Cctne'l uecchio fartor fa ne la cruna»
E l'Eric fio p r rfprimer quello ifleffo dìe fiderio di uoler ben figurar alcu-
na cofàtcbe difficilmente fi può fcorgere9dice4'»Aftolfo9quand'era nel cer
chio della Luna
E cb'aguxgar conuiengti ambe le ciglia^ $
S'indila terra , e'I mar 9 ch'intorno {fan de
Difcetncr yuoL E Dante diffe ancora :
Chegid per barattar hò l'occhio aguzzo.
Quelli che della Verfpettiua trattano dicono chef aguzzano i raggi uifiuij
e fi rimuanogli foriti, ne* quali conftSle la uirtàuifiua,battendcfojfo le
palpebre ; di che sArifiotile rende la ragione mentre uà inuefligandQ U *
cagione perche l'huomobabbia necejfttà di mouer continuamente le pal-
pebre ; e dice ciò auenire 9 acciò che gli occhi chi fono di temperamento
taldiy&humidi fi raffreddinole fi dtj echino «
DEL
Capi:
Se ». 157.
.13*
lnjtr. il.'
C.3
Tarai.lt.
Tubi, fi a.
1C'4
Dell’arte de’ Cenni ,
DEL L*E PALPEBRE. Gap. XII IL
i Delle palpebre ,
% Inalzar le palpebre 2 '
9 Abballarle palpebre.
4 Palpebre immobili.
Delle palpebre 2
m-
.1.
de
part. anìm *
c.
lA 7% dtura,come in tutte t altre parti del noflró cor*
po usò granprouidenga, così fece nella cujìodia de_j
gli occhi noftr: $ «e* quali , acciò che il {udore dell eLt
fronte non cadejfe,dì / opra ui formò le ciglia, cornea
due piccioli archi fpercbe non nel melo di quelle , ma
nelle loro efìremità dtfcendendo , non offendere gli
occhi: ' E ui fece le gene fuperiori,& inferiori, ches
con uelocità chiudendoft ,foffero come porte , che ferrate li culìodiffero J
& à quelle aggiunfe le palpebre, che fono quei peli, ad effe confitti j acciò -
che hauendo anco gli occhi aperti , come due reti ,facejfero impedimento
alle mofche,& ad altri animalucci,che non ui entraffero . Le quali palpe-
bre, ancorché picciohffima particella delnofiro corpo, fono però tanto piU
nobili , quanto che la lettura aWhuomofolo doppie le fece , con le quali
gli orli delle gene inferiori, e fuperìorì foffero egualmente fregiati $ come
m pan, affermò brillatile, dicendo: Inter ea qua pilos habent,folus homo cilium
anim.ltb.t. jn ytraque palpebra obtinet . Et ancorché propriamente le palpebre.
^*14* fimo quefli peli: nondimeno fono anco effe gene con quello nome per lo
pià dagli fcrittori nominate: ficome cognome di gene fono anco le guan +
SMÌ.ie. eie figni ficaie. Delle palpebre di Dio diffe Dxuidde : Talpebra eius in-
terrogane (ilio s homìnum . E per cff refjtme di gran diffimo dolore l’b*
riolio dice, che per la morte di Brandmartc Bardino fino balio quaftie
palpebre pianfe :
Quiui Bavdtn , di fomma d9anni grane 9
Stana piangendo à la bara funebre ,
C .4$. fi.Chedal gran pianto , c9 banca fatto in nane
Douria gli occhi batter pianto , e le palpebre *
Maffeo denterò due f sono di Corfà nella Cannone fop^a il monte deRf-
Muemia , con ingegnofa metafora , udendo figni ficare che il fuo pianto
banca
&6 8.
Parte Frimai r 05*
baùea noce] e le fue lagrime erano parole, dice che gli occhi trino bocca ^
eie palpebre erano labralondc ufcia quella f Ubile f e dolor ofa favella.
— E ftan quelle palpebre in tanto
Labra de gli occhiy e le parole il pianto . {
Inalzar le palpebre.'
E Getto d* arroganza : E però è [critto : Gsneratio cuius excelli fune ' t
ocuh,& palpebra eius in atta furrefia. Et è ancofegno di libidino - prou J
fa stacciategli y dicendo ilSauio: Fornicano mulierisin extollentioLj ^cì.z6.
OCulorum,& in palpebris illius agnofeetur . £ anco getto di cofa picei ola,
t facile da farfi: Onde Dafne ueccbia & accorta ninfa , appreffoil Ta(fot
dieta Tir foche facea io fchifoyYiè curava d’ innamorar ft :
T^on mouerei per aiutarti aWhora Amin.As-
Vn dito y un detto yuna\palpebra (ola. . ***•
Abballar le palpebre.
Ejttto di voler dormire} come d’ Or landò diffel' \Arioflo : 1 . 3 #
Tu le palpebre Orlando à penaabbajfi ,, c.8. ##
'Punto da tuoi penfieri acuti y & hirtì . £ Lucretic ?
Brachia.palpebr^que cadunty poplitefque procumbunt .
Ouero è fegno d'effer’ubriacco: perche i vapori del nino aggrauano le paU
pebreyle quali per effer di fottili/fima foftangay per ogni poco pefo s'abbaf- ^ .
I ano : Onde Jtnttotile lafciò fermo: Cum vel quantalibet grauitate ca - n^Tib *'
put tentatur, aut exfomno,aut temulentia , aut alia eiufmodi caufa\ypaU cap.\,
pebras attollere non pojfumtis ; quamquam leui pondere aggrauentur .
Palpebre immobili.
EGeflo di profonda conftdcratione3e di penfare3guardando attentici- ' ^
mamenteiOnde il Sannazaro diffe:
Sengamouerfi puntole battere palpebra mai. il Tetrarca, per
poter meglio , e più profondamente contemplar le bellezze de gli occhi
della fua amata Laura, e non interromper il gufi 0 , che fenda nei uagbcg -
gtarliybramaua d'hauer le palpebre immobili :
Cosi uedefoto fifa C^x.10.
Com'vdmor dolcemente gli governa
Sol un giorno da preffo ,
E’I batter d'occhi miei non foffs jfe(fo.
*A.Gellio di S ocrate diffe : l oc 0 nù iiiens ammobili s (in ijfdem veftigys pcr-
flabat . Et Ouidio di Niobc afflitta per la perdita de3 figliuohydice%:
— «- lu mina m afìis^ M<tAt
Stani immota genis.
O
D E
ioC Dell'arte de' Cenni *
DE GLI OCCHI. Gap. XV.
1 De gli occhi.
2 Aprir gli occhi.
3 Chiuder gli occhi in atto di dormire.
4 Finger di dormire.
5 Occhi ehiufi .
6 Chiuder gli òcchi ad alcuna cofa.
7 Chiuder gli occhi altrui .
8 Metterle mani à gli occhi ..
9 Occhi bendati , ò velati .
10 Atto d’effer nelle tenebro .
1 1 Con gli occhi chiufi operar alla cieca *
iz Lcuar gli occhi in alto.
13 Occhi voi ti al Cielo.
14 Occhi volti à terra .
I s Volger gli occhi ad alcuna cofa .
1 6 Volger gli occhi altroue .
17 Guardar attentamente.
1 8 Guardar benignamente, & fauoreuolmente »
19 Guardar cupidamente , e curiofamento»
20 Guardatura graue*.
% 1 Guardar furtiuamente fotfocchio .
22 Guardatura torta o
xj Cenno lafciuo de gli occhi .
24. Occhi ridenti, e rifplendenti .
I I Occhio torbido, & ofeuro, ò nubilofo .
26 Occhio patente, e viuace.
27 Occhi ardenti,c fanguigni .
2.8 Volger gli occhi con atto h umile.
29 Riguardar con tenero affetto .
30 Guardar con ftupore c
3 1 Guardar in sii .
3 a Guardar ingiù.
33 Guardarinanti.
34 Guardar io dietro .
li Guardar storna
Guar-
Parte Prima.' ' 10.7
3é Guardar alcuno in ogni fua parte.
3y Voler veder il tutto.
3S Ammirar,^ efler ammirato .
3 p Batter rocchio .
40 Occhi tremanti .
4 1 Chiudere fpeffo gli occhi .
4 2, Hauer alcuna cola ne gli occhi •
4 $ Occhio che falta.
44 Gittar la poluere ne gli occhi .
45 Hauer molti occhi.
46 Non hauer occhi.
47 Delle lacrime.
48 Lacrimar perii propri; peccati.’
4P Lacrimar per le colpe altrui.
50 Lacrimar per Taltrui morte.
51 Lacrimar per l’altrui miferia.
51 Lacrime de gli amanti.
5 3 Pianto nel fepararfi da5 cari amici .
54 Pianto degli nemici.
Lacrimcpcr grand’ira-
56 Lacrime liete.
57 Lacrime fimulate.
5 8 Non poter piangere .
De gli occhi.
On molta ragione dobbiamo principalmente offeruare
i gefti , & ì cenni de gli occhi , non effondo in noi parte * 1 . *
alcuna , da i moti della quale fi poffa meglio intendere
la uolontà , e gli affetti ncftri , che da gli occhi ifleflì, i
qu ali f come di fi e Cicerone, tamquam fi ec alatore sai- »*t.T)eo
vjjimum locum obtinent ,\ex quo plurima confiicien-rMm
. t tes funguntur fuotnunere. Ediffeanco, che la fac- DiOraitre.
eia e ben Immagine dell’animo ,ma che gli occhi fono quelli , che lo dimo~
frano, ne9 qua li tante mutationi fi ueggono quante fono lepaffioni dell’ ani -
mo noflro. E chela "Naturagli ba dati à noi, come al cauallo,& al Leone
le chiome, la coda , egli orecchi, per pale far i mouimenti dell’animo, e che
nell’attione dopò la noce è potente il uolto,che però è retto da gli occhi » E
dìffe etiandio che gli occhiagli orecchi fono fcneflr e dell' animo. Tolemone
0 z diffe
io8 DelFarte de’ Cenni,
diffe che dettammo l'occhio era la porta, E Dante lafciò [critto l'ifìeff*
Ttffc, x . Io dijjì al f ho piacere tofto , e tardo
Venga rimedio à gli occhi , che fur porte
Qu and* ella entrò co'i fuoco , ond'to fcmpVardo . E Giobbe:
Cap, 41. T&rtas vultuseius qui saperi et ?
Et ilTetr arcaiche erano la uia,che conduce al cuore dicendo :
Trouommi Umor del tutto difamate ?
Et aperta la aia per gli occhi al core. Et li chiama anco feneftre :
Scn 190. Q belle s & altere lucide fenefire^.
Tlinio diffe che ne gli occhi habita l'animo . Et il Tetrarca che in effi
s'annida Umore:
CAnXj'i 8. Occhi leggiadri don* Umor fà nido. E de gli iftefji dice ancora :
Canz. 1 8 . Vamorofo pen pero
Ch'alberga dentro in noi mi fi dif copre. Et un'altra uolta :
Sm. 1 71. 'E(on uedete noi il cor ne gli occhi miei <?
Quintiliano ha f critto l'animo ufcirpergli occhi , [i quali benché non pa-
no ìYioJJi) per allegrezza riffr tendono j 2? permeftaia fi torbidano ; Onde
TUyi olio dijje^ :
Fà che la donna , che Pfnaldo hà ni fio
Ifei /cren' occhi fabito s'ofcura .
Ul berto Magno diffe negli occhi effer grandi indici] d'odio }c d'amore. In
Maith.6, fornma l'occhio è meffaggicro del cuore . Chrifìo Signor Fio tiro chiamò
Ludi. gli occhi lucerna del corpo, e diffe ; che fe l'occhio nostro farà [empiiceli,
tutto il corpo farà lucido ma fe l'occhio farà cattiuo , tutto il corpo farà
tenebrofo. Volendo forfè concluder e,chs dalla ferenità , & ofeurità dc^j
gli occhi fi può conoscer l'animo s'è candido^ nero. Luigi T anfillo nelic^j
lagrime dì San Tìctro diffe:
Chiunque offerto fia ne l'ingegno fe
Scole d'Umor à chi no'L proua infegne ,
Come fetida aprir bocca, è fcriuer note , :
Con gli occhi ancora faucllar fi pnote * Lo Stigliati? così diffe ;
Con gli occhi narrerò l'occulto affanno
Gli occhi accorti d'umor facondi nuffi,
Che non han lingua 9 e faudlar pur fanne . E Tibullo li chiamò loquaci »
tl%. sìig-i la etimi $ oculos digna efi [telare loquace s. Et il T affo diffe 1
E in ucce forfè de U lingua il guardo
M ani fe Piano il fuoco ond'io tut t'ardo.
E Dante co'l mote degli occhi fà ragionar dicendo, che tenendo la B.y-gU
occhi [utifffi ucrfo $e Eerth era fogno c'hauea effaudito Ufo a preghiera :
Gii
io?
Parte Frimai
G/i occhi da Dìo diletti , e uenerati 2 *
gifji ne gli ovator ne dimofiraro
Quinto i denoti prieghi le fon grati -
Et poi uoltndo dir che effa B.V ergine fi uoltò à pregar Dio dice :
Indi à l’eterno lume fi dri\%arot
qual non fi dè creder che f inuij
Ter creatura l’occhio tanto chiaro .
E poi foggi ungendo che San Bernardo accennò à Dante , cbelettaffe lafua
mente alla contemplatìone di Dìo dice :
Bernardo m9 accennatiti, ,e fomdeua 9
Ter ch’io guardajfi in {ufo.
2 1 Tuffo fà che Bjnaldo dice ad timida $ v
Mira ne gli occhi miei, s’al dir non uuoi c- *©• fi\
Tede predar % de la mia fede il zelo . 1 2 * *
Jl Tetrarca in tre continuate canzoni, da luiforelle chiamate , celebra la
bellezza de gli occhi della fua Laura. Et racconta i mirabili effetti cbe_j
in lui produceuano,e particolarmente nel principio della feconda dice i
Gentil mia Donna i9 ueggio Cmx, i$.
Elei mouerde 9 nofir9occhi un dolce lume ,
Che mi mcftra la uia ch’aLCiel conduce .
E che con cenni degli occhi fi fanelli lodiffe chiaramente PifteJJo Tetrar-
ca in pià luoghi , & particolarmente in quel Sonetto z
Quel uago, dolce, caro, bonetto fguardo , Sodili.
Dtrparea: todime quel che tu puoi,
Che mai pià qui non mi uedrai dapoi » E pofeia foggiunge s
Taciti sfagliando altra lor modo
Dicean : 0 lumi amici , che gran tempo
Con tal dolcezza fcfli di noi ffecchi .
Il Cielrìaffetta.
Effendi l’occhio membro nobili(fimose deticatìgimo dobbiamo (limarlo
hauerlo grandemente caro^conforme à quello che Catullo dtj] e ; j
Quinti fi libivi s oculos debere Catullum,
tAutaliud fi quid charius eft oculis .
Eripere ei noli multo quod charius illi
Efi oculis, f ed quid charius e fi oculis ? *
E fi dice alcuna cofa effer la pupilla de gli occhi nofiri , ciò é la pià car&j
cofa che habbiamo : Et è fcritto : Dominus cufiodit populum fuum , vt Dtufir- ^
fupiUam oculi fui. Et Iddio diff e parlando de gli amici fuoi: Quitetige -
trit vosftangit pupiUrn ocnli mei.Sau Vanto {emendo a Galati per ejpn */ --
mer ^
— - «.«i
FAr.lj,
1
2 Ut ad. z.
tfal* i20‘
Mn. i.
r. ; •• . * '1
&g' Ugib% 7
C3.i7.71
to.J 17.
4-R*M*
Sen.ié*
8én.ì$6»
G?n 3 .
Mum.ìi.
Ktu. 13.
ito Dell^Àrre dc'Ccnni >
merilgrandiffmo amore, che efjì gli haueano portato , dice che per amor
(no fi farebbono anco cavati gii occhi, e glieli hauerebbono dati : Qcvhs
vefìros eruiffetis , & dediffetis mih'u
Aprir gli occhi.
E Getto di vigilanza ,e di voler alcuna cofa ben intendere . Dante a
tìor apri gli occhia quel che ti ridondo*
Et il Tetrarca nel T rionfo detta divinità :
Che la colpa è pur mia , che più per tempo
Doue * aprirgli occhi , e non tardar al fine .
£ perciò anticamente 1 Tre feti erano detti Vedenti, effendo fcritto : Qui
Trofeta dicitur hodie3vocabatnr ohm videns . Et ancorché la vigilanza
fia laudabile in ogni perfona, m quelli nondimeno che fignoreggianoì & à
gli altri commandano è /opra modo neceffària,e però H omero taf ciò ferita
to : Haud dignum Duce tdtft neftem dormire per omnem,che DaviddcA
dtffe : Ecce non dórmìtabit , ncque dormiet qui cufiodit lfrael . Virgilio
parim ente deferivo il [uo Enea vigilante mentre gli altri dormono dicédo:
jtt piùs Aeneas per no 61 em plurima yoluens . Et altrove :
x/L enea potes hoc fubcafu ducere fomnos ì
. Tlatone dtjffe: Trmcipes qui noftu vigilant in ciuitatibus malis funt fot -
mtdabiles ciutbus ,pariter , & bottibus . il 'Baffo di Goff redo , che er*->
all* cfp ugnati on di Gì erufalemmc dice: chementrelanottegli altri dormi-
vano, egli
. Tenfa , ond'habbia le travi , & in qvai forme
Le machine componga , e poco dorme .
V aprir gli occhi è anco atto di ricever la vita come il chiuderli i fegno di
morte . Il Tetrarca ;
Forma par non fu mai dal dì eh' Adamo
Aperfe gli occhi in prima .
E dice la Scrittur a narrando il miracolo che fece Elifeonelrifufcitare il
figliuolo della Sunamitide : Ofcitauitpuerfepties.aperuitqueocvlos . E
volendo il Tetrarca dire chyera vicino à morte dijfe :
E veggio preffo il fin de la mia luce .
E per ricever lume d* intelligenza diffe :
Conobbi quando il Oel gli occhi mi aperfe .
La fcrittura / aera dice che ^ iddmo dopò hauer ricevuto iipomo}comedit,
& aperti funt ocult tius. Et in un9 altro luogo: A pervit Dominus oeitlos
Balaam, & vidit Angelum , adorauitque evm prcnusin terram . Et il
Boccaccio : Aperfe lor gli occhi la povertà , liquali la ricchezza bave*-*
tenuti ehm fi •
Chiù-
Parte Prima^
1 1 1
Chiudere gli occhiin atto di dormire."
SArÀ getto d’bauer fanno , e voglia di dormire , perche dormendo fi
chiudono gli occhi. Dice il fauio: 7{oli diligere fomnum,ne te egifias ffcu io *
opprimat,apeYioculostuc$ì<& faturare panibus . Degli ociofi fi dice En-
dymionis fomnum dormire , perche Endìmione belliffìmo gioitine effendo
amato dalla Luna , ella dal padre Gioue ottenne ,ch e (eco dormi ffe un per-
petuo fonno : e degli tteffi infingardi, e neghitofifi dice ,vltr a Epimeni - vlin. Lb 7*
dem dormire , perche dicono che effendo egli fianco dal camino , entrato in c*p.
vna jf cionca per ripofare , in quella dormì un fonno di cinquantafette an-
ni é La crapula è fonila del fonno , & Hanno infieme con torio , e però il
Tetrarca diffe :
La gola, il fonno, e l'ociofe piumes
Hanno dal mondo ogni uirtù sbandita 1
Ma Vocio è peggior del fonno, per che queflo corrompe il corpo , e quello
anco l* animo, & al fonno fida il titolo di pigro, perche fono pigri ifonnac-
ehm fi : E però diffe l* Ano fio :
In tanto foprauenne , e gli occhi chiufe Cii.ft.Zo
+A i Signori , e à i Sergenti il pigro fonno «
FufioTragedo rapprefentando in Scenna Hecuba dormiente, effendo
.ubriaco, neramente Fadotmentò : onde Horatio :
Non magis audierit,quàm Fufcut ebrius ohm 1 ib.ijat.g
Cum llionam edormit.
Tlatone pareggia i negligenti , che fennaccbiof amente operano à quelli ,
che veramente dormono, e dice, che gli uni, e gli altri egualmente fono di-
futili: T^uUusdormiens alicuiusettrei, domiunt autem,qui ofeitanter Dtlegib. 7,
agunt Ouidio del fonno dice :
—Tardaque Dens grauitate iacentes
yìxoculos toUensJterumqueiiterumque relabens Mtum. 1 1 .
Summaque percutiens nutanti pe fiora mento
Excuffit tandem fibife . Il Tetrarca udendo dir che gli buomiui fono
del Juo bene ignoranti:
Ma io u’annontio che uoi fete offe fi Nti Trionr
Da un grane, e mortifero letargo . 4,1
Finger di dormirei
QVefio getto di finger di dormire tenendogli occhi aperti, come fan -
no i lepri , è atto dfuigilan^a.G&lba buffone Romano inuitò Mece- '*•
nate à cenar [eco , tlquale facendo cenni laf dui con la moglie di Galbeu ,
egli abbaffando la tetta fingeua di dormire ,[onde udendo un feruo della* plui
menfa texani nino, egli opponendo fi diffe <? ~ ~ *p*fbi*i'
1 ■ • Jfefcis *
1 1 1 Deli arte de* Cenni ,
Ncfcis me feti Mecenati dormirei jl che alludi Gìuuenaie dicendo :
Dù&us9mqmt,jf>tfiare lacuna*
Doffus &ad calicem vigilanti flerterc nafo ,
L'^riofìo biafimò quello geflo nella moglie , dicendo z
$4t. 5.' Sia di buon* aria, fia gentil 9 non dorma
Con gli occhi aperti, che piu l'effer f ciocca
D'ogn' altra ria deformità deforma. ^ .
O^chi chiufi .
r T t forno è un* im agiti e della morte come diffe Ouidió :
•J* JL S otite* quid eftfomnus gelida nifi mortis imago? E Virgilio diffe l
eh* era fuo parente :
JEn. 6 , Tum confanguineus leti fopor. Che confimi il Tetrarca dicendo:
Sm igj. ^ fonno * uer^rnente9qual'huom dice ,
°n' * 'parente de la morte , Et Homero diffe ch'era fratello ,
lllUdau Hicfratrcm lethi conuenit fedula fomnum . E cb'erano nati ad un parto^
Mortemque,& fomnum geminai. Conforme a quello che diffe Cicerone .
'In fom.fcip. lam uos nidetis nihil morti effe tam ftmili quàm fomnum , Et in un'altro
1 T fc lH0Z0: Mortemque qui leuiorem faciunt fomno fimilhmam uolmt effe,
* UJe* E la [aera fcrittura chiama fanno la morte de' Santi, come diffe di S.Stcfa -
no$ che obdormiuit in Domino 9 e N, S. diffe che Labaro morto dormiuau .
E della figliuola deW Jtr ch( (inagogo : Tgpn e fi mortua pueHa fed dormii,
<3en, 47. £ Giacobbe pregando Giofeffo fuo figliuolo 9 che nonlofepehfjein Egitto
gli diffe, vt dormiam cumpatribusrneis, & condasmeinfepulchro maio -
rum meorum. Co fi il Tetrarca nel Trionfo della morte della fua Laura :
c*p, 1. Qua fi un dolce dormir ne’fuoi begli occhia
Senio lo ff irto già da lei diuifo ,
Era y quel che morir chiamali gli f ciocchi ,
Morte bella parea nel fuo bel uifo. E fAriofio d' Orlando infuriato diffe:
C. 24./. 6. In terra un Pai° tormentato flefe ,
Ch'ai nouijffimo dì forfè fia de fio. EtilTaffo:
C.?. n, i$. Toflo s'oprimechidi fanno , è carco 9
Chedalfonno a la morte èunpiccioluarco.
Gii antichi finfero che la Njttefcffe una [emina detta Morte 9e del Sonno
nutrice9che teneffe [opra il braccio deftro un fanciullo negro9 che accen -
nana la mortele [opra il fini fìro uno bianco che rapprefentaua il fonno *
Sarà dunque anco gefto di morte il tener gli occhi chiufi , e perciò il Te -
tr are a diffe :
Chiudere gli occhi , in uece di morire :
E temo che chiuda augi
Morte
Parte Prima^J
113
Sm,
Ci?S, *7,’
Són. 139I
r — 1
r>%*
%ì fitte i bègli occhi , che parlarmi fanno* Et in Un' altro luogo .
Scegli è pur mio de fiino ,
£7 cielo in ciò s'adopra ,
th'Jlmorquefi’ occhi lagrimando chiuda*
E replicò ancora in perfona di Laura :
Di me non pianger tu, che miei dì ferfi
Morendo eterni , e ne l’eterno lume ,
Quando moflrai di chiuder ,gli occhi aperft . Umida nel fatto ditte .•
Grane era sì , ch'io fea minore filma ' c u '
Dì chiudergli occhi ouegli aperfi in prima . E Vìrg.di Bidone moribonda.
Xllagraues oculos conata attollere rurfus
Deficit» Eifoggiunge w
Oculìfque errantibui alto
nimfmit ccelo lucemfingemuitque reperta . E diffe ancora *
Olii dura quies oculos,&ferreus urget ’
Somnus : in aternam clauduntur lumina nottem . Chefk dal Tatto in ' *
queflo modo imitato parlando di Dudone da .Argante uccifo :
Cade, e gli occhi ch’à pena aprir fi ponno
Dura quiete preme, t ferreo fanno. Cr 7 Ar
Virgilio dice che Mercurio co'lfuo caduceo hauea potere di addormente ■ * " * ' ‘ *
re, e difuegliare,e di dar morte, e ulta :
Tarn uirgam capit. hacanimas ille euocat orco
Taìlentes, alias fub tnfiia tartara mittit,
Datfomnos , adimitque* E CatuHo deU’ofcurità della morte diffe
Qui nuncit per iter tenebricofum
Illuc unde negant redir e quen quarto.
Jlt uobis male fit maU tenebra v*,-
Orci : qua omnia bella deuoratis * È Tr operilo.
Quandocunqueìgiturnoflrosmors claudet ocellcs . E Tibullo :
lamueniet tenebrismorsadoperta caput.
Chiudere gli occhi ad alcuna cofa
4,
Li è. 2.
Ltb i.ehg.i
OVetto atto di finger di non ueder,& di diffimular, alcuna cofa. E* da -
1 Latini detto conniuere : Suetonio : Delitto, ncque obferuabat om* #
ma, ncque prò modo exequebatunfcd defertorum, , ac feditio forum inquì - ln C*far-
snor.acpunitor acerrìmus. conniuthat in fatevi* »
p x '■ . 1 mi», HI, J MUtUJUf litri ITÌUMI“
fitQr,acpumtor acemmus , conniuebat in caùeris . Cicerone diffe • Troh
Dij immortale s cur interdum conniuetis in b omini fctleribusmàximis ?
Jal bora l'huomo non chiude da dotterà gli occhi, ma fìnge di chiuderli, e Fro Cctlil-
di non uedere,pcr affidare,aÌcuno , e meglio gabbarlo . Il Tulcì nel Mor-
gante dica
H4 Dell’arte de’ Cenni,
Margotte utfocchìolin chiude ,& afcolta. E fi dice far la gatta morta j
òfar il gattarie , perche è atto proprio della gatta per ingannar i topi >G
della volpe per prender gli uccelli , il Berma :
NetTOrMdó €ome in un campo àp è di qualche macchia
E duna volpe à le notte il gattone.
Chiuder gli occhi altrui.
— A ^ 0 $ue&° ^ d* morte, perche co fi fi cofluma di fare à morìevfi
* XjL ti : e cofi Penelope pregauai Dei , che T elemaco fuo figliuolo chiù,*
defj'egli occhi a lei , & ad vliffz fuo .
Ouid.epL i. Dij precor hoc iubeant , ut, euntibus ordine fatis
llle meosoculos comprimat,ille tuos. Et [aggiunge:
Refptce herten, ut iamfua lumina condas ,
Extremumfatts fuflinet ille diem . £ dice di Arianna :
Ep . io. rHec mea,qui digitis lumina condat, erit*
Tropertio diffe IHHeffo in psrfona di Cinthia .
lib. 4. At mihi non oculos quifquam inclmauit cuntis.
Et Gnidio ancora nell* Elegia in morte di Tibullo :
Hic certe manihus fugi ente s prejjit ocello s
Mater , & in etneres ultima dona tu Ut. Et Cifteffo "Poeta ancora neWE*
pillola a Liuìa (e pur è dy Gnidio :
Supremoque dienotum fpeftantia calura
7 ex'jfent digiti lumina noftra tui .
Metter le mani à gli occhi.
TP oitto di vergognar finendo nero il prouerbio che diceiPuàor in ocu
•®* il lis >poi che fi uergogntamo di quelle cofe che fono in palefc.Onde com
munemente quando alcuno racconta cofa incredibile , [egli dice, che ci
guardine gli occhi per uedere f e della bugia fi vergogna : & i fanciulli
quando fi vergognano d’hauer fatta 3 ò detta alcuna cofa brutta naturai •
mente con le mani fi cuoprono glt occhi . Il Petrarca cofi ftntefe dicendo i
T ràmfCom'huoMctfé fanone in un momento ammorba,
dilla Cjijtt- Chesbigottìffe , e duolfi accolto in atto ,
Che vergogna con man da gli occhi f orba .
^ aerate appreso Platone volendo parlar d* amore t per fegno che fé ne
vergognava, fi pofele mani à gli occhi . Et quindi è che ne i ciechi non fi
Mede fegno di verecondia: e peròOuidio diffe:
atmr,uimmque nihil moderabile fu adent
I Ua pu dorè uacat , liber, amorque m ctu.
M cefi gli abfmti non fi vergognano , onde Cicerone diff z $ che EpifioL u*
Parte Prima^ 1 1 j
non eruhefcit ì il Tetrarca dolendofi che la fui lauri con la mano gli
impedifse l’amorofo (guardo, dice :
E d’una bianca man anco mi doglio $
Ch’è fiata fempre accorta à farmi noia
E contra gli occhi miei s’ è fatta [coglie. E diffe ancora s
Torto mi face il uelo , l9 •'
E la man che fi fpeffo s’attrauerfa
Erà’l mio fommo diletto
Egli occhi *
Totendoft da quegli luoghi conofcere che M.laurd,come vergine ,t rifpet -
tofa ch’ella era, fi copritegli occhiai concetto dell’amante [ho da mode*
ila uergognafojfinta .
Occhi bcndati,ò velati.
Egitto d9 ignoranza , come ali incontro leuar il uelo de gli occhi è per . 9 .
metafora fegno di uedere,e d’intender alcuna cofa . Cupido è dipin-
to con la benda à gli occhi, perche accieca gli amanti, ò perche non tignar
da nè ricetta alcuno , ò pur perche alla cieca Jfeffo ferifcc oue non done-
rebbe, e però il Taffo :
jlmor c’hor cieco, hot Argo,hora neueli Cn.]n 1
Di benda gli occhi , bora ce gli apri, e giri .
Et diffe anco di Uh Hat io innamorato SUrmida :
Vaffene frettolofo oue nel mena c .
Ter le tenebre cieche un cieco Duce .
Et ilTetrarcauolendo dire che la Filofofia incominciaua à f coprirgli [i
fuoi fecreti,con quella fimilitndine di leuar il uelo dagli occhi diffe :
Et ella che rimojf 0 banca già it itelo Cani. 14 ,
Dinanzi a miei . Et altroue :
Ma manzi à gli occhi m’era pò fio un uelo , Stn.iSói
Che mi fea non uederquel ch’i uedea .
E perche gli occhi fono quelli che faettano , & infiammano i cuori de’ mi
feri amanti, però con ragione in molti luoghi fi coHuma , che le giouinett e
donne\con un uelo fi cuoprano la faccia per impedire quefto amorofo faet -
tamento,di cheti Tetrarca fi dolfe dicendo :
Quel che piu defiaua in uoi m'è tolto , 1 .
Si mi gouernailuelo ,
Che per mia morte & al caldo, & al gelo
De be’ uofir occhi il dolce lume adombra .
E parimente dice che d’ogm altra cofa non fi dolea tanto
Quanto d'un nel, che duo begli occhi adombra * s$n.j*
T 2
Haucr
.IO.
lùan 8.
Lìb 1 1 .
De le nb. i
1 1 è Dell’arte de’ Cenni ,
Hauer poi la benda nera à gli occhi è jegno befferà mòrte condentutto* È
però L'Urlo Ho diffe :
66 ‘H?n più di lei, chi à ceppo , à laccio, ò ruota
Sia enndannato , ò ad altra morte ria ,
E che già à gli occhi habhia la benda negra
. Guidar fentendo, gratta, fi rallegra.
Lì.i.jUg. i e con fi fatta benda nera àgli occhi rapprefeneauano gli antichi la mor-
te, e però Tibullo dìjfe :
lam veniet tenebris mors adoperta caput .
E quegli siami, eh' erano filati dalle parche erano neri . Marti ale •
"—Tetric&nent Ramina pulla forores.
Atto di dfer nelle tenebre.
IL chiuder gli occhi, è far gè fio d’andar à tentone dinoterà tenebre , &
accennerà impoHuraye mendacióipoi che la luce èfimbòlo della utili-
tà y augi di Dio , eh’ è la uerilà isìejfa ; e perciò di fe mede fimo diffe : Ego
fura lux mundi:, qui fequiturme non ambulatin tenebris >fed habchitlu-
men vita. E Viatorie nelle fue leggi Seguitato da Cicerone dice che Color
albus precipue decorus Deo efi . llBocbìo della cbiaregga di ejja uerità
cesi dijf.es :
Simb.$ a. Candorcm amat fmeera femper veritas ,
odit latebr as ,fucum ahhotret , qu&ritat
tAdiUis patentcs, libera, alta, nefeia
Sentir e, non cupit aliena vmbra tegi 9
adequi fuo oblefiaturìpfa lumìne .
Ma della bugia le tenebre fono firn bolo , & à punto le bocche de * bugiardi
fono affomigliate ad of curi fepolchri . Quoniam non ejl in ore eorum ve*
trias, fepulchrum patens eflguttur eorum . vlatone fà della verità ami-
cijfimo, & à Medici folamente concedeua, che potejjero dir la bugia à gli
infermi, promettendo loro la uria , ancorché l’tnfrmitàfojfe mortale, per
non Iettargli la franchézza dell'animo, e non affiigerli codi pronoflico del-
ia mortele così accelerargliela \ Talete interrogato quanto f offe lontano ,
il aero dalla bugia], rijfoje ; quanto fono gli orecchi da gli occhi , volendo
inferire, che fìcome quelli che raccontano le cofeda loro uedute3perlo pià
fono ueridici s così bugiardi riefeono quelli , che rtferifeono ciò che hanno
udito à ragionare. Sono anco le tenebre, e l'ofcurità fegno d’affiittione , e
di miferia}eperò l’Inferno èchiamato cieco mondo, come dijfe l'^iriofio]:
G'&'ft' 96 Ti feguirò quarti9 babbi il deflrier te co ,
Tfe L’altra luce, e giu neimondo cieco .
?*P' 1 Qt E Giobbe chiamò l’Inferno tmam mifèxriz , & tenebrarum , vbì vmbraJ
mrtis,
*=«•
r— ,
«
• 0
Mnh{ 5V
Elegge mot
teTifaUi* j
Sok.Mj'.'
Canz-46'.
C& fì»A\>
Ca/?.1*
,j Parte Prima ! \ i?
morti*, ’& fempiternus horror inbabitit* E dice ii V angtlio, che pltj Re-
gni eijcientur in tenebras eMenores, ciò è nell* Inferno» E Propcrtio chia* Mat.B
ma "nera la porta dell’ Inferno costdkendo ■:
&e fine paule mecum lacbryrms vrgere fcpulchrum
panàitut aànullas lama nigrapreces • < ' . * ,4*
Virgilio dice che l'inferno e una prigione ofcura, e tenebrofa > oue Vanirne
dannate ftanno in perpetuo cbiufe ; »
'J{ec auras * ; sv'.;: • .
iAjf icìuntdaufa tenebrisi carcere caco!
Gnidio chiama nero il lago à'Ammo :■ : .
Hunc quoque fummadiesnigro fubmerfit duerno *
Et attribuì/ ce le nere mxni\alla mori
Omnibus obfcuras inijcit illa manus.
Il ‘Petrarca parlando con la fua amata Laura morta dice :
Pon dal detraente ala mia uitaofcura . Et in un'altro luogo chiama
2 giorni ofcurl3e hdogliof e notti . E l’ArioHo del l\è di E rifa ^
E credendo uenir à no%ge, e feUa
Ogni cafa trauò fcura,e fumfta* Et anco ì
In quefìa affai piùofcura che ftrena
Vita mortai tutta d'ìnuidia piena • «yjvà - •: • , • > •
Virgilio fà che al Verno fia facrificata ma pecora nera , & alla Prima*
oserà una bianca;
Tfigram Hyemi pecudem^epbms felicìhusalbamM r > &n> 3 .
E fà che Enea facrificama mltaalT ombra del padre Anchife} & un’ al-
tra uolta à Troferpina 1
—^iqjgrantes terga imencos» ù
In Arcadia età il fimulacro di Cerere di color nero per effrimer il dolore
che ella hebbe per lo rapimento della figliuola , e per la molenda che /o
usò J^ettunOiper la quale fiettegran tempo naf colila in una cieca,& oj at-
ra Jfelunca » Di co fi ante nolenti ucdouilc era f imbolo la colomba ì ma ne-
ra la dipingeuano nonfolo per fegno di mefiitia > ma anco di ccfianTg: per -
che ficome tutti gli altri colori pojjono ine onfì antemente effeminati V ti-
no nelValtro> ò dal tempo} b dall’arte^ così quando è peruenuto al nero hi -
fogna in quello fermar finche in altro colore non fi può mutare»
Con gii occhi ehiufl operar alla cieca.
QVefiofarà fegnedi [cioccherà $ ed’ ignoranza \ Il ferpente sfcr~
Xandofì di perfuader Euaà mangiar de’ frutti dell'arbore della aita,
le diceua: Mora fete ciechis& ìgnoranti3ma fe mangierete di quefli frut-
thaperientUY oculi ydìri? & eritisficut Dijfcientei r bontm> & malum; e
propria *
1 l
lGW
1 1 $ Dell'arte de9 Cenni >
propriamente gli ignoranti fono chiamati ciechi, perche non ueggonò quel -
lo, che ueder bifogna : E però Dante chiamò i Fiorentini ciechi perche nel
M.CCC.IX.effendo I iato da gli altri Trencipi <t Italia riceuuto come ami -
co Henrico yil.lmp.tffi di ciò fare ricufarono* E udendo dire che i prò -
p . dighLc gli auari furono ignoranti dicevi
*«!»■. l- * Tutti quanti fur guerci
Sì de la mente in la ulta ptimaia « Il Tetrarca nel Trionfo della morte ì
Capè i. 0 ciechi il tanto affaticar che gioua i
Etun'altrauolta dice chehà cercato fempre la uita folitaria :
Sm.iti, Ter fuggir queff ingegni fordi,e lofehi t
Che la lirada del Ciel hanno [marrita . r
M’incontrothuomo f aggio y& accorto è detto perfpicaciffimo.Se adun-
que [cacciate le tenebre dell'ignoranza , apriremo gli occhi dell* intelletto
dal vero raggio di fapien^a illuminati , uederemo chiare quelle cofe , ch^j
à gli huomini ciechi , & ignoranti fono ofeur e, fecondo il detto del Trofe-
taiTr&ceptum Domini lucidum illuminane oculos,& conforme àquelt al
Ffal. 1 18. tro £ett0 deli'ifìeffo Trofeta : Lucerna pedtbus meis uerbum tuum , & lu-
men femitis meis: Orbo non vuol dir altro che priuatc}ondc f ciechi , che
di luce fono priui, fonotdetti orbi: il Tetrarca :
Sm. 1 6 . yoment in guifa d'orbo fen^a luce
Che non sà oue fi uada , e pur fi patte*
Cwu £ l'orbita è propria de' padri , e delle madri che de figliuoli fono frinì ton-
de tAleffandro Magno del fuo effercito diffe : Hofiibus orbitar mea de Re-
flui eiìtcum tot habeam filiosfquot milite s* L'*4noJio cofidffei
QueU*infelice,& orbo padre aggira.
Et il Tetrarca nel Trionfo della Fama:
Cap. li Tei quel Torquato , che'l figliuol per cuffie *
E uiuer orbo per amor fofferfe
De la militia , perch'orba non fu fife*
E chiama fe fìeffo ciecotciò èpriuodel lume della fuaamata Laura t
Sm.z} 6. Me douc lafc’fconfolato, e cieco >
Tofcia ch'cl dolce , & arnorofo , e piano
Lume de gli occhi miei non è pii* meco ì
Pfal'l 7» Tolto da Dauidde . Lumen oculorum meorum ipfum non efi me curri •
L'jiriofio del I{e Carlo dice :
C. ì7. /?.7* Fortuna per toccarti fin' a loffio
Ti tolle a un tempo l’uno, e l'altro lampo
Difor%a, e di faper , che viuea teco ,
E tu rimafo in tenebre fei cieco *
S.Taolo
Parte Primari
ii»
S.Tdolo à gli E/V/7. Eratìs alienando tenebrie nane autem luxin Domi- Cap. fi
no flfilij lucis ambulate : Fruflus enm ludi eS ì in omni bonitate > &iu-
fìttia, # ueritate . Chri/ìo S.J^.de Farifei diffe .S ini te illos caci funt>&du- Moti,
tesc&corum > cacus autem fi caco ducatum prafiet ambo in foueam ca-
dutiti Achille Bochio ci infegnò il modo dì confolar i cicchi quando dijjc
Forte cyreniacum * Antipatrum mulicrcula quadam
Lumtnibus captumuidit,&ingemuit.
Tra dolor exclamans paffos laniata captilo s
Qua porro in tenebrìe ulta futura tua ift ? Eib. i fml*
lllc autem: quiiagis fluitai an notturna uoluptas *7*
Effe tibiprorfus nulla uidetur ì dii.
Ma l* Mriofìo in quel fuo capitolo della lucerna diffe:
Ter te fu duplicato il mio contento ,
Vf ueramentefipuòdir perfetto
Vn’amorofo gaudio à lume {pento •
Viraèuna paffione uebcnftnte, che ac cieca l’huomo inmodo, che noi
gli lafcia ueder ilgiuHot e perciò Democrito dij) e, che fi come i cani , che
fono ammali iracondi , e riffe fi , partorirono i loro cagnolini ciechi , co fi
dall’ira nafeer ciechi delitti ,e però Virgilio diffe :
Jnftamus tamen immemore s cecique furore. . ^
Leuar gli occhi in alto, '*** %*
QV eftoègefto difuperbia,e perciò è Scrittone* Trouerbi di Salomone :
S exfunt qua odit Dominus , & feptimum detefìatur anima eius : • 1 * •
oculosfubhmes,ìinguammendaeem:col rimanente» Et anco: Extollentia CaP **
eculoru ne dedens mihuE diffe Dauiddeffuperbo oculo,& infati abili cor- pC,cl,'z*m ,
de cum hoc non edebam . Et oculos fuperborum burniti abis Cicerone usò
quefìo gefto falcargli occhi per e jp timer contento, e ricreatane , co fi di-
cendo in una fua epiftolaà T itone: liner ula mt affine noflra tui de fiderio u.iéap i©
cblanguerunt:hac tamen epiftola, quam Mcafìus attulit, oculcs paulum
fufUilerunt . Et il Tetrarca per leuar la mente all'intelligenza delle cofe
diurne fa chela Eilofofia à lui dice , che le ut gli cechi a miranma bella don
na da pochi compiuta ciò è la Teologìa :
Quanffella mirale lettagli occhi un poco 4 a
In più ripofto loco
Donna^t/à pochi fimoHrè già mai: E diffe di piàl
Che ft’lpopol di Marte c
Doueffe al proprio bonor allarmai gli occhi, Tim'i,*
Et ilfauio diffe : jqe engas oculos tuos ad opesfquas non potes bah tre
Occhi
/
i to’ Dell’ Arte de5 Cenni l
Occhi volti al Cielo.
« 1 % * [jr\VMdo/i-pr<!gà,mie rofl ringrazia Dio fi rivoltano gli òcchi al Cielo l
? \ dò èuérfo quella par tendone principalmente crediamo effer Iddio*
¥ fallì* & è proprio parlare deità diurna fcritturafleggendcfi : Qculi meì femper ,
Ul ji& aWDorHimrriiqmnìam ipfèeueUetdelaqueo pedes meos . Ut anco : jtdL ,
te leu a ai cculos meos,quibahìtàs in cccìis. Giofafatte I{è de’ Giudei, inaU
%ando gli occhi, così diceua al Signore : Cu ignoramus quid agere debea -
A. musfoc folmn habémus refiduii vt oculos noflrcs dirigamus ad te: così ci :
v [fnfegnò di farilnofìro Redentore, quando nello Hupendiffimo miracolo
¥ fatto da fua Mae Ha di pafeer tante genti con cinque pani , e ine pefei , bai:
Matth. 14 unendo commandato chele turbe fedeffero fopraUfieno, pigliati tffì pani,
^c,óa e pefei affìciens in cceltiwbenedixlt, &fregit: e quando rifufeitò Lanata.
Gap ii quatriduano dice San Giovanni 9 che eleuatis [urfum oculis dixit : Tatet
5 gratias ago tibi. E fìcome inalbava la mente al padre eterno, così eleua-
vagli occhi al Cielo . E però molto piamente è flato introdotto che nel [and
ti [Imo facnficìo deU' aitate US ac erdote dica . Et eleuatis oculis in cotlym
ad te DeHm patrem fnym omnipotentem . Virgilio anch'egli ciò effreffe
dicendo:
fàn.i} jLtpaterJLncbifes oculos ad fyderal<zxa$ **•>;.•
Extulìt,& ccelopalmas cumino ce tetendit. Etanco:
* Ad ceelum tendens ardentia lumina fruflr a ,
^ Lumina, nam tener as arcebant rincula palma s .
Il Tetrarca di Laura nel Trionfo della mortec i
ìCfifil Così parlava, e gli occhi bave' al del Affi
Dimtamente_j z
L\
re dice chc^.
Con le man giunte , e con immote labbia
I languii occhi al del tenea leuati .
Dante e fonandoci à leuar la mente noHra alla contemplatane del maro*
uìglìofo ordine delle cele Hi sfere dices : •
jWI0 Lena dunque lettor ài* alte rote
MecolauiHa. Et altrove l'tfleffo concetto così ffiegòs
Supplica à te per grafia, diuirtute
Bar, 33 • Tanto che pojfa con gli occhi leuar fi
Tiiì alto uerfo l'ultima folate, ^ .
II Taffodi Sofronia al fuoco condannata dice^ :
tacer lei con gli occhi ai Ciel fi fifa
ClfanTfi almotir par diquà gìàdiuìfa , E di Baldovino dice :
Parte Prima^
n i
Egli cl/ode Paceufa i lumi al cielo
Drizza, e pur come fuoleà Dio ricorre, C7.fi. 7^
Equtflo è naturai geSlo , co’l quale accenniamo dì riconoscer il tutto da
Dio: perciò che quando d'mprQuifo ci è alcuna cc fa grande, ò buona, ò ma
la rapprefentata fubito alzando gli occhi al cielo, e tal' bora anco le mani,
con quefto atto nngr aliando Dìo del bene, e tacitamente lo Supplichiamo ,
che ci Soccorra nev pericoli: Ó igeato tanto naturale, che anco le beSììe
Sogliono farlo: Onde GioeUe Profeta parlando con Dio in tUpo dì grandiffì c*ì' ll
ma fìccità:Sed & befhs agrisquafi area fitiens imhremfuffexerunt ad te.
Occhi volti a terra.
» I 4- »
Er la medefhna ragione il uolger gli occhi à terra accenna humiltà >
u non potendo fi mirar cofa più buffa della terra ifleffa , à quefio mode
dimostrando parimente il noSìro animo effer humiliato, abbuffato, & afe
flitto,& queSio è chiaro per molte autorità della Scrittura diuina , cornei \cb,
Qui kumiliatusfuerit erit in gloria, & qui inclìnauerit oculos ìpfc faina-
bitur . Et in un'altro luogo Dauidde cantaua : Domine non efi exaltatum j>fai 7
cor meum, ncque elati funi oculi mei,e del Publicano è Scritto, che a lon-
ge Sìans nolebat,nec oculos ad calura leuarefedpercuticbat peghisfuum, Luu 1 8.
Il Petrarca,
Ma a uct non piace
Mirar ft baffo con la mente altera.
Et il Tuffo dice che le genti delTeffercìto Chrifìiano titànio da lontano la
Città di Gierufalemme all' acqueo dellaquale andati am:
— — » Pertimcrofo,e viuenntc affetto
Ofano à pena d'inalzar la uìfta
Ver la città di Chrifìo albergo eletto,
E anco geSlo di uergogna il lenirgli occhi baffi & à terra uoÌPi.Ouidìo, "Et, io.
Lumina ficcatemi piena pudorishumo.
L'ìjleffo Poeta dice che Mirrha per uergogna del fuo inccftuofo amore: A tot, io»
Mutafilet uirgo,terramque immota tuctur*
E di CaliSto dopo che fu da Gioue titolata :
Vix oculos attollit humo :
Cefi l'jLrioSìo parlando d'olimpia legata allo feoglio nuda, c. iitf.ff
Pfconofee ella Orlando nel ritorno,
Che fa à lo fcoglio,ma perch'ella è nuda
Tien baffo il capo, e non che non li parli
Magli occhi non ardifce al ufo alzarli .
|' E di Doralice quando douea proferire dì chi ella uolea efferc ffofa, òdi
SI. Man-
1 2.2. Dell’arte de’ Cenni,
Manducar do , di Rodomonte dicevi :
€.i~ fi .107 Et ella abbafsògli occhi uergognoft
E di fj e che più il Tartaro bauea caro . Dante di fe flejfo dice :
Infero 3* A (db or con gli occhi uergognoft, c baffi
Temendo, nò'l mio dir li [offe grane
1 tifino al fiume di parlar mi traffi .
Et il Taffo parlando di Euflatio quando uolle rimirar la bella Armida-*
dice che per modeflia ella tenea gli occhi baffi :
Co$.fi,$4. E rimirar da preffoi lumiuolfe ,
Che dolcemente atto modelli inchina .
E di P\inaldo quando rauedendoft del fuo errore per effere fiato in poter
di Armida dice:
Giu cade il guardone timido , e demeffo
Guadar dando à terra la vergogna il tiene,
E anco atto à'hauer Panimo dubbìofo , & infoltito , e coft di profondo
penfìero , come il Taffo di Goffredo di fife :
C.4.8.67. Mentre cofi dubbìofo à terra uolto
Lo [guardo tiene , e7 penfier uolue , e gira.
Gnidio dice che yli (J emanai checontra Aiace p aria ff e:
Met 13. Afhtit ,atque cculos paulum tellure moratos
Sufìulit adproceres, expefìatoquerefoluìt
Ora fono .
E ancofegno di gran dolore come Dante Paso dicendo :
infer* 8 . Gli occhi à la terra, e le ciglia hauea rafe ,
D'ogni baldanza. E dicea ne* foffiri ,
Chi m’bà negate le dolenti cafe . Et il Tetrarca di Laura :
ton-99* Chiamaua d terra il bel guardo gentile
E tacendo dicea,com*a tneparuc ,
Chi m* allontana il miofedei amico ì Et un* altra uolta
Sm %66. Torto il cor grane, e gli occhi humidi , e baffi.
Il Tuffo parlando dy Armida addolorata dice :
C.4./0 70. A quel parlar chinò la donna, e fiffe
Le luci à terra e flette immetta alquanto i
Toi folleuolle rugiadofe,e dtjfe ,
Accompagnando iflebiPatti al pianto. l'Ariofìo dt/fe anch'egli :
€.3. 61 . yeniano [evirando, e gli occhi baffi
Tarean tener d'ogni baldanza pYiui .
ìP ancogefìo di applicar P animo alle cofedi quesio mondo, & abban-
donar quelle del cielo p e però eferitto de i nocchi calunniatori di Sufan -
Parte Prima. 123
ni 1 Éuerteruntfenfum fuum , & declinauerunt oculosfuos ] ut non uide -
rent c celum^eque recor dar entur iudiciorum iufiorum* Che fu da Dante
imitato quando diffe ;
Chiamaui il cielo, e intorno ui fi gira
Moftrandouile fue bellezze eterne , •% 14*
E Cocchio uofiro pur à terra mira ,
Onde ui batte chi tutto difeerne » Il T affo cofiffiegò l’ifieffo concetto :
TS^on chinar, non chinar gli occhi [mariti , C.18,/?.^
Mira con quante forze il del t’aiti*
E* anco atto di timore , come Virgilio l’effreffe in Turno quando era-*
per combatter con Enea dicendo*
- — »inceffu tacito progreffuSi& aram
Suppliciter ueneras,demiffo lumine T urnus . E di Gabrina l’Arioflo diffe . je». i 2,
Gabnna tenne fempregli occhi baffi ,
Terche non ben riffoft* al uero daffì .
Volgere gli occhi ad alcuna cola.’
E Atto di uolgliere anco Panimo, e però Virgilio dice che quando Enea
fuggiua dall’eccidio Troiano non s’era uoltato a riguardar fe la mo - * * *
glie Crèufa lo feguia, di lei non ricordando fin
*Nec prius amiffam reff>exi,animumque reflexu E Dante» jgn 2
Volgi Beatrice , v olgi gli oc chi fanti , pHrgt ji.
Era la fua canzone, al tuo fedele,
Che per uederti hàmoffìpaffì tanti. VAriofiodi Fiordiligi quando da
lei il fuo Brandimarte partì per andar à combattere , dice:
Quanto con uifta feguitar lo puote
Segue le uele in alto mar remote.
Che l’occhio uada infieme co’l pen fiero lo diffe Giobbe :Fce lu s pepigi cura
oculis meisyut non cogitarem quidem de virgine. E Dante : 3
Ficca diretr’a gli occhi tuoi la mente. Il T affo fa dir ad Armida: Par ad, 1 1 ,
Fea l’ifieffo camin /’ occhioni p enfierò ,
Emalfuo grado ilpiede innanzjgiua.
Et uolendo direbbe Iddio uoltò l’animo a Goffredo , & aWimprefa che^f
s’affaticaua di fare della ricuperatione di Gierufalemme dice per forali-
tudine^j :
Gli occhi in già uolfe,e in un fol puntole in una c • Fi "
Vifla mirò ciò eh’ in se il mondo aduna :
Mirò tutte le cofe , &‘in Sona
S’affisò poi ne’ Trincipi ChnHiani ,
E con quel guardo fuo,ch’à dentro ffia
Smu i5ry
Zìhti.od,p,
6 IL Ó «
Ffal.llS*
ZccL$.
c^.i.
?#*£.' &>
GiJt&J I«
'« 1 7*
Bod<4+
,M'. -4.
1 2,4 DcH’Arté de5 Cenni ,
i^e/ pii i fecreto largii affetti bimani
Vide Goffredo. Il Tetrarca della fua Laura già morta :
Volgi à megli occhi , e i micifo/pir afcolta. Et alla Beata Vergine diffe:
Vergine que begli occhi
Volgi vi mio dubbio flato. Et Horatio :
Omnes in Damalim putres
5 Depcncnt oculos *
Volgetegli occhi altrouo.
IL rivoltar poi gli occhi ad altra parte c fogno cbefidiffiaccia quella. -*
co fa dailaquale riuolgiamo con gli occhi L'animo, Dauidde : Auert^j
oculcs mtos ne uideant uanitatem. E Salomone diffe: linerie faciem tua
à mailer e compta^&ne circuii fficiasfpeciem alienam . Et iddio fdegnato
muti a i fanguimrij dice per EfaiaiCum extenderitis manus uesìras auer -
tara cculos meos à ucbis^anus enm ueflra fanguìne piente funt. Spar-
tiamo di Caracolla Imp, Si quando ferie obic&os uidit , fleuit t.aut o eidos
miertii : quoti per quàm amabile fuìt pepalo. Dante marauigliandofi
che iddio non caflìgaj] eh parti alitale crudeltà d'italiani :
Efe Ile iVrm'èyò fo mmo Gioue 9
Chefofti in terra per noi crucififfo ,
Son gli giu ili. occhi tuoi ricolti altroue i Il Tetrarca e
E del peccato altrui chieggio perdono ,
n%i del miosche deuea torcer gli occhi
Dal troppo lume * Virgilio dice che l’ombra di Didone3mentre Enea le
parlaua, il qual hauea gran caufa d'odi ars :
Solo flxes oculos auerfa tenehat*
Guardar attentamente
I L guardar con aitenlione è talbora geflo d'animo muidiofo}c da que-
ilo uedere è derivato il verbo muideoà nimìs uidendo >per opinione di
Cicerone , Quodoculos , & cmimum in eos,qmbus inmdemus3intentos te -
meamus.Vitìo cofi commune9& unmerfale che è ferino nella diurna legge .
Contemplatiti fam omnes lahores hominumì& wdufiriasi& ammadu er-
ti patere inuiiia proxìmi * Sincero zittio cauò da quello un bel concet-
to: per cièche effendo alla prefenga del %e Federico propofto da alcuni
letterati, che sofà (offe buona per confermar l'acutexga deUa uifta^dtcen-
d c deunì il flato del finocchio filtri il guardar nei uetro^Attio diffe^We-
m miglior l9 Imidìa , poiché ella fa parer le cofe molto maggiori di quello
■che neramente fono ^allegando queiuerfl Vù indio :
f- Fertili or feges efi alieno femper in agro 9
VMimmgue pecm graniti® vi et, bah et* Et Horatio e
£&m
Parte Prima,?
rCÌm tua priuideas ccuìis mala lippus inuntfis,
Cum in amicorum ritìjs tam cernis acutum 3
Quàm aut Mquila3aui ferpens epidaurìus ?
E Sofocle dijj'e che i'ìnuiàicfo è come il uecchio che non uede le cofefues
tutine wttle altrui luntane. E di quefto gefto il Sauiodiffe: Qui attenti sProu. e>
oculis cogitat pran a.
I gefti,et i ceni diquefìi inuidiofi furono. ottimame te de fritti da Virgilio:
— -Qvifqvis furiti inuideìque forti ln *}}p**n\
Vi deh et s fili pana femper ipfe eli : de laute •
TeHatur getnitu gtraues dolore s
Su] pìrat yfremi trinai titque den teis
Sudai frigi dus intuens quod edito
Salomone diff ? : TfequameU oculus liuidifinfatiabilis oculus cupidi l 14.
cculus malus ad mala . Et alerone : Memento quoniam malus eli oculus CaPlu
nequam3 nequius oculo quid creatum efìd E dagli antichi fu creduto con
occhio inuido poter fi alcuna cofafafcinare : onde Me naie ha uedendo 1(lj
[uà greggia deUmtta dì cena :
Bis certa ncque amor caufa eli: rixoffibus b&rcnt : vir.eckg.f*
TJefcio quis tenero s oculus mibi fafemat agnos .
Il tener gli occhi fiffì , e con attcntione guardare è ancogeflo di penfar
gran cofcye però è fritte: Quid te eleuat cor tuumì Et quafì magna cogl* iu
tans attonitos habes oculosì 1 latini dicono per proverbiò: Fixts ocuhs
intueriyper effrimer grande attentione: onde Ciceróne diff e : vt totani^
caufam quam max ime ?att enti s>ut aiunt> oculis acerrime contemplammo C9*
Ei'Mriofto :
Trar fiato 3bocca aprir e3 ò batter occhi
Tronfi uedea de' riguardanti alcuno §
Tanto à mirar à chi U palma tacchi
De* duo campioni intento era ciaf uno . Il Tetrarca diff e cefi ì
Tenfofa mi rijpofe , e co fi fi fa
TenneH fuo dolce [guardo ,
Ch3al cor mandò con le parole il uifo . Et nel Trionfo della Cafiità :
^—^Vhorror de Timprefa
I corife gli occhi hauea fatto dì [malto»
E MrioHo dicèjche bau ondo Orlando lette piu notte quelle par oleiche di-
cevano come M rigeli c a se Medoro s* erano in (seme goduti 9
Bjmafe al fin con gli occhile con lamette r , * r '
Eiffi nel (affo, al fajfo indifferente.
ViKgUio dice che quando la Sibilla Carnea dìffs ad Enea che ncìT Inferno
ifcue-
9^9 fi- SÉ
O nnX- 2 $1
JÉn, 6 .
11S Dell’arte de8 Cenni ,
trotterebbe vn fuo amico infepolto ;
Jlencas mafia defixus lumine vultus
Ingr editar* Et diffe ancora deli'ifteffo Enea :
— — J/fe louis monitis immota tenebat luminal
Dante di quella fchiera d'anime , che lo uidero nino nell'Inferno dice che
ciaf cuna di effe lo riguardaua:
« — - Comefuolda fera
Infer, In* Guardar un* altro f otto nona luna *
Ciò è quando di notte ella non luce, per effer fe non all'hora nouamentcfj
comparfai& à noi feopertafi , imitando Virgilio quando diffe :
Quale fubincertam lunamfubluce maligna
Efi iter in fyluis,ubi ccdum condidit umbra
lnppiter,& rebus nox abfluht atra colorerà.
Guardar benignamente, & fauoreuo]mente.
Q Velli che amano alcuna cofa fi compiacciono di rimirarla ficomèfs
che L'odia non può uederla* Dice la diuina fcrittura.ìntelleBum tibi
dabo,& inftruamte,fimabo fuper te oculos meos • Etaltroue>Qculi Do*
minifuper iuflos . IlTetratca della fua Laura :
Voi che Madonna, da pietà commoffa %
Degnò mirarmi, e riconobbe , e uide
Gir di pari la pena co'l peccato . E Dantei
Già eran gli occhi miei rififfi al uolto
De la mia donna , e l'animo con effi t
E da ogn' altro intento s'era tolto .
Guardar alcuna cofa cupidamente, e curiofamenter
• i 8.
Tfal.i I.
Cerna, 4.
fAvad, 2l<
r
« * y*
19
Qyefta cefi fatta guardatura accennerà amore ,e de fiderio di queUeu
cofa3che troppo auidamente fi riguarda , qnafi co'l cenno dell'occhio
tacitamente dimandandola : come l'usò Cicerone quando diffe : Tartim
piane uid ebani adie Bum effe oculum hareditatii Dario mentre eragioui -
Vtrr.4. ne, prima che [offe Riseduta à Silofonte Samio una bella ue fle, de fiderai
dola cupidamente la rimiraua>di che accorto fi Silofonte, fpontaneamente
glie la donò, il che fu à Dario cofì caro, che diuenuto Re de' Ver fi gli donò
la Città di Samo con tutta l'ifolaja qual fu cefi tirannicamente da lui fi -
gnoreggìata, che fu da tutto il popolo abbandonata : onde nacque il prò -
Uerhio:Silofontis opera lotusamplius non efl.y al.Maffimo di queflofat -
Zih.ycnp,i to dice', Darius pr inatte adhuc fortuna amiculo Silofontis Sami j deleBa -
tusycunofa contemplatone fecit,vt ultròfibì, & quide à cupido daretur •
Et Hot alio delfhuotno ingordo auaro,
'* ìngen*
Parte Primaji 117
Ingentes oculo irretorto
Lih.l cd. 4.
Spettai aceruos.
L'Ariofto dice che Rodomonte deaerando d'bauer quel cauallOyChe Era »
damante per Hìppalca mandaua à Ruggiero y
Lo mira, e lo contempla , e dice {fretto »
Deh perche il Juo Signor non è con (jfo .
Dante dice, che Iddio ama L'arte con la quale creò i cieli :
Tantoché da lei l'occhio non parte .
Il Taffo d'Adrafto innamorato d' Armida dice ;
Vedete incontra il fiero sdrailo affifo ,%
Che par ch'occhio non batta , e che non Jfriri ,
Tanto da lei pcndea, tanto in lei fifa ,
Tafceua ì f noi famelici denfì . Et il Tetrarca .
In quel bel uifo ch'io (offrir oye bramo
Fermi erangli occhi defiofi,e intenti . ètilTaffol
— — -Ei nel grembo molle
Le pofa il caponi uifo al uifo attolle .
Cefi T ereo mirama Filomena prima, che la flupraffe ;
Barbarust& nufquam lumen detorquet ab illa • »%
Co fi Medea riguardando Gi afone A y
Lumina fixa tenetynec fe mortalia demens
Gra uidere putatynec fe declinai ab ilio .
Cofi la moribonda Trocriguardaua ilfuoamato Cefalo come dicel*ifiejfo
Toeta^i
Farad io.
C.19J1.6ZI
Sm. 12.
C.ióA.lS
Oui.Met.6i
Mft. 7.
Dumque aliquid /frettare pote(ì,me ffrettaty& in me Met.il
Jnfelicem animam noflroque exhalat in ore .
Mirrhaper gran fegno dell'amore lafciuo che al padre portaua dice l'ifief
fo Ouidio che
I Ila filet primo patris in vultibush&rens
efiuat, . Da quello non difeorda quel detto della fcYÌttura : Infernus
& per ditio nunqu am implentur , fimiliter oculi kominum infatiabilcs.
Guardatura grauo.
J^^grauitàjfì conofce anco nel tardo mouimento degli occhi, ondcA
Genti u'eran con occhi tardi , e grani.
Di grand'autorità ne' lor femhianti . Et anco :
£ «f/ mouer degli occhi honeIìay e tarda .
L'Ano s\o in quefìamaniera effrreffe qutfta granita:
Sotto due negri, e fottiliffimi archi
Mei. i«;
Frou. 17.
,10»
Infer. 4.
Tur £.6.
C 7.il, Ili
Son
1 13 Dell’arte de’ Cenni,
Son due negf occhi, an%i due chiarì foli $
Tietcfià riguardar , à moiter parchi ,
Intorno à cui par chr amor fcher^ise noli . il Tuffo fmilmtnte diffe cefi?
'C.7*ft»S 8. Goffredo intorno gli occhi grani , e
con mente all hor dubbia , e [off e fa,
jLdamatiQ Fifiognomo diffe quejìo effer atto dhuorao audace^ confidate i
Guardar /arduamente fott’occhio, '
\%\, Veflo igeilo hfcutoì& amorofo,e però Venere fu def cripta con gli
VZ occhi in quefia pr fit tur a : fi pietà ejl Veneri fimilis diffe Ouidio . E
nelT antiche {lame ella fu rapprefentata con gii occhi me%j cbiufi, e me%i
aperti . Da quello gefto Era filtrato Medico conobbe che A. micco era di
Stratoniafua matrigna innamorato; Deprehendit (dice Vlutarco) cuius
amore langueret ex vu'tukwbote , ex u.bintuitu oculomm , ex motu in-
credibili vtnat . Quello guardar, fot f occhio è detto limis oculis afficere :
onde T erentio fd dir a Cherea quando faceua uento a quella giouinetta^
Att yfc.$. trauefhta da Eunuchio : Ego limis affetto fic per fUbellum clancuium*
Ciò è Imìs oculis, EVUuiodice:
hi Milite, office limis oculis neillefe uidevi fentiat.
Lib. 8>ct i6*pfonjQ de i Leoni dice aN e ehm s tu è tur oc ulis affici quefimili modo nel uh
Quindi è detto Collimar e ,chl è tirata mira, e dar nel berfaglio,perche>qu<i
do ciò fifa , fi dilìorcono gli occhia come fanno i fagitarffche tirando d’ar
co rimirano per per trauerfo il fegno,che defiderano dì ferir e:onde appref-
Zìk^.cvp. i fo ^A.Gellio è ferino: \At fi m aditiora mittas, & ad psreutiendum fuper -
nè aliquid manum,& oculos collimes, quò motus à te datusfuerit , eò te -
S(B. ypro- lum ibit quod iecerìs . Quelli adunque che hanno un* occhio folo faranno
^ 2 • buoni archibugieri , poi che per mirar la linea più retta dice Ari fiatile^
chebifogna di un fol occhio ferwrfiieTerfio diffe :
L 'Npnfeatsac fi oculo mhricam dirigatuno .
E Cicerone: Omsefì qui totum diem iaculans non obliquando ccìlimet ?
Guardatura torta*
r* ~ Tp Cofa naturale , che le gioconde impreffioni dell'animo facciano urtfj
IL/ uolto li et Oy e grato, come all’incontro le male perturbationi delliftef
fo animo partorifeono dffiaceuoli, & odiofìgefti , E perciò viatorie am-
manina gli auditori fuoi che quando erano adirati ,fidoueffero riguardar
nello {pecchia, accio che uedendo le lor faccie difpiaceuoli ,<& contrafat-
te , & fimìli à quelle de’ frenetici , argomentando effer cefi fatta la brut -
teg%a de gli animi loro}per ciò fpauentati, daWira fi aliene ffero. A.Gellio
NcB. Aitùc , 0U€ difputa fe Ihnomof aggio fi adiri, def crine i fegni,& igefti delirato di -
tiki.ct vlt, cendojMlhiqmdem ncque acuii truce sfmt,neque os turbidum, nequt-j
mmanitev
Parte Prima?
il 9
ìmmàniter clamò, neque in ffumam, ruboremue efferuìfeo] nèquepuden*
da, dico,autpoenitenda,neque omnino trèpido ira, &geflio: hac omnia, fi
ignorasfigna effe irarum folent . Gnìdio da precetto à chi ha piacer di pa-
rer bello, che non debba adirar fi :
Tertinet adfaciem rabidos componere mores £ z>* àn:
Candida pax homines trux decetiraferas. «mn, Uh j
Quefìa guardatura torta, e crudele da latini toma detta fi* dalla feroci-
tà de ' Tori cofi denominata come afferma Tierio V alenano 9 e Virgilio
—mmOptirnatorua
Forma bouisl Georgi' fi
Et è getto d‘ animo irato , e perciò Virgilio dice che tjjendo l'ombra di Bi-
done grandemente contra di Enea [degnata, egli J
Mdentem , <ù toma tuenttm
lenìbatdifhs animum. - --
E dell9horribil occhio di Tolifemo dice che
T orna / uh fronte latebat. E de gli altri Ciclopi 2 - w
Cernimus aflantes nequicquam lamine torno ‘ S
\Aetneos fratres* Gnidio .
Me tuens oculis immitem Thinea toruis. II Taffo dell9 empio I fmeno dice : Utuf
E torno , enero,efqualido,ebarbuto c.is
Fra due furie parea Charonte, e Tlutol 11 Tulcì diffe parimente s
Orlando al S arac in itogliele ciglia
Con una guardatura Tirana* e torta*
E perche lo /guardo de Leoni è terribile perciò Virgilio dice i tegh:
T orua lesena iupum fequitur .
lAriftottle chiama il Leone charoponsquafi iracunde ìntuens. Et Bercele
ferocijjimofuper la me de fi ma cagione Charops cognominato perciò chtLj>
l ira e detta da Greci Chara > da che non folo fu detta Charibdi , ma etian -
dioCharonte vecchio horrìbiliffimo . Quando Hercole fà da Ucheloo
rinfacciato d effer bajìardo,dt ciòjdegnaio dice 0uidio3che lo guardò per
trauerfo : * r
Talia dicentem iamdudurn lumine terno Met.f,
Speffat,& accento non fortiter imperat irte,
v}t*liano chiama L'occhio torto bieco, & la guardatura mutria bit -
'• Cofi diffe 1‘ Miotto:
+ ^ / }• rf* . ...
ca,
Mitri a chi lo dice (fi un'occhio bieco
Mi uolgerebbe adoffo . E Dante :
Gli diritti occhi tùtfiall'hora in buchi . il Taffo ancor egli diffe cefi :
X Chi
Sat, 4Ì
Infir, <5\
i ;o Dellarte de* Cenni*
C*y &'$5‘Cki di là giungere chi di quà,ne l'uno
Sapea del' altro, e'I mira bieco , e torto .
E di Argante grandemente [degnato dice ;
€ ?•[< ly Tal ne Parme fiammeggia, e bieche, e torte
Volge le lucu Dante per efprimer animo nato dijfez
— Stralunar gli occhi
Infer, z z » E'I gran Vropofió uolto à Farfarello
Che UralmaUà gli occhi per ferire .
Qui flì che guardano per trauerfo fono da Greci,? da' Latini àncora detti
S traboni , il qual accidente dibattergli occhi di fimi è folamente proprio
de gli huorn mi, poiché ne gli altri ammali ciò non auìene,come anco afferà
LtA 1 c' ' f 7 ma VliwQ dicendo t Vni animaltum h omini ovuli deprauantur , unde co *
■gnomtna Strabonum,& Tatorum . 1 Veti fono quelli , che hanno un poco
torta la guardatura in modo, che non apporta deformità %ma più tofìoux
. 1 8 . ghegga,e grafia, e perciò cofi fatti occhi furono à Venere Attribuiti* Ho *■
ratio di quelli z
— Strahon e m
LiFì.Sat.$ Appellai V&tum pater , & puUum, male panini
St cui fjlms eft *
Den*t decr. Cicerone fà mentione de Straberli, e de' Veti:
i' lydeGad Deos ecquosinfigni nota Strahones$autTatos effe arbitrami £
Met.i . Il guardar torto è anco ge fio d'inmdia;e però Quidic dell' Inuidia diffet
——-'Hufquam refi a acies.
Lafcrìttura [aera dice 7fon refiis ergo oculis Saul ajpiciebat Dauid à
die dia j & demeeps , portandogli grande inuidia per la uittoria , che del
Gigante vccifo banca riportata , e per i’applaufo del popolo che lo inada-
tta* Le preghiere fono da Homero figurate f emine mefie, con gli occhi tor
ti, forte perche non fi può allegramente , ne dirittamente guardar coloro %
che da noi fono flati off e fi, quando da loro preghiamo perdono».
Cenno lafciuo de gli occhi.
, % j. e /~\ Ve flù lafciuo cenno de gli occhi è detto niffus dal nerbo ni fio , eh* è
\J^frcquent attuo di nìueo , che fignificadar fegno chiudendo l'occhio .
E F tjio dice, che m fi ari e fi oculorum, atque aliar um membrorum nifu fa-
pealtquid conari : & anni fio è poi il campo filo, che fìgnifica accennare .
Gen.jp. d)ice la diurna fcrìttura, che la moglie di Faraone iniecttoculos fuosin lo -
fephy&aìt , dormi mecum, erat enim Iofepb pulchrafacie , & decorni
lcd.%7' afpeffiu» Eialtroue: Amuensoculo fabricat iniqua . Et il S auto della,
; Vroti , 6. donna lafciua diffe t guardati ne captarli nutibus iliius »
Danti parlando d'uria meretrice z
' ‘ Ma
Parte Prima^.' 131
Ma perche l'occhio cupido , e uagante Purg.
. Ameriuolfe , quel feroce drudo
La flagellò dal capo in fin le piante « 'Et il T affo della bella Armida i
Hor tien pudica il guardo in sè raccolto , c,4. il. 87.
Hora il riuoglie cupido, e uagante . Et anco deWifteffa Armida :
Gli apre un benigno rifa > e in dolci giri
Volge le luci in lui lietey e ferene. Medea a Giafone diceua : c 4- fi- 88*
Abflulerant oculi lumina tioflra tui. E Tropertio a Cinthia : °md lz>
Cinthia prima fuismiferum me cApit ocelhs ,
Occhi ridenti^ rifpkndenti.
G Li occhi fono il ricetto d* Amore, & il fuo principale inflromento
onde Tropertio diffe:
Si nefcis oculi funt in amore duces . il che fu da Achille Bochio /emen-
do all'Alciato in queHo modo effreffo :
Qua ratione homines rerum caperentur amore
Tulchrarum quondam magnus Mriiloteles
Forte rogatus,ea efl ca corum qu afflo dixìt ,
Et bene,namque oculi funt in amore duces .
Èrgo tu A cur tam cupiar uirtutis amore ,
QuìquAret pofthac hicmibi cacus erit-
E fi dice che cupido ferifee negli occhi . Il Tetrarca :
Qu e3 b e gli occhi ond'iofui percoffo mguifa
Cbe'medefmi porianfaldar la piaga . Il Marino :
Duo begli occhi fur l'arme onde trafitta
Giacque , e di / angue in ucce amaro pianto
Sparfe lunga Ragion l'anima afflitta .
Il Trouerbio dice : Ex afpeftu nafeitur amor > Virgilio :
Vtuidi , ut perij. E nella Georgica :
—Vritque uidsndo F (emina, Tropertio,
Qui uidet is peccatyqni non te uìderit ergo
jqjm cupiet , fatti crimina lumen habet.
E della fua amata Beatrice nel Taradifo Dante diffe :
TLon le difpiaqm , ma fi fe ne nfe
Che lo JpUndor de gli occhi fuoi ridenti
Miamente unita in piu cofe di nife , Et in un'altro luogo :
Che dentro àgli occhi fuoiatdta un rijo
Tal cb'i penfai co' miei toccar lo fondo
De la mia grana , e del mio paradifo, E diffe anco t
Lib.z,
14,
Cimb 40.
Son. 1.
Lib. 2.
C.io,
Parad.if,
K 2
Beatrice
* 3 1 Dell’arte de’ Cenni 3
farad., 4.
8 9,
Cmz. 18.
Ma. 1.
De art,
am. z .
C.16/.1S
.2.5.
Ci ©/.ai
Beatrice mi guardò con gli occhi pieni
D i fumile d'amor . I / Tetrarca ;
£’/ bel guardo f eremo
Que i raggi d$ amorfi caldi fono . £é
Occhi Joura il mortai corfo ferenu Ouidio *
— — Fidctignemicantes
Syderìhus fnniles oculos . ££ un'altra uolta :
tÀfpicies oculos tremulo fulgore micantes ,
Vtfol in liquida [tip e refulgetaqua, Al Taffo di timida z
s Qaal raggio in onda le fcintilla un rifo
gl ih imi d'occhi tremulo se lafciuo . "Et Gnidio*
Tu facis hoctoculique tui, quibus ignea cedane
Syiera,>qui fiamma caufafuere me a:
Occhio torbido, & o£curo,Q nuhilofo*
Accenna do torero fi diffe il Tuffo 1
Sì f e negli occhi a IP ho r torbido * e [cura
£ di doglia il Saldano il uffa ffavfe*
Il Tetrarca dolendo fi che M, L. /offe /degnata fecOi ne lo rìmir affé con as«
chio amorofo dice 1
Canz, 1 6. Cb'affhor fia un dì Madonna fen^a giaccio
Dentro se di fuor fenga Pufata nebbia , Et foggionge chefem.pre
Fia dinanzi à begli occhi quella nebbia %
Cbcfà nafeer da mìei continua pioggia .
Quefia nebbia può anco accennar ignorane come quando l9*Ariofio diffe à
Ojommo Dio cordi giuditii h umani
Gaz A. 15 gpeffo offufeatì fon da un nembo of curo *
Et anco malinconia : Onde il Tetrarca defer inondo la /uà Laura in atto di
andar penfofa diceua. s.
€m&. 4*, Ma le parti fupreme
Erano auolte d'una nebbia ofeura ,
Occhio parentele viiiace*
TQ Segno d'allegre^gayComeTierio afferma dicendo» Lstitiam cetili p& •
JC* tentioris figura hieroglyphicemfigni ficari fin iffque iucunditatis prt~
cipuam effe fedem >quiagaudium [e pnmumab cculisprodat. Dante.
Fumilo Ter la natura lieta , onde derìua
La uirtu miHa per lo corpo luce
Come letizia per pu pilla ulna. Et il Taffo l
Gt\ifl.?$*Cofi dicendo fiammeggiò di %clo
Ter gli occhi fuor del mortai ufo accenfi 9.
Occhi
Parte Primaj ^ 133
Occhi ardenti,e fanguigni.
E Ce fio d'animo irato, e crudele. Cicerone di Vene di{fe:Ip[e ìnflama - , i
tus fcelere,& furore in forum uenitfardebant oculi9toto ex ore cru vm.5.
delitas eminebat.Et aliroue pur dell'ifieffo Vene parlando : vtrr .4,
Curfpimas ageret in ore^arderent acuii *
Virgilio introducendo Proteo à nfponder con f degno ad Arifieo dice:
— Ad h&cvates vi denique multa
Ardente $ ocuhs intcr fu lamine glauco > G(
Et grauiter frendensjtc faiis ora refoluit . È di Cbaronte «
— Stani lumina fiamma • ~ 6
E Dante dell'iftejfo Cbaronte dice :
Ch'intorno agli occhi bauea di fiamme rote. Etpocoappreffofoggiunge: Infirmi
Caroti dimonio con occhi di bragia. Et un'altra uolta:
Oli occhi ha uerrnigli,e la barba unta*& atra , Ouidio de arte amandi: info A.
Oratumentira,lS^igrefcuntfanguineuen^ , vh
Lumina gorgoneofauius angue micant. Terfios * ’ 5*
{unc face fuppofita feruefeit fanguisf& ira sat.$,
S cintillant oculi . L'Ariofio del Re Tlpr andino grandemente irato dice :
C. 18 -All 7
&n.iz\
JLn. 4?
IEn, j.
9.7 n-ul
EJJì uedendo il Re, che di ueneno
Bauea le luci inebriate, e roffe .
E Virgilio parlando di Turno quando fi preparala alta pugna con Enea :
- T otoqu e ardenti s ab ore
Scintilla abfifluntsoculismicat acribusigniso
Virgilio di Didone irata perla partita di Enea :
S anguìneam uoluens aciem . E di Aleto furia infernale :
Sanguineam torquens aciem . Il Taffo et Argante :
Volge le luci ehre di [angue,e d'ira “ K
Spirano gli atti fieri horror di morte ,
E minaccia di morte il mito fiira . E di Clorinda dicci
Lampeggiargli occhi, e folgorargli / guardi
Dolci nel' ira > hor che faria nel rifo £
Volgere gU occhi con atto humile»'
E Indi ci od3 adulatone * e di fraude > e però l' Ario fio defemendq la»
fraudedijfe:
Bauea unpiaceuoluifo , habito honefio , c.14 fi. 8?;
Vn' burnii uolger d'occhi, un' andar grane l
Vn parlar sì benigno > e sì mode fio ,
Che par ea Gabriel , che diceffe Aue .
Et è anco ge fÌQ di manfuetudine > cefi dijfe il Tetrarca ì
C.5. ff 4 zzi
. 18 *
*34 Dell’arte de Cenni,
Ter diurna b elitista indarno mira
smil7‘ chi gli occhi di coHei già mai non uide
Come foauemente ella gli girau .
Riguardar con tenero affette^
,2* 9. T L riguardar alcuna cofa con tenero affetto, amoreuolexcomì il padrefj
JL fuol rimirar il figliuolo che fia in qualche calamità) è atto dipietà „
Dante in quefio propofìto dice coft :
T4rad.su Dìffufo era per gli occhile per le gene
Di benigna letitia in atto pio
Qual à tenero padre fi conuiene .
Et l’iftejfoToeta in un'altro luogo dìjfe ancora. ^ :
Ta.ad.i» Ondi ella appreffo à'urì pio fjpiro
Gli occhi drigjgòuer me, con quel fembiante,
Che madre fa {opra figliuol deliro .
Et il T affo dice che da Sofronia fu Olindo co fi riguardato :
C.j. ft>s Q*jLl%a Sofronia il vifo,e humanamente
Con gli occhi di pietate in lui rimira . Il Sanagaro nella fua ^Arcadi**
ejprejfe eccellentemente quefio affetto conTìfiefjo geftodicendo :
Trojan. VnaVjnfa belhffimalaqual fopra un gonfiato otre fedendo lattaua un
piccìol Satirello, e con tanta tenerezza ilmiraua 5 che pareua che d'amo -
re, e di carità tutta fi fìruggeff 'e. llTetrarca :
st>n. 3 07. Ella fi tace, e di pietà dipinta
Fifo mira pur me. V^Ariofio di Sacripante quando d'improuifo gli ap*
parue innanzi la fua amata ^Angelica dice :
C. ì.fi. 5 3 fH.on m a* CQn tant0 Zaudi°> àfìupo r tanto
Leuò gli occhi al figliuolo alcuna madre
Cbamaper morto [off irato, e pianto .
Riguardar con flupor^v
EGeftd d'ignoranza, ed’inefperienga • Horatio neWEpcdo à Tgumiciò
fcriuendo dice:
I ib.i.ep.6 Dtfixis ocuiis animoque,& corpore torpet.
La Torpedine è un pefee , che nafccfio nel fango ha uirtu dì fare (lapidi , è
deboli 1 ptfei che gii nuotano fopra , i quali poi deuora . Timo dice co fi :
lib.y.c.^o 3\ Ipuit torpedo uim fuamfipfa non torpens, merfaque in limo fe occultar.
E quindi è dsriuato il nerbo torpeo.che t [prime effer pigro, languido, e co-
ltelli punirne HupidOi & infenfatc . Lituo: Debgati ad palum,"virgifque cafi,& fc~
curipercuffi , adeo torpentihus metu qui adcrarit ,ut non modo ferociot
m x aduerfus atrocitatcm poen# , [ed negtmitus quidcm exaudiretur .
Virgilio nella Georgica .
rjttqne
* 3?
E dì Enea dice: Uh. f*
Parte Frimai
'^—J.tque ocnlos/lupar urgetinertes .
Damftupet, obtutuque haret defixus in uno*
Dante dice che alcune anime degli fcifmatìci battendo intefo da Virgilio
che egli era nino nell'inferno*
Tilt fardi cento s che quando i3 udirò infet . zg*
S’arrtflaron nei f offa a riguardarmi
Ter meraviglia obliando il marcirò •
£ parlando di quell’ amm e, eh3 erano condotte al Turgatorio dice ;
La turba che rimafe iìfeluaggia ?Urg z*
Tarea del luoco rimirando interno
Come colui, che nuove cofe ajfaggia»
L'Mioflo parlando dell9 Hippogrfa cavalcato dal Negromante per aria,
dice che vide molti — —Per maraviglia
Tener levati al del gli occhi , e le ciglia-, ,
ComeTecliffe , ò la cornetta fio-, c AFA*
Delle Dorme homicide de gli huomini paventate dal [nono del corno
d'Mftolfo dict^ :
Reflar per alcun dì fi sbigottite* Cio.tf.n
Che flatve immote in hto al mar pareano *
Il Tetrarca coft dijfeinqucLìo propofito:
Ernia viva figuia C4*&44*}
Far fenda un marmo Empier di meraviglia.
Quand3vna donna affai pronta , e fecura *
Vedendomi fi fifa
%/L l'atto de la fronte* e de le ciglia
Meco, mi dì [fé , meco ti configlia »
Lafacrafcnttura degliMflìrij che Giuditte cotemplauano dice: Confidi- ludith.iol
rabant faciem eivs,& erat in ocvhs eonmftupor, quoniam pulchritudi «
nem eius mirabantur nimis »
Guardar in su*
GVardar all' insù è fegno di honorar alcuno, come in atto di ammira - - r
tiene, & è gefto che dinota defiderio di uederlo fopra di noi > il qual * **
gejiofà da i Latini detto fvfpicere . Et per off ornare , & ammirare Cice-
rone dijfe: Itaque eosviros fufpiciunt,maxìmifque(ffeYuntlaud\bustoffìc.lih,u
Et nell' Oratore . Eloquenza quam fujf icerent omnes, quam admiraren-
tur, quam fe ajfequi pojfe diffiderent .
Guarda^
s 3 6
Dell’Arte de Cenni l
Guardar in giù.
3 *>■
• 3 3 •
Gap. 14
P Erio contrario guardar in gì uè fegno di /prelatura, ilqual getto è
da latini detto deff icore, che non è altroché deorfum aff>icere:perche
quando alcuno jpre^ga un'altro uidetur defpicere, ciò è, infra fe afticere,
offe. Uh, z« così l'intcfe Cicerone orando diffe : Dtjf ìciunt autem eas,& contcmnunT,
in quibus nihil vìvtutis,aut neruorum putant. Et defpeffius, deffeffiio,d\*
Jplicentia fono fi mommi , che e ff rimano la jpre%%atura\, & il difetto iftef •
fo, & far alcuna cofa aldifpetto finn' altro è farla con fua Jfre'zgaturtui
Trotino*7 Dicela diuina fcrittura ; Oculum qui fubfannat pattern , & qui deficit
parimi matris f uà, e ff odiane eum comi de torrentibus, & comedant eum
Cap-i i filij jlqmla . Et in Giobbe è fcritto : Si deffexi pratereuntem , eò quid,
non habuerìt indumentum,bumerus meus à iunffiura fua cadat :
Dell'uno, e deli* altro così diffe il moraliffimo Catone ;
~ Dtffice diuitias , fi vis animo effe beatus
Quas qui fujficiunt mendicant femper auaru
Guardar amanti,
LiA Vrouiden%a è mirabil uirtà propria di Dio, con la quale preuede ì
tutte le cofe del mondo ; onde è fcritto nella Sapienza : Tua autem
pater prouidentia ab initìo cunffiagubernat . Cicerone di quefla diurna*»
Demi. Deo prouiden^a diffe: Vthominum membra nulla contentione mente ipfa}&
mmlib.'y yQluntatemouentur, fìc numìne Dtorum omnia finguntur,mouen tur, at~
Nat. qu&Fi. Mutantur. Seneca parlando di Dio : Visillum prouidentiam dicere f
lib.z.c, 45. reffièdiceseflenimcuius confino huiemundo prouidetur, rt inconcuffus
eat , & affi us fms explìcet . L'kuomo fauio [umilmente deue in modo prc -
uedere le cofe uenture,&,in quanto può,à quelle prouedere, che auengali
ciò che fi uuole, niente gli para ncuo flando
Hor.ferm. Fortis, &infe ipfo ictus xeres, atque rotundus •
lib.i. sai. 7 in modo preparato, che non habbtamai occupane di dire ejfergU auuenu -
ta cofa inopinata, poiché ; Turpe efl dicere non putaram . E ficome Vir -
gìlio efforta l* ^Agricoltore à ptousder con prudenza à tutto quello , che
gli è per l'arte fua neceffario , dicendo :
Omnia qua multo ante memor prouifa repones
Si te dignamanetdiuini gloria ruris .
Così ciaf curi altro deue fare. Ilge/ìo di quetta prouidentia farà il riguar -
dare da lungi, come fi fa quando non fi può ben raffigurar una cofa Ionia*
na,ccme il Tuffo fà che lfmeno Mago dice al Rè Vagano :
Ben tu di Bj,ài Duce hai tutte piene
Le parti, e lunge hai uifio ,eproueduto •
Che none diffimile da quello che di Dio diffe Dauidde; Excelfus Dominasi
&hu -
Parte Prima^ 13 7
r& humìlia rejpicìè $ & alta à longe cognofcit . Cìiìronì f emendo à M,
Celio dtffe: Quare ego nec preterita, nec pratfentta abs te,fed,utab homi- tìb.^pX
ne longe in pofierum per fficiente , futura expefto . ^Ancora fcriuendoà
Salpi ciò diffe: Multo enim ante tanquam ex aliqua ffecula perjfiexi tem ■ Lib.^.ep.^ ;
psHatemfuturam . U*Ariofio uolendo efyrimer che gli bti omini ignorai
ti confiderai folo quello , eh' è prefente , & i faggi anco quello che ha da
(accedere, mentre che Poggierò, e Madricardo erano per combattere dice:
La (ciocca turba de fio fa attende , ~ ~
CÌìì duo buon caualier uengano in proua *
Che non mira più lungi , nè comprende »
Di quel cb'inan%i à gli occhi fi ritroua 9
Ma Sobrino, Marfilio, e chi più intende
E uede ciò che noce , e ciò che gioua ,
Biafma quefia battaglia , & A gr amante
Che uoglia comportar che nuda inante .
ta Formica perche l'Efiatefìprouede digràno,& quello per lo Verno coà
ferua,è fimbolo della prou\den%a, laquale defiderando Iddio che fia in noi ,
ef clama: Vade ad fornicami piger, & confiderà vias eius , &dtfce [a- Prcu.C.
pientiam,qua cum non habeat Ducem,nec Trincipem parai £ fiate cìbum
ftbi,& congregai m meffe quod comedat . Di hauer quefia marauigliofa. -1
uirtù alcuni Imp.fi compiacquero tanto , che per farne alle future età de -
gna ricordanza nelle loro medaglie l'infcriffero, come fece sA ugufio , cIjìlj
da una parte figurò un Tempio con quelle parole: DiWS lAVGVSTVS
TATERj e dall* altra parte era: TROFIDENJI^. il mede fimo Tem-
pio fi uede nella Medaglia di Confìan\o , con quefia infcrittione : TP\Q~
FIDENTI Mi jLVG*
Guardar indietro.
Esatto di uoler confederare , & metter fi à memoria le cofe paffute, & * A
dibauerne cura, & amarle . E ferino nel Salmo: D eus minutimi /*
conuertere reffice de ccdo,& vide,& rifila rineam iflam, E diciamola -
uer ricetto dal nerbo refiicio, che è hauer riguardo . incora è fcritto
Conuerfus Dominus reffexit Tetrum:& recordatus e fi Tetrus nerbi Do-
mini ficut dixerat . Enea dal uoler de gli Dei confirctto à fuggir dall'a-
mata Bidone, dice Virgilio, che ciò fece :
Mesata refficiens . Che fùdalT affo imitato, facendo dir ad ^Annida Mn,s1
della fu a città fuggii ina :
Ma pur indietro à le mie patrie mura ■ Cr fi u*
Le luci riuolgea di piànto cifperfe ,
Nè de la uifia del natio terreno
S
Totea
Csn. ipo
Mèi< io*
Son, 25S*
In fa* I«
\
tue -
Dmi- 3 a
138 Dell’arte de’ Cenni *
Vote a partendo furiarle à piene *
^ Lotbe che per c ammaramento di Dio fuggendo di Sodoma fu dall9 \A ri-
gelo detto ; Sato animar» tuam noli refe icore poft tergum,& poifoggiun^
ge la ferii tur a : Rj fpiciens uxor eius pori fé ucrfa e fi in ftatuamfalis.
Dante dice che quando l'angelo lo introduce nel purgatorio gli diffe ;
— - Entrate^ ma faccioni accorti %
Che di fuor torna}ehi indietro fi guatai
Fà ad Orfeo conceffo che poteffe dall* Inferno condurne la tita Euridice f
mentre nei uiaggio^on fi mlgeffe à dietro il che non battendo efferuata
la perdi Ài che fè ricordanza Gnìdio quando dffe
ìdecfleFiat retro fu a luminaydonec 'Alternai
Exierit ualles.aut irrita dona futura. E poi fcggìungei
Flexit amans oculo$ì& protinusìlU relapfa e fi.
Et per ejprimer che ficome rivolgiamo gli occhi à rimirar le cofe , che
ci fono di dietrOiCofi vogliamo il peti fiere a lofid erario* Il Vetrate a dffei
Quando mi volgo indietro à mirargli anni
C hanno fuggendo i miei p enfi eri Jparfu Et anco 1
Che faii che penfiì che pur dietro guardi
Elei tempo che tornar non puote hemai
Anima [confatala.
Dante {piegò molto bene qui fio gefìos e co fi lo dichiarò 1
E come quei , che con lena affannata
V [cito fuor del pelago a la mia
Si volgere l'acqua perìglio fa guatai
Cefi Panimo mio >cti ancor fuggiva
Si uolfe a retto à rimirar lo paffo «
Mafscome il guardar inauri è atto di confidcrar le cofe venture [e noie r
far progr effe; cefi il riguardar da tergo farà di voler rammemorar le cofe
andate , e di ritornar à gli errori paffuti: perche come diffe Ff» 5. Trento
mittens manum fuam ad aratrum r& rejpiciens retro , aptus efl regno Dei,
Mailgefio di riguardar manti , & indietro e fprimer agrari previdenza
sh* è propria di Dioiche attingi t a fineufque&d fnem fortitery& à fponit
omnia {uauiter : e ciò deftderando anco negli huomini ef clama • Vtinam
faperent9& inteiligerentyac nouiffma provider ent, E quel Savio averteli
dori diffe < Quod feqmtur fpeffa>quodque iminet ante videi *
Ittum imitare Deumtqui partemfpeffat utramque,
EtUFilofofo dicezF aita preterita dant certa documenta futuri^
Guardai
Parte Primari
2J9
Ceni 1 1»;
ìnfer. 4.'
Guardar à torno.
ECcSo di uoler con diligenza fare >ò ritrouare alcuna cofa che i tati - % -
»i dicano circunfficere: Cicerone parlando dell'huomo faggio dice '
C«w omnia feceritiChligentiJJìmeq-, circunfpexerit: Et in un'altro luogo: Ac*d q. r.
E* circunfpettione aliqua,& accurata confideratione . Acad.q.*.
V^riofto quando .Angelica fparue da gli occhi Ai Ruggiero) e per uirtu
dell' Anello fi fece inuifibile , dice .
ì{uggicr pur d'ogni intorno riguardaua
E s'aggiraua in cerco, còme un matto . 1/ Tetrarca diffe:
jZlThor miftrinfi à l'ombra d! un bel faggio A
!T«f£0 penfofo , e rimirando intorno >
Vidi affai perigliofo il mio uiaggio . £ «a/ Trionfo del Tempo •
* Aliato un poco, come fanno i faggi *
Cuardoffi intorno* E Dante :
E l'occhio ripofato intorno mojfi K
Dritto leuato , efiffo riguardai
Ter conofcer lo locò doue io foffi.
E ancofegno d'effer dubbiofoy& irrefoluto,& in certo modo con gli oc-
ehi dimandar configlio,& aiuto onde è ferino : Itaque dubitans circum -
fpettans ,h&fìtans, tamquam ratis in mari immenso nofìra uehitur ratio .
Et Ifaia diffe: Circumfpexi,& non erat auxiliator:quafm>& nonfuit qui Cap. 61
adiuuaret . Virgilio defcriuendoEneadubbiofofe douea donarla uita
à Turno che glie la chiedea, dice :
Aeneas uoluehs oculos , dextramque repreffit ,
Et iam}iamquemagis cunttantem flettere fermo
Caperai*
VtArioflo deferiuendo ^Agr amante dubbiofo di ciò che far douea dice :
E poi eh9 una, ò due uoltegirò il ciglio
Quinci a M affilio, e quindi al I{e Sobri no. Qui dio.
lUe nihil contraffcd & bunc , & Terfea vultu
* Alterno fpettans petat bunc ignorai an ilium,
Il Tetrarca cofi [piegò quitto cenno :
tom’buom , che per terren dubbio caualca >
Che uarettando ad ogni paffo , e guarda
Vi penfier de l* andar molto diffalca. Gnìdio:
Jllter in alterius iattantei lumina vultum
Oh aì ebani taciti notter ubi effet amor. Virgilio :
Talibus llioneì dittis defixa Latinus
Obtutu tenet ora, fole qu e immobili s haret
S i Inten-
J£n. 12.
C38.tf.37
hi tt.
Kel Tricff.
£ Amen.
JEn. 7*
1 4èf Dell arte de’ Cen n i.
Intento* tolueni oculos.
E anco atto di merauigliaicomefusò il Tetrarca nel Triofo à'Amonz
| » Era fi pieno il cor di meraviglie ,
Che flaua cerne l'hmmy che non pub dire ,
E tacere guarda pur ch'altri il configli t. Dante parimente difife z
l&fe?. £4« Quando fi lena }ch e' nt orno fi mira
Tutto fimarrìto de la grande angofeia ,
Ch'egli ha [offerto ^guardando (offrirà. Et ancorai
altrimenti1 Achille fi rifeoffe
Gii occhi fuegliati rmolgìendo ingiro
E non [apendo la doue fi [offe .
Il che fù quando Tetifua madre addormentatolo tolfe à Chitone fino Mai
firo in Schiro3& à Licomede portollo.E l'^drioflo difife che Orlando qiiam*
dofù dalla pagaia liberato per meraitvglia
£.3 #.£.$■> Gir am gli occhi in quefla parte , e in quella ,
Tfefapea imagmar doue fifofife. Virgilio ejprefife quefìo getto quado dififei
&v.8. Miraturyfacìefque oculos fert omnia dumi
vdeneaS'
Eancogefìodi volerfar alcuna cofa occultamente, e di guardar fèda
alcuno ojfieruatoy fecondo quel detto : jlntequam loquaris circunffiice te -
ftes. Cofi Mosè hauendovccifo un'EgittiOyò* uolendolo occultamente fe-
polir cutter che non [offe [coperto thomicidio : Cum circunfifiexffet huc,at -
que illue y &nullum adefife uidififet jpercuffum Aegyptium abfconàit fi**
buio»
Riguardar alcuno in ogni Tua parte^ •
r Ve ilo è atto di / degno « Virgilio dice 3 che Bidone mentre Enea le
« 3 \^dicea di voler fi da lei partire .
M&. 4® Tutta dicentem iandudum auerfia tuetur
Urne : illue uoluensoculos totumquepererrat
Luminibus taciti s. L' .Ario fio dice,che Mandricardo trovato Orlando ì
*À> lui mirò piu ch9à Zerbino ,eprefìo
G-/i andò con gli occhi dal capo à le piante 3
Ei detti contrafegni ritrovando ,
Biffe: Tu fei colui? ch'io uò cercando . Et poi di Orlando dicci
€ $ 7„ Il Conte tuttavia dal capo al piede
-- ' ’ 7 Va cercando il pagan tutto con gli occhi.
E fìmile il proverbio à capìtevfique ad calcem à che aìludè Horatio:
— — T ales a vertice pulcher ad imos* E Cicerone dì(J è,
Uh imis ttngibusjufique ad venicem f ummnm •
Parte Prima 7 14V
Que fio atto è anco di bmuolen^ , e d'amore cóme efirejfe Virgilio in
Euandro mentre 'Enea gli parlatici»
Dixerat <Acneas ; ille cs oculofque loquentis
Jandudum,& totum lufirahat limine corpus •
Il Tuffo dice che Mt amore co fi guardau a la bella Armida i
Volge u n guardo à la mano, urtai bel mito s
Tal’bora infidia più guardata parte ,
E la s> interna , ouemal cauto apria
Fra due mamme un bel uel ,fecreta ma'.
Voler veder il tutto."
EGeflo di giufiitia il uoler ueder ogni cofa con acutifiìma mila come « 3 7*
al Giudice fi richiede . Tlatone dice , che la Giufiitia uede il tutto * ^ / -
eperciò dagli antichi Sacerdoti fu chìamata-ueditrìce diluitele
iofe . Apuleio giura per V occhio del Solere della Giufiitia : E gli antichi
Teologi difiero , che la giufiitia vfcì di me^o il trono del Sole per lignifi-
care che , come il Sole, rimira, modera, e mantienetutte le ccfe.Da che non
difeorda quel detto: Oculi Domini multo plus lucidiores funt fuper So* Ece*> *>•
lem,& circunfiicientes omnesuias hominu,& corda intuentesin abfcon -
ditas parte s, ^A.GeUio attribuire alla Giufiitia occhi acri, retti, & immo *
bili, per efirimer che il Giudice non deue volger fi dall* bone fio quà, e là rid
mirando, ma immobilmente fempre ilgiufio contemplare . Index cunttrù
rimari debet,ciò è per rimas infi>icere,e come di fife colui da picciolo pertu**
gio cauaregran luce. Inuenire rimam è prouerbìo , che fi dice di quelli ,
che trottano f campo alle cofe loro, & uia da fuggire „ Etrimasexplereè
far riempitura à luoghi vacui :epertraslatione fi dice degli oratori, che
con epifiodijrf difeorfi alla caufa non necefiarij fanno corpo, & danno mag
gior pienezza alle loro orationi , e però diffe Cicerone . Igeque inferciens in Orate"}
nerba quafi rimam expleas.Le quali riempiture furono da Horatio chia-
mate àmbiti of a ornamenta, ciò è epitbetifouer chi per dar d i uerftcomd
pimento * S icomegli orecchi fono principale in fir omento d'apprender la
cogniti one delle cofe , cefi à far fede fono più cenigli occhi tonde anco da i
leggi fii è detto teflis de uifu quello che è buono, e ficuro>E Tlauto chiama
Umani d'una rojftana oculate, non orecchiute, perche falò credono quello
che uedonojnon anello che odono . Et Horatio dice che
Segniusiritantanimosdimifiaperaurem Infetti
Quam qua funt oculis sbietta fidelibus.
Et Giufiinìano chiama oculatam fidetn , quando la cofa euìdsntemente è Infl, degradi
fottopofia agli occhi, & è certijjimas& è noto il prcuerbio che dice : tPlu-ccZni
ru eft oculmsHfiis unus quarti amiti decerti . Cicerone cefi j piegò queflo
senno*
*4^
Dell’Arte de’ Cenni
tu/c.f;
Mn.ù
C. 1.77. 7
08.
tii.l. tp.
Cap.$.'
Pf*l. 7I1
Cap*7*
Sn, i ,
cenno .. £go autm curri omnia coìluftrarem oculis, animaduerti colutiteli
lam,&c . Quetto getto di ueder il tutto s'attribuifee à Dio,onde Virgilio e
—^-Iuppiter attere fummo
frefpiciens mare veliuolum, terrafque iacentes,
Littoraque, & latos populos,fic vertice cotti
€onttitit,& lybia defixit lumina regni s.
Imitato dal T affo quando così differì :
--—Da Paltò foglio , il padre eterno
* Gli oc chi in giu noi f e , e in un fol punto fin una
Vifia mirò ciò eh9 in sè il mondo aduna .
Mirò tutte le cofe, & in Sofìa
S’affisò poi ne * Prencipi Chrittìanì .
Ammirar, & effer ammirato?
IL getto d* ammirai e alcuna cofa fifa inarcando le ciglia] e ttringendò
le labra , che fu dall* \Arìofio così à punto detto :
lo ui nò dire , & far di merauiglia »
Stringer le labra , & inarcar le ciglia *
Et accenna di /limare , e d'appressar quella cofa che s\ ammira , ilche nói
deuefar l*huomo faggio, [e priuo d’ogni perturbatane, uuol godere quella
tranquillità ,&fecure%Sd d* animo >cbe da Greci Eutbimia èdetta,non do »
uendo nè da (per ansa di bene , nè da timor di male effer commoffo , per cic-
che colui che da quette paffioni fi lafcia dominare, è mifero, & infelice. .
ficome beato fi può dire quello, che alcuna cofa non ammira ,& per confe-
guente non la giudica degna d' effer defiderata j ilche fu da Horatio ì^lj
queflo modo effreffo è
6. Ts^il admirariipropè res efl vna ^ umieì ,
Solaque,qu a poffit facere,& feruare beatum»
Ilche fi deue intender delle cofe terrene ; ma le cofe celetti,e diuine ragià -
neuolmente fi ammirano : ansi che Iddio itteffo fi chiama ammirabile ^
come diffe Ifata: & à lui folo queflo nome fi conuieneypercbe egli folo fa le
cofe marauìgliofe,ciò è i miracoli, onde Dauiddc diffe . Benedittus Domi -
nus Deus lfrael,qui facìt mirabilia fclus. E San Marco parlando di Chri -
fio dice, che gli Hebrei admir ab antur in dottrina eius. Dante lafciò fcritto :
Di centra "Pietro nidi feder jlnna
Tanto contenta di mirar fua figlia ?
Che non moue occhio per cantar ofanna .
Virgilio di Enea quando arriuò in Cartagine dice t
Mìratur molem llencas magalia quodam ,
è/iraturportas . il Tuffo di Tancredi quando s'innamorò di Clorinda dici.
Parte Frimai
*45
Egli nmollt» & ammirò la bella C t.Jl
Stmbien%*i e d’ e fifa fi compiacque, e n'arfif.
E della bella Giuditte dice la ferii tur ai Curri vidiffent eam^upentcs mi - tudìt. ie«
ratifunt nim'<$ pulebritudin t eins. Ma all’ incontro è ben cofa grandemente
dcfiderabileye di fommo honor e e ffer ammirato fio di Mflolfo dice •
E come Canali er d'alto udore c.j 5 J1.6Ù
Qgn’un l’ammira, e gli fa grande honor e. lineile Satire diffe 1
Eelicitade i&ima alcun che cento Sta. 2.
Ter fotte t'accompagnino à palazzo >
E che fiia il uolgo à riguardarti intento » Horaiio «
Gaudi quod ffefiant oculi te mille loquentem . 1 • fP-6«
Cicerone di quefia ammiraticne parlando dice; Ctiè cofa gloriofa efferoffuJib.t*
ammirato %e che uniuerfalmente $ ammirano le cofe grandi , e quelle che_j
eccedono lanosità opinione, e per ciò rif guardiamo conmer artiglia , e con
laude grandiffima coloro ne* quali fi feorgono alcune uirtà eccellenti , e
[ingoiati t e concludendo dice ; Quis non admiretur fflendorem , pulcini -
tudinemque virtutis i Virgilio parlando di Enea mentre nel bofeo am -
tniraua il fuperbo Tempio che Bidone fabricaua a Giunone dice ;
Jlle operum cuftos , illum admirantur* & omnes Gwg
Circunftat « E diffe ancora ;
Mirabar duces T eucros , mirabar & ipfum
Laomedontiadem . Dante parlando d’Mriftot eie dice; JEn.sl
Tutti l'ammiran , tutti honor li fanno » infirmi
il T affo di Sofronia quando arditamente andò al Rè Vagano dice ;
Mirata da ciafcunpaffa# non mira G i
V altera Donna * UvlricTlo di Br adamante 3 e di Marfifa dice ;
‘——La turba di fiofa
Vien quinci# quindi# s'urta, flropia, e preme 9*.
5 S ol per ueder sì bella coppia infieme * E di Giulia Gonzaga l
Tfon pur ogn* altra di beltà le cede , C.4&
Ma come fcefadal del Dea l\ ammira ;
Batter rocchio,
Esprime cofahreuifjlma , comebreuemente fi ferra 9 è batte l'occhioi il
Tetrarca dice che i firn giorni
« — -Jfpn uidcr pià bene
] Ch'unbatter d'occhione poche bore feren^j,
ESanVaolodice ; In momento Jni&u oculi mortili refurgent » EMat - 1 .Ad Ci*.
( tea Villani diffe così > E racchetò la furia 3 e'I bollor del popolo in un bat* nnt.\% *
ber d'occhio f ' ■“ - r
-3 9
Occhi
*44 Dell arte de’ Cenni l
Occhi tremanti,
r4o U Ge^° dimcrteìondeilTaffodelpaggio del Solicini motìbo dodici §
€ fi K6 E in atto sì gentil languir tremanti
E anco atto di quella focate morte degli amanti, che Himano efferilprì]
modelle fatiche loro}di che Giuuenale dffe^ ;
Non eft lene tot puerorum
Ohferuare mam$3oculofquein fine tremante? *
Cbefà imitato dal Tetrarca quando dffe, che il fine de9 fuoi pianti
'cmz* yien da begli occhi al fin dolce tremanti ,
yltìma fpeme de * corte fi amanti .
Et il Tajfo in quel fuo Madrigale : Tirft morir nolea dice ;
la bella ninfa fua , che già ricini
Senti a ì mejfi d'amorej*
Dffe con occhi languidi , e tremanti ,
i Mori, ben mio , ch'io moro *
Chiudere fpeffo gli occhi .
TJ *Atto dì timidità: onde Tlinìo lafciò ferino: Tlenfque vero natura 4
- JL# le e/ìyVt rifilare non ceJfent,quospauidioresaccepimus. Et*Arifiìo»
Ub*U BlU te^e d*ce c^e il* huomini timidi hanno un così fatto moto ne gli occhi ; e
Veìtyficg. Tolemone Eifiognomo afferma l’ifieffo. E F\ha[es medico *Arabo aferiue
quefio gefìo à gli huomini di peffima natura dicendo: Oculi pariti veloces >
& palpebr&rfua femper moueantur peffimi omnium iudicandi .
Hauer alcuna cofa ne gli occhi .
r . ’ Vefio farà gran fegno d'amore perche fiamo f oliti di dire hauer riè
*4 * gli occhi quelli 3che ci fono cari: Onde Cic ad Jttticum: Oderat,nunc
ep.iJert in 0C^St E fcriuendo à O.fuo fratello diffe: Balbum3qri e fi ifìius rei ,
w * 3 quemadmodum fcribis3adiutorlin oculis fero* Chnflo Signor noftro chz^j
alcuno habbia un peccato grande , ò picciolo dtfjehauer negli occhi uyl^
iucs6* tratterò una fefluca. vide s fefìucam in oculo fratris iui,trabem autem—i
qua in oculotuo efì non confideras .
Occhio che fa1 la.
43
Qj Veflo è nano , e fuperjiitìofo fegno di douertofte ueder alcuna coftu
grata , & de fiderata . In Teocrito è [crino :
in AmzryU En oculus dexter falit mi , illam ne uriche ì
lide' Così Flauto dffe 3fup ere ili um faht,per augurio dì futura pt offerita >& al*
troue: Dicit dottò >& cordati vtei cor faliat ,ciò égli fatti il cuore nel
petto per fouerebia allegrezza *
Giuar
Parte Primari 14J
Gittarla poluerc ne gli occhi altrùi»
E Zitto di uoler impedir l'aduerfario , che non neday ò non intenda al - *44.,
cuna co fa , e co fi d’acciecarloiconfome alprouerbioiTuluerem och
lisoffundere.Matigittar la poluerene gli occhifuoiy& nella fuapropria
facciale getto di uoler far fi incognitoy& mafcherarfiycomefece quel Tro -
fetayche da parte di Dio minacciar uolea l’empio Re Acbabbe, cofi dicen-
do la diuina fcrittura: Abijt Tropbetay & occurrit Regi in uia y & muta ■ 3 • Ee^hol
uit afperfione pulueris os , & oculos fuosy e poi foggiunge 1 At iUe ttatim
abtterfit puluerem defaciefua>&cognouit eum Rexquod effetde Tra-
ghetti . * J :i?i
Hauer molti occhi.
V ^antico prouerbio dice: A fronte fimul, & occipitio oculatus, che Zfe
fi die e per accennare una per fettiffimaprudenga^che confifle nonfo
io nella cognitìon delle cofe prefenti,ma nella memoria delle paffute ,e nel -
Vantiuedere lefuturey& in soma cono[cery& inteder come dice Virgilio 5
Quafint3qu&fuerint>quamoxuenturatrabantur.
Et fa a quetto proposito quell* Emblema dell* Ale iato:
Jane bifronsyqui iam tranfaffayfuturaque calle s / #Hmt 1 s*
Quique retro fannasyficut & antey uides .
Tot te cur oculisytot fingunt vultibus i. an quod
Circumjpe ffum hominem forma fuiffe docet ?
ìtancofegno di uigilatt%ay e diligenti ffima cufiodiaye peròfauoleggiano i
Toeti che Giunone fece cuftode d'io quell'Argo del quale diffe Gnidio;
Centum luminibus cinttum caput Argus babebat
Inde futi uicibus capiebat bina quietem Mei. il
Citerà feruahantyatque in flatione manebanU
E^echielle nelle fue riuelationi, e S. Giouanni nell* ApocalijJ e dicono che c*p- ù
i quattro animali , chefiauano dintorno al trono dell' Altijfimo intefi per CaP' l%
gli Euangelittiy che fono vìgìlantifjìmi cuftodi di [anta Chic fa hanno tutto
il corpo d* oc chi pieno . Vlatone pjr meglio poter uagheggtar Stella fuo
amato fanciullo diffe , che defideraua per meglio mirar quefia flella d*ef -
fer un cielo per poter con mih% occhi contemplar le fue bellezze .
Non hausr occhi.
LA cecità del corpo per fimìlitijdine s'attrìhuìfce anco ali* animo yondè Z4.6 *
gli ignoranti fono detti ciechi. Efaia de' Trelati ignoranti dice:Specu -
latores eius caci omnes. il Tetrarca : Capati.
O ciechi il tanto affaticar che gioua ?
Tutti tornate àia gran madre antica y
E’I nome uofiro à pena fi ritma. Et anco in un’altro luogo ;
r Mi fin
Trionf della
Morie, cap. 1
* 4^ DeirÀrcc de Cenni *
Jtunf. dd. Mifera la uolgare, e citta genita ,
* Détti*, che pon quì fuejferange in cofetali
Cbe'l tempo le ne porta fi repente, j*
Et anco i peccatori fono chiamati ciechi' tome del lume iella gratta friui's
e però è ferino :
topbm ie Ambulabunt u t Cd ciyquia Domino peccati erunt .
Ca’P- A* Et nella Sapienza: Excxcauit cos maiitia eorum , E giocare alla cieca , ò
operare alla cieca fi dice de gli ignoranti . Sriu e "Plutarco che in T ebbene
era una fiatati fen%a occhi, che rapprefentaua il Giudice , ilquatenon dc~
ne riguardar altr o che quello cb’ègiufto. £ perche la Fortuna ffeffe uol-
te eff alta gli indegni ,& opprime i meriteuoli, perciò comeignorante , &
imprudente è figurata cieca , efenga occhi : onde .Apuleio diffe • CAcam
fi cmGiuuenale dice z
numenhahes fi fit prudenti, fed te
f^otfacimus Fortuna Deumcxeloque locamusl
Delle lacriiBO.
COn le lacrime ancora eff rimiamo i concetti del noHro animo, e però
Bauiddsdtffr.ExaudÌHit Domimsuocemf Ictus mei . E Gieremi/u
* Profeta , Deduc qua fi torrentem lacrymas per diemy & no&em, non dee
requiem fibiyneque taceat pupilla oculi fui. Et Gnidio:
Sed tamenhA lacrima pondera uocis habent.
primieramente die accennano unUntenfo , e grane dolore* V+driofio
iafemferitto :
€l% Ben dhtmea gli occhi di lacrime pregni
* Ddcor dolente manifejìi fegni. Et il Petrarca :
Gechi piangete, accompagnate il core 9
■CbedimBrofaUir morte fofienne.
-47*
j
■C#$> u
Lo gà&zchem'era intorno al cor r fi retto
$pm&h& acqua f$9eccn angofeia
éedaèocca,eia gli occhi vfcì dei petto , Et in un'altro luogo :
Indi mi pameaitfdtra con quel? acque
Già per k gote ? che*! ddordi filila »
dgj tmioper gran diffeto in altrui nacque*
£éefà imitato dd Petrarca dicendo a
2t* TPeriagrm e ch*ìo§>xrgol miUe * à mille
dmlpergli occhi: fi dfiiUe^ *
Tarn
Parte Primau I
«47
Tum paterJlnchifes lacrymis ingrtffus obortis
O nate ingentem lutfum ne qudre tuorum. Et Ouiiior
jpfa nibil prò ter lacrymas pudibunda prof udì
T or puerat gelido lingua retenta metu* i.
Lacrimar per li propri j peccati.
L'Huomo fen%a dubbio deuedeUi proprij peccati pentendofi grande* ^ g
mente dolerfijamaricarfi.e piangere : e veramente fona le lacrime.
un mego potentiffimo da ottener ladtuina mifericordia : leggendofi chcs
bauendo Iddio fatto dir per Ifaiaad Egechta che morirebbe, e gli f lenì tf le
tu magno: onde Iddio gli fece dire: Mudiuiuocem tuam , & nidi lacryma
tuamyCgli prorogò X y. annidi vita . La Maddalena fimilmenteftans re •
trofecuspedes I E S V lacrymis càpit rigare pedes eius.E S.Ttetro pen - tue. 7
tito d'bauer negato ^S.exiuit foras9&fleuit amare : E dicea Dautdde :
Exitus aquarum deduxerunt oculi mei , quìa no cu/lodierunt legem tuamt Pfai 1 1 f ,
& diffeanco . Quifeminat in lacrymiSyin exultatione metet.E S.Mmbro -
gio dicedacryrnrt ueniam nonpohulantjedobtinent . E S.Grifofiomo dice
che ficomedopo molta pioggia fi rifehiara il cielo 9 cofi dopo molte lacri-
me fi rajferena la mente ,efì tranquilla l'animo : onde fi può conofcer la*
gran forga di effe lacrime in placar la giufia ira di Dio* Parimente pian-
gendo fi placa tal’hora l'ira del Trencipe :
Quodque facis lacrymis opus efi>nonfanguine iixìt : Quid*
S&peperhasfleftiTrincipisivafoleU
Ouidio fa che Brtfeida dice ad Mnchife :
Sis licet immiti sjmatrifau e ferocior undis xp 3 .
yt taceam lacrymis commmuere meis .
Lacrimar per le colpe altrui.
Slcome il pregar Dio per l'altrui falute écofa lodevole ,& ufficio d'buo ,49,
mo giufioyefanto per impetrar mifericordia appreffo fua D. M. come
diffeil Vrofeta Dauidde:Orabitad te omnis fanti a s in tempore Opportuno .
Et come efficaciffimamente fece Mosè mentre fuppticaua Dio che perdo-
naffe al popolo il peccato dell* Idolatria dicendo : Obfecro Domìne9pecca - ixed. 3 1.
uit populus ifìe peccatum maximum 1 aut dmitte eis banc noxam ’,aut,fi
nonfacisydelemede libro tuo quemfcrìpfisli . Cefi l'accompagnar le pre-
ghiere con le lacrime >e rifcaldar l'or at ione co* l pianto , è effetto digran-j
carità che fommamente à Dio piace : E benché quello ufficio à tutti con-
venga^ però conueneuohffimo à faceriotiyonde diffe Giacile : Vlorabunt
Sacerdotes miniftri Domini>& dteent : Tarce Domine ,parce populo tuo . itti.
E ne' Machabei è ferino : Sacerdotes Heterunt ante faciem altaris , &
flentes dixeruntìT u Domine elegifti domum iti am ad inuocandum nome
T 2 tMMy
*4S Dell’Arte de* Cemi£
tnum,uteffet domut obfecrationis populo tuo . E Dauidde non folamentì
fiangeua,ma per doior degli altrui peccati fueniua,e tramertiua dicedo:
ffoh n 8. Defe&io tenuit me prò peccai or ibns,derelìnquent\bus legem tuam . E fi
legge di molti Santi che per li peccati altrui piangolano , e fi cruciavano >
come di Mattino Vefcouofanto,di Santa Caterina di Siena, e d’altri .
■Belle lacrime per Taicrui morte. '
SE l’huomo debba lacrimare per la morte , ò per la calamità altrui fà
già dubitato. Gli Stoici, che non uo leu-ano che nell’ animo d’urihuomo
faggio cadeffe dolore , molto più à quello le lacrime prohibirono : e partir
eheffta nano sfotter chiù impaccio il uoler affiigerfidi quegli irremediabi -
li accidentiyche à tutti fono naturalmente communi: e perciò Ennio dtffei
TSfemo me lacrymis decoret,necfumra fletti* Et Fioratisi
Zi.f*Ad*i9v4b(int inani funere n&nia 9
EuBufque turpes,& qu&rimoniti
Cfimpefce clamor empete fepulchri
Mitte fupemacuoshonores. E di ff e anco t
Vos quìbus e fi uirius muliebrem teli ite luti una.
gped.'m* ■£*.:& 'Platone dimando che un cefi fatto pianto [offe pi àio ilo atto da fernèt
ne}G da.hiwmini d’animo effeminato che altrimenti lafciò ferii to : Lacry -
m&'.à- Claris uiris auferenda fuìtfimulieribus autem tnbuenda. Et intornò
Hi
pianto de 9 morti non fece legge alcuna, ma ciò in libertà de gli huomini
Infoiando iprohibìfelamente igridori,ele immoderate lamcntationi. Et il
%cd.n. Santo diffeiModicurn plora fuper movtmm.E dalle leggi delle XlLTauo*
le fà fatta l’ifìeffa prohibitione anco alle f emine effendo forino : Mulieres
genas ne raduniate ue le ffum funeri s ergò habentofil che fi deue intende -
ve di quell3 intemperante dì ff evalione, che mduceuale donne à guadar fi la
BK de hìsfaS£ia : poi che le antiche leggi condennattano alla pena dell'infamia lau
tfjuincÉ. j» donna . che fi firn am atta prima ckefiniffe l'anno del pianto : S imilmente
fitm.Li. quelli che per loro grauiffimì delitti erano condennati&on erano fatti de -
2j . di queUo konor del pianto :7fon folent lugeri bofiesyuel perduelliones
damnati, nec [uffiendiofi9nec qui manus fibi intulerint $ non tedio yi teff ed
mala confo lentia, Quidio cefi l'intefe s
Quis matvem,nifi mentis inopi, in funere nati
, Fiere veget i
zAppreffo noi Cbrifiiam non potiamo negare, che il pianto dell1 altrui mi»
ferie non fio, conceffo 9 e lodato, e che non fia cofa humana hauer de gli a fi
flitti csmp afflane^ con molta ragione}e degni effempi ciò fi può con firma*
tmn.i i* re.Chrifio S.N.per la more di Labaro pianfe.il Patriarca Giacobbe fà da
Gìo* %c. gli Eginff [ottanta giorni piantole Mose da gli 1 [raditi trenta: & effendo
cAbnerro
Parte Prima^J 149
ZdbneYrÒ figliuolo di ‘J^erro flato à tradimento uccifo da Gìoabbe, e da-* 34*
%Abiffai fratelli, Dauidde Re diffe: Scindite ueflimenta ucflra , & accingi -
mini faccis, & plangite ante exequias Abner : porrò Rex Dauìdfequeba -
tur feretrum,cumque fepehffmt ^ibner in Hebron,leuauit Rex Danid no
eemfuam, &f lenti [uper tumulum >Abner> flauti autem omnis pcpulus,
£ per dolore della morte di 5. Stefano , uiri timorati fecerunt planthm Aci Ape .8.
magnum [uper eum.E dice la [aera fcrittura: Quis dabit oculismcisfon- Himm.
tm lachrymarum,& piombo die9ac noUe interfcftos pcpuli metiE Dan
te fa dir al conte V golino, mentre racconta lafua crudel morte:
E fé non piangi di che pianger fuoli t nflt. $ > ;
Ter tffer condannata Sofronia al fuoco con Olindo fuo amante dice il T af-
fo che
il vulgo de3 Tagani il pianto e flotte c.%, li. j f.
Tiange il fede fm a in noci affai pià baffel E poif aggiunge:
Tu fola il duol commun non accompagni
SofrQniasepianta da cìafcun non piagni . E della morte di Sueno dice :
Ma tu co3l pianto bomai gli eflremi uffici
Tagato hai loro, e tempo è di ripofo • c.j*
Quanto pai è alcuno nella fua morte,& nelle fue calamità pianto, tanto è
maggior fegnod’ efferamato, onde ciò à maggior honore gli è aferitto, e pe
ròTrùpertio fa dir à Cornelia:
Maternislaudor lachrymis,urbifque querelis ^ 4)
Defitta '& gemitu Cfifaris offa mea .
£ adunque il pianto effettodi grande aff Unione, & argomento di gran do •
loriche dal dolare è dettole dotare apunto non è altro, che di§ÌYuggere,e
diminuire tolta la metafora da i Legnaiuoli , i quali co la loro dolabra, che
afeia dicono, leuano le a freghe delle taitole artigliandole feminuen -
dote : Onde C Glumella diffe :\ Qu^ falce amputavi non poffunt acuta dola-
bra abradilo: perciochefìcome per l* allegrezza fi mantengono, e lacere*
f cono i noHri corpi, e fi prolunga la ulta , co fi per lo dolore fi struggono e
ficonfumano,e la uitafiahbrema,effendo ueriffmo che cor gaudens ata-
tmfloridam facit: ffìritus triflis exficcat offa come già diffe il Sanie*
Lacrime per Taltrui miferia,
SE è cofa ragmeuole,e pia f opra i moni pianger, molto pià e lacrima - s c { ;
bile la miferia , e calamità de gli amici , fecondo il precetto del Sauio * 4
quando dijJe:Supra mortuum plora, defedi enim lux eius: & fupra fatati acci ia.
plora, def ecit enimfenfu. Lu&us mortai feptem dies, fatui autem, & im -
pij cmnes dies uita illorum . Heracltio Filofofo,ccme racconta Diogene
L&ertia mila fua utia,ognì uolta che incontrali^ qualche huomo dirotta *
mente "
t$<s Dell’Arte de’ Cenni,
mente piangeua dolendofhcbe nelThumana ulta niente foffe di fanone het-
ibuomo niente di {labile . E^echielle parlando atta Città di Tiro , che do •
tleefj it. uea eff er di{lrutta>dice: Tlorabunt te in amaritudine anima plorata ama
Jfau. 1 6. rijj%mo 0 affumertt [uper te carm en lugubre . Et ìfaia : Tlorabo in fletti
tue, 19. laferfinebriabo te lachryma mea Hefebon . Ettiftejjo Signor nofiro acco-
llando fi à Gierufalemme , e preuedendo la fua defjolutione , fleuit fuper
tue. i j. eam . E lepietofe turbe che uedeuano Chri fio portar la croce%plangebatf
& lamentabantur eum . Et in fomma è precetto della Natura , e di Dio :
MÉom.nGaudere cum gaudentibu sclere cumflentibus . Dante dice che mentre
l'ombra di Francefca moglie di Lancillotto Malatefia neU'inferno raccon
tana la fua miferia9Vaolo fuo cognato f & amatore , che con lei fu dal ma-
rito uccifo$ di dolore piange a :
Mentre chtttuno {fitto co fi diffe
Ufer. il V altro piangea sì > che di pietade
tuennimen9coftcom'iomorìffe .
VUriofto per lo dolore $ che haueano gli amici# Orlando della fuapa^-
%ia diceva s
C'i^.n.tfTiangeano quei fignorper la piu parte
Si lor ne dolfeye lor rincrebbe tanto *
Bidone dolendofi della crudeltà #Enea dice che per la miferia di lei egli
non gittò pur una lacrima •
Mn. 4. T^um fleto ingenuit noftro? num lumina flexit ?
Tqumlachrymas uittus dedityaut miferatus amantem e fi ?
Cofi Armida appreso il Tuffo di Virgilio imitatore di cena dolendo fid' e f-
1 fot da Fjnaldo abbandonata :
Vhuomo jfietató
* Tur un fegno non diè di mente humana :
CA6Jtj7i camyiòC0l0r è forfè almio duolo
Bagnò almen gli occhi,ò Jfarfe un foffirfolo ?
Delle lacrime de gli amanti.
LE donne pretendono con le loro lacrime di ammollire ogni più affrO
cuore>ejfe%zar ogni animo indurato 9poiche comediffeil Tuffo:
C.4 fi. S$.Hor che non può di bella donna il pianto ì
" Le belle lacrime d’Olimpia fono mirabilmente dall'*Arioflo in quefia ma-
niera deferittcj •
Era il bel uifo fuo3 qual effer fuele
Da primauera alcuna uolta il Cielo $
Quando la pioggia cade > e à un tratto il Sole
S Sgombra intorno il nubtlofo uelo . E poi foggiunge e
Coft
Parte Prima
iji
£c(ìà Itbelle Iterimele piume
Sì bagna * imor , e gode al chiaro lume, jlTaJJo d' Erminia dice t
Quinci uerfando da begli occhi fuora
Humor di doglia cristallino) e Mago » .%
'Parte narrò di fue fortune, e in tanto
llpietofo paftor pianfe alfuo pianto.
Ma come le lacrime di belladonna accendino fiamme tfamore,cofiP ifteffo
Poeta f ejfreffe :
Ma il chiaro humor thè da fi fi effe Stille £»*•/' •7*z
Le beUegotc, e'ifeno adorno rende ,
Opra effetto di foco , il quale inmille
Petti ferpe celato >e ni $% apprende j
0 miraeoi d\JLmor> chele fauiUe
Tragge dal pianto* e i cor ne tacque accende*
Etappreffo Ouidio,diJfe Enone à Paride (no:
2tflcfhì& noftrosuidìfliflentis ocello s fyfi
Mfcuimus lacrymas mceflus uterque fuas*
Per qu efìo,credo tocche gli amanti fi fianomaginati di poter piegare \ &
spugnar l’amate donne con leloroarme,cioè con le lacrime ifteffe; onde
ne* uerfiloro non s'ode altro che pianto* Il Petrarca :
TuttoH di piango, e poi la notte quando Sen. i S r *
Prendo» ripofoi miferi mortali
! Trouom'in pianto , e raddoppianfi i mali
Kofi Jpendo*l mio tempo lagrimando* Et in m* altro luogo dìffe ancora:
Sempre piangendo andrò per ogni riua ,
Per far forfè pietà uenir negli occhi
Vi tal chenafccrÀ dopo miU'anni ,
Se tanto uiuer può ben colto lauro, Ouidio :
*Addimus bis precihus lacrymas quoque yerba precantis
Perlegìs, & lacrymas fìnge ridere me a s, M Propertio :
fcelix qui potuti ptaf end fiere fucila >
Honnibil afperfis gaudetamor lacrymk *
Cura, dolorane animi lacrymaque alimenta fuerunt, JlPetrarca
Pafco’lcor di [off ir, eh* altro non chiede
JE di lagrime uiuo à pianger nato : E Virgilio dijfe ancor egli :
I#ec lacrymis crudelis Jlmor,mc gr amina riuis ,
7lec Cythifo faiwanturapts,nec fronde capelli
Che ccJjfàdalTaffoJmtiato:
Pafce
Cani, p
Iti. li
Mgll 9*
I/t
Dell’Arte de Cenni,
'Amini* Taf ce l'agna l'herbette , il lupo l'agncj ,
Alto
25 s rem .
amor.
5 3
M# il crudo rimordi lagrime fi p afe e . ammonendoci à non
creder alle lacrime delle inamorate Donne diffe.j ;
«e pudLirum lacbrymis mouere caueto ,
ytflerentoculos erudiere fuos .
Pianto per fepararfi da’ cari amici.
Krfntfo ci partiamo da' parenti, ò da' cari amici, per tenerezza] e dà
Q
’JEn. f.
lore di refìar'di loropriui ftamo [oliti di piangere : onde Enea ap*
prcfso Virgilio dice :
Littora tum patria lacrymans,poxtumque relinquo. Et anco z
Hos ego digrediens lacrymis ajfabar obortis . Dante:
Era già l'hora,cbe uoglie il defio
\A i nauiganti , e’n tenerifee il core
Lo dì, c'ban detto à i dolci amici, *4 Dio •
il Tetrarca deferiuendo la partenza , che facta da luì lo ffriritò delta fui
amata Laura ; che in uiftone l'bauea confolato dice ;
1 piango, & ella il uolto
Con lefue man m'afciuga , e poi [offrirà.
rAcl, Apòft. £ nella partita cbefece S.Taolo di Efefo dice la fcvittura: Magnusautem
— * f Ictus fa&us eli omnium, & procumbentes fuper coUum Vanii, ofculaban
tur eumdolentesmaximè,& deducebant eum adnauem.
Filide cofidefcriue la partita di Demofoonte z
ùuU. tp*ì> i na mejs oculis ffrecies abeuntis inbaret
Cum premerei portus claflìsiturameos.
Jtufus es ampie ffii, colloqueinfufus amantis
Ofcula per longas iungere preffa moras .
Cumquefuis lacbrymis lacbrymas confunderenoflraì
Quodque forti uelis aurafecunda queri .
Et il padre di Filomella mentre ella da luìfipartiua l
« — —Dabat ofcula nata ,
Etlacbryma mites inter mandata cadebant .
Pianto de gli inimici.
SI come la gran uirtu di alcuno sforzagli iftejjì inimici fuoì ai amarlo,
e lodarlo: cefi la gran calamità li prouoca al dolore, & al pianto, e pe-
rò Virgilio fa dir ad Enea mentre racconta à Bidone la de Sìr unione di
Troia* :
—"Qui* talia fando
Myrmidonum,DolopuYnùè,aut duri miles ylyfjì
Temperet à lacrymis ì
^ ^ - ' * C oft
54<
Parte Prima*; '
%ofi leggiamo che M. Marcello pianfe la mina di Sìtigèfà da lui foggio* àugM ca-
gata. Et M.Catone fuperati i Cefariani à Duralo , ueduti i cadaveri de * lih- *•
morti cittadini non potè le lacrime contenere . Dauidde pianfe» e uendi-
cò la morte del [ho inimico Sanile » che tanto l'hauea fempre perfeguitatc »
& bonorò la morte di lui , e del figlinolo [no Gionatà » come così dice la^k
fcrittura:Vlanxit autem Danid planttum buia fcemodif tip er Saul , & /«-
per Jonathan fihum eiuszSaul » & Ionatbas amabiles » & decori in uitru
fua,in morte quoque nonfunt diuifi . lAquilis uelociores , Leonibus fortio*
rest Fili# lfrael»fuper Saul flètè, e quello che fegue»
Lacrimar per grand’ira,
OVidio differì* piangendo fi sfoga l'ir a* ri
Fiere licet, certe flendo diffundimus tram $
Serque finuslacrymti f lummì sinftarerunt. 1 rHs.
Filomela irata centra Tereo che à forza l'hauea fuerginata j
Lugenti fimtlis ctifis piangere tacerti s
Jntendens palmas, ò diris barbare fattisi ^
O crudelis ait. El'arrabbiataTrogne : g
— — I»/ ratta conflitti ira htiù $}
Inuitique acuii lacrymis maduere coattis .
il Tuffo fimilmente diffe che „ Armida per ira lagrimò s
Il pianto fi jpargea fenza ritegno " V C.^ ff.74:
Com'ir a fuo l produrlo à dolor mifla ,
Lacrime liete,
Plangefì anco £ allegrezza, e di dolcezza : onde è ferino Quin etiam .
lacrymas natura mentis indie es dedit qua aut erumpunt dolore »aut *5
lattila manant. Ter allegrezza pianfe Giofeffo quando uide Beniamino
fuo amato fratello, commota fuerunt uifceraeius fuper fruire fuo , & Gs"< 43»
erumpebant lacryma , & introiens cubiculum f lenti . Et è anco ferino :
Tobias occurrit obuiam filio fuo,& fufeipiens ofe Hiatus efl enm > & cape* To^ 11 •
runt ambo fiere prtigaudio . E l'^Arioflo diffe s
E perche l'un de l'altro era fratello ,
Si [enti dentro di dolcezza eppreffo »
Edipietofo affetto toc coti core
£ lagrimò per gaudio, e per amore , Dante diffe :
La molta gente, e le diuerfe piaghe
Hauean le luci mie sì inebriate »
Che de Ufiar à pianger eran uaghe. Il Tetrarca :
Lagrima* fempre e'L mio fommo diletto »
l[ £j*r doglia, il cibo affermo, e tofeo , Et diffe anco ;
V
Irtfer.if,
$«0« Ì«I,
£ dolce
Tf/7?. 4*
Ann. Uh. <f
G.'ufcp Uh.
Il *cap» 1,
•57*
In P(eé,
ij4 Dell’Arte de’ Cenni,'
JE dolce il pianto più ch'altri non crede .
Ouidio dijj'cìch'era un piaceri uri alleuìamento di dolore il piangere i
Flefquemeos cafus,efi qu&dam fiere voluptas,
Homero introduce Tenelope à lacrimar d'ali (gre^ga quando riconoh~
be Vl’ffe fuo marito % & lui altresì all* bora à piangere » dppre/fo Li -
uw è fcritto ; Ctttalwì patribus , plebique mainare gaudio lacrymét .
Tolomeo Ftladelfo lacrimò ,per gran confolatione quando gli furono man
datili LXXU interpreti col f acro libro della Bibbia .
, Vlutarco nella una di Fabio: In Ut iti am tota calti a ejfufa funt i rt pi x
gaudio militibus omnibus lacrym.A manarcnt *
Lacrime fimulate*
IL finger di pianger è aito di firn ul aliene , come fanno i figliatiti all* e f-
fequie delle matrigne : onde s' originò il prouerbio : Fiere ad nouerca
tttmulum. Le lacrime de gli ber edi fono ancor elle ridicolofe, fecondo quel
pyouerhioiUaredis f ictus [uh per fona rifuse fi . Ma non fu brutta inuen-
tione quella di quegli ber edi , i quali non udendo que fio impaccio di pian
ger,pagauano genti ftraniere che ney funerali giitajfmo finte lacrime , d&
quali H or alio diffe i
yt qui condu TU platani in funere ,dicunt.
Et f aduni pupe pinta dolentìbus ex animo ,fia
Derifcr nero plus laudatore mouetur »
Et àfar qutfio pianto ado p et aitano f emine , come quelle che hanno le /<*-
crime più pronte , le quali erano dette Trafica, Lucilio ex Iconio diete
Mercede qua condu&a fieni alieno infunere Trafica
Multo & capìllòsfcindunt , & clamantmagis *
£ Tlauto appreffoFiiìeJJo lS(pnio :■
Superauere omnes argutando praficas*
Gli hippocriti fono [olennì fmulatori perche hanno tal'hora le lacrime ne
gli occhi 5 benché alcun dolor non babhiano nell* animo , onde furono da
*3S[.S. chiamati fepulchra de albat abbellì di fuori, & pugToknii di dentro .
SvTaolo diffe ad Mn ani a. f ac et dot e fimulato . Tercutiet te Deus , parie s
dealbate^j . Et finte fono le lacrime delCrocodilìodl quale (cerne fi dice)
uccifo Thucmo piange,* tefio lo denota', onde nacque il prouerbio:Croco~
dili lacrima. Ter lo più le lacrime delie cattine donne fono fimulate,e fin-
te se fono in loro prontiffime ad ingannar gli amatoti, & ad eff ugnar gli
animi di quelli :
*F{amfiruit infidi a s lacrymis dum f semina plcrat ,
Et Guidici di fi e Tifteffo più mite cornei
Parte Prima^
*ss
Ep l. ad
Vtmoph,
CredidìmusUcrymìs an & h& fimulare docentur ?
ha quoque habent artes,quaque iubentur eunU
Et diffe Medea à Giafone :
Vidi edam lacrymas an & e fi pars fraudi* in illis ?
Et in un'altro luogo ammonendoci à non creder alle lacrime delle 'marnò*
vate donne diffe ancora s
Quo non ars penetrati difeunt lacrimare decenter . M am
Anco le lacrime che gittauano le donne nelle noue no%%e erano adulte*
rine 9 e finte, come dice Catullo s
Atlubetinnuptis fitto te carperc queflu* Etaltrouel In carm.
Efi ne nouis nuptis odio Venus i an ne parentum *HPU
Fìuflrantur falfis gaudia lacrymulis i Decom. Mt-
Ma non fono tal* bora manco finte, & fimulate le lagrime degli huOinini9ten.
come dice il Tetrarca che furono quelle di Giulio Cefare * il quale hauuta
in dono da Tolomeo l'honorata tefia di Tmpeo •
Celando l’allegrezza maniftfta $en
Tianfepergli occhi fuor . E di Sinone Virgilio dice s
—CaptiquedoliSjlacYymìfque coaffis* ••• je^i.
Ouidio di Tereo traditore diffe ;
Datgemitus fiftos , commentaquefunera narrai $ Mtt. s.
Et lachrymafecere fidente
Ma fuome tal’bora è finto il pianto per mofirar quel dolore che nonni è
cofi all* incontro alcuna uolta fi impedirono le lacrime per non palefar
l'iSleff o dolore : onde Ouidio fà ciré T aride dice ad Enea ?
Ah quoties lacrymisuenìentihus ora reflexi 1/ 1 5 .
Ne caufamfletus quóreret ille mei ,
Che fà dal Taffo imitato quando diffe della fu a timida e
Quafi dogliofa,e infin su gli occhi il pianto
Tragge fruente, e poi dentro il refiringe^j »
Non poter pianger,,
TAl'hora il dolore è cofi grane che mpedtfce il pianto ; il che cornea
attenga Dante effreffe arti ficiofamente dicendo *,
lo non piangersi dentro impetrai * EneWiftrJfo luogo foggiunge:
Lo pianto tflejfo di p' anger non iafria ,
E’I duci, che trou i la sàgli occhi nntoppo ,
Si uoluein entro à far crefcer l'amba fri a *
Che le lagrime prime fanno groppo',
E, fi, come ufi re aicnSiallo
Ejanpion Jotto il ciglio tuttofi ceppo*
V % Che
,58
i j & Deir Arte de* Cenni,
Che piò leggiadramente fò daWAriofio piegato mentre d* Orlando affittì
tijjìmo diffe :
C'tj . fini potè batter (che'l duol Poccupò tanto )
A le querele noce , humore al pianto.
USmpetuofa d' agli aentro rimafe
Cbeuolea tutta ufeir con troppa fretta »
Così ueggian reflar l'acqua nel uafo ,
Che largo' l usntre , e la bocca babbiaflretta ,
Che neluoltar che fi fà in sii la bafe
Vhumo)\ che mma ufeir tanto s'affretta
£ ne Pangujì a uia tanto s' intrica ,
Ch'à gwccia5d gìoccìa fuore efee a fatica •
Gnidio parimente con m olta eleganti lo effreffe cefi dicendo i
zfitì Et lacrym.s leerant ocutis,& nerba palato ,
AdfinttuM gelido f rigor e pe fiuterai ,
Toflquam fe dolor ìmminuitymeape fiora planxi
‘Njc puduit ruptis ex ulular e comìs. Et il Tuffo Affi anch’egli 2
c ? $ Agghiacciato mio cor s che non dermi
.l i * « per gli occhile flilh in lagrime conuerfo £
Duro mio cor9che non ti e frangi £
Tianger ben meni ogn box s’bora non piangi •
E di Ecuha quando dtffìmuUndo il dolore che banca di Polidoto fuo fi •
gliuolo parlaua co'l Re di Tracia di ffeOuidio :
Etpariter me erri lacrymafquc introrfus oborta*
Deuoratipfs dolor. Edell'Inuid’adices
Utì.%. yixquetenet lacrymasyquia nil lacrimabile cernii.
Quelli cbejion poffono piangere fono detti illacr intubili t come di Plutoni
.dii] e B orati 0 :
‘Honfì trecentis quei quoteunt die è
Amice place $ iUacvjmahilem
Tlutona tamis»
E quejìo epiteto conuiene à tutte le deità 9comeGuidio diffe s
—N eque mmc®lejÌM tingi
QraÀtcptacrymU^
DEK
Parte Prima? Yjf
DEL NASO, Capi X VI»
s De! nafo; t
2 Nafo grande^
3 Nafoxronco.
4 Offender alcuno nel nafo«'
y Increfpare il nafo.
6 Gonfiar il nafo »
7 Alzar la tetta leuando in sii il nafo;
8 Tenirfiil nafo con le maini.
9 Nettarli il -nafo «
10 Nafo Muccicofo*
1 1 Forbirli il nafo con li gomiti J
12 Ro nereggiare*.
1 1 Odorare .
14 Sternutare»
Del Nafo;
L nafo per effer membro eleuato nel me%o dèlia faccia J
grandemente confficuo s’è bello apporta all’huomo
(i ingoiar ovnamento:& effendone di uarie forti , quel*
lische imitando il becco dell’aquila > chiamati aquili-
nhfono tra tutti commendabili 9e fecondo jì riftotile
danno indicio di magnanimità* e genero Cita , quale ^
tra gli uccelli è nell’ ifteffa àquila . £fe bene Tlutar-
cp dice , che iTerfiani amarono grandemente coloro * che hebberoi nafi
adunchi , ciò non auenne per la bellezza di quei nafi ,ma perche Ciro loro
amatiffimo I{e t'hebbe co fi fatto» Et i nafi curui ,come fono quelli de9 corui »
fecondo l’iiìeffo Filofofo , accennano tfacciate%ga> quale per natura è in
quefii uccelli* Et i nafi fimi, come quelli delle capve9 argomentano luffu-
wa9come luffuriofe fono quelle befiie‘, delle qualiFìrgilw diffez
Bum tenera attondent firn# uirgulta capelli « Bgl» i*
Conforme à quello che diffe lunotto i
Tien di letitia uà con l’altra fchiera
Bel fimo gregge , e mene à uerdi pafibh C.ifrftófè
E però Zopiro Eifiognomo fiimò che Socrate f off elu ff urlo fiffmo,p che heb
&e un tal nafo : onde egli (come SoGirolamofcriueJ foleua burlar le fue_j
moglh ouod propterfe fediffimm hommm?fims mr ihustf cedua fron*
■w 7 ~ ~ ~ ' CCp
i j § Dell’ Arte de* Cenni ,
$e3pilcfzs burnivi repandis cruribus dìfeeptarent. E fu filmata [empiri
grande mfelicità doueruiuercon un brutto nafo,e però Horatio d’un To ?
faftro gojfbdiffe ;
— — Hunc ego me , fi quid componete curem 9
In Poet. ^ on magi* effe uelimyquàm prauo uiueve ttafo •
Co'l nafo non fi fanno gefii emiliana di derifione , di fchernoy dì fpreiZfiidi
notaci pu%7<ayedi cofe filmili come anco ci auert) Quintiliano dicendo i
lib.u.e. i $ yqaribustUbrifque non ferè quicquam decenter cflendimusztametfi deri -
fus,contemptusf fafìidium lignificavi folet : nam & corrugare nares , ut
Horatius aity & énflarey& mouere)& digito inquietarci & tmpulfu fubi •
to ffiritum excutere , & diducere fapius , & plana manu refupinare inde •
tìb.n ? i corum eft* E fifleffo è da Vlinio confirmatoe
Nafo grande.
SI come i nafi piccioli deturpano lafaccia}cofi i grandi la honorano.e le
apportano dignità : E però nella legge MofaicayqueUi che baueano pio
Zmii.it. gì°1 nafoyerano giudicati indegni del Sacer dolio . Filippo t(e di Francia
per lo fuc bel nafo fu detto Vafelloydel quale Dante diffe in honor fuot
Quel che par fi membrutoye che s* accorda
furi- Cantando con colui dal mafebio nafo
~ 3 D* ogni ualor portò cintala corda»
F quel Scipioneyche fà dal Senato Promano ottimo cittadino giudi cato,pef
la grandezza dèlfuo nafo , fu Va fica cognominato : e per la medefima ca-
gione Ouidio Poeta leggiadnffmo fà detto Ts {afone: e grande oltre mifura
fu il nafo di quel 7S {euoio y del quale cefi diffe Martiale s
Mentula tanta ubi efliantus tibiVftuole nafus
Vt poffìs quoties avrigis'oifacere •
1/n certo Hermocrate hebbe il nafo cofi grandey che diede materia a T eo\
doro di farci [opra quell’epigramma grecoyche in latino è quefio :
Uermocrates nafiyparuis aptamusìniqm
Grandiafft nafum d icimus H ermo era ti s*
Che in fomma vuol dire , che offendo il nafo di Hermocrate piu grande di
luiynon fi douea direbbe foffe il nafo d3 Hermocrate , ma Hermocrate del
nafo . Simile à quell* altra argutìa che fà da Cicerone detta di Lentulo fuo
genero y il quale effondo picciolo di corpo y & portando una Jpada molto
ugMndeyper fcherno diffe:Quis generum meum ad gladium alligauit ? è cofi
myM.z.c .3 che non la ffadafoffe alligata à luiyma egli alla jfada.Eben uno che nel-
le donne il nafo grande è biafimato}epcrò CatuUo febernendo l'amica di
Permiano che era nafuta d ffe :
Salite nec mimmo puella nafo ,
m
Parte Prima*
* 59
Hec letlo fede > nec nìgris ocellis 9
Hec longis digitisi nec ore ficco ,
•perche tre parti nella bella donna dernno effer pìcciole > come diffe il
Cornigero :
Tamu sfit nafus,parua marni Ite, caput*
Nafotionco.
ILgefìo di troncar il nafo altrui accenna empietà & c jff fa grande ,cbe • 3*
fu però da gli Scithi ufata contra coloro che erano da loro fcggiogati , libo i z »
come Ateneo fcriue.Solamente à perfone f coler at£y& infi eme infami u[a
lagiuiìitia talhora di far troncar il nafo accioche filano $ aliente noi e ef-
[empio àgli altri ,come mìe a Zerbino far ad Odorico, ciò è
Tagliargli il na[o3e i'una* e l'altra crecchia
Tenfas& ej] empio à malfattori darne *
Iddio parlando alla Città di Oitrufaltmmela chiama meretrice , e per in*
fame pena delle fue fporciliegli dice : Gli idffirij, & i Caldei , che faranno
tuoi Giudici ti taglieranno il najoye gli orecchio E però durasefeuera legge Ex>eCrJ' l3°
fu Rimata quella de * Longobardiche a* ladri per lo primo furto faceua^
cauarun occhioyperlo fecondo tagliar il nafo ,& per lo ter %o impiccarla
£ perche l'hauer il nafo tronco è cofa}chefà naufeay& abhominatione ori
de Virgilio di Deifebo diff ? *
Ettruncas inhoneHo vulner enuresi >JEn.6l
Terò ferine Gio* Vjuio^anoy che un gentiluomo di Turino à fua moglie ìnfti n
adultera troncò ifamfoy accioche / offe abbonita da gli amanti , e che ciò filò. *.
frequenta in Féandra9e che nel Regno di Napoli fono per legge dì quesla
pena le donne adultere cafìigate ; a che repugna la legge di Cofiantino
JmpoCheccmmandayHtfactes,quaadfimilitudinempulchritudinisett cc^c.depce^'
le ftis figurata minime maculetur.Scriue Tlinio che alcune genti àeltinti*L\7.
ma parte dell'oriente nafeono fienosa nafo * Lib.e.c, 30»
Offender l’altrui nafo.
E Sfendo itnafomembro riguardcuole , e nffietteuole ^ingiuria in effo ,4*
fatta è flimata maggior e dell' altre ; e perciò il ge fio di percuoterà
nafo ad alcuno farà argomento di grande offe fa . Egli animali irrationali
ìfieffì grandemente fi commettono quando è loro toccato il nafo. La feroci-
tà de* caualli co*l flringerli il nafo fi doma . De * cani è il medefimo, onde^
nacque il prouerbio : Canem nartbus prendere > che fignifica ilprouocar
unoyche fia mordacele ci poffa facilmente nuocere grand'ira s' infiam-
mano gli or fi quando è loro per coffa il nafo 9 onde hebbe origine quel prò -
uerbìo : Fumantem nafum rrfi ne tentaueris : Di che intefe Martialc J
quando z
rabido
'£ C&
Dell'Arte de* Cenni*
abido nec perditus ore
fumantem nafum uiui tentauerìs vrfi ;
SU pictcidus licet, & lamhat digito fque fMrwffUù
Si dolor ,& bilisftiufta coegerit ira, *
ertt,uacua dentes in pelle fatiges «
a/i Elefanti {opra tutto no uogliono che la loro prohofcide,cioè il lor grU
nafOjfta tocco ,il quale adoperano per mdnoyper braccioypev arma', E feri-
ne Tlutarco che battendo alcuni fanciulli che in Roma gtocanano pun *
io il nafo ad un Èie fante, ancor che queflo animale fta clementiffimo , non
mlendo patir queff offe fa pigliò uno di loro e lo gittò tant'alto che cadere
do era per fraccaffarfi , per la qual cofa Iettato ft un dolor ofo grido de gli
altri putti, moffo perciò à pietà, lo ripigliò, elo de pof e f alito in terra , ha -
ftandogli d'hauer con quefto timore caligato quel puerile ardimento è
Scritte Fifteffo Tlutarco che non mlendo gli Elefanti che ^Aleffandro Ma
gnohaueaneWeffercitopaffarunfiumeyConmandòadun foldato, ch'era
gran nuotatore , che / opra il nafo offendeffe quello che auanti gli altri an-
daua,e poi fubito figittaffe nel fiume, & all'altra ripa nuotando trapaffaf
fe,il che fatto quella generofa beftia per uendicar tanta offefa, entrò ardi «
tornente nell' acqua, per cogliere il fuo offcnfore,e come è di loro ceflumeì
da gli altri feguitato, tutti il fiume felicemente paffarono.t Buffali co'lfo -
rar loro il nafo s'humiliano , e fi flraf emano doue fi uuole. Iddio dìff e al -
l’empio Sennacberibbe.Tonam circulum in narìbus tuis,<& chamum in la
bijs tuisydò è domerò la tua indomita ferocità. E Giobbe uolendo mofìra -
re la onnipotenza di Dio diffe per ammiratone . ^funquid pones circu-
lum in narìbus eius . E Salomone uolendo dire ch’una bella donna , m*La
fcioccayà forza dì denari uien foggiogatadaglè amanti diffe. Circulus au -
reus in narìbus fuis mulier pulcbra,& fatua* La colera come è in uolgar
prouerbio [alta fui nafo : e però Tlauta :
~—Vetusefi adagiumyfames, & mora
In Amphìt.Bilew in nafum concinni »
Increfpare il nafo,
• ? • increffcmento di narici è detto da' Latini Corrugare , eh' è far
• * V£ le rughe nel nafo, è geflo di naufeare:Hotatio da Quintiliano allega
to dice in propofito dipuz^a :
Jàb.utp.s* -Ne turpe toral, ne fordida mappa
Corruget nares .
E fiincrefpa anco il nafo per ifcherno* qua fi che colui contra ilquale fi fi
quefto ge ho fiadi corpo,ò di co fiumi puzzolenti * Ter fio diffe :
Sas. Ingemmai tremulo s nafo cremante cachinosi
Et gli
ìcb. 40*
$rou. 1 1
Parte PrimaJ
tSi
Tigli fcbémtóri fono chiamati da Horatio hHOminfd'aCHti nafo
Iracundior efl paulo minusaptus acuti*
Tfaribus borum hominum. lib.iàat.%
E da Marnale fono detti nafuti , e parlando d' un a f emina maledica diffct
hi il nafutius hac9maligniufque efl» E t'ittefl'o Vo età z
Tfafutus fis ufque licetffls denique nafus .
Quello geflo di corrugare il nafo come i latini dicono 9 è anco dagli Italia «
ni detto raggricchiare9 e ragr\n%are efìaò di fcherno9ò di naufea9e fempre
lontano dalla buona creanza, & è fatto con gran deformità e però Quin-
tiliano lo prohibifce alt Oratore dicendo ; Corrugare nares indecorum efl
Oratori •
Gonfiar il nafo.
IL gonfiar le nari non folo è atto di fcherno9come dice Quintiliano , ma
anco difdegno9e d'ir*9 onde il Sannazaro diffle parlando del Dio Vane:
Ecco almouer de* rami il riconofco ' Zìi* 9*
Che torna à t ombra pien d9 orgogli o, e tira 9
Co'l nafo adunco afflando amaro tofco .
Alzar la teda, lcuando in sii il nafo;
Come fanno i cani quando uanno con l9 odorato indagando 9 che i latini
dicono9rcm ahquam nafo fu(j>endere9 è geflo diftimar affai alcuna ^
cof a;ma per ironia di fbrerrarla9e difchernirla . Horatio di quello atto f
parlando dice: LikiMM
7{eque quidauus tibimaternusfuit9atque paterna*
Vlim qui magnis legionibus imperitarint 9
Vt pleriquefolentynafo fu (fendi* adunco
IngnotosyUt me libertino patte natum . Et in un* altro luogo : tìb
— —Baiatro [uff endens omnia nafo . Etdiffeanco : 6
7{afo populum fufpendis adunco . E Ter fio :
Etnimisuncis
7{aribus indulge s an erit qui nelle recufeU
1 [{inoceroti hanno un corno [opra il nafo adunco 9 co'l quale ferifeeno
dando del nafo di [otto in sii, co fi quelli che febernifeono foglionocon fì+t
mil geflo offendere > onde Mattiate : 1,11^.32.
Et pueri nafum I{inocerotis babet .
Terfio parlando d'Horatio che acutamente fcherniua altrui * Ut. t.
Callidus exterfo populum fuffendere nafo .
Quindi ifeberniton fono detti nafuti da Martiale : lil>. $.
Tfafutusfis ufque kcet,fis denique nafus .
Et
X
1 DcirArte Cenni 9
Et utpuleto dìffe: ?tfzfutulamulier,& dicacula, Etnei ancora diciamo dar
de Inaio ad alcuna cofa $ ripr Merla, &ffr£7^tr la, come dtffc il Caporali i
Nelle satire. Tirò che mi darla troppi del nafo.
Che fi di caffè Ctfar Caporali #
La prima uolta che fall in Tarnafo
yilajciò le piantile }e gli (liliali.
Tenirfi il nafo con le mani.
8 ’E Oc fio di fentir pu^a , è d'udir cofa che grandemente ci diffide
Jtl nefipoffa {apportarli f ho fetore cornei* usò VayìoLIo quando par •
landò della pu^a deli1 \4r pi e, che contaminavano U rnsnfa al Re d'Etbio*
pia dìffe::
C‘SS $A1Ì Tal ch'egli è favgx (Catturar i nafi ,
Che non fi può patir la pu%ga immenfa.
Et i latini differo naufeare per ahborrir alcuna cofa con naufea, fiche aU
cmv dicono dal na fo 9& altri dalla nane effer derivatole {fendo fcrittofche
Mose dìffe al popolo Hebreoa Vi darà Dio tanta carne à mangiare >donec
Num.ii. .ejxeat per nares nesìras:.&uertaturinnaufeam* EVlautodiffe: Laffus
in Ampia-. {&%, ber de e nauiatue&usfum bue edam nunc nau fecali popolo Hebreo
fatto della manna diceva j ^nimanoHraiam naufeat fuper cibo iftole*
Num, zi . Miffimo,. Horatio di ffe che Gorgonio putiva da becco :
Taflìilos Rufilusolet Gorgonms hircum.
Il fetor della qual befiia è noiofiffmo,e però Catullo {eh creando con Rwfo ,
dalqudseffalaua pe filmo odore , dìff ?, che era fuggito dalle donne, perche
fi dicevadf egli panava fono f e af celle un capro , e che però fe uoleua.efm
jet amato doueffe q u eila h e fi i a uccidere »
’Hph.admirari qaare ubi {emina nulla
Rufe udii tener um fu ppefuiffe fcemwr*
Lé IH te quédam mala fabula fina tibi far tur
Velie fah alamm tmx h abitare caper*
QMxremt cmdcUmnaforjm interfice pesiera,
la dm ir avi d e fine . cur fugian t.
V^Ariofio <fmeo.fi oètofofapore diffe nelle Satire
'Hé pi eli né a [celie odorerà ni rutL
Qutff 'au od' 'migrar fi il nafo con le mani fard anco fogno* che fia
M {parato alcun crefiio, nonda quello che fard quefio gè fio, perdie^/
Smscmque crepita sheneedeta ma d* alcun* altro iella noiha. compagnia*
■€T ce.fi farà indici® ddtadtmi fco-Ummate'^ga^ p ere i c che non è dubbio chjs
Jh ^ arare ésmfifaUe fcoppetdte aia preferita di pevfcne gcntili9e difen-
da ÌMg^mmÉ:o£mimodi£€4MtQ-, Ih.queSo però fu molto indulgente
Claudio
forte Prima^. 163
Claudio Impfcriuendo cefi di lui SuetonioiMeditatuseftsdi&um quo ueXn ciaud.ì)
niam daret flatum,crepitumque ucntris in conuiuio emittendi ,cum perU
clitatum quendam prò pudore excontinentia reperifjet .
Nettarli il nafo.
Ejltto di purgato ingegno, per fentirfe l' odore fia buono tò catino delle ^
cofe altrui ,e fi dice, y ir emmtf# naris . Et perciò Horatio dijj e ,
Emuntt&narisdurus componete ucrf ut. • X&i.fc/.t
ebe alludi quel moderno "Poeta quando difft :
Che fe in Corte fu mai purgato nafo Capar.
Sò chef entidime non trillo odore r
Ma però non b fogna nel purgar fi il nafo paffar il termine, che farebbe at-
to biaftmeuole per tcShmonio non folo del Galateo, ma anco di Quintilia M.u ,<•. 3»
no,doue parlando del nafo dice : Cum emunttio etiamfrequentior non fine
eaufa reprehendatur . Haberenafumè prouerbio che fi dice di quelli, che
fono e c celienti nell9 mue Rigare, e ritrouar le cofe, tolta la metafora da i ca
ni, che con t odorato fanno pai e fi le co fi occulte, e perciò Martiale diffe :
Ffjn cuiquedatum e il habere nafum . Ciò è queftafagacttà. Horatio 1 lib.u
*—Hmquianullus
Ilt snafus erat »
Nafo muccicofo.
QVe/ìo farà fogno d*effer golofo,& alla crapula dedito : percioche gli , 1 c *
buomini fobrij,e modefti nel mangiarcelo abbondano di queflo efere-
mentoionde Catullo fcriuendo à Furio pouertjfimo, e fobrijffimo loconfoU
dicendo .•
tefudorabeH,abefl faliua
Muccufqu ">& mala pituita nafi :
Hanc ad munUitiem adde mundiorentj
Quod culustibi purior f abili 0 e fi ,
Nec toto deaes cacas in anno .
Scriue Senofonte , che gli antichi Perfiani erano fobirii filmi non man * TedUMh. 1
gìando altro che pane, e nafirucio,e che però lo fiutare, c fmoccòlareilna-
fo era apprefio di loro cofa uituperofa,& argomento di golofità . Perche
à ueccbi,come à fanciulli giacciala il nafo, per ciò Giuuenale chiama il na
fo del uecchio infante, e paragonando qneìie due età dice :
Plurima funt iuuen am di fcr mina : pulcbrioritle
Hoc,atque ille alio, multum hic robufiior ilio : Saìa
Vna fenum facies: cum uocetrementia labra
Et iam Uue caput, madidque mfantia nafi 9
Frangenius mtfero gtngiua panis inermi . «
X % Mx
s 64
Dell’Arte de Cenni,
lÀh. p*
1 I
Aurore
Lmtio •
'U
Ma gioco fola anco il nafo per lo gran freddo, fecondo quel verfo ;
Citerà dum coPunt, foluìtur ille gelu •
tA che allude Martiale quando diffe .
Exprimeret quoties rorantem frlgore nafum \
Forbirti il nafo con li gomiti .
QVefìo igeilo dtfferefporco, e mecanico ; & perciò battendo nel fui
immondo effercitio abbrunatele mani, non potere con quelle, come
fanno gli altri, nettarfi ilnafo,onde l* ^Autore ad tìerennìo diffe:Quiefce^j
tu,cuius pater cubito fe emungercfolebat . Bione Fifofofo con ingiuria in*
terrogato chi foffe fiato fuo padre, ingenuamente rifpòfe:Meus pater erat
Ubeninus, cubito emungens . Sifuol dir à mecanìci che il loro mocco , &,
Jputo non gli efee di mane, perche con le mani fi forbono il nafo, e neWopc *
rar mecanicamente fi jputano in mano . Et fi dice perprouerbio: T^il op~
portunius ad munditiam nafi offendi poffe,quàm mulierem mucofam:per -
che ciafcuno che la uede, prima che la f eh ernif calgli fi f orbe ilnafoiOnde
nacque quell* altro prcuerbio : Qui emunfias nares babet, libere mucofas
ridere potè fi : perche come dice Giuuenale :
Icripedcm refius deride at jLcthìopem albus .
Roncheggiare, Ronfare.
Eli roncheggiare atto di dapocaggine , e d*ebbriacheg^a, e chi non fa*
peffe,che cofa fiafio potrebbe imparare da Tlauto,che co filo def crine:
Sorbet dormiens . V Jl. Quidforbetì L V . llludficrtit uolui dicere , &,
appreffo lifieffo Toetauno interrogato ciò chefacejfeun dormiente, ri -
fpofe Dormii, non quidem nafo,nam eo magnum clamat. Sed quia confi J
mite efi quodftertas,quafi forbeas . Di quefio ronf amento Verfio dice:
Mane piger fiertisjurge inquit auaritia eia
Su rge,n cgas,i n fiat/ fu vg e inquit, non queo , / urge . Et ancora dice :
K(empe hoc affidue iam clarum manefenefiras
lntrat,& angufias extendit lumine rimas ,
Stertmusfindomitum quod defpumare falernum
Sufficiat}quinta dum linea tangitur umbra .
Giuuenale parlando di quel vofjiano di fua mogliesche fingeua di dormire
dìce_j : —Dofius/pefiare lacunar
Do fi us & ad calicem uigilanti fiertere nafo,.
Horatio d'mo chefaceua tutto alla rouefeia .
——2 'qofies uigilabat adipfum
Lìt.j.sat.j Mane,diem totumfiertebat: Tiilfuit unquamfic impar fifa
ETerentiodifftrj :
in ^f*nuchcEatuus}mfulfHsstardus, fiotti ncfiefquediefquc *
Sali,
l %
in Milìt .
Sat, j
Sititi
Parte Prima 1 t6j
E ben diffe Salomone: Qui congregat in mefle, filiti sfapien* efiiqui autem Tm.ut
ftertit a Rat e9 film confufionis .
Getto di odorare.1
Ovetto accenna d'hauer qualche fentore d’ alcuna cofa . Cicerone àtf- • I j
/e: Ettnonnullus odor dittatura : & noi diciamo fubodorar alcuna
facendo, e le compofitioni accurate olere lucernam\olet mendacium,redo -
letamiquitatem,& filmili: Ci cerone fcriuendo ad dittico dice:Cupio,ante -
quam E$mamueniam,odoraridiligentius quidnamfuturumfit . Catullo >
fcriuendo à E abitilo lo inulta ad andar à lui offerendogli (tra ( altre cofe)À
m'unguento da unger fi co fi odorifero ,
Quod tu cumolfacies Deos rogabis
Totum ut tefaeiant Eabulle nafum •
Grande , & acuto deue effer l'odorato degli .Attorni genti dell’ultima In -
dia al fonte del Gange, che (come dice TlinioJ dell'aria che con la bocca,e zJtjjafì
dell’odore che con le narici riceuono muovo. De* quali fece ricordane an -
co il Tetrarca quando diffe .
L'un uiue ecco d’odor là fu' l gran fiume ì
lo qui di foco , e lume
Taf co i frali, e famelici miei fiirti .
Sternutare. n
VT^antico prouerbjfrdke: Sternutauerunt amores, del qual fà meni * 1 4,
tione Teocrito , e fi dice che con lofiernutofi da buon fegno d'ama -
re,e peròTropertio diffe:
<tyum libi nafeenti primis mea iuta diebus LìZ>.
Aridus argutum tternuitomem amor i Catullo diffe anch’egli :
Hoc utdixit amor, fimflra ut ante
Dextrafiernuit approbatione ,
*Nunc ab aufiicio bono prefetti
Mutius animis amarti amantur .
«Alberto Magno fcriue che gli Auguri hanno lo Sternuto per fegno di re -
rità, e di douer effer liberato da infidie,&da [oprattante pericolo. Et Ari Apopht. 1.
ttot ile dice che gli sternuti che fi fanno dopo il me%o giorno danno indicio
di maggior felicità , e noi ancora fe alcuna cofa raccontando ci (oprame-
ne lo fiernuto diciamo con quello confermar fi lauerità di\quel fatto : e
fentendo l'infermo a tternutare Stimiamo ciò effer fegno della ricuperata uh. 2?;
fanità . Tlìnio cercala cagione perche fi faccia honor e agli fiernuti, co- Lib.i.dttnì
m noi ancora facciamo, pregando felicità a chifiernuta9di che « iriftotile
rendendo
DcH'Arte de Cenni,
tendendo la ragione dice, che tre fono le parti principali delnofiro corpo :
il caponi petto , & iluentre,& che fi come i crepiti fono reffir amento
del ventre , & i rutti del petto , cofigli firmati del caponi quale effendo
[opra tutte ['altre parti del corpo uener ah de ,per dògli fpiriti che cofl me -
%o dello flernuto dal capo efeono, dando fegno, che il capo è f ano, potendo
cuocere, e [cacciar e Phumidità , come cofa [aiutare lo nutriamo* Sarà
adunque lo {temuto cenno buono , efauoreuole , e che darà inditio di ue*
riti , di [unità , e di felicità « Cicerone riprendendo quelli chetn ogni loro
pèdwW'Zfacenda offeruano ogni mimmo augurio , diceda cohoro etiarrt [temuta ~
menta cruntobfemanda*
BEL*
Farce Prima^.
DELLE LADRA, Cap, XVII,
f Delle labra,
% Labrachiufe.’
3 Mouer le labra,
4 Labro inferiore fporto in fuori »’
5 labra tremanti .
6 Torchile labra.
7 Delibare .
8 Labra gonfie,
Morficarfi le labra#
Delle la brar
frome la natura ci diede commodità di coprir altri no* , i ^
ftrs mancamenti, cofi co*lf or marcile labra Molle che na -
fcmder potemmo la brutterà de9denti:percioebe /o
bene i candidi,& eguali denti,, qual perle orientali, nefo
la bocca dì bella creatura le rendono non poca uagbt%-
’gatnondmeno perche co'lprogrcffo degli anni faciime n
te fi corrompono , e cadono, perciò non fi può negare, che gran fauore non
ci fia flato dalla natura conceduto Vanendoci dato il modo di coprir que*
Ma deformità con le labra
Labrachiufe, ‘ ^
QVeflo è cenno di prudente filentio, e di faper tacere ; onde il Sauio •
dijfe: Stultus,fl tacueritfapiens reputahiturì& fi comprefferit la- &W' 1 7-
Jbia Ji4aiintdligcns, Et cefi Dante fi ammoni à fare dicendo;
Sempre à quel uer, c*hà faccia di menzogna tnfr. 6.
D è Phucm. chiuder le labra quanfei può te ;
Terò che Jengacolpafa uergogna. E C^Ar lofio dijfe ; C.43 -AM
JJA Hrologo tenea le labrachiufe ,
Ter non dir ai Dottor cofa che doglia .
Manco atto ài penfare , e però dijf e Horatio :
- — —lUc ego mecurtì, ±
Compre Jfs agito labri $
Mouer le labra.,
V (fi ornato delle labra dà fogno dì nolo? parlare $ perche cefi fi fi ,5,
quando alcuna cofa fi vuoi dir et Domine Ubi a meaapmes , & osp/al. 5 p.
meum
Z.Reg.’l.
I/aU .
I 5.
Slarc. 7.
i 68 DcIPÀrte de5 Cenni,
wjc«w annuntiabit laudem tuam dice Dauidde : Et dice anco la Scrittura ì
Danni, io. Ecce quafi fimilitudo fili] hominis tetigit labia mea , dr aperiens os meum
locutus fum. Et il Tetrarca :
18. Tià uoltegià per dir le labra aper fi 9
Voi rimafe la noce in mego il petto .
ludith, j Velia vedouella Giuditte dice la Scrittura: Stetit Iuditb ante leff unterai
cum lachrym;s,& labiorum motu in filentìoiet di ^tnna madre di Samuel
leyla quale ejfendo fterile}& pregando il Signoresche la rendefiefeconda%
loquebatur in corde fuo9tantumque labia illiusmouebantur9 <& uoxpeni -
tus non audiebxtur . E ben dimostrò Iddio effer gli grate le orationi di
quelle [ante donnei poicbeall’una coceffeil trionfo del decollato Holofer -
ne $ & all’altra la gloria d’eff ir madre di cefi gran Trofeta . Ver fio dijfc
ch’era attodiuolerorareall’ufanxfdegli Htppocriti.
Labra mouens taeitus recutitaque [abbata paUes.
Di che Jpeffeuolte s’è Iddio lamentato nelle Scritture / acre dicendo: To*
pulus hic labijs me bonorat , cor autem eorum longe eff à me •
Labro inferiore fporto in fuori .
QVel lo [porger in fuori il labro inferiore è ateo lafciuo 1 che tacita •
méte inulta ad effer baciato ,& però il Tajfo dijfe in un fuo Sonetto:
Quel labro rc ut le rofe ban colorito
Molle fi Jj>orge>e tumidetto in fuor e , 4
Spinto per arte, mi cred’io9 d’amore
Ver far àbaci ìnfidìofo inulto» Gìouiano Tonfano dijfe co fi :
Bafia cum firiffis offers mibi claufa labe Ih s .
Eancogeftodi ruminar tra sè alcuna coja, come Sogliono far iToeti quan
do caminando foli uanno intorno le loro Toefìefantafiicandoycome Hora •
tio di [e ftefso co fi difse ,
lii.i.'Sat.? Ibam forte uia Sacra (ficutmeus efi mos)
Uefcio quid meditans nugarum y totusin illis .
Ter fio in queflo propofìto difse :
Murmuracumfecum , & rabiofa filentiarodunt >
*Atque exporrcào trutinantur nerba labello .
Labra tremanti.
Slcomeilgeftodfhauerlelabraftabiliye ferme è Segno d’huomo intrepidi
doye veraceyconferme al detto del Sauio: Labmm ueritatis firmurrLj
1 rit in perpetuum » Co fi batter le labra tremanti accennerà huomo timi •
dose bugiardos onde difse Calfurnio :
Yalta nerba refert tremulis titubanza labris » Et vd bacucco TrcfetaJ
d[se chiaramente quetto: ^iudiuiy & conturbatuseSluenter meus.à #0-
cecon -
f **•£
Jw # * li
<&»>•$
Parte Prima^»
169
r.6l
ce contremuerùnt lahiamea , E la cagione diqueSìo atto è perche il ti*
more, e tremore del cuore fa anco uacillare le parti del corpo, & maffima-
mente quelle che fono deboli,e di poca ferme7gaycomt fono le labra .
Torcer le labra.
OVeflo è getto di f rande , e di fuperbia conforme al detto del Sauio :
Melior ett pauper,què ambulai in fimplicitatefna,quàm ditte* tor* trcu 19,
quens labia [ua,& inftpiens . £ perche è notabile deformità il tener le la -
tra tortejogliono le uaghedonney& igiouani effeminati, prima che efca -
no di c afa acconciar fi allo {pecchia le Labra in bella pofitura : quindi nac-
que il prouerbto: Labrisad fpeculum compofitis incedere . Ma perla
contrario tener diritte le labra è geflo di huomo prudente > e perciò Salo - Prcu.ijZ
mone chiama rette le labra del faggio .
Ddibare.
Ometto atto d’affaggiare alcuna cofa con Vettremità delle labra è dì
parfimonia,e di frugalità, per prouerbio fi dice: Trimoribus labijs ,
onero fummis labijs deguftare , di coloro che ajfaggiano fo lamento le cofe
fuperficialmente , e non le trasmettono nello Stomaco. Cicerone lafciò
fcritto: Equidemmultos& uidiin hac cintiate, & andini, nonmedequi VroC&lisì'
frimoribus labijs deguftaffentgenus hoc uita . E Quintiliano : Sed hoc ub.n.
tranfeo , de quo nemtnem, qui htterasuel primis, ut aiunt, labijs degusta-
rti,dubitaturum puto. Seneca : T{onà fummis labijs itta uenerunt,ha - ub.i. e. 16
beni ha uoces fundamentum. Et leggiamo appreffo S. Girolamo :Vt non le in \p U
ni ,citatoque fermane, &, ut ita loquar, fummis labijs hojpìtes inuitemus . &*/?•
Quefio delibare fi dice anco quando far linamente, e conia fommità de3 la-
bri fi colgono i baci
Virgilio di Gioue che baciò Venere fua figlia diffe :
Ofcuia libanti nata. Et Mpuleio di due felici amanti : JEn.il
Olii purpurea delibante s ofcuia.
Mail Tetrarca ingegnof amente trafportò queflauoce della bocca à gli
orecchi mentregodea lamci, e la uifia della fua Laura dicendo :
J{apto permand3Mmor,nèsò ben dotte , Scn.idiì
Doppia dolcezza in un uolto delibo .
Imitando ti rapimento dell* M. pollalo quando differite in corpore,fiut ^
extra corpus nefcio , ti qual^poftolofcriuendo à Timoteo apunto diffe Tin}t 4; *
ego entra iamddibor. ‘
Labra gonfie .
Q Vetta farà geflo d'animo fde^nofo,® iracondi. Dante di Tìnto - Q
ne irato difj e che Virgilio :
To.fi nuolfe à quell* enfiata labbia inftTt
V E diffe
1 70 Dell’Arte de’ Cenni,
E di{fe taci malaietto lupo,
Conf/ma dentro te con la tua rabbia .
Età T affo dice che Argante , quando da G offredo gli fà negata la pace»
• Con enfiate labbia
8' 88. si truffe manti al Capitano, e diffe \
Chi la pace non vuol, la guerra s’habbia.
Prm io. £ Salomone prima di colloro diffe ; Ei 3 qui dilatai labia fitta ne commi»
fcearis , Et altrove 2
Ehm, ió - iab;a lamenti a cum pejffimo corde fociata .
ModìcarfileJabra,
« TI Er grand’ira , e per grande fidegno l’huomo fi fimi morder le labro* ì
1 Mrifiofane cefi diffi ^ :
ln Comedens laèra pm iracundia . Et Homero nell9 Odi ffea*
1 3 %d$ì hi labro, finis prefferunt dentibus orane s .
Salomone cefi ancor egli Tintefe quando diffe :
Erm. 1 6, Mordens labia firn per fiat malum ,
Uh.iu£s%* E Quinti tiano ferì ffe che labra iambere,& mordere deforme eH»
Co fi diffe anco inizio fio :
E che Ravenna faccheggiatareCla ,
C.3 J4&41 morde il Vapaper dolor le labbia , Et il T affo di Tintone irato ;
«Ambo le labra per furor fi morfe >
C.4.8* 1. E qual Tauro ferito, il fuo dolore
Versò muggiando,efofinrandofu®re» Et in un9 altro luogo il Argante 2
Tacque , e’I Vagano ai feferir pocomfo
Morde k labra , sii furor fi firugge *
©Et-
Parte Prima^. 171
DELLA BOCCA. Cap. XVIII.
1 Della bocca,
2 Bocca aperta uerfo alcuna cofa.
3 Pender dalla bocca altrui .
4 Bocca aperta verfo il cielo.
y Moftrar i denti con la bocca operta l
6 Della Tanna.
7 Bocca chiufa.
8 Anello porto alla bocca l
9 Bocca gonfia.
10 Gemere.
11 Sofpirare.
1 2 Soffiarli fopra la palma della mano.
13 Sbuffare .
14 Sbadigliare.
15 Singhiottire,
16 Toffire .
17 Ruttare,
1 8 Sputar contra alcuna colar
1 9 Sputar nella faccia d’alcuno J
20 Sputarli nel proprio feno.
zi Sputar verfo il cielo.
2 z Sputar fopra l*una,e poi fopra l’altra mano-
sa Inghiottir la faliua.
24 Hauer la Ichiuma alla bocca®
zì Lauarli la bocca •
26 Vomitare .
27 Ruminare.
28 Sufurrare.
zp Muffare.
50 Mormorare®
31 Stridere.
31 Vrlare.
33 Rugg'«*-
34 Mugire.
35 Vagire.
3 6 Suffolare®
X % 37 Atto
I .
1 7 1 Dell’Arte de’ Cenni,
37 Anodi fonar la piua.
3 8 Geli® di fonar la- tromba*
3P Atto di parlar baffo.
40 Atto di bere *
4 1 Paio dolce,
42 Rifa garbo.
43 GtturarOiaJbocca.
,44 Del bacio.
.45 Del Bacio facro, e dittino.’
46 Baciar la freme.
47 Badar gli, occhi.
48 Baciar la guancia .
4P Badar la bocca .
5 o Baciar le proprie mani.
151 Baciar le mani altrui.
5 2 Baciar l'altrui gi nocchia^,’
5 3 Baciar i piedi altrui .
5 4 Baciar le co fé in fenfate*
1 5 Bacio fraudolento .
Della bocca.
T^atura ha iti qneflo mondo in tal maniera rnefecla -
£o bene colmaie>cbe diffìcilmente fi può l'uno confo*
guire > che dell'altro non fi partecipi : il che ficome in
molti fme altre cofe , cefi manif eoamente fi feorge^j
nel propnfito noftre delfauellare ; penioebe dal com*
modo che hà fentito l'buomj) da qneflo che bora è
jtvmmme modo con la bocca di parlare , ha qrnfi del
tutmfmamla qnetlamtmal maniera di efpr'mer i concetti del fuo animo
€m ì gefli di tutto il corpo | .laquale perciò fu dalla di ulna presidenza-*
Mulbummo mtmdmmte concedutala egli anco in ciò tralaf dando ilbe *
s&efi-cio della natura s Riandato procacciando artificioso modo di /coprir
■emiaèrnea ifim defidertj* inventando un numero qua fi infinito di soca*
è&Hs& m arte méscendoli perconfeguir con lungo ft lidio quella in&eUigi*
iik Soquen^ds che la natura solca che wfibtlfoffs , & cpfi darle per og*
togli muchi $quMo oUa dmeaà gli occhi corn/bonàere : Onde in ciò è
.■m-uemto queUo che dilla geiigime u ediam 0 effev accaduto sperciò che ni
mokmàogM hmmim mfmm^sgmterfifiax fermi m quella fede che iddi*
vistene
Parte Prima. 173
•finente aitòr della natura ci bauea infegnata,fifono pazzamente inuilup
pati in tante, e coftfirauaganti opinioni, che tra loro non s'accordano, e no
jintendono:cofi non contenti gli bmmini di quella communefauella , che
con proportionatì gefti era da cjjì naturalmente formata : hanno con arti-
ficio tante maniere s e cefi diuerfe di favellare inventate, che una regione
■con Valtranon s'inicnde } ne s'accordale con lunghìffimo Rudio potreb-
bono da bicorno dy eccellente ingegno effer apprefe : ma defìderando io di
teUituìr quanto pi à fi a poffibile quella (munita naturai favella, come co
uarij gcftt del no lira corpo fipojfa ragionare in parte fin' bora ho dima-
firato y e meglio per i'auenire andavo dimofirando: & come con la bocca 9
fen^f ormar favole , ciò anco fare fi poflfa bora procurerò di manifeftare *
Bocca aperta verfo alcuna cofa.
IL lenir la bocca aperta uerfo alcuna cofa c gefio di de federarla gran- ,
demente , cervie ftar in atte di divorarla : e fi dice volgarmente alcuno
fiat con la bocca aperta fopr a quella cofa, che fommamente defidera. I La
tini ejprimono quefto gefio col nerbo biave, che vuol dire con la bocca aper
iaàlcuna cofa bramare, UfcriUura dice de’ Giudei, cheboHes eorum in - tflbcr.f.
hìabant fanguinL Seneca : Qui c quid accepit integrumdeuoraty& femper in Epifi.
ad fpem futuri hiat, & fi dice alieno patrimonio inhiare » Hifco è campo -
fiodahio, e figni fica apunto aprir la bocca , e per translatione fi dice delle
cafe che per uè c chicca ,è peraltro accidente s' aprono. Vlauto:T ace, cedes ln
hifeunt* ideila terra quando per troppo ardorfi apre,& fa fiffurc, Ovi-
dio diffe "
Hifcere nempe libi terra roganda farei ° "£$.€»
Virgilio della voragine 9 & bocca fljtuerno diffe m
Sp cianca alta fuit uaftoque immanis hiatu . 6l
Et usò anco fatifco in quefto fignificaio per ejfi timer come le naui perla
fortuna s* aprivano*
jiccipiunt inimicum mbrem,rimifque fatifemt* &n.u
E quefto ge fio è proprio de1 lupi fi quali, mentre bramano il cibo fi anno con
la bocca aperta: e perciò T lauto : Jfam iUic homo tuam h&reditatem in- in SiUfc
hiat quafi efmiens lupus , & per proverbio fi dice : lupus hiat , dì coloro
che non hanno potuto confeguir quello , che grandemente de fiderauano :
perche quando quefto animale non ha potuto goder la bramata preda , fi
parte con la bocca aperta * Luciano dice : Vt lupus hians dij cederemo, in GaU$.
Dionifio Soffia in una fua Epifiola dice: Pafìusfum btpus frufira hians.
Horatio parimente s
— — Cormmddudethkntem LikiM.
^dUudendo alla favola d’Ffopo del corvo» e delia volpe ymanào egli refiò
174 Dell'Arte de* Cenni ,
con la bocca aperta, & del formaggio prm,& parlando d’ttn attiro dice
l'ifttjjo Toeta :
CottgeBirvndique faccis
1 ridormi sinhians .
Ver la mede fama ragione / ì dice anco in prouerbio Larushians , perche
ApudAthe. quello ve cello per natura yorace fa il medefmogefto ; onde Tlutarcv
eenu, ; F parlando d* un go lo fo parafitto lo afjomiglia à quefh animale dicendo i
— verò adueniensin limine fl ab a t
Cherephocn parafatusei vicinus,auinon
Diffimilis vulgo dtffa efllarus,efurientu
Dante pofe quefto geflo per brama d* alcuna cofa come l'acetato brami
di berciò ;
tnfar j 9. pacata lui tener le labra aperte
Come Veikko fà ; che per la fete 9
Vun verfo il mento, e l'altro in su riuerte l
Quello gelìo di ftar con la bocca aperta per fegno dì gran defaderio idefi
$ o da9 Tofcani agognare ,& è tolto da9 cani onde il Boccaccio nel Eiloca^
po diffe
Gli agognanti cani * E Dantet
Inf eant.6. Qual* è quel cane ch'abbaiando agugna,
E fai r acqueta poi che'l pafto morde • Et il Tetrarca ^
Can^ 1 1 . che s'afpctti non sò,ne che s* agogni* E V*4riofto .
€.15. fi. $9 L'Europa è in armene di far guerra agogna
In ogni parte, fuor ch'otte bifogna,
Fend er dalla bocca altrui ,
X YS r 4ue^° &e^0 c^e ^ndo con la bocca aperta in atto di gran -
’ * # jLJr de attentione^irgilio diffe :
Aen.z. Coni icuere omnesintentique ora tenebant » E l**4riolìo :
c^z./l.si che con la bocca aperta facean fegni 9
Che'l canto, e l'armonìa lor dilettaffe * Et un'altrui uolta e
e. 43. fan* Con tanta attention, che chi lo mira
s c8. q^Qn yatte gii occhi* e à pena il fiato fjbìra « Il T affo ciò ejfreffe dicendo :
C.5/74. Edalabocca pendon di colui 9
Che Jpicga i breui , e legge i nomi altrui* Et ancora :
C.y.Jt. 14. Mentr'ei così ragiona, Erminia pende
Da la foaue bocca intenta, e cheta . Imitando Gnidio quando diffe $
$pt 1 0 narranti* comux pendei ab ore viri «
Cocca
Parte Primsu. 17;
Bocca aperta verfo il Ciclo
E^tto di fobrietà, e di parfimonia , come fìat affrettando di uiuer di
rugiada , che dal Cielo cada , fecondo quel prouerbio : timore pafei - '4*
tur9come fanno U ci cade, dì che dì ff e Virgilio :
Dunque thymo pafeentur apes,dum rorecicad# ,
Naf tendo i corni fen%a piuma, & effendo di pelle bianchi, fono da princi-
pio dalle loro nere madri abbandonati , filmando non effer loro figliuoli %
onde effi tenendo la bocca apertauerfo il Cielo , e con quefìo gtflo in certo
modo chiedendo foccorfo dal creatore del tutto ,fono di rugiada celeftc^>
nutriti, fin" à tanto , che fatte le nere piume, fono dalle loro madri per figli
riconosciuti, ■& allenati , che fùda Giobbe così ejfrreffo : Qui pr/eparat c*p
corno efeam fuam,quando pulii eius clamant ad Deum yagientes,eo quod
nonhabent abos , E Dauidde in conformità ; Qui datiumentis efeam ip- p/*/.i4£s
forum, & pullij coruorum inuocantibus eum ,
Moftrar i denti con ia bocca aperta ,
*T L geflo d’affaldar il uolto aprendo la bocca , me fi r andò i denti , tome % r m
X i cani quando per ira fanno le rughe nel moftaccio, e attedi {degno, e* #
d'ira , detto dai latini rmgo , & quindi dicono tingere per ìf degnar fi dal
torcimento delle narici , perche la narice da Greci è chiamata . Ho ra-
tio in quefìo fignificato ;
Trdtulerimfcriptordelirus , inerfque vi deri Cui
Dum mea deh ffent mala me, rei denique fallane
Quàm fapere, & ringi.
Et quindi deriua riflus che uml dire ilmoJftactìoÀ quefìo modo contra-
fatto, Marnale *
Cum comparata nfìibus tuis ora Zfr,*;
'NjLiacus habeat Crocodillus angufia, Giuuenale ,
Jpfe ad conffreflum ca m di due ere ri Cium, Gnidio delle rane ; ***-• 1
Jpfaque dilatant patulos conuiciaridus ,
Et quindi difeende rixa ch’ìè propriamente la contefa di cani , da tingo
deriuataycbe poi fi diffe anco delle c onte fé deglikuomini . Fello Tompeo
dice ; B^cìus, rixa, nxosè, ringitur dici videntur quia in diuerfum rum -
puntar, contrariaque fini retto , 'Nella mfirafauella diciamo parimente
ringhiare, e tingo , e quindi digrignare . L'Mr lofio ben' informato di ciò,
l'effrrejfe in quefla maniera ;
C ome / oglion taf hot duo can mordenti , C. i
0 per inuidia, ò per alt r' odio moffi,
Muicwarfi digrignando i denti
Con occhi biechi , c più che bragia teff £
1 76 Dell’Arte de5 Cenni,
Indi a morfi uenir , dì rabbia ardenti
Con affri ringhi} e rabuffati doffi ,
Cefi d le ffade da igridise da Ponte
Venne il Circaffo , e queldi Cbiaramonte_j 2
Dante volendo dire che gli pretini erano molto piàfdegnofi}<& orgoglio -
fi di quello che allo Flato loro fi conueniuafit chiama Bettoli, ciò è picca-
ti cani ringbiefi :
Iuyg ia, bettoli troua poi uenendo giufo
ringhio fi piu che non chiede lor pojfa i r
Etalor difdegnofa torce ilmufo .
: Di Fìando tuttauia nella metafora de i cani nell'Inferno dice 5
Stani Minos horribilmente e ringhia •
Et in un* altro luogo effo Voeta àiffe ancora :
lnfer.il. 'Hpn ^edi tà che digrignano i denti . UJfmFlo s
Come fi ffinge il Cane al Lupo adoffo *
C.i 7 fi, 89 Che dieci pajjìgli uà dietro , ò uinti
E poi fi ferma% & abbaiando guarda
Come digrigni mmacciofo i denti .
Quello IFleffogeFlo di digrignar i denti è anco effreffiuo del rifo, pbicbèD
quelli che grandemente ridono all'ifleffo modo affaldando la faccia mo ■»
in Form, frano i dent'u & perciò Terentio diffe : iUe ringitur ut ride a s , & riffur»
che quindi deriua>come dicemmo * figmfica il ceffo , & il maftaccio , ciò è
tutta quella parte della bocca > laquale mentre fi ride è terminata datici
fue falde. Il Budeo dice :
fyàusefìorisdìftenfio qualis effefoletin rìdentìbus • Et H orario.
l$,i'M.io'Ergo non fatis efi rifu diducere riftum.
Vn parafito appreffo Tlauto hauendo dette alcunefue inette facetiesdeUè
quali ninno rifeyd\ffe che almeno doueano finger di rider e ^mofir andò i den
ti come fanno i cani.
Della Tanna*
C^'0 è detto colitiche con uno jciolto ri fo9& con tutte le parti del
corpo difìortefchernifcegli altrui cofiumi congeflo cefi inetto dì con-
torcerle labra, & mofirari denti} che mentre s'affatica di fchernir alcu-
De Crai, x^no^egli è da tutti fchernitOtCome dice Cicerone: Quid cairn pot efi efie tam
ridiculum qudmfannio efi}qui ore}Vultu,imitandismorìbus*uoce} deni -
Zìb. 9. que corpore ridetur ipfeì fenuendo d Tapirio Veto dice: Salis enim fìtti s
Sa:, i. eftjanniorum parum . Ter fio: Vos ò patnciusfanguis quosuiuerefas kft.
Occipiti esco poFlics occunite fanns . Giuuenale :
1 nmc & dubita quaforbet aerafanm Tullia» E PiFìeffo Ter fio :
Difce
Parte Primari 177
Dlfcefediràeadaìnaforugofaquefanna0 „ # Sat ^
Quindi è derivato fub fannar e iCb' è l'ifleffo chefchermrefonde à peccatori
difft Iddìo per SalomoneiEgo quoque in interitu uefiro ridebo , &fubfan - Prou. i .
nabo : & Dauidde: Qui habitat in ccelis irridebit eosy& Domimi s fubfan- Tfd 2
nabit eos . & fubfannatio, è lo fchernimento fatti furnus uicinis nofiris , p/ai 7g,
fubfannatio,& tllufiohis qui in circuita nottrofunt. Etaltroue: Subfan - Pfal .34*
nauerunt me fubfannatione. Etuolendodir il Sauio3 che lo Schernitore^
fchermifce indifferentemente ciafcuno diffe : Equus emi(fariu/,fic &ami - *cc- 33*
cus fubfannator fub omni fuprafedente hinnit. San Tomafo dice : Irrifio , secund.fic,
& (ubfannatto conueniunt in fineffed differunt m modo‘,quia prima fit na ^.oa,
fo rugato, fecunda nero fit erejdefi uerbìs > & cachino . Della prima par
che Terfio intendere quando diffe :
Ingeminant tr emulo snafo cri (fante cachino s.
E perche tifino (mie ff effe raccoglier le labra}&mottrare (conciamen-
te i dentice far un tal getto ridicolofoypsrciò effer ( imbolo dìfcherno dice
Tierio V alenano . Forfè da quetta fama non è differente quel mo(lac - in jfw».
ciò s del quale intefe l'^triòfìo dicendo z
Sefentìffe ch'io amaffi faria un uìfo » Sat ,4,
Come morde ff e ali' bora all3 bora un f orbo ^
Vitaliano chiama fanne , & anco game i denti maggiori del cinghiale * è
d'altro ftmil animale ye co fi anche de' cani . Dante diffe :
- E con l'agute fanne
Mi parea lor ueder fendere i fianchi. Et anco :
Le bocche aper[e>emoftyouì le fanne.
^ Affannare poi3& aggannare, e quello che dicono i Latini mordicns tene -
re, ciò ètentr fermo co ' denti . Dante :
Da la qual parte il periglio l'affanni . Et anco r
E quefio bafìi de la prima ualle
Saper ,& di color che'n sé affanna. Et un'altra [ho Ita.
L'una giunfeà Capocchio 3& in fui nodo
Del coilo l'affannò stjChe tirando
Grattar lì fece il uentre al fondo [odo. E l'^Lrèofio :
Cerche non le fi uolgaye non l'agganni .
Bocca chiufa.
QVefio farà atto di filentìo , poiché con la bocca ferratane» fi parla : . 7»
& hoggidìil {omino Pontefice vfa là cerimonia d’aprir la bocca à
Cardinaliycbe prima non haueano facoltà dì parlare in Concittoro i'Ario*
fio diffe.
Liberamente tc'l confeffo y hot chiude
Z La
Sai | ,
M*. i.
Tu/cul. $
\
Met, ij.Tj
yn, 138,
Pfahól,
.8.
2ccl, iì,
2eel,$%t
PJaL 1 <jq.
2 lui in 0=
fopkteg. 0
*n Altxm.
s?8 Dell’Arte de’ Cenni ,
la bocca, ch’à difender la bugia ,
7v(j?» volli prender mai jfada nè feudi .
A pprejjo 1 Romani era lafiatua di Angerona con la bocna legata , e figli
lata , per atterrire che non fi deueffe nudare in tutela di qual Dìo (offe la
Cittd}acciocbe} con le loro fuper Iti noni, egli non fiffe cor [fretto à partire ,
& la dfiefa di quella abandonare : onde Virgilio diffe :
E x ceffer e omne s aditi sy ari sque r elici- s
Dvj qtubus imperium hoc fleterat .
Et effimera anco dolorofo filentio, onde Cicerone : Nicbe fingiturlapil
dea , propter Attrnum credo in lutfu filentium .
Quidio di Ecuba quando vide il corpo di Tolidoro fuo figlio e flint 0 dìceche
; — ~ obmutuit illa dolore.
il Tetrarca parlando della riuerenga che portaua alla fua amatru
Laura dice :
Ond’io non potei mai formar parola ,
Ch’altro, che da me lìejfofoffe intefa
Cofini’ba fatto amor tremante , e fioco
Et fe bene il taciturno è limato ftggw , è però anco indiciohominis pra*
ua cogitantis , e però è fentto :
Demijfos animo , & tacitos vitate memento ,
Flumiene jub placido forfan latet altius vnda .
E et ntra quelli che interrogati non rifpandono è indicio di colpa , & mani
c amento , perche co4ne diffe Stokeo : Ventas nullam r equini premedita*
tionem. Et Seneca : Quid verba quarti ? vcritas odtt moras. E Danid.de:
Obftruffium efi osloquentium iniqua »
A nello pofìo alla bocca.
Egitto d'imponer filcntie,D>ce il Sauw Saicmcne:Quis dabit ori meo
cuflodiam ,& fuper labiamea fignaculum ccrtum ,vtiinguamea
nonperdatme ? Etanco :
Ti fui orimeo cuflodiam : imitando fuo Vadre Dauìdde che prima hauea
detto ; Tane Domine cuflodiam ori meo . Et ojìium circumftant’fi la -
bus meis. ^iìejfandro Magno ponendo il fuo anello fignatono alla bocca
d' Efeflione con quello gelìo gli ifàpoje fili ulto di quanto haue a veduto
effer gli fiat oda Ohmpia fua madre jentto. Si dice m prcuerbio; Ciani sin
lingua Sofocle nell Edipo Coloneo lafctò ferino ; sA urea ciane linguam
ìnitiatorum coercere ; per accennare , che (idi uè chiuder la bocca , come
con ma chiane ,accioche nonefeano i jecreti conforme à quel verfetto
apprejjo Luciano :
v< ir canuta
Parte Pritnau; 179
Zircinumvìcelet claudenda efl lingua figillo.
Le grà, che di alida vengono per lo monte Tauro per non effer fentite
dall* Aquile, & cefi paffar fieramente, non folo fanno quello paffaggio di
notte , ma con alcune petruccie in bocca per offeruar neceff'ariamente que
(lo filentio: co fi gli huomini , che naturalmente fono loquaci , douerebbono
con arte emendar il rido della natura. Socrate commandaua tre cofc_j
principalmente a* fuoi [colarida prudenza nell* animo , la verecondia
nel volto, & il filentio nella lingua . Sono alcuni come vafi rotti che [pan-
dono il tutto nè poffono contener cofa alcuna. Duidio diffe bene;
Quis furor e fi qua notte latent in luce faterii
Et qua clamfacias fatta referre palam i
0 come faggiamente diffe quell1 altro :
Arcanum neque tuferutaberis vUiusvnquani
Commxffumque teges, & vino tortus ; & ira *
bielle gentili ragunanze merita egual biafimo Pignorante d parlare, e l’e-
rudito à tacere . Di vno che dijputaua ignorantemente diffe Democrito 9
che egli non era perito di parlare, ma fi bene imperito di tacer e. Ad vno
altro che nel conuito non parlaua Teofrafìo diffe, che s’egli era ignorante
{acca da prudente, ma [e prudente [acca da ignorante •
Mutare,
Amtrf
Ver. Uh. 1
tpift. 1 9.
Bocca gonfia •
LA bocca piena , e gonfia è gefio di vanità , come fi vede in alcuni, che
con tanta magniloquenza parlano , che gonfiando la bocca parche
vogliano formar ampolle , che fono vafi di vetro co*l ventre gonfio , de*
quali apunto Horatio diffe :
Troijcit ampullast&fesquipedalia verba. Et altroue : * ?oe1'
Ampullatur in arte . Iti.
Tale fu Ciclico Toetaftro , che con tanta gonfiezza & vanità incominciò
ilfuo Toema,cke non potendo in quella fomentar fir, Horatio biafimando -
lo ci diede fopra ciò quetto precetto :
Hec ffte incipHSfVt fcriptor Cyclicns olimi
FortunamTriami cantabo, nobile bellum,
Quiddignum tanto ferethic promiffor hiatu ?
E ci infegna^he dobbiamo humilmente incominciare} & poi inalzandoci
blon fumum ex fulgore, fed ex fumo dare lucem Turno à Drance dice
— An tibi Mauor s Mn.iil
Fentofa in lingua , pedibusque fugacibus iftis
Semper erit? à che par che alludeffe Catone dicendo :
Quoi praftare potes ne bis promifens vili ,
tic
Z %
C&p> 16,
Vm&à'is
JE». XZ«
1 8 o Deli3 Arte de5 Cenni s
He fis uehtofus dum uis bonus ipfeuideri.
E Giobbe à quei [mi nani conf datori difife Munquid habebimt finiti uìt
ba uentofa i Dante uolendo dire che .Arrigo V . Sueuo Imp. e Federi*
go IL fuo figliuolo furono fuperh’ , li chiama uenti •
Queff èla luce de la gran Goftanga ,
Che del fecondo uento di Soaue
Generai tergo, e ì' ultima pojfanga. E Virgilio :
Dot lihert-atem fanditflatufque remittat.
E fi dice deponeve flatus , per poner da parte l'alterezza , e la fuperb'uul
E S.Taolo dice chefcìentìa inflat . E per lo contrario che charitas non in «
Ad Cmvi fiatar non cH am b i i ìofa.Quefiogefio accenna anco ira3e fuperbia.Salomo»
• ne uolendo lignificare , che gli huomini fuperbi faranno humiliati da Dio
dice : Difrumpet illos inflatùs fine noce, & commouebit ìUos àfundamen «
tis. Fiorano dijfe s
— — Quìsillìslupiter ambas
Uk i Mi' i Iratus buccas inflet . Et anco :
ìratufque cremes tumido delitigat ore .
H Pesi, Come amene nelle rane , che per ira fi gonfiano: onde EfopQ formò Fapolo^
go della rana,chc peruolerfi troppo gonfiare crepò . Et Gnìdio difife : ~
idki, Sai.s Ora tumcnt ira > nigrefeunt fanguine uena ,
De ari. a- Lumina gorgoneo fmius angue micanL
man* ^
Gemere.
1 1 o. Y E gemito è noce inartkulata , mila quale prorompono coloro che han -
A no l* animo grandemente angufiiato, e da dolore opprefifo.Tjella diurna
%xod. 6 . fcrittura fi legge^che Iddio diffes Ego andini gemitum filiorum Ifrael quo
Aegyptij opprefiferunt eos , & vecordatus firn patti mei: & in un* altro
Dm ìd, i $„ luogo, Ingemmi Sufanna,& ait:angujh& mthi funi undique . Et anco s
Ft*u*i-9. Cum impfifumpf mnt principattm gemei populus . E Virgilio dijfe :
i. T«>« uttù inZenttm gomitum dai peBore ab imo. E di T urno fdegnatos
Talibus exarfit d>Bis molenda Turni
Ma* i s° Dat gemittm yrumpitque bai imo pcBore necci. VAricfio :
Sojfira, egeme nonperche l'annoi »
Ci» &'&6. Che piede. è braccio F babbi a rotto, òfmoffo ,
Ma per uergognet fola, il Taffo parimente difife %
G&M.64* Tal* ber f ter eie lagrime, e i albera
Sono occulti da lei gemiti [far fi.
■{hteflo gemito fi dà meoà gli animali bruti: onde Gnidio di CdiBo con*
mnim m Qrfa dm e
Afte
Parte Prima*
1 8 i
Mei, 2*
Zéffiduoque fuos gemitìi tettata dolores .#
Virgilio lo attribuì alle Tortore:
jec gemere astia ceffabit tur tur ab ulmo * 1 *
Eiadinina fcritturaalle colombe; cincillà gementcs ut columbi }inuY^ Kabucb* il
murante sin cor dibus fuis . jL ncoalle cof oprine difenfo fi dà il gemito co-
me Virgilio lo diede al mare: Mei* t.
Etgemitum ingenum pelagi . Et alla nane t 3*
Gemuti {uh pondere cimba . Che fu dal T affo imitato dicendo s j£n. 6,
Geme iluicino mar [otto Vincano c. j fi >79»
Ve Volte nani .
ETlinio nelVepi fiale: *At cum fìridmtfunes}curuatur arbor gubtrnacula
gemunt . Vjlriofio lo attribuì al bofco :
Grande è il rumor e,e ìlbofco intorno geme . C.zì~,fi. 7%
E Dante al legno verde quando è potto al fuoco ì
Come d9un tti%%p uerde, ch*arfo fia Infici
Va Vunde 9 lattiche da V altro geme f
E cigola per muto che ua uia* »
Sofpirarè,'
IL [off irò è un9 atto di traher Lo ff trito dal profondo del petto cagionato ”x l
da gran dolore Quidìo diffe :
Myrrha patre audito [uff ina ducie ab imo Mtt.iQ,
Te fi or e * Co fi Virgilio dice di Enea prima che raccontale a Bidone ì ^ À
patiti franagli :
Suff trans, imoque trahens à pecore uocem»
Guefiofoffno è figlio del dolore, e fratello del pianto, e perciò uanno ffeffe
mite infieme,onde giudi ciecamente cefi furano dal Taffo accoppiati . jj
<A quella in ucce di riff offa viene " - •
Sà le labra un [off ir, siigli occhi il pianto s
Tur gli ff irti , e le lagrime ritiene
Ma non cofi,che lor non moftri alquanto K
Che gli occhi pregni un bel purpureo giro
linfe, croco ffuntò me\o il [off irò . E con bella metafora dà il piàngeri
ad un rufcello,& all9 aurailfoff irarei
Vìfented'un ruf cello Uro co pianto C>i8fi,W
E9l[offirar del9 aura intra le fronde»
Dante parlando del limbo dotte dice cb'Mmi* anime de* fanti f airi e
de gli Inno centi quella di Virgilio [%
Loco è la gìànontrifto da9 martiri "* l^S'Jì'
MadimebtjsJqlo $ OMÌlammè
r « t
1 8i Dell’Arte de Cenni,
Non fonan è omè guai, ma fon f offici, VMiofto diffe aneli egli :
Eadhoradhor mirandolo offeruaua ,
Cbauea di grande affannoni core oppreffo,
Che non può iìar momento , che non babbia
Vn cocente [off irò in su le labbia . Et il Taffo della betta JEttnida*
C.f. 77 ^Etta fanne alcun moto , e con parole
Tronche , e dolci foff ni à dògli inulta .
*Non è adunque dubbio che con quello atto di foff ito tacitamente ocul
tamente non fi fanelli, e però Dante diffe :
Targai, hoy fon9 io d*una parte,e d'altra prefo
V una mi fa tacer, l'altra f congiura
Ch’io diedi ond'io foff irò, e fon intefo. Et il Tetrarca t
f'an*‘ 3?** che fanno meco bomai queSìifoffiri
Che nafeean di dolore ,
E moflrauan di fore
la mia angofeiofa , e differata ulta •
Eancoi foff irare atto di defiderar quella cofa, per la quale fi foff ira]
e però fi ufa di dire foff irare per de fiderare, come diffe Giuuenale 2
sm 1 1 * Sufpirans longo non uifam tempore matrem . E Tibullo s
lìb.i.eleg.6 j*e tenet,abfentes aliosfuffirat amores
Et fimulatfubìto condoluiffe caput. llTetrarcanel Trionfo (Fumerei
canili. & foffirando il Bsgno di Sorta.
f#p, 2, VjlrioElo dice che .Agr amante fuggendo 1* incendio :
Tianfe da lungi , e foff irò Bifcrta. Dante :
noi deuot amente bòra feffira
Tarad.ii. U anima mia per acquistar virtute. Il Tetrarca :
Sm> lzo In quel bel uifo,ch*to foffiro^ bramo
F ermi er angli occhi de fio fi, intenti.
Eccito, £ Salomone ingente / amente diffe : Vidensoculis ,& ingemifeens, ficut
jfado compie fi ens uirgtnem, gr [uff trans.
Soffiarli fopra la palina della mano.
r9 1 2,# T Efoffiar con la bocca fopra la palma della mano ègefto di co fa, che fixJ
JL tr anfitoria fomentane a ,t che paffi come unfoffìo preflo,e fia uana co-
mele fferan^e de 9 cortigiani, ò degli amanti, à che alludi la diurna frit-
tura dicendo : Spes impij tamquam lanugo e SI , qu<c a uento toliitur , &
tamquam ff urna gracili s, qua à procella dìffergitur , & tamquam fumus
qui a uento diffufus e Sì . Fiatone diffe che la fperanga è un fogno di uigi -
Unti; à che Virgilio par chealludeffe quando diffe :
— An qui amant iffifibi f omnia fingunt. il Tetrarca diffe :
Quello
ZogU.
Parte Prima? 183
Qjfeflo noflro caducò, e fragil bene
Ch' evento & ombrat&kà nome beltadc» E dice che la gente è
Cieca, che fempre al uento fi traballa , T rionf. dei
E pur di [alfe opinion fi pafcc^>. Tempo.
E Giobbe dijfe : Memento mei Domine quia uentus eH vita mea. E dijfcs cap. 7.
anco che gli huomini erunt ficut palese antefacum uenti. E Dauidde che Cap. zr ;
la no tira ulta è ficut puluis quem proijcit uentus à facie terra . p/*l> 1 •
iJjtnefio dice che Mjìolfo nel cerchio della Luna tra l’ altre cofe uide ;
I mantici ch’intorno han pieni i greppi C.$ 4. /?,?8
Sono i fumi de’ Trencipì e i fauori .
Dalqual fumo furono detti fumi venditores quelli che fingendo di rac -
commandar alcuno al Trencipe, cercano di far della fua gratta mercatan - *
tia, de’ quali intefe Martiale quando dijfe :
Vendere nec uancs circum palatiafumos .
Del qual delitto hò trattato nel mio libro de* furti* Il Tetrarca dijfe :
Ma Je’l Latino 1 e’I Greco CarìG 3 9 7
Tarlan di me dopo la morte è un uento 1
Sbuffare.
LO sbuffare ègefio dì Sdegno, e d’ira , & è iljoffio che fifa con la buffa ^ » I J *
ciò è con la bocca gonfia. Dante cefi efprejfe qmfto gefio :
Quindi [entimmo gente che fi nicchia
TJe l’altra bolgia, e che co’l mufo sbuffa ,
E [e medefma con le palme picchia .
L’Mrio fto dice che mentre » 4fìolforejìituiua ilfenno ad Orlando >
La bocca chiuder fà, che foffia,e sbuffa. E dijfe anco:
Efclujo Cloridone , e mal contento
Mndò sbuffando tutta notte in volta .
E fi dice dar nella buffa ad alcuno , ciò è nella faccia, come fanno i canal»
Iteri quando con le lande fi corrono incontro , e quindi è derivato il rab-
buffare, che è le f capigliare alcuno tirandogli i capelli centra la buffa , che
per metafora fi dice d’una acre riprenfione , & acerbo rinfacciamelo •
L’ijìejfo Toet ad’ Orlando dijfe :
Ea chioma rabbuffata, borrida, e me fta, c.*$ fi 6<&
La barba folta (paventata , e brutta .
Dante parlando del contrafio che fanno gli huomini auarl per li beni dì
fortuna dice:
Hot puoi veder figliuol la corta buffa *nfir 1>
De’ ben , che fon comnuffi d la fortuna t
Terche l’humana gente fi rabbuffa *
C-39 fi 56
&39-0-Ì
«14.
Zìkd.cap.
ylu
In And?,
§*t.f
Ito Mil
rAut. ad
Mento .
In Men&t.
*»/.**.'
va
Un,
s§4 Dell’Arte de’ Cenni 4
Et volendo dir l’JCriofto » cfo nell9 abbattimento Rinaldo eri à j^ajgféri
fnpemre dice :
t Troppo Rinaldo il gioitine ribuffa
Smarrito in faccia il Re degli ^Africani
Mira Taffalto}e nefofpira7 e sbuffa.
Sbadigliare." *
LO sbadigliare èfegno d*una ociofa irreueren^a. Scipione t Africa «
no figliuolo di Tauloyin vna fitta orartene fatta al popolo Romano s
e {fonandolo ad imitargli antichi cofìumi de* loro maggior t, come JL. Gel-
Ho afferma7diffe che vno, perche alla preferita del Cenfcre clarènimis > &
fono t è oficitauit ,fà quafi castigato , perche ciò fu in lui indicio vagì ani-
mi7 & hallucinantisy&fluxxy atque aperta fecuritatis : ma che fuggì Ix
pena perche egli giurò d'hauer centra fua voglia sbadigliato , per patir
quell* infirmità * che ofeedo chiamano . Cefi Monfignor della Cafa nelfwo
Galateo biafima lo sbadigliare nelle compagnie di per fon e gentili. T ere\>
tio dìffz^ : Mmoto metu inter eaofcitantes opprimi . ciò è mentre fon9
®ciofh<& chenullatemono . Terfìo .
Stertis adhuc * laxumque caput compage f oblia
Ofcitat beffe mura diffuclis vndiquepnalis,
Cicerone parimente diffe : Jlàde infeìtiam pranffypoii 7 efeitantis ducisi
Quindi fi deriua ofeitariy & efeitantery che lignifica negligentemente Ma-
xmas & priuatasy & publicas calamìtates acceptftisycum etiam malore s
impendete videanturyfedetis,& cfcitamini ? Ofcitante vno deinde ofcitat
alter 9 è prouerhio che fi dice in propofito che il peccato d'uno imita un'-
altro à far l*ifteffo mancamento . "Piatone lafciò fcritto : li qui exaduerfo
vident ofeitantes ecdemaffcffu corripiuntur . Ma di maggior odo e diffo -
luterà è fegno quando alcuno sbadigliando fi difìira tutta laperfona9
come fanno alcuni fubitc fuegliati dal f enne: ilquaVaito è da Latini detto
pandiculatioydal verbo pandicutari.&feHodice:Vandiculantur qui toto
torpore ofeitantes extenduntur , eo quod pandi fiant. Plauto dice :
Ego m e ajjìmilem infanir e , vt illesa meabffeream vtpandiculans ofeita -
tor * Sbadiglia anco colui ck*èdalfcnne?ò dalla fibre affètto, per ciò Dan w
te lafciò fcritto :
— — Tfulla diffe
tAn%i co* piè fermati sbadigliaua3
Pur come fonnoyò f ebrei* affali fife.
Dopo vna gran careffìadi v\uere7nd JP7. fàvnapefìilet%a cefi crudele l
•che gli kucmrfi sbadigliando moriuano : onde nacque il coHume di farfì
la £?Gce quando fi sbadiglia* • E la Dìuina fcrittura dice che il figliuola
morto
Parte Prima^
’xtf
&itii della dònna Sunmitide > che fu r ifuf citato dal trof età Helifeoffct-^Ùf?*
ce notte sbadigliò .
Singnottire •
IL fingulto , ò ftgnozzp $ c°fa naturale effendo una forte di còhùulfìo - * i ct
ne9che procede ò da troppa repletione9òda troppa euacuatione9ò da~> * ' J
grande J upper (ione di /piriti il che accade in quelli , che piangendo fono da
gran dolore opprefii, onde farà atto di grande aff Unione. Cicerone: Hon Fu tUntrì
modò lacbrymulamyfed multas lachrymas} &fingultum cumfleSu ride-
re potuìfli . Ideile galline dopo fatto l'ouo mentre con uoce interrotta^
cantano fi ode quello fingulto . Columella : ^Affìduus autem debet effe^j ZiM.Af.~f
cuHos, & Jpecuiarè parientes,quodfefacer e gallina teftantur crebri sfin-
gultibus interie&a uoce acuta. Ujiriofio ;
La y ergine à fatica li rifpofe
Interrotta da fer ridi figno^i
Che da i coralli , e da le pretiofe
Verte ufcìr fanno i dolci accenti mo^gil Et uri altra uoltàf
Co fi parlaua la gentil donzella 9
E jpeffo con fignoTgi, e con foffiri
Interrompea l'angelica fauella
Da mouer a pietade diffidi, e Tiri.
Vintone dice che JLri/iofane in un conrito con fintò fingulto fi efcusà di wrinhl
parlare. Doue introduce Eriffìmacho medico è che infegna alcuni rimedij
contra ilfìngnottire. Oridio diffe:
Ter conata loqui 9 terfletibus ora rigauit , Me:. i 1;
Singultuque pias interrumpente querelas. E Vropertioì
lAh mea contemptus quoties ad limina curres Lib.il
Quum tibi fingultufortia nerba cadent . Et Hot alio :
yt ueni corami fingultim pauca locutus 9 Serm. Ukù
lnfansnamquepudorprohìbebatplura profari.
Macheetiandioco' fingulti fi fanelli chiaramente lo diffe Giercmiaconcap.il
Dio parlando: He auertasaurem tuxm à fingultu meo .
Toffire.
Egitto di uoler coprire alcun fuo mancamento :p er cloche alcuni par - r*| g
lando9& orando9non fouenendogli alcuna cofa fingono di toffìre 9 end * — -
de nacque il prouerbio: Hafttantia cantoris tujjìs 9 perche i cantori per lo
più co finta toffe cercano di coprir l*error del loro canto9& altri tetano di
coprir conlatoffe iloro crepiti, feccdo quel prouerbio :Tuffis prò crepitu.
jllcuna uolta anco fi toffe per accennar all'amico che ci fiano auueduti di
quello ch/cgli credèa di fai \oc cult ara ente. E fi legge nel libro infcritto Ga •
*A a lecito
$m*A, 16
lp. io.
Zleg. S
Lib. 4.
*7’
7© Pifcnem
Phdtp, 1.
In Vini . 7
1©
{
Zi j.ip, zi
186 DeirArtc de* Cenni,
leotto de* Cavalieri della tamia rotonda , che mentre Lancillotto baciavi
Cintura , /* /#* compagna fi diede à toffir e ^dandole fegno d' efferfene 4ue«
data, ne perciò hauer uoluto interrompere il loro diletto ; di che intef^j
Dante dicendo:
E Beatrice eh9 era un poco fceura >
Ridendo parve quella chetojfio
*Al primo fallo ferino di Gineura .
Gnidio dice che la nutrice di Cidippe , quando alcuno andauaà lei, acciò
che non f 'off 'e trovata à fcriuer ad ^ tcontio , le daua di ciò fegno col teffire*
Excreat,& fòla dat mihi figna nota . Cofi Tibullo .
Etftmulat tranfire domum,mox deinde recurrit
Solus , & ante ipfas exereat ufquefores . Terentio èffe:
Gemitus,fcreatus, tuffi* ,rifus abftme. E anco il toffir e atto che db
nota uecchiaia onde di una uecchia diffe Tropertio :
Vidi ego rugofo tuffim concrefcere collo ,
Sputaqueperdentesire cruenta cauos.
Ruttare.
QVcHo è atto di perfona diffoluta,e difprex^atura, che non ha9 ri fi et
to à coloro , alla prefen%a de * quali rutta:e però Cicerone rinfaccia
Tifone come è un gran mancamento , perche alla prefenya fu a, e di Gain
Tifone haueffè ruttato.E parimente rinfaccia M.Jintonio , che nel cofiet -
’ to del popolo Romano 3doue non era lecito ruttare}haueffe uomitato . Vi*
tellio imp offendo grandemente immerfo nella crapula^tmava anco quel-
li,cb9 erano nell'iftefjo uitio fommerfì:onde non folo egli non fi uergognaua
di ruttare, ma hauea piacere che altri gli ruttaff ero in faccia, come ferine
Suetdnio dicendo: Mane fingulosiam ne ientaffent fifcitabaturffeque fecif
Je ruttu quoque ofìendi uolebaU Tlauto diffe:
* Quid tu,malum , ergo in os mihi ebrms irruftas ?
Crebbe però tanto la malitia de gli adulatori in Roma , che ardirono di lo*
dar anco Patto del ruttare^ deli' orinar con garboionde Giuutnale deferì*
uendo un finiffimo adulatore diffe :
?<(e fi e, dieque potefl alienum fumerevultum ,
jl facie iafihremanus laudare paratus
Si bene rutfauit , fi reftum minxit amicus.
Ma gli Stoici che uoleuano , che tutte le cofe foffero con i propri ’j loro
nomi efpr effe non riprendeuanone anco queftirutti,ne i crepiti, come Ci -
* cerone fcriffe a Tapirio Veto dicendo : Tetti* verbi* ea ad te fcripfi , qu&
apertìjfimis agunt Stoici 1 Sed illi etiam crepìtus aiuti* aqut libere s, ac
ruffa* effe oportere . E queftiatti ancorché pano degni di molta repren*
pone,
Parte Prima ?
ì87
fiotti, pofTono nondimeno effer ancofegno di confidenza , e di gran dome •
§iiche%za?fecQndo che piacque à Marciale quando diffe:
Mil alluci meteo quo te credamus amicum ,
Quàm quod me coram pedere Crifpcfoles.
ìrta nelle [acre lettere, quefla voce di ruttare è tal'bora potta in buono, &
bonetto fentimento offendo fcritto: Eruttanti cormeum verbum bonum,*f*l'
&altroue: Eruttabunt Ubiamo a bymnum,& anco:Eruttare abfcondita1 [J6-
à conttitutione mundi . E cofi per fimiltiudme farà atto diefirimer,e diMat'
gittar fuori quello che fi ha di dentro . Onde Horatio:
Hic dum fublimis uerfus ruttatur,& errat .
Sputar contra alcuna cofa.
E Getto di abhominatione , & di uoler con difiiacere alcuna cofa ària e j g ,
noi {cacciare, & perciò quando intendiamo , ò uediamo alcuna cofa->
yergognofa,efporca fiutiamo , moftrando con quefìo gefìodi ributtarla da
noi, come gittiamo uìa quell* e fcr omento onde apprejjo Terentio leggiamo
per translatione:Expuere miferiam ex animo . Ver fio dijf e : in lunuc .
Et prope fe ignotus cubito quitangat, & acres
Defpuat in mores . E Tlauto:
Jib omnibus derifus,atque confputus . Et anco :
Culpant eum confpuatur , uituperatur. Jn Cur* *
Cicerone cofi diffe fcriuendo à Q^fuo fratello: Bora f eri nona>qu&fìfigno
dato, domani nofiros confputare c&perunt . Dicono i Maghi che fe quello
che batterà percojfo alcuno pentendofì fi fiutar à nelme^o della mano ,
che hauerd lanciata V arma, l* off efo refieràfolleuato dal dolore :& inmol
tealtremalìe , & incaute fimi filmarono i gentili effer buon rimedio lo
fiutar contra di quelle, Dice l* autor de* prouerbi [opra quello: Dcfiuere
malum : ld autem k&fìt ex ueterum fuperfìitiome , qui fibi perfuaferunt
defintationem effe remedium aduerfus imminenti mala precipui aduer-
fus morbum comitialem , e Tlinio diffe : Dcfiuimus comitialesmorbos , Lib.% g . <*.*
hoc e fi, contagia regerimus : & è anco da noi efferuato, che quando udia-
mo far mentione di quefìo male corniti ale [putiamo : e foggiungc 1'ttteffo
tAutor de* prouerbi, in admenendis remedijs ter expuere habebatur f aiu-
tare. Tlinio parlando della Magia dice dello fintare molte cofe, & parti «
colarmente ternadefiuere deprecatone in carminibui neceffarium effe;
à che Tibullo par che alludejje quando di quefta materia diffe:
H&c miht compofuit cantus,quibus fallere poffes %ifg %i
Ter cane, ter dittis expue car minibus .
La f ditta delThuomo digiuno gittata nella bocca, ò nella ferita delferpen -
Uà d'altro animale ueienofo effergli mortale ferimmo Galeno ,& Mefi
A a 1 [andrò
I 9
fi 8 8 Dell’Arte de’ Cenni ,
[andrò Mlfrodìfeo%& è daLucretio confermato, mentre dice ì
EH itaque ut ferpens hominis qua taffa faliuìs ' * ??
DìfpeYityac fe fe mandendo conficit ipfa .
Sputar nella faccia d’alcuno.
Qyefìo è ano di grandi jjìma ingiuria , e di nolabìlijjìmo fère^gfi ; co-
me fecero quei manigoldi, eh e crucififfero N-S.i quali expuerunt in
Man. 16. faciemeius . E Giobbe de fuoi perftcutoridijfe ; faffusfum eisinprouer-
icb. 30. biunh&faciem meam confluire non uerentur . Si legge appreso Laertio
Ztb.x%cap. 8 cfoe ^ iriflippo fèntò nella faccia di Simo Queflore di Dionifto Siracufano ,
di che efeufandofì dìjfe , che nella cafadi Simo , la quale per ejferinogni
parte ornatijfma per ambinone gli era da lui moHratatnon hauea uedu -
to luogo più deforme della barba di Simo , & co fi più atto di riceuer quel*
l’efcvmento : Mentre Diogine difèutaua della tranquillità dell* animo , e
che rimomo non douea per alcuna cofa contraria commetter fanno gli fèti
to in faccia per u e der scegli fi commoueJfe:aWhorail Filofofodijfe . Io non
mi commouoima dubito bene, f e quella fia una di quelle caufe per le qua~
li Vhuomo fi debba commettere « In uileffandria di Egitto lofputar in pu~
^°lìn °lii ^ÌC° è 8*mata cofa tHYPei come ferine Tierio. ^ inafarco effendo tormen -
cf2\ ^‘7‘ tato^Qn i propri j denti fi troncò la linguaccia fèutò nella faccia del Tiran
Ztem, zV wo. Secondo la legge di Mosè morendo alcuno fenga figliuoli lafciando fn-
perHtie la moglie, ella era dal fratello del morto pigliata per fu a confor -
c. Qlìm. 8. teyvt fufeitaret femenfratris ti che fe egli ricufaua di fare, dice il Cano -
5. 1. ne che difcalceatus vno pede confètti folebat infaciem. Et pigliandola per
moglie quello che di loro nafceua era dell* uno , e deWaitro figliuolo ciò è
del morto figliuolo legale , & del yiuo figliuolo carnale , con la qual nera
difiintione s* accordano gli EuangelìFtì , dotte paiono dif cordi nel raccon -
CAfmaamU gen€ai0gia fa chrifto S.N. perciò che S, Matteo commemora i padri
Ir'c olimi €a™ti>e perciò dice, Qui gemiti. E S.Luca i padri legali dicendo, qui fuito
q l ^Alcuni ragionando gittano in auer tenterà ente nella faccia del compagno
Matth. e j.fèuto minuto, eh* è cofa molto bruttale* quali fi dice in prouerbio : Tefcas
Jhj. c #.$. aut ros.Tefcas è detta da Greci vn*afèerjion di cofa minuta informa di r#-
giada: onde Tefcades erano dette quelle damigelle , che feruiuano allega
gran fìgnore in afèerger i loro crini d* acque odorifere . Et quello prouer •
bio fu primieramente detto conira Mntimaco Toeta Lirico , che batte tu»
quello uitio dì afèerger di Sputo coloro con i quali ragionaua ; Et à questo
par che accennale Cicerone ynentr e feria endo ad ittico vsò quella paro
la di confputare prò cqnuitijs ìeuioribus afpergere . Hauendo nel parlare
Lentulofputato à quefio modo in faccia à Catone Maggiore gettando fi lo
[fintogli dijfe argutamente : Io fempre farà fede che $' ingannano coloro ,
(he
Parte Prima-»* 189
ibe dicono, Te o~s non hab ere; per che degli buominì impudenti fi fuol direi
eos non babereos,come diciamo effere sfacciati , quafifer^a faccia^ fen-
^4 vergogna . Deputando due focati vnalor caufa,& nel contendere,
egridarevfcendoloro della bocca la [aliaci , e fcambieuolmente àquefto
modo effendofi rinfrefeata la barba , io, che era Giudice 3 dijji quella t fiere
fiata puleberrìmatn dcfputationem ; ma efjì non intendendo la proprietà
della paro la, ingannati dalla fua fimilit udine, dell* honore loro fatto mi rìn
grattarono .
Spu tarli nel preprio feno.
OVeflc gefio è tolto dal prouerbio antico che dice: In tuum ipfius finti * ^
mfpue,che fi dice à coloro, che vogliono flomacarfi delle altrui brut 6 * ^ i
ture,& no uogliono riguardar le proprie,ne di quelle riceuer naufea,ò al-
cun difpiacere . Lo fputarfi nel feno era anco gefio di (cacciar le [affinatiti *
ni , di feiogliere le fattucchierie come dìffe^ :
Tohfemo apprefso Teocrito : <<;
Udat inuidia , neufafeinatio jyg pj'en>de
Jfoceat , ego meum ter infpui finum fermeniih;
Me namque docuìt id vetula Cotyttarisl
E Callimaco. ammirando la fuperfiitione dì quelle femìneUe che cot al gefio
facemmo diffie :
C Fortuna, finum mulìer cur confpuit omnis ? E ne gli antichi Epigram-
mi Greci • Ter fibi in finum infpuere , èprefo per quello chei Latini dicono
auerruncare mala omnia . È Tibullo in quefto fetitimento difse : Eìeg.zl
Hunc puer hunc iuuenis turba circunfìetit arda ,
Defpuit in molles & fibi quìfque finus .
E per quella medefima ragione Terfio chiamò lo fputo , luflrale,ciò è pur-
gamo 9 e nemico delle malie» Sat.i.
- LuHralibus ante faliuis ^
Expiat . S crine Tlinìo: Torporemfedari,quocunque morbo infìupente } U * 2 * 4*
fi qui sin finum expuat . E foggiunge : Veniam quoque à Deisfpeì alienine
audacioris petimus in finum fpuendo . Le quali tutte fono ridicolofefuper -
fiitioni. Sputar verfo il cielo.
EGeHodi non offender Dio, ma di deturpar fe fie[fo;per che lo fiuto ca- %Zh
de f opra dì $è:\onde fi originò quel prouerbio : In ccelum expuis,che ^
fi può dir de gli befiemmìateri , i quali quanto più tentano d’offender con
le befiemmie Dio, tanto fe mede fimi maggiormente aggrauarto. S.Giouan -
ni Grifcfiomodice che gii buomini patienti nelle tribulationi fono fimili
alle pecorelle i hefiémiatori à i Lupi, perche quelle abbaffando il capo
mandano fuori un f Ubile baiato’, ma quefti inalbando la bocca uerfo il eie -
^ -
*9® Dell’ Ar tede’ Cenni ,
lo prorompono fuptrbcmente in terribili urli- E Monftgnor Bonlf&tcìo co fi
diffe contro, un'empio befiemmiatore •
St lapis efi Cbrifìus,non illum re feri s} ima
*Vt canisin lapidem dentcs tibi fregeris ipfi •
Alludendo à quel detto di S.Taoh: Tetra autem erat Chrìftus,
Sputarli fopra Tuna, & poi fopra l’altra palma delle mani.’
OVeflo è atto dì uolerfar conforma, & efficacia alcuna cofa,& è gè*
fio naturale fatto dagli artefici ,e da villani quando vogliono far ai
cunafaticofa operatane *
Inghiottirlafaliua.
T7 Atto di golcfitàypercbe i golofiyueduti i delicati cibi fcgliono far que-
ll, fio getto', onde Ter fio diffe :
7{ec gluto forbire faliuam Mercurialem.
Tarlando metaforicamente degli auariyc quali, quando ueggono denari
lor uiene l'acqua in boccaye perciò all* bora ingbiottono la faliua .
Hauer la fchiuma alla bocca .
EGeflo di ira, e di crudeltà . Cicerone di Verte diffe i
Curfpumas ageret in oreyarderent ondi *
Tra gli altri fegni dell'huomo irato , A.Gellio, pofe in fpumam,ru-
NoB. Atiic . borem ueefferuefcere*., Cc figli animali più feroci y quando fono da rab -
Ubxu vlufoofo dif degno concitati gittano la fchiuma dalla bocca » come del cauallo
diffe Virgilio:
* Spumas agii ore cruenta*,
E del Cinghiale Lucretio diffe :
Spumigeri fuis aduentu . E del Lupo Manilio :
Spumigeris frenata Lupis . E del Cane Ouidio s
•— Sparfitfpumisalbentibus agros .
E di quell' hu omo lunatico diffe S.Luca:cbe lo fpirito maligno elidity& dif
fipat eum cum fpuma . E anco inditio di crapula, e di luffuria che uanno
infieme, per quefiogli antichi finfero , che Venere najccffe della fchiuma^
delmareyondefàda ' Greci Aphro dite, e da' Latini Spumigera cognomina-
ta: e da quefto effetto Dante à quefii uitij diede nome di fchiuma dicendo:
Se tofio gratta refolua le febiume
DiitoHraconfcien^a y fi che chiaro
Ter effafeenda de la mente il fiume^l
ES. Bernardo lafciò fcritto , che la bclieg^adel corpo che tanto alletta i
fenfuali^non è altro, che fchiuma della carne .
*11.
«13
8*U f.
.14'
Verr. 4.
George
Munto. 7
£*/ p.
furg.lp
Lauarfi
Parte Pritiui». 191
Lauarfi la bocca-» .
E-Gtflb di degantei, e monda fauella: e perciò fermo ìllotus, è detto il
parlate fetu lanu,&ìmnondo . E fiamo f oliti di direi chi vuoi ra-
gionare di perfine grandi 3 & innocenti che deve prima lauarft la-*
bocca . Et Ifeiadijjc: Tatui quiauir pollutis labijs ego fumt& in medio po Cap. 6.
pulì pollata labia habenth ego habito. E perche con grandiffìma punti di
fon/cien^adeue l’huomo delle cofe diurne faueìlar e , al peccatore diffe id-
dìo per Dauidde: Quare tu enarras iufiitias meas,'& affumis Teftamcn* *f*l.
tum meum per os tuum ? non piacendo à jua diuina MaeSià quella laude,
che da /porcate bocca del peccatore leuien dat aiconf orme à quello,
che diffe il Sauio: Noneftfpeciofa laus in ore peccatori s. E meritamente Ecct.if*
Iddio riprefe la fouerchia nettezza che i Fanfei ufauano intorno i loro
uafhc bicchieri, intus autem erant pieni rapina ,& immunditia.Verfto po - Matth 23.
fe Ugello di lauarfi la bocca per effev repentinamente diuenuto Toc tacciò
lè polito dicitore :
^ec fonte labra prolui caballino, In priori Sa
JJec in bicipiti fomniaffe Tarnafò *'r‘
MeminiyUt repenti ftc Vocia prodir em •
^Alludendo alla fattola del fonte d’Hippocrcne , che fcaturl di fono l’un»
ghia di Vegafoyoue tutti i Tetti vanno à lauarfi la bocca, per far pià ter fi ,
e piumondi i loro componimenti . Et Quidiogratiof amente diffe, che no-
merò era un font e intoccabile , con le cui limpidifjime acque tutti i Voeti
la bocca fi lavano :
off ice Moeowdem , àquo ceu fonte perenni in 1 Ug. de
Vatum Vierijs ora rigantur aquis» mone Tifai
Vomitare. li*
IL vomitare è atto di gittar fuori, e palefare alcuna cofa che per dolore
non fi poffa tacer e,ò trattenere . Cicerone cantra Catilina dice , che
Cittd di Roma fi rallegrale gkifcerQuodtantampefiem euomutrihforaj- -
que proiecerit.E nel Dialogo dell* ami citi a diffe :*Apud aliquem euomcre
virus acerbitatis fuee.Ouidio del Gigante Tifeo oppreffo dal pefo dell* 1 foia 3
— — Refupinus arenas
Eie fiat, flammamque ferro uomit ore Typhms* Ai
Iddio de gli huomini freddi, & irref obiti nell' opere buone dice: Quia tepì -
dus es incipiam te euomere ex ore meo . Et e anco atto di ebbriathezz** e AP*s.
digran diffolutezza,perciochegU ebbriacchi,e più del douere pafciuti fa*
gliono quefta dishonefìà comettere: e però Ciceroe rinfacciando Al. An-
tonio chetila prefenzadel popolo Romano haueffe uomit ato dice: Iacee-
pi pop* A,0»#, m&fter equmm > cm ruttare turpe effet , is uomensfrufiis ^ lt
efculen-
s*
ì>
191 Dell’Arte de9 Cernì i ,
efcuienthvìmm rtiolenttyus te gremium fuum \ & toìuni tribunal imi
flettiti à Cefare fcriu/ndo dtffc ; Cum polì canam •vomere te velie di*
xiffes in balncumte ducere c&psrunt . E Virgilio di Tolifemo sbbriaco§
— 5* aniem eruàans ac fruSìr Alimento
'Mi. si Terfomnum commifta mero . Gnidio del mede fimo Ciclope $
Mandentemque videns cieUantemque cruentus
Mit, 14» QYedapesy&fmfiameroglomevatavomentem ,
nfieffo Voetadice , che hauendo Tereo intefo dibatter mangiato Iti fin $
figliuolo da Trogne fuminiftr atogli »
Et modo fi poffet referato pe fiore diras
Met'G. Egerere indedapes,mmerfaqueuifceragefiit
Fleti modoffeque meati bufìum miferahile nati.
Sj Girolamo lafcìò fcrittoMulti impacientiamguU vomitate metiunturì
\ in imiti, tr quod turpiteringefferunt Surplus egemnt\. Come ferine Suetonio che
lib< %. yitelliofaceua. Ma Salomone effortandoci alla modefiia > e fobrietà diffa
2rmi f e Mei inuetìifiiìComede quodfufficit tibi>ne forte fatiatus euomas illud. Si
- dice in prouerbiodl cane ritorna al uomito*di quelli che i viti] già trala •
feiati ripiglianoscome l’usò S. "Piero dicendo : Contigli enim eis illud veri
%. ep. z* prouerbij: Canisreuerfus adfuum vomitum}tolto da Salomone oue dice:
iroki oe Sicut canis qui reuertiturad vomitum fuum 9 fic impvndens qui iterati
Sìultitiam fuam J, & cofi quefio geflofarà ancofegno di ritornare à i man *
camenti prima abandonati.
Ruminare
r 2 7 VeSlo gefto di malli care , che ruminare diciamo accenna ac curati aJ
~ ' # V*J diligenza, fecondo che il Taylor Eugenio appreffo il Sannazaro di*
cena di fare :
E pria ch’io parlo le parole maflicol
E fi dice per prouerbio: Ruminare negotium . tuttofane lafcriò fcritto ì
inVeffts. yix caufa cognita efl vbt ruminauerant • E l’ydriofto dijje che il confi*
glio degli huomini non è bumtf:
Oue non scabbia à ruminami f opra
Ci 7> /?. 1. Spefo alcun tempo >e molto fludio, & opraci
Tolta la metafora da quegli animali , che dopo hauer mangiatoli cibo,
di nuouo lo uanno ruminando : E ruminare non è altro , che cibum àru -
mine ad os revocare : Et rumen è quel luogo nel ventre doue fi depone
il cibo perriuocarlo poi c ruminarlo* ciò è rimasticarlo ; onde Tomponio
diJfe:Ego rumorem paruifacio.dum fit rumen qui impleam. Et per meta *
fora fi dice ruminare gli Studi delle lettere il rìuederli & di nuouo ben
confiderà^ & con diligenza rimarcarli , onero perche gli antichi alla a
mam -
Parte Prima ? 193
thàmrnella dìceàno ruma, & il lattare rumare , onde fiubrumi erano detti
gli agnelli>ò capretti ch'ancora lattauano. Vn moderno Toeta diffe:
Gentil capriccio^ firana fintione > II Caporali,
yedergir ruminando L’Odififea
il padre Homero informa di caftrone . E VMiofiol
Che Tgorandincon l’altro gregge jiaua C.17 fi^\
ji ruminar ne la montagna caua, Virgilio parimente :
Ilice fub nigra pallentes ruminai herbas .
Imitato dal Sannazaro quando diffe nella fiua\Arcadtal
Guai boue à l'ombra che fi pofiayè rumina. Et in un'altro luogo :
O ch'egli in felua pafea s din mandra rumini.
Il getto di quefio litterario ruminare è lo ffinger infuori il labro infi e*
riore,& mouerlo alquanto , come fanno i buoi , che ruminano Terfio pare
che à ciò allude ff e quando diffe :
Mumura cumfecum,& rabiofa filentia rodunt Sai , 1,
Jitque exporrefio trutinantur nerba labello » Et Ginuenale :
ì \ugam trahit , extendique labellum , Sat. 14»
idriftotile dice che quelle beftic [olamente ruminano 'che tal’hora fono da
gli huomini domefticate; Et nelle fiacre lettere quegli animali ,cbe rumi -
nanoye che hanno l'unghia fefifia non fionofiimati profani : il che ha fiotto di
sè quettomifilerioy che coloro i quali hanno da trattarle cofie fiacre deuo -
no hauernonfolo la meditazione delle cofediuine ,ma eziandìo il giudizio
di faperfiepararCiC difcernereycome dicono ylcpr am à lepra9effendoci l'uno
per la rum\natione> & l’altro per l’unghia diuifia accennato3& in fiamma
cheilfiacerdote habbia inteUigen%aye bontà : onde à quefio propofito diffe
Dante^f :
Ruminar puòyma non hà V unghie f effe, furg. 16,
Sufunare.
IL fiufiurro è un flirtino mormorio , & un'occulto borbotamento , atto .18»
di contr adizione, Dauidde : ^iduerfium mefufiurrabant omnes inimici prai 40.
mei. Et è ficritto, Ts(on eris criminatorynec fiufiurro in populiste Salomone Uuù, \ 9.
diffe: Sufurronefubtrattoyturgia conquieficunt. E Maritale : rrcu.16,
quid forte petam timet, cauetque , a*
Etfecumfic3vt audiamyfiufurrat. Claudi ano :
Occulto crimen mandare fiufiurro. Et BattittaTio : Tu-c.\,
Arcano Dominam mulcere fiufiurro.
Cicerone: Leuiculus fané nefier Demotthencsf quiillo fiufiurro deleftarife
dicebat aquam ferentis muliercuix>vt mas in Grada ettywfufurrantifque
alteri. Il Tuffo parlando d'I fmeno :
“TV” '■ ‘ ' B b Sei
1 94 Deli-Arte de* Cenni,
Nel profan loco, e sà la facra imago
Sufurrò poi le fue bejìemk il Mago ,
Qjiefio fufurro s'attribu'ffe anco all3 acque. Virgilio :
in Culice. j ma fufurrantis repetebat ad vada iynpbrt, Et anco a venti, onde Cic.
£cad. i . fanoni us infu fu rrat nauiganii tempus .
Se bene quello fufur r ar e, muffar e, mormor are, Sltiàer cariare, ruggii
re,mugireyvagiye fib!lare,c filmili non fono veramente atti iògeSìi, nondi-
... meno perche fono ffrepitofei& imperfette voci indi fferenternente,& natti
talmente da tutte le genti con la bocca fatte\, non farà fuor dipropcfito
di effe alcuna cofa dire: poiché con effe fi accennano lenvjìre volontà •
Mudare.
Q Ve Ho è vnf urtino barbot amento, & vn mormorare folto voce^j.
Vlauto: ‘ìfeque occultum id haberiineque per metum muffarli Et
in Auiui. p€Jr ^Sitare Cvso Virgilio quando d<jfe :
jEn. 1 1 . — Muffai i pfe Latinus
Quos generos vocet ■,
+.4 ppreffo «Ariftcfane hauendo Menefiloco detto mu , mu. Euripide ri-
[pende :Ouid muffitasi peraffa funi cunei a optimi, Virgilio :
JE». 1 i. — — Curili i fefeirefatentur
Quid fortuna ferat popubfied dicere muffarti
Detléenatemfandi . Et anco?
JEn, 1 i. pient m^siiymuffantque patres,hinc vndique clamor
D ffenfu magno. Da qucjio muffare fi forma tl frequentatine muffi tare*
e perche nel fare quefio atto fi torce il mafiaccio9perciò noi diciamo mufo,
quella pane della faccia che ne 9 porci fi dice grugno , & quindi fi dice nmm
fare, che il latino dice muffare , vfato da Dante quando introduce Mano-
metto À di rgli j
Irf.f 3,2. fr$dtl4 cj)i fé > cheyn su lo fcoglio ninfe i Ciò è tacitamente bor-
botti , E mm fornai Colui , che ninfa e fra fefitffo va mormorando, come
Md '£do-,sp^€una voita i’VJà il Boccaccio, Tito Limo dice che Tarquinioper la fux
Lik i* glande alterila era chiamato fuperbo9ma non apertamente da tutti per
timore del cafiigo , itaclam quidam muffitantes vulgò tamen eum appel-
iabanu E da qmfto muffita? e fi comprende ciò che altri voglia dire, cerne
a Meg ja. comprefc Dauidde la morte del fno primo figliuolo ; Cum Dami alidi ff et
fam$ fu os muffiiantts intellacit qModmartuus effet infantulus ,
Mormorare.
jf~\ Vefia infoiente m akdi cenga , che tal3 bora non fi fi effneff ‘amente >
* * * ma tra demi con fi v epico di noce mar tua lata.fi d m a n damo un ora
m or mori 0*11 quale fu cefi dz-ùuìdìGejpriffo
nuiiA
Parte Frimai. 195
'}duilaquiesìntus)nullaqi4e [lentia parte,
'fyec tameneft clamor ,fed par ue murmura uocis .
Il Taffo rittamente defcriueil mormorio in quefto modo r
Honv'èfilcntiOynonu'ègridoeffreffo , fi
Ma odi vn non sò che roco , e dipinto ,
Fremito di furor, mormorio d’ira ,
Gemiti di chi lange , e chi / offira . E del Mago I fmeno diffe:
Ifmen ch’ai fuors de mormoranti carmi C.tft.i.
Sin ne la regia fua Tinto fpauenta .
I Giudei mormorarono quando nel deferto pafeiuti felamente di man~
narrano bramo fi di carne effendo fcritto:lnterea ortum e fi murmur po- Num*
puli quaft dolentium prò labore contra Dominum . I quali Giudei erano
tanto facili à mormorare contra Dio , e contrai fuoimimflri , cheladio
proruppe in quelle parole : Vfque quo multitudo k&c peffma murmura* Nf*m. 14.
bit contra me ì II Tetrarca dice :
Cbor faria forfè unrtKO Cuz>
Mormorator di corte, vn^bucm del volgo.
Quefta mormoratone s' attribuire anco àgli bruti , del Colombo Dan -
tedijfe:
Si come quando il Colombo fi pone p*r*d if ;
Treffo al compagno l’un1 e l'altro pando
Girando , e mcrm orando l’ affatone.
E perfio diffe che anco le cornacchie mormorano :
— — ~ Nec clauo murmure raucus
Nefcioquid tecumgrauè cornicarisineptè . E cornicari non è altro che Sat.s.
quel mormorare, che fanno fotta noce le cornacchie .
Ouidio applicò quefto mormorio al porco parlando de i compagni d’flif-
fe,che da Circe in porci erano flati trasformati .
Idee iam poffe queri,pro uetbifque edere raucum uet . j 4,
Murmur,& in Un am tato procumbere vultu.
Et il Marino diffe che gli vccellt mormorammo :
Odi quegli augellini ,
Come tra* faggi, e pini ,
Co’l uenticel che freme a
Del tuo rigor uan mormorando infteme.
Qtieflo mormorio ffdiceanco de 1 mutili Tetrarca ;
Laura ferena , che fra uer di [rondi
Mormorando à ferir nel uoltori errimi % 9*0,114.
Et il Sannazaro mila fua *Arctdia~ :
ru' x Bb i
E ran~
ZgLlo*
Lib. i.
Libi.
pfai.91*
196 Dell’Arte de Cenni,
E van per l'aria i venti mormorando
yirgilio nella GeorgicadiJJe l'iBeffo :
Littora mifceriy&nemorum increbrefcere trnimur •
E nell' Eneide parlando degli fleffi ucnti r
llli indignantes magno cum murmurc montis
Circumclaufìrafremunt. VArioBo :
epìfilli Come fi fentons'AuBro,ò Borea /pira
Ver l'alte felue mormorar le fronde. Il Tuffo ;
C.y.ft'C. Sommeffi accentile tacite parole , -
Hpt'ti fingultty e flebili foffiìri
De la gente ch'in un s'allegra, e duole
Fan che per l'aria un mormorio s'aggiri ,
Qudnelefoltefeluevdirfifuole,
r S'auien che tra le frondi il uento ffiiri .
Ma molto più quello mormorio è proprio dell' acque il che tanto meno
ci deue parere Brano quanto che àgli fleffi fiumi fi dà anco la uoce leg-
gendoli: Eleuauerunt filmina uocem fuam,& anco: Eleuauerunt flumu
na flutusfuos à vocibus aquarum multammo Appreffo yirg. leggi amo:
Ceu f lumina prima
jEn, 1 Oc Quum deprehenfa fremunt fyluis,& egea volutane
Murmura . E Vropertio :
Lìh.i. Tu ne audire pctesvefani murmura ponti. Gnidio:
De rem. a ^ffiice Ubentes iucundo murmurc riuos . Il Sannazaro nell'arcadia:
mor ub. 1 . yieni £ pombra Montan , che l'aura mobile
* 9' Ti freme fra le f ronde^'l fiume mormora
Tfotail noBro cantar qual' è più nobile .
In quefii verfi il Sannazaro fa mentìone del canto deWhuomOydel fu farro
del vento , e del mormorio del fiume 9 da' quali tre [noni Varrcne lafciò
fcritto effer originate leMufe ch'egli dice ejfere tre [Giumente riferite da
Seruiofopra yirgilio. Il Tetrarca dijfe :
E'i mormorar de lìquidi criBalli. L'Arioflo :
C.41 #57. Che riga fempre una liquida fonte
Che mormorando cade già dal monte , E Dante:
fàrad.io y dir mi parue un mormorar di fiume
Che feende chiaro g>à di pietra in pietra
MoBrando TvhertàÀelfuo cacume.
Qj*eBi f°no come dice Quintiliano nomi fittiti], & per opinione di Cicero*
DfOras^.ne truffi ort amenti dall' vn fenjo all'altro . T^am, & odor vrbanitatis, &
moliitudo kumanitatis}& murmur mav$}& dulcedo orationisfunt dufia
à est eris fenfibtts. Stridere®
Mogi 7*
600.1 $4*
Parte Prunai . 197
Stridere.
0 Stridore è parimente ingrato Crepito quale è il fremito de'garb
/ /•Imititi Ott lo I tltwto \ A fili P A P* C. (1YY\ Ylf\Yì t
3 I
L gfon neW aprir, & nel chiuder le porte , à cfcZ/e r a ote de* cdrri »o«lj
unte & di cofe fimìii. Cicerone . ^ rocew citharadinonaudium , ne Rri-TufcuLi*
dorem quidem ferri tàm curri acuitur . Virgilio :
Loribus cardo firidebat ahenis . Et nella Ceorgica .
— -Monte fque per alto* ^
Contenta cerulee trahunt Tiridentiaplauflra.
Queflo Crepito non folo è flato trajportato alle incompcfie noci delle be -
[Uè, onde Virgilio dclTHidra diffe : ^
. Bellua Lem fi
Horrendum ftridens. E Claudiano del cane l
Terrifonus Hridor renicntis Mani •
Ma anco à quelle degli huomini ,<& accenna grande /degno, e gran dolore l
egli atti de gli Mpoftoli è fcritto: Mudientcs antera lue diffecaban - C*p-7*
turcordibus fuis,& flridebant dentibusin eum. L'Mriofìo :
Là doue fece le brida più crebre, C-13.fi*
Con un batter di man gir à le Stelle . Et un'altra uolta :
Ma tanto horror nt {ente, e tanto fchiuo
Che Vìride, e geme, e duolft ch'egli è nino. Dante parlando de9 dannati dice:
Quando giungon donanti à lamina infierì.
Quiuile flrida , il compianto > e'I lamenti }
Beftemmian quiui la uirtà dìuina .
Et apunto è fcritto che iui eLlfletus, & flridor dentium.Sarà adunque lo
ftrtdere,come da quanto s'è detto fi comprtnde,fegno d’borrore, e ffixuen-
to,ò di atroce, & infopportabil dolore,ò a arrabbiato / degno .
Vrlaro.
L'Vrlare,è ululare è una noce flebile, e mefia propria de* lupi, onde Vir~
giliodijfru:
Ter no firn refonare lupis v lulantibus vrbes. Et il Taffo :
Come ruggia il Leon , fifebia il ferpente ,
Com'urla il lupo, e come I'orfo freme.
M lupi hanno gran fmilitudine, e conuenien^a con i cani, in modo che tvfi~>
" loro congiungendo /^producono unaforte di cani lupini, che da Virgilio Li-
tifi che furono chiamati dicendo: 1
— 5 Multum latrante Lycifcha .
DoueSeruio dice, che così fatti cani fono di lupo, e di cagna generati, &
nafeerne molti nella Libia Cirenaica afferma *4riflotele , & è da Tiiniou s
tonprmatoieperò furiare proprio^come s'è dettole* lupi è attribuito an~
CO à i
Georg- 1 .
0,13/7,11
J/ifer 6,
v ■ ''-wA
198 Dell’Arte de Cenni,
co à i cani, onde Dante diff^j ;
yrlar li fa la pioggia come cani ,
il latine del cane dice latrare ,e però Virgilio diCerbeYOyCb'è finto effetti*
cane da tregGle alla guardia deli* Inferno :
Cerberus kdc wgcn slattati! regna trifauci
Tcrfcnat. Et diffe ancos
~~~Licet ingens Ianitor antro
jEn.f. ideternum latrans exangues terreat vmbras .
E Dante ufando la medcfma parola latina :
Cerbero fiera ctudele, e diuerfa
Con tre gole caninament e latra ,
Quefio latrare de’canì è ance da gl'italiani detto abbaiare, così diffeDatéc,
ffual è quel cane ch'abbaiando agugna .
E anco quefio latrare attrìbuitoà gii hmmini, che fuori di modo [gridano ,
& fen%a alcuna mode fiia flrepitàmr* E però Cicerone diffe : Quidenim
hic mtusfrattrab arte adiuuari potuti, cum à Tbiltppo interrogata s quid
latraret,fefurem ridere reffondit. Ouidio :
in T bìn . Latrat,& in tato verba canina foro* E Dante ancora :
Tar ad. 6» Bruto con Cajfio ne l'Inferno latra . E di Hecuba in cane trasformata .
Inferme. Forfennata latrò fìcome cane .
E nella bolgia de* traditori bàttendo Dante prefo Bocca de gli abbati per
lo crine, e tirandolo grandemente, acetiche gii palefajje ilfuo nome,dicei
I hauea già i capelli in mano atto Iti,
Infer ii. £ tratti gli n'hauea piu d*una ciocca
latrando lui con gli occhi in già raccolti *
Qu and* un' altro gridò : che hai tu Bocca
*l{on ti bafia fonar con le mafcelle ,
Se tu non latri t Che Diauol ti tocca ?
Effcndo adunque quella noce che è propria del lupo ,edel cane tradotta*
ta alÌhuomo,peuiò Virgilio diffe t
&n 1* jn demus interior gemitìi , mifereque tumulili
Mi[cetur,penitufque cauti plangonbus rtdes*
Fcsminets vlulantfcrit aurea fydera clamor . E diffe ancora^ :
jEi 7.4, Lamenti s , g(mituque , & fam neo vlulatu
Telia frtmunt. Ouidio fà che Fillide abandonata da Demcfonte dice - r
Tronuba Tiftphone thalamis vlulauti in lUts ,
Fp su Ec ceanit medium deuia carmen anìs .
Et appreffo Fifìeffo Gnidio Hermione per effrimer Podio ch’ella portaua
a Turbo, aìqualc centra fmuoglia era congiunta t •-
* ” - " Tipx
Parte Prima-». 199
Ncx vbi me tbalamit vlulantem 9 & acerba gementem tp.z .
Corrdidit in malìo^rocubuique toro.
parlando di quelli , che m Tarigi erano da Rodomonte diftrut*
ti dicc^ :
•/tfpro concento 9 borribil b armoni a Ca+.Jì i ? 4
D'alte querele , e d’ululi > c di [inda
De la mifera gente ,che peri a. E di Orlando dice ;
M quando poi gli è amfo d’cffer fclo ,
Con gridi ì& urli apre le porte al duolo • E dapoi diuenutùpaygp diccj
che correu a-*
Con urli [pamntemlue con gridi »
Emendo adunque qui fio urlare ne li9 bu omo un dolorofo , e lacrimabile ini
dicio di fìrageydt ruina}e d'mfuport abile calamità: perciò Ifaia diffe : Cla - Cap
rnabits pw dolore cordit) & preti con triti onefpi n tv s vlulabìtit . Et Eye-
chiclledd tremendo giorno ddgiudicìo: J/luiat e,m,vtz didima iuxtn^ c*p j o.
efi dies,& appropinquai dies Domini. San Giacobo nella fuaepiflola calo -
hea lafcio [crino.: sigile mine diuite esplorate ylulantesinmiferijs uejìrts, Cap.%,
qua aiuenient vohts.Et San Matteoyn ferendo la profetiadi Gieremia, di-
ce: Vox in [{ama audita efì ploratut , & vlulatusmultus Bjcbel plorans Cap . j.
filios [ugj.V blocco fu per la fua meflafe doloro/a noce, gitila detto9qua[i
che udendo cantare pianga, & urli » Quefio urlare s’ attribuì fee anco alle
c ft infenfatej onde il S annasar 0 diffe :
'Piangi colle [aerato, opaco }e fofeo 9 u
E uci cane $ cionche, e grotte ofeure y ‘ "
y lutando uenite à pianger nofeo ,
£ nella [aera [critturafi legge, ululate quercia Bafan.Et ancoìV lulat^j Zuh.Hm
Mucsmans 9 *!*&■ %}*
Ruggire.
Ve[ìa é U vote propria del Leone da fame 9daf tirerò da [degno j li -
3 is
molato : e però jlmot Profeta dijf e: Leo rugieìy quìs non timebit £ c ‘
Deut locutut e(ì, quìs non prophetabu ? Etti Petrarca ;
Morte già per ferir aliato il braccio $90.139,
Comprato ciel tuonalo Leon rugge, E d’ Amore diffe un’altra volta;
poco à poco confumando ftrugge
E'nful cor yqu afferò Leon ruggii , ^ *0.1194
E quefìo ruggire parimente s’aUributfceaWhuomo*, onde l’Ar lofio di Bar
ditio addolorato per la morte dt Branàmartt dice :
c.am*un Leon c' babbi a lafebre . Et in un’altro luogo ; c xd 0$
alter tal fa yede ia guerra.
2.00 Dell'Arte de3 Cenili^
C.z6flA$% Frigge coìtfun Leon non che fcjpiraui
Ma perche iddio fu tal9 bora detto Leone , per effere flato de* f noi nemici
vittoriofo : Vicit Leo de tribù Inda , perciò Gioelle Trofeta à Dio queflo.
Cah 3 « ruggito aferiue dicendo: Dominus de Sion rugiet, & commouebuntur cce«
lì>& terra .Quello ruggito eh* è proprio del Leone, non fi concede alla\Lecn
3 %a; e però Giobbe: Kugitus Leonis , & vox le&n& : parimente s* attribuì*
fee aWhuomo ma no alla donna perche è atto d'animo feroce, e di eflremo
furore* E etneo quefto ruggito tal’hora effreflìuo di dolore ,e d'affanno nel -
7. l'huomo,eome quando Dauiddè Trofeta diffe: Rugiebam à gemitìi cordis
rad. E l'afflitti fimo Giobbe: jLntequam comedam fuffiro, & tamquam^
3v- innundantes aqu&fic rugitus meus .
Muggire»
,34. TL muggire è propriamente la voce de buoi, e però Virgilio diffe :
JL Mugitufque buum . EtOuidio di Io connerfa in vacca j
George, ^ CQna%a loqui mugitus edidit ore^a*
Dante del Torodi Tedilo co fi propriamente di ffcj :
infiv. $7. £Cme U bue Siciliana che maggio prima
Co'l pianto di colui, e ciò fu dritto ,
Che l'hauea temperato con fua limau i
Muggiaua con la noce de V afflitto ,
Si che con tutto che foffe di rame ,
Tur il patena dal dolor trafitto. ^ __
Ztf.j-y -Nondimeno come dice l'Mutorad Herennio V agire, mugiVeì rnumu*
rare,fibilare accipiturprograuiter fonare : onde per tran siati one fi d<u
queko mngito à molte altre cofe : Latantio lo attribuifee d i tuoni .
Zih 7. Cur em\centfulgura,cur tonitrua mugiant . De9 bofehi , e del mare Ho-
ratio diffe:
zìb.i.ep.i. Garganummugire putasnemus,aut mare Thufcm .
E Virgilio delie cauernej :
JEn. 3* Curuis immugijt >Acthna cauernis . E della tetta \
JEn.6. Subpedibus mugire folum . Dante dell* Inferno dice. ^ :
j nflr. 7. Che mugghia comefà mar per tempesta
J Se da contrari venti è combattuto .
VMioflo deferiuendo vna fortuna di mare dice :
c. • 9- Muggendo fopra il mar va il gregge bianco . Et anco diffe :
c2.4x.tf.74 Q0ynt nocchiero d cui venga à gran [alto
Muggendo in cantra il minaccicfo flutto »
Nell'huomo vna voce Sìrepitofa fimile d queflo mugito , darà fegno di
grandolorefodì furar* }qual [nolejfere ne * buoi quando per gran defide-
nodi
CtthL ep, i f
2£n. 6 .
Lib. 9.
Parte Prima-»? 101
riò di mangiare , ò di congiungimento fi sformano d* effimere la loro paf -
fione. Onde l'onnipotente Iddio%minac dando gran caftigo à gli Idolatri di
Babelle,di{fe per Gieremia: Vifitabo fuperfculptilia Babylonis,& in om - C*P- T l-
ni terra eiusyiugiet vulneratus. E Virgilio delle donne Troiane per la->
morte di Tali ante affiittijjìme dijfei
Mcefioque immugit regia luffu. 1 1
Vagire.
OVefìo vagito è inarti culata uoce propria degli infanti quando pian - • 3 J •
gonOye fi lamentano . Onde Lucano chiama i uagiti egri > e lugubri, uh. i.& j.
Canate delfuo bambino quando gridando fàfcoperto3ondefàcagion del-
la morte di fe(ìejjbfe della madre fua dice :
Vagitus dedit ille mifery fenfijfe putaves -,
Quaquefuum poter at uoce rogabat auum.
Et Virgilio parlando de gli infanti :
Continuò anditi uoces,uagitus & ingens
Infantumque anima flentes in limine primo. E Martiale :
Sordida uagitu proferat ora puer. E Cicerone ancora : Quid fiquis Deus
tnihì largiatur,ut ex bac Aiate repuerafcamrfr in cunis uagìam . Vna tal In CaL
voce adunque accennerà infamia , e fanciullesca.
Suffolare.
QVctto fuffolareyò fibìlare5ò fifcbiare che dir uogliamo è proprio de\ .3 6.
Serpenti}e però Quidio di Cadmo conuertitoin Serpente dice •
Guoties aliquos parat edere quelìus
Sibilai yhanc illi uocsm datura relìquit. E Virgilio : Met. 4.
—Serpens finuofa volumìna uerfat. JEn.11.
l/irreffifque horret [quammis9& fibtlat ore . E Tropertic:
Si fallo vipera noflris Lib. 4.
Sìbìlet in tumulisi& fuper offa cubet . li Taffo diffeccfi :
Come rugge il Leon yfifchia il Serpente. c.iyfi.zil
E però un gran fifehio farà cenno di gran terrore e ffauento. Et è anco at-
to di reprobatianc>e di fcherno>CGntraYio al plaufo3che era fogno , che la
f arnia f offe piacciala (come ho detto nell' apùlaufo) onde pafsò in pr cu cr-
òio,Tarn qu am e f cena exfibilatus,come un'inetto hiftrione : per ciò eh ev
quelli che erano in odio dei popolo erano fibilati 3 &però Horaiio in pcr-
fona d* uri aitare dijfe : *
Topulusme fibilat , atmihi piando sai.ù
Jpfe domi. C icerone dice: Qui pojìquam e f cena non modo filili s }f ed p™ It-
eti am conuitio explodebatur . Et nell' Gradone prò Sextio , dell'uno , & Comt
dell’altro cefi due : Qui rumor e fattore pepali tenetur >& ducitur3 ci
C c pian firn
T’js-
t.yÈ6.
Inftr ti*
Cab
201 Dell’ Arte de* Cenni,
plaufim immortalitatemffibilum mortem uìdeti neceffeeft. Et nei Va*
radoffi: Hfino fi paululum fé moueat extra ramerum , aut fi verfuspro -
nunciatus eftunafyllaba breuior,aut longior , ex fib datar, atque cxplodi -
£«r„* Che noi diciamo dar la fischiatasi che futi tu amente rapprejentato da
Gier ernia parlando della drfirutta Qierufalemme : Tlauferunt fuper te_j
minibus iranfeunkt per viam ; ftbilauerunt, & mouerunt caput fuum-j>
Ha crine e fi rrbs dicentes , perfetti decoris , gaudi um vniuerfa terra f
Quefio fibilo è da Virgilio attribuito al vento ;
«— V eni enti sfitbilus all'Uri . Dal Taffo al mare :
G quale fra gli [cogli, ò prejfo à i lidi
Sibila il mar per coffa in rauchi [Iridi *
E anco il fibilo cenno da chiamar alcuno cheà noi venga,come Dante dif -
[e che quelle anime dannate fi chiamauano.:
Ter un ch'io [on ne farò venir [ette
Quando [ufficierò ycom9 è notilo ufo ,
Et in quefto fentimento fi legge in Efaia : Eleuabit fignum in natiombus
procul,& fibilahit ad eum de finibus terrai, & ecce felìinusuelociter ve*
Lì 5- Dec«i nìet. E che [offe cenno tra faldati lo attedia anco T<Liuio:Quocumque no-
Bis tempore fibilo dedffet fignum , porta apcriretur . Ma quel picciolo
fibdoyche fifàfiringendo i denti. è atto dì chieder filentio , onde leggiamo
ddiDatn*- appriffo S'.Girolamo: Quando filenlium volumus impetrare fir Eludenti-
fum. bus ffiritum coarBamus, & cogmus tantum fihilum in fonando fa. oue-
in tbormu rojfi* come l'usò Terentio* e Tlauto ancora in molti luoghi ,
nu Atto di fonar la piu a.
Vi fio gefio di fonar piue,ò Truffo li ,ò infir amenti cefi fatti accennerà
adulatane cercando di addormentare alcuno con quefia Infingalo
me 1‘ adulatore con foauffme laudi / ingegna difarej ò come iv ocellato -
re, perche :
FiMula-dulce camt volucresdum decipit auceps*
Conforme À quanto ferine Tierio del Cerno, dicendo fentìre tanto diletto
di quefio fuono.,che [cordato della propria fallite, è facilmente da cacciato -
pi**?, m a- ri prefa , 0 Hindi nacque il proverbio: Laudare aperti s tibijs . T c mi Borie
interroga to una volta qual melodia piu gli d i Ut teff c : que U a yrjp o fe , c h
3g£? 40. riferircele mie laudi: conforme à quel detto di Salomone : T ibue,ór pfai-
tenumfuauem f aduni melodiam ,& fuper vtraque lingua ftiauis.
Gefio di fonar ia tromba,
' 1%. ìp Sfende que.Uo infiromento militare* tl gefio di fonarlo Accennerà
El guerra , V Ano fio:
c fi ai Segue U tromba à dar ilfegno pvefla 2
Che
3 7'
In Cgmo„
Parte Prima^# 103
Chef è a mille impallidir le guance , Et un'altra uo Ita :
Monti chi è à piè, chi non è armato s'arme C i6.fi 39
jt la bandiera ognyun faccia ritorno,
Dicea con chiarore bellìcofo carme
Tiù dfuna tromba, che [correa d'intorno , Et il Taffo ?
E già s’odon contar bellici carmi C.z.ft. 7 y.
Seditiofe trombe, e fere voci . Et Ennio con grand'artificio dìffe :
*At tuba terribili tonitru taratantara trufit v- Che cefi fu da Virgilio imi -
tato e migliorato 1: ' j£n. ^
jlt tuba terribilem fonitum procul are canoro
Increpuit. E da Sidonio :
Jlt tuba terrificio ttrepuit graue rauca fragore .
E perche co'l fuono della tromba anco fi publicano , e bandifeono le cofe ]
accioche ftano à tutti palefi : onde 5*. uolendo dire aWhipocrìto, chc^
non diuulgaffe l9 opere buone, ch'egli faceua diffe: TSfoli tuba canere,per - Mauh'
ciò con quetto atto fi potrà anco accennare dì uoler pale far e, &publica -
te alcuna cofaiondead Efaia diffe il Signore : Quafì tuba exalta uocem^t
tuam,& annumiapopulo meo [celerà eorum . Et cefi come dice S . Tao lo faP 3 8.
farà publicato l’uniuerfal giudicioy& à quello chiamati tutti i morti: Ca- l'A(iCor*l<>
netentm tuba,& mortai refu*gent meorrupti. Del qual fuono dijjc Date:
Il Duca diffe à me: pià non fi de Ha inf€7'
Di quà dal Suonde l' angelica tomba ,
Quando verrà lor nimica podefia .
Ci afe un rìuederà la tri fi a tomba ,
Ripiglierà fua camene fua figura ,
Vdirà quel ch'in eterno rimbomba .
Co fi con gefii di fonar altri infir omenti, fi potranno > come è manìfetto, al-
tre cofe accennare.
Atto di parlar baffo.
OVeHo getto di parlar con ucce baffo. accenna granita, e dignità, co- .39.
mVdi ^gr amante I{e diffe fi vino fio :
Quel domanda la caufa di tanfira c z7-
Con reai vifo , e parlar grane , e baffo,
Seneca lafaò fcritto: Vox fit fine clamore , rifus fine cachino:perciochc^>
ficome il cammare tardone graue è da perfino di grande autorità, e C andar
in fretta da feruo, e daperjona mlcicrfinel parlare l'mpetuofo {gridare è
da fanciullo, da femina,e da gente indiscreta ,rna i'kuamo faggio con noce
tarda , e bajfa 1 iene con dignità fauellare . Giobbe diffe che ilfauellare di
Dio è cornei* ho ce drun venticello- foaue ; Sictit quidam cuiusnon agno -
Cc 2 fccbam
u)4 Dell’Arte de’ Cenhi ,
c’f 4' fcebammultum comm oculis meis, & vocem quali aura lenii èudinf.
Anco alle gr aui , & honefle matrone quefla fomme/fa voce s'attribuifee ,
come Virgilio di Andromaca moglie di HtUore diffe, che alla prefenga-t
d'Eriea-j :
JEn.’f. ^^Demiffa voce locata e fi. E Dante della fua Beatrice:
infsr. 2. e cominciommi à difforme# piana
Con angelica vfee in /uà favella. Etti Petrarca dice anch'egli che la
fua Laura banca un parlar cofi piano, e faune ,
Scnt:zi$, — Ch'ogni ajfra ingegno , e fero
Faceva burnite ^ *
.40.
Atto di bere.,
SE queflo gefio fi farà con faccia allegra , mettendo fi Umano deflraJ
alla bócca, accennerà defìderio di bere, il che [e farà fatto con mifura >
non fard biafimeuole offendo ferino da Horatio :
Zf.j» ed, 2.1 Narratur&prifci Catoni* *
S&pe mero caluiffe virtù s .
' ♦ Ma fe queflo gefio fi farà con uifo garbo# come per foYgaAccennerà di tio
ler patir incommodo# tranaglio per confeguir alcun bene > come gli infera
mi bcuono le medicine amare per ricuperar la fanità idi che Ouidio diffe :
‘Perfer,& abiura dolor bic tibì proderit olim ,
Stipe tulit laffis fuccus amarne opera. E l'Ariofio diffe :
Voglia , è non voglia al fin conukn che manda
Vumariffimo calice nel gogp^o.
E però ilgranfupplicio è detto calice ^orne diffe Jf.S calli figliuoli di Ze-
btdeo: Toteflis Ubere calicem,quemcgo bibìturus fum ? Et quando era-»
per patire : pater , fi poffibile efì,tranfeatàme calix ifie . Si poffonofar
molti altri gefii, cerne di mangiarci di orinare , dìfearicar il ventre > & di
altre molte cofe , de* quali non è neceffario decorrere , effondo rnanifefio ,
che con effi vane operatimi del nofiro corpo fi pojfono rapprefentare , e
dìmrfi nostri penfìeri accennare.
Rifo dolce.
IL ri fot una marticulatauocè che proviene dal piacer che fi prender
d'alcuna cofa ridicolofa che fìafaita,ò dettai e nafet per lo piu d' alcu-
na imperf 'et tiene ^mancamento, ò brutterà: che delle cofe belle# buone
Ibmmo non ride,an%i slupi f ce, e fi meraviglia 4 ma delle manche, & im~
t perfette# ome / eh emendale , fe ne ride ♦ Chi è percolo neliafcde de i pre -
cmùjridey Et è opinione d* alcuni , che f e i’buomo foff e ferito [otto le
sfcdle , douefi fml fare il fai! etico farebbe sforate à ridere , il che fu fc~
gmmodal Tajjfo quando diffe:
Trafitte
Amor. Uh.
*vl$.
&Ug. 1 6.
M$tt. 2-0.
M®t4, z6.
.41
njs.
Parte Prima.
ZQS
T raffino à l'altro in fin la doue il nfo C.io.fi.tf
Uà (no principio, e'I cor dilata , e ffiande ,
Tal che (ftrano ff citacelo, & borrendo )
Ride sforzato^ fi monxxìdendo .
Pomponio Melici [crine che nell* I fole Fortunate fono due fonti d di' ma
de' quali chi bene more rìdendo > ma lofio beuendo-delC altra fi conferua in
yita3di effe fa mentione il Tetrarca dicendo 2
rì$ei\Ì[oU fame fe di fortuna Canz ji»
Due fonti ha : chi de ì’vua
Bee mor ridendo, e chi del* altra (campa,
Due fono le forti del rifo,rna moderata , che anco neWhuomo faggio hct
luogo i L'altra immoderata, e di jj cìnta, che cachino è detto \ proprio de*
pazzi- Teli' uno, e ddV altro dice il Sauio: Fatuus in rifu esaltai uocem^j^d, 1 t ♦
fuam: vir autem fapìens vix tacite ridebit. E dice ancora ; Sicut fonitns Ecci7.
ffinarum ardtntium (uh oUaffic rifu sfiniti* Cicerone dice: Vt ridere con-
ceffum fit,vitkperetur tamsn cachinatio , E perche il rider immoderata- Tuftui ^
mente*& il pianger dirottamente, fono effetti d'animo intemperante3neU
Vhuomo prudente non hanno luogo offendo propri] de* fanciulli, e di femU
nelle, L'jLriofìo efpreffe un'atto dìgrandijjimo rifa in quefìo modo :
•poi feoppiaro egualmente in tanto tifo , Ca8.tf.7s
Che con la bocca aperta, e gli occhi chiù fi,
potendo à pena il fato hauer del petto,
Jt dietro fi lafciar cader su'l ietto .
Il Boccaccio diffe: Maeftro Simione ridea fi fquaccheratamente, che tutti
i denti gli fi farebbono potuti trarre. E quefto è quel tifo chefidiceabon -
dar nella bocca de' pazzi • Heliogabalo cefi (conciamente vìdea , che nel
pieno teatro il (ho rifa fuperaua quello de gli altri, era da cìafcuno co*Sa^aj
nofauto:, Si legge che Zoroaftro inuentore dell'arte Magica nacque ride ‘7‘
do . Democrito Filofofo continuamente ridendo le pazzie di quefto mon*
do, fi allargò la bocca fino àgli orecchi, del qual diffe Giuuenales
Perpetuo rifu puimonem agitare folebat
Democrrtus . Et all'incontro Heraclito tanto pianfe l'humane mìferie ,
xhe perdigli occhi: nè ancora è decifo chi di loro (offe più pa%gp . L'Ul-
ciato dell'uno, e dell' altro fcriffe quefto Emblema :
Plus (olito bumana nunc defle incommodavits
Herachteifcatet pluribusilla malis .
Tu rurfusfi quando alias , extolle cachinum
Democritei illa magis Indierà fatta fuit.
ivfterca kac cjrnens medito? qua deniquetecm
’Eì&e
éjMttl. ds
AdfM,
tìb.i.ep, I
i$i. $.
Ltcu, 3 .
Sm. 140.
la rad p .
to6 Dell Arte de’ Cenni ,
fine f team ,aut tecnm quomedo [piene iocer .
Con ragione adunque dicono é Dottori, che non è lecito, ferina degna con',
fa, rider alla preferita del [ho fuperiore . Si come adunque il rider con mo-
derila accennerà confolatione,& allegrerà : Co fi il rifo immoderato fa-
rà fegno di pa^ia: Catullo diffe : Rifu inepto res ineptior nulla efi.
Ter allegrezza di buona nouella rife Àbramo quando da Dio intef^jf
che nella fua ueccbiezza batterebbe figliuoli, Cecidttinfaciem fuam , &
riftt in corde fuo . Ma Sara fua moglie non lo credendo aWmcontro nfes
perifeberno dicendo : Vo fi quarti confenui, & Dominus meusuetulus e fi
voluptati cperamdabo ? Gli oratori molto fi fruono dei ridicoli per ri-
crear il Giudice , e tenerlo lieto acciò che non fi fianchi , e volentieri li
a) colti ; e perciò di quelli ridicoli 1 Retori hanno copio famente trattato *
La derifone ilìe{fa,è,wme dice Suida , una delle quattro fede dell* Ironia
effendo l9 altre fubfannatione,farcafmo,& urbanità . Et è quel dilettevole
fchernoyche Vbuomo prende del male>ò deWimperfettione altrui godendo
del fuo obrobrio, beffeggiandolo, e con ludibrio dileggiandolo , difeefa dal
ridere,cb'è l9ifìe(Ja burla, poiché il rider alcuno è difteffoffbsrnimento : e
però Ouidio diffe:
Ridet amatorem Lyda puella fuum : H Cicerone nelFEpifiole : Dcdifli
nobis quem femper ridere poffemus . Horatio diffe :
. Vetrimentafugas feruorum, incendia ride t.
Et il Sannazaro nella fua Mrcadìaj
Quando tal9 bora à la (ìagion nouella
Mungo le capre mie, mi feberne 3 e ride
Lamia foaue, e dolce paflorella*
Quando adunque il nfofarà effetto di febernimento farà anco uitio, è
peccato : Onde fi legge nella diurna frittura: Eijce derifoum > & exibit cu
eo iurgium,ceffabuntque caufd,& contumelia . Et altroue dice : Ipfe de-
ludet illufores ,& manfuetis dabit gaudium: Quello che fi duole del bene
altrui , & del male fi rallegra fa con animomangno effetto contrario alla
natura, come una volta diffe il Tetrarca :
Ddmio ben pianga, e del mio pianger rida .
Dice Dante che ftcome tra noi per cofe liete ridiamo ; co fi in cielo perle-
titia gli [piriti celeffi maggiormente nfplendono , e nell'inferno permefli-
tia molto più s9o furano 1
Ter letitìar la sà fulgor s'acquifla,
Sicome rijo qui, ma già s'abbuia
V ombra di fuor, cometa mente è trilla V
Dd rifa è detto arridere apunto per acconfntire , come fusò CiceroncJ
friuen :
Parte Frimai 107
fcrtuendo ad Mlìco :lnhibneillud tuum,quodualde mihi awferat,vche ub* l3 */•
menter dsjblìcet. Dante dijfe cefi : AI#
Qtuce eterna , che fola in te fedì , Farad
Sola t* intendi ,eda te intelietra 9
Et intendente , te ami , & arridi, VUrkfio :
E quando inquefio ancoriamo gli arrida
La Fortuna. Farà dunque il rifa anco atto di acconfcntire,d'amare,e di ^ -
voler compiacere* e però Virgilio dijfe :
Vtnnuit^atque dolis rifit Cytherea reperti s. •
Etuoisndo dir che Enea gratificò Nifi} d<ff e :
——Rrfit pater optimus olii ,
E che Gioite compiacque A y enert di ffe\par mente •
Olii fubridenshominumftior, atque Dtorum
yulturfuo c.ce'.um,tempefiantefque ferenti*
Co fi i'aimrofe donne fengaparLre,co'l rifa danno fegnoà i loro amanti di ^ j ^
voler compiacerli ;come intefe Horatio quando dijf e: 1 ' ‘ 6 9\
Tunc & latentis proditor intimo
Gratta putii a rifusab ungalo*
Venere da H omero èfpeftjjlmo chiamata amica del tifo, che fuol effer c3~
pagno della iafeiuia: L'huomo fola è animai rifikiletma è anco ridicolo, e
di rifa degno, perche gli altri animali, operando fecondo finfiintodella 7S {a
tura, non fono cagione di rifo,ma l’huomo facendo cofe impertinenti, ò di-
cendo fpropofitiyfa rider la brigata, & egli diuìene ridicolojo. Catone Vtt-
cenfe accusò L. Murena , che fu da Cicerone difefo ,dquale fchernendo in
varij modi gli Stoìci>de ' quali Catone era fcguace,e perciò h attendo fatto
rider molto ì Giudici yCatone ifl elfo forridendo dijfe :
Dij boni quàm ridiculum habsmus Confulem . Giuuenale dice chela pò*
uertàfà L'huomo ridicolo , ciò è jfr segabile ;
Ntl habet mfelix paupertas durius infe,
Quam quodridiculos homines facit*
Quefio rifos'attnhuifce anco per metafora alle cofe inanimate perdimi nh ^ ^ a
tirarla loro vaghegga. Onde Horatio :
llleterrarum mihi poster omnts
Mngulus ridet . Il Sannagaro nell'or codia;
Quante fiate del fu* e rror fo rrif e ro
I monti , e i fiumi , efs'ltuo duolcomponfeli
Quei corfer per pietà, qu efii s' affi fero. Virgilio dijfe;
Omnia nunc rident . Et il Tetrarca ;
Rìdono hot per le piaggio herbette, e fiori. Et anco ;
^gd- 7-
Canz.^é.
te.
^dono
tcg Dell’Arte dc’Ccnni,
Ridono i pràtici del fi raff eretta* E Dante:
Img.i. £0 ysi pianeta elfi ad amar conforta
Faceua tutto rider l' oriente . E uolendo effrimer il contento \ e l'alle?
gregei del mondo Uff e :
74. Ciò ch'io uedeua mi fembiauaun tifo
Del'vniuerfo. Et l'Eric fio :
Ter ch'ogni ber rida ilgratiofo aprile l
QueSlo tifo è detto dolce >e cofafoauete gioconda» Onde il Vetrificai
Se»rif. y ero è che' l dolce mani/ e fio ri] 0
Tur acquetagli ardenti miei defiri.
E nel Trionfo di Mone di Laura dijje :
Ch'io nidi lampeggiar quel dolce rifo ,
Cìf un fot fu già de mie virtuti afflitte
Rifo amaro.'
r . " TT ® detto del rifo dolce bora dirò dell* amaro , che è fegno > & atto di
* JLJL [degno, Sicome tal' bora dolcemente fi piange d’allegvel%£4icofiatz
cuna uolta amaramente fi ride per ifdegno . Virgilio:
Mn. 1®. lAdqiiemfubridens mifta Me^entius ira* U*Ariefto dìffe ;
c. j 5 .fi. 47 sorrife alquantofina d'un rifo acerbo
Che fece d'ira piu, che d'altro fegno. Et in vrfi altro luogo 1'ifieffo Toetai
c.$i.fi.$$ ji fignorde la cafaaWhora alquanto
Sorridendo à Rinaldo leuò iluìfo *
Ma chi ben lo notaua >pià di pianto
Tarea$c3haueffe itogli a che di rifo .
il T affo nel fuo Go ffr edo di ffei che nel rifo di Rinaldo fi vidde lo [degno •
- ■ 3 d • 41* somfe all'kor Rinaldo f e con un volto
in cui tra'l rifo lampeggiò lo [degno.
E t il me de fimo di fi e ancora dì Tancredi. EtHomero :
llhad. 15. j na quidem labijs ridehat cubila porro
1 - Frons minime renidebat. E Tibullo di ffe.
Elee bene mendaci rifus compcnitur or^j.
Quefio rifo finto è detto fardenio . Viatorie : His Trafimacbus auditis>
BeRepJLi e^to cachinno valdefardonicerifit . Hauendo C. Grancho nel dimandar
un magistrato riceuuto repulfa , di ciò grandemete ridendo gli emuli [noi ,
diffe loro, che ridavano con rifo Sardonia , non conofcendo la vergognai
m del loro rìdere. E che anco accenni doppi egga^ef rande appare da quefto
luogo di Claudi ano :
—Blando fraudem pratexere rifu .
Delle per forte molli > e delicate fi dice in proverbio : Rifus Ionicus . E di
- ~ ‘ quelli
Parte Prima-*; xof
quelli che htempefimamtte giocano# (eh ergano. T{ifus Megaricusj qua*
ir fogliano dire:Melius efì amicum>quàm àittum perdere :bench e fia nero
quel detto: Npnm loco ridere pergraue eli malum : Di quelli poi che af-
fettatamente3& fenga caufa^mafimulatamcnte ridono [i dice :Tcregri *
ftis bucis ridere } & anco . Ahenis ridere mandibulis *
Atto d’otturar fi la bocca.
Alcuni hanno grandiffimagratia nel ridere te ciò fanno cofifoauemen
te# delicatamente%cbe innamorano coloro cheli veggono, cofi do-
uea rider quella Lalage, della quale Horatio diffe :
Duke ridentem Lalagen amabo , \ li.i.fti/.ii
Duke foquentem. Il qual luogo fà leggiadramente imitato, & di mag> ■
gìoruaghe^ga adornato dal Tetrarca cofi dicendo :
'Non sì com9Amorfana,e comeancide ,
Chi non sì come dolce ella fojpwa , Son, ufi
E come do (ce larla, e dolce ride.
Et alcuni anco ad arte ridono per far pompa de loro bianchi ,e begli denti ,
come Catullo dice che Egnatio faceua :
Egnatius.qmd candido s habetdentes ,
Jgenidet vjquequaquc_j •
E d* una fanciulla che hauea belliffima bocca diffe Martiale :
Ej.de fi lapis , ò fucila ride .
Ma quelli che sgarbatamente ridono , ò che fcuoprono bruta dentatura , è
qualche altro loro difetto fogliono otturar fi la bocca coti moccichino , ò
con altra co fa , anco per non palefar il rifo , come fece quel Vario, di cui
d>jjfe Horatio :
— Varius mappa compe fiere rifum Li&.i.Sat t
Vìxooterat»
E fi fa -ncc quello atto per impedir il parlare, conforme à quello che difi
fe oauJde : obflruftum eft osloquentium iniqua. Etancò : Sitmanus ?[&l 6 fi
tua lutar os inumine captati *s in verbo iridi fiiplinato . Et il Sauio : Qui icd 5.
Pjtltus apparuit pvflquam eltuatu stfl in fùbhme: fi enim intellexiffet ori 3°*
Juo mpofwfftt manum . Ccfare firijiendo à Cicerone : At Demitius ma» EamU.li 8.
vus ad os appofmt . Si legge appreffo Macrcbio che i Bimani bau e ano il
fimo! aerò della Dea Angeronia con la bocca legata }e figillata , & in ara 3atur-
Volupia collocatimyquod qui fuos dolor es,anxi state fqitedijfmulant:,piY- C^* A<?'
ueniant patienha benefic o ad tnaxirham voluptatem •
* j,Dd bacio.
Q Vello che noi Italiani diciamo bacio è da Latini detto in tre modi : ,44,
Ofcklum $h* è proprio degli amici, cofi detto perche nel baciare , fi
Od Sìrin •
%iof Dell'Arte de’ Cenni,
ftnngono le lab?*, e fifà l'ofculo , ciò è il bocchini ì : bafium de* parenti ; e
fuauiumde gli amanti dalla fua foauità co fi detto :e però ben diffe Catullo:
Sumpui uhi dum lud s melite Irnienti
Suauiolum ànici dulcius ambrofiau .
E diceano per lufinga ad alcuno : M-eum fuanium, cfme à dir bene mio 9
tn Etiumh. vita mia: Onde appnffo Ter enfio :Thais meum fuauibm. Dannato fa ({ut*
ft’altra difìintione , eh3 è conforme alla già detta>dicerì\lo : Ofcula effe offi-
ciarlim i bafia pisdicorum affeffuum; fua ma libidi num,uel amorum: beri-
che qutfiè differente taPhora fi confondine ^ E diuerjarnente fifà quello
gefìo del baciare altrui fecondo la qualità di chi bacia , e di chi vien b a*
ciato, e però l’Ariofio di Poggierò dice :
C44 fi 2;» Vno tl [aiuta, vn* altro [egli inchina ,
filtri la mano , altri gli bacia il piede .
Bacio facro, e diuino .
*45*
lue. Jt
Canf* !.
2f*l «4.
Cap 6*
Mci.ap.LQ
Q Vanto al bacio d Ile cofe diurne , dirò prima che Chrifio Signor no •
iìrj co fiumana di baciare, e di riceuer il bacio da* firn difcepoli , &
ar/ivicuoii; onde Giuda diede quefio fegno à Giudei, accio che non erraffe -
ro nel prenderlo, & effo Redentore dtffe al Fanfeo: Introiui in domurn-j
tu am ofculum mihi non dedtfit. Et il cafliffimo Spofo alla fua diletta dice *
ua: Ofculetur me ofculo crisfui.E Dauidde:Iufiitiai& pax ofculat&funt.
V Apjiiolo firmando à Etmani di ffe: Salutate inuicem in cfculo j ar.fto*
Et è forteto che 1 Sacerdoti di Efefo procubuerunt fuper collumTauli , &
ofculabantur eum. Il Sacerdote fatiandla Mcffa la confi- (fi* ne bacia Cai*
tare nel rae%p,per lignificare che Chrifto S .^.venendo à noi,non foto vni
Càumanità alla duinìià , ma egli anco fi congiunfe con la fama Cbiefa , e
ditto C Fu angelo il Sacerd telo baciafper dimoflrare il grande amore che
gii p >rta,e per larned fi ria caufai Trencipi , e loro rapprefentanti pari-
mente lo baciano: onde qu fio bacio farà gefìo di grande amore, e di pro-
fonda rwerenga. Quei pouevelh ,che appreffo i Gemiti non haueano il mo-
do di (acr filar uiitime vere, ne facnficauano di finte : ouero in quel cam-
bio baciauano con gran rtuerenga le mani alta fìatua di quel Dio, al qual
yolcuano Jacnficare^,
Baciar la fronte.
■4(>* J
Tadrì , <& inoflrì maggiori fogliano baciar le loro figliuole con bacio
bone fio mila fronte : enfi Carlo imperatore baciò Mar fifa come dice
CtAriffio:
C.38 lì. io £ qui fi letta, e di nouo C abbraccia
E come figlia bacia ne la fronte^ •
Cicerone fenuenda ad Jtttico dice : *4tque vtinam continuò ad compie-
\um
Parte Prìma^. tu
Xun me» Tuli'», & ad ofculum ittica poffim currerì • Cefi G'wcobbzj
kontft .mente baciò la bella Hichelle fua parente . Et ifaac prima chz^> Gen, i fi
benediceffc lacobbe creduto Efau gli diffe : accede ad me t & da tmbi
ofculum fili mi»accejjìtqne & ofculatus eft eum . Gtn . 17*
Baciargli occhi.
QVtfloèbacio foauiffimo> & la ragione è detta da Tlinio cofi: Hos
cum ofculamur ammum ipfum videmur attingere : E per quefto il
Tetrarca dice che il H* berte per gran delicatezza baciò gli occhi di
M.^aura fua amata.
Cli occbi> e la fronte con fembiante humano
Bachile sì che rallegrò ciaf cuna. Catullo fcriueudo d Giuuentio diffe :
Melitos oculos tuos Inuenti
Si quisme finat vfque baftare ,
Vfque ad milia bafiem trecenta
7s J^c vnquam faturum inde corfuturum e fi. E lo Strofa il figliuolo:
Grataque nunc fronti, nunu ofcula libat ocelli s. Et Gnidio :
Gccupat ampie xujachrymafque per ofcula ficcai.
£ controuerfìa tra gli amanti qual bacio fta-piu dolce , ò nella bocca , ò ne
gli occhiai che fu C( fi leggiadramente dal Marmo dectfo :
Vorrei baciarti ò Filli ,
Ma non sò prima oh* il mio bacio» fiocchi
Tfe la bocca,ò negli occhi .
Cedan le labra àuoi lumi diuini ,
Specchio d’ogm bellegQ t-> ,
fonte d’ogni dolceg^a .
*Ab pur mi uolgo à uoi perle , e rubini ,
Bocca honor del bel vifo ,
7{afce il pianto da lor > tu m’apri il rifa .
Baciar la guancia.
ITarentiy & altri congiunti eguali per fegno d'amore fi baciano nell 4.
guancia come diffe i^riofio :
hor qw ut 1 baciai giunger mano amano
Vi mairè,e di fratelli fhmò ciancia
Verfo gli hauuti con Ruggier compleffi,
Chaurà ne l’alma eternamente impnjfit V *-
Etl'iftt JfoToeta m un’altro luogo :
Tot li r fpofe : lo fono il Duca lnglefe
Il tuo cugino wdfìolfis & abbraccialo f
.47’
Lib. il.
Sm, adì*
1 .48.
C.49 fi 6$
Jjd 2
Mctn
xit Dell’Arte' de’ Cenni,-
E con atto amor ernie 3 e corte fe ,
No*} [en%a ffarger lagrime 3 baciollo.
Gm, 19. libati trottato Giacobbe fuo nepote , ccmplexus e fi eum in ofoula riunii
Geni 1 1 . Et Efau: Currens vbmamfratn fuo , amplexus efì eumfinngenfque col •
Gm. 45. ium cinti & ofculatus flemt.Et altrove è fc vitto: Qfcuiattts eh ìojcph om
nesfratresfuos: Gnidio dì Bèli dice :
Mei. 9. Noe peccare putat quod fopins ofcula iungat
Quodfm fraterno cmundetbrachia celle* Et Gnìdio s ,
Tofcentt mmpbs fine fine [oraria faltem
Ofcula , ìamque memus ad eburnea cella ferenti .
1 Frana fi , che per natura fono piaceu oUfflnfì scoflu m anod i fa r che hfa
nettamente nonfolo le fordle3a)ico vcrgvaijna le mogli ifleffe bacino i lo
Plìnlì.14' rohoffti . Et i Romani molto frequentemente baciavano le loro donneai
Gdjib 9. cJjq ferine Catone effere flato introdotto per fiutare fe haueano bevuto vi
no,che con grane pena era loro probibito . Ver che quetto attedi baciar fi
è fogno di benevolenza 9 però i nemici quando fi pacificano cc fiumano di
baciar fi: onde per ejprimer quefla pace }gh antichi figurarono nel caduceo
di Mercurio due ferpenti, che fi baciauano , effendo ammali , che per loro
natura figni fi cano odio,nmiflà3e guerra:& era quetto Caduceo per fogno
di pace portato da i pacifici ambafeiatoru
Baciarla bocca.
X L bacio amorofo,e lafcim3che fuauio diceramo>appeUAtfi, per lo fiàfi
JL dainhocca,per maggior delicatezza f&ali’ bora fi dice, che gii animi
degli amanti corrono alla bocca , come alla porta della vita, e tra loro in
grato filentio foawjjìmament e favellano Olindo à morte con 'Carnata Sfa
franici condennnto difje3 la morte mi farà foauiffima
S’impetrerò , che giunto fonoà feno
V anima mia ne la tua bocca finn*
Quetto t il penultimo grado delia [cala d' amore fecondo quel uerfo :
Vfus,& aUoqmum,ta&us,pofl ofcula tfa&um*
Onde meritamente Gnidio difi'e :
'De "mte a- Ofcula quifumpfitfi non & estera fumpfit
H&c quoque qus data funi perdere dignus erats
Eterna efeufandofi con Tande diceva appreffo Gnidio ?
Ofoula Infilando taniummodo panca protcrnus
tAbfiuliti vltttyus nil habet ille mei .
Dante fa dirà Franctfoa Malate fi. % come fi inamor affé di T dolo fuo tfa^
guato in quetto modo ;
$. Quando iegemmo il defiato rifa
Effe*
Parte Prima. ai$
ifferbadato da cotanto amante ,
Qutfii che mai da me non fia diuifo
La bocca mi baciò tutta tremante .
Due ti Taffo che Erminia baciauaTancredi credendolo morto:
De le pali de Ubrai freddi baci ,
Che p à caldi (p rai tuo pur rapite • C i$J. 107
Ondio fa che Leandro dice ad H ero:
Ex ci pi s ampi x uff elkiaqu e ofcula lungi s , Bp. iy.
Ofcula dijs magni s trans mare digna peti .
V^Ariofio parlando di Dalmd^;edi T oline ffo fuo amante dice:
Lo bacio in bocca, e poi tutta la faceta C.j./, jt.
Come far foglio ad ogni fua uenuJa. Marnale :
Bafia dimidio quod das mihi Vo liburne labro Lio z.
Laudo hcet demas bine quoque dmidìum . U*ArìoUo:
Raggierò abbraccia la fua donna bella, c iz.ffi i
Che più che rofa ne dtuìen uermigha ;
E poi di su la bocca i primi fieri
Cogliendo uien defuot beati amori . EtTifìeffo Toeta fàdiire à Brada»
mante ammartellata di Ruggiero :
Dunque baciar fi belle , e dolci labbia £
Deu* altra ft baciar non le pofs'io i
Trafibulo effendi) innamorato della figliuola di Tififirato, incontratala per
ìRrada la baciò , di che grandemente la madre della fighuola J degnata. -> ,
frocuraua il marito a -vendicar quefia ingiuria; ma Tififirato ch’era pru- Pjut tn ^
dente, confiderando che Trafibulo nonPhauea baciata per odio , ma angipophteg.
per grand'amore che le portauaidiffe alla moglie: fe noi cercheremo d'of-
fender quelli che ci amano , che faremo, à quelli che ci odiano ? e diede la
figlia à Trabufculo per moglie . 1 Leggfìi dicono che per lo fole bacio la-
{duo dato all* am ante la moglie p^rde la dote, come affermano Baldo, &i»c.Tu&d$
altri Dottori: Ma Giulio Claro feguendo l'opìnìon di Don ^Antonio di Taprccur.
dilla, dice che per lo folo bacio non cafiigherebbe la moglie di pena ordi-
naria : Gallieno Imp. nelle negge che egli fece dei figliuoli de i fuoi fra-
telli compofe vn* Epitalamio, nel quale tra P altre cote diceua}c.cme ferme
Giulio Capitolino :
Ite, ait,ò pueri , pariter fudate medullis
Omnibus inter uos, non murmura vtftra celami
Brachta non heder#,non vincant ofcula concia .
E Mecenate fulea dire, come ferine Seneca : Coìtmbatim labra inferens
abriSicffendo parti colar cosium e de' colomb imprima che fi congiungane di
> k * ' ‘ “ ’’ . "" baciar fi
£ t 4 Dell’Arte de* Cenni,
baciar fi in bocca f cambienolmcntc , e frequentemente • £ Cornelio Gatti
dffe- :
Torrige labra , labra corallina
Da columbatm mitia bafia »
Sugs amenti s parttm animi
Cor m hi penetrant hsec tua bafta.
E ft bene per vergogna le catinelle giouani fingono di abbonire i baci *
fono però brame fe ,ande T ibullo :
M"g \' junctib mais ent cap>c s tunc cura liabìt
Oleata ypugnuba 9fed tamen apta dabtt . Et Horatio Z
Quum fagrantia torquet ad ofcula
Cairn lib i Cermcem, aut facili ftzuitia negai,
j pofeente magis gaudeat enpi
lnterdum capere occupat. Di quelli baci Ouidio diffe ^
Mtu 4* Tugnantemque tenet , luttantiaque ofcula carpit .
* Baciarle proprie mani.
O® /^\ V c§ìo è antico gefio di adoratwne , leggendo noi in Giobbe , ch'egli
V/ non lo fece mai al Solere alla Luna, perche egli adoraua Dio , e non
Cap. le creature: Si vidi Solem9cumf viger et , & Lunam incedentem clarè>&
Utatum efl in abfcondito cor meum , & ofculatus [um manum meam ore
su Rtghmeo » Et Iddio diffe ad Elia: Derelinquammiht in Ifrael fepttmmilli*-*
vtrorum quorum genua non funt meuruata ante Baal9 & omne os9 quod
lih.ib.c i. non adorauit eum ofculans manum . Tltnio dice: In >Adorando9dcxteram
ai$ 0fclila referimus^otum corpus cir curri agmus. In * Apuleio . Sifanum
silique d puetereat ne fas habet aiorandi gratta manum labijs admouer e.
InMinutio Felice è fentto : Cecihus firn u la ero Serapidis denotato 9vt
vulgus fuperSìttiofus folet manum ori admouensofculum labijs preffit •
Centra H«- S* Girolamo dice: Qui adorantfolenl manum deofculart. Ma perche le di -
fintimi. ume cerimonie per grande adulatione fono Siate tranff ortate à gli huomi
ni 9 perciò qutfio cermoniofo gefio appreffo di nei fi rj a di baciapile pro-
prie mani per fegno d'bonore9 e di riuerenga utrjo cotui9co'l quace alcuna
co fa trattiamo.
Baciarle mani altrui
aJ ("S rtfloègeftodihumil nuerenga, che bora è affai familiare non
jolo proferendolo in parola,®' m fcrittura, maancoàfuoi maggio-
ri facendolo m effetto : benché anticatmntt fi vjaffejolamente per atto di
adorattone,e peroThnio due: Quandam effe indextera religionem9qi<&
InuitaCat. ojcuiis auerfa apptttlur . Tlutarco dice che per grande honvre ad alcuni
Imperatori fu conceduto di baciar loro le mani . Il medi fimo ferine che^t
V‘ TopUiQ
Parte Prima,.. 2, 1 j
Tópilio Lena quel giorno che Cefarefu occifo da lui partendo gli baciò la
mano - i nolivi tempi i Vefcoui, & altn Vr dati maggiori porgono le ma -
niaccioche gli fimo baciate mentre rie euonQ alcuno per loro amico, ò per
ftruitore. Quando l'inferiore è ammtffo al bacio del [uperiorc è atto d'bo -
nore3e però dice l>Imp.Domcfltci,& Trote thres of vitandi cum [aiutane- 1 de do
rìnt Vicarlos tui -culmi nis habeant potifiatem . Cornelio Tacito parlari - mtfl &pr^*
dodi Jgerons : Mgere gratias Dijs, ornare lauro domum ,genibusipfius *
ddtiolut,& dexteram o (culli fatigare: Et il mede fimo: f{uer e curiti un ca ^
fira ofculari Otbonismanum . Lucano della ftrage, che fece Mano dopo la ^ p^7*
vittoria ernie : * ‘1*
— — Spes vna falutis- th«rf*Ui\
Ofculapolluta fixiffe trementia dextra .
Claudiano della vittoria che bebbe Clmp. centra i Gothidicc ;
Blanda cruentatis affigunt ofculadexms . IlSauiodegli adulatori dì (f e, Lii dtbtlU
D nec acdpiunt ofculanturmanm dantis, & in promi[jìonibus humihant rjenco.
uocem fuam . E crebbe tanto l’adulatione che non {olamente fu introdot- ‘ •
to di baciar le mani de gli Imperatori ,ma anco deUe loro fiatue,& imagi *ce1,
ni, acciocbe da quefiogeflo, ne nfultafje utrfo di loro maggior venerano»
ne, e tanto le bacìauano che le confumauano 1 onde Lucretio dijfe :
Signa mwus drxtras ifìendunt attenuati
Stipe falutantum tattu, propterque meantum*
E ferme Cicerone cantra Verte, che in Mgrigento Città della Sicilia, era
vna fiatua dt metallo di Bercele, la cui faccia era molto diminuita per li
frequenti baci dt'fuoi adoratori *
Baciar l'altrui genocchia*
EMtodigrandilfìrna ojferuan^a , che fifa f olamente à gran Rjtgi. Il
Signor Girolamo F ruchetta , chiaro lume della patria mia , di qutfie ' ^
creante intelhgentijfimo per battere fpefa con grand'booere tuttala fu*
ritane Uà corte di Roma , neUa lettera dedicatoria al Rj dì Spagna del fuo
Seminario de9 gouerm dt fiatone dt guerra; co fi conchiude; le faccio h urna»
niffima riuerenga,e le bacio, inchinandomi i f aerati ffimi ginocchi, dalla cui
Maeftà , e dafuoi Regij Mini Siri è Hate fempre molto amato, & honora -
to. In H >mero fi legge che Triamo affitttìjjimo per impetrar da Mcbtlle
il lacerato cadauero del figliuolo Elettore, inatto digrandtjjìma humtlià*
Manibus Jlcbilìis genita comprehendit, e*r ofculatus tfi . £ neii'Ecckfia - i-t
fiica Hierarchia s'ojjerua anco al dì d'boggi di baciar à pefcwi le mani
(d Cardinali le ginocchia , & al Tapa i piedi ,
Baciar
zì 6 Dell’Arte de’ Cenni ,
Baciarci piedi altrui.
5 • VeHofaràgefio di adoratone , e di humtltà prefondiflìma, fi leggi
■ * V*/ che anticamente molti gran Trencipi fi faceuano baciar i piedi , &
Hik 9> partì colar mente ferine Entropio che i Re Ter fimi fi facevano adorare, &
dar il bacio à i piedi . E Vomponio dice che Diocletiano, dopo kaver tnott
fato de* Terfi,adorari voluit,pede[que ftbi ofcularì, auro, & gemma cal «
ceamenta exornans, E ferine Zonata nella vita di Caio Caltguta , che que*
fio Imperatore'XAteris Senatoribus vel manum,vel pedem porrexit ofcn
39<s hewf. landum . Et è ferino da Seneca: Catus C&far dedit uitam Tompeio Tcewa
tih.z, fi dat qui non avfert , deinde ahfpjuto, & agenti gratias porrexit ad ofeu*
landum finiffrum pedem . V^ri&jìo del Senapa I{e d*Ethiopia dice :
Cefi diccaquel Re, che nulla vede
Cercando in van baciare al Duca il piede . Et il Tetrarca s
Sm, i 74. Baciale il piede, b la man bella, e bianca ,
Dille il baciar fi è in vece di parole ,
Lo fpirto è pronto, ma la carne è fianca
Ma che è più marauigltofo baciavano anco i piedi alle ftatae , comcdaJ
quelli ver fi di Parelio Trudentio appare :
Terfidvs ille Deo, quamuis non perfidus urbi,
« Augvfivm caput ante pedes curvare Minerà A
Diffidisi &foleas tunonis lambert pianti s
Herculeis aduolu",genua incurvare Diarte ;
Quin & apollineo front tmfubmitt ere gypfo •
E di piu dice che baciavano i piedi à i cavalli che tiravano il carro de! So-
le adorato da loro per cipolline , Onde non ci deve parer meraviglia fe
al Tapa ch’èin terra Vicario di Chrtfio ver diuotions , & fegno di gran -
àiffima riverenza fi baciano: piedi fii che particolaYjntnteyty eruditameli
te tratta Giofiffo Steuano nell3 opera da Un comp Ila, De odorartene pe^v
Rom.Vontif, dove reproba la cattiva opinione di Giovanni Ctfipinianoyche
tipn nde qveflo baaamento de3 piedi al Sommi) Tonte fittiti che fu intro-
dotto admitationedi Gì fu Chrtfio ncftro Redìmere, n quale, ben che in
ogni fvo geflo dima graffe prefond Jfima humtltà fine ntlC atto del lavar i
piedi a* fvox dfcepoli non ricusò nondimeno che dalla Maddalena. gli f af-
ferò i piedi baciati , an%t il fiìo hi fotte rinfacciò , pe tebe cere;* fi ed .rupe-
dtria)& à lei i peccati ximéffe, confi fi andò per questo per altri fvoihu
mihjjimi geftt da lei all* bora fatti bau er tu gr aridi \ del fvo amor iterfo
DiU& Retet. di Ivi pai e fato. Il Boterà d^ue par la de gii S cimatici, òGr*>ci a Europa,
3 dice che il Tatriurca Greco di Cofiantinop li, per n« n baver voluto nenno-
feer U maggioranza del RomdTonttficjjcr Poggi sformato cChumularfral
Turco,
Parte Prima-* * al 7
Turco] di pigigli tributo per l'aflontione al Tatriirìatp * t dì prefentar -
io per effere amnteffo à baciargli le matti ... Trattano i Dottorile anco al- Gli. tn l. r •
V Imp. come al Tapa fi deuono baciare i piedi: ma que fio boranoti fi
JeruL . Baciar le cofe infcnfate .
E Introdotto anco di baciarle mantmate cofe , ò quando s ' apprefentano
ad un fuo maggiore, ò quando da lui fi riceuonofò quando per i’abf eri- • j 4*
%a diluì non fegli puòbaciar la manoso fi dice T *Ar lofio che Br adamante
baciò la lettera che le mandò Ruggiero :
Baciò la carta dieceuolte, e ditee
Hauendo à chi lafcriffe il cor diritto ♦ C.^oft. 75*
Cofi Cicerone fcriuendo ad oppio Fulcro diffe : Complexus fum cogita -
tione te abfentem eptflolam nero exùfculatus . Tropertio fa dir ad *Are- TamiLli,^
tufa mentre ferirà Ucota fuo manto ch'era alia guerra ♦
*4t mihi cum noft'smduxit vtjpcr amara s;
Si qua relitta iacent ofculor arma tua „ iv 4Ì
Quoti es do ueiìibits ofcula, qua tu
Hdlfjfontiacaponis tturusaqua •
Et parlando di Tiramo , e dt Tisbe dice che quando amorfamente alla fif-
fura di quel muro inficme favellati ano >nd partir fi, f ciafcuno di ejjì baciai
ua dalla parte fua la muraglia „
Sub ne ftem dtxere naie, partìque dedere
Ofcula qui/que fua non peruenientiacontra •
£ che prima che Tiramo s'uccide ffe , credendo che Tìsbefoffe fiata dalle
fiere lacerata, per hauer trouate le uefìt di lei infangumate dice :
■ ■ ■ - Dedit ofcula vefii .
Ter dinota rmeren^afi bacia anco humilmente la terra, come dice il Taf-
foche i foldati Chrifitani dì Goffredo prtma che ueniffero con i' efferato
Tagano à battaglia^ t
S' inginocchiavo 1 Franchi , eriuerito
Da lorfà il cielo , indi baciar la terra* Cofi Gnidio diffe s
Cadmus agitgrates ,peregr inique ofcula terra
F>git,& ignotos monte sque, agrofque falutaU
V ìrgiltodice che le donne Troiane quando Troia fù ruinata :
%Amplexaque tenentpcftes,& ofcula figunu Et Quidio :
Troia vale,rapimur clamanti antque ofcula terra
Troades,& patria fumantia tetta relinquunt . Et poi Soggiunge ì
Trafantem tumulos, atque offibus ofcula danum*
Et parlando delia ftanza di Gioite dice : ' ' ~ '
- -~r- — - - ti tt
C. io.j0.3l
t
tifi Dell’Arte de’ Cenni,' ^ 1
*N;?s Vt templi ietìgére gradar, procumbit vterque "*
Tronus humi9gelidoque pauens dedit o fenici faxo .
il baciar la terra che è da demo calcata è fegno di grandiffima obligatioì
ne iriueren%a9onde Stilo Italico :
ZìK I. Ofcula quà Reterà; bis terque infixit arena 9
Deinde amplexa fini* latè u (/ligia foutt.
Bruto ritornandùxon Tarqumio dall* effigilo, fingendo di cadere bacii laJ
patria terra9per adempir l* oracolo che hauea detto 9 che quello che di lot
due haueffe prima baciato la madre regnerebbein noma ; onde hauendo
Bruto primieramente baciata la terrai eh* è madre uniuerfale de tutti i vi
uenti9 1 cacciò i Tarquinij, e fu creato primo Confole di Roma . Di lui dif ■
fe Gnidio :
Mtu % . Me iacenspronus matri dedit ofcula terree.
Et Gnidio dice che apollo baciaua il lauro9ncl quale fìt Dafne eonuertita:
lìh i. ofcula dat ligno9 reffugit tamen ofcula lignum .
Tropertio oue introduce la porta della fua amata à lamentar fi (Teff er fri
quentata da vbriachi amanti dice :
At tibi fctpe nono deduxi carmina uerfu %
Ofculaque imprtffis mxa dedtgradibus . Et co fi anco la reuerentiffima.
Mefite, j. Hefler baciò la fommità dello feetr odi Affinerò , il quale come dice la Sa -
era Hi&oria. Extendit contra eam virgarn auream9quam te tu bai manu %
qua accedens of culata e fi fummitatem virga eius .
Bacio fraudolente.
COn bacio fraudolente tal’hora fono fatti inganni, e tradimenti come
fece Gioabbe, il quale diffie ad AmafoiSalue mi fr ater & tenuit ma »
nu dextera mentum AmafA,quafì ofculans eum9 & all’hora co'l pugnale
chetenea nafeofto lo ferì 9 e l’uccife . E Giudatraditore combacio tradì
%* TS^S. dandolo à Giudei perfegno del fuo tradimento9dicendo: Quemcum w
que ofculatusfuero ipfe efi, tenete eum,& confefiim accedens ad IESVM »
dixìt9Aue Rabi,& ofculatus eli eum. Delqual Giuda traditore dice San
Cap> Gmuannì, chedopo ch’egli shebbe indegnamente communicato9introiuit
in eum Sathanas. Dante degli § ìeffi traditori parimente fi in quefio moda
dire à Frate Alberigo Manfredi:
Sappi che tofio che l’anima trade $
Mer u Come fec'iOftl corpo fuo gli è tolto
* * Da vn Demonio , che pof eia il gouema
Mentre ch’il tempo fuo tutto fia volto •
17 • Et è veriffimo che melma funt vulnera diligcntis > quà m fraudulenta J
ofcula odienti*,
i — ** YVS
Farté Primìiì
DE 1 DENTI. Cap. XIX.
De i denti.
Attedi morder alcuno.
Moftrar altrui i propri; denti.
Fremito de* denti.
l«f
Morder fe ftcflb.
Morder la terra, ò Tarme.
7 Effer morficato.
8 Morfo amorofo.
9 Manicarli freno.
10 Tener alcuna cola co* denti»
1 1 Guardar gli altrui denti .
i a Franger i denti ad alcuno»
jj Denti ftupidi.
14 Aguzzarcidenti.
Ij Non hauer denti.
Dei denti.
A Satura fece à gli Orfi,à i Leoni, & ad altre ferocifli , t .
me befìie i d$ti grandi, acuti, e fodi,perche loro feruifi
fero in vece d'arme , con lequali potè fiero difenderli „
ma perche l'huomo da ogni heftiale impeto f offe alte -
no fece à lui non per arma i denti ,ma per ornamento ,
accioche efii tra i rubini delle labro, quafi orientali
perle ri fj> tende fiero : & anco per l'ufo del mangiare ,
poiché co 9 denti anteriori fi rompe, e fi tagliali cibo , e per quefìo la 'Sna-
turagli ha fatti acuti , e taglienti, hauendo fatti quadratigli altri, che mo-
lari fono detti, coni quali il cibo già rotto,m certo modo, fi macina.E fer-
vono anco t denti alla favella , poi che alcune lettere, che dentali fi chia-
mano, fernet i denti tfpnmere non fi po/fono,e perciò gli infanti , & i vec-
chi [dentati malamente favellano, de* quali denti Tlmio diffe : yoas regi- uh. 7. r.iC
men primores tenent, concentu quodam exctpientes iftum lingua , muti-
lante sbollente sue, aut hebetantesverba . Sondimene fono poi flati gli
huommi cvfi perueifi, che de * loro denti in danno & offefa altrui fi fono
ferviti, ci che il Trofeta dolendoft diceva : Ftlij hommumdentes eorum^j Pf*l yf.
*rma9& fag\ti&><& lingua centra gladms acutus,Tutti gli animali nafeo-
Ec s
€■#$>> %<
tió Dcil'Actc db’ Gfin n ì 3
no co* denti eì^ìf^umo^lqualepet/ej^f^o mpfedopl ilfuò nafcménZ
to comincia à formar li ^ nelfettimo anno cadendogli li rimette . M. Curio
perche nacque coni denti fu cognominato Dentato. E fi come il naf cerco*
denti ne i mafchiè fegno di robufier^ga* e di genero fità d' animò* così nelle
femmescoms ferine Vlimo^uetto accidente rìefce inaufficatijjìmo* E per -
che i denti fono da calore generati * perciò gli huommi ne hanno in mag-
gior numero che non hanno le donne 2 poi che naturalmente in tutte le {f e-
de d'animali il mafehio è più c alido della f emina . E quelli , che ne hanno
maggior quantitàsepiù congiuntit & ffefjfi fono anco più cahdì , più viva*
d$e più lungamente in ulta fi mantengono .
Alto di mordere alcuno.
IL morder ò mangiar l'altrui perfona è atto he filale * e però Dante nell
l'Inferno hauendo nel centro de' traditori veduto il Conte V gelino cht
mangiaua la tetta all' jlrciuefcom Ruggieri dice i
Otu che mefiti per fi hettial fegno
Odio [aura colui , che tu ti mangi .
Epoca prima di cofiui il Toetabauea detto z
E come il pan per fame fi manduca 9
Cofi'l foman li denti à l'altro pofe
La' ue9 le ermi $ aggiunge, con la nuca,
Tideq parimente ferito à morte da Menalippo *non cStento cPhauerlo Vùl
eifo, prima che moriffe fi fece portar la tetta, di lui, e rabbiof amente la iù
mrb9 dei quale f ttteffo Dante dtffei
l^on altrimenti Tideofi réfe
le tempie à Menalippo per difdegno* Et il Tetrarca j
L'ira T ideo à tal rabbia conduffe
Che morend'ei fi rofe Menalippo .
VJlnofiodi Filandro adirato cantra Qabrina diffe ì
'Mon fi trottando batter altr* arnie in mano ,
Co i den ti la ttracciaua à brano à brano .
E per e ff timer atto d'efivema potenza diffe s
E metter qui infino à Pugna* e'I dente 9
Se.non potrò difenderlo altramente^ 9
E fi dice hauer prurito à i denti 9per hauer defiderio d'effer citarli pi*
morder akmo9che è latini dicono pmrìre dentes>come diffe Tlauto :
*~~~”°Troh dente* pvuriunt 9 ,
Cene l e aduenkmem hic mehoffìtio pugna
lAecepturm ette Dante de gli iracondi fcriffì t
Quefiifipercotemnmpmcm mano * ' ’ . i
zzi
Parte Primi •
Hiacin latrila, e e 6*1 petto, e co* piedi 7?
Troncando/ co * denti à brano à brano .
Coft i Tiranni fono detti deuoratori de9 loro fudditi . Comederunt ( dìcecu
Michea TrofetaJ carnem popult mei,& peli m eorumdefuper c x corta-
i*erunt,& offa eorum confrcgerunt.ExechicUe predicendo à Gierufalem -
me laf.ua dejlruuione dkeua: Tatres comedent filios in medio mi ,&
comedent patresfuos. Et ri medefmofu da Gieretnia profetato dicendo :
Cìbabo ecs carnibus fi ilo rum fuorum , & vnufquifque carnem amici fui
comedet in obfidione : , & angusta, in qua ccndudent eos inimici eoYum.CaP' l9\
il che heniffimo fi neri fico nell* affé dio di Tito, che la dì truffe, E i9A popo-
lo S.Taolo effortandoiGalati alia canta , & alla dilettion del pvcjjimo
concludendo dice : Quod fiinmccmmordetis3& comeditis rndete ne ab f*
inuicem confummammi.
Moftrar altrui i proprij denti.
E Atto minaccieuole , conforme à quel prouerbio : altjs linguam, alijs - i
dentes, che fi fuol dir e per minacciar à* offender con fatti colui.che co * * *
parole ci haueffe premeati . Et ègeflo naturai de cani i quali adirati mo-
ntano fdegnofamente i denti . Da quefio par che non difeordi quello che
diffeil Sauio : Generatio qua prò dentibus gladios habet , & eommandìtVrou . 3 ®;
tnolaribusfuis pauperes ex hominibus. E di qutffatto dimoEìrari denti
parlò anco Dante quando difft che i Vìfdomini , ò t Tcffinghi facilmente ò ,
per le minacele s’atterrìuano , ò co’l denaro fi corrompeuanq»
La tracotata f chiatta che s*indraca Emd.idl
Dieir'à chifugge : & à chimo Eira Udente
Ouer laborfa com'agnel fi placa,
"Alcuni, per far pompa de3 loro belli (fimi denti, /beffo, fen%g cagione rido*
no, come faceua queWEgnatio , del quale Catullo cofifcrifje j
Egnatiui quod candidos habet dentei
E^nidetvfquequaque^o
Fremitode* denti.
BAtter,& fremer co 5 denti ègeflo di dolore, e dì terrore l che i Latini "V*
dicono f rendere , & anco fremere. Ty.S .quando rifufeitò Labaro non * **
foto pianfe.ma wfremuitjpirstu,& turbamtfemttipfum. Virgilio parlan-
doci Tohfemo diffe :
Dentibus infrendtns gemiti* a EFifleffo diffe di Hercole irato centra di
Caco • Etaltroue:
T ahbus orabat Iuno,cunffique fremebant
Coglicela affen fu vario.
^ì^ionelafciòfcritto ; Ex quo fit ut pudown ruhor,fic ierrown paUor,rufct 4«
7" £
ili Dell'Arte de’ Cenni,1
& tremot & dentium crepitus confequatut * tante dìfccbecoUtìl
eh' erano dannati alle pene eterne dell* Inferno per dolore
Cangiar colore , e dibatterò i denti .
Et La t aera f f rittura dice , che iui efi f Ictus, & ftridor dentium *
Sh 6*pt0 E anco gefìo d'odio , e di sdegno . Tlauto: hercle ego illum ftUb
leformdabam,itafrendebatdentibus. Tacila diurna fcrittura: F renda t-
TfaUi^. runtfuper me dentibusfuis,Et anco: Teccator videbit,& irafeetur den -
T/*Lz. tl^us fui$frtmet9& tabejcet. Et Giobbe: Collegitfurorem fuum m mc,&
Capi i 6. commmans mihi infremuit contra me dentibusjuis . L'^riofto di Man*
dricarda ferito da Ruggiero dice :
Che'l ciel beftemmta ,e di tant'ira freme ,
c40.fl.60 Che9 Itempeflofo mare è bombii manco*
il Taffo parimente nel juo Goffredo :
C.éofl. 44. Il fero jl rgante> che fefleffo mira
Del proprio (angue fuo macchiato , e molici
Con infolito horror fremei e fi ff ira
Di cruccio , e di dolor turbato , e folle. Et in altro propofito 2
C»j2.fl 71 ^irme, arme freme il f or fenato, e inficme
La giouentàfupeìba arme, arme fremei •
Quello fremito fi applica al uento , mentre fi un così fatto firepito,
de y irgilio de* uenti dtffe :
Mn. 1. ^ Circum cUuflra fremunt. E l**ArìoFlo.
^ Qn così freme tn sàio fcoglio alpino
Di ben fondata rocca alta parete ,
Quand*il furor di Borea , ò di Garbino
Sue Ile da i monti il (raffino ,ò C abete 9
Come freme d* orgoglio il Sar acino »
Di Sdegno accefo , e di fanguigna fete • Et il T affo diffes
Fremer in tanto udia continuo il uento
./.40. Tra le f rondi del bofeo, e tra i uirgultt *
E trarne un fuon , che flebile concento
Tar d'humani (off tri , e di fimgulti .
Ter la medefima ragione fi dicono anco fremer tacque^ & il maretcom
diffe Vincilo :
®.i$A47 II tergo gio rno, con maggior di ff etto %
Gli afiale il uento, e'imar piàirato freme.
E Virgilio parlando del lago di Garda :
x« Flulhbusà& fremitu afiurgensEcnaGe marino*
Morder
Eptd.Od.f»
Parte Prima^.
Morder feftcffo.
O Ve fio i urìctUQ dì grande ira, e di gran dijperatiohe, e di uotev fe me-
de fimo caligare ; & ègefio naturale , leggendo fi che il lupo quando
imutteuà per far rapina fé incautamente fa ftrepito , per timor d'ejfere
[esperto, quafì fe fleffo cafhgandofi morde i piedi. H orati? di Qamdia dijje:
Hicirrefeflum [suadente liuido
Canìdiarodens pollicem,
Quid dixit Z a ut quid tacuit ?
I Voeti dicono che Her cole fece l'ifteffb nel monte Etna , per lo infuppor -
tabil doloreye f mania che gli mfe attorno quella, camicia tinta del f angue
di 'Wsff'o Centauro , ilche ottimamente è deferitto da Sofocle , e da Seneca
nelle tragedie da loro inferme ; Hercules Oetheus. Dante di Filippo Ar~
genti differì
Lo Fiorentino ffiirito bigiano lnfir'
In fe medtrfmo fi uolgea co* denti. Ediffe anco ?
Ambo le mani per dolor mi morfi . Et il Tuffo imitandolo s inferii»
Ambe le mani per dolor fi morfe.
VAr lofio di Fior diligi addolorata per la morte del fuo Brandimarte, trita
gli altri atti di eccejfiuo dolore da lei fatti, dice :
Le mani infieme fi percofje amorfe: c 43. fi.
$di Ruggiero aff itto per creder d3 e [fere fiato alla fua donna ingrato J
pur fi duole , e fe n'affligge tanto C» 46-fl.it
Che fi morde la man , morde le labbia ;
Morder la terra.ò Tarme.
OVefi’è un'atto fatto dagli huomtni forti, quando fono uccifiinguer • #
ra , per non gemere ,ò mandar alcuna noce di dolore indegna ttelloa 4
grande^ga de' loro animi, così Virgilio di Mefentio:
— —Qui; Ne quid tale rider et
Trocubuitmoriens,# humum Jemel ore momordit • E l'ifieffo Tocta
é'Eumenìo differì
Sangumis ille vomens riuos cadit : atque cruentane
Mandit humum . E Lucano di Tompeo dice :
Tmuitnequaseffunderevoces ;
V ellet,& aternam fletu corrumpere famam. il Tuffo parlando del Hi
d'Egitto quando fu da Raimondo, abbattuto,# uccifos
Onde il Ré cade, e con fingulto borrendo
La terra, oue regnò, mordi morendo : 0 indio di Acheloo. C.iefi.t p
— CumdeniqueteUks
Vreffa genu noflro efi>& arcnas ore momordL jo/.«3
M*. li»
Mn.i la
4i4 Dell’Arte de’ Cenni,
Efier medicato,
r ^ lò fi dice di coloro, che fono offe fi , & all'honor toro i detratti • ìt* |
* ' ' ratio m quello propofito :
2i.4 O^.j. Et tam dente mmus mordeor inuido. Et in un* altro luogo e
Mn fi qws atro dente me petiuerit
Zpod. Od-6 jj mltus vt fiey0 pHer ? Et anco :
Non ifiic obliquo oculo}mea commoda qttifquam
Uh. i j tma*$nùn odio obfcuro,mQrfuque venenat*
In Eunuche E Terentio : inuidere omnes mihi , mordere clanculum9 ego nonflouipen *
deve i Dante in quefto f oggetto :
%md6. £ quando’l dente Longobardo morfe
La Santa Cbiefa , folto à lefue ali
Carlo Magno uìuendo la foccorf et
Ma non foto è atto d9 offender e altrui > ma di ucciderlo ancora : onde allafi»
morte fi attribuifeonoì denti uenenati, come fece Dante dicendo :
Wrnd.f. Quiui ftò io co i paruoh innocenti
Da i denti tnorfi de la morte , auante
Che foffer dal9 bumana colpa eff enti . Il Tetrarca anch'egli dijfecosì nel
Trionfo della morte 9 deli’iSìeffa morte parlando :
pap.u Tal fi f è quella fi ra,e poi che’n forfè
Fà Hata un poco s ben le rteonofeo
Diffe,e sòquandoH mio dente lemorfe , Et un’altra uolt a fcriuendo a%
Antonio Ferrarefe che per morto Fhauea pianto.
Sto-97* ~—*«dquefia penna la man por fi
Ter far noi certo > che gli e Stremi mor fi
Di quella ch9io9 con tutto il mondo > affetta
Mai non fentì .
E que fta è forfè quellabeStia terribile], à cui Danielle Trpf età attribuire ì'
pattiti, 1* denti di fino , per accennare che mai non fi conj umano . Me Stia terribili
nimis , dentes , & vngues eius ferrei^ omedebat , & comminuebat , & reli -
qua pedibus (uts conculcabat . Così anco al Tempo fi danno i denti d’a^
%aio, con t quali egli dui or a il tutto,re Stando egli foto meonfonto * di ebe^
Ouidiodijfe:
Meli $. Tempus edax rerum% tuque inuidiofa vetuSìas
Omnia deftruitis , vttiataque dentibus ani
Taulatim lenta confumitis omnia morte • Et il Marino*
E le glorie di Marte ,e di Quirino
Co * denti eterni il de gli anni ha rofe *
Morfo
Parte Frimai ìzj
Mor fo amorofo.
Gli amanti nelle loro amorofe confolationi, pévgMnf ritrito tal'bor &
fi mordono , di che Tibullo intefe quando di ff e :
Tunc fi*cco$>berb ifque dedi: quosliuor àbiret , li.i.tlcgt
Quemfacit mpreffo mutua dente Venus. Et anco :
Et dare anhelanti pugnantibus humida linguts
Ofcula,& in collo figere dente notas. E'Propertio: Eh* S
Semper habens morfus circum tua colla rectntes ^ ’4*
L t: b us alterni s quos putet effe datos. Et altroue :
Méte noceanrpotius quam dentibus alla pu°lla
JOamihi plorando s per tua colla notas: Et Horatio: Zìi 4.
Siuepuer furens CarmlH.il
Impreffit memorem dente labrisnotam. Et Ouidio ancora i **'
s Illeuiri utdeat tota vefìigia biffo
F*ff <que la fciu's liwia colla notis •
Eerchequede amorofe mi/ fi calure fogli ono rojfeggiare }metaforicamen*
te fono anco dette rofe , e però il Tulci di [fé:
E le diede due baci à la [rancio fa ,
Che ogni unita ui lafciò la rofa .
Il Marmo de j labn della fua donna die tua :
Quel corallo mordace ,
Che m*‘jfende , mi gicua :
Quel bacio , cbem frre ad hora9 ad bora
Qjiel m nfana ancora * Et altroue introducendo la [uà 7[[nfa fde~
gnata> parche baciando l'haueumo ficato , cefi dice 1
Tu mi f^gna fli , ahi y ahi :
Tofs'io morir fe p à ti bacio mai ,
Manicar il freno.
EGeflo di [opportar mal uolentieri alcuna cofa , come il cauallo>tionpó 9,
tendo liberar fi daifrenojo maHicayma però non lo confuma . Jl cui
gefltjfu da Virgilio in queflo modo rjfrejfo :
Stat fompeSi & frena feirox j'pumantia mxhdit . 4,
Che fuco fi da SU10 imitato:
Stai fompes mcrdetqite feroxhumentia frena. v B di. F fr-
onde 1 Latini formarono il preuerbio: Mordere frenum. Ch'è da noi an*mc'^
cora u fato mentre ‘volgarmente diciamo: Mangiar il morfoì ciò è far àfor
%a quellOìChe non uoghamo fare volontariamente , D. Bruto fcriuendo à
Cicerone dice : S frenum momorders, peream , fi teomnes quvtqùotfunt
conantem loqui ferro poterunt . %4lqual nella medtfima metafora Cice -
Ff rone
«IO.
In Q&jm .
Zìb. 4*
Dell’Arte de Cenni ,
tane rivendendo diffe : Sì timidus effetti s tamen ifta epifiola omnem mibì
mttum abflerfiffes :Sed>ut monesyfrenum momordi.
Tenir alcuna cola co* denti.
Egitto di uoler alcuna cofa pertinacemente ritener e>nè à modo alcuno
abandonarla:Er fidice in prouerbiOy Mordicus tener e. Su et omo par-
lando di Giulio Ce fare che nuotaua, dice: Elata laua3ne libelli rfuvs tene >
batjnade fi eremi Taludamentum mordicus trahens , ne ff olio potiretur
hofits . Cicerone nelle fue academiche qufflioni dice: Tfam ab omnibus
eiufmodi ni fi Sf perjf>icuitatem>qiiam mordicus tenere debimus , abeffe di -
cemus . Et noi Clamo f oliti di dire , d'hauer un negotio per lt denti , cioè uo-
ler lo tener fermo,& al tutto perfettionarlo. Santo ^Agofiino fcrìuendo 1
S •Girolamo dice : Locutionum hebraanm regulas mordicus } vtfertur8
tcnerent.
Guardati denti altrui.
• I I
EGeflo di uoler veder fe colui è giouine, òuecchioy in quella manieroL/
che l'età de 9 cauallì fi conofce da riguardargli i denti : Onde fi dice in
proucrbio : jt cauallo donato non guardare m bocca . S. Girolamo nelleLj
fri fattone, de'fuoi commentar ij f opra Pepi fiale di S. Paolo à gli Efesij di-
ce: 7{oli de gratuito munere indicare, &, vi vulgare e fi prcuerbium^i
Equi dentes infpicere donati . Ma farebbe gefio ingiurilo , trattando da
cauallo colui nella lui bocca fi rimirale.
Franger! denu ad alcuno.
IZ ait0 j ipt'ZWrgl1 altrui denti accennerà dì leuare le for%e r
& priuarlo della jua potenza* e però Giobbe volendo dire che Id-
C&p 4. dio toglie la forgaà peccatori d ffe: Dentes catulorum leonum contriti
F/4. 3. funt. E Dauidde fimilmente : Dentes peccat or um contriuisìi . Etaitroue.
?>/. 57. Deus conterei dentes eot um in ore ipforum : molar esieonùm confnnget
Ca? 3. Dominus . E Gter ernia Profeta: Fregit ad nurnerum dentes meos . Quefte
rompere 9 ò canate 1 denti è detto da 1 Latini e dentar e > come Fuso Plauto
InRftdtme- quando diffeiFftmis ueiim improbiffimo homini malas edentauennt.
Ieri. 3.
«4M.
Denti ftupidi.
ILgefiod'bauer legati y ò [lapiditi 1 denti accennerà impedimento di
non poter efequir tlfuo defideno , ficomequefìo fiupore impediteti
poter mangiare . Salomone in qutfio pup< fitodtfie pur bene ammonen-
do i padri à non lufingar troppo 1 loro figliuoli . LaUa filiumy & pauen •
terni tefacìet: ludecum eo , & conwjìabit te: non corndeas idi , ne con-
dole as>& innonijfmo obflupefcant dentes tuì . Cefi •Amos "Profeta : Dedi
mbisfiupatm dentimi} & iniigeniim pams j & non sftis ad me nutrii
Parte PrimajS il 7
Jf,-’; 0awì«»f E perche come dice u infiorile , nonfolo s’inftupidifcono i
*tnti di coloro che mangiano cofe acerbe,ma etiandto di quelli che ucdono Vrohlft& p
l mangiarle, per ciò Gieremia,& E%ecbiellt Profeti à ciò alludendo dijje - 5 •
to: Tatres comedcrunt vuam acerbam > & dentes filiorum obftupuerunt . * * * &
Aguzzamenti. c^'i8‘
O Fello è ge fio naturale fatto dalle pere quando vogliono con altre J
pere pugnare j onde il Tetrarca s
VOrfa rahbiofa per gli orfaccbifuoi ^ Con. 8$.
J{ode se dentro , e i denti , e l* unghie indura ì
Ter vendicar fuoi danni f opra noi . E Virgilio s
Jpfe ruitydentefquefabelhcus exacuitfus. _ , Georg. $2
Coftil buon foldato quando fi prepara alla battaglia àguvgale fue arme.
E quefio arrotare , ò aguT^are s'attribuifee anco ad altre cofe per accin •
gerfiy& prepararfìycome dijfe Dauidde : Exacueruntutgladium linguas 6 $2
fuas, intender uni artum vtfagitentimmaculatum . Et altroue : *Acue- ?/*/.
runt linguam fuamficut ferpentes : venenum ajfidum fub labijs eorum .
E per metafora dijfe il Tetrarca :
Sempre agu^ando ilgiouenil de fio 48*
*dl' empie co> /o-
Non hauer denti.
E Segno dì non hauer poterei for^onde fi d\ce%cbe le rane non mot j ^ -
donoyperche non hanno denti .Et 1 Latini per prouerbio dicono: Ma- ~ *
xiUa edentuU . E perche ordinariamente à uecchi cadono i denti ,
ferò ilgeflo di non hauer denti accennerà anco gran uecchie%ga>e decre-
pità : onde per cofa marauigltofa fi legge nella \ aera fcrittura > che Mosè
quando morì di cento e uenti anni,nec caligauit ocuius eius,nec dentes il - Deut. 34."
ìiusmoti funt. Ma le accorte donnesche mal uolontieri uogliono parer uec
€hietcome i ueftimenti,cofi fi pongono 3e fi cauano ì denti d’auorio pofticci:
€omefaceua quella uecchia Galla della quale Martiale fece in quefio mo-
do mentionc^ :
Cum fis ipfa domi3mediaque ornere fuburra 9
Fiant abfentes & tibi , Galla> coma j
^{ec dentes aliter, quàm {erica, nc6le rcpcnas *
Et latcas centum condita pjxidibus *
F f 2 DEL-
afe
Vrou, 1 8o-
c#/1 ©,J •-
ii 8 Dell’Arce de Cenni,
DELLA LINGVA, Gap. XX.
i D?lla lingua •
2: Moltrar la lingua •
3 Cauar la lingua contra alcuno*
4 V'ibrar la lingua .
5 Lingua arida>& immobile.
6 Leccare*
7 Morderli la lingua.
8 Tagliar la lingua^ legarla*
9 Hducr più lingue..
io Ottunder raltruHinguao,
Della lingua./^
TSlierrogatQ\AnacarfiFilofofo Scith:o,che cofafoffe net-
Cimano ottima e peffima, riffofe la lingua , conforma à
quello che diffe Salomone : Mors, & vita in mambus
lingua: E perciò San Giaccbo nella Ina Epi fiala cat eli-
ca dìffe,che con la lìngua benedtciwus\& maltdicirnus .
E [e bene la lingua è un picciol membro r ha però tantali
for^t , che firende indomita j efoggunge , Omnis emm natura befharum
domatur à naturahumana y iingmm aut m nulla s hominum domare po-
tè fi jnquìetum malum , piena armeno mort fero : mafopratutte p\ Jfima &
la lingua de* [rru!> e però Gu imi ale diJJ'e ?
yiuendum refi è cum propter plurima, tùm hifee1
Tricìpite caufis.vt Itnguas mancipìorum
Contemncis,nam lìngua mah pzrs peffima feruL
Onde fi può concludere tche fkome i buoni ben parlando operano bene, così
i tr-jìi malamente dtf correndo cagionano gran mali: ma perche maggiore è
ilnumero de9 cattici: perciò maggiori mali daquefh uveale eloquenza fuc-
cedono r ilche non farebbe auenuto >fe gli hu orni ni fi fjffero contentati di
quella u‘-fiMcte gelino fa faueìla, che la ISfatura hanea l oro fommm, firata,-
buero come ella s è compiacciuta di crear alcune genti là nell* ultima par-
te deW Oriente fenga lingua, a* quali jCome dice VlimOfpro fermane nutus »
tnotufque mtmbromm eflyCO sì haueffe fatto à tutti gli altri:perche à que -
fio modo farebbe del mondo leuata ogni foutnhia garrulità y e confu front
Parte Primtb. 119
de partarh e gli buommi per-ejprimer i loro effetti , di quefla noflramut 4L»
eloquenza giudicìof amente fi (ermrebbono .• %
Mollrar la lingua.
HOr<* co7 cfr#* lingua articu latamente ragionandefhperciòco’I
gefto dimofìrar tffa lingua ad alcuno toccandola co’l ano , accen-
nerà defiderio di uclerla ragionando ad:prrare,ifftndoperla lingua ligni-
ficata V eloquenti e però con tm fieno uoleudo Chnflo S,Jf cheijuoi di -
fcepoli con efficacia, & ardore cndafft r>> d conia er tir tl mondo alia fuaue-
ra fede, mandò [opra di loro lo Spmtofanto in forma di lingue infocate , &
à punto la lingua di Dio è detta fuoco , come diffe ijaia ; Lingua eius ficut jap
ignis dmorans. Hefiodo che , per gratta dr Ile Mufi,htbbe Totfia infufau,
diffe , che la Ltnguanon fidouea fuori paiefare,ma lenirla come un predo -
fo te foro nafcofta,così alieniti dalla rbfatura,che di doppia cufìodia lacin-
fe tra le labra , i denti racchiudendoia'yma gh h uomini maledici non uo-
ghono raffrenarla , de' quali Gieremia diffe : Ext enderunt linguam fuamr*p,
qua fi arcum mendaci]. Et Eufebio : Ouicquidin linguam venerit temerò
effutmnty non fi raccordando quel precetto di San Giacobo* Sit omms ho-
mo veloxad audicndum,taraus autem ad loquendum
Cauar lalingna cantra alcuno
OVeflo è geflo dyingiurta, e di feberno . Ter fio dice che Giano era fe-
lice,perche battendo due facete l'unadinan^iC l’altra di dietro,non
gli poteuano effer1 fatti dietro fcherni, che non fe ne accorge ff e, e tra gli al-
tri pone anco quefio d’rfjergh canata la lingua :■
Kec lingua quantum ficiat can s jtpula* su.
Terciò che effendo la Vaglia regione molto calida quei cani patendo gran
fete, tengono più de gli altri fuori talmgua, E San Girolamo in una fu *-»
epifìola, feruendofi di quefio luogo di Terfìo,del quale fu molto fiudiofo ,
efforia B^*(hco Monaco d non afe aitar gli adulatori : perche dapoi , che lo
hauerarmo ben lodato, nel partir fi da loro >f e fi rivolgerà alla fprouifìa,ue -
derd che gli faranno fatti dietro fcherni, tra quali dice: aut a/ìuantem ca -
nÌ£l’nguam.protrahu M,Gelliò parlando di quel gran Francefe,chc sfidò t
Romani d fingolar certame, per b;:ffarlr,& maggiormente prouocarli dice:
Gatlus irridere (apittatque linguam exertare. In Ifaia Trofeta è fermo :
Super quem lufiiiis? Super quemdilatafì’S cs,& eiecifì’s linguam? Dante Cap
parlando di M, Giouanm Buiamente condannato all1 Inferno per grande^
u furato dice^y :
Quid fi orfe la bocca , e di fuor truffe ìnfi
La lingua come bue che nafo lecchi »
Vibrar
• I
130 Dell’Arte de Cenni,
Vibrarla lingua.
E Getto di [degnale tifammo intento ad offender altrui %t otto da iferpen *
tijche co fi fanno per alcuna offe fa prouocatiionde diffe Virgilio $
. Mn.i. Sibila lamhebant linguis uibrantìbus ora* Et Lucano*
$dl. pharf. stridula fuderunt uibratis fibila linguis . £ Silio :
^Bell p Oraque vibranti (ìndi bant fibila lingua.
*faì'iS9 1 *ìli(Jft0 att0 Attribuito all* huomo diffe Dauidde : Acuerunt linguttm
* fuamficut ferpentesy venenum afpidum fub labijs eorum.Giobbc diffe che
ella è come una sferra, A flagello lingua abfconderis . Ma Salomone diffe
ch'era peggiore , perche il flagello verga le carni con liuide uernici,ma la
lingua romper fracaffa l’offa : Flagelli plaga liuoremfacit: plaga autem
lingua commmuet offa.Dauidde la chiamò fpada tagliente: Lingua eorum
gladms acutus . E Gier ernia diffe eh* ella è una pungente faeta : Sagittas
vulnerane lingua eorum.
Lingua arida>& immobile.
E Atto à'haitcrgran fete , come anco hanno i febr tritanti, dice la f acri
fcrittura: Oculi contabefcentin foraminibus fuis,& lingua contabe -
feet in orefuOi E Gier ernia. Adhefit lingua (attenti s ad palatum eius infi -
ti. E Ifaia : Tauperes qu&runt aquas,& non funt, lingua eorum fiti axuit *
Et Gnidio:
— — Caret os humore loquentis ,
Et fauces arent,uixque efi via vocis in ilhs. E Lucano :
— T orrentur uifeera fiamma
Oraque ficca rigent fquame fi s afferà linguis. Et altroue :
Oraque protetta (qualent uremia lingua .
Leccare.
E Getto che dimoflra miferiaì& t flrema mendicità , come è à dire, chi
chi non ha da mangiar buoni bocconi leccai piati, ò leccati [ale «
Tlauto :
In Cure»! Elodìe apud menunquamdelingesfalem. Ter fio diffe:
*/• ?•
Etcì. 28.
Gap. 9.
5*
Ucb. 1 4<
hnn, 4.
ap< 41.
Jet. 6 .
fbttrf. 4.
fa/.J.
lue. \6.
Vate regifìatum digito terebrare falinum
Contenmsperages ,fi viuere tura lune tendis.
Diogene multato da Cratere huomo ncchijfmo à goder del fuohvff)itio]e
della fua corti fia,riff>ofc, fe malie Athenis Ungere , quarti apud illum efi-
parts menfis fruì.
Ma il leccare alcuna perfona è atto d1 affettione,e d'amore come 1 cani 9
i gatti altri ammali ira di loro lufingheuolmente fogliano leccarfì >e co
me i pietà fi cani dell’ Epulone fimgtbant vlcera eius . Cefi Io conueruta in
Vacca dice Gnidio che leccaua le mani ai fuo padre :
~ ~~ ~ illa
Parte Prim*. 4
lìììm '.nusUmbit, patri] fque dat ofcula palmis. M"-1*
U teccar poi U terra, come fatinole beSìie, è atto di grandìffima abiet* ^
tione,& calamità, del quale Dauidde di, [fé: Cor umilio procident ^itthio- W.11%
fcs}& inimici eiusterram lingent .Iddio f degnato conira ^Achabbeyche-j
balie a fatto recidere l'innocente Vaboth c,\ minacciandolo gli di ff e ; In lo-
co hoc, in quo linxerunt canesfanguinem Nabotb lambét quoque [angui -j.Reg- ni
nsw tuum.E Michea Profeta dijfe : Lingent puluerem ficutferpentes . EtMtch- 7"
Ifata , rutili in terra demijjo adorabunt te , & puluerem pedum tuorum //*
lingent .
Morderli la lingua.
E, Atto di fìlentio, e di pentimento d’hauer parlato , onde l'^rioflo in *7*
questo concetto diffe :
Io farò sì con penna , e con incbioflro > c« 2 9* fi'1-
Cb'ogn'nn uedrà, ch'egli era utile > c buono
Hauer tacciuto, e mordcrfi anco poi
•prima la lingua, che dir mal di noi .
E fcritto nelT^pocaliffe: Commanducauerunt linguai fnasprA dolorey&cap. ìtf.
biafltbemauerunt Deumcceh . Plauto minacciando di far che alcuno fi
morda la lingua dice cofi :
Si minufculo digito increpuerint fare s, hac tcguhz
Tuum diminuam caput ,ut cum dentihus linguam exerees . in Ambiti
Dante lo pone per cenno che faccia alcuno > perche altri fi fiano accorti
d'inganno da lui fatto.
Aia prima bauea aafcun la lingua fretta Infer. n*
Co ideati ucrfo lor Duca per cenno .
. . f
Tagliarla lingua, ò legarla*
OVefìo atto di tagliar fi la lingua accenna fìlentio , poiché finga Un - ' g 1
gua non fi può ragionare nel modo però che bora facciamo>& èmo ?
do di parlare vfitato da Homero il dire ; Tagliateui la lingua; per nfarfì -
lentie, di che fi tratta [opra quel prouerbw: Lingua fior firn maditur : Et
è fcritto che à molti fanti huominì per hauer dette cofe che à Tiranni fono
dffnacciute tffere Siate le lingue tagliate . £ nella [aera Hifioria fi legge ,
che quel gieumetto de Machabet porfe intrepidamente la lingua al era a. Mae'y.j,
del ferro à'jlntioco : Linguam pofiulatus cito protulit,& manus conjìan •
ter extendit . Parimente il legar la lingua farà atto di fìlentio : onde Cicb Cap.
he difje: Tunc hgabis linguam eius : ctì è gli imponerai fìlentio , & impe-
dirai la fauella : come anco à gli amanti amene , i quali alla prcfenga->
falle loro matti come s'hauejfero la lingua legata, tal'hora non fanno a
' è non
%$% Dell’Arte de’ Cenni,
è non poffono formar parola , di che unauoltail Tetrarca con la f ti aprii
pria lingua in qutflaguifafi ìamentaua :
4 *• Ma quando pati tuo aiuto mi btfogna
•per domandar merceae, albor ti fiat
Sempre più fredda , e (e parole fai 3
Sono imperfette, t quaft d’buom che fogna •
Hauer più lingue.1
y L geflo d’bauer due lingue accenna un’buomo che non parli fempre ai
Jl un modera tnconHantemente,efraudolentemente bor dica una cnfaf
& bor un’altra à quella contraria,come (lima che gli tórni megho\de\qux -
le U {auto Salamoile dijfe: Os bilingue detcjlor , Etaltroue : Omnis ptc -
cator probatur in duplici lingua. Et anco: Sufurro,& bilingui! maledi'
XccU*- Bus. Virgilio d jfe^. :
Zi i Sai io Qa*PPe ^Qmum tlmet ambiguam Syrinfque bilingue!, Et Horatio ?
-—Canti fiat more bilingui!,
Salomone attribuì] ce d co fìoro anco una terga lingua delTaltre peggiore
f dicendo : Lingua tema mulieres virata! eiecit , & pnuauit eas labortbus
fws . lingua tertiaciuitates murata! de ftruxit, & domus magnatorur/L j
euertii*
Offenderlaltrui lingua .
/ Tj ?ndiciod*odio crudele , e geflo di far uenietta , per offe fa da quella
lìngua riceuuta, Giuda ne’ Macabet, dopò che fùtrucidatoil ( 'acrile -
a. Machzb. go Igjcanorrojra gli altri Arati] hnguam etiammpij S canon p.
«5® cifam tu flit particulatim autbmdari * E ia federata Htrodiade, dopò ba-
tter fatto troncare il uenerabìl capo di Gtouanw Batttfla ,con aghi trafflffe
in ogni parte quella Sacra lmgua,perche con quella il Santo bauta p u uol -
te le nefande impudicitte di lei deteftate^ , Così la moglie di M . Antonio
TnonuirOydopòcbefùtagliatalateHaà Cicerone, le fece cauaria lingua ,
e quella infattibilmente pungendo , e trafltgendo uenduaua i’ojfefa fatta
al manto nelle Filippiche da Cicerone sonerà M. Antonio composte.
DEL-
« Parte Primari 13 3
; . • l . •*' ;•• 1. *" ' - t
DELLE GVANCIE. Gap. XXI,
1 Delle guancie.
z Hauerleraani fottola guancia*
3 Batterli le proprie guancie.
4 Batter l’altrui guancie*
5 Guaacie lacrimofe.
Delle guancieJ
Eguancie nella faccia humana fono carne due puliti
giardini , che nella primauera della giouentà fono di
giglio di refe fioriti, conforme à quello che diffida-/
fpofa nella Cantica: Gena ìllius fìcut areol# aro-^ì**)
mattim , confitta à pigmentarijs : ma poi nel uerno
della vecchiezza fono come due campi Acrili di rii -
ghe folcati , coperti dìpalhdaneue'i di canuto cri -
n&, bella i& amabile parte della no fir a faccia , che inulta la bocca à ba«
tirala ', e fono quefìegote come due guanciali, che à\ifofafgWancia fopra
guancia dolcemente allettano . In quefie pofero gli antichi la fede del pu -
doreyperche con gratiofa ,e femplicetta etubefcèn%a fi uergognanot e à’c-
gni fallo m ani f e fi ano il pentimento onde da Toetihebberonome d'inge-
nue,come d\ fi e BattiftaVio i
Quid tf gì s ingenua sXhlon decora genas ?
Con quelle molte cofe accennare fi pojfimoferla uarietà del colori da'
quali fono fecondala diuerfìtà degli accidenti ricoperte -onde il Tetrarca
parlando con la fua Donna : - "" > •
V idete ben quanti color depinge - > Xtai
„4mor fou ente in mc%o del mi ouolto ,
E potete penfar qual dentro fammi •
'xtyndimeno perche la maggior parte di quefli cenni fono flati dame nella
faccia confiderati, con brenna maggiore d' alcuni altri pochi insufflo lue*
gjo fi tratterà .
Hauer la mano folto la guancia.
EGeftQ di gran mcftitia, e di gran dolore . Dante di Filippo ^ 'afelio
che era grandemente adlolqrdto pe jr la mala riufata fatta da Filip-
po Billo fiio figliuolo Bj di Francia dice :
Og
Veltro
>*'Z 7.
c.'u»j9.
C. i frft, 67
• i •
C.i. /f.6
C.38 £.7
Xfc* I.
•4*
M»uh 5.
C^.J.
*34 Dell’Arte de” Cenni,
Valtro uedett c'ha fatto à la guancia
De la fu a palina feltrando lato. VA rio sparlando di Sacripanti
pieno di dolore dice :
liCaualieroin riua al fiume feende.
Sufi a l*un braccio à ripofar legate ,
Et m un gran penfier tanto penetra „
Che par cangiato in infenfibil pietra,
il Tuffo d' Armida penfofdyC fi fp irò fa dice :
Su la candida man laguancia poja *
E china d terra L'amorofe ttolle *
Quindi è che nelrouefcio della medaglia che fu battuta in honor di Veffc*
filano Imp. per l'imprefa della Giudea da luì fatta yèuna donna metta in
quetto i beffo atto* che rapprefenta la Giudea figgiogata . E la mede firn et
figura fi uede in una medaglia di TitOydopo che egli hebbefuperata l'tfief-
fa Gtudeaì& ridottala {otto Tobtdien^a de 3 fontani . Et in una medaglia
di T raiano è una donna fedente che con l'ifleffo getto rapprefenta la Da-
cia da lui prefa infieme con Decebalofuo Rè . Et anco in un'aLtrajdt Do-
minano è quella figura che dinota la Germania da lui fuperata con que-
lle parole GERMANIA CATTA. Et in una di L. Vero è un au
firmi figura con q netta parola A R^M E TS^I A. Ter eftrimer t, Vegli fu-
però C Armenia* onde fù detto Armeniaco «
Batterti le proprie guancie.
E Atto di gran dolor et che co fi l'usò l' Arlotto :
Ter far al Rè Mar (ilio , e al Rè A gr amante
Batter fi ancor del folle ardir la guancia . E di Br adamante dice 1
© Bàtte il bel pettoy e C auree chiome frange ,
E ie guancie innocenti irriga % e offende. £ Tibullo diffe 1
T u manes ne Ude meos: fed par ce folutis
Crinibusy & tenerti Delia p arce gerii s +
Batter Taltrui guancie.
QVi fio è atto di gran fcbernoyC di atroce ingiuria . Chrifio Signor no-
ttroinf sanandoci come dobbiamo fopportar ['ingiurie* el'cffefeché
ci fono fate diffe: Si qui $ percu ffertt in dexteram maxillam tnam pntbe il
li & alter am . Che co fi anco con l'effetto nella fua acerbi ffima paffione ci
dimoftròtche doutffimofare%come di lutGieremiaprcdtffe : Dabit percu-
ticnti fi m*xiUam,fatnr(ibitiir opprGbrijs >
Guancie
Parte PritrML».
Guancie laerimofe.
*5/
HMitt la guancia lacrimo fa è fegnodi grandifjtmi Mote. Salomone % e t
per effetto di dolore eccejfiuo diffe: Nonne lacbrymét vidua ad ma- ^ *
xilUmdefcenderunt? eGieremia: Vlorans plorauit tn notti & lacbrj-
Vi* ciusin maxiliis eius. Battila Vio :
— — Lachrymis moUes immaduere gente • E diffe ancora: Cap. i.
Jrfigat albentes humidaguttagenas. E Dante:
Ma voi chi fìete, à cui tanto defilila j^.
Quant'io ueggio dolor giù per le gote . IlVetrarca: So» $•#.
tìumidagli occhi , e l'una, e l'altra gota . Et un'altra uolta: s*»- 4f •
La guancia che fu già piangendo fianca. L'^iriofio di Sacripante diffe:
Sofrìrandopiangea, tal ch> un ruf cello C1.tf.40;’
Tarean le guance > e'I petto un Mongihello t
$g % DEL
il''»*
'ì *> '
Dell’Arte clc’Géhm ,
DEL MENTO. Cào. XXII
miM'ì ■■■ - >s, v . ;• ,i- L~ ' ■ '
jx,
SU
i-a V
: *i«ttv
U5;:3.
v>
a#o> -
U Ì ^
^Uif.37
2»-»
Euag.ll
*7 Def mento.
Meato alzato.*.
3 Abballar il menta . j. *
4 Toccar la terra Cò’1 mento.
5 Prender alcuaper lo mento ,
^ TocearJeggiermeiite Taltry imento,
. . - .V . ; : . ’ V , . : * . .
Del mento.
t \ * ' >
i@P5|l £ mento è l'infima parte della faccia , dal quale la barba
pende, ab emmendo cofi chiamato , perche Sìa { 'opra /a-»
* go/ó eminente . Scritte Plinio , c/;e queSio membro al -
Phuomcfolamente è fiato conceffo.il mento troppo pie -
Jt|§|§P dolo, è fegno d'huomo ìnfidiatore,e maluagio : troppo
IBillP togo accenna loquacità: pelatole rotondo effeminate ^
%a: onde BaitiSìa Via dsferiuendo la faccia dì bella donna dice panico**
lamenta :
» — Tornatile mentano .
Biforcato dinota fraude, e doppierà : quadrato con picciol pozXftta nel
tne^d animo docile, e generofo,per quanto Polcmone3& jtdamanùù Fi -
fiognomi hanno lenito. Gli antichi Promani franto di qu: fio membro fi co -
piacquero, che io rade ano. continuamente mfifermettendo,che dalla folta
felua della barba rimane ffe coperto . Ntma Pompilio P\j de Promani pru -
dentifflmofà dibellose riga arde noi mento dotato', onde ^ inchifedal men~
to lo riconobbe', dicendo Virgilio :
— 2n[o/co crine s, incàhàque menta
Elegie Romani .
Mento alzato.
L 9 Inalzare il mento è gefio di uoler parlare , onero d'attender la riffo-
fia di quanto sè detto, che cefi L'usò Dante dicendo :
Tra 1* altre vidi va' ombra, eh' affettano,
In uifia,e fe noie ffe alcun dir, come £
Lo mento à gu fa d'orbo in sà lenona.
E per atto dì attentio n? l'ifieffo Poeta minutamente lo deferiti e , mentre
dice che Beatrice gli diffe che fiondo attento, \l mento aìz^ffe:
Tal
Parte Primsu.
*37
Tal mi flauto: & ella diffe: Quando
Ter udir fe dolente, alga la barba
^prenderai ’pià doglia riguardando 1
Con men di refiftenga fi dibarba
Kobufio Cerro onero à noCìral uento9
Onero à quel de la terra d'Hiarba ;
Ch'io non Iettai al fuo comando il mento *
E quando per la barba il uifo chiefe .
Abballare il mento."
Qj/eflo farà atto di pigritia ,e di fanno Lenza che co fi lo intefe Quiàio> * 3 .
quando deferiuendo il Diodelfonno diffe:
Summaque percutiens untanti peBora mento >
Excujfit tandem fibife . Met.n l
Toccar la terra co5! mento.
Egitto dì violenta morte , perche quelli che fono uc ci fi cadendo à ter-
ra la toccano co’l mento , per non hauer forga nelle braccia di reg-
ger V abbandonata mole dei corpo moribondo. CcfiHoratio di quel -
lische nella guerra cìmle rìmafero e Cimi 1 * diffe :
Turpe folumtetigere mento. ,
Prender alcun per lo mento.
E Mio hoflile,& ingiuriofo,e di uoler percuotere ye ferir e, Cefi G'wqh- , j #
be tenuit manti deCìera mentum ^ ìmafa , & percujfit eum in laterey , R :o#
come dice la [aera HiCfona . Cefi Oautdde diffe di sèmedefimo al- ~
Tkor che giouinetto (ir angolana gli O fi , & 1 Leoni : ^ipprehendebam
L mentum eorum,&f^ocabxm,y inter ficiebamque eos. I§ 3 7.
, . Toccar leggiermente lJaìtrui mento.
Veggo, e Infinga amoremle propria de * padri quando accarezzano , gt
* loro figiiuohm 9 onde fi dice in prouerbio : D emù le ere imber bem
* mentum . E fu ancogefto di [upplicheuole pregbieratfctche come ^ih.11. r
■ ferme Tlinwyxdntiquis infupplicando mentum mingere mc>£ srat.
• ?.
Li. H^,$7
Qtorg. i .
t}% Deli’Àrte de Cenni*
DE GLI ORECCHI, Gap. XXIII*
I De gli orecchi .
% Drizzar gli orecchi,
3 Purgarli gli orecchi.
4 LufingarTinfima parte deirorecthio l
5 Gefìo de gli orecchi afinini.
6 Anello,ò pendente à gli orecchi,
7 Abballar gli orecchi .
8 Chiuder con le mani i proprij orecchi.
9 Tirar ^orecchio.
i o Gelto che dirnoftra fino à gli orecchi .
1 1 Sibilio delForccch.o .
iz Rader gli orecchi.
1 1 Parlar ad alcuno nclPorecchio 4
14 Efier portato per gli orecchi.
1 $ Hauer molti orecchi.
16 Non hauer orecchi.
17 Do rmir fopra gli orecchi.
Degli orecchi.
Jdf orche fu aero , come ferme Tlimc , eh e la 'Naturai
ali* bu omo folamente habbia fatti gli orecchi immobi -
li, e che all*tncontro i giumenti , co'i moto di quelli dia -
no indicio de* loro animi, dicendo, che aures ftjjts funt
mar cid&>mic ante s pauidis,fubre&afurentibus}refolu -
taagns: onde anco Virgilio dff e , che dcmtffa aure s
ne* caualit era ftgno d*infirmità . Facendo nondimeno
rbuomo co*l mt%p degli orecchi molti ge sii di quelli ancora farà bene al*
cuna cofa dire^.
Dirizzar gli orecchi.
OVeflo gefto è tolto da* cauallij quali per udir alcuna cofa dirigano
gli orecchi , & con ejffi in più modi danno fegno de* loro de fi Ieri • 1
cerui parimente quando abbacano gli orecchi poco odono > onde all bora ^
fono facilmente pre fi', ma quando gli dirigano udendo bemffimo, fuggonù
Finfidie de* cacciatori, E perciò appresogli Egittij erano Geroglifico à*t*
dito,
Parte Prima.
<8*0, e di {ordita, come etneo Vìerio nota . Vìfteffo del Lepore fidiceli qua-
le quando dirrg^aque* fuoi grandi orecchi ode efquifìtamente e però lui
parimente effere fiato app teff o gli Egitiij [imbolo detiudito , fenue Vin-
tateli. ^decenner à adunque quello gs fio aitentwne,e de fide rio di uokr ben
intender alcuna cofa. Dice la diurna fcrittura,cbe mentre Efdraleggeua~ z.ifdrA g.
i iibn di Mosèyàurcs omnis populi erant ere&a ad librami apprefjo Te-
r enfio leggiamo : Erige aures Vamphile . E Virgilio ;
Arreflifque dunbus afiant » jEn,u
E di T urtiù che tiolea intender il rumore fche era nella Città dalnemìci con -
quaffatadice :
jtrreftafqueimpulit aures JEmz.
Confuf# fenus vr bis >&ill<zt abile murmur. Il Taffo :
Vafrtno è attento, e di G ff redo à nome .% C.\^ft.6ia
Tarlar fentendo alx* gli orecchi al nome . E l^rioftor
Là dotte i uè e chi, e il popol men feroce C.\6 fin*
T endean l* orecchie à tutte le notte Ile. U quefio allude Horatio:
—7 '{eque fe fore pofikac Strm. i ,
Tarn facìlem dicat,votis ve prabeat aurem . E Tibullo:
Intentaque tuis precibus fe prabuit aure • ETropertio : .% Lib.\,
T^itnc nubi fi qua tenes ab origine dicere prima ^
Inape:fhfpcn)ì5 aunbus ifia bibam. E Angelo Voliti ano, ' '
Demtrans aures tacitus tende bat acutas *
Quefio gsfìo di ftar e attento, e di uolefalcuna cofa udir nolentieri; e anco
aii j d honore uerfo colui che parla,onde è fcritto^Loquente me refpieimtrfafient.%1
& ejpnmeanco de fiderio di efequire quanto uiencommandato‘f e perciò in
molti rouerfei di medaglie Romane ue diamo figure di foldattm atto di fiar
attenti ai udire C Imperatore > che loro parla , conquefia parola appref-
fo ^OLQClfTlO.Vuò anco quefiogefio di mouergh orecchi feruir in prò-
pofito di quelli che fingono con gefh d'intender quello che fi dieeje bene_j
non intendono cofa alcuna, conforme à quel prouerbìoi %Ajinusad Lytant
aure; mouens. Jl che allude l'jtncfio quando diffe :
Tanto apprezza co fiumi, ò uirtùammira , C.j4
Quanto ly tifino fa il fuon de la lira «
Purgarli gli orecchi.
QV e fio ge fio di nettar fi gli orecchi dimofìrerà defidcrio di tioler interi- , m
der alcuna cofa perfettamente ,& e f qui fittamente: perche quando gli
orecchi fono fpor chi, & immondi x effendo alquanto otturati , rode mala-
mente. Horatio diffe.:
Eflmibi purgata™ crebro qui perforiti aurem.
E nella
240 Deil?Àrte de* Cenni,
ffik tfo. J? ne£a diurna fcrittura fi legge : Dominus Deus aperuìt mihs aurem] ifjfi
autemnon contradico . Dante diffe :
Inferi ^pyi gU orecchi al mi* annunt io & odi .
De opificio ^ latino nominò gli orecchi auns à vocihus haurisndis come auerti Lai*
za* tantiQ,à che alludi Virgilio quando diffe :
Mn. 4. — — *Vocemquehisaunbushciufi0
Mofìro Signore no tendo restituir fu dito al fordom fit digito* fuosin aurl -
'Mezuig* cuUs eius : perche gli orecchi pieni d'immondìtui non odono , & fono dtut
cpp. 6 . Qieremia chiamati mcirconcifi dicendo : Cui loquar9 & quem conteflabor
rt audiat? ecce incircnmafa aures eorum, & audire non poffunt . E anco
'* quefto gefio indicio di cofa momentanea ,e brine, conforme à quel prouer -
bio : Ife ad aures quidem/calpendas ottum ffi . In L ucina è fcritto ; Me
inhéaccus ns iantljpeY ociofus,vt auremficut aiuntffcalpere vaces -
y Lufìngai4 Prnferior parte deirorecchio.
«4* Ve Ho è geClo di manfuetudme , e di piaceuole%pga >non effendo nel*
l'huomo altra parte del corpo pià delicata di quefla : onde nacque ii
proverbio .Auricala infima mollion La qual metafora fu da Cicerone ufa -
ta quando fcriuendo à Quinto fuo fratello diffe: Tu quemadmodum
cenfes cportere effe in & m noftris immicitijs ita & effe, & fore au-
ticulainfima f cito molliorem . Etappreffo Mmmiano Marcellino leggio*
mo. In alijs nimium feuerus , in hoc mulo , ima , quod aiunt , aurkula mol -
lìor. Horatio à ciò alludendo :
— —Gaudent pr ^nomine moli e s
z*'!‘ s*l$ «iuricuU .
« fi #
Sitt.l,
~Rs(h. 'fìmb
Dusd. Mei,
ZI.
Il gefio de gli orecchi delPafino.
A Geenna fchernoyche fifa dietro ad alcuno ponendrfi le dita pollici ai*
ii, le tempiere tenendo f altre dita alte,& quelle movendo jfi^ffo imita-
no il moto degli orecchia finini, delqual gefio parlò Ter fio, quando diffe ;
msrnus mriculas imitata eli mobili s albas » Mentre il Cucco y & il-
fiiofiignuolo contendevano chi di loro meglio cantaff e, perche
hsde fono erat afeUus (fi apufjìmus
Tura credit hs Index, quod auriculis for et
Trater. animante* caterasmaionbus .
Benché come Giudice ignorante , non intendendo la fortuita del canto del
l\()jjignuoloy pronurànijfe à favor del Cucco : perche altro ci vuole, che g*
vecchi di afino ad effej buon Giudice : conforme à quel prouer bio: In Mjìni
aures cane-re. Il I{è Mila perche giudicò cbtfeffe migliore il cantò di Ta-
ne, che quello d'Mpolio meritò dibatter gli orecchi d\A finto , per indino di-
ingegno bejìiale ; e quante- piu cercàdi coprirgli* con oro, & con regai co--
>« ' "* rena
Parte Prima-, * 2,4*
fina tanto pìà furono manifefli , e palefi . S crine Cornelio T ietto che gli
liebrei confccr arano nel loro Tempio l'effigie dell9 tifino a che aUttdè Giu* hìr. ho ? ;
fienale quando diffe :
Quidam foniti metuentem fabbathapatrem
Hilpr&ter nubes)& etili numen adorane*
Et Affranio fchernendo un Giudeo diffe z
Et cillifummas aduocet auriculas •
A nello, ò pendente à gli orecchi
Il getto d’bauer l'anello à gli orecchi accenna fetuità , efoggettìonì , è r g '
quindi è che nella [aera fcrittuYa fi Ugge>che il feruo Hebreo dopo che % *
batterà [erutto fet annidi fettimopoffa conseguire la libertàyma s'egli uor -
rà rimaner feruo il [ito patrone perforabit aurem eius fubula , & erit ei zxel. i f;
feruusin feculum . £ Tlinio ferine che in Oriente gli buominì portauano ub.y. c.$$
Poro à gli oreccbiyper grande ornamento.Et in „ Africa fu il mede fimo co*
ftumeyda che prefe occafione M.Tullio di morder Ottauioyil quale dicendo
di non bauer udito ciò che Cicerone hauea dettargli foggiunfe: Certe fole- Mairot.
bas beneforatus babere auresyrinfacciando ad ottauio l’origine fua Afri- sat. Ub. 7.
cana: iddio commemorando all’ingrata città di Gierufalemme i gran be- caP-l •
mfictjycbe le batte a fatti y di cena : Dedi armillas in manibus tuis , & tor-
quem circa collumtuumy& dedi inauremfuper ostuumf & circulosau -
ribus tuisx& coronam decoris in capite tuo . Hauendo Gedeone ottenuta
memorabil vittoria contra Madianiti olendo à Dio dedicar gli orecchi «
ni de gli ucctfi nemiciy dice la facraferittura che expandentespallìum fu -
per terram milite s proiecerunt in eo inaures de prada , &fuit pondus pò* indie. 3 ,
ttulatarum ìnaunum mille [eptingenti auri fidi . Queflo portar di pender,*
tiy& anelli à gli oreccbiy è proprio delle donne non folo per ornamento *ma
etiandio per dinotare come elle fono cù * loro mariti foggette , coflume an-
tico poiché leggiamo appreffo Horatio.
Filius ^ Cefopi dar am ex aure MettelU
Silicet ut decìes folidum exorberet aceto
Diluit infign em ha team.
llauendo Cleopatra promeffoà M. Antonio di {fender in una cena mìa*
grandiffima quantità di denaro , dopale uiuande fi fece recare in un hi*
chiere aceto fortiffimo , e leuata una perla d’un fuo orecchino ue la infu -
/ìr,e liquefatta fe la bebbey & uoler.do far i'tttejfo dell’altra fu impedita u
da Munatio Tlanco Arbitro del ualore di quella cena,pronontiando Cleo •
patra bauer abondeuolmente la preme (fa adempita , la quale dopo ejfere
Hata da A ugujlo fuperatafù l’altra perla in due parti diHÌfa,e potta à gli Mc.ct Sat.
occhi delfimulwo di Ventre nei Tantbeon y come gioia d'inefiimabiic^ M-ì*
H h valote.
il
242, Dell’A rte de’ Cenni ,
y alare . 0 tildi 0 fmihn ente di fi e q ut fio e ff er prò prio ornamento delizi
fanciulle parlando diTtgmaitcne , e de 1 reggi ch'egli faceta à quella fia-
tua 3ddla quale era innamorato :
~~ Modo grata fucili*
Munera f eri illi . E poi foggiunge .
Dat digiti sgemmas ,dat longamonilia collo ,
Aure leucs bacca jedimicula pt fiore pendent.
Abballar gli orecchi.
E Atto di uoler ebedire ; Mcsè faenficato che hfbbeil fecondo monto -
ne, dopo altri riti , e cerimonie co’lf angue della uìttima facri fiotta
loccò l'cfiremità dell’orecchio de firo di Aaron, & de* [uoi figliuoli ilcht
da Sacri Teologi è interpretato per gefio ct*cbedieni%a>à che pare allude fifa
Horatio quando di (fé :
Nemo adtoferus t flirt non mite fette peffit ,
Si modo cultura patkntem accommodct aurem. Et. ancora :
Lib.i.Sat. 9 De muto auYicuiaSyUt iniqua mentis afellus,
Cum grauius dorfo fubijt onus. Et in conformità i'ArìoHo diffe :
C.io./l.iyi V orecchie abbaffa, come uinto, e fianco
Defiier c'ha in bocca il frenagli (freni al fianco. :
Ma nella (aera foratura inclinar gli orecchi -di Dio ftgnìfic asfaudi re /cj?
preghiere de* mortali : Cefi diffe Dauidde: InchnaDormnt aurem tu am,
& exaudi me. Et anca: Infima ad me aurem tuam, accelerala eruas me*
Et in altri luoghi è fcrittoTifleffo.
Chiuder con ìe mani i propri j orecchi.
A. Le fi andrò Magno quando afcoltaua alcuna caufa , mentre- par latta
l’Attore) fi otturaua con una mano un’orecchio dicendo di prefer-
uarloalf{eo , di che parla Achilìe Boc chic conforme à quel luogo del -
l’ Arie-fio;
q nferbargli al rnen fin che prefetti e
Sua caufa dica, l’altra orecchia chìnfa .
Effendo venffimo quel detto index fuori spartane audieris ambas*
E Seneca diffe : * '
Qui ftatuìt ahquid parte inaudita altera
Aequum licstftatuent hauàdquus fiat.
V otturar fi adunque gli orecchi farà gefio di non uoler alcuna cofa udire.
Il Tetrarca : — — E di Sirene alfuono
Chiudergli orecchi. Alludendo d quello che fece VlifJ e, quando a sè>&
a’ compagni otturò con la ceragli orecchi , per non udir il canto delle Si-
rene come racconta Mcmero . Dauidde in quello propofsto dice : furor
‘ ’ " ~ illis
Tfal, Sf.
*f*l- 3 *•
.8.
Cimb. £ 3 .
3 £ <
Parte Prima*' 144
iUìsfecmdumfimìUtudinem ferpentis : ficut affidi* furdte, & cb turanti*
aures fuas,qu & non exaudiet uoces incantantium j che fu imitato dall* jl-
rio fio in que/ìa maniera :
E perche io non li narri il mio martora r Cjj.fi 10
jttto à piegar la fua voglia preterita • *\
Da me s’afconde , come affide fuole ,
Che per Fiar empio il canto udir non vuoici
Gli antichi dipinfero l’Inuidia,che co le mani s’otturaua gli orecchi, per fi
gnificareche L'imtidiofo no vuol udire l’altrui lodi. Diffeil Sauio:Qui de-pr6U
clinat aures fuas ne audiat legem oratio eius erit execrabihs. Et tfaia difi
fe che l’buomogiufio obturat auresfuas>ne audiat fanguinem . Virgilio fa cap. jj.
dir à Didone che da i Dèi erano fiati otturati gli orecchi ad Enea, perche
non udiffe 1 fuoi prieghi :
Tata obflantjplacidafque uiri Deusobfiruit aures . Et Horatio : j£n, 4.
Quidobferatis auribusfundispreces * Dante nell’ Inferno dtffe: 2pod ed.11
Lamenti faettaron me diuer fi , c, 29.
Che di pietà ferrat’haueangh firaU
Ond’io gli orecchi con le man caper fi.
E Salomone ne* prouerbi la fciòfcntto : Qui obturat auremfuam ad eia* Trou, zi.
morem pauperis,& ipfe clamabit , & non exaudietun Efàà quefio prò -
fofito quel verfo d’ Orfeo :
Fas quibusefi audire loquar,uos turba profana
Obturate fores . Onde hebbe origine quel prcuerbio : E or e s occluditi
profani , che fi direbbe à perfine ignoranti , che volejfero fiar ad udir cofe
erudite , che fuperaffero la loro capacità • Eancogcfto d’ignoranza fot*
turar fi gli orecchi, effondo l’orecchio l’wjhomento d’apprender le difcipli
ne: onde chi è deitutto fardo, è anco ignorante. Socrate nel Fedro di Via -
tane dice: Tfihil horum ex me ipfo excogitauiyfateorfimperitìA mihi con -
fcius.fupereftigitur, vt alicundecx alieni s. fluenti* per aures fuerim im -
pletus,infiar uafits . E perciò fi dice in prouerbio. minimum in auribus habi -
tare: perche quelli che odono le cofe grate fi rallegrano, e quelli che odono
le diffiaceuoli sy atiri fiano, come Hcrodoto lafaò fcritto: E di quelli ebes
inutilmente d j corrono d* alcuna cofafi [uol dire, Surdo narra* fabulam ,
come d fife y irgli’ o :
'Hpn canimus furdisfifffondent omnia Syltta . Et Horatio : in Buceri.
—-Sgarrare putaret afillo
Fabellam furac.
E di coloro , che odono beniffimo cofe degne , ma non l’intendendo punto ,
non fanno in Lrofruttq alcuno come fi non l’udiffero , fu detto quel pro-
li h 2 uerbio:
Cap I*
•**'
45
In Sileno.
In Bucccl.
De benef,
Itb.L.
Zib. 2,
In Copa,
144 Dell'Arte de5 Cenni ,
cerbio : Sui tubata audiuit: perciò che fìcomeal fieno della ttornbd ì co*
udii fono mirabilmente concitati alla guerra, cefi 1 porci fono jfiauentatu
Et è chiamato fordo colui che non vuole y dire & intendere , come cieco
quello che non vuol vedere, e conof cerei llTctrarcanel Trionfo deliaci
Morte per dire ch’ella è ineforabile dijfe:
Io fon colei) che fi importuna, e fera
Chiamata fon da voi e [orda , e dee tu.
Tirar altrui gli orecchi.
TC Aa.fegno di ammonir c 0 lui ,al quale fi tiraua P crecchie, che fi raccor
JU daffe di fare alcuna cofa,ò di tenirla à memoria : E quelli, che chia-
mavano in giudicio il loro auerfario , tiravano Parecchio ad alcun’ altro
ammonendo lo, che f off e di ciòtclìimonio 1 E quello era fatto per eJfere^J
gli orecchi alla Dea Memoria confecrati : Onde Vhnio fcriffe : Eflin aure
ima memoria locus,qvem tangentes attelìamuu Et Horatio 1
—~*Cafa verni ob via stili
Mduerfarìus: Et ; quò tu iurpiffime? magna
Exclamat voce: &, licet ante Ilari? ego vero
Oppono auriculam. rapii in ius. Virgilio :
Cum canercm P\fges, & pralià: Cìnthyus aurem
Velli t,& admonuit. TaHorem, Tilyre, pingues
Taf cere oportet oues : deduTtum dicere carnea •
E Calfvrnio lafciò fcritto :
- — -'Velili nam fapius aurem
Invida paupertas, & dicituiha cura .
Seneca .Isfec tamquatn munus dabo,fed verba mea redirnam,& aurem
libi pemeliamdamno cafiigabo promittentis temeritatem. Et ancorai :
Loquar mecum , & nubi aurem perveHam . E V irgilio :
Tone merim3& talos \ pereat qui crafiina curai
More aurem vellens,vUiite, alt, verno.
Sxo.
Il geiìo di dimoilrar fino à gli orecchi.
ACccnna che alcuno fa pieno di crapula fino agli orecchi, & per prò
uerbio fi dice di quefli uoraci : Mei ambas vfqve aurcs:Tolia la me-
tafora da i uà fitche fi fogliano riempir fino à gli orecchi , che anfa dicono i
latini , onde pr&bere anfam è porger l’occafìone come fono pur ci gli orec*
chhò i manichi del uafo à chi lo ha da prendere .
Sibilo dell’orecchio.
PLinio ferme ejfere fiata opinione nel vulgo , che ilfentire qurfto fililo
neirQtecsbiodeftrQfojfefegnQ d’ejfcr lodato >e nel fini firobiafimato,
■ . 7 " 7 ’ ” - ~ &
\AÌ
EMonfignorBaldafz
il*
Parte Pritiia>»
& l'ifleffo afferma Luciano ne' Dialoghi meretrici /.
fare Bonifac ciò diffe :
Sique oculifalmntffique auris dexteta tinnir
Dq tibt diuitias , & bona multa parant.
Rader gli orecchi.
EGefio di ripresone: onde Horatio :
Sed quid opus contras mordaci radere vero
jlurìcìilas r*
£ veramente fono alcuni , che co fi acerbamente riprendono , e co fi mali*
gnamente rinfacciano , che pare che habhino il rafoio nella lingua > qd vno
de quali parlando il Salmijìa dice : Tota \ die iniufìhiam cogitami lìngua * Ts.
tua ficut nouacula acuta fecifti dolum .
Parlar ad alcuno neirorecchio.
QVe$lo farà geflo di fecrete^a > non uolendo che fin udito ciò che ra~ x -, ^
giona . Horatio : * “
Inanrem ili. Sai 9
Dicere nel ciò quid puero. Euripide di ffe s
^Accede, in aurem ut qua nolo tibi eloquar . Et ti Tetrarca • 7» ione,
Jtmor par cb'à l’orecchio mi fan elle . Son i8f.
E anco atto di gran confidenza . £ nelle Corti beato fi ttima colui che ha
l’orecchio del patrone : Tale fu Banaìa appreffo il Bs Dauidde , poi che di
lui è [critto:Fecit eum fibi Dauìd aurìculaxtum à fecretc . Et altrcueiTo - i.Reg. 2$;
fuit eum Dauid ad auriculam fuam. Giuuenale [chetando centra Tqtfto-i*Par. 1 1 0
re à cui putìua il fiato>edicea cheà Mario putiuano gli oreccbi>diffeargn
tamentc_j ;
Auriculam Mario grauitermiraris olere
Tufacishoc : garris Nettorìn auricuiam.
Eller portato per gli orecchi .
QVefìo è getto di effer con diletto co fi grande di ’piacsuole ragiona - . 1 4.
mento condotto 3 che non sbabbiafentìto l’incommodo del maggio .
£ Ji dice in prouerbio: Auribusprouebi. In Apuleio è feritto : Meufque
ad ijìam ciuitatis portam meis auribus proucfto . Conforme à quell’ altro
detto: Facnndns Comes in itinere prò uehiculo efl. Madonna Oretta canti- Bsccac. gì-
nandoà pie con altre perfone, effendo il viaggio lungo ,& incommodo > le orn ■
fu detto da un Caualìere di quella brigata , che con una piaceuole nouella 6' U
Sballerebbe por tata d cauaUorma egli [conciamente ,e rincrefceuolmente
raccontandola la Donna gli diffe , che hauendo quelfuo cannilo un trotto
troppo duro, che di gratta la mleffe poneve d piedi . All’incontro Bercele
fà finto batter catene nella lingua, con le quali tir una gli bu omini
PI
24<>
Dell’Arte de’ Cenni,
EmlL 1 8 o
Cap.'i.
tal. \ o,
a 6.
Jfiia.t. $ .
à’I y •
Strm.lth. i
/» Retili.
Uh. u
per gli orecchi incatenati ciò è dalla forya della fua eloquenza dotte egli
voleuaydd quale fa mentione Luciano fetore, & falciato.
Hauer molti orecchi.
QVeflo fari gcflo di uoler ben intender le cofeye d'effer prudente . Mp-
preffo i Lacedemoni era una fatua d*M polline conquattroorecchif
che acc emana la fua prudenza >poi che L*buomo faggio ode malto f e poco
parla ; onde nacque appreffo i Greci quel prouerbio : Odi quello , che ha
quattro crecchie. E nella Sapienza èjeritto: Muris cali audit omnia Mo-
lenda dir che Iddio ode il tutto « Cefi diciamo i Tvencipi hauer molti aree-
chi fecondo quel detto: Multa funi B^egum manus, multa aures,multi acu-
ii, E però è ottimo quel coniglio che ci dà il S auto, mentre dicala cogita -
tiene tua Regi ne detrahas , & infecreto cubìculi tui ne maledixeris ditti-
ti, quia & aues cali pcrtabunt uocem tuam.
Non hauer orecchi.
ElSegno di non uoter udir, ne efaudire alcuno : quindi fù detto in pro-
uerbio: Venter aunbus caret ; perche chi è dedito al uentre , non JÌ
può perfuadete àfar cofe honefìe , e però Catone in una fua oratìo-
ne, che fece della legge M grana diffe:Mrduum effe ad uentrem uerba fa-
cere, qui careat auribus, come Vlutar co, & M. Gelilo riferirono. Seneca
dìffe: Venter pr^cepta non audìt,pofcit,appellat. In Candia era il fimola-
cro di Gioue fen%a orecchiyper figmficare , che il Vrencipe , ò U Giudice.
nondeue porgere gli orecchi ad alcuno, ma fare à tutti tnd afferente giu fli-
tia. E anco fegno di non uoler riceuer i commandamenti, e precetti altrui
de* quali èfernto : Mudi popule fluite ,quinonhabes cor $ qui habentes
oculos non mdeti$}& aure s3non auditìs.
Dormir fopra gli orecchi.
IL dormire fopra il deliro, ò fopra il fmifìro orecchio è atto di far e con
più,ò con meno fi eureka , perciò che per con figlio de* Medici il pri-
mo fanno eh* è più profondo dobbiamo dormire in dexteram aurem , & il
fecondoychefuolifftr leggiero in fimflram . Ma il dormir fupino è aito di
gran tranquillità d animosi che mtefe Horatio quando dijfe:
Me mifjA paflum retinacula mula
IL anta piger faxo reìigat,Lìertitque fupinus. Conforme à quel prouerbio:
In uttamque aurem dormire . Terentio dtffe: Mdempto ubi tamfaxo orrt-
nem metà in aurem utramuis ociesè ut dormias . £ Mattiate :
ì^ n rumpn alt um pathdusfomnum reus
Sedmanetotum dormi as.
DEL
Parte Primx». 'M7
DEL COLLO. Cap. XX11IL
I Del collo.
% Leuar il collo,
3 Cader fopra l’altrui collo.
4 Collo caduto fsasl tergo.
5 Collo torto.
6 Collo fotto il giogo.
7 Stola al collo.
8 Scuoter il giogo.
p Collana al collo.
io Catena al collo,
ir Fino al collo.
12 Calcar l’altrui collo*
Del collo.
L collo è quell* intrame%p, cWè tra'l petto e la faccia ,cofi
detto perch'egli (io, come una colonnare fomenta il ca-
po ,d che par che alludere il Tetrarca quando in un&->
cannone chiamò colonna chrìliallina il collo della fu a
amata Laura: ouero perche eglifia come un colle , che
forga pìaceuolmente nel meyo della pianura de gli ho-
meri, à che par che actennaffe Cornelio dello , quando diffein quell* oda,
che di lui fola habbtamo :
Tande pueUacollum candidum
Trodu&um bene candidi s humeris.
1*
Caxz.4 4.'
Quegli huomini che hanno il collo molto fottile,e longofono timidi, & im - tkfign,
bt Ili, come Mriflotile affermai tali furono Cicerone^ Cabguia ìmp . 7^6-
dimeno Filoffcno deftderaua un collo fottile 9 e lungo come quello dt 11^
Grù}per hauer maggior diletto nel bere Jl collo alquanto piegato alla de -
fira , come fu quello d* MlefJ andrò Magno, per relatione di 'Plutarco, da in-
dicio di huomo prudente , & ingegnofo , Ma più di tutti è lodeuole il colio
non molto corto,? non troppo lungo diritto, ma piegheuole%neruofo,e mol-
le^ megano trailgro/fo^tlfottile,& è argomento di huomo forte, ma-
gnanimo , e di ottimi cosimi , e fi riferire al Leone come offeruò il Filo -
fofo.
Leuar
148 Dell’Arte dc’Ccnni,
Leuar il collo.
r , ' Q icomt ilgeflò d'abbaffar lafua perforiti , ò parte di quella attenni au-
* O miltà ì e mi ferisco fi il Iettarla in alto, è fegno d'alterezza , e di fuper -
biayc per confeguente pronastico di mina, perche è veriJJìmo,cbe quifes
exaltat h umili ahi tur: à che par che alludere il Santo quando diffe : Qui
Troupi, dltamfacit domumfuam quarti ruìnam. Et in Giobbe è fcritto:Concurrit
Cap.11/ adnerfnseum enfio collo, & pingui c ernie e armata s .Et in Jfata fi legge.
Elettati funt fili a Sion} & ambulauemnt extento collo .
V Arlotto co*l mede fimo concetto dijfe :
te, p £ dopo ancory quanti* i Medici il collo
7fe la patria leuar o, e il Gonfalone
Fuggendo da palazzo bebbe ilgran crollo •
E anco atto di rejfiìrare,e di folleuarfi d' alcuna a flit tiene ,e però l'uìricflo
di Zerbino condotto al fupplicio :
p a.yft.$6 Leuòil dolente Caualieroil collo ,
E meglio banendo il Taladinintefoì
Rijfofeil nero .
E Dante fi feruì di que fio getto per inalzar fi dio fiudio della Teologia ài*
tendo
Voi altri pochi, che driz^afie il collo
Farad, i. Ter tempo al pan de gli angeli , del quale
V ine fi qu }, ma non fi uienf atollo.
Cader (òpra laltrui colica
® 5 • Vefio igeilo di gran tenerezza* e di grand'amore; & cofi leggiamo
nella diuinaferittura, che Giofeffo , Cum amplexatui recidijfetin
coLlum Beniammfratris fuìfleuit , ilio quoque fimiliter f lente fuper col -
AB. Ap.io lum eiMS E nei n0H0 Tefiamento habbtamo che battendo S . Taolo detto
à Sacerdoti d'Efefo, ebepiènon uederebbono lafua faccia, per quefte pa-
role fi eccitò tra loro un gran pianto , & procumbentes fuper collum Vanii
Gap. i j. ofculabantur eum\ E S. Luca del padre del fighuol prodigo dice che mife -
ricordiamotus ett,& accurrens cecidit fuper collum eius , & ofculatus
Gm, e fi eum. Et anco è fcritto : lunfio Icfcpb curru fuo , afeendit cbuiam pa-
tri fuo, videnfque eum irruit fuper collum eius,& inter amplexus f lenti*
Collo caduto fu’! tergo.
Vefio farà atto dì mone , & cefi il TaJfo l’vsò in propofito di quel
«4. paggio del Sfidano, che fu da virgiliano vccifo dicendo :
€,$<&. 8 6.F in atto fi gentil languir tremanti
Gli occhi j e cader fu'l tergo il collo mira .
E Virgilio in Camilla, che moriva cefi qittfto atto cjprcjfe : [ *
Vaulatm
Parte Prima ,
149
IZn. 9<
Adulatimi xoluìì fecorporeylentaque cotta ■ _
Etcaptum letbo pofuit caput, ama relinquem . Ed'Éurìalo uccifot
— —Inque humercs ceruix coUapfarecutnbit*
E di *N[ifo quando vccife l'auriga di Rhemo :
Ferroqv e fecatp endemia colla. J£»
E perche anco le piante quando muoiono fanno il medefim^ atto , però
Virgilio diffe :
Turpureus veluti cum flos [ucci fu s aratro
Languefcit moriensylapfo ue papauera collo
Vemifere caput .
E di Giacinto conuerfo in fare diffe Gnidio :
Sic vulrus moriens iacet , & defetta vigore Mst, i«£
Jpfa fibt ift oneri ceruix , humeroque recumbit ®
Collo torto.
EGeflo di timore , e perche gli Hipocriti fingono dì temer di offender # J
Dio 9 perciò fono detti colli torti* facendo effi quello atto per fegno J
d’ejfer timor cfryde* quali per bocca d'ifaia diffe Iddio detefiando co fi fatta
bipocrifia: Uunquìd contorquere quaft circulum caput fuum, & [acclini , cap 5 g.
& cinerem tternere , ifìud vocabitis leìuniumy & diem acceptabilem Do-
mino ? Horatio per getto di timore :
Dauusfiscomicusyatque lih.i.sm.%
Stes capite obflipo , multum filmili smetu enti . E Ver fio :
Obflipo capite & figentes lumine terram . Sai. 5 ,
Etapprefio Suetonio è ferino che Tiberio Imperatore:
Incedebat ceruice rigida, & obflipa . In Tifar.
Et il medeftmo ferine Tktarco del Magno tAlef] andrò . Il Ferrarlo di
Terfìo giocatore dice , che obflipi dicuntur qtiibus colla rigent , & in htt-
merum capita inclinata funt . E Golumdia parlando de* por ci f còri citan-
ti : HAcfignafunt cum obflipite fuostranfuerja capita fer ante Trepestio uy
pofe quefìo geflo per doloro fo dicendo :
Vidi ego te toto vittum languefcere collo , m ,
Et fiere iniettis, Galle ì dui mawbus ,
Collo folto il giogo.
Pigliata la metafora da* buoi , che fi pongono fiotto il giogo, ac ciò eh e ci ,6,
feruino in dura feruitù ad arar il terreno, dt* quali Qkidio diffe:
Treffique iugo gemuere imenei . Me 1. 1 .
Il getto d'bauer il collo [otto il giogo accennerà [eruttò , la quale quanto
fia dura* emtlagcuole l'effr effe anco Dante quando d>f]e :
E premerai fuome sà di fiale j>,irg r
I Lo
M° Dell'Arte de’ Cenni,
lo pine altrui , e quanto è duro calle
Lo fender ye faltr per L'altrui (cale? ' Cefi i'vtrioflo diffe:
Sai. 6> — - iAggiungi% che dal giogo
Del Cardinal da Elie oppreffofui .
qL'I7* In Gieremia èferitto*: Subijcite colla uejìra fubiugoRegis Babylonis&
* fruite eum : Et anco : Bonum e fi uìro curri portauerit tugum ab adole-
Ep i ca 6fcent*a fHa' Setolo frinendo à Timoteo vsòl'iflefjafimilitudinc: Qui -
1 Ca‘ 6 cunque funt [ub iugo ferni domincs fuos ornai honore dignes arbitrentur .
E Horatio diffe :
lite mordaci uelut ifl a ferro
Tinus , autimpulfa cuprejfus Euyo
Tróciditlatèypofuitque collutti,
• — - Vuluere Teuero «
Eccidi. Salomone diffe che Iugum%& lorum curuant collum durum : volendo dì-
re cheVaffhttioni bumilianoifuperbi* Cofi gli amanti dicono effer polli
fatto il giogo d\4more come in dur a fer uitù delie Dame loro ,onde piùuoL
te leggiamo que fio modo di dire appreffo il Tetrarca 9 come quando della,
fua Laura dijfe
Et à me pof e un dolce giogo al collo 9
s<m. 161. Tal che mia libertà tardi rtjìauro. Et ancora i
Son. 6$, D fft ohimè* l giogo ,e le catene , e i ceppi
Eran pili dolci che l'andare [ciotto*
E Deianira di H ercole appreffo Ouidio dice :
%p.$, Quem nunquam Iunoyferiefque imenfa laborum
Fregerit , buie Iolenimpofuijfe iugum. E l'^Ariofìo firn Umettici
C.j4 ./? j * Vedi s* al collo il giogo ben li tenni *
Vedi fe bene Jìmor per me lo tocca .
E l* effer due [otto un giogo figni fica effer in pari ftruitìt , e quindi è cheti
marito y e la moglie fono detti gìugali > perche ambedue fono {otto Cifìeffo
giogo . Hot atto di ff e che Venere fi compìaceuadi poner giugait diformax
e d'animo differenti} Sub iuga ancaffecuo cum loco^cbe fu dal TaJJo imita-
to dicendo :
c 9 sì 74 l°r Par^a > e c°fi auien ch'accordi
Sotto giogo di ferro alme difcovdt.
E l'Mriofio fa dirà quello sfot lunato Caualiero z
Morto ilfuoceromio dopo cinque anni
€ 4| fio Ch'iofottopofi il collo al giogal nodo . Edi IQìggierodice che l'Eremita^
Lo riprendea ch'era ilo differendo
c-4J-.yi.ss Sctto'i il foaue giogo à porre il collo • E Virgilio fà dir à Didone :
Parte Primaj. iji
3v£(p eri me rinculo veliera fociare iugalù 4«
Da cfce wow ^ differente quello che diffe S.Taolofcriuendo a Corinti. T{oli- 1 1# c^* **
te iugum ducere cum infidehbus , e»/>» participatio iuflitia cum ini -
quitate * Cleobi , e B itone come giumenti fi fottopof ero al carro nel quale
era la loro madre, che andauaalf acri fleto thè fu atto di grandtffimapie*
tà,e foggettione,di che fa mentione Cicerone ,e Claudiano di loro diffe :
S; jìrgolicos tlluflrat gloria fratres
Qu i fu a materno colla dedere mgo .
Slmilmente il uincere i nemici , e ridurre V altrui città e popoli all* ohe*
dien^a nofìra à forga d’arme, fi dice ponerli fotte il nofiro giogo,e foggio -
g arlii onde è fcritto : Inimicus tuus ponet iugumferreum fuper ceruicem ifft
tuam donec te conterai. E Giuftiniano Imp ; diffe : Bellicosfudoresnofiros lnProm*
barbarica gentes fubiuganofìra dutfacognofeunt* Ei**4rioflodiffeche n *
il Re di Francia faceua guerra in Italia :
Ter porle il giogo, efarfene Signore* Et altroue s
Ch’à Bulgari, lui prefo, il giogo pone. E Lucano diffe s C.45. ff.fc
Subiuga iam Seres ,iambarbarusiffet jiraxes* ETropertio:
India quin ^lugufie tuo dat colla triumpho . £i$. %9
Il Tetrarca diffe parimente nel Trionfo della Morte :
Che naie à foggiogar tanti paefi , C*P 1 •
£ tributarie far le genti flrane .
^tppreffogh Hi fiorici è vfitato modo di dire:fub iugum mittere, rei re -
nire,dt quelli, che fuperati à forga cadevano f otto l’altrui imperio , il che
nacque dall’effettoiheffo , effendo fiato coflume dey Romani di far paffat
d\f armali [otto il giogo coloro, eh* erano fiati in guerra fuperati, il qual gio
go era nell’ efferato formato di tre hafìe due diritte , & una per trauerfo
[opra di quelle informa della lettera T. Greca, la quale da Greci fcriuen -
do fi co fi n . l’effigie del giogo militar e rapprefenta . I Romani per dima -
firar ai mondo che poteuano foggiogar e anco le fiere, & indomite nationi ,
cofiumarono di poner tal’ bora f otto il giogo , e far fi trionfando tirare da
ferouffmebe file, non mai piàfottoil giogo pofìe, come fece M. Antonio
de i Leoni, ài che Thnio dice: lugo fubdidit eos , primufque Roma ad cur - uh. 8. e
rum iunxit M.^intonius , & quidem arili bello, cum dimicatum effetin
Tharfalicis campii , non fine cfiento,quodam tempore generofos ffiritus
iugum fubire prodigio fignificante : del quale cofi f cri jj e l* Melato m rn
fuo Emblema :
Romanum poftquam eloquium , Cicerone perempto ,
Terdiderat patria pefiis acerba fua .
Infcendit currus ui6Ìor,tunxitque leones
Compriti & durum colla fubire iugum *
2. fi DeirArte de’ Cenni ,
Magnanimo s ceffiffe fuis Antonius armi $
Ambage hac cupiens figmficare duees,
Eliogabalo pofe f otto il fuo carro quattro gran Cani da* quali fi fece tiri*
re: pei da quattro Cerui ; & poi anco da* Leoni nominando fi la Dea Cibe*
le,& poi anco da Tigri, chiamando fi il Taire Libero : onde Horatio :
Zik$.,ed.}* V exere Tigres indocili iugum
Collo trahentes .
finalmente poMofi nudo [opra il Carro da donne nude fi fece firafeinart»
£ firmo Imp . robulììjfimo pofe [otto il fm Carro alcuni grandi Struggi 9
onde patite, come Vopifco afferma , che andajfe per Caria uclando , Mar *
itale in queflo propofito cefi dijfe ;
Tido quod tuga delicata collo
TardusfuMinet , improb&qm Tygres
Mordent aurea quod lupata cernì
Quod frfno Lybici donantur Vrfi
Taret purpureis aper capijìris 9
Turpes effeda quod trahunt Biff yntes ,
Quis ffcfì acida non putat Deorum £
Terche i fiumi che hanno perpetuo corfo fono come animali andanti , ei
ponti che ui fifabricano [opra fono informa di goghi,con bella metafora.
differo di foggiogar i fiumi quando mfopraedifieauano i ponti: e però ha*
mudo i Bjmanifabricato quel gran ponte fopra il Danubio, ni pofero que w.
Ma infcrittione: Virtus Romana quid non domuit t en fub iugo & Danu-
bius. Et in I{oma fopra un ponte da farete f abitiate fu intagliato urìE^
logio che concludendo diceua :
Qui potuti rigidas Gothorum fubdere mente s,
Hic docuit durum f lumina ferre iugum .
1 It il Tuffo vsò il mede fimo modo di dire in quefla maniera %
Ceyft. 1 3. E forfè il mio occulterebbe in nano
Dal giogo il capo incognito , e lontano *
Stola al collo,
* Y Aftola,cbe Orario è detta , perche fi concede folamente a gli Orato»
ì** . Jb ridi ChrifiOidò è a fuoi Treduator^rapprefenta la corda, con la qua*
le N.S.fù alla colonna legato, & èpofiaalcollo del Sacerdote, per accen»
nate il Itine giogo del Signore , ilebe mene efprefj amente dal Vefcouo di-
chiarato, dicendo mette glie la pone:Accipe iugum Dei, iugum enim eius
fmuz eft>& onus eius lene : & il Sacerdote prima che al collo fe la ponga
la bacia, per dar fcgno,chevolenttiri , & allegramente fifottopone à que-
Um 11. fio giogo^ome nofiro Signore ci tfforta àfare dicendo: TcUtie iugum men
" —
Parte Primari ij3
faper uos,& di fcite à me, quia mitis [um,&ht*mìlis corde. £ non fetida mi-
flerio quando fi celebra il matrimonio il Sacerdote pone la fiala (oprale
mani auitìcchiate de gli Spvfi duedoiEgo vos conìungo in matrimonium,
perdinotare che debbano con patienga fcambieuolmcnte fopportar tl gio-
go matrimoniale', Sicome prima che fi batteri l'infante li porge il Sacerdo
te la fola dicendo: Ingredere Ecciefiam Dei tirandolo con la (loia in Cbie
fa, per accennare , che riceuHo il batte fimo fottopone il collo al giogo del -
la fede, che doma lo sfrenato intelletto humano, conforme al detto ddl'jì-
poftolo: Continentes initUtftum nofirum in obftquìum fidei .
Scuoter il giogo.
Veflo è atto dì fottrarfi dalla feruità, per rimetter fi in libertà , come . g #
Ifaac diffs ad Efau: yiues in gladio ,& f rat ri tuo feruies,tempufque qm. 27.
y tenìetiUt excutias,& foluas iugam eius de ceruicibus tuis . Ifaia inuitado
alla primiera libertà lafoggiogata città dì Gierufalemme dicelta : Solite C*P‘ fi*
y incula colli tui captiua filìa Sion . Co fi liberando ^Anania dalla feruità il
•profeta Geremia: Tulit catbenam de collo Hieremia Vropbeta , & con - Hurem.il.
fregi ttllam . Co fi e $ refi e quefto concetto ilTetrarfa:
Dunque bora e'I tempo di ntrare il collo Canx.. y .
Dal bel giogo antico. Etaltroue: Son. 17 s.
Dal giogo più mite in damo f ceffo . V
Et un'altra uolta diffe nel Trionfo della Fama s
Miltiade cbe'l gran giogo à Grecia tolfe . llTaffo : Cap. i7
E fottrarre à Cbriftiani il giogo indegno
Di feruità co fi (piacente, e dura. Tropertio in queTìo propofito : c 1 •/?•*$•
\Ac ueluti primo taurus detraUat aratra > Llb' x*
Pofluenitafiuetomollis adaruaiugo. Ediffe ancora:
Dum licet iniuftofubtrahe colla iugo . .% Uh. 2.
Collana al collo»
IL portar la collana al collo è fegno d’bonor,e di dignità ,e quelli che la t o «
portano dalla parola latina fono detti Torquati , come fà dualorofo
T. Manlio, che uccife quel feroce Fr ance fe,e toltagli la collana, e di quel-
la adornato fe Sleffo , meritò Inonorato nome di Torquato , del quale uì.
Gelilo dice apunto: Caput Galli pr&cidit, torquem detraxit , eamquefan - HcB. Aule,
guinolentam in collum pofuit , di chefà etiandio Cìcercne degna ricordati * c *
7JL. Erano anco chiamati Torquati milite s quelli , a' quali dalTlmp . erano °£- lib'* •
donate collane in premio del loro udore, e quefìi erano ^om e Vegetio feri - uh. 2..
ue,ò fimplari , ò dupplarifiecùndo ch'era loro conceduta ò femplice3ò dop-
pia uiuanda . E quefìo atto di poner al colio altrui la collana è antica di -
mfiraiiqne d’bonore da' Trencipi à primate perfone conferito in premio
1 54 Dell’Arte de’ Cenni ,
della loro uirtà. Cofifece Faraone à Gwfeffo quando lo decbiarò fuo Imo-
CtaMi. gotenente generale in tutto V Egitto effendo fcritto che torquem ah*
team collo eius circumpofuit . Coft a Danielle per hauer interpretate^
quelle mifteriofe lettere ferine nel muro da incognita mano per comman-
damento del Reycircundata efi torques aurea collo eius,& praiicatum de
Vamei. 5 c e0qUòdhaberetpot€ftatemtertiusin Rfgno. Cofi proporla quella queftio*
ney Qual cofa fofse pili forteto potente il uino y il Re , la donna y ò la uerità ,
fu puhlìcato à nome del Re Dario , che à chi meglio ad dichiaraffe il Re
darebbe, torquem circa collum,&fecundo loco fedebità Dario propter fa
ìtM'L* pientiam fuam . Salomone lafciò fcritto : JLudi fili mi difciplinam patrie
tuiy&ne dimittaslegemmatris tua , vt addatur grafia capiti tuof& tor*
que s collo tuo . tempi noflri à Caualieri per infegna d'konore è conce -
àuto di portar la collana d’oro, & anco la f\>ada,eglx fbroni dorati ; e però
l'JLricfio dice , che queigiouani, che nella guerra valor of amente fi dìpor -
tar onorarono da Aifonfo Duca di Ferrara di quefta dignità honorati :
Seguendo voi queigiouani gagliardi ,
Che meritar con -valorofa mano
€.14* Quel dì da voiyper honorati doni ,
V elee indorate , e gli indorati ffronL
Catena al cello.'
* 1 O® T> à prigioni, càgli fchiaui , come alle fiere fi tengono al collo le
\ catene, que fio farà inscio di feruitù, di que hi Gnidio diff :
4* Ibant ante Ducts onerati colla cathenis
Vinclaque captiua Reges cerulee ferentes. E Tropertio :
Zib is jiut Regum auratrs circundata colla cathenis . E Tibullo s
Lìh' 4* Libera Roman a fubiecit colla cathena* E Ter fio :
, Afitamenilli
Cumfugit à collo trahiturpars longa catheme .
1 caualieri non tanto per honore , quanto per fegno d’effer obligati à chi
diede loro quella dignità, portano al collo la catena . E per la mede firn**
ragione dalle donne maritate ella è portata, per tefiimonio della lorofog -
gettione uerfo i loro manti , che le tengono honoratamente incatenata,
conforme à quello che dijfe la Maga à Ruggiero quando egli era in poter
d3 odierna :
c«7. Jli collo y& alle braccia hai la catena
Con ch'ella à uoglia {uà prefo ti mena .
Cefi Dtanira rinfacciando tìercole che /offe effeminato appreffo Ouidiò
gli diffe_j : . ■
?• vidit in Her calco fujhenfa monilia collo >
■ ' llloi
Parte Prima-». ijf
Ilio 9 cui caJumfarcinaparuafuit.
E non (en%cL cagione i Toeti favoleggiando differo , che erano gli amanti
incatenati \ per dinotare come Amore con dolci lacci lega gli a nimi loro.
E però l9Ar io fio d'Olimpia diffe :
Ella à Bireno , cui con nodo eterno c
La legò Amor d'una catena dura . Et il Tetrarca :
E come aero prigioniero afflitto .r Son *7.
De le catene mie gran parte pòrto • Et anco : son, 47.
Da duo begli occhi* che legato m'hanno .
Il Taffo dice che la f cola d' Amore e un luogo deliciofo3ma pieno d'in fidie*
cue Amore cerca d'iUaquearegli amanti :
E mille tende intorno e reti > ed hami ,
E uifon di lacciuoi forme fi care
Che ventura il caderui > e gloria pare .
E differo di più quefìi Toeti , che da quelli lacci non folamente tutti gli
huominiyma tutti i Dei erano profilarne nel T rionfo d' Amore cefi difse il
Tetrarca :
Tutti fon qui prìgion gli Dei di Varrò * Gap, u
E di lacciuoli innumerabil carco
Gioue uien catenato innanzi il carro •
Ma però colui che tutti lega non potè fuggir di non effer legato dalla Cafti -
tà , chefola-j
ya da' lacci d' Amor leggera, e f ciotta .
E però l'ifieffo Te età nel Trionfo della Caflità deU'iftcffo Amore dice :
Legar il nidi ye farne quello firatio
Che baftò ben à mille altre uendette .
Fino al collo.
IlgeHo che demoliranno al collo è fatto per accennare che alcuno fia ,i x*
quafi del tutto immerfo)& occupato in alcuna cofa.A che ferve queU
lo che diffe l'Arioflo :
Che chi nei* acqua ftà fino àia gola >
Ben9 è oflinatofe mercè non grida .
Defcriuendo Ifaia Trofeta la miferia che doueano patire gli Hebrei fatto
la tirannide de gli Affirìj la efpreffe con quefla allegoria dell'acqua fino Gap. 8.
alla gola dicendo : Fluetfuper umuerfas npas eius>& tranfiens vfque ad
collum uemet . E parlando del diurno furore nel giorno del Giudicio diffe
parimente: Spintus eius ficut torremmnundaus vfque ad medium colli, ol
ad pcrdtndas gente sin nihilum*
Calca*
r «1
» f % è
Venie?. 3 3
Mn» u®
z$6 Dell’Arte de9 Cenni,’
Calcar raltrui collo,
Q^cfi'atto dipremer co * piediì'altrui collo dinota affolliti poteflcl fi
pra colui che uien conculcato>& violento modo di domavi' altrui fa
p trina, cGnf orme al detto della fcrittura : Negabunt te inimici tui > & tu
, earum colla calcabts. E la Sapienza dice : Subhmium colla propria uirtn *
te calcaui» E Virgilio di Turno quando vccife Eumede :
Smiammi # lapfoquefuperuenit 3 & pede collo
Impreffo3 dextra mucronem extorquet , & alto
Fulgentemtinxit iugulo»
Outdiofa che Deianira dice ad Hercolcj : '
Tlns tibi quàm Inno noemt Venus : illa premendo
SuHulitik&c humili fuh pede colla tenet »
E dice che jLmore preme il collo degli amanti per effrimer {a tirannide i
che f opra di loro esercita :
Et tuafonus y^morfubpede colla premi f.
Parte Primari
- DELLE BRACCIA. Cap. XXV;
e Delle braccia?
2 Coprir con le braccar
3 Braccio alzato.
4 Braccia abbacate.
5 Incrocicchiar le braccia ibpra il petto!
6 Percuoterli le braccia.
7 Moto leggiero del braccio»
8 Braccia aperte.
p Hauer in braccio.
10 Abbracciar al collo.
1 1 Pender dall’altrui collo.''
12 Abbracciamento eguale.
1 3 Abbracciar lòtto Tanche.
1 4 Abbracciar le ginocchia»
15 Abbracciaripiedi. »
ió Abbracciamenti Jafciui.
1 7 Abbraciamento di cofe inanimate?
18 Sbracciare. ^
ip Getto di voler volare?
2o Aggiunger Tali,
ai Tagliar Tali, ole braccia,'
Delle braccia.
lun membro è più necejjario aliammo che il braccio 9 , j ^
poi che in quello confitte ogni ncftrafor7Za>e con quel-
lo ogni operatione esercitiamo, fen^a gran prG-
uiden%a la natura ci diede due braccia: fi perche l'uno
fenya l’aiuto dell9 altro farebbe molto imperfetto > ne
bafìenbbe à condurre à fine le attioni piufaticofe >e
più importanti iCome perche haueffimo nel noftro cor-
po chiari effempi deli’ ami citiate della fraiellan\a>poi che per quella ca-
gione, dice Tlutarco, eh9 ella ci fece due orecchi , due occhi > due gambe ,e - r*Uni*
due braccia , e foUmente ali’huomofu cortefe di quefio cefi nobil membro
à tutte le attioni opportuno }c neerflariorfer darci ad intenderebbe l’huo-
KK mo
' -
i j8 Dell’Arte de’ Cenni ,
me (come dìffe Giobbe ) non è meno nato allefaticofe operationi, dì quelle
che fia Precetto al valor eXon quelle braccia facendo noi molti gè flit c en~
ììi}di quegli bora dipintamente sandarà decorrendo*
Copr irfi con le braccia.
4 2, . *T l geflo di tener le braccia eleuate,& incuruate,in atto di coprirete ài
JL difender alcuno, è di clemenza, e di prot ottiene, fecondo quel detto del
Tfd 3?. Trofeta; Filij hotnimm in tegmtne alarum tuanm fperabutit. Et anco:
TftLói* in velamenio alarum tuarum cxultabo* E Salomone della prot et tione^
che ha Iddio de'giufti diffe:Dextera tua teget eos,& in brachiofanftofuQ
defendetillos. CI? è atto naturale .come uediamo nella gallina, quando fot*
to lefue ale difende i fuoi pulcini dalTs^bbio, onde dìffe TSfS* Ierufalem $
Maith.t}* ierufalem quoties uolui congregare filics tuos , quemadmodum gallina*
congregai pullosfuos fub alasa& noluifiii llTetrarca usò quejlafimili *
tudine dicendo :
Si Phauea / otto Pali mie condutto *
G/mz. 48* cì?à donnea caualier piaceli fuo direi
Braccio alzato.
TJ -Atto di foriere valorofa attiene, come pià uolte fi legge nella dittimi
XI fcritturai Dominus perrobuftammanum}& brachium extenfumiet
iiierèm. 3 \ ancorai In fortitudine tua magna, & in bracbio tuo extento* E Dauiddco
tjal. ,35. In mani* potenti, & bracbio excvlfo : Labeata V ergine volendo effrimer
lue . 1. un gran sformo di Dio quando $' incarnò dìffe: F e cit potenti am in brachi*
Cat, 12. fuo.Et in Giobbe è ferino; In fortitudine brachij tui poffidebas ttrram,<&
potentiffmus ohtinebas eam . Enea ap puffo Virgilio multando in Sicilia
i fuoifoldati al giuoco del cefto, dìffe loro, che à chi daua il cuore d’enttat
in quella pugnarne f ace ff e fegno conal^ar libraccio :
Ma. *Hunc fi cui virtù $,animu[que in pittore prafens
eAdfit : & euinfiirattollat brachi a palmite
Vuà anco effer atto di uoler offender, che co fi l'usà il Tetrarca quando
differì :
St». ijo. Morte già per ferire aliatoti braccio.
E l'oAtioào definendo come Ruggiero vccife Rodomonte dice :
C.46^.14 o^l^ando più che alitar fi goffa il braccio*
Braccia abbacate.
4, TJ ^tt0 dì cederete d* effer umto , onde il Taffo :
JC* Ecco i chino le bracciale t'apprefcnto
Sen%a difefa il petto, hor che no%l fedi ì E P^riofle :
Ma bora uìen chi quella uoglia dome
c 38. n,u> E faccia cader Pale al mio furore^*
' " Jncr<>
Parte Prima-» ; % $<)
Incrocicchiare le braccia fopra il proprio pittòl
QVeflo àattofupphcheuole ,e di chieder ptetà,e rmfericordia.ll Cent
mentatordi Dante fopra il quinto capo)del Turgatorio die e -.Quan-
do fentio chyelli morselli s'incrocicchiò le braccia : poi quando fà riuólto
ah’ ac qua, la croce della braccia disfece , Tier del Tftro nella vita di Chri -
ilo diffe:Con le braccia incrocicchiatele co'l uifo pieno di lagrime* Monfii
gnor BaldifJ era Bonifacciomto nepote nellib.ii.de fuoi verfu
T e demiffa rogat ceruiXjhumilefque precantur
Frons, oculusy facies ,utpius effe velisi
Curuaque protenfis harentiabracbia palmis
Tefforisinmediofe crucis inflar habenu
Bum pietas, pietas exclamant estera membra >
Lingua tacet: vebemens obttruit offa dolor ,
Percuoterli le braccia;
ECflìo dolorofo i del quale diffe Virgilio : 0
Syluia prima foror palmis pere uffa lacertos jgn, 7,
<4uxiiium vocat. Et Quidio co fi ejpreffe l'iHeffoz IK
— — Tum vero à petlere veftem Met. $9
Dìripuityplanxitque fuosfuribunda lacertos . Lucano ? ìkarfe.
Tercuffitindignos claro piangere lacertos .. E Seneca :
Lacertos pulfet viffrice manu . Herc.fur.
Moto leggiero del braccio.
ILmuoueril bracciomoìlemente , e leggiermente > ègeflo dì far alcuni
cofa negligentemente fecondo quel prouerbioiMolli brachio,ouero Le
ui bracchio. Cicerone fcriuendoad ittico dice : Quodme quodammodo likz.ep, i.
molli bracchio de Tompeij fami li ari tate obiurgas.Et in un'altro luogo al-
Vifieffo ittico: Confules quiilludleuibrachioegìffcntremadSenaum iib.^.ep.16
detulerunt .
Braccia aperte*
IL tener le braccia aperte farà cenno di de fiderare di riceuer alcuno ^
come amico ,conf orme al prouerbw : obuijs vlnis , & Obuijs manibus:
Che ejprime qutfio ifìeffo dtfìderio mentre con le braccia aperte fi và ad
incontrar alcuno. S . Girolamo di Vammachiofuo compagno, e grande^
amico dice: Obuijs, ut aiunt, manibus cxcipio . E ancogeììo di preghiera ,
e dì chieder pietà , e però il Tetrarca :
Quelle pietofe braccia Canz.*?.
In ch'io mi fido ueggio aperte ancora . \\
Et è getto naturaleyQnde Dante fcriffe:
E comefantohn , eh e* in iter la mamma TmaH. ij.
KK z Ter. de
/
Ma 5»
Ma. r.
MtU}.
U 4
J&M.
Ol»t' *4«
€a4^.B5
• «C*
aéo Dell’Arte de* (Senni,
Tende le Mìcia, poi che'l latte prefe
'Ver l'anirnOjCbe n fin di fuor s infiamma. Gnidio parldtfdo della 1>eju
th'e pregati* quei villani, che non le probibiffero bere dell* acqua dice l
fìi quoque uos mone antiqui nofiro bracbia tcndunt
Vanta finu. E di Io in vacca conuertita :
lìla etitmfupplexArgo curri bracbia uellet
Tendere nmhabmtqua bracbia tenderet Argo. E di Tenteo dilaniate *
1 yen habet infehx qua matti bracbia tendat .
Tibullo cofi tjf re fi eque fio aito in propofito de ti* in fi ab Hit ci d'una donna t
SedfleW po tentamene cft mutabilis ilii ,
Tu modo cum multa bracbia tende fide^ 9
Hauer in braccio.'
L'Atto dibatter alcuna cofa in braccio accenna dy batterla in fuo p et e*
re. Ouidiodi Dafnediffe:
Inquepatris blandis h&rens cerulee lacertis . Et il Tetrarca :
Onde mi nacque un ghiaccio
T{el core, & eui ancora ,
E farà fempre fin ciriole fìa in braccio. Et ancorai
Giunto m*bà Amor fra belle,? crude braccia ,
Che m'ancidono à torto, e s' io mi -doglio
Doppiai martir : onde pur corneo foglio *
il meglio i che mi mora amando, e taccia.
E anco quefio gefio argomento di grad* amore, e tenero affetto uerfo quel-
la per fona, che fi tiene in braccio . Quando fù prefentato TV(. S.nel Tempio
di Gierufalcmme : Accipit eum Simeon in ubnas fttas. Et è ancòferitto :
Ego quafi nutrititi Ephraim , portabam ecs in brachijs meis . V Atiofio
parlando d* Angelica raccolta in braccio di Medoro dtceua:
0 Eerrau > ò mille altri ch'io [crino 9
€*bauete fatto mille prone vane
Ter qu e ft' ingrata 3 quanfaffirc ni fora ,
S*à co&m in braccio voi la vede f? bora* Et tiratira nuca £ ff abeti* c
Chi potrà dir à piencome fiduole ,
Toi che fi vede pallido ,edifiefo
Lagiouinetta,e freddo coni un ghiaccio
il fuo caro Zerbin refiar in braccio ì
Abbracciar a? collo.
COn le braccia fi fanno gli abbracciamenti > come la parola d imo fi r a ,
& quefio atto ^abbracciar alcuna cela accenna defidcrio , e brama
di pvff uterine di goduria, il Tmufc* diffe:
i T" ~ borrii
Parte Prima? 161
^d?rW«^5'^r4crwir> tuffando V ombra. _ .
Ma diuerfamente fecondo la conditile delle perforici fecondo Pecca fiori
fi fanno gli abbracciamenti ; I maggiori fogliono abbracciar gli inferiori
al collo per gran fegno di beneuolenxa , e di protettone , con le braccia in
certo modo coprendoli. Virgilio diffe che Enea volle al colio abbracciar
l'ombra di Creufa fua moglie ?
Terconatus ibi collo dare bracbiacircum > jZn.zl
Ter frufira comprenfa manus e-ffugit imago .
Co fi il Tajfo diffe cbt Goffreddo volep abbracciar Immagine Xygcne fuo
amico:
Gli fiendea poi con dolce amico affetto t:. i*.'
Tre fiate le braccia al collo intorno.
£ come Goffreddo itteffo raccogliere Rinaldo dice ì
jt lri,c' burnii gli s inchinò, le braccia ^ C.i$.'8. zi
Stefe al collo Goffredo. V Miotto di Poggierò dici!
Gittò Leon' al caUatierlebr accia c.tf.ft.Bf
Duo uolte , e più fraternamente al cotto . Dante di Filippo èrgenti diffe:
Lo collo poi con le braccia mi cinfe info. g.
Bacio mmi iluolto, e diffe : alma fdegnofa
Benedetta colei che’n te s’incinfe.
perche te bètte dame non hanno minor impero (opra i loro fedeli amanti,
di Quello cbe habbiano i Trencipi,c Signori fopra i loro v afalli 3per ciò an-
cor effe abbracciano i loro innamorati al collo , per atto di Signoria , e di ^
dominio : E co fi Gridio fa che Taride dice ad Elena :
Dumque tuo poffem circunàare brachiti collo tp. i f2
Contempta efi virius Tallade dante mihi. Et altro à Taride dica Enone:
fic appofitis uincitur uitibus ulmus zp %.
Vt tua funt collo brachia nexa meo. • E Tropertìo à Cinthia di cena :
Elecf cemina pott te. Fila dedit cotto dulcia vìnda meo » ^ -,
V Miotto di Fiordilpina^e di Ricciardetto diffe : 1 * 5 *
Lebelle braccia al collo ìndi mi getta
£ dolcemente firinge9e bacia in bocca , E d*lfabclla}c di Zerbino:
E fetida indugio > e fenga altro rifpetto c. - 3
Corre al fuo caro amante^ eil collo abbraccia . £ di Dahndaè Voiitfeffo :
prima giunta io gii getto le braccia C.$M. i *
•Ai collo ch'io non penfo effer veduta .
Fender dail*altmi collo.
I Figliuoli y ò altre perfone per atto di gran tenem’%a gittanoit brac-
cia ri colio è coloro da' quali fono grandemente amati* dalicro cd - j5 ^
lo pen -
%<Si Dell’A rtc, de’ Cenni ,
lo pendono come dice Virgilio batter fatto Cupido in forma d'^Afc^nioad
Énc*u ?
* • lite ubi compiexu >Aenea>coUoque pependit. Co fi Ouidio diffe , che Ve*
nere fece à Gioite, pregandolo che poneffe Enea nei numero de ’ Dei:
Ma. 1 4 . jimbìerat Venus fuperos, colloque parentts
Eircumfufa fui: Nunquam mihi ( dixerat ) ullo
Tempore dure pater ,nunc fis mitijjìmus opto .
E quello ifleffo Toeta fà che Febo dice à Fetonte fuo figlio;
Mah: ; Quidmea colla tencs blandii ignare lacertis i
E di Iti, e di Trognefua madre dice ancora :
Ma >6. Tendentemque manus , & iam fuafata uidentem
Et mater,mater clamantem,& colla petentem
Enfe feriti? rogne.
Ene' Fafii confignificantijfimalreuitàdiffez ^
Uh. u Deque "viri collo dulce pependit onus>
L’tftejfo atto diffe tjiriofìo che fece Mar fifa à Ruggiero ì
C ,46. $.60 E co fi fen^a indugio ad abbracciarlo
Tfe dijficcar [e gli potea dal collo .
Abbracciamento eguale.'
Vi 2 * €~^ Li eguali abbracciamenti tra perfone pari fi fanno per iiuerfi rijfiet*
\J| ti, come per fegnod? allegrezza quando dopo lungo tempo fi riuedo -
no, come batter fatto Bradamante,& ^leardo fuo fratello dice i'jtriofiqi
C.»j ,8.z} j [aiuti, e i fraterni abbracciamenti ,
Con le grate accogliente andaroinanti .
E di Aflolfo,e di Br adamante ftr etti parenti dice i.
C' %3.3.12 Dapoi che due, e tte mite ritornati
Fraternamente ad abbracciar fi foro.
E delli Regi Sgrumante, e Gradaffo ?
e 4 0. ft.46 Con modo riuerente dife degno
Vun Re con l'altro sf abbracciò à Fafciuttol
Dante nei Turgatorio dice che hauendo Sor dello intefo, che Virgilio erru
fuo patriota ?
Surfe uer lui del loco oue pria Rana
9,6ì Dicendo , ò Mantouan io fon Sordello
De la tua Terra,e l*un l1 altro abbracciala . Et Horatio :
Oqui complcxus,ò gaudia quanta fuerunt.
Anco perfegno di dolore fi fanno quefii abbracciamenti come quando gU
amici fono per feompagnatfi douendo m almamente andare a qualche?
mprefa,ò nfchio co pencolo di più non riuederfi Virgilio dice che le dono
Troiane
Parte Primari iéj
Troiane quando di Sicilia doueano partir i loro mariti, & elle di loro re -
Siarprtut:
Compltxi mter fenottemque diemque morantur .
Coft fecero *4ftolfo, & Orlando prima che andafcro alT e (frugnatione dì
Bifertau :
jlbbrac dando (i infime lagrima™ li
Tra lor vfando i modi ,ele parole ,
Che tra i piu cari al dipartir fi fuolcJ *
Il Tajfo parlando della moglie del Senapa Re dell'Etiopia quando diedcJ
fua figUaalferuo,acciochefurtiuamente indi Unge portadolci l'aUettafst :
Chi può dire il [ho afanno » e in quante guife C.i xft.iS
Lagnosi , e raddoppiò gli ultimi amplejjì è
Valerio Majjimo del Re Mafini fa dice Feticiorem mortem fuam futu - uh. y ,
ram ratus , fi in complexti dextem eius ( di Scipione Emiliano parla )fu~
premum fpiritum *ac mandata depofuijfet . *Anco dopo i gran pericoli fi
fanno queki abbracciamenti per gran fegnq d'allegrezza, e però nell9 «/*-
rioflo è ferino :
Tener non potè il Conte afeiuto il ufo G+y-ft.i fi
Quando abbracciò Rinaldo , e che narrolli l
Cbegiàera fiato Brandmarte uccifo ,
Che tanta fedele tanto amor portelli *
SNj men Rinaldo quando sìdiuifa
Vide il capo à l'amico hebbe occhi molli *
Toi quindi ad abbracciar fifù condotta
Oliuier , chefedea co’l piede rotto *
S'abbracciano anco gli nemici quando fi ripacificano come fecero Marfi -
[a , e Br adamante per opera di Foggierò di quella fratello, e di quefìau
amante . *
Efè per fegno di pacificarli Ci6.fl.6ì
Chumanamente andato ad abbracciar fi*
Cofi Antioco rapactficandofì con gli Hebrei reconciliaius obtulit facrifi- Mach. /#.**
cium, Mach ab <zum amplexatus ef?, & fecìt eum Ducem, & Vrincipem* caP' 1 3 4
Abbracciar (òtto Tanche,
I Signori grandi fono abbracciati da quelli , chea loro fono molto infe- # j 3 ^
riori [otto l'an che tonde farà gefio di molta humiltà : di che l'*4riofìo
diff(LJ :
Griffon vedendo il Rifatto benigno C.iM*9
Venirli per gittar le braccia al collo 9 '
taf ciò la ffada^e l'animo maligno 9
• 1 Efottò
«il
1 è 4
DcII’Àrte de1 Cènni l
rmg'7-
*4«
E fono Tanche, & humile abbracciolloì Et un’altrd udita diffe i
saltano à piedi? e con aperte braccia
Correndo fe n’andar verfo Zerbino *
ti9 abbracciato ou9il maggior s9 abbraccia
Co’l capo ntidOf e co9 1 ginocchio chino .
E Dante dice che hausndofi Virgilio dato à cqnofcer i Sordelló fuq pa~
triota9egli andò à lui:
Et abbracciollo Quél minor s'appigliàè
Abbracciar le ginòcchia?
ye fio è- atto di maggior riuerenya. IfMioTtojiicì Ohe la Qìfcordià
abbracciò le ginocchia ali9 Angelo*
Mercè grida la mifera à gran vocer
E le ginocchia al diuin nontio abbraccia »
Et è atto di chieder perdono , e mifericordia , cóme fi diri quando delle gì »
nocchia fi tratterà. Ouidio in quefio propofito diffe :
Vtque folent famuli cum gerbera [tua verentur
Tender e fubmijfasfub tua crura manus .
Virgilio parlando dell9 afiuto Sinont che fupplìcbenolmenti à Troiani
s’humiliauas
Vìxerat)&genua amplexus , genibufque volutane
Harebat .
E di Magone prima chef off e da Enea rccifo :
T Et genua ampie ffens effaturtaliafupplex.
Mn'10' Abbracciar 1 piedi .
a I grandiffma abiettione?& profonda bumiltà3e poi Tatto d9 abbruci
1 5 • ciar i piedi, come la parte più infima, e men degna delThuomo . Enea
di Creufa parlandolo fi dice appreffo Virgilio :
'Mn. i . %ccs autem compie xa pedes in limine coniux
Harebat»
CaUfi lih,$ appreffo Niceforo è ferino ; J^am cum Britannio l{egia infignia exuifftt,
eap. 32. plebeio habitu, pedes Imperatore amplexatusfuerat.
Taride appreffo Ouidio dice ad Fienai
ipAh *Kunc mihi nilfuperefl, nifi te formo fa precari
iAmpltUiquetuos, fi patiate , pedes .
Barite nel Turgatorio dice che l’ombra di Siano Vocia voleua ahbras*
ciar i piedi all’ombra di Virgilio :
il. fi chincma ad abbracciar li piedi
^ limi Dottors ma egli dijfe : Fratc^
tonfar, che tu fe9 ombra, d? ombra uedh
Trcfertiq
’Mn, 5.
Parte Prima-M %C$
Tropertio per itti di grande [degno, & aiterei^ dìffeì
Cum vixtangendos pr&buit illapedes . ♦«
Abbracciamenti lafciui.
Virgilio dice che Venere volendo ottener gratta damile ano [ho ma-
nto,che porge fj e ad linea aiuto.
— — N'nteis hinc,atque bine Dina lacertis
CunUantem amplexu molli fouet.
E l'^riofìo diffe parlando di Hjcciardetto$e di F fardi ffinàn
T^en con più nodi i fleffuc fi acanti
Le colonne circondano e le traui ,
Di quelli con che noi legammo [ir etti
E colli ,e fianchi, e braccia , e gambe , e petti
Et altroue di Ruggiero, e di Scina.
‘Hen cefi finitamente Edera preme
Tianta oufmtorno abbarbicata s'habbia.
Come fi firingon li diamanti infieme. Imitando Quid fa quando diffe e
Vtque folent hederalongosintexeretvuncos.
E di Brandimarte,e di Fiordiligi diffe l’ificjjo *Arìofio\
Come lei Brandimarte vide prima ,
Lafciò la guerra, e tornò tutto bumano :
E corfe ad abbracciarla, e d’amor pieno
Mille uolte baciotta}ò poco meno.
Ouidio ancora de gli flretti abbracciamoti di Salmace con Hcrmaf rodilo;
Sic vbi complexu coierunt membra tenaci
Vecduofunt,fed forma duplex ; ncc fceminadici
Hec puerut poffìt,neutrumque, & ntrnnque uìdetur .
Abbracciamento di cofe inanimate.
%l 6é
fèti* Bt
C 7. 8.2?.
Mtt. 4;
C.i \.fi. 60
Ma. ?{
Q Ve fio atto d’abbracciar le cofeinfenfate, che ci fono care, è fatto
quando sformati del tutto le abbandoniamo . Virgilio dice che te *
donne Troiane nella ruma di Troia fecero quello gejìo ;
Tum panila teffis maire singenùbus crrant 7n
%Amplexaque tenentpofies.
Chef u dall'ut riofio imitato , dicendo che in Tarigi da Rodomonte fra enf-
iato, le donne fpauentat e :
Sbracciati gli vfei, e i geniali letti,
Che tofto hanno a lafciar à flrane genti. i?J ’1*
Virgilio ancora fa aire ad Enea raccolto in Butroto da Eleno ?
■/“ S cheque ampie fio? limina porta. ^ %
E dice che Enea, pregando la Sibilla Cumea à mofìrargli la fira'da delibi -
L l forno
DetrÀrtc<Jc>Ccnnl>
ferno abbracciatiti gli altari di lei ..
6 • Taltbus orabat dtffisyarafque tenebat *
pollo appreffoQuidio caramente abbraccia quell’arbore } nel qualefj
Dafne fu trasformata .
M*#. u Complexuque fuisramos vt membra lacertis .
Cefi per fogno di grandiffìmo affetto s’ abbracciano anco talhora le imagi*
nit e le Ratue delle perfone amate . Onde Siilo i
Lib, 80 Effigierà fouet amptexu ttimc totarepent è
*Ad vultus cohuerfa fuosab imagine pendet .
1 Sbracciare*
j g Q Icome f abbracciate è atto d’amoreye di congiuntione,ccfi lo sbraccia*
re farà di fe par aliane & e d’odio l à che accennò Virgilio quando di £-
nea diffc^ ^
Ma, 40. — — Complexu auulfusTuiiot
E quando fece dir all’ifleffo Enea verfo l’ombra del padre s
2&K' % . Qnem fugis ì aut quis te no [ìri s ampie xibus are et ì
E Laodomia al fuo amato Trote filao dijfe :
CuU,ep.\i v entus erat nautis aptustnon aptus amanti i
Soluor ab ampie xh Troteftlae tuo*
Ernndro par imente appreffo Virgilio abbracciando fuo finitolo Talìante
che fene andana alla guerra dice t
Mn, 8> Ct mihi ptMeritQsxeferat fi lupiter annos
*2S (oij ego mine ànici amplexu diutlient ufquam
G nate tuo o:
j ». £t ji $ajil0 djjjg . T emput amplexandif& tempus tongè fieri ab ampie xb»
bus . IL Marino all* anima delia jua Donna
JLlma d’ amor Magante >aìma fugace
Che pietofa à. temprar f cernì ilmio duolo *.
Qual’btir ti Siringo poi vanaìtfallac&
Di braccio m’efciye sltenfuggì à nolo •,
Qefto di vokr volare*
» l $;*■ T ^A leggìere^ga è foppcfao della granita * e ficcme la graniti e prò*
JL j, pria de gli hmmini faggine prudenti > cefi ci* una pt rjona di pocah ua~
turarne osi ante , variabile , e che nel tvpiniow s & attieni fue non ha fot*
megga ffidice cfjer leggiera y come di Rfrggkto dijfe i' Ano fio ;;
C. Si che [cu far il buon Ripggier fide «e
Se fintofìrò qwuìinc ondante > e lieue*
E per burla u n tale fi dice effer de tribù Letti onero per fona galante xci&
ìteggjcrax.ome una gala-** leggieri?^ /^attribuita alle ftmtne*
QgdL
Parte Primari
xC7
Quid leuìui uento tfulmen, quid fulmine ? fama J
Quid fama? mulier, quid muliere ? nibiL
Et il Tetrarca diede loro la mobilità dicendo :
Vernina è cofamobil per natura;
Ónd'io fo ben cb’un'amorofo fiato
In cor di donna picchi tempo dura.
Ma anco le donne à gli huomini quefia leggi ereìga t albori rinfacciato»
no, come apprejfo Ouidio Enone diffeà T aride :
Tu leuiorfolijs tunc cum fine pondero Jucci ^p. u
Mobilibus uentis arida fatta uolant.
Il gefto di quefia leggiere%%t,faràfar moto con le braccia in atto di no
ler uolare,mouendole come gli uccelli giouini mouono Pali prima ebefap -
piano uolare,cbe è atto diperfona imperita, ebe tenti di uoler far quello ,
che non sà,nè può farete co fi uoler fen^a ali notar e ,à che alludi Ariftofa-
ne quando difie :
T u mihi nondumfari potis esfuper bac re , jn
Sed nugarisgefiiculando .
Difillo apprejfo Ateneo fa dir ad un parafilo :
LAtor^ gaudeoque , & alas nerberò. Dante in quello propofito difife: Uh .
Quafi colombe dal de fio chiamate ,
Con tali aliate# ferme al dolce nido , infer. jr;
Volar per taer dal uoler portate :
Metello poje J opra ilfepulcro di Diodoro Retore fuo maeflro un corno di
marmo , il quale ueduto da Cicerone diffe , che Diodoro hanea riceuuto il
giufio premio , bauendo infegnato à Metello pià totto di uoUre , che di
parlare , notandola legger e^xa,& inconflan^adiqueHo[.Quefiogefiodi
uoler uolare accenna anco defiderio di andar , ò feguìtar alcuno con gran-
uelocità} come fanno gli uccelli, il Tetrarca diffe:
Si trauiato e* l folle mio defio $gfj
A ftguitar cottei,cbe'n fuga èuolta ,
E de* lacci d'Amor leggiera , e / ciotta
Vola dinanzi al lento correr mio . Et un'altra uolta per efprimer il gran
defiderio chehauea di ritornar alla fua Laura , & alle comoagne di lei:
Quanto piu de fio fi tali fpando * Sen j f f
Verfodi voi,ò dolce febiera amica.
Tanto fortuna con pià uìfeo intrica
li mio volare,* gir mi face errando.
V Ario fio di Ruggiero, che con gran velocità canalcauaverfo Tarigi per
ritrouar Angelica dice :
Li % E mia
zSS Dell’Arte de* Cenni ,
àn fi. £ noia tanto cùHdefiO) che lento * • * r £
Tfonch'un deftrierma lì parrebbe il vento. ”-V’
E fa anco dirà Guiàon Selvaggio : - "7
Ciò fi. 6$ La fama del mio /angue /piega i uanni
Ver tutto il mondale fin' al dei sedotte, Che Virgilio diffe:
Fama *» olat . E per e/frimer quefia velocità gli antichi a molti de' lord
Dei aggiungevano Caliscoms fecero à F(bG,a Diana.a Saturno 3a Mercu -
fiorali 0ccafione5 alla Fortuna) alla Vittoria) alla Fama3 a Cupido y& ai
altri , Il volare s'attribuifee ancora garbatamente ad una galera >ò ad aU
tre legno leggiero: ficome per contrario al volare Virgilio attribuì il vo+
g art dicendo;
6 » — * volai Ole per aera magnum
f pemìgio alarum. Che fu imitato da Dante dicendo:
Iftjtr. 16, dV remi facemo ale al folle nolo.
Et il roflro è commune degli vccelh3e delle galerey & fono anco molto fi*
miti nel nome ifieffos e/fendo pochi/fma differenza inter nauem , & auem*
Vi fi effe Virgilio diffe :
JEn.ì, Tentamufqueuiam3&velorum pandimus alas.
Che fu co fi dalCMirioflo imitato :
C.3 8 >fi'3 6 Trìma hauendo /facciate un fottìi legno
Cb*à uele3e remi andò battendo l'ali . E diffe parimente :
€.44 Cbedafei remi (finto lieue3efnetto
Te'l fiume andò , come per l'aria augello.
v Accenna anco quefio atto di voler volare defiderio d'innalzfitfi al titlo3ò
à qualche alta oontemplationeyCome diffe il Vetraca:
velo con 'Cali del pien fiero al cielo. Et un9 altra volta di fj e :
rtan? 20 Mille fiate ho chiedo à Dio qudCale
39‘ Con le quai del mortale
Career nodro intelletto aitici fi leua.
E con la medefima metafora diffe ancora :
tee 2 ,67. Io penjaua affai defiro effer su Cale 3
7{pn per lor forzala di chi le ffisga , £ poi foggi unge :
Mai non poria volar penna d'ingegno
7 fon che fiil graueyò lingua3oue natura
Volò teffendo il mio dolce ritegno. E diffe che Camma fu a
Sm vaga dhrfeco apsrfe ambedue Cale, dò èt ch'era defiderofa difeguita -
re quella di M.Laura dellaqucde in uri altro luogo diffe:
€m^oé. congli Angeli laueggio al%ataà uolo.
E udendo dire $ che la Teologia non offendo abbracciata in terra da gli
buomini ,
Parte Prima T a 6 9
huomini, eli a fe ne uolei ritornare al cielo diceJ :
Che coflei batte l'ale _ Can<i i*.
Ter tornar à l'antico fuo ricetto . L'iHeffoToetafà che Amore gli dica:
Ancora quello è quel che tutto auan%a , •<ariz.. 48*
Da uolar f opra il cielgli hauea date ali
Ter le cofe mortali »
Che fon [cala al F attor chi ben le fiima.
Di quelle mifticbe ali della ccntemplatione altamente fiiofofò Tintone , e
dieffeBoetio diffe:
Sunt etenim penna uolucres mihi De confil* *
Qua celfa confcendant poli , £
Quas fi ibi ctm uelox mens indtiit
T erras perofa deficit •
-Aggiunger Tale.
E Atto d'aggiunger ardire , fecondo l'antico proverbio [ 'A.las addere , , % q,
Et Uggiamo in Ariflofane :
• Et meo adolefcentulo in
'Alas loquendo adfixit,ut iam gefiiat bus.
Equitare. L'Anofiofà che ifabeUa di Odoricodice : 7#
Trefìogli Amor fs'il mio creder non erra ) C.13 .fi. 1$
Ter che poteffe giungermi, le penne . Il Tetrarca :
Amor eh' àfuoi le piante, e i cuori impenna . Et ultronei 145*
Si ch'ai mio nolo Pira addoppi i vanni .
Dedalo aggiunfe le ale ad Icaro fuo figliuolo, e gliele attaccò con la cera^
laquale accioche ne per lo calor del Sole , ne per la humidità della terra fi
Uquefaceffeygli diffe: Inter vtrumque uola, ma egli non obedendo al pa-
dre troppo in alto eleuandoficadèin mare e s'affogò, effendo nero cornea
diff ? il Tetrarca che
A cader và chi troppo in alto / 'ale .
Conforme à quel detto di Claudiano 1
Tollunturin altum
Vt lapfugrauiore mani.
T olio dalia Sacra [crittura oue dice : Quia eleuans allifiHi me* ?/**. ; * :
Tagliar l’ali, ò le braccia.
C Rifarà quello geflo accennerà di leuar altrui, ò à fe lìeffc , il poter
di far alcuna co fa, cornei' intefeHor alio quando diffe :
Vnde fimul primum me dimifere philippi uh -
Decifis humiiem pcnntSs *
Cicerone
2,^0- lOcll Arte de Cenni,
Cictrone f emendo ad Mtico usò quella metafora: Qui mihi pernii ni?
Zii'h ciderunt nolane eafdem renafei . Et à quello par che alludere Virgilio »
quando del gouerno politico con lafimilitudine dell’api dtffe t
— — Tu Eegibus alas
G 4 £ ripe. Conforme à quello che dijfi ! l’Miofto r
«.45X13 Come de la rittoria, chi combatte.
Se troncale al nemico ambe le braccia .
Il Tetrarca di Tenelope, e di Lucretia parlando diffe, che elle baueanofc
perato il lafciuo oAmore :
E la faretra, e l’arco bauean fregato
*4 quel proteru 0 » e fpennacebiate l’ali.
DEI,
Parte Prima>. *7*
DEL GOMITO. Cap. XXVI.
1 Del gomito.
2 Ripofar ibpra il gomito..
I Far fi ftrada con li gomiti *
Del gomito l
L gomito f che i Latini cubito dicono >è la curuatura dei
br acciottolio dal Uerho cubo > eh' è il ripofo itteffo , per-
che per lo piu fuH gomito ripofumoyonde recumbo fi de-
riuÒye quindi anco fono deriuati altri nerbi partico-
larmente inamboych'è cubitum premerete per filmili tu
dine fi dice incumber e litterarum ttudijs, & anco di -
cumhere ych'èlo fiar coricato alta menfa y percioche i Romani quando
mangiauano difeumbebant , ciò è ttauano [opra quei loro letti difeubi-
t or ^appoggiati fui gomito del braccio fini tiro , pigliando coti braccio de~
ftro le uiuandeyche mangiauano. Di che altrove s'è detto
Ripofar fulgorano»
Ve fio getto di ripofar fidi gomito è di uoler mangiar poi cheycomeD
sè detto t co fi $' addaggiauano i Romani quando mleuano mangia -
re,Qnde Homtio dijfè z
Languida s in cubitum iamfe connina reponau E Virgilio^ **&■ t.ut. 4
Conueniuntyflrateque fuper difcumbitur ottro. j£n% { t
E anc oatto di uoler tipo fare* e però Gnidio parlando di Bibli che àqueflo>
modo agiata uolea fcrwe re dice :
Lnlatuserigitur,cuhitoqueinnixafiniflro> Meta»
Dexteratenet ferrum>vacuamtenet altera cerarne
Isella diuinaferittura ftlegge:Cum. aliena muliere ne fedeasomnino > me
accumbas curata fuper cubitum »,
Farli ftrada con lì gomiti
N Elle folte frequente dì genti i gomiti cifeniono urtando à farci far
largo y con molenda gh altri da parte re [fingendo con le gomitate ; '
Come diffe V lauto:: Cubiti s depulf 'a dé uia.Onde quello gefto accennerà di in/fto*
voler àfor^a caminare y & di uoler farfii ftrada per fare alcun progreffo
contra Poppo fio impedimento . Tibullo tra gl 1 al tri fc rukijchc fa un pò-
mero amante alla [un Dina dice 1
V a Hper in anguflo fid us Comes agnine turi#
tubqcietqus nunu saffici et que uiam,
.t.
DELLE
% 7% Dcli'Ar tc de* Ceti ni *
%
DELLE MANI, Gap, XXVII.
i Delle mani.
^ Leuar le mani al cielo.
5 Mani giunte dinanzi al petto \
4 Mano a! petto.
5 Benedittione.
6 Segno di croce.
7 Spargimento di fiorile di frondi1
8 Offerir doni.
9 Imponerlemanifoprail capo d^lcuno^
1 o Metter la mano fopra l'altrui fpalla.
2i Maniabbaffatc.
iz Dar la mano.
13 Alzar la mano delirai
14 Porger la mano delira nuda."
15 Porger l’herba.
16 Congionger la fua mano delira con quella dWaltra
27 Mano delira.
Manofimftra.
ip D ella delira, e finiftra mano?
a© Porger Ja mano delira per raccoglierle fòlcuar.
%i Mano aperta, e chiufa.
2,x Condur alcuno per mano.
23 Porgerla mano per chieder aiuto.1
2,4 Dar a man piena.
2 5 Dar alcuna cofa con tutte due le manù
z6 Pigliar con tutte due le mani.
2 7 Tener alcuna cofa nel pugno.
2,3 Dar di mano in mano.
%p Dar fuori di mano.
30 Lauarlikmani .
3 1 Fregarli le mani fcambieuolmente «
32 Mani oculate.
3 3 Con mano chieder fikntio.
34 Sbatter le mani inficine.
3 y Alzar la mano in atto d’offefr
Mina*-
Parte Primari
fS Minacciar co’l pugno.
37 Metter la mano sii Tarma.
38 Con la mano chiamar àsè alcuna
3P Con le mani (cacciar alcuno dasè 2
40 Tenir le mani à cintola, ò al fianco»
4 1 Mani fotto il mantello.
42 Mani fotto lo (caglio.
43 Mani legate di dietro.
44 Mani di dietro vnite indenne 2
45 Auiticchiar le mani infiemc .
4 6 Menar leggiermente una mano (opra Taltra»
47 Opponer la mano.
4 8 Porger prontamente le mani aperte •
4P Stringerla mano altrui,
50 Mani velate.
5 1 Allargare frequentemente le mani.
5 z Vnire infieme le mani con moto frequente?
5 3 Menar le mani intorno, 7
54 Volger la mano.
55 Mani tremanti.
3 6 Tirar la mano indietro?
57 Brancolare.
3 8 Con le mani accarezzar fe fìdfo 2
5P Palpar vn’altro.
60 Gefto di giurare.
61 Atto di mifurare.
éz Atto di filare.
63 A fperger alcuno d’acqua.
64 incensare.
65 Atto di fonar le campane.
6 6 Giocar alla mora con gli cechi chiufi»
6j, Gonfiar il pallone.
68 Soffiar co’l mantice,
ép Tirar faffi.
70 Menarli ventolo,ò paramofehe.
7 1 Leuar le feftuchc al compagno.
yz Gittar alcuna cofa in terra per romperla.
73 Seminar il grano.
74 Tirar d’arco>ò di fchicppo.
&j4 DclVArtc dc'Ccnm*
75 Hattainmano.
jó Scetroinraano*
77 Abbatterlo fcetro-
78 Battone in mano.
79 Romper la verga,ò battone»
80 Verga ruuida in mano*
81 Chiauein mano»
82* NonhauerlemanL
Belle naanL
J{andif[imo donofà quello che ci fece Iddio ccncedm
do ci il difcorfo, e la ragione ^cuoche per ncflrafom
ma felicità potefjfimo [perniando cercar d* intende-
rete co fidi amare la [ua DMaefià lejfendorero
— Che tutti hanno diletto
Quando lafua veduta fi profonda
Helueroyjn che fiqueta cgn* intelletto*
Ma fche volle che m quella uita no folaméte ffecu
iatorbma opratori etì odio fojfimo, per ciò per [ingoiar bene ficio delle mani
ancora ci fu corte fé acetiche corl me%o di quelle producMo in atto i eoe et
ti delnoftro animo yt l'eccellenza fua pale[ando>& alproffimo noflrogio
uando, virtuofamcntef e degnamente viuere poteffimoi e non hauendo le
mani ad alcun? altro animale conceduto y chiaramente dimcflròche danoi
foli voleua che le operationi procedeffero . *4naffagora Filofofoyper fplen -
dorè de* maggioriyper copia di ricche%^eye molto piàper profonda fapien -
^anobiltffimoydiffe l'huomo tra tutti gli animali effere j apientiffwiOjper -
che egli hà le manici che da jtr i Fiatile xe da V lutar co fu poi confirmato *
E Cicerone dtffe y che la Vjxtura hauea dato à gii huomxni le mani multa*
mmartiumminìflrasyle quali fono Fiate fempre /imbolo, e figura de ll’bù-
mane operationi , poiché da noi tante cofe in quello mondoy con le manir
ciò è con l’indufirta 9 e con ?artcfono fatte conforme à quel dato antico t
Quid tandem non efficiunt manusì con le mani ci fono amminifìrati i diuu
ni SacramentiyConlUmpofìtione di quelle fi confa erano gli huomini , fi ri.
mettono i loro peccati y fi benedicono , e fi fanno altre relìgio fe operationi:
da quelli che con leghima autorità & conia debita int emione effercitana
queFUfacriminèfterij, fi trattano ?imprefe militarìy e tutte ?artifì effer -
citanoyche al viuerey& aldilette humanofono neceffarie y e da effeuient
iifefoygr confermato il nojìro corpo da ciafcuna efterna HÌolen^a. Ma par*
licei
Parte Prima-*; 175
fedamente motte eofe con le mani efprmtimo}fenga lequali ogni no firn
attiene farebbe imperfetta ; Caltre parti del corpo aiutano colui , che fa-
tici la, ma le mani, quali che elle dafefleffe parlanoscon le mani gli huomi-
ni À tè gli altri chiamano, da sè li {cacciano, dimandano, promettono, offe -
rifeono, negano, fi rallegrano Jattriftano,dimoflranoi luoghi, le perfone ,
eff rimono ogni numero , & tante altre cofe {piegano , che non meno con
quefic,che con la lingua fanno intendere ogni lonpenfìero:Ouidio parlan-
do di Filomela , alla quale T ereo hauea troncata la lingua per occultar la
fua federatela dice ;
Deieftoque in humum vultu turare nolenti ìtet 6.
T eSìarique Deos,per uim fibi dedecus illud
lUatum,pro noce manusfuiU
V engo adunque à trattare de i molti cenni, che con le mani facciamo, con
i quali i concetti de gli animi nofiri chiaramente manifefttamo .
leuar le mani al cielo.
QV eS io ègefio di pregare da Dio alcuna grafia , ouero dì ringraziarlo , '
de’beneficij riceuutiiepar che accenni de fiderio di uoler abbracciar*
i piedi della fua MaeSìà, ouero di uoler nelle braccia riceuer quella gra-
tti,che dal cielopregando $ìajpetta:& ègefio naturale ,poi che fi legge ,che
il Cinocefalo aciecandofi mentre à noifla la Luna celata ,fubito che inco - fieK in C(
trincia à {coprirci ilfuo lume ricuperando la uifia ,fi dirrgga ne* piedi po - ncùph.
Seriori , e riguardandola inalba uerfo di lei le braccia in atto d* adorarla:
E parimente è naturai fegno di leuar la mente al cielo , come gli leniamo
le manici che fu così dal Tetrarca ejpreffo :
Co*l cor leuando al cielq ambe le mani Son» u.
ì \ingratio lui. Et nella diuina fcrittura fi legge : In nofihbus extollitc j , 1%
manus veflras ir* fanffa,& benedicite Dominum . Quidio di Minilo co»- '
dennatoa morte dice :
Squahdus adfuperos tendens reus ora,manufque , Met. 1 $.
i Ocuiusfcelumbisfexfecerelabores ,
\ Fer, precor, inquitfOpem.
J^el diuino facnficio delia Meffa il leuar l'Hoftia in alto accenna Veleua-
ticnedi ^S. in croce, & inulta il popolo ad adorarlo, il che era anco ne
gli antichi faenfuij figurato, leggendomi : Tones omnia fupcr manustxti.if-
*4aren , & fi'iorum ews ,& fanBficabis cos eleuans cor am Domino, &
poi foggi unge: S umes quoque petfufculum de ariete, quo initi atus e Sì ^ ia -
ron fanffìficabtfque illud elcuatum ccram Domino . Nelfattc difupphcar
\a Dw fi teuano le mani in alto, e co fi Dauidde dicea: Ejfaudtfci Signore
mia preghiera , mentre cxtollo manusmeas ad templum far Slum tuim .
Mm z Salomone
17^ Dell’Arte de* Cenni >
Salomone battendo fornito di edificar il Tempio, fletti ante altare Domimi
C*pA 4* & expandit manus fuas in ceelum . E nella Gene fi è ferino ,leuomanum-j
meam ad Dominum Deum excelfum : E nell’Effodo in perfona di Mosi : ci
egreffns fuero de vrbe extendam palmasmeas ad Dominum & ceffabunt
tonitrua . E tanto fi compiacque Iddio d’effer con quefìe geflo adorato > che
emendo MQsè9Aarome,& Murre afccft / opra lafommità dyun celle men-
tre Mosè t enea le mani leuate refluita IfdraeUe uincitore } ma fe un poc&
leabbaffam , Amaleche preualeua , & ejfendo Mosè fianco di tener Ics
braccia leuate,Aaronne9& Murre lo fecero federfopra unfaffoy&foflen -
tandogli le braccia fino al tramontar del Sole ,rekòlofuè vincitóre > &
Amaleche con lefue genti d for^a d’arme fuperato. S.Taolo fcriuendo à
Timoteo diffe : Volo ergo viros orare in omni locoy lenantes puras manus
fine ira,& difeeptatione . Et fìamo [oliti di direbbe alcuno hà da leuar It
i xap.z, mani al cielojn cambio di dire ch’egli ha da ringratiar Dio >met tendo il gc
fio per lo concetto da quello accennato » VAriofto :
C.u SA Dijfe, Signor ben à leuar le mani
Hauete d Dioiche qui tfbabbia condotti ;
Zì& 7 Cicerone fcriuendo d Cefarediffe: SuVtulìmus manus, & ego> & Balbutì
Cs^.14. tanta futi opportunitas. Liuìo diffe aneli egli: Ad quani vocem cum cla-
mor ingenti abortiate fublatus cjjct , nane ccmplexi inter J e gratulante s,
& nunc manus ad ceelum tollentesbona omnia pop.l\om*Gracchoque ipfi
precabantur.Et parlando Virgilio di Sinone, dice che dapoi che fu slegato
da * Troiani, per ringratiar Dio , che [offe vfeito di quel pericolo :
JEn. 1. Suftulit exutas uìnclis ad Sydsra palmas. E di larba Bj de’ Gettili :
Mn. 4. Multa louemmambus fupplex oraffefupws .
E di Enea quando vide che [e girerà appagato il fuoco nell’armata t
Mn, f. Auxilioque vacare Deos>& tendere palmas* Horatio diffe ancor eglit
lì ed f“PÌn*S fi tu^s maniiS
** ' ' Nafcente luna ra ffica Tbyliye* Dante nel Turgatorio :
C.8 . Ella giunfe, e leuò ambe le pa lme
Ficcandogli occhi uerfoToriente
Come diceffe à Dio d’altro non calme*. Et i Arte fio 2
Ancofà ch’ai del leuò ambe le mani
C’hahito incafa mia ccmmodamcnte *
Foglia tra Cittadini > ò tra V illani * E di Zerbino diffe e
6Somc Zeibin lei uide algò le mani
~ * Al del che fi benigno gli era fiate*
Trilla medaglia di Gordiane è una figurasche tiene le mani aperte nerfo il
meiotonquefle lettera TIETAS AVGVSTL Cicerone dicevi
Parte Prima,* ; 177
Teniit ai ves ìuJtces virgo veflalis manti s fupplices e«fdem,quas prò uo~ f,i M r»4*:
bis Dm immortalibus f&pe tendere conjueuit . Ouidio di Calino connetti*
ta in Òrfa,& perciò grauemente addolorata lafciò fcritto :
Qualefcunquemanus ad c&lum,& fydera tolht Met z,
Ingratumqne louem nequeat cum dicere , fintiti
Mida pentito della gratia ottenuta da Bacco , che tutto quello che toccajje
oro diuewjje,di ciò chiedendo perdono dice :
oAd calura manus> & jplendida brachia tollens Mei.ìil
Va veniam,Len<ee pater i peccauimus,inquit. £
Virgilio dell' ombra d'Unchife quando uide Enea dìffel
Et pater u tnchifes oculos ad fydera léttus
Extulit}& calo palmas cum voce tetendit •
Effendo adunque queflo atto di ringratiamento diprcjperofucceffo, e feli-
ce riufeita, perciò in Tarigi nel palalo regio , doue fono ordinatamente^
dipinte le imagini de i Rè di Francia>quelli che fono fiati giufti , e buoni fo - chtf.in cà
no figurati con le mani leuate in alto . E anco atto di ftupore9 e metani • ik gl. mudi
gliaycome leggiamo appreffo Catullo :
jLdmirans a\t hac manufque tollens
Dij magni folo pachyum difertum .
Ciceronedice: Hortenfiusautem vehementer admtrans quod quidem per-
petuò LuciiUo ioquente feceratyVt etiam manusfape tolleret: lineo quar. •
do uokuano giurare leuauano le mani al Cielo >come fi può offtruare in fin
luoghi nel uecchioTeftamento. Deuttr .3%,
Mani giunte dinanzi al petto.
Giungerle palme delle mani infieme tenendole dinanzi al petto è gc- »
f io d'bumilmtnteye deuot amente fupplicare miferic ordia >& accen - * ^ *
nad’effer comeunRjo à cui filano legate le mani per condurlo al meritato
fuppticio . San Taolo in molti luoghi fi chiama legate à Chnflo S. i\{. di-
cendo: Obfiuro vos ego vinftus in Domino, vt dignè ambuletis . Et anco : Ad Gal. 4^
T^oli erubeficere tefiìimonium Domini nojìri , ncque me vinflum eius. 0i> 2. Tir». 1 »
de Tropertio difife: Supplkibus palmis tmn demum ad federa veni* Là. 4.
Et appreffo Dante leggiamo :
Vince tua guardia 1 movimenti humanit Par/ut. s*
Vedi Beatrice , con quanti beati uh.
Ter li miei prieghi ti chiudente mani.
* Angelica quando fi trouò di notte fola nel deferto dice 1**4 rio fi e che
Con le man giuntele con immote labbia ~ C.8. 8.i£
ì languid'occbi al Ciel tema lettati.
It ii Rè di T^ubìa quando credendo che Afiolfo portato li daU\Hipogrife
M* '
ì Dell’Arte de’ Cenni,"
foffe un’angelo , accioche lo liberale dall’harpie andatogli dentatiti
e. 33". y?. mginocchioJJi,e le man giunte fìefe. Il Taffo di Goffredo diffe:
3,4* Denotamele al Rè deimondo chiede
^e gli aprabomatdela fua grattai fonti ;
Giunge le palme, e fiammeggianti in ^elo
Gli occhi rinoglie , e le parole al Cielo .
E quette mani giunte poffono anco effer atto d'mnoceri%a accennando di
non nolerle adoperare in alcuna co fa cattiua,e però il Sauio diffe: jtbomi •
natio Domini eh omnis arrogansietiam fi manus ad manum fuetti, non e fi
innocem .
4
Mano al petto.
IL metter fi la mano deftra aperta al petto , e chinar alquanto la tetta è
atto di riuerire,& è particolar geflo di quei popoli d’oriente , che in fi -
mil atto non fi fcuoprono la tefla per la difficoltà che hauerebbono in le*
uarfi,& rimetter fi il turbante ,e perciò il Taffo parlando d’Mete dice :
€*%, nt6\ J^a }a foflya fi p0fe J!lcte al fieno ,
E chinò il capo , e piegò à terra i lumi 9
E l’honorò con ogni modo à pieno ,
Che di fua gente portino i coftumi • Et in un’altro luogo parlando dì
Sueno figlio del BJ di Dania , ch’era flato da Tagani uccifo dice :
e.S.ff .33* chiufa la delira , t’I pugno bauea rauolto
E tiretto il ferro , e m atto è di ferire
L’altra fui petto in modo humile , e pio
Si pofa , e par che per don chieggia à Dio .
Del getto della benedittioneV
* J . ' Vetto è getto religiofo , e uiene effercitato dal Sommo Pontefice, &
da’ Prelati, & fifa formando la croce fopra quelle cofe,che fi bene-
dicono con la mano deflra tenendo difìefe le dita indice, e medio ,e i’altres
raccolte . iddio quando diede a’ primi parenti uirtu di generare li btnedl
dicendo la fcrittura : Benedixit lUis Deus, & ait: crefcite , & multipli ca-
mini replete terram . £ parlando là S.M . con Mosègli infognò tl modo
di benedire dicendo: Sicbenedicetis fiHjsIfrael,& dicetis eis : Benedicat
tibi Dommus>& cuflodìat te ; oftendat Dominus faciemfuam tibr, & mife~
rtatur tuiiconuertat Dominus vultumfuum ad te,& dettibi pacem: In -
mcabuntque nomen meum fuper fihos l(rael,& ego beneduam eis. E del-
le benedittiom de gli huomini pij , e delle maledittioni de gli empi è ferino
nel Deuteronomio . Ter aito di ringratiamento è anco fattoli getto della. ->
8. yencdittione}e però è ferino: Cum ccmederis,& fatiatusfuens benedica*
Domino D co tuo . £ Chrifto ci infegnò di benedir le uiuande prima*
€en. i
Rum 6.
Ciip.ij.
Parte Prima ? a 79
\ cht te mingiamo, effondo ferino nell' Vangelo : Canantìbus dutem eh ac- Ma uh > is
cepit IESVS panem,&benedixit,acfregit,& dedit difeipttlis fuis. Que-
fio benedittione è Hata anco per antico ufo permeffa d Semplici Sacerdoti
in abfen?a del loro Fefcouo . E però il Taffo fa che il Sacerdote dopò dee - ;
ealameffa {opra il monte Oliuetto benedice il popolo prima che combat-
ta con “Pagani z
Ma poiché celebrò gli alti mifteri C*n-ft.Lf
Del puro facrificio : Itene et difft
E in fronte aliando à i popoli guerrieri
La man facerdotal li bene di ff e .
E quando jLHolfo andò à combattere con l' bombile Caligorante, il quale
con la forga, eco l'infidie era come dice l'Ariofio così infefio a* paffaggieri
Ch'altri il crudel ne f canna , altri ne f cuoia , C.itJt. 4$
Molti ne [quartale uiuo alcun n'ingoia . 7{on l'bauendo potuto l'Ere-
mita diffuadere da quella imprefa M nella partenza
Fattene in pace riffofe figliuolo C.
■ Dio mandiin difenfion de la tua uità
L'arcangelo Michel dal fommo polo l
E benedillo il femplice Eremita,,
Anco il padre ha ragione y e priuilegio di benedire i fuoi figliuoli y effendo
ferino. Benediftio parentum firmatdomos filiorum : maleditelo autemeccl.il
tnatris eradicat fundamenta £ della qual paterna benedittione quei Santi
“Padri del Te flamenco uecchio fecero grandtffima Stima , come appare in
molti luoghi ,e particolarmente leggendofi che Giacobbe rubbò la benedite
tionc di Efaàfuo fratello primogenito ad Ifaac loro uecchio padre , il quale
effendo nell'ultima fua decrepità priuo del uedere, chiamò afe ( comi diceGm 17*
la fenttura) Efaù [uà figliuolo primogenito y egli commandò che andaffe
allacacciar e della preda gli faceffe un guaggetto , perche no lena man -
giarlo, e prima che moriffe benedirlo • Se ben , dall' a fiuti a di fua moglie ^
Ribecca ingannato ,nonEfaà, mabenedì Giacobbe fecondogenito, cornea
piacque À Dio y chtal minore feruijjeil maggiore .. Eìotabile accidente. s
fà anco quello ,che attenne all' ifìeffo Giacobbe y il quale nell'atto del benedi-
re Man affe^ty Efraìno figliuoli di Giofeffo fuo figlio, incrocicchiando
braccia ellef e la mano dejlra fopraEframofecondogenitoy&la finiSlraS ^ *
[opra Manaffe primogenito anteponendo con la benedittione il minor e^j
al maggiore, quantunque Giofeffalaropadremolto reclamaffe: mala uo*
Lontà di Die fu che del primo il fecondogenito foffe maggiore & bancario
, ragione di filmar ' molto quefia benedittione , poiché tirano, feco in corife-
i quenga la [ucc efjìone de' benhhauendo forga d'inftuutione d'heredc: \ 0 nie
i so Dell’Arte de* Cenni ,
bora i noflrì Dottori dentano ,ft il padre laf dando i fai figliuoli imi
ducati per fuabenedittione, come molte uolte cofiumano dì fare alcune**
perfine ruftich e ,s' intenda hauerglieli laf ciati per ragion d'mlìitutìone
trattano anco, fi il padre benedicendo il figliuolo , intenda perciò di farla
fuo berede,& concludono, che nò :ficome maledicendolo non fi intende*
disheredato •
Segno di croce.
^ TI fegno che noi Cbrifliani ci facciamo della Santiffima Croce hi fera -
9 JL mente in sè tanto millerio, e tanta uirtk,e con quello fono fiati fatti mi
vacoli tanti e cofe così ftupende,chefen'è formato, & impreffo un gran ho
lume intitolato il Trofeo della Croce: ma bora baflerà il dire , eh* egli è un
De fotone rimedio contra ì Demoni, come dice Cipriano, e che San Grtfolìomo della
Domini. f0r^a,e virtù fua ha compofio una Homeha intiera. E ferme Origene, che
Super lob- neiiapYimitìU(l cfaef aerar fato contra ireneni, le fiere,imon!ìri,& ogni
1 *** altro pericolo:& d / cacciar anco i Demoni, e rifanargli infermi.E fi legge
appreffo T^iceforo che Donato yefcouo d' Epiro con quefio fegno fece mo-
rire un gran ferpente , & infomma potiamo concluder con quefii uerfi del
Toeta~ :
* Ariette. % face* alcun'effetto fopr'humano ,
C47 /.187 Dar lume a* ciechi, e tornar morti à ulta 9
Fermar il uento, ad un fegno di croce >
E far tranquillo il mar quando è più atroci
€. nunquid E però fìcome d tutti i Sacramenti fi da con quefio fegito perfettiime , co fi
de tonfar. con gran ragione nel cominciare ogni nofira attiene fatiamo quefio fanto
ditt. j. fegno, che principalmente dmofira noi éffer Chrilhani : poiché V altre na~
tioni di quello honore fono priue , e nelle guerre contra gli infedeli
è mirabilmente [aiutare , & è noto come Colìantino Imperatore hauendo
nello Uendardo la croce col motto : In hoefigno uinces . Egli fuperando
Maffentio Tiranno , del Cbrilìianefimo crudele perfecutore refi*jfe uittq •
riofo. E dell'Imprefa di T erra [anta fatta da Goffredo dice il T affo.
Ci. B.qi. £ nel veffdlo imperiale, e grande
La trionfante croce al citi fi ffandc^l
Il portar quefio fegno di croce tal'hora è indicio d'effer peregrino , poiché
quelli maffìmamente che vanno in peregrinaggio paffando per paefi d' infe-
deli,poffono portar la croce.Tal'hora è fegno d'ordine cerne ne' Frati Cro •
tiferi,e ne* Camlìeri di molte religioni, che portano quefio fegno, benché
tn diuerfe marnerete con differenti colori per loro difUnfiione formato. Et
in alcuni è fegno di dignità, come ne gli *Arciuefcoui,e Tatriarcbi , ebej
fanno dauantidi si portarla croce, la qual però non poffono portar fuor,
delle
Parte Prima^; igt
ielle loro èlice fi , nè in luoghi da quelle effenti , nè alla prefenga del va-
pa,nè del Legato de latere , [e però egli porta le fue inftgne . Et è ferino
che effendoftun Hehreo fatto il fegno della croce, il Demonio non poten-
dogli nuocere come tentóni partì dicendo , di hauerben ritrouato il uafo
vuoto, ma Sigillato, e cofi no hauer potuto in qllo entrare. Di quefto fegno
fu nel vecchio Tefìatnento profetato p\ùuolte,e particolarmente quando
Efaia diffe:Leuabit Dominus fignum in nationibus . E nel fegno di Thau cap,
fu figurato, & lo accennò anco Giacobbe, quando delle fue braccia facendo
la croce fopra Effraino,e Manaffe benedì con la defira il minore, che dalUGen 4**
parte fimiflra era flato poflo. S crine Celio Rodigino che anticamente
quelli che fupphcauano alcuna gratia ponendo il dito indice per trauerfo
fopra il pollice formauano la croce, e la baciauano. Ma forfè que flo ge fio
era cenno di foggettione ,e d'humiltà Supponendo il pollice che lignifica.*
potenza, e robuftegga alTindice , eh9 è dt minor virtù. S . Matteo di quefto
benedetto fegno lafciò fcntto:Virtutes ccelorum mouebuntur,& tunc ap- Gap.
parebit fignum filtj hominis in cesio . Teodofìo , e V alentiniano Imp - con
pena capitale prohibirno,che quefto fanto fegno di croce, da loro fegno del
Saluatore chiamato,foffe f colpito , nè depmto in terra, nè in altro humile3
& abietto luogo . E Co flautino Imp.per riuerenga di quefia fanta Croce
comandò, che alcuno non poteffe più effer crocififfo ciò è nella croce patir
il cruciato come prima t manigoldi di quella eftrema pena erano con infa ~
mia caligati, e perciò quefto fegno accenna etiandio afflittone, caftigo , e
morteiconforme à quello che diffel^.S. Qui vultuenire pofl me abnegetMm. g?
fe metipfum , & tollat crucem fuam . & altroue : Qui non baiulat cructm Lue. j 4.
Juam non tfl me dignu s.
Spargimento di fiori, e di fiondi.
LO Spargimento di f rondi, e di fiori è religiofo atto di riuerenga , e d!ho~ » 7*
mrt, & è naturale, poi che l' Elefante iflefjo (come fenue Tieno ) à
noua Luna in un uiuo fonte fi laua,e fè infermo gittando herbe uerfo il eie
lo, par che con quefto gefto Supplichi il dtuino aiutoAddio medefimo ccm -
mandò che alla S.M>fifaceffe quefto honore, leggendoli nella diurna ferita
tura: Sumetifque uobis die primo fruffus arbori s pulchernm $ , IpatulafiLeuit.
que palmarum,& r amo s Ugni denfarumfrondium, & faliccs de torrente, i'Efdr. 8«
& letabimini coram Domino Deove firo . E cefi la fi fta de’ Tabernacoli
fi faceua portando fi ondi per fegno di Letitia comelddio banca comddato.Maie
•Andando Chnflo Signor noftro in Gierufalemme quelle genti di flendtano Marc, e.uì
i lorouefhmenti nella flrada, & altri tagliando 1 rami de gli albtri h git -
tauano in terra per doue la S M.douea pafjdre , e con rami ancora dtlìe^j
palme in mam le turbe gli andarono incontra}gridando:Hofanna benedir
7{n fi us
ift Dell’Arte de’ Cenni,
ìunn. ! ». lius qui venitin nomine Domini Rex Ifrael. E tjueSìo rito fù medefima -
mente da' Gentili off ematoli quali nelle loro celebrità con fiorile con fron
di , i fimolacrì , g li altari * & i Tempq adornauano ; onde Virgilio lafciò
fcritto ;
jEn. i. Nos delubra Beton miferi quibus ultimus effet
lite dit’sft fla velamus fronde per v* beni* Et altrouez
Mn. 5. Viridemque ab humo conuelLere fyluam
Conatus ramis tegenm. > &frondihus aras <
*He U' effe qui e delgiouine Marcello Ancbìfe dictua *
j£n.66 Mambus date Mia plenn
Turpureos fpargam flores *
1 quali due notabili luoghi dell' E u angeli 0 , e delTEneida furono in unfol
terzetto da Dante in quefla maniera imitati ;
j o. Tutti dican : Renediffius qui venis ,
E fior gittando di fopra % e d'intorno
Manibus è date lilia pieni s *
In una medaglia di Tslerone è l'imagine d*una verginella coronata di lau-
ro ,cbe nella fmiflra mano tiene un cestello pieno di fiori i quali con la de-
flra ella ffarge [opra vn* altare con humile,e riuerente gefto9chc rapprefen
ta lafupplicattone . Fu coftume de gli antichi di fare ffargimento di fiori
anco ne gli anni uer far ij de ' morti intorno 1 loro fepolcriionde Virgilio di-
ce che Eneafacnficando al padre (opra il fepolcro Turpureos iacit flore s%
f* & in honor del morto Dafne dicezSpargite humum folijs . E molti coman -
dauano ne* loro Teflambtì^che ciò foffe e ffequito facendolo anco intagliar
ne ' loro Epitafi , come fi uede in quello di Rauenna ; OB MEMORI AM
TATRIS DEC.VII.COLLEGIIFABR.M. R.HS& LIBERA-
UT ATE DONAVIT SVB HAC COTfDlTIONJi VT QVOTAVr
'HJS RQSAS AD MO^lMETfTVMElVS DEFERANT, ET IBI
ETVLEXfVR DVNJAXIT INf. V. ID. IVLIAS. QVOD SI NE*
CLEXE^lTfT TVNC AD. Vili . E1VSDEM COLLEGI I TERT INE-
RE DEBEBIT COXmTlOTSlE SVTRA DICE A. Et in que fi* altro
thè è in Milano à S. Ambrogio. TETR0NI01VCVN*VI.VlR;SENt
VETRONI A MIRA.L, F. PATRONO QVAE HS CCCC.LEG.TOS -
SESSORJB.VICI BERDMAG.nslHERM.TVEND.ET ROSAQVO -
TATsflsflS QRNAWJOVM. E formando de* fiori gbirlande>le pone nano
intorno à'Jcpolcn j a queflo modo la memoria de* loro defonti con honore
celebrando \ & vna mlta ciò facendo a fua matrigna un figliastro , fopra
di lui cadendoti tumulo refìò morto > da che prefe ardimento Callimaco
"Poeta Greco di effortare ognuno à fuggire etiandio i fcpolcri dellematrim
------ ■ - ' ' ■ gne
Parte Prima 1
gnè , con quitti verfi così in latino tradotti :
Exiguo lapidi puer additferta nouercA
Mutaffe ut vitam,fic ratus ingenium :
*4t puerum extinguit tumulò b& c illapfa: Tuonerei
Triuigni exanimis nel tumulumfugite .
Effondo flato da' congiurati uccifo Gio . Maria Vìfconte fecondo Buca di
Milano^ il [no corpo nel Duomo di quella Città portato, e quiui datici
ferite deformato, e del proprio [angue deturpato, métte era da tutti feber -
nito,& abbandonato ,fà da una meretrice pienamente difrefchifjìme ra-
fe coperto, per la qual co fa da Filippo di lui fratello, e nello flato fucceffo -
re ella bebbe tn dono una nobil dote . Jlnco a * Vincitori de publici giuochi
ftfaceuaqueflohonore , ondeeffendo flati uitioriofi ne* giuochiOlimpici
tre figliuoli di Dtagora, e rallegrandoli effi co'l padre , abbracciandolo , e Gel-
ponendogli in capo letrecorone cb'aWbora haueano guadagnate , enelaiUC'lib ì •
mede fimo tempo con gran giubilo gìttandogli il popolo d* ogni intorno fio-Q*P l*f
ri, egli fi riempì di tanta allegrezza , che incontinente nelle braccia de* fi-
gliuoli foauementemorì. Curtioeffendofì volontariamente perfalute del-nb.yxJ.
la %ep. nella voragine di Roma prectpatato,dtce Val . Maffimo , che fuper
rum vnìuerfi ciues honons gratta certatim fruges iniecerunt . Xe* con -
nifi ancora fi foleuano ffargeri fiori perfegno di uoler compitamente dar»
fi buon tempo, e come dtceuano,genio indulgere •, onde Horatio;
Votar e,& ffargereflores Zih.i- ep f.
Incipiam. L'arto fio mentre racconta l'bonor fatto dall* Imperatore
à Ruggiero quando entrarono in Varigi dice:
Con pompa trionfai , con fetta grande &44 A3*»
Tornato inftt me dentro à la cittade ,
Che difrondt verdeggia , e di ghirlande ,
Coperte à panni fon tutte le firade , ,-*4
Tftmbo d'herbe , e di fior d'alto fi ffande
Efopra,e intorno a* vincitori cade ,
Che da veroni, e da fimfire amene
Donne, e donzelle gittano à man piene . Et in yn* altro luogo :
Leuagbe donne gittaito da t palchi
Sopra t gio sitanti fior vermigli , e gialli.
E htteffo Vieta defcrìuendo te prefetta , ch'era ttata difegnata nel padte
gitone di Conflantino ìmp . del naf cimento d'Hippolito da Efle dice :
Quiui le Gratie in habito giocondo C.tf.jt.Sil
Vna Regina aiutauano al parto ,
fficllo infante n'appam, ch'ai mondo
X* 2 X?*
iÌ4 Dell’Arte de’ Cenni,
J^on bebbe un tal dalfecol primo al quarto :
Vedeafi Gioue, e Mercurio facondo
Venere, e Marte , che l’haueano (parto
A man piene, e Jpargeàn d'eterni fiori
Di dolce ambrofia,e di celelìi odori .
Uh, 7. Morto Gordiano Imp.([criue H ero diano) che un fuo picciolo nepote nato
di fua figlia, che il mede fimo nome hauea,fà portato in (palla per me^o l’ef
[eretto, populo acclamante, & confpargente puerum frondibus.il Tetrar-
ca per gran uagbevga raccontando come la fua Laura nel fonte ignuda fi
lauaua dice^j :
C<tn%. ir. Da bei rami feendea ,
Dolce ne la memoria ,
Vna pioggia di fior four a' l fuo grembo?
E t ella fifedea
Marnile in tanta gloria
Couerta già del'amorofo nembo 1
Dell’ Aurora fi dice che à noi fen uient ffiargendo fiori: cofi Oliidiodiffe |
Ecce vigil nitido patefecit ab ortu
Tarpar eas Aurora f or es,& piena rofarum
%Atria . Di e (fa cofi cantò l’Ariofto :
C'iy.fi.ji, doride bella, che per Caria noia
Dietr’a l’Aurora, à 1* apparir del Sole >
E del raccolto lembo de la (loia
Gigli fpargendo uà rofe, e mole. Et un' altra uolta ;
CaiM.6% El9 Aurora di fior vermigli, e gialli
Venia fpargendo d*ogni intorno il Cielo . Et ancora :
c.si.ft.ij, — — « DiTiton lajpofa
Spargea dinanzi al matutino lume
Il bianco giglio, e la uermiglia rofa .
Mei rouefeio d’una medaglia di Claudio Imp.è una figura di donna reBiti
in piedi, che con la mano delira porge un giglio? eh’ è l’imagine della Spe-
ran%a,percbe ejfendoi fiori nuntij de’ frutti, danno di quelli jpcran'gaionde
Vedifiìn.i* Cicerone dijj e: Agricola cumflorem ole A uidet,bacam quoque fe vifurum
putat i Vna cofi fatta figura è anco nella medaglia di Aleff andrò Seuero $
co quefie parole apprejfo STES TV ELICA. & in altre medaglie è STES
AVGVSTA , & anco STES T. !{. Ter que/lo riffietto v olendo Virgilio
accennar la ffieran\a,cbe hauea di sè promeffa Marcello, fa che lefue effe -
qu ie fiano honorate con lo Jpargimento di queftt gigli dicendo : Tu Mar -
€dlus erismanìbus date Mia plems* Il pQJjw an ramo d[olma in mani*
Parte Primari
ira fegno di pace , e però Virgilio dice , cheilite Latino per ottener pace
da Eneau :
Centum oratores prima de gente Latinos JEndiJ
Ire placet, pacifquemanu pretendere ramos.
E de gli *Ambaf datori de* Latini mede fimi dice :
lamque oratores aderant ex urbe Latina JEn. uj
Velati ramisolea ueniamque rogantes.
E d'Enea quando andò ad Euandro per collegar fi f eco contra Turno \ dioe
che per fegno d'effergli amico :
Taciferpque manu rarnum pratenditoliu# . ^En. g;
E dì Ce fello Ouidio diffel'ffieffo :
Ingredituntamumque tenens popularis dina # Mtt.f.
Statio dice che T ideo andò à dimandar à nome di Volinice ad Étheocls il
Regno di Thebe con un ramo d'oliuoin mano per fegno d* andar à luì come
amicoye pacifico ambafeiatore , e eh* quando non potè ottener ilfuo defi -
derio ,gittò ma l* olino , per gefio dinon uolerfeco più pace ma guerra. Et
\Afdrubale non potendo più difender la Rocca di Cartagine fuggì à Scipio-
ne con rami d'olmo in mano, per fignificar gli, che non ricercaua da lui aU
tro che pace ^
Offerir doni.
L* Offerir doni è fegnod' adoratane, e diricognitione difupemritù,e pe ,g,
rò di Santi Magi che offerirono à S.oro,incenfo , e tmrrha dice la
Chiefa%che Deùfatenturmunere. Quindi fi originarono le oblationi che fi
fanno à Dio ,a' TEpij,& a' Sacerdoti^. Vaolo dice che ribelle dimofirò la Ad d
fuafede co*l me%o delle oblationij T e limonio perhibtnte munenbus eius
Deo:& è fcritto:Honora Domìni de tua fubflatia.TS[ella medaglia di utn *"1.7.
tonino è una figura, eh e tiene la mano deflra aperta, e con la fìnifira porge
[opra un'altare il donario}ciò è Voblatione fatta à Dio;E nella medaglia di
L.Celio Cefare è una figura humana,che tiene la mano deflra aperta, e nel -
lafiniftraundono con quefiainfcrittioneVlET^iS.Eleno diffead Enea:
limoni cane uota libens , dommamquepQtentem
Suppliabusfupera donis . Giunone per ottenere che Turno non rimanef- ***'-*&
fenellaguerra elìmtOytral'altre cofe diffe à Gioue:
Et tua larga
Sape manu,multifque onerauit limina donis . j£n,
Euandro per lafalute di Vallante fuo figliuolo quando andò alla guerra :
Et uota facitcumulatque altana donis . “
Et Enea al Dio del Tenere dice :
$*mper honore meoffemper celebr abere donis » je*% gj
X™ ,
t>e Mi, X.
4| .
Mft. 7.
JEn» ir.
il tf DeU’Arte de’ Cenni ,
Tronfilo con ioni fi placano i Dei ma eziandio gli buomint , comediffzJ
Ouidio :
Munera crede mihi placant hominefque , Deofquè,
Tlacatur donis lupìter ipfe datts*
Quando i fratelli di Giofeffo andarono à lui in Egitto gli c ferirono doni , e
prostrati l' adorarono .
Enea uolendo del l{e Latino amicitia,& albergagli mandò pretto ft doni .
Donaque ferre uirv,pacemque expofeere Teneri.
È degli Ambafciaton che dal F^e Latino furono mandati ad Enea dice il
Toeta :
Munera portantes eborìfque.auvque talenta . E Ouidio :
Auxerunt blandas grandia dona preces.
Hauendo ì Latini mandato à chieder aiuto , e confederatane à D:omede
gli mandarono doni,ma non hauendo egli rampiacerli,ne anco.uol -
le i loro doni accettar e, & gite li rimandò dicendo ;
Munera,qh& patrijsad meportafi s ab oris
Mn . 1 1. V ertile ad Aeneam*
I Tatrocinij.egli ftipendij de Giudici,e de gli Auocati che fono comegra «
tiofi doni fono perciò da 1 Leggici honorarij chiamati . Tietro Candido nel
Troemio d9 Appiano Aleffandrino dice, che imitando il co fumé de t l{e de 9
•Parthi,non ft deue andar à far r merenda al Vrticipe fen%a doni offerirgli .
Suetoniodi Caligala ImoÀiceiEd x'n & ftrenas ineunte annoferecepiu -
tumyftetitque in uefLbulo tidium Calendis lanuarijs ad captandas Stipe s,
quas pienisante eum mambus * ac fi rn omms generis turba ferebat . £/-
fendo però cofa ragioneuole,e giufla che tfudditt portino a * Vrencipt il tri •
buio, &i V afatti il Canone a’ loro Signori . Ma è ben cofa ffroportionata ,
& abufo reprenfibile,che il pouero doni al ricco, di che Marnale dolendo -
ftdiffe:
Tauper erisfemperft pauper es Aemiliane $
Dantur opes nuilis nunc , nifi diuitibus .
Ma da que fi doni deuonoi Giudici ,e Mtn fri de’Trencipi aflen^r fi ,e fendo
txòd, nero, che munera excecant prudente j, & fubuertunt verbi tufivrum . E
fimtlmente le faggi e donne fi dettano da idoni de gli buon* difendere ,
con i quali di continuo fi procura defbugnar le loro bone sta ; di che Qui -
dio diffe ^ :
De m . *- ^lureafunt uerènuncfecula,plurimus auro
Venit honosiauro conciliatur amor.
xeu* mi s&Pra d* che ccfi gratiofametite (eber^à il Bonmllis
di *€i*o . La donna è don del Oda
Meo9
187
Parte Prima...
E co’ doni s'acquifta ,
lidon , credimi , il dono
Gran maefìro è dimore, an%i è Tirranno
Egli è eh* a [uo uolere impetra , e fpetra.
Ma di quefia materia ne ha teffuto un Toema intiero infcritto .Amor ve-
naie non meno arguto, che leggiadro il Signor Gafraro Bonif accio, il qua-
le ficome non ftn%a lode attefe giouinetto à piaceuolì fìudi delle Mufs,crfi
bora fatto Cancelliere di Rouigofua patria, à publici negaci ,<& à piùgra -
ui Hudt ha tutto l'animo riuolto . Quando il picciglo dona aigrande non fi
confiderà la riccheo^a del dono , deue però il donatore bauer riguardo al
luogo, al tempo, & alle perfone; per cloche ficome alcune cof spìcciole op-
portunamente donate riefeonogratiffìme , cefi altre fenga quefia opportu-
nità fono benché grandi, noto f e ;e però Seneca dijje: Sape nibil inter ejl in - De htttf.
ter amicorum munera,& hofìium nota: Hippolito nfrofe à Fedra fuu^ là
matrigna:
Tar odio importuna beniuolentia.
E ficome è fìimato pagp^o quel pouero che dona molto al ricco :co fi è ripu-
tato faggio quando sà con poca efea pigliar gran ptfce.Quel vecchio Corti-
giano diede à quel giouine sche andai^a alla Corte tra gli altri quejlo rac -
cordo, che doueffe adefeare mò uno , è mò un'altro con eleganti doni, mau
più proportionatiyche ricchi, acciocbe non pareffe cb'egliuoUJfepefcar co
l'hamo d'oro. Et è nota ìHifioria di *Arta[erfe Rè de' Ter fi, il quale (co-
me [crine Tlutarcojbebbe carifjima quell* acqua, che opportunamente gli
fuda quelpouerelto con leproprie mani offerta, giudicando non effer me-
no cofa degna di Re il riceuer allegramente i piccioli doni , che il donarne
de grandi , Et i doni tanto più fi /limano, e fono cari quanto più da degna ,
amica, e nohil mano procedono, onde Ouidiofa dirad Helena ;
ytque ea non fremo, fìc acceptiffima femper tp 1
Munera funt , author qua preciofa facit •
1 V inolio uolendo dire quanto f off e flato caro à Ruggiero Fanello che fa-
tea andar inuifibile hauuto da Bradamante ferme:
Ter le virtù non tanto cb'in lui fono 8% c.i,.i?.i4
Quanto che fù de la [ua Donna dono.
Imponer le mani fopra il capo d’alcuno .
OV e fio è ge fio di confecratione, ò di rimetter i peccati, e di infonder . 9 .
lo Spirito Santo, ò promouer al Sacerdotio,ò ad altra dignità', e per-
ciò fi legge, che tra le cerimonie, che fi doueano fare nel conf cerar le obla- ixoi. 1$.
'ioni, il Sacerdote doueffe metter le mani fopra il capo di quelle, & Iddio -4
che Mosè faceffe (no fucceffore nell' effer cito lofuè , mettendogli le
mani
,
tiutn.
Gap. 8»
Mare* 16 .
1 28 Dell’Arte de’ Cenni J
mani /opra il capo. Et èfcritto che fi facciati medefi\
evalione de ' leniti: E {crine S.Luca eh el^S.fingulis manus imponenscti
rabat eos.La qual autorità fù da lui conceauta anco à fuoi difcepoli, & &
tutti t credenti de' quali diffe:Superagros manus imponenti bene babe *
Cap. 4. bum . E ne gli JLtti de gli u ipofioli habbiamo: T unc imponebant manus fu
Gap. 8. per tllQS}& accipiebant Spiritum Sanflum. San Taolo fcrtuendo à Timo -
i. ad Tsm.5 $e0 gU dice: Manus citò nemini impofueris:& alfifleffo Timoteo in vn’al -
Zp.t'Cap.i. tro luogo fcnfje ancora: jtdomoneo te vt refuìcitesgYaUam Dei, qua e SÌ
in te per impofittonem manuum me arami e ficome con queflo geSìo S.Tm
lo, e Timoteo confecrarono i Sacerdoti cofi i Vefcoui a9 tempi noSìn fanno
l'ìfietfo.
Metter la mano fopra la fpalla altrui .
I fX VeSlo è atto di cortese di confidenza, maffimamente quando èfat
to da perfona grande ad una picciola,come i gran fignori coftumano
di fare per gran fattore, quafi che uoghano accennare , che colui fiati loro
foflegno , e la colonna doue effi s'appoggiano , del qual atto cosìdiffe quei
gentil Cortigiano:
Tenf ette poi quanto diletti,e piaccia
lì Caporali. Qtiella man su la {fiatta^ e come un urna
Epublicofauor i* animo allaccia .
Et il Boccaccio nel fuo eF[ouelliere dice che un Vrencipe per fegno dìfauò -
ve, e di beneuolenxa pofe la mano fvpra la fpatta del Malifcalco. T algeflo
fu fatto dal vecchio *Aletbe verfo Nifi , & Euneio quando quefti giouini
gli differo di uolerfar la fortita contrai nemici:
F*>g. Mn. $ — — Sic memorans humeros, dextrafque tenebat
jLmbotum .
»I l.
p:
Met. 5«
Maniabbaffate.
IL tener le mani abbuffate è fegno dìhumiltcL,d'abrett\one$e§er uìnto,
& di non uoier adoperar più le mani,nèfav difefafi refiflenr^a.Tlauto:
Te.Imofiaudias
Me as pugna s.fugias mambus demiffis domum.
Ouidwfa dir a Detamra addolorata :
Mensfugit admomtusfrigufque perambulat artus ,
Et lacetm grcmto languida fi fi a manus. E di Fineo conuerfo infaffo: i
Sed tamen cs timidum,vultufque in marmore fupplex
Summtfsteque manus, fictefqu? obnoxia rnanfit.
Dar la mano.
CHe i Latini dicono, Dare manum, è atto di cedere, e confeffare d*effer \ %
vintQXicevone dice}che t adulatore ,p er celar la jua frauderai’ bora
finge
Parte Prima-»;
189
finge di cWtraiìre >e di contendere , ma che poi per maggiormente fcher- t)e attici?*
nir ilfuo patrone yblanditur,& ad extremum dat manUs, & uincife pati -
tur. Sidonio Apollinare dice:Ouod fi qws fecus, aeque afferò > remfeba-1
bere confueritydo quidem ab feti sebtr ettatonbu $ manus. Fioratici cmmm. (
lam iam efficaci do manus /dentice Ep*d. cd.17
Supplex}& oro regna per Troferpind. Dice Fedra appreffo Ouidio :
Scribe}dabit uìftas ferreus ille manus . Et in un* altro luogo :
Doque libens uiffas in tua rota manus . Ep io.
Alzar la mano efedra.
QVando alcuno de ' combattenti albana la mano erafegno di non vo- .13^
ler più impugnar l'arma, ma deponerla,e cedendo chieder pace.Scri ^
uè Senofonte che Ciro mandò à dir a& effercito de gli Hircani, che fe era-
no fuoi amici doueffero andar ad incontrarlo,& alarla mano de lira. In
Cefareè fcritto :
He dui manus tendere deditionem fìgni ficare • Virgilio di Turno quando Ve Ulì.^U
fu da Eneafuperato :
Ille humilisyfupplexque oculos, dextramque pracantem
Trotendens . E poi Soggiunge :
— Et viftam tendere palmas
rAufonij videre . S. Gir damo dice: En tolto manum,cedo,uicifiu
Il Tetrarca co fi l'intefe anch'egli quando dijfe :
Horlaffo al%o la manose l'arme rendo
A /empiale uiolentamia fortuna.
Porger la man delira nuda.
E Maggior fegno èpoid'humiltà ,edi pace fe la mano eh9 è porta è di- .14,
[armatale nuda: L'Ariofio del Kels {or andino quando uolle placar
Grifone ye rendergli l'honor che prima gli hauea tolto dice :
Et aliando la man nuda , efen^arme Ci B.ff.66
; Antico fegno di tregua, e di pace. Et il Taffo della bella Clorinda dice:
E la man nuda, e fredda aliando uerfo C, 11M.69
Il Caualier,muece di parole ,
Gli dà pegno di pace *
Enea dolendo fi, che la tregua f offe rotta, e uiólato il patto, che la guerra fi
douefje terminare co'l combattimento di lui con TurnOyUolcndo acquetar
il tumulto , e raffrenar l'empito de' fotdati che menauano le mani diccs
F/rgi/io che —~Dextram tendebatinemem JEn. Vi.
fidato capite , atque fuos clamore uocabat ,
ruta ? quaue tfia repens df cordia furgit ? Et un'altra uolta :
VtéOijis pacjm,& dextras tendamus inermes .
0 0 Eli
lib. s.
JEn.lt.
In dialogò i
Lucifer . &
crthod .
Cansc. $v
JEn. iV
ì9o Dell’Arte de’ Cenni,
E Lìgieri [applicando da Enea la ulta:
Ma, i ©. _ Tendebat inermes
tìh aa.c.4,
Mn, f*
Infelix palmas.
Ottauio Menino nel fuo Teucre à Tapa Gregorio XIV»
Vulnera qua pulchra mferando in corpore cernis
Eropd , iam nulla forent3 iam iam ipfa dediffet
Galliafeffa manusy& procubuiffet inermem
Trotendensiextram> veniamiam riffa rogaffet »
Ter que/ìo molte tt atu e di grand’ hu omini fi vedono à caualloche diflen-
dono la dettra mano : e Giofi jjo [crine che tra barbari era cotturne cbe~j>
quando s’haueano porta la mano deftray fi poteuano ajficurare, ne più te*
merd'ojfefayò d'inganno alcune»
Porger l’herba .
AT^co queflo è atto di ceder al nemico fecondo il prouerbio : Uerbam
dare . Fetto Tompeo dicey che anticamente 1 pattori ne i loro giuo-
chi cjjeruauano quetto cottumeyche il vinto pergeffe l’herba perfegno di
hceder al umettare» E Tlinio lafcièjcritto : Sumrnum apud antiquo s fi-
gnum vi ff ori a erat herbam porrigere uiffos : il qual cofiume anco hoggi
s'offerua in Germania : volendo forfè il vinto con queflo getto accennare
al vincitore >che riconofceua da lui di poter ancora calcar la terra , & co-
fidi hauer la ulta : onero che qual f addito > e vafailo gli porgeua come à
fuo Signore tributo de* frutti della terra ; onero perche effendo la grami -
gna quell’kerba,che nafee per tutto3della quale fiformauano le corone Of-
fidtonalif che fi concedeuano à coloro che liberauano gli opprejfi , & affe-
diati9veni[fe à confeffare d’kauerda luì rìceuuta la hbertàyela ulta: oue -
rofinalmenteperche effendo la gramigna [imbolo dell’unione^ della con -
cordiamoflrajje di de fiderare d’efferdal vincitore riccuuto per amico } e
confederato »
Congiunger la fua mano delira con quellad’un’altro.
QVetto congiungimento di mano è atto di dar la fedeli pacete d'ami
citiate cennando che fi come fi unife ano ye fi congiungono le mani »
debba parimente de gli animi effer la medefima unione yil che fu dall* Mi-
ciato in un fuo Emblema cofi afjirmato :
Eceierish&c fpeciesìd habet concordia fignum
Vt quos iungit amory iungat & ipfa marni»
Cefi Virgilio di jtncbifeye di Mcbemenide Greco i
Jpfe pater dextram Mnchifes haud multa moratus
Dat iuueni y atque animum pr&fenti ptgnore firmai»
Etfd che la moglie del F{e Latino gli dicevo ;
Parte Prima 1
Quid tua fanfia fides, quid cura antiqua tuorutn 1
Et confanguineo toties data dextra Turno ? E che Euandro dice ad Eneat
Mihi mens iuuenili ardebat amore &n% i;
Compilare virum,& dextra coniungere dextram. E poifoggiungc:
Ergo & quam petitis iutifici eft mihi fodere dextra . Ouidio:
Caudia teftantur focij clamore fecundo , Me/.tJ
yifiricemque petunt dextris contingere dextram *
Et in un'altro proposto :
Heus rbi pafiafides y coniunfiaque dextera dextra l
Emilio Trobo dice: Dar e fidem dextera Terfarum more . E Vitagora folea in aita D*ì
dire : Non ynicuique dexteram effe porrigendam $ ciò è non douerfi indi
Stintamente riceuer ognuno nella noftra amicitia .
Il Tetrarca di Laura diffe^ :
E quella man già tanto defiata
ot me parlandole fojfirandoporfe ,
Ond' eterna dolcezza al cor m'è nata . E l**Ariofio: **.
E la tua mano in quefio me%py pegno
Di fè mi dona > e di perpetuo amore ,
Così dicendo da cauallo fcefe ,
E uer Grifon la dtfira mano flcfe .
Il Tuffo fà che Tancredi dice à Clorinda da lui ferita à morte s
0 bella defiray che'l foaue pegno
D'ami citta, e di pace à me porgefii .
E fà che Erminia parlando di Tancredi dica* %
Egli lafua porgendo à la mia muto
Tfon affettò che*l mio pregar fornì (fé y
Vergine bella non ricorri m uano>
Io ne farò tuo defenfor mi diffe .
JLnco i Leggi sii danno per fegno di concordi di tregua > e di pace la con-
giuntione delle mani . Come fcriue ccurfio feguitato da Baldo>e dal Rjti- bl l- 1 •
no. In una medaglia di tìadriano fi uede immagine dellTmpemore> chc^f6.^1/ fon
congiunge la (ua mano con quella d'un Dio^beflà fedendo conquefie pa 1 ilt 1 ’**
fole JIDVENTVS ^VG> Tfella medaglia d'albino figliuolo adotiiuo
di Brutto ni fono due mani congiunte in fede , per ejprtmer la concordia
de' congiurati contra Giulio Cefare * Nel rouefeto dJuna medaglia di Tito
Imp.fcno due figure che fi danno la mano^che dinotano la reconciltatione ,
e la pace di effoT ito con Domitianofuo fratello. Etinunadi erualmp .
fono due mani giunte tnfieme con quefie parole apprefio. C01S{C0BJ)IjI
EXEl\ClTVVM . Etin un'altra dKAntonìno Filofcfo fono due figure che
Ooi con -
Nel Triónfi,
della Morti
eap.i .
C.I rfiMl
C.jj.y?.**
19* Dell’Arte de’ Cenni,
congiungono le lormani,per cfprimer l’amor che era tra effo yAntcmno2&
X.V evo fratelli%e conforti nell' Imperio. Similmente in una di ^Adriano fo-
no due figure che fi danno la mano , Cuna della Dea Felicità , e l'altra di
Udfiano con quefte lettere FELICITMS MVG* Ter fignificar la Feli-
cità di queflo Imperatore^ del fuo Imperio. Eraui ancoilfimul acro del
Dio Fidio con due figure Cuna delCHonorefi’altra delia Verità , che cogititi
geuano ir fiume le loro mani defìreye nel mc%o di loro era yAmore^che efifiri
menano il nero {incero legame della fede .
Mano delira.
a 7.
Pfih 1 17.
Ffal.zo •
JExod 3 i.
Vetit.51.
Mn.
J£n> 6 •
Sé». 1515,
JEn.lié
Scn. 1 69.
pedinine
a Sm
FV la mano deflra dagli antichi hanuta in gran rineyen^a come ccfa~>
{aera, e {limarono in efjahauerlafuaftde la Fede : e perciò Catto dì
ftender la deflra mano erafiegno di fedele dì pacete fu anco {imbolo difer -
meyrga di iìabilità.e dipotcn^aionde èferitto: Dextera Domini fiecitvir-
tutemydextera Domini exaltauit mey & alerone: & dextera tua inueniat
qui te oderunt . Et anco: Eduxifii Domine popnlum tuum deterrà Megy -
pti in fortitudine magna} & in manti robuha . Virgilio uolendo ejfirimer
la potenza di Gioue dice :
Tuaque hic obrue dextra.
Et parlando della fortegga di Marcello dice:
— — Inuiffaque bello
Dextera • Et il Tetrarca :
\Amor con la man deflra il latto manco
M'aperfie , epiantou’entro in meiy il core
Vn lauro verde .
Il ES Latino inuocando i Dei , & loro promettendo di feruar à Troiani la
pace>reflaffe vincitore òTwtnoyò Enea*
Sufpiciens ccslum>tenditque adfydera dextram:
Il Tetrarca volendo dire cofa felice dice molte uolte cofa deflra :
Quelfiol che mi mofìraua il camin deflro
Di gir al del con gloriofi pafifi. Et un'altra uolta :
Che {altro amante ha più deflra fortuna .
E d'un'buomo opportuno , e piaceuolmente prudente fi dice ch'egli nelltfj
fitte attioniye maniere ha gran defìre'gga . E Cicerone laficiò ficritto : Qua
, malafiuntfiinifìra dicimus edam fi dextra [unU
Mano liniera.
Limano finiflrayCh'è dell'altra più debileye pigra>& alla tenacità più
accommodataj comeficriue Tierio,fiegno di cuftodiayed'auaritiayefie
condo Tlauto è indicio difuracità > percioche introducendo una roffiana*,
che dimanda ad un giouinetto lamanoy&egli porgendole la deftradifife:
— — - “ yhi
Parte P ri ma^. 193
ybì illa altera e fi [unifica l&ua i II cbefùpià chiaramente lignificato da -f« ?&/*•
Catullo (cmiendo adAfinio dicendo così :
Mater t&narn Mfini, manti fìniflra
T^on bene vtens, in loco, atque umo
Toìlis lintea negligentiorum . Mangiaua quefìo galant’huomo con la de -
lìrate con la finifira rubbaua le fatui ette della menfa . Et andar per la uia
finifira è caminare per la uia del fenfe , e del piacere , come per la defìra->
della ragione, e della virtù. Il Tetrarca di Madonna Laur aparlando dice:
— T emendo non fra uia
Mi fianchi >ò in dietro da man manca giri $on 14$.
Ir dritto alto m'infegn a. Virgilio dice:
Si mensnon hzua fuiffet . E Collìmacho :
Muhts iauaquidemmens eft, (ed numina dextra*
Della delira, & finiftra mano.
Slcome la mano de sira era fegno di bene „ cofi la finifira di male : onde .19.
babbiamo nella diurna [crittura : Cor [apientisin dextera eius, & cor zc:L io.
fluiti in finifira xllius . E Salomone parlando di colui , che ama la fapienga
dice: Longitudo dierum in dextera eius perche con la mano defird fi nume - Preu.3,
rana da cento in su : Onde Giuutnale di T^efiore , che riffe affai dijfcj :
Dextra ccmputat annes.
Efoggionge il Santo: Et in finifira illius dittiti#, & gloria , perche la fìni-
flra è tenace, e furate, come s' è detto* Etaltrcuc. ls(e declines addexte- Prou.*.
ram,neque ad ftmflram: uiasenim qua a dextris funt nouit Dominus,per-
uerfa verò funt qua à finifiris funt . E S.Taolo dice Exhibeamus nofmetip - Ad Ccr 6.
fos in omnibus ficut Dei minìfiros in virtute Dei arma iuflitla à dextris ,
& à finifiris, ciò è nelle profpentà, e nelle aduerfità,e però Soggiunge : per
gloriam,& ignobilìtatem,per wfamiam,& bonam famam.E ficome Cbri-
fio S. 3^. volendo dire che manderà gli feelerati all'Inferno ,& i giusti al
TaradifodiJfeiStatuet ouesà dextrishaios ante à finifiris. Coft Virgilio Matt. *5.
diffe,che per la parte defìra l' anime andauano à goder la felicità decam-
pi Eli fi, & perla finifira alle tartaree peneri :
Dextera, qua Ditis magni fub mesnia tendit :
Hac iter Elyfium nobis } at Una malorum
Exercetpeenas , & ad impia tartara mittit .
Di quefle firade parche intendere P^iriofio quando parlando di Grifone ,
di *Aquilante,e d'^ifiolfo dice :
Totutobaurian pigliar la uia mancina,
Ch'era più diletteuole, e più piana ,
E inai non fi [co fiat da la marma ,
i $4 Dell’Arte de Cenni,
Ma per la defira andaro borrida,e firana •
Conforme à quel /imbolo che Titagora [opra lalittera T. formòli che al-
cuna co fa fi dirà nel capo della Grammatica : Mentre 7s(. S. ci commanda
M*u. 6 . che facciamo occultamente elemcfiaa dice: nefeiat fini tira tua quid faciat
dextera tua . In fomma ficcme vna cofa fi nflra s' intende contraria , &
infelice: Cefi una delira felice^ proserà. Virgilio per dimoflrar un gran»
d'affetto (n Enea quando gli comparuero manti i fuoi compagni che hauea
creduto effere flati nclmare a fegati , fa che loro porge ambe le manidi -
jgn j cendo: - Sic fatusy amìcum
ìlionea petit dextra3Uuaque S ergeftum *
Et Epiteto Filofofo Stoico diffe>che tutte le cofe haueanò dui manichi delti
quali pigliando il deliro tutte buone pareano , e catiue fe il finifiro era-*
prefo. È/e gli auguri] de gli vece Ili alcuni dalla parte defira erano filma -
ti buoni , & altri dalla fimifira . Che Cicerone cefi dicendo confimi*
Ve diuinat* Mys auibus dextra}ali]s lana datum augurium , Conforme à quello che
dijfevlauto :
in Afin. Ticus,& ce mix e si à heuaycoruus porrò à dextra *
Et perciò il Tetrarca diff ;
Sm. 17 6 Qual deliro Coruoyò qual manca cornice
Ve dium.i. Canti' l mio fato* Cicerone dice : Romani sfinifira ; Graijs}& Barbaris
dextra mehora.
VMncflo commemorando Ì Infegne di due Trcncipì e Signori dell* effera-
to del Re Mgr amante dicc^ i
€.14 /1.17, 7{pn sò s'habbino ò 7/ottole9o Cornacchie *
0 altro manco , & importuno augello ,
il qual da 1 tetti , e da le fronde gracchio
Futuro-mai predetto à quefiQy e a quello .
Tlutarco rendendo la ragione perche 1 fìnifiri auguri] pronofiicaffero bene
dice: Quid < fi qmd aufinciorum quod fimlìrum dicuur,prvjperumfac fe-
cundum putatmi Mn quod terrenai& mortalia diuìnis,ac calefiibu scon-
trarla , & oppofita mdicanUs exifì mauerunt qua nobis finiftra efjent >
Deos à dcXira dmitterefCbe cefi amene quaio alcuno et è afTtncotro^he
la fu a mano de fifa corrtffonde alla noft/a fintftra. E però leggiamo che t f
fendo oppoHo à Teodoro Mteniefe>per la fua domina alcuno migli or non
dìuènire argutamente rjfofe, ciò accadere perche ifuoi /colane n la ma-
no fim fira riceueuano quellOtCtfegli con la dtiìra loro porge.ua . Virgilio
pone tutte due le mani per la fonema del corpo}diccndo che uincbije:
Mmé Forte recenfebatnumerumycharofquenepotes 9
Eataque fortirnafquevirum9morefque}manufquc*
Sono
Parte Prima-* . 19 >
Sono alcuni che egualmente adoperano la deflra>e la finifira mano , che^a
ambidefìri fono detti . Tale fà quell* ^ioddo Capitano del popolo Hebr co , W 3.
Qui vtraque manu prò dextra utebatur. E tali furono queifettecento Ga-
baoniti ita finifirayac dextra pmliantes,de* quali fi legge nella j atra Hfio • iutiero,
ria. Lex in manìbus/i dice in prouerbio,per accennare,che la cofa di che fi
tratta non s'ha da decider con la ragione , ma con la for^a come apprefja
V Arlotto dijje colui :
Mia ragion mi farà mia feimitara ,
E faremo ilgiudicio ne la sbarra .
Porger la mano delira in atto di raccoglierete follarne.
NEUa medaglia della confecratioue di Coflantino Imperatore fi vede , 2. 0
vna Imagine , che rapprefenta l'anima fua nuda y coperta alquanto
d'un lenzuolo; la quale [opra un carro tirato da quattro caualli è portata
in cielo , doue è raccolta da un'altra figura che con la mano fa il già detto
gefìoycon quefle lettere f otto : COISgS . nel qual modo aU'hora rapprefen-
tauano le loro confecratiomsciò è che l'anima dell' Imp f offe raccolta dalla
mano delira di Gioue : e cefi nel Tanegirico fatto à Coflantino Magno fu
detto . Ver è enim profeti ò illi fuperum tempia patuerunty receptufque efi
confenfu cceliytum loue ipfo dextram porrigente • Virgilio fa che Enea di-
ce all'ombra d'+Anchìfefuo padre .
Daiungere dextram
Da genitoryteque amplexu ne fubtrahe nofiro. Et anco :
Da dextram mifero , & tecum me tclle per undas . JEn. 6.
La bella Armida dice d Goffredo :
la tua defira effer dee meno aue^a c. 4 /? 41
Di folleuaryche di atterrar altrui . Il Tetrarca :
Speranza mi lufingaye riconforta y So n, \ 77*
E la man defira al cor già fianco porge . Et altroue:
Ma tu fignor c'hai di pietade il pregio
Torgimi la man defira in qutfio bofeo. UT affo di Ruggiero dice: c*nz
E uerfo gli altri poi lieto conuerfe c.is.yM
La deflra3e'l uolto à l'accogliente amica.
Et in Giobbe è fcritto:Vocabìsmey& ego reffondebo tibi operi manuum^Gap. 14.
tuarum pornges dcxteramXhrfio SM. quando rifanatta gli infermitòmor
ti rifufcitaua porgeua loro la mano defira : onde leggiamo in S . Matteo , CMp
che entrato nella cafa di S.Vietro , doue lafuocera fua era dalla febre op -
freffa: Tetigit manum eiusy& dimifit eamfebrisy&furr£xits&minifira -
batei.E del Leprofo è fcritto:ExtédensJES V S mavu tetigit eumy& con - Gap $.
fefiimmundatus efi lepra eius . E della figliuola di quel fignore : Tenuit ^ ? • *•
manum
%<) 6 Dell’Afte de3 Cenni ,
mamtm eius,& furrexit puefla . Quando gli antichi contrahetiano la coti*
giuntione deli'hoffit alita fi dauanojcambieuolmente Umano ; ondeqilefìo
atto accennerà anco di raccoglier alcuno come hoffite}& amico » Virgilio:
— - - yeterem pinchi fem agnvfcit amicum
Sn, 7 » limgìmus hoffitio dextras, & tetta fubimus»
E co fi vallante raccolfe Enea:
* Accepìtque manu dextramque amplexus adhefit .
Mn. s. E Cicerone a Cefare diffe: Ver dtxtvam te iftam rogo,quam l{egi Deìotà*
Ero Reg . Dè ro bcjpcs beffiti porrexitti ; iftam inquatn dexteram non tara m bellis , ne*
set* ^ qus tnpr&lijs,qiiàminpromiffis3& fidefmiorem. E anco fegno d* amore
quando dopo pericolofa,e lunga abfen%a fi rinedono gli amici, comefece^j
Tobia nel rirorno del figliuolo, alqu ale data manu occurrit obuiam.TJeili
Tòkiì, reuefei delle medaglie d* \Adriano è quejìo getto di porgerla mano, perfe -
gno di raccoglierlo con allegrerà da* fuoi lunghi uiaggi:& in unofiuede
la figura di I\pma armata fedente, che da la mano all'Imperatore, che ttà
in piedttfon quette lettere JLDVET[TyS *AVG* In vn* altra medaglia è
Vitteff a figura di B^pma in piedi armata , che porge la mano à quella delVi-
Beffo Imp.cheftà parimente in piedi, ma in atto riuerente,con lemedeftmt
lettere^*
Mano aperta, e chiufa.
^ ^ T Jt mano aperta è getto di liberalità , ficome il tenirla chiufa è atto di
JL/ au ariti a, dell* uno, e dell'altro ge fio fi legge nella diuinaferìttura: Si
15. vnus defratribus tuìs ad paupertatem deuenerit, non obdurabis cor tufi,
nec contrabes manumjed aperi eam pauperi , & dabis mutuum quo eum
ìndigere perjfexeris. Dante de * prodighi dice:
ìatfr i2, jiìVhor m* àc cor finche troppo aprir l'ali
Tot tank mani à /fender» E de gli auari :
Duetti refurgetanno del fepolcro
2 nfe? 7, Co'l pugno chwf» L'^Arìcfio :
Fin che quella auro non me ne dolfe »
M dolfe di ucdtr , che poi la mano
Chiufa re fio, eh* ogni timor fi fciolfcj.
Il Tetrarca dimandando certo l.bro di S.*Agoftino ad un'amico fuo fi f e ruì
di qutfìo gefto dicendo :
Tercbe tien vtrfo me le mani flrette ,
sin. 32/ Centra tua ufan%a ? i prego che tu l'apri >
E vedrai nufeir cofe leggiadre L .
E anco la mano aperta gefto di liberalità , e perciò nel rouefeio dfuna me*
dagli a
2.2,
a
c*p *•
Parte Prima ? 497
digita di Tib. Claudio Imp.i una figura, che nella mano defitti tiene un ca-
pete,e la finiftra quanto più può aperta, con quefla infcrìttione . LlBB.Bc
TAS AVGVSTA ; perciocbe ficome il capello è fìmbolo della libertà %
come ultronei' è dettolo sì la mano aperta bà il mede fimo figni ficaio .
Condurre alcuno per mano.
Ovetto è gefio d'amoreuole compagnia . Il Tetrarca nel Trionfo deU
la Cattità differì
Armate eran con lei tutte le fue
Chiare uirtuti ; ò gloriola febiera ,
E tene an fi per mano à due à due .
E nel Trionfo della Fama dice d’Homero :
A man à man con lui cantando giua
llMantouancbedipar feco giottra.
E Dauidde lafciò ferino : Tenui fli manum dexteram me am > & in uolun*
tate tua deduxiftt me, & cum gloria fufeepifli me . Così Enea fu condotto
per mano al Tempio d* Apollo da Fieno Sacerdote , dicendo Virgilio :
- — —Meque ad tua limina Thabe
Jpfemanu multo fuffenfumnumine ducit ,
Atque h ac deinde canit dtuino ex ore facerdos .
E quando gli Angeli conduff ero l'innocente Lotte fuori dell'infame Città
con la fua famiglinola apprehenderunt manum eius,& manum rxoris , acGen.igl
filiarum eius3eduxeruntque eum .
Porger le mani in atto di chieder aiuto .
QVeflo gefio di porger la mano nuota , come fanno i mendichi , in atto
di riceuer alcuna cofaiè conforme à queWantico prouerbio contro-»
Vauantia de gli Ateniefi: Atticusmoriens porrigit manum . E leggiamo
in Anfio fernet :
TJam cum preedmur largiantur rt bona
Manum fupinam porrigentes , ftant reluti
i Hibil daturi ,fed recepturimagis .
{Virgilio di A cbememde abbandonato nell'! fola de Ciclopi, ueduta l’arma-
ìtad’Enea che era cantra fuauoglia colà giunto >bramofo d'effer leuato dal
spericolo d'tfler da quei mottri deuorato,dice che pmoueri Troiani à pietà
Supplexmanus adlittoratendit. JEn.fl
Ft di quelle anime che bramauano d’effer da Caronte traghettate dice :
Stabant orantes primi tranfmittere curfum,
FendebantquemanuSy ripa rlterioris amore.
Et Oiiidio di Arianna da Tejeo abbandonata , quando da lei per marcA
aggiutu:
Tp Hai
InctciitMÙ
il
a. 9 8 DeirArtc de Cenni,
* °* Has tiblf Ungendo lugubrìa pe fiora laffas
Infelix tendo trans [reta longa manus. Dante dice :
4* yìdi gente fott'effo al^ar le mani
Sgridar non sò che uerfo le fronde >
* Quafi bramo fi fantolini, &uani.
Dione Hi fiorico parlando de gli Mmbafciatori di Decebalo Rè de* Dati,
chefà da T vaiano fuperato , dice che gli concedè la pace mentre però ella
gli fuffeda Romani ratificata , & da lui nel Senato gli Mmbaj datori del
Rè introdotti , dep o fui s armi s , manibufque in / eruilem morem porre fiis,
cum multa fupplices dixiffent , ratificata per Senatum pace , quam Traia -
nus Regi dederat, arma refiumpfere . Tibullo dolendoli dell* aitar iti a della
Ub.i.eleg. fua TS^emefi dice L. :
4- llla catta precium flagitatvfque manu.
Dareà man piena.
• *4» V (fio gefìoeffrimerà corte fia, e de fiderio di dar affai, come dice il
* Ad Ai tic. prouerbic:Tlenamanu. Cicerone: Familìaris tuus Horatius,quàm
^ piena manu,quamornatè no firaslaudes in aftrafusìulit . Tibullo :
lib z.eleg T u pYocul hinc abfis cuiformam rendere cura efl ,
9* "Et precium piena grande re f erre manu. Seneca :
in decUm* nheraliter hodie , & piena manu faciam .
Virgilio nelTeffequie del giouine Marcello fa ffargtr i fiori a man piencj
J£n.6. dicendo . \ —Manibusdate lilia plems.
Che fu imitato dall* Mirio fio quando dìffe che fopra i uincitori un nembo
d’ herbe, e di fiori
c.44 ^-51 Donne, e donzelle gittano à man piene .
Et un* altra uolta parlando del naf cimento del Cardinale Hippolito da Efle
dice che Cioue, Mercurio, Venere, e Marte :
jL man piene ffargeano eterni fiori.
llSauiodiffe: Meliorefi pugilluscum requie , quàm piena rtraquema-
nu cum labore , & affli fi ione animi. Si uj a anco quet (io modo di dire per
atto di grande offe fa*, come l*usòTibullo quando dìffe:
Heu canimusfruflra, nec verbis v;fia patefeit
lanua, [ed piena efl percutienda manu .
Dante così dìffe di Virgilio che otturò la bocca al Latrante Cerbero :
lnftr.6 . EilDucamiodifle/ele fue [fanne,
Trefe la terra , e, con piene le pugna ,
La gittò dentro à le bramofe canne .
Dar alcuna cof a br cui manu è darla prontamente :e per lo contrario, Unga
manuy tardamente*
------ Dar
Parte Fritrau. V9*
Dar alcuna co fa con tutte due le mani.
Qyeflo farà getto di gran magnificenza, & anco di prodigalità, che , ^
per prouerbio fi dice: <Ambabus manibus haurire , onde lArìttofx- ' * *
ne diffe;Vtraque manu bona diffsrgens publicafugit.Tlatone lafciòfcrit in £?««/<*.
io: Et quod dici folet, nequaquam altera prendendum manu, quin magli ln tyW*
ambabus . E cefi il getto di uoler percuoter con tutte due le mani , farà
fegno di uoler grandemente offendere, ciò è con la maggior forza, & effe a
eia che fia poffibile. Argante apprcffoil Taffo per ferir Tancredi :
La man finittra alla compagna a eco fia ,
£ con ambe congiunte il ferro abbuffa. E Rodomonte appreffo l^riofto:
Getta lo feudo , e à tutto fuo potere
Siti' elmo di Raggierà due man fere ;
Fere ilTagan Ruggier quanto più puote ,%
Con ambe man f opra ogni pefo graui .
Bauer molte mani è fegno di molta fortezza^ per quetto rifletto Briareo
fu finto hauer cento braccia, e cento mani,& il prouerbio diceiMult* ma -
nusonusieuiusredunt.
figliare con tutte due le mani .
Accenna che la cofa,che fi piglia fia difficile da trattenere, e pericolo - - s*
fa da fuggirci di mano . Tlatone parlando di colui che vfafofifmi *Z
metafore am ente diffe ; Vides igitur ver è dici bettiam hanc effe variam, ìn scphìfì*
wequef ’qu d dici folet) mica manu capiendam . Booz%p ^ Ruth e diffe: P * #
Extende paUiumtuurn,& tene vtraque manu. Ruth.^.
Tener alcuna cofa nel pugno.
E sprimerà certo,e ficuropoffeffo,& attuai dominio d'alcuna cofa, Via z 7
tane diffe : Qui mhil effe putant , quicquid non peffint ttriftim mani - ln 'TeJ*
b . s apprehendere: onde hebbe origine il prouerbio , Tugno tener e, eh e noi
volgarmente diciamo d'hauer alcuna cofa in pugno, ciò è poffederla fer-
mamente ,& irreuocabilmente. Cofi diffe sbramo alla moglie fua quan-
do le rinontiò lafantefca Agarre , di cui ella eragelofa : Ecce anelila tuaGtn. 1 6.
in manu tua ett,vtere ea ut hbet . E Salomone diffe : lufiomm anim& inSaP ì*
manu Deifunt . E cofi finalmente Iddio ifieffo per mcj tirarci' a, ff aiuto do-
; minio eh' egli ha [opra di noi d(ffe:Egopercutiam,& egofanabo,&non efiDeuUf-li*
qui de manu mea poffit eruere. Il Tetrarca parimente diffe :
Morte mi s*era intorno al core auolta ,
2ie' tacendo t' potè a di fua man trarlo . Car^
Dar di mano in mano.
FEr manus tradere,& de manu ad man uè modo di dire tolto da quelli , ^
che [caricano le nani , ò le carta di robbe porgendofele d!una mano ' 1 5 *
Tp z nell'al -
300 DeSl’Arte de’ Cenni,
nell* altra, e co fi co'l mevto di molti facendole d'un luogo leuare & alirouè
f.f° facilmente riponere . M ppreffo Liuioè feriti o:T ale confiliumfuì recipien
. / . 8. di inierunt: fafces ubi confederane per manus ttramentorum,ac virgulto -
T. r .. WWifóorum fumana erat in cafìris copia yint er fe traditcs,ante aciem col «
hi fami » locauerunt.Et per metafora Cicerone dìfje: Totum denique hominem tibi
trado de manu,ut aiunt,in manum tuam iflam,et vittoria, & fide praflan-
tem . Ter manus tradita, fi dicon-quelle cofe,che non fiferiuono, ma che
per traditione p affano à pofi eri come de* fiacri mitterì aueniua. Il Boccac -
ciò nella ISfouella raccontata al Saladino da Melcbifedcche Giudeo , par «
landò di quell* anello, nel quale la fucceffione del l^egno confi tteua dicchi
che andò quell'anello di mano in mano àgli altri fuccej] ori*
Dar fuori di mano.
^T\sA queflo atto dì dar fuori di mano, ch'idi priuar sedei poffejfo di
xJ quella cofa che diamo ad altri , è fiata detta la manomiffione , e 1*lj
emancipatone ch'èdar la libertà a'fierui ,e liberare i figliuoli della mano\
epoteflà paterna', & ficome nella cerimonia della manomiffione il patrone
lafciaua la mano,del feruo,che prima teneuaicofianco h oggi. nell* emanci-
patone co fiumano i padri di laf dar a' figliuoli la mano, che prima gli ha -
uè ano prefa, effrimendo con queflo getto la liberatone che i figliuòli ,&i
Tf*l'i 4* f€rui dallapoteflà del padre, ò del patrone confeguifcono. Dauiddedi Dio
£cc 7' diffe: Extendit manum fuam retribuendo . £ Salomone deWhucmo ricco
diceua : Tauperi porrige manum tuam . Gli antichi faceuano fatue che
rapprefentauano Vittorie che porgeuano con le mani palme , e corone di
gran pregio, le quali effendo loro tolte da Dionifio Tiranno di Sir ago fa, e di
vai. Max. dò rinfacciato come facrilego , diceua, t ( e acciperenon auferre,flultumque
lib.iy cap.i ejje£ quibusbona precamurab hisporrigentibus nolle / umere •
Lauarfile mani.
OVefto ègettodi monderà, e d'innocenza, accennando cefi efifiermon
do l'animo, come fi mondano le munirei vecchio Teflamento era ^
commandato che i più uecchi della città pià vicina al luogo dell'occulto
Zenit s°* & omicidio fi lati afferò ie mani dicendo: Manus nottue non effuderuntfan 4
Cap. tz. guinem: èferittoin Giobbe :Sàluabiturinnocensin munditia manuuwLj
&fal 17. fuarum . Et Dauidde pregaua Dioche lo rimunerale fecundum mundi-
?/*/.* 5». 6* tiam manuum fuarum. Etdiffe anco . Lauabo inter innocentes manus
meas. ES.GiacobonellafuaEpittola efclama: Emundate manus, pecca-
tore s , & purificate corda . £ Tilato prefa l'acqua fi lauò le mani alhtj
prefen%a del popolo dicendoilnnocens ego fum à fanguine iujìi kuiu svar-
iando della morte del nofìro Redentore . il qual ccftumefù anco appreffq
ì Gentili, & perciò in Hefìodo è [critto :
un -
Parte Prima-». 30*
itunqum mane lotti uinum libaueris audens If> 6Ptf' &
lìlotìs manibus. Enea diffe ad ^ tnchifefuo padre , che pigliale ì Dei*16*-
Venati , non uolendo egli toccarli con le mani impure , & abbrunate nel
[angue de 1 nemiche primaf nell'acqua viua lauandole non fi purificale:
Tugenitor carpe [aera manuypatriofque penate s,
Me bello è tanto digreffumy ér c&de recenti
^ittrettarenefasydonecmeflumineuiuo v
idbluero. che accennò Tibullo quando diffe :
Calla placentfuperìSfpura cum uefleuenite
Et manibus puris fumile fontis aquàm . l
V Melato nel fuo Emblema delT^ftinen^a dìpìnfe f opra un monumento
un vafo da lauarft le maniyCoH fciugatoioycon quefti uerfi appreffo:
Marmorea in tumulis una fiat parte columna
Vrceusy ex alia cernere malluuium eli. v imbibi-,
Ius hac forma monet dittumfine fordibus effe
Defunttum puras atque babuiffe manus .
Era nel vecchio Tcflamento effreffamente da Dio commandato folto pe-
na di morteycbc i Sacerdoti , prima che entr afferò nel tabernacoloydouef - Exo^ 3 °*
[ero lauarft le mani , & i piedi ancora . E coHumauano anco di lauarft le & 4°*
mani quando uoleuano mangiare : onde i Farifei ardirono di dire
Quare difcipuli tuitranfgrediuntur traditiones feniorum i non enim la-
uant manus fuas cum panem manducanv.ma ChriSìo diffe loro che non lo - Matth. i r,
tis manibus manducare non coìnquinat hominem. E far alcuna cofaillotis
manibus Sfarla [en%a premeditationey& inconfideratamente. Caio Giu - Lue T T;
reconfulto dice non conuenirft fen%a alcuna introduttione} iiiotis manibus
frotinus materiam interpretationis trattare. *e ortg tA~
Fregarfi le mani fcambieuolmente.
EMto di reciprochi offici] > & di voler contracambiare il beneficio ri -
ceuutoy tolto dall1 antico prouerbio d'Epicarmo : Manus manumfri -
cat . Simile à quell1 altro : Mutuò muli fcabunt.per che quefti animali fi fc-
girono fcambieuolmente grattare: & à quelTaltrOy Fricantemfrica :• Et
manus manumiauat.
Mani oculate.
SI dicono di quelli 9 che non [olo odono y ma uc dono in effetto [effe-
cutìone delle cofe à loropromeffe : tolto dal detto di quella T{of -
fianay che appreffo "Flauto diffe à quel giou ine che le promet- \n
teua molto 9 e non le daua cofa alcuna , Semper , oculata funt noftrfi ?
manus ; credunt quod vident . E fi dice anco oculis , & manibus : una co-
fa effer chiarate certa^com i'vsò Cicerone. Cum manifestò venenum de • ?To ilum.
prehen-
ris.
31
31.
3oz Dell'Arte de* Cenni,
prehendì([ct,quód vir matris Oppianicus ei parauijfet , & res non Confe-
ttura,fed ocults}ac mambus tener etur > ncque incaufa vlladubitatio pof-
Jet cf['e,accufauit. V Melato da quel detto di Epicharmo: Sobrie uiuas ,
ncc temerò credasfpre(e occafionc di formar quell' Emblema, il cui corpo è
y Cocchio fitto nella palma d'unamano: con alcune piante di pulegio, con
quefii ver fi appreso :
ZmbU i 6. credasene (Epicharmus ait) non fobrius etto,
Ili nerui human A , membraque mentis erant .
Ecce oculata manus,credens id quod videt}ecce
Tulegium antiqua fobrietatis olus.
Con mano chieder filen tio l
, 2é rj Terger innanzi la mano defìra aperta è atto di voler parlare, ediri -
^ chiedere a" circolanti, che tacendo ci afcoltino . Lucano dice :
M cju i Vtquefatis trepidum turba coeunte tumultum
e e cui i yultuMxtraque filentia tujjìt. Et Ouidio di Gioue dice:
Ucu i . — Qui pofiquam noce , manuque
Murrnura compofuit, tenuere filentìa cuntti.
jZft.Ap. ix DiS.Taoloèfcritto: Taulus ftans in gradbus annuii manu adplebem,&
magno filentio fatto allcquutus ett lingua Hebraa. Et in un'altro luogo :
CMp.i$tm Surgens antera Taulus, & manu fllentium in dteens, ait. EdiS . Tietrofi
Cap. ii. legge: jtnnuens autemeis manu vt t ac erem, narranti quemodo Dominus
eduxijfet eum de carcere. Dante fiferuì dì que/ìo cenno dicendo:
Fur^ 8. Quand'io cominciai render uano
V udir ,& à mirar ma del* alme
S urta, che i'afceltar chiedea con mano.
E l* Mio fio parlando del Cauaher dal nero:
Con manfè cenno di uoler manti
^ face] s’ altro alcuna cofa dire .
Sbatter le mani inficine.
LO sbatter delle mani infieme cioè palma con palma, che plaufo è det »
to,era fegno d'allegrezza , e di congratulai fi di felice fuccejfo : co'l
quale applaufo da' oman « buoni Trencipi erano raccolti , & i cattiui
co fihli uituperath à che aliudedo Tropertio dtffedel Trionfo d’Mgufto:
Lih, 3, Ouavideamffiùlijs onerato st<xj 'ari saxes
vulgipLaufusfape refiftire eques . llcbefu poi ne'publici fletta»
coli fjtruato :
Tanto cum ttrepitu ludi flettantur , & artes
Digiti <eque peregrina, qaibus obhtus attor
Cum fletti in fcena? concurrit dextera Un a*
E però
Parte Primari 303
E però nel fine delle ben rapprefentate fattole dicevano al popolo :T laudi-
tela fine che sfacendo quefto applaufo dimoflraffe che la fattola gli f off
piacciala , fìcome quando gli era Jpiacciuta con fibili era mantfefìato .
Quintiliano lafciòfcritto: Tuncefl commouenium theatrum , cum uentu Uh. 6 . c>u
e fi ad ipfum illudevo veteres comoditi, tragceiitique clauduntur , Vlau-
dite . Horatio dìjfc*> :
Sefjuridonec cantor,vos piaudite, dicat. Et un’altra nolta, in veet.
Qui [e credebat miros audire tragcedos lib.z ep z.
In vacuo Ititusfeffor, plauforque tbeatro.
Mentre Virgilio deferiue il giubilo di coloro che erano prefenti in Sicilia ,
quando Enea faceua far quei giuochi in honor d'Mncbife fuo padre , dice:
Tum plaufujfremituque virum,fìudijfquefauentunt
Confonat omnenemus.
E per lo contento che riceuè il popolo del bel colpo, che con la faetta fece
nell' arbore vicino alla Colomba il figlio d’Irtaco.dice : '
Ingenti fonuerunt omnia plaufu .
E Dauìdde:Omnes gente spiaudite manibus;iubilate Deo in noce exulta - p/a1a6'
tionis . Ouidioytffirimendo gefio di vana letitia:
Cumquefefellitamansaliquanouitatemaritum , Trin. **•
Tlauditur , & magno palmtifauore datar .
Dante per effirimer allegreo^tyC contento dijfe:
Quafi falcone cb’efce del capello >,
Muoue la tefta>e con l’ali s’ applaude , **radm \ 9,
Voglia mofìrando, e facendo fi bello . Vdrioflo:
Ma piu de l’ altre una virtù m'hà tratto c.iz.fi.i,
cui col core, e con la lingua applaude .
| Il Taffo ancora di Goffreddo eletto da i capi dell* ejfercito per loro Duce:
I Ei fi motiva à i foldati, e ben lor pare c. 1 . /?.$
Degno de l’alto grado, oue l’ban pofto ;
E riceuei[aluti,e3lmilitare
Mpplaufofin uolto placido , e compoflo .
Quindi nacque il prouerbio.D'qs,bominibufqueplaudentìbus\ che fi dice di
cofa che fu felicemente fuccejfa.Ciceronefcriuendo à Quinto fuo fratello:
Vatinium à quopalam oppugnabatur,arbitratu noftro ccncidimus}dv,sJ?o
mmibusqueplaudentibus.Similmente quando i Magi ftrati,ò gran Senato-
ri,che erano grati al popolo dtfcendeuano nel Circo , ènei Teatro, erano
con applaufo raccolti onde Horatio d\ffe :
Silicer»tplaufus,quosfertMgrippa,ferastH .
Ma quejìo geftoè difcberno , e di uitaperio quando uien fatto non nel fine
304 Dell’Arte de’ Cenni,
delle fattole, ma in alcuna occafìone deforme , e brutta , come dice
fio, che fu fatto al uil Martano :
C;i xi batter de le mani, il grido intorno
Se gli Iettò del popolalo tutto .
E Gieremia parlando alla distrutta Città di Gierufalemme : Tlauferjtnt
fttper te mambus omnes tranfeuntes per viam fibilauerunt,& mouerunt
caput . Et da quefio sbattimento delle mani che plaufo dicono deriuano
cxplofum,che ruol dir magno ttrepitu reiettum,onde Cicerone diffeiSen-
Cap, tentiam ,s4riftanisiTyrronts)& Heyilifuifje explcfam.Quefio sbatter del-
le mani infieme è anco getto di dolore: onde Dante parlando de igefti do «.
loro fi deli anime dannate nell'Inferno dice :
Infirmi * Tavole di dolore, accenti d'ira,
Foci alte, e fioche , e fuon di man con elk.
V vinetto parlando d'olimpia , che fi differaua dietro ilfuggitiuo direno*
c.ioa/?.23 Edoue nonpotea ladebìluoce
Suppltuail pianto, dibatter palma à palma .
E ragionando della morte di Tinabcllo :
Cz^fiA 6 E>ùp° nonmolto la bara funebre
Giunfe à Jflendor di torchi, e di facelle ,
La,doue fece le ftvida più crebre
Con un batter di man gir à le Stelle^.
K/^.24. Sl ha nella diurna fcrntura ; chelratus Balaccontra Bdaam compio fi s
mambus ait: >Ad maledicendum inimici smeis- hoc aui te> quibus e contra-
rio tertiò benedixifti . E quefio è pur atto di dolore, perche l'ira è fempre
€„p SI# co'l dolore congionta:onde diffeanco Iddio per E^echielle: T laudani ma «
nu ad manum, & implebo indignaticnem meam.
A ìzzv la mano in atto d’cffefa.
r X? Getto d'animo inimico, e che uogha caftigare.òfar ingiuria & offe fai
* * * * JC, an%i come diffe ripiano quefio atto è ditte fi a ingiuria punibile 5 Si
Dig . de maquis pulfatus quidem non efi , uerum manus aduerfus eumleuaU& [ape
iur.l, 1% perterritus eft,quafi uapulaturus,nontamen per cuffus, utili iniuriarum
attiene tenetur . 1 Alleua manum tuam fuper gentes alienas , vt videant ,
2cd$6' potemiam tuam: dice la diuinafcrzttura,& Dauidde, Leuamanustuasin I
Ifal.yj, fuper bias eorum in finem 3 Etaltroue: Extendifii manum tuam,& deuo - | .
%xod. i $, raiijt eQS UYta% VJiriofio di Bradamantee del Mago incantatore dice: i ‘
CA‘fi'17- Degnando leuargltellalatefta
*Al\a la man uittoriofa in fretta.
Minae-
Parte Primari joj
Minacciar co*l pugno l
IL mini* il pugno in atto di ponderarlo > è geflo di minacele, onde hai J . 3 e.
biamoinTlauto : \
Me. Haud malunt buie efl pondus pugno . So. Vcrij pugno e ponderati ** émpMil
V antico prouerbio che dice : Tugnis , & calcibus, {igni fica di uoler con
ogni forte d'ingiuria offender alcuno.
Metter la mano fu Tarma.
EJltto dì minacciare, è di uoler' offendere . L'jtriofio neUd perfetta . 3
di Foggierò dice :
‘Hp'hfarò mentre 6$
Haurà for%a la man di regger quefta ,
Egli mofira la ffadtu. li Tajjo del Soldanodicc^ {
Tiensù la ffada mentre ei sì f ausila
La fera de sita in minaccieuol9 atto .
H omero introduce Achille f degnato à por lamano sul9 tifa della fpaitu
mentre parla con ^ tgamenonc :
Sic ait iratus,gladijque manubia tangit. ti ì
Oli Italiani dicono imbrandire derìuato dal brando, cb' è l'iSìeffa ffada:&
i Latini flringer il ferro. Vtrgilio:
Corripuit hic fubita trepidusformidineferrum , JSn. £1
+4cneasftrifiamque aciem venientibus offert.
Cofi dicono anco gli Italiani, e peròil Tetrarca :
Topolo ignudo, pauentofo , e lento >
Che ferro mai non faringea ,
Ma tutti i colpi fuoi commette al uento. ■
Con la mano chiamar à sè alcuno.
E Geflo £ amor ernie inulto , come quando tjlriofto parlando di Dii g j
A'fO :
Leua gli occhi pietofi, e fa con mano C.i 4^.7^
Cenno, che venga à sè l’^ngel Mtckelle. Et anco quando diffe :
Equanto può da gli altri fidifcofta, C.jS.ff. 4^
Et à Ruggì et* accenna con la mano. E parimente il Taffo diffe:
E chiamando il buon Guelfo a sì con mano c.i itf, 1$
» Alni parlano. .
La Sapienza cefi diffe appreffo Salomone : Vccaui,& renuiflis , extendi?”** i*
manum meam>&nonfuitqui afficeret. E Dauidde pregando il Signore,
ebe non permette ff e ch’egli fi congiongeffe co 9 peccatori,ancorche con ma-
no, e co9 piedil’inuitaffero: TSlon ueniatmihipes fuperbia>& tnanus pec-pf*Uf:
wtoris non moueat .
Q^q Con
3© 6
Dell’Arte de’ Cenni,
Con le mani (cacciar alcuno da sè l
*39' C Icowe il chiamar con la mano alcuno tirandola à sè,èfegno di de fide -
' Cjrarlo} ccfilo {finger da sèia mano è geftoch’alcùno non s'appreffià
mi,mafene vadale cefi di abbonir lo, e d'odiarlo',e però il Tolofano dice:
. Auerfis infinifiram palmis abominarne , uel reijcimus aduerfd . Il Te-
trarca pai landò del Rj Roberto di TS^apoli quando j opra la fetta chiamò
à sè Madonna Laura^ per farle bonore la bacciò negli occhile nella fron-
tediceche:
Son. 202. V altre maggior di tempo , ò dì fortuna *
Trarfi in diparte commandò con mano . Vjiriotto:
C'i4./}.$ìllfilentio vd intorno, e fa la /corta,
Hà le {carpe di Feltro, e* Imantei bruno ,
Et d quanti n’incontra di lontano ,
Che non debban uenir cenna con mano •
E di Lucina,ch’effendo in poter dell'Orco accennaua d J^orandinù, xbe^j
non andaffe d lei, dice :
Ella con uifo mejìo ,e fup pii c ante
C.i-j.ft.ói Gli accenna che per Dio non ui rimanga j.
Tenir le mani alla cintola, ò al fianco.
QV etto è atto d’ocio,edi pigritìa . il Caporali dijfepiaceuolmente:
Tur mi ritenni à cintola le mani ,
Dijjeil Boccaccio , non volendo farmi
De la famiglia di Guafìauillam . L’arlotto:
G l i #i7* Come ti piace, ò fcendi, ò ttd d c audio
Tur che le man tu non ti tenga al fianco . Et ancora dìffe :
C.j 7 Non s'hanno più d tener le mani al fianco ,
Tlauto argutamente chiama ceJìoro,cbe ttanno con le matti à fianchi, huo
mini anfati , perche d punto paiono uafi da due manichi :
in Tirfjt. Quis hic anfatus ambulatjubnixis alis fe inferenti
Mani fotto il mantello .
•4 1 o Vetto è getto diperfona languida, metta, &ociofa. Quintiliano bia -
V^J fima quegli Oratori,che non fi commouono,ma languidamente par-
lano: femper manum intra pallium continentes : percioche ficome è prt
cetto de* Retori ,che quando rapprefentiamo alcuna cofa mefta dobbiamo
tener le mani afeofe; cofi,neluoler far commotione negli animi degli au-
ditori,hi fogna cauar fuori le mani, & con igeflidi quelle, non meno cbcj
con le par ole ,ejf rimer quelle cofe,chebanno alcuna contradittione . AD
ficome il pallio era proprio de* Greci , e la tega de Romani : cefi quefii par •
landò teneano le mani {coperte, e quelli benejfejfo {otto il mantello le co-
- T pmano }
.40.
Nelle Sètto
Parte Prima-.. 307
pridano,non effondo il pallio cofi commodo al gettire,come là ioga : onde
E f chine Oratore Greco parlando contraTimarcbo lobiafima che troppo
jfj beffo inter dicendum manus extra pallium haberet . Et in Salamina era,
la flatua di S olone, che fà tra Greci eloquentiffimofia quale bauea le mani
[otto il mantello*
Mani fotto lo (caglio.
ATS {co quello è getto di dapocagine3e d'in fingar daghe ;e però il Sauro
dijfe: >Abfconditpigermanum fuam fub afcella,nec ad osfuumap-Prou. 9. g»
flicateam . Etappreffo Apuleio è[critto:Siccine vacuus,& ociofus hfi-x6*
nuatis manibus ambulatisi Ciò è con le mani nelfen0)& cofi ociofe .
Mani legate di dietro.
EGefio d'effer prigione, d'effer condotto al patibulo • Virgilio di Si- .43.
none dicevi :
Ecce manus iuuenem interea po/l terga reuintfum
Tafiores magno ad Kegem clamore , trabebant . Horatio:
— — Vidi ego ciuium
Estorta tergo bracbia libero . Et anco :
Mox trabitur manibus Fjgum fortuna retoris . Tibullo :
Etnouos pubes Romana triumphos
V idit, & euinftos bracbia capta Duces . Guidi 0 :
Tars agitur vinftis pofi tergum capta lacertis. Tropertio :
Vinfius eram verfas in mea terga manus . Virgilio di %4ugufio :
Claudentur belli porta, Furor impius intus
Sana fedensfuper arma, & centum uinftus abenis
Tott tergum nodis, fremet borridus ore cruento.
Che fu così dall* ^£rio fio imitato parlando del Duca Borfo :
1 Chiuderà Marte, oue non reggia luce,
E ftringerà al Furor le mani al dorfo. Vn' altra volta :
Mar fifa Marganor bauea legato
Intanto con le man dietro à le rentj. il Taffo di Sofronia dijfcj :
Stnngon le molli braccia affre ritorte .
jqelrouefcio d'una medaglia di Caracalla è un Trofeo poflo tra Pimagine
della Vittoria, e à! un* altra figura di donna con le mani legate di dietro , a
piedi delia quale è un'altra figurina pur con le mani à dietro legate , con
quefìe due parole V1CT0BJ*A BRlTMTSlJCsA. Similmente nel ronefcio
d'una medaglia dì Cofian^cbe gli fu battuta depohauer [uperatoMa-
guentìo T iranno ,è una figura con le mani di dietro legate, che gli fìà a* pie
di con qitifle lettere VlBJ'VS M.VG. EtinVnadiTraiano fono tre fi-
[ure, l'uria in atto metto fedente conia mano fotto la guancia, e l’altra in
Q q 2 piedi
JEn.i*
li S.od.u
lib.x.tp.i.
Lib.l eleg.7
Trìjt.i.
f
Fropir, lib.l
JEn.l.
CSJ‘ fw-
C J7.y7.I0J
$o8 Dell’Arte de’ Cenni ,
piedi nuda con le mani legate di dietro, la terga è legatale coricata in teri
ra. Lacrima dimoflra là Trottinola Dacica da lui foggiogata:La feconda
è di Decebàlo He de* baci: là terga è d'urt perfonaggio di quella Vrouincia
fatto prigione . Vita fintile fù battuta in honor di M. -Antonio Filefofo .
L’ifleffo getto fi uede anco nelli rouef ci di alcune medaglie di Commodo,
di yefj’iftanoycdi molti altri .
Mani di dietro vnite inficine.
EH* getto difupplicare, e chieder perdono, e mifericordia ; e mafiimal
mente à quella per fona , contra la quale s'hauejfe tentato d* adoperar
quelle mani per farle offefa : perciò che ponendotele di dietro, era fegno di
non volerle più contra diluì vfare: e però leggiamo in >Ammiano,cbe Fr-
ficino riconofciuto nell* cjfer cito da * Antonio , e da lui rinfacciato , e chia-
mato traditore, egli fublata tiara,quam fummo capite ferebat honoris in -
figne,defilijt equo, curuatifque membris , humum vultu pene contingente
falutauiVypatronum appeìlans,& dominum & manum pofl tergum come -
ttensfignofee mihi,inquit . Hippolito de* Mai fili fcriue che vn Trencipc^j
d* Italia daua ogni mefe certo Stipendio ad uno che con tradimento gli ha -
uea fatto feruitìo , ma però che doueff e ali* indietro caminando andarlo i
metter con le manipoli e alla f Mena per fegno del fuo tradimento .
Auitichiarlemani infieme.
Q Vefio è getto di reftringere, congiungere, e fermare alcuna cofa ini
fieme ,acciochenon fifepari, edifciolga. Dice Ouidio che Lucina
Dea del parto mandata da Giunone per impedir il parto di Iolcs
nuora d*Hercole , transformata in una vecchia vsò quejio gefto per malia
d* impedirle il partorire: onde Iole dicea :
Vtque meos auditgemitusfubfcdit in illa
jlntefores bora, dextroque eli poplite leuum
Treffa genti digiti fque inter f e pettine iunttis
Sufiinuitpartus, tacita quoque carmina uoce
Dixit,& inceptos tenuerunt carmina partus. E poco appreffo foggiungei
Erachioque in genibits digitis connexa tenentem.
Quello gefto fù qui uiuamente dal Voeta rapprefentato con la fimilitudi -
ne del pettine, dicendo: digitis inter fe pettine iunttis, per quello che fi di -
rebbe pettinatim coplicatis , ciò è cefi gli uni inferii ne gli altri, come i Lic
a nel pettine. Salomone diffe che quello geflo era didapocagine, e d*incr-
M:$tultus complicai manus fuas dicens,melior efl pufillus cu rcquie,&c.
Menar leggiermente vna mano fopra l’altra.
OVcfioattoche fifà come f e fi volcjje fopra la palma della mano dii
ficnder butiro>ò altra cofa liquida e molk accennerà lenità, e pla~
‘ eal filiti:
47-
Parte Primi, . 309
{abiliti: Épirimtntc il gtfto divagete vn’altro lignificherà FiRefl'o , e
perche niun liquore è piàfoaue al tatto neptà placido ,e tranquillo dell'o-
lio, quindi nacque il prouerbto : Oleo tranquillior . Mppreffo Tlatone è
fcriitto . Ingreditur multa cum manfuetudine olei in morem extra flrepi- ln The^
tumfluentis .
Opponer la mano.
Egitto di contradittione , e di oppofitione : C. Flaminio Tribuno della
plebe voleua porre vna legge di diuider per tefla alcuni terreni
delia Gallia Cifalpina ; dal qual propofito non l'hauea potuto timouèrejii
Vauttorità del Senato , nè la potemmo, dell'cffer cito raccolto per fargli re-
fiflenxai ma mentre prò rofiris, era per porre le legge , fuo padre manum rA-e- M*x
iniecit , e con quello cenno , priuato frattus imperio defcendit è roSìrit . uh' x 4
ediffevnToeta .
B^eSlitityOppofuitque manum fors parietis inSìar .
Che fu co fi dal Tetrarca imitato :]
Tra lafpiga , e laman qualmuro èmeffoi
E Tibullo della morte dìffe: '
Omnibus obfcuras inijcit illa manus 1
Porger prontamente le mani aperte ^
Egitto di benignità ye di cortefìa , tolto da Tlatone oue dice , che Dioge- > g
ne era (olito di dire: Manus non effe porrigendas amicisdigitis comi
flìcatisjnnutns non fatis effe fi Comes nos prabeamus amicisffed comita -
ti adiungendam benignitatem . Conforme à quello che fi legge nella diuina
fcrittura : Manum fu am aperuit inopi , & palmas fuas extendit ai pattpc - ?rou-l 1 •
rem . Il Tetrarca diffe porger mano, per dar aiuto come fi fà con le mani
aiutando alcuno :
Deb porgi mano all* affannato ingegno
%4more,& allo fide fianco, e frale. So». 3 1 7.'
Quindi è quel detto . Manum plaufiro admouentcs > inuocante nummo*,
Dauidde parlando della benignità di Dio : Tu das efeam illorum in tem-
pore opportuno : jLperistu manum tuam, & imples omne animai bc -
nediftioncs .
Stringer la mano altrui .
Pender la mano d'vn' altro nel modo chefaceuano i Romani quando
ambiuano i magi firati, il qual atto differo prenfare,\cioè manum al-
ter ius prahendere,ègefio dì de fiderare alcuna co fa 5 come quei cittadini
dauano à quefto modofegno dì defiderar il magi firato. Cicerone ad àrti-
co difle:Trenfatvnus Galba fine fuco,& fallacijs more maiorum.E Ludo:
Crn multa indigniate prahtnfabat fingulos . Cefi Horatio effendo angtt .
' ' fi;m
49.
Ah vrh.
3 1 0 Dell’Arte de Cenni,
ftiato da quel ciarlone >t defiderando sbrigacene fin contrito fi in Fufco A-
riftio amico fuo gli fece cenno che lo liberaffe da queWafiiOi con Stinger-
gli le braccia. w
— veliere c&pi
Ft prenfare mani* lentijfima brachiafnutans ,
Diflorquensoculos,vt me eriperet .
Quefto Stinger di mano è anco amorofo ccntrafegno che accenna de fie-
no di lìnngerfi totalmente infieme. Il Boccaccio nella Nouelladi Teodo -
Ciori. No ro 9 e della Violante dice : Dalle parole vennero à pigliar fi perniano , e
firingerfi: e da queSo ad abbracciar fi, e poi a baciar fi. Etti Tetrarca atia
mano della fua Donna diffe:
s<m i 67 . 0 bella man che mi diSringi il core ,
E in poco fpacio la mia vita chiudi.
Mani velate.
? o ^ att0 ^lfecr€ta^ lealfede , e perciò J^uma Tompilio Ej de?
# ^ * vjf Romani ? ordinò che coloro che faceuano le [acre cerimonie della
fede tenejfero le mani in vn velo inuolte 9 per accennare di voler ben cn~
ftodire la fede promejfa , e co fi Horatio dijfe che la fede era coperta d*vn
velo bianco :
— — Et albo
Eara fides colit velata panno . Che fù daWMiofto così imitato : ‘
C.'ii.fi.i. T{e da gli antichi par che fi dipinga
La f anta Fè veflita in altro modo ,
Che dyvn vel bianco fche la copra tutta ,
cWvn fol punto , vn fol neo la può far bruttai
Ter la medefma ragione gli Amba) datori che andanano a ricercar la pa-
ce haueano le mani velate . Tlauto:
Voflridie in cafìra ex vrbe ad nos v enerunt f lente s
lnAmph:tr>j,Ytncipes ye’iatjs manìbus or ant ignof camus peccatum fuum .
Gnidio dice che Teleo diede à quefìo modo al \e fegno dt pace ;
Copia cum fatta efl ad eundi terra tyranni
Mei 1 1 y e lamenta manu protendens fupplice qui fit *
è ‘ * Quoque fatus memorai.
Allargare frequentemente le mani .
a j I , -w— t Atto di diuifione9 di feparatione , e di nimifìà accennando che fi co-
me fi allargano, e fepar ano le mani , co fi fi diuidano , e dif giungano
gli animi. I capitani fanno qucfiogefto quando vogliono che i falda-
ti i* alcuna compagnia fi feparino non hauendo ancora muentatofuono di
tamburi } ò di trombe , che quefìa diuifioneloro accenni , il che dà latini è
detto
Parte Prima ?
3 i i
detto lai are ordine s, eh* è quando il Capitano commanda che fi allarghino
lefcbierc,acciocbe dando luogo le prime file già /lanche, fia dalle feconde ,
e dalle ter^e, chefrefche , e gagliarde fono,foftenuta , e rinomata la batta-
glia, penetrando quefle per gli fpatij di quelle.
Vnire inficine le mani, con moto frequente.
Q Ve fio atto accenna commandamento di voler che alcuna moltitu-
dine di genti, ò di cofe fi vnifea , e fi restringa infieme , che nella mi -
litia fi dimanda conferta aciesiouero cuneus,onde fu detto cuneatim,cke
fignifica cofa ristretta a foggia di cuneo. appreffo Cefare è fcritto: Infero
cuneatim cofiiter ut, et appreffo * Ammiano : imperator cuneatimfìipatus.
Menar le mani intorno.
QVefìo geSio fatto in quel modo che fanno le donne quando ingema -
no il filo è atto di tur battone e di feditiofa confu fione , & di voler
volger intatto fottofopra . Ariflot eie parlando della fedhione dice : Maio-
resvt fiant ffiquales, acquale s vtfiant malore s feditionemfaciunt . Salu-
fiio : Diurna , atque humana habere promifiua nibil penfi , atque moderati
habere . Questa turbatone diede il nome di turbine à quel vento che con
fpauenteuoligiri mina , efracaffa il tutto , del quale Virgilio dijfe:
Ac venti velut agmine fa fio
Qua data porta ruunt,& terras turbine perflant.
E dal mede fimo aggiramento fu detto turbine il trocbolo,ch'è queljnSìro -
mento di legno coH quale i fanciulli giocano facendolo girar intorno del
quale dijfe Tibullo:
Tfamque agor vt per plana citus fola verbere turbo,
Quem celer ajfueta verfat ab artepuer. e Virgilio:
Ceu quondam torto volitane fub verbere turbo,
Quem pueri magno in gyro vacua atria cir curri
Intenti ludo exercentùlle aflushabena
Curuatisfertur fpattjs:Sìupet infila turba
Impubifquemanus mirata volubile buxum.
I Tofiani chiamano Trottola quel trocho che con la corda fi fa girarci
fenga sferrarlo: ma quello che fi sferra dicono Valeo, Dante dijfe:
Vidi mouerfi vn* altro roteando
Et letitia era ferita dèi palco \
Volger la mano.
ATto di niunafaticaipoicbe fi fuol dire: Vjhil effefacilius quàmma-
numvertere : Cicerone lafiiò firitto : "Hemanumquidem rerfu-
rosejfe .[Quefloè anco atto di minare & di [onerine alcuna cofani . Vn-
Ambafiiators mandato ad Andromaco ,dopo batter dette molte cofi in-
foiente*
ji
n
edìt
Mn \.
Aen 7 4
Tarali. ìS.
•?4*
Plutar.nellé
vita ài Ti -
mdiomt.
3 1 1 Dell'Arte de* Cenni *
fvlentementejfpòyfe manti la mano,mottrandola box prona,' & bòra fu fi
na, con quefio geflo minacciando di mandar fottofopra la città . Ma 4 An»
dromaco , con hjlejjo geflo, feb emendo lo gli accennò > che tofio fi partiffe ,
fe non voleua che la fua nane à quel modo [offe riuerfata,Et à quefio con*
cetto par che accennaffe l'Ariofto quando dijfe:
Amor ha volto fottofopra fpeffo
')9 Senno piu [aldo, eh e non ha cefi ni.
Mani tremanti
Elnditio di timore , ilqual getto effreffe Ouidio nella vecchia nutrice
di Mirrha dicendo :
Horrretanus,tremulafque rnanus annifque,metuque
Tendit. Et appreffo Tropertio Aretufa fcriuendo a Li co t a fu o maxi»
toyef cufando fi fe non haueffe ben formate le lettere dice:
Aut fi qua incerto faUet te littera trattu
Signa meadextra iam mori enti s erunt •
Del timido fi dice che trepidat vbi non efi timor, e per prouerbio i detto:
Ante tubam trepidar , tolto da Virgilio dicendo
Cur ante tubam tremor occupat artus ?
Dante fgomentato daW affamata Lupa int e fa da lui per i'Auaritia diffeà
Virgilio :
Vedi la befiict,per cui io mi voi fi ,
Aiutami da lei famofo faggio,
Ch'ella mifà tremar le vene, e i poi fi.
Tirar la mano indietro.
Ql Ve fio è getto d'attinenza , ficome il porgerla auantì è atto centra»
npGiuuenale parlando de9 parafiti^ dicendo che non ardtfeano di
porgerla mano al buon pane, che èriferuatoà patroni dice cefi:
Ecce aliu s quanto porrexit murmure panem
yixfraftum f ùlula iam mucida frufla farina
Quagenuinum agitent,non admittentia morfum
Sed tener, & niueus , mollique filigine faftus
Seruatur Domino, dextram cohtbere memento.
jGabaoniti pregando Giofuè che non uoleffe aflenerfi dal porger loro aiti»
to diceuano: 7^e retrahas manus tuas ab auxilio feruorum tuorum .
Brancolare.
Brancolare è andar come fanno i ciechi , ò come noi nelle tenebre fac»
damo con le branche , ciò è con le mani taflando per trouar al buio
alcuna cofa . Tonando Dante la calamità del Conte V golino , e finfelice
morte di fuoi figliuoli, che [eco in prigione di fame fe ne mqriuano, dice:
~~ yid'io
Parte Primsu. 313
Vi d’io calcar li tre ad uno , ad uno
Troll quinto dì e'ifetto: onde mi diedi
Già cieco à brancolar fouraciafcuno. *
il Boccaccio dice che Rjiggieri fur t inamente introdotto in cafa dalla tno* Giorni*
glie di Maettro Ma^eo cominciò ad andar brancolando per U cafaper™w<t
(opere, [efcala, ò porta trouaffe,doue andarle ne potejfe . V Arlotto del
Greco che di notte andò à trottar Riammetta :
Va brancolando in fin che’l letto troua.
E di Ruggiero che andana cercando „ Angelica, che aU'hora,per virtà deU
V incantato anello strafatta ìnuifibile •
Cefi dicendo intorno àia fontana Cai fi-fi
Brancolando n' andana come cieco . E del SenapOj ch'era cieco dice :
—• Con le mani inante c.$yfiM$
yìen brancolando il Caualier notante .
E fi dice in prouerbio: Volpare in tenebris , di quelli che uanno le cofeoc*
otite inuettigando. u triftofane :
— — ’ Ante hac negotia jn paee;
Velut in tenebris manibus attentauimus >
Tfiunc ad lucernam curiti a penfitamus . E Tibullo:
Explorat c&cas cui manus ante uias . E nella facrafcrittura fi dice : CuUib.t.eleg.i
non pretto funi h&c,cacus efi,& manu tentans . Eetri ep. z .
Con le mani accarezzar fefteffo,
QV etto atto di lufìngar,& far ue^Z} à f e mede fimo, & anco baciar fi g,
efprime la Filautia,cb*è l'amor di fefteffo, fonte dì molti ritij,& er-
rori: perciò che colui che è di sè amante, il tutto fà perìnteveffedi fefìef -
fo,e delle cofefue;di che tratta ArittotileXicerone dice che ficome i Tit-Magn.m '
tori, gli S cultori, & anco i Voeti hanno piacere eh e V opre loro filano ueduli.z eap.i $
te, e confideratedal popolo9per poter corregger quello che da molti uiene°ff*
I riprefo*, co fi noi dobbiamo fecondo il parer degli altri regolare le nofìres
attioni, e non ci innamorar di noi mede fimi, come fece Uarcifo che dife fìef
fo inuaghito dice uà :
Vvor amore mei. E Coridone appreffo Virgilio : Ouìàjmu%
T^ecfum adeo informi s,nu per me in littore nidi . ***• 2*
Palpar vn’altro.
Q Vetta è getto d'adulatione , tolto da quelli che gouernano i candii ,
che [oghono per accarezzarli palparli con le mani : ma però in *$
quelle parti del corpo , che il cauallo fi diletta d’effer toccato , come dijfe
Senofonte nel libro dell'arte del cdualcareXontre filari oportet eas corpo -
ris partes quorum contrefilationegaudet e quus, alti mente ttuccicando - s
J^r lo in
Lìb i. Sat.i
in Meren.
C.i y?.7 6.
Georg.
.60.
C'ìft-ii
JE n l 2.
%.Mach.i
.6 1 .
$?/> II.
Farad
,62,*
3 14 Dell Arte de’ Cenni,
lo in altra parte egli recalcitra , come dijfe Hcratio :
Cuimalefi palperei recalciirat undiquetutus .
Quindi IsL&ulator fu detto palpator. Tlauto :
Vt palpator nullus e si quando occcpit blandi or. Et l'ifteffo dijfe anco :
Obferuatote quàm blande mulieri palpabitur .
V*Ario(ìt) di qu e fio palpar parlando di Angelica, e di Baiar do diffe :
Con la fimftra man prende la briglia ,
Con l'altra, tocca , e palpali collo, e il petto ,
Quel deUier diamo, ingegno à mtrauiglia
JL lei corri un agneifi fa Soggetto . E nell'ittejfo propofito Virgilio:
Tum magis.atque magis blandis gaudere magijiri
Laudibus: & plaufafomtum ceruiCiS amare .
Getto di giurare.
L'atto di far la croce, come fifa quando fi giura, è atto di affermarti
una cofa per veriffìma, come giufhficata co* l giuramento, UJLriofio:
Venner dunque d'accordo à li [congiuri
1 E pofero le man su gli Euangeli .
Gli antichi in ucce di toccar il f acro libro, come rfìamo noi di fare giuran-
dolo ccau ano l’altare di quella Deità Smangi alla quale giurauano. Cefi
Latino Bjdegli *Ab origini con foienne giuramento la confederationti
con Troiani concludendo dice appreffo Virgilio :
xAudiat h&c genitor.qui f cederà fulmine fanctr.
Tango aras,mediofque ignts, & numina teflor •
4 dicanone neMachabei extcndensmanamad templum iurauit .
Ateo di mifurare «
EGefiodi perfona prudente, che non vuole inconfìderatamente opera •
re , ma pelatamente , e prudentemente con regola , e Ccnragione ,
imitando Dio (lejfo, che creò tutte le cofe in pendere , numero , &
menfura.E fi dice in prouerbic : Metiri digitisi per far efquifito conto rial
cuna cofaionde Cicerone: Toetam non audio innugis, in ulta [ocietate am
diam ciuem digitis peccata dimentientem fua: In quefio luogo Cicerone
moftra di biafmareye j fregiare quell'atto di mifurare i ver fi .come fanno
con le ditaiToeti anco per laflrada caminando , quorum digiti , come à
punto di loro dijfe Seneca, fempcr ah quid modulantur*
Atto di filare .
QVefto è atto muliebre, che accennerà alcuno effer rianimo baffo, &
effeminato ,e per ifcherno fi fuol dire àgli huomini da poco , che va-
dano à filare » Cefi Sofia moglie di Giufiino Imperatore mandò a dir a TSjar
fete Eumcho?per ingiuriarlo, che lo farebbe venir a Coftantinopoli a filar
Parte Prìim* . 3 1 j
con gli ^Itri Eunucbi,ma egli , come le rifpofe, ordì tal tela, che ne ella, uè
V Imperatore la feppero difciogliere , dando l'Italia in preda à Longoba r-
di. VA riotto di coloro , che dalie donne homicìde erano tenuti inferni té
dice, che ellefaceuano loro far e effer cìtijfeminili:
Tutti gli altri dia fpola,à Vaco, al fufo.
Al pettine,& al nafpo fono intenti .
Hercole fù rinfacciato di feminil mollicie, perche, come diffe Tropertioi
Vt qui pacato fiatuijfet in orbe columnas -3*
Jamduratraheretmolliapenfamanu. EDeianiraglifcriffes
Craffaque robujlo deducis pollice fila °Ht**
Aequaqueformofa penfa rependis ber a. Et il TaJJo :
Mira fi qui fra le Meonie ancelle
Fauoleggiar conia conocchia viride: ’
Se l'inferno ejpugnò teff e le Stelle
Hor torce il fufo Amor f e’ l vede, e ride.
Et HipermeneSira dice alfuoLino :
Quid mihi cum ferro 2 quid bellica tela fucilai j/.i4.
Aptior e fi digitis lana colufque meis .
1 Toeti per deferiuer la vita de ’ mortali finfero tre "Parche ferue di Tin-
tone Clotho, Lachefi, & Atropo, le quali Cicerone diffe effer figliuole di
Èrebo , e della Ts(otte & effer l'iSìeffo Fato che i tre tempi della nostra*
ulta rapprefentano nell’atto delfilare;perciocheilfilo eh’ è nel fufoinuol-
to lignifica il tempo già paffuto ; e l’altro che tuttauia fi va con le dita tot
cendo,ilprefente,e quello che ancora non è della rocca tirato, quello chc*>
ha da venire, e dicono che Stando tutte tre tnfieme Clotogiouine tira il filo
giù della Conocchia,cbe accenna il nofiro nascimento s Lachefi di maggior
età auolgendolo lignifica la vita , & Atropo vecchia tagliandolo dinota
la morte . Di effe Parche fai9 ArioSto mentione dicendo:
Le vecchie fon leTarche,che con tali
Stami filano vite a noi mortali . Et altroue Vifieffo Toeta :
Ter veder fe può far romper il filo C.i ift.ae.
A la Turca di lui ,fi che non viua.
Et à questo allude il Tetrarca quando diffe
Si è debile il filo, à cui fattene
Ldgrauofamia vita . E diffe di più :
E cofì auolge,epiega
Lo fiume de la una, che m’è data
Questo atto parimente accennerà invna Donna gran pùuertà,poicbe à
> tempi noSìri fc non le pouerefeminefogliono filare . Tibullo.
Bjr 2 Afi qua
Dell’ Arte ae'Cenni;
Hi* iUg,$. il. qua fida f uh nulli, polì vi ila ferie era
Putii inops tremula fiamma torta mam.
Fu nondimeno taihora dipinta i'ifteffa Giunone conio feetro nella ma* &
delira, e con la conocchia nella fmifira, e Minerua ancora appreffo i Greci
fu figurata che ttneffe la conocchia in ambe le mani per accennare che le
donne deuono effer dilìgenti nelgouerno della cafa, e perciò fcriue Tlutar -
co ne’ problemi, che la prima uolta che la fpofa entraua nella cafa del ma-
rito portaua ficco la conocchia, & ilfufioper teftituonio della fina indufiria ,
Àfperger alcuno d'acqua .
63*
"jp^ jttto di rìcreatione,di refocillatione , e di riuccare ad alcuno le (mari
In Tr metti.
Wft 9 >
» 64*
È.
rite forze,' & per metafora di racconciar colui, chef offe addolora -
tOiCome con lo fpargmento deli' acqua f re fca fi rinfrancano i fiori e fher -
be,che per farfara fieno quafi efiinte > & ccme.con filmile affergimento in
faccia di colui eh’ è caduto in alcun deliquio fireuocaal fu 0 primo feriti -
mento, di che intefie Flauto quando diffie:
fperfifìi aquam, iam redijt animus . Ft Ouidiofà dir à Laodomìae
yix mater gelida m (sfila refecit aqua. E poi foggiunge :
ytque animus redijt , pariter rediere dolores . Et altroue :
Sic ad tua verba reuixi ,
ytfolet infufio crefcere fiamma mero.
Pi qui fio effetto che fa l'acqua frefica ffruo^ata in faccia dì chi fuienefè
tramortifee gli fimariti Jpiriti riuocandogliy cofi dice jiriftotile rendendo -
Tro.u/e ^ ne ancQ ia ragione : *Animo deficientibus aqua cccurrit obuians enim re-
frigerano calorem probibet educi.
Incenfare.
jltto $ adorartene , e di grandi (fimo honore; chencn fifàfenonà
Dioya i fanti, & a i Trencipi, 0 loro rapprefientanti. nell’ epocali fife
quefto incenfiare è interpretato perl'crationi de' fanti, ^Angelus re-
niti & fictit ante altare habens thurribulum aureum,& data fiunt illi in-
cenfa multa, vtdayet de orationibus Sanftorum omninmfuper altare an-
rsum,quid eli ante thronum Dei,& aficenditfumus incenforum de oratio -
jffil 140. nibus fanfforum de manti angeli coram Deo . E pauidde parlando a Pio
diceua : Dirigatur oratio mea ficut incenfum in confpeftu tuo . Hauendo
Gut.%. dopo il dilanio fiacrificato à Dio , dice la fcrittura, che Gdoratns e fi
Dominus odorem [uauitatis . E quefto minifterio d’offerire l'incenfo a Dio
Mm.if. appartiene folamente > à Sacer dotile {fendo fcritto . TSfie qui saudeat alieni-
gena , & qui non eft de fi emine *Aaron ad efferendum incenfum Domino .
Coftappreffoi Gentili s’incenfauano iDei folamente, e però Ouidiofà che
Enea dice aUa Sibilla Carnea fe lo feorgeua all'Inferno .
? ? VTr ; " T' Templi
Parte Prima?
3 i 7
Met. 14.
7 -
lib.io, 7
Tempia tìhì ftaham] tnbuamtibithuris honores «
Ma ella cefi gli riffofe:
jec Dea fum,dixit,necfacri thurishonore
Bumanum dignare caput.
Tuò efj'er anco quefto atto d'incenf are indicio di morte , poi che noi offer -
uiamo nell'effequie de* morti dincenfaricadaueri ,& i feretri il qual co «
fiume era anco appreffo i Gentili, e però Ouidio dijfe :
Vt piafamofis addita thura rogis . £ Marti ale;
Tingala nec mafìis addere thura rogis .
Atto di fonar le campane ;
L'Mtodi fonar le campane può varie cofe accennare fi come per va»
rie cagioni elle fi fonano, come per chiamar aiuto p e foccorfo , onde
VMiofio dijfe :
£ la campana martellando tocca > C.ioft, 5 1
Ond'ilfoccorfo vien fubito al porto •
Et in quefto propofìto T tetro Caponi dijfe al 1{e di Trancia, quafi sfidando -
io ad vn fatto d'arme : Voi fonerete le voftre trombe;e noi foneremo le ^
ncftre campane.E con vn cofi fatto fogno feguì il memorabil Vefpro Sici-
liano.Si può anco in quefto modo accennare qualche cofa efterna cornea
appreso f^driofto:
Quel de la Biocca rèplicando il botto G.zzM. 7 a
Tljfece à gli altri Caualieri motto . -i’ ’
*Anco per dar fegno d'incendio , l'^Atioflo $
Qual è colui, che prima ode il tumulto j
£ de le f acre fquille il battarfpejfo ,
Che vegga il fuoco a nejfun altro occulto
Ch'à fe che più gli tocca, e gli è piùpreffo.
E fegno etiamdio di allegrerà, come nelfiftejfo Vociai
Sento venir per allegrerà vn tuono], c.4 6
Che fremer l'aria, e rimbombar fa l'onde 9
Odo di fquille, odo di trombe vn fuono ,
Chef alto popular grido confonde.
Dicono ileggifti, che negli atti delle vniuerfità fi deuono citare i Confi» ^4^1
glieriyC quelli che formano effe ragunan^e, col fitino delle Campane . E fi- curMi,
vnìlmente con fifleffe citare i Canonici quando s'hà da ridurre il loro Ca-
pitolo. Ma particolarmente ne gli atti religiofi s'adopera il fuono delizi
campane, le quali fono perciò conj aeratele bene con grande abufo ,taf ho*
ra gli huomini fe ne feruonoin cofe vili , e profane , di che il Tetrarca fi
dolfe dicendo
~ : n*/<S
Purg.%.
5 8 Del l’Arte de5 Cenni,
Jsj fen^a [quitte s'incomincia affatto ,
Che per Dio ringr aliar fur potte in alto .
E perche maffimamenteneWeffequie s'adoperano , volendo noi dire che. ^
alcuno fia per morire costumiamo di dire , che tofto farà fonar le campa -
ne, per ciò queflo atto propriamente & particolarmente accennerà mor-
te. Dante con bella metafora dice, chela campana eh' è fonata la fera,ac-
cloche fi falliti la B.V ergine ,p are he pianga la morte del giorno.
Et che lo nono peregrin i' amore
Tango s'ode [quitta di lontano
Che paia il giorno pianger che fimuore.
c. Ferletti* Ideila cbie fa di Dio fono le campane in tanta riuerenxa tenute , chei fa*
i s difi. cri Canoni diedero il carico di fonarle al Trimicerio eh' è minifiro princi-
pale.E proibirono à Laici, il tenerle in cafa,& fonarle tcome anco le prò -
hbirono àgli s pedali, & àgli Oratori], concedendole folarnente à quelle^
e- Paismi b. chiefe, ouc fi celebra ilfantijjimo [acri fido della Meffa.
de priuiieg. Giocar alla mora con gli occhi chiufi .
.6 6. Q Ma indicio di perfonafedele} & verdadiera : perciochein tal gioco 'è
neceffaria gran fede , potendo fi fenga effer [coperto inganna? il com-
pagno.Cicerone cofi dìffeiCum enimfidem alicuius,bonitatemquclaudant,
dignum effe dicunt , qui cum in tenebris mices . Amicare è accennarci
fpeffo da mico cb'è quello gioco della mora . Dante diffe :
lo pur forrifi come l'huom che amica .
Queflo gioco che hoggidi è a gli Italiani frequcntiffimo era anco in rfo ap
pvefsogli antichi , come fi conofce da quato ne fcrifse V anone dicèdo: Mi -
candum erit cum Graco,vtrum ego illius numerum , anitte meumf equa-
tur. E Igem e filano diffe:
~~ — digitosiaffare micantes .
Gonfiar il palone.
Vtllo farà gefìo di adulare, perche gli huomini vani, e fen^a fonda-
mento turgidi,# aroganti fono detti vtri gonfi pieni di vento.On -
de Horatio :
Off. lib 5
In Bacche,
,6 7.
C»p< 4,
Crefcentcm umidii infla fermonibus vtrem .
Epìcarmo Comico dice che Homines natura funt vtres vento disienti . E
Sine fio in vna epiSlola ad Herculianofcriffe cofi: Qui ventofo folle infla-
ti diurna decreta confpurcarunt • Efàà queflo propofito quello che diffes
quelToracolo degli Menu fi : ‘Igemibi Cecropidas laudetisnunt etenim
vtres. Di quelli vtri da vento gonfi di vanagloriadice la Sapienza: Domi-
nu$ difrumpct illos inflatos fine voce.
Soffiar
Parte Primau . 3 1.9
Soffiar col mantice.
QVeftogefìo farà di perfona che inciti , e /limoli à cofa cattiua fico- ^ g
wf col mantice fonando s'infiamma il foco, di che Virgilio diffe:
ali ti taurini* follibus auras Georg. 4 ^
xAccipìuntreddmtque. jEn a.
il Tetrarca, in vna epiftola dicedi SatanafsOyt^e qui* rebus torpor obre -
par, ip/e interim, & feniles lumbos fiimulis incitat, & cAcum peregrini*
follibus ignem ciet, vnde fada paffim oriuntur incendia . l' Miotto delltù
Dìfcordta dice :
Corre a pigliar i mantici di botto, C.17M.39
Et a gli acce fi fuochi efea aggiungendo,
Et accendendone altri, fa falire
Da molti cori vn' alto incendo d'ire .
Dante pofe il fonare col mantice per fofpirare dell' altrui felicità ìnuìdian -
dola ,quando parlando de' beni della fortuna, e degli bonari mondani,che
amblciàfàmente de fiderati ,* e non ottenuti , ci rendono inuidiefi ccntrau
coloro, che li pOffedono,difse :
Ter che s'appuntan i voftri defiri Pur*. . 5 .
Doue per compagnia parte fi {cerna,
Inuidia moue'l mantuco à fofpiri .
Tirar falli.
TJ ^tto da pa%£p,eperò Horatio diffe :
Fi Topulum fi cadere faxis
lncipias,feruofque tuos, quos Are pararis ,
infanum te omnes patri, clamentque pucliA . Et ancora diffe:
ynde mihi lapidemi Quorfum e£l opus ì Vndefagittas *
jLut infanit homo,aut uerfusfacit . E Terfio :
Mn paffimfequeris coruos tefiaque lutoque
Securus quopss ferat,atque ex tempore vittis ?
E l'tfteffo diffe jIccuy fio, ciò è , ch'era fegno di effer ferfennato è matto
quando alcuno tiraua de* [affi. Ma all'incontro effer co' /affi percoffo è fe-
gno di hauer commeffo grande errore . rt{eWantica legge erano gli adulte-
ri lapidati, & anco i beftemiatori,& i figli dìfobsdienti,& altri ancora de*
quali fi legge nella diurna fcrittura . E anco fegno d* effer grandemente
odiato, e perfeguitato.come perciò fu lapidato S. Stef 'ano . J Giudei batten-
do udito, che N .Sdiffe:Mntequam Mbraham fieret egofum:Tulcrunt la-
pide* ut iacerent in eum: & quando diffe: Ego, & pater unum fuih us }f ti-
fi ulerunt lapide s lud&i vt lapidarcnt eum ,
.69.
llb.X.SAt 3.
Itb.z Sat 7.
Sui
Sol. mair.L
ZS*
Ltui t '14.
Deut. li.
loan. 9.
ìcan. io.
3&o
* y o •
In Veffis,
Dell’Arte de’ Cenni ,
Menar la ventiera,ò paramofehe.'
OVcflo atto leggiermente, & piacevolmente fatto è di perfona ocicfa.
uAvìsìofane: Immo cauctpra manti habensxetiam mtifcas depelle*
re curans. Ovidio d*un gentil offequio dijje :
rPfofait}& tenues uentcs moutffe flabello .
Mail dimenarlo convehementìa farà atto di voler da tè {cacciare co fa^
mole§ia,& importuna^quale è la mofca,d che allude Horatio dicendo :
'Atque illi ninfe $ uim intra pracordia mifte
Qua quamuìs de pelle viri fin {ape repulfa
<Aduolitat morfina lamcn.
in Eunuchi v 4 Cherea Terentiano traueflitó da Eunucho fà detto da una faniefea*
a®, i.fc.s cape hocflabellum , & uentulum buie f acito cium lauamur.
Leuar le feluche da dolio al compagno.
Re art» <s-
ViÀTl»
7 1
Veflo è atto di advlatione , come dice Tlutarco in quella fua bella^
Ve stri» a ■
man» I .
D tutti $.
2En.
Irò l. Ma*
fi il»
Ztb, 6, bel»
Gal»
In Fìfcnem
Tro € celio.
Inftrf,
opsrettaynella quale infegna à conofcer lf adulatore dall* amico . Ma
Galeno dice che que§to atto in vn*infermo è indicio di f rene fìa’, Onde anco
da quello fi può argomentare la pa^ia degli adulatori . Et Ovidio per
officiofo atto di amante dice :
Vtqueft , ingremium puluisf forte puelU
Deciderti, digitis excutiendus erti,
Gittar alcuna cofa in terra per romperla.
EGefo difdegnoye di colera-, come diffe Mose di hauer fatto : Tjoìeci
tabulas de manibus meis confregique eas in cQnffeffu ueftro. Vi rgì -
liofà che *Af canio corfo filmare, vedendo arder l'armata per e {ferie flato
poko il fuoco :
— - — - Galeam ante pedes proiecit inanem .
E per proverbio fi dice: confringere tejferamyper privar fi deWbcJpitio d’ai
cunoyeffendola teff era il contrafegno d'havsve il iusbcfptialitatisy& co fi
fcambieuolc libertà $ albergare. E ancogeflo di minare & affligere : Ci-
cerone: Dijfidentem rebus fuis confimare>ajfli£ium erigere, perditum re-
creare . E dice bene erigere afflittum , poiché ajfligsre propriamente fi -
gnifica gittar à terra con grande empito. Cefare : 7{eque fi quo afflitta
cafu concideruntyerigerere fefesaut [ubleuare poffunt. Cicerone: liti au -
, tem fìatuam iflius perfimilem , quam fare in loco celeberrimo uoluerunty
ne fuauijjimi hominis memoria moreretur, de tur bant , affligunt , commi -
nuuntydijjipant. Et altrove. Qui Cattili monumentini afflixit, meam do
mum diruti. Et T lauto per e {Jet meglio intefo : Affligamte adterram
feelus .
^ !
Seminar
Parte Prima^ .
3n
7$
Gmg. i?
Seminarilgrano,
QVeflo farà cenno di difpenfare à poco à poca giudiciofamente i fuoi
beni,& non prodigamele profonder Ù;come fa l'agricoltore, ches
non nuerfa il caneilro del grano in un fol luogo, ma con la mano lo diffiex-
ge per tutto il campo : Onde à Vindaro diffe Coritona : Manuferendum,
non tbylaco. Accennerà anco trattenimento di villa, & effercitio rujli -
vano . S erano fù coftdalfemware cognominato,perckc dall'aratro fà chia-
mato alla Dittatura . Gaudente terra uomere laureato : come diffe Vii-
nio, e di queslo Serano Val.Maffmo lafciò fcritto : lUa ruftico opere at-
trita manus falutem populo Promano pepererunt . Tuò anco accennare
fperan%a di futuro bene , perche L'agricoltore gittando poco fpera di rac-
coglier molto; e però Virgilio diffe :
— Anni (pem credere terra. E Tibullo :
- Spes fulcis eredita aratis . nò. a.
Edicelafcrittura: Qui pare e feminat,parce metit. Et anco: Quifemi -
nat in lachrymis in exultatione metent. E può finalmente anco effer atto
di malignità ,e di calunniale di chi f emina liti, e difeordie con la fua peffima
lingua come fece Cadmo che feminò denti di Serpente , de * quali nacquero
: huomini armati , che tra di loro fi trucidarono , e come fece Gi afone ap-
preso Ouidio. E quelli fono chiamati feminatori di ^jzania.lnimicus bo* Mei. 3 . &
mo fuperfeminauit Ziganiam in medio tritici . Odìatifjìmi da Dio, poi che 7.
come dice il Sauio,fexfunt qua odit Deus , &feptimumdetefiatur anima MaU^
eius,& quefio [etimo è colui qui feminat inter fraires difeordias . Dante FroH‘ 6*
pone co/loro nelTlnferno,e perche procurarono dì far nafeer dif cordiere di
uifionifCcfi fono dal Demonio feffi,e diuifi,efa chevno di loro dice :
E tutti gli altri, che tu uedi qui infoi'
Seminator di fcandalo,e di feifma n* ‘ *
Fur vini, però fon ftjjì cefi.
Tirar d’arco, ò di fchioppo."
Accennerà quell'atto volontà d'offender alcuno. llTetravcaì *74/
J d dff C°rda * l oreCchÌO hauea Ufa* 0uidiofUY d' Amore pai- 4mò/u
\ Lunajiitque genu finuofum fortiter arem. Et altroue : - ^
Videretadduftofleftentem cornua nervo. Meft
Sicome habbiamo dimofirato con le mani poterfi rapprefentar diuerfe
eperationt,ccfìdi molte altre metaniche, e liberali arti, e di altre infinite
attioni fi potrebbe dive, le quali con quei ge ili con i quali elle fi effer citano
fipoffono rapprefentare, che per non andar in infinito fi tralafciano.
S f Hafta
3li
li
Ad ROé 13
Zib. i.
Dell’Arte de* Cenni,
Hafta in mano.
NEH* antiche medaglie, e fiatuefivede che fono attribuite l'hafle à gli
Dei, il che fu fatto [ornando in parte l* antichi film a vfan,%a,cb>eradi
riuerir ifbafte , come infegne di diuinità , facendo poi l'iftejfo honore à 1 fi*
mulacri , che l’hafìe teneuano,ò à quelle s' appoggi au ano . Et i Re dapoi,
per regale m[egna,come Giu fimo ferine , portarono Phafta } e perciò Un-
chife appreffo Virgilio moftrando ad Enea la fuse progenie incomincia da
ungiouine cheftà ad un'hajìa appoggiato cofi dicendo :
llle vides pura iuuem$ qui nititur hajìa,
Syluius , ^ilbanum nome n tua pofìhumarproles . Sarà adunque l’hafia
tenuta in manofegno di maggioranza, & di ualorc, perche già fi folea do-
nare à valorofìye vittoriofi buomini , & uolendo 1 Cartaginesi guerreggiar
con Romani gli mandarono vrikafìa come f imbolo militare > e di guerra^
denontiata. E la ffada in mano farà fegno di uoler caligar, & far uendet
ta3e d'bauer il ius gladi], ciò è merum,eflmifìum imperum,e però S.Tao<
lo parlando del Trencipe dice : l^on enim fine caufa gladium portai , Dei
enim minìfler e fi uìndex in ir am , ei qui malum agit . il Giouio dice che
Carlo Re di Francia entrb 'm Firenze armato egli & ilfuo c audio con la
lancia su la cofcia in fegno di vittoria.
Scctroin mano.
?£■
Ve fio dinotamele fìà regale dominio, e fuperiorità : e propriamente
Ma. i.
C.4-M.
Qdijf. 14.
Off. Uh. 1.
lo Scetrofà attribuito àGioue, per dimoiar la fuafuperiorità tra
gli Tini De'h& lafua dmina potenza. Gnidio di effo Gioue diffe*,:
Celfìor ipfe locp feeptroque innixus eburno .
Erifleffo Gioue appreJJoi'iflejfoToetadilfe :
— — Qui ccelefiia magna feeptra manu teneo l Et il Tafjo :
Siede Tluton nel me%o,e con la deftra
Sofìien lo feetro ruuìdo,e pefante .
Tlatone dice che Eaco s e Radamanio mentre giudicano tengono lofcetrà
in mano . Et ylìffe appreffo Homero che Minosfolo fedendo > e confide -
rando con lo feetro in mano da legge à * morti . Onde per prouerbio quan
do voleuano dire alcuna cofa effer miracolo famentc fucceduta , diceuano
effer accaduta, Virgula diurna, & cefi l’vsò Cicerone:Quodfi ucbis omnia,
qua ad w&um,cultumque pertinent,virgula , vt a\unt,diuina,fuppedita*
remar. 0 pur quefto prouerbio bahbta battuto origine da quella verga,cbt
Homero afjìgnò à Tallade , con la quale dice chef acca cofe marauigliofei
e che di vecchio fece ringiouenir V Uff e, e poi anco in un fubito inuecchia -
ini
tot
n • Similmente ne diede una a Mercurio come ad un'incantatore co due %
(ergenti
Parte Prima-* . 31$
fer penti, chi Caduceo dìffero, con la quale addormentanà i vigilanti tede*
flaua ifonnaccbiofi dicendo :
Hac,quibus eft vifum,demulcet lumina fomno ,
jttquealijs rurfum diffoluit lumina fomno.
E Virgilio gli fà fare cofe maggiori dicendo :
Tum virgarn capit , bac animai ille euocat orco ••• je* 4,
Tallenteis, alias fub triflia tartara mittit,
Datfomnum,adimitque,& lumina morte refignatì
Illa fretus}agit uentos,& turbida tranat
N ubila-. Et Homero dice che. Circe , per colendo gli buomini con la
verga, li cangiaua in animali bruti :
Compulit innumerumporcorumverberevirgA * 9 oiiff.iél
Tercuffus. Ma l'effetto della verga di Mosè , non fà già finto,efauolo •
fo>ma miracolofo,e nero Reggendo fi nella diuinafcrittura:Cumque eleuaf-
fet Moyfes manum percutiens virga bis filicem , egre ff& funt aqua largif- gXod. 4.
firn A, ita ut populus biberet , & iumenta . Efà da Dio quefia verga con -
uertita in ferpente. E co’l far fiorirla verga di barene dichiarò Iddio Num. 17 .
d9 eleggerlo facerdote. Ma perche tal9 bora fono dati a9 Trencipigli bona-
ri diurni, fà anco à loro affignato lo Scetro : onde Ouidìo:
Laua manu feeptrum lati regale tenebat. Amorfi
E perl'tfteffo feetro s'intende alcuna uolta ilJ{egno, come in quel luogo
della diuina fcrittura: Tfan auferetur feeptrum de luda donec ueniret qui
tnittendus e fi. Et Tronus tuus Deus in fecultim feculi , virga aquitatis p/aIio^
virga Ejgmtui. V jlrioTlo in quello fentimento diffe s
y'è, che ne gli infantili, e tener9 anni
Lo feetro di Strigonia in man li poni. E diffe anco:
Senapa Imperator de l’Etbiopia ,
Che in luogo tien di feetro m man la croce • M
Jl He pagano appreffo il Taffo diceà Clorinda:
Soura i noftri guerrieri à te concedo
Lo feetro, e legge fia quel che commandi. Et ad Emireno : &
Te quefio feetro à te Emiren commetto
Le genti, e tu foflien in lor mia uice .
1 Teologi fanno differenza inter Virgarn , & Baculum, dicendo quella ef- c inttr dii e
fer per caligare, e quello per fofientare:onde è fcritto: Vififiabo invirga^yde fid.
iniquitates eorum . Et altroue : Heges eos in virga ferrea . Cicerone in
conformità diffe: Tortia lex uirgas ab omnium ciuium i \cmanorum cor - pró c. ju-
poreamouìt. Et il Tetrarca: bir.
Toicbefe'gionto alTbonorata uergas c*»j\ u.
| * Sf 2 Con
C.4 6ft.S3
C.i.ff.tf.
C.l7,/?.3i
314 Dell’Arte de’ Cenni,
Con la qual Roma è (noi erranti correggi . Et in un9 altro proposito.
10 mi fido in colui che*l mondo regge ,
€mz. z 3 . E ch'ifeguaci fuoi nel hofeo alberga ,
Che, con pietofa verga ,
Mi meni à pafeo homai tra le fue gregge .
h g*mì ^ ^ •‘Paolo fcriuendo à Corinthi die e ita . Quid vultis? in virga veniam ad
vos,an in charitate,& ffiritu manfuetudintsìChe poi il baione in mano fi -
gnifica fo slegno, & aiuto deW età cadente è cofa manifesta, e perciò la ma
dre delgiouinetto Tobia lo chiamò, lumen octtlorum, b.i calura feneffutis,
f òiatìum uita,Jpem pofleritatis . Cornelio Gallo dijj'e :
Mine eli quod bacalo incumbens uiffura fene&us
A .a Mffiduo pigremverbere pulfat bumura* . !
Et numerofa mouens certo ue Bigia paffu
T alia rugato ereditar ore loqui .
Sufcipeme genitrix) nati mifer ere laborum
Membra uelts gremio fejja f ònere tuo .
7^oi ancora fiamo [oliti di dire , che alcuno è il baffone della nottra ree -
chieda, ciò è ilfoflentamento della noffra decrepita vita, che i Latini fei -
pione chiamano : Onde per fimilitudwe, anco il palo che fomentala uite^J
fcìpione differo. Del baffone che diede Elifeo à Gicgi accioche rifufcitajfe \
11 figliuolo della Sunamitide ponendoglielo / opra la faccia fi tratta nella ‘
4* diurna fcvittura. S. Tietro diede ilfuo battone al compagno di Martiale
ti co* l quale venti giorni dopo la fua morte lo rifufeitò mentre da lui manda -
^"catude la t0 an^aua à predicar à Tedefchi dicendogli : Mccipe hunc baculum , &
llilo* ' tangens eum die : Sarge in nomine Domini, & pratica*
Abbatter lo feetro.
OV etto è atto di clemenza , leggendoli che il Mffu ero , quando il j
fuo feetro piegaua , daua fegno di uolsr ufar pietà ,e mifericordia:I Ir-
le ex more feeptrum aureum pratendit manu,quo fignum clementi a moti
%nhet. 8. flrabatur. Et altroue parlando di Etther dice la diurna [crittura : Mccede
09.15. igitur,&0ange feeptrum, cumqueillareticer et, tuht aureamvirgam,&
pofuitfupercollum eius,& ofculatusett eam,& air,cur mibinon loque -
Cflp. f. Et ancora fi legge: Extendit contra eam virgam auream.quam te* S
nebat marni qua accedens of culata efl fummitatem virga eius*
Battone in mano, .
f TT Muer vn baffone in mano è fegno d’kauer fuprema militar autori-
tà ® l JljL tà,e libertà di commandare, e di caftigare,come hanno i Capitani ge^
nevati dell* efier cito , a * quali è conceffo di portar il buffone , per infegna^
iella loro Inferiorità . V Miotto parlando de* Bulgari > che voleua :
~ ■** ' no
Parte l\im 20# 31 y
no far loro Capitano , eRe Rfiggiero , dice cb^J
Kuggierrifpofe lorche Capitano c.44^ ^
E Re farà , cfo fìa lor piu à grado ,
Ma nè a ballon, nè à [cetra ha da por mano
"Uè per quel giorno, entrar vuole in Belgrado.
CU antichi diedero adHercolela Ciana, &à Baccoil Tbirfo fclS erano ba-
$ìoni,per accennar la loro militar virtù, poi che Bacco foggiogò t India, &
Hercole corfe uittoriofo per tutto il mondo .
Romperla vergaci baffone.
L'ylttb di fpeT&ar la verga, o’I baHone fignifica leuar Inforca ad alca- _ ~
no, e priuarlo d’autorità', onde è fcritto: Contriuit Dominns baculum , * / ^
imp\orum,&v\rgamdominantium% Et anco : Confratta eft virga for-
tis,bacnlusgloriofus.
Verga ruuida in mano.
A liticamente i gladiatori in Roma combatteuano con uergheòdile - ,go.
gnoy ò di ferro mpolitey& ro'ge rudes dette. Lampridio dicetCom -
modum Imp. in arena rudibus inter cubiculares gladiatores depugnaffe .
Et à quelli, che per etàsò per molte vittorie erano degni d’effer liberati da
quelle pugne, era dal "Pretore donata una di quelle verghe per fegno d’ko
?me,onde erano detti Rudiarij come Suetonio fcriue nella uita di Tiberio.
E Cicerone dijje : Tarn bonus gladiator tara cito rudem accepifli ? Philip.
Et Horatio :
Spettatnmfatis,& donatum iam rude , qu&ris Lib.i.ep 1.
Meccenas,iterum antiquo me includere ludo. Et Gnidio lafciòfcriito :
Sic igitur tarda vires adimenìe fenetta
Me quoque donavi iam rude tempus erat .
Et il prouerbioisAd rudem compellereft diceua per isfor^ar alcuno à ve*
nir alla pugna. Hauer adunque una tal v erga in mano farà fegno d* èffe-
re flato per lo fuo valor e, come noi di damo, bandito dalla gioslra*
Chiane in mano.
Anticamente Giano, che, per opinione di Macrobio,è ÌHfleffo Solerà
da gli antichi figurato con vna verga in vna mano,& con vna chia
uè nell* altra, per accennar eh' egli regge il mondo, e lo apre quando uiene
ad illuminar loye lo chiude quando partendo dà luogo alla notte ; Ondc^j
Horatio:
jLlme fol curru nitido diem qui
Promis, & celas .
1 r qutfio getto adunque d’hauer in mano una chiane fi accennerà auto -cul'
tità?e dominio di chiudere^ d’ aprir e,di ammetter e, e di ef eluder e. iddio c*p.i^
par -
3 1 6 DcirÀrtc de Cenni ,
parlando deWvnigenitofuo figliuolo diffe per Ifaia: Dabo claum domiti
David fuper humerum eius,& aperiet , & non erit qui claudat : & clan*
hiAttk 1 6. det3& non erit qui aperiat . Quella chiave fu poi data dal mede fimo figli-
uolo di Dio à S. Tietro fuo Vicario dicendogli . Tibi dabo claues Hsgni
Ccelorum > & quodeumque ligaueris fuper terram erit ligatum & in C(g*
lis:& quodeumque folueris fuper terram9eritfolutum & in C celti . Boni -
infer. *7 , faccio Tapa VI IL appreffo Dante di quefte chiavi diffe:
Lo del pofs'io ferrare , e diferrare ,
Come tu fai : però fon due le chiavi ,
Che*l mio anteceffor non hebbe care .
Ter che Tapa Cele fimo, à cui eglifucceffe , rìnuntiò ilTontìficatòl
£ g ^ > Non hauer le mani.
Q Igni fica effer Giudice incorrotto ,e continente , che non riceve doni , e
co fi fatte erano le Statue de' Giudici in Thebe.Et il fimulacro di Giano
ftcome era fatto con due tefie9cofi era fenica mani9 e fen%a piedi per offri-
mere,chè Iddìofilquale regge il mondo co*l cenno , non ha btfogno di mani ,
ne di piedi per operare * Accenna anco impotenza di far alcuna cofa , poi
che con le mani noi facciamo il tutto .
Vtcura ingeniumfic & manus adiuuat artcni*
Hormai hò a bafèan^a delle mani trattato : onde farà bene > dir alcuna
co fa, particolarmente delle dita, poi che con ciafcuno di loro fi fanno atti, e
tenni diuerfi*
lì
i
3
SELLE
3*7
Parte P rimai
DELLE DITA. Cap. XXVIII.
i Dell* dita,
a Pollice alzato »
3 Abballar il dito pollice."
4 Pollici legati infieme.
5 Alzar il pollice ouero l’indice.
6 Alzar,òreflringer il pollice.
7 Fregarii pollice fopra le punte dell’altrc ditaT
8 Non hauer il dito pollice.
p Getto affirmatiuo con l'indice
10 Minacciar con l’indice.
11 Voler toccar il cielo con l’indice l
12 Additar con l’indice.
13 Porger un dito.
1 4 Toccar la fommità del dito^
15 Dito indice alla bocca.
1 6 Accoppiare infieme gli indici »
17 Concoriò de gli indici.
1 8 Vrtar gli indici infieme.
19 II getto della Cicogna.
20 Far le fiche.
2 1 Pigliar alcuna colà con due dica."
xx Additar co’l dito di mezo .
23 Spiegar l’indice, & il medio rettringendo l’altre dita
24 Getto della Santiflima Trinità.
25 Attodi poner l’anello nel dito anellare
%6 Getto d’hauer l’anello in dito.
2.7 Atto di conceder ad alcuno il fuo anello Ugna torio
a8 Cauarfil’anellodidito.
29 Cauar l’anello di dito altrui .
30 Del frullo.
31 Mottrar il dito minimo.
,3% Curarli l’orecchio co’l dito minimo
33 Legarli il dito.
34 Dita vnitCj e poi feparate.
Delle
$18
Dcli’Àrtc de Cenni,
Delie dita «
m Ornano fenile dita farebbe inutile, e deforme, come
un tronco fenza rami , e però la ^ atura prouidamen •
te et fece le ditale pofegli internodij tra i nodi per ren-
derli pieghevoli, e ccnfeguentemente habili à maneg-
giare qual fi uoglia infir omento, & ad effercitare ogni
operazione: e ficome ci fece le dita de * piedi corte, ac-
eto eh e l’huomo con più fermezza poteffe cammare^,
co fi formò più lunghe , e con più nodi difiinte le dita delle mani , acciochc
con quelle più facilmente poteffimo operare, ejjendo l'ufficio loro (come
mpart. + dice *én Rotile) di prender e, e di ftrìngere.E perche le dita fono parte del-
nìm. Uh. 4. le manine de ì piedi , tutti quegli animali, che hanno ò mani, ò piedi hanno
io. elìandiole dita, eccetto l'Elefante .
Dito pollice alzato.
Vefio dito pollice, co fi nominato dalla fuapoten%* , pereffer molto
più forte de gli altri, lignifica robustezza , e fortezza > CCYne anco
tìK %6. 'Pieno V alenano affermane9 fuoi Geroglifici. 2^. S. dice m S. Lucca: In
e*?. 1 1. digito Dei eijcio demonia . Il mofìrar adunque questo dito alzato ac cerne*
rà poter e, e forzose voler aiutar e, tfauom e alcuno, e à quefto modo inco-
rarlo» Et èferitto che 1 Maghi & incantatori dijfero à Faraone : Digitai
Dei hic efl, volendo dire che atta diuìna potenza egli non poteua refiflere.
Abbaffar il dito pollice.
' ■ I porgere la mano defira co9l pollice abbacato è gefìo di pace, di che^j
JL Quintiliano dice: QuigeSlus in Sìatuìs pacificatorum effe folet,qui in-
clinato in humerum dextrum capiteMachio ab aure pratenfo,manum in -
flexo pollice cflendit. Qj^eflo gtfio fi uede nella grande flatua di bronzo di
M'*Aurelio,cb*èà cauatto dinanzi S,Gio.Laterano in Roma, la quale por-
ge la mano defira refupma con le dita larghe, & co'l pollice uoltato in giù .
Et in vna medaglia di M. Catone fi vede l’imagine detta Vittoria fedente
con Umano fi>orta,co9l pollice abbuffato, che fignifica la paceeffere Stata
co’l configlio acquiftata,ciò è fedendo, onde fù detto: Rcmanos fedendo vi-
ci ff e» Ciò è ben configliando.
Follici legati infieme.
Y7 Vgià da molte genti offeruato, come Cornelio Tacito, ValMaffimol
1//17 e\i Herodoto,Saluftio,& altri fcriuono:Et è riferito dal nefiro Celio Rp.
Uh 3 6* digino,eda Tierio V alenano confermato, che i loro ^inbo fciaton, quan*.
do facevano focietà , e lega , le dita pollici in modo ftr ette fi legavano , che
r nelTeftre -
Parte Prima* 319
neìfeBrmità lóro emetta il f angue, & diquello al quinto con lìeuipun*
ture cattando ,e fcambieuolmente leccandolo, fiimauano quefte confedera
tioni,come co' If angue d'ambe le parti fiabilite, efferfacre, & imiolabili .
Con un co fi fatto gefto fi dinoterà confederatone , e congiuntone folennt
& indi Solubile . i^el Lenitico , doue fifà mentione del [acri fido per la
confecratione de' Sacerdoti, i fcritto le dita pollici delle mani ,edei piedi
deliri del [ angue dell'Hoftia con mifierio douerfi infanguinare.
Alzar il pollice, ouer l’indice.
CO' gefìi di quefte dita i Guelfi , & i Ghibellini fen%a parlare le lori *5 „
fattioni accennavano : il che anco non foloco'l portar le penne nei fUr.llb^G
capelli, quelli nella parte defira, & quefli nella fìnifira, ma fino nel tagliar
il pane,& il formaggio, & in molti altri geni le loro partialità {igni fica*
uanotnuentione d'huomini crudeli, e fanguinariji ma però non fen%agran
beneficio tal'hora d' alcuni cittadini primari] , e più de gli altri potenti , i
quali, [cacciata della Città la contraria fattone, e da loro par tiggianifaU
tifi ne' publici configli crear Capitani , & accollandoli nelle diuifioni de*
maggiori Trencipi ad alcuni di loro , & fatti loro feguaci , erano da effi
creati Vicari], & finalmente con i loro difendenti infeudati di belle Cit «
tà , & con quefte arti molti fi ftabilirono nel dominio di nobili principati*
Dante introduce S.Tietro àdeteftar quefie diuifioni, & intendendo per li
Guelfi quelli che fi ledono dalla parte deftra>&perli Ghibellini dalla fini*
ftra dice^j :
Vonfà no ftra intention,ch'à de ftra mano farad. 27.'
De' noftri fucceffor parte fedeffe^ 9
Tarte dal* altra delpopol Chriftiano .
Alzarlo reftringer il dito pollice.
Aliare il dito pollice erafegno di morte, come all* incontro flringer - # g.
lo, e premerlo era fegno di vita, i quali chi nell'arena dal Munera «
rio erano fatti fecondo i meriti, ò demeriti de' gladiatori . Erano incorna
alcuni che alleuauano, e difciplinauano i gladiatori, e poi li uendeuano } e
perche i gladiatori erano per lo più laniati, i loro venditori lanifta erano
detti , onde molte uolte leggiamo negli Hiftoricì Laniftas vendidiffegla -
diatores Munerarijs . Qu,efti Munerari] poi erano quelli che rapprefenta -
uanoal popolo nell’arena i giuochi de' gladiatori. *4 ppreffo Suetonioè
fcritto:Tatrem familias quod Thracem Mirmilloni parem Munerario ira - /» Dmit,
paremdixerat,detraffum è ffeffaculis in arenam canibus obiecit.Di que~.c*P- 4©*
fii gladiatori l’uno era detto I{etiario,& l'altro Mirmìllone,il gettano do
uendo combatter co’l Mirmillone cantaua:rNipnte peto,pifcem peto,quid
wefugis Galle } Quefti gladiatori Galli dalla lor.o armatura detta Mir -
Tt milione
Zi.ljp. 1
Zìbt 27. C.
Ltb . $6*
Canztip.
Fìtto, 1 0.
In Vmin
*7?
3 30 Dell5 Arte de Cenni y
milione tufferò quefìo loro nomerei cui cimiero era un pefce.Et i Rjtia-
rifurono cofi detti, percbe'TitacO) che fu uno de* fette Sauij detta Grecia
tnuentore di quefla forte di combattimento douendo combattere con Fri-
none per le difficoltà de i confinì,cbe erano tra gli attici , & i Mttilenei%
con l’aiuto d'una rete occulta , impedì F rinone , e quindi Retìarq fi deno-
minarono . il Munerario adunque ueduta la pugna, cum gladiatorem qui
fuccubuerat ab aduerfarioiugulandum iubebatpollicem vertebat : cum
autemfemandum uolebatvtrumquepollicem comprimebat . Come dice
il Gualtero fopra quel luogo d’tìoratio , oueper atto difauore, e di falli-
te diccj :
ì Confentire fuisfludijs qui crediderit te :
F autor vtroque tuum laudabit pollice ludum.
EtGiuuenale per cenno di nimifià , e di morte dice :
— — Et verfo pollice vulgi
Quemlibet occidunt populariter .
1 Di questo geflo parla anco Timo, dicendo . Tollices cum faueamus pre-
mere etiam pronerbio iubemur . Et ne tratta anco Vierio . JL che potè al-
luderii Tetrarca quando diffe :
'Non v'accorgete ancor per tante prone
Del Bauarico inganno *
Ch'aliando Udito con lamorte Jcber*a .
0 pur uoleffe intender dì Lodouico il Bauaro il quale con nome d' Impera-
torevenuto in Italia ancorché con al^ar il dito haueffe data la fedea *
Trencipi Itali ani: nondimeno contra Galea^o, Stefano, e Marco fratelli
Vifconti,e contra molti altri ancora barbaramente incrudeli . Onero per-
che facendo con al%ar il dito dichiarar fe alcuno era Guelfo , ò Ghibelli-
no iCoflumandoi Guelfi di ai%ar il pollice, &i Ghibellini l'indice ad e fori-
mer di qualfattione f off ero facejje i Guelfi morire • E dice {chetar per
ir orna, come dello fcher^ar dell’ orfo diffe Dante 1
E non farei pietofo , nè cortefe ,
farei com'Orfo quando fcherza \
Conforme à quel detto di Salomone ; Ouafi per rifumfìultus operatur fee-
lus.Faceuano anco quefìo getto d'aliar il dito quelli che comprauano , à
conduceuano ad affitto alcuna cofa di quelle che all'incanto publicamen -
te fi rendeuano . Onde Cicerone ; Accununt tamen tutores digitum tol- {
6 litlunms patruus. • | j
Fregar il pollice fopra la punta dell’altre dita frequentemente.
Q Vefioeffendo il geflo cheftfà quando fi numerano i denari accenne- |
rà di yoler darne , ò riceverne . E cefi di uqlerfuperar co'l denari
alcuna
c.4 $#**•
/t'69:
.8.
Parte Primari - 33 t
benebe difficile impnfu&Jfèrido vero quello che dice Salomone che
•peeuniA obediunt omnia . E Cicerone diffeFifteffo: Omnia pecunia effici tui. io,
poffunt . Et Horatio diffe : ln Vm‘ '*t:
Etgenus,&formam regina pecunia domat. Et vrì altra volta diffe i 5#
yirtusjamajecusydiuina, humanaque pulchris serm.\M.i.
Diuitijs parent. Filippo Rj di Macedonia diceuanon effer alcuna for- Sat ^
teg%a ineff ugnatile >nella quale poteffe entrare vn'afm carico di denari .
E FMiofto:
Che quella che da Foro , e daV argento
Difende il cor di pudicitia armato
Fra mille fpade via più facilmente
Difenderallo , e’n me%o il foco ardente •
Eftimò quefto Voeta non effer imprefa co fi dijperata,cbe cefi me%o del de *
nato non fi poffa à felice fine condurre concludendo :
Che Foro, e* l premio ogni durerà inchina.
Nonhauer il dito pollice,
SI come queTto dito accenna fortezza, cosìFeJferne privo dimoftrtLj
debolezza, & inhabilità maffimamente allamilitia: e pero fi legge
che alcuni per non feruir nella guerra fi tagliavano voluntariamen -
te quelle dita , i quali perciò furono teneramente caligati , come fù Gaio
Vejieno dal Senato , e da Cefare „ Augufto vn Caualier Romano , che per la
medefìma cagione d due fu oi figliuoli hauea quefle dita troncate . Gli A*
tenie fi con gran crudeltà fecero tagliar le dita pollici alla giouentà degli
Egineti,accioche quel popolo non poteffe contender feto nelTimprefe ma -
ritime.jt Soldati {pergiuri i Bimani facevano troncar il pollice , nonfolo
perche f off ero in quella parte puniti , con la quale aliando effo dito pre -
ftauano il giuramento militare , ma anco perche più non potendo feruire ,
deWhonor della guerra f off ero re fi indegni .
Gefto affirmatiuo con Pindice .
TEnir quello dito indice retto, e gli altri chiufi , con la mano volta ver 0
fo la fpalla,è atto d’affimatione, perciò che quando affeueriamo aU
cunacofa , facciamo quefto gelìo . E par che mimicamente fu detto che
iddio fcriueffe con quefto dito , leggendo fi , che la S . M. diede à Mose nel
monte Sinai due tavole di pietra fcriptas digito Dei . Et quando i Farifei Sl*
apprefentarono à Chrifto S.K[j la Donna adultera , dice il y angelifta che
inclinans [e deorfum 'digito fenbebat in terra . Ioan
Minacciar con Pindice.
GOn quefto dito di tlefo,e gli altri raccolti , e premuti dal pollice sì fà
il gefto delle mmaccie, movendo con empito il braccio daWin su al- • 1
Tt z Fin giù,
33? BclPArt# de5 Cenni ]
Pìngiù , qtfafi come f e il\d\to fojfevna verga da percuòter il minacciato }
Dantedi quello gefto parlò quando diffe $
Ch’i vidi lui à piè del ponticello
Jnfer,i9> Mofìrarfue minacciar forte co’l dito,
Et vdil nominar Gerì del Bello .
Voler toccar il Cielo con l’indice .
. Oelum digito attingere è prouerbio,chefidice di coloro che fi repu -
tano di effer contenti, e felici, e quafi Dei. Cicerone ad ^Attico (cri*
Hk i . (p.ì . uen^° e : Ìi°^ri principe* digito fe ceelum putant attingere , fi mulli
* * barbati in pifeinis fintini admanum accedant.LuigiTulci in quefto prò*
* pofito diffe:
L’^Ar pali Sia toccaua il del col dito
Toi che trouato hauea con chi contenderei
GiuSiiniano Imperatore dice per quefia conditione : fi digitò ceelum atti-
infi.de ìnu. %eYls non * contrattane i testamenti, perche come impojjìbile , ha*
mp'uh ’betur prò non adie ffa.
Additare con l’indice;
,iz,
Son.l»
ltb.9 .
lib. 4, ot
2nfer»f,
ADditare , ciò è moflrare à dito, egefto d'honore e fifà dirizzando la
mano co’ l dito indice diSìefoverfo quella perfona che vogliamo
che fia riguardata , Ter fio dice :
JLI pulebrum eli digito monSìrari,& dicìer,hlc eft, Martiale :
J \umpitur inuidia quod turba femper in omni
MonSiramur digito. EtHoratio:
. Quodmonftror digiti s pretereuntium
* Romana fidìcem lyra,
Quod ffnro,& placco, fiplaceo tuum eft 1 E Dante:
Fidi Vari*, Trillano, e più. di mille
Ombre mofirommì , e nominolli à dito ,
Ch’ amor di nofira vita dipartile. Et in Vìi altro luogo :
Ofrate^ìffeyquefti ch’io ti feerno
Co’l dito,& additò co’l dito innanzi,
Fù miglior fabro del parlar materno,
Che per cofa mirabile s’addita,
Chi vuol far d’Helicona nafeer fiume
Son figli mieiquefli ch’addito , e mofìro ,
Cuflodi de la mandra,e non hò ferui.
Il fignor de la Biocca, che venia
QueSi’hiSioria additando à Bradamante
Quefto additar può anco effer atto difeberno , onde Horatio biafìma Nfi
~ ‘ " mcn -
Il Tetrarca diffe:
Il Taffo :
V A rio fio
r
Parte Prima^ 33 j
mentano, perche ciòfaceffe nel cornìto :
2fomentanus ad hoc,quifiquid forte lateret U.iMt z.
Indice monttraret digito . Dante :
Conte 1 parlaua, & Sordello à fe'l traffe X Turg.
Dicendo aedi là il nottro auerfaro
E drizzò il dito, perche la guatale* VAriofioi
Il poptd tutto al uìl Martano infetto c. 1 8. y?.8 8
Vmo à r altro additandolo difeopres .
E [tanto (oliti di dire , che fe faremo alcuna cofa indegna faremo da tutti
mottrati à dito, ciò feberniti, e vituperati .
Porger vn dito.
Egitto di cofa piccioli(fima,e di niun momento, tolta dal prouerbioiD i • 1 5 7
gitum non porr exerim. Cicerone parlando della fama, che nonappor
ta vtilità diceiCkryftppus quidem,& Diogines detratta utilitate,ne digì • ne finibus
tum quidem eius caufa porrigendum effe dicebant. E nel Vangelo è fcrit- M 6.
to'.jìlligant enirn onera grauia,& mportabilia,& xmponunt in humeros
hominum; digito autemfuo nolunt ea mouere . Dafne appreffo il Tajf j
dice à Tir fi:
Hpn mouerei per aiutarti à l'hora •% Ndl'Amin
ffn dito,vn detto , una palpebra fola . '*•
Toccar con la (bramita del dito.
Q V etto far àge fio di far alcuna cofa leggiermente, e negligentemen - # j
te, e cofi à pena toccar quello, che fi douea ben maneggiare, e dilige -
temente trattare: onde hebbe origine il prouerbio : Stemmo digito attin-
gere: E leggiamo appreffo Cicerone: Equidem multes & uidiin hac dui - ?ro c celio .
tate,& audiui,non modo qui primoribus labijsgenus hoc vita, & extre -
mie, ut dicitur digiti s attigiffent.Giufiini ano battendo nelle fue ciuih Infit
t utioni fommariamente trattato de i delitti, &à pena toccata quella ma-
teria,dice nel fine di quell* opera: Sed depublicisiudicijs hac expofuimus,
vt vobispojfibile fit, fummo digito, & quafi per indi cem , ea tetigiffe . Il
ricco Epuloue,che era ttato crudele, & inhumano centra Labaro mendi-
co: vedendolo poi nel Seno d'Àbramo, mentre egli era nell* Inferno, gridò:
Tater Abraham mitte La%arum , utintingat extremum digiti fui ina - £*< 1»?
quam,& refrigera linguam meam,quia crucior in hac fiamma :ma non
l'ottenne, egiziamente, perche hauendo egli al pouero negato una mica l*
di pane, non meritò da lui nella f ua neceffità hauer una giocciola d'acqua.
Dito indice alla bocca.
OVeflo ègefio difilentio . Dice la diurna fcritturaiTrincìpts ceffabant * f *
loqui,& digitum fuperponehant orifuo. Et anco'. Mtenditemt ,
“ ' & oh fi U'
3 $4 Dell’Arte de* Cenni,"
Cap* ti. & cbflupefcitì) & fuperponite dìgitum ori ueftro. Ciuueh ale diffcJ :
S4',10‘ - — — Digito compefee UbeUur/L-).
Scriue Fanone, che tale ern ia ftatua del Dio Harpocrate appreso gli
De prepar . Egitijt& Eufebfo dice, che ne i luoghi (acri di ifide , e di Serapìde era que-
Xuxngel. ftatua co*l dito indice alle labro, per accennare che delle cofe diurne no
fi doueffe parlare . E dice Tlinio che gli antichi fole nano ne II' anello por*
t ar qu e ftaimagined' Harpocrate per raccordar fi di tenirfecretiiloro af
fari: f opra laquale ftatua C Melato formò quefto Emblema :
Cum tacet haud quicquam differt fapisntibus amens ;
Stultitia eft index linguaque,uoxque fune.
Ergo premat labra,digitoque filentia fignet ,
Et (e fe Tharium verjat in Harpocratem .
Catullo ne' [noi Epigrammi dijfe render alcuno Harpocrate per render*
lo tacito :
Gtllius audieratpatruum obiurgare folere
Si quis delicias diceret>aut faceret.
Hoc ne ipfi uccider et, patrui perde ffuit ipfam
Vxorem,& patruum reddidit Harpocratem .
Dante nell' Inferno dice, che à quefto modo accennò à Virgilio che t ac effe:
infrr. i$t Ter ch'io acciò che'l Ducafteffe attento
Mi poft il dito su dal mento al nafo .
Accoppiar infieme gli indici.
" i 6 » Fefte tra l°ro fimili>egualmente accoppiandoft,come due linee
paralelle rapprefentato la nera amicitiachenafee dalla fimilitudi -
ne offendo vero, chepares cumpartbusfacillime congregante : & idem
vclle%& idem nolle ea demum firma amicitia eft . Et co fi farà anco fegno
di cofe parìyfmìli, & eguali come fono effe due dita indici.
Concorfo de gli indici.
I 7 A CcQppiar le dita indici d' ambedue le mani infieme , e {fingendoli , e
xjL ritirandoli far che hor l’uno ,& hor l'altro fu pofteriore , & ante-
riore , faràgeUo di rìualità , e di concorrenza , d che feruono quei ver fi
d’Quìdio oue dicc^> :
Art. $ . Tane bene f ortis equus referato carcere currit ,
Cum quos pr^tereat,quofque fequatur habet.
Che fu co fi daU\4rioftù imitato :
c.i 5 /.z8 Come buon corridore ch'ultimo Uffa
Le moffeiS giunge, e innanzi à tutti paffa.
Parte Prima#.
3 3 J
i 8
Son. < i.
Trionf dil-
la Fama.
tstP' 3 •
i 9
Vrtar gli indici.
/^! Onfroniandole punte delle dita indici infieme,& vrtando l'uno con
Lj l’altro, farà fegno d'odio, e di nimittà come i nemici fi fogliano vrta -
re,& perfeguitare , i montoni colare, & t Cauallteri correrft con le lan-
de incontro : Di che fi diffe nel Capo quando del co%$are fi trattò.
Il Ve tr arca con bella metafora diffe_j :
Ma conqucfio pen fiero un’altro giofìra.
Et altroue' parlando della concorrenza di Virgilio con Hcmero diffe :
Il Mantouan che di par feco gioftr*- .
Il gefto della cicogna .
OVeHo era vn getto di fcherno,che fifaceua dietro ad alcuno,ponen
do la punta del dito indice f oprala fommità del pollice , tenen-
do i* altre dita raccolte, informa del becco della cicogna , con fpeffo moni-
mento del braccio , e della mano imitando quel getto che col fuo collo è
dalla cicogna fatto, in modo di percuotere con la mano nella parte inferio-
re. Verfio dice che Giano era felice , perche hauendo duefaccie , l’rna di-
nanzi, e l’altra di dietro non gli era fatto da tergo quetto fcherno ;
O lane à tergo quem nulla ciconia pinfit • ^
Epinfit {igni fica percuotere , come anticamente prima che fi trouaffePv -
fo de* molini nelle pile col pittello i pittori pittauano il grano . Di quella
cicogna, e come ella fi formi ferine Suetonìo nel fine dalla vita di Caliga-
la, E S, Girolamo fcriuendo à Bjittico Monaco in vna ftta Epittolaglt di-
ce’,lslon afcoltargh adulatori, perche dapoi chi ti haueranno lodato, nel
partir fi date , fi fubito uff ex tris cicomawm deprehendes pcfl te colina
curuari .
Far le fiche.
Cacciando il pollice fra l'indice, e’I medio, e quette raccogliendo n-
fìeme con l* altre dita fi fa il fico, il quale mentre fi volta verfo alcu-
no è getto obfceno>di gran dijf>rez£p,t dy ingiuria idei quale parlò Dante^j
dicendo : '
^Alfine de le fuc parole il ladro
Le man algò con ambedue le fiche ,
Pigliar alcuna cofa con due dita.
IL geflo di pigliar alcuna cofa con due dita folamente ciò è col pollice , e
con l'indice fignificherà fobriamente & parcamente pigliarla . V lau-
to diffe
Quid igitur ttultè quoniam occafio ad eam rem fuit, B*cc<U+
Msa virtute purta,vt quantum velles tantum fumerò s,
Hoc tu digitisduobus futmebas prìmoribus*
0 Et fu
IO,
Inftr.
z r.
3?<*
DclVÀrte de’ Cenni,
Et fù detto in prouerbio: Mei fummis digitisdelibandum ,per fignìficat
che dobbiamo andar fobrij ne t diletti di quello mondo .
Additare col dito di mezo,
.11* Ve! lo dito fi dimanda medio , perche è potto nel me%p degli altri, &
anco medico, perche i Medici l'adoperano à difendergli vnguentì,
& anco impudico, perche difendendolo, & raccogliendo l’indice, e l'anel-
lare rapprefenta la forma del membro genitale : Onde Martiale dice :
u 6 fpt70't Ofenditdigitumfed impudium . Ciuuenale:
— — Cum fortuna ipfe minaci
sat. i o, 'preberet laqueum,mediumque ottenderet vnguem *
E Ver fio apertamente lo chiama infame :
— Frontem atque vda labella
Sai'2m Infami digit o,& lufiralibus ante faliuis
Expiat . Di che parla più particolarmente Snida f & anco Qiòan Batti-
fa Vlautìo di Ter fio commentatore . Fjfer mofrato adunque con quello
dito è attodifehernoedi oppofla infamia .E però Maitiale diffe:
Rideto multum qui te Sextile cinedim
Zib.i\tpì£. Dixerit,& dìgitum por rigito medium,
z8. Dimandando con grande infranga alcuni beffiti à Diogene , che loro ino-
flrajfe DemoSlene, perche de fidcrauano di vederlo, per la celebrità delfuo
nome ,glie lo additò con quefo dito infame , per notarlo d’impudicitia^ .
Scriue Suetonio che quando toccaua à Fannio Cherea, vno de i Centurio-
ni di quella Cohorte che era alla cufiodia dell’Imperatore andar à lui per
riceuer il fegno, che doueua feruir per la feguente notte , Caligula per vi-
lipenderlo, e jp recarlo gli faceua con le mani vngeflo vile , & cbfceno ,
dicendo quello effer il fegno che gli daua ; di ches'hebbe tanto à male^
queflo Centurione , che gli congiurò centra , e l’vccife.E anco fimbclo di
dapocaggine,e di pigritia,per efjer più debole degli altri, ancorché mag-
giore, il che auiene, perche èin fito tale, che non fi efferata, come il pol-
lice, e l'indice, e co fi accade a glibuomini , che fanno odo fi fenza ado-
perarfi.
Spiegar l’indice, & il medio, e reftringer Taltre dita.
G Li antichi quando voleuano par lare al popolo , per chieder filenti ol
col dito pollice opprimeuano l'dnullare , e l'aunculare, e ffi egaua-
rio Vindice, & il medio difendendo il braccio.Apuleio dice: Inflar orato -
MiUfia i. rum conformai articulum duobusqae infimis conclufis dìgitis , caler os e-
minentcs porrigit,& infetto pollice , clementer fubrigens infit.Qktfo a-
dunque farà ge fio di ricercar filentio per ragionare « Ouidio di Api dice:
Quìque premituocemAtgitoquefilentiafuadet .
* Getto
Parte Prima * '337
Getto della Santiffima Trinità I _ _
SE riguardando il cielo particolare fianca di Dio , ouero rimirando il ^ £
Solerei quale iddio pofe il fuo tabernacolo , e del quale non Tediamo 9 ^ -
in quello mondo cofa pià marauigliofa ,ne che più ci rapprefenti la gran*
de%%a di Dio, inalberemo la mano de fìr a, tenendo il dito ane Ilare, e Faurì
colare raccoltile /piegheremo F altre dita pollice, indice, e medio , & quelle
hora apriremo $ & bora chiuderemo infieme ,farà gefìo che accennerà la
Santiffima Trinità, ciò è vnum Deum in trìnitate, & trinitatem inimita-
te. Come afferma gitana fio nelfuofimbolo della quale ilTaffo diffe : -
Fjjplendea con tre lumi inrna luce. Et tìenrico Smetio in Eucharifticq: :
Smme Tater rerum, qui J^ato, & Flamine fantfo
•Aequa uis, a ternus agis : monas, & trias y na^.
Atto di poner Panello nel dito anellar£ r ^
IL dito che è pollo tra il medio, & il minimo è detto*anellare , perché^} f *
in queflo Fanello fi fuol portare, e dicono eff ere flato introdotto, eh e in
effo il marito fpofi la moglie (onde fu detto anco pronubo} perche in que-téatrc fc
fio fia un neruo, che dal cuore difeende , il che è uero, ma però anco nell3 al-
tre dita egualmente le arterie, e le vene da un medefìmo principio proce-
dendo vengono à terminare . 1 Toetif alleggiando differo , che Trome-
teo per hauer à Gioue dal cielo rubbato il foco , fu confinato nel monte
Caucafo à perpetui legami, da3 quali fu poi , con licenza di Gioue, da Her-
cole liberato, con obligo però di portar nel dito un'anello di ferro, che in sè
rinchiufo teneffe vna picciola pietra , per legno che del tutto non [office
liberato, e f ciotto , e quindi effer difeefo il co fiume cbe>la donna maritata
porti Fanello , in fegno della fua foggettione uerfo il marito , dal quale. ^
quando è Jpofata quefio legame riceue : E però il gè fio di porre Fanello in
qpeflo dito accennerà fp onfalitio, matrimonio, & foggettione^*
Getto d’hauer Panello in dito.
Gli anelli da principio furono difemplice metallo fatti, ciò è di fer -
ro,ò d'argento, ò (Toro ; poi crefcendo il luffo ui aggiunfero le gem -
me predo fiffime , e taFhoraanco delFifìeJfe gemme fen^a metallo fu-
rono formati . L'ufo de' quali ejfer àntichìjfimo appare > leggen-
do fi nella diurna fcrittura che Faraone Re d'Egitto, fi cauò di ditoilGen' 4Ia
proprio anello, & lo diede à Giofeffo da poi che gli hebbe il regio fogno in-
terpretato . E tra Faltre cofe che T amarre dimandò à Giuda per pegno fà Gsn* *
l'anello. Vrimierament e furono gli anelli folamente da'Trencipi portati ,
e perciò ferine Tlinio , che in Campidoglio non fi vedeuano anelli f e ncrL^^rf;amki
tlleftatue di V^ima,edi Seruio Tulio Regi* Et per gran tempo in RSma Inulorp
"vfo degli anelli d'oro non fu ne anco à Senatori conceduto, ma folamente propinano
VH àgli
3)8 Dell’Arte efe Cènni,
àgli u imbafciatori,che a9 flranieri Vrencipi erano mandati :poi quefi'vfi
pafsi a priuati,e con molte altre delitie fèdi Grecia portato à I{pma, e fi-
nalmente,battendo Tompeo Magno riportata la vittoria de* Corfalidel -
l'afta, e del Tonto, crebbe grandemente in Roma Bufo de gli anelli , e delle
gemme . Gli antichi Romani folcu ano prima portarli nella finifìra mano ,
di che Tlinio rende alcune ragioni , ma poi anco nella deflra, & in tutte le
dita, eccetto in quello di me%p, che infame era {limato, e tal* bora anco più
anelli in un fol dito, come à quello tempo fanno i Senfali,egli Sbirritonde
Martiale diffes :
Sardonychas}smaragdos,adamantas,iaJfides uno
Tortat in artìculo Stella, Seuere,meus.
Mentre da Giulio Cefare erano eff orlati i foldati à paffar il Rubicone, &
à feguitar lo, aliando il dito diede fegno dobligare à loro lafua fede ; mgu
ejfi crederono che loro prometejjc autorità di portar l'anello nel dito & co-
ft di farli tutti dell'ordine equefire : percioche in Roma tre erano gli ordini ,
Sud. in l H Senatorio , t'Equeftre, & il Tlebeiq,i Senatori con nelle, detta Latocla -
ult. Dig.de U0feran0 da* Caualieri dipinti, e per patritij ricono foiut'v, come i Caualie - I
Cenami . r . pe y iQ pQrtar dell'anello doro , che era la loro infogna , erano da plebei
f eparati : il cenfo de* quali era di quattro mila foftertij , che manco non po-
ttua hauere , ckiuoleua nell* ordine equefire effer connumerato}e chi con-
fumando i fuoi heni,re$ìaua di quella quantità priuo,era anco di quefi' or-
dine,e dell* anello priuato tonde Giuuenale dijfe:
$*u ilo Talibus à domini s pofi cunUanouiffimus exit
jlnulus,& digito mendicai ToUic nudo.
E Maritale fepra quello concetto fober^andoi
Dum donas Macer anulo s puellis ,
Defifti Macer anulo shaber e.
Hauendo Annibale à Canne data quella memorabile f confitta a* Rj)manif
mandi Magone à darne la noua a' Cartagine fi , il quale per uera tefiimo-
nìan%a della grandiffmaflragge fatta de* nemici fece gittar nella Corte un
gran mónte d'anelli d oro, che a* corpi morti de' Caualieri haueano fonati ,
di che fà Dante ricordanza dicendo :
« — —Ver la lunga guerra.
Che del'anellafe fialte ffoglie
Infer. 18. €ome Lit*io forine, che non erra •
Et hauendo Mfdrubale conceduto à Scipione, che pouffedarfopoltura a 5 I
Jtppian. de Centurioni, & a * Tribuni morti: da gli anelli, che in dito haueano furono \ <
belli, punì- loro cadaueri riconofciuti . li portar l’anello in dito era adunque fognc ì^
*is. d* ingenuità, non effendi lecito à* forni, nè a' liberti di portarlo, come nelle ^ j #
i'ggt *
* Parte Prima-». 5 39
leggi ciudi è manifello. Ma i Liberti impetrando daWlmp.di poter portar
T anello ycon[eguiuano una certa formay& imagine d'ingenuità yccfi iicen in l uft.de
dol'lmp.Aureorum vfus anulorum beneficio principali tributut,uber li- ture
nitatis quo ad viuunt imaginem, non ftatum ingenuitatis pr<e fìat . Ben' è *nuL •
vero che poi per la fola manumiffione ciafcun liberto confeguiua ius au-
reorum anulorum. u tugufto y di mortale infirmiti grauato, bauendo per f“!h'c Std
opera di Antonio Mufa Medico lafanità ricuperataynon folo gli donò gra h^tk\
quantità di denari ,ma lo honorò d'una publicaflatuaye d'un' anello d'oro .
Cofi Alfonfo da Efi e di gloriofa memoria Duca di Ferrara Sereniamo $
dopo hauer letta la mia Hifioria Triuigiana,per farmi honoremifece do •
no d'un preciofo Diamante legato in oro, e- con fue benignarne lettere. ^
dixtx.di^uembre M.D.XCI . inuiandomelo-foggiunfe, che lo tro-
tterei femprediffofioà mofirarmi con effetti la fua buona volontà , della
quale doueffi in tanto godere quello picciolo fegno, per caparra .
Atto di conceder ad alcuno il fuo anello fignatorio.
L'Vfo primiero di portargli anelli non fu per ornamento, ma per fegna - * „
reyò figillare: onde furono detti anulifignatorij , e perciò dalle leggi
ciuili è dectfo che quefli anelli fignatorij non filano comprefitra gli orna-
menti: e con eflìglt antichi con fette fegni figillauano i loro te slamenti, ac- rylg de ver -
fioche face/] ero piena fede della volontà de' Teftatori,onde Cicerone feri • for.figl, 74
uendo à Quinto fuo fratello dice : Sit anulus tuus non minifler aliena vo-
luntatisjed teftis tua . Cofi i Trencipi, co'ìme\o del figillare , vengono à
decretare, e confirmare quelle grafie, che benignamente concedono : per-
ciò l'alto del figillare è di confirmatione di beneficio : & il conceder il fuo
anello fignatorio ad alcuno è atto di fuHituirlo in fuo luogo, come fcriuc^
Emilio Vrobo nella uita d' Eumene . Hauendoil I{e Faraone fublimato
Ciofeffo in modo che gli diffe : Tu erisfuper domummeam, &ad tui oris QtnA 4,;
impenum cunttus populus obediet, vno tantum regni folio te pracedam:
fonggiunge la fcrittura,che il {{e tulit anulum de manu fua , & dedit eum
inmanumeius. L'ifteffofàil granturco quando h onora alcuno del fu -
premo titolo di primo yifir . Hauendo Annibaie con infidie trucidato M .
Marcello gli traffeil figlilo del dito, e lo mandò alle città circonuicine con
tràine che gli apriffero le porte 3fingendo egli d’effer Marcello: il che non
hebbe effetto , perche quelle città erano Hate da Ctiffino della frauda
prima auifate . Soleuano anco gli antichi portare ne gli anelli le imagini
di quelle perfone, che haueano in gran veneratone , e che [opra tutte T al-
tre erano da loro amate yper hautrlefempre manti àgli occhinomele ha-
ueano nell'animo, e però Cicerone lafcìò ferino :Epicuri imaginem non mo
do in tabuli*, fed etiam in pocults , & in anulis habcbant:efi legge che per Deftm*.
Vh a gran
r m
.1,8.
340 Dell’Arte de* Cenni,
w ,
gran fegno d'amore il Tetrarca , & il Boccaccio haueano ne i loro antUt
f cambieuolmente le loro imagini improntata.
Cauarfi Panello di dito.
IL deponer l'anello, & non portarlo , come prima fifaceua, è fegno di
meftitia,e di dolore, e perciò Saffo apprejfo Gnìdio del [no dolore par -
landò dice tra l' altre cofe :
rt$ec premit articulos lucida gemma meos .
£ quindi è che Dione firme, che nel far l'effequiead Auguftofìi dal Sena -
to or dinato, eh e, per fegno di grandiffima afflittione, quelli che ni intente-
nejfero deponendo gli anelli d'oro, ne portaffero di ferro. Il cauarfi uolon -
tardamente l'anello è anco atto di liberarfì non folo da qualche dignità ,
ma etiandio d' alcuna obligatione, e f entità : onde Titagora diffe: Arftum
stnulum negefìato. Auertendoci à non voler entrar in troppo dura ferui -
tà) ò in troppo diffìcile obligatione .
CauarPanello di dito altrui.
IL cattar della mano altrui l'anello è atto di priuarlo della dignità, e pe-
rò è ferino eh* effondo flato à for^a canato da' fuoi parenti al figliuolo
del fuperior africano ,l' anello ,che hauea in dito, nel quale era fcolpita la
Gel li 1 *efta di [no padre , à quefto modo fu dichiarato indegno di tanto genitore.
Del frullo .
Ì:9q "H Onendola punta del dito anellare nella punta del pollice & facendo
* * JL fioccare, ne rifulta vnpoco dtflrepito , che fi chiama frullo, e fiamo
filiti di far quefto gefto , dicendo non gli darei quefto , ciò è vna cojfa dda
niente, La ftatua di Sardanapalo,\e de gli Affivi pofta fopra la fua fipoU
tura, era con quefto gefto: vt lignificar et res humanas omnes prorfus effe
D'tnofoth contemnendas,ac ne digitali quidem crepìtu dignas,come riferifie A thè-
bt.7i.cAi neo,el* Autor de 9 prouerbi (opra quello :Huius non faciote fopra quell'ala
“ 44 tra: Ife crepita quidem digiti dtgnum . Et fopra l'i Beffa fepoltura in let-
tere Jtffirie era l'epitafio di quefto concetto :
Mangiajbeui,e traftullo
Trendi, ch'il refi* non vai quefto frullo.
£jcerone diffe: Si vir bonus habeat hanc vim ,vtfidigitis concrepucrit9
pòffitinlGCupletium teftamentawomeneiusineperc, hac vi non vtatur .
£ poifiggtunge: Digitcrum percujfione haredìtatem omnium pojfe con -
vertere. Il Boccaccio nei fio Decamerone lafcìò fcritto cofì:Etdiffeparo -
le affai à Taganino , le quali non n lontanano vn frullo, ciò è vn nulla, vn
Zero , eh' è quella figura rotonda d’aritrnetica > che da per fi non figmfica
co fa alcuna, r Ario fto dice:
Già sento mila hauea fhmato rudero > Et in vny altro luogo:
Etam
Z9
Parte Primari
34*
ì tìnto pìàche’llor litigio impero.
E per picchia cofa fi dice anco vniotaych'è la piu picchia lettera di tutte *
Taltre . L' jlrio fio così l'vsò: c *
Che manchi vn iotayde le fue parole. *44'
Tolto dal y angelo oue è ferino: Iota vnum>aut vnus apcx non pr&teri-
bit à kgedonec omnia fiant'Faceuano anco quefio ge fio per impetrar fi- mfLti
lentia . $. Girolamo fcriusndo à Rujìtco dice: Duobus digitis concrepabaty
hoc figno ad audiendum dìfcipulos prouocans . Geòrgia Erbardo cofi l'in-
tefe commentando quel luogo di Tetronio oue dice : Inlìabat cìmedus ho-
mo omnium infui fijfimus y& plani illa domo dignus , quiy yt infraffis ma -
nibus congemuityeiu[modi carmina effudit : E dice ancora :Retexit fuper-
bum palio caput y & manibus interius m articulorum fìrepitum conflri-
Uisiqua nam efì,inquityb&c audacia * Conforme a quefio Tibullo diffe:
7{on Iabor hic Udit,referet modo Delia pofles,
Et vocet ad digiti me taciturna fonum . E Tropertioj
Tollicibus fragiles mcrepucremanus. ^ ^
Moflrar il dito minimo.
ILgeflo di moflrar quefio picchi dito accenna perfonasò cofa m\nmay
è di pochiffima confiderationey e debolijfima y come col mo flrar il pol-
lice habbiamo detto accennar fi fortezza, e robufìeiga. Vi è il prouerbio :
Vno digitolo y che fi dice di far alcuna cofa con pochiffima fatica , efaciU
menteionde T erentio diffe:
Qui mihi nunc vno dìgitulo fores aperis fortunatus ,
tu iftasfaxo calcibusfape infultabis frufìra.
S . Girolamo nel Dialogo Luciferianiy & Orthodoxi dice : Hanc igitur ha -
fiamyquam totis viribus mififtiyde qua nobis minitarisyvno>vt awntydìgi~
tulorepeìlam.
Curarli Porecehio col dito minimo.
IL dito minimo è anco detto auriculare , perche fi foglioso con effo cu-
rar gli orecchini qualgefto di curarfìgli orecchi è di moflrar defidcrio
d'intender bene alcuna cofa: ciò è purgatis auribus. Tlautodice >
Turgatis ambo damus ubi operam auribus . ln Milite.
Vi che anco fi trattò quando deli' orecchio fi fcrijfe i
Legarli il dito.
EGefiodi voler alcuna cofaperpetua?nente ricordar fi> poi che di ciò
che non vogliamo f cordar fi fiamo folitidi dire d’hauerfela legata
al dito , volendo inferire di volerla hauer pronta alia memoria : e
perciò fi vfano cene ansila che Ricordi fono detti , che fi portano nelie^j
dita per memoriali o E quefio cenno fu chiaramente efpreffo da Salomone
quando
>3*
In Eunu-
che.
3*'
33-
Sm.f.
34 1 Dell'Arte de 'Cenni ,
quando dìffe: Seria legem meam quafi pupillam oculi tui, ligi eam in dii
gitis tuis , fcribe illam in tabuli t cordi s tui .
Dita vnite , c poi feparate,
IL mottrar tutte le dita d'vna mano vnite , e poi far fegno di feparar
particolarmente ciafcun dito, accennerà quello che dtffe Salufìio ciò'è
che concordia paru& res crefcunt9difcordia maxima, dilabuntur . Sciluro
Scithico venendo à morte chiamò à sè ottanta fuoi figliuoli , e commandò
à ciafcuno di quelli che rompeffe rn fafeio di verghe infieme legate , il
che non hauendo alcuno d'effi potuto fare, fattóio dare à sè,e Separatele,
ad vna ad vna le ruppe tutte ; col qual atto volle à fuoi figliuoli dimo~
§ìr are quanto farebbono forti vniti9e quanto deboli feparatu Et vn* altro
coH cauar la coda del cauallo à peloà pelo'non hauendola potuta cauar
tuttaad vn tratto , ejpreffe Vifteffo ,come\criue Tlutarco negli apofteg •
mi • Etinfommaè veriffmo :
Vt qu& non profunt ftngulafiunffa iuuant.
Sic qu&non l&dunt ftngulafiunifa nocenu
DELLE
Parte Primx* •
343
DELLE VN G HI E. Cap. XXIX.
i Dell’unghie.
7. Vnghie curue.
I Atto di uoler graffiare."
4 Grattar®.
5 Grattarfi leggiermente il capo.1
6 Squarciarli con Punghie le carni.'
7 Vnghie tenere, ò dure.
8 Mirar Punghie altrui.
9 Vnghie pallide, e {morte.1
i o Moftrar la larghezza dell'unghia^
i r Taftar alcuna cofa con l’unghia,
i z Roder/! Punghie .
15 Tirar l’unghia del dito pollice dal dente
14 Curarfi l’unghie.
15 Rufpare.
DelPunghfc
Icome la datura diede all'huomo tra tutti gli animali ,come di - , 1 *
ce Ariftotile,cerebrum proportene maximum, perche haueffe
maggior intelligenza, co fi gli diede vngues prò magnitudine^ D * P*ft-
minimos, acciò che come afferma il mede fimo Filofofo , egli [offe mm
manco noceuole,& manco uiolento di tutti gli altri , Et come chela Na- Cpe'l*‘a,.
tura à gli altri animali habbia fatte Fungine come arme per ferire dure ,
e pungenti, cofi facendole all'huomo folamente per coperta dell' efìremità
delle dita, quindi è che Fungbie humane fono deboli, e tenere . Quette an-
corché non fiano membro principale deWhuomo Sfacendo fi però con effe ,
e per occafionedi quelle varij getti, non farà cofa fouerchia di effe breve-
mente trattare. ^
Vnghie curue.
IL gefio che fifa con le mani adunche , rapprefentando l' vnghie Curue , . 1 ,
accenna rapacità'ypoiche gli animali rapaci h^nno cefi fatti artigli, e
però Ouidio d'Wppomene in Leone conuertito dtffe :
» Digiti curuantur in vngues. E deli' Aquila Virgilio: Met. r q,
Suttulit alta petens pedtbus louis armiger vnets,
E dello
3£n*iu
Capei.
"344 DcII’Àrte de* Cenni l
E dello Spiritiere dice che egli la colomba :
■ — Tedibus euifeerat uncis*
Titagora per detefiare quefta rapacità diffe :
Ammalia curuunguia non effenutrienda.
Maritale à quella curuità delle mani alludendo diffe l
Litigai , & podagra Diodorus Flacce laborat $
Sed nil patrono porrigit ; h&c cbiragra eft.
7^ d qual propcfito gentilmente fcherzò quel moderno Toetd dicendo m
lode del Sereniamo Co fimo de Medici Gran Duca di Tofcana :
L'ampia Gratta era I'una nominata 9
V altra la Corte fia, benché impedita
Dal mal de la chiragra,anzj firoppiatal
Tur, da che in man de' Medici ha la vitaì
Spera di ritornar libera, e franca >
E d'aprir Vincuruate, e chiufe dita .
VMrìoFlo dice, che nel cerchio della Luna
C34.yf.18 V'cran d'Mquile artigli , chefur feppi
V autorità, ch'a'fuoi danno i Signori .
Cefi fatti artigli differo iToeti hauer le Harpie:
yirg.&n.ì * Fcediffima venir is
Ingluuies,vncaque manus,& pallida fempeq
Ora fama. Dante, di effe :
Infir. 13. kanno late , colli, e uift humani ,
Ti è con artigli . Che fu co fi dall'or io Ho imitato :
G.$$ .jf.izo jL aiacce grandi hauean deformi , e brutte ,
Le man rapaci, e l’vnghie incurue,e torte .
Da quelle Harpie deriuarono il nome dell'Harpagohe, eh* è mancino , à
graffio, col quale i villani cauano la paglia de' Pagliari, adunco come lc_j
mani He' ladri ; quale era l'arma di Charonte , con la quale tiraua gli huo «
mini nella fua barca come diffe l'Mriofio ;
— Onde tirollo
Charonnel legno fuo col graffio adunco*
Dante quindi formò il verbo vncinare per rapire :
Colui che i peccatori di la vncina.
Ll'Mrioflo fcriuendo ad Mlnnibal Malaguzzo l'efforta àmaritarfi pri-
ma che s'inuecchi, accioche morendo e lajciandoi figliuoli minori non gli
rincrefca
Di non hauer chi dopo sèlormoftrl
La via del bene, e non li fraudi, 9 vncini *
fifa
SaL 5,
Uj
h
Parte Prim ai?
EU fa appreffoil Boccàccio in vna fua canzonetta diffe :
Amor s'io pofjo vfeir de9 tuoi artigli
A pena creder poffo
Che alcun9 altro vncin mai più mi pigli*
Quefti animali, che hanno gli artigli Curui,come graffiando difeefe il graf-
fi are, fono detti grifagni, Cofi diffe Dante:
*Ma l'altro fù ben fparauier grifagno , . f
Ad artigliar ben lui* Et Arlotto: * ' “
Morti erano in finiti, e derelitti C.14./& «
Al Lupo, al Corno, à l'Aquila grifagna.
E Dante volendo accennare V animo ingordo , e rapace di Cefare diffe:
Cefare armato con gli occhi grifagni •
Atto di uoler graffiare .
L'incuruareleditaal fopradetto modo può ancoeffer geflo di voler
graffiar e, & offender alcuno , quafi con tarme della natura minac-
ciando ; poi che
Arma antiqua manus, dente s,vnguefquefueruut . Dante diffe:
0 Bjubicantefa che tu gli metti
Gli vnghionì adoffo sì che tu lo / cuoi . £ di Cerbaro diffe che egli con
— Fughiate le mani
Graffia gli Spirti . Et in vn* altro luogo :
A quel dinanzi il morder era nulla
Verfo il graffiar chetai volta la fchiena
JQmanea de la pelle tutta brulla .
Le f emine tradì loro riffando fi fogliono di queft arme feruire graffiando-
fi, e però quella fantefea Terentiana diffe:
— -Quinunc fideturmihi 2un.au» il
Vt ego vriguibus facile illi in oculosinuolem venefico i . ,
Et il Boccaccio diffe : Monna T effa corfe con tvnghie nel vifo à Calandri • 8tWt
no, e tutto glie lo graffiò . Et in Horatio leggiamo:
— ISfoturnus occurram furor,
Tetamque vultus vmbra cuvuis vnguibus . j n zp0de;
Cicerone come per prouerbio adeftrimercon ogni forza dice, omnibus vnr
gulisiToto corpore,atque omnibus vngulis,vt dicitur, contentini vocisr„rCt
afferuiunt .
Grattare.
MOnfignor della Cafa nel fuo Galateo dice non conuenirfi à cottu -
mato Ser uitore il grattar fi il capo , ò altra parte del corpo allou
prefenza del fuo patrone , perche ègefto diperfonadiffolma , & ociofa
XX ftarà
Inferni
inferii
Inferii*
4-0
34«
Dell* Arte de* Cènni,
&i quella fox^a* * Impigliata fante
ìnfit. 3 8, Cheli fi graffia con l’vnghia merdofe >
Et hot s’accofcia,& hor è in piede Stante .
Et altroue di quello grattar diffe :
Come ciafcun menaua fpeffo il morfo
ìnfir. ùnghie fourafe per la gran rabbia .%
Del pix^icor, che non ha pii foccorfo,
E fi trabeua già l’vngkie la fcabbia ,
Come coltei di fcardoua le fcaglie
E nel Paradifofifa dire a Cacciaguida fuo antenato , che debba fcriuer dò
che ha veduto nell' Inferno pel purgatorio , enei Taradifo fen%a alcun ri*
/ petto
land. 1 7. E lafcia pur grattar don' è la rogna • E diffe ancorai
canx.ip* q me y€dete l'altro che digrigna
infer, I direi anco>ma i temo ch'elio
*Hen s'apparecchi à grattarmi la tignai
Il grattare è da 9 Lanini detto fcabere : e perche la rogna continuamente
fi grattarla nominarono [cabies, e noi parimente la diciamo fcabbia come
la diffidi Petrarca:
*dl corpo f ano ha procurato fcabbia .
Grattarli leggiermente il capoà
QVeSlo è geSto d'animo delicato te molle ,onde Plutarco ferine che^j
Cicerone foleua dire3non poter fufpì care alcuna cofa cattiua di Ce -
fareì quem uideret caput vno digito fcalpentem* Ma poi effiendo Cicerone
rinfacciato perche haueffie errato in non feguire la parte di Cefare vitto*
riofo3rifpofeydigitum CcfarisiUum de cepiffie. Luciano cofi deferiue vn'huo
in Reth . mo effeminato :Inter h&c autem uifum quendam egregiè fapientem%atquc
Ffcepu infigni forma }lubn co inceffiu, fratta cerulee , muliebri affieìlu, noce metti-
ta>olentem vnguenta 9 caput fummo digito fcalpentem . Cefi Giuue *
naie ancora diffe:
Sat 9. Qui digito fcalpunt uno caput .
Horatiq diffe quello effergeSlo diperfona, che bramando di far alcumu
cofa incontri difficoltà , come quando il Poeta Stenta nel far alcun verfo$
che à fuo modo Stia bene:
Uè. 1 . sat. Stipe caput fcaberet, uiuos & roder et vngues.
3 0. j Tofcanifogliono dire • Dare un grattacapo % per dar da penfars, perche
penfando f*gr attimo il capo.
Squar<
Parte Prima*; 547
Squarciare con Prnghie le carni.
PEr grandiffimo dolore fi fàquetto atto ; come anticamente face - ^
nano nelle morti de* parenti , e de loro cari amici ; il che fà dalla*
diurna legge prohibito dicendo: Super mortuo non incidetis carnet uefirat$ Unii. ip<
neque figuras ali qua s , aut ftigmata facietis uobis. E nelle leggi delle Xll.
tauole co fi fu fatta l'ifieffa prohibìtione : Muli eres genas ne carpante.
Virgilio f per ejbrimer getti di grandiffimo dolore di Anna quando intefe
la morte difua forella Didone ;
ynguibus ora foror fmdans,& p e fiora pugnis. Et diceche Cittejfo fàfat jEn%4
to da Iuturna forella di Turno . Et leggiamo fimilmente appreJJo Gnidio:
Tuncfleuiftupique finus,& pe fiora planxi , zpj.
Et fecui madidas vngue rigente genas.
E di Canace dice che fcriuendo la fua miferia a Macareo: . jh
-—Tuncdemumpe fiora planxi ,
Contigit ìnque meas vnguibus ire genas. Dante delle tre furie infernali:
Con Punghie fifendea ciafcuna il petto info,
Batte an fi à palme ,e gndauan fi alto
Cb'i mi ftrinfi al Toeta per fojpetto.
V Arlotto di olimpia ab andonat a da Bireno:
E corre almargraffiandofi legete
Trefaga , e certa hormai di fua fortuna »
Si ttr accia i crini , eH petto fi percuote . E di E lordi ligi diffe :
Le mani infume fi percoffe,é morfe
7^el fen fi cacciò l* unghie , e ne le labbia.
Vnghie tenere, ò dure.
LE vnghie tener elle, quali fono quelle de* fanciulli Significano debole1^ -
•gapuerileycon forme à quell* antico prouerbio riferito da Cicerone^: ' * #
A tcnerisfvt Gr&ci dicunt) unguiculis. Et Horatio diffe parimente }
Et inceftos amores
De tenero meditatur vngui. Li ** *
Ma alPincontro l*unghie dure nella facra fcrittura accennanorobutte %-
%a viriie,& inmncibile.Cofi diffe Iddio per Michea : Tonam ungulas tuas Cap 4.
étreas,& commmues populos multos . Et in Geremia è fcritto: Teccatum Cap, i j,
luaa fcrìptum ett ungue adamantino. In prouerbio fi dice: ** b unguibus
ìncipere>di coloro che incominciano alcuna imprefa da cofe minime quan-
do douerebbono à capite ordit i .
Mirar Tvnghic altrui.
LEonem ex vnguibus a ttimare,è antico prouerbio, per figni ficare che
tbuomo prudente da picchia cofa ne comprende molte>& hebbe ori -
Xx 1 gine
.8.
34 8
Dell’Arte de’ Cenni ,
kfrt fib.
lih.
gine queflo prouerbioda Fidia Flatuario , ilquale da l'unghia d'vn leoni
iwUn. in fa fHa gvandcz&a conobbe. E ferine yitruuio, che con ragion matematica
da un picciolo membro fi può tuttala grandei^a dell'animale compren-
dere : Come Titagora renne in cognitione della grandegj^a del corpo di
Mercole? raccogliendo dallo Stadio Tifano , che co'fuoi piedi Hercole ka-
ueamifurato y la forma dei fuo piede , eda quella la grandetta della fuau
perfonau .
Vnghie pallide è (morte.
•9.
Infer, 17.
«IO.
I I.
CO fi fatte rnghie fono indicìo di foprauegnentefebre^ome a punto di f
fe Dante :
Qual è colui c'ha fi preffo il ripreso
De la quartana^bagià l' vnghie fm or te
E tutina tutto .
Moflrar la larghezza dell’vnghia.
Q Ve fio è atto d'offeruar alcuna cofa diligentemente >ne da quella puri
to partir finche in prouerbioi Latini differo : Ne latum rnguem di -
{ cedere . Conforme à quello che diffe Cicerone: jlbhacregulam\binonL\
'Acci quffl, C€t tranfuerfum^rt aiunt3vnguem difcedere.Tlauto rsò ilmedefìmo mo -
Uh, 2 * do di parlare dicendo : Si tu ber eie ex ifìhoc loco digitum tranfuerfum ,
aut rnguem latum exceffens.
Taftar alcuna cofa con Pvnghia.
QVcfìo ègefio di prouare fe lacofaflà bene , e s'è perfettamente fot -
mta> ciò è s'è fatta ad vnguem>come folea dire Fidia eccellenti (fimo
ftatuarwsche bifognaua lauorar intorno laftatua,Donec ad vnguem.Ciò è
fitto à tantOfCh'era approuata dall'rnghiaipercioche i ralenti f cultori cev
cauano con l'unghia le commifjure delie parti della flatua , laquali effen-
do lauorata in modo3che l'unghia non le trouaffeyall'hora giudicauano ef-
fere ridotta alla fua perfezione : da che tolta la metafora Horatio uolcn -
do dire che Fonteìo era vn'huomo compito > e perfetto diffe :
. Fontei us ad rnguem
Eaffus homo » Et in rn' altro propofito diffe:
Carmen reprehenditeyquod non
Multa dìes%& multa litura coercuit>atque
Ter fi Cium deciesnon caHigauit ad rnguem .
Virgilio dell'ordine dt piantar le ulti diffe :
— — T^ecfecius omnis in rnguem
*Arborihus pofitis fi fio ria limite quadret*
Ter fio chiaramente accennò queflogefto dicendo ?
— — * Vt per Uuefeueros
In Feti.
Parte Priim» ?
349
Sdì- 1 a
«
• I 1»
lìb.l.Sd il
io,
£(?/• I •
3E tfundatiunfìuVavnguis.
lAufonio nel tipo deli'lwomo dabetie di(feycbe il prudente :
Index ipje fui totumfe explorat ad vnguem.
Roderli lVnghie.
CO* denti rùderfi le proprie unghie è gefto di bauer / opra alcuna cofa
effatta confiderationeyche co fi far e i Toeti diffe Horatio :
— Et in yerfu /adendo
Sape caput fcaberctyviuosy& roderetungues ;
E Ter fio biasimando la negligenza de* Toeti :
Isgec pluteum caditynec demorfosfapit vngues.
E d'vn Giouine che Haua penfando di mutar vita:
Daue cito hoccredas iubeoy finire dolores
Tmteritosmeditory crudum CkareHratus vnguem
% Abrodens ait hac. E Tropertio diffe perfegno di ira>e dì / degno i
Et [ape immeritos corrumpas dentibus vngues . Et anco
Vngue meam morfu fape querere fidm . tt Horatio :
JF ite irrefeffum faua dente liuido
Canidia rodens polhcem
Qjiid dixitì aut quid t acuii *
Tirar lVnghia del dito pollice dal dente.
OVeHo cenno , ch*è molto triuiale appreffo di noi y di por fi l'unghia
del dito pollice / otto il dente , e tirandolo in fuori, far che s’oda vn
poco di jirepitoye firme cofa piccioliffima e di niun momentoycome è quel-
lo che all’ bora cadedeU3vngbiay che è nulla y e fiamo j oliti di dire che non
gli dareffimo queUoycio èynehilum quidemy& hilum è quel negro ych e Ha
nella fommità del grano della fauay il che effendo cofa dì ninna confiderà -
tioneyda queftoycome per prouerbìoy diciamo dì non ftimar vna cofaync
hilum quidem . Così l’vsò Cicerone . Tum illud quod Syfiphus verfat fa- l „
xumjudans nitendo y nec proficit hilum quidem. Da queHo hilo fu detto TuJcti" 2o
mhilum y ciò è ne hilum quidem & per apocopem nihilr&per fycopen nil.
Lucretio diffe:
Ex nibilo nibily in nihìlum nil poffe reuerti.
Curarli l’vnghie.
QVefìo è atto d3ocioye di pigritia , e co fi l*intefe Horatio quando diffe :
— — Confi) cxityrtaiunty
JLdraHum quendam vacua tonforis invmbra
Cultello proprio purgantem lemter vngues.
Male vane , e lafciue donne al tempo de* Romani y come nell* altre parti
del corpo i co fi nell3 acconciar fi ben l3vngbie}vfarono l’induftna de3 bar-
bierie
lib.l.
lib.
•vii,
Zped. cd.f.
I 3
14
350 DcirArte de 'Cenni *
hieri e perciò Tibullo:
ìih. i . Quid fuco fllendenuComas ornarti quid vngues
iArtificis dotta fubfecui[fe manui
jt che ferue quel luogo di Valerio Maffimo doue celebrando la fortezza
$&.$'0ap.i.drportia figliuola di Catone Vticenfe , e di Bruto moglie, dice; lUam abre -
pio Cult elio Conforto, quafi refecandorum vnguium caufaje ipfarrt ex in-
dustria vulnera/fe, &àviro per anciUarum clamor em accerfìtoobiur -
gatamquod tonfarti praripuijfetoffìcium.Et alcuni Stimarono tanto la-»
bellezza deWvnghie , che le riputarono parte de i beni del corpo, e però è
Definìb. iscritto appreffo Cicerone : V aletudinem9vires, flaturam, formarti yintegri-
tatem vnguiculorum omnium, bona. Ma quello attodi tagliar fi, à curar fi
tvnghie effondo brutto, e fcbijfeuole non fi deuefare alla prefenza de * fuoi
maggiori, fi come Ouidio diede per precetto alle donne , che alla prefenza
h de * loro amanti ciò fare non doueffero.
Rufpare.
ILgefio di ruflare,come fanno le galline, accenna gran diligenza per in -
uettigare, e ntrouare alcuna cofa, come fanno effe galline, dalle quali
tolta la metafora nacque Cantico prouerbio;Bjiflor. *Appreffo Fello fileg
geru flavi latebras.ETlauto difse:Corrufpare tua confilia in pettore,per
inuettìgarli,& internamente permutarli. E parlando di colui , chela
Otta del teforo hauea rubbata diffe i
in duìni, yfò erathac effoffa,capit ibifcalpturirevnguibus.
Mailrufpamento alla Somigliànzà del gatto , e getto di voler, comtfà
quello animale, celare, & nafeonder qualche fua bruttez^a,òmancamen
to, à che alludi l'jiriofto quando diffee
l'altra pià faggia fi conduce à l'opra
Secretamele, e Eludiamomeli gatto,
Che tmmonditia fua la terra copra.
E per quello rifletto il Gatto appresogli Egittij tra fi Imbolo di colui che
occulta le fue bruttezze, e lefue deformità diffimula.
DEL
Parte Prima**
DEL PETTO; Cap. XXX.
3J*
l Bel petto."
z Hauer il petto forte,
3 Non hauer il petto,
4 Mofìrar il petto,
5 Andar pettoruto.
6 Tutto il petto»
7 Serrarii petto.
8 Percuoterli il petto»
9 Squarciarli il petto.
10 Giacer fopra l’altrui petto.
1 1 Portar alcuna colà nel petto.
Del petto.
t petto è quella parte, che giace tra due forcelle della x
gola, e dello flomaco, il quale nella fua larghezza ter*
mina co3 fianchi & al tergo s'oppone, fatto fodo,e pie*
no d’offa per difefa del cuore . Quello è il trono , e la
regi&dell' anima, laquale (fecondo Varmenide) ha la
fua fede principale in tutto il petto, come fcriue Tlu - Dc Plaei*'
tarco , i che par allude ffe Battila Mantouano quan • Phtlof°Ph-
dodifeu:
— — Cordato feruans in peffore mentem .
Da che non fi dilungò Dante, quando prefe il petto per tutto Pbuomo di-
cendo à Catone in nome di Martiafua moglie :
— - Oue fon gli occhi cafti 2;
Di Martia tua, che’n uifia ancor ti prega
Ofanto petto, che per tua la tenghi ?
Da che fi comprende? eccellenza di effo petto collocato prouidament^j
dalla Jatura nelme%o dell’ huomo, acciò che potè ffe compartire il fuo ca
lore alle eflremità della vita,& accioche fleffe, come in ficura fortezza s
attorniato, e difefo da tutte l* altre membra . La onde per ignominiofo fup*
plicio debito alla fua fraude Iddio di ffe all’antico [erpente fuper peftus
tuum gradieris,oue neU'huomo il petto flà in parte confficua,& eleuata:
la donna padreggiando fa pompofa moftra della fua beUez^fi con dilette -
Dell'Arte de9 Cenni ,
noie Rettacelo de riguardanti . E dice Urlatile 9che la lettura ha fatti
m pan, a- à noi il petto pianole largo , perche caminando noi diritti con due piedi*
mmal. Uh, non abbiamo neceffità di restringerlo con le braccia : ma à gli altri ani -
4*cap,iot man all’incontro fece il petto conueffo }eriftretto , accioche douendo ejji
laminare con quattro gambe non foffe loro impedimento nel contìnuo
rudimento delltjfaUe per formare i puffi .
Hauer il petto forte.
il T d'hauer petto fedo, e fermo toccandotelo con moto frequente^
JL dellamano accennerà d^fferhuomo forte, & compito, Virgilio fi che
la Sibilla dice ad Enea quando era per andar all* Inferno:
Nunc animis opus e Sì Aenea, nunc pe fiore firmo.
&n‘6- jEt Horatio deU'inuentore dell'arte del mitigare
lUi robur , & as triplex
Circa pefius eratquifragilem truci
Commi fit pelago ratem Trimus. Che l* Ari fio cefi difse:
a Ben è di forte, e di marmoreo petto ,
7 e più duro eh* acciar chi bora non teme ^
li Tetrayca di Roberto di Trapali difse ;
- Alto penfero
E veramente degno di quel petto .
„ Arinotele dice, che quelli che hanno gran petto fono huomini fcrtìiOndè
Marte fortìffimo, & robuSlijfimo Dio della guerra fu dipinto, coinè lfido -
ro (crine, colpetto nudo e grande per accennar che gli buomini militari
deuono efser di petto forte, e d'animo intrepido. Virgilio difse :
In ,riapi T^emo efl feroci pefiorofìor Marte. Horatio:
1 — -yìuite forte sf
zib z ,Sat tlEortiaque aduerfis opponite pe fiora rebus .
Et il Taf so del [no intrepido Tancredi:
Se non temi Tancredi, il petto audace
Tronfi Natura di timor capace. Et hauer il petto puro accenna anima
[incero, e candido. Cefi l*ifiefso Horatio di fe mede fimo difse :
s'tfmMK i. Non patre preclaro, t fed vita,& pe fiore puro .
Non hauer il petto.
r TL gefio d* efser [en%a petto accenna vn'huomo priuo di valore , e d'in *
*3* Jl gegno: Onde Horatio:
Tv fon tu Corpus eras fine pe fiore, Dii tibiformam ,
libi. EpADij ubi diuitiasdederant,artemquefruendi.
E Paride apprefso Quiiio difse ad Elena biafimandole il marito Menelao
come [ciocco:
Hunci*
4»
Parte Primari . 3/3
Hmcine tu ffieràs hominem fine pettore, dote s
Toffefatisform&TyndarinoffetUA .
Cidippe appreffo il medefimo Toeta efeufandofi d’hanet Centra [ha volon-
tà promejfo d! effer moglie d' *Acontìo,diffe: Zpio*
Sed fi nii dedmus prater fine pettore vocem
Verbo, fuìs fruttra viribus orbo tenes.
Moftrar il petto aperto 2
PErche il petto è la fede del cuor e , & il parlare veramente , & finte -
ramiate è detto da noi effer fatto col cuore, che i Latini dicono aper-
to pettore:perciò Faprirfi i panni dinanzi al petto, far àge fio dì voler mo-
ilraril cuor e, e co fi di realtà fincerità : Gnìdio dice che Qlimene trotta-
to ilfepolcro di Fetonte fuo figliuolo :
Terfudit lacrymis,& aperto vettore fiuti. Metà}
Cicerone lafcìò ferino: In amic^ijs nifi, vt dicitur,repertum amici pettus amtciu
videas,tuumque ottendas,nihilfidum,nihil exploratum babeas . E l'xA-
riofio d’olimpia diffe:
Che donna piu far certo huomo non puote * C.(io./U?
Quando anco il petto, e* l cor mofir affé aperto.
M. Antonio Foratore difendendo M. ^iquilìofece che egli fquarciata la
vette , mottraffe nel petto le cicatrici delle ferite che in guerra per la pa-
tria hauea riceuute . Vnfoldato veterano dell* effer cito d* \Augu fio chia - Quìni.lìb,
maio in giudicio pregò Flmp. che lo difendere , & egli battendolo ad un i. capi j.
difenfore di'cauj e r accomandato ,ilfoldato di ciò non contento, snudando fi
il petto, e mottrandogli le cicatrici gli diffe:M non ego C tifar, periclitan - Maf.rt Satr
te te ^dttiaco bello,vicarium quafiuijed prò te ipfe pugnaui. Onde *Au- Ub,x,c*pt 4
gufio vergognandoli prefe la difefa del foldato . Tuò anco effer atto di
voler morire, quafi aprendo queflo carcere doue fià Fanima rinchiufa ac-
etiche di quello ufeendo habbia fine la uita,poi che come diffe il Tetrarca:
La morte e’I fin d’ una prigionof cura. Et un’altra u otta: n. ad Oh
lApirafi la prìgion ou’io fon chiufo rin.i.
E che’l camino à tal vita mi ferra . 1$.
«Andar pettoruto,
QVefio gefio d'andar pettoruto, gittando inantì il petto, che il latino ~
dice tattare pettus, è fegno di vanità, e di paiga arrogane» il To- • / •
tifano dice: lattare pettus ttultum ettdl Boccaccio diffe :£ non come co-
lombi, ma come galli tronfi, con la crefta leuata, pettoruti procedono.Che
fu leggiadramente imitato dal BonareUinellai Filli dì S Ciro dey colombi
dicendo :
L’vn tronfi, e pettoruto
ry và to -
,6.
JEb- $<
JEn.h
3J4 DeirArtc de5 Cenni,
Vàtoneggiando,erota ,
L’altro col petto in terra
Va pigolando ,e fetpe.
Tutto il petto.
IL g(fio dì montar tutto il petto , e tutto volerlo in alcuna cof aimpie-
gare, accenna dìvolerfar vna cofa compitamente , e perfettamente :
Così Virgilio fa che lulodice d 7{ifo:
T e vero mea quem Jfatijs propioribus atas
Infequnur .venerande puer^am pettore toto
viccipioì& comitem cafus compUttorin omnes.
E di Didone difse anco : .
• — — H<ec oculis.hcec pettore toto
Haret—™
Et batter vna cofa à petto .fi dice per farne grande [Ima, & batterla al
cuore . L’Jtrìofio.
E d’ambi il bertele ilmalehauea fi à petto.
Che d’hora . in bora ne volea fentire*
Serrarli petto.
” Vtì ìo getto, che fi fard con lIvnire,& allacciar i panni dinanTf dal
4 / ' petto contrario al gefio già detto di mottrar il petto apertole pe-
rò fi come quello è atto di voler mcfiraril cuore , e di voler pale far l’inter-
no del noftro animo > co fi quello accennerà di voler nafeonder il cuore , ce-
lar l'animo, & occultare la nofira volontà, à che par che alludeffe Dante
quando fece dir ali' ombra di Viccarda Monaca :
La nofira carità non ferra porte
jì giu fia voglia •
Simile à quello che dicono i Canonici , che Ecclefia non claudit gremium
redeuntibuso EtilTafso :
c.i.ft.ii. —mmHorquai ptnfier , quai petti
* Soncbiufiàte,fantlaura,ediuo ardore* Virgilio di Sinone difse:
— Et fitto pcttorefatur .
^ Da queflo non difeorda quel luogo di S.Giouanni: Qui viderit fratrem
3. fuum necefsebabere} &clauferit vifeera fua,quomodo CharitasDei ma-
net in eo ì
Percuotere il petto.
3 . Vefio percotimento del proprio petto riceue diuerfe intelligence ?
primieramente è come vn picchiar alla porta della vita , per ifue •
InmìUt gl &tar ^ core dorare Dio, come Vinte f e Tlauto quando diffeiCogitans
pettus digitis pulfat > Cor credo euocaturusforas . Thò anco e [set gefio di
coftan -
farad.
Parte Prima-». ìs$
co slanci Mentre che l'huomo oppreffo da trattagli percotendofi il fetta
eccita il fuo proprio cuore alia toleran%a di quello . Come Vliffc appreffa
Homero allegato da Tlatone: ,
Tnm pettus pulfans , cor ftc affatur Vlyffes : ln
Hoc quoque cor perfer , namqùc & grauiora tulitti I
E anco getto di pentimento , e di chieder perdono à Dio confejfando col
percuoter fi di meritar d'efer cattivato > e flagellato . E fentto nei Van-
gelio di S.Luca, che il Tubhcano [landò in diparte > non ardiua ne anco di Ca P* 1
. leuarcgli occhi al Cielo , ma che fi percoteua il petto} dicendo : Deus prò-
pitius efio mihi peccatori . E che le turbe che furono prefenti aWhorren - cap,i$:
do fpettacolo detta morte di T^S.percutientes pe fiora fua reuertebantur.
Virgilio delle donne T rotane che piene di mefiitia facrificauano àMiner -
uà, dice :
Supplicitertrittes , & tunfa p e fiore palmis . Dante lafciò [crino : *•
S’i torni mai lettore à quel denoto
Trionfo yper lo quale i piango fpeffo
Le mie peccataci petto mi percuoto .
E dell* Angelo che trouò alla porta del Tttrgatorio dice:
Diuoto mi gittai a* fanti piedi ,
Mtfericordia chic finche m'apriffe
Ma pria nel petto tre fiate mi diedi .
L'Ariotto parimente di quetto cenno fi ferui dicendo s
Dentro a Biferta i Sacerdoti fatiti
Supplicando col popolo dolente
Battonfi il petto . Et vn9 altra volta di Br adamante dice
E come fu (fé al fuo I{uggierprefente,
Chiamafi in colpa, e fe ne batte il petto «
E ance atto dolorofo, e di defper azione, come Fvsò Virgilio quando di Bi-
done infuriata per le partita d’Enea diffe:
Terque.quaterque mam pettus per cuffia decorum . A&.qS
E di Anna afflitttjjima per l'inafpettata nomila della morte di Didonc^s
fua amatijfi.,ia [oretta i
f'nguibus ora forar feedans, & pettora pugnis.
E Giuturm intefa da Giunone la defiinata morte chea Terno di lei fratel-
lo foprattaua ;
Tr ? ue,quaterque tnanu pettus percuffit honettum . JEn.tù
Ou 'Ho parimente di Marcello addolorato :
Dirnque dolet fumma ve fieni diduxit ab ora Mtt.;.
Tquiaque marmo ws percuffit pettora palmis •
Yy 2 Et
Par, xi
Pm&'&
C. 40.#, i$
35 6 Bell’Arte de5 Cenni j
_ Et fa dire ad Jtrìanna daTefeo abandonata :
I?. i o. *protinus adduftisfonuerunt piffera palmis •
Giuuenale ùmilmente diffe:
éaf.13. Sì nullum in terris tam detefiabilefaffum
Qflendisytaceo> nec pugnis cedere peffus
*Te ueto . JLncojn quello propofito i noflri Toeti Italiani di que/ìo ge -
fio fi feruirono : Dante di Guglielmo He dì Iguana fuoceredi Filippo
’SSt afelio H.e di Francia , per dolore della trifta uita di Filippo Bello pur Fje
di Francia dice :
Tuig\ 7. Guardate là come fi batte il petto . VsArìofio fimilmente :
c,i7'ftA}9Vajflitte donne pzreotendo ipetti
Corron per ca(a paUide,e dolenti .
£ di Br adamante afflitta per gelo fia di Ruggiero s
C, 1 i.fit 1 7 E fece oltraggio à begli occhi diurni
jil bianco petto , e àgli aurei creffi crini .
Di queflogefio fi ferue anco i9 Oratore , come ci auertì Quintiliano quando
diffe: Caua manu fummisdigìtis peffus appet ere , fi quando nos metip -
fos alloquimur cohortantes, obiurgantes, miferantes. Quefto percuotere
di petto, ò d'altra parte del corpo dal Latino è detto pian ffus dal verbo
piango , ò plangor , onde Gnidio :
Mei. il T Ungere nuda nteis conabarpefforapalmìs. Tropertio ajicVegli dijfe ; 1
Zib.7.. Demijfis plangas pecora nuda comis. EVìrgiliot
Tenitufque cava plangoribus &des
F&mineìs ululant. Et Lucretìo ;
lìh. zi Exigit ad fmosfamularum brachìa plantus .
E ben vero che per fimìlitudine fi dice anco del pianto maffimamente 4C-
compagnato da percotimento , ò laceratione del corpo per caufardi gratta
De crai . 3. dolor cleome appreffo Cicerone : Clangore , & lamentatane compleuimus
HHip.z. forum . Et altroue : Tudiadma imponebascum piangere populiyìUe cum
plaufu recipiebat »
Squarciarli il petto.
r TI Telìcano vcceìlo Egittìo fi fquarcia co*l reflro il petto , e co'l caldo
•'i / angue che dalle [uepiaghe fiillada ulta àgli eftmti figliuoli : eperò •
Dante diede nome di Telicano al nofìro Hedentore,perche effendo egli no-
fìro padre come ogni giorno nell9 or attone dominicale le chiamiamo, & {
noi fuoi figli morti per lo peccato d'Adamo in effe cuti òne delia d i.ina fen
ten%a centra di lui fulminata: In quacunque die come devi s*nvttt morie -
ns>egli co'l fuopreciofo f angue > che volontariamente ffarfe quando anco !
gli fu aperto ilCoftato , ci vinificò > onde quefio farà getto di grand.ffima^
~ ' J ~ * ' ' pietà?
Parte PrimaJ . 3 / 7
Et il Tetrarca perfegnodi patita aff'UtiiQHeJi
'Trito f X A
mrt taf. I •
pietà }e d* infinito amore
difif&j :
— — . Gli amoroft affanni
Mi fifiauentar sì ch'io lafciai l'imprefia ,
Ma fiq u ardati ne porto il petto, e i panni .
Giacer (òpra l’altrui petto;
QVefìoèatto di gran confidenza} come fece S.Giouanni quando nel - % j o,
la menfia giacque fi opra ilpetto di Chrifio S .T^.& egli fleffo dicc^s
che hauendo il Signore detto , che unode’fuoi difcepoli io douea tradire
S.Tietro à lui voltato fi ìinnuit>& dixit ei,quis e fi de quo diciti Et hauen •
do S.Giouanni ripofato nel fieno delfino Mae fìro,e dimandatogli chi fi offe il
traditoteli fu rtffofio da Chrifio che farebbe colui} al quale egli porge ffe
il pane bagnatole che lo porfie a Giuda\nel qual luogo vediamo ad vn trai
to t re cenniyinnuere ; recumbere in finum alt eriusy& por rigete panem in -
tinttum. Dante di que fio fatto di ffe:
Quefì’è colui,che giacque [opra ilpetto Tmd.
Del nofiro Telicano, e quefiifue
Di su la croce al grand'officio eletto l
S. Ambrogio dice che per que fio atto che fece S. Giouanni di ripofiare fio -
pra il petto del Signore s'intende che à lui, piu che à gli altri yriuelaffeifie
creti della diuinafapien^a .
Portar alcuna cofa nel petto.
I ^quella maniera che di cofa molto cara,& amata fidice fette in ocu j't
lisfferre in finuyccfi parimente fi dice hauev nel cuore9e portar [colpì*
to in mt%p il petto : Iddio nell' antica legge commandò ad jLaron ch'egli
portaffe nel petto i nomi del popolo Hebreo: Vortabitque Jtaron ncminatKod. i$>
filler um Ifirael fuper peffusfuum. Ter figni ficare la charità con la quale i
Sacerdoti deuono amare i popoli , & il %elo, che deuono hauer dell'anìme
loro. Giuuenale prefie quello atto di portar nel petto per lo rimorfio della*
confcienxayche dentro del cuore continuamente fientiamo dicendo ;
Tcena autemvehemens, ac multo fiauioriUis safijji
S)uas&Crtditiusgrauisinuenit,autI{adamantbus>
ì^oSieydiequefiiimgeftavetìnpe^Qre tejfiem.
DELIE
35 8 Dell'Arte de 'Cenni ,
DELLE POPPE* Cap. XXXI.
s Delle poppe,
l Moftrar le poppe.
3 Gefto di lattare.
4 Poppe fode, & raccolte.
j Poppe rilafciate,e pendenti.
6 Tronear le poppe
7 Non hauer poppe.
Delle poppe.
Ve pati, mi
.ma.lih 4.
mpité
j .Cerini
Mni.&r.
Georg, 2,
Purg.’iy
Tafl.lt
El me^o del petto f ergono le mantelle , le quali alTbtt -
manajfecie Solamente furono dalia Vettura in quefla
parte formate , pendendo di [otto al ventre àgli akri
animali per la commodità , come dice *Ariftottlt , del
caminare . Quelle fi come appreffo i Latini fortirono
diuerfe nominante, come, rumes, mamma, mamilla,pa-
piUa,& vbera , cefi noi le diciamo mamme , t namelle,
tette, poppese poccie.il Filofofo cefi le definì [ce: Mamme nibil aliud funt,
quàm conceptaculum quoddam , & vaslaftis, del quale i bambini fi nu-
trirono. S.Taolo fcriuendo à Corinti trasformandoli per carità wloro
nutrice > diffe : Tamquam paruulis in Chnlìc lac vebispctum dedi, non
efcam,non dum enim poter aiisjed me nunc quidem potelìis, adbuc enim
carnalcs eftis . Et effendo la terra madre vniuerfale di tutti i viuenti nu-
trendoli de* fuoi frutti. Virgilio le attribuì le poppe dicendo :
Terra potens vbere gleba . Et anco :
Diuitis vber agri: & fertili s vbere campus .
Moftrar le poppe. k
N Elle donne è atto lafciuo , e poco bone Ho 2 qua fi che col far pom-
pa di quelle , s’inuitino gli huominì à procurar di goderle : e però
Dante biafimando quefio gefto diffe che verrà tempo$
7\ lei qual farà in pergamo interdetto ,
JL le sfacciate donne Fiorentine
V andar moftrando con le poppe il petto . *
Gnidio parimente lo diffe atto lafciuo:
altera diffuto peSius aperta finn* E Tibullo :
He ve
359
Parte Prima^ .
Tìe ve cubet laxo pettus aperta finti* £ Giouiano Ventano:
Tettora candentes nudant exerta papiUas.
E Cornelio Gallo con maggior leggiadria :■
Conde papiUas , conde gemipomas ,
Compre ffo latte qua modo pullulante
Conde papiUas, qua me fauciant,
Conde & luxu niuei pettoris .
Il Tuffo di quelle due 'Ninfe cb* erano neirincantato giardino tìMmi*
da differì:
Vna in tanto drizzpfi,e le mammelle , c. 1 5
E tu tto ciò , che più la ritta alletti ,
Mottrò dal feno in fufo aperto al cielo ,
£7 lago à l' altre membra era rn bel velo .
£ della lafc inetta jLrmida diffe ancora :
Mottra il bel petto lefue neui ignude c. 4. n 1.
Ond’ilfoco d*amor fi nutre e defia :
Tarte apparde le mamme acerbe, e crude ,
Tarte altrui ne ricopre inuida retta •
Getto di lattare.
Esprime atto di nutrimento , e d’atleuare, e foflentare alcuno , come i • 3 •
bambini fono à que/ìo modo dalle mamme nutritile come, con J ingo-
iar efempio di carità, fà il vecchio Cimone, mentre douea nelle Carcere. Val. Max.
di fame perire, da fua figlia lattato , & conferuato in vita . Quetto pietofo Kb. 5 « 4»
getto della madre, che latta i figliuoli fù con marauigliofa eleganza rap-
prefentato da Virgilio, nella Lupit che nutrì famulo, e Fjmo dicendo :
Fecerat & viridi fatam Mauortis in antro
Trocubuifje Lupam:gemìno$huicvberacircum
Luderependentes pueros,& lambire matrem
lmpauidos:illam tenti ceruice reflexam
Mulcere alternis,& corpora fingere lingua .
Dante volendo dire che le mufe arano fiate più fauoreuoli ad Homero $
che ad ogni altro Toeta^liffe:
— Quel Greco
Che le Mufe lattar più ch’altro mai . vurg. it*
E gli antichi finfero il fimulacro della Dea Natura tutto pieno di poppe 9
per accennare che tutto il mondo piglia nutrimento da lei . Tuò anco ac-
cennare adulatione. Onde è ferino -.Filimi fi te lattauerint peccatore s tne*rou.\.
acquiefcas eis.Etanco:Vir iniquuslattat amicum fuum,& ducit eum per?rou •
vìAm non bonam . Ometto verbo latto quando fignifica adulare, ìufingare.
Dell’Arte de* Cenni ,
& ingannare,# frcquentaiiuo dell'antico verbo Lucio , che fignifica con 1%
finghe in f raudem lUicto. h a fi l'intefe Terentio quando difi'e :
In Andn Henne ttbifatts e fi è hoc vtfum folidum effegauitum
Hifi me laffafies amanttm,rtfalfa fpc produceres*
Poppe fode,e raccolte.
^ E S€^n° C^£^a ^cnna flapouinc * * bella carnei' Micfio fcriffe effet
quelle d'Mctna quando dijfe :
Due pome acerbe,# pur d'auorio fatte
C,7J?' i4- yengonQ9eyancQm9ondaalprimo margo . E d'Olimpia diffe:
Le poppe ritondette par ean latte ,
G.uM<6$ Che fuor de* giunchi allbor allhora tolli . doni ano Tonfano dij] e:
Tibì marni Uni ce fiant fionda #
Epubertantforcriantesprimuhtm.
Sororiarefi dicono le poppe quado crefeono nelle fancìuUe,&ft ater culo-
re ne* mafebi » &le nomina col diminutiuo mamiUuU , perche come Cor-
nelio Gallo diffe , quelle fono belle , che fi poffono in vna mano tenere , e
nqfcondeftj :
— — Stantefquepapillas
Et quas afirmgens contìnet una manus . Conforme al detto :
Taruusfitnafus . parua inamida, caput . E l'antico prò ucrbio dice :Hon
anno!a,non mammola, non procax. Loffofo nella, Cantica dilla fu a bell au
GatkA, & •* Q^.dm pulchrafunt mamma tua forai? mea fponfa: mdiora~t
funi vbcrx tua nino, fragranza unguenta optimi staffimi gli andò le poppe
al vino, per la^olce^a del licore ebefe nè tra'gge. «
Poppe rilafciate,e pendenti.
COfi fatte poppe danno in diti od1 batter piàuolte partorito , ed'effer
vecchia, e niente atta à i diletti amore fi . Tropertio della fua Cin -
thiadiffe^, :
% inni inclinai a prthibent te ludere mamma . Et Horatio d’vna
vecchia :
Seu mctiat me peffus,& mamma putres. E Martiale:
M tibi patine fa ptndent d pe fiore mamma. Et in vn* altro luogo campi «
rè le poppe rugo f e dì Vetuflina alle tele (Par agno:
Zik 3 epig. ^ % araneanm cafjibus pares mammas .
5 ! .* ' * * Il Boccaccio dìjfi e > che la Cintacela bàttei un paio di poppe che pareanó
Gior&ncn.due ceroni da, letame . Sono anco qu'èfie vuote , e pendenti poppe argo*
io. mento di gran pouertà ,e gran necejfità di viuere,cotnc nella calamità del *
la guerra dulie dtfft ? Lucano:
Tefforibus rapii mmum,fruslraque trahentes
Vberi
Lìbt $ •
Pàftc Primàri
jìi
Ffarfal»
. 6 *
Vbera ficca fame, Et altroue il mede fimo Toeta :
—-ìRituqueferarttm •<
Dittentas ficcant pecudes>& latte negato
Sordidus exaufioforbeturab vbere fanguis. *
Troncar le poppe. ^ ^
QVefio gefio fatto da Donna di troncarli le proprie poppe ] accenne-
rebbe di non voler attender alla vita congiugale , ma più totto alla
militare come faceuano le bellicofìljime jimagone , che fi troncanano leLa
defìra mammellayaccioche non f offe loro nell* armeggiare d'impedimento,
di effe fu Hippolita Regìna}dellaquale Tr operi io diff ?:
Felix Hippolite nuda tulit arma papilla. Et il Tetrarca:
Con lafinifira fola intera mamma . Ma ilgeflo di troncar ad altra f emina dd-
le poppe farebbe fegno di tirannica crudeltà gitale fù quella di Quintiano * a**'
quando fece tagliar le mammelle ai rigata tergine, laquale rinfacciato-
lo gli dìffe:Crudelis tyranne , non te pudet amputare infcemina,quod ipfe
in matre fuxifii ì Di che Battifta Mantouano diffe : * Agutkg.
Caderc,& altrices hominum violare mamìllas .
Non hauer poppe,
IL getto di non batter poppe farà indicio di pouertà , impotenza da
nutrire alcuno yonde lo jpofo diffe: Sorornottra par nula ctt,& vbera % y]
nonhabet. E con gran prouidenga laTSfatura fece à tutti gli animali, co-
me dice Mrittotile , viuipari le poppe , accioche i loro parti nutrifferoy& Qani 8
alleuajjero : & perche tal'hora le donne partorirono due gemelli, perciò oepàrt'.ani
loro fece due mamelle>acciò che il debito àliméto loro poteffero fummini mal. lib. 4,
firare come Tlutarcofcriueima à tfyi nottri le donne meno amoreuoli de 1 c*p. 1 1 .
loro parti, che non fono gli animali bruti , non fi curano di dar loro il prò - De liber* e-
prio latte, ma facendoglielo dare molte volte à balie vitiofeye crudeli ymn duc%
è merauiglia fefouente i figliuoli da loro genitori fi veggono degenerare ,
non confideranno quanto di forza habbia quefio primo alimento de’ figli-
uoli : il che non fu occulto à Virgilio, ilquale facendo che Ditone rinfac-
cia ad Enea laftta crudeltà gli dice :
Nec tìbi diua pxrensygeneris nec DardxnusauHor
Ter fide Jed durisgenuitte cautibushorrens 4,
Caucajus,Hircan&que admouerunt vbera tygres.
Che fu cofi dal T affo imitato quando fa che Mrmida dice à Rinaldo
te S ofia produffe}ne fei nato
Del' Mttiof angue tu: te fonda infana
Del mar produffe,o'l Caucafo gelato ,
E le mamme allattar di tigre Hircana*
** Z\ DEL
Dell’Arte de 'Cenni,
DEL SENO. Cap.XXXlI.
i Del feno .
z Hauer in feno .
3 Stringerli alcuna cofa al feno.
4 Mani in feno.
5 Spiegar il feno.
<5 Aprir il feno.
7 Guardar nell’altrui feno.
8 Squarciarli il feno.
Del feno .’
Lfeno è tra le braccia , & il petto , e perche in quefta*
parte fi raccolgono , e tengono le cofe che ci fono care ,
come qua fi nel core riponendole > quindi i Latini deri -
uando il vocabolo per fimihtudine differo infinuare ,
eh' è l9 intrometter fi nelle cofe aliene > e voler penetrar
nell* altrui gratta . Virgilio parlando deigran terrore >
e ffauento che hebbero i Troiani nella prefa della loro
Città diJJcj :
Tum vero tremefafia nouus per pe fiora cunfiis
&n.i. infinuat pauor .
Et in Apuleio fi legge: Siccine vacuus,& ociofus infinuatis manibui am*
bui abis i In Suetonio è ferino: Quare cito manumiffus JLugufio infinita*
Gmn ' tus 9 e^anter curam ordinandarum bibliotecharum in Ofiaui A
porticu fufeepit . Il fetore chiama infinuatione quella oratione y che con
diffimulationeye circuito di parole cerca di artificiofamente entrar nell9 a*
rumo dell9 auditor e,e far moto in quello .
Hauer in feno,
,1, T 3HaueralcunacoIanelf€no> e nelle braccia, come la nutrice tiene il
JU fuo bambino è fegno di grand’amore e di tener quella cof a caraiMo*
sè dolendo fi di non poter regger tutto l'effercito dìffe verfo Lio : TSlum*
quid ego concepì omnem hanc multiiudinemyvel genui eamy vt dicas mi -
hi:Torta eos in finu tuo/icut portare [olet nutrixinfantulumiE Sara difi
fe ad jibramo:Ego dedi ancilld meam in finum tuum.E Giobbe diceaiPj -
i f. pofita e/l hsc ffes mea in finn meq. Giouanni fcrifse: Deum nerao vidi?
vnquatn •
Parte Pritruu .
3*3
lx Adelfo
^•3*
Uh.}. *Ug.
s*
Soni »t;
vnquim» Vnigtnxtus filius>quì cft in fiuti patria ipfe enarratiti. Cicerone
mentre era in bando f emendo à Ter enfia fua moglie diffe : Quid Cicero
meus,quid agetìifte vero fitin finu femper y & in complexu meo. Virgilio
di jinna fonila di Didone quando s'vccife dice:
Semianimemque finu gemanam amplexafouebat .
Terentio lafciò fcritto :
Hic non amandus ? Hiccine non geflandus in finu? Ouidio
Tenet in tepido moliti amica finu. Et appreffo Catullo:
Taffer delitti me a piteli a
Qui cum ludere,quem in finu tenere.
E Tibullo diffe che non bramaua riche7gey
Sed tecum vt longA fatìarem tempora vita.
Inque tuo cader et noftra fenetta finu. Etti Tetrarca ;
yn verde lauro }vna gentil colonna .
Quindeci Vvna>e l'altra diciottenni
Tonato bo in fenoyegià mai non mi feinfi .
Queftogefìo d’bauer in feno accenna anco d'bauer alcuna cofa infegretoi
e di douerla tenir celata. Cofi appreffo Giobbe leggiamo : JL mandatis la* sal.w:
biorum eius non re ceffi 9 & in finu meo abfcondi v erba orti eius . Et anco Gap.} i.
diffe: Celaui in finu meo iniquitatem meam. E Dauidde: Memor etto Do - Cap.n .
mine opprobrij feruorum tuorum, quod continui in finu meo y multarum
gentium.E Salomone diffe:Munus abfconditum extinguit iras,& donum?r6H,lU
in finu indignationem maximam . Conforme à quello che poi fu da Seneca
detto:Inuidiam effugiasfi te non ingefferti oculisti bona tua non iaftaue-
ris,fi fdueris in finu gaudere . Cofi Tibullo: 1 7#
Qui fapit in tacito gaudeat ille finn . E Tropertio : lib,^.
In tacito cobibegaudia claufa finu.
Il Tetrarca nel Trionfo della Diuinitd parlando di quelli che fi contenta -
no della loro modella fortuna :
E’n diftarte color y che fotto'l freno
Di modella fortuna bebbero in v fo
Sen%a altra pumpay di goderfi in feno .
Sceuola lafciò fcritto : Titio centum doylegoy qua mibi pertulityquA ideo Vand Uh.
ego non cauiyquod omnesfortunasi& fubflantiamffi quamàmatrefufee- nati},
pératjn finu meo babui fine vtta cautione.
Stringerli alcuna cofa al feno.
ycflo atto effrimerà gran timore di perder quelle cofej che al feno
_ fiflringono:Come quando Virgilio diffe:
Et trepida matres pr Afere ad peUoranatos .
Z \ x Che co-
JEn 7.
^64 Dell’Arte de* Cenni,
Che cefi fu (talleri e fio imitato t
C.27-'ftiiot Si ttrinfero le madre i figli al feno. 'Et il TaJJo :
c a Fuggi an premendo i pargoleti al feno
' - °‘ Le mefte madri co* cap egli [ciotti.
Come [e li flringeuano parimente al petto le donne Hehree nel calamito*
. fo affedio della Città effendo / critto : Cum parutili, & lafientesexalarent
i$nnT animasfuas infinumatrumfuarum . Ilmedefimo atto è fatto anco dall'Or
uh. 8, cap. fe ver/o gli orfaccbifuoi.Fetus enim rigentes apprimendo pe fiori fouent,
1$'. * dice T lìmo.
Mani in feno .
a 4. 'Yy'Erld ragion detta è anco getto d’auaritia il tener le mani in feno, qua-
JL fi che fi voglia la borfa occultare per timore che ci fia rapita, & così
di gran cuttodia,e di tenacità : Onde fi legge apprejfo Teocrito :
In Charìtib m — — Lucrique cupidme vifius
Inque finn vnufquifque manus habet,illud & vnum
Spefiat,quà ratione fibi anfia pecunia crefcat .
Mapoi pigliar l’altrui mano , & porlafi in feno farà ve^o^e gr anfano*
i . Amor . e- ye fatto dalla donna amata al fuo amante ; Comediffe Gnidio ;
D exter am fouijfcfinu »
Spiegare il feno.
*j. \ Vetto farà atto di rilafciare alcuna cofa, e rimetterla nelT altrui li -
berta ; come fece queU'animofo Romano , che con quello getto prò -
pofe a* Cartagine fi òguerra,ò pace,cofi leggendo fi apprejfo T. Liuto: T um
Fyomanus finn extogafafioybic,inquit,vobtsbellum,atquepacem porta-
mus,vtrum placet fumite. Che fu dal Taffo imitato , mentre nella perfona
à' Argante fà denontiar la guerra à Goffredo, dicendo che del fuo manto
fece vn feno, e gli diffe:
£"fi" E gu errale pace in quettofen t'apporto . E poi foggtunge :
Spiegò quel crudo il feno , e’I manto [coffe,
Et à guerra mortai diffe ti sfido .
Spiegar , e [cuoter il feno è anco getto digittar via alcuna cofa con odiò l
e con dijfireTgo , il qual atto fu vìuamente effreffo nella diurna fcrittura
quando J^eemia dffe:Fxcuffifinum meum,& dixi : fic excutiat Deus om~
jE/dr. hh.i . nem virum>qui non compleueritverbum ittud:fic excutiatur,& vacuus
«M- fiat & dixit vniuerfa multitudo: Amen .
Aprir il feno.
. 6 . ✓"X V e tt' apertura di feno accenna voler alcuna cofa caramente , come
nel core, ricetterebbe così l'vsò l'Ariofto dicendo ;
e.;».***» An%i via pii* cbedcldefìr,mìdeggio
Parte PrimÈL. • 36}
Dì me doler, thè fi gli aperfì ilfeno,
Onde cacciata bà la ragion difeggio . .
Tuò anco quello gefio accennare profufionei& ecceffoycon forme à quello
che difse Giuuenale:
Omne in precipiti vittum f letit',vtere velisy ' $*/. i ,
Totospande finus.
Et il Tetrarca difse che lo fpirito della fua laura morendo ella dal [ho fe-
no fi partì.
Lo fpirto per partir da quel bel feno Tticnf.Jt
Con tutte fuevirtutiin sè romito , tnmecap*
Fatt’hauea in quella parte ihiel f treno 1
Guardar nell’altrui fenoV
QVefìo è atto di rimirar nell'altrui fegreto } VAriofio in quefto con - ^ «
cetto difse : * / %
Mcun la terrari mare.eH del mi far a, c. 45 fa.
E render sa tutte le caufe à pieno
Ò'ogn’opra, d'ogni effetto di T^atura,
E poggia sì,ch'à Dio riguarda in feno.
Ma an?i ch'egli è Iddio quello che nel fegreto delnofìro feno riguardai
infallibilmente vede gli occulti affetti delnoSlro cuore , come difse il Sa - Ecct
uioiOculi Domini lucidioresSole,& hominum corda intuentes in abfcon*
ditas partes.
Squarciarti il feno, .8.
E1 Gefto dolor ofo, che così Ouidio d' Hip ermene fifa difse : Ep, 14.
Turpureoslaniatafinusylaniatacapillos
Exìguo dixi talia vejrba fono*
©E1
$66 Dell’Arte de* Cenni,
DEL GREMBO. Gap. XXXUI.
i Del grembo.1
% Raccoglier in grembo.
3 Ripofarc in grembo.
Del grembo.
L grembo è differente dal feno : perche il feno è tra le
braccia, & il petto: ma il grembo è più inferiore tra le
cofcie,& il ventre : onde le donne chiamano grembiale
quel panno di lino , che in quella parte fi cingono doue i
figliuoli concepifcono : eficome gli infanti, elattenti fi
tengono in feno , come Ouidio di Driope diffe:
Inque finn puerum}qui nondum impleuerat annum
Dulce ferebat onus.
Cofi alquanto crefeiuti fono dalle madri fedenti nel grembo raccolti .
Raccoglier in grembo.
• 2* • Ve fio farà geflo f amare > e d'accarezzare , e però Ouidio fi cheJ
KJf Hemione dice à fua madre:
Mp. 8. n eg0 captaui breuibus tua colla lacertis 9
T^on [edigremio farcina grata tuo .
Efà che Medea di Giafone inamorata dice :
Mm* 7 • — — Gremioque in Iafoms harens
Ter fr età longaferar , nil illum ampie xaiimebo*
Et appreffo Virgilio Venere dice à Cupido mentre in forma del picciolo
Jlf conio andari à trouar Didone:
Mn. i. yt cum ie gtemio accipiet Utrffima Dido •
Efà che i Troiani dicano al ^ e Latino :
Troiam * iufoniosgremio excepìffe pigebit .
E Giulo dice ad Eurielo , & à T^fo :
■ — - j Quacumque mibi fortuna fidefpe eft ,
-Mff.p, in ueftris pono gremijs .
Ripofarc
Parte PHma*. j«7
Ripofirein grembo.
C Orni dilfi del dormire infetto, cefi ripofare in grembo ègetto&’mà* , »
re fingolarmente quella perfona,nel cui grembo fi ripofa , e di efjert '
da lei f ommamentc favorito accarezzato. Virgilio cefi frjjedi Giove:
Optatos dedit amplexus9placidamque petiuit &n.%.
Coniugi s infufusgremio per membra foporem*
Et il Taffo di Bjnaldó, t di Armida :
Vede pur certo il uago e la diletta C. i Cft. 1 7
Cb* egli è in grembo alla donna , ejfa al9 h erbetta*
Soura lui pende , & ti nel grembo molle
le pofa il capo > e'I uifo al uifo attoUcs •
Dell’Arte <fe‘ Cenili ì
3<jB
DEL VENTRE. Gap. XXXIV.
J.C&1 7.
t Bel ventre*
x Metterfi le mani al ventre;
3 Ventre grande.
4 Grattarli la pancia,
5 Star lupino.
Del ventre."
L ventre ffeffe volte diflrugge tutte le altre membra
conforme à queU*antica]fentenga : Tluresinterfecit
crapula quàm gladius . E co fi diffe anco Salomone :
Tropter crapulam multi penerunt . Et il peggio è\,
che cofloro non vogliono ascoltare chi)gli effortaalla
f ebrietà , perche il ventre non ha orecchi , & ilgolofo
è tutto ventre . I Medici per eUenuare la pancia rac-
cordano il frequentar le freghe, e l'effcrcitio , ma miglior rimedio è PaHi-
Emhl 1 46. nen%a,a la f ebrietà . Dice falciato che ficome crefcendo il uentre fouer -
chiamente per la mil%a*fidim\nul[cono l* altre membra, e quanto più quel-
lo s’ingrcffa , tanto più quefie fila ffottigliano:Cofi quando il fifico delVren •
cipe troppo arrichite, le facoltà de* [additi fi diftruggono.
Metterfi le mani al ventre.
Ejltto d'infatiabilità , offendo il ventre [imbolo della voracità, e pera
Horatio diffe d*ungolofo :
lib.' jpZ Quicquid quafierit ventri donabat auaro .
Ad Phil.3 . E di cofìoro diffe S.Taolo: Quorum Deus venter ef?. E de* Candiotti eh* e -
Ad Tit.i. rane ventres pigri . Vn parafino appreffo Vlauto efificndo sforato di [offe*
rire molte indignità per mangiar lautamente alle tauole altrui diffe:
Venter mthi hasarumnas creata
éAdun tal crapulone ych e hauea femprela pancia piena diffe Marti ale:
* Jluidique voragine ventris
Humperis. E di quefti il Toeta diffe, eh* erano
jqati fol per mangiare , e far letame .
Menenio ji grippa con l\ Apologo del ventre, e delle membra acquetò vna
granfeditione della plebe Romana, aff ornigli andò al ventre la nobiltà, e la
plebe alle mani, & a* piedi, che dal uentre, benché par effe ociofo,nceueua -
no il mantenimento, e la for&u* &
" f :t * Ventre
.X
Frimai
9*9
Ventre grande. ^
It gefio d'bauer gran ventre accennerà ignoranza > èflupidità , perciò « $ #
che per opinion di Galeno :Venter obefns non gignit tnentem fubtilem» ContmTt *-
£ quello procede perche il mangiar troppo ingrojfa la mente /**•
— Quin corpus onuftum ^ Serm'
Heflernisvitijs aninium quoque pragrauatvnà, 1 - *'
tAtque affigit humo diurna particulam aura .
^4ppre{fo i Lacedemoni erano riputati infami quelli che haueano grarr
ventre , come ociefi ^ deuoratori , Craffus faffus Ifrael,& pinguis dereli • Deuteri .
quii Deum dice Mosè : Et il Tulci nel Morgante:
E dice corpo mio fatti capanna ,
Ch'io t'ho à disfar le grinte à quefio tratto .
Il ventre gonfio in vna donna accennerà gran idan^a e però Ouidio diffe:
lamque tumefeebant uitiati pondera ventris. Et altrove: Ep.nl
Exertat tunicas>veterimanife(ìa tumore. Ea/t.i.
Grattarti lapancia?
QVe Ho atto dinotterà d'ejfer ociofo, inerte, & infingardo , e co fi Vin* ,4^
tefe l'arto fio quando diffe :
*Poi nel bifogno fi gratta la pancia,
Hj Vocio immerfo abominofo , e tetro i II Bernia nell Orlando:
He che digrumante al fin non vada in Branda
Mafiiafi in letto à grattar fi le pancia .
Star fupino.
LO {lare fupino , ciò è coricato con la pancia in su , è atto d'effere aci -
diofo , e negligente : Seneca in vna fua Epifìola à Lucilio diffe \ EH uh 6 ,
quiiem mi Lucili fupinus , & negligens, qui in amici memoriam ab aliqua
regione admonitusreducitur . E Giuuenale:
Et multum referens de Mecenate fupino . Martiale diffe dì più : Sat. il
HuftMMdelitidfupiniorcs. li^i.epigrl
Mercurio apprejfo dériflofane dice: 6'
Sublatis pcdibusrequiefco,& fupinus per ocium. Inibito:
Da che non difcordail prouerbio,In vtramque aurV dormire ,cb' è apunto
ài giacer fupino come fa Vhuomo pigro, & ociofo}del quale la diurna fcrit -
tura dice : Sicut oftium vertitur in cardine fuo , ita piger in leffulofuo: Frw,z6.
Ma il Savio lo fueglia gridandogli : Vfque quo piger dormisi quando con -
furges è femno tuoi Dante tra i tormenti dell' Inferno pofe l'ejfer condcn •
nato à dar dì continuo fupino .
Supm giaceua in terra alcuna gente, jnfir, 14.
alcuna fi fedea tutta raccolta.
Et altra andana continuamente • léaa D E L-
3 7© Dell’ Arte de’ Cenni ,
D E L L' OMBELICO. Cap. XXXV.- -
S fendo l'ombìlico formato nel me%o dell'huomo , per fimilitudi -
| tfPj ne una cofa c^e f*a ne l meK° è detta ombilico,come diffe Cicero
ti-rw®. ne • \aptam Proforpinam ex Ennenfiumnemore arbitrantur,
qui locus,quòd in media infoia eft fnus, Sicilia umbihcus nominatur.E Pii
nio chiama Ombelico d'Italia il Lago fatino , perche fu pofìo nel me'go
di quella , e dice la foratura ; Ecce populusde ombiltco terra defoendit.
indù 9. £ V Miotto di Parigi diff^j :
C.4/J04 Siede Parigi in una gran pianura ,
ISfe l'ombilicoà Francia,an%i nel core. Onde il toccarfil'ombilice farà
attodi accennar il me%o d' alcuna cofa,comeil toccar fi il capo ilptincipior
& i piedi il fine* Ma ilprouerbio,che dice , vmbilicum perducercynon
si intende del me%o ma del fine ,e compimento d' alcuna cofa,toÌta la meta-
fora da quell'ornamento di legno ,ò d'offofo di corno fatto in forma del no -
ftro ombilìcoycbe poneuano nel fine dello forino uolume }dapoi che era f or
mio: non fenuendo gli antichi in molti fogli,& in quinterni comefaciamo
noijma nelle pelli di pecorafiequali perche fi opra effo legno firauolgeuano
come bora cofiumano di far i Notati de gli inftromenti da loro in pergd -
mena fcrittì3 da qui fio rauoghmento differo il uolume: i capi del qual le-
gno foprau andando informa rotonda nel me%o del uolume, ombilici furo
no dettì3che à' argento 3d' or o,& anco di gemme foleuano adornare ; E per-
che fornita l'opera fi perveniva all'ombilico 3 quindi t'originò il già detta
proverbio; e perciò Horatio :
y , Deus , Deus nammemetM
In apodo - . ^ . .
sd. iV Inceptum celeres premi]] um carmen lambos
iAd vmbiticum ducere. . Et m conformità Martialefcriffe 1
tib, 4. Ohe iam fatis e sì > ohe libelle
lam peruenimusvfquc ad vmbilicum f
Tu procedere adhuc , & ire quans ? E perche quefti ombilici>vfcendG
fuori del volumefin certo modo , due corna rapprefentavano;perciò corna
ancora furono detti, come di jf e Ovidio parlando alfuo libro:
Tritt, cp 1 Candida,nec nigra cornua fronte geras. Ciò è che le corna deWombìlico
é ' ' non foffero candide per fegnod'aUegreTga > ma di EbanOfò d'altra mate-
ria nera,cherapprefenta{fe meHitia • E Martiale difj e ancora:
1 s* Explicitum nobis vfque ad foa corriva librum . E Tibullo:
7 ^ ? Mtque imer geminas pingantur cornuàfrontes ;
-* etiameomptum mittere oportet opus .
— DE
Parte Prunai
*7*
DE’ FIANCHI. Cap. XXXVI.
Bel fianco.
Toccarli il proprio fianco.
Toccar il fianco altrui.
Anfare,ciò e batter il fianco.
Tirar il fianco.
Opponeri fianchi.
De’ fianchi.
Vito benedetto dal fianco daWhuomo trafseja donna, , i ,
e di qui auiene,cbeeUaycercando di riunir fi al fuo prinGen.i.
cipio , fi diletta di fìar fempre cacciata ne' fianchi del -
V buono :ma in quella guifa che il vino mode fiamentq
heuuto rallegra il cuore , come dice il Sauio , e interni * u
perantementetraccannato cagiona dolori de* fianchi >
come afferma il Filofofo: Così lrvfo della donna prodn Prohlfttt,
ce i medefimi effetti: onde è prudenza in quello efferefobrio $ & in queSlas* j-i.
efser continente , altrimenti da quello doppio incendio pofsono gli huomi -
ni, ancor che per altro valor ofi,e[ser in brieue con fumati \ efsendo purtrop
po vero quello che difse Salomone , che vinum , & mulier apoftatarefa-
ciuntfaptentes.M* del fianco, e de' cenni che con quello fi fanno, confort ivijp,
me al mio inHitut orbene che fi venga à trattare .
Toccarli il proprio fianco .
IL fianco è molte volte pre(operlocuore:conciofia*heilcuore , che à
tutti gii altri animali è fituato nel me%p dtl petto , all'huomo f ola • *2'*
mente ttd v-rfa il finifiro fianco piegato:Onde ilTetrarca difse:
Jtmor con ta man deftra il lato manco Scn. i $$ .
M'aperfe,e piantoti entro in mego il core
Vn lauro verde:
Co fi il contenente per lo contenuto pigliando ,& il medefimoToeta in que
fi lignificato diffe:
Chi m'baH fianco feritOy e cki'l rifalda .
Intendendo d * Amore che il cmre^e non il fianco ferifce:
Et altroue diffe ancora :
Io cantarci dimor fi nouamentc — $0n. i o*.
.• - «4 a a i Ch'ai
io.
3
571 Dell’Arte de 'Cenni *
Ch'ai duro fiatici il di mille fofpiri
T farei per forgi ,•
Quefta adunque è la cagione, che toccando fi con la manodeftraìlfianoofi •
niP.ro accenna amore , & effetto (ingoiar e ,qu a fi con quello gefto dir vo-
gliamo-, che quella perfona afta nel cuore : oueroeheà lei bramiamo dì
far il proprio cuore m ani fs fio: co fi h l.S. per dmoftrat ione d' ardenti ffim<u>
carità feoperfe il fianco ferito à Tomafo Santo dicendogli : Mitte manum
tuam in latus meum , & noli effe in credulus.
Toccare il fianco altrui.
'A tt odi {vegliare, & eccitar alcuno . Horatio parlando di quelli }che
dimandavano i magiftrati, i quali [eco haueano v n feruo nomencla-
tore die :
Mercemur ferrnm^ui diBittt nomina, la umn
Qui f odiati at us. Edìffeanco:
T^on ne videasìaliquis, cubito lìantem prope tangens,
Lìh 5 Inquietavi patiens,vt amìcisapttis, vtacer.
$,Rtg.i Co fi L'angelo /vegliò EliaTrofeta dicendo la fcrittur tu: Angelus tetigit
eum\dixitque illi : Surge comedegrandis enim tibì reftat via . V armento
'AB. Apofl. vn'altr* Angelo deftò S.Tietro carcerato liberandolo di prigione: Angelus
ii* Domini aftitit,percuffoque latere Tetri^xcitaviteum dicens \ Jurge velo-
citer. Dante ciò chiaramente cosi expreffe s
10 era in giufo ancor attento ,e chino 9
ìnfer i 7. Quando* l mi Duca mi tentò di cofta,
Dicendo-, parla tu, qveffè Latino*
Anfare ciò è batter il fianca.
T I fianchi da i Latini fono detti ilia , onde nacque materia di quell* ar-
«4» JL, gutia riferita da Manilio Mìmografo che fu detta ad uno che imitava
Elettore , ab Ilio numquam recedens offendalo fchergo f opra l'equivoca
fignificationc de Ilio, Di coloro che per alcuna faticada effi feflenuta an-
fano^ come Caualli boi fi battono il fianco, fi dice il proverbio, Ilia ducere?
chJègefto d'hauer fatto qualche gran co fa, onde fianchi poffanoà pena trat
11 fidato • Così ciò fu da Horatio cjfreffo:
Uhi. Jp.i solve fenefeentem maturi fanus equum,ne
! Peccet ad extremum ridendus , & ilia ducati
L’Ariofto diffe,che non meno i Caualli , che i Cavalli eri dall’ incantato fu§*
no del corno d’Aftolfo erano in modo paventati,
Ca1.ft.B7 Che par che per morir battano il fianco * v
Virgilio di Sulmone moribondo diffe:
“ ******? Et lo ngi$ fingultibus iiia pulfaù
- . “ zm I:
Pafte PrittKL» .
573
ùi.3:
JEn.6.
2 nella Georgica de' Calatili manenti :
— — Imaquelongo
lliafingultutendunt .
E del vecchio Entello quando con Darete giocaua al Celio ;
- •- VaHos quatti ageranbsltius artus.
Dante con la fua [olita licenza diffe :
E quella come madre, che focone
Subito al figlio pallido , & anhelo. E nell'inferno diffe ancora : pW.* 2.
jtnUenuben che per cotali (cale
Differì maettro,anfando,com'huom lajfo » Ca^'v *'
Conuienfi dipartir da tanto male.
Cicerone diffe, che nel caminare nondobbiamo vfar troppa tardanza , ne
meno troppa celerità ^perche quando ciò è fatto anheltius m*uentur,vul- Oè0^c r>
tus mutantur, ora torquentur , ex quibus m tgna fignìficatìo fic , non aie fi
fe confiantiam . Ma l'Mnoslo ejpr ffequcflo anj amento così:
+4 lui venne vn fcudier pallido involto 9 1 6 ,7 ^ ,,
Che potea à pena trar del petto il fiato. s' '
Quello anfare , che anhelare latinamente è detto , effrime anco gran de fi*
deno d* alcuna cofaycome l'vsò Cicerone dicendo: Catilinam furentem au-
dàcia, fcelus anhelantem, peflem patria nefarìè molientem . Et ancora %
Catilinafurens audacia, ccelum anhelans.
Tirar il fianco.
QVeflo atto è di c aminar , & far viaggio ; e co fi l'vsò il TetrarcxJ , f #
quando •
Indi trahendo poi l'antico fianco
Ter l'efìreme giornate di fua vita. Et il Tuffo di Tancredi feritoi
Trar molto il debil fianco oltra non puote ,
£ quanto più fi sforma piu s'affannai
Onde in terra s'affide,e pon le gote
Sù la de tira che par tremula canna.
Horatio fcriuendo à Tomponio Varo ;
Longaque feffummilitia latus
Depone [uh lauru mea .
Opponeri fianchi.
E' Gefio di voler difendere altrui , ò di anteporre alla propria vita la
falute di colui alquale fi fa queflo cenno . Cicerone parlando à Ce -
fare in dtfefa di M. Marcello diffe: Tibi non modo excubias cu -
npUror m oppofitus? & corporum polhcemur *
- " vinti ca-
Scn. 14.
LHr.ZiPd.?.
.6.
374 Dell’Arte dc’Gcnni,
^Anticamente iTrencipi tenevano valorofì, e fedeli foldati per cufiodìéu
delle loro perfone,cbe latrones, qnafijaterones erano detti $ perche /latta-
no circa latus Trincipis : & erano anco nominati f hpatores , & laterani
ab ipfo latere : perche opponendo i proprij fianchi erano obligati à difen-
der lavitade'loro Signoria ale eraVallante appretto Eneajddquale di/-
fe Virgilio .
Mn.1®* gjic magms fedet Mneas Tallafque finiHro
'Affixus lateri . E di Dauidde dice la fcrittura /aera:
Bellatores à dextrOi& à fini tiro latere Bjgisincedebant •
Parte Primaj
DeU’anche
Tlauto
37 5
DE LL5 ANCHE. Gap. XXX VII
i DdPanche.
a Percuoterti Tancha.
5 Abbracciar fotto Tancha.
4 Getto dello fciancato.
5 Mani fot to Tanche altrui.
* \Anche fpejje volte co* fianchi fi confondono , per ef-
fer quefie parti molto tra fe vicine: Onde quelloche
dtJJ e Virgilio:
Lateriqueaccinxeratenfem . rnn.n
Dauidde cofi dijfe : *Ac cinge gladio tuo fuper femur . p/a/. 44,
E però vero , d>e/Z cornei fianchi , e Panche occupano
tutto lofpacio y eh* è tra le afcelle ,ela punta delle co -
/irte, cofii fianchi fono fuperiori , e Panche inferiori , <& con quelle , non
meno che con quelli poffono gli huomini alcuni loro concetti manifefiare ,
come bora fi dimoftrerà *
Percuoterti Tancha.
IL percuoterli Pancha, che i lamini dicono , femur ferir e , égeFto di do - ✓ • i
lore , e di ( degno come afferma Quintiliano: Femur ferve, quod A- Ll'° £*
thenis primus fecifife creditur Cleoni& vfitatumeff,& indignatos decer,
& excitat auditor em . E Cicerone dice anch* egli :Nonf roti s per cuffia , non In u t0'
femur ; pedum^quod minimum e§ì>nulla fupplofio*Dante [umilmente dijfe:
Lo villanella à cui la robbamanca
Si leuaye guarda >e vede la campagna
Biancheggiar tutta>ond'ei fi batte Pancha .
L'xAriofionon dijfie battov p*—'!»**»* i* rU'è l*.n«rr*
Se poi pentito fi batte le cofce ,
JL Uri che fe,non de* imputar del fallo,
Ne cercar compajfion de le fue angofee.
Vigitis rationem computai, feriensj&mur aextetum*
Et m vn* altro luogo :
Hoc videydentibusfrenditficitfamur *
Cicerone . Paria) & detefiabilia genera lugenditpudores,mulierumlace
rat io ne s
Infer.c. 14.
tn milit .
glor%
In Triur ,
Tufctd. 5 .
C*p. i i .
Metal*
«3-
C. 18./?.
$*Reg. 18
Z>£
2*
«5*
G^.24.
<£?e» 47.
37Ó Dcll9Artc de1 Cenni*
rationesgenaiuMfpefforisfeminHm, capiti* percuffiones'.In T^échiellèD
è ferino ;Clama,& y luta ,quìa gladio traditi funtfideir co plaude fuper fo-
rnir . OuidÌQ:
Et conata femur morenti piangere dextra.
Abbracciar fotte Panche.
Gli inferiori abbracciano i loro maggiori folto Panche, come Grifone
hauer abbracciato il P\è Tfor andino ,di ce P Ario fio*
69Lafciò lafpada,e Panimo maligno,
E fatto Panche & humìle ahbracciollo.
Diche fi dìffe quando delle bracciale delP abbracciar e fi trattò .
Gefto dello fciancato *
Q Felli che fono rotti nell* anche, fono detti fciancati,i quali nel ci -
minar piegando mò dalVvna 3 &mò daW alar a parte in vtramque
panerà claudicante eh* è gefìo di perfona,che adherifce horad vna,&hor
ad vrP altra parte di che tratta P Autore de* prouetbi fopra quello Vtra •
que nutans fèntentìa, & dice che ciò conuenientemente fi può dire in ho*
tmnem lubrica (idei, & incertarum partium,in quem congruit , illud ba-
rn eri cum :
Claudicai inceffu , pedìbufque uaciUat utrifque *
Et il Trofeta Elia dtffe al popolo : Vfque quo claudicati s in duas parte* ì
Si Dominus e§l Deus,fequimini eum: fi autem Baal,fequimìni illum i Da
che non dii corda quello che dijfe IS^S.deU'huomo tepido , & irrefoluto nel
far bene : Scio opera tua , quia neque frigidus , ncque calidus es Vtimam
frigidtts effes^aut calidus', fed quia tepidus es incipiarnte euomcre • ls {oi
ieggifti diciamo, che contraUu* nondebent clai^ficare, per [igni ficare che
• deuonoeffer ultrò ^itr èque eguali Aellamedefima uìrtày& efficacia . E
f Cicerone diffe: che fenoi cerchiamo P amico per no tiro piacere, tota ami «
citta qua fi claudicar tuidetur.
Mani fotto Panche altrui.
MEtterle mani fotto Panche d'vn* altro era vn*atto folennedi far
giuramento , e quindi è che leggiamo che volendo Abraamo dare
ftretto giuramento al fuo feruo,che ad Ifaac fuo figliuolo non toglie ff e mo
glie di Cananea, ma che lapigliaffe di Mefopotania gli diffe:Vone manum
tuam fubter femur meum,vt adiurem te per Dominum Deum cpli',& ter -
ra.ÈpQì èfoggiuntoi'Pofuit ergoferuus manum fub femore Abraham Do
mini [ui,& luramt itti fu per femore hoc. Et altroue nella Beffa facra ferie
tura leggiamo, che Giacobbe chiamò Giofcffo fuo figliuolo , e gli dijfe : Si
inueni grattam in confpeffu tuo , pone manum tuam fub femore mcv,
factefmtfericordiam > & vehtatem, vt nonfepelias me m Aegipto.
■ ' DE
Parte Prima;. 3 77
DE I GENITALI. Cap. XXXVIII.
i Dei genitali*
z Toccarli i genitali.
3 Moftrari genitali.
4 Hauer la natura femmina.
5 Scoprir l’altrui parti pudende.
é Tagliarli ì genitali.
De i genitali.
, Erentìo in vna delle fue comedie deferiuendo i vitij, . I
&iefordide%ze delle meretrìci dicey che :7^ofcc om •
niah&c falusett adolefcentibus . Co fi potiamo dir
noi , che il trattar anco de* getti obfceni > perinten •
der// a e per poterli febifare debba effer cofagioueuo -
/f:f però battendo dei gefti dell’ altre parti del corpo
faueUato}non dobbiamo tralafciar quelli delle parti
pudende : perche fe bene lunatura le ha volute nafeonder in alcuni rc~
ceffi del noftro corpo : non retta però > che di quelle %come grandemente bi -
fogneuoliy non dobbiamo tener molto conto , hauerle care: fi come ne i
nafeondigh de i nobili y & ornatijfmi palaci fi formano quei vafi che per
Inumane fuperfluità fono 'Heceffarbfen'^ai quali far ebbono grandemen-
te incommodi>& inbabitabili:Teròfe di quefti getti ancora io tratterò non
farà fuori di propofito>nè foggettoche meriti di riceuer alcuna repren*
filone ittìmando io effer cofa meno biafimeuole delle cofe turpi con honettà
neceffariamente parlar e9che di quelle che fo^e non fono dtshonefìamen-
te trattare: Et fe bene Catullo diffe:
T^am cattum effe dee et pium poetam
Ipfumyverficulos nihil neceffe efl.
7{on intendo però ne anco nelle parole introdur e dishoneflà alcuna .
Toccarli i genitali.
QVettc è atto di lafcima è df incontinenza , & molto più il toccarle *
pudende altrui : Onde è [crino ; fi habuerint inter f e iurgium viri ^
duo volenfque vxor alterius y eruere virum fuum de manu fortioris ap* Preti.0,
prehenderit verenda eius}ab[cmdes manum illius necflefferisfuper e am
nulla miferìcordia . Il tener vna mano alla boccate l'altra a ’ genitali farà
gefìo di raffrenar effemembray e coft d3 effer nella crapulai e nella luffuria
continente . inaiar fi Scithiofece infcriuere f opra le fue ttatiie: Linguai
ventri>& pudendis temperandum. accennandoci che da vna lingue sfre-
Bbb natay
•3*
Offe, lib. i
Lenii, 6.
Pini- in A-
popht.
.4.
Mn- 9.
,5.
Gene/, <?'
378 Dell’Arte de5 Cenni,
nata, da ma bocca vorace > e dama libìdine immoderata procedutane
grandmimi mali. Et il toccar fi la parte di dietro in atto di terger fi le na-
tiche con alcuna cofa farà fegno di /prezzarla, e grandemente vituperar -
^accennando che fta co fi vile, che meriti d’effer in quel miniflerio impie-
gata, Catullo dell' Hifìoria dì Foluftodiffe :
«dnmles Folufi cacata carta.
E Faufto rdelino d’ alcuni Toemi :
Carmina merdofas tergere digna natts.
Moftrar le Tue parti pudende.
OVeflo è atto d’immodefiia, e di sfacciatela , come nella Sìmia nota
Tierio Faleriano,à chefcrue quel Vrouerbio: 'bfil boni cogitat ar -
rigens. Et majjimaméte le done deuono tenir celate ,e nafcofle le parti loro
pudende , così dalla Natura ammaestrate mentre le formò ne i repoSìigli
del loro corpo il che fu da Citerò le e legantiffmam ite cofieffreffoiTrinci
pio corporis no Siri magna datura ipfa videtur habuiffe rationf.qiuz f or
mam nosìramyXelìquamque figuram,ìn qua effet fpecies honeSìa^ampo-
fuitin promptu j qua autem partes corporis ad natura neceffitatem da -
ta , affeffum effent deforme babitura,ac turpem, eas contexity atque ab -
didit . Ter qui fio era comandato nell* antica legge >che quelle partici par-
ticolar vefiiméta fi coprijfero .Feminahb .linei s pudeda celabit. Ma quel-
la valorola dona Spartana f coprì le fue parti pudende a* fuoi figliuoli, che
erano dalla guerra fuggiti, per rinfacciarli di viltà, loro dicendo: ouefug
gite infingardi an bue vnde exiftis reddituri ? Ouidio dice che Tohjfena
mentre era al facrificio vccifa,
Tum quoque cura fuit partes velare tegendas
Cum cader et, caSìique dccusferuare pudoris.
Getto d’hauer la natura femmina.
Esprimerà moUitie> & effeminatezza, e coft d'efler, timido, e lafciuo .
Si legge appreffo Herodoto cheSefoftri antichiffimo ^e dell’Egitto
quando fuperaua popoli imbelli in quei luoghi dirizza*** colonne con vn9-
Elogio in honor [uo,ma però vi aggimgeua la natura feminile per accen-
nare la debolezza > e vcghaccharia di quel popolo . Co fi Famulo appref-
fo Virgilio rinfaccia d*tnfìngardagine i Troiani trattandoli da f emine :
0 uetè Thrygtét, ncque enìm Thryges. Et Argante appreffo il T affo:
0 Franchi nò, ma Franche .
Scoprir l’altrui parti pudende,
Q Fello è atto di grande fcherno,e di derifione m, & è fcritto che Cham
per non hauer coperta la nudità di Noè fuo padre, anzi bauerla al
fratello melata }fù da Njtè maledetto ; & alf incontro Sem > & Giafet ,
t'Zz
PartcPrimau. 379
perche le pudende deWaddormentato,padre coprir ono,&'aW indietro co-
minando , ne anco vollero veder le, furono da lui benedetti .Vn co fi fatto
fcherno fu ad Vlania & à due fue compagne fatto da Marganorre,cht_j
dalTifìeffafùpoi , co'lfauore di Br adam ant e, v ceffo, come ferme l'JLrìofio,
le quali faceuanovn gran pianto,
Che fin' a bombili co ha lor le gonne * c*$7 A*7
Scorciate non fo chi poco cortefe. Et dice ancora:
Ma f cordar prima i panni e montar falle c37
Quel che 7\ [atura afconde,\& honeftade.
Iddio minacciando all'empia città di jqiniue diffe perT^ahumme Trofe - C*P • ì •
ta:F{euelabo pudenda infacietua,& ofiendamgentibusnuditatemtuam
Hanone vituperando i feruici Dauidde prafadit vefìes eorummedias
vfque ad nate s. Etaltroue èfcritto: Dffcoopertisnatibusad ignominiam
%4 e gip ti .
Tagliarti il membro.
Egitto di viltà, ciò è di non voler effer huomo,e dì virtù virile ma co- # <J#
me vn9 Eunuco effeminato, e molle, e perciò i Latini differo il cafìra -
re euirare, come a dire , prtuar di virilità. Ouidio biafimando che vn'En*
muco trattale cofe militari dice :
Ifìa mares traftant,tu fpes depone viriles.
E ficome ilfeffo virile è fimbolo di virtù, cofi il femmine di vitio : perche
come dice il Sauio : Melior eft iniquitas viri,quàm mulier benefaciens • E
geflo ancora di no voler propagar la fua cafa,m$tre fi troncano gli inftro-
menti della generatione’, La qual pena era data à coloro, che haueano con -
tra i loro genitori vfata alcuna ingratitudine, à quefto modo rendendo in *
degni d' effer mai chiamati padri quelli , che a 9 loro padri erano fiati in -
grati, di che Lucretio parlò quando diffe rendendo la ragione, perche à C/-
bele madre de gli Dei minifìrauano i Galli eh* erano huomini caftrati , non
offendo ammeffi altri Sacerdoti a quegli facrificij .
Gallos attnb uunt, qui a numen quiviolarint
Matris,& ingrati genitonbus inuenti funt.
Significare voiunt indigna effe putandos
ytuam progeniem qui in oras luminis edant. ixutet
7^ Ila diuina legge non erano al Sacerdoti ammeffi gli Eunuchi , non e fi “ **
fendo reputati degni di quell'honore . E ben vero che quefiogefìo può an -,
co accennare voto di religione, òdi perpetua caflità‘,pot che, come dice il
Saluatore: Sunt etiam Eunuchi, qui fe ipfos ptcptgr regnum ccelorumca -
lìrauerunt.
Bbb 2 DEL-
è 8° Dell* Arte de* Cenni,
DELLE. GAMBE. Gap. XXXIX.
1 Belle gambe.
2 Parto graue.
3 Carni nar in folitudine.
4 Caminarfolo.
5 Parto leggiadro.
6 Caminar adagio.
7 Ca m i nar leggiermente.
8 Caminar in fretta.
9 Paffo ineguale.
10 Andare innanzi prontamente
11 Ritirarli in dietro.
12 Atto di correre.
13 Cader nel cor fo.
1 4 Correr quà,e là con incerta fperanza*
1 s Stando affettato dimenar le gambe.
16 Fuggire.
17 Fuga limulata.
Calciarli gli ftiuali.
19 Andar primo de gli altri.
30 Caminar in giro.
21 Caminar per trauerfo.
22 Andar a tentone.
23 Andar carpone .
24 Caminar tremante.
2J Appoggiarli caminando.
z6 Tener la gamba di dietro ertela in fuori,
27 Star ritto con le gambe larghe .
28 Incontrare.
29 Accompagnar chi parte da noi.
30 Andar auanti, ò dietro al Prencipe.
31 Leuardicafa.
32 Andar a trouar alcuno a cafa fua.
33 De falutatorijdeduttori, rtipatori.
34 Del ceder la ftrada.
Belle
Parte Primsu. 381
Delle gambe.
Jl ^attira ba fatto àgli animali le gambe ,accioche . i .
poteffero mouerfi , efoffero dall* herbe, e da gli alberi
differenti : percioche fe bene le piante hanno l'anima
vegetatiua,effendo infenfibili fono anco immobili ma
gli ammali oltre la negetatione hanno anco efenfo , e
moto . O itegli animali che hanno molte gambe fono
imperfetti 9 come deformi fono e ffroportìonati quelli
che gambe non hannoma l'huomo è perfettiffimoy à cui la natura f e
duegambe [ode , e robufie fufjìcientià ben reggere tutta la mole del fuo
corpo: onde Vlatone deferiuendo l'huomo diffe, eh* egli era vn* animale^
con duegambe,c fen%a piumati che Dìogine ridendo fi, hauHo pelato vn
gallo vino, e laf datolo caminar e, diffe che quello era l*huomo di Vlatone.
Con le gambe facendo fi varij [ moti}egefii boy ri di quelli che fono al propo - /
fito nofiro pertinenti fi tratterà.
Paffo graue .
QVeflo puffo graue , detto da* latini incejjo , è fogno di magnanimità,
quale è il puffo del Leone > tra tutti gli animali bruti magnammo. 'lm
rinfiorile dice : Inceffus magni viritardus fìt neceffe e fi, uoxgrauis , „'^‘4
confians,& firma oratto. Da Virgilio è attribuito à gli Dei}&a i Re: * ’ ' *
ri fi ego qua Diuum incedo Regina, Iouifque i
Etforor,& coniux. Et anco:
Etverainceffupatuit Dea. E di Turno dice : Mn.\
Inceffu tacito progreffus,& aram Mn' 1
Suppliciter uenerans demiffo lumine Turnus.
ne’ Sacerdoti è lodata nel caminar quefia granita: onde nella ragion ca-
nonica è ferino: Clcricus profeffionem fuam & habitu, & inceffu probe t: Capfi.d.
E poifoggiunge: In mcefju autem debet effe facerdos ornatus , ut granita-
le itineris mentis maturitatem oflendat.E nel quarto Concilio di Cartagi-
ne è commandato l*ifieffo a* Sacerdoti ; aggiungendo che , Incompofitio
corporis mentis mequalitatem indicai. Etti Sauio dice, rimiffus corpo -
ris,& rifus dentiumi& inceffus hominis annuntiant de ilio. Vlauto di-
ce che etiandto dal caminare fi conofcono gli huomini ingenui da i ferui :
liberos homines per vrbem modico magis par efl gradii in FtnuU.
Jrejeruile effe ducofeftinantem currere.
Carni-
3 8 1 Del T Arte de 'Cenni >
Caminar in folitudinc.
*3» TJ Mto di dolore: e però Cicerone dice : Ex hoc euenit,vt animi dolo*
X2, ribus alijfolitudines captent,vt alt Homerus de Bellorophonte :
rttfitél | . Qui mifer in campi s ma rens errabat Meis ,
Jpfefuum cor edensMminum uefligiauitans , il Tetrarca :
Solo, e penfofo i più deferti campi
Vò misurando à pajfi tardi , e lenti .
E ramilo di Giocondo Caualier Bimano addolorato per batter trottata
fua moglie in adulterio, di ce:
Quitti folingo perche ogni diletto ,
Ter eh* ogni compagnia proua nemica . Cefi anco Tropertio difjei
li * 1 * H$c certi deferta loca , & taciturna qwerenti ,
Et vacuum Zephiripoffidet aura nemus:
Hic licet occultos prof erre impunè dolore s ,
Si modo fola queant faxa tenere fidente.
Caminar folo.
#4# TI caminar folo è atto di bravura, e di gran confidenza difefìeffo3fììman
JL do di non hauer bifogno di compagnia, e però l'^Arioflo fa che Marfifa ,
sdegnando fi d'andar in compagnia d'altri caualieri, quelli abbandona:
c. to. jt. Dicendo sche lodeuole non era,
> o 3 . Ch'andaffer tanti caualieri infume ;
Che gli Homi, e i colombi vanno in fchiera ,
1 daini , e ì cervi, e ogn' animai che teme ,
Ma l'audace falcon, l'aquila altera ,
Che nel' aiuto altrui non metton freme
Or fi, tigri, leon foli ne vanno ,
Che di più for%a alcun timor non hanno
C j | fi 97 E fa dirad Orlando, mentre da Zerbino, e da If abella fi parte :
E con quefla ragion fe ne difciolfe ,
Ch' a guerriernon è infamia fopra quella.
Che quando cerchi vn fuo nimico prenda
C‘ì7>fl'93 Compagno che l'aiuti, e che'l difenda . E fa dir à Marfifa :
Senza più compagnia mi vado a porre
Che d'una mia donzella, e d'un valletto,
S' alcuno ardifcedi venirmi d torre
Quefto ladron, là venga, ch'io l3 aff etto.
Gen. i. Ma però è veriffimo quello che difje Iddio : Tfon efl bonum hominem effe
zcd, 4, folum , perche come diffe il Savio : Va foli , quia cum ceciderit non babet
fuble -
Parte Prima; . 383
/ ubltmntmfe . E mandando JfS. ifuoi difcepoli à conuertir le genti non
li mandò foli: ma mi fi t eos binos ante faciemfuam. lHC> io.
Palio leggiadro.
SI come gli atti ue%$ofi,e lufingheuoli delle cattiueìle donne ci prono- J *
cano ad amar le, cofi il loro gratiofo portamento del corpo , pnncipàl
parte della beltà motiua , e potentijjìmo ad innamorarci', onde il Te-
trarca di M. Laura diceua :
Tfpn era l'andar fuo cofamortale , Son- 7C*
Ma d'angelica forma.
E fojjjirondo le bellezze di queBafua amata dicea:
Ohimè il leggiadro portamento altero. E i’^irioBo:
Vedila andar, odine il fttono , e'I canto , C 4? 1 *
Cele Be, e non mortai cofa parca . E cofi Tropertio:
Et canit ut foleant molliter ire pedes. li*
Et e [fendo proprio de gli innamorati di c aminar leggiadri, però Dante per
leggiadro intefe l'innamorato dicendo :
Ter donneare à guifa di leggiadro.
Caminar adagio.
E Segno di douerfare alcuna cofa maturamente, non pyecipitofamente ;
e di douerla effequire ficur amente. Hòueduto un'imprefa d*un Bue^j
co'l moto Spagnuolo: Tas à pas: perche quefìo animale camma tardo, ma
ficuro. Et è vcriffimo il detto del Sauio. QuifeBinus efl pedibus offendet. Prou. 1 9.
Dante ad ejbrimer vn* andar tardo diffe :
Si moueuano in contr'a noi sì tardi , Purg 1 9. ’
Cheforan uinte da nouelle ffofe.
Il Boccaccio per effrimer un pajfo tardo diffe: Tiede innanzi piè fe mede-
fimo innanzi traffortò : É anco atto d'ejfere addolorato , e Banco come
Dante l'intefe:
La già trouammo una gente dipinta 9 Infir.ijl
Chegiua intorno affai con lenti pajji
Tiangendo,e nel fembiante Banca , e vinta.
Et il Tetrarca parlando con lefuerimediceua :
Ditele ch'io fon gà del uiuer laffo
Del nauigarper quelle horribil onde
Ma raccogliendo lefue ff arte fronde
Dietro le uò pur cofi paffo paffo .
Et il T affo di Tancredifento,e dolente dicci
Tur s'incamina,e cofi paffo pajfo
Ter le già corte uie mone il pii laffo *
jpec*
384 Dell’Arte de* Cenni,
I peccatori benché fiano tal'hora fopportati per de fiderio della loro con*
uerfione, con doppia pena fono poi finalmente punitile non fi emendano , e
val.Kiaff. però fi dice che il diuino cafligouaconpaffo Untole tardo . Lento enim
Ub% ueap. i. gYadu ad vindittam fui diurna procedit ira}tarditatemquc,fupplicij granì»
tate compenfat. Et Horatio :
l{arò ante cedentem fede ttum
Ltb $>od.iDeferuit pede pana claudc . E Tibullo:
Lib i. tUg. jib mtferi& fi quis primo penuria celai,
Sera tamen tacitis pena venit pedibus.
llTempo fi dipinge ve echio, ezpppo , perche come vn vecchio impotente
camini con tardanza . Ouidìo :
Ipfe quoque egreditur tardus grafitiate fenili
lAeacns. —
Ma benché vecchio e zoppo è però alato onde non folo velocemente ccr-
Y6,ma inf amabilmente vola . Come di (f e il Tetrarca:
Tncnfi di £ reggo andare,anz } volar il Tempo .
Ma delfittefjo Tempo diffe lunotto:
C.34. ^ ra vecchio fi fedito, e fnello
Che per correr parca chefoffe nato. Et in vny altro luogo diffe :
C.$ j./?, .. Vecchio di faccia, e fi di membra [nello ,
Che d’ogni ceruo è più veloce affai.
Caminar leggiermente .
r TJ 1 Mtof urtino, che i ladri così fogliono caminar con le f carpe di lana
Xl per non effer vditi: Et è anco ìndicio di fuga: conforme à quel prò -
uerbio. Tacito pede, E perche il diuino cattigo ci fopragiunge, che non ce
ne auediamOiperò fi dice inprouerbio } Dij laneos habent pedes. ETibutio
diceche Venere infegna àgli amanti à caminar leggiermente > è furti-
uament^j .
Uh 1. ileg.llla docstfurtim molli decedere letto ,
?_• Illapede nullo ponete poffefono.
Ottetto paffo leggiero s'attribuiffe etiandio alla morte > che ci giunge eoe
non fe ne accorgiamo, come diffe l'ifieffo Tibullo:
thg'io. Quis furor efi atram bellis arcefeere morttm
Imminet, & tacito cium venit illa pede ^ .
Caminar in fretta.
g TJ JLttodi follicitudineyedi diligenza, onde fi legge in ^irifiofane :E pa*
ili triavtr eque deuclauimus pede . E Lucano di Cefare^ :
Sed Cafarin omnia prteceps
l^ìlattum credens cum quidfupcreffet agendutn
Inftat
3f/
Parte Prima^
Inftat atrox . Il Tetrarca:
la fianca veccbiarella peregrina 1
Raddoppia i paffi:e più,èpiù sy affretta.
Bifogna però atterrire, che, [otto prete fio di quefla diligente pronttg^éu ,
non s'incorra in vna troppa affettata ,& ambitiofa folle citkdine,cke ft tra
uà in alcuni ; i quali pretendono di faper ogni cofa , di voler effev tn ogni
luogo , & di far il tuttoché da Marnale fono chiamati *Ardcliones , quale
egli deferiue effere flato dittalo in\quefiofuo Epigramma :
Declamas belli iCaufas agis Mttale belli ,
Htftorias beilas , carmina bella facis,
Componis belli mimosyUpigr animata belli, •
Bellus Grammatica, bellus es tfirologus ,
Et belli cantas,& faltas dittale belli,
Bellus es arte lyra, bellus es arte pila.
2^7 beni cum f aci a s faci st amen omniabellèh
Vis dicam quid fiis?magnus es Jlrdelio .
Cleobolo che fu vno de i fettefauij della Creccia diffe: Inula non aceleres
porgendo, ncque manum moueas, infanientis enim inditium eft. Ilgefto di
quefti Fac omnia , fuol e ff er c aminando in fretta far in vn [abito molti ge-
fti, come lafciarfì cadere fpeffo il mantello, e tirarlo shy menar le braccia ,
affettar fi il capello, forbir fi il nafo, conciar fi la barba, & dimenar tutta la
ferfonain atto di fare advn tratto molte cofe , & in effetto nonne far
alcuna u •
Paffoincqualc.
C'filoro che con puffo incquale caminano, danno indicio d'hauer vtt <*•
nimo fconcertato, &in fomma,come (riffe quel comico fUon habere
vita fu amo dum. D’vn tale diffe Horatio:
Fril aquale hominifuit illiffape velut qui
Curreba tfugiens boSiem', perfape velut qui
lunonisfacraferret: habebat [ape ducente s,
Sape decemferuos : E quello che fegue.
Di questo vitio l'ifteffo Toeta diffe che erano i Cantori*
Vt nunquam inducant animum cantare rogati ,
Inìuffi nunquam defiftant. Et quelTaltro che
Noftcs vigìlabat ad ipfum
Mane,diem totum ftcrtebat. Et anco quello che
I{pma rus optat, abfentem rufticus vrbem . uh
Dell'ifieJJ'o vitto fù notato Catilina, come fcritte Salutilo, il quale bor ve- d, ’ „ *'-7
lece, bor tardo caminando, dauafegno delfuo mal compojio animo : ~ dni - Cuii.
Ccc musim -
contar.
Dell’Arte de’ Cenni ,
mu$ impura $ Dijs , hominibusque infeflus, neque viglivi s, ncque quìetìbus
fedari poterat : ita confcientia mentem excitatam valìabat , igttur color
effie. Ub.i.eius exanguis,fadi oculi\citu smodo, modo tardus inceffus .Cicerone dice
che nel caminare non dobbiamo eff er bor troppo tardi, & hor troppo ve-
loci perche da quella varietà s'argomenta la no/ira inconfian^a . E Se -
In Preuerb. necaficriffe : Maximum inditium mala mentis eli fluttuano, & inter fi -
mulationem virtutum,& amor em, viti or um affìdua iati atio. Claudio Im-
peratore era vacillante, e come di lui diffe Suetonico,deflituebant eum po-
ta Apocolo plitesminus firmi. Jopra di che Seneca (chetando dijje, ch'egli morendo 9
s'era incaminato verfo il cielo non paffibus aqttis , [emendo fidi quello me -
%o verfo,ma in altro [enfio, di Virgilio, quando introduce Enea à cefi dire *
— — Dextera [e paruus lulus
Implicuit, fequiturque patrem non paffibus aquis.
Vlinio dice che fi come le conchiglie crcfcono,c calano fecondo la mutazio-
ne della Luna,cofi gli huomini pa^i al variar della Fortuna fi vanno mi*
Mccl.1 7. tando; conforme al detto del Sauio.Stultns vt Luna mutatur.Et il Gran-
chio è il ritratto di quella inconfianxa per che, come dice Tierio,nunc an-
te,mine retro , nume in tranfuerfum gradiatur . Hor atto la natura di que
fi li deferiuendo diffe:
Quod petijt Jfernit :repetit quod nuper omifit
*Aefluat,& vita difeonuenit ordine toto ,
Diruti, &dific*t, mutat quadrata rotundis •
E quelli fatino detti in prouerbio,Vertumno incoconfiantiores .
Andare innanzi prontamente.
«IO. A 'Hdar arditamente innanzi fen%a fermai fi , nè voltar fi à dietro, è at
XjL to di ardire, di coraggio, e di perfeueran^a 9 cSforme à qllo che dice
S.Luca:7^emo mittens manum ad aratrum, & refpicitns retro, aptus efi
regno Dei.e S. Paolo :Qua retri funi obliuifcens,ad ea vero qua funt prio
ra extédens me ipfium profiequor ad bruniti fuperna vocationis. E Seneca .
Haud efi virile terga fortuna dura . Quella brauura 9 e quell'animo
rifoluto d'andar prontamente innan^,& efporfia' pericoli fà da Virgilio
deferitta in Enea , e ne'fuoi compagni mentre diffe:
Sed glomerare manum belto,& concurrere in arem
Cum focijs ardent animi-, furor, iraque mentem
Tracipitat,pulchrumque mori fuccurrit in arnie .
Talefà anco il magnanimo Goffredo dicendo egli appreffo il Tuffo :
G.f.fi. Gù$iedainpace'lmio\Campo,e da ficur a
"Parte miri ociofo il mio periglio 9
Sfaldatemi Fame*
Cap. o.
JJPhih 3
Mn>%&
Parte PriitUL».
Quando fi fà vna cofa con grande fiudioyfi dice farla pieno gradui Treba •
tiofcriuendo à Cicerone dice : Ham illum paratum video $ & ingreffum tp.fen Ut.
pieno gradii cohortari non intermittemus. i v
Ritirarti in dietro.
DM caminardegli Mleti>& da i loro moti i latini tolfero variente*
tafore> e none forme di diretcome ; degradi i recedere,per efprime -
re U mutar fenten^a , & dal primo proposto partir fi , come fi parte l'M*
leta quando cedendo fi ritira . Virgilio diffe :
Obftupuit retroque pedem cum voce repreffìt. Et altroue :
Senfit & ad fonitum vocis veftigia torfit . L'Miottot
Timida paftorella mai fi pretta
Hon torfe il piede innanzi à ferpe crudo . il Tetrarca •
Onde come colui^k'il colpo teme
Di Gioue irato,fi ritraggie in dietro .
De i cannili è detto reflio quello che re fitte allo {prone ò che refta nè Vuol
andar innanzi ,bench e punto , e j limolato . Vjirioflo:
Ma ilfuo dettrier fi al corfo poco vale ,
che reftiofembra .
Et per metafora è detto anco dell'huomo , che nonfaprogreffo , mattoni
torna m dietro , Onde il Tetrarca*
He mi vale Jpr onar lo >ò dargli volta 9
Ctì *Amor per fua natura Ufi reflio * il Taffo diffe:
Ma%s'à Vhonor mi chiami >e che lo flimi
Debito àme>non ci verrò reflio .
Degradu depeller e ,è [cacciare alcuno del fuo luogo , e sformarlo à mutar
propofito,e volere: Onde fi diffe degradare >di coluiyche dif ereditale perde
della fua riputatione . In gradum re dir e, per ritornar nel primo propo fitto,
e nella prima [enten^a. Vjirioflo alludendo àque fio gradoychepaffono-
miniamo differì :
Ritornami nel grado onde m'hai tolto ,
Quando ne à te,ne ad altri era f oggetto .
Gradum figere . E perfiflere nell opinion primieramente concetta , e ttar
/ aldo nel fuo propofìto>come flaua faldo l' Mieta calcando il terreno ouc
fi ritrouaua , che Cicerone diffe : u trgumentum fuurn preme . Ouidio par-
lando del congreffo d'Hercole con ^ Icheloo :
Digredimur primum rurfufque ad bella coimus ,
Inquegradu ttetmu$%certinon cedere — r
Gradum yvel pedem conferre>è venire d contendere dapreffo j Età per-
cuotevi con argomenti forti , & al negotio pertinenti . Eodem gradu oc -
Ccc 2 currere9
• II,
M
JEn
c.i./f.n:
8c»,li6e
Sen 6 .
C.JA14.'
Mtt.g.
388
DcirArtè de ‘Cenni ,
.11.
2, Cmn$ $
Znfir.f»
C l. ff'ii,
Tricn. Caft
Par.u.
•* 3*
De CUr ,
Orat.
So *y.
currere,é con l'ifteffo argomento > òcon lamedefima forma dì dìfputa af-
falire Padtter fario.
Atto di correre.
Significa de fiderio di confeguiy e alcuna cofa con ogni sformo e celeri-
tà pofjìbile , che i latini dicono effe in curfu \ tolta la metafora da-*
quei giuochi publici , ne * quali fi daua il premio à chi meglio corre-
ità à piediyò à caualloy & à chi era il primo à toccar la metà S . Vaolo da-*
' queSìo corfo tolta la metafora diffe:Hi qui in Hadio currunt,omnes qui-
eterà currunt,fed vnus accipit brauiumftc curnte vt comprebendatis. Co
fiapprejfodinoi fi vfa di correre al palio; del quale Dante per effrimer
ma gran velocità diffe :
Voi fi partì ,e parue di coloro ,
Che corrono à Verona il drappo verde .
Ver la campagna ,e parue di cofioro
Quegli che vince , e non colui che perde.
E F^irioflo nelmedefimo concetto diffe di Rinaldo:
• E più leggter correa per la f or ella,
Ch9al palio roffo il villan me%o ignudo .
E per efprimercon vngran cario gran velocità diffe il Tetrarca :
. Tqon corfe mai fi lieuemente al varco
Difuggitiua Cerna vn Leopardo .
Dante di vnfeguace di S.Francefco parlando diffe:
— Il venerabile Bernardo
Si fcal%ò prima è dietro à tanta pace
Corfeye correndo gli parue effer tardo . Il Tuffo diffe:
Marchia il campo veloce>an%i fi corre ,
Che de la fama il volo anco precorre.
Cader nel corfo.
ILgefio di cader nel corfo e di perder il frutto delle fue fatiche per qual-
che difgratia . Cicerone parlando di Galba dice : Laudabant hunc pa-
tresnoftriyfauebantetiam propterpatris memoriamffed cecidit in curfu .
Che fi direbbe d'vno che bauendo dìfe dato grande emettanone yfoffe fia-
to da importuna morte leuato dal mondo >òda altro inopinato cafo imf
ditogli quella gloria, alla quale con felice corfo s'era incaminato . Que
accidente di cader nel corfo fu deferitto da Virgilio nella perfona di W
Hic iuuenisjam vìUor ouansyveftigia preffo
Haudtenuit titubata foloffedpYonus in ipfo
Concidityimmundoque fimo, facroque cruore.
Eda Ouidio medefimamente nella guerra del Centauro Diti:
Dum
2£i
C.15.^5 4
Parte Prima-.. 389
Dum fugit ìnfìaniem trepidans Ixione natura.
Deciditin praceps,& pondere corporis ornum
Ingentem frtgityfuaque induit ilia fratta.
Et è vero quello che dice Salomone : Quifettinus efl pedibus offeudet . Vrm 1 9
E però è buon configlio non fi [cordare di quel F eliina leni è d**Auguflo.
Correr quà,e là.
ILcorrermò qua, e mò là con incerta fperanga è geflo di gran timore ,
& quafi di dfferatione . Virgilio :
E fi rìdere virum .fulgentiaque arma per vmhras,
Ingenti trepidare metuypars vertere terga.
Et nella [aera finltura, illictrepidauerunt timore vbi crai timor . Ujl-
riofìod'vnafpauentojafuga diffe:
Fugge ilfdlonynè vede oue fi vada,
Che come il core,bauea perdutigli occhi .
Tanta è la tema, che non sà far Sìrada,
Che né* fuoi propri aguati non trabocchi .
E nella perfona d*j£ngelica, che da Fyinaldo [uggia andana dicendo:
La donna il palafreno à dietro volta ,
E perla felua a tutta briglia il caccia,
per la rara più, che per la folta
La pià ficura,ò miglior via procaccia :
Ma palli da*, tremando, e dife tolta,
Lafiia cura al deftrier,cke la via faccia.
E di quelli che psreoffi fuggiuano da Orlando impasto
Ehi fugge à piedi qua, chi colà (prona,
Tgeffun domanda fi la firada è buona .
E anco atto di grande allegrerà come l' *Arioflo dtff e de Ua Difiordiu:
Scorre di quà,e di là tutta la pia'g'ga,
Tgè può trouar per allegrerà loco .
Queftoatto è da Latini con vna fola voce detto circumcurfare. Terentio:
Hac Mac circumcurfa inueniendum eft tamen argentum.
Crii
C..zfiBl.
C it fi.
1 co.
R tua „
Stando affettato dimenar le gambe .
E' getto da ociofo;che i latini dicono, Tibias mouet,& i Tofcani /gam-
bettare. E perche le vendette nonfìdeuono fare precipitofamente,
ma affettar che Iddio protettor de* gìufii vendichi i torti che ci fono in-
giufiamente fatti , dicono i Tofcani quetto prouerbio: Siedi, e [gambuta,
e vedrai tua vendetta .
Fug-
3 90
Dell’Arte de Cenni,
Fuggire.
.16, T LfuWre e atto di pufillanimità, quale è nel cetuo , eh' è timido, e fa-
X gace per natura ; Onde Lucretio:
——Et fuga ceruis
vi patrìbHs\datur,ò*fatrius pauor incitat artus . Et Gnidio:
Mtt 1 * Sic agna lupum , fic cerna leonem
Sic aquilani fugiunt penna trepidante columbi. Et Hcmero diffe:
lRiad,\ — • Tauor ingruit ingens
Omnibus, inque pedes animus mox decidit imos .
Onde bebbe origine il Trouerbio:
lun.euto.i* Animus in pedes decidit . T erentio difse anch'egli:
Ego me in pedes . Ouiiio ne* Falli difse Piftefso :
Exilit,& velox humili fuper aufafeneflra
Seiacit: audacemfeceratipfe timor .
V .Arlotto di quella fuga dtfsc :
c.ìé.ft.tìNon reftaua arme a'cbifuggia migliore
Che quella, che fi porta più di f otto :
Beato chi il CauaÙo ha corridore,
Che inpre%zp non è qui ambio ne trotto:
E chi non ha dcftrierquiuis'auede
Quanto il mtftier de Parme è tritto à piede .
Il Latino dice f agitare : T erentio:
in lunueh. pUgitando fugi ne quis me cognofceret .
Idon è però fempre vergogna a fuggire , anzi è prudenza il ceder ci mag-
gior forza , con fperan%a di poter con miglior fortuna vincer e: Onde quel
Capitano della fuga rinfacciato diffe : Tdonfugio, fed vittoriam fequor :
Conforme à quel Trouerbio : yirfugiens denuo pugnabit . Coft Solimano
appreffo il Taffo battendo la ritirata dice :
yeggìa il nemico le mie {palle, e fcherna
Di nono ancora ilncfiro effigilo indegno ,
Tur che di nono armato indi mi [cerna
T urbarfua pace,a'l non mai ftabil Bjgno.
Non cedo io nò:fia con memoria eterna
De le mie cjfcfe}eterno anco il mio / degno :
Hjforgerò nemico ogn'hor più crudo
Ceneranco fepolto,e jpirto ignudo.
E' anco il fuggir e atto di voler far d' alcuna cofa lontano con l'animo, co-
me fi procura di voler fare co’l corpo, e così l'intefe Socrate quando diffe:
Hit, ,n Gei. Temperanti ara quidem fittati ,atque exercere oportet contro, intempe -
A rantiam
i 49
St/i. 303.
C. i$ft 18.
Parte Frimai. 391
rantiam fugete quantimquifque nottrum pe dibus valet * li Tetrarca-*
volendo ejfrimere la fua cofian^a amorofaf diffe che M^Lciura in damo fi
affaticano, d’v fargli della memoria:
Ter chinar gli occhi , ò per piegar la tetta,
0' per effer più d’altra al fuggir pretta.
Torcendo il vifi a9 prieghi honefli,e degni .
Fuga Emulata.
IL getto di fuggire fatto con tardanza , e con riuolgerfi tal'hora in die - . i
trOy può efprimer de fiderio di non voler fuggendo faluarfì, ma più co-
tto d'effer nella fuga prcfo,come quando Virgilio diffe :
Etfugit adfalices, & fe capitante videri * Et il Tetrarca : tcgl 3
£ parte ad hor, ad hor fi volge à tergo
Mirando s9io la feguo,e par che affetti.
D'vnafuga honorata diffe il Taffo:
E ugge egli al finete ben la fuga è tarda
Qual di Leon,che fi ritiri in caccia *
Con quetta fuga fimulata vno degli Horatij vin[e>& vccife i Curiatifha-
uendogli con quello inganno l9vno dall9 altro feparatK Cofi QJ^letelio vin - ^ ^ r
fe i Celtiberi,& effugnò Trebia,e con quella ittejfa arte ^Annibale ingan- ^ ^fgeod.
nò M.MarceUo,e l9 vccife ,comefcriuono Liuto , e Tlutarco. Max\
Calciarli gli fìiuali. li&.’j.cap ia
QV etto gefio da indicio di voler partir e, & andar lunguonde hebbe^j .18.
origine ilTrouerbio:T alaria induere . Cicerone frinendo ad itti-
co dice:J^mo ett ittorum qui ocìum nontimeat,quare talaria induamus . uh
Gloriandoli gli jLteriienfii,di non effermai vfeitt del loro paefe,douc era-
no nati. ^Antiflene (chernendoli diffe, ebe haueane queft a virtù commiine
con le lumache, e con le tefludmi .
Andar primo de gli altri.
L'andare innanzi à gli altri è, non filo per termine ciuile,ma anco na-
turale,fegno diprerogatiua,edi[uperiorità',e perciò èfcnttOyChes
quando gli Elefanti fi ritrouano infume ,ilpiù vecchio , come di loro più
degno quafi capone l{è,gli altri precedei Virgilio dà per fegno dì cauallo
generofo quelloyche innanzi gli altri camina:
Trimusi& ire viam,&fluuios tentare minaces
sAudet. E d9Enea dice :
T andem progredita magna ttipante caterua
Tfec non & Vhrygij comite$ì& Utus lulus
Inceduntùpfi ante aliospulcherrimus omnes
ìnferi fi ficium MneA$,atque agmina iungit
Quindi
19
Geerg.
'3?ì. Dell’Arte de5 Cenni,
Quindi i Principi, & % Primati furono denominati . La diurna Sapienza
SecL% 4* per tocca di Salomone diffe :Ego in omni gente primatum obtmui.E Chri
fio S. ^interrogato dagli Hebrei chi egli foffe,rift>ofe,Trincipium,e per
offici, jìmilitudine Cicerone diffe: Anteire caterosvmute .
Caminar in giro.
p T7 infidìofo di feritale d’empietà : onde è fcritto : /» circuitu im-
si0, XL pij ambulante Et in San Tietro : Diabolus tamquam Leo rugiens cir -
cuti quarens quem deuoret. Etti Demonio difefìeffodtffe:Circumter-
/ obi ram> & pwambulaui eam.
Caminar per trauerfo.
li T Gwreconfulti antichi acciocbe per tali foffero conofciutii& à loro po*
X teff e ogn’uno hauer ricorfo per c on figliar] fi ,non per lungo del foro, co-
me gli altri ma per trauerfo camin^uano,come di Manilio fcriue Cicero -
BeeratM.i nc 9 riferito da Tiberio Deciano nella fua tipologia centra Iridato . E
*ap.%. nu .4 quegli tenendo le porte delle loro cafe aperte, ò camin andò ,0 fi andò in una
nobili edia,dauano refponfì non folo delle controuerfie ciudi, ma d’ogni al
tro negocio e publico,e priuato ch’era loro rapprefentato,con fomma loro
dignità . Quindi difjero attrauerfar per impedire alcun defiderio > ò nofiro
progreffo . il Tetrarca diffe :
CmX,. 19. Tortomi face il velo,
E la man che fi fpeffo s'attrauerfa
Fra’l mio fommo diletto .
E di qui ancora nacque quella uana fuperfìitione di mal* augurio fe cam-
minando noi alcuni animali ci attrauerfano la firada } come del Ramar 0
diffe Dante:
infer aj. Com’il Ramaro fattola gran ferfa
De di canicular, cangiando fupe
Folgore pare, fe la uia attrauerfa.
Andar a tentone.
OVefìo andar à tentone, ò à tallone , ò à palpigone come fanno i eie •
chi, ò come noi facciamo nelle tenebre, farà gefto difecrete^a , &
anco di timore d’inciampare . L’^Ariofto parlando del Greco quando di
notte andò fecretamente à trouar la fua Fiammettarfef crine mirabilmen-
te quefto gefto dicendo :
e 1% ft 61 ^ une * l’ufc*0>e 1° fP*n&e> e lì cedcì
Entra pian pìano,e ua lenton co’l piede .
Fà lunghi i puffi , e fempre in quel dì dietro
Tutto fi ferma, e l’altro par che mona
c4 guifa che di dar tema nel uetro ,
* ~ ‘
Parte Prima^. 39 3
Non ch'il terreno habbia à calcar yma Voua .
E Tibullo cofi efpreffe quetto gefto:
Hoc duce cuttodes furti transgreffa iacentes
jidiuuentm tenebrisela pueUa venti, Ub.tjU.%
Etpedtbus pratentat iterfufpenfa timore .
E per fimilitudme anco gli ignoranti , che fono dett'tht ottetto ciechi} fi dice
che nelle attiomloro vanno à tentone , e così i bugiardi\non hauendo fer-
merà ne i detti Loro vanno titubando come ciechipriui dello fplendort
della verità .
Andar carpone*
L .Andar in quattro è geflo di animai brutto,che co sì caminatma è an - . t J %
co atto di fanciullo , il quale non potendo fi regger in piedi camma l»
primieramente carpone , & poi con paffo tremante , come il Tetrarca di
M. Laura fanciulla drfft :
Et bor carponeMr con tremante pafjo . E Dante: Gt». 44,
« J v òche Buofo corra
Com'hòfatt*io carpon per queflo calle . • info . xf •
E volendo dire che il camino era in modo fcabrofO} che fenga aggrapparli
non fi poteua c aminar e ydicei
Lofliè fenga la man non fi (fedina. Et altroue il medefimo Dante: jnfot
Qual foura'lventre,e qual foura le (palle info]
L’vn de Patirò giacea3e qual carpone •
Si tranfmutaua per lo tritio calle .
V Arlotto del Ke T^or andino > che coperto della pelle del capro andauru
à trouar Lucina (ua conforte dell'Orco prigioniera dice che ella :
Eacendol gir carpon [eco lo rape . C.nfi^a
Caminar tremante*
Ovetto paffo tremante e proprio de' vecchi paralitici onde accenne - % .
rà decrepità.Ouidiofa dir alla Sibilla Guinea vecchi filma: *
Sed iam feliaor Mas
Terga dedit.tr emuloque gradu venti agrafenettus.
Enelle Metamorfofe dice:
Inde Semlis hyems tremulo venti horrida paffu.
E anco atto di timore , Ciuuenale :
lufta perieli
Si ratio ett>& honetta tìment,pauidoque gelantur
Tettar e>nec tremuhs poffunt confittere plantis. Et Horatio:
— Seu mobilibus verisinborruit
Aiuentusfoiqsyfeu virides rubum
Dmouere lacerta, .
Ddd 1
Lib.ièl
Carn.l.ai,
*3*
394 DcITArtc -de’ Cenni*
Et corde, & genibus tremit.
E getto etiandìo dì infirmila, come dice il Tuffo:
c. i »./. 80 E da ì ripofi folleuò del letto i r,> t ,
' \ Lf inferma de le membra, e tarda mole
E trabendo à gran pena il fianco laffo
Colla riuolfe Vacillando il puffo»
E anco indici* d'ybriacbt%ga:Ouidio di Sileno :
Met.i i . jy silenu S adeft titnbantem anmfque merOque
RjtrìcoU capere Frigrs. Conforme à quello ebe dìffe l'~4rioflo.
C.ó.ft 6 5 . Hauea di qua, e di là chi lo reggea ,
Tercb'eghera tWm, e tene a il ciglio baffo. Et Ottidio di ffe ancora: T
Uti.i. ille vino, fomnoque gratti s titubare videtur
in lunuch ^remete ttppreffo Terentio dice ho beuuto tanto ché :
Tacque pesyneque mens fatisfuum officium facit.
Appòggiarfi cammanda
.1 f Sminando appoggiarli ad alcuno, come il vecchio Euandro s'appog
giaua ìtfuo figliuolo, è atto da infermo ò da vt echio ^Virgilio:
&n'%' ? y 'Hatimquttenebat «u
Ingrediens. Onero con vn battone fottentarfì.
Ouàdio di Tallade cangiata informa d'vna vecchia dice:
Tallasanum fmulat,falfofqut in tempora crines
^iddit3& ìnfirmos baculo quoque fufiinet artùs.
E di Banco, e Filemon^j :
MetS. Membra leuanthaculis, tardi sque fenilìbus annis
'Njtunturlongo vettigia ponete chuo
Tener la gamba di dietro eftefa in fuori .
• 1 6. TJ ' Getto à' attenuane, come fifa nel rimirare alcuna cofa . Horatio.
X-# —— Contento poplìtemiror
LiZ>.i.Sat.7 Tr iella r ubri ca piff a,< aut carbone.
E fi dice ancoifummis vnguìbus\ingredi,ch*è metafora prouerbiale di quel -
li che amdamente alcuna cofa odono, effendo loro coftume di drhgatfi,&
inalbar fi nell a fommità de3 piedi.
Star ritto con le gambe larghe
E' Getto di fortezza, e di magnanimità Seneca dice : Magnanimusflat
rettus fub quohbet pondere, come Virgilio figurò Entello quando co'l
Ceflo combatè con Darete:
Statgrauis Entellus nifuque immotus eodem. Che il Caro coft traduffe:
Qua fi vn pilaftro in su l'arena ttette. Il Tetrarca di ffe:
U Fermo in campo
Starò, ch'egli è difnor morir fuggendo»
Quefia
Parte Priim* .
39S
Ouctta caftan^ dell’animo rapprefentata nella fernet* del corpo fico
fujpreffo da Horatio :
lùflutny& tenacempYOpofìtiuirttm Lib eri
T%on ciuium ardorprauaiubentium ,
?s {on vultus inSlantis Tyranni
Mente quatti folida.
EfirgiliOiòpiu tofto ^Aufonio. De uiro botto .
Securus mundi inflar habens,tercs3 atque rotundus.
famulo battendo fuperato i Sabini edificò in Roma vn Tempio à Gìoucj
Statore: quoniamipfe Romano s fugientes ftare,& refifiere fecerit , come Aburb.cvdr
Liuio racconta . E Cicerone lafciò fcritto : Tu lupiter qui ijfdem quibus *•
b#c vrbsaufpicijsà Romulo es confhtutus , quem Statoremhuiusvrbis9lnCati *
atque Imperi 'j verènominamus.
Incontrare.
V Andare incontra ad alcuno è gran fegno d'honore , e d'efferuan^a; il , 1 8 •
Lj cheyfitcome bora rigorofamente fi co Slama , non folo in cafa , ma fuori
ancoraycofi dagli antichi Romani fu diligetemele offeruato.Et il Senato
ifiefjo andaua ad incontrar quei Senatori , che veniuano con trionfo à Ro-
ma . Suetonio dic^che, quando Auguflo Imperatore rnornaua da qualche In Au^ufl,
Tr ouin ci a ,ò dalla guerra [ano d Romay tutti l* and au ano ad incontrare 9 e
raccompagnauano à cafa cantandole pregandogli Iddij>che lo conferuaf-
fero fanone felice :Reuertentem ex Trouincia nonfolumfauflishomtmbus9
fed etìam modulatis carminibus profequebanturi Jlppio Claudio Tulcro
acerbamente fi dolfe di non effere flato incontrato da Cicerone dicendo : famiUi.j.
Quid? sAppiut LentuloyLentulus jlppio proceffit obuiam: Cicero ^Appio ep. 8.
no luti* Di che Cicerone f eco efeufandofì dtffeyche da unferuo di jtppio che
venne à lui la feconda vigilia della nott e finte fesche innanzi giorno egli fa
rebbe ad Iconio y ma però non faper per quale delle due firade ; e che per
una di quelle gli mandò Varrone incontra , & per l'altra O^LeptayCon or-
dine9cbe certificati del viaggio precorre]] ero à luryacciochepoteJfe incon-
trarlothè Lepta ritornò dicendoyche ^ìppio di già bauea paffato l’effer
etto: onde Cicerone fubito andò ad Iconioy& poi foggiunge : jin ego tibi
ebuiam non prodiremfprmum ^Appio Claudio! deinde Imperatori? dein-
de more mawrum? deìndeyquod caput eft , amico ? prafertim cum in ifìo
genere multo etiam ambitiofìus facere fu Tarn , quàmhonos meus di-
gwtas poflulabat. E poi conciudey ch'egli tiene più conto degli ornamen-
ti della virtù, che d' alcuna ^Appi(tà,ò Lentuhtà . ^Appreffo di noi Cbriftia -
ni, quando C Imperatore andaua à Roma ti fvmmo Vontefìce foleua pon-
tificalmente andare adtncontrarlo fino alla porta delta città; ma i Vonte-
fici hanno poi ceflumato d' affettarlo fopra le fcale di S.T tetro ymadando-
Ddd 2 gli
3ÌS Dell’Arte de’ Cenni ,
gli peri il Clero incontra fino alla porta . ma Clemente VII. non •polendo
quella pericolofa cerimonia in cafa andò ad incontrar Carlo V.à Bologna ,
e quitti l* incoronò . E cofi tra i Vrencipi ,ele perfone grandi fi cottuma di
mandarla famigliaci altri perfonaggiad incontrar ,& accompagnar an-
co maggiormente di quello che faccia il Signore , &ferciò l'sAmfio ben
informato di quella creanza dijfe:
C.44. ft. 18 0per fj0n0rar cottor,ch9eran foftegno
Del {acro Imperiose ^maggior colonna,
Carlo mandi lp nobiltà del Rtfgno
Jtd incontrarli fin [opra la Sonna ,
Egli vfcì poi co'lfuo drappel più degno
Di Bj,e di Duchi, e con la propria Donna
fuor de le mura in compagnia di belle
E ben ornate , e nobili donzelle .
Dione parlando deigrande honore che da Tiberio Imperatore e dal Sena -
£i£.$8; to,& Vop.Hom.f ù fatto à Sciano, dice : Omnibus eis locis <zreas ttatuas
co munti im pofuerunt , in lìttensvna vtnufque nomenfcripferunt , am-
borum currus aureostn theatrum muexerunt ,demque decretum ett,vt
ad quinquennium Coff.Simul ij conttituerentur,vtrique,cum B^omam in -
trarent, obutum procederetur: denique ad ttatuas etiam Seiani , tanquam
Tiberij foÌebant,jacrificarunt+ Quefta cerimonia d'incontrar alcuno, fi fà
più, è meno fecondo la dignità, e cortefia delle perfone: alcuni per gran di -
gnitànon fi mattono della loro stanca , e tali' bora ne anco della fedta , il
che feruano igran Vrencipi con perfone priuate,e loro foggette: ma in al-
tre perfone ciò non conuenirebbe , febene ad vn9 amico nofiro vna volta
auenm+chc vn tale, che , fen^a fondamento, hauea gran pretensone, per
non vfatf eco quel temine che douea, fi coricò nel letto , fingendo d'effer
indi fiotto: altri fanno mofira per lapodagra, ò peraltro impedimento, di
non poter caminare -, e con quefte viliffime cautele fi fanno conofcer in-
discreti,e mal creati.Tal’hora alcuno (ìileua,<& fa atto di voler incontrar
quello che và à lui, cofi dice l'^driofio , che Carlo Imperatore fece ì
. I[uggiero :
C.40.JM3* icario s* inchinò ,ch e già leuato
Se glier a incontra.
Et il Tuffo dice Goffredo hauar fatto l’itteffo à Rinaldo;
C.18/.I. Qlìint0 Rinaldo oue Goffredo è fono
jld incontrarlo .
0 che per incontrarlo effe della fianca , come Carlo Imperatore baucr
Mar fi fa incontrata dice L'arto fio ;
./Mi Carlo benignamente la raccolfe,
' Efvfà
Parte PrimaJ? 397
EPrfcì incontri fuor de* padiglioni.
Oche fi va anco più innanzi come fece *4 Irina* Ejtggiero dicendo l’i-
fleffo Poeta :
La bella Móna venne vn pe%o inante c i.n.9*
Verfo Bjtggier fuor de le prime porte .
.Antonio Uugufìo effendo [aiutato dai "Prefetti che nel pretorio anda-
rono à lui per ottener vna gratta , non foto aliquantulum affurrexit , co-
me interpreta la glo [fiamma dicendo la legge; cum illis proceffiffet9vuol dir de
che andò loro incontra. E tal’hora per maggior honor e fi coftuma d’andar fent£n pajf.
incontro à Prencipi con fuoni 9 e canti gridando ; yiuat Bjx come nella^ i.r^i 0.
facra fcrittura fi legge . 7{ell’ incontrar fi il men degno è primo à fermar fi,
& vltimo à partirfì , e fempre s’honora più alcuno in cafa propria chc^j
nell* altrui .
Accompagnar chi parte da noi „
Slmilmente è atto d'bonore accompagnar coloro che da noi fi partono $
ilche fifà parimente ò poco , è molto fecondo la conditione delle per-
fone * Virgilio dice che Gioue 'fù accompagnato dagli altri Delfino al li-
mitare del fuo palagio » hauendolo toltomi me%p:
_ Solio tum lupiter aureo
Sufgit, CalioU medium quem ad hmma ducunt .
E che Euri alo, e T^ifo quando andarono ad affalire i nemici furono da mol
ti accompagnati fino alla porta della Città:
Trotinus armati inccdunt, quos omms euntes
Primorum manus ad portas iuuenumquefenumque
Profequiturvotis.
E l’jLriofio dice , che il Bj nel partir che da lui fece Rinaldo molto più
l’accompagnò :
E il Bj nel [ho partir cortefemente
Infino-a Beroiche accompagnoUo «
E fempre più s* decompagna queUo, che da noi parte , di quello che s’è fat-
to neh'mcontrarlò.E s’afpetta che monti à eaualloyò in carrocci a, c fi va-
da prma> che noi da quel luogo fi dipartiamo .
Andar auanti, ò dietro al Prencipe.
E' jlnco atto (Fhonore caminar auanti al "Prencipe , hai Prelato; il
qual coflume dice Her odiano che fùda gli Imperatori introdotto ,
affine che queSìi Cortegiani { che da latini , del caminar auanti3 fono ante -
ambulones detti) faceffero far ala , tleuafiero ogni impedimento di carni-
nar all*lmperatore% & anco per auifar ogn*vnoy ch’egli paffaua, e perciò
à lui douefferofar il debito honore , di che Giufhniano fece legge partico-
lare. Il qual co fiume per le caufe dette e da’ maggiori Prelati anco offer
19
Io.
C.i.fl.
30
Uh. 3.
Neuell, 6
3 98
Dell’Arte de’ Cenni ,
C. lubemus
luc.l.
iDe Orai,
Purg z6*
u ato ,ac cicche , cerne dice il Canone; Seenni honorum operum , teftesha *
4e i , heant . Co fi del noftro Redentore fà S.Giouaqm precurfore , che andaux
gridando, che acconciaffero le firade dolendo pajfar la fua dima Maeftd*
Tarate vìam Domino , reffas facile femitas eius>del qwlefù cofi profeta
tato da Zaccaria fuo padre: Tu puer Tropheta Mtifiim vocaberis,\prai -
bis.n.antefacitm Domini parare rias eius. Cofi l* andar dietro ad alcuno è
atto di rìuerenxa verfo quella perjona\ , che camina auanti e però Cicero-
ne dijje : Cumque maiornatu& confularis Sergium Galba affeLiaretur.
E Dante :
0 tu che nailon pereffer pià tardo.
Ma forfè tener ente à gli altri dopo .
l’jtriofio di quelli, e di quefli diffe parlando di Poggierò:
Leon fen^arme d par con lui nenia
E dinan%i,e di dietro, e d’ogni la to
Haueua honorata , e degna compagnia.
E non è dubbio che Peffer da molta gente accompagnato non fi a grand*-
i.Reg. 15. honore , e però di Dauiddeè ferino , che yniuerfiferui eius ambulai ani
iuxta entri . E Virgilio dice che Bidone andana alT empio:
Magna luutnum fiipante Caterua.
Leuar di cafa>& à caia accompagnare.
L leuar di cafa,&d cafa accompagnare, che gli antichi diceuano duce -
re,& reducer e, tra & è ancora fegno di grande offtruanxa.V al.Maffi-
mo dice, che ne 1 primi tempi della Rjpub.all’bora che i co fiumi non erano
hb.i cap. 1 corrotti, 1 giouani, quando fi riduceua il Senato, alcun Senatore ,ò parente,
ò amico ad curi am de due eh ant, ajfixìque valuis exp ftabant donccredu-
cendioffi io et! am funger entur. Gelilo ferine ,ch e i giou ani, finito il con-
uito ,accompagnauano i vecchi d cafaye chei Romaw impararono quello
cofiume dalie leggio he L curgo diede a3 Lacedemoniydìcendo: conuiuto
quoque' ( vt fcnpium eLì m antiquitavhus) fentorts d lunionbus de,mum
reducebantur. E quel galani3 hmmo che rotea entrar mgratia di Mece-
nate col fauor d3Hor atto dicea:
Serm Uh a- * — — Haud mthi deero ,
sai 9. Muneribus jeruos corrumpam:non hodie fi
Exclufus fuero}defifìamt ttmpcra quorum
Gccurram m triuijs, deducam .
Andar a trouar alcuno a cafa Tua.
A Nco qucHo è atto d'bonore, e peiònella fcrittura / aera habb'amo
3, che alla cafa di Gioachm: Confluebant luda:,eo quod effet honora
bìhor crnn.ìu . Ttfpo Spano fù grandemente honorato, quando l: Imperato-
re andò à trouarlo d cafatdoue giacca indtjfofio & lo pregò che JOfg(flt,&
andaffe
Mn. 1 .
l 3
1
Uk
i cu. 1 5
* Parte PrimjLi . 399
andaffe à commadar all’effercito, perciò che effendo il nome di Tìppo per
molte vittorie a' Turchi formidabile poteua con la fola fu* prtffnga dar-
gli fferangadi vittoria . Scriue Eutropio>che Traiano Imp.fpefjc volte an
daua à vijìtar i fuoi pnuati amici : Et il mede fimo era fatto da MuguTxo
come ferine Tranquillo .
De falutatori,deduttori,& ftipatori.
A Quei cittadini Romaniche > andando intorno alla Cortesi cere alia-
mi magifìrati y dagli amici loro erano principalmente fatti tre fe-
gni,& atti (tofferuanga y l'uno era di quelli ,cbe la prima bora del giorno
andauano alle cafe loro à [aiutar hyil che fatto fi partiuanc ; e quefìi erano
detti falutatoresipcrcioche quelli chedimandauano il magi tirato , Irucm-
do la mattina per tempo del letto, &per cafa caminandoye dtfe Ueffi co-
pia facendo ,riceueuano le falutationrye però Cicerone fcriuendo ad ,4tti-
coydice:Mnte luccm in ambulabamdomt , ut ohm candidatns . E vunia-
l e differì
Trima / àlutantes y atque altera continethora.
Virgilio di quefto atto d'bonorc coft parlò :
Si non ingentem fonbus domus alta fuperbis
Mane falutantum tati s uomit adibus vndam . * xAnco nella militia sojffer - Ge
uaua come Giofeffo ferine > che la mattina i faldati andauano a falutar i
Centurioniy e quefìi i Tribuni, che a mille follati commandauano . L'altro
fegno dlhonore era di quelliyche afpettauano che il candidato rfeiffedi ca «
fa,& C ac compagnanano al foro, e perche à quefto modopetitorem info-
rum deducebantydeduffores erano detti: il qual officio fu (limato moltoydi -
cendo QXicerone de petit . conf Magnam affert opini onem , magnam di-
ga ìtatem quotidiana in deducendo frequenta : Conforme d quello
diffe l'Mriofio :
Felicitade ifltma alcun che cento
Terfone V accompagnino à palagio. $*t
Il tergo era di queìliycbe con lui di continuo fìauanoyche perciò fettatoriy
ò ftipatori erano detti,genti di buffa lega.
Del cedere la ftrada.
I L cedere la firada più degnayò più commoda ad alcuno ye ge fio d'ofjir- * .
uàngayil qual’bonore fifa ordinariamente alle Donneai che in Roma-* *
fu introdotto quando Veturia madre di Martio Coriolano fù cagione di
liberare la Città da pericolo foaffedioyco3l quale Martio la firingeua: per-
ciò che in tempo di gran penuria di grano , hauendo la Repub. da lontani
paefi ben fornita la città y e uolendolo alla plebe difiribuirty Coriolano
s'oppofe gagliardamente , acciò che non f òffe la plebe di grano fouenu-
ta} s’clla prima non refìituiua a * Tadri quelle ragioni > che nelle paffute^
fedi doni
4©o X Dell’Arte de ‘Cenni ,
[edizioni hauea loro Ufnrpatc, per la qual cofa / degnata le plebe, fu Corifa
Uno cacciato fn bando , ma egli ricorfo à Volfci nemici della B^epub.e fat-
to loro Capitano , faceua crudel guerra alla fua patria ; la quale non ha -
uendo potuto placarlo nè co'l me^o d' >Ambaf datori, nè de Sacerdoti ba-
ttendo finalmente fua madre efpugnata la ferocità di lui , liberata Roma-*
et z. jai f0pYa$iani;e pericolo ; Sertatus (dice Valerio MafiìmoJ matronarum
ordincmbenigniffimis decretis adornauit: Sanxit namque,vt feeminis fe-
tnità viri cederenty confeffus plus falutis Reipub. in ttola , quàm inar -
misfuijfe , uetutttfque aurium infignibus nouum uit& diferimen adiecit:
permìfit quoque bis purpurea uette,& aureisvti / agmentis . Quando in -
fieme faranno due perfone , tralafciata la fuper Ritiene del muro , chi farà
à man defira hauerà il luogo più degno : fe faranno tré , il luogo di me%$
farà il primo > chi farà dalla parte defira il fecondo , & il ter\o dalla fini -
ftra. V Mìo fio dice:
C.4 6. Man. Che Carlo à man finifira Auggier tenne,
i ai . E Br adamante bauea dal deliro lato •
Maffiniffa Bj de ' OS Jumidibtbbe nel regno Micipfa fuo figliuolo fucc e [fio-
re, del quale nacquero due figliuole Haderbaley & Hiempfale,con t quali
Micipfa alleuò etiandio come figliuolo Giugurta di età maggiore , che gli
era illegitimo nepote , nato di Manaflabale fuo fratello , e per lo fuo gran
valore, e (ingoiar prudenza l'adottò per figliuolo, & nelfuoTeflamento
lo fece a ' proprij figliuoli eguale . Morto il padreyndottifi tutti tre mfie -
me per trattar delle cofe del Regno , Hiempfale fratello minore , ch'era^
d'animo feroce, & che s'hauea à male ,che Giugurta gli foffe compagno
nelregno, s' accattò alla parte defira d' Haderbale , nemedius extribus 9
qued apud J^umidas bonari ducitur , lugurta foretti chefùà Giugurta
inmodo grauey e molefio,cbe aggiùnteti altre così fatte cagioni}fù Hiem
pfale da lui efiinto . Ma effendo quattro è noto che quello de i due di me-
%p , ch’èàman defira è il primo , l'altro il fecondo quello eh* è dal lato de-
firoilter%o, & l’altro dal ftniflro il quarto . Quefta materia dtgefli ce-
rimonie fi tra perfone gentili è molto delicata , della quale bifogna ebefia
maefira la prudenza, altramente, ptr molte regole che [e ne (cviuefferOydif
ficilmente alcuno potrebbe farfene patrone, per tante c ir con flange, che pof
fono occorrere in quetto propofito » e tra perfone priuate è buon configlio
paffar per una uia di me^o, e feruar quella mediocrità , che in tutte le bu-
ttane attioni è tanto c emendabile :non facendo indignità, con cedendo trop
fo,nèatto di fuperbia attribuendo meno di quello che fi conuienei effendo
però meglio peccar in ecceffo di corte fia * che in mancamento di buondì
creati?#-*
DELLE
Partt Primi».
401
DELLE GINOCCHIA. Cap. XL.
% Delle ginocchia.
2 Abbracciar le ginocchia altrui .
3 Abbracciar le proprie ginocchia.
4 Ginocchia ferme.
j Ginocchia , tremanti.
6 Piegarle ginocchta.c ftar ginocchio ne.
7 Non voler piegar il ginochic.
Delle ginocchia»
• i »
Icone i Fifici che ciaf cuna delle parti del noftro corpo
à qualche diuimtà è confettata, come gli orrecchi al-
la Dea Memoria ; onde ilge/ìo di tirar l'orecchio è
fatto per raccordar , e mandar alcuna cofaalla me-
moriale ciglia à Giunone, perche Hanno /opra gli oc-
chi,per li quali godiamo la luce , che ci vien data dal-
l'aria che per Giunone è rapprefentata . la fronte al
Genio , e quindi è che coloro che fanno veneratone à gli Dei fi toccano la
fronte, la mano delira alla fede, e perciò nelle paci, nei matrimonij,& al-
tri amoreuoli contratti fida lamano defira per pegno di fede : cefi le gi-
nocchia fono confecrate alla Miferi cordiale però Tlinio laj ciò fcritto :Ho- ub.u capi
mìnisgenibus religio qu&dam me fi ,ob[eruatione gentium $ hfic fupplices
attingunt,ad bac manus tendunt,hAc vt arac adorante
Abbracciarle ginocchia altrui •
QVeHo è atto di grande humiltà , e di chieder pietà , e perciò Tlau-
to diffes :
oinus ei amplexa efi gema plorans obfecrans ]n ci~
Ujdcferatfe .
Cornelio Tacito parlando di perone dice : %Ad gonna ipfius aduolui , tT
dexteram ofculisfatigare. Cicerone contra L.Tifone: Tu meumgenerum, inerai.pofi
fropinquum tuum,tu affinem tuam,fìliam meam,fuperbilfimis,& crude- rtdditum.
lijfimis verbis à genibustuis repulifìi . Scriue Tlutarco , Terfarum I{e-
gem terra , marique fuperatum fe ad pedes V. Emilij fubmtfijje ,& gonna
amplixatumfuijje.il qual co fiume effendo proprio de 9 Ter fi, perciò *dlef-
f andrò battendoli fuperatiyficome,coyl vefiirlapurpura,e portar altri or-
Eee
namenti
4oi
Dell'Arte de' Cenni,
numeriti della Terfia , dimofìrò di non voler mutar la forma di quelgo •
uerno , co] i anco egli fi lafciò abbracciar le ginocchia adorare, co Humc
che fù poi introdotto appreffo i Romani daDomitiano , del quale Eufebio
Zib.fi dice , eh9 egli fu il primo Imperator Romano , che adorarife iuffit,cum an-
te eum cunSi [aiutar entur. L'^riofto della Dìfcordìa per coffa dall'ange-
lo, dicevi *
C.17.A38 Mercè grida la mifera à granvoce9
E le ginocchia al diuin noncio abbraccia i
Fedra dice ad Hippolito appreffo Ouidio :
Vitta precor, genibufque tuis ngalia tendo
Brachia,quid deceat non vìdet vllus amans.
E dice che Licha mentre contra di lui volea Hercole incrudelire:
Tallidus, & timidè verba excufantia dicit ,
Dicentem, genibufque manus adbibere par antem
Corripit ^ilcides.
E di ^chememde compagno d' yliffe mentre ad ^inchife chiedeua pietà
dice Virgilio :
— Etgenua amplexus , genibufque volutane
HAtebat. E di Magone che pregaua Enea à donargli la vita:
Etgenua ampi Sene ffaturtaliafuppiex.
Abbracciarle proprie ginocchia .
E'iAttù di pigntia^he co fi Cinte fe Dante dicendo:*
Et vn di lor,che mi [tmllaua laffo,
Sedeua, & abbracciaua le ginocchia 9
Tenendo il vtfo giù tra effe baffo.
0 dolce fignor mio, dì fi io, adocchi a
Colui, che mofira sè più negligente,
Che fepigritidfoffefua firocchix.
SroH.i\. Mctladiuina fcrittura efclama : Vfquequopiger dormies i vfqutquode
fomno confurges?& vrìaltravolta: Vade adformicam ò piger 9 & confi -
Fm.6. dera vias eius,& difee fapientiam.
Ginocchia ferme.
T ^ fermezza delle ginocchia è fegno dì vigore , è dì fortezza 9 e per-
I j ciò Homerofa che ^Agamennone de fiderà à Jgeftore , che quale egli
baueat animo tale bauejfe le ginocchia 9 £ tHoratio diffe à qutfto prò-
pofito:
tuLoLix Dumque virent genua
Et decet, obdufta [oluatur fronte [enettus.
JfaiaTrofeta ejfortanioci all» fatica, & alla ptrfeumn^fi valfe della
~~~ " ' "" '•
1/.4.
Mn . 1 ,
Mn. io.
• 3*
Fmg. 4.
Parte Prima/» 40 5
Metafora del fortificar le ginocchia dicendo t Confortate mdnut di ffolu- ;A'j f-
tas,& genutt debili* roborate.
Ginocchia tremanti,
Pcfto è atto di vecchiezza* Virgilio dice che ad Entello per la vec - # j *
KJ chiezz? tremauano le ginocchia r
Hic membrts, & molle valensjed tarda trementi JEn. y .
Gena* labant. E di Turno quando combatteua con Enea dice ?
— Saxumque immane mouentem
Genita labant. JEn.itò
Ter timore ancora tremano le ginocchiate però Gnidio di Fetonte impali
rito quando fu per cadere del carro del Sole dice:
Talluit, & [libito gemi t wremuere timore * Mift
E di Mirrha quando andana per giacere con [no padre :
Topine fucciduo gema intremuerefugitquc ^ it
Et color y& [angui Syanìmu.que rehqait tuntem.
Piegar le ginocchia, c ftar gtnocchione. 1
OVeflo come è man fi fio, è atto d’abbajfarfì, ed3 h umiliar fi , e cofidi
riueren^a ,ea'honore, dando fegno di voler fimilmente bumiliar
T animo à co lui, al quale fifà queftogefiQy&d’eJfergli inferiore >efuddito.
È pero diffe ilTetrarca:
Tercbe inchinar à Dio molto contiene Canz.fl
Zeginocchia,e fornente. Et alla Beata Vergine diffe:
Con le ginocchia de fo rnente inchine
Trego che fia mia f corta . E canta la Cbicfa :
Cùius forti potenti a
Genu curuantur omnia
CceleSlia , terre firia
T^utufatentur fubdita
Cofi Chrifio Signor no Uro orò al padre gtnocchione . Et S. Taolo dice : In Mai.16.
nomine Iesu omne genu fleti atnr ccelefìium , terre ftrium, & inftrnorum o*n 1 7.
E fcriuendoà Romani die e :Vitio cgOydicit Dommu scuota am mito flette- ^dPhtl.t,
tur omnegenu . Et à gli Efesij : Huius rei gratta fletto genua mea aa pa CAt* I4‘
trem Domini nottri lefii Chrifli . Vangelo diffeàS. Gicuanm chefegliC ** **
èraingìnocchiatOiVide nefeceris conferuustHUsfum,& fratrum tuonivi . l -
Il che fu da Dante imitato quando diffe:
Drizza le gambe, leiiati sù frate - •*
B^tfpofe : non errar conferuo fono .
T eco,e congli altri ad vna potè fiate.
E l'ifieffo Tojta dice che Virgilio A lui. *
tee 2 Gridò:
Dell'Arte de* Ccifini,
fu^. a. oridòfàffà cha le ginocchia cali ;
Ecco r^ingtl di Dio .
3v(oh fola à Dioyma anco ci gli hueminift fi queftohonore di inginocchiar*
fi alla prefenT^a loro.Vlinio fcriffe: Regem adorantygenua fubmittunttco -
ronas porrigunt.Horatio parlando di Fraate Rè de * Tartbhcbe fuppUcbe-
u o Ime nte s* burnì li ò àCef are dice:
l£ltpix — IuSiimperiumqueThraates
^ * C&faris accepit gembusminor* EtOuidio:
Trift.^%. jarn fera Cafanbus Germaniaytotus rt orbis
Pitta potettflexoprocubuiffegenu.
Il Re Faraone fece afeendere Giofeffofopra la fua carroccia , e gridare ai
Gen. 4. banditoreyrt omnes coram eogenu fletteremo Trapofitum effe feirent
vnìuerfe terra *Aegipti. V^irìotto diffei
C’3SJt.ic*i Queflofù il primo di (ferine Turpino)
Che fu ritta Mar fifa ingenocchìarfi:
Che fol le parne il Figlimi di Tipino
Degno à cui tanto honor doueffe firfi.
'Nelronefcio d'vna medaglia di yeffafiano è ma figura inginoc chiatta ,
eh" è da rn' altra prefa per mano per farla forgere;quella è di Romane que -
fta deW Imperatore con qttette lettere appreffo . ROM^d RESyRGEÌ{S •
per e ff rimere che yefpaftano hauea fatto nforger Rema , che prima erta
abietta ,e prottrata.Etin ma medaglia di Dominano è ma figura in pie-
di armata anati della quale ce ne è rn* altra inginocchtatayche rapprefen-
ta la Germania>che Jìà fupplichenole alTlmp.la qual medaglia fn battuta
in honor fuoyp la rittoria ottenuta della Germama.ln ma di M.jfnt.Fi-
lofofo è Immagine dell* Italia inginoccbiataych'è pigliata p mano dalla figu-
ra dell* Imp.con que tte lettere:RESTITyTORl IT^ALl^iE. Et in rn' al-
tra di * Adriano fi redela figura dell' Impube piglia p mano rn Frigioyche
fli inginocchiato con quefìe lettere :REST IT y TORI THRTGIaiE. Et
in altre fue medaglie è fcrìtto RESTljy TORI >ACHMaiE . RE-
* STITyTORI BIT HIK(I sAE . RESTITUTORI MRICjIE . RESTI -
TyTORl E finalmente in rn* altra filmile RESTITV-
TORJ ORBIS TERR*ARVM. percioche quello gloriofo Imperatore ,effen
do relocemente trafeorfo per quafi tutte le parti del mondoy e molti Tem
pijy e diuerfe città edificatey che da fe u tdrianopoli nominò y meritamente
con quella medaglia fù chiamato Reftaurator del Mondo • ainco i caualli
imparano di far queflo geflo d*bonore Scriue Dione nella uita di Traiano:
Equum duxtre ita edottum vt Regem adorar et , nam pedes anteriore in
moremfupplicantisflcttebah caputqnepciibus *iHS>qui proximuseffet
{ubiicicbat
Parte Primso. 405
fubijciebat. 2 d‘*Atheón conucrtito in ceruo mentre tra diffidi tini infui *
tato, che finalmente lo lacerarono ,dicc Ouidioz
Etgenibus pronirfupplcxftmihfque roganti Ma. ?»
Circumfert tacitos,tamquamfua bracchia vultus.
Et di Io conuertita in yacua dice , che giunta al T^lo :
— Tofitis in margine ripa*
Trocubuit gtnìbus. i
*Ariflotelefcriue che quelli che fono genu flexibiles hanno indillo d'effer
cinedi.Homero finfe chele Tregbierc fcffero f emine %oppe, onde fà intro-
dotto dt pregare con le gambe piegate gtnocchione,ch' 'accenna animo dub
biofo,per nonfaperfe le preghiere faranno effaudite.
Non voler piegar il ginocchio.
QVefloyper lo contrario9è fegno di altere^a}& di fuperbiaf& di non ■
fi voler piegar , ne humiliar ad alcuno >e però è fcritto lavatura
non oauer fatto all'Elefante il ginocchio piegheuole ,per dimoHrar la fu*
blimità delfuo animo Ouidio dell'aurora dice : P •
— — Magni genibusprocumbere non efl mimj.
Dedignata Iouis —
I tre Santi giouani Sidrache , Mifache , & *Abdenago più tùlio che piegar
le ginocchia alla Statua di 2^abuccodonofarreyvoltero entrar nella forno- oan.^l
ce ardente . E Mardocheo non voile mai mcuruar le ginocchiate adorare
ornano V ice Rè d'^Affuero foftencndo più tofio il pericolo# e (fer impic -
cato:Cuntti fUttebant genu,& adorabant ^Amanjolus Mardoch&us non tfther.y,
fUftebatgenu,nequeadorabat curri, Non fendami Sìerto Iddio diffeà Ge-
deone, chefiferuifje à combattere di quei faldati ych e con la mano del fiu-
me togliendo l'acqua di quella beueffero % ma quelli che inginocchiati he * lH^ic
Mcjferoycome vili, t da poco tralafciaffe *
DE I
4&S Dcll’ÀftclJc 'Cenni,
*•» ■; ’ • *■' 1 Iti « •• 4 *tC*Y..i ì,'>- % , '. \l: ; . ..
DE I PIEDI. Cap. XLI.
y iìi-VT $\&: , Htùt • ,.h\ *\<\«v
1 De i piedi. •' j ’- : : ^ • :• > ' •=•■ *r.l • > ol \r
2 Star sii in piede, • A,»'^
JL Alzar il piede#
4 Saltare. Uhu$ atta *nmV»bi*W
5 Poner il piede fermamente iti tetra# 1 À^twwHik
6 Hauer alcuna cofa fotto i piedi, * r
7 Calcarconi piedi. 4 i r
8 Percuoter coni piedi la terra#
9 Lanari piedi altrui, ^ f
io Vngere gli altrui piedi. * , t , r ;
l il Nonlauarlìipicdi. ^ «ijU o^u\n*u>u
i % Stare, ò gittarfi à piedi altrui#' ìV^ »\0 ^ A » ”
ij Edere (calzo. c —
1 4 Hauer un piede nella fcarpa , & Paltro nel bagno*
15 Tirar in dietro il piede.
16 Piede deliro innanzi.
17 Piede finiftro innanzi.
18 Inciampar nell’ vfeir dicala#
ip Vn piede fopra Taltro.
%o Zoppicare.
2 1 Moftrar il piede calzato di bella fcarpa,
22 Moftrar la pianta del piede .
2$ Strafcinar per li piedi.
24 Dare fpronate .
25 Calcitrare.
i6 Portarle fcarpeditroad alcuno, ouefo difciolgergli le fcarpe,
27 Cauarfile proprie fcarpe.
28 Scuotere la poluere de i piedi »
%p Ceppi ài piedi.
50 Hauerle ale a’ piedi.
31 Pedate.
Dei
t * n - Parte P ripia^ . 407
Dei piedi. *
> * \ ^ •• 4.* ,■ - • . ^ ~ . -r ' • * - > . , * %
A Natura che formò à molti animali quattro gambe ,
e quattro piedi alThuomo con gratia maggiore bautn
do conceduto le braccia , e le mani , non uolle formar
fe non dut piedh come due bafe, che [ottenendo le co- *
lonne delle gambe veni f] ero à regger tutta queflx*
bella machma del corpo humanoi delli quali piedi tan
to maggior filma dobbiamo fare , quanto che hauendo -
ne due foli, per lo mancamento , ò impedimento d'uno di efji , tutto il corpo
retta inutile , e del fuo naturai moto priuo . Da' piedi non fi / degnarono
molte antiche nobili Ramane famiglie denominar/} , come iTlauti , &i
V lanci y che furono co fi detti, perche haueano i piedi molto pianile più del
douere piatti, Tanfa erano chiamati coloro che li haueano molto larghi 9
e S cauri quelli che molto gonfi . Con quefti piedi molti moti, e gefli facen-
do fi, col mt%o de' quali fi accennano uar ie co f e, farà bene di quelli etiandio
alcuna cof a dire.
Star sii un piede.
Q Ve fio è gtfio di breuità di tempo, perche in quell9 atto poco l'buomo # t *
fi può fermare, fe però egli non [offe di raTga di Gru, il qual'vcceUo BoeeaCQicr
flarfouente [opra un piede , fi legge nella TfoueUa diChichibio . Horatio naia * . xo-
riprendendo Lucilio Toeta , perche faceffe troppo prefto ifuoi verfifenga mi. 4.
ben confiierar li dicevi
— — In bora f<epe docentos
Vt magnum, verfus dittabat, flanspedein unot
Cumflueret lutulentus — —
Co fi Catullo del mede fimo vrtio riprendendo Hortenfìo:
QumgentaHortenfms vno
In pede ttans fxo carmina ruffat hians,
il Tetrarca volendo direbbe il tempo s'era alquanto fermato tdiffe:
Qual merauiglia hebb'io quando tettare
Vidi m un piè colui , che mai non flettef
Ma decorrendo fuoltutto cangiare.
Alzar il piede. >
Egitto di voler partir e:onde di quelli che non fi fono mai partiti dica - , 3 ,
fafifuoldire:Ì{ealterumquidempedemdifcedere. Luciano-, Qui ex in Hamoni
%/ iethiopia nunquam nel alterum promouerit pedem* Dante nell* Inferno, d*
Toichel'unpièpergirfenefoffefe C?A l8*
Lib,i,Sat.At
HelTritnf
delia Divi-
nità.
Muco*
4oS Dell’Arte de’ Cènni,
Macometto mi diffe efia parola ,
Indi d partir fi in terra tbdiftefe*
Il tener fofiefo ilpitde è anco gefto tieffer dubbio fo}& irrefoluto; che ì
Latini dicono:Sufienfo gradui fu fi e n fi s pedibus ingredi; Eparticolar -
mente fi dice di color o9qui uiA diffifi cautèy& leuiter figunt uefitgia : Con-
forme al prouerhio: Summis ingredi pedibus; come nota l'^Autcr de* pro-
NegH Afe. uerbi: In queflo fentimento cofi Pmsò il Bembo: Quelli che per contrada. -»
foni. non v fata caminano , quaPhor ejji à parte uenuti done parimente moltes
yiefaccian capo , in qual più tofio fila da metter fi non Jcorgendo * fiatino
fui pi è dubbio fhe fofpcfi.
Saltare.
/~*\Vefio ègefio cT allegrezza. V^iriofio cofi Pusò :
*7 * - Gioiffe di tal giubilo nel core ,
che quà,élà per aBegrez%af alta.
i. Reg. %6 . Cofi Danidde per allegrezza andando auanti Pjdrca , Saltabat totisviri-
bus ante Dominum, Come dice la fcrittura : E però Salomone oppofeil
Leti $. tempo del piangere à quello del [altare dicendo : Tempus piangenti , &
tempusfaltandi.E Cicerone [cnuendo d Tirone : Tuis litens perle ftis exh
lui gaudio*
Poner il piede fermamente in terra.
TJ Geflo di fermezza^ habilitàte di buon fondamento: onde à ciò aliti -
JLj dendo Cicerone: Sapientia ubi pedem ponat non habttjùblaus offieijs
' ’ omnibus: & i Leggifli dicontìyponere pedem > per atto di occupare ye pof-
federe alcuna cofa , e quindi dìffero poffefjiontm à pedum pofitione : per -
- che chi ottiene P attuai poffeffo ti alcuna cofarfd atto di occuparla . Omnis
euit n* locus y quem calcaueritpes vefter, uefter erit dite la diurna fcrittura .
Et ilprouerbio: Omni pedeyefirime ftabilitàye fermezza * Quintiliano la-
ttò. 12. feiòferitto : Itaque in bis afihowbus, omni9 vt agrieoi a dicuntypede flan -
dumefi. che Dante alludendo diffe :
Tarai *poifopraH uero ancor lo piè non fida . Et il Taffofà dirà Bj.naldo:
C.5. /?.4j . yenga egij9 $ mandey io terrò fermo il piede ,
Giudici fian tra noi la forte,e Parme .
Il Tetrarca udendo dire , che defideraua , che il Cardinale Colonna ftaffe
conftante infauorir la parte fua dice che vorrebbe:
V altra compiè ficome mai fù falda.
Jnfifiere in veftigio , & occumbere in vefligio fi dice in prouerbio di quei
foldatiyche fono nella guerra vcafi in quell'iftejfo luogo9 douefurono dal
D$un, li. i lor Capitano collocati . Ma Pilotato dice che poffefito non fù detta dal
c*p,u poner il picde,ma più tofio dalla fedele dal ' federerà fi pofitio : Effendi
vero
Parte Prima>;
ìèro che il federe è atto di dominio, come atitoufbi deito, dal qual federe
comefideriuòilcQnfidere,refìders,a{fidere,cofiancoilpolJidere*
Hauer alcuna cofa fottoi piedi .
O'yefto è atto dy bau ere affo luta potefiàfopradi quelite cofidi ftre^ # gO
%arla, e però leggiamo nella divina fcrittura:Tonam inimico t tuoi pral *
fcabellumpedum tuorum.& ancora : Confringam ilio s,nec poter unt fi are9, ^ I7a
cadent fubtus pedes meos : Et altrove : Subiecit populos nobis, & gentes p/mI.^6, ‘
fub pedibus noHris.E S.Taolo feri vendo àgli Hebrehomniafubieci/lifub Qap. z.
pedibus eius . E Virgilio volendo dire, che l'agricoltore ffreiga ogni ti -
more, e la morte ifteffa diffe:
jLtque metus omnes, & inexor abile fatum Gtcrg. *;
Subiecit pedibus.
Argante appreffoil Taffo battendo abbatuto Otbone , lo teneua fottoi
piedi :
E co fi gridayOgnifuperbo vada
Come co fìui, che fatto i piè mi giace .
Calcar co* piedi.
E* lAtto d' hauer vinto , e fuperato il nemico . T^. S.in S.Luca dice : Ecce *■ -
dedì vobis potè fiat em calcandi fuper ferpentes , intendendo degli *7*
Ber etici, e perfidi Tir anni. Et in Efaia è fcritto : Humiliata cttfublimis ci- CaP* l0#
uitas, calcauit eam pes pedum pauperum , greffus agenorum . Danielle fa *
mentione di quella beflia terribile , che con i denti , e con l’vnge di ferro
mangiava e confummaua , & reliqua pedibus fuis calcabat . Et è fcritto: CaP>. 7»
Super affi idem,&b a fili fcumambulabis,& conculcabis leonem,& draco- . *
nem.yirgilio dice che Turno calcò co’l piede il cadauere di Tallaute dxj
luìvccifo :
— — Et lauo preffit pede taliafatus
Exanimum .
1 Promani quando trionfavano conculcavano co* piedi i prigioni per gran
fegno di foggettione : Onde in vna medaglia di Traiano Imp.è vna figura,
che con vn piede ne calca vn' altra, per accennare come Traiano vmfe,e
calpefìro il Rè de * Baci . Et il Taffo fà che w Armida dice à Goffredo:
Ter quelli p\edi,ond'i fuperbi,e gli empi
C alchi,per queha man , cbe'l dritto aita . C.4. fi. 6 il
Percuoter co* piedi la terra .
QVefio getto nell' Oratore, è fimile al percuoterli la fronte, ò Pancia *
per ij degno , e per eccitar l'auditore : E però Cicerone dice : Tsjon v« 8*
frons percuffaynonfemurypedum.quod minimum efi, nulla fupplofio. Et in ^ Bruto,
vn' altro luogo diceiQujd multa? pedem nemo ilio in mdiciofupplofit.Dan Decrtuli.i
Fff te diffe
4io Dell’Arte de 'Cenni,
te diffe batter à terra le calcagne in proposto di calcare ] e fvppeditare i
mondani piaceri, & al cielo rivoltar t'animo,
Tur&*9' Bafliti,e batti à terra le calcagno :
€li occhi rivolgi al logoro, che gira
Lo Fjge eterno con le rote magne ,
nomo apo fiata, vir inutilis,graditvr oreperverfó, annuii cculis,terit pe -
Jtm. é. de, digito loquitur, pravo corde machinatur malum,& omni tempore iur -
già feminat.diffe il Savio . Et\è anco il percuoter co * piedi la terra fegno di
[degno, e d9ira,e perciò Seneca diffe : Ira ergo amantis fufeitat fonitum pe -
De ira li. i. dibus incertis.E Troptrtio diffe parimente:
iti Et crepitvm dubio fufeitat ira fede .
Lauari piedi altrui.
T LImmì piedi, ad alcuno èattodìgrandiffmafommiffione ,editanta
JL humiltà , che volendo noflro Signore lauarli àS. Tiero , egli con gran
Jean. 13. refifìenga gli diffe : ls(on lavabis mihi pedes in aternum . Et jtbigaille ef -
Mau 10. fendo invitata ad effer moglie di Davidde rìfpofe con profonda humiltà :
ih Ecce f am via tua fit in anciUam vt lauet pedes feruorum Domini mei . E
anco atto d'amoreuol cerimonia, che fi faceva a gli hoffiti fuoi:e però leg-
gete. 1 f . giamo, che sbramo diffe à quegli ^Angeli che andarono à lui, che digratict
non paffaff ero f e prima non faceva lavar loro i piedi . ELaban fratello di
Gen *4. E&btcca introdvffeil feruo d'ifaache neWhofpitio , e fece adagiare i ca-
melli,dandogli della paglia, e del fieno, e portar dell* ac qua per lavar i pie-
di à i camelli ,& à gli huomini , che erano venuti feco . Et introdotti i
Gm % frate^ di Giofcffo à lui , mentre ] egli dominava nell'Egitto , fece portar
dell'acqua, & lavar loro i piedi; che era vnabellavfan?a,ema{fimamen-
te da far fi à quelli, che haueano fatto molto viaggio, perche nonfolamen -
te forniva alla mondc7£a,ma apportava à tutto il corpo ricreatone è
l unità .
Vngeri piedi altrui.
•TpUfi le molte delitie degli antichi fu anco introdotto di vnger ne i
• 1 X convitti i piedi à convivami con odoriferi vngvtnti come feriva
I# i m ‘Plin'0€fferftfaitoalUmt0di ‘Herone.Etènotato da Carlo Tafcalionel
1*4 fu0 libro delle Corone : * E però non è meraviglia fe intorno tifieffo tempo
la Maddalena, volendo far vn'atto di profonda humiltà , e di grande ho -
nore,andò con pretiofi vngventi ad vnger i piedi di Chriflo S.'H.mentre^
TLue. 7. nella cafa di Simone Farifeo egli era alla menfa . E Giobbe parlando del
M.19. tempo delle fue felicità diceva: Quando lavabam pedes meosbutyro.
Non
Parte Prima^. 41*
Non lauar fi i piedi.
QVeSlo è ge Ho di far alcuna cofa imperitamente > & audacemente ì , j |%
che i Latini dicono , illotis pedib.aliquà rem ingredi; u i.Gellio dice:
lUotis>quod aiunti pedibus , & verbis reprehendit doftijjimi bomìnis ora -
tionem . Macrobio parlando di quellijcbe fono trafeurati nelTinueSligar la?*** li&.u
recondita dottrina diVìrgdio dice che eam illotis pedibus pratereunt:
Stare, ò gittarfi à piedi altrui.
E ^tto di grandi fjima r inerenza . L' tòrchi fin agogo procidit ad pedes . i t .
Ief uypregandolo che refufeitaffe la fua morta figliuola : co fi la Mad - Lue. 8.
dalena ce cidi t ad pedes eius , pregandolo che refufeitaffe Labaro fuofra * !***< 1 1.
tello . Medea à Giafonefcriuea :
Nam tibifum fupplex% quodtumihifapefuifii Ouid.ep.it
Ts(ec moror ante tuos procubuiffe pedes. E della nutrice dì MiHbadiffe:
Jtnte pedes fupplexprocumbit alumnx. Mtt. i«;
Dante di quell* ^Angelo che trottò alla porta del purgatorio dice :
Denoto mi gittai à i fanti piedi • Virgilio dice che Darete : Furg. f/ ,
vAenea ftetit ante pedes— —
Il Tetrarca parlando con la fua Can%pne3che alla fua Laura indri%$au**
diffc^ :
Ella ti porgerà la bella mano l
Ond'iofonfi lontano ; Cani, l
7{pn la toccar ; ma riuerente a9 piedi
Le dì ch'io farò là , toflo ch'io poffa
0 ff irto ignudo , od huom di carneye d'offa.
V Miotto dice che zerbino 3 effendo Stato liberato da obbrobriofa morte
da Orlando , e datagli 1 fabella che flimaua effer morta:
Sigetta à piè del Conte,e quello adora , C.i$ ./?.£*
Come chi gli bà due vite date à vn'hora . E parlando di Teodora dice :
JL Conflantiny del quale era fonila,
Cofteifigittòàipiedi,egli conquife , c ^ ^
E intenerigli il cor d*aita pietade. E poi foggi unge :
*Nè da9 piedi leuar maifeglivuole
Benché tre volte3c quattro per leuarla
Vfaffe ConSlahtino atti 3 e parole 3
Ch'egli è sformato al fin di contentarla .
Efferefcalzo.
L'andare fcal^o è atto di gran meflitia}e di dolore. Si legge nella facra • I 3 .
fcritturayche Dauidde per gran dolore della ribellione di\Ahfalone_j
fuo figliuolo ; piangendo nudis pedibus,& operto capite meedebat. Sueto*i.R(g.\<;.
Fff 1 nio
Tarati, i i,
4X4 Dell’Arte de’ Cenni ,
ìlio d( feri nitido la pompa funerale d'Migufto dice che i principali dell’or-
àme Eque [ire torneati, e dif cinti, e con piedi nudi raccoljcro Le reliquie di
Ui}f.nd Maufoleo le ripe fero .
gridar co* piedi nudi è ancogtHo di far penitenza , eficomeèun por-
tamento del corpo itile , & abietto , cefi è indicio che L'animo fta pieno di
mi feria, e di dolor ofo pentimento . Dante parlando della pouertà ,e de’ fe-
ditaci di 5. Francesco dice :
iJ ignota ricchezza , ò ben uerace ,
, Scalca fi Egidio ,cfcal%afi Stlueflro
Dietro d lo fpofo fi la fpofa piace .
£ parlando della pota riddi S.Tietro , e di S.Taclo dice:
fMad.it.' Penne CephaSjC v enne il gran y afelio
De lo Spirito fante magri , efcal^i.
, v lì T afj o dice che quando Goffredo fu ricino à Gìcrufalemme egli congii
altri, per gran fegno di penitenza andarono [cal%i :
C»j. tt jé l^udo ciafcuno il piè calcati fentiero ,
Che l'eff empio de’ Duci ogn’ altro motte .
>4pprtffogli Egitij le donne andauano fcalqe ; il che fu introdotto > accio*
che vergognando fi d'rfcir di cafa , maggiormente /landò ritirate > meglio
conferuaffero la loro bone §ìà . Ma che per ria affraje ffrmofa nondoueffg
l’huomo andare fcal^o Teocrito non fenica mifterio et ammonì dicendo :
Batte caue pedibus nudis perrepere montem9
Quippc rubis, tribuhfque riret mons rndique denfus .
Hauere vn piede nella fcarpa, e l’altro nel bagno.
0 1 4^ T? TrcuerbioiDexterum pedem in calccoffimftrum in peluuche ( per te*
Jtl {limonio di Snida) fi dice di coloro ,che fono atti à trattar in un’iftef-
fo tempo pìùfacende', tolto da rn rerfo d* ^Ari fio fané :
DextYum in calceoloyUuum nero mpodoniptro.
In Jpcleg. Luciano diffe: jilterum pedem in cymba Charontis babere . E Tomponiò
Dig.de fidei Giureconfulto fcriffe che Giuliano foleua dire : Et fi alterum pedem infe •
èùm • hben. pulcbrohaberem adhuc addifcere qu&dam rellem .
Tirar in dietro il piede.
E^tto di uoìtar il fuo animo m altra parte . Si legge nella diuina fcrit*
tura: Subtrahe pedem tuum de domo proximi tui}ne quando [atura*
tus oderit te . Virgilio diffe:
Oh fiupuityvetroque pedem cum voce repreflit.
Dante per atto di partenti e diutfione diffe :
Che la verace luce che l’appaga l
Pa si non taf eia lor torcer li piedh
Pi
*1 $*
Pw«. i $ «
Mn. i.
$A?ad,% ,
Parte Primi» . 413
fri Sofronia quando andò ai Bj barbaro il T affo dice!
Wè perché irato il v eggia il piè ritira » E di JLrmida :
t'I p è volgendo di partir fèd fegno . Vjlrioftot
Volta la turba adulatricc il piede .
Piede defìro auanti.
Il poner il piede deftro auanti nell’ incominciare alcuna cofa eraap -
preffoi pagani fuperftitiofo indicio di puff ero fucceffo > Onde Qui -
dìodiffe^j:
Quo pede proceffit quo me pede limine mouiì
Tiffa me A tetigi quo pede texta ratis ?
Quando adunque alcuna cofa è incominciata con profferiti, & con feli-
ce fucceffo fornita, fi dice d’bauer nel farla pofto il defìro piede auanti: E
però Giuuenale : l
Quid tam dextro pede concipis,vt te
Conatut nonpAniteatiVotique peraftiì
Piede finiftro auanti.
f A LI* in contro il poner auanti il piede finiftro era [limato vano fegno
zi. di cattino augurio', E però Ouidio diffe:
Ominibufque malis,pedibufque occurrite T&uis . Et Apuleio:
Siniftro pede prof cttum Jpesfruftrata efl .
Il Tetrarca volendo dir che infelicemente s’inamorò dì M* Laura s
Madonna il manco piede
Giouinetto pos'io nel colini regno i
Ond' altro eh' ira, e [degno
IS^on bebbi mai .
c.i. f 19
C 4- fi 74-
C 19.fi. 1.
i 6
1 7
In Ihirti
—, , «Jfkoyfo, intornoìl quale U ^
prontezza del deliro lo fa girare in qual parte fà bifogno : il che intefej
ottimamente Virgilio quando diffe di Ligero che ternana di ferire Enea :
Troie&o dum pede l aho JEn.io.
Idptatfe pugna. < MacrobM.
E la ragione ancora è> perche , come dicono ì Filofofi , ìlmoto nafee dalla cat 4?
parte delira : e però volendo con maggior violenta lanciar vn dardo , ò
altra cofa ,fi pone il piede finiftro auanti , e dalla parte delira più remota
fi pnndc il vigore e la forqa .
Incigni’
4i4 Dell’Arte de Cenni,
Inciampar neliVfciredi cafa.
« 1 8* VeHo eragefiodi cattino augurio fecondo la vana fuper/lione de
\Jr gli antichi: Onde appreffo Ouidio,Laodomia esortando Trotefilao
ad aflenerft dalla guerra Troiana, gli raccorda che partendo hebbe quefto
ftnifìro augurio dicendo :
Zp.i;, Cumfonbus velles ad Troiani exire paternis
Tes tuus off enfo limine figna dedit.
E di bimba quando andana per giacer col padre
Mei, io. Yer pedis offenfihfigno e Sì reuocata £ Tibullo:
Xleg. 5 . 0 ' quoti es ingreffus iter mihi triftia dixi
Offenfum in porta fignadediffepedem.
Salomone diffe: Se tu amerai la [apien%a ambulabi s fàuci ahter in via
Prm. 3 . tua,& pes tuus non impinget . Cicerone prudentemente ridendo fi di que -
/levane fuperftitioni /dice chefevorremo offeruar nelle anioni noftre o-
De diuin.i Znt augurio, pedis off enfio, & abrubtio corrigli, & fi ernut amenta erunt
obferuanda »
Vn piede fopra Tal tro .
a I 9 • TJ ' *Atto di rìpofoy e di pìgritia . jlnfiofane, volendo defetiuere Euripi -
.li de ociofo e cogitabondo , fà che ilfuoferuo dimandato s'egli era in
cafa, e che che cofafacea,rifponda:Ipfe wtus pedefuprapedem pofito tra-
gedia™ me dii atu?»
Zoppicare.
aio< T I zoppicare è fegno d'hauer fmilmente lfanimo non retto, ma ingiufio ,
Cap ji . 1 & ineguale . Et però S.Taola fcriuendo d gli Hebrei dice . Iberni ffas
manus,& foluta genua erigìte, & greffus reflosfacite pedibus veflris,vt
fftlì7t non claudicante Et è ferino : Fili alieni inueterati funt,& claudicati ertine
K .* àfemitisfuis. il Tetrarca:
W«8. sfuggo ancor coft debile, è %oppo.
Da E vn de* lati, oue*l defio m* ha [corto. Et ancora:
Candii. *Kon fta tKPPPa °ue altri attende :
E parlando del bofco,ò labirito amorofo dice :
Canx. | Che %pppo n*efco , e entrami à fi gran corfo. L'jlrioflo d* Orlando dica
c g ^ Le cui voglie a'ibenfar mai non fur zoppe* Et altro ue:
76 V animo e pronto ma il potter e è zpppo*
E cofil’effer zoppo accennerà impedimento • *Aquel zoppo peripatetico
fu argutamente dettoinihil effe turpius Teripatetico claudo;perche efjen -
do iTeripatetici cofi detti dal cammare , ciò era ai zoppo dtfdiceuolas •
Gli antichi in luogo di claudum diceuano clodium , che diede occafionc. s
à quell* drgutia, che fu detta centra Calumo Glaucia zpppo,ciòè , non clan
a : I ' -
Parte Primaj . < 41 j
dicatfed elodicafiper notarlo occulto* f autor di Clodio,come egli era.Von
ferina mifterio fù detto quei Giganti che vollero far guerra al cielo hauer
le gambe torte ye di fer pente i piedi , ejfendo vfeiti fuori della buona ftra-
daipercbe i piedi Zoppi>e trauolti era jìimato , vano inditio dicattiuo prò
greJfo,edi non peruenìreà buon fine, e cofid'hauer l’animo guafto, e de-
pravato .
Tuò anco quefto gefio à’efj ere ftroppiato,e zoppo accennare huomo la-
fciuo,& alla libidine incitato > fcriuendo Jtrift. ne’ problemi ciò allenire,
perche ne\oppi la fo fianca dell' alimento ,chedouer ebbe fominiftrar vir-
tù, e vigor à quella parte inferiore , per efferguafta , ciò non facendo , fi
trattiene nelle parti fuperiori, e genera maggior copia di [eme',il che fi co -
nofee vero per ejperien^a. Le^lma%pne fir appianano ilor figliuoli mafi
chi non tanto per renderli inhabilt alla guerra, quanto per dar loro mag-
gior virtù , e forza nel coito : E perciò guerreggiando effe con gli Sciti , &
ejfendo minacciate che per l'auenire cometrrebbono trafiullarfi non con
Zoppi, e fi r oppiati, ma co huomini intieri, & valorofì,utntianira loro Ca-
pitana rifpofe : Claudus optimi virum agit : Che poi pafsò in prouerbio:
volendo dire che da i zoppi erano ben feruite.Arifiogitone à tempodi pa -
cefaceua del brauo,fempre £ arme, e di battaglie ragionando, ma pùfo-
praflando la guerra, e perciò facendo fi la f delta de’ foldati , egli compar -
ue in piazza con vna gamba infafeiata zoppicando ancorché male alcu -
no non hauejfe; di che accortoli Focione diffe :S cribe Jtrifiogitonem clau-
dum,&eundem improbum, & mendacem .
Moftrar il piede calzato di bella fcarpa.
Egitto che fifa per accennar cofa incerta. "Paolo Emilio porgendo in % f
fuori il piede fornito d’una bella [carpa*, accennando che Papiria fu*
moglie non era d'animo a i fuoi coftumi conforme diffe z
— — TSfefcis qua parte hic calceus vrgeu
Che fu imitato dall' jtrio fio dicendo :
Et in rifpoflaf tome Emilio, fu or e
Porgerò il piè y e dirò, non fai doue
Quefio calcar mi prema, e dia dolore •
Quando una cofa quadra bene fi dice per prouerbio: jìàpedem. Tolta la
metaforada i Calori, quando flanno bene}onde diffe quei Poeta :
Vt hoc meo negotium quadrai pedi. Saì 7*
Et Horatio forfè à quefto volle alludere quando di A nacreonte diffe :
Qui per [ape caua tefìudtne fleuit amortm *P°d 4
7^ontelaboratum adpedem —
Quefto atto può anco accennar pulitezza come nemicami inamor ati difi
• fe Quidio
4 1 6 Dell'Arte de’ Cenni l
fc Ovidio convenir fi :
Ffec vagus in laxa pes tibi pelle natet ,
Le giovinette rane portavano le [carpe refe , Le dorate daranno fogno
di nc%%e}poi che tali ad Himeneo fi attribuivano: ma le nere in forma di
Luna erano proprie de 9 Senatori Bimani» Onde Givuenale dtjfe ;
S*L 7* Fcelix,& fapiens,& nobili s , &genero[us
^Appòfitam nigra Lunam fubtexit aiutai,
llche faceuanoper teftimonio detta loro antica nobiltà che ( comeferiuì
Tlutarco) riferivano ad Euadro,& à gli JLrcadi,i quali facevano prof ef-
fione d'effer più antichi della Luna: 0 perche (come dice 1 fiderò) rappre-
xthimoMb. feritajfero la lettera C > per ricordanza del numero di cento Senatori d<u*
Ji>* cap.} 4. Famulo confiituiti .
'•11.
*13®
JEn. 8.
libt 4.
Libj»
lib.$t.
lib.L
Lurg. 24,
Moftrar la pianta del piede. *
QVefio è atto di fugalo Itoti al proverbio :Volàm pedis oHendere: che
fi dice de i fuggitivi > perche chi fugge mostra la palma de i piedi à
coloro da' quali fugge, DiccmM Toeti che Achille infufo neWonda fligia
da Tbeti fuamadre era tutto fatato,& invulneràbile, eccetto le piante de *
piedii il che fapendo T aride, off eruò quando Achille inginocchiato avanti
gli altari, per celebrare il matrimonio con Volineffa mofiraua feoperte U
piantele quali con venenata faettapercotendo Ivccife.
Strafcinar per li piedi.
QVettogefio, che i Latini diconojrahere pedibus, è atto di gran cru-
deità: <A ppreffo Homerc Vliffe dice à Telemaco, che ancorché egli
fcfje tirato per li piedi da i Troci,non faccia rifentimento alcuno , ne pun-
to fi ccmmoua , Virgilio parlando di Caco , che da Hercolefù firafetnato
dice: « Tedibufque informe cadauer
Trotrahitur • £ Cicerone fcriuendo ad ^Attico', Fratrem meum,& te
fi habeo,per me ifìa pedibvs trahantur, Ftinunafua Epiftola à Volun-
nw: Nam de ìuditijs qucdquerens multò labore m\nus%, trahantur per me !
pedibus omnes rei, Tito Livio: nane vocem Dionyfius folebat vfurpare;
non equo infidentem,fed p e dibus tra Lì um, debere relinquere tiranmdem ,
T,Huio ferme, che quando Metio Suffetiofùfìrafeinato à coda di cavallo ,
i foldati voltarono gli occhi ad altra parte,non potendo tolerare Jpcttaco -
lo cofi crudele, e chequeflo fù'l primo, e ly ultimo che\de Romani f effe in tal
modo flrac ciato : onde anco Dante lo pofe fra gli infernali cruciati quan *
do diffe^ :
Hor và di f sei, che quei che più n'ha colpa
Vegg'io à coda d'una beflia tratto
Verjo la valle, ove mai non fi (colpa-/ *
Dare
Parte Prfatt^.'
4Ì7
JEn. It;
Cinz. if#
C.ló.ft.Jfp
C.44 ./?.•£
Darefpronate* _ __ ^
E* gefto di voler' offender e alcuno-, e far vendettaffecondo quelproutr 1 14,
bio:Tolle calcar.Eanco atto di vfar molta fretta, e gran diligenza.
Virgilio cofi diffe:
Quadrupedemque citum ferrata calce fatigat . Il Tetrarca diffe :
Tigro da [e, ma il gran piacer lo {prona • Vmdrioflo di Voline ffo:
affrettò il mal, che potea differire ,
E potea differir, e fcbiuar forfè;
Mafefìeffo fpronando à morte corfe .
Spontè currenti addere calcaria è pr onerilo che fi dice per affrettar colui
che da fe è frettolofo : 0 tde VAriofto :
tfù com’in prouerbio, aggiunger {proni
vf buon corfier che già ne va veloce •
E di Rodomonte diffe l'ifteffo Toeta :
Sprona Frontin,che fembra al corfo vn vento,
E innanzi à tutti i corridori paffa .
*Ace r,& ad palma per fe cerfurus honores,
Sitamenhorterisfortius ibitequus. Diffe Ouidiol
Ter maggior gratia, e più efpreffione fi fuolà gli fproni accompagnar il
freno per bel contrapofto: Il Tetrarca:
Obelvifo,oue dimore infime pof e
Gli [proni, e9 1 freno, ond9ei mi punge, e volue. E nel Trionfo della Morte: ^.1*5*
Tai’bor ti vidi tali {proni al fianco ,
Cb*i dijffi qui conuien piu (turo morfo.
Calcitrare.
E* Ge Ho tolto da gli animali brutti, e particolarmente da' caualli , che c.
fono animali calcitro fi onde totrioflo di Baiardo diffe:
Gioca di fchena,e mena cal^i in frotta. # 7-
Et accenna repugnan^a , e contradittione , e però leggiamo ne gli atti de
gli Jtpotioli che 7^.5*. diffe à S.Taoloi Egofum Iefus,quem tuperfeque - C*P 9»
ris:durum e{l vbicontra Himulum calcitrare.Terentio: Hamque infcitia infermimi
eslàduevfus FUmulurn calces . E Tlauto : Si Slimulos pugni s c fidi s,m ani - ln\ Trucul,
bus plus deiet . Dante vsò quello modo di dire parlando dell9 anime dan -
nate degli Her etici :
Terche ricalcitrare à quella voglia ,
sA cui non puote il fin mai effermox&o *
Et il Tetrarca parlando (timore diffe :
— —Ond9ei mi punge, e volue,
Come à luì piacele calcitrar non vale,
Ggg Ouidio
Infir, $,
Scn . 29,
I
$ i 8 Deii’Àrte de Cenni y
Gnìdio parlando di Tretc quando fù ve tifo :
Hai pòflquam cecìditfférrumque ex offe reuuifum e fi
Calcitrati pofìtas ajpergit janguinemenfas:
Portar le (carpe dietro ad alcuno, ouero difciolgergli le (carpe.-
.2.6. /~\Vefti fono atti di gran bufferà , e di profonda hunultà , èperòS.
Cap.$. Matteo dice che S.Gio. Batti fiaparlado di ^S.diffe: Qui polirne
venturus efi,fortior me efì,cuius non fum dignus calceamcnta portare . E
hUu. i. gli altri V angeli fii dicono che dìffe che era venuto vno dopo di lui , più
^an ì forte di lui, al quale egli gittandofi à terra, non era degno di j 'dogli ere la-*
coreggia de* fuoi calori, eh e per# è l'ifteffo.Ma l'atto di f 'dogli erfi i propri
calcari, e darli ad altri er a vn* an tico cofiume in Ifdraelle , che faceua co -
lui, il quale cedeua ad altri le fue ragioni, e ffendojcritto: Hic autimerat
Ruth. 4» mos antiquitusin 1 frael inter propinquo s, vtfi quando alter alteri fuo m-
ri cedebat,vt effet firma conceffioffoluebathomo calce amentimfuutn,^
dabat proximofuo. Hoc erat teflimonìum ceffìonis in I frael.
Cauarfile proprie (carpe.
# 2,. Ve fio è atto di gran r inerenza, e però gli antichi quando entraua-
no in luogo venerabile, e fanto fi cauauano le [carpe, onde è fcritto
"Ekcd. $ . nel vecchio tefiamento,\ch'è poi riferito negli atti degli Rottoli: Canati i
Cap . 7. calcari de* tuoi piedi , perche il luogo nel quale fei è terra [anta . jl colui ,
Riuter zi. che non voleua pigliar per fua conforte quella che del fuo morto fratello
era fiata moglie, & [ufeitare femenfratris fui, la Donna cauaua lefcarpet
egli ffutaua in faccia, dicendo : cofi fifa à colui, che non vuole edificar la
e. ohm. 3. caj'a fi fM0 fratello. eque fio tale era chiamato della cafa di difcal'gati. J
*ihile Pxdai* P®P0^ del Giappone, per quanto ferine Gio. Boterò, [aiutano, e fanno hono -
uh.é. rt * amiCl c°l sanare i piedi fuori de le [carpe. Quefio atto di cauarfi le
f carpe era anco fatto da quelli , che andauano à conuito i quali dopo ba-
tter mangiato , volendo partire, dimandauano le loro [carpe ifinde Vii m-
to differì :
An mutui . Deme f0ieaS)cedo yinum. Et in vn' altro luogo:
in Mcftel soleas cedo mihi,vt arma capiam . E Horatio:
lìh’%M^^afidienus ad haaTibi Dijquacumque preceris
Commoda dentita vir bonus, es,conuiuaque cornisi
Et foleas pofeit , E Martiale fchernendo Ligurino dice s
H&ctibi,non alia,efiad cenamcaufavocandi
Verficulos recites vt Ligurine tuos.
Depofui Joleas,affcrtur protinus ingens
Inter laftucas oxygarumque liber .
Eque fio era fatto con molta ragione, non coftumando gli antichi Ternani
di man-
Parte Prima^. 4*9
dimàngiar {opra le tavole , comenoifaciamo , con i piedi a terra , ma nel
Triclinio, nel quale (come dice Vliniojbaueano difeubitorios lefivs,fupet
quibuscenaturidifcumbebant : Onde Horatio diffe :
Si potes Mrchiacts connina recumbere lefiis .
Et à quefiopropofitodiffe anco :
Languidusin cubìtumiam fe connina reponatl
Ciò è, inuitato da ben conditi cibi ,fìaccommoda per mangiare . Erano a-
dunque (opra alcuni t anelati quelli letti difeubitorij , {oprai quali i con -
-uiuanti s' adagiavano in modo , che appoggi andò fi col cornilo finiftro pi-
gliavano con la mano delira delia tavola le viuande , che mangiavano
perche i piedi de' decombenti erano [oprai letti attorno i quali ftauano
quelli che feruiuano al cornino , non era conveniente che tenejferolt >
[carpe in piedi perchehaverebbono infangati i letti, i [ervitori , & i con -
uivanti iheffi . La q vai v[an%a , con molte altre ,effendo Batariceuvta
dagli Hebrei, dopo che fvrono da' Romani f oggi ogati : perciò non fumé «
rauiglia,fe effendo ^S.àquefio modo alla menfa in cafadi Simeone Fa-
rifeo la Maddalena potè {landò in piedi , lavargli con le [ve lacrime i pie-
di >af ci ugar gli con i [voi capelli ; & vngergli: Di che tratta anco Girolamo c
Mercuriale nel primo libro dell'arte ginnafìica.
Scuòterla poluere 'de* piedi.’
Quando queBo fcvotimento di polvere fi fà contra alcuno , è atto di
non voler con Ivi alcuna parte: l^.S.diffe à [voi difcepoli: chi non • 1 8 •
vi raccoglierà ,e non v dirà ilvoBro par lare, partendovi dalla fua ca[a,e IO*
dalla città, [cuotete la polvere de' voflri piedi • E negli atei degli *Apofto- x g
li èferitto che S . Vaolo contra quelli,che beftemmiandotgli contradiceva - *
no Scuotendo i [voi vestimenti diffe loro: Il vofiro [angue cader à {opra la
voftratefla ; io fon mondo, & me ne andarò à predicare a' Gentili. Et ba-
ttendo i Giudei concitato vna ingiufiaperfecutione contra S . Vaolo , e S . ~
Barnaba dice lafacrafcrittura, che illi excvffo pulirne pedurn in eos, ve - *'
nerunt lconium,e predicarono à gli Etnici.
Ceppi ài piedi.
E' Segno di { eruità : Onde falciato nell'Emblema contra i Cortigiani,
dipin{e vn'huomo in ceppi con queflo dì Hi co : e * 9 *
Vana palatinos quos educai aula clientes
Dicitur auratis ne fiere compedibus.
Diogine di ^lriflippo,che ferviua al Vrencipe diffe ch'egli non poteva vo-
lare, per che, era trattenuto da' ceppi d'oro . E Seneca dice effer pa^x-i
amari {uoi ceppi ancorché d'oro filano parlando di quelli che hanno bel-
la moglie. E dell' amica bella Horatio dice . •
Ggg 1 Tenet •
4*o _ Dell'Arte de' Cenni*
— — Teneique grata compende vinElum.
Microbio ferine che gli antichi dipingeuano Saturno con i piedi legati ;
r per accennare che il caftigo di Dio non è pneipitofo , ma tardo , £ Taufa -
JW nia ferine che appreffoì Lacedemoni era la flatua di Ventre co' ceppi a3
piedi, per accennare la ferme e /labilità chele donne vtrfo ilor ornar
i riti dourtbbono baucre.
Hauerlealea’piedi.
’ 3 O* TI faratto d'hauer l'ale a * piedi accennerà gran de fiderio dì andar ve»
X locemente : Virgilio diffe :
Mn 2, -Tedibus timor addidit alas . EtOuidio:
Met, ii. Qua yìa nulla ruit iam tum mihi currere vifus
TLus hominis eft,alafque pedesfumpfiffe putaffes.
Dante di quelle ombre che da lui fugginano diffe:
infcr \6 ^efernbraron le lor gambe [nelle,
njef' ìù, il /petrraca diffe ancor egli :
O fuggendo ale non giunfi à le piante^ • v
Il Taffo delTeffercito di Goffredo:
c *4 Li bà ciaf cuna al cor, & ali al piede,
del fuo ratto andar però s9 accorge .
Mercurio è finto hauer L'ali al capo , & a9 piedi, per (igni ficare, chcj
con gran velocità è portatala faueUaper l’aria , eie cofe narrate per io
mondo tra le genti . Del qualMercurio>e delle fue ali Virgilio diffe:
— Vedibus talariane flit
& n. 4. *Aurea:qua fublimem alis9fiue aquorafupra
Seu terram,rapido pariter cum flamine portante
tìoratio offendo per timor fuggito dal fatto d'arme nelle guerre duilb
ce che fù portato via daMer curio per aria.
Lh . eam. Sed meperhofies Mercurius Celer
*d. ?• Denfopauentemfuftulitaere. E Catullo di fe fieffo:
Ifque per fitbereasmetollens aduolat auras.
Pedate.
9 3 1 • T ^ ìorno h Pedate fi poffono fare alcuni gefli: Come far atto di cercar -
X le, à dibatterle ritrouate , perfeguitar la traccia di quelTbuomo > ò di
queWanimale del qual fono quei vefligi :jì quefto modo Danielle appreffo
Vaniti} 4. iSabilom f coprì la federatela di quei Sacerdoti deuoratori delle vi-
uande , che giornalmente dal Ej erano nel tempio pofte all'Idolo Bello %
Unendo prima fjfarfo il cenere per tutto il Tempio > acciò che di quei tri -
~ ‘ " fi'*Pz
Parte Prima; . 4* *
ft a p par t fiero Porne, e co fi potejfe inmftigarlt, e trottarti , come egli fé-
ee,con loro enermimo.il cacciatori, co’l me^o della cognitione che hanno
delle pedate de gli animali , quelli feguitano , e prendono, di che intefe_j
V^irioflo quando diffe :
JL renner perla tracciamomeli cane c\ 1? ^ 6
La lepre, oyl capriol trovare auergo.
Cesi i Giudici trouano i ladri ; e però i fetori, & i Leggici da quefli uè Sii- R'un nh x
gì canario indicio , per conuincere il mal fattore : onde bebbe origine il L% }n ^
prouerbio: Omnibus veftigijsaliquid indagare > per ufar gran diligenza f H(umt g%
in ritrouar alcuna cofa. dettrumdo
V^rioflo di Sacripante dice che m%n\
Cercò ue frigio d* Angelica bella * tiTi'JÌu*
Tqè potuto hauea anco trouarlo. ' %t
Ter l’ojjeruan^a de* ue frigi la uolpe non uolle andare à uifitar il Leone , c ù fi. $7,
che fingendo d’effer infermo deuoraua quegli animali , che nella ff cionca
di lui per utfttarlo andauano > dicendo ella di non uoler ciò farei
Quia me vefligia terreni
Omnia te aduerfum ffeftantia , nulla retrorfum • Enea, nel fuggir ìaIIaj Hom>
minata Troiai hauendo fmarrita Creufa fua moglie , ritornando indietro ep. i .
per ritrouarla , dice ;
Qua greffum extuleram , repeto ; & ueftigia retro JEn.t,
Obferuata fequor per nohem,& lumino luftrOu L’Jtriofio:
lo guardoli di lor altro ritrouo, G
Che ne l arrena alcun vefligio nono .
Sipoffonoanco far gefti di. non voler caminando lafciar di fc vefligio al -
cunoy per nafeonder la fua andata, come fanno i ladroni , i quali per nc n
lafciar fegno delle loro pedate vfano varie arti ; \ alcuni cefi leggiermen-
te caminano , che orma alcuna non vi rimane , che i latini dicono ponere
ueftigia leuiter: altri fi calciano fliuali, òfearpe che con i loro piedi non
hanno alcuna prcportione: Onero che fecondo che caminano uanno le lo -
ro pedate cancellando , come con la coda far il Leone accio che i caccia-
tori non comprendano doue egli fta andato,fcriue Solino, e della giumen-
ta fifleffo fenffe Virgilio dicendo però in lei ciò effer buon fegno:
Etgradiensimauerrit ueftigia cauda. Georg.;;
Et a* tempi noflri alcuni f amo ftìadroni , hauendo rubbata una uacca ad
un pouero uillano ,accioche U pedate di lei non rimaneffero nella flrada
doue quella notte era caduta laneue , calcarono alla befliai loro fliuali ,
inde humani uefìigi lafciaua . Cacofolennijfimo ladro, ac-
cio eh e
4i t Dell’Arte de5 Cenni,
àocbe dalle pedate i fuoifurti non fi feopriffero , bratta le belile , che rub-
frana per l& coda nella [uà fpeloncaycome dice Virgilio :
— Vs quaforent pedibus ueftigia retti*
Cauda in $ e lune am tratto $ uerfifqueuiarum
Iwdicijs raptosjaxo oc cult abat opaco ,
Qu&rentem nulla adfpeluncam fignaferebant .
.Altri s'hanno calcate Jef carpe alla rouefcia\ come alcuni fuggendo han-
no fatto porre à i caualli i ferri al contrarioACcioche da i loro veftigi non
efferfi alcuno indi partito* mapiàtofto ritornato appareffe<
Parte Prima^ .
4*3
DELLE CALCAGNA. Gap. XLIL
i Delle calcagna.
x Toccarli le calcagna,
5 Mouer le calcagna in atto di correre*
Delle calcagna,
E calcagna parte infima > e Vile dii noHro corpo fono *
ferite della uita, che la fomentano % e portano doueà
noi piace j da* quali fu detto calcare > e conculcare 9
ciò è con le calcagna premere , e calpefìare , eh* è
gefìo 9 come fi dìfje àfuo luogo , di auilire con eflre-
}ì) ma abiezione : con quelle ancora fi fanno alcuni
gefii de* quali bora fi dirà.
Toccarli le calcagna*1
Ponendo fi le calcagna per l>eftremità,& per lo fine delle cofeffà in prò # 2, ,
uerbio detto :jLd calcem peruenire}ciò è al fine d'ale un negocio}tolta
la metafora dal corfo de caualh quando giocauano à chi meglio correfje :
di che Cicerone dijfe : E carceribus ad calcem» vt dicituryperuenire : per - De amicm
ciò il toccar fi il calcagno, farà ge fioche accennerà il fine d' alcuna cofayco
me il calcagno , è del nostro corpo la parte vltima . In quello lignificato
diffe iddio all' antico ferpente : Infidiaberis calcaneo eins: Et è anco ferii- Gen.^.
to: Ipfi calcaneum meum obferuabunt>ciò è l'ultimo tempo della miaui - p/al. 5
ta . Cicerone parlando della morte'. Unno video calcem>ad quam cum fit Tufi. 1 .
decurfum}nihil fit preterea extimefeendum^j s
Mouer le calcagna in atto di correre.
PEr dinotar la fuga di alcuno 9 fitamo f oliti di dire ch'egli ci ha pagato # 3 1
di calcagna : HjLriofio cofi L*rsò :
Frate bifogna (Cloridam dicea)
Cittar la fomma»e dar opra a i calcagni . Cij./l.i g£
Dante parlando dello J limolo della confidenza diffe a
Onde le molte licite fenepiagne Emg. u.
Ter la pontura della rimembranza ,
Chefolo à pi j da de le calcagna*
Cioè /limolai e renai buoni à piàngere,
DELLA
4 *4 Dell’Arte de’ Cenni ,
DELLA CERVICE. Cap. XLIII.
1 Della ceruice.
2 Ceruice dura,
5 Ceruice piegata,
4 Crollar la ceruice.
5 Abbracciar la ceruice altrui.
Della ceruice.
14 ceruice detta da noi Collottola è la parte pofle -
riore della gola, e Sìa nelme%o tra la nuca, e9 1 tergo ,
co fi detta perche ella è come una uia del ctr tiroidi -
feendendo per quella i nerui , che nel certbro hanno
il loro principio : e fù dalla T^atura di rotonde , e
fnodabilì offa, che uertebraà uertendo fono detta
maeflreuolmente formata , accìoche con facilità fi
poteffe in ogni parte volgere ,e piegare il capo, eh9 è dalla ceruice foftenta-
to . lAnco quejìa parte in bella perfona è molto riguardeuole . Dicono gli
amanti, che niun oggetto è più nago , & amabile à gli occhi loro , che il ue -
der ondeggiare Toro d’una bionda chioma lungo l’auorio d!una candida
ceruice, onde Ouidio :
Mocfaciuntflaui crines , & eburnea ceruix.
E Cornelio Gallo gran maefìro d’amore :
jturea Cafaries, demiffaque lattea ceruix .
Scriuono gli Hi fiorici, che tra gli Imperatori Romani Contamino Magno
hebbe molto bella, eproportionata ceruice , e fu ripieno (Fogni gentile^
%a, e bontà . diminoruagheggaèla ceruice negli animali , che tra i
bruti fono più genervfi,e magnanimi, come fono il Cauallo , & il Leone , a 9
quali la datura veftì la ceruice di folte, & longhe giube, onde più riguar -
dettoli rie f cono. E quindi fu da’ Fifiognomi auertito,che gli huomini, che
hanno la ceruice pelofà,fogliono effer animo fi, robuflì, e liberali .
Ceruice dura.
Velli, che per fuperbia non piegano la tefla fono detti huomini di du-
ra cerulee, e ceruleo fi : il getto adunque di portar la ceruice dura~>
farà tndicio d’ animo ineff 'orabile, fuperbo, & ottmato ,e che non fi vuole
piegare jCo fi difj e Iddio più mite degli Hcbrei: Topultis ifie durai cernì -
cis ett :
Parte Prima-»..
iiseUanonenim afeendam tecum^uiapopulus duri ietuicistfi • Et an-
cora diffe à Mosè : Loquere filijs Jfraely populus dura, cernici* es, fernet a-
feendam in mediò tui,& delebo tq,& in molti altri luoghi i 'fritto l iftef* f
fo*Et anco. Scio contentionem tualn^V ceruicemtuam duriffimam.E ncj
gli Ulti degli UpoHoli: Dura ceruice & incir cnm cit fis cor dibus ,& ami- c«p. 7 1
bus>vosfemper fpirituifanfto refifìitis.E Dauidde yolendo dire che Id-
dio caligherà gli huomini ceruicofi diffe : Dominus iuflus concidet certd- vfalut.
ces peccatorum. Cicerone diffe anch'egli: Infinto collo tumidi s ceruicibus . in vati».
Et ad incitar gli huomini abietti , e vilifìfuol dir in prouerbio : T^ondum
incuruam ceruicem lupiter babet . Horatio chiajna quefia tal ceruice in*
domita* .
——Mvos
Seu caltdusfanguisifeu rerum infitta vexat
Indomita cerulee feros.
« A quefio accennò Dante mentre fece dirad Omberto Uldobrandefio}cht
fàd? animo fuperbo,edi dura ceruice , e perciò la portane nel purgatorio
piegata'}& oppreffa da vn pefante macigno:
E s’io non f off impedito dal faffoy
Che la ceruice mia fuperba doma.
Onde portar conuiemmi il vifo baffo.
Cotefli eh* ancor viue > e non fi noma > v 7
Guarderei io>per veder s'il conofco
E per farlo pietofo à quefia [orna.
Ccruicc piegata^
IL portare la ceruice piegata è atto di meSìitia> è pero è fcritto neWEc - • J .
eie fiafìico:Trifìitia cordi* flettit cernicem.EGier ernia: Quomodo de-Cap, ig.
iecit ceruicem Moab, & confufus efl ì Rtfpprefenta anco miferia, e f erut-
ti*', Onde fi legge appreffo Filone:
Haud folitum e !ì feruile caput fe attollere rettum,
Semper at obliquum colla retorta gerit . Tropertio : Lib,i .
Uttum demiffis fupplex ceruicibus ibam .
Et è fentto: Humiliatus efl Mudi am cor am filijs I fradice potuerunt vi Giudo,
tra ceruìces eleuare.Vn fimil gefìo notò Virgilio ne" buoi infermi dhtido:
Ud terramque fluit deuexo ponderi ceruix. Gicrg.$.
E Lucano de%Caualli dtffcj :
Eeffa iacet ceruix,fumant fndoribus artus. Vh*rf*l \ 4
La ceruice molle, e piegheuole è indicio d'animo docile & bumtle,comcu
ne' cavalli e fermentiamo: Onde Horatio diffe:
Emgit equum tenera docilem ceruice magìfler ipìflMb.i ;
Hhb ^ Ire
4xé * Dell’Arte de’ Cenni,
Itt viam l qui mflrn iquts .
. t-S domane disde al padre vn fauio documento intorno V allenare il figli
Mtet, mio' dicendo: Curua ceruìcem eius in iuuentutet ne forte induret > & erit
tibì dolor anima .
Crollar la ceruice.
QVefloèvngefio dì vanità, e di far pompa di fe fileffo: Cicerone coft
rvsò dicendo :Tamcn ne putamus patronum tuum in hoc crimine
certiiculam lafiiaturum, & populo fe ad coronam daturum. Quintiliano
hìbtxs* li riferito dal Torta nelfuo libro della Eifiognomia dice : Videbis quofdam
qui ceruìcem huc , atque illue infilando deteguntfìultitiam . E Vlutarco
nella vita d'jLlcibiade dice c’bauea familiare quello ge fio , efappiamo ,
chey fe bene nella fua virilità eglifàgenerofo,fu però neWadolefcen^ ef-
feminato . Quefto atto è proprio de * canali i, & loro na turai gefioy e peri
Ouidio dijfe :
tpiiì. 4.,. Siuefèrocis equi lufilantia colla recuruas
E Lucano in poematio ad Tifonem :
— Modo torquet in auras
Flexlbìles rifitus,& nunc ceruice rotata
Incipit effufos in gyrum carperecurfus.
Abbracciar la ceruice.
f TJ ' *Atto dì grande amore . Ouidio fa per Saffo dirà Faone ;
* * * JH Sape tuos nofìra ceruice onerare ìacertos ,
^ aI* Sape tua videor fuppofuifje meos . Et Horatio:
Donecgratus et am ubi
‘HfC quifquam potsor bracino, candida
Ceruici iuuemsdabat
Terfarum vigui I{ege beatior .
E Mufeo di Leandro,e di Hero diffe:
vimbrofiam veri ceruìcem amplexus amata •
dei;
Parte.Prmù, ; 4*7
DELLE SPALLE. Cap^ XLIIII.
1 Delle fpalle.
2 Volger le fpalle."
j Tergiuerfare,
4 Pefo fopra le fpalle.
5 E (Ter quadrato Belle fpalle *
6 Effer gobbo.
7 Deponer il pefo delle fpalle;.
8 Stringerli nelle fpalle.
9 Alzar,& abbaflar le fpalle.
i o Eller portato fopra le fpalle.’
1 1 Hauer alcuna cofa dietro alle fpalIeJ
i\ Gittarli alcuna cofa dietro alle fpalle.
i } Vrtar con le fpalle.
DelleTpalle."
Nco le fratte [ono membri principali del nofiro corpi % 1 *
nelle quali confi fie Inforca maggiore dell'buomo , poi
che con le (palle i grani pefi fi fomentano > ilebe diede
materia di formar bella metafora trafportando que-
§ ìa fortezza aWimprefe dell'animo : Onde tìoratio
difre^j :
Sumite materiam vcflrisquifcribitistiquam
yiribusy& verfate din quid f erre recufent, In fotu
Quid valeant humeri*
Il qual precettore mi farà detto ,non effere flato da me ojfcruato , hauenà
domi fottopofto al grane pefo di componer quell'opera Jproportionata al-
le deboli forze del mio ingegno irifpondendo confederò ingenuamentCyCO -
me già in altro propofito di [e fieffo diffe il Tetrarca,che queffimprefa,
E d'altri homeri (orna che da miei* scn,s*
Ma fenon hauerò potuto fofficientemente foflenerla mi confolerò diba-
tterla almeno defiata à chi per auetura dopo di me potrà degnamete trat
tarla . Nelle fratte anco oltre Inforca fi cofìdera la bette^a, e la brutte^
7&> perche fi come t gobbi , & altri in qnefta parte mancheuoli fono moì •
to deformi , come àf ho luogo fi dirà j Cofi la bellezza delle fpalle è de fide-
. Uhi) 2 r abile, *
4^8 BclPÀrte de Cenni,
t abile ,e riguardevole > e però Virgilio lodando Enea diffe:
**1, « Os humerofque Dcofimilis
E con le (palle acetnnandofi più co(e,bùra di quefii cenni {'tratterà.
Volger le fpalle.
, Z* IR % dirolerfi partire, (epurare, ò dffeordare da colui ,ò da quella
JL j co(a, alla quale fi volgono le (palle, accennando di voltami anco L'a-
* rumo. Il Latino dice vertere terga, & dare terga \ Ce/ar e dilla guerra de *
Trance fi dice : Vt ne vnum quidem noftrum impetumferrent , ac fìatim
terga verterent. Virgilio nelle Georgica:
Zip. x. jiHi fj0S verfa fuga vi fior dare terga coegit .
E Vr opertto di Cleopatra , e di M. Antonio dice:
Uunc infamis amor verfis dare terga carinis
ìuffit,& externo quarere in Orbe fugam.
Dante parlando della fuga, che tolfero le genti d* Annibale, quando furono
Inftr. ai. da Scipione africano fuperate .
Quandi \Annib al co* fuoi\diede le (palle
E dì Lucifero che à Dio ribellò dice:
farad. 9. flje prja y0[fe / e jpaue al fuo fattore.
l>(el Trionfo della Carità il Tetrarca di Golia parlando9,
vi cui tutto Ifrael duna le (pallet .
_ n 11 Tuffo fa che Creano dice ad Argante:
- fi jpeffo le (palle anco volgefti
Fidando affai ne le veloci piante. l**ArioHo di Bradamante dtffe :
Stette alquanto à pen(ar,e poi nfolfe
G. 13.JI voler dar à Mont’Mlban le (palle .
FperdircheilSoldffcendeuaall'occafez
Triflano Ci arriuò,che il Sol già volto
G.i i.fi.Bs Hauea le (palle a* litti di Siuiglia .
E per ejprimer d’hauer la Fortuna contraria diffe s
5 Ma (e fortuna le {palle vi volta .
Et anco fi dice voltar il tergo. U*Ariofio»
C. 40 1 $Voltò fortuna d i Sar acini il tergo .
E Dante diffe dar le reni :
ftrtuL 4. Che vinta mia virtute dìe le reni .
Il Tetrarca in luogo di morire dìffcj :
pwx» $• Ch* al cieco mondohd già upltc lejpqffc.
Ter gir*à miglior hita*
419
Parte PfiftMb'r
Tefgiuerfare .
Il tergìticrfare non è atto di totale diuifione, ò fepùàitìone , madico - 4 3
Iucche fingendo di fuggire tuttauia fà difefa : E perciò è geflo di fi -
mutati onc , e difraude ; & è naturale della permeerà quale dall'uccella-
tore fuggendo, e jpeffofeimandofi , dandogli jperan^a di prenderla ,lo al-
lontana da3fuoi pulcini , che hà prima f òtto lo tirarne nafeofti, e così la lo-
ro ulta afficura ; come Mittotile, e Vlutarco fcriuono . In quetto modo
tai*hor a gli attuti Capitani con fimulata fuga conducono i nemici che li
feguono ne gli aguati ,e nelle preparate infida. Così i Varthi fuggendo fe-
riscono : de3 quali Virgilio :
Eidcntémquefuga Vartbum , verfìfque fagittis.
Così f attua Camilla come l’ifleffo Toeta racconta :
llla etiam fi quando in tergum putfa recejjit
Spicula conuerfo fugientiadingit arcu . Simile à quel che diffeilT affo : G<.c*g,f.
Wei'affalir fon pronti, enelritravft , c.i./i. 50,
E combatton fuggendo erranti , e {par fi. E di Clorinda diffe parimente:
Hor fiuolge, hor riuolge, hor f ugge, hor fuga ,
fi può dir la fua caccia , ne fuga . .fi j j ;
Cicerone trafportò quetto geflo alle contefe litterarie dicendo : Quid ter -
giuerfamur Epicure, nec fatemur eam nos dicere voluptatem , quam tu
idem,cum os perfricutfliffoles dicere ì Quintiliano lafciò fcritto : lS(pn- tib.i.c, 15.
nunquam terga etiam dediffe fimulata fuga proderit. I Leggifli chiama-
no tergiuerfatore quello, che fraudolentemente abbandona l'accufa.Ter - Dig.ads.c*
giuerfari ett ab accufationt difeedere dice Marnano Giureconfuito . Tuyil. L •
Pefofopralefpalle.
IL getto d'hauer’un pefofopra le {palle farà fegno dipartenza , e di to- 9 *
leran%a \ ilche fi tfprimerà con l* abbacar la tetta^ncuruarfi, e far le
{palle gobbe. Cicerone di quetto cenno metaforicamtnte feruendo fi diffe ;
De Summa B^eip.taceo, quam vos vniuerfam hoc iudicio , veflris inquam
humeris, ludices ,futtinetis. Et i Senatori principali fono detti ^Atlanti Pro r~' p’ac~
della F^ep.quafì che con gli homerì loro la foflentino ; come differo i Voeti
efferii Cielo dq Atlante fottentato * Dante così diffe :
Ma chi penfajfeil ponderofo thema , Parad, ,2
E l’bomcro mortai, che fe ne carca
*Hp'lbiafmertbbe fe fott’effo trema .
jltrumna, dice Cicerone , efl tigritudo laboriofa , E diffe anco : Labore s ^
nonfugiendosarumnas nominarunt , e però le fatiche di Hercole furono jytfinib
dette erumne : onde Tlauto diffe : Superauit arumms fuis arumnas Her - 1» pafa '
culi*: ma ciòfà metaforicamente detto} permche,per opinione di tetto,
4 3° Dell* Alte de Cenni l
propriamente erutnna era detta quella forca, nella quale i riandanti, con
l'interpofition d'utia tauolaportauano in J palla le toro farcine legate^ *
lequali da Mario fuo autore furono poi Muli Mariani chiamate: e quindi
le grano fefome , malageuolida fopportare furono erumne dette . Giulie
Frontino lafcìò ferino : C, Marius recidendorum impedimentorum gra -
tia3quibusmaximè exercitus agmen oneratur,uafa>& cibaria militum in
fafciculos aptatafurcis ìmpofuit > fub quibus & facile onu$} & facilis re -
quieseffet *
Eflerquadxato nelle fpalle.
Il far con le braccia geflo , che alcuno fta della perfona quadrato , è di
f ortt^a argomento, ilqual getto fu da Virgilio nella perfona di Da-
rete così effreffo :
Oftenditque bumeros latos,alternaque iattat
Brachia protendens,& verberat iffibus amai .
Il mede fimo "Poeta dice che Enea hauea teff alle larghe :
— — Lato s bumeros fubieffaque colla
Vette fuperffuluique inflernor pelle leonis.
Curtio deferiue Meff andrò Magno di flatura picciolo , ma di forma qua-
drata* E Zonata fmilmente racconta che Cottantino Magno h ebbe gli
homeri grandine larghi ,e la cerulee gr off a . Platone forti quetto nomc^>
dalla largherà delle fue ffalle . Et il Tuffo di Guelfo diffe ;
: Ben il conofco àie fue (balle quadre .
Effer gobbo.
Q Vello getto d'effer gobbo può accennare un' huomo trittoìattuto,&
indegno d'bonor e: come nella diuina legge il gobbo era {limato in-
degno del Sacerdotio ,quafi che baueff e unafarcina di trifteoge , eche_s
portandola di dietro, non la uoleffe uedere. Effendofi fognato Domitiano
d' effer dmenuto gobbo , fu dagli *Aur uffici interpretato effer augurio di
preueder le cofe future, ma in effetto fu prodigio deila fua riolente morte %
& infamia del fuo ncme.Sono i gobbi fimili a 9 Delfini,def gioucCnetti ama-
tori . Il farft gobbo è anco atto di raccoglier le for^e per offender mag-
giormente: e però l’Miofio di Ruggiero quando affali Rodomonte dice _ :
E su la lancia fè le j falle gobbe ,
E sfidò i'^frican con uocc altera .
Gio.Battifta Porta nel fuo libro dell'bumana Fiftognomia dice : *Apudme
omnes mutili improbi funt, &pef[imi omnium gibbo fi .
Deponcr il pefo delle fpalle .
I* Mìo di liberar fi da qualche gran moleftia \ che così è ufato da' buth
J ni feriti ori* il Petrarca:
Poi che
Son. 7 r
Caut-ip.
,8
Parte Prima^. 4?*
Poi che fei fgombro de la maggior [alma,
Valtre puoigiufo ageuolmente porre y
Salendo qua fi vn pelegrino / carco • Et altroue :
— — Latin /angue gentile
Sgombra da te quefte grauofe fome.
VA rio fio di Carlo Imperatore diffe :
E ne ftaua co*l cor lieto, e co’lvifo
jyhauer gittato intolera^il pefo,
Che li fu f opra gli bemeri fi grette ,
Che fìarà vn pegj^o pria che fi rileue •
Stringerli nelle fpale.
Egitto di mifericordia,e di compaffione , che fi hi di colui , al quale
non fi può dar* aiuto, come leggiamo apprefo l*Ariofto :
Marfifa fi refìringe ne le f pale ,
E* quel che fol può far, ledi conforto . C.41 /?, 17
Et per atto di p attenga l*vsòil Boccaccio quando parlando del Contedi
Anguerfa,al quale la Giannetta, no* l conojcendo, hauea fatto villania, d>
ce: ydì il Conte, e do If egli forte: ma pure nelle Jfalle riflretto co fi quell'in - Gier. % a
giuria fofferfe,come molte altre foflenute hauea . Nou.%*
Alzar,& abballarle fpalle,
E Getto vile , & adulatorio, del quale Quintiliano diffe : Humerorum
tarò decens aìleuatio,atque contrario eft : brewatur enìm ceruix , *9*
tr geflum quemdam humilem,atque feruilem , & quafi fraudolennmfa* Lt' 1 1
cit, curri fe in habitum adulationis,admirationis,metus/fingunt .
Effer portato fopra le fpalle.
QVeflo atto di portar fopra le {falle e di gran pietà , e di grand'bono - 4 j Qe
re, & è naturale, poi che vediamo eh* egli è fatto da alcuni anima -
li, come Virgilio dice del I{è dell* api:
Etfapeattolluntbumeris. Georgi
£ cofi fuol anco far V Aquila , la quale infegnando a volare a* fuoi Aqui-
lini felipone f oprale J falle ; onde Mosè volendo moflrare quanto f off cs
flato grande f Amor di Dio uerfo il popolo d'ifraelle diffe : Sicut Aquila
prouocans ad uolandum pullos fuos affumpfit eum, atque portauit tn ini -
merisfuisXofi Enea portò Anchife fuo padre fuori dell'incendio di 2>fl-
ia,dopo hauergli detto:
Ergo age care pater ceruici imponer e nofira, À
lpfe[ubitohumeris,necmelaborifìegrauabitì
Quo res cunque caàent,umm &communepericlum ,
Vnafalus ambobus exit * V Arlotto di Cloridano,e di Medoro diffe:
-r FHll
4 31
DcIPAfte.de’ Cenni,
Fu il morto J{è su gli bomeri foffefo
C<IM- dì tramenane, irà lor partendo il pefo .
£ Dante dice che fu nell'Inferno da Virgilio portato fuori del peficoh
Comedi maeflro mio per queluiuagno
s$7
Gan.z$
73
ortandofene me foura'l fuo pettOi
Mmddib. 7
Come fuo figliole non come compagno i
Voi per gran fegno d'honore ciò è flato fatto a' grand ijjìmi Trencipi:Epe°
vòft legge, che fucceffa la morte di Gordiano Imperatore effendo di lui ri*
ma fio vn picciolo nepote natod’vna fua figliuola , che il glorio fo nome di
quello fuo auolo riteneua , quem cum domi ludibundum offendi ffent , im *
ppfitum in humeros , per mediamferehant multitudinem plebi oflentan •
te$y ac nepotulum Gordiani dtftitantes, vocantefque eum nominatim po*
pulo acclamante . Il qual co fiume è meritamente flato nella Chiefa Ro-
mana riceuuto j effendo in quefla maniera portato molte volte il femmo
Pontefice, non tanto per dignità , quanto perche il fuo viaggio fia piu fpe-
ditOychene * vecchi, quali per lo piùfogliono efjerquefli Tontefici,èdiffi -
cile, e tardo , e perche, come Vicario di Chrifto , fia à tutto il popolo mag*
giormenteriguardeuole ; & egli parimente peffa meglio il fuo gregge ve*
dere ; epià commodamente da luogo eminente benedirlo . Il portar pari*
mente i cadaueri de' Trencipi alla fepoltura {opra le /falle diperfont^t
nobili è flato coflume degli antichi, anco ne'noftri tempi cfferuato.Sueto *
In tubetti. n-lQ nene ejrfeqUtf di Cefare dicale Cium prò rofìris in forum magifiratus ,
4* & bonorìbus funtti detulerunt . Et il mede fimo del funerale : d'*4uguflo
inGfiau. dice: Senatorum bumerisdelatusin campum crematusefi • Il Boccaccio
eap.ioo. nclfeffequie di Gabriotto dice : Non à guifa di plebeo, ma di Signore, fo*
N&J0™ **'Pra gfc bomeri de 3 più nobili cittadini con grandi, filmo honore fù portato
alla fepoltura.
Hauer alcuna cofa dietro alle fpalle,
Slcomel’hauer alcuna cofa dinanzi la faccia, e fotto gli occhi , è atto di
uederla,conofcerla,e ben intender la', così batterla di dietro, non poten*
dola ueder e ,eff rimerà ignoranza ; operò Dante volendo dire, che uno in*
tenderà quello che bora non intende, dice:
_ . S3io poffo
Moflrartiun veroià quel che tu dimandi
Terrai il vifo, come tieni il doffo •
E poi volendo dire , che l'hauea fatto capace di quello , che prima non in -
tendeua foggiung ev :
Hor quel che Pera dietro, t*è d’auanti.
Il Tetrarca nel Trionfo dimòre dice :
Dubbia
*1 1
fàrad.S,
Parte Primi». 43J
Dubbia fpéme dauanti,e b'reue gioia
*Tenitentia,e dolor dopo le [palle.
Ma effetti alcuna cofa alle /palle ^intende che tifiajVicinai & a * fianchi ,
tome l'vsò il Tetrarca.
— — La vita * c**k, t?.
F ugge, e la morte riè fottra le galle , E Virgilio :
Ecce volatycalcemque terii iam calce Diorcs
Incttmbens bumerìs. < K ¥
Gittarfi alcuna cofa dietro alle fpalle. c
Accenna fpreggatura , e di non curar quella cofa , che i latini dicono
poflergare , ciò è pofl tergum proicere , & in quello concetto leg -
giamo nella diurna fenttura . Tu autem eruifìi animam me am, vt non pc-ifùe.$%.
nret: proiecifli pofl tergum tuum omnia peccata mea . Efopo finfe
ogrivno haueffe due facchoccie l'vna dinanzi, e l’altra didietro , e ebes
in quella ebe fi hauea fril petto foffero ì uìtij altrui , & in quell’ altra che
rihaueafopra le fpalle foffero i mancamenti nofiri , per accennare che ue -
diamogli errori de gli altri , manoni nofiri , à che allude Catullo quan-
do differ ì
"*— Suus cuique attrìbutus e fi ètrór ,
Sed non uidemus manti c a quod in tergo e fi. E Ter fio :
Vtnemoinfefetentatdefcenderenemo
Sedpracedenti fpeftaturmantica tergo .
Vrtar con le fpalle . \
E' Gefio di raccogliere tutte le forge per atterrar alcuna cofa, e co fi è • 1 3 *
fegno di fortezza, e di uiolenga.Sanfone mando con le fpalle nelle r
porte di Gaga città di Filifiei le ruppe, e J palancò , e recatefele in “ te *
galla le portò (oprali monte d’tìebr enne . E Tandaro appreffo Virgilio: j£n
Tortam vi multa conuerfo cardine torquet ,
Obnixus latis bumerìs.
DE I
434
Dell’Arte de’ Cenni ,
DE 1 LOMBI. Cap. XLV.
► Dei lombi. *
a Cinger i lombi.
5 Cingerli co'l àlida.
4 A gitarei lombi.
5 Lombiinfermi.
Dei lombi.
Lombi fono quella parte del corposi) è dalla cintura al-
le natiche j da9 quali difeende il venereo liquore : On-
de per quefti è lignificata la generatone de9 figliuoli :
E però Iddio dijfe à Giacobbe : egesde lumbistuis
egredientur . E S . Vado dice che Lem defeendente di
u ibrahamo adhuc in lumbis patrijs erat quando ob -
uiauit ex Melchifedech . E perche t colombi figliando
ogni mefe i loro lombi effereitano continuamente % colùmbi perche colant
lumbos furono latinamente nominati .
Cinger i lombi.
Petto cinger fi de9 lombi è getto di raffrenar la lorolafciuia co'lfre -
v/ no della continenza, e della caflità: Co fi viene da9 fa cri Dottori m -
ita. ii. terpretato quel diurno precetto: Sintlumbi vefiri pracin&t,ciò è che fiate
i . Par. i • cafliye continenti. E cofidìffe anco S.Tietro: Succinoli lumbos mentis ve-
M Ephef 6 ftra fobrìj fperate in eam,qua vobis offertur gratiam.E S.VaoloiStatefuc
cinffi lumbos veflros in ventate . Dauidde dopo che hebbe commeffo il
E fai. 37. peccato dell9 adulterio dijfe: Lumbi mei impleti funtìllufionibus . E Salo ?
fr$u. 31. mone d'vna donna bonetta. Accinxit fortitudine lumbos fnos, lignificando
che ci vuol gran fortezza à raffrenar gli empiti della carne, maffim amen-
te nella donna che ha piàJìimoli,& è più fragile.
Cinger i lombi col cilicio.
a . 1V/T ^ ^ tinger poi i lombi co9l cilicio è fegno non folo di c affitti -, ma di
* * * J.VL penitenza ancora , macerando la propria carne con l'afprezz * del
cilicio, ch'era vna cenghia formata di peli di Camelo , e difete di Cinghiale
pungente, e ff iaceuole oltre modo, la quale ftrettamentefopra la nuda car
ne fi cingeua, detta cilicio, perche fu primieramente in Cilicia ritrouata,&
— - 8* fotta in vfo . La caffiffima ycioua Giuditte babens fuper lumbos fuos ci -
~ " " licium
Gen. 3f.
AdHebr.j.
Parte Prima*. 4ff
iictum ieiunabat omnibus diebus vita fu a. Gli Hebrei da Barbari oppref-
fiinfieme co'l Mac abeo loro Capitano pregauanoDiolumboscilicijsprA-%M^M
cinti i,& ad altaris crtpidinem prouoluti.
Agitar i lombi.
S^irà gefìo lu(furiofoi& impudico proprio dette disbonefie, & impudi-
che perfone, poi che , come diffe Faufto: «4«
— Calidos habitat tafeiuia Ih mbot. €§•* . spigrì
E Marnale delle donne Gaditane, che fataci ffmc erano dice: 1 *9*
Vibrabuntfine fine prurientes,
Lafciuos docili tremore lumbos .
E perche i vecchi fono impotenti alle imprefe veneree, dtffe argutamen-
te Catullo ;
n dico puerisyfed bis pilofis
Qui durosnequeunt monete lumbos.
lombi infermi.
IL toccarficonambele mani i lombue con difficoltà caminare faràge -
fio d* infermità , debole^af & impotenza, perciò che la robufiex^a del
corpo humano confitte principalmente nella fermezza de i lombh e perciò
da i Latini è detto cium bis coluì>ch% è debole, come delle Vernici diffe Vii-
imo : Fotta perdixpragrauem,&elumbemfefmulansaucHpantemfTU-Uio e.$ia
fiatar .
Ili %
©ELLB
4 3 * : Dell’A rtc de’ Cenni ,
- 4 » %
DELLE RENE. Gap. XLVf.
i Delle rene*
. % Cinger le rene.
* 3 Difcinger k rene.
Delle re ne.
He tra le rene,&i lombi fia differenza non folo quan-
to alla fo fianca, ma etiandio quanto al /ito, offre ffa-
mente fi prona con l’autorità d'Ifaiaffl quale di Cbri
fio. S.N. parlando diffe: Erit iufbtia cingulum lum-
boru eius,&.frdes cinflorium renum eius-.Tlinio me-
defimamente additandoci il luogo > oue le rene fono
fituate dice : Summis adbarent iumbis. E ben vero
ebeeffendo le rene cangiante con i lombi fer nono parimente all'officio
detta generatione . :t.v
Cinger le rene. .
OVefF atto accennerà cafìitd.come s’è detto del cingevi lombi . Del -
l’angelico Dottore Temaffo d’equino cordicela Chicfa Sant*- :
Brett . Eow ^er quietem fentire uifus fftfibi ab angehs conflringi lumbcs}quò ex tem
U& 7'Mar.pore omni p flea libidini sfenfu caruit . Dauidde pregando il Signoresche
pfrl.if. lohberaffe da gli {limoli della carne diceuaiVre renesmeos. Et effendogti
pfal 71. fiata concedutala gratta diffe poi :I{enes mei commutati flint* Iddio diffe
Txoà ^ ^ Hebrei quando doueano mangiar l'agnello Tafquale : Rene* veftrop
0 *lz accingete, per accennare la cafhtàyche offeruare doueano quelli che della,
carne dell' immaculato agnello GlESfs CHBJSTQ nel venerabile Sa*
cramento deWEucarifiia fi doueano cibare. E per atterrire i Sacerdoti,che
al diuino facri fido caframente fi debbano accofìareytra gli altri uè ftimen*
tt facerdotati,vi è anco quello che Campeflre,ò Femorale è detto, co%l qua-
le fi cuoprono le pudende, t fi cingono le rene, vt caftigetur corpus , & in
feruiìutem redigatur. Cinger le rene di corda è anco gefio di humiltà,e di
abiettione. Giobbe per mo firare che Iddio conculca 1 fuperbi diffe : Bai -
uh, 2 a. theum Hjgum ctiffoluit , & pr acingit fune renestorum . Dante introduce
il Conte Guido da Forlì>cbe s' era fatto frate de’ Zoccoli à dire 1
hfftr, 17. Io fui bum di arme, e poi fui cordigliero .
Difetta
^-4 ■*
Parte Pfimaj« 4J7
Difcingcrlc rene.
E S fendo quello atto contrario menerà contraria fignrficatione > & -
accennerà diffoluteT&a* Ifaia deìThuomo giuHo diffe: Tfon feiuetur *
cingulum renum eius . Le vergini andauano anticamente cinte con vnau
fafeia di lana >coyl nodo d’Hercole, per augurio di felicità di prelevarne fu
Hercole,che hebbe fettantafigliuoli9ne queflo cinto era loro fcioltofeno
dal marito la prima notte9 che alla moglie s'accoftaua* come ferine Fefto
Tompeo^onde hebbe origine quelprouerbio: S ol u ere %onam\ per le uar
la virginità 9e però Gnidio :
C aflaqu e fa llaci gona recin fi a manti • a »
Et apprejfo ilmedefìmo Toeta Deianira dice ad Hercole ;
Tfec te M&onia lafciuamore puella, Mp.$>
Incingi gona dèdecuiffe pudet i £ Catullo diffe ;
Tefiiistremulusparens
ìnuocat tibi vìrgines
Zonttla foluunt ftnus. litaltroue;
Tarn gratumehmihi9 quàmferuntpHell&
Temici aureolumfuiffe malum
Quhd Zònatn foluit din ligatam •
Sàrà adunque queiì'atto di dipingere le renefegno nelle donzelle di no'gr
>& nelle donni di carnale eongmgimento*
Vi
siila? caia?
«W*fc
staa? ss*!? ogjiaj «Èia?
SW® <$«3» <£¥$)
ssaa? ?i*i? saia? '
£«¥*> i&tm <$ìfSd
e£*ì? CfM?
C&F9ò
DEI.
4 3 ? DclPArte de’ Cenni’,
DELLA CODA. Cap. XLVII.
s Della coda*
% òtrafcinarla coda.
3 Tirarli la coda trà le gambe.
4 Lufingarcon la coda.
' Della coda.
li huomim prudenti vedendo con quanta prouidéga
lavatura nella formatione di tutti gli animali era
proceduta y e come nella di fpofit ione de* corpi loro
era fiata à gli irragioneuoli cortefe di varij orna-
menti, che nell’huomo non fi ntr cuano Mimando di
operar bene quando le atttioni dell'ittefia Natura
vanno imitando , conforme à quello che Sciptones
ttppr e ffo Cicerone diceu a ; In hoc fumus fàpientes\quòd Tqaturam opti-
mam ducemytamquam Dtumfequimury eique paremusfperò fi come ntl •
l'ornamento della tefia con le Corone hanno le corna de quadrupedi imi-
tato » come già delle corna parlando fi diffe : Co fi in molte altre cofe y&
particolarmente hanno voluto ciò fare nell' imitarli nella coda > vedendo
come di quello ornameato conceduto à i pefei , à gli augeUi9& à quadru-
pediy tffi fclamentene erano priuiy e quindi è che non è dignità alcuna^
per grande ch'ella fi fia che non h abbia voluto quello honoreyche non\è al-
le priuate per fonema folamente à Vrencipiye gran perfonaggi conceduto ,
i quali non fob hanno voluto lacodaftrajcinareyma di caudatario ancora
prouederfiche al mintttem della coda loro fermffe , e pi re he fi cerne gli
animali irragkneuoii danno con la codafegno del loro dtfideno no altri-
menti di quello cbt fanno gli huemini con gli Occhi cefi Cicerone confir -
m *t*t a mando : Oculos autem iqatnra nobisy & Equo> & Leoni fetàty caudam »
auree ad motusanimorumdeclarandos dediti però di cefi fatti getti della
coda non è fuori dipropofito alcune poche cofe raccontare •
Strafcinarlacoda.
E Sfendo quefia coda , chefir afeino diciamo , fegno di graniti* e ài di-
gnità perciò è anco da' Trelati portata , e per la mede finta ragione
anco dalle nobili donne è ftrafeinata: e perciò C^iriofto u*ffe:
Vna che u fia tgud ceco fi gionga ?
Che
Parte Prima;.
439
thè por non voglia in eafa notte rfan%e>
T^e più del grado batter la coda longa.
Era anco anticamente fegno di meflitia, e proprio deltbabito funebre > co-
me inculto>ef enga alcuna induttriaformatOy diuerfo da quello che prima
era portato ; come boggidi l’vfano i gentil* buommi Vinitiani . £ nell* ese-
quie de* gran Signorie di gran Capitanti non fo lo a9 parenti ,ma a i Canai -
iixtteffi fi fanno qucflecodeftra[cinaretepcrò l*Ariofto parlando dell* ef-
feqttie dì Brandimarte diffe :
E i cattali; co9 paggi ri ano iljuolo
Radendo con lofk abito di duolo.
£ forfè che ciò è flato introdotto per accennar il fine della vita , cVè Uu .
morte , come la coda lignifica Tettremità della per fona , ò d9 altro negocto ^ ^ f
Onde fi leggeiConflituet te Dominus in caput, & non in caudam. Et è ah- euiir
coferitto : Longsuus , & honorabilis ipfe efl caput : & Tropbeta docens Jf«ia 9-
mendacium tpfe eft cauda.
Tirarli la coda tra le gambe.’
QVel io è ne 9 lupi gefto di gran timore ; e lo fanno quando ffauentatì # j #
fuggono per [aluarfi ; il che permetafora è traf portato à gli huo -
mintfugact, e timidi: Come Virgilio diffe:
Ac velut lilcjpnus quàm tela inimica fequantur 1 * •
Continuò in montesfefe aums abdidit alm
Occifo paflore lupusfmagnove iuuenco ,
Confciui audacisfatfbcaudamque remulcens
Subiecitfauitantem rtero,fyluafquc petiuit.
Che fu cefi dal T affo imitato :
Coftlupi notturni qu ai dicani
Moflrinfembian%a,per la nebbia ofeura ,
Vanno à le mandre,efpian com'tn lor Mentre
La dubbia coda reflringendo al ventre .
Dante d9 alcune anime dannate diffe:
Con ferpi le man dietro bauean legate ^nter. 14.
Quelle ficcauan per le ren la coda
E*l capo , & eran dinan^aggroppate.
Lufingar conia coda.
E Atto fadulatione ; laquale dice Iconio ejfer propria de 9 cani , men» . 4 .
tre con molti getti del corpo ,& mouimento della coda , i loro patro-
ni Infingano: onde s* originò il prouerbio: Cauda blandiri: Come fa-
ceua il cane di Tobia quando nel ritorno del patrone blandimento futi cau 1
da gaudebat . Et per fimilitudinc è flato denominato quefto vitto ne gli
buomini
440 Dell’Arte (ic’Gcnni^
huomìnr7ì che Gnidio alludendo diffe: ( *' . .
tett.i 4, Quin ettam hlandasmouere per aera catfdas,
{pfiraque adulantes cernitane ueftigia. Et Ariftofane lafciòfcritte :
In Equità. Qui cauda adludens eum cenam obferuat , amica ,
Te fp Mante aho.tua eduha deuorat ille.
Quindi è che nelle Corti gli adulatori fono detti canti palatini . Diògene fà
x Cognominato Cancri che cercando c Aleff andrò la cagione.gli diffe : Ter ^
che à quelli che mi danno alcuna cofa faccio ueggi \ &. à coloro che non
mi danno, lat fOyC mordoli:& bauendogli aleffandro per ifcherno, cornea
ad un cane .mandato una fporta d'offa. Diogene diffe al meffo che la portò:
Quello è ubo da cane.ma non prefenteda ffè . .Anco di quella fpecie dt fi-
mie che hanno la coda è particolar uitiofar inganneuolt ueqQ, & con la
coda adulare, onde hebbe origine la fauoladi Candulo>& dt Atta frate l-
U.che per effer folenmffìmi impofìori furono Gercopì dettt.e da Gioue in Si
mie conuertiti con longa coda y e perciò Cercopitici chiamati à che aW
ludè Mattiate quando diffe :
Calltdus emxus elidere fimius haflas
Sì mihì cauda foret Cercopithecus tram*
Parte Prunai.
44»
DITVTTA LA VITA. Cap.XLVIJL
i Della uita,
a Stardiritto.
3 Dirizzarti in piedi.
4 Staremmo.
5 Rfler incuruato.
6 Reftringerfi in fé ftefTp,
7 Star appoggiato.
8 Piegarti ad alcuno»
P Atterrarti.
10 Cader in dietro ,òauantif
11 Appiattarti.
X* Star coni grandi.
13 Pauoneggiarfi.
14 Volgerti ad alcuna coft,
15 Volgerti quà> e là.
16 Volgerti intorno.
17 Volgerti ad altra parte.
18 Sedere.
1 p Sedere in luogo altOjefublime»
20 Seder appreffoi grandi.
21 Seder folo in difparte.
2 2 Seder nel mezo d'altri,
x 3 Seder alla detira d'alcuno.
24 Seder alla menfa.
25 Mò feder,mò tiar in piedi,
26 Effere fcacciato di fede,
27 Afforgere .
28 Efferleuatoinalto.
19 II gefto d’dfer fanciullo,
30 Sudore.
31 Tremore.
3 1 Terrore.
j 3 Cader a terra tramortito.
34 Vngerfila vita.
35 Lauarfiiauita.
K fe k
'$6 Caual»
44 *> Dell’ Arte de’ Cenni,
%6 Caualea'rS
37 Pigliar aicuno in groppa.
38 Smontar da causilo.
59 Cauaicar la canna
-40 Metterli freno, e fpronare.
41 Raffrenar il causilo.
42 Andar in carroccia.
Della vita .
T^corche le nojìre membra fiano tra di loro e nella for-
ma,e nell'operationi molto differenti , tutte però fi co-
me cocorrcno alla formatone delThuomo\ cefi alla me
te, e volontà di quello concordemente feruono , etian-
dio in manifeiìare 1 concetti del noFlro animo con va-
rij, e differenti ge FU sin quel modo che fin" bora ho par-
ticolarmente dmoFìrato , mentre quafii fmembrando
quefìo corpo fon andato fe paratamente dechiarando 1 cenni di ciafcun
membro: ma perche alcuni gefli fono anco fatti da tutto Vhuomo,farà be-
ne, che bora , ricongiungendo quelle parti , vn tutto ne formi , imitando
quegli binatomi fli, che dopo hauer in molti pe^gj tagliato vn cadaun e^
rimi feono L'offa alle fue prime giunture , e tutta intiera l'orditura deli or-
po ci rappr e fontano • Be' geftì adunque di tutta la vita bora vengo à
trattare «
Star diritto.
P Propriamente Fìare fi dice qudlo,cbe Fìà rittoinpiedi)& è contrario
al federe. E però Tlauto diffe :
in Capi. Hi Bant hic ambo non fedente
E S. Gìacobo dice che fe nelle ragunan^e de gli huemini vani , e fuperbi
inep. &m. entrerà vn ricco, & vnpouerofarà detto al ricco: Tu fede hic benè> & al
sap.x. pouero:Tu fta illic . E S.Taolo dice: Qui Fìat videat ne cadat.QueFloftar
Cmm $ diritto è atto di magnimità, che non fi piega per contrario accidente ,c(b
me dice Horatio:
tiki.9p.i- qui fortuna ter efponfor e fu p erba
Léerum)& ereffum prafens hortatur,& optata
E parlando d'vn huomo ineffi orabile ;
tè^.od-iol^eqtie te munera,nec preces ,
tmffus p ola pallor amanti luM $
T>{ecviT Vicm peliti* farcita
Zumati*
Inf",
la
Parte Prima-*. 443
Curuat. Dàttte di Farinata degli Fletti dice:
Ma quell’ altro magnanimo à cui pofia
Ballato m’era non mutò affretto,
cangiò collo y nè mutò fua coffa* .
E anco atto di prontezza , e di velocità , e quindi è che *Anaffagj.o Tapeta
ordinò che quandéyneUa MeJJa era letto il Vangelo fi ffajfe in piedi > per
dimoftrar pronte zza di combatter , fefoffe hi fogno, per mantener la veri -
tà dì quello. Et in alcuni pae fi mettono la mano /oprala ffada,& in altri e. Apcft dt
anco la /nudano per lo mede fimo effetto* ccnfejift.i-
Dirizzarfiin piedi.
Q Vefio è atto di attentioneyeperò in quefiopropofitol^utor de9 prò- ’ *
verbi, /opra ilprouerbio: Et e Eli dice : Eriguntfe totosy& fummis ' * *
ncnnunquaminfi/lunt pedibus qui aufcultantyaut fpeffat auidius.E Cice -
rene dice y che dopo la morte di Ce/are rutti erano in fpem libertatis ere - in Tbilisi
Eli. Quando Ruggiero fu con or gogliofe parole da Rodomonte sfidato à
(Ingoiar certame dice L* Ario ffo, che
Raggierò à quel parlar dritto leuoffe . C. ^6, fi.
E Jcritto in Mheneoi Quod diElu mirumycum depreffi effemus,& capite
granato temulentia quotiesffeElaffemus aliquid eorumy quainfereban - "Dìpncfotb.
tur, omnes expergi/cebamurreEliyqmd dici folet [urgente s. Effendo cada ‘
to à terra EgcchieUe perl'borror che hebbe della diuina vifioneylddio gli
diffe:Sta fuper pedes tuos,& loquar tecum.Et il medefimo effendo inter -
venuto à Sanile quando perfeguitaua la Cbiefa,Ckrifto S.N.gli dtffe: St*-> ,
fuper pedes tuos. ‘ ^‘2
Star curuo.
Slcomt (lar diritto figni fica rettitudine d’animo y co fi è fegnodtanimo *
indiretto lo ffare tcrtoye curuo . E però volendo Gtu ffiniano Impe -
rator nel Taradtfo di Dante dire che fu da Agapito fommo Tontefice ri-
dotto alla buona fede Vanendogli leuata di tefia Eherefia à' Atrio ydice^i
che era prima (ìortoye che fu da quello Tontefice dirizzato:
Mal benedetto Agapito , che fue
Sommo Tdftoreya la fede j incera
Mi dirizzò con le parole fue. E Riffeffo Voeta in vn' altro luogo diffe:
Tratto m'hanno del mar del*amcrtortoy farad, té
E del diruto m'han pofio d la riva:
Que Ho atto di (lar curi40 accennerà anco vecchiezza>e Pcrà Ouidio diffe:
Dum vive sanimi que finunt tolerare labores Deart.
Jamveniet tacito curua JeneEla pede , £ Tibullo: aman.lt. z\
Et nondum cani nigros lafere c afillo sy l*. 3. tu y
KKK % % lec
44 4 Dell’Arte de ‘ Cenni ,
"H.ec venit tardo curua Jenttta pede '. Il Tuffo:
Cry.fl. 6y, Et io benché à gir curuo mi condanni
La grane età non fia che ciò recufi .
il Sannazaro nella perfona del vecchio Opico:
Et io per quel che veggio ancor comprendalo ,
Che fon pur vecchio, & hò curimi gli homeri
In comprar ferino, e pur ancor non vendalo .
Cornelio Gallo de frinendo il vecchio , tra l* altre cofe dice:
> Ifecccelum frettare licer Jcd prona fenefius
Terram,à qua genita eft,& redditura videi .
dice in prouerbio: Erige fcnemjper voler far ma cofa diffìcile, ciò è far
andar diritto vn vecchio curuo,che figmfica voler leuar d*vn9 animo qual
che vitto inuecchiato . Dante per efprimer vn’buomo carico di penfiert
diffe, che portaua la fronte bajfa ,e la vita curua come vn rnego arco di
ponte :
*HVg' l$' Seguendo lui por tana la mia fronte
Come colui che l*hà di per {ter care a,
^ Chefà dì (e vn me^arco di ponte .
E per atto dolorofo diffe Vropertio :
uh. 4. Denique quis noflro curuum te funere riditi
Eller incuruato.
"C sf€r xn ^efto modo incuruato, figmfica effer domato, e piegato , co
AdRom.il X-f medice S, Taolo : Obfcurentur oculi eorum ne videant, & dorfum
eorum femper incurua: eh' è però tolto da Dauidde^il quale in quefio flcf-
Pfal.62. fofentimento diffe . Mijerfa ftusftm & curuatusfum vfque in finem . E
Cap.j. nell" Ecclefiafiico e vfato quefìoincuruamento, in propo fitto di piegar i fi-
gliuoli nella loro tenera età , tolta la metafora dalle verghe , che gioui -
nette fi poffono facilmente domare , ma quando fono accrefciute , & in-
grojfate,malageuolmente ciò fi può farete perciò èferitto: Se tu hai figli-
uoli erudì felli , & curua illos à pueritia . E neliyffeffo libro nel mede fimo
Capi $o. propofito èferitto ancora . Tiega la fua cerulee nella gioutntù , e battigli
il fianco mentre eh* è infante, accioche non s'induri, e poi non ti voglia ce-
dere: Sicome il piegar la perfona, è atto che accenna parimente di piega-
re,& humiliare l’animo', cofi non fi piegare, accenna di non v oler compia-
cer e, ò effaudire alcuno-, Onde l'sArioflo diffe:
Terb chedi natura è vn poco rio ,
5*1 mi fi piega à la prima richieda >
■n* ; . .,.*>• i •
Reflri%
Parte Prima^ ir 44;
Reftringerfi in fe fteffo.
,Attb di raccoglier parimente la virtù dell'animo per far dìfcfa.Cicc -
rone cofì dijfe ; Quid e fi autem feipfum coUigere>wfi difjìpatas animi ^
Son. 88.
C .16- # 45
C
CAi/t.ii:
Mn. li*
parte s rurfum in fuum locum cogere t Et il Tetrarca:
Jfifìretto m guifa ahuorn ch'afpetta guerra . E l'^lrìojlo:
E sù ia lancia nel partir fi fìringe
E tutta in fe raccoglie la perfona. Et altroue:
Sta in sè raccolto Orlando, e ne uà verfo
Il fuo uantaggio>e à la vittoria affira. Et il T af]'o?.
Vaffeneil vaiorofo infenftretto ,
£ tacito , e guardingo al rifehio ignoto .
T ir andò Meffapo un dardo cantra Enca} egli
* S e collegit in ama
Toplite fubfidens .
Star appoggiato.
E .Atto di fermezza^ flabilità : e perciò nei rouefeio d' una medaglia
d'Opelio Macnno lmp.è una figura di donna,che rapprefenta la Dea
Sicure%za9cbe co'l braccio dejìro fìà appoggiata ad una colonna , & con
la mano fimfìra ad un'ba/ìa}con quefìe parole. SECVRJT^S TEMTO*
J\yM : e perche quella fermerà , e perpetua flabilità maffimamente fi
ritroua in Dio}del quale è feruta : Ego fum%<zr non mutor: però anco gli
Etnici nei loro fai fi Dei la deferiffero onde Gnidio dì Gioue dijfe che fìa*
ua appoggiato al fuo feettro :
Celfior ipfe locoxfceptroque innixus tburno.
Piegarti ad alcuno.
IL piegar la uita verfo alcuno è fegno di riuerenga} di f oggetti ov, e, e di 4 3 ,
adoratione.lfaacbe benedicendo Giacobbe gli di[fe:Ti ferumo i popo-
liate T ribu ti adorino: Sijfignore di tuoi fratelli y& meuruentur ante te Gtn. : 7.
fili) matris tua. Et in un' altro luogo èfentto : Feflinufque Moyfes curua - ] 4<
tu s e sì pronus in terrami& adorauit: Et in Giobbe fi legge , che all'ira di CaP' 9*
Dio nìuno può far refi/len^a, f otto il quale curuantur qui portant orbc?n.
Il Sannazaro nell'arcadia lafciò feruta :
Tenfando à l'opre lor ncnfolohonorole
Con le parolexma con la memoria
Chinato à terraxcome fante , adorole. il Tetrarca :
L'adoroxe inchino come cofa j anta . L'^driofìo di Ruggiero dice
Ogn'un lo riuerifce,efegli inchina ,
Che co fi vuoti innamorata Moina,
Met. 1 .
Egl.-f.
Con. 1 $2
C,7 ft.jo.
446 DeirArtc de* Cenni,
Atterrarti.
• 9 * V etto atterrar f, che da' Latini è detto prottrarfì , è atto di adora -
tiene ,ò di grandijjlma veneratane à qualche gran Trencipe , è be-
fjal 94. nefattore: Dauidde cantò : Venite adoremus>& procidamu$,& ploremus
ante Dominion. Mosè,& Miaronnefiicentiata la moltitudine , in taberna-
Num- io. cuinm f&deris corruerunt proni in t errami Et [applicarono Dio, che udif -
fe le grida di quel popolo, & chcgli aprifjfe il fuo teforo d'un fonte d'acqua
%Xeg-A> «piu ai Quando Elifeo rifufeitò il figliuolo della Sunamitide,dice la fcrittu -
ra9ch ' dia corruitad pedes Elifei,& adorauit fuper terram. Et nelT^ipo
CaP' 7 8 cal ffe èfcritt@,che tutti gli Angeli, che fiauano nel circuito del trono ca-
daune nelle loro facie & adorarono Dio:E Tfabu co dono forre commandò
Danni 5 . chg9cjuando 1 fuot fudditi vdiuano il fuono di varij ttr omenti ydouefj ero at-
terrar fi, et adorar la fua ftatua,altramHte farebbono pefli nella fornace ar
dente . Dopo hauer Efdra letto al popolo i libri di Mcsè,dice la diuina fcrit
tura , che quelle genti incuruati funt , adorauerunt Deum proni in ter-
ram. E di Tsf.SJfcritto che progreffus pufittum prociditin faciem fuam^j
Maub^. crans : Mi quale il Demonio sfacciatamente diffe . Omnia ubi dabofi ca-
dens adorauerisme.Et de 1 tre Magi dice il Vangelifia9che f [fendo entrati
Maith. a. nella cafa trcuarono G I E S V con la madre, & procidentcs adorauerunt
e firn. E co fi è detto del cieco illuminato, di Cornelio Centurione ,di Maria
ìòm ii. quando N*S. rifufeitò Labaro fuo fratello, & di molti altri. $ criue Eutro-
Lib. 4. ^ c{Jg gmì\j0 -paoio guerreggiando con Terfeo Re di Macedonia hauen -
dolo fuper ato,& uinto in battaglia e fattolo prigione*non lo trattò dura-
mente ,fed honorem ei * Aemilius non quafi uifto babuit;nam,& uolentcm
fibi ad pedes cadere, non permifìt,fed iuxta fe in fella collocauit • Traiano
Imp. hauendo fuper ata la Dacia, fece prigione Decebalo Rj ilquale venu-
togli auanti prcftrato à terrai' adorò* perla quallmprefa fu Traiano
Da ci co nominato. HjLriotto riceuendo que tta parola latina di preftrar-
ft nella noftrafauella, par landò di Zerbino liberato da Orlando dalla mor-
te dice^j :
c.iy&'ói Se gli fariaper honorar prottrato ,
Ma fi trouò f opra il ron%in legato .
il Tetrarca , parlando di quelli che hanno J cor fa rna gran fortuna di ma
2 re * ;
*m‘ ì2, Quando la gente di pietà dipinta
Su perla riua à ringratiar s'atterra.
Il Tuffo fa che Enfiano dice ad ^Armida, già delle fue beUe%$£ inuagbitOl
S 5» fà che fappia chi feiyfa ch'io non erri
T{e Ilo onorarti* e,s'è r agi ondati erri»
Parte Prima. 447
£ parlando della madre dì Clorinda :
Ouiuifouente ella s' atterrar e fifiiega c \1.ft.z3
Lefue tacite colpe , e piange , e prega .
V atterrar fi è anco atto di grande abìettione,e viltà , come amene ne gli
animali, che fenga gambe fi {ir affinano [opra la terra, e vanno come il fi r-
pe j erpendo ; pena datagli da Dio per hauer indotta Eua à perjuader *AdaG4n* **
mo,che mangiafife del vietato pomo dicendogli tu farai tra tutti gli ani -
mali della terra maledetto^ fuper peffus tuum gradieris . Cicerone au
tribuendolò all'animo difife : Sic te ipfe abijcies, atque proflernes7ut nihil
inter te, atque inter quadrupedem putes inter effe, Qjtefìo cader à terra ?arad.i«
è anco atto di fuenimento , per grandi ffiimo dolore s e però C^Ariofio di
Olimpia affiittiffima diffie:
Tutta tremante fi lafctò cadere. c. j Q.fi, 14
Lucano delle donne Romane addolorate perla guerra cìuìle dice.*
Ha lachrymis {parfiere Deos,ha pedore duro
lAfflixere folofiacerafique in limine [acro
jLttonit&fudere comas .
Cader in dietro, ò inanti.
LJL caduta in dietro è peffima\, perche chi cade non fi può con le ma- .IO»
ni aiutare ; come auennt a quei Giudei , che andarono per prender
quali hauendolo vditodne: Ego fum. abierunt retrorfum y<& ce~lo*n'^*
ciderunt in terram. Ma all'incontro cader in faccia èfegno d'allegrezza .
Quando effo N. S. fece quella memorabil trasfìguratione fopra il monte ,
i difcepoh battendo vdita quella voce, che della muoia vjci: Hicefiìfihus
mtus diUduSyìn quo mìbi bene compiaciti, ipfum audite: dice la Scrittu-
ra che Ceciderunt tnfaciem fuam. E di Ruthe èfcrittoycbe effendoic slatoRuth.x. c
concejjo da Booge che potefije le {fiche raccogliere , che rimaneuano die~
tto 1 metitoriydla cadens mfaciemfuam , & adorans fuper terram dixit:
Vnde hoc mihi, vt inuenirtm gratiam ante oculos tuos . Et JLbxamOyha-
uendogL detto Iddio , che gli darebbe vn figliuolo , del quale nafeerebbe
vna {Urpe regale . Ceciditinfaciem fiuam,& rifitin corde fuo . Memo-Gen . 17.
rabitefà la caduta di Danielle , quando vidde quella marauiglicfa vifione
dicendo :Vidi vifionem grandem> & non remanfit in me fortitudo , & e- Daniel, io.
marcui , nec babui quicquam virium , & iacebam conflernatus fuper fa-
ciem meam7& vultusmeus harebat terra . Quefìo cadere accenna anco
rinfìabihta della fortuna , e la fragilità ddl'humane grandezze • Botilo
diffc-, •
Qui cecidit {labili non erat ille gradu . De con f phi
Argante apprefifo il Taffio deplo rtmdola defiruttione di Gierufalemme. Up.lti, 1.
T enfio >
44? Dell' Atte des Cenni.
Tenfo9rifpcnde,à U città del Pregno
Di Giudea antichiffima Regina,
Che vinta bor cadeteti damo effer fottegno
Trionfa A- 1° procurai de la fatai mina. Ut il Tetrarca di CaHagine:
meu 2, Tre volte cade}& à ia terga giace.
Appiattarli.
• II. T * Mbbaffarfì è atto di nafeonderfi y che diciamo appiattarli :
jLj fiotto:
Mitri cade,altri fugge,altri s'appiatta. Et in vn’altro luogo:
Cti3.ji.6i . filtri sy appiatta in bofeo, altri tn fpelonca: il Tetrarca :
E lei non Siringi cha s'appiatta , e [ugge.
Si dice anco effer vna cofa piatta%ciò è nafeotta • L ’Mricfio:
z7 s tanga nel bofeo fra due monti piatta .
E della catena di Caligorante dice:
C. 1 5 M 44 gne ia trjta p0iuc jn modo appiatta.
Che chi prima no’l sà,non la comprende. E di Et adamante:
Quando vna cuffia d’oro , in che celar fi
Solcano i capei lunghi,e ttar dì piatto.
Star con i grandi .
;it. T 0 Star coni grandi è fegnod' effer bonorato , fi come l’allargar fi da
JL/ loro è fegno di riuerenga : E però l* biotto parlando di Carlo Im-
peratore dice :
Si diè lìcenga à chi non fe la tolfe9
Si che tetto Tettato i pochiy e i buoni:
Refiaro iTaUdinì,ei gran Signori .
La vilipefa plebe andò di fuori.
Il Tapa ha Camerieri d,honore,& anco altri che fono chiamati extra mii
ros . E diuerfi Trencipi danno titolo ad alcuni £ effer gentil' b uomini delle
loro camere . Dante fu bonorato dall' ombre di quei f amo fi Toeti che lo
raccolfero nella febiera loro:
- 4‘ E piu d'bonor’ ancor* affai mifennot
Ch’ei fi mifecer de la loro ghiera ,
Si ch’io fui (eSìoltra cotanto fenno.
M pprejjo l*Mrioflo l’Imperatore honorando Ruggiero, lofà rimontar à
r s ^cauallo,
E lo fa a par a par f eco ventre.
E dell'honore che fece ilRj jqorandino à Martano dice lifieffo Toeta :
C-il.ft. Seco il Rèvuolcb'àpar à par caualchi.
1 Dante volendo honorar Socrate ,c Tintone , parlando d’ infiorile dice,
F'artc Prima.
449
che gli erano più appreffo de gli altri.
Quitti uid'io e Socrate,e Tlatone ,
Che innanzi à gli altri più prefjo gliftanno* ,
Pauoneggiarfi . .
PAuoneggiarfe tteffo vanamente comefà il paltone > dal quale que~ ^ j , %
tta parola è toltale atto di vanità', perciò che que fio animale effe»*
do lodato fa pompa delle fue belle piume ,come dice Ouidio:
Laudata* ottendit auis lunoniapennas,
Si tacitus ffcffes lUa recondit opes,.
Tale era Armida della quale apunto diffe il Taffo:
l^e'l fuperbo Tauon fi vago in mcftra
Spiega la pompa de l’occb ute piume.
Cofì lshuomo vano quando è lodato fi gonfiale f a pompa della fua uanità :
Et molto più ciò fi uedefarfi nelle f emine le quali quando uedono d'ef -
fer rimirate, facendofi belle convengo fi getti fi fanno maggiormente uà-
gbeggiare9ejjendo uero come diffe Ouidio che
Speftatum veniunt veniunt fpcttentur utipfa.
Volgerli ad alcuna cola.
En Ceflo di riuolger anco l' animo à quella parte , doue fi riuolge la vi «
tas Co fi il Tetrarca:
Emetter del cielo io cbieggio.
Che la pietàycbe ti conduffe in terra ,
Ti volga al tuo diletto almo paefe. E Dante s
Qpprejfoda fìupor a lamia guida
Mi volfi come paruol,che ricorre
Sempre colàydoue più fi confida,
il Tetrarca diffe anco alla fua Laura ;
Ter cui dal mondo à te fola mi volfi . E Vjiriofip : .
Sauio chiunque à Dio ftmpre fi voife:
Iddio diffe à peccatori per bocca di ZachariaiConuertimini adme>& egp z*ck
conuertar ad vos.E Salomone pentrto delle fue vanita diceua : Cum
conuertiffem ad vniucrfa , vidi in omnibus vahitatem > & affi: tlionem Eccl. x.
animi .
Volger fi quà,e là.
IL volger fi mò in vna parteye mò in vn' altra impatientemcte, no trotta T • -
do npofofarà getto di ira,di dolor e3ò d'altra grane paffìoncd'animp) * J 4
ò affannone di corpo 3 che i latini dicono attuare, ch’è bollire ,ab aflùycbe è
il caldo : onde Cicerone diffe :llle cum a/tuar et rmbramfecutus efl.Et al^dcad.x.
itone :1 taque Attuabat dubitatone, verfabat fe ih vtramqnepartem . Et 4*
III Hora -
.14*
2£,
Far«dtzi,
.
$cn.$v 4,
G. 8. fi, 70.
I.
4jo Dell’Arte de’ Cenni,
Horatio deferiuendo l'inconfìan'ga,& inflabilitd d'vn'buomo dice:
s&f.ty.i. Aeftuat & vita difeonuenit ordine toto.
Virgilio di Enea trauagliato per la perigliofa guerra 9 che gli conueniua^
trattar con Turno dice:
jg9' Magno curar um flu&uat &fiu9
Atque animum nunc bue celerem,nuc diuidit illuc9
Inpartefque rapit variasfperque omnia verfat.
E di Didcne infuriata pereffer da Enea abbandonata dice .
— Varioque irarum fluttuat &flu.
il T affo di Rinaldo bramofo di battaglia:
Cofi dice egli;e*lgiouinetto in volto
Tutto fcintillay& ha negli occhiti foco :
Vorriagià tra ' nemici ejfer inuolto
Tfecapein fe,nè ritronar può loco.
Etaltroue ài Armida / degnata contea Bfnaldòche volea da lei par tir fi :
C,i6 ft.f 6. Ella mentre ilguerrier cofiledice
Non troua luogo torbida inquieta .
t Simile d quello che dice Virgilio delgenerofo cauallo:
Qt0Yg9 2; • — — Si qua fonum procul arma dedere
Stare loco nefcit. Ouidio di Hecuba afflitta:
Met.é. Tumidaque exafluat ira. E di Trogne:
Tri fi e parat facinusytotaque ex a fluat ira.
TSfoi con vaga parola diciamo, fmaniare: Il Boccaccio diffe: Mtfferne in -
uaght fi forte, che ne m enau a [mani e.Co forme d quello che diffe l'Ano fio:
c. 14. fi. 1. E fe ben com' Orlando ogn'un non [mania.
Cofigh infermi vanno menando fmanie dalla grautgfa deWinfirmìtà op~
preffiycome diffe Dante aWltalia:
Furg.6. % fe ben ti ricordile vedi lume 9
Vedrai te fimigliante à quell* inferma 9
Che non può trouar pofa in sii le piume ,
Ma con dar volta fuo dolore fcherma.
Il qual modo di parlare fu più volte daWAriofio feguitato } come quan -
dodiffc u :
c.is. fl,$& Come Cinfermo9chedirotto9e fianco
Di febre ardente vd cangiando lato
Ofiasùl'vno9òfia sù l'altro fianco
Spera kauer fe fi voglie9miglior flato'.
fu9l deliro ripofa ne fu’l manco9
E per tutto vgualmenfe è trauagliato . Et in vn'altro luogo:
ha not-
Parte Prima*.
41 1
la notte Orlando à le noiofe piume
Del veloce penfierfà parte affai ,
Hor quinti, hor quindi il volta, hor lo rajjume
Tutto in vn lo co, e non lo ferma mài,
£ di Br adamante per l*abfen%a di Ruggiero impaciente:
Di quà di la và le noiofe piume C.£*V**i|»
Tutte premendo, c mai nonfìripofa.
Ouidio vsò il mede fimo concetto quando dijfe:
Sum vacuits fomnoynoftemque longam peregi,
Laffaque verfati corporis offa dolent . Simile i quello di CatkUos.
Vt nec me mifcrum abus tuuaret
T^ecfomnus tegeret quiete ocellosi
Sed toto indomitus furore ledo
Verfaret cupiens ridere lucem .
Quella agitatone è Hata per fimilitudine attribuita alla fluttuatane del*
i* àcquea come fece Virgilio dicendo?
Turbidus hic cario, vafiaque voragine gurges
*4efluat. E Cicerone :
« deftus maritimi tum accedente s,tum recedentes . Et vn*altra volta: Vn ■ j itnat.dtt-
dique omnes venti erumpunt , [ahi exìftmt turbines, fernet aflu pelagus»fitm x.
per la medtfima ragione gli ftagni , e le lagune fono detti afiuavia, per che Dterat .3.
con vn f tuffo , e refluffo continuo , che fa in effi il mare, crefcendo, esa-
lando,in vno fiato mai non fi fermano, che fu cofi dal Marino leggiadra •
mente effreffo :
il mar fi cangiai volue
Di placido in cruciofo
E folne * moti fuoi trouaripofo •
Volgerli intorno.
NVma Tompilio ordinò nelle diurne cerimonie, che quelli, che adora - • 1
nano i Dei fi riuolgefferoin circolo , e poi fede fero : forfè per acce**
nate non efferin quefto mondo alcuna cofafema,e fiabile,& in qualfiufr
glia maniera Iddio riuolga la noftra uita , tutto douer efferda noi accet-
tato uolentieri: Q pur che dopo il riuolgìmento di quefii mondani tratta-
gli,desideriamo di federe in quiete, e rìpofare . E quello fu co fiume dimoi •
te genti : e perciò uno de* Simboli di Vitagorafà indorato circumaftus .
Del qual Simbolo tratta vlutarco allegato daWMutor de* proverbi * L
Tropertioà ciò alludendo diffe :
jlnte tuosquoties uerti me perfida poftes
Dcbitaque occulti suola tulimambus ?
Ili 2
S lieto*
m?' in
mlù"
’-W *
* i 7.
».
JEn» 6.
Mn. 7.
il 8.
T/4. i8,
T/4. 44
to.rie,
4fs> Dell’Arte de’ Cenni,
c*r SUetonio parlando dì Lucio :Idem miri in adulando ingerii) ,primus C&ium
C&farem adorari ut Deum infìituitycum reuerfus ex Siria nonaliter adire
aufus effet,quàm capite uelato,ciYCumuertenfque fé, deinde procumbens.
È fcritto nella Trcfetia d'Ifaia : Ifumquid contorefuere qua fi circulum ca
putfuumtcr faccum, & cinerem Remerei nunquid iRud vocabitisieiu -
niurn , & diera acceptabìlem Domino ?
Volgerli ad altra parte.
EGeRodi non uoler vedere, nèeffaudire colui, dal quale fi riuolgia-
mo,e ficome rìraouiamo da lui l'affetto no Rro , cefi anco l'animo ;
onde Gnidio:
In Uuum uerfor , cum uenit ili e , Ut us.
Ne gli antichi funerali s'offeruaua che il più Rretto parente del morto
per linea mafcuhna pigliaua in mano unafacclla,e riuolto con la faccia in
dietro, con quella il rogo accendea, e perche quejìafacella era di fune, da
quella i funerali furono denominati. La qual cerimonia fu ufi da Virgi-
lio deferiti a nell' effequie di Mifeno»
Tars ingenti f ubi ere pherctro
Tri Re minifierium)& fu bufi am mere parentum
^duerfì tenuere facem . Di Latino J{e,che nonuoleua aprir le porte di
Giano per denontiar la guerra ad Enea , per non ccntrauenir alla fide che
data gli hauea, il mede fimo Toeta dice :
Auerfufque refugii
E ceda miniflcria)& c&cisfe cohdidit umbris*
Sedere.
LiA fedia ifleffa è [imbolo di diuinità,e però Dauidde d'iddio diffe:Se -
des tua Deus in feculum feculi. Et vrìaltra uolta : Vfque in aternum
praparabofemen tuum,& adifiabo ingeneratone, & generationem fc~
dem tuam . E l’angelo Gabriello parlando di Chrifio S.l^.diff e alla B.
Vergine : Hic erti magnus,& fiìius altifjimi uocabitur,& dabit illi Domi-
nus Deusfedem Dauidpatris fui , & regnabitindomo lacob inaurnum.
EtilTetrarcadiJfe:
Di noi pur fi a
Quel ch'ordinato è già nelfommofeggio . Et un* altra volt al
*Amor che nel penfier mio viue,e regna ,
E'I fuo feggio maggior nel mio cor tiene.
E l'hauer fedia è hauer dominio, e refiden%a:e però Mnchife diffoRo di uo
ler morire per ueder la defiruttionè di troia dtffe appreffo Virgilio :
Me fi caIìcoU uoluiffent ducere vitam
Hasmibiferuaffentfedes. Et diffe anco l'ifleffo Toeta :
Tendi-
Parte Prima-» . 453
Tend'mus in Lattum fedes vbifata quietas 2En, 1
Oftendunt. I Confoli Romani nel principio del loro magi firato, perfe -
gno di ginn fdittione,e digrand’bonore [opra lefedie d'auoriofedeuanoyon
de Gnidio dtffe :
Et nona confbicuum pondera fentit ebur. E Vropertio : Jn F *
Et yeij ueteres>& uo$tMm Regna fnifiis, uh*J^
Etuefiro pofìta evalive a [ella foro.
Glifieffi Romani per gran fairne coflumarono di donar à i Re fìranieri
una fedia à'auorio , coft bonorando il Re Mafiniffa , & anco Siface dapoi Hu.Uk io)
che fi fu dichiarato loro amico, e de * C art agi ne fi nemico .EtàT olomeo Re fu MI pun.
d'Egitto , quando [eco rinouarono l* armati a%mandarono in dono una coft
fatta fedia.con una Toga,& una Tonica di porpora . Tra gli altri donile
priuilegi che fece "papa Aleffandro al Trencipe di y ine già in ricompenfa
d'effere da lui fiato refi imito nel Pontificato cantra l’oppreffìone di Fe-
derico Barbaroffa Impfà il Seggio, & il Guanciale d'oro, che tuttauia ef
fa Trencipe fà portar auant idi se con gli altri [noi regali ornamenti ,quan
do folennemente efee di palalo,
•Anco il federe iftefjoè atto di diuinità,eperò è ferino: Antiquusdierum
fedit. Et anco: Se de bit Dominus Rex in fiternum. E fi dice, Deum federe o™ 7.
fuper Cherubim per effrimer la pienezza della fua fomma fapien^a; della *8,
quale Salomone dtffe: Anima eius fedes fapietia. il T affo fimilmete difj'e:
Sedeua al fuo gouerno il Re del mondo .
Gli antichi Pagani fimilmentc dtpinfero Gioite fedente , per fignìficare^’,
che (landò egli npofato, & immobile dat cunei a moneti . E rapprefenta* Eoet.ltk i,
rono la DeaVtfìx con la Sedia. Il Taffo co fi deferi ffc Iddio in maefìà :
Stdea colà dond’egli è buono, è gi ufi o,
Da legge al tuttofi tutto orna, e produce ,
Scura i baffi confin del mondo angujìo
Oue fenfo.è ragion non fi conduce ,
E de l'eternità nel trono auguflo
Rjfflendea con tre lumi in ma luce
Ha [otto i piedi il Fato, e lavatura
Mini fin humih il motore chi'l mifiira.
E anco il federe atto di {labile fermerà , e però è fcrìtto che Efaia vìdit
Dominumfedentem fuper tbronum excelfum, atque fublimem,il che, per
tefìmonio anco d'Adamantio Significa il fermo, e fiabile imperio di Dio ,
Quefìaficure^gaye (labilità fu da Romani conquefio atto di federe ac-
cennata ne' rouefci di molte medaglie, come in quella di M. Aurelio An-
tonino con ma Dea fedente , con quefta in fenttione : SECyRlTATl
PURf
454 Dell’Arte de* Cenni*
TERVETVAE * Et in vna di Giulio Filippo +Augu(io è parimente unte*
Dea affettata con quefie parole: SECVRIT*ATl ORBIS. In una di C a*
r acalla è una tal figura,che \ landò à federe puntai piedi ad una colonna,
i& appreffo ni è fcritto : SECyRJT^ITI TERVETV AE, In vrf altradi
Gordiano è fimilmente una figura f opra una fedia con S EC V RIT AS
A'V G G. In Ferrara fi vede la flatua di Brónzo del DucaBorfo pofiaà
federe ; per dimoflrarc la fi eureka del fuo Rato , e come lo conferai pth
cifico e contento : onde VArioflodi luidijfe :
&-ì fi* 4I# — — Vedi il primo Duce ,
Fama de la fu a età, l’inclito Borfo
Che fiede in pace , E poifoggtunge :
Di quello Signor ffilendido ogni intento
Sarà cbe'l popol fuo viua contento *
Il federe maffimamente quando gli altri che fono nelTifieffo luogo fi anno in
piedi è atto di maggioranza , di fuperiorità , e di gran dignità , e però S.
c»p. 7. Giouanni nell* A pocaliffe dice : Salus Deo no fìro,qui fedet fuper thror.u 9
& omnes Angeli fi abant in circuituthroni\ Onero quando gli altri fiedo-
no, ma in luogo molto inferiore: e però innocentio Vapa lafciò fcritto, che
C. Solite de Vlmp.faceua male à permetter che ti Tatriarcadi Coftantinopolì :iuxta
m^ior. & fcabellum peium fuorum in [milìra parte federet . De* Trencipi ancorai
ded. proprio il federe, e di perfone grandi, & honorate , & accenna dominio ,e
fignoria , Ouidio delRe diffe:
Ipfcfedens folio Tereus fublimisauito .
Et il Tetrarca cefi Finte fe dicendo :
€an*, 44. Elei mego del mio cor Madonna fiede .
Ciò è fignoreggia , e regna. In una medaglia cti Tito Imp . èvna figura di
donna incoronata, che fiede ( opra tljnondo,& ha nella mano defira un’ha -
fta,e nella fimfira il Corno della douitia con quefta parola ITALIA* per
accennare che Vi talta era del mondo [ignora ,
Tarticolarmenteil federe è proprio de* Giudici , e perciò Chriflo S, 7^,
Mctuh 9 & àiffe ày fuoi difcipoli , che in premio d’hauerlo in quefio mondo feguitato :
39.0» Lue , cumfedentfihus homims m fede maieflatisfua ,fedebitis & uos fuper fe-
desduodecim indicantesduodecim tribus ifrael : E ne gli Atti degli Apo
Cap, 11, fidi i fcritto che Herode vcfhtus utfte regia fedtt prò tribunali . Iethro
dimadò à Mose fuo cognato, perche co fa egli folo fedeffe,& il popolo à lui
tkod. 18. concorrerai quale egli rifpofeypercbe era Giudice tra di loro, E Dauidde
jsuth.vtabdiffe : Sedifli fuper thronum quiiudicas luftitiam. E fi dice, come per prò»
ìllujh .& i^uerbio, che Aduocatorum efl Ilare, & ludicum federe : & è fcritto nelle
Accwf, leggi, che i Giudici debbano giudicando federe* Dante per quefio rifpet -
Parte Prima^ •
455
/o diffe una volta :
Hortu chi sè, che vuoi feder àfcr ama , Parai.:*,
Ter giudicar da lungi molte miglia ,
Con la veduta corta d'una J fauna .
£ dcuono anco i Giudici federe , perche fedendo , & quìef tendo anima fit
prudcnsycome dice il Filofofo : ma i Rei deuono flar in piedi auanti il Giu-
dice,fe però non fono in dignità coftituiti> perche non deuono patir la pe-
na, & ingiuria di non federe prima che ftano conuinti , ma però (ledono in
luogo inferiore al Giudice . £ Baldo iui dice che ciò fi deue offeruar anco LQuotiesC*
ne" Vefcoui. Quindi è che ficome la ulta attiua è figurata nel moto , coft Uubifen*uutl
contemplatiua nella quiete , che fu dal Vangehfta accennato nelle perfo - ci*TiSt
ne di Marta , e di Maria quando dtffe: Marta , ut audiuitfquia 1 E S V S banani
venit,occumt iUi: Maria autem domi fedebat . Ver quefto mede fimo riflet-
to fi dice,Romanos fedendo uictffe,ciò è maturamente confutando. Seruio
f opra quel luogo di Virgilio ;
- — Turnus facrata valle fedebat. -, ^
Interpreta federe, prò confihum caperete perciò è con miSterio fcritto nel
Vangelo, che colui che vuol edificare vna Torre deue prima fedens coni -
putarefumptus: E quel Rè, che vuol far guerra con un'altro Rè, deue pri • lue. 14,
ma fedens cogitare f e può con diece mila opporfi à queUo,che uiene contro,
di lui con uenti mila. Et Iddio diffe à Mosè.Erunt nerba hacrfuti ego prét Qeuier . 6>
apio tibì in corde tuo,& narrabis eafilqs tuis,& meditabens fedens in do
motua. L’Mlciato in vnfuo Emblema, nel quale tratta del Senato d'vn
buon Vrenctpe dice \ che il federe è fegno di granita, e di Stabilità, & apun
to de Giudici dice :
Cur re fidenti quia mente graui decet effe quieta
iuridicos animo, nec variare leuu
E particolarmente diciamo i Vrelati federe, e flare alle loro ro fidente, & i
Giudici di queSìo Sereniffìmo Stato Vinitiano , dal federe con i loro [{etto- pAri 7.
ri, fono detti Mff'efsori . Scriueil ChaJJaneo chei Giudici deuono multar ifid. 5.
Dottori à federe , quando vanno à loro innanzi Hbora del giudicare, yir*
gilioper effr intere, che la fenten'ga era bene Stabilita dice:
— Vbi certa fedet patribusfententia pugna. jEn. 7.
E per eff rimer vna [oda ,e ferma rifoluticne:
- Si mihi non animo fixum immotumque feder et* Mn. *
T^uma Tompilio , come Vlutarco ferine ,foleua dire : Deos adoratati fe -
deant; per ammonir quelli che facrific aitano, chenon volejfero ciòfare^t
tamquam aliud agentes,ma attentamente, e ripofatamente;E perciò qua-
doti Tonte fi ce tncominciaua il Sacrificio i Mini Siri gridauano ; Hec-age .
Siedono
4j<5 Dell’Arte de5 Cenni.
Siedono anco tal'bora quelli, che penfano , ò confali am dì mal fare . Ùa*
uidde diffe : Sedei ininfidijscum diuitibusin occuitis vtìnterficiatinno -
centem : Et anco i J^on fedi in concilio uanitahs , & cum iniqua gerenti-
bus, non introibo, ediui ecclefiam malignantium: E t cura impijs non fede-
ho. Et altroue : Sedens aduerfus fratrem tuum obloqueris, ciò èpenfata-
mente, e deliberatamente, non per (abito [degno, è repentina ira , E anco il
federe proprio de ' MaefiruOnde èferitto di 'bf.S .che (eiens docebat ecs :
& egli diffe , che fuper catbedram Moyfijederunt Scriba, & Thanfei : E
però a3 Dottori è concefja [acuità Catbedram magiflraiem afeendendi ,
ciò è d'infegnar àgli altri , Dante d3*4n(lotile diffe ;
Vidi il Maefìro di color ebe fanno
Seder tra filofofìca famiglia.
Vano di federe è anco fegnodi yipofodopo la fatica, come èferitto diT^.
S- che fatigatus ex itinere fedebat fu fuprafontem , quando conuertì leu
Samaritana . Virgilio di Hcrcole fianco dal cercargli armenti da Caco
rubatigli dice che:
Veffus ralle refedit.
EValemonè diffe à Dameta , effendo ambedue fianchi , & affannati dal
caldo :
— In molli re fedimus berla .
Et il Tetrarca parlando co*l luogo^ue la fua laura tafhora fianca ertu
f olita di npofarfi diffe :
Frefcoyombrofo, e fiorito, e verde colle
TrionfJi Ou*hor penfando,& hor cantando fìede
mortxap.i. E perche il cielo è per i buoni luogo di ripofo eterno, dice il mede fimo
Toeta, bramando d'effer morto prima dell'amata fua donna chepotea pri-
ma di lei andare
jl veder preparar fua feàia in cielo.
E per la medefma ragione d>ffero i morti federe , per fignificar vn lungo
ripofo\Onde Talinuro apprefjo Virgilio diffe :
Sedibus vtfaltem placidis in morte quiefeam.
Il federe accenna anco pigritia, & odo: E però l* Melato in vn* Emblema
della Tigritìa diffe s
Ohi f qui s iners abear, Efamin Chaenicefigerefedem
j^on prohiebent Samij dogmata fanftafenis.
Surge igitur duroque mavus adfueffe labri ,
Det tihi dimenfos crafhna vt bora cibcs. Virgilio :
Oda qui rumpet patri &>Y(fidefque moutbit
Tullus marma vircs . E netta Ceorgica :
— Ali-
l 'fui !£.
'Bfzl
Tfal. 49.
ÌQ 45» 8.
Matti >.23.
infir.n.
JÈn. g.
Eclogi.
CanXi» 45 *
Mn-,6.
Mn, 6*
Parte Prima,.
4J7
tib>i
— jilitwtvitium, viuitque tegendo
Dammedìcas adhibere manus ad vulnera paflor
a Abnegat:Etmeliora Deosfedet omniapofeens . .
S.Taolo:Seditpopulusmanducare, & bibere > & furrexerunt hi dere . E *•
Ai o j<?\* TS(unquid fratres vefìri ibunt ad pugnava i & vos biefedebitir ? E Sum.^ *.
Ddnf e lafciò fcritto:
Diff e' ImaeflroyCbe figgendo in piuma infirmi 4.
In fama non fi vien, nè [otto coltre*
Et il Tuffo della Grecia che non volle mouer tarme centra il commune
nemico quando batteua i fuoi vicini dice :
E pur quafi à ffettacolo fideflh C.lft.fiì
lenta affettando de9 grandetti il fine .
Tolto da Virgilio che fà dir à Turno :
— Scdeantffeftentque latini itn. 1»;
Et folus ferro crimen commune refellam.
UtArioflo deWifleffa Tigritia parlando la pone i federe»
Da l'altro la Tigritia in terra fiedey C.14 fl.fj*
Che non può andar e>c mal fi regge in piede .
Turno rinfacciando i Configlieri del Uè Latino perche tratt afferò dipi ■
ce , mentre effendo Enea all' e fpugnationc della Città , bifognaua combat 2
ter e, e non perder il tempo in con figliar ,dice:
Cogite concilium,& pacem laudate fedente s>
lUi armis in regna ruunt.
E anco atto di giacere in qualche miferia, e calamità: Come è fcritto nel
Vangelo del cieco nato : ifon ne hic eflyqni fedebat}& mendicabat. & in te un. $
vn' altro luogo è detto : Illuminare bis qui in tenebriti & in vmbra mor • Luc •
tis fedent . Et fedentibus in regione vmbra mortis lux orta eft.Edi Giob-
be fi legge, che nella fuagrandiffma miferiajedebat in fterquilinio. Virgi-
lio in queflo fentimcnto dìffe:
Sedet,aternumque fedebit je*. 6 .
Infalix Thefius. E Tibullo:
Illiusad tumulumfugiam fupplexque fedebo.
Et mea cum muto fata querar cinere. Li^ 2 f
Tfelle donne il federe è flato tal'hora atto di nafeondere le loro parti dif-
honefle,come quando l'^Ariofio dìffe:
Giuntine lavalleatrouan tre donne, _ „ t
Che fan quel duoloy affai ftrancin arnej è * *%
Che fin' a Tombilico ha lor le gonne
Scorciati non Jo chi poco cortefi;
E per
Mmm
41 8 , Dell’Arte de’ Cenni }
E per non faper meglio elle celarli,
Jòedeano in tenace non ardian leuarfi. E poi Soggiunge:
Cefi quelle tre giouani le cofe
c Secrete lor tenean fedendo afeofe»
Confìmile pretelìo d’boneltà Rackclle fingendo d'effer menfìruata non lé-
Sen.]!, uandofi da federe alla preferita del padre occultò il furto de gli Idoli , che
fottodife teneanafeofìi .
*He paia merauiglia , che quello atto di federe, & altri ancora , acci n-
ninopiù cofe, poi che quello etiandio auiene di molte parole ,ihc hanr.o
equìuoca fignifi catione, le quali però fecondo la foggetta materia propria-
mente s'intendono.
Sedere in luogo alto,efublime.
Q Fefto è atto à' JlltCT£a,d' Eccellenza, e di Sublimità: è fcritto in E-
faia:Fidi Dominum fedentemfuper folium excelfum,& eleuatum*
Virgilio:
jEn-i* — — Celfafedet^colusarce i EdiDidone:
i • — Media tefìudine templi
Sepia armis,folioque alt è fubnixa refedit. Il Taffo del Rè d'Egitto.
C, 7 ft.ip. Egli in fublime foglio, à cui per cento
Gradi eburnei sajeende, altero fiede . , Gnidio di Circe:
Met.%, — Tulchro fedetiUa receffu
Sublimi folio» E Lucano diLentulo:
Harfal.f, Lentulus e celfafublimis fede prò fatar.
Seder apprefiò i grandi .
-IO* T I federe appreffo quello , che è primo è atto di grande honore : E però
cap. i . i nell'*Afocaliffe T^S.dice : Qui vicerit dabo ei federe mecum in t bra-
no meo,ficut & ego vici,& fedi cum patte meo in thronotius»Faraone
diffeà Giof e ffo:Tu fiatai meco algouerno della mia cafa.e tatto il popo-
lati renderà obedien'gay no tanta Regni folio tepracedam» Vincilo:
Ctij.ftjo» Sedeua in tribunale ampio, e Sublime
Il Re d'africa, e [eco era l’Hiffano . Et in vn* altro luogo:
CoH Senapoiaffif e Solamente
tip» Il Duca jfflolfo.
E parlando dell'honore che Carlo Imperatore fece à Mar fifa :
C.j . E che fedefje à lato fuo poi volfe
Sopra tutti i Rè,Vrincìpi,e Baroni .
E parlando dell'honore che fece il Rè N or andino à Martano. fi mando che
eglifoffe Grifone della giofir a vincitore, dice:
Gtf fl.i % i in granfauor,dopo'l Rè è* primo afflo.
Et il
Parte Primsu • 45$ .
Et il Tuffo di Pietro Cor figlierò alTlmprefadi T erra [anta dice
Che primo fra9 Principi d conftglio C*K
S edea, del gran paffaggio autor primiero . ' . . m ?
£f è ferino, eh e Regina fedebat iuxta B,egem Mtaxer[em.& fà à queflo ''V*™' > •
proposito quello chedice la legge che Seruius Sulpitius in caufis orandis L l f
primum locumyaut certè pofl M»Tullium , obtinebat . £ / Imperatore V0m ristar,
tendo Significar L'honor e che riceuono quelli che fono appreffo la perfonaL* vnicac,
fua dice:Quos nofiri lateris comitatus illustrai, rumtib'il*
Seder folo in difparte. •!»!*
Egitto di gran dignità , m modo che gli altrinott fiano degni d'acco -
fiarfegli. Il Tuffo del Bj d'Egitto dice ;
£ fra le gridale i fuoni; in me^o à denfa
Mobile turba il ÉJ de9 Bjfi parte ;
£ giunto à la gran tendala lieta menfa
P\accoglie i Ducile fede egli indi fpartel
E Dante per caufa d'honore del Saladino Soldano di Babilonia, chi linfe t
priuò del fiegno Guido Bjdi Gierufalemme,dice: Inferii
£ folo in parte vidi il S aladino »
il federfolo èancoattodifiarinfilentio ,e di penfare profondamente, e
perciò nella diuina ferittura fi legge : S edebit folit ariti sy & tacebit,quià •
leuauitfe fupra fe , Cofi il Petrarca vsò quefia parola di federe, per [lare
in filentio ; Sonori
Qui cantò dolcemente, e qui saffifel
Ponendo quelli due verbi per ambiteti, e contrapofti: E diffe ancora: Sen.i^i
La'v'io feggia £ Amor penfofo,efcriua .
Seder nel mezo d'altri,
LOflare,ò federe nel me%p degli altri è,per rifletto del luogo più degno
atto d'honore ; £ ferino nell' epocali ffe che S. Gio . rapito in /pirite Cap, 4*
vide in Cielo vna fedia,& fupra [ed$fedens:e poi foggiunge, che d'intorno
quefia fedia ne erano altre ventiquattro , / opra le quali fedeuano venti-
quattro vecchi ve Aiti di bianco , e di corone d'oro incoronati . Ouidio, vo-
lendo con dignità rapprefentare il conciftoro degli Dei, diffe:
Bis f ex c cele fies, medio Ioueffedibus altis . Met 6t
jlugufia grauitatefedent . Et vn' altra volta :
— — Medio Hex ipfe refedit Met. 7,
\Agmine purpureusffceptroque infignis eburno .
Virgilio dice che il Bj Latino, facendo alla fua prefen%a introdurre Enea,
Solio mediusconfeditauito. j£n,?:
Mmm i £pfr-
. il >
4 to
DcirÀrtc de* Cenni,
E perche, come s’è detto, il feder in luogo più degno i atto di maggior di-
gnità',perciò appreso i Rintani à rimirargli JpettacoliJ Senatori fedeua-
' ”0 nell'Or che lira, ch’era il più nobil luogo del Theatro'finde èferitto in
\ un ^ *e SuctonioiDeinde in Orcheftram fenatus defccndit.Et i Caualieri fedeuano
jEx l. luliJn quatordeci gradi del Theatra ; di che ime fe Giuuenale quando dijjc;
Teatrali. office f ammani,
sai. 14. Bisfeptem ordimbus lexdignatur Othonis .
Seder alla delira d’ale u do.
.X 3. 10s ^tod’honore, e d’amor grande : e però èferitto: Chriflus filìus Dei
Matti. 16. " fedet ad dexteram patri s . Et ejjo Sig.no flro dife fltffo diffe: Sinodo
jld Cchjf.i uidebitis filium bominìsfedentem à dextris virtutis Dei. E S.Vaolo: Oi<z
furfumfunt quirite >vbi Chriflus e fi, in dextera Dei fedens : Et yn’altra
j 1. Ad He. voltai Sedetad dexteram maiefìatis fn excelfis . E S. Stefano quando era
èr.i. lapidato diffe, che vedea i Cieli aperti) & Ufum flantem ad dextris Da •
A&.ap.i. cofi Berf abea effendo andata à Salomone fuo figliuolo all’hora ch’egli era
afeefo al Regno, dice la fcrittura,che fedit Rex fuper thronum fuum , &
pofìtus efl tbronus matti Regis , & fedit ad dexteram iliius:ne perciò il fe-
der dalla parte deflraè atto di precedenza quando il Trencipe fitde nel
fuo throno in maefìà',ma è luogo primo dopo il Trencipe, e fecondo è quel
lo che [tede dalla parte ftniflra , come volea la madre de i figliuoli di Ze-
bedeo , che fede ff ero fuoi figliuoli quando diffe à S . Dicvt filijmei fé-
deant vnus à dextris , & alter à ftnìflris .
Seder alla menfa.
14.
l.Reg 9.
Satin
ATS^co nel feder aUamenfa è d’bauergran riguardo : Siede prima il
piu degno, e nel primo luogo : e poi ordinatamente fecondo le loro
prerogatiue fiedono gli altri. Samuelle per caufa d’honore diede à Saulle
in triclinio locum in capite eorunr, quifuerunt inuitati . E i’^neflo diffe:
Che gioua à me federe à menfa il primo,
Se per quefìo piùfatio non mi leuo ,
Di quel eh’ è flato affifo à mezp,òadimo ? N.S.diffe che i Scribì,&i Fa -
Matib. %$' yifei ambiuano: primos recubitus in canis , & prìmascatbedrai in Syna-
gogis . 1 Trencipi d’Italia cofiumano di far mangiar feco alcuni ò parenti
loro,ò di gran [angue, ò di gran dxgnìtàima quefti fiedono alquanto dopo:
Et molto prima fi leuano , blando di dietro , e d’intorno al Trencipe fino ,
ch’egli forge daUamenfa . Gli antichi Romani offeruarono il contrario Ie-
ttando prima i più degni dalla tauola', argomento delia loro fobrietà", dando
àlquefìo modo buon’efj empio à giouani j de’ quali parlando Val Maffimo
dice :* Imitati ad canam diligenter quarebant, qui nam ei conuiuio effent
ipterfuturisne fenioris aduentum difeubitu pr&currerent,fublataque men
faprio -
Parte Primà^ . e
fa priore} confurgere 3& abirepatiebantur . Reliijfimo amwaeBramen-
to habbiamo nel Vangelo ouedice Chriflo S.^.T^e difeumbas in primola lutXi*
co', accio che, venendo perfonapiù degna, non ti fia dette’, Da buie locum', &
incipias cum rubare nouifjimvm locum tenere ma uà ad occupar Eviti-
mo luogo, acciò che il padrone ti dica’, jtfeende fvpenvs:Che à qucHo mo-
do erittibi gloria coram fimul difcumbentibus. Vn Dottore zoppo, che po
co valeva, & molto pretendeva, multato con altri ad un conmto , volendo
feder tra i primi , il padrone gli dtjje , che fi affettaffe al fefto luogo che.
quello era fuo proprio: egli in quello fedè;e poi mangiando dimandò al pa-
drone con che miherio gli haveffe il luogo fefto a/Jegnato: il padrone d^ffe:
Credea che lo [ape He, emendo voi buon verfìficatore,hauete pur la regola >
che dice:ls(u!la certa datur fedes,n.ft fexta,trocheo : Ch’è un piede di due
fillabe E una lunga, e l’altra breve’, come erano le gambe del Dottore, il qua
le moHrando d'bauerft à male di queHa argutia , fece maggiormente ri-
der la brigata » Grand’honorefu quello, che fu fatto à Confaluo Ferrando tl cìouio
detto il Gran Capitano , quando fu falò chiamato à mangiar alla menfa di
due grandi (fimi Trencipt Ferrando Rè di Spagna , e Lodouico Rè di Fran * * Q9** HOm
eia, mentre à Sauona cenarono infieme',del quale E Jlrioflo dtffe :
Ma Confaluo Ferrante , oue ho lafciato C. 16 fi,
Vtììfpano honor, che in tanto pregio u’era i
E non è dubbio che l’effer ammeffo à mangiar con ì Grandi non fta afte di
grande honore: e però Virgilio fà che Eolo dice à Giunone :
Tu mihi quodemque hoc regni , tu feepra louemque JEn. i .
Concilias'ftu das epulis accumbtre diuum.
Sicome in molte altre cofe appreffo diuerfenaticni fono flati vixrij ì co Hi*
mi, coft nel federe alla menfaipertbe noi fedendo f opra le fedie, detta tam-
ia pigliamo i cibi . 1 Romani coricando fi [opra alcuni ietti , & appoggian-
do}* [opra il ftniflro gomito, e con la deHra mano pigliando i cibi , à queflo
modo difeumbebant . I Turchi fanno in terra la loro menfa : E degli He -
brei è fcritto : Vtinam mortui effemus permanum Domini in terra Megy^od. i*»
pti , quando fedebamus fuper alias carnium , & comedebamus carnem in
[aturitate^.
QueHo atto di federe hà i fuci termini fi intorno il luogo, perche il pià
degno ha ilprimo,e precedegli altri: E però ferine Dione, che tra gli altri
honori,che da’ Romani furono conceduti ad Ottavio xAuguHo dopo la vit-Lib, 49]
toria , che hebbe contra Sefìo Tompeio,fà prirnum locum in confeffu . E*
ethauer anco riguardo alla differenza delle fedie,perche altro è il federa
in fedia, altro infeggiola,& altro infeanno . Mncora è d’aver tir e, eh e nelle
fedie può efferdiuerfità etiandio per lo guarnimento , che altre fiano for-
nite
*
4 6 1 Dcli'Àrtc de3 Cenni ,
nite di fetale à'orOjdltYe di cuoio, ò difemplice legno: E vi può effer anco
diflintione quanto alla pofttura , fe è à mano delira, ò à finifiraffe in luogo
piu, ò meno eminente, e riguardeuole . Il più degno ficde prima ; l'inferiore
più tardona molto inferiore affetta che glifia commandato, e con atto hu
mile i e gefio riner ente s' affetta, E dette Ilare affettato, non come fa il vi -
lano con vna fola natica [opra la panca ', nè come Titiro diflefo all'ombra
delfaggio;nè come nella barberia con le gambelarghe, ò incrocicchiate , ò
dimenandole , come fanno ipa^%i:ma condegna , emodefia pofttura non
fuperba, nonvile, non affettata . Menni Trencipi d'Italia co fiumano ,
quando danno breue andienga à perfone dì non molto grado di fìar nelle
lor flange nè in piedi, nè affettati, ma advn tauohuo appoggiati, per non
far aff ?ttar coloro che trattano [eco, non volendo per modeftia ne anco efji
affettar fi, nè meno per dignità ftar in piedi .
Mò ledemmo fiar in piedi.
A Ccennaincon fianca ; come diffe Salufìio contra Cicerone . Miud
JLJL flansaliudfedensloquitur» E Cicerone riprendendo in altri quefto
rido, che fecondo Saluftio anco in lui era diffe: Seffiones quadam, & fle -
Definii. j. xi,fraffiquemotus, quale s proteruorum bominum ,aut mollium effefo -
lent, contra naturam funt . Ma quefto attofù dal Tetrarca nella fua ama-
ta Laura lodato, perche ne gli amati f oggetti tutte le cofe piacciono di-
cendo:
E*lffdere,eloftar,che ffeffo altrui
T offro in dubbio à cui
Doueffe il pregio di più laude dar fi.
Gnidio configlia vn' amante à fìare, ò federe fecondo ebe alla fuafiatura
più fi conuiene,feffi grande dicefta diritto facendo pompa della tua bella
perfona,ma per lo contrario:
_ Sibreuis es fedeas:ne ftans videaris federe.
Tfear.atn,} J J
Effere /cacciato di fede.
OVefto atto d'effere [cacciato di fede fignifica effer priuo d'honore, e
di dignità :& perciò fi legge nella diurna [crittura: Depofuit poten -
Eccho. tes te fate, & exaltauit humiles . Et anco: Sedes Ducum fuperborum de -
flruxit Deus, & federe fecit mites prò eis.Mmida appreffoil Taffo dolen-
doli d’effere fiata cacciata del paterno B^egno , e pregando Goffredo ari -
mettergliela dice:
40. “Per te JPero a cqttiflar la nobilfede ,
E lo fecero regai de miei parenti :
Io te
4^3
Parte Prima.
Io te chiamo yin tefperoyìn quell* altezza
Tuoi tu fol pormi}ondefofpinta fui.
Aflòrgere .
O Veli* atto di leuarft da federe per incontrar alcuno è d'offeruan^a, .17.
ed honore: e però leggiamo: Cor am cano capite confurge. Et ancotLeuit.ip,
Videbantme iuuenes, & abfcondebantur , & fenes aff urgente s lìabant .
Virgilio:
Vtque r irò phàtbi chorusaffurrexerit omnis .
VArìoFìo in più luoghi offerua quella ere unicorne quando dice :
Et elle fi leuaro immantinente,
E lui rif aiutar benignamente . E dì Ruggiero:
Douunque il rifo driìga il Taladino .
Le u a fi oggvno e gli da larga firada . £ di Br adamante:
Cortefemente à lei}che la faluta
Si come gratiofajC affabil era ,
Si lena incontrale con faccia ferena
Viglia per manose feco al foco mena,
£ del Bj TSljrandino quando honorò il rii Martano [limato Grifone dice:
QuelBj cortcfe incontro fe gli leua. cA7.fl.1ii.
Gn • Flauio Edile Curule andato à vifitare rnfuo collega infermo , entra-
to nella Fianca doue egligiacea con molti giouini che feco flauano feden-
do : perche Flauio fùferittor de' libri ,edt padre libertino 3 dice M*Gel-li*'l'e* 9*
lio che contemnentes eum affurgere ei nemo voluit : ma egli fattafi por-
tarla fua fede Curule , in quella fedendo >con pompa della fua digni-
tà , la mala creanza de*giouani tacitamente riprefe . Innocentio Vapa
à Conftantino Imperatore fcriuendo tra l’altrccofegk diffe, che I{eges & c. {chiesi*
Vrmcipes Mrchiepifcopis,& Epifcepis fuisficut deb$t2reuerenter affur - rnaicr. &
gunt.\jl Virgilio , che in Theatro i fuoi verfi recìtaua , per fegno di gran- htA%
d’honore,fi ride tutto il popolo Bimano afforgere9comefaceua aUs impe-
ratore^ dicono i Dottori che quando il Trencipe è [aiutato da perfonc il- 7w 1 I#c
luftri deue afforgere. ftni.pafi.
Effer leuato in alto.
QVelìo è atto che fi fa per caufa di grande honore ; perche ftcomcj n 1
fabbaffare è atto d?humiltà>e d'abiettione, cofi {'inalare è d'bono - * * * •
re}e di grandetta; e perciò è flato introdotto di darà' gran Trencipi il ti-
tolo à'jlltei£a9e di Sublimitàyche è proprio delle alte torri > e degli emi -
n enti monti; onde l'Mriofto diffe :
Né nobiltà, nè altezza di corona » C, 44.7?, £4
Ch* al rolgo [ciocco abbagliar fu ol la uijia »
E per
Zogl.;.
C.lZ.ft.Qt»
C.itft.
I48.
4^4 Dcli'Attc de’ Cenni.
E per queBo quando alcuno era dichiarato Bj, o Trencipc grande>e [fen-
do nelT effercito era pottofopra un clipeo , & in alto eleuatoy onde Clan-
diano diffe:
Sed mox cum folita miles te uoce leuaffet. *Ammìano Marcellino parlalo
- 1 o. fa Giuliano gridato dall' efferato Francefe Imp- Impofitus fiuto pedefiriy
& fublatus eminens pepulo filente vlug. renuntiatus iubebatur diadema
Zib. io. proferre.Cornelio Tacito : Impofitufque fiuto more gHisyzr [uflmentium
tib. io. humerisyuibratusy duxehgitur . Cajjìodoro : Iudicamus parentesnottros
wsr.for. Gothos inter procinttuales gladio s, more maiorùjcuto fuppofito,regalem
nobis contuUffe>pr&!ìante Deoy dignitatem y ut honorem arma darent , cui
ùpimonem bella pepererant. Il yiennenfi parlando de i figliuoli di Clota -
no dice: Sigebertum contraChilpericum fratrem profettum à Francis
more gentis clypeo impofitumy Fjgem effe conttitutum . £ per metafora-*
tffer leuatOy ò inalbato fi dice per effer honorato. Virgilio*?
Georg i* Tentanda uia cfl qua me quoque pojjìm
T oliere humoyvìttorque uirum uolitare per ora .
Cefi l'vfò Dante quando diffe :
farad. 1 6* Voi mi leuate sìych'io fin più ch'io .
E l'Vtrioflo parlando di alcuni Taladini di Francia dice :
C.44./I.47 Se f opragli altri ogn'ungli algaye fublima.
Quindi i Latini traffero il verbo efferre , come l'usò Cicerone dicendo, £/-
ferre aliquem fummis laudibus & ciati uoluptate y e fimili •
Il gefto d’effer fanciullo.
«2* 9* TU vitto dì puerile fimplicitàte purità quale fuol effer ne* fanciulli: onde
Uatth. 18. Xl Tf^S.dtffe: ‘Fjìfi conuerfì fueritisf& efficiamini ficut paruuli,non in-
Marci?, trabitisin regnum ceelorum : Et una mlta pigliato un putto lo pofe nel
Zue.$* me%Q di loro,& abbracciatolo difje : Quifquis vnum ex huiufmodi pueris
receperit in nomine meo > me reapit . E più chiaramente dimoflrò piacer -
Matth.ig. gli quetta purità puerile quando diffe: Sinite paruulos,& nolite eos prò -
i.Gor. 14. hibere ad me uenirejaltum enim eli regnum ccelorum.Et S.Taolo dffe^ :
Fratte s nolite pueri effici f enfibusi fid malitia paruuli ettoteyfenfibus au-
tem perfetti e/lote.Quetto getto d* effer fanciullo dinoterà anco pocofen-
noyt poca prudenti quale ne* fanciulli fuol e{Jer , e però Salomone diffe :
Eed.io* V&\tibi terra cuius 1\expuer etty <& cuius Trincipes mane comedunt.Ffel
Cap. 6%* medefimo finimento diffe Ifaia:Tuer centum annorum morietur,& pec -
cator centum annorum maledittus erit.Quefio atteggiare fanciullefcamé-
De mi. a te è da Latini detto repuerafiere , Cicerone diffe : L&lium , & Scipionem
repuerafiere effe folitos cum rus ex vrbeytanquam ex uinculis euolaffenU
Dagli Italiani quelli fono chiamati ueccbi rimbambiti, che bamboleggia-
no) e
Parte Prima. 46 j
nò,e pargoleggiano. Dante leggiadramente efprhfiendo i gefti femplicetti
de fanciulli otte altamente dell’anima noftra parla, dice:
Efce di mano à laiche la uagheggia Turi. 1 o,
Trima che fi a, à guifa di fanciulla ,
Che piangendo , e ridendo pargoleggia ,
V anima] Semplicetta, che fa nulla ,
Saluo che moffa da lieto fattore
Volontiet torna à ciò che la traflulla .
Sudore.
IL fudar è atto,& effetto di gran fatica : E perciò fi dicefuda/é ,&in - * q .
fudare per affaticar fi grandemente in modo che per la fatica ne pw
ceda il fudore. Horatio diffe :
Multa fecitytulitquc puerjudauit , & alfit. V Arto fio dice che Marfifa: in Tnt.
Fece più uolte al gran Signor di Braua C.i
Sudar la fronte ,e à quel di Mont' Albano.
Et in un'altro luogo Mandricardo diffe à Rodomonte 2
lo te ne darò più che non vorrai , _ C. z6. tU
E ti farò fudar dal piè à la fronte. Il Taffo : I09-
E in far continuamente arme nouelle c.ó.ft.t.
Sudano ifabri affaticati , e fianchi.
Ma il fudar fenga fatica di corpo èfegno di gran trauaglio di mente, come
dice Hot caio che gli auenne quando non fi potea sbrigar da quel ciarlone,
che tanto lo moleflaua :
— Cum fudor ad imos lib.lsat.p
Manaret talos. Cicerone fcriuendo ad .Appio Vulchro dice : Fides . tp, 1 *
fudare me iamdudum labor antem , quomodo ea tuear qua mihi tuenda u
funt,& te non offendami Et vn* altra uolta . Non diffimulat T.Capparet Philip, iT *
effe commotumjudatrfallet . Dante dice chefudò da timore:
— La buia campagna i»fer.$.
Tremò fi forte, che da lo fpauento
La mente di fudor* ancor mi bagna .
Il fudor freddo è poi quello che precede la morte ; come dice Virgilio :
Tum gelida stoto manabat cor por e fudor. jEn
E degli animali bruti diffe l'ifteffo:
Incertusàbidem
Sudor & Me quidem morituris frigida s. Et il Taffo:
Efidifufe Di gelato fudor, e i lumi chiufe.
Vi è anco il fudor del {angue*, quale dice la diurna Scrittura effere flato
quello di Chrifto Signor nofltoiFattus efl fudor eiusficut gatta fanguinis
n decur -
Garg.y
4SS Dell’Arte dcs Cenni;
deatYrenìis in imam. Di quello fudor fanguigno hà fcritìo eruditamente
Gio. Tomaffo Minadoi Medico EccellentifJimo,e della noflra patria nobile
ornamento nell'opera fua infcritta:De fudorefanguineo. QueHo fudor di
f angue farebbe vnfegno d’acerbiflìmo dolore , e d'infuportabilc pajjìone ,
onde fu detto gittar lagrime di / angue , come è notato nel prouerbio fan •
guine fiere, e nelle fuperfìitioni de gli antichi, che i fimulacri de* loro Ido-
li[udafj ero il /angue era filmato mifer abile prodigio di future calamità .
Tremore.
«31. TI tremore è indicio ,& argomento di gran timore ; perche quando il
X core trema, fà anco tremar il corpo , come diffe fjtrioflo:
c 9. fl.Tó. 0 fia ch'il cor tremando come foglia,
Faccia infieme tremar e mani, e braccia . Et anco:
*2fpn hà poter d*vna rijpofla fola ,
ic.41.y2.41 Trema il cor dentro,etremanfuor le labbia. Et Horatio:
Ltb.i.cd. Et corde, & genibus tremiti Ouidio di Filomena da Tereo oppreffa:
lllatremitvelut ugna pauens,quaf ancia cani
■ * Ore excuffa lupi, ne dum ftbi tuta videtnr .
Virgilio di quelli, che da Tolifemo erano deuoratì :
2£nt - Et trepidi tremerentfub dentibus artus . E Tt&n to:
*F{ulla, nulla fum, tota occidi, cor mortuum efimetu,
in Capri . mifera tremunU
Dante di quella beflia che fe gli fece incontra :
Ivfir.ì, Ella mifà tremar Le vene, e tpolfi*
La ragion di quefto tremore è perche nei gran pericoli , correndo gii fpU
riti vitali al cuore, fede della vita, per [occorrerlo, e conferuario,e refian -
dol'altre membra dalfuo vigore abbandonate , fi ff urge per quelle yrr
freddo ghiaccio ; Onde fhuomo, come fehricitante>trema. Virgilio ciò e-
fpr effe dicendo:
Extemplo jtene&foluuntur [rigore membra •
E Seruio interpreta quefto freddo per timore, perche il timore è freddo^ e
però diffe ultronei
Mnl to' — — Gelidusque per ima cucurrh
Offa tremore Et vri altra volta:
Mn. f « Mibi frigidus horror
Membra quatit, gelidusque coitformidine fangtth .
Che fàcofi dal Tuffo imitato:
c .11. 0.1 s — - E corfe lor per l’offa
Vn tremorfreddo^eBrinfe il [angue il gelo * Ouidiét
*M% Attoniti mktmtfinus, gelidufque CHCHìrit,
- ~ VfWz
Parte Primar i
yt mìhi narrafH , duri per offa tremor.
Il Tetrarca cofi ciò chiaramente effreffe :
Teròs'io tremore vò co* l cor gelato *
Qual'hor veggio cangiata fua figura ,
Gue/ìo temer d'antiche prone è nato . £ l* A rio fio:
Eficon l’alto rumor ch'arriuò al cielo
Mandò nel’offa a 3 S aracini il gelo . Et ancora:
Tjfla fmarrito Snodante à quello
E per i’ offa vn tremar freddo gli (corre,
E fi come pofeperlo timore il freddo, cofi per l’ardire il caldo :
Tarn e piùfreddo ogni Tagan che ghiaccio*
Tarue ogni Scotto più che fiamma caldo .
E di zerbino quando da Orlando liberato da morte, fi rìde la [uà amata U
[abella atlantiche per morta hauea pianta:
Com’vn ghiaccio nel petto gli fia meffo fai
Sente dentro aggelar ffe trema alquanto *
Ma tofto il freddo manca, & in quel loco
Tutto s’auampa d'amorofo foco *
Il Tetrarca dice che hauendo veduta la fua amata Laura in modo fi cotnfi
moffe, che ella lo fece , ancorché la Cagione f offe caldiffima ,
Tutto tremar d’vn’amorofogelo . Canaio,
Cofi la morte e detta fredda, an^zi gelata , perche quando moriamoci calo -
re in noi à poco,à poco mancando, fi agghiacciamo* Onde Lucntio d'vn[~
huomo moribondo dij] e:
Deniquefape hominem paulatim cernimus ire 9
Et membratim vitalem perdere fenfum:
In pedtbus pnmum digitos liuefcere,& vngues ,
Inde pedes,& crura mori, polì inde per artus
Ire alias tra Uim gelidi veftigia lethu
Terrore.
Ante furono le fuperfiitioni de Gentili, e tanti Dei fi finfero, che pa - , ^ \
rendo loro, che il cielo non poteffe capirli tutine fecero molti ha -
bitatori de’ monti, de bofehi, edellefelue : tale differo e ffer Tane, che par-
ticolarmente fùda* pallori adorato; Onde Virgilio difi e:
Tan primus calamos cera congiungere plures
InfiituitiTan curai oues,ouiumquemagiftros.
E perche eglifù quello, che ritrouò, e fonò quella gran Conca, ò Corno, che
fonano i Tritoni, con la quale fece cefi grande firepito cantra iTitani, che
terribilmente li ffaucntòjefcompigliò: perciò differo ? Toeti,che quando
^{nn 2 il Dìo
6?
Sin. 1 Ji;
c. is.tf.4*
C.
C.iC.JÌ.13
4*1 DcH’Arte de5 Cenni,
il Dìo Vane foniti* il fuo horrìbil corno , congrandifjtmo terrore ffiauen-
tana gli animi di coloro,cbe l’vdiuano . Quefìi panici terrori non folo nel-
le felue occorrono à gli armenti ,& alle gregge \ma tarhora anco entrano
ne gli eff creiti , i quali come da fatai for^a , e da occulta virtù cacciati ,
velocemente fuggendola / e ftejfi fi precipitano^ ffraccaffanoyda cbc^>
Mmbl ll2 Vociato formò vn' Emblemi infcritto : In [libitum terrorem : nel qua •
* le è dipinto quefio DioVane:cbe fonati cornoicon queflo diHico appreffo:
Ejfufo cernensfugientes agmineturmas
Ouis mea nunc inflat cornua ? Faunus ait .
Il che pare che dall* JLnofio foffe imitato nella defcritione dtW incantato
corno d’vdftolfo-ydel quale dice:
C.i©,y?, ^Tar chela terrai tutto il mondo freme
Quando l’horribil [nonne l’aria f cocca ,
Si nel cor de la gente il timor preme ,
Che per de fio di fuga fi trabocca .
Statio finge che Gioue commandaffe à Marte che andaffe ad eccitar t*-*
guerra tra gli *4rgiui,& i T ebanite che feco teglie (fé il Terrore, e lo Spa -
nento\ e li uà deferiuendo con gli effetti loro • Di quello fpauento milita-
re fifa mentione nella facra fcrittura promettendo Iddio à quelli , che of-
ferucrannolafua legge d’aiutar li nella guerra, e con quello terrore ffaucn
tar i loro nemici: Terrorem meummittam in pracurfum tuum , &occi-
dam omnem populum ad quem ingredieris , cunttorumque inimicammo
Dtut.i . tuorum c orarti te terga uertom . Et in un’altro luogo : Hodie ìncipiam
mitter e terrorem > atque formidìnem tuum inpopulos , qui habitant fub
Ittiit, 16. omni ca>lo,vt audito nomine tuo, paueant.Et anco più effrcffamente.Dabo
pauorem in cordibus eorum in regiombushoftiumiterrebit ecsfonitus fo-
lti uolantis, & itafugientquafigladium -, cadent nullo perfcquentc . E è
pur troppo vero che da cofe uawffìme,& incerte fono fiati ejferciti gran-
di fimi fcompigliati, come auenne a ’ Francefi nella guerra che fecero con -
tra i Greci, guidati da Breno . Et come à Terfco Bj de’ Macedonici cui ef-
ferato hauendo veduto l’eccliffe della Luna, limandolo augurio della
morte del Bj -, mancato à Barbari l’ardire, & accref cinto a* Bomam ,fù
z$ 7 cagione della mina, e perdita de’ Macedoni: onde Ltuiodiffe: Ea rts,ficuti
^ pleraque belli vana , & inania, Barbara ad deditionem traxit ’, Quindi
s’originò quel prouerbio: Multa in bellis mania. I Voeti nel petto di Talla-
de figurarono la Gorgone, come una imagine del terrore, per efprimer
che l’huomo faggio porta nel petto U terrore cantra gli mimici fuoi . Vi è
Soft, ancó il particolar terrore della confo ienya perii peccati camme t (fi -, del
jLmì, quale Cicerone dice quefie parole: Suaemm quemquefraus,fuusterror
maxime
Parte Prima/. 469
maxime vexat,amentiaque afficityfu# mal# cogitationes,confcìenti#que
animi terreni: hfi funt impijs affida# , dome Sii c#qu e furi#, qu# diesy no-
tf e fqueparentumpanasàconfceleratiffimisfilijsrepetunt.Et in altri luo-
ghi l’iHeffo Cicerone dice , impios agitavi , & perterr eri furiar um t#dis ar-
dentibus . E neramente gli /limoli della propria confcien^a fono come fa-
celle acce fesche ardono gli animi de gli huomini tri Ri :da che naturalmen-
te ancora fi conofce inquanto horrore habbianogli animi noflri le [cele -
radezze, e le crudeltà . Quelle fono quelle furi e, eh e i Toeti,nonfenza mifle
rio,fauoleggiando differo effere Siate da Giunone impreffe in jtthamante:
quelle è il furor d*Orefle,e d’altri, che dopo hauer commeffi horrendi eccef
fi, fono fiati dalla propria confcienza gravemente tormentati, e da grawfji
mo terrore , e fpauento effagitati . Il gc fio adunque d’effere /paventato
tremando, e facendo atto di uoler fuggir e,e non faper doue>emoftrar di te
mer di non effer in alcun luogo fìcuro , accennerà queflo terrore , che farà
argomento d’bauer comnoffa la mentore la confcienza perturbata ,per hcc
uer commeffa qualche grande (celeratezjta .
Cader à terra tramortito.
EMtodi fuenimento, e dimancamento divirtuper ecceffiuo dolore; *
come auenne à Fior diligi addolorata per la morte di Br andini arte ; ' * **
della quale fjlriofio diffe :
E cofiogn’altrofenfofe le ferra, c. 4j4/?,
Che come morta andar fi lafcia in terra» 1S7>
Virgilio di sAnàromacha dice che quando uide Enea con ifuoi Troiani, oc-
cupata da grande flupore,cadè d’improuifo fuenimento :
Vtme con/pexit uementem', & Troia circum 3 .
^drma amens uidit; magnisexterrita monfìris ,
Diriguit vifu medio ‘, calorof/a reliquit:
Labitur,& longo uix tandem \tempor e fatur.
- Appreffo Ovidio FiUidedice :
Quomagis accedunt minus, & minus utili s afio, zp
L\nquor,& anallis excipienda, cado .
E d’ alcione addolorata per la naulgatione che faceva Ceicefuo marito :
Oreuale, dixit , collupfaque carpare tota e fi. il Tafjo dello fuenimento yet.w.
di Armida, quando per la partita di Bjnaldo uenne meno dice co fi :
tìor qui mancò lo ff> irto à la dolente > C.16.JI.60
He quell’ultimo jucno ejfre/fe intero ,
E cadde tramortita, e fi diffufe
Di gelato judoreyei turni ehiufe.
Vngcrfi
470
Dcll’Atcc de5 Cenni.
• 34*
M.Uìb. 3.
Carm lib 2
od. li.
Mn. 6.
Zp. 18.
*3J-
Pier, in Eie
p'heinto.
Nell’ A r ex-
di*.
Ixech. 3 6.
Cap. 1.
Vngerfi Ja vita.
L’atto <// unger alcuno è dì accarezzarlo^ di lufingarlo,,& ègefto d*a«
micitia,e d'hojpitalità: poi che foleuano gli antichi prima che cenaf-
fero entrar nel bagno, lauarfi , e poi ungerfi con preciofi , & odorìferi un -
guentr, e finalmente adagi ar fi / opra i letti, e mangiare :onde alla giouinet •
ta I(uthe diffela vecchia fua fuocera: Lauare,& vngere,& non te uideat
homo donec e(um,potumque finierit. Horatìo diffe :
— ' Jlffyriaque nardo Votamus unttì.
Martiale ({fendo fiato unto da Fabulio , e mandato uia fen%a dargli da
cena,dolendofenediffe^ :
Qui non cenat,& vngitur , F abulie >
Eie uero mihi mortuus videtur. Ter che fi vngeuano anco i cadane -
ri, e però Virgilio nelTeffequie di Mifeno dice :
Tars caLidos laftices,& ahena undantiaflammis
Expediunt,corpufque lauantfrigentis , tyungunt.
Tollerate Tiranno de * Samij per efferfi fognato che ^Apollo Tungeua fi raU
legrò affai: ma per la fua crudeltà da 9 cittadini impiccato, fu dal Sole , che
il graffo del f no corpo liquefaceua , unto sì, ma in altra maniera di quello
ch'egli sera imaginato . S'ungeuano anco i Lottatori, e quelli ancora che
voleuano nuotare per hauer il corpo più agile, e difpofìo : onde Hcro di
Leandro parlando dice alla fua balia appreffo Ouidio :
lam ne fuas bumeris illum deponere uefìes
Tingere iam pingui Tallade membra putas i
Lauarfi la uita.
IL lauarfi la uita è atto di uoler purificar fi , e mondar fi anco l'animo , e
par che fia effetto naturale, poiché è fcritto che gli Elefanti ifìeffi noua
apparente Luna, ffiontè,vbi iure fuodegunt,uiuo fe fumine puri fi c un t :
onde il Sannazaro diffe :
Dimmi qual fiera è fi di mente humana 9 v -
Che s'inginocchia al raggio de la Luna ,
E per purgar fi feende à la fontana ?
Tfella diuina frittura fi legge, che quelli che baueano fatto alcun peccato ,
doueano,per riceuer per dono, lauarfì, e cefi dar fegno di voler mondar ta-
nimo.Ejfundam diffe Iddio fuper uos aquam mundam,& mundabimini ab
omnibus inquinamentis uefìris. Et è fcritto in Ifaia: Lauamini mundi eflo -
te,aufferte malum cogitationum ueErarum ab ocuhs meis. Tramano Ca-
pitano de gli efferciti dei l{e della Siria effendofi lanate fette mite nel fiu-
me Giordano .come gli diffe Elifeo chefaceffcji tifano dalla lepra.Et lana
nano anco 1 Giudei i corpi ds * loro morti. S>Taclo [emendo à gli Hebrei
diffe:
Parte Pdima^; 471
diffe : 'Mttimvìi firn itero corde in plenitudine fidei after fi corda 4 con- *8.
fciétia mala,& abiuri corpus aqua ntunda. Dante dice che Vanirne quan -
do è rimeffa la colpa de ' loro falli fi lauano in Letbe:
Lethe uedrai,ma non in quella foffa 2*fet.i 4*
La oue vanno Vanirne à lauarfi v
Quando la colpa pentuta è rimoffa .
7{oi parimente quando entriamo in Cbiefa fi fi> rugamo d'acqua [anta >
per atto di de fiderio di lauar le macchie della nofira confcien^a . il qual De
co fiume fu anco da Gentili offeruato , e perciò (criffe Cicerone, che gli an-
tichi aqn& ajferfìone cattimoniam corporis cuttodiebat ablutis cordibus.
E Virgilio dice che Enea prima che entra fje nella fìan'ga de ' beati :
Occupati enea* aditum,corpufque recenti
Spargit aqua • E deWeffequie di Talinuro :
Idem ter focios pura circumluit unda
Spargens rote leuù Et Quidio ■:
Terque fenem fiamma, ter aqua, terfulpbure lufirat.
E dice chefà commandato al Re Mida , che per mondar fi dal peccate del -
Vauaritia andaffeà lauarfi :
Subde caput, corpufque fimul,fimul elue crimen. £ Giuuenale ;
Ter matutino Tiberi mergetur .
E Tropertio trattando del giorno natalìcio della fua Cinthia, le dice:
Sic primum pura fomnum tibi difcute lympha. E Ter fio :
tiac fanftèut pofcas, Tiberino in flamine mergis
Mane caput bis, terque &noUem flumine purgas.
Scriue Macrobio che quando gli antichi à gli Dei Superi [acri fi cattano la >
u andò fi il corpo dauano fegno di purgarfil9 animo , e quando à gli Inferi smurn. 3,
fòlamente d'acqua s'ajpergeuanoieperò Virgilio de Sacris fuperum diffe:
— Donec me flumine viuo Mn.i.
U binerò . E quando de facris Inferorum parlò diffe:
Die corpus properetfluuiali ff urgere lympha . 4.
V Arlotto quefio cofiume de fuperfiitiofi Gentili imitando diffe ; che pri-
ma che Orlando foffe della pao^a r ij ' anato ,
Lo fa lauar Afiolfo fette volte,
E fette volte fott'acqua Vattujfa . c-39'ft» 5$
1 Mahometani cofiumano ancor effi di lauarfi fpeffe volte la vita , il che
fi* da Mahometto ordinato nofolo per atto di cancellar i loro peccati,ma
anco perche tenendofi mondi nella guerra fi difendono da quelle conta -
giofeinfirmità , che per l'immondicie de'foldati fi generano negli efferci -
???? ???? firVie Lao^aro Soran^o nel fuo Ottomano, in ciò imitando i
--73 “ fattori
JEn. <i»»
Mn. 6.
Mei. il.
Mei. 6.
Sai. 6.
ab. 3 •
Sai.i.
47 Dell’Arte de* Cènni,
paflori che per tenir monde le loro pecore, come dice Virgilioì
Gm Dulcibusiccirco fluuijs pecus omne magijìri
^ '** Terfundunt,vdisque aries in gurgite villis
Merfatur,miffufquc fecundo defluit amnì.
Ma il lauarfi nonfolamente è atto di voler mondar fi d' alcun peccato, ma
di voler fi anco f cordare d* alcuna cofa.c però gli antichi Greci quando v o
leuano dimentic ar fi dell1 amore d’ alcuna donna, e cofi le done dell9 amor de
gli huomini s’andau ano à lauar nel fiume Seleno vicino à Vatra città del
l9>Acbaia, credendo che quell9 acqua in f e quella virtù riteneffe . Eti Lati-
ni in conformità dicono Jibluere pcrturbationem animi , comedijfe Cice -
Tu/cuIa. rone. Jlpprefj'ogli Slejji Greci eraui il fiume Xanto chiamato Scamandro
che dal monte Ida difeendeua , nel quale andauano le fpofe à lauarfi, pri •
ma che con lo ffofo giaceffcro , e lauandofi diceuano : Recipe Soamander
virginitatemmeam. Stimando elle non conuenirfi che vrthuomo coglieffe
il fiore delle loro virginità , ma douerla con quefta cirimonia ad vnDio
dedicare , da che prefe occafwne vn certo Cimone *Atenie[e d9 ingannar
Calirthoe fanciulla da lui amata, percioche fattafi ella fpofa , & andata al
fiume, mentre nuda inuoca Scamandro ch’acetti la fua virginità, Cimane
[aitando fuori d9 alcuni cefpugli vicini coronato d* herbe, fingendo d'effer il
Dìo del fiume , e rifpondendo che volontieri accettaua l’offerta virginità
della giouine l’abbracciò ,& al de fiderio fuo diede compimento .
Caualcare .
Lih. 4$.
L’andare à cauallo è atto di grande honore maffimamente quando gli
altri vanno à piedi, ò doue à gli altri non è lecito di caualcare: E pe-
rò Dione raccontando molti honori che da’ Romani furono fatti ad >Au-
guHo,da poi ch’egli hebbe vinto Seflo Tompeo,dice che gli conceffero vt
eques in vrbem intraret . E parimente fegno di grand9 honore quando ad
alcuno è dirizzata vna flatua à cauallo : E perciò fcriue Taterculo,che
aWtfleffo Ott amano *Augujìo,quado egli andò cotra M.Jlntonio fùdal Se
Vigna nelle nat0 fatta dirizzar vna fatua eque lire . E fono quefle fatue , indicio di
nfe '*errct~ gloria militare:per qùeflo rifletto vediamo tn Ferrara la fatua del Mar-
* chefe Nicolo Ill.da Elle à cauallo m, del quale l’^iriofo dice :
Sarà di quello tlpueril trafìullo
Sudar nel ferro, e trauagliare in guerra .
Cofi il Gran Duca di Tofcana Ferdinando gli anni paffati fece merita-
mente porre in Fiorenza vna grande fìatua,pur à cauallo, al Gran Duca
Co fimo fuo padre. Et il Senato Vinitianoper caufa d’honore.ad Erafmo da
Harni, detto Gattamelata, & à Bartolomeo Coleone da Bergamo, fuoi va
loroft Capitani, fece eregere quelle due nobili f atue à cauallo di bronco
i chef
Parte Primsu. 475'
bhe fi veggono Urna inTadoua allaChiefa di Sant'Antonio t et altra ite
yinegia alla Cbiefa de* Santi Giouanni , e Taolo con quefìa infcrttttiones
Bartbolomeo Coleono ob militare imperium optime geflum.SXJl domar
vn [uperbo cauallo, e ben maneggiarlo è cofa da Trencipe . Filippo 1 \c di
Macedonia battendo veduto lAlejj andrò fuo figliuolo à raffrenar intrepi-
damente ilferociffimo Bucefalo fgli diffe.Quavc tibi Begnum fili Macedth Jj***A*t
nia te non capit: Onde in quefto atto di domar il fuo cauallo fù da due Ee**--
cellentifjìmi Scultori Trafittele, e Fidia rapprefentato, i quali marauiglio-
fi fimulacri fi veggono ancora in I{oma à Monte Cauallo . Honorio Imp .
nelTatto di maneggiar vn fuperbo deHrierofà da Claudiano co fi deferii*
to nel Vanegirìco del fuo quarto Confolato:
Cum veftaris equoyftmulacraque Martia ludis
Quis molles finuarefugas,qu\s tendere contum
,Acrior?aut fiubitos meliorflex'ffe recurfus ?
Vtquefuis primum fonipes calcarìbus arfit ,
Ignefcunt patul& nares , non fentit arenas
Vngula ,dtfcuffeque iuba ffarguntur in armos ì
Pigliar alcuno in groppa." ^
E Segno d’amore, di cortefia,e di confidenza: E però VAnofio fi ebe^j I j 7*
Rinaldo toglie in groppa Ferrai , ancor che all’ bora hauejfe ajfira- J
mente feco per Angelica combattuto: onde ef clama :
Cgran bontà de’ Caualieri antichi . E dice che Sacripante 1 C.i a ^
Tolfe * Angelica in groppa, e dijferilla C.i. aXi
*Apiàliet’ufo,à ftangapiu tranquilla.
E di B^naldo mentre feguitaua Angelica la quale da luìfuggiua $ inter-
rompendo la pugna che hauea con Sacripante incominciata die e che
‘Nè al caualier, ch’à piè nelbofco laffa, iqì
Tur dice à Dio, non che l’inuiti in groppa. E Q abrina pregò Mar fifa che ^
Ne l’altra ripa in groppa la portaffe.
Mar fi fa, che gentil fi da che nacque.
Dì là dai fiumicel fecola traffe,
E portarla anco vn peggo non le {piacque.
Et effr me anco affetto di non abbandonar mai alcuna co fa ,ma tenerla u
fempre a fe vnìta: come l* jlrìoFlo diffe:
'Non f ugge il fuo penfier,nèfe ne fcarca
J{pdomonte per terra, ne per onda,
Io troua in sù la proda, e in su la poppa •
E fe cauakajil porta dietro in groppa .
Ooo
Sino n*
« ^
474
Dell’Arte de’ Cenni,
Smontar da causilo *
tìb
* 3 8 * Petto i atte d'oJJeruanz*,e di riuerer>za : Palme MaffimodiccJ
C.4 6M
I04*
efre S/#*, ancorché foj se Dittatore, per gran fegnod'ojferuanz**,
Che fortuna à Tofnpeo,per li benefici da lui nceuuti nella guerra cimice
contea Mario, battendolo incontrato , fi / coprì la tetta, fi leuò della fedia
Curule , nella ejuale ftdcua, e dtl cauallodifccfe . Dittatcremm priuato
Tctnpeio & caput adoperuit, & fella afsurrcxitì& equo defcendit.Sene-
cadtce . 57 Confulem videro, aut TrtetoYem,mniaquibushonor haberifo -
fetffaciartiftquo defiliam,caputadaperiam}femita decedam . polendo Fj)
domante con cenni dimottrare che fiuggìeroncn era degno d'bonore , è
daU'*4riofto introdotto à parlare fenga far qua fegni , che fi fanno in ho*
nor altrui:
Senza fmontarjenza chinar la tetta ,
E fen%a fegno alcun di riuerenga.
E fa poi che Bjpdomcnte ne renda la ragione dicendo à Ruggiero :
£ che non merti,ckefei traditore,
Era quefli Caualieri alcun' honorem
Ter ciò chel'konore fi fà principalmente con getti, e con cenni ;ficomtla
laude, e la gloria con parole e condifcorfi. Et ogni atto di riuerenga è fe-
gno d'bonore, e tefiimonian^a dell'altrui eccellenza . Et in vìi altro prò-
po fitto dice.
C.44. .3 1 L' imperator Byttggier fa rìfalire ,
Ch'era per riueren^afeefo à piedi .
Effondo cofiume che alcuno no s'accoftafse al Confole fe prima non ifmon-
Val. Max. tana da cauaUofil figliuolo di QJfabio Maffimo efjendo Confole, comman -
lib.z.cap.i . dò al padre ohe à lui Mmbajciatore era mandato , e che prima cinque. ^
A. Gel. lìb, yolte bau e aia Confulare dignità confeguita, ebefmontaffe dacauallo :
z.cap. 2. ai quai cemmadamento non folamente il padre obedì, ma lodò il figliuolo,
quòd publica iuftituta privata pietate potiora iudicaffet . Cofila Fuegina .
Camilla quando giunfe doue era il Trencipe Turno, per atto di riverenza,
f montò da cavallo, con tutta lafua compagnia :
Tortifque ab equo Bigina fub ipfis
Defiluit:quam tota cohors imitata reliflis
zAdterram defluxit equis.
Caualcar la canna .
ò 3 9. P puerile, è da paz^p: onde Hor atio, de' giuochi fancìullefcbi par
Xì landò, dice:
ierm.lib'i. Luiere par impari equitar e in arvndìne longa ,
Siquem deh fi et harbatvm,amentia verfet *
- Jgtfilao
.M». Il*
i Parte Prima*; 47Ì
5tgt filai Kt de* Mucedtni amando teneriflimamenie Jiuoi figlino lini ,fo -
le ua alcune volte con loro fanciullefcamente /chetando caualcar la can
un, di che effóndo da vnfuo amico riprefo, riffofe che mai pià di ciò non lo Munte. »»
voleffc riprendere, fe prima ancor egli non diueniua padre ; *p*pfa. £*-
Metter il freno, efpronafe. tm%
IL getto di poner il freno ad alcuno , tolta la metafora del tauallì , è at- * ^ *
to di domarlo# fottoponcrlo al noflro domìnio #onf orme à quello che ^
diffe Giobbe : jtfflixit me,& franumpofuit inos meum. Etin E%echie1lc Cip.^o.
èferitto : Tharao B#x jltgipti Braco magne ponam frmum in maxiUis Cop.if.
tuis . Virgilio dice che Eolo
Hic vafto R,ex oAeolus antro Mn, i ;
Luttantes ventos , tempeflatefqne ferenat,
Imperio pramit#LC vinclis>& carcere franar* E poi foggìungeì
Et premer e, & laxasfciret dare iuffis habenas. Et Enea diceua 2
Vrbem hodie caufam belli, regna ipfa Latini Mn. 1 il
'tyifranum accipere,& vitti parere fatentur,
Eruam,& aqua folofumantia culmina ponam *
V Ar i olì 0 firn ilm ente diffe :
'He fin ch’ai campo fi f offe foccorfo, >.
Jt cui Carlo era appreffo à porre il morfo ì
Etaltrouedifjecheil Re Fieramonte:
— Facea penfiero
Di porre alla fuderba Italia il freno.
E con la medefima metafora per contrario fi dice Jpronare> per J limolarti
& incitarci come poner il morfo per trattenere , & impedite : Lunotto
parlando di Riiggiero deWvnoy& dell’altro atto diffe 2
Li pon l’amor de la fua donna vn morfo C. 4 9. fi. CO
Ter non Inficiarlo in * Africa pià gire ;
Lo volta# girai & à contrario corfo
Lo ffrona# lo minaccia di punire . Il Tetrarca :
Tal’hor lividi tali ffroni al fianco. Trionfai
Ch’i diffidi conuien pià duro morfo . Etaltroue 2 m07U (*P *
0X bel vifo oue Amor tnfieme pofe .*•
Gli ftroni,e’l freno #nd’ei mi punge# volue Senti$.
Cornea lui piace.
Raffrenare.
Ovetto getto fatto co’l tirar le braccia in dietro con le mani chiufe -
in modo di raffrenar vn cauallo farà fegno d’hauer l'animo catto $ *4/ •
che fup era# frena le libidinofe cupidità: ò di voler impedire# fermarci
Ooo ^ alcm r- .
?f*l>3ì
47% Dell’Arte de’ Cenni,
alcun progre{fo:La diurna fcrittura dice: in ebamo,& freno maxillas eà<
rimi cenlirmgè,qui nonappreximent ad te . Et Horatio diffe:
Ira furor breuis efì:animum rege,qui nifi par et.
Imperai ihunc frpiisjhunc tu compefce cathenis ,
Che fu cofi dal Tetrarca imitato :
ira è bireue furor, echi noi frena
E furor longo. E diffe ancorai .*•
Mentre ebei corpo è vitto
Hai tuifren in balia de' penfier tuoi ,
Deh Stringilo bar che puoi .
* T a£ i'^driofio fà dir à Br adamante del fuo de fiderio r
** 11 T^on [0p0jf0 frena¥ cBenonhafreno. Et ancora ii Tetrarca:
Carne. 1$. Voi cui Fortuna ha pofìo in mano il freno
De le belle contrade • E Dante:
Si vuol tener à gli occhi flretto il freno
Terò ch'errar potrebbe fi per poco . Virgilio dijfe:
I ujìitiaqu e dedit gentes franare fuperbas.
Con la mede fima metafora sfrenavo fi dice colui , ehenon è obediente aUe
leggi) ò al Trencipe , ò a coloro , a* quali donerebbe obedt re : onde Virgi-
lio dijfe:
Et TSfumida infrani cingunt . Et il Tetrarca :
Cofi'ldefio
He lo sfrenato obietto vien perdendo .
Cicerone tolta la metafora dal maneggio che fi da a* Caualli sfrenati dìf-
fe:Effranatos rebus fecundts homtnes,fibique prójìdentes tamquam ingy
rum rationis duci cportet.
Andare in Caroccia.
AHfo queflo è atto di dignità maffimamente andando gli altri à pie-
di. Dione mentre racconta come Marcantonio impasto ned* a -
mor di Cleopatra indegnamente la feguitaua dice : In vrbtbus ipfa curru
JEn. 4,
Office»
*42,.
Uh.
z - ds vehebatur,*Antonius pedefler cum Eunucbis eam fequebatur . Ter dtfpo •
ho 'mr vzhlfltxone legale per la città in car roccia folamente poteuano andar quelli ,
lib. 1 1 , che erano in qualche dignità confìituiti . E per grand'honore à coloro che
bancario vinti i nemici in battaglia , ritornando con l'efjtrcìto faluo à I{o
ma, era conceduto che entraffero [opra vn beUijfmo carro neUa città, gri -
dandoli popolo, lo triumpbe: Ondefù queftohonore chiamato trionfo
maio da* Romani grandiffimo , mentre la Rtpublica godè la fua libertà .
J» l.Tsr . tr s crine Eufebio riferito d*all*Mciato , che alle matrone , U quali haueant
de L’vfo delle ktticbc9 & ad* altre protoki-
^ ■ i
Parte Prima. 477
tò\MaCÓmstoriginafferolecarroccieìel'vfoiifaYfiìn quelle portare ,
cofifn daU'Miofio ejfreffo:
Come quel figlio di Vulcaniche venne
Fuor de la polite fen%a madre in vita,
E V allude nutrir f è confolenne
Cura ad Jtglau ro , al veder troppo ardita
Sedendo , afeofi i brutti piedi tenne ,
Su la quadriga da lui prima ordita .
Qual poi f od e il Carroccio militare, adoperato nella guerra prima chcJ
f off ero inuentate Partigliene , l’hò piegato nella mia HiSìoria Triuigiana L$t
E fu ancora antichijjimo coftume che le perfone grandi , &i fame fi Capi-
tani combatte ffero Rado in carro : E però Homero dice che Giunone andò
in battaglia per aiutar i Greci contrai Troiani / opra vn carro da lui par-
ticolarmente def crino. Virgilio parimente ad imitatione d* Homero intro-
duce Giuturna f opra vn carro nella guerra in foccorfodi Turno . Simil-
mente il Tajfo Pvno,e l* altro imitando introduce Mmidafu'l carro nel -
Vefl'ercito de' Tagani dicendo : CaoM ét
Giunfe Rinaldo, oue fuH carro aurato
Stana fi JLrmida in militar fembiante.
E nobil guardia haueada ciafcunlato
De * Baroni feguaci,e degli amanti .
Vfauano anco gli antichi nelle guerre i carri falcati che vibrando dall'v-
no, e dall'altro lato grandi , e taglienti falce, e correndo impetmfamenfe
fconcertauano , e conquaffauano le [quadre nemiche . E gli Uebrei hauer ludiiy 1 ^
quefti carri falcati nella guerra adoperati fi legge nella diuhia fcrittura .
E fimilmente Dario fe ne feruì centra Meffandro come QXurtio , rac-
conta.
DE'
478 D il I Arre de’ Cenili.
DE1 VESTIMENTI. Cap.XLlX.
i De* veftimenti.
I Habito fuccinto. v
3 Habito vago, e bella
4 Mutar habito.
5 Habito vile.
6 Habito nero.
7 Squarciarsi veftimentL
8 Vcftirdifacco.
9 Habito mentito*
i o Lauare i fuoi veftimentL'
1 1 Spogliarli.
*z Affettarli la uefle.
1 S Cingerò dar altrui la fpada.
14 Eflcr priuato della cintura, ò dell’arme.
15 Efferdifcinto.
1 6 Armarei grandi.
17 Gittar via Parme.
1 8 Sofpendcr Parme al Tempio.
ip Nudità.
De* veftimenti.
£ed, ip
De Orai .
Diche la lettura non ha fatto à gli buomini,come à gli
animali bruti,il loro uefìimento , ejjì con l*artefe lofo -
no andato procacciando \nona foto perproueder alla
neceffità , & honeSìà di coprir il corpo , effendo nero
cheinitium vita hominis aqua>& pams}& ueflimen -
tum,& dotrns protegens turpitudinem: ma per por-
targli ornamento ancor adorne diffe Cicerone : Veflis
depellendi frigorìs caufaprimò reperta fuit,poftea ad ornamentum , &
e.Adeo . cor pori sdignitatem haberi capta e Sì. Vefìendoft però gli huomini ditter-
ai i* [amente fecondo le qualità loro, e fecondo i coftumi de* paefì : onde diffe
Martial^j :
14* I{pwa mvgis fufcisveftitur,Galliarufls. E Dante :
infer.ió, — /* hab itone fembri
Efjet
Parte Primaj.
479
Effet alcun di n&ilraTenapraua.
Et è naturai de fiderio di ciaf cuna Vrouincia di ritener le fue antiche fog-
ge: E però Giunone appreffo Virgilio pregò Gioite , chef poi che Enea , & i
Troiani doueano fuperare i Latini , e del loro Regno insignorir fi , almeno
rJteneffero il nomejl linguaggio ,e i9 habito loro\ne per mett effe :
jtut uocem mutare uiro$,aut uertere vefies • 2En i
Ma perche ffrejfo anco gli huomini 9 e le donne9fin%a hauer altro riguardo 9
fi vefiono con uarie diuife,à guClo,e capriccio loro , quindi è che dalTbahi-
to fi poffono argomentare i penfìeriì& i coftumi altrui .
VM.no fio df Orlando diffe:
Che come dentro l* animo era in doglia ,
Cefi imbrunir di fuor uolfe la Jfoglia.
E diffe anco che la Df cordia dalfuo habito fà riconofciuta :
La conobbi al ueftirdi color cento , C.i4-A*3
Fatta à lille inequali9& infinite.
E perciò dal facro Concilio di Trento è commadato alle religiofe perfine9
ut per decentia habitus extrinfeci moru bone Flati* intrmfecam oflendar . *e/f 1 4. té
Et è cofa ragioneuole , che ciafcuno porti quell* habito che per legge, ò per q.
con[uetudine9 f egli conuiene : non effendo lecito d priuati di portar le ue
Jìi de Trencipi . De* Senatori Romani era proprio il Latus clauus9& il Cai
ceus lunatus , Latum clauum tunicamfuiffe purpura pratextam 9 latto - /» l dìg.
rem tunica vulgari9longioremque , ac difcindam, cui toga fuperindueba - Sen*1'
tur,uttunica:Dice il Budeo . E del Calceo lunato dimenale parlando di
Quintiliano dice :
jippofitam nigra lunam fubtexìt aiuta .
La Toga era portata da* Cittadini Romani# però da Virgilio furono chia-
mati gente togata :
Romanos rerum domino s9gentemque togatam . E Cicerone 1 Cedant ar- ^ *•
ma toga. La TreteFla era de* putti . La Tonica era Flretta finga maniche , 0t ‘ *
e non molto lunga, portata da9ferui9e da udì perfine, per poter adoperar fi
nell* opere feruili. Laflola era habito donnefio9lunga fino a* piedi. Il Va-
luti amento era nelle militare de* Cap:tani,Tribuni,e Vretori onde erano
detti paludati: Il Sago era fimilmente habito militare corto , & eredito;
come era ogni altro habito da guerra raccolto, e fuccinto. E quelli erano
habiti de* Romani antichi: Ma à tempi nofiri il Manto è proprio del Som-
mo Tonte fice : Onde l*Mr io fio parlando del Cardinale Hippolitoda Elle,
difJ(Ls :
Ofe di Vietro mai li tocca il Manto , Ca6 a
Che fortunata età> che fccolfanto*
““ * ‘ Et
4%o Dell’Arte de' Cenni,
Et anco è portato da* T{egi: e però dice l*iHeffo Tetta : - ■ 1
Che cacciato habbia Carlo del Peparne ,
Tolto h feetro , la corona , e*l Manto .
a/ in i vni Co fi di altri Trencipi pignori ,e Tr dati ,uarij fono glihabiti;da i quali uic
™ o. Aniline accennata la loro dignità , Et è fcritto nelle nofire leggìi che la Chiami -
bare inf>£ de £ propria de* faldati, la Torpura de i Bj,la Stola de* Sacerdoti , la T oga
r‘iS* de gli JL uocati ,il Cuarnello de r ili ani, & ilCapuccio de* Monaci.
Habito fuccinto,
, % o T l Cinto era una forte digiuppa , ò borico militare antichiffìmo che fi
X alluce iaua di fotto dal petto', e perciò detto habito fuccinto.Dionigi */£-
hearnaffeo di >A.virginio,e di T.Efumicio, che cantra i Volfci militauano
Lìh- dice: Ipft anteportas cum optimi cinftislocum tenente*. Gabinuscinffus
era ( come Seruio ferine) una Toga in modo ributata di dietro, che tirando -
fi una cintola , cingeua la perfona , portata da Confoli alla guerra ; della
quale diffe Virgilio :
Sn. 7. Ipfe Quirinali trabea, cinffuque Gabino
Infignis referat fìridentia limina Conful. ViSleffo Toeta diffe che la
porta dell* abiffo era guardata da Te fifone fuccinta :
&n. 6. Tifipboneque fedens, palla fuccintta cruenta 9
V efhbuluminfomnis feruatnodefque diefque.
Di Mar fifa F^iriofto diff e:
C,i7./t.$z inhabito fuccinto era Mar fifa
Qual fi conuiene à donna, & à guerriera. Et il Tuffo d* timida:
Venia fuhlime in un gran carro affifa
€.17 fi il Succinta in gonna, e faretrata arder a.
imitando VirgtlìQydoue fà che Venere in forma di cacciatrice ad Enea, &
a 5 compagni (noi, dice :
Mnt \ . Hcus,inquit,iuuenes monflrate mearum
Vidìfìis fi quam hic err antem forte fororum ,
Succinti am pharetra. Et è proprioparlar della diurna fcrittura,nel-
Gtn. 49. la qual fi legge : Gai accinftus pr&liabatur ante eum,& tpfe accingetur
Pfal.97‘ retrorfum. Et altroue : Indutus e fi Dominus fortitudinem , &putcinxit
PM17. fCa Et anco:TYActnxiflime uirtute ad bellum. Sarà dunque un co fi fatto
habito Micio , e fegno di uolerfi nellaguerra,ò in altra occafione tale ua -
lorofamente}eJf editamente adoperare . E fi dice cinger fi>& accinger fi per
in Amphi* preparar fi ad alcuna cofa. Tlauto : Cingitur certi, expeditfe . Virgilio
tr. lifr.f. nella Georgica :
Mox tamen ardente s accingar dicere pugna*
Claris. El’Miofto:
Son
‘C.x.ft. Ij;
Parte Prima-»»-"* 49 1
Son difeguirui in vita, e in morte accinta. Et il T affo: V
Cofi parloglhe Gabriel s’accinfe - '*•; ; t -y. o; .
Veloce ad effequir Pimpofle cofe.
Horatio parlando de’ ferui9che ff editamente deuono fertili al conuito:
Tr&cintti rette pueri9comptique mini tir ent * Zs.z.iat.M
E per translatione anco il parlar breue fi dice fuccinto ; comediffe
f iotto :
E gli diffe in parlar ir eue ?t [accinto , , ìf */. f.
| *U4lO'^ >9 Sii* £ "M ‘V* *IÌOfc* " ' ‘ ^
*a*\***$M>»ù A% : • tìabico ràgo*eì&H&^ *»2iu>\**V K ;
IL portare vn’babito précio/o 9e riguardeuolefaràrfegno d’effer ricco , . 3 .
honorato 9 e confo lato 9 tomtPb abito vilc9 e lacerato argomenta po-
uertà,e dolore , Quintiliano lafciòfcritto : Cultus conceffusy atque magni - inprtem.
ficus addit bommibus autoritatem: di che tratta l’^tutor de9 prouerbi fo-l ***•
pra quello . Vettis virumfacit. il Tetrarca del bell’habito di Laura diffe:
Turpurea rette d'vn cerùleo lembo Son.u*?
Sparfo di rofe9 1 begli hofneri vela ,
T^ouo kabitOye bellezza vnicayt fòla.. Et è vero:
Che tal’hor crefce vna beltà vn bel manto Ar e iz.ff.
E ficome vna bella , e nobile perfetta ueflita di brutte , e uilì uefli gener/ulZt
pietà >e compaffioneycome diffe l'*dnofio effer una volta auenuto ad *tnz
gelica9quando
Jn certi drappi ro%i auuiluppoffi c 1 1 ìfi.it*
&ìffimil troppo a* portamenti gali
Che uerdiìgialliypetfi,a%uYri}e roffi
Hebbeydi quante fogge furon mai :
Cofi quando vrikf emina uecchia9 e laida è come vaga giouinettaguernita
partorire rifo9efcberno9come fece Gabrina9
Che quante era più ornata era piu brutta: c.i0^.
Onde Zerbino vedendola non potè trattenere il rifo ; 11 6.
Che li'parea dal gìouenile ornato
T roppo diuerfo il brutto antico uifo. Et un’ altra uolta: 1 1 9s
Vhabito gioùcnil moffe la figlia
Di Stordilanoye Mandrie ardo à rifo9 c.r,/?
Vedendolo à colei 9cb e rajfmiglia
VnBabuinoyòvn Bertuccione in uifo:
Et a chi porta piu degno habito9cbe nonfe gli conuienefi dicono quei tter*
fhcbe l’^iriotto diff r del vii Martanoy quando furtiuamente fi vettì dell’-
erme del ualorofo Grifone:
Tpp
Colui
4 **
DelPAtee de* Cenni.
tv 7 .8, Colui eh' in doffo il non fuo cuoio hauea,
l %: Conte l’ afino già quel del leone .
Mutar habito.
T [L mutar fijpeffo di habito è indicio d'animo incorili ante', efifuol dire in
JL prouerbio : De toga ad pallium , di quelli, che abbandonando la loro
profeffione paffano in uria men degna.Et anco:Modò palliatus.modò toga -
tus : che ejfirime vn'huomo incensante e di lubrica fede ,eche à diutrfe
f attieni adherifce\ V Italia è cofiantt in variar fempre i fuoi habiti , per-
che per le molte guerre ir quella prouincia da genti ftr ani ere portate , fi
à in modo il fuo / àngue mef colato , che cóme l'effigie de gli huominu fono
grandemente differenti9, onde altri fembrano Tedefcbi»altriFrancefi, altri
Spagnmlhchi ^honpte efiy Longobardo, cofi effendo varie le inclinano -
< ni , ediuerfigti hùmori , M% è meraviglia fe gli Italiani fono ancone gli
habiti : • jfc tc
Cmterdljyifiemedi difeotdia eguale .
JEffendofi ve fiito Dario di habito Macedonico , gli Indovini prediffero à
quella mutatione d'babito douer tofiofuccederemutatione di Saio , e co-
fi auenne perche i Terfiani furono. da Macedoni fuperati, come T lutar -
cofcriue. 0 - /ìc
Veftirfi d'habito vile.
' TJ Segno d'afflittiont , o di gran dolore ; e perciò la chiefa nel principio
y! di Quaresima diceilmmutemur habitu in cinere,& cilicio .Et bau e-
£cel i? do Iddio minacciato al popolo: <Audiensfetmonem hunc piffmum luxit,
* & nullus,ex more,indutus efi cultu fuo:perciò che haueua Iddio comman
dato à quel popolo chedeponeret ornatum fuum : Et è anco fcritto ebes
Cen Giacobbe convocati tutti quelli della fuacafa diffe loro . Mijcite Deos
en'35' alieno s, qui in medio veìfri funt,& mundamini,ac mutate veftimenta ve-
intride & Scrit4e *P lutar co, che battendo ifide intefala morte di ofirtde, caput
e fin del totondit,& lugubrem ftolam tnduit : Saffo appreffo Ouidioper argomento
del fuo dolore dice:
in trai, prò VcSe tegor vilhnullum efi in crtnibus aurum .
dome fa®. Cicerone come per prouerbio dice, Mutare vefìem,per eff timer gran do-
lore9, e dì fe Beffo diffe :Tto me non modi propugnare, amphffimum or-
dinemffed etiam plorare, & fupplicare mutata vefte probiberent. Il Te-
trarca parlando della fua Laura addolorata dice:
So», ii ». Depofta hauea l'vfata leggiadria ,
Le perle, e le ghirlande, e t panni allegri,
JL'ltifo,e'l cantoni parlar dolce humano
Ma quando non vi èoccafionedi vefiir habito vile , deve ciafcvno portar
àrv~v. ' ' Vtftb
<btuc&
Parte 4f*
vefiìmenti alta conditione fua corrijfondenti : perctoche ficome il pitto*
veflito più nobile di quello che f egli richiede è Mo di vaniti , edifuper •
Hai cofi il portarlo più abietto , e vile e argomento d'animo imbecille $ e
plebeio . Et è accaduto più volte che perfone degne per caufa delti loro
foTtfibabitiw grandi pericoli,e non picciole indigniti fono incor fi; come
di Telopida ferine Plutarco nella vita di lui. E V eri andrò* che fùvnodt*
fette Sauijs iella Grecia >da i famigliati di colui, che l'bauea multato à ma •
giarf eco, filmato per l' bufato uile efferun feruo JA nelferuicio della eth
cina adoperato : onde egli mede fimo aU’hora confa fsò d'famer giuftamot*
te patita quella pena. ...
Q Ve fio è anco più chiaro fegno di dolore, e di miferia: poiché ficome
il color bianco accenna purità &t àlleggre%%a ;<cpfiì4l nero imp$*
Stura, e dolore fignifica : Terciò Gnidio fà dire adombra di Ceke ad jifa
cionefuo conforte: ; • , .swftrmai
Surge.ageyda lacrymasylugubriaque indù e. - T Vv>; r Ut
E delle figliuole di Kljobbe vccifi da %Apo!hne: -Àmxv.
. r *_*** Stabant cum vitflikmatris
%Ante torosfratrum dcmtffo crine foretto* '
E diffe ancoraché hauendoTrogncintejQ, che Filomena eraflataneima
re [ommerfa,ciò>bencbefalfo, credendo} /rv u ^ v
VelaminaTrogne
Deripit ex bumeris, auro fulgentia lato;
Induiturque atras vefies,& inane fepulcrum
Conflituit. E pregando ad Ibi ogni male dice :
Et nigra vefles corpora ve lira tegant .
V^irioflo d’OrlandOyCke trouò fafflittiffima Olimpia, dice:
Vna donna trouò piena di lutto.
Ter quanto il vifo nefacea f eguale,
E i negri panni, cbecoprian per tutto .
Il Tetrarca della Morte parlando dice :
Et una donna involta in uefle negra* Et in un' altro propo filo :
'Nanfa per te di fiat fra gente allegra
V edoua [confo lata in uefte negra . Et ancora :
E uedrai ne la morte de mariti
Tutte vefiiteà brun le donne Terfe.
Squarciar fi i veftimcnti.
Q Ve fio è atto di gran dolor e, anticamente s’ufaua affai ycome in molti
luoghi della diurna fcrittura chiaro appare,volpndo fignificare, che
Tpp i ficome
0 1
;#rl
Ji.
MU.lt.
Met.ff.
In 'hot.
Tricnf. d fi-
la morie c.i
Canz 4o«
C*«£. %.
*/•
£04 Dell* Arte de Cenni ,
*Pèòm\ffqU^ci^Uidné i'fiìdiwi; così per doloragli creppaua il cuore : onde
bèl. x. fMèffffà Scindite ccYdàitèttra{& noli iZeftmenta uejìra V li Rè tirchia
hèMd^^ìikifnWìii Robàfacè fi Squarciò i panni ^ fi utili difacco. Quel
4- 5 $ . Wtfti ó'tibèpfàtò’i&'ntu'a à Dauidde dell* ucci [ione di Saulle,dice la feriti u-
tacche per dolóre baiieà la ti e fi e Squarciata , & era di polue confyerfo : E
fimi Im ente Dauidde intff a quella mone fi tracciò le vefti , e tutti quelli
cfreranofecófeceròTifleffo , e digiunò , e pianfefopra di lui fino à Vefpe-
R*Z *• rèi -Effetìdo fiato rotto, e pofio in fuga una parte dell* effcrcito di Giofuè,
eglifi fi r oc cìòi Ut firn enti, & fi gittò à terra dinanzi l'Jirca del Signore ,
e quiui flette fino a fera con i ueccbi di Ifraelle , ponendofì il cenere fopra
Leuit.io. il capo, per gran fegno dimeflifia,e di dolor e.Mosè dicendo à* fuoi figli uo-
, I * li, che non dóitèffèro piàngere la morte di T^adabbe, e di *Abm,tra l 'altre
cofe commandò lóro che non fifquarciaffero i panni . E Giobbe bauendo
intefo,che ad un tratto gli erano attenute molte calamità ffcidit r e fi ime n-
Mzttb. 1 6* ta fuayCorruens in terram . T{cl nouoT efìamento fi legge che il Trencipe
de* Sacerdoti feidit veftimcnta fua,dicens, blafpbemauit . E negli atti de
Gap. 1 4. gli M.poftoli,cbe Barnaba, e Tmlo,eonfciffi% tunicis fuis , exiemnt m tur-
bas clamante s,zr dicentes', ViH quid ha c facili s ? & ncrmortalcs furnus »
filmile s uobis bomines.Di Enea,quandokebbe ùeduto che in Sicilia era fio*
to polio il fuoco nella fua armata, dice Virgilio r .*
2En. 5 . Tum pius ^Aeneas bumeris abfcindere vefiem .
llTetrarcadiffe anch'egli nel Trionfo d'amore:
Cap.u Ma Squarciato ne porto il petto, e i panni. -
VMrioliodi Gineura afflitta , per hauer intefo che Snodante in mare fi
era affogate;
c " fi 60 ® Dw c^e àffiìC fece poi che fola
<5‘ Si ritrouò nei fuo fidato letto ;
Tcrcoffeil feno , e fi stracciò la lìola
E fece à l'aureo crin dannose diffetto.
Doue parla di Mlcina addolorata , perche Ruggiero da lei fuggiffe :
€8 n ii. Fàuinta dal dolor, per reflar morta,
. * J‘ * ' Squarcioffi i panni, e fi per coffe il uifo . ilTaffo di Rjnaldo , quando ra-
uedutofi deliberò di abbandonar Mrmida , dice:
- Squarcioffi nani fregi, e quelle indegne
Ca ' ■ >:>ùtrPompc>di feruitu mifere infegne. Medea diffe appreffo Gnidio :
Trotinus abfciffa planxì mea pe flora uefte ,
Bill( Tuta nec à digitis ora } nere meis.
La moglie del Rè Latino y sdendo il frac affo iella fua città Affolla d*yc -
ciderfi,dice Virgilio che
Turpu -
. Parte Prìmsu». 487
Turpureos moritura manu difcinditamiffas*
Così dell* ifleffo Bj , bauendo intefo , che la Fuegina fu* moglie s*era flro^
%ata,e vedendo la ruina della fua città :
Etfciffa vcfie Latinus
Coniugis attonitusfatis, vrbifque ruina .
Il nofìro corpo è detto la uefle dell'animo : e perciò lo fqnarciar le pro-
prie vefìi accennerà difperatione,e defiderio di morte . Dante dice che i
figliuoli del Conte Vgohno
Piffero', padre, affai ci fia men doglia ,
Che tu mangi di noi ; tu ne velìifli
Quefte mifere camice tu le {foglia. E cofi ilTetrarca :
O affettata in del beata, e bella ...Canti,
minima, che di nofìra humanitade
Ve fìtta uai,non come V altre carca . Et vrì altra volta :
O felice quel dì, che del terreno $<m 3 6 .
Carcere vfcendo,lafci rotta, e {parta
Quefìa mia graue,frale,e mortalgonna.
Vefhr di facco.
IL veflir di facco era fegno di grandiffimo dolore: e perciò fi legge, che g
effendo gli Affiti] flati fuperati in vna gran battaglia da gii I fratini : Pe^ xo#
quelli che dal furore dell1 arme f oprau andarono, di ff ero : Tonamusfaccos
in lumbis noflris,& funiculos in capitibus noflrìs,& egrediamur a d l\e-
gem ifrael'yf òr fit am faluabit animasnoflras: E cosìfecero,Et è anco ferir ,
to: che Achabbe per fuggir il cafligo, che Iddio gli hauea minacciato’, fa- 5 ’ e ‘ : 1 ’
dit veflimenta fua,& operuit cilicio carmemfuam, ieiuntauitque , dor-
miuit in facco . Et e {fendo per ucnuto àgli orecchi del Rè di Tonine, eh
da Giona era flato profetato , fra quaranta giorni quella città douer cfjer
diflrutta ; dice la fcrittura , che Rjx furrexit de folio fuo , & abiecituefli - L°'" * **
mcntum juum àfe,&induffus efl facco, &.fedit in cinere .E [aggiunga
che il E^e commandò che operar entur facci s homines,& wmenta . E però
fà nella Cbrifiiana Chiefa introdotto che quelli, che faceuano de' loro gra-
vi peccati pubhca penitenza, per moflrargran dolore delle colpe loro, nel
principio deUa Quarefima fiprefentaffero al V e feouo dinanzi alle porte
della Chiefa ue fìtti di facco, con i piedi nudi, e con gli occhi abbuffati à ter -
ra’, à quefio modo , come dice ilfacro Canone yHjosfe effe ipfo habitu , & c. incapiti
vultu protefìantes . W» 5 °*
Habito mentito.
G Hi porta habito diuerfo dallo fiato , e qualità fua da fegno tftngan*
no, e difraude,non volendo e ffer ricono f àuto per quello cb'tgli è%
* •• •- come
Dell’Arte de' Cenni,
4**
come dff.e Dante :
£*r*d 7 in vette di Vafior lupi rapaci .
Tolto dalla fcrhtura [aera oue dice : Qui veniunt ad vos in vefiìmenth
oitium, intrinfecus autemfunt lupi rapaces. Marfifa}e Br adamante, come
ferine l* Ario fio, vefiirono piafira, è maglia à guifa di Caualiert erranti ,
& andarono per lo mondo facendo prona del loro valore. E per lo contra-
tto di buomìni vestiti da f emine cofidiffe l'tfteffo Toeta :
Tutti gli altri à la fpola,à Tagoe,alfufo,
*41 pettine, & alnafpo fono intenti.
Con vette fcminil,cheuanno giufo
In fin al picche gli fi molli, e lenti.
Cu fi anco Ricciardetto fi finfe donna dicendo il mede fimo Arlotto
c,x5 v« > ? E eom'iofojfi f emina mi vefle
E in reticella d'oro il crin mi lega:
Io mono gli occhi con maniere bonetìe
Tfe ch'io fia donna alcun mio getto niega.
D. Her colere di loie, che uicendeuolmente cambiauano i loro ueRifnenti,
quefta da buomo,e quegli da femina uefiendo fi dice il Tuffo:
fi'* : Mira fi qui fra le Meonie ancelle
Fauoleggiarcon la conocchia sAlcide :
Mirafi Iole con la defira imbelle
Ter if eber no trattar Tarme homicide .
Pmu z i. La di teina fcrittura età prohibendo dice : 7fon induatnr mnlier utfte vi-
rili, nec vir vtatur vefle f&minea . I leggifii dicono cbeogn*vno fi prefu-
„ r , rnetaìe in quale babito è ritrouato , e però chi percuote vn Sacerdote ve -
W flitó da focolare no’l conofcendo,non incorre nelle cenfure fulminate con -
DtMo. 1 7 tra quelli che le perfone rehgiofe offendono . E trattano ancora di quelli
f 4. che fanno offefa al Trencipe traueflito da priuato,& alla Donzella in ba-
bito meretricio , e d*altre cofi fatte quetìioni • £ ben vero,cbe tal'bora an-
co d buon fine fi è portato l'habito mentito * come fece Codro Re , che con
Vi fi e vile fi caccià nella mifebia de * nemici per effer vccifo , bauendo in-
de. Tufe i tef0 dall' Oracolo, che gli Atbeniefi refierebbono vincitori, fe il Re f off
in quella battaglia ammalato. Cosi leggiamo in Liuto che fece Anniba-
le vefiendo vna banda di foldati in babito Rpmano.Ccfì fece Enea co* fuoi
compagni nelTmcendio dì Troia\dicendo appreffo Virgilio:
Mn i> Mutemus Clypeos Danaumqueinfignia nobis
Aptemus,iolus,an virtus quis in botte requiratì
Cefi Or mondo infidi andò alla vita di Goffredo , fi tranelli co * fuoi eongite*
ratine nella mifebia [egli apprefsi per reciderlo, come dice il Tuffo:
Ha co-
Parte Prima.
487
C io.yf.45
Ma come il Capitan Voratori bianco
Vide apparir de le fojpette affife ,
Ecco, gridò* quel traditor che Franco
Cerca moflrarfi in fimulate guife .
Lauarcifuoi vcftimenti.
E Mio di purificar fe fieffo. Iddio ordinò à Mosè * che i leniti nel pu- ,io.
rificarfi Innaffierò non folo fe Sìeffi*ma i loro habiti ancora . Et è anco ^
fcrittoiOmnc quod potè Sì tranfire per f lammas, igne purgabitur}quicquid ,^OT*8'
autemignem non potefl fu fiinere* aqua e xpiationis fanti ific abituri & la- Nfim
uabitis veF.imenta vefìradiefeptimo ,& purificati poflea cafìra intrabi -
tis . Scriue Snida chefà co fiume di coloro , che haueano commeffo homi -
cidioyper purgar fiy di lauare i loro vefìimenti quatordeci volte: Onde di
quelli * che sperano purgati di qualche loro bruttura , fifoleua prouerbial-
mentc diretti bis feptem vndis . dnco dopo il parto anticamente lauaua-
no i vefìimenti della donna che partorito hauea , quafi che per lo partori-
re ella foffe contaminata * di che Horatio diffe fornendo à Canidia ;
Tuusque venter Vartumeiusy& tuo fyod cd. 7
Cruore rubros obftetrjx panno s lauit,
vteunquefortis exilis puerpera.
Spogliarli.
Eptodi voler far qualche gagliarda operatione ; ad imitatione di J t *
quelli*che ne ' publici giuochi uoleuano entrar nella pugnaci quali
fi fpogliauano . Dice Tlatone che appreffo i Lacedemoni tra qui fio in ikse
cofìume*cbe ne' publici contrafìiyniuno era sformato diuenire alla pugna ;
ma però publicauano vn* editto >che cgn'vno ò andaffeyò fi fp agli off ut
abire * autexui . Cofi Virgilio di Entello nella pugna del Ccfio con Darete
dice^> :
Htcfatus duplicem ex humeris rexecìt amiti um: 5 •
Etmagnosmembrorumartusymagnaoffaylacertofque
ZxuityattfHe ingens media confi flit arena.
Gregorio da qutfla vfan%a de gli ^ ithleti cauò vn bel concetto dicen-
do *ch e fe alcuno viene alla pugna veftito con vno chefia nudo,queftofa-
rà più facilmente gittatoà terra * perche ha onde può effer pigliato : cofi
non e {fendo altro le cofe terrene * che fornimenti del corpoychi vuole con-
tendere col Demonio deue di quelli {fogliar fi per non refiar fuperato . E
anco lo fpogltarfi atto di voler far alcuna di quelle cofe che vèflitì non fi
fogliano fare* come d'andar d letto per dormire* ò di voler entrar nel ba-
gno,ò di Voler nuotare* cofi di 3^4 rcifo quando giunfe al fonte dì Salmact
dice Oh dio:
'Hfè
fi.
^3
Dell’Arce de’ Cenni,
Mtt. 4
Eptf. 1?
Càp. 19.
Paraci. . j
6^».ìJ4
• I 2..
ZJkz.Sat
Di art am
% (/e mora,temperie blandarum captus aquarum
Molila de tenero y damma corpore poni!.
E dt Leandro quando era in procinto di paffare à nuotò il Bosforo Tracio,
frauentato dalla tempefta non s'arifchiaua:
Ter mihi depofita e Li in ficca ueflis arena ,
Ter grane tentaui carpere nudus iter .
E finalmente per lo j foglio fi accenna priuatione d' alcuna co fa . Giobbe
nelle fitte calamità diceua : Spoliauit me gloria mea, & abfiulit coronami
de capite meo . E Dante de gli amatori del mondo:
Ben è che fenga termine fi doglia ,
Chi per amor di cofa,che non duri
Eternamente quell' arhor fi fraglia. Et il Tetrarca :
L'alma d'ogni ftto ben frogliata,e priva,
*dmor de la fua luce ignudo , e cafro.
AiTettarfi la verte.
IJ* ^Ltto di preparar fi per udire , ò per far alcuna cofa diligentemente ,
j come ci auertì Horatio quando diffe :
5> ^udiresatque togam mbeo componere .
E anco atto di per fona vana , & ociofa , ilquale meglio fi feorge nelle don -
ne, che di continuo uaheggiandofi,e polendo fi leueiìi,& loro ornamenti fi
uanno d'intorno accommodando, ne mai finifcono,effendo uero che, Dum
comuntur,dum poliuntur annus eft ; ma nell'huomo baila che, come diffe
1 Gnidio :
Su bene conuenicn$,& fine labe toga.
Cingere, ò dare altrui la fpada.
* 1 L cinger , ò dar la frada ad alcuno è atto che fanno i Trencipi , ò gran
* * * JL Capitani, per fegno d'eccitar à combattere , e dichiarare alcuno habìlt
alla guerra , e degno Caualiere . Co fi leggiamo nella [acrafcrittura,che_j
Gienmia Trofeta diede à Giuda Macabeo la frada , accioche con quella
z. Mac ab. difrndejfe il popolo di Dio dicendogli: Recipe fan fi umgladiummunu si
vlt . D^ojin quo deijcies aduerfariospopuh mei . Cofifece Goffredo verfo Hai-
mondo quando egli era per combattere con JLrgante}onde il Taffo diffe:
C.7,/t.~z. E ^ j $a(la toghendofi dal fianco ,
1 E porgendola à lui, cofi dicea:
Quella è la frada che'n battaglia il franco
i{u bello di Saffonia oprar folea:
Quella, che meco ogn'hor fu vincitrice -
Trenti, efta cofiteco bora felice »
" Bantc
Parte Prima. 489
Dante in perfori* di Cacchgttida alighieri padre di fuo btfauo'o>cbe fii Ca
tialier Cefar codice:
Tei Seguitai l’imperator Currado ,
Et ei mi cinfe de la fua mìhtia ,
Tanto per ben oprar li venni in grado . Et il Tetrarca diff
E per GIUS V cingete homai la fpada. sen.z;.
Effcr priuato della cintura, ò dell’arme.
A Li3 incontro quello era atto d3e[fer giudicato inbabile 5 & indegno ,14.
della militia . 7s {e fi calìigauanoifoldati corporalmente ,fe prima ^
non erano flati delle militari injtgne fpogliati . E dice la diuina fcrittura ; quiMuinf
Tfpn aqnegloriabitur accinffusy& difcinttus.Eti Lcggifii dicono,Cingu - hi.
lum deponere , per liberar fi dal! obligo della guerra , e però Euftacbio dice
apprejfo il Tajfoffe Goffredo ricufadi dar aiuto ad JLrmida :
lo per me qui depongo elmo, e lorica, c- 4-,/Mi.
Qui mi {cingo la Spada , e più nonfia
Ch'adopri indegnamente armeyò deftriero ,
07 nome vfurpi mai di Caualiero .
E del difeioglier la Spada per Segno di pace il Tetrarca diffe:
reggendo quella jpada {cinta, Son. n.
Che fece alfignor mio fi lunga guerra.
Cofil’effere jpogliato dell* arme era not ad3 infami a: onde quello atto di
difarmare alcuno farà fegno di vituperarlo , e di priuarlo à'hcnore^ .
L9*Ariofio dice che hauendo le turbe prefo {otto le mentite infegne in fallo
Grifone per Martano :
Gli baueanleuatol3elrno>e la corata, * c.17./?.
E lafciato in farfetto affai uilmente . 1 3 1.
Il Tetrarca metaforicamente diffej :
Cbedi giQÌa,e dìjpeme mi difarme. Scn.i if.
S crine Suetonio,cbe Domitiano poco prima chef offe trucidato fognò , che
Mineruafi partiua dal fuo T empio dicendo, che piu no* l polena dmf ende- ìn ^cmit.
re, poiché ella era Hata da Gioue difarmata. .
Efierdifcinto.
LEffere {cinto è fegno di negligenza > & anco di di ffo lutezi € an‘ ‘
ttchi cbiamauano i diffoluti difeinti Terfio diffe: * * 5 *
Tipnp 'det ad morem difcinHì viuere Tratte i Et in vn3 altro luogo: s*t. $ .
Cum bene difcinfto cantauerit ocyma verna, $*/.*.
Ronfio / emendo à Mecenate diffe :
QJt
Satis
490 DeH’Artc de5 Cenni,
Satisfuperque me benignità* tua
Ttpod, cd.i.Vitauit: Haud parauero
Quod aut auarus.vt Chremesfterra pY Amarri
Difcinffusautperdam, vtnepos.
Virgilio degli africani, che veftiuano alla lunga , e difeinti:
8* Me Tfomadumgenus , & difeinttos Mulciber u ifros .
Sopra il qual luogo Seruio dice , che fi può anco intendere de gli africa*
ni [cinti, ciò è non atti alla guerra, T lauto vedendo vrì jlfncanoycbe fi
In Pernio, ftrafcinaua dietro la toga labile, fchernendolo dijfe: Qua e fi ifla auis t aft
famigliandolo ad vn grande vcccllacciorapprefentando le fue gran ma-
niche, due ale , e lo ftrafeino di dietro la coda . Macrobio lafciò fcritto che
Satum.i. fa mordacità di Cicerone non perdonò aWifìeffo Ce fare : perciò' che inter -
rogatoydopo che Cefare refiò vittoriofo, perche egli haueffe errato in non
feguitare la parte Cef ariana riffofe: TrAcinfturame decepìt, fcbernUolo
perche, ita toga prAcingebatur , vt trabendo laciniam velut molli s ince-
der et : Onde di lui Scilla diffe: Cauete à male pr&cin6lo : in finu ilio mali
j prAcinttomultos Marios continet . Tibullo delle perfone lafciue diffe:
6* f,E Tunc procul abfitis quifquis colit arte capillos ,
Effluir effufo cui toga laxa ftnu. Et Ouidio:
ve rem Am* jfec compone coma* cumfisventurus adillas,
hb. ». toga ftt laxo confbicienda ftnu,
E la fleffa parola ci dimoflra9 che diffoluto è colui, che non è cinto;perche
il dijfoluere,ò difciolgere è il mede fimo eh* è di} cinger e , efciolto, e hflejfo
chefcinto . EfcopA diffolutA fono dettigli huomini feioperati , da poco , e
fenga ingegno. Cicerone fcriuendo ad dittico dice: CAfarcm vidi Mintur -
nis cum abfurdifjìmis mandati s, non ad homines , fed feopas difjolutas, vt
idipfum iUemihivideatur irridendi caufafeciffe .Ter atto di occupatio -
ne,ò d'improuifo accidente Pintefe Horatio quando diffe :
Serm Uh i . Djj-Cjnffa tunica fugiendum e Et, ac pede nudo . E Tropertio :
Illas direptifque comi s tunicifque folutis
ExcipitobfcuYA prima taberna vìa . Et ilTetrarcai
Leuata era a filar la vecchiarella
Difctnta, efcat%a}e defto hauea'l carbone •
E L'\Ariofto parimente diffe cofi:
Vnpkciol vfeio in tanto ftride, e crocea f
Ch'era à P incontro, ond'vna donna vfeio
Vifcinta,e fcal^a3e fciolte hauea le chiome >
Che la donzella f aiutò per nome.
I ftcmeihauer vna cofa legata infenoyè atto d'bauerla cara>c di tener'
~ r“ ' ' " laflret -
$m. 1 6,
C.y fi. 8.
Parte Primari 49 1
la flretta co defiierio di cuflodirla:Cofì lo slegarci difciolgerc il [eno fa-
rà gefto di voler liberar fiye difobligarfi. Dice la fcritturafacra: Difsolue j t.
coUigationesimpietatis;&foluefafciculosdeprimentes.Cicerone}fcriuen -
do à Quinto [ho fratello dtfse: Iampridem i(lum tanto Cafarem , mihi ere - ub.i.z?.
de in finn eli , ncque ego dif cinger : il qual luogo fu à quefto modo gratto- 1
f amente dal Tetrarca imitato:
yn verde lauro, vna gentil colonna S9n
Quindeci l'vno,e l'altra diciott'anni
Tortaio ho in feno,egia mai non mifcinft .
*Anco facrificando , o altro atto religiofo facendo foleuano [cinger fi , e pe-
rò Gnidio fà che Tbemi dice à Deucalione,& à Tirrha , prima che figitti -
no le pietre dietro alle [falle, per riparar l’humana generatione , ch'entj
fiata nel diluuiofommerfa:
Et velate caputiCintfafque refoluite ve§ ics. E poifoggiunge: Mei' l*
DifceduntyVelantque caput, tunicafque ncingunt .
E Tibullo fimilmente ^ :
Ipfe ego velatus filo, tunicifquefolutis Lìb. i.g.
Votanouem Veneri notte filente dedi , l£g5*
Sicome il ligure, e cìngere è attedi obligatione;cofi lo slegar e, e fùnger e, è
di liberatone :Onde T^SÀiffe a'fuoi difctpoliiQuacumque ligaueritisfu - Matt.it.
perterram erunt ligata &in ceelo : & qu&cumque folueritis fuperter -
ram, erunt foluta, & incedo . Effere [cinto è anco indicio d'effer addolo*
rato. Tibullo ;
Tars qua fola mei fuperabit corpori$,offa Lìb 3 , tU^.
Incinti# nigra candida velie legent, 2 .
Suetonio raccontando la pompa funebre d’^ugufìo dice;Rjliquias lege~
tunt primorei equefiris ordinis tunicati, & dtfcinffi •
Armarei grandi,
QVefto è atto d'bonore di chi lo fà:ma molto pìit di chi lo riceue.Dì- j ^
cela diurna fcrittura che il Re Sanile armò difua manoilgiouinet-
to Dauidde , quando vfcì per combattere col Gigante Filifleo: Induit Saul 1 .Reg. j 7.
Dauit vesìimentisfuis , & impofuit galeam auream fuper caput eius,&
veftiuit eum lorica . Cofi da Bomero vien introdotta Thetide ad arma- Ulìad. 1 g.
re Achille. E da Virgilio Venere ad armare Enea con arme celefli)& im- &n. s.
penetrabili da Vulcano fabricate.Voiriofio parimente del valorofo Rug -
giero ,già eletto Rj de' Bulgari, mentre era per andar a combattere con
Rodomonte dice:
Ghjproni il Conte Orlando à Rjtggier firinfe , c. 4^ fi.
E Carlo al fianco laffada gli ciuf e , 1
Q^qq 2 Brad ai
J£n 6,
41)2* Bell'Atte de’CennL
Bradamante,e Mar fifa la corata
Tofto gli haueano,e tutto l'altro arnefe,
Tenne *Aftolfo ildefirierdi buona raiga,
Tenne la ftaffa il figlio del Danefe. L’ifteffoToeta dice ancora:
Ct 2 7'Aj 4 Hauendo armato il T{e di Serie ana
Difua man tutto il I{e di T art aria
Ter porgli al fianco la fpada foprana
Che già d'Orlando fà,fe ne venia.
* j Gittar via l’arme.
TJ Mto dì clemenza, e di non voler caligare, nè far vendetta:Ccfive-
JOj diamo in vna medaglia di Seuero Tio jiugufto Immagine d’vna Don
na , che fiedefopra vn Leone, che fe le humilia, & bà in vna mano vrìba-
{la affida interra , e con l’altra fàfegno di gittar via vn fulmine a ma non
in atto d’offender alcuno', con quefìa inferrinone : llsfDVLGENTI^
*AVG. Virgilio, introducendo l'ombra d'*Anchife à dire ad Enea fuc figlio
che non faccia guerra a fuci dice:
Troijce tela manti fanguis meus .
E anco atto di cedere , e d3 abbandonare l’imprej a : Onde per prouerbio fi
Pro l Mu - dice : Hafiam abijeere , dì coloro a3 qualinon bafta l'animo di dar compì-
fen*- mento à quanto s'haucano propofto di fare. Cicerone lafcièfcritto : yides
li ,z,° 7 ne tuillumtnjìemdemifftm? iacetydiffidittabieat hafiam. Hcratiodiffe:
Tecum ThilippGs,& celerem fugarti
Lt Senfi relitta non benèparmula.
fiutar, in Q. Curtìc : Tum ceteri diffipantur metu, & quacuique patebat adfugam
&pcfi. Late - yìa,erumpunt, ama ìacientes. I Lacedemoni sbandirono JLrchilocoptr-
*SCiStv che baueffeferitte effer meglio gittar via lo feudo, chemorire . Ifocrate
p^ce™*' de^JTe che anticamente erano tenuti infami coloro ,i quali vel ordinem de -
Morali. feruiJJenh velctyP€urn “bieuffent* ^rittotile raccontando quelle ccfes
che (onoprohibite a'foldati dalla legge dice : T^ondeferere ordinem , non
fugere, non abikere am a, E anco atto di paTZia:E però d’ Orlando f or [en -
c_^Kato dice l' Miotto *,
Di crefcernon cefsò la pena acerba ,
Che fuor del fenno al fin l’hebbe condotto,
il quarto dì da gran furor commoffo,
E maglie, e piattre fi fquarciò di doffo .
H omero dice che Jiìace furibondo fece l'ifleffo . E di colui eh’ è priuo d’o •
gni aiuto fi dice quel verfo d’Homero:
Etclypeo fmul>& galea nudatus}& bafta.-
UH ad,
Sofpen-
Parte Primx. .
49}
Sofpender l’arme al Tempio.
Oyefio è atto di pace, e di vittoria, perche ifoldati ueccbi,& i Capita -
ai vittorio/i foleuano l'arme al Tempio [offendere. ’Hjfo appreso
Virgilio nell’atto di ferire il nemico cofi prega la Luna :
xAfirorum decus,& nemorum Latonia cufios, j^n ^
Si qua tuis unquamper me pater Hyrtacus aris
Dona tulih fi qua ipfe meisvenatibus auxi
Stipendine tholo,aut [aera adfa[ìigiafìxi ,
ìlunc fine me turbare globum,& rege tela per auruù
Co fi dice anco il Taffo di Goffredo , dopo che egli hebbe Ottenuta l'vltimd
vittoria :
T^epur depo fio il fanguino fò manto c.
Viene al Tempio con gli altri ilfommo Ducef * 44.
Equi Harme fuffende.
Horatio in quehopropo fitto diffe :
Me fabula facer Lib x 5
Votiua paries mdicat bumida
S offendi ff e potenti
Veflimenta marisDco.
Nudità.
LJl nudità dinota impotenza all* operarci e majjìmamenìe al faldato^
per e fiere priuo non folo d* arme, ma anco di uelìe : Onde fu del co in • 1 9 *
prouerbio: T{udo manda s excubias « Et il Tetrarca , di popolo da non ef-
fer temuto , dices:
Quanto fia da predar conofcer dei canz . 5 .
Topolo ignudo , pauentofoye lento .
E anco la nudità indicio d’eftrema pouertà : E perciò fà Cupido dipinto nu-
do , per che l* amor laf duo mpouerifee 9e ffcgliad'ognibene . E diciamo
alcuno effernudo ,cioè priuo non folo de* beni del corpo , e della fortuna,
ma anco di quelli dell* animo*, e cofi delle virtù y e dellagratia:E per lo con-
trario effer ueftito, per effer fornito, & abbondante. Il Tetrarca:
rmirifcuoto,etrouvmifinudo, .
eliporto inuidia ad ogni eflrema forte. E nell'ifteffo concetto :
Et io fon qui rimafo ignudo, e cieco. , 0 y
cbejfejrue quella feritene di S.Taolo: In hoc ingemifeimus habitat io- 1. Ccr. 5 .
nera
494 Dell’Arte de’ Cenni,
ntm nc Brani» qu# de c@!o efi, faperìnduì eupìentes, fi txmtn neffìtì, non
nudi tnueniamur* Et timida appreffo UT affo dice che fu sformata
5 c. ‘prender fuggendo volontario ({figlio^
E ignuda vfctr del proprio Bjgnofuore .
Et è cofa mferabiltjjima non bauer da coprir le fue carniiE però è fcritto :
fn°c*ncapi Beatus *lu* vigila ,& cuflodit uefìimenta fuas ncnudus ambulet , & vi -
te (tifi lo, deant turpitudinem eius . £ l’^Arcbidiacono ferine la nudità effer fegno
di vergogna , e d* obbrobrio . Effer nudo lignifica anco ejjere [coperto , e
palefe ,enon uoler alcuna cofa con fraude nafeonderc •
Jl Tetrarca nel Trionfo della diuinità :
TEfiffunfecreto fa chi apra , ò chiuda ,
Eia ogni confcicn<gatò chiara, òfofca
Dinanzi à tuttodì mondo apertale nuda «
Trafitte EcceUentiffìmo Scultore fece quella bellìffima fatua di Peneri
in Cipro nuda>per lignificare , che i furti amoro fi finalmente fi fcuoprono ;
non potendo ftarfempre palliati>& occulti , Cefi i fimulacri di Baccho nu-
di fi fomauano iper accennare la natura del vino in if coprire if ecreti,per -
che3come diffe Virgilio :
+Arcanum demensdetegit ebrietà s*
E dice Horatio che i Trencipi fogliono Con quefto tormento far prona
In ?eet. della prudenza, efecrete'gga degli huomìni ,
In Tcet, Reges dicuntur multis vrgere culullis ,
Et torquere mero quem perlfiexiffc laborent ,
j£nfitamìcitiadignu$ . Etaltrouel'ifteffoToeta;
yt ventum ad canam cfì3dicenda, tacenda locutus .
Le gratie parimente fi dipingeuano nude ', per ammonirei , che dobbiamo
puramente , e fìncer amente effer grati , e corte fi verfo gli amici noEìri j e
non far loro beneficio palliatamente^ e con difegno di maggior remunera •
tione. Horatio diffida :
tì.i ed, 1 ? Treis prohibet fupra
Bfxarum metuens, tangere Gratia
'Njidtsimffafororibus* Et anco:
Gratia cum nymphis , geminifque fororibus audet
Ducere nuda choros ;
*Ale[fandro*4frodifeofcriue, che anticamente furono fatte le ftatue de
gli Iddij nuàe\ per accennare che la loro potenza , e virtù è à tutti mani -
fe§la,echeinv(fi non è alcuno coprimento de* vitij. E Saturno fù figurato
co*l capo nudo, perche nel tempo eh* egli regnò, chefù nella età dell’oro, la
verità era à tutti palefe, e non occulta , come fu dapoifotto tante men%o-
gne
Parte Prima,. 49 f
gne&ingannì: E per quello ad effo Saturno à capo /coperto facrificaua-
no, ma à gli altri Dei co’l capo coperto . £ Gioite fù rapprefentato (come
Tor firio ,e SuidafcriuonoJ con la parte fuperiore nuda; per dinotare, che
Iddio fi manifefia alle ditiine intelligence ; e con la parte inferiore ueflita;
perche mentre noi viriamo, non lo potiamo uedere, onero perche noi po-
tiamo ben conof cere gli effetti delle cofe , ma non intendere le loro cagio -
ni . lotiforme a quello che Iddio diffe à MosèlVofteriora mea videbis, fu-
rierà autem meam ridere non poteris.
Il Fine della prima Parte dcirArte de’ Cenni.
\
497
DELL'ARTE
DE' CENNI
DI GIOVANNI
BONIFACCIO.
Parte Seconda .
UjIVEWJDO *IELL>A VRJMoiTARTE DICHIARATA
laparticolar figni fi catione di moltiffimi cenni , e quella con V autorità,
d* Autori degni confermata ; bora inquefìa feconda parte dimofìrerò
come di queflacognitione fi feruanogli huomini in trattar tutte Vani
liberali , emecaniche ; onde fi concluderà ch'ella ad ogni qualità di
perfone fia grandemente bifogneuol^j •
Come nella Metafilica habbiano luogo i Cenni# Cap. I.
Lcune fatuità del nofìro intelletto verfano in cofe rea*
liyaltre in cofe dalTifteffo intelletto ritrouate.Di quelle
che in cofe reali fi trauagliano, alcune fono (peculati-
ue, altre operatine . Le fpeculatiue fono la Metafifica ,
la Tifica , e la Matematica , che abbraccia VAftrolo-
già, la Mufica , l^ritme tic a, e la Geometrìa . Le In -
ftrumentalipoiyche fono dal nofìro intelletto ritrova-
te, dette feconde intentionijono la Grammatica , la Dialettica , la Rotori*
ca,la Noetica, e V Hi fiorita. Delle operatiue altre fono attiue,ciò è pr atti-
cke,& altre fattine: le attiuefono la Tolitica, l'Etica, e l'Economica : ma
le fattine fono quelle , che principalmente con le mani fi efercitano ; come
V Agricoltura, la Mìlitia,la Medicina , la Tgauigat ione, ly Architettura, il
Lanificio, e la Cacciaggione . Quando adunque hauerò dimofirato cerne in
tutte quefle arti habbia luogo la cognitione di quefìa muta eloquenza , fi
potrà concludere lei effer à noi grandemente utile }è ne cefi, aria: E perche
Rrr quefta
45* Dell’Arte dc’Cenni,
queftn materia è molto ampia, andari linàio/ 'amente reftringendmi,e co/i
dalla lontana additando quafi Una picccìola figura di quefta fetenza * Fe-
riranno forfè dopo dime perfine di maggiore ingegno , che potranno di
quell'arte più degnamente ,e più coptamente trattare . Ter quel? ordine
marauigliofio delle cofi naturali, che fino fiate dalla diuina prouidéga con
tato artifìcio cocatenate infieme, come per una continuata fiala camìnado
l'intellettq humano s*inalga all'muefligatione, & alla Jfeculatione delfino
principio, del fino tutore, di Dio iftefo;& in quanto coperta l'humanatfn
becillità,s* affatica d'intUerlo,e di conofcerlo; e quefto è l'vltimo termine
dello fludw metafifico : per l*mtelligenga del quale, non badando le forge
deWhumano intelletto , anche i gradi fimi Filofio fi fieno in molti errori pre-
cipitati . Ma poi che iddio, perfua miferkù*dia,co*l mego delfino Verbo
incarnato, e dello Spirito fianto, cihà riuelato quei diuini fiecreti, eh* erano
prima incogniti a* mortali ì noi Chrilìiani nonhauendo bifogno ditraua -
gliare intorno la fina cognìtione, quello confi (fi amo nel Simbolo oipcfiolu
co, e predandogli il debito culto fi* adori amo ne i Sacrifici}, & in altri effi.
cij diuini', ne* quali , non ballando le parole ad e fi licare la grandegga del-
la fiua mifertcordia,edella nofira obligatione, per maggior ejfircjjione, &
efficacia è flato con gran ragione da* fanti, e da prudentijjìmi huomini no -
firi maggiori introdotto, che, per lo pìù,conge£ìi,con moti, e con cenni fieco
in mfiacro fìlentio faueUando,in queflamanieral adorafifiìmo. Quindi hu-
miliar il capoypiegar le ginocchia, curuarfì, e profirarfi à terra, percuoter- !
fi il petto, algar le mani al cielo, far fi il fiegno della Croce, e tanti altri ge-
fti, che fono fatti in ogni tempo da gli huomini , e molto più da Sacerdoti ,
ne*fiacrificijloro , e particolarmente nella Mefifia: come dalRationale de
gli officij diurni dì Guglielmo Durante fi può intendere: Di che hà etiandio
lìk a. trattato Zaccaria lAndriani nell* opera fina del Sanufimo fiacrificio del -
r^iltare, doue dice , che la TaJJìone del noftro Redentore nella Me fa vie-
ne in tre maniere rapprefentata ; cioè con parole, con gefli, e con ve-
ementi: E fioggiunge,che ficome le parole principalmente fieruono à con -
fiorare la Sacrofanta Euchariftia, cofi tfiegni,& igeili à rammentare la
hilìoria della Vaffionedel Signore . E tutti quelli diuini getti fono fiati in -
uentati non foto per dimofirare la maettà de i diuini fiacri ficij, ma ( come
\ è ficritto nel Concilio diTrento) per ifuegliare ancora con quefii cenni vi -
fibih le menti de* fedeli alla contemplatone di quegli alti fimi mtfieriyche
filanda ne* facrificij nafeotti ,cifono da quefii gefli accennati . Dalle quali
cofie fi comprende Iddio compiacer fi d*efer da* mortali con cofi fatti cen-
ni adorato. Et è herefìa de gli *Anabatifli il voler leuare le diuine cerimo -
a* Rei rie . Habbìamo nella diuina fcrittura,cbe il Bj Dauidde in honore di Dio ,
Ft?:' * ~ in
Parte Seconda. 4J9
in luogo di formar parole di laude, e di ringraMmentìtCOnfilentiofalta*
bat totis viribus ante Domitmm. Del quale cefi diffe Dante,
tiprecedeuaalbenedettovafo ***g*i+m'
Trefcando aliato l* bum ile Salmifia,
Epiù,emcncbeRè cratn quelcafo*
£ poifoggiunge la fcrittura , che Michotla figliuola di Sanile , perche ve-
duto Dauidde à ballare , e f altare defpexit eum in corde fuo ,fù con la pe - 15.
na della Perdita catUgata.El’ifieffo Dauidde diccua: Ego autem cantabo pJal-is*
fortitudinem tuam , er exultabo mane mifericordiam tuam. E fra i molti
geni del vecchio Teftamento doue fi parla della confecratione di Aronne,
e de9 fuoi figliuoli, e dell* vntione del Tabernacolo ,edeUefuefupellettìliB
è [crino, che effo Aronne ,&ifuoi figliuoli pofero le mani [opra il capo
dell* ^Ariete, col cui /angue dopo imolato , Me tè tocco l’eftrema parte del-
t orecchio defiro ad *Aronne f & il pollice della mano deflrafe fimilmen-
tedelpiede.Dice S. Ago fi ino che omnìs dottrina vel rerum e§ì,vclfigno- inlib. <Ud»
rum.Et il Maefiro delle fenten^e che res per figna difcuntur,ecbe di que - *r. chrifi.
fii fegni alcuni conferifcono la gratta, come è ogni Euangelico facrarnen - Ltb-1 di, i .
to,che è [aera rei fignum , & inuifibilis grati# vifibilis forma', e che il Sa?
cr amento contiene in fe la fimilitudine di quella cofa, della quale èfegno ;
fi eritmrfice egli ,facr amenta non haberent fimiUtudinem rerum quarum
facramenta funt, proprie facr amenta non dicerentur . E dice ancora cke^>
de ifegni alcuni fono naturali , come del fuoco il fumo', altri fono ritroua -
ti', e di quefii alcuni fono facr amenti infatuiti non tantum caufa figmfi-
candifed etiam fanttificandi:Et altri folamente per fignificare alcuna co-
fa come erano i carnali facrificij ,&le cerimoniali ofleruan?e della ree -
chi a legge, che non giuflificauano . Quindi è che S.Taolo difje tanti fa ori-
fici , e cerimonie del vecchio Te flamento non effer altro che cenni della
futura Bjdentione,co*l me^o dell* In car natio ne del yerbo.Et il nofiro Re-
dentore/coprì a9 fuoi difcepoliil mifteriodel Regno di Dio ; ma à gli altri if.
parlò in parabole, in modo che vedendo non conofceffero , & vdendoncn
intende{fero',il che altro non era, che co* occulti cenni eruttare abfccndi-
ta à confiitutione mundi . E ficome Iddio eterno rariffme volte àgli anti-
chi Tadri, e pocbiflìmo parlò ; perciocbe,ccme dice la fcnttura,vna vol-
ta parla Iddio , e più non replica l’iftejfo : Co fi molte volte con cenni s'é
fatto in diuerf ^maniere intendere : E perciò fi dice eh* egli co*l cenno go-
uerna il mondo, come diffe il Tetrarca:
Quel cbe’l mondo gouerna pur co* l ciglio
E conturba, & acquietagli elementi. Trio/, dtìl »
E l iftejfo Iddio volendo effer per fegni concfciutù',diffe:In hoc feies quod Divinità.,.
Rrr 2 fum
S ©© Dell’Arte de' Cenni,
:XMJ. jf. fum jd omìnns; Sete percutiam virga,quét in manti me a e lì, aquam fiumi-
nìs; & verteturinfanguinem: E con varij fegni annuncierà il giorno deU
Zt* Vvniuer fai giudicio;p orche aWhora Erunt figna in Sole>& Luna>& Stef
tis. Et egli volle da gli ^Angeli oltre le parole , etiandio con co fi fatti gerii
e cenni effer riuerito: e però Dante diffe :
farad. B. Tofcia ne* due penultimi tripudi .
Trincipati,& ^Arcangeli fi girano,
L'vltimo è tutto d'angelici ludi, E diffe ancora:
Wzwd. $ i . Vidi quitti à lor giuochi, & a 9 lor canti
J {ider vna bellezza, che letitia
Era negli occhi à tutti gli altri Santi .
In cielo i beati con [guardi, e con cenni , e non con parole tra loro diuina -
mente fauellano : il cbefùdalTifieffo Dante non meno Teologo che Toe«
ta,m più luoghi del fuo Taradifo dime forato, dicendo :
p* 4* j m\ tacca, ma'l mio defir depinto
M'era nel vifo, e*l dimandar con effo
Tìù caldo affai che per parlar dìflinto. Et in altro propofìto:
C. m» Scegli ama bene, e bene fl>era,e crede
T^pn t'è occulto, perche* l vifo hai quiui
Oue ogni co fa dipinta fi vede .
E Tvfo parttcolar de ' cenni par che fìa fiato introdotto per far bonore ; e
cefi per riuerir Dio , le co fe fante, & anco gli huomini che ne fono mente -
Ve nfoiu u £ 'Hìc°tò Carbone dice che l’bonore è differente dalla laude ,t dalla
1 6. glaria;perche quello confi fie più in fegni, come in piegar le ginocchiata*
dar le mani, e fmili;vfati appreffo molte nationi per gratta dfhonore:ma
la laude, $ la gloria , confi fie per lo più in parole : E perciò tu riofto , di
quefie cofe molto ben' intendente, di fe mede fimo diffe :
Saldi Ter eh e quant'à l'bonor,n'b* tutto quello
Ch'io vogliosa fio, ch9m Ferrara veggio
*4 più difei le Piarmi fi il capello,
E perche è cof a ragionerìe che colui che tratta con alcun gran Trend *
peparli feco nella fauella di lui’, perciò douendo noi con Dio ragionare non
folo con le parole , ma anco con religio fi cenni e bene che intendiamo U
loro natura, e conofciamo la loro virtù » & efficacia; poi che è fcritto nel
Vangelo di S, Matteo, che S, diffe : Orantes oolite multumioqui ficut
Ethnici;putant enim quod in multiloquio fuo exaudiantur; oolite ergo af-
6° fmiiari ets, feit enim pater vefier quid opus ftt vobis antequam petatis
eum, E che gli Scribi deuorabant domos viduarum fub obtentu prolixa
#,!*»' maiionis* Ciò • Cagiano nelle Collaroni déTadri con gran lede celebra il
. 7T~ ~ filentio
Parte Seconda. $01
ftlentìo df Monachi d'Egitto quando fi ragunaunno infime ai adorar li
dio. Et il l^auarro nel [ho Trattato delToratione , & bore canoniche dice
chcinChoro ftdeueparlar con cenni, pernoninterromper il filentio.Gli
jtpoftoli ittefii in cofe di grande importanza tal'hora con cenni tràloro
fan eli a nano: Come quando^. S . diffe loro , che modi ejjì douea tradirlo ,
defiderando S. Tietro di fapere chi douea effere il traditore , ne dimandò
non alla [coperta, ma con cenni à S . Giouanni fecretano di Chriflo;dicen-
do il Vangatila : Innuit ergo buie Simon Tetrus , & dtxtiei,quis efi de^t
quo loquitur ? E tanto piacciono i convenienti getti, e degni portamenti
nelle perfonefacre ; che, per Decreto del Sacro Concilio di Trento , non fo-
no ammeffi al Sacerdoti quelli che hanno getti indecenti. Quapropterfic
de ce t omnino clerico sin fortem Domini vacato s vitam , morefque fucs
omnes componere,vt babitu,gettu, ine effu, / er m on e ta Iqfque omnibus re~
bus nihil nifi graue, moderatum,ac religione plenum prafiferant. Ma per
conclufione , da vn luogo belli ffmo della [aera Jcrittura chiaramente ve-
der emo la marauigiiofa virtù, et efficacia,che bebbero quettigefii appref '-
fo Chnflo. S.K{. Si legge adunque nel Vangelo di S. Luca, che quella pec-
catrice, che fi dice effere fiata la Maddalena , andata à i ^.S. per diman-
dargli perdono de’fuoi peccati , ella non formò par ola alcuna ; ma cbe~s
ttans retro ffecus pedes eius, lachrymis capti rigare pedes eiu$,& capititi
capiti s fui tergt bat, & ofculabatur pedes eius, & vnguento vngebat . E
grande atto di humiltà ttar in piedi , di dietro piò, appreffoi piedi molto
più. Egran gefto di carità lauare alcuno, maggiormente i piedi, con le la-
crime grandiffmo. jlf Litigare i piedi èfegno di mirabile pietà, con i ca pel-
li più ammirabile , ma con i propri ] capelli mirabilijjimo . Bacciar la fac-
cia è notabilfegno d'amore, le mani di gran riuerenpt, ma i piedi di pro-
fonda deuotione: Che diremo delTvnger,& ynger i piedi , e con vnguento
preciofo ì Ts[on era pofiibìk imapnar gefti più viui , nè più fignificati, nè
che maggiormente effrìmeffero fomma contrtiione,nè che baueffero mag-
gior virtù di ottener la gratta , che quetta / anta peccatrice defideraua , di
quefii ; i quali tanto piacquero à Dio, che ponderandoli, & amplificandoti
dijfe verfo Simone Farifeo fuo ho fitte; Entrai in cafa tua,e non mi hai da-
to acqua à i piedi ; ma cofiei ha irrigato i miei piedi con le lacrime , e con
ifuoi capelli gli hà rafeiugatu Tu non mi hai dato il bacio; ma ella, da che
qui entrai, nonhà ceffata di baciarmi i piedi. Tu nonm' hai vntoii capo
con olio; & ellam'ba con vnguento i miei piedi vnti. Da* quali efficaci fil-
mi gcfh intendendo l^S. il grande amore, che gli portaua Maddalena, di
lei diffe quelle memorabili parole : Remittuntur ei peccata multa , quo-
nìm ti}}* ti mltm » Il mede fimo fù da gli antichi Etnici^ Tagani ofier-
QatQi
Sefll.c.lt
Cap 7.
461 DelI’Atte dc’Ccnni.
uatóiE però in ogni loro(olenne,e religiofa cerimonia quelli cenni, egefiì
del corpo adoperauano ', penfando di (coprir meglio con effi à Dio gli af-
fetti de* loro animi , che con le parole ittefje ; e cefi differo gli iddij accen-
nare la loro volontà : "E però Homero di Gioue diffe:
u4nnmt hoc illi diuum pater, abnuit illud . Et vn3 altra volta:
Bixit, & cmnipotens cìlqs pater annuit atris
x4mbrefiafque comasquateens cerulee, mouenfque
jn mortale caput magnum tnmefecit olympum.
JZn.9. Chtfà daVirgilie imitato quando difi e:
%Xvnuit& toumnututremfecitolympum.
Cefi Culàio fa che Gioue accenna lafua volontà :
llie notarti fulgor e dedit,tomtruque f e cundo:
Ua’lh ^icciptofintque itta precor felici a mentis
Signa tn&idixiy qua dasmihipignoris amen.
Gli antichi nel formarei fimolacri de* loro Dei accennauano i loropcn-
fieri : Onde i Fenici li dipingemmo con facchi di denari’, per lignificare
potenza, e dignità confittemene ricchezze : I Greci li figurauano arma-
ti,per effrimer che con Fanne fi dominaua: E per lo più con gli babitt,ge-
fìiy e fórme loro palefauano la loro natura, e quegli effetti che ttimauano
da quelli procedere . Mppreffo i Romani quelli che trionf auano , facendo
faerificio, dìctuano: Dij quorum nutu, & imperio nata , & auffa ett res
Romana , eandem placati, propitiatiqueferuate. Senne Vierio che Deo
in Ara . j)e0Yum omnium fupremo mente, & mtelleffu folo,fine fermoneffme fono
facrificabant : ma à gli altri Dei con laudi , con canti , e con vittime face-
nano facrificij . E ferme Tito Liuio, che non volendo i Tontefici dell3 Egit-
to,che le cofe loro f acre fi mefcolaffero con le profane , le nafeondeuano
f otto mt tteriofe figure , & occulte note ; E ficome nelle loro fcuole erano
infegnate le lettere communemente à tutti’, co fi la difciplina delle cofe fa-
tte era priuat amente a* Saceidoti da3 loro parenti con Gierogli fiche fi-
gure dimottrata . E Diodoro Siculo fcriue effere fiato Fitteffo cofiume. ^
appreffo gli Ethiopi , e Snida dice Cheremone hauere fcritto vn libro di
quefli Gieroghfici: E nelle Colonne, che poneuano ne iT empi miflicamen-
te i loro diurni mifien fcolpiuano ; Onde Giarnblico afferma, molte di que-
fiemitteriof e colonne effere fiate da Mercurio Trifmegifio inferiti e: E
Strabene , & anche Timo fanno mentione di quelle , che d* Egitto à R^o-
ma furono portate, nelle quali, con cefi fatte figurerà natura dimoiti
Tfi& ì 6 cofe era accennata:E però da Giarnblico la Theologia de gliEgittij e chia
mata Enigmatica, e dice che per lafua ofeurità ella ha bifognod3 effere in |
terpretata da vna Mufa celeftc. Facendo adunque principalmente con. ■
gefih
Parte Seconda. 463
getti, e con moti del corpo i loro facrificij ; perciò Virgilio dette facrege-
iìuofe cerimonie , come d'egri* altra cofa , intendentifjimo dice che gli A-
gricoltori nonardifeano di mieter le biade )fe non baueranno prima fat-
ti i loro moti,e cantati i loro verft:
j^equeante
Falcem maturis quifquam fupponat ari Hi s,
Quàm Cereri torta redimitus tempora quercu
Det motus incompofitos,& carmina dicat.
Orfeo , e Mufeo ordinarono che lefefiiuità foffero folenni^ate con balli , e
con dan^ye che gli h uomini co balli , e con fuoni foffero promoffì al Sacer -
dotio.T^è in Deio fifaceua facrificio alcuno fen^a i fuoni , gr i balli', facen-
do vfeire ichori de' fanciulli : E mentre con vari) Hromenti muficali era
fonato, i piu periti andauano ballando, e (altando,con tré forti d'hinni:L'v-
no chiamato Trofodion , ch'era come le noftre litanie , canto di {applica -
tiene , eh' all'altare primieramente faceuano, quando à quello accollandoli
il facrificio ffiegauano: L'altro era detto Hyporchema, quando ballauano
cantando intorno all'altare dopo hauer attaccato il fuoco al Sacrificio', la
qual forte di cerimonia fu (come u ttheneo (crine) folenne appreffo i Can -
diotti : L'vltima forte era nominata Stafimon , Canto che faceuano dapoi
J landò ripofatr, De* quali hinni Virgilio fece ricordanza, quando diffe:
Delon maternam inuifit apollo
Inflauratque choros,ptixtique altana ciycum
Crete s Dryopefque fremuntrfittique Agatbirfi*
£ fi legge che offendo andato Thefeo dì Candia in Deio , appreffo l'altare
fece quel ballo , che con dtuerfi giri%dt quei giouinetti era in modo forma-
tole rappreftntaua il labirinto-, ne gli errori, & intrichi del quale tut -
tauia ballando incorrevano . L'ifteffo Virgilio parlando ancoradi così
fatte gefluofc cerimonie dicc^j :
Tum Sali) ad cantus incenfa aitarla circum
Topuleis adfunt eumtti tempora ramis ,
Uic iuuenum cborusyille fenfum, qui c armine laude s ’
Herculeas, & fatta ferunt.
E Tito Ltuiodice , che Numa eie ffe dodici Sacerdoti di Marte Sali j chia *
mati, perche nel portare gli feudi da loro Ancilia detti , tuttauia faltaua -
no : Et. ordinò che andaffero per T{oma cantando uerfi con f alti , e balli fo-
\ennu E fenuono i Greci che gli Indi con ftlentto adorauanoil Sole nafeen
te ballando, e [aitando; Et He ftodo delle Mufe dice:
Effe co' piedi tener elli intorno
M leggiadre^
Gicrg, I .
JEn. 4.
JEn.%%
Uh. I. ah
Vìbt coni.
faThsege»'
Giran
j(>4 Dell’Arte de’ Cenni,
Girati ballando il lor paterno altare . ,
Si legge che Cibile, madre de gli Dei , effendofi dilettata di quefi3 arte di
ballare, ordinò, che in Frigia li Coribanti,& in Candia li Cureti ballajjero,
& i Galli huomìni cattrati , e perciò priui di fferan^a d'effer padri, per \
l’ingratitudine ufata centra ì loro parenti, erano di quefia Dea Sacerdoti,
de 3 quali era proprio l’aggirare il capo intorno, così detti dal Gallo fiume
della FrigiafdeUa cui acqua chi gufiaua impa^ua^e* quali Ouidio dice:
Cur igìtur Gallos , qui fe excidere uocamus ?
Cum tantum Vhrygia gallica dittet burnus?
jPxjh i . inter , ait,viridsm Cybelem, altafque celenas
A mnis it}infana nomine Gallus aqua .
Qui bibitinde furit:procul bine difcedite,queis ejì
Cura bov& mentis', qui bibitindefurit .
Orgia poi erano quei facrifi cij , che faceuano le donnea Bacco agitando fi
carne infuriate ogni triennio , onde tricterici furono anco detti ; e cofi li
chiamò Virgilio, quando diffe^j :
ybi audita fìmuhnt Trieterica Baccbo
^ Òrgia . Ft in conclusone è v ero, che loquendi tnagiftros kabemu sbornii
nes.tacendi Deos,adhibito adfacrificium filentio . E quindi è che Orfeo à ;
quelli che ammencita al facrificio dauafirettijfimo giuramento di filétto .
S crine T. Liuto che,effendo flati ritrouati alcuni libri di FJ urna, che trat-
tauano della Religione de 3 Bimani , furono di ordint del Senato publica -
tnent$ abbracciati . E Tarquinio Rj fece affogare in mareinuolto in vn
cuoio Mairco TuUio Duunuiro perche lafciò cauar copia dyvn libro , che^>
hib. f . €».i conteneva ? fecreti della^eligionr,come Valerio Muffano affermai loti- ;
mduc &n0,origene}e gli altri [colati demonio, per quello cheTorfirio racconta >
àifap. Fio- gjurarono dj non diuulgare i precetti del loro Maestro ; e perche Tlotino
iiml fu in ciò pergiuro fu da i pidocchi mangiato . l^umenio Filofofo per bauct
propalati alcuni miften dtuini,gh parue in fogno di vedere le Dee di Eleu -
fià ttar come publiche meretricinelpofiribulo ejpofte alle altrui dtf bo-
netto voglie dolendofi d'effer e fiate da lui profanate come Macrobio feri*
lib i.ca i.Me. E Taufania racconta chehauendo propofto di trattar pale fem ente de*
f acri mifieri fu da vna notturna imagine fpauentato , accioche da quetta
Lib.3. ea.$ fua dehberatione fi afteneffe, S crine Tlinio che la fiatua di cinger ona era
con la bocca figillata per auertire che de 3 religiofi,e diurni fecreti non hi -
fognaua parlare,nediuulgarli:Il che fu anco da FI urna introdotto mentre
ordinò che fi adoraffe la Dea Tacita .Stimando adunque effer bene non pa-
kfar i / 'acri mifieri all’indifcreta plebe , per notn profanarli ; perciò con
molta ragione introduffero che con occulti cenni , e mitteriofigefh fola-
mente alle prrfone erudite, e degne fi communio afferò.
Parte Seconda.
IN CHE MANIERA SI POSSONCr
confiderarei cenni nella Filìca. Cap. il.
I fecondo luogo è delle cofc fi fiche, ciò è naturali ; nelle
quali bora è da vedere come babbiano parte i cenni .
Quella cognition fi fica òche verfa intorno quell9 Unte
canfiderato come difgiunto dalla materia ,e dal moto;
mentre fi va ffeculando la femphee natura delle cùfe :
ò circa il moto locale , che ne9 corpi cel fli è circolare ,
e negli elementi è retto: Onero intorno quel motó\on-
de procede la generatone , e corrutt one de* corpi miSh, formati dréfùat-
tro elementi , e ridotti nella loro certa forma ; h quali ò che fono flati im-
perfettamente comporli, come la pioggiaja neue , lagrandine,<& altri fi «
mili , delb quali fi tratta nelle meteore : ò che hanno pur riceuutala per-
fetta loro forma dalla mejcolan'ga deghelententi;e fono di quattro forti;
ò inanimati co'lfilo effere , li quali partecipi per lo più della terra in lei
giacciono, come foro, egli altri metalli ,e le pietre, che dal fuoco vice none
poco detrimento: Onero oltre l'effere, hanno anco la vegetatone, ciò è la
natura producitrice , e la f acuita di nutrir fi , e di augumentarfi dotati di
aereo fpirito vitale; quali fono le piante, e l' herbe; le quali , ancorché fila-
no alla terra congiunte , in aliando fi nondimeno nell9 aere, dimostrano
eh7 egli hà in effe predomìnio ; e perciò, benché tronche, fopranuotano al-
V acqua; e dal fuoco fono quafi del tutto rifclte in aere : òfino fenftbili;&
, hauendo V effere co9 minerali ,e la vita con le piante hanno anco t f enfinoti-
I de veggono, odono, odorano, gufìano, e palpano; sfuggono le cofe nociue,
! e feguitano legioueuolt;e quefli fono gli animali bruti:ouero no filarne te
hanno /' effere, il crefiimento, & il f enfi, ma il difeorfi, e l'anima ragione-
urie, & immortale da Dio creata, e in loro infpirata;e quefli fino gli huo
mini tra tutte le creature mortali perfctttjfìmi,e dell' altre dominatori . in
tutte quejìe parti della Fi fica f e bene fi potrebbono con fiderare i cenni ;
e dire , che le meteorologiche impreffioni non fino altro che cenni ddltu*
7iaHra,e,come igentih dif e re, de gli iddij : Onde Ouidwfcrijfe:
• Annuit omnipotens, & nubibus aera c&cis Ifet 14,
! Occulu tytomtruque &fulgureterruit orbem. EdeUacometa ìlTdjc:
Qual ne le chiome fangumofe borrendo **
Splender Cometa fuol per l'aria adufla,
! Che 1 Bggni muta, e i fieri morbi adduce,
Sff
\A' pur-
j4>6 Dell’ Arte de* Cenni,
A’ purpurei Tiranni infausta luce «
Imitando Lucano che d f]^ •
Crtnemque imenèi
Syderis,& tenismutantem B^egna cometen .
^ E Maffeo Vernerò fa nella fua bUdalba aire ai vecchio Anferte :
Turbolenti prodigif,m fausti fogni.
Mute lingue del Cielo.
E che i metalli fognati fopra l’indice accennino la loro qualità , è virtà .
Gli arbori', e l’herbe con i loro frutti diano fogno della naturai qualità lo
m 7 ro, perche, come dice il V angelo ;T^on colligunt de finis vuas,c>utde tri -
bulis ficus à fri* elibus eorum cognofcetiset s. E d'ano anco indicio del-
la natura de’ etiandio dei tempo,* delle ftagtonr,Scriuendo Ci~
m cerone s
lUin Lentifcus triplici folita gaudefeere feetu
Ter frugf s f inienSy'ria tempora monfìrat ar aridi.
E che ambe lue gir Eqmnotij vernale autunnale fono mcflrati dal per-
fico . alcuni atbort meglio nufeire piantati appiè fio altri da loro amati
e con alcuni loro naturali cenni gli amori loro commumcarecOnde il Tuf-
fo nell’ A minta diffe:
L’ Abete ama l’Abete}il Tino il Tino ,
L’Orno per l Orno, e perla Salce il Salce
Arde e fofitra . E nel G ffredo:
€.i£.ff.i6 Tat che la dura Quercia> e*l catto Alloro
E tutta la frondofa ampia famìglia
Tar che la tenace Pai qua e formile fiiri
Dole {fimi d* amor fer< fi >e fi finn.
tandem il <p0mo granato amar cofi fattamente la {emina delta fua fi e eie, che e fi
Memt' ffe fendagli vicina s'mcurua » & intreccia i fuoi rami con quelli dell’amica^
memora . Onde vicendeuolmente con le radici s'abbracciano , fi flnngono, e
AchH. Ta s’auiticchiano infieme . E della Talma fi leggono in quatto propefìto cofe
tto de amo- marauigliofo * E chi non vede come l’Helitrcpio fi riuolga fempre verfo
re. il Sole? Nondimeno quette cofe tralafciando , & acce fìandoei, più al no -
firo particolare [oggetto de’ cenni naturali ; dicoqucfit confidt rarfi non
falò negli huommtjome da tutto quefìo difeerfo apparir à\ma etiandiC ne
gli animali bruti ; da i cernire gefìi de* quali conof clamo in efii l'ira, Pali e -
dolore, t’adulatione, & altri affetti , e la natura Uro . Vigili*
nella Georgica ci dà i fegni da conofeerc tgenerofi cantili dicendo:
Mik$e Continuò pecons genero fi pullus in aru s
Mms mgr editar ,& melila entra reponit*
TnmQ
Parte Seconda.
$?itnu$ ire v\m,& fluuìos tentare minaces
.A udet,& ignoto f e fe committen ponto . f
il Tafio,dihgenti filmo ojferuatore d'ogni artificio poetico y
Qgni cannilo in guerra anco fapprefta,
eli odi], e* l furor del Juofignor feconda^
Rabbatte, nitrifce,efi raggira,
Gonfia le nari, e fumo ,e foco (pira, E del Leone di jf V:
•più fufo alquanto il pajfo à lor contende
pero Leon, che rugge,e torno guata,
E i velli arrida, e le camme borrendo •
De la bocca vorace apre, e dtla a*
Virgilio, defcriuendo i fegni d Ila mortai9 1 firmiti del CauaUo dìffes
Lab, tur tnfabx (ludicrum atq't* mmemor bc*b& Ce erg. i*
Viftor equus fontefque auertttur, & pede terram c
Crebra feri fydemijj& aures,incerunp qt sni
Sudor , & ille qmdem montuns frigida s. Cbtfà dal Taffo cofi incitato:
Zangue il corfier,gid sì feroce', e l*herba9
Che fùfuocaro ctbo,à fcbifo prende>
Vacilla il piede ìnfermo,e la fuperba
. Ceruice dianzi, ber giù de. me (fa pende ,
Il Bonarelli nella fua belli ffima paftorale deferiuei gefli, chefaceua vn
capro morendo così bene , che deftain chi legge gran compaffione , Colu -
niella dando i Jegnt,& i gesii del bue infermo dice: Gemitus exprmttjo-
collare non patiturfape decumbtre,& eru Pittare i#pit,caudamque ere •
bnusagere , Dìqueiìi naturali cenni de gLi animali bruti, comparati à
quelli de gli buomtnr, Dante dice nelTaradtfo:
Tal volta vn9anmal couerto broglia G
Si, che i\ (ftto conuien che fi paia,
Ter lofegutr che face d lui la voglia •
M finalmente l’anima primaia
Mi / acca trafiarer per la couerta
Quant'ella à compiacermi venia gaia.
Si come adunque gli animali irragìoneuoli con i loro moti , e getti ci fan*
no conofcere i dtfideri loro , cefi noi potiamo con atti , e cenni farci da * (fi
intendere: come vediamo farei Circulatcri,e Ciarlatani con i cani,cT al-
tre b.fiie da loro dtfciplinate; e come bauer fatto Adorno di fi e l’Arioilo:
L qu ut Adorno à commandar al cane C.
Jncominciò,Qt ilcane àvbidir lui; ie8,
£/*r dan^e noftral,farne di tirane
Sff a Con
Cl9.lt. t,
e.itJ (•
Dell’Arte de’ Cenni ,
Co» pa[fi,e continente modi fui;
E finalmente con maniere humane
Far ciò che coptniqttdarfapea effluì.
Con tanta attentwn,che chi lomira ,
• *Hon batte gli occhi, e à penati fiati jpira. E delCauallodiffeì
C.41.A8© cóltro diflnernon è, chi meglio intenda
D quel Frontino ij Caualnro à cenno .
mi l dehcìcftffmi S bariti d fc planarono in modo i loro cauallì, che ne i loro
Jcèl ìiB. y €onuiti introducendola quando frntiuano un certo fuono d ila piua,ft ri %+
%auano in due piedr,& à tempo ballandole [aitandolo» gli anteriori pie-
di ah uni geftt%ccme di chironomia faceuano , con gran diletto de* riguar-
\ dannila qual cofa una uolta apportò loro memorabil danno: Tercìoches
ejjendo flato da' S bariti effe fo uno di quei fonatori, egli fuggito à Croto-
wati Uro nemici, che poco prima erano fiati da' Sibariti in una battaglia
fuperati,e fatto Captano a e II* effe retto , diede ordine à molti fonar cri co-
mete quando doueano fonateci che nel cominciar della battaglia facendo,
i calmili de' Sibantt dme^gandofi ne* pofteriori pie di ,b aliando e [aitando.
Ateneo li 11 gettarono 1 Caudien à terra : Ter la qual cofa reftarono f confìtti i Sibart-
Afion. ne ti : i quali furono tanto delicati e molli , che non foto della loro città fcac-
pogimn. ciarono i legnaiuoli ,e tutti gii altre flrepit c fi fabri>ma per legge anco pro-
h b rano l' allenare in S'ban alcun gallo ,accioche non wfùffe cofa alcuna,
Rodìg. che lafoaunà de' loro fonm poteffe interrompere . Gli Elefanti in India fi
ammainano à ballare, & à caminare [opra la corda , onde funambuh fu-
rerò detti . E G' ulto V alluce, tra le altre forti di balli , nominala S copia,
35*4. *U4 tif erà irmtaùon degli vccelh,& il Morfafmo d3 ogni forte d1 ammali. E per
effer quelli cenni naturaii/ijcorgono anco ne' fanciulli ;i quali per infimo
di datura, prima che [appiano formar parola alcuna, con moti, gefìi, atti, c
cenni fi sformano d1 [primeve ciò che defideranoiQnde Catullo, nell'Epita-
lamio di Giulia, e di Manlio , difje :
Torquatus volo paruulus
Matr s egremiofuo
Torrigens teneras manus
Duìce ndeat ad patrem . Et Gnidio s
Met. 4, Dequefìnu matrìs ridentem ,%r parua Learchum
Brachi a tende ntem» E Virgilio :
$egl. 5. Incipe pame pu?r rifu cognofcere matrem »
Conforme à quanto dtffe Dante :
E come fantolin chtn uer la mamma
gurg ij. fende k braccia, poi epe latte prefe
2Pf r
Parte Sctonda. 509
Ter 1* animo che’ti fin di fuor s’infiamma. Etaltroue :
. — ji gni fa di fané tulio , ì*rg*
Che piangendole ridendo pargoleggia .
Da quelli moti>e gefii fanciullef chi fono tal’hora i figliuoli riconofciuti di
che padre fiano generatiicome Undromachaàappreffo Virgilio parlando
d'^Afcamo figliuolo d'Enea , diceua :
0 mihi fola mei puer JtfiymattiS mago, n‘ **
Sic oculosfic ille manusfic ora ferebat.
E Qidone ad Enea, che da lei volea partire ,diffe dolendofi :
Saitem fi qua mbi de te fufceptafuijjet
iAntefugam fobolcs: fi quismibi paruuìus aula 4'
Luderet ^ieneas^m te tantum ore referret .
Ter la medefima ragione fi feorge ancora naturalmente quello modo di
fauellare co’ cenni negli huommi muroU'yi quali con t loro getti delle ma*
nuda’ Greci chìrogrammata detti, fi fanno intendere : Onde il Cornagga-
no, antico Voeta3nella vita della Beata Vergine da lui in terga rima fent
tatdicendo che zaccariapadredi S. G?o. Bact fia, per non hauer creduto
aW Angelo , che S . Helifabettafua moglie doueffe nella fua vecchiezza-!
partorire,rettò muto fino al nafcimento di e(fo Vrecurfore,^r effendo an *
data la glorwfa Vergine à v>fitar S.H eh fahetta> foggi unge:
Siche benché Maria à ciglio, à ciglio Cap. 4.
Vcdeffe Zaccatta non dtffe nulla.
Ma ì’tntendeua a l*atto,& al bisbiglio £ *
E come muto, che la man trattulla ,
E fa intender per fegnt,le guardaua
Il corpo, e poi le mojìraua la culla •
Ta horconglt occhiai del le man leuaua
Da lo fpirto di Dio tutto infiammato ,
E in atti.come fanta Padovana .
In fommx la tgatura ne i cenni de gli animali bruti ci ha infegnato , che ì
cofiumi de gli huommi, che fanno c 0 fi fatti geflty hanno con ejfi bruti jetni-
gha E però fe ne gli buomint ojferueremmo quelli moti beftialiyfacil -
mente le mchnationt9 & 1 cottami loro conofcsremo .
ftVALl
5 Dell’Arte de* Cenni,
Q^V ALI SIANO I CENNI
dell’A Urologia. Gap. III.
Ontinuando l’ordine propr flo bora è da trattare delle
Matematiche , delle quali parlando Simplicio ,affer*
ma pochi effere fiati nello /ìndio d'Athme , che nel •
tanno duodecimo non poffedero bene quefìe f acuità
Matematiche, e che ciò fermila etiandio per far pro-
na (e gli ingegni de1 fanciulli erano docili, e dell' altre
più d /fiali fetente capaci. Quefìe abbracciano l*A-
flrologiaja Muficafi* Aritmetica ,e la Geometria. Gli v/ f/ìrologi adunque
intanto fi fervono de* cenni , e majjìmamente dei Cielo , che non feppero
meglio, nè p>à propriamente chiamare gli afiri del Zodiaco , che celesti (e-
gniffbe fono dodici ', di fìelle fi [fé formati; cioè U Montone ,il T duroni Ge-
mini dj?Ua Trtmauerastl Cancreni Leone, la Vergine dell* E fiate ila Libra*
lo Scorpione, il Sagittario dell* Autunno: il Capricorno,? Acquario, il Te •
fee del Verno . Sotto quefìi pafjando à giro i fette pianeti Saturno, Giove,
Martedì SoU,Venere,Mei curiosa Luna’, fi dicono in quel fegno alberga*
re, folto il quale fi movono ; Da che gli Afirologi , le cofe che hanno da-»
venire credono poter fi antivedere . Inuifibilia Dei per e a qua fatta funi
confficiunturdice San Taolo, E Vietino fcriue ? ordine raarauighofo,che
CaP è nel Cielo, come in tutte ? altre opere di Dio, con le /ielle, d guifa di lettere*
Ffal i8. accennarci i futuri effetti naturali', dicendo la divina fcrittura; Cali enar~
rantglonam Dei, & opera manuumeius annuntiat firmamentum. fiche
è vero à chi intende i loro meti , e fuccede come feun Trencipe ftando in ■
m'aita rocca, da quella con fuochi, e con lumi a* fuoi fudditi accennaffcs
ifuoi commandamenti’, i quali cenni ficome farebbon filmati accidentali *
e nmna cofa fignificare da chi non hauejfe offeruata ), & imparata la loro
fitnificat!one‘,ccsì amene nelle fìtlle,enei [egni celesti, ; i cui viaggi, e mo-
ti (ono giudicati inefficaci da chi non ha di loro cognittone,& intelligenza «
S ani* Agofhno mun fuo [ormone, parlando de* Magi, i quali rimirando la
nuova fitlla conobbero ch'era nato il Salvatore dice : Nobts l'#c lingua
n urai a uit Apoftolorum /iella ilhs,tamquam lingua cacio rum. EttiEo-
narelli nella jua T a fior alenar landò del Cielo, dice;
Se folgora , fe tuona ,
Così balbo con noi tal'hcr ragiona .
E p ù chiaramente U Marmo nella fua Cannone delle [Ielle :
Bocche
Parte Seconda. #ii
"Bocche del del aeraci $
lingue di Dio lucenti ,
Ch*in filentio loquaci
E aneliate à le genti
I cui tremuli rai fon tutti accenti •
Gli Orologi con l’offeruan^a di qutflì fegnì celefìi formano i loro giudi-
cij intorno la dijfofitione dell'aere, preuedtndo le future bonaccie , e tem*
pefte: Onde diffe il Tetrarca*
E Orione armato
Spegna a* tritìi nocchier gouerni, e [arte .
Et anco la fertilità ,e Sterilità dell'anno: perla qual cofail Taffo diffe :
Sappi che tofio nel Leon cele He C.ij.yf ij
Marte co*l Sol fia eh* ad unir fi uada 9
‘Hè tempreran Le fiamme lor molefte »S
%Aure, ò nembi di pioggia , ò di rugiada ,
Che quanto in Cielo appar tutto predice
.Aridiffima arfura , & infelice .
Co'l mego di quell’arte penfarono alcuni che fi poteff ero preueder anco te
guerre: Onde Lucano nel primo libro della guerra Fatfalica rapprefenta
la pefìtura, nella quale erano i Cidi>& i Vianetitne t prmctpij delle guerre
ciuilr,e conclude >che tutti i fegni celefti mmacciauxm ruma, e fìrage
^Argomentando gli ^ idrologi gli effetti dalle loro caufe nelle cofe natura-
li,non riefeono di leggiero fallaci i l oro giudici '] , e quefìa fu la prima non
meno utile , che laudabile cogmtione di quefii ceUfìi fegni j e particolar-
mente Vofferuantga del Sole > e della Luna è molto conftder abile ; poi che
( come dice la diurna jenttura ) quelli due luminari furono fatti da Dio Gtn
perche foffero fegni de* tempi. Del Sole il T affo diffe;
*Hpn efeeil Sol già mat,ch*aJperfo,e cinto G.i$
Di fangu gnì uaport entro , e dintorno
{?n mefiti ne la fronte affai difimto
Mt fio prefagio d’infelice giorno :
parte mai ,ch*m roffe macchie tinto
'N^n minacci eguat noia al fuo ritorno ,
E non mafpri t già Offerti danni
Con certa tema de* futuri affanni •
Magli effetti della Lana fono marauiglio/i conofcendofi pià manifefiamen
te perefiere à noi più vicina: Di che trattò Virgilio nella Georgtca,quan -
do diJTt^, :
iti*
5 lì
Dell’Atte de* Cenni.
E quel che fegue per molti uerfi . E diff'e ancorai
Jpfa dies alios alio dcdtt ordine Luna
Felices operum . Col rimanente . Il qual difeorfo fù intiet ameni e3
tolto da Hefiodo , che minutamente raccontò la v rtà , e la proprietà di
ciafcnn giorno della Luna : E per efferien^a s*è cfferuatOyche
ine*. 2. de •pallida Luna piuit, rubteunda fiat, alba firenat . Gio . d’^Andrea, l'Jlb-
ftruleg. panormitanOi& altri Canoni jh concludono, che effendo quefia urtar
te pediatra le liberali, ella non fia cattiua,rè próbibita;ptrmectendo le_j
L’ i • ff de leggi i fuoi prefeffori c matfln , e quindi è che gh * Agricoltori nel colti»
nT col*~ UCLr ^ tevra* & 1 Medici nel curar gii infermi, i Mannari nelnauigare of »
1 ìn ec,UTn fcrttando il coifc dilla Luna ,e delle Stelle , non fanno errore }an%i erre»
c. de Ma- rebbono fe non facci] ero qu e fi a efferuan^a . Et è parte principale della
Mediana il predire de gli infermi la uitayò la morte,& tl tempo di quella ;
il che fanno t Media con Potuto dell’ *Afì re le già .non già ne i morbi cremi -
ci, ma ne gli acuitane i quali of/truano i giorni critici > quando fi fa Patte»
tallone dell’ infìì miti per predimeli fucceffo della uita,ò della morte L;*
Et Htpocraie ha Scritto : De u ifirologia Medìconm . Ma l'bumuna teme-
rità piu auantì di quello che fi conuicne audacemente penetrando^ anda-
ta le cofe con buoni fondamenti ,e veri principiò ritrouate, abufando ,e cor
rompendo : onde hanno alcuni treppo curiofimente ardito di poter da fe-
gni ceiefii preueder anco quei particolari auenmeti, che à mortali [opra»
ftanne, benché ci frano mperfcrutabili,perche
vi Eljfcia mens homtnumfaUy[ont]que futura.
Mn i o. E£ offendo da queWarte molti mali deriuaii,cw èia Tqegrcwantiaja ne -
Gl. inc.NÌ cejjità deU’humanc cperattoni > la falfa negaticne del libero arbitrio, la
foietzó.q-') sfrenata licerla del peccare y per la creduta certezza del tempo dilla
fnorteye molte altre fuperfìiticniy è buon corfiglio laf ciarla da parteieffen
do nero, come Sfatto diffe:
Quid cr affina uoluerit at a s
Selve nefas heminu Efos prauum ac debile vulgus
Scrutamur penìtus fuperos : bine pallori irne,
Bine fcelu$yinfidi<6y& nulla mcdefha voti .
Tevche quantunque con la cogniti one de gli in flujfi celefti fi poteffe pre-
dire quello à che alcuno è inclinato , non ui potendo necejfità,potPao l’huo
mo conia fua lib era volontà far anco coirà quello à che ptr lettura f effe
inmtato:Terciò per ogni modo riefee uano.et inutile lo Studio diqueft'arte
effondo vero, come l’ifieffo Tolomeo Vrencipe de gli ^4 Urologi dff e , che
il Samo domina le Stelle , e che l’anima del prudente fignoreggia à i corpi
celeftt:E perciò con lojiudio delia Eitofofiafi poffono correggetele caitiue
natu-
Parte Seconda. pi 5
naturali inclinatìoni : onde non giouando quefìfarte attafalutedeH'anime
f,o/ìre,è ben fatto tracciarla, come ci efsortailfommo Tontepce: E per-
ciò con fomma prudenza dalla Santa memoria di Sifio V .furono l'^tfiro- c. legimut
logia giudiciaria, & ogni altra forte di fortilegi,d9incantationi,e di fuper- nMR.
fiutoni prohibite,con vna aere wuettiua,& acerba detefiatione Ma con
quanti moti,e gefii co fioro e ffer citino quelle loro fuperftitionìji può an-
co da quefio luogo del Taffo comprendere:
Kor qui ne yenne il Mago, e l'opportuno
jiliofilentio de la notte fceìfe.
Ve la notte, che prcjfimajuccejje,
E fuo cerchio f ormoni, e i fegni impreffe .
E {cinto ,e nudo vn piè nel cerchio accolto'.
Mormorò potentifjìme parole .
Girò tré volte à l'oriente il volto.
Tré volte à i regni oue decima il Sole,
E tré f coffe la verga, ond'huom fepolto
Trar de la tomba,e dargli il moto [noie ,
B tré co'l piede fcalyo il fuol percoffe.
Voi con terribil grido il parlar moff è .
Similmente Virgilio deferiue i gefii, & i cenni della Sibilla dicendo :
— — Cui t alia fanti jeo fi
Jlnte foves fubito non vultus,non color vnus ,
compì a manfere cerna, fed petfus anhelum
Et rabie fera corda tument .
Et in Lucano , che nelladefcrìttionedi quefìi gefii è flato marauigliofo , fi
trottano belli (fimi luoghi in quefio propoftto,e particclarmfae quando de-
feriue la T beffala, E Dante fa che nell' Inferno il Demonio commanda con
cenni dicendo :
Charon Demonio con occhi di bragia C.;>
Loro accennando tutte le raccoglie . Et in vn' altro luogo:
Cinge fi con la coda tante volte
Quantunque gradi vuol che giu fìameffa.
Timo giouine fenuendo à Sur a dice che era in jithene una cafa inhabi -
tabile,perche ut fi uedeua ogni notte una fantasma, fenexldolon macie ,
& fqualore corife ffus , promi ffa barba, borrenti captilo , cruribus compe -
des,m mrbus cathenasgerebat3quatiebatque: Indembabitantibus triftes,
dtr&qHe ncffesper metum vigilahantw, morbtti,& crefcenteformidtne ,
Mors fequebatur. Onde effendo colà peruenuto Mtemidaro Filofofo, an-
dò ad habitat quefia cafa, e la prima notte adagiatoft , nella prima parte
Tlt di quel-
j 1 4 Dell’Arte de5 Cènni,
di quella, e fatta lafua famiglia ripofare nella più interna gli appara e_J
quefìa fantafima,la quale auicinatafegìi,[ìabat , innuebatque digito fimi-
lis vo canti, & egli all' incontro, rt paululum expefiaret, manu figmfica-
til.i.Sai 8 bat . Onde fi uede che anco gli [fimi , e ie fantafime con così fatti cenni
fauellano . Horatio , deferiuendo in che modo Canidia effercitaffc la 7s(e-
gromantia dice, che Vriapouide Canìdia à cammare [accinta , in uefle ne-
ra,co' piedi nudi , e con i capelli [far fi', urlare con la uecchia Sagana , hor -
rende per la loro pallidezza ; e cauar la terra con l’ unghie , e lacerar co*
denti una nera agnclla,il cui [angue infufero nella [offa ; per indi chiamar
Inanime de' morti ,hauendo due figure humanefi'una di lana , e l'altra di
cera;e che quella maggior efeon pene conftringeua la minore , che flauti
[upplicheuole , come [e doueffe con modi [eruiii perire : Onde fi uede co-
me tutto quefio magico artificio confifia m atti, in modi , in cenni , & m
gefti. V^rioft ode Ila Maga di [[e anch’egli' X
C.7* tf.yo £ [cinta, e [calza montò [opra quello
M chiome fciolte , e horribilmente pajfe .
Gli efforcifii offeruano di non [congiurare alcuno indemoniato alla pre-
[enza à* un’ altro, t perche tra loro con diabolici occulti cenni, atti, e [guardi
da noi non canai cìnti fi parlanot e celatamente s’aiutano , ànon effere de*
corpi humam [cacciati . Qui farebbe luogo di trattare di molte altre oc-
cultef acuità, curiofe [opra modo, co’l mezo delle quali alcuni nanamen-
te crederono le cofe future poter fi preuedere, le quali tutte in moti, &in
cenni confili uno: perciocbe la Chiromante altro non era,che cfferuatione
de i fegni della mano , L'HidromanUa dell’acqua . L’M [[nomanti a del-
le [cure, e d’altri in tiramenti de ' legnaiuoli . La Lecancmantia della con-
ca piena d’acqua . La Catoptromantia de gli [pecchi. La Cofcinomanttau
del crinella La Tiromantia del fuoco. La Geomantia della terra. L<u
Necromantia delle ombre de' morti. La Capnomantia del fumo. La Me-
topofcopia delle rughe della fronte . La Onir acritica de' fogni . L’Mero-
mantìa dell'aria . V .Augurio, ò l' Muffi ciò del garrito, è del uolatode gli
uccelli . L'tìaru [fi teina delle uifcere delle uittime . La Speculatori de*
folgori, de lampi, delle pioggie, e dell’altre mpreffioni dell’aere . La Ca-
bala, ouero Anmantica dell’interpretatione, ripiegamento, & e fienài -
mento de' nomi, e de uocaboli. La Saliatoria del [altare , de’ mou menti
delle palpebre, & dalle palpitationi del cuore, e dell’ arterie . La Botano -
mantia dall’ o c cult e uirtù dell’ herbe , La Cleromantia di un’ampolla di
uetro, nella quale guardi una [annulla uergine; e fino dallo (ìrepito cbc~>
faceua il lume della lucerna (re ndeuano augurio : come dice Hero ap-
preso Qui dio .s
r Intcrea
r
Patte Seconda.
fif
Intere* lumen ( polito nam fcribimus ilio )
Terftrepit,&nobisperJpera fìgnardedit. Fp.xt.
Furono di quefle [uperflitioni ftudiofi in Itali a i T ofeani Haruftici; in In-
dia i Bracbmaniy& i Gtnnofofifli;in G alita i Druidi, & ì Bardi', in Sicilia i
Galeoti,in Sìria i Caldei', in Verfìa i Magi; in \oma gli . Auguri ; in Grecia
i Filofofi,in Egitto gli Mftrologhi,e per tutto il mondo gli indouini :l qua-
li affatto le cofe loro prefenti non [apendo , pretendono di conofcere le al-
trui future;Ma Effendo quelle paT^e [uperflitioni dal Chriflianefìmo sba-
dite , non diremo di effe altro ,fe non che tutte confìfleuano in offeruatio-
ne di cenni, di moti,edìgefit.Ma tra quelli certo nondeuono effer connu-
merati i F fi ognomì , che pretendono di conofcere le naturali inchnationi
degli huominì,& i loro co fiumi dalla diffofitione,e qualità ,e moto del ccr
po,e più della f accia, & molto più de gli occhi; [eruendofi grandemente di
quefi'arte de* cenni . Onde con ragione ^Adamantio dijjt,che etiam in ip[o
orisfilentio natura loquitur; e Tolemone che nella noflra faccia è vna ri -
ffofla di cofe tacenti, per le quali la Natura, come per certi fegni, parlau
predicendo, & auifando i coftumi de gli b u omini à che alludi Virgilio
Georg 4,
Ip.i).
Vt bina regurn facies, ita corporagentis . Et Ouidio :
Forma, vigorque ammitquamuis de plebe , yidebar ,
Indi cium tetta nobilitati s erat .
E [e la Natura fabricai corpi noflri perche [eruino à glianimi;è ben ra-
gioninole che habbia voluto formargli f ìromenti conuenienti , e confor-
mi’^ cofi nel corpo delineare l'imagme dell* animo ;per che
Ben fi può giudicar che corrifionde jrioflé
quel chiappar di fuor quel che s'afconde, 0.7 /1.14.
E vedendo noi che gli animali bruti non fono meno tra loro differenti nel-
la forma de* corpi , di quello che filano nelle loro ìnclinationi , tanto più è
da credere, che lajqatura habbia ciòofferuato ne ghhmminì.E però ben
diffe l*jlriotto\
Che forfè come è differenti il rifa
E differente ancor l'ingegno, e l'arte. 6 ; *3'
Et hauendo à ciaf cun' animale , fatte membra alla loro qualità corriffen-
denti;quindi e,che quanto piùglihuommi hanno le levo membra, i loro ge
fti,& 1 loro moti filmili ad effi animali, tanto piùpartìcipano della loro va-
tura:Onde3appoggiandofi quella feienga a* naturali fondamenti & alla co
gnitìone de* noflri cenni non deue effer diftrcggat a '[emendo ci per inten-
der le naturali inclmationi • Dellaqualf acuità hanno fi nite molti huomi •
ni Eccellenti ffmi e particolarmente ^riftotile^uiccnna^onftantìo^i^
T 1 1 2 lemone,
àfiS Dcll’Attc de’ Cenni.
lemone,rxlemone,Lolfo,VaU>Hone^i(beniefe,Meiampo,MeletioFi[of^
fo-,Ede' moderni Gio , Butti Sìa Torta , che bà grandemente acrefciuta, e
metodicamente diffoSìa quell'arte della Fifiognomia : con le regole della
quale fi argomentano le naturali inclinationiyper concluder probabilmen
te,cbe ciafcuno^be non fin impedito ,r e rifimilmente faccia quelle opera •
tioni alle quali egli è per natura inclinato. Ma però quei foli fegni chc^
e sler tormente fi veggono nelle fxccie, e ne' corpi de gli huomim9non fono
baSìsuoli àmoftrar l'intrinfeca inclinatione de gli animi ; poi che in ani -
mis hominum tanta latebra funt , & tanti recefifus , come dice Cicerone ,
che è ìmpojfiyile che la vfia deWbumano ingegno vi po{fa penetrare • Di
che anco fi lamentò Medea apprefifo Euripidei e{ clamando:
0 l Hpiter quid nam de auro quod nam adulterimira fit
Iniicia hominibus pmbuifìi mani fella,
Virorum autem,quo conueniatmalum exploratum habere
FI alias carati er in fiius eflcorpori £
Onde il Fifiognomo, può ben conofcere l'altrui naturale inclinatione : ma
da quella puòciafcuno effer lontano per contraria educatone , e per di -
uerfio habito contratto nel vitìo ò nella virtà, con il quale habbia corro
ta>ò corretta la fua natura .» come fi legge di Socrate , che naturalmente. s
effere Slato Jlupido,e di tardo ingegno fu da Zopiro Fifiognomo nconofciu
tof& egli effer tale confefsò: Ma però con lo Sìudio detta Filofi fiaybauer
fupplito al mancamento della natura: Ma con l’intelligenza de' cenni >de
moti , e de gefli humani quello che di prefente ciafcuno habbia nell’animo
fino facilmente fi può intenderete però ben diffe Olimpia ad Orlando :
Hor fe in voi la virtà non è difforme
s6,Dalfierfembianteye da l'Herculeo affetto . E di Goffredo il Taffo:
Tur daua à i dettiyà l*opreyà le fembiange
Gj./r.tf o tprefagiobomai d'alt ffme ffieranze*
Dì chepià difufamente nel principio della prima parte ho difeorfo .
$VAN:
Parte Seconda. $17
QJ/ANTA PARTE H ABBIANO I CENNI
nella Mufica. Cap. 1 1 1 1.
0 hò da trattare della Mufica , e veder come el-
la fi ferua de9 getti, e de 9 cenni.Quefta Mufica ò è na -
turale, ò artificiale \ la naturale è di due [orti, cele -
He, che confiderà l'harmoniadx tutto il mondo , e
delle fue parti', & humana,che per fimilitudine trat
ta delle proportioni del corpo , e deli9 anima , e delle
Uro parti tra se. V artificiale onero è theorica, che
la proportione dì diuerfi [noni, e l'mequale diuifione del tuono con l’inge-
gnote con la ragione,e non con l’ orecchio va confiderando: onero è pra-
tica,che la modulatane e la mifura confìiera.Quefia è ò vocale ,ò inttru-
mentaie ; la vocale con humana voce efpreffà, ò ciò fa con [empite e canto
inarticulato, che Salmeggiare dicono ’, ò lo fa con parole figmficanti ; & è
di due forti;ò irregolare e triuiale, come fono le Cannoni rufìicanr, onero
è regolare, formata di certe regole ’,& è dtipp lice ,ò chorcale femplice , che
Giorgiana dicono’, ò figurale e mi furile, formata con ragion di pofitione dì
diuerfi fuoni. Ma L’mftrumentale forma ilfuo concento, ò con la fola per -
coffa dell'aere, ò con lo percotimento delle corde,come nella ceterafiiuto,
e fomiglianti, ò co9 1 percuoter [opra qualche membrana,ò altra materia ,
come nel timpano, tamburro,& altri cefi fatti inHromenti: onero quefìa
inftrumentale fa il concento non fola co’l batter , ma coìl fiato ancora, co-
me nell9 or gemo, varij ver fi formando . £ dalla proportionata varietà del
fuono,che rifulta dalle martellate de9 fabri ,fi dice Vitagora hauer inuen -
tata la Mufica : JL che pare alludeff e Virgilio quando , p arlandoMUa fu-
cina di Vulcano, di (fe^ :
Il fremito de 9 venti
Che jfrira da gran mantici, e le Hrida
Che ne 9 laghi attutati, e ne l9incudi
Battuti fanno i ferri in unfol tuono
l’antro vnìti di tenore ingwfa
Confondono a9 colpi de * Ciclopi
Ch9 al moto de le braccia hor alte,hor baffe
Con le tenaglie, e co9 martelli à tempo
fan conforto, ■ armonia, numero, e metro .
1 Mfti fuoni i fatta da Atbeneo particolar commemoratimi e dicefj^fT^V
' ebe “ ’ * '
8
i io dal Ga? 9 »
jit Dell’Arte de* Cenni,
che cum faltatiane & cantilena ad tibiam canebantur : Et nomerà dice
quella effer Muftca foaue,che co’ l ballo è accompagnata 't quale diffe Qui-
dio effer e fiata quella delle T^infe^j:
uh 1 4» jid numerum tnotus pedihus duxere eboreas. E Tropcrtio:
J^anus & ipfefucs breuiter concretus m artus
Tib. 4. iatfabat truncas ad caua buxa manus .
Cefi Virgilio del canto di Sileno diffe:
Ugh 6. Yum ysrò in numerum Faunofqueferafque videres
Ludere . EtiiTaffo:
Vuna diffe cosìyl'altra concorde
Utnuìto accompagnò drattiy e di [guardi,
Sì come alfuonde le canore corde
S'accompagnano i paffi bor pretti, bor tardi, Et il Gofelino celebrando il
ballo della fua amata uìlba:
Quando mone il piè vago , ò paffo paffo
E’n lieta fchiera y ò fciolta , ò prtfia il gira y
O’I fojpinge, ò lo cangia , ò lo ritira ,
O co'lfuono [accorda horaitoyhor baffo.
Chiaro adunque appare effer parte principale della Muftca ilbaUoye le
danze ; ch'altro non fono che cenni , moti , egefit del corpo \\con ì quali fi
efbrmono quelle cofe [thè fono cantate >ò fonate . La quzlurte di far bai»
Ih e dan%e e nohlìffiima fot che fi dice ella effer nata da principio cól
mondo ifiejfoy ^%H un tempo medefimo con dimore efjcruenuta in luce,
effendefi in cielo fempre marawglwfamcnte fonato y e ballato 5 onde noi
rnortahydtfar l'ifiejj&tft terra habhiamo imparato . Dellaqual muftca ce •
lefìeyVitagoray Fiatone y Arcbnai & altri antichi Filofc fi parlando dijfe -
roy che 2 mouimenti di tutte le cofe3e le conuerftoni de' fogni cedetti non fi
Be Mufu?.poteuanofare fenza harmcnia;cb'èanco da Tlutarco confermato:E Cice -
ìn femno ¥Qne dtjfe: Qui 5 efi qui compiei aures meastantus , & tara dulcis fi atisi E
£a?' foggi unge che le sfere celetti cdlfuo raggirar fi yaltr e con gran celerità y&
altre con altrettanta tardanza * e quelle di mezo con mediocre moto , da
quefiaproportianata difcordanza rifultarne mirabile cocento d'acuti gra
uiye temperati fuonrye che con quetta harmonia ballano dottamente e nu-
mero f amente quelle Stelle>che noi erranti chiamiamo. Et il Saraofatenfe
nel fuo libro del ballo dice in quefio modo:Eitn\m ipja fyderum cboreay&
errantium cum non errantibus comunttioyeorumdemque modulata atque
concinna parttcipatioy& illabdla3tum pulcbrèmfhtuta harmonia primo -
genita faltauonisargumentafuerey& indino, ccrtijfima.
il Tetrarca dell* Aurora diffe:
Defiami
Parte Seconda.
ji?
S«n. 1 84.
C.x iM-6$
JEn. 6.
Tur ad. 14-
Beffami al fuon degli amoreft balli,
Tettinando alfuo vecchio i bianchii velli* E cofi anco i Ariosto :
E l’ Aurora di fior vermiglie gialli
Venia largendo d’ogni intorno il cielo,
E lafciato le (Ielle haueano i balli. Et il Gofelino diffe anch'egli ;
Ballano in del le (ielle
Eie fiffc>e l’erranti. _
Quindi è che molti degli antichi Tagani filmarono , che con Mufìca //»•
uìaffero al cielo l’ anime de gli huomini da bene à godere quell'armonia^ J*
cele tte ;onde nell'effequie bufarono , come ferme Macrobio » E Tropertio bCi?'
diffe in qiiefto propifito:
Sic mafia cecinere tuba cum fubdita nofirum
Detraheret letto fax inimica caput.
E crederono ancora chei beati\m cielo cantafferOye dan%affero:Come diffe
Virgilio che f ac cu ano gli huomint ualorofi rie3 campi Elisi/ :
*Pars pedtbus plaudunt cboreas><& carmina dicunt .
Conforme à quanto diffe Oante^ :
Cofi quelle carole differente
Mentre dannando de la [ua ricche%ga
Mi fifacean filmar veloce ,e lente.
Et il Manno cofi leggiadramente cantò :
Dehffe pur tra uot (fatiate con uoiftaffi
'Nj CE ufi a magion la mia Fenice,
Tenelope3Lucretia,e Lauraye Bice,
Fermate alquanto i uoftri ballile i paffi.
E tra mortali ancora fu la Mujfica da gli antichi grandemente li mata , e
tra le di (opime delle nobili perfone connumerata. Et haueano il fuono Do
ti co lento Jpondatcor ac commodato alla Religione, & alla Cafiità . il Fri-
gio iambicoye tragico, che rapiua,e difiraheua i* animo yconcitaua à furore ,
& alle cofe militari feruiua. il Lidio giocondo, & allegro . On de con la
Mufica non foto rifanauano l’infirmitàyma come ferine A rifiatile, mode -
rauanoye nformauano 1 coftumi . Scritte Tlutarco che Talctc [cacciò con OeMufit*.
la Mufica la pette di Candta: e leggiamo che dilettando fi Apolline del cair
to,e dei faenfieij che gli fecero gli Oratori Greci , placò la fuaira, onde la
fette nell* efferato Greco s’etttnfe.E ferme Amatore Lufìtano / opra Dio- l^rm*'
fcortdeychs anco al preferite il morfo dellaTarantola conia» Mufica fi ri- 1 l,clQ
fana : Memorabile è l’effempio d‘ Agamennone jU quale andando ailaguer
ra T rotana,per afficurarfi dell* bone fià di Ckt enne tira fu a mogHeyconan-
dà che Mutando ogni giorno le fonaffe quel vsrfj, che f affetto pudico
confa-
j io Dell’Arte de’ Cenni J
confermanti', ilche mentre f ù fatto yella in uanofù da quei Trochi fo Iteci td~
taima finalmente [coperte fi quefio artificio fù il citaredo ucctfo,e la bone*
ìn/emn. di Cltt enne fira e {pugnata . £ fertile Macrcbio con la Mufica anco gli
fap. animi barbari effe rinfiammati alla virtù , e piegati aluitio , & al pia -
4 -Gèl, lì. i6 cere : con la quale fpcranga Orione fonò eccellentemente prima che
r*f> 1 9> [offe gittato in mare da quei malvagi marinari più delle befiie erti »
deli poiché , doue effi furono implacabili , il Delfino dal dolce fue-
tto intenerito , portò velocemente il [ornatore al lito , e lo prefernò.
uh $ . De- stridè Qaleno che Damone Mufico commandò che vn fonatcre,che il ver -
C& nll°C7 FlfiP° fonaua,per lo quale alcuni grouani facevano , come ebbriachi ,
molte difoiutezz? ,mutafje il fuono in Dorico, il che fatto, incontinen-
te lafciarono le pagate E rendendo Galeno la ragione di quefto effetto
dice,che ficome non fi può con canti', e con [noni temperare gli habiti del-
ia f acuità ragioneuole: cefi quella parte deli1 anima, eh* è {aggetta alle per*
tmbatìoni, offendo ella irrationale fii può con alcuni moti irrationali con-
ci tare, mitigar e, e dwerfamente moderare', per ejfer cofa naturale, che /e_j»
cofeirrattonalifda quelle che irrationalifono ricettano alter atione', fi co-
me le rationali dalla fcien%ate dall’ignoranza confeguono vtihtà,edetri-
mento', E perciò fi legge che Terprando appreffo i Lacedemoni con la Mu-
fica efhnfe ma fcditione . Et èvtrfiimo che SauUe era meno trauagliato
1 ▼ $ da quei maluaggio Jpivito mentre Dauidds fonaua la cetra . E Scnuc Vo-
Lino, che gli Mrcaeiihebbero fama di virtù.non folo per la facilità de1 lo-
££ ro co Burnì, e benignità di natura, ma por la pietà ancora , <& riverenza
** ' * 4‘ ver fogli Dei; i quali alpadre Bacche facendo ogni anno ,conf veni, canti,
e balli varij giuochi , gran parte della loro vita foauemente trappaff aita-
no', fchetnendo come ignoranti coloro , che della mufica non erano pentii
ancorché l1 altre arti puff edeff ero ; E che cìòfù da effi introdotto, non per
delizie, ò Ufciuia', ma per ammollire la durerà della loro vita, e rifiori-
re le lor gravi fatiche ,le quali nella coltura della terra [ottenevano ,e mi-
tigare quella femrità de’ co fiumi, che dal rigore del freddo, e dalla mali-
gnità dt queli*aere in Loro era generata, Onde, con diletto riducendo fi {{ef-
fe volte infieme,diuenneropiaceuoli e trattabili . Mahauendo i Cenetefi
quefìe ccfe [prezzate, nufetronobe filali e crudeli, e tanto appreffo tutte
le nationi odiofi , che i loro Mmbafctatort con vergogna furono delle cit-
tà d’Mrcadia [cacciati ; Et t Maritine fi, dopo che furono da loro partiti ,
con faenfiiif purgarono la città, & i luoghi cnconfiantt,come fe dalla ma
lignità di quelli f off ero fiati ammorbati . Ma tralafciati t coftumi de 1 Pa-
gani,c de Gentili, e di quelli della f{ehgion nofìra parlando, potiamo con
verità direjddio molto compiacer fi di quei cenni, e dt quei moti, che nel-
l’uito
Parte Seconda. jii
l'atto dell' adoratone efprimono grande allegreTp^a y & ejjer caro alla S .
M.che le fue lodi fiano con hilarità d'animo cantatete faltate:E però Da -
nidie dicea: Catabo Dominoci bona tribui t m ibi y& pfalam nomini Do - vfrhi,
mini altiffimu Et altroue: Exultate Deo adiutori noflro s iubilate Deo la-
ccò: Sumite ?falmum>&date iympanum pfalterium iucundum cum ci * Pfil .8»
thara : Et in molti altri luoghi quesìo fanto Trofeta dice l'iHeffo : & in-
troduce i Canti# fueni, & i balli , perche effendo già fiata tirata la genti-
lità con quejìe lufingheyalVidolatriay pensò Dauidde co'lmedefimo diletto
di riuocar piu facilmente quelle genti al culto dittino , e le viceré de' loro
animi meglio con pi ac e u oli medicamenti rifatture: percÌGche}mentre-CQn-
ccrreuano ad vdirquefti canti efuom, s' andantino ccnfoauità tnfiiliando
i diurni precetti ne gli animi loro ; conferuandofi meglio nella memoria u
quelle cofeycbe volentieri s9intendono.E formò ancoi chori de cantori con
i loro ottanta Trencipi ; come fi legge nel Taraltpomenoy accio che con la
grandezza de'fuoni de gli Organi y & con i foaui canti delle voci y con di-
lettinole terrore pungeffe quei cuori indurati • E perche con vna forte di
cetera da diete corde fonando quella fi percoteua dalla parte di fopra^ ;
perciò dal pulfarla co'l pietre fu detta vfalterio y eie cannoni Tfalmi :
Onde effo Da a ìdded iff e : Confile mini Domino in citbar ajn pf alter io decerti * filati
c ho r daru mp fa ili te illi. Et anco, V falli te Deonofìro>pfallite:pfalliteRegi f .
nostro p fall ite. E dijfe etiandioilubìlate Deo omnis terra,cantatey& e*ul '
tate,& p f allit e yp fallite Domino in cithara)in citharay& vocepfalmi.Trè
forti di canto fi ritrouano: Vfalmayquando femplicemente fi cantay ò fuo -
naiSynpfalma, quando molti infieme cantano: Diapfalma,quando fi canta
a due chori alternatamele : \ Come fanno à nofiri tempi i Monachi falmeg-
giando:} primi elementi della Mufica , che fopra la mano s'imparanoy al-
tro non fono che ccnniyegefli . La battutay ch'èia regolay e la norma del
ben cantare y e ferina la quale non fi può fare buon concerto y che altro è
che motOyCge/ìo ? / Mufici chiamano modi gli internali i delle voci tra fet
cefi difiniendoli . Modus e fi qmntitas temporis quo fulìinetur fonus y cui
opponitur filentiumyfeu quìesyfeu paufa . E nel propo filo noflro i modi fo-
no gli flsffi cenni e goffi y de' quali tutttauia trattiamo : E peròTudriofìo
difle^ :
Cosi dicea Medor con modi belli y
E con parole atte à voltar vn montey
Eflcommoflogìà Zerbinohauea ,
Che d'arnor tuttoyedi pietade ardeay
Mentre i Mufici fonano fopra gliflromenù fi può dir che parlino con le di -
tadorne apunto di/Je Tibullo;
Sei
Vun
;t i Dell’Arte de Cenni,
S ed poflquamfuerant digiti cuna voce locati,
3" *ie' Edidit b&c tnfti dulcia verba modo .
Ma reniamo à trattare de * ballile* falti, e d'altri effercitij corporali al-
la Mufica pertinenti .tutti di moti , di attedi getti, e di cenni ripieni. Que-
gli antichi prudenti ffimi chiaramente conofcendo quanto gtoutuole feffe
airhucmo tu fferemo del corpo con virtuofa,e dilettemi difciphna glie lo
' propofirofPnmeramente ne i loro Theatri due forti di giuochi efferata «
r onorale uni / cenici, & altri ginnici detti. Con gli [cenici nella feena , dalla
quale furono denominati }b aliando [aitando tacitamente con i Uro ge-
fti le pani di tutta la fattola rapprefentauano . Que Hi furono da * Greci
Dionifiaci chiamati ;tra' quali erano iComedh ZT i Tragedi rapprefenta-
tori di fauole idi fottoro, Horatio intefe quando diffe :
uh. t. f*. Ludentis ffeciem dabit,& torquebitur,vt qui
vlt. * * ‘Hunc Satyrum , nane agreflem Cyclopa mouetur.
Et in vn' altro luogo l'ifìeffo Toeta lafciò fcritto:
Li>itsat.$. Taflorem faltaret vìi Cyclopa regabat..
Quejìa forte di [altare ali' vfan'ga de' Ciclopi fi faceua introducendo rno
che fingeua d'ejfer Tolifemo , che fu vno de* Ciclopi , il quale prepo fiera-
mente e fenolo. numerose mifuraf altana: Di che Virgilio intefe quandi
diffc-j s
Geortr j Det motusincompofitos,& carmina dìcat.
Vaterculo ferine Tlancum in couiuiogenibusinnixumGlaucum faltaffe*
E Suetonio nella vita di Kferone dice . Quomodo ex voto TS(jrc faltatu-
ruseffet hiiìrionem Virgtiij Turnnm. 1 Mimi poi erano imitatori del par
laYCt del getto, e della voce altrui;? mime fts da' Greci è detta l'mntatione
de gli altrui c o fiumi tVant omini erano i rapprefentatori di tutte le perfi-
ne, che con atti effmmeuano i gefli altrui . lArcimimi i prencipi de gli hi -
ftriont.Etbopei gli imitatori de gli altrui cefi ami. Etboìogi quelli, che fin-
ge nano non filo gli altrui coftumitma anche gli affetti . Quelli tutti da 1
Greci fono in vna parola hìpocrtti chiamati , e la loro arte hypocrifis ciò è
fmulatione dell' altrui perfona. Chironomia cravna forte di ballo cenge -
• fli delle mani alla Tirrhica fmile . Quintiliano dice chelaChironomia3di -
f ciplina del getto nacque in quei tempi heroici,& fu non filo da* princi-
pali huamìni della Grecia effercitata}ma da Socrate, e da Tlatone pcftn^
tr^ leCìHlk virtù* e da Chrifippo connumerata trai precetti dell* educa-
^ 7 * eg‘ tion e de* figliuoh'Tra gli {cenici erano anco i Thimelici,i Citharedi; Citha
tifi aTfalt a, Ly tifa ^ibicinesyChcraulesyEidicirì&iTampaniflrufi. alcuni
ha Ili appreffo gli antichi erano affolutt,& perfe;come la Tyrncba, fatta
da huomìni amali \ che fà appreffo i Lacedemoni molto in ? fi, per te/lir-
monio
Parte Seconda. 52. *
rnorùo dt Jinfloffenefincominciando efji adeffercitaruii loro figliuoli f or
nìto che bancario il quinto anno > nelqual'effercitio andauano variando
l'attione , fecondo il fuono del maeSìrc , perciò che fendati fuononon fi
faceua:Del qual ballo Quintiliano , Viatorie, e Timo fanno menticne.L’m - li . i .e*. 1 1 l
uentoredi quella dìfeiptina dice ^ Irifìotile ejjere flato Tirrhcf figliuolo Llh 7 •
d' Achille, che fu il primo, che ballò laTirricka alfepolcro di Tatroclo.E Lt'l'c*' 57
Suetonio nella vita di Ce fare dice , chei figliuoli de' Tren cip iddi* rifila, e
della Bitinta ballarono la Tiritela . Ter ciocie gli antichi filmarono , che
nonfolo con l'animo co'lme^o del canto , ma co'l corpo ancora con mo-
uimenti di quello fi doueffero fare le religiofe cerimonie :Qnde Virgilio in
honore del morto Dafne non fole di ff e :
Cantabuntmihi Damcetas, & Ly finis Megon. Maanco: 5*
Saltantes Satyrosimitabìtur xÀlphefìbeus*
Vlpiano diceyche fono inflituiti Cacciatoriyouero Ti/ricbarij per far moti,
e gefli ne4 giuochi piaceucli. filtri balli accompagnauano i poemi drama
ti ci y che fono tre, la Tragedia}alla quale feruiuail ballo chiamato Emme-
liada Comediay alla quale feruiua il ballo Cordace -, e la Satirayalla quale
feruiua il ballo Sicinni . Tlatcne nelle fue leggi fà due [orti dì balli honefli ;
l'uno militare, che Tirrichio; l'altro paci fico, che Emmelia chi am a ^quello 7*
da Tirrbo fuo autore , quefto dall* elegante e condecente moto del corpo ,
perctoche emmeles da' Greci è detto colui, che ad melos mouetur.Hauen-
do quefte poche ccfe de* giuochi Scenici detteyhora de' Ginnici alcune cofe
fi diranno . Era la Ginnaflica una difciplinayche verfaua nell'effercitio del
corpo . Mnflotile dice, che i giouani fìudicfi debbano alla Ginnaflica at - VclH lib.s.
tendere, per diuenir piu robufli: e Tlatcne , con qutfla parola di Ginnafii- D* l*gd>> 7*
ca, intende tutti gli effercitij militari, i qualidiuide in f aitare > & in lotta -
re: Il maeftro di quefli era detto Ginnafleyche appreffoi Greci fignifica ef-
fer citatore ; e quindi i giuochi Ginnici furono denominati y ne i quali ap-
preso i Romani gli huominì nudt,& unti nella lotta fi effercttauanoye fu-
rono dajqercne propofìi al popolo , come nella ulta di lui ferine Sueto-
nio . E Thnio dice, che quefli giuochi furono primieramente ritrattati da Cap. i*.
Licaone nell' Arcadia . Mitri differo i Lacedemoni effere flati della pale - Ub 7 c .56.
flta inuentoriy e nelle loro leggi da Licurgo formate > era permejf'o allega
donne, che nude con gli huominì poteffero ejfercitarfi ne' publicifpettaco-
li: Cerne ferme Tlutarco nella vita di Licurgo, c ne gli Mpoftegmi: E Vi-
fteffofi) daTlatone lodato nella fua Rep.e nelle fus leggi: E però appreffo
Gnidio T aride dice ad Elena ;
More tu a genti s nitida dum nuda paleflra
Luiis, & esnudisfeemina mifla uins .
Vun z ETrcper-
Ef.lf.
514 Dell’Arte de’ Cenni,
E Propertio cofi in quefio propo fitto dtffe :
Multa tu& Sparte mìramur tura palestra
Sed magè virginet tot bona gymnasij ,
Lib. Quod non tnfames exercet cor por a laude s
Inter luttantes nuda puella uiros.
Quei luoghi, ne i quali la Ginnastica effercitauano, Ginnasti furono detti:
* £ perche in effi per quefti efferati] tgwuini fi rtduceuano , perciò i Filofcfi
ni andauano,per infegnar loro lefcien%e-, benché per natura più fi diletta f
He Orsi, fero de gli effercitij del corpo, che di quelli dell’animo :E perciò Cicerone^
dice, che tn gymnasijs difcom,quàm phdcfophum audir e malunt -, & fimu -
lac difeus increpuit,philofophum de gtauijjìmis rebus dffutantem, relin -
quunt . Nel Liceo * inflctile infegnaua la Filofofia: E perche caminar.do
per lo più in effo difputauano,perciòPeripatetici furono detti. Infegnaua
^ "Platone nell**Academìa, dalla quale gli jlcademia fi denominarono . E
Cynofarge era il luogo , nel quale erano i baftardi difciplinati ; in quello
* Ari fiippo, capo della fetta Cirenaica, foleuaìnfegnare la Filofofia.
Taleftra era lalotta;della quale Virgilio diffe :
JEn. 6 . Pars ingramineis exercent membra palefìris:
il Budeo f òpra le Pandette diftinguendo dice, che una forte di pateftra era
athletica,& vn'altra infegnaua motus,& flexusdecentiam.Ma neramen-
te con quefio nome di paleftra credo che s* abbracci affé tutta l’arte ath le ti
tadorne fi può da quefio luogo di Quintiliano comprendere :Namqu e erit
alius Hifion# magts idoneus,alms compofitus ad carmen, altusfludw tu -
* ... rì$,yi nonnulli rusfortaffe mittendi : Sic difeernat hac dicendi magifier ,
quomodo paìaftricus ilio curforemfaciet, aut pugilcm , aut luttatorem ,
ahudye quidexijs qua funi facrorum certammum . Pala finta èi’iSteffo
che PaUfiricus > che offrirne il Maefiro della lotta, e pai# fìnti fono detti
anco quelli, che ne ’ moti, e ne * gefli del corpo fono eccellentemente efjerci -
tatr,ficomeper lo contrario apala fìri fono detti coloro , che di ciò fono af
L Sfatto ignoranti, Quintiliano dice: Sicut etiam qiios pai aflritas effe nolu -
muSjperttQStamen palafìra effe yolumus,non apaUfìros . Gli efjerciiij
della palcfìra erano principalmente cinque iluttus ,Vugilatus,Curfus,S al
tu$,ér Dìfcus.Polluce cofi di queSti fa mèntione:Luttatores,Curforc s,Tu-
gilesfitem dtfeo, & faltu certanles, Plauto deir antica difciplina de* figli*
noli dicchi
jinte Solem exomntem nifi in palafira veneras
Gymnasìj profittò haud mediocres penas pender es,
ibi curju, Infilando, haZìa, dtfeo, pugilatu, fallendo fe fe
Exereehant magis quàm {corto . La lotta era quando due infìeme con
tendeuano
Parte Seconda. fif
tendemmo cercando à vicenda di gittarft à terra.'Pugilatus cxfiibus exer-
cebaturjcb'era giuoco di pugniy ma con la mano armata del cetto, ch'er
come un gran guatai bracciale, che armaua fino al gomito, fatto di litte
di cuoi, frale quali erapiombo, e ferro, per far maggior percoffa: Diche
Virgilio parla quando introduce Darete à contenaer con Entello:
In medium gèmino* immani pondere c&ttus ^ 5'
Troiecit: quibus acer Erixin in pr&lia fuetus
Ferremanum^nroque intendere brachia tergo .
Obttupuere animi, tant or um ingenita feptem
Tergaboum plumbo infuto ferroque rigebant. E Vropertio :
Tutine ligat ad ca ttum gaudentia brachia lori s. ub, $ ,
I Curfori erano di due fortiyalcuni fiadiodromi detti , che correuano lo fla-
dio, altri diaulodromi,che quando alla meta erano giunti, piegando il cor -
fo ritornammo al luogo , onde erano panni, e co fi à calce ad carceres cur-
fum reuocabatWercìò che da Greci lo Jfacio di due ttadij è diaulos detto .
X [altatori balta erano chiamati , perche rtebanturbaltenbus , eh* erano
palle di piombo da loro tenute in mano, per più fieramente bilanciando -
fiymeglio [altare .DiJ col oli erano quelli che gittauanoil difco, ch'era ma
tnaffa di pietra,di piombo yò di ferro,cbe lanciammo in alto3ò in lungo co-
me ^Ammonio afferma: E Quintiliano dice:Quid tara difiortum y& elabo- r $ r *
ratum quàm ett ille Difcobolos Myronis ? Di quefto difeo co fi Vropertio ^ T
fece mentirne :
Miffilenmc Difci pondus in orbe rctat . ni 5.
Ma nel particolare del ballare fi legge di quett'arte effe? fi primieramen -
te dilettata la Dea Cibele,chein Frigia fece ballar e i Coribantì,& m Cari-
diai Curetiyi qu ali, agi tati da certo furor emanammo il Cimbalo, dimenati
do cofi ttvanamente la tetta ,che concitauano gii {gettatori nel mede fimo
f urore, Socrate faptentiffimo ordinò che quefi' arte del ballar^ [offe da’ gio
uani imparata : E giudicandola molto neceffarìa ad ogni nobile per fona , »#j
la connumerò tra le ferie difcipline.Et egli fteffo l'tflerciiò.Gli Egitti '] fot * con uiuic,
to la corteccia delia fattola di Trotto , che fi cangiatta in tante forme , e-
fi> teff ero un’ Eccedente ballatoi, douendofi in quefi’ arte dmerfe difpofitio-
ni , e vartj affetti rapprefentare ; non altrimenti che Trofeo in varie for-
me d’animali fi cangia (fé. E ferme Tintone che i Dei, battendo compafjlont
del genere humano da tante fatiche oppreffo , per ristorarlo in honore di
fe mede fimi infialarono folenni felle-, acciocheco’l ballo, e co'lfuonofofoeltùi,
fero giocondamente e foauemente da’ mortali riti enti . E [aggiunge, che llh- le .
colui fi dette dire priuo di difciplina j che non bà mai ballato: raaall’in -
(entro quello effer difcipliàntt, che del dannare è perno. Ma ftcomequa •
fi del
$ 1 6 Dell" A tee desCcnnì,
fi del tuttoponte dicemmo , la vera mufica , co fi i virtuofi balli degli anti ì
chi y e maffimamente de ’ Greci , parte per l’oppreffione delle guerre fatte
da* Barbari, parte per infingardagine de gli kueminififono perduti . 7^e*
quali grfiuofi,e numerefi eff'ercitij del corpo f oauemente , & eruditamene
te tfprmeuanù bdkffimi penfierijnon foto dilettandola etiandio correg
Tlut de le - genao i coflumi de 1 mortali , con diletto à più laudabd vita conuertendo -
gi&Ub vi. n. Et Mrifìvtile l'i§ìeJTo che daVlatone era flato fcritto confermando dif-
fe : Saltantìum effeigefliculatìonis numerefa varietatet moresyperturba -
tiene s , affiionesque imitavi . Et il Samofatenfe, facendo come vn compen-
dio delle lodi del ballo : Saltano ergo erit omnium elegant ffima,qu& &
mentem acuat, & corpus exerceatffr ffiatores obleffct ,multas respn •
fcas hominesdoceat, tibijs , cymbahs , numerofo carminum concentu ani -
Rhcdàg, mim,quantum ad oculo*,& auns attìnet,ex aquo dcmulccns. Demetrio
Cinico , ripa endendo pubicamente in I{pma queft*arte,fù davn valore fo
Gtfticulatore pregato à volerlo vedere à ballar e, e /altare fenga fuono , e
canto alcuno ,accioche potejje meglio conofcerefe Carte fua era di lode ,
odi vitupèrio degna . Ballò cefi ni l'adulterio dì genere, e di Marte', e con
fuoigefli così viuamente rapprefentò quefìafauola,e così diligentemente
moftròcome Marte godè V onere , come il Sole / coprì qfio amore fo furto
à Vulcano, e com'egli preparò à gli adulteri inftdie^nella rete gli ìnuilup -
allo frettacelo degli Dei li tfrofe^Vcncre grandemente vergognan-
dole Mane timorofo fupphcando;con ogni altro particolare', che Deme-
trio pendo fi di tanto artìficioyefclamòi 0 vaierà' huemo non folamente
io veggo quello che tu fai, ma lo odo ancora; poi che cesi bene con le ma-
ni ni fai parlare. Hauendo vn forefliere veduto che vna fattola, la quale
conflaua di cinque perfcne,cra fiata in Pxoma da vn folo faltatore rappre -
fentata>à colui dtfje: Tu ci hai ingannato gaiant'huomo tenendo nafeofti
più animi [otto vnfol corpo : E veramente è cofa marauìgliefa vederin
yhifùffo tempo vnafol perfona con eruditi geOìi fregar molte cofetra^
toro diff. Tentile, quo. fi, come vnmuo Troteot fannvn fubito varie tras-
-fomaitonl. Lisbone Mitileneo chiamaua questi Gcfticulatori Chrifophos,
aè è manti fapientes ; e diceua di tornar fempre migliore da quefh fretta-
toli. In Candì a, quanto alcuno era più nobile, tantopiù era ambiti ofo^i
e [fere Rimato eccellente ballarne . 1 gentiluomini Spartani mandava-
no t loro figliuoli ad apprender qutfìa difciplma ; nè in alcun* altro fludio
maggiormente gli impiegauano * trijìonico Cariflio faltatore d *Ale(fan-
. dro^per la fua eccellenza in quefrarte , meritò dì effer fatto Cittadinodi
M' ^ \Athene;e che glifo. (fevna fatua diri^ata.Tlutar co dice che qucfhbal-
in morai. li hanno tré parti; motoyhabitO} e dcmoHratione • Moto o il mouirrunto
Parte Seconda. 517
del corpo: habitola fintione d' alcuna perfona c/preffa c9i la fua figura , t
c 0*1 [no modo pervia d^mìtatìoneidemonfìratione è queHa%cheìfen,za al-
cuna imitatione , dimofira alcuna cofa. E fìcome ntUa Mufica nafee la me -
Iodio, dalie vocìi e da gli internatili coft da i moti , e da gli habiti ne riful-
ta il ballote le manfioni fono fine de* motivarne le paufe nella mufica.Efe
bene il fonare , & il ballare fono flati da perfone graui tal'hora biafimati ,
aò è rivenuto perche, fi come la Mufìcafùgiàappreffo i Grcci,& anco ajp
presogli antichi Bimani in grandtjjìma riputatane ,/ acmi fi ( come di-
cemmo) con effa effetti maramgliofiycofi poi di quella perdute le parti mi
gliori, ciò è l'h armonie a, e la cromatica ,non battendo noi f e non la diato-
nica,che folamente diletto ci apporta:non emerauigliafe della [uà digni-
tà è diminuita . Il mede fimo e accaduto dell* antica arte [aleatoria > rite-
nendo noi folamente la Ciclope a parte più brutta dell* altre ; me aff- r-
ma Vietro Crimto}e Trebellto Tcllionefopra Galenc'yS marma fi adunque
anco la vera,& virino fa maniera del dannare :E per ciò non producendo
piu quei primi virino fi effetti , non è meraviglia f e poi anco quell' arte è m
gran parte caduta della fua riputazione. Ma fin à tanto che gli antichi ri-
tennero le virtù di quefle di f cipline furono da effi grandemente filmate e
celebrate. E perciò fi legge che in I{pma , in quel gloriofo fecolo, che fiorì
tra le due guerre Cartagine fi , i giovani nobili s1 e ffer citavano ne* balli ; e
l'ifleffe donne honefle m publico [aitavano ,e ballavano ; ma poi per la fe-
licità delle Fumane vittorie fucceduta la pace,accrefctute le ricchezze >
riempito il tutto di morbidezza e di luffe, e gli antichi co fiumi affatto cor
rotti y come di molte altre degne artico fi di quefìe refìando à pena le fi-
gure, e Immagini loro ; furono folamente in cofe vane t e piacevoli adope-
rata .
Oehon. di -
[r;i> Ub. 7.
DEL-
fi 8
Dell’Arte de5 Cenni,
DELL’ARITMETICA ,
Cenni. Csp
E DE’
V.
SVOI
*!/W« Ì47*
Ora è da parlare dell* Aritmetica , arte nobili (fima di
numerare , la quale anco in Dio fi dimofìra marauì-
ghofa; il quale effondo uno, è anco trino ; E nume*
rat multitudinem fìellarum,& omnibus sìs nomina
rocat . E Ch ri fio S. dìffe : Veflri capilii capitis
omnes numerati firn. Et alcuni Tir agorici> cornea
Lifde t& obfide dtfifero Iddio non efjer altro che un
numero ineffabile : onero fecce fj o co’l quale il maffimo numero fiiptra il
minore ricino, & offendo il maffimo il diece , & ilminore uicino il noue,
quefìo ecceffo è fi sic ff a rnità : E dtfifero anco il numero effere uniuerfale
principio di tutte le cofe ; Ciò èfvnità definita ,& la dualità indefinita.
Metaf.U.i.come attefèa Ari fìntile . E Microbio, [opra il fógno di Scipione, dice fa-
nìma accompagnar fi al corpo con certa ragion numeraria ; & effe nume -
lib.i.cap.é rumfc mouentem . 'Platone dice che nella compo fittene delf anima Iddio
in Ttmio. ^ proceduto co Inumerò quinario^ il quale confla del primo pare nume-
ro diuifibìle,e del primo impare numero indivi fibtle',ficcme fanima confa
di natura diuìdua,& individua. E Boetio dtffe il tutto conciar di numero .
Èli* Proli. Queffarte è propria de gli hmmtni,come dice Anflotile : E Platone in *
terrogatodaPfeocle per qual cagione fhuomo fole fra tutti gli animali
foffe detto fapienPfifmo, riffa fe \ perche egli sà numerare, e le beffe non •
Hep lì.? Vtfleffo piatone dice che tutte le arti , e tutte le fidente fono in necefifità
ipin. d* effer partecipi dell’ Aritmetica ; e che tutte fuanifeono, leuato da loro il
numero ;r fe foffe à gli huommi tolto il numerare niuno potrebbe effer
prudente: e che homines Arithmetici ad cmnes dtfciplinas acuti vidgtur.
Del quale {ìndio quanta fiima facefferoi Bimani fi comprende anco da
quel luogo a}Horatio,oue dice :
Romani pueri longis rationibusaffem
Dìfcunt in partes centum diducere
Scritte anco Platone il numero effer cagione di tutti i beni , e non d'ìdcun
male. Ancorché Pitagora uolefje che la dualità foffe cagione ne* corpi del-
finfìrmità, nell* anime de * viti j, nelle cafe delle difcordie , nelle Città delle
[editimi ,e finalmente di tutti i mali : Ma egli è vero, che per la monade yò
vnità,ò imparità intefe il mafchio,e per la diade o dualità , ò parità inte-
fe taf mina & in quefìo /enfio di fife, che il numero pare era principio de9
mali, e
'De
In
ìn ?eet.
Zap. 2 f
J.
Li.i'Sat.t,
Parte Seconda. j i9
ffialb e l'ìtnpare de' beni', e che ficome il mafebio era perfettiffimo, & et-
timo, co fi la [emina imperfettijjimae peffima: Conforme à quello eh" è ferie ■
to nell'Ecclefìattico, A maher e initiim faftum efl peccati , & per illam "
emnesmorimur,
„ Anticamente appreffodiuerfe nationi diuerf amente s'è numeratogli- Lih 7.^4*
nìo ferine che innanzi l’vfo delle lettere e note de* numeri > col ficcar cf?io
di erano numerati gli anni confolari ; &i Volfci con ftmìli chiodi hauer
numerati gli anni IcroA Traci con [affetti di varij colori notauano i loro
giorni, riponendo in vn vafo i bianchi ne i giorni felici; &i neri ne gli in-
felici di che Ter fio intefe quando diffe:
Hunc Mattine diem numera meltore lapillo, Et Horatio:
Creta an carbone notando
Altri in ciò adoperauano alcuni tefferedi quattro facete , con diece fori
per ciafcuna faccia ; fognando > nella prima con alcuni Siili i numeri [em-
piici, nella feconda le decine, nella terga le centinaia , nella quarta le mi-
gliaia, filtri notauano i numeri con Ztffre , come gli Arabi;i Greci con le ,
lettere dell* alfabeto;e gli Indiani con quelle note, che noi ancora vfiamo ,
enumeri chiamiamo, E getto di numerare il toccar con la mano delira
lafommità delle dita della finiflra mano ; come fi fuol fare quando decor-
rendo fi propongono alcuni capi , che per maggior eforeffione fi vanno di -
ftinguendo f opra le dita; che i latini dicono in digitos argumenta digerere,
A che alludi l'Ariofto quando diffe:
Tur et paffano alcuni, ma fi rari.
Che sà le dita annouerar fi ponno,
Hauendoci la prouida Tsfatùra fatto nelle mani diece dita , fi è fempre ap -
preffo tutte le genti offeruato di numerar folamente fino à diece,e di die-
te in diece;il qual numero è da gli Aritmetici chiamati maffmo\Onde an-
che è da* Greci chiamato decada, quafì de chada,perche m lui tutti i nume
ri fi riducono . Gli antichi con varij gefli delle dita prontamente ogni nu-
mero accennarono . Di che fanno molti graui autori tettìmonianga , Tlu- /;i .
tarco ferine che Oronte genero del Rj Artaferfe,e[[endo ttato dal fuoce- ^ *?*£'"**"
vo irato offefo,e condennato .diffe >fi come le dita de i computigli bora die-
te mila, bora vno rappref emano , così gli amici de i Rè bora hauer grande
autorità Mia muna. Quintiliano nelle fue Oratorie inflitutioni dice;chc ^ uh, j,
^Oratore è riputato indotto non fola fe intorno iefumme vacilla , ma an-
co fe con incerto, ò con inde cento ge fio delle dita c forme il vero numero:
Etaltroue; che nelfarilgefìo di colui che dimanda da bere>ò che minac- \.ca $
eia percoffe;ò co'/ piegare Udito pollice vuol far il numero di cinquecen-
to flou ha veduto errare ne anco i villani, E Cicerone fcriuendo ad Atti lu^tpMu
Xxx codi -
j 30 Dcll’Atte de* Cenni,
io dice 9 che] felenehauea auertito le fu e dita egli bave a certa fummàj
ejprejfa . Da9 quai luoghi fi comprende che gli antichi conigt/H delle ma-
ni effirimeuano ì lor numeri . E nonfolo con igeili i numeri ejprmeuanc ,
ma con i numeri gli affetti ;com e , per cagion d'effempioycon l'rno accen -
Èìòdig Ub nauano l*amore3e la concordia,col tré la luna , confette Dioy con l'otto la
xi.cap.ij.gìuflttia fecondo Vitagora , perche quefio numero partito per megofà
due quaterna & ogni quaterna due bini con fomma equahtà: Col duce la
fedele perciò vfarono gli antichi ì& vfiamo ancor noi, quando vogliamo
cbligarla nofirafede ad alcuno > di congiunger la nofìra mano defìra con
la [uà, per formar con le dita ctambidue quefio numero denariOy & è cre-
dibile che aWhora diceffero quello9 che a* nefin tempi vdiamo dire allenì
perfonerufhcane , e femplicty ciò è cinque , e cinque diccele che per tradi-
tione de' loro maggiori quefio co fiume fìa in loro trappafjato ; poi che i
vocaboli , e Cantiche vfange più lungamente fi confermano nelle perfori e
fempliciyche nelle v illey & m alni luoghi folitarij dimorano; che in colo-
ro cbeyneUa frequenta delle popolate città vtuendo^di continuo noni par
in Sdiurn. lariye noui co fiumi vanno riceuendc.Macrcbiofcriue>& èdaVlimo co -
Li l^ ta. 7 firmato y che Giano gemino confecrato daVfuma I{è nueritoper Dio del-
la pace >e della guerray con le dita era in quel modo figuratOyche accenna -
ua trecento nella mano defira , e [tffanta cinque nella finifìra per dima •
firar il numero de i giorni dell'annoy per che era Dio del tempo . Et\^Apu-
4P° 1 1# leio più manifelìamente de gli altri confirma qutfìa verità dicendo : Se_j
tu haueffi mo firato trenta anni per diece , fi potrebbe dire che nel gefìo
del conto tu baueffi errato y hauendo aperto quel ditof che tu doueui cir-
colar e .ma nell'efprimer quaranta , che fi fa con la mano aperta , non puoi
col gc fio delle dita hauer errato . Eeda m vn fuc trattato de* conti deferì -
ne particolarmente tutti quefìi cenni delle dita , con li quali tutti 1 nume -
Xib.n. rijìgnificauano '9i quali poi fi veggono indi fegno nel libro de' Gieroglifi -
ci di Vi erto Valerìano.
j Significauano piegando la punta del dito mìnimo delia mano finifìra nel
mego della palma»
II. Viegandoui appreffo l'anellare all'tfieffo modo .
2H . Viegandoui appreffo quello di mego.
jy% Legando il mmimoy & recando piegati il meganoye favellare,
y% Leuando l'aneUareyt tenendo piegato folam ente il megano
yh Viegandù filamento l'aneUare al modo fipradetto.
VÌI . Mettendo la punta del mimmo nella fua radice, raccogliendolo quan-
to piu fi può in fefleffo.
Vili. Viegandoui appreffo all'ifìeffo mio l'aneUare.
Parte Seconda. j j i
IX. Tiegandoui appreffo [umilmente il melano*
* Ma quando queftigefti erano fatti con la mano defìra,non numeri [empii*
ci, come nella finiflra fignificauano , ma centinaia e cefi quello che vno
nella finiflra , cento nella delira accennarla, e cofifuccefjiuamente , fino à
nouecento .
X. Mofirauano con la mano finiflra piegando la punta dell* indice nel me -
%p del pollice , ponendo l'vngbia di quello nella giuntura di quefto nella
parte interna.
XX. Vonendo l'vngbia del pollice alVvltima parte dell'indice > douedal
megano incomincia à fepararfi .
XX. Facendo del pollice % e dell'indice vn circolo in modo che l'vnghie del*
l'vno > e dell'altro leggiermente fi tcccaffero •
XL. Accollando la parte interna del pollice à mego il fianco dell'indice*
T. Mettendo la punta del pollice all'e/ìrema giuntura del minimo •
LX. Con l'indice abbracciando, e cingendo nel mego ii pollice .
XX. Circondando con l'indice la cima del pollice .
XX. Coprendo con la prima giuntura dell' indice l’vngbia del pollice .
XC. Vonendo l'vngbia del indice alla radice del pollice dalla parte di
dentro .
All'incontro facendo quefli ifleffi gefli con la mano defìra, oue quelli de -
cine, qui flt migliaia fìgnifieberanno . E pereto Njcearco fchernendo vna
/ emina veccbia,che voleua effer tenuta per giouine, dice, che poteua ado-
perar ad eff timer gli annifuoi la mano defira ; con vn difiico , tradotto in
latino in quefto modo:
Qua ceruos annisfuperarit, quoque finiflra
Vita iterum cAptet connumerare dies.
Enelmedefmo fentimento Giuuenale parlando di 7{eflor e Vilio dice:
Atque fuos iam dextra computai annos.
Diece mille accennauano, ponendo la finiflra mano nel mego del petto fu *4/‘ 1
pina con le dita verfo il cielo .
Ventimilk , ponendola fui petto ben'aperta.
Trentamille , ponendola aperta con le dita in già , e col pollice nelmego
del petto.
Quarant amili e, ponendola aperta, e fupina nell'ombelico.
Cinquantamille, mettendo nell'ombelico il pollice dell'ifttfja mano prona ,
& aperta.
SeJfantamille,con la medefima prona ilfiniflro fianco fìringcndc .
Settanta mille, ponendola fupina [opra il rnedeftmo fianco.
OttantamiHe, mettendola prona [opra i'iftcffo fianco.
xxx z Quanta-
<%«p 13
f 3 £ Dell’Arte de5 Cenni,
% Ipuantamìlle > conl'ifìeffamano abbracciando i lembi co9 1 pollice ver}
fo Canguinaglia .
Ma cent ornili e $ egli altri centinaia di migliaia fino à nouecento mille ,f a-
cendo i mede fimi gefìi con l'altra mano ,
E diece volte centomille, vnendo unte due le mani infiume , e con le dita
rette congiungendole ,
S, Girolamo dichiarando quel luogo dì S. Matteo, oue IS^S.diffe: Qui vero
in terra bonajemìnatus efifruffum afftrt,& facit almi quidem centefi -
tnum, almd autem /f xagefimum , almi autem trigefimum , dice che il nu~
* mero di trenta fignifica le no^e ; perche ad effinmer qutfio numero , co-
me s'è detto facendo del pollice, e dell'indice vn circolo, e leggiermente^
congiungendoltyC come con vn joaue bacio vnendoli raprefenta il legame
matrimoniale, Il numero di f(ff anta, che fi forma abbracciando, e cingendo
con l'indice il pollice nel mt^p ,fi rifenfce alle vedoue per efier da angur
Jhe,e da trìbolattoni circondate, & oppre([e,Ma il numero centi fimo, eh' è
trasportato dalla fimfìra alla deflra ,efifà con l’iftejje dita 3 ma non con
l'ifteffa mano , e piegando la punta del dito mimmo nel me%o della pal-
ma fi forma vn cìrcolo, e (imbolo della corona virginale . Se adunque con
gefìi >e con cenni delle mani potiamo cflg rimere tutti i numeri , non fi può
fe non dire che effi cenni * egefii babbi ano nell'Mrithmetica principahffi -
ma parte»
OHI
Parte Seconda.
Sì 3
COME IL GEOMETRA SI PREVAGUA
de’ Cenni. Cap. VI.
H 1 chiamale la Geometria cenno , c fembiante della
Filofofia, e dell altre difctpitne, non foto non errereb-
be,ma s* accorderebbe con Viatorie quando di[fe:GeC'v>6 Rep.lt. 7
Vietnam ad v tritatevi attcllere anmum ,& ed pbi-
lofopbandunt pi aparar 1 ccgnitiomm . Egli fumò que -
fta fetenza tanto ne.ee/farta à elafi una difciplma , che
[opra la porta dellafua sAcademia tnfcrif}e}che Cigno
rante di Geometria non w entrai ', accennando à qutfìo mode la neccf -
fità di quella . *Artflippo Filcfcfofù da contraria fortuna di mare gittata
ad un lito di E^dt^neì quale vedute alcune figure di Geometria tutto lie-
to dtffe a9 fuoi compagni chefleffero di buon'animo, perche erano per nomi-
ti in luogo da virtuofa gente habnato. Qutfìa facoltà ', che uerfa intorno
le f empiici mifure della terra ; e dì due forti ; theonca , che confiderà in
attratto conia fola mente le quantità con le fuc prcporticnt,e mifure : Et
pratttca,che tratta jenfibilmente intorno le mifur e ri9 un a, e l’altra hà per
oggetto la quantità', che con terpini}& interualh uà diflingunidose con-
cludendole trauagha intorno punnjinceyfupcrficìe , e corpi, e ferma le fi-
gure con le linee quando le chiude in qualche corpo. E f cerne eff rimiamo
i nottri concetti, 0 con cenni che hanno relaticne à gli òcchi', ò co'i parla-
re , che fcrueà gli orecchi ', cofila Geometria hà due parti principali, la
Optica,che appertiene al vedere', e la Canoni cabali* udir e. Della prima fono
quelle tirane arti ficiofe magmi che fi fanno veder negli ffecchi: ma l'al-
tra mifura le lunghezze ,e Caltcgge delle voci * La più lunga mifura della
voce è detta Htthmoye la più alta,melodia. Della Canonica è parte la Me-
trica', co la quale la congiontura delle fillabc lunghe, brevi }Z? ancipiti, &
il modo congruente co* principe di Geometria , con la mifura degli orec-A- Gel. Ut.
chi fi và dominando . La Verfpettiua è parimente ffecie di Geometria
& è rutta negli occhi, e ne'raggi v fìuìfe nel render le ragioni del vedere',
& tnfegna che in tre modi principalmente Cbuomo uede: il primo è dirit-
tamente,quando il raggio vtfìuofenga effer impedito và à ferire Cogget-
to :il fecondo è per reflcjfione, che fi fà ne* corpi te> fi e politicò per artc^cQ
me ne gli pecchi ò per natura, come nelle fonti i&ilterzoèperrefrat-
tione, quando tra Cocchio e l’oggetto è interpello un corpo diafano, ètra-
^arenttfcme quando fi ucdonoipefci guidar fotC acqua , Jnfegna pari-
mente,
5 54 Dell’Arte de Cenni,
mente, che Cocchie noflro fi può per quattro cagioni ingannare , amfc eg/fc t
non difcernaPcggetto,quale egli è. Trimaje L'oggetto è faroportionato,
6 è fuperatala luce dell* occhio dalla luce della cofauifibile ; per queflo
non potiamo vedere il Sole: Seconda , per la troppa diflan%a trà Cocchio, ;
e*l vifìbile; per queflo la Luna non par maggior d*un bersaglio, e pur è di ,
ferma grandi ffima: Terga, perche ilmego è vitiato;per quello guardan-
do noi per la nebbia non conefciamo gli huomini , ancorché poco lontani:
Quarta, per la fijfa im aghi at ione, e forte impresone dell* animo', per queflo
i malinconici quando fono in un penfiero fiflì,non riconofcono le cofe , ben-
ché vicine; perche Panima tutta in [e Slefla raccolta per la profonda cogl -
Nel Fililo, tallone lafaa abbandonato il j enforic Alatone diuide la Geometrìa in due
parti ; Luna fpeculatiua e nobile , cheferue alla Filofcfia,& alf^Aflrolo- 1
gì a ;V altra fannia & ignobile.che ferue all*^Architettura:Gli Egittij ado-
perarono molto quefT arte, come riferì/ ce Troclo Scoliaste d* Euclide, per
mifurare i campi, e distinguere i confini, ch*ognianno erano dall9 innonda-
tiene del 'ftfglo confufi . Quel fommo ^Architetto del mondo, che dijfofe tut
C*p. ii. tele cofe nei pefo.nel numero, e nella mìfura,come dice la Sapitnga,fi pre
ualfe nella fuagran fabricuide* cenni Gecmetnci;dicendo lfaia,chyegli mi - 1
furò P acque coH pugno , ponderò i cieli co*l palmo , e foftenne la terra con
le dita . Tra l* altre mifure gecmetricbe,riferifce il Budeo che ui fono il di-
toni palmosi cubito, il braccio, P vlna, il piede, il paJJo,ilgrefso ; le quali
tutte fono dedotte da quelle membra humane , con le quali il Geometra,
effer atanfio Parte fua del mifurare,fa diuerfi cenni • Si mifurano geome-
tricamente con gli occhi le torri, le foriere, e le mura delle città majfima-
mente da * nemici .quando vogliono off ugnar le, e diHruggerl :
Stat amdus ira viti or, & Icntum lliurn
Metitur octilìs , Dice Hecubaapprejfo Seneca . Et il Taffodi
ìQnaldo , che cercaua d*cntrare per for%a nel Tempio , nel quale i nemici
sperano fortificati, dice che, mijur andò egli con gli occhi quel muro :
C I yf.j 4, vdlzò lo (guardo bombile , e due volte
s ^ Tutto il mirò da Palte parti à Pime,
E mentre erano aWcfpugnatione di Gierufalemme dice :
Miratin tanto il Bughcn da eccelfa parte
De la forte cittadeil fito,el*arte^>
^ E peraòTlatcne dice niun* arte efjer piàntile,
6 Rtf 7 della Geometria; in queSìo modoilSfam ad caHra ponenda , regionem oc -
cupandam,colligendas turmas}vei etiam fl>argendast& ad attera muchi -
namenta,quibus circa acies,uelin obfldione,velin itinere uti [olent,per-
mulium interefi Geometres ne aliquis fit,anYio*E per queflo rifletto Dio-
cletiano ,
ò neceffaria al Capitano
Parte Seconda. J35
flettano, $ Maffiminiano Impp . in una loro legge di/fero: Mtem Geome -
tv&dtfci,& doceri publicè intere ffe.E Confi antinoye Conciante fimilmtn- * V%, *
te Impp. determinarono che gli hucmini poHfjeroye dcueffero effere sfor
Zatiad impararef&infegnare quefi'arte.Geometrasinpar fludìumd feen /x,c M w
di>atque docendi noftro fermone compellimus . Con le loro figure geome - #«/ anif :
triche, eh* altro non fono che cenniyefprimonoi Geometri mifìertofamenteM • i®*
metti loro occulti penfiert.Ccme, per e ffempio formando co*l braccio dtfte -
fo una linea rettaydimoSìrano che ilnegocio fia breueye ff> edito :eforman-
do coyl braccio alquanto piegato gna linea curua informa d' un'arco , di-
mostrane d'effer pronti alla difefa di feftejffì,& all* off e fa de* nemici : onde
anche dtfft Dauidde:Docensmanus meas ad pr#liumy& componens quafi
arcum *reu brachia me a . E formando co* l gomito ffiorto infuori ye con la
mano accollata alla mammeUa^vn* angulo acutoffignificano angufliay pri -
giom*yopprefiìone,E conte braccia piegate in giroye con le mani congiun-
te formando un circolo yaccennano grandezza yc apatiti. yet emità • Ma no
fologli arteficiymagh artificio ancora di qa ejì a f acuità fanno mott>e geHi
marauigliofi . il cielo di brengo à' Archimede Geometra Siracufano fimo-
uea da fe fieffoy& i moti naturali del cielo imttaua. La Colomba di legno
d' Archita Tarentino volaua,comefe uiuaf Jfe fiatarla genere cCauorio
di Vigmalioneye la Vandora di creta di Vrometeo baueanofenfoy e noce.
Gli Horologi de* noflri tempi co*l loro gnomone ci accennano mirabilmen-
te l'horey hanno in fe motoycomefe cofe v'uentif off eroy ci rapprefentano i
fegni del Zodiacofo mutationi della Lunay e molte altre cofe . Quefi'arte
Geometrica cideue fopra tutte effer cariffima > per la certezza delle fue
propofitionifperciGche ouetrà i prof efori dell* altre difcipline fono gran-
djffime contefey& im por tantieme di fcrep angeli Geometri [oli in ogni lo/
parte s'acccrdano'ynon e fondo tra loro differenti nè di precetti y nè di dot-
trina: onderagioneuolmentediffe Cicerone ; Geometrica rationes uim afi Jcad.q.U.4
ferunt in docendo :E Seneca lafciò fcrittoiB^ationes qua non perfuadetfod Saf- <!“?&•
cogunt a Geometri s deferuntur . E l’ifleffo in vn' altro luogo:Hec probari,1* ^ 1
nifi Geometra adiuuerintynon potè fi qui argnmentisynihil dubiij relinqué- &
tibusydoccnt.E S, Ambrogio dice che la Geometria >1* Aritmetica# la Mu
fica hanno nelle loro faenze verità . Onde anco in queSìo par che la Geo-
metnaypià dell* altre facoltà >conuenga con l'arte de ' cenniyche fono da tut
te le natwni egualmente nel medefimo modofattiy& intefi.Sicome tré fo-
no le dimen filoni de ' corpi , l* altezza, la lunghezza, e la larghezza • co fi
nella Geometria tré fono le maniere del mifurare. Volumetria che mtfu -
ra l'altezza: La Tiantm e triayche mifura la lunghezza # la larghezza:*?
la $termema#be Umifura tutte trè'} ciò è la lunghezza? la larghezza*
___ -,
53 6 Dell’Arte de' Cenni,
e la profondità* Eti Geometri poffono à cenni dimostrare tutte quej \nj
loro mijure con l'ulna, cioè con le braccia prima aperte , & poi ri/irette
i'altezxa>ò uogliamo dire la profondità: co'l palmo ciò è con le dita pollb
ee,& aunculare efiefe9& allungate la largherà; e co'l braccio, ciò è co'l
gomito ftefo 3e con l'uno delle braccia f porto in fuori la lunghegga. Ma di
quella fciewga è auenuto quello y che poco fà della Mufica s'è detto ; ciò è
che lafciate le ingeniofiffime>efottiliffimefuefpeculatìoni%nonci èrimafo
altro che certa volgar prattica di mifurare.il che Tlatóne preuide all' ho -
ra> che fi cominciò à fcriuer libri della Geometria prattica ; è però graue -
mente riprefe ^Archita, & Eudoffo, che parimente diuifero quella feien-
%a,ela fecero ferua della Militiate delle città efpugnatrice . E fino al tem -
r ... po di Cicerone lamìglier parte di quella f acuità era andata in defuetudi -
- *■ M nei la onde parlando egli de* Greci diffei in fummo apud illoskonore Geo -
metriafuitiitaque nihil Mathematicis illuflrius:at nos metiendi ì ratioci -
nandique militate $ buine artts teminauimusmodum
£0M E
Parte Seconda.
m
come L’Arte de1 cenni serva
alla Grammatica. Cap. VII.
Unendo trattato deìle fatuità ffeculatiue , primau
che delle operatine fi dif corra , è bette f 'aneliate di
quelle che dal noftro intelletto fono ritrouate;e pe-
rò dalla Grammatica incominciando dico che anco
i Grammatici fi feruono de ’ cenni . Gli Hebrei con
quella parola Otiotb chiamano apunto le lettere cen
ni, ò fegni ; & lfidoro dice che le lettere fono indici
delle co fé, e fegni delle parole . E da Lucano furono dette figurati fegni le Eim
lettere Gierogli fiche :
Tk&nices primi (fama ficredimus) aufi
Manfuram rudibus vocem f ignare figuri s . Le quali lettere aprimi eie -
menti di quefla facoltà ,fopra le dita con gefli fi poffono formare, e con que
fli cenni chiaramente ragionare : Il che efferfi anticamente fatto fi com •
prendeva quello che fi legge appreffo molti degni fcr inori. Salomone dice :
Unnuitoculo,terit pede, digito loquitur . Et Ouidio:
— T{ec in digitis littera nulla fuit*
Uncora fi può parlar con gefli, toccando fi con le mani quelle membra del
noflro corpo, che incominciano da quelle lettere , che vogliamo efprime-
re; figurando à quello modo l’alfabeto. Ufella.Bocca.Capelli.Denti.Epa.
fronte. Gola.HomeriJndice dito. Lìngua. Mano. T^afo Occhio.!? etto. Qu-
io. Bjene, Seno. Tempi cinghie. Si può etiandio con gefli delle mani, fin-
gendo di fcriuer con vino, ò con altro licore , tirare i tratti come fe fi for •
maffero le lettere, alla pre[en%a di quella perfona dalla quale vogliamo
effer furtiuamente intefì.Di che parlò Ouidio quando diffe :
Uinc tibi multa licetfermone latentia redo
Dicere , qua dici fentiat illa fibi.
Blanditiafque leues tenui perferibere fìgno
Vt dominam in menfa fe legat illa tuam. ziti
E TibuUo nel mede fimo pr opofito :
7\ {cu te decipiat nutu, digitoque liquorem ,
trahat,& menfa ducat in orbe notas. Et vrt altra volta diffe:
Verba leges digitis verba notata mero. Ehg.f
In quefio modo V aride accennò, e J coprì il fuo amore ad Elena , effendo
anco pnfente Menelao fuo marito 9 che nonfe n’auide, come dice Ouidioz
Tyy Orbe
5 $8 Dell’Arte de Cenni,
®rbi quoque in menfa legifub nomine noftro
Quod dedutta mero litterafecit*jiMO.
Credere me tamen hoc oculo rendente negarti *
Mei mihi*iam didici fic quoque poffe lo qui.
S. Girolamo fcriuendo a Leta in proposto d’infegnar la Grammatica ad
vna fua figlioletta, la configliò ad ingegnarle i primi elementi più con cen-
ni che con parole* formando le lettere di bofio * ò d'ebano con i loro propri j
nomi accioche con quelle giocando f offe l’tfiejfo gioco fua eruditiòne * non
foto tenendo l’ordine delle lettere * ma tra fe confondendole per meglio ha
tter la loro cognitione . Si poffono anco formar le lettere congedi* e mo-
ti di tutto il corpo * ponendo fi in varie guife ad effe lettere filmili ; dettai
qual cofagià ne fù formato vrì'alfabettOydi picciole figure in rame inta-
gliata# poi Rampate. Con f empiici lettere m tutte le lingue fono fiate ac-
cennate diuerfe cofe . I Greci hebbero cinque lettere mifteriofe 1% con la
quale l’humana vita dinotauano * che fù muentionedi Titagora Samio *
che diffe la linea inferiore dimoRrare la prima età non ancora accollata
alla virtù * nè al vitto * la quale nell9 ado le/cen^a ritroua due Rrade l'vna
erta & ardua alla parte deRra che conduce ad vn fine virtuefo e beato }
V altra dalla finiflra piana e facile > ma che finifee nel vitio * e nella perdi -
tione*della quale diffe Terfio:
Et ubi qua Samios diduxit litteraramos
Surgente dextro monflrauit limite calltm.
Et Jopra e fifa Virgilio compofe quefio bell’epigramma:
Luterà Tytbagor# difermine fetta bicorni
Human# vit# Jfiecimem prxferre videtur.
Tfam via virtutisdextrum petit ardua callem *
Hiffieilemque aditum primum jfcettantibus offerta
Sed requiem pmbetfeffis in vertice fummo .
Molle ofientatiter via lata* [ed vltima meta
Tr&cipitat capto s*voluitque per ardua faxa .
Di che parla anco Cicerone nel primo libro de gli Officij . E diqueftaavh
co ìntefe il Tetrarca quando diffe:
Vo ripenfando ou'io la(fa3l viaggio
Da la man deRraych9à buon porto aggiunge.
La lettera © theta era fegno di mcrte*percbe ella f off e cerne da vn’arma
pel me%o trappaffata : E perciò i Giudici la poneuano dinanzi à i nomi de9
eiyche à morte condennauano * accennando con effa tuli mo fupphcto*
Di che tratta l’^utor de9 prouerbi / opra quello © pr#figere: E Terfio difi
JfezEt potìseftnigtu Vitio prfifigere tbeta.il T. detto dagli Hebrei Tbaur
Parte Seconda. f i9
f à (imbolo detta Croce di 1^.$. E fi legge iu EgecbieUei Tranfi perme-**»'
diam ciuitatem>& figna Tbau in fronte virorumgementtum9& dolenti ft.
Con Va, & con l*m loro prima>& vltima letterali principio , & il fine^
<f alcuna co fa figmficauano } e perche Iddio è origine 9e fine del tutto , per*
ciò Chriflo S.T^difcfteffo diffeiEgofum Mpha>& Omega,primus>&
uiffmu$9principiurh9& finis; per dimofirarc lafua eternità . E Dante : , .
Lo ben, che fa contenta quella corte , ^
jtlpha &Oèdi quanta (crittura
Mi legge dimore lieuemente9ò forte.
Econ le loro greche lettere ancora fignificauano i loro numeri ; il che noi
facciamo con particolari caratteri aritmetici . Ma i Latini * come noi anca»
va, uf arono alcune poche lettere per e^reffione de’ numeri; come lai. per
uno VV. per cinque , VX. per diece ,l’L. per cinquanta . La C. per cento,
la D.per cinquecento , l* M. per mille . Effendo Hata dal fulmine che per-
coffe la ftatua d’Mgufto cancellata la C . prima lettera delfuo nome C&-
far , perche quella C. lignifica cento differogli Indouini , che pià di cento
giorni non v iuerebbe. V Mio fio uolendo effìmere Vanno mille quat-
trocento ottanta della noSìra redentione , diffe:
Che vent’ anni principio prima haurebbe
Che conl’M. eco’lD.foffe notato
Vanno corrente del verbo incarnato.
E Dante all’incontro dicendo che uenirà tempo
*]S[cl quale vn cinquecento ducei e cinque Purl'll\
Mejfo di Dìoanciderà lafuia ,
E quel gigantesche con lei delinque .
Volle dire che lenirebbe un Vrencipe9e Capitano d'efferciti cioè un DVX
accennando co’l cinquecento la D • co’l cinque l*V. e co’ l diece l’X. Et al* Par*d. i$*
troue volendo dire che vno bauea fatto poco bene9e molto male, diffe che
yedraffifegnata con I.la fua boutade. Quando’ l contrario fegnerà un’M .
Con le quali lettere alcun tal’hora s’è prefo piacere 9 con unanóua Cabala,
di predire vn diluuio Vanno 1567. Etilgiudicìo vniuerfale nel 161$.
D ■■■— 5 e© I 1
1 I V . $
L ■ ■■.■■■ ■— — - 50 D — — $09
V 5 1 — — . 1
V — $ C — 1 ■ * ioo
1 i I x
V — 5 V — r
M. “ ' 1 ■ 1 000 M. ~ 1000
15^7 \6I s
7y 2 1 Romani
54® Dell’Arte de5 Cenni,
1 Romani ne i giudici/ ufarono l’^i. per ^ibfoluo;la C. per Condmno\t
le T^L.per non liquet;ér 7{.D,neci datum. S.T.qJ{. per Senatus,Topu-
lufqueRomanus; E molte altre . E fcriueuano alcuni de' loro prenomi con
ma lettera; altri con due;& altri con trè;come fi vede nell3 antiche meda
glie,e ne i loro uetufb epitafi. Di che fanno menttone Vlutarco,Sofipatro,
Donato, e Trifciano . E Valerio Trobo ha [crntovn libretto De Qcmano-
rum notis intcrpretandis;che con motte altre note è poi flato ampliato da
Tietro Diaconoy e V. Manutio ha intorno ciò ancor egli alcuna cofafcrit -
lo. Ne gli Epitafi cue la breuità era neceJfariatcon [empiici lettere accen
nauano molte parole, come nella femmità di quelli D . M. S. Dijs manìbus
factum . V . F. Viuens fecit. H.M.H.X^S.Hoc monumentum hétredes non
fequantur>peY efcludere gli altri da quel fepolcro. 1 7^ ER. T.XXXlP.
ByET. TuXXXV, per figmficare quanto fpaciodi terra à quel fepolcro
foffe confacrata;la quale come reltgiofa,non poteua effer laucrata : Onde
nacque quell1 drgutia riferita da Macrobio , che diffe „ /iugufio, il quale di
Satur. Ub.i Vettio , che haueua arata la terra dedicata al fepolcro del padre y diffe :
Hoc eft patrem colere : e l'argutia nafee daWequiuoca fignificatione del
verbo, colere', che tanto fignifica venerar e guanto coltiuare.Le fopradet-
te lettere adunque [igni fi cau ano : In fronte pedes triginta quatuor , retro
pedestriginta quinque, e in luogo di retro altri diceuano in agro: della fi*
gnificatione delle quali note ben* informato Hot alio diffe :
Lìb.i.Sat.S Vantalabo [cura, 'Njomentanoque nepotì
Mille pedes in fronte, trecentos cippus in agrum .
Hic dabatharedes monumentum ne fequerentur.
Di che fa etiandio ricordanza Cicerone nella nona Filippica, yf areno anco
gli antichi alcune note per diftintione delle forature, che fono proprte fi-
gure formate in modo di lettere ; per accennare la ragiona3 alcuna paro -
Ztmol.lt. i difentenza, ò di verfo . E ventifei note , che fi appongono à i verfi fo-
no deferitte da ifidor o, al quale io mi riporto; & à quanto dicel* \Autcr de9
prouerbì [opra quello: Stelhs fignar e ,Ob olo notare . Ma per dir ancora al-
cuna cofa de'nofiri leggifli,effi panmétefi feruono di diuerfe ncteytt abbre
mature, come Lper legge, c.per capo $.per paragrafo ff.per Digefto C. per
Codice, & molte altre, e gli antichi Ciureconfulti molto più ne haueano »
come S.C.per Senatus confultum.R.T. Rjfpublica 'P.RfPcpulus Romanus .
C.B^Cinis Romanus R.F. Bene fa Cium. V.T.Duntaxat K.Caput . KK. Ca -
lumnid caufa.I.E. Index eflo.D.M.Dolummalum ^iB.y.C.^ib vrbe con -
deuet. dita;& molte altre; le quali furono poi da Giuflimano ìmp probibite;co-
iuY tnut.lt. me d ferino nel proemio delle Tandette;& è riferito anco dal Cuiacio nel
Itp.vli. Mr# dell* off eruatmi;acciocbel*of curiti loro nonpartonfee nelle cofc^>
- • * ' iella
Parte SeccHitki.
iella giuRitia equivoco alcunoycon danno delle [empiici perfine. I nomi
delle femine con lettere formate aliar ouef eia fi notavano} forfè per ac-
cennare che cofi fatte fono le loro arnioni . come con la JV. rouefeia i M ?
lier. con tir. pupillare con la j. Caia: di che ferine Quintiliano. Vfau ano
anco gli antichi alcune note nella militia , quando dopo le battaglie riuc -
deuano Eefier cito, ponendo inan%i a? nomi de vitti laT.&à quelli de * mor
ti la B. & Con la K accennauano la pueritia di colui che era defcritto tra *
foldati:& haueano anco altre figure che poneuano a * nomi de* faldati nel-
le difiributioni de gli fìipendij . Mtre note,ò Zìfire vfarono ancora i Ro-
mani , da loro chiamate nota littera } & anco Intera fingularia } come fi
legge di Bruto , che notaua le cofe che douea fare con certi fegniy da altri .
non int e fi. Cicerone fcriuendo à Q^y alerio ,dopo hauergli racccmmandati
tutti gli amici di V. Cufpioy [aggiunge che nelle altre lettere , che gli feri -
uerà in tal propofito gli bafierd poner quella nota , che tra loro fono con-
uenuth& infieme autfario che fiadegli amici di Cufiio.E Curio fcriuendo
à Cicerone lo ricerca à raccommandarloà Sulpitio fuo [ucce fiore de me-
liorinota. E Suetonio dice che Ctfarefcriueua à Cicerone ,& a* fuoi fami-
gliavi le cofe più fa crete con alcune note. Et uA.Gellio [crine che nelle epi -
flole di Ce far e fi ritrovano quadam Intera fingularia > [en%a legatura di
fillabe, delle quali non fi può formar parola alcuna . JinguRo fcrifi ? à fuo
figliuolo che douendo pafiar tra loro infinite cofefegrete , douefiero ba-
tter alcune noteyin luogo di ciafcuna lettera fcriuendo lafeguente.Ma al-
tre pià recondite note hanno hoggidi i Vrencipiycon le quali delle cofe im-
portanti auij ano i loro Jimbaf datori} accioche,effendo intercette le lei -
tere>non fìanoi loro fegretifcoperti.E tra l*altre bella yffra è quella, che
non è conofciuta per Zjffray non da colui che hà la contra^iffra } con ì«lj
quale fi puòferiuer vna cofa , & farla con la %ì] fra dir tutto il contrario .
furono anco in Roma adoperate altre note , per raccoglier fuccmtamente
tutto quello che altri velocemente dettafie youero orando difeorreffe : il
che ferme Tlutarco efjerfi vna volta fatto nel Senato raccogliendo in
quesla maniera una bella oratione che face Catone centra i congiurati di
Catiiina : Et è (crino che Ennio ritrouò mille ,e cento di quefte note, e che
poi in Roma Tullio Tirone liberto di Cicerone ritrouò le figure delle pre-
pofitioni . £ dapoi Terfannio Eilargiro , & àquila Liberto di Mecenate ne
formarono dell* altre: E finalmente Seneca raccolfe tutte quelle ch*er ano
già fiate ritrouate , & accrefciutele, & ordinatele ,ne face un Compendio
fino al numero di cinque mille . E perche di quefie note fi fcruiuano anco
quelli, che ne 1 Giudicij notauano fuccintamenie gli atti publiciye le fenten-
%e}quindi iKfotan furono denominati} come farine Vlutarconella Hit*-»
j 4 t Dell'Arte de5 Cenni*
del giovine Catone . E Suetonio dice che anco Tito Veffa filano fi dilettò di
raccoglier con alcune fue note quello che altri velocemente diceffe all’v*
farina de* Notarili che Marciale intefe quando diffe:
Nec calculator,nec T^otarius velox
Malore quìfquamcirculo coronet ve.
'big vem Modellino laf ciò fcritto coloro che con note fcriuono gli atti de * Treftdi
pupfd.fó . non intenderli che filano abfenti per caufa della Ejpublica.E Taolo propo -
Te'd Lucius ne dubbio 9 ciò è, che Lucio T itio [oliato dettò ilfuo Teftamento al
TiiiuTff5- 'HPtaro><*cciocbe connote lo fcriueffe,e prima che con lettere [offe rileua -
dcmil tefi. {0 offendo il Tettator morto, dimanda fe qnetta dettatura pojfa vaierei e
conclude che sì j per militare privilegio . Sicome adunque congefti,òfemi -
me ali ftr spiti ci facciamo intendere , cofi con alcunenote tronche ,& im-
perfette potiamo accennare il noftro concetto uà che allude Dante quando
T&rad.i$t diffe :
— — * Fien lettere mo%ge
Che noteranno molto in paruo loco. Ma di pià dico non foto Carte de*
gefthe de* cenni e ffer alla Grammatica neceffariaima la Grammatica iftef-
faeffer di effì getti compoda : poiché rettamente ejprmiamoi nofiri pen*
fieri Con getti, e con moti proprie conuenienti ; de* quali chi non farà peri-
to,non accordando con i concetti i movimenti del corpo, non altrimenti di
quello che facciano gli imperiti Grammatici commetterà barbari[mi}efo
leci[mi,e notabili dife or dan^e . Filoftratoad un certo Hifinoncdi Trage-
dia,che nel dire:ò Giove: heuea mofirata la terra, e neldircxò terraihaue -
uà albata la mano, dice che Tolemone giudice di quel giuoco gli diffe, [che
hauendocon la mano commeffo vn folecifmo, era del premio indegno . Et
alcuni anco benché co* getti non dtfcordtno dal {nono delle parole , fanno
però i loro moti sgarbatamente ò affettatamente , come auiene d* alcuni
che nel loro parlare , ò fenuere non hanno givdicio difaper vfare vmlj
naturale \e conveniente imitatione.Svno le lettere di diuerfo proferimen-
to alcune formandoci nel palato elitre nella gola, altre ne9 denti, altre sà
la lingua, & altre ne Ut labram, onde furono dette ò palatine, ò gutturali, ò
dentali, Ò linguali, ò labiali ; e perciò l*buomo nel formarle, e proferirle fà
diuerfi cenni e moti, qua fi prima effrimendole co*lgtfto, che conia voce:
Onde alcuni hanno hauuio opinione , che i nomi delle cofe non filano fiati
pofli à cafo;ma che fitano naturali, perche proferendo Tu,ò Voi facciamo
con la bocca atto di jfìnger il noftro concetto fuori di noi , e verfo colui
co*l quale ragioniamo', ma dicendolo, Me, e filmili , in net tttffo raccoglien-
dolo , etiandio con Fatto della bocca dimoftriamo d'intender di noi Ììefft ;
ùkiQte,A* Biche tratta */Ì*GcUìqì Quindi è cbeancoi fordi in gran parte da eJjomQ
• .• v - ~ amento
Parte Seconda. 543
uimento iella bocca iompredono ciò che altri parlaiE Bartolo haferitto
che Nello de ' Gabrielli, d'^iugubbiOybench e nulla vdifftynondimeno,dal in R uh f.
mouìmento delle labra, intendeua il parlar degli buomini : i che par dtvtr.M*
che Dante allude ffeyquandodiffe\i
Mipinfervn tal, sì, fuor de la bocca, ?nrg; i.
*Al qual* intender fuv mettier le vifte .
L'ifieffo Dante nel Taradtfo dice che ride àgli /piriti beati formar le let-
tereì e tra di loro faueUare con altri cenni; ciò è in quel modo , che in aria
colando formano gli vccelli boria fmilitudine d'una, hor d’un'altra leh
tcrtu s c.i8.
£ come augelli furti diriuiera,
Qua fi congratulando à lorpaflura »
Fanno di sè hor tonda , hor altra fchiera s
Sì dentro à i lumi fante creature
Volitando cantauano,efaceanfì
Hor D.hor l.hor L. in fue figure.
Il qual concetto tolfe da Filoffrato;oue dice che Vliffe rinfacciò Talame-
I de, che non egli, ma le gru erano Fiate delle lettere inuentrici; per cioches
yolando infieme formattano limaginid* alcune lettere : E che Valamede
gli rifpofe,non le letter,ma fi ben l'ordine hauer dalle grù imparatole qua
li in fchiera ordinatamente volano . Ma yltffe non hauer già mai potuto
ciò imparare , poi che quante nolte egli nella guerra s'era in tìettorre , in
Sarpedone , ouero in Enea incontrato , abbandonando l'ordine militare >
s'era uilméte dal pericolo fottratto. Di più potiamo dire che fe i Gramma-
tici non haue fiero faputo la virtù de' cenni , ne anco hauer ebbono fapum
formar molte parole.Come per effempio,cbe l'qbbafiar la tetta f offe getto
d'affirmatione,& il crollarla di negatrone ; non baurebbono faputo dire, -j
annuere , & renuere , per dir di sì, e di nò . E che ilguardare in sùèatto
j d'honore , & alTmgiù di vergogna, non batter tbbono compotto /ufficio , e
defpicioyper konorarcye per vituperare.E che lo flare con la bocca aperta
f òffe atto di bramar alcuna cofa,non hauerebbono detto inbiare k&redita -
ti aliente per defiderarla grandemente , deriuando quetto verbo ab hiatu ,
eh' è i'iftefia apertura della bocca . E che il batter delle mani èfegno d’alle -
gre7X*>et lL fibilare di vituperio, non hauerebbono detto nel fine delle ben
rapprefentatefauole:Paletey& plaudite', nè per ingiuria, e fcherno Tarn-
quam è f cena ex'ibilatus. Che il ridere è fegno d' allegrezza * non hauer eb-
hono detto arrideo,per fignificare il piacimento d' alcuna cofa; nè irridere,
per beffare; e deridere, per ifchernire;e denfor,ptr lo fchernitore . E che il
foffiro è atto di dolore per lo mancamento (ielle cofe da noi bramate \ non
haue-
534 Dell* Atte de Cenni,
hauereb botto v fato il verbo f uff irò per de fiderare, come ivsòGiuuenalc
quando diffe:
Sufbirant longo non uifam tempore matrem* Et Ouidio:
Hk.i. Hanc cufitfbanc optat folamfujfiratin illam .
Cefi differo : SuSulimus manus\ per ringraziar Ùio'.anhelare, per gran* j
demente defiderare;come anbelano & anfano quelli , che alcuna cofa bra -
manoyonde Cicerone diffe: Catilinamfurentem audacia ,fcelusankelan~ j
tem>peflcm patria nefariè molientem . Tfè bauerebbono detto fubfanna-
re 9 fe non haueffero prima faputo come co>l nafo fi faccia quefto geflo di !
feberno . £ Pifteffo fi può dire di molti altri gefii, da * quali i buoni Gram-
matici hanno formato bellif]imi,e fignificantiffimi vocaboli : Il cbe>dico9 |
già mai fare non bauerebbono faputo , fe prima la nera fignificatione di
quefti cenni, e gefii non haueffero bene inttftu .
S)B I
-r
Parte Seconda. 545
DE I CENNI DELLA DIALETTICA.
Cap. Vili.
Er non tralafcìare alcun membro della diuifione fatta ,
che farebbe gran mancamento , dirò alcuna cola della
Dialettica, eh* è l'arte del di fiutare : la quale ò è nata -
vale , dall' buomofengf arte effer citata , co'lfolo inge -
gno, e lume di Tintura: ouero è artificiale, formata dì
precetti ; e quella ha tre partì : Za prima tratta de9
termini incompleti della prima, e dellafeconda inten -
tiene , ciò è de' Tredicabili,e de'Tredicamenti. La feconda parte è de' ter-
mini complejfi , ch'abbraccia Foratione,e la propofitione di che tratta A-
rifìotile nella Veriermenia . E la terza parte tratta dell'argomento , eh' è
di quattro fortiiò fillogifmo affoluto,e femplice feparato da ogni materia ;
del quale Arifiotile tratta nella Trioraiò fillogifmo demofiratiuo,del qua
tenelTcfieriora ; ò fillogifmo probabile, del quale nella Topica : ò fil-
logifmo fo fisico , ne gli Elenchi . Il buon fillogifmo formale, dicono i Lo-
gici, che deue coniare di figura, e di modo . Il modo è vna debita difio-
fitione delle propofitioni in quantità , e qualità: eia figurai vna de-
cente difpo fittone de * termini ; che pare il ritratto d'vna bella donna, nel -
la quale apunto fi ricerca condecente figura, egratiofimodi , che fono i-
gefii,& i fembianti che come già dicemmo, non fono altro che i noSìri cen
ni.Traglt fillogifmi i Logici pongono il Tecmirion eh' è fegno infallibile, e
co fi vn concludente cenno.E l'entimema è vna forte d'argomento, al qua-
le manca la maggior e, ò la minore propofitione , raccolto dal verifimile, c
dafegni ;epur fin da principio habbiamo detto tra fegni , e cenni non ef-
fer differenza. Ma che occorre dir più cofeì nonfùla Dialettica ifleffa da,
Zenone capo de gli Stoici con vn fol cenno della manoefirefja? egli,vo -
lendo ditnoflrar la differenza eh' è trà la Retorica, e la Dialettica; per li-
gnificar quella, allargò la mano; e per accennar quella, la chiufe;v olendo
inferiore, come diffe Cicerone à Bruto, che i fetori più largamente parla- Definii
no, & i Dialettici più riftr ett amente . E nel libro de Claris Qratonbus ,
chiama la Dialettica contra5Iam,& aSlriftam eloquentiam,tolta la me-
tafora dalla mano ristretta nel pugno , e cefi da vn cenno : Enel fecondo
libro de Oratore , dicela Dialettica effer vn'artt muta , qua fi che dir vo-
lere tacitamente, e con cenni parlante. E noi parimente chiamiamo que-
lla nofir'arte eloquenza muta.il Tetrarca fpiegò il concetto di Zenone in
que/ìo modo:
ZZX Degli
54* Dell’Arte de’ Cenni,
Degli Stoici il Taire aliato in [ufo,
Tri ef dell* Vtrfar chiaro fuo diffidi Zenone
lama cap i Mojìrat la palma apertaci pugno chiufol
Simb. 6z. 'debili6 Boccino deferiutndo la Dialettica ci dimoflrb come ella d'inttro»
nienti di mano,di fegni, e di getti fi ferua dicendo:
Die, rogo, qua nam es tu? Dialettica nuncuporjlla
Quam Tlato fummum apicem difeendi nominar. Ecquid
Inftrumenta manu prafers?His figna^notafque
Edoceo veri,& falfi,atque probabilis .
z.
QJf A N-
Parte Seconda.
547
QVANTO NELLA RETORICA SIA
necefl'aria l'arte de’ cenni. Cap. 1 X.
E ben pare che al Retore9& all'Oratore fi conu e nga pi fi il mol-
to par [areiche la breuità>non che i cenni;nondimeno è pur ve*
ro , che anco nell'Oratore la breuità è degna di commendalo -
ne; dicendo la legge delle dodici tauole:Qua cum populo,quoe-
quecum patnbus aguntur modicafunto. E Cicerone [opra e [fa legge dice:
Breuitas non modo Senatons fedetiam Oratoris magna laus efì.T{on e] -
fendo minor virtù dell* Oratore il dire breuementemolte cofey che il trat-
tar di poche copio[ amente . Gli Oratori di Samij con lunghijfima oratione
fi sformarono di pervadere Cleomene , che v ole ffe far guerra à Volicrate
Tiranno: a3 quali Cleomene riffrofc, che non potendofi raccordare quelle
cofe y che da principio haueano dette , perciò non poteua intender quelle
che nel memo haueano frapofte ; ma quanto à quelle che bau e ano vltima-
mente tiarrate>egli non le approuaua . Ifocrate interrogato ciò chefojfe la
Retorica rifpofe , effer vìi arte , che fa grandi le cofe picciole > e picciole
quelle che fono grandi . La qual Retorica è grandemente utile e necejfaria
m una ben' ordinata Rep.poi che ella indi Stintamente ferue alla pace>& al
la guerra: E però Catone Superiore foleua dire , che già mai non farebbe
flato nè ottimo Senatore}nè ottimo Capitano, fe infiemenon foffe fiato et -
timo Oratore. E de' Romani Tacito cofe diffe :Tfullus magna potentia fine
eloquentia e fi confecutus. Tirrho Re degli Epiroti menò f eco Cinea Tef-
f alo grande Oratore,chefù di Demoflene fcolareycon i eloquenza del qua-
le folca Tirrho dire d'hauer più città acquiate, che con la for^a delle
fuearme . E però quefiarte della Retorica fùmeritamente da Ennio detta
flexamma > poi che ella piegagli animi de gli auditori in qual parte vuol
l'Oratore. Retore la cogmtwne de 9 geftife de 9 cenni y come parte princi-
pale della prononUatione è f opra modo necejfaria : E perciò di Tolimnia
Mufa,della Pletorica muentrice> diffe Virgilio :
S ignat cunffa manu,loquiturTolybymnia geflu.
Uà la Retorica tr è parti principali ,i9 Inuentionefl' Elocutione,e la Dijfo
fittone :Terche deue foratore primieramente penfare con quali argomen-
ti egli voglia comprcbare la fua caufa ; e quelli diligentemente inuefìiga -
tiyconfiderare con che forma di parole, e con quali ornamenti egli hà da~t
fpiegaxli;e finalmente con qual9 ordine debba ciò fare : E veramente non
bau Ho altro fine che diperfuadere;trècofe à ciò fare gli fono neceffaric.
z 2, Trima
$4$ Dell’Arte de’ Cenni,
Wrima commouer gli animi degli auditori ò d mifericordia, ò à /degno , à
ad odio, ò ad amore , fecondo che alla cauta fi conuiene ; nella qual co/olu
dice Tullio che regna f oratione; e quefia parte à gli auditori s'afpettaf
Toi deue foratore nel fuo dire dimoftrarfi vn'huomo da bene , acciò che
gli fia hauuta fede e quefia parte riguarda il rnedefimo Oratore : e però
Cicerone, Quintili ano,} [doro, e gli altri, che dopo loro hanno fcritto,dif~
finiendo f Oratore ,d\ fi ero eh' è vir bonus dicendi peritasi di modo che in^>
lui èneceffarianon folamente l'eloquenza, ma la bontà della uita an-
cora : onde chi è eloquente , e non buono non è degno del nome detto*
ratore^j . Finalmente bifogna comprobare la caufa con [officienti
argomenti -, e quello è proprio della caufa ifieffa : Ter cicche ficome nel
gmdiciofono ne cefi ariamente foratore , l'auditore , e la Caufa -, così la^>
commotion de gli animi degli auditori , la bontà della ulta dett Oratore, e
gli argomenti della caufa fono neceffarij: Enonbafiail ritrouare,fefiri -
mere,& il difporre gli argomenti-, ma bifogna faper ancora in che manie-
ra fi deuono f\ piegare ; il che gioua molto à far parer forationeuera, e fin-
cera, che morata chiamano: Tercioche non è dubbio,che f ifleffa cofa in^
diuerfi modi portata, pare tutta diuerfa,e fp effe uoltefà diuerfi effetti fuc-
cedere : onde i precetti dettattione,e della pronontiatione oratoria , cht^j
nella uoce, e nelgefio confidano, fono tanto neceffarij, che quefia parte fìt
da Cicerone chiamata eloquenza corporale : Terche ficome il trouare , il
parlare, & ildifponerefcno ufficij principalmente dettammo ; cesi il prò -
nontiare con uoce,& con moto del corpo conuenìente,al corpo s'afpetta- ;
Et hauendo foratore due [enfi per oggetto , ne* quali egli deue ber faglia-
re',gli orecchi, e gli occhi -,alf udito da fodisfattione con uoce chiara efoa-
ue',&al uedere con moto conueniente di tutto il corpo-, per li quali duz_j
[enfi, come dice Quintiliano, ogni affetto penetra negli animi . Quefia par-
te del moto, e del ge fio dett Oratore ha, come dice *Anslotile nella Retori-
ca, [opra ogni altra cofa forza grandtfiima’, e Quintiliano la chiama la ui-
ìn Oratore , ta dett orati one. Cicerone dell'importanza di quefia attione parlando dice
alcuni infanti, cioèrozb &inefperti parlatori, per la dignità dett attione
bauer confeguito laude d'eloquenza ', & altri dotti parlatori perladefor -
mità dett attione effere flati riputati infanti: E peròragioneuolmentcs
&tlla vita F>smofiene bauer' attribuito att attione le primeve feconde, e le ta%e par-
di Demo/t. tl ^1 dire . Gneo Lentuio (come ferme T lutar co) per la fola dignità della
fua attiene fu connumerato tragrandi Oratori-, e Demade uguagliato à
Demo{ìene,& Hortenfio à Cicerone’, il quale nell'Oratore fà dire à Grafi o »
che f attione fola nel dire fignoreggia-,[enza la quale non può efier' alcuno
P}& Sommo Oratore • JtriftotiU nella Retorica dice , che al fuo tmponiuno
Parte Seconda. j49
hauei trattato della pronontiatione, & egli poche cofe ne dice . E l'auto-
re ad tìerennio fcriue,che alcuno della pronontiatione non hauea dUigen Lib 1 1.
temente fcritto: Ma Quintiliano ac curatiffim amente difeorre intorno tut-
te quelle cofe, eh' ad una conueniente anione fi richiedonoideìla noce quan-
do debba effer grande , quando picciola , e quando mediocre ; e come il fuo
tuono, eh1 è ò acuto, ògraue,ò meccano fi debba uariare , e che numero fi
debba ufare: Ma il gefio e moto del corpo è parte principale della pronon -
tìationefia quale (come dice l'autore ad Herenniojè una gratiofamode- ^
ratione della noce, della faccia, e del ge fio: E fe bene in ciò hà gran parte ior ‘ * u'im
la datura, come lafciò ferino ^irtftotile, e fà da Cicerone nell' Oratore^
confirmato, dicendo effer nell'anione una mirabil forga data dalla ISfatu-
rafi'arte nondimeno in ciò non è da {pregiar fi', poi che emenda >c corregge jye Cra/m
la 7s {atura cattiua , come attenne in Demofiene ; e labuona facilmente ri- uh. i.
duce à gran perfettione,come fucceffe in Cicerone ; il quale ciò approuan-
do fcriffe , cheimoti,e gli effercitij della uoce , delio fpirito , ditutto il cor-
po ideila lingua iSìeffa hanno bifogno di arte, e di fatica’, poi che non è me-
no uitiofa neU'Oratore la difeordanga de9 mot:, che fin quella delle parole : ub.$ r.4.
Onde Quintiliano diffe : Quod metrum in ver bis, modo rithmus etiam in
corponsmotu efi. Et in un'altro luogo diffe-, che f e il gefio, & il mito di-
feorda dall'oratione , dicendo allegramente le cofe dolorofe , ò affermando
alcune cofe co'lgefto di negatione,non folamente le noUre parole manche-
ranno d'autorità, ma di fede ancora. Eia parola ifleffa della pronontìa-
tione dimofira come dalla uoce, che fi pronontia , e dal gefio ; eh' è l'anione
del corpo ella fia formata : E però del gefio , come parte neceffarijfimau
deue l'Oratore hauer cognitione . E perche bora quefi'arte geftuofa non
s'infegna,nè s'impara >per ciò non fi trottano quegli Oratori fumo fi che fio-
rirono appreffoi Greci, & appreffo i Promani, che prudenti ffimi quefie co-
fe ben'mtcfero>& offeruarono. Variandogli Oratori moderni pojfono del-
la caufa fottilmentc decorrere', ma i Giudici fianchi d'udire con noia, e ccn
fatica difficilmente refiano per fu a fi. É neceffario ch'ogni affetto diuenga ti&.i 1 fi
languido (dicea Quintiliano) fe dalla ucce,dalholto,e da quaft tutta la ài-
fpofitione del corpo non farà infiammato . E fe gli Hifirioni rapprejen -
tandole faucle fono da noi con diletto affollati , facendoci tal' bora alno-
Siro difpetto,come à loro piacer rìderei piangere ancorché noi fappiamo
€he recitino cofe [alfe , le quali fenga larapprefentationenon harremmo
pacienga di leggere che crederemo douer fuccedere quando udiremo una
perfonagraue , edegnadi fede à parlare co'lmzdefimo artificio dì cofe.
aere ? farà fenga dubbio tanto maggior conmotione l'Oratore , che l'Hi-
élìtot j quanto quello hà più annerita } che qnefto j e quanto piu fi {li-
mano
540 Dell’Arte de’ Cenni,
mano le cofe nere , che le menzogne. Quelli che' infognavano à gli
Oratori l'arte de * getti, cerne parte della pronontiatione , Valettrici
erano detti per tettimonio di Quintiliano -, l'officio de3 quali era infe -
gnare un condecente gefio , e moto del corpo cioè che le bracci tu
foffero rettele mani non indotte, nè rutticke; nonio flato del corpo inde -
coro', non ignoranza nel mouer de piedi', nè che il capo, ne gli occhi difeor -
daffero d' alcun' altra parte del corpo . E quelli cb' erano maefiri di formar
ben la voce Vhonafci erano detti', e quell'arte, Vhcnafcia. Gli Oratori fi co
me hanno da i Toeti imparato di ornatamente parlare ,cofì dagli Hifìno
ni hanno apprefa l'arte de' getti, eh' è, come dicemmo , parte principale^
della prononciatione:dell' importanza della quale trattando Valerio Maf-
0 finto , dopo hauer detto che Hortenfio pofe maggiore ttudio nel moto del
corpo , che nell'ifieffa eloquenza, [oggiunge che non fi fapeuafe con mag-
gior d< fiderìo gli huomim concorrcffero quando egli oraua per vdirlo , ò
per vederlo , in modo alle fue parole il [no* affetto ,& il fuo affetto alle
parole cermff oli nano ;e che Efopote Bjfciofamofi Hiflrionì mentre Hor-
tenfio dìffutaua le fide caufe , ffeffe volte fi poneuano nella corona degli
auditori per imparar nel foro quei gejìi , che effi doueano poi nella fienai
rappri Tentare . E Quintiliano ferine che , confettando Ej chine di none fi
fer [ufficiente lettore degli ferini di Demofìene, hauendo prouato T acer-
rimo vigore de gli occhi di quello , la terribile grauità della [uà facci au ,
F accommodato fùono della [ua voce, e gli efficaciffimi gefìi delfuo corpo 9
difje à coloroycbeyvdendo à legger le or ationi di quello ttupiuano‘,che co-
fa diri fteffe lui medefmo hauette vditofEt è fcritto che tal' bora Cicerone
e Rofcio contendevano, facendo prona fe vn concetto poteua da I{ofcio e fi
ferpiu volte con diuer fi getti rapprefentato , ò da Cicerone con differenti
parole ff legato* Demofìene hauendo primieramente con imperfetta attio -
ne orato, fu cofi poco grato, che, come ferine Vlutarco, differato deliberò
w d'abbandonar lo fìudw dell'eloquenza , & attenendefi dal foro fi ritirò
nelVireo: Ma poi rìprefo da Eunomo Tra fio, eh' egli, il quale banca t'ora-
none fimile à Tericle , tteffeà quel modo nafeotto , di nono ritornato al
foro, fu ancora ffrezgato’,mapoi non giouandogh l'eff er citar fi n vn gran-
de fpecchio, ammaeftrato nell'arte de' getti da Satino Httnone, cometa
Tlutarcofcriue,eda Andronico come afferma Quintiliano , quafi vn' al-
tro diuenuto,conbella,e dotta anione or andò, fù tra * Greci Oratore pnn -
cipaltffimo‘,e tanto con l'arte acquifìò che Pai. Maffimo lafcw di im fent -
to\Alttxum Demvflhenem mater, alteruminduftria emxa ettiVlmto gio-
vine in vna fua Epittola,che ferme al nepote, dice, che fi bene fono più ve
hementi le cofe che fi leggono , nondimeno più internamente ripofano nel -
t animo
Parte Seconda. $ $ r
Panimi quelleyChe dalla pronontiacioneydal volto>dall'babito,e dalgeflo
di colui che parla vi fono impreffeiE benché egli parli dfquanto maggior
efficacia fia la voce viua> che la fcrittura : nondimeno fi vede che quefta
energia^ fov'ga è da lui confiderata in quefti geftiy e moti del corpo • Do-
ucndo P Oratore , come habbiamo detto , commouere l* auditore co'i mego
delPvditOy e della veduta , alPvdito fodifà con voce chiara efoaue , & al
vedere con vn conuenientemoto di tutto il corpo : E fe bene gli orecchi
fono Pinfir omento d'apprender le difcipline ; efjendo nondimeno gli occhi
la via che conduce le cofe vedute al cuorcymaggior'imprejjìone fanno ne
gli animi nofiri quelle cofeyche vediamo , che quelle che afcoltiamo . E pe-
rir, Cicerone fcriuendo à emione diffe%eJJerpiàtolerabiletvdire le cofe
acerbe , che il vederle . Infomma Parte de'geftt in tanto è commune con
la {{etoricayin quato l'vnaye P altra dimoftra i cofìumiyegli affetti nofiri:E
fi come Parte gefìuofay òfaltatoria de gli antichi ver faua nelPimitationey
e nella demoflratione delle cofe ; così nella Retorica auiene . Eficomeit
[nono de gli flromentiì& il ballo fiferuono reciprocarnhe, hauendoPvno
gran bifogno dell* altro, così il parlare fen^a il moto del corpo > ò delle fue
parti, è affatto infipido,& ingrato\douendo con quell'ordine che le parole
efeono della boccali moto , maffmaméte delle mani,numerofamtti accor
dar fiv,no altramente che facciano ilfonatorey& il ballatore\altramÒte di-
feordado ilfuono delle parole dal moto de' geflijuc cederà una dijfonanga
piuridicolofa di quello ,che auiene quando alcuballafen%altpo,e ferina
mifura,e fenga punto accordarfi col fuono . 1 fi orate, [apendo che igefli, &
i cenni non fono manco neceffarij nelle renghi ere à gli Oratori y che nelle
feene à gli Hifirioni, battendo perduta ma lite , che hauea con jlriSlcf on-
te, per P eloquenza dell' Cuccato, diffe che [e bene egli hauea miglior fag-
liala, il fuo auuer fario però haueua hauuto miglior' hifìrione .E anco nc -
ceffaria que fidane all3 Oratore per potere egli conofcere, e far3 anco cono -
f cere a' Giudici da moti, e da* cenni del Hjo la fua cattiuità , Con quefta
cognitione de' moti , dt’gefti , e de' cenni l'Oratore conofceanco qnai'tm-
preffione egli h abbi a fatto parlando ne gli animi de* Giudici , & in qual
parte poffa fari loro affetti traboccare , e più facilmente gli animi loro
efpugnare. E però Ciceroneyche, come Oratore perftttìffimo quefi'arte dò *
cenni beniffimo poffedeua,conofcendo qual mente haueffero i Vadri con-
feriti verfo Catihna, s'arrifcbiò di dire : Quid expetfns autoritatem lo-
quentium, quorum voluntatem tacitotum perfbicis ? de te cum quiefeunt
probant,cum patiuntur decernuntycum tacent clamant . E ficome il buon
medico da' moti, e da* cenni dell* infermo può prefagire la vita, ò la mor-
te di quello \ come à fuo luogo dirò’, cefi P eccellente Oratore da' moti , t
j Dell’ Atte de5 Cenni,
da ’ cewwi tó Giudice può predire al Cliente la rittoria , à la perdita de fi
la caufa . E perfettiffimo farà ferapre tenuto quell1 Oratore , che con que-
(t*artefomlmente inueftigando la volontà del Giudice , e penetrando nel -
l’interna parte del fuo animo , potrà anttuedere la viufeita del giudicio ,
Sono da’ fetori ingegnate molte figure da loro fchemi , e tropi chia mate;
che confiftono più ne’ cenni, e ne’ getti che nelle parole *, le quali ornano,
& abbellirono mar auighof amente l'oratione: Come èllronia>nella qua-
le accennandoti cti Igeilo tutto il contrario di quello che conia voce fi
fronontiaffi vuole che gli afcoltatorì credano algefìo, enonallavoce^.
Il Mifterifmo eh9 è tifo fimulato ; qual fu quello di Tancredi apprejfo il
Tuffo:
Sorrifeil buon Tancredi vn coiai rifo
Di fdegno,e*n detti alteri hebbe rifpoflo .
V tAganattefi eh1 è una indignatane , che fìfà principalmente co'l getto ,
come quella de* Giudei; Vah qui defiruis templum hoc.-L’Enfafi; eh’ e vna
tacita for%a, e fignifican%a eccedente ilfignificato delle paroled’Energia,
eh’ è una efficacia , la quale co*l me%o del geflo crefce uigore alle cofe che
fi pronontiano ; e molte altre , che per breuità bora fono da me trala*
feiaie^»
S il
Parte Seconda. 555
D'Èri CENNI DELLA POETICA;
Cap. X .
Ora uengo à trattar di quella %etoricatcbe con uerfi,
e con rime è pofla in mufica , e Toefia fi chiama , 6 r
infieme de ' Tosti ; i quali , s'egli è nero , che pano da
diuino furore agitati, e che Orfeo, Mufeo , Lino , dT
altri antichi (fimi Toeti Teologhi foffero riputati »
perche delle cofe diurne trattando, il nero modo di
ben uiuere infegnaffero ; e che f come fcriue Tlato •
nejfiano una generatione diuinai& babbi ano poter d'infonder la loro uir~
tù anco ne i loro interpreti , come la calamita communica la fua uirtà di
tirar à fe il ferro all9 altro ferro , che hà tocco } fenica dubbio ad efji Toeti
quella diurna fauella,che con cenni fi forma è molto conueniente; & hanno
con i Vittori gran conformità , sformando fi, à gara imitando , deprimere
con i loro cenni, e getti gli humant affetti Onde i Toeti Vittori parlanti,
& i Tittori Toeti mutoli furono da Simonide Toeta nominati i amendue
di cofe noue ingeniofi rittouatori i effendo vero che
— Tittoribus,atque Toetis
Quidlibct audendi femperfuit aqua potettas. He? inpttù
Terò di quefii, e di quelli bora tratterò . Scipione Mettelli fcriuendo aU
l'^ircimboldo Tittore, e quefia loro fomiglian^a particolarmente deferì*
utndo, dice tra l' altre cofe:
In ner fe noi vogliam ben rimirare
Sono i Toeti, & i Tittor parenti,
E vn'arte ifieffafi può dir, fan fare «
Canta ilTcetai bei fini correnti, H
E'I Tittor finge vn liquido cr i fiali ó ,
Che uà irrigando i fior lieti , ridenti .
L’uno la penna, l'altro vfa il pennello
In dir d'arme,e d? amor ,e di fortuna ,
Quefii i color, gli inehieflri adopra quello . Et Horatio diffe ancor egli:
yt pittura poefis ertt .
Il Tetrarca nel Trionfo dellaFama chiama Homero Cap. $ »
Trimo pittor de le memorie antiche •
Et in un’altro luogo dice che più uolte batteria indarno tentato :
L’aite bellezze
Jtaan Tìnge»
154 Dell’Arte de’ Cenni,
Tìnger cantando. E poi foggiungt :
Tur ardifeo ombreggiar hor unajhor due.
Dante fimi Intente 9accopf)i andò li infiemeydice :
Qual di pennel fu mae/ìro, ò di fide ,
Che rìtraheffe l’ ombre y e tratti cb'iui
Mirar furiano uri ingegno fottile ì
in fomma tutta ly eccellenza di cofioro confifie in faper rapprefentare i
propri] cenniyi gefli3gli atti y & imoti , non foto in vniuerfale di ciafcun*~>
perfonayma di ciafeun' affetto particolare ancora ; di che fi poffono auerti -
re notabili effempiiCome nell* \Ar lotto ymentr e d* Olimpia dice:
Cie deftaynè dormendo ella la mano
Ter Bireno abbracciar ttefeyma in nano,
l^effuno trouayà sè la man ritira »
Di nono tentale pur ntffuno troua*
Di qua l’un braccioye di là l'allro gira ,
Hor Punashor l'altra gambaye nulla gioua >
Caccia il fonnoil timor, gli occhi aprcye mira ,
7^on uede alcun.
Ouidio y raccontando la partita di Filomena dafuo padre ] con molti getti
binamente efbrime un dolorofo affettoydicendo :
Mandabaty pariterque fu a dabat ofcula nata ,
Met.f. Et lacrymA mites inter mandata cadebant .
Vtpignusfideidextrasvtrafquepopofciti
Interfeque datas iunxitynatamquey nepotemque
oAbfentespro fe memori rogai or eyfalutent
Supremumque vale pieno fìngult ibus ore
Vix dixit . Hor atto, par landò de gli adulatori de 9 Toeti, dice ;
— *Clamabit enim pulckrè}benèyreftèy
in fon. TPallefcet fuper hisyetiam ttillabit amicis
Ex oculis roremyfaliet,tundet pede terram. Etil Tetrarca:
§en.$cft Ella fi tacey e di pietà dipinta
Eifo mira pur mey parte foffira »
E di lagrime honefle il uifo adorna l
E da molti altri così fatti luoghi chiaramente fi conofce y che quanto fin
minutamente fono deferitti gli attiy & i getti > tanto più uiuamente fono
rapprefentate auanti à gli occhi noftri le paffioni\y e gli affetti de9nottri
animi ; in modo che leggendo ci pare di uederley& in pittura rimirandole
ci paiono uiue > e fpiranti . Quintiliano de 9 Tittori dice non effer merauu
glia [e quelle cofe , che confiftono in alcun moto hanno tanto di forza ne
Parte Seconda. SSS
gli twinti Hùlìri, poiché la pittura, opera che tace, e fémpre fili f erma, i timo
do penetra ne gl'intimi noflri affettile tal' hot a par cbtfuperi Tifteffafofi
%a del parlarc.É però ftcome le pitture lafciue,& irihonefte partorisce cal
tini effetti, e perciò Tiberio Imp. adornò alcune fue flange di figure obfcc- Tra»f$U m
ne,per eccitare in sè mede fimo quella luffuria,che il tempo gli andana le * tlut Vlt * *
uandofil che è da S.Mgoflino giuftamente vituperatole da Tropertio de - dì c$u.dh
teflato, dicendo:
Qua manus obfcenas depinxit prima tabcllas ,
Et pófuit cafia turpia uffa domo :
Via pueliarum ingenuos corrupit ocello S,
Nequittaquefua noluit effe rude s .
Cefi con molta ragione nel fecondo Concilio Tfìcenofà decretato, che nel~
le Chriftiane Chiefefoffero permefje le bone sì e, e religiofe magmi di de-
sti Chri fio, della B.V ergine, e de* Santi; acciochetcome dice il Sacro Conci- uff t*.
lio di Trento , Honor qui eis exhibetur referatur ad prototypa, qua illa
reprefentanr, & à queho modo gli buomini excitentur ad adorandum &
diligendum Deum;& ad pietatem col end am: E particolarmente comma *
da vt procaci venujlata imagines non pingantur,nec ornentur,& probi -
bffee che fia in alcun luogo pofla alcuna infolita imagine ,fe non farà dal
yefcouoapprouata . E fe bene HoratioToeta ai Tutori anteponi Toeti
dicendo :
T$on incifa notis marmora publicis lìè.+.Qd.e
Ter qua fpiritus, Ca vita redit bonis
Toft mortem ductbus. E poifoggiunfe :
— Clariusindicant
Laudes}quàm Calabre Vierides:neque,
Si Cbarta fi l canti quod benèfeceris
Mercedem tulens . E /offe dal Tetrarca feguitato quando diffe:
Tenfate voi che Cefare , ò Marcello, Cen.%^
0 Taulo$od Mfncanfoffer cotali
Ter tncude già mai, ne per martello? '
Tandotfo mìo quest* opere fon frali
*Al lungo %ndar,ma'l nojìro {ìndio è quello
Che fa per fama gli huomini immortali* E Lucano diceffe:
OSacer>& magnusuaium la bor, omnia fato lÀh. $%
Eripisì& pupuits aonas mortaltbus auum»
La pittura però effr me più binamente , pitifacilmente , e piti uniuerfaU
niente.cbe nonfà la l3oefia.viuamente,percbe fanno piti moto nell9 animo
noftro quelle cofe che ci fono rapprefentatc auanti a gli occhi>che non fan-
JLaaa 2 no
j$é Dell’Arte de* Cenni,
no quelle, che ci paffanopergli orecchi •
. Segnius irritantanimosdemiffa peraurem ,
mr.wfoti. /»»/■ ocuiìsfubietifa fide It bus .
Facilmtnteiperche in vna occhiata fi vede quello, che fenoh con lunghe^
di lettura farebbe comprefo . Emuerfalmente ancora, per che la pittu-
ra è egualmente intefa da tutte le nattcni , benché di linguaggi differenti;
il che non auitne nella Toefia . E non è molto tempo , che vn pittore ceti
pennello ottenne quello , che con tutta lane del dire , non batterebbe mai
alcuno confegmto : E [fendo egli alla fìrada fiato da9 Ladroni fualigiato , &
sbattendoli attentamente nella faccia rimirati ;fubito che fu dalle . loro
mani liberato , dipinfe del naturale le faceti loro , e portati quei ritratti
alla giu fìitia, furono i manigoldi r iconof cinti ,è caligati. I valenti Vitto -
ri,e Scultori, come fu Volignoto , furono detti Ethict,ciò èrapprefentato-
ri non folo dell'effigie, ma de 9 cofiumi, e de gli affetti ancora , il che fi fà
con l'imitatione de9 particolari moti,egefit:Tale doueua effer quella ima
g ine\di M. Laura, della quale il Tetrarca dice:
Terò che’nvtfta ella fi moftra burnite 9
Vr omettendomi pace ne Raffretto:
Ma poi eh9 io vengo à ragionar con lei
Benignamente affai par cbem’afcolte 9
Se rifonder fapeffe a * detti miei .
Così è da creder che faceffeTimante quando nel facrificio tTlfigenia di-
pinfe Calcante dolorato , più mefio Phffe , e molto più afflitto Menelao , t
non potendo maggior dolore rapprefentar nella faccia del Tadre ^Aga-
mennone, gli coprì con vn velo la fella, accioche gli huomini s'tmaginaf-
fero vna eftrema colamitofa afflittèone , che con la pittura efprimer non
fi poteua.E perciò con molta ragione A teff andrò Magno non volle che la
fua imagineda altri che da Apelle f offe dipinta » e folamentc da L fippo
/ colpita ; come ferine Cicerone à Luccio : Con firmato da Horatio quando
dìffeu :
a&i. Ip \ Editilo cauit ne quis fe pmttr Apellem
Vingeret,aut altus Lyfippo duceret Ara
Fortis Alexander vultum fimulantia
E dice vultum ftmuiantta , ciò è ritratti del naturale; perche chi eccel-
lente Vittore, ò Scultore flato non non [offe , hauerebbe potuto in modo
rapprefentar la fua facctayche non magnanimo, e valor fo, quale egli era ,
ma timido, e vitiofo farebbe flato giudicato . jt9 Totti però non prohtbl
che di lui fcnuejfero; perche intorno le fue lodi errar non po tettano : ma
U Vittore con poca alteratme , può far parere dcbi f[nHndtde9 cenni, a
Parte Seconda.
il fifiognomia>vitiofo colui, chyi virtuofo: E perciò Vlutarco nella vita dì
ejjo Me ff andrò dice : Et Lyfippum (cium iubebat Mexander fui imagi -
nes fabmari : bic enim folus , vt apparet , morcs ipfius ótre indicabat,&
vna cum forma vìrtutem cxprmebat . Gio • Battista Marino binamente
de ferine vna [aera imagine à queSìo modo :
Spirti furo i colori»
V ombre ,e i lumifurfenfh
Eminifìrodivita
Lo fui, con culla mano imitatrice
De la man creatrice
Questa dmina imago ha colorita ;
Da chiunque la mira in dubìo vienfi » ,
Viua ben par > ma par che taccia, e penfu
E Marnale cefi deferme l'EcceUtnga del ritratto d'Iffa tignitela di
Tublio :
Tifi am Tublius ex primit tabeUam
In qua tam ftmtlem videbis Iffam
Vtfit tam fmilis fsbi nec ipja , j
iffam deniqne pone cum tabella
Uut vtramqueputabis effe veram9
Uut vtramque putabis effe piffiam.
Seme Uteneo che i Voeti da principio inftituirono alcuni gcBuofi balli,
per porre fotto gli occhi le figure di quelle cofe, oberano da loro cantate;
e fe alcuno poco modeHamente haueffefinte le figurerò cantando non s'ha
ueffe accordato coyl ballo, era riprefo, e vituperato. I Voeti parimente le Nella Reti,
loro potfie al popolo tec\tauano>come Urtft etile affermai Vlutarco di - in Stlont.
ce , che Solone venuto in Theatro vdì T effiide Voeta tragico , che le fue
f auole rapprefentaua alTvfanga degli antichi . Dì che parlando Horatio
nella Toettca,dtffe :
Jgnotum tragica genus inueniffe camene
Dicitur3& plauftrts vtxiffe poemata Theffis,
Qua canerent,agerentque perun&t facibus ora .
E così dice fi hauer fatto Hornero; e molto tempo dopo à fuamitatione^j
Virgilio • Ma poi ritrouatofi ilmodo di rapprefentarle fauole co'l me%p
degli Hi linoni, imitando quelle perfone, che fono dal Voeta nelle fauole
introdotte , fi imparò à moderare la voce , & il moto del corpo, fecondo la
conutnienga, e decoro della cofa , del luogo, del tempo, e della perfona, e
molti antichiirattarono della voce,e de* geìli de gli HiSìrioni;tray quali è
dà MiftqtiU nella Retorica nominato Glauco Tm « il che è da Cicerone DtOraM.$
confiti \
fjg Dell’Arte de’ Cenni,
confmato; dolendoti, che quell'arte getiuofa fojfe da’ "Poeti abbracciata;,
e così che gli Hiftrioni f alleggiando f off ero della verità imitatori; e gli
Oratori, che le cofe vere tr*ttauano,l'haueffero abbandonata . Ttà gli ec-
cellentt Wfirioni , che qtiefì' arte geHicidatoria miglio de gli altri poffe*
deffero, fono celebrati Ejfcto , & Efopo . E Cicerone nel fritno libro deU
l'Oratore li chiama chiari Uifirioni:Ec Horatio all'vno dà tìtolo di dotto *
& all'altro dì grau e*
lih.it tp.i. < Qua grauis oitfopus,qua dctfus I[pfcius agit.
'hfel recitar le loro fattole hebbero gli antichi nella [céna folarùentti ebo*
ri; che erano moltitudini diqueHi,che c anfanano, òfaltauano;niht ut tuo
go entrarono gli Hifìriom, efaceuano tré forti difalti f cenici: il Tragito 9
il Carneo , & il Satìrico: e tré lirici Tirrhico , Ginncpedico,Hiporchemati -
co:nelli quali j aitando , e ballando faceuano con le mani diuerfe figure , e
OxcmtJUii yarijgejh: Comejrà gli altri, ferine Giulio TclluCe.Ne i chori erano Stro
4 .«/. 14. pbe,Untifirophe, & Epodi, ch'erano forme di [altare, ò di ballare à fuori
dì Lira . Quando era fonato il verfo firophe,il choro fi conuertitta datine
parte deftra alla fimftra : quando l'^ntiftrophe dalla fimfìra alla deflra :
quando l'Epodo fi ritornaua nella prima difpofitione à ripofare.Delle qua -
a* li cofe , ea'altre fìmilt tratta il Giraldi nel fuo Dialogo della Toetictu.
1 buoni Toeti parlano tra di loro più con cenni , e con gefti, che con paro -
le: Il che fi potrebbe con molti tffempi prouare . Ma per bora quefio fole
Dants nd c* bafterà: Statio Vocia, par landò con Dante, ch'era in compagnia di Vir~
Vurg.c.i da luinonconofciuto, e lodandolo, egli fi uoltòuerfo Dante, e
con un cenno gli impofe filentio ; ma non petendefi fempre trattenere^
il rifa , e*r il pianto ; che jono i Jtgni , che accompagnano il dolore U >
e V allegrezza , maffmamente ne gli hucmini , che non fanno Simu-
lare ; Dante , cerne fa i'huomo ch'aìcuna cofa accenna , forrife Ls ;
onde Stano tacque \ e riguardando Dante ne gli occhi ,donde meglio
fi comprendono gli affitti nt fin, gli dimandò la cagione di quefio nfo:ma
non potendo à lui, che ncenaua che parlaffe,& à Virgilio , che gli hauea
impofio filentio, ad vn tratto [odi sfar e; con un fofpiro accennò quefio fuo
trauaglio à Virgilio ; dal quale ottenuta licenza di fauellare , dicendo à
Statio à'hauer forrtfo , per tffer iui prefente quel Virgilio da lui celebra-
to » e daU'ope*e dà quale egli die eu a d'hauer imparato à farle fue poe -
fie;alThvra Statio fi chino per abbracciare i piedi à V ir gilio;dal quale im
pedito fi dirizzò* isfel qual ragionamento fi vede che tra quefii Toeti paf-
farono piu cenni, che paroleXofi dice Dante:
Volfer Virgilio à me quefìe parola
Con
Patte Seconda. ,
« Con vifof che tacendo dicea taci ,
Ma non può tutto la virtù che vote.
Che tifo, è pianto fon tanto feguaci
+4 la paJ]ion>da che ciafcun fi f piccai
Che men feguon voler no 9 più veraci •
lopurforrifih come l'huom che amico a;
Ter che t ombra fi tacque %e riguar domini
T^e gli occhhoue'l fembiantepiù fi ficca.
Con molti altri ver fi \ che à quefii vaptno dietro.
SS9
j 60 .Dell’Arte de’ Cenni >
'Su » u ' ’K % *
COME ÀLL'HISTORICO SIA NECESSARIA
la cogitinone de cenni. Gap. XI.
HE diremo deli* Hi fiorico ? egli pari tanto più degno
del Toeta, quanto che non hà per [oggetto fauole, co-
me quelli hà3ma rapprefenta la uerità fen%afraude%e
fenica ingano, e fà come in un lucidijjìmo fteccbio bre
uemente u edere tutte le cofe paffate , dalla memoria
dellcquali 9 con la cognizione delle preferiti, Fhuomo
faggio può antivedere le venture, e cofi diuenire com-
Care, de piamente prudente: poi che la nera Hi fioria è tefiimonio de 9 tempi, luce
ora:. i. yCY\tà,vita della memoria , maefira della vita, & ambafciatrices
deli* antichità. Ma Iddio noie ff e, che gli Hi fiorici, fedelmente fcriuendo fi
rende [fero degni di nome co fi honorato,e non uolefjero a Trencipi adulati
do .riempire ì loro ferini di ridiccl&fe menzogne • Meff andrò Magno git -
tòinun fiume l3Hi fioria à'^Ariftobulo , perche era di molte bugie macd
chiata.Tucidide dice che Flit fioria d’Herodotoè piena di fauole. Dionigi
Halicarnafeo riprende lenouelle di Teopompo . Trebellio èdaVopifco
chiamato mendace .e Cornelio Tacilo daOrofio . Valerio Majjìmo indri%?
%ando lefue hifiorie à Tiberio 7^erone,cheBiberio Merone perla fua vi-
nolenta era chiamato, nel proemio dell9 opera fua lodefcriue per un fimo -
faterò di virtù, e comefuo Tiume Finuoca , e F adora ; e nel progreffo dcl-
FHtfioria facendo jfeffo menitene di Cefarc fuo auolo , e di jlugufio fuo
padre, ampli fica con manife Ha adu lattone le virtù loro . Scrtue olimpio-
Di R<p. lib. doro, e Mar fillio Ficinofopra Tlatone.che quefio grandi ffimo Filo fo fa , è fa
-1®* hto di confondere quefiì due uocaboli Fauola.& tìifiona. prendendo mol
te uoltt Funo per Faltro , per inferire ,1 che ficome lefauole fono per la-i
maggior parte canate dall* Hifiorie : Cefi gran parte delF Hi fiorie hanno
delfauolofo . E Giuuenale fchernifce gli Hi fiorici perche non falò dicano
i •. cofe falfa.ma incredibili ancora, come che fiano fiate condotte le naui per
li montile le carrette per li marine che gli efferati habbiano beuendo lec-
cati i fiumi .
— Creditur olim
V eli ficatus ^ithos, & quicquid Grada mendax
giudei in Hi fioria .con firatum clafcibus tjfdem
Suppofitumque rotis fohdum mare,credimus altos
Defccifjc amnes}epQtaquef lumina Meda
Parte Seconda. $6i
TUnÌente\& madidi* cantai qua Soflratusalif*
fritto uer amente grandiffimo poi che per teflimonio di VolibiOfCOme un’a-
nimale priuo de gli occhi è del tutto inutile , co fi è l3 Hi fiori a allaqualt^
mancala verità . Ma molte uolte anco occupandoli pià del donere nel -
l'ampltficar le enormità , e crudeltà d’alcuni maluagi {omini frano effem -
pi da commette^ & efeufare leJoro federatele y onde Horatio chiama lt 3‘ ?
nofifatte Ibftorie peccare docentes. V Hiftoria è di cofe diurne ,natur ali9
e^r human e ideila prima forte fono i libri di Mosèye degli Euange li fti del-
la feconda quelli d’airi fiatile dell’ Wfioria de gli animali y e tutti quei di
Tlinioie della terza quelli d3Herodotoydi Liuicye di tati altri.O neramen-
te che l’Hfioria è de* tempiy& è detta Cronica ; ò de * luoghi, & è Geogra-
fia^ di profapiey & è Genealogia ; ò d3attioniy& è Hi flotta ,jLnnaliyCom-
mentari.Et à quello modo {piegando l'Hiflorico la grandezza, e la poten-
za delle cofe celefii , & immortali ; la naturale le cagioni delle cofe natu-
rait,& etiandio i nobili penfieriye le memorabili attioni degli huomini,no
è dubbio y ch’egli tratta materia degmjjìma ZT ampliffima y e perciò gli è
neceffaria una vniuerfale ccgnitione di cofe ; poiché hà da decorrere in-
torno quafi tutte l’Immane occorrente . E veramente fe Voratore hà bi-
fogno d’ una grande intelligenza , effendo il fuo officio d’ogni materia pro-
pofia conuenientemente parlare y à fine di perfuadere ; E fe il Toeta par
che habbia cbligo di trattar di tutto ; che prudenzay& intelligenza de fi -
der aremo nell' Hìftonco,ehe hà da fcriuere di tutte l’attioni humaney e di
tante cofe naturalsye diurne? Egli certamente donerà hauer cognìtione
della Metafificaiperfaper narrarle cofereligiofe,e celefii , occorrendogli
molte notte di far mentione de3 riti di frane genti y dì diuerfe religioni ,
d3here(ie,dipublici voti, di miracoli, di fupplicationiydi fuperflitioniydì fa
crificij,di [olennifefiiuitàye d'altre cofe fimili.Della Fi fica ancora donerà
eff?r intendente per efprìmer le cagioniye le qualità delle cofe naturatilo
me de* terremotile* naj cimenti di fiumi, di abìffamenti dì Città , f copri -
menti di lfole9 naf cimenti di monfiri;e difomiglianti . Donerà anco effer
verfato nelle Matematicheyperckeglì occorrerà dire alcuna uolta delL’Ec
chjfiationi del S oleye della Luna , delle cometey delle cagioni della care(ìia ,
e dell3 ab on danzale d'altre coft fatte cofe • Come mufìco potrà riferire fa-
cri, e profani concerti, parlar del fuono delle trombe , e de3 tamburri y de 8
pifari , de’ timpani , e à' altri militari infiromenti cefi fatti , e cerne i loro
(noni s3 intendanogli è la prima cognìtione che deue hauer il faldato. Co-
me Geometraye Cofmografo parlerà delle di ni foni de' terrenìyfeparaticni
de3 paeftyegiurifdittioniyde[criuerà i luoghifie città, i fi imi yi murisi laghi,
le palludifie valli-, parlerà de3 fitti montuofiye de piani, e di cotali cofe. Co -
Bbbb me
y<?ì Dell’Arte de’ Cenni 3
me Ermetico dividerà il numero de9 faldati, e renderà la ràgione,perChè
il Capitano babbia diuifalafuamilmain pii* [chi ere, e comete umfee ,e
del conto del denaro per pagar l'effercitc,e per preveder di uittouaghe ,
& di fimi li facendo. Delle cofe politiche, e pertinenti aìla\ep,e fio gover-
no,e del reggimento delle Trcuincie.e delle città molte unite hauerà l’Hi
Sierico da trattare, dìf correndo in che maniera co’l buon governo lo flato
fiorì, e come le fue buone forme fi guafiarono,onde lo fiato refiò infetto di
quei morbi interni, che al fuo interno lo ccnduffero , & in che maniera fi
pofjaunfrfìato corrotto, e guafio riformare : bora parlando della Monar -
chiù, bora dello fiato degli Ottimati , bora delle J{epubhche,e come que -
fli gna/ìando fi ne fucceda hor la Tirannide , bor la Fattione de* pochi , &
hot la Licenza popolare, e come dalla ccrruttione dell* uno figeneriVal -
tro', e quifie forme di dominio fi vadano come in un circolo aggirando , e
riformando con un perpetuo rivolgimento, e come per una ruota per que -
ih gradi fi vadanogli flati riuogliendo , ciò è di pace , e di abondanga, di
luffa sdi guerra, di c are fila, di nr feria, e di pace , battendo l’tfieffa relatione
Pubertà alia povertà, che hà illufso al lutto, e lapace aUa guerra: poiché
ficame la lunga pace partorifce l’abondanga delle cofe, dalla quale rifulta
là diff cintela , madre della guerra : co fi la lunga guerra cagiona la po-
verta, che poi diviene miferabtle mendicità , dalla quale è finalmente per
necejjità prodotta la pace , Molte volte ancora bifognerà che l'Htsìorico
tratti de * penfieri de Trencipi,de i difcorfì del Sonatoceli’ opinioni de’ Con
feglieri di fiatone render conto perche [offe più tofto deliberato di far que -
Sìa cofa^ebe quell* altra, onde deve intender le caufe delle dehberationi, e
per confeguente come buon politico faper la vera ragione di flato . Deh
£ Etica ancora non deve efier ignorante, dovendo fouente rapprefentare i
co fiumi, e le maniere del umore de gli antichi , e de’ moderni popoli,e Ics
virtuofe anioni de’ Trenctpi,de 5 Capitani, de'Configlìtri,d’Mmbafoatori,
e deil’iftejfé città, e popoli,& anco [piegar i loro vitÌj,diffolute,gTte,c rihai
dartele deve fapere di che natione,di che età, e di che pr feffione filano mi-
gliori i Capitani, & ifoldatuDel panìcolar governo Economico farà bene
ancora che fin informato, hauendo tal’ bora à ragionar del padre di fami -
glia, della moglie, de* figlino li, de faui,e degli baveri, e come dalla buona ,
ò dalla mala educatane de’ figliuoli rifatti la pace, e lafehcitàyò la tnife -
ri a, e la dijcmdta nelle cafe,e per confeguente difordine,e confu fione nella
città',chenonè altro cbevnaraccolta di moke cafe inficine; e comefeh'g*
dìfiruggimento delle famiglie fi debba far [delta de* Joldatt,e de’qualuSen
%a Grammatica nonfapràfcrtuere,ne ben ragionare, Senga Dialettica no
potrà dtffimrCinè difimgucrc, nè formare, nè fcwghere gli argomenti, che
faranno
Parte Seconda. 5 6 5
faranno fatti da un Capitano , ò da vri jlmbafciatore ,nìi trattamenti di
pace, ò di guerra . Se non farà buon fetore non f apra formar le concioni 9
principale ornamento dell'Hittoria, nelle quali non poche uolte bi fogna,
quaio obliquamente, e quando direttamente decorrere da buon'oratore ,
à pervadere ò diffuadere quando la pacete quando la guerra;hor infiam-
mare i faldati à combattere, bor temperare iloro tumulti, & ammutina -
menti, bor confo Urli, bor raffrenarli', non uolendo però in cìò confeguirpiu
laude d’Oratore, che di Hittoricc ; di che Saluflìo,e Liuìofono da Trogo , e
da Giufhno nprefi* E de’ Voeti ancora alcuna uolta l'Hifìorico potrà ba-
tter occafione di parlare raccontando le loro ulte , & meoronationi , & in
che grado furono appreffo i Vrencipi, e da gli fleffìToeti potrà apprender
molti ammaeflr amenti, per eff>r tra di loro molta conuenien^a. Mafopra
tutto donerà effer dell’arte fua peritocele è dello fcriuer fattorie; lichen
confeguirà con l'accurato ttudio de * migliori H itterici, perciò che ninna-*
cofa può fen%a imitatione effer perfettamente fatta;e gn farà di molto gio
uamento bau er familiarità dì buoni faldati, e di valorofi Capitani, da' qua
li potrà intendere molte ccfe alla militia pertinenti. La cogmtìone poi del-
le artifattiue è aU'Hifìonco più che neceffaria , poi che molte uolte done-
rà fcriuere non falamente del Lanifìcio, e di tutta l'arte tcfjìtrice, ma dy ti-
gni forte di fìmil lauoro,e mercatantia , co’l me%o delle quali fi rendono
populate , e ricche le città . Della gnerratch’è quafì il prìncipal f oggetto
deli'humana Hi fioria, egli donerà effer ben informato, per faper de fcriuer
le mofìre de faldati, le rajfegne,le cattrametationi, l'occupar dei luoghi
opportuni, il condurgli efferati, e perche foffe collocata la caualleria in
un luogo, & in un'altro la fanteria , & altroue piantata l’artiglieria , gli
affalti,e le difefe delle fortezze,? ordinar l'efferato alla battaglia , i fatti
£ armene le giornateie s’egli fìtffo hauerà militato, e fcriuer à le cofe acca-
dute in quell’ e fjer cito ,nel quale egli farà ttato,non falò faprà meglio [pie-
garle ,ma di maggior fede farà anco degno: per che (come fi dicejnon d'u-
dito,ma di ueduta farà fedele tettimonio,e per quetto affetto fono molto
filmate l'Hi/lorie di Seno font e, di Tucidide ,di Catone, di Ccfare,del Guic-
ciardini^ d’altre che hanno fcritto di quelle guerre nellequah effì fono m-
teruenuti. Deue anco fapsre delle cofe marinar e f eh e, per poter ben trattar
delle nauigationi, delle fortune di mar e, delle armat e, delle battaglie naua -
li, e d'altre cefi fatte cofe . Dell’agricoltura è bene che non fìa imperito ,
per faper ragionar di Jpefar l'efferato , nutrir ipopoli , quando fi dcbhx-f
metter l' efferato in campagna, della fertilità, della care stia, di prcuede?
al futuro raccolto, e di cofe fomiglianti . Della Medicina etiandio hauerà
dafaueUare alcuna cofa, con occafione delle infermità, che fpeffe uolte af -
Bbb z fliggono
j&4 Dell’Arte de* Cenni;
fliggono gli efferìiti, delle ferite de' f oliati, delle pestilente, e d’altre gr ti-
ni infirmiti per le quali molte volte fi fono impediti i progreffi, e periti *
te le giornate, Terche non donerà anco faper della cacciai cb'è il trattenim
mento pacifico de Trencipi ualorofiì& nnfimolacro della guerra* L'ar-
chitettura finalmente gli è ne cefiarij filma per potere fcriuer delle forte? -
%e>de ponti, che fi fanno (opra i fiumi per puff aggio dell* effercito,delle^f
machine 3che fi fabricano per ef pugnar le città ^de* publiei, e priuati edifi-
cijfedi t ut tata militar e archi tettura'ydella quale ha copiofamente, e giu -
dicioj amente a tempi nofiri ferino il Capitan Francefco de ' Marchi . In
conclufione occorrendo all' Hifiorico di fcriuer delle cofe pertinenti alle
liberali ,e mecaniche arti, nelle quali tutte la cognitione de 1 cenni è defi-
derata,come tuttauiato rado in quella mia fatica dimofir andò, non fi può
fe non dir e, che à lui, più che ad ogrf altro, quefla cognitione, & intelligen-
za de ' cenni, e de' gejhfia neceffaria.E tanto pià per faper particolarmen
te ef primeve quei cenni, moti, e portamenti ,che alla condirtene, e natura^
di ciaf cuna perfona, della quale [criue,fonoproporrtonati,e à gli occorren
ti negotvj conuenienti, di che nelle buone HiSlorie fi peffono offeruare^j
molti belliffimi ammae tiramenti. E perciò Vlutarco dtfcviuendo un' otti-
Lello ne mmo HiHorico dice : is optimus Hifloriafcriptorbahetur, quinarrationé
pue Atben. p er foni s, animo que mouendo aptatis figuris ita conformat,vt pitturam re
- ar **er' ferat: ma nella pittura ninna cofa maggiormente s'ammira, che l'efficace
efpreJJione,de* gefti>de ' cenni , e de ' fembianti, co'l me^o di' quali le figu-
re inanimate, chef aneliate non poffono , i loro finti affetti a9 riguardanti
dimofir ano, &i concetti de* loro animi tacitamente efprimono. Co fi t'Hi -
{lotico iene in tal modo le cofe cb'eglt de ferine a1 lettori rapprefentarc^»
che paia loro d'bauerle auanti à gli occhi e paiano pià tofto far fi, che nar •
rari i ; il che egli confeguirà fe dell arte de ' cenni farà perito >el Hiftoria
fua femenio, giudici ofamente Sofferuerà .
m
Parte Seconda. j 6 5
IN CHE MANIERA SI POSSONO CONSI-
derare i cenni nell’Ethica. Cap. Xil.
Ontìnuando l'ordine proporlo , bora è da pacare alle
f acuità operatine : È così prima delle dittine , & poi
anco delle Fattine douendo di\correre,daWEtb'>ca in-
cominciando, dico che quella moral filofofia,verf^
intorno la fomatione de' ccjhmi , per operar bene,
fecondo le morali virtù ; la qual ccfa fu filmata tanto ;
che in ejja molti pofero l'bumana felicità :E noi Chri -
flianiper que/ìe morali virtù ci facciamo adito alle Theologali che ci
conducono à quella felicità che Iddio ha promeffo à coloro che f emano i
[noi commandamenti: L'anima nollra hà due parti; L'vna è communi
con Dio, con la quale dif corriamo & intendiamo: V altra è commune con,
i bruti , con la quale defideriamo quelle cofe che ci piacciono, e le diffide-
uoli abboniamo : E perciò due fono le forti delle virtù, l’vn-a è del-
le rationaliyche fono la Sapienza, la Scienza , & altre, ctià quelle fi rife -
wifeono , co9l me%o delle quali, con la ragione andiamo inuefhgando>e Jpe-
aliando quelio,che à gli huomini imperiti è occulto.Valtra forte è deUc^
virtù morali, eh' appartengono alia parte fenfniua dell'animo, che fono U
Liberalità , la Temperanza, la Giuntila, t la Fortezza > e Patire da quefie
dipendenti ; il condimento delie quali è quell'ornamento così proportio-
nato alla Tintura, che con laudabile modeflia , e temperamento rtfplende
in tutte le cofe, chiamato Decoro; del quale il geBo,ilmoto;ilfembiante,
&il portamento del corpo è, come dice Ciceróne ,la parie principati:? poi
foggiunge:Tslos autem i{aturam\fequamur,& ab omm quod abhorret ab L
ipfa oculorum, auriumque comprobationefugiamus . Status, inceffusjef-
fto ,accubatio,vultus,oculi,manuum motus teneat illud decorum. Quibus
in rebus duo maxime funt fugienda;ne quid ejfaminatum aut molle, & ne
quiddurum aut ruflicum fit.\E dice ancora che jp effe volte da piccioli fe-
gni veniamo in cognitionc di cofe grandi : dallo fguardo, dalla rcmiffione,
è contrattione delle ciglia, dalla mefiitia,dalla hìlarità,dal rifo,dal parla-
re,dal filentio,daU>inalzar,& abbaffar la mce,e da cofe filmili fifa giudi -
ciò, quid eorum aptè fiat, quid ab officio,naturaque diferepet . £ quefia of-
feruatione del proprio decoro , ciò è ch'ogni uno operi fecondo che fe gli
conuiene,è cofi potente, che in lei (come dice Quintiliano) è una certa uir-
tùccchtiadi tanta forga * vt vere hoc didumfi^caput effe am , decere
j SS Dell’Arte de Cenni,
quqdfaciar, e poi foggi unge, eh e per quefìo gratiefo decoro in quìbufdam
uirtutts non h ab tnt grati ammiri quìbufdam uttia ipfadeltffant. E ftcome
non conmene dire le medefime cofe appreffo ogni forte di perfone fin?*-*
alcuna difiintione y Così non iftà bene bufare la medefìma voce , Urne •
àefhno g?flo 9e l’tfieffo modo di caminare appreffo il Vrencipey il Se-
nato , il Magifìrato , ò la privata perfino,], nelle nog^e,e nell* eff equità ;
ma bifogna faper , come dice il prouerbio , ufar il foro , e la f cena ; e cefi
operare convenientemente in ogni accorr eriga , & in fontina in cìafcuna
noflra attiene fintar quefìo decoro . La qual cognitione de* gf fi i} e de* mo-
ti del corpo finte non tanto a ecnofcer fi ne gli altri è quefla creanza ,
e cefi à difeernere l* effeminate, & il molle daluirile, e confante Jl ccftu-
mato, edtfcreto dal rufiico, & intimiti quanto anco à firuann noi fleffi
queUagratiofafe moderata convenienza yperriufeir appreffo ogn3vno a-
mabili y e vignar dettoli $ & pfr rfar noi quegli atti ciwlt che ne gli altri
Be StneB. dcfideriamo.Hac enm tpfa,dice Cicerone, funi honorabdia, qua videntur
Uuia}atque communio, faiutari,appeti, decedi ,a ffurgiydeduciyreduci, con-
fili, qua & apudnos ,& inaljjs cmitatibus ,vt quoque eptimè morata y
Ilo i diiiggfttifjìmè cbfirnantur . Senne Senofonte nella vita di Ciro , chcJ
appreffo i Terfiani era co fa fizga.fputar in publtcc , nettarfì il nafo y di -
moSìrar fi pieno di yentojìtà, partir fi per ormare , e far filmili cofiyle quali
oper. & creante per lo più confinone in atti,in cenni, in moti, & ingerii, Hefiodo
ditìdib, z con yel yCYfi ci infigna il modo d'honeftamente ormare , e dice che non
flà bene nettarfì ,nè mozzar fi i'vngbie àtauola, nè porre la tazza fipra
ilboccale,nè fregar fin denti. Molti perhauere fproportionatiì gefit.e fgra
tiatt moti y quantunque d'bonefia firma , brutti nefeono j e pure è tanto
defidcì abile quella carperai bellezza > c^e /« Tintone chiamata vna
prerogativa àéud'rfamra , d pochi conceffa . E Cameade diffe eh9 era un
J\egno finzp guardia , pere he chi è bello fenza tifar utolenza facilmente
ottiene ciò che defidcra-, eperò ^irifìotik diffe che la bellezza bauea-t
maggior forza di farci ottener alcuna gratta dì qual fi voglia efficace
raccommandatìone . E Diogene folca dir e, che le belle meretrici fono tan-
te Regine, poi che molti àgara prontamente effequifcono tutto ciò che el-
le commandano . Ma noi dobiamo defìderare vna gratiofa dignità virile ?
Gf.lìb. i. e non vnamoUe venufià effeminata . £ Cicerone ficomeloda queìlaycosì
biafima quefta anco ne* gtfiiy e ne* tnoti.àel corpo Àicendo: Ergo.&à fir-
ma remoueatur omnìs viro non dignus ornatisi, & buie filmile vitium in
gefìu,motuque cau calar. Ovidio difiendendoa* particolari dmoflra qual
mtaina- politezp&i andatura , e quali gefii debbano effer megli haormnt non effe -
màfkdh minati in qu e fio modo ?
^ Mundi -
Parte Seconda. 567
'Munditia placeant fufcentnr corporei campo ,
Sit bene tonueniens, & fine labe toga .
Linguaq ìe nec ngeat9careant rubigine dente s>
*2S {ec vagus in laxa pes libi pelle nateti
*h {ec male defotmet rigidos tonfar a capillos
Sit coma9fit dotta barba refetta manti.
Etnihil emmeant, & fini fine (or dibus. vngues 9
Inque caua nulius ttet ubi nare pilus .
Citerà lafciua faciant concede puellà ,
Velfi quìs malè vir qu&m habere virarti .
ArtabanoTrefetto de Medi introdotto aWaudienga dì Sardanapalo fuo ^ hif}
[ignorerai muliebri habitus molUtia corporis} & oculormn taf ci ma ora - m x . ’
nes feemmas anteibat , [degnato che .ante nationi fiejfero feggette ai va
Trencipe co fi effeminato 9gli moffe guerrtylo fitperò , l’induffead veci -
! derfi9& infignontofi di quello ttato9trasportò dagli Afiirij a Medi quel-
la gran Monarchia . Ideile Corti de * Tren&pi fi fà motta SÌ ma deli de*
ganga ye gar baiar a delle gratiofe9& amabili perfone9& alcune vile, con-
trafatte9e facciedjfiettofe fono maffimamente dalle perfine granii 9co-
me fantafiime9 fuggne9e ffregpgate9 e ciò è fatto principalmente nella Cor-
te di Rjoma, con molta ragioncypoi che per legge dimna9e per deci fi ne dty rftui €*PA
Sacri Canoni gli huomini deformi non fono filmati del Sacerdot io degni . (f.Hi™ete~
Et 1 Tosti itteffi quando vogliono rapprefentarvn’huomo federato* e r - ‘
baldo lo formano di bruttiffima fignra:ComeTeyfite da Homero9s Brunel-
lo dall* Arlotto . £ Dante rapprefemò U f alfa felicità de ' beni montura
con quella figura. m
Mi venne in fogno vnaf emina balba, Purg.ig*
Con gli occhi guerci^ [aura i pièdittorta ,
Con le man monche 9 e di colore fcialba.
Ter che fecondo le regole de* F fi t gnomi , le membra che non hanno la lo-
ro debita prò pontone m Ila figura , quantità, fico, e moto » danno ini; da
d vn* animo peruerfo., e vitiofo : fi come all* incontro chi ha le membra -lei
fuo corpo hewjfimo propoytwnate dà argomento dirbuona difpo fi siati* .
naturale , e d* animo ben compatto . Senne A rifiatile che alcuni pop-nt
dell Ethwp’a , i quali da' fapientiffimi loro Ginnofo fitti erano redi ? per
loro ]\e U pm beilo eleggeuano9che tra loro fi ritrai affé ; filmando la bel-
legga del corpo effer grande indicio9e come vn raggio della b rilegga de
l amwo • S crine Curtio che T alettri Regina delle A ni tigone } tra tra dada r ,
f ama d Ale ff andrò Magno andò à v\fitàrlo9e nutrirlo, mx v tt.u non “
rmafedi impunto fodisfatja', perche omnibus barbara , a corporum ma-
. . , iettate
ffi 8 Dcli'Artc de'Ccnnij
iellate vetieratio eH ; magnorumque operum non alias capace s pittant i
quam quos eximiajfecie donare datura dignata efl: E de*fuddìti,del Sok
due, che mptijs coeunt non genere, ac nobilitate coniunttisjed eletta cor
porumftecie. Effondo l'amore condimento d'ogni morale virtà, ed' ogni
creanza cìrnle perfezione per fare gli h uomini fogg, e feofì amati riufeir
politi, edifcretiyeper confequenga degni della gralia dell' amate donnei
perciò anco de gli amanti farà bene alcuna cofadire,i quali tanto pikhan
no hi fogno dell' intelligenza de' cenni guanto meno hanno comodità di fa
nettare con le dame loro . E perciò Tibullo dice che Venere mfegna loro
quelli cenni :
lUa viro coram nutus confette loquace $
Blandaque compofitis adderò verbo notis .
E veramente gli innamorati, che virtuof amente, & henefìamente s'ama-
no,rimirandoli con marauigltofi cenni, e moti foauiffimamente tra di loro
in filentìofaueUano . Paride appreffo Gnidio dice ad Elena:
Et modo per nutum figna tegenda d$ham. E di Tir amo, e Tisbe dice:
Met4* — — TfuiUifignifque loquuntur ,
Quo magìe tegitur tanto magts aftuat ignis,
Ouidio,che nette cofe d’amore fà gran MaeHrc,wfegna atte donne di par
Ut furtiuamente con i loro amarai congedi, e con cenni in modo eh* altri
non fen'auedano:
T-H* 3* curn premettile torum , vultu come sipfamode fio
lba',yt accumbas,clam mihi tange pedem .
Me jpetta,nutufque mcQs,vultumque loquaci
m Exape furtiuas,& reftr ipfa notas .
Ver ha fupercilijs fine voce loquentia dicam ,
Verbo, legts digìtis,verha notata mero .
Cum ubi fuccurret Venerìs lafciuia nofirat,
Turpureas tenero pollice tange genas.
Si quid erit de me tacita quod mente loquaris
Tendeat extvema mollts ab aure manus:
Cum tìbi,qua faciam', mea lux,dicamve plactbunt ,
Verfetur digìtis annulus vfque tms .
Tange marni menfam,tangunt quo more precantes,
Optabis meritò cum mala multa viro .
Infegna anco quefto iflefjo Toeta come con atti,e congefli potiamo tattbo-
ra acquiftar la gratta delle d*nne, dicendo:
T>e atte ai» Vtquefit ingremium puluìs fi forte pnelh f
i. Dsciderit,digitìs excutkndus ent .
Et fi
Parte Seconda.
Etfi nulluì erìt puluis,tamen excute nullum,
Qu&hbet officio caufia fit apta tuo :
Talha fi terra nimtum dermfjà iacebunt ,
Colltge,&' in mundafedulus effer bumo.
Mero con accender il lume f opra la finettra chiamaua Ì amato Leandro i
Trotìnusiu fumm % vigtlantia Inmma turre
Vonimus,afijuetffìgna,notamque v a.
Ma egli notando l’Helkjponto finalmente s'affogò *, come appreffo i Greci
elegantemente feri ffe Mufeo,ckefà poi da Ouidio imitato . Co’l poner va*
ftyò altre cofe fi opra lefineflre , co*l ve fin fi indiuerfeguife , & in molti al -
tri modi , con mgeniofi cenni gii amanti irà di loro furtiuamente faueUa>
fio : perctocbe qual cofia è oft occulta ch’amore non l'infegw? e qual ita -
f refa è co fi difficile ch'amore non lafupert * Onde non è meraviglia /e>
Tamorofe donne con i loro cenni fanno cofe finpende ; come fcriue il Taf -
fo bauerla fiua bella ^Armida con fuoiatti, egefli tiranneggiati i miferi
amanti i v
Vfia ogn’ane la donna, onde fia colto {
Tsfe la fina rete alcun mutilo amante ,
I Vè con tutti ,nè fiempre un fiefio volto
Serbala cangia à tempo attive fembiantej
Hor tien pudica il guardo m fe raccolto,
Hor il moglie cupido ,e uagante ,
La sferra in quegli, il freno adopra in quefili ,
Come lor vede m arnar lenti, ò prefilu
E va dietro feguitando permolte flange ,def emendo ì marauigliofi effet
ti , che da ^Armida f eriga parlare folamente con cenni , e con getti erano
fata (opra gli amanti', hor a {franandoli, bora frenandoli a fina voglia. a
reggendoli il qual concetto però fu molto prima dal Tetrarca eJpreffo‘?di«
tendo che lo fguardo di M. Laura era :
Hor freno in affrenarla mente ardita. Sfin.
Hot pretto à confortar mia frale vita .
E piu di fittamente ciò {piegò nel Trionfo della morte dicendo :
Ch'i vidi gli occhi tuoi tal" hor fi pregni
Di Lagrime, ch’io di[fi;quett . è corfo
b A mor e, non l’ aitando, i Veggio i fegni ;
•AU'hor proviti d*honefiìo foccorfo:
Tall'hor ci vAi tali {proni al fianco ,
Che affieni conmen più duromorfo .
%.idr fi può facilmente conofcer che le piti potenti arme fjtmore , foni
Cccc que&i
jyo Dell’Arte de* Cenni,
que Ili atti, e quefti cenni, de’ quali TiHeffo Tuffo dice ancora :
Staffi tal volta ella in di/parte alquanto ,
E’i voltale gli atti fuoi comparte,e finge *
Qua fi doglwfa*e in fin sugli occhi il pianto
Traggcfouente*e poi dentro il refpmge^
E con qucfl' arti a lagrimar in tanto
Seco miti' alme femplicette aflringe *
£ infoco di pietà hrali d'amore
Tcmpr afonie pera à fi f or t’ arme il corei
£ per tralafciar molti altri mirabili effetti da Mmida con fuoi attive ge~
ili operatiydice in concfafione:
Ccflei à'Amor quant’egh è grande il Bjgno
Volfe*e riuolfe fol col cenno manti ,
£ cefi pari alfaflo hebbe lo f degno ,
Ch’amò d’efferamata*odiò gli amanti .
Ouidio*di Btbh ragionando , la fà dire da quali atti* e geUi potata effer ri-
conofciuto Fecce/] o del fuo lafcìuo amore:
Met quìdem Ufi poter at ubi pt Floris index
Et colori macies>& vultus> & humìda fape
Luminanze caufa fufpiriamota patenti ,
Et crebri amplexus,& qua, fi forte notaHi*
Ofcula fentiri non effe fororia poffent *
E fe le donne fapeffero , che l’arte de’ cenni fà che le brutte gratto/ e fonò
pià amabilìydelle belle fgratiatt\ad apprHer queH’arte molto pià ch’a po
rrou.it. a hfeiarfi attender ebbono . Salomone lafciò fcritto : Circulus au-
reusinnaribusfuis mulierpulchrat&fatua.Epoifcggiunge:Multergra
tiofa inuemet gloriam.E però ben diffe il Taffo:
€lz. B, io» ritrGfa beltà* ritrofo core
T^on prendere fono i ve’ggi efea d'amore .
Catullo facendo paragone di Quintia con la fua Lesbia * volendo dire che
% fe bene Quintia era bianca * grande* e diritta ; non era però in lei quella ^
gratìa*chefa bella parere ogni attione*e grati ffima rtufcire*dice:
— Form of 'am nego mam nulla venuftas*
nulla in tam magno eft corpore mica falis.
Ma per tralafciare gli\amanti*e ritornare a gli huommi ben acofiumatryàa
molti libri fcritti da9 Filofofi morali fi poffono apprendere diuerje genti*
li mamere*e modi ciutli , che confi fìono nella gelino/ a creanza* e partico-
larmente da gli offici j di Ciceroneydal Cortegìano del CaHiglione*e dal Ga
fatto è Monfignor de Uà Cafapil quale i primi elementi della cimi crean -
Parte Seconda. sji
%a ha in modo in quello fuo libro \ ]>iegati , che anco gli huomini maturi 9
e prudenti non ftdeuono (degnare di leggerlo ;non folo per li buoni precet-
ti ch’egli contiene, e per ? elegante purità della fauella; ma anco perche
queft'huomo prudentijfimo andò (come fi fuol dire) con la punta dell’ago
toccando più volte quefte maniere , e quelli modi de 9 quali parliamo: E fé
bene egli non fi fermò [opra quefla confider adone, fi vede nondimeno, che
ne hebbe qualche cogmtione, mentre va dicendo, che la dolcetta de' co flit
rni,e la conueneuolex/a de’ modi, e delle maniere , e delle parole non me-
no giouano a’ poffeffori , di effe, che la grandezza dell’animo : E che molti
fono flati apprettati affai per cagion folamente della loro piaceuole , t
gratiofa manierai fitcome i modi piaceuolì,e gentili hanno for^a di ecci-
tar la beneuolent^a di coloro , co ’ quali noi viuiamo : Così per lo contrario
i Zotichi , e ro%i incitano altrui ad odio , <& à difprezZP* % ch’ècofa vtihf-
fima il faper effer ne’fuoi coflumi,e nelle fue manieri gratiofo,& ptaceuo-
ie ; E che quefla virtù confifle in parole, & in atti folamente. Che dobbia-
\ moauerttr quali modi frano da elegger fi , e quali da fchifar fi nel uiuere^j
con gli huomini . E biafimando la bugia dicc^che fi può anco mentire tace n
do, ciò è con gii atti, e con le opere;come fanno coloro,che , effendo di baf-
fa conditone, vf ano tanta folennità ne’ modi loro, e co fi uanno contegnofi3
e con fi fatta prerogatiua parlano, anzi parlamentano , ponendefìà fede-
re prò tribunali ,e pauoneggiandofi, ch’egli è una pena mortale pur à ue -
dergli: E che à poueri par di riceuere oltraggio quando altri , ettandio nel
[embiante dimoflra f opra di loro maggioranza . Che alcuni tediefi con gli
atti mentono, udendo dimofìrarfi infimi , ancorché mam fellamente loro
fia debito il primo luogo . E doue parla dell’Origine delle cerimonie , dice
che effendofi gli huomini da principio incominciati àriuerire l’un l’altro
con arti fido fi modi,ìnchinandofi,e florcendofì, e piegandefi in fegno di ri -
ueren%a, e (coprendo fi la tefla,e baciandofi le mani j quefla nuoua crean-
za,non hauendo ancora nome, fù chiamata co’l uocabolo delle cofe f acre ,
certmonia^come il bere,& il godere è detto per beffa trionfare.Che quefle
cerimonie fono vva vana fignific adone d’honore, e di riuerenza verfo co-
lui,à cui elle fi fanno, poka ne’ fembianti, e nelle parole :la qual bella, &
appari feente vfanz « di fuori, è di dentro del tutto uana, e confine in fem-
b unti fenga effetto, & in parole fenza figntficato j & in conclufione et ef »
fotta à’raccogiiere diligentemente gli atti, e le parole riceuute dall’vfo,&
quelle efferuare , e che il piaceuole ragionar diflefo e continuato vuol ef-
f r ordinato, e bene effreffo,e rapprefentare i modi, le vfanze,gh atti, & »
cofiumi di coloro , de’ quali fi parla sì che all’vditore fia autfo non di vdir
À tAitontare>ma di vedere con gli occhi à fare quelle coje che fi narrano.
C ccc x E ci
jjt. Dell’Arte de’ Cenni,
S ci infogni ancoraché ^quando alcuno nelfuo ragionammo fparge qual-
che bugiala non fi fcbba rimprouerargliele > nexonh parole » ne con gli
atti crollando il capo iò torcendo gli occhi: Ut infine che ogni cosìumata^
perfona deue hauer nfguardo alla mifura e proporzione nell’ andare , netto
flare, nel fe dsr e yne gli atti3nel portamento , nel vefii renelle parole , nel fi-
lentia 9nel pofave ,e nell' operare . Dalle quali cofe}e da altre fomighanti ,
che fono Jfarfe per quella hella}& moraiiffima operaci conofce manififta*
menti quanta sìimaquedo uaient'huomo face j] e di quefiinofìn cenni,
attìnge dilettegli con vocaboli di modici manierei di fembiantii di por -
tamentiie d'altri così fattila pYcpriamcnteye diuerfamente nominando,
dimoHrando come nelle morali uirtu babbiano gran parte, & à ciaf cuna
perfona àmie apportino f ingoiare ornamento •
c©m e
Parte Seconda.
5 7)
COME 1 CENNI SONO ALL’ECONOMIA
necéflarij. Gap. XI il.
' Economia^ ciò è ilparticolar reggimento della cafa ,
pare che ci fia fiato dalla 'iqatura dato 9acciccbe in
quello picciolo gouerno tffer citando fi il padre di fa-
miglia* fi poffa rendevano à regger la città , e poi
anche il I{egno', fi come , per teftmonio di S. tPaolc,4Timau^
d’ogni maggiore amminifìraùone è giudicato inde *
gno colui , che aliafua cafa non fa ben fouraflare^ .
Quella dome fiica difciplma in quattro par ti è d,uifa;poi che intorno quat
tro cofe pnnctpalmitefi travaglia, ciò è intorno la mogli e yi figliuoli, i Jer
ut>e gli acquifìt.Quai to illa moglie è gratta di Dio fmgolare ntrouarla
buona,come apunto aiffe Salomone : Domus, & diuttis dantur à pareri - tuu, i$.
tibusyà Domino autem proprie uxor prudens . E quanto importi batterla
prudente, e faggia L'ifieffo Salomone co fi i’ e ffr effe : Sapiens mailer adì fi- Vr0Ut 14.
cat domum fuam,infipiens extruffam quoque manibus defìvuet . Quefla
de a e l'accorto manto hauer difeiphnata in modo , che beniffìmo intenda
i fuoi cenni. Egli fta d'età matura, acciò che ella fi vergogni ànun riuerir -
10 come padre ',& ella gìoumetta, come Hefìodo configga:
jLnnos cum numeras ter denos plufue, minufue r>e eper. &
jLptum e fi coniugìum, decimo f ed feemina quarto dUbus
Jlnno pubefcit,nubat mox deinde fequenti
yirginem,ut tnfìituas laudatis moribus opta ,
yicinamque tibi pra cunffrs a lige fponfam .
Con Hefìodo *Ari fiatile s* accorda nell’ Economia, & anco nella Volitica. *• c *•
11 Marito parimente deue i [e creti della moglie , e quei fuoi ripofii penfte • Li^7 c> ! 6
fi , a * quali per le parole di lei non può penetrar e, da' (noi gefìi , e dajuoi
cenni comprendere, per poter preuenendo opportunamente /occorrerei
ùUe (ut imperf emoni, & con defire^a correggerla ; come a mfegnò l'ji-
rìofio, mentre diffe~ :
Se pur tal uolta erraffe , l'ammonifci SAi^t
Sentirà, con amor, e fta affai pena ,
Che la facci arroffir fen%a por lifei .
B ieuuno trà di loro i buoni conforti à cenni beniffìmo ìntenderft , e far
quanto fi conuieneffenqt game, litigare , ò contendere', perche Arìofl.
Se le mmfth cew la pace à monte 9 s*tt 5 .
$Y4 Dell’Arte de Cenni,
E com'Vlfie al canto , tu l'orecchia
Chiudi a9 piatiti>a * lamenti, a' gridi, & onte .
Vno de' fette [aui della Grecia ci diede queflo precetto: Cum viore neqiti
lites, ncque blanditi asprafenùhus alijs exercere conuenit . Era in Hpma,
Lik *, *.i# C0WP y aleno Me filmo ferine 7 Sacellum Dea yiriplaca , cefi detta à pia -
candì $ tarisi dotte i giugah andauano à dir le loro ragioni y& in quel luogo
depofie le loro gareyconcordi à cafa fene ritornammo . E gli antichi per
grand'honore ponmano neWepitafio della moglie che v fiero tnfieme fine
ulla querelai cofa tanto più degna di lode ? quanto che è come. ài fi è Gin -
fienale :
l{ara auis in terrisnigroqne fimììlima eyeno *
E pare che Iattura fi compiaccia d' accoppiar infrenile non fole forme
di corpo dtuer[eyma anco animi differenti y come fù anco ofieruato da Ho-
ratto dicendo :
li, i, od. 3 ? sìcvifum Veneri ycui placet impure s
Formas^atque anmcsfub ìu:ga anea*
Sano mittere cum ioco. Onde è vertfiìmo quello che difie altrotte;
Eelicester,& amplms
Quos irruptatenet copula: nec malie
Diuulfus quermonijs
Suprema cttius foluet amordie.
Ma quanto pà le buone fono rareycon tanto maggior prudenza fi deuono
procacciar ete con queft'arte de * gefli,e de* cenni i cofiumi loro, prima che
sy accettino jottilmente muefiigare : De' quali cenni parlò hfiefio ^rio-
fio quando difie:
$*t. je Sia di buon' ariay fia gentil ynon doma
Con gli occhi apertiy che piti l' e fier [ciocca
D'ogn' altra ria deformità deforma .
E poi [aggiunge altri fuoigefliy\e portamenti , degni d'effer dal marito ben
eonfideratiydicendo :
Sia piaceuolycortefe,fra dsogn9atto
Di fuperbia nemica, fia gioconda f
J^pn mtfia maiynon mai co lòglio attratto*
Sia vergegnofa , afcoltiy e non r fionda ,
Ter teydoue tu Ctay nè ceffi mai ,
iqè mai fìia in odo y fila polita y e monda „
Freu. $t* fendami fieno il faggio Salomone confiderò nella moglie qtt etti cenni
dicendo: Digiti eiusappicbenderuntfufumy& manum fica apevt mopi,&
paimasfuasextendit ad paupcrejn . Le carente lufingheyi uexxi , che
' " " /Ulfc
Parte Seconda. 57S
fcmbieuoltnehte fi fanno il marito , e la moglie non fono altro che cenni ,
gei ìiyemotiy cofida Apuleio efprefifi:
OUi purpurea delibantes oficula
Clemente morfu rofea labella vellicent f
Carpane papiUas , atque amplexus intìment ,
Thyrfumque pangant hortulo in cupidmis .
Bifogna però con pruden^ye con "verecondia regolare quefli veZgi.Cato-
ne giudicò indegno del Senato un gentil 'huomo Romano , perche in pre-
tenda della figliuola hauea baciata lamoglie . S crine Tlutarcoy che fico-
me è uitiofo lo fPecchio,cbe rende lieta Immagine d'un melanconico , e fa-
tar nm a quella d’un giornale ,co fi è mutile>& impertinente quella moglie ,
qua lufum quarente uiroytoruum tuetur9(erias res agentefludit ac ridet*
Da che fi comprende quanto perita di quefi’avte debba effer la buona mo-
glie yperfaptr da’ cenni del marito conofcere la natura di lui , & allafua
volontà compiacere', come diceVlutarco: Vtnequefugiat.neque moro-
fi am fi e prabeatmarito.il padre di familia deue fihnilmente auertire eh o-
gnifuogeflOye cenno ftamodeflo, pieno d'honefià>e decoro ; acciò che i fi-
gliuoli di tenera età , prima che fiano fatti capaci d’intender ì morali pre-
cettìynella tauola rafia de gli animi loro riccuanobuoni,evirtuofiqueipri
mi caratteri , che in cancellabilmente ritengono tutto il tempo delle uite
loro: Emendo verififimoycome Democrito folea direiTatris temperantiam
maximum efife liberìs praceptum. £ Giuuenale così quello ifteffo con-
cetto [piegò : ’
Maxima debetur puero reuer enfia: fi quid
Turpe parasy ne tu pueri contempferis annos
Sed peccaturo obfiflat tibi filius infans
T{il dìdu fcedam,vifuque hac limina tangat
Intra qua puer cfti E per ogni douere i padri, e le madri deuonoinfc-
gnar à i loro figliuoli le belle maniere , e le nobili creante, le quali per lo
più confiftono in cenni, in moti , & in gefli di riueren%a, e d'honore verfo
iddio %i Santiy& i loro maggioriy& in gentili complimenti con gli amici,e
compagni loro . E diuino configlio,che il padre non priui [e filefijfo del domi-
nio delle co fefue dandolo a’ figliuoli, dicendo: Melius efil enimutfilij tuite ucL'h.
rogent^uam te refpicere in manus filiorum tuor umiche farebbe al padre
vn dolor ofio cenno . Et efifendo il pnncipal obligo del padre allenare i fi-
gliuoli m qualche laudabil arte, ò dificiplina;per riceuer à fiuo tépo quel-
la crmfolatione>che dice Salomone. Erudi filium tuum-& refngerabit te, Vrcu. 19.
& dabit delitias anima tuayDeue applicarli à quelle profeffioniyalle qua-
li per naturafòno Motormente inclinati } accmhe}nfiifilcndo il loro ge-
- «ity
j;y(S Dell'Arte de* Cenni,
nio,non conftmhw il tempo, la fpsfa,e la uita inutilmente ; non potendo fi
far cofa buona, inulta Materna. La qual naturale inclìnattone de* fantini
li fi iene andar da loro cenni, e gcfii inu e Rigando cometturandoyl che
dipendendo da naturale difpofitione , e perciò appertenendo a* Medici
qtufia cogmtwne,quado delia medicina tratterò pià par titolarmi te que-
llo concetto aniarò difammando . ^AÌtimcontro è debito de* figliuoli pre~
fiat ebedier bonore a* padri loro', il che (come dicemmo) facendo fi
più congeftiyche con parole yperciò deuono queH'arte apprendere , e dili -
Fro Refi, gremente efieqwre ; effendo nero, come dice Cicerone, etiam vultupa •
mev. J ternana pietatem Udt pojfe . Et è fcritto nelle f acre lettere : Oculum qui
Prete. 3 ©. fubfannat patrem effodiant eum conti de iorrentibust& comedant eum fi
iti aquila * Coni ferui poi deuono i padroni trattar con p à rigore , e con
tnaggor autorità di quello che facciano con la moglie , ò co* figliuoli ; nè
'Prou. %$. occorre con loro dilputare;pcrcbes come dice Salomone : Seruus verbi s
non poteft erudirti, quia quod dici?intellign,& refpmdere contemnit;ma
b fogna confenerità farli ob e dir e; altrimenti non s'hà da loro buon feruh
Prm. 19, fio» Qui delicate à puentia nutrii feruumfuum,p6sìeaftntìet eum conta
mactmidice l'tfiiffo Salomone , B fogna adunque da loro far fi à cenni ohe-
dire, e con cenni commandar lì : E perche qupfii cenni per lo pià fi fanne
con le mani, perciò deuono 1 buoni ferm bauer gli occhi alle mani de* loro
padroni per efiequrr prontamente i loro cenni’, come ci infegnò anco il l(e
Ffah izi. ’ÙAwdàe, quando diff e: jld te leuaut oculosmeos qui babìtasin ccelis.Ec-
ce fuut ovuli feruorum in manibus iomìnorum fuorum’ficut ovuli ancilbz
wman’bus domina [uà ita oculì mfiri ad domìnum Dtum noftrum, do~
nec mfereaturnoftri • Horatiofà che un feruo dicealfuo padrone :
Mi 2. Sai 7 — — *Aufcr
Mevultu terrore, manum.flomachumque tenete*
E ì’fft fio Voeta in un* altro luogo diffe :
li t.ep.vl. perna rn nifi er ijs ad nutus aptus hsriles.
UArioft.fà fimdm ente parlar con cenni ad un feruo, dicendo :
€ 3 3. tf.y. Dico ch'd urto feudier fà fatto cenno ,
Ch'accefei torchi. Et anco il Tafioferuò quello decoro quando di fie :
Ecco Ì ancella tua ; d*efia à tuo ferino
€.20 0. J>ifpon,gli diffe, eie fia legge il cerno.
quello propofito fà quel prouerb^o antico • Own-:s be*us feruo mono-
fylabus. C,ò è che debba pocb'ffimo ln*\parlart A p à tofio concenti rtig
f m pani S crine Cornelio Tacito , eh * polendo Vallante grufhfic ^fi di
Annoi Uh. > na Ouer la * begli era oppofla, B^fp^niitn'hil ^nq tam fe demi nifi nu
1 3. u,aui, inumi fìgwjìcajfe, ve! fi plura demo nft randa e fieni, f cripto vfum ,
ne
z*i«:
sfai**
Parte Seconda. S77
i« vóli» ìlhfociìret . Quando il padrone voleua orinari (attua quello
flrepito ton le dita , che è danoi detto frutto, mettendo la punta del dito «•
ne Uare nell a patita del dito pollice e facendolo fcr occare *, il quale ftrepi*
lodai feruo vdito > egli [abito portaaa al padrone l'orinale • Tetronio la*
[ab [crino : Trimalchto lauti jjimus homo digitis concrepuit ; ad quod fi -
gnum mateUam ffado ludenti fuppofuit.ExonerataiUe vefica,aquam po~
pofeit admanu*,dtgitofque paulum afterfosin capite paeri ter [ito E Mar
fiale cofi argutamente introduce rovinale à parlare:
Mattila fittili*.
Ùumpo[cor crepita digitorum>& verna moratur,
O quoties pelle x calcitra fatta mea etto Et in vn9 altro luogo dijjit
Cam peter et {tram media iam notte mateUam
•Arguto madida s pollice Panar etus . Et anco :
Digiti crepanti* figna nouit Eunuchus?
Et delicata fufeitator vrina
Domini bibentis ebrium regit penem « E TropCTtio .
Spirantefque animo*, & vocem mifiuat itti
Tollicibus fragile* increpueretnanus.
Stuello era minifterio viliffimo onde bebbe origine il prouerbio: Indigniti
qui illi mateUam porrigat ; di che fi feruì Marciale quando diffe:
Diffiereamfi tuPyladi preftare mateUam
Dignu* e*. S crine 'Plutarco che vn giouinetto Spartano fece diligen ** ~P*r*h
temente al [ho padrone [eruitio mentre in cofi bonefie l%adoperì:mapoiB ******
commandandogli che gliporgeffe ilvafi da orinare , per non far quella*
indigmtà 3dal tetto fi precipitò.Benchefia buon configlio con i firui trai 7
far con decoro , & autor euolmente ; non è però bene vfar contra di loro
fempre rigore , e troppa fiuerità ; non ejfendo effifehiaui barbari , cornea
erano anticamente ma huomini liberi, e Chrifiiani, come noi', perche l'huo -
mo è vn' animale, che meglio fi domeflica con la carità , e con la beneuo -
Uniche con raffrena fi con la crudeltà", Sominiftrando loro alimenti
conuementi,& e (Jercitio fopport abile*, conforme aldiuino precetto, ebe^f , ^
dice: Cibaria,& virgat& onus afino:\panis,& difciplinai& opus fimo*, il *£e
che fu puntalmenteda jI ri Aitile nella fua Economia riferito: Cbeaque ^ i -,
fio modo ci ameranno e faranno pronti ad obedir e ad ogni nottro cenno : ’1' *'**
IL che far à,per ogni rifpetto,a' padroni gioueuole; poiché Cleobolo>che~j
fu v no de' fitte Sani deUa Grecia, folta dire, il buon economo efferqueUo,
che hà in cafa fua più perfine che lo amano , che non fono queUe che lo
odiano. Gli acquifit poi fi ccnferuino,e giufiamente s'accre[cino,nè alcuno
fi confidi m tutto neUe fue riccbe^Xf > che à molti pericoli fono fo^gette *,
Dddd ma fi
Mmel li
fuper End g
Stonom lt
1 »eap.6.
i|f| Dell’Ar tede* Cenni,
ma fi forni fci, & adorni l9 animo di qualche eccellente difciplina ] ò lode -
uòiarte, tìffifÒìtopofià all’fàjiabilitd della Fortuna : Sia moderatonelló
/pendere , fi che impenfa non fuperet cenfum . trafeuri le co f e piccio -
ie,cfte no# errori nelle grandi^ e fi raccordi quei detto del Sauio> eh’ è ue -
riffimo & vtìlffimo.Qut modica fp rnit pauldtim decidi t. Et ti prouerbio:
Minutala pluuia imbrem parit i Diffmuli t fuoi commodi, non f accia mo-
to, nè dia fegno d'banei denari inè fi curi di tenerne gran fomma appref-
fo di fesche fuggirà l'inui di a, & ipencoliieffendo vero quello che fermio
• S Gregorio: Depredati defiderat,qui thefaurum publice portai. Et intor-
no i fuoi poderi non può farpiùgioueuol cenno che hmpreffionè delle^j
fue pedate :nè ver foi fuoi ammali ,c he riguardarli jpeflo*, poi che *Ari£ìo-
’tile dice %che interrogalo vn Terfiano che co fa principalmente ingraff af-
fé il CauaUo r <fpofe> l'occhio del padrone : e dimandato vn Libico come fi
rendeffe maggiormente fertile vn campo diffe : Con le molte pedate del
fuo padrone.lnconclufione il buono Economo con prudenza vivendo, fer-
ui ne 9 geftì,& in ognifua attiene quelle maniere , e quel decoro, che [e gli
conni cne; variando i fuoi atti,& i fuoi portamenti fecondo che all'occor-
rente gli è neceffario di adoperar fi, bora come marito, bora come padre »
bora come padrone,& bora come J ignora E fi raccordi che s’egli nella [un
mfa iperfmìlitudine detto Vnncipehnon è però chiamato Tiranno »
SI?
DE 1 MOLTI CENNI DELLA POLI-
tica. Cap. XIV*
EST *4 i parlar detta Volitica , detta fcienrx R egial
eCiuile;ch’è ma legitima ordinatone delia Città, è
del Regno ; fecondo la quale altri commandano , &
altri obedifcono ; della quale fei fono leforme,chcj
dalla naturale Monarchia procedono . Il Regno pri»
ma , il quale corrotto fi diuiene Tirannide i dalla cui
deftruttione fuccede l' Ariflocratia , retto gouerno
t Ottimati; i quali fatti maluagifottentra la Oligarchia , ingialla admini -
firatione di pochi ; la quale non effondo dalla moltitudine [apportata *>
/ cacciati queUi, e prendendo il popolo ilgouerno,nafce la Tolitia , che con
nome generale è detta Republica ; ma infunando f info tenga detta plebe,
ella con nome di Dtmocratia s’arroga il dominio ; e quella finalmente da
un potente oppreffa,dinouo fi ritorna [otto lafignoria d’un folo; alteran -
dofì,eriuolgendofi per queBi gradi le mondane potente; come s*ètn ejpe*
rienga veduto nella Romana Kep. nella quale primieramente Famulo,
Tfuma Tompìhot& altri furono degni Rè; ma diuenuttiTarquim Tir art
ni, e però f cacciati, hebberoil gouerno Ariftocratico parte i Confoli, e par
te i Decemuiri;e quefli corrotti, fucceffe Tadminiftratione della Kep .e del
Senato ; il quale finalmente oppr e ffodalTinfolenga della feditiofa plebe,
guafta la forma del gouerno, Giulio Ce far e rfurpandoft l’Imperio del tut-
to,chiù fe qu? Ho circolo nel primo punto regio, ck’è di tutti il dominio mi
gliore. Ogm fignorìa è formata di Trencipe , di Magiftrati , e d’artefici ,
che comprendono anco i foldati ; onde con la fapienga del Rè, con le leggi
de* Magistrati , e con l* industria della plebe fono amminiftrate le ottime s
Rep. Di che fifcorge un ftmbolo neWhuomo ; nel cui ceruello , tamquam
Talladem in arce, rediamo altamente re feeder e la regai [apienga;nel cuo
re,feggto della vtta,la prudenza de’ MagiBrati;e l’effecutione degli Ar-
tefici nelle mani ,e ne* piedi, che feruono,e difendono tutto il corpo • Con-
fando adunque quefìc gouerno di Rè, di Magiflrati, e d’Artefici;è da prò
uart primieramente come i Rè, & i Trencipi faggi pochiffimo parlando,
piu con cenni, che con ciancie fi facciano intender e, & obedire ; & à que -
fio modo poco trattando co’ fudditi , e feco non domesticando fi meglio la
loro ma fa conferuino: e però Cornelio Tacito di Galba dice: Imperato-
ria br evitate à fe Tifonem adoptari pronuntiaUEt Horatio di Mecenate:
Dddd z Sed
Àri/.fièUt,
4. PùÙto
E fi U ^
5 i • Dell'Arte de* Cenni ,
Si i . Si/, e Sed quod erarn narro;refpondet,vt tuus efi mos ,
Tanca . Il gran Tur co co*l dar nel ferraglie il moccichino a quella
donna che più gli aggradarle accerta dì voler quella notte goderla:c dice «
fi9 che in effo ferraglia fi fanno femire à muti , e che trattano qua fi tutte
li cofe loro con gftti , e con cenni , Setto figliuolo di Tarquinio fuperbo
mandò vn meffo à Rpmaà fuo padre, per intender che cofa egli douea far
Zi* *• de*Gnbiniilaci4Ì Cittd con fraudo hauea ottenuta; dice Liuio patrem
non noce, fedfigno refpondijfe : perciò che fingendoci ttar penfofo}& jr-
refolutcy caminandò per lo giardino e con una buchetta troncando lafo~
miti de* più alti Vapaueri , fetida dar altra ribotta al meffo , la cui fede
hauea dubbiofa,lo hcentiò; il che battendo egli al figliuolo rferito;mtefo
il cenno paterno, fece troncar le tefie a'primarij Gabini Cefi hauendo Te
riandrò Corìnibio Tiranno mandato à dimandar confidilo à Trafibulo
Milefio in che modo poteffe bene flabilirfì in quella Tirannìde;egli,mena -
to il meffo in un campo, rompendo le ffigheprà altre del grano yle fece ca
fiero do to der à terra;e rimandò à Veriandro il meffo ferina altra rfptfla . Et il me -
difimo con figlio con l'tfieffo atto diede l'abbate di S.Tcntto à Don Remi
gio d‘ Aragona , che di Monaco dì S. Benedetto era diuenuto Rè perla
morte delfratello>e perciò era da9 fuoi Baroni (predato . ^intonino Via
Imp. vicino à morte , commandò che la dorata flatuadeUa Fortuna, che
tenuta nella piu re condita fianca delfuo pala^xpfoffe portata nella flatt •
S(a di Montonino ; e con quefloatto lo dichiari fuo fucceffore nell Irnpe-
Gmu Ub.$ tioy come Spartiano ferme . Jlleff andrò Magno lauatofi nel fiume Ctdno
in Cilicta , e perla freddezza dell* acqua attrattefegli repentinamente le
membra ; Ftlippo fuo Medico gli porfe una medicinale con una mano pi
gilè, e con l'altra diede à leggere al Medico vna lettera > che poco prima
hauea dalfuofedeltffmo Varmenionc rivenuta ; nella quale era auifato à
guardar fi da Filippo , perche era fiato da Dario Ri di Terfia corrotto con
gran promeffeyacctochcgli leu affé la uita : E mentre il Medico la lettera
leggeua 9 jtleffandro attentamente lo miraua » per comprender da* fuoi
cenni la fede , ò la perfidia di lui: Nf c à vultu legentis mouit oculcs j
€*rtÌHf. fotus ahquas confcìentia notas in ipfoore poffe deprthendere. Jlrim
fiatile mandando Cahfihcne fuo fcolaro alCiftcffo ^4 le ff andrò gli diede
*ùr. in An quefio auertimento : che rariffime volte , & allegramente fi douea par-
fa** lar co coloro fCbe con l9 acutezza della loro lingua ci poffono leuar la vita «
Giulio Cefare,quellamattina che la congiura contra di luifidoucua effe -
qutre $ parlando i lungo con Gneo Vopilio Lenate , ch'era uno de 9 con »
giurati, fofpcnt andò Bruto % e gli altri ch'egli riuelafft la congiura , trau
mono dfejfegmrla aWbora} mafe ne *8c*ncrq » f orche non facendo c$ì
Parte Seéonda.
58*
fare, ne Tòpilio getto alcuno ttraordinario, comprefero che d'altra faceti*
daragìonaffero . 0 n auto Menino Toeta candidiamo di Gregorio XI
Sommo Vontefice diffe : •
- Quod numen amicum
jl nnuithos foles orbiiUucefcerc 2 cim Ut
Humanum nutu regeres gemisi, & nottue Mia s
Sydera folcirle humeris*
VJttiofio feruò qutfto decoro inmolti luoghi delfuo Toem a facendo par
lar 1 Grandi con cenni; come quando diffe :
>Ad un gran Duca èfrr?a ch'io riguardi
Il qual mi gridai di Untan m'accenna,
E prega ch'io no'i lafci ne la penna . Et in un* altro luogo :
•* Accennò quel Signore ad un che corfef
E prettamente allumò molta cera . E di %Attolfo : C. 3 1. 0.
E con cenni allo [calco poi commanda , 1 1 °*
Che riponga la mcnfa9ela vtuanda , ^
E del Rè ìtf or and no, [degnato perche Mar fifa di propria autorità toglie f U4‘
fe quell* armenti egli haues ejpotte al uincitor della giofira, dice:
il Rè,cbe troppo off efofe ne tenne , . - -,
Con vno [guardo fol le moffe guerra. C.18 /? ili
Efimilmente quelli che con Vrencipi trattano deuono breuijfmamente le
cofe più toflo accennare , che efplicarle ; per riuercn^e per rifpetto delle
toro occupationi.
E però Horatio fcriuendo ad jiuguflo diffe :
Cum tot Infime a s}& tanta negotia folus Lìh.upt\ì
EjsItalasarmistuteris,moribusornes,
Legibus emende s,m publica commoda peccem,
Si longo fermone morer tua tempora Cafar .
Tatione Capitano di quella f quadra de ' Greci, che [otto Dario militaua*
no,hauendo fubodorate leinftdie, che Beffo, e 'bfa barman e, pr incip aliffimi
mimfiri di Dario prepar auano cetra del loro Bj;e voli do [coprirgliele, nè
potendo parlargli, perche i congiurati lo teneuano totano dal Carro f opra
il quale affifo il Baierà condotto; ferine Curtio, che egli da lungi feguitan-
do il Carro, e fifo il Rj riguardando daua fegno di dtfiderar di parlargli : fi !
inde il Rè , fattolo à fe chiamar e, da lui hebbe della congiura opportuno
raguaglio. Wj faprebbono i Cortigiani degnamente conuerfar nelle Corti
ft quell'arte non intendeffero; dalla quale s* impara à cui,come,è quando
fi debba baciar la mano , à chi il ginocchio, à chi le vefie,à chi i piedi, à chi
io fronti,# à ibi laguaneiahcme coprirle [coprir fi la tefta,far inchini 8
“ "" riHCUg*
$%t Dell’Arte de’ Cenni»
riueren%e, e mille altre cefi fatte gefiuofe cerimonie . E molte uoltìtìi
quelli cenni, dout non fi può par lare, far intender la fu* rtlontàiptrcbe^
comediffcl'iArio/lo :
***>u E chi non hà per humiltà ardimento
La bocca aprir, con tutto il uifo applaude ,
E par eh* ci uoglia dire: anch'io confento-
E quella cognitioneferue non/olo nel parlare , ma etiandio nello fcriuere
lettere à maggiori , eguali, & inferiori ; perciò che in effe ad alcuni fi do -
uerà dire vi abbraccio, ad altri vi bacio Umanità chiriuerentementeme
vi inchino , e faccio bumiliffima nueren%a,ò altramente fecondo la quali-
tà della perfona che fcriuei& à cui è fcrittOyTantopià èneceffariala C(h
gnitione d é* cenni à Cortigiani, quanto che e/fendo la loro proffffone pie-
na di (imulationi , bi fogna che /appiano in modo i loro getti adulterare ,
che da quelli non lafcino [ coprir la verità de% loro penfieri, e gli affetti de
gli animi lorojntendere'Xcmefk dalT^Ariofioauenito, quando diffe:
Ter che qual l’apparente efleriori
& 44. /?.*. Von hanno i ccr, ncn barigli animi tali . E poi foggiunge:
One per cc/egraui,cue per gioco
Ma i fen\a fintion non fi f duella.
Cefi hau*r fatto i Hpmani quando Tiberio per la morte d%*Augujlo fk af-
tib 1 . funt0 aW Imperio fcriue Cornelio Tacito: Quanto quii ili ufirior, tanto ma -
gisfalfiac fiftmantesvultuque ccmpcfito ne lati exceffu principi: , neu
$riftioresprimordio,lachrymas,gaudtum,queflus,adulationesmif cibante
Deue adunque Va/luto Cortigiano prima componer in modo la fua faccia,
che beniffmo ad ogni parte della fauola ri fionda; fi che non fi vegga rilu-
cer in lui alcuna fcintiUadi vero affetto; E però in cafa egli deue prima l»
preparare nonjolo il parlare , ma anco i’attione ; fi che la lingua ri fionda
al volto, e quejlo con ognigefto del corpo al fimulato ragionamento; Ter
la qual co/a infelice è la conditone di colui che fignoreggia , non potendo
di/cernere la verità delle cofe , per non/aper mai à chi debba credere ;
, - r E quefio gli interuien, perche non vede
„ $ ff.7#. Mai vifi (e non finti, e mai non ode
s * Senon adulation,men\ogne,e frode*
Curtio parlando Uff andrò Magno , che voleua da9 Macedoni à terra
prolìrati e ff eradorato dice : No» de er attuila concupì/ centi pomicio féLj
adulano, perpetuum malum I\egum, quorum opes/apiusaffentatio,quàm
boftiseuertit'E TLutarco del medefimo Meffandro dice, che quel Bj glo-
riefiffimo e di conuer/atione dolciffima venne altrui à noia per efferfi dato
m rnìtii, in preda à gli adulatorLCicerone,dete/ìando comepefle deWamicitia Va-
^ ~ - ’ àula-
Htr Uh. I.
^.18.
Parte Seconda. 5.83
ihlatme, \ e la fimulatione , dice, che quelli lufinghieri ajjentatorifi mur
tano non folo all' altrui fenfo e volontà, ma anco al volto, e cenno loro: il
che poi dijje anco Horatio:
Sic nutum diuitis borre t.
Sic iterar voces,& vtrba cadentia tottit .
£ l'tHeffo Voeta in vri altro luogo diffe: li.a.Ja/.f,
— Dauusfis comicus,atque
Stes capite obfiipo,multum fìmilismetuenti >
Obfequio graffammo ne fi inevebuit aura,
Cautus vti veld charum caput : extrahe turba
Oppo fitis humerinaurem fubftrìnge loquaci
Importunai amat laudari , donec ohe iam
edd cetlum manibus fublatis dixerit : vrge,&
Crefcentem tumidi s infla fermonibus vtrem .
Onde fi vede di quanti cenni que&accorto Voeta fi ferua in quelli pochi
ver fi parlando de * Cortigiani, ciò è di Ilare con la tefia piegata , e con la-*
faccia timida, far coprirti capo nel mal tempo , con le fpalle difender nel-
la calca , fiar con L'orecbio in atto di grande attentione , e leuar le mani
al Cielo. Ho detto cornei Trencipi , & i loro cortigiani fi feruino de?
cenni }hora dirò come ciò facciano i Magifirati,& i Senatori ,i quali tì (fen-
do perfonaggi grandi , imitando ancom ciò il Vrencipe , cercano in ogni
loro attione di conferuare dignità, e dee oro :E perciò Cicerone lafciòfcrit-
to: Quid de Vaulo,[aut ^Africano loquar, quorum non in fent enti a folum 0e
fed etiam in nutu\ rtfiiebat auftoritas ì E fcriuendo à Quinto fuo fra-
tello, quando era al gouerno dell' Afta, dice che in e (j a tanta moltitu-
dine de Cittadini, tanta di Confederati^ ante Città, e Terre vniushommis
nutum intucntur.E raccommav dando à alerio Orca efficacemente L.
Giulio dice, tra le altre cofe, che debba dimostrargli ogni termine di libe-
ralità non folum re, fed etiam verbisjronte >vultu demqur,le quali ccfc j
dice che vagliano affai in quelli chegouernano le prouincte.E T.Liuio dif-
fe:Sub vmbra Scipionìs ciuitatem dommam orbis terrarum latere,nutu
eius prodecretis pattum,pro popult iuffis effe . Di Gtofeffo eh* era prepofìo Gen.
al gouerno dell* Egitto dice la fcrittura che ad eius nutum frumenta pepa-
lo vendcbantur.Et è eneo fcritto:I{efpondit Taulus annuente fibi Vraft- ab jpef.
de dicere, Et m perfona cfvn Capitano diffe il Taffos »4-
£ s'vdia non ofeuro anco il bisbiglio , c6.
M l'approuaua il Capitan coH ciglio «
J Lacedemoni furono fopra tutti amatori deUa breuità ddparlare;0nde
fià lofio coni lorolacomfmifipuò dincheaccennajj eroiche ragionale»
tib^l
Hi dar. g.
mi.
'Al vrhs
ccndMb.'j.
Zil.l.ep.i.
Libt ito p,
la.
j84 Dell'Arte de" Cenni,
VO'EJJÌ à Filippo nòcche dimandati a il paff aggio per lo flato loro:con qui*
flajola breuijfima parola nffofero (fr,ciò è,nò.Tucidtde dice cj (fere flato
loro coftumc,doue bahauano poche parole non ne batter vfate molte • E
perche gli Oratori fogliano per lo più abondare in lunghe digr e filoni ^per-
ciò Cicerone diceche efil Lacedemoni {prezzarono Carte oratoria , non
fapendvfi che in quei tempi fia flato alcun' Oratore in sArgojn Corimbo ,ò
in T ebe.Efe bene Homero ferine che Menelao foauemente parlauagh di
però lode dt brenna, dicendo ;
Non is multa quidem verum argutiffima;quippe
Tauciloquus .
I Senatori Romani fen^a parlare le cofe della I{ep . grauifiime con moti9
e congefli deliberauand\ ; dando i loro uoti co*l caminare in alcuna partei
ondefù detto: Ire pedibusinfententiam ; & è fcritto in Tito Liuio : Qui
hoc feriti tis in dexteram partem pedibus tranfite , qua rnaiorpars erit , e*
ftabitur conflho ; deinde frequente! omnesin dexteram pedtbus tranfic-
rum. E quando erano contrarie V opinioni , col paffute chi quà , e chi là j
non abbracciando il partito propoflo , all'hora diceuano ire in alia omnia9
così Cicerone fcriuendo à Lentulo diffeiDe tribus legatis frequHes terunt
in aita omnia. E fcriuendo à Viatico : Frequtns enm Senatus reliquie, &
in alia omnia difcefiìt . Fello ciò chiaramente efpreffe dicendo:cbe coloro
chetano di parere d'acconfentire alla cofa propofla , andauano alla parte
deftra,ma quelli che f e minano alia omnia, ciò e ogni altra cofa , andauano
dall'altra parte ; Onde nacque quefto modo di parlare per diffentire , &
efier di contrario volere , ciò è ire , difeeder e , & anco tranfire in alia om -
tua . £ perche alcuna volta per la molta frequenta de* cittadini non po-
tettano commodam ente far paffaggio dall'vna all altra parte, e co fi pafiar
in quella fentenza che voleuano ; coftumarono tal" bora anco co' i cenno
delle mani ejprimer la loro volontà; ondefù detto . V edibus, rnambusque
ire in fententiam.Et appreffo Quintiliano è fcritto : Manibus,pedibus imus
in fententtam neceffìtatis. Flauto Fopifco nella vita d* Aureliano Imp.ii -
ce : Dande aiijsmanumporrigcntibus,alijs pedtbus in fentcntiam curiti-
bust plenfque verbo confentientibus , conditura eh Sènatufconjununi. E
l'Jlutor de prouerbt fopra quello Tcdibus m fententtam dij cedere dice:
Vorrò qui vultu quoque, ac getta figmlicant Je adfentiri , tato carpare in
fentcntiam difeedere dicuntur. Scrme Tucidide che non potendo Jl re hi-
damo Rè de' Lacedemoni à baflanza dalgcfio chefaceuano quelli dei con -
figlio comprendere fe teneffero opinione che gli */ ithentefi barn ff ero rot-
ta la pace , ònò; commandò che chi (entifie ad vn modo pajfajje nell'ina
parte, e chi altramente neU’ltratCO’tqual'atto la pace efferc fiata rotta fù
r- - ’ ' ‘ dicbia -
Parte Seconda. s$S
dichiariti * T>ì più bauendo i Magistrati, & i Giudici per proprio insìro -
mento le leggi , e cofi douendo effer leggiSìi, ciò è intendenti detratte del
giudicare} bora è da veder e come nella giurisprudenza babbia luogo la
cognitione de ' cenni. l^on tralafciando di direbbe d gli Sieffi Giudici, ciò
è à i Dottori di legge fi conferire l'autorità del giudicare più con cenni ,
che con parole? mentre dando loro le dottorali infegne ,fegli aprono di -
nanzf^kbrf, per accennare l’autoritadi legger & interpretare le leggi ;
e fé gli pone in capo la beretta , e l'anello d’oro in dito, per figni ficare che
fi de fiderà che formino nella loro meni e concetti degni d'effer in lettere
doro fpiegatuVrmieramente potiamo direbbe dall'ifleffe leggi noifiamo
con cenni ammaestrati in ciò accordando fi con Cicerone quando differì :
Si quidem in iure ciuih doctrnur non infinitis,concertationumqueplenis iterai* i.
difputationbus, [ed automato nutuque legum.E però ben diffe Dante:
*Athene,e Lacedemona,cbe fenno
V antiche leggi, e furon fi ciuili,
Fecer al viuer ben vn picciol cenno.
E Licurgo, interrogato perche a1 lacedemoni baueffe fatte cofi pochi /*g-
gi,ri/pofe}QueUi che parlano poco non hauerbifogno di molte leggi. Sene -
ca mvna Epifiola dice che le leggi dsuono effer breuiffime , acciocbed
gli imperiti fiano più facilmente apprefe , e come diurni Oracoli ejfequite }
perche il Legislatore non deuedi/putare , ma ordinare noninfegnare ma
commandare con imperio : e perciò ridicolofe fi conofcono quelle dicerie,
che da alcuni fono pofte nelle loro leggi , e nella /piegatura delle lorofen~
tenze.^ibbracciando adunque que Sìa legai fetenza i contratti, l'vltime^
volontà , & i delitti } breuemente dimoftrerò in tutte tré queSte parti ef -
fer molto neceffaria V intelligenza di quefl'arte , poi che l* animo, e volon -
tà nostra, in così fatte anioni da gli atti , gejìi, e cenni è conofciuta :
come anco Gio. Grammatico fcriffe . xAngi la volontà noflra effer mag- ^
giormente,e più efficacemente e/pre/fa con gli effetti, che con le parole di- 5 r . 5 *
ce Vomponio giureconfulto. T^eUe materie criminali, per incominciare da oìgMtdil
qHf*te>il Giudice da i moti, da ìgeSìi,e dai cenni del Reo, ne i cafi occulti,
t congietturali argomenta, e fcuopre ò C innocenza , ò la colpa di quello j e
perciò dicala legge: Plurimi quoque in excutienda ventate etiam vox ip
fa, et cogmtorisfubtilis diligentia affert : nam & exfermone,& ex eo qua
qu s conflantia , qua trepidatane quid diceret, rei cuius A Sìimationis
qufquviu ciuitatefua e fi ,quedam ad illuminandam vcritatem in lucem
tmergunt . Et Gnidio diffe:
Ben qu ìm difficile eSì crimen non prùdere vultu. u turni.
Quind. e Stato introdotto, che i Rei debbano ne i cafi graui perfonalmen-
U alla giufiitia comparir e}affinecbe il Giudice poffa non folo dal loro par-
Ecec lare,
5 8 6 DclI’Àrtc de Cenni,
lare ma etiandìo da ogni loro moto,geflo,e cenno la verità del fatto cinge t
turare nelconftituirlifemplicem$te,& anco ne9 tormentLChe la pallidcr-
. Mariti . In %ay(& il tremore ftano della colpa indici) affermano i no Siri Dottor LE col
fotogeno, e cenno fi può fare ingiuria altrui ; come guardandolo àtrauer-
,fr.n l°>™lnacaand<)gli la mano yC aitandogli la lingua, ò facendogli le ccr -
F,Unc. in l. le fiche, e con altri così fatti gefìi di fcherno; di che particolarmente
fin . dig. di fià fcritto ledoeho Damhudero nella fua prattica criminale nel titolo: De
qu&(ì. iniurìjs per geftus . E colui ancora , che con la mano leuata minaccia di
uom.cmf 8 percuotere , e cafiigato per queflo gefto ingiuriofo ; E M enfi gnor dettai
fur i , ! dico chtmn fola con parole, maetia.ndw con atti fi. pofiono /cherm-
isi fi GMt re ^^uominr*ccntr afacendo gli fcilinguati, òi Zoppi, òi gobbi. Ma fe il
geflo delle minacele che fi fà con le mani conira alcuno ( accia f e fficiente
in l vlu de *ndlc*° d tormentare ,òà prouar delitto premeditatole quando colui eh* è
qugfl. minacciato poffa il minacciante nelTatto delle minacele offendere, fcriuo-
t rati effim n°* dottori. E come le minaccie delpadrone fiancar gomito del mandato
iib.^ cap/att0 alferuo*che vecida alcunoytratta Tiberio Decimo . Eficcmedat
$ 4. ' cenni s* argomenta l*inìmìcitìa, come dal guardar fi per torto; ter fi la {ira -
da, minacciar fi, non falutarfi, non baciar fi in Chiefa , quando fi da la pace;
e da filmili : Cefi per lo contrario, che gli inimici fii fi ano ripacificati dal ba-
Deprd ciarfì, abbracciar fi, toccar fi la mano , /aiutar fi, e da famigliami gefìi fiar -
conc 115 6. gomènta di che tratta il Mafcardo copiofamente & il Farinaccio ; e di
De indie & quefie cofe fono pieni i libri de* Legifìi : procedendo ne* cafì ccngietturali
tori . queffi. per cofi fatti cenni, & atti ad inuefìigarela verità di quei f ucceffi , c/;o
49» fono alla giuflitia pertinenti. S. Sgottino nel libro della Cbriftianafedefil
CfftffiC ^°l° c^e * anco ne^a raS&ion canonica regifirato , parlando come co'l corpo
31 non violato fi poffa perder la caflità, dice che l* impudico occhio è del cuo
re impudico meffaggiero;e però, quando con affetto lafciuo in filentio due
De airocit, fcambieuolmente fi rimirano , fogge la cafìità del corpo ancorché egli fia
*D**tr bar mtatt0 • Da* quali gefli i traditori ficonofcano fcriue il Deciano ne* fuoi
€oncl 5 trattati criminali. E che i*vhbriache%xa fi proni dell* affetto, fcriue il Ma-
Dthomit. fcardo.E come tali* bora fi commetta l'homicìdio con cenni, e fia punibile ,
ferindicia , infogna Iodocho nella fua prattica criminale; oue dice molte cofe in que-
& fi gnu. fl0 propofito. È di quelli che danno il fegno à coloro che rubbano la legge
Dig adì dice: Qui furanti fignum prtibuit,perinde habetur ac fi manifcfti formo-
ìu .peculi demnatus effet, & fumo fu s effteitur . E che Vherefìa fi proni per fegnian-
inlfi c fa co leggieri, ferine Baldo. Di fiutano i Dottori fe vnfordo, e mutofipofiéLj
mil hsreife per la confe filone de* fuoi delitti cafìigare , ^fnt. Comedo ne* fuoicom-
De del ffiis mentati dice che fe il muto può al meno con cenni far fi mtender,deue efier
1 • punito , & anco di pena ordinaria; come fcriffe anco prima Ciò. de Imola
ìn \ 1 f,d* foggitelo da altri Dottori. E i*iflcfio Comedo dice anco che jt bene il ma
mio, msg, ...... " toner
Parte Seconda. 5 §7
to per la fola propria confefjione dichiarata con cenni ,s cen getti non può
efser cÓdcnnato',percbe il Giudiceyper non batter particolar cognitione di
quei cenni , potrebbe errare j allegando in conformità Baldo , dice nondi - in j- vrflC*
meno creder ebe il Giudice lo poffa con cenni interrogare , per inue-Q • * ^ •
/frgar /a verifti . Jw fomma l'indìcio de3 legifìi non è altro che vn nota-
bile cennoyò fegno d' alcun detto yò fatto yò d'altro delitto; cioè [oggetto à
ne ceffi td di prona ; di che trattano anco i Canonisti in piu luoghi . Ma fi C‘Jerit0, 19
come il Giudice anco da gefii^ e da* cenni altrui deue inueftigare lave-co etro ‘
ritày\così egli deue aucrtire che da qualche fuo atto non [taf coperto il fuo
volere > e l'intention fua prima che proferifea la fentenxa \ così comman-
dandogli la legge : Tfon ett con flauti s, & retti ludicis , cuius animi mo - DiZ> de effi.
tumvultus detegit . E diqueftofcnffe il Deciano ne3 fuoi Trattati crimi -
nuli : E la dìnina fcrittura dice che il filentio è T ornamento della giufli -
tia.Veitonio Turnio con fuoìfalfi cenni fi procacciò la morte: Egli effen* 1/^.3$,
do appreffo d3*4le{[andro Seuero Imperatore venditor di fumojfcoper-
ta lafuafraude >fu co*l fumo fatto morire , come ferme Lampridio nella
vita diquetto Imp.perciocbe effendo Vetronio fuo familiare, falf amente
dinegando di poter ottener da lui ciò chevoleffe,con queft'arte cauaua
dalle Mani di molti gran fomma di denari ; il che hauendo u tleffandro
[ubo datato àqutflo modo lo conninfe : egli da vno pubicamente d*vna-j
gratia [applicato Vetronio alThora parlando d'altro con l3 Imperatore,#4
accennando à colui di trattar del fuonegocio , egli dall* Imperatore gra-
ttato, credendo cCbauer ottenuto quanto de fideraua per inter ceffone di
yetronio,e perciò datigli gran doni, ordinò Uleffandro che Vetronio [offe
accufato , e di quello delitto da lui più volte camme $0 conuinto , fattolo
nel foro legar ad vnpalo col fumo, che d' intorno gli fà fatto col fuoco di
legna verdi lofi morire , gridando tuttauìa ilmmifìro , Elei fumo muore
il vendi tor del fumosi che il B echio dìffe:
Iure ,tnquit,f imo pereat ; fic vendere fumum
QHifQlitusfuevatperdituSjatqueemere .
rNe i contratti ancora hanno luogo i cenni : Et f e bene il Gìureconfulto devtr,
dice^befhpulatio non potefl fignis , [tue nutibus conciphnec ita concepta Ll*
valet: ciò è vero in quella forte di contrattoynel quale fi ricercano le pa-
role per fua ne cefi aria forma : ma negli altri contratti non è cofi : an%i
vno che fu affatto fordo » emulo può con cenni contraher matrimonio ;
dicendo tl fommo Tonte f ce: Quod ver bis non potefl > valeat fignis de eia- c.Cuma~
rarc.UHoftienfeye T^ibbate vanno f opra quello Canone decorrendo /o tud fedem
quefto fordojemuto [offe etiandio cieco natOyfe con attive con cenni po- de &onf*m
irebbe far il contratto del matrimonio . E che da fegni s* argomenti il ma •
trimonio contratto pccme da bacila abbracciamenti , da donile da altri fi «
~ ~ Ee e e z miti
j88 DelPArtc de Cenni,
B e prò fot, miti atti fcritteil Mafcardo. Efeanco fi proni il matrimonio per lo dono
€9 nel. I OiO dell' anello tratta l’ifejfo Dottore.E che il confentimento d* alcuno fi prom
-vati conc Hi perche capite annuerit , (erme Accurfio ; & è confermato damoltie
ff/'ffinak/uri; c anco dalì'ifiefjo Maf cardo . E quando il Trinctpe à chi gii
Canti dwanda alcuna cofa r [fonde, annuimus, s' intende fatta la gratta. E dì ce
Jhld ini 5 Elegge che fipuò alcuna cofa prohtbire per qualunque aito del probi -
<£. de adopi hente, è eia dicendo, ò tirando vnfafjo per caufa di prohibitione , onere la
Dìg. Quodmano opponendo: E però 1*Ay lofio difje :
vi «tu ci*/» seghilo haurian , ma raffrenò ciafcuno
jz r 2 Difendendo ladefira il f{é fu p cebo.
E come co' ! trar vn faffo t* intendi nouum opus denuntiatum fi tratta nel -
I yij.de neu Je nofìre Uggì . Qui fi poffono confiti1 rare anco quei gefii , che fono fatti
efer. nunt da' Trenapi , & altri foprani Signori quando infeudano alcuno, ò ponen-
dogli E anello in dito, ò cingendogli lo fiocco , òcon quello percolandole, ò
dandogli vrìbafiafa vna verga, ò altra cofa in mano fecondo l'vfo del pae *
[e • Et va moderno Cìureconj ulto dice ; che quefia forte d'muefiitura è
ò propria, ò abufiua,ch’è detta verbale, perche fi fà con parole, ò con rno
degli atti del corpo fopradettiyil che fignifica che tutta la conditicne^
di quel v afallo fi cangia , e fi trasforma nella fede » e nelTcJfcquio dej fuo
padrone; e poi [aggiunge , che q netti' t gefii di cerimonia hanno [otto di fe
mifieriofa intelligenza. DeU'vltme volontà ancora dirò alcune poebes
cofeuiòèfe il Testamento fatto con cenni fia di valore.Taolo Gturecon -
1%, deltg. [ulto dice in quello modo : Tfutu iti am relinquitur fideicommiffum.'E fe
3. /.ii. bene l’mttitutione dell'herede non fi può far con cenni , ma è necefifariau
c. de tefia . I* voce > ^ ^ fattura -, fi può però con cenni beneficar alcuno per via di
I.19. legato , ò di fideicommiffo . Ma fe per fattore di pia caufa vaglia il T e fa-
in § Telia mento fatto coH cenno è da Giulio Claro trattato. Et Aleffandro lafciò
rmntum fcritto il cieco poter cofl cenno tefiare à beneficio di caufa pia. Et il Man-
Indi' 6 tlca drfpM&(e yn faldato poffa co*l cenno tefiare. Gli antichi bebbero vn
T>e conìctl. mo^° di far te fi amento con atti, e cange fi, che per £s,[& hbram differo ;
•vlt. volMb. il quale fifaceua in queftamaniera. Il Teftatore chiamaua l'beredefil Li-
ó.tit.i . bripendete cinque tejlimoni.il Libripende teneua pendente vna bilancia
e l'herede pigliano, vna moneta , con la quale toccaua la bilancia , e poi la
daua al tefiatorcycomprando con quefa imaginaria venditione tutta l*kc
2nB. deuAedità: di che trattdGiufliniano Imperatore. Dalle cofa dette a baflanz*-»
de- s*è dime firato come il Trencipe,\& anco come i Magiflratifipreuagliano
tjfiiu della cognitionefie 9 cenni.Quando deWartimecaniche tratterò farò cono -
feer anco à gli Artefici , & a i Soldati quefa intelligenza ejfer molto
neceffaria , & à\qu e fio modo fofficientemente refterà frouato à tutta la
Polìtica Eilofofìa ella ejfer grandemente bifogneuole.
Parte Seconda, j 89
COME ÀLL’AGRICOL TORE GIOVI
la cognitione de’ cenni. Gap. X V.
0 detto delle fa culti prattighe aitine ; bora dirò delle
Fattine, che fono farti dette da Greci Me cacche , ciò
èdigrandefolertia , e di affidaci diligenza ,le quali cefi
giudicio, e con le mani fono fatte , del qual nome fono
indegni quegli offertiti], che fenga ingegno fono uilmZ-
te esercitati .Tra quefke è l'agricoltura principale ,
che conila de' f noi precetti , de’ quali Epodo /Sene fon -
tc, Catone, VarrQne,ColÌumdla,?aladw, Virgilio, & altri antichi grau '.{fi
m autori hanno trattato degna dell' eminenti (fimo titolo datole da Seno-
fonte, che la chiamò arte delle arti, e di tutti nutricc.V arrone la diffe Ar- 0£r£ rua
te neceffaria,e grade , c neramente è arte nobiliti ma, baule lo gli fleffi prin Uh. \ ,
cipij che ha il mondo, A equa, A ere, Terra, e Sole.ETlatone dice, che nell» zpn<™.
principio del mondo per dono di Dio è fiata dagli huomìni effer citata: &
è veriffimo che il nofiro primo parente, & i fuoi figlinoli à quefl’arte atte
fero.Et il Varadifo terreflre,come l’ifteffa uvee dimofira,nÒ è altro che un
giardino,ciò è opera d’agricoltura,chefù dalTifteffo Iddio piantato . E di-
ce la dittino, fcrittur a . Ne oderis laboricfa opera , & ruflicationem crea - Cren il
tam ah altiffimo. E arte naturale, giu§ìifjìma,& inno centiffma, poi ebe^ zcd cap . .
non falò non è ad alcuno dannofa,an%i con gran copia di frutti aWhumana
generatione apporta marauigliofo beneficio, fi tfj'ercita ferina f rande , e
fen^a violenta', non hauendo altro fine l’agricoltore , che di ccnfeguire sten* per*,
con le fu e fatiche necejfari alimenti: E perciò Anfiotile la loda come ar« M
te naturale, e giurìa, E di lei Collumella diffe quefie degne parole ; Agri-
cultura genus amplificando retinendique patrimoni] , quod omm crimine i* ?roem,
caret: nam attera dtuerfa, & quafi repugnantia diffidenti Inflitta : rnn
genus liberale, & ingenuum rei familiari s augenda, quod ex agricolatio-
ne contingit . E Cicerone diffe tra tutte le cofe dalle quali fi confegue bene * Pro Ro i .
fido, ninna effer migliore dell* Agricoltura, ninna più utile, ninna piti dol -
ce, e ninna d' un' huomo libero più degna . Seneca ancor egli le diede quella
bella lode :
*Kon alia magis e fi lìbera, & ritto carens uipp&ì.
1{itufque melius ulta qua prifeos colat ,
Quàm quA relìftis manibus fyluas amat.
Uf ciò fermo: Maiores nofiri rirum bontm cm laudabant:Bo «
num
5 90 Dell’Arte de3 Cenni,
num a%Ylc°lam > bonumque colonum amplijjìme laudari exiSìimabatur ,
*Becfififol ita laud*batur . Boetio chiama gli Agricoltori felici, Virgilio fortu-
iti Georg. natii& H orano beau. E anco arte digmffima,per effere fiata in ogni ttm
in Epodo, po da perfone grandi maneggiata ; come da A damo, da Efaà . da lacca -
riandai Re $ sulle, da Ox^apur ì{è,e da altri perfonaggi. I Rimani fi glo-
riavano d* e ffer m un mede fimo tempo, non mercatanti ,ò gabellieri , ma
$ enatori,C apìt ani, & Agricoltori', e queft’arte apprtffo di loro era tra le
tribù nobili^ da’ maggiori Senatori esercitata', tra * quali fono da Cicero -
ne connumerati M.Curio dopo hauer trionfato de * Sanniti, de* Sabini, e del
Rè Tir r ho, F sbricio, che (prezzò Poro de’ Sanniti . L.Quincio Cincinna-
tocche arando hebbenoua d'effer fatto Dittatore', con i quali va Serrano,
che difua mano feminando là parimente alla Dittatura chiamato : De*
quali tutti facendo il Tetrarfa un bel dr apollo dice :
Vn Curio,& vn F sbricio affai più belli
Con la lor pouertày che Mida, ò Crafjo
Con l’oro, ond'à virtù furori ribelli .
Cincinnato ,Serran, che foto un pa(fo
Senga cosìor non vanno .
E però V egetìo dice alla mìliti a effer molto atta la gente ruSlicana, come
quella eh’ è alle fatiche aueg^a.e à'ogni meommodo [offerente* E Seneca
fcriuendoà Lucilio difje : T^uBum lab arem recufant manusqu# ad arma
ab aratro tranfierunt, E Virgilio de ’ Capitani del Re Turno dice:
Vndique cogunt
jEn 8, Auxilia,& latcs vaSìant cultoribus agros.
Et altrove à qutSìo propofito :
Vomeris bue &falcis honos,huc omnìs aratri
Céffit amor . Toi che a * bifogni ;
Gmg. 1. £t CiiyU# rigidumfdces conflantur in enfem.
E Romuiù è da Tropertio chiamato faldato, & agricoltore :
Idem eques,& freni s , ìdemfuit aptus aratris,
lib . 4. Ciro minore figliuolo di Ciro Rè de 9 Terfi fi gloriò con Lifandro Lacedemo
De finiti, nio dicendo , come è da Cicerone riferito : Acqui ego ifla fum dimenfus ,
ma funi ordines,mea deferiptio, multa etiam tftarum arborum mea manti
funt fata: onde Lifandro lo chiamò beato : Qnon\am,inqu\t ,virtutitu&
fortuna conìm&à e Sì» Efe à tempi nofìri non fi cava cefi fatto utile, e di-
letto dall* agricoltura ciò amene per colpa nofìra ', qui rem rufticampe (fi-
mo cuiqueferuorum ueluti carnìfici noxùe dedimus , quam matorum no-
D* n rufì firorumoptimus quifque optimi tra ttauerit, come Collumella afferma-i.
in prtntf' E 'Plinio i’ifìeffo c (infirmando dice , che bora la terra non è , comefù già
r ~~~ ~ ~ ~~ " " fertile,
Parte Seconda. 591
fertile, [degnata dt effer data in preda di prffìma gente,con quelle honora -
tifime parole rTuncmanibus ipforum Imperatorum colebantur agri , ytLth.il.c-?
fas efi creder esaudente terra vomere laureato, & triumpbiili aratore.fi
ue illi eadem cura f emina trattabant,qua bella ; eadernque diligentia ar-
ua difl>onebant,qua caHra. La terra no fra antica madre vuole ben darci
gli alimenti ; ma vuole anco da buoni ,e diligenti figliuoli effer ben tratta -
ta,& obedita'yil che non potremo già mai fare fe non la intenderemo :
fauellando ella fe non con cenni, ènecefario che il buono Agricoltore li li. 18 c if
conofca,e gli intenda . Gli alberi nel fine dell* Autunno fpargendo f opra la
terra le loro aride [rondi, ci danno fegno,ch’è tempo di f minando fpargere
il grano, come ci auertifee Tliniofilquale introduce lavatura à (gridare
à gli Agricoltori, perche, intenti ad off zruar i fegni del cielo, non intendo-
no quelli della terra . Si troua ferino ne i libri di aitalo, di Cecinna , e di ti. ì 8 * *7
Zoroajìro,che le foglie di tutte l'herbefono lett&e, & igijf re, che dtmoftra -
no la virtù delle loro radici. Il Marino in un fonetto leggiadramente fpie
gando i cenni della terra , dice eh’ e fendo ella inamorata del cielo nella-*
State sfoga i fuoì ardori ,
E de l’accefe vifeere anhelante
In uec e difofpirtraffe vapori.
Ma poijoprauenuta la fredda fiagione,dice che ella
Di rughe il uolto, e*l crin di neue hà pieno.
Di più dico effer neceffario che l’agricoltore fta de’ cenni de gli buomini
conofcitore,con i quali molte cofe commanda, & efequtjce; & anco pt r-
che ì V Ulani imperiti dell’arte del dire, quanto meno vogliono à far fi in-
tendere parlando, aiutati dallalsfatur a , imitandogli animali ir ragion -
noli, con i quali di continuo conuerfano,fupplifcono con atti,e co gefh na-
turali yonde per intenderli fà di mefheri hauerne cognitione : Et e fendo
quelli ge!ìi rufticani,per lo più, fecondo il dotarne della Vatura,ia art fi-
ciofa adulatione non adulterati, come fono quelli de' fugaci cittadini; dx^
effiil padrone,confuo beneficio ,bew fimo intenderà^ conofcerà i penfie-
n,& i voleri de* fuot bifolchi ,e coloni : Et e fendo i buoi ancor e fi Agri-
coltori; carne fu dichiarato per legge de* fapientifìmi A tenie fi riferita da r>?v.r y,Q
Eliano dicendo: Bouem aratorem ne ma 61 es, quoniam ttiamille agricola ui ,
efi, & humano generi laborum focius ; tanto meglio intenderà i cenni de
gli animali, quanto meglio pof edera quelli de* y Ulani : E fe bene fi dice
che à* cavalli s* accenna, e fauella co’lfrem;come diffe Horatio:
Sed aqui franati efi auris in ore.
Nondimeno ,f e l’Agricoltore intenderà i cenni degli animali bruti; egli
fopra effer fegni di vicina pioggia > quando
Bucula
j9& Dell’Arte de’ Cenni,
— — B u cu la calura
Sufficiens patulis captauit naribus auras. Et ancora
vitg.Gw.i cum medio celeres reuolant exaquore Mergi ,
Clamoremqueferunt ad lictora,cumque marina
In ficco ludunt Bulica , notafque paludes
D?ferit>atque altam fupra volai Jtrdea nubem,
E co fi da molti altri fegni de gli ammali bruti potrà la pioggia , e'I tempi
fereno , e molte altre cofe preuedere . E non è fuori del noftro propofìto il
Uk 1 8, f. j . japere effer vero, come dice Tlinio : Frontem domini magìs agro prodef-
fe,quàm occipitiumie che le pedate del padrone rendono fertili i fuoi ter
reni .jì Uh eneo fà mentione d’vna forte d i ballo da lui chiamato Carpaan9
la cui figura er a d'vn* huomo , chef eminaua il grano, il quale fingendo di
temere , elegantemente pugnauaper la difefa de* buohpigliando à tempo
l'arme cantra i ladroni ,e con varij gefii,mtbe falsi nume rofamente belj*
liffimi concetti effrimua*
Parte Seconda.
59
COME SIANO NECESSARII I CEN
- ni nella militia . Cap. XVI.
Ora parlerò della Militili’, la quale per difefa dello Slato,
e delle ccfe fue è à ciafcuno per ogni ragione lecita: per
Ugge diuina , efìtndo [crino molti amici di Dio baueria
trattata , cóme fù Dauidde , e molti altri de' quali ftfà
ccmmemoraticnene i libri de’ Rj ,e de’ Macabii : Ter
ragion di Natura ancora, poi che ella à tutti infogna , e
pnmetii. tjj i lecita la conferuatìone di fefteJfore delle cofe propne,con-
tra coloro che cercano di occuparcele $ & è verifiìmo > come di (f e -il Te*
trave#- 9
Che naturalmente s'aita
Centrala morte ogni animai terreno »
Il che anco è per ragion dt tutte le genti; poi che non fu mai Vrencipe , ó
2 {ep, alcuna, che non concède [fé la giufla guerra ,e di quella precettile leg-
gi nonfcrìuefie: e nella ragion ernie è vn titolo intiero: De re militari .E
Seneca lafcièfcrittoiOmnis in ferro tft falus,Et è arte in modo neceffaria; ln ^er- fo-
che vàrio, dtcea Senofonteìanizimiofo>e mole Ho far ebbe l* arare, & il {e - ^
minar la terra, fe le biade nonfojjero contra i nemici difefe . Et dritte-
file di fife che ella è tanto alle città bifogneuole,cbe , fen^a di lei9 tutte le^j
altre arti perir ebbono. Et Hcratiodiffe di picche Lii%u ^
I {es gerere,& captos oftendere cìuibns hofles
Attìngit folium Iouis,& cceleftia tentata
%A opre jjo gli antichi alcuni efferati] getfuo fi erano in tempo dipacc-d
fatti , peracquìftare dific fittone e peritia nella guerra . Homo era vna
forte dì ballo commiine aUì giouanì , & alle donzelle alternatamente in
efio introdotti ; nel quale ilgiouane prima menaua ilballo f aitando ardi -
tamente in quel modo ; che nella guerra f attuano quando i nemici affan-
nano :poì fuccedeua la donzella con gran modefita dannando; Onde ti bai-
lo riufeiua come di forte7ga}e di temperanza compcfto.Tirricha era W-
altra forte di ballo tutto di moti , edigefli formato; nelqualei giouanì
Lacedemoni armati fi effercitauano,per e fiere alla militia più di fio &'.;&•
alThora era c citato un verfo hipor eh ematico, al cui numeroi loro moti re
golauano;giuoco molte faticofo, nel quale [aitando altri di ferire, & altri .
difehifare colpi fi ingegnauano;e poi tacitamente fi ritirauano , con mot-
tìvaghi}egmicfigejh Di che fcrifie TlimOye prima dt lui Tintone . £ , * *'
Ffff questa
594 Dell’Arre de' Cenni ,
quefia / erte di ballo per caufa d’honore fù tai’hora fatta ndi’effi quie de'
Ahx ab a. grandi huomini . Et a buoni tempi , prima che foffero i cefi imi corrotti %
l,x Q:rf fh *n Roma da* nobili gioitemi esercitato, vt armati leni fltxu , <&faltu%
ter' 1 nunc f e contrahendo, nane in altum exìliendo , nunc declinando , tela, &
plagas vitarent, difeiphnamque addifeerent . Troia poi era vn* armeggia -
mento , & efferatio cauallarefco , che da i gioitemi prima Troiani $ & poi
Albani, e finalmente Romani fà vfato , affrontandoci à Cauallo , h'or fyg-
jEn. $, gendo,bor riitolgendofiidcl quale Virgilio diffe:
Urne morem,curfu$,atqùe h#c certamìna primm
- Afcanii4s,longam muriscum cinger et Albam
Retulit prifeos docuit celebrare Latinosi
Quo puer ipfe modo fecum quo Troia pubes
Albani docuer e fuos,hincina'xima porrò
Acccpit Roma, & patriumferuauit honorem »
Troiaque nunc pueri Troianum dicitur agmen.
Trtapo battendo riceuuto Marte da Giunone , eie ciò eh e lo facejfe buort
guerriero, effendo troppo feroce, & impetuofo, per moderarlo, gli tnfegnò
prima di ballare , à fine che à tempo , e con mifura imparale à mouerfi •
Btf %ep Uh X1 Qn & adunque da far fi merauiglia [e Socrate diffe i ballami effer mol -
t0 a^a Scorra', E te Tlatone lafciò ferino, che il foldato,per temperar
P animose fortificarci corpo, douejfe nella Mufica,e nella Ginnaftica effet-
ti tar fi. 1 Traci co V arme ,f alt auano à fuon di tibta,epercotendcfi fingenti*
Am Uh n0 & ferir fi, e finalmente d'ammazzar akunoi& il vincitore, tolte Parme
u * ' vinto, cantando la fua vittoria, partiua dalla pugna. Hauendo i Lacede-
moni imparato da Caflore , e da Tolluce il Cari attuar e, eh* era vna forte di
ballo dalla città di Caria cefi detto, coPìurnarono d* effer citar lo con canti ,
efuoni,e con numerofi,e regolati falsi • Homero per caufa d*bonore nomi-
nò Merhnefaltatore , perche per la pernia del ballare, e del {altare ,nt%
congreffi militari fà agihffìmo neWaffalìre, e nel fuggire i colpi de * nemici
velociffimo . Appreffo i Romani i Salij erano Sacerdoti à Marte Dio del-
la guerra dedicati, m bonordel quale grauemente,e religiofamente f aita-
ti ano , portando certi feudi Ancilia detti , che da Numa Tcmpilio furono
infatuiti. Gli Etiopi come, dato il fegno di combattere, veniuano alla bau
taglia, venerabilmente faltauanc;nè appreffo di loro alcuno aràiua, feti-
da batter prima (aitato, e ballato , d'auentar pur vn dardo , portando Ica
loro fa ette intorno la te Ha informa di raggi > per apportare a i loto ne*
mici ffauento maggiore. Nella guerra facendofifecrete deliberationi,ac •
cieche pernenendo à notitia de* nemici , non pano gli effetti di quelle im-
pediti,con cernii con occulti modiftfoglmo naf condor e ; £ perciò i Ro-
* ~ mni
Parte Seconda. f? f
man! f acenano ne tjoro flendardi militari dipinger il Minotauro', per ac-
cennare , che fi come egli fà da Dedalo rinchiufo ne gli ofeurt nafcondtgli
del labirinto co fi i configli) e le deliberationi de* Capitani (off ero celate ,
e nafcofie:Onde Duidio diffe:
tArcbanum bis nobis terra, pelagoqueferuntur, 4*
Infpicitacceptasboflisab bofte notas .
Offendo imponìbile che il Capitano con la voce regga ad vn tratto tutto
VeffercitOy per effer in quello, per lo gran numero delle genti.moltoftrepi.
to, e molta confnfione, e molto maggiore nelle battaglie ’,fà necejjario di
ritr ouar modo coH quale i Capitani inferiori , e tutta la militia potejfe in
vn fubito vedere > & intender la volontà di chi commanda , e quella ad
vn cenno incontinente obedire: Come dtfjeil T affo che don eano t Capita +
ni cbedtrà Goffredo.dapoi che l’hebbero loro capo eletto:
Gli altri, già pari,vhidienti al cenno
Siano bar minifiri de gli imperi fuoi.
Ver quefio rifiato furono ntrouati tré forti di cenni , òfegni,che chiamar
li vogliamo:! vocali, & i femiuocali per gli orecchiai mutoli per gli oc
chi : I vocali fono le voci humane,che fono date dal Capitano e per le fen •
tinelle della notte, e per lo cominciamento & ordine della battaglia ; co •
me di Vittoria, di Trionfo, di Valma ; ò come piace al Capitano . I femiuo -
cali erano fatti col fuono degli Tìromemi militari', i quali anticamente
erano, come Vegetio ferine. Corna , Trombe > Bucine > con i quali fi accen-
tua la battagliai però Virgilio.
Tum verò ad vocem celerei quà bucina fìgnum
Dira dedit. E l'.Arioflo:
Gìà\ono in pronto, & altro non s'afcetta, C.19/I ot*
Ch* vn" altro fuon,cbe lor la gioflra ac cerne • E diffe ancora :
Qual sàie moffe il barbaro fi vede, C 4y.z7.71
Che’l cenno del partir focofo attende . Hora bufano quefiifegni: Bando*
Raccolta, Marchiare , Ordinan%a,Mto,Ml'arma, Ritirata, Voltafaccia,
Batteria . Vmuetore di parlare con queHi inftromenti,e de 9 loro cenni fà
Iddio fleffoUeggcnde noi nella diurna fcrittura,cbe la S.M.infegnòà Mosè Kum.io.
in che modo co dtuerfi fuoni di due trobe fcargtto doueffe ragunare la mol
titudine alla porta del Tabernacolo', e come chiamar i TrHcipi,& i Capita
ni deh1 effer cito;e quaio fi doueano mouer quelli eh* erano dalla parte d'O •
riente,e quando quelli di me%o giorno ; e con altri precetti diede la norma
d* accennar con le trobe ali* efferato tutto quello ch'era necejfario di farfi:
La qual cofa fà anche cofi da S.Taolo ffireffaiQuó fine anima fuht uocem 1. Ade*,
dantia.fiue tibia, [ibi cithara9nfi dìfiinSiontm fonituum dederint,quomom Tini • 14.
Ffff i do f ciez
79^ Dell’Arce de5 Cenni,
dofeietur id quòd canìturyaut qaod citarigetur ? etsnim fi incertam itoci
det tuba^quisparabit fe adbeìlumf Ma perche per lo gran rumore de gli
efferati talhoramn fipoteua ne anco hsnìntenisr il fumo di questi •«*’
firomsntij perciò fu introdotto di adoperar i ftgm mutoli ; eh’ erano
quile}di Draghici Bandiereydt Vcffiiiydi Tenne^e di altre cofe minori ,
moto delle quali i faldati obediuanoy che da i Latini fono apunto chiamate
ftgna y & il portatore di quelle > Signifery che noi M If ere nominiamo.
Dante diffid i
i. Come fotta li feudi perfaluarfì
V olge fi f chi era y e sègira coll/egno
Vrimache poffa tutta in [e mutar fi.
E dell* Mquila, ch'era Pinfegna della Bimana Rep+
Nel fegno y
Warad ip, chef è i Romani al mondo riuerendi.
*©. E pQC0 appreff0 10 £yama fegno fai mrj0ff de f udì Duci . Et il Taffo &
ce. che Goffredù
— Sotto i fanti -
. Segni rìduffey fmi compagni erranti*
'bielle {acre {Mere delle perf&ne ecclefiafìiche stufano parimente i veffiHi
per guidar con ordine il clero: e perciò dìfft il Taffo :■
I * l?.j .yà Tietro foto innante {piega al venta
Il fegno riunito in Taradifo:
Efegue il choroàpaffo grane lento
Induo longbijfmi ordini iiuifo. c
S&jr. Curùo nella vttad'MtiefJ»mdrQ- Magno dice cofr: Tuba, cum c&Fira mette-
re vellet , ftgnum dahat f cuius fonus plerunque , tumultuanti um fremitH
exorienteyhaud fatis exaudieba^r ; ergo ptrticamiqu& yndique concici
pcjfetyfupra prastovium fiatuit,ex quo fignurn emnebatypariter omnibus-
confiti ufi- Volibio ferine che i Mac e foni , egli Mchei damano -il fegno dii *
la battaglia e [por e do da luoghi móni ai monte Olimpico un pana di. Imot
Et i Megapolitani inaigado la vejh di por pura del Loro Ri. Virgilio àiffé:
Mutemus clypeos Danaumque in fi ghia nob s
’Mn» s. Mptemus. E dice che Turno fece poner f opra la Rocca lo Rendati*
per fegno dt guerra * :
Vi belli fìgnutn Laurenti Turnus ab arce
Mn* 8. Extitltly& rauco Rrepuerunt cornua cantu.
Il piegar poi le hanàierefoTaime dmangt ad alcuno è atto di riuerengay t
però diffe il Taffo :
Tutte dfuoi ptè nel itappaffark febiere
Chinati?
trarre Seconda. 597
Chmn9quafl adorando9arme9e bandiere , E l'Mioflo di Giulio Cefare:
Crederò che piegata ogni bandiera > A C. 46
E fcarca di trofei la ricca foma 9
Tolta hauria leggi , e patti à voglia d'effa
T^e forfè mai la hbertade oppreffa .
CneoTompeio volendo entrar nella cafadi Tofjìdonio commandò al Lit-
tore9che gli caminaua auanti9ch e non batte ffe alla porta , ma che abbaffaf
fc i fafci confolari,& alla porta del Filofofo li deponeffe. Il portar poi le
bandiere de* nemici riuer[ate9è fegno d*e{[ ere fialidi loro vittoriofi, e pe-
rò Dante volendo dire > che i Fiorentini non erano mai Siati da9 nemici
vinti differ ì
Con queste genti vidi io gloriofo Farad. k6.
E giu Ho il popul tuo tanto , che*l giglio
T^on era ad afta mai poflo ritrofo .
Spantano nella vita di Seuero Imp . In palatium eodem habitu perrexit ,
pralatis (igni qua or&torianis ademerat 9fupinis9non eretfis. Cornelio Hin 4 n ^
Tacito dice: Heuulj a. Imperatorum imagines9inuerj a figna • Etvn’altra
volta: Tr&cedebant incompta figna9verfi fafces . Soieuano anco nell* effe •
quie de9 gran Capitani per fegno di meSlitia portar le bandiere riusrfate .
Vedane Jtlhinouanofcriuenio à Liuia nella mone di Drufo fuo figliuolo:
Quos primum vidi fafces in funere vidi ,
Sed vidi verfosyindiciumque mali .
il Tamerlano quando poneual'afjedio à qualche città 9 il primo giorno
piantana il padiglione bianco 9per fegno di perdonare à tuttije fi arrende-
nano: il fecondo ilrojjo 9 fegno di voler ammaggar uno per cafa ; il tergo
il nerOyài non voler ad alcuno perdonare 9 accennando in queSla maniera
co9 padiglioni à nemici la fua volontà. Et ^ ileff andrò Magno9quando al -
cuna città ajjediaua , faceua accender un gran torchio à nifi a de' nemi-
ciyCO* L qual fegno era f olito di figntficare9chefe prima che il torchio fi con -
furnafse s'arrcndauano fioro perdonaua}altraméce batterebbe di loro fatta
Strage crudehjji na. L’ufo diquefli fegni , è d'tnfigne, ò di.veffilli9a di ban-
diere^ di flendardifò di gonfaloni , che chiamare U uoghamo y è anticb[(fi-
tnoyleggendofl che fino nelle guerre de fentte nei vecchio Teflarnento,erx -
no adoperatile che [iuguli per turmas figna, atquevexiììa caHrametabzn
turine' quali fegmtal bora poneuano altri cennuCc fi fcriuendo Gregorio
T olofano:Signa muta militarla prò nutu inftgma habtbant fcùtpta9uel pi- taP 6-
Ha. Cefi il Tetrarca difse nel Trionfo della Morte:
EraUlor viuoriofainfegna .
In campo verde un candido amellino 9
Ch’oro
598 Dell’Arte de Cenni ,
Ch'oro fino^ topati al collo tegna • ~~
E perche per lo più i Trùncipì , è Capitani generali , pèr dichiarare airi
tratto la loro volontà , ne i loro ftendardì face nano dipinger l’impr e fa-> ,
ch'all'hora imprendeuano di fare, ancorché dapoi altri peti fieri fiano flati
in quella maniera nelle bandiere accennati, tutti però hanno ritenuto que -
fio nome generale d'imprefa;ch'è(come à principio fu detto) uno de i quat
tro modi da ejprimer i noflri concetti: ma perche ciò ofcuramente,e fimbo
licamente è fatto , fi può dire , che in quefla maniera fta più toflo accenna -
tatcbeejfreffala nohra volontà . Con le imagini d’argento, d'auorio,à
d'altra materia che delle città vinte erano da 3 Romani portate in trionfo *
accènauano quelle da i trionfatori effere fiate fuperate.E però Ouid.diffe:
Vepoto li. z Trotinus argento ueros imitantia muros
Barbara cum vitfis oppìda lata uiris. Et Horatio :
tìb i.ep.u Captittum portatur ebur,captiua Corinthus.
off.lib. z. £ Cicerone -.Torturi in triumpho Maffìliam vidimus%& ex ea urbe trium -
phari . Il qual concetto è dall'ifleffo Cicerone più copiofamente J piegato
nella fua Oratione contra Tifone . ^inco nelle gioftre de* Caualiert ciò è of-
feruatoì poi che in effe come dice l'^riofio:
Chi nel cimier,chi nel dipinto feudo ,
Difegna Amorfe l'hà benigno, ò crudo. E di Guidon S eluaggio dice :
Cip Quel venne in piaTga f opra un gran defìriero ,
Che, fuor che in fronte, e nel piè dietro manco.
Era pià che mai coruo ofeuro], e nero ,
Tfe'l piè, e ne'l capo hauea alcun pelo bianco ì
Del color del cauallo il canali ero
Vtfiito, voleadir , che come manco
De l'ofcuro era il chiarore* a altrettanto
Il rifo in lui verfo l * ofeuro pianto . E di Br adamante :
Tofio una diuifa
Si f è sà l*arme,che volea inferire
C.l Difperatione,e voglia di morire . E poi foggiunge:
V abito al fuo dolor molto conuenne » E dice ancora:
Orlando ricamar fà nelQuartiero
C/ji./.jo L'alto Babel dal fulmine per caffo.
Vn can d'argento hauer vuole Oliuiero ,
Che giaccia, e che la laffa habbia fu'l doffo »
Con un motOiChe dica: Fin che vegna
1 vuol d'oro laue Ha, e di sè degna.
••fi 1 8 E quando defenue l'efjercito che Rodomonte fece in Inghilterra per lo
Carlo,
Parte Seconda. 599
Carlo, vi de'fuoì Capitani commemorando le militari infegne . Et in un' al
tro luogo dice che Rodomonte dipinfe nella [ua bandura un Leone, al qua
le da vna bella donna era pofto il freno; dicendo che c. 1 4. /?.
jll Leon fe me de fimo affomiglia, 11*.
£ per la donna, che lo frena , e lega ,
La betta Doralice bà figurata «t,
Scriue Quintiliano sMappam vfitatumcìrco nomen Vani [ibi vendicane; ub.uc 19.
e quello perche ne* giuochi circenfì il Tretore,cbe à quelli foprafiaua, con
lo {finger fuori la mappa, eh' era un pano di lino, dauafegno di douerfi in-
cominciar la pugna:Di che intefe Marciale quando diffes
Cretatam VréUor cum velletmittere mappam*
Tratori mappamfurripit Uermogenes .
Con le varie corone etiandio che gli antichi a* foldati donauano, erano le lo
ro imprefe figmficate; le quali erano di pià forti; come Cafirenfit, ciniche ,
murali, offidionali,ouali,nauali;e con altri minori doni di cornetti d'argen
t0)di collane, di verghe , di cinture, e d'altre fimi li cofe,con le quali erano
honoratti v alor 0 fi foldati, i meriti loro erano diuerj amente accennati . £
con varie pene ancora de' foldati erano le lor colpe rapprefentate;effendo
altri prillati detta cintura; altrifatti mangiar in piedi ; altri fiat alianti il
Tretore;& altri con altre pene, a mancamenti loro corri fpondenti cali-
gati . Tarimente l' efferato con atti,e con cenni di mano,ò d'arme tal' bora
dimoflra la fua volontà: E però ifidoroferiue: Moseft militarle, vtquo- EtimoL il
ties confentiat exercitus,qui voce non poteft,manu promittat;alij qui no-
ce non poffuntygladioium motu f aiutante Co fi Mottmo valor ofo Capitano
de gli Sumeri , hauendo effortati ifuoi foldati à combatter fortemente
con E rane e fi, alle fue parole gridò ferocemente tutta la moltitudine , ap - GuiccìwL
prouando ciafcuno co'l braccio difìefo ilfuo dettoiCht è conforme à quello hb. 1 1.
che fenffe Lucano:
His cunSafimul affenfere cohortes ,
Elatafquealtè,quAcumque ai bella vocaret . BeS. ciudi i
Tromtfere manus.
Quando i Capitani Romani parlauano all'effercito , e dauano a* foldati il
giuramento di fedeltà , effidi riceuerlo dauano fegno , aitando il braccio
co'l dito pollice eleuato,accofiandofi anco le ffade nude al collo : E per at-
to anco di acconfentire a quanto il Capuano banca detto , fole nano i fol-
dati batter C baile f opragli feudi .M Rè di Siria con vn geflofu da Tom-
pillola guerra denontiatcuCome ancodiffeil Tetrarca;
Brani quel cbe'l Rè di Siria ciuf e
magnanm<kcetchio,e con la fronte ,
E con
éoo Dell’Arte de* Cenni,
E con la lingua à fuo voler lo Hlrinfe .
Ma negli affeàq delle fortezze molto pià fi feruono di quefii cennigliaf -
fediati,non potendo in altro modo /coprir i de fideri e bifogni loro à gli ami-
ci che fono Ut fuori : il che come con tiri di bombarde fi coftumajfe difa-
re ferme Gabrielle Bufca : e ciò fi può anche fare con sbarri d* archibugi ,
come per e [f empio accennar /V£. con vno sbarro , la B. con due, la C. con
tré, e così / ucc f /finamente, facendo alquanto di paufa dalli tiri d'vna Ut «
tera,à quelli dell! altra: E quelli che fono di fuori notandoli feparatamente
con i loro numeri ,&pm fatto quelli ponendo le lettere facilmente iltut -
to fi può intendereXon cenni di lumi ancora fi può parlare, diuidendo per
maggior facilità le venti lettere deìT alfabeto in quattro ordini , fi che al*
•gando vna facella vna volta accenni dt.due B.tre C. quattro Dunque £.
E poi le altre cinque lettere con duefacelie$e l* altre con tré, e l'vltim^j
con quattro ; o con altri fimili modi, E percheron cenni cofi fatti, tal’ho*
luì 1 mieti raf°*i0 ‘A*** commeffì de’ tradimenti ; però dice la legge : Qui hojlibus fi-
li . ' e gnum dat, tenetur lege luha maieflatis . Et altroue dice il Giureconfulto:
Big.ad l. Qui fe prò milite gejfit > vel illicittsinfignibus e/i vfus graw.ffmè punien -
CctnjefaLdus e Hi. Virgilio dice che con Smone i Greci s* accordarono > che accofian-
dofi à Troia con l* armata , gli hauerebbono con vna facella dato fegno ,
accioche egli all1 bora apnffei chicfìri delCauallo di legno, donde à tem-
po i Greci che dentro vi erano nafeofìi poteffero vfeive .
JEn.i. — — Elammas cum regìa puppis
Extuleratfatifque Deum defenfusiniquis
Inclufcs vtero Danaos,& pimafurtim
LaxdtciauUra Sinon.
E l’ifleffo Tosta dice ancora che Helena Greca, che fù cagione della guer-
ra Troianafquella notte che fu prefa T rota, facendo con vna facella cenno
a! Greci, dii de Deifebo fuo marito nelle loro mani.
Mn. 6 m- — diti' ber ella di Bacco
dotto Ad Ca Fingendo il cboro,e con le Frigie donne *
Tff- Scorrendo in trefca;vna gran face in mano
Si prefe , e di è con offa il cenno a* Greci .
infir.%, E c^e con cemi co fi fatti fi poffa fauellare lodiffe anco Dante :
Per due fiammette cb'ei vedemo porre,
Et W altra da lungi render cenno ,
Tanto ch'à penai potea l'occhio torre :
Et io rimlto al mardì tutto1 1 fenno
D !]i',queflo che dice,e che rifponde
Quell* altro foco, e chi fon quei che'l fenno?
DictJ
Parte Seconda.' 6o*
t>ìce anco Virgilio che Mìfeno , che era nell'amata > foce ad Enea cenno
quando le Harpie lo deueano affalìre:
— — Dat fignum fpecula Mìfonus ab alta
*Aere cavo* E Dante diffe:
Quando con trombe, e quando con campane , ■ • Infirmi.
Con tamburi, e con cenni di casella.
E Cicerone ; Tr&donum aduentum fignificabat fignis e fyecula fubiatis.in yerr.
La notte dai luoghi eminenti fi fanno cenni col fuoco , & il giorno col fi*- ixoL ip
moie con quelli fegni Iddio conduce gli Ifdracliti fuori delia fomiti d'E-
gitto j facendo loro precedere per ìfeorta dì giorno vna colonna dmuuola ,
e di notte vna di fuoco. Co fi Marco Geganxofhauendo di notte fcoperti gli
alloggiamenti de gli Equi , e dt' Volfct ,ne diede fogno col fumo ad Mulo
Toflumto Tubetto Dittatore: Inde fumo, vt conuener uni, dal um fignum L-u ^ ^
vbi confpettum ab Dittatore efì,exclamat, capta ho flium caflra.Ccfì Cur Dec.i,
tio del Magnò Mleffandro dtffe : Obferuabatur ignis nottu,fumus mter- Lib .5.
diu .Che però é naturale effetto del monte Fefuuio,e di Mongib elio, onde
lunotto:
yerfo il monte ne và,chefà col foco c.
Chiara la notte, e il dì di fumo ofeura .
Medea s'accordò con gli ^Argonauti fe vccideua Telia di dar loro fogno
di notte co7 1 fuoco, e di giorno co’l fumose cefi, prillatolo di vita, fingendo
di pagar il voto alla Lunaff atte accender molte lampade, accennò lamor •
te di Telia àglì\Argonautr,i quali [occorrendola, ucci fero i cufìodi di lei,
& ella ottenne ilfuo de fiderio. Quando Agrigento era da Annibale com-
battuto , gli ^Agrigentini auertirono i loro foldati , che vedendo fumo da*
luoghi eminenti, àoue fi ero ritirar fi alla città, e faluarfi:Muenne che, men-
tre incalvando v aloroj 'amente gli Agrigentini le genti d* Mnnibale , era-
no per dar loro grande^f con fitta , ingannati dal fumo d* una follia vicina
cheardea,dando volta perridurfìà faluamento,da Mnmbde per fegui ta-
ti furono tagliati à pevgi. E [fendo Dario Ej de* Ter fi affzdiatn dagli Sci -
thi, mandò fuori vn faldato con vnvccello, vna rana, vn force, e cinque^ %
fattte: Che daGobriafù veramente interpretato uoler il Rj lignificare^1*
chefe i Terfi,come vccelli non f afferò volati al cielo, ò come rane, [aitati
nelle paludi, ò come f orci nafcojìi (otto terra , doueano effer morti dalle ^
faette degli Scithi. Il Duca di Milano mandò à donare à Bartolomeod’Al
ulano vecchio, & a fiuto Capitano, che centra di lui mHiraua-, vn .* •volpe
in vna gabbia chiufa,per accennargli che anco le volpi aftut+ffime lipr&t
dono. E Ì*A luiano all’ incontro gli mandò vn Gauinello di prevali or naia**
ti guernito j volendo inferire , che fo bene il'Daca bave a t > II utr, e gli or-
namenti di gran Trencipe, non era però di quella vinà che dimoPtrau 1 ;
Gggg come
Dell’Arte de* Cenni j
come il Gauinellofembrad*effereymanon è fparauierè . Oliando gli offe*
diati in vna fortezza dirizzinole bandiere d* al cmTrencip e [egno che
ella s e àliii arrenditi a ; e perciò dtffc Fottio fio z
1 Se tu m’hatifffi pollo à la difefct
D una tua ^occa.e ch'ai primiero affati®
alzato baueffi, [enzufar conte fa»
De gli nemici le bandiere in atto *
jyt Viltà , e tradimento , che piu pefa m
Sugli occhi por mi fi patria vno fmaltol
*A. ciò alludendo il Tetrarca dìffe d’Arno ro S
too no. Il (uo feggio maggior nel mio cor tene r,
lutfi:loeaì& iui ponfuctinfegnct*
nel duellare [ingoiar certame mentre runaaccenna dì ferir l altro munte
pari ey& m uri altra là- c olpiff ?: ficome per l9 ignoranza di qutfli cenni gr a
dannoso fi per latore peritiagjmdTutìle fi può riceuer e.De9 gladiatori Se
ntea cofidice : Vctus pYomrbìum tjì: Gladtatorem in arena capere confi-
lium.Miqjàà admrfav ij vultusyafiqm&manus-mòta$- atiquidipfa- inclina^
tio corporisintuentem monet» E PlAncffo dìffe
$• Hor innanzi co’l calce Joorco'l martello
jLccennan quando alcappye quando al piede» Et il T affò s
€. 7; Quegl* con larghe vuote aggira i paffi
Stretto ne Tarmile colpi accenna, e finge»
Similmente ne' giucchi militari , è negli effemtfide* faldati fi veggono
tfpreffi quefii gefimfi cennkCome appreffo di Virgilio; nella pugna del et-
ito tra Entello }e Darete :
M». 6. Gonfia it in digit os ex tempio arre ffus r ter queP
B^acktaque aé fu per a sin ter ntus extulitauras ;
»4bduxere retro tinge capita, ardua ab iffu
Immifcentque rnanusman ibus» pug narri que iaceffmt. *4q#efio€ongreff
fo con quanti ai tp, e gefli fi utngafà cofidaW^triofio\ defitta z t
# fànno hor con lunghi J)om con fintile fcarfi
Colpi veder? che mafiri fon del gioco .*•
Hor li vedi ir altieri,, hor rame chiami
Mora coprir finora mofirarfiun p*)co3
Mora crefcer inanzi rbora ritrai fi
^batter colpii e fptffo tir dar loco •*
G ir ar fi: intorno >e donde fimo cede *
L'altro batter pofto immani ìrunte ilp^deul
Scritte Vegeti® da V'-arif fegni cono feer fi quali filano i Buoni fidati £ tiè i
£ dagli occhi vigilatati ni*! ce drittate tio Urgpyhomcr imufiuicfi ybrac^
Parte Seconda. 6©j
valanghe, poco uentre,corponerbuto,&altYÙ E dice di più chei prude»
ti Capitani non deuono venir alla battaglia, quando ifuot faldati hanno ti -
mor di perdere* e che al uolto%allauoce,àUandare , & a? mou intenti del
corpo l'ardire, ci timor dìqueUt fi può comprender e : Jlebefùdal Taffo
off erutto quando difj e * che Goffredo prima che rifaondeffe à gli Amba*
fautori del %jì d'Egmo,cbe andarono d frot elargii iaguerrajquandol*
pace ricuf jffe^s
di Capitan rmolfegli occhi in girò
Tri udite, e quattro, e mirò in fronte ifuoh Et in ni? altro luogo *
Aifilentio, à l'afa etto, ad cgnifegno
Di lor temanola il Capitan taccorfe.
Et ilmedtfimo dijfekct timor de* nemici in per fama di Goffredo*
Et fpade toormai tremar, tremargli feudi ,
Tremar veggio fmfegmin quella parte , V*
Conopei fuoni incerti , e i dubbi moti.
Veggio la morte loro d ftgnt noti» ^leWAriofloparimtnteieggim^
Al comparir del Tdladm di Francia C,iC#.4%
Dan fagno i Mori ale future angofa e ,
Tremar i tutti in man vedi la lancia 9 ,
I piedi in fi ffa,ne Pardon le cojce.
E fìmilmcuteda’gtfii del Capitano, i faldati congetturano s'egli teme ? t
cofi fé la battaglia ì petieoi fa • E petòil Tuffo 4i Goffredo dèce*
yafleoeie tate i mui Ha ti fammo Duce % “ €.»• #. jì
Ch'altri certa vittoria indi prefume 2
Tfauofauordtì a din lui riluce
Vlfà grande, & augufio oltre il coDume .
M di Clorinda, ch'era ak\ffmito preporla*
Lagenerofa ifuoifeguaci incita ij;
Cadetti,* conintrepido fambtante.
J>eut adunque il Capitano per non leuar l' ardire a* faldati invgni fuogéjlo
Jempredmoflratfi ardito , e lieto ? Come fi leggende fece 'Papi rio Curfare
quando fuperò 1 Sanniti] \ e Scipione Africano quando vinfe Annibale , t
faggiogò i Cartagine fi. Ond^è molto lodato quel fatto £ Annibale, quando
non falò non fifgomentó del grande efferato de'f{pmanì,ma per burla difa
fe à Gtfcone ; are temendogli diceu a di marauigltarfi del gran numero de *
nemici, ch'era maggior marauigha,c he in tanto num ero non gh f c[]e vn'al
tro che Gtfconefi nomina/] ,e cofi fa? errando dimofiròdt non temer pun -
to de' nemici,aando d* fuoi occafione di confidenza,* d'ardire. Ter la mt*
defma ragione 1 vaiorofi Capitani ancorché vecchi •& infermi fono pronti
àveflir fame,r2T andar à dibattere come fu priamo del quale due vtrg.
Gggg a Arma
c.t.
c.j.nto.
Gl9.fl.lC
tfc4 Dell’Arte dc’Cennì ,
iArna diufenior defuetafrementibus atto
Circundat neqmcquam humerist& inutile ferrum ì
Cingitur,ac denfo s ferturmoriturus in boiler
Il M tigno *rfU(f combattè cantra D trio, benché fojfe per U grane recen k
te intimità debole . Coft Eneaapprefso Virgilio ancorché ferita ritorna. -a
nell* e fsercito, combatte, e vince» Coft Goffredo apprefsoit Tafso, dopo che
f il nella gamba ferito Ai muova à combattere. E Tancredi forgenio del
letto, & armato ritorna alta battaglia, éelqiuls eoftdtfse il Tafso :
yirtihctià generejì unqua non manca ,
Terche languifca il corpo fruì non kngue ;
Ma le piagate membra in lui rinfranca ,
Qua fi in vece di [pintore di [angue :
Delgrauiffìmo feudo arma la manca
E non par grane pefo al braccio eff angue l
Trende con Tali r a man Tignuda fpada,
Tanto bafia à l* huom forte ,e più non badaci
Dopo qualche fognatala viatoria allumarono gli antichi di biliare , eit
cantare alcuna canzonetta in lode de * vincitori: Come fcriue Flauto V<h
pifeo nella aita dì Mureliano,che ì faldati compoftro in fua laude i Jeguen
ti uerfiff quali ne*gicrnifeHiui militarmente cantando baUauano,perche
egli di fua mano vccife gran numero de* nemici .
MiUe,miUe^miUeKfMe\mille, mille decollauimus.
Vnus homo mille, mille ymilli, mi, Ile decotlauimuu
M He , mille i mille uiuai,qui m die, mille occidiL .
Ta ' ìtum vini babet nano » qu a ntumfuditf tngu i nii*
Et offendo anco rifiato l\jh[]c Mur ebano Tribuno della fefla legione Cab
heana appreffo Magontia vincitorerferche de* Franchi vinti uccife fetts-
centOyfàmfua laude queTi’altra canzonetta compcjlayz con geTìi,c falli
mmerofi cantata- *
Mille Franchos^mitle Sarmatasfmdocàdmusy
Mille, mille pmille^mxlle, mille Terfc.s qudrimus.
Matta tutti ifegni da quali fi peffono conofcer i buoni faldati fono le cica
tirici di quelle ferite, che hanno, maffimamente dalla parte anteriore nella
guerra ri ceuute^le quali fanno chiara teThmonianza del loro valore : Cefi
Mumeo padre del grande Herode appreffo l* tmp.fi gmfitficò dalle calurx-
me, che gli erano cppoBeJpogltand< fthudo, e me forandogli le cicatrici di
quelle ferite chtìn fermtio di lui hauea riportate: co*l quale attoftn%a~*
f urlare fù Itbemto.E fcrmonoi Theologi, che ne i cor pi de * Martin rime*?
fanno dopò- la loto refurrettiomle cicatrici deli' < fj e fe partite nei lotte
m&nimMt chiaro e giouoj.cjr.gno dille Uro vinaio* . - •
Parte Seconda.
60$
COME LA MEDICiNA SI PREVA-
glia de’ cenni. Cap. XVII.
*4 Medicina è artetantó neceffaria aWhumani genefi
rationef che nelle [acre lettere èfcritto'9che dobbiamo Ecd
honorare il Medico , perche e fiato per neccfjìtà crea-
to da Dio , dal quale ogni medicina procedere che dal
Bfiegli rictuerà doni > e la fua difciplina inalerà il
I fuo capo y e nel cornetto de* grandi fard laudato. Ben-
cheVlutarcOr e 'Plinio biasimino grandemente le mi*
flure de* medicamenti » e dicano per loro guadagno e [fere Hate da * Medi *
ci re da gli Speciali introdotte :Di che fa anco ricordanza l*Mutor de* prò-
uerbi / opra queUoiDeorum manus. Quefti MedicLdella cogmtionc dell'ar-
te noftra de* cenni hanno tanto bi fogno , che la medicina ifleffa è detta-*
fetenza de* fegnijecondo il parer di Galeno,che così la definì; Medicina -»
eflfcientia corporumfìgnorum, caufarum, falubriumy& infalubriumi&
neutrorum : de* quali fegni l'ifleffo Galeno tratta ne* libri De arte medi -
ca9 De temper amenti s> Dé locis affeffcsyDe progno fticis Hippocratis ,
* dltroue ; e dice che alcuni fegni fono / aiutar /, ciò è de.mofiratiui della pre -
fente-rò della futura fanità: Et altri infatui ari mài catini della prefente.b
della futurxinfirmità: altri neutriy che neutra dijfv fittone dinotano jiò a
nè fana, nè inferma ; b non più fana che infermar ma mezjtnajrà i*yna\ %
l*altra\òin parte fana,& in pane inferma;ò. alcuna voltafanay &Mcu-
fia.volta inferma : della qual materia tratta anco Martino Mcacia cofc*
pio/ amente ne t fuùi commentari f opra il già detto libro di Galeno dell'yn
te medica. E de i fegni particolari di ciaf cuna infirmiti ha dilige ntemepi?
ferino Gio. GiacoboFuetzer nella quarta parte della Jua Sinixffi medica'»
Da quefìineceffari cenni de* n< firi corpi va il prudente Medico csnget^
turando quello che gli è accennatole fecondo il b fogno appii cavilo m/ie*
dtj opportuni preferuaì è mantiene fi re fh t mf c e la f diate xli'hkfìme:
me con t fanti precetti della vera Filofi fia và ii faggio medicando quii'*
infirmità , che da efierni fegni argomenta tfier mlC interna parte. degl^
animi de mortali, Effendo adunque la [aggetta materia del Medico il
po , & il temperamento delVhucmo ; e confiando qu: fi-. [oggetto d^quat-
irò qualità yche hanno n lattone à i quattro elementi caid c^fr, t d i< >
io, e [ecco ; quando alcuna di quefie qualità df cordando pred> & iy
ire fi vfficio fuo d* accordare quello dfc ordaiojnfirom t no}f di
^ ' k n&t
XoS Dell’Arte de’ Cenni,
la fua eguale fimetria: e confideranno t quattro bum ori , che fono netti*
^effo corpo aòè Uflmabtle,tlfangHe,U ptmita9t l'atra bile, che hanno
relation? al fu vco .all'aere^ aWa equa* & alla terra , va da varij f tgutin*
terni, & ffierm ricercarti^ £a cagionose la qualità delVmfirmitd perdi*
fcacctarUfCome d*Uofyuto9ÌaUa pituita delie nan9daifudore,daUvrina9
dall afece: e fin ilm en t c dal poljo,daUa quiete9dalfonno%daUa vigilia, dal-
la repletione9e dall’eaacuatmne-* £ da quefii, e da nitri cefi fatti fegm9vd
formarti!) Ufuogtudicto9 e più pamtourmente drfamma laprecedente^
caufa deUinfirmità, la fua qualità pre/ente, e glifi umnixheia/ujffegko*
mieto# la c ugniti one delle cjfe precedetela JpecuUciotrc delle preferiti *
&H prono ftico delle venture formali fuo giudmo9e fa nfolumne come
egli debba operare , d con la dieta <con ? aiuto del cuoco ,è con i f armaci
dello $petiale,à conte m mi del Chirurgo * Et. fono anco alcuni fegni nei
mah acuti 9 da * quali il M dico fdgiudicioVhà da [accedere buona 9ò tea
cri fi , aò è repentina mutationcinbene , ò in male ; ej/osì òtn Vita , ó m
morte.! buoni fegm fono niente f<\lda9refl>iramcntofacile,fofferengA dei*
V infirmiti, buon polfo, tenuemente giacimento, faccia da f ano, CT altri
fiottìi :ma imxh (egnifonoperio contrario delirio 9 mhtUto difficile , in*
qmt t*%X*9irif olito gmcimento,nafo acuto , filmar d'bauer manti d glioc *
chi ò Jplendor grande, ò molta caligine, hauer gli occhi rvffi.ó lagrime hq*
li, ò tramiti, à vno maggior dèli9 altro, è molto concaio *ò che abbotti/ cu*
no la luce, le tempie angufie , gli orecchi freddi, e nuditi , & altri cefi fot*
ti. Et Htppocratt nel primo libro de'fuot prono fluì apunto infermo, de
gtfitcuUuone manuum dtccz Qui in febre acuta, aut delirio, aut palmo*
ni a, ^a ut capttts dolore manus fub inde oh osfm,autfrufira venatur ma*
fcas , ant cottigli feflucas, mi de ve) ìe eueilit pilos, aut de parieteftipu*
las carpit,id omne maum9& editiate (fi. E Galeno foUUmentcf opra que*
fio luogo va rendendo la ragione dì quefii gefii fatti dalPtvrf rmo » pineta
da gli fìeffi fogni ded' infermo i valenti M idi ci comp fendono la qualità
ielC infirmiti, & fecondo quelli gli applicano conmnunti medicamenti:
tt Hippocrate nel fuo libro de 9 fogni fa di effi tanta f lima § che fecondi
quefta,ò quella mtgine,cbcd parata aliUrif ermo di Veder e fff tega la na*
Ouradell'infirm tàiinfegnanio varij medicamenti pervi] antri*: Et d que -
* fio modo aii'buamof apiente fino gli fogni degli infermi (omminifirano ma*
iena da filofofare . Da quefii fegni efiertori il buon Medico argomenta Ina
cagione del male , e comprende non foto quando ella procede da mtempe»
< rieihumorhma anco da perturb atume di ammoycome quel Medico s'ac*
coffe jtatioca effere della matrigna Str atonie a grandtment innamorato ,
mie fu cagione che il padre Selenio cedendogli la propria moglie lo carro
Mi '
Parte Seconda. Co j
paffe da morteci chefà il Tetrarca. quella ricordanza}
Efenonfoffela difereta aita Tri*/ <TA-
Del Fifico gentili che ben s'accorfr, mere c*t. t..
Veti fua fu't fiorir era fornita ►
Tacendo , amando qu e Sii à morte corfe,
E F amar f organi tacer fu virtute.
La mia vera pietà ch*à lui foccorfe*
Molto piu fi feruono di quegli cenni coloro che medicano i giumenti > gli
animali de greggi, t de gli armenti# cani, gli vccceìlht co fifatte beffici*
dalle quali nonpoffono hauer altra informatione, E Virgilio parlando de
Caualli racconta diuerfi loro atti# gettila* quali la Iqrqmfirmitàfipub
Comprendere?
Labrtur infetix fiudiorum , atque immemor berbm
Vittor equus',fontefque auertitur\ y & pedo terram
Crebra ferit; demiff^aur e r:\ncertus ibidem
Sudor,& iUe quictem moriturisfrigidu$:aret
TelliSj&ad tattum trattanti dura refiflit:
Baie ante e xitium primi tdant figna diebus i
Et apuntofonofegni, che dimolìrano l’infirmi tà de* Caualli, come da al-
tri cenni, gefih e moti fi comprende Findifiofitione, lamorte> ò la f uniti,
dtaltrì animali bruti.
E anco r fficio del buon Medico da gefii , e decenni de* fanciulli f cor-
ger le loro naturali inclinationi,acciocheda i padri loro frano à quegli fin.
di,& à quelle a rtr application elle qualhconh loro fatiche rauitati dalla-»
Natura, poffanofar'ottimariufcitaìcb’ècofaprincipalilfimaben che da-»
pochi padri offeruata;perla qualnegfìgengp, idi tanta ignorane il mon-
do mg&mbratot perciàche fi come chi ^adopera in quello ttudio,al quale •
i dalla Natura chiamato,nefct eccellente, co sì per lo contrariare finen-
do il genio tuo, e repugnando la tua natura in vano ? affatici*, confuman-
do inutilmente il tempo ,la robba ,ela vita .. Il qual difor dine / il anco da.
Dante ccfiauertito ?
Sempre Naturale fortuna troua
Di [corde à fe.com’ ogn altra fc mente,
Fuor di fua regio** fa tnfta pronao
Finimondo la già pone ff e mente
j£l fondamento , che Naturapont,
Seguendo lui, bau-ria bona la gente*.
Ma voi torcete àia religione,
Taiychefà nato à cinger filanda*
ioS Dell'Arte de’ Cerini,,'
E fate Bj di tal, eh* è da fermane:
Onde la traccia voftra è fuor di lirada.
Di quella materia hà Giovanni Huar te dottamente fcritto vn libro intie-
ro in lingua ffagnuola mfcritto , Veffame degli ingegni .JL i Medici, co -
me dicemmo, [emano i Cuochi, con t quali nanna di buona ragione gli Seal
chi, detti da' latini firn ftores’, de9 quali fa Marciale mentione, dicendo:
Ec qu<& non egeant ferro flruffi ris affetta.
tAqueBi ancora (s'hanno da rtufcir eccellenti) fa di meflieri Carte geftuo*
fa doitendofar dtuerfi moti, e gefii, fecondo che diucrfi animali vanno triti
%anio\con delirerà mirabile delle mani loro , come ben ctauerti Gitine*
naie quando diffe:
Struìforem mterea,ne qua indìgnatio dcftt%
Saltancem{peffas,& chi*ònomonta volanti
Cultello,donecpergat di££ ita magi ftri
0 naia , nec mimmo fané dfcrmine referti
Quo geflu lepores , & quo gallina fece tur*
SJfAN-J
Parte Seconda. éo?
QVANTO A’ NAVIGANTI SIANO
i cenni neceffarij . Cap. XVIII.
HerMù.tf
04+
71 quegli effenitij ,ne9 quali è ricercata grande obe-
dien^a , e prefia effecutione bà gran parte l*vfo de*
cenni cliché amene maffimamente nella nauigatione ,
quale vn fola errore ,& vna fola negligerli
puh far perire>& affogar tuttì\arte tra tutte ftupen^
da, nella quale fi vede non falò l*ingegnotma anco l'in
credibile ardire delThuomo', poi che il nocchiero , con
ivfo delta calamita, (opra vn picchi legno, fivà adefforre alla rabbia
de venti y& aWmplacabil furore detmare',& al difpetto loro ,fi recati
imanifefii pericoli della morte , drizzando ilfuo viaggio dotte egli vuo-
le, fi conduce con gran presieda in paefi remotiffimi ; Onde è veris-
mo che -
illi robur,& <zs tripìex
Circa peftus erat, qui fragilemtruci
Commi fit pelago ratem
Trmus9nectmuit precipiterà *Africum
Decer t antem jiqu Honibus,
Nectrifles Hyadas?Nccrabiem7{ptL
Biante diana che i nauiganti nondoueano effer connumerati travimi
iti tra * morti ; poiché fpirando non erano morti , & effendo fempre tanto
Vicini alla morte , non fi poteua dir che viueffero. E diffe oinacarfi co fio-
ro tanto effer lontani dal morire quanto era groffa la tauola della bat-
tagli mede fimo fu detto da Giuuenale :
J nunCyCT ventis animam committe dolato
Confifus ligno,digitis à morte remotus
Quattuor,ac femptem fi fit latifftma teda. Et in vn9 altro luogo diffe:
Curatore egei qui nauem mercibus implet.
+4dfumraum,à morte & tabula di fiinguitur vita .
Ma benché habbiano corfì euidenttffimi perìcoli , effendo veriffìmo che ,
Qui nautgant mare enarrantperìcula eius, & audiente s auribus nofiris 4-
admìrabmur , & fatti mille voti di più non fi commetter all* irato mar e ,
nondimeno tofio [cordati fi tutti ì difagi , e tutti gli fp alienti della morte ,
ritornano alle mede fimo angufiie :
luffantem icawtflufiibus \4fricum
Hhhh
S4t. ìli
Hcr. li b. i .
Od >
Mena-
é-i-o» Dell’Arte de’ Cenni»
Miercator metuens;otiumJ& Qppidi
laudatrura fui:MGX.re fiat rate $ r V* '
Quajfasjndotkilts paupentmfqti- ; ; 5 , ..... , . n ... ; ^jB
£ però vero che qkéììa ndulgationè fi efferata con Molto beneficio fri-
klico‘9perciò che non fìtto uandofit tutte leccfe, nè tutte Partì in ogni luo-
go , coH beneficio della nauigatiène , difìribuènctofiuelle cofe delle quali
ab ondiamoci proti odiamo' dì fiUelh che ci mancam9poì ckiffnnto dal.de?-
fiderio d\ 'arrkchitfh ■ ' . ' "•
Hof. Uh. i Impiger'exifem^sPumt mètemr ad tìtdòiy >5
f&La T?r mare pàufiefìem fugiens,perfa'Xa]peY tgntm»,
E. nella guerra qUefl'ant marinare fca apporrà grandi (fimo beneficio 3con^
ducendo con celerità la milititi cue è hi fogno y Onde fi può d'improutfo af-
falìre l'inimico Jf rouifio r e facilmente condurre le vettouaglie s & altri’
militari impedimenti dietro l'ejfierxitoyc (che più import a Jynifcègii (ìa-
ti? benché [membruti dmft.e dàloro quell1 'agitila , che è de fiderata ne*
grandi Dominij terrefìnr che per natura fono di moto tardi, non fi p. t ‘fi-
do fe non con limghegga di tempo congregare le venouagiie3vnire te mo
nitionii emetter infirmo gli. efferciti : Ma co'lmtfio della nanigationes
hxbbiamo i luoghi lontani vicini 9 e le cofe remote preferii - 1 finalmente
firmo andati à, [coprire, vn nono mondo, <& à ritrouare3e dominare qua-
gli antipodi? che furono da nottri maggiori Rimati. fami fi. Chi vuoici
fenga tanti pericoli namgare bjfogrtache fila pento di fitteli' arn ,, h abbia
noto ilviaggiorfonteggq deima re, de glifo og fi, dell efecchefta mi tridente
del boffoló delia calamitale della carta del nauìgàrèjnformatc della na *
turale qualità de' venti, fappia preueder le tempi fle fiar elettione di buon
legno }ben fornito^ dì valente ciurmadori caricar troppo, e nonnauìgar
Dvatiemìl* fuori di tempoiperchc (come dice V egetioJ.Exdie tertio iduum Ifcucm*
ìik^cap 3 fayis^yfque ad dum fextumiduimMartij maria claitdmtur .Èia legger
L r dgcmle cìò prohibendo dice Sufceptionisnutemnecefjitascxcilendfs A*
mliriib, optili sin dìemEalendarum.Offjjbris menfura ffrfi ahi t a r fi Mia gli buchimi
iJc; * fatti pìàimndho periti, ma ingordi?#? audaci^oramuiganom ogni lem -
po.Quefi'arte marinaresca tuttacGncenni^con gffii fi gouerna:mn parti
lo del fogno della tramontana, dèi qjiale Manilio, ài fez .
Stimma, tenent eius mtffris noiiffima nauti si
§ign a p.erdm me n fura cupi dos; ded licere Ppntum, .
UfaAJlim; Nè fa ridà ti. cenni dei , ciclo, da' qua li prette (tendo file imminenti procelle D-.
bhcnaccte sdomrehhf perèi il buon nocchiero di ejjì haucr cognitione^ y
poi cho--
WggGinn S^.^im^iltasmnipimpenième videlàss
■* Stari*-
Parte Seconda.
«n
'‘Tricipite* costo labi moftifque per vmbras
Flammarum longos d tergo albefeere tratfus.
7^e di Caftore# Tolluce fauoreuolifegni a nauiganti, quando dmendue.fi
lafciano vedere JlTstratca delle Orfe diffet
Come à far?* dt% venti
Stanco nocchier di notte alza la teìla
JL duo lumi c’hafempre il ncftro polo :
Cofi ne la tempesta,
Ch*i Jofiengo d’ amor gli occhi lucenti
Sono il mio [ignori mio conforto folo • E à quefli alludendo dijf et
Celanfi i duo miei dolci vfati fegm
Morta fra V onde è la ragion# Carte
Tal ctì incomincio à dijperarne il porto .
meno parlo del fegno della luce di Sant9 Henna , che nelle gran tem -
peHe apparendo fuolitccennar la futura bonaccia j della quale dtjje VA-
riofto :
"Mu diede fpeme lord9 aria ferena
fLa d fiata luce di$ant*Hermo ,
Ctiinpyu* sii vna Cocchina à por fi venne
The piu non v erano arbori, nè antenne «
Veduto fiammeggiar la bella face,
S'tegeno echi aro tu tti i nauiganti ,
E domandaro il mar tranquillo ,e paceì
Con humidi occhi# con voci tremanti.
Za tempejìa crudel,che pertinace
Fufin'all'horatnon andò pià inanth
Mae/ìro,eTrauerfia pià non moietta,
E Tiranno del mar Libe echio réfta.
meno intendo diqueifegni de’ quali il Tuffo dìffe:
S’inalgan quinci ,e quindi ,e torreggiami
E an due gran rupi, fegno a’ nauiganti.
delle Colonne d'Hercole delle quali CAricfto dijTe;
il fegno, che preferitto
Uaueagià à nauiganti Ber cole ivuittc .
E molto meno parlo di quei cennì9 che famiglia ornali bruti $ da i' quali
dice Virgilio effer accennato quando non fi deue navigare :
Jamfibi tum curuis male temperat vnda carini s
Cura medio celcres reuvlant ex aquore Me rgì :
Clamor emque feruntadlittOYa,cumque marini
Hhhh z Infic -
Scn. I j 7
C.ij.-f 41
C6./7.I--
Cccrg.l
<6 1 1 Dell’Arte de’ Cenni,
In ficco ludunt Full eterno tafqutpalkdes
Deferìt^atque altam fupra volai sArdea nubem .
Ma parlo de i cenni particolari > con i quali i marinari fetida parlare fa
f mtt '.ano ;de* quali chi non farà peritc9non (apra nè ammandare^è obedi-
re:E pure con cenni quell'arte pencolo fi jfima fi reggere fi gouerbaiE per -
c ^ ciòdijj'e l'tAriefio:
Quel che fiede al gouevm alto f offrirà
Tallido9e sbigottito ne la faccia,
E grida in vano 3 e in van con mano accenna
Hot di v oliar >hor di calar l'antenna.
Ma poto il cenno3el gridar poco vale,
Virgilio , fapendo beni ffimo cbeèmaxinari\fi fremono principalmente de?
cenni ,e con quefìi partanoci Talinuro nocchiero dice:
Haud fegnis forato far gitWaiinurus3&omne$
ExplorM vento*, atque auribus aera captat,
O avertendo da qual parte fi fentiffe iì mormorto de9 venti : onero qua-
l’orecchiopiàfe gli rafrfreddaffe', congetturando da quellaparte douer fot*
ger il vento* Soggiungendo il Tosta che Talinuro , notato il movimento
dell' erranti ftelleycbc per lo tacito cielo caminauano9vcdutoh d'ognt par*
te fermo , ac cimbe prontamente nauigaffsro
M», *. Bat clarum è pappi fignum .
Et Gnidio fà dir3 ad *Achemenià e quando era in poter di Toliftmo :
H» Batic procnlaffrcxi longo po§i tempore nautm,
Otamque fugam geflu ,
Dante dice che -tal' bora co*l fifehietoi nocchieri accennano , e fi fanno
ohe, dire:
Si come per ceffar faticha, ò rifehm
Ch remi pria ne l'acqua riperceffi
Tutti fi pofan al fonar d'vnfifchio ,
idei qual propofitc- l'Jtriofto diffe ancfcegh:
€<-h$,H3 1 naviganti à dmo Tir av effetto
Vanno de l'arte finche lodati fono?
Chi dìf corre fischiando co* ìfraf cheti o9
E quanto ban gli altri i far motiva colfumo,
t'onfegm fi poffoho aiutare , e famnre i marinari , fabrìc anione9 luoghi
4qm e fogliano pmtmarh cor fari delie Torri , dalle quali il giorno coHfu -
mo.fe la motte co- 'l fuoco s3 accenna a'mmganiì quando da lontano fi fato-
■prono legni diquefii ladroni , accio che fi (off ano à tempo f otir are dal pe-
mmh>de quali il Tetrarca diffe:
Cmit » t*€mtdume di mt£t i® alcun Po rm
ra$
Parte Seconda. 6 1 3
Vide mai d'alto mar nane, nè legno .
Ma ceni mede fimi fegni potendofi eziandio i nauiganti ingannare > e ne l-
V infidi e condurli', perciò a qutflo difendine il legislatore prouidexon que*
Sìa leggere pifeatores no fi esumine oftenfo,fallant namgantes,quafi in ni? dente
portum aliquem delatori ,■ eoque modo in periculumnaues , & qui in cis '***. a
funt deducane > fihique execrandam pr&iam dent , Vr&fidis vrouinciA re • ' ‘
iigiofa conSlantia efficiat.Bgeo commandò à Tefeo fuo figliuolo, che nani-
gatta w Candia, chi fe fuperato il Minotauro ritornale fatuo, veniffe con
le bianche vele', di che Tefeof cordato fi, venendo con le vele nere, creden
do Egeo perque§ìofegno,che il figliuolo da lui grandemente amato , f of-
fe refiato dal MonftrofuperatOigiàd'vn'alto f cogito fi precipitò; Di
parlando Catullo {opra le no%$e di Teleo,e di Tetide dice*
*At pater vt fummaprofòcfìum ex arce petebat $
vdnxia in affiims contollens lumina f letus :
€tm primum inflati confò exit Unica veli
& mcipitem fefe fcopulorum è vertice reciti*
<•/ tmijfum cndens immiti Thefeafalo »
* Arianna da T efeo abbandonata dice? Omd, ep. l e
Sì non audir es,vt faltem cernere poffes,
laftata latè figna dedere manus :
'Candidaque mpofui longs velamina vivg<&>
Scihcet oblilo s admonitura mei .
€he fà imitato dall* *Amiìoquadodi olimpia da Bireno abbadonata,diffet
-E con le bracciale conte ve fttfegna* C,ID
JFd tuttauia, perche ritorni illegno »
Ma come il nocchiero (landò nella poppa tacito operi pià coyl configlio , e
toH cenno , che non fanno i marinari con la diligenza, e con lafor^a, i*e~
fòreffe il Bocchio in questo modo:
+4fòice qudmfatagunt totts qui viribus alnum &it&k 74.
Solhcitant iuuenesflutfihus in medijs .
En malos alq fcandmbtrahit itie rudente ■$
’Tcrpatuios audax curfitat ille foros..
Exaurit fentinam ahus.,feeat &qaora tonfis
'Certatim Rtmcx.yda alijfaciunt:
in pappi refidens clauitm tenetille quietus . Et Gnidio dice che alcio-
ne con Ceicefuo marno .mentre egli in nane partiua da lei, che erafopr re*
il Ut Ojìton potendo piè infume con la uocef duellare, lo f Attuano ccitctn-
ridicendo* — — Stantemquc in pu ppe recar ha
Concujfaque mam dantemfibi fignamarìtum
Tnmau\det,reddnque notati
COME
6 ! 4 Dcll’A rtc de5 Cenni ,
COME I CENNI NELL’ARCHITETTV-
ra, e nell’ Arti fabriSi fi pofTono confide-
rà re. Gap. XIX.
0 I? bifogna parlare de’ Fabri, i quali fono di varie
1 forti , e diuerfamente chiamati , fecondo Udiuerfttà
delia materia intorno la quale fitr attagliano: perciò
che altri operano nell’ oro, e nell' argento, come gli Ore-
fici; altri nel ferro yb in altro fìntile metallo, e fono det
u Fabri ferrar i: altri ne 3 marmi, come gli Scarpellini ;
altri nelle pietre roge, cornei Muratori;chi nel legnot
comei'Lagnaiuoli, & altri in altre materie ancora. Ji.coftoro come per*
fona piu degna four afta l’architetto autore de gli edifici]', al quale non fo
lo feruono igià detti F abri, ma etiandio gli Statuari, gli Scultori, ì Vitto-
ri,& altri}parte per neceffità,e parteper ornamento de gli edifici]. Il Fa -
bro conofcefelamente le cofe prefentr;come di polir un i e gno, di / quadrar
un marmo, di tirar un ferro ; ma l'architetto confiderà ù futuro edificio-;
onde di Iut e più proprio lo fpeculare,che il lauorare;& in lui pili fi ricet
ca la dottrina, che ioperaa, al quale,come d Tre fidente, e Rettore della fa-
brica,deuono i fabri ohedtre, fecondo che toro accenna,non fole con i dife -
gnidc'fuoi modelli , ma con ogni fuo attotgéfìo, e cenno ; il quale hot co »
la mano, hor conia verga,& hor ad un modo, & hor ad un* altro ac cenan-
do deue effer oheditomon douendo egli, come Maeflro, legger ti Fabri let-
tioni,ma ejjì deWaYtì loro effer cefi intelligenti, che bafti che l'architet-
to loro accenni lafua volita nella formatione de gli edifici]; i quali à fono
publici,ò primti : I publìci ò fono per caufa dì l{e ligi on e, come le Chiefefi
Monasteri igli Hojpitalhò per caufa di difefa,come le Cittadelle, le Forte ^
ge,le Mura,i Baftioni,i Canali ieri, le Torri, e Tortelo per comodità, come
le Tiazge,i Cortili, ì Vortici, iTheatriìiVoni,& altri cofì fatti . I priuati
fono le -cafe de particolari Cittadini : le quali quanto piu rapprefentano le
Città, hauendo Via^ge, Conili, Vortici, Torri, Galerie, Sale, Oratori, Stuf-
f e, e famigliami cofe, tanto piu fono filmate nobili. F ndfabricarle fi deue
batter riguardo non folo alla neceffità d’h abitar le, ma alla ccmmodità an-
coraci che tutte le cofe necejj arie puff ano inconuenicnti, e feparati luo-
ghi tjf ?r in modo npofie, che nelgouerno familiare non riefea confufione ;
angicbead un cennoll tutto fila in pronto : procurando anco di darli or-
namento maggiore di giardini, di pefchtere, Tu cerili ere, di pitture, di (col-
ture)
Parte Seconda.
tur?,e d'alìre cofe tali. Veramente chi delibera difabricare dafondamen
ù una nobil cafa, fa una gran rifolutione , di {pender affai, e Jpe/fe uolte^
molto pilidi quello ch'egli credeua ingannato dalla {olita malitia dc'fa-
brr}onde recando la fabrica imperfetta con ifcherno,gli uengon dettele
parole dèi Vangelo. iHe homo c&pitAdificjire, & non potuit confumma-
re . D’ più, fe bene la caffi gìudiciofam ente fatta è grand* argomento della
prudenza del fuo tutore ‘yonds: la Pagina Sabbayeduto il palagio di Sa-
lomone Slkpì. .dèlia S '.api enya dì luì ;:ali. 'incontro fe ellanon riefee compita
ad humore del popolo, viene coflui ad batter in publico efpofìa un tefhmo -
nio della fua imprudenza . E pure non àcafa al mondo, che in tutte le fue
parti fu perfetta .Ancorché non fipoffa negare, che lacafxnobile , e ma-
gnifica non apporti dignità, & honortuolezz* agli habitat ori Come di
Gi.Ottauio fllegge,che la fua honorata cafa j uff r agata domino , nono ho- Cic-°jf
miniai confulatum put ab at uri perche ftcome l'habitar più dnguSìamen-
te, e più h umilmente di quello, che la fua coniitione ricerca, è fegno d'aua
ritia>c di fòr adegua-, cofil'bauer habitatione degna, è argomento d’animo
nobile, e magnifico .. T^ondimeno è anco vero, che ftcome nei veementi
non è minor viiio che fiano troppo grandi, che troppo piccioli', coft che una
gran cafa fu da pochi habitata,Òuna picciola.da molti, non ècofa laudabi-
le',perche, come dice l'ifieffo CictroneiAmpla domus dedecori domino fa*
pe fit.fi eh in ea folitudo* E quel prouerbio che dice: Cafa quanto capeva,
terra quanto vedi,fideueintender della cafarufìicanaspercbein villa non
fì richiedpno grandi edificij,per nonhabitarli di continuo , e per li pericoli
degli incendij,e delle guerre; come non flanno bene i gran terreni nell^j
città, che le rendono folitarie,& incommode ; Et ancorché Horati&dica :
Kempe inter uariasnutriturfy^ua columnasy Libiep io
Laudaturq;domus logos qup profpicit agrcs. Egli nodimeno riclndecofi
fatte amenità della villa no riufeir nella città . E coloro che fi copìaccìono
di gra giardini nellacittà, e digran cafe nella villa, rifondendo le vere for
me delle ce fe, vanamente fi sformano di portar la villa alla città, e la città
alla villa. Salomone ci ammonì ad attender prima alla coltura de' terreni,
£ poi allafabncadella cafa;uolendo inferire douerfì anteporre l'utile al di
ietto. 'prepara foris opus tuuì& dihgenter exerce agrum tuum,& pofiea
& difìcabis domù tuam.Voi che adunque i Vittori, e gii Statuaria o i' opere prcu i4t.
loro, come s' è detto, feruono all'ornamento de gli edifìcijjuuendo deila Vit
tura trattato nel capo della Vùefta, bora ft dirà alcuna cofa delia Scoltu -
ra',la quale hà gran conformità con l'operationi dellaVfatura, che fuole
primieramente abbozzare Capere fue,e poi andarle accrtfcendo , ab-
bellendo fino che le riduce alla loro perfptùone, Qoft lo Scultore da pria*-
- - - CJRÌQj
6 1 6 Dell’Arte de’ Cenni,
pio Iettando i primi {ciglioni accenna ciò eh* egli vuol f tifiti poi con pii
in Anh Te diligènza va operando, fino che ai vnguem ha la ftatua fornita* Donato*
renfiJ dice che fignum cfì puma qu&dam nota indicans totius rei qualitatem . £
Vs7f'S * fifleffe flatue fono dette figna: Onde Cicerone diffe eh eV erre dal religiofif
fimo Tt mpio d' spelline in mio nodu clam fuftulit figna pulcherrima ,
atque antiquiffima. Qttefii fabri calori di fiatue dell* arte de' cenni^e de9ge~
fìi mirabilmente fi feruqno;& aWborafono detti Ethici, ciò è morali, quan
do co fi bene fingono git attici moti degli hmmini, è de gli animali, chc^j
rapprefentanào i loro / enfi , & i loro affetti , paiono come diffe Virgilio
Georg .tip 3 Sfirantia figna » Et vn* altra volta s
jek. 6 . credo equidem viuos ducent de mamore vultus.
Di quefli il Budeo diffe che non modo icomcas imagines effingunt , ìde fi
ineunti omnibus lineamenti ad exemplar exprcffìs j, [ed etiam etbicas , idefi [enfi •
Vel Fedrc * bus exprcffìs propemodum ffiìvantia . E Viatorie diffe che cefi fatte opere ,
tamqnam viuentia extanv,fi quid verò rogauens , verecundè admodum
fileni , Dante rapprejentò untamente una belli ffima {coltura della 7
fiata, con i fuoi veri,& efficaci gefli, dicendo z
i ©. VAngel che venne in terra coH decreto
De la moti anni lacrimata pace,
Ctiaperfe il del dal fuo lungo diukto ì
Dinanzi à noi parenti fi verace
Quìm intagliato in un* atto foaue9
Chi non fembiaua imagine che tace »
Giurato fi farla che dtcefs’Aue ,
Teròctiiui era maginata quella ,
Ch9 ad aprir l'alto amor nolfe la chiane*
Et banca in atto mpreffa efia fauella :
Ecce anelila Dei, fi propriamente ,
Come figura in cera fi fugella. . _
VA rio fio nfmfcediuerfe belltffime opere di (colmati di quelli
no mila fonte di Merlino dice :
€.%6. B.% . Quoti ^intaglio con lauor diurno
tìauea Merlino imagini ritratte t
Ditelli che ffnrauano , e fe priue
Non fé fiero dì voci , ctieran viue.
Il Tuffo mar auigliof amente defeditele figure che erano f colpite nelle por
te del palagio d* Armida. Con i loro affettai} fi geTiiffi che, come egli dice ,
Manca il parlar, di uìuo altro non chiedi ,
NJ manca quello ancor , s'à gli occhi credi *
COME
Parte Seconda.
617
DE i CENNI AL LANIFICIO
pertinenti. Cap. XX.
yefl'arte del Lanificio ch’è frutto delle pecore è per
antichità nobile-, poi che ribelle primogenito d'~4 da-
mo fn pallore $ e incile [acre lettere fi legge molti effere
flati infime Taflori,e t{è . Filone Hebreo dice che
l'arte pa florale è un preludio al Regno , come fu in
Romulofabrtcatordi [{orna : Onde non fen^a caufa i
Trelattfono chiamati Vaflon . E Chrtflo S . di fé
fi e fio diffe: Ego furto Taflor bwus, & cognofeo ouesmeas, & ipfa cognac
f cura rne . Ver vtihtà ancora è arte lodeuohffima,cauando noi dalle pecore
il latte , la ricottaci botiro,d cafcio , egli agnelli per mangiare -, i panni , e
le petti cete s per re flit fi-, e lo!ìerco,per mgraffur la terraiE perciò gli anti-
chi ogni patrimonio , dalle pecore^difitro peculio, e da quelle anco la pecu-
nia denominarono . E non fen^m flerìot Voeti fau aleggiarono di quel
fama fa vello d'oro di Colobo , poi che con quefli velli pecorini molti arri -
cbtfcono* £ perchè il lauoro di quell'arte è vario, e multiplice, come Otti*
dio, parlando d^rachne^n quefta maniera e far effe :
Stue ruàcm primos lanam glqmerabat in orbes, UttawìT*
Seu digitisfubtg bat opus,repet\taque longo
Veliera mr Uibat,ncbuìa$ aquantia trafila ,
Siue lenì terctem verfabat pollice fufum ,
Siue pingebat acujarcs à Vallade dotiamo
VerÒ con quella hanno trattenimento i putti, i vecchiaie f emine, egli huo -
mni;onde quelle città, nelle quali è frequentata, fono di popolo ripiene , e
di ricchezze abondanti . Quell'arte teffìtrice confla di due termini, ciò è
di ordire, e di tramare, che accennano incominciare, e finir e . DaWcrclire i
Retori al princìpio dell'orationi per metafora diedero il nome d'Efforàio*
Ma ìlgffto di tramare accenna anco flntione,f rande, & inganno: onde il
Boccaccio nel Labirinto d’amore difi e, proceder con trame, ciòc con oc-
culte infidie . E l'atrio fla parimente diffe:
Ma quando *Ammone recida , ò faccia, ò trami
Co fa al fratello, ò àgli altri firn danno! a.
VelT ordine >e tramar poi infime fi dice di dar ad alcun ncgocio perfetto •
ne, e compimento-, come cofil'rsò Dantediccndo t
T pi che tacendo fi moflrò ffedita
Hit
L'anima
c- 1/2,51.
Vieta 6 •
Mn. ii6
tp'ì*
ìfim 38»
à*?- 7°
JT/M5.
6 1 8 DeirAne dc’Cenni ,
t'anima [anta di metter la trama
In quella tela ch'io le por fi ordita •
Cefi CMrìoflo dtjje che ^ Angelica uolea far à Sacripante ì
Ma alcuna finti cneyalcuno inganno
Di tenerlo in fl?eran%a ordijce% e trama .
fu quefi’àrte del teffere da gli antichi filmata liberale, e ncbile > & efier-
citata non foto dalle Matroneima dalle Vren cip effe ,e, come fauoleggiaro-
no i Toet'h dalTifieffe Oee3e di e fifa dijjero Mmerua e fiere fiata inuentrice9
con la quale hauendo hauuto ardire irachne di contendere, fu nel %agno
connettila* cCamendue dtfie Ouidioi
~ — - Confifiunt dtuerfis partìbus amba
Et gracili gemina $ intendunt flamine tela s .
E della Bigina Bidone Virgilio 0°
Ipfa [ui$ quondam manìhus Sìdonìa Dido
Eecerat%& tenui telas difcnnerat auro •
E di Tenelope gran £t ffityice s che ntefiendo la notte quello che tefieua il
giorno, à quello modo fchem queìVrochi.à quali banca pronte fio di ma
ntarfi quando haueffe la tela fornita, diffe 0 nidi 01
qSf ec mihi qu trenti fpaciofamfaUer e n> fi rn
Lafiaret nduas penduta tela manus*
Ma ilgtfio dt troncar la t?la,e fiaccarla dal Subbi' è atto di dìuifiove^ dì
motte 2 onde è fentto: Tt<£ fi eUv-eluti à texcnie vita mta,dum adhuc
ordiorfucciditme* E Gwhb> difj'e; Dies mei vaocius tranfieìura}quàm à
texente tela fuccidaur . Et u Tetrarca ;
morena Morte non da qualche ftroppio
jl la tela nouella c’hora or di f co* Et vn* altra Molta s
Che pur deliberando hó volto atfnbbio
Gran parte h ornai de la mia tela hreut*
Efiendo Hata qu -fidane à grand filma perfettione n dottatovi ferue meno
per commodità9e perneciffnàyche per diletto ornameiìtoycome parti-
colarmente vediamo nella formatione de gli ^dragofi, & in altri panni di
feta, ne' quali è tutta l'arte del difegno , e delia pittura < firefia 5 in modo
che nel telato coniane s e fete di yard eden fi può dire thè : tt fittoti di-
pingano figure menti meno belle 3 ma forfè di maggior induflria di quelle
degli Biffi Vittori^ perciò Gnidio parlando con quanta eccettua *Arac-
ne lauoràuadicc^- :
$iue pingebat acu\ E del tffiimento che fece Minerua quando di que*
fidarti co mende uà con eff a Mracne diffe :
Cecropia T alias fi opulum Maaortis inarca
Tingi!*
Mté*
Parte Seconda. tfi?
$ìng& t più innanzi foggiunge :
Etrupìt piftas cceieftia carmina vettes.
jllla qual f amia alludendo CMtofio diffe :
Ruggiero entrò ne 9 profumati tini
Che pareano di man d'Aracne ufeiti.
E parlando di quel beli ffmo padtglione,chefà da Meliffa portato9 per ho
norar il matrimonio diruggino e di Bradamante9nel quale erano conte -
fli i futuri gefli dei difendenti di quefligmgalh dice i
Cefi hauea ben confetti
1 getti torchi gì àgli hauea dipinti.
Co fi Filomena con Caco nella fua tela dipìrJe il tradimento fattole da Te -
reo fuo cognatOi& à Vrogne fua for ella lo manififtò, come Ouidiofcriffe:
Stamina barbarica fuffendit candida tela Mtu6*
Turpureafquenotas fius intexuit aibn%
ìndiciumfceleris : perfffaque tradirti* uni 9
Vtqueftrat domini rgfiu rogat .
Onde nel medefimv monache igctth & i cenni hanno feomefà detto ) fi
gran parte nella pitturai C hanno parimente in que{Carte\la quale no maù
fenx a e fatta cogmtione dujfi getti *e de* cenni potrebbe effer degnamente
e fa renata. Et am orche queffarti nptratiue fiano con le mani trattate. _ ?
cgn'huomo però, >he à'alcuna liberate non fin ben'infirutto , douerebbes
fapernefar alcuna; acctoche quando dalla neceffitàfojje conttretto , po-
teffe efarcnandola acqutttarne il viuere} cme fi legge , che taChorafece
S.Taolùtfon le proprie mam benché nobile Bimano, à fe9 & ad altri il ui
nere guadagnando^ il che fà da quelgenerojo Fabricio Bimano più co’ge-
tti>che con le parole e fare, fa9quando fpre%zandQ toro}che da Sanniti gli
era offerto :
— Tum protinus
Tlanas ab aurbus manus ad lumina ,
Ex inde ad os3&guttur > ac ventrem inflmum
Deduxitf mquiens: Dum ego hifee fenfibus
Obfittere , imperar eque potere, mihi
7{jl deerit unquayrU*
Tnth fimb.
SO.
UH 1
DE I
’Mn.l
éio
D £
DcirArtc de’ Cenni,
i CENNI DE' CACC IATORI.
ap,
XXL
Ornai è tempo , per ri fioro dette paffute fatiche , di
paffaralla Cacciagione, della quale farebbe forfeit
fiato meglio trattare prima che della guerra ; ef*
fendo, per dir così}un preludio di quttta,an%\ un fio
ritratto; poi che nella cacciaggione fihuomo s'aue^-
%a alla fati cayal corf ovatta fuga,& à prender ,& uc -
cider con gli fìratagt mi , e con la forcale fier e, non
"altrimenti, eh e fifaccianc * rumici netta guena:E fipende Virgilio chc^
ehi é gran cave latore è ^nco buon Soldato , di Laufc figliuolo di
iiodijfes
laufus equum domit or, debellai or qu e ferarum .
Et àgli Equicoli attribuì oltre la cacciaggione , anco l* Agricoltura di -
tendo .
Honida precipue, cui gens, affuetaque malto
yenatu nemcrum.duns Acquicola gltbis
Armati tevram exercent.
E no foto a9 foldati,& a9 Capitanila àgli fìeffivrencipì ancora è quefìo
effercitio grandemente rute, e diletteuole. li dilette èrnanfelìo efjtndo
tofa gioconda fruì optatisi pigliando chi (ugge ; c con l'arte (uper andò f
thi è di noi più potente, e pm robufloyam alando quelle fiere, che figlio-
m taPhora gli huomìnì sbranare : perche la caccia de gli ammali timidi
t deboli, come etiandic Precettare , & ilpefcare ,non jono efferenti
£ avallerò ,ne da huomo betticofo : E però Trcpertic, innamorato di Cin-
thia,à lei, che alla ritta fe rì era andai addice che la feguir ebbe ,e nella cac-
cia fi traftulleróbez
*£lpn tamen vt vaftos aufim tentare leene s,
\Aut coler agrefles cominus irefues :
M&c igiturmihi fitlepores audacia molla
&xcipere,& ftriffo figere auem calamo*
Co fi PtAriofio dice che Poggierò ingolfato nette lafdnie t Moina, con lei s
£ * Hot per iombrofe valili e lieti celli
*-* ^ Vanno cacciando k pautofe lepri;
Boy coniugaci cani e faggi an folli
Con ftyepuo vfcirfar di lìoppie e vepri;
Bot à tordi ìaecwùh , ber vi [chi motti
t endon tra gli odoriferi gintpri *
Hor
Parte Seconda.
Hor Con hamt inefeatì , & hor con reti ,
Turbano a9 pefa i grati lor fecreti.
Ma la cacciadelle fiere maggiori è grande effercitio ddvalorofi huomini:
E perciò Virgilio fà che luto:
Spumantemque dari pecora inter inertia votis
Optat aprtm,aiitfuluutn defeendere monte leonem •
Ter que/ìo è fcritto Hercole nel monte Erimanto di Arcadi a hauer do -
mato quelfamofo cinghiale, che le campagne dijjipaua# recatofelo in col -
lo hauer lo portato art Eurifiea figliuolo di Stendo Ejde9 Micenici quale9
per mftigdttone di Giunone , cvmmandauaad Hercoleche andaffe àfupe-
tare dtuerfi monflri\accìocbe à quefìo modo lofactffe perire. Et è glorio-
fo il nome di Meleagro Etholo, perche nel campo Cahdonio ama%%ò quel
monlìruofo cinghiale . Medefmamente $anfone,Aleffandro Magno# Li •
fimaco amarrano nelle cacete ferocijjìmi Leoni. Il Arioso perioda
de Htppolito da Effe che fu Cardinale dice;
Hor glt Or fi affronta (u gli alpm /affi,
Hora i Cingmait in valle ma# palufìre.
El anco gran diletto veder le btflte da noi difciplinate fuperar le feluati-
abe > e rimirare i varij , vr ìmpenfatt fucceffi rche per molti accidenti fono
nelle cacete merauighofi : Del qual* effercitio i giouam maffmamente fi
tompiacctonoieffendo vero, che
Imberbe muenis, tandem cufiode remoto ,
G iudee equis>cambufque,& aprici gramme campi «
Liquefilo diletto de* cacciatori è cefi grande ch'efjì non fentono la fatica ,
nè gli incommodr# d’ogm altra cofa /cordando fi nella caccia fi diportano:
— — Mane tf uhi ou e frigido
C.46./? $i
HùrAt.neUa
peti.
Hora.hb.l *
0*6.1*
Venator tenera coniugi s immcmor.
Del qual piacere anco le donne hanno voluto la parte loro : E però Vir-
gilio dtceche Bidone andò alla caccia con Enea : ^
Venamm AeneasyVnamqHemiferrimaDido
In nemus ire parata E Senofonte dice che le donne bebbero il dono
della cacctaggione da Diana, come A talanta>Trocn,& altre . Uvtiie poi
non folo è nella preda, che con tanto gufia fi gode, ma molto più nell'effer-
citiojper la buona difpo fittone, e robufie^ga del corpo,che ne confeguia •
mo'.perche (come dice Senofonteji cacciatori fono di forte complfffione ,
veggono , & odono meglio de gii altri, e piu tardi s'mueccbiano; E talcA
efferc fiato CÌoridano dice l’Anofio;
Cioridan cacciator tutta fua vita
Dì robufia per fona era>& ifnella . C iS.Jt,
E Coiumdla lodando quegli antichi Romani cacciatori hfcìò ferino :Vc*i66,
ra
gtt Dell’Arte de Cenni,
ra ilU Famuli proles affiduis venationìhus , nec minus agreBUus operi*
bus exercitata , firmiffimis pr&ualuit corponbus . Efà qutffarte da Seno -
fonte filmata tanto, che di lei vn libro intero compofej reaa quale hanno
anco fcritto Vollucefiiacobo Fouìlloux Franctfei& al tri* Ma venendo à
parlare particolarmente dei cenni de* cacciatori di co ia togmmne di efi
fi cenni efferloro molto giovevole :percioche nel? inuefiigar le fiere c •(Ter-
nano i loro vefìigi , i quali effendo da i latini chiamati figna , noi n potia*
L&.i.ca. i. 7 no dir cenni yDi effi Giulio Voline e dirutamente bà fcritto,comebàfat~
torneo Senofonte nel già detto fuo libro della caccia • Da t getti, dai mo •
t'he\da i cenni etiandio de’ cani, i cacciatori comprendono je vifiafteran*
<%a di trovar la fiera ; e parimente dagli tttjffi cono/cono quando hanno
perduta la traccia\come diffe rì Tuffo:
C.t.fi.i, jQjial dopo lunga, e fattcofa caccia ,
Tornanfimefii,& anbelantf icani,
Che la fiera perduta habbian di traccia,
Ifafcofaw f elua, dagli aperti piani*
Senofonte dice che alcuni cani, trouata la traccia della fiera, ne danno fe •
gno con gli orecchi , e tengono la coda ferme & altri fenica movergli
orecchi fquaffano vn poco la cma delia coda , & altri atn v ritirano gli
orecchi , e calando la tefèa su la traccia > con ia cu * t?j(j a. fa le mbe *
f corrono di lungo ìE Soggiunge, eh e i tomaia la * 'a* et. ignare
do la tefìa verfo terra> s* allegrano, abbuffano gl? orrechr^runao gii oc-
chi da per tutto, movendo la coda da ambi i iati, andando tutti inficine per
ia medefima traccia ; & alla lepre auicinati, a n pronuba d amme cor-
rono piu velocemente , & con molti altri moti, egefh accennano al cac-
ciatore Callegreyza che hanno d’eff ere alla lepre vìmini : de3 quali cenni è
necefjano che il buon cacciatore fia intendente . Il Merula ferme che i
Tentaban popoli africani $* eleggevano per Fe vn cane , dal Quale pj-
gliauano le nftotte fecondo il moto della fua coda » EVlutarco , dice , & è
cofa nota a 9 cacciator t,che fe il cane prende nel corfo la lepre, la sbranaci
e gode del f angue dì lei ma fe la lepre dal corfo fianca, fi ferma, & al Cane%
cedergli noni’ offende, [ed confifterefibtque temperare , mot ai e caudam,
argumentumque manifeftum prahere ,fe non carnium,fed vittori# tan •
tum gratia decertaffe » E parimente il Tuffo parlando de* moti degli ve*
celli dice i
Qual* è il il timido Cigno, à cui fourafia
Col fero artiglio l’aquila proterva,
Ch*à terra fi ramcchia,e china Pali,
1 fuoi timidi moti eran cotali»
Dante diffe',che tamme perdute fi gittauano nella barca di Caronte
Ter
Parte Seconda. 6t 3
5 *er cenni, còm’augel per fuo richiamo .
"Nella pefcaggione fmilmente hanno luogo i cenni il che fi può prouare
con*/ autorità delv angelo ous è (crino , che S.Vietro,e compagni hauen -
do pigliati tanti pefct,ehe la rete fi lquarciaua,annuerunt focijs,qui erant 4*
in alia naui,vt v^nnsntJ& adiuuarent eos.Gli indiani con foli getti, e con
cenni pigliano le Sm e: Scrivendo Diodaro Sicolo,che i cacciatori vanno
ve’ bofehi, dove quefii animali fi ritrovano, e guardando fi m uno ffiecchio,Uh. 1 7.
fi calciano gli fi udii, e (i Ungono, e poi fingono di partir fimde lefmie,che
hanno da' h fichi U tutto furtivamente rimirato » volendo, fecondo la loro
naturai ciò imitare , vagendo fi gli occhi di mede, e mettendo fi gliftiualii
refiano auilu patene prefe.B perche i cacciatori ,e molto piu gli uccellato-
ri, &ipefcatori vfanogran filetttio per nonfmarrire , e fugare gli ani-
mali , che con arti, e ttratagemt vogliono tacitamente , e furtivamente j
prendere , perciò fogliano tra di loro molto più con taciti cenni, che con
cjfireffe parole favellare :Onde Vhnio giouine lafctò [critU:lam vndiquc
fy ufi,&folitndo,ipfumque ìllud fi lenti um quodvenationi datar, magna , ^ ^
coghatifmistmtamenta flint,
Queft’è quanto ho faputo in quifla materia de* cenni raccogliere in
quel poco di tempo , che bò potuto alle mie grani, e continue occupationi
limolare: Eje coni* affettala non batterò potuto à foggetto cofi nobile de-
gnamente comfpoìidere il difereto lettore donerà della buona volontà
mia re fiate fio disfatto : la quale e ttata di apportargli tn vn’ttteffo tempo
vi ite, e diletto: li che fe hauerò confluito, jentirò quella c onj alati or\^9 ,
Che gode, colui Àe1 quale fi può dire;
Omne tuìit punti nm qui mifcuit ville dulci, Horjn Poi,
Ma feanco ciò non mi farà conceduto, batterammi d'hauer virtuofamen-
te l odo fuggito , e qui fio nobile foggetto à gli eleuati ingegni primiera-
mente premo fra. Della qual materia, non battendo alcun altro ch'io /appi a ^
già maifcrittOfpoffo [ eriga ambinone dirò con Horatio : li.i.tp. 19,'
Libera per vacuum pfui vefiigia prìnceps
Non aliena meo pr^ffi ped e_>. Q più lofio con Tropertio t
Quod fi deficiant vircs , audacia certe^ ^ s#
Laus erit in magnist & voimfre fiat e fi.
Onde non hautndo io hauuto chi imitare, tanto più gli errori miei faranno
d’efcufatione degni: Ejsendo uerij]ìmo,che alcuna cofa nonfù mai nel me*
deftmo tempo e ritrouata,& allafua perfettione ridona 9
Forfè diritti* à me con miglior voci Danti Pur,
Si pregherà perche Cirra rtfponda» ja
Il fine della Seconda Parte dell’Arte de’ Cenni
PRa?fen$opus ad anmii'eceffiis nìdlbus aperìendom fumJ
ma induftria elaboratum pcrlegi , ipfiimque ne dum ab
omni eo, quod orthodoxam fidem , retìicudinem morum_,s
Principumquedignitateml*dat3 aut tedendi iufpicionetn
fàciat, abeffe comperami eft : Sed &peracute5 fingularifque
cruditionis inuentum:ne igitur tam fuaui ingenua mentis pa-
bulo mortales priuentur 5 ipfum typisdiuulgandum iudico.
Vincenti* Prid. Non. Febr. M. DC. XVI.
Fr. Iofeph de V incenda Ord. Set. M.V.Sacr.Theologi* Doéh
Imprimatur Fr. Camillus Inquifitor Vicentinus*
Giouaani Caualli Podeftadi Vicenza.
Cot-rcmone degli errori della ftampa.
Catte i? li». 1 4- t»lt, tale- *9 lin-ì •«««»'<> J**to »* •» 1 7 -'auanio le -
ttaniù. 6 5 . 16. sfattane, tefauano. <j\.l 19. Volere, valere, •jg.l.i.tflixeris.affltxerh.
jxz l l. di $ di. 1^ S . /• 3 5 • ‘VÌdetividdto. l'17'Fafta, Vati#. 165 Mutius, hlu»
tttis. 178. L19.F ìumione, Tiumine. io 6 l, \ 9. fuam, fuum 11 1 .1.16. nunu} nuxe»
2 1 2 ,/ 24. procuram» prouocam. 23$. numi, la mano. 240 l v z . Lucina, Lucia -
no. 247 / XI eGidlo, Gallo 25 i A. *a:goghì, gioghi. 25*8 l^.Ceprirfi, coprire. iéì l iti,
altro, almue. 28 i l 38. ardimento. argomento. i%6 l 8 T<ueu, Teucri 389. l.it. eraii ..
won trai. 397 t/.x2 nomtnth. ominibcfs^L%A %»Ruh§lg** ioyL $ 1 -fenfum, ftimm*
1 07. wwtHsibidtm.
Commenti
Posta un commento