INTRODUZIONE —
ALLO STUDIO DELLA LINGUA LATINA
OSSIA
SAGGIO DI UNA GRAMMATICA LATINA
RAGIONATA
cioè 1.° Lessigrafia il." Etimologia lil." Sintassi
Regolare e Figurata.
CON UN? APPENDICE INTORNO 4° TRASLATI
PARTE L*® VOL. 1.°
per opera
DI ZACCARO
NAPOLI
DALLA TIPOGRAFIA DE’ GEMELLI
Vico lungo Montecalvario num. 7.
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PREFAZIONE A° PREGETTORI
Eccovi,o Precettori.la Lessigrafia latina.
Dessa corrisponde. al. trattato, che i gram-
matici addimandavano declinazione de' no-
mi ed aggiuntivi e coriugazione de' verbi:
Non vi rechi:noia:la novità .del titolo, che
non è nuovo omai nelle senole, e poi corri-
sponde più esattamente al metodo, che si:
deve seguire in:questo studio :,.cioè ‘di /eg--
gere e scrivere di:scrivere e conferire a
memoria le parole di una lingua, che un:
metodo ben ordinato vuol affidare: alla -me-.
moria pria che alla intelligenza:
In quanto al: contenuto di questo trattato
sotto il rispetto delle novità'di forma sopra
materia tanto antica conviene che io accen-
ni qualche cosa per. giustificare il divisa-
mento di rifare un lavoro, di che abbonda-
no le scuole, e per.dare ai precettori u
qualche indirizzo a bene usarlo:
Se la-Lessigrafia delle scuole fosse sce-
rra di errori, sarebbe stato inutile produr-
VI l si lin
ne un’altrà, perocchè, questo studio versan-
‘dosi sul fatto di una lingua esistente, ogni
Lessigrafia si potrebbe accomodare ad o-
gni sistema filologico.-io dunque non seri-
vo il presente volume eol fine di compiere
un corso,copiando un trattato ben fatto,che
le scuole si abbiano. Avrei potuto rimette-
re i precettori a’ lavori altrui. La vera ra-
gione,che m' indusse ‘a quest: altra. pesosa
produzione,è l'imperfeziohedei trattati pre
eedenti;da‘qualii giovanetti attiigonospro-
positi amtoreveli,dove importa che.sì ieno
nozioni fondamentali, pdr: quanto. è. possibi-
le, ‘esatte e precise. ‘..- Pia a da
. La ‘Lessizrafia delle.:scuole tra;le altre
cosè iinsegnavai iche i nomi. latini: oltre..il
genere maschile e fonundrile si avessero il
genere nesird.; it dubbio, 'il conuine e \ ept-
ceno::Ora il genere. è: asenso:loro il sesso,
ossia quella. proprietà;iché: hanno alcune so-.
stanze. animate‘ cude:alcuné sono maschi,
altre femmitriè. .Il gemeré ddunque non può
essere che staschi/e.e:feneminile, nè più, nè
meno. I neutro, il:dubbio, il comune e l'e-
pideno ‘sono assurdità ‘palpabili ; ritenute
per tradizione volgard:a-strazio delle tehe-
re intelligenze; che: debbono: ricondstere
in grammatica: ciù ‘che ripugna di. essere
in natura. ir intio ne
i i WII
A correggere questi spropobiti autorevo-
li,perchè iprofessati da tanti -sevéli non ba-
stava dimostrarne «l'insussistenza, senza
spiegare colle vere nomenclature te idee
contenute. sotto le anticlei! Ecco-uns' delle
necessaria novità: nella presente: /Jessigra-
fia. Ed ' a riuscirvi dovenimoi farci finì da
principio a distinguere nella variazione dei
nomi e degli'aggiuritivi le desinenze e/#mo-
logiche e sintassiche.: Dalla quale disamina
risulta.ad evidenza! 1° che i soli nomi pos:
sono avere le-desinénzè:etimologiche'e sin-
tassiche di. quantità, di qualità, idi sesso è
di relazione: ‘2°-che gli aggiuntivi ‘hanno
solo desinenze sintassiche: 5° che non ‘tutti
i nomi hanno desinenze significative di ses-
so, ma quei sdli., che.sighificano sostanze
animate e che harino una duplice: desi nen-
za orizontale corrispondente al duplice ses-
so; sì che gli aggiuntivi. non sono, nè ma-
schili,nè femminili; nè singolari nè plura-
li ec. Da queste deduzioni: è chiaro che il
trattato lessigrafico dovea subire novità so-
stanziali per riuscire scevto di errori. È
noi coniammo nuove nomenclature, distin-
guendo le cinque forme di variazione dalle
cinque caratteristiche, ossia. dalle cinque .
vocali ordinate secondo l'ordine naturale
delle vocali medesime. Al genere neuro
VII i
sostituimmo la desinenza simile. 1 gerere
dubbio, il comune e l'epiceno si ‘riducono
alle ragioni sintassiche sotto il rispetto del-
le ‘concordanze. Das e TESRa
Messo che gli aggiuntivi ;, come pure i
pretomi, hanno solo desinenze sintassiche,
la teoria della loro variazione riducesi a
quella delle concordanze. Quindi in poche
pagine racchiudemmo le regole dei generi
el nomi, ‘che tanto imbarazzano i princi-
pianti secondo il metodo delle scuole. La
variazione de’ nomi, dei prenomi e degli
aggiuntivi riesce razionale e compiuta ,
comprendendo in poche pagine quanto si
truova diffuso e confuso nei tanti gramma-
ticali volumi.
Ciò che importa notare nel nostro tratta-
to è la differenza che noi ponemmo tra’ no-
mi e le parole derivate e composte in for-
ma di nomi, come pure tra gli aggiuntivi
e le parole derivate e composte .in forma
di aggiuntivi, le quali vanno confuse nel-
Lessigrafia delle scuole con tanto strazio
della logica e della buona ragione; 000
— Nel Nuovo Corso di Letteratura Elemen-
tare e nella Nuova Grammatica ragionata
per la lingua italiana ho provato e stabilito
che la classificazione delle parole deve di-
scendere dalla natura delle idee.di cui esse
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di TT
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sono segni. Ora posto chel’aggiuntivo è se-
gno di qualità e quantità, ogni altra parola,
che non significa una di queste due eose,
non è aggiuntivo, ancorchè sotto il rispetto
della variazione ne abbia la forma. Una ta-
le conseguenza è giusta e leggitima, ma
non poteva essere veduta e ritrovata senza
determinare le attinenze sintassiche ed eti-
mologiche,come noi abbiamo fatto nelle due
citate opere. La nostra teoria è generale, e
sì estende alla variazione dei verbi, i quali
perciò vanno riguardati sotto questa dupli-
ce considerazione. Quello , che importava
notare erano i verbi irregolari sotto il rap-
porto della variazione. I grammatici creb-
bero le difficoltà, multiplicando le regole,
da cui non si trasse alcuna utilità.
In quanto al metodo io non ho mancato
di fare delle avvertenze dove cadono in ac-
concio,per regolare la pratica dell'insegna-
«mento. Ma tutte le regole pel precettore si
riducono a quest'una, cioè di spogliarsi del-
Te vecchie prevenzioni e di informarsi pie-
namente de' principî razionali, che sosten-
gono il presente trattato. Il precettore deve
fr viva la parola morta del libro per ab-
‘breviare il cammino dell’insegnamento , e
la parola è viva,quando esce dal labbro co-
‘me suggerita dal proprio convincimento ,
‘perchè ‘allora soltanto ha forza di farsi ad-
derit pu penetrare nella intelligenza di -
quei che ascoltano. Il leggere senza inten-
ere o. intendere a frazioni non producemai
comprensione,, la quale ‘tante volte risulta —
dall'intuito de' pensieri di un interotrattato.
Quando i giovanetti non hanno indicata. la |
Via da percorrere, procedono all'oscuro tra
Îl'dubbio e l'incertezza, disimparando una
‘parte per impararne un' altra, perchè tra
gli antecedenti e i conseguenti non vi, è |
uesso per loro, nella supposizione -che, leg-
gano e imparino a sorsi a sorsi quelle teo-
Tie, che dovrebbero essere capite ad. una
volta.Pertanto io raccomando.a'precettori,
che-vogliono adottare questo metodo,a pre-
pararvisi prima di cominciare, l’insegna-.
mento, studiando tutte le ragioni del libro,
e rendendo, loro proprie le teorie per sovve-
nirea bisogni delle tenere intelligenze, dove
‘e come l'opportunità richiede meglio. Quel
procedere alla cieca senza sapere. dove pa-
rano Te ‘parole della pagina seguente, anno-
Ja 1 precettori e.i discepoli. L'insegnamen-
te è una direzione di cammino per una via
tortuosa e difficile, la quale si suppone che
sia stata percorsa palmo per.palmo da chi
si fa ‘ad'insegnarla. Nella supposizione che
sia‘ ancora ignota ‘al precettore nessuno si
SF CN so 2° Le. MEO s4Ù & 2, see
sr
fiderebbedi" fut, potendosi applicargli il”
motto: Si coecus coecum ducit, ambo în fo-
veam caduzz, Lia qual casa, se è indubitata.
per l'insegnamento in generale , merita.
di essere congidbrata specialmente rispetto.
ad un likraiche.viene ad abbattere secolari:
progindizi, pes costituirsi esso: splo ‘in fuo-.
go de'tanti e.de'più antichi. ia questo vuol.
si il<proprie: convincimento: siti per don-
fermare le puove dottrina, sia per. rispon-
dere alle opposizioni,che vengono mosse im
contrario, le-quali sogliono essere atri e ca-
lanniose da, parte di coloro, ghep.inello stesso:
pasesij;nelio: stesso luogsi;. inseggando, ven»
..goro a cofiffitto, per interessi personali; co-
me:pargalesia di primeggiare; e di usanpa-
. re«pihioni. Chi dupque vuole &dottare, que.
sto {ib ; vegga bene se gli convenga, affin-
e doble ergognosamnio si tari,
dopé” i ager giitalo il guanto-dellà disfida,
Viyete felici, © |
cede 2 ce 0° si |
| ERRATA CORRIGE n
‘pra 12 verso 20 Cadaes Caedes
n. 13 3» 25 questa quella
»° 13 .» 50 in C, DL. in CL
» 16 3» 9 Ladix Lodix
»: - » 5 nomi or nomi in or
» 19 3 griphe , grips
>. 19° D 26 bacchetta barchetta
» (20. 3 2 quin quarta -
2.29. a 19 Pinus il pine Portus il porto
3 45. » 27040 .. 0-0
» 57 >» 12 de felici da felici
>» 62 3» 4 Plorale . Plurale
> 6$- » 18 pronomi ° prenomi
n 75 3» 7 cum-cas cam-ea
» 77 03» 29 detteto decreto |
2 49 a» 14 femminili femminili gli ag-
giuativi
>» 87 a 16 la rovere il rovere
» 106 » 1 Quadro di Vaia. Quadro di VARO
me ziono : De. i
> 140 3» 16, 17, 18 Di
| noi | 10
ager pianto ) voi aver pianto { fu
| eglino egli
» 150 » 16 dAudieturus Auditurus
» 169 >» 9 Amat Amet
» 185 piove e questi altri
*
» 18 piove ec.
| TRATTATO COMPIUTO.
DI LESSIGRAFIA LATINA
î ì ” «
“INTRODUZIONE >
AL TRATTATO DELLA VARIAZIONE O DELLE PAROLE
VARIABILI. |
Le Classi delle parole di ogni lingua , come vedre-
mo in Etimologia, altre sono primarte 0 categoriche,
altre secondarie o ipoteoriche.
Alle prime si riducono 1.° i Nomi 2.° i Verbi 3.°
gli Aggiuntivi 4.° i Verbali 5.° le Preposizioni.
Alle seconde si riducono 1.° i Nomi personali pri-
mitivi 2.° i Prenomi 3.° gli Avverbî 4.° le Congiun-
zioni.
Le parole delle Classi tanto primarie quanto secon-
darie, altre sono variabili, altre invartabili.
Le variabili sono 1.° i Nomi 2.° i Verbi 3.° gli
Aggiuntivi 4.° i Verbali 5.° i Nomi personali prima-
tivs 6.° i Prenomi. si aa 4
2 TRATTATO COMPIUTO
Gli avverbi e le congiunzioni soltanto sono inva-
riabili.
Le prime si dicono variabili, perchè nell'uso della
lingua non sì presentano sempre nella stessa forma,
ma ora in una forma, ora in un’altra, e, mentre
la forma è differente, la sostanza o il corpo della pa-
rola è sempre lo stesso , appunto come gli stessi al-
beri nelle diverse stagioni dell’ anno compajono di-
versi per le foglie, per le frutta, pei rami ec. Que-
sta proprietà delle parole variabili , detta variazione ,
si attua per le desinenze, o cadenze, o casi, pa-
role, che hanno lo stesso valore in questo luogo ,
ossia per lettere o sillabe differenti, che si appongono
alla fine delle parole variabili medesime,
Quando una parola ha subito queste desinenze, essa
è già variata , ma prima di subirle si può sopporre
invariata, e in questa supposizione deve avere un no-
me particolare, per lo quale sì possa distinguere di sè
stessa, quando è variata. Questo nome è radice o ra-
dicale, in quanto che è sempre la stessa per tutte le
parole variate, appunto come la radice della pianta è
‘sempre la stessa rispetto alle foglie, a’ rami, alle frutta
varianti. In generale la parte radicale di una parola
variata è quel complesso di lettere ‘o di sillabe, che sì
truova ripetuto in tutte ed ir ciascuna delle parole va-
riate, che se ne formano. Sieno le seguenti parole;
‘Aqua, aquae, aquam, aquarum, aquas, aquis. Voi
‘subito vi accorgete che in esse vi è qualche cosa di
“comune a tutte, e qualche cosa di proprio a ciascuna,
‘e per questa ragione sapete che le medesime paolo
in sostanza ‘si riducono ad una, dalla quale non differi-
scono che per le sole desinenze. Ora ciò, che è co-
mune a tutte ed a ciascuna parola nel riportato esem-
pio, è il complesso delle lettere aqu, a cui si appicca-
Asa? di PL _ ds
ill. dv. ‘2 Pl i al £7 7 he 6 KAT -e na >. PI Pe (ss
I ar
n i
LE IC dr di -} sr
DI LESSIGRAFIA LATINA 3
no le desinenze a, ce, am, arum, ts, as: voi dun-
que ferrete a radicale sn , ed a parole variate, lo
siesso aqu accresciuto di queste ' desinenze ,. tante
volte ripetuto con ciascuna desinenza.
Allorchè dunque v'ìmbattete in una famiglia di pa-
role variate, la prima cosa, che dovete fare, è di ve-
dere quale sia la radice o la radicale di questa fami-
glia. À rigore scientifico la radicale è quel complesso
di lettere o di sillabe, che si truova in ciascuna parola
variata, come abbiamo detto, ma la pratica delle scuole
si è attenuta ad un modo di vedere alquanto diverso,
come vedremo in appresso. - | | ni
Se mi domandate ora : che cosa è la variazione ?
îo vi rispondo è un appicco di tante desinenze, ossia
di lettere o sillabe finali, ad una stessa parola, che ,ne
è il nucleo o il tronco, sempre lo stesso in ciascuna
parola variata, e perciò ripetuto.
Questo variare per desinenze non sì è fatto senza
una qualche ragione, e la principale tra tutte è do
pia cioè 1.° per accrescere una parola radice o radi-
cale di maggior significato 2.° per metterla in rela-
zione con altre parole del discorso. Così dicendo agqu
(mi si permetta questa supposizione), intenderò acqua
semplicemente, ma, appiccandovi la desinenza « e di-
cendo aqua, intenderò un’ acqua singolare, e capisco
pure che aqua è primo termine di proposizione fini-
ta. Le desinenze della variazione, quando accrescono
il radicale di maggior significato, si dicono etimologi-
che o significative: quando mettono semplicemente il
radicale in relazione con altre parole del discorso, sì
dicono sintassiche o indicative : quando nel medesimo
tempo significano e indicano, si dicono ettmologiche e
sintassiche simultaneamente.
Nello studio della variazione delle parole di una
& TRATTATO COMPIUTO
lirgua si deve sapere în quante maniere una parola
si varii, o in altri termini quante diverse desinenze
d’uso appicchi ad uno stesso tronco di parola. E la
soluzione del proposto quesito sembra facile a primo
aspetto, perchè tante sono le desinenze di ciascuna
parola per numero, quante sonole lettere o le sillabe,
appiccate in fine, differenti. Ma la pratica delle scuole
non si è attenuta a questo principio scientifico rigo»
rosamente , perchè , avendo una stessa desinenza. di-
verso significato o diversa indicazione , si considerava
ripetuta. Per esempio aquae avea valere di due signi-
ficati 1.° di di acqua 2.° di ad acqua,e oltracciò avea
virtù d’indicare un verbo variato alla terza desinenza
indicativa della terza persona plurale, e si tradu-
ceva acque. Invece di dire che la stessa parola a-
quae sosteneva nell'uso della lingua tre uffici, le scuole
ne fecero tre casio cadenzeo desinenze di Nomina-
Bivo , di Genitivo , Dativo singolare e di Nominativo
plurale. Onde avvenne che, mentre i casi erano ire
per esempio in quanto alla forma delle parole, se ne
fecero cinque o sei. Noi avremmo potuto correggere
fin da principio questo errore fondamentale della va-
riazione , ma, avuto riguardo allo stato attuale della
filologia, abbiamo dovuto acconciarci alla consuetudine
delle scuole. Ondechè la nostra numerazione delle de-
sinenze è regolata dagli uffici diversi delle stesse de-
sinenze, e non dalla reale differenza delle medesime.
]l presente trattato sarà diviso in sei Capi, corri-
spondenti alle sei specie di parole variabili.
Sr
DI LESSIGRAFIA LATINA 5
CAPO L°°
INTORNO ALLA VARIAZIONE DE’ NOMI LATINI
IN GENERE.
Se volete sapere la parte radicale de’ nomi Jatini,
non avete a far altro che considerare tutta la fami-
glia de’ medesimi già variati, e, spogliandoli delle de-
sinenze, vi rimarrà un complesso di lettere o di sil-
labe, le quali si ripetono con ciascuna voce variata.
Dite che quel complesso ripetuto è ‘il radicale de’ no-
mi. Così dovrebbe procedersi a rigore di scienza, ma
fuso e la pratica delle scuole ha ritenuto per radi-
cale de’ nomi iatini la prima voce variata de’ medesi-
mi, che dissero Nominativo, onde dicevano, a modo
di esempio, aquam viene da aqua, patribus viene da
pater. oi, avvertito l'errore, seguiamo pure quest’'uso
introdotto per rendere meno difficile Io studio della
variazione , il quale deve parfire da precettori abituati
a questo linguaggio, comunque erroneo.. |
Le desinenze de’Nomi latini altre sono etimologiche,
altre sono sintassiche: alcune etimologiche e sintassi-
che in pari tempo, anzi, a rigore parlando, sono tutte
etimologiche e sintassiche simultaneamente.
Per le desinenze etimologiche i nomi latini racchiu-
dono £.° il significato dell'unità o del numero , per
cui si dicono singolari o plurali 2.° il significato di
alcune relazioni 0 rapporti, che si dovrebbero espri-
mere in italiano con le due preposizioni Di o: A, per
cui si dicono relativi o rapportativi 3.° il significato
di grande 0 piccolo, per cui si dicono accrescitivi 0
diminutivi 4.° il significato di bello o brutto, per cu?
si dicono migliorativi o peggiorativi, 3.° in alcuni
6 TRATTATO COMPIUTO
nomi il significato di maschio o femmina, per cui si
dicono maschili o femminili.
Le desinenze sintassiche servono a mettere i nomi
in relazione con altre parole nel discorso. Le parole,
con cui i nomi hanno relazione nel discorso, sono i
Verbi e le Preposizioni. Quando la desinenza mette i
nomi in relazione col verbo, si dice desinenza sintas-
stca indicativa del primo termine di proposizione fini-
ta 0 infinita. Quando la desinenza mette i nomi in rela-
zione con qualche preposizione, si dice desinenza sin-
tassica indicativa del secondo termine dî rapporto.
Ora non tutti i nomi latini hanno tutte le desinen-
ze etimologiche numerate quì sopra, perchè non tutti
hanno i diminutivi e gli accrescitivi , i migliorativi e
i peggiorativi, i maschili e i femminili. Ma tutti con-
vengono in quanto che sono singolari o plurali: tutti
sono rapportativi, ossia che hanno desinenze significa»
tive di relazione o di rapporto delle preposizioni Di
ed A: tutti hanno desinenze sintassiche indicative del
primo termine di proposizioni finite e infinite , e dei
secondi termini di rapporti. Noi dunque, riserbandoci
di trattare in disparte di ciò che è proprio di alcuni
nomi , quì possiamo esporre le desinenze , che sono
comuni a tutt'i nomi latini. |
Le desinenze etimologiche e sintassiche comuni a
tutti nomi latini sono cinque nel singolare e cinque
nel plurale, che noi chiamiamo 1.*, 2.%, 3.%, 4.° e
5.° desinenza, di cui ecco il rispettivo valore.
1.* Desinenza etimologica rispetto all’ unità nel sin-
golare, al numero nel plurale, ma sintassie a, perchè in-
dicativa del primo termine di proposizione finita , co-
me aqua , che vale una acqua, ed aquae che vale
più acque. |
2. Desinenza doppiamente etimologica , perchè si-
DI LESSIGRATTA DATINA L)
gnifeativa dell'unità o -del numero , e del rapporto
esprimibile con la preposizione Di, come aquae che
mile di acqua, ed aquarum che vale di più acque.
3.* Desinenza doppiamente etimologica, perchè si-
gnificativa dell’ unità o del numero e del rapporto
esprimibile con la preposizione A, come aquae che
vale ad un’ acqua, e ‘aquis che vale a più acque.
4.° Desinenza etimologica, perchè significa unità o
numero, ma triplicemente sintassica 1.° perchè può
essere indicativa di primo termine di proposizione in-
finita 2.° indicativa di secondo termine di 24 prepo-
posizioni 3.° indicativa di obbjetto dopo verbo transi-
tivo, come 4QU4M un’ acqua , 4QUAS più acque.
Le preposizioni, che hanno per secondo termine un
nome variato con la quarta desinenza, sono le se-
guenti 1. Ada. 2. ante avanti 8. apud appresso o
appo. 4. cis o citra di qua. d. contra contro. 6. estra
fuori 7. infra sotto 8. inter e intra tra dentro 9.
iurta allato di costa 10. erga verso 11. ob avanti,
. 12. penes appresso in potere di 13. pone vicino
ietro.14. per per.15 postdopo poscia. 16. praeter ol-
tre, eccetto, fuorchè, salvo.17. prope vicino. 18. propter
a cagione. 19. secus e secundum secondo. 20. trans di
là. 21. ultra oltre. 22. versus e adversus verso, con-
tro, dirimpetto. 23. usque in fino a. 24. circa circum
intorno circa.
5.° Desinenza etimologica , perchè significativa del-
l'unità e del numero, ma sintassica perchè indicat'-
va del secondo termine di rapporto delle seguenti
preposizioni.
1.° A, ab, abs da, e lontano, o fuori di. 2.° coram
alla presenza. 3.° clam di nascosto. 4.° cum con.
5° di o intorno di. 6.° e o ex da o fuori di.
7.° in in. 8.° palam palesamente. 9.° prae avanti
8 : TRATTATO COMPIUTO
di. 10,° Pro a favore, o in luogo di. 11.° Absque
senza. 12.° Stne senza. -13.° Sub e subter sotto.
14.° Super e supra sopra. 15.° Tenus insino. Il no-
me variato alla quarta desinenza, se non è primo ter-
mine di proposizione infinita od obbjetto, dipenderà
senza dubbio da una delle 24 preposizioni sopra no-
tate.
Il nome variato alla quinta desinenza dipende sem-
pre da una delle 15 preposizioni, espressa o sottinte-
sa, come vedremo in Etimologia ed in Sintassi.
Quando diciamo prima, seconda ,"'terza , quarta e
quinta desinenza , intendiamo sempre un definito e-
quivalente alla definizione data sopra per ciascuna.
Oltre le cinque desinenze i grammatici ne ricono-
scevano un'altra , perchè ammettevano un altro caso,
detto Vocativo. Ma, siccome questa desinènza è pro-
pria di alcuni nomi di una sola forma di variazione,
noi non ne teniamo conto nel quadro generale, ma
lo noteremo, come una pIOpricla di alcuni nomi sol- -
tanto.
Ma quali sono Ie desinenze attuate dall'uso ne’no-
mi della lingua latina ?
Ad una tale quistione non possiamo rispondere
senza distinguere le diverse Forme. di variazione, per -
chè, quantunque cinque specie di desinenze abbiano
tutti nomi latini variati, non tutti hanno le stesse
desinenze , ma tante diverse , quante sono le forme
di variazione.
Ora queste forme sono cinque e si distinguono
dalla caratteristica della variazione.
Per caratteristica di variazione intendo la vocale,
che domina nella variazione. E, siccome cinque sono
le vocali, cinque forme di varinzione avevano i la-
tinì , disposte con lo stessa ordine delle vocali.
i DI LESSIGRAFIA LATINA 9
Diretno appartenere alla 1.* forma di variazione
tet' i nomi, ne’ quali, variandosi, domina la «.
Alla 2.° forma tutt i nomi, ne’ quali domina la e.
Alla 3.* forma tutt'i nomi, ne’ quali domina la s.
Alla 4. forma tutti nomi, ne’ quali domina la o.
Alla 5.° forma tutt'i nomi, ne' quali domina la wu.
Ciò posto ecco le desinenze per ciascuna forma di
variazione , esposte in due:categorie del singolare o
del plurale , perchè la desinenza etimologica signifi-
eativa dell’ unità e del numero è fondamentale , in
quanto che su di essa si appoggiano tutte -le altre de-
sinenze, etimologiche e sintassiche.
PRIMA FORMA DI VARIAZIONE
1. desinenza 4 (Mu {ae
2. desinenza ae (2) arum — “»
Sing. ( 3. desinenza ae Plurale < 18 0 abus (3)
4. desinenza am cc. (as si
5. desinenzaa —= = _—_ {so abus
(1) Alcuni nomi di origine greca ‘nella prima desinenza
fanno in 45, come Aeneas, Enea: altri ins come Anehi
ses Anchise: altri in .£, come Penelope Penelope, Epito-
me | epitome o il compendio. Questi nomi nel singolare
si variano nel modo seguente. TS sE
1.9 I nomi in 48 hanno il così detto vocativo, di cui par-
leremo appresso, in 4, come Enea o Enea. | ali
2.® I nomi in £s hanno pure il vocativo in Z, come 4
chises Anchise o-Anchise , ed oltre a questo la quarta de-
sinenza in en, come Anchisen, e la quinta in e Anchise.
I nomi in Z si variano nel seguente mado.
i. desinenza © e Epitome
2. desinenza es Epitomes
3. desinenza e Epitome
4. desinenza en Epitomen
5. desinenza e Epitome.
)
10 TRATTATO COMPIUTO
Esempi di nomi : Aqua l’acqua, Forma la forma,
Anima l’anima, Musa la Musa, Mwa la Mula, Equa
la cavalla ec. ec. sa o
Esempi di parole derivate in forma di nomi. Poeta
il toe , Nauta il pilota, Advena l’avventore ec.
‘ Ciò posto il precettore farà successivamente variare
quanti nomi può produrre di questa prima forma sul
quadro delle desinenze soprapposta , con le rispettive
versioni italiane, affinchè i giovanetti sì adusino ad as-
sociare il valore de' nomi latini variati al valore già
noto della propria lingua. E ciò nel modo seguente.
(2) Questa seconda desinenza sul tipo greco anticamente
faceva in as, perchè in Enuio si truova Musas e Monetas
invece di Musae e Monetae, di che fa pruova ancora fa-
milias in paterfamilias il padre di famiglia. Sullo stesso
tipo modificato dal dialetto eolico i latini anticamente di-
cevano Musai, Terrai, Aulai, Geryonaîi, invece di Musae,
Terrae, Aulae, Geryonae.
(3) Questa duplice desinenza è quì notata per certi no-
mi, che, essendo variati con la desipenza us della quarta
forma, racchiudono ancora la significazione del sesso, per
cui diventano maschili e femminili. E, siccome la desinen-
za us fa is alla terza plurale, così la desinenza 4 si tra-
sforma in adus alla medesima terza plurale, come vedre-
mo, trattando della forma di variazione per desinenze si-
grificative del sesso. Sebbene è da notare che. anche i no-
mi di quésta prima forma, ancorchè abbiano i corrispon=
denti in ws della quarta, hauno la terza desinenza plurale
in #s, come presso Cicerone: T'ul4us salutem dicit Teren-
tiae et Tulliace duabus animis suis.
DI LESSIGRAFIA LATINA 11
Wartàzione del neme AQUÀ.
Singolare 0 2000 0 Plurale
1. a acqua ae acque
2. aa'di acqua: __ \arumdi uu
Aqu } 3. ae adacqua. _ dis adacque
4. am acqua ag acque
5. a conacqua (4) Fis con acque(4)
SECONDA FORMA DI VARIAZIONE
| 1. desinenza es (8) i 08 (6)
{ 2. desinenza ei l \erum
Sing. < 3. desinenza ei Plural. | ebus
4, desinenza em -. °° ]e8
5. desinenza e | ebus
(4) Quel con; aggiunto nellà versione del nome variato
alia quinta desinenza singolare e plurale, non è contenuto
nella pàrola làtina aguae aquis,mà vi è da intendere cura,
che vale con o altra delle 19 esposte a pag. 7, secondochè
il senso richieile, perchè ll nome così variato è sempre se-
condo termine di rapporto, e perciò dipende sempre da
mea di quelle 1!$ preposizioni, sotto intesa. Questa avyer-
tenza valga per tutte le forme di variazione de’ nomi. 66
noi abbiamo messo con, anzichè du, fu perchè la preposi-
zione Cum più frequentemente è sott' intesa nell'uso della
lingua latina, anzichè 40 45, come vedremo nella sintassi
figurata. Noo to poi espessa in latino la preposizione per
dar luogo a questa necessaria avvertenza, dalla quale i
giovanetti imparioo di buon ora la proprietà latina.
(3) Abbiamo messa per seconda forma di variazione que-
sta che nelle scuole è $.* Declinazione, perchè la e, che do-
mina io questa variazione, è seconda vocale dopo la 4.
(6) L'uso costante della lingua latina adopera al plurale
pochissimi nomi di questa variazione.
I più usitàti al plurale sono Lies e Zes.Di species, e fa»
cies variati al plurale 8’ incontrano esempi appo gli anti»
chi, ma alla sola seconda e terza e quinta desinenza.
12 TRATTATO COMPIUTO
Esempi di nomi di questa forma di variazione Dies
#1 giorno, Res la cosa, Requies, riposo, Fides la fede,
Species la specie, Spes la speranza, Facies la faccia
Progenies la progenie ec. (7). I
Variazione del Nome DIES. |
Singolare Plurale .
1. es giorno {es giorni
2. ei di giorno erum di giorni
Di 3. ei a giorno ebus & giorni
4. em giorno €8 giornì
5. e in giorno ebus in giorni
TERZA FORMA DI VARIAZIONE.
1. desinenza £ (8) eg
2, desinenza #s | ___ |umetium(11)
Sing. { 3. desinenza è Plur. ( ibus (12)
| 4. desinenza em e tm (9) es
5. desinenza e ed î (10) bus.
Esempi di nomi di questa forma di variazione de-
senti da più regolari in es e ts.
Ciades la.sconfitta, Cadaes la strage , Classis la
flotta, Finîs il fine e la fine, Fums la fune.
Wariazione del nome FINIS.
Sting. | Plur.
1. is fine - [ es fini
2. is di fine tum di fini
. Fin ]3.v afineo 0 ibus a fini
4. em fine es ni
5. e con fine ibus con fini
DI LESSIGRAFIA LATINA 13
(7) Anticamente questi nomi alla seconda desinenza sia-
Gore non uscivano in ef ma in e, come 4uius die, huius
specie, invece di Awius dici, huius speciei, il che dimo-
sira il dominio della caratteristica e in questa forma di va-
Nazione. nea L als
(8) Ho messo le lettera 2, come segno di uo ignoto per
la prima desineoza singolare de’ nomi di questa farma di
rariazgione, perchè detta desinenza non è una, ma moltiplice.
E, poichè non sempre si possono formare le altre desineo» +
ze con ja semplice eggiunzione dell'is, 1, em, tm, e, tec.
credo indispensabile produrre upa lista delle desinenze pri-
me e seconde singolari, più comuni, affinchè i giovanetti
acquistino una tale quale idea della irregolarità indoma-
bile di questa forma di variazione. Metterò sempre la se-
conda desinesza dopo ia prima,perchè da questa preadono
norma tutte le altre. uan De
I. in a Gis, come Thema il tesa, deusgma l''enimma 0
l'indovineHo , Jegma il domma , parole tutte venute nel
latino dal greco. i “na
JI. 1. In 0 ente; come Sermoe il discorso, Mucro la pun-
la, Ligo Ja zappa, Dido Didone, Gorgo Gorgone.
2.° in 0 ini8, margo. il margine, furbo il tarbine,
cardo il cardine, Romo l’uomo , granda la grandine.
.° in 0, enîe come nio, nero nomi di fiumi.
IH. fn C, D, L comeldac laetis, il latte, cal sulis, il
sale, sne/ medlis il miele, fel fellie il fiele, sol solis il
sole, Daniel elis Daniele. |
IV. lan 1.° inenenis, come iena milza.
2.° in en inîs, come pecten il pettine, flumen il fia-
me, flamsen il fiamine , somen il Rome, e tutt i suoi com-
3.° în on omnis, come Jason Giasone. — 3
4.° in on ont, come Pheton Fetonte, Horizon l'ori-
sente , Cthesiphon Gtesifonte. |
Y.lnr1.°inardarisearris, come ealear lo sprone ,
far il farro, Zar il lare. Zepar fa hepatos il fegato.
2.° in er eris, come der l’aria, gesherl gere» car-
“14 TRATTATO COMPIUTO
- cer il carcere. Pater mater e frater padre madre e fra-
‘ .tello invece di puseris materis e frateris per sincope
‘ fanno patrie , matris e fratrisi © di
- ‘4° ia or oris, come decor il deeoro, dolor il dolore,
labor il lavoro , furor il furore. | SETE
“© + 5,° in wr «rie, come fur i ladro, murmur il mormo-
‘ rio, furfur la crusca, oppure - a
| —6.°iînuroris, come Jecur la milza, femur la coscia,
- ebur l''avolio , rodur la rovere. i:
| Eccezigni. Zrer, che ‘anticamente faceva s/eris, dopo
riease con slineris gita andata: cor fa eordis il cuore.:
- Jupiter fa Jovis Giove. ’ ce
i VI. la ars artis come pars la parte, ars l'arte, Mars
‘ Marte. uaar. Sio ie DÀ
VEI. In asche fa 1.° asis come cesae l'età , donitas la
bontà , felicitas la felicità. STA
| © 2° in adiz, come Pallas Pallade, lampas ta lampade,
: +:3,° in antis, come 97948 il gigante, udamas il dia-
mante , elephas l°' elefante. | |
Eccezioni. As fa assise l'asse, mas il maschio fa ma»
ris, vas'il vase fa. vasis', vas il garante vadis.
VII. Esche 1.° fa in se,come verres il verre, porco non
castrato ; vazes il poeta, nudes la nube, C/ades la scon-
filta. Bes le otto parti della libra fa Bess:is. > |
-* R. io etis,come interpres interpetre, purses il Imi ro,
topes il tappeto ; -«ries il montone 0 ariete , Magnes la
calamita, adies l’abete, albero note. | 0/00»
— 3. in eis, come aes il bronzo o rame, ceres cerere,
‘pubes pubere. | | © - si
4. in edis, come pes il piede , merees la mercede ,
praes il mallevadore in causa civile. na
— 3. in ati, come miles il soldato; eques il'cavaliere, pe-
‘ des il fante, pdlmes-il tralcio , fomes il fomite. ©
IX. Ins che 1. fa in és, come classis.ta flotta, cassts
la rete, cucumis il cocomero. * ide i
—_—2.in ris, come glis il ghiro. (E
‘ «» 3. in erée, come pulvis la polvere, cinis la cenere,
DI LESSIGRAFIA LATINA 15.
4. in #uis, come senguis il sanane. pos il fior di
farina , salumis salamina, delphis il delfino.
5. in £0/8, come guiris il quirite.0 FOMaNO, samia il.
sannita , dis la lite, dis dile.. Da
X. in os che 1. fa odis, come eustas il PROSA
2. in orîs, come mos il costume, Sos il fiore, ros la
iggiada , 0s Ja bocca.
3. in 0/8 come dos la dote, sacerdos sicndnloe
4. in ofîs per alcuni nomi. di tipo greco, come inca
Minosse , Zeros |’ eroe. |
Eccezioni. Os, quando. significa l'asso, fa ossis, e Bos
il bue o la vacca fa bovis.
XI. In ts chel. fa eris, come culius la ferita, Dia
venere , wIcus ulcere piaga ; onus.-carico , pandus peso )
vellus vello , scelùs scelleraggine. eo,
2. in oris, come £emptus il tempo, foenus au le-.
pus la lepre, pecus il bestiame, nemue il boseo , pynus .
il pegno , litus il lido s funus il funerale ; gidus costella-
zione , Soedus il patto. |
3. in uris, come gellus la terra, tus 1 ineenso s'us i ,
brodo, e quindi il diritto che spetta a .ciascuno, mus .il to-
po, pus la marcia.
4. in udis, come laus la lade, fraus la frode, palus
la palude , incus l'incudine.
5. in utis come salus la salute, virtus la virtù, in-
Sercus ciò che si frappone alla cute... |
6. in untis come opus, trapezus, amatiua, 3 nomi.
di città.
7. in wis comesusil porco, grus. la. grà..:
8. in odis come tripus il treppiè.. i
XII.In ds e ps,che fanno in dis e pis, came Giuli smiboi
stirps la stirpe, 84/8 la limosina , seps.la «siepe, adeps
I’ adipe o il grascio.
XIII. In /s, ed 7725, come puSs, che fa pultis, la faripata,
hiems, che fa hiemis, l'inverno.
XIV. In ns 1. cle in ans faandis, come glans la
ghianda.
16 TRATTATO COMPIUTO |
2. in ens fa entis, come lens la lenticchia.
5, in ons fa ontis, come mons il monte, p0ns il pon-
te. frons la fronte : fa ondis, come frons Fa fronde. ©
XV.In £ che fa d//s,come caput il capo e i suoi composti
sinciput, la parte anteriore della testa, occipue la parte
posteriore.. | |
XVI. In è, che in @r,er,fx,02,tx, fa 1.acîs, ecis , icis,
oris, ucis, come fue la fiaccola, paz la pace, fer la fec-
cia, fil'x la felce , lad's la coltre, cappado+ cappadoce,
tes la luce, nua la noce. ‘ sa
2. fanno agis, egis, fgis, ugis, come harpas Fate
a a sè la paglia, /ex la legge, Stga stige, frue la
biada. | | n
Eccezioni. Nos fa noctis la notte, nie fa nivis la ne-
ve, ong fa onschis pietra preziosa, senex il vecchio fa
sens, astianax astianatte fa astianaciis, supelleg la su-
- pellettile fa supellectilis. || °° | |
Avvertenza. In questa lista non sono andato registra-
do rigorosamente i soli nomi, ma ancora alcune parole
derivate e composte in forma di nomì per rion intralciarmi
i} cammino fin da principio con quistioni anticipate.
(9) Questa desinenza è doppia nop per tutti i pomi, ma
per alcuoi è e; per altri è 7, per pochi è l'una e l'al-.
tra. Il che basta a provare che la vocale caratteristica di
questa forma di variazione è là ?,perchè, anche dove è la e,
Si può considerare come # per ? affinità di queste due let-
tere. Noi intanto, notando i nomi, che hanno la desinenza
17, verremo in pari tempo a far intendere tuiti gli altri,che
hanno la desinenza €72, i quali saranno tutti quelli, che in
questa lista non si truovano notati, e che non apparten-
gono a' così detti da’ grammatici di genere neutro, de'quali
parleremo in appresso. Aa
DI LESSIGRAFIA LATINA 17.
LI
Lista de° Nomi che hanno la quarta desinenza
“din EmeiniM. i ta
Clavîs la chiave, febris la febbre, navis la nave, pup-:
pis la poppa, restis la fune, #urris la torre, sementis
la semenza, aqualis la brocca. À questi si possono aggiun-
gere per intelligenza degli antichi, appo i quali erano in.
uso, cucumin, che poi si fece cucumerem,cocomero, cutim:
di cufss, che poi ebbe culera, la pelle. Così pure appo gli
antichi s’ incontrano praesepim da praesep's presepio:
atrigilim da strigilis la stregghia , sentim da sentis la.
spina , gummim da gummis la gomma, «avim da avis lo
uccello , gratim da gratis il graticcio, lentim da dentis la
lenticchia , messim da messis la messe, ovim da ovis la
pecora , razim da ratis la nave , partim da pars la parte
ec. i quali tutti poi rimasero nell’ uso della lingua con la
desinenza em: solo pars è rimasto. con parsem e partim,
ma i grammatici per difetto di logica ritennero parz2n per
avverbio.
Alcuni nomi di origine greca fanno im ed n come ge-
nesin da genesis generazione genesi, Ersanym ed Erin-
ng da Ertnnys Erinni una delle furie: Stiriym e Sir-
tin da Sirtys secca di mare fra Tripoli e Cirene, onde i
nomi de’ fiumi fanno #2, come Albin di A/his Elba fiume
della Germania, Baeztin da Baetis fiume dell'Andalusia, e
Iris tridis V'Arco baleno fa sridem e irin ec. ec. .
Lista de’ Nomi che fanne solamente in 1M.
Tussis la tosse, securis la scure, sebbene 8° incontra.
qualche volta securem, pelvis il catino, amussis la livella
o il traguardo, silis la sete, digri8 il tigre fiume , ravis
la fioccaggine, vis la violenza, decussis la moneta di
dieci assi, centussis di cento assi, Zibris 0 ?ibderis il Te-
vere fiume, draris la Saona fiume, Buris la piegatura
cel aratro.
18 TRATFATO COMPIUTO
(10) ReGoLA ceNERALE.Tutti i nomi della terza forma di
variazione, che hanno la quarta desimenza in e#2, hannò la:
quinta in e, e tutti quelli, che banno là quarta in #73 han-
no la quinta in #. E perciò quei che hanno alla quarta de-
sinenza ema e 7 hanno la quinta in eez. -
1.* Eccezione: da'nomi,che ulla quarta desinenza hao- 3
no sempre e73 si eccettuano 1977078 l'unghia, che fu tn-.
que e ungqui, amniîs fiume che fa amne e ammi, eints ce-
nere che fa einere e cineri, ignis fuoco che fa igne o.igrii,
imber pioggia che fa imbre: e imbri , avis uccelto che fa.
ave e avi, supellex suppellettile, che supelleciile e supel-
lectili, tridens tridente, che fa aridente è tridenti.
2.* Eccezione. Araris fiume fa arare meglio che
arari, restis la fune fa reste è non resti, strigilis streg-
ghia fa meglio strigili, vectis la leva, e canalis canale
fanno veceti e canali, ancorchè la loro quarta desinenza
ip #73 non 8’ incontri nell’ uso.
SECONDA REGOLA.. È nomi che alla prima desinenza
singolare hanno ar ed e, simile alla guarita, hanno la
quinta in # come ealear lo sprone, che fa calcari, mare il
ware che fa Mart.
Eccezioni. Da nomi «7 si eccettuano nectar il netta-
re, sudar lo splendor del sole, Aepar il fegato, far il
farro , che fanno necfare, inbare , hepate , farre. Ag-
g'iungete a questi tutti i nomi propri o particolari in ar
come Humilear, ehe fanno Ronnpre in e alla quinia de-
sinenza.
(11) Questa duplice desinenza non è > per ogni nome
di questa forma. di variazione, ma pe? alcuni è in uma,
per altri e in 2272. E in questo non si può stabilire
alcuna regola generate, che hon vada soggetta a moltis-
sime eccezioni, onde per dare un filo in tanto taberinto
enuncieremo alcune regole, per quanto è possibile, ge-
nerali, ed apporremo le necessarie eccezioni, concilian-
do la chiarezza con là precisione.
1. Regola generale — I nomi della terza forma di
DI LESSIGRAFIA -LATINA 19°
variazione che haono la quinta desinenza singolare i in @
banno la secondà plurale in um.
1. Eccezione de’nomi in # ed e8,, che ‘000 hanno :nel
plurale un numero di sillabe maggiore del singolare, fan-
no in um quantunque la quinta singolare faccia in e,
come ensium da ensis la spada, collium da -.codlis la
collina, vermium da verziis îl verme.
Bccezione di eccezione de’seguenti , vates il poeta ; î
strigilis la stregghia, panis H pane, eanis il came, ju
venis il giovane, fanno in ur.
2. Eccezione. Tutti i nomi in es di una sola ssilla-
ba, ancorchè hanno la quinta desinenza singolare in e, fan-
no alla seconda plurale sem,come meurzum da:mus il topo,
solium da sol il sole, datimra da dos la dote, cordium da
cor il cuore, larium da lar, faucium da fau& la strozza,
noctium da nor. la potte, nivium da nix la neve,cotium da
cas la cote, ossi da 0s l'osso, oritem dallo stesso 0s Ja
bocca, assium da as l'asse, marium da mas il maschio,
vadium da vas il maltevadore ec. ec.
1. Eccezione di eccezione — I seguenti, quaotuo-
que mouosillabici, fanno 7 cioè 9ryphum da griphs
il grifone, /yucum da Iyna la lince, ‘sphincum da sphinx
Ja sfinge.
2 Eccezione di eccezione. I seguenti, ‘benchè sieno
nomi di più sillabe e finiscano in r # e 2 fauno #2, come
lintrium da linter la bacchetta, garnium da caro la car-
ne, ulrium da uler l'otre, ventrium da venter il ventre,
fornacium da fornax, la fornace, paludium da palus
la palude, samnilium e quiriium da samnis e quiris il
sannite e il quirite, coRorziunm da cohors la coorte.
Secondo regola generale. Tutti nomi della terza forma
di variazione,che hanno la quinta desinenza siogolare i dat,
hapno fa seconda desinenza plurale i in um.
Terza regola generale. Tatti i nomi della terza forma
di variazione che hanno la quinta desinenza singolare in e
e in ?, fanvo alla seconda plurale in 217.
(12) Questa desinenza è sempre costante ne’nomi latini
>. TRATTATO COMPIUTO
Osservazioni intorno a’ certi nomi di questa forma.
di variazione, i quali hanno la quinta desinenza
singolare identica alla prima.
Moltissimi nomi di questa e delle due seguenti for-
me di variazione hanno la prima desinenza singolare
simile alla quaria, come scelus scelus la scelleraggine,
tempus tempus il tempo, e nel plurale, qualunque sia la
forma di variazione al singolare, fanno ambedue in a
come scelera scelera, tempora tempora. Siffatti nomi
adunque fanno un'eccezione da’ regolari di una qual-
siesi forma di variazione, da’ quali in nulla differisco-
no se non per la quarta desinenza identica alla prima,
e nel plurale per la uscita in @, come nel seguente
esempio. sta I
Variazione di tempus il TEMPO.
Singolare Plurale
1. us tempo ora tempi
, 02. orîs di tempo orum di tempi
Temp (3. ori a tempo ( ortbus a tempi
44. ‘us tempo —. lora tempi
5. ore con tempo oribus con tempi
Su questo modello di variazione si variino gli altri
nomi simili di questa terza forma.
Ma quanti e quali sono i nomi di questa forma di
e se troviamo thematis per thematibus da tema il tema ,
poematis per poematibus da poema il poema, dite che
clo sia fatto per aincope. i
DI LESSIGRAFIA LATINA dI
variazione che hanno la quarta desinenza simile alla
prima singolare ed al plurale uscente‘ in 4a? |
Sono molti e vari, che io racchiudo nella seguente
lista in forma di nota, dalla quale possono attingere
i Co 18) nel secondo periodo dello studio lessi-
‘ad
(43) 1.5 RegoLa ceNRRALE, Tutt'i nomi della terza fore
ma di variazione,che hanno la prima deginenza in CZ 7,
happo la quarta desinenza singolare simile, e l'una e l’ale,
‘tra nel plurale esce in «, come Zac il latte, H7a/ec pesce
in salamoja (alice del dialetto ), Caput il capo.
Se n'eccettua .80/ Îl sole @ 84% in senso metaforico,
perchè Sz/ îa senso proprio cioò di Sale al singolare se
gue la regola generale. uu 0 |
2.* REGOLA GENERALE. Sono ancora tali tutti i nomi.
della terza forma, che hanoo sen alla prima desinenza,
come Zumen il lume , flumen il fiume. —
Se ne eccettua Zyzen Imene, che si varia come Finis
ossia regolarmente. co I |
Si possono aggiungere a questi, v294e7 l' unguen-,
to, gluten la colla, e inguen l' anguinaia, :
3." ReGoLa ceNERALE. Tutti nomi in 4r e in Ve di
questa terza forma di variazione vanno cop questa legge,,
come calcar lo sprone, /aguear il tetto, seurmur il-mor-
morio, ebur l'avorio , guttur la gola,
Se ne eccettua furfur la crusca, surfur la. tortora.
4.° RecoLa GENERALE. Tutti nomi de' frutti e delle
piante di questa forma di variazione, uscenti in er, come
piper il pepe, siser la carota, Gicer il cece, suder il
suvero. |
Si aggiungano a questi ver la primavera, cadaver
il cadavere, spsnter il nastro o la fibbia, uber la poppa.
5. RecoLa GENERALE. Tutti nomi in 4: e in e alla pri»
ma desinenza vanno compresi in questa categoria coma
yy Al TRATTATO COMPIUTO
‘ QUARTA FORMA DI VARIAZIONE,
Questa quarta forma di vaziazione corrisponde alla
seconda declinazione de’ grammatici , ed è quarta per
noi, perchè in essa domina la vocale caratleristica 0,
come si vedrà ne’ quadri di variazione. La prima de-
sinenza .de’ nomi variati di questa forma ha tre uscite
ordinariamente (14) 1.° in er, come puer il fanciullo,
cancer il granchio 2.° in us, come alvus il ventre , |
colus la conocchia 3.° in um, come templum il tem-
È
thema, atis, il tema , dogma , atis, ildomma, aenigma,
atis, l'enimma , mare, maris, il mare.
. 6.3 REGOLA GENERALE. Appartengono a questa classe
tatt'i nomi della terza forma di variazione nella prima de-
sinenza singolare uscenti ‘in #8, come fempus il tempo,
scelus la scelleragine , /atus il fianco. TE.
‘ . Eccezioni. Da questa regola si eccettuano i nomi in
#8, che fanno alla seconda desinenza singolare in udîs ,
lis ,untis, odis, e con essi il nome dellus uris la terra.
Tra i nomi in or appartengono a questa categoria
ador il frumento netto, cor il cuore, marmor il marmo
aequor il mare. |
Tra i nomi in as v'è vas il vase.
"Tra i nomi in os vi sono 08 08878 l'osso, os oris la
boeca, ed Epos odis il poema.
“ (14) Ho detto ordinariamente, perchè oltre le tre prime
desmenze singolari ne'nomi di questa quarta forma i gram-
maticî ne riconobbero altre-due- in ur e in ir, -adducen=
do per esempio della prima s%/ur satollo e per esempio
della seconda r/r l'uomo. Ma, siccome satur è abbrevia-
te di saturus e vîr di virus, io ho creduto di non anno-
veratie con. le tre, che sono Je più frequenti ed ordinarie
tetta quaria forma di variazione de'nomi latini. O
I
r
DI
Pd
DI LESSIGRAFIA LATHA 25
pio, scamnum lo scanno , telonium .il-banco. Ma di
queste tre desinenze la sola prima subisce una varia-
zione regolare, perocchè quella in us presenta una
desinenza di più, quella in um ha la quarig simile,
e & una altra al plurale esce ‘iù a. Ecco perchè noi
dobbiamo presentare per questa forma ,trè. quadre. di
variazione, il primo pe’ nomi în o il secondp pe no-
mi in us, il terzo pe’ nomi in um Lr
Primo quadro di variazione de nomi la ER.
MI
1. desinenza .er : Frasi 14. = ca
| 2. desinetta i © «© «© \orum **
Sing. < 3. desinenza 0: | Plurale: fs
4. desinenza um > ‘dos.
5. ‘desinenza 0 i al
4
Esempi di nomi in er,. liber il libro ,s cancer il
granchio, ‘magister il maestra, ager il campo;; ‘ faber
il fabbro, socer il suecero, :gener il genero.
e)
‘Variazione del nome liber. LR
Singolare || «Plurale
i 1. er . libro _t - libri
2. ri di libro orum di libri
lb 3.0 a libro . . ts. a libri
4. um libro 0s ; libri
5. © con libro | n "con Libri
ì Ù
| Secondo quadro di variazione de nomi US.
.. Nel presente quadre di ‘variazione al singolare in-
vece di cinque desinenze se: ne truovano sei, perchè
ì nomi in us semplice hanno oltre le cinque la’ desì;
DA TRATTATO COMPIUTO
renza e, quelli in ius oltre le cinque hanno la de-
sinenza î.
1. desinenza us (15) {$
: Frida i | orum
. desinenza 0 DI ss
Sing. 4. desinenza um Piyral. 08
5. desinenza 0 28
6. desinenza e o # (16) »
(15) Benchè questa prima desinenza invece della o ab-
bia la , non è da dedurre che sia poeo fondata la nostra
dottrina, la quale ritiene che la quarta forma di variazio-
ne abbia per caratteristica la vocale .0. Imperocehe queste
due vocali sono affini tra loro asegno ehe Puaa spesso per
l’altra s'incontra scambiata, onde presso Piauto sf truova
avos, proavos,alavos,invece di avus,proavus.atavus. La
stessa desinenza um non è che l'o6 greco, perchè ad esem-
‘pio wdoroy ei traduce fdofur idolo. |
I nomi greci in eus, come Orphews, ritengono qualche
cosa del greco nella stessa variazione latina nel modo se-
guente. in °
Singolare
1. eus Orfeo
: ei Lar bia
0. 0 Orfeo
Orph 4, eum, con e4 ._ Orfeo
5. co con Orfeo
16. eu tu Orfeo
(16) Ho messo unite le due desinenze, non perchè uno
stesso. name possa ayerle, ma perchè ia stassa desinenza
ss ora ha e ed ora è. La prima pe’ nomi in ws non prece-
duto da ?,.come sausue , la seronda è pe’ nomi in us
preceduto da f come filius. DE
- Quesfa sesta desinenza fu detta da’ grammatici Vo-
cativo riconosciuto in tutte le forme di variazioni. La qua-
DI LESSIGRAPIA LATINA 85
Esempi di nomi in us, pontus il mare, tau
rus il toro, alvus il ventre, humus la terra.
Variazione del nome TAURUS.
Singolare Plurale
1. us toro î tor
3 DI di toro orum di tori
. 0 a toro DE a tori
Taur 4. um toro 08 tori
5. 0 con toro 8 con tori
6. e tu toro(17) » » -
le supposizione è falsissima, perocchè a confessione degli
stessi grammatici in tutte le forme di variazione, che essi
chiamano declinazioni, il Vocativo è simile al Nominativo,
e secondo il nostro linguaggio la sesta desinenza è si-
mile alla prima,eccetto ne’soli nomi in ws e 7us della quar-
ta forma, che è per essi seconda declinazione. Da questa
concessione è chiaro che una desinenza di più oltre le cia-
que da noi enumerate i nomi latini non hanno, fuorchè ia
alcuni soli nomi di una sola forma di variazione. E secon-
do questo divisamento ragionando,non ne abbiamo ricono-
sciuto più di cinque in tutte le variazioni, ed abbiamo
fatto un’ eccezione pe’ pochi nomi di questa forma. Egli è
vero che, facendo precedere la prima desinenza da 0,come
o Poeta, o Musa, si:fa intendere che il nome accorda con
uo verbo variato con desinenza indicativa di seconda per-
sona, ma da ciò non se ne può dedurre che il nome siesi
variato ad una desinenza diversa , e che per sè stesso ab-
bia acquistato un valore diverso, perocche ciò avviene per
la o,che precede, e non per la sua virtù etimologica o siu»
tassica. Stabilito ciò, vengo ad esaminare il valore di que
sta desinenza de’ soli nomi ia ts e sus della ua varia.
206 TRATTATO COMPIUTO
zione. Nell’ Etimologia vol. HI, pag. 124 e seguenti discu-
terò la presente quistione razionalmente. Quì mi contento
di dire che questa desinenza è indicativa della seconda per-
sona singolare #4. Ba questo momento adunque distia-
guendo la prima desinenza dalla sesta, diremo che quella
è desinenza sintassica, che mette il nome in relazione col
verbo variato alla terza persona, e questa è desinenza sin-
tassica, che mette il nome in relazione col verbo variato
alla seconda desinenza indicativa della seconda persona
singolare.
E questa è la ragione, per cui i grammatici videro una
certa identità tra il nominativo e ’l vocativo, e per cui gli
stessi nomi in ws di questa forma di variazione, come Deus,
Populus, Agnus e Chorus, si sono adoperati con la prima
desinenza, dove si dovea la sesta in e. Imperocché tanto
l'una quanto l'altra desinenza sostengono ua ufficio sin-
tassico , cioè d’ indicare il primo termine di proposizione
finita, nella quale il verbo deve avere o la terza , o la se-
couda desinenza. Fate la stessa applicazione alla quinta
desinenza de' nomi di origine greca, ritenuti in latino con
una desinenza di più, come Orpheu, Peleu ec.
Se duoque mi chiedete ora che cosa è il Voezlivo ?
lo vi rispoudo : il vocativo è la sesta desinenza tra
Je sei singolari de’ nomi in ts e ius della quarta forma di
variazione, desinenza sintassica,che serve a mettere il no-
me in relazione con uu verbo variato alla seconda desi-
nenza.
Ed io non riconosco questa sesta desinenza che nel
solo singolare, perocchè al plurale non v'e nè, salvo quella
forma artificiale, che risulta dalla prima desineuza prece-
duta da 0, come 0 sauri, 0 fili, la quale è comune a tutti
momi di tutte le forme di variazione.
Quando i graminatici riconobbero il vocativo in tutt*
nomi di tutte le forme di variazione per un sofisma,che ha
la conseguenza più generale deile premesse, ragionavano
a questa guisa: alcuni nomi hanno il vocativo , dunque
tutt i nomi debbono averlo, e ciò per far simmetria, affin-
ie Y a SÉ 453 PP fe &}Ju._ _ wi
I ©
di
DI LESSIGRAFIA LATINA 27
ebé noti si alterasse il numero de'sei cas:,stabilito per ogni
declinazione. Ed a riuscirvi stabilirono una forma artifi-
ciale, cioè un costrutto di nome preceduto da o,che è un
vero interposto, e così il numero parve giustificato. Ma la
scienza,che si affatica alla ricerca del vero,abborrisce dalla
simmetria ideale,che riesce ammirevole con pregiudizio del
vero medesimo. Ed un tal modo di ragionare de’ gramma-
tici rimarrà più fiaccato dal riflettere che la particella o si
fa precedere egualmente a Taure e Fili, dicendosi 0 taw-
re, 0 fili, come dicesi 0 Poeta o Pater.Se è così nel fatto,
il ritrovato rimane inutile, perchè pazer e poeza riman-
gono sempre inalterati, messi in confrouto cou le formule
di o taure o fili.
(17) Jo ho tradotto (aure per #u soro , perchè fu, co-
me vedremo , è nome personale primitivo di seconda per-
sona, e da quanto abbiamo ragionato nella nota antece-
dente, questa desinenza è sintassica, che mette il nome in
relazione con un verbo variato alla seconda desinenza sin-
golare indicativa della seconda persona
Variazione di Filius.
Singolare Plurale
i. tus figlio u figli
2. ti di figlio torum di figli
Fil 3. to a figlio (î8 a figli
4. tum figlio 208 figli
5. io con figlio tig con figli
6. è tu figlio Cp »
Come filius si variano Virgilius, Vincentius , Ti-
tius, Cajus, e tutti nomi propri in ius.
28 TRATTATO COMPIUTO
\
Terzo quadro di Variazione de'nomi în UM
| 1. desinenza um (18) a
2. desinenza î orum
Sing. ‘ 3. desinenza 0 Plur. { ts
i4. desinenza um © a
f 5. desinenza d@ ts
Esempi di nomi in wm—scamnum lo scanno ,
templum il tempio , telonium il banco, damnum il
danno ec.
Variazione del nome SCAMNUM lo SCANNO
Singolare Plurale
(1. um scanno a scanni
\2.i di scanno orum di scanni
Scamn 3. o a scanno 18 a scanni
4. um scanno a scanni
| 5. o con scanno —‘is con scanni
(18) Questa desinenza è identica alla greca ov, la quale
si fa mm per l'affinità della o con la we della #73 con la n,
onde «1SoApy si traduce ido/usm in latino. Tutti nomi della
quarta forma di variazione, che nella prima desinenza e-
scono in 272, hanno costantemente la quarta desinenza SÌ-
mile alla prima e l'una e l’altra al plurale esce in 4, come
dicemmo a pag. 20,
4 .,--. E 25 6 SC 153 del > -
DI LESSIGRARLA LATINA 29
| QUINTA FORMA DI VARIAZIONE. | ©
La quinta fotma di variazione ha per sua specchiata
caratteristica la, vocale u, che domipa.in tutte le voci
variate, come apparirà da’ quadri seguenti. Dessa com-
prende i nomi, che. alla prima desinenza escono in us,
oppure in w, ma gli uscenti in w formano un’ ecce-
zione. dalla regola generale, perchè hanno la quaria
desinenza simile Lalla prima: nel plùrale uscente in
a.. Eeco perchè metteremo comè forma dominante
quella, che comprendé i nomi uscenti in us alla pri-
ma desinenza. do ei
Quadro di variazione.
1. desinenza us us
2. desinenza us | tum
Sing. ( 3: desinenza ui Plur. < ubus o ibus
4. desinenza um | |
us
5. desinenza u ubus o bus (19)
Esempi di nomi — manus la mano, visus la vi-
sta, sensus il senso, pinus il pino, anus la vecchia.
Variazione del nome MANUS fa mano:
Singolare © <= - Plurale
1. us © mano “n Us mani
2. us di mano uum di mani
Man ( 3. uv a mano ibus a mani
4. um mano us mani
5. u con mano ‘bus con mani
I nomi di questa forma di variazione, che hanno alla
prima desinenza singolare l'uscita in u, sono invariati al
30 ‘TRATTATO COMPIUTO
singolare,e solo nel plurale alla prima e quarta desinen-
za uscendo in a, nel resto si uniformano alla variazione
di questa forma — Eccone un esempio.
Variazione del nome GENU fl ginocchio
Singolare Plurale
1. u ginocchio ua ginocchi
2. # di ginocchio uum di ginocchìi
Gen ( 3. u a ginocchio bus a ginocchi
4, ginocchie. ua ginocchi
5. « con ginocchio ibus con ginocchi
Così sì rariano corna il corno, verulospiedo ec. ec.
(19) Abbiamo messa questa doppia desinenza non come
propria ad ogni nome di questa forma , ma con alcuni è -
‘1idus, con altri è vous:
I nomi, che hanno wdus, sono i seguenti.
Lacus il lago, arcue l'arco, specus la spelonca, ar-
tus le membra del corpo, (ridus la tribù : porzus il porto,
veru lo spiedo, genu ii ginocchio fanno ubus e idus: par-
tus il parto fa solo parsubdus per distinguersi da partibus,
che viene da pars la parte.
Di LESSIGRAFIA LAPINA 31
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In questo quadro sinottico, come si vede, non en-
trano le desinenze di eccezioni. Così non ho messo
nella quarta forma le tre desinenze us, er, um, per-
chè la prima è de’ nomi, che, variandosi, hanno sei de-
sinenze al singolare : la terza comprende nomi , ‘che
hanno la quaria desinenza simile alla prima nel plu-
59 TRATTATO COMPIUTO
rale uscente în a.’ Parimenti non ho messo la desi-
nenza u alla quinta forma per la stessa ragîone. ll
presente quadro comprende ciocchè è comune gene-
ralmente alla maggior parte de’ nomi variati nelle cin-
que forme, L’ eccezioni sono ladini che si ap-
prendono ne’ quadri particolarì riportati innanzi.
Intorno alla variazione de’ nomi per le desinenze
ù significative del sesso.
Il sesso è quella proprietà , per la quale gli esseri
animati sono o maschi o femmine. se
Tutti gli esseri animati si presentano inuna dua-
lità di maschi e di femmine , similissimi tra loro, co-
me l’uomo e la donna, il bue e la vacca, il cane e
la cagna e va dicendo.
1 nomi sono destinati ad esprimere questi esseri.
Ora volendo esprimere uno de’ due, eioè il maschio
o la femmina, sì è peasato di appiccare allo stesso ra-
dicale di certi nomi una doppia desinenza, una pel ma-
schio e l’altro per la femmina , affinchè dalla diver-
sità delle desinenze si apprendesse la diversità de’ ses-
si, dall’ identità del radicale la similitudine del ma-
schio alla femmina. 0°
Ora in latino questa doppia desinenza è er o us pel
maschio ed a per la femmina. Quindi si vedono al-
cuni nomi latini appartenere a due forme di varia-
zione, cioè alla ipa ‘ed alla quarta, come Mulus e
Mula, Equus ed Equa, Lupus e Inpa. I
Affinchè dunque un nome sia variabile rispetto al ses-
so, si richiedono due condizioni 1.° che significhi essere
animato, che realmente è maschio e femmina 2.° che
DI LESSIGRAFIA LATINA 35
appartenga a due forme di variazione , cioè alla pri-
ma ed alla quarta, come Mulus e Mula..
Per la prima condizione basta che sia un essere
anche inanimato , ma da noi in forma di essere ani-
mato immaginato , onde è avvenuto che altri nomi
avessero questa variazione , come animus l’ animo e
anima l’anima, Deus Dio e Dea. la Dea nel senso pa-
gano. Se una di queste condizioni manca , il nome
non è variato rispetto al sesso. (Quindi, ancorchè in-
contrassimo un nome di animale, come tigris, il ti-
gre , teo il leone, non diremo ehe sia variato, per-
chè nè l’uno nè l’altro possiede la prima desinenza
duplicata in us e in a.
Lista di questi nomi varlati rispetto ai sesso.
Animus e anima l animo e l’anima, mulus e
mula il mulo e la mula, equus ed equa il cavallo e
la cavalla, puer e puera il fanciullo e la fanciulla ,
famulus e fama il fante e la fantesca ec.
Maschile Singolare Femminile
i. us mulo a mula
\ î di mulo ae di mula
Mul / 3. 0 a mulo aea mula
‘4. um mulo am mula
5. o con mulo a con mula
Plurale
1. t muli ae mule
2. orum di muli arum di mule
Muli 3. îs a muli abus (20) a mule
4. 08 muli ag mule
3. 3 con muli abus con mule
84 TRATTATO COMPIUTO
INTORNO ALLE IRREGOLARITA’ DELLE VARIA-
ZIONI.
-JI tipo generale delle Variazioni de’ nomi latini ri-
leva da’ quadri esposti innanzi , ma non perciò dove-
te credere che, se la più parte si varia così, non vi
sieno eccezioni di molti, che da quel tipo si allonta-
nano. Infatti vedremo che alcuni nomi non sono af-
fatto variati: altri nel singolare appartengono ad una
forma di variazione e nel plurale ad un’ altra : altri
sono variati solamente al singolare: altri solamente al
plurale : altri nell’uso hanno voci di più forme di
variazione : altri hanno voci di una forma e voci di
un’ altra.
I grammatici chiamavano eterocliti tutti i nomi, che
si dipartono dal tipo generale della variazione, ed ete-
rochto vuol dire irregolare , ossia ciò che si diparte
dalla regola generale — Nelle seguenti liste io pre-
senterò tutt'i nomi eterocltità in quanto alla varia-
zione.
(20) La differenza delle desinenze è sola in rapporto
alla terza e quinta plurale ne' femminili, perchè invece
di #s faono abus per non confondere il senso, attesochè
in questa sola converrebbero le desinenze de’maschili con
quelle de’ femminili. In tutto il resto non si appartano
dalla variazione delle rispettive forme , cui appariengo-
no. ÌÎn questo quadro non comparisce la sesta desinen-
za pi Mulus, perchè non ha che fare col principio ge-
nerale.
id
A4C- £.- z3 —- -— — Ter
DI LESSIGRAFIA LATINA 35
L Lista de° Nomi, che I° uso della lingua nen
ha mai variati. |
1.° Pondo la libbra o un peso qualunque 2.° Man-
na la manna. 3.° Fas ciò che si può dire e per
traslato ciocch’ è lecito, e Nefas composto da ne,
non, © fas. 4.° Moly una sorta di erba. 5.° Gummi
la Gomma. 6.° Sinapi la Senape, sebbene Gummis e
Sinapis sieno variabili 7.° I nomi della quinta forma
di variazione, che hanno la prima desinenza in u,
come veru lo spiedo, cornu il corno, genu il ginoc-
chio sono al singolare invariabili. 8.° Melos la Me-
. lodia. 9.° Chaos il caesse o la confusione. 10.° Frit
la sommità della spiga. 11.° Git la nigella, 12.° Che-
rubim e Seraphim cherubine e serafino. i
Di melos e di chaos si vorrebbero addurre esempi
di variazione alla quinta desinenza Melo e Chao, ma
l’ uso più comune non li riconosce.
A8. Lista de° nomi che s’ incontrano variali
al solo singolare © al solo plurale.
1.° Al solo singolare i mancanti di plurale.
Ador il frumento netto , anethum l’ aneto , can
nabis il canape, hyssopus l’issopo , piper il pepe,
ruta la ruta, siligo la siligine, aether l'etere, ce-
stus cintura di una femmina, fimus il fango o leta-
me , tubar lo splendore del sole, limus la mota, fan-
go , meridies mezzodì, nemo niuno , pallor il pal-
lore ed altri, i quali, se non s’ incontrano variati nel-
l’uso della lingua al plurale, non se ne deve dedurre
che per natura sieno invariabili.
36 TRATTATO COMPIUTO -
Aggiungete a tutti questi i nomi propri, che in
sintassi regolare e in senso letterale non sì possono
variare al plurale.
2.° Al solo plurale i mancanti del singolare
Arma armorum le armi, nugae arum le bagat-
telle, nuptiae arum le nozze, grates um le grazie ,
vepres um le spine , divitiae arum le ricchezze, e
molti altri, che l’uso della lingua non ha mai adope-
rati al singolare, ma che si sarebbero potuti ado-
perare.
MI. Lista de° nomi, che nel singolare appare
tengono ad una forma di variazione y e nel
plurale ad un’ altra,
Juger o jugerum iugeri , il iugero, ossia tratto dî
terra quanto se ne può lavorare con un pajo di buoî,
al plurale gugera iugerum, che si varia come il plu-
rale di corpus oris: vas ts il vase, al plurale vasa
ogm i vasi.
1Y. Lista de’nomi, che nel singolare si variano
secondo la forma generale , e nel piurale
secondo l’eccezione, ossia secondo que’ nomi
ehe hanno ila quarta desinenza simile alla
prima e viceversa.
Sing. locus, î, il luogo, pl. loca orum: sing. tocus
3 il giuoco, pl. t0ea orum: sing.tartarus 1 il tartaro,
pl. fartara: sing. avernus-averno, pl. averna: sing.
carbasus la vela, pl. carbasa: supellex l’arnese, pl.
supellectilia: sing. coelum t, il cielo pl, coelì i cieli:
1 S6C odio 6 CAOS Ter —P
bi LESSIGRAFIA LATINA to |
sing. elysium l° eliso , pl. elystt i campi elisì : sing.
delicium sollazzò, pl. deliciae le delizie: sing. epulum
convitoi, pl. epulal i banchetti; sing. balneum il ba-
gno, pi. balnega i bagni. ===.
TY. Lista de’ nomi che al singolare o al plurale
appartengono a più forme di variazione, o
a più tipi della stessa forma. Cig
‘4° A più forme di variazione.
Plebs is, e plebes sei la: plebe, tapes eis, e tape»
tun è tappeto, elephas amtis , ed elephantus. i ele-
fante,. titan:ts, e iWamus 1 titano, delphin inis e del-
phinus è delfino , dilumum è e diuvies ei diluvio ,
contagium $i, e contages is, ed anche contagio omnis
il contagio; tabum i e tades es, la tabe.
2° A più tipi della stessa forma di variazione.
Absinthius î, e ‘abainthium s, l'assenzio, acinus i
e acinum $ l’acino; daneiportus i.e anciportum î
chiassolino , antidetus i e antidotum .î. antidoto, au-
tumnus i e autummoan ? autunno, bugdus è e burum
è bosso, caseus i e caseum cacio, cingulus i e cin-
gulum © cingolo cintura, clivus î e clvum è pogget-
to, collus è e.collum è collo, fretus 0 e fretum i
mare , ed altri infiniti che s' imparano coll’ uso. —
VI. Variazione di alcuni nomi più irregolari.
Cioè. di Domus, Vis, Jupiter, Bos.
Singolare Plurale
l. us. . casa Us » case
2. us et di casa |orumne uum di case
Dom ( 3. ui = a casa bus a case
4. uma casa 08 e us case
5.0 cou -casa bass Poe case
38 TRATTATO COMPIUTO
Singolare Plurale
1. è forza es forze
2. ts di forza tum di forze
-V (3.01 ma forza Vir (ibus. a forze
4. im forza €8 forze
5. è con forza tbus con forze
Singolare | Plurale
1. bos = bue 1. boves bovi
2. bovis di bue - 2. bovum è» di bovi
3. bovi a bue 3. bobus e bubus a bovi
4. bovem bue 4. boves bovi
5. bove con bue 5. bobus e bubus con bori
Jupiter Gieve |
1. Jupiter. —. Giove
2. Jovis di Giove
3. Jovi a Giove
4. Jovem Giove
5. Jove con Giove (21)
(21) Questa irregolarità nella variazione de’ nomi latin f
è un argomento dell’ incertezza dell'uso, perchè, essendo il
popolo romano più guerriero e conquistatore che cultore
delle lettere,non ebbe tempo di stabilire regole certe e sta-
bili all'uso eiece delle moltitudini. Intanto, essendo quella
lingua moria, e non essendo più nell’ arbitrio di alcuno
di ‘risuscitarla, è necessario studiare tutte le irregolarità,
che si debbono conservare dallo scrittore per essere capi-
to dachi ha imparato quella liogua su i testi de'latini scrit-
tori, dove le parole si truovano quali 1’ uso le.volle e.non
quali la ragione filologica vorrebbe che fossero.
< «In ultimo luogo avremmo dovuta trattare de’ dizizzea.
DI LESSIGRAFIA LATINA 39,
dr VERTENZA A’ PRECETTORI
7 precettore diligente e discreto nel primo Corso di
lessigrafia non pretenderà che î giovanetti ingoino.
ad un tempo le teorie generali e D' eccezioni riportate
nelle rsote , perche procedendo senza guida di princi-
pî prestabiliti, le tenere intelligenze rimarrebbero im.
pigliate nella sciva inestricabile delle anomalie dell’u-
#0. To nella pratica dell'insegnamento faccio precedere
în un gran quadro su di una lavagna îl prospetto delle
cinque variazioni esposto nel quadro sinottico a pag. Sf
Vengo dopo ad esporre i quadri di Variazione di cia-
scuna forma, e prima le regolari, in ultimo l'eccezio-
nali. Io non faccio studiare a' giovanetti di tenera e-
ta la teoria delle variazioni sul libro, ma ho tutta
la pazienza di farle intendere colla viva voce, ed ho
sperisientato che dopo la terza lezione rimase lora.
assai bene impreaso il lecnicismo, le nozioni annessevi, .
e quanto în lante pagine è contenuto, con quella chia-
rezza e precisione, che invano si spera dallo studio
passtico sulla parola scritta, che e muta. £, dicendo
che Ia parola scrittà è muta, intendo metterla sn con-
trapposto con la parola pronunziata, che 10 chiamo
vira. Ed é viva in quanto che acquista virtù nuova
di espressione dalla forza, che vi aggiunge la voce e
l'intelligenza del precettore. Ma la ragione più forte .
poi si é che tl giovanetto non è capace di leggere e
imparare ad una volta molte pagine, ma pochi versi
per volta, ed a condizione di dimenticarsi quel che
tivé ed accrescitivi, de' migliorativi e peggiorativi, per
farla finita con la variazione de' nomi, ma per alcune ra-
i di metodo, abbiamo creduto di parlarne in Etimolo-
gia Vol. II, Cap. IT, Part. III, di questa grammatica latina,
j) quale è stato pubblicato prima del presente. e
40° TRATTATO COMPIUTO
ha imparato prima, se non tutto in parto, per ritene
re quel che fassi a leggere, per imparare, dopo. In-
ganto il comprendere non si può effettuire senza tenere
presenti le nozioni sparse in molte pagine, le quali si
possonofper la viva vece apparare in due o tre lezioni ‘
Falte con eoscienza, con amore, con impegno. Badina
7 precettori a questo fatto importantissimo per lo buon .
esito dell’ insegnamento, fatto attestato dalla sia lune .
ga esperienza, comprovato dalla ragione della quscetti
vità delle tenere intelligenze, le quali si debbono eque
care con metodo. Ora principal dovere di ogni buon.
metodo è di disporre le materie in si fatta guisa.
che î diseenti timparino moltissime case in breve tem .
po. Cosa impossibile ad ottenersi dalla parola scritta, -
che dev'essere letta è studiata a sorsellini, 0 ad in. .
rervalli tanto opposti e contrarsi alla formazione deî -,
buoni e forti abiti, che si cosutuiscono con alli congi- ,,
nuati è fipetuti. Quindi deducesi quanto male si av- _
visano que precettori , che non solo non parlano , 0.
parlano pochissimo , ma il più delle valte assegnano .
la lezione a' fanciulli col motto : imparate da qua fiù -
quà. Z/ che è sokito a praticarsi da° preceitori ignoran. .
ti, 1: quali non sanno tstia la materia, sulla quale sì
versa lo insegnamento onde manca loro quella sine
lesi 0 comprensione tanto. necessaria all intendimene,,
to, che poi pretendono di produrre ne’ discenti. Pre.
tensione puerile e ridicola ! Eppure nen mancano di .
tali, che imputano a’ giovanetti 11 poco 0 niunp profil.
to di tanti anni di siudio , mentre è conseguenza del .
pessimo metodo che adottarono. Adunque io griderà
eon quanto fiato ho in corpo : Precettori, parlate, ma
con coscienza, parlate ma con pazienza, parlate ma
con intendimento delle cose che insegnate , e i vozire >
discepoli intenderanno con vot e come waii .
1
DI LESSIGRAFIA LATINA 41
| SCA POI
| INTORNO ALLA VARIAZONE DEGLI AGGIUNTIVI.
Gli aggiuntivi ‘sono tutte quelle parole, ché si ag-
giungorto a tomi in ordine naturale , perchè , come
vedremo in Etimologia, il loro significato, è:in inti-
ma relazione tol significato de’ nomi medesimi. -..
Ora nel discorso vi possono essere molti nomi, ai
quali un Aggiuntivo sì potrebbe agevelmente riferire, -
mentre è interesse di chi parla ‘0. ‘di chi scrive di
farlo riferire piuttosto all'uno che all'altro de’ tanti;
À riuscire in questo si ‘è pensato di variare gli ag-
giuntivi, appiccando ul loro radicale alcune desinenze,
per le quali si riferissero piuttosto ‘a questo che a
quel nome non solo, ma, siccome i nomi esistono va-
riati nell’uso della lingua ,- si apposero tali desinenze,
per le quali si sapesse ‘ancora ‘a ‘quale voce variata
tra le cinque singolari e le cinque plurali un-aggiun-
tivo si riferisse. de "i al i E
Onde è chiaro, anzi evidente, che le desinenze degli
aggiuntivi sono sintassiche e. non etimologiche per
loro natura, o in altri termini sono îndicative. e non
significative di alcuna idea per conto loro.
E, siccome le desinenze de’ nomi sono cinque or-
dinariamente tra l’ etimologiche e le sintassiche pag. 9
nel singolare, e cinque nel: plurale, ad: eccezione dei
nomi in us e tus della quarta forma di variazione
bag. 25, gli aggiuntivi per adempiere esattamente il
loro ufficio hanno subìto il medesimo numero di de-
snenze , le quali hanno îl valore come segue
1.* Desinenza indicativa del nome primo termine
di proposizione finita singolare 0. plurale.
42, TRATTATO COMPIUTO
2. Desinenza indicativa del nome variato a de-
sinenza sigmificativa della preposizione DI.
3. Desinenza indicativa del nome variato a de-
sinenza significativa della preposizione A.
4.° Desinenza indicativa del nome primo termine
di proposizione finita, o secondo termine di rap-
porto di 24 preposizioni, od objetto. 2/0
5.° Desinenza indicativa del nome secondo terna-
ne di rapporto di 15 preposizioni (22).
Dalla quale maniera di esprimere apparisce che noi,
procedendo co’ principi della ragione, escludiamo dalla
variazione degli aggiuntivi ogni idea di significazione.
L’ aggiuntivo non è singolare nè plurale , ma ha de-
sinenze sintassiche , le quali ci fanno pensare a’ no-
mi singolari e plurali ec. "ua
Ma i nomi oltre le desinenze etimologiche © sin-
tassiche numerate a cinque nel singolare e nel plu-
rale, che possiamo quì chiamare per variazione ver-
ticale, cioè da su in giù, ne hanno altre di varia-
zione orizzantale, per la quale diventano maschili e
(22) I precettore sarà diligente a far bene imparare que»
ste nomenclature, le quali come si vede, sono per noi sosti-
tuite a° casi, detti Nominativo, Genitivo, Dativo, Accu-
sativo ed Ablativo. Ora tolte queste nomenclatare era uo-
po sostituirne altre, perchè senza di esse non si potrebbe
svolgere la disamina scientifica delle parole, quando ec-
corre di farne l° analisi etimologica e siptassica. Ma la
maggiore importanza loro. è dal lato della verità ,, perchè
dicendo ad esempio che il così detto Vominativo è 1.* De-
sinenza indicativa del nome primo termine di proposi-
zione finita , si esclude ciò che si deve escludere, cioè
che l’aggiantivo sia nominativo , perchè il nome può es-
serlo e non l'aggiuativo, come vedremo. più razionalmente
in Etimologia.
e . DI LESSIGRAFIA LATINA _ 48
femminili , come si può osservare nel ‘queto di va-
riazione a pag. 33 di Mulus e Mula, Gli aggiuntivi
in.gran numero per servire meglio all’ ufficio di ri-
ferirsi a. certi nomi variati, rispetto al sesso, presero
ancora quelle . desinenze di variazione orizontale —
E, siccome questi nomi appartengono a due forme
di variazione , cieè alla prima ed alla quarta, co-
me Mula e Mulus, gli aggiuntivi presero tutte le
desinenze verticali delle due forme di variazione dei
nomi latini, come si vedrà più chiaramente da’ qua-
dri sinottici, che vengono quì appresso. |
. Oltracciò nella pag. 37 vedemmo che molti nomi
avevano appo i latini due uscite alla prima desinenza
in us e um, comecollus e collum, che appartengono
a due tipi della stessa forma di variazione, vedi pa-
gina cit. Ma a considerar bene la cosa i due tipi
non differiscono che nella sola prima e quarta desì-
nenza , e per questa identità sì possono considerare
come nomi di una forma che hanno doppia variazione,
una -orizontale in us e um, e l’altra verticale con
cinque desinenze. |
Su questo tipo alcuni aggiuntivi ebbero una tri-
plice uscita orizontale alla prima e quarta desinenza
come bonus, bona, bonum, ‘rimanendo nelle altre
con due semplicemente , se non si vuole aggiungere
una sesta desinenza degl’ in us, che i grammatici dis-
sero vocativo ne’ nomi.
| Posto che gli aggiuntivi si variano per ragioni tutte
sintassiche, ossia per mettersi in relazione coi nomi,
parrebbe che le desinenze della loro variazione
vessero avere tante uscite, quante sono quelle di
tutte le cinque forme esposte nel quadro sinottico a
peg. 31.
Or questo porterebbe una confusione di voci mille
h& TRATTATO COMPIUTO
volte ripetute senza alcuna importanza etimologica e
sintassica. Si è quindi stabilito che gli aggiuntivi si
variasséro sul tipo della prima ‘e quarta forma nel
medesimo tempo a buon dato, é il rinianente sul tipo
della terza forma. Ma gli aggiuntivi, così detti, ‘nu-
merali,non seguono 0 itt tuito o in parte le desinenze
delle dette forme , ed oltracciò i Comparativi e Su-
perlativi secondo hoi non sono che una variazione
degli aggiuntivi semplici. Dividerò ‘quindi il presente
Capo in quattro articoli. Nel primo esporrò la varia-
zione degli aggiuntivi dalla pria è della quarta for-
ma : nel secondo quellà degli aggiuntivi di terza for-
ma : nel 3.° la formazione de Comparativi e Super-
lativi : nel quarto fa variazione de’ Nomerali:
ARTICOLO 1.
Variazione degli aggiuntivi, che hanno desinenze
orizontali e verticali della 1. e 4. forma dé nomi.
Questa variazione comprende tutti gli aggiuntivi, che
nella prima desmenza orizontale hanno er o us, a, um,
come pulcher, pulchra, pulchrum, e bonus, bona,
bonum, bello o buono. i |
Per dare un quadro sinottico compiuto di questa
forma di variazione è mestieri connotare l’ufficio delle
desinenze orizontali e verticali.
Ora le orizontali in questa variazione nella prima
e quarta sono tre, la prima mette l’aggiuntivo in re-
lazione col nome maschile, la seconda col nome femi-
minile , la terza col nome simale , ‘per lo quale in-
tendo ogni nome, che ha la prima desinenza simile
alla quarta. |
Noi dunque metteremo sopra ciascuna desinenza
Le 3 ima.
e» . bel
cr SF ÉEI
DI LESSIGRAFIA LATINA 45
orizontale i segni nd) che vuol dire maschile, f., che
vuol dire femna 8.; che vuol dire simile s parole
che si riferiscono soupre al nome, con eui ha rela-
zione ]’ aggiuntivo, . toe
Per gli aggiuntivi. în us la sesta desinenza e sarà
allogata in un quadro eccezionale : dessa mette l’ag-
giuntivo în relazione col nome-primo termine di pro
posizione. finita di seconda persona,
Le desinenze verticali saramfo.. “allogate in ili
discendente, come abbiamo fatto pe’ nomi, ma la ver-
sione di ciascuna voce variata non si può fare-senza
P appoggio del rome. Quindi «sotto la voce dell’ ag-
giuntivo scriveremo ‘ancora un: nome.
In realtà le desinenze orizontati non sona ché due
nella secenda , terza e quinta, perchè due : scite per
ciascuna desinenza SONO identiche, ma per seguire la
pratica delle scuole la mettiamo ripetuta confe nel
quadro è
vue
+
4 A
; x
Mn) id - dà
Variazione. regolare: degli. ssi s* che
hanno la -prima desinenza ‘orizentale’ EB,
4, UM. | s
re i È
mo f.os. -m f. 8...
1. des. er, a, um, Ù, ae, -a;
\ì des. i, de, i, © orUM, aruM,0orum,
Sing. { 3 des. 0, ae, o, Pl.îs, is, ‘88,
. des, um, am, um,
5. des, 0, U, 0,.
- n.
Esempi di aggiuntivi di questa variazione liber a 5
um libero, pulcher chra, chrum bello, niger nigra,
Rigrum negro, ater,‘atra, trum atro e nero ec. ec.
OUUBIS 109 ep UO OMmu uo9I
019q![
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‘0100!1
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Logi]
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SIMAUVOS SRQUINULO © Simi
SÙ SdL SUA
MUWDIE SOINU © SOmw
DA. SIA SOL
SVUUDOE SNQUINU SIM
8 gd 8/4
WNIOUULVIS WNIUMUL UNLOMAU
IUNAOL URAT UNAOA
vuwoIe —2vmu mu
nb ID [Ar
‘e -f | 377
SIVINIA
G
È;
1091
Z e
4
+ da
48 . TRATTATO COMPIUTO
Su questo modello debbono conformarsi tutti gli ag-
giuntivi, che il precettore diligente farà variare nella
pratica dell’ insegnamento ai suoi giovanetti , badando
che nel conferire facciano precedere sempre il nome
all’aggiuntivo e dicano a modo di esempio, Mulus
liber, mula libera, scammum liberum, acciocchè si
abituino a conoscere che l’aggiuntivo non sì varia per
conto proprio, ma del nome a cui si riferiscono.
Variazione degli aggiantivi în US, A, UM.
Singolare | — Plurale
m. f. ss. m. F. 8.
1. us, a, um %, ae. a,
2. ti, 06, i orum, aATUM, OTUTA
Bon 3. 0, de, 0. _ 08, ts
4. um, am, um . 08; 08, a
5. 0, a, © 8, 88, is
6. e, » » (23)- ) > »
Esempî di aggiuntivi in us, a, um, malus malo,
probus probo , magnus grande , longus lungo , par-
vus piccolo, altus alto, imus basso ec. ec.
(23) Questa desinenza appo i latini avea due uffici a
sostenere nel discorso, perocchè non solamente indicava
il nome della quarta variazione in ws variato alla sesta
desinenza , detta. vocativo, e quindi ogni nome primo
termine di proposizione finita, relativo ad un verbo va-
riato alla seconda desinenza, detta di seconda persona,
ma era il più sovente destinata a far intendere un in-
fero costrutto, composto in forma analitica dalla pro-
posizione in, dal nome modo accordato con l’ aggiun»
DI LESSIGRAPIA LATINA 49
Sulla ‘precedente forma si variano moltissime altré
fit derivate e composte in forma di aggiuntivi con
prima desinenza orizontale a triplice uscita in er
o us, a, un, ed alcuni prenemi con piccele me-
:Gcazioni. ! |
ARTICOLO TI.
Intorno alla variazione degli aggiuntivi sulla terza
| forma de Nomi. ©» ©».
Questa variazione differisce dalla precedente per due
ragioni principalmente , la prima, perchè in essa do-
mina la terza forma di wariazione de’ nomi esclusiva»
mente, mentre in quella ‘sono due forme trasfuse in
una, cioè la prima e la quarta: la seconda, perchè la
prima desinenza di questi aggiuativi ‘orizentalmente
tivo alla stessa desinenza. Di guisa che prode da pro-
das equivaleva a #7 230do probo; bone fatto dene a in mo-
do Bono, male a în modo malo. i grammatici chiamarono
l’aggiuntive così variato avverbio, e fecero valere prode
io italiano per prodamente , e male per malamente. Ma
le parole della versione italiana compruovano la nostra
opinione, perchè, come abbiamo dimostrato nella nuova
grammatica ragionata per la lingua italiana, prodamente
e le simili sono parole composte «da #enfe nome pre-
ceduto dall’aggiuntivo gproda ec. costrutto figurato di.
pendente dalla preposizione #8, vedi Nuova Gramma-
tica Italiana. Ma essendo prode, male , bone, specchia»
tamente variazioni di pr06, maZ, don, radici degli ag-
giuntivi produs, malus, donus , non si può mettere
in dubbio che non giene identici alla sesta desinenza,
che i grammatici dissero vocativo. È
50 .TRATTATO COMPIUTO: -
considerata mron presenta sempre, come quella, ire usci-
te, ma per alcuni aggiuntivi ne presenta tre, per al-
tri ne presenta due , per la massima parte ne pre-
senta una. -Gli aggiuntivi tutti poi, e dell’antecedente
e della presente forma, convengono in quanto al nu-
mero delle desinenze verticalmente considerate. Io
dividerò il presento Articolo in tre $$.
1 » “a *
$. das - È SS Tot È
- 4
Variazione degli aggiuntivi a tre uscite nella prima
desinenza del singolare.
- Gli aggiuntivi di questa variazione sono assai po-
chi di numero, e per lo più alla prima desinenza han-
no le tre uscite er, is, e, la prima fa pensare al
nome maschile , la seconda al nome femminile , la
terza al nome simude. | ©’ ©: Sd
Quadro di questa variazione.
0 :
96 de 8. Le rie... f. 8. .
IL. ero ts e... | 88 ces: da.
2. ds is is forum sum im
Sing. 13. «1 è « Plur. 2° ibus, ibus, ibus
«Ji. em em e es ves ia.
f b.. ® a bus, ibus ibus
° Esempi di aggiuntivi di questa variazione cdi
parole derivaté 0 composte nella forma de’ medesimi,
Acer, cris,e, acre e forte, Alacer, alacris, alacre, ala-
ere ardito, volucer, volucris, voluere veloce ec.
ta
DÉ LOSSIGRAFIA LAFINA 51
Variazione del? aggiuntivo Cecery Celeris
Celere, Cele.e
Singolare Plurale
mf. e. m. f. &.
‘1. ep 108 e 8' es: ia
2. î8 18° 18 qum Tum ium
Celer 3. 0 i 1? ibus ibus ibus
£. em em & e8 € w
5. eet ibus ius ibus
620
Variazione degli aggiuntivi a due uscite nella:
prima desinenza singolare.
Gli aggiuntivi dì questa variazione- sono in mag-
gior numero rispetto a quelli dell’ antecedente, e si
può stabilire che la prima uscita nella prima desinen-
za singolare sta in is e la seconda in e, quella pel
maschile e femminile e questa pel simile nel modo:
seguente..
Quadro: di Variazione:
m. ef. 8. m.f. 8.
\ 5° i € i es ia
; îs ium
Sing. / 3. î Plur. ibus
\4. em e eg (a
| 5. e ed & bus.
52. TRATTATO COMPIUTO:
Esempi di aggiuntivi per questa variazione, brevis
breve, brieve, dulcis e, dolce, mitis: e, mite, turpis
a, turpe, fortis e, forte.
Variazione di BREVIS: E brievo,
Singolare: Plurale
i. f. 8& . mf. ®.
Ls e 8 ia
2. 18 | tum
Brev( 3. % | idus
À. em e es 4
5.. eei bus
Vi. sono: alcune parole derivate in forma di aggiun-
tivi, che hanno: due uscite alla prima desinenza, una
pel maschile in tor, e } altra pel femminile ih triz,
come nel seguente
Quadro di Variazione
Singolare Pluvale
. MN. i nl. .
t. tor tria tores irices:
2.. torîs iricis: torum tricium
3. tori trici toribus tricibus
4. torem iricem = tores trices
5. tore trice toribus tricibus
DI DESSIBHAFIA LATINA 53
Variazione di VICTOR 9 VICIRIX. gs: Vincitore
Vincitrice, .
Singolare > Plurale:
Lor ria cores rides.
2. orig. ricis orum’’ ricium
Fict. 3. ori rici oribis ' ritibus
4. orem ricem ores rìees
195. ore (rice: oribus. ricibus:
Variazione degli aggiuntivi ad'una uscita nellà
prima desinenza singolare..
Il numero degli aggiuntivi di questa” variazione si”
può dire infinito, perchè indefinite sono .le uscite
della prima desinenza singolare,-come quelle de’nomi,
e l’ andamento della: variazione di' essi non si può re-
golare agevolmente senza: sapere la seconda “desinenza.
verticale. Ecco'per: ciò la” necessità di: segnare nel.
quadro di variazione la prima desimenza' con Ja lette--
ra x, segno -di-un ignoto; -e da' un altro verso quella:
di produrre in una’ nota una lista di molti esempi per
ridurre una’ qualsiesi analogia nella mente de’ giova:
netti.
54 | TRATTATO COMPIUTO.
Quadra. di questa variazione.
m. f. 8. m. f. 8.
1. T 08: ta.
2. 8 tum
Sing. 3.. i. Plur. bus:
4. ema | es ta
5. eedi. bus
Esempi. di questi aggiuntivi —. felìr felice, vetus
antico o vecchio , ferox feroce, audar audace..
Variazione di FELIX feliee.
Singolare Plurale
m. fi 8. 973. Sf. s.
| I. 2, Ces cu:
2, cis o cum
Feli (3 ei cibus
4. cemex ces cia
5.. ce’oci cibus (24)
(24) Le uscite della prima. desinenza di questa varia-.
zione, come abbiamo detto, sono presso a poco. al-
. trettante: quanie sono quelle de’ nomi della terza forma,
«e la lgro alterazione pel. formare la seconda desinen-
za regolatrice di tutte le. altre si effettuisce quasi alla
stessa maniera, che quella. de' nomi. Ed io quì; perc
aggiuntivi non intendo quelle parole solamente, ie
quali, come vedremo in etimologia , significano qgua-
lia, e quantita continua o discreta, ma tutie le
parole derivate e composte in forma di aggiuativi ,
perchè variabili al pari di questi, come i così detti
[di
DI LESSIGRAFIA, LATRSA w
Paragonando .i quadri-di variazione esposti. ne'tre pa-.
ragrafi precedenti, è agevole 'a.rilevare che le specie
di aggiuntivi della. terza forma di variazione in poche
cose differiscono ‘tra loro e propriamente: nella. prima
Jona sed i Ù
participî e î verbali di ogni maniera variati.ia forma
di aggiuntivi. Premesse queste dichiarazioni, ecco una
lista de” più. comuni e frequenti.
a
Lista delte prime e seconde desfnenze singo=-
larî degli aggiuntivi di una sola uscita alla.
1. In al'alis, come autumnal’'autannale,.che poi rimase
oulumnàle — Animal’ è rimasto sempre così, e falsa-
mente da’ grammatici si ebbe per nome. Dite lo stes»
so di capital, puleal, eubital, capitale,. puteale ,.
cubitale. i
2. in ans antis edin ens entis, come elegans ele-
‘gante, polens: potente, parens la. genitrice , che falsa-.
mente i gramatici ebbero:per nome, mentre, come è
‘chiaro, è participio di pario partorire, invece di pa-
riens partoreénte, /emperans ,. temperante.. Questa de-
sinenza è ricchissima pei participi in ns. di.quasi.tut-
ti verbi. SI | O
3. in er erss, come pauper povero e le nomencla-
ture de’ mesi in er sepfember, october, november.
december», settembre, ottobre, novembre ,. dicembre.
4. in ororis, come memor ricordevole,. smmemor
contrario di memor. | di gi
‘ 3. inililfs., come pugil lottatore, vwigili&s vigile,
benchè s’ incontrino wigilis e pugilis per. prima . desi-
nenza. E qui osservo che anticamente usavasi facwul'
per facilis facile, difficul per difficilis difficile ,. dedil
per debilis debole. * |
6. in as alis, come arpinas di arpino, vestras:
86. TRATTATO COMPIUTO
desinenza singolare, la quale in alcuni ha tre uscite,
ix altri ne ha due, la più parte ne ha una. Ma: tut-
ti convengono nel rimanente , ossia nella seconda ,
terra e quinta desinenza tutti hanno una sola uscita:
nella quarta’ ne hanne: due, tanto:nel singolare, pe
nel viinzia |
e nostras di vostro: paese 0 di nostro: paese ce. Quio»
di opiimates gli ottimati.
. in es eris, come pubes colui, a cui comincia a:
nascere il pelo sulla guancia.
8. in es ilis come /tospes l'oste, sospes sano e
salvo, e quindi wmiz/es derivato da mille uno de’ ‘mille,
milite, soldato , sebbene comunemente per nome sia:
considerato.
9: in ove ofis, come compo» compote, #npo0s im-
potente.
10; in aa, ex, 1%, 09, tx, che fanno alla secon
da desinenza acis, ecîs, ticîs, ocis, ucis 1. in ac,
come audar, audace, fenax tenace, fugar fugace
2. in ex come rea reggitore , remex remigante,
imbrex embrice, tegola piana 3. in #2 come felia fe-
lice, phoenix fenicio, pAr:ix frigio, 4. in 0% come
cappadox cappadoce’, velox veloce , praecox' preco»
ce. 5. în wr come dux duca, tradita” tralcio:
11. Tutti composti da un nome per secondo com-
ponente restano con la prima desinenza di quest’ ul-
timo. Come i composti di pes piede, alipes chi ha
l’ ali a' piedi, cornipes chi ha le corna a' piedi, gua-
«drupes quadrupede , decolor chi non ha colore, +-
nops povero. Î grammatici per la unità dell’ uscita al-
la prima desinenza spesso per nomi tennero siffatte.
parole, e noi, non volendo, alcuna fiata le abbia-
mo tra’ nomi annoverate per seguire la comune di es-
si. Ma la scienza, che procede per gradi a rettificare
| DE BESSIGRAFIA LATINA 57
0 ARTICOLO HI
Entorne alla formazione de’ Comparatiri
6 SUPERLATIFT:: —
Ì comparativi e i superlativi sono aggiuntivi varia-
ti con certe desinenze, per le quali accrescono il loro
radicale di un nuovo significato. |
I comparativi ( ritengé' questo vocabolo: riconosciu-
to dalle scuole ) si formano: dalla desinenza # dell’ag-
giuntivo , accresciuta delle due desinenze orizentali
or e us, la prima per mettere l’aggiuntivo in rela-
zione cof nome maschile e femminile, fa seconda
col nome simile, come de feliei. di felix felice , si
fa felicior e us: da sancti di sanctus si fa sanetior
e sanctiuo. È
Hl significato clie questa desinenza aggiunge al ra-
dicale è più o meno, che in latina si fa per magis
e minus, ond’ è che tanto se dico: felictor, quanto
magis @ plus feliz vale lo stesso. |
superlativi sone» gli stessi aggiuntivi variati con
la desinenza ssimus , ssima , asimmun , pe la prima
desinenza dell’ aggiuntivo è ua, come in sarncius: con
rrimus, rrima, rrimua, sa la prima desinenza è er,
.come hber, integer ec. con Himus , lima , limum,
se la prima desinenza è lis, come doctlis, agilis ec.
gli errori vulgari farà rilevare a tempo razionalmente
la loro insussistenza, come faremo nell’ Etimologia e
cella Sibtassi. |
:58 ‘ 'BRATTATO COMPIUTO:
sebbene qualche volta anche gl’in er e gli in lis si
uniformano’ a'primi, prendendo ssimus, a, um. Questa
desinenza aggiunge all’aggiuntivo il significato equi-
valente a il più, onde doctissimus si traduce il più
dotto. In latino invece db doctissimus: si può’ dire :
valde doctus, longe doctus ec. ©.
Per la variazione de’ comparativi l’ aggiuntivo ap--
partiene alla terza forma di. variazione, come dal se-
‘guente: quadre... | | dra
Vico
| Variazione del comparativo FELICIOR US..
Singolare: Plurale
m. f. 8.
1. ori us ores' ora
2-0 era... arum >
Felici ( 3. orto ‘+ oribus..
di 4. oreme us ores ora
Di “ore. _. ortbus:
Su questo modello si varia sanctior, us: doe-
nor, doctius: pulcherior, pulchrius, più santo, più
dotto, più bello: I superlativi si variano come bonus,
a, um, pag. 48 Sotto’ questo rapporto: ogni aggiun-
‘tivo sì può considerare in tre forme , che io chiamo.
1. forma semplice, corrispondente al positivo de’gram-
‘matici,. 2. forma comparativa, 3: forma superlativa,.
come nel seguente quadro..
DI LESSICRAFIA LATINA H9.
Forma Semplice Comparativa —Superlativa
Feliz, felice . felicior . felicissimus
Liber, libero libertor iberrimus
Facis, facile - .- facilior. facillimus
Doctus, dotto doctior doctissimus
Sanctus, santo ‘ sanchior = sanctissimus
Ma non tutti gliaggiuntivi latini avevano tutte queste
forme) perocché ve re erano alcuni, che a formare il
comparativo ed il superlativo ricorrevano ad altre pa-
role, e questi aggiuntivi erano i seguenti. i
1. Bonus buono; Melior nfigliore, Optimus ottimo.
2. Malus malo, pejor peggiore, pessimus pessimo.
3. Parvus piccolo, minor minore, minimus menomo.
4. Magrtusgrahde, major maggiore, mazimus mas-
simo; ma.major è lo stesso che magior, quasi ma-
gnior, e marimus è lo stesso che magsimus, abbre-
viato di magnissimus. a sr.
VA sono alcuni comparativi e superlativi ., .la cui
radice è una preposizione . ‘onde si allontanano dal
tipo della formazione, stabilito’ ne quadri precedenti,
come apparisce dal quadro seguente | |. ©.
Da citra di qua citer citerior: citimus
Da eztra fuori exter erterior erxtremus ed ertimus
Da super sopra superus Superior SUpremus e summus
Da infra sotto inferus mferior infimus
Da Post dopo posterus posterior postremuse postumus
60 | TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO IV.
Intorno alla Variazione degli Aggiuntivi detti
umerali. |
Tl principio di ogni numero è l’unità, mentre dessa
stessa non è numero. (Quest idea appo i latini «era e-
spressa cen i’ aggiuntivo Unus, a, um uno ed uno,
la cui variazione è in tutto simile a quella di Bonus,
a, um pag. 48, eccetto la desinenza seconda singo-
lare , che erizentalmente -è una in -ius, e da terza
che è in &.
Variazione di UNUS, A, UM.
Singolate Plurele
m. Îf. ms.
1. us, a, um i, de, @ (25)
12. “us, tus, tus, orum, arum,orum,
Un 3. LU Ù, e Lu 28, 98, 18,
4. um, am, um, 08, 08,
5. 0, @, 0, Î8, 38 18,
6. e »
(25) Nel senso letterale esrzus, 4, 199 non può avere plu-
rale, perchè |’ uoità è singolare e non plurale: ma
in senso figurato, ossia per sineddoche, Spesso si true-
va così adoperato, ome i nomi propri.
DI LESSIGRAFIA LATINA 61
I numeri cominciano da due , onde tutti gli ag-
giuntivi, che esprimono numeri da due în poì deb-
bono essere tutti plurali, perchè il numero è complesso
di più singolari, è perciò che, se hanno variazione, non
può essere che pel solo plurale. Ma nen tutti i nu-
merali latini sono variati dall'uso, perchè da quattro
fino a cente s'adoperano invariati nel medo seguente.
Quatuor quattro , quinque cinque, sex sei, septem
sette, octo otto, novem nove, decem dieci, unde-
cim undeci, duodeciîm dedici, tredecim tredici, qua-
guordecim quattordici, quindecim quindici, serdecim
sedici, septemdecim diciassette , octodecim dieciotto,
noevemdecim diciannove , viginti venti, triginta tren-
ta, quadraginta quaranta , quinquaginta cinquanta,
seraginta sessanta , sentuaginta settanta, octuaginta
ottanta , nonaginta nevanta, centum cente. Ì nu-
meri intermedi da venti a trenta, da trenta a qua-
ranta ec. si fanno componeudo le unità e le de-
cine, come per esempio quatuor et viginti, quinque
et viginit ventiquattro e venticinque e va dicendo.
Sotto il numero quattre seno variabili due e tres
mel modo seguente.
Wariazione di DUO Variazione di TRES
773- Fi. 8. m,f. CA
1. duo due 0duw Tres. tria
2. duorum duarum duorum trium
3. duobus duabus duobus tribus
4. duoo duos duas duo tres tria
5. duoebus duabus duobus iribus
Dopo centum sono variabili
62 TRATTATO COMPIUTO
Ducenii, ae, a duecento: fercenti, ae, a trecento:
quingenti, ae, a cinquecento : sercenti, ae, a sei-
cento: septigenti, ae, a settecento, così fino a mille
sulla forma del plorale di bonus a um.
Osservazioni intorno a Mie e Bis.
S'è insegnato in Lessigrafia che Mille sia sostan+
livo cd aggiuntivo, e che sia singolare e plurale, due
contraddizioni manifeste , la prima perchè una stessa
parola non può essere due cose differenti per natura,
come è dire sostantivo ed aggiuntivo : la seconda
perchè se mille è numero, non può mai dinotare l’u-
nità, e per segno di unità lo hanno coloro, che lo vo-
gliono singolare. Ogni numero è un plurale, nè può
essere mai singolare. Noi dunque ‘diciamo che Mile
si truova nell’uso della lingua adoperato ora inva-
riato ed ora variato , sempre numerale aggiuntivo,
sempre plurale (26). Quando è variato ha la seguene
te form& se
e 1. millia
. millium
3. millibus.
4. millia
5. millibus
L
Sicchè mille non è singolare di millia, ma è dif.
ferente dal medesimo per la sola variazione, come
gummi da gummis, sinapî da sinapîis.
(26) I grammatici, che della parola m//e ne feeero un
sostantivo ed un aggiuntivo singolare, e plurale, furo-
no ingannati da alcuni esempî simili al seguenfe,
Di LESSICRAFIA LATINA 63
Intorno al numerale Brs.
Questo numetale a me pare identico al greco dis
due, ed a noi è rimasto invariato in costrutto figu-
rato detto avverbiale, onde si traduce due volte.
CAPO IL
iNTORNO ALLA VARIAZIONE DE COSÌ DETTI PRENOMI.
/
I prenomi sono di quattro specie, come vecremo nel.
Y Etimologia, cioè Prenomi di sito, Prenomi congiun-
tivi mediati,, Prenomi congiuntivi immediati, e Pre-
nomi disgiuntivi. In quattro articoli distinti parleremo
della variazione .di queste tre specie di prenomi.
mille militum interfectum’' est, che tradussero: un mi.
gliajo di soldati fu ucciso, perchè credettero che quel
militum dipendesse da mz//e, come rei da quid nella do-
manda quid rei? dove mille dev’ essere singolare, essi di-
cono, perchè vi è est inlerfectum, con cui deve accordare
il primo termine. Ma, se avessero posto mente che questo
costrutto è figurato, e chie mille militum tutto insie-
me dipende dal nome negonium sottinteso determina-
bile dei mille militum, la ‘contraddizione non sareb-
be stata ‘elevata a principio. E da questa forma di
dire è derivata la nostra italiana sonvi di quelli, huv-
vi di molti ec. i
Che mille sia adoperato invariatamente, si può pro-
vare con mille esempi. Adunque fa mestieri conchiu-
dere che questa parola -è una di quelle poche, che
era în arbitrio de’ parlanti di ‘variare e non variare
pell' uso della lingua. Sebbene a me pare che per va-
riarla vi dovea essere una qualchè ragione.
64 TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO I
Intorno alla variazione de’ Prenomi di sito
Hic Ille e Iste.
I prenomi in geuerale si variano come gli aggiun-
tivi, ma le loro desinenze sono differenti da quelle
dè’ nomi e degli aggiuntivi medesimi, eccetto per
alcuni pochi, che si conformano alla variazione di
quelli. .
| Variazione del pronome HiC questo
Singolare Plurale
m.. f. 8. m. f. 8.
1. hic haec hoc o huc hi hae haec
2. huius huius huiuso horum harum horum
3- huic huîic huic his his his
4. hune hane hoeo hue (27) hos has haec
5. hoeo hic, hac o hic, hoe o hic (28) his his his
(27) Ho messo questa doppia desinenza , perchè Ae
da’ grammatici si è fatto valere perl' avverbio qué.
Or come potrebbe mai essere che questa voce identi- ©
ca al prenome %zc diventasse una parola diversa per
natura? Io dunque penso che Aze sia lo stesso che
hoc o hac, a cuì sottintendendo in /oco 0 in regione,
avremo #5 hoe loco, in hac regione, in questo luo-
go, in questa regione, e in forma più sintetica qua.
E la mia opinione è fondata sull’analogia, perocchè,
come vedremo qui, quae, quod, alla quinta desi-
menza fa pure quo o qui, qua 0 qui, quo o qui,
e il quie rimasto in quia perchè, come vedremo.
(28) Questo Auc invece di hoc, è ritenuto in 4ue,
—. _— E st f-
DI LESSIGRAFIA LATINA 65
ereduto avverbio da’ grammatici, e in cdhue com-
posto da ad e hue, e-ciò perl'affinità dell'o stretto
con la #. Se i grammatici avessero posto mente al
valor etimologico delle parole, non avrebbero multipli-
cate le regole all’ infinito,: nè avrebbero cresciuto il
numero delle contraddi zioni a dismisura, facendo ap-
partenere a tante classi differenti le medesime parole.
OUUtIs U0I
‘ oxsonb
OUURIS
ojsonb
OuuBos e
ojsonh
_ oxsanb
OuUURIS
— o]jsenb
emu u09
gisonDh
enu
e;sonb
emu e
eisonb
egnwa Ip
ejsanh
emue
. ejsonb
RSS” _—_ _ Cup EEnnMÉÌ
Onur uo9 0UwDIS
ojsanh 90Y
onu UnNUWwDIE
o7sand 20Y
omu è CUWDIS
ojsanh NY
onu tp rUWwDIS
osenb SnINY
ojnur UNUWDIS
ojsanb 207
‘8
IEFTOONIS
vfnui = omu
5DY 20) *G
DINUL WIMINW
UD] 9UNY Y
aDmmnu omw
DRY 29NY E
QUmnuL nu
SHIN/ STAY 6
Dm snmnue
290Y 92 "1
O £ "lu
‘euro vp o 7;nfas DI emwrouoId 19p QUOZ4zivA
IuUMOS 09. emur too Iinw uo9 o Stlluunos = SMqunul Sipnui
isonh = ejsonb gsonbo SW - 984 84 ‘9
IUUBIS -emu - . Inu DUwDIS = Sum SOmu o.
Tsonb agsonh nsonb 290/ 80Y 80) ‘E
wueos ®e. emue © Imue SIUwuDIS = SAQUIRUE — SIVE ”
Hsonb ejsonb 1jsanb | S1/ S2Y st‘
mugos po amuip Mu Ip MUNIOUWDIS WMV VUNIO]BUE
13 sond ojsenb “0 nsenb o IUNLOY WRLDY WRKOY "8
tuuggs è © Omui quatro BUWDIE OPInrUa qu
nsonb —e;sonb ijsond 090Y YU . 20%
-
TIPUATA
68 TRATTATO COMPIUTO
AVVERTENZA AI PRECETTORI
Su questo modello’, cioè del prenome seguito dal
nome, si faranno variare î seguenti prenomi e gli al-
tri simili. E badino i precettori a far leggere ed im.
parare il precedente quadro in modo che il prenome:
preceda il nome, per esempio, hic mulus questo mulo,
ancorché il nome stia sotto e il prenome sopra.
Variazione di ILLE, SILLA, ILLUD, il, lo, lay
© quello e quella e di ISTE, ISTA, ISTUD
cotesto e cotesta.
Singolare Plurale
m. f. 8.
1. e, a, ud,(29)ît, ae, ad
IU 2. ‘us, Vus, us, orum, arum,orum,
13. %, %, ds € 18
Ist b) 2 d) E) È) ,
4. um, am, ud, 08, as, a,
5. 0,7 a, 0, 838, $ 88;
(29) Questa desinenza è. propria de’ pronomi, desti-
nata a riferire il prenome al nome sirz/e, quando le
indicazioni per.aggiuntivo non fossero sufficienti. Ma
eiò solamente nel singolare, poichè nel plurale pre-
nomi ed aggiuntivi ad eccezione di Aie convengono
in tutto, come apparisce da’ soprapposti quadri di va -
riazioni. Di qui apparisce di quante risorse era ricca:
la latina favella per dare alle parole un mutuo richia-
mo, mentre lo infinito numero delle desinenze ne’ nomi
negli aggiuntivi e ne’ pronomi le concilia tanta va-
rietà, precisione, ed eleganza,
DI LESSIGRAFIA LATINYV 69
ARTICOLO IL
VARIAZIONE DE’ PRENOMI I CONGIUNTIVI ImmEDIATI
TANTUS QUANTUS , € TALIS QUALIS— e in
questo occasione di Tot e Quot.
\
Tantus, a, um che e significa tanto, e quantus, a, um
che significa quanto, si variano come Bonus a um
48.
Talis tale, che significa tale, e qualis ig , sa
significa quale, si varia come Brevis e, DARRE
Tot tanto e quot quanto sono invariabi
ARTICOLO IN.
VARIAZIONE DE’ PRENOMI ConeionTIPI MEDIATI, (QUI
QUAE QUOD, IS, IPSE, IDEM, PAR, SIRTAZIO,
SIMILIS.
Questi prenomi, benchè rispetto al significato si ri-
ducono alla medesima specie, rispetto alla variazione
riduconsi a diverse forme, come da’quadri seguenti,
70 fRATTATO COMPIUTO
1. Variazione di Qui, Quae, Quop, il Quae, la
QUALE 0 CHE CUI.
Singolare Plurale
mn. f. $.
qui quae quod (30) qui quae quae (33)
, CUTIS CUIUS CUIUS ‘@’—QUOTUMI Quarum quorum
cuù cu cui queis o quibus (34)
quem (31) quam quod quos quas quae
quo 0 qui,qua o qui, quo 0 qui (32) queis o quibue
(_S
(30) Questo prenome si discosta: da ogni tipo di va-
riazione, perche la prima uscita orizontale è ?, la se-
conda è «e, la terza è 04, sebbene anticamente que-
st’ ultima dovea essere cum, e la seconda a, come ri-
leva dalla pota seguente.
(31) Che il quer di questa desinenza anticamente
fosse guum apparisce dal significato di quest'ultima pa-
rola, la quale ora si scrive quurm ed ora cur in
senso di guando. Ora chi non vede in queste due
parole il radicale di qui, quae, quod? E, siccome il
| tipo «di tutte le variazioni presenta costanteniente nella
quarta desinenza la prima uscita identica alla terza ,
si-può dedurre che anticamente invece di quod si di-
ceva cum o quum.
(32) Che il qui stia invece di quo, qua, e quo, si
può provare con mille esempî de’ classici serittori la-
tini, onde rileva quant era capriccioso |’ uso di quella
lingua, che riteneva ad invariate alcune parole che in
altre circostanze erano variate. lo non saprei trovare
una ragione più eonvinecente di questa incertezza di uso,
se non il predominio dell'elemento barbaro sulla civiltà del-
la letteratura latina. Mi spiego più chiaramente. Le paro»
le nell'epoca barbara di qualsiesi lingua non possono
DI LESSICRAFIA LATINA 11
avere futta'la esplicazione delle loro potenzialità : quindi
. moltissime per natura: variabili dovettero rimanere ine
-
‘ variate, perchè mancò l'opportunità di rariarle. La mol-
titudine, seguendo l'esempio de’ primi scrittori barbarî,
ritenne quelle forme di dire per pregevoli, e gli scrit-
tori dell'epoca eulta Je rispettarono eoeme sdiotismi,
mentre in mille occasioni seguirono le forme più re.
golari. Infatti non vi sarebbe alcuna ragione per giu»
stificare lo scrittore classico, che dice qwi, dove avreb-
be luogo quo, già stabilito dall'uso comune della : lin-
gua colta...
Chi volesse un.altro argomento, rifletta al propterea
guod tradotto .per la ragione che , al quo circa ec.
dove, come ognuno vede, nel primo esempio il quod
è preceduto da ea, che è una desinenza plurale simile
contro l’analogia costante de’ costrutti latioi, e nel se-
condo C:rcum preposizione, che costantemente ha per
secondo termine un nome variato alla quarta desinen-
za, è seguito da quo quinta desinenza. Alcuni gram-
matici l'annoverarono tra le sgrammaticatyre avvalorate
dall'uso, ma questa è una formula che dice niente,
Jo dico che simili maniere accennano all’ epoca bar»
bara della lingua, in cui si diceva quod o quo inva-
riabilmente.
(33) Questo doppio quae, quae nella desinenza. ori»
zontale è di molto imbarazzo pe’principianti nello stu-
dio di questa lingua, mentre al secondo quae ben si
poteva sostituire gua, secondo il tipo generale delle
variazioni di tutti gli aggiuntivi e di tutt i prenomi. È
qua dicevano gli antichi invece di guae terza uscita
della prima e quarta desinenza plurale. Del che ne fa
chiara pruova il costrutto gua propter, dove il qua
nop può essere quinta desinenza singolare, poichè prop-
ter è preposizione che nell'uso costante della lingua
vuole up nome variato alla quarta desinenza. Ne fa
pruora inoltre la dottrina comunemente ricevuta da'
grammatici, i quali insegnano che a’verbi di moto per
72 TRATTATO COMPIUTO
luogo la domanda si faccia con gua ? che si traduce
per dove ? Ora, dove è il per, vuolsi per secondo ter-
mine un nome e per esso un prenome warialo alla
quarta desinenza. Onde il gua ransis? Equivale al
loca traasis? Intanto il qua, che sarebbe la
forma regolare, è rimasto incerti costrutti come un idio-
tismo, mentre l’diotismo è rimasto nell'uso comune del-
la lingua per una forma regolare.
(34) Questa doppia desinenza di guess 0 quibus accenna
alle diverse epoche della lingua, e la prima all’ epoca
primitiva, la seconda all’epoca culta che stabilì que-
stultima come desinenza migliore da doversi preferire
all'antica.
diataa
Variazione di Qui, Quas, Quod seguito di nome.
‘qui mulus.
il quale mulo
"cuius ‘muli
“del quale mulo
cui nuto
al quale mulo
quem muluni
il quale mulo
quo mulo
col quale mulo
Sincorare
quae mula
la quale mula
cuius mulae
della quale mula
cui mulae
alla quale mula
quam mulam
la quale mula
qua mula .
colla quale mula "i
ir LE
quod scamnum
il quale scanno
cuzus scamni
del quale scanno
cu? scamno
al quale scanno
quod scamnum
il quale scanno
quo scamno
col quale scanno
a GU RO e
Si
Variazione di Qui, Quae, Quod seguito da mome.
pe muli
ì quali mulî
quorum mulorum
de’ quali muli
quibus mus
a’ quali muli
runs mulos
i quali muli
yuibus mulis
co’ quali muli
n)
Puunate 0.
quae mulne quae scamna
Je quali mule ì quali scannî |
quarum mularum quoruni scamnorum
delle quali mule dei quali scannì
quibus mautlabus ouibus SCAMNÉS
alle quali mule. a’ quali scanni
quis mulas quae scanmna
le quali mule i quali scanni
qu bus vnseela bus quibus scan:nis
colle quali mule co’ quali scanni
DI LESSIGRAFIA LATINA 75.
Variazione dei pronome 19, Et, ID,
ES9s®0, 2SSA ciò.
A fi * __ mn. ff. ®
| 1. is ea id | dî ea ca,
| 2. eius eius eius '6OTUM CATUMEOTUM
Sing. 8. ei ei ei Plur. Jeis vel ts
«4. eum cum dd e08; €as, €08
f 5. eo. ca co feis vel mus
Variazione di ye A UM esso, essa quelto.
Singolare Plurale
Mafie. mf. ®.
Le a um î ae a
2. îus ww orumarum orum
Ips | 3. î î8
4. um am um 08 as &
do a’ 0. “a ds È
Il prenome idem, eadeni, idem, è composto da is e
dalla particella dem indeclinabile, in guisa che chi sa
variare ts, ea, id, saprà pure variare il composto idem;
hè non ha da variare che il solo îs, ea, 14.
M prenome par, egualé, e i suoi composti si variano
come gli aggiuntivi di unica uscita ‘alla prima desi
nenza singolare: aequalis e eguale, similis e simile, si
variano, come brevis e pag. 32.
16. TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO II. Cl cstega i 1
Vartazione DE' PRENOMI CONGIUNTIPVI COLLETTIPI ,
MULTUS, CUNCTUS, UNIVERSUS, da: POTUS , NI-
MIS; MAGIS, "UO PLUS.
‘+
Pa
I primi tre cioè vita molto, cunétus e univertsus
tutto, si variano come bonus, a, um pag. 48.
Omnis e, ogni, come brevis e, pag. 52. n
Totus tulto come unus, a, um, pag. 60. o
Nimis troppo , magis e mage più, satis e sat ba-
stante, sono invariati nell’ uso della lingua + al solo
singolare.
ciali uris più sì varia, come fia, peg. 94,
i | ‘ARTICOLO IV.
U S 3 ve 8
Variazione .de’ prenomi disgiuntivi .AaLIUS , 41TER,
ULLUS, NULLUS, UTER, COETERUS, DIVERSUS, PAU-
LUSy PAUCUS, SINGULUS, DIFFERENS, MINUS,
I primi cinque, cioè alius altro, alter altro; ullus
alcuno, nullus niuno’, uter virius o l'uno. 0 l'altro
si variano, come unus a uma pag. 60.
-Ceterus altro, diversus diverso , partus e | paucus
poco., singulus.uno diviso da altri sì variano come
bonus, a, um: differens entis differente. come feliz.
Minus è la seconda uscita’ orinzontale del compa-
rativo minor minore e si varia, come a pag. 58.
Di LESSIGRAFIA LATINA 77
INTORNO, ALLA VARIAZIONE DEI COSÌ DETTI i
INTERROGATIVI E DELLE PAROLE COMPOSTE. ©
GI’ interrogativi nella lingua latina sono i due pre-
nomi quis, quae quod o quid, e cujus, a, um. ll
primo si varia come qui, quae, quod,pag.70, e si tradu-
ce quis chi? per maschio, quae ch? per femmina,
quid che cosa per nome simile (35).
Cujus, cuja, cujum, si varia enme bonus, a.um .
e si traduce di chi? di chi? di.che? (36). oi
In quanto alle parole cemposte si possono fare di-
verse supposizioni rispetto’ alla variazione: o le. due
composte si variano entrambe, e allora ciascuna se-
gue la propria forma di variazione , come respublica
la repubblica , jusjurandum il giuramento, quisquis
composto da quis e quis.
La seconda supposizione concerne le parole composte,
nelle quali uno de’componenti resta inalterato : in tal
caso variando l’altro, secondo la propria forma non vi
è altro ad osservare, come neuter composto da ne
non e uter l’uno o l’altro: quisque composto da quis
chi variabile e da que invariabile, e tutto’ vale cia-
scuno : aliquis composto da al abbreviato di alius
inalterato e da quis chi, e tutto si fu valere per al-
cuno. Così varierete il solo qui quae quod in quili-
bet qualsivoglia, quicumque chiunque, quidam un cer-
to, quivis chi vuoi : il solo: pater in paterfamilias
il padre di famiglia, il solo scitum in: plebiscitum de-
ereto della plebe, il solo consultum in senatusconsultum
detreto del senato; il solo otium in negotium negozio..
Si badi adunque a far bene variare gli elementi , af-
finchè si sappiano: variare i. composti.
(35) I grammatiei notarono che quis, quae, quod, 0
8 TRAYTATO COMPIUTO.
quid alla prima e quarta desinenza per la terza usci-
ta simile invece di quae faccia ancora qua, ma ciò
non bastava, perchè il qua di quapropter non è cere
tamente interrogativo, ma affermativo.
(36) Questo Cujus è identico alla seconda desinen-
za verticale di quis, guae, quid : intanto si è variata
questa desinenza in forma di aggiuntivo e n'è riuscito
l'interrogativo di diversa forma. Pare poi che desso non
abbia uso se non alla sola prima e quarta desinenza
verticale, perchè gli esempi sono rariei pochi che si
allegano, si riferiscono a queste sole uscite, come in
quel di Virgilio: Cujum pecus, e. nella traduzione con-
serva il dî della sua origine, perché non potremmo tra-
durre il Cujum pecus se non per di chi é il bestia.
ao. Da Cujus si è formato il derivato Cujas ass.
dr LESsICRAFIA LATINA | |. 79
Intorno alle Concordanze de’ Nomi con gli
Aggiuntivi e co'prenomi latini
La variazione degli aggiuntivi e de’prenomi, come
abbiamo detto a pag. 41, è tutta sintassica e non eti-
mologica, ossia non è per conto proprio ma de’ nomi
a quali si riferiscono nel discorso. Ora abbiamo vedu-
to che gli aggiuntivi e i prenomi hanno duplice varia»
zione, una ortzonztale, e l’altra verticale, la prima per
metterli in relazione co’nomi variati rispetto al sesso,
la seconda per metterli in relazione co'nomi variati a de-
sinenze verticali. Ma non tutt'i nomi sono e possono es-
sere variati rispetto al sesso, e intanto per i pochi maschi-
li e femminili già si truovano variati rispetto ad esso.
Come fare per metterli in relazione con tutti gli altri
nomi, che non sono per natura ne’ maschili ne'femminili?
In quanto a questo bisogna stare all’ uso della lingua.
Ma l’uso si apprende con lo studio de’testi classici e
per saperlo bisognerebbe attendere per molti anni. Noi
dunque per dare un ajuto alle tenere intelligenze
de’ giovanetti andremo esponendo alcune regole ge-
nerali, e produrremo delle liste per alcune eccezioni
in- quanto ai nomi irregolari.
Gli aggiuntivi ei prenomi accordano coi nomi, ogni
qualvolta si mettono a quella desinenza orizontale o
verticale, che l’uso della lingua ha stabilito co’ nomi:
così hic poeta bonus presenta una concordanza tra
nome € prenome , tra nome ed aggiuntivo , perchè
P uso della lingua con poeta mette hic e bonus. Ma
hic al singolare ha tutte queste desinenze verticali ,
S0 TRATTATO COMPIUTO
2. husus, 3. huic , 4. hune, 3. hoc, come bonus,
ha tutte le seguenti desinenze verticali, 2. boni, 3.
bono, 4. bonum, 5. bono. Allora dunque poeta è accor-
dato con hic e bonus in tutta la sua variazione, quando
ad ogni sua desinenza vertieale fa corrispondere una di
queste verticali ed orizontali di hic e bonus. Simil-
mente haee musa bona presenta una concordanza, per-
chè il prenome e ]’ aggiuntivo hanno subita una de-
sinenza otizontalè rispetto a musa, riehiesta è stabilita
dall’ uso. E questa coricordanza ‘è pet iutta la varia-
zione, se a ciascuna delle cinque desinenze di inusa,
ne corrisponde uria di haec e boria verticalmente sotto
la prima desinenza, coiné hei quadri seguenti.
DI LESSIGRAFIA LATINA 8,
I. Quadro di concordanza del-nome con l’aggiuntivo
e col ira |
; I Singolare 0 De
1. hic > mulus* bonus “questo ©» i:
2. hujus mul : boni . di questo. da
3. huig mulo bono a questo mulo buono
4. hunc mulum bonum questo. . |. x
5. hoc mulo bono con questo
Plurale
1. hi . muli. doni — ba |
2. horuîn mulorum bonorum diquesti {culi
3. his mulis bonis: aquesti }) È al
4. hos , mulos., bonos. questi = |. PUON
5. his maulis bons. con questi i
2. Quadro di concordanza del nome col Pe
e con l aggiuntivo.
Singolare ..
1. haec È mila dona questa Do
2. hutus mulae bonae di questa
3. huc mulae bonaea questa) mula buona
4. hanc mulam bonamquesta
5. hac mula bonacon questa
82 TRATTATO COMPIUTO ©
Plurale
1. hae mulae bonae este |
2. harum mularum bonarum di queste le
3. his mulabus bonis a queste tai
4. hag mulas bdonas. queste MOT
5. his =mulabus bonis con querte
3. Quadro di concordanza del nome col prenome
“ed aggiuntivo. e
Singolare
1. hoc € scammumo bdorum questo
2. huius .scamni » boni di questo
3. huic scamno bono a questo "asrang
&. hoc scamnum —bonum questo srt
5. hoc scamno. bono - con questo
_ - Plurale
1. haee scamna @dona questi
2. horum scamnorum bonorum di questi| scanni
3. his scamnis bomis a questi ) 1° va
&. haec scamna bona questi |. su
5. his » scamnis. bonis conquestif ©
w
5, a es) _ Si fn i -®* —. — n — a.
DI LESSIGRAFIA LATINA GB
AVVERTENZA AI PRECETTORE © ©
Ho messo tre quadri di variazione per. ossergare
le me uscite orizontali de'prenomi e degli aggiunti
vi con le ire uscite de' nomi, una maschile, Za seconda
femminile , / terza simile. Da questo momento il
‘precettore fara esercitare è giovanelti a variare È
somi.sn questa forma, che io chiamo forma della
variazione delle Concordanze. |
Ma il prenome hie hace hoe da questo momento
| diviene una norma. degli accordì di tutti gli aggiun-
tivi, che si variano sulla terza forma de’nomi, e per
dare maggior latitudine e generalità al principio del.
de concordaunze, posrà esercitare i giovanettia varsa-
re insieme il prenome con qualsivaglia agg'untivo co-
me hic celer, baec celeris,, hoc celere: hio et haee
brevis, et hac breve: hic, et haec, et hoc Par.
Ma farà notare scrupolosamente che, quantunque
‘hic con sutte le desinenze verticali corrispondenti sia
desinenza indicativa di accordo col nome maschilé,
baec desinenzga indicativa di aecordo col nome fem.
gsinile, hoc col nome simile, non sempre fa inten.
dere il maachile o il femminile, perch? infiniti no-
wii si danno tuvariati rispetto al esso, con cui ac-
cordano hic ed haec. L'idea del 8esso, è accessoria
pe’ nomi e non per gli aggiuntivi o pe'prenomi, i quali
- variandosi indicano e non significano mai per con-
A alal ciò. che al significato loro non 8: ad-
x
Quando un nome accorda con hic, vuole bonus ,
ossia che la prima uscita orizontale del prenome vuo»
le la prima uscita orizontale dell'aggiuntivo. Di
‘In quanto dalle desinenze verticali essendo cin-
‘ que, e cinque ne'prenomi e negli aggiuntivi, debhe-
84 TRATTATO COMPIUTO
no corrispondersi secondo il numere :di ordine. In
quanto a' nomi bisogna vedere se vi stia hic 0 haec
o hoc. Posto che vi sia hic, vi dovranno essere le
cinque verticalmente sottoposte: dite ‘lo stesso se vi
è haec od hoc: dell'aggiuntivo egualmente. Noi dunque,
‘ saperido l'accordo della ‘prima desinenza del nome,
del prenome e dell’ aggiuntivo, sapremo tutta la con-
‘cordanza delle voci di' queste parole . variate. Ecco
perchè nelle liste seguenti io metto innanzi a* nomi
i prenomi, e dopo, l’aggiuntivo, affinchè i giovanetti as-
sociino ad essi la. concordanza di tutte . le. voci va-
rate. . . ca
- Noi dunque diremo che’ l’ aggiuntivo ‘accorda col
- prenome, ma non significa niuna di siffatte cose; ol-
‘tracciò non tutti nomi ‘sono variati rispetto al gene-
re, che per noi è sesso. Ma diremo razionalmente che
l’aggiuntivo e il prenome accordano col nome, quan-
‘do si mettono a quella desinenza orizontale, che è sta-
bilita dall'uso , e in quella verticale, che è- richiesta
dalla variazione. © iL
A IA)
... . IREGOLE GENERALI DEGLI ACCORDI DE'NOME
‘: CON E PRENOMI ED AGGIUNTIVI
. 3.3 Recora erneRALE — Tutti nomi latini di .es-
seri animati variati con la doppia desinenza er q us e
a, come puer e puera, mulus e mula, con la prima.
vogliono hic e bonus, con la seconda vogliono haec e
‘ ‘«2.° RecoLa cenerALE — Î nomi di esseri animati
© rappresentati dall'arte come tali, ma che non han-
no la doppia desinenza er o us e a orizontalmente,
se sono nomi :di maschi, prendeno-hic e bonus, se
LES. —. n >
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DI LESSICRAFIA LATINA 85
sono nomi di femmine prendono haec e bona; come
hic Iupiter Giove, hic Mars Marte, haec Venis Ve-
nere, haec Dido Didona, haec Pallas Pallade.
3.° RecoLa GENERALE. I nomi de’monti de fiumi e
de'venti vogliono hic e bonus, come hic Tigris il fiu-
me Tigri, hic Ossa il monte Ossa, hic Zephirus il
vento. Zeffiro.
Se. n° eccettna. Aetna il Mongibello, monte di Sicilia.
vicino Catania, Allia fiume d' Italia: in Sabina , Du-
rentia Duranza, Garwnna: la: Garonna ed altri, che .
vogliono haec. .
Jader Salona fame: della Schiavonia, e Nar la Ne-
ra, fiume del? Umbria, vogliono ‘hoe (37).
4. Recora Generate. I nomi delle province, delle
città, delle isade, e delle navi, ordinariamente vagliono
haec, come haec Corinthus: Corinto, haec Ciprus Ci-
pro isola, haec: Centaurus la | nave detta Centauro (38).
(37) nali jegole generali adunque hanno un' e-
stensione relativa, ma non inducono mai la certezza
che sia impossibile una eccezione qualsiasi.
(38) Centaurus propriamente è nome di uomo o di
una classe di uomini, detti Centauri. Se dunque in-
contriamo magna Centaurus presso Virgilio nel -senso
di una gran nave chiamata Centauro, non dobbiamo di-
re che questo nome abbia perduto'il suo accordo pri-
mitivo, ma che in Centaurus magna vi è costrutto figu-
rato , onde la frase in forma analitica sarebbe la se-
guente: Navis magna dicta Centaurus, dove Centaurus
sarebbe un primo termine di proposizione comparati-
va nella seguente forma: navis magna sic ‘dicta, sicut
Centaurus est dictus, vedì sintassi. Vol. UI. pag. 77.
e segg. Dalla quale osservazione rileva au teoria
86. TRATTATO. COMPIUTO.
degeneri. del Portoreale è la più contradittoria del
moudo, perchè, confondendo le ragioni 'sintassiche con
l’efimologiche, rende così incerta la concordadza de'nomi
co'prenomi'' e ‘con ‘gli aggiuntivi, che è def tutto inu-
tile tentarne lo studio, anzi, a parer mio, è nocivo aldo
sviluppo, dell’ intelligenza. | uando ha stabilito chè ‘i.
nomi in wm sono di prpere netitro, e tali devono es:
sere, perchè ànno le ‘desinénze simili, con quale ‘ac-’
corgimenio si fa a dire che Eustochium ‘sia fenimi.
nile, perchè nome di femmina’ sul’ solo esempio: di
Saneta ‘Etstochikra; ‘quando si îè veduto. che qui san-
cta si riferisce a Mualier, Hi cub Eustochium. è caso
di apposizione ? Chi non vede che quelle: regole fane..
no a calci ‘fra loro e ton lorastessa, sol che si guar-
di agli avvertimenti, dore le, eccezioni sono infinita»
mente maggioti di numero rispetto a'casi ordinarì comì-
presi nella regola? È niente è più ‘assurdo che il suppore
re alcuni nomi di genere. maschile ‘e feramiinile, a cui.
si subordinano tapti. altri nomi, perchè in simili sup-
posizioni vi è sesapre confusa la sintassi, con. |’ etimolo:.
gia, io quanto che il prenome o l’aggiuntivo, che si truova
con quei nomi accordato , si riferisce sempre al no-
me generale sott’ inteso, di cui il nome espresso è un
caso di apposizione? Se io non serivessi un elemento pei
giovanetti, farei vedere fino alla evidenza la strabocchevo-
le quantità di spropositi'che in duel libro tanto autorevole
si contengono, Dél ché ne fa, chiarissima pruova il
ripetere sotto diverse forme le medesime cose e la
necessità di $offotare le ‘poche regole con tante pa-"
gine di eccezioni, che faono ‘parere quella lingua tan-"
to irregolare, Méntre non lo è di fatto, Se è queste scon-”
cialure aggiungete, l'altra peggiore, ciqè l'’aggregare:
tra nomi. uo, infifito numero di. aròle dérivate fn for-
ma ‘di agguntivi, i quali ‘sì debbono ‘agli aggiùntivi ri.
durre sotto il rapporto della variazione, come'per esem-
piò doininys, magister, miles, servus et. véedrete' che fl”
numero dell eccezioni scemerebbe ‘ nella ‘ragione inver.,
4
DI LESSIGRAFIA LATINA 87
5. RecoLa Generate. 1 nomi della prima forma
di variazione in ‘@ latino e'in e greco alla prima de-
sinenza hanno l'accordo haec e bona. Esempi: haec
ara l° ara, haec musa la musa, haec epitome il
compendio. 0.0 .©&».@=@=n x
Eccezioni. Planeta il pianeta, cometa la cometa,
vogliono I° hic. ST Di
Pascha, ae, e Pascha atis vuole hoc. |
6. RecoLa GeneraLE. I nomi degli alberi general-
mente hanno l'accordo haec, come pinus alta un pi-
no alto , parva quercus una. piccela quercia. .
Eccezioni. 1.. Spinus il pruno, e Dumus dumo 0
luogo pieno di bronchi, vogliano hic, come pure tutti
i nomi peggiorativi degli alberi.im ster, come pinaster
il pino selvatico, piraster i pero selvatico. :2. Robur
oris la rovere , acer erîs l'acero, siler il silio, su-
ber il suvero, e tutti i nomi di alberi ‘in um, come
burum il bosso, ebenum | ébano ec. vogliono |’ ac-
cordo con hoc. i 5
3. Rubus rovo prende hic ed haec.
7. Regora GeneraLE. Tutti i nomi indeclinabili,
de quali parlammo a pag. 35, come pondo la libbra,
fas il lecito, nefas l' illecito, manna la niannà ec.
vogliono hoc. i xi sete de gi
8. Recora GeweraLe, I nomi délla terza ‘forma di
4
sa, e le regole diverrebbero più semplici e generali.
Bia, non potendo in questa grammatica elementare de-
molîre un vetusto monumento per riedilicare sul fonda-
‘mento razionale, io seguo in parte i dettati delle scuole,
riserbandomi di fare questo importante sérvigio al-
l'insegnamento in ‘un altro lavoro di lena, se Dio mi
dà vita.
88 TRATTATO COMPIUTO
variazione in o, generalmente parlando, vogliono. hic,
come hic mucro onis Ia punta, hic sermo omnis il
discorso , hic arpago omnis. l' arpione. |
Eccezioni — 1. Caro carnis la carne, grando inis
la gragnuola, vogliono haec.
2. 1 nomi in do e go dipiù di due sillabe, eccetto
arpago, come dulcedo inis la dolcezza, fuligo nas
la fuligine, vogliono haec. |
3. Vogliono ancora haec î nomi in to derivati da
aggiuntivo, da prenome, o da verbo, come talio da ta-
lis il taglione , lectio da lego la lezione. di
Eccezione di eccezione, unio onis unione, per -u-
nità e per una specie di perla, duernio. il numero di
due, termio il ternaio, quaderno il quaderno, e pugio
omnis il pugnale, quantunque fossero derivati in 10, to-
‘ gliono 1° hic. I
‘
9. RecoLa GenerALE. I nomi; che alla prima de-
sinenza singolare escono in m, c, I, ot, vogliono hoc
come hoc templum il tempio , hoc lac il latte, hoc
mel il miele, hoc caput il capo. i.
Eccezione — Sol il Sole vuole hic, e sal il sale in
senso proprio vuole hoc, in senso traslato vuole. hic.
10. RegoLa GenerALE. I nomi uscenti in an; en,
in, on, alla prima desinenza singolare , come pean
amis, canto in onor di Apollo , pecten snis il pettine,
a imis il delfino, canon onis il canone, voglio-
no hic.
Eccezione 1. Tutti verbali in men, come Zumes il
lume, flumen il fiume, agmen l’esercito, vegliono hoc.
2. Gluten il glutine o colla, unguen l’ unguento,
inguen l’anguinaja, vogliono parimenti hoc.
3. Sindon onis il lenzuolo vuole haec.
DI LESSIGRAFIA LATINA 89
11. RrcoLa GeneraLE. I nomi della terza forma,
che escono alla prima desinenza in ar e in ur, voglio-
no hoc, come hoc îiubar lo splendor del sole, guttur
siccum la gola asciutta.
Eccezioni. Fur il ladro e furfur la erusca, vogliono
hic, come pure turtur la tortora e qualche altro.
12. ReeoLa GeneRALE. I nomi uscenti in er della
terza o quarta forma alla prima' desinenza singolare ,
come ager il campo, imber ta pioggia, vogliono l’ hic.
Eccezioni 1. fter il viaggio, ver la primavera, ca- ‘
daver il cadavere, uber la poppa, vogliono hoc. Ai
quali si vogliono aggiungere sister il nastro, e tutt’ i
nomi delle piante e delle frutta in er, come piper il
, cicer il cece ec. ec.
2. Tuber il tumore in diversi sensi prende hic, haec
e hoc.
13. RecoLa GeneRALE. I nomi della terza forma
in or oris vogliono hic, come hic amor, hic decor,
l'amore, il decoro.
Eccezioni 1. Arbor l'albero vuole haec.
2. Cor cordis il cuore, ador adoris il frumento
netto, marmor orîis il marmo, aequor oris il mare
in calma, vogliono hoc.
14. RecoLa GenERALE —I nomi della terza forma
di variazione, alla prima desinenza uscenti in a, che
fa atis alla seconda, vogliono hoc, come tema il tema,.
il domma, enigma l enimma.
Si aggiungano a questi gli uscenti ia e, come mare
marts il mare. |
15. RecoLa GenERALE. l nomi, uscenti in as alla
prima desinenza singolare, se sono nomi greci della
prima forma latina, come tiaras la tiara, vogliono l'hic.
90 | TRATTATO COMPIUTO.
Se sono della terza forma latina, che alla seconda
desinenza fanne atîs e adis, vogliono l’haec, come haec
pietas la pietà , haec lampas la lampade. | |
Eccezioni 1. As assis l’asse vuole hic.
2. Tutti gl in as della terza, che alla seconda de-
sinenza fanno in antis, come adamas il diamante, vo-
gliono l he. | de
3. Vas vasîs il vase, vuole hoc.
16. Regola Generale. I nomi in es alla prima de-
sinenza generalmente vogliono haec, come rupes im-
mota ferma rupe, sancta fides la santa fede.
— Eccezioni — 1. Dies il giorno al singolare vuole
| haec, al plurale per ordinario segue hic.
2. Aes aeris il rame vuole hoc.
3. Vogliono l’ hic tutti seguenti.
Trames il tramite, poples l cavo dietro il ginoc-
chio, limes il limite, paries la parete o il muro, Ri -
mes il fomite, stipes il tronco o stipite, pes il piede,
termes il ramo co’ frutti, gurges il gorgo o voragine,
palmes il tralcio , cespes il cespuglio.
Con questi vanno tutti i nomi greci, che si variano
in latino sulla prima o terza forma, come magnes etis
la calamita, cometes ae la cometa ec.
17. ReGora ceNERALE. I nomi della terza forma
di variazione uscenti in is alla prima desinenza sin-
golare, generalmente parlando, vogliono haec, come
vestis aurea la veste d’ oro , pellis arida la pelle
asciutta. o # I
Eccezioni. Da questa regola generale si eccettuano
tutti nomi con la desinenza ts, preceduta da n, come
vic panis il pane, hie cinis la cenere. |
Eccezione di eccezione, ma, se i nomi ins, prece»
ld
DI LESSIGRAFIA LATINA 9i
duta da n,sono di origine greca, seguono la regola ge-
nerale, come haec tyrannis la tirannia. noi
‘ 2.° Tutti seguenti, ancorchè non abbiano la 18 pre-
ceduta da n, vogliono l’ hic. . | |
Colis o caulis lo stelo o gambo d’erba, aris l’asse,
orbis orbita cerchio, callis la via battuta, fustis il ba-
stone , collis il mantice , lapis la pietra, vepris il
pruno, follis il colle collina, sentis ia spina o rovo,
torris un tizzone, sanguis il sangue, unguis l'unghia,
Uis il fior di farina, cucumis il cocomero, mensis
il mese, cassîs la rete, vectis stanga, fascis il fascio,
ensis spada, pulvis la polvere, postis l'imposta.
3.° Scrobis la fossa, torquis la collana , clunis la
groppa, finis il fine, prendono ora hic ed ora haec ad
arbitrio dello scrittore...
n
18. RecoLa ceNERALE. I nomi della terza for-
ma di variazione, che alla prima desinenza singolare
escono in os, generalmente parlando, vogliono hic, co-
me flos purpureus il fior porporino, così mos il co-
stume, ros la rugiada.
Eccezione 1.° Cos cotis la cote, e Dos dotis la dote,
vogliono haec. © i
2.* 0s ossis l'osso, Os orîs la bocca, ed Epos ìl.
poema, vogliono hoc. |
19. RecoL4 GENERALE. l nomi della quarta e
«quinta forma di variazione, uscenti in us alla prima
degncna singolare, generalmente parlando, vogliono
l’hic, come hic oculus l'occhio, hic fructus il frutto.
Eccezioni. 1.° 1 nomiin ws derivati dal greco in
os vogliono haec, come abyssus l'abisso, methodus
il metodo, synodus il sinodo, erodus l'uscita, periodus
il periodo, diphtongus il dittongo, eremus il deserto ,
atomus l'atomo. | |
92 TRATTATO COMPIUTO
‘1 seguenti, benchè sieno latini, vogliono l’haec, come
hace alvus il ventre, colus la conocchia, acus us l’ago,
differente da acus aguzzella specie di pesce, che vuole
hic, manus us la mano, tribus us la tribù, idus uum gli
idi, porticus il portico, ficus us e è il fico frutto e
albero, humus la terra, vannus il vaglio, carbasus $
tela di lino, domus la casa. |
3.> Specus us la spelonca, penus us la provvisio-
ne, grossus il fico acerbo, phaselus una specie di
barca, vogliono hic ed ora haec.
4,° Virus il veleno, pelagus il pelago o mare, vo-
gliono hoc.
20. RacoLa GENERALE. l nomi della terza forma
di variazione uscenti alla prima desinenza singolare
in us, generalmente parlando, vogliono hoc, come tem-
pus il tempo, latus il fianco, acus aceris la paglia.
Eccezioni 1.° Tellus ris la terra, e tutt'i nomi, che
fanno alla seconda desinenza in udis, utis, untis, vo-
gliono l’haec, come palus la palude, virtus la virtù,
Hydrus untis Otranto.
21. RecoLa cenERALE. | nomi della terza forma
di variazione, che hanno la prima desinenza in s, pre-
ceduta da consonante, generalmente parlando, vogliono
haec, come haec ars artis larte, haec hiems hiemis
l'inverno, haec frons ontis la fronte ec.
Hecezioni 1.° Dens entis il dente, fons ontis la fon-
te, pons ontis, il ponte, mons ontis il monte, hy-
drops opis l’idropisia,chalibs ibis l'acciajo, rud ens entis
la gomena, vogliono hic.
2. Scrobs scrobis la fossa, adeps adipis il grascio,
stirps stirpis la stirpe e lo sterpo, prendono, ora hic,
ora haec. |
22. RecoLa ceNERALE. l nomi della terza forma di
DI LESSIGRAFIA LATINA - 93
di variazione uscenti in x alla prima desinenza sin-
golare, generalmente parlanda,. prendono haec, come
haec faez,, ecis la feccia, haec lux, ucis la luce ec.
Eccezione .1. forniz icis la cupola o. yolta, paris
varice o vena gonfia, caliz calice, urpiz, 0 herpia
o hirpix rastello, grez greggia, calye boccia di
fiore, vogliono hic.
2. Vogliono hic parimenti l in ax ed ex di due
sillabe , come abar acis credenza o banco, thoraz
il torace ola corazza, storax storace profumo; afea
I’ apice, verte vertice , culer la zanzara ec.
Eccezione di eccezione , da questi si eccettuano
fornax la fornace, forfea la forbice , cares la ca-
rice, che sor one haec.
3. Silea la selice, corter la vorizicia spuimes la
imice, cale il calcagno, e calrla calce, prendono ora
ora haec, sebbene il primo accordo sia più fre-
quente appo i -huoni scritteri, come sono più con
l’haee che eon l’hic i seguenti, sandia icis il minio,
0nyx pietra preziosa. : -..- “+
94 ‘ PRATTATO COMPIUTO
‘INTORNO ALL’ ACCORDO DE’ PRENOMI E DEGLI AGGIUN-
° TIVI CON ALCUNI NOMI DI ANIMALI, CHE I GRAM-
MATICI CHI4MAVANO DI GENERE COMUNE E pr
cenere EPICENO. — O
6, 1
— Nomi di animali che si truovano accordati ora con
HIG ‘ed ora con HaEc. “e
1 grammatici chiamavano nomi di genere comune
tutti quelli, che, invariati rispetto ‘al sesso, si accorda-
‘vàno ora con la prima, ora con la seconda desinenza
‘orizontale ‘de’ prenoemi*e ‘degli aggiuntivi, ‘a modo ‘di
esempio, ora con hic e bonus, ora con heeo e dona.
‘ E così accordati nel primo caso facevano intendere
| sitassicamente il sesso maschile, mel secondo il sesso
femminile. Delle quali cose ragioneremo in Etimolo»
gia. Tali nomi non sono molti, se dal loro mumero
se ne escludono molti aggiuntivi , o parole deriva-
te in forma di aggiuntivi, che dai grammatici furono
tenuti per norpi. l principali sono i seguenti,
Hic et haec canîis il cane e la cagna
Hic et haec homo I’ uomo e la donna
Hic et haec bos il bue e la vacca
Congur, che si traduce per marito e moglie, è pa-
rola composta in forma di aggiuntivo ( Etim. pag.
189), parens, che si traduce il padre e la madre, è
participio di parîo partorire e generare ( presente
vol. pag. 55). Dite lo stesso di tutti gli altri simili
allogati da’ grammatici tra’ nomi di genere comune.
DI LESSIGRAFIA LATINA © 95
620
Intorno a certi nomi di animali invariati rispetto
al sesso..ed accordati con una sola desinenza ori-
zontale di prenome e di aggiuntivo.
1 grammatici chiamavano nemi di genere epigeno
tutti quei nomi di animali, che erano invariati rispet-
to al sesso nella duplice desinenza, e che l’uso della
lingua accordava:con una sola delle:-due. prime de-
sinenze orizontali de’prenomi e degli aggiuntivi.
Eccone alquanti: hic lepus la lepre, hic piscis il
pesce, hic vultur. do:.avoltojo, hace aquila, laquila,
haec anas l’anitra, hic: seormio lo scorpione, hic elephas -
l'elefante, hic mus il topo, hic phoenir la fenice, hic
glis il ghiro, hic turtur: la. tortora; haec vulpes la vol-
pe, haec corma la cornacchia, haec talpa la talpa,
haec dama il daino. Sebhen è, da avvertire-che alcu-
ni di siffatti nomi s'incontrano ancora accordati con
luna e con l’altra desinenza, come i nomi del $.
antecedente, Infatti presso Virgilio si truova timidi
damae i timidi daini, e talpae oculis capti le talpe
prive degli occhi. Sicchè questa lora, apparente gno-
malia -si -deve piùttosta attribuire al difetto dell'uso,
anzichè alla potenza ‘di accordare siffatle parole. .
96
TRATTATO COMPIUTO
CAPÒ IV.
Intorno alla variazione de’ nomi personali |
| —_ primitivi Eco, Tu, Sur.
“ha
far
Variazione di Eco 10, persona prima,
| Singolare
Ego io.
mei di me
miha a me
mme me
me .con me
Plurale
Nos noi
nostrum vel nostri di noi
nobts a noi
nos noi
nobis - con noi
2. V ariazione di Tu, TU, persona seconda.
ubi È
di : È 1
°
Lo»
8
4
5
Singolare
Tu a ata.
tu dite
nb ate
fe te
te con te
Plurale
vos voi "nl
—vestrum vel vestri di voi
vobis a voi
vos voi
vobis con voi
DI LESSICRAFIA LATINA 97
3. Pariazione di Sur di se persona terza.
Singolare ©. ‘Plurale
1. (39) 3. 3 _{»_3» »
2. Sw disè -_.J diloro o disè ©"
3..abi a sè osì . > aloro casè
4. se sè osi .{ loro o sè |
5. se con sè con loro o con sè
I nomi personali primitivi, come si vede, hanno un
tipo di variazione differente da quello de’ nomi, dei
prenomi e degli aggiuntivi, pel grande ufficio sintas-
sico, che sostengono, di regolare le desinenze del
verbo, a cui si riferiscono. Essi non sono variati.
rispetto al sesso, e .però non sono nè maschili,
nè femminili, nè diminutivi o accrescitivi, nè mi-
gliorativi o peggiorativi. La loro variazione si limita a
poche cose, cioè a quelle, che sono comuni a tutt’ i
‘momi, meno le particolarità dei pochi variati sotto il
rapporto del sesso , e della qualità e quantità con-
tinua.
(39) Io sono di credere che la prima desinenza di que
sto nome personale primitivo sia “8, che per metatesi
vale si, il quale appo gli antichi latini s' incontra usato
invece di sid. Per questa ragione io vorrei almeno so-
stituire se a rile nella variazione delle concordanze del
nome col verbo, tanto più che noi italiani adoperiamo
in molti costrutti il #î nel senso di ##, come ho notato
nella nuova Grammatica ragionata per la lingua ita-
liana.
9
98 TRAFTAPO COMPIUTO
AVVERTENZA AI PRECETTORI .
Resterebbe in ultimo a parlare della variazione
de' verbali. Ma, considerando che verbali sono pa-
role derivate in forma di nomi nella massima parte,
alcuni poi sono nomi per natura , io non avrei che
aggiungere oltre « quello, che abbiamo stabilito per
la variazione de' nomi nel Capo I. E però che io
me ne passo immediatamente al Capo V., che st
versa intorno alla variazione de' verbi.
La proprietà di questo terzo nome personale primitivo
| si è che non ha pinrale, e in eiò differisce dagli altri
| due. Ma alla prima desinenza plurale , messo # al sia-
solare, si può sostituire 14, da cui si è formato # italia-
a ù riconosciuto da'grammatici per pronome innanzi
D: | ; i
DI LESSICRAFIA LATINA I 99
CAPO V.
Intorno alla variazione de verdi latini.
, Secondo il principio generale enunciato nell’ intro-
duzione di questo trattato p. 2. la variazione non è che
una alterazione di una parola radice e radicale per. ag-
giunzione di desinenze diverse, per le quali lo slcsso
stipite o trorico di parola comparisce ripetuto in di-
verse forme o maniere. *
Trattandosi dalla variazione di una classe di parole,
è mestieri ricercare prima, per quali ragioni speciali
si variano, e poi quale è il radicale della famiglia
delle parole variate. ! Li se
E, trattandosi di verbo, diremo che esso si varia per
due ragioni, cioè o per mettere il verbo in relazione
con altre parole nel discorso ; o per racchiudere qual-
che idea accessoria all’ idea primitiva del radicale. Le
prime desinenze sono sintassiche, le seconde sono e-
timologiche.
Le desinenze sintassiche nella variazione del verbo
servono a due uffici, o a indicare quando la proposi-
zione è principale, e quando è incidente, o a indica-
re uno de nomi personali primitivi, ego, tu, ?s.
Se Ia desinenza della variazione del verbo si pro-
pone d’indicare la proposizione, sia principale , sia
ancidente, sì dirà variato in quanto al modo: questo
modo è duplice, cioè modo della proposizione prin-
cipale e modo della proposizione incidente. Il primo
modo è uno, che i grammatici addomandarono modo
sndicativo. Il modo della proposizione incidente è di
100 TRATTATO COMPIUTO
tre specie, cioè modo imperativo , modo congiuntivo
e modo infinito; sebbene, a rigore parlando, il modo
detto infinito, come vedremo, contiene la voce radi-
cale del verbo sotto molti rispetti.
Se la desinenza è indicativa de’ nomi personali pri-
mitivi, si dirà il verbo variato per la concordanza del
nome col verbo. E, siccome ìî nomi personali sono tre,
cioè di prima, seconda, e terza persona nel singolare,
e di altrettante nel plurale, è chiaro a comprendere
che, generalmente parlando, la variazione del verbo
sotto questo rispetto produce in esso tre desinenze
indicative di accordo co’ nomi personali primitivi sin-
golari, ed altrettante indicative di accordo co’ nomi
personali primitivi plurali.’ |
Ho detto generalmente parlando, perchè il modo
imperativo manca délla prima desinenza , e il modo
infinito è invariato’ sotto questo rapporto: oltracciò
in modo infinito invece del nome primitive variato
alla prima desinenza, ha il nome variato alla quarta
desinenza, che a pag. 7 chiamammo primo termine
di proposizione infimta, la quale si ha, quando îl
verbo è al modo infinito.
Le desinenze etimologiche nella variazione del ver-
bo servono a significare il tempo. Queste desinenze
sono molte, incarnate e trasfuse in quelle de’ modi e
delle persone. Per questa ragione si distinguono sul
fondamento de’ modi medesimi.
DI LESSIGRAFIA LATINA © 101
E nel modo della proposizio-
zione principale sono i sce
guenti. E » sh gd
1. Del tempo presente |NEL MODO IMPERAT.
2. del passato relativo © 1.Del solo tempo pre-
3. del passato assoluto © sente.
4. del passato relativo anteriore \NEL MODO CONGIUNT.
5. del futuro assoluto. ‘. 1. deltempo presente
6. del futuro assoluto anteriore 12. del passato relat.
7. del futuro relativo 3. del passato assol.
8. delfuturo relativo anteriore ‘4. del trapassatorel.
Ne! modo infinito non si hanuo che forme sinteti-
che, indicative di risoluzioni, onde impropriamente in
esso si distingue, 1. il presente, 2. il passato, 3. il
futuro. O
In quanto al radicale del verbo, volendo ragiona-
re a rigore de’ principi scientifici, dovremmo dire
che sia il complesso delle lettere o delle sillabe , che
si truova ripetuto in tutte ed in ciascuna delle paro-
le variate. Ma la consuetudine delle scuole ha rite-
nuto l'infinito, come voce prima e radicale del ver-
bo, da cui si formano tutte le voci variate. ©
E invalso ancora l’uso di nominare i verbi latini
dalla prima voce variata , la quale in -fornia regolare
o finisce in 0,0 finisce in or. Di guisache-incontran-
dosi una voce variata, invece vi ridurla all’ infinito, si
è nominata quella prima in o o in or, dicendosi a me-
do dì esempio: amabam viene da amo, come pe’ no-
mi, prenomi ed aggiuntivi, abbiamo avvertito che tutte le
voci variate si riducono secondo l’uso delle scuole al-
la prima prima desinenza singolare.
102 TRATTATO COMPIUTO
L’ infinito de’ verbi latini regolari in o è costante-
mente in are, ere lungo, ere breve, tre, dalle quali
desinenze tolta la sillaba re, che è comune, restano a,
e, e, i,quattro vocali caratteristiche, le quali costitui-
scono le quattro Forme di variazione.
Dico quattro vocali, perchè la e, quantunque paja
la stessa nella seconda e terza forma, è differente ri- .
spetto alla quantità, essendo lunga nella seconda, ‘e
breve nella terza. | ica
Le chiamo caratteristiche, perchè sono vocali, che
dominano in tutta la variazione a segno che da essa so-
la si può sapere a quale forma di variazione il ver-
bo sì appartenga, e ciò non. solo pe’verbi in 0, ma an-
cora per gl’in or. | PINO
Sieno Amare, flere, petere, audire , quattro infi-
niti corrispondenti alle quattro forme: noi diremo
1. Amare della prima forma per la caratterstica &
.2. Flere della seconda forma per la caratteristica e
. 3. Petere della terza forma per la caratteristica e
4. Audire della quarta forma per la caratteristica ©
Da Amare, flere, petere, audire amare, piangere ,
domandare, udire, tolta la sillaba re, rimangono
1. Ama, fle, pete, audi, presenti del modo impe-
ralivo, a’ quali aggiungendo bam per le tre prime ed
ebam per la quarta, e per tutte rem, avremo |
(a) amabam, li petebam, audiebam amava,
piangeva, domandava, udiva. Wall gi gi
(BD) amarem, flerem, peterem, audirem, amerei,
piangerei, domanderci, udirei. MST
Il.° Ama, fle, pete, audi, accresciuti della sillaba
#ît per la prima, seconda, e quarta, e cambiando la e del-
la terza in dvi, avremo
i 1
DI LESSIGRAFIA. LATINA 103
Amavi, fleni,. petvi, audivi, amai, piangi , domane
dai, udii. ©
IV. Amavi ; flevi, purioi, . audivi ‘agoresciati di
ssem sse fanno. da, i
(c) Amavissem, Meola: ? petiviasem, , ndiistem
avrei amato, pianto; domandato; udito e : ù
(d) amavisse, flevisse ,. petivisse cudivissa aver
amato, pianto, domandato, udito. -
Da Amavi, flevi, petivi, audivi, cambiata la i in
ero, eram, eri, si avranno
(e) Amavero , -flevero ,. petivero , audivero si canrò
amato, pianto, domandato, udito. ,. gi
(f) Amaveram, fleveram, potioerini. sudivenait,
aveva amato, pianto, domandato, udito.
(9) amaverim, fleverim, petiverim , avidiverim ,
che io abbia amato, pianto, domandato, udito. ©
Da ama, fle, pete, audi, tolta là finale, e aggiun-
to o ed em per la prima, am per la terza: per la se-
conda e quarta SOpInageLido senza OELeRE o ed chia
avremo.
i (h) 0 fleo, peto, audio, amo, piango , doman
o , odo. ©
(i) amem, fleam, petam, audiam, che io. “ami )
pianga, domandi, oda. i
(4) Da ama, fle, pete, audi, aggiungendo bo per le io
prime, cambiando la e in am per la terza, aggiun-
gendo semplicemente am per la quarta, avrémo
(I) amabo , flebo , petam, audiam, amerò; piangerò
domanderò, chiederò.
Per la formazione de’ così detti futuri dell’ infinito
104 YRATTATO COMPIUTO
si ricorre ad una circolocuzione dell’ infinito del ver-
bo sum e di una parola, detta participio in rus pei
verbi in o, in dus pe’ verbi in or. Oltracciò, comè ve-
dremo, i verbiin or formano tutt'i passati col verbo
sum e col participio in us, che si forma da una voce
derivata .da' verbi in 0, detta supino, che è un vero
nome verbale.
« Da quì rileva che, quando si vuol enunciare un
verbo latino in o, si debbono esprimere
1. la voce in o.
Z. la voce avi, evi, ivi da cuisi formano d. e. f. g.
8. il supino, da cui si formano participî in ws e rus.
4. la voce dell’infinito—nel modo seguente
1. Amo amavi amatum amare
2. Fleo flevi fletum flere
3. Peto petivi petitum —petere
4. Audio adv auditum audire
E si può notare che i participi in ns e in dus si
formano per derivazione della voce dell’imperativo.
Rileva in oltre che bisogna in primo luogo variare
il verbo sum, quantunque sia irregolare.
Noi in questa formazione abbiamo posta una sola
voce; per ogni tempo di ciascun modo. Ma il verbo
si. varia sintassicamente per indicare le persone, che
sono tre nel singolare e tre nel plurale. A farla finita.
metteremo il seguente quadro di variazione, in cui sì
registrano le desinenze pe'nomi personali primitivi sin-
golari, e plurali.
DI LESSIGRAFIA LATINA 105
Quadro dello desinenze de’ verbi regelaei
variati in O.
1. o edam jo edemio ed im tvi
Sing. | 2. as es î8 isti
3. at et st vit
1. amus emus mus ivimus
Plu. | 2. atis etis. ttis- | tivistis
3. ant ent int ount|i iverunt
oiunt 0 ivere
Per distinguere se un verbo appartiene alla prima
o seconda o terza o quarta forma con la sola enun-
ciazione si può aggiungere las seconda desinenza, la
quale è sempre as, es, is come dal quadro preceden-
te, e il precettore, quando i giovanetti avranno impa-
rato il quadro delle desinenze soprapposto, farà loro
enunciare nel seguente modo.
Amo, as, avi, atum, are, 1. amare.
Fleo, es, evi, etum, ere 2. piangere.
Peto, 133 ivi, ttum, ere, 3. domandare..
Audho, is, ivi, tum, tre, 4. udire.
Nella variazione del verbo invece di mettere i nu-
meri 1. 2. 3. farà precedere i nomi personali, ego,
fu, 18, NOS, v08, îl.
Ciò posto eccoci alla Variazione del verbo irrego-
lare sum, es, fui, esse, essere.
106 TRATTATO COMPIUTO |
Quadro di variazione del verbo SUM.
MODO DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE,
Variazione 1. del co presente.
Sing. Ego sum —tuwes is est
lo sono tu sei egliè.
Plu. Nos sumus vos estis ii sunt
Noi siamo voi siete eglino sono.
Il. Del passato relativo.
Sting. Ego eram —=tuweras as erat
| Io era tu eri egli era
Plu. Nos eramus vos eratis ti erant
Noi eravamo voi eravate eglino erano
INT. Del passato assoluto corrispondente
‘al passato assoluto italiano
Sing. Ego fui tu fuisti is fuit
| lo tal tu fosti egli fu e
Plu. Nos fuimus vos fuistis ii fuerunt vel fuere
Noi fummo, voi foste eglino furone
DI LESSIGRANIA LATINA 107
Lo stesso tradotto pel passato prossime
| Italiano.
Sing. Ego fuì tu fuisti cs fuit |
—_—Josqnostato: tu sei stato: egli è stato
Plu. Nos fuimus vos fuistis ti fuerunt vel fuere
Noi siamo stati: voi siete statireglino:sono stati
IV. Del trapassato relativo fatto per
«composizione.
Sing. Ego fuerani tu fueras is fuerat
lo era stato tu eri stato egli era stato
Plu. Nos fueramus wos fueratis. {; fuerant.
_Noieravamostati: voi eravate stati: eglino
erano stati
V. Del futuro assoluto detto semplice,
Sing. Ego ero tweris iserit |
Io sarò: = tusarai egli sarà
Plu. Nos erimus vos eritis ti erunt i
. Noi saremo voi sarete eglino saranno
108 TRATTATO COMPIUTO
VI. Del futuro relativo detto condizionale
‘presente.
Sting. Ego essem —tu esses îs esset —
Jo sarei - tu saresti ‘egli sarebbe
Plu. Nos essemus vos essetis' ti essent
| Roi saremmo voi sareste eglino sarebbero
VII. Del futuro anteriore assoluto detto futuro
| passato per composizione.
Sing. Ego fuero tu fueris ts’fuerit —.
| lo sarò stato tusaraistato egli sarà stato
Plu. Nos fuerimus: vos fueritis: ii ‘fuerint
noi saremo stati : voi sarete stati: eglino
saranno stati
VIII. Del futuro anteriore relativo detto condizionale
passato per composizione.
Sing Ego fuissem tu fuisses is fuisset
io sarei stato: tu saresti stato: egli sarebbe stato
Plu. Nos fuissemus vos fuissetis iî fuissent
Noi saremmo stati : voi sareste stati: eglino
sarebbero stati
DI LESSIGRAFIA LATINA 109
PRIMO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE
DETTO IMPERATIVO,
Del tempo presente.
Sing. Es vel esto tu sii tu, sit is, sia egli
Plu. Stimus nos, este vel estote vos, sunto vel sint ti
Siamo noi siate voi sieno 0 eglino
SECONDO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE ,
DETTO CONGIUNTIVO.
VARIAZIONE.
I del tempo presente.
Singolare.
Ego sim io sia
Ut } tu si che $ ta gii
8 sf egli sia
Plurale.
Nos simus noi siamo
Ut {% vos sitia che voi siate
lt sint eglino sieno
10
400
RA
TRATTATO COMPIUTO
«IL del passato relativo detto imperfetto: .
«Singolare.
Ego eS8em ‘ .q io fossi
Ut I tu esses © * che Ò tu fossi
is esset egli fosse
. Sla d*
(Plurale.
I i v° Lù È i
+ "7 mos essemus “© ©“ © noi fossimo
Ut vos essetis che voi foste
i Li sasenE cc eglino fossere
Ill. del fano presente ‘detto perfetto, per
E
Singolare.
| o a
ego fuemm ._ . lo sia
Ut tu fueris Cc tu sil i stato
.18 fuer ‘ egli sla
de i i Fi
è.
FERISCE
e»:
4
e * Plurale, ce —
nos fuerimaus | noi siamo
Ut. ti vos fueritis, che | voi siate stati
di Fuerime. di eglinio pieno
o oa
in * »
n
DI LESSIGRAYFIA LATINA | 111
IV. del trapassato relativo, per ‘composizione, detto
prucchè perfetto.
Singolare.
ego fuissem — - \ io fossi
Ut: ) tu fuisses = che ( tu fossi } stato
8 fuisseto ‘egli fosse i
Plurale. -
‘
nos fuissemus noi fossimo I
Ut | vos fuissetis che 0 voi foste | stati
10 fuissent * eglino fossero
VOCI DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE
INFINITA.
I. voce Esse, per la quale gi accenna alla risoluzio-
ne di una proposizione finita, come qui appresso.
Singolare.
me 10
te esse essere i tu
se egli.
Plurale.
ROS: Ì noi
vos | esse essere è voi
86 eglino
112 PRATTATO COMPIUTO
RISOLUZIONE.
Singolare.
{ sum simo A sono sia
€99% eram essemo | era fossì
es s18 sei sil
Quod | TU < ras esses che tU 3 eri fossi
. est stt . ) è sia
18 $ erat esset Î egli era fosse
Plurale.
| SUMUS SIMUS . ) siamo siamo
\ nos) eramus essemus NO $ eravamo fos.
estîs sit18 . ) siete siate
Quod | : _ }
Ù eratis essetis ES ) ‘° Seravate foste
.» ) SURE SIN i . sono sieno
"è 3} erant essent eglino id fos-
sero
IH. voce per la quale si accenna alla risoluzione dî
una proposizione finita come quì appresso.
me “io
Sing. ( te fuisse essere stato tu
se egli
vO8 . ) noi
Plu. ) vos ) fuisse essere stati ) voi
se ) egline
113
DI LESSIGRAFIA LATINA.
RISOLUZIONE.
OU7Is 0uos è 0uoInz (-1[39 quaianf qunsanf
stati
O]BIS 9]9IS 9}S0J sumuanf sis)
OUIISSOJ 9; ORARIO ion SMuassimf snumioni
omBIS 9 ocuIgIS owwNJS ( *
“pan
otti TI fa
d) ate n so "EI (n
stan “Ln fo
‘aunpoburs
W
9]SOf 9 o]gARIO 104 È suassim/ sumion] di a È
snunioni seni SON
ponò
114 TRATTATO COMPIUTO
Prima circolocuzione latina con la prima voce del-
l infinito Esse e ’l participio FuruRUM per accen-
nare alla risoluzione di una proposizione fimita,
cui verbo è futuro assoluto o relativo.
Singolare.
Me ) io
te esse futurum essere per essere ) tu
se egli
Plurale.
Nos )_}Gn | | . noi
vos ) esse futuros essere per essere ) voi
se o eglino
Traduzione italiana di queste voci risolute col che.
Me esse futurum 1. che io sono o sia era o fossi
per essere, 2. che io debbo o debba, dovea o doves-
si essere, 3. che io ho o abbia, avea od avessi da
essere, 4. che io sarò e sarei ec. ec.
DS
AVVERTENZA AI PRECETTORI
Ii precettore sara: diligente a far imparare tutte
queste diverse versioni con ciascuna voce di nome
personale, perché secondo î diversi costruiti questa.
forma sintetica può avere una proprieta rispetto al
senso,
©a® a»
SIL Ce...
DI LESSIGRAFIA LATINA 115.
RISOLUZIONE DI QUESTA FORMA AL VERBO DI MODO
FINITO PRECEDUTO DA QUOD. _ -
Singolare.
ego @88eMi ua sarei
es. . ; sarai.
tu : .
.) esse8 se tu saresti.
; et. -. |._.3: ) sarà
egli
Quod = ) esset Plu. Che 8 sarebbe
nos ) erimus i noi ) Saremo
essemus ‘“—’) saremmo
, ) erttis ] unî ) Sarete
008 3 essetis VO $ sareste
gu )'eruni egli- ) saranno
essent no ) sarebbero
Seconda cireolocuzione latina con la seconda voce
composta dall’infimito fuisse e dal participio futurum
per accennare alla risoluzione di una proposizione
finita, il cui verbo è al futuro anteriore assoluto 0
relativo.
Singolare.
Me io
essere stato per
te uisse futurum tu
po f essere egli
116 TRAFTATO COMPIUTO .
Plurale.
Nos VE: noi
. essere stati per >
vos ) fuisse futuros Cara voi
se eglino
Traduzione italiana di queste voci risolute col che.
Me fuisse futurum 1. che io fui, sono, sia, era e
fossi stato per essere, 2. che io dovetti, ho dovuto,
avea dovuto, abbia dovuto ed avessi dovuto essère 3.
che io ebbi, ho avuto, aveva avuto, avessi avuto da
essere, 4 che io sarò stato e sarei stato.
Risoluzione di questa forma al verbo di modo
finito preceduto da quod.
Singolare.
su ) fuero ‘o ) Sarò
I fuissem sarei
fueris sarai ) stato
e fuisses tu > saresti
fuerit Plu. . ) sarà
li |
ì o fusset Che 8% sarebbe
Quori nos ) fuerimus noi ) saremo
furssemus saremmo
| fueritis . ) sarete stati
i fuissetis oi ) sareste
Ù fuerini egli- ) saranno.
fuissent (40) no ) sarebbero
(40) Nella lessigrafia delle scuole si è insegnato che
8#7, invece di esseri, al futuro relativo faceva foremr
rr AI O Ar 2 IA ana
PA E ai E 4 —— 2 fr “Anali diana
P__ di de n —., “sp stra
DI LESSIGRAFIA LATINA 117
ARTICOLO I.
INTORNO ALLA PRIMA FORMA DI VARIAZIONE DE
VERBI LATINI REGOLARI IN O.
I verbi della prima forma di variazione hanno per
caratteristica la vocale a, onde l'infinito esce in are
e la seconda voce del presente del modo della pro-
posizione principale esce in as, la prima. voce del
passato assoluto è avi, e il supino in atum, come
amo, amas, amavi, amatum amare.
Il participio in ns è in ans, come amans.
Il participio iù us è in atus, come amatus.
Il participio in rus e in aturus ,come amaturus.
Il participio in ndus e in andus, come amandus.
e invece di esse faceva fore, come quando imparavano
a variare il così detto futuro dell’ infinito nella seguente
forma: me fore vel me esse futurum. Io ritengo, que-
ste due voci come equipollenti, ma non miea un pro»
dotto della variazione del verbo Sum, perehè non hanoo
ip sé ripetuto il radicale del medesimo. E, sebbene il
fui, il fuero, fueram, fuissem, sieno voci prestate a’ stuns
dal radicale di fore, non vi è alcuna ragione di toglie-
re il luogo ad esser ed esse, voci proprie, e sostituire
forem o fore, che rarissime volte sì usano.
Il verbo Sum: non ha partieipi, eccetto futurus, che
serve a formare la prima e seconda circolocuzione del
modo infinito. Il participio in ns sarebbe cen ,
118 TRATTATO COMPIUTO
Quadro detta prima forma di
variazione.
Tema — Amo, as, avi, atum, are, ans, atus, aiu»
sus, andus.
MoDò DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE.
I del tempo presente.
Sing. Ego amo tuama is ama
lo amo tu ami egli ama
Plu. Nos amamus vos amatis ti amant
noi amiamo voi amate . eglino amano.
entis,ma non fù mai usato da classici Scrittori latini
isolatamente , benchè gli scolastici ei filosofi posteriori
ne abbiano fatto tanto abuso. Ma in composizione era
viva parola di uso, come in praesens presente , absens
assente, prendendo una s avanti per eufonia.
Per questa ragione non ha supino, nè gerundîi,
benchè nel medio evo si sia introdotta la voce essendi,
come allorchè dicevasi prize/pium essendi, e princi-
pium cognoscendi ; il principio di essere e il principio
di conoscere. La Zssenzia essenza {è dal participio es-
sens non mai adoperato. Tutte queste cose si vogliono-
motare scrupolosamente fin da principio, affinchè i giova-
netti non sieno illusi daila praticaldi certi tempi, che si
possono dire tenebrosi per la lingua latina decaduta dalla
BI LESSIGRAFIA LATINA | .319
> IL. del passato relativo.
Sing. Ego amabam tu amabas is amabat
+. 1 Io amava < tu amavi — egli amava
Plu. Nos amabamus vos amabatis ii amabant
noi amavamo voi amavate' eglino amavano
«duo.
II. del'passato assoluto.
Stng.-Eqo amavi © tu amavisti | is amavi
io amai ‘ —»’tuamasti0 ©’ ‘egli amò
Plu. Nos amavimus vos amavistis ii amaverunt
ur 0 eee ‘vel amavere
noi amammo voi amaste eglino amarono
Lo stesso tradotto pel passato prossimo 0 presente.
| Ego amavi io ho
Sing. È. tu ammavisti ‘tu hai.j amato
LL... 0 8 amante. | egliha — —
sua nobiltà, che acquistò nel secolo di Augusto, e in pari
tempo sappiano dare ragione di questi abusi, che tanta
dovizia di nuove parole hanno contribuito alle lingue
moderne. Onde ciò che era abuso nella lingua di Tullio,
divenne sorgente di nuove bellezze per le lingue volgari,
costituite posteriormente.
120 TRATTATO COMPIUTO
Nos amavimus noi abbiamo
Pl.) vos amavistis | voi avete amato
i amaverunt vel amavere eglino hanno
IV. del trapassato relativo, detto piucchè perfetto.
n Ego amaveram io aveva
Sing. tu amaveras tu avevi (| amato
is amaverat egli aveva
Nos amaveramus noi avevamo —
Plu. E vos amaveratis voi avevate amato
| “a amaverant eglino avevano
V. del futuro assoluto detto semplice.
“ Ego amabo tu amabis 3 amabit
ng. io amerò tu amerai egli amerà
PI Nos amabimus v08 amabitis ti amabunt
V- € noi ameremo: voi amerete: eglino ameranno
DI LESSIGRATIA LATINA 421
VI, dal den assoluto anteriore.
i, Ù Si
Ego amavero jo avrò
Sing. a amaqueris >» <a dvral 3 amato
ds amaverit egli avrà si
| Nos amaverimme, noi avremo ‘1
Plu. ‘008 amaveritis voi avrete } amate
Al eanerne n vi AVramno .
bi
VII. dal futuro rdatico, buio condizionale
‘presente. O
Si 1( Ego amarem | tu amares de amare
"9° ( io amerei tu ameresti egli amerebbe
Plu. Nos amaremus vos amaretis i amarent
nei: aMererAmO: | voramerone: ‘egtino amareb-
hero
VII. del futuro relativo assoluto, detto condizionale
0 pasoaio. 0.
Ego aMaDIEsEm io ‘avrei |
Smg. ) tu amavissee. © ‘tu avresti amato
is amavisset | «egli avrebbe
Nos AMAVISSEMUS noi avremme
Plu. E os amavissetis “voi avreste amaio
ii amavissent ‘ ’eglino avrebbero
dl
129 ' TRATTATO COMPIUTO
PriMo: MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE,
DETTO IMPERATIVO.
I. del tempo presente.
. ©.’ iSingolate
[4 SEE n :
Ama vel amato tu amet is
ama tu ami egli
| Plurale |
Amemus nos, amate vel amatote vos, ament ri
*,amiano noi amate voi ‘ amino eglino
10.3
‘. SECONDO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE,
| DETTO CONGIUNTIVO.
I. del tempo presente.
Sing. o Ut. ego amem tu ames is amet
che io ami — tu ami egli ami
Plu. © ) 1£ nos amemus vos ametis © ament ,
“*., ) che noi amiamo voi amiate eglino amino
i |
t:
DI LESSIGRAFIA LATINA 123.
II. del passato relativo,
n
Sing ut ego amarem tu amares is amaret
° (che io amassi tu amassi ègli amasse
Piu ut nos amaremus vos amaretis li’ amarent
"° (chenoiamassimo: voi amaste: églino amassero
III. del passato assoluto.
I ; 1% sa Singolare. ga *
ego amaverim io abbia
Ut tu amaveris Che } tu abbi amato
ws amavert ‘© C egli abbia
«Plurale,
t
n08 AMAVeErimUZ noi abbiamo |
Ut vos amaveritis . i Che } voi abbiate famato
t amaverini eglino abbiano
è ( ti LI
e no
*
hu
124 TRATTATO COMPIUTO)
IV. del passato relativo:
Singolare..
ego amavisseny doo vega i.
Ut tu amavisses. Che i ta avessi amato:
‘18 amavisset. ‘egli avesse
Plurale.
nos amavissemus noi avessime-
Ut vos amavissetis: Ehe ) voi aveste H amato:
Ùw aMavissent. eglino avessero.
Prima voce dell'infinito Amare, per ka quale si
accenna alla risoluzione di una proposizione fimta,
il cur verbo è al presente 0 passato relativo tanto
del modo indicativo quanto congiuntivo preceduto da
QuoD..
Singolare.
Me ) ) io
te ) amare amare )
se ) ) egli
DI LESSIGRAFIA LATINA 195
: di a bag
PRECI CESTI > Plurale. . Hi |
vos ) amare — .— amare) voi
se eri ) egline
) i
(71 COMINO INATTESO dCI,
\ 0 "RisoLuzioNI st i
î 14 É Y UR
Quod n Singolare.
amo, amem ‘- ) amo, ami
Ego . io
amabam,. angrate n amava, duna
K
“Pu )'amas;‘ames © c). ‘ami, SE
Tu” dE, Che tu
amabas, amares ) amavi, amassi
Fs. amat, amet + egli ama, ami,
SI i amare | Amava; amasse
A e si lai RO ea RE
Do Quod 0 Plurale
5 DJ . .
Nos ) amamus, amerniis : ) amiamo , amiamo
ncinna, amaremus 0 ) amavamo, amas-
: simo
pas
4 amatis metis sla amiale .
dia ) amabatis,. amaretts. . Che voi vi} amavate, amaste
mE | aman
amant, ame eglino ) amano, amino
amabant, amarent amavano,amassero
126. TRATTATO COMPIUTO
II. Voce amavisse per composizione, con la quale
si accenna alla risoluzione nel modo che seque.
Singolare.
Me ) io
te amavisse aver amato ) tu
se ) ) egli
. Plurale. sa
Nos. noi
vos amavisse aver amato ) voi
se eglino
RISOLUZIONI
Quod Singolare
amavi amai ed ho
n | amaverim i abbia |
Ego , amaveram 0 aveva ita
amavissem avessi
amavisti ) amasti ed hai ) r
amaveris pr, \ abbi \ ji
du ( amaveras. Che Tu ) avevi VARIO
amavisses o avessi
DE LESSIGRATIA LATINA 7
3 Gsuaoeri dp * 3 abbia" S
amdaverit | + abbia è.
. amaneraì | PI aveva artt.
) amarisset avesse
Quod Plurale.
) amavi mu: —‘amammoed abbiamo ) È
amaverimus abbiamo =
i amaveramus avevamo 5
amavissemus avessimo
) atnevie *«‘—’‘&maste ed avete )
pina i + i abbiate
| | a
Vos ) amaveratis Che Voi ) avevate bor 0
) amavissetis | ) aveste )
) amaverunt amarono ed )
amaverint A , ebbero a
hi amaveranti Eglino ) avevano abbiano «mato
amapissent ) avessero |
128 PRAPTATÒ: COMPIUTO - *
I. CrrcoLocuzione latina e italiana per alcune
voci, che accennano alla risoluzione di una propo-
sizione finita, U cui verbo è al Futuro assoluto o
relativo. dal n
Singolare. Lui
Me). i SA io
te) esse amaturumessere per amare ) tu
we 0 e
wo e IR * { i SoS i )
Plurale. . i
È - Nos "4 i ssi dog al ) noi
vos ) esse amaturos essere per amare ) voi
LÀ ‘RI : eglino
. Diverse traduzioni e riseluzioni italiane.
pia E 5 giano |
Me .gsse-amaturim 1: essere io per: amate, dover
io amare , avere io da amare 2. che io sonp e sia
era e. fossi. per amaré , ehe io. debbo o debbaj dovea
e dovessi amare: che io ho ed: abbia, aveva ed avessi
da amare, 3. che io amerò ed amerei ec. ec.
»
BE LESSIGRAFIA LATINA 129:
si RISOLUZIONE | |
Singolare.
tm} e e}
no Janetio cho] m oneri,
n ta E PR
Plurale. |
{ noe } Graremie. |") ameremmo
amabitis A amerete
i) Che ; bi ameresta.
“ ) amabunt | egli- ameranno. .
amarent no i amerebbero.
130. TRATTATO GOMPIUTO
Seconda Circolocuzione latina e italiana per alcu-
ne voci, che accennano alla risoluzione di una
proposizione finita, il cui verbo è al futuro assolu-
to o relativo anteriore.
| Singolare. *
Me | -i0
te fuisse amaturwm Essere stato per amare è tu
8%” gi RI egli
‘© Plurale, —
nos va noi
vos fuisse amaturos Essere stati per amare ( voi
86 e eglino
Diverse traduzioni e risoluzioni italiana.
Me futsse amaturum 1. Essere stato io per amare,
aver dovuto io amare; aver avuto io da amare, 2.
che io fui, sono sia era e fossi stato per amare: che
io dovetti, ho, ebbi, avea, abbia ed avessi dovuto a-
mare: che io ebbi, ho, avea, abbia, avessi avuto da a-
mare, 3. che io avrò ed avrei amato.
Quod
0
ego
tu
ES i
S è
»!
DÎ LESSIGRAFIA LATINA
<
Pila
,
) HF f, x ; i
* RISOLUZIONI.
£' r
. per difetto di Variazione. .
Ù i OI ; 1 Y
i Singolare. È
amavero (io ) 18
amavissen: >: 1. i avrei.
AMAVETTE . che'/ tu: Q AVI.
amavisses \ °C, j avresti.
AMATO Ti egli avrà i
amavisset avrebbe
dato pe fe su tu" va
.. Plaunale:: -
AMaAVeErImMAE t noi È avremo
amavissemus avremmo
amavertis h . ) avrete
Abate e è voi
amaviss eis » ) avreste’
amaverint. egli- ) avranno
) amavissent
no ) avrebbero
-131
Per composizioni latine e: cincolocamoni italiane
amato
amato
132 MRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO IL°
INTORNO ALLA SECONDA ‘TORMA DI VARIAZIONE
DPC VERBI REGOLARI IN :0.
1 verhi della seconda forma di variazione hanno
per caratteristica la vocale e lunga, onde l'infinito
esce in ere, e la seconda voce dell’ indicativo in es,
Ja prima del passato assoluto in evi, il supino in etum
come fleo, es, evi, ctum, ere.
‘II participio in ns fa in ens come fiens
. Il participio in ndus fa in endus ‘come flendus.
| Ml participio in rus fa in eturus-come fleturus
Il participio in us fa in etus .come fletus.
Quadro della seconda ferma di |
variazione.
Tema — Flea, es, evi, etum, ere, ens, etus, endus,
elurus. |
Modo della preposizione principale , dette
Indicativo
I. del tempo presente
Singolare.
90 ) e0 To ) 0
tu fl )es tu piang ) î
‘8 ) et egli ) €
DI LESSICRAFIA LATINA 133
Piurale.
Nes )emus © Noi ) famo
vos N )eas voi prang ) ete
sî ) ent eglino ) ono
Il del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
£90 ) bam To ) va
tu le ) bas tu piange vi
48 ) dat egli ) va
Plurale.
Nos ) bamus Noi __ | vamo
vos file ) daus voi piange) vate
sé ) dant eglino ) vano
il. del passato assoluto, detto perfetto.
Singolare.
E90 ) vi Io _ Jef
E fle ) vis tu pian) gesti
) pil egli ) se
Plurale.
Nos ) vimus Noi )gemmo
vos file ) vistis voi pian) geste
si ) verunt vel vere eglino Pe ) sero
134 TRATTATO COMPIUTO
Lo stesso tradotto pel passate prossimo e: presente
IV.
italiano.
Singolare.
Ego ) vi io ho )
tu fle ) visti tu hai ) pianto
iS ) vu egli ha )
Plurale.
Nos ) vimus noi abbiamo )
vos fle ) vistis moi avete ) pianto
îî ) verunt eglino han no )
del trapassato relativo detto piucchè perfetto.
Singolare.
E90 ) eram — Io aveva )
tu flev ) eras tu avevi ) pianto
îs ) erat egli aveva )
Plurale
Vos ) eramus Noi avevamo )
vos flev) erutis voi avevate ) pianto
îù ) erani eglino avevano )
(A ;
DI LESSIGRAFIA LATINA 125
IV. Deb futuro assoluto.
Singolare.
E90 ) bo lo ) rò
tu file ) bis in )piange( rai
18 ) dit egli ) ( ra
Plurale.
Ios bimus Nol ) remo
vos Sle ) ditis voi piange) rete
si dune —eglino ) ranno
V. Del futuro relativo, detto Gondizionale.
Singolare.
Ego ) rem io ) rei
tu fle ) rese tu piange ) resti
#8 ) ret egli ) rebbe
Plurale.
Nos ) remus Noi ) remmo
vos Sle ) reti voi . piange) reste
ri) ) rent eglino ) rebbero
136 TRATTATO COMPIUTO
Singolare.
E90 ) ero io avrò )
tu fiev ) eris tu avrai ) pianto
18 ) eri egliavrà)
Plurale.
Nos ) erimua Nol avremo.)
vos flev )eritiz voi avrete ) pianto
st ) erine. eglino avranno )
Singolare.
E90 ) som lo avrei |
iu Slevi ) ascs tu avresti pianto
18 ) ese egli avrebbe )
Plurale.
Nos ) asemus Noi avremmo
DL
vos flevi ) ssetis voi uvroste ) pianto
iù ) ssenteglivo avrebbero )
DI LESSIGRAFIA LATINA 137
t
Primo Modo della Proposizione Incidente,
detto Imperativo.
Wariazione per desinenze etimologiche
e sintassiche
Del tempo presente.
Singolare.
File vel fleto tu” Piangi tu
Fleto vel fleat is Pianga egli
Plurale.
Fleamus nos Piangiamo noi
Flete vel fletote vos Piangete voi
Flento vel fleant ti Piangano egline
138 TRATTATO COMPIUTO
‘Secondo Modo della Propesizione incidente ,
detto Congiuntivo.
I. del presente.
Singolare.
Ego am lo a
tu fle ) as Che) tu piang(a
18 at ) egli a
Plurale.
) Nos ì amus noi iamo
Tt ) vos fle ) atis Che i voi piang | ‘ate
) di ) ant eglino ano
Il. Del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
| Ego ) } rem ) essi
Ut ) tu res Che tu siano essi
is al ret egli ) esse
a DI LESSIGRAFIA LATINA 139
Plurale.
Nos remus noi ) essima
vos fle )retis che voi piang) este
ti ) rent eglino ) essero
Il. del passato assoluto, detto perfetta.
Singolare.
) E90 ) erim io abbia ) |
Ut ) tu flev) eris che tu abbi ) piagto
) is ) eri egli abbia )
Plurale.
) Vos ) erimut ) nei abbiamo )
Ut ) vos flev ) eritis che ) voi abbiate ) pianto
) ti ) erint ) eglino abbiano)
IV. del trapassato relativo, detto piucchè perfetto.
Singolare.
) ego 85018 io avessi )
Ut } egg flevi ) sses che ) tu avessi ) pianto
) 8966 ) egli avesse )
140 TRATTATO COMPIUTO
Plurale.
) nos ) ssemus —’ noi avessimo DI
Ut vos fori) ssetis che ) voi aveste —. ) &
dn Fa
ssent ) eglino avessero
I. voce, per la quale sì accenna alla risoluzione di
una proposizione finita, vedi pag. .
) me io
Sing. ) te flere piangere ) tu
se i egli
) nos i noi
Plu. ) vos flere piangere voi
se | eglino
II. voce, per la quale si accenna alla risoluzione di
una proposizione finita, vedi pag. .
Singolare.
Me ) noi
se flevasse aver pianto < voi
se ) eglino
Plurale.
Nos ). noi
vos } flevisse aver pianto ) voi
se
) eglino
DÌ LESSIGRAFIA LATINA © i4i
Prima circolocuzione latina e staliana per alcune
voci che accennano alla risoluzione di una propo-
"ovina il cus verbo è al futuro assoluto 0 re-
ivo. | |
Singolare.
Me ) è | io
te ) esse fleturum essere per piangere ) tu
80 egli
Plurale.
Nos ) | ) noi
v08 ) esse fleturos essere per piangere ) Voi
se eglino
Seconda Circolocuzione latina e italiana per alcu-
ne voci, che accennano alla risoluzione di una
proposizione finita, il cut verbo è al futuro assalu-
to 0 relativo anteriore.
Singolare.
Mo io
te | futsse fleturum Essere stato per piangere. } tu
se egli
142 TRATTATO COMPIUTO.
Plurale.
|. mos . . noi
vos fuisse fleturos Essere stati per piangere K voî
se \ | eglino
Le risoluzioni di queste voci e de’ verbi apparte-
nenti alle seguenti forme di variazione si facciano
come a pag. 129 e 131 della variazione del verbo amo.
ARTICOLO HI.
INTORNO ALLA TERZA FORMA DI VARIAZIONE DE’
VERBI LATINI REGOLARI IN 0.
1 verbi della terza forma di variazione hanno per
caratteristica la vocale e breve, onde l'infinito esce in ere
e la seconda voce del presente del modo della pro-
posizione principale esce in és, la prima voce del
passato assoluto è in ivi, e il supino in ttum, come
peto, petis, petivi, petitum chiedere.
Il participio in ws è in ens, come petens.
ll participio in us è în ttus, come petitus.
Il participio in rus è in sturus, come petiturus.
Il participio in ndus è in endus, come petendus,
DI LESSIGRAFIA LATINA 143
Quadro della terza forma di
variazione.
PrAMO MODO DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE
DETTO INDICATIVO.
I. Del tempo presente.
saga
Ego 0 ) I
da, pe ) is tu, Chied { i
is it )e
Plurale,
nos IMUus noi ) iamo
vos pet ) stis ‘© —voi chied /ete
1 ) uni Eglino ) ono
u
Il, del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
Ego bam io va
tu pete | bas tu chiede vi
bat egli va
îs
144 TRATTATO COMPIUTO
Plurale.
Nos bamus noi vamo
vos pete £ batis voi chiede vate
di bant eglino vano
III. del passato assoluto detto perfette.
Singolare.
Ego è, io dei o chiesi
tu petti visti tu chie$ desti
ts ) vit egli dè o dette o se
Plurale.
Nos . ViMus Noi demmo
vos peti | vitis voi chie è deste
ri verunt vel vere eglino dettero
o sero
DI LESSIGRATFIA LATINA” 145
Lo stesso tradotto pel passato prossimo
0 presente.
Singolare.
Ego quvi io ho
tu peti) vish . tu hai ) chiesto
is" )nit egliha )
Plurale.
Nos ) fora vimus Noi abbiamo
vos petti voi avete lchiest
“ ) vera veruni vel vere eglino hanno
IV. del trapassato relativo, per COMPOSIZIONE,
detto piucchè perfetta.
Singolare.
Ego i eram Jo aveva i
tu metivjeras tuavevi chieste
w» erat egli aveva
Plurale.
Nos ) pig Noi avevamo i
vos peso voi avevate Joest
O pla ant eglino or
1
16 TRATTATO COMPIUTO
| V. del futuro assoluto.
Singolare.
Ego .. am io {rò
tu pet es tu ‘chiede rai
ts )et - egli rà
Plurale.
Nos \emus noi, remo
vos pet | etis voi chiede rete
CO ent eglino ranno
VII
DI LESSIGRAFIA LATINA IT
VI. del futuro relativo, detto condizionale.
Singolare.
Ego rem 1) rei
tu’ pete | re8 tu chicde { resti
18 | ret egli -_— Yrebbe
Plurale.
Nos remus noi remmo
vos pete ) retis voi chiede) reste
1) rent eglino ) rebbero
del futuro anteriore assoluto, detto condizionale
| passato.
Singolare
Ego . ) ero io avrò
tu petiv ) erso@ tu avrai chiesto
18 erit. egli avrà
Plurale
VOS erttitis voi avrete è chiesto
Nos erimus noi avremo
pet
tu —<erin —ceglino avranno
148 TRATTATO COMPIUTO e
VIII, del futuro anteriore.
Singolare.
ego 8801 lo avrei |
(u pelivi ) ss68 tu avresti chiesto
ct) sset egli avrebbe
Plurale.
nos" ssemus noi avremmo
vos petivi ssetis voi avreste chiesto
o) 88ent eglino avrebbero
-
PRIMO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE,
DETTO IMPERATIPO,
I. del tempo presente.
Singolare.
Pete vel petito tu Chiedi tu
Petito vel petat 18 Chieda egli
Plurale.
Petamus nos Chiediamo noi
Petite vel petitote vos Chiedete voi
Petunto vel petant w Chieggano eglino
DI ÎMSSIGRAFIA LATINA. 149
SH#CONDO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE ,
DETTO CONGIUNTIVO.
1. del tempo presente.
_-‘ Singolare, © -
( ego ) am io a
Ut (tu pet ) as Che ( tu chied ( a
| is .a È © (egli (a
Plurale: —
) nos ( amus ( noi ( jamo
Ut )vwos pet ( atis che ( voi chied ( iate
i anto èglino ( ano
Il. del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
ego ( rem io ( dessi
Ut )tuw pete(res che (tu chie( dessi
î8 ret egli ( desse
150. TRATTATO COMPIUTO:
Plurale.
nos ( remus ( noi ( dessimo
Ut )wvos pete( retis che ( voi chie( deste
1) rent
)u eglino dessero
III, del passato assoluto.
Singolare.
Ego erim ( io abbia (
Ut tu petiv\ eris che ( tu abbi » chiesto
ds ertt egli abbia(
Plurale.
) Nos erimus noi abbiamo
Ut ) vos petiv ) eritis che ) voi abbiate )chiesto
“i. )erint | eglino abbiano )
DI LESSIGRAFIA LATINA 151
IV. del passato relativo anteriore.
Singolare
Egeo =, ssem io avessi
Ut tu petivi! sses che $ tu avessi chieste
îs sset egli avesse
Plurale.
chie-
Ut ) vos petivi è ssetis che ) voi aveste ‘n
) Nos SSEMULZ noi avessimo i
în ssent eglino avessero
Prima voce dell’ infinito PETERE, per la quale si
accenna alla risoluzione di una proposizione finita,
cui verbo è al presente 0 passato relativo tanto
del modo indicativo quanto congiuntivo.
Singolare.
Me ) io
te petere chiedere < tu
se ) egli
152 TRATTATO COMPIUTO vs
Plurale.
Nos noi
vos ) petere chiedere ) voi
se eglino
Le risoluzioni si faranno come a pag. 125.
Il. Voce petivisse per composizione, con la quale
st accenna alla risoluzione nel modo detto a pagi-
na 126.
Singolare.
Me ) ) io
le ) pettvisse aver chiesto ) tu
"se ) egli
Plurale.
No noi
vos ) petivisse aver chiesto ) voi
se, ) - | ) egline
Le risoluzfeni si faranno come a pig. 126.
4,
e.
tous
Df LESSIGRAMA LATINA 158
I. Cincorocuzione latina e italiana per alcune
soci, che accennano alla risoluzione di una propo»
str finita, il cus verbo è al Futuro assoluto 0°
relativo. Laden dad
Singolare.
Me) pr RI
te < 60886 pettturum _<qf
86 ) P - = chi ere egli
N08 \NO 0.0 dere noi
voe 6300 petituros CMece Der voi
eglino:
Il. Crrcorocuzione latina è ‘italiana per alcune
voci, che accennano alla risoluzione di una propo-
sizione finita, il cwi verbo dal futuro anteriore as-
soluto 0 relativo.
Singolare.
siva itato > Ss
per chiedere ) egli
° Plurale.
essere stati
per. chiedere
NP
Me
te )
ss )
fuisse petiturum
noi
voi
eglin
Noe) in
v0s bia petituros
se
154 TRATTATO GOMPIUTQ
ARTICOLO IV.°
INTORNO ALLA QUARTA FORMA DI VARIAZIONE
DEI VERBI REGOLARI IN 0.
1 verbi della quarta’ forma di variazione hanno
per caratteristica la vocale î lunga, onde l’ infinito
esce in ire, e la seconda voce dell’ indicativo in 48,
la prima del passato assoluto in ivi, il supino in itum
come audio, dis, ivi, ttum, ire.
II participio in ns fa in tens come audiens
Il participio in ndus fa in iendus come audiendus
Il participio in rus fa in îturus come audieturus
Il participio in us fa in ttus come auditus.
Quadro della quarta forma di
variazione.
| Tema —Audio, îs, ii, tum, ire, iens, itus, iendus,
îturus. sn
Modo della proposizione principale s detto
: Indicativo.
I. del tempo presente
Singolare.
‘ E90 ) #0 Io )o
tu aud ) is . $u od )îi
4800 it egli )e x
DI LESSIGRAFIA LATINA 15%. sa
‘ Pltrale.
Nos )imnus ÎNoi vd ) iamo
vos aud) stis voi ud ) ite
if ) unt . eglino. od ) ono
II. del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
Eg0 ) ebam Jo ° )wva
tu audìi ) ebas. tu udî )vi
ss ) edat egli ‘’’‘)#4
© Plutvale. |
Nos... sara Noi. ) vamo
vos daudî ) ébatif «voi. > tdi) vate.
zi ) ebant eglino ) vano
Ml. del passato assoluto, detto perfetto,
| Singolare.
Eg0 ) vi Io Dil
tu audi ) visti tu ud ) isti
is ) vit egli )?
Plyrale,
Nos )vimue Noi =‘) mmo
108 audi )-vistis voi ud )iste
si ) verunt vel vere eglino ) srono
156 TRATTATO ‘COMPIUTO
Lo stesso tradotto pel passato prossimo e presente
italiano.
Singelare.
Ego io ho )
tu audi ) visti ta hai ) udito
18 egli ha )
Plurale.
'Nos ) wimus ‘’’‘oi abbiamo )
vos audi ) vistis voi avete ) udito
ti ) verunt velvere eglino hanno )
{iV. del trapassato relativo, detto piucchè perfetto.
Singolare.
Ego ) eram Io aveva )
tu audiv ) eras 4u avevi >) udito
îs _) erat egli aveva )
Plurale
Nos ) eramus Noi avevamo )
vos audiv ) eratis voi avevate >) udito
tt ) erant eglino averano )
DI LESSICRAFIA LATINA 157
IV. Del futuro assoluto.
birilli
£90 ) am dio u | rò
du Gaudì )es tu ) udi ( rai -
îs )et . egli) ( rà
Plurale.
Vos ) emus < Noi I ) remo
vos audi ) eis xoi udì )rete
ti ) ent eglino — ) ranno
V. Del futuro relativo, detto Condizionale.
Singolare.
Ego )rem io ) rei
tu audî )res tu udi ) resti
18 ) ret egli ) rebbe
Plurale.
Nos ) remus Noi ) remmo
vos aud? )retis © voi udî ) reste
ti ) rent eglino ) rebbero
Singolare,
Eg0 ) ero io avrò )
‘u audiv )eris tu avrai ) udito
18 ) eri egli avrà )
14
158 TRATTATO COMPIUTO
Plurale.
Ios ) erîimus Noi avremo )
vos audiv ) eritis voi avrete ) udito
dî ) erint eglino avranno )
Singolare.
Ego ) ssem io avrei )
tu audiviî ) sses tu avresti ) udito
78 ) sset egli avrebbe )
Plurale,
Nos ) ssemus Noi ayremmo
)
ros audivi ) sseti8 voi avreste ) udito
ii ) ssent eglino avrebbero)
Di LESSIGRAFIA LATINA 159
Primo Modo della Proposizione Incidente,
detto Imperativo.
Variazione per desinenze etimologiche
e sintassiche
Del tempo pre.ente.
| Singolare.
Audi vel audito tu Odi tu
Audito vel audiat is Oda egli
Plurale.
Audiamus nos — Udiamo noi
Audite vel auditote vos Udite voi
Audiunto vel audiant ii —Odano eglino
Secondo Modo della Proposizione. incidente,
detto Congiuntivo.
I. del presente.
Singolare.
Ego ) am ) Io a
lt )tu audi ) as Che) tu od (a
18 (a
at egli
160 TRATTATO COMPIUTO
Plurale.
) Nos ) amus noi udì amo‘
Ut ) vos audi ) atis Che ( voi udì ate
) di ) ant eglino od ano:
Il. Del passuto relativo, detto imperfetto.
Singolare.
) Ego \ rem io ) 88ì
Ur ) tu Yaudi 7 res Chetu udì < ssi
)iîs8 ). ) ret egli ) 88€
Plurale.
Nos remus noi ) ssimo
Ut ) vos audi) retis che voi udì ) ste
Ù rent eglino ) ssero
Ill. del passato assoluto, detto perfetto.
\
Singolare.
) Ego ) erim io abbia )
Ut ) tu audiv ) eris che ta abbi ) udito
) ts ) eril egli abbia )
DI LESSIGRAFIA LATINA 161
Plurale.
) Vos )erimus ) noi abbiamo )
Ut ) vosatdiv) eritis che ) voi abbiate ) udito
) ti ) erint ) eglino abbiano)
IV. del trapassato relativo, detto piucchè perfetto.
Singolare.
) ego ) ssem io avessi ) 0
Lt )tuwaudivi) sses che ) tu avessi ) udito:
ts sset ) egli avesse )
Plurale.
) nos ) ssemus ) noi avessimo ©
Ut ) vos audivi) ssetis che ) voi aveste s
dI) ssent ) eglino avessero ) *
I. voce, per la quale si accenna alla risoluzione di
una preposizione finita, vedi pag. 125.
) me lo
Sing. ) te audire udire ) tu
se ) egli
nos ) noi
Plu. ) vos audire udire voi
88
162 TRATTATO COMPIUTO
II. voce, per la quale si accenna alla risoluzione di
una proposizione finita, vedi pag. 126.
Singolare.
Me ) i noi
te audivisse aver udito voi
se ) eglino
Plurale.
Nos ) noi
vos ) audivisse aver udito ) voi
se ) eglino
Prima circolocuzione latina e italiana per alcune
voci che accennano alla risoluzione di una propo-
. sizionefimta, il cui verbo è al futuro assoluto o re-
lativo.
Singolare.
Me ) «___Jio
te esse auditurum essere per udire ) tu
se ) ) egli
Plurale.
Nos ) noi
vos ) esseaudituros esscre per udire ) voi
se . eglino
DI LUSSIGRAFIA LATINA 163
Seconda Circolocuzione latina e ‘italiana per alcu-
ne vocr, che accennano alla risoluzione di una
proposizione finita, il cui verbo è al futuro assolu-
to 0 relativo, |
Singolare.
Me 10,
te | fuisse auditurum Essere stato per udire ‘ tu
se. egli
Plurale. ”
nos noi
vos ie audituros Essere stati por udire ‘ voi
se eglino
Le risoluzioni di queste voci e de’ verbi apparte-
nenti alle altre forme di variazione si facciano co-
me a pag. 129e 131 della variazione del verbo amo.
164 TRATTATO COMPIUTO.
ARTICOLO V.
()UADRO COMPARATO DELLE QUATTRO FORME DI VARIA-
ZIONE PER VEDERE LE RISPETTIVE LORO DIFFE-
RENZE.
1. amo, as, avi, atum, are amare.
2. Fleo, es, evi, etuwm, ere piansere.
3. Peto, 18, îvi, îtum, ere chiedere.
4. Audio, îs, ivi, itum, tre udire.
PARTICIPII CORRISPONDENTI.
. Amans, flens, petens, audiens.
. Amatus, flctus, petitus, auditus.
1
2
3. Amaturus, fieturus, petiturus, auditurus.
&. Amandus, flendus, petendus, audiendus.
Quadro di variazione.
PRIMO MODO DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE,
DETTO INDICATIVO.
I. Del tempo presente.
Singolare.
Amo ra ( 0
_ > fleo es et
Ego ( peto dh petis ( petit
audio audis ( audit
DI LESSIGRAMTA LATINA $65
Plurale.
rane 7 pr per
emus | etis e | flent
Nos ( petimus ‘9 \ petit potunt
audimus. auditis audiunt
H. del passito relativo, dettò imperfetto.
Singolare. ,
Amabam ( Amabas ( Amabat
E flebam flebas .. } flebat
go ( petebam \ petebas i petebat
audiebam —( vaudiebas —( ‘audiebat
Plurale.
Amabamus ( Amabatis ( Amabant
flebant
flebamus è flebatis da
Nos ( petebamus va petebatis = petebant
audiebamus . audiebatis audiebant
III. del passato assoluto detto perfetto.
Singolare.
pd Amavisti ( Amavit
evi flevisti .. / flevit
Ego petivi È ( petivisti ( petivit
audivi ( audivisti ( audivit
166 TRATTATO COMPIUTO
Plurale.
Amavimus ( Amavistis — ( Amaverunt
ae ( flevimus i ( flevistis si ( fleverunt .
petivimus petivistis petiverunt.
audivimus ( audivistis audiverunt
Composizione di amavi, flevi, petivi, audivi, ed eram,
per far intendere il trapassato.
Singolare.
( Amaveram amaveras ( Amaverat
Eao | fleveram fleveras is fleverat
9° \ petiveram petiveras ( petiverat
audiveram audiveras ( audiverat
Plurale.
Amaveramus Amaveratis (Amaverant
Nos fleveramus fleveratis .. (onere
0. petiveramus petiveratis petiverant
‘4 audiveramus ( audiveratis (audiverant i
Amabo
flebo
Ego ( petam
( audiam
Amabimus
Nos flebimus
petemus
audiemus
Sîngelare,
Amabis
É
flebis
petes
audies
Plurale.
( Amabitis
8 ( flebitis
petetis
| ( aydietis
DI LESSIGRAFIA LATINA 167
I, del future assoluto,
( Amabit
PO ( flebit
petet .
Audiet
flebunt
tent
( audient
Amabunt
ll. del futuro relativo, detto eondizionale,
ca
erem
Eg a ( peterem
audiren
( Serene” —.
eremus
Nos | peteremus *
( audiremus
Singolare,
( Amares
( fleres
peteres
Audires
. Plurale.
Amaretis
fleretis
peteretis
audiretis
( Amaret
fleret
is ( peteret
( Audiret
- ( Amarent
( flerent
peterent
( audirent
168 TRATTATO COMPIUTO
Prima composizione di amari, flevi,. petivi, ed ero,
per far intendere il futuro anteriore.
Singolare.
Amavero ( Amaveris { Amaverit
Lao ( flevero qui fleveris ; fleverit
9 petivero petiveris ( petiverit
audivere audiveris ( audiverit
Plurale.
Amaverimus ‘ ( Amaveritis ( Amaverint
fleverimus fleveritis .. ( fleverint
Nos der Sosa a
petiverimus ( petiveritis petiverint
audiverimus ( audiveritis ( audiverint
Seconda composizione di amavi, flevi, petivi, au-
vi ed essem per far intendere il futuro relativo an-
teriore.
Singolare
( Amavissem ( amavisses amavisset
Eqo \ flevissem ,,,( flevisses flevisset
g ( petivissem petivisses petivisset
( audivissem ( audivisses ( audivisset
Nes
DI LESSIGRAFIA LATINA 169
Plurale.
Amavissemus amavissetis - amavissent
flevissemus flevissetis: ..( flevissent
petivissemus ‘’’{ petivissetis petivissent
audivissemus. { audivissetis audivissent
PRIMO ‘MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE,
‘ DETTO IMPERATIVO.
Singolare.
Ama vel amato ‘© - { Amato amat (
fle vel fieto ‘ sso ( fleto vel fleat ( is
pete vel petito =’ ( petito petat (
audi vel audito ( audito ‘ audiat (
Plurale
Amemus ({’ amate este
Îeamus . flete etote
petamus ce petite ( vel petitote ( ai
audiamus ( audite { auditote (
15
170 TRATTATO COMPIUTO
Amanto ( ament )
flento ( fleant )
Petudto vel ( petaut )
audiunto «( audiant )
‘ SECONDO MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE ,
DETTO CONGIUNTIVO.
I. del tempo presente.
Singolare.
( col I ames ( amet
( fleam fleas .. ( fleat
Ul €90 | peram- ÎU ( petas #8 ( petat
( audiam ( audias. ( audiat
Plurale,
( amemus ametis ( ament
( fleamus fleatis .,,; ( fleant
Ut nos, ( petamos peo ( petatis deli ( petant
. ( audiamus < .{
audiatis ’‘’( audiant
DÌ LESSIGRAFIA LATINA 171
I. del passato relativo, detto imperfetto.
Singolare.
Pipbi | use ( amaret
erem fleres “. ( fleret
U ego peterem ' peieres i peteret
audirem ( uudires ( audret
Plurale.
Pai PA e ( QESRA
— fleremus eretle ( fierent
Ut noe ( peteremus pia peteretis Li peterenì
( audiremus audiretis audirent
é
172 TRATTATO COMPIUTO
Prima composizione di amavi, flevi, petivi, audivi,
e di erim per far intendere il passato', detto pre-
terito perfetto.
Singolare.
{ amaverim —( amaveris ( amaverito
U fleveriw ( fleveris . _., ( fleverit
€90 petiverim ( petiveris ( petiverit
( audiverim ( audiveris ( audiverit
Plurale.
( amaverimus ( amaveritis —( amaverint
( fleverimus voi ( fleveritis it ( fleverint
( petiverimus ( petiveritis ( petiverint
{ audiverimus ( audiveritis —( audiveriat
Ut nos
. DI LESSIGRAFIA LATINA
173
Seconda composizione di amavi, flevi, petivi, audivi,
ed essem, ‘per far. intendere il trapassato , detto
piuccheperfetto.
( 1 amavissem
( flevissem
Ue ( petivissem
( audivissem
( 1 amavissemus
Ur € flevissemus
( petivissemus
( audivissemus.
Singolare.
2 amavisses
. flevisses
petivisses
audivisses .
Plurale.
2 amavissetis
flevissetis
petivissetis
audivissetis
3 amavisset
flevisset
petivisset
audivisset
3 amavissent
flevissent
petivissent
audivissent
174 TRATTATO COMPIOTO
Voce dell’ Infinito, per la quale si accenna alla ri-
soluzione di una proposizione finita, il cui verbo è
al presente passato relativo, detto imperfetto, tanto
dell’ Indicativo quanto del Congiuntivo.
( amare
po ( flere
Se ( petere
(audire
Nos ( amare
( flere
— ( petere
( audire
Le risoluzioni si faranno come a pag.
Singolare.
amare
piangere
chiedere
udire
Plurale
‘amare
piangere
chiedere
udire
(tb
( tu
egli
Noi
eglino
125.
DI LESSIGRAFIA LATINA 175
Composizione di aniavi, flevi, petivi, audivi ed esse
per una risoluzione di proposizione fimta, il cui
verbo è al passato 0 trapassato tanto dell’ Indica»
tivo quanto del Congiuntivo.
‘ Singolare.
(‘amavisse —_ — (amato (;
Ho ( flevisse sue ( pianto . ( i
‘© ( petivisse | chiesto (._
Se | PEN! egli
( audivisse udito (
Plurale.
( amavisse —’( amato (|
Pia ( flevisse ATER ( pianto ( No
Seo ( petivisse ( chiesto ( Eolino
( audisse ._ ( udito ta;
Le risoluzioni si faranno come a pag. 126.
176 TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO VI.°
Det VERBI IRREGOLARI IN 0.
In quanto a variazione saranno regolari tutti i ver-
bi, che si uniformano in tutto al tipo di una delle
quattro forme di variazione esposte ne’ primi "quattro
articoli precedenti. Tutt'i verbi, che per qualsivoglia
ragione se ne allontanano, si terranno per irregolari.
La irregolarità può essere di diverse maniere. lo
la classifico sotto tre rispetti :
1. per difetto assoluto
2. per difetto relativo
3. per difformità in quanto a’ tempi a’ modi ed al
supino e quindia' participi e derivati.
61
De’ verbi irregolari per difetto assoluto.
In questa categoria comprendo tutti quei verbi, che
nell’ uso della lingua non si truovano adoperati in tut-
t i modi, o in tutti tempi, o in tutte le desinenze
indicative delle persone singolari e plurali. Tali sono
A seguenti, di cui io noto le sole voci correnti nel-
uso.
Aso io dico e Inguamio dico.
DI LESSIGRAFIA LATINA 177
Presente dell’ indicativo.
f
Singolare.
Ego aio inquam io dico
tu as -. .inques»:.@@ tu dici
8 ai inquit egli dice
Plurale
Nos » >» tinquimus o noi diciamo
8 2? ND » » » »
i atunt «—,inquiunt eglino dicono .
Passato relativo.
Singolare.
Ego aiebam » » n» 1 Îîo diceva
tu aiedbas » » » »' tu dicevi
is aicbat inquiebat egli diceva
178 #RATTATO COMPIUTO .
Plurale. .
Nos aicbamus » >» > noi dicevamo
v08 aicbatii » » » voi dicevate
‘i aiebant inquiebant eglino dicevano
Passato assoluto.
Tu aisti inquisti . tu dicesti
Futuro assoluto.
fu > » » înques tu dirai
i >» » » inquies egli dirà
Presente del congiuntivo.
Tu aias tu dica
Cc) aiat i °
Ut 8_&“. (Che egli dica
vos alate voi dic iate
i aan eglino dicano
Imperativo.
Ai e inque o inquito tu dica tu,
DI LESSIGRAFIA LATINA — 179
. Participio.
Ajens e inquiens dicente.
Memini, Odi, Novi e Coepi si variano nel seguen-
te modo. ©
Li
MoDo DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE.
1, pel tempo presente è passato assoluto.
Singolare
Ego memini io ricordo, ricordai, ho ricordato
Tu meministi tu ricordi, ricordasti, hai ricordato
Is meminit egli ricorda, ricordò, ha ricordato
Nos meminimus noi ricordiamo, ricordammo ,
abbiamo ricordato
Vos meministis voi ricordate , ricordaste, avete
ricordato
li meminerunt eglino ricordano , ricordarono ,
hanno ricordato,
180 TRATTATO COMPIUTO
IL del passato ‘e trapassato relativo.
Singolare.
Ego memineram io ricordava, ed avea ricordato
Tu memineras tu ricordavi ed avevi ricordato
Is meminerat egli ricordava ed avea ricordato
Plurale.
Nos memineramus noi ricordavamo ed avevamo
ricordato
Vos memineratis voi ricordavate ed avevate ricordato
Ii meminerant eglino ricordavano ed aveano ri-
cordato.
II. del futuro assoluto ed anteriore.
Singolare.
Ego meminero io ricorderò ed avrò ricordato
Tu memineris tu ricorderai ed avrai ricordato
Is meminertt egli ricorderà ed avrà ricordato
DI LESSICRANIA LATINA 181
° Plurale.
Nos memineriunis: neî ricorderemo ed avremo:
ricordato
Vos memineritis voi sioard orsi ed'avrete ricordato
Ii nane eglino ricorderanno ed avranno
T1C01 to. . : i
IV. pel fiuuro relativo; ed anteriore.
‘Stagélare. :
Ego meminissem io avrei
fu meminisses tu pie n cordato
is merminasset w avreb
Plurale.
Nos meminissemus noi avremmo ) i
vos meminissetis voi avreste . rieordato
ti meminissent. egli avrebbero
16
182. TRATTATO COMPIUTO
Modo Imperativo.
Memento vel. memineris DA ticorda tu.
Meminerit is ricordi egli ,
Meminerimus nos ricordiamo noi
Mementote vel meminerigis vos ricordate voi
Memainerint i ricordino eglino
“Mono. RETTO CONGIUNTIFO.
I. pel presente e ‘passato assoluto.
FORGRA TI
) Ego meminerim To io. ricordi ed abbia ricordate
Ut) tu memineris che tu ricordi ed abbi ricordato
) is meminertt che egli ricordi ed abbia ricordato
Plurale.
Nos meminerimus che noi ricordiamo ed abbia:
mo ricordato |
vos meminerttis che voi ricordiate ed abbiate
ricordato
tn meminerinti che eglino ricordino ed abbiano
ricordato
i
È
)
I
DI LESSIGRAFIA LATINA
Il. pel pussato ‘e trapassato relativo.
* Singolare.
Ego meminissem ‘ ‘ lo ticordassi ed avessi
tu meminisses che tu ricordassi ed avessi
is memumissee. egli ricordasse ed avesse
Plurale.
memimissemus che noi ricordassimo
ed beati ; i
meminissetts che voi ricordaste e
Ui kag aveste
meminissent che eglino ricordassero
ed avessero
- 183
dato
LU
Bani
$
fi
184 #7RATTATO COMPIUTO
Voci dell’ Infimito.
Me ) | io
te )meminisse ricordare ed aver ricordato er
se ì
CA
Plurale.
Nos noi
vos meminisse ani ed avere ) voi
se ricordato eglino
Le risoluzioni si facciano pe' ai 6 per tatt' i
passati pag. 125 e 126.
Alla stessa guisa si variano odi odiare, novi cono=
noscere, coepi cominciare.
DI LESSIGRAFIA LATINA 185
I seguenti sono usati in poche voci.
1. Cedo dà, di su. 2. Ave, aveto, avete, avetote,
buon giorno, il ciel ti salvi. 3. Salve sta sano. 4. Va-
le addio. 5. Apage e apagite andate via. 6. Quaeso
chiedo in grazia, quaesumus preghiamo. 7. Infit dice
o incomincia a parlare. 8. Defit manca e defieri man-
care. 9. Ovat gioisce, onde ovans antis chi si ralle-
gra. 10. Ausim, ts, it, che io osì ed oserò. ll. Fa-
co e farim, faris, farit, fazitis, farint che io fac-
cia e farò ec. 12. Forcm, es, et, ent, che io fossi e
sarei, onde i compesti afforem e deforem e Y' infinito
fore dover essere.
13. A questa categoria appartengono tutti verbi,
che si truovano usati alle sole terze desinenze, co-
me oportet bisogna, oportebat, oportuit bisognava
e bisognò. Aggiungansi 1 verbi che esprimono effetti
naturali, come tonat tuona , mingit neviga , fulgurat
lampeggia, pluit piove ec. licet è lecito, libet, lubet,
placet, piace ec. ec.
186 TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO II.
INTORNO A’ VERBI IRREGOLARI PER DIFETTO
RELATIVO E PER DIFFORMITA.
15. Edo, edis mangiare ha le seguenti varietà. —
-Ego edo io mangio, tu edis vel es tu mangi, is edit vel
est egli mangia. Plur. nos edimus noi mangiamo, ves e-
ditis vel estis voi maugiate, ti edunt eglimo mangia-
no. Variate allo stesso medo questa tempo del com-
posto comedo io mangio insieme.
Futuro relativo, e passato relativo del congiuntivo.
Ego ederem vel essem io mangerei , tu ederes vel
esses, ts ederet vel esset. Plur. nt0s ederemus vel es-
semus, vos ederetis vel essetis, i: ederent vel essent.
Imperativo.
Ede vel es, edito vel esto tu mangia tu, edito, vel esto
îs mangi egli.
Infimto.
Edere vel esse mangiare. Si variano allo stesso mo-
DI LESSIGRAFIA LATINA 187
do i composti comedo, eredo, in questi soli modi e
tempi. In tutto il resto sono regolari.
16. Volo, vis, volui, velle, volens, volere.
Presente dell'indicativo.
Ego volo, tu vis, is vult, nos volumus, vos vultis,
în volunt. |
Pusasto relativo di questo modo.
Ego volebam, né, at, amus, atis ant.
Passato assoluto.
Ego volui, isti, si imus, istis, erunt o ere.
Trapassato relativo.
Ego volueram, as, as, amis, atrs, ant.
Futuro assoluto.
Ego volam, es, et, emus etis, ent.
Futuro anteriore.
Ego voluero, is, it, imus, itis, int.
188 TRATTATO COMPIUTO
| Futuro relativo.
Ego vellem, es, et, emus, etis, ent.
Futuro relativo anteriore.
Ego voluissem, es, et, emus, etis, ent.
Del congiuntivo; tempo presente.
Ego velim, îs, ît, imus, iis, int.
Il passato relativo è simile al futuro relativo.
Passato assoluto di questo modo.
Ego voluerim, 18, it, imus, iis, int.
Il passato relativo anteriore è simile al futuro
relativo anteriore.
Infinito 1. voce velle, 2. voce voluisse.
17. Malo e Nolo sono due verbi composti, il pri-
ma da ma invece di magis e lo invece di volo , il
secondo da no invece di non e lo invece di
volo: il
primo significa volere piuttosto e il secondo non vo-
Te,
serv
DI DESGIIRATTA LATIIA
La loro variazione è come segue.
Mao. a Noso.. ....
MODO DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE,»
I. Del tempo presente.
Singolare.
Malo, mavis, mavult ©
Nolo, non vis, non vult
‘Plurale.
Malumuk, mavultis, malunt di
- Nolumus, non vultis, nolunt.
A, del passato relativo.
- Singolare.
Malebam = .malebas malebat
Nolebam nolebas © molebat
190 TRATTATO COMPUTO.
Plurale. |.
Malebatnus = malebatis —malébant
Nolebamus nolebatis nolebant
Il. Passato assoluto,
Singolare.
Malui maluisti maluit
Nolui noluisti ‘ noluit
Plurale.
Maluimus maluistis maluerunt
Noluimus noluistis noluerunt
IV. Del trapassato relativo.
Singolare.
Malueram, as, at, amus, atis, ant.
Nolueram as, at, amus, atis ant.
DI LEGSIGRAFIA LATINA 19%.
V. del futuro assoluto,
Singolare.
a es, et, emus, etis, ent,
VI. del futuro anteriore.
Dale } 18, it, -imus, itis, int,
VII. del futuro relativo,
Mallem )
Nollem )
es, et, emus, etis, ent,
Imperativo,
Malo n'è privo. Noli vel nolito tu non voler ta
Nolite vos non vogliate vol.
192 TRATTATO COMPIUTO
— Congiuntivo.
L Presente.
role 18, i, imus, its, int.
IL Passato relativo simile al' futuro relativo.
DL Passato assoluto.
Maluerim
Noluerim
I ‘dini it
IV. Trapassato unta simile al futuro relativo.
aa
ì dg di Malte e Nole.
2.* Voce Maluisse e noluisse.
Mancano le circolocuzioni pei futuri.
| DI ‘ERASIORADIA LATINA: 198 -
48. Fero, ara, suli, latuia, ferre, forons portare:
questo verbo è ‘irregolare, per difetto relativo e ‘per
difformità, poichè al presente dell’ indicativo ni varia,
fero, fers, fert, ferunus, fertis, ferunt.
Al passate relativo invece di ferrerebam fa ferebam.
Al passato :asseluto prende tuli a prestito da tolle.
Al futuro relativo fa ferrem invece di ferrerem.
All’ imperativo fa fer invece di ferre.
Al? infinito fa ferre invece di ferrere.
In tutto il resto segue la forma generale di yaria-
zione.
19. Eo, is, ivi, itnm, ire, iens, iterua, iendus,
eundus, andare.
| MODO DELLA PROPOSIZIONE INCIDENTE.
I. del presente.
Eo, is, it, imus, itis, eunt.
Il. del passato relativo.
î
Ibam, as, at, AMUS, atis, ‘ant.
Ul. del passato assoluto.
-
Ivi, ivisti, ivit, ivimys, ivistis, ei” ivere.
1
1%. TRAPTATO COMPIUTO ’
di del pOsERO: talativo anteriore.
lied: îs, at, amus, vu ant.
V. del futuro assoluto.
‘ -Ibo; is, , it, imus, itis, uni, # . |
Nel che è è donne dal tipo della quarta forma, —
sudo da
VI, “del futuro relativo |
.Irem; es et;;emus, etis, ent...
è
VII. del futuro .anteriore.
Ivero,. is, it, ‘mus, :itis, int.) > >"
Vill. del futuro DR anteriore,
à
a PRO i"
. Imperativa. <
RESI #1 o fee lag
I vel ito tu va tu > Lt.
uo 98 ‘ vada ci
ite vel itote vos andate voi.
eunto ti *° vadano egling
a_i N
DI ‘LESSIGRAFIA, LATINA 195
È Congiuntico. ;
I. del tempo presente.
Eam, as, ai amus, ati, ant. I
II. il passato relativo è simile al futuro
“a relatwo. |
i. del passato assoluto.
lverim, is, it, imus, itis, int.
IV. al trapassato relativo è simile al futuro relativo
SEE antertore.
Infimto.
1.3 Voce fre
2.* Voce ivisse.
19. Possum, prosum, adsum ec. -
Verbi composti da sum, di cui abbiamo data la va-
riazione a pag. 106 e segg. ‘ i
Possum è composto da pos invece di potis potente
e sum, onde vale io sono potente 0 posso: Prosum da
pro a favore vicino, onde vale giovare: adsum da ad
a o vicino, onde vale sono presente. -
196.
PRATTATO COMPO
MODO INDICATIFO. |
E. pel tempo presente.
Singolare
Possum prosum, . adsum
potes prodes ades
potest prodest adest
° Plurale.
Possumus == prosuntis’ adsumus
potestis prodestis —adestis
possunt ——prosunt adsunt
Il. Passato relativo.
Singolare...
Peteram proderam’ aderam
poteras proderas . aderas
poterat —— proderat aderat:
Plurale.
Poteramus: —proderamus —adezamus
poteratis proderatis aderatis
poterant proderant aderant
DI LESSIGRAFIA LATINA 197
Il. Passato issolalo: |
Singolare.
Potui | profui | “adfui Ò
potuisti profuisti ’adfuisti
potuit: : profuit. — adfuit
Plurale.
Potuimus: profuimus ’adfuinius
potuistis profuistis adfuistis
potuorunt ‘| -profuetutié . adfuerunt
IV. del trapassato relativo.
Potueram
profueram ) as—at, amus atis, ant
adfueram e
V. del futuro assoluto.
Potero )
prodero Li it, imus, itis, unt
ero l ‘
198 | TRATTATO COMPIUTO
VI. del futuro anteriore.
Potuero . )
profuero ) is, it, imus, itis, int
adfuere i so
- Vil. del futwro relativo. —
Possem a
prodessem ) es, et, emus, etis, ent
Pi Rae ga Mi 4
VII. del futuro relativo anteriore.
Potwissem: Yi
profuissem ) es, et, emus, etis, ent
adfuissem
— Imperativo.
Possum ne manca.
— Singolare
-Prodes prodesto Prodesto prosit i
ades adesto —‘ adesto adsit ‘5
Plurale.
Prodesto prodestote — Prosint ..
adesto adestote * *° adsint
DI LESSIGRAFIA LATINA 199
‘Modo’ del tongiuntivo.
I. del prasente.
rivi) PARINI
prosim ) is, it, imus, itis, int.
adsim ) I |
H. si passato relativo è simile al futuro relativo. i
SITI passato assoluto.
Potuerim
profuerim is, it, imus, itis, int.
adfuerim “)
IV. il îrapassato relativo è simile al futuro relativo
anteriore.
Infinito.
1.* voce. 2.* voce.
Posse Potuisse
prodesse | profuisse -
adesse adfuisse
| Allo stesso modo si variano tutti gli altri composti
di sum, come desum, Taesum, salvo le piccole dif-
ferenze, che risultano dalla composizione per l’eufonia,
200 TRATTATO COMPIUTO
ARTICOLO IL
n
INTORNO A°' VERBI IRREGOLARI PER DIFFORMITA’ DEI
TEMPI O PER DIFETTO DI SUPINI.
In questa categoria vanno tutti verbi, i quali non
serbano }’ uniformità al tivo delle quattro forme , le
quali regolarmente hanno il passato assoluto avi, evi,
ivi, e l supino azum, etum, tium. Or questi verbi
sono d’ infinito numero, è però che ne presentiamo
una lista, nella quale sì truovano notati anche quel-
li che difettano di supino. La loro irregolarità si rav-
visa dal passato e dal supino, all’ infuori di quattro,
cioè dico, duco, fac e fero, i quali anche all’ im-
perativo differiscono dagli altri, perchè invece di di-
ce, duce, face, fere, fanno dic, duc, foe, fer.
Lista de” verbif in 0 irregolari at paevato
ed ai supino.
À
Attin is igi ectum ere 3 attingere
aldisco Îs didici » ere 3 FAI
ago is egi actum ere 3 spirgere
adigo is egi actum ere È costringere
asto as astiti titum are l assistere
affrico as cui ictum are È stropicciare
admoneo es ni itum ere 2 ammomire
arceo es ui v ere 2 contenere
adhibeo es uî itum ere 2 adoperare
abstineo es uî entum. ere 2 astenersi |
admisceo es ui istum ere È? intramisshiare
appareo es ui itum ere 2 comparire
rbeo es uî ptum ere 2 inghiottire
assideo es edi essum ere 2 seder vicino
admordeoes èrdi orsum ere mordere
appendeo es endi ensum ere 2 pesare
arrideo es isi isum ere 2 arridere
ardeo es arsi arsom ere 2 ardere
adhaereo es aesî aesum ere 3 aderire
augeo esauri ctum ere È aumentare
202 LISTA DE’ VERSI IN © IRREGOLARI
adaugeo' es
algeo es
affulgeo es
arefacio ‘is
auzi
si
SÌ
eci
assuefacio i Is eci
afficio is
. abJicio is
adjicio is
allicio is
aspicio is
accipio is
abripio is
aperio is
arguo .is
acuo . 18
abluo is
alluo. is
assuo Îs
attribuo is .
adstruo ìs
affluo is
abnuo. is
annuo is
adscribo is
‘ accumbo. is
adduco is
abduco is.
abdico is
addico is
assuesco ls.
agnosco 1s
ascisco is
accresco is
ctuna
,
»
ere 2 aumentare
ere 2 agghiacciare
ere 2 apparire -”
actum ere 3 seccare * sù
actum ere 3. gvvezzare
ectum ere 3 disporre © —-
‘ectum ‘ere $ qittare
ectum ere 3 apporre --
ectum ere 3 allettare
ectum ere 3 guardare
eptum ere 3 pigliare
eptum ere 3 rapire a
‘eci
ecì
eci
exi
exi
epi
pui
rui ertum
gui © utum
ul utum
ui utum
ui » utum
ui utum
ul : utum
uxi uctum
uxi uxum
uo
ul »
psi ptum
bui bitum
«xi ctum
xi ctum
xi cium
xi ctum
evi etum
ovi otum
scivi tum.
evi etum,
ire 4 aprire 5
ere .3. arguire. -
ere è aguzzare
ere 3 lavare
ere 3 allagare
ere 3 cucire.
ere 3 attribuire
ere 3 fabbricare
ere 3 abbondare
ere 8 far segnodi no
ere 3 far segno di sì
ere 3 ascrivere. sr
ere 3 coricarsi vicino
ere 3 addurre — —
ere 3.menar va
ere 3 libergre...,
ere 3 addire li
ere 3 assuefarsi
ere
ere
ere
3 attribuirsi
è accrescere ....
3 conoscere >
wi »
Po A Ps" 4 #5. .;, #4: _. îodfî è®> dee -—_deer Fo [au £
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Lissa DE veRB] 15 0 1nascoLani. 209.
ardesco is arsi. arsum ere 3 ardersi Se
accende is di ensum ere 3 accendere ©
apprehendo is di sum ere 3 apprendere ©
ascendo is di ‘sum ere d salire —.
attendo is di tum ‘ere 3 essere attento
assideo es edi essum ere 3 assiders
addo is addidi ditum ere 3 aggiungere
abdo is ahdididitum ere 3 nascondere
abscondo is didi ditum ere 3 nascondere
accido is idi isum ere 3 troncare
alludo is usi usum ere 3 alludere
allilo is isi isum’‘ere 3 rompere co
abstrudo is usi usum ere:3 cancellare |
abrado is asi asum ere 3 nascondere
arrodo is osi osum ere 3 dentichare
applaudois usi usum ere 3 applaudire
accedo is essi essum ere 3 accostarsi i
abscedo is essi essum ere 3 allontanarsi
abscido is di isum ere 3 troncare
accido is di © -. ere 3 avvenire.
adjungo is nxinetum ere 3 unirsi ad. alcuno
affligo is ixi. ictum. | vere 3 afhggere: doni
arrigo is exi ectum ere 3 alzarsi
assurgo is rexirectum. ‘ere 3: farsi ritto
affigo is ixi ictum ere 8 affigere i a
appingo is'ipxi‘metum. ere 3 apporre ”
astringe is inxi ictum ere 3 obbligare
attingo is inxi‘inetum. ere 3 cavare
abigo isegi actum ere 3 spingere wa
ambigo is egi actum’ ere 3 dubitare
allego is egi ecium ‘ere.3 assoziware :
aspergo is ersi ersum - .ere.3 aspergere asi
abstergo is ersi «ersum » ‘are :3 asciugare
204 = AIA9rA DE VERBI IN © IRREGOLARI
attraho is axi actum ere 3 attrarre
abstraho is axi actum ere 3 astrarre
advehe is exi ectum ere 3 trasportare
aecelo is olui ultum ere 3 abitar vicino
5
bibo is bibi bibitum ere 3 bere >
benefacio is eci actum ere 3 beneficare
C
cado is ceeidi .casum ere 3 cadere s:
caedo is cascidi cnesumere 3 troncare
cano is cecini eantum ere 3 cantare
CUITO is cuc@rri: Cur-
sum ene 3 correre
Concurre is eneurri ur-
sum ere 3 concorrere.
contingo is igi —contae-
tum ere 3 talervenine
circumdo. as dedi datum are 1 cincondare
consto as stiti stitum are 1 costare
cubo as cubui itum ese l appoggiarsi
consono as nui itum ane Ì consonare
crepo as crepuiì ituz are 1 brure n
Ta
LISTA DE’ VERBI IN 0 IRREGOLARE 205
concrepo as pui pitum are l scoppiare
conteno as ul
commoneo es uil
coerceo es ui
carco es ui
cohibeo es ui
tentineo es ui
commisceo es ui
censeo es ui
condoceo es ui
clareo es ui.
. condoleo es ui
caleo es uì
complaceo es ui
convaleo es ui
compareo es ui
censideo es edi
“ensum
itum are 1 tonare in più partì
itum ere 2 avvertire SR
itum ere 2 raffrenare
» ere 2 esser privo
. itum ere 2 frenare
entum |
ere 2 contenere
stum ere 2 mescolare
ere 2 giudicare
"oetum
ere 2 insegnare
» ere Z Esserchiaroperfuma
itum ere 2 condolersi
» ere 2 esser caldo
citum ere 2 compîacersi
itum ere 2 pigliar vigore
itum ere 2 compartre
essum
ere 2 sedere insieme
contorqueo es orsi ortum
colluceo es uxi
ere 2 avvolgere
» ere 2 lucere insieme
calefacio is eci actum ere 2 scaldare
commonefacio is eci actum
ere 3 avvertire
conficio is eci ectum ere 3 fare insieme
conjicio is eci ectum ere 3 gettare insieme
circumspieio is exi ectum ere 3 guardare intorno
confodio : is odi ossum ere 3 scavare
capio is cepi captumere 3 pigliare
corripio is pui epium ere 3 riprendere
18
206 LISTA DE’ VERBI IN 0 IRREGOLARI
concipio is epi eptum ere 3 concepire i
cocpio is coepicoeptum
ere 3 cominciare
concutio is ussi ussum ere 3 battere si
comminuo is ui utum ere 3 trinciare
construo is uxi uctum ere 3 fabbricare
confluo is uxi uxum ere 3 confluire
corruo is ui utum eré 3 rovinare insieme
congruo is ui » ere 3 combaciare
combibo is bibi bibitum
ere 3 bere insieme
circumscribo is psi ptum ere 3 circoscrivere
conscribo is psi ptum ere 8 coscrivere
connubo' is psi ptum ere 3 maritarsi
conduco is uxi uctum ere 3 condurre
circumduco is uxi uetum ere 3 condurre intorno
condico is xi cetum ere 3 denunziare
conquinisco is exi > ere 3 abbassarsi
compesco is cuì scitum ere 3 fermare
cognosco. is ovì itum ere 3 conoscere
conscisco ìs ivi itum ere 3 ordinare |
Concresco is evi etum ere 3 crescere ‘insieme
cresco ìs evi etum ere 8 crescere
calesco. is ui » ere 3 riscaldarsi
cudo ls cudi cusum ere 3 coniare
cando ìs candi cansum |
ere 3 scintillare
comprehendo is di sum ere 8 comprendere
conscende is di sum ere 3 salire
comedo is di esum<e--
stum ere 3 mangiare
contundo is udi usum ere 3 ammaccare
contendo is di sum ere 3 contendere ò
LISTA DE’ VFRBI. IN 0 IRREGOLARI 207
consido is edi essum ere 3 fermarsi
credo is credidi credi- -
| tum ere 3 credere aa
condo is condidi con-
ditum ere 3 fabbricare
coufundo is udi usum ere 3 confondere
conscindo is idi issum ere 3 dividere
collido is idi ‘isum ere 3 offndere
claudo is udi usum ere 3 chiudere.
corralo is asi asum ere 3 rad:re in-ieme
‘corrodo is osì osum ere 3 corrodere
concedo is essi essum ere 3 concedere
concido is concidi conci-
sum ere 3 tagliare
circumeido is cidi cisum ere 3 tagliare intorno
concido is idi » ere 8 morire
configo is ixi ictum ere 8 conficcare
consurgo is surrexi sur-
rectum ere 3 levar 80
confligo is lixi lictumere 8 battere
conjungo is junxi junctum
l ere 3 congiungere
cIingo ‘ is cinxi cinctum
i se ere 3 cingere »
costringo is inxi ictum
pae di ere 3 costringere
confingo is ìixi ictum I
l sn ere 3 fingere
contingo is igi actum
ere 8 accadere
compingo is inxi inctum
ere 3 ficcare
confringo is egi actum
ere 3 rompere
208 LISTA DE’ VERBI IN O IRREGOLARE
detondeo es detondi on-
sum ere 2 tosare.
disco is didiei » ere 3 imparare
dico is dixi dictum ere 3 dire
e -posto is depoposci peo
e 3 domandare can istar-
za
do as dedi datum are 1 dare
disto as distiti » are 1 distare
decubeas decubui bitum are 1 ammalare :
domo as domui domi-.
tum are 1 domare
dissonoas dissonui sonitum
are 1 dissonare
dimico as dimicui atum are 1 combattere
cefrico as defricui frictum
are Î nettare
deseco as desecui ctum are 1 tagliuzzare
deterreo es terruì territum
ere 2 spaventare.
debeo es bui bitum ere 2 dovere
doceo esdocui doctum |
ere 2 insegnare
detineoes detinui tentum ere 2 trattenere
distineo esstinut stentum
i ere 2 frastornare
dedoceo es ocni octum ere 2 disimparare
deliqueo es ul >» ere 2 liquidare
doleo es uì - itum ere 2 dolersi
|
LISTA DE VERBI IN 0 IRREGOLARI
209
displiceo es ui itum cere 2 daispiacersi
depasco is avi astum ere 3 pascere
desuesco is evi etum ere 3 disusarsi
descisco is ivi itum ere 3 ribellare
decresco is evi etum ere 3 decrescere
dispesco is cui scitum ere 3-separare
dehisco is » » ere 3: spalancarsi
dispando is di sum ere 3 spandere
descendo is di sum ere 3 discendere
deprehendo is di sum ere 3 coghere
defendo is di sum ere 8 difendere
dependo is di sum ere 8 pesare ©
distendo is di sum ere 3 stendere
detendo is di sum ere 3 allentare %
divido is divisi divisum
ere 3 dividere.
dedo is dedi deditum ere 3 arrendere
diffindo is idi isum ere 8 schiantare
deludo is usi usum ere 3 deludere.
destrudo is usi usum. ere 8 cacciare
decido is idi isum: ere 3 decidere
decedo is essi essum ere 8 decedere
discedo is essi essum ere 3 partirsi
disjungo. is junxijunctum
ere 3 disgiungere
dirigo is exi ectum ere 3 dirigere
distinguo: is inxi inctumere 3 distinguere . .
defigo is ixi ictumere 8 fissare
depingo is inxi inctumere 3 dipingere
destringo’ is inxi ictumere 3 svellere
distringo' is inxi ictumere 3 distringere
depango’ is nxi actum ere 3 ficcare in terra
210 LISTA DE’ VERBI IN O IRREGOLARI
defringo is egi actum ere 3 rompere
dego is egi » ere $ menare
deligo is egi cctum ere 3 sceghere
‘ diligo is exi ectum ere 3 portare amore
deliteo es ui >» ere 2 nascondersi
derideo es » >» ere 2 deridere
dissideo es » » ere 3 stare in discordia
dependo is di sum ere 3 dipendere
despondeo es ondi onsum ere 3 promettere
detergeo es si ersum ere 2 mondare
dissuadeo es asi asum ere 2 dissuadere
detorqueo es si tum ere 2 stiracchiare
distorqueo es si tum ere 2 sconvolgere
diluceo es xi .» ere 2 dischiarire
deficio is eci ctum ere 3 venir meno
dejicio is eci ectum ere 8 atterrare
despicio is exi ectum ere 3 disprezzare
defugio is gi gitum ere'8 schifare
diffugio is gi gitum ere 3 svamre
defodio is ossi ossum ere 3 sotterrare
decipio is cepi ceptum ere 8 ingannare
diripio is ripui eptum ere 3 togliere
decutio is ussi ussum ere 3 far cadere
discutio is ussi ussum ere 3 discutere
diluo is ui utum ere 3 dilavare
diminuo is ui utum ere 3 diminuire.
destituo is ui utum ere 8 dastituire..
dispuo is ui utum ere 3 sdrucire
distribuo is ui utum ere 3 distribuire
destruo is uxi uctum —-ere 3 distruggere
defluo is uxi uxum ere 3 cascare
diruo is ui utum ere 3 rovinare
LISTA. DE' VERBI.IN 0 IRREGOLARI 211
describo is psi ptum ere 3 descrivere |
discumbo is bui bitum ‘ere 3 sedersi a tavola
duco is xi ctum'— ere 3 dedurre.
deduco is xi ctum © ere 3 dedurre.
dedisco is didici » - ere 3 disimparare.
dispungo is upxi unctum ere 3 cancellare
dispergo is ersi ersum ere 3 dispergere
demergo is ersi ersum ere 3 affondare
detergo is ersi sum ere 3 mondare
detraho îs xi ctum ’. ere 3 diffalcare
E
excurro is curri cursum ere 3 trascorrere
effringo is egi actum ere 3 infrangere
exto as extiti titum are l soprastare
excubo as bui bitum are 1 farela scolta
edomo as ui itum are 1 domare
emico as ul ) are 1 zampillare
exerceo es ui citum ere 2 esercitare
exterreo es ui itum ere 2 spaventare ,
exibeo es ui bitum ere 2 esibire
emineo es ui » ere 2 essere eminente
emoveo es ovi otum ere 2 smuovere ©
exorbeo es bui ptum ere 2 trangugiare
elugeo es xi ctum ere 2 compiere il lutto
emulgeo es xi ctum . ere 2 premere
effulgeo es sì » ere 2 fiammeggiare
eluceo es xi » —»——’ere 2 esser chiaro
efficio is eci ectum . ere 3 menare
ejicio is eci ectum ere 3 gittar fuora
212° LISTA DR vERBI IN O IRREGOLARI
elicio is uì itum
effugio is gi itum
effodio is odi ossum
excipio ìs epi eptum
excutio is ussì ussum
exuo is ui utum
exacuo ìs ui utum
eluo is ui utum
effluo is uxi uxum
eruo is ui utum
expuo is ui »
ebibo is bibi tum
exscribo is psi ptum
enubo ìs psi ptum
edico is ixi ictum
educo is uxi uctum
excresco is evi etum
exposco is poposci itum
edisco 1s didici
erubesco is » »-
exscendo is di sum
expando is di sum
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
edois velesdisum vel estum ere
expendo ìs di sum
extendo is di sum
edo is di itum
effundo is udi usum
excido is di »
excido is di sum
emungo is unxì netum
erigo is exi ectum
extinguo is inxi inctum
_exungo is xi nctum
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
ere
3 cavare
3 campare
3 scavare
3 prendere
3 scuotere
3 spoghare
3 aguzzare
3 lavare
3 svanire
3 svellere
3 sputare
3 bere a fondo
3 comare
3 maritarsi
3 ordinare
3 alzare
3 ingrandire
3 domandare
3 imparare.
3 arrossirsi
3 smontare
3 spandere
3 mangiare
3 pesare
3 distendere
3 dar fuori
3 versare
3 cadere
3 mozzare.
3 forbire
d ergere
3 spegnere
3 ungere
Ù
LISTA DE’ VERBI ÎN O IRREGOLARI
exurgo is rexi rectum
expingo is xì ctum
effingo is xì ctum
effringo is egi actum
exigo is egi actumo
eligo is egi ectum
expungo is .unxi unctum
emergo is ersi ersum
emolo is luì itum
eccolo is lui ultum
excello is ellui elsum
evello is elli ulsum
expello is uli ulsum
expromo is mpsi mtum
eximo is emi emtum
exprimo is essi essum
expono is osui ositum
excerpo ìs erpsi erptum
excalpo is psi ptum
exculpo is psi ptum
erumpo is upi uptum
excoquo is xi cium
effero ers extuli latum
egero is essì estum
excurro is cucurri cursum
exuro is ussi ustum
emitto is isì issum
everto is ti sum
existo is extiti titum
ere 3 levar su
ere 3 copiare
ere 3 ritrarre
ere 3 spezzare
ere 3 esigere
ere 3 scegliere
ere 3 cancellare
ere 3 emergere
ere 2 tritare
ere 3 coltivare
218
ere 3 esser eccellente
ere 3 stirpare
ere 3 spellere
ere 3 palesare
ere 8 metter fuori
ere 3 esprimere
ere 3 esporre
ere 3 strappare
ere 3 grattare
ere 3 incidere
ere 3 rompere
ere 3 discuocere
ere 3 portar fuori
ere 3 portar fuori
ere 3 scorrere
ere 3 divampare
ere 3 mandar fuori
ere 3 distruggere
ere 3 esistere
214
Facio is eci actum
frango is egì actum
frico as cui ctum
floreo es ui »
fidejubeo es ussiì ussu
fulgeo es sì. »
frigeo es gui »
fugio is gi gitum
fodio is odi ossum
fluo is uxi uxum
fatisco is » »
fido is di sum
findo is indi issum:
fudo is fudi sum
frendo is di nsum
figo is xi ctum
Glisco is» »
glubo is bi itum
”
LISTA DE’ VERBI IN 0 IRREGOLARI
F
ere 3 fare
"”
ere 3 fiaccare
are 3 stropicciare
ere 2 fiorire
ere 2 assicurare
ere 2 risplendere
‘’ ere 2 aver freddo
ere 3° fuggire
ere 3 zappare
ere 3 scorrere
ere 3 rompere
ere 3 fidare
«ere 8 fendere
‘ere 3 fondere
ere 8 schiacciare
| ere 3 fiocare
G
ere 3 crescere
ere 3 scorticare
LISTA DE’ VERBI IN 0 ‘1RRLGOLARI
Habeo es ui itum
haereo es haesi haesum
hisco is _ » >»
hebesco is » »
herbesco is » »
horreo es ui itum
horresco is » »
Impendo is di sum.
Jacio is jeci jactum
‘ Insto as ingtiti titum
incubo as cubui cubitum
insono as ui itum
increpo as ui itum
intermico as ui »
intono as ui itum
infrico as ui ctum
interseco as ui ctum
inhibeo es ui itum
immisceo es ui istum
intermisceo es uì istum
immineo es ul »
invaleo es ui fitum
incaleo es uì ilum
indoleo es ui itum
invideo es di sum
215
H
ere 2 avere
ere 2 dubitare
ere 3 sbadighare
ere 3 esser ottuso
ere 3 inerbarsi
ere 3 inorruire
ere 3 inorridire
ere 3 spendere
ere 3 gittare
are Î far istanza
are 1 appoggiare
are Î rimbombare
are 1 gridare
are 1 tralucere
are 1 intonare
are f fregare
are 1 uccidere
ere 2 vietare
ere 2 mescolare
ere 2 frammischiarsi
ere 2 essere imminente
ere 2 ‘invalorire
ere 2 riscaldarsi
ere 2 affligersi
ere 2 invidiare
216
insideo es edi essum
îrrideo es sì sum
inhaereo es si sum
jubee es ussi ussum
indulgeo es si tum
impendeo es di suna
illuceo es xi »
înficie 18 eci ectum
interficio is eci ectum
injicio is eci ectum
interjicio is eei eetum
inspicio is exi ectum
incipio ìs epi eptum
încutio is ussi ussum
induo is ui utum
imbuo is ui utum
instituo is ui ntum
irruo is ui
inspuo is ui v
ingruo is ui »
innuo is ui »
imbibo is bibi bibitum
inscribo ‘ìs psì ptum
ineumbe is bui bitum
innubo is psì ptum
induco is xi ctum
iudico is xi ctum
interdico is xi ctum
ico is ici ictum
ignosco is ovi otum
internosco is ovi otum
induresco i$ » »
ere 3
LISTA DE' WERBI IN O IRREGOLARI
ere 2 appostare
ere 2 beffare
ere 2 appiccare
ere 2 comandare
ere 2 condiscendere
ere 2 soprastare
ere 2 schiarire
ere 3 infettare
ere 8 uccidere
ere 3 gittare
ere 3 interperre
ere 3 guardar dentro
ere 3 cominciare
ere 3 scuotere .
ere 3 vestire
ere 3 inzuppare
istituire
ere 3 rovinar dentro
ere 3 sputare
ere 3 soprastare
ere 3 far cenno
ere 3 inzupparsi
ere 3 intitolare
ere 3 appoggiarsi
ere 3 maritarsi
ere 3 indurre
ere 3 imporre
ere 3 vietare
ere 3 ferire
ere 3 perdonare
ere 3 distinguere
ere 3 indurare
csEIsta De veasi iN ‘6 farecoLanI * ‘217
imeudo is di.eum ‘ ‘.ere’B:-coniare
incendo sis di msm « c'vere 3 incendiare
intendo is di sum ere 3 intendere
insido is «edi -essum ere 3 seller su
indo is didi ditum gere 3 imporre
infundo is di sum ere 3 spargere
illudo is di sum ere .3 deffare
Allido is di sum . . ere 3 offendere.
includo is di'sum’’ È © ‘ere 3 includere
intrudo is-si sim © * ‘ (ere 3 inîrudere.
invado is sfsum ’ © * ère 8 invadere ,
- rintido is ilî‘ssim ‘’ © ’ ere 8 cader sopra
incedo is essi‘essum ere 3 incedere .
intercedo is ‘essi essum' ere 3 tnterporsi
incingo is wi: nétum | ci, ere 3 incingere, |,
iungo is'xì ctùm ‘.’ ere 3 giungere .
intingo is ftî'mettm . © ere.3 intingere
inungo is xi ncetum .' ' ere 8 ‘ungere
insurge is ‘teri ctim. ere 3 insor
infingo is xi-etum° > ere 3 ficcar dentro
ampingo #8. egi” actum* ‘ere 3 urtare ,
infringo is: egi-actum © ere 3 frangere.
intelligo is exi ectim ‘ere 3 intendere.
inspergo is :si-sum’ ‘’ ‘ ‘ere 3 spargere
immerge is si sum ere 3 immergere
imveho is exi ectum ere 3 urtar dentro
incolo i uì ultum .ere 3 abitare
impello is uli ulsum ere 3 spingere
ingemo is vi itum ere 3 gemere
insumo is umsi umtum ere 3 spendere
interimo is emi emtum ere 3 uccidere
incino is inui entum ere 3 cantare
impono is esui esitum ere 3 imporre
19
(218. Lista DE WERBI IN 0 manconARI
interpono is osui esitam ere $ interporve
illino is ivi itum pre 3 impiastrare
L i
labo is » » ere 1 scivolare
lavo is avi tum ‘0 lautung are 1 lavare
liqueo is cuì » ere 2 li
liceo es cui citun . ere è esser vendo è all'in mne
canto
lateo es ui ‘n ù S star nascoste i
lugeo es xi ‘tuvtum * langere ..
luceo es xi # pae 2 ucere
labefacio is veci “atomi . ere 3 STMUOVENE
liquefacio îs ecì actun ere 8 lguefare
luo is ui » |. pre. Ha fio
lambo is ambi » =. ere$
lIabasco î8 ». » . ere 3 esagre pane
lapidesco is.» ere 3 impietrire
ludo is usi usum | | ere 3 giocare
laedo is aesi aesum ere 3 offendere
‘risva va'-varni IN 0 mmnegeari = “249
M ;
Mordeo es momordi..mor-
sum ere 2 mordere
moneo es nuvi itum ere 2 ammonire
mibceo es ui isium ere 2 mescere È
mineo es ui v(ne'composti) ere 2 soprastare
mereo'es ui itum. © ere 2 meritare
maneo es sì ansum © ere 2 rimanere
mulceo es si-xì-ctum-inm ere 2 linificare
mnlceo es xi ctum: ‘ ere 2 mugnere
minuo is ui utum “ ere 3 minorare
metuo is ui >». ‘ ere 3 temere
mitesco is »...>».. . ere 3 mitigarsi
mando is di sim =‘ ere 3 masticare
mungo is xi ctum :° ere 8 nettar il nasò
e N
Noceo es ui itum ere 3 nuocere
nubo Îs pei pium ere 3 maritarai
nosco is ovi otum ere 3 conoscere
220. LISTA DE'-VERBI IN 0.IRREGOLARI.
s
(95
Occida: is di asum ere 3 morire
occide is di sum , ere 3 uccidere
osténdo is. di sum. ere 3 mostrare
obste as stiti itum. are 1 reststere
oceubo aa ui ium ——are È eoricars €‘
obtineo es ui entum — ere 2: ottenere
oleo es ui itum-etum: ‘ ere 2 olîre
obeleo es ui itum.. . ere 2; olfre
obsideo: es edi essum ere 2 assediare ‘
obmordeo is ordi orsum. ere 2 mordere
officio is eci » °° .—.—. . ere 3 nuocere
objicio is eci ectum ——, ere 3 opporre! ©
occipio is epi eptum ‘’ ere 3 cominciare: ©’
obstruo: is uxi ctum.—ere 3 turare
obruo is ui ‘utum «—_’‘’ ere 3 coprire
obnubo. is psi ptum ere 3 coprirsi.
obduce is uxi uctum. ere 3 menare
oppando is di sum. _ ere 3 esporre.
offendo is di sum ere 3 offendere
obtundo is udi usum ere 3 rendere ottuso
oppedo is di sun.‘ -. ere 3 burtarsi .
obside is edi essum: . . ere 3 sedereettorna .
offunde is udi usum .. ere 3 versare.
LISTA DE' VERBI IN 0 IRREGOLARI = 221°
Pi
Pendeo es pependi ensum ere 2 pendere
pendo is pependi ensum ere 3 pesare
posco is popasci are 3 domandare
praecurro ìs urri ursum ere 3 prevenire
pungo is pupugi-upxi unotwin © na
| ere 3 pungere
procurro is urri ursum' -ere 3 correre innanzi
perficio is eci ectum . ere 3 fimre |
pessundo as edi atum are / pertcolare
praesto as titi titum are Î prestare
procubo as cubui ubitum are / snchinarsi
perdomo as uì itum are / domare
persono as ui itum are 1 rimbombare
perterreo-es ui itum ere 2 spaventare
perhibeo es ui itum. ere 2 esporre
probibeo es ui itum ere 2 protbire
pertineo es ui entum. ere 2 appartenere
permisceo es ui istum: ere 2 mischiar bene
praemineo es'ui »° ‘ere 2 vantaggiare
promineo es: ui » ere 2 sporgere
palleo es ui » ere 2 impallidire
pateo es ui. » ere 2 essere aperto
polleo es ui » ere 2 valere
praepolleo es ui » ere 2 aver maggior forza
praevaleo es ui itam ere 2 essere da più
praemereo es ui itun ere 2 meritare innanzi
praebeo es ui itum ere 2 dare
peroleo es vi item ere 2 olire melto
323
prandeo es di sum
praevideo es di sum
provideo es di sum
praesideo es edi essum
permaneo es nsì nsum
persuadeo es si sum’
LISTA DE’ VERBI IN_0 IRREGODARE
ere 2 pranzare
ere 2 prevedere
ere 3 provvedere
ere 2 presiedere
ere 2 durare
ere 2° persuadere
LERUA es si-xi sum-ctum
prolugeo es xi ctum
perfrigeo es xi »
proficio is ecì ectum:
projicio is eci ectum:
pellicio is xi ectum.
perfugio is gi itum
perfodio is odi ossum
praecipio. 19 pi eptum
protipio Is epi eptum
pario is peperi. partum
percutio is ussi ussum
polluo is ui utum
prostituo is ul utum.
perfluo is uxi xum
pluo is vi »
proruo is ui utum
praemetuo is ul »'
praeseribo is psi ptum
proscribo is tini ptum.
procumbo is bui
perduco is xi ctum
produco is xi ctum
praedico is xi cum:
pasco 1S avi astumo
praenosco 18. ovi tum. —
bitum.
ere 2 raddolcire
ere 2 piangere
ere 2 intirizzire .
ere 3 profittare
ere 3' buttàre
ere 3 zimbellare
ere 3 fuggire
ere 3 forare
ere 3 comandare.
ere 3 fuggire ©
ere 3 partorire:
ere 3 percuotere:
ere 3 violare
ere 3 prostituire
ere 3 scorrere: -
ere 3 piovere
ere 3 abbattere
ere 3 temer molto:
ere 3 ordinare
ere 3 proscrivere
ere 3 cadere
ere 3 condurre
ere 3 produrre —
‘ere 3 predire
‘ere 3 pascere
ere 3 preconoscere
propando is di sum
pando is di sum
prehendo is di sum
perpendo is di sum
protendo is di sum.
prodo is didi tum
praetendo is di sum. ;
portendo is di tum
pertendo is di sum
profundo is udi sum
perdo is didi tum
pervado is asi asum
plaudo is si sum
procedo is essi essum
praecedo is essì essum
praecido is isi isum
praecingo is inxi inctum
porrigo is exi ectum
praestinguo is inxi inctum
perungo is unxì unctum
pergo is rexi rectum ©
plango is anxì ctum
pingo is xi ctum
perstringo is xi ctum
ere 3 palesare
ere 3 aprire
ere 3 prendere
ere 3 pesare
ere 3 stendere. -
ere 3 tradire . —
ere 3 pretendere
ere 3 pronosticare
«ere 3 finire
ere 3 spargere >
ere 3 perdere.
ere 3 penetrare
ere 3 applaudire
ere 3 procedere
ere 3 precedere
ere 3 troncare
ere 3 cingere
ere 3 porgere
ere 3 adombrare
923
ere 3 ungere tuto:
ere 3 andare
ere 3 piangere
ere 3 pingere:
ere 3 abbagliare:
pango is pepigi pactum ere 3 pattuine
-
’ bi x f
" è
‘ » r
; .
M »
quiesco is quievi etum ere 3 quietarsi
Remordeo es di stim
respondeo es di sum
Tecido is di asum
rescindo is di ssem
recludo is si sum
rado is sì sum
rodo is si sum
recedo is essi essum
recido is isi isum
rego is xi cturà
resurgo is exiì etum
refigo is xi xum
repango is xi ctum
redigo is egi actum.
relego is egi ctum
repungo is.unxi ctum
retraho is axi actum.
recolo is olui ultum
recello is» ))
revello is elli-ulsi ulsum
repello is uli ulsum
refello is elli »
resumo is umsi umtum
redimo is emi emptum
rcprimo îs essi essum
recino ìs nui entum
repono is suì ‘situna.
relino is ivi itum
LISTA DE' VERBI IN Q IARRGOLARE
‘ere 2 rimordete
ere 2 rispondere
ere 3 ricadere
ere 3 rompere
ere 3 chiudere
ere 3 raschiare .
ere 3 rodere
ere 3 alienarsi
‘ere 3 tagliare
ere 3 reggere
ere 3 risorgere
ere 3 ficcare
ere 3 ficcare
ere 3 ridurre
ere 3 rileggere
ere 3 rimbeccare
ere 3 ritrarre
ere 3 rimembrare
‘ere 8 abbassare
ere 3 strappare .
ere 3 ricacciare
ere 3 rifiutare
ere 3 ripigliare
ere 3 riscattare
ere 3 reprimere
ere 3 rimbombare
ere 3 riporre
ere 3 sturare
LIsga.DE VERRI i o 2naecona =—2285
relinquo is iqui ictum , ere 3 lasciare: |. < «.»
recurro is Urri ursym . ere 3 ricerrere: <<
reviso' is isi sum . . . ere 3 rivedere.
remitto is isi issum. . ere 3 rinviare; ::
vepromitto is: isi issum -ere 3.ripromettare:
reverto: îs sus fui ere è riternare ||;
resisto: is' stiti itum.. ——ere 3 resistere
resolvo is vi Iutum: = ere F risolvere — + — *
revolvo is’ olvi lutum . ere 3 rivolgere. — .‘
rinvenio îs enì entume . ire 4 mnventire -: i. :
retundo is di sum ._—— ere F reprimere. — ‘
rejicio is eci ectum, - ere ® rigettare... “©
resto as iti ium . —. are È fermarsi. "©
relavo as avi otum. ; .. are 7 rilavare - « **
recubo' as ui itum. » . are / giacere . -—.
resono as ui itum. _ , ere Z misonare. |.“
recrepo as ui itum. are Î risonare
refrico as. ui ictum: are $ ripulire
reseco as uî ectum are 1 sminuire
retineo es ui entum ere 2 ritenere
recenseo es ui ensum ere 2 fare la rassegna
rauceo es ui » ere 2 arrocare
redoleo es ui itum ere 2 ridolire
resorbeo es ui orptum ere 2 ringhiottire
rideo es isi isum ere 2 ridere
retorqueo es si tum ere 2 ritorcere
respondeo es di sum ere 2 rispondere
refulgeo es si >» ere 2 rifulgere
refrigeo es xi » ere 2 raffreddarsi
reficio is eci ectum ere 3 rifare
rapio is ui ptum ere 3 rapire
repercutio is ussi ussum ere 3 ripercuatere
redarguo is ui utum ere 3 arquire
226 LièdA bE' VERB! IN 0 IRREGOLARI
ruo is ui itu ere 9 ruinare
respuo is ui è —éreî pata
renuo is ui » tere rine
resctìbo is pei piu —ere3 riscrivere.
recunibo .i8 bui ci pos ere 3 riposarsi
reposco is ittit
di ere 3 ridomandare
recognosco is ovi otum “ere 2 riconoserre:
refrigesco is è.» jtre8 raffreddarsi
rudo is rudi. © » ‘ère3 ragghiate *
retendo is tdi sura - . © ere 3 reprimere”
rependo is dé sum ere 3 compensare”
revincio is init fnetuto” ire 4 legartherro |
refarcio is si tum “ | © ire 4 dara è li
resilio is ui ultum: ‘ire 4 risaltare ‘ mo |
reperio is eri ertutà | “cine é ritrovare "o,
KO Vv
4
LISTA DE' VERRI IN 0 IRREGOLARI —287
_ S
sedeo es edi essa. ere 2 sedere
spondeo es spepondi oneum .
ere 2 promettere.
satisdo as dedi deter. «are 1 soddisfare
sto as eti atua. are l stare
substo as stiti itum —— are h durare
seno as ui iitm —. ‘ are 1 sonare
bo as ni itsm. ere 1 coricarsi
supércubo ae ui itura. ate 1 covare
ai as ui pito. sare 1 segare
sustinee es ui. sentam
succenseo es ui ensum .ere 2 adirarsi
sileo es ui ‘p are 2 facere
splendeo es ni » .are 2 splendere
studeo es ui .» 2re P studiare
suboleo es ui itum. ere 2 dire
sorbeo es wi orptura ere 2 sorbire
subsideo es edi essum ere 2 agquattarsi
supersedeo es edi essum ere 2 soprassedere
strido is idi » ere 2 stridere
suadeo es sì sum ere 2 consigliare
subluceo es xi » ere 2 far poca luee
salisfacio is eci actum ere 3 soddisfare
stupefacio is eci actum ere 3 stordire
sufficio is eci pectum ere 3 bastare
subjicio is eci ctum ere 3 supporre
-guspicio ig exi ctum
ere 3 sospettare
satisaccipio is epi eptum ere 3 ricaver sicurtà
228 LISTA DE VERBI IN 0 ‘1RRAGOLAME
«“suscipio 1s epi eptum
‘statue 1s ui utum
:800 18 Ul ttum
‘Struo ds uxi uctum
spuo ui .
‘Scribe ‘îs psi ptum
«subseribe .1S psi um
‘scabo is bi »
‘seduce is xi ctum
:subduce is xi ctum ’
‘SUesce is evi etum
‘scando is di sum
succedo is ssi sun
«suspendo is di sum
‘succido is di sum
#ecedo is essi essum
‘succingo is inxi inctum
«Sejungo is unxi uctum .
“lrgo is rexi rectum
sere 2 assumere
‘ere .3 ordinare
«ere 3 cucire
ere '3 murare
‘ «were 3 sputare ©
«ere 8 scrivere è
‘ «ere 3 sottoscrivere
«ere 3 grattare.‘
‘ «ere 3 sedurre
‘*ere 3 sottrarre ©‘
« sere 3 avvezzarii ©
«ere 3 ordinare:
“ere d.sahire: | |
‘ vere 3 sucosilere
‘ sere 3 :sodpondere ‘ -
è “sere 3 tagliare“ < “°
‘sere 3 appartars || 0
sere 3 preparare |
«ere 3 separare: © ©’
‘nere 3 songene + > ©
wi, e
du
4
Pi
La
te 4
N n
VOCINA o 78
CISTA DE vensIi IN 0 mREGOLARI 229
p ’
tondeo es totondi tonsum ere 2 tosare
tundo is tutundi tusum ere 2 pestare
tango is tetigi tactum ere 8 toccare
tendo is tetendi tensum ere 3 tendere
tone as ui itum + are l tonare
terreo es ui itum —— ere 2 spaventare
teneo es ui entum ere 2 tenere
torreo es uì ostum ere 2 bruciare
timeo es ui vo ere 2 temere
taceo es ui itum ere 2 tacere
tergeo es ersi ersum ere 2 gergere
es» ere 2 gonfiare
tepefacio is eci actum ere 3 sntiepidire
terrefacio îs eci actum ere 3 spaventare
trajicio is eci ectum ere 3 trasportare
tribuo îs uì utum ere 3 dare
transcribo îs psi ptum ere 3 copiare
traduco is xi etum ere 3 tradurre
transduco is xi ctum ere 3 trasportare
tingo is xi ctum ere 3 tingere
V
Venundo as dedi datum are 1 vendere
veto as ui itum are Î vietare
valeo es ui itum ere 2 star sano
video es di sum ere 2 vedere
vinco is vici ietum ere 3 vincere
vendo is didi ditum ere 3 vendere
, vado is si sum ere 3 andare
| 230 LISTA DE’ VERBI IN O IRREGOLABI
VERBI REGOLARI ED IRREGOLARI
Applico as avi-vi itum-atum are 1 applicare
complico as avi-ui itum-atum are 7 piegare
explico as avi-ui itum-atum' are 7 spiegare
implico as avi-ui ituin-atum are 7 implicare
eneco as avi-ui itum-atum ‘are 7 uccidere
neco as avi-ui itum-atum ate i uccidere
interneco as avi-ui itum-atum are / uccidere
sapio is ivi-uio no ere 8 sapere ©
desipio is ui-ivi » ere 3 vanéggiare
resipio is ui-ivi » ere 3 rapvedersi
TRAT. COMPIUTO DI LESSIGRAFIA LATINA 28L°
‘ ARTICOLO VI.
INTORNO ALLA VARIAZIONE DE VERBI IN OR.
1 verbi iu or sono di due specie. Alcuni hanno il
corrispondente in o nell’ uso della lingua, come umor
rispetto ad amo, - doceor rispetto a doceo, Altri non
hanno il corrispendente in o, non perchè rol po!cs-
sero avere, ma perchè l’ uso non li ha mai adopera-
ti, come paltor, mortor, nascor. Neppure tull’i ver-
bi in o hanzo il corrispondente in or, ma solamente
quelli, che dinotano azione, il cui effetto pgssa dall’ a-
gente nell’obbjetta, e.i loro verbi in or diventano ver-
bi di stato relativo, come vedremo nell’Etimologia e
nella Sintassi. 00 ue I
Tutti i verbi in or, qualunque sia il Joro significato,
convengono in quanto alla loro variazione: essi hanno
delle voci concrete e delle voci astratte.
Le voci concrete sono tut'e quelle, che racchiudono
il verbo sum e’l participio in us, come amor, che
equivale a sum amatus.
Le voci astratte sono costituite dal verbo sum e dal
participio in us, i
Le voci concrete sono nei seguenti modi e tempi.
NEL MODO INDICATIVO
1.° il presente come amor, doceor.
2.° il passato relativo come amabar docebar.
3.° il futuro assoluto amabor docebor.
4.° il futuro relativo amarer docerer.
232 TRATTATO COMPISPO
II. Presente dell'imperativo, amare
HI. NEL MODO DEL CONGIUNTIVO.
1.° il presente amer docear.
2.° il passato relativo amarer docerer.
IV. Prima voee dell'infinita amari doceri.
In tutto il resto hanno veci astratte, come vedrase
si nel quadro di variazione.
Le voci concrete de’ verbi in or, che hanno i cor-
rispondenti in o, s'intendeno formati da’medesimi, ag-
giungende r ad 0, come amor da amo, o cambiando
la m in r, come amabar da amabam.
La variazione poi per le desinenze indieative delle
persone singolari e plurali è ceme segue.
il or ar ar er or ‘or
2 arts are eris ere ts tre
3 atur etur ur duro
1 amur emur imur amur
2 amini emini imimi imini
3 antur _ entur untur iuntur
Quindi quattro sono le forme di variazione de’ver-
bi in or, come quattro sono quelle de’verbi in o, di-
stinte dalle stesse caratteristiche,
1 loro imperativi sono gl infiniti de'verbi in 0, come
amare, flere, audire. Gl'in or della terza cambiano Fa
re in e come legi peti inveci di legeri peteri.
DI LESSIGRAFIA LATINA 233
A formare in conseguenza un tempo de’verbi in or
variato per tutte le ‘voci ‘concrete mon ci vuole che
guardare il tempo del suo verbo in o, e se la prima
voce è m cambiarla in r.
Se la ‘seconda è in us farla aris o are seguita da
atur, amur, amini, antur.
Se la seconda è ‘in ee farla ‘eris, ere, seguita da
etur, emur, emini, entur.
Se la seconda e ts per la terza cambiarla in eris
ere seguita sur, imur, mini, untur.
Se la seconda è in ss, per la quarta, cambiarla in
iris ire, itur, imur, imini, tuntur.
In altri termini questa variaziotfe si compie, con-
servando la stessa caratteristica per ciascuna forma di
variazione.
Se i verbi in or non hanno il corrispondente in
o, per la loro formazione si suppone il verbo in 0, e
si procede alla stessa guisa.
Noi ine ci contenteremo di produrre un solo
quadro di variazione; sul quale si possono modellare.
tutte le forme.
La maniera di enunciare questi verbi è nel seguen--
te modo.
1 amer, arts, are; amari, amatus, amandus.
2 doceor, eris, ere, eri, doctus, docendus
3 petor, eris ere, peti, petitus, petendus
4 audior, ins ire, tri auditus audiendus
234 TRATTATO COMPIUTO
| QUADRO DI VARIAZIONE
De’verbi in or della prima forma.
Tema. amor, aris are, ari, atus, andus.
Pa : O: oto a ue #5
MODO DELLA PROPOSIZIONE PRINCIPALE
I. Del tempo presente.
Singolare.
Ego amor vel sumo io sono )
Tu amaris are vel es amatus tu sei ) amato
Is amatur vel est ) .. gli è
Plurale
Nos amamur vel sumus ) noi siamo
Vos amamini vel estis ) amati voi siete amati
lr amantur vel sunt eglino sono
Il. Del passato relativo. |
I Singolare |
Ego amabar vel eram ) lo era
Tu amabaris are vel eras ) amatus tu eri amato
Is amabatur vel erat) gli era )
Vos amabamîimi vel eratis
DI LESSIGRAFIA LATINA 235
« Plurale
Nos amabamur vel eramus Noi cora È
i amati voi eravate. }amati
Ii amabantur vel erant ) i eglino erano ):
III. Del passato assaluto
, Singolare
Ego fui ) io fui e sono stato )
Tu fuiti ) amatus tu fosti e sei stato amato
Is fuit ) egli fu ed è stato )
Plurale
Nos fuimus) noi fummo e siamo stati )
Vos fuîstis ) amati voi foste e siete stati amati
N fuerunt eglino furono e sono stati )
IV. Del passato anteriore relativo.
Singolare -
Ego fueram lo era stato
Tu fueras amatus tu eri stato . ) amato
Is fuerat egli era stato )
236 . TRATTATO COMPIUTO
Plurale
Nos fueramus ) noi eravamo l Ì
Vos fueratis )amati voi erevate ) stati amati
Ir fuerant eglino erano )
V. Del futuro assoluto
. Stngolare
Ego amabor vel ero amatus
+. to sarò amato |
Tu amaberis vel amabere vel eris amatus
tu sarai amato
Is amabitur vel erit amatus
egli sarà amato
Plurale
Nos amabimur vel erimus amati
noi saremo amati
Vos amabimini vel eritis amati
vo sarete amati
li amabuntur vel ‘erunt amati:
eglino saranno amati
DI LESSIGRAFIA LATINA 237
VI. Del Futuro relativo
Singolare
Ego amarer vel essem amatus
7) sarei amate I
Tu amareris vel amarere vel esses amatus
tu saresti amato.
Is amaretur vel esset amatus
egli sarebbe amaio
Plurale
Nos amaremur vel essemus amati
noi saremmo amati
Vos amaremini vel essetis amati
voi sareste amati
li amarentur vel essent amati
eglino sarebbero amati
VII. Del futuro assoluto anteriore .
Singolare
Ego fuero ) io sarò
)
Tu fueris ) amatus tu sarai ) stato amato
Is fuerit egli sàrà ).
238 TRATPATO COMPIUTO
* Plurale
Nos fuerimus ) noi saremo |
Vos fueritis ) amati voi sarete stati amati
Ii fuerint |) ©" eglino saranno - |
VIII. Del futuro relativo anteriore. ;
| Singolare D | o
Ego fuissem ) io sarei stato
Tu fuisses amatus tu saresti stato amato
Is fuisset egli. sarebbe stato )
. Plurale | —. -
Nos fuissemus ) noi saremmo —)
Vos fuissetis ) amati voi sareste ‘Y stati ‘amati
Ir fuissent calo sarebbero )'
MODO IMPERATIVO. PRESENTE SINGOLARE
Amare vel 'amatoritu- - || 0.
". sì amato tu
Amator vel ametur vel sit.amatus is
sia amato egli
Plurale .
Amamini vel sitis amati vos
siate amate voi
Amantor vel amentur vel sint amati ii
sieno amati eglino
DI LESSIGRAPIA LATINA 239
MODO CONGIUNTIVO
È Del tempo presente
ego amer vel sim amatus
che 20 sa. amato. #È
Ut tu ameris vel amere,. vel. si amalns
ai che tu sis amato. .
is ametur vel sit amatus .
che egli sia amato
‘©. Plurale.
{ nos amemur vel, simus. amati
che noi siamo amati
Ut vos amemini vel sitis amati
che vei siate amatt
ii amentur vel sint amati
che eglino sieno amati
Il. del passato relativo,
| Singolare.
ego amarer r vel essem amatus
che 0 fossi amato
vuo tu amareris vel amarere vel esses amatus
che tu fossi amato
is amaretur vel ‘esset amatus
che egli fosse amato
240 TRATTATO COMPIUTO
Piurale.
mos amaremur vel essemus amati
che noi fossimo amati
Ut VOS amareminì vel essetis amati
che vor foste amati
ii amarentur vel essent amati
che eglino fossero amati
JlL de passato assoluto.
Stagalare.
ego fuerim io sa
Ut tu fueris amatus che fu siù ’) stato amato
. 18 fuerit egli sia )
Plurale.
nos fuerimus N00 stamo sfati
Ut vos fueritis amati che voi siate dinati
ji fuerint O eglino seno
IV. del trapassato relativo.
Singolare.
ego fuisse 0 ‘fossi do
Ut tu fuisses )amatus chetu fossi ) stato amato
is fuisset egli fosse i dh
DI LESSIGRAFIA LATINA 241
Plurale.
nos fuissemus ) a noi fossimo stati
Ut vos fuissetis ) amati che voi foste amati
i fuissent ) eglino fossero
Infinito.
1.* voce.
He Î0
te ) amari essere amatotu
se egli
Plurale.
Noe noi
vos ) amari essere amati voi
s eglino
Il voce per circolocuzione.
Singolare.
sm
io
3 fuisse amatum essere stato amato tu
egli
Plurale.
I
è
noi
fuisse amatos essere stati amati voi
eglino
21
e
& $
N
2492 . PRATTATO COMPIUTO
Prima circolocuzione; per la quale si accenna alla
risoluzione di una proposizione fimta, Ù cu ver-
‘-bo è al futura assoluto o relativo. preceduto dal
A quol. i
\ È iù si x vr . 93
Singolare
Me n > lo
te ) esse amarndunc essere per essere tu
se ) amalo — o egli
e:
| Îi vi .. Phorede. (LE
Pa r 3
Nos ) _ noi
vos ) esse amarndos:sssere per essere voi]
se ) amati eglino
UTI
La risoluzione ‘si faccia, come’ a ‘pagina 129 salvo la
differenza ‘de’ due participì tradotti in modo diverso
e dei futuri de’ verbi in or.
Seconda circolocuzione, per la quale si accenna alla
risoluzione di una proposizione finita, il cui ver-
bo è al futuro assoluto relativo o anteriore pre-
ceduti dal quod.
f
Singolare, ]
Me ) «©. io
te. ) fuisse amandum' essere stato peritu
se ) essere amato ‘egli
DÌ LESSIGRAFIA LATINA 243
Plurale,
sa | ea noi
$. fisso svi essere stati per voi
a essere amati eglino
La risoluzione si faccia come a pag. 131, salvo le
differenze de’ participî' diversi e de' futuri de' verbi in
or, con voci concrete ed astratte”
Su questo modello si variino' i verbi dolla seconda
terza e quarta forma, i quali non differiscono da amor,
se non per S. sola DAIAEAO USERS :
i ARTICOLO Vi
INTORNO 4’ vERSI IRREGOLARI IN 0 cHE HANNO
QUALCHE TEMPO DE’ rERBI IN OR.
] seguenti verbi in o hanno i pesati come i verbi
in or. |
Soleo es solitus fui solere 9 essere solito
Mocereo es mocstus fui moerere 2 dolersi
Audeo es ausus fui audere 2 ardire
Gaudeo es gavisus fui poor 2 godere
Fido is fisus fui fidere 3 confidare
Juro as iuravi e iuratus fui iurare 1 giurare
Odi e osus fui odisse 2 odiare
1 seguenti in forma de’ verbi in o hanno la signifi-
‘cazione de’ verbi in or di stato relativo.
DAL TRATTATO COMPIUTO
Vapulo as avi atum are 1 essere battuto
Liceo licui e licitum fuit licere essere stimato
Fio is factus fui fieri 4 essere fatto
Veneo is venii »v venire 4 essere venduto (1).
ARTICOLO VIII.
INTORNO A4°VERBI IRREGOLARI IN OR, CHE NON HANNO
IL CORRISPONDENTE IN Ò, DETTI DEPONENTI.
Chiamo irregolari i verbi deponenti, i quali non
hanno il participio in atus, etus!, itus , regolarmente
formati comé amatus da amor, fetus da 7 n , peti-
tus da petor, auditus da udior.
lo ne presento una lista de’ più frequenti per com-
modo de’ principianti.
LISTA DE' VERBI DEPONENTI IRREGOLARI
Amplector, eris, amplexus, ampleeti 3 abbracciare
Vereor, eris veritus, vereri 2 temere
Polliceor, eris polticitus polliceri £ promettere
Fungor, eris functus fungi 3 adempiere
Irascor, cris iratus irasci 3 adirarsi
Nascor, eris natus nasci è nascere
Reor, eris ratus reri 2 pensare
Fateor, eris fassus, fateri 2 confessare
(1)In questo luogo; io seguo i grammatiei ma mi riserbo
di dire la mia opinione intorno a questi voluti passivi.
DI LESSIGRAFIA LATINA 245
I cui composti cambiano la a in e come
Confiteor eris essus eri 2 confessare
Diffiteor eris » » eri 2 disdire
Profiteor .. eris ‘essus eri 2 professare
Miseréor eris misertus, misereri 2 aver compassione
Loquor eris loquntus loqui 3 parlare
Tutti 3 suoi composti sono simili.
* Sequor eris secutus sequi 3. seguire
Tutti i composti simili I
Nitor eris riisus o nixos niti 3. sforzarsi
Tutti composti simili.
Fruor eris, fruitus o fructus frui 3 godere
Queror eris, questus queri 3 lamentarsi
Labor eris lapsus labi 3. sdrucciolare
Tutt° i composti sono simili
Utor eris usus uti 3 usare
Abutor eris abusus abuti 3 abusare
Adipiscor, eris adeptus adipisci 3 acquistare
Paciscor eris pactus pacisci 3 patteggiare
Nanciscor eris nactus nancisci 3 trovare
Obliviscor eris-oblitus oblivisci 3 dimenticare
Ulciscor eris ultus ulcisci 3 vendicare
Proficiscor esis profectus proficisci 3 partirsi
Expergiscor eris experrefactus, expergisci 3 svegliarsy
246 TRATTATO COMPIUTO
Comminiscot, eris commentus comminisci $
i i fantasticare
Gradior etis gressus gradi 3 andar per gradi.
| ST
I composti cambiano la a in è come
Aggredior eris, apgressus, aggredi 3 assalire ec. -
Patior eris, passus, pati 3 patire
Perpetior éris perpessas perpeti 3 soffrire assar
Ordior iris orsus ordiri 4 cominciare
Metior iris, mensùs, metiri 4 misurare
Morior iris mortuus, mori 3 morire
Experior iris expertus, experiti 4 sperimentare
Orior iris ortus oriri 4 nascere
Tutti composti sono simili.
I seguenti non hanno passati.
Vescor eris » vesci 3 mangiare
Diffiteor eris » diffiteri 2 disdire
Liquor eris » liqui 3 distillare
Ringor eris » riugi 3 digrignare
Medeor eris » mederi 2 medicare
Divertor eris » diverti 3 divertire
Reminiscor eris » reminisci 3 ricordarsi
ARTICOLO IX.
POCHE OSSERVAZIONI INTORNO A PARTICIPI A GERUNDII
ED A’SUPINI DE'VERBI LATINI.
I grammatici chiamano supino una voce che ha for-
ma di nome variato alla quarta o alla quinta desinen-
za della quarta forma de’ nomi , come amatum , fle-
tum, petttum, auditum, e amatu, fletu, petitu, qu-
DI LESSIGRAPIA LATINA — 247
ditu, corvispondentinele: traduzioni alla voce dell’in-
finito de’verbi in o e de’ verbi in or di stato relativo
ed alla preposizione ® o per: onde amatum, fletum,
petttum, auditum si fecero valeré per 4 o per ama-
re, piangere, chiedere, udire, ed amatu, fletu, petitu,
auditu si tradussero a 0 per essere amato, pianto,
chiesto udito. . . . . ..° sp
Secondo: questa maniera di vedere il supino in um. .
è de’verbi in o, quell’in « è de’ verbi in or di stato
relativo , ma l'uno e l’altro non è variazione di ver-
bo, ma voce derivata da verbo. |
Ciò non ostante non si può fare ammeno di tenere
presente il supino nella. variazione de’ verbi, perchè
da esso si formano i due participi uno in us l’altro rus,
pe quali si fermano i tempi di voci astratte de’ verbi
in or, e le circolocuzioni de'futuri dell’infinito de’ ver-
bi in o. Quindi è che i verbi che mancano di supino
non possono avere nè le voci astratte de’verbi in or,
né le circolocuzioni pe’ futuri dell’infinito de’verbi in
O, ma per sostituire queste ultime si ricorre ad un’altra
circolocuzione , cioè del fore ut seguito dal congiun-
tivo dal verbo medesimo , così invece di dire: Spero
te disciturum voce che non esiste, si dirà: Spero fo
re ut discas.
Similmente i grammatici riconobbero alcune voci
derivate da verbo, dette Gerundiî con tre desinenze in
di, in do, in dum, come.
3 Amandi, flendi, petendi, audiendi ©
2 Amando, flendo, petendo, audiendo,
3 Amandum, flendum. petendum, audiendum
Il primo, avendo la seconda desinenza de’nomi del-
la quarta forma di variazione, si traduce per la voce
dell’ infinito di azione o di stato assoluto e relativo ,
preceduto dalla preposizione di.
248 TRAPTATO COMPIUTO
Di amare, piangere , chiedere
Amandi flendi udire o
Petendi audiendi ) Di paese amato pianto, chiesto
a udito
I secondo, avendo la terza desinenza de'nomi della
quarta forma di variazione, si traduce perla voce del-
l'infinito di azione o di stato relativo, precatoto dalla
preposizione a 0 con
Ad ‘amare piangere chiedere
Amando flendo © udire o
Petendo audiendo A o con essere amato pianto
chiesto udito
ll terzo, avendo la quarta desimenza de’ nomi della
quarta variazione, si traduce per la voce dell’ infinito
di azione o di stato relativo, preceduto dalla preposi-
zione a o per
Ad o per amare, piangere,
Amandum, flendum chiedere, udire
Petendum, audiendum , Ad o per essere amato,
pianto, chiesto, udito
Come si vede i gerundi non sono che il participio
in ndus variato come bonus, a, um, il quale participio
vale da essere amato, pianto, ec ec.
Se dunque in valore si traduce per di a, o con o
per amare, piangere, chiedere, udire, è per costrutto
figurato, o per senso sintassico , come per senso sin-
tassico appo i latini questo participio unito al verbo
DI LESSIGRAPIA LATINA 249
PS
sum aggiungeva la nozione di dovere e necessità, co-
me quando traducevasi: petenda est pax per devesi
chiedere la pace.
Del che ne dà argomento quella forma di costrutto,
che da’ grammatici fu detta gerundio, il quale ha luo-
go ogni volta che il participio in dus lasciando Ja for-
ma di gerundio ritorna alla forma di participio, e ine
vece, di dire: habeo desiderium legend libros io ho
desiderio di leggere i libri, diciamo: habeo desideriuma
librorum legendorum, ma di queste e simili osserva»
zioni nel trattato dell'Elocuzione.
Fino della Leesigrafia.
INDICE
DELLE MATERIE.
PREFAZIONE
Introduzione al Trattato della' Fariazione delle |
‘Parole Variabili. .
CAPO I. /ntorno alla Variazione dei nomi latini
- îngenere. è.
CAPO II. Zntorno alla: variazione degli Aggiuntivi
Arr. I. Variazione degli Aggiuntivi, che hanno
desinenze orizontali e verticali della ! e 4
orma deî nomi . .
Arr. 11. Intorno alla Variazione degli Aggiunti
vi sulla 3 Forma dei Nomi. . . .
1. Variazione degli Aggiuntivi a tre uscite nel.
la / desinenza del singolare .
6 2. Variazione degli aggiuntivia due uscite nella
/ desinenza singolare. .
S 3. Variazione degli Aggiuntivi ad una uscita
nella /' desinenza singolare. “age n e
ART. III. Intorno alla variazione de' comparativi
e superlativi.
Art. IV. Intorno alla V. aviazione degli Aggiuntivi
detti Numerali .
CAAO III. Zrntorno alla Variazione dei ‘così detti
Prenomi. .
Arr. I. Intorno alla Variazione dei Prenomi di
Sito Hic, Ile ed Iste.
ART. II. Variazione dei Prenomi ‘Congiuntivi Im:
mediati TaLis QuaLis TANTUS QUANTO e in
questa occastone di Tot Quor. . . .
Art. II Variazione dei Prenomi congiuntici me-
diati qui Quae Quop, sa; IPSE, DE PAR SERRE:
LIS, SIMILIS " ;
49
50
51
53
57
63
69
ivi
Arr. IV. Variazione de' Piùivizi Congiuntivi Col.
lettivi Multus, Cunctus, Uniyersus, Omnis, Totws,
Na Magis, Satis, Plus. . .
ART. V. Fariazione deî Prenomi disgiuntivi. Alius,
Alter, Uilus, Nullus, Uter, Ceterus, diversus.
Paullus, Paueus, Singulus, Differens, Minus. ,
Arpempice: Zazorno alle Concordanze de' Nomi eogli
Aggiuntivi e co' Prenomi Latini, .
Avvertenza ai Precettori . .
Intorno all'accordo de' Prenomi, degli Aggiuntivi
con alcuni nomi di animali che i grammatici
chiamavano di Genere SOMUNS: e di Genere
Pol ENO: .:e. °°
6-1, ‘omni , di enimali A “che si ruovano. ore
" con hic e ora.con, haec. . gu =
ivi
79
83
lo
PI
$ 2. Intorno a certi nov di animali invariati. i
rispetio al sesso ed accordati con una solu dex
| sinenza origonigle di prenome e di Aggiuno of
tivo a
CAPO IV “Intorno ‘alla Foriazione dei nami perso»
nali primitivi Ego, Tu, Sui. . .
CAPO V. Intorno alla Variazione dei Verbi Latini.
ART. 1. Intorno alla 1 forma di Variazione det
Verbi Latini regolari in O. ; .
Arr. 1J. Intorno alla 2:forma di Variazione dei
Verbi regolari in. 0.
Arr. FI. Intorno alla 3 forma di Variazione dei
Perbi Latini Regolari în 0.
96
117
. 132
. 142
Arr. ‘FV. Intorno alla 4 Forma di Variazione dei , Pass
Verbi Latini Regolari in0. .
Agr. V. Quadro comparato delle quattro forme di
Variazio«e per vedere le loro rispettive dif- "1
ferenze.
Art. 11V. De Verbi irregolari in 0. ;
S 1. Dei Verbi irregolari per difetto assoluto è.
$ 2. De Verbi trregolari per iau relativo e per
difformita. .
$ 3, Zatorno a Verbi irregolar i per difformità e per
difetto di supini. .
() .
, CIS CI
. 176
ivi
. 186
100
ROSSI LIO GENERALE
DI PUBBLICA ISTRUZIONE
Napoli 3 Setlembre 1855
Vista la donde del Tipografo Nicola Mencia, con la
quale ha ehiesto di porre a stampa l’opera: Zafroduzione
allo studio della lingua latina, ossia suggio diuna gram-
matica latina ragionata di Lorenzo Zaccaro.
Visto il parere del R. Revisore signor D. Paolo Garzilli.
Si permette che l’opera indicata si stampi ; però noa si
pubblichi senza un secondo permesso, che non si darà, se
prima lo stesso Regio Rerisore non avrà attestato di aver
riconosciuto nel confronto esser Î' impressione uniforme
all'originale approvate.
ZII Consultore di Stato
Presidente Provvisorio
CAPOMAZZA..
Il Segretario Generale SE
Giuseppe Pi etrocola, ;
INTRODUZIONE
ALLO
STUDIO DELLA LINGUA LATINA
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INTRODUZIONE
ALLO STUDIO DELLA LINGUA LATINA
OSSIA
SAGGIO DI UNA NUOVA GRAMMATICA LATINA
RAGIONATA
DIVISA IN TRE PARTI
cioè I." Lessigrafia TI. Ftimologia HII.* Sintassi
Regolare c F'gurata.
CON UN APPENDICE INTORNO 4A’ TRASLATI
‘ PARTE II * VOL. II°
per opera
DI LORENZO ZACCARO
@—— <a
NAPOLI
DALLA TIPOGRAFIA DE’ GEMELLI
J'ico lungo AMontecalvario num. 7.
1855
AVVERTENZA A° PRECETTORI -
IL bisogno di una Grammatica ragionata per la
lingua latina è generalmente comprovato da’ nuovi e
incessanti tentativi n questo genere di scrittura per
opera de’ più dotti uomini delle più culte nazioni,
com’ è dire di Francia e di Germania, i quali in
questi ultimi tempi specialmente hanno prodotto in-
memorevoli lucubrazioni con l intendimento di ap-
pagare il comune desiderio di avere una buona gram-
matica. I nomi del dottor Zumpt, di Broeder, Gro-
tefend, Ramshorn , Billroth, Weissemborn, Blum,
Baschoff, Haase , Gernhard, Vargner , Schneider ,
Struve, Grysar tra gh alemanni, e di Burnouf tra’
, francesi, sono troppo noti nella repubblica delle let-
tere, e sia perla celebrità de’ citati autori altramente
noti, sia pel merito loro filologico, si è creduto, e da
taluni ancora si crede, che il bisogno generalmente
sentito sia oramar appagato. Ed 10 stesso per rive-
renza a nomi cotanto illustri mi son fatto a leggere
alcune delle loro opere con favorevole prevenzione, spe-
rando di ritrovare in esse,non dico in tutto, almeno in
gran parte, îl voto comune soddisfatto. E crebbe la mia
speranza în leggere la prefazione alla Grammatica
Latina del Burnouf, uomo assai benemerito delle
greche e latine lettere , versatissimo nelle produzio-
VI AVVERTENZA
ni filologiche degli alemanni, delle quali egli attesta
aver fatto tesoro prima che si fosse posto a scrivere
la sua : crebbe, ripeto, la mia speranza in legge-
re queste sue parole: « Ora non è più il tempo, in
cui non accordavasi alla giovane età che una me-
moria tutta passiva, nè vi è oggidì un maestro ad-
dottrinato , * quale non sappia che U fanciullo ra-
giona , e che ragiona con aggiustatezza che tali fia-
te sorprende gli uomini fatti, se pure non si è la-
sciato penetrare idee false nella sua mente. A noi,
che insegniamo , spetta di coltivare una facoltà tan-
zo preziosa (la ragione ) e lo studio delle lingue ce
ne formisce il mezzo più diretto e infallibile. La
Grammatica è la Logica de’ fanciulli . ... La Logi-
ca grammaticale domina propriamente nella Sintas-
st ». Da questo generale divisamento del grammati-
co francese era naturale a dedurre che alle vecchie
igrammatrche ne sarebbe succeduta una nuova tutta
diversa, la quale, dovendo essere la logica de’ fan-
cvulli, avrebbe sostituito i principi alle regole , pei
quali si sarebbe svolta la facoltà deduttiva , incep-
pata finora dalla fede cieca alle regole e dall’ obbe-
dienza cieca a’ precetti. Con ciò dichiaravasi nel
medesimo tempo che tutte le grammatiche precedenti
erano insufficienti, non esclusa alcuna degli ale-
umanni ; attesochè l’ autore protesta che di tutti la-
vori filologici de’ più dotti di quella nazione avea
fatto tesoro per farne la logica de’ fanciulli. Ma le
mie speranze rimasero deluse, come ho dimostrato
nel 1.° Vol. del Nuovo Corso pag.303 e segg., imperoc-
chè invece di principi non. ho trovato ehe regole
empiriche nella grammatica del Burnouf.
La causa efficiente di questa insufficienza nel ten-
tare una riforma negli studi filologici per opera dei
in mali
A’ PRECETTORI VII
più dotti uomini consiste nel supporre che i po-
chi principi concernenti la classificazione delle pa-
role, le nozioni primordiali e fondamentali , le clas-
sificazioni etimologiche e sintassiche , la partizione
delle materie ec. siano esatte , in guisacchè la mi
forma non debba versarsi che intorno all’ applica-
zione, esplicando con esempi le regole, e non mai
dubitando della loro falsità. Or supponiamo per poco
che le classificazioni sieno inesatte, le nozioni fonda
mentali sieno erronee, le definizioni false, le partizao-
ni inadequate , è agevole a comprendere che ogni
studio diretto a ricercare le ragioni della loro appli-
cazione riesce nel vuoto , non potendosi alcuna ra-
gione di vero trarre del falso, per quindi stabilire la
logica de’ fanciulli, la quale appunto consiste nel
formare Vl’ attitudine di dedurre facilmente e spon-
taneamente le conseguenze da’ principî, e di appli-
care 1 principî a’ fatti particolari negli innumere-
voli casi delle lingue studiate. Ma questo che ho det-
to non è mica una supposizione , è un fatto dima-
strato ne’ tre grossi volumi del Nuovo Corso, dove
per ogni grammatica particolare è. stato osservato
quello che la ragione ha dedotto per la Grammatica
universale. E quì valga quest’ umica ragione, la più
facile a intendere , cioè che melle scuole essendo ri-
tenuto avere ogni regola la sua eccezione , sì venne
a inceppare la facoltà deduttiva per una scetticismo
formulato a principio ; imperciocchè , messo che la
eccezione è un contraddire alla regola, il giovanetto
non può sapere con certezza, quando abbia luogo la
ped agitati pu! sempre il dubbio di un’ eccezio-
me possibile. Oltrecchè questo principio è la più cma-
ra protestazione che le regole sieno false, perchè
l'eccezione che cosa è mai, se non il fatto contro di
VIII AVVERTENZA
‘ciò che vorrebbe la regola? La verità di un princi-
po generale consiste nella sua conformità in tutt’ i
‘ cas particolari , perocchè il principio è una for-
« mola contenente il genere rispetto a tutte le spezie.
‘ Come dunque si poteva stabilire la logica de’ fan-
‘ ciulli, quando le regole, cioè le premesse, da cui si
: deduceva, erano false, 0 almeno erano dubbie? E se
‘è così, ognun vede che a stabilire questa logica dei
‘ fanciulli è mestieri ritoccare i suoi principi fonda-
mentali , e sostituire alle regole false le premesse
generali e assolute, cioè senza eccezione, ed al falso
principio metodico che ogni regola ha la sua ecce-
zione, sostituire l’altro: ogni regola, quando è vera,
è assoluta e senza eccezione.
Ma egli è poi vero che în fatto di lingue si pos-
sano avere sì fatti principî, che non ammettono ec-
‘cezione? Chi non sa quanto l’uso è capriccioso? Chi
ignora le tante anomalie negli accordi de’ nomi e
‘degli aggiuntivi, de’nomi e de’verbi, ne’così detti verbi
‘ampersomali ‘e difettivi, nella variazione, derivazione e
composizione delle parole? Chi ardirebbe di enumerare
‘a priori principi assoluti intorno a queste cose senza
distruggere il fatto permanente della lingua con tutti
1 suoi idiotismi e con tutte le sue sgrammaticature?
A questa obbjezione spaventevole a prima vista io
‘potrei rispondere dapprima che la possibilità di una
grammatica generale è riconosciuta da tutti i più
‘dotti uomini , i quali diressero i loro studi e i loro
‘sforzi ad attuarla, ed ognuno ha creduto potervi riu-
‘8cire, quando, infastidito delle vecchie, imprese a scri-
vere una nuova grammatica, e il Burnouf espres-
‘samente ha dichiarato che la Grammatica possa essere
la logica de’fanciulli. Adunque l’obbjezione non regge
nella opinione de’ dotti; e, se ha un lato vero, è fal-
rr a "< de --
43 o —_ «a a = Lc ;- €« n n _ 2 a _ °
= s—»
CA #£—-
4° PRECETTORI IX
sa assolutamente. A quello che io sappia la pro»
posta obbjezione non è stata valutata mella sua in-
tegrità : 0 cercherò di metterla in piena e chiara
veduta per trarne ‘Ulazioni incontrastabili.. |
Le lingue sono aggregati di parole, e le parole so-
no segni, ossia una quantità sensibile, che per con-
venzione ha virtù di far intendere l’insensibile (Gram.
Ital. Vol. I. pag. 18), in altri termini la parola è
segno intimamente connesso col significato. Essa ha
dunque delle proprietà e delle modificazioni come se»
gno 0 quantità sensibile: ne ha delle altre come se-
gno rispetto al significato 0 come idea. n
La parola, come quantità sensibile, va soggetta a
tutte le alterazioni fortuite delle bocche de’ parlanti,
î quali, non essendo guidati da ragione, vi produco»
no delle difformità , ossia delle irregolarità, o ano-
male , cioè incostanza di uso. Il che avviene pro-
priamente nelle desinenze delle parole che appar-
iengono ad una stessa classe, per esempio, tutt’ è
nom de maschi dovrebbero avere regolarmente un
accordo con le desinenze degli aggiuntivi e de’ pre-
nomi in una forma determinata costantemente. In-
tanto l’uso cieco delle moltitudini produsse negli ac-
cordi delle dissonanze, dando agli aggiuntivi una de-
sinenza dwersa. In questa parte hanno luogo le re-
gole , ossia alcune enunciazioni generali con le
eccezioni , ed ogm lingua ha le sue regole, perchè
ogni lingua si compone di parole che sono segni ,
ossia quantità sensibili, capaci di alterazioni arbitra-
rie. Ma voi vi guarderete bene di credere che
complesso di queste regole formi la grammatica, co-
me Logica de’ fanciulli: un tal complesso costi-
tuisce la così detta Lessigrafia, la quale si propo-
ne di studiare la forma attuata delle parole, e l’at-
x AVVERTENZA
tuazione della generazione de’ vocaboli per varia-
zione, derivazione, e composizione in una data lin-
gua costituisce propriamente ciò che si dice gram-
matica particolare e propria di una lingua, da af-
fidarsi alla memoria più che all’ intelligenza. La
Lessigrafia è la prima parte della nostra Gramma-
tica Latina.
Ma la parola, come idea, ossia la parola rispetto
al significato, è una per tutte le lingue: così il no-
me di qualunque lingua e di qualunque forma è se-
gno di sostanza e di causa, e la proposizione è l’ e-
spressione di un giudizio. Per quest’ unità assoluta
UU’ idea 0 per meglio dire per quest’ identità di st-
gnificato sorgono principi identici per tutte le lingue,
una Grammatica umversale , una scienza assoluta
rigorosamente parlando. Questi principi non hanno
eccezione : sono universali , di tutt’ i tempi, e di
tutt’ è luoghi , e costituiscono la logica de’ fanciulli
come degli adulti, imperocchè la deduzione è eviden-
te, è certa, è ‘ncontrastabile. Questa parte della
Grammatica comincia dall’ Etimologia e finisce cor
Traslati, perchè dall’Etimologia incominciamo a stu-
diare la parola come idea, ossia ‘il segno rispetto al
significato. Ed a parlar con rigore l’ Etimologia è
lIdeologia de’ fanciulli, come la Sintassi n°’ è la Lo-
ica: quella studia le nozioni fondamentali come
idee, questa le proposizioni come espressioni di
giudizi,
Da queste distinzioni rileva come la proposta ob-
bjezione possa essere risoluta: La Grammatica par-
ticolare di una lingua, in una parte ha regole con
eccezioni: în altre sue parti ha principi generali sen-
za eccezioni. Defimre la Grammatica per una rac-
colta di regole assolutamente è un assurdo, un altro
=> =
5:
ET 3 € E —
Ze 3
IT AS93,
o EE 25
arc dr E x
«fan Mr i mel 2 FA
A’ PRECETTORI XI
essurdo è sconoscere affatto le regole. Ma l’ imbro-
cp delle Grammatiche pubblicate finora sta o nel-
” essere state esclusivamente raccolte di regole , 0°
nell’ avere ammesse le regole dove era mestieri che
vi fosser principi, come mell’Etimologia e mella Sin
tassi , e tutto questo, perchè non si seppe distin
guere il duplice rispetto della parola come segno e
come idea. Coloro adunque che credevano impos-
sibile una Grammatica generale per tutte le lingue,
non videro queste diverse attinenze delle parole,
diciamo così la plastica delle lingue, e la loro intel»
ligibilità , ma, standosi alla prima, vedevano impos:
sibile raccogliere un elemento comune. — E la
distinzione nostra è obbjettiva, perchè risulta dalla
natura delle cose, ed a questa condizione una
sola Grammatica governa tutte le lingue. La Gram-
matîica particolare poi di ciascuna sì riduce ad una
cortissima distesa, cioè alla sola Lessigrafia, che pre-
senta a leggere e scrivere le parole come sono at-
tuate con tutti gli accidenti plastici di variazione ,
derivazione e composizione. |
Ecco, o precettori, il fondamento razionale della
presente Grammatica Latina, derivato dal Nuovo Corso
di Letteratura Elementare, Parte Prima,e trasfuso nella
NuovaGrammatica ragionata per la lingua Italiana da
noi già pubblicata, ed a cui la presente sarà in tutto
conforme, perocchè nella parte de’ principî le Gram-
matiche particolari non differiscono tra loro, se non
per gli esempi particolari delle lingue , per cui s0-
no scritte. Ondechè le definizioni , le classificazio-
nî ec. sono sempre le stesse, în quisacchè studiata
una sola grammatica, questa basterebbe per tut-
te le lingue. Ed to potrer tralasciare in ta
grammatica latina tutte le teorie esposte nell’ Étimoe
XII AVVERTENZA
logia e Sintassi italiana, se non fosse che non tutti
st sono provveduti della nuova grammatica ragiona-
ta per la linqua italiana. Voi dunque non mi ap-
portete a difetto la uniformità delle mie due gram-
matiche e la ripetizione delle medesime teoriche cor-
rispondenti; perocchè da un verso è necessario pro-
cedere così, dall’ altro è utile per la brevità del tem-
po che s'impiega a ricordare le stesse teoriche appli-
cate a lingue diverse.
În una Grammatica comparata, ossia scritta per
due o tre lingue nel medesimo tempo, questa ripeti
zione potrebbe evitarsi, perchè alle stesse teoriche si
appunterebbero esempi di lingue diverse, ma nion
così per quella che è destinata ad ‘uma sola lingua. Lo
stesso vantaggio si poni ottenere da chi sapesse
maneggiare i metodo amiltoniano, nel quale non si
studia grammatica scritta, ma si va suggerendo le
applicazioni de’ principi apparati nella gramma-
tica della propria lingua în occasione che si pre-
sentano i costruiti della lingua stramera che si stu-
dia. Fuori di queste supposizioni è necessità, ripeto,
presentare tutte le grammatiche particolari con le
stesse formole, perchè tutte convengono negli stessi.
principi, sebbene in Lessigrafia abbiano regole di-
verse, versantisi sulla plastica delle lingue.
Con ciò ho determinato il campo della Etimolonia
e della Sintassi dopo la Lessigrafia, perchè ho detto
che questa ha regolé e non principî, come quella che
studia le parole di una lingua nella loro attuazione.
tali quali si truovanio con tutte le loro imperfezio-
mi: l Etimologia e la Sintassi studiano la parola
come idea, 0 come segno rispetto dl significato, e pe-
rò si versano intorno da’ principî diversi dalle rego-
le, che non sono senza. eccezioni.
A° PRECETTORI XII
Parrebbe da ciò che la Etimologia di una lingua
marticolare non dovesse trattare nè di Variazione, nè
di Derivazione, nè di Composizione delle parole, per-
chè si fatte cose appartengono alla Lassigrafia, do-
ve st studiano le parole, come sono attuate, tanto pri-
mitive cioè radici 0 radicali, quanto secondarie, cioè
variate, derwvaie 0 composte. Ma, considerando che
la Variazione , Derivazione e Composizione sono co-
munai a tutte le lingue, come mezzi di generazione
di nuove parole , debbono necessariamente in qual
che cosa convenire, come elemento generico, obbietto
di scienza e non di semplice osservazione. L’Etimolo-
gia adunque tratterà di queste cose come sue, lascian-
done alla Lessigrafia l applicazione nell’ attuazione
della lingua particolare. Io però debbo confessare che
nella mia Etimologia mi fermo più del convenevole
intorno all'applicazione de’ principi generali de’ mo-
di generativi, e ciò per ‘lo stato in cui si truovano
gli studi filologici , imperocchè i trattati lessigrafici
delle scuole presentano molti difetti nelle nozioni
fondamentali, la correzione de’ quali non si può con-
seguire senza ragionare per principi, il qual ragio-
nare sarebbe prematuro in quella parte, che procede
per semplice osservazione. Oltracciò la Derivazione
e la Composizione delle parole vanno considerate co-
me studi di perfezionamento, e perciò posteriori d’as-
sar alla Lessigrafia. Io voglio rispettare per ora
questo pregiudizio , ed aspetto che |’ ordine rigoro-
samente scientifico sia attuato, quando la gramma-
tica ragionata sarà divenuta più accessibile e più
VA bag ne’ pubblici e privati insegnamenti. L’obbjetto
della Scienza reclamerebbe i suoi dritti intorno a
molte cose, a cui deve rinunciare per ora per la in-
sufficienza de’ subbjetti, i quali prevenuti r° pregiu-
XIV AVVERTENZA |
dizi non potrebbero intenderle nettamente, Io dun-
que dò al mio libro un ordine più conforme alla ca-
pacîità de’ subbgetti ; e lascio agli avvemre il compi-
mento de’ desideri della Scienza,
La mia Etimologia per conseguenza sarà divisa
in cinque Parti, come ho praticato nel 1,° Volume
della Nuova Grammatica ragionata per la lingua
italiana —ossia 1.° Delle classi Categoriche; 2.° Delle
Classi ipoteoriche; 3.° della Variazione 4.° della De-
rivazione 5.° della Composizione delle parole. La Sin-
tassi del pari sarà divisata come l’ Italiana , espo-
sta nel 2,° Volume della Nuova grammatica ragio-
nata,
Questa nostra grammatica in poco volume racchiu
de una scienza compiuta della lingua latina, impe
rocchè, cominciando dall’Etimologia, i0 alle regole so»
slituisco principi generali, 1 quali per quanto si
estendono nell’applicazione, per altrettanto sono ri»
stretti di numero, Tutte le grammatiche scritte fino-
ra vengono fuse in questa con la grande differenza
che de’ più difficili ed eleganti costrutti rendiamo ra-
gione in Sintassi, della filiazione delle parole ridot-
te a famighe, in Etimologia. Ma quel che più monta
è l'ordine, con cui le materie vanno disposte, peroc-
chè è la prima volta che la Etimologia ha una de»
finizione , una limitazione e ed un campo determi-
nato diviso dal Sintassico. La Sintassi egualmente
ridotta a principî presenterà una novità scientifica
per la giusta disposizione delle sue parti e per la
collocazione delle quistioni nel proprio luogo. La Sin-
tasssi figurata sarà un trattato scientifico compiuto,
nel quale procedendo allo stesso modo, con cu pro-
cedemmo mella grammatica ragionata per la lingua
italiana , otterremo un perfetto parallelo tra le due
—a
so => PI Ira
io
4° PRECETTORI XV
lingue, il perchè una serve di ajuto e di mezzo per
imparar l alira— A riuscire in questo to farò no-
tare come regola di metodo la gran differenza che
passa tra versione etimologica e versione di equipol-
lente. La prima farà corrispondere alla parola la-
tina quella italiana, che îl significato primitivo e per-
ciò etimologico della parola latina contenga : la se-
conda farà corrispondere alla parola latina una o
più parole in italiano, che contengono un significato
relativo e perciò secondario 0 metaforico della pa-
rola latina per proprietà di lingua taliana. Per
esempio, incontrandomi nel Verbo Videor, non dirò
co’ grammatici che significhi parere 0 sembrare, stb-
bene che sia un verbo passivo formato dell'attivo vi-
deo, e la mia prima traduzione letterale del se ,uente
passo: Tu mihi videris esse doctus, sarà: tu sei a me
veduto di essere dotto. Ciò fatto, in un secondo mo-
mento noterò che questa frase o costrutto latino è
equipollente a quest’ altro italiano: Sembrami che tu
sei dotto. Il giovanetto con questo metodo non con-
fonderà il significato primitivo delle parole col se-
condario , il proprio col metaforico. Di qui la ne-
cessità di far seguire alla Sintassi il Trattatino de
Traslati, nel quale esporrò î costrutti eleganti sotto
il rispetto de’ Traslati medesimi come di Nubo, par-
co, ignosco, vaco, ec. ec. Quindi nuovo ordine în
quanto all’ esposizione degl’idiotismi latini da’ gram-
matîici esposti alla rinfusa per produrre tanta ma-
lagevolezza di ritenerli nella memoria de’ poveri fan-
ciulli.
Per questo la nostra grammatica latina oltre da
essere una Scienza puramente speculativa acquista
ancora le ragioni di metodo, che, ajutando la pratica,
aspira all’ Arte, la quale è propriamente l’atittu-
XVI AVVERTENZA A° PRECETTORI
dine di operare in conformità dei principî della
Scienza. Quindi non recherà più scandalo la nostra
Definizione della Grammatica come Scienza in quanto
a’ principî, ed apparirà quanto sia insulsa la pre-
tenzione di coloro, che la vogliono Arte unicamen-
te, perchè ha sole regole e non principi, della
quale stoltaggine è da ridere oggidi per la sfronte-
tezza con cu sì vorrebbe sostenere, perocchè fin dai
tempi di Aristotile come Scienza e come Arte fu con-
siderata,e Quintiliano e tutti più savi grammatici,
non escluso il Donato, per tale la ritennero.
Per la racione del Metodo io non cesserò di avver-
tire, dove cade in acconcio,i precettori del modo da te-
nere per la pratica, producendo to stesso degli esempi
di applicazione degli studiati principî. In questa guisa
to non lascio alcuna cosa a desiderare m questa
Grammatica , ed, affinchè tutto corrisponda al fine
d’imparare la lingua latina, curerò i0 stesso di for-
mire è precettori di un testo di lingua accuratamente
formato da Leonardo Tafel pel Metodo Amaltomano,
con mirabile Arte graduato pel primo insegnamento.
Io re farò la ristampa con un accurata esposizione
delle regole di ben maneggiure questo libro oltre le
avvertenze, di cu è corredato nella prima edizione
fattane nel 1849. Pubblicherò in seguito i Colloqui
del Vives, da me annotati, per renderl utili a que-
sto Metcdo, come pure un’ Antologia de’migliori pez-
zi di storie sacre e profane. Se Iddio ci darà vita
adempiremo queste ed altre promesse. — Vivete felici.
VIRAL NETAIN Pe: "1 -_— —- e
° INTRODUZIONE
INTORNO ALLA DEFINIZIONE ED ALL OBBJETTO
‘ DELL’ ETIMOLOGIA.
Ogni lingua è un aggregato di parole, le quali si
adoperano congiuntamente per formare un discorso.
Or se noi distacchiamo dal discorso ogni parola per far-
ne oggetto di particolare disamina, ne risulta una
Scienza che si dice Etimologia : se poi consideriamo
le parole congiunte a discorso, ne risulta un’altra che
si dice Sintassi.
L’ Etimologia adunque è quella parte della Gram-
matica, nella quale si studiano le parole isolate (cioè
distaccate dal discorso ) come segni per saperne i
significato assoluto e diretto. Dicendo parole isolate,
si differenzia l’ Etimologia dalla Sintassi, e dicendo
come segni per saperne îl significato assoluto e di-
retto, si differenzia l’ Etimologia dal Trattato de’ Tra-
slati (1). |
(1) Rigorosamente parlando, la disamina etimologica
non può essere tanto assoluta, che non partecipi in
qualche modo delle ragioni sintassiche, perocchè la v-
riazione, come vedremo, presenta alcune desinenze sin-
tassiche, e ciò perchè la parola è destinata a congiun-
gersi ad altre nel discorso.
18 INTRODUZIONE
Per avere una chiara nozione di questa definizione
è uvopo conoscere che cosa sia segno e significato.
Ora il segno è una cosa sensibile, che ha virtù di
farci pensare all’idea di un' altra cosa insensibile.
«Il fumo, per esempio, è un segno; perchè è una co-
sa sensibile, che ha virtù di farci pensare al fuoco, che
suppongo di non vedere, mentre vedo il fumo. .
Per sensibile intendo ogni cosa, che cade sotto i sen-
si, della vista, dell'udito, dell’ odorato , del gusto e
del tatto, che sono sensi esterni. Così il sole che ve-
diamo, la rosa che odoriamo, la penna che tocchia-
mo, sono tutte cose sensibili esternamente.
La parola adunque per essere segno deve essere un
sensibile esterno , ossia una cosa che cada sotto qual-
che senso esterno , ed essa è tale, perchè, se si pro-
nunzia, è un suono, che si percepisce per l’udito: se sì
scrive, è un estensione colorata, che si percepisce per
la vista. Quindi è che la parola è segno sotto doppio
rispetto, perchè è sensibile per doppio senso, e perciò
sì può definire un segno pronunziato o scritto.
Segno e significato sono relativi tra loro, come pa-
dre e figliuolo o padrone e servo. Ma che cosa è il sî-
gmificato ? è l'idea , a cui il segno ci fa pensare,
mentre il suo obbietto non è presente a’ sensi. Così il
fuoco è un significato rispetto al fumo , che n'è se-
gno , perchè questo cì fa pensare a quello, che non
è presente. |
Ma il segno non ci fa pensare al significato sem-
pre allo stesso modo, perchè ve ne è una specie, che
ci fa pensare al significato per sua propria virtù sen-
za bisogno di un altro che lo dica : tale è il fumo
rispetto al fuoco , il riso rispetto all’ allegria, il bron-
cio rispetto all’ ira, il pallore rispetto alla. paura ec.
I segna di questa natura si addomandano segni natu-
rali e necessarì,
XE + KP i e "
ee fia = Sr € _ se
ignari
ALL’ ETIMOLOGIA "© 19
-" Ve ne sono altri, che non hanno la virtù di farci
pensare al significato naturalmente e necessariamente,
ma sibbene per un accordo scambievole tra più per-
sone, ossia per convenzione. Se per esempio voi vedete
un asta di telegrafo ora salire ed ora scendere, senza
che un altro vi abbia istruito del significato di quelle
movenze, non potete conoscere quel che si voglia con
esse far intendere. Non così per coloro, che sono ad-
detti al telegrafo, perchè dessi sono venuti in accor-
do tra lore , ossia ad una convenzione, per la quale
hanno -stabitito che, quando l’asta scende,si voglia in-
tendere una cosa, quando s’ eleva, un’ altra. I segni
così descritti si chiamano convenzionali ed arbitrari:
convenzionali, perchè sono tali per convenzione : ar-
bitrari, perchè hanno questo o quel significato per un
arbitrio de’ convenuti, e, come significano una cosa,
ne potrebbero significare mille altre differenti. Se le
parole sono segni, si può quistionare se sieno segni
naturali o convenzionali ?
I grammatici, che non hanno saputo distinguere la
voce dalla parola, e che annoveravano gl’'interposti o
le Interiezioni tra le classi di parole, sono costretti
a riconoscere alcune parole, cioè gl’ interposti, come
segni naturali, perchè, come vedremo, questi segni ci
fanno pensare naturalmente all’affetto, che ci domina.
Ma noi non possiamo riconoscere gl’ interposti come
parole, per quanto abbiamo dimostrato nel Nuovo Corso
Vol. 1.° pag. 173 e segg. È però che diciamo essere
tutte le parole , segni convenzionali, ossia che non
hanno virtù di farci pensare al significato per sè stes-
se, ma in virtù di una convenzione. E che sia così
basta pòr mente che, se noi leggiamo scritte o udiamo
pronunziate le parole di una lingua che ignoriamo ,
quelle parole non producono alcuno significato in noi,
20 INTRODUZIONE ALL’ ETIMOLOGIA
ma sono suoni o estensioni colorate semplicemente.
ÎNon così per coloro che hanno studiato o pratica-
‘mente imparata quella lingua, perchè ad essi ogni pa-
rola è segno, che produce un significato. Ora che cosa
è mai lo studiare, o praticamente imparare una lingua,
se non una convenzione o un accordo che fa il maestro
col discepolo o la balia col bambino intorno al signi-
ficato arbitrario di ciascun vocabolo? Adunque è chiaro,
anzi evidente, che le parole sono segni convenzionali
ed arbitrari, non mica naturali o necessari.
Un’ eccezione si potrebbe fare per pochissime pa-
role dette onomatopoîche, cioè parole che pronunziate
dànno un suono simile al suono della nalura che si-
gnificano o rappresentano , come tonfo, grugnire ,
mitrire , cracidare ec. Ma di queste non bisogna te-
Nere conto, perchè sono di sì piccolo numero che non
meritano di essere calcolate a fronte i cinquanta o ses-
santa mila vocaboli di una lingua : oltracciò queste
piuttosto, come voci, che come parole si debbono con-
siderare, e quindi si riducono agl'interposti, da cui sono
formate. L’ Etimologia non prende in considerazione
che le sole parole segni, e, se fà menzione degl in-
terposti, è per differenziarli dalle parole segni conven-
zionali.
DELL’ ETIMOLOGIA
="
PARTE PRIMA
Intorno alle Classi eategoriche o primarie.
delle Parole,
CAPO LI
INTORNO ALLE CLASSI IN GENERE.
Per Classe io intendo una idea generalissima ; alla
quale si riducono infinite idee particolari, inguisacchèé
il nome di quella viene partecipato da queste. Per
esempio Albero è una Classe, perchè esprime la idea
generalissima, a cui si riducono il Noce, il Castagno,
il Fico, Vl Abete, e il nome di Albero è partecipato
egualmente dal Noce, dal Casta no, dal Fico, dall'Abe-
te, perchè se si domanda che cosa sono ? si rispon-
de : Il Noce è albero, il Castagno è albero ec.
Ora per vedere se nelle Lingue vi sieo Classi di
parole :, è uopo esaminare se ve ne sieno alcune , a
cui tutte le altre si riducono, e il cui nome venga
dalle altre partecipato.
22 PRIMA PARTE
Che vi sieno delle Classi di parole è chiaro dal solo
riflettere che le lingue s' imparano, e un uomo può
imparare più di una lirgua. La qual cosa non potreb-
be avvenire, se i 50 o 60 mila vocaboli, di cui si com-
pone una lingua non si riducessero a poche Classi ;
perchè mancherebbe il tempo e la pazienza d’ impa-
rare uno per uno ciascun vocabolo — Al contrario
nella supposizione che i 50 o 60 mila vocaboli di una
lingua si riducessero a poche classi ; noi senza biso-
gno di studiarli uno per uno, sapendone alcuni, vir-
tualmente sapremmo tutti gli altri, che si ridurrebbero
a ciascuna Classe. Se dunque più lingue s’ imparano
în poco fempo e agevolmente , fa mestieri conchiu-
dere che realmente vi sieno nelle lingue le Classi delle
parole. |
Ma quali e quante sieno queste Classi in ogni lin-
gua, non si può per nol determinare, se non dal si-
gnificato delle parole medesime, perchè noi abbiamo
detto innanzi che la Classe è una idea generalissima,
e la idea è significato , di cui la parola è segno.
Oltre a ciò, essendo la Classe una idea generalis-
sima , quelle sole parole meritano il titolo di Classi ,
che significano le ldee più generali, ossia note a tutto
il genere umano, 0, come dicono le scuole, essenziali
allo umano intendimento.
Ora, ricercando quali e quante sieno le idee gene-
rali note e comuni a tutto il genere umano ; trove-
remo che non ci è uomo di qualunque tempo, nazione
e favella, il quale non abbia le seguenti nozioni uni-
versalissime, cioè 1.° di Sostanza, 2.° di Causa,
3.° di Stato , 4.° di Azione, 5.° di Qualità, 6.° di
Quantità , 7.° di Modo , 8.° di Moto, 9.° di Rela-
ZIONI. |
Parrebbe da ciò che il numero delle Classi delle pa-
DELL’ ETIMOLOGIA 23
role, dovendo corrispondere al numero delle Idee uni-
wersali , dovesse essere altrettanto ; ma, essendo pia-
ciuto di stabilire per le prime otto idee quattro Classi di
parole , dando a ciascuna una dualità di significato ,
cioè al Nome il significato di Sostanza e Causa, al
Verbo il significato di Stato e di Azione, allo A49-
otuntivo il significato di Qualità e Quantità, al Ver.
bale il significato di Modo e di Moto , alla Preposi-
zione il solo Significato di Relazioni, è chiaro che le
Classi di tutte le parole di ogni lingua esistente o pos-
sibile in tutto sono cinque cioè 1.° il Nome 2.° il Verbo
3.° l’Aggiuntivo, 4.° il Verbale, 5,° le Preposizioni.
lo chiamo queste cinque Classi di parole Categori-
che e Primarie. Le chiamo categoriche, perchè le
parole ad esse subordinate significano Idee-categorie ,
ossia universalissime e comuni a tutti gli uomini, Le
chiamo primarie, perchè non hanno classi anteriori,
a cui si possano ridurre, Oltre a queste cinque Classi
categoriche e primarie io riconosco altre quattro clas-
sì, che chiamo Secondarie o Ipoteoriche, in quanto
che si riducono alle prime , e, risolvendosi, presen»
tano più Idee-categorie, come vedremo nella seconda
Parte di questa Etimologia, e sono 1.° i Nomi Perso-
nali Primitivi 2,° i Prenomi 8.° gli Avverbi, 4.° la
Conziunzioni.
24 PRIMA PARTE
CAPO Il
IxTORNO ALLA PRIMA CLASSE CATEGORICA DELLE PA-
“© —‘’’‘ROLE IN OGNI LINGUA , OSSIA DEL NOME.
Per Nome intendo la prima fra le Classi Catezo-
“tiche di ogni linzua, che comprende sotto di sè tutte
le parole, le quali significano Sostanza 0 Causa.
+ Per Sostanza intendo la cosa permanente, che fa
da sostegno dei suoi attributi senza che essa. abbia.
-bisozno di esser sostenuta. |
Mi spiego con un esempio —Se voi mi presentate
un- biechiere di acqua limpida , io posso suecessiva-
.mente farla divenire bianca, rossa, gialla, nera,
verde ec.; e voi, ciò vedendo, aztribuirete tutte que-
.ste qualità all'acqua,una dopo l'altra. Ma,quando l’acqua
«era: limpida , non poteva esser bianca : quando era
bianca, non poteva esser rosa, e va dicendo. Per l’acqua
‘non è così; perchè dessa è rimasta sempre acqua in
tutti i cambiamenti successivi delle sue qualità, aven-
-do sempre ripetuta la parola acqua per esprimere ogni
ssambiamento di qualità sopravvenuta. In questo fatte
osserviamo 1.° che l’acqua è permanente, mentrele sue
qualità compaiono e spariscono, 2.° che l’acqua è soste-
gno , ossia appoggio, che sostiene le qualità; percliè
quando l’ acqua è divenuta successivamente bianca ,
rossa, gialla, abbiamo pensato naturalmente che dessa
sia rimasta in fondo a tutte le dette qualità sopravve-
nute 3.° che l’acqua è permanente senza le qualità,
ondechè non ha bisogne di loro per sestenersì, poten-
‘dola concepire senza alcuna di esse, Adunque è chiaro
che l’ acqua è sostanza, ossia cosa permanente ,
DELL’ ETIMOLOGIA 25
che fa da sostegno der suoi attributi, senza che 6350
abbia biso, no di esser sostenuta.
La sostanza con altro nome fu detta Soggetto, ole
vuol dire sottoposto , perchè , essendo sostegno delle
sue qualità, non sì può concepire che come posta
sotto le medesime.
Il nome, che esprime la sostanza o il soygetto, fu
detto in Grammatica Sostantivo, che vuol dire il se-
gno delia Sostanza.
Per Causa poi intendo la Cosa, che, operando, ne
fa esistere un’ altra, che prima non esisteva.
Mi spiego con un esempio —Trovandomi nel porto
di Napoli, avea sotto lo sguardo tante barchette immo-
bili. Di un tratto ne vidi una muovere, e naturalmen-
te pensai che il vento o ì rematori la posero in mo-
vimento. In questo fatto osservai 1.° che il moto, che
non era, cominciò ad esistere. 2.° che questo moto fu
prodotto dal vento o dai rematori. lo dunque terrò
per causa il vento o i rematori, e per effetto il moto,
che cominciò ad esistere.
La Causa dai Grammatici fu detta Agente, da Ago,
Ayîs, che significa spingere, ossia ciò che spinge ed
opera.
ll nome, quindi, che esprime la Causa o l'Agen-
vi sì potrebbe addomandare nome Agente, o nome
tivo.
Dalla diversa natura delle sostanze e delle cause il no-
me si divide in Personale , Quasi personale , e Im-
personale.
Si dice Nome personale, quello che significa sostun-
za 0 causa = persona. Per Persona intendo un esse-
re intelligente e libero, ossia un essere ragionevole,
come Deus (Dio), Homo (Uomo).
Chiamo Nome Quasi-personale quello ar significa
26 PRIMA PARTE
sostanza o causa-quasi-persona. Per quast- persone
intendo gli esseri , che sentono, ma non ra,tonano,
come, Cams (cane),Lupus (lupo), Felis (gatto). lo con-
sidero questi esseri, come quasi-persone, per distin-
guerli dalle sostanze o cause fisiche. .
Per nome imp:rsonale intendo quello che significa
sostanza e causa non persona. Per non persona in-
tendo gli esseri che non sentono, in una parola gli es-
seri inammati, come Sarum (Sasso), Aqua (Acqua),
Pratum (Prato), Charta (Carta). |
In quanto al nostro modo di concepire le sostanze.
e le cause, il Nome si divide in Indwiduale, Specr
fico e. Generico.
Per Nome Individuale intendo quello, che significa
sostanza .o causa individua, cioè non divisa.
Per intendere questa espressione, è mestieri cono-
scere che, quando noi ci formiamo le idee delle cose,
in due maniere possiamo procedere: o nell’idea concor-
-rono tanti elementi quanti ve ne sono realmente nel-.
l'obbjetto, oppure con la nostra astrazione ne separia-
mo alcuni, e ne riteniamo cert' altri.
Nel primo caso l'idea si dice non divisa 0 indivi.
dua in quanto che, paragonandola all’obbjetto, corri-
sponde esaltamente , .perchè niente se n’ è separato
colla nostra astrazione. Per esempio, se l’idea che mi .
sono formato di Socrate contiene tanti elementi quanti
ve ne furono realmente in questo filosofo , essa sarà
individua. Se poi quest'idea contiene meno elementi .
di quelli che furono in Socrate , si dirà astratta , e
questa può essere astraita semplicemente o astratta
generica e specifica, e il nome che la esprime si dirà .
nome astraito semplicemente, come sono tutt’ i nomi
formati dagli aggiuntivi, per esempio, pulchritudo (bel-
lezza) da pulcher (bello), Felicitas (felicità) da felix
DELL’ ETIMOLOGIA 27
(felice), humamtas ( umanità ) da humanus (uma-
no ) ec. ee. nn I
ll nome, che esprime idea astratta generica e spe-
etfica, significa un genere o una spezze, le quali idee
si formano nel modo seguente. | I |
Quando ci saremo formati le idee di molti indivi-
dur, come di Socrate, di Platone, di Alessandro ec.
potremo : para; onarle per vedere in che convengo-
no o disconvengono tra loro. Ognuno di questi indivi-
dui ha molte particolarità, per le quali ciascuno. è
differente dall’ altro. Per esempio Platone ha le spalie
larghe ed è di alta statura, Socrate è smilzo e ba -
so: Alessandro differisce da’ due per l’animo generoso
e pel colorito ec. Noi, facendo astrazione da ciò che
è particolare a ciascuno, e ritenendo ciò che a tutti è
di comune, cioè la fisonomia umana, l’animalità è ia
ragione, avremo l’idea astratta dell’uomo, la quale si
dice specie , consistente in ciò, che è comune a tutti
gl individui umani. Il nome uomo, che significa que-
sta idea, è specifico, ossia nome di specie. E, sicco-
me la idea della specte corrisponde a ciò che si truo-
va in ogni individuo , ogn individuo si può appre-
priare il nome specifico o della spezie, onde diciame:
Platone è uomo , Socrate è uomo,’ Alessandro è uo-
mo ecc. 0
Quando si saranno costituite in mente nostra mol-
tissime idee specifiche , come dell’uomo , del cane ,
del cavallo, del gatto ec. potremo ancora procedere al
para;one di siffatte idee per vedere in che conven-
gono o disconvengono tra loro. Ciascuna specie ha delle
particolarità, per cui una è differente dall’altra, l’uomo
per esempio dal cane, il cane'dal gatto, il vatto dal
cavallo, e ciascuna è differente da tutte. Ma in mezzo
a queste particolarità differenziali v'è una cosa, in cui
3 PRIMA PARTE
tutte gonvengono, ossia una cosa a tutte comune. Not
facendo astrazione, ossia non pensando a ciò che è
particolare e proprio di ciascuna specie, e ritenendo
ciò che è comune a tutte quante, ci formiamo l’ idea
astratta di animale, che si dice idea di genere, o idca
generica.
. HI nome amimale, che significa quest'idea, si dirà ge-
nerico, ossia nome di genere. E, siccome l'idea di <e-
nere corrisponde a ciò che si truova in ciascuna spe-
cie, ogni specie sì può appropriare il nome generico,
onde diciamo l’ uomo è animale, il cane è animale,
H gatto è animale ec. =
:.L’idea del genere è più estesa dell’ idea della spe-
eie, perchè l’animale per esempio abbraccia non solo
le specie cane, uomo, gatto, cavallo , ma tutti gli
individui, contenuti sotto ciascuna specie, laddove la
specie uomo, per esempio, comprende i soli individui
‘umani. |
1 grammatici chiamavano nomi propri i nomi in-
dividuali ed appellativi i nomi specifici e generici.
. .Il rome astratto semplice differisce dal nome astrat-
o specifico e generico, come la semplice idea astrat-
ta dall'idea astratta = specie o genere. Ossia la pri-
ma si fa con la sola astrazione, la seconda si fa con
la comparazione e con I° astrazione.
.. I nomiì astratti semplici non solo si formano da-
gli aggiuntivi, come pulchritudo (bellezza) da pulcher
tasso) , ma ancora dai verbi come îter (gita) da ire
andare), Lectio (Lezione) da lego (io leggo).
Gli stessi infinita de’verbi si considerano quai nomi
astratti, come Scire tuum, il tuo sapere.
.i,1 nomi individuali sì chiamano concreti da concre-
sco (insieme cresco), perchè essi esprimono idee crc-
DELL’ ETIMCLOCIA 29
sciute , ossia idee, dalle quali niente si è tolto con
T astrazione:
Sotto il rapporto delta. quantità il nome si divide.
in singolare e collettivo. i
1] nome singolare è quello, che dinota un solo in-
dividuo , una sola spezie, un solo genere, come So-
crates (Socrate), homo (uomo), arbor (albero).
Il collettivo è quello che significa una collezione
di generi e di spezie, come populus (popolo), eser-
.cuus (esercito), Plebs (plebe), schola (scuola).
Tutte le distinzioni del nome adunque sono le se-
guenti 1.° sotto il rapporto della natura delle sostan-
ze delle cause è personale, quasi-personale, e imper-
sonale 2.° sotto il rapporto della maniera nostra di
concepire è concreto. ed astratto : il concreto è in-
dividuale: l’astratto o è astratto semplice o e astrat-
to specifico e generico 3.° sotto il rapporto della
quantità è singolare e collettivo.
ArvrERTENZA.
JI precettore avra la pazienza di far bene inten.
dere questi teoria fondamentale, producendo motti
esempi, daî quali i giovanetti possano fare tutte la
distinzioni del nome. Per distinguere i nomi specifici
da' geverici usera questa regola, cioè di proporsi la
domanda che cosa è? che casa sono? sia per esem-
pio arbore: domandera quale è arbore o quali sono al-
beri ? Se la risposta sara per le spezie, come per
esempio : Albero è il castaguo , #/ noce, 1/7 fico, dire
che albero sia generico. Se la risposta è per ind:-
otdui, come quando domandasi: quale è uomo 0 quali
sono uomini? « cu? sirisponde: Pietro, Paolo, Anto-
nio, dira che uomo é specie, perché al genere sono
subbordinate le spezie, alla spezie sono subbaridi-
nuti gli individui, o |
30 PRIMA PARTE -
CAPO HI.
INTORNO ALLA SECONDA CLASSE CATEGORICA DELLE PAROLE
DI OGNI LINGUA , OSSIA DEL VERBO.
Il Verso è la seconda fra le classi categoriche di
ogni linqua, e comprende sotto di sè tutte le purole,
che sigmficano STATO, e AZIONE.
Lo Stato è lo stesso che la quiete, la permanenza
‘0 il riposo. Ora si dice che stia in quiete e riposo
«chi nulla fa, chi non opera. Così, guardando un obe-
‘lisco , un campanile , un tronco di albero, sorge in
noi la idea dello stato, perchè siffatte cose stanno e
‘non fanno.
Al contrario l’azione non consiste nella quiete o nel
riposo, ma nel fare e nell’operare. Se voi udite un
uomo parlare, o vedete un uccello volare, un ca-
vallo correre, subilo in voi sorge l’idea dell’azione, per-
chè le dette persone o cose fanno e non stanno.
Il Verbo, che dinota unicamente lo stato nella lin.
gua latina, è Sum (io sono): Quello che dinota unica-
‘ mente l’° azione è Facio (io faccio). |
Questi due verbi Sum e Facio sono perciò verbì
‘astrattî e categorici per eccellenza. Si dicono astrat-
ti, perchè sono separati da ogni altra parola, con cui
‘ sogliono incorporarsi, e diventano concreti, come ve-
“ dremo. | | |
. Si dicono categorie, perchè sono i due verbi uni-
‘ versali , che rappresentano tutt'i verbi possibili del-
| .la lingua latina, in quanto che tutti gli altri verbi si
‘riducono a questi due. È " <a
Oltre a questi due categorici ve ne sono infiniti al-
tri, che io chiamo verbi concreti simili a Curro ( io
| ALL’ ETIMOLOGIA — 31
corro), Seribo (io scrivo), Lego (io leggo), Ambulo
( io cammino ), Dormio (io dormo ) ec.
Questi si dicono Concrett , perchè contengono
Sum e Facio incorporati ad altra parola. Infatti Con-
creto vuol dire accresciuto, e i così detti verbi con-
creti sono gli stessi Sum e Facio accresciuti di al-
tra parola, a cuì sono incorporati. Quindi è che tutti
i verbi concreti altri sono di Stato, altri di Azione.
I primi sono quelli che racchiudono il verbo Sum, i
secondi il verbo Facio. È, o:
Voi direte che si riducono al verbo Sum tutti ver-
‘bi concreti che nella loro significazione non racchiu-
dono la idea di Azione. Così direte che Dormio ( îo
‘dormo ), Sedeo (io seggo ) si riducono a Sum, per-
chè chi dorme e chi siede sta o non fà. AI contra-
rio Curro (io corro), Ambulo ( io cammino ), Seribo
( io scrivo ) ec. si riducono a Facio, perchè chi cor-
re, cammina, scrive ec. non sta, ma fd qualche cosa.
I verbi concreti di stato si risolvono in due parole,
cioè nel verbo Sum e in un participio in ns, se è ver-
bo concreto in o, come Dormio in Sum dormiens (so-
no dormente ), o nel verbo Sum e nel participio in
us, se è verbo concreto in or detto da’ grammatici
passivo , come Amor (io sono amato) in Sum ama-
tus, Videor ( io sono veduto ) in Sum visus: salvo
le poche eccezioni, di cui abbiamo parlato in Lessi-
grafia. | |
I verbi concreti di Azione si risolvono in due pa-
. role, cioè in Facto e nel Verbale, ossia in un nome
. astratto derivato dal verbo medesimo, come Lego (io
‘ leggo ) in facio lecturam ( io faccio lettura) , Curro
. (10 corro) in facto cursum (io faccio corso) Eo
bio vado ) in facto iter (io faccio gita, andata ). È
ciò va detto per ogni verbo di Azione, tanto se è in
32 PRIMA PARTE ©
0, come gli addotti in esempio, quanto se è in or co-
me i così delti deponenti simili a utor (io uso ) in”
facio usum (faccio uso), Dominor (io domino ) in
facio dominationem (io faccio dominazione ) ec. Tante
‘volte il verbale non è nell’ uso della lingua , ma ciò
non toglie che voi non possiate formarlo per l’ anali-
si, non per usarlo scrivendo o parlando, ma per la
semplice riduzione scientifica. I grammatici riducevaro
tutt’ i verbi concreti al verbo Sum, che chiamavano
sostantivo ed al participio , ma quanto erronea sia
questa riduzione è stato da noi dimostrato nel Nuovo
Corso , e quì basta semplicemente osservare che, es-
sendo i verbi concreti di stato e di azione, e il ver-
so dello stato essendo Sum,come quello dell’azione Fa-
cio, chi volesse ridurre anche i verbi di azione al ver-
«bo Sum, dovrebbe ritenere che l’azione e lo stato
-sieno la medesima cosa, il che è un assurdo e una
contraddizione.
I verbi concreti di azione altri sono obbjeti@vi o
transitivi, altri sono non obbjettivi 0 intransitivi.
I primi dinotano azione , il cui effetto passa fuori
dall’ agente nell’ obbjetto, come amo , lego, seribo :
i secondi dinotano azione , il cui effetto è un moto,
che resta nell’ agente, come curro, ambulo, eo, vo-
lo ec. ec. |
Ma queste distinzioni sono piuttosto sintassiche e
non etimologiche.
Avverto infine che i così detti verbi passivi non
formano una classe di verbi concreti differenti dalla
classe de’ verbi di stato in quanto all’ Etimologia, del
| che ne fa pruova l’uso istesso delle lingue, che riso]-
ve le voci concrete di questi verbi nel verbo sum
e nel participio in us, e dov'è sum vi è sempre sta-
ALL’ ETIMOLOGIA 33
to: onde dobbiamo dire che la passione non è diffe-
rente dallo stato. DI |
Noi non facciamo quì menzione de'così detti verbi
neutri, ossia di quelli, che secondo. i grammatici non
significano nè azione nè passione, poichè, se il verbo
dinota stato e azione per sua natura, e la passione
è lo stesso che lo stato, un verbo, che non significa
nè stato nè azione, non si può dare, perchè sarebbe
verbo meno verbo. .0 0°
. La nostra classificazione è razionale e semplicissi-
ma. Tutti i ‘verbi sono astratti e concreti, e questi e
quelli di stato e di azione: Sum e Facio sono verbi
astratti , tutti gli altri sono concreti, che si risolvono
in. uno de’ due astratti e categorici.
CAPO IV.
INTORNO ALLA TERZA CLASSE CATEGORICA DELLE PAROLE
DI OGNI LINGUA, OSSIA DELL AGGIUNTIVO.
‘ L’ AccruntIvo è la terza fra le classi categoriche
delle parole di ogni lingua, e comprende sotto di sè
tutele parole, che significano QUANTITÀ e QUALITÀ".
Per quantITA’ intendo l’idea che corrisponde alla
domanda : quanto è? Così se uno mi dice: ho vedu-
to un palagio (palatium), ed io gli domando: quanto
è? egli mi risponde ; il palagio (palatium) è grande
(ingens), piccolo (parvum), alto (altum), largo (la-
tum ), lungo (longum) , tutte queste parole ingens ,
parvum, altum, latum , longum sono aggiuntivi di
quantità, o in altri termini sono aggiuntivi quanti-
tativi. | |
La quantità poi altra è continua, altra è discreta.
La quantità continua viene espressa dagli aggiuntivi
34 PRIMA PARTE
longus (lungo), altus (alto), latus (largo), imus (bas-
80), profundus (profondo), magnus (grande ), parvus
(piccolo), brevis (corto) ec. Dessa si chiama quantità
continua; perchè costa di parti contigue, ossia una at-
taccata o inerente all’alira, come la lunghezza (lon-
gitudo) di una via: la larghezza ( latitudo ) di una
tavola.
La quantità discreta si esprime con aggiuntivi nu-
merali, unus (uno), duo (due), tres (tre), quatuor
(quattro), quinque (cinque), sex (sei), septem (sette),
octo (otto), novem (nove), decem (dieci), viginti (ven-
ti), triginta (trenta), centum (cento), mille (mille) ec.
. Sì dice quantità discreta, perchè le sue parti sono
separate, come dieci uomini in una stanza sono dieci
individui separati, che si possono numerare. Questa di-
stinzione della quantità è della massima importanza
come vedremo.
La qualità è l'idea che corrisponde alla domanda:
qual è? Così se taluno mi dice : ho bevuto del vino,
lo posso domandargli : qual vino ? (quale vinum) ed
egli mi dovrà rispondere: ho bevuto il vino (vinum)
bianco (album), rosso (rubrum), forte (forte), debole
CE dove tutte Ie parole album, rubrum, forte,
debile sono aggiuntivi qualitativi.
Gli aggiuntivi quantitativi e qualitativi vengono
compresi sotto la comune denominazione di Attributi,
ossia di parole, che si vogliono attribuire a’ Nomi. È
ciò perchè le idee di quantità e qualità , di cui essi
sono segni, hanno intima relazione con la sostanza di
cui il nome è segno. È perciò che la mente nostra
deve, voglia non voglia, attribuirle al soggetto. Per la
stessa ragione la parola, che l’esprime, fu detto aggiun-
ttvo (adjectivum), ossia parola, che si vuole aggtunge-
re al nome, come vedremo meglio in Sintassi.
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DELL’ ETIMOLOGIA 35.
Gli attributi si dividono in Essenziali e Accidenta-
ls, in Fisici e Morali, in Assoluti e Relativi, in Pro-.
pri e Metaforici.
Diconsi attributi essenziali quegli aggiuntivi, che di-
notano qualità o quantità essenziali, ossia tali che
senza di esse la sostanza non potrebbe esistere. Così
l’acqua (aqua) essenzialmente è fluida (fluida), il cor-
(corpus) essenzialmente è lungo (longum) , largo
(latum) e profondo ( profundum ). Se voi infatti to-
gliete all’ acqua la fiuidità , non è più acqua: se to-
gliete la lunghezza, larghezza e profondità, non è più
corpo.
Al contrario gli attributi accidentali sono aggiuntivi
di qualità e di quantità, che, come si truovano ne'sog-
getti possono ancora non esservi, senza che però sì d-
strugga il soggetto medesimo. Così l’acqua (aqua) ac-.
cidentalmente è fresca SS) o calda (calida). Il.
corpo (corpus) accidentalmente è bianco (album), ros-
so Gubrom): giallo (luteum).
Diconsi attributi fisici quegli aggiuntivi che dinota-
no quantità o qualità di sostanze impersonali, così
l’ acqua è fisicamente fredda (frigida), tiepida (tepi-
da), fluida (fluida): l’uomo (homo) è fisicamente bian
co (albus), snello (agilis), grosso (crassus).
Gli attributi morali sono quegli aggiuntivi, che si-
gnificano qualità o quantità di sostanze personali, così
l’uomo è moralmente onesto (honestus), giusto (iustus),
felice (felix), fedele (fidelis), amico (amicus).
Gli attributi assoluti sono questi aggiuntivi, che di-
notano qualità e quantità, le quali da tutti gli uomini
sono riconosciute convenire a certe sostanze. Così la
virtù (virtus) assolutamente è bella (formosa), perchè
non ci è uomo anche scellerato che per tale non rico-
nosca la virtù. | |
30 PRIMA PARTE
Attr.buti relativi poi sono quelli, che dinotano qua-
lità e quantità, che aleuni uomini e non tutti ricono-
«scono in una sostanza. Così l’oro (aurum) è prezioso
CPESAOSUA, pe'soli avari e non pei filosofi, che ne
usano pe’ soli bisogni. |
Attributi propri sono quegli aggiuntivi, che dinotano
qualità e quantità, che si truovano nelle sostanze: così
la tigre (tigris) è propriamente feroce (ferox). Ma se
dico: Nerone fu feroce (Nero fuit ferox), la ferocia è
attribuita a Nerone metaforicamente.
AVVEKERTENZA.
Il precettore diligente furà bene intendere “queste
distinzioni proponendo diversi temi.
Per esempio incontrandosi nell'aggiuntivo 0 a bel-
la posta proponendolo domandera : 1. È quantita-
tivo. 0 qualitativo? 2. E attributo Essenziale o Ae-
csdentale? E Fisico 0 Morale? E assoluto o relativo?
E proprio o metaforico? Affinché i giovanetti si av-
vezzino di buon ora a pensare ed a rispondere ade -
quasamente intorno al valore dei vocaboli.
CAPO V.
INTORNO ALLA QUARTA CLASSE CATEGORICA DELLE PA-
ROLE DI OGNI Lincua, ossia DeL VERBALE.
Il Verbale è la quarta Classe categorica delle pa-
role di ogni lingua, e comprende sotto di sè tutte le
parole, che significano Erretto = Mono o ErFrr-
ro = Moro.
Per Effetto in generale intendo un fatto, che co-
mincia ad esistere da un tempo, prima di cui non
era. La scrittura. per esempio su questa pagina non
cinzia | diet dA 1a ida
del idr 4 i pre li
e saro Mr der
| DELL ETIMOLOCIA 37
esisteva, prima che io mi fossi posto a scrivere: la sua
esistenza è incominciata da quel momento che io, pren-
dentlo la penna, mi son risoluto di formarla. La scrit-
tura adunque è unEffetto, ossia un fatto, che comin-
ciò ad esistere da un tempo, prima di cui non esi-
steva. To vi |
L’ Effetto è di due specie, cioè Effetto — Modo
ed Effetto — Moto. L’Effetto — Modo è'quel cambia-
mento di esistenza, che avviene in un obbjetto diver-
so dalla causa che lo produce, come la scrittura pro-
dotta da me, che sono diverso dalla carta, sopra di
cui scrissi. Un tale Effetto adunque è in intima rela»
zione con l’obbjetto, come vedremo in Sintassi. ‘
L'Effetto — Moto è il movimento, ossia il passaggio”
successivo di un mobile pe’vari punti di uno spazio,
per esempio, di una palla di avolio da punta a punta
di un tavolino di bigliardo , o dell’acqua che da sù
corre in giù, o delle gambe che compassano la via ec.
I due Effetti differiscono tra loro in questo che il
moto è inerente alla sua causa produttrice , cioè al
mobile , come il corso all’ acqua, il cammino a’pie-
di. Al contrario il modo passa dalla causa produttri-
ce nell’ oggetto, come si è veduto. nell’ esempio della
scrittura.
La parola, che esprime l’Effetto, si dice verbale, per-
chè, incorporato al verbo facto, forma un verbo con-
creto di azione, come fare scrittura (facere scriptu-
ram ) forma scrivere (scribere), fare corso ( facere.
cursum) forma correre (currere).
La lingua latina più che l'italiana presenta moltis-
sime forme di verbali, come si è veduto in Lessigra-
fia, cioè di verbali in um, in to e in us, formati dal
supino, come da Dico (dico) dictum (detto), da ago (me-
no o spingo) actio (azione), da video (vesso) visus (la
38 PRIMA PARTE
vista ). I verbali in antia o entia da participi in ns,
e in ura dal participio in rus, come da temperans (tem-
perante) temperantia (temperanza), da diliyens ( dili-
gente) diligentia (diligenza), da Scripturus (per seri
vere) Scriptura (Scrittura) 3. I verbali in mentum
come da Doceo (insegno) documentum (insegnamen>»
to), da Moneo (ammonisco ) Monumenium ( monu-
mento) 4. I verbali in acrum, come da Lavo (lavo)
lavacrum (lavacro), da Simulo ( fingo ) Simulacrum
(simulacro), da ambulo (cammino) ambulacrum (luogo
di passeggio) ec. 5. I verbali in 7 come da lego (scel-
89) lex (la scelta e la legge), da precor (priego) prer
(prece o preghiera), da mereor (merito) mera dice
ce) ec. ec. 6. I verbali di forma irregolare, come da
Eo (vado) iter (gita, andata) da rego (reggo) regimen .
(regime) ec. Il verbale più generale è quello in to.
che quasi da tutti verbi si forma, e nella risolu-
zione de’ verbi concreti è da preferire a tutti gli al-
tri. Dove non si truova nell’uso, per non introdurre
novità si può ricorrere alle altre forme. È, siccome -
l'infimto è un nome verbale a senso di tutti i gram- .
matici, alle volte può essere sostituito alle forme
mancanti de’ verbali,
AVVERTENZA.
In quanto al Verbale é da osservare che dopo la
pubblicazione del Nuovo Corso e della Nuova gram-
matlica ragionata per la lingua italiana varie obbje-
zioni mi sono state dirette intorno al medesimo. Mi
si è delto non doversi riconoscere, come una classe”
di parole cutegorica, perché, avendo la forma di un
nome astralto, va compreso în quella categoria. Que-
sta difficolta può tornare in mente de' miei giovani
FAO daci- ATT
DELL’ ETIMOLOGIA 39
lettori, ondeché so credo necessario confutarla per
non rimanere alcun dubbio intorno alla presente teo-
ria. La classificazione delle parole si deve ripetere
dalle idee, e quindi tante classi di parole fa me-
stierî riconoscere quante sono le idee-categorie ,. im-
perocché le parole sono segni, în grazia sempre dei
significati, che sono le idee. Se io dunque potrò di-
mostrare che l effetto è un idea-catevoria, ossia uni-
versale ed essenziale all’umano intendimento , avrò
pure dimostrato la necessita di riconoscere una classe
categorica di parole che la esprimesse. Ora chi dice
Causa :#ncende Effetto, perché causa alcuna non vi è,
se non în rapporto all’ effetto, che ha prodotto 0 può
produrre. Se dunque il nome esprime la causa, vé
deve essere una parola che esprime l’effetto. E, ri-
cercando quale possa essere, ho trovato che ella sia
tl verhale nell'uso stesso delle lingue, perché se do-
mandute : che cosa fa chi corre? la risposta é pron-
ta: fa corso, e corre e farcorso e volare e far volo,
camminare e far cammino spesso si scambiano dal-
l’uso. Nel Nuovo Corso di Letteratura ho prodotta
altre spiegazioni, che si potranno riscontrare Vol. 1°
Part. Prima, Cap. VP.
E, sebbene il Verbale abbia forma di nome, nn si
può con esso confondere, perchè, se i segni fessero
identici, identiche sarebbero le idee significate , cioè
Effetto e Za Causa: 1 che è un assurdo. Nella clas-
sificazione delle parole non si deve guardare alle
forma esteriore delle medesime, sibbene all'idea, da cui
prendono le loro ragioni.
Ed
40. . PRIMA PARTE
A Ù | C A P 0 VI.
INTORNO ALLA QUINTA CLASSE CATEGORICA DELLE PAROLE
| DI OGNI LINGUA, Ossia DELLE PREPOSIZIONI.
La Preposizione è la quinta fra le Classi catego-
riche’ delle parole di omni lin,ua, e comprende sotto di
‘s8 tutte le parole, che significano ReLAZIONE 0 Rap-
FORTO. e
° ia Relazione o il Rapporto è un'idea, che ne lega
due altre come suoi termini, e sì dice Relazione o
Rapporto, perchè quest idea sorge dal riferire o rap-
portare un termine all’ altro. Così riferendo Pietro
a Paolo, che passeggiano insieme, sorge il rapporto di
unione, 0 di compagnia , di cui è segno la Preposi-
zione@fCum (con), e diciamo Pietro con Paolo passeg-
gia (Petrus cum Paullo ambulat ).
Le due idee legate dalla relazione si chiamano fer-
mini, perchè stanno agli estremi. Così dicendo Petrus
cum Paullo ambulat (Pietro con Paolo passeggia), ognu-
no vede che .Petrus e Paullo sono termini , perchè
stanno agli estremi ela relazione espressa da Cum sta
in mezzo. Il primo estremo si chiama primo termine
di rapporto , il secondo estremo si chiama secondo
termine di rapporto. Così nel ripetuto esempio PETRUS
è primo, e PauLro secondo termine.
ilsecondo termine di qualsiesi preposizione è sem-
pre un nome,ovvero qualunque altra parola,come no-
me adoperata. Ed anche quando le preposizioni si
compongono, come iniziali, a’ verbi, agli aggiuntivi, ai
nomi, il costrutto è figurato e’l nome secondo termi-
ne e sottinteso. I
In Lessigrafia ho classificato Ie preposizioni secon-
DELL’ ETIMOLOGIA 4I
do il linguaggio de'grammatici dalla desinenza del se-
. condo termine. Ma in etimologia dovendo procedere
razionalmente, mi conviene classificarle dalle ragioni
del .primo termine, come ho praticato per la lingua
italiana nella Nuova grammatica ragionata Par. 1.*
Cap. VI. e nel Nuovo Corso.
Ora il primo termine di ogni preposizione, o è un
Nome , o è un Verbo, o è un Verbale di Moto:
chiamerò le preposizioni, che hanno per primo termi-
ne un Nome, preposizioni del Nome, perchè, dovendo
essere seguite da un altro nome, sì truovano allogate
tra nome e nome.
, Chiamerò preposizioni del Verbo e del Verbale tutte
quelle, che sono precedute da uno di siffatti primi
- termini.
Le preposizioni del nome nella lingua latina, secon-
do me, sono tre De, Cum e Sine o Absque. De, tra-
ducendosi Di, (1) significa rapporto di dipendenza, os-
(1) Che il De latino significhi Di, e quindi racchiuda'
‘Jo stesso significato, apparisce dalla traduzione di molte
frasi latine. Così trovando De Xis alias collequemur
non possiamo tradurre che Di queste cose altra volta
parleremo. E, se qualche volta si traduce per du/0rn0,
è una versione di £quipollenza o a senso. Infatti
appo i buoni scrittori latini quando si accenna a rap-
porto d’' origine, di cui è segno la preposizione
Da, corrispondente alla Latina 4 ab, ads, e, cx,
non si adopera mai De. E, se qualche esempio si potes-
se addurre in coatrario, guardisi che il costrutto non
sia figurato, come appo noi italiani, quando diciamo,
partir di Roma, andar di qua ec. Dippiù l'afficità
di De e Di, è troppo apparente. In ultimo sarebbe
un’imperfezione massima della lingua latina, se mancasse
di un segno categorico di questa relazione di Dipen-.
denza. Per questo io penso che De equivalga a dy,
49, PRIMA PARTE
- sia accenna che una cosa è, perchè un'altra è.. Così
« l'effetto dipende dalla causa, la qualità dal soggetto,
. Il figlio dal padre, la forma dalla materia. Cum.(con)
‘ significa rapporto di compagnia o di unione, il quale
“ rapporto sorge in noi, ogni qualvolta due sostanze con-
corrono al possesso di una qualità comune, o due
: cause alla produzione di un medesimo effeito, come
acqua con zuccaro è dolce (aqua cum saccharo est
- dulcis). Pietro con Paolo passeggia (Petrus cum Paul-
‘lo ambulat ). | si
: Sine significa rapporto di disunione o di priva-
zione , il quale rapporto sorge in noi, quando non
‘osserviamo congiunte quelle sostanze o quelle cause,
‘che altra volta unitamente ci apparvero , come l'ac-
qua SENZA meve È fresca ( aqua sink nive est. fri-
gida ), Pietro senza Paolo passeggia (Petrus sine
Paullo ambulat ). Invece di Sine si adopera Absque,
‘parola composta da abs e que, equivalente ad Abs
et abs. E, siccome abs per metonimia significa lon-
tano da, Absque equivale ‘a lontano da e lontano da,
€ ciò che è due volte lontano è disumito. Ecco per-
chè absque si traduce Senza. ù
Queste tre preposizioni vogliono stare fra due nomi,
perchè le sostanze e le cause, di cui essi nomi sono
segni, non possono esistere fuori di queste due po-
sìzioni antiteliche, cioè 1.° di dipendenza o d’ in-
dipendenza, di unione o di disumione. Ma la dipen-
denza ha per segno la preposizione De, la Unione
Cum, e la Disumone Sine 0 absque, ne deriva che
queste preposizioni per lo nesso de’ termini, che sono
sostanze e sostanze 0 cause e cause, debbono allo-
garsi tra due nomi, come più diffusamente ragione-
remo in Sintassi.
Ae Preposizioni del verbo sono quelle, che vogliono
DELL’ ETIMOLOGIA 343
‘allogarsi dopo del medesimo , perchè il. Verbo dinota
‘ Stato e Azione, e non vi è Stato nè azione, che non
sia e non avvenga in un dato spazio di tempo e di
luogo, il quale spazio si concepisce come un conte-
nente e lo Stato e l’azione come contenuti, ne segue
. che la preposizione la quale significa relazione di con-
tenenza, sia del Verbo, come sua propria determinazione
secondo che dichiareremo in Sintassi. Or la preposi-
‘ zione che dinota contenenza è In (in), perchè, quan-
‘do diciamo: Pietro è în casa sua (Petrus est in do-
mo sua ), ognuno vede che în casa dinota il luogo,
‘3n cui la permanenza di Pietro è contenuta.
Ma, se più sostanze o più cause sono contenute nel
medesimo spazio di tempo o di luogo, sorgono in noi
naturalmente le relazioni di Sito, per le quali una è
‘sopra, l’ altra è sotto, 0 intorno, o oltre, 0 lontana,
,0 vicina ec. ne segue che tutte le proposizioni, le
«quali dinotano questa relazione, sieno ancora del ver-
ho, perchè il sito non è che una determinazione del
rapporto di contenenza, che è propria del Verbo.
Nella lingua latina le proposizioni di Sito sono le
seguenti: 1.° Ante avanti, 2.° Apud appresso, 3.° Cir-
ca 0 Circum intorno, 4.° Cis o Citra di qua o vici-
no a me, 5.° Contra contro, di rimpetto, 6.° Extra
fuori, 7.° Infra sotto, 8.° Inter e Intra tra dentro,
‘9.° Juata: allato, 10.° Ob avanti, 11.° Penes appresso,
12.° Pone dietro, 13.° Post dopo, 14.° Praeter oltre,
© tre volte innanzi, 15.° Prae avanti, 16.° Pro e Pro-
pe vicino, e per metonimia Pro a favore, 17.° Pro-
pter composto da prope e ter tre volte vicino, e per
metonimia a cagione di per la prossimità dell’ effet-
to alla causa, 18.° Secus e Secundum secondo, lun-
hesso, 19.° Sub e Subter sotto, 20.° Trans di
à, 21.° Tenus fino, 22.° Ultra oltre, 33°. Usque fi-
dh | PRIMA PARTE
no a, 24.° Versus verso e i composti adversus e ad-
versum, 25.° Erga verso, 26.° Clam di nascosto, 27.°
.Goram alla presenza, 28.° Procul lontano (1).
(1) Ho messo in ultimo luogo le tre preposizioni C/am,
Coram e Procul per farvi le seguenti osservazioni : 1.°
che Clam e Coram non hanno affatto fisonomia di prepo-
sizioni quantunque s’incontrino seguite da un nome,che ha
la desinenza di un secondo termine di rapporto, detto da°
‘ grammatici a6/a6v0.Il che non è ragione di dichiarar pre-
posizione la parola che precede, come non è ragione di di-
chiarare avverdio una preposizione, che non ha espresso
il secondo termine. Se in questo secondo caso è uopo ri-
conoscere un costruito figurato, come da’ buoni gramma-
tici è conceduto, si potrà egualmente dire che Clam e Co-
ram, seguite dall’ ablativo, sieno figuratamente costruiti,
in quanto che quel secondo termine di rapporto dipende
da una preposizione sottiotesa. La ragione, che m'induce
a credere così, è che PaLam equivale a palesamente e
Coram alla presenza, nelle quali idee a me pare che non vi
sia alcuna nozione di rapporto semplice. Lo stesso potrebbe
dirsi di pone,che è un imperativo di p0n0,e di versus par-
ticipio di verto, e di secundum participio di sequor. 2.
. Mi sorprende poi che Procu/ non è stato da’ grammatici
annoverato tra le preposizioni composte, come prope ,
praeter, extra, inter, intra, avendo per sua radice pro,
che è una vera preposizione. Oltracciò,essendovi il rappor-
‘to di vicinanza espresso da pro e prope, mancherebbe il
segno del rapporto di /oriananza. Nè vale il dire che a
questo bisogno si è provveduto con 2, aò, ads, e, ex, che
“in senso di /ontano vanno adoperate, perocchéè, se in que-
830 senso si adoperano, è per traslato, come vedremo nella
“uinta Parte di questa Etimologia : eltrecchè non man-
cano esempi, in cui procu/ è seguito dal nome con la
desinenza di un termine di rapporto, come procul dub:o
lontano dal dubbio o senza dubbio.Ed, ancorchè quest’ uso
DELL’ ETIMOLOGIA. 45
Le preposizioni del Verbale di moto sono quelle, il
cui significato è inintima relazione col significato del Ver-
bale medesimo. Ora il moto,come passaggio successive del
mobile pe'vari punti dello spazio, deve necessariamente
incominciare o partire DA un punto, continuare è
passare PER l’ intermedio, tendere per finire a lo e-
stremo. Quindi è che le preposizioni DA ( 4, ab, abs,
e, ex), Per (per), A (ad) sono preposizioni del Ver-
bale di Moto. È diremo che 4A, 48, ABs, E, Ex, tutte
identiche in valore, quantunque differenti di forma, si-
gnifichino rapporte di origine, Per rapporto di pas-
saggio e Ap rapporto di fendenza. Questi tre rapporti
sì possono dire reciprert in quanto che, posto l’uno,
s’ intendono gli altri due per la ragione che essi sor-
gono in oceasione del Mote. Ora, se vi è Moto, deve
necessariamente principiare, continuare e finire, deve
partire da, passare per. e tendere a.
In questo luogo considero le preposizioni in un mo-
do diverso da quello, con cui le ho considerate iu
Lessigrafia, perocchè ivi ho guardato la forma delle
poi e non il significato. L’ Etimologia sì propone di
i classificare e definire secondo le ragioni delle idee,
ossia de’ significati. Ora la presente teoria è genera-
lissima, comune a tutte le lingue, e di proprio non
vi può essere che la sola applicazione.
fosse raro, non se ne potrebbe dedurre che procu/ non
fosse preposizione, perchè vedremo che alcune preposi-
zioni von si truovano mai seguite dal termine di rapporto
per proprietà di lingua. |
DELL’ ETIMOLOGIA
e
PARTE SECONDA
Intorno alle classi ipo:eoriche o secondarie.
LI
INTRODUZIONE
Chiamo Classi ipoteoriche o secondarie le classi
subordinate alle primarie categoriche , che compren-
dono parole differenti da quelle, che appartengono
alle Classi categoriche ; ma hanno dignità di Classi
in quanto che tengono subbordinato un gran nume-
ro di parole, e il loro nome è partecipato da tutte
queste.
La differenza delle due specie di Classi si riduce
alla seguente : Le Categoriche comprendono parole
che significano principalmente una Categoria ; come
è dire Sostanza , Causa, Stato, Azione, Qualità,
Quantità, Moto, Modo, e Relazione : le Ipoteoriche
al contrario comprendono parolc,che significano più cate-
gorie nel medesimo tempo. Mi spiego con un esempio.
SECONDA PARTE DELL’ ETIMOLOGIA 47
AUNorchè io dico: Ibi ivi, in una parola racchiudo le.
seguenti nozioni in loco procul a me, (in luogo lon-
tano da me ) perchè a tutte queste parole equivale.
una sola. Infatti, se domandate che cosa vuol dire ii?
mi si risponderà a quel modo analitico,
Le parole delle Classi ipoteoriche adunque sono ri-
spetto alle parole delle Classi categoriche, come i nu
meri rispetto all’unità.Tanto invero se dico 1.-|- 1.4 1.
quanto .se dico tre 3, dirò la medesima cosa , quan-
tunque la forma di 1.° tre volte ripetuto , è diversa
dalla forma del 3.
Tanto le Categoriche quanto le Tpoteoriche conven-
gono in ciò che e queste e quelle sono primitive ,
ossia che in quanto alla forma plastica di parole , Ie
seconde non riconoscono le prime come loro radici ,
ossia che le ipoteoriche non sono formate delle ca-
tegoriche per variazione , o derivazione o composi-
zione, ma desse stesse sono radici o radicali, cioè
parole madri, atte a generarne dello altre in uno dei
tre modi indicati,
Quindi è che, quantunque le parole variate, deri-
vate e composte racchiudono il significato di più idee
categoriche , non sono perciò ‘poteoriche, perchè ana-
lizzandole si riducono alla radice categorica dominan-
te. Oltracciò la Variazione, Derivazione e Composi-
zione è posteriore alle Classi categoriche e ipoteori-
che, e comune alle une e alle altre, Voi potete sup-
porre una lingua senza variazione , senza derivazione
e senza composizione di parole, ma è impossibile che
non abbia parole appartenenti alle due specie di Clas-
si, come non vi è aritmetica che non abbia unità e
numero. I Grammatici non hanno fatto queste distin-
zioni, ma arbitrariamente posero in confuso con la
stessa dignìtà le classi categoriche e le ipoteoriche ,
43. SECONDA PARTE
accrescendone o scemandone il numero ad arbitrio.
Un filologo moderno il Muzzi ha riconosciuto le plus-
valenti, ossia parole che significano più idee in com-
plesso, ma senza trarne alcun vantaggio per.la pao-
vera grammatica, senza determinarne la natura, sen-‘
za classificarle. Lo abbiamo citato ad argomento di.
buon senso che suggerisce il vero senza volerlo (1).
Le Classi ipoteoriche delle parole per ogni lingua
sono quattro.1.° 1 Nomi personali primitivi. 2.° I Pre-
nomi. 3.° Gli Avverbi. 4.° Le Congiunzioni.
.
(1) Il Nuovo Metodo per la lingua latina per opera de”
sigg. di Portoreale è il più ragionevole di tutte le gramma- .
tiche pubblicate finora. Eppure classificando le parole.
riduce al Nome l’Aggiuntivo, il Participio e il Pronome, .
e da la stessa dignità. del Nome all'Avverbio, alla Con-
giunzione ed all’ Interposto. Ora chi non vede che il Par-
ticipio è una parola derivata da verbo, quantunque in.
forma di Aygiuntivo ? Chi potrebbe con sana logica -
chiamar Nome l’Aggiuntivo e il Pronome? Quale confa- ‘
sione nella Lessigrafia, quando nessuna differenza si ri-
conosce nell’ ampia famiglia de’ Prenomi sotto il rispet-
to del significato ? Come uscire dal laberinto etimologi-
co e sintassico senza il filo di una buona logica de-.
scretiva, per la quale ogni parola avesse una riduziao-.
ne alla propria classe ? Ma come potevasi classificare .
logicamente, quando non si erano determinate le nozio»
mì fondawenteli di ciascuna classe ?
DELL’ ETIMOLOGIA 49.
CAPO LI
DE’ NOMI PERSONALI PRIMITIVI EGO ro TU TU
SUI pi sì.
Queste tre parole Ero Tu Sui sono nomi personali,
perchè significano sostanze e cause-persone, ossia es-
seri intelligenti e liberi : ma sono nomì primitivi in
quanto che esprimono i primi soggetti, ossia le prime
idee delle sostanze e cause personali, che ci siamo po-
tuti formare. ll primo soggetto è lo e70, perchè l'io
è lo spirito nostro sempre presente a sè stesso fin
da’ primi momenti della nostra esistenza, e quando non
siamo ancora fare buon uso de’ nostri sensi ester-
ni. Il secondo è Tu tu; il terzo è Sì, che manca in
latino nel primo termine di proposizione, e si accenna
pel prenome ILLE, come vedremo qui appresso.
Differiscono questi tre nomi personali dagli altri an-
cora, perchè essì racchiudono in una parola un com-
plesso di pensieri appartenenti a più categorie.
E primamente Eco ‘o dinota le seguenti idee : 1.°
la persona che parla o vuol parlare, 2.° la persona
che è prossima ad un’altra, che ascolta, e a cuil'Io
ego vuol Pro o parla, perchè, se questa non fos-
se in condizione di udire, la persona, che parla o vuol
parlare, non parlerebbe. Onde è chiaro che il nome
personale primitivo Ego io racchiude una relazione di
prossimità alla persona che ascolta, oltre le altre
nozioni dichiarate testè.
In secondo luogo Tu tu dinota 1.° la persona vi-
cina a chi parla, 2.° ma non sa che quella voglia
parlarle. Il tu è concepito simile all’ io con la rela-
zione di prossimità al medesimo.
5
50 SECONDA PARTE
In terzo luogo ILLE, che rappresenta il Si italiane
fa intendere 1.° la persona lontana da chi parla e da
chi ascolta, 2.° ignora che questa e quella parlino di
lei, nè può saperlo per la distanza. — |
Oltre a queste nozioni racchiudono le relazioni di
ordine, espresse dalle parole primo, secondo, terzo, ed
Eco to si dice persona prima; perchè a parlare si.
presuppone che uno voglia parlare e che però inco»
minci ll discorso. |
..- Tu tu si dice persona seconda, perchè l’ io non
parlerebbe, se non vi fosse chi 1’ ascoltasse, ma l’ascol+
tante è in secondo luogo rispetto all’ intenzione di
«chi parla, il quale sente. in sè prima il bisogno dj
parlare. |
. ILLE si dicesi terza persona, perchè in terzo luogo
può cadere ad obbjetto di discorso, ed, a così dire, per
Incidente.
Al plurale Eco fa Nos noîì, che sono più persone
.prime, che parlano o vogliono parlare.
Tu fa Vos voi, che sono più persone seconde, che
ascoltano, ossia prossime ai parlanti. |
ILLE fa ILLI sì, che sono più persone terze, di cui
si parla, lontane dai parlanti.
Il nome di terza persona manca a’ latini , perchè
chi è lontano è indeterminato. |
Quindi tutti gli altri nomi non sono nè prime, nè
seconde ,- nè . terze persone , perchè non racchiu-
dono le relazioni di prossimità e di lontananza. Essi
possono censiderarsi come cast di apposizione de’ tre
nomi personali primitivi, che, quando non sono espresr
si, debbono sott’intendersi, Infatti si adoperano con tut-
te le desinenze del verbo, indicative di accordo co’no-
mi personali primitivi, dicendosi Ego Laurentius amo,
pu Laurentius amas, ille Laurensius amat,
DELL’ ETIMOLOGIA 51
CAPO IL
DELLA SECONDA CLASSE IPOTEORICA DELLE PAROLX -
ossia DeL PRENOME.
lo chiamo prenomi una grande famiglia di parole ,
che hanno la forma di aggiuntivi, ma tali non sono
pel loro significato, perchè, quantunque come aggiun-
tivi sieno variati, come si è praticato in Lessigrafia ,
tutt’ altro significano che qualità o quantità. Or, affin-
chè una parola appartenga ad una classe, non basta
che ne abbia la semplice forma, ma è necessario che
ne abbia ancora il sigmficato. I: Grammalici, che clas-
sificavano le parole dalla loro forma esteriore, arrùo-
lavano i pronomi tra gli Aggiuntivi distinti col ti-
tolo di dimostrativi o-relativi, senza punto badare ché
gli aggiuntivi in regolare costrutto si aggiungono, os-
sia si allogano dopo de’ loro nomi, mentre i prenomi
. precedono, ossia vogliono allogarsi avanti a’ nomi, onde
gli chiamiamo prenomi, cioè avanti nomi. |
Una. classe di parole differisce da ogni altra per ra-
gione di significato o di diverso modo di significare.
Se dunque i prenomi formano una classe ipoteoricà
diversa dalle altre, debbono differirne per una di que-
ste ragioni, e si possono definire per una classe di
parole, che, avendo forma di aggiuntivi, non sono tali
per significato, e la loro significazione avviene ‘in un
modo differente da quella di tutte le altre classi ipo-
teoriche. | "li # aa
E, siccome i prenomi tra le ‘altre nozioni racchiu-
dono sempre una relazione, si possono distingucre-in
52 SECONDA PARTE
più specie dalla diversa specie delle relazioni che si-
gnificano , le quali essendo o di Sito o di Congiun-
zione , 0 di Disumione, io distinguo tutti prenomi in
Prenomi di Sito, in Congiuntivi, e Disstuntwi. Il pre-
sente Capo adunque sarà diviso in tre Articoli.
ARTICOLO 1.
Intorno A’ PrenoMI DI Siro HIC questo,
ISTE coresto, ILLE queLLO.
Tutt'i grammatici osservarono le differenze di questi
tre prenomi, quando dissero che hic haec hoc si ri-
ferisce a persona o cosa vicina a chi parla : iste ista
istud a persona o cosa vicina a chi ascolta, e però
lontana da chi parla : ille dla illud a persona o cosa
lontana da chi parla e da chi ascolta. Questo divisa-
mento fu vero, ma nessun vantaggio se ne seppe trar-
re in quanto alla classificazione.
Noi dunque diciamo che hic, haec, hoc è un pre-
nome di sito, il quale racchiude la relazione di vici-
nanza a chi parla: iste , ista, istud è un prenome
di sito, che racchiude la relazione di vicinanza a chi
ascolta : alle , illa, illud è un prenome di sito, che
racchiude la relazione di lontananza da chi parla e
da chi ascolta. Onde diremo: accipe hunc librum pren-
di questo libro, parlandosi di libro vicino a chi parla:
diremo da mihi istum librum dammi cotesto libro ,
parlando di libro vicino a chi ascolta : diremo da mihi
Ulum librum dammi quel libro, che è lontano da me
e da voi.
È da notare che ille, illa, illud si traduce in ita-
liano ora per quello e quella, ora per i o lo e la,
come ho Lotato nella Nuova Grammatica ragionata per
DELL ETIMOLOCIA 33
la lingua italiana pagina 38. Il che è chiaro dalla ver-
sione de’ costrutti latini in nostra lingua, onde ho de-
dotto che il così detto articolo italiano è un vero pre-
nome di sito, come è il latino le, illa, Mud, da cui
si forma. n
{ ARTICOLO II.
Intorno A’PreNOMI CONGIUNTIVI, I QUALI SONO
| DI DIVERSE SPECIE: *
In generale chiamo prenomi congiuntivi' tutte quelle
parole, che, avendo la forma di aggiuntivi, perchè va-
riati, non significano qualità e quantità , ma tra le
altre nozioni racchiudono la relazione di compagnia 0
di congiunzione, di cui è segno la parola categorica
Cum con. Or questa relazione può essere significata
immediatamente, mediatamente o collettivamente, ecco
perchè io ‘distinguo tre specie di prenomi congiuntivi,
cioè immediati, mediati e collettivi, de’ quali parlerà
ne’ tre seguenti paragrafi.
61°
De’ prenomi Congiuntivi immediati TALIis-QuaLIs ,
TANTUS-QUANTUS.
Questi Prenomi Talis-Qualis, e TantusQuantus si-
gnificano relazione di congiunzione immediatamente ,
perchè, quando diciamo a modo di esempio: Petrus
est talis qualis est Antonrus, Pietro è tale quale è An-
tonio, non intendiamo dir altro che una stessa qualità
sia con Pietro e con Antonio. Similmente, allorchè di-
ciamo Mulus est tantus quantus est equus, il mulo è
54 SECONDA PARTE
tanto quanto è il cavallo , non intendiamo dire altro
se non che una quantità è col mulo e con il cavallo.
Ora, dove è la preposizione Con (cum), vi è relazione di
congiunzione o di compagnia, bisognerà dunque con-
chiudere che Talis-qualis e Tantus-quantus sieno pre-
nomi congiuntivi. Sono poi immediati , perchè essi
vanno a risolversi immediatamente con la preposizione
Cum (con) a differenza degli altri detti mediati, che
si risolvono immediatamente in Talis-qualis o in Tan-
tus-quantus,e per questi nella preposizione Cum (con).
La duplice serie di questi prenomi va detta de’ cor-
relativi, perchè ponendo Talis è uopo mettere Qualis,
come pure a Tantus sì riferisce Quantus e viceversa,
come vedremo nella Sintassi.
. Ma talis qualis differiscono da tantus quantus in
questo che ì primi sono correlativi di qualità , ossia
si adoperano, quando si paragonano due soggetti, che
si truovano con una qualità , ed i secondi sono cor-
relativi di quantità, ossia si adoperano, quando sì pa-
ragonano due soggetti, che si truovano con una quantità.
62°
De’ Prenomi di congiunzione mediati: Qui, Quar ,
Quop, Is, Ipse, IbeM, Par, ArquaLris, SIiMiLIs.
Tutt'i soprapposti Prenomi sono congiuntivi media-
tamente , in quanto che non si risolvono immediata-
mente con la preposizione Con (cum), ma con tale-
quale (talis-qualis), o tanto-quanto (tantus-quantus), in
cui quella relazione è contenuta. In fatti Qui, Quae,
Quod si traduce quale in italiano correlativo di tale ,
perchè quando diciamo : Liber, quem misisti ad me,
est bonus, (il libro, che mì avete mandato, è buono ),
DELL’ ETIMOLOGIA 55
l’ espressione equivale a quest’ altra in forma analiti-
ca: Talis liber, qualem hibrum misisti ad me, est bo-
nus, il tale libro, il quale libro avete mandato a me,
è buono. Onde è chiaro che qui, quae, quod è una
formola ristretta di due parole Talis-qualis, e ciò è
manifesto dal perchè qui, quae, quod vuole essere co-
struito in mezzo a due desinenze dello stesso nome ri-
petuto , detto antecedente se precede , conseguente
quando va dopo; perchè, dovunque si adopera siffatto
prenome, vi è comparazione , come vedremo in Sin-
tassi.
Is, ea, id equivale all’ italiano esso 0 desso ( vedi
Nuova Gram. ragion. per la ling. it. pag. 42 ) ed esso
o desso equivale a stesso. Ora chi dice stesso, intende
tale quale o tanto quanto, perchè allora due cose so-
no le stesse, quando tale è l'una qual è l’altra, o
l'una è tanta, quanta è l'altra. Da Is si è formato
il composto fdem, eadem, idem, che si traduce stesso
equivalente a medesimo o identico. |
Ipse, a, um si traduce direttamente stesso, e pare
che differisca da Is, come in italiano differiscono £ss0
e desso da stesso.
, PAR Pari 0 eguale. La parità o l'eguaglianza. con-
siste nell’ essere una cosa tanta quanta un'altra è ,
così, paragonando due e due, diciamo che sieno part,
perchè tanto è l’ uno quanto. è l’altro. Pari adunque
è un prenome di congiunzione mediato, che si risolve
ne correlativi di quantità.
Equaris è lo stesso che pari, e ne differisce in
quanto che si risolve per tale quale, ossia è un pre-
nome congiuntivo mediato, che si riduce a*correlativi
quantitativi.
SIMILIS racchiude le nozioni di presso che eguale,
e sì può ridurre a’ preromi correlativi di qualità o di
quantità.
56 < SECONDA ‘PARTE
$ 3.
De’ Prenomi Congruntivi Collettivi — MuLrus, Nim1s,
Satis, Macis, PLus, OmnIs, Torus, Cuncrus, U-
NIVERSUS.
I soprascritti prenomi sono congiuntivi collettivi ,
perchè nella loro significazione racchiudono la nozio-
ne di congiunzione di più cose nel medesimo tempo,
sia sotto il rapporto della quantità continua, sia sotto
il rapporto della quantità discreta.
‘E primamente Multus, a, um, che si traduce Molto,
accenna ad una grande collezione indeterminata, come
quando dicessimo multa materia, multa pecuma, mol-
ta materia, molto danaro. Con le quali espressioni si
vuol dinotare la collezione di più parti di materia, di
più monete distinte numericamente.
Nimis, che ì grammatici ritenevano come avverbio,
perchè invariato, è un vero prenome collettivo, e si-
gnifica troppo, vocabolo relativo a collezione relativa,
ossia il troppo è molto relativamente , vedi Nuova
Gram. Ragionata pag. 43.
Satis e Sat da’ grammatici RT fu tenuto
per avverbio, ma desso è un vero Prenome collettivo,
e si traduce bastante o abbastanza: è diverso da Mul-
tus e da Nîmis, perchè più determinato, e dinota una
collezione sufficiente, non molta, nè troppa.
‘ Plus, che ancora come avverbio è da’ grammatici
classificato, è variato plus, pluris ec. e si traduce più,
ossia dinotf collezione quantitativa messa in relazione
a MINUS meno. ll più è molto relativamente al meno,
‘ma può essere poco relativamente al troppo.
Magis e Mage ancora prenomi e non NGI, quan-
DELL’ ETIMOLOGIA 57
tunque invariati, e si traducono più, differenti da plus
che si riferisce alla quantità discreta, come magis alla
quantità continua , perchè a me pare che da magis
si fa magnus e major quasi magior, e magsimus qua-
si magissimus e per sincope maximus.
Omnis, omne, è un prenome collettivo di quantità
discreta, ossia numerica , e significa la collezione di
tutti gl’ individui senza eccettuarne alcuno. In italiano
sì traduce ogni e tutto, ma la prima versione è pro-
pria ed etimologica, la seconda è per traslato.
Ad omnis si riduce PLERIQUE, PLERAEQUE, PLER4-
QUE, che dinota molti individui, ossia collezione nume-
rica. Questa parola è composta da pleri e que, che si-
gnifica e, onde plerique equivale a molti e molti. PLe-
RI poi viene dall'antico plerus, che si vuol formato dal
greco pleros pieno , di cui al singolare è rimasto in
uso plerumque, da’ grammatici falsamente tenuto per
avverbio.
Allo stesso Omnis si riferiscono Cunetus e Universus.
Cunctus adoperato al plurale dinota tutti, ma raccolti
nel medesimo luogo, perchè si vuole identico a Conjun-
ct, che significa insieme giunti o congiunti. Univer-
sus è parola composta da Uni e versus che significhe-
rebbe volto all’uno proprio delle cose circolari, i cui
raggi si convergono al centro.
Totus, prenome di quantità continua, ossia dinotante
collezione delle parti di un tutto continuo, e si tra-
duce tutto, ossia collezione compiuta senza mancamento
di alcuna parte. Differiscono adunque Ommnis e totus
come in italiano ogni e tutto , cioè sotto il rispetto
delle due diverse quantità. Onde diremo omnes homi-
nes ogni uomo, e tota tabula tutta la tavola, e no
al contrario.
58 SECONDA PARTE
ARTICOLO III.
De PRENOMI, CHE RACCHIUDONO LA RELAZIONE
DI DISUNIONE, DETTI DISGIUNTIVI.
À questa categoria appartengono tutte le parole, che
in forma di aggiuntivi per la loro variabilità non si-
gnìficano qualità e quantità, ma racchiudono la re-
lazione di disumione,di cui è segno categorico la pre-
posizione Sine (senza). E, siccome la congiunzione
Non si riduce, come vedremo, ad un complesso di no-
zioni, tra le quali è la disunione, avremo per preno-
mi disgiuntivi tutti quelli, che immediatamente si ri-
solvono col non. Oltracciò vi sono de’ prenomi, i quali
esprimono che di un tutto si è presa una parte , la
quale si considera come isolata con l’ eccezione del
tutto. Or dove è eccezione, evvi disunione, ne segue
che i prenomi così detti partitivi appartengono anco-
ra alla categoria de’ disgiuntivi. lo dunque dividerò il
presente Articolo in due paragrafi, nel primo esporrò
i prenomi disgiuntivi che si risolvono con la negazio-
ne, nel secondo i partitivi,
$ 1°
De prenomi Disgiuntivi per negazione, ALIUs, ALTER;
CAETERUS, Dirersus, DrrreRENS, Minus, PauLUS,
Paucus.
1.° ALrus, 4, um. Metto in primo luogo questo
prenome, come quello, a cui ancora altri si riducono.
Ad Alius noi facciamo corrispondere altro , il quale
‘significa diverso, ossia non lo stesso rispetto a sè me-
DELL' ETIMOLOGIA 59
desimo in altro tempo o ad altro soggetto. Onde è che
serve alla comparazione] di diversità , ed è seguito.
dalla particella comparativa quam , come vedremo in
Sintassi, :
2.° ALTER, a, um è una parola composta da alius
e ter e significa fre volte altro, essia molto diverso,
benchè nelle yersioni faceiamo cerrispondere altro
tanto ad alius quanto ad alter, ma nell’ uso non si
debbono confondere, come vedremo. E per dirne qui
una cosa di passaggio alter si adopera, quando i sog-
getti di comparazione sono diversi , ondechè i latini
invece di dire unus et alter, usayano elegantemente
alter et alter, Ve
-8,° DivERsus è un participio del verbo divergo da
cui divergente, e divergenti si dicono due linee, che
non sono parallele, ma a misura che procedono si dis»
eostano., Ora le cose diverse sono divergenti in rap-
porto alle loro qualità, Adunque diverso è identico ad
altro in senso metaforico, Lo stesse dicasi di differens
differente in senso ancora di diverso , perchè come
‘ognuno vede questa parola è participio del verbo fero
e per traslato si adopera nel senso di alius,
‘ À4.° Minusèil] negativo di plus e gli è correlativo ,
perchè, quando di due cose paragonate una è più, l'al
ra necessariamente dev’ essere meno. Meno adunque
significa non molto, ed è prenome comparativo. ] gram»
matiei l’ ebbero ad avverbio come satis, magis e plus,
ma desso è un comparativo neutro per usare il loro
linguaggio, adoperato figuratamente nelle comparazioni,
come vedremo in Sintassi,
5.° Paucus, 4, UM, e Paurus, 0 Paullus, A, UM, si
fanno valere in italiano per poco, opposto a molto, 03-
sia a non molto, E n
6.° Ceterus, a, um, è formato dal greco Kat eje=
60 SECONDA PARTE
ros , che corrisponde ad alter, benchè si traduca pel
rimanente.
629
De’ prenomi Disgiuntivi Partitivi — SincuLus, ULLOS,
| UrER, Quisque, ALiguis.
1.° SINGULUS, 4, UM, significa un individuo sepa-
rato dalla mollitudine, e si traduce singolo o uno ad
uno, onde singularis singolare, cioè di uomo o di cosa
singola. Adunque Singulus è prenome partitivo per
la nozione di separazione che racchiude.
2.° ULLUS, A, um, si traduce alcuno, perchè manca
in italiano una parola semplice, che gli corrisponda, e
dinota qualche separati dalla moltitudine.
3.° UreR, 4, vw, equivale a ol’uno o l'altre, ossia
accenna alla partizione tra due.
4.° Quisque, quaeque, quodque, che si traduce cia-
scuno 0 ciascuna, è parola composta da quis e que ,
quis che equivale a chi, e que, che dinota e, onde in
forza di etimologia significherebbe chi e chi, e per tras-
lato indica partizione di più, che vanno considerati
separatamente in rapporto a qualche altra cosa.
5.° ALIQUIS, 4, OD, è composto da ali invece di
alius e quis, e si traduce alcuno o qualcuno.
_ 6.° Quipaw, che si traduce certo, in senso di parti-
zione è composto da qui e dam, come vedremo nel
trattato della Composizioue.
|_A questi si riducono i composti quippiam, quisquam,
quicumque, quilibet, quivis ec. ì quali per difetto di
parole proprie traslatamente si adoperano con forza di
prenomi partitivi.
DLL ETIMOLOGIA 61
CAPO II.
DELLA TERZA CLASSE IPOTEORICA DELLE PAROLE,
ossia peLL''AVVERBIO.
INTRODUZIONE
L’ Avverbio sarà una Classe ipoteorica, distinta dal-
le altre a condizione che comprenda sotto di sè
parole, che per corpo e per significato non rassomi-
glino in alcuna guisa alle parole comprese nelle al-
tre classi. Se per esempio una parola, simile a fel
cer, sì potesse ridurre a felir felice , appartenente
alla classe categorica degli aggiuntivi qualitativi , voi
non direte che sia avverbio, perchè una stessa parola
non può etimologicamente appartenere a due classi dif-
ferenti senza contraddizione. Affinchè dunque una pa-
rola sia avverbio, deve avere le condizioni sopra de-
scritte.
Ed in quanto al sigmficato l’Avverbio racchiude prin-
cipalmente due nozioni, cioè il rapporto di contenen-
za e un nome di tempo o di luogo in senso proprio
o metaforico , oppure uno de’ rapporti di origine di
passaggio e di tendenza , espressi da una delle tre
preposizioni 1.° a, ab, abs, e, ex, 2.° per, 3.° ad,
seguite ancora da un riome di tempo o di luogo. Sic-
chè l'avverbio, se non contiene altra nozione, equivale
alle due parole, cioè ad una delle sopraddette preposi-
zioni ed al nome di tempo o di luogo in senso pro-
prio 0 metaforico.
Ho-detto nome di tempo o di luogo in senso pro-
prio o metaforico, imperecchè il vero MUOSER, è quello,
62 $5C0NDA PARTS
ene racchiude fl nome di tempo e di luogo. Se dun-
que vanno per avverbî riconosciute alcune parole,
che invece racchiudono il nome del Modo, o altro si-
mile, voi direte che il Modo ha forza di contenente
in senso traslato, come vedremo. E di qui si compren-
«de perchè questa Classe di parole fu detta Avverbio
gal latino Adverbium, che significa parola che vuolsi
stare di costa al verbo, come sua determinazione, Ora
it Verbo dinotando Stato o Azione, e non essendovi
stato ed azione che non sia o non avvenga în un dato
spazio di tempo e di luogo, quelle sole parole voglio-
no andargli a canto, come sue determinazioni, che rac-
chiudono queste nozioni , cioè In rapporto di conte-
nnenza, e un nome di tempo e di luogo. Il che pruova
che l’ avverbio propriamente non può significare il
modo o allra nozione in senso etimologico.
Ho detto ancora che l’avverbio può contenere un
rapporto di origine, di passaggio, e di tendenza, per
alcune lingue sotto il rispetto di alcuni verbi concreti
. non obbjettivi o intransitivi, i quali racchiudono il
verbale di Moto, che ha per sue determinazioni quelle
‘tre relazioni.
I grammatici non si formarono una chiara e precisa
‘nozione di questa Classe di parole, ondechè nelle-loro
lunghe liste per altro incompiute, voi trovate tutto confu-
‘80, cioè dire messe tra gli avverbi alcune parole, che ap-
.partengono ad altre classi, figuratamente costruite, ed
‘ommesse molte altre, che sono veri avverbi.
La Etimologia si propone lo studio delle parole iso-
late, ossia distaccate dal discorso, per conoscerne il va-
‘lore assoluto. Or, quando una parola è stata classificata
in Etimologia , come di una particolare natura , non
uò essere tenuta presente sotto il rispetto di un va-
pa relativo, che può acquistare in costrutto , perchè
DLL ETIMOLOCIA 63
si uscirebbe dal campo etimologico per invadere il
campo sintassico. Se, per esempio; avrete stalilito in
Etimologia che facile sia una variazionedi facu.», pa-
rola derivata in forma di aggiuntivo , ‘non potcte pol
classificarlo tra gli avverbi, perchè incontrate’ un co-
strutto, in cui figuratamente quel facile ha forza di
facilmente, in una versione di equipollenza, o come
dicesi a senso. Oraigrammatici hanno tutto confuso,
come diceva innanzi, perchè hanno classificato tra gli
avverbi alcune parole appartenenti ad altre classi, soi0
perchè in costrutto si truovano adoperate figuralameie-
te, e la versione ha dato loro una forma avverbiale.
Io dunque, a procedere con verità, ordine ed esat-
tezza, metterò in primo luogo i veri avverbi, e passerò
in seguito ad esaminare gli altri tenuti per tali, ridu-
cendoli alle proprie Classi.
ARTICOLO I.
INTORNO AGLI AVVERBÌ DI TEMPO.
Gli avverbi di tempo sono tutti quelli, che racchiu-
dono la preposizione In e un nome di tempo.
1.° Nunc in quest’ ora, adesso. 2.° Tune e Tum in
quel tempo, allora. 3.° Semel in un tempo, una vol-
ta. 4.° Simul in un medesimo tempo, insieme. 5.° Olim
in antico tempo, una volta, tempo già fu, anticamente.
6.° Jam già o mai, in qualsivoglia tempo. 8.° Mox
or ora, momò o mò nello stil familiare, 9. Nuper (1)
(1) Nuper secondo Festo è quasi noviper, o secondo
lo Scaligero è composto da novo opere, che si legga
nuper, come fantop’re si truova scritto fantoper. Se-
condo quest'etimologia non sarebbe avverbio, ma parola:
composta figuratamente costruita. Ma, siccome questa eti.
mologia è oscura,noi l'abbiamo tra gliavverbi annoverata-”
‘
64 SECONDA PARTE
poco fa, non è guari, cioè in un tempo prossimo pas-
sato. 10.° Saepe spesse volte, in volte ripetute. 11.°
Pridem (1) in un tempo passato un poco più lontano
di quello che significa Nuper. 12.° Tandem e Demum
in fine, finalmente.
Quindi non sono avverbi di tempo tutti seguenti,
che ] Etimologia può ridurre alle proprie Classi.
1.° Noctiu e Diu, i quali sono termini di rapporto.
o secondo il linguaggio de’ grammatici, ablativi dell’an-
tico Noctus e Dius, invece di nox e dies , e signifi-
.cano propriamente in tempo di notte e di giorno , e
se troviamo diu e diutius in senso di lungamente. è
per traslato — Modo si traduce ora, da modus modo
e dipende dalla preposizione In sott' intesa, di cui
Modo è secondo termine. Horno usato da Plauto e
Lucilio in senso di in questa stagione o in quest’an-
no, è variazione di hornus, a, um, abbreviato di ho-
rinus di radice greca, e corrente in uso appo i clas-
sici del buon secolo. |
2.° Mane, in tempo di mattina, hert nel giorno di
jeri, Cras nel dì seguente, Vespert in tempo di sera,
non sì possono per avverbi tenere , imperocchè sono
veri nomi invariati, eccetto l’ ultimo, come apparisce
dall’ accordo che hanno con gli aggiuntivi e co’ preno-
mi, come loro determinazioni. di
3.° Molto meno si terranno per avverbi le seguenti
parole composte. Hodie composto da ho invece di hoc
e die, cui manca in costrutto la preposizione In (0g-
(1) Pridem è senza dubbio composto da pr’, che è
identico a prae preposizione di sito, che anticamente
leggevasi pri, come dimostrano i derivati prior, pristi-
nus, priscus : dem è una particella, che per sè stessa
isolatam. nie nulla significa, ma serve come finale in
composizione di molte parole, come quidem, ibidem ,
tandem ec.
‘DELL’ ETIMOLOGIA 65
gidi, in questo giorno). Perendie composto da ire pa-
role Per, en, invece di empta , e di: , che significa
dopo domani , ossia secondo il senso etimologico , nel
giorno che viene tolto domani. Pridie composto da pri
invece di prae, nel giorno avanti, e postridie compo-
sto da postri in vece di postero e die nel giorno se-
. guente. Nudius teritus da’ grammatici è tenuto per
avverbio in carne e ossa, mentre Nudius secondo Fe-
«sto equivale a Nunc Dies, e la frase tutta a Nune
est dies tertius, ora è il terzo giorno , come noi di-
ciamo oggi è otto, volgarmente oggi ad otto per indi-
«care il primo giorno degli olto già passati — Extem-
plo, che si traduce subito, è composto chiaramente da
ex e templo. Adhuc finora, e composto da @d prepo-
sizione, e huc invece di hoc, intendi tempus, a questo
tempo. Denuo di nuovo, composto da De di, e nuo
anvece di novo — Protinus composto da pro e tenus,
€ presso Varrone è ancora usato protinum, è proprio
di luogo, e, per traslato, di tempo, equivalente a subito,
cioè nello istante, immediatamente — Illico, composto
da to e loco, è proprio del luogo , e per traslato si
adopera pel tempo in senso di là per là, subito. Nel
medesimo senso si adopera Ilicet, composto da ire e
licet è lecito andare, quando un fatto è compiuto, sen-
za ìintermissione di tempo. Statim e Confestim nello
stesso senso adoperati, sono parole anch’ esse compo-
ste, come vedremo nella categoria degli avverbi di mo-
do — Quousque è composto da usque e quo, fino a
quando ? Postea composto da post ed ea intendi ne-
gotia, dopo ciò. Dein, Inde, Deinde sono due prepo-
sizioni costruite figuratamente, Deinceps vi aggiun-
ge ceps da capio,e sì traducono di poi, per l'avvenire.
Hactenus composto da ac intendi parte, e tenus fi-
no a, fin qua. Anitehac composto da Ante 0 hac in
66 SECONDA PARTE
‘vece di haec, intendi negotia, avanti ciò , per lo pas-
sato — Abhine composto da ab e hinc da quel tempo
in qua. Diluculo è un vero nome da diluculum, composto
da De e luculum diminutivo di Lux luce , si fa va-
lere all’ alba, al far del giorno. — Aliquando compo-
sto da alî invece di alio, e quando congiunzione mi-
sta, secondo la proprietà latina di comporre agli avver-
bi ed alle congiunzioni alcuni prenomi, come vedremo
nel trattato della composizione. Aliquando si fa vale-
re qualche volta, come pure interdum composto da
inter e dum, quandoque composto da quando e que,
nonnunquam composto da non, da nun invece di non
e quam. Dudum composto da du invece di dum e
dum si°fa valere ora, testè. Nusquam composto da nus
in vece di non, e quam vale non mai — Denique è
composto da denuo e que in senso di Et. Unquam
non mi pare differente da nunquam, benchè sì tra-
duca qualche volta in opposizione di nunguam e nus-
quam. Identidem di tratto in tratto, è parola com-
posta da idem et idem, ed ha questo valore per tra-
slato, come vedremo.
4.° Neppure terremo ad avverbî i così detti parti-
cipi variati in forma di aggiuntivi, e adoperati senza
nome figuralamente. Tali sono Cito participio di Creo
muovo , onde citus mosso , quantunque per traslato
cuo traducasi subito, presto. Subito da subitus parti-
cipio di subeo, composto da sub sotto ed eo vado , il
quale si traduce subito, e inaspettato, dal perchè le
cose, che vanno sotto, improvvise appariscono. Repente
da repens participio di repo trascino il corpo per ter-
ra, dal greco erpo, onde anche serpo, serpeggio o imito
il serpe — Repente si traduce ancora subito e all’im-
provviso, per la stessa ragione allegata per Subito su-
bito. Recens di fresco, ‘di recente, è recens recentes
nuovo, fresco, dal verbo receo non usitato,
DELL’ ETIMOLOGIA 67
5.° Non terremo parimenti ad avverbi tutt i nume-
rali bis, ter, quater e tutti gli altri che da quinque
In poi prendono la desinenza es; perchè bis due vol-
te è lo stesso che dis greco che significa due. Ter e
quater sono identici a tres e quatuor: in quinquies ,
series, sepires, octies, movies, decies, undecies, duo-
dectes, terdecies, quatuordecies, quindecies, sexdecies,
septiesdecies, octiesdecies o duodevicies , noviesdecies
o undevicies (1), vicies, vicrwes semel, bis et vicies ,
tricies, quadragies, quinquagies, seragies, septuagies,
octogies, nonagies, centies, ducenties, trecentres, qua-
drigenties, quingenties, sercenties, septigenttes, octi-
genties, nonigenties, mallies mille volte, bis millies due
mila volte , ter millies tre mila volte, decies centies
millies un milione di volte , vicies centies miles due
milioni di volte — ec. è chiaro il numerale quin-
que, sex, septem ec. e bisogna dire che la desinenza
%s per convenzione, componendosi, significhi volte ,
oppure sia abbreviato di vices, onde quinquies è lo
stesso che quinque vices cinque volte e va dicendo.
Si possono aggiungere toties tante volte, quoties
quante volte, pluries più volte ec.
6.° Similmerite Alias, che si ha per avverbio, è va-
riazione di alius, a, um, ed è costruito figuratamen-
te ; equivale a per alias vices, come è chiaro dalla
sua versione per altra volta.
(1) La parola duode e unde innanzi a wiginti e pvi-
cies sono composte, la prima da duo e de, il quale de
in composizione ha forza di m22n0, la seconda da unus
e de, sicchè duodeviginti equivale a viginti meno due:
undeviginti a viginti meno uno. Quindi undevicies e-
guivale a venti volte meno uno, e quodevicies a venti
volte meno duc.
68 SECONDA PARTE 3
ARTICOLO II.
Intorno agli avverbi di luogo.
Avverbi di luogo sono quelle parole, che hanno i .
caratteri descritti a pag. 61, e contengono la preposi-
zione în o una preposizione del Verbale pag. 45, se-
guita dal nome di luogo.
Avverbi di luogo così descritti ne ha pochissimi la
lingua latina, e son per dire, che ne abbia uno solo
a rigore, cioè IBI, che significa Iv o Vi, cioè in quel
luogo, che è lontano da me e da voi.
Si potrebbe aggiurgere Foris a Foras fuori, ma a
me sembra che questa è preposizione e non avverbio,
perchè l’ esteriorità è una relazione essa stessa, come
l’interorità. Infatti extra, che per traslato significa
fuori, va tra le preposizioni annoverata. Nè osta che
" uso adopera siffatta preposizione senza termine di
rapporto, poichè frequentemente i latini molte prepo-
sizioni adoperavano a questo modo, come ante e post
specialmente, onde gli sciocchi grammatici le annove-
rarono ora tra gli avverbi ed ora tra le preposizioni.
Si potrebbero aggiungere Eminus da lontano e Comi-
rus da vicino, ma a me sembrano piuttosto parole
composte la prima da ex, e la seconda da cum, che in
composizione si fa com e co. Di Procul posto tra gli
avverbi ho parlato a pagina 44.
Quindi è che per avverbi di luogo non si debbono
tenere etimologicamente tutte quelle parole, che la Sin-
tassi presenta in costrutto figurato, ma che l’ Etimo-
logia può ridurre ad altra classe di parole. Tali sono
tutti 1 seguenti.
1.° Hic,che i grammatici addomandano avverbio di
DELL’ ETIMOLOGIA 69
stato in luogo col valore di qui, non è che il preno-
“me di Sito hîe, haec, hoc, il quale anticamente nella
desinenza indicativa di accordo col secondo termine
di rapporto dovea fare ab hoc vel ab hic, ab hac vel
ab hic, ab hoc vel ab hic, appunto come qui, quae,
quod, alla medesima desinenza faceva qui, qui, qui, il
che è chiaro da quia, composto da a preposizione po-
sposta, e qui. Adunque hic, parlando col linguaggio dei
grammatici,é un vero ablativo del prenome di Sito hte
haec hoc figuratamente costruito, a cui manca il nome
loco e la preposizione In, sicchè hic in costrutto re-
golare equivale a in hoc loco.
2,° Huc qua, che i grammatici addomandavano Av-
verbio di moto a luogo, è lo stesso prenome hic, haec,
hoc, che anticamente invece di hoc faceva pure huc,
come abbiamo veduto in adhuc, equivalente a ad hoc
tempus, o riferendosi a locus, che anticamente faceva
locum, loci, è lo stesso che ad hoc locum. Sicchè
huc è costruito figuratamente in forma analitica equi-
vale a ad hunc locum a questo luogo.
3.° Hac,che i grammatici addomandavano avverbio
di moto per luogo, è senza dubbio una variazione del
detto prenome costruito figuratamente , e che perciò
in forma analitica equivale a a qua parte da quale
parte , e per la reciprocità delle tre relazioni si può
tradurre per qual parte.
4.° Hinc è una di quelle parole che la variazione
altera in modo proprio e particolare di alcune lingue
per racchiudervi in modo etimologico indiretto uua
significazione. Così quella n inframmessa a hic ha il
valoro di a, abs do preposizione segno di rapporto
di origine, e in forma analitica equivale ad ab hoe
loco da questo luogo, detto perciò da’ grammatici av-
verbio di moto da luogo.
70 SECONDA PARTE
. 4.° Isthic o tstic costì 0 costà, è composto da iste
e hic: ille o illic colà o là, è composto da ille
e hic. È
5.° Istuc o isthuc: significa costì o costà,ossia a co-
testoluogo , ed è composto da iste e huc. Illuc o il-
Ihuc a quel luogo, o semplicemente colà, è composto
da ille e huc.
6.° Isthac per costà, o per cotesto luogo, è com-
posto da iste e hac : illhac per colà o per quel luo-
go, è composto da ille e hac.
1.° Istine o isthine da costà o da cotesto luogo, è.
composto da iste e hine : dlline o iUlhine da colà 0 da
quel luogo, è composto da ele e hine.
8.° Eo. è specchiatamente una variazione di 8, ea, td,
ancorchè nelle traduzioni a senso si faccia valere per
là o svi. Dicasi lo stesso di Illo là, alio altrove, ali=
quo in qualche parte.
9.° Intro o intus sono identici alle preposizioni In-
‘ter intra, e la diversa desinenza accenna al suo co-
strutto figurato, cioè senza secondo termine di rapporto.
10.° Eminus e Cominus in senso di luogo sono pa-
role composte vedi pag. 68. |
11.° Horsum verso qua, istorsum verso costà, re-
trorsum verso dietro, introrsum verso dentro ec. so-
no tutte parole composte da hoc, istoc, retro, intra e?.
e versum o versus preposizione pag. 44.
12.° Dein, Inde, Exinde, hacienus, adoperate iy
senso di luogo sono parole composte vedi pag. 65.
DELL'ETIMOLOGIA 71
ARTICOLO II,
Intorno agli avverbî di modo.
. Chiamo avverbî di modo quelle parole, che hanno i
caratteri di questa classe , e racchiudono la preposi-
zione Fn e un nome, che significa modo 0 mamera,
determinato da un aggiuntivo o da parola in forma
di aggiuntivo, come nae certamente o in modo certo,
La lingua latina non ne ha che pochi di questa na-
tura, che etimologicamente sieno avverbi, e sono 1se-
guenti ;
NAE , preso dal greco nai, significa in modo eer-
to o certamente. |
2.° FrusrRra che significa in modo vano 0 invano.
3.° FrRE in modo approssimativo, e sì traduce per
asì.
4.° FERME în modo ordinario ordinariamente.
5.° PENE, che si traduce quasi, se pure non è ao-
‘accorciato di penes preposizione, che significa appres-
so pag. 45.
6.° Aur o, ovvero, ossia, che per giuste ragioni
ripongo tra gli avverbi di modo , vedi Nuovo Corso
Vol. I. pag. 164. Ad «ut si riduce Vel, che è il ver-
bo volo, che si fa ve componendosi, onde vel Sì può
tradurre vuoi. Seu abbreviato di sive è composto da
Si se, e ve vuoi, cioè se vuoi. Vel componendosi
ad ut fa velut, veluti come siccome, che è .copulativa.
7.° Vix appena a stento—Se si fa valere non, op-
pure per tempo, è in senso traslato,
72 SECONDA PARTE
De creduir avverbdì di Mono secondo i grammatici.
I grammatici credettero avverbî di modo tutte quelle
parole latine, che in italiano si traducevano colla de-
sinenza in mente, preceduta da un aggiuntivo o da pa-
rola variata, derivata o composta in forma di aggiun-
tivo, come marime massimamente, radicitus radical-
mente ec. oppure in una forma qualunque da essi
appellata avverbiale. Noi procedendo secondo l’ enun-
ciato principio, che una stessa parola etimologicamentè
non possa appartenere a due classi differenti , esclu-
deremo dalla Classe degli avverbi tutte quelle parole,
che alle variate , derivate e composte si possono ri-
durre, sia delle classi categoriche, sia delle altre ipo-
teoriche, e non terremo ad avverbi, ma a costrutti
figurati, le seguenti parole. sa
1.° Tutte quelle che hanno la forma delle altre ap-
partenenti ad altra classe, meno qualche piccola alte-
razione per cambiamento di lettera, come îtem simil-
mente, formato da idem stesso o medesimo.(Quidem cer-
tamente da quidam certo.
4.° Tutti nomi ed aggiuntivi, che prendono la de-
sinenza itus, come radicitus radicalmente, da radiz
radice, funditus fondamentalmente da fundus fondo ,
humanitus umanamente da humanus umano.
3.° Tutte le parole desinenti in um, e, 0, ter, for-
mate dagli aggiuntivi o da parole variate, derivate e
composte in forma di aggiuntivi, come verum vera-
mente, vere veramente, vero in vero, humaniter uma-
namente—Intorno alle quali desinenze ‘è uopo fare le
seguenti osservazioni: 1.° Che la desinenza um è 1-
dentica alla desinenza indicativa del primo termine di
proposizione infinita, ossia al così detto accusativo dei
si DELL’ ETIMOLOGIA 13
grammafici,che si riferisce ad un nome, come negoltum
sottinteso, il quale dipende da una preposizione richie-
sta dal senso.Così verum equivale a per negotium ve-
fum per verità. La qual cosa vuol essere intesa per
tutte le desinenze, dette di yenere neutro , di qualsi-
voglia aggiuntivo, e di qualunque forma, come facile
facilmente, dulce dolcemente, pottus piuttosto, Recens
di recente o recentemente. Ogni qualvolta adunque
troveremo siffatto costrutto, diremo che vi sia una
Sintassi figurala, e non mica che la parola apparte-
nente alla classe degli aggiuntivi sia divenuta avver-
bio.2.°Che la desinenza o è di specchiato aggiuntivo ,
detto dai grammatici di caso ablativo , ondechè tro-
vando, vero, primo, secundo ec. tradurremo n mo-
do vero 0 invero, în primo, secondo luogo ec. 3.°
Che la desinenza e, come in vere veramente, humune
umanamente, malemalamente ec. sia un' alterazione
della desinenza o invece di vero, humano, malo ec.
4.° Che la desinenza ter, che ha luogo negli aggiun-
tivi della terza variazione specialmente; come da fela
FELICITER,da diligens diligenter ec. è una parola iden
tica al numerale ter tre volte, il quale accenna all’a-
bito acquisito con la ripetizione de’medesimi atti; per-
chè felicemente feliciter, e diligentemente diligenter,
vive ed opera chi ha l'abito acquistato a quel modo.
4.° Hanno i latini alcuni nomi ed aggiuntivi, o pa-
role variate , derivate e composte in forma di aggiun-
tivi, i quali, alterando la loro desinenza in tim, diven-
tano secondo ì grammatici avverbi, come g9regatim a
greggia , paullatim a poco a poco , statim in modo
stabilito, e, per traslato, subilo, sensim a poco a poco,
partim in parte, ec. Ma secondo il principio ge-
nerale tante volte enunciato ciò non può esse-
re, è mestieri dunque conchiudere, cho siffàtte
”
ib SECONDA PARTE
parole non sieno avverbi, ma nomi od aggiuntivi va-
riati, derivati, o composti. Ed io penso che la desi-
nenza tm sia la stessa che la preposizione In, onde
«regatim equivale a în modo gregis, Statim a in mo-
do stato, partim a in parte, ossia che, quando il pri-
mo componente è aggiuntivo, o parola secondaria in
forma di aggiuntivo, si sottintende modo ; quando è
nome s' inverte semplicemente la parola. La qual cosa
dimostra ancora una delle proprietà della lingua la-
tina, che si vorrebbe esclusivamente di alcune lingue
mioderne o antiche ancor vive, come la tedesca e l’in-
glese, di posporre, cioè al suo nome, la preposizione.
5.° Per la stessa ragione non terremo ad avverbi
bifariam,trifariam ec. sì perchè composti da bis e fa-
iam, derivato dal greco fao, che significa dividere,
come pure perchè sono veri aggiuntivi da bifartus ,
a, um, trifarius, a, um ec. Profecto che si traduce
certamente, è composto da pro e fecto invece di fac-
io. Reapse in vero o realmente, è composto da re
e ipsa, a cuì sì sottintende la preposizione in, ed e-
quivale a in fatto. Una , che tenuto per avverbio si
fa valere unitamente, è variazione di unus, a, um, a
cui si sottintende în e vice, ed è lo stesso che în una
vice in una volta. Dicasi lo stesso di brevi , che si
traduce brevemente, mentre è una variazione di bre-
vis, costruito figuratamente, invece di in tempore bre-
vi. Nimirum composto da Ni non, e mirum mera-
viglioso.
‘6.° Mettete in questa categoria tutte le preposizio-
ni costruite figuratamente, ossia adoperate senza il no-
‘me secondo termine, e non direte, che Post e Ante
per esempio, una volta sieno preposizioni, e un' altra
avverbi, come non potete dire, che l’ aggiuntivo ado-
perato senza nome , diventi avverbio e qualche altra
.
DELL’ ETIMOLOGIA 75
cosa. Ogni parola è quella che è, quale è stata defi-
nita in Etimologia. |
In quanto al costrutto sotto il rispetto della Sintas-
si può subire mille cambiamenti senza lasciare mai di
essere quella che è per sua natura, come l’ uomo è
uomo sempre, quantunque sotto il rispetto della vita
naturale e civile, ora è figlio, ora è padre, marito, me-
dico, magistralo ec. Non vi faccia dunque meraviglia,
se io chiamo preposizioni alcune parole, che non si truo-
vano nell'uso della lingua adoperate maì col secondo
termine espresso—come Intus, forîs, foras ec.
CAPO IV.
DeLLA QUARTA CLASSE IPOTEORICA DELLE PAROLE
DI OGNI LINGUA, ossia DeLLa CONGIUNZIONE.
Questa nomenclatura di Congiunzione, ritenuta nelle
scuole per significare la quarta Classe ipoteorica, è im-
propria e insufficiente, imperocchè, se le Congiunzio-
ni sono quelle, che racchiudono la relazione di unione,
che ha per segno la preposizione con (cum), dovreb-
bero addomandarsi Disgiunzioni quelle altre, che rac-
chiudono il rapporto di disunione, che ha per segno
la preposizione Senza (sine), perocchè, in congiunti-
ve e disgiuntive i grammalici distinsero le così dette
Congiunzioni. Ora Congiunzione disgiuntiva è una
contraddizione, perchè, se congiunge, non può disgiun-
gere e viceversa. Ritenendo adunque questa nomen-
clatura , intendiamo adottarla con quest’ osservazione
nel desiderio che col tempo ne venga sostituita un’al-
tra più propria.
La Congiunzione adunque è la quarta Classe delle
parole ipoleoriche, e comprende sotto di sè tutte le
76 SECONDA PARTE
parole, che per forma e per significato differiscono da
tutte le altre , e in quanto al significato racchiudono
la relazione di compagnia o di disunione, che ànno
per segni Cum (con) e Sine (senza).
Per la forma le Congiunzioni differiscono da’ pre-
nomi congiuntivi e disgiuntivi, perchè questi sono va-
riabili in forma di aggiuntivi, e quelle sono invaria-
bili. Pel significato differiscono dagli avverbî, perchè
le congiunzioni racchiudono uua relazione di unione
o disunione, e gli avverbi una relazione di contenen-
za, che ha per secondo termine il luogo e il tempo.
Ma vi sono Congiunzioni, che racchiudono due re-
lazioni, una di unione e un’ altra di contenenza, cioè
del Verbo, oppure una relazione del verbale espressa
dalle preposizioni Da, Per, A, corrispondenti alle la-
tine, a, ab, abs, e, ex, a Per, e Ad. Chiamerò con-
quunzioni semplici quelle, che racchiudono la sola re-
lazione di unione o disunione ; chiamerò miste, cioè
congiunzioni ed avverbî nel medesimo tempo tutte
‘quelle, che racchiudono due relazioni , distinguendo
‘sempre le congiunzioni da quelle parole, che da’ gram-
‘matici sono per tali tenute, ma che in realtà saranno
‘riduc:bìli alle variate, derivate o composte, come ab-
biamo praticato per gli avverbi. Dividerò quindi il pro-
sente Capo in due Articcli, e suddividerò ciascun ar-
ticolo in più paragrafi. |
DELL’ ETIMOLOGIA 77
ARTICOLO I.
INTORNO ALLE CONGIUNZIONI SEMPLICI.
i 6. 1.°
Delle Congiunzioni semplici, che racchiudono
il rapporio di UNIONE.
Le Congiunzioni semplici di questa specie sono as-
sai poche di numero, e secondo me si riducono alle
seguenti : 1.° Et che si traduce e, e innanzi a vocale
in principio della parola seguente, si fa ed, che po-
co differisce dalla latina Et, la quale fu ritenuta dai
nostri antichi scrittori senza alcun cambiamento. Que-
sta Congiunzione racchiude la relazione di unione ,
perchè dicendosi, a modo di esempio : Petrus et An-
tonius ambulant, Pietro e Antonio passeggiano, ognu-
no vede che si voglia indicare l'unione di Pietro, con
cui Antonio passeggia. Diremo adunque che Et sia
identico a Cum? Non mai, perchè sono parole appar-
tenenti a classi diverse, e che però non possono es-
sere identiche in valore. La Congiunzione Et, oltre la
relazione di unione, racchiude altre nozioni, mettendo
un nesso tra due proposizioni, come vedremo in Sin-
tassi.
2.° Ac, a cui sì dà lo stesso valore di Ft. A me
pare che sia per metatesi formata dalgreso Kai, che
in latino si fa valere et. In quanto all’ uso vi è dif-
ferenza, come vedremo in Sintassi e in Elocuzione.
3.° Atque si fa ancora equivalere ad et, ma, come
ognuno vede, è una parola composta da ad e que, perchè
nelle antiche scritture e nelle iscrizioni troviamo scritto
18 SECONDA PARTE
adque invece di atque. Allora quell’ ad sarebbe adde
imperativo di addo aggiungo, il que sarebbe e, e tutto
il significato sarebbe Ed aggiungi al detto innanzi.
4.° Que è una sillaba enclitica, che non si truova
mai sola, ma composta in fine di parola, come in gre-
co te : è dello stesso valere di Et e. — Così, trovando
pater materque, distaccheremo il que da mater e lo
faremo et, e tradurremo il padre e la madre.
5.° Quoque che si traduce ancora , è parola com-
posta, e però mal si alloga tra le congiunzioni sempli-
ci. Similmente Etiam è composto da Et e e Jam qià,
e però non è una congiunzione semplice. La traduzio-
ne di eitam per ancora, od eziandio, è per equipol-
lenza e non etimologica. Diremo ancora che, se et ri-
petuto in due proposizioni comparative, si traduce non
solo ma ancora , non sia etimologicamente. Badisi a
queste distinzioni nel determinare il vero significato
delle parole.
6. 2°
Delle Congiunzioni semplici che racchiudono
id rapporio di DISUNIONE.
‘ Siccome Ft è la congiunzione più semplice, che rac-
“chiude la relazione di umione, così Non è la più sempli-
ce tra quelle , che racchiudono la relazione di disu-
nione, dette disgiuntive. 1 Grammatici appellarono que-
sta parola particella negativa, riducendola ora agli Av-
verbi ora alle Congiunzioni, ma senza alcuna ragione
determinata, perchè, non essendosi distinte le due clas-
si con alcuna definizione certa, rimaneva nell’ arbitrio
di ognuno di scambiare le Classi e di ridurre le pa-
réle dell'una a quelle dell’ altra. Now non non può
Ù) - - 7
DELL’ ETIMOLOGIA 79
essere avverbio, perchè non racchiude la relazione di.
contenenza, che è propria del verbo. Or come sappia-
mo che nonracchiude la relazione di disunione? Lo sap-
piamo dall’ analisi di questa parola messa in costrutto.
Allorchè diciamo, a modo di esempio : Aqua non est
dulcis, l’acqua non è dolce, l intendimento nostro è
che l’acqua presente è senza la qualità della dolcezza,
che aveva una volta —E chi non vede la identità di
queste due espressioni: Aqua non est dulcis acqua non
è dolce, e aqua est sine dulcedine ?
A Non si riducono ne e ni tanto semplici quanto
in composizione, col significato di non, come pure în e
dis in composizione — Haud si fa valere la stessa co-
sa che non, ma, se derivasse da aut, avrebbe questo
valore per traslato — Neque è composto da ne e que
e vale nè o e non. Nec è abbreviato di Neque, onde
ne ha lo stesso significato.
2.° Ast, At, Sed si fanno tutte valere per ma, det-
te eccettive , ossia che con esse e col ma italiano si
viene a far eccezione da quel che si è conceduto in-
manzi. Così dicendo : Petrus est doctus sed non est
pius, Pietro è dotto ma non è pio, ognuno vede che
quel sed ma, viene a togliere la lode di pio a Pietro
riconosciuto per dotto. Ora che cosa è l'eccezione, se
non una disunione ? adunque è chiaro che ast , at,
sed tra le disgiuntive si debbano annoverare. Tra Ast
e At non viè differenza che di una lettera, la prima
più familiare a’ poeti, la seconda propria nella prosa.
Sed si vuole da Sedum, perchè anticamente fu detto
Sedum invece di Sed, come Donicum invece di Do-
nec, ma niuno ha detto che significato si avesse pri-
mitivamente Sedum. A me pare che sia abbreviato di
Sede imperativo di Sedeo , onde sed equivarrebbe a
siedi, fermati comando, che si fa a chi troppo conce-
80 SECONDA PARTE’
e con pregiudizio della verità. Atqui parola compo-
sta si fa pure valere ma,
3.° Tamen,che si fa valere pure in senso di ecce-
zione, a me pare composta da tam ed en, e il senso
etimologico sarebbe ecco tanto in contrario.
4.° Immo e mo che si traduce anzi in senso di
opposizione, e, per traslato, di privazione , a me non
sembra una corgiunzione, ‘ma piuttosto un avverbio ,
perchè anzi è fatto da ante, che è una relazione di sito,
e, se vé l’idea dell'opposizione, è per nesso logico e non
in forza etimologica. lo tradurrei Immo al contrario o
in contrario, perchè gran differenza vi passa tra l’op-
posizione e la negazione.
Quin si traduce alle volte anzi, come Immo , ma
dessa è una parola composta da qui e ne, che etimo-
logicamente significa che non, nel quale senso si ado-
pera dopo dubito e qualche altro verbo, e perchè non?
nell’ interrogazioni. Dobbiamo dunque dire che Quin
in senso di anzi è adoperato metaforicamente, o che
questo significato gli si dà sintassicamente.
5. Autem si traduce ora ma ora poi, ma l’ uno e
l’altro è per equipollenza e non etimologicamente ,
perchè dessa è un prolungamento di aut , ovvero ,
oppure, e semplicemente o. Ed osservo che, traducen-
dosì poi, non è congiunzione, perchè poi è identico a
post preposizione, come poscia, da cui si forma po-
sciacchè e poichè.
.6.° Vero si traduce spesso per ma e pot come au-
tem, ma desso è identico a vero di cui parlammo a
pag. 73 variazione di verus, a, um. Se sì traduce per
ma e poi, avviene sintassicamente, ossia a senso e non
letteralmente.
DELL’ ETIMOLOGIA 81
ARTICOLO II.
peLLe Coneiunzioni MISTE.
Non avevano tanto torto i grammatici, quando, in-
contratisi in certe parole di equivoca fisonomia , per
uscir d’ impaccio le allogavano ora tra gli avverbî, ora
tra le congiunzioni, ed alcuni per procedere più se-
curi, dopo averle classificate tra gli ‘avverbi, le ripor-
tavano ancora come congiunzioni. Ciò che non si può
loro perdonare è il non avere riflettuto, che una stes-
sa parola non può appartenere a due classi diver-
se, e, dove il significato avesse offerto più rela-
zioni, avrebbero dovuto da questo prendere le mosse
per destinarle un luogo stabile e certo —, perchè da
‘questa incertezza derivava una confusione inestricabile
nella mente de’ giovanetti , e la niuna precisione nel
definire il valore de’ vocaboli.
lo dunque chiamo Congiunzioni miste quelle, che
oltre la relazione di compagma ne racchiudono qual-
che altra del Verbo, ma questa seconda non è prin-
cipale, onde meritano di essere appellate Congiunzio-
ni miste e non Avverbì misti —È queste sono di più
specie. La prima è di quelle, che racchiudono il’ pre-
nome relativo qui, quae, quod, preceduto dalla pre-
posizione In, e che io chiamo copulative: la seconda è
di quelle, che racchiudono il prenome istesso prece-
duto in italiano da una préposizione del verbo o del
verbale. Dividerò dunque il presente articolo in due
paragrafi.
82 SECONDA PARTE
6 1.°
Dello Congiunzioni miste copulative VT, QuanpO,
Usi, SI.
1.° VT col modo indicativo, dissero i grammatici, si-
gnifica come, equivalente a Modo o maniera in cui
( vedi Nuova Gram. rag. per la lingua italiana pag. 50).
lo ritengo questo significato della parola Vi, e la chia-
mo Copulativa Modale per la nozione del Modo , che
racchiude, preso metaforicamente per il contenente
dello stato e dell’azione del verbo, cui precede.
Ad Vt si vorrebbe ridurre quomodo e quemudmo-
dum, ma queste due parole sono composte, come è
chiaro, la prima da quo e modo equivalente a in che
modo o come semplicemente, la seconda da quem, ad
e modum.
— Ut prolungato si fa uti, composto a vel si fa velut
e veluti, al correlativo sic si fa sicut, che corrispon-
‘de all’ italiano siccome, che è ancora composto da st
e come.
Tamquam, che si traduce pure come, è composto
da tam tanto, e quam quanto, costruiti figuratamente;
perchè questi due monosillabi secondo me sono abbre-
viati di tantum quantum,e in senso etimologico significa
per tanto, quanto si possa dire
Instar si traduce ancora come, ma questo valore.
è per equipollenza, perchè instar è un vero nome e
significa modello, orde truovasi costruito con un no-
me variato colla desinenza significativa della preposi-
zione di, da’ grammatici detto genitivo. Instar puncti
a guisa di un punto.
Ceu si traduce come, ma non parmi parola radice.
DELL'ETIMOLOGIA 33
2.° Quanpo si traduce tale quale in italiano quan-
do, e significa tempo în cui ( vedi luogo cit. della nuo-
va grammatica ), ecco perchè l’addimando con-
giunzione copulativa temporale per la nozione di
tempo, che racchiude. A quando si riduce Dum con
valore più determinato, cioè momento, nel quale ma-
mento. A Quando si vorrebbe ridurre Quum e Cum,
quaudo precedono l’ indicativo. Ma secondo me. Quum
è identico a qui que quod, il quale anticamente. va-
riavasi quem, quam, quum, come ‘ille, illa, illud al
così detto genitivo faceva alli, illae, illi, invece di 1l-
lius. Quel quum poi per l’ affinità della Q con la C
si fece Cuum e poi Cum. Sicchè il quum o cum equi
vale ad ad o în quod tempus o în quo tempore,
nel quale tempo. Osservo poi, che il significato primi
tivo ed etimologico di queste due parole è sempre
quando, e se quando precedono il congiuntivo si fan-
no valere per conciostachè , oppure dànno al verbo
nella versione la forma di Gerundio, ciò avviene sin-
tassicamente , ossia per equipollenza di traduzione a
senso. Dal che ne fa pruova la stessa pratica di ec-
cellenti traduttori, che spesso il quum e cum al con-
giuntivo traducono per quando, accomodato il verbo
all’indicativo italiano per proprietà di lingua, che non
sopporterebbe il congiuntivo.
9.° Usi dal greco opoy vale ove, corrispondente al-
I’ Obe delle iscrizioni, e per eufonia nell’ incontro di
vocali dove ( che vale luogo, nel quale luozo. lo la
chiamo copulativa locale, per la nozione di luogo, che
racchiude. |
4.° SI equivalente al nostro se, ossia caso o con-
dizione in cui, prendendo il caso e la condizione me-
taforicamente in senso di contenenti, e per la. nozio-
me, che racchiude, io la chiamo condizionale. —
54 SECONDA PARTR
“A Si riduco 1.° An che nelle doma nde vale se, e
forse, parola composta da fuori e se. 2.° Num, che an-
cora se e forse traducesi, derivato dal greco mon per
metatesi. Utrum è variazione di Uter, e, trovandolo
adoperato in senso di an e num, diremo che è per
virtù sintassica e non etimologica. Forte, che si tra-
duce acaso o forse, è variazione di Fors, che deriva
da fero e vale fortuna, che porta le cose a capriccio
come vuole. Da fors collo stesso significato sì sono
formati ì composti forsan , forsit quasi fors et , da
forsit si è fatto forsitan, da forte si sono fatti for-
tassis e fortasse , per servire alla varietà ed all’ ar-
monia. Dl o
In Quasi è specchiata la composizione di qua e st,
ed equivale a come se, e se troviamo questa parola
adoperata in senso di presso a poco, ossia di appros-
simazione , non diremo perciò che sia un avverbio
| per la ragione che non bisogna confondere il valore
assoluto ed etimologico col sintassico e relativo delle
parole. Nist è composto da Nî non, e Si se. Ni in
significato di se non è abbreviato di Nisi.
ARTICOLO Il.
Ixrormo ALLE CONGIUNZIONI MISTHB CHE RACCHIUDONO
UNA RELAZIONE DEL VERBALE.
Di queste Congiunzioni non è stata in alcuna guisa
definita la natura da’ grammatici, mentre empiricamen-
.te furono divise e suddivise in tante specie differenti.
E noi nell’ indagarla procederemo alla stessa maniera
praticata negli Articoli precedenti, ritenendo per Con-
giunzioni etimologicamente tutte quelle,che hanno una
ferma ipoteorica senza ‘che si possano ridurre ad al
DELL’ ETIMOLOGIA _ 85
cuna classe più semplice ed oltre alla relazîone di
congiunzione racchiudono in pari tempo un rapporto
di origine, di' passaggio o di tendenza. o.
. E 1.° Naw, che sì fa valere perocchéè e percioechè,
e più brevemente perchè, sebbene in italiano | uso
fa differenza tra 1’ ultima e le due prime versioni. A
Nam sì riduce Enim, che è composto da''et e nam
fatto nim. per eufonia. Eletitm è composto da' et ,
et, e ham, ondechè nani, enim, eferim si 'farino va-
lere' la medesima cosa. - |
2.° UnDE ‘equivale a onde, é Funò e l’altro a da ‘cin
o dal quale luogo, e in senso metaforico della quale
causa, ragione ec. I grammatici mettevaho questa pa-.
rola tfa' gli avverbi e la denotavano per’ avverbio di
moto da luogo. Ma, siccome racchiude la relazione di
congiunzione per lo prenome’ relativo Cui o quale, è
mesfieri annoverarla tra le congiunzioni. |
3.° DonEc al punto che, finattanto che, fino a che—
Si truova donicum invece di donec. Nepot.
Oltre di queste tre non ne saprei riconoscere altre’
di questa natura, perchè i seguenti si riducono ad al-'
ire classi anteriori — Ergo e igitur, che si fanno va-
lere adunque, sono il primo un nome costruito figu-
ratamente, che equivale a causa o gratia, come quan-
do dicesi amoris ergo per amore, o per causa di amo-'
re ; il secondo è parola’: composta da Hiînc itur, pro-
nunziato compostamente hincitur, e quindi igitur, e
hinc, itur equivale a da quì si va,e per similitudine
dal detto innanzi segue—(Quia perchè , è composto da
qui e « preposizione posposta, e in virtù dell’ etimo-
logia significherebbe da che, ma per la reciprocità dì ’
da, per, a, sì fa valere perchè. Quare è composto da ’
Qua e re, che dipende dalla preposizione a da, onde’
si traduee perchè per la stessa ragione di quia. Cut,
5
86 SECONDA PARTS
che si adopera nelle domande in senso di perché ? è
lo stesso quare sincopato e tronco, Quomiam, che si fa
valere giacchè, è il prenome relalivo quo e jam già.,
)uod, che si fa Hi perchè, è il prenome qui,
«Juae , quod castruito figuratamente. Vt , che col.
soggiuntivo si fa valere affinchè, acciocchè 0 che,
è identico a quod , la differenza è che vt è di ori-
gine greca equivalente a quod latino, Etsi, che si
fa valere benchè, è composto da Et e, Si se. Ettam-
sî, che si traduce ancorachè o ancorchè , è compo-
sto da Et e, Jam già, e Si se. Lacet, che si tradu-
ce benchè, è verbo da licet, licebat, licuit, sicchè, trovane,
slolo in questo senso, bisogna riconoscervi un costrutto .
figurato. Quamwvis e quamquam , che si fanno valere.
benchè, sono pure parole composte, la prima da quam.
quanto e vis vuai che è verbo, e quamquam da quam
quanto e quam quanto. Quapropier per la qual cosa,
è composto da qua e propter, Propiereaquod per la
ragione che, è composto da propter, ea e quod. Adea.
cha si fa valere a tal segno è composto da Ad, eo,
sgrammalicatura giustificata dall’ uso secondo Festo,
perchè a parlare secondo grammatica dovrebbe dirsi
adid o adea. Itaque, che si fa valere come congiun-
zione col valore di pertanto, è composta da ta così
e que che significa e, onde vale È così. Idcireo, che
si traduce ancora perciò , è composto da id e circa
invece di circa , e vale etimologicamente intorno a:
cò. Interea, che si vuole congiunzione col valore di
frattanto è composto da Inter tra o fra ed ea int.
tendi negotia, cioè quelle cose. Ideo si traduce an-
cora perciò, ma a me pare quell’id stia invece di ad,
e che ideo sia identico ad adeo, che sì traduce per-.
ciò invece di a ciò per la reciprocità di per e. ad.
(Quid nelle domande si fa valere perchè, ma è iden.
N
DELL’ ETIMOLOGIA 87
tico all’ interrogativo Quis, quae, quid, costruito figu-
ratamente invece di proter quid negotium ? Quam-
‘obrem, per cui, o per la qual cosa, 0 i perchè, è
composto da quam, ob, rem, come è chiaro. Ne in
senso di affinchè non o di acciocchè non, seguito
dal soggiuntivo, è per ragione sintassica e non etimo-
logica.
ArrERTENZA 4° PRECETTORI.
Da questo lungo catalogo di voluti avverbî e congiun-
zioni potete dedurre quanto incompiuta n'era lu lista dei
grammaticî. Né io sono stato lunto minuto a raccu-
gliere tutte le parole di siffatta natura , fidando nel
buon senso de’ giovanetti guidati dull’ analcgia. Quel
‘che mi preme, o precettori, si è che avvertiate le di-
‘slinzioni, che î0 hu qui accennate di volo , delle ra-
gioni etimologiche e sintussiche nel determinare la na-
tura delle parole appartenenti alle due classi. I grana»
matici spesso confondevano le une colle altre, chiu-
mando avverdî le congiunzioni e viceversa. Io son
partito da un principio incontrastubile, col quale dal-
la natura del significato ho dedotto la natura delle
parole , naiura costante e invariabile in etimologia ,
ch: e un veriloquio @4/ dir di Cicerune, ossia una de-
terminazione del vero significato primitivo de' voca-
boli Quindi dedussi che molti creduti avverbi e con-
g unzioni non sono tali, e, se per tali furono credu-
‘i, derîcò dal perché si confuse il valore etimologico
‘col sintassico o metaforico. /o voglio intrattenermi al-
quanto con voi intorno all’ importanza di queste nu-
menclature , offinché ben comprese possiate trasfon-
derne la piena conoscenza nella mente de’ vostri di-
Scepoli.
Il significato etimologico è primitivo, è dellu prima
convenzione de' fondalori di una lingua, conserv::tost
88 BEGONDA PARTE
nel lungo corso della medesima , anche în mezzo all'al-
terazione possibile de'traslati, di cui quel primo é ragio-
ne ultima , è norma o regola a’ interpetrazione. La
ricerca di questo significato per quanto è dilettevole
e necessaria, per altrettanto è difficile , quando una
lingua non ebbe filologi accurati, non dico da' euoî
primordi, almeno dall'epoca meno incolta del suo pro-
gresso. Per questo difetto una tale ricerca è mala.
gevolissimiae-t2 fatto di lingua latina , cd io giovan-
domî de'lavori più accreditati in questo genere di stu-
di, ma più della leva potentissima del metodo , mi
lusingo di essere riuscito ad appurare la etimologia
de' vocaboli sopra notati. Dove non era certo, ho det-
to a me pare, perché arrischiare un’ opinione în si-
mili ricerche è lodevole, per insegnamento del Salvi-
nti. Un tal procedere è indispensabile per un' esatta
classificazione delle parole; imperocché, essendo înfi-
niti i sensi relativi di ogni vocabolo messo în costrus-
to, avverrebbe, come è avvenuto, che una stessa pa-
rola dovrebbe essere annoverata in tante classi diver-
se secondo il vario senso sintassico 0 di costrutto.
In tal caso oltre della confusione avverrebbe la im-
possibilita di ritenere a memoria î sensi infiniti delle
stesse parole, né sî potrebbe cogliere il vero e in-
tegro senso delle frasî di uno scrittore , imperocchèé
il valere relativo è sempre sul fondamento del.valo-
‘re assoluto , il quale ignorato , la frase è capita a
metà , come ho dimostrato nel Trattato de’Traslati nel
JIL.° Vol. del Nuovo Corso e nella Nuova Grammatica
ragionata per la lingua italiana.
Il significato sintassico è di due specie, uno di equi-
pollenza o a senso, e l’aitro metaforico.
Il significato di equipollenza o a senso deriva da
due cagioni,o dall'ignoranza del primit vo, 0 dall'in-
compaubilita di un'altra lingua straniera. La prima
cagione ha esercitato una grande influenza nel domi-
mo grammaticale col'ivato du vomini poco versati nelle
DELL’ ETIMOLOGIA — 89
ragioni filologiche, e da'truduttori de’testi classici latini
ignoranti di grammatica. Costoro adunque, standosi al
senso e non alle parole per necessita e non per cle-
zione assegnarono a certi vocaboli un significato re-
lativo, cioè accomodato a certi casi ed opportuno
ud alcune frasi parzicolari, ma non assoluto. Di qui
è avvenuto che i Lessicografi nella compilazione dei
Dizionari registrarono a canto di un vocabolo cento
significati differenti, che non hanno alcun legame tra
loro, perché quei significati furono assegnati da' tra-
duttori guidati dal senso e non dall’ etimologia.
Le liste delle congiunzioni e degli avverbi, da noi
riportate, ne fanno pruova irrefragabile. Io avrei vo-
luto distruggere questo abuso tanto nocivo all'integrita
del senso delle frasi ed al metodo di conoscere le lin-
que per principî, ma non mi é stato conceduto dalla
stato presente della filologia, perchè non sarei stato
capito da coloro , per cuî 10 intendo di serivere.
Quando 10 dunque ne' due ultimi capi ho detto per
esempio et e congiunzione, che etimologicamente si-
gnifica e, e seguito da un altro et sintassicamente
significa non solo, ma ancora, infendeva dirlo in que-
sto senso. Ma mi surei ben guardato di meltere la
stessa parola tra gli avverbi e tra le congiunzioni ,
perche queste e quelli sono classi differenti, ed io avrei
confuso il valore assoluto 0 etimologico col sintassico
O relativo. i
Per questa ragione 10 non ho messo ergo e igitur
ira le congiunzioni, quantunque si traducano adunque,
parola che pure congiunge l illazione colle premesse,
perocchè la congiunzione come relazione non è signi-
ficuta da quelle parole, ma è ricavata dal senso. Si-
milmente \nterea, Interim, Nimirum, Newmpe ec. per me
non sono congiunzioni, perché, quantunque noi appren-
diamo una relazione di nesso tra quel che abbiamo
detto e quel che venghiamo a dire, non è ciò per lu
90 SECONDA PARTE
significato di siffatte parole, ma pel senso e rilevato
uu noi, logicamente.
Adunque, intendiamoci bene, îl valore etimologico è
contenuto nelle parole, îl sintassico è dedotto dal sen-
so. Ora nel classificare bisogna partire da quello, che
é uno ed assoluto, e non da questo, che è molliplice
e relativo. i
Ma, se incontrerete difficolta a smettere di un tratto
le antiche abitudini, io pure voglio essere condiscen-
dente a rispettare în qualche maniera il linguaggio
delle scuole. Onde consiglierei in principio che inve-
ce di sconoscere per congiunzioni o per avverbì tuta
te quelle parole, che etimologicamente si debbono ri-
durre alle classi anteriori , facciate distinzione di av-
verbi e di congiunzioni etimologiche e sintassiche.
Metierete nella lista etimologica tutti quelli 0 quel-
le, che noi abb:amo dimostrato essere tali per loro na-
tura: nella sintussica le parole o variate o derivate o
composite che da’ grammatici falsamente per avverbi
e per congiunzioni vere e proprie furono tenute, fa-
cendo fin da principio le opportune dichiarazioni, per
le quali s° intendano senza equivoco l’ essenziali dif-
ferenze. |
Il senso metaforico solto questo rispetto èé ancora
sintussico, ondeché, quanto ho detto del valore sintas-
sico, va ancora detto pel metaforico.
‘ Serva questa avvertenza per giustificazione della
novita introdotta, che io reputo necessariaper la veri
ta dei principî e per l' uniformità del Metodo. —
-—
—- —
DELL’ ETIMOLOGIA à 91
CAPO V.
INTORNO ALLE COSÌ DETTE INTERIEZIONI 0 INTERPOSTI.
I grammatici, come ho accennato a pag. 19 mette-
vano tra le Classi delle parole le così dette Interje-
zioni o Interposti, che a confessione loro esprimono
affetto, come dolore, ira, amore, odio ec. e non idee.
Non ci vuole molto per intendere che l’interposto dit-
ferisce dalle altre parole, come l'affetto differisce dal
pensiero. Nel 1.° Volume del Nuovo Corso ho pro:
dotto molte ragioni per confutare quest’ errore comu-
ne ; qui mi contento di dire semplicemente , che le
Interjezioni non sono parole, ma voci, 0 espressio-
n , e come tali non formano una Classe a parte,
benchè possano formare una Classe di segni naturali.
E, se noi ne parliamo in questo ultimo Capo, è per
differenziarle dalle parole, e per non passare inosserva-
ta una quistione, che non è trasandata da alcuna gram-
matica—Io divido gl’ Interposti della lingua latina in
puri e misti, come ho fatto per la lingua italiana ,
e come è da fare per ogni lingua, perocchè, essen-
do voci e non parole, sono identici in ogni lingua. I
soli misti possono variare in quanto all’ elemento im-
puro diverso in ciascuna lingua. "
I purt sono tanti, quante sono le voci umane, dette
comunemente vocali, le quali sono cinque a, e, î, 6,
U, seguite dall’ aspirata (h) , come ah / ehl th / oh!
uh! che esprimono dolore, piacere, disprezzo , noja,
meraviglia ec. Vedi Nuova Grammatica ragionata per
la lingua italiana Vol. I. pag. 53. i
I puri sono semplici o composti. I semplici sono
i soprallegati, i composti sono quelli che si formano
92 SECONDA PARTR
da due interposti semplici, come heu! ahi! hoi! chi!
her! ohimè | heu! deh! #0! viva!
Gl’interposti misti sono composti di voci e di pa-
role, o di elemento di parola, cioè di lettere o silla-
be ossia di suoni articolati, ed appo i latini erano i
seguenti — Vagf Proh! En! Ecce! Heus!
Vae ! che si traduce guai / è composto dalla lette-
ra V che è prossima all’aspirata, e da ah, eh/ ac-
corciati in ae /
Proh ! che si fa valere Per e ch!è malamente
.tradotto. Esso è composto da Pro preposizione, che
significa vicino, e per traslato a favore (pag. 43) e
da oh! e vale oh! stimi propizio o favorevole, co-
me Proh! Jupiter ! Oh Giivel ajutami.
En! che i gremmatici non seppero definire è un
interposto misto di voce eh! e della lettera n, e si
traduce ecco , parola che dev’ essere ancora definita.
Si è detto che ecco cquivalga a vedi, onde si vorreb-
be di En, come di ecco, fare un imperativo vide. Ma
quale sarebbe il radicale di siffatto verbo ? Come un
imperativo così semplice senza tema? Mi sì rispon-
de, che dicendo en ecco, il senso di vedîì regge a me-
raviglia. Il ritrovato è meraviglioso, ma non soddisfa-
cente, perocchè non sempre ciò che si rileva dal sen-
so è significato dalle parole. Infatti, quando uom dice
ah! rileviamo che egli senta dolore, vorremo perciò
dire, che ah/ sia una proposizione equivalente a 0
sento dolore? altro è quello che rileviamo logicamente
dal senso, altro è il significato etimologico delle pa-
role. Conchiudo, che En è un vero interposto misto,
che serve ad avvertire ]l’ ascoltante dell’ affetto, che
domina in chi parla.
Ecce è composto da En hicce ecco questo , e va.
per esso detto ciò che è delto di En.
DELL’ ETIMOLOGIA 93
Heus!/ Olà! è composto da Eh! uh! ed s.
Non ho messo tra gl’interposti i seguenti, perchè
si riducono a classi anteriori e diverse.
Evax ! viva, che a me sembra up derivato da vi-
vo, è identico a vivaz, vivace, costruito. figuratamente.
Euge! bravo , è parola tutta greca corrispondente
alla latina bene, recte.
Papae! Capperi! dal greco babe, è una parola, e
non una voce, adoperata per traslato.
Aye che si traduce orsù, via! è imperativo di ago,
8, agire, menare, spingere.
Apage viene dal verbo greco apago , che significa
rimuovere, onde «page via di qua, orsù via.
- DELL’ ETIMOLOGIA
=
PARTE TERZA
Interno alla Variazione delle parole.
INTRODUZIONE
DELLE RADICI E DE’ RADICALI, E DELLE PAROLE
SECONDARIE DI OGNI LINGUA IN GENERE.
Questa introduzione si versa intorno ad alcune no-
zioni generali e comuni alle tre Parti che seguono ,
perchè tutte e tre formano una sola parte specifica
rispetto alle due prime, che contengono i principi ge-
nerali e comuni a tutte le lingue. Dico dunque che
le parole riguardate nell’ attuazione di una lingua si
possono considerare rispetto alla loro origine sotto due
categorie, cioè di parole prime e di parole seconde ,
perchè è agevole a intendere che non tutte si sono
attuate ad un tempo, ma alcune prima , altre dopo.
Le parole prime io le chiamo radici o radicali, o
parole generanti, o parole madri: le parole seconde
TERZA PARTE DILL ETIAOLOGIA 85
saranno delte generate, e, secondo il diverso modo di
enerazione, Variate, Derivate o Composte, perchè la
loro generazione si compie per Variazione, Deriva-
zione e Composizione, Ecco il fondamento de’ tre se-
guenti trattati.
Il Carattere generale delle radici e delle radicali si
è che rispetto alla famiglia, cui appartengono, sono le
prime parole, non essendovene altre anteriori rispetto
ad una lingua, inguisachè tutta la famiglia apparisce
come generata da un solo stipite, In quanto al signi-.
ficato poi le parole radici o radicali racchiudono il.
minimo numero d’ idee rispetto a tutte le altre ge-
nerale, | gr
. Jo metto differenza tra radici e radicali. La radi=
ce è assolutamente prima in quella lingua, benché.
sia seconda o terza rispetto ad altre lingue, da cui .sia
derivata, come nae certamente, la quale poi. viene
dalla greca nai, !
Le parole radicali sono prime rispetto alla famiglia:
generata, ma non sono tali assolutamente nella me-
desima lingua, perchè sono generate da radici ante-
riori ad esse stesse , come feliciter felicemente che a.
pag. 73 abbiamo delto essere composta da felix felico
e ter tre volte. A
In quanto al significato le parole secondarie racchiu»
dono molte idee fra principale ed accessorie relativa-
mente al significato della radice o radicale,
, Nel determinare la Natura delle parole sarà uope
Ticercare se sierio' prime o seconde, per vedere quale
ne è la radice, o quale n’è stata la generazione. Con.
questa pratica lo studio delle lingue si riduce a siste-.
ma, per lo quale conoscendo alcune parole in atto ,.
virtualmente se ne conoscono infinite altre. Ecco la
magia di un metodo meraviglioso, da La $
DS
96 - TERZA PARTE
CAPITOLO I.
DeLLa Variazione e delle parole VARIABILI.
Per Variazione intendo un’alterazione di desinenza
nella parola radice o radicale , onde ne risulta una
parola differente di forma e di significato; differente
di forma, perchè non puoì dire che sia più quella
prima radice o radicale : di significato, perchè la pa-
rola generata da quest'alterazione oltre al significato
primitivo della radice o della radicale , da cui è for-
mata , ne acquista qualche altro accessorio. Mi spie-
go più chiaramente. Se io dicò, a modo di esempio, di-
cere dire, voi intendete semplicemente TY azione della
dicitura senz’ altro, senza determinazione di modo ,
di tempo , di persona, di luogo ec. L’ idea del dire
è astrattissima e semplicissima, e la parola che la
esprime è radice, ed è radicale nella famiglia di tutte
le parole, che se ne possono formare. Or, se io vario
questa radice, alterandone le desinenza, e ne formo, a
modo di esempio, dicebam io diceva, ognun vede che
questa parola è differente da dicere per la forma, ol-
tracciò ne è differente pel significato, perchè oltre al
semplice dire dicebam racchiude la nozione di un
tempo passato : mi fa intendere che il dicente è la
ra persona singolare, e che la proposizione è prin-
cipale.
‘ Ora si vorrebbe sapere ne’ termini più’ generali ,
quali idee la Variazione può aggiungere alla radice v
alla radicale alterata, e se ogni alterazione di questa
maniera si compie per accrescerla di nuovo significa-
to? In quanto alla prima parte della quistione rispon-
do, che la variazione può accrescere la radice e ra-
DILL' ETIMOLOGIA 97.
dicale di quelle sole idee accessorie , che hanno inti-
ima relazione col significato di quella. Il che che sarà
dimostrato dalla disamina della variazione di ciascuna
classe di parole variabili, e in ciò , come vedremo,
la Variazione differisce dalla Derivazione, la quale pu-
re sì compie per alterazione di desinenza.
In quanto alla seconda parte della domanda propo-.
sfa rispondo che la variazione non si compie per ac-.
erescere la radice o radicale di un significato acces-
sorio unicamente , ma spesse volte per mettere una
parola in relazione con un’altra nel discorso. Quando
la Variazione altera la desinenza della radice o ra-
« dicale per associarvi un significato accessorio, quella.
desinenza si dice, ed è significativa o etimologica :
quando poi altera la desinenza per mettere una pa-'
rola in relazione con qualche altra, senza aggiungere
significato per conto della radice o radicale, quella de-
sinenza sì dirà, ed è, indicativa o sintassica. Mi spie-
fo con un esempio. Dicendo : aqua est dulcis 1° ac-
qua è dolce, nel verbo est bisogna riconoscere una
desinenza significativa del tempo presente, ed una sin-
tassica per la quale intendo 1.° che est si riferisce a
ille prenome , che accenna alla terza persona singo-'
lare, 2.° che la proposizione è principale , perchè il
verbo est è al così detto modo indicativo. La distin-'
zione delle desinenze etimoloziche e sintassiche nella
variazione delle parole è della più alta importanza ,
ed un’ originale teoria , come vedremo in appresso.
Nel trattare adunque della variazione di qualsiasi pa-
rola variabile noi dovremo indispensabilmente distin-
guere questa duplice desinenza, tanto più che alcune
parole, come gli Aggiuntivi e i Prenomi, non sì varia-
no che sintassicamente. |
Questo trattato della Variazione corrisponde alla
9
65 TERZA PARTR
Jessigrafia ragionata de’ grammatici , ossia al trattato
ragionato della così delta Declinazione de’ Nomi e de-
gli aggiuntivi e della Conjugazione de’ Verbi, A_ decli-
nazione e conjugazione, parole insignificanti e insuf-
ficlenti, ho sostituito Variazione, parola generale, che
comprende sotto di sè e questa e quella.
. Ma quali sono le parole Variabili ? Tra le paro»
le categoriche sono 1,° I Nomi e tutte le parole de-.
rivate o composte in forma di nomi. 2.° Gli Ag
quuntivi e tutte le parole derivate o composte in for-
ma di Aggiuntivi. 3 ° Tutti Verbi. Tra le ipoteori-
che sono variabili, 1.° Nomi personali primitivi, 2.°
iutt'ì Prenomi di qualsivoglia natura. Il presente trat-.
tato adunque sarà diviso in cinque Capi, ognuno dei
quali avrà per titolo una di siffatta partizione,
CAPO IL
Intorno ALLA VARIAZIONE DEL NOME BR DELLE PAROLE
DERIVATE E COMPOSTE IN FORMA DI NOME,
Il nome è variabile, e, dicendo variabile, 8° intende
già che tra le tante desinenze prodotte dalla sua va-
riazione, ve ne sia una, che si abbia come radice o,
radicale di tutta la famiglia generata, La prima cosa
adunque, che si deve fissare nella disamina razionale
della variazione, è questa desinenza prima, la quale.
rispetto alle altre racchiude meno significazione sotto
il rispetto etimologico. A rigore parlando , ne’ nomi
variati niuna desinenza è prima, perchè rispetto alle
altre è destinata a differenziare sè stessa da quelle ,
attesochè le parole, come esistono oggidi , ossia dopo
che le lingue si sono attuate e parlate per molto tem-
po, non esistono indeterminate, Ad ogni modo per a-
° DELL’ ETIMOLOGIA 99
vere una norma empirica riterremo per prima dest-
nenza nella variazione de’ nomi latini quella , che è
destinata sintassicamente, come primo termine di pro-
posizione finita, che i grammatici addomandavano No-
minativo , come Equus cavallo , Pater padre , Visus
vista, Species specie ec. Allora che dunque v’ incon-
trereie, per esempio , in equo o patrem ec. , direte
che sieno parole variate, la cui radicale o radice è
equus nel primo caso , è pater nel secondo. Questa
radicale o radice de’ nomi latini è diversa secondo le
diverse calegorie di variazione, che in Lessigrafia ab-
biamo ridotte a cinque , secondo le cinque caratteri»
stiche, le quali non sono che le vocali a, e, î, 0, ,
dominanti în ciascuna variazione, e con lo stesso or-
dine delle vocali addomandammo prima, seconda, ter-
za, quarta e quinta variazione de’ nomi latini. |
Il Nome, variandosi, ha desinenze significative
o etimologiche, e desinenze indicative o sintassiche.
Le prime aggiungono all’ idea della radice e radicale
alcune idee accessorie, che hanno intima relazione con
essa, le seconde mettono il nome in relazione con
altre parole del discorso. Noi tratteremo in due Se-
zioni distinte delle prime e delle seconde. © ©
Sotto la parola nome , parlandosi di variazione, fo
comprendo tanto i nomi propriamente detti, quanto
I infinita famiglia di parole derivate o composte in
forma di nomi, come poeta il poeta derivato dal gre-
co pico, io faccio o creo; bibliopola il librajo compo-
sto da biblio libro e pola vendo. Dopo che avremo
trattato della Derivazione e Composizione delle parole,
si vedrà che i nomi propriamente detti sono pochissì-
mi a fronte de’ tanti, che hanno la forma di nomi, e
tali non sono per significato.
100 . TERZA PARTE.
SEZIONE 1.*
DELLE DESINENZE ETIMOLOGICHE 0 SIGNIFICATIVE
pEI NOMI LATINI.
Se vogliamo sapere quante specie di desinenze eti-
.mologiche possano subire i Nomi per la variazione,
non abbiamo a fare altro che vedere quali e quanie
idee accessorie hanno intima relazione col significato
del nome radice o radicale. È, considerando che ìl no-
me dinota Sostanza, ragioneremo nel seguente modo.
1.° La Sostanza è in intima relazione con la quantità dis-
.ereta , perchè di ogni sostanza si può domandare : è
una 0 più? Adunque la variazione può alterare la
desinenza del nome per racchiudervi l’idea dell'unità
.e del numero, per cui è singolare e plurale. 2.° Tra
le sostanze e le cause ve ne sono alcune animate ,
cioè composte di anima e di corpo organato , per lo
«quale alcune si dicono maschi altre femmine, e que-
sta dualità è cosmica, è costante e invariabile, in gui-
.sachè, se qualche sostanza o causa animata si dà in na-
tura, dev’ essere necessariamente o maschio o femmi-
2a, non solo, ma, se vi è il maschio, vi deve essere
ancora la femmina. Per questa relazione, che il sesso
( o sia la proprietà, che fa dire ad uno maschio, ed
all'altro femmina ) ha con certe sostanze e cause, la
‘variazione può dare a’loro nomi una desinenza che sìgni-
fichi quest'idea accessoria. 3.° La quantità altra è di-
screta altra è continua , e luna e l’altra è intima-
‘mente connessa con la sostanza. Se dunque èvvi una
desinenza di variazione significativa della quantità di-
screta, ve ne può essere un’ alira significativa della
quan 'ità continua, ce per essa il Nome può divenire
| DELL’ ETIMOLOGIA 101
Diminutivo o Accrescitivo. A.° Non vi è sostanza
creata che non sia limitata è finita dalle sue qualità,
«come suoi limiti e termini, per questa relazione tra
sostanza e qualità , il nome può subire per la varia-
zione una desinenza significativa di qualità, onde ad-
‘diviene Migliorativo e Peggiorativo. 5.° In ultimo ogni
sostanza da noi si concepisce nella dualità antitetica
di dipendenza o indipendenza, di unione o disumio-
ne , perchè ogni sostanza è o dipendente o indipen-
dente, 0 è sola o in compagnia. Per questo nesso ‘di
relazioni con le sostanze , la Variazione può dare al
‘nome delle desinenze significative delle medesime.
. Ora i nomi latini in fatto hanno tutte le sopraddettè
desinehze etimologiche , è perciò che noi esporremio
in cinque Articoli l’attuazione delle medesime. —
ARTICOLO I.
Intorno alle desinenze ettinttologiche significative della
quantità discreta, per cui è nomi latini sono sIN-
GOLARI è PLURALI.
Jo metto în primo luogo la fatiazione per desinen-
ze significative della quantità discreta de’nomi, perchè
questa è fondamentale e generale per tutt'i nomi. Ìn-
fatti vi possono essere nomi invariati rispetto al ses-
so , alla quantità continua , alla qualità ec. , ma po-
chissimi o nessun nome è invariato rispetto alla quan-
tità discreta. | |
Il fondamento di questa Variazione è la natura del-
le sostanze o delle cause, le quali o sono uniche per
sè stesse o sono multiplici, o se sono molte se ne
può concepire una separata dalle altre, o se è una si
può concepire come multiplicata in diverse circostan=
102 TERZA PARTE
ze. Quindi è che quantunque Deus Dio, Sol sole, Lu
na luna, Caesar Cesare , sieno nomi che esprimono
sostanze e cause uniche , pure si variano in quanto
al numero, e Deus fa Dei nel senso de’ falsi Dei, Sol
fa soles i soli, Luna fa Lunae le Lune, Caesar fa
Caesares i Cesari, perchè noi concepiamo lo stesso sog-
getto unico come multiplicato in diverse circostanze ,
‘per esempio, Cesare privato, Cesare Guerriero, Cesa-
Te Dittatore, Cesare ucciso in Senato.
Quando il nome ha desinenze significative dell’ uni-
tà, io non dirò che sia di numero singolare, perchè
il numero è più unità, ma chiamerò nome variato per
desinenza significativa dell’ unità, o nome singolare :
quando è variato con desinenza significativa del nu-
mero, lo chiamerò Nome plurale. Sicchè Caesar, Cae-
saris, Caesarem, Caesare, equivale a un Cesare , di
un Cesare, un Cesare, con Cesare o da un Cesare :
Al contrario Caesares più Cesari, Caesarum di più
Cesari, Caesaribus a più o da più Cesari, Cesares più
Cesari. |
Appo i latini la variazione per desinenze significa-
tive di quantità discreta era sufficiente a significare
T umtà e il numero senza altro aggiunto a differenza
delle lingue moderne, come la italiana, che fa prece-.
dere il nome singolare, specifico o generico, da uno
e una, o dal prenome è, gli, quando è plurale, onde
mulus non si traduce semplicemente Mulo, ma un
mulo, o il mulo, e muli 1 muli. Il latino Mulus e
Muli bastano soli a far intendere l'unità e il nume-
To, e in questo è più precisa e più regolare. ©
. (Quali sieno le desinenze significative dell'unità , e
quale quelle del numero ne’ nomi latini, si è veduto
in Lessigrafia e propriamente nelle cinque Variazioni.
. Quel che importa osservare si è che alcune desi-
.
DELL’ ETIMOLOGIA 103
.nenze sono identiche nel nome tanto singolare quan-
. to plurale, come sarebbe «quae del nome aqua, per-
chè aquae vale di acqua, ad acqua, e le acque. Si-
milmente muli vale di un mulo e 1 muli : tactus va-
le un taito, di un tatto, più tatti o î tatti, perchè
nella variazione si presentano molte parole omonime,
ossia identiche con diverso significato. Or come pos-
siamo sapere se aquae , per esempio , è singolare 0
plurale ? La desinenza non ci dà alcuna norma, e per
saperlo dobbiamo ricorrere alle ragioni sintassiche, 08-
-sia guardare al senso dello intero costrutto per vede-
re se sia o questo o quello. Quando il nome fosse
preceduto da un prenome, o seguito da un aggiunti-
vo di diversa forma, da questo potremmo argomentar-
lo, ma, dove nò, l’ unica regola è il nesso logico tra
Je varie parti del costrutto, procedendo con metodo .
.di esclusione, come vedremo a suo luogo.
ARTICOLO II.
Delle desinenze fondamentali significative del sesso
detto GENERE. (uistioni intorno a’ così detti gene-
rt NEUTRO, PROMISCUO, COMUNE, EPICENO.
Il Sesso è quella proprietà per le quali delle so-
stanze e cause animate alcune sono maschi, altre fem-
mine. E, siccome questa proprietà è cosmica, costante
e universale , i nomi che esprimono queste sostanze,
‘variandosi, possono etimologicamente racchiudere in
una desinenza questo significato accessorio (pag. 100).
E posto che tutte le sostanze e cause animate si
presentano nella dualità di maschi e di femmine, che
in nulla differiscono tra loro in tutte le specie, la de-
sinenza etimologica significativa del sesso dev’ essere
104 TERZA PARTE
duplice, una significativa del maschio e l’altra della
‘femmina non solo, ma le due desinenze debbono es<
sere appiccale alla stessa radice o radicale , affinchè
la medesimezza del tronco rappresenti la somiglianza
de’ maschi e delle femmine, e la diversa desinenza la
diversità de’ sessi. Perciò stesso le desinenze etimolo-
giche significative del sesso non debbono essere più
di due, appunto come i sessi sono due e non più.
Questa duplice desinenza si chiamerebbe fondamen-
tale in quanto che sarebbe fondamento delle desinen-
ze de’ preriomi e degli aggiuntivi, che debbono accor-
dare co’ nomi, a cui si riferiscono. Importa dunque
di ricercare quale sia ne’ nomi latini, per poi proce-
dere alla soluzione di quistioni itrpottanti intorno ai
‘tanti generi riconosciuti da’ grammatici.
Dovendo questa desinenza avere i sopradescritti ca-
ratteri, io non truovo che possa essere un’ altra diver-
sa da quella, che si truova ne’ nomi di sostanze ani-
mate, che hanno al primo termine di proposizione fi-
nita, ossia alla radice o radicale, o come dicevano i
grammatici, al Nominativo, la doppia uscita in us e in &
della quarta e prima variazione secondo l’ ordine sta-
bilito in Lessigrafia , che cotrispondoho alla primà e
seconda declinazione de’ grammatici ; come Mulus e
Mula , Lupus e Lupa, Equus e Equa.
Affinchè dunque un nome si possà dire variato ri-
spetto al sesso, debbono concorrere le seguenti cor-
dizioni 1.° deve significare sostanza e causa ani-
mata, che in natura si presenta nella dualità di ma-
schio. e di femmina , oppure sostanze e cause da noi
immaginate e dalle Arti rappresentate, come maschi e
femmine, simili a Deus Dio, Dea la Dea, perchè il si-
gnificato delle parole è relativo alla nostra maniera
di concepire le cose esistenti.
DELL’ ETIMOLOGIA 105
— 2.° Che il nome abbia la desinenza fondamentale us
ed a, la quale è stabilita dalla convenzione sul fon-
damento razionale descritto di sopra a significare il
«sesso ne’ nomi latini. Ma non è assolutamente neceg-
- sario che le due desinenze siano in pari tempo attuate
dall'uso : ne basta una sola, purchè us significhi il
maschio ed a la femmina, perocchè l’uso di una lin-
gua è capriccioso, e fante volte non ha l'occasione di
attuare alcune forme di parlare , il che ngn impedi-
sce alla ragione di attuarle quando che sia. Oltrecchè
gli esseri astratti, immaginati da noi, si presentano
al nostro pensiero o solamente come maschi o sola-
mente come femmine: ecco perchè i nomi, che l’espri-
imono, hanno una sola desinenza e non due, come /w-
.stita la Giustizia, Flora la dea Flora, Minerva Mi
nerva, Neptunus Nettuno —Ho detto che la duplice
desinenza dev’ essere us e a, il che non si deve in-
tendere assolutamente, perchè invece della desinenza
us s'incontra la desinenza er, come caper capro e ca-
pra capra, puer fanciullo e puera fanciulla , magi-
ster maeslro e magistra maestra.
Ciò premesso deducesi che tutt'i nomi, che non si-_-
gnificano sostanze e cause animate, le quali sì pre-
sentano nella dualità di maschi e femmine, non pos-
sono intendersi variati con questa significazione, an-
corchè avessero la desinenza us ed a, come aqua ac-
qua , locus luogo, platea piazza, alvus ventre. .
La ragione sì è che la variazione può racchiudere
nella desinenza quelle sole idee accessorie, che hanno
relazione con l’ idea principale della radice. Or se il
nome significa sostanza inanimata, che non ha sesso,
la variazione non può aggiungere un significato , che
non corrisponde ad una realità. Adunque non diremo
che aqua 0 locus sieno di sesso femminile o maschile
106 TERZA PARTE
. perchè l’acqua non è femmina, e il luogo non è ma-
schio.
Per la stessa ragione, ancorchè un nome dinoti so-
stanza e causa animata , che si presenta nella dua-
lità di maschi e di femmine, non si può dire va-
riato, se non ha la duplice desinenza fondamentale
us ed a, la quale è stata stabilita dalla convenzione
primitiva a significare il sesso. Quindi Leo Leone, E-
lephas. elefante, Jupiter Giove, Juno Giunone , Ew-
stochium Lustochia ec., quantunque dinotino maschi
e femmine reali o immaginari, ron sono variati rispet-
to al sesso. Similmente pater, mater, frater, padre
madre, fratello ec. E, volendota fare intendere, è uopo
ricorrere alle ragioni sintassiche per 1’ accordo degli.
aggiuntivi e de’ prenomi, come vedremo nella Varia-
zione di queste parole. Ma si potrebbe domandare :
‘perchè dunque i nomi, che non significano sostanze e
cause animate, e perciò sfornite di sesso, hanno rice-
vuta la desinenza fondamentale us ed a, o er ce au?
A questo rispondo, che te desinenze non sono desti-
nate a significare una sola idea accessoria, ma più ,
e però, dove manca il fondamento della significazione
dell’ una, servono a significarne un’ altra. Così aqua e
locus non significando sesso , significano I° unità. 01-
tracciò , non possiamo entrare nella ragione dell’ ar-
bitrio della primitiva convenzione. Diremo : così piac-
que a primi fondatori.
Ma ì nomi sono ancora variati per significare la
quantità discreta, come si è veduto nell'articolo ante-
cedente. Sela desinenza us ed a è pel nome singolare,
quale sarà la desinenza del maschio e della femmina pei
nomì plurali ? La desinenza us ha pel primo termine
plurale la desinenza î, come Mulus ha muli i muli.
La desinenza @ ha pel primo termine di proposizione
DLL’ ETIMOLOGIA 107
finita plurale ae, onde Mula ha mulue le mule. Po-
tremo dunque ritenere per nomi al tutto variati ri-
spetto al sesso tutti quelli, che hanno le quattro desi-
nenze us e 1, a ed ae, Terremo ad imperfettamente
variati tutti gli altri che hanno solo us e non 4 e vi-
ceversa, 0 solo us a a senza 1 ed ae.
Per far intendere il sesso delle sostanze animate, i
cuì nomi non avessero, una desinenza significativa per.
variazione, sì è ricorse ad. uno dei due seguenti mezzi.
Jl primo consiste nell’allogare prima e dopo del none
un prenome o un aggiuntivo variate con la desinenza
Us 0 a, oppure con qualche altra stabilita dalla con-
venzione come hic haec , ille illa, ipse ipsa, qu
quae, E, siccome hic e bonus per esempio: sono desi-
nenze di accordo col nome maschile, haec e bona
desinenze di accordo col nome variato femminile, tro-
vando un nome di sostanza animata non variato pre-
ceduto da hic e seguito da bonus, abbiamo dedotto che
sì parlava del maschio, come, trovandolo preceduto da
haec e seguito da bona, abbiamo dedotto che si parla-
va della femmina, Ma tutto ciò avviene per deduzio-
ne e per senso relativo di Sintassi e non etimologica.
mente ; è un mezzo sussidiario di variazione e non
una variazione, Il secondo mezzo è il nesso logico
delle parti di un costrutto. Si parla, per esempio, di
Bos bovis, che i grammatici allistano tra’ nomi di ge-
nere comune, ma, come sì vede , è un nome inva-
riato rispetto al sesso. Ora io, volendo far intendere
Ja Vacca e non il Bue nella supposizione , che non
poesa far uso nè di prenome nè di aggiuntivo, io met-
terò nel mio discorso tali circostanze, che logicamen-
te la fanno intendere, e dirò per esempio, Bos non
habet lac: il latte espresso da lac non ha relaziona
col bue, sibbene con la vacca, onde capisco che qui
198 TSRZA PARTE
quel Bos significa vacca e non bue. Produrrò altre
eircostanze per far intendere il Bue. E questo secon-
do' mezzo è tutto sintassico o logico, come è chiaro,
mon mica etimologico.
Di qui si comprende che non è necessario di va-
riare tut! i nomi delle sostanze animate con desinen-
ze significative del sesso, e, se si perde di regolarità
e di precisione, si acquista di varietà nel discorso, e
ancora di curiosità e di diletto nell’ ascoltante e nel
lettore, che mette qualche cosa del suo, facendo uso
del buon senso e della logica nel sapere indovingre
alcune cose esplicitamente non espresse. e
| Tutta la teoria razionale della Variazione si ridu
ee a queste poche osservazioni, ma io non posso’
passarmene così senza prendere a particolar disamina
la teoria secolare de’ generi de’ nomi professata nelle
scuole—I Grammatici intendono per genere (con quanta
proprietà non saprei dire) quello, che noi abbiamo chia-
mato sesso, ossia la proprietà delle sostanze animate,
per cui altre sono maschi, altre sono femmine. Chia-
mavano nomi maschili o di genere maschile quelli ,
che dinotano il maschio, e nomi femmimli, o di
genere femminile quelli, che significano la femmina.
Comunque improprio un siffatto modo di esprimere ,
dice in fondo la sostanza. Essendo il genere identico ’
a sesso, ì generi debbono essere tanti quanti sono i
sessi, i quali posto che sono due, e non possono essere,
Rè più né meno, perchè gli esseri animati sono ma-
schi e femmine, nè più nè meno, altrettanti debbono
essere 1 veneriì. Ciò è chiaro e incontrastabile. Intan-
to i grammatici lungi di starsi a questo numero , ri-
conobbero altri quattro generi, il Neutro, il Dubbio o
promiscuo , il Comune e l’ Epiceno 0 sopracomune.
Ghiamavano di genere neutro alcuni Nomi, che ave--
DELL’ ETIMOLOGIA 109
vano ura desinenza diversa dagli altri nomi nel solo
primo termine di proposizione infinita singolare, che -
pluralmente finiva in a, tanto al primo termine di pro-
posizione finita, quanto al primo termine di proposi-
zione infinita, ed, a parlare col loro linguaggio, què”
nemi che avevano Ì’ accusativo singolare simile al no-
minativo, € l'uno e l'altre al plurale uscivano in a,
come templum tempio , ‘che faceva templa i tempi,
‘corpus il corpo, che faceva cotpora i corpi. In tutto il
resto erano similissimi agli altri nomi appartenenti al-
la loro variazione , come si è veduto in Lessìgrafia.
Ma, se venere dinota sesso, un nome di genere neu-
tro sarebbe quello, che dinota una sostanza, che non
è nè maschio nè femmina , ossia le sostanze inani-
mate, e allora quel nome, anzichè di genere neutro,
dovrebbe dirsi invariato. Ma chi dice nome di genere
neutro, intende per genere un sesso, ossia una cosa
reale, che sta in mezzo al maschio ed alla femmina ,
genere che non si dà, perchè non è in natura. Que-
sta nomenclatura adunque è contradittoria e insulsa.
Chiamavano di genere dubbio o promiscuo quei No-
mi di sostanze inanimate, che si trovavano accordati
ora col prenome hic e un aggiuntivo simile a bonus,
ora col prenome haec e un aggiuntivo simile a bona,
ed era con il prenome hoc ed un aggiuntivo simile
a honum, come hic vel hoc vulgus il volgo o la mi-
nuta gente, hic, vel haec, vel hoc tuber il tumore.
Chiamavano poi di genere comune quei Nomi, che
esprimono nomi di sostanze animate, non variati per
desinenze fondamentali significative di sesso, come Bos
il bue e la vacca, Canis il cane e la cagna, Anguis il
serpe ec., ma per dinotare il maschio si fanno precedere
© seguire da un prenome simile a Hic o da un aggiunti-
vo simile a .Bonus, per la femmina da ur e da bo-
i J
110 TERZA PARTE
na, onde hic Bos il bue, haec Bos la vacca, hic Ca-.
nis 1l cane, haec Canis la cagna ec.
Chiamavano in ultimo di genere epiceno i nomi de-
gli animali per lo più invariati sotto il rispetto del
sesso, come glis il ghiro, lyne la lince, oppure in
parte variati come talpa la talpa, i quali sì truova-
no con l'accordo di una gola voce di prenome o di
aggiuntivo, come hic Iyne la lince, hic glis il ghiro,
hic talpa la talpa. Ora pretendevano i grammaticì che
questi nomi fossero di genere più che comune, in una
parola epiceno, perchè sotto un solo accordo di pre-
nome e di aggiuntivo fanno intendere i due sesst, men-
tre quelli di genere comune fanno intendere un ses-
so con l’ accordo hic, un altro sesso con l’ accordo
haec. In fatti, se vi sono i ghîri glires, debbono es-
sere necessariamente maschi e femmine, come maschi e
femmine debbono essere le talpe talpae, le linci Iynces.
Debbo qui avvertire prima di venire alla confutazio-
ne di queste assurdità filologiche, che i grammatici,
poco badando alle accurate ricerche , misero tra gli
epiceni alcuni nomi che si truovano adoperati da’buo-
mi autori come comuni, valga per tutti dama il daino,
che gli autori del nuovo Metodo per la lingua latina
riportano col solo accordo dell’hic, come timidi damae,
mentre si truovano esempi di classici, ne’ quali ha l’ac-
cordo haec. (Questa osservazione è importante per la
soluzione de’ problemi che ci occupano.
Quando le ragioni sintassiche andavano confuse con
le ragioni etimologiche, e quindi il significato relativa
o di costrutto scambiato col significato diretto e imme-
diato delle parole, la povera grammatica non poteva
discaricarsi dal peso di tante puerili contraddizioni ,
e sotto lo specioso titolo di un metodo facile pei fan-
ciuli abbeverati di sbagli puerili divenne un guaz-
DELL’ ETIMOLOGIA 111
zabuglio inesplicabile , una farragine di spropositi e
di contraddizioni. | | a
Jo dunque non riconosco altri generi che il maschile
e ’1 femminile, ma assumo in pari tempo il carico di
ridurre a’ loro principi le differenze della variazione,
le quali hanno dato luogo a siffatte nomenclature.
I nomi tenuti neutri o di genere neutro adunque
sono nomi invariati rispetto al sesso, perchè ordina-
riamente significano sostanze inanimate, che non sono
nè maschi nè femmine, nè come tali si possono dal-
l'immaginazione nostra concepire. A_ bandire questa no-
menclatura balorda, ed a notarela proprietà di siffatti
nomi, io li chiamo nomi con identità di primo ter-
maine. Il che si renderà evidente nella seconda sezio-
ne, dove esporremo le desinenze sintassiche de’ nomi,
tra le quali principalissima è quella del primo termi-
ne di proposizione finita ed infinita, detta da’ gramma-
tici Nominativo ed Accusativo. Ora in un piano re-
golare di lingua dovrebbe essere identico per la egua-
le dignità del primo termine, tanto se la proposizione
è finita, quanto se è infinita. Questa proprietà è rima-
sta ad alcuni nomi soltanto , mentre da quel che si
è veduto in Lessigrafia, tutti gli altri nomi, special-
mente singolari, hanno i due termini differenti, e solo
in plurale per la più parte gli hanno identici —
loro proprietà di variazione che nel numero abbiano
questi primi termini variati in a, |
1 Nomi detti di genere dubbio o promiscuo sono in-
variati rispetto al sesso, e, se si truovano accordati ora
col prenome hic, ora con haec, ora con hoc, biso-
gnerà dire che l’ uso è stato incerto negli accordi,
ma non mai che hic, o haec, o hoc dia a siffatti no-
mi la significazione del sesso, che non hanno le s9-
slanze per. essi significate. Adunque diremo che Vul-
112 TERZA PARTE
gus, per esempio, in quanto ad accordo usasi ora con
hic ora con hoc, ma non diremo che una volta sia di
genere maschile e un’altra di genere neutro. Per
tegliere la barbara nomenclatura in Lessigrafia gli ho
chiamati Nomi di accordo dubbio o promiscuo. In
italiano questo dubbio accordo si ha in tutti que’ no-
mi, che prendono ora dl lo, ora la, come Wtrave e
la trave , il fine e la fine, il fronte e la frome ec.
I nomi detti di genere comune sono anch’ essi in-
variati rispetto al sesso, perchè essi per sè stessi non
s:gnificano nè il maschio, nè la femmina, se non sono
preceduti da hic o da haec. Se infatti mi presentate
la sola parola Bos, io non potrò tradurlo Bue o
Vacca, molto meno Bue e Vacca nel medesimo tem-
po, perchè dovendo esprimere un’ obbjetto esistente ,
o è maschio o è femmina necessariamente. Se dun-
que io traduco Bos il Bue, o Bos la Vacca, è per
uno de’ due mezzi indicati a pag. 107 in altri termini
so questo sintassicamente pei prenomi ed aggiuntivi ,
‘oppure pel nesso logico. Conchiudo adunque che Bos
ron è di alcun genere per sè stesso, perchè niuno ne
sigrifica. A togliere la equivoca nomenclatura de’ No-
mi di genere comune io li chiamo Nomi invariati sot-
to il rispetto del sesso, ma di doppio accordo ora
con hic per far intendere sintassicamente il maschio,
ora con haec per far intendere sintassicamente la
femmina. In questo differiscono da’ nomi della catego-
ria precedente. |
_ I nomi detti di genere epiceno si possono ridurre
a fre anzi a quattro categorie. La 1.* è. di quei nomi
che non sono affatto variati colle desinenze fondamen-
tali us ed a, significative del sesso, come palumbes co-
lomba, Gls ghiro, Lina lince. La 2.* è di quei nomi
che ànno una delle desinenze significative e non due
DELL’ ETIMOLOGIA 113
e con essa l’ accordo regolare del prenome e dell’ag-
giuntivo, cioè hic e bonus, se la desinenza è in us,
haec e bona, se la desinenza è in a, haec aquila
laquila, haec anguilla l'anguilla. La terza è di quei
nomi, che, avendo una delle desinenze fondamentali
| significative del sesso o us o a, non hanno l’ac-
cordo corrispondente,-come hic talpa la talpa. Si po-
trebbe aggiungere la quarta per quei nomi che aven-
do una desinenza fondamentale us o a, hanno l’accor-
do hic ed haec, come hic dama il daino maschio, hace
dama la daina femmina. Tutti questi nomi convengo-
no in una cosa, cioè che sono nomi di animali, come
pure quei detti di genere comune. |
. In quanto a’ nomi dell prima categoria è chiaro ,
anzi evidente, che non significano niente per sè stes-
si nella supposizione che sieno invariati, e si riduco»
no a quei nomi che i grammatici dicevano di genere
comune, con questa sola differenza, che l’uso non at-
tuò i due accordi con hic ed haec. In questo caso
quantunque si truovino adoperati con hic sì traduco»
no per la femmina e adoperati con haec sì traduco-
no pel maschio, secondo che il nesso logico del co-
strutto richiede. Onde è manifesto che non è una
proprietà loro il significare con un solo accordo due
sessì, ma è un risultato logico e sintassico in pari
tempo. In fatti, se io truovo hic glis peperit, tradur-
rò, femmina dì questo ghiro partorì, perchè il partorire
è della femmina e non del maschio. Ma, se mi to-
gliete peperit, come saprò, se debba tradurre per ghi-
ro maschio o per la femmina ? Conchiudo adunque ,
che siffatti nomi sono invariati, ed in virtù della loro
forma sono etimologicamente insignificanti ; e, se ora
pel maschio ed ora per la femmina si fanno valere,
avviene per deduzione e non per variazione.
1i4 TERZA PARTE
In quanto a’ nomi epiceni, che hanno una desinen-
za regolare in us o a, e il regolage accordo. come
haec aquila laquila, haec anguilla l’ anguilla, dire-
mo che sieno variati in parte con desinenza signifi-
cativa di un sesso, perchè l’uso in parte li ha variati,
appunto come appo noi italiani abbiamo toro diver-
so da vacca, e luccio, corvo, anguilla, aquila (vedi
Nuova Gram. ragionata per la lingua ital. pag. 59 ).
In quanto a’ nomi, che hanno una desinenza signi-
ficativa, e l'accordo irregolare, come hic talpa la tal-
pa, bisognerà dire che vi sia una vera sgrammatica-
tura, uno di quegli idiotismi, che non hanno altra ra-
gione all’ infuori del capriccio dell’ uso. Lo scarso nu-
mero di siffatti nomi mì conferma in questa opinione,
ed aggiungo che non tutti gli esempi riportati dai
grammatici sono esatti, come potrei provare con mol.
tissimi argomenti.
Nella quarta supposizione, ossia quando ad una stes-
sa desinenza in forma regolare di us o a si truova
' accordo del prenome hic ed haec , come hic dama
il daino, ed haec dama la daina , bisognerà ricono-
scere nel primo accordo una sconcordanza giustificata
dall’ uso dì alcuni scrittori, e nel secondo una forma
regolare, che accenna al desiderio dell’ altra desimenza
mancante di hic damus secondo l’ analogia stabilita
della lingua. Questa sgrammaticatura ci vorrebbero
consigliare i grammatici italiani , i quali incontran-
dosi in alcuni nomi italiani simili, come la volpe,
cervo, vorrebbero per distinguere il maschio dalla fem-
mina, che noi ditessimo la volpe femmina, e la vol-
pe maschio, e il corvo maschio, e il corvo femmina,
mentre la ragione e il buon senso pretendono che si
dica, il maschio della volpe , la femmina del corvo.
Da questa disamina rapidamente eseguita. è chiaro
DELL''ETIMOLOCIA 115
a comprendere che i generi non sono più di due,
come due sono i sessî di maschio e di femmina: che
il genere neutro, il dubbio, il comune, l'epiceno, so-
no nomenclature vuote di senso, perchè nulla signi-
ficano — Nelle tavole lessigrafiche io ho presentato
tutti gli accordi, in guisacchè, senza caricare la me-
meria di regole, si può in un momento di riscontro
conoscere l’uso costante della lingua, riguardo alla
concordanza de’ nomi coi prenomi ed aggiuntivi. La
faccenda adunque de’ generi è di riscontro e non di
regola , e però vuol affidarsi a tavole accurate, an-
zichè a volumi di grammatica.
ARTICOLO HI. e IV.
Delle Desinenze significative di qualità e quantità,
per le quali i nomi si addomandano MisLiorati-
VI, € PeeGioRATIVI, DiminutIvI e AccrescrTivi.
‘ Un nome si dice variato sotto il rapporto della qua-
lità, ogni qualvolta alterata la desinenza della radice
e radicale, riesce in un’ altra desinenza, la quale si-
gnifica uno di questi due aggiuntivi bello o leggiadro,
brutto o cattivo, orribile, in guisa che una parola ,
cioè il nome così variato, equivale a due parole, cioè
al nome che n'è radice, ed ad uno de’ detti aggiun-
tivi.
Parimenti un nome variato sotto il rapporto della
storage continua, si ha quando, alterata la desinenza
ella radice o radicale, riesce in un’ altra desinenza,
la quale significa uno di questi due aggiuntivi, cioè
grande o enorme, piccolo 0 piccino, in guisachè una
sola parola, cioè Il nome così variato, equivale a due
116 ‘TERZA PARTE
parole, cioè al nome stesso che n’è radice, e ad uno
de detti aggiuntivi. |
lo ho riunito i due articoli, perocchè i diminuitivi
tante volte non sono differenti da’ migliorativi, e gli
accrescitvi non si possono distiuguere da’ peggiorati-
vi, per lo principio generale che le cose piccole so-
no belle e leggiadre, e viceversa, come le cose gran-
di sono meno finite e perciò brutte o cattive, e vi-
ceversa, | |
I grammatici hanno trascurato di raccogliere le va-
rie desinenze di questa specie, di cui è ricca la lin-
gua latina, dalla quale si sono trasportate nella lingua
italiana. lo ne ho fatto una raccolta, potrei dire ab-
PIRO dal riscontro de’ migliori testi della latina
avella. I
LISTA DELLE DESINENZE DIMINUTIVE
E MIGLIORATIVE.
1.° In ellus, ella, elum. Esempi. Asellus asinello da
asimus quasi astnellus, Capella cavretta da capra qua-
si caprella , benchè si truovi adoperato in senso di.
capra. Libellus libretto o libriccino da liber libro, seb-
bene in italiano libello, che è fatto da lbellus, significa
un cattivo libro, contenente infamie, onde libello fa-
moso, Fubellu favoletta, da fubula quasi fabulella ,
Agnellus e Agnella agnello e agnella, usati da Plauto,
la cui radicale è agnus e agna, Popellus popoletto ,
da populus quasi populellus, Lucellum guadagnetto, da
lucrum guadagno, Labellum labbruzzo, da labium labbro,
Ocellus da oculus occhiuzzo, Vitellus e Vitella Pomp.
Arbit. vitello e vitella, da vitulus e vitula , benchè
in italiano questi ultimi si facciano valere pel diminu-
DELL’ ETIMOLOGIA à 117
tivo. Agellus da ager campo, campicello, Ungella da
rg va piccola unghia. 1
° 2.° In Icetlus e Icella. Esempi. Pedicellus pidoc-
chietto , da pediculus pidoechio. Floscellus da floscu-
lus, e questo da flos fiore, fiorettino , piccolo e gra-
zioso flore. Da questo è formato l'italiano fuscello per
fior di farina. Avicella da avicula, e questo da avis
uccello, uccellino, o uccelletto, piccolo e grazioso uc-
cello. Catullo ci ha dato Mollicellus da mollis , come
fondamento di analogia pe’ nostri più bei diminativi
e vezzeggiativi con questa desinenza.
‘3.° In IUus, illa, ilum. Oricilla da auris orec-
chiuzzo , Lapillus da lapis pictra , lapillo , pie-
truzza. Pupillus e pupilla da pupa, che è un
fantoccio per trastullo de’ bamboli, e per similitu-
dine, un fanciullo e una fanciulla orfani, che ancora
‘lm italiano diconsi pupillo e pupilla. È per la stessa
ragione la retina dell’ occhio è detta pupilla, perchè
in essa sì forma un immaginetta, un piccol fantoccio
degli obbjetti. Anguilla da anguis serpentello , e per
sineddoche , prendendo il genere per la spezie , una
specie di pesce di acqua dolce, detto anguilla in lati-
no e in italiano. Verticillum fusajuolo, da vertex. Si-
gillum sugello , da sinnum segno, come da tignum
trave, tigillum travicello. Mammilla da mamma mam-
mella : Hoedillus da hoedus capretto , caprettino.
4.° In ola, come Corolla da corona eoronella ,
piccola corona.
5.° In olus e ola, Capreolus, da caprea cavriuolo,
Areola da area aja, ajuola, Bestiola da bestia be-
stiuola , Filiola da fila figliuola, Tulliola da Tullia
T'ullietta.
— 6.° In ulus, ula, vium. Hortulus da horlus orti-
cello, giardinetto , Villula da villa villetta , Vaccula
118 TERZA PARTE
da Vacca vaccherella, Ramulus da ramus ramoscel-
lo, Asellulus e Agellulus da asellus e agellus un asi-
nellino, un campicellino, Oppidulum da oppidum bor-
ghetto, Guitula da guita goccetta, Caenula da coena
cenetta, Horula da hora un’ oretta, Plumula da plu-
ma una piumicina, Rivulus da rivus un ruscelletto ,
Ovulum da ovum un piccolo uovo.
7.° In culus, cula, culum. Vulpecula da vulpes
volpicella, Lepusculus da lepus lepratto, Jusculum da
Jus brodo , brodetto ,. Funiculus da funis funicello ,
Munusculum da munus regaluccio, Fasciculum da fa-
scis fascetto, Animalculus da animal animaletto, Cor-
pusculum da corpus corpicciuolo, Pisciculus da piscis
pesciatello , così Ventriculus vertricello , Ponticulus
ponticello, Avicula uccelletto ec.
_ 8.° In unculus, uncula, uneulum. Garuncula da
Caro carne, carnicella, Lutrunculus da latro ladrone,
ladroncello , Portiuncuta da portio porzioncella , Pe-
dunculus da pes pedicello.
9. Alcuni vorrebbero aggiungere la desinenza inus,
come significativa di quantità e qualità , cioè atta a
formare i diminutivi e i migliorativi, adducendo per
esempio pedicinus pedicello, e in qualche dialetto d'I-
talia pedicino , cioè il tronco inferiore della pianta ,
ma io ritengo questa desinenza ed altre simili come
forme di derivazione di alcune parole variate come
aggiuntivi. Nè fa peso l’ argomento, che si vorrebbe
trarre dalla lingua italiana, la quale per diminutiva
ritiene la desinenza ino e ina iccino e iccina, per-
chè la convenzione ha potuto stabilire in una lingua
una diversa significazione alle desinenze trasporiate
da un’ altra lingua. |
-_ 10. Aggiungerei la desinenza sper per i prenomi
Tantisper un tantino, Paulisper un pochettino , ma
di questa a proprio luogo.
DELL ETIMOLOGIA 119
Desinenze degli accresciriri e Pecciorgtivi latini,
1.° InO omnis, come Cicero Ciceronis da cicer
cece, grosso cece, Vulpio onis Apul. Volpone, grossa
volpe, in senso traslato per un uomo astuto e fabbre
di volponerie. Labeo onis da Labium labbro, Labeone
grosso labbro, Tubero omnis da tuber tumore, Tubero-
ne, grosso tumore,
2.° In Aster, come Philosophaster cattivo filosofo,
Oleaster olivastro, olivo selvaggio, e però cattivo, Pinde
ster pino selvaggio ec. ec.
ARTICOLO V.
Delle desinenze di Variazione significative
di RELAZIONI.
Un nome sarebbe variato etimologicamente sotto il
rispetto delle relazioni, se in una desinenza racchiù»
desse il valore di una Preposizione qualunque, che è
segno di relazione pag. 40. E, se ciò fosse attuabile,
dovrebbe essere a condizione che quel nome così va-
riato nell'uso della lingua non fosse mai da preposi-
zioné preceduto , perchè nella contraria supposizione
si potrebbe dire che, quando il nome non avesse la
preposizione espressa, vi fosse un costrutto figurato ;
ossia che la relazione s’ intenderebbe a senso o sia-
tassicamente e non etimologicamente. Ora i Latini ave-
vano questa desinenza nella variazione de’ loro nomi,
imperocchè patris e patrum di pater equivalgono a
due parole, cioè a di padre o padri, Aquae equivale
4 di e adacqua. |
Due sole desinenze etimologiche significative di re»
120 TERZA PARTE.
lazione nella variazione avevano i nomi latini, che io
nella Lessigrafia latina ho contrassegnato col numero
d' ordine di seconda e terza desinenza , che appo i
grammatici furono addomandate con barbare nomen-
slature Genitivo e Dativo singolare e plurale. La se-
conda racchiude la preposizione Di, seguo di dipen-
denza, oltre del nome, la terza desinenza racchiude la
preposizione ad a, segno di tendenza oltre del nome.
E, quantunque Patris equivalga a de patre di padre,
non mai }) uso perenne della Jingua ha espressa la
preposiziene innanzi a nome così variate. Parimenti ,
quantunque Patri equivalga ad Ad Patrem a padre,
non mai l’ uso perenne della lingua ha espresso la
preposizione ad innanzi a nome così variato. Adunque
Patris e Patri singolare, come Patrum e Patribus
plurale, sono vere desinenze etimologiche di variazio-
ne, significative di relazione. Ecco perchè, volendo da-
re una nomenclatura significante a queste desinenze
da sostituirsi alle barbare , bisognerà chiamare il Ge-
nitivo Desinenza etimologica significativa della pre-
posizione De di, e il Dativo Desinenza etimologica siyni-
ficativa della preposizione AD a.
Questa forma sintetica di variazione, che può essere
Fisoluta analiticamente nelle due parole corrisponden-
ti, cioè Patris a de Patre, e Patria ad Patrem, ser-
me mirabilmente alla chiarezza ed alla precisione del
favellare, ondechè troviamo spesso nell’ uso la forma
sintetica risoluta in analitica, e l’ analitica racchiusa
nella sintetica, come quando incontriamo Scribo tibi
e scribo ad te ti scrivo o scrivo a te. sE
La maggior difficoltà pe’ principianti nello studio
della lingua latina deriva dall’ omonimia , ossia dalla
identità delle desinenze destinate a diversi uffici. Aquae,
come avvertimmo a pag.119, è seconda e terza desi
DELL’ ETIMOLOGIA 121
nenza, oltraceiò è prima desimenza plurale, e può va-
lere egualmente 1.° di acqua, 2.° ad acqua,3.° acque.
Per sapere quando valga l’ uno, e quando l' altro, la
variazione non mi presenta alcuna distinzione, onde-
chè mi bisogna ricorrere al nesso logico del costrutto. I
grammatici empirici, nen dandosi alcuna sollecitudine
della verità e della precisione nelle loro teorie, chia-
mavano Casì le Desinenze, e ritenevano, che sei sono
ì casì nel singolare, altrettanti nel plurale , cioè No-
minativo, Genitivo, Dativo ,' Accusativo , Vocativo ed
Ablativo. Ma, se caso vuol dire cadenza © desinenza,
un tal calcolo sarebbe esatto, ogni qualvolta i nomi, va-
riandosi, avessero realmente seì desinenze, anzi dodici
cioè, sei nel singolare: e sei nel plurale. Ora prendia-
mo un nome, e sia aqua, e decliniamolo,a parlare
col linguaggio de’ grammatici : 1.° aqua, 2.° aquae,
3.° aquae, 4.° aquam, 5.° aqua, 6.° aqua, 7.° aquae,
8.° aquarum, 9.° aquis, 10.° aquas, 11.° aquae,
12.° aquis.. Qui chi non vede che la prima, quinta
e sesta sia la stessa aqua? e dì tre ne abbiamo una:
la seconda, terza, settima e undecima, è la stessa
aquae , e di quattro ne abbiamo una, e di sette ne
abbiamo due: la nona e la dodicesima è la stessa a-
quis, o' così di nove ne abbiamo tre, le quali aggiun-
te alle rimanenti aquam, aquarum, aquas, nel singo-
lare e nel plurale, invece di dodici, abbiamo in tutto
sei casi, o in altri termini tre nel singolare e tre nel
plurale. Con quest aritmetica si può immaginare che
prodigio di svolgimento razionale si possa produrre
nelle tenere menti de’ giovanetti! i quali dovran-
no imparare che 12 = 61 Intanto non si può rivo-
care in dubbio, che in quanto al valore aquae
è tre cose diverse, messa in relazione ad altre pa-
role nel costrutto. Adunque conviene DE : le ca-
129 #PERZA PARTBR
denze o i casi, o le desinenze nel nome aqua sin:
golare variato, sono tre aqua, aquae, aquam , ma la
prima, messa in costrutto, può essere primo termine
di proposizione finita, e termine di rapporto di alcu-
ne preposizioni. Similmente aquae ec. Così proceden-
do si sarebbe parlato con verità senza sconvolgere ]'a=
ritmetica , perchè le differenze si sarebbero dedotte
‘ dal significato e non dalla forma esteriore della paro-
la. Ma chi dice casiî o cadenze o desinenze, allude
sempre alla forma esteriore delle parole, e non mica
al significato, e per difetto di preciso linguaggio stra-
zia la logica e manomette il calcolo. i |
SEZIONE II,*
INTORNO ALLE DESINENZE SINTASSICHE NELLA —
Variazione DE' NOMI LATINI.
Abbiamo detto a pag. 97 che le desinenze sintas:
siche non sono significative di alcune idee, accessorie
alla idea della radice o radicale variata , ma servona
soltanto a mettere nel discorso una parola in relazio-
ne con un'altra. |
Per sapere adunque quali possano essere le desi-
nenze sintassiche de’ nomi latini , è uopo prestabilire
con quali parole abbiano relazione nel Discorso. Ora il
nome nel discorso è, o prima parola in grazia di cuì
sono tutte le altre, come in questo brano, che si dice
Proposizione, Aqua est dulcis }’ acqua è dolce , o di-
pende da qualche preposizione, come termine dì rap-
rto in modo esplicito o implicito. Nel primo caso
si dirà primo termine di proposizione , nel secondo
caso sì dirà secondo termine di rapporto. Il gramma-
tici con barbare nomenclature, chiamavano nominati:
DELL’ ETIMOLOGIA 123
vo 0 caso retto il primo termine di proposizione , e
caso obbliquo il secondo termine di rapporto. Per di
stinguere quando il nome è primo termine, e quando
è secondo, la Variazione ha fornito i nomi di una de-
sinenza sintassica, assegnando la prima desinenza, se-
condo l’ ordine da noi assegnato in Lessigrafia, ne'qua-
dri di variazione , di qualsivoglia nome , tanto singo-
lare quanto plurale, per indicare il primo termine di
proposizione finita, ossia quando il Verbo della propo-
sizione è al modo fimo; la quarta desinenza detta dai
grammatici Accusativo, per indicare il primo termine
di proposizione infima, ossia il cui verbo è al modo
infinito , come aquam esse dulcem , essere l’ acqua
dolce.
Il termine di rapporto , che è sempre un secondo
termine rispetto alla preposizione per distinguersi dal
primo termine, ebbe anch'esso una desinenza a parte,
che è la quinta per le qualtro variazioni , cioè per
la prima, seconda, terza e quinta, e che i grammati-
ci addomandavano abblativo. Questa desinenza merita
in preferenza di essere denominata per secondo ter-
mine di rapporio, perchè non vi è caso che il nome
con essa variato non dipenda da una preposizione espres=
sa 0 sottintesa. Anzi per questa stabile convenzione
elegantemente il nome così variato si adopera spesso
senza preposizione, che dessa fa intendere, perchè da
essa, come secondo termine, costantemente dipende.
Quindi è che la quarta desinenza, detta da’ gramma-
tici Accusativo , quantunque sia secondo termine di
moltissime preposizioni , pure perchè non sempre da
preposizione dipende, ma alle volte è primo termine
di proposizione infinita, alle volte è obbjetto, non me-
rifa,come il nome variato con la quinta desinenza, ui
cosere addomardato secondo termine. Onde chiaman-
124 ‘‘"PERZA PARTEO
dolo primo termine di proposizione infinita , soggiun-
giamo che quando tale non è , è secondo termine di
rapporto. |
I secondi termini di rapporto adunque sono indicati
da due desinenze , cioè quarta e quinta, patrem e
patre, speciem e specie, e nel plurale patres e pa-
tribus, species e speciebus, a modo di esempio.
Lo stesso nome variato con la quarta desinenza alle
volte fa da obbjetto, ossia indica l’ obbjetto, di cui è
Modo l' effetto prodotto dall'azione de’ così detti ver-
bi transitivi, come quando dicesi : Deus dilerit mun-
dum Iddio amò il mondo. Ma l’obbjetto non è che
un termine di rapporto, in modo implicito, come ve-
dremo in Sintassi, e come ho dimostrato nella Nuova
Gram ragionata per la lingua italiana Vol. lI. pag. 36
Conchiudo che le desinenze indicative della dipen-
denza di un nome da qualsivoglia preposizione, e per-
ciò sintassiche, sono due, la quarta e la quinta, nel
singolare e nel plurale.
La quarta variazione, che corrisponde alla seconda
de’ gremmatici, ne’ nomi singolari in us e tus ha una
desinenza, che da’ grammatici fu detta Vocatwo sen-
za averne saputo mai definire la vera natura , come
Dominus che fa Domine, Filius fa Fili. In tutte le altre
variazioni questa desinenza manca, e ì grammatici per
simmetrizzare le declinazioni dissero che in esse il
Vocativo è simile al Nominativo , e per distinguerlo
da questo , lo facevano precedere dalla particella vo-
cativa, ossia dalla voce 0 interjezione, 0, come 0 Pa-
ter o padre, o patres o padri. Lasciando stare le ul-
time forme, che sono costrutti, e non parole isolate,
vergo ad esaminare quella stessa desinenza, che è
propria ci alcuni nomi della quarta variazione , per
vedere se sia etimologica o -sintassica, cioè significa-
DELL ETIMOLOGIA 125
tiva o indicativa. Nè ci è mezzo , peracché ogni de-
sinenza di variazione deve necessariamente essere l'una
o l’altra. Non è etimologica, perchè se tale fosse,
dovrebbe significare una delle cinque idee accessorie
esposte a pag.100, cioè quantità discreta, quantità con-
tinua, qualità , sesso, relazione. Ora niuno ha detto
inai che il Vocativo significhi oltre l’' idea del radi-
cale una di siffatte accessorie. Bisognerà dunque con-
chiudere, che sia una desinenza sintassica, ossia de-
sinenza che mette il nome in relazione con altre pa-
role del discorso ( vedi pag. .97 ). Per le desinenze
sintassiche il nome non può essere che primo ter-
mine di proposizione finita e infinita, o secondo ter-
mine di rapporto. Il Vocativo non dinota certamente
quest’ ultima cosa, perchè niuno ha pensato mai che
esso dipenda da una preposizione espressa o sottin-
tesa. Resta dunque a conchiudere che il Vocativo
sia una desinenza sintassica, indicativà di primo ter-
mine di proposizione finita. Ma Dominus e Filius si
sono fissati per questa indicazione, e Domine e Fili
sono di diversa desinenza, qual primo termine di pro-
posizione potranno indicare ? A pag. 50 dicemmo che
tutt i nomi personali non sono nè piîma, nè se-
conda, nè terza persona all'infuori di Ego io, Tu
tu, Ille si, e che perciò tutti nomi differenti da que-
sti si debbono considerare come casì di apposizione ,
essendo indifferente il dire, Ego Laurentius, Tu Lau-
rentius, Ille Laurentius. Affinchè il nome si riferisca
piuttosto a ego che a tuo viceversa, che a alle e vi-
ceversa, dovrebbe subire un'alterazione di desinenza,
per la quale sintassicamente indicasse piuttosto l’ uno
che l' altro. Or questo è avvenuto nel così detto. vo-
cativo, il quale è una variazione, che fa intenderé tw
a preferenza. Ne' nomi, che non hanno questa varia=
126 ‘© TERZA PARTE
zione, si è supplito con un costrutto figurato. Quindi.
fu che i grammatici non mal si apposero, quando dis-
sero, sebbene impropriamente, che il vocativo aceorda
col verbo di seconda persona , ma s’ ingannarono a
partito, chiamando caso retto o nominativo Dominus e
Filius, e caso obbliquo Domine e Fili. Ma questa desi-
nenza deve essere riconosciuta in quei soli nomi, nei
quali realmente si truova, cioè ne’ nomi in us e in
tus della quarta variazione al singolare, non mica in
quegli altri che non l’ hanno e che i grammatici per
formarlo produssero una forma artificiale, come 0 pa-
ter , o Musa, o Magister, o Species, poichè in tali
casi, ancorchè le dette forme ci facessero pensare alla
seconda persona, avverrebbe per un costrutto intero e
non mica in forza di una desinenza per variazione.
CAPO II.
InToRNo ALLA VARIAZIONE DEGLI AGGIUNTIVI £ pEL-
LE PAROLE VARIATE, DERIVATE E COMPOSTE IN FOR-
“MA DI AGGIUNTIVI,
L’ Aggiuntivo secondo i grammatici per la variazio-
ne acquista desinenze significative, per le quali è sIn-
golare e plurale, è mascolino , femminino e neutro,
ha sei casi Nominativo,Genitivo,Dativo, Accusativo, Vo-
cativo ed Ablativo. In somma sotto questo rispetto No-
me ed Aggiuntivo in nulla differiscono, e per la per-
fetta loro identità sotto la stessa parola nome si com-
pro Nome ed Aggiuntivo. Con ciò riconoscono nel-
° aggiuntivo desinenze etimologiche. Ora abbiamo st@-
bilito a pag. 97 che le desinenze etimologiche sig
ficano idee accessorie, per conto della radice o radi-
.ce ‘variata. Ma per ‘poterle significare è neces
DELL’ ETIMOLOGIA 127
. sario che la idea della radice sia capace di riceve-
re quelle idee accessorie , come principale. Se ciò
non fosse, la variazione non potrebbe aggiungere ciò
che ripugna alla natura dell idea principale. Ora l’ag-
giuntivo dinota qualità e quantità, e I’ una e l' altra
non è, nè singolare nè plurale, nè maschio nè fem-
mina, e molto meno è secondo termine di rapporto,
il quale come abbiamo stabilito a pag. 40, è sempre
un nome, che dinota sostanza o causa, perchè queste
sole possono essere in relazione. È giuocoforza con-
chiudere che l’aggiuntivo non può avere desinenze
etimologiche , ossia significative di siffatte idee acces-
sorie per conto proprio, perchè mancherebbe il prin-
cipale, a cui si appuntasse l'accessorio.
Ma egli è un fatto che l’aggiuntivo sì varia, come
è chiaro dalla Lessigrafia, perchè Bonus, ad asempio,
‘ha la prima desinenza in us, a, um, la seconda in ©
‘ed ae, la terza in 0 ed ae, e via dicendo. È, sicco-
me le desinenze della Variazione, quando non sono
etimologiche o significative, debbono necessariamente
essere sintassiche o indicative , ossia desinenze, che
mettono una parola in relazione con altre nel discor-
so, bisognerà conchiudere, che l' aggiuntivo, variando»
si, ha desinenze sintassiche.
‘Queste desinenze poi , o sono sintassiche per sem-
plice variazione, o per doppia variazione. lo quin
di dividerò il presente Capo in due Articoli.
128 TERZA PARTE
ARTICOLO 1.
Intorno alle desinenze sintassiche degli aggiuniivi
di SEMPLICE VARIAZIONE.
Chiamo desinenze sintassiche di semplice variazione
negli aggiuntivi quelle, che secondo i grammatici de-
‘notavano il numero , il genere e le relazioni : come
terrò per desinenze sintassiche di doppia variazione
quelle, per cui gli Aggiuntivi diventano diminutivi, ac-
crescitivi, migliorativi e peggiorativi, comparativi e su-
perlativi.
In quanto alle prime, negli aggiuntivi sia di qualità,
sia di quantità continua, esse avvengono per indicare
il nome a cui si riferiscono nel discorso tra tanti no-
mi, che si possano trovare in un costrutto. Per que-
sta ragione l’ aggiuntivo dovrebbe subire tante desi-
nenze, e le stesse desinenze, quante e quali sono quel-
le de’ nomi variati , affinchè ognuna si avesse la sua
corrispondente. E così è avvenuto in alcunì aggiunti-
vi, che si variano come Aqua, Dominus e Templum,
ossia come i nomi della prima Variazione , che ha il
radicale in a, e quelli della quarta (seconda pe’gram-
matici ), che hanno il radicale in us o er, e in um.
Riscontrando i quadri Lessigrafici di variazione , tro-
verete questo perfetto riscontro, vedi Bonus, a, um,
e pulcher, pulchra, pulchrum, onde abbiamo 1.° a-
qua bona, dominus, bonus, templum bonum, 2.° a-
bonae, Domini boni, Templi boni ec.
It fondamento razionale di questa triplice desinenza
radicale degli aggiuntivi, è la desinenza fondamentale
significativa del sesso ne’ nomi di sostanze animate, i
quali, come abbiamo innanzi stabilito, sì avranno per-
DELL’ ETIMOLOGIA | 129
fettamente variati, quando hanno us ed « allo stesso
tronco. La terza um, che i grammatici chiamavano dì
genere neutro, è pe’ nomi che hanno identità di pri-
mo termine.
Se ogni volta un nome, uscente in a, avesse l’‘ac-
cordo di un aggiuntivo ancora in a , e l' uscente in
er o us avesse la corrispondente nell’ agginntivo , la
cosa procederebbe agevolmente, ma nel fatto non è
così, perchè, come abbiamo stabilito nelle tavole del-
le Concordanze in Lessigrafia , avviene spesso il con-
trario. a
Né questo solo è l’ imbarazzo, ma vi è il massimo,
che deriva dalle altre tre Variazioni , le quali hanno
desinenze diversissime da quelle degli aggiuntivi in us,
a, um. Per rimediare a queste dificoltà prodotte dal-
la difformità delle desinenze de’ nomi, e degli ‘aggiun-
tivi, si è ricorso a due mezzi. ll primo è di dare una
famiglia di aggiuntivi, i quali nella loro variazione se-
guono le desinenze de’ nomi della terza, i quali nella
radicale, o hanno tre voci come alacer, alacris, alau-
cre, o due come Fortîs, Forte, o una come Feliz,
Potens, Amans.
Dal concorso di più aggiuntivi diversamente variati
con desinenze indicative dello stesso nome, divenne
facile a riferire piuttosto a questo, che a quel nome
uno aggiuntivo di desinenza difforme. Il secondo mez-
zo fu la diversità nella variazione de’ prenomi. Hic ,
Haec, Hoc, IUe, IUa, Ilud, Iste, Ista, Istud, Qui,
Quae , quod ec. Infatti, tutti prenomi hanno una
‘variazione diversa, se non in tutto, in parte, da quel-
la degli aggiuntivi, e ciò non avvenne senza una ra-
‘gione, la quale per me è appunto questa che ho det-
to ; cioè di dare una luce al buon senso , per ritro-
vare più facilmente quel nome tra’ tanti, a cul un ag-
130 . TERZA PARTE
giuntivo irregolare di forma si riferisce in preferen-
za. Dove tutti questi mezzi non fossero sufficienti,
si lascia l’ interpetrazione al buon senso.
La faccenda degli accordi adunque non è di rego-
la, ma di uso, ed ecco perchè nelle tavole lessigra-
fiche io ho posto per distintivo un prenome, un ag-
giuntivo in us, a, um, ed un altro della terza va-
riazione.
Per queste ragioni fondamentali noi non diremo che
l'aggruntivo deve accordare col suo nome in genere,
in numero e in caso, perchè le desinenze degli ag-
giuntivi siffatte cose non significano , ma diremo che
l'uso argomentato dalle tavole lessigrafiche, ha stabi-
lito che aqua, per esempio, vuole haec e bona, che
mulus vuole hic e bonus, che temglum vuole hoc e
bonum. Tutto ciò, che discorda da quest’ uso , è una
scoucordanza, uno sproposito, una sgrammaticatura.
Quindi nell’ analisi non diremo più che hie e bonus è
di genere mascolino, di numero singolare, e di caso
nominativo, ma bensì diremo, che hic e bonus sono
desinenze di accordo, che fanno riferire queste parole
a un nome maschile singolare, primo termine di propost-
zione finita, se è nome di sostanza animala: nel caso
opposto, diremo semplicemente, che sono desinenze di
accordo,le quali ci fanno pensare ad un nome singolare
.primo termine di proposizione finita. Pertanto se incontre-
remo l’ aggiuntivo variato con la seconda desinenza, co-
me boni, felicis, formosorum, non diremo che sia
genitivo nel senso, che significhi la preposizione Di,
«come la seconda desinenza de’ nomi, perchè Di è re-
lazione, che vuole per secondo termine un nome, e
non mai l’aggiuntivo, ma diremo, che sia una desi-
nenza sintassica, la quale ci fa pensare al suo nome
‘variato con la seconda desinenza. 2, se in cosnsrute
| DELL'EFIMOLOGIA 131
figurato incontriamo un aggiuntico precednto da pre-
posizione , come In primis, non diremo che primis.
sia l' ablativo, ossia il secondo termine di quella pre-.
posizione , sibbene il nome sottinteso da variarsi in
quella desinenza. Di qui è chiaro, che la teoria della
variazione degli aggiuntivi si riduce ad nna semplice.
e pura teoria delle concordanze.
‘Quello che abbiamo detto finora della variazione del»
T aggiuntivo, si deve applicare a tutti gli aggiuntivi di
qualità e quantilà continua non solo, ma ancora a tut»
te le parole, variate, derivate e composte in forma
di aggiuntivi, come sarebbero i participi in ns, in us,
}Ìn rus e in dus, e i composti da un nome e da una
prepesizione, per la quale composizione diventano ag-
giuntivi in quanto alla forma, come Insignis, Defar=
mis, Confinis ec. |
La stessa teoria è applicabile a' pochi numerali va-
riati simili a Unus, a, um, Duo, ae, a, Tres et tria,
ed a tutti i variati e derivati da questi aggiuntivi in
forma di veri aggiuntivi, secondo quello che abbiamo
stabilito in Lessigrafia, i
ARTICOLO II,
Intorno alle desinenze sintassiche degli aggiuntivi .
di doppia Variazione, |
Le desinenze sintassiche per doppia variazione han-
no luogo, ogni qualvolta in un aggiuntivo se ne rac-
chiude un altro, e deli tutto risulta una parola con-
una delle desinenze esposte nell’ articolo precedente.
Per questa variazione gli aggiuntivi o le parole deri»
vate o composte in forma di aggiuntivi diventano Com.
132 TERZA PARTE
parativi, Superlativi, Diminutivi, Accrescurvi, Peg-
sorativi, Miglio rativi.
_ Il comparativo, come felictor , formosior , pulche-
yior, vale due parole, cioè magis o plus, e 1’ aggiun-
tivo da cui è formato , così felicior è magis o plus
feliz più felice, formosior equivale a magis o plus
formosus più bello ec. Ora quel magis e plus , che
il comparativo racchiude , non è per eonto proprio ,
ma del nome,a cui si riferisce.
. Il superlativo è una variazione dell’ aggiuntivo sem-
plice detto positivo per la desinenza ssimus, rrimus
e llimus, la quale racchiude il numerale ter tre vol-
te, o come vogliono i grammatici valde , sicchè una
voce come marimus, pulcherrimus, agillimus , equi-
vale a due, cioè ter 6 valde magnus, pulcher, agis,
dove l’ aggiuntivo numerale dinota quantità discreta ,
che è propria della sostanza, di cui il nome è segno
stabilito,
. Anche gli aggiuntivi latini aveano delle desinenze
di doppia variazione , per le quali diventavano dimi-
nutwi,migliorativi, accrescitivi, peggiorativi, e questa
desinenza racchiudeva un agginntivo di qualità simile
a pulcher o deformis bello o brutto, oppure di qua-
lità simile a magnus grande , parvus piceolo. Sicchè
‘ pulchellus equivale a parvus e pulcher , formosulus
a parvus e formosus, dicasi lo stesso di acidulus a-
cidetto , meliuscule alquanto meglio , mollicellus al-
quanto molle, mollicello.
Per .gli accrescitivi si potrebbero addurre ad esem-.
pi Huario Hiarionis da Hilaris, che malamente
si traduce allegretto , ma molto allegro significa , E-
dax mangione, Bibar beone, Vivax vivace, molto
vivo, Fugax fugace, che molto fugge.
Le desinenze di doppia variazione esposte fin qua
DELL ETIMOLOGIA 133
appartengono propriamente agli aggiuntivi di qualità e
di quantità continua, ed a tutte le parole variate, de-
rivate e composte ìin forma di aggiuntivi, non già agli
aggiuntivi di quantità discreta , ossia a’ numeral dei
grammatici, perchè questi non sono mai nè compara-
tiri, né superlativi, nè diminuitivi o accrescitivi, peg-
giorativi o migliorativi. Hanno però delle desinenze
loro proprie, per cui diventano Ordinativi e Distribu-
‘tivi, variati come aggiuntivi di qualità.
Gli ordinativi, eccetto i due primi, cioè Primus che
è derivato da Pri, identico a prae, preposizione di
sito , che significa avanti, e Secundus che si forma
da sequor, e significa seguente, si formano alterando
la desinenza del numerale nel seguente modo. Da ter
si fa tertius terzo, da quatuor si fa quartus quarto,
da quinque si fa quintus, da sex sertus, da septem
‘septimus, da octo octavus, da novem nonus, da de-
cem decimus ec. Vedi Vol. I. Lessigrafia. Con questa
desinenza si racchiude una relazione di anteriorità e
posteriorità , per la quale si vuol far intendere che
una cosa è prima,un’altra è dopo,e le sostanze o cause
così disposte si dicono ordinate.
I Distributivi sì formano da’ medesimi numerali, va-
riando la desinenza in diverso modo, come bini, binae,
‘bina, a due a due, terni, ae, a, a tre a tre, qua-
termi, ae, a, a quattro aquattro, quini, ae, a, a cin-
que a cinque, seni, ae, a, a sei a sei, ec. Vedi Les-
. sigrafia. Queste parole, come è chiaro a vedere, rac-
‘chiudono la nozione della partizione, che si riduce ad
‘una relazione di disunione con quella del numero, e
‘prendono la forma degli aggiuntivi qualitativi per la
variazione. I
12
154 FORZA PARTE
CAPO IV.
. Intorno ALLA VARIAZIONE DEL VERBO.
La parte più importante della Variazione dopo quella
del Nome, è la Variazione del Verbo, sì perchè que»
sta. Classe di parole sostiene un grande nfficio nel dir
scorso , come pure perchè molti sbagli vi hanno in-
trodotto le Lessigrafie delle scuole, Noi quindi cì trat-
terremo un pò più lungamente in questo Capo , per
istabilire le più chiare e precise nozioni del medesi»
mo, considerato sotto tutt'i rapporti generali e parti-
colari, affinchè niente rimanga a deriderare in una
teoria di tanta importanza secondo il nostro Istituto,
Ed a procedere con ordine esporrò Je teorie genera-
li del verbo , considerato sotto il rispetto delle desì=
nenza etimologiche e sintassiche in due Sezioni.
SEZIONE I.*
INTORNO ALLE DESINENZE ETIMOLOGICHE NELLA
. VARIAZIONE DEL VERBO.
. Le desinenze etimologiche di qualsiasi Variazione
possono aver luogo a condizione , che le idee acces-
sorie, di cui esse sono segni, abbiano relazione all’ i-
dea della radice o radicale, che vuolsi variare secon»
do il principio generale enunciato a pag. 97. Per sa-
pere adunque se il verbo si possa variare per desi-
nenze etimologiche, è necessario vedere con quali no-
zioni la idea dello Stato e dell’Azione, di cui è segno,
ha stretta relazione, E, siccome non ci è Stato , nè
Azione che non sia e non avvenga in un dato spa-
-
DELL’ ETIMOLOGIA 135
zio di tempo e di luogo, è facile a comprendere che,
se il verbo è variabile , può subire etimologicamente
desinenze significative di tempo e di luogo.
Similmente, affinchè il Verbo possa subire desinen-
za sintassiche o indicative, bisognerà provare che esso
nel discorso abbia una relazione ad altre parole. Ora
il verbo ha relazione co’ nomi personali primitivi non
solo, ma è l’anima di un brano di discorso, che si
dice proposizione. Esso dunque può essere variato sin-
tassicamente per indicare a quale de’ nomi personali
si riferisca, e che forma di proposizione è quel brano
di discorso, in cui esso si truuva.
Benchè il verbo etimologicamente variato possa in
apposite desinenze racchiudere le nozioni di tempo
e di luogo, i verbi latini come. gl’ italiani, variandosi,
non racchiudono che la sola nozione di tempo; e ciò
in due maniere, cioè o per semplice variazione o per
doppia variazione. La presente Sezione adunque sarà
divisa in due Articoli, |
ARTICOLO 1.°
Delle desinenze etimologiche del Verbo
di semplice variazione.
E la prima ricerca nella disamina delle parole va-
riabili è diretta a fissare la radicale, che è la prima
parola madre nella famiglia di tutte le parole per va-
riazione generate. Si può dunque nella presente disa-
amina domandare quale sia la voce radicale tra tutte
le parole del verbo variato. E, considerando che la
radice e radicale di una famiglia di parole racchiuder
deve meno significato , è facile a comprendere che
la voce radicale del verbo è quella forma, che nelle -
136 TERZA PARTE
‘scuole fu detta Infinito , come amare, docere, lege-
re, audire.
Quando una parola radicale deve subire desinenze
etimologiche e simtassiche in pari tempo, oppure de-
sinenze significative di diverse idee accessorie, è ma-
lagevole a discernere quale parte della parola variata
è sintassica, quale è etimologica, o quale parte signi-
fica un’ idea e quale un’ altra. Così abbiamo veduto
che i nomi ad una desinenza associano la quantità di-
screfa, il sesso e il primo termine di proposizione fi-
nita. Nella disamina presente adunque non andren;o
sottilmente distirguerdo ciò che la variazione presen-
ta in confuso. Se la idea accessoria, che la variazio-
ne del verbo può significare in una desinenza etimo-
logica è quella del tempo, è naturale a dedurre cle
noi dobbiamo vedere che cosa è il tempo e in quante
maniere il verbo può significarlo. Ora il tempo è uo
spazio contenente un mobile , come il luogo è uno
spazio contenente gl’ immobili : che cosa è un’ ora
nel quadrante dell’ orologio? è lo spazio contrasegnato
da 1 e 1l, contenente l’indice che si muove, e l'ora
serza dubbio è un tempo, una ventiquattresima parte
del giorno. Tenendo presente il quadrante dell’ oroio-
gio, fotremo fare agevolmente tutte le distinzioni del
tempo. Quello spazio, che contiene l’ indice mobile,
mentre io lo contemplo, per esempio, tra 1 e 11, è pre-
sente , perchè presente è parola composta da pre in
latino prae, che significa avanti di rincontro, e senie
participio di Sum, non corrente nell’ uso, onde prce-
sente praesens significa ciò che è avanti o di rincon-
tro al senso, per esempio, della vista. Il tempo pre-
sente adunque è lo spazio col mobile so!topasto al
senso.
Considerando lo spazietto anteriore a quello, dove
DELL’ ETIMOLOGIA 137
ora si truova l'indice mobile contrasegnato da XI[ e
1. ho l’idea di un contenente, in cui non vi è mobile,
ima mi ricordo che vi fu con la memoria. Quello spa-
zio è differente dall’ altro sopra descritto , in quanto,
che pure è tempo, ma non presente al senso , sibbe-
ne assente, e ricordato dalla memoria. In una parola
è un tempo passato, da’ latini detto praeteritum, pa-
rola composta da PRAETER tre volte avanti, o sempli-
cemente oltre, e itum andato; perchè l'indice, che vi
era, movendosi, è andato oltre.
. Considerando lo spazietto, che è dopo II, contenuto
tra Il e II, truovo un contenente senza indice mobile,
ama so per lo ministero della memoria che un’ altra
volta dall’antecedente spazio passò in quello, ‘e penso
ora che allo stesso modo vi sia per passare. Questo
spazio è tempo futuro, il quale si apprende nel pas-
«sato, come è chiaro a comprendere. 0
Adunque il tempo presente è lo spazio di rincontro
al senso, il tempo passato è lo spazio col mobile ri-
cordato per la memoria dietro allo spazio presente , il
tempo futuro è lo spazio col mobile ricordato dalla
“memoria , dopo dello spazio col mobile presente.
Il tempo passato può avere de’gradi secondo la mag-
.giore o minore prossimità al tempo presente: così lo
«spazio segnato da XII e 1 è più vicino al presente
relativamente all’ altro spazio contrasegnato da XI e
XII. Onde è chiaro che vi può essere un passato più
vicino, un altro più lontano o rimoto. Similmente il
‘tempo futuro può avere de’ gradi secondo la maggiore
o minore prossimità degli spazi posteriori al presente,
«così lo spazio tra Il e III è Du vicino dell’ altro se-
gnato tra III e IV. Di qui deducesi che vi può essere
un futuro più vicino, un altro più lontano o rimoto.
138 TERZA PARTE
ll passato e il futuro poi può essere cunsiderato
assolutamente e relativamente. Dicendo, a modo di
esempio, amari io amai, accenno ad un tempo passa-
to senza alcuna relazione ad altro, ma se dico ama-
bam io amava, intendo sì un tempo passato, ma non
assoluto , sibbene un tempo passato, nel quale avven-
gono due o più azioni, imperocchè con questa espres-
sione amabam io amava, intendo dire, che io amava
quando un altro scriveva. La stessa cosa dicasi del
futuro, perchè dicendo: Ego seriberem io scriverei, nol
dico assolutamente, ma in comparazione del st habe-
rem tempus se lo avessi tempo. |
Ecco tutta la teoria del tempo rispetto alla Varia-
zione de verbi — Facciamone l'applicazione a’ verbi
latini. —
Nel così detto Modo ‘indicativo, che in Lessigrafia
ho appellato Modo della proposizione principale, co-
me pure dimostrerò nella Sezione seguente, la varia-
zione del tempo presente pe’ verbi in 0, è amo, doceo,
lego, audio, pe' verbi in or, è amor, doceor, legor,
audior ; ondechè amo, per esempio , dinota l’azione
dell’amore nel tempo presente, e amor lo stato del
lamore, in cui ci troviamo, nel tempo presente.
2.° Amabam e amabar, docebam e docebar, le-
gebam e legebar, audiebam e audiebar sono le varia-
zioni del tempo passato relativo o comparativo , in
quanto che amabam, per esempio, dinota l’ azione av-
venuta nel tempo passato , nel quale tempo un' altra
azione era compiuta, come è dire Ego amabam cum
tu legeres io amava, quando tu leggevi. I grammaltici
chiamavano questa variazione preterito imper fetto (ve-
di I’ appendice alla Nuova Gram. Ragion. per la lin-
gua italiana ). e
DELL'ETIMOLCOGIA 139
3.° Amavi, Docwi, Legi, Audivi ( non metto le va-
riazioni de’ verbi in or che ne difettano, e invece si
ricorre alle voci analitiche) sono desinenze di variazio-
ne del tempo passato assoluto, ossia che amavi, per
esempio , dinota che l’ azione avvenne in un tempo
passato , nel quale tempo non pensiamo che un’ altra
ne sia avvenuta. Nelle versioni di equipollenza questa
desinenza latina si è fatta valere per amati e per ho
amato., distinguendo le due forme con le nomencla-
ture di passato rimoto e passato prossimo , ma in
latino questa seconda forma non esiste etimologica-
mente.
4.° Amaveram, docueram, legeram, audiveram so-
‘no tenute per desinenze etimologiche di variazione, si-
gnificative del trapassato comparativo, detto da’ gram-
matici più che perfetto, equivalente a î0 aveva ama-
te, insegnato, letto, udito. Ma io ho delle forti ra-
gioni per considerare siffatte parole composte dalla de-
sinenza del passato assoluto amavi, docui, legi, audi-
vi, e dalla desinenza significativa del passato compa-
rativo di sum, cioè eram, come è chiaro dalla forma
stessa delle parole. Con ciò i latini, mancando di va-
stazione per significare questo tempo, supplirono con
la composizione di due passati sufficienti a denotare
un trapassato, appunto così, replicando un aggiunti-
vo, come bello, bello, bello, si dà l idea di un super-
lativo. Si riscontri sul proposito il citato Appendice
alla Nuova Grammatica ragionata per la lingua italia-
na pag.9 e seg. dove ho chiamato -questa forma Compo-
sizione latina, per far intendere il trapassato relati-
vo chiamato piucchè perfetto. Con questa forma sì
fa intendere un passato anteriore rispetto ad'amabam,
docebam, legebam, audiebam, ma è relativo o compara»
tivo, in quanto che dicendo : ‘0 aveva amato ama-
140 TERZA PARTE
veram, s'intende che io aveva amato nel temro in
cui un altro avea letto , 0 leggeva. Invece dunque
di più che perfetto, io Jo chiamo trapassato relativo,
differente dal passato relativo, che dinola un tempo
passato posteriore.
5.° Amabo e amabor, docebo e docebor, legam e
legar, audiam e audiar, sono desinenze etimologiche
significative del tempo futuro assoluto , in quanto che
l azione o lo stato di siffatti verbi è contenuto in un
ampo posteriore al presente.
6.° Amavero, docuero, legero, audivero sono te-
nute per desinenze etimologiche di variazione, signifi-
.cative di tempo futuro anteriore, in quanto che l’a-
zione di essi verbi avverrà in un tempo avvenire pri-
ma che un’altra ne avvenga, come ego amavero quun-
.do tu ventes io avrò amato quando tu verrai, dov’ è
chiaro che il tuo venire futuro sarà posteriore al mio
amore avvenire. lo ritengo queste forme per composi-
zione e non variazione, perchè è specchiata la distinzione
de’ passati amavi, docu, legi, audivi con ero futuro
assoluto di sum. Il che è secondo ragione, perchè, di-
fettando di desinenza significativa di questo tempo, i
latini associarono un passato ed un futuro per far
intendere un futuro passato rispetto a un altro, o un
futuro anteriore. Due avvertenze importantissime ca-
dono qui in acconcio, la prima che spesso nelle ver-
sioni dal latino in italiano, queste forme si fanno va-
lere pel futuro assoluto , come amavero per amerò ,
docuero insegnerò ec. Ma ciò non deve far peso, per-
«chè altro è il valore assoluto, altro è il relativo o sin-
tassico delle parole. Il primo è quello che importa ap-
purare in Etimologia : spetta alla Sintassi di dare ra-
gione del secondo. La seconda avvertenza concerne la
novità, per la quale ho trasportato questo tempo dal
DELL'ETIMOLOGIA 141
Modo Congiuntivo all’Indicativo de’ Grammatici, peroc-
chè, come tutti sanno, nella Lessigrafia delle scuole in
quel modo questo tempo è stato sempre allogato. Nel-
l’ appendice citato ho prodotte le mie ragioni di que-
sto cambiamento, e qui me ne valgono due, che sono
le più facili. La prima che è dottrina ricevuta dai
grammatici empirici, che il cum, quando precede l’in-
dicativo, significa sempre quando, a differenza del cum
innanzi a congiuntivo, il quale, se per equipollenza sì
fa valere quando, nella versione il Modo passa all’In-
dicativo. Da ciò deduco, che, se il Cum innanzi ad
amavero sì traduce sempre per quando , è necessità
riconoscere in esso un tempo dell’indicativo. La se-
conda è I’ autorità di tutt'i grammatici moderni delle
lingue vulgari, e specialmente italiani, i quali nella va-
riazione de’ loro verbi allogano la corrispondente ver-
sione al modo indicativo.
1.° Amarem, Docerem, Legerem, Audirem e le cor-
rispondenti de’ verbi in or, amurer, docerer, audirer ,
sono tutte desinenze significative di un futuro relati
vo, in quanto che l' azione e lo stato di siffatti ver-
bi sì attuerà nel tempo, in cui avverrà una condizio-
ne , onde questo tempo fu detto del modo condizio-
nale. Che sia futuro non vi cade dubbio, perchè chi
dice amerei, non dice certo che amò nel tempo pas-
sato 0 che ami nel tempo presente, dunque intende
dire che amerà. Che sia relativo apparisce dal per-
chè, dicendo : ameret, resta incompiuto il senso, e non
si compie senza soggiungere se potessi; Ego amarem
si possem. Eccoci a giustificare quest'altra rovità, con
la quale mettiamo al Modo indicativo questa forma di
variazione, che i grammatici allogarono Al congiuntivo
chiamandolo preterito imperfetto. Ma chi non vede
la differenza, che passa tra la stessa desinenza nella
142 TERZA PARTE
frase Ego amarem si possem io amerei se potessi ?
Amarem nella sua posizione è molto diverso da pos-
sem, perchè il primo vale amerei, il secondo potessi
e non potrei. Affinchè dunque amarem significhi io
amass, che è imperfetto del Congiuntivo, deve neces-
sariamente essere preceduto da una congiunzione , il
«che significa che per sua natura etimologica è un
‘futuro relativo, e non un imperfetto del corgiuntivo.
Che poi questa forma appartenga all’ Indicativo è chia-
ro dalla Sezione seguente, dove vedremo , che il così
detto indicativo è Modo della proposizione principale,
come il congiuntivo è dell’Incidente. Ora nella frase
Ego amarem sì possem ognuno vede, che ego uma-
rem è principale rispetto a st possem, la quale per la
condizionale Si è incidente. Se non fosse principale
Ego amarem , non ve ne sarebbe alcuna , il che è
inconcepibile — Vedi Vol. I. del Nuovo Corso di Lette-
ratura Elementare pag. 239 e segg.
8.° Amavissem, Docuissem, Legissem , Audivissem
sono tenute per desinenze di variazione, significative
del preterito più che perfetto del congiuntivo, a par-
lare col linguaggio de’ grammatici. Ma queste voci pri-
mamente non sono semplici, perchè si possono dire
voci variate con desinenze significative, il che è chia-
ro dalla decomposizione di amavi ed essem, docu ed
essem ec. lo dunque le considero, come parole com-
poste dalla voce del passato assoluto, amavi, docui,
legi, audivi, e dal passato relativo del congiuntivo
di Sum cioè essem , e da questa bizzarra unione di
due passati, ne può risultare un passato anteriore. In
secondo luogo osservo, che queste voci non sono de-
stinate primitivamente a far intendere il passato ante-
riore del Congiuntivo, sibbene il futuro relativo ante-
riore, detto da’srammalici italiani condizionale passa-
PELL' ETIMOLOGIA 143
19, ed equivalente a 10 @vrei amato, insegnato, letto,
e udito. La qual cosa è chiara dal fatto, perchè, se
| troviamo la seguente frase : Amavissem si habuissem
opportunitatem avrei amalo se ‘avessì avuto l’ oppor-
tunità, ognuno vede che amavissem vale un condi
zionale, e che habuissem vale un più che perfetto ,
ron per sè stesso, ma per la condizionale St, che gli
precede, ossia fa intendere i] trapassato sintassicamen-
te. Di qui si vede quanto erronea era la pratica del-
le scuole, che con la lessigrafia del Donatello insegna»
va.a tradurre a’'giovanetti Cum .amarem conciossia»
chè io amassi ed amerei, e Cum amavissem concios-
siachè io avessi ed avrei amato, riferendo allo stesso
conciosiachè Cum,tanto amassi quanto amerei, e tan-
to avessi quanto avrei amato , perocchè amarem in
senso di amerei e amavissem in senso di avrei ama-
to .non può essere mai preceduto da congiunzione m}
sta o copulativa. Ecco perchè nella mia Lessigrafia ho
stabilito il numero e l’ ordine de’ tempi del Modo in-
dicativo o della Proposizione principale nel seguente
modo : 1.° Desinenze significative del Tempo presente
2.° del passsato relativo 3.° del passato assoluto 4.?
del passato anteriore relativo 5,° del Futuro assoluto
6.° del Futuro anteriore assoluto 7,° del Futuro rela-
tivo 8.° del Futuro anteriore relativo. !
. Nell’ Imperativo non riconosco tempo, perocchè des-
so è una forma tutta sintassica, che fa intendere una
proposizione, il cui verbo è di tempo presente al mod
indicativo, come vedremo a suo luogo, I
Nel congiuntivo si distinguono le desinenze signifi-
cative de’ seguenti tempi.
1.° Amem amer, doceam docear , legam legar ,
audiam, audiar , le quali sono desinenze significative
del tempo presente nel verbo della proposizione inci-
144 TERZA PARTE
dente, preceduto da una congiunzione copulativa e
nella versione presentano due forme cioè che to ami
e ssa amato, che to insegni o sia insegnato ec. e
1 altra del Gerundio, che è un modo proprio italiano,
come amando, ed essendo amato to ec.
&.° Amarem amarer, docerem docerer , legerem
iegerer, audirem audirer , sono tenute per forme di
variazione, significative del passato relativo, ma,come ab-
biamo veduto , non hanno questo significato, se non
quando sono precedute da congiunzione mista ( pag.
141 ). Esse hanno in italiano due versioni, una let-
terale cioè che io amassi o fossi amato, legessi 0
fossi letto ec. e l’altra di equipollenza o a senso aman-
do 0 essendo amato.
3.° Amaverim , docuerim, legerim, audiverim ,
sono parole composte da amavi, docui, legi, audi
e da erim antica voce di sum invece di fuerim, e
si fanno valere per un passato assoluto del congiunti-
vo colla duplice versione che io abbia amato,insegnato,
letto, udito, od avendo î0 amato, insegnato ec.
4.° Amavissem, Docuissem, legissem , audivissem,
sono voci composte, come abbiamo detto nel num. 8.
pag. 142 e solo sintassicamente, cioè, quando sono pre-
cedute da congiunzione possono far intendere il pas-
sato anteriore relativo con una duplice versione: che 10
‘avessi amato , insegnato , letto, udito, ed avendo io
amato , insegnato , letto, udito ec.
I grammatici dopo di avere dichiarato l'infinito per
una voce di verbo con significato indefinito, ossia
che non ha finito tempo, finito numero, e finita per-
sona , distinsero in esso due tempi, cioè presente ed
imperfetto in amare , docere, legere, audire, e pre-
terito perfetto e piucchè perfetto in amavisse, docuis-
se , legisse, audivisse. Nell’appendice alla Nuova
| DELL’ ETIMOLOGIA 145
“grammatica ragionata per la lingua italiana ho dimo»
strato che queste voci possono avere una forza tutta
sintassica nella risoluzione della proposizione infinita
in finita e niuna forza etimologica significativa di tem-
po. Intanto, come vedremo, l’ infinito, comunque radi-
cale del verbo, per la maggiore indeterminazione del
suo significato è un vero Modo, e si dice Modo infi-
nito , opposto al Modo finito. I e
I participi non significano tempo, come l’ infinito ,
perchè sono parole derivate e non variazioni di verbo;
come vedremo nella quarta Parte di quest'Etimologia,
quantunque sintassicamente facciano intendere una
proposizione incidente, il cui verbo sarà di tempo pre-
sente o passato o futuro.
ARTICOLO II.°
Delle Desinenze etimologiche de’ verbi latini
per DOPPIA VARIAZIONE.
Io chiamo desinenze etimologiche del verbo per dop-
pia variazione tutte quelle, che aggiungono qualche
nozione accessoria di tempo alla nozione del tempo
medesimo, significato dalla variazione regolare. 1 Lati-
ni aveano diverse desinenze di questa natura, delle
quali eccone alquante :
1.° Dando al verbo la desinenza sco si formano
i ‘così detti incoativi, ossia verbi che alla nozione
del tempo aggiungono I’ accessoria del princimo o
del cominciamento , come da caleo io sento caldo ,
sì forma calesco io comincio a sentir caldo, così
da frigeo io sento freddo si fa frigesco , da palleo io
impallidisco si fa pallesco, da rubeo io sr si fa
1 :
146 FERZA PARTE
rubesco, da oleo io olisco si fa olesco, da tumeo
gi fa tumesco ec.
‘.2,° Da un verbo se ne forma un altro, alterando
la desinenza del primo in to tto, onde ne risulta»
no i così detti frequentativi, ossia ‘verbi che, varian»
dosi a questo modo , aggiungono all’ idea del tempo
quella della ripetizione, che si esprime con l’avverbio
di tempo saepe spesse volte. Così da clamo chiamo ad
alta voce, clamito io chiamo spesso , da voco si fa
vocito, da cano si fa canto, da dico si fa dicto, da
habeo sì fa habito , io ho spesso, e per traslato io
abito , da crepo si fa crepito, da cieo si fa cato ec.
lo sono di credere, che non solo la desinenza to,
sto sia frequentativa, ma ancora qualche altra, impe»
rocchè una tale variazione ha per radicale il supino del
primo verbo, da cui i frequentativi sono formati. Ora
non sempre il supino ha la desinenzain tum, ma qualche
volta in sum, come pulsum di pello, da cui è pulso
pulsas frequentativo di pello pellis. Curso as, è fre-
quentativo di curro , che al supino fa cursum. Nè
esta che Cursito sia frequentativo di Curso , perchè
frequentissimi s’ incontrano nell’ uso della lingua lati»
na ì frequentativi de’ frequentativi, così, per esempio,
nessun dubbio cade che dicto as è frequentativo dij
dico dictum, eppure da Dicto si fa Dictito.
A questa medesima variazione de’frequentativi deb»
bono ridursi alcuni verbi variati in esse e îsso, come
facesse da facio, capesso da capio, e Plauto usò Grae-
cisso, Sicilisso, e Atticisse , anzi da Sicilisso formò
Sicilicissito , sebbene pare che questa desinenza rac
chiuda ancora la nozione d’ imitazione de’ costumi di
Grecia , di Atene e di Sicilia , la quale imitazione sj
tompie per la ripetizione de’ medesimi atti.
DELL’ ETIMOLOGIA 147
SEZIONE II.
INTORNO ALLE DESINENZE SINTASSICHE NELLA
VARIAZIONE DE' VERBI LATINI.
Ingrammatica,come accennammo fin da principio, era
ritenuto che il verbo, conjugandosi, venisse a significa-
re i numeri e le persone, onde dicevasi che il verbo
dovesse accordare col nome in numero e persona ,
ossia che il verbo si dovesse mettere nello stesso nu-
mero e nella stessa persona del nome. Con le quali
espressioni era esplicitamente ritenuto che ìl verbo ,
come il nome, variandosi, significasse per conto proprio
la quantità discreta, cioè l umità el numero , € la
persona prima, o seconda, 0 terza, come inomi per-
sonali primitivi Ego, Tu, Ille. La qual cosa quanto
sia assurda si può rilevare dal riflettere, che l' aZio-
ne e lo stato, significato principale del verbo , non è
una nè più, perchè queste nozioni di quantità conven-
gono alle sostanze e cause, delle quali unicamente sì
può domandare quante e quali sono ? In secondo luo-
go l’azione e lo stato non sono persone, perchè non
sono esseri intelligenti e liberi , oltracciò tre e non
più sono i personali primitivi Ego, Tu, Sui ( pag. 49).
Se egli è così, il Verbo non può avere desinenze eti-
mologiche significative di siffatte idee come accessorie,
perchè l idea principale della radice non può soste-
nerle. Ma è un fatto che amo, per esempio , sì va
ria in amas, amat, amamus, amatis, amani, e con
amo si mette in accordo EGo, con amas TU, con amat
ILLE, con amamus si mette Nos, con amatis si met-
te vos, con amant ILLI , e non serbando quest’ ac-
cordo, si commetterebbe.la più grossolana sconcordanza.
148 TERZA PARTE.
Se dunque tutte queste desinenze non sono significa-
tive di qualche cosa, debbono certamente essere sin-
tassiche,ossia indicative degli accordi,in quanto che, se
truovo amo, debbo intendere ego , se amas, intendo tu
e via dicendo. Adunque diremo che il verbo non ha
nè numeri, nè persone, ma ha desinenze, le quali ci
fanno pensare a’ nomi personali primitivi singolari e
plurali, e che allora vanno bene accordati, quando con
un nome personale si adopera la desinenza del verbo
stabilita dall’ uso. Che cosa è dunque la Concordanza
del Nome col Verbo ? non è che l’ uso della desinen-
za del verbo convenuta per ciascuna persona, e que-
ste desinenze sono sei per ogni tempo, come sei sono
i nomi variati singolari e plurali. Variare adunque un
verbo, o, come dicevano i grammatici, conjugarlo, non
significa altro che studiare le concordanze de’ nomi
co’ verbi variati nelle sei desinenze.
La desinenza indicativa della seconda persona sin-
golare e plurale finisce in s, come amas, amatts: dite
che quella s dinota scconda : e direte che la terza
desinerza indicativa detta ferza persona singolare e
plurale finisce in t, che vuoldire terza, come amat
amant, salvo la seconda desinenza del passato assoluto,
che fa in sti come amari amavisti. Gli stessi verbi
in or nelle desinenze indicative della seconda persona
.singolare ritengono la s, per la terza prendono la r,
come amaris, amatur, amantur.
In secondo luogo si è detto , che il Verbo, varian-
dosi, diviene pertinenza di Modi diversi. La prima par-
tizione generale è del Modo fimito, e del Modo infi-
mito. Il Modo finito abbraccia l’ Indicativo , ? Impe-
rativo, l’ Ottativo, e’1 Congiuntivo secondo i gramma-
tici, il Modo Infinito è il radicale del verbo, come a-
mare, decere, legere, audire, e amavisse , docuisse,
DELL’ ETIMOLOGIA 149
legisse, audivisse e il me esse , vel fuisse amatu-
rum ec.
La prima cosa da esaminare è, che cosa si debba
intendere per Modo, parlando di Verbo ? La nozione,
che ne hanno dato i grammatici, è così confusa che
invano cercate di formarvene un’idea distinta. Nel
mio Nuovo Corso Par. I.* Vol. I. ho provato che il
Modo èuna variazione del verbo, per la quale appren-
diamo che la proposizione è principale o incidente:
1’ incidente poi o è Dee o infinita. La proposizione
‘finta ha il verbo al Modo finite, cioè all’Indicativo,
all’ Imperativo, al Congiuntivo, la infinita ha il ver-
‘bo al Modo infinito amare, legere, scribere. La pro-
posizione principale è sempre finita, ed ha il verbo ‘al
solo Modo indicativo variato ne’ suoi otto tempi. La
‘Incidente finita è il verbo all’ Imperativo ed al Con-
giuntivo. Fu perciò che io chiamai, come intendo chia-
mare, l’ Indicativo Modo finito della proposizione prin-
cipale, e I Imperativo e Congiuntivo Modo finito del-
la proposizione incidente — Questa teoria razionale sa-
rà ampiamente dichiarata in Sintassi, dove si compren-
derà meglio il valore di finito ed infinito, parlandosi
di proposizione. Di qui è chiaro che la variazione del
verbo in modo sintassico racchiude desinenze indica-
tive della maniera, come noi, parlando, ci proponiamo
di dire le cose, delle quali parliamo — La prima va-
riazione dunque del verbo è pe’ Modi , ogni Modo si
varia pe tempi, ogni tempo si varia per le persone
singolari e plurali. Allorchè dunque incontriamo un
Verbo , la prima domanda a fare concerne il Modo,
la seconda i Tempi , la terza le persone singolari e
lurali. |
i Cade qui la quistione se si debba riconoscere per
Modo diverso dal Congiuntivo il così detto ottativa ,
150 TERZA PARTE
perchè nella Lessigrafia delle scuole per modo a par-
te viene riconosciuto. Nel Nuovo Corso Part. 1.* Vol.
I. pag. 341 e seg. ho provato ad evidenza che |’ otta-
tivo non si debba considerare, come un Modo diffe-
rente dal Congiuntivo, perocchè in quanto a forma di
verbo in nulla differiscono, e solamente ne’ costrutti
le stesse voci del Congiuntivo precedute da Utinam ,
che si traduce Dio voglia o volesse, si vorrebbero co-
stitutive di questo nuovo Modo. Se dalle parole, che
precedono o seguono una voce di verbo, sì dovessero
distinguere i Modi, questi sarebbero infiniti, come in-
finite sono le combinazioni delle parole. Ora chi po-
trebbe sostenere da senno tanta scempiaggine ? Con-
chiudo che l’ ottativo non è Modo , come non sono
Modi i così detti Potenziale e Permissivo, perchè l'i
dea della potenzialità e della permissione, accedenti
alle voci del Congiuntivo, risultano dal nesso logico ,
e dalle ragioni sintassiche — Simili nomenclature in-
‘ventate per distinguere, dove non v'è luogo, è un’ar-
semonio della superficialità dell’ empirismo gramma-
Uicale.
Poche osservazioni intorno alla formazione de’ verbi
in OR.
Ciò che abbiamo stabilito per la variazione de’ ver-
bì in 0, va detto ancora per quella de’ verbi in or in
generale senza aver riguardo se significano Stato, co-
me ì così detti passivi, o azione. come i così detti
deponenti, o stato e azione in diversi costrutti come
ì così detti comuni — Quello che importa notare in
questo luogo si è che le voci de’ verbi in or altre
sono concrete, altre astratte. Le voci concrete sono
quelle, che racchiudono il verbo Sum e’ participio in
DELL’ ETIMOLOGIA 151
us, come amor equivalente ‘a sum amatus, le astrat-
te sono il verbo Sum e’l participio ; nelle quali si
risolvono le voci concrete. de 6 17 sai,
Ora la variazione ha luogo nelle sole voci concre-
te, perchè le voei astratte sono variazioni di Sum e
del participio, che è parola derivata in forma di 4dg-
giuntivo. I verbi in Or dunque sono variabili ne’ se-
guenti tempi de’ rispettivi Modi — 1.° Nelle desinen-
ze del tempo: presente: e pussato relativo dello Indi-
.cativo e Congiuntivo, Amor amer , amabar: amarer.
2.° Del futuro assoluto e del futuro relativo Amabor
amarer del modo. indicativo. 3.° Nell’ Imperativo. la
tutto il resto nen sono dessi variati, perchè mancano
le voci concrete. L’ Infinito de’ verbi in or si fa ter-
‘ minare in #, amari, doceri, legi, audiri, e queste vo-
cì sono ancora concrete , de cui si formano tutte le
altre, variando, ma questa desinenza:in quanto alla for-
mazione de’ tempi non .ha la stessa dignità dell'infinito
‘in re, onde i grammatici insegnarono che la forma-
zione de’ tempi. de’ verbi: deponenti si deve fare, sup-
ponendo un verbo in o, che ha lo infinito desinente
In re.
Importa ancora avvertire che non senza ragione in
Lessigrafia nella variazione de’ verbi in or abbiamo
. corretto, come sbaglio, l’ allogamento che i grammatici
facevano del Sum al passato assoluto , dell’ eram al
passato anteriore relativo, dell’ ero al futuro anterio-
re assoluto , dell’ essem .al futuro anteriore relativo ,
del Sim al bi assoluto del congiuntivo, dicendo
Ego sum vel fui amatus, ego eram vel fueram ama-
tus, ego ero vel fuero amatus, ego essem vel fuis-
sem amatus, ego sim vel fuerim amatus ed all’ in-
finito me esse vel fuisse amatum, imperocchè sum è
presente e non passato, come dunque può significare
152 TERZA PARTE
un passato assoluto ? Similmente Eram è passato re-
lativo , come può significare un trapassato ? Sarebbe
lo stesso che dire essere le medesime cose sum e fut,
eram e fueram, ero e fuero, essem e fuissem , sim
e fuerim. Nè giova il dire che pel participio queste
voci dinotino il passato , perchè il participio , come
vedremo, non significa tempo. Stando all’ Etimologia
Ego sum amatus equivale a to sono amato , ossia è
identico ad ego amor, che si traduce 10 sono amato.
Similmente, stando all’Etimologia, ego eram amatus.,
vale io era amato, come amabar ‘e via dicendo. È
vero che spesse volte dobbiamo tradurre ego sum a-
matus per î0 sono stato amato, come ego eram ama-
tus per î0 era stato amato , ma ciò in nulla dero-
ga alla nostra dottrina, perocchè, se io potessi
provare che s’ incontrano esempi, ne’ quali sum ama-
tus si fa valere pel tempo presente, eram amatus pel
passato relativo o imperfetto , mi si dovrebbe conce-
dere, che negli esempi, dove il primo vale un passato
assoluto, ed il secondo un passato relativo anteriore,
il senso è sintassico e non etimologico, ossia che quel-
l’idea di passato si dà per lo nesso logico del costrut-
to. Ora gli esempi non mancano per provare la mia
supposizione, e quindi la tesi resta dimostrata. Sì riscon-
tri sul proposito la Prima Parte del Nuovo Corso Vol.
I. pag. 954 e segg.
DELL’ ETIMOLOGIA 153
CAPO IV.
Intorno ALLA VARIAZIONE DE’ NOMI PERSONALI. >
PRIMITIVI.
I Nomi personali primitivi hanno desinenze etimo-
logiche e sintassiche, le prime significative , e le se-
conde indicative. In Lessigrafia ne abbiamo dato il
quadro di Variazione, ondechè in questo luogo ci li-
miteremo a poche osservazioni.
E primamente, che Ego, Tu, Sui non hanno desi:
nenze significative di sesso, dicendosi egualmente Ego
e Tu pel maschio e per la femmina, e ciò ragione-
volmente, perchè, essendo la prima e seconda persona
chi parla, e chi ascolta, non si può fare distinzione
degli accessori, che non entrano nel divisamento astrat-
tissimo de’ primi soggetti del discorso.
Ego e Tu hanno desinenze significative di quantità
discreta, cioè di unità e di numero, come pure di re-
lazione in mei e tui, mihi e tibi, nostri e vestri,
nobis e vobis. ne " u
Hanno desinenze. sintassiche pe’ primi termini di
proposizione finita e infinita, singolare e plurale Ego
me, Tu te, Nos nos, Vos vos, come pure pe’ termi-
ni di rapporto me me, nos nos, te te, vos vos,
Mancano di variazione significativa di quantità con-
tinua o di qualità. na
—. Sui manca di primo termine di proposizione finita,
ed ha sola la desinenza sintassica del primo «termine
di proposizione infinita Se, la quale è pure secondo ter-
mine di rapporto. . aa
Ha desinenze significative di relazione Sut e Studi ,
e manca delle significative di sesso, come pure della
154 TERZA PARTE
significativa di quantità discreta, perocchè si adopera
‘egualmente per una terza persona e per più, Sut di
sè e di loro, Sibt a sè e a loro, Se siosè e loro,
Se da sè e da loro.
CAPO V.
InToRNO ALLA VARIAZIONE DE’ PRENOMI LATINI.
1 Prenomi latini, come gli aggiuntivi, hanno variazio-
ne per desinenze sintassiche e non etimologiche, perchè
è loro ufficio di determinare i Nomi, e non esistono
nel discorso per conto proprio. Quindi non hanno de-
sinenze significative di quantità, di sesso, di qualità, di
relazione, ma ne hanno indicative di accordo co’ no-
mi, cui si riferiscono — In questo i prenomi convengo-
no in tutto con gli aggiuntivi in modo che , quanto
abbiamo stabilito intorno a questi ultimi sotto il ri-
spetto della Variazione, va ancora applicato a quelli,
salvo poche differenze, di cui ci occuperemo breve-
mente in questo luogo.
‘In primo luogo ì prenomi sono in qualche cosa dif-
ferenti dagli aggiuntivi nelle desinenze, perchè alcu-
ni per esempio hanno Ja prima desinenza di accordo
col nome maschile diversa da quella degli aggiuntivi
.come ille, ipse, iste , hic, îs, qui, e tra questi al-
cuni hanno la prima desinenza di accordo col nome
identico ne’primi termini, onde dle e iste, qui e quis
fanno illud , istud , quod e quid, ec. Nella seconda
desinenza di accordo con la seconda de’ nomi singolari
sono quasi tutti differenti, come pure nella terza ,
perchè in quella fanno in us come illus, istius,
hujus, ejus, cujus, solius, totrus, alius, alterius cc.
DELL’ ETIMOLOGIA 155
e nella terza ini come ssti, illi (eccetto hic che fa
hutic) cui, toti, soli, ali, alteri ec. i
. Nella quarta desinenza alcuni ‘si wniformano agli
aggiuntivi, altri se ne differenziano, come hic fa hune
hane , qu fa quem quam ec, Veggansi i quadri di
variazione nella Lessigrafia, —
Or perchè questa differenza di desinenze nella Va
riazione de’prenomi? Per la ragione che abbiamo ae-
cennata a pag.107 cioè per avere una norma più si»
cura di ritrovare il nome, a cui si possano riferire gli
| Aggiuntivi di variazione irregelare, quali sono tutti
quelli, che non hanno alla prima desinenza us, 4,
um. Ecco perchè ne’primi esercizi di lessigrafia è uo»
po variare i nomi congiunti ad uno di siffatti preno-
mi, affinchè, associandosi le desinenze di accordo, in
difetto degli aggiuntivi potessimo senza difficoltà sco»
prire il nome nel discorso. Onde saggiamente i nostri
pedanti erano scrupolosi nella variazione de’ nomi di
accoppiarli ai prenemi hie o ille, imparando a dire
haec acqua P acqua, hic mulus il mulo, hoc tem-
plum il tempio, continuando la duplice variazione ft-
no all'ultimo. Ed io vorrei che il prenome si accep>
lasse ancora con gli aggiuntivi, come ho praticato in
Lessigrafia, e abituare i giovanetti a dire hic bonus,
haec bona, hoc benum ee. oppure hic mulus bonus,
haec mula bona, hoc templum bonum, affinchè dalla
continua agsociazione di questi accordi in occasione
di una .desinenza i giovanetti si ricordassero ancora
delle altre, e, quando il costrutto è figurato, si sapesse
intendere il nome che manca. Ecco a quale ufficio
importante sono destinate queste differenze , che agli
empirici pajone di si lieve momento. Dì qui si com-
prende il fondamento di quella regola de’ grammatici
italiani che il genere e i numeri de’ nomi si conoscono
156 TERZA PARTE
dall’ articolo, ossia dal prenome 31 lo la, equivalente è
ile, illa, ld.
In secondo luogo è daosservare cheiPrenomi non han-
ne variazione per desinenze diminutive e accrescitive,
migliorative e peggiorative, comparative e superlative,
come gli aggiuntivi di qualità e quantità continua ,
benchè s° incontri qualche esempio, come ipsissimus ,
H quale si deve intendere formato più per ischerzo che
da senno, come in italiano diciamo per fempissimo e
stessissimo.A pag.118ho detto che tantisper e paulisper
hanno fisonemia di diminutivi per la versione italiana,
che fa valere il primo per un tantino, el secondo
per un pocolino.—Io li terrei per tali nel senso stes-
so che ‘psissimus e pertempissimo si hanno per su-
perlativi,
AVVERTENZA.
Badino î precettori a far notare scrupolosumen te
a'loro discepoli le differenze delle ragioni Sintassiche
dall’Etimologiche nella Variazione de’ Nomi, de Verbi,
degli Aggiuntivi ec. E, se da principio non potranno
smettere l'antico linguaggio, si servano pure di quel
barbaro tecnicismo, ma abbiano almeno la sollecitu-
dine di definire quelle parole nel proprio valore. St
ritenga pure la nomenclatura, per esempio, di genere
neuro , comune ec, ma facciasi intendere a’ giova-
netti quello che significano — Niente più nuoce al
buon metodo quanto la confusione e l'oscurità nelle
nozioni fondamentali.
DELL’ ETIMOLOGIA
ai
PARTE QUARTA
Hntorno alla Derivazione delle parole latino
INTRODUZIONE
La Derivazione è il secondo modo generativo di
una ricca e sterminata famiglia di nuove parole, dif-
ferenti dalle parole generate per variazione. La filo-
logia empirica non ha saputo finora rilevare le diffe-
renze di queste due maniere, chiamando indistitamen-
te parole derwwative, tutte quelle che da altre sono for-
mate. E, quantunque si fosse stabilito che alcune parole,
comei nomi e gli aggiuntivi sì declinassero, e i verbi si
conjugassero, mentre gli avverbi e le congiunzioni te-
nevansi per indeclinabili, pure non fu veduta la natura
di certe parole , . che egualmente si derivano dalle
variabili e dalle invariabili. La Derivazione infatti eser-
cita un impero più esteso, e sottomette alla sua giu-
risdizione anche le preposizioni e gl’interposti, che a
detta de’grammatici sono indeclinabili. ii
158 QUARTA PARTE
La Variazione e la Derivazione ‘convengono in quante
che entrambe si attuano per un’ alterazione di desi-
nenza della loro radice 9 radicale, e ciò per accre-
scere la idea primitiva della radice di tante idee ac-
cessorie, Ma, se variare è differente da derivare , le
| parole variate dovranno essere differenti dalle deri-
vate. E, benchè la yariazione e Ja derivazionesi com-
piano per alterazione di desinenze, la differenza de’loro
prodotti deve ripetersi dalla diversa natura dell’ altera-
zione e dalla diversa maniera di aggiungere al radicale
un’ idea accessoria. |
La variazione alterando le desinenza della radice
non ne altera la natura, in guisa che, se la radi-
ce è nome, nome è la parola variata, che ne risulta,
come Dominus, Domini, Domino, Dominum, il quale
è sempre nome della quarta variazione , e non altra
parola differente, ossia che appartenga ad altra classe
in quanto alla forma. |
La Derivazione al contrario, alterando la desinenza
‘della radice, la riveste di una forma, per la quale ap-
partiene ad un’ altra classe , -inguisachè se la. radice
è nome, il derivato è 'aggiuntivo o viceversa. Vi sono
derivati che conservano la forma delle loro radici ,
in:quanto che da una parola in forma di aggiuntivo può
derivare una parola in forma di aggiuntivo, come da
Stingulus deriva Singularis, da Unus deriva Umicus,
ma vol vi guarderete bene di credere che ciò avvenga
‘allostesso modo, come avviene nella Variazione, impe-
‘rocchè, se qui non vi è differenza dal lato della for-
ma esteriore delle parole, ve n° è un’ altra più im-
portante del lato della significazione. Che sia così, la
parola Singularis, per ‘esempio, che è derivato ‘da Sin-
‘gulus , a, um, significa, primamente Singolo, ossia
ritiene il significato della radice, secondariamente rac-
DELL’ ETIMOLOGIA 159
‘ chiude la preposizione De di, come vedremo ; e..-ol-
tre a questo fa intendere il nome, a.cui si riferisce
la radice Singulus, in guisachè incontrandoci in que-
sta frase: Virtus. singularis. virtù singolare, in forma
analitica equivale a Virtus hominis singuli virtù di
uomo singolo. La Variazione non è così, ma se ag-
giunge un’idea accessoria e mette in relazione la pa-
rola variata con un’altra, è per conto sempre della
radice : significa un’ idea e non più, mentre la De-
rivazione in questo caso fa intendere un intero co-
strutto, come Virtus singularis fa intendere virtus
hominis singuli. Dal che è chiaro che la variazione
racchiude idee : la derivazione, quando non altera la
forma delle parole, racchiude costrutti, ossia giudizi ,
o in altri termini la Variazione racchiude parole per
sua natura, la Derivazione, in questi soli casi , rac-
chiude proposizioni,
Oltracciò le idee accessorie della Variazione hanno
stretto legame con 1° idea della radice, non così le idee
accessorie della Derivazione, come risulterà dall’ inte-
ro traltato. — i
Quindi è che non basta dire questa o quella paro-
la è derivata, ma il più malagevole è di ricercare qua-
li idee la derivazione racchiude in certe desinenze. lo
cercherò di essere scrupoloso in questa spinosa disa-
mina, e chieggo anticipatamente scusa, se qualche vol-
ta al difetto de dati certi supplisco con la mia opinio-
ne, della quale io lascio ad ognuno di fare quel con-
to che crede, senza che mi adontino le altrui osser-
. vazioni, quando fossero ragionevoli. |
. La Derivazione, come la Variazione, può essere sem-
plice o multiplice. La derivazione semplice è delle
prime parole derivate da una qualsiesi radice, la mul-
tiplice è una Derivazione di desinenze, in cuì la ra-
160 QUARTA PARTE
dicale è la stessa derivata. Così poeta, per esempio è
immediatamente derivato in forma di nome da un ver-
bo greco : poeticus è un derivato di derivato , cioè
ha per radicale poeta, che è derivato da pieo. Voi po-
tete distinguere la derivazione di derivazione in quel-
la di 1.° di 2.° di 3.° grado ec., secondo che l’ ulti-
‘ mo derivato si allontana dalla prima radice, ed ecco
perchè nello stabilire che io faccio le principali radi-
ci o radicali, dalle quali parte ogni specie di derivazione,
ne riconosco alcune ancora derivate. Queste poi sono
1.° 1 Nomi e tutte le parole derivate o composte in
forma di nomi. 2.° I Verbi. 3.° Gli Aggiuntivi e tut-
te le parole derivate o composte in forma di Aggiun-
tivi. 4.° I Prenoma in gran parte per una specie di
derivazione. 5.° Le Preposizioni. 6.° Gl’Interposti per
alcune parole onomatopeiche. Quindi andrò a dividere
.3l presente trattato in cinque Capi.
CAPO L
Intorno ALLA DERIVAZIONE DA’ NOMI LATINI E DALLE
PAROLE DERIVATE IN FORMA DI Nomr.
Sotto la parola Nome io qui comprendo tutti no-
mi propriamente detti della classe Categorica, di cui
parlammo nella Prima Parte pag. 24, e seg. come pu-
re i nomì personali primitivi e tutte quelle parole, che
derivano da altre parole in forma di Nomi, come frue
biada, tactus tatto, dictum detto, lectura lettura, Lea
la legge, ec. parole tutte formate da verbi, e che
hanno le variazioni de’ Nomi — Dai Nomi posso-
no derivare le seguenti parole 1.° i verbi, 2.° molte”
parole in forma di aggiuntivi — Dividerò quindi il pre-
sente Cayo in due articoli.
DBLL' ETIMOLOGIA 161
ARTICOLO L
Intorno alla derivazione de’ verbi da’ Nomi.
A chi ben considera le parole, si presenta una ric-
ca famiglia di verbi derivati da’ nom1 o da parole de-
rivate in forma di nomi. Io ne produrrò qualche esem-
pio, verrò dopo ad alcune quistioni importanti. |
‘ 1.° Da Os oris la bocca, deriva oro, as, che si fa
valere per pregare , ma questo significato è metafo-
rico, perchè orare propriamente significa, muover la
bocca, far uso della bocca, cioè parlare, onde l’ Ora-
zione da Oratio, derivato da oro, è un discorso pro-
nunziaio. |
| 2.° Fimio finîs, verbo che significa finire o termi
nare, è da finis il fine o la fine. 3.° Dominor, aris,
dominare signoreggiare, è da Dominus Signore 0 pa-
drone, sicchè Dominor è pure il padroneggiare. 4.° Domo
as, ui, domare è derivato da domus casa, sicchè do-
mare etimologicamente significa domesticare, ma sic-
come ad addimesticare una fiera è uopo ricorrere al-
le bastonate , domare si disse nel senso dell’ italiano
domare. 5.° Sono as, che si fa valere sonare, è de-
rivato da sonus suono , ande sonare equivale a far
suono. 6.° Frigesco e frigeo è derivato da frigus fred-
.do, e vale io sento 0 comincio a sentir freddo ; così
gequiesco io riposo , da requies riposo , tumeo e tu-
mesco da tumor tumore, palleo e pallesco da pallor
pallore. 7.° Germino as, germogliare da germen ger-
me o germoglio. 8.° Stercoror aris , concimare ì cam»
pi da Stercus sterco concime. 9.° Fulgurat lampeg-
gia, da fulgur folgore lampo. 10.° Juvo ajuto e gio-
vo, da Jupiter Jovis Giove, il quale, essendo potente,
162 QUARTA PARTE
poteva ajutare i deboli e dilettarli. Sedeo io seggo da
sedes sedia. 11.° Accuso as, accuso , chiamo in giu=
dizio, metto in causa da Causa causa, dicasi lo stes-
so di Incusare. 12.° Aniîmo as, animare dar fiato
da animus o da anima animo o anima. 13.° Humo
as, sotterrare da humus terra fango. Dalla stessa ra-
dice è humeo io mi bagno, mi rendo umido come il
fango , quindi humesco , frequentativo. 14.° Mercor
arts, mercanteggiare, da merc merce. 15 ° Negotior
‘aris , negoziare trafficare da negottum negozio. 16.°
Stbilo as, sibilare, fischiare, da Sibum il sibilo o fi-
schio ec. 1
Alcuni verbi derivati da’ nomi non esistono nell’uso,
benchè frequentissimi sieno i loro derivati, che si deb-
bono riattaccare alla prima prima radice — Così Vio
as, derivato da via la via, non esiste variato nell'uso,
ma ben si truovano viandus, vians, viator, viatrix,
viatorius ec.
Riferire tutti verbi derivati da’ nomi è opera mala-
‘ gevole, perchè importerebbe un Dizionario, io dunque
‘darò delle norme e regole per altro empiriche, per
avere una guida a siffatto discernimento, e queste so-
‘no due; la prima è questa : quando il verbo si può
risolvere in un nome, che non ‘sia suo verbale, la cui
forma sarà esaminata nel Capo II., si può tenere da
quel nome derivato, così fimo. da fine: sedeo da s8e-
des , e tutti riportati ad esempi. La seconda è que-
st’altra : se tolta la desinenza 0, 0 re dell'infinito
vi rimane un nome, tengasi quel verbo per derivato.
Così da orare tolto re resta ora variazione di os oris
la bocca,
| La seconda quistione concerne ladifferenza che
sa tra il verbo concreto, derivato dal verbale, e il
verbo eoncreto che deriva da un nome diverso dal ver-
DELL' ETIMOLOGIA 163
bale. Se il nome da cui deriva il verbo dinota l’i-
dea astratta semplice dell’ effetto, come Sonus il suo-
no, finis il fine, sibilus il sibilo, i verbi che ne de-
rivàno, come Sono das, Finio is, Sibilo as, sono con-
creti derivati dal verbale, e però valgono facio sonum,
facio finem, facio sibilum. Se poi il nome, da cui de-
riva il verbo, è un nome concreto, che dinota sostan-
za o causa, come Res rei la cosa, da cui deriva Reor
’reris io penso, allora il verbo derivato non è identico
al verbo concreto,detto di sopra, e nella traduzione non
si può far valere per facio seguito dal nome come ver-
bale, ma per un costrutto intero, secondo che richiede ll
nesso logico. Così humo as, derivato da humus non si
può tradurre per ego facio humum, ma per sotterra-
Te, ossia per ego facto effossionem in humo io faccio
lo scavo in terra per seppellirvi alcuno.
La terza quistione adunque, che riguarderebbe il
primo significato racchiuso dalla derivazione de’ verbi
da’ nomi, in parte è risoluta. Soggiungo che niente è
più incerto del significato di tanti verbi derivati, i qua-
hanno per lo più un valore relativo), dedotto dal
senso, ossia dal costrutto , e perciò tutto sintassieo ,
in quanto all’ uso, benchè tutto poi si fondi sul va-
lore etimologico e primitivo degli elementi della deri-
vazione. Quindi dGducsii che nel compilare i Dizio-
nari se meritano scusa, e in certo modo anche lode
i Lessicografi, che riportano tanti’ esempi raccolti daì
classici, per far intendere i diversi significati de’ver-
bi derivati da’ nomi e da altre parole, sono degni
di rimprovero, quando non si dànno briga al mondo
di ricercare il valore primitivo, che serve di nodo &
tutt'i significati relativi e sconnessi.
<
164 QUARTA PARTE
ARTICOLO IL
Intorno alla derivazione delle parole in forma
di acciunTIrIi da' Nomi.
Tutte le parole, che derivano da’ nomi in forma
di aggiuntivi non possono essere aggiuntivi in senso
mero e proprio, perchè la derivazione non può rac-
chiudere in una desinenza l’ idea di qualità o di quan-
tità, nozioni che la sola variazione può affidare ad un
alterazione del radicale, pag. 100 e seg. Ma che si
deve intendere per parola derivata in forma di ag-
giuntivo ? Se è derivata da nome, è un nome, a così
dire, prolungato nella sua desinenza con la variazione
di un aggiuntivo, così Mei seconda desinenza di Eco
prolungato fa meus, mea, meum, Tur fa tuus, Sur
fa suus ec. Or se la derivazione non può racchiude-
re nelle parole derivate in forma di aggiuntivi le no-
zioni di qualità o di quantità, si vuol sapere quali al-
tre vi racchiude? A procedere razionalmente io faccio
motare che questa specie di derivazione, la quale dà
alle parole la forma di aggiuntivi, si fa sempre in
grazia di un nome, a cui il derivato si riferisce come
sua determinazione, ed è per questo che in forma di
aggiuntivo accorda con esso in tutte le sue desinenze,
come un vero aggiuntivo. Ciò posto è agevole a de-
.durre che il derivato, contenendo un nome, che è
quello da cui deriva, e riferendosi ad un nome, non
può significare che una relazione , che passa tra no-
me e nome, ossia una relazione che ha per segno una,
delle preposizioni, che a pag. 41 chiamammo preposi-
zione del nome, cioè relazione di dipendenza, che ha
per segno Di, di compagnia che ha per segno Con,
DELL’ NTIMOLOGIA 165
di disunione, che ha per segno Senza, perchè simi
li relazioni sono e non possono essere , che tra so-
stanze e sostanze, cause e cause. Potrà il derivato avere
ancora qualche altra idea accessoria, ma non mancherà
certamente di significare una di queste relazioni—A me
pare che la relazione dominante nella derivazione de-
gli aggiuntivi da’ nomi sia quella di dipendenza, in
guisacchè un aggiuntivo così derivato equivalga in la-
tino alla seconda desinenza de’ nomi detta Genitivo ,
e in italiano ad un nome preceduto dalla preposizio-
ne Di. lo andrò producendo degli esempi delle desi-
nenze più comuni di questa derivazione. Prevengo che
tante volte è malagevole a distinguere la Derivazione
dalla Composizione, perchè molte desinenze, che a pri-
mo aspetto sembrano derivative, sono vere parole ele-
menti di composizione. A scanso di equivoco io la ri-
peto con avvertenza opportuna per ridurle all’ una o
all’ altra, secondo che più aggrada senza decisione.
Lista delle desinenze derivate dalle parole derivate
in forma di aggiuntivi da’ nomi.
1.° In 4LIs, ELIS, 1LIS. Esempi. Da Pastor pastore
astoralis di pastore, da Caput capo capitalis capita-
e, da fides fede, fidelis fedele, cioè uomo di o con
fede, da anus vecchia, amilis di vecchia, da aqua ac-
qua, aqualis brocca di acqua.
2.° In 4nus, ENUS, inus. Esempî. Da Mons monte
montanus montano di monte, da Terra terra terre-
nus di terra, terreno, da Alpes alpe Alpinus alpigia-
no di alpi, da Urbs città urbanus urbano di città, da
anser oca, anserinus di oca, da arca cassa arcanus
di cassa, e per similitudine cosa nascosta come quel-
le, che si serbano nelle casse chiuse. Da Dies compo-
166 QUARTA PARTE
sto in quotidie si fa quoiidianus giornaliero di ognì
giorno, da homo uomo humanus di uomo, 0 umano ec.
3.° Insris e srRIS. Da Coelum cielo, coelestis celeste
o di cielo, da palus palude o pantano, palustris di pa-
lude , da Terra terra terrestris terrestre o di terra.
4.° In osus. Esempi. Da. aqua. acqua aquosus ab-
bondante di acqua, da forma forma, formosus bello
abbondante di forma, da Caro carne carnosus car-
noso, così nervosus, torosus ec.
. 5.° In rcus, ricus, aricus, Esempi. Da aqua acqua
aquaticus aquatico di acqua, Rus villa rusticus vil-
lano uomo di villa, da Villa casa di campagna, e per
traslato tutta la campagna, Valicus villico, un fat-
tore di campagna. Da Domus casa , domesticus do-
mestico, uomo di casa.
6.° In rus. Esempi. Da argentum argento, argen-
teus di argento, da ferrum ferro, aurum oro, mar-
mor marmo , sì fanno ferreus, aureus, marmoreus.
Questa desinenza è la più ricca in questa specie di
derivazione. A questa si riduce Meus, a, um mio o
di me, derivato da mei di me, variazione di Ego io.
1.° In ar, e ARIS. Esempi. Da Calx calcagno, Cal-
car armatura di calcagno , sprone, da Salus salute,
Salutaris di salute, da particula particella, particu-
laris particolare de’ bassì tempi.
8.° In 4riIus. Esem. Da fumus fumo, fumarius luo-
go di fumo, che poi si fa valere pel fumajuolo, da
Tabella tabellarius porta lettere, corriere, perchè an-
ticamente scrivevano sulle tavolette incerate, onde ta-
bellarius vale etimologicamente, uomo di tavolette. A4-
piarium inteso come nome derivato in forma di ag-
giuntivo da «pis ape, luogo o ricovero di ape, arnia,
ed avverto che moltissime parole simili cioè, derivate
in forma di aggiuntivi, ma costrntte figuratamente
‘DELL’ ETIMOLOGIA 167
da’ grammatici furono tenuti per nomi, così rosarium
€ pomarium, derivato da rnsa e pomus. ct
A dir vere, questa desinenza a me sembra deri-
ata dall’ antecedente in ar e aris, e, sebbene alcuni
non l’ abbiano in use, come glì arrecati in esempio,
si deve. supporre, non essendo nuovo nella lingua la-
tina l’ uso de’ derivati, mentre in ‘uso non corrgno le
:loro radici. |
-_9.° ‘In orrus. Esempi. Da Tonser tosatore , T'onso-
rius di tesatore, da Scriptor scrittere Scriptorius,
“da Victor victerius, «da monitor. monitorius ec.
10,° In vus da pater patris il padre, patruus di
padre, e quindi zio per parte di padre, da annus an»
n0, annuus di anno, da tu tuus, da sui suus, tuo e
suo equivalente a di‘te, e di sè.
11.° In srER, come da nos noi noster nostro, da
vos voi voster e quindi vester vostro,
12.° In x, come da limus fango mota limar luma»
ca, che vive nel fango, da fera fiera, feror feroce.
13.° In ENsIS da Athenae arum, Atene Athenien-
sis ateniese, da Parisi Parigi, Parisiensis parigino.,
da Carthago Cartagine Carthagimensis cartaginese.
14.° In creus, da Viola viola, violaceus color di
viola, da calx calcagno calceus scarpa, cioè di piede
prendendo la parte pel tutto, da testa guscio testa-
ceus ec. |
15.° In rus da pater patre patrius di pedro , onde
patria creduto nome, del paese o della città del padre.
Da grex gregge e si fa il. compasto egregius-egregio ,
scelto dal gregge. ei
16.° In ser da Salus salute, Saluber salutevole a
abbondante di salute.
17.° Im cuLus, da annus anno anniculus di un anno,
non sì confonda questa desinenza con la diminutiva,
di cui a pag. 118. x
168 | QUARTA PARTE
18.° In xrRNps da Pater padre paternus di padre,
da Ver primavera vernus di primavera, da Lur la lu-
ce Lucerna, preso come nome , istrumento di luce.
Così. da dies giorno in eomposizione hodiernus odier-
no, di oggidi.
. 19.° In urnus da Nor nette, nocturnus di notte,
Da dies giorno diurnus di giorne.
20.° In iLLus da Sus porco, Suillus percino o di
orco, non si confenda questa desinenza con la dimi»
nutiva di cui a pag, 117,
21.° In orus da sonus suono, sonorus abbondante
di suono, da decor decoro, decorus decoroso. .
+ Ed altri che io tralascio per amore di brevità.
CAPO JII.°
- DuuLs PAROLE CHE DERIVANO DA’ Veni LATINI.
La derivazione da’verbi è quasi ricca, come quella, che
«si fà da nomi per le multiplici e indefinite forme
delle parole che se ne formano, dalle quali risulta quella
varietà e precisione in pari tempo nel discorso,a cui
.non giunge nessuna delle lingue moderne, eccetto la
italiana, che si appropria quasi tutte le migliori parti
-della madre. Tutte le parole , che derivano da’ verbi
si riducono a due classi, alcune in forma di nomi,
.altre.in forma di aggiuntivi , le prime vanno. com-
‘prese sotto il titolo di Nomi verbali, le secondo sotto
JT'altro di aggiuntivi verbali. Il presente capo adynque
sarà diviso in due Articoli,
DELL’ ETIMOLOGIA 169
ARTICOLO I.°
Dr’ Nomi vERBALI DERIVATI DA’ VERBI.
I Nomi verbali altri derivano immediatamente dal
verbo , altri mediatamente : i primi sono quelli, che
non riconoscono per loro radicale un altro derivato ;
i secondi al contrario. lo esporrò in primo luogo i
verbali immediati e in secondo i mediati.
61
Desinenze, più comuni nell’uso, de’verbali immediati.
1.° In MEN da ago agis agire menare e spingere
amen ins un esercito e una moltitudine spinta, da
rego reyts reggere regolare regimen inis regime go-
verno , da tento tentas tentare tentamen inis ten-
tativo, da nosco 0 novi deriva nomen, agnomen, co-
| OMEN.
2.° In mENTUM, la quale desinenza a me scmbra
che sia un prolungamento della precedente , perchè
in molti verbì si adopera con lo stesso significato.
Esempi, da Doceo es insegnare, documentum insegna-
mento, da moneo ammonire , monimentum e quindi
monumenium monuinento, memoria, da Torqueo tor-
cere torquimentum , e quindi per sincope tormen-
tum tormento , strazio di tortura, da Moveo muove-
re, movimentum, e per sincope momentum momento,
un istante chea un batter d’occhio non è più, da Fruor
godere fruire si fa frumentum, ricollo di cereali
e per sineddoche quel che diciamo grano, in dialetto,
da Sacro sacrare, sacramentum il giuramento , con
15
170 QUARTA PARTE:
cui si fa sacra la data parola appo i latini, e in sen-
so ecclesiastico ognuno sa quello che significa.
3.° In acrum da ambulo passeggiare ambulacrum
luogo di passeggio , da luvo lavare lavacrum. lavan-
da , da simulo fingere in senso traslato simulacrum
un simulacro, ossia una stalua o una figura di finzio-
ne poetica, ec. |
4.° In x. Esempi, da Fruor fruire, frur biada o.
frutto, ricolto; da Mereo meritare, mera la merce,
da Neo nes filare, nex la morte per allusione alla
credenza pagana che le parche, finito il filo della vita,
lo troncavano , quindi la morte. Da noceo nuocere ,
Nox la notte nociva agli ammalati, ed allo stesso par-
mi derivato nua la noce , pianta nociva alle altre
prossime , se pure noceo non è formato per deriva-
zione da Nur e da nor. i |
8. In us e um, per la quale si hanno parole de-
rivate in forma di nomi, che in us appartengono alla
‘quinta variazione (che è la quarta de’ grammatici ). e
in um alla quarta ( che è seconda de’ grammatici )
come da video si fa visus la vista, da tango sì fa
tactus il tatto, da dico sì fa dictum il detto, da fa-
cio st fa factum il fatto. I grammatici vollero che
questi verbali derivassero dal supino. Ma posto che il
supino si ha come nome variato di quarta desinenza
pei verbi in o, perchè visum si tradùce a vedere o
‘per vedere : di quinta desinenza pe’ verbi in or come
visu che si fa valere : da essere o per essere veduto ,
‘chi non vede che il supino è identico al verbale
inus? | I
. 9. Dal verbale in us o um derivano i nomi verbali
‘in 70 della terza variazione, come da visus vista de-
riva visto omis la visione, da dictum detto, dictio
‘amis la dizione, da oratum si fa oratro l’orazione ee.
DELL’ ETIMOLOGIA 171.
-10. Dal medesimo si formano i verbali in or., che
io chiamo personali, perchè dinotano l’ agente, ossia
colui che produce ‘1’ effetto, di cui è segno il verbale
contenuto nel ‘verbo concreto , come da lectum si fa
lector il lettore, ossia colui che fa la Jeltura, da seri-.
ptum si fa seriptor scrittore ec. Questa fatta di ver-
bali va classificata tra’ nomi per la desitienza or. del
primo termine, ma, considerando che i verbali in tor
fanno in tria per indicare la femmina, come victrie e
victor, lectrio e lector ‘si possono meglio come ag-
giuntivi considerare. Essi equivalgono ad un participio
in 8, e la differenza del significato, oltre quella di
forma, consiste in questo che scriptor, per esempio,
significa una persona che ha l’abito di scrivere, Stuns
poi è più indeterminato, e dinota chi sta , sia sostanza
personale, sia: impersonale.
- 11. Tra nomi derivati da verbo si debbono anno-
verare i ire Gerundi in di, in du e in dum, porchè
secondo le versioni delle scuole, equivalgono ad una
‘ preposizione ed alla voce dell’ infinito,
62.
— Desinenze de' Nomi verbali Mediati,
1.° La desinenza antia ad entia, che è una varia-
zione de’ participi in ms derivati immediatamente da
verbi, come da temperans temperante , temperunita
la temperanza, da diligens diligente, diligeniia ia
diligenza, da substans sottostante, substantia sostan=
za, da obbediens ohbediente, obedientia ubbidienza ev.
2.° In ura dal participio in rus, da lecturus per
leggere, lectura la lettura, da scripturus per scri»
.vere , scripiura-la scrittura ec,
172 QUARTA PARTE
A dir vero rigorosamente simili derivati hanno for-
ma di nomi più sintassicamente che etimologicamente,
imperocchè essi hanno la stessa forma delle loro ra-
dicali, ma per lo costrutto figurato ne differiscono.
Io mi sono contentato di uniformarmi all'opinione co-
mune per non rendere più malagevole la novità. Av-
verto però che il significato di siffatti verbali deve
sèmpre determinarsi da quello delle radicali.
ARTICOLO II.®
Degli aggiuntivi verbali, che derivano da’ verbi
latini.
Sotto nome di aggiuntivi verbali o intendo non so-
lamente quelli, che da’grammatici furono addomandati
participî , ma ancora altre parole con desinenze di-
verse; e che in grammatica non furono classificati.
lo dunque in due paragrafi parlerò prima de’Participi
e dopo di quest'altra famiglia di aggiuntivi da’ verbi
cerivati.
6. I.
Intorno agli aggiuntivi verbali detti participî,
Da’ verbi derivano alcune parole in forma di aggiun-
tivi, distinte da quattro desinenze 1.° in ns, 2.° in
rus, 3.° in us, 4.° in ndus, come amans, amaturus,
amatus, amandus, variabili come gli aggiuntivi secon-
do i quadri di variazione esposti nel 1.° Volume. Sîi-
milì verbali furono detti participî , perchè secondo
il linguaggio de’ grammatici essi partecipano del verbo
e dell’ a giuntivo, e i primi due furono detti participi
DELL’ ETIMOLOGIA 173
attivi, i due ultimi passivi. Insegnavano ancora che
ì participi significassero tempo nel seguente modo, cioè
quello in ns come amans, significa tempo presente ed
imperfetto, onde lo tradussero colui che ama od ama-
va, quello in rus come amaturus tempo futuro, onde
tradussero colui che amerà o è per amare, quello in
us come amatus tempo passato, onde tradussero colui
che fu ed è stato amato, quello in ndus come aman-
dus tempo futuro passivo, ende tradussero, colui che
sarà amato 0 è per essere amato.
Jo non posso entrare in una sottile disamina , per.
confutare le contraddizioni de’ grammatici in una gram-
matica per uso de’ giovanetti. Chi volesse impegnarsi
in una discussione un pò alta, potrà riscontrare il pri»
mo Vol. del Nuovo Corso parte terza pag. 391 e segg.
Qui noto brevemente 1.° che la parola participio net
senso che queste parole derivate da Verbo partecipino
di: verbo e di aggiuntivo è insignificante, perchè, se
è vero che nel costrutto si truovano con alcune de-
terminazioni proprie del verbo, è per Sintassi figurata,
come vedremo nel III. Volume seguente. 2.° che ma-
lamente sono stati tradotti nel modo sopra esposto, da
cui pare che racchiudono tempo. Quella versione è
fatta su i testi classici, dove i participi sono congiunti
ad altre parole, e però quel valore, che loro si è dato,
è tutto sintassico o relativo, e non assoluto o etimo-
logico. 3.° che i participi non significhino tempo per
sè stessi, apparisce dal solo riflettere che, accoppian-
dosi ad-un verbo di modo finito variato in qualsivo-
glia tempo, il participio, risoluto a proposizione fini-
ta, si mette a un verbo variato nel tempo della prin-
cipale proposizione. ‘In fatti, io posso dire ego sum
amans, €90 eram amans, ego fui umans, ego fueram
amans, ego ero amans, ego essem amans ec. Or, se
174 QUARTA PARTE
posso tradurre ego sum , ed ego eram amans per i0
sono colu che ama ed amava , non potrò fare lo
stesso con e90 fui amans , perchè qui dovrò dire 10
% fui colui che amò, ed ego ero amans per io sarò
colui che amerà, ossia che amans sarà di tutt’ i tem-
pi sintassicamente, e perciò dovremo dire che per sè
stesso non significa alcun tempo. Facciasi la stessa ap-
plicazione per amatus, amaturus e amandus.
Che cosa dunque sono i participi ? Sono aggiuntivi
verbali, ossia parole derivate da’ verbi in forma di ag-
luntivi, i quali si riferiscono sempre ad un nome per
O più personale , come sue determinazioni in forma
di proposizione incidente implicita , per quel che di-
chiareremo in Sintassi.
Per questa loro natura i participi non si possono
tradurre etimologicamente, ossia isolatamente, perchè
isolati non reggono per sè stessi , dovendosi sempre
appoggiare ad un nome e subordinarsi al tempo della
proposizione principale. Io dunque m'° ingegnerò di
darne una versione la meno inesatta nel seguente mo-
do, che avrà tutta la sua importanza in Sintassi, quan-
tunque in Lessigrafia mi sia piuttosto uniformato a
quella delle scuole per non crescere le difficoltà dai
primi passi.
1.° I participi in ns, se sono di verbi di azione, co-
me amans, currens si faranno valere ( uomo, donna
o cosa ) che fa, faceva, fece, avea fatto, farà, fa-
rebbe ec. amore 0 corso.
Se sono da verbi di stato, come sedens, quiescens,
stans si faranno valere ( uomo , donna cosa ) che è,
era, fu, era stato, sarà, sarebbe, nel sedere, nel ri-
posare, mello stare, o nella sedia, nel riposo, nello
stato. Le parole ilaliane amante , corrente, stante ,
sedente, riposante equivalgono alle latine.
DELL’ ETIMOLOGIA 175
2.° I participi in rus da’ verbi di azione, come a-
maturus, lecturus, venturus si fanno valere per (uo-
mo, donna o cosa ) che è, era, fu, era stato, sarà,
sarebbe ec., per amare, leggere, venire.
3.° I participi in us se sono derivati da’ verbi di
azione transitivi, come amatus, lectus si faranno va-
lere per ( uomo, donna o cosa ) che è, fu, sarà,
mell’ amore o nella lettura proveniente ( da qualche
causa ).
I participî in us de’ verbi di azione intransitivi , e
de’ verbi di stato in o rare volte si usano, onde ne
terremo parola in Sintassi,
- 4.° I participi in ndus de’ verbi transitivi, come le-
gendus, amandus si faranno valere per ( uomo donna
‘cosa ) che è, fu, sarà, da essere nella lettura 0 nel-
l’amore proveniente ( da una causa ).
Se derivano da’ verbi di azione intransitivi , come
veniendus, currendus, si faranno valere per ( uomo
donna o cosa ) che è fue sarà da essere nella ve-
nuta 0 nel corso ( da luogo).
Se è di verbo di stato semplicemente, come seden-
dus, standus, quiescendus sì fa valere per ( uomo ,
donna, cosa ) che è, fu, e sarà da essere nella se-
dia, nello stato, nel riposo.
Se i participi saranno di verbi detti deponenti, 0s-
sia che significano azione, mentre hanno la desinenza
in or, il participio in us si farà valere per pla
in ns, quello in dus pel participio in rus. Si guardi
il significato del verbo, e il rimanente si riduca agli
stabiliti principi.
176 QUARTA PARTE
6. 2.°
Degli aggiuntivi verbali diversi dai participî..
Oltre de’ participîi io riconosco, come'aggiuntivi ver-
bali altre parole , che da’ grammatici non furono ri-
conosciute o fra i nomi verbali furono annoverate, e
sono le seguenti.
1.° Le parole derivate da verbo’ con la desinenza
in 7, come da edo mangiare, edax mangione, da bibo
bevere bibax beone, così fuga® fugace, tenar tena-
ce., mordax mordace , differenti da quelli che allo-
gammo tra nomi verbali a pag. 170, perchè quelli di-
notano idee di sostanze astratte, e questi sì -riferisco-
no sempre a un nome in nulla differenti dal partici-
pio in ns salvo la ferma.
2.° Le parole derivate con la desinenza or, come
victor vincitore, percussor percussore, i quali sì rife-
riscono sempre a un nome personale — À questa clas-
se appartiene poeta di origine greca, perchè derivata
da verbo , tale è servus servo, e tutte quelle parole
in forma di nomi, che racchiudono l’ idea di azione
relativa a un nomeagente. Così Advena in latino, ma-
lamente tradotto per istraniero è da vento equivale ad
avventore, ossia a colui che viene a, ec. ec.
DELL’ ETIMOLOGIA 177
CAPO II
INTORNO ALLE PAROLE CHE DERIVANO DAGLI AGGIUNTIVI
Qui per Aggiuntivo non intendo semplicemente quel-
la classe categorica di parole, che Renono qualità
e quantità, di cui parlammo a pag. 33, ma tutte le
parole variate, derivate e composte in forma di ag-
giuntivi, imperoechè da tutte queste si possono egual-
mente derivare altre parole, come apparirà dal tenore
del Capo presente. Le parole poi, che si possono de-
rivare da tutti questi aggiuntivi, sono 1.° in forma di
nomi, 2.° in forma di verbi, 3.° in forma di altri ag-
giunti Divideremo quindi il presente Capo in tre Ar-
ticoli. |
ARTICOLO I.
Delle parole in orme di nome, che derivano
gli aggiuntivi.
I nomi che derivano dagli aggiuntivi latini sono di-
versi per le diverse desinenze ; io ne andrò produ-
cendo degli esempi per le principali. ù
1.° In r4s questa desinenza è la più frequente, e
perciò più feconda di nomi derivati dagli aggiuntivi ,
come da bonus bonitas bontà, da probus probo pro-
bitas probità , da gravis grave gravitus gravità , da
securus sicuro securttas sicurezza, da liber libero li-
bertas libertà.
2.° In 1rIA e ITIES, come da piger pigro piyritia
e pigrities pigrizia , infingardaggine , da malus malo
malitia malirae malizia, da amicus amico amicitia
178 QUARTA PARTE"
l’ amicizia, da spurcus sporco spurcittia e spurcitie s
la sporchezza, da dives ricto ditvittae le ricchezze.
3.° In r4 e 1ES, da miser misero miserta la mise-
ria, da invidus invidioso invidia la invidia; da peritus
ga peritia la perizia, da pauper povero paupertes
a aaa | i ILE
.° In eDO, da albus bianco albedo la bianchezza ,
da pinguis pingue pinguedo la pinguedine, da putris
putrido putredo la putredine, | |
5.° In rubo, da magnus grande magnitudo la gran-
dezza, da turpis brutto turpitudo la bruttezza, da al-
tus alto altitudo l'altezza , da longue lungo longitudo
la lunghezza, da latus largo latttudo la larghezza, da
promptus pronto prompittudo la prontezza, da valens
valetudo la buona e cattiva salute, da certus certo
certitudo la certezza ec.
6.° Da’ participî in ns e in rus se ne formano i de-
rivati in anita o entia e in ura, di cui parlammo a
peg. IT.
| ARTICOLO Il,
De’ Verbi derivati dagli ‘aggiuntivi.
1 verbi, che derivano dagli aggiuntivi, non si posso-
no distinguere per le desinenze , perchè ogni parola
alterata con l’ intenzione di farsi verbo , deve subire
necessariamente una delle quattro desinenze radicali
are, ere, tre. Io dunque produrrò alcuni esempi, co»
me cadono sotto la penna, per dare una norma-a di-
scernere le simili derivazioni, facendo in ultimo quai-
che osservazione intorno al significato di simili deri-
‘vati, con cui si possa giudicare quali verbi si possano
‘derivare dagli aggiuntivi, %
DELL. ETIMOLOGIA 179
Da durus duro, deriva duro as, durare, da gravis
grave deriva gravo aggravare rendere grave, da su-
perbus superbo superbio îs, insuperbire, da curvus
curvo curvo eurvare, onde incurvo incurvare, da Hi-
laris ilare, Erhilaror esilarare, da Miser misero Mi:
sereo e Misereor diventar misero, e per traslato aver
compassione , da acerbus acerbo acerbo ed ezacerbo
esacerbare rendere acerbo , da Vacuus vuoto Vaca
as, esser vacante e per traslato altendere, perchè chi
è vuoto di cure distraenti può attendere, da riguug
irriguo anaffiato rigo as anaffiare , da purus puro
puro as di Plauto render puro. o
. Simili derivati racchiudono nel yerbo il significato.
dell’ azione o dello stato, secondo che l’ aggiuntivo di
mostra. Tante volte Ja nozione dell’ aggiuntivo fa in-
tendere l’obbjetto, di cui ]’ aggiuntivo è una determi,
nazione : così dicendo gravare rendere grave, inten-
desi l’ obbjetto aggravato, Di qui è chiaro, che il sk
@nificato di questi derivati varia secondo le diverse
circostanze e le relazioni, che può avere il significato
della radice. Per vedere poi se un verbo è derivato.
da aggiuntivo, è uopo guardare alla forma del deri.
vato ed alla sua significazione. La radice è sempre più
semplice del derivato, trovando, per esempio, durare,
tolto re, mi resta dura variazione di durus, io terrò que-
st ultimo come radice di derivazione del verbo, che è
più complesso. Guardisi pertanto che l’ aggiuntivo sia
anteriore al verbo, il che non è malagevole a discer-
di se presenta il carattere d’ indipendenza dal me-
- desimo.
180 QUARTA PARTE
ARTICOLO III.
Degli aggiuntivi derivati dagli aggiuntivi.
la lingua latina presenta alcune parole in forma di
aggiuntivi, come da unus uno deriva unicus unico.
Così posto ehe Seriptor, Lector ec. , ossia ì verbali
in or sieno aggiuntivi, ossia parele derivate in forma
di aggiuntivi Scripiorius, Lectorius ec. , ossia lo pa-
role derivate con la desinenza in ortus appartengono
a questa classe. Sene degne di notarsi alcuni aggiun-
tivi derivati con la desinenza as, atis, come da Ar-
pinum che è un aggiuntive derivato, tenuto per no-
me, Arpinas atîis di Arpino, da Casinum Casinas atis
di Cassino ec., la quale desinenza è ritenuta in Ve-
stras atis da vester di vostro paese, patria o setta,
Nostras atis da moster di nostro paese, patria @
setta — Intorno al significato di questi derivati abbiamo
ragionato nell’Introdozione a questo trattato pag. 158.
CAPO IV.
INTORNO ALLA DERIVAZIONE DELLE PAROLE
DA’ PRENOMI.
Da questa classe di parole derivano ancora, se nun
tutti, buona parte de’ derivati esposti negli articoli del
presente capo , e per darne qualche esempio ne de-
rivano Ì.° i nomiastratti; come da qualis quale, qualitas
qualità, da quantus quanto, quaniitas quantità, da mul-
tus molto multitudo la moltitudine, Su questa forma gli
scolastici stamparono alcuni derivati barbari e insop-
portevoli, come da idem stesso identitas stessità , da
DELL'ETIMOLOGIA 181
quid che cosa? quidditas la quiddità. 2.° Da certi
prenomi derivano alcune parole in forma di aggiunti-
vi, come da Cujus seconda desinenza di qui, quae ,
quod , si è derivato cujus, cuja, cujum , come in
Virgilio Cujum pecus ? di chi è il bestiame, e da Cu-
jus, Cuja , Cujum si è derivato Cujas atis , di che
paese 0 nce o setta ? da singulus singolo, singula-
ris singolare, da plus più pluralis plurale. 3.° Se non
m’ inganno da plus plurîs , io credo derivato ploro
piangere dirotto, in cui si versano molte lagrime, cam-
biata la u in o, come la e di plerusmell’u di plures,
da. par eguale, paro as agguagliare,
CAPO V.
INTORNO ALLE PAROLE DERIVATE DALLE PREPOSIZIONI.
Dalle preposizioni latine derivano parole di diverse
Classi, in forma di verbi e di aggiuntivi, e di diverse de-
sinenze — Per non rendere malagevole peso di memo-
sia una lista compiuta dal lato de’ derivati, io ne pro-
durrò degli esempi dal lato delle radici. |
1.° Dalla preposizione Ante avanti derivano 1.°, dn-
ticus, che si usa a dinotare una parte anteriore di luo-
go, e antiquus antico per tempo, amendue in forma
di aggiuntivi di grado positivo, a parlare col linguag-
gio de’ grammatici. 2.° Anterior anteriore, compara-
tivo usato da Cesare. —
2.° Da Ex prolungato in vo, secondo me, deriva il
verbo eruo spogliarsi , poichè er in senso traslato si
fa valere per fuori: ora chi si spoglia esce fuori
. della veste.
3.° Da Extra derivano, 1.° il comparativo exterior
esteriore, e ’l superlativo ewtremus estremo, ano,
1
182 QUARTA PARTE
2.° Una parola in forma di' aggiuntivo con la desinen-
za ernus, come eziernus e quindi i suoì derivati.
4.° Da In deriva secondo me induo vestirsi , per-
chè, chi si veste, entra, a. così dire, nella veste.
5.° Da.Citra derivano Citerior più in qua, citimus
vicinissimo a chi parla. | DL
6.° Da Inter e Intra derivano. 1.° Internus inter
no, Interior più indentro, Intimus intimo. 2.° Intro
as entrare , differente da Introeo composte da Intro
ed eo is vado. c»
1.° Da Infra derivano, 1.° Infermus, chi sta sotto
terra. 2.° Inferior, infimus inferiore e infimo. 3.°
Inferi gli Dei sottani.
8.° Da Prae derivano. 1.° Priscus prisco , antico.
2.° Prier priore, più avanti. Primus primo, innanzi a
cul non vi è altro. A primus si oppone ultimus ul-
Umo. | | |
9.° Post fa 1.° Pòsticus opposto ad anticus , parte
posteriore per luogo. 2.° Posterus. postero, chi nasce
dopo la nostra morte. |
10.° Da Super derivano. 1.° Superi orum gli Dei
del Cielo. 2.° Supernus di sopra. 3.° Superior e su-
premus superiore e supremo. 4.° Supero as. su-
perare. 5.° Superbus superbo. o
11.° Ultra fa ulterior più in là, ultimus ultimo ,
ossia l’ estremo opposto al primo. |
OSSERVAZIONE INTORNO A VOLUTI DERIVATI
DAGLI AVVERBÌ.
I grammatici empirici, che.sopra pochi dati non be-
ne intesi si dànno agevolmente a generaleggiare, vor-
vebbero- anche negli avverbi riconoscere alcune radici
di derivazione, adducendo, per esempi, Saepius e saer
DELL’ ETIMOLOGIA 153
pissime derivati da saepe spesse volte , e Diuttus e
diutissime derivati da Diu, Citius e citissime da cito.
Ma è un fatto, che i veri avverbi come tum, tunc,
ibi, nune ec. non si alterano mai. E, se è verò che
le preposizioni, parole invariabili, sono radici di deri-
vazione, non se ne può dedurre che gli avverbì e le
‘congiunzioni le possono essere egualmente; perchè le
“preposizioni sono parole categoriche di relazione con-
‘.nessa col nome, a cui si riattacca ogni parola in for-
‘ ma di aggiuntivo. L’avverbio, al contrario, determina
il verbo e non ha relazione diretta col nome, quindi
non può alterarsi in forma di aggiuntivo eterogeneo
«al Verbo. Che se ne deve conchiudere da ciò ? che
tutte le parole, le quali si costituiscono a radicali di
‘ derivazione, non sieno avverbi etimologicamente, e che
perciò Saepe, da cui si formano saepius e saepissime,
mon sarà tale. Io a pag. 64 l’ ho riportato per avver-
bio per la incertezza in cui era della sua origine. Ri-
, guardo ‘a Div è notissimo che sia nome dall’ antico Dius
‘giorno — Adunque Diuttus e Diutissime non sono im-
mediatamente derivati da Diu nome, ma da un aggiun-
‘tivo derivato simile a diutus, che non fu mai nell’uso.
Il che non deve far peso, perché mottissimi derivati
si dànno nelle lingue, la cui radice non è stata mai
attuata dall’ uso. È in questo solo modo diutius si può
tradurre più lungamente, perchè Div etimologicamen-
te significa di giorno, come Noctu di notte. Rispetto
‘a Cito che si fa citius è detto già a pag. 66 che sia
un participio. Dicasi lo stesso di Secius e Ocyus. Da
tutto questo deduco senza alcuna eccezione, che nes-
“suna parola, dalla quale derivano altre parole, si può
.tenere per Avverbio, o per Congiunzione.
184 QUARTA PARTE
CAPO VI.
DELLE PARPLE DERIVATE DAGL'ÎNTERPOSTI 0 .
INTERSEZIONI.
Parrebbe a primo aspetto che dall’ Interjezioni non
possano derivare parole, perchè, essendo vocî, non han-
non in sè la virtù di segni convenzionali. Ma avuto
riguardo al fatto delle lingue, che mescolano insieme
le voci e le parole o gli elementi di parole, non sem-
brerà più strano il dire, che dagl’interposti misti pos-
sansi derivare parole. Ma sta per argomento il fatto,
contro cui è inutile ragionare.
I derivati dagl' Interposti si possono classificare in
due categorie, la prima comprende parole derivate, cui
non manca nell’ uso la sua radice : la seconda quelle
‘altre, la cui radice non fu attuata nell’ uso. La’ pri-
ma categoria ne ha troppo pochi nella lingua latina,
e forse un solo, cioè ululo as urlare formato da uh!
voce di lamento.
— La seconda categoria abbraccia tutt'i verbi, che e-
sprimono le voci degli animali, la cui radice non s’in-
contra nell’ uso, ma dalla voce stessa reale parte pri-
mitivamente la Derivazione. Ne riporto qui alquanti
esempi, che serviranno di norma a’ giovanetti in sus-
sidio di analogia.
1.Rudio is ragghiare dalla voce dell'asino. 2.° Mugio
îs muggire dalla voce del Bue. 3.° Rugio ts ruggire dalla
voce del Leone. 5.° Hinnio is nitrire dalla voce del
cavallo. 3.° Grunnio is grugnire dalla voce del porco.
6.° Crocito as gracchiare dalla voce del corvo. 7.° Cu-
culo as (manca in italiano) dalla voce del cuculo. 8.9
Cucurio îs ( manca in italiano ) dalla voce del gallo.
DELL’ ETIMOLOGIA 155
9.° Gracillo as ( manca in italiano ) chiocciare dalla
voce della gallina. 10.° Pipio is ( manca in italiano )
dalla voce de’ polcini. 11.° Bombus è ronzio proprio
delle api.
Alle voci degli animali si possono aggiungere i suoni
degli oggetti inanimati, da cui derivano le parole dette
onomatopeiche, ossia che col loro suono rappresen-
tano quello della natura. Tali sono le seguenti, Mur-
mur uris il mormorio, fluo is: fluire, suono delle ac-
que, che scorrono placidamente. Tonat, tonabat, to-
nuit tuonare , Fulgurat la più bella ad esprimere if
guizzo della folgore: dal suono della fiamma flo flas,
da cui deriva flamma fiamma, onde flo fiatare e fla-
tus fiato : dal suono del fischio sibilus , e il derivato
sibilo as sibilare, fischiare : dal suono de’ corpi duri
che si rompono frango frangere e rumpo rompo: dal
suono delle ruote currus cocchio, e da questo curro
is correre : dal suono delle gocce di pioggia cadente
pluit piove , e pluvia pioggia : dal suono delle onde
del mare agitato, fluctuo frequentativo di fluo fluire
‘e scorrere ec. ec. Per questo onomatopeismo, diffuso
nella lingua latina, risulta quell’ armonia nel verso ,
che rapisce ed incanta,
DELL’ ETIMOLOGIA
"= —
PARTE QUINTA
Interno alla Composizione dolle parole latine.
INTRODUZIONE
Il terzo mezzo generativo delle parole in ogni lin-
gua, e quindi nella latina, è la così detta Composizio-
ne delle parole, la quale consiste nell’ unire insieme
più parole, ciascuna significativa per conto proprio, in
una parola, ad eccezione di poche desinenze , come
vedremo. La Composizione quindi differisce da’ due
mezzi precedenti, perchè a differenza di quelli non
aggiunge un elemento nuovo per alterazione di desi-
nenza, ma avvicina le parole che esistono isolate nel-
l’ uso della lingua , ancorchè per quest’ unione modi-
fica qualche volta il suono di qualche lettera, sia vo-
cile sia consonante, degli elementi composti. Ciò po-
sto sì può domandare, se le parole composte, che ri-
rultano dalla Composizione, sì debbano considerare co-
QUINTA PARTE DELL'ETIMOLOGIA 187
me nuove parole ? Nella supposizione che i compo-
nenti rimanessero dopo la loro composizione nella lo-
ro rispettiva integrità, non vi sarebbe nulla di nuovo
meno l’ unione della profferenza, la quale è richiesta
dall’ esigenza dell’ euforia, ossia del buon suono. Ma,
dove componendosi uno di essi perdesse la forma pri-
mitiva, e da nome, per esempio, divenisse aggiuntivo,
ossia parola in forma dl aggiuntivo , allora la parola
eomposta a questo modo, sarebbe un nuovo elemen-
to. Ora è un fatto, che nella lingua latina la Compo-
sizione si compie alle volte alterando la natura di un
elemento composto , alle volte rimanendo inalterati i
rispettivi elementi — Quando gli elementi rimangono
inalterati, due supposizioni possono farsi, o i compo-
nenti hanno eguale dignità e forza di attrarsi scam-
bievolmente, oppure uno de’ componenti è da più, in
guisacchè l’ altro si possa dire attratto da questo , e
in grazia del medesimo composto. Nella prima suppo-
-sizione ha luogo la composizione , che io chiamo di
equipollenza, nella seconda ha luogo la composizione
per iniziali o per final secondo che lo elemento se-
condario o meno nobile va in DEAR o in fine
del componente più nobile. Io dunque dividerò il pre-
sente trattato in due Sezioni, nella prima esporrò la
‘ Composizione delle parole alterate, ossia delle parole
che cambiano natura componendosi, nella seconda la
‘+ composizione delle parole composte alterate, e suddi-
viderò questa Sezione in tre Capi.
188 QUINTA PARTE
SEZIONE 1I.*
. DELLA COMPOSIZIONE DELLE PAROLE ALTERATE.
CAPO UNICO.
Io non so che i filologi abbiano posto mente a que-
sta mirabile proprietà della lingua latina di formare
nuove parole alterando la natura di uno de’ compo-
nenti per lo mezzo della composizione. La chiamo pro*
prietà mirabile, perchè racchiude tanto senso in una
sola parola, che non basterebbe un periodo a volerlo
esprimere in forma analitica. Le studio -delle lingue
non è tanto agevole per quanto sembra agl’ ingegni
superficiali, quando si può provare, che senza que-
sta profonda e sottile disamina non si può cogliere
l' integro senso, e il più occulto, delle frasi eminente»
mente sintetiche. Questa proprietà della lingua latina
per mezzo della composizione si ottiene specialmente
per le preposizioni , le quali unendosi per lo più ai
loro termini di rapporto, che sono nomi, formano delle
parole in forma di aggiuntivi. Eccone degli esempi.
1.° AD seguito da finem, componendosi, fece adfi-
nem: prese la variazione di un aggiuntivo, e formò
affinis e affine affine , e per traslato, parente. Com-
‘ ponendosi ad uncum uncino, si fece aduncus, a, um
adunco, o in forma di uncino.
2.° AB da, componendosi a sono si formò absono >
si variò in absonus, a, um e ne risultò una parola in
forma di aggiuntivo col significato di dissonante, così
da ab e norma si è fatto abnormis et e senza regola
o fuori regola, da ab e unda si è fatto abundus, a,
DELL'ETIMOLOGIA 139
um abbondevole, da ab e origine si è fatto aborigines
gli aborigeni.
3.° Cow invece di Cum componendosi a fine si fe-
ce confine, quindi variandosi risultò confinis et e con-
finante, da cone corde si fece concors concorde, da
con e formats si fece conformis conforme.
4.° De in significato negativo è la più ricca prepo-
sizione di questa composizione , onde Deformis senza
forma, deforme, decolor senza colore, scolorito, Depi-
lis et e senza peli, dedecus e dedecor senza decoro,
disonore. D |
5.° E ex in composizione alterante col suo signifi-
cato di da. o fuori, come da e e grea egregius egre-
gio, ossia scelto dal gregge, e perciò migliore e squi-
sito, da ex e lea si è fatto ezlea fuori legge, quin-
di senza legge, da ez e parte si è fatto eepars quindi
expers fuori parte o senza parte , da ex e spessi è
fatto ewspes tuori speranza o senza speranza, da ea ed
animo si fa ezanimis et è senz’ anima o disanimato,
scorato, da eo e sanguîis si è fatto eranguis disan-
guato, senza sangue. |
6. In ,-da In e signis si è fatto insignis insigne,
e col significato di in negativo si sono formati infor-
mis senza forma, brutto, iners da în e ars, senz’arte
e quindi tnerte o pigro , perchè chi opera senz’ arte
va a rilento, come il pigro, infamis senza fama, in-
finis senza fine, innumerus senza numero, innume-
revole. i
7. Os, da ob e via si è fatto obvius chi è avanti
la via, ovvio. |
8. Per composto ad annus fa perennis per anni,
perenne, continuo, da per e via fa fatto pervius ov-
vio, da per e nix invece di ner morte, ruinoso pe-
ricoloso , come di chi corre a morte.
199 QUINTA PARTE
9. INTER compost ad amnis fiume, forma Intera-
mnis, 0 interamnus in forma di aggiuntivi per dino-
notare tn paese posto tra fiumi, epiteto dato a molte
‘città latine, onde il derivato Interamnas atis un abi
tante di simile città. I
10. Posr composto a moerium alterato di murum,
“luogo posto dopo le mura. —
“11. RETRO composto a gradus forma Retrogradus
in forma di aggiuntivo, un retregrado ossia chi cam-
tnina a ritroso.
Oltre alle preposizioni altre parole cumponendosi
‘a’ nomi latini hanno la forza di formare parole in for-
‘ma di aggiuntivi. Eccore alquanti esempi. i
© 1.° Bis accorciato in Bi, componendosi a nome ,
“ha virtù di formarne parola come aggiuntivo, come
‘Biformis chi ha due forme : bifrons bifronte , e chi
‘ha due fronti, epiteto di Giano: composto a dies al-
‘terato in duus fa biduum, lo spazio di due giorni.
Composto a corpus fa Bicorpor usato da Cicerone in
‘senso di chi ha due corpi, composto a Coma chioma
fa bicomis chi ha due chiome, così bidens, bilinguis.
2. Ter fatto tri e quater fatto quatri, componen-
dosi a duum da dies e vium da via, formano triduum
quatriduum , bivium, e trivium, biduo e triduo, bi-.
vio e quatrivio. |
3. Quinque, ser, septem, decem, centum, com-
‘posti ad annis fatto ennis da annus, formano quin-
quennis di cinque anni, serennis, septennis, decen-
nis, centennis di sei, sette , dieci, cento anni,
4. Pignus e Novus composti a luna fanno plenilu-
num tempo di luna piena , e Novilumium di luna
Nuova. |
6. Semi parola greca composta ad animis da ani-
mus fa semianimis o semianimus mezzo vivo ec, ec.
DELL’ ETIMOLOGIA 191
SEZIONE II®
INTORNO ALLA COMPOSIZIONE DELLE PAROLE
SENZ ALTERAZIONE, ‘
CAPO 1°
DELLA COMPOSIZIONE PER INIZIALI,
La Composizione per iniziali si compie per alcune
paroline, che wanno in principio della maggiere com
ponente. La più parte di queste sono le stesse prepo-
sizioni, di cui parlammo a pag. 40 e segg. lo espor-
rolla secondo l’ordine alfabetico delle iniziali medesime.
1.° Ap che significa @ rapporto di tendenza, ma
per traslato in composizione spesso in significato di
vicino a. Nel comporsi subisce qualche alterazione
cambiando la d nella lettera iniziale della parola se-
guente come Accurro per adcurro corro a o vicino
a, Accuso invece adcuso accuso. Affero invece di
adfero apportare. Alle volte si altera la seconda com-
ponente come afficio invece di ad e facio, adhibeo in-
vece di ad e hubeo, accipio invece di ad e capio
prendo.
2.° A preposizione che significa Da e in composi:
zione per traslato lontano da 0 fuori, per buon suo-
no componendosi si fa ab innanzi a vocale, si fa abs
innanzi a C, q,t, si fa au innanzi a fero e fugio
come aufero porto via, aufugio fuggo lontano — Così
abeo composto da eo vado, abscondo comp@®to da
condo io nascondo. Guardisi ancora all’alterazione, che
i componenti possono subire per l’eufonia —Così ra-
pio in composizione con ab si fa ripio.
19200 QUINTA PARTE
3,° ANTE avanti, in composizione ritiene lo stesso
significato , ma per eufonia si cambia in anti, come
antistes antistite, prelato, composto da ante e stes e-
lemento del verbo sto as stare. Quindi Antistita sa-
cerdotessa, Ha il significato metaforico di contrario in
Antisophista chi appartiene alla setta contraria ai so-
fisti, nel quale senso è antipathia antipatia ec,
4,° ContRA contra contro, come Contradico con-
iradire, contrapono, contrapporre, contrascribo contra-
scrivere, Si fa contro in controversor e controversia,
CONITOVETSWSUS CC, |
5.° Cum con, in composizione si fa com, con, co,
6 la medn si muta nella lettera iniziale della secon»
da componente , come compono comporre , concurro
concorrere, collaboro collaborare, cohibeo composto da
con e habeo, per traslato raffrenare, impedire, coha-
bito coabitare, coeo andare insieme £ comeo onde co-
mitium ‘il comizio, ossia luogo dove il popolo. adunava-
si per dare i suffragi, Conficio da con e facio, con-
cipio da con e capio. | |
6.° DE con tre significati, cioè Di, Da, Non, ein
composizione si fa di e dis, come decipio da capio
in senso traslato ingannare, diripio da rapio rapire,
disrumpo da rumpo, deficio da facio venir meno, de-
sum da sum e de mancare o meno essere , Devolvo
volgere da , deduco da duco e de dedurre , devenio
da renio e de venire o devenire,
7.° E preposizione, che si prolunga in ez, col si-
gnificato di da e lina: o lontano , per ‘traslato, Edi-
ctum da dictum ed e editto, fuori detto o pubblicato,
expono da poro cd ex fuori porre esporre, edo is da
do ed e fuori dare, dare alla luce, manifestare, La x
alle volte sì cambia per eufonia nell’ iniziale della se-
conda componente , come efficio da facio ed er fare
DELL’ ETIMOLOGIA 193
fuori, effettuire, — effero da fero ed ex portar fuori.
Ex per traslato alle volte in significato di senza, come
erpers senza partie, erpes senza speranza.
8.° ExrRa è un prolungamento di ez col significato
di fuori, estraordinariys straordinario fuori ordine.
.° IN în preposizione, e in inverso di nî nan, pre-
senta una sterminata famiglia di parole composte, alle
volte rimanendo tn, alle volte cambiandosi in îm, alle
volte nell’ iniziale della maggior componente , come
invenio da venio e în venire in, ritrovare, impallo da
pello e tm spinger dentro, illumino da lumino c in
Hiluminare , inficio da in e facio in senso traslato,
negare, incipio da capo e în in senso traslato, co-
minciare. In senso di non, come inimicus non amico,
iniquus non equo, imperius non perito , improbus
non probo, infelir non felice, infidelis non fedele. A
ir riduco trter che in composizione si fa inira e in-
tro, come Înterdico interdire, Intercedo intercedere,
Introduco introdurre ec. ec.
10.° O8 preposizione, che significa evanti, in senso
di ostacolo e d’ impedimento , o per. Innanzi a vocale:
resta intera, come in obedio composto da audio e
ob obbedire , obeo composto da eo vado ed ob per.
Innanzi a consonante per eufonia, si cambia in quella,
come occurro da curro e ob, occorrere, correre avan-
ti, offero da fero ed ob offerire ec. Occido da caedo
ed ob uccidere, da cado ed ob tramontare, occino da
cano ed ob cantare di contra. i
11.° Px£r per, preposizione, che dlinota rapporto di
passaggio (pag. 45 ) si compone da iniziale a molte
parole con alcune in significato di per , con altre in
significato metaforico di molto, assui, tutto —come per-
vento da vento e per venite per, pervenire, percurro
da curre e per percorrere, pergraius Delo , assai
194 QUINTA PARTE
grato, gratissimo, perjurus chi molto giura , e però.
spergiuro, ec. Per si fa pel innanzi a luceo, onde pel-
luceo molto lucere, e pellucidus lucidissimo.
12.° PraE preposizione di sito, avanti, è un'iniziale
d' infinite parole composte con ilo stesso significato ,
come praedico da dico e prae dire avanti, predire, prae-
sum da sum e prae essere avanti, presiedere, prae fi-
cio da facio e prae preporre , praefero da fero e
prae preferire, portar avanti ec. |
. 13. PrerEeR È una parola composta da prae e fer
tre volte avanti, in una parola, oltre, come praeter-
mitto' pretermettere, praetereo composto da eo vado,
e praeter oltrepassare, preterire— praetervolo da volo
e praeter, volare innanzi, eltrevolare.
14.° Pro preposizione di sito , che primitivamente
significa vicino; come addimostra prope, che è inden-
tica a pro prolungata. E; siccome chi è vicino può es-
sere di ajuto e a favore, spesso in questo senso per
traslato si adopera. Ma il più delle volte Pro in com-
posizione ha forza di procul lontano da.
Per sapere quando | uno e quando l' altro signifi-
cato se le debba dare, è uopo ricorrere al nesso lo-
gico del costrutto — Esempi. Provenio da vento e pro
da lontano venire, procuro da pro e curo da lontano
curare, produco da duco e pro produrre. Prosum da
sum e pro essere a favore giovare. È da avvertire,
che questo verbo composto nelle voci, in cui sum ha
la iniziale e, il pro si fa prod, come -prodes, prodest,
prodero ec. Prodo da do e pro, manifestare, dar fuo»
ri, onde proditor il traditore, ossia chi manifesta il
segreto. ui
15.° Posr preposizione di sito , in composizione si
fa po e pos qualche volta , col significato sempre. di
dopo, came posthabeo da habeo e post posporre, post-
DELL' ETIMOLOGIA 195
pono da pone e post posporre, mettere dopo, posst-
deo da sedeo e pos seder dopo, possedere, perchè chi
diviene nuovo possessore, siede padrone dopo di un
altro, e ciò per una delle metafore rustiche secondo
il linguaggio di Vico. |
16.° Re e RerRO preposizioni di sito con significato di
dietro e quindi di nuovo, come refero porto di nuo-
vo, reporo metto dietro, rescribo scrivo indietro, ri-
spondo, retrocedo retrocedo vado in dietro, respicio
veder di nuovo o vedere indietro.
- 17.° Se abbreviato di sine senza, si compone &
molte parole, separo composto da paro e se separare,
cioè mettere le cose, che prima erano unite, in luogo
diverso , seduco redurre, sejungo disgiungere.
18.° SuPER e supra, come superstes superstite ,
superpono soprapperre , supersedeo soprasedere , su-
prasceribo sopraserivere |
© 19.° Su solito, che tante velte per eufonia cam-
bia la b nella consonante iniziale della parola seguen-
te, come succurre soccorrere , surripio rapir di na-
scosto, suscipio da capio e sub fatto sus per eufonia
‘intraprendere. —
20.° Trans di là, preposizione di sito, si compone
.a molte parole, come ad eo vado in transeo vado oltre,
passo, a forme fermare in transformo trasformare, a
gradior e fa transgredior trasgredire ec.
21.° UrrRA oltre di là, fatto ultra si compone in
ultrotributum usato da Livio. |
Oltre le preposizioni si compongono da iniziali altre
particelle, di cui porteremo le più comuni.
1.° Archi parola greca , si compone da iniziale a
‘molte parole italiane, non così alle latine, perchè in
quella lingua è vizioso lo ibridismo, e vuole la paro-
la composta tutta greca. Ne” bassi tempi di Latinità ri-
196 QUINTA PARTE
iruovano molte parole latine composte è questa pre-
positiva col significato di primo.
2.° Bis due volte, si truova da iniziale composto a
molte parole, come bisaccium bisaccia , usato da Pe-
tronio, Bisellium faldistorio, bipes a due piedi, hipen-
nis bipenne, bimaris a due mari.
3.° Dis particella greca negativa , che cambia per
eufonia la s nell’ iniziale di qualche secondo maggior
componenté , come difficilis difficile , discurro corro
qua e là disordinatamente, Differo differire ec.
4.° Nec abbreviato di neque, che si fa neg in ne-
gotium negozio, negligo composto da nec non e lego
scelgo, non scelgo , ossia trascuro. Nefus e nefastus
nefandus — Ma l’uno e l’altro si riduce al semplice
Ne non , il quale per l’ affinità dell’ e stretta con la
i si fa e sì usa ni, e nell’una e nell'altra maniera
si compone da iniziale , come Nemo composto da ne
non, e homo uomo, non uomo, niuno. Nîhilum da ni
non e hilum occhio della fava, nero di unghia , che
poi si fa valere niente. Nepos composto da ne non e
‘pus invece di poits potente.
Tralascio altre parole che entrano da iniziali nella
composizione , perchè è facile a ridurle per analogia
dopo gli esempi finora riportati. Il precettore diligen-
te potrà supplire col suo buon senso al difetto-di una
lista compiuta. |
DELL’ ETIMOLOGIA 197
CAPO IL
DELLA COMPOSIZIONE FINALE DELLE PAROLE.
La Composizione finale abbiamo detto a pag. 187 si
ha quando la maggior componente, in grazia di cui si
fa la composizione, precede, e l’altra accedente alla
prima va in fine a guisa di una desinenza. Il che av-
viene per un’alterazione della seconda componente, per
Ia quale è parso a taluni che parole derivate piutto-
sto che composte fossero i risultati. Confesso anch'io
che non sempre il secondo elemento di composizione
è significativo, separato al maggior componente , ma
ciò non toglie che non sia composizione piuttosto. To
dunque dividerò il presente Capo in due articoli : nel
primo esporrò la composizione per finali significanti ,
mel secondo la composizione per finali insignificanti.
ARTICOLO I.
Intorno alla composizione per finali significanti.
Quando gli elementi della composizione non erano
stati ben distinti e definiti , come ho detto innanzi,
molte parole composte passavano per derivate, pren-
dendo per semplici desinenze alcune vere parole, ben-
chè alquanto alterate dalla loro forma primitiva. La
lingua latina ne porge moltissimi esempi, de’ quali io
ne Lat alquanti per dare a’ giovanetti un meto-
do di analogia pe’ casi simili. |
1° BiLis, che in certe parole per eufonia si fa
ls semplicemente, è una vera parola derivata da ha-
beo, cioè habilis abile, atto capace. Essa si compone
198 QUINTA PARTE
ad un elemento di verbo, che equivale in italiano ad
essere, seguito da un participio per lo più passato ,
come dicevano i grammatici, come Amabilis amabile,
atto ad essere Amato, Fatilis facile, atto a farsi e ad
| esser fatto, utilis da utor atto all’ uso, utile, Agilis
da ago atto ad essere spinto, cioè leggero e snello ,
docilis docile, da doceo, cioè atto ad essere insegnato
o ammaestrato.
2.° Cina è da Caedo tagliare 0 uccidere , si com-
| pone a desinenza di molte parole, come homicida uc-
cisore dell’ uomo, quindi il derivato homicidium omi-
cidio, uccisione dell’uomo — La desinenza Cida ha for-
za di un verbale in forma di aggiuntivo, come Scrip-
tor, Lector ec.
3° CEN e cinium da cano cantare, il primo col
significato di un verbale aggiuntivo in tibicen inîs
‘trombetta, il secondo col significato di un nome astrat-
te in Lenocinium ruffianesimo, e per traslato carez-
ze, moîne, da cui deriva lenocinor aris carezzare ec.
4.° Dicus e dex è dicium, tutti elementi del ver-
bo Dico dire. Judex giudice, composto da jus dritto,
o legge, chi pronunzia il dritto e la legge, judicium
giudizio, derivato da juder—Veridicus chi dice il vero,
maledicus chi dice male, dove si vedé che Dicus ha
fa forza di dicens.
| 5.° Fer e ferus elementi del verbo Fero portare,
col significato del participio Ferens entis. Lucifer chi
portà luce, Mortifer e Mortiferus che porta morte ,
Mortifero, Opifer ajutatore.
6° Fricò, FIcUS, #EX, FICIUM sono tutti elementi
alterati del verbo facto , il primo ha forza di facto,
il secondo e ’1 terzo di faciens, il quarto di un nome
verbale — Magnifico magnificare, magnificus magni-
fico; splendido, Artifex artefice, chi fa arte 0 secondo
_ Ue;
DELL’ ETIMOLOGIA 199
arte , dg operatore, fattore di opere , ariificium
esercizio di arte — Da questi artificiosus, e artificia-
lis —beneficium, maleficium ec. |
© 7.° Ger e cERUS, elementi del verbo gero 18 por-
tare, col significato del participio gerens entis.
© Laniger lanigero, che porta lana, ed anche lanifer
con lo stesso significato, Corniger cornuto che porta
corna, Turriger chi porta torti , onde turrigera fu
detta la madre degli Dei, ossia Cibele.
8.° GeNuUS e gena, elementi del verbo gigno iù sen-
sé di genitus generato in Alienigena uno straniero ,
ossia generato in terra aliena, Indigena composta da
ndu invece d’in e gena generato wm paese, dove ci
troviamo noi, e in italiano, indigeno.
9.° Lecium, elemento di lego legis, scegliere, in sen-
so di verbale di questo verbo, come privilegium pri-
vilegio, sortilegium scelta della sorte, e quindi sorti-
Iegio, cioè atto superstizioso — senza àutorità de’clas-
sici da sortilegus chi fa sortilegio. Dicasi lo stesso di
Florilegium l' atto di sceglier fiori da florilegus.
10.° Monium , elemento di moneo ammonire , col
‘significato di un nome verbale, come Vadimonium
un atto che dichiara garante, e per la stessa garentia
o sicurtà, Mercimonium , propriamente un atto che
manifesta l’ intenzioné di mercare un beneficio, Ma-
trimonium matrimonio, che avverte alla donna dover
esser madre , come patrimonium per l'atto che av-
verte l’ uomo dover esser padre — A questi si riduce
parsimonia il risparmio. È
11. IGnuSs, IGNA, IGNUM , a me pare questa desi-
nenza identica a gena, più prossima a gigno , come
malignus maligno chi genera male, benignus benigno,
privignus figliastro, ossia chi è generato prima del se-
condo matrimonio.
200 QUINTA PARTE
12.° Ivus, IvA, ivum, elementi di eo is, ivi anda-
re, con la forza di iens o euns chi va, Nativus na-
tivo, che va a nascere, furtivus furtivo— Da questa
ola mi par composta la parola Oliva ae, olivo, cioè
° albero che va a far ‘olio, o a verdeggiare — Rivus
dal greco reîn scorrere, con questa desinenza signi-
fica quel che va a scorrere.
13.° Go, 460, Ico, sono elementi del verbo ago,
da cui i derivati in agium, come Virago vergine da
tir uomo e go invece di ago in senso di agere, che
spinge e agita l’ uomo, Propago iginis propaggine , e
ropriamente il tralcio , che sotto terra si spinge a
ormare nuova vite vicino alla madre, onde il verbo
propago propagare — Caligo caligine, fuligo fuliggine
sono composti da ago.
14.° SpEx e spicium , elementi del verbo spicio
vedere o esaminare attentamente, in haruspex icis aru-
spice, composto da haura stalla di porci, e per trasla-
to qualunque luogo simile , e spe quasi spiciens in-
dovino, ossia chi interpetra i voleri degl Iddi dalle in-
testina degli animali sezionati nella stalla, Auspex chi
vede gli uccelli, un altro indovino, quindi auspicium
l’ auspizio, e haruspicium.
15. Pera da Parto partorire in vipera, quasi vivi-
para, animale, che partorisce vivi e non uova.
16. Prex da plica piega in Simple da sine fatto
sim e plex piega, senza piega semplice e quindi du-
ploa , tripler, quadruplex duplice, triplice, quadru-
plice. I I
17. Trmus identico a imus ima imum imo fondo,
quindi Aeditimus il sagrestano, che abita nelle parte
intima del tempio — legiimus leggitimo , maritimus
marittimo ec.
DELL’ ETIMOLOGIA 201
ARTICOLO LI.
Intorno alla composizione per finali insignificanti.
Si potrebbe domandare, perchè si adopera una sil-
laba di più senza significazione? Se il fine del parlare
è quello di far intendere il significato per via de’ se-
gni, a che giova usare parole senza significato ? Io
rispondo che per parole insignificanti in questo luogo
intendo quelle, che isolatamente, rispetto a noi, non si-
gnificano nuHa, ma che forse significavano qualche cosa
appo i latini, e oltre a queste di presente, se non
significano per sè stesse, composte ad altre parole ne
‘alterano e ne modificano il valore, e questo è senza
dubbio ancora un significare, oltre alla varietà ed alla
‘ricchezza che ne proviene alla lingua. lo andrò no-
‘tando le principali desinenze di questa natura nel pre-
sente articolo. |
Queste desinenze sono le seguenti : 1.° Ce in hic-
ce, haecce, hocce, la quale aggiunge al prenome hic,
haec, hoc, oltre la grazia del buon suono la forza di
una maggiore determinazione. 2.° Dam in quidam,
quaedam, quoddam, e sì fa dem in idem, eadem, idem,
il quale è composto da ts, ea, sd e. dem. Il primo com-
posto da prenome relativo passa per la composizione
del dam a partitivo e dinota certo, il secondo, cioè
idem, invece di esso, significa medesimo, stesso. 3.°
Mer sì compone a' nomi -personali Ego, Tu, Sui, e
mentre per sè stessa nulla significa , in composizione
aggiunge la determinazione di distinzione o individua-
zione. Egomet io stesso, sibimet a sè stesso , tibimet
a te stesso, Tu monosillabo per comporsi a MET pren-
de anche te e si fa tutemet tu proprio. Si truova an-
202. QUINTA PARTE:
cora ipsemet, esso proprio. Parmi questo met identi-
co a me personale, come il te in tuse invece di Tu,
é identico a te dello stesso Tu variato. Da qui sì po-
trebbe derivare medesimo, che in francese fa méme
quasi meme latino. 4.° Pe sì compone a quippe da cu
are venuto quispiam, quaepiam, quodpiam desinenze
insignificante, ma che altera il significato dì quis, quae,
quod. 5.° Pte, si compone a meo mea, tuo iva, sug
sua, come meapte , suapte, tuapte ;'e si fa. va-
lere per mio proprio, tuo proprio, sue proprio.
6.° Quae non sì truova mai sola adoperata, ma encli-
ticamente infine di parole, e fa intendere e congiun-
zione ( pag. 78 ). Ma dessa ha una proprietà in cer-
te parole non osservata comunemente da’ grammatici,
ed è quella di far intendere ripetuto il primo com-
ponente, così Quisque 0 quique, equivalgono e
‘quis et quis o qui ei qui, e quicumque a cum qui
et cum qui, onde il primo significa ciascuno, e 1 se-
«condo chiunque o ehicchessia. Questa forza è ritenu-
fa ancora in ubigue, che vale ubi et ubi in ogni luo-
go, in undique che vale unde et unde, cioè per tutte
parti, in quoque, che vale quo et quo, onde si tradu-
ce aneora, in atque che vale at et at, onde si fa va-
‘Here e ec. 7. Te st compone a tu come in quel verso
famoso e FTite tute Tati, tibi tanta tiranne tulisti.
,
DDLL' ETIMOLOGIA 208
CAPO HH
DeLLa COMPOSIZIONE PER EQUIPOLLENZA.
Invece di esser lungo ‘in questo -Capo, come dòvrei
essere, se -valessi- discorrere particolarmente delle tan-
te diverse maniere di composizioni di equipollenza ,.
mi piace di esser brevissimo, :lasciando al ‘buon .senso
de’ giovanetti di decomporre le composte parole ne’ lo»
ro elementi, con le poche osservazioni che andrò a
fare. per certi casi particolari, che presentano qualche
difficoltà. ii |
La Composizione di equipollenza si ha, quando .pa-
role di eguale dignità si ‘attraggono .vicendevolmente
e ne risulta un composto, ile’ cui elementi niuno è
‘principale , inguisacchè si .possa dire , che uno si è
composto in grazia di un altro —come etiam, quo
modo, quemadmodum, quamobrem «ec. La lingua lati-
na è ricca di queste composizioni di ‘ogni maniera, €
‘presenta composti di nomi e nomi, come Plebisertum
decreto della plebe: di nomi € d’ aggiuntivi, come jus-
gurandum giuramento , Respubblica cosa pubblica e
Repubblica: di prenomi e prenomi, come Alteruter o
I uno o l’altro: di prenomi preposizioni e nomi, co-
me quemadmodum , quamobrem , di prenomi e nome
come quare, quotidie, quotannis: di prenomi e verhi
come quilibet, quivis, di -verbi le verbi ilicet, videli-
cet, scilicet composti dagl’ infiniti ire, videre , scire
andare, vedere , sapere, e licet è lecito ec. ec. ec.
queste composizioni si apprendono dall’ uso, ossia dal-
la lettura delle scritture de’ classici, e ‘la grammatica
ha l’ obbligo d’ interpetrare etimologicamente le -parole,
non mica di -presentare un Dizionario. i
“
204 QUINTA PARTE
Le mie avvertenze adunque si versano intorno &
certe alterazioni, che avvengone ad uno degli elemen-
ti nel compersìi, € dice primamente, ehe ogni altera-
zione per ragione di eufenia non deve essere un osta-
colo alla pronta riduziene de’ veeaboli alla classe cui
appartengone. Cur, per esempio, è identieo a quare
pag. 86. Se la forma vi sgomenta, guardate al si-
gnificato ed ogni difficoltà è tosto svanità.
La cosa, a cui bisogna hadare principalmente, è il
significato relativo, che acquistano certe parole com-
poste, da un late de’ lore elementi. Per esempio, ad-
modum parola composta da ad e modum, sì fa valere
per mollo, in guisachè incontrandoci in questo esem-
pio : Cicero fuit admodum eloquens, ben tradurremeo
Cicerone fu molto elequente, oppure eloquentissimo ,
ma vi guarderete bene di credere , che questo signi-
ficato convenga ad cdmadum, etimologicamente, esso
è relativo,e la frase è incompiuta: vi manca marimum
e in forma analitica dovremmo dire fuit eloquens ad
modum marimum, Intanto per parlare figurato sì af-
fidò alla composizione di ad a modum, la risponsabi-
lità di farlo intendere. Dicasi lo stesso di propemo-
dum, che si fa valere per quasi 0 pressocchè, perchè
vi manca un’altra parola simile ad ordinarium. Con
queste avvertenze e con tutte le altre già fatte in tut-
to il presente volume intorno al metodo etimologico,
si può dar ragione de’ casi simili.
DELL’ ETIMOLOGIA 205
APPENDICE —
INTORNO ALLE PAROLE OMONIME.
Io chiamo parole omonime quelle , che in quanto
alla loro forma si riducono ad una sola, ma in quan-
to a significato sono molte. In altri termini una stessa
parola, a cui si dànno vari significati, costituisce 1’ o-
monimia , come sarebbe amare appo i latini, che è
1.° radicale di verbo e vale amare,2.° è seconda desi-
nenza del presente dell’ indicativo passivo , e vale tu
sei amato, 3.° è voce d’imperativo e vale sti ama-
to tu, 4.° è voce di aggiuntivo variato, 5.° e come
. tale fu tenuta per avverbio da’ grammatici col valore
di amaramente. L’ omonimia non è certo un pregio
per una lingua , perocchè nuoce non poco alla chia-
rezza, e rende difficile l’ intendimento de’ costrutti a
chi è principiante nello studio della medesima. La lin-
gua latina, mentre è ricchissima di varietà , abbonda
strabocchevelmente di parole omonime, nella variazio-
ne de’ nomi, de’ prenomi, de’ verbi e degli aggiuntivi.
Aquae, per esempio, è seconda e terza desinenza sin-
golare e prima plurale, patres è prima e quarta de-
sinenza plurale — Gli aggiuntivi seguono ì nomi: dite
lo stesso de’ prenomi in quanto ad omonimia. Si rac-
comanda quindi a’ precettori di far notare questa pro-
rietà a’ loro discepoli , affinchè rendano obbjetto di
oro meditazione questo fatto , ed esercitino il buon
senso e la logica naturale nel determinare i diversi
significati di una stessa parola, secondo le diverse com-
binazioni, che presentano 1 costrutti.
18
206 QUINTA PARTE DELL'ETIMOLOGIA
RICORDI 4° PRECETTORI.
Dal contenuto del presente volume si può argomen-
tare l' insufficienza de' metodi adottati finora nelle scuo-
de, dove l’ analisi delle parole era del tutto trascu-
rata, niuna parola intorno alla derivazione, nessuna
sollecitudine della composizione. Intanto il significato
delle parole non può essere mai definito senza ridur-
re le secondarie alle primitive, le derivate e composte
alle loro radici o radicali. In pari tempo si può de-
durre, che quando î giovanetti avranno ben apparato
il presente Volume, gia si truovano în possesso della
razionale conoscenza di tutta la lingua latina, peroe-
ché ne avranno compresa la essenza e la forma, Vat-
tuazione e la virtualità in tutte le sue esplicazioni pos-
sibili. I precettori diligenti poî cureranno di non far
solo imparare a memoria un volume , ma di esigere
l applicazione delle teorie a' fatti, proponendo delle
ipotesi a fine di mettere la mente de' giovanetti, nel-
l'attitudine di variare, derivare e comporre, 0 di ri-
salire dalle parole wartate , derivate 9 composte alle
radici. Con questa pratica diligente si viene a costitui-
re l'abitudine del metodo, per la quale ad ogni pa-
rola, în cut s' imbattono, non vi si fermano esclusiva-
mente, ma da questa ricorrono, per un bisogno scien-
tifico a tutta la famiglia della medesima. In quesia
gquisa viene a costituirsi un sistema di parole tutte le-
gate tra loro, e în poco tempo s° impara razionalmen-
te una lingua, che co’ metodi delle scuole dopo dieci
e dodici anni di studio , resta ignorata per molti, e
imparata parzialmente da pochi.
FINE DELL’ ETIMOLOGIA.
INDICE
DELLE MATERIE
Avvertenza a’ precettori | Pag.
Introduzione intorno alla definizione ed all’ 2
| Matto dell’ Etimologia. : i
DELL’ ETIMOLOGIA.
PARTE PRIMA
2
Intorno alle Classi Categoriche o primarie dele Parole
CAPO I. Intorno alle Classi in genere .
CAPO II. /n'orno alla prima classe categorica
delle parole în ogni lingua, ossia del nome.
CAPO III. Zntorno alla seconda classe categorica
«delle parole di ogni lingua, ossia del verbo
CAPO IV. J/ntorno alla terza classe categorica
delle.parole di ogni lidi , ossia dell ag:
giuntivo. .
CAPO V. /ntorno alla quarta classe categorica
delle parole di ogni lingua, ossia del verbale.
CAPO VI. Zaiorno alla quinta classe categorica
delle parole dî o dial ossia delle De
posizioni.
() CL) o: ()
8 sN
31
i .
208
DELL’ETIMOLOGIA
PARTE SECONDA
Intorno alle classi ipoteoriche e secondarie.
Introduzione . A
CAPO I. De' nomi personali primitivi 60 îo TU
tu SUI di se. 4
CAPO II. Della seconda Classe Ipoteorica delle
parole, ossia del prenome . è
Art. I. Intorno a’ Prenomi di sito zIC questo , ;
ISTE colesto , ILLE quello.
ART. 4I. Intorno a’ Prenomi congiuntivi, i ‘qua li
sono di diverse specie. ]&
6 1. De prenomi Congiuntivi immediati Talie-
Qualis, Tantus-Quantus. .
$ 2. De’ Prenomi di congiunzione mediati : Qui,
Quae, Quod, Is, Ipse, Idem, Par, Aequalis,
Similis.
3 De' Prenomi congiuntivi collettivi : Multus,
Nimis, Satis, Magis, Plus, Omnis, Tous,
Cuncius, Universus. .
Arr. III. De Prenomi, che racchiudono la rela-
zione di disunione , detti Disgiuntivi. ;
1. De' prenomi disgiuntivi per negazione, 4-
lius, Alier, Caeterus , Diversus , Differens,
Minus, Paulus, Paucus.
( 2. De’ prenomi disgiuntivi Partitivi : Singu-
lus, Ullus, Uter, Quisque, Aliquis.
CAPO III. Della terza classe ipoteorica delle pa:
role, ossia dell’ Avverbio. Introduzione. .
ART. I. Intorno agli avverbi di tempo. . .
ART. Il. Intorno agli avverbi di luogo. . î
ART. 1II. Intorno agli avverbi di modo. .
Le creduti avverbi di modo seconda i grammatici.
46
49
51
52
fazio
-
fue
54
299
CAPO IV. Della quarta Classe ipoteorica delle
parole di ogni st ossia della Congiune
zione. . tt)
ArT. 1. Intorno alle congiunzioni semplici.
S 1. Delle Congiunzioni semplici, che racchiu-
dono il rapporto di unione. 77
— $ 2. Delle Congiunzioni semplici, che racchiu-
«dono il rapporto di disunione. . ; . 78
ART. II. Delle Congiunzioni Miste . . . SL
_ $ 1. Delle Congiunzioni miste copulative , Vi,
Quando, Wbi, Si. , 82
Art. II. Intorno alle Congiunzioni miste, che rac-
| chiudono una relazione del Verbale . . 84
CAPO V. Zrtorno alle così dette SRECIIERIORE O 0
Interposti. , : ; ì 91
DELL’ ETIMOLOGIA
PARTE TERZA
Intorno alla Variazione delle parole.
Introduzione. Delle radici e de’ radicali, e delle
parole secondarie di ogni lingua in genere. 9
CAPO I. Della Variazione e delle parole Variabili. 96
CAPO II Zniorno alla Pariazione del nome , e
delle parole derivate e composte in forma
di nome. . 98
Sezione I. Delle desinenze etimalogiche ò signifi |
cative deî nomi latini . 3 o 300
Art. I. Intorno alle desinenze etimologiche si
gnificative della quantita discreta, per cui î
nomî latini sono singolari, e plurali. - 101
Arr. II. Delle desinenze fondamentali significati-
ve del sesso, delto genere. Quistioni intorno
a’ così detti genere neutro, RIAIRICO, comu-
ne, epiceno. PR Re sè. 103
210
Art. III. e IV. Delle desinenze significative di
qualità e quantità, per le quali i nomi si ad-
domandano Migliorativi e Peggiorativi, Di-
minulivi e Accrescitivi . È : ; . 115
Lista delle desinenze diminutive e migliorative. 118
Desinenze degli accrescitivi e peggiorativi latini. 119
AnT. V. Delle desinenze di variazione significa-
tive dî relazioni. . S i : i ;
Sezione Il. Zasorno alle desinenze sintassiche nel-
la Variazione de Nomi latini. . 3 . 122
CAPO HI. Zutorno alla Variazione degli Aggiun-
tivi e delle parole variate, derivate e compo-
ste n forma di aggiuntivi . ; ù .- 126
Anr. I. Intorno alle desinenze sintassiche degli
Aggiuntivi di doppia variazione. - + 131
CAPO IV. Zutorno alla Variazione del Verbo. . 134
Sezione I. Intorno alle desinenze etimologiche nel-
lo Variazione del Verbo. . ; : . ivi
«Ant. I. Delle desinenze etimologiche del Verbo
ivi
di semplice Variazione . | . è .- 135
An. II. Delle desinenze etimologiche de’ Verbi
latini per doppia Variazione. 4 ‘ » 145
Sezione ll. Zrniorno alle desinenze sintassiche nel.
o la Variazione de’ Verbi latini. . ; . 147
Poche osservazioni intorno alla formazione de'ver-
bi in OR. è ‘ ; ‘ i ; ». 150
CAPO IV. Zniorno alla Variazione de' Nomi per-
sonali primitivi. . 153
CAPO V. Intorno alla Variazione de’ Prenomi lai
fini, e LI e . . a) la e C 154
211
DELL'ETIMOLOGI A
PARTE QUARTA
Intorno alla Derivazione delle parole latine
Introduzione... » 157
CAPO I. Intorno alla Derivazione da' Nomi latini
o dalle parole derivate in forma di nomi . 160
7. I. Intorno alla derivazione de' Verbi dai
Nomi . . 161
Arr. II. Intorno ‘alla derirazione delle parole in
forma di aggiuntivi da' Nomi. ‘ . - 164
Lista delle desinenze delle parole derivate in for-
‘ ma di aggiuntivi da’ nomi .
CAPO IL Delle parole che derivano da' verbi
latini . .- 108
Anr. I. De' Nomi verbali derivati da’ verbi. | 169
SI. Desinenze, più comuni nell'uso , si ver-
bali immediati. . . ivi
6 2. Desinenza de' nomi verbali mediati. 171
ART. II. Degli aggiuntivi verbali, che derivano
da’ verbi latini. . . 172
G 1. Zatorno agli aggiuntivi verbali detti par.
ticipî . ivi
$ 2. Degli aggiuntivi verbali diversi da’ par-
ticipî. .
CAPO Ill. Intorno alle parole, che derivano da-
gli aggiuntivi. . » 177
Art. I. Delie parole in forma di nome, che de-
rivano dagli aggiuntivi. sg” . ivi
Arr. II. De' verbi derivati dagli aggiuntivi. . 178
ZH So Degli aggiuntivi derivati dagli aggrun-
cAPO "Tv. Intorno alla Derivazione delle parole
da’ Prenomi. i ; i . A . ivi
212
CAPO V. Intorno alle par ole derivate dalle Pre.
posizioni. . . 181
Osservazioni intorno a’ voluti derivati dagli av-
verdi. . - SO È . 152
DELL'ETIMOLOGIA
PARTE QUINTA
+ Intorno alla Composizione delle parole latine
Introduzione. | | 186
Sezione I. Della Composizione delle “parole al-
terate. . 4
CAPO UNICO. .
| Sezione ‘Il. Znzorno alla Composizione delle paro.
le senza alterazione 4
CAPO I. Della Composizione. per iniziali.
CAPO II. Della Composizione finale delle: ‘parole. 197
Art. I. Intorno alla Composizione R: finali si
gnificanti. .
‘ART. II. Intorno alla Composizione per finali in-
significanti
ivi
ivi
CAPO III. Della Composizione di equipollenza. 203
APPENDICE intorno alle parole ‘omonime. . » 205
CONSIGLIO GENERALE
DI PUBBLICA ISTRUZIONE
Napoli 3 Settembre 1855
Vista la domanda del Tipografo Nicola Mencia, con la
quale ha chiesto di porre a stampa l’opera: Introduzione
allo studio della lingua latina, ossia saggio diuna gram-
matica latina ragionata di Lorenzo Zaccaro.
Visto il parere del R. Revisore signor D. Paolo Garzilli.
Si permette che l'opera indicata si stampi; però non si
pubblichi senza un secondo permesso, che non si darà se
prima lo stesso Regio Revisore non avrà attestato di aver
riconosciuto nel confronto esser l’ impressione uniforme
all'originale approvato.
Il Consultore di' Stato
Presidente Provvisorio
CAPOMAZZA.
Il Segretario Generale
Giuseppe Pieirocola.
212
CAPO V. Intorno alle ai ole derivate dalle Pre.
posizioni. . . 181
Osservazioni intorno a' voluti derivati dagli av-
verbi. . CN Jia : . 1582
DELL’ETIMOLOGIA
PARTE QUINTA
» . Intorno alla Composizione delle parole latine
Introduzione. © < 186
Sezione I. Della Composizione delle “parole al-
terate. .°. . . 180
CAPQ UNICO.
SEZIONE Il. Intorno alla Composizione delle paro.
le senza alterazione . . 191
CAPO I. Della Composizione per iniziali. . . ivi
CAPO II. Della Composizione finale delle parole. 197
Art. I. Intorno alla Composizione pe finali si
, gnificanti. . ivi
Arr. II. Intorno alla Composizione per finali in-
significanti ‘.
CAPO III. Della Composizione di equipollenza.' 203
APPENDICE intorno alle parole ‘omonime. . »
INTRODUZIONE
ALLO
STUDIO DELLA LINGUA LATINA
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INTRODUZIONE
ALLO STUDIO DELLA LINGUA LATINA
OSSEA
SAGGIO DI UNA NUOVA GRAMMATICA LATINA:
RAGIONATA
DIVISA IN TRE PARTI
cioè 1.* Lessigrafia IT." Etinrologia INL.° Sintassi
Regolare e Figurata.
CON UN APPENDICE INTORNO 4° TRASLATI
PARTE III.* VOL. III°
per opera
DI LORENZO ZACCARO
SE
NAPOLI
DALLA TIPOGRAPIA DE’ GEMELLI
Vico lungo Montecalvario num. 7.
18551
..
‘PREFAZIONE A' PRECETTORI
Eccoci a quella parte della grammatica , che a
confessione de puù dotti filologi forma la logica de’
fanciulli, la Sintassi! a cui le più dotte e pu ac-
curate sollecitudini furono mai sempre rivolte , ma
indarno ; poichè partendo dal falso supposto che la
Sintassi abbia regole e non principi, riuscirono i
un. guazzabuglio di assurdità e di contraddizioni.
Confessiamolo senza riguardi a celebrità secolari ,
niuna grammatica o greca 0 latina ct ha presentato
finora una definizione vera della Sintassi! Ditemi, 0
precettori , ditemi se potete ; quale nozione netta €
precisa vi siete mai formati di questa parte della
Grammatica,che si dice Sintassi? Quale risposta sod=
disfacente potete voi fare a questa domanda, di cun
siate certi. di esserne voi stessi soddisfatti ? Quando
avrete detto che la Sintassi è Ordine o Costruzione ,
che dessa è regolare e figurata, che è di concordanza e
di reggimento,ditemi coscienziosamente se queste parole
destarono in voi quella compiacenza, che tanto diletta
lo spirito nell’ intuizione evidente del vero compreso
qual è? Nonvi rimase al contrario un vuoto lacerante
per la indeterminazione di queste nozioni oscure e con-
fuse? E con. quale coscienza potete voi dire, che vase-
VI PREFAZIONE
gnando avete adempito il vostro dovere, certi che È
vostri discepoli non hanno potuto capire quelle nozio-
ni, delle quali vor medesimi non avete potuto render-
vi mai conto esatto per difetto di chiarezza e dî
precisione ? Io domando a voi quel che domandai
spesse volte a me stesso, quando uscito dalle vostre
scuole cercava di rendermi conto della dottrina, che
volea insegnare. E in quale conflitto non mi trovai
allora , che convinto dell’ impostura di un insegna-
mento austero, col quale si suol trarre partito ad una
opinione usurpata , mi decisi di confessare al pub-
blico la propria ignoranza, e di riformare da capo
il mio intendimento!! Misiin disparte i vecchi pregiu-
dizî, 0 con animo spassionato cominciai uno per uno
a passargli a rassegna, e senza rispetto di autorità
a interrogarli, che cosa fossero, o che potessero va-
. tere a fronte del tribu della ragione, tanto est-
gente, quanto sospettosa, e mi venne fatto scoprire,
che quei paroloni divenuti geroglifici misteriosi, rac-
chiudendo spropositi di una crassa ignoranza, non
bastavano a colorire la presunzione de’ barbassori.
Che cosa è la Sintassi? donando a voi, e domando
«di nuovo a me stesso , quale è l’ obbgetto intorno a
cui si versa? che cosa può sapersi dopo che si sarà
studiata la Sintassi ? Dire che la Sintassi è Ordine
o Costruzione, è lo stesso che confessare non essersi
ancora capita la natura di questa. parte tanto im-
portante della Grammatica, o di essersi ignorato l’ob-
bjetto di questa scienza, senza cui è impossibile che
st costituisca la Logica de’ fanciulli. Dividendo la Sin-
tassi in quella di Concordanza e in quella di Reggi-
mento, sì viene a confondere la parte grammaticale,
che ha principî, con quella che ha regole, la Sintas-
si con la Lessigrafia , perocchè le concordanze non
4° PRECETTORI VII
sono, che lo studio degli accordi tra la desinenze de’
nomi, prenomi, verbi ed aggiuntivi ; cosa tutta pra-
tica, versantesi sulla lingua attuata in fatto, obbjet-
to affatto proprio di Lessigrafia. (Vedi Avvertenza ai
precettori Vol. II. pag. IX. ). Ora st comprende per-
chè ritenevasi che la Grammatica in tutta la sua
estensione fosse Arte e hon Scienza, perchè l’arte ha
regole, e la scienza ha principî , e la grammatica
tutta, secondo le scuole, ha regole assiepate di ecce-
zioni senza principi assoluti e universali. E con que-
ste supposizioni osavasi tentare una riforma, per
farne la Logica de’ fancwlli ! — E si tentava di
scrivere una grammatica Universale! e si preten-
deva di dare 4 titolo di filosofica ad una gramma-
tica senza principi /
Dopo questo lungo e penoso conflitto tra l uomo
vecchio e V uomo nuovo , tra il mio spirito educato
alle scuole , e il mio spirito svincolato dalle pastoje
de’secolari pregiudizi, 0 divisai un piano novissiino ed
originale di tutto il corso filologico , nel quale ogni
parte ben divisata occupasse il proprio luogo, e si
rannodasse a tutte le altre con la stessa condizione
di omogeneità , onde risulta un tutto ancora omo-
eneo, n !
: La Sintassi pertanto, in questo nostro divisamen-
to, è una Scienza, che risulta da principi diversi da’
principi dell'Etimologia, in quanto che essa si pro-
pone d’ indagare î valore relativo delle parole con-
gvunte , mentre V Etimologia ha indagato il valore
assoluto delle parole isolate. Tutta la grammatica è
Scienza delle parole , ma ciascuna sua parte se ne
propone una parte , ecco il nesso tra tutte le parti
della Scienza filologica. Con questa legge proceden-
do, la Sintassi ha un campo determinato, nel quale
VII ‘PREFAZIONE
non debbono nè possono entrare quistioni di perti-
nenza lessigrafica 0 etimologica, come assurdamente
fu praticato melle scuole, dove tutto è confuso. Ma
questo è nesso che lega la Sintassi alle altre parti
della Grammatica, oltre del quale, ve ne dev’ essere
un altro non meno importante, e si è quello che lega
le frazioni o è denominati di questa parte, rispetto
alle quali ciascuna parte ha ragione di tutto. La Sin-
‘tassi è stata divisa in due parti, cioè Regolare e Fi-
gurata: queste parti debbono essere connesse tra loro
rispetto al medesimo tutto. Or quale è nesso che
lega queste due parti ? Invano proponete questo pro-
blema a’ grammatici per averne una soluzione sod-
disfacente ,. perchè, mentre fanno consistere la Sin-
tassi figurata în certi costrutti ellittici generalmente
parlando, vi producono un mondo di figure orribili
per eccesso e non per mancamento. Oltre a ciò î
due trattati vanno confusi , trovando nella regolare
Sintassi esposte le regole concernenti i figurati co-
strutti, e per citarne un esempio, mentre i Nuovo.
Metodo ha dichiarato di pertinenza della prima sin-
tassi tutt’ i costrutti, ne quali sono espresse tutte le
parole in forma analitica , vi espone nel. medesimo
trattato è Verbi neutri con l’accusativo , + verbali
seguiti dal genitivo, il verbo Sum col dativo, î verbi
Doceo, Moneo ec. con due accusativi, il genitivo do-.
po gli aggiuntivi neutri ec. , mentre poi negli av-
vertimenti sì parla di Ellissi, di Zeugma, di Silles-
si ec., che appartengono alla Sintassi figurata, di
cui non tratta che nel secondo Volume. Niun ordine,
miuna precisa e chiara nozione, ma tutto orribilmen-
te confuso , messo dopo quel che dovrebbe precedere
ed al contrario — Raccogliendo in fine quanto si è.
studiato in due grossi volumi, voi non possedete che
A PRECETTORE x
un ammasso di materiali eterogenei , che andrete a
dimenticare in brevissimo tempo. La Sintassi figura-
ta poi è un enimmna più inestricabile della regolare,
poichè non ancora è stato definito in grammatica
che cosà sienò le figurè, e poi, mentre pare che ogni
dir figurato produca eleganza , e consista nel dir
poche parole per far intendere molti pensieri, incon-
trerete tra le figure annoverato il Pleonasmo 0 il ri-
pieno, l’Iperbato, ? Antiptosi e ?° Enallage, che sono
vere sgrammaticature. | ©
— Noî dunque produrremo una delle più importanti
novità, se altro non facessimo che metter ordine în
tanto disordine. Ma troppo poca utilità c’ tmpromet-.
teremmo, se non ci vemsse conceduto di fondare un
trattato compiuto, razionale e scientifico pel rigore
de’ principi, e per l’ esattezza del Metodo. Dico dum
que che la mia Sintassi ha per obbjeito suo parti-
colare e proprio un brano di discorso , che si dice
Proposizione , nella quale si studia il valore relativo
delle parole congiunte. Essa è regolare o analitica ,
quando stabilisce le relazioni delle parole messe @ co-
strutto în tanto numero, quante sono le idee, che si
vogliano manifestare : è figurata o sintetica, quando
stabilisce è principi di far intendere în poche pa-
role espresse molti pensieri. La figura dunque gram-
medlo , che distingue una Sintassi dall’ altra , è
questa sintesi del linguaggio , è «l difetto 0 manca-
mento , 0ssta l Ellissi de’ grammatici , ogni altra e-
sclusa, come ho dimostrato nel Nuovo Corso di Let-
teratura Elementare Vol. II. pag. 172 e segg.
La mia Sintassi regolare è la Scienza della Pro-
posizione, quale dovrebbe essere in forma analitica.
La Figurata è la Scienza dellà Proposizione în for-
ma sintetica. Io distribuisco la materia secondo que-
x. PREFAZIONE A° PRECETTORI
sto scientifico divisamenta, e non farò come altri han
fatto, cioè trattare in Sintassi regolare, ciò che ap-
partiene alla figurata. Pochi generali principî illu-
mineranno di luce indefettibile tutt’ i particolari co-
strutti ; che andranno ad essi subordinati , ondechè
senza mulirplicare tante osservazioni particolari quan-
ti sono 1 particolari castrutti, otterrà il abi ag van-
taggio, dell'ordine, del nesso scientifico, e del metodo.
La Sintassi secondo me è differente dalla Costru-
sione, perchè questa sì propone di studiare È ordine
o ta disposizione delle parole ne costrutti, mentre
quella intende a scoprire il valore relativo delle pa-
role congiunte senza darsi carico se questa parola
debba precedere, quell'altra seguire. Îo dunque fac-
cio due trattati differenti di ut solo, ciascuno aven-
ie VU obbjetto proprio e determinato. Quello che ho
stabilito intorno alla Costruzione nella grammatica
italiana è sufficiente , ondechè nel presente Volume
m' intratterrò brevemente intorro ad alcune partico-
larità della Costruzione Latina, rimettendo chi »' è
vago al luogo citato, ed al IT. Vol. del Nuovo Corso.
Alla Sintassi farò seguire un Appendice intorno a’
Traslati per rendere compiuta la teoria filologica intor-
no allo studio della parola,come segno rispetto al signi-
ficato,e in questo m'ingegnerò di essere breve e chiaris-
simo per quanto comporta l’importanza delle quistioni.
Io faccio grande distinzione tra i costrutti ele-
ganti per ragione di Sintassi, e quelli che sono tali
per ragione de’ Traslati , e gli uni e gli altri costi-
tuiscono la purità e la proprietà della lingua lati-
ma, di cui mi cccuperò nell’Elocuzione in un 4.° Vo-
lume, che ho pure in animo di pubblicare. In que-
sta guisa avrassi un Corso Compiuto di grammatica
latina razionale, quale dev’ essere, e quale è ne’voti
di tutti che fosse. A
INTRODUZIONE
INTORNO ALLA DEFINIZIONE DELLA SINTASSI
IN GENERE.
Nella Etimologia abbiamo studiato le parole isolate,
ossia distaccate dal discorso per appurarne il significa-
to assoluto e diretto, ossia quel significato, che la con-
venzione primitiva assegnò a ciascuna di loro, e che
però dà ragione di tutti gli altri significati posteriori,
che acquistarono relativamente, mettendosi a costrutto.
.La Sintassi si propone di appurare il significato re- -
lativo delle e congiunte a discorso , ossia quel
significato, che loro succede unendosi ad altre parole.
Ma che .cosa è il significato relativo ? Per compren-
dere il valore di questa espressione io sono solito di
ricorrere all’ esempio del mosaico composto di tante
piccole pietruzze allogate in contatto l’ una dopo l’al-
ira , in guisa che ne risulta un solo tutto, come è
dire l’immagine di un uomo, di un cane, di un ca-
vallo: ec. , dove ciascuna pietruzza, che isolatamente
non è che pietruzza , in composizione acquista chi il
valore di pupilla, chi di punfa ‘di naso, chi di dito ‘e
via dicendo , valore che hanno in quel composto , e
12 INTRODUZIONE
che perdono appena che se ne distaccano. Ond' è chia-
ro che la pietruzza ha quel valore relativamente, e
non assolutamente, Fate la stessa applicazione alle pa-
role. Se truovo, per esempio , la parola. Aqua isolata
così , petrò dire, che sia nome segno di sostanza o
eausa singolare , e niente più. Ma se incontrerò la
stessa parola nel seguente brano : aqua est dulcis,
comprendo che aqua 1.° è primo termine di proposi-
zione finita, perchè sta in principio di questo brano,
2.° che sia soggetto e non agente, perchè vi è il ver-
bo est che dinota essere, 3.° che non è termine di
rapporto, come potrebbe essere, se fosse preceduta da
preposizione ec. Le quali cose io non potrei sapere,
se aqua nen fosse congiunta ad est dulcis, ond’è
chiaro che tutte queste significazioni sono relative ,
ossia rispetto al brano di discerso, e non assoluto.
Ecco perchè io chiamo valore relativo o sintassico
delle parole quello , che risulta dalla loro unione ad
altre parole, appunto come la pietruzza in mosaico è
pupilla relativamente al tutto, mentre è pietruzza i
solatamente considerata. i
Il fondamento della Sintassi nel ricercare questo va»
lore sintassico delle parole congiunte sta nel nesso,
che le idee significate dalle parole-segni hanno tra lo-
ro. Il che si rende chiaro, anzi evidente, per via di
esempi. Incontrandoci nella parola Cum con, andiame
in cerca. di un neme che le preceda, e -di un altro che
. la segua, perchè Cum con è preposizione, che dine-
ta relazione. di compagnia o di unione , la quale non
può essere che tra ‘sostanze e sostanze, o cause e cau-
se, di cùi sono segni ii nomi { Etim. Par. 1. pag. 42).
Noi dunque dalla relazione, che hanno le idee tra loro,
scopriamo la relazione, che hanno le parole vicende-
volmente. Quindi rileva più chiaramente, che la Sin-
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 13
tassi sì propone di studiare queste relazioni delle pa-
role sul fondamento delle relazioni tra le idee.
Quel brano di discorso, che la Sintassi si propone,
per appurare il valore relativo delle parole, non oltre-
passa l’ estensione di un periodo, ossia di un pezzo
di discorso contenuto tra due punti fermi, uno in
principio e l’ altro in fine, Esso in Sintassi dicesi Pro-
posizione, Frase, Enunciazione, Costrutto, ma noi lo
chiameremo sempre Proposizione, e per questo la Sin-
| tassi si potrebbe definire per la Scienza della Propo-
sizione: nella quale definizione, comunque ristretta, si
contiene tutte, perchè, come vedremo, in una proposi-
zione logica massimamente determinata si possono ap-
prendere tuttele relazioni possibili delle parole tra loro.
— Ora la Sintassi in due modi po procedere nella
sua disamina, perchè in due modi si possono suppor-
re i costrutti o le proposizioni, sopra cui si versa quel-
la disamina, cioè o de parele ,..che hanno relazione
tra loro, sono tutte èspressé, 6 alcune espresse ed al-
tre taciute. Nel primo caso , essendo la proposizione
Regolare è Analitica, la Sintassi dicesi ancora Resolare
o Analitica per distiaguersi dall Irregolare o Sinteti-
ca, he si versa nella disamina delle Proposizioni ir-
regolari, éssia di quelle; in: cui molte parole: si lasciano
intendere e non si esprimono. Ecco come la Sintassi di-
videsi in due Parti, l una fondamento dell’ altra, per-
chè, se non sapessimo prima la Sintassi regolare, non
potremmo: capire Ja irregolare; È grammatici chia ma-
no’ la irregolare Sintassi Figurata , parola che non
significa alcuna cosa. Tutte le distinzioni fatte finora
in grammatica di Sintassi di concordanza, di reggi-
mente ec., vengoro ridotte ad un selo principio vero
e semplice, come apparirà dal. contenuto del presente
«.d e. a,
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‘ Pilli.i
PARTE PRIMA
Intorno alla Sintassi Regolare o Analitica.
5
a CRIST
CAPOT.
INTORNO ALLA PROPOSIZIONE IN GENERE
E SUE SPECIE,
Per Proposizione intendo un aggregato di parole ,
«sufficiente ad esprimere un giudizio. Il Giudizio è
quell’ atto della mente nostra, con cui pensiamo che
una Sostanza è in certo modo, o che una Causa fa
‘esistere un effetto. Allorchè diciamo: Equus est albus
‘il cavallo è bianco, ecco-.un aggregato di parole suf-
ficienti ad esprimere il seguente giudizio , cioè che
. una Sostanza, chiamata cavallo, è nel modo determi
nato, cioè bianco. Similmente se troviamo Equus fa-
. «st cursum il cavallo: fa corso, eeco nn' altra proposi-
zione , cioè un aggregato di parole sufficienti ad e-
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 15.
sptimere “il seguente Giudizio , cioè che «una «causa
chiamata ‘cavallo fa esistere un effetto, cioè il corso.
‘Oni ‘proposizione possibile si può considerare in
Sintassi regolare o analitica sotto tre rispetti genera-.
lissitii : cioè 1.° sotto il rispetto del contenuto , 2.°
sotto il rispetto di chi parla, 3.° sotto il rispetto di
chi ascolta. It presente Capo adunque vuol essere di-
viso in tre Sezioni, ognuna avente pet titolo uno de’
fre rispetti. bi tri Da
de SEZIONE 1.8
Della Proposizione sotto il rispetto del contENUTO.
-- La proposizione corisiderata sotto il rispetto del cone
tenuto , si divide in Sostanziale e Causale , Catego=
cica e Ipoteorica, à |
“ La proposizione sostanziale ha per primo terminé
‘in nome simile ad aqua , per parola media il verbo
est variato di sum, e per secondo termine un aggiunti
vo di qualità, come alba, dulcis, 0 di quantità, come
una, magna, lata, longa ec., nella maniera seguente:
‘aqua est alba: aqua est una: aqua est magna ec.
'' La Causale poi ha per primo termine un nome si-
mile ad aqua, per parola media facit varialo di Fa-
‘ci, € per secondo termine un verbale di moto simile
‘a cursum , 0 di modo simile a impulsum nel seguen-
"te modo: aqua facit cursum, o aqua facrt impulsum.
" -H Nome della proposizione tanto sostanziale quanto
cansale si dice sintassicamente primo termine, perchè
sta nel principio, che è uno degli estremi, ed ogni
‘estremo è termine , ma è primo termine rispetto al.
‘secondo, che viene dopo del Verbo. L' Aggiuntivo. e
"il Verbale seno secondo. termine , perchè stanno .ia
16 700000. PRIMA PARTE "0 ©;
fine della proposizione. Il verbo poi è parola media,
perchè sta in mezzo e lega i due termini. Jn Etimo-
logia a pag. 40 facemmo distinzione del nome come
secondo termine di rapporto: badisi quì a non confon-
dere il secondo termine di proposizione col: secondo
termine di preposizione. . se
° Le tre parole, così determinate sintassicamente , si
dicono elementi essenziali. di ogni proposizione possi-
bile, perchè senza le tre parole non sì può avere un
numero sufficiente ad esprimere un giudizio, il quale
consiste nel pensare;.0 che una sostanza è in un da-
to modo, o che una causa fa esistere un effetto, a-
qua-est dulcis, aqua facit cursum. Quindi è che, se
alcuno dicesse : Aqua est o est dulcis, aqua facit
o facit cursum, nen si avrebbe giudizio per difetto
di parole, 0 ai n
Affinchè la proposizione sia sostanziale è necessario
1.° che il primo terminé sia-nome nel senso vero e
proprio. ondechè, se si truova una parola derivata in
forma di nome, come poeta, seriptor ec., il costrut-
‘to è figurato, e bisogna sottintendere il nome, a cui
il derivato si riferisce, 2.° è necessario che il secon
do termine sia aggiuntivo in senso vero e proprio
di qualità o quantità, ondechè, trovandosi invece un
prenome, o qualunque altra parola derivata o compo-
sta in forma di aggiuntivo, il costrutto è ancora figu-
‘rato, dovendosi intendere il vero aggiuntivo, L’ aggiun-
tivo poi deve concordare col primo termine, con le
‘desinenze di accordo stabilite dall’ uso , onde è uopo
dire : aqua est ‘alba e non aqua est albus, aqua est
dulcis e non dulce ec. ,.secondo ciò che è stabilito
nelle tavole lessigrafiche Vol. I. Facciansi le stesse
osservazioni pel secondo termine di proposizione Cau-
sale., in cui, se invece-del Verbale sì truova altra
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 17
sia ‘in forma di verbale , la sintassi & figurata. Il
erbale poi va alla quarta desinenza 4.0, come di-
rebbero ìgrammatici , in accusativo. Ma guardatevi
di confonderlo con l’obbjetto. ì n.
La proposizione sostanziale è così -detta , perchè il
primo: termine di essa ha valore di sostanza, «di che
ne è segno il Verbo Sum detto sostantivo, ossia ver-
bo della sostanza, che significa stato, e dove è stato è
sostanza , che in Etimologia fu definita per la cosa
. permanente, che fa da sostegno de’ suoi attributi.
senza che essa abbia bisogno di .essere sostenuta
( pag. 25 Vol. Il. ). n
‘- La proposizione Causale è così detta, perchè il pri-
mo termine di essa, cioè il nome, ha valore di causa,
di che n'è segno il verbo Facio, che significa azione,
e dov’ è azione è causa , che abbiamo in Etimologia
definita per la cosa, che operando ‘ne fa esistere una
altra, che prima non esisteva ( pag. cit. Vol. II. ).
Quindi è che lo stesso nome, per esempio, aqua, ha
diverso valore nelle due proposizioni, perchè nella so-
stanziale ha valore di sostanza , e nella causale ha
valore di causa. Della qual cosà si sono avveduti 1
grammatici , quando appellavano il primo termine di
proposizione, ora Nominativo soggetto , ora Nomina-
tivo agente, ma non seppero distinguere quando fos-
se l’ uno e quando l’altro, anzi spesso una nomencla=
‘tura con l’ altra confusero. Per: noi Soggetto e So-
‘stanza sono la medesima cosa, come la medesima co-
sa sono Causa e Agente (Vedi Etimol. pag. 25 Vol.
H.), ma chiamiamo il nome Soggetto o Sostanza col
. verbo Sum, Causa o Agente :cel verbo Facio.
Quello che importa osservare, concerne i verbi con-
‘ereti, i quali racchiudono due parole in una; perchè
abbiamo detto in Etimologia pag. 31 che i verb
15 : |. PRIMA PARTE .
concreti di Stato, come Dormio io dormo, (Quiesco
io riposo, Sto io sto, Amor io son amato ec. equival»
gono al Verbo. sum, ed al participio in ns, o in us,
e i verbi concreti di azione, come Scribo, Lego, Cur=
ro al verbo Facio, ed al verbale di moto o di modo.
La proposizione con questi verbi invece di tre parole
ne ha due, perchè una , cioè il verbo ne wale due,
così dicendo : Petrus dormit, o Petrus legit, si ha in
valore Petrus est dormiens, e Petrus facit lecturam,
la prima è sostanziale, la seconda causale. Ma, essen-
do il participio una parola derivata in forma di aggiun-
tivo, che non può essere secondo termine di propo-
sizione, parrebbe che non sì dovesse in essa riconoscere
una proposizione compiuta.Ma per non anticipare delle
quistioni alquanto difficili, mi contento di averle sem-
plicemente enunciate, e mi riserbo di risolverle nella
‘seconda Parte, allorchè espongo la teoria delle pro-
posizioni duplicate. Nè in ciò le grammatiche delle
«scuole hanno un vantaggio su questa nostra , perchè
in quelle è generalmente riconosciuto che il partici»
pio sia aggiuntivo, ondechè non è la presente quistio-
ne neppure sospettata , mentre ha tanta importanza
nella Scienza etimologica e sintassica. . È —.
Tanto la proposizione sostanziale, quanto la Causal
poi si divide in categortca e ipoteorica.
Si dice categorica ogni proposizione simile alle due’
‘ prodotte in esempio, cioè aqua est alba, aqua facit
‘ Cursum , ossia ogni proposizione sostanziale , che ha
per primo termine un nome simile ad aqua, per parola
- media il verbo est variato dell’infinito esse, e per secondo
termine un aggiuntivo qualitativo o quantitativo, simile
adulcis, una, magna: oppure ogni proposizione causale,
che ha per primo termine un nome simile ad aqua, per
| parola media. il verbo. facto , e per secondo termine
INTORNO ALLA: SINTASSI REGOLARE 19
un: verbale di moto simile a cursum-,' o: di modo si-
mile a timpulsum, o, se il verbo è concreto, costano.
entrambe di nome e' verbo, come aqua quiescit, aqua
Tale forma di proposizione dicesi categorica , per-
chè semplicissima e umiversalissima , a cui tutte le.
altre forme di proposizioni possibili, si debbono ridur-:
re, come i numeri si riducono all'unità. Per questa
natura la proposizione categorica si può ancora chia->
mare semplice, assoluta e positiva: semplice, perchè
contiene un solo giudizio: assoluta, perchè esprime un.
giudizio analitico, cioè fatto senza comparazione : po-
stiva, perehè pone una qualità inerente nel sogget::
to, e un effetto prodotto dalla sua causa.
41 grammatici e i logici chiamavano proposizione af-.
fermativa quella, che noi chiamiamo positiva, a cui:
facevano corrispondere ta contraria detta negativa. La
quale nomenclatura è falsa per quanto ho stabilito nel
Nuovo Cerso, ed ho accennato nella Nuova Gramm
rag. per la lingua italiana. |
| La proposizione ipoteorica è ogni altra forma di pro-
posizione differente da quella della categorica sopra
descritta. Ogni volta adunque, che v'imbattete in una
proposizione, che invece di presentarvi tre parole co-
me essenziali elementi, v'introduca la negazinne, co-
me Aqua non est dulcis, oppure invece dell’ aggiun»
tivo per secondo termine, vi presenti un altro no»
me, come Quercus est arbar, vei direte che ‘non sia
più categorica, ma ‘poteorica. ed
La proposizione ipoteorica adunque è di due spe-
cie, cioè posttiva e negativa: la positiva è quando il
verbo Sum si truova tra due nomi, cioè quando in-
vece dell’ aggiuntivo per secondo termine èvvi un al-
tro nome semplicemente, come nell’ esempio riportato
‘
(3
.
20 PRIMA PARTE Sa Le
Quercus est arbor , la quercia è albero. Il che deve
intendersi di tutte quelle proposizioni, che invece del-
’ aggiuntivo dopo il verbo sum, hanno un. prenome,
o qualunqué altra parola variata, derivata e composta
in forma di aggiuntivo, come Liber est hic il libro è
questo, Equus est meus il cavallo è mio, Lupus est
deformis il lupo è deforme ec., perchè simili parole,
non essendo aggiuntivi, si debbono considerare come
determinazioni di un altro nome sottinteso da allogar-
si dopo est, come spiegheremo più diffusamente in
Sintassi figurata. |
. La ipoteorica affermativa è, quando, oltre i tre ele-
menti essenziali, vi è pure la congiunzione non sotto
qualunque forma, cioè sia quando vi è non, o ne, 0
haud, sia quando vi è ni 0 in in composizione ad
altra parola, o di, de, dis o a insenso di negazione,
perchè come ognuno vede, sono più quattro parole
che tre. Ond’ è chiaro che la proposizione ipoteorica
di qualunque forma è composta, e in quanto alla po-
sitiva sarà dimostrato nella. seconda Parte: in quanto
alla negativa è chiaro dal maggior numero delle pa-
role, come si è detto. Questa forma di proposizione
adunque, paragonata alla categorica, si può dire com-
posta, relativa e negativa ; composta , perchè rac-
chiude più di un giudizio : relativa, perchè il giudi-
gio, che esprime, avviene per comparazione : negativa,
quando vi è la negazione, perchè toglie una qualità
che era nel soggetto , o un effetto prodotto dalla
causa,
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 21
SEZIONE II.*
Intorno alla proposizione considerata sotto il rispetto
Ogni nomo che parla si deve sempre proporre una
qualche cosa che voglia dire ; fueri di questa suppo-
sizione è impossibile di parlare in senso di discor=
rere o ragionare. H proposito 0 il proporamento, ma-
nifestato com parole, si dice proposizione, la quale
prende tutt'i caratteri del proposito. o del proponi-
mento. Ora in due modi possiamo proporci una qual-.
che cosa a dire, o come primario obbjetto che prin-
cipalmente c’ interessa, © ‘come secondario obbjetto,
il quale è in grazia di quel primo, in guisaché, se
questo non ci premesse, non ci daremmo sollecitudi-
ne di quello. Quando la proposizione prende una for-
ma atta a farci intendere il primo proponimento, sì
dirà principate : se prende la forma stla a farci in-
tendere il secondo proponimento; si dirà incidente. Ec-
co la noziohe più semplice, che possa darsi della pro-
posizione principale e incidente, delle quali 10 trat-
terò partitamente in due Articoli, suddividendo il se-
condo in più paragrafi.
_22 PRIMA PARTE
ARTICOLO I.
| Caratteri della Proposizione Principale, ideali
‘ed empirici.
1 caratteri della proposizione tanto principale quan-
to incidente si desumono , o dalla forma esteriore
delle parole, che la costituiscono, o dalla ragione del
pensiero che esprimono. Nel primo caso si dicono ca-
ratteri empirici 0 verbali, nel secondo caratteri idea-
ko logia. |
1 caratteri empirici 0 verbali della proposizione
principale sono i seguenti: 1.° che il verbo di modo
finito è all’ Indicativo de’ grammatici, e che noi ad-
domandammo Modo della proposizione principale va-
riato ne suoi otto tempi secondo l’ ordine esposto in
Etimologia pag.138 e seg. Vol.II. 2. che non sia precedu-
to da prenome congiuntivo simile a quantus, qua-
lis, qui, quae, quid, quod, o da congiunzione co-
pulativa mista simile a vt, st, quando, ubi, nam,
etemim ec., ossia da qualunque parola che rac-
chiude il che italiano. Messe queste due condizioni,
direte senza tema di errare che la proposizione così
formata sia principale senza ricercare allronde la na-
tura della medesima.
Carattere ideale o logico della proposizione princi-
pale si é che dessa presenta un giudizio finito , o
un senso compiuto, in guisacchè chi legge o ascolta
non rimane sospeso in aspettazione di qualche altra
cosa a dire per intendere. Così dicendo : aqua est
dulcis, 0 aqua facit cursum , ognuno intende senza
sospensione di senso, che una sostanza, cioè acqua, è in
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE . 2$
un dato Modo, cioè dolce; e che una causa, cioè
acqua, fa esistere un effetto, cioè corso. |
. Quando io dico, che la proposizione principale pre-
senta un giudizio finito ; 0 un senso’ compiuto, per
quello e- per. questo non ‘si deve intendere un giur
dizio, o un senso in ogni modo determinato , perchè
così confonderebbesi la proposizione principale sempli-
ce con la proposizione principale logica o discorsi-
va , di cui parleremo nella Sezione: seguente. Quel
finito e compiuto intendesi in rapporto a’ tre elementi
essenziali della proposizione e del giudizio.
hei 5000 a
ARTICOLO HI.
Intorno a’ Caratteri della Proposizione INCIDENTE,
EspLiciTa e IMPLICITA.
I Caratteri empirici.o verbali della Praposizione in-
cidente sono due ancora: 1.° che il verbo non sia
al Modo detto Indicativo da’ grammatici, e da noi Modo
della Principale proposizione , ma all’ Imperativo, al
Congiuntivo ed all’ Infinito. 2.° Se il verbo e al mo-
do Indicativo sarà preceduto da Prenome congiun-
tivo, o da Congiunzione copulativa , in cui si rac-
chiude il che italiano. si
Carattere ideale o logico della proposizione inci-
dente si è, che dessa presenta sempre wn giudizio
mon finito, e un senso non compiuto , onde lascia
‘una sospensione in chi ascolta o legge, per ia qual
si è in aspettazione di qualche altra cosa a dire per
intendere. Se dico per esempio: Si tu scribiîs se tu
scrivi, etst ille veniat benchè egli venga, voi non in-
‘tendete certamente in modo assoluto , ma state ad
84
è Poco: i PRIMA PARTE. ;.
aspettare ehe ie dica qualche altra cosa per com;
prendere il senso di quelle frasi -ineempiute. |.
.. «La Pròpesiziene incidente altra è esplicita, altra è
implicita: la prima si ha quando è preceduta espli»
citamente da Qualis, Quanius, Qui, quae, quod sia
semplice, sia composto, come quamodo, quivis, qui
libet, quicumque ec, n° e
implicita ne’ seguenti casi: 1,° se il verbo-è al.
l’Imperative ,. 2.° all Infinita, 3.° all’ Indicativo e
Congiuntivo preceduti da Cengiunzione mista, 4.° se
la proposizione è interrogativa, In quattro distinti para;
grafi esporremo queste quattro specie di proposizio-
ni incidenti implicite, A |
e (SS ae
Della Proposizione incidente implicita 1mperatira,
Quando diciamo : f prae va avanti, veni huc vie-
ni qua, fac cito fa presto, ognuno comprende che
noi vogliamo dire, io comando, io prego, io voglio ,
lo desidero che tu vada, tu venga, tn faccia ec, In
altri termini è chiaro, che la forma imperativa è una
maniera di dire abbreviata, la quale fa intendere la
proposizione: principale ego jubeo , ego precor-, ego
volo, ego cupio ec., da cui dipende la incidente s0-
stenuta dal verbo variato a modo imperativo. Quindi
deducesi che la' proposizione cel verbo in tal niddo è
incidente, perchè subbordinata ad una delle principali
riportate, ma è implicita, perchè una tale proposizio-
ne non è preceduta da Preneme congiuntivo è da Com
giunzione , che racchiudano il che italiane. Oltracciò
‘deduco che questo Modo impropriamente è ‘detto im»
“perativo ; perocchè hon sempre la principale; da cui
INTORNO AÎLA sInrAssi necoLane =—25
dipende, è io comando, ma alle volte è i0 prego, i0
consiglio, i0 desidero, to voglio. In fatti, allorchè di-
eiamo a Dio : Libera nos ab omni malo s liberaci da
ogni male,chi oserebbe asserire che con quel libera nos
noì miseri mortali osiamo di comandare l'Onnipotente?.
e quando un amico per affetto dice all’ amico : vent
Gito vieni presto, sarà questo un comando pari a
| Quello che si fa al servitore con la stessa formula ?
Niun uomo di buon senso potrebbe pensarlo, Ondechè
nella Nuova Grammatica Italiana vol. Il: pag. 17. io
proposi Modo volitivo preferibile a modo imperativo (1).
$ 2°
Intorno alla proposizione incidente implicita
INFINITA.
La proposiziono è infinita, ogni qualvolta ha il ver-
bo al così detto modo infinito, come aquam esse dul-
cem, aquam facere cursum, o, se il verbo è concreto,
aquam quiescere , aquam currere. La distinzione dì
‘proposizione fimta e infinita è della massima impor-
(1) Il precettore per esercizio de’giovanetti, ogni qual-
volta incontrerà una proposizione imperativa , farà due
cose; in prima farà loro rilevare dal senso che forza ab-
bia questa formula, se di preghiera, di comando, di esor-
tazione , di consiglio ec. In secondo luogo farà ridurre
in forma analitica il costrutto sintetico di questo modo
e, se per esempio incontrerà questa frase verzz cito, 80-
stituirà ego precor ut cito venias, passando al congiunti-
vo coll’ w/ l’imperativo , oppure al modo infinito, come
ego volo te venire cito, secondo che il verbo della pro-
posizione principale richiede, come Lissa in appresso,
26. PRIMA PARTE.
tanza sintassica, quantunque da’grammatici non sia stata
fatta, o almeno non si sia fatta rilevare sufficientemen-
te. Ma, come è chiaro dalle due prodotte in esempi,
la proposizione infinita , quando il verbo è. astratto,
costa di tre parole, che nella sostanziale sono nome,
verbo e aggiuntivo, e nella causale, nome, verbo e ver-
bale. La differenza è in quanto al primo termine , i
quale nella proposizione infinita À la quarta desinenze
detta nelle scuole Accusativo, con la quale concorda la
desinenza del secondo termine aggiuntivo, se è sostan-
ziale, come aquam esse dulcem; nella causale il pri-
mo termine ‘è la stessa desinenza detta accusativo, ed
il secondo termine, che «è il verbale, variandosi come
nome, prende pure la stessa desinenza, come aquam
facere cursum. | “a
Il primo termine della proposizione infinita prende
tutte le nomenclature del primo termine di proposi-
zione finita, benchè differiscano in quanto alla desi-
nenza nella più parte de’ nomi, cioè di soggetto 0 di
agente secondo che vi sarà l'infinito esse o facere,
perchè tanto Ja proposizione finita quanto l' infinita
I i in ciò che sono sostanziali o causali, ca-
tegoriche 0 ipoteoriche ec. | —
Nella proposizione causale tanto il primo termine
quanto il secondo hanno la quarta desinenza , come
‘aquam facere cursum, dove aquam è primo termi-
ne agente e cursum secondo termine effetto. ©
Ma, non sempre che incontrasi I’ infinito, presenta
‘una proposizione in forma secondo il falso vedere di
alcuni grammatici , perocchè e in italiano e in latino
.spesso si adopera, come nome primo termine di pro-
«posizione finita o infinita, 0 come obbjetto , 0 come
.termine di rapporto. Glì esempi sono ovvi nell’ uso
«della lingua, ed .io mne cito qualcheduno. S$ctre :tuum
‘ Lea
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 27
nihil est il'tuò sapere è nulla : Comprehendi mises
rum est l’ essere incolto è compassionevole , dove
Scire e Comprehendi fanho da primi termini della
proposizione finita sostenuta dal verbo est. L’ uso più
frequente dell’ infinito. è con l'ufficio di obbjetto do-
po i verbi transitivi, come Scio te studere so che tu
studi, o so studiare tu: come termine di rapporto e-
quivalente ad uti nome variato con la desinenza eti-
mologica significativa della preposizione di si truova
ne’seguenti casi I.” dopo i così detti verbi passivi,
ossia dopo quei verbi, che, avendo.la desinenza in. 0r,
equivalgono al verbo sum.ed al participio in us, for-
mati da'verbi - di azione transitivi in o, simili a Dicor,
Credor , Vocor, Nitor, Conor (1) ec. L'infinito dopo
questi verbi ha forza del così detto genitivo, e tro-
vando il seguente esempio : Horatius dicitur fuisse
poeta , etimologicamente tradurrete: Orazio dicesi di
essere stato poeta, benchè per traduzione di equi-
pollenza si dica meglio in italiano : Dicesi che Orazio
sia stato poeta. La ragione sì è che quell’ infinito in
simili costrutti non può essere nè primo termine di
proposizione nè obbjetto, e se non è una di queste
cose dovrà essere necessariamente un termine di rap-
perio , per lo pelicino generale enunciato in Etimo-
ogia Vol. II. che il nome (e nome verbale è l' infi-
nito ) in qualsiesi costrutto o è primo termine
di proposizione o secondo termine di rapporto in
(1) Questi due ultimi verbi Nifor e Conor si hanno
per deponenti da’ grammatici , ma stando al significa-
to di ingegnarsi sforzarsi sono veri passivi come 2a- -
ceor. Nè osta che il loro attivo non è stato mai nell’uso,
o che per traduzione di equipollenza si facciano valere
per dentare. a i .
28 | —PRIMA PARTE
modo implicito od esplicito. Ora il verbo passi»
vo (e passivi sono i prodotti in esempio e: tutti que-
gli altri che i grammatici appellarono vocativi ) non
può avere l’ obbjetto , come sarà altrove più chiara-
mente dimostrato : resta a conchiudere che l' infinito
dopo i verbi passivi in generale sia un termine di rap-
porto equivalente ad un genitivo, nel quale senso Vir-
gilio adopera l’infinito cognoscere dopo il nome amor,
quando disse: Amor casus cognoscere nostros, amore
di conoscere le nostre sventure. 2.° Dopo i verbi, che
grammatici dissero servili, come queo io posso, nequeo
mon posso, possum io posso, soleo io son solito, debeo io
debbo: esempi, nequeo vivere non posso vivere: soleo scri-
bere son solito di scrivere, imperocchè simili verbi sono
di stato e in forma analitica equivalgono a essere (esse)
ed al participio od aggiuntivo potis e potens, debitor per
debeo, e solitus per soleo. Sicchè traducendo etimologi-
‘camente ego non possum scribere, e ego soleo scribere
per io non sono potente o sono solito; l'infinito dovrà
essere necessariamente preceduto dalla preposizione di,
come io non sono potente o sono solito di sertvere.
In simili casi l’ infinito non prende la forma espli-
‘cita di proposizione infinita, perchè non può essere
‘mai preceduto dal primo termine, che si richiede in-
-dispensabilmente per formare e costituire la proposi-
‘zione medesima.
Si può dunque domandare. in quali casi l' infinito
può formare proposizione ? Quando è primo termine
di proposizione finita, e quando è obbjetto di un verbo
transitivo sotto certe date condizioni, come Deum ésse
sanctum evidens est essere Dio santo è cosa evidente,
Scio te scribere o te facere scripturam so che tu
scrivi.
Ma se il primo termine non può aver luogo, ancor-
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 29
chè fosse ne’ due casi descritti , l’ infinito non potreb-
be formar proposizione infinita. Ondechè dopo il ver-
bo tolo opto e cupio , che significano Voglio e Desi-
dero, ne’ casi che il primo termine - della. proposizione
infinita dovrebbe essere lo stesso nome, che fa da pri»
mo termine della proposizione finita , l'infinito non
è preceduto dal suo primo termine , dicendosi :Volo
venire, Cupio esse clementem e non Volo me venire,
© Cupio me esse clementem. Se poi i primi termini
sono nomi diversi, avrà luogo il contrario, ben dicen-
dosi: Volo te venire, Cupio te esse clementem: Fatte
queste dichiarazioni indispensabili, sorge la principal
quistione : come la proposizione infinita può essere
ncidente e implicita?
Che la proposizione infinita -sia incidente, si ri-
leva: dal solo riflettere che dessa non regge mai
da sè nel discorso indipendentemente da un’altra, che
è principale rispetto alla medesima. Chi dice infatto::
Petrum flere , non dà un giudizio finito o un senso
compiuto, se non lo fa precedere da Ego Scio lo so:
che sia incidente implicita apparisce chiaramente dalla
risoluzione del modo infinito al finito preceduto da
Quod, perchè tanto se dico Scio Petrum jlere, quante
se Scio quod Petrus flet, dirò sempre la. medesima co-
sa. Adunque il Che, latinamente quod, è implicitamente
contenuto nella forma della proposizione infinita , il
che basta a formare una proposizione incidente. im-
pheita. | |
30 :.....0 PRIMA PARTE -
68,9
Intorno alla proposizione incidente implicita
«—__Copulativa.
La proposizione incidente implicita copulativa sì è
| quella, che è preceduta da una delle Congiunzioni miste
Ut, Ubi, Quando, Dum, Si, corrispondenti alle italiane
Come, Dove, Quando , Mentre, Se, perchè simili
congiunzioni racchiudono il che 0 quale, ossia .il pre-
nome relativo Qui, quae, quod. In fatti Ut come
‘equivale a Modo in quo modo o più brevemente a
quomodo, ossia modo nel quale modo. Ubi dove a luogo
nel quale luogo: Cum, Quum, Quando quando a tempo
‘nel quale tempo: Dum mentre a momento,nel qual:mo-
mento:Si se a caso nel quale caso, Vedi Etimologia Vol.
Il.° e NuovaGrammatica ragionata per la lingua italiana
‘Vol. I.° pag. 82. e segg. Tutte le proposizioni precedute
:da queste congiunzioni sono incidenti, perchè non reg-
‘gono per sè stesse, se non si appiccano ad un’altra.
proposizione, che rispetto ad esse sia principale. Infatti
mon dànno mai un giudizio finito 0 un senso compiuto,
‘ma lasciano sempre una sospensione ed un aspettazio-
‘ne di qualche altra cosa a dire per intendere, come
«quando dicesi, Ut venio, come vengo, Cum o
‘do reseribes quando risponderai: - Ubi dirtt dove dis-
se, Sî scies se saprai. Sono implicite, perchè il Qui,
quae , quod, non è espresso ; si dicono Copulative
dalla congiunzione che precede. Per la nozione di modo,
di luogo, di tempo e di caso, che le suddette congiun-
zioni racchiudono, le proposizioni, che ne sono precedu-
te, si possono distinguere con le nomenclature di Pro-
posizioni Modale, Locale, Temporale, Condizionale.
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 31
È proposizione Modale quella che va preceduta da
Ut sia semplice, sia composto, come uti, velut, veluti,
e da Ceuw: è Locale quella ch'è preceduta da Ubi :
Temporale quella che è preceduta da Cum o Quum,
Quando e Dum: Condizionale quella che è preceduta
da S: tanto semplice quanto composto, come mist o ni
abbreviato di nisi, da an, da utrum, ne, necne nelle
proposizioni dubitative. o i
$ 4°
Della Proposizione incidente implicita interrogotiva.
Si dice interrogativa quella proposizione che hella
scrittura ha in fine un così detto punto interrogativo,
e_ nella profferenza porta una modulazione di voce, che
indica premura di sapere.
. Dessa è incidente implicita, ogni qualvolta non è
preceduta da alcun segno esplicito d’ incidenza, come
qui, quae, quod, qualis, quantus, quomodo, cur, quare,
quid? ec. perchè, se da alcuna di queste parole fosse
preceduta, ognun. vede che sarebbe incidente.
Ma si potrebbe quistionare, se si dessero proposizioni
interrogative non precedute da alcun segno d’inciden-
za. Ed io rispondo ‘senza esitare che se ne dìnno mol-
tissime in ogni lingua, e quindi ancora nell’usò della
lingua latina, la quale presenta mille esempi di Do-
mande con la particella ne e nonne, come Audisne?
non odi? Vidistine ? non vedesti? Nonne ivisti? fors
non andasti? ec. ec. o
Ma come si può dimostrare che la proposizione in-
terrogativa sia incidente? È facile a provarlo dal soto
riflettere che la proposizione interrogativa non prece-
duta da seguo di incidenza , come Vidistine? non ve-
32 PRIMA PARTE
desti ? in nulla differisce dalla principale non vidisti
mon vedesti, in quanto alle parole , le quali sono le
stesse, perchè ne non differisce da. non. Intanto ognu-
no conosce.la differenza che passa tra queste due
enunciazioni vidistine? e non vidisti, come è chia-
ro dalla diversa maniera di scriverle e di profferirle.
Or questa differenza non può derivare dalle parole, che
‘sono le stesse: dovrà dunque derivare dalla diversa
natura delle proposizioni. E, posto che Non vidisti. è
principale, se ne dovrà conchiudere che vidistine? sia
incidente , perchè ogni proposizione non può essere
che o principale 0 incidente. |
Ma, se ogni proposizione incidente deve dipendere
da una principale 0 espressa o sott’ intesa, si vuol sa-
pere quale sia la principale, da cui l’ interrogativa di-
pende ? Standoci al senso, che rileva dal nesso logico,
la proposizione interrogativa dipende dalla principale
sott' intesa Ego volo scire io voglio sapere , perchè
chi domanda è incerto delle cose, ed è premurato dal
bisogno di saperle. ln questa guisa riducendo a forma
analitica la interrogativa Vidistine? avremo Ego volo sci-
re casum in quo casu tunon vidisti, o più brevemente
ego volo scire an tu vidisti. Alla stessa guisa sì riduco-
no le interrogative precedute da qualche segno d’ inci-
denza. Io ne produco più esempi per norma di riduzione
ne' casi simili 1.° Quare o Cur non fecisti id? in for-
ma analitica Ego volo scire rem a qua re,o propter
rem tu 4 non fecisti. 2.° Quis venîit chi venne ? Ego
volo scire ‘hominem qui homo venit. 3.° Quid est?
che cosa è ? Ego volo scire negotium quod negotium
est. 4.° Unde venis donde vieni? Ego volo scire lo-
cum ex quo loco venis 5.° Ubi es dove sei? Ego volo
scire locum in quo loco es, 6.° Quomodo huc intra-
sti Come -sei entrato<quì ? :Ego volo scire modum in
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 33
quo modo huc intrasti ? La soluzione in somma deve
essere fatta in modo che la domanda resti subordinata
alla proposizione , Ego volo scire , come l’ incidente
proposizione alla principale, sott' intendendo quel nome
con quella desinenza di variazione, che è richiesta
dal senso e dalle ragioni della grammatica. Si riscon-
tri sul proposito quel che è ancora stabilito nel Il.
Vol. della Nuova Gram. per la lingua italiana.
SEZIONE III.
Intorno alla proposizione sotto il rispetto di chi
ascolta, ossia della Proposizione Grammaticale e
Logica o Discorsiva.
Il fine di chi parla è quello di farsi intendere, 0s-
sia di manifestare con le parole il suo pensiero a chi
ascolta. E, siccome non tutti gli ascoltanti sono ca-
paci d’ intendere un pensiero con. lo stesso numero
di parole, ma con alcuni se ne ha bisogno di molte, con
altri di poche; è facile a intendere che una stessa
proposizione , che costa de’ soli tre elementi essen-
ziali, la essere intesa da alcuni, può non essere in-
tesa da altri, se non è specificata o determinata, ag-
giungendo a’ tre elementi essenziali altre parole. Il
che è evidente dal fatto della propria esperienza, che
io riepilogo nel seguente esempio. Se più persone pre-
senti al mio discorso, che si è versato intorno ad una
cert’ acqua, odono in conclusione aqua est dulcis
l’acqua è dolce, tutti intenderanno determinatamenle
di qual acqua è mio intendimento di parlare. Ma, se
mentre enuhcio questa proposizione, arriva un estra-
nea al mio discorso, naturalmente dovrà domandarmi,
per intendere , di qual acqua si parli, ed io -per far
34 ‘ — PRIMA PARTE
manifesto il mio pensiero dovrò aggiungere a’tre. ele-
menti essenziali altre parole e dire per esempio : Aqua
putei est cum melle dulcis, P acqua del pozzo con.
il miele è dolce. Da questo fatto è chiaro che vi può
essere una proposizione grammaticale simile ad a-
qua est dulcis, ed un'altra logica o discorsiva simi-
le ad aqua putei cum melle est dulcis. lo dunque
tratterò in due Articoli nella presente Sezione. della
Proposizione grammaticale e della Proposizione logica
o discorsiva sotto il rispetto di chi ascolta, perchè ap-
punto usiamo or l una or l’ altra in grazia della ca-
pacità relativa degli ascoltanti, che saranno più o-me-
no informati del soggetto dei nostri discorsi.
ARTICOLO I.
Intorno a’ caratteri della Proposizione Grammaticale.
La proposizione grammaticale costa de’ soli tre ele-
menti essenziali, come Aqua est dulcis o aqua facit
cursum, se il verbo è astratto, o se il verbo è con-
creto di due sole parole, come Aqua quiescti o aqua
currit. Dessa è sostanziale o causale , principale o
incidente , categorica o ipoteorica. Per questa sua
natura è una proposizione astrattissima , perchè non
rende conto delle particolarità costitutive di un’acqua
qualunque , e perciò è ancora indefimita e indeter-
minata, perchè non dice in che tempo,in che luogo,
in che modo ec. l' acqua è dolce o l’acqua fa corso,
ma enuncia semplicemente che I’ acqua è dolce e l’ac-
qua fa corso.
Dessa, a rigore parlando, rare volte ha luogo, e pro-
priamente quando gli ascoltanti sono informati dal pre-
cedente del soggetto di cui si parla. Dico a rigore par-
INTORNO ALLA :SINTASSI REGOLARE = ‘85_
Jando, perchè gli oratori. mettono la proposizione gram:
maticale prima dell’ orazione , e i matematici è i fi-
losofi il teorema, che può essere una grammaticale
. proposizione, prima della dimostrazione. Rare volte ha
luogo, perchè ‘ogni discorso, diretto ad informare altrui
del nostro divisamento , non può contentarsi di una
proposizione astrattissima e indeterminata. È mestieri
dunque che se ne descrivano i caratteri, e che sia con-
natata, anche perchè, quando si fa la disamina sintas-
‘tassica sopra un periodo, che è una proposizione Lo-
gica 0 discorsiva, la prima cosa, a cui bisogna por mente,
è la proposizione grammaticale, che racchiude il Con-
cetto ossia il proponimento dello scrittore, in grazia
di cui esistono, come appendici, tutte le determinazioni.
ARTICOLO 11.°
Intorno alla Proposizione Logica o Discorsiva.
La proposizione tanto sostanziale : quanto causale ,
tanto categorica quanto ipoteorica , tanto principale
quanto incidente, è logica 0 discorswva, ogni qualvolta
oltre i tre elementi essenziali è accresciuta ‘di altre
parole , come Aqua puiei cum melle est dulcis ac-
qua di pozzo col miele è dolce, dove, come egnu-
no vede, oltre gli elementi essenziali Acqua est dul-
‘cts vi sono di più putei, cum, e melle. Essa è detta
logica .dal greco dogos, che significa discorso, perchè.
quando . più .di tre parole si compongono, si esce da’li-
“miti di una semplice enunciazione , e .si entra in di-
-scorso. - Sicchè Logico. equivale all’ italiana parola di-
-SCOTSÌvO. ! ai i
‘Posto :che in. ogni. proposizione logica è mestieri ri-
«cercarne -la grammatieale, .che è come .il nucleo e.la
36... . PRIMA PARTE
sostanza di n periode ‘0 di un costrutte qualun-
que, è agevele a comprendere che le parole dì più
oltre gli. essenziali elementi in una logica proposizione
si possono censiderare eome dipendenti da questi. On-
dechè tutte le parele , ehe entrane a formare la più
lunga proposizione logica, sì pessono considerare alcu-
ne indipendenti, che stanno da sè; e starebbero anche
sole senza bisogne di altre parele ; altre dipendenti
cioè in grazia di quelle, in guisachè, se le prime non
fossero, non potrebbero le seconde reggere. Così nel-
l’ esempio: Aqua puter cum melle est dulcis, le pa-
rale aqua est dulcis stanno per sè indipendenti dalle
altre, ma puter e cum melle sone in grazia di a-
qua in. maniera che, se togliete aqua, dovete togliere
putei e cum melle, che ne dipendono, Per questa ra-
gione e pei caratteri innanzi descritti della proposizio-
ne grammaticale io chiamo Determinabili gli essenzia-
li elementi della proposizione grammaticale , e chia-
mo determinazioni tutte le parole, che si aggiungono
come un dippiù di que’ tre elementi, Determinabile è
ciò che è capace di determinazione ; la determina-
zione è un limite, una restrizione , che sì appone
a ciò che è senza limiti o senza termini. |
Mi spiego con un esempie. Se io dico: aqua acqua
solamente , vei intendete per quest'unica parola ogni
acqua possibile, e potete intendervi l’acqua di i pron
l’acqua di pozzo , l acqua piovana, l'acqua di fon-
te ec, ec, perchè dessa sola è segno di un’ acqua in-
determinata, cioè senza limiti e senza restrizione , e
perciò un vero determinabile, Laddove se io dicessi :
aqua putei acqua di pezzo, voi nen sereste più nella
libertà di pensare ad ogni acqua possibile, perchè la pa-
ola pater di pozzo, aggiunta ad aqua, ne restri il
significato, e la riduce alla sola acqua di pezzo, Onde
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 37
è ‘chiaro che putei.di pozzo è un limife, un termi-
ne, una restrizione, 0 determinazione di aqua acqua.
Ora si comprende chiaramente che cosa sia una de-:
terminazione: è una o più parole che apposte ad un
altra parola restringono ‘il’ significato indeterminato o
generico di quest’ ultima , come è putei di pozzo ri-
spetto ad aqua. Tutte le parole adunque; di cui si
compone la più ricca proposizione logica, si distinguo»
no in parole determinabili e in-parole determinazio-
ni, E, siccome quest'ultime sono sempre in grazia delle
prime, e però dipendenti, è chiaro che 1 determinabili
sono le tre parole costitutive de’tre elementi essenziali
di qualsiasi proposizione : le determinazioni poi sono
tutte le altre parole, che non sono que’ tre elementi,
Se- volete pertanto sapere quanti e quali sono i deter-
mînabili , io vi rispondo che sono tre nella proposi-
zione sostanziale e tre nella causale, cioè Nome, Ver-
bo e Aggiuntivo; e Nome; Verbo e Verbale. E, sic-
come Nome e Verbo sono gli stessì nelle due. serie ,
si può dire in generale che i Determinabili> în tutto
sono quattro 1.° Nome 2.° Verbo 3.° Aggiuntivo 4.°
Verb ° . 90 è :
Chi studia la proposizione Logica o discorsiva, inten-
de conoscere le determinazioni ‘di ciascun determina»
bile, perchè abbiamo veduto che, aggiungendo. quelle
a questi, la proposizione da grammaticale diviene Lo-
gica 0 Discorsiva. Ecco perchè noi divideremo il pre-
sente Articolo in quattro paragrafi , ognuno de’ quali
si propone di far conoscere quali sieno e possano es-
sere le determinazioni di ciaseuno determinabile. Ma,
siccome cadono ‘delle distinzioni rispetto alla diversa
natura di ciascun determinabile , perchè il primo ad
esempio non sempre è un Nome, ma alle volte un tn-
finito , e’l secondo non sempre è verbo pteo ma
38 | - PRIMA PARTE
alle volte è un verbo conereto ec. così suddividere-
mo ciascun paragrafo in più numeri , dove l’ ordine
delle materie e la chiarezza dell’esposizione lo richiede.
$1°
Intorno alle Determinazioni del primo Determinabile.
Jì primo determinabile non sempre è un nome nel
senso dichiarato in Etimologia Vol. II. pag. 24, ma
alle volte è un infinito , come abbiamo accennato a
pag. 26 del presente Volume. Ora sotto il rapporto
| delle Determinazioni vi è qualche differenza tra l’uno
e l altro, ecco perchè esporremo in due Numeri 1.°
quelle del Nome 2.° quelle dell’ Infinito.
Num. 1.°
Intorno dlle Determinazioni del primo Determinabile
. I principio generale e regolatore nella ricerca delle
determinazioni di ogni qualsiesi determinabile è il se-
guente. Saranno determinazioni di una parola tutte
quelle altre , il cui significato è in intima relazione
col significato di quella prima, che rispetto ad esse è
un determinabile, perchè , essendo Ie determinazioni
limiti 0 termini di'un’ idea indeterminata , deve pas-
sare tra il determinato e la determinazione quella stes-
sa relazione, che passa tra il termine e ’l terminato.
Se non vi fosse questa relazione,ancorchè una parola
fosse determinazione di un determinabile, non sarebbe
tale ‘rispetto ad un’ altra. | |
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 39
‘ Procedendo con questo principio per sapere quali
sieno le determinazioni del Nome non abbiamo a far
altro che vedere; con quali idee ha relazione la so-
stanza e la causa, di cui il nome è segno (Etim. Vol.
II. pag. 24 ).
E 1.° Non vi é sostanza creata esistente, chie non
sia nel suo concreto limitata o finita dalle sue quali-
tà e quantità , perchè abbiamo. detto in Etimologia
che di ogni sostanza si può domandare: Quant’ é ?
Qual'è ? Per questa intima relazione, che passa tra la
sostanza e le qualità e quantità, il Nome, che é segno
della prima, prende per sue determinazioni i qualita-
fivi e quantitativi clie sono segni delle secone
de, e, se la proposizione grammaticale aqua est dul-
cis è oscura per chi ascolta , voi aggiungerete chia-
rezza, determinando il nome aqua con l' aggiunti
vo alba, e direte aqua alba est dulcis, T acqua
bianca è dolce. Lo stésso avverrà, se invece di alba
apporrete un aggiuntivo di quantità continua o di-
screta, richiesto dal senso. Da questo momento adun-»
que impariamo a distinguere i due. uffici, che |’ ag-
giuntivo sostiene nel discorso, cioè 1.° di secondo ter-
mine di proposizione, come è Dulcis rispetto ad aqua
est dulcis: 2.° di determinazione del nome, come è
alba rispetto ad aqua nella proposizione logica aqua
alba est dulcis. Nel fare l’ analisi di una proposizio-
ne logita, in cui concorrono molti aggiuntivi, tan-
te volte è difficile a discernere il secondo termine
della proposizione , specialmente ne’ costrutti intrec-
ciati per poetiche, e perciò ardite, trasposizioni delle —
parole. lo do una norma per nen errare in questa
ricerca. Il secondo termine di una proposizione so-
stanziale rispetto all'aggiuntivo determinazione sta co-
me la proposizione principale all’ incidente. Per sape-
40 PRIMA PARTE’
‘re adunque quale tra più aggiuntivi sia quello, che
‘deve allogarsi dopo il verbo est, come secondo ter-
.mine , è mestieri considerare quale. tra essi ha la di-
, 4qmità: di primario concetto. di chi. parla. La qual cosa,
se non si Fileva dalla posizione naturale. delle parole,
è uopò: che si raccolga. dal senso contenuto ‘in quel
.che precede o in quel che segue del discorso. Se,
‘per esempio, invece di aqua alba est dulcis il co-
‘strutto si presentasse col seguente ordine artificiale:
Alba dulcis aqua est, a vedere se alba o dulcis sia
secondo termine, e quindi uno di loro determinazione,
-non abbiamo altro mezzo che ‘il nesso logico di que-
«sta proposizione con l’antecedente e col seguente.
.. Quando il nome è seguito da un aggiuntivo qualita-
.tivo o quantitativo, sua determinazione, come Aqua alba
.est dulcis, allora si dice che il nome è determinato
in forma analitica da un aggiuntivo. Ma. se il nome
:sì varia con desinenze etimolegiche significative di
quantità discreta, per cui si fa singolare e’ plurale ,
«Oppure per desinenze. significative di quantità conti-
.nua e di qualità, onde diviene diminutivo e accre-
+citivo, migliorativo e peggiorativo , allora il nome
si dirà determinato da un oggiuntivo di quantità o di
. qualità in forma sintetica. Così se m° incontro nel
seguente esempio : Asellus est. fortis l'asinello è forte,
.non dirò che Asellus sia nome grammaticale , perchè
.asellus equivale a due parole , cioè parvus ‘piccolo
ed asinus asino... pa ati:
In 2.° luogo il nome prende per sue determina-
zioni 1.° un neme, con. la desinenza significativa del-
la preposizione Di, detta in. grammatica genitivo,
e da noi seconda. desinenza : 2.° la preposizione
.eum con; seguita dal secondo termine di rapporto :
3.° La preposizione Sine o absque senza , seguìta
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 41
da nome, come suo secondo termine. La ragione
si è che il nome dinota sostanza o causa. Ora non
vi è sostanza o causa creata, che non sia dipen-
dente, e che non si truovi o sola 0 in compagnia.
Ma i rapporti di dipendenza, di unione, e di disu-
ntone hanno per segni la seconda desinenza del no-
me variato , la preposizione Cum e Sine , è dunque
chiaro a comprendere che ad esprimere questi rap-
porti di una sostanza, che ha per segno il nome pri-
mo determinabile, è uopo farlo seguire o da un nome
variato con la seconda desinenza, o dalle due propo-
sizioni Cum e Sine, seguite da’ loro termini, Sicché
possiamo dire che la seconda determinazione del no-
me si è quella di relazione , che ha per segni una
di queste tre cose. Così, se aqua est dulcis è propo-
sizione insufficiente per far intendere il nostro con-
cetto, lo determineremo dicendo 1. Aqua putei est
dulcis 1’ acqua di pozzo è delce 2. Aqua cum mel-
le est dulcis Y acqua col miele è dolce 3. Aqua
sine o absque melle est dulcis 1’ acqua senza miele è
dolce, e diremo che putei, cum melle , sine melle
sieno determinazioni del nome aqua.
Da ciò deduco primamente che il così detto geni-
tivo de’ grammatici a ragione fu considerato come di-
pendente da un nome sostantivo espresso o sottinte-
so , perchè racchiudendo la prepesizione Di, che sì
gnifica rapperto di dipendenza, la quale è tra sostan-
ze e sostanze, che hanno per segni i nomi, vuol es-
sere allogata in forma analitica tra due nomi. In se-
condo luogo osservo quanto era assurda la dottrina
de’ grammatici, che consideravano it nome preceduto
da Cum per un ablativo di strumento, come deter-
minazione di certi verbi, imperocchè lo stato e l' a-
zione, significati dal verbo, non hanno alcuna relazio-
42. . PRIMA PARTE
ne con il rapporto di unione e di disunione , la
quale è tra sostanze e sostanze o cause e cause ( vedi
Etim. vol. II pag. 42). “e
. Quando il nome è determinato o da .un nome va-
riato con la seconda desinenza significativa della pre-
posizione Di, o da nome preceduto da Cum e Sine,
si dirà determinato in forma analilica .per una di sif-
fatte relazioni. 000 o | "A
Ma, se invece del nome variato con la desinenza
significativa della preposizione Di si.adoperassero pa-
role derivate da nome in forma di aggiuntivi, come
meus, tuus, suus, derivati da ‘met, tui sui, allora que-
sta parole sì direbbero determinazioni del nome in
forma sintetica ’ sotto : il rapporto. della preposizione
, Da. Così invece di dire, analiticamente aqua silvae
acqua di selva, dirò sinteticamente aqua silvestris con
lo stesso significato: parimenti invece di vir fidei uo-
ano di fede dirò nello stesso senso vir fidelis vomo
fedele. Dite lo stesso di tutte le parole derivate da’
nomi in forma di aggiuntivi con qualunque desinen-
za per lo principio generale enunciato in Etimologia
pag. 158 vol. II. che dal nome non possono derivare
parole in questa forma, che non racchiudano per. si-
gnificato accessorio un’ idea di relazione, di cui sono
segni le tre preposizioni De, Cum, .e Sine. Quindi, se
ancontrate Themistocles fuit Atheniensis ,’ tradurrete
-Themastocles fuit vir Athenarum: Cicero fuit orator
-latinus , ‘tradurrete Cicero fuit Orator Latii ec. Ri-
«spetto alla preposizione sine senza si è ricorso alla
«composizione delle congiunzioni negative non, ne, in
di, dis ec. come negotium che vale non otium ec.
In 3." luogo il nome s'intende determinato , ogni
qualvolta è seguito da una proposizione incidente espli-
gita, cioè preceduta da qualis, quantus, o. qui, quae,
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 45
quod , imperocchè, se' determinare vuol dire restrin-
gere il significato astratto di una parola, è facde a
comprendere che il'nome si determina, quando è se-
guito da una si fatte proposizioni. Infatti ‘allora. che
diciamo Aqua , quam dedisti mihi, est dulcis, l'ac-
que, che mi hai data, è dolce; ognuno vede che. per
acqua non s' intende un'acqua qualunque, ma quella
sola, che tu mi hai data. Se egli è così, il significato
di aqua è ristretto dalla proposizione incidente espli-
.cita quam dedisti. La proposizione incidente esplicita
a rigore dovrebbe essere preceduta da qualis e quan-
tus, che in Etimologia addomandammo Prenomi Con-
giuntivi immediati (pag. 53): ma in Sintassi per non
inviluppare la mente de’ giovanetti con tante distin-
zioni abbiamo detto che la proposizione incidente è
sempre esplicita, ancorchè sia preceduta da qui, quae,
quod Prenome Congiuntivo mediato. I grammatici chia-
mavano questo prenome, pronome relativo, intorno al
cui costrutto scrissero tante pagine, e accumularono
tante osservazioni. lo non posso passarmene senza fa-
re menzione di queste teorie , che hanno acquistato
una celebre importanza nelle scuole.
Dirò dunque che il nome determinato dalla propo-
s'zione incidente esplicita fu. detto nelle scuole ante -
‘cedente , col quale il prenome congiuntivo qui, quae,
quod deve avere un accordo per desinenza significa-
tiva di quantità, ossia di unità, di numero, e di sesso,
se l’antecedente è .nome di ‘animale variato, o come
dicevano' 1 grammatici in genere e numero. Quello
stesso nome ripetuto dopo il prenome fu detto conse-
.guente , col quale volevasi che accordasse in .genere
numero ‘e caso , perchè tanto il prenome quanto il
conseguente appartengono ad una stessa proposizione,
‘diversa da quella, che precede. Noi dobbiamo. so-
ù è.
44 | PRIMA PARTE
stituire al linguaggio delle scuole , il nostro più pro-
prio, e perciò diremo che il prenome relativo qui,
quae, quod ha desinenze indicative di accordo col
nome, che determina la sua incidente proposizione ;.
ma con esso ha un accordo parziale e non intero :
I avrà intero cel nome stesso fatto conseguente, a cui
precede. In Sintassi regolare questo secondo nome de-
v' essere espresso, e nell’esempio riportato si dovreb-
be mai sempre dire: Aqua, quam aquam dedisti mihi,
est dulcis. Ma l’uso della lingua non serba quasi mai
questa regolarità, ma il più sovvente sopprime il con-
seguente facile a intendersi, e lo esprime ne’ soli casi
di oscurità. Cesare, che si studiava di parlare chiaro,
quasi sempre lo esprime , poco curandosi di essere
elegante con figurati costrutti. Ma di ciò a proprio
luogo nella Sintassi figurata.
Quando il nome è seguito da una proposizione in-
cidente esplicita, si dirà determinato in forma analitica
sotto il rispetto di questa determinazione. Ma, sicco-
me la proposizione incidente implicita in quanto a
senso equivale ad una proposizione incidente esplicita,
è facile a intendere che il nome si dovrà considerare
come determinato in forma sintetica sotto il rapporto
di questa determinazione, ogni qualvolta è preceduto
o seguìto da parole, che racchiudono il senso di un
intera proposizione. |
E 1.° quando il nome è preceduto da’ prenomì di
sito Hic, Iste e Ille, diremo che sia determinato in
forma sintetica da proposizione ineidente implicita ,
perchè dicendo , haec aqua quest acqua , il senso è:
acqua, la quale è vicina a me : illa aqua Î' acqua o
quell’ acqua , equivale ad acqua , la quale è lontana
.da me e da voi. (Vedi Etimol. Vol. II. pag. 52 ).
2.° Dicasi lo stesso di tutt'i prenomi congiuntivi
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 45
mediati eccetto qui, quae, quod e de’ collettivi, co-
me Par, Similis, Equalis, Cunctus, Omnis o i dis-
giuntivi altus , alter, coeterus ec. de’ quali abbiamo
parlato in Etimologia Articolo II. $. 2.° 3.° ec.
3.° Facciasi la medesima applicazione a tutt'i par-
ticipi ed agli aggiuntivi verbali, che sono parole de-
rivate da verbo, e come tali racchiudono una propo-
sizione incidente implicita, come legens, scriptus, seri
ptor , poeta, edax ec. ec.
4.° Allo stesso modo si considera il nome determi-
nato da proposizione incidente implicita, quando è se-
guito da una parola composta in forma di aggiuntivo,
il cui secondo elemento è una voce elemento di ver-
bo, simile a dex, pera, ger, fer ( vedi Etim. pag.
197 e segg.), perchè queste finali sono elementi di ver-
bo con la forza di un participio in ns, che contiene
una proposizione incidente implicita. Incontrapdo adun-
que un nome simile ad aqua, seguito da una parola —
composta di questa natura, come aurifera, frugifera
ec. diremo che sia determinato per una proposizione
incidente implicita in forma sintetica.
5. I grammatici riconobbero il così detto Caso di
apposizione , il quale è un nome dopo un altro no-
me, come Tulhola, deliciae nostrae Tullietta nostro
sollazzo. Il nome apposto determina il primo nome,
«come apparisce dall’ esempio riportato, dove deliciae
nostrae restringe il significato di Tullia, considerata
sotto altro rapporto. Or, come dimostreremo nella Sin-
tassi figurata, il caso di apposizione è un primo ter-
“mine di proposizione incidente comparativa , è però
che noi lo consideriamo per buone ragioni, come una
determinazione in forma sintetica sotto il rispetto del-
la proposizione incidente.
Cali il nome è solo, ossia senza alcuna delle
Li
46 DC PRIMA PARTE
sopradette determinazioni, si dirà Soggetto e Agente
o primo termine grammaticale della proposizione, cui
appartiene , come aqua in aqua est dulcis. Quando
poi sarà stato determinato in qualsivoglia modo, si di-
rà primo termine soggetto e agente logico , secondo
che la proposizione sarà sostanziale o causale.
Num. 2.°
Intorno alle determinazioni del primo
determinabile — INFINITO.
‘ A pagina 26 abbiamo detto che l'infinito alle volte
è primo termine di proposizione, alle volte è obbiet-
to, alle volte è termine di rapporto, perchè desso
ha forza di un nome verbale: per questa ragione può
prendere le determinazioni del nome , di cui abbia-
mo parlato nel Num. antecedente. In italiano l’ infi-
nito prende tutte quante le determinazioni de’ nomi,
ma appo i latini non si può dire assolutamente la me-
desima cosa, perchè non si truova mai adoperato con
proprietà congiunto al così detto genitivo, o alle al-
tre preposizioni del nome , 0 co’ prenomi o con le
proposizioni incidenti esplicita e implicita, come a sue
determinazioni, e, se se ne incontra qualche esempio, è
rarissimo, perchè in quella lingua ritiene più del ver-
bo che defnome. ——.
Le determinazioni dell’ infinito, come Verbo, sono
quelle stesse, che si addicono al verbo, di cui parle-
remo nell’ Articolo seguente.
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 47
ARTICOLO II.
Intorno alle determinazioni del secondo
determinabile — VERBO.
1 Verbi altri sono astratti, altri sono concreti ( E-
tim. Vol. MU. pag. 30): i verbi astratti sono due Sum.
e Facio; tutti gli altri, che non seno questi due, sono
werbi concreti (luog. cit. ). Tutte le determinazioni
de’ verbi astratti sono comuni a’ verbi concreti, ma
non al contrario: ecco perchè in due $$ esporremo
le determinazioni di quelli e di questi. |
6 I
Intorno alle determinazioni de’verbi astratta
Sum e Facio
‘Secondo il principio generale enunciato a pag. 38
si possono dire determinazioni di una parola quelle
sole parole, il cui significato è in intima relazione col
significato di quella prima.
Ora il verbo Sum dinota Stato , e il verbo Facio
dinota Azione : essi dunque potranno avere per doro
determinazioni tutte quelle parole, il cui significato ha
intima relazione con lo stato e con l'azione. Ma non.
vi è stato nè vi è azione, che non sia @ non avven-:
ga in un dato spazio di tempo e di luogo , è facile
a comprendere che i due verbi astratti Sum e Facio.
prendano per loro determinazione la preposizione In,
che dinota rapporto di contenenza ( Etim. Vol. Il.
pag. 43 ) seguita dal nome di tempo e di luogo, co-
me secondo termine , il quale con questi due verbi,
AB PRIMA PARTE
prende ia quinta desinenza , detta de’ grammatici ca»
80 abblativo. Così, se si dà la seguente proposizione
Aqua est dulcis, e vei volete sapere Quando e Dove
l’acqua è dolce ? sì risponderà Aqua est dulcis ‘rn
hoc tempore per la prima demanda: in hoc laco per
la seconda in forma analitica. |
‘ La determinazione fatta in questo modo è in forma
analitica : sarebbe in forma sintetica, se si adoperasse
invece della preposizione In, seguita dal nome variato
di tempo e di luoge, un Avverbio di tempo e di fuo-
go ‘come Ibi, Nume, Tunc: sarébbe una determina-
zione in modo figurato, se si adoperasse una di-quelle
parole semplici 6 composte, che si riducene ad altre
parole anteriori, e che da’ grammatieì furono tenute
avverbi di tempo e di luego, come hic qua, iste co-
sta, te colà, hodie oggi, cras domani, Wiico subi-
to ec. Si riscontri tutta la teoria dell’ avverbio nel-
l’ Etimologia vol. II. dalla pag. 63 fino alla pagina
71. Si vuol avvertire che co’ verbi astratti Sum e
Facw per proprietà di lingua si possone adoperare s0-
lamente hic, Ulic, istic e non huc, istuc, Uluc, è illac,
istac, hac, o mmc, astine, illine, come osserveremo
più distesamente in appresso: tra le determinazioni
del verbo astratto in forma sintetica si debbeno an-
noverare le congiunzioni miste, «che ratchiudonola no-
zione di tempo e ‘di luogo, cioè cum, quum, quando
e ubi, così se si domanda : Quando e Dove 1’ acqua
è dolce ? Voi in questa forma sintetica potete rispon=
dere: Aqua est dulcis cum 0 quum 0 quando conti-
n: mel, oppure aqua est dulcis ubi cum -melle
muscetur. E, siccome il modo e la condizione in sen-
so .metaforico spesso si prendono per tempo e luogo,
anche gli avverbi e le congiunzioni miste di modo e
condizione in senso metaforico spesso si prendono per
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE . 49
tempo e luogo anche gli avverbi e le congiunzioni
miste di sad e condizione si possono adoperare co-
me determinazioni in forma sintetica de’verbi astratti
Sum e Facio. | |
Secondo questa dichiarazione tutti gli avverbi in
senso etimologico e sintassico (Etimologia pag. 90) so-
no vere e proprie determinazioni del verbo. 00
In 2°, luogo i verbi astratti Sum e Facio, hanno
per loro determinazioni in forma analitica tutte le pre»
posizioni di sito registrate in Etimologia a pag. 43 e
seg., qualunque sia la desinenza del nome di tempo
e di luogo in senso proprio 0 metaforico, loro secon»
do termine. La ragione si è che, quando più sostanze
0 cause sono contenute nel medesimo spazio o di tem-
po o di luogo, è agevole a comprendere che, se una
è sopra, l’altra è sotto: se questa è vicina, quella è
lontana, e via dicendo, Onde che le relazioni di sito
s’identificano con la relazione di contenenza, la quale
abbiamo veduto che è una determinazione vera e pro-
pria del verbo astratto di Stato e di Azione. Quindi
è che, se la proposizione aqua est dulcis ritorna oscu-
ra al nostro ascoltante, noi potremo renderla più chia-
ra determinando ii verbo est con una preposizione di
stto simile a prae, supra, ante , prope, ec. e dire:
Aqua est dulcis praeter modum, l’acqua è dolce ol-
tremodo, I grammatici vi direbbero che una simile.
maniera di esprimere sia una forma analitica del com-
parativo , di cui parleremo appresso.
‘. Evvi nella lingua latina un costrutto, clie i gram-
maticì notarono con molta importanza, come una del-
le proprietà specifiche della medesima , cioè il così
detto ablativo assoluto, il quale ha luogo ogni qual-
volta s'incontrano due verbi, ciascuno dipendente dal
suo nome, per formarne due preposizioni e princi.
40 PRIMA PARTE
pale rispetto all’ altra incidente, come nel seguente.
esempio, Dum tu legis, ego scribo mentre tu leggi io
scrivo. In questo caso i latini invece di due proposi-
zioni in questa esplicita forma passavano il verbo del-
T incidente al participio variato con la quinta desi-
nenza, detta da’ grammatici abblatiro, nella quale met-
tevano ancora il nome, suo primo termine, e diceva+
no: te legente, ego scribo. Î grammatici chiamavano
il te legente abblativo assoluto, perchè non dipendeva
dalla principale proposizione. Questa nomenclatura è
falsissima, poichè è ritenuto generalmente da’gramma-
tici che ogni abblativo senza eccezione alcuna dipen-
da da una preposizione espressa e sott’ intesa, e vi
fu grammatico, che lo chiamò caso della preposizione,
Or, se l'abblativo assoluto dipende da una preposizione,
ed ogni preposizione è una determinazione del prime
termine, che nel caso presente sarebbe il verbo, per-
chè i grammatici vogliono che l’abblativo assoluto di-
pende da Sub sotto, preposizione di sito ; bisognerà
conchiudere che questa forma di costrutto non può
dirsi abblativo assoluto in senso che non dipenda dal-
la principale proposizione, e ritenere che dessa sia
una determinazione del verbo in forma sintetica, equi»
valente ad una proposizione incidente implicita tem-
porale, di cui parlammo a pag. 80 del presente Vol.
Credo utile e necessario di presentare a’giovanetti un
quadro delle forme analitiche, in cui si può e si de-
Pi I
ve risolvere questa forma sintetica.
Sia il medesimo esempio riportato: Te legente ‘ego
scribo, risolvete 1.° Ego ‘scribo dum tu legis 2.° ege
scribo cum tu legis 4.° Ego scribo quum tu legis 4.*
Ego scribo, quando tu legis, o in forma di ultima ana-
lisi, ego scribo in tempore in quo tempore tu legis.
Se il tempo della proposizione principale è passato
INTORNO ALLA siftAssi hedoLate bi
come te legente ego scribebam Leggendo tu, io scri.
veva , risolvetete f Ego scribebam duri tu legebas;
o cum e quuîti tu legebas, oppure quando tu legebas
edanche dum, cun, quum tù legeres; mettendo il vere
bo al congiuntivo. | nie
Se il patticipio é in us, del così dettò verbo pas-
sivo, le risoluzioni si fannò allo stesso nodo, salvo le
differenze de'diversi costrutti e della variazione; come
vedremo in sintassi figutatà, — |
In italiano I’ abblativo assoluto si fi valete un Ge-
rundio, di cui si è detto nella Grammatica Italiana
( pag. 19 Vol. II ) come in te legente ego sceribo ,
eggendo tu io scrivo., ma quel Gerundio vale una
di quelle proposizioni incidenti, nelle quali. si è riso-
Tuto P abblativo assoluto latino: i ,
Ho detto che pet aver luogo l’abblativo assoluto si
richiedono due nomi divetsi, come primi tetmini di
due proposizioni una principale e l’ altra incidente ,
perchè, se uno stesso primo teritine regolasse i due
verbi, non potrebbe aver luogo, generalmente parlando,
questa forma, onde se dovessimo tradurre im latino
questa frase italiana : Pietro venendo ti vedrà, non
possiamo fare: Petro vemente videhit te, perchè, come
é chiaro, mancherebbe il primo termine a videbit, met-
tendo Petro in quinta desinenza, o mancherebbe il
nome a veniente, mettendo Petrus in prima desinenza
con videbit. Allora i latini si esprimevano in forma più
analitica e dicevano: Petrus veniens videbit te, oppure
Cum Petrus vemiet videbit te , 0 Quum Petrus vene-
rit, videbit te. Si Lane
Ho detto generalmente parlando , perchè si dànro
de’ casi particolari, ne’ quali Jo stesso nome primo
termine delle due proposizioni può dar luogo a questa
forma sintetica , ed avviene propriamente quando il
52 PRIMA PARTE
nome esprime lo stesso soggetto o agente in diverse
inizi , per le quali si duplica e si triplica a così
dire, e oltre a questo il secondo verbo pet la sua
desinenza diversa fa intendere facilmente il primo ter-
mine, che sarà il nome personale primitivo , come
nel seguente esempio: Me consule (intendi il partici-
pio enie che non era in uso ) bellavi , essendo io
console io guerreggiai. Ma tali casi sono così rari che
sî può ritenere il principio generale enunciato , cioè
che a dar luogo ad un abblativo assoluto si richiedono
indispensabilmente due primi termini. I
| Num. 2.°
Intorno alle Determinazioni de’ V. erbi Concreti.
I Verbi concreti sotto il rispetto del loro significato
sono di due specie, cioè di Stato o di Azione (Etim.
pag. 31): sotto il rapporto della loro forma alcuni in
o altri in or.
1 verbi di Stato in o simili a quiesco, dormio e
sto si risolvono nel verbo Sum e nel participio in ns
come Sum quiescens , sum dormiens, sum stans ,
dove in participio equivale ad una proposizione inci-
dente simile a qui est in quiete, in dormatione , in
statu. Ì
Se n’eccettuamo Fio, Veneo, e Vapulo, che avendo
la desidenza 0, si risolvono come i verbi in ‘Or pas-
sivi.
I verbi di stato in or si risolvono nel verbo sum
e nel participio in ns, come Recordor in sum recorda-
tus, dove il participio equivale ad una proposizione in-
cidente simile a quella del participio în ns.
lo chiamo i verbi concreti di queste due categorie,
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 53
verbì di stato semplice ed assoluto, perchè esprimono
lo stato senza relazione alla sua provvenienza.
Chiamo verbi concreti di stato relativo quei, che
ì grammatici chiamavano verbi passivi, come amor
io sono amato , legor io sono letto , i quali si risol-
vono ancora nel verbo Sum e nel participio in us.
Differiscono da’ verbi di stato in o, perchè dessi di-
notano stato con la relazione di provvenienza.
In fatti quando dico: Io sono amato, esprimo lo stato
in cui mi truovo, ma uno stato provveniente da Pietro,
onde la frase è incompiuta, e per compierla dico: 0
sono amato da Pietro ( ego amor aPetro ).
Differiscono da’ verbi concreti di stato assoluto in
or per la stessa ragione.
I verbi concreti di azione tanto in 0 quanto in or
si dividono ancora in due categorie. Nella prima met-
to quelli che dinotano azione, il cui effetto è un mo°
do, che dall’ agente passa nell’ obbjetto (Etim. pag.
31 ) come Amo io amo, Reor io penso, e questi si
risolvono nel verbo Facio e nel verbale di Modo, co-
me facio amorem, e facio rationem per amo e reor,
e si possono chiamare transitivi ed obbiettivi.
Nella seconda metto tutti que’ verbi in o e in or,
che significano azione , il cui effetto è un moto im-
manente nell’agente 0 causa produttrice, come Curro
io corro, labor io scivolo, e questi egualmente si ri-
solvono nel verbo Fac e i verbale di Moto , co-
me Curro in facio cursum, labor in facio lapsum,
e si possono chiamare îintransitivi e non obbgettivi.
Da questa rapida esposizione chiaramente apparisce
che i verbi concreti contengono tutti o Sym o Facio,
pe quali possono ricevere per sè tutte Je determina-
zioni di questo principalissimo elemento, e perciò pos-
siamo ritenere per principio generale (che non ammet-
54 PRIMA PARTE
fe eccezione) che tutti verbi concreti in primo luo-
go si determinano allo stesso modo che i verbi astratti,
di cui abbiamo parlato nel Numero antecedente, an-
corchè alcuni di essi racchiudano l’ idea di moto pel
‘verbale, perchè altre sono le determinazioni proprie del
verbo, altre quelle del verbale, e nel caso nostro ver-
bi sono Sum e Facio, che vogliono per determinazioni
le preposizioni di contenenza e di sîto, seguite dalnome di
tempo e di luogo. Tutl’al più si può dire, come dire-
mo, che questi verbi oltre le determinazioni del ver-
bo possono avere ancora quelle del verbale di moto.
I Verbi concreti possono avere tutte le determina-
zioni degli elementi che contengono. È siccome que-
sti elementi sono due, cioè il verbo sum e il par-
ticipto per alcuni, il verbo Facio il verbale per certi
altri, cosi diremo in generale che dessi prendono per
loro determinazioni quelle del verbo e dell’ altro ele-
mento. Delle prime sì è parlato nel Num. antecedente:
delle seconde a proprio luogo.
Una sola osservazione credo indispensabile dover
fare in questo luogo, ed è quella, che riguarda ì verbi
concreti di azione transitivi od obbjettivi, i quali vo-
gliono dopo di loro, come propria determinazione, un
nome, che dinota l’obbjetto, sopra di cui cade l’effetto
prodotto, come modo, con la quarta desinenza detta
da’ grammatici accusativo paziente, come Romulus
interfecit Remum fratrem suum Romolo uccise Remo
suo fratello, dove Remum, come si vede, determina
interfecit , che dinota azione che produce l’effetto
dell’ uccisione di Remo , il quale se non fosse stato
come un obbjetto recipiente, l’ uccisione non sarebbe
avvenuta. Or questo obbgetto è un termine di rapporto,
| perchè, se voi risolvete interfecit in fecit interfectio-
«nem, la quarta desinenza sì cambierebbe in seconda
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE = D5 .
ossia l'accusativo passerebbe al genitivo, e si dovreb-
be dire: fecit interfectionem Remi fece uccisione di.
Remo. ll che basta a provare che il nome-obbjetto
è un vero termine di rapporto. Voi dunque vi guar-
derete bene di confondere l’obbjetto col primo termi-
ne di proposizione infinita, il quale va pure alla stes-
sa desinenza, e se tante volte vi sarà difficile a discer-
‘nere quale de’ due nomi in un costrutto , che hanno
la stessa desinenza, sia il primo termine della propo-
sizione infinita, e quale l’obbjetto, come nel seguente
esempio Romulum Scio occidisse Remum , dove Ro-
mulum e Remum potrebbero essere egualmente e pri-
mi termini ed obbjetti; in tal caso vi consiglio di ri-
correre al nesso logico, perchè I° uccisore è il primo
termine, e l’ ucciso è l’ obbjetto , detto perciò accu-
sativo paziente, perchè riceve l’ effetto prodotto dall’
agente primo termine.
ARTICOLO Il.
Intorno alla determinazione del terzo determinabil
AcciuntIFrO. | ©». i
A rigore parlando , l’ aggiuntivo, che è segno di
qualità e di quantità, non può avere determinazioni,
‘come ho avvertito nella Gram. per la lingua ital. Vol.
II. pag. 87, perchè la qualità e la quantità sono ter-
mini della sostanza, e come tali non possono essi stese
‘si essere terminati, non essendovi un termine oltre
di tal termine. Ma, siccome è dottrina comunemente ri-
cevuta e insegnata nelle scuole, che gli aggiuntivi di
qualità e quantità continua possono diventare compa-
rativi e superlativi, ogni qualvolta in forma analitica
56 | | PRIMA PARTE
sono preceduti da certe parole dette di comparazione,
si è perciò ritenuto, che gli aggiuntivi sieno capaci di
determinazioni. Io. con la ragione sostengo il contra-
rio, è però che, mentre mi uniformo alle massime ri-
cevute dalle scuole, intendo farlo con questa dichiara-
zione, cioè che le parole, da cui gli aggiuntivi sono
preceduti per divenire comparativi e superlativi, non
sono sue determinazioni, ma, se hanno forma di av-
verbi, si debbono riferire al verbo secondo determinabi-
le secondo le stabilite teorie.
Quando l’aggiuntivo latino di quantità e qualità è
preceduto da’prenomi correlativi, o da parole che a'
prenomi correlativi si riducono, ha sempre luogo la
così detta Comparazione, la quale in forma analitica
presenta due proposizioni una principale e l' altra in-
cidente. Allora l’aggiuntivo secondo termine della propo-
sizione comparativasi dice determinato da quel prenome
o da quella parola, che al prenome si riduce. La Com-
parazione invero consiste nel paragonare due soggetti
rispetto alla medesima qualità o quantità, e 1 risulta-
to di questo paragone consiste nel pensare , che un
soggetto è tanto o tale, quanto o quale è l’altro, op-
pure nel pensare che un soggetto è più e l’altro è
meno. Il risultato adunque di ogni comparazione è il
rapporto di stessità o di eguaglianza nel primo caso:
è il rapporto di diversità nel secondo. Il rapporto di
diversità poi 0 è semplice o è composto: è semplice,
se si paragonano due soggetti, de’ quali uno è più è
l’ altro è meno: è composto, se si paragonano più di
due soggetti, de’ quali îl terzo occupa il grado massi-
mo. Da ciò si deduce che diverse formule si richie-
dono per esprimere queste diverse comparazioni, che
nol esamineremo ne’ seguenti paragrafi,
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 57
1°
Determinazioni dell’ aggiuntivo nelle Comparazioni
| -- di EGUAGLIANZA.
Quando si paragonano due soggetti, e il risultato del-
la comparazione importa che antendae hanno la stessa
qualità o quantità determinsta , i latitii facevano pre-
cedere l’aggiuntivo della prima proposizione compara-
tiva da Ita 0 Sic così, o da tam tanto, € la seconda
da vt come, o da quam quanto, cortie nel seguente
esempio, acqua est ita 0 ste dulcis ut dulce est mel,
Pacqua & così dolce conte dolee È il miele: aqua est
tam frigida quam frigidum est marmor , P scqua è
tanto fredda quanto freddo è il marmo. în questa gui-
sa Ita o Sic sono correlativi di vi, come tam abbre-
viatò di tantum è correlativo di quam abbreviato
di quantum, perché, messo Yuno, l'altro s'intende, se
non è espresso. I latinî aveano ancera le seguenti for-
mulé per questa comparazione , 1.” Aqua est dulcis
aeque ac mel, dove quell’aeque ac importa egualment-
te che, 2.° aqua est dulcis non aliter ac mel, do-
ve quel non afiter ac importa non altrimenti che, o
egualmente che, 3.° aqua est dulcis pariter ac mel,
dove quel pariter ac importa parimente @ egualmen=
fe che ec. ec. n |
| Tra le proposizioni comparative precedute da Sic e
Vi, e le altre precedute da tam e quam, vi passa que-
sta differenza , che le prime hanno per risultato i}
‘rapporto di eguaglianza qualitativa, e le seconde di
eguaglianza quantitativa.
58 i PRIMA PARTE
62.
Determinazioni dell’ aggiuntivo nelle: comparazioni
I dì SEMPLICE DIVERSITÀ’.
Quando due soggetti si paragonano tra loro sotto il
rapporto di una stessa qualità o quantità posseduta in
grado diverso, il risultato di questa comparazione sarà
che uno è più e l'altro è meno. Ondeché 1’ aggiun-
tivo, secondo termine delle due proposizioni compara-
tive,é preceduto da parole, che esprimono quel più &
quel meno in forma analitica , e le quali sono nella
rincipale magis 0 pius, e nella seconda incidente
î quam; come nel seguente esempio: aqua est
magis 0 plus dulcis quam dulce est mel, lac-
qua è più dolce che il miele. Quindi è che plus e
magis sono correlativi di quam nelle comparazioni
di diversità. |
Questa formula è analitica, ma i latini avevano la
più ristretta e sintetica pel così detto comparativo, os-
sia per l alterazione della desinenza dell’ aggiuntivo
semplice in or e us, onde invece di dire: aqua est magis .
o plus dulcis in forma ristretta dicevano: aqua est
dulcior quam mel. Oltre di queste formule avevano
quest’ altre, 1.° aqua est aliter dulcis ac mel, l' ac-
qua è altrimenti dolce che il miele, 2.° aqua non
est aeque dulcis ac mel, l'acqua non è egualmente
dolce che il miele.
Se poi si andava dal mento al più, l’aggiuntivo era
preceduto da minus seguito dallo stesso correlativo
quam, come nel seguente esempio : Aqua est minus
dulcis quam mel, l'acqua è meno dolce che il miele
e va discorrendo —lo- qui non tengo conto de’ co-
INTORNO ALLA SINFASSI REGOLARE 59
sirutti eleganti e figurati delle comparazioni, delle qua
li parlerò nella seconda Parte : in questo Inogo guar-
do al costrutto comparativo, quale dovrebbe essere in
| Sintassi regolare.
$. 3,°
Determinazioni dell’ Aggiuntivo nelle Comparazioni
di DIVERSITÀ COMPOSTA.
Quando si paragonano più di due soggetti sotto il
rapporto della medesima dualità 9 quantità in diverso
grado posseduta, per esempio, di Pietro, Paolo e Anto-
nio, sotto il rispetto della bontà, si avrà in risultato
di paragone che Pietro è buono, Paolo è più buono,
Antonio e più e più buono, cioè Pietro una volta ,
Paolo due, e Antonio tre. Un tal rapporto, come sì
vede, è di diversità, ma è composto, perchè Antonio
é più di Pietro non solo, ma è più di Paolo ancora.
I latini ad esprimere questo rapporto composto in
forma analitica facevano ' precedere l’ aggiuntivo dalla
arola valde, che secondo me è variazione di validus,
per sincope fatto valde invece di palide , onde dice-
vano valde bonus per buonissimo. Oltracciò in forma
ancora analitica adoperavano i così detti avverbi nu-
merali, di cui parlammo in Etimologia pag. 67? innan-
zi all'’aggiuntivo, come 0 terque quaterque beati 0 tre
volte o quattro volte felici ec. |
In forma sintetica determinavano } aggiuntivo sotto
il rispetto di questa determinazione, alterandone la de-
sinenza in ssimus, rrimus, Îlimus, per la quale signi-
ficavano due aggiuntivi o due parole, perchè optimus
vale valde bonus, pulcherrimus vale valde pulcher ec.
69 | PRIMA PARTE
Ma, siccome la comparazione, il cui risultato è un,
Tapporto composto, non si restringe a tre soggetti pa-
ragonati, ma. può essere di quattro, di cinqué, di sei,
di mille; i latini, non trovando nelle potenzialità eti- .
mologiche della joro lingua i mezzi di esprimere que-
sti rapporti compostissimi, ricorrevano a certe circolo-
cuzioni, per le quali formavano i superlativi de’'super=
Jativi, La qual cosa si otteneva, facendo precedere l'ag-
giuntivo variato a superlativo dalle particelle quam ,
longe e vel , in guisacehè marimus valeva meno dij
quam mazimys, ‘© di longe mazimus, o di val maxi.
mus. Noi italiani, volendo tradurre questa ferma, po-
tremo dire. di gran lunga grandissimo , oppure ri-
eorriamo al così detto superlativo comparativo forma:
to da i paù: dicendo: 4 più grande. Questo confronto
delle due lingue è della massima importanza per evi-
tare il falso intendimento nello studio elementare del-
le parole. Noto in ultimo luogo un’ altra circolocuzio-
ne; a cul ricorrevano i classiciscrittori di gusto, quan-
do volevano esprimere con maggior precisione il mas-
simo grado di superiorità di uno de’ soggetti compara-
ti, e questa avveniva per mezzo del mihi supra, op-
pure col praeterea Remo, come osserveremo nel-
la Sintassi figurata. Gl’ italiani fanno corrisponde-
re a questa frase il superlativo comparativo se-
guito da del mondo: come egli è i più dotto del
mondo, 0 i più scellerato del mondo. lo qui ho espo-
sto quanto concerne ' aggiuntivo determinato nella
comparazione, il cui risultato è un rapporto di diver-
sità composta. Quale sia il costrutto in rapporto della
intera frase superlativa, sarà oggetto di Sintassi figy-
. rata. id de: :
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE GI
ARTICOLO IV,
Intorno alle Determinazioni del quarto
DETERMINABILE-V ERBALE.
‘_H Verbale, come abbiamo detto in Etimologia Vol.
Il. pag. 86, è una Classe di parole: nella proposi»
zione Causale è un seconde termine, capace di essere
determinato pag. 87 del presente Volume. Ora il ver-
bale è un nome astratto, e come tale può prendere
tutte le determinazioni del Nome, di eui abbiamo trat»
tato nell’ Articolo 1,° della presente Sezione, Io non
ne ripeto esempî per nen far cosa inutile. Ritengasi
per principio generale, che il verbale, come nome, si
determina da nome.
Ma oltre a queste determinazioni, che fo chiamo co-
muni, ve ne possono essere ancora delle altre parti.
colari, che ad esso appartengono come a Determina»
bile di sua natura, 0, come dicevano gli scolastici, sui
generts. E, siccome il verbale altro è di Modo, altro di
Moto, ragione vuole che dalle determinazioni dell'uno
e dell’altro trattassimo distintamente. Ma desso è
un elemento , il quale incorporandesi al verbo facio
forma i verbi cencreti (Etim. pag. 37), e questi pel
verbale agri appropriarsi le determinazioni del me-
desimo. lo dunque in tre distinti paragrafi parlerò di
queste cose separatamente, ‘ |
62 SECONDA PARFE
6. 1°
Intorno alle Determinazioni proprie del
Verbale-Modo. 00
1} Verbale, che dinota Modo, ossia maniera di esse-
re prodotta dall’agente nell’obbjetto , oltre le determi-
nazioni comuni, vuole, come sua propria e particolare
determinazione, un nome variato con la secenda desi
nenza etimologica significativa della preposizione Di ,
il quale indica l’obbjetto,sopra cui passa il modo espres-
30 dal verbale, come prodotto dall’agente. Sia la seguen;
te proposizione: Petrus facit leeturam Pietro fa lettura.
In quest'esempio ognuno vede che la lettura è un modo,
il quale deve avere l’ obbietto modificato , perchè si
può domandare di che cosa Pietro fa lettura ? ed 2
questa. domanda viene naturalmente la risposta: Philo-
sophiae, e compiendo la frase avremo; Petrus facit
lecturam Philosophiae. Il nome Philosophiae è ap-
punto quello, che io chiamo determinazione particolare
e propria del Verbale di Modo lecturem, il quale, se
il verbo si aggio e invece di facit drigiglnie si
dicesse legit, allora Philosophiae passerebbe a quarte
a che i grammatici dissero ac-
cusativo paziente del verbo attivo transitivo Legit.
$2,°
Intorno alle Determinazioni particolari e proprie
del Verbale di Moro.
N Verbale di Moto è quel nome astratto, che signi-
fica il movimento, il quale consiste nel passaggio sucr
cessivo di un mobile pe’ vari punti dello spazio (vedi
EMNTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 63
Etim. pag. 45 Vol. II. ). Come nome astratto prende
tutte le determinazioni del nome, di cui parlammo nel-
Y Articolo IL di questa Sezione: come verbale di mos
to ha per sue delertiinazioni patticolari e proprie tut=
te le parole, che dinotano idee; le quali hanno intima
relazione col suo significato.
Ora non ci è Moto, che non parta da un punto,
non passi per lo spazio intetmedio , e non tenda ab
l’ estremo, 0 termine. È dunque evidente che deter-
minazioni particolari e proprie del Verbale di Moto
sono le tre preposizioni 1.° a, ab, abs, e, ez, corri»
spondenti in italiano a da,che significa rapporto di ori-
gine o di provvenienza, 2.° Per in italiano per, rap-
porto di passaggio, 8.° Adin italiano a,rapporto di ten-
denza, preposizioni, che in Etimologia Vol. ll. pag. 4%
addomandammo del verbale per lo nesso, che passa tra
il significato di quelle col significato di questo. Ma ogni
preposizione, come segno di relazione, deve avere un
nome per secondo termine , ed in ispecie un nome
di tempo o di luogo in senso propzio o metaforico.
Sia il seguente esempio Aqua facit cursum, acqua
fa corso: se per avventura tal proposizione debba es-
sere determinata dal lato del secondo termine, voi ap-
porrete le tre preposizioni seguite da loro nomi varia»
ti con desinenze indicative richieste dall’ uso, e direte
aqua facit cursum ab alpibus per amnem ad mare,
D SI fa corso dalle alpi pel fiume al mare, rite-
nendo che ab alpibus , per amnem , ad mare sieno
tutte determinazioni del verbale cursum.
I tre rapporti, espressi dalle rispettive preposizioni,
sono reciproci, ossia connessi a condizione che, posto
l'uno, si debbono porre in fatto gli altri due, perchè,
se Moto si dà, deve necessariamente avverarsiì a cone
64 PRIMA PARTE
dizione che il corpo mobile parti da, passi per, e ten-
‘ da. a. Se dunque nell’uso della lingua troveremo espres-
so uno solo di questi rapporti, non diremo che sieno
«divisibili, ma bensì che è piaciuto a chi parla di dir
meno e lasciare intendere il dippiù. ul
ll secondo termine delle tre preposizioni può essere
un nome di tempo ancora, perchè tanto il tempo quan-
to il luogo si rannodano all’ idea generale dello spa-
zio, ondechè spesso l’ uno per l’altro si confonde, e i
così detti avverbi di tempo sì scambiano con quei di
luogo e viceversa ( Vedi Etimol. pag. 65 Vol. II. ).
. La determinazione del verbale, fatta .con le tre pre-
posizioni seguite da’ loro nomi di tempo e di luogo, si
dice di essere in forma analtica. Ma ogni forma a-
nalitica può avere la sua sintetica per economia di pa-
role. Quindi è che anche il verbale può essere deter-
minato sinteticamente per mezzo degli avverbi o delle
congiunzioni miste, che racchiudono una delle relazio-
ni di origine, di passaggio, e di tendenza, di cui
sono segni a, ab, abs, e, ex, per e ad.
«La lingua latina in Sintassi regolare non ne ha, per-
chè quei che per avverbi di Moto da luogo, per kuogo
ea luogo sono tenuti, sono parole costruite figurata-
mente, e pe’ primi sono Hine da questo luogo, Zstine
da cotesto luogo, IUine da quel luogo.
Pei secondi Hac per questo luogo, Istac per cote-
sto luogo, Hllac per quel luogo, benchè questa tra-
duzione è a senso e non etimologica, per la recipro-
cità de’ tre rapporti ( Etim. Vol. II. pag. 69). |
Pe' terzi Huc a questo luogo, Istuc. a cotesto luogo,
Iluc a quel luogo. 3 sa
Aggiungete a questi i composti come abhinc in sen-
so di tempo, adhuc finora, hucusque finora 0 fin qua.
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 65
Se dunque troverete un verbale seguito da una di
sìffatte parole, direte che sia determinato da costrutto
figurato. |
68°
Determinazioni de Verbi concreti non osssertIPI
| O INTRANSITIVI.
Posto che il verbo concreto intransitivo o non ob-
bjettivo racchiude il verbale di Moto, è facile a com
prendere che può ricevere dopo di sè le stesse deter-
minazioni di quel suo elemento racchiusovi. Supponia»
mo che invece di aqua facit cursum ci piaccia dire:
aqua currit, niuno può incontrare difficoltà di appor-
re al verbo currtt le stesse determinazioni del verbale
cursum in esso contenuto, e dire: aqua eurrit ab al-
pibus per amnem ad mare, l’acqua corre dalle alpi
pel fiume al mare. Sotto questo rapporto quanto ab-
biamo osservato intorno al verbale nel paragrafo an-
tecedente, va applicato ancora al verbo concreto di a-
zione intransitivo. Ma olire a queste determinazioni
simili verbi possono e debbono avere tutte le altre del
verbo facto, che contengono. Quindi si può dare la ve-
ra spiegazione di alcuni problemi filolegici non ancora
risoluti in grammatica. Dopo che si era insegnato nel-
le scuole che i verbi di moto non possono avere la
preposizione Im con l’ abblativo ( parlo con linguaggio
della vecchia grammatica ), incontrandosi negli esem-
pi simili al seguente, Petrus ambulat in pomario Pie-
tro passeggia nel i pia » fecero questa spiega. Se il
moto espresso dal verbo,a compiersi, non è mestieri
che si esca dal luogo, si può adoperare la preposizione
in con l’abblativo, che è de’ verbi di stato in luogo.
66 | PRIMA PARTE
Or chi non vede la contraddizione in questa teoria, che
confonde lo stato col moto? Noi diciamo: per ragione
del verbo Facio contenuto ne’ così detti verbi di Mo-
to, questi possono avere tutte le determinazioni dei
verbi di stato in luogo: per ragione del verbale di
Moto possono ricevere tutte le determinazioni de’ ver-
bi. di Moto da, per e a luogo. Similmente dopo avere
stabilito che In, Super e Subier fossero preposizioni,
che co’ verbi di Stato vogliono l’ abblativo, e co’ verbi
di Moto l’ accusativo, incontrandosi in esempi contra-
ri, non seppero giustificare la contraddizione. Nella Sin-
tassi figurata risolveremo questo importantissimo pro-
blema filologico.
APPENDICE
‘ INTORNO ALLE DETERMINAZIONI DI DETERMINAZIONI.
Per comprendere che cosa io intenda per Determi-
nazione di determinazione, io richiamo in questo luogo
a distinzione, che più volte è fatto del nome, come
primo termine di proposizione finita o infinita, e come
.secondo termine di rapporto. Nella prima supposizione
‘il Nome è un determinabile e non una determinazio-
ine, come abbiamo stabilito nel 1.° Articolo dell’ante-
‘cedente: Sezione : nella seconda supposizione unitamen-
.te alla preposizione, che gli precede, è una determina-
‘zione della parola precedente come primo termine di
‘rapporto. Ma, se il nome in questa posizione è una de-
‘ terminazione, non lascia di essere un determinabile, os-
“sia parola capace di essere determinata essa stessa per
. la natura dell'idea, che significa. Sia il seguente esem-
Lay Aqua putei est frigida l’ acqua di pozzo è fred-
.da;.dove puteì è nome, che determina il nome «
INTORNO ALLA SINTASSI REGOLARE 67
gua. Or, se io a putei appongo una parola in forma
di aggiuntivo, per esempio, profundi, avrò aqua puter
profundi est frigida Îl acqua del pozzo profondo è
fredda, dove quel profund: è una determinazione di
determinazione, perchè -determina putei, che è determi-
nazione di aqua.
Similmente, se un nome è determinato da un così
detto caso di apposizione, questo come nome può es-
sere ancora esso stesso determinato, come nell’ esem-
pio di Tulliola deliciae nostrae , dove deliciae caso
di apposizione di Tulliola, è determinato da nostrae.
Così pure è stabilito che la proposizione incidente
è sempre una determinazione della principale, a cui si
appoggia. Ma, se un’ incidente segue ad un’ altra inci-
dente, si avrà il caso di una determinazione di deter-
minazione, perchè la prima incidente è come princi-
‘ pale rispetto alla seconda. (Questa distinzione delle de-
terminazioni di determinazioni è della massima impor-
tanza sintassica specialmente nella pratica del costrui-
re , come ho dichiarato nella Gram. della lingua ita-
liana, e come dichiarerò nelle poche osservazioni, che
farò intorno alla Costruzione latina.
DELLA SINTASSI
0
PARTE SECONDA
Intorno atta Sintassi Figurata o Sintetica
INTRODUZIONE .
IprA GENERALE DELLA SINTASSI FIGURATA
da E SUA PARTIZIONE. >
Stabiliti i principî generali della Sintassi regolare o
analitica, si può intendere il fondamento della Sintassi
irregolare o figurata o sintetica. In breve la Sintassi
regolare si ha, quando nel costrutto si adoperano tan-
te parole, quanti sono i pensieri che si vogliono espri-
mere. La Sintassi irregolare o figurata per conseguen-
za è, ogni qualvolta il costrutto presenta un numero
di parole minore del numero de’ pensieri, che si vo-
gliono far intendere. Così la Sintassi è regolare nelle
due proposizioni: Aqua est dulcis: aqua facit cursum:
o aqua quiescit: aqua currit. Ma, se invece di queste
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 69
formule si dicesse: Aqua est o est dulcis o facît ,
quiescit, currit, ossia sì esprimessero due sole parole
Invece di tre col verbo astratto, o una sola invece
. di due col verbo concreto , la Sintassi in tali co»
strutti sarebbe figurata o sintetica.
— Affinchè la Sintassi figurata abbia luogo, è necessa-
rio che le idee delle parole espresse avessero intima
relazione con le idee delle parole taciute, il perché le
ultime si svegliassero nella mente nostra in occasione
delle prime. A ‘questa condizione & possibile che. chi
ascolta -o legge poche parole, intenda maggior numero
di pensieri. Or questo nesso esiste ‘tra le parole, pere
chè esiste tra-le idee, di cui esse sono segni. Così Sog-
getto, Stato, Qualità sono elementi legati tra loro, in
guisa che, pensando ad uno, pensiamo agli altri due ne-
cessariamente : così pure Causa, Azione, Effetto , so-
no connessi in modo che chi pensa al-:primo, è ne-
cessitato a pensare agli altri due elementi. Ciò posto
la Sintassi figurata è possibile, e per ‘essa, adoperando
‘il solo nome, si può intendere il verbo «e 1° aggiunti-
vo, e così per ciascuno elemento tanto per la propo-
sizione sostanziale quanto per la causale. |
Di qui rilevano due cose importanti ad osservare ,
la prima che la Sintassi figurata non si può costitui-
‘re, se la Sintassi regolare, la quale studia il ‘nesso tra
le parole, rion -si sarà prima costituita : la seconda che
la Sintassi figurata essenzialmente consiste ne’ costrut-
ti, che Ignis un numero di parole minore. del
numero de’ pensieri, e in questo consiste il pregio mas-
‘simo delle lingue scritte o parlate, e l’ eleganza delle
-più colte scritture. Imperocchè il parlare è mezzo di
‘manifestare ì nostri penrieri, e il mezzo è tanto -più
‘perfetto, quanto più conduce al fine con maggiore sem-
- plicità e minore dispendio, ">
70 | SECONDA PARTE
. Quindi è che io non riconosco altra figura in gram-
matica che il solo difetto o mancamento delle parole,
che con greco vocabolo fu detto Ellissi 0 Zeugma. Ia
a questo vocabolo ho sostituito Sintesi, che significa
eomposizione , perchè i pensieri delle parole taciute
.sì comporgono per lo nesso, che hanno tra loro, alle
idee delle parole espresse. Chiamo quindi costrutti sin-
tetici quelli, che i grammatici addomandavano ellitticî,
ossia mancanti di parole. Il Pleonasmo , la Sillessi ,
l' Iperbato, l’ Antiptosi, l Enallage per me non sono
che sgrammaticature, se non si possono ridurre a que-
sto principio generale.
L’eleganza,che si attribuisce a’ costrutti figurati, si
deve ripetere dal piacere, che arreca a chi legge il po-
tere scoprire qualche cosa non espressa col proprio
giudizio, e dalla perfetta corrispondenza del mezzo più
semplice col fine grandissimo che si consegue.
Se il dir figurato consiste nel minor numero di parole,
che. hanno virtù di far intendere un maggior numero
di pensieri, e questo avviene per la intima relazione
che passa tra le idee delle parole espresse e le altre
delle parole taciute; è facile a intendere che da questo
fondamento si debba ripetere la partizione della Sin-
tassi figurata. Ora la Proposizione altra è logica , al-
tra è grammaticale pag. 33 : questa in Sintassi re-
golare costa di tre elementi essenziali : quella oltre
le tre parole, che formano gli essenziali elementi, è ac-
cresciuta di altre parole in qualità di determinazioni.
La Sintassi figurata per conseguenza si può divisare
sotto questo duplice rispetto , cioè o riguarda il man-
camento di qualche essenziale elemento sotto il ri
spetto della D'ruposizione grammaticale, o riguarda
il mancamento di qualche determinabile rispetto al-
le sue determinazioni. Ecco perchè noi dividere.
INTORNO ALLA suvragsi eigurata: TL
reo il presente Trattato in due Sezioni; nella pri.
ma esporremo la Sintassi figurata o i Modi Sinte-
tici sotto il rispetto della Propesizione : nella Se-
conda la Sintassi figurata o i Modi Sintetici sotto }
rapporto delle Determinazioni—In questo divisamento
si comprenderanno tutt’i casì particelari degli eleganti
costrutti della latina favella non sole, ma verranno
ordinati e rannedati ad un prineipio generalissimo.
SEZIONE 1.
Imzonno arca SINTASSI FIGURATA ODE Moni SINTETMA
SQTTQ IL BISPETTO DELLA PROPOSIZIONE.
INTRODUZIONE.
| Intorno alla Proposizione Analitica e Sintetica,
La Proposizione è Analitica ogni qual velta i tre
elementi essenziali, che la costituiscone, saranno espres-
si, come aqua est dulcis, aqua fact cursum, aqua
quiescit, aqua currit. La proposizione analitica dun-
que è di pertinenza della regolare Sintassi , perchè
in essa vi seno tante parole, quanti sono i pensieri
che si vogliono esprimere.
Sarà proposizione Sintetica, ogni volta che i tre
elementi non saranno espressi, ma ne manca o uno
o due o tutti e tre. Così, se inveee di dire: aqua
est dulcis, in una circostanza che il resto sì potesse
intendere, noi dicessimo : est dulcis, o dulcis sola-
mente ec. avremmo la così detta proposizione sinteti-
72 © SECONDA PARTE |
ea, la quale, come rileva, è nel dominio delle Sin
tassi figurata , perchè il numero delle. sue parole è
minore del numero de’ pensieri, che racchiude, onde
è della sinfetica per la sintesi , essia per la compo»
sizione de’ pensieri non espressi nelle poche parole che
si adoperano, | |
La proposizione sintetica pei è di due maniere ,
eioè sintetica per Sintesi nella proposizione, e sintetica
per Sintesi della proposizione. La prima si ha, quan»
do almeno une de’suei essenziali elementi è espresso,
e ne manca uno @ due al‘pit: la seconda si ha, quan»
do tuiti e tre gli essenziali elementi sono taciuti , la
qual cosa come avvenga sarà obbjetto della disamina
ne’ capi seguenti delle due Sezioni. La prima poi è
per Sintesi semplice, o per sintesi composta , ob»
bjetto della presente Sezione.
CAPO IL
INTORNO ALLA PROPOSIZIONE SINTETICA PER SINTESI
SEMPLICE NELLA PROPOSIZIONE.
In sei maniere e nen più la proposizione può essere
sintetica per Sintesi semplice nella proposizione. le
ne andrò proeducende degli esempi, ne’ quali l' uso
mette in pratica queste diverse specie di Sintesi, .
La 1.° maniera è, quando sta espresso il sole pri-
mo termine , come avviene nelle risposte a certe do-
mande simii alla seguente; Quis venit ? chi è ve-
nuto? alla quale bisognerà rispondere con un primo
termine simile ad Antonius, che in sè racchiude il
senso dell’ intera proposizione , cioè Antonius venti.
La 2.* maniera presenta: il solo verbo Astratto ©
.Sum o Facio senza primo e secondo termine. Così
INTORNO ALLA SINTASSI FiguratA =—=—73°
quando si è da taluno affermato: aqua est dulcis, e da
noi si risponde in conferma: tta est, ognuno vede che
in est sì compongono i pensieri di tutta una ppoposi-..
zione, cioè aqua est dulcis ( ita ut tu ditisti) sù
La 3.* si ravvisa in quelle formolè abbreviate, ‘che
hanno espresso il solo secondo termine di una pro-
posizione. Così se alcuno domanda : Quid fecisti ? Che
‘cosa hai fatto? e si risponde: iter viaggio, ognuno ve-
de che nel. verbale iter si compongono i pensièri di
tutta la seguente proposizione : Ego feci iter, io ho
fatto viaggio. i
La 4.* presenta due elèémenti., ne’ quali si‘ compo:
ne il pensiero del terzo. Così se alla domanda: Quis
est: aeternus? chi è eterno ? si risponde : Deus est’,
voi già comprendete che si voglia dire: Deus est'aé=
sernus. |
La 5.* è nelle formule, che presentano il’verbb col’
secondo termine e mancavi il primo : Così, se alla do-
manda: quomodo est aqua? come è l acqua ? si ri-
sponde : est dulcis.è dolce, voi intendete che, si vo-
glia dire: Aqua est dulcis l'acqua è dolce.
La 6.° finalmente è,.quando. si esprime. il primo ed
il secondo termine, e manca la parola media: dessa' ha
luogo in:una serie. di proposizioni: divise per due’
ta in una enumerazione di parti, con la quale il ver-.
o espresso nella prima si lascia intendere in' tutte’
le altre., eome nel brano seguente: Aqua est dulcis:
marmor album: lapis durus l'acqua è dolce, il marmo:
bianco, la pietra dura, dove il verbo est'è' si-déve’
intendere per lè due ultime proposizioni. se
‘Quando il' verbo è concreto, non dovete: dire che’
mancano due elementi, se esso solo sta espresso; per-
"chè abbiamo veduto che it verbo concreto racchiude
due elementi. i
2
74. È &EGONDA PARTE
CAPO IL
MeTORNO ALLA PROPOSIZIONE SINTETICA PER SINYEST
COMPOSTA NELLA PROPOSIZIONE,
La proposizione sintetica per sintesi composta nella
proposizione può essere di due maniere, cioè comples-
siva e duplicata, In generale la proposizione è com.
plessiva, quando si hanno ripetuti i termini a la pa-.
rola media : la duplicata è, quando prima e dopo del
verba Sum vi è un nome, oppure quando dopo certi
verbi detti di accoppiamento sì truova un aggiuntiva
o qualche parola derivata e composta in forma di ag-
giuntivo con la desinenza indicativa di un primo ter-
mine di proposizione. In due articoli distinti parlerà
di queste due specie di proposizioni. o
ARTICOLO 1,
Intorno alla Propcsizione Complessiva,
La proposizione complessiva è una proposizione sin=
tetica per una sintesi composta nella Proposizione,
Dessa è sintetica , perchè ]’ analitica, come abbiama,
detto. nel Capo antecedente, ha un solo primo termine
un sole verbo e un solo secondo termine, mentre que-.
sta ha più di uno degli elementi suddetti, dovenda,
uno almeno essere ripetuto per supposizione, —
La ragione poi, per la quale una proposizione è sin-
tetica, quando uno degli elementi è ripetuto, si è che
ciascuno elementa è in intima relazione con gli altri due,
in guisachè in occasione di uno nai pensiamo neceg-
sariamente agli altri due, Quindi è facile a comprenn
— ——= — nf e I
| INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA.. 7}.
dere che, se uno di essi è ripetuto, nai pensiamo tailte
volte all’ intera proposizione, quante volte quell uno è
ripetuto. si NRE:
Affinchè poi la proposizione sintetica. sia comples»
siva, è necessario che gli elementi ripetuti .si, leghino
agli altri due, che sono semplici, in unità di costrutto, co-
me apparirà più chiaramente dagli esempi, che addur-
remo per ciascuna specie. À parlare con più proprietà
la proposizione di questa natura meglio direbbesi un
complesso di più proposizioni. 0/0...
. La complessione può avvenire in tre. modi princi
palmente 1.° Quando in una proposizione vi sono. più
primi termini, e un solo degli altri due. elementi ,.
come nel seguente esempio : Hercules, Milo et_.Same
son fuerunt fortes Ercole Milone e Sansone furono:
forti. In quanto all’ accordo del secondo termine coi:
tre nomi primi termini è ragionevole .che l’aggiuntivo:
si metta Ai dna indicativa del plurale, perchè,:
essendo più nomi singolari, ognuno vede che formano:
un numero, ancorchè ciascuno abbia la desinenza : del,
singolare. died aa Li
Quando i nomi hanno diversì accordi, cioè uno.
htc e bonus , e l’altro haec .e bona; allora. l’aggiun-
giuntivo secondo termine, variandosi .per desinenza in-
dicativa del nome plurale, và secondo hie e bonus e:
non secondo haec e bona, come Pater ei Mater. suns.
bons il padre e la madre sono buoni. |. .., . |.
Se i nomi singolari significano sostanze e cause. ina-
nimate, l’ aggiuntivo, mettendosi alla desinenza indica».
tiva del nome plurale, segue hoc e bonum, come di:
vitiae , decus et gloria sunt bona, le ricchezze il de»,
coro e la gloria sono buone. |. ci
-In quanto al verbo , se è precedyto, da più nomi
personali primitivi, per la stessa ragione che due sine
+
76 SECONDA PARTE
gol&ri valgono un ‘plurale, andrà nella desinenza indi:
guitisa del nurtero , ma'la desimenza indicativa della
persona -satà quella della più ‘nobile. La persona pri:
ma è più nobile della seconda e questa della terza ;
ende ‘dirassi : Ego et tu sumus felices 10 ‘e ‘voi siamdg
felici , :0 voi ed io siamo felici, e ‘mon ego et tu estis
felices — Quando poi i primi ‘termini :saranno un no-
me personale -primitivo ed un ltro nome, .P ac-
cordo del ‘verbo ‘si può ‘fare ‘anche ‘con l'ultimo , co-
me Ego ‘et (Cicero ‘meus flagitabit ‘il chiederà Cice-
rone mio figliuolo ed io. Queste ossetvazioni per altro
lessigrafiche possono avere una importanza dal ‘tato
sintassico per dla conoscenza «dele relazioni delle -pa-
role né costrutti. |
H 2.° caso di:proposizione complessiva si ha, quando
sono più secondi termini ed un solo verbo e un isélo
primo termine, come Deus est aeternus, bonus, ma-
gmss , Iddio è eterno buono è grande, dove e pro:
posisioni sono tante, quanti sono i secondi termini ri
petuti , e ‘in forma analitica si dovrebbe dire Deus
est agsernus, Deus est bonus, Deus est magnus. Ad
iscanso di questa nojosa ripetizione le tre proposizioni
si aecumulano in una nella forma complessiva, |
U $.° caso è, quando sono più di ‘un primo è più’
di un secondo termine nel medesimo tempo; come
nel seguente esempio, Cicero, Demosthenes, et Horten:
sus fuerunt magni, felices, et fortes, ‘Cicerone De
mostone ed Ortensio furono granii, felici e forti, do-
ve le proposizioni sono tante, quanti sono i primi ter-
mini da ‘un lato è isecondi termini dall’altro, in tutto
sei. Quando si avessero più primi termini , più secondi,
evpiù verbi le proposizioni in complesso si multipli-
eherebbero all’ infinito. |
H 4 caso è sotto il rapporto delle determinazioni,
"e = - —-— € Va ri n €« 2, i.
tNtoRNO ALLA Sivtassi wicurata ‘77
le quali, quando sone ripetute , fanno sott'intendera
per altrettante “volte l’intera proposizione, Così di*
-cehdo : Antonius interfecit Pranciseum, Paullum et
Sempronium, quì le ‘proposizioni ‘soho tante ‘qualità
wono' gli ‘obbjétti replicati, no aa
e.
# è
ARTICOLÒ H.* dat
Iniorno alla Proposizione Sintetica DUPLICATA: "*
a: ; A : È sì “i :. ®
‘ Chiamo proposizione sintEtICA DUPLICATA quella ;
the in primo luogo presenta il verbo Sum trà due
- nomi, oppure lo stesso verbo prèceduto da un norhe,
e seguito da parola derivatà è composta’ in forma di:
aggiuntivo, come nel seguente esempio © ‘Aqua ‘est
corpus l’acqua è corpo: Cicero fuit orator Cicerone
. fu oratore. . , n
Proposizione duplicata ìmporta un complesso di due
proposizioni. Or, quando il verbò Sum è posto ‘tra due
nomi, come Nel primo esempio: Aqua est corpus, si
hanno due primi termini, perchè ogni nome, che non
è termine di rapporto, è primo termine di proposizione.
Ma le proposizioni sono tante quanti sono gli elementi
essenziali ripetuti, per quanto abbiamo stabilito nell’ar-
ticolo precedente ; bisognerà conchiudere che, dove il
verbo Sum si truova tra due nomi con la desinenzà
di primi termini, sostenga un complesso di due pro-
“posizioni, le quali hanno ùm solo verbo e ’1 secon
do termine taciuto. In forma analitica simili propo-
sizioni equivalgono a due simili ad Aqua est talis,qualts
est corpus, oppure aqua est gravis in tali modo, în
quali inodo corpus est grave. La ragione più scienti-
ca di questo costrutto ‘è stata da noi esposta nel
:-. Vol. del Nuovo Corso, © © © di
on
Li SICONDA PARTE... |
, I Grammatici empirici non seppero distinguere que-
«sta specie di proposizione, ma assurdamente sosteti-.
sero che il secondo home simile a Corpus del ri-
portato esempio fosse attributo. Ora attributo importa
qualità e quantità (vedi Etim. pag. 34), ed ha
per segno l' aggiuntivo in senso vero e proprio. Il
nome dinota sostanza, la quale non può essere mai
attributo , perchè non può essere maij qualità , e
contraddice a tutti ì principi della retta ragione chi
sostiene il contrario. Se dunque il secondo nomè dopo
Sum non può essere attributo, sarà soggetto , ossia
primo termine di proposizione. |
Che una simile proposizione poi sia sintetica e non
analitica, è chiaro oramai da quanto $i è detto, mà
per rendere quest’ asserzione ancora evidente faccio
riflettere che la proposizione semplice ed assoluta e
‘quindi analitica deve presentare un Nome per pri-
ame termine, un verbo astratto, e per sécondo ter-
mine, se è sostanziale, un aggiuntivo (pag. 15 del pre-
sente vol. ). Ora la proposizione Aqua est corpus
invece di un aggiuntivo presenta un nome nel luo-
o del secondo termine: è perciò diversa dalla sem-
plice ed assoluta. Ma ciò, che non è semplice, : de-
Wessere composto: ciocchè non è assoluto deve essere
relativo, è mestieri conchiudere che siffatta propo-
sizione sia sintetica.
.. Dicasi lo stesso, se dopo il verbo Sum învece del-
Taggiuntivo per secondo termine si truova una pa-
«zola derivata o composta in forma di aggiùntivo, co-
me Cicero fuit orator, Demosthenes fuit eloquens,
Cicerone fu oratore, Demostene fu eloquente. Im
rocchè simili parole non dinotano qualità o quantità,
‘ma racchiudono una proposizione incidente, o una re-
lazione, che determina ùn nome precedente, onde Ci-
INTORNO ALLA SINTASSI PIGURATA 19
cero fuit orator in forma analitica vale Cicero fut
vir qui fecit orattones ; Demosthenes fuit eloquens
vale Demosthenes fuit vir qui fecit eloquutiones (1),
-(1) Da ciò chiaramente apparisee che il verbo Sum,
seguito da participio forma una proposizione duplicata;
perché il participio non è aggiuntivo, ma parola deri-
vata in forma di aggiuntivo, che sinteticamente fa ia-
tendere una proposizione incidente implicita (Étim. pag.
175). In questa occasione piacemi di fare delle osserva-
zioni, che potranno setvire di fondamento ad una teoria
assai importante. |
Allorchè dico : Aqua est currens, la frase in forma
analitica sarebbe : aqua est res quae fucit cursum,
‘perchè currens vale momo, donna o cosa che correo
fa corso (Etim. pag. 175) ossia res quae facit cursum
nell’ esempio riportato. Ora traducendo iu prima aqua
est res per aqua est în tali modo in quali medo est
res, è poi quae facit cursum per talis res qualis res
facit cursum, è facile a vedere che nella prima se-
‘rie delle due proposizioni aqua est în tali modo in
quali modo est res manca l' aggiuotivo. Nè giova ri-
correre a ialis qualis, i quali, come prenomi non pas-
sono fare da secondi termini: resta adunque a sapere
quale possa essere l' aggiuntivo da sott intendere. Vi
sono de' casi, ne’ quali è difficile, per non dire, imposgi-
bile di trovare un aggiuntivo , che esprima qualita o
quantità comune a’ due soggetti paragonati, ondechè
a proposizione resta incompiuta, cioè col solo nome e
€0ì solo verbo , come aqua est în tali modo in quali
snodo est res, la quale per essere compiuta dovrebbe
‘averè la forma simile ad aqua est gravis in tali mo-
do in quali modo corpus est grave. Ora non possia-
mo dire che la proposizione possa essere compiuta con
due séli elementi, posto che sia, qual dev'essere, l'espres-
sione di un giudizio, che risulta dalla sintesi di tre pea-
80 SECONDA PARTA
dove, come sì "vede, dopo est viene un home, qual 6
vir determinato dall'incidente ©»
sieri, corrispondenti a' tre elementi reali de’fatti osser.
vati. Bisognerà dunque conchiudere che, se si danno si»
mili proposizioni, delle quali non ci viene conceduto di
‘trovare il secondo termine aggiuntivo nella lingua, do-
wremo dire che ciò derivi dall’ imperfezione della lin»
‘ggua medesima, che difetta di alcuni segni corrispon»
«denti all'idee delle qualità, che concepiamo nel giudi-
‘zio, ma siamo fnabilitati ad esprimere. Che le lingue
*sieno ‘difettive rispetto allè idee sempre crescenti ' nelle
nazioni parlanti, le quali sempre progrediscono nellè
‘ Muove conoscenze, non SÌ può rivocare in dubbio, e
pe fanno argomento chiarissimo e fncontrastabile ‘i
Trasiati, î quali come abbiamo dimostrato nella Nuo-
va Grammatica ragionata per la Lingua îtaliana Vol:
INI. pag. 10 e seg. e nel Nuovo Corso Parte Prima
Vol. II. pag. 22 e seg., sono senipre mezzi di biso»
“gno soggettivo ed oggettivo, ossia dal lato de’parlanti
0 della lingua, e non mezzi di lusso o di eleganza,
come si persuasero i filologi empirici.
‘To dunque riconosco in Sintassi delle proposizione
incompiute per difetto di parole, che esprimano alcune
qualità innominate, le quali si lasciano intendere senza
| poterle attuare in tali costrutti figurati, e non dirò coi
grammatici empirici che il parzie/pio e tutti gli @9-
giuntivi verbali , o le parole derivatè e composte in
forma di aggiuntivi facciano da secondo termine della
proposizione sostanziale, la quale è un'espressione di
giudizio, con cui si pensa che una sostanza sia quali-
ficata, cioè in un dato modo, come si esprimono i logicì.
Fuori di questa rigorosa deduzione si dovrebbe cam-
‘ biare Ja definizione del giudizio, ma, se desso è quello
che siè defivito nel modo sopraddetto, ogni proposizio-»
ne sostanziale per essere compiuta deve avere neces-
‘sariamente per secondo termine un aggiuntivo qualili»
Calivo O quantitativo.
intoino ALLA sifmassi vicurata Bi
Per lo ‘stesso principio, trovando dopo sum ‘un pre-
nome di qualunque specie invece di un aggiuntivo, la
proposizione è duplicata, come Liber est hic il libra
è questo : Hoc negotium est totum, questo è tutto.
In secondo luogo fa mestieri riconoscere un com-
plesso di proposizioni in quei costrutti della lingua .la-
tina, ne’ quali dopo un verbo concreto troviamo un
nome (o parola derivata in forma di nome) e un ag=
giuntivo ( o parola derivata in forma di iv.
amendue eon la desinenza indicativa del primo termi.
ne di proposizione finita; detta -da'grammatici caso No-
iminattito | come ne' seguenti ‘esempi : Ego salutor
pot io sono salutato poeta : Petrus vidit contentus
ietro vive contento. La ragione si è che Ego salutor
e Petrus vivit, contenendo de’verbi-concreti, sono suf-
ficienti praposizioni per sè stesse ; vi è dippiù poeta
per la prima, e contentus per la seconda , i quali,
avendo .la desinenza indicativa del primo termine di
RIopoRziolo, accennano ad un'altra proposizione secon-
o il principio stabilito nell’ Artieolo antecedente. Ora
quale sarebbe l’altra proposizione per l'intero in for-
ma analitica? .Non è difficile a ritrovarla, se si pone
mente che in simili costrutti ha luogo una compara:
zione, il cui risultato è il rapporto d’ istessttà o dì
eguaglianza, è la forma analitica è la seguente: Ego
salutor sicut poeta salutatur , io sono salutate così
come il poeta è salutato, Petrus vivit contentus, Pe-
irus vivit, sicut homo contentus vivit Petro vive cos
me uomo contento vive. I Grammatici chiamavano è
verbi così costruiti verbi di accoppiamento senza de-
terminare in che l’ accoppiamento consistesse , anzi
ve ne furono di quei, che il secondo nome ritennero
per attributo secondo la teoria testè confutata. |
Di quì si può dar ragione de’ costrutti ' del verbo.
82 SECONDA PARTE
videor in ‘senso di parere o sembrare,'e de'così detti
vocativi. lo dirò brevemente qualche cosa e di quello
e di questi. © | |
. I verbo videor eris è un vero verbo passivo, per-
chè formato da video, che significa vedere, ossia azio-
ne, il cui effetto modo passa da chi vede nell’ oggetto
veduto. È proprietà della lingua latina di far seguire
questo verbo in forma passiva da un infinito, e que-
--sto da un aggiuntivo o da parola derivata in forma
d’aggiuntivo, ed anche da nome o da parola derivata
în forma di nome con la desinenza indicativa della
proposizione finila invece della desinenza indicativa
del primo termine di proposizione infinita, come Tu
videris esse felix , invece di tu videris ‘esse felicem,
che letteralmente tradotta vale: Tu sei veduto di es-
sere felice, ma per versione di equipollenza si fa va-
lere a: Pare che tu ser felice. I Grammatici empirici,
che non seppero entrare nella vera natura di questo
costrutto, ritennero che il verbo videor fosse un ver-
bo di singolare maniera in quanto che volesse per sua
determinazione un infinito, il quale invece del ‘secon=
do termine colla desinenza di Accusativo avesse quella:
del Nominativo contro tutte le ‘ragioni della costante
analogia e proprietà della lingua. "I
‘ Ed alcunì per addurre una qualche ragione, che,
nulla spiegando, nascondesse almeno la magistrale igno-
ranza, si fecero a dire che in tale costrutto vi fosse
una maniera di dire alla greca , ossia un grecismo ,
senza punto riflettere che tutte le-lingue lo hanno, e
«debbono averlo, come di pertinenza della Sintassi ge-
nerale.e non particolare ad alcuna lingua. Ma, ricono-
scendovi un costrutto figurato, come noi abbiamo fatto,
Fiona è sciolto e la ragione garentisce la verità
a teoria. i n da Piagr É
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 83.
Nel quale divisamente potevano convenire i gram- .
matici, se avessero riflettuto che vi sono costrutti,
me' quali il verbo videor ritiene la forma propria di
| werbo passivo, assia di verbo di stuto relativo, come -
Visum est mihi ad te de senectute scribere, dove
vorrebbero questo: verbo adoperato impersonalmente e
attribuirgli il significato di parere o sembrare cosa
ben fatta, confondendo il valore etimologico col sin-
tassieo , onde tradussero il riportato esempio : Mi è
sembrata cosa ben fatta scriverti intorno alla vecchiaja. ‘
Noì conformemente allo stesso principio stabilito di-
ciamo secondo ragione che Videor è sempre lo stes-
#0, ma in quanto alla sintassi, quando si truova con
Ja desinenza indicativa del primo termine di proposi
zione finita dopo infinito, presenta una proposizione du- -
plicata comparativa : quando si truova come nell’ ul-.
timo esempio, presenta una proposizione analitica, sem-
lice ed assoluta. Ma ] uno e l’altro costrutto è
lino e non greco. a
La stessa teoria è da applicarsi a’ così detti verbi.
vocativi simili a Vocor, Dicor, Nuncupor, Credor, :
Feror,ec. i quali, come abbiamo detto a pag, 53, sono
veri verbi passivi, ossia verbi di stato relativo: siffatti.
verbi come Videor si truovano costruiti alle volte con '
l'infinito, il quale è seguito dal secondo termine con
la desinenza indicativa del primo termine di proposi
zione finita, o come dicevano i grammatici dal No-
rainativo invece dell’ accusativo ; come ne’ seguenti.
esempi : tu diceris esse poeta, tu sei detto di essere .
poeta osi dice che tu sei poeta: Nos credimur esse .
venturi noi siaino creduti di essere per venire , 0 si .
erede che noi siamo per venire. Oppure, tolto l' inf»,
ni{o, si truovano con un nome: o ‘con aggiuntivo con.
la desivenza: indicativa del’ primo termine di. proposi».
84 SECONDA PARTE
zione finita ;- come tu salutaris poeta tu sei salutato
poeta , nos vocamur invicti, noi siamo chiamati iri-
vitti ec. ll principio:è sempre lo stesso: in simili co-
strutti bisognerà riconoscere una proposizione dupli-
cata comparativa, e tu dicerîis esse poeta in forma
analitica vale : tu diceris esse sic ut poeta dicitur
esse: Nos credimur venturi vale nos credimur esse
sicut. homines venturi creduntur esse ec. ==
Quando poi si truovano con l’infinito seguìto da no-
me o da: aggiuntivo. con la desinenza indicativa del
primo: termine. di proposizione infinita ,. la Sintassi è
regolare:, come-quando diciamo : Dicitur., creditur,
ferturi, te esse venturum , dicesi, credesi, narrasi
essere. tu pervenire. Non:diremo quindi con gli seioc-
chi grammatici che siffatti verbi una. volta sieno per-
sonali, un’altra impersonali, e che in un caso vi:sia
una forma di dire alla greca, un’altra alla latina: sib-
bene. che nel. primo caso il costrutto è figurato; nel
secondo è regolare : che in quello. sono:due proposi»
zioni. aggruppate, in: questo una sola. Senza: stra-
ziare- la logica e il senso comune noi terremo il proble-
ma:risoluto .secondò ì prestabiliti. principi. ‘ i
Dopo di: avere esposta. questa teoria intorno a’ co-
strutti delle. proposizioni duplicate di varie specie credo
opportuno:.di. determinare.la: natura del-così.detto caso
di apposizione; che::in: grammatica non. è stato affatto
preso in considerazione , anZi: contre: ogni ragiene si
è ‘fatto; credere: che un:nome; apponendosi ad unaltro
nome, quel :prisnoa: diveniva: astributo . del secondo: Così
dicendo Tultiola:deliciae nostrae, ritenevasi che deli-
ciae: apposto a. Pulliola ne-:era perciò: .l’atiribuso; Ma
bgmi ‘attributo. è.uma; qualità a-quanitià termine e li-
inite di sostanza ;. se: il:caso:di apposizione fosse. at-
tributo del primo. neme , cambierehbe: natara: ed il
— —- - —-.— © =
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 85
nome da segno di sostanza diverrebbe segno di qua-
Ktà, in altri termini la sostanza trasformerebbesi in
qualità. L’una e l’altra supposizione è assurda e con:
traddittoria, perchè nè ciò, che è segno categorico di
un'idea, può divenire segno di un’altra, nè la sostan-
za può essere mai qualità , e viceversa. Se la è così
fa mestieri appurare che cosa-sia il così detto casa
di apposizione. Lr,
E, posto che il nome, dovunquesi truova, non può
essere che una di queste due cose, cioè o primo ter-
ne di proposizione o secondo termine di rapporto ,
noi con questo principio perverremo facilmente alla
soluzione del proposto problema. Imperocchè, se il ca-
so di apposizione , come è ammesso comunemente ,
non è un secondo termine di rapporto , come quello
che ‘non dipende da preposizione rispetto al nome cui
si appone, è mestieri riconoscerlo come un primo
termine di proposizione. Ed, avendo due nomi primi
‘termini in un costrutto, come nell’ esempio riportato
TTulliola deliciae nostrae , bisognerà riconoscervi ‘un
complesse di due proposizioni per una sintesi compo-
sta, le quali ridotte a forma analitica presenteranno
la seguente formula : Tulhola talis, quales deliciae
nostrae , 0 Tulliola est talis quales sunt deliciae no-
strae. ‘Infatti il caso di apposizione ha luogo ogni volta,
che si paragonano due soggetti, che hanno la medesì-
“ma qualità, come assentirono gli stessi grammatici
‘quando dissero: se due nomi significano una medesi-
Îma cosa vanno al medesimo caso.
Ma il nostro principio è troppo generale e la lin-
gua latina presenta delle difficoltà, che noi non
‘siamo tralasciare senza rimanere molta ombra ‘-
scurità nella mente de’ giovanetti. © |
In primo luogo si dice che la nostra urta non possa
86 (0. BIEGONDA PARTE.
pitenersi per la ragione che il caso di apposizione parte
cipa di tutte le attribuzioni del nome principale, il quale
se è un termine di rapporto variato ‘nella sua desinenza,
anche il caso di apposizione si vuol mettere a quella
desinenza, come nel seguente esempio : Fiius Tulliae
deliciarum nostrarum, Figlivolo di Tullia nostro sollaz»
zo, deve si vede che deliciarum mostrarum va alla
seconda desinenza, appunto perchè Tulliae è così va-
riato. Adunque pare essere falso che il caso di ap-
posizione non sia un termine di rapporto +e A questa
ebbjezione rispondo che deliciarum nostrarum è tere
mine di rapporto non per sè, ma pel nome, a cui sì
appone , in quanto che la preposizione Di è relativa
a Tulliae e non a sè stesso, di che fa pruova la
versione italiana , nella quale non dicesi di Tullia
di nostro sollazzo , ma di Tullia nostro sollazzo, La
desinenza quindi gel caso di apposizione non è signi»
ficativa, ma puramente indicativa o sintassica, in quan»
to che, vale a dire, mette in relazione il nome appo»-
sto col nome a cui si appone, Ad essere un termine
di rapporto dovrebbe esso stesso dipendere da pre»
posizione, che avesse a primo termine il primo nome,
La seconda obbjezione sarebbe in quanto che non
sempre si può formare una coppia di due. proposizio»
mi, perchè il primo nome potrà essere un secondo
‘ termine di rapporto, come nel seguente propter Tul-
liolam delicias nostras a cagione di Tullietta nostro
sollazzo , dove ccme si vede Tulliolam è secondo ter-
mine della preposizione propter. ]n simili casi è da
ricordare che, quantunque il nome sia una determina-
“zione, non lascia di essere un determinabile, e che
perciò il caso di apposizione è pna proposizione inci»
dente da risolversi nella seguente forma : Tulliolam
- elem quales sunt deliciae nostraes, — |
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 87 |
SEZIONE ii.
Intorno alla Sintassi figurata sotto il rapporto
O °° delle Determinazioni. | Î
Tra le determinazioni e i determinabili passa inti»
ina relazione , ‘in quanto che in occasione di quelle
necessariamente pensiamo a questi j perchè le prime
hon possono state senza i secondi; e lasciano una so-
po di senso tale che noi siamo in aspettazione
i qualche altra cosa è dire per intendere, come di-
cemmo della proposizione incidente pag. 43, che è u-
“ na determinazione rispetto Alla principale, suo de-
terminabile, Se dunque la Sintassi figurata ha per fone
damento la relazione, che passa tra le parole espresse
e Ie parole taciute, è agevole & comprendere che
Yi può essere una Sintassi figurala Sotto il rapporto
delle determinazioni , il che avviene in tutti i casi,
ne’ quali le determinazioni si esprimono e i determi»
nabili si debbono intendere. Questo principio è gene»
talissimo, e, facendo astrazione dalle lingue particolari,
si può dire chie i casi possibili della Sintassi figurata
in qualsivoglia lingua sotto il rapporto delle Determi»
nazioni sono tanti, quante sono le determinazioni di
tutt'i determinabili. Ma, trattandosi di una lingua par-
ticolare, sono tali e tanti i costrutti figurati sotto que»
sto rispetto, quanti e quali ne sono stati attuati dal-
1’ uso. In questa Sezione adunque esponiamo i costrut-
ti figurati della lingua latina attuati dall’ uso , ed a
procedere con ordine la divideremo in due Capi, nel
primo esporremo la Sintassi figurata nelle Determina»
zioni, che fanno intendere un’interà proposizione :
nella seconda esporremo la Sintassi figurata ‘nelle
88 SECONDA PARTE
Determinazioni, che fanno. intendere un solo Deter-
minabile.
CAPO L
DELLA SINTASSI FIGURATA NELLE DETERMINAZIONI
CHE FANNO INTENDERE UN'INTERA PROPOSIZIONE.
Una parola-determinazione espressa potrà far inten-
dere una proposizione intera; ma questa. o è semplice,
assoluta, analitica , o composta, sintetica, compa-
rativa. In due Articoli distinti esporremo i casì prin-
cipali di questa figurata Sintassi.
ARTICOLO L .
Della Sintassi Figurata nelle determinazioni |, che
fanno intendere un’ intera proposizione semplice.
ll primo caso di questa Sintassi figurata comprende
‘ tutte le risposte con parole, che non sono elementi
essenziali della proposizione, e che perciò debbono
essere necessariamente determinazioni di alcuno di
essi. Così se alla domanda : Vidistine illum9? nol ve-
. desti ? si risponde : non, ognuno -vede che in que-
“st'unica parola, che non è elemento essenziale di pro-
. posizione, si compongono i pensieri di tutta la propo-
sizione nella forma seguente : Ego non vidi illum.
. Similmente se alla domanda : Quid attulistt? Si ri-
sponde me ipsum, è agevole a comprendere che me
‘tpsum me stesso, che è obbjetto e perciò determina-
. zione di un verbo transitivo , fa intendere l’ intera
. proposizione nella seguente forma : Ego attuli me
:tpsum io arrecai me stesso. Fate applicazione a qua-
lunque altro costrutto , in .cuì la risposta è per qual-
ao —
a
e - Ce ne. << 4 _ — . uè ——r. — > [ai PSI
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA =—89
sivoglia parola determinazione di qualsiesi forma ’@
nètura. gare:
Il secondo caso comprende tutte le parole segni di
approvazione , èà condizione che non sieno elementi
essenziali di proposizione. Così, se alcuno dopo aver
udito. leggere una produzione letteraria , per dare il
suo giudizio dicesse : bere , male, recte bene male
rettamente, vi presenterebbe in una solà parola, che
non è elemento essenziale di proposizione, l intendi»
mento di una intera proposizione nella forma seguen-
te > tu scripsisti bene, male, récie tu hai scritto
bene 0 male 0 rettamente.
Il terzo casò comprende le parole , che non sono
elementi essenziali di proposizione nella così detta
preterizione è interruzione di discorso a causa di af-
fetto che predomina. Così, se, mentre uno parlà, accor=
#endosi di essersi troppo inoltrato è che possa uscire
da’ limiti del convenevole, di botto si arresta su qual-
che parola simile a Sed ma, la quale fa intendere
che altro. vi sarebbe è dire, ma non si dice.
ARTICOLO II.
Della Sintassi figurata nelle Determinazioni, che fan
no intendere un iatera proposizione Compara»
tiva.
Ogni volta che vi è comparazione, vi debbono es-
sere necessariamente due proposizioni, una principale
e l’altra incidente, amendue precedute da alcune pa-
role correlative segni di comparazione, le quali sono
diverse secondo la diversità del rapporto, che ne ri.
sulta di eguaglianza o di diversità pag. 56. Se dune
‘que troveremo espressa una sola proposizione compa»
90 SE@ONDA PARTE
rativa connotata da un segno di comparazione, in oc-
casione di questo segno, che è una determinazione im-
propria dell’aggiuntivo , pensiamo all’ altra proposi-
ziune comparativa non espressa. É, siccome questi
segni di comparazione sono diversi , ìn due paragrafi
esporremo i costrutti figurati delle proposizioni compa-
rative di equaglianza e di diversità.
g. 1
Della Sintassi figurata nelle proposizioni comparative
| di equaghanza.
Le parole segni di comparazione di eguaglianza sono
sic e ta correlativi di vt, velut, veluti: di tam o tan-
tum correlativi di quam e quantum : aeque , pari-
ter correlativi di ac, atque, vedi pag.57 e seg., che tutti
in forma più analitica si riducono a Talîs correlativo
di Qualis per l’ eguaglianza di qualità, ed a Tantus
correlativo di Quantus per l’ eguaglianza di quantità.
Se dunque troveremo una proposizione con uno di
questi correlativi, dovremo intendere l’intera propo-
sizione non espressa, che forma l’altro membro di
comparazione. Cosi incontrandoci in Tanium relligio
potuit suadere malorum, tanti mali potè consigliare la
falsa Religione, in occasione di quel tantum malorum
pensiamo a quanti mali il poeta avea innanzi descritto,
cioè la morte d’ Ifigenia. Parimenti ineontrandoci in
sic o tta est così è, oppure in vt diri come dissi, nel
primo caso intenderemo, Res est ita vt tu dicss la cosa
è così come tu dici: nel secondo intenderemo id est
verum sic vt diri, ciò è vero così come dissi ec.
In questo luogo cade in acconcio la disamina di un
sostrutto latino, che noi italiani abbiamo fatto nostro,
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 91
ed è propriamente Sic o Ita seguito da vt in sen-
so di che e non di come, e tamo tantum segui»
to da vt in senso di che e non di come. Eccone de-
gli esempi: Sic est vita hominum, vt ad maleficium
nemo conetur sine spe accedere, la vita degli uomi»
ni è così fatta che niuno sia costretto di accedere al
malfare senza speranza—Cic. Non se tam barbarum,
neque tam imperitum esse rerum, ut non sciret, Cic,
non essere egli tanto barbaro e tanto imperito delle
cose che non sapesse ec. ec.
In simili costrutti, che ìn apparenza sembrano re-
golari, vi è un complesso di più proposizioni, che rile-
yano dal sénso e non si contengono nelle parole. Po-
sto in vero che Ita & Sîc sieno correlativi di vt in
senso di come, e tam è correlativo di quam in sen-
so di quanto, è agevole a intendere, che dovunque
non si truovi un termine correlativo , mentre l’altro
è espresso, vi sia una Sintassi figurata, come ho di-
chiarato con molti esempi e risoluzioni nella Nuova
Grammatica ragionata per la lingua italiana pag. 54 e
seg. Vol. lI., a cui rimando coloro che vogliono es-
serne pienamente informati.
6.2
Intorno alle Determinazioni, che fanno intendere
una proposizione comparativa di diversità.
I termini correlativi nelle proposizioni comparative
col rapporto di diversità in forma analitica sono ma-
gis e plus o minus, e quam: in forma sintetica sono
1 comparativi in or e us, e quam per secondo termi-
ne. Se dunque troveremo una proposizione , che ha
magis., plus, minus, e manca la seconda preceduta
9 SECONDA PARTE
da quam, diremo .che vi sia un costrutto figurato, il
quale in occasione della Determinazione fa intendere —
un'intera proposizione ; che sarà seconda proposi-
Zione incidente comparativa. La qual cosa è ovvia ed
ha luogo propriamente, quando il secondo membro di
comparazione è facile è intendere,
CAPO IL
DELLA SINTASSI FIGURATA . NELLE DETERMINAZIONE
CHE FANNO INTENDERE UN SOLO DETERMINABILE.
La Sintassi figurata sotto il rispetto delle Determi=
nazioni, che fanno intendere un solo determinabile, hà
una grande estensione pel numero indefinito degli e-
leganti costrutti nella linguà latinà. Questo Capo adun=
ue avrà una lunghezza corrispondente alla vastità
della materia, onde sarà diviso in più articoli, e que-
sti suddivisi in paragrafi e numeri, secondochè la mag=
gior chiarezza dell’ esposizione richiede. |
Sapendo quante determinazioni ha un determinabile, .
e quanti sono ì detérminabili stessì, si potrebbe Anco-
ra determinare il numero de’ costrutti figurati sotto
questo rispetto. Noi ridurremo la partizione generale
a’ seguenti articoli 1.° Sintassi figurata negli Aggiun=
tivi 2.° Sintassi figurata ne’ nomi termini di rappor-
to 3.° Sintassi figurata nelle Preposizioni 4,° Sintassi
figurata in certi particolari costrutti. |
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 98
ARTICOLO I.
Intorno alla Sintassi figurata negli Aggiuntivi è
Prenomi e melle parole derivate e composte in for-
ma di aggiuntivi, cui manca il nome.
Ogni aggiuntivo nel discorso sostiene due uffici .0
di secondo termine di' proposizione, o di determina-
‘ne del nome, cui deve seguire. Similmente il prenome
è una classe di parole, che per ragione del suo signi-
ficato deve precedere sempre il nome (Etim. pag. b1).
Le parole derivate e composte in forma di aggiuntivi
sono sempre determinazioni di Nome, che dovrebbero
in sintassi regolare averlo sempre espresso. Se dun-
| que troveremo una - di siffatte parole di qualsivoglia
forma o maniera senza nome espresso, diremo che vi
sia una Sintassi figurata nell’ aggiuntivo , o nel pre-
nome o nelle parole derivate e composte in forma di
aggiuntivi. lo presenterò quì degli esempi più ovvi,
colle rispettive risoluzioni per servire di norma e di
- analogia pe’ casi indefiniti nell’ uso della lingua. Ma
‘è dagavvertire preliminarmente che, quando il nome
«non è alcuno di quelli, che sono espressi innanzi; se
ne dovrà intendere uno di questi generali Homo o
mas, muler o foemina, res, negottum, uomo o ma-
schio, donna o femmina, cosa o negozio. Se l’aggiun-
tivo ha una desinenza indicativa di accordo col nome
personale o quasi personale maschile, s'intende homo
o mas: se ha desinenza indicativa di accordo col
nome personale o quasi personale femminile si sot-
t intende mulier o foemina : se ha desinenza in-
dicativa di accordo col nome invariato rispetto al
sesso , ma che l’uso ha stabilito di farlo prece:
b}* | sEGoffia Pafti
dere da haec, s'intende Res: se ha desinenza
indicativa di accordo col nome, che ha il primo ter-
mine identico nella proposizione finita e infinita , si
sott'intende negotium. Ciò premesso ecco degli eseni-
pi. Multi ( homines) venient vt rapiant , molti (uo
mini ) verranno per rapire. Ex his ( negotiis o re-
bus ) cognosces da queste (cose) conoscerai. Id (ne-
gotium ) est cioè , 0 questa ( cosa) è. Quid ( nego-
tium ) est? quale (cosa) è, 0 che é? Nescio quid
(negottum) facias non so che faccia. Quod (negotrum)
ad me a:tinet la quale ( cosa ) appartiene a me.
Aggiungete & questi tutti i costrutti figurati, che i
grammatici ebbero per avverbi esposti in etimologia
pag. 78 e tutti gli aggiuntivi o le parole derivate e
composte in forma di aggiuntivi, che, avendole adoperà-
to l’uso senza nomi espressi , si ebbero pei nomi ,
come bonum il bene, verum il vero, malum il ma-
le, poiché essi non sono differenti dagli aggiuntivi
bonus, a, wn, verus, a, um, malus, a, um pel su-
premo principio filologico che una parola di natura
determinata in Etimologia non può cimbigre natura
in Sintassi, benchè possa variare all'infinito in quanto
a costrutto per mettersi in relazione con altr@ parole
sempre mai. diverse,
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 95
Fntorno alla Sintassi figurata ne’ nomi termini di
. sapporto, cui manca la preposizione, che in Sine
‘tassi regolare dovrebbe precedere, pd
‘ Sotto questo rapperto la lingua latina è ricchissima
di eleganti e figurati costrutti, In Etimologia e in Les»
sigrafia abbiamo veduto che il nome secondo termine
di rapporto, ossia secondo termine di preposizione, ha
una desinenza indicativa , la quale è propriamente la
quarta e la quinta, secondo i grammatiei l’accusativo
e l’abblativo. Il presente Articolo adunque si può die
widere in due paragrafi : uno che riguarda i figurati
costrutti, quando il nome variato con la quarta desi»
nenza è senza preposizione; l’ altro, quando il nome
È variato con la quinta desinenza detta abblativo.
$1,
Sintassi figurata ne°nomi variati alla quarta desinenza
| senza preposizione,
Il nome variato con la quarta desinenza, quando è
termine di rapporto, dipende da molte preposizioni, che
i grammatici numerano fino a 28, cioè ad, ante,
apud, circa, contra, ectra, infra, inter, iurta,
ob, penes , per, post, praeser, propter, secundum,
trans, ultra, citra, versus, adversus, erga, pone,
prope, vsque.
‘Ora il nome variato alla quarta desinenza, detta da’
ammatici accusativo, sostiene nel discorso tre ufficî,
cioè 1,° di primo termine di proposizione infinita, come
scio E studere 2.° di. obbjetto, come Romwas inter»
96 SECONDA PARTE
fecit Remum, 8.° di secondo termine di rapporto, e
perciò dipendente da preposizione, come propter An-
tontum, praeter modum , ertra urbem ec. ec. Al
lorchè dunque incontreremo un nome così variato ,
procederemo ragionando per metodo di esclusione, e
veduto che non sia nè primo termine di proposizione
infinita nè obbjetto, conchiuderemo che dipenda da u-
na preposizione, la quale , se non sarà espressa, hi-
sognerà sott’ intenderla, e quella -in ispecie che sarà
richiesta dal senso. Moltissimi costrutti presenta la
- lingua latina sotto questo rispetto, che io ridurrò a ca-
pi principali.
1.° I verbi di stato assoluto, come vivo, servio,
sttio non possono avere per loro determinazione l’ob-
bsetto, il quale è proprio de’ verbi di azione transiti-
‘, detti perciò da noi non obbjettivi. Se dunque tro-
viamo : Vivere vitam, servire servitutem, sitire hu-
manum sanguinem., viver la vita, servire la servi-
tù , aver sete del sangue umano, non diremo che
vitam , servitutem, sanguinem sieno obbjetti, ma se-
condi termini della preposizione propter sott’ intesa.
2.° Per la stessa ragione i verbi di azione intran-
sttivi, che sono i verbi concreti che racchiudono il
werbale di moto, non possono avere obbjetto , perchè
H moto, effetto. prodotto dalla loro azione , non esce
fuori nell’ obbjetto, ma rimane nell’agente. Se dunque
troviamo dopo siffatti verbi un nome di luogo varia-
to. alla quarta desinenza, andremo subito a sottinten-
dere la preposizione Ad o Per secorido che il senso
richiede. Così navigare (per) terras, ambulare (per)
mania , navigar la terra e passeggiare i mari, modi
gi dire in senso metaforico.
Anzi è proprietà della lingua latina di adoperare i
nomi particolari deluoghi piccoli, come è dire di città
I
‘ INPORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 97
castelli e ville, alla quarta desinenza senza. la preposi-
zione Ad o Per, quando il moto è a luogo a per luo-.
go. Onde dicesi : bo Romam andrò a Roma, invece
di ad Romam; venit Florentiam, Venetias , Pari-
8i0s, venne a Firenze, a Venezia, a. Parigi. Co: no-
mi specifici o generici di luogo la preposizione ad o
per è sempre espressa, salvo con Domus casa e. Rus
villa, che si considerano come nomi particolari di luo-
ghi piccoli, dicendosi: Redeo domum e non ad domum
SEE a casa, Redeo rus e non ad.rus ritorno. alla
villa.
.3.° Vi sono alcuni verbi di azione transitivi, i.
qpali oltre al nome variato. alla. quarta. desinenza in- .
dicativa dell’ obbjetto ,, sì costruiscono con un altro.
nonie allo stesso modo variato ,. il quale non può es-
sere. un seconde obbjetto., e questi sono Celo io na-
scondo, Moneo io ammeonisco , Doceo io insegno, co- .
me pure Induo e Vestio ie vesto, Posco io chiedo e
demando, ec. come ne' seguenti esempi : Ego celo te
hane rem, io. ti nascondo questa cosa: Moneo te hane
rem ti ammoniseo. di questa cosa: doceo te gramma-
ticam. t' insegno la. grammatica: Induit se vestem
sì vesti: Pacem te: poscimus omnes, noi tutti ti do-
mandiamo. la pace. Uno: di questi. nomi variati. alla .
quarta desinenza, (ed. è. sempre un.nome persor ni
fa.da. obbsetto, l’altro nome impersonale dipende dalla
preposizione cirea o propter , qualunque sia poi la
versione di. equipollenza,. che se ne faccia in italiano. -
4.° ] nomi delle misure specifiche del luogo e. del
tempo depo i. verbi o gli aggiuntivi che dinotano di-
stanza , lunghezza , larghezza, altezza e profon=
dità, si mettono alla quarta desinenza, ed alla quin
ta. in molti costrutti, e nell’ uno e nell'altro caso elè»
gantemente non si esprime la PERSE di cui:
93 SECONDA PARTE
quel nome è secondo termine. Esempi Umbilicus sep-
tem pedes longus, umbram non amplius quatuor pe-
des longam reddit Plin. l' ombelico (la parte media
di un edificio ) lungo sette dI rende l ombra non
più lunga di quattro piedi, dove a septem e quatuor
pedes manca la preposizione per. Dic quibus in ter-
ris tres pateat coelì spatium non amplus vinas.
Dimmi in qual parte del mondo il cielo non è più
largo di tre braccia, dove a tres vlnas tre braccia
manca la stessa preposizione. Quae pedes octoginta
inter. se distarent. Caes, Le quali fossero tra loro di-
stanti ottanta piedi, cioè per octoginta pedes. Simil-
mente pel tempo: Romulus regnavit triginta septem
annos Romolo regnò trentasette anni invece di per
sriginta septem annos.
5. Dopo pridie e postridie, parole composte la pri-
ma da pri, abbreviato di prior?, e die ; e la seconda
da postri, invece di postero, e die i latini elegante»
mente mettevano Kalendas , Idus, Nonas, a questa
forma Pridie Kalendas, Nonas, Idus -per dinotare il
giorno avanti le calende , le none e gl’idi: Postridie
Kalendas, Nonas, Idius per dinotare il giorno dopo le.
calende, le none, e gl’ idi. Quindi è chiaro che a que-
sti nomi variati con la quarta desinenza dopo pridie
manca ante, dopo postridie manca post.
. 6. Elegantemente i latini adoperavano il nome va-
Fiato con la quarta desinenza senza preposizione, di -
eui era secondo termine, dopo alcuni aggiuntivi o pa-
role derivate in forma di aggiuntivi, come ne’seguenti
esempi. Ailas humeros oneratus Olimpo , Ovid. At-
lante carico gli omeri dell’ Olimpo, dove humeros gli
omeri dipende dalla preposizione ad o per. Miles mul-
to jem fractus membra labore il soldato già fiacco
te membra per molta fatica, dove membra dopo fra-
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 99
etus dipende da quoad in quanto a. Da questa for-
ma latina si sono derivate le corrispondenti italiane
figurate, e perciò eleganti.
7. Bisognerà riconoscere una Sintassi figurata sottò
il rapporto del nome così variato in quei costrutti, che
presentano gl’ interposti misti seguiti dal medesimo ,
come En hominem ecco l uomo, dove hominem di-
pende, come obbjetto, dal verbo sott’inteso vide. .
8. In ultimo vi è una Sintassi doppiamente figura-
ta in tutti quei costrutti, che presentano un prenome-a
un aggiuntivo o una parola derivata in forma di aggiun-
tivo, variati con la quarta desinenza senza nome, il
quale, se fosse espresso, dipenderebbe da preposizione,
onde da’ grammatici furono tenuti per avverbi contro
le ragioni etimologiche , come Dulce loquentem, dul-
ce ridentem Lalagen amabo io amerò Lalage , che
dolce parla e dolce ride , dove quel dulce è un ag-
giuntivo, a cui manca il nome sott'infeso negottium,
termine di rapporto della preposizione secundum: di-
casi lo stesso di facile, che si fa valere facilmente,
di quod che si traduce perchè, e di alias cui manca
mices secondo termine di per ( Etim. pag. 67), di
huc tradotto qua, ch'è identico a ad hoc, cui manca
tempus dipendente da ad o per, di istuc e ilue tenue
ti per avverbi di moto a luogo, di recens, che è un
vero participio, e si fa valere, come avverbio, per di
recente, di verum che si traduce veramente o per
‘versione di equipollenza per ma o poi, di primum,
secundum ; terttum ec. adoperati cosi assolutamente.
100 BECONDA PARTE
6. 2.°
Della Sintassi figurata ‘nel nome variato alla quinta
desinenza senza preposizione.
- Il nome variato con la quinta desinenza, detta nel-
le scuole abblativo, ha tale nesso con le preposizio-
xi che quasi sempre si lascia intendere, e ragionevol-
mente fu detto caso della preposizione. ll principio
enerale adunque .di queste costrutto è 11 seguente :
ovunque si truova wa nome variato con la quinta de-
sinenza , si deve intendere una delle ‘preposizioni no-
tate in Lessigrafia, cioè A, ab, abs, absque, E, ee,
Cum, Coram, Prae, Pro, De, Palam, Sine, Tenus,
In, Super, Sub, Subter, Supra Clam.
. Le nostre osservazioni adunque intorno a’ cestrutti
figurati di questo termine di rapporto sono «dirette a
stabilire delle norme generali per sapere «diseernere
quale preposizione si.deve intendere in alcuna spevie
di costrutti. i
1.° Quando il nome variato eon la quinta desimen-
za dinota luogo piccole particolare di terra, città , ca-
stello e villa , nel quale si sta o si fa qualche cosa,
o, come dicevano i grammatici; dopo un verbo di stato
în luogo, ordinariamente non è preceduto da prepe-
sizione, la quale è Im, che significa rapporto di con-
tenenza, come Commorari Paristis trattenersi in Pa-
rigi, Quum floreret Athenis fiorendo in Atene, vi-
vere Neapol vivere in Napoli ec.
Quando dinota tempo dopo i medesimi verbi, quasi
sempre la stessa pprepes sione è sott intesa; come an-
no superiore nell’anno antecedente: hisce diebus in
questi giorni, hoc saeculo ìn questo secolo , biduo
INTORNO ALLA SINTASSI FicuraTtA 101 ]
vel triduo in due o tre giorni, onde hodie in questo
giorno , e tutti i nomi invariati, come cras domani,
heri jeri, perendie nel giorno dopo domani.
E, siccome il caso el modo si 'adoperano metafori-
camente per tempo e luogo (etim. pag. 62), anche il
loro nome così variato si usa senza la preposizione
In da intendere, come modo veniam ora verrò, mo-
do venias purchè tu venga.
E sotto questo rapporto vi è una Sintassi doppia-
mente figurata ne’ prenomi, negli aggiuntivi e nelle
parole derivate in forma di aggiuntivi, che si riferi-
scono ad un nome di luogo di tempo e di modo va-
‘riato con la quinta desinenza, ma non espresso con la
preposizione In, da cui dipende. Tali sono hic che va-
le en hoc loco: dlie che vale in illo loco : istic che
vale in tsto loco. Similmente eo che si traduce là, è
prenome cui manca în e loco; illico identico a ilo.
loco cui manca în: Subito participio di subeo, cul man-
“ca în e loco 0 tempore : dicasi lo stesso di Cito da
cico (etim. p.66), di Quo che si traduce dove, cui man-
ca loco, e in quomodo manca în. Per la stessa ra-
gione èvvi una sintassi doppiamente figurata ne’ cre-
duti avverbi di modo in o e in e simili a vero, vere, .
humane , male, recte ec. che sono variazioni di ag-
giuntivi e di parole derivate in forma di aggiuntivi ,
e bisogna intendervi in e modo, onde tradurremo
YERO în modo vero, RECTE în modo recto, e la stes-
sa soluzione è da farsi de’ creduti avverbi in ter (eti-
mol. pag. 73), perchè abbiamo stabilito, parlando delle
determinazioni pag. 48 del presente volume, che simili
parole sono determinazioni de’ verbi astratti Sum e
Facio, ossia de’ verbi di stato in luogo, in forma sin-
tetica. | |
2.° Quando il- nome variato con la quinta desinenze
102. SECONDA PARTE
significa luogo, da cui si parte, dopo i verbi concreti di
azione, che racchiudono un verbale di moto, se sarà
nome particolare di luogo piccolo, si adopera elegante-
raente senza preposizione , che in costrutto regolare
dovrebbe essere 4, 0 ab, abs, e 0 ex — Proficiscen-
tes Athenis partendo da Atene: Domus e Rus si
considerano come nomi particolari di luoghi piccoli ,
terre, città, castelli e ville: onde dicesi elegantemente:
Discedere domo, rure invece di a domo, a rure, par-
tir di casa e di villa. A dir vero i costrutti figurati
con questo nome così variato sono più rari, usan-
dosi frequentemente i regolari costrutti corrispondenti,
a fine di precisare il punto da cui sì parte.
| 3.° È proprietà della lingua latina di far seguire il
così detto comparativo in forma tanto analitica quanto
intetica da un pome variato alla quinta desinenza
senza preposizione espressa , ed è propriamente quel
nome, che devrebbe essere il soggetto del secondo
membro di comparazione, preceduto da quem , come
Leo est fortior equo il Leone è più forte del cavallo,
dove equo è variato alla quinta desinenza, e in forma
più regolare comparativa dovrebbe essere equus pre-
. ceduto da quam, e dirsi: Leo est fortior quam equus
il Leone è più forte che il cavallo, I grammatici han-
no detto che questo nome così variato dope il com-
parativo dipende dalla preposizione pra@ sott’ intesa ,
che poi traducono in paragone di, onde Leo est for-
tior equo vale il Leone è più forte in paragone del
cavallo. | |
5. Tutti verbi o gli aggiuntivi o le parole deriva-
3e in forma di aggiuntivi, che nel costrutto fanno in-
| tendere la nozione di lontananza o di provvenienza,
«come Ì così detti passivi, e disto, differo , recipio,
audio, pero, ecpecto , spero, liber, immumis ec. vos
INTORNO ALLA SINTASSI ricuraTtA 103
gliono dopo di loro il nome della persona o del luogo
della provvenienza o termine di lontananza variato alta
quinta desinenza, preceduto dalla preposizione a, ab, e
o ex espressa o sott'intesa, benchè, come vedremo, la
preposizione eol suo secondo termine sia determinazio-
ne di altra parola non espressa, come Remus occi-
ditur a Romulo, Remo è ucciso da Romolo: Immunis
culpa esente da colpa, Expers crimine privo di delit-
to, liber passionibus libero dalle passioni, /ustitia
differt ab aequitate la giustizia differisce dall’ equità
ec. Spero ate spero da te. Precor a Deo priego da
Dio. E, siccomela materia, di cui una cosa è formata,
.è Il punto, da cui parte la sua esistenza, anche il ne-
me, che ia esprime, va alla quinta desinenza, dipen-
dente da una di siffatte preposizioni espresse o sotto
intese, come Statua ex argento statua di argento,
6. Tutti verbi, che messi a costrutto fanno inten-
dere che nell’ azione concorrono più agenti in com-
pagnia, tanto se gli agenti sieno morali quanto se sie-
no fisici, @ gli uni e gli altri insieme, hanno dopo
gli loro un nome o più nomi variati alla quinta desi-
nenza dipendenti dalla preposizione Cum espressa o
sett’ intesa, la quale abbiamo detto in etimologia che
è segno di relazione di compagnia. Quindi è che l'w
strumento , la causa, il mezzo, la pena, il delitto,
la ragione, e -simili, espresse da nome, vogliono questo
costrutto, come Veteres stilo seribebant gli antichi con
lo stile scrivevano, Accusatus furto messo in causa com
furto , Damnare aliquem capite , condannare alcuno
con la pena della testa, laborare pedibus essere tra-
vagliato co’ piedi.
. A questa categoria appartengono i costrutti elegan-
tissimi di due verbi latini, cioè afficio e prosequor,
i quali sono seguiti mai sempre da un nome variate
104 SECONDA PARTE
alla quinta desinenza. senza la preposizione Cum, da
cui dipende , come afficere aliquem amore , odio; e
prosequi aliquem amore e odio ec 1 grammatici han-
no insegnato che questi due verbi prendono il signi-
ficato dall’ abblativo, onde traducono il primo esem-
.pio amare odiare alcuno , ed allo stesso modo il se-
condo. Ma nel primo vi è qualche cosa di più, che
.non è nel secondo, come afficio è differente da pro-
sequor. Per me stando all’ etimologia Afficio seguito
dall’ abblativo importa far sentire l’effetto dell'amore
e dell’ odio: Prosequor, che è da sequor, importa ave-
re in cuore l’amore e l'odio, senza che l’oggetto ama-
to oppure odiato se ne accorga.
7. I Verbi distimare o apprezzare, vendere, com-
prare, affittare, e simili, vogliono il nome del prezzo
determinato alla quinta desinenza dipendente dalla pre-
posizione Cum sott’ intesa, Così dicesi : Petrus locavit
domum suam quinquaginta impertalibus, et condurit
alienam septuagintaquinque imperialibus Pietro affittò
la sua casa con cento imperiali e prese ad affitto la
casa altrui con settantacinque imperiali — Così pure
dicesi: Antonius vendidit librum, et Paullus emit il-
lum viginti assibus, Antonio vendè il libro, e Paolo
comprollo con venti assi.
8. I Verbi e le parole in forma di aggiuntivi, che
racchiudono le nozioni di abbondanza e di scarsezza,
hanno il nome che esprime la cosa, di cui si abbon-
da o si è privo, variato alla quinta desinenza, dipen-
dente dalla preposizione ab, come è chiaro dal verbo
abundo composto da ab e unda, onde il nome dopo
è di quella preposizione—V/illa abundat porco, haedo,
agno, gallina, lacte, casco, melle, Cic. La villa abon-
. da di porco, di capretto, di agnello, di gallina, di
latte, di cacio; di miele — A questa categoria appar-
tengon careo, vaco, impleo, compleo, repleo, ec. ec.
INTORNO ALLA SINTASSI ricurata 105
ARTICOLO III.
Intorno alla Sintassi figurata nelle preposizioni, cu
manca il primo termine.
I grammatici, non avendo approfondite in Sintassi
regolare le relazioni delle parole congiunte per difetto
di nozioni esatte etimologiche, non videro tutta la ele-
ch della lingua latina -sotto il rapporto di questa
Sintassi non solo, ma tennero per regolari i figurati
costrutti. Da qui è derivata quella confusione ne’loro
trattati sintassici, dove non sai quel che si voglia dire
con lo specioso titolo di reggimento, non potendo di-
scernere se quei costrutti debbano essere così per
necessità intrinseca o per accidente. Ma la parte più
sintetica, e quindi più stretta di quella lingua, consì-
ste nell’uso delle preposizioni o de’nomi variati a de-
sinenze significative di rapporto dopo parole, a cui non
hanno immediata relazione , essendo ‘soppresse le pa-
role che ‘sono ‘foro primi termini — fo dunque mi
iestenderò nel presente ‘Articole, ed a procedere con
ordine -esporrò in due lunghi paragrafi 1.° La Sintassi
figurata nel nome variato alla desinenza significativa
della preposizione Di ed A, che i grammatici chna-
mavano Gemitivo e Dativo 2.° La Sintassi figurata
‘nelle preposizioni non precedute dai loro primi termini.
106 | SECONDA PARTE
6 1°
Intorno alla Sintassi figurata: ne nom, variati alla
i seconda e terza desinenza
NUM. 1.°
, Costrutti figurati del nome variato alla seconda
A desinenza- detta Genitivo. |
Il nome variato alla seconda e terza desinenza è
una parola plusvalente, ossia una parola, che ne vale
due per sintesi di variazione, una delle quali è la pre-
sizione Di in italiano e l’altra è a, corrispondenti
alle latine De e Ad. Ecco perchè, trattando de’costrutti
figurati nelle preposizioni, non precedute da’ loro primi
‘termini, dobbiamo ancora parlare del nome così variato,
e primamente del nome variato alla seconda desinen-
za, detta da’ grammatici Genitivo.
E, posto che questo nome racchiuda la preposizione
Di, la quale significa rapporto di dipendenza, ogn’uno
vede che debba essere preceduto da un nome qual
primo termine, perocchè la dipendenza non può es-
sere che tra sostanze e sostanze o cause e cause, che
hanno per segni i nomi, onde è chiaro che in forma
analitica la preposizione Di deve allogarsi tra due no-
mì , e in forma sintetica il genitivo sempre dopo un
nome. Terrete dunque a costrutti figurati tutti quelli,
che presentano il nome così variato dopo ogni altra
parola che non sia nome. Questo principio , generale
ed assoluto così enunciato, basterebbe a dare una nor-
ma per giudicare nella disamina delle locuzioni altrui,
quando in forma regolare e quando in forma irrego-
INTORNO ALLA SINTASSI FICURATA 107
‘Tare fossero costruite. Ma la grammatica non è sala-
mente una scienza speculativa: è pure un metodo per
la pratica, ecco perchè io andrò esponendo alcune
proprietà della lingua latina in molti esempi sotto il rap-
porto di questo costrutto,
1.° In primo luogo i latini elegantemente adopera-
vano la seconda desinenza del nome dopo un aggiun-
tivo variato con la desinenza identica ne’ primi termini
di proposizione finita e infinita, detta dai grammatici
di genere neutro, come Aliquid pecuniae , ‘ultimum
sceleris, multum vin ec. Per ciò,che abbiamo stabilito .
a pag. 93, dovendo ]’ aggiuntivo avere espresso il no-
me, di cui è determinazione, è chiaro a comprendere
che sostituendo il nome negotium che manca, il co-
strutto diviene regolare , e tradurremo : alcuna cosa
di danaro, 1’ ultima cosa, cioè eccesso, di scelleragine,
molla cosa, cioè quantità, di vino. Da questa forma è
derivata la italiana: con alquanto di buon vino e di
confetti il confortò Boc. È, posto che Sat è un vero
prenome (etim. pag. 56.) Sat fautorum e Satis elo-
quentiae sì riducono a questo principio.
Alcuni vorrebbero che aliquid pecuniae equivalga
ad aliqua pecunia, ultimum eceleris ad ultimum
scelus, ma ciò è falso, perchè tre parole valgono più
di due, e tre ve ne sono nel costrutto figurato so-
stituendo negotium, Si guardino bene i giovanetti di
confondere i due modi, se non vogliono scrivere da
barbari in latino , perchè allora il dir figurato riesce
elegante, quando in minor numero di parole racchiu=
dè maggior numero di pensieri, .
2.° Elegantemente i latini adoperavano il nome par-.
ticolare de’ luoghi piccoli della prima e quarta varia-.
zione al singolare , variato a questa desinenza dopo ì-
verbi -di stato, dipendente dal nome generale sott'in-
108 SECONDA PARTE
teso in civitate, in urbe, in regione. Così dicendo
Ego fui Florentiae, Romae, Lugduni io fui in Firen-
ze, in Roma, in Lione, ognuno vede che si voglia dire:
io fui nella città ‘di Roma , di Firenze, e di Lione.
Lo stesso va detto per domus e rus, ì quali per una
proprietà di lingua si considerano, come nomi parti-
colari di luoghi piccoli,
Ma, affinchè questo costrutto abbia luogo, è necessa-
rio che concorrano tre condizioni 1.° che sieno nomi
particolari di luoghi piccoli 2.° che sieno singolari 3.°
che sieno della prima e quarta variazione. Onde non
si dice: ego fui Athenarum, o Paristiorum, 0 Venetia-
rum, ma ego fui Athenis, Paristis, Venéins, per-
chè, sebbene questi nomi sieno della prima e quarta
variazione, non sono singolari, Avverto in ultimo che
traducendo Ego fui Romae per io fui in Roma, la
versione è a senso e non etimologica : ad avere una
versione esatta in italiano è mestieri tradurre lette-
ralmente Romae di Roma, Florentiae di Firenze , Lug-
duni di Lione, affinchè dalla stessa versione si com-
prenda l' integro senso del costrutto e le parole che
mancano,. essendovi notabile differenza ira essere mn
Roma, ed essere nella città di Roma, per quanto ab-
biamo osservato innanzi nella pag; ani,
%° Elegantissimamente depo Tune allora:, Ubique
per ogni dove, Nusquam. tion mai si truova adoperato
un nome di tempo o: di. luogo veriato alla seconda
desinenza nel mado seguente Tune temporis in quel
tempo, Ubique terrarum: in ogni parte del mondo ,
Nusquam locorum în nessun luogo, A: questi i gram>
matici aggiunsero Ergo e Instar, come amoris ergo
a-cagion: di amore; Instar puncti a guisa di un punto,
Ma nessuna ragione allegarono: di siffatto irregolare
sostrutto. Posto i} principio generale che, il nome va-
INTORNO ALLA SINTASSI rIicurata 109
riato alla seconda desinenza, debba essere preceduto.
indispensabilmente da un nome, sarà uopo riconoscere:
un costrutto figurato, ogni volta che sarà preceduto
da tuttaltra parola, e bisogna indagare con accurata
disamina quel nome sott’ inteso, da cui dipende. Ora
pe primi tre Tune, Ubique e Nusquam, il nome da in-
tendere è quello che si contiene sinteticamente o ipo-
teoricamente ne’ medesimi, o per meglio dire il no-
me variato alla seconda desinenza è una determina-
zione del nome contenuto ipoteoricamente in quelle
parole, dette avverbi. Infatti Tunc equivale a in illo
tempore: Ubique a in eo loco et în eo loco: Nusquam a
in nullo loco. E, se il nome variato dopo siffatte parole
è locorum e temporis; Tunc equivale a in illo spatio
temporis e. Ubique locorum a in in illo spatio locorum,
perchè il tempo e il luogo sono spezie subbordinate
all'idea generale di spazio—Per gli altri due, cioè Ergo
e Instar, convengono tutt’ i buoni grammatici che sieno
nomi invariati, il primo di origine greca, ed il secondo,
per quanto a me pare, è una parola in forma di no-
me derivato da Sto e composto da in, perchè il mo-
dello, suo significato, sta sempre presente e inalterabile
a chi ne trae le copie.
4.° Dopo gli aggiuntivi verbali tanto mediati quanto
immediati (etim. p. 169 e 171), come pure dopo tutte
le parole derivate o composte in forma di aggiuntivi,
ehe significano interne affezioni dell’ animo, si adope-
ra un nome variato alla seconda desinenza , che di-
pende, come determinazione, dal nome causa o gratia
sottinteso, come amans virtutis amante della virtù,
conscius criminis, consapevole del delitto, lassus via-
rum. stanco del cammino, iimidus procellae timido
della procella, cupidus vini desideroso di vino, ec. ec.
-5.° Similmente tutt'i verbi, che dinolano 0 in=
110. SECONDA PARTE
terna dell'anima, occasionata da una causa esteriore,
detti da’ grammatici verbi patetici, si truovano costruiti
— con un nome variato alla seconda desinenza, ed è pro»
priamente quello, che dinota quella causa occasionante,
e però dipendente dal nome causa o gratta sott intesa,
come Misereor tui ho compassione di.te, Ercrucwor ani»
mi sono tormentato dell’animo—(Juando il verbo miseror
aris si truova col nome variato alla quarta destnenza,
allora questo dipende dalla preposizione propter, come
abbiam detto a pag, 96 num. 1, È, se alcuni di que»
sti verbi si truovano costruiti col nome variato alla
quinta desinenza, allora manca la preposizione De, che
è la forma analitica del così detto genitivo,
-6.° I verbi Poenitet, Miseret, Pudet, Taedet, Piget,
che significano pentirsi, aver compassione, vergo-
gnarsi, tediarsi, rincrescersi, detti da’ grammatici im»
personali, perchè in costrutto si truovano adoperati sp»
lamente alla terza desinenza indicativa della terza per»
sona; per la stessa ragione si costruiscono con un no»
me impersonale ordinariamente, variato alla seconda
desinenza, mentre hanno alla quarta desinenza 1 nomi
personali me, te, se, nos, vos, se, come, Me poemitet
peccatorum mi pento de’ peccati; Me maiseret tuorum
malorum ho compassione delle tue disgrazie: Me toe-
det mortis mi annoja il pensiero della morte; Me pr
get ebrietatis tuae mi fa ribrezzo la tua ebrietà, Ho
detto ordinariamente, perchè il nome così variato può
essere ancora personale, come Me miseret tu ho com-
passione di te, A parlare con verità e precisione scien:
‘tifica è uopo dire che questi verbi hanno dopo di loro
un nome variato alla seconda desinenza, personale @
impersonale , e sarà propriamente quello, che dinota
la causa del pentimento, della compassione; del tedio,
della vergogna, del rincrescimento, Questo nome poi
INTORNO ALLA SINTASSI FicurataA Îli
si deve considerare costruito figuratamente , perchè
dipende dal nome causa sott’ inteso,
7.° Elezantemente il verbo Sum si truova costruito
con un nome variato alla seconda desinenza, come hie
liber est Petri questo libro è di Pietro : est optime
principis custodire leges è dell’ ottimo principe custo-
dire le leggi. 1 grammatici insegnavano che il verbo
Sum così costruito significava , nel primo esempio il
possesso, nel secondo ufficio e dovere. Noi secondo i
prestabiliti principî diremo: ogni volta, che sum è se-
guito da un nome così variato , è costruito figurata-
mente, e bisogna intendere nel primo esempio lo stesso
nome, che fa da primo termine, come hic liber est liber
Petri, e nel secondo il nome Officium, come Custodire
leges est officium optimi principis, il che è chiaro dalla
versione nelle lingue vulgari, che sono più analitiche.
8.° Dopo i verbi di accusare, assolvere e condan-
nare, come accuso, absolvo, damno, il nome della col
pa o della pena elegantemente si mette alla seconita
desinenza, dipendente dal nome generale variato alla
quinta desinenza poena, crimine, come accusare alr-
quem furti accusare alcuno con la colpa di furto ,
damnare 0 absolvere aliquem capitis condannare o as-
solvere alcuno dalla pena del capo, cioè di morte. È
3 ip costrutto è doppiamente figurato, perchè manca
j
nome primo termine di relazione e la preposizione,
da cui questo dipende. Quando poi i medesimi verbi
sono costruiti col nome variato alla quinta desinenza,
come accusari furto, damnari capite essere accu-
sato di furto e dannato del capo, la sintassi è sempli-
cemente figurata. ll verbo absolvo seguito dal nome
della pena variato alla quinta desinenza fa intendere
la preposizione ab per la relazione di distanza.
112 SECONDA PARTE
9.° I verbi di stimare e apprezzare, di vendere,
comprare, affittare e simili , quando il prezzo è in-
certo e indeterminato, invece del suo nome variato
alla quinta desinenza, sono seguiti o dallo stesso nome
variato alla seconda desinenza , o in sintassi doppia-
mente figurata da un prenome o da un aggiuntivo di
quantità alla stessa desinenza variato. I nomi di que-
sta specie sono pili di un pelo , flocci di un fiocco,
nauci di un frullo, nihil, di.niente—Onde si dice fa-
cere, habere, ducere aliquem pili, o flocci, 0 nauci,
fare avere stimare alcuno di un pelo di un fiocco di
un frullo, dove manca pretto con prezzo, e la frase
intera vale facere aliquem cum pretio pili, cum pretio
nauci, cum pretto flocci.
I prenomi di prezzo incerto sono i correlativi tanti
quanti, pluris quam, minoris quam, e gli aggiuntivi
acqui, boni, magni e multi, parvi ec. Onde si dice:
Ego emi librum tanti quanti tu emisti equum, dove quel
tanti quanti si riferiscono a valoris, e prenome e no-
me dipendono da cum pretio, sicchè la frase intera è
la seguente : Ego emi librum cum pretio tanti valoris,
cum pretio quanti valoris tu emisti equum io ho
comprato un libro con un prezzo di tanto valore col
prezzo di quanto valore tu comprasti un cavallo—Onde
pluris equivale a cum pretto pluris valoris: boni a
cum pretio boni valoris: aequi a cum pretio aequi
valoris : multi a cum pretio multi valoris ec. ec.
l grammatici hanno insegnato che Facio, Habeo ,
Luco, Sum ec. costruiti con uno di questi nomi o pre-
romi o aggiuntivi variati alla seconda desinenza signifi-
chino stimare. lo credo necessario avvertire che, se
così si sono fatti valere nelle versioni di equipollenza,
non è così sotto il rispetto etimologico — Anche In-
terest e Refert sono seguiti da parvi, magni ec. come
INTORNO ALLA SINTASSI FiGuRATA 113
quando dicesi Parvi refert importa poco, magni in-
terest importa assai, dove quel parvi e quel magni
fanno intendere valoris, che dipende da nome sott’in-
teso. Magni sunt mihi tuae litterae, la tua lette-
ra mi sarà di gran valore Cic. Ager nune multo plu-
ris est quam tune fuit, il campo adesso è di molto
più valore che allora fù. Cic. Dove pare che Sum con
queste desinenze non ha un costrutto differente da
quello che abbiamo notato nella pag. 111, ‘num. 7, 0s-
sia che magni e parvi con valoris, dipendono dal no-
me primo termine ripetuto, come Litterae tuae sunt
litterae magni valoris mihi — La difficoltà pare che
sia in quanto al nome da intendere, da cui dipen-
de magni, parvi, multi valoris dopo interest e re-
fert —I grammatici empirici non ne fanno parola ,
contendandosi semplicemente di notare questo costrut-
to, come una proprietà di latino favellare. Io sono di
parere 1.° che refert, costruito a questo modo, cioè
alla terza desinenza indicativa della terza persona, è
composto de re, che è identico a Res cosa, e nel
costrutto di questa specie vale da primo termine di
proposizione finita, e refert è lo stesso che res fert. In-
fatti con questo verbo si truova mea, tua, sua, nostra,
Vestra, cuja, come pure con interest, dicendosi: mea
Tefert, tua interest che si traducono importa a me,
‘Rteressa a te ec. Ora che cosa sarebbe quel mea, tua,
sua, nostra, vestra, cuja con Refert ? Date a quel re
di refert il valore di res ed avrete mea res , tua
es, sua res ec. fert, la cosa mia, la tua, la sua
porta che ec. ec. Id mea minime referi qui sum
natu marimus, traducete Res mea ininime fert «id
ed il costrutto regge in forma analitica. 2.° Che In-
terest è composto da Inter tra fra ed est. è, ondechè
mea, tua, nostra, vestra, interest, equivalgonò a est
114 SECONDA PARTE
inter mea, tua, sua, mostra, vostra, cuja negotia e
mea interest te venire equivale a.te venire est inter mea
negotia. Ill tuo venire o la tua venuta è tra le mie
cose, cioè tra’ miei desideri, bisogni ec. e da ciò av-
viene che sì fa valere per importa o interessa. Ciò
posto, quando questi due verbi sì truovano costruiti
con parvi, magni, multi, se è refert, sott' intentendo
valoris o pretti ; il magni o parvi pretù dipende da
res contenuto in refert, onde Id magni refert sarà
ridotto a res magni pretù fert id, una cosa di gran
prezzo porta ciò, il che vale importa assai: se vi è
interest, come Magni ad honorem nostrum interest
me venire Cic. riducasi a questa forma analitica: Me
venire est ‘inter negotia magni preti ad honorem
nostrum che io venga è tra le cose di gran prezzo
all’ onor nostro. E, trovandosi con qualunque altro
nome variato alla seconda desinenza, come hoc vehe-
menter interest reipublicae, la soluzione regge a me-
raviglia, dicendo : hoc vehementer est inter negotia
rerpublicae. Ciò è sommamente tra le cose della re-
pubblica, il che vale grandemente importa e interessa
alla reppublica in una versione di equipollenza — A
me pare che questa soluzione sia ragionevole e secon-
do i principi etimologici e sintassici stabiliti.
10.° Tutti superlativi, i prenomi partitivi, e gli
aggiuntivi di quantità discreta adoperati in senso di
partizione sono seguiti da un nome variato alla secon-
da desinenza, che significa il numero compartito, co-
me marimus phiosophorum il più grande de’ filosofi,
‘Unus discipulorum uno de’ discepoli: Quis vestrum ?
Chi di voi? In simili costrutti vi è una sintassi figu-
rata, perchè vi manca în numero, da cui dipende il
nome variato alla seconda desinenza, cioè Philosopho-
rum, discipulorum, vestrum,
INTORNO ALLA SINTASSI rIcuraTaA — 115
Numero 2.
Intorno alla Sintassi figurata ne’ nomi variati alla
terza desinenza detta—Datrvo.
Il Nome variato con la terza desinenza detta Dativo
equivale a due parole, cioè alla preposizione a, in la-
tino ad ed al nome, come miht a me, tibi a te ec.
Etimologicamente adunque mihi e ad me, tibi e
ad te valgono la medesima cosa e in molti costrutti
è indifferente a’ buoni scrittori il dire scribo tibi,
e scribo ad te vedi Etim. pag. 120 (1). Di qui par-
rebbe che il nome così variato si dovrebbe tenere co-
struito figuratamente in tutti quei casi, ne’ quali la
preposizione ad, che in sè contiene, è posta dopo pa- —
role, che non sono suoi determinabili, e in ispecie
(1) Quanto ciò sia vero, apparisce da certi costrutti
eleganti del verbo swu72 con la preposizione 44, dove
secondo i grammatici dovrebbe essere il loro Dativo.
Eccone degli esempi: Tum ad me fuerunt qui libel-
dionem esse sciebant, Var. dove il senso è: Io ebbi
presso di me coloro che ec. Curio fuit ad me diu io ebbi
Curione in casa luogamente: Cum ud me bene mane Dio-
nysius fuit quando io ebbi di buon mattino Dioni-
sio—Gl' italiani da questa elegantissima maniera di dire
formarono la loro : Egli è stato da me, egli fu da
me , o venne da me, come osserveremo più distesa-
mente in appresso. Adunque è chiaro che i gramma-
tici, quando stamparono le loro regole, non ebbero pre-
senti tutti casi più notabili della lingua latina, onde
Je loro massime oltre di essere empiriche e insufficienti,
non sono a quel numero, in cui dovrebbero essere,
116 SECONDA PARTE
posto che ad è proposizione del verbale di moto pag.
63. il nome variato alla terza desinenza, che con-
tiene in sè la preposizione medesima, si deve con-
siderare costruito figuratamente in tutt’ i casì, nei
quali non è preceduto da simile verbale, e che per-
ciò nel medesimo tempo dovremmo esporre i costrutti
sintetici della preposizione ad e del nome variato alla
terza desinenza. Ma, considerando che ì latini per pro-
prietà di favellare adoperavano la terza desinenza in
costrutti, dove non avea mai luogo la preposizione ad
o rarissime volte, riterremo per vera la prima parte
della deduzione, ma non possiamo riunire nel mede-
simo numéro le osservazioni intorno a’ costrutti figu-
rati delle due formule. Cominciamo dunque da’ co-
strutti figurati del solo nome variato alla terza desi-
nenza.
1.° Nella Grammatica italiana vol. II. pag. 73. e se-
guenti, e nel Nuovo Corso vol. II pag. 158. e segu.
parlando de’ tre rapporti di origine di passaggio e di
tendenza espressi dalle tre preposizioni da, per, a, feci
distinzione di rapporti fisict e di rapporti morali, chia-
mando rapporti fisici quelli, che passano tra gli oggetti
fuori di noi pel movimento reale de’corpi, come di una
palla che si muove da un estremo all’altro di un piano
qualunque. I rapporti morali sono quelli che per simili-
tudine concepiamo tra’ nostri pensieri, perchè, non a-
vendo vocaboli metafisici, non possiamo esprimere i
fatti spirituali che con parole, a così dire, corporee. I
morali poi ancora o sono reali o sono intenzionali.
. Gl’intenzionali si hanno, quando facciamo qualche
cosa con l'intenzione che avesse un movimento ed
una tendenza ad un termine fuori di noi. Così, scri-
vendo una lettera, abbiamo intenzione che parta e va-
al fratello, e volendo esprimere questa intenzione
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 117
in forma sintetica, diciamo: Ego seribo ad fratrem
meum , o Scribo fratri meo io scrivo a mio fratello,
equivalente a questa forma analitica , io scrivo ton
l'intenzione che la lettera vada o arrivi a mio fratel-
lo — Ciò posto. |
1.° Tutti i verbi di azione transitivi, ossia che di-
notano azione, il cui effetto è un modo, che dall’agen-
te passa nell’ obbjetto, a cui si può associare un mo-
vimento ’ reale tendente ad un termine, possono fi-
guratamente avere dopo di loro un nome variato alla
terza desinenza, detta Dativo. Quindi tutti i verbi,
che significano dare, donare , esibire, arrecare,
portare, mandare , consegnare, comandare , gio-
vare, mamîfestare ec. come Do, Dono, Praebeo,
Exibeo , Affero, Trado, Mando, Mitto ec. han-
no dopo di loro un nome variato alla terza desinen-
za, come Mitto tibi munusculum, ti mando un re-
galuccio, Obtulit operam suam Reipublicae offrì la
sua opera alla republica — Ne’ quali esempi è chiaro
che il nome variato alla terza desinenza non è una
determinazione del verbo, che precede, ma di un ver-
bale di moto associato all’ obbjetto, onde mitto mu-
nusculum equivale in forma analitica a mito munu-
sculum veniens ad te mando un regaluccio che vie-
ne a te.
Dicasi lo stesso, se il movimento non è reale, ma
intenzionale, ossia nell’ intenzione dell’ agente che vi
fosse, e sotto questo rispetto non ci è verbo, che non
possa avere in costrutto figurato un nome variato alla
terza desinenza, che significhi la persona o la cosa co-
me termine di quella tendenza. Esempi Qui peccat ,
peccat sibi chi manca manca a sè stesso. Gratulor
tibi, mihi gaudeo, mi congratulo a tuo riguardo, godo
a mio riguardo: quindi studeo, io studio, costruito con
1i8 SECONDA PARTE
nome così variato vale favoreggiare, come studere a-
licui essere seguace di alcuno — Favere alicui favo-
reggiare alcuno ec. — I Grammatici misero tra que-
sto numero il verbo occùurro e succurro, in senso di
occorrere e soccorrere, e questi in senso di giovare
ajutare. Come occurrere alicui andare in ajuto di al-
cuno. l'erre opem patriae, succurrere saluti, foriu-
. nisque comumibus Cic. portare ajuto alla patria e soc-
correre alla salvezza ed alle fortune comuni— Éttam
snermes armatis occurrebant Caes. anche gl’inermi an-
davano incontro agli armati —Ma niuna osservazione
ragionevole fu prodotta in quanto a questo costrutto, che
non è proprio di Occurro e Succurro, ma di ogni ver-
bo di azione intransitivo, ossia di moto, come Succurrit
ila Varenus, et laboranti subvenit , gli soccorse Va-
reno e sovvenne a chi era in travaglio Ces.
In simili costrutti il nome personale variato alla
terza desinenza a me pare che non sia determinazio-
ne del verbo di moto espresso, perocchè l’uso costan-
te della lingua ritiene per essi la forma analitica della
preposizione Ad seguita dal nome di luogo. Oltracciò
s'incontrano esempi, ne’ quali Occurro, Succurro,
Subvenio ec. si truovano costruiti con la preposizione
Ad seguita dal nome di luogo variato alla quarta de-
sinenza , e con un nome personale variato alla terza
desinenza, come Domitius ad Aeginium Caesari ve-
mienti occurrit Domizio corse incontro a Cesare ve-
gnente ad Eginio Ces. Scripsi ad eum ut mihi He-
racleam occurreret, scrissi a lui, affinchè mi venisse
incontro ad Eraclea—0r sarebbero due termini di ten-
denza una di luogo e un altro di persona col mede-
simo verbo di moto. Il che non pare che possa essere,
se il verbo ritiene lo stesso significato etimologico. E
però che io penso con fondamento razionale che il no-
INTORNO ALLA SINTASSI picurata — 119
me variato alla terza desinenza insimili costrutti dopo
i verbi di moto dipenda da un verbo obbjettivo, a cuf
gi associa la tendenza a persona, e traduco la frase
ut mihi Herucleam occurreret ; ad Heracleam ubi
ferret opem mihi, che corresse incontro ad Eraclea,
dove potesse arrecare ajuto vegnente a me — Nella
uale opinione mi conferma sempre più la versione
italiana , la quale fa sparire l’idea etimologica di sif-
fatti verbi, e vi sostituisce l’altra di ajuto, soccorso,
idea che rileva certamente dal costrutto figurato da
noi risoluto alla sua forma analitica, se
2.° E non solo i verbi, ma ancora gli aggiuntivi e
le parole derivate e composte in forma di aggiuntivi,
che messi a costrutto fanno intendere una tendenza
fisica e morale, reale o intenzionale, possono figurata»
mente avere dopo di loro un nome variato alla terza
desinenza, ma vi guarderete bene di credere che quel
nome sia loro determinazione per regolare Sintassi.
Come Affinis regi parente, affine al Re-- Dejotarus
fidelis populo romano, Dejotaro fedele al popolo ro-
mano» Cic, In questi casi il nome variato alla terza
desinenza determina il verbale di moto contenuto in
una proposizione incidente, che è determinazione di
mn nome contenuto nella parola in forma di aggiun»
tivo, onde Dejotarus fidelis populo romano equivale
a Dejotarus vir fidei, quae fides veniehat ad popu
Jum romanum ee,
3.? Vi sono alcuni werbi latini simili a do, tribuo,
‘merto, ed anche sum, i quali si adoperano in costrutto
con due nomi variati alla terza desinenza, uno per-
sonale è l’altro impersonale, come do tibi hoc pr
gnors io dono A te questa cosa in pegno: tribuo tibi
hoc laudî, attribuisco a te questa cosa in lode: Id mihi
ed salus queste cosa arrecherà salute a me, per
120 SECONDA PARTE
versione di equipollenza—I grammatici hanno sempli-
cemente notato questo costrutto senza renderne alcu-
na ragione sotto il rapporto della sintassi figurata. Io
credo necessario intrattenervisi alquanto ad indagarne la
natura per serbare l’ uniformità scientifica a’ prestabi-
liti principi. Dirò dunque che la sintassi in simili co-
sirulti è doppiamente figurata, perchè il primo nome
personale variato alla terza desinenza dipende dal ver-
tale di moto intenzionale, con cui si associa l’obbyetto
di Do, Tribuo, e Verto, come abbiamo detto innanzi.
Il secondo nome impersonale variato alla terza desi-
nenza, come laudi, pignori, dipende da un verbale
di molo reale associato all’ obbjetto rispetto al fine,
onde i grammatici dissero che il secondo Dativo dino-
ta il fine, per cui si dà — Onde Do nibi hoc pignori
equivale in forma analitica a Do hoc negottum ten-
dens ad pignus cum intentione ut veniat ad te. Do
questa cosa tendente a pegno con l’ intenzione che
venga o giunga a te.
In quanto a sum i grammatici hanno insegnato che
con un Dative significhi avere, onde tradussero hic
liber est mihi per io ho questo libro : che con due
Dativi significhi apportare, cagionare, onde tradussero
[d mihi erît saluti questa cosa mi arrecherà, mi ap-
porterà salute-—Simili traduzioni sono a senso 0 di e-
quipollenza e non etimologiche o letterali. Ma lascia-
mo stare le traduzioni, e vegniamo a quello che im-
orta di sapere, cioè, se sum così costruito non è satto
Y dominio della sintassi regolare, perchè lo stato non
ha relazione al rapporto di tendenza racchiuso nel da-
tivo, quale è la parola sotl’ intesa, a cui si riferisce
H dativo medesimo come determinazione ? I gramma-
tici empirici non se ne sorio dali alcun pensiero, sia
a proporre , sia a risolvere questo problema , ma si
INTORNO: ALLA SINTASSI FIGURATA — 12f
«onteniarono semplicémente di farne vedere il valore
di equipollenza per le traduzioni. E, posto che il nome
variato alla terza desinenza racchiuda una relazione,
che ha nesso al moto, è facile a comprendere che in
tale costrutto, che presenta o uno o due dativi, manca
un participio ‘di verbo: intransitivo, onde hic Uber est
mihi equivale a hic liber est veniens ad me questo
libro è vegnente a me, o spetta o tocca a me.
- Quando Sum è costruito con due nomi variati alla
terza desinenza, vi è una Sintassi doppiamente figura-
ta, perchè sì sottintende due volte il verbale, che di-
“nota una tendenza d° intenzione alla persona ed una
tendenza fisica al fine, onde /Jd erut mihi saluti è
lo stesso che id negotium est factum cum intentione
ad. me e cum tendentia ad salutem. La versione di
Sum così costruito per apportare è a senso, come ab-
-biamo detto,
3.° I così detti verbi passivi, che io a pag. 53 ho
chiamati verbi di stato relaltvo , sono quasi sempre
seguiti dalla Preposizione 4 0 Ab, abs, E, o ea,
che ha per secondo termine un nome dinotante l’ob-
-bjetto, da cui provviene lo Stato. Intanto s’ incontra-
© :no de’ costrutti di questi verbi, ne’ quali invece di
‘detta preposizione seguita da siffatto nome truovasi un ’
. nome variato alla terza desinenza, come specialmente
. il verbo Videor: tu mihi videris esse doctus, tu rpi
. sembri di essere dotto: Visum est mihi ad te de se-
neciute sacribere mi è sembrata cosa ben fatta scri-
- vepti intorno alla n — La Sintassi in tal caso
- è figurata, e si fonda sulla reciprocità de'rapporti da,
per , a (etim. pag. 63). Per la stessa ragione inve-
. ce del nome preceduto da a, ab, abs, e, cexai
adopera il nome variato alla quarta desinenza prece-
duto dalla preposizione Per. I grammatici, “Ti sapen= .
122 | *’*.{—’‘SECONDA PARTE
done dar ragione, ricorrevano al castrutto greco, ma
senza fondamento razionale filalogico, |
62
Intorno alla Sintassi figurata nelle Preposizioni
del nome senza primo termine, —
Le preposizioni del Nome sono tre nella lingua la-
tina, come nell’italiana, cioè De, Cum e Sine a absque
(etim. pag. 40) e si dicono del Nome, perchè vaglio»
no essere precedute e seguite da nome per lo nesso,
che hanno le relazioni da esse significate con le so-
stanze e cause, di eui sono segni i nomi. Ogni volta per
conseguenza che simili preposizioni invece di essere
precedute da un nome espresso avranno innanzi ogni
altra parola, la Sintassi è figurata, e però bisogna sott’in-
tenderlo , ossia rilevare dal senso qual possa essere
per ridurre a forma analitica il costrutto sintetico,
Per dare una norma ed un’analogia produrrò qualche
esempio di tali costrutti.
1.° Posto che la preposizione de equivale a di ita-
liano, dessa è costruita figuratamente tutte le volte
che non è preceduta da nome suo primo termine, tra
il quale e "1 secondo termine siavi relazione di dipen»
denza. E negli esempi, che vado a produrre, mi pro-
pongo di dare una norma, pe casi simili, di ricercare
quale sia il nome da intendere, e dico che il nesso
‘ logico del costrutto, e le versioni delle lingue vulgari por-
gono qualche luce in questa ricerca. Messala de Pom-
pejo quaesivit Messala domandò di Pompea, cioè Mes-
- sala quaesivit sententiam de Pompego, equivalente a sen-
Fentiam Pompe. Gic. E, se traduciamo Messala domand)
3atorno a o intorno di Pompeo, è chiaro a dedurre chè,
INTORNO ALLA SINTASSI FIouraTA = 123
éssendo circa 0 intorno una preposizione, fa intende-
re il secondo termine nome, che è primo termine della.
preposizione de. De media nocte missus equitalus né-
vissimun agmen consequitur Caes. La cavalleria spe-
dita in tempo di notte inoltrata raggiunse la coda del-
esercito. Dov è chiaro che de media mocte dipende
dal nome tempore sott’ inteso. E, sebbene în tempore
de media mocte non sia usato , sibbene în tempore
mediae noctis; non se ne può dedurre alcun che in
contrario alla nostra teoria, perocchè è provato per
la lingua italiana che per proprietà di favella alcuni
prenomi, che dovrebbero per loro natura avere espres-
so il nome, nell’ uso non l’ hanno—Vedi Nuova Gram.
ragionata per la lingua italiana—Vol. I. p. 86 e seg.
Altra è la natura delle parole , altra è la proprietà
della lingua per la tirannia dell’ uso. Non bonus som-
nus est de prandio. Plaut. si traduce comunemente,
non è buono il sonno dopo del pranzo, or quel dopo
di fa intendere un nome secondo termine della pre-
posizione dopo e primo termine della preposizione di.
Quale sarà questo nome? è tempo, ed avremo il sonno
non è buono dopo il tempo del pranzo, e latinamente
Somnus non est bonus post tempus de prandio, e per
proprietà di uso post tempus prandii. Lavabat de die
et prandebat ad satietatem lavava in tempo di giorno
e pranzava a sazietà, dove lavabat de die equivale a
lavabat in tempore de die, e per proprietà di uso in
tempore diei. Svet. Uni epistolae non rescripsi, in
qua est de pertculis reipublicae, Cic. Ad una lettera
‘non risposi, in cui è parola o discorso de’pericoli del-
‘la repubblica, dove è chiaro che de periculis reipu-
blicae dipende da sermo sott’inteso, invece di perscu-
lorum, secondo la proprietà dell’uso. Yudicium est non
‘de re pecumiaria, sed est de fama fortunisque Qua
124 SECONDA PARTE
etit Cic. Il giudizio non è di cosa pecuniaria, ma
dell’ opinione e della fortuna di Quinzio, dove è chia-
ro che dopo est manca yudicium, da cui dipende de
re pecuniaria e de fortunis equivalente a questa for-
ma. Iudicium non est judicium de re pecuniaria (0
rei pecuniariae ) sed gudicium de fama fortunisque
Quinciti (0 famae et fortunarum Quinetu) (1).
(1) Dagli esempî riportati e da infiniti altri, che sì
potrebbero produrre, chiaramente resta comprovata la
nostra dottrina, che ritiene la preposizione Ze identica
alla preposizione italiana Di accennata in Etim. pag. 4l.
Ed alle ragioni allegate quì sepra e nel luogo citato io pos-
so aggiungere degli esempi , ne’ quali il primo termine è
aualiticamente espresso, benchè l’uso parcamente per non
dire raramente l’ adoperi—-Tali sono fama de illo nel
senso di Fama illius: Mentio de pecunia identico a Men-
tiv pecuniae , Se gladio percussum ab uno de illis iden-
tico ad uno illorum ec. E se volete un confronto della dif-
ferenza tra ex e de,ecco un esempio preso dallo stesso Ci-
cerone,da cui ho tratti i soprallegati. Vihi/ex sacro, nihil
de pubblico attingeres,dove l'ex vale da, e de apertamen-
te vale di. E, se qualche esempio s'incontra,in cui de segui»
to da nome di /x090 o di fempo par che accenni a rapporto
di origine, è sempre in costrutto figurato, come noi italia»
ni diciamo partir di Roma, venir di Firenze.
fo quanto alla proprità del l'uso, che dopo un nome pri-
mo termine di questa relazione mette sempre un nome va-
riato nella seconda desinenza detta genitivo , non se ne
può trarre argomento in contrario per la ragione accen-
pata innanzi. n quanto alla desinenza del secondo termi-
ne identica per 4,e,ex,e de non se ne puo dedurre che de
abbia lo stesso significato di 4 0 di ex, perchè moltissime
a.tre preposizioni l’ hanno senza che siesi mai detto da al-
cunolo stesso del significato. La più potente ragione a favore
di questa doitrina mi viene offerta dal senso comune per
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA — 125
2. La preposizione Cum con è specchiatamente una
preposizione del Nome , ond’ è sempre figuratamente
costruita, se invece di un nome avrà innanzi a sè qua-
lunque altra parola. Quindi, se incontriamo Vagamur.
egentes cum congugibus et liberis Cie. andiamo va-.
gando da mendici con le mogli e co’figliuoli, non di-
remo che cum conjugibus et. liberis sia un ablativo del
verbo, come scioccamente insegnavano i grammatici,.
ma intenderemo nos, dopo cui metteremo cum col suo
nome, costruendo: Nos egentes cum conjugibus et li-
beris vagamur. Similmente, se incontriamo . Coenare,
cum toga pulla Cic. non diremo che cum toga pulla
sia una determinazione di coenare, ma del primo ter-.
mine homines sottinteso. Onde costruiremo Certo scio.
te. fecisse cum causa in Certo scio te cum causa fe-:
esse So di certo che tu con ragione abbi ciò fatto ec.
. La difficoltà potrebbe . incontrarsi nel ricercare il.
Rome primo termine di questa relazione ne?’ costrutti.
figurati o per ragione di altri nomi. espressi, oppure
‘per la troppa indeterminazione dei costrutti medesi-
mi, In questo deve tutto ripetersi dal buon senso so- :
?
è
le versioni, che ne fanno le lingue volgari, perocchè, essen-'
do queste per loro natura più analitiche della lingua greca -
e latina, sciolgono la sintesi de’ figurati costrutti e suppli-.
scono le parole che mancano. E, facendo valere De per:
dopo di, întorno di, intorno a, circa di, a causa di, per,
mezzo -di, ec. già dichiarano apertissimamente che Le.
dev'essere preceduta da un altro nome, che è primo terii-'
ne di De e secondo termine delle altre che precedono. È -
messo che De dev'essere ‘preceduta da nome, dovendo '
sncorà essere seguita da nome, come ogni preposizione, è‘
chiaro anzi evidente che dessa sia una preposizione del :
nome Etim. pag. 41)... . TR,
126 SECONDA PARTE
stenuto dal nesso logico e dal seguente principio: Quel
‘nome è uopo che s'intenda, con cui il secondo nome
dopo la preposizione Gum.è messo in relazione di com-
pagnia, sia che quel nome da .intendere faccia da pri-
mo termine .di proposizione, sia che faccia da obbjet-
to o da secondo termine di altra relazione, perchè, co-
me abbiamo altrove accennato, il nome è sempre un
determinabile ‘ancora, quando fa da determinazione.
3.° La Preposizione Sine senza o in senso meta-
ferico Absque senza, come segno -di relazione di di-
sunione, vuol essere parimenti allogata dopo un nome
come suo primo ‘termine , come nel seguente esem-
pio di Cicerone: Homo sine re, sine fide, sine spe,
sine sede , ‘sine fortunis uomo senza robba, senza
fede, senza speranza, senza stato , senza fortuna.
Quindi, se leggiamo ‘il seguente passo di Terenzio: Non
fit sine periculo facinus magnum et memorabile, Non
si fa senza pericolo un gran ‘misfatto -e memorabile ,
non diremo che Sine periculo sia una determinazio-
ne di Fit verbo, ma di facinus nome, onde costrui-.
remo Facinus magnum cet memorabile sine periculo
- non fit. E, dove questo nome primo termine di tale
relazione non fosse espresso, noi dovremmo sott’ in-
tenderlo, come Dives absque pecunia ricco senza da-
naro, dove manca homo. Di quì si comprende quan-
to ‘falsa era la teoria de'grammatici, che attribuivano
lé preposizioni Cum e Stne seguite da loro nomi, come
«determinazioni, alle parole che precedevano in costrut-
to figurato, sia che verbi sia che aggiuntivi o avverbi 0
prenomi si fossero. Un tal modo di giudicare, grettamen-
te empirico e indegno di uomo che ragiona, pretende-
va di stabilire le regole della regalare Sintassi sopra
i costrutti figurati, mentre fondamento della Sin-
tassi figurata è la conoscenza delle relazioni, che le
to.
(I
i
| ‘ENTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 127.
parole hanao tra loro, conoscenza che si acquista pre-
liminarmente nella Sintassi regolare (pag.13 del pres.
vol. ) Ma nelle scuole non si era ancora definita la
Sintassi: non se n’ era fissato l’ obbjetto determinato:
non si era conosciuto in che la regolare dalla figura-
ta fosse differente, onde tutto veniva confuso ne'trat-
tati sintassici. Se dunque ad alcuni parcà strano il
costruire secondo questi nostri principi, ponga mente
che la ragione non ha paura de' pregiudizi e delle
storte abitudini, ancorchè avvalorate dal possesso di un
cupo immemorabile, perchè la verità è imprescrit-
ile,
$ 3.
Intorno alla Sintassi figurata nelle preposizioni
del verbo, adoperate senza primo termine-verbo.
Le preposizioni del verbo sono di due specie se-
condo il diverso loro .significato, cioè di contenenza
e di sito : alla prima specie appartiene In, alla secon-
da tutte le altre notate a pag. 43 dell’Etimologia. -Il
principio generale per tutte è .il seguente. Le .prepo-
sizioni di contenenza e di sito sono costruite rego-
larmente ogni volta, che sono -precedute da .Sum e
Facio in forma astratta 0 in forma concreta, purchè
Jo stato e l’ azione de’ verbi espressi abbia nesso coi
rapporti delle preposizioni espresse, di contenenza e
di sito. Sempre e quando adunque siffatte preposi-
zioni :si troveranno dopo di altre parole diverse , op-
pure dopo verbi, con cui.non hanno nesso di costrut-
to, bisognerà dire che sieno costruite :figuratamente ,
e ciò per i principi prestabiliti nella Regolare :Sin-
‘tassi, che tutti si riducono questo solo: ogni deter»
128 SECONDA PARTRO
minabile hale sue proprie determinazioni, ed ogni de-
terminazione deve avere il suo determinabile. Questo
principio generale a questa guisa enunciato bastereb-
be per giudicare de’ costrutti multiplici figurati sotto
il rapporto delle preposizioni del verbo; ma per dare
una norma più pratica ed un’ analogia a’ giovanetti
‘principianti, mi fermerò a disaminare alcuni esempi
raccolti da’ classici e specialmente sotto il rispetto
delle preposizioni In, Super e Supra, Sub e Subter.
Nom. I.
Alcuni esempi di Sintassi figurata nelle preposizioni
In, Super, Supra, SUB, SUBTER.
I Grammatici hanno ritenuto ed insegnato comune-
mente che le soprallegate preposizioni del verbo dif-
feriscono da tutte le altre in quanto che possono esse-
re determinazioni tanto de’ verbi di stato, quanto dei
verbi di moto. E, siccome per noi si è dimostrato che
il verbo per sua natura dinota o Stato o Azione, che
ha intima relazione con le proposizioni di contenen-
za e di sito, allorchè ammisero che i verbi di moto
‘possono avere queste stesse determinazioni, in altri
termini riconobbero compatibili le relazioni dello Stato,
con quelle dell’ Effetto-moto. La qual cosa, come è
agevole a intendere, è contradittoria, perocchè, essendo
lo ‘stato opposto al movimento, chi dice, che lo stato
e il moto hanno relazioni comuni, dovrà convenire
che le cose contrarie sieno identiche. Da questa con-
seguenza non si può uscire, e dobbiamo conchiudere
che le preposizioni soprallegate , se sono determina-
zioni de' verbi di stato e di azione senza moto, non
possono essere de’”verbi di moto in sintassi regolare,
i INTORNO ALLA SINTASSI ricuratra 129
L’ unica ragione, per la quale i grammatici si cre-
devano autorizzati a stabilire questa dottrina, si era
l’ uso promiscuo del nome secondo termine variato alla.
Quo ed alla quinta desinenza, o come essi dicevano
ell'accusativo e dell’ ablativo. E, siccome dopo i verbi
di moto più frequentemente adoperavansi le soprad-
dette preposizioni seguite dall’accusativo, e dopo ì ver-
bi di stato più frequentemente le stesse preposizioni
seguite dall’ablativo, stabilirono la seguente regola: in,
super, supra, sub, subter vogliono l’accusativo e l'a-
blativo, il primo co’verbi di moto, e'l secondo coi verbi
di stato. Onde insegnavano che era indifferente il dire:
îre ad forwm e ire in forum, andare al foro e andare
nel foro. Che le dette preposizioni sono seguite nell’uso
della lingua ora dall’ accusativo , ed ora dall’ ablativo
non sì può rivocare in dubbio, perchè infiniti esempi
si possono allegare , ma da questo fatto non se ne
può dedurre che il costrutto sia regolare nell’ uno e
ell’ altro caso, posto che con l’accusativo determina
un verbo di moto, e con l’ablativo un verbo di stata.
Imperocchè in questa supposizione non si può dire
che sia indifferente variare il nome con questa e con
quella desinenza, come si potrebbe dire, se non ci
fosse differenza tra verbo di stato e verbo di moto,
quindi tra il costrutto col primo e l’altro col secon-
do. Se dunque vi è differenza tra’ due costrutti, uno
deve essere regolare e l’ altro figurato necessariamen-
te, perchè abbiamo dimostrato in sintassi regolare
pag. 47 che tn, rapporto di contenenza , è determi»
nazione vera e propria di sum e facio, ossia del ver-
bo assoluto, che non racchiude alcuna idea di moto.
Se dunque anche secondo i grammatici in coll’ablativo,
ossia con la quinta desinenza, è determinazione de’verbi
di stato; bisognerà conchiudere che a questo modo co-
130 | S5CGNDA PARTE |
s'‘ruita una tale preposizione è nel dominio. della ‘sin-
‘assi regolare , e- che, trovandosi con la quarta desi-
n:nza, è figuratamente costruita , o più chiaramente
bisognerà riconoscere una sintassi figurata nella pre-
posizione în ogni volta che ha per secondo termine
un nome variato alla quarta desinenza, dovendo avere
in costrutto regolare l’ ablativo. Dicasi lo stesso delle
altre sopranotate, cioè di super, supra, sube subter,
valendo per esse lo stesso ragionamento. Ma, dicendo
sintassi figurata importa dire un mancamento di pa-
role , perchè la grammaticale figura consiste nel far
uso di un numero di parole minore del numero de’
pensieri, che le parole espresse costruite fanno inten-
dere. Si vuol quindi sapere quale parola manchi ogni
qualvolta in, super, supra, sub, subter si truovano
‘seguite da nome variato alla quarta desinenza. Se il
verbo che precede queste preposizioni è concreto di
moto, come tbo in urbem. andrò in città, la sintassi è
doppiamente figurata, perchè ad In manca un nome
di luogo variato alla quinta desinenza e un verbo di
stato, le quali cose unite formano una proposizione
incidente, e ad urbem dopo In manca la preposizione
ad, che è determinazione vera e propria del moto con-
tenuto in tbo, onde ibo n urbem equivale a ibo ad
urbem ut commorer in urbe. Infatti è sensibile la dif-
ferenza tra ire in urbem e ire ad urbem, come è
‘stato rilevato da’ grammatici delle lingue vulgari.
Ragionisi alla stessa guisa, se avanti a if, seguito da
nome variato alla quarta desinenza, si truovi un verbo
astratto o un verbo concreto, che non racchiude idea
«di moto. Questa supposizione non è strana, perocchè
mille esempi si possono produrre, ne’ quali în, super,
supra, sub, e subter si truovane col nome variato
alla quarta desinenza, benchè il verbo sia di stato,’ e
?
INTORNO ALLA sINTASSI FiourataA — 131.
eol nomè variato alla quinta desinenza benchè il ver-
bo sia di moto, contro la regola generale formulata.
da’ grammatici, e chi volesse riscontrare i testi dei
classici legga la raccolta fattane nel Nuovo Metodo
da’ sigg. di Portoreale. Nella supposizione adunque ,
che le sopraddette preposizioni seguite dal nome va-
riato alla quarta desinenza si allogano dopo i verbi
di stato, direte che la sintassi è doppiamente figurata,
rehè ad essa è uopo intendere ij nome variato alla
aa desinenza, ed al nome espresso dopo di loro
la preposizione ad preceduta da un verbo di moto in
nna proposizione incidente, Nune mihi in meniem
fuit Dis gratias agere, Plaut, Ora mi sono ricordato
di ringraziare gl’ Iddii, risolvete Nunc venit ad men
tem et fuit in mente gratias Diis agere, Vestros por-
tus in praedonum fuisse potestatem sciatis, Cic, Sap
piate che i. vostri porti sono stati in potere de’ bri-
ganti, risolvete Sciatis vestros portus cecidisse ad po-
testatem et fuisse in potestate praedonum. Simili modi
di dire sono elegantissimi, perchè molto sintetici, in
quanto che con una sola parola fanno intendere una
intera proposizione,
Della qual cosa avrebbero potuto accorgersi gli stessi
grammatici empirici, allora che, incontrandosi in alcuni
costrutti, guidati dal buon senso, osservavano che in'per
esempio valeva ora sopra, ora dentro , ora contro ,
ora verso, ora circa, o intorno ec, E non si volea una
sottile speculazione per comprendere che una stessa
ola, quando se ne è determinato il valore etimolo-
‘ gico ed assoluto,.non può averne altro differente, ma,
se ‘altri ne fa intendere, è sotto il rapporto sintassico.
Dire infatti che «n in certi costrutti significa sopra, im-
rta che vi manca qualche cosa, che, se fosse, equivar-
rebbe a quel sopra. Questa osservazione vuol essere
132 SECONDA PARTE
fatta per tutte le altre preposizioni, che per ragione di
sintassi o di traslati hanno virtù di far intendere più
di un significato,
Conchiudo da quanto ho detto finora che in, super,
supra, sub, e dla sono costruite regolarmente ogni
volta che sono precedute da un verbo di stato o di
azione senza moto. e seguite da un nome variato alla
quinte desinenza, È perciò che debbono essere tenute
im costrutto figurato, ogni qualvolta sono precedute
da un verba di moto senza che il moto sia contenuto
nel luogo espresso dal loro nome, o sono seguite da
un nome variate alla quaria desinenza,
54,
Intorno alla Sintassi figurata nelle preposizioni del
verbale senza primo termine—Verbale.
Le Preposizioni del Verbale sono tre, a che per eu-
fonia si fa ab o abs ce ex corrispondente a da in
HMaliano, ad corrispondente ad 4, e per corrispondente
n per, Queste tre preposizioni sone dette del Verbale
di moto , perchè la prima dinota rapporto di origine
-0 di provvenienza, la seconda rapporto di tendenza,
e la terza rapporto di passaggio: ora la prorvenienza,
Ja tendenza e ìl passaggio sono in intimo nesso col
moto , il quale non si può compiere se non A condi-
zione che il Mobile parta da, passi per e tenda a
(vedi Etim, pag. 45, e sintassi regol. pag. 68). Affin-
chè dunque queste tre preposizioni sieno regolarmente
. costruite, è indispensabile che sieno precedute da un
‘ verbale chè significhi moto o in forma analitica, o in
“ forma concreia, cioé per mezzo di un verbo conc reto
«-di azione intransitivo, che racchiuda siffatto verhalo
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURAPA 183:
Ogni volta per conseguenza che tali prepasizioni ‘sì
presentano in costrutta, non precedute da verbale di
moto ne’ due modi accennati, hisognerà ritenere che
sieno figuratamente costruite ; corre perciò il dovere.
al giovane filologo di ricavare dal senso quella parola,
che f3 eleganza si è fatta intendere dallo serittore.
o dal parlante, Raccogliere tanti esempi, quanti sono.
e possono essere ì figurati costrutti sotto il rispetto.
di queste tre prepasizioni, sarebbe cosa impossibile da
un lato, e dall’altro peso inutile di memoria. Ecco.
perchè io mi contento di produrne alquanti per ciascu-.
na, da quali per analogia si possa rendere ragione
degl infiniti casì simili,
Num
Esempi di sintassi figurata nelle preposizioni 4, 45,
ABS, E, EX SENZA prime termine verbale. I
. 1.° In primo luago io metto a costrutti figurati tut=
te. quelle forme di latino parlare, che presentano que-
ate preposizioni dopo i così detti verbi passivi, e che
10 ho chiamati verbi di stata relativo ( pag. 53 del
pres. Vol.), come ne'seguenti esempi: Ego doceor a
te io sono ammaestrato da te : Antonius auditur a
Sempronio Antonio è ascoltato da Sempronio , Pata-,
vmum fuit conditum ab Antenore antequam Roma
conderetur a Romulo, Padova fu fabbricata da Ante-
nore prima che Roma fosse fabbricata da Romola ec,
. I grammatici ritenevano. per regolare un simile co-.
strutto e ragionavano a questa guisa. ]l verbo passi-
vo dinota passione, che è prodotta nel soggetto da un
agente : per questo nesso di passione e di azione la
proposizione in forma passiva deve. dale di va
184». SECONDA PARTE
primo termine simile ad ego del primo esempio , del
verbo conoreto doceor equivalente a sum doctus e di
un abblativo preceduta dalla prepasizione a, ab, e, er,
simile ad @ te del primo esempio. Secando questa
modo di vedere dovremma dire, come dissero alcuni
grammatici, che, mancando il nome variato alla quinta
desinenza e preceduto da a, ab, e, a ex, vi sia una
Sintassi: figurata, Ma un tal ragionare si fonda sopra di
un falso supposto, ed è în contraddizione con le stes:
se grammaticali teorie, ll falso supposto sì è che le
determinazioni facciano parte essenziale e costitutiva
della proposizione, il che quanto sia assurdo è age
vole a comprenderlo dal solo riflettere che, ammessa
ciò per vero, ne seguirebhe che a costituire una pro-
posizione in forma regolare si dovrebbero esprimere
tutte le determinazioni, e che perciò gli elementi es-
senziali della medesima non sarebbero più tre, ma
| infiniti‘come indefinite sono le determinazioni, contro
ciò che si è stabilito dagli stessi grammatici. Oltrac-
ciò questa deduzione contraddice ]e grammaticali teo-
rie, le quali ritengono il participio per un aggiun»
tivo ,' e riconoscono 'ego sum doctus per una pro»
posizione analitica, semplice , positiva , categorica ,
ossia una proposizione compiuta in quanto al giudi-
zio che esprime, Se il:così detto ahblativo preceduto
dalle preposizioni @ ab ec. facesse parte essenziale
della medesima, non sarebbe più Ego sum doctus una
proposizione compiuta, Noi dunque, ragionando, e sem-
pre in conformità de’ razionali principî, riconosciamo
quel così detto abblativo agente , come una determi-
nazione, per lo nessò che passa tra lo stato relativo
prodotto nel soggetto dall’agente esterno: dippiù non di-
remo che sia una determinazione del verbo passivo o
del participio passivo in forma astratta, ma di un ver»
INTORNO ALLA sINtassi FiourATA - 1350
bale di moto; che il verbo passivo ci fa intendere fi-
Sn Infatti la voce concreta Doceor equivas
e a Sum docivs: doctus equivale a qui est in doctri»
na provemente (etimolog. pag. 175). Ego doceor a te.
dunque è lo stesso che ego sum ile qua est in doctri=
na proveniente & te io sono nella dottrina provve-
niente da te, dove, come è chiaro, lo ablativo, ossia
il nome preceduto dalla preposizione 4 0 ab, e o ea
è determinazione de! verbale di moto contenuto - nel
participio concreto proverente. Infatti, quando gli stes=
si grammatici empirici vogliono definire la passione, si
esprimono tol buon Senso a questa guisa : il soggetto
quel nome che riceve lazione, ed è chiamato s0g-
gesto, perchè sta senza far nulla sotto la passione, che
facere dall’ ugente espresso dall’ abblativo , dove
e parole soggetto , passione, . stato è provvemenza
suggerite: dal senso comune spiegano A meraviglia ed
attestano la verità del nosiro divisamento, >
Ie dunqne conchiudo che il nome variato alla quin-
ta ‘idesinenza e preceduto da @ ab ee. dopo i così detti
verbi passivi, è costruito figuratamente, come. quello
che determina non il verbo espresso, ma il verbale di
moto contenuto in proveniente, che rileva dal senso.
Questa deduzione è secondo i principi razionali e ge-
nerali, e rende la teoria scientifica ed assoluta.
Imperotchè , stabilito una volta che i rapporti. di
"origine di passaggio e di tendenza sono determina-
‘zioni Vere e proprie del moto per l’inlimo nesso che
‘ passa tra le idee, non possono in qualsivoglia sup-
posizione «esser determinazioni dello Stato. ‘Ora il
° terbo passivo ‘è verbo di stato, si perchè, come è chia»
ro.dalla stessa forma esteriore . delle parole , ha per
xerbo Sum, che è verbo di stato, si perchè, a detta.
de grammatici, il verbo passivo. dineta passione. Ora
138 SECONDA PARTE
ehe cosa è la passione opposta ‘all’ azione ? Non al-
tro che Stato, perchè tra Stato ed Azione, tra quie-
ge e moto, non ci è mezzo, come ho scientificamente
dimostrato nella Sintassi Vol. IL del Nuovo Corso.
Posto dunque che la passione è stato, quale relazione
può avere il verbo passivo con la preposizione «a, ab,
6.0 er, ché significano rapporto di origine o di prov»
venienza? Ma non può negarsi che detta preposizio-
he, seguita dal nome variato alla quinta desinenza, è
una determinazione del moto, in quante che accenna
all'origine o provvenienza del medesimo: è uopo con-
chiudere che, trovandosi dopo i verbi passivi, dobbia-
mo dire che sia costruita figuratàamente. — |
‘Con questo ragionamento si possone risolvere molti
altri problemi filologici, che non furono nè propesti nè
risoluti da’ grammatici. Giova osservare è questo pro-
posito che. l’abblativo agente è sempre quel nome, che,
se il verbo .fesse in forma attiva, ossia verbo ‘di azio-
ne transitivo, farebbe da obbjetto, onde i grammatici
empirici insagnavano, che volgendo il costrutto dall'attivo
al: passivo , l’ accusativo passa in Nominativo , il nos
minativo agente in Abblativo. Così, se hvete detto: Ro-
mulus occidit Remum, Romolo uccise Remo, volgen-
do dall’ atlivo in passivo., direte: Remus fuit occisus
a Romulo. Al contrario se trovate Patavium fut cons
ditum ab Arntenore, volgendo, direte: Antenor condi-
dis Patavium, Antenore edificò -Padova, cioè passan=
do l° Abblativo in Nominativo, e’! Nominative'in Ac-
cusative.
Pei verbi Doceo , Moneo, Celo ec. , di cui parlam-
mo a pag. 97, che hanno dueaccusativi, volgendosi il
costruito dall’ attivo in passivo, il secondo accusativo
impersonale resta ancora nella forma passiva, onde
Doceo te grammatican si volge Tu es doctus a me
| INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA — 187
| Qramanaticam , perchè questo è secondo termine di
| preposizione e. non obbjetto., vedi luogo citato. —,,
In 2.° luogo tutt'i verbi, i quali dinotano azione,, il
cui effetto è un medo, che. passa.in un objetto, prev
veniente da una causa estrinseca, si truovano figura
tamente costruiti con le preposizioni a, ab, abs, e 0 ex,
seguite dal nome variato alla quinta desinenza, come
quei che significano ricevere , udire , ascoltare , ot-
tenere, sperare, attendere, chiedere, rapire , strap-
pare , sunili ad accipio, percipio, audio, ‘obtineo,
spero, peto, rapio, decerpo, ec. perchè l' obbjet-
to, che sì riceve, si ode, si ottiene, si spera, si
attende ec., deve provvenire da una causa estrinseca.
Ma quel nome così variato e preceduto da dette pre-
posizioni non è una determinazione del verbo espres-
so, bensì del verbale di moto contenuto nel participio
vemiens sott.inteso, come. ne’ seguenti esempi: Nuper
accepi litteras (venientes) a fratre.meo, non è guari
ricevei la lettera (vegnente) da mio fratello :. Tamen
cis malo te audire hoc (negotium. vediens) ea aliis,
benchè io voglio piuttosto che tu oda questa (notizia
vegnente) da altri ec... 000.0.
In .3.° luogo tutti verbi, che messia costrutto fan-
no, rilevare l’idea di distanza e di lontananza., co-
ine gi aa distare, e gli aggiuntivi stessi o,-le pa-
role derivate in forma di aggiuntivi, come .liber,, im-
munts, si costruiscono figuratamente col nome variata
alla quinta desinenza, preceduta da a, ad, abs, e, er,
le quali sono determinazioni del verbale di mgto col
rapporto di origine , tutto morale,..come-abbiamo sta-
bilito nella Nuova Grammatica ragionata per.la lingua
italiana vol. Il. pag. 75. Iustitia, differt ab aequitate
la: giustizia differisce dall’ equità, dove: ab. aequitate
dipende da proficiscene partendo, perchè il senso della
138 © stona BARTR: ©‘.
frase ‘è «questo : partendo col ‘nio pensiero: dell’. idea
della giustizia ‘a quella dell’ equità, e: da questa ritor-
mafido ‘a quella truovo che sono differenti (vedi luog.
‘cit.). Quindi @bsolvo per questa nezione di lontananza
dalla pera va ieosì costruito, come /gher , dibero; im
MUNE ec. | te na
«Num. 2. x 3.
Esempi di Sintassi figurata nelle due preposizioni
| AD e Pereenza verbale «espresso.
- Ripetendo sempre lo stesso principio, per e:4dsono
costruite figuratamente, ogni volta che non sono :pre-
cedute dal ‘proprio determinabile, ossia dal verbale di
moto, il ‘quale si deve intendere secondo che dal -sen-
so rileva. Quindi è che le due preposizieni sì debbono
tenere in costrutto figurato dopo i verbì di :stato e
di ‘azione transitivi, ossia che non racchiudono un ver-
bale -di moto, come «sarebbero speotat, attinet, perti-
met, -dettì da’ grammafici impersonali, perchè usati così
alla terza desinenza indicativa della terza persona, se-
guiti dalla preposizione ad, come 'hoc a me spectat
ciò mi ‘riguarda: hoc aftinet o perimet -ad me ciò
appartiene a me, perchè «spectat -è frequentativo di
si deri e -significa guardar spesso o riguardare, idea
che non ha per sè stessa relazione al rapporto di ‘ten-
denza : dicasi ‘le ‘stesso di attinet e pertinet, che sene
formati da teneo tengo. Ma, sebbene il guardare e il
tenere non ‘abbiano direttamentè nesso cen fa tenden-
za, pure perchè chi guarda «ed aspetta, oppure tiene
una qualche cosa per darla, ‘ha in sè Î' intenzione di
mu aovimento a un termine, avviene che questi tre
verbi hanno dopo. di loro la preposizione ad seguita
INTORNO AULA SINFASSI FIGURATA ‘139
eda ‘monìe vatiato alla :quarta desinenza , ‘come. deter»
Iminazione di un verbale contenuto simile a ventens e
tendens. in guisacchè hoc spectat ad me è lo stesso
«ehe hoc negotium terulons ai me spectat, questa così
tendendo a me guarda. Dicasi lo stesso di attinet e
«pertiner. Di sum costruito con ad abbiamo parlato è
‘ip. 115, Facciasi la stessa applicazione pei casi simili.
: ‘Bella preposizione per costruita figuratamente sono
«ovvi gli esempi , ed è facile la ‘soluzione de’ figurati
seostrutti, stando: a’ principi prestabiliti.
| ARTICOLO IV.
. Intorno ala Sintassì ‘figurata în certi particolari.
costrutti.
-: Tn questo articolo è mia intenzione di raccogliere
alcune osservazioni intorno a certi particolari costrut-
ti figurati, i quali, benchè si potessero ridurre a’ prin
cipi antecedentemeute stabiliti, potrebbe riuscirne dif.
ficile la soluzione a° principianti. Senza quindi serbare
un ordine premeditato gli andrò registrando come ca-
dono sotto la penna,
‘ 04.° La proposizione incidente, quando il verbo è al
congiuntivo, vuol' essere preceduta da ut identico a
quod in tutti casi, ne’ quali non è copulativa, cioè
preceduta da vt in senso di come, si, dum, quum, cum,
quando, ubi, unde—Sarebbe dunque costruita figura-
tamente ogni volta che quell’ vt non fosse espresso,
ma. si lasciasse intendere , come ne’ seguenti esempi :
Fac venias invece di fac vt vemias fa di venire.
. E figurati bisogna tenere tutti i costrutti, ne’ quali
il congiuntivo è preceduto .da ne in. senso di vt non,
come nel seguente esempio, considera, ne in aliente-.
140 SEGONDA PART
.simum tempus: cadat adventus tiutis, rifletti bene che
il tuo arrivo non accada in tempo inopportunissimo.
.La ragione si è che ne per sè stesso significa Mon,
se dunque avanti a congiuntivo vale che non o affin-
‘chè non, non è per: forza etimologica ma sintassica,
in quanto che il congiuntivo ci fa pensare a quell’ vt.
Quindi è doppiamente figurato il costrutto in quegli
esempi, che presentano il congiuntivo senza vt e senza
ne , mentre .l’ uno e l’altro è uopo intendere, come
Cave id facias , invece di cave vi non facias id
. guardati che non faccia tal cosa.
. Dopo Vereor, Timeo e Metuo, che significano te-
mere i latini usavano un costrutto singolare (1), cioè
quando mettevano l’vt, che precedeva il secondo ver-
| bo al congiuntivo, quell’ut valeva che nono affinchè
non: quando mettevano il ne questo valeva che o af-
finchè , onde Vereor, ‘timeo ‘e metuo vi venias va-
leva temo che tu non venga, e vereor ne ventias
.valeva temo che tu. venga. Una tale modificazione di
significato era tutta sintassica, ossia dedotta dal senso
.a danno del valore etimologico , il che quanto possa
(1) Tutti-e tre questi verbi vengono tradotti dal vol.
go de’ grammatici per /ezsere, come se fossero perfetti
sinonimi. Ma, se sinonimi perfetti non si danno, convie-
ne vederne la differenza. Yereor è composto da /ae
Quai e reor io penso , onde etimologicameute significa
penso guauî, e, siccome, chi pensa guai, teme, si disse ve-
reor temere per metonimia, ma un temere per male
- imminente. Timeo viene dal greco fime che significa
onore, onde fimeo vale ho punte di onore: e, siccome
chi ha punto di onore teme :di perderlo, Timeo valse
temere per punto di onore» diesuo. è identico a Timeo
. rivollato per metalesi. .: .. |
- - n - .
- . --
INTORNO ALLA SINTASSI ficurata I4L
essere ragionevole, non si può determinare agevolmen=
te senza tacciare gli scrittori di sgrammalicature.
2, Dopo Accidit, Evenit, Factum est ec. che si
traducono per accadde, avvenne, fu fatto, si a) fa
elegantemente èt col significato di che, come dAcci»
dit vt morerentur fame milites avvenne che ì sol-
dati di fame morissero. Dove è da osservare che quel-
vt ha forza di quod, il cuì antecedente negotium,
sottinteso, è il primo termine di egcidit, eveniz, fa-
ctum est , onde wccidit vi milites fame morerentur
si deve risolvere Negotium, propter quod negotium
milites fame morerentur, accitdit, I grammatici dice-
vano che in -simili costrutti il primo termine della pre
posizione principale fosse un periodo inteto.: Regola
assurda e insussistente, perchè un periodo può esse-
te ‘determinazione dì un primo termine, non mai pri»
mo termine, il quale dev essere sempre un nome e-
Spresso b sottintesò, n a
-, APPENDICE L*
‘intorno a corte altre volute figure grammaticali. I
I grammatici empirici, che, come ho più volte fatto
osservare , non si ebbero formato una :Rozione: esatta
e precisa. della sintassi , oltre 1° Ellissi. o. il Zeugma,
ossia del mantamento delle parole in quei costrutti, che
fanno intendere un numero di pensieri maggiore :del.nu-
mero delle parole, ammisero il così detto Pleon ol
ripieno, la Sillessi, l'Iperbato, la Antiptosi, e ?° E-
nallage , 1° Ellenismo o Grecismo. Credo dovermi in-
trattenere alquanto nella disamina di «queste volute fi-
gure: per. darne .un’.idea.a .fine d'intendere il linguag>
142 SECONDA PARTE
gio de’ filologi che ne parlano, e provarne la loro in-
sussistenza.
6. 1°
Intorno al Pleonasmo 0 ripieno.
Per pleonasmo 0 ripieno i grammatici intendevatio
una figura Framlipatice e , onde nel discorso s’ intro-
duceva un elemento, ossia qualche parola 0 più parole
che nulla significasseto, in guisacchè, tolto quel super-
fluo, il senso reggerebbe nella sua integrità. Una figu-
ra così concepita urta col buon senso , perocchè le
parole, come segni d'idee, non si debbono adoperare a
solo titolo di parata, ed a condizione di perdere il lo-
ro nienificale , pet la ragione che si rinuncierebbe al
fine del parlare, che è quello di manifestare i nostri pene
sieri col mezzo sensibile della parola. Una tale figura
ridurrebbe l’ uomo ragionevole al pappagallo parlante,
che nulla intende di quel che dice. Se dunque incon=
triamo de’ costrutti appo i buoni scrittori, che presen
tano parole inutili e superflue, anzicchè commendare
queste abuso, lo noteremo a difetto, in cui cadono i
più grandi uomini, che per la loro limitata natura pos-
. sono errare per distrazione, | |
Non bisogna confondere poi il pleonasmo 0 ripieno
definito a questa maniera rigorosa con quella ripeti-
zione «della medesima parola, per la quale cresce chia-
rezza ed energia al discorso, onde non diremo che
in quel detto di Plauto Magis majores nugas agere
yi sia un pleonasmo, perchè più senso si contiene in
-Magis magores nugas che in majores nugas sempli-
cemente, come più senso è nell’ italiano molto più
| che nel semplice più. Similmente non diremo che ab-
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA — 143
bia fatto un pleonasma Cicerone, quando disse ; Sc ab’
omnibus potius desertos quam abs te defensos esse
malunt vogliono piuttosto essere ahbandanati da tutti,
Anziechè (la te essere difesi, perchè maluni è com-
posto da ‘magis e wolunt, e quel magis pare inutile
flov° è potius, La ragione si è che ]’aratore voleva
dar forza alla frase, e non vi sarebbe riuscito col
solo potsus messo ip PRC senza ribadire col ma-
gis' in fine, Infatti in italiana dopo piuttosto viene
anzichè, e niuno può dire che vi sia una ridondanza,
traducendo cos) quella frase latina. Conchiudo che non è
pleonasmo, dove la ripetizione accresce senso, e terrò
per isbaglio ogni inutile superfluità,
6. 2°
Intorno alla così detta Sillessi.
La Sillessi, secondo i grammatici, è quella gramma»
tical figura, per la quale gli aggiuntivi o } verbi, va»
riandosi, non accordano con le parole ‘espresse secon-
do le leggi della lingua stabilite dall’ uso , ma con le
parole taciute -ehe rilevano dal sénso, come nel se-
guente esempio; Capita conjurationis virgis cossi ,
che traducono: i eapi della congiura furono uecisi
con le verghe, dove, essi dicono, coesi, non accorda
con capita, perchè dovrebbe porsi cvesa, ma con ho-
mines, che rileva dal senso, ‘Ma, se è così, la Sillessi
non è diversa dell’ Ellissf, ossia dal mancamento, al
. quale noi abbiamo ridotte tutte le figure grammaticali
possibili. Oltracciò malamente si espressero che coesi
sì Mferisce a capita, se è vero che accorda con ho-
fines, ma è ubpo sott intendere un intero costrutto
dove possa stare homines con -coest, Onde noi :risgl-
144 SECONDA PARTE .
viamo: Capita (fueruni corwn qui fuerunt) virgis coesiz
ì capi (fureno di coloro che furono) Dattuli con le
verghe, Similmente Duo millia (fuerunt hominum qui.
homines fueruni ) eleeti qui mori juberentur. Due
mila (furono di uomini i quali furono) eletti che si
comandassera di morire, Pars (fuit eorum qui fue-
runt) in csucem acli, et pars ci ut corum qui fue-
runi) bestiis objeeti. Una parte (ha di coloro i quali
furono) messi in croce e parte (fu di coloro i quali
furono) esposti alla fiere. Daret ut catenis fatale
mostrum (Cleopatram) quae generosius perire quae-
rens, Per mettere in catene il mostro fatale ( Cleo-
patra ) la quale cercando di finire da più generosa,
Da’ latini abbiamo noi derivate alcune italiane manie-
re di dire simili, ma non confanderemo le buone for-
me con le viziose, le quali sono appunto ogni volta
che non truovano un fondamento in una ragione gram-
maticale (si riscontri il secondo Vol, del Nuovo Con.
pag. 181 e seguente, | li
Conchiudo che la Sillessi. non è una figura diversa
dall’ Ellissi, quando è ben è fatta, ossia dalla figura di:
mancamento, per la quale in minor numero di parole
si racchiude un maggior numero di pensieri,
68,0
Intorno all’ I perbato.
I grammatici, confondendo Je materie appartenenti a
trattati diversi, riconobbero nel così detto fperbato una
figura sintassica, mentre, come vedremo, è di perti-
nenza della costruzione , ossia di quella parte della
grammatica, in cui si studia l'ordine o-la disposizione
naturale e. artificiale delle parole, che compongono un
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 145
costrutto. Infatti secondo essi l’ Iperbato è una figura,
per la quele le parole si spostano dal loro luogo, che
ordinariamente occupano, per averne un’ altro contro il
consueto dell’ uso. lo dunque esamino questa figura per
tenerne informati i giovanetti, affinchè possano inten-
‘dere il linguaggio de’ grammatici, che ne trattano, co-
me di cosa di grande importanza. I -
— Messa quest'idea fondamentale di tal figura , sarà
iperbato o disordine—anastrofe, quando si pospongono
le parole :che dovrebbero precedere, come mecum,,
tecum, secum, invece di Cum me, te,;se: quamobrem
invece di ob quam rem: Quadere invece di Dequare : _
dis accensa super, invece di eccensa super his.
2.° ‘Sarà dperbato-tmesi, se si dividono le parole,
©he vanno composte ordinariamente, e i suoi elementi
si trasportano in luoghi separati, come septem subje-
eta trioni invece di subjecta septemirioni.
3.° Sarà tperbato-parentesi, con quanta ragione non
saprei, quando una proposizione intramessa si nota neltia
serittura con questi due segni O» come nel seguente
esempio : Titire, dum redeo (brevis est via) pasce
capellas, o Titiro, mentre ritorno (brieve è il cammino)
pasci le capre.
4.° Sarà tperbato-sinchisi, quando in un periodo tutto
l'ordine delle parole confondesi, come nel seguente e-
sempio : Sara vocant itali mediis quae in fluctibus
aras invece di dire: Itali vocant aras sara, quae sunt
in mediis fluctibus , gl’ italiani chiamano are i sassi,
che sono in mezzo a’ fiutti. |
Dalla semplice esposizione di queste diverse specie
d’ iperbato senza bisogno de’ mieì comenti il mio let-
tore potrà da sè giudicare in che conto ‘bisognerà te-
nere queste hazzecole battezzate per Mt
146 SECONDA PARTE
6. 4,
| Dell’ Antiptosi e dell’ Enallage.
Per Antiptosi ed Enallage intendevano le scuole
quella grammatical figura, per la quale si adoperava
una desinenza di nome, di verbo, e di aggiuntivo per
un'altra, un tempo e un modo di verbo per un altro,
e, dove per esempio dovrebbe dirsi Pater bonus, si a-
dopera patrem bonum, e dove si dovrebbe porre ego
«diri, si truova dicam o dicerem ec. In altri termini
questa figura è un mostre, che divora ogni regola , e
distrugge ogni principio filologico, da cui deriva la re-
golarità del parlare e dello scrivere, A che è giovato
lo studio di tante regole grammaticali intorno agli ac*
cordi de’ nomi con gli aggiuntivi, co” prenomi, £ coi
verbi? a che tanta fatica per apparare la teoria delle
proposizioni in Sintassi regolare e figurata , quando
per l’ Antiptosi e per I’ Enallage si concede tanta la- -
titudine e tanto arbitrio di contradire ogni regola ?
Dirò quindi col Sanzio» Non vi è cosa più inetta del.
l’ antiptosi de’ grammatici ». Conchiudo pertanto che
‘questa figura è stata inventata per giustificare gli sba-
«gli incorsi nelle scritture de’ classici o per incuria
dello scrittore o per ignoranza del copista, E, siccome
credevasi che grande ingiuria si facesse ad un autore,
dichiarandolo fallibile, i grammatici stamparono una fi-
gura per leggitimare i suoi spropositi, che sono pro»
pri dell’ uomo debole e imperfetto, ancorchè di grande
ingegno fornito.
. Ma vi guarderete bene di annoverare tra gli spro»
positi alcuni modi di dire eleganti non capiti da‘ gram-
matici, onde non direte che nel seguente luogo dj
INTORNO ALLA SINTASSI FIGCRATA 147
Livio : Quando duo ordinari consules anni, alter
morbo, alter ferro pervisset essendo i due consoli del-
l’anno periti uno di malattia e l’ altro di ferro, vi sia
un’ antiptosi, perchè pertisset non accorda con duo
consules ordinarti, essendovi un ellissi o mancamento,
per lo quale si deve intendere il verbo di duo con-
sules, e dire quando duo consules anni pertissent, et
alter pertisset morbo, alter pertisset ferro.
6. 5.°
Intorno all’ Elenismo 0 Grecismo.
Ellenismo o Grecismo pei latini era lo stesso che
nelle lingue moderne sarebbe un latinismo , ossia il
grecismo consiste nel trasportare nella latina favella
alcune maniere di dire proprie de’ greci. Ora ciò che
è proprio di una lingua, ossia ciò, che costituisce ‘una
proprietà per una lingua, non può trasportarsi in un
altra, perchè, se si potesse, non sarebbe più una pro-
prietà di quella prima, ma una cosa comune, e perciò
partecipabile da molte altre. Ora era una proprietà
nella greca favella, proprietà fondata sulla natura istes-
sa della lingua, che un aggiuntivo o un prenome ap-
partenente ad una seconda proposizione per lo più in-
cidente , e che perciò doveva avere una desinenza
indicativa di accordo richiesta dal senso del costrutto,
si metteva alla desinenza di accordo col nome della
principale proposizione per una figura detta attrazio-
ne. I Latini, dicono i grammatici, ad imitazione intro-
dussero : questa forma ne’ loro parlari, come ne’ se-
uenti esempi : Ex epistolis ejus cognoscetis, nutbus
(nes di ) in peloponnesium misti , dalle sue.
lettere mandate nel poloponneso conoscerete. Ilum,
148 | SECONDA PARTE.
. vt vivat, opiant, invece di optant vt ille vivat, de-
siderano che egli viva. Haec me, vt confidam, faciunt,
invece di haec faciunt vt ego confidam, queste cose
mi fanno confidare. Atque istud, quidquid est, fac me
vi. setam, invece di fac vi ego sciam istud quidquid
est. fa che io sappia ciò qualunque sì sia. Qccurrunt
animae quales (invece di qualibus) neque terra tulit
candidiores vanno incontro anime più candide delle
quali la terra non produsse. Io ritengo simili maniere
di favellare per barbare nella lingua latina, appunto
come per barbari sono tenuti in italiano i gallicismi,
ossia i modi propri de’ francesi,.ancora che tra la gre-
ca e latina vi siano ragioni di maggiore intimità e di-
pendenza che tra la francese e l’ italiana , perocchè
ciò che è proprio di una lingua, non si può participare
da qualunque altra. Oltracciò simili modi sono rarissimi
appo i latini, e specialmente in alcuni luoghi, che dal
greco si sono tradotti nelle latine scritture , come è
il primo esempio del traduttore di Demostene. E tro-
verete assai raro questo abuso ne’ buoni scrittori , se.
dalla lista degli esempi prodotti da’ grammatici ne to»
gliete infiniti, che non appartengono alla sintassi greca,
ma alla sintassi generale ; come dalla disamina seguente
1.° Non mihi cet. esse (sicut hcet esse homini ) se--
curo. 2.° Cupio esse (sicut est vin) clemens. 3.
(sicut ) uror invieti Iovis ( est ) esse nescis, non
sai che tu sei moglie dell’ invitto Giove. 4.° (Quoad)
Illum, ut vivat, opiant , in quanto a lui desiderano
che viva. Haec me (esse ita) ut confidam faciune que-
ste cose fanno essermi al caso che confida. |
E sarei per conchiudere che nen ci è luogo simile,
purchè sia fatto a sagione veduta, che non sia latina»
mente spiegabile con la siatassà figurata generale e par- :
ticipabile. ad ogni lingua. '
f
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA —149
In 2.° luogo oltre l’ attrazione i grammatici rico-
noscevano per yrecisni o ellenici favellari alcune ma-
niere di dire , che presentano un nome variato alla’
quarta desinenza, non preceduto da preposizione, dopo
parole che non possono averlo a determinazione, co-
ie Fractus MEMBRA : similis Deo 05 HUMEROSQUE :'
PacEeM te poscimus omnes : Doceo te ARTES. Or chi’
mon vede quanto sciocca pretenzione sia questa, che
rende proprietà ‘de’greci ciò che è di pertinenza della
Sintassi comune a tutte le lingue? Ammessa in vero!
la Sintassi figurata per Ellissi o mancamento in simili
costrutti, diremo col linguaggio de’ grammatici che all’ac-
cusativo manca ia preposizione , come per tanti altri’
infiniti costrutti si è osservato, e come per la latina’
abbiamo stabilito a pag. 98. E specialmente per questo
ogni lingua, non 'dico la greca ‘o latina, presenta esem-
pi a dovizia, e ‘valga per tutti nella nostra quel luogo
del Petrarca, dove dice. È con Lei Marte Cinto di-
ferro è Più LE BRACCIA E’L coLio: Pien di filosofia
la LINGUA E’L PETTO, E didoppia pietate ornato il
CIGLIO. ag a i Ed
In 3.° luogo ì latini grammatici riconoscevano un
grecismo in quei latini favellari, che presentano un
genitivo dopo certi verbi o certi aggiuntivi, come nei
seguenti esempi: Abstineto irarum astenetevi dall'ira:
desine querelarum cessa di lamentarti : Regnavit po-
pulorum regnò de’popoli: [Imperti me divitiarum fam-
mi partecipe di ricchezze: Gustavit mellis gustò del
miele : Audivit musticae udì della musica. É ciò non
per altra ragione, se non perchè non sapevano rendere
ragione di quel genitivo,di cui non vedevano il nome da
che dipendesse. E, siccome il genitivo latino corrispon-
de a due parole italiane, cioè alla preposizione di ed
al nome (pag. 40) e presso i greci il genitivo è pre-
150 SECONDA PARTE
ceduto da una preposizione , ricorsero a questa per
giustificare un costrutto figurato in una lingua diver-
sa, nella quale non si dà caso mai che il genitivo sia
preceduto da preposizione. Vi può essere uno slogica-
re più puerile e ridicolo di questo? Eppure gran caso
se ne è fatto nelle scuole, e valorosi ingegni si fe-
cero a sostenerlo ! | | |
Per dare una soluzione razionale dobbiamo conte-
nerci trai limiti conceduti dalla lingua, a cui quei co-
sirutti appartengono. Diremo adunque che in questi
la sintassi è figurata, perchè maneavi il nome, da cui
il gentivo dipende. (Questo nome poi o è il verbale
contenuto nel verbo conereto, o è l’obbetto del me-
desimo, se è transitivo, o qualche altro nome, che si
associa al verbo a compimento di costrutto, onde absti-
neto irarum equivale ad abstineto a passione ira-
rum: Desine querelarum a fac finem querelarum :
Regnavit populorum a fecit regimen populorum: Im-
perti me divitiarum a face partem divitiarum : Gu-
stavit mellis a gustavit portionem mellis: Audivit mu-
sicae ad audivit ‘aliquid musicae ec,
INTORNO ALLA SINTASSI ricurata (151
APPENDICE 2°
Intorno a certe norme per educare il buon senso
nell’ analisi etimologica e sintassica.
6. 1.°
Norma logica per discernere il prùno termine
di proposizione.
Il primo termine di proposizione è un nome, che
ha valore di agente nella proposizione causale, e di sog-
go nella sostanziale (pag.17). Or quale è I’ agente,
ogicamente parlando, in un costrutto date di classico
scrittore ? Sì può dare il caso che più nemi concorrano
con le stesse condizioni etimelogiche , in quanto che
per la forma esteriore possono eeacorrere egualmente
alla dignità di primi termini di una proposizione, co-
me nel seguente esempio: Mancipium facinus patra-
vit , lo schiavo un misfatto consumò. In tal caso ra-
gioneremo nella seguente maniera. L’ agente è una ca-
usa operatrice di un effetto , e in un costrutto quello
può essere, che realmente opera, e può operare. Nell’ e-
sempio arrecato il misfatto non può essere causa pro- —
duttrice di una maniera di essere nello schiavo, bensì .
lo schiavo può dare l’esistenza ad un modo di misfatto:
e a parlare più alla grossa, lo schiavo può ceramettere
un misfatto , e non il misfatto può commettere uno
schiavo , onde deducesi che Mancpium sia il primo
termine e mon. facinus. I grammatici empirici si e-
sprimevano nel seguente modo : il nominativa agente
in un costrutto è quello che fa 1° azione. Voi dunque.
terrete questa norma, e per la pratica traducete pri»
152 SECONDA PARTE
ma ciascuna parola nella vostra lingua, quindi para-
gonate ì significati delle diverse parole, e il buon sen-
so vi sarà di guida a discernere quale de’ nomi sia il
primo termine.
Questa regola è di grande ajuto per discernere spe-
cialmente il primo termine della proposizione infinita,
la quale suol presentare molta difficoltà, quando l’ in-
finito è di verbo concreto di azione transitivo, il quale
ha due nomi variati alla stessa quarta desinenza, uno
da primo termine di proposizione infinita (pag. 25) e
1 altro da obbjetto, come Scio Cainum Abelem occi-
disse, dove, stando alle sole parole sotto il punto di
veduta etimologico, non puoi sapere quale de’ due no-
mi sia primo termine e quale 1° obbjetto, onde biso-
gnerà ricorrere al nesso logico. |
Sotto questo rispetto cade in acconcio l’ osservare
che non è regola sicura quella, che stabilisce essere
primo termine di proposizione un nome personale a
preferenza di un nome impersonale, perocchè vi sono
alcuni verbi, i quali per la loro significazione vogliuno.
per primo termine un nome impersonale e per ob-
bjetto un nome personale, per la ragione che l’azione
di siffatti verbi è di una causa impersonale, che pro-
duce un modo nell’ obbjetto personale, tali sono ì se-
guenti praeterit, fugit, latet, fallit, vuvat, delectat,
et, qualunque sia la versione italiana a senso o di
soia Hoc praeterit, fugit, latet, me, che lette-
ralmente valgono questa cosa passu, fugge e nascon-
de me, e per equipollenza i0 ignoro questa cosa : Hoc
fallit me questa cosa m° inganna: id tuvat vel delectat
me, questa cosa: mi giova o mi diletta :' Ilud decet te
quella cosa ti conviene o ti si addice. Da ciò si de-
duce che il primo termine di una proposizione causale
è quello, che ‘sostiene realmente l’ azione significata.
INTORNO ALLA SINTASSI FICURATA 153
dal verbo, e l’essere personale o impersonale non
contribuisce in alcuna guisa alla maggior preferenza,
posto che le cose possono agire ed operare sulle per-
sone egualmente che le persone sulle cose. Il buon
senso sul fondamento del nesso logico è tenuto di di-
scernere ‘quale de’ nomi, che concorrono in un costrut»
to, è realmente il primo termine.
Quando dunque i grammatici stabilirono per regola
generale che alcuni verbi vogliono assolutamente per
primo termine un nome di cosa e un accusativo di
persona e viceversa, non ebbero presenti nè la na-
tura delle idee , nè i casi tutti della lingua, infiniti
esempi potendosi produrre in opposizione alle loro re-
gole. Il principio generale da noi enunciato risolve
tutt' i problemi e non ammette eccezione, e con la
guida di questo principio è mestieri procedere per
dare un ajuto al buon senso nel determinare gli uffi-
ci delle parole congiunte.
62° .
‘Norma logica per discernere è primi termini delle
. preposizioni e de loro termini di rapporto...
.. La lagua latina obbonda di trasposizioni , ‘per le
quali diviene difficile a intendersi prontamente, per-
chè le determinazioni di un determinabile non sono
punte quelle, che in un costrutto gli stanno vicine ,
ma tante volte sono le parole più lontane. Pertanto,
se si truova un nome variato alla seconda desinenza,
detta genitivo, dopo di un nome, non vi darete su-
bito a credere che sia determinazione di quel nome
che gli precede, perchè potrebbe accadere, come di
ovvente accade, che il suo determinabile non sia quello
154 SECONDA PARTE
ma una parola allogata dopo molt' altre. Voi dunque
userete questa norma: valutate ciascuna parola pel pro-
prio significato: paragonate poi il significato di ciascuna
con quello delle altre, e fate delle supposizioni diverse
fino a che il senso regga in tutto, e siate allora certo
di avere trovata la parola, che è determinabile rispetto
a quella che era una determinazione. Sia il seguente
esempio: Coronas milites pedibus proterebunt, dove pe-
dibus secondo termine della preposizione Cum sott'intesa
può avere per primo termine tanto coronas quanto mi-
(tres, perchè amendue parole in forma di nomi. Ma, sup-
ponendo che il primo termine di cum pedibus fosse co-
ronas, il senso porterebbe che i soldati stritolavano le
corone e i piedi, ciò che non regge nel cervello di
buon giudizio, perchè i piedi non si possono stritolare
come le corone. Conchiuderemo adunque che i sol-
dati con i piedi stritolavano le corone, e però diremo
milues cum pedibus proterebant coronas. :
Per ciò che riguarda il nome variato alla quarta
desinenza, detta Dativo, abbiamo detto abbastanza nel
la Sintassi figurata per mettere in guardia i princi-
pianti a non credere che desso sia una determinazio-
ne de’ verbi, da cui è nel costrutto preceduto —La Sin-
tassi figurata nelle preposizioni senza primo termine
servirà di norma nell’ indagare le parole taciute se-
condo i principi stabiliti. i
Premesse queste generali considerazioni vengo a dare
un saggio di Analisi etimologica e sintassica da servire
di modello nella disamina de’ testi classici delle Latine
scritture. lo mi servo del testo di Leonardo Tafel ne-
gli Elementi di Lingua latina secondo il Metodo Amit-
toniano, da noi stessi applicato per uso delle scuole
d’ Italia. Vol. II. pag. 30. Napol. 1849.
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURAFA — 155
TESTO,
Terra globi formam habet, nec satis recte dicitur
orbis terrarum. Globosam esse ee eo intelligitur, quod
remotarum turrium apices prius e longinquo conspi-
ciuntur, quam fundamenta, quod fieri non posset, si
undique plana esset, Eodem modo in mari e longin-
quo citius conspiciuntur malorum apiees eum vertil-
lis, quam tubulata. Deinde jam a multis terra cir-
cumnavigata est, quod fieri non posset, si disci for:
mam non haberet. Duplicem habet motum, etenim non
tantum intra viginti quatuor horas ab oceasu versus
orientem circum arem suum movetur, sed etiam intra
trecentos seraginta quinque dies et quadratem diei cum
Luna comite circum solem agitatur,
è
ANALISI ETIMOLOGICA,
1.° Terra è parola derivata in forma di nome, il cui
radicale è il verbo fero is, che significa tritare smi:
nuzzare, onde la terra è propriamente quella, che si
coltiva e però si sminuzza con l' aratro, con la zappa
e con la vanga, differente da tellus telluris, che è
tutta la massa terrestre. Variato ‘in forma di nome
è della prima variazione , perchè ha caratteristica la
vocale a, che domina in tutta la variazione , come
1. Terra 2. Terrae 3. Terrace 4. Terram 5. Terra
6. Terrae 7. Terrarum 8. Terris 9. Terras 10. Ter-
ris ( anticamente terrais ). Terra per conseguenza è
| prima e quinta desinenza singolare, ossia è desinenza
sintassica indicativa. del primo termine di proposizione
e desinenza sintassica indicativa del secondo: termine
156 SECONDA PARTE
delle preposizioni notate a pag. 100. vol. III. questo
nome è invariato rispetto al 80880,
2. GLogi è voce variata del nome globus il globo, il
quale è radice, perchè ron riconosce altra parola an-
teriere, da cui si possa dire che sia formato; è della
quarta variazione coon de’grammatici), la quale ha
cinque desinenze radicali us, ur, um, tr, er, Globi è
seconda desinenza singolare significativa della preposi;
zione di, ende globi vale di globo, ed è prima desinen+
za sintassica indicativa del primo termine plurale di
proposizione finita. Globus non è variato rispetto al
sesso, perchè è nome di sostanza o causa inanimata, e
perciò incapace di sesso: è nome generico, perchè
comprende sotto di sè ogni specie di globo, ossia di
una massa in forma circolare, Comprendo che globi
in questo luogo è seconda desinenza significativa della
preposizione di, perchè, se fosse indicativa di primo
termine plurale, dovrebbe avere il verbo variato alla
terza desinenza indicativa della ‘terza ‘persona. Il che
non essende, ritengo che globi qui vale di globo.
3.:Formam'è quarta desinenza di variazione del nome
primitivo formala forma, il quate è della prima varia»
zione, in cui domina la ‘caratteristica ia, È nome di-so-
stanza, o causa inanimata, astratta, e ‘perciò invariato ri
spetto al sesso, Formam sòtto il rispetto sintassico può
essere tre cose 1.° primo termine ‘di proposizione in-
finita 2.° ‘secondo termine di tutte le preposizioni re-
gistrate a pag, 95 vol. Ill, 8,° ebbjetto di un verbo
di azione transitivo. In questo luogo non è il primo
nè il secondo, ma è obbjetto del verbo habet.
4. Haser ha è variazione del'verbo habere, verba
della seconda variazione per la caratteristica e lunga,
che domina in tutta la variazione. Habet è voce va-
riata etimologicamente e sintassicamente, perchè «signifi.
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA — 157
ca il tempo presente, e perchè indica la terza persona
singolare e la proposizione principale (vedi Etim. pag.
147 e segg.) Habere è verho concreto di azione tran-
sitivo, e si risolve in due parole cioè facere e habi-
tronem usato da Gellio ( vedi Etim. pag. 31). Habet
è del modo detto indicativo, e da noi modo della pro-
posizione prineipale (etim. pag.138). Questo modo in
latino ha otto tempi (vedi etim. pag. 143).
_ 5. Nec accorciato di neque, parola composta da ne
non e que e, onde nec vale né, oppure e non. Ne è
congiunzione ossia parola ipoteorica, che racchiude il
rapporto di disunione, che ha per segno sine senza.
(Vedi. etim. pag. 78 e seg.). |
6. SaTIs e sat da’ grammatici furono tenuti per av-
verbi, ma dessi sono veri prenomi colleitivi ( etim.
pag. 56) invariati, o come dicevano Je scuole, indecli-
nabili, È costruito figuratamente, perchè gli manca il
nome negottum, termine di rapporto di una preposi-
zione simile a in, onde satis è determinazione dell’
aggiuntivo recte nel senso -da noi spiegato in Sintassi
figurata. Vol. Ill. pag. 101. i |
. 7. Rrcre è variazione di Rectus a, um, parola de-
rivalta in forma di aggiunzivo da rego, is, verbo, che
significa regolare 0 reggere. Da’ grammatici questa
forma di aggiuntivo fu detta participio. Recte è tutti
gli aggiuntivi e le parole derivate in forma di aggiun-
ivi.con questa desinenza da’ grammatiei furono tenu-
ti per avverbi. ( etim. pag. 73). Ma ciò non può es-
sere Lap prineipio enunciato (pag. 72 etimol.). Recte
quindi è una parola derivata in forma di aggiuntivo
figuratamente costruita, equivalente a in modo recto.
. -8. Dicitur è voce di verbo variato in forma, detta
passiva , la quale racchiude il verbo Sum e’ par-
ticipio in us (etim. pag. 31). Questi verbi n a
158 BEGONDA PARTE
da’ verbi concreti di' azione transitivi (vedi Lessigra-
fia). Dicitur è desinenza etimologica e sintassica, e
perciò significativa del tempo presente e indicativa
della terza persona singolare e della principale pro»
posizione. In italiano vale dicesi o st dice e in forma
più analitica è detto. Il suo radicale è dico is, che si-
gnifica dire. Il verbo passivo è un verbo di stato re»
lativo (sint. Vol. III. pag. 83),
‘9. Oris è nome di sostanza o causa inanimata ,
generico, impersonale, singolare , concreto +— è ra-
dicale della terza variazione, che si altera in orbis,
. orbi, orbem, orbe, orbes, orbium, orbibus, orbes,
orbibus. Adunque orbis può essere prima desinenza
sintassica indicativa del primo termine di proposizio-
ne finita singolare, e desinenza etimologica significati»
va della preposizione dî , ma dal senso è dichiarato
primo termine, come vedremo quì appresso: questo
nome è invariato rispetto al sesso, perchè dinota so-
stanza inanimata.
10. TerraruM vedi num, 1.°
GLoBosam è parola derivata in forma di aggiunti»
vo , da globus: prendendo la desinenza osus si ac-
eresce del significato della preposizione di con la no-
zione di abbondanza (etim. pag.166). Onde globosus
vale abbondante di globo. Globosam è desinenza di
variazione indicativa del nome variato alla quarta de»
sinenza. Gli aggiuntivi e le parole derivate in forma
di aggiuntivi si variano sintassicamente e non’ etimo-
logicamente (etim. p. 128). Adunque non diremo che
lobosam sia di genere femmino , di numero singo-
are e di caso accusativo , ma che abbia la desinen-
za indicativa di un nome variato alla quarta desinen-
‘ za, singolare, e, se è di cosa animata, femminile
(etim. pag. cit.). 4
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 159
11. Esse è radice e radicale del verbo Sum (etim.
pag.135). Esso forma una proposizione infinita (sint..
vol. III. pag.25), che ha per primo termine un nome
variato alla quarta desinenza, come meglio vedremo
nella disamina seguente.
12. Ex è radicale di lingua, se pure non si voglia
un prolungamento di E preposizione, che significa rap-
porto di origine, che ha per secondo termine un nome
variato alla quinta desinenza. 4
13. Eo è voce variata alla quinta desinenza di /s,
ea, id prenome congiuntivo mediato (etim. pag. 54),
onde dovrebbe precedere un nome espresso, e quan-
do è taciuto è uopo intendere homine o mare, uomo
o maschio, se si riferisce a nome personale , o quasi
personale: objecto 0 negotto, se si riferisce a nome im-
personale, che ha identici 1 primi termini della pro-
posizione finita e infinita, come nel caso presente,
dove ex eo vale da cidò.0 da questa cosa. I
14. IntELLIGITUR è variazione di Intelligere, da cui
si forma con desinenza passiva (vedi n. 8). Intellige-
re suo radicale è parola composta da Inter tra e lego
scelgo , unde significa per’ traslato intendere , perchè
a ben intendere è mestieri che si scelga tra, o si di-
scerna un pensiero tra molti. |
Si continui allo stesso modo per ogni parola, che
segue mel testo, cioè riducendola alla propria classe,
assegnandone radicale e la radice, specificandone
le alterazioni e le idee accessorie che la variazione
vi aggiunge, risolvendo i derivati e è composti ne pri-
mitivi elementi secondo gli studiati principî, e prin-
cipalmente badando di assegnare in questo momento.
a ciascun vocabolo il significato assoluto e primitivo,
cioè l' etimologico. Il precettore in questa occasione
160 SECONDA PARTE
farà ripetere le apparate teorie sul principio per
accenm generali, in successo per intero, affinchè re-
siino associate e abitualmente riprodotte ne’ casi simili.
ANALISI SINTASSICA.
Per l’ analisi sintassica converrà leggere un periodo,
ossia un pezzo di discorso contenuto tra due punti fer-
mi, uno in principio e l’ altro in fine, perocchè in esso
per lo più si contiene una proposizione principale, le
cui parti o almeno le determinazioni si allogano in fine.
Dopo questa prima lettura si passerà alla distinzione
delle proposizioni in esso contenute , le quali saranno
tante, quanti sono i verbi che vi si truovano—Enume-
rate le proposizioni, si passa immediatamente a fissare
la principale, tenendosi presenti i caratteri empirici e
logici descritti in sintassi pag. 22 e 23. Questa propo-
sizione si riduce a’ suoi più astratti elementi, e, se ‘il
verbo è concreto, sì risolve nel verbo sum e nel par-
ticipio, o nel verbo facto e nel verbale secondo che la
A arti sarà sostanziale o causale (sint. pag. 18).
opo ciò si passa a considerare ciascuna proposizione
in quel periodo contenuta sotto tre rispetli in sintassi
regolare, cioè del contenuto, di chi parla e di chi a-
scola ( sint. pag. 15) e sotto il rispetto della sintas-
si figurata in analitica e sintetica p. 68 del presente
vol. — Eccone la pratica.
1.° Terra globi formam habet, mec satis recte di-
citur orbis terrarum. In questo periodo vi sono due
proposizioni finite, perchè vi sono due verbi di modo
finito, cioè habet e dicitur, amendue principali, per-
chè il verbo di entrambe è al modo adito. da noi
detto modo della principal proposizione (Etim. p. 138),
e niura di loro è preceduta da particella sospensiva,
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 161
ossia da segno d’ incidenza secondo .i caratteri empiri-
ci esposti a pag. 24 vol. Ill. La prima è contenuta in
Terra globi formam habet , e la seconda in nec sa-
tas recte dicwur orbis terrarum. Esaminando la prima
sotto il rispetto del contenuto , dessa ci appare una
proposizione causale, perocchè il verbo habet è un ver-
bo concreto di azione transitivo, equivalente a facit
habitionem , ondechè gli elementi essenziali della me-
desima sono Terra facit habitionem , delle quali il
nome, a cui si riferisce terra, è primo termine ugenie,
facit è parola media e habitionem è il secondo termi-
ne verbale-modo (si riscontri la Sint. Reg. pag. 15.
e. 16 e 17). Questa: proposizione è semplice, positiva,
categorica ( vol. III pag. 19). | A
. Sotto il rispetto di chi parla è principale, perchè il
verbo è al modo indicativo , non preceduto da segno
d'incidenza, come si è detto quì sopra, conformemente
alla teoria stabilita (vol. III. p.23.e seg.) e perchè pre-
senta un senso finito e un’giudizio compiuto, non ri-
manendo alcuna sospensione, per la quale si fosse in
aspettazione di qualche altra cosa a dire per intendere.
. Sotto il rispetto di chi ascolta è una proposizione
logica o discorsiva, perchè oltre i tre elementi essen-
ziali, che sono Terra facit habitionem, vi sono pure
globi e formam: anzi a parlar con rigore, essendo ter-
ra un verbale di tero in forma di nome col signifi-
cato di trita, ossia di un participio, la stessa parola
terra è ùna determinazione del nome, che dovrebbe
essere il primo termine categorico della proposizione.
E formam è determinazione del verbo obbjettivo tran-
sitivo habet (sint. pag. 54), il quale, ridotto a facit
habitionem, farebbe passare formam a termine di rap-
orig con la seconda desinenza formae (sint. pag.55)..
lobi, col. significato. di di e globa è determinazione |
t
.
N
162 | SECONDA PARTE
di formam, sicchè abbiamo : terra habet formam globi
la terra ha forma di globo. In quest’ occasione si po-
tranno esporre le teoriche de’ determinabili e delle
determinazioni dalla pag. 33 del presente vol. I. alla
pag. 70, e far notare che globi è determinazione di
determinazione, perchè desso determina formam, che
è determinazione di habet. | se
| Sotto il rapporto della Sintassi figurata questa pro=
posizione non è sintetica, ma analitica, perchè i tre
elementi essenziali sono espressi (vol. III. pag. 71),
se non vogliamo dire che terra non sia nome, rigoro-
samente parlando. | | |
- Si passa quindi alla disamina della seconda propo-
sizione, sulla quale si faranno le stesse osservazioni,
Ia per non ripetere le medesime parole si accenna-
no di volo e sì noteranno le particolarità. di
‘ Diremo dunque che ‘nec satis recte dicitur orbis
terrarum sotto il rapporto del contenuto è una pro-
posizione sostanziale, perchè dicitur equivale a est di-
cta riferendosi a terra, e dove è il verbo sum la pro-
posizione è sostanziale (vedi sint. p.15, 16 e 17). Ma
non è categorica, perchè è preceduta dalla negazione
contenuta nella parola nec, la quale, come abbiamo detto
in etimologia, è abbreviata di neque, e questa è composta
da ne non, e que e. Quindi la proposizione è ipoteo-
rica, composta, relativa, negativa pag. 19. vol. HI.
. Sotto il rispetto di chi parla è principale per le ra-
gioni addotte nella disamina della proposizione ante-
cedente. Sotto il rispetto di chi ascolta è logica o di-
scorsiva; perchè oltre gli eiementi essenziali vi sono
altre parole cioè ne, satis, recte, orbis terrarum. In-
fatti recte equivale a in modo recto pag. 101 vol. III.,
che perciò determina il verbo. Satis equivale ad una
proposizione incidente, che-determina- in. mode recto;
INTORNO ALLA SINTASSI FicuRaTA 163
e, come dicevano i grammatici, è un avverbio, che
determina figuratamente l’ aggiuntivo: orbis terrarum
è primo termine logieo di una proposizione incidente
comparativa, come diremo quì appresso. wi
. -Sotto il rispetto della Sintassi figurata è una pro-
‘posizione sintetica, perchè il primo termine terra, o il
nome a cui si riferisce terra, è sottinteso, onde ab-
biamo due soli elementi espressi e l’altro taciuto (p.
10 e ‘8. vol. III): oltre a ciò è sintetica duplicata rispetto
al participio dicta, il quale participio fa intendere una
proposizione incidente (p.-78 e s. vol. Ill.): 3. è propo»
sizione sintetica duplicata rispetto a orbis, che è un
secondo nome primo termine di proposizione finita ,
onde terra dicitur orbis terrarum equivale a terra di
citur sicut orbis terrarum dicitur (p.81 e seg. vol. II).
| .Vi è Sintassi figurata rispetto alle determinazioni,
che fanno intendere il determinabile, perché recte fa
intendere in modo recto: è pure in satis, che fa inten-
dere un’intera proposizione incidente (si riscontri la
Sintassi figurata pag. 101 e seg.) |
._ Facendo l’ analisi sintassica, è dovere del giovane fi-
lologo di supplire le parole che mancano, riducendo a
forma analitica i costrutti sintetici , per capire l' in-
tegro senso racchiuso in poche parole.
2.° Globosam esse ex eo ‘intelligitur, quod remota-
rum turrium apices prius e longinquo conspiciuntur
qnam fundamenta , quod fieri non posset, si terra
undique plana esset.
+ In questo tratto vi sono 1.° una proposizione infi-
nita, cioè globosam esse 2. quattro proposizioni finite,
delle quali tre, cioè ea eo intelligitur: quod fieri non
posset : sì terra undique plana esset, tutte assolute,
ed una comparativa cioè, quod remotaruh turrium
apices prius - e longinquo conspiciurtur quam fune
damenta.
164 SECONDA PARTE
. La principale proposizione tra queste si’ poggia sul
verbo intelligitur, perchè questo solo è al modo indi-
cativo, non preceduto da alcun segno d’incidenza. Co-
minciamo adunque la disamina da questa Globosam esse
ce eo intelligitur : sotto il rispetto del contenuto è
proposizione sostanziale, perchè, essendovi il verbo pas-
sivo invelligitur, vi è sum in esso contenuto (etim. pag.
31) : è categorica, semplice, positiva (Sint. pag. 18)
Intelligitur equivale a est intellectum. Il primo ter-
mine. di questa proposizione è l’infinito esse, che, come,
abbiamo stabilito (sint. p.33 e 25 e s.), è un nome ver-
bale, che può fare da primo termine di proposizione e
da secondo termine di rapporto, e nel medesimo tempo
fa da parola media di una proposizione infinita (ivi),
che cesta di un nome variato alla quarta desinenza, che
fa da primo termine, e di un aggiuntivo di qualità o
di quantità, che.fa da secondo termine. In questa il
‘ primo termine terram è sott’ inteso: manca ancora il
secondo: infatti globosam, benchè abbia la forma di ag-
giuntivo in quanto a variazione, non è aggiuntivo, per-
chè significa di globo , ossia equivale alla preposizione
Di ed al nome globo, e, dove è questa preposizione, vi
deve essere avanti un nome, come primo termine di
rapporto, onde terram esse globosam equivale a terram
esse negotium multorum globorum, ossia equivale ad una
proposizione comparativa duplicata. Quindi in questo
costrutto la sintassi è doppiamente figurata. Terram es-
se globosam tutto insieme è un soggetto logico o di-
scorsivo della proposizione principale , la quale perciò
è ancor essa una proposizione logica, ossia determinata,
concreta, definita. E logica ancora dal verso di ex eo
e di tutta la proposizione incidente che segue ,. come
quella - che determina il nome sottinteso del prenome
co , cioè negotto. Sotto il rispetto della sintassi figu-
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 165
rata è sintetica per sintesi composta nella proposizione,
perchè, avendo un participio nel luogo dell’aggiuntivo, è
una coppia di proposizioni (sint. p.79). È sintetica sotto
il rapporto delle determinazioni, perchè ex eo non è
una determinazione immediata di intelligitur , ma di
provemiente che rileva del senso-(v.IHM.p.121 es.) onde
est ‘intellectnm equivale a est in intellectione prove-
niente ex eo. Imperocchè ex è preposizione, che dino-
ta rapporto di origine 0 di provvensenza, che non ha
nesso immediato ‘col verbale di modo, sibbene col ver-
bale di moto, e i participi detti passivi contengono il
primo ‘e non il secondo, ‘onde è che, trovando tale
preposizione dopo siffatti participi, bisogna riconoscervi
un figurato costrutto, e quindi supplire con l' analisi
quello che manca: oltraeciò vi:è sintassi figurata in eo,
che è un prenome, detto prenome, perchè deve pre-
cedere. il nome, a cui si riferisce (Etim. pag. 51): al-
lorchè dunque non è espresso, fa uopo intenderlo, e
nel caso presente è negotio, termine di rapporto della
preposizione er. | 0
Quod remotarum turrium apices prius e longinquo
conspiciuniur, quam fundamenta.
Questa proposizione, come si vede, è comparativa,
perchè per prius e quam, che valgono più prima che,
si comprende che si paragonano due soggetti sotto il
rispetto di una qualità comune in diverso grado: pos-
seduta (sint. pag. 58 e seg.). Ondechè Y' analisi deve
versarsi sotto il rispetto di due proposizioni , perché
ogni proposizione comparativa -è un complesso di due
proposizioni, come due sono i soggetti ossia, i primi
termini comparati ( sint. pag. 57). Dessa è una pro-
posizione incidente, perchè, quantunque il verbo sia al
modo indicativo, pure è preceduto da quod che (sin.
pag. 23). È proposizione sostanziale , perchè il verbo
166 SECONDA PARTE n
conspiciuntur è passivo. ll primo termine soggetto è
apices variazione di aper apice, e in forma ana-
litica sarebbe apices sunt conspecti. È Logica o di-
scorsiva, perchè oltre gli elementi essenziali è accre-
sciuta di altre parole , cioè il primo termine apices
oltre di essere variato alla desinenza significativa del
numero ha dopo di sè un nome variato -alla -secon-
da desinenza turrium delle torri, ‘e questo è deter-
minato da remotarum, che è determinazione di de-
‘terminazione ( sint. pag. 66 e seg.). Vi è di più prius,
che da’ grammatici è tenuto per avverbio, e da noi
per un comparativo: derivato da prae (etim. p. 182),
e perciò costruito figuratamente, perchè manca il no-
me mnegotium e la preposizione, da cui questo dipen-
de (sint. pag. 101): e longinquo è una determi
nazione del verbale proveniente, che rileva dal senso
‘ne’ costrutti passivi, come si è detto innanzi—Quam
fundamenta sono parole, che presentano una propo-
sizione sintetica per sintesi nella proposizione, perchè
ha espresso il solo primo termine fundamenta, e man-
cano gli altri due contenuti in conspiciuninr. Que-
sta seconda proposizione è secondo membro della com-
parazione,- e perciò è incidente d’ incidente, onde la
prima, benchè sia incidente ancora pel quod, è prin-
cipalé rispetto alla seconda (sint. pag. 66). Merita di
essere notata distintamente la sintassi figurata in quel
quod, che precede il complesso della proposizione. I
grammatici per non impicciarsi in quistioni astruse
si contentavano di dire che il quod è un avverbio o
una congiunzione in tutti i costrutti, nequali ha sen-
so di perchè, oppure dove non indicasse un primo
termine di proposizione finita, -od un obbjetto di ver-
bo di azione transitivo, ancorchè avesse senso di che,
come nel caso presente. Ma una parola classificata
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 167
in etimologia non può mai perdere la dignità di ap-
partenere alla sua classe in qualsivoglia costrutto,
Adunque quel quod si riferisce all’antecedente nego»
110 accennato da ez go, e fa intendere il conseguen»
te negotium termine di rapporto della preposizione
propter a cagione, od altra simile, Alle volte l'ante-
cedente si deduce dal senso, che fa intendere un’ in-
tera proposizione, come nel seguente costrutto: Quod
fieri non posset, dove l'antecedente di quod è con-
tenuto in questa proposizione: et hoc°est negotium
quod fieri non posset e ciò è cosa che non potreb-
be essere fatta, ‘o non potrebbe avvenire, se ec. La
proposizione sostenuta da posse è sostanziale, ipoteo:
rica, negativa, incidente, logica, analitica , ec.
ST terra undique plana esset è una proposizione
sostanziale, categorica, incidente, copulativa, condizio»
nale, logica, analitica, È logica per si, che vale nel
caso che 0 nel caso în cui, e per undique che vale
unde et unde, E, siccome unde vale dal quale luo-
go, ossia è determinazione del verbale di moto (etim.
pag. 85), dessa fa intendere una proposizione inciden-
te, in cui può entrare siffatto verbale, ancorachè per
traduzione di equipollenza si faccia valere per ogni
parte. Si noti la differenza tra esset e posset tutta
sintassica , perocchè in quanto ad etimologia amen-
due sono alla stessa forma, ma il primo è condizio-
nale per sua natnra (etim. pag.141): il secondo è im-
perfetto del congiuntivo, perchè preceduto da Si se.
— 8.° Eodem modo inmari elonginque citius con-
spiciuntur malorum apices cum verillis, quam tabu-
lata. In questo brano si contiene un complesso di
due proposizioni comparative di diversità, pel compa-
rativo citius seguito dal correlativo quam, delle quali
la seconda quam tabulata è sintetica. Esaminiamo
168. SECONDA PARTE -
dunque in primo luogo la principale analitica conte-
nuta in eodem modo in mari e longinquo citius con-
spiciuntur malorum apices, la quale è sostanziale,
categorica, il cui primo termine è apaices e gli altri
due contenuti in conspiciuntur, equivalente a_ sunt
conspecti: è principale pe'caratteri empirici e. logici:
è logicao discorsiva, perchè il primo lerminé .apices
è determinato dalla sua variazione, ende dinota nume-
ro, e dal nome turrium variato alla seconda desinenza:
oltracciò è determinato da cun vers, rapporto di
compagnia precedute e seguito da nome (vedisint. pag.
41). ll verbo conspiciuntur è determinato 1.° da eo-
dem modo costruito figuratamente, perchè manca in
preposizione del verbo (sint, pag.101) 2. da in mari,
che esprime il luego contenente determinazione ana-
litica del verbo (sint. pag. 48) 3, Cittus è un com-
parativo. costruito ratamente, cui manca il neme
negotium termine di rapporte. della preposizione. se»
cundum, che dinota relazione di sito, determinazione
vera e propria del verbo {sint, Ji 49)--Notate co-
dem determinazione (sint. pag.101). Sotle il rapporto
della Sintassi figurata a codem modo manca la prepe-
sizione . in, e in eodem modo è determinazione del ver-
bo in senso metaferico, in quante che il modo si pren-
de pel contenente dello stato e dell’azione (pag. 70)
In quanto a quam tabulata è vvi una prepesizione sin-
tetica per sintesi dalla proposizione ( sint. pag. 72 )
perchè, a parlare cen rigere, tabulata è un participio,
ossia parela derivata in ferma di aggiuntive, che può
determinare un: nome, ma nen può essere mai prime
o secondo termine di preposiziene sestanziale. Ondechè
abbiamo espressa una determinazione senza alcuno ele-
mento essenziale di proposizione, ed a ridurla in for-
ma analitica dovremmo. dire quam megotia tabulara
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 169
conspiciuntur. Non bisogna ‘neppure trasandare la
Sintassi figurata-in e longinquò sotto due rispetti, della
proposizione e; e di longinquo. La preposizione e di-
nota rapporto di origine, che ha relazione col moto,
di cui è segno un verbale non espresso, onde è uopo
intenderlo, ed io credo che sia venientibus appiccato
ad ab homimbus a questa guisa: Apices malorum, cum
verillis , conspiciuntur in eodem modo in mari ab
hominibus ventientibus e loco longinquo , sott’ inten-
dendo il ‘nome loco a longinquo. |
4. Deinde sam a multis terra circumnavigata est,
quod fieri non posset, si disci figuram haberet.
‘ In questo tratto vi sono tre proposizioni, perchè vi
sono tre verbi, est, posset, haberet. |
La principale è contenuta nelle parole Deinde jam
a multis terra circumnavigata est , perchè il verbo
est è al modo indicativo, non preceduto da segno d’in-
cidenza ,- ed è proposizione sostanziale ipoteorica po-
Sitiva a cagione del partieipio, che sta in luogo del se-
condo termine aggiuntivo. Sotto il rispetto di chi a-
scolta è una proposizione logica, perchè oltre gli ele-
menti essenziali, cioè terra est e gli altri due rappre-
sentati da terra e. navigata, visono altre parole, cioè
Deinde , iam, a multis, e circum composto a navi-
gata. Per vedere quanto senso racchiude la Sintassi
figurata in poche parole io mi fermo ad osservare le
determinazioni di questa proposizione. Deinde è parola
composta da De preposizione, che corrisponde a Di ita-.
liano (etim. pag. 41 e sintassi p. 124): In è prepo-
sizione del verbo, perchè esprime rapporto di conte--
nenza: De è la stessa de in principio. Queste tre pre-
posizioni segruppato insieme e tradotte a senso, italia-
namente per dipoi , ognuno vede che sono costruite
figuratamente, e perciò. è uopq sott’ dalai” a cia-.
A
Va
»
ad 700
170 :SBCONDA BARTE |
scuna di loro il primo el -secondatermine. ll secon.
do termine di tutte le preposizioni è unimome (etim.’
pag. 40): il prima termine per alcune. è nome,:-per-al-
tre è verbo,e per cert’altre è verbale (etim. pag. cit.).
Ora primo termine di De, che è una preposizione del
nome, dev'essere .un nome (sint, p.123;e seg.), benchè
raramente l’ usa adoperi questo costrutto (sint. pag.
cit.): la preposizione ;In.,;avendo ;per primo termine.il
verbo, deve averlo :satt'infeso,: quando non.sarà espres-
so. Quindi è chiaro che in:questo. Deinde -siaggruppa
un complesso. di pensieri, ad.esprimere i quali;in for-
ma analitica ‘di regolari costrutti: .si.avrebbe hisogno
di più proposizioni, le;quali determinerebbaro .la:prin-
cipale proposizione :di «questo «periodo messa in-rela
zione con -le altre-del ‘periodo antecedente. Jam è un
avverbio di tempo (etim, pag. 63), epperò.è .una de-
terminazione del verbo ‘in forma sintetica, A multis
Presenta .un -costrutto doppiamente figurato 1.° perchè
- @ dinota rapporto di origine, che è in relazione cal
verhale di moto non espresso, ma.che rileva dal-sen
So, quando è pasto dopo verbo passiva (sint,p.133 e s.),
Come abbiamo fatto vedere praticamente nel git. luo-
So. 2.° perghè màncale il secondo termine nome,che
deve:seguire al prenome collettivo multis,:cioè homi-,
nibus. Finalmente «la :preposizione circum circa intar-
no, composta al verbo navigor, è costruita figurala-
mente in quanto :al secondo -termine taciuto , cioè
se tpsam. DA i gi
-La seconda proposizione Quod fieri non passet è
sostanziale, dpoteorica, negativa; perchè preceduta da
non: incidente, perchè preceduta da quod: logica 0
discorsiva, perchè vi è quod. prenome, che determina
il primo termine sott’inteso, e fieri infinito, che -fa da
termine di rapporto dopo i verbi detti servili Queo ,
(d
INTORNO ALLA SINTASSI FIGURATA 171
Nequeo; Possum, Soléo; e Debeo (sintassi pag. 28. ).
La proposizione in forma analitica sarebbe quod ne-
gbtium non esset ‘pote, perchè possum è composto
‘da potis o pote ‘e sum, da cui risulta potissum, e per
‘siàcope possumii > 0. DLL
:° Sotto il rapporto della Sintassi figurata Quod fa in-
‘tendere P antecedente negotium ‘m una proposizionè
simile alla seguentet et huoc'èst negottum,; quod nego-
tium non posset fieri. bi na
Si disci figuram haberet è una proposizione in-
cidente, copulativa, condizionale; perchè preceduta dal-
la copulativa condizionale Sî sé : è causale, perchè il
| verbo concreto haberet è verbo di azione transitivo :
è logica, perchè dlire gli ‘esseriZifili’ ‘eleftienti vi sono
altre tre parole, cioè St, disci, e figuram. Si se equi-
vale a caso in cui, ossia racchiude la preposizione in
seguita dal prenome cui’, che si riferisce al nome
caso antecedente, e come tale è determinazione del ver-
bo (sint. pag.48). Disci è desinenza etimologica si-
gnificativa della preposizione di, e perciò determina-
zione di figuram: figuri .è nomè variato alla quar-
ta desinenza indicativa dell’ obbietto, sopra cui cade il
modo -prodotto dall’ azione del verbo transitivo habe-
vet: haberet poi oltre a'‘queste determinazioni ha l’al-
tra-in forma sintetica perla sua variazione, ‘onde si-
‘gnifica tempo futuro (etim. pag. 141) e per la con-
‘giufizione, che le precéde, fa' intendere sintassicamen-
te- il tempo: passato: relativo (etim. ‘pi 144) ec. ec. ec.
°° In‘questa guisa si procederà nella disamina del ri-
‘manente ‘del tesfo : ma”badine i prevettori che io ho
‘'sortimariamiente accennato alle materie studiate, ne'sem-
pre’ lo- messo ‘ini veduta fatte le cose da considerare
in un analisi compiuta. Net: principio conviene proce-
dere sgrossando, a ‘così dire’, ossia contentandosi del
172. SECONDA PARTE
poco sufficiente a formare nella mente de’ giovanetti
una veduta generale del metodo, ma, a misura, che
sì vanno addestrando, il precettore sarà sempre più ri-
goroso in esigere esattezza e precisione di teorie fino
a che può essere certo che la dottrina si è tutta co-
stituita per principi incarnati a’ fatti in modo che si
possa contare che in ogni circostanza i giovanetti sap-
piano chiaramente, speditamente, e facilmente produrre
le ragioni delle cose che dicono.
TRATTATINO INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA
‘INTRODUZIONE
Quello che ‘ho stabilito nel II.° Velume del Nuovo
Corso intorno alla Costruzione, e che poi ho accennato
nel Tratiatino della costruzione nella Nuova Grammatica.
rag.cnata per la lingua italiana, sarebbe sufficiente ad
informare i giovanetti di quanto è necessario a sapere
intorno a questa materia, anche nella lingua latina, in
guisa che crederei di far cosa inutile, ripetendo quì le
medesime teorie. Pur nondimeno, non essendo tutti
provveduti di quelle mie opere, ed a fare che questo
mio lavoro sia: per qubnto è possibile indipendente da
quelle, senza ripetere tutte le teoriche andrò esponen»
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 173
do alcune particolarità) ché tiguardano propriamente la
lingua latina. Ometto pé? èonseguenza tutte le qui-
stioni, che concernono l° dtdine naturale delle detetmi-
nazioni, rispetto à ciàscùn determinabile , e' po di
avere esposto in due capi ffcune nozioni generali in-
torno all’ ordihe naturale ed artificiale delle parole , .
verrò immediafamente ad #&lcune regole della costru-
zione latina. pi | di
CAPO I°
” x RI, ita È: ss Ber PE to. pù ui ‘Qi nta i
"intorno Aii' ORdiNé Narufire belli PAROLE
ÎN UN COSTRUTTÒ.
L’odine naturale delle jatole, è quando ciàscutia pa-
rola occupa ùn luogo piuttosto che un’ altro secondo
che naturalmente, cioè senZ'atte, ogni parlante farebbe.
Ma il parlante per mettere dla parola primà di un
altra dève necessariattiehte avere ‘una ragione di così
fare , perchè altramente ridh si potrebbe intendere co-
Ifié titti gli uomini convenissero concordemente nella
Stessa disposizione, qifafido parlatio. Infatti l ordine na-
turalé non è ‘quello; che uh' uomo individuo dà alle
sue parole, sibbene quello che tutt’ i patlanti loro dàn-
Trio ; perocchè; se si ‘ dovesse ititendere quello di un
oîno itidividuo; avrertànio tanti ordini naturali diffe-
tenti; quanti sono gl ittlividui umani. Questa ragione
dell’ ordine naturale non può consistere nelle parole,
lé quali sono ‘segni estrinsetî all’ notito., & miezzi di
manifestazione dell’ interno pensiero : bisognerà dun-
‘que ricertcarla in ‘una cosa ifiteriore All’ uomo e co-
Itiline & tutti gli uomini. Or questa cosa intertia e co-
imune a tutti gli uomini è l’ umano pensiero ; perchè
Ogtil omo è prima pensante e poi parlante ; e il suo
174. TRATTATINO
pensare è secondo alcune leggi e condizioni comuni
ad ogni spirito umano. Se dunque noi ricerchiamo la
ragione dell'ordine naturale delle parole, non possiamo
trovarla che nell’ ordine naturale de’ pensieri , ed al-
- lora la norma generale sarà la seguente : Le parole
saranno disposte ad ordine naturale ogni qual volta sa-
canno allogate secondo l’ ordine naturale de’pensieri,
di cui essi sono segni. I pensieri poi seguono l’ ordi-
me naturale, quando va prima quel pensiero, che nello
spirito umano comparisce prima , e dopo quel che
dopo.
L'ordine naturale de’ pensieri si apprende nel .par-
lare della comune degli uomini, i quali si esprimono
come natura detta senza artificio appreso nelle scuole,
che poi divenuto abituale negli uomini di lettere s’ in-
sinua in tutti ragionamenti e discorsi, che si versano
sopra materie di poca importanza. Ora, riflettendo su
questa maniera di parlare della moltitudine, osserviamo
costantemente che in primo luogo mettono il soggetto
o il primo termine della proposizione: in secondo luo-
go il verbo: in terzo il secondo termine, cioè l’aggiun-
tivo. Similmente non mettono mai in primo luogo la
proposizione incidente ma la principale : non mai le
«deternyinazioni, ma il determinabile; perchè i loro pe-
riodi sono brevi e concisi, e tratti dalla necessità di
farsi intendere al più presto e nel miglior modo pos-
sibile,-rifuggono da tutto ciò che potrebbe deviare l'at-
tenzione de’ loro ascoltanti dal principale proponimento.
Del che ne porge un argomento luminoso il fatto per-
.manente delle lingue volgari, le quali sono surte dalla
.-lingua latina alterata e corrotta in principio dal volgo,
.da cui presero il titolo di vugari. Mettendo da banda
per ora. ogni altra considerazione su questo fatto, mi
fermo soltanto a riflettere che le lingue vulgari in so-
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 175
stanza sono la stessa lingua latina alterata, nella quale
è avvenuto il cambiamento dell’ ordine o della dispo-
sizione delle parole, perchè è un fatto a tutti noto che
le lingue vulgari ritenendo della loro origine , rifug-
gono dalle trasposizioni artificiali della lingua latina lo-
ro madre comune. Ora la natura si appalesa più nel
volgo che negli uomini educati a una civiltà specialmente
gterodossa , perchè quelli e non questi hanno a guida
la natura e non l’arte. È agevole quindi a dedurre che
I ordine naturale de’ pensieri e delle parole da questo
linguaggio si può unicamente ritrarre.
.. Lo studio di quest'ordine naturale è della massima
importanza per chi vuolsi educare ad una lingua colia,
£ per ragione di metodo. Noi nascendo, e fino ad una
‘certa età, apparteniamo al volgo , e, cominciando a
,parlare e quindi a imparare qualche cosa, dobbiamo
uire natura e non arte , perchè questa è opera di
riflessione superiore alla capacità nostra ne’ primi anni.
E, siccome anche gli adulti, che ignorano una lingua,
.sono volgo e idioti rispetto alla medesima , volendola
-apprendere, non possono con in buon metodo incomin-
clare a conoscerla sù i modelli elaborati con arte, per
chè I uomo è sempre uomo, e ne’ diversi periodi della
.sua vita presenta diversi gradi di capacità e non di
natura. La lingua poi è diversa dalla letteratura, per-
chè quella è materia, che vuolsi affidare alla memo-
.Mma:, e questa è forma , ehe vuolsi raccomandare al-
.I° intelligenza. n
. Premesse queste nozioni generali, io dico che lo stu-
dio dell’ ordine naturale delle parole ne’ costrutti è
« necessario. |
1.° Per comprendere poi l’ ordine artificiale o di
| letteratura, che si truova nelle scritture classiche, le
. quali sono inintelligibili di primo slancio a° poveri prin-
’
1716-00 7 TRATTATINO nÉ
cipiantî. I precetti mi fanno festimonianza di questo
fatto; apperia rîcordéranno chè néllo studiò della lin-
Gila latina iiluhà cosà è tanto imbaraZzAnte per essi é
pè loro discepòli. iano il coseruîte 6 il prendere la
costruzione, perchè ignorano i principi dell’ ordifie
faturale ne’ costritti: Se a modo di esempiò si fossé
prestabilito che la proposizione prificipale, dovunque si
trovi; è ifi méizo 0 iti fine di periodo, deve im dr=
dine naturale photedete ogni proposizione incidente ,
è sì fosseto ifi sîntassî descritti i caratteri empirici è
logici di ogni proposizione possibile, chè costerebbe
costraite Il più ititràléiato. periodo di Cicerone € di
Otezio, di SdlluStio € di Tacito? Ondé fpparisce ani-
Gora che la costriîzionie, ossia lo studio flell'opdine na-
‘turale delle paròle, présippone la Sintassi e l'Etimo-
- logia; comè trattati razionali e scfentifici,' perchè, se
«tostriliré Înipotta dfdinare TM élégafite disordine dei
dlassici serittàri! riducendo Ie-deteriminazioni a' deter-
«minabili ; ciò éHe deve precedere a ciò che deve se-
guire; «sarebbe iitipotsibile senza "pieconotcere le tetà-
zioni delle parole congiufite. Ma Tà' Sititàssî è TEtiind-
Jogia; Come ‘tretiati scientifici; ndficavano nelle’ setole,
‘dove fior. domiseguenza maticate Hicorà la Costruzio-
ne; come ifi èffetti manéd; perchè questo frattàfo non
“esiste nelle Istituzioni; anzi Sihtassi è Costruzione fu-
-tono- confuse da' pramimiaficî:
x bi è
- .2.° Posto che Pl oriinè-fiaturiile ci fa-interidere l'àr-
tificiale, ognuno vede che quello devesî prima éosti-
‘tire ih mente nostra, è' dòpo il secondo: Ma a' co-
‘stituirlo nofi bastano i soli precetfi senza la pratica,
ossia senza tenere presente questo, specialmente per
quella classe dì giovanetti ‘ché sî addicoho allo studio
della tlingna latina in un’ età molto tenera; come si
‘pratica generalmente. Ragione di metodo adunque pre-
ed
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 177
scrive che i libri, ne’ quali si studia la lingua latina ,
ossia i testi di lingua, che debbono servire alle prime
traduzioni nel prîmo studio elementare, non possono
essere nè Cicerone, nè Livio; nè Sallustio, nè Tacito,
molto meno i poeti come. Virgilio e Orazio, Terenzio
€ Plauto, ma libri scritti a posta, dove tutto è fatto
con l’ intenzione di educare menti tenere incapaci di
uscire, per sè sole, da’ laberinti de’ periodi intralciati.
Alcuni propongono certe raccolte . fatte a posta con
questo divisamento, come è dire le Storie scelte sacre
e’ profane, ma quando quei pezzi raccolti sono. degli
autori, ancorchè più facili e più stralciati rispetto a
molti altri, ritengono sempre dell’ elevatezza e dell’ e-
leganza artificiale. Nè Cornelio Nipote nè i Commen-
tari di Cesare sono da proporsi per quell’ età, perchè
oltre le difficoltà riferite presentano le maggiori per
le allusioni a’ costumi, alla religione, alla politica dei
tempi in cui furono scritti, e che può capirne un gio-
vanetto ignaro ancora di archeologia ? Imparerà, se
può, parole vuote di significazione, o parole segni d’»-
dee guaste, o alterate, alla men trista inesatte. |
Il miglior libro,che io saprei proporre, è la. giudi
ziosissima operetta del bavarese Leonardo Tafel, che
io sotto il titolo di Elementi di lingua latina secondo
il metodo amiltoniano pubblicai nel 1849. In esso le
trasposizioni sono rare e facili, il periodo è puro la-
tino senza intralciamenti. La materia è su cose dell’età
nostre, sia ne’ dialoghi, sia ne’ saggi di astronomia e di
storia naturale : le favole la più parte di Esopo ridotte
.a bellissima prosa. Ivi non allusione a senato , a co-
mizi, a tribù, a foro, a rostri ec. Ma la cena, la
scuola , il passeggio, la limosina, la predica, il giar-
dino, la mandra ec. latinamente pensate e latinamen-
te espresse. (Quel che più rende pregevole questo li-
178 OT PRATATINO
bretto' è la graduazione metodica del difficile; è la per
spicatia in allògare opportunamente i costrutti, dovè
cadono le osservazioni per F applicazione dé’ principi
‘sintassici—A coloro, che insegnano la nostra sramima-
‘tica razionale, io propongo é ratcòomatido questo libro,
‘perocchè id posso attestiré le' ose dette co’ fatti co-
stanti del mio insegnamentò; dal quale ho ritratto i
più positivi vantaggi in brevissimo tempbi
— Ritornafido di proposito, lo' studio dell’ ordiné: Hatw-
tale delle prole vuol essere fatto tedricamente e' pra
‘ticamente. La téorica, a vero dire, riofi è ché un ap-
plicazione de’ principî apparati nella Sintassi, astrazio-
‘ne facendo di’ casì particolari di questò 0 quel: co-
‘strutto : la pratica consiste nel verificare quei princî-
‘pì applicati a’ còstrutti purtitolari:: La prima: parte sì
riduce a questo' principio generalissimo: L'ordine'tiaturalò
idelle parole’ in qualsivoglia costrutto consiste: nell’ al-
Togare: le parole determinazioni viginò alle parole, che
‘sono loro determinabili. Orà trè sotio ‘i’ determinabili
în’ ogni proposizione, cioè Nome; Verbo, e Agiiunitivo
nella sostanziale, e Nome, Verbo;é' Verbale-nella cati-
sale. Ogni determinabile-lia l8 sue deterinifitzioni: T'or-
‘dine naturile sta’ nel mettere le ' deterintintzioni’ dèl
‘nome vicinb' al' riditle;» quiete del verbé vicindad'essb
‘é va diterido: Ghi' Ha- betit studitità là: téorîà” delfa
piopositione Logita-sotto'il rispetto della Sintassi ré-
‘golare, ion duretà fatica: a costruire’ uti peribdovahechie
intràlefato:. Ma' la’ sola: Sititassi regolare: non -bàsta"*,
perchiè- ttnte: volte: altuhé- parole nel ‘costrutto none
‘Sisténo in grazia :dellé pàrble' espresse, bensi delle-pat
role’ tàtiute. Impò?ta danque- conoséere la sintassi ft
garatà per sostitttire-le parole che mancano; e ridutte
a fotma' anialitica i’ costrutti sintetièi;
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 179
CAP.0 IL°
POGHE PAROLE INTORNO ALL'ORDINE ARTIFICIALE. -
L'ordine artificiale paragonato all’ ordine naturale
delle parole è un vero disordine, perocchè in esso av-,
viene il.contrario di, quello, che dall’ordine naturale è
richiesto. Le. parole in-vera,. che secondo, questo dovreb-
bero precedere,jn.quello si pospangono e viceversa ;.
così la.:propesiziene, principale è posta in ultimo luogo
e. l'incidente nel primo.: così il nome primo termine
di .proposizione -si pospore al verbo e :tanfe .volte al .
secondo termine, e-l’aggiuntwo, che dovrebbe seguire
al suo nome, se ne separa, e la preposizione o si po»
spone ; e si divide dal :suo secondo sermine e .va di-
cendo. Ne..serxapo,di esempio i due. seguenti versi di
Virgilio; Titire,tu.patulae recubans sub tegmine fagi,
Silvestrem tenui musam meditaris avena, dove tutto
è disordinato, peroechè recubans, che dovrebbe stare.
vicino a tu, si è posto dopo patulae, e patulae, che do-
vrebbe .stare . dopo fagi e dopo sub tegmine, precede
tutte queste parole: parimente meditaris dovrebbe sta-
re nel. principio del secondo verso, intanto è pospo-
sto a silvestrem.- tenui musam, e silvestrem , che do-
vrebbe stare. dopo musam, precede tutte in principio,
e tenui, che dovrebbe stare. dopo avena e con questo
immediatamente dopo tu. primo termine di proposizione,
è posto in secondo luogo. E così siluestrem aggiuntivo
separato dal .suo nome musqm , come tenui separato
dal nome avena.
Or si potrebbe domandare : perchè 1° ordine. artifi-
ciale, che. è un. elegante disordine, è stato. preferito.al-
I’ ardine naturale, che è secondo l'intelligenza comune?
180 ‘ TRATTATINO
Per due cagioni, una di necessità e l’altra di predo-
minio del senso sulla ragione. La necessità è nel verso,
dove si debbono accozzare tante sillabe e non più, lun-
ghe e brevi combinate secondo certe leggi di armonia,
onde le parole non si possono allogare secondo l’ or-
dine naturale etimologico e sintassico, perchè cadreb-
bero le sillabe lunghe, dove il verso richiede le brevi
e va dicendo. (uindi i poeti sono tutti disordinati ne-
cessariamente, per trasposizioni, che riuscirebbere dure
nella prosa, che è un dir piano e facile. Onde è age-
vole a dedurre quanto sia erroneo quel metodo, che
mette in mano de’ fanciulli nello studio elementare di
una lingua i testi poetici , i quali per l' ordine arti-
ficiale necessario riescono inintelligibili e difficili a’più
ratici. I
i La seconda cagione dell ordine artificiale è il pre-
dominio del senso sulla ragione. Ciò importa che vi
sono alcune lingue, nelle quali i parlanti trascinati dal
più dilettevole pensiero si fanno ad esprimerlo in pri-
mo luogo, quantunque in ordine di ragione dovrebbe
mettersi in ultimo. ll che che è facile a concepirlo dal
disordine, che regna nell’uomo caduto dalla primitiva
perfezione , il quale preferisce il dilettevole all’ utile,
e l'utile al giusto ed all’ onesto. Questo disordine, con-
seguenza della primitiva colpa adamitica trasfusa nella
sua discendenza, si è manifestata nelle forme esteriori
delle lingue parlate da nazioni eterodosse. Il vangelo pa-
rola rivelata da Dio venne a ristaurare l’ ordine natu-
rale delle parole e delle idee, imperocchè in esso tutto
è facile e piano, il suo stile è adattato all’ intelligen-
za comune, e accessibile alla capacità de’ più deboli.
Fu quindi un tratto di speciale provvidenza che le lin-
gue volgari succedessero alla lingua classica de’ latini,
perchè quella e non questa sono più conformi alla ri-
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA Î81
staurazione dell’ ordine biblico. Quest ordine artificiale,
che rispetto all'ordine naturale è un vero disordine, non
inteso dalla natura , perchè si oppone direttamente alla
consecuzione del fine di chi parla, che è quello di farsi
intendere , si disse e dicesi che sia elegante in quanto
ehe diletta, e questa diletto è di senso e non di ra-
iene, perchè l’uomo corrotto chiama bello ciò che piace.
ro adunque, che commendano tanto quest'ordine,
sono degni di seusa e di lode, se essi intendono rac-
comandarlo non come una perfezione di arte ortodossa,
ma come un fatto esistito In una lingua, che più non
si parla, a fine d'intendere i monumenti di una ci-
viltà caduta. Ma sarebbero sospetti di eterodossia in arte,
se levando a eielo questo disordine, provveniente dal
predominio del senso sulla ragione, intendessero farlo
rivivere nelle moderne scritture. Della quale colpa
non va esente il Boceaccio nel 400 , che propostosi a
modello Cicerone, introdusse nella prosa italiana il
periodo intralciato del latine ‘oratore, e Monsignor
della Casa nel 500, che, propostosi a modello il Cer-
taldese, rinnovò a quell'epoca il periodo intralciato
boccaccesco.
Le moderne scritture si vanno restaurando in quanto
all’ ordine, perchè in conformità de’ principi ortodossi
| vogliono avere più del razionale che del sensibile ,
ed è più razionale il far servire la parola, come segno
immediate d’idea, e, a così dire, compenetrarla con
l'idea, piuttosto che dilettare il senso con pregiudizio
dell’ intendimento.
Il precettore adunque farà intendere a’ suoi giova-
netti che quell’ ordine artificiale meraviglioso de’ clas-
sic scrittori latini è un prodigio di arte eterodossa ,
in quanto che stabilita una volta da’ parlanti, sviati
da’ principi dell’arte vera, una forma di ati eglino
182 TRATTATINO
furono diligenti a perfezionarla , perspicaci a conser-
varla, accurati a mantenerla in ogni scrittura co-
stantemente e a tale che, qualunque libro ci venga
per le mani, troviamo costantemente lo stesso tipo,
che può servire di argomento non dubbio del grado di
civiltà di quella nazione. Che noì educati all’ ordine
naturale per mezzo delle lingue vulgari dopo il ristau-
ro della redenzione; se non possiamo riformare quella
lingua che è morta nelle bocche, ed è muta ne? libri,
per intenderla dohbiamo imparare a costruirla, ossia
dobbiamo, leggendo, rimettere quell’ ordine, che vi do-
vrebbe essere, facendo precedere la principale propo-
sizione all’ incidente, il primo termine al verbo, :e va
dicendo. . i Coe i
In questa guisa la Costruzione, ossia .quella parte
della grammatica, che insegna a ridurre l’ ordine arti-
ficiale delle latine scritture all'ordine naturale, è della
massima importanza, perchè mena a due grandi risul-
tati, il 1.° e d' intendere facilmente e prontamente i
costrutti intralciati : il 2.° è di far vedere la differen-
za che. passa tra due civiltà, l’ eterodossa e la orto-
dossa. Coloro, che sono troppo appassionati per le }a-
iine eleganze, non mi-appunteranno queste deduzioni
per troppo ardite e irriverenti, perocchè io non: in-
tendo in alcuna. guisa derogare alla dignità di una
lingua conservata per esprimere gli oracoli del Dio
fatt'uomo, e i misteri più. sollenni della: cattolica Chie-
sa, sibbene è mio intendimento di netarne i difetti,
mentre ne ammiro gli altissimi pregi. Ricordino che
io nel Nuovo Corso ho derivato dalla latina la purità
e proprietà delle parole e de’ costrutti nell’italiana fa-
vella, ritenendo per massima che tanto più è italiano
il parlar nostro, quanto più latinizza.. Se dunque io
Imputo a difetto l’ intralciato periodo de’ latini scrittori
}
“
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 15300
rispetto all’ arte, e non all'artista, il quale di ogni lode
è degno sol perchè seppe mantenere una forma co-
stituita,. non è per irriverenza o per orgoglio, ma per
sano e retlo giudizio. Quanto non fu celebrata l’ arte
greca negli immortali dipinti di Apelle ? nelle scultu-
re - di Prassitele ? Eppure chi ha imputato ad irrive-
renza verso que’ sommi la critica imparziale derivata
dalla scienza dell’ arte, che imputò all'arte greca e non
agli artisti: l’ eterodossia di quelle celebri produzioni?
E, se noi oggidi non pessiamo accomodarci più alle
fole mitologiche de’ Latini, e ci ridiamo dì loro e
delle loro credenze sotto questo rapporto , senza però
mancare di rispetto loro dovuto per tanti altri titoli
di virtù e di eroismo, dicasi lo stesso di me, che am-
mirando la: loro favella, come generatrice di tutte le
‘vulgari lingue, degna di essere conservata nel cristia-
nesimo per servire a’ più sublimi uffici della nostra
‘religione ,, appunto in essa quei difetti che il cristia-
nesimo istesso, adoperandola, corresse, perchè appo i
padri della Chiesa divenne più facile e piana.
REGOLE PRATICHE PER LA GOSTRUZIONE LATINA. -
Dopo che avrete fatta accuratamente l’ analisi eti-
mologica e sintassica sopra un costrutto, riuscirà faci-
‘lissima la costruzione , perocchè costruire importa
riordinare, allogando le determinazioni di costa a'loro
rispettivi determinabili, per la precedente cognizione
delle determinazioni e de’ determinabili. La qual cosa
quando sarà preceduta, non costa fatica il trasportare
al ‘proprio luogo la parola, che sarà premessa o posposta.
‘- La 1.° regola pratica è di mettere in primo luogo
la proposizione principale , perchè tutto il periodo e-
‘ siste in grazia di quella, come le determinazioni esi-
stono in grazia del determinabile.
184 TRATTATINO
2.° La proposizione principale costa di tre elemen-
ti essenziali (sint. pag. 16), ogmuno dequali è un de-
terminabile, che ha le proprie determinazioni ( sint.
pag. 37). Dopo dunque che avrete fissata nel suo luo-
go la proposizione principale, distaccherete i suoi ele-
menti e allogherete vicino al primo, che è nome, le
determinazioni sue varie e moltiplici, esposte nella Se-
zione II! della Sintassi regolare, secondo la proprie-
tà e natura delle determinazioni medesime, cioè, se
sono prenomi, li allogherete avanti al nome, se sono
aggiuntivi , o parole derivate in forma di aggiuntivi ,
o casi di apposizione, o proposizioni incidenfi espli-
cite ec. si inetteranno dopo , come pure i nomi va-
riati alla seconda desinenza, e i preceduti da Cum e Si-
ne. Ma badisi che si mettano prima quelle parole,
che, messe in altro luogo, potessero ingenerare oscu-
rità, in quanto che si potessero riferire ad altre pa-
role più vicine. Cesì il nome variato alla seconda de-
sinenza, detta genitivo da’ grammatiei, vuolsi allogare
immediatamente dopo il nome, e rare volte accade
che sia preceduto da un aggiuntivo per la facilità di
riferirsi ad altro nome, che venisse appresso. In que-
sta preferenza di allogamento servirà di guida il buon
senso. Determinato il nome primo termine, si passa ad
ordinare le determinazioni del verbo, esposte in Sin-
tassì pegolare Sez. III. Art. H., mettendo prima le ana-
litiche e sintetiche, e poi le proposizioni incidenti per
abblativo assoluto, le copulative, secondo che la chia-
rezza e l'ordine cronologico delle idee e de’ fatti ri-
chiede.
Si passa in seguito al riordinamento delle determi-
nazioni del secondo termine , in guisacchè ciascuno
determinabile esista, come un complesso massimamen-
te determinato e logico o discorsivo, e tutt'î tre com-
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 185
‘ plessi formino un -tutto con principio, mezzo, e fine.
“ 3.° Questa pratica concerne la costruzione sotto l’in-
‘tuito: della Sintassi regolare : qualche difficoltà s’.in-
‘contra nel rendere a: forma analitica. i costrutti figu-
‘rati e sintetici, pei quali bisogna sostituire, secondo.i
principi -stabiliti in Sintassi, le parole che mancano,
e che tante volte sono tante da formarne delle prope-
sizioni determinate. Prima dunque bisogna vedere la
‘natura delle parole mancanti: per allogarle vicino «a
quella parola espressa, a cui si riferisce per attenenza
intima di determinazioni. Io non. mi fermo qui a pro-
«durre degli esempi, perchè, se si saranno bene appa-
ate le teoriche esposte in Sintassi figurata, ricorreran-
‘no a memoria pronti gli esempi ed a buon dato.
4.° Voi dunque non vi.lascerete imporre dall’ or
dine, che il testo vi presenta, per credere che le pa».
role debbono rimanere così come si truovano, peroc-
‘chè già sapete che l’ ordine delle scritture de’ classici
‘è artificiale e non naturale. E, se per abitudine vi suri-
‘ni male all orecchio l’ ordine naturale, non vi rima-
nete perciò. dal riordinare , perchè, quando .l’ abito è
irragionevole, non merita lode .chi lo segue. Intanto. si
può dare che, riordinando un costrutto, alcune parole
diventino inutili, come avviene ne’ periodi, che:nella
° . . è .
‘prima parte, detta Protasi, vi è ’Etst quamquam, che
‘81 fanno valere benchè o sebbene, e nella. seconda
‘parte vi è tamen, che si fa valere per pure, ciò not
ostante, innanzi alla proposizione principale. Ora, met-
"tendo questa in primo luogo, quel tamen diviene inu-
tile e insignificante. Voi toglietelo di mezzo senza
‘scrupolo al mondo , :perocchè nel periodo. fù’ posto
non. per esprimere un’ idea , ma per ajuto della me-
moria, che senza questo segno non riprodurrebbe l’an-
tecedente, con cui ha nesso quel che segue,
18600 TRATTATINO
$.° Vi si presentano de’ periodi, ne’ quali, essendo
la principale proposizione allogata in ultimo luogo, in-
vece de’ nomi ha prenomi simili a ile, ipse, hic, iste,
îs, idem,o aggiuntivi, senza nome espresso, che fu al-
logato nella prima parte contenente proposizione inci-
dente. Nel riordinarlo, per la prima regola, la princi-
pale dovrà passare in primo luogo, e quei prenomi
senza nomi espressi non fanno senso. Voi dunque fa-
rete un cambio, cioè metterete i nomi nel luogo dei
prenomi e questi nel luogo di quelli. Sia il seguente
esempio : Ftsi Cicero habeatur ‘inter latinos orator
eloquentissimus, tamen prudentissimum lum non
fuisse videtur. Benchè Cicerone si abbia per il più
eloquente fra’ latini oratori, pure non sembra che sia
stato il più prudente. Ora, costruendo secondo i prin-
cipî stabiliti, ilum fuisse prudeniissimum non videtur,
noi non sapremmo a chi W/um prenome si riferisce
rima di venire alla prima parte, passata in secondo
uogo, dove è Cicero eloquentissimus. Adunque facen-
do lo scambio, diremo. Ciceronem fuisse prudentissi-
mum non videtur, etsi ille habeatur orator eloquen-
tissimus inter latinos.
6.° Alcune particelle, che vanno in principio per lo
nesso del periodo, che segue, all’ antecedente , come
nam, enim, vero ec, suonano male all’ orecchio abi-
tuato a sentire in prima una parola di più di due sil-
labe, voi non darete tania importanza a tali bazzeco-
le tenute per miracoli da’ pedanti. Ciò che importa di
osservare scrupolosamente è nel dare a siffatte parole
quel valore, che hanno in sè stesse e debbono avere.
7.° Se il periodo presenta nelle due parti una pro-
posizione comparativa , voi già sapete (sint. pag. 56)
che dessa ha due membri, uno che forma la proposi-
zione principale, e 1’ altro l'incidente ; la prima pre-
INTORNO ALLA COSTRUZIONE LATINA 187
ceduta da’ segni di comparazione esposti in Sintassi
(pag. 57 e seg.) e l’altra da’correlativi corrispondenti.
el costruire simili proposizioni farete precedere la
principale all’ incidente, ma baderete di mettere in ul-
timo luogo il segno correlativo della comparazione,
come in principio della seconda I’ altro termine cor-
relativo. Sieno per esempio i due correlativi sic e
ut, allogherete sic infine della principale, e vt in prin-
cipio della incidente. Dicasi lo stesso de’ termini cor-
relativi potius e quam, magis e quam, ec. ec.
8. Se concorrono nello stesso periodo molte propo-
sizioni incidenti, nel riordinarle metterete prima quel-
la, che è principale rispetto a tutte le altre, e in se-
guito subordinerete alla prima quella, che la determi-
na, così la terza alla seconda, e la quarta alla terza.
E in rtl processo bisogna tener presente la teoria
delle determinazioni di determinazioni, esposte in Sin-
tassi peg. 66 e seg. |
<- APPENDICE
| INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI.
INTRODUZIONE.
i
La teoria de’ traslati secondo noi, e secondo le ra-
gioni di un buon metodo nell’ insegnare, fà parte del
corso filologico 0 grammaticale per lo principio generale
che dominio di grammatica è fin dove si estende la
disamina della parola. Or che cosa è il traslato nel senso
de’ grammatici, se non il trasportare che si fa di una
parola da un significato a un altro ? Questa disamina
adunque viene a compiere lo studio intorno alla pa-
rola come segno rispetto al significato, e per ciò stesso
rientra nel dominio etimologico e sintassico.
lo ho esposto questa teoria scientificamente nel III.°
Vol. del Nuovo Corso, e ne ho fatto un sunto nella Nuo-
va Grammatica ragionata per la lingua italiana , che
sarebbe sufficientissimo ancora per la lingua latina. A
non ripetere le medesime cose io metto da banda la
polemica, ed, accennando alle teorie, mi fermerò un
poco più nell’ applicazione delle medesime a certe ma-
‘miere di dire de’ latini , la cui bellezza ed eleganza si
deve ripetere da questa ragione,
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 189
CAPO L°
VERA NOZIONE DEL TRASLATO IN GENERE.
Per traslato le scuole intendevano la proprietà, ché
hanno le parole, di essere trasportate da un significato
ad un'altro. Così, per esempio, la parola ardeo, es, si-
gnifica ardere, ossia l’ azione del fuoco, che brucia e
scotta. Ma,îse troviamo questa parola nel seguente ver-
so di Virgilio Formosum pastor Coridon ardebat A-
lerin , non diremo più che ardebat significhi bruciare
o ardere, perchè il pastor Coridone non era fuoco ,
ma diremo che ardebat si è trasportato dal significato
proprio all’ improprio o metaforico di amare forte-
mente, perchè chi ama così, sente un calore simile a
quello del fuoco che arde. Ecco come, dicono i filolo-
gi empirici, è spiegato chiaramente che il trarslato, così
detto da zransfero, 0 il tropo, così detto da una greca
parola che significa verto volgere, consiste nel traspor-
tare una parola da un significato ad un altro. I
Questa nozione, che le scuole si ebbero formata del
traslato, è falsissima , perchè le parole non si possono
trasportare da un significato ad un altro senz’ alterare
la natura di una lingua, come ho dimostrato con forti
ragioni nelle due mie citate opere. Dal fatto di molte
parole, che in ogni lingua hanno perduto il primo sì-
gnificato e sono rimaste con quello del traslato , :non
se ne può trarre argomento a favore di quest’ assurda
teoria, imperocchè ciò è avvenuto per la imperizia
de’ parlanti , i quali, non sapendo il vero significato
primitivo di quelle parole, credettero che avessero quel
significato relativo, che rilevava dal senso in un costrut-
to , ‘dove quelle medesime parole si trovavano ad altre
*
190 APPENDICE
congiunte. Avvenne a costoro ciò che potrebbe avve-
nire ad un idiota, che, vedendo in un lavoro di Mo-
stico una pietruzza-pupilla , credesse e la chiamasse
sempre pupilla, anche quando è isolata dal contesto ed
è pietruzza assolutamente. Questo fatto adunque è ar-
gomento di corruzione di una lingua e non di pregio
o di eleganza, perchè, se questo fosse, pregevole cosa
sarebbe il far perdere a tutte le parole di una lingua
il primitivo significato , e allora, come ognun vede, si
passerebbe incessantemente da una lingua a un’altra,
perchè una lingua intanto è quella lingua particolare,
in quanto che ritiene quel significato per ogni parola,
che fu assegnato dalla primitiva convenzione. Fuori di
questa supposizione non si ha più unità di nazione, per
esempio, da Romolo a Cesare, perchè le parole a’ tempi
di quest’ultimo significherebbero tutt'altra cosa, che non
significavano a’ tempi del primo: ogni tradizione sarebbe
interrotta, e i fatti de’ primi secoli non sarebbero più
antecedenti a tanti conseguenti operati ne’ secoli - po-
steriori. La nozione adunque de’ traslati per una pro-
prietà di trasportare le parole da un significato a signi-
ficati sempre differenti è assurda e sovversiva.
Se la. è così, importa sapere che cosa è il traslato
nella sua natura. E un fatto che la parola ardeo si-
guifica primitivamente ardere o cuocere ne
è un altro fatto che nel verso di Virgilio riportato
ardebat fa intendere un’ altra idea, cioè l’amare for-
temente. Bisognerà conciliare tra loro questi due fatti
per iscoprire la vera natura de’ traslati.
, . E, ricordando in questo luogo la distinzione, che ab-
biamo fatta in Etimologia e in Sintassi, del significato
assoluto e del significato relativo delle parole, cioè
quello etimologico o delle parole isolate, e questo sin-
. tassico 0 delle parole congiunte, troveremo la solu-
»
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 191
zione di questo problema. ll relativo non è fisso
o permanente alle parole, ma è occasionato, in quanto
che ‘rileva dal senso, in siffatta guisa che segregata
ciascuna parola dall’ unione di un costrutto, quel s-
gnificato relativo non è più, e ciascuna parola resta
-col suo valore primitivo ed etimologico. Adunque ùna
parola non si può trasportare da un significato ad un
«altro, ma, combinandosi ad altre parole in un costrutto,
‘ha .la virtù di fare intendere un’ îdea, che nessuna
delle parole espresse la significa, ma rileva dal senso
“che è un risultato della loro unione. © i
‘‘ Ecco la vera e precisa nozione del traslato in gene-
re, dedotta dalla disamina ragionata del significato
‘possibile delle parole, e- da'principi inconcussi etimolo-
«gici e sintassici. Se mi domandate ora: che cosa è il
traslato ? Vi rispondo che questa parola è impropria,
‘perchè è un definito: che non. corrisponde etimelogi.
«camente alla sua definizione. Ma, perchè il vocabolo
è antichissimo e prodotto dalla prima autorità filoso--
fica, lo ritengo con questa dichiarazione, e dico che
‘il traslato di qualsivoglia specie consiste nel combina-
‘re ‘insieme più parole in modo che dal loro senso
‘commisto risulti l’intendimento di un idea, che non ha
‘vocabolo, e che perciò: io chiamo innominata. Infatti
il verbo ardebat nel riferito verso di Virgilio fa in-
tendere un amore forte e cocente non per sè stesso,
che etimologicamente significa ardere o cuocere pro-
prio del fuoco, ma perchè combinato al pastor Co-
ridone, che non poteva ardere, ma amare -il vago fan-
ciullo chiamato Alessi.
Se mi chiedete poi, perchè ciò si faccia ? Non vi
rispondo con gli empirici filologi che avvenga per ele-
ganza o per lusso, ma per bisogno di far intendere
alcune idee, che io chiamo îinnominate, ossia idee che
192 | APPENDICE
non hanno parole, come loro segni, registrati nel di-
zionario della lingua. Le pàrole infatti di qualsivoglia
lingua sono sempre minori di numero rispetto alle
idee, perchè queste crescono incessantemente, come la
nazione progredisce nella civiltà e nelle conoscenze,
mentre le parole non possono crescere con eguale li
bertà senza rendere impossibile l’uso della medesima
‘o senza alterarla. Adunque è chiaro da questo verso
che il traslato è un mezzo di bisogno obbiettivo , 08-
sia argomento: di povertà di lingua.
Se a questo bisogno aggiungete 1’ altro, che deriva
«dal subbietio parlane, il quale o ignora e non ricor-
da i vocaboli della ria lingua, onde ad esprimersi
per farsì intendere deve ricorrere a’ traslati, conchiu-
derete meco che il traslato è un mezzo di bisogno ob-
biettivo e subbiettivo, e non di Jusso e di eleganza,
“. Posto che il traslato consiste nella combinazione
delle parole, fatta in modo che oltre il significato pro-
prio di ciaseuna ne rilevi un altro non appartenente
ad alcuna, in brevi termini posto che il traslato dà
un significato relativo e non assoluto, è facile a inten.
dere che, mentre è mezzo di bisogno, diviene in peri
tempo mezzo di ricchezza infinita per una lingua e
mezzo di purità e proprietà di scrivere, perchè per
esso sole possiamo proporci e risolvere il seguente
problema : Dato un numero infinito d'idee in una na»
zione progressivamente civilizzata, esprimerlo con quel
co numero di parole, che la nazione possedeva nel»
ipizio della sua esistenza politica,
3
INTORNO A’ TRASLATI DEPTI ANCORA TROPI 193
CAPO IL°
INTORNO ALLE QUATTRO. SPECIE DI TRASLATI
—_°‘—’—PÈR OGNI LINGUA, :
. Posto che il traslato consiste nella eombinazione delle
parole , per la quale in occasione delle. idee espresse
. 81 fanno intendere aleune idee innominate, è agevole
a dedurre che ciò non potrebbe accadere, se tra le idee
nominate e le innominate non vi fosse alcuna relazio-
ne, la quale servisse di norma al parlante nel combina-
re le parole a un mede piuttosto che ad un altro, se-
condo che il bisogno di far intendere questa o quella
Specie .d’idee richiedesse. Dalla disamina di queste rela-
zioni, che le idee. hanno tra loro, risulta la vera no-
. zione de’ traslati e la loro partizione. Ora è un fatto
che in occasione di alcune idee o alcune cose natural-
‘mente pensiamo alle idee calle cose simili. Così, mentre
pensiamo ad un oratore nostro amico, il pensiero ei
trasporta all’ oratore, che udimmo in un’altra occasione.
Questo fatto è costantissimo nello spirito umano, e per
esso possiamo elevare un principio generale, che non
ammette eccezione , cioè che le idee simili fanno pen-
sare alle idee simili. Se dunque avvenisse che alcune
idee simili non avessero nome, cioè che fossero innomi-
nate, per farle intendere nomineremmo le prime, affin-
chè in oeeasione di esse si svegliassero le innominate :
Quando procediamo a questo modo, ha luogo quel tra-
slato, che impropriamente nelle scuole fu. chiamato ine-
tafora, e che noi più propriamente chiamiamo traslato di
-simuttudine, a cuisi rannoda l’antifrasi, o il traslato di
contrarietà, come vedremo. Così Virgilio, non avendo
la parola propria per esprimere il forte st di Co-
194. | APPENDICE
ridone per Alessi, ricorse ai verbo ardebat, il quale,
messo in costrutto con Coridone ed Alessi, fece pen-
sare a quell'amore per la similitudine, che passa tra il
calore dell’ affetto e quello del fuoco.
2.° In secondo luogo la causa è intimamente con-
nessa con l’ effetto , e l’effetto con la causa, in gui-
sacchè, pensando all’ una, non possiamo non pensare
all’ altro e viceversa. Dicasi lo stesso del soggetto e
della qualità. Queste idee si dicono connesse , e con-
messione è un legame tanto stretto tra due idee, che
- l'una ci fa pensare all'altra necessariamente, appunto
come il padre ci fa pensare necessariamente al figlio
e viceversa. Alcuni chiamano queste idee correlative.
Se avvenisse dunque che una delle idee connesse fosse
innominata, .noi potremmo nominare l’ altra, in occa=
‘sione della quale si svegliasse in mente nostra la iri-
nominata, Allora avrebbe luogo un traslato di Connes-
sione , il quale è di due specie , cioè sostanziale e
causale. Il sostanziale è, quando si nomina la qualità
per far intendere il soggetto , e questo nelle scuole fu
detto Antonomasia : il causale è, quando si nomina
l’ Effetto per far intendere la causa, e questo traslato
fu detto nelle scuole Metomimia.
3.° In terzo luogo le parti sono congiunte al loro
‘tutto, in guisacchè, pensando a quelle, pensiamo a que-
‘sto e viceversa. Se dunque la lingua mancasse di pa-
role per esprimer le parti, usando la parola che e-
sprime il tutto, per un traslato, potremmo far intendere
le parti innominate. Questo traslato, sarebbe di Con-
giunzione, e nelle scuole va detto Sineddoche.
La Simalitudine , la Connessione e la Congiunzione
sono il fondamento di ogni traslato possibile, come tre
sono i principi della riproduzione e dell’ associazione
delle nostre idee ., se è vero che.il traslato è impos-
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 195
sibile, se 1’ idee nominate non avessero relazione alle
idee innominate. Ma i traslati sono quattro , perchè
la Connessione è duplice, cioè Sostanziale e Causale.
In quattro articoli distinti produrremo delle dichiara-
zioni e degli esempi per ciascuno di essi.
ARTICOLO 1.°
Intorno alla Metafora traslato di Similitudine.
Im. questo - appendice non mi fermo a ricercare le
condizioni richieste, e i requisiti necessari per formare
delle buone metafore ; perchè ne ho parlato a lungo
‘nel Nuovo Corso e nella Nuova Grammatica ragionata
. per la lingua italiana. Chi dunque ne volesse discor-
rere per principî ed approfondire le ragioni ultime di
‘questo traslato, può riscontrare le citate opere. Pei gio-
vanetti, che si addicono allo studio della lingua latina,
..-ne.ho detto quanto basta ne’ due capi precedenti, onde
quì mi limito ad osservare alcuni costrutti, ne’ quali ha
luogo la metafora. sn ne
Ma, essendo la Metafora un traslato di similitudine
non ci è paro!a, che, messa a costrutto, non possa dare
luogo al medesimo ; onde è chiaro che sarebbe impos-
sibile raccogliere in una lista le metafore possibili di
una lingua. Aggiungete che una stessa parola, segno di
una stesa idea in combinazioni diverse può dar luogo
a metafore ancora diverse, perchè la similitudine, che
ha con un’ idea sotto un rapporto, è diversa dalla si-
militudine, che ha con mille altre sotto altri rapporti.
Per giudicare adunque di queste metafore, che io chia-
Iro particolari e proprie dello scrittore che le adopera,
‘vi è bisogno del buon senso diretto dal metodo eti-
mologico,. ossia da quel metodo, che tassa ogni parola
196 APPENDICE
‘pel suo valore primitivo. Così nell’ esempio di Virgilio
riportato a p. 189 non possiamo conoscere che in For-
mosum pastor Coridon ardebat Alexin vi sia una me-
tafora, se non perchè sappiamo che ‘ardeo, es, primiti-
vamente significa ardere cuocere proprio del fuoco.
Ora, traducendo letteralmente il pastor Coridone ar-
deva il bello Alessi, apprendiamo che ardebat è ado-
perato per risvegliare la idea innominata del forte a-
more sentito da Coridone simile al fuoco per l’effetto
del calore. | |
Il Metodo etimologico è la bussola del traduttore
.nelle versioni delle livgue, straniere al medesimo, spe-
.cialmente delle lingue morte da molti secoli, ad inten-
der le quali mancano tutti gli ajuti di verificazione
per lo ministero della parola viva in bocca delle na-
zioni trafficanti. -Per difetto di questo metodo sono di-
.fettosissime alcune versioni de’ testi classici latini fatte
nel 400 e nel 500, quando invalse la moda di tra-
durre a senso, come dicesi nelle scuole. Imperocchè
‘tradurre a senso senza afcuna limitazione importa dare
alle parole un significato relativo e possibile alla ‘ca-
pacità del. traduttore. Ma, fissato una volta il signifi-
cato primitivo di un vocabolo : posto , per esempio ,
che ardeo significa propriamente l’azione del fuoco,
l' arbitrio del traduttore nel valutare questo vocabolo
combinato a metafora è limitato alle sole similitudini
degli oggetti, che hanno effetti o qualità simili a quelle
del fuoco. Bisognerà dunque conchiudere che una ver-
sione : è tanto più pregevole, quanto più il traduttore
è filologo , cioè versato nell’ etimologia della lingua, e,
rovato che un tempo l’ Italia difettò positivamente di
studi critici e filologici, basterà questo solo per con-
chiuderne che le versioni dal latino, quantunque pre-
gevoli sotto il rapporto della lingua italiana, soho im-
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 197
\perfettissime sotto il rispetto della lingua tradotta. E,
‘siccome queste versioni hanno servito da testi alle
compilazioni de’ Dizionari latino-italiani e italiano-la-
tini, è agevole a comprendere che moltissime parole
. hanno avuto assegnato un valore non proprio sott’ogni
rispetto, e che perciò si avvertono ì giovanetti a non
credere ciecamente a siffatte autorità, ma fermi all’e-
timologia de’ vocaboli si abituino & tradurre i testi la-
tini, come la ragione prescrive, e non come si è pra-
ticato senza regola.
Se non mi allontanassi troppo da’ limiti prescritti
.alla mia brevità, nel presente Appendice potrei dimo-
strare con mille fatti alla mano le mie assertive. Ma
«chi vuole accertarsene, non ha da durar molta fatica,
riscontrando quelle celebri traduzioni di. Livio di un
autore antico, tanto commendate da Paolo Costa.
Quel che io mi son proposto nel presente articolo
è di notare alcuna metafore inavvertite nell'uso della
lingua latina. Io chiamo metafore inavvertite quelle
«combinazioni di parole in costrutto, le quali hanno per-
duto il primitivo valore, ond’ è rimasto loro il solo rela-
tivo , ossia quello, che aveano virtù di far intendere
in occasione del proprio. Ne vado a produrre qual-
che esempio. ; |
A.° Nubo , îs, psi, ptum presso i latini, costruito
con un nome variato alla terza desinenza, si adoperava
nel senso del maritarsi, ossia del passaggio che.la don-
na faceva al marito , onde nubere alicui si tradusse
maritarsi ad ‘alcuno , come il passaggio dell’ uomo alla
moglie dicevasi ducere urorem, che i nostri fanno va-
lere. per menar moglie. ll verbo Nubo nell’ uso della
lingua latina non ha altro significato all’ infuori di que-
sto , il quale non è primitivo nè proprio © etimologi-
co., perocchè esso è derivato da nubes nuvola, onde
198 i APPENDICE
nubo io cuopro di nube o nuvola, come avviene al sole,
‘che, impedito ad esser veduto .da noi, par che si cuopra
.lJa faccia di un velo di nubi. E, siccome le spose appo
«i Romani, per modestia, andando a marito, si copri-
vano il volto di un velo, si disse nubere per simili-
tudine del velo alle nubi, e della faccia del sole alla
faccia della sposa. | “ o
2.° Ignosco, îs è un verbo, il quale, costruito con
«un nome personale variato alla terza desinenza, si fa
valere per perdonare , come iîgnoscere alicui perdo-
‘nare ad alcuno; e nell’ uso della lingua non’ ebbe
‘altro significato. Intanto Ignosco è parola composta da
‘îg in vece di In in senso di ni non, è nosco cono-
sco, sicchè ignosco è identico. a non conosco: ma, sic-
«come chi perdona l’offesa ad un altro guarda l’ offensore
con la calma di un uomo, che per tale nol conosce,
«si disse ignoscere per perdonare. L’uso ‘cieco delle mol-
‘titudini ignoranti di etimologia fece perdere il primiì-
‘tivo significato di questa parola, e le assegnò per pro-
-prio quello, che ‘in occasione del suo ebbe virtù di far
-Intendere. a n a
3.° Elegantemente i latimi dicevano pendere animi,
-pendere animo, o pendere. animis, in senso di essere
sospeso , essere in dubbio, per lo quale, come disse
«1 Petrarca: Nè sì né no nel cor mi suona intero, e
«dicesi ancora italianamente: star tra due. In questa frase
.primamente osservo che pendere animi è un costrutto
figurato, perchè quell’ animi, nome variato alla seconda
desinenza, dipende dal nome sottinteso in statu ani-
«mi, o causa animi. (vedi Sint. fig. Vol. Ill. pag.
:106). Quando è costruito con animo ed animis; man-
.ca la sola freposizione, da cui dipende quel nome va-
riato alla quinta desinenza. Ciò premesso, io dico che
pendere animi, animo o amimis in senso di dubitare,
INTORNO A' TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 199
è per metafora, che si fonda sulla similitudine dell’a-
sta della bilancia che scende e non scende, quando ill
peso della merce non è nè più nè meno in perfetto
equilibrio, con lo stato dell'animo nostro, quando vuolsi
deliberare a due partiti uno contrario all’altro, ma i
motivi della preferenza sono eguali. Il verbo pendeo
invece, che vale pendere, ossia essere pendente, è un
alterazione del verbo pendo, che significa pesare , il —
quale poi pare formato da pondus peso, cambiata la o
di pondus nell’ e di pendo. Sicchè pendeo significa es-
sere pesante, e perciò star pendente e sospeso, perchè
il pendere è causato dal peso.
4.° Adolescens ed il derivato adolescentia si adope-
rano, il primo nel senso di giovanetto, ed il secondo in
quello di prima gioventù, o adolescenza, Intanto 1’ u-
no e l’altro sono formati dal verbo adolesco, il qua-
le è da oleo, e questo da olus, eris, ortaggio, verdura.
Sicchè adolescens significherebbe verdeggiante, e ado- |
lescentia la verzura. Ma, siccome la. prima nostra età
dopo l'infanzia è vegeta come quella-delle tenere piante,
per similitudine que’ due vocaboli avevano la virtù, com-
binati a -costrutto, di far intendere le due idee ripor-
tate. In successo si è perduto il significato primitivo
per la moltitudine, e sì fece rimanere il solo relativo.
. 5.° Gemma primitivamente significava una pietra pre-
ziosa, o gioja, gemma, cosi detta dal greco gemo, che
significa esser tumido o turgido. Per la similitudine
della gemma all’ occhio della vite sì disse gemma per
far intendere quest’ ultimo , come quando disse Virgi-
lio: Pampinus trudit gemmas et frondes explicat om-
nes. Il pampino caccia le gemme e spiega tutte.le fo-
glie. Il contadino romano, che ignorava l'origine della.
parola, adoperolla in quest’ unico, come proprio. —.
200. | |. APPENDICE
POCHE PAROLE INTORNO . ALL’ ANTIFRASI.
Nella Nuova Grammatica ragionata Vol. III. pag.
29 e .seg. come pure nel nuovo Corso Vol. III. pag.
‘76 e seg. ho ridotto l’Antifrasi a’ traslati di similitudine,
perchè, quantunque abbia per fondamento la contra-
rietà, sotto un rispetto non è che una metafora.
L’ antifrasi.adunque si deve notare più come un tra-
slato, che dà ragione del mutamento. di significato di
certe parole , anzichè come un mezzo di far intendere
le idee innominate contrarie, perchè nella lingua cor-
rente le parole non possono mai adoperarsi a signifi-
care un’ idea opposta a quella, che è stabilita dalla pri-
mitiva convenzione confermata dall’ uso presente..
. La maniera di far intendere tutto il contrario di quello,
che le parole contengono, è l’ ironia, la quale si sco-
“pre dall’ accento e dal tuono, con cui.le parole si prof-
feriscono , o si deduce da tutto il senso, che precede,
Opposto al senso dell’ intero costrutto ironico. Così la
| Seguente frase: voi siete veramente savio, pronunziata
con un tuono di voce ordinaria, dà un senso di lode:
pronunziata con un tuono d’ironia dà un senso di vi-
tupero. Oppure, se dopo di avere lungamente parlato
di un vigliacco , riuscite in una frase simile a questa:
egli fu valoroso, dalla stessa scrittura si può appren-
dere il senso contrario. Ma Ja :moltitudine non è ca-
pace d’ intendere le finezze dall’ arte nella scrittura ,
e, perduto: il valore tonico dell’ironia in una frase per
qual si vogli cagione, ha potuto scambiare il valore pro-
prio delle parole .col suo contrario. Quindi avvenne che
Iacus, +, significò il boschetto ombroso, ossia privo di
luce , mentre per. la sua. etimologia. devrebbe signifi-
ca Lucido, perchè viene da Lux laluce. Parimente la
INTORNO A'TRASLATI DETTI ANCORA trop: 204
parola perfidus dinota un traditore, un uomo perfido,
quantunque per la sua etimologia dovesse significare fe-
delissimo, perchè composto da pery che in composti»
zione significa molto assai, tutto, e da fidus fedele.
Alcuni vorrebbero che officium in senso di officiosità
cortesia è per antifrasi, perchè officio composto da ob
e facio vale nuocere. Similmente Bellum significa
guerra idea opposta a Bello, che etimologicamente si-
gnifica. Si riscontrino sul proposito i luoghi citati delle
nostre citale opere. o sen
ARTICOLO IL
Della Metonimia traslato di connessione Causale.
‘ La Metonimia traslato di Connessione Causale si ha,
quando si nomina la causa per far intendere l’effetto,
o si nomina l’effetto per intendere la causa. La cau-
sa poi è efficiente, occasionale, materiale, formale, fi-
sica, e merale (vedi Puova gram. rag. per la lingua”
italiana vol. II pag. 31 e 32). Si avrà sempre meto-
nimia ogni volta che si adopera il nome di una siffat-
ta causa per fare intendere in una combinazione di
costrutto i corrispondenti effelti e viceversa. E,. sic-
come il segno è un mezzo di farci pensare al signi-.
ficato, e viceversa, ed ogni mezzo è causa, terrete
a metonimia que’ costrutti, ne’ quali si nomina l’ uno
per far intendere Y' altro. Dicasi lo stesso dello . stru-
mento, rispetto al lavoro prodotto col medesimo. lo
non produco esempi per quelle parole, che, conservan-
do il significato primitivo nell’ uso della lingua , si
combinano a bella posta in costrutti metonimici per far
intendere le cause o gli effetti innominati per la stes-
sa ragione arrecata innanzi, parlando della metafora.
202 AbPENDICE |
. Piuttosto credo necessario ed utile notare alcune dì
quelle parole, che per. metonimia hanno perduto il pri-
mitivo significato, conservando il metonimico relativo.
1. Duro as verbo significa nell’ uso della lingua il
più sovente durare, ossia continuare ad esistere, ma
duro è derivato da durus a, um, che significa duro
opposto a molle , ‘e questo significato della radice è
chiaro in obduro e induro. | |
- Se dunque duro as, significa durare, è per metoni-
mia in quanto che la durezza è causa o condizione
della durabilità, e, nominando la causa, si fa intende-
re l’effetto. si
2. Pereo ed obeo si adoperano in senso di perire
finire, morire, ma il primo è composto da per, che
per metonimia significa in composizione molto, assai
tutto, ed il secondo da ob nell'istesso significato di per
con lo stesso verbo eo is, che significa andare. Adun-
que pereo ed obeo entimologicamente significano an-
dar molto, assai, tutto. Ma, siccome il molto andare è
condizione 0 cansa ucl firmirz o morire, noinizando la
causa per l’effetto, ebbero quel significato. Onde dice-
si elegantemente appo i latini obire diem supremum
per morire, ed. assolutamente obut marì.
- 3. Comilium e Comitia orum appo i latini signifi-
: cava l'unione del popolo per deliberare sulle faccende
dello stato per tribù, per.curie e.per centurie, onde
i comizi tributi, curiati e centuriati. Ma comitium è
parola derivata da comeo, verbo composto da com in-
vece di cum, che significa rapporto di unione, e itium
derivato di eo, 18, wi, itum andare. Sicchè comitium
significa l’andata di molti nel medesimo luogo, la qua-
le, come condizione e perciò causa’dell’unione, meto-
| DE faceva intendere, l’effetto, cioè l'unione me-
ma.. I | i
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 203
4. Alcuni grammatici insegnarono che il verbo Va-
co as, costruito col nome variato alla terza desinenza
detta dativo, significasse attendere , onde imparavano
a tradurre: Plato vacavit scientiis ommibus per Plato-
‘ ne attese a tutte le scienze. Ma Vaco derivato da va-
cuus, che significa vuoto o vacante, etimologicamente
significa essere disoccupato, nel quale seriso l’adopera
Cicerone, seguito però da un nome variato alla quin-
ta desinenza , e in questo costrutto riducesi a’ verbi
di abbondanza o scarsezza, di cui si è parlato in sin-
tassi (pag. 103). Se vt Vaco gostruito nel primo
modo fa pensare all’attendere, avviene per metonimia,
imperocchè l’essere disoccupato o vuoto di cure è una
condizione, e perciò un mezzo, 0 causa, di attendere.
La proprietà dell'uso di questo verbo in senso meto-
nimico ‘dipende da questa ragione etimologica. SE
5. Parimente insegnavano che il Verbo Incumbo,
costruito con un nome variato alla quinta desinenza
e preceduto dalle preposizioni Fn o ad, significasse
attendere con premura , onde imparavano a tradur-
re: Incumbite in id studium în quo estis per atten-
dete con premura alla studio, in cus siete. Ma In-
cumbo etimologicamente significa appoggiare la fronte
sulla mano sostenuta ‘dal gomito puntato sulla tavola:
se dunque in una specie di costrutto fa pensare al-
l'attendere con premura, avviene per metonimia in
quanto che il poggiar la fronte sulla mano è un segno
. di forte attenzione sopra’ affari di premura. Infatti
‘ questo verbo corre nell’uso della lingua col significa-
to primitivo di appoggiarsi, e allora è costruito con un
nome ‘variato alla terza desinenza, come Ajar încu-
buit gladio Ajace si puntò alla spada e appoggiossi col
corpo alla spada ec. e
204. APPENDICE
ARTICOLO: HI.
Intorno al traslato di Connessione Sostanziale
o | detto Antonomasia.
Per la relazione, che passa tra soggetto e qualità ©
condizione di non pensare ‘all'una senza pensare all’al-
tro, si può facilmente intendere che, nominando un so-
lo de’'termini, si può intendere l’ altro. Il che è chia-
rissimo dalla sintassi figurata, la quale presenta mille
| esempi non solo di aggiuntivi senza nome espresso ,
ma di determinazioni senza determinabili. Ma fino.a
«quando l’aggiuntivo o la determinazione di ogni specie
è costruita figuratamente, non ha-luogo l’Antonomasia,
come traslato, perchè questo è, quando il solo aggiun-
‘tivo o la sola determinazione ci fa intendere un .sog-
| getto innominato, come. Africanus l’Affricano, che ci
‘. fa intendere Scipione , non come semplice cittadino
romano, bensì come domatore di Cartagine. Così Macedo
il Macedone per antonomasia è Alessandro. — Noterò
. quindi alcune parole, che perderono per antonomasia
il primitivo significato; se
—_ 4. Urbs in sua origine era ogni città, quasi orbis
dalla forma circolare: per Antonomosia, Urbs pei ro-
«mani era Roma, onde ire ad urbem, importava anda-
re a Roma, 0 i 0a
.__ 2. Alba longa era una città, così chiamata secondo
ì favolosi racconti dalla troja bianca ritrovata da’ tre-
.Jani secondo l'oracolo. Ma alba è aggiuntivo, che si-
gnifica bianco: per antonomasia fu preso come nome.
3. Circus è ogni cerchio, ossia figura rotonda, ma
pei romani il Circo era un luogo di forma circolare,
dove si davano i giuochi.
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 205
| "ARTICOLO IV.
Intorno. al traslato di Congiunzione detto Sineddoche,
. La Sineddoche è un traslato di congiunzione , in
quanto che, combinando in un costrutto il nome di
una delle idee congiunte, si-fa- intendere l’altra. Le
idee congiunte sono quelle del tutto e delle parti. Il
tutto poi è continuo o disereto; il tutto continuo co-
sta di parti contigue, come. un: masso di marmo, un
tronco . di albero : il tutto discreto «osta di parti di-
stinte come un esercito., una: squola ec. E, siccome il
contenente è un tutto rispetto. a’ contenuti, che sono
parti, ‘e il genere è un ‘tutto rispetto alle spezie, co-
me la spezie è ‘un tutto rispetto. agl’ individui ( vedi
gram. ital. vol. III. pag. 35 e:36), è agevole a de-
durre che la sineddoche ha. luogo ‘ogni :volta che si
nomina uno de’termini di tutte le riferite serie per
far intendere l’altro. |..." SE,
Questo traslato ha esercitato una grandissima influen-
za nell'alferazione del significato primitivo de'vocaboli,
come sì può rilevare da'seguenti esempi.
1. Consul appo i romani era. un. magistrato supre-
mo, che presiedeva alla repubblica per due anni: e due
erano i consoli per. ‘ogni. anno. ..Ma consvl. è parola
generica, che significa consigliere o provveditore delle
bisogne in genere, :come apparisce dal verbo consulo
is in consulite vobis et prospicrte. patriae , badate a
voi e provvedete alla patria... vii
‘ Per sineddeche, nominando il genere a. far intende
re la specie, si disse: Comsul ‘un provveditore. partico-
lare. Similmente Praetor il pretore, che era un ma-
gistrato, è parola generica derivata eni andar
206 I ‘APPENDICE
avanti, perchè praetor è identico a praeitor ogni
uomo che va innanzi, e per sineddoche il Pretore.
Censor da censeo è ogni uomo che giudica o estima,
onde censore vale*spesso un critico : appo ì romani
valeva un magistrato, che durava cinque anni: per si-
neddoche nominando il genere si è fatto intendere la
spezie. i a .
2:° Magister e praeceptor maestro e precettore
sono due parole usate generalmente a significare un
uomo dotto , che istruisce e insegna teoriche e pres
cetti. Ma magister ‘è composto da magis, e ster ele-
mento di sto, e vale chi sta più onorato, come prae-
ceptor è composto da prae avanti, e ceptor invece di
captot elemento di capito; e letteralmente vale avanti
prenditore o 'prenditore ’ delle. prime parti :di ‘onore.
Adunque per sineddoche: furono adoperate nel senso
particolare detto di sopta. (2/0. n
: 3.° Rex il re è derivato da rego ts, che Significa
feggere, e secondo questa ‘etimologia è re ogni reggi-
tore, ma fe sineddoche, nominando il genere per la
spezie, si disse Rex un sovrano. Dicasi lo stesso di re-
etor, che, tradotto letteralmente, presso noi vale un
reggitore di comunità, mentre in virtù. di sua etimo»
logia è ogni reggitore. Dicasi lo stesso di Dur uciîs,
che, tradotto in italiano Duca; è divenuto un titolo di
onore , come pure di Principes principe, d’ Impera-
tor imperatore, il primo de’. quali significa etimologi-
camente il primo nell’ operare per .ragion di tempo ,
onde il princeps senatus il primo a dare il suo pare-
re, ed il princeps juventutis il primo de’ cavalieri.
Imperator è ogni comandante , oggidi suona titolo di
un sovrano in alcune nazioni. Di quanta importanza
sia questa disamina nel volgere il testo latino nelle lin-
gue moderne: apparisce da sè chiaramente. .
eat. pr fe PP PENA
INTORNO A'È TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 207
à.° Egregius si è fatto valere dall’uso della lingua
nel senso di sceltb, squisito, eccellente : ma egregrus
è parola composta dalla preposizione e e da grege, che
variato prese la forma di aggiuntivo. Etimologicamente
significherebbe scelto dal gregge, e, perchè scelto, il
migliore , eccellente : per sineddoche, nominando la
specie per far intendere il genere, si disse egregio ogni
cosa scelta, e perciò eccellente. |
. 5.° Pullus propriamente significa, per quello che pa-
fe a me,il polcino, ossia il neonato dell’uccello, intan-
to nell’ uso della lingua si disse pullus per l’asinello,
pullus ‘per l orsacchio ; pullus pel cagnolino , pulliss.
per it porcello, ec. E: ciò per sineddoche, cioè nomi.
nando la specie per intendere il genere. i
- 6,° Aequor: appo i latini valeva mare e propriamente
it mare in calma, quando l’ acqua ‘alla, superficie pre-
senta una perfetta eguaglianza. In virtù della sua eti»
mologia aequor è ‘ogni superficie piana da aequus equo -
eguale, per sineddoche nominando il genere si fece in-
tendere la specie. Pope A
4
208 ‘+ APPENDICE
, COROLLARIO
INTORNO ALLA PRATICA DELLE TRADUZIONI LATINO
ITALIANE E ITALIANO-LATINE. |
Dalle cose espbste ne’ precedenti trattati si deduce,
come per conseguenza, che la traduzione di una lingua
in un’altra è letterale, oppure è a senso : la traduzio-
ne letterale è identica all’ etimolegica , ed è quando’
la parola di una lingua si fa valere nel suo significato.
primitivo e radicale, o anche relativo .0 sintassico, in
cui fu adoperata da’ parlanti in quella con parole o con
costutti simili della lingua, in cui si traduce , come
ne’ seguenti esempi Deus creavit coelum et terranù 1d-
dio creò cielo e ‘terra; accensus ira vasa perfregit
aeceso di sdegno infranse i vasi ec. La traduzione a
seriso è, quando le ‘parole e i costrutti delle due lingue
non corrispondono , ma nella. versione si combinano
in. modo che il senso rileva nella sua integrità. Così
se ll latino dice Hic liber est mihè ed io traduco 10
ho un libro, avrò una traduzione @ senso, perchè le
parole e il costrutto non corrispondono, essendovi nel
testo latino il verbo est e nell’italiano il verbo avere,
in quello un costrutto figurato rispetto a mihi ( sint.
pag. 115) e in questo un costrutto tutto regolare.
Si può quì indi quistionare se sia possibile una tra-
duzione rigorosamente letterale, o in altri termini, se
una lingua possa corrispondere esattamente ad un
altra nelle parole e ne’ costrutti, in guisacchè parago-
nando le parole del testo con quelle della versione si
possa avere non solo lo stesso numero di parole, come
nel primo esempio, ma ancora la stessa forma di co-
strutti regolari o figurati : La quistione ridotta a que-
INTORNO A’ TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 209
sti termini si può facilmente risolvere negativamente
1.° perchè in fatto niuna versione in qualsivoglia lin-
‘gua di un’ altra lingua ( e non di un pezzo di scri:-
‘tura) si è data finora in questo senso rigoroso di let-
terale. 2.° La ragione poi di questa impossibilità è nella
‘diversa natura delle lingue , le quali non tutte .con-
vengono nella stessa maniera particolare di generare
le parole secondarie per variazione, derivazione, e com-
| posizione , perchè alcune per esempio hanno ne’ nomi
‘desinenze etimologiche significative della quantità di-
‘screta e contmua, della qualità, del sesso, delle rela-
‘zioni ec. Altre ne mancano , come abbiamo veduto
della lingua italiana rispetto alla latina. Così pure la
latina ha più avverbi che non ha l'italiana ec. Or, quando
‘una parola è variata per desinenza etimologica, racchiu-
‘dé più idee, ad ‘esprimere le quali vi è bisogno di più -
‘parole di un’ altra lingua, che manca di quella varia-
zione, e, se il latino diceva poetae, gl’italiani debbono
far corrispondere di poeta. Similmente se illatino dice
Nunc, Vl italiano deve esprimersi con sintassi regolare
‘în quest’ ora , con sintassi figurata ora : così a tum
“unica parola ne deve far corrispondere tre, cioè allora,
che sciolta vale a la ora. Ragionate allo stesso modo,
Se sì tratta di tradurre in latino un testo italiano. 0]-
tracciò l' attuazione de’ costrutti figurati non coincide
în tutte le lingue rispetto alla medesima specie di pa-
role : per esempio i latini adoperavano il nome variato
alla quinta desinenza, detta abblativo, senza preposizione
espressa quasi sempre , gl’ italiani non possono farlo
in alcun caso, perchè, mancando delle desinenze sin-
tassiche, indtrrebbero confusione: in quanto a’ traslati
molto meno si può sperare corrispondenza perfetta tra le
lingue, nali essendo costituite sulla similitudine ,
sulla connessione ‘e congiunzione, i termini di queste
i
210 . .. APPENDICE ]
relazioni variano come i tempi, i luoghi, i. costumi, la
religione , la politica » e le abitutini delle diverse na-
zioni. E tante volte accade che un--traslato riesce. ri>
dicolo, trasportandosi da una in un’ altra lingua. Per
esempio, i Romani dieevano ire pedibus in sententiam
alicujus per far intendere con una metomimia il con-
‘venire nella stessa opinione, perchè era costume nel
senato che, quando un senatore dava il suo voto co’
piedi andava dinanzi allo stallo di un altro, che avea
‘Opinato e questo bastava per far intendere che egli la
‘pensasse come lui, Ma, se oggidì traducessimo letteral-
mente andare co’ piedi mella sentenza di alcuno, fa-
remmo ridere, perchè non sarebbe intesa la idea inno-
minata in costrutto di traslato. Conchiudo da tutto ciò
che la versione letterale in senso rigoroso , cioè che
ad ogni parola di una lingua ne corrisponda una del-
l altra, e che i costrutti regolari e figurati e i tra-
- slati si corrispondano esattaménte, è un assurdo. pro-
‘nunziato dagl’ idioti in filologia. È, se mi si vorrauno
produrre in contrario alcuni sforzi d’ingegno, pe’ quali
alcune versioni contengono un numero di parole pres-
sochè eguale a quello del testo, io faccio osservare di
rincontro che la versione non è. esatta, oppure la dif-
ferenza è ne’ costrutti o ne’ traslati. |
Una versione dunque può dirsi letterale nel senso
che il traduttore si è attenuto per quanto la proprie-
tà delle due lingue ha comportato, e, procedendo con
questo principio, sì è lasciato meno trasportare dall’ar-
itrio, |
È Ma, se una versione, non può -essere letterale, dovrà
necessariamente essere a senso o di equipollenza, co-
me ho accennato in molti luoghi della presente gram-
matica. Questa specie di versione, unicamente possibi»
le, ha per sua legge e condizione l'integrità del senso
INTORNO A'TRASLATI DETTI ANCORA TROPI 211
contenuto nel testo, non avuto riguardo al numero
delle parole o alla forma particolare de’ costrutti.’ E
per riuscire in questo si richiedono indispensabilmen-
te le seguenti condizioni 1.° una perfetta conoscenza;
per quanto è conceduto ad uomo pratico e diligente,
delle ragioni etimologiche delle due lingue per valu>
tare nel giusto peso il significato delle parole di cia-
scuna 2.° piena conoscenza della Sintassi ‘regolare e
figurata ‘attuate dall’uso nelle due lingue, affinchè non
solo si conosca il valore relativo, che risulta dalla com-
binazione delle parole , ma si serbi la preprietà dei
costrutti. 3.° conoscenza esatta delle due civiltà ap-
partenenti ‘alle due nazioni, che hanno parlato o par-
lano le due lingue, affinchè si possano valutare i tras-
lati delle medesime per dare in equivalente nell’ una
ciò che è proprio dell’altra, e tale che non si può tra-
sportare da quella in questa senza riuscire puerile e
ridicolo. 4. nel sostituire l'equivalente in una versio-
ne a senso vuolsi badare che il traslato sostituito sia
sopportevole nella stessa_lingua. del testo, in guisa che
se un parlante di quella nazione, comprendesse la lin-
gua della versione potesse riconoscere come cosa sua
il traslato medesimo. Per mancanza di questa condi-
zione diffettosissima è la versione del P. Antonio Ce-
sari nelle cinque commedie di Terenzio, dove a certe
forme latine fa corrispondere in men di un Credo, in
sullo scocco dell’ Ave Maria ec. perchè simili allu-
sioni sono ributtanti in un libro, che si versa intorno
ad una civiltà pagana, dove il pensiero non va ma
rifugge dalle idee cristiane. E qual bisogno vi è di far
questo, quando la lingua italiana presenta tanti modi
comuni equivalenti ?
Tutto questo è pei traduttori: pe’giovanetti, che in-
cominciano a tradurre, si raccomandano le due prime
212 APPENDICE
condizioni , ‘cioè la conoscenza dell’ etimologia e della
Sintassi e le nozioni generali intorno a'traslati, e per-
‘chè mancano ancora dell’erudizione necessaria per va-
tutare le allusioni delle due lingue si raccomanda loro
più la letterale che la versione a senso, più la fedel-
‘tà che Veleganza. Alcuni grammatici hanno fatto una
raccolta di frasi italiane con le corrispondenti latine,
e di frasi latine corrispondenti alle italiane :' lavoro
‘utile fino a un certo segno, o che io mi propongo
‘di fare accuratamente nell’Elocuzione latina , a cui
appartiene propriamente il lavorìo del materiale grezzo
e ruvido delle parole studiate in queste prime parti
‘di grammatica. o = a
FINE.
INDICE
DELLE MATERIE.
PagFazioNE at | precenori ag a DA a pag
Introduzione intorno alla definizione ella Sintassi Li
, sn genere e A ge . D) . .. . e . » si: 3
DELLA SINTASSI
"PARTE data di |
»
‘Intorno alla Sintassi regolare, 0. anatitica. 1.
cAPO i. Zatorno alla Proposizione în genere, e sue i
<400
‘specie +»
Sezione: I. Della proposizione ‘sotto il rispetto del
‘contenuto . .. +... as a
‘ sotto îl rispetto di.chi parlà. . 6° +. «è
dr. I. Caràtteri della Proposizione principalè ,
‘fdeali ed empirici. . . è
Anr. IL. Intorno: ci Caratteri ‘della Proposizione i
‘ ‘Ineidente, Esplicita e .Implicita. .. .. -
ì1. Della ani SERE smplieita impe--
L rativa. 0 0 -. Ò ®
$ 2. Intorno alla proposizione incidente implici»
--ta infinita . . + do e e
S 3. Intorno alla propobizione incidente implici. È
:ta Copulativa . . + i
G 4. Della proposizione incidente implicita inter=
rogativa . Ù o. ° . DI CD) . o ° ° .
15
Sezione IL. Zatorno alla proposizione considerata v9
4
-
122
26
.
Ma
Li
30
sì
214 .
Se zione III. Zutorno ‘alla proposizione sotto il ri-
spetto di chi ascolta, ossia della -Proposizione
Grammaticale, e Logica 0 Discorsiva
Arr. Z. Intorno aî caratteri della sia
Grammaticale. . .
Ant. II. Intorno alla Proposizione Logica 0 Di
scorsiva. è. >»
f1./ntorno alle Determinazioni del primo De
terminabile. . . . .
Num. |. Zatoruo alle determinazioni del primo de-
terminabile nome. . .
Nym 2. /niorno alle determinazioni del ‘primo | de- ,
tefminabile— Infinito. ., .
Art. 11. Intorno alle determinazioni del secondo
— determinabile—Verbo |
| 1. Zutorno alle determinazioni dei verbi astrat-
li SUM E FACIO . . .
Num 2 /ntorno alle determinazioni dei verdi Con-
creli . .
ART. III. Intorno ‘alle determintizioni del terzo
determinabile Aggiuntivo . .
1. Deserminaz ani del'aggiuntivo ‘nellò compa: a
; razioni di Eguaglianza VEE
$ 2. Determinazioni dell’ aggiuntivo nelle compa-
‘razioni di semplice diversità . . .
$ 3. Detergunazioni dell aggiuntivo: nelle. comi
_parazioni di diversità composta . .
ART IV. Intorno lle determinazioni del quarto
: «determinabile verbale. . *.
9)
‘61
$ 1. Intorno alle determinazioni proprie dei Ver |
bale-modo .. . . ..
$ 2. Intorno alle determinazioni porticolari e‘
proprie del verbale di moto. . . .
6 3. Determinaziani dei verbi cancreti non objet-
MO SORADa ti. 0.0 0 0 0 000 00
È ta
Ù
ro»
|
ivi
uri” -
Ù
215
APPENDICE |,
Intorno alle determinazioni di determinazioni è
| DELLA SINTASSI.
‘ PARTE SECONDA
_ [atoroo alla Sintassi figurata o sintetica
e sua partizione Pi Ci è’ 0. .
SEnoNE I. Intorno alla sintase: ‘ Agurnta, 0 dei mo-
d: sintetici sotto il rispetto della proposizione.
Introduzione intorno allu PrORSMIOno analitica e
sintetica .
CAPO 1. Intorno alta proposizione sintetica per ;
| sintesi semplice nella proposizione
CAPO Il. Zntorno alla proposizione sintetica per
sintesi composta nellu proposizione.
Arr. I. Intorno alla proposizione complessiva. ..
ART. Il. Intorno alla prOpanzione sintetica dupli-
cata. .
‘Sezione ll. Intorno alla sintassi figurata sotto il
rapporto delle de:erminazioni. . .
CAPO 1. Della sintassi i figurata nelle determinazio-
ni,ch- fanno intendere un'intera proposizione.
Art. 1. D»ila sintassi figurata nelle determinazio-
Î Introduzione, idea generale della sintassi figurata 3
71
72
74
‘ivi
77
87
ni, che fanno intendere un’ intera propenso: x
ne semplice. .
Ant. II, Della sintassi. figurata: nelle determinazio.
ni, che fanno sntendere un «intera PRE
ne comparatica e"
S 1. Della sintassi figurata nelle proposizioni
comparative di equaglianza +. . . +. . +
. Li
. (ivi
A
89
90
216
6 2. Zntorno alle determinazioni, che fanno în-
tendere una proposizione comparativa di di-
| versila . . . .
CAPO II. Della sintassi ‘Rgurata: nelle determinazio.
| ni, che fanno intendere un solo determinabile.
Arr. I. Intorno alla sintassi figurata negli aggiun-
livi 0 prenomi » e nelle parole derivate e com-
poste in forma di aggiuntivi, cui manca il
nome. . + 3 ;
ART. II. Iritorno alla sintassi figurata nei nomi ter.
mini di rapporto cui manca la preposizione ,
che în sintassi regolire dovrebbe precedere .
G1. Sintussifigurata nei nami varidti alla. Pea it
.ta desinenza senza preposizione... . .
S 2. Della. sintassi figurata nel nome variato a
alla quinta desinenza senza preposizione. .
‘ART. III, Intorno alla sintassi figurata nelle pre.
posizioni; cui manca îl primo termine . . .
(1. Intorno alla sintussifigurata nei Nomi va.
. riati alla seconda e terza desinenza.
Num. 1. Costruiti figurati nel nome variato alla + 8e-
conda desmenza, detta genitivo . .. > .
Num. 2. Interno alla sintassi figurata nei nomi va-. ;
115
. 122
riali ulla-terza de\inenza.. detta dativo ...
. 6.2. Zntorno alla sntassi figurata, nelle prepo-
sizioni del nome senza primo termine’. ....
6.3. Zntorno alla sintassi figurata nelle prepost-
zioni. del i eee vai termine.
. 127
verb. °°.
Num..1. Alcuni Pstmpi ‘dî sintassi figurata nelle
preposizioni IN, SUPER. SUPRA, SUB, SUBTER.
$ 4. Intorno alla sintassi figurata nelle prepost-
a del verbale senza Da: termine — Fer-
QUE. et. è
Num. 1. Esempi di sintassi i figurata nelle preposi-
“ ZIONî A, AB; 48$, si a prino termine =
iWerbalon. sg © e a e e
9I
92
93
95
ivi
106
125
. 132
133
.- 217
Num. 263. Esempi di sintassi figurata nelle due
| preposizioni AD e PER senza verbale espresso. 138
Ant. IV. Intorno alla sintassi figurata in certi par- i
ticoluri cosirutti. . . 139
Appendice f, — Intorno a certe altre volute figure
grammaticali $ Nea ° 0000. lil
GI. Irttorno al Pleondismo 0 ripieno ‘0 7. 142
62. Intorno dilla così detta Sillessi. + . . . 143
3. Intorno all’ Iperbato . .. . - 00.0 0 144,
È 4. Dell’ Antiptosi e dell’ Enallage. e.» » 146
65. Intorno all’ Ellenismo o grecismo . . . ., 147
Appendice 2.— Intorno a certe norme per educar e
il buon senso all’ analisi etimologica e sintas.
sica.
S 1. Norma legica per discernere il ME termi:
ne di proposizione . . . > @ © dol
S 2. Norma logica per di \cernere î ‘primi termi.
ni delle pre posizioni e deî loro termini dî "e
por to. D) . . C) PA ° Ù) C) è - CI . 153 Ì
Testo . .. sé a 100
Analisi Eumologica è @ al de & de dg a 0 AI
Analisi Sintassica. . oe 0 + 160
Trattatino intorno alla Coin latina,
Iniroduzione. . . 172
CAPO I. Znrorno all'ordine naturale delle parole in
un costrut'o. . . . 173
CAPO II. Poche parole intorno all'ordine artificiale. 179
Regole pratiche per lu costruzione latina
(i .
APPENI ICE
Intorno a' Traslati, detti ancora iropi,
Introduzione. . . , 188
CAPO I. Vera nozione del Trasi ‘0 + 189
CAPO II. Intorno alle quattro spe | ; per
per ogni lingua . » .
8 !
Arr. I. Intorno alla melafora traslato di simility-
di ue 0) ° e . 195
‘.
dine . .U...
Poche parole intorno ull' antifrasi. . .. . 200
ART. II. Della metonimia traslato di connessione
causale . .° .°.0.00% 000. 201
Arr. III. Intorno al traslato di connessione sostan-
siale detto antonomasia. . ..... 204
ART. IV. Intorno al traslato di congiunzione detto
sineddoche . |... .., . 205
Corollario. Intorno alla pratica delle traduzioni
z x
datino-ttaliané è Utuliano-latine .. .. . 207
‘o
LI
CONSIGLIO GENERALE
DI PUBBLICA ISTRUZIONE
Napoli d Settembre 1855
‘ Vista la domanda del Tipografo Nicola Mencia, con la
quale ha chiesto di porre a stampa l’opera : Zniroduzione
ullo studio della lingua latina, ossia saggio diuna gram-
malica latina ragionata di Lorenzo Zaccaro.
Visto il parere del R. Revisore signor D. Paolo Garzilli.
Si permette che l'opera indicata si stampi ; però non si
pubblichi senza un secondo permesso, che non si darà, se
prima lo stesso Regio Revisore non avrà attestato di aver
riconosciuto nel’ confronto esser l’ impressione uniforme
all'originale approvato.
Il Consultore di Stato
Presidente Provvisorio
CAPOMAZZA.
Il Segretario Generale
Giuseppe Pictrocola.
218 |
ART. I. Intorno «alla metafora traslato di similitu-
dine . . °°... 195
Poche parole intorno all ‘antifrasi. “n . 200
ART. II. Della’ metonimia traslato di connessione
causale . . . . A - +. .201
ART. III. Intorno al traslato di connessione sostan-
ziale detto antonomasia . . .. . .
Arr. JV. Intorno al traskato di CORSIABSONE detto
sineddoche . ;
Corollario. = intorno alla pratica delle traduzi oni
‘ latino-îtaliang 6 Uuliano- latine. . +. . .207
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