Grice e Sighele

 


Cipriano Giachetti 


SCIPIO SIGHELE 

IL PENSIERO, IL CARATTERE. 

Conferenza detta alla “ Pro Cultura „ 
di Firenze nel trigesimo della morte 


Col ritratto di Scipio Sighele. 


Harvey Cushing / John Hay Whitney 
Medicai Library 

HISTORICAL LIBRARY 



Yale University 


Gì fi of George Mora, M.D. 


SCIPIO SIGHELE. 





SCI PIO S 1 G H E L E 

nato a Brescia il 24 giugno 1868; morto a Firenze il 21 ottobre 1018, 



Cipriano Giachetti 


SCIPIO SIGHELE: 

IL PENSIERO, IL CARATTERE. 


Conferenza detta alla “ Pro Cultura „ 
dì Firenze nel trigesimo della morte. 



MILANO 

Fratelli Treves, Editori 
1914. 


PROPRIETÀ LETTERARIA. 

1 diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per 
tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda. 

Copyright by Fratelli Treves, 1914. 


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Milano. — Tip. Treves. 


SCIPIO SIGHELE 


Non sembri presunzione se un modesto stu- 
dioso, lontano da ogni accademismo ufficiale, 
quale io mi sono, pretende far rivivere qui 
la figura di un illustre e caro scomparso. 
Accade spesso delle persone note che la loro 
notorietà sia più di nome che di fatto, che 
una personalità simpatica diffonda nel pub- 
blico questa simpatia anche se una larga par- 
te di quel pubblico conosca solo sommaria- 
mente e imperfettamente l’opera che a un tal 
uomo ha dato giusta fama nel mondo più 
ristretto degli studiosi o degli entusiasti. Spet- 
ta allora — io penso — agli amici, anche 


Glvchettj. Scipio Sigli eie. 


1 


o 


Giochetti, Scipio Sighele 


umili, far la luce su quanto di bello e (di 
buono conobbero di questi uomini, che hanno 
avuto la fortuna di avvicinare e di amare ; 
spetta ad essi l’atto di pietoso omaggio in- 
teso a far partecipare con più sicura co- 
scienza le persone d’intelletto a questo culto 
verso una memoria, che è sacra agli intimi 
non solo per le qualità d’ingegno ma anche 
c più per quelle di cuore che onorarono nel- 
l’estinto. 

Convien dire, anzitutto, quanto la dirittura 
morale di Scipio Sighele sia degna di que- 
st’omaggio postumo : l’onestà, la fede, l’entu- 
siasmo per ogni buona causa d’italianità e 
di umanità sono virtù sue che van ricordata 
prima di ogni altra. 

E mi si consenta anche di ricordare quale 
tempra rara d’amico egli fu : la sua auto- 
revolezza e il suo nome non lo avevano po- 
sto, come di troppi succede, nella torre d’a- 
vorio interdetta ai miseri mortali : fu con 
tutti e per tutti : non ebbe le qualità acco- 


Rughetti, Scipio Siyliele 


inodative e concilianti di chi sa barcamenar- 
si, mollo promettere c niente mantenere : non 
promise mai invano, non rifiutò mai un con- 
siglio un incoraggiamento un aiuto quando 
gli parve che una parola o un suo atto di 
generosità avrebbero potuto suscitare alcun- 
ché di bene. 

Ma queste virtù che servono a farci cono- 
scere l’uomo sono destinate a rimanere nella 
perpetua memoria di chi lo conobbe da vi- 
cino ed ebbe campo di esperimentarne la pre- 
ziosa amicizia : non possono bastare a chi deve 
per necessità considerare sopra ogni altra co- 
sa lo scrittore, lo scienziato, ed anche il cit- 
tadino per ciò che egli ha compiuto e che 
sia di dominio pubblico, per ciò che egli 
ha lascialo nelle sue ricordanze, di esemplare 
e di non caduco. 

Esemplare, intanto, il carattere, che non pie- 
gò alle seduzioni della vita politica corrut- 
trice e fascinatrice, alle lusinghe di una esi- 
stenza più comoda e tranquilla, che non gli 


4 


Giacihetti, Scipio Sigitele 


sarebbe indubbiamente mancata, sei non aves- 
se sempre avuto il nobile pungolo del lavoro 
e non avesse stimato come un allo dovere (af- 
frontare con sereno animo le persecuzioni im- 
placabili che il suo amore per il più italiano 
paese d’Italia, ad ogni passo gli procurava. 
Egli mi scriveva pochi giorni dopo il decreto 
di sfratto che lo cacciava per sempre dal 
suo Trentino: C’è un’intima profonda con- 

solazione nei soffrire per ciò che si ama». 

Giacché fu regola sua — raramente seguita 
e del resto poco apprezzata nei cenacoli più 
evoluti — il conformare la vita e le azioni, 
alle opere sue : tutto quello che scrisse è 
sincero come quello che fece : non si con- 
tentò di dettare dei buoni libri, ma volle dare 
dei buoni esempi, perchè la predica di Padre 
Zappata non fu mai di grande utilità pub- 
blica. Egli ricorda in questo il dialogo di 
Epittéto, dove un interlocutore si vanta di 
comporre delle graziose commedie e di fare 
dei buoni libri : « eh ! amico mio, — gli ri- 


Giàchetti, Scipio Sigitele 


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sponde il filosofo, — mostrami piuttosto che 
tu domini le tue passioni, che tu regoli i tuoi 
desiderii e che tu segui la verità nelle tue opi- 
nioni. Assicurami che tu non temi nè la pri- 
gione, nè 1’esilio, nè il dolore, nè la povertà, 
nè la morte. Senza questo, per quanti bei 
libri tu scriva, persuaditi che sarai sempre 
un ignorante » . 

Dio mio, quanti ignoranti ci sono nel mon- 
do letterario e scientifico moderno ! 

Caduca non è gran parte della sua opera 
di scrittore, specie quella che riguarda gli 
studi più pensati e più veramente suoi : gli 
studi sulla psicologia normale e patologica del- 
la folla, quelli sulla morale politica, sulla cop- 
pia criminale, sulla teorica positiva della com- 
plicità, sul femminismo e le polemiche sul 
Nazionalismo che rappresentano quasi da sole 
un documento : rappresentano lo stato d’ani- 
mo di una gran parte degli italiani in uh 
momento storico del nostro paese. Quando le 
meschine contese politiche avranno ceduto ad 


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Giachetti, Scipio Sigitele 


una più calma visione della nostra forza e 
dei nostri doveri, quando non si perderà più 
il tempo a discutere l’opportunità di una con- 
quista che appartiene ormai alla storia, ma 
si parlerà solo di assicurare una prosperità 
coloniale e una grandezza internazionale al- 
l’Italia, allora i libri di Scipio Sigliele sul na- 
zionalismo saranno benefici ed utili. Prima 
forse no, finché non ci saremo elevati nel 
più spirabil aere del fatto compiuto e del- 
f a fl'erm azione indiscussa. 

E caduco non è — se non mi sbaglio — 
un altro insegnamento che egli détte. In un 
tempo nel quale la caccia al denaro, alla si- 
necura, alla cattedra è smaniosa, e i desiderii 
smodati, quando non v’è studentello che non 
ambisca al titolo di professore e non v’è pro- 
fessore che non voglia diventare deputalo o 
senatore o per lo meno accademico della Cru- 
sca, in un tempo di praticismo ad oltranza 
come questo, il Sighele se ne stette appar- 
talo : non salì la cattedra che pure avrebbe 


Giachetti, Scipio Sighele 


tenuto con tanto onore, non ambì la deputa- 
zione che pure gli era stata offerta, non for- 
nicò con accademie, con circoli e con cena- 
coli. Debbo dir la pura verità? Questa è 
stata una delle ragioni per la quale il Sighele 
mi fu fin dal principio che lo conobbi sim- 
patico : la scienza ufficiale mostrava d’igno- 
rarlo ? Le LTniversità lo consideravano come 
un dilettante? Non importa. I suoi libri in- 
tanto andavano per il mondo e vi portavano 
molte verità dette con una forma limpida e 
piacevole, di cui molli stupivano. La psico- 
logia, la sociologia, l’ antropologia, il diritto 
non sono cose molto noiose destinate a un 
ristretto numero di studiosi ? Come mai esse 
potevano esser lette e assimilate da tulli, po- 
tevano esser messe al contatto delle menti 
colte non specializzate, e interessare un largo 
cerchio di pubblico ? Per una ragione sempli- 
cissima : perchè il valore delle idee risulta 
in gran parie dal modo col quale esse ven- 
gono esposte. 


8 


Giachetti, Scipio Sigitele 


Sapete quanti libri bellissimi e profondi sono 
nati morti per il loro difetto di forma ? Non 
è poi proprio indispensabile essere così sciatti, 
ciabattoni, complicati, circonvoluti quando si 
espone una tesi filosofica, un principio di psi- 
cologia, una legge antropologica, non è poi 
sempre necessario affidarsi al fascino feticista 
esercitato dai nomoni, dajlle parole difficili, 
dai periodi sibillini. 

Sigheie prima che uno scienziato era un 
artista : per quanto mi dispiaccia mescolare 
al suo nome italianissimo dei nomi oltre mon- 
tani, non posso tacere che egli ricorda l’Espi- 
nas, il Tarde, il Finol, il Ribot, e in certe co- 
se anche scrittori di maggior levatura come il 
faine. In una parola, egli «sapeva scrivere» ; 
ed è proprio questo che molti non gli hanno 
saputo mai perdonare. Ma più che altro egli 
è stato un entusiasta, un combattente strenuo 
per nobili principii scientifici, un difensore 
a viso aperto di una bella causa d’italianità 
che egli lascia a noi come un retaggio sa- 


Giochetti, Scipio Sigitele 


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ero. Per ciò gli si attagliano mirabilmente le 
parole che egli pronunciava in memoria di 
Cesare Lombroso. 

« V’è — egli diceva — in questi soldati del- 
l'ideale — lo servano essi con la spada o con 
la penna, con la fiamma del sentimento o 
con le scintille del genio — v’è qualche cosa 
di più alto e di più bóllo dell’idea per cui 
sanno morire e per cui vogliono vivere lot- 
tando e soffrendo: v’è un esempio di sacrificio 
e di costanza : v’è l ammonimenlo -- così raro 
e pur così necessario in questa nostra epoca 
scettica — che la vita è degna e feconda solo 
quando con tutta l’anima si creda in qualche 
cosa, solo quando questa fede sia l’orgoglio, 
la passione dell’esistenza e in questa fede ci 
si perda come l’innamorato nel suo amore.» 


10 


Gjachetti. Scipio Sighelc 


« 

Solto le bandiere di Cesare Lombroso fece 
appunto il Sighele le sue prime armi : dalla 
fiaccola ardente di quell’uomo che per un 
quarto di secolo agitò le più audaci idee so- 
ciali e scientifiche, egli raccolse e conservò il 
calore delle sue convinzioni, la febbre della 
ricerca e del mirare sempre più lontano. Egli 
si trovò, poco più che ventenne, lanciato nella 
grande corrente del positivismo, corrente che 
allora parea più grossa e violenta di quel 
che non fosse in realtà : lo studio dell’uomo 
normale, dell’uomo di genio, dell’uomo delin- 
quente si trasformava in una se non più rigo- 
rosa, certo più attenta disamina : intorno a 
quello spirito semper ardens di Cesare Lom- 
broso, intorno alla sua intelligenza grande, ma 
incompleta, geniale ma spesso ingiusta, one- 
sta ma troppe volle tratta in inganno, cresce- 


Giachetti, Scipio Sigitele 


11 


va tutla una scuola : antropologia, sociologia, 
psichiatria, psicologia, giurisprudenza subiva- 
no l’urlo delle nuove idee. Lombroso, Garofalo, 
Ferrerò, Ellero, Ferri.... erano i pionieri clic 
sgretolavano le mura massiccie degli antichi 
edifizi scientifici, che pure — fra mezzo a 
parecchi mattoni vecchi e consunti — non 
mancavano del tutto di materiali resistenti al 
piccone. 1 

A quel gruppo che sollievo tanto giustifi- 
caio clamore, tante elevale discussioni, tante 
denigrazioni e tanti osanna si aggiunse anche 
il nostro Sighele, il quale — anche se fornito 
forse di una personalità meno spiccata — 
portò subito e conservò ed accrebbe in seguito 
una virtù sua propria che valse a farlo di- 
stinguere fra gli altri di quella scuola e clic 
nc salvò l’opera dal precoce invecchiamento 
cui soggiacque la maggior produzione dei po- 
sitivisti di quel tempo. Questa virtù era la 
più semplice e la più difficile di tutte : il 
buon senso. Essa gli ispirò la giusta misura, 


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Ctiacheiti, Scipio Sigitele 


il retto criterio nell’ apprezzare il buono, il 
mediocre e il cattivo : essa gli impedì di farsi 
trascinare troppo oltre dalle teorie seducenti 
che sembrano esser le più probabili solo per- 
chè sono le prime a venire alla mente e le 
più favorevoli ad impressionarla : ma — co- 
me diceva Montaigne — dall’immaginazione 
ciascuno è urtato e non pochi ne sono addi- 
rittura rovesciati. Un uomo di scienza, an- 
che se nell’anima sia un artista come il Si- 
ghele, ha il dovere di resistere a questi mi- 
raggi deH’inimaginazione : perchè l’artista può 
far prendere lucciole per lanterne, lo scien- 
ziato no : il primo crea, il secondo ricostrui- 
sce faticosamente dai fatti e coH’osservazione 
quello che succede nella natura : egli ha l’ob- 
bligo di non perder di vista alcuni dettagli 
ma di non inventarne nessuno, ha l’obbligo 
di notare qualsiasi fenomeno, ma non di te- 
ner calcolo di quelli che gli appaiono incerti. 
Il buon senso salvò Scipio Sighele da questi 
pericoli : egli ammirò straordinariamente il 


Otachetti, Scipio Sigitele 


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Lombroso, — ed a ragione — ne celebrò l’at- 
lività, la genialità, l’onestà indiscussa, ma non 
lutto di lui accettò e la teoria più scabrosa da 
quella fervida mente escogitata, la teoria della 
patogenesi del genio, condivise molto pruden- 
temente riconoscendo che le cause patologiche 
rischiarano il problema dell’origine del genio, 
ma non lo risolvono. 

Ma egli tuttavia comprese quale mèsse di 
nuove osservazioni poteva costituire l’indagine 
scrupolosa dell’individuo, isolalo od unito ai 
suoi simili, studialo nei suoi desiderii, nei suoi 
sentimenti, nello scatenarsi dei suoi istinti e 
delle sue passioni, e magari nei suoi correlali 
fisiologici. La folla delinquente è un resultato 
notevolissimo di questi studi, è il capo-stipite 
di una serie di lavori nei quali c racchiusa 
una severa e acuta dottrina che rifugge dalle 
superficiali affermazioni e dalle generalizza- 
zioni troppo facili. 

Tutta l’opera sigheliana sulla folla, dalla 
folla delinquente fino alla morale politica, è 


14 


("ìiachetti, Scipio Sìgìiele 


intesa a svolgere e a dimostrare questa legge 
generale che le forze morali e intellettuali de- 
gli uomini uniti si elidono e non si sommano : 
il che equivale a dire che la collettività è 
peggiore dell’individuo per quello che si ri- 
ferisce alla morale ed è capace di emozioni 
e di atti che l’individuo non conosce c non 
compie se non in misura più modesta. 

I.a condizione psicologica della folla non 
può essere quella dei singoli : se non altro 
potrebbe bastare a spiegare un tal fatto quel- 
la legge indiscutibile che «l’intensità di un’e- 
mozione cresce in proporzione diretta del nu- 
mero delle persone che risentono quest’emozio- 
ne nello stesso luogo e contemporaneamente» ; 
il che serve ad illuminare i fatti storici sotto 
un nuovo aspetto, serve a darci talora la chia- 
ve delle improvvise rivolle, delle rivoluzioni 
sociali, che passano come un turbine deva- 
statore ma il più spesso purificatore senza 
che i testimoni dell’ora tragica si rendano 
conto della ragione intima che le produsse. 


Giachbtti, Scipio Sigitele 


Ma le conseguenze dello studio della folla 
se sono interessanti nel campo sociale, lo so- 
no ancor più in quello dell’etica. Il Sighele 
lo comprese, e riprendendo e rivedendo il suo 
libro su «La delinquenza settaria», aveva forse 
in animo che questo preludesse a un più 
ampio svolgimento del tema : è la folla cao- 
tica degli uomini primitivi che dà origine 
— per successive evoluzioni — allo slato mo- 
derno : ma fra questi poli estremi — la folla 
e lo Stato — fra questi estremi anelli delibi 
catena dell’associazione umana esistono altri 
gruppi : le assemblee, le sètte, le caste, le 
classi e ciascuno di questi aggruppamenti ha 
caratteri propri e da essi si forma quella co- 
sa complessa e indefinibile, sottile e spesso 
poco onesta che è la politica. La politica è 
dunque il resultato di un lavoro collettivo o 
meglio di più lavori collettivi in antagonismo : 
lo studio degli aggregati politici ci fornisce 
perciò gli elementi per giudicare gli individui 
non più come individui, ma come facenti parte 


16 


G'iachetti, Scipio Sigliele 


di una corporazione, di una collettività. Non 
c’è da meravigliarsi se un tale studio ci dà 
dei resultati analoghi a quello compiuto sulla 
folla, se esso ci dimostra che la morale dei 
singoli va a poco a poco perdendo del suo 
valore e del suo significalo quando è a con- 
tatto della morale altrui . 

Chi compie un atto politico ha una giusti- 
ficazione nel fine altruistico, un vantaggio co- 
mune, che l’individuo singolo non può avere : 
la salus pubtica va innanzi alla salus pri- 
vala: non c’è da meravigliarsi se la salus 
publica fa spesso ai cozzi con la legge mo- 
rale e se gli atti che in nome suo si com- 
piono hanno un apprezzamenlo diverso da 
quello che avrebbero nella vita corrente. 

< Si può declamare fin che si vuole — escla- 
ma audacemente il Sighele — ma la verità è 
clic, tanto dal posto luminoso di ministri o 
di reggitori di popoli, come da quello tene- 
broso di cospiratori o di settarii, non si può 
nè pensare nè agire con la coscienza intera 


Giochetti, Scipio Siyhele 


17 


e rigidamente morale dell’uomo privato.... 
Nelle cose politiche ci vuole impostura e im- 
moralità ed è da ingenui o da gesuiti il ne- 
garlo . » 

Ci sono dunque due morali, una politica c 
una privata ? O non aveva detto Rivarol : 
«Non c’è che una morale, come non c’è che 
una geometria : questi due vocaboli non han- 
no plurale » ? 

Scipio Sighele ebbe il coraggio di dimostra- 
re che questa pluralità della morale, per 
quanto dolorosa, esiste ed è universalmente 
ammessa. «Il reato settario — egli scrisse, — 
se diminuisce la sicurezza pubblica dell’am- 
biente in cui si produce, obbliga però inne- 
gabilmente le classi ricche e dirigenti a pen- 
sare a molti problemi politici o sociali che 
altrimenti sarebbero rimasti a lungo trascu- 
rati o dimenticati. Così avvenne politicamen- 
te in tutta Italia nella prima metà del secolo 
scorso : i delitti d’ allora contro i Governi op- 
pressori destarono lo spirito d’indipendenza 


Giochetti. Scipio Sighele. 


18 


GiAcrrETTi, Scipio Sigitele 


del popolo e provocarono l'aiulo di Casa Sa- 
voia. » 

Cesare Lombroso aveva già lumeggiato con 
quella intuizione geniale che era una delle 
sue caratteristiche più notevoli questa fun- 
zione sociale del delitto: al Sighele che ri- 
prese e sviluppò questa idea — dandone la 
dimostrazione pratica — toccò d’essere frain- 
teso: lo si accusò, lui l’uomo mite, integro e 
puro, lo si accusò di aver fatto l’apologià del 
delinquente politico. 

Era la solita retorica della gente onesta, 
che vede la birbanteria la tollera e magari 
l’approva, ma non sopporta che qualcuno la 
metta in piazza coraggiosamente c faccia l’au- 
topsia dei mali per cavarne fuori un po’ di 
bene. 

Il Sighele si difese serenamente da questi 
attacchi : egli che faceva opera di osservatore 
e di scienziato poteva permettersi il lusso di 
non prendere troppo sul serio le invettive dei 
catoncelli : ma la sua difesa maggiore era nel- 


(ticchetti, Scipio Sighelc 


19 


la sua visione delle cose : una visione otti- 
mistica che lo portava a credere che anche 
nel fango vi fosse qualche cosa di utilizzabile, 
che anche nelle manifestazioni più tristamen- 
te deleterie di questa povera umanità fosse 
il germe di una bontà e di una grandezza fu- 
tura nella quale non fosse vano sperare. 

«A me pare confortante e poetico — egli 
scriveva — il pensare che come la perla è 
una malattia della conchiglia, come il genio 
non è che la trasformazione di dolori e di 
sventure che la natura con ignota e sapiente 
incubazione prepara, così il progresso umano 
non è, spesso, che il frutto di delitti atroci. » 

Gli scienziati si stringeranno nelle spalle e 
pronunzieranno la parola poesia. Eh ! sì ! poe- 
sia ! io vorrei che non ci si spaventasse trop- 
po di questa parola : in essa è tutto il sorriso 
e la bellezza di un’aspirazione che non può o 
non dovrebbe essere estranea neanche agli 
studi più severi. 11 Sighele ha questa poesia 
nel cuore e non la nasconde : senza di essa 


Giachetti, Scipio Sigitele 


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il miglior suo lavoro sarebbe rimasto freddo, 
senza di essa egli non avrebbe potuto dare 
opera tanto solerte ed efficace alla rigenera- 
zione morale della gioventù, alla lotta contro 
la delinquenza dei minorenni della quale egli 
fu uno dei più strenui apostoli. Ed egli, che 
pur non potè non vedere le deficienze che 
inquinavano la scuola positiva, forse amò quel- 
la dottrina per il generoso contenuto delle sue 
tesi. «La scuola positiva — egli scrisse — 
anziché definire il delitto un ente giuridico 
che deve essere giudicato secondo le norme 
della giustizia assoluta, lo considerò come un 
fenomeno patologico contro il quale la società 
ha diritto di difendersi.» 

Egli vide in questo concetto il gran merito 
di studiare il delitto come si studia una ma- 
lattia : non si cura un nevrastenico mettendolo 
a pane e acqua e non si medicano i fanciulli 
che rubano, gli uomini che uccidono, i solitari 
che colpiscono il capo d’una nazione in no- 
me di un ideale politico, non si guariscono 


Giachetti, Scipio Sigitele 


21 


tutti questi delinquenti diversi di educazione, 
di coltura e di aspirazioni con il carcere o 
con la ghigliottina. La società non può mo- 
dificare gli organismi predestinati, ma può 
migliorare e forse guarire gli individui por- 
tati al delitto dalla miseria, dalla fame, dalla 
cattiva educazione, dall’alcool, dall'intolleranza 
politica ed a questo santo scopo deve rivolgere 
i suoi sforzi generosi. 

Se la scuola positiva non avesse fatto altro 
che indicare questo programma avrebbe fatto 
già molto, più assai che tracciare l’ipotetica 
patologia del genio o annegarsi nella gran cal- 
daia della degenerazione di Max Nordau. 

* 


Fra i libri più pensati di criminologia e 
quelli più vari, meno profondi, ma pure più 
vivi sul femminismo e sul nazionalismo stanno 
quei saggi di critica psicologica o psico-pato- 
logica, che rappresentano come un piacevole 


22 


Giacchetti, Scipio Sigitele 


riposo per un autore di buon gusto, che mo- 
destamente domanda un piccolo posto nella 
critica per chi — com’egli afferma — « non ha 
nessun titolo letterario per esercitarla». 

Affermazione soverchiamente modesta per- 
chè non credo proprio necessario il diploma 
di letterato o di filosofo per far della critica 
artistica. I critici italiani ce ne danno prova 
tutti i giorni ! 

L’esame del Sighele, del resto, non è pura 
critica : l’autore ricerca piuttosto nelle opere 
di scrittori antichi e moderni i tipi più note- 
voli che precedono o accompagnano le de- 
scrizioni delle scuole scientifiche attuali. I pit- 
tori, i romanzieri, i novellieri hanno descritto 
gli isterici, i nevrastenici, gli epilettici, i de- 
linquenti, prima che Moreau de Tours o Lom- 
broso o Gilles de la Tourrette si prendessero 
questa pena : il Balzac ci ha dato con Vautrin 
c Luciano di Rubempré il più bell’esempio di 
coppia criminale immaginabile: il D’Annunzio 
ha descritto nel Giovanni Episcopo un perfet- 


Giachetti, Scipio Sighele 


23 


to tipo d’abulico e di amorale, probabilmente 
senza aver letto nessun trattato di psichiatria. 

Lo studio è dilettoso e il Sighele lo fa in 
maniera acuta e piacevole, da quell’/zomme Irfe 
lettres che egli è : ma in fondo, è uno studio 
che mi permetto di credere poco concludente, 
almeno che non voglia dimostrarci che certi 
scrittori che noi siamo abituati a considerare 
sotto un aspetto del tutto estetico, sono stati 
anche dei precursori nel campo dell’osserva- 
zione scientifica. Ma questo è troppo poco, 
giacché sappiamo che il genio ha delle qua- 
lità intuitive che ci possono entusiasmare ma 
non indurci più alla meraviglia. 

Più personale e più degna di menzione è 
l’opera del Sighele sulla donna e sul movi- 
mento femminista moderno. Egli mi scriveva 
or sono pochi anni rispondendo ad un mio 
articolo sull’ Èva moderna: «Noi siamo sem- 
pre d’accordo, anche se lei non mi chiama 
femminista e molti invece dicono eh’ io lo 


sono.... » 


24 


Giacheoti, Scipio Sighele 


Secondo il mio modesto parere questi molti 
hanno torto e Scipio Sighele — se Dio vuole 
— non è mai stato femminista nel senso vol- 
gare e poco simpatico del vocabolo. Non ba- 
sta che egli abbia speso molta parte del suo 
tempo, ed abbia dedicato alcuni dei suoi libri 
più interessanti al femminismo, per dichia- 
rarlo femminista : non basta che egli abbia 
spezzalo più di una lancia per l’elevamento 
morale della donna e per il suo miglioramen- 
to giuridico. 

Ci vuol ben altro, oggi, per dirsi femmi- 
nisti. 

Purtroppo il femminismo è una di quelle 
questioni che ha la singolare virtù di far im- 
bizzire chi ne discute : le donne ci si arrab- 
biano perchè sembra loro che non si possa 
neanche mettere in dubbio la giustezza delle 
loro richieste : gli uomini si sdegnano per es- 
ser trattati con tanto disprezzo, e scherzano 
sulla poca serietà di mezzi adoprati dalle fem- 
ministe nella lotta. Ora i libri del Sighele sul- 


Guchetti, Sciino Sighelc 


26 


la donna sono scritti in punta di penna, col 
sorriso sulle labbra, con un gran desiderio 
di giustizia, con molto spirito cavalleresco, 
ma senza le esagerazioni che sembrano fatte 
apposta per sciupare una causa generosa. È 
generoso infatti proclamare le ingiustizie di 
una legislazione miope, richiedere per la don- 
na il diritto all’istruzione e più che altro il 
diritto di servirsi praticamente dei suoi studi. 
È generoso e giusto. Ma questo non è femmi- 
nismo : questo è semplicemente senso civile di 
giustizia : il femminismo, coni’ è bandito dal 
suo pontefice massimo Jean Finot, proclama 
un’eguaglianza che va contro ogni principio 
psicologico e fisiologico ; proclama l’avvento 
della donna (non desiderato c non necessa- 
rio) alla vita politica e sociale nella stessa 
misura dell’uomo. Ora non mi pare che il 
Sighele fosse della stessa opinione : pur am- 
mettendo (ed è difficile non ammetterlo) la 
profonda ingiustizia dell’oppressione maschile, 
egli ha notalo argutamente che la donna se 


26 


Giochetti, Scipio Sigitele 


n’è vendicata «non tanto corrompendo l’uo- 
mo, quanto facendolo agire secondo la sua vo- 
lontà e lasciandogli soltanto l’illusione della sua 
indipendenza» ; egli ha scritto che «il maggio- 
re e minore ideale della donna si realizza nel- 
la sua missione di madre » ; egli ha concluso 
che di fianco all’uomo che combatte, la donna 
« deve essere la fata che ingentilisce ed at- 
tenua le fatali conseguenze della lotta : essa 
deve socializzare le anime per avvicinare gli 
uomini — opera più degna che socializzare la 
proprietà per sopprimere le classi». Se que- 
sto è femminismo, non sdegno di sottoscriverlo 
anch’io, poiché esso, col mirabile buon senso, 
con quella giusta misura che — come ho no- 
tato — sono le qualità predominanti della 
bonaria filosofia sigheliana, non toglie alle 
donne nessuna delle doli e delle virtù sovra- 
ne, alle quali è affidata la loro dolce missione 
nel mondo. 


tìiACUETTi, Scipio Sigitele 


27 


La scuola scientifica dalla quale il Sighele 
uscì, allargò la sua indagine in immediate vi- 
sioni politiche : quasi tutti gli uomini che ne 
fecero parte, discesi dall’Empireo della spe- 
culazione ai conli correnti della vita quoti- 
diana, si gettarono nelle capaci braccia del 
socialismo, ufficiale o no : non importa se al- 
cuni prudentemente tornaron di poi sui loro 
passi : l’indirizzo schietto e spontaneo della 
scuola fu quello, e non tocca a me il dire se 
fosse una deduzione legittima delle premesse 
scientifiche. Il Sighele invece non seguì l’an- 
dazzo comune : la sua democrazia molto sin- 
cera, anche se non sia scritta col D maiu- 
scolo, non arrivò mai al socialismo, anzi si 
avviò per una stpada del tutto opposta : quel- 
la del Nazionalismo. 


Perchè ? 


28 


Glìch ;tti, Scipio Sigitele 


Credo abbia veduto giusto Gualtiero Castel- 
lini scrivendo del suo illustre zio che la «sua 
nobilissima idealità politica valse a guidarlo 
all’esame di altri fenomeni reali e a riprender 
quindi l’esame della soluzione del problema 
sociale da un altro punto di vista, conside- 
rando ancora una volta — nell’umanità — 
le unità delle patrie». 

Nato da padre e madre trentini, sposato a 
un’elettissima gentildonna che porta il nome 
dei Rosmini, il Sighele fu tratto fin da gio- 
vane a conoscere i dolori veri, le necessità, le 
condizioni tristissime di quel popolo indomito 
e sventurato. 

Un popolo che lotta accanitamente per con- 
servare il patrimonio della propria lingua, per 
salvaguardare le proprie caratteristiche na- 
zionali, che freme e piange e soffre in silen- 
zio guardando ad una luce lontana che è 
piccola e incerta, ma che pure è la fonte di 
ogni palpito e di ogni sorriso, un popolo così 
fatto deve dar da pensare sulla reale esi- 


Giachetti, Scipio Sigitele 


29 


stenza di quel sentimento di patria che alcuni 
negano, perchè non lo provano, come quelli 
che non vedono i colori o per i quali la mu- 
sica è solo un ingrato rumore. 

Fu nella quiete di quei monti, sulle sponde 
azzurrine del lago per tre quarti italiano, fra 
le austere e nobili genti tutte italiane, che 
maturò la concezione del nazionalismo: l’ani- 
ma gentile, formatasi fra dolori dignitosamen- 
te sopportati, ne tolse il seme da fecondare 
nuova mèsse italiana. Il momento era pro- 
pizio : da più parti erano segni di rinascenza 
e di volontà, di fermi propositi e di virili 
audacie : una schiera di giovani propugnava 
per il paese unito una maggior libertà di mo- 
venze, una più dignitosa condotta politica, una 
più virile attenzione sulle ultime sponde del 
Mediterraneo che restavano facile preda al 
primo audace occupante. 

Ricordate le parole del Carducci, del mae- 
stro, per il tricolore ? « Se l’Italia — egli di- 
ceva — avesse a durar tuttavia come un mu- 


30 


Giachetti. ScÌ2»o Sifilide 


seo o un conservatorio di musica o una vil- 
leggiatura per l'Europa oziosa, o al più aspi- 
rasse a divenire un mercato dove i fortunati 
vendessero dieci ciò che hanno arraffato per 
tre, oh, per Dio, non importava far le cinque 
giornate e ripigliare a baionetta in canna set- 
te volte la vetta di San Martino, e meglio era 
non turbare la sacra quiete delle ruine di 
Roma con la tromba di Garibaldi su’l Giani- 
colo o con la cannonata del re a Porta Pia. 
L’Italia è risorta nel mondo per sè e per il 
mondo ; ella, per vivere, deve avere idee e 
forze sue, deve esplicare un officio suo civile 
ed umano, un’espansione morale e politica.» 

I tempi eran maturi : la gioventù colta ed 
operosa d’Italia aveva raccolto rammonimen- 
lo del Maestro. 

II Sighele accompagnò, favorì, incoraggiò cor. 
lutti i mezzi, colla fede operosa, con l’entusia- 
smo più schietto, con la lealtà più completa 
questo movimento italiano : sperò di poter riu- 
nire in nome di un’idealità superiore tutte le 


Giachetti, Scipio Sigitele 


31 


forze fattive da qualunque parte venissero : 
il sogno era troppo bello : non riuscì e non è 
il caso d'indagare di chi ne fosse la colpa. 
Ma lo sforzo non fu vano : le Pagine naziona- 
liste del Sighele, « libro di fede e di propa- 
ganda » com'egli lo definì, uscirono quasi con- 
temporaneamente al Congresso di Firenze : in 
esse era posta per la prima volta limpidamente 
e serenamente, senza esagerazioni irredentiste, 
la questione trentina, in esse si affermava il 
principio ideale del nazionalismo: «Creare 
un’anima collettiva nazionale, mentre oggi non 
abbiamo che anime collettive regionali». 

Questo principio così semplice ma così fon- 
damentale era già stato preannunziato dal Si- 
ghele in alcune parole premesse a un volume 
del De Frenzi, che fece assai chiasso, le Let- 
tere dal Gardasee. «Noi non abbiamo — di- 
ceva il Sighele - ancora formata un’unica 
anima italiana : noi abbiamo diviso e abbas- 
sato fra le piccole pettegole vanità regionali 
quell’orgoglio nazionale che farebbe la nostra 


32 


Giochetti, Scipio Sigitele 


forza nel mondo ; noi siamo, in una parola, 
ancor troppo individualisti c regionalisti per 
assurgere all’ideale grandezza patriottica che 
si afferma in un sano e cosciente naziona- 
lismo. » 

Qpi è il nocciolo del nazionalismo italiano, 
altra e più pura cosa — almeno nelle ori- 
gini — del nazionalismo francese ; ad esso 
tutti dovevan portare il loro contributo, da 
qualunque parte venissero, per iniziare un’o- 
pera di rieducazione dell’anima italiana. 

È per questo che rendendo conto in quel 
tempo, sopra un giornale letterario assai dif- 
fuso e libero, del volume del Sighele, gli fa- 
cevo questo augurio : Che gli italiani comin- 
ciassero intanto ad appassionarsi alla poli- 
tica estera ed alle questioni che più li toc- 
cavano fuori dei confini : e che fra dieci anni 
almeno non potesse più succedere quel fatte- 
rello che il Sighele narrava sul principio del 
suo libro. 

Il fatterello era questo. Qualche anno fa 




Giac®ìtti, Scipio Siyhclc 33 

un deputato italiano, non dei più ignoti, scen- 
dendo alla stazione di Ala per la visita-ba- 
gagli, fu avvertito che il treno con cui doveva 
ripartire verso il Tirolo aveva due ore di ri- 
tardo. 

— Non importa, — rispose, — andrò a pren- 
dere, intanto, un caffè a Trieste! 

E purtroppo il caso non era e non è iso- 
lato: fra quelli che inneggiano in ogni occa- 
sione e con gran clamore a Trento e Trieste 
c’è di certo qualcuno che mette le due città 
l’una accanto all'altra, a guardarsi amorosa- 
mente sulle sponde dell’Adriatico. 

L’anno dopo le prime Pagine nazionaliste , 
l’Italia iniziava l’impresa di Libia e il Si- 
ghele la precedeva con un altra libro dove 
fra mezzo alle teorie che tendevano a co- 
slrurre una dottrina nazionalista tutta nostra, 
di fronte ai partiti politici, palpitava già qual- 
che cosa di nuovo, quasi la prescienza di una 
più ampia impresa italiana, che riportasse il 


GlACHETTi. Scipio Sigitele. 


Bt 


Giachetti, Scipio Sigitele 


paese alla considerazione esalta della sua for- 
za, alla valutazione precisa del suo compito. 

Le tendenze diverse, i dissidii interni di par- 
tito, dai quali il Sighele — natura sinceris- 
sima — aborriva, o>, come è stato detto, la 
scaltrezza politica del nuovo movimento, al- 
lontanarono poi il Sighele dal gruppo nazio- 
nalista ufficiale, non lo tolsero al nazionali- 
smo ; in lui questo era uno stato d’animo, era 
il fruito Idi convincimento e di pensiero : la 
sua austerità non gli permetteva di rimanere 
là dove gli apparivano tendenze contrarie a 
quei principii cui egli serbava fede inconta- 
minata. Riprese la sua libertà senza rancori 
c senza far intorno al suo nome quel chiasso 
che ama suscitare per solito chi si crede mal 
compreso o mal trattato mentre sa di avere 
diritto all’attenzione e al rispetto degli altri. 

Eppoi, per quanto gli dispiacessero certe 
defezioni e certe ingratitudini, egli era troppo 
sicuro della sua coscienza per sentii - ne un’a- 
marezza soverchia : la bella impjresa di Tripoli 


Giachettt, Scipio Sigitele 


35 


gli aveva acceso più vivida la sua fiamma 
d’ilalianità, gli aveva ridestato più salda la 
sua fede nei destini della Patria. Nei primi 
giorni della conquista egli scriveva da Nago: 
«Si vive in un’atmosfera di gioia e di attesa». 

La gioia era troppo grande c l’attesa intol- 
lerabile : per quanto la sua salute fosse as- 
sai delicata, egli volle andare a Tripoli e volle 
assistere di persona alle prime e dure prove 
deirilalia militare. E diventò popolare fra i 
soldati, con i quali amò confondersi e vivere 
per conoscere le loro impressioni e il loro ani- 
mo, per vedere come la nuova gioventù ita- 
liana, che ancora non conosceva la guerra, 
sapesse andare alla guerra : e lo spettacolo 
gli parve magnifico e il ricordo di tanto fiorir 
d’energie e di simpatiche audacie, anche a 
distanza di tempo gli riempiva gli occhi di 
lacrime. 

E fu a Tripoli il 12 novembre del 1911, du- 
rante un banchetto oiferto dai giornalisti ita- 
liani a Jean Carrère, che il Sighele fu salu- 


Gl.U'rrF.TTT. Scipiti Sìfjlltth J 




tato al suo levarsi per parlare, dall unanime 
grido di « Viva Trento e Trieste ». 

Quel grido fu l’origine prima della sua ul- 
tima sventura. 

In un articolo pubblicato nella Renne del 
15 marzo 1912 Scipio Sighele spiegava l’o- 
rigine di quel grido. «Non era soltanto — egli 
scriveva — una gentilezza verso chi rappre- 
sentava laggiù le terre irredente : era un’al- 
tra e più grande e più profonda cosa : era 
un’intuizione e un’affermazione. Sentivano quei 
giornalisti che un legame ideale univa la con- 
quista presente alla sognala integrazione futura 
della Patria : sentivamo noi lutti che lo spet- 
tacolo di energia e di vittoria che l’Italia da- 
va in Africa non era senza significato e senza 
speranza per altre energie e per altre vitto- 
rie ; e da quell’alba di Risorgimento Italiano 
che noi vedevamo luminosa spuntare sul de- 
serto e sul mare delle Sirti, noi prevedevamo 
col volo del desiderio, il meriggio glorioso sulle 
Alpi.» Lo sfogo era legittimo: ma del resto 


Giace etti, Scipio Sir/hcle 


37 


l’articolo che voleva essere una definizione se- 
rena, da osservatore e non da politico, dell’ir- 
redentismo, era serio e degno di un uomo 
che aveva sempre avuto in uggia gli sban- 
dieramenti e i chiassi degli studentelli in cer- 
ca di vacanze premature. 

Diceva perfino: «Noi oggi dobbiamo .armar- 
ci anche di pazienza, noi dobbiamo con se- 
renità prevedere che la realizzazione del no- 
stro sogno potrebbe non essere nè immediata 
nè molilo vicina, e in questa previsione noi 
dobbiamo quindi prepararci a difendere, in- 
tanto, la minacciata italianità detto terre ir- 
redente ». 

Sighele predicava la pazienza, ma quegli 
che non ebbe pazienza fu il governo au- 
striaco. 

Al primi di giugno dello stesso anno un 
decreto deH’I. R. Governo lo sfrattava per 
sempre dal Trentino, gli precludeva il ritorno 
alla, sua villetta adorala di Nago, dove, egli 
soleva passare molti mesi dell’anno, fra le 


38 


Giachetti, Scipio Sighele 


persone e le cose che egli amava, che gli ram- 
mentavano tuita ima tradizione, una storia, 
una volontà, una fede. 

Fu un gran colpo : egli non volle nè pro- 
testare nè dolersi, non fece polemiche sui gior- 
nali, nè discorsi eccitatori : tacque : egli sa- 
peva che in quel momento la politica italiana 
doveva per necessità ineluttabile di cose an- 
dare di pari passo con quella austriaca : gli 
parve certo amaro e stolto che la sfinge mul- 
tilingue tirasse un calcio all’ alleata mentre 
proprio le stendeva la mano, ma poiché egli 
era abitualo a posporre i suoi interessi perso- 
nali a quelli generali del paese, non fiatò : 
rinchiuse nel suo cuore leale ed alierò l’ama- 
rezza dell’affronto patito : soffrì nel più no- 
bile e nel più disinteressato silenzio : c poiché 
il Trentino gli era vietato e la porta della sua 
casa gli veniva chiusa in faccia con un ge- 
sto villano, egli si contentò di una stanza di 
albergo sul confine italico, dalla quale pote- 
va almeno vedere le acque dello stesso lago, 


Giachetti, Scipio Sigitele 


39 


e sospirare da lungi alle sponde della sua 
terra. 

Eppure egli aveva passalo ben altre burra- 
sche, affrontato due processi per alto tradi- 
mento, sfidato con tatto e sagacia le ire tede- 
sche per i suoi numerosi discorsi patriottici 
e più per il coraggio e la fiducia che il suo 
solo nome ispirava al popolo e sopralutlo fra 
i giovani. 

E fra i giovani molto visse spargendo la 
fresca gioia della sua inesauribile arguzia, che 
non si scompagnava mai dal senso profondo 
di patriottismo che lo animava : quelli che 
vissero con lui le dolci giornate di Nago ne 
sanno qualche cosa. 

È commovente riaprire oggi le pagine di 
quel giornalino il Corriere di Nago tutto fab- 
bricato nella villa Sighele e redatto dal Sighele 
stesso, da Gualtiero Castellini, dai numerosi 
nipoti e parenti. Il Corriere di Nago, litogra- 
fato clandestinamente e ancor più clandestina- 
mente spedito ai suoi numerosi abbonati, por- 


40 


Giachetti, Scipio Siyhele 


tava nella testata il monumento di Dante a 
Trento, il profilo dell’ Italia e il suo simbolo, 
col motto carducciano : 

0 Italia, daremo in altre Alpi 

Inclita ai venti la tua bandiera. 

Avverliva che l’abbonamento costava lire tre 
per la stagione « la cui durata varia secondo 
le condizioni meteorologiche». Era umoristico 
e pupazzeltato, ma lutti gli articoli in prosa 
o in versi che fossero chiudevano nella pia- 
cevolezza della forma un significato. «Forse 
non tutti i lettori hanno pensato — diceva un 
articolo riassuntivo dell’operosità del giornale 
— al lato meno frivolo c più rischioso dell’im- 
presa, al luogo dove stampammo il giornale, 
alle idee che vi abbiamo sostenute ! » Infatti ! 
La I. R. Luogotenenza non si accorse o fece 
vista di non accorgersi allora, dei numeri in- 
fuocali che ogni ricorrenza patriottica faceva 
uscir fuori come le margherite al nuovo sole : 
nella sala da pranzo della villa Sighelc, pie- 
na di bandierine italiane, si faceva il giornale, 


Giaoietti, Scipio Sighele 


11 


e si fucinavano i versi scherzosi, parodie di 
canti celebri, vibranti di un sentimento caldo, 
ingenuo, nostalgico. Sentite le prime strofe 
d'eirZn/io al Carrière di Naga: 

Si scopron le tombe, si levano i morti,' 

Sui monti di Trento già crollano i forti, 

Perchè sull’altura che domina il Garda 
È sorta una voce possente gagliarda, 

La voce irredenta del nostro giornale 
Che corre veloce l’intero stivale, 

E dice - svegliando l’antico ferver: 

Su tutti col nome d’Italia nel cor ! 

Esalta, diffondi il nostro pcnsier, 

Va, corri pel mondo, di Nago o Corrieri 

Il cuore traboccava nei versi burleschi e 
li rendeva quasi serii : le parole erano voluta- 
mente esagerate, ad uso Gaerin Meschino •: in 
realtà il Corriere di Nago non ha mai supe- 
rato — credo — le ottanta o le cento copie e 
quel «correr per il mondo» va inteso con be- 
nefizio d’inventario. Ciò non impediva al pic- 
colo giornale intermittente, unica voce libera 
in mezzo a un coro di voci forzatamente som- 
messe e doloranti, di costituire come una fiam- 
mella accesa e custodita gelosamente : ciò non 


42 


Giachetti, Scipio Sigitele 


gli impediva di avere fra gli abbonati (che 
oggi conserveranno con amore la preziosa col- 
lezione) il generale Baldissera, Lorenzo El- 
lero, Alberto Eccher dall’Eco, Guido Semenza, 
Edoardo Gelli, Alfredo Montalti, Giulio Ri- 
cordi.... E la Lega Nazionale ed ogni opera 
d’italianità devon ricordare le offerte spesso 
generose che venivano loro dal piccolo e fe- 
condo giornale. 

C’era in tutto ciò, nella vita privata qome 
nella pubblica, la stessa anima gentile e forte, 
lo stesso spirito preveggente e sicuro, lo stesso 
amore indomito per un’Italia compiuta dav- 
vero, padrona di sè e dei suoi destini : nel 
piccolo Corriere di Nago vi sono delle parodie 
che stillano lacrime. 

Promotore dell’università libera che doveva 
portare un soffio agile eli latinità nella pe- 
sante inospite città tirolese, propugnatore in- 
faticabile dell’autonomia trentina e dell’Uni- 
versità Italiana a Trieste, richiesta da tempo 
immemoràbile, promessa spesso e concessa 


Giachetti, Scipio Sigitele 


43 


mai, egli fu sempre in prima linea nella di- 
fesa della nobile terra, nel tener desto e vi- 
gile il pronto spirilo italico di fronte alla mas- 
siccia greve e invadente disciplina panger- 
manista. 

Ma egli era un ospite incomodo per pa- 
droni così mal sicuri della loro padronanza : 
ogni sua mossa era spiata : bastò un prete- 
sto qualunque per sbarazzarsene. 

E non potè più Vedere la diletta Nago, 
la villa ombrosa dove fiorivan le rose bian- 
che e i «non ti scordar di me», Riva perla 
del Garda, Arco tepida come una serra, na- 
scosta sotto gli aspri contrafforti montani. 

Vi tornò fredda spoglia e tjutlo un popolo 
in lacrime l’accolse e lo seguii fino alla tom- 
ba : piangeva quel popolo il padre amoroso, il 
consigliere, il fratello buono, la voce forte e 
autorevole clic si levava nei momenti di pro- 
cella a incuorare i dubitasi, a rampognare i 
persecutori : quel popolo portava il tributo del 
suo amore a chi di quell’amore era morto e 


44 


Giochetti, Seipio Sigitele 


pensava : « chi, chi mai ne raccoglierà l’e- 
sempio ? » 

Egli giace ora nella tomba di famiglia e 
sulla sua fossa sta scritto solo il verso di 
Dante : 

L’ombra sua torna ch’era dipartita. 

Grave ammonimento ; ma l’Austria non l'in- 
tenderà : l’Austria — lo sappiamo — non ha 
paura dei morii ! 


Quello che ho detto fin qui può dare un’idea 
per quanto sommaria, del pensiero e del ca- 
ratlere di Scipio Sigitele. Ma è necessario, per 
completare la visione che egli ebbe della vi- 
ta, e per segnare i limiti e l’estensione del suo 
poderoso lavoro, che io dica una parola di Si- 
gitele giornalista. 

Gli è stata rimproverata questa sua assidua 
opera data al giornale e da alcuni si è par- 
lato con un certo disdegno dei suoi ultimi li- 
bri affermando che son fatti di articoli. 


(ìiAóHRTTi, Scipio Siqliele 


4 -' 


È vero ! Ma chi non sa che cosa sia scri- 
vere per il pubblico vasto e vario di un gior- 
nale, non può immaginare, quella febbre, quel- 
la passione, quell’ardore : lo so bene che per 
molLi di noi che veniamo dalle professioni, 
dagli studi, da altre e svariale attività, il gior- 
nale è pericoloso, è spesso un perditempo, un 
inciampo ai nostri interessi economici, alle 
nostre carriere. 

Ma che importa ! Si guarda forse ai difetti 
e alle imperfezioni della donna che si ama ? 
Il giornalismo è un amore ed ha dell’amorle 
tutte le seduzioni e tutti i pericoli. V’è dun- 
que anche una bellezza in questo foglio di 
carta : il giornale è una forza viva, una pro- 
pulsione d’energie, uno strumento attivo per 
gettare nel pubblico le idee con la certezza 
che queste idee si diffondano, come non si 
diffonderebbero dal volume o dalle cattedre. 
Perciò il giornalismo che ha assorbito in Fran- 
cia molte fra le migliori intelligenze di quel 
paese, ha attirato anche in Italia e va attirali- 


46 


(tiachetti, Scipio Sigitele 


do ancor più nella sua orbila — via via che 
progredisce — pensatori e studiosi che avreb- 
bero un tempo esplicato altrimenti le loro at- 
tività. Il Sighele fu tra questi e ben si può 
dire che egli onorò il giornalismo italiano : i 
suoi articoli erano equilibrati, sintetici, com- 
pleti : egli aveva quella rara attitudine a scri- 
vere molto in poco che distingue il giornalista 
nato, da quelli d’occasione. E poiché negli 
argomenti che avevan formato il suo lungo 
tirocinio di studio e di osservazione, egli ave- 
va una direttiva ben sicura e definita, c’era 
fra un articolo e l’altro che scriveva e pub- 
blicava, magari su giornali diversi, un filo di 
conduzione, una continuità di concezioni : era 
lo svolgersi di un pensiero organico, che ve- 
deva gli addentellati fra cose e fra oggetti di- 
versi, e li riduceva — per così dire — al co- 
mune denominatore della propria logica e del 
proprio giudizio critico. 

Perciò io non dispregio i libri del Sighele 
che sono formati di articoli riuniti : se debbo 


Giachetti, Scipio Sigitele 


47 


dire latta la verità io li trovo anzi tra i suoi 
libri migliori, fra i più sinceri, i più bril- 
laci, dettati nel fervore di una battaglia da 
combattere, di una causa generosa da difen- 
dere e da salvare. 

Al giornale détte il Sighele gran parte del- 
la sua produzione fecondissima, che mi au- 
guro sia tutta raccolta : al giornale dedicò le 
estreme energie del suo spirito, poiché l’ul- 
time pagine da lui scritte, quando era già gra- 
vemente malato, furono quelle sull 'Evoluzione 
del femminismo pubblicate dalla Tribuna e 
dalla Gazzetta del Popolo dopo la sua morte. 

E morire a 45 anni, quando si ha ancora 
la saldezza degli ideali, l’aspirazione al la- 
voro, il desiderio e la certezza di essere utili 
agli altri, è angoscioso e crudele. 

Io so che negli ultimi giorni della straziante 
malattia Scipio Sighele si accorò di non poter 
lavorare alla rinnovata edizione della sua De- 
linquenza settaria; la compagna amorosa gli 
alleviava la pena correggendo essa le prove 


48 


Giachetti, Scipio Sigitele 


di stampa, sostituendosi a lui, cercando di 
compensare una volontà, un’energia, un pen- 
siero che si affievolivano. Egli doveva ancora 
scrivere la prefazione di quel volume e più 
volle — durante le tregue del male — vi si 
provò ; ma non potè : la mente gli reggeva, 
non lo forze : il cervello dettava, ma la mano 
ricadeva stanca e la parola usciva a fatica e 
dava solo degli sprazzi di luce nell’ombra. Ed 
allora il lavoratore tenace pianse : pianse non 
sulla vita, pur desiderata, che fuggiva, non sul- 
la felicità che lasciava, non subiamone che si 
spegneva : no : pianse sul lavoro interrotto, 
sul destino crudele che gli spezzava la penna, 
che gli troncava la parola quando egli aveva 
ancora qualcosa da dire, per la verità, per la 
giustizia, per la libertà del suo popolo e della 
sua terra. 

Niente è più bello e più triste di queste 
lacrime. 


Di prossima pubblicazione 
un volume postumo di 

SCiPIO SIGHELE 

ch’egli aveva già preparato 
col titolo 

Letteratura e Sociologia 



Accession ; 


ssion no. 

9 *** 



^ 'p ì c ^ 'farcele 
Si W 


G-òl 

/?'*/ n 
(/Oc/<e$) 

—■Il 


PREZZO DEL PRESENTE VOLUME: UNA LIRA. 

ANTONIO FBADELETTO 


Conferenze. Cn volarne in- 16 di 276 pagine L. 3 50 

Ma’attie d’arie. - La vo ontà come forza sociale. - La letteratura e la vita. 
Le idealità della scienza. - La psico ogia della letteratura italiana. 

La fine d’un Parlamento e la Dittatura di un Mi- 

njcfrn conferenza, seguita da Appunti storici sul Suffragio uni - 
moti Uj versale, e Analfabetismo 1 

Dogmi e Illusioni della Democrazia i _ 

SAGGI E CONFERENZE 

Francesco Crispi jì Giorgio Arcoleo l. 1 - 

La galleria del Serapione,dei P rof. Ugo Ancona. 8 c £Lio 4 nn- 
Giuseppe Mazzini, « Alessandro Luzio.inTutr?^ 0 !™- 
La difesa della Patria e il Tiro a Segno, 

Angelo Mosso -so 

L’America e l’avvenire, <31 Ugo Ojetti 1 - 

Per una Fede, ai Arturo Graf. S T- 

Quesle sei conferenze riunite in un solo 
volume, legato in tela, costano Sei Lire. 

Per la nostra Cultura. Arturo Graf. . . 1 - 

Giosue Carducci, a Alessandro D’Ancona 1 - 

RllPlTa alla flllprra ? O sserv Q< z ioni sulla situazione politica inter- 
Ullblld UlUi UUbll a . nazionale, seguite da. Considerazioni e prò- 

V Italia, del Tenente Generale Giuseppe Perrucchetfi . 1 - 

Le leggende del mare e le superstizioni dei marinai, 

di Ettore Bravetta Capitano di Fregata . 1 — 

Giuseppe Giusti, ai Ferdinando Martini, con 40 moia. . i - 
1 Progressi della Scienza Luigi 

Luzzatti ì- 

Queste sei conferenze riunite in un solo 
volume , legato in tela, costano Sei Lire. 

Cesare Lombroso, g"tto ren . za . di . s . cipio SItmELE .'L Coi i r ì 
In memoria di Cesare Lombroso, 

RO. Con due ignorati scritti giovanili di Lombioso .... T-'ì — 
Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli 

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