Grice ed Astore
LA FILOSOFIA
DELL'ELOQUENZA, OSIA
L'ELOQUENZA
DELLA RAGIONE.
Je vous donne mon avis , non cornine
bon , mais comme mien .
Montaign .
Le peuple appelle eloquence la faciliti,
que quelques uns ont de parler feuls,
et long tems jointe à V emportement
du gefte , à F cclat de la voi* , et
a la force dei poumons . Les pedanti
ne Radmettent aujji , que dans le~
^l^mttS Oratoires , & ne la dijlins
guent pas de Ventaffement des figure*,
de P ufage des grands motsy & de
ia rondeur des periodes . V Eloquen-
te peut fe trouver dans tout geme
d'ècrire .
Charaét. de la Bruyer- T.L Chap.L
AXXA SANTITÀ*
D I
PIO SMST
SOMMO PONTEFICE
fÈLlCEMENTÉ REGNANTE .
Santissimo j e Beatissimo Padre
A
Li antichi Greci
ne* tempi delle
raccolte delle produzioni de'
loro campi offerivano a* Dei
a 2
cer-
certi rami di ulivo , o di
lauro, a* quali attaccavano
con molte fila di bianca
lana varie fpccie di frutti ,
e di fiori, vafi di olio, pa-
ne, miele, e cofe confìmili.
Era da eflì quefto dono chia-
mato E?/ww* . Io ardifco di
offrire alla Santità Voftra ,
che è il CapoVifibile della
vera Religione , una Eìre-
fione più vile di quella de-
gli antichi Greci : fpero pe-
rò che la Santità Voftra col
folito benigno fguardo, col
quale fi è fempre degnata
onorare del di Lei generofo
gradimento i miei più umili,
e rifpettofi offequj , acco-
glierà , come imploro , il mio
tenue
tenue, e vii dono, che ar-
dile© prefentare alla Mede-
lima-, non folo come Capo
Vilìbìle della Santa Chiefa
( al quale ogni vero creden-
te dee fempre umiliare le
fu e più oflequiofe raffegna-
zioni , ed un pubblico omag-
gio ) ma altresì come de-
gno Giudice d* ogni intel-
lettuale produzione , e co-
me un Pontefice , in cui
vede F Europa compendiati
infìeme , ed uniti i pregi i
più diftinti , e le virtù le
più ammirabili , che in varj
tempi adornarono divife gli
Anteceiìbri tutti della San-
tità Voftra , che iri pochi
anni di Pontificato è dive-
nuta 1' amore , la delizia ,
V ammirazione del genere
umano , e la venerazione
dell' Univerfo , al quale la
Santità Voftra riconduce la
felicità delle lettere, il feco!
d'oro delle arti, e dell'in-
duftria,il trionfo d'ogni più
bella virtù morale > Sono
quefte le voci , ed i fentL
menti dell' Univerfo , il qua-
le colla penna della mia de,
bole Mula già fcrive fotto
f effigie della Santità Vo„
Ara il feguente Epigramma
SEXTUM cerne PIUM: Stupor ingens
omnibus Hic eft
Terrigenifque viris, nummibufque poli;
Pontificem Magnum , decus Urbis , &
Orbis , adora,
Fle.
Wle&e genu ; Hiùc paret quìcquid
in Orbe vides .
Hic Vir y Hic tft , referunt Mundus ,
quo fofpitC) lucetn,
Re High palmaSj C altea jura decus .
Numinis Hic Magni doSlrinA illluminat
omnes ;
Limen Hic , Hic Cuftos , Hic Via ,
Hic rigat 7 Hic plantat , docet Hic ;
Hic pafeh,, & unity
Eluity irradiata dirigit , ornar, ali*
Dum docet y atque beat Terra* y Èc-
clefta gejiit ,
Qaudent AJlra , gemunt tartara y
Petrus ovat .
In quefti verfì io fonofeco
della pubblica voce del ter,,
raqueo globo, che è pieno
delle lodi della Santità Vo-
a 4 Ara,
Ara , alla quale chiedendo
FApoftolica Benedizione, e
proftefo al fuolo baciando
il Sacro Piede , imploro dal-
la Medefìma il permetto di
raffegnarmi , come devo , coL
la più profonda venerazione
Della Santità* Vqstra
i
Napoli
Urailif$.offequiofifs., ed ubbidietuifi. Servo, t
figlio in Crifla
ALLA SANTITÀ'
B I
PIO SESTO
FELICEMENTE [REGNANTE
s o e 7 ar o.
JIL Adrc Beato ? che il Triregno onori ,
Le cui glorie diran la profa , i carmi,
L'eternità, la fama, i bronzi, i marmi,
Che aurai ne' di futuri eterni allori .
Le menti , i volti , gì' intelletti , i cuori ,
E la dottrina , e le grandezze , e V armi (i )
Culto a Te danno , e di fentir già parrai
L* Univerfo che grida ; Ognun L1 adori .
Dunque, o Tu SESTO PIO, di cui nel cuore
Le virtù le più belle han fede , e trono ,
Concedi ancor che a Te s'inchini A li ore.
Di quello libro accetta il mio vii donof
E s'evvi in eflb involontario errore,
Da Te fpero pietà, lupai , e perdono.
(i) La dottrina , le grandezze^ Yarml dino-
tano qui i Letterati , 1 Grandi , i Conduttori
degli Sferriti , t Principi ficc.
I
PRSFAZÌONE
DEJX' AUTOEE
A COLORO CHE LEGGERANNO
JLm Ettore jimfco della verità , della
ragione ? della foda Filofofia , e della
vera religione , per il quale foltanto
noi fcriyiamo , fiete priegato di efa-
jninare con imparzialità le cofe da noi
dette , ma non giudicate del libro ,
fenza averlo letto da capo a fondo .
Moltiffimi leggono foltanto alcuni
fpezzoni de" libri , o poche pagine di
elfi , e quindi nafcono molti abbagli,
ed erronei , e finiftri giudizj .
Lo fcopo di quefto libro è di
migliorare l'intelletto , ed il cuore ,
per quanto abbiam potuto , e faputo
fare > di coloro , che fi applicano al-
le fcicnze , c di premunirgli contro i
fofifmi , e le nocive affurdità , colle
quali infiniti Autori di moltiffimi pe-
ftilenziali libercoli han cercato di op-
{ augnare , per quanto effi han potuto»
e verith le più utili , e le più facre
della npftra credenza , con immerger
l' uomo nel baratro della irreligione ,
e del libertinaggio , e cercando di di-?
flruggere le bafi di ogni prefente , e
futura feliciti umana , quale prefente,
e futura felicità foltanto può trovarli
nella noftra Apoftolica , e Cattolica
credenza . Tutto per tanto fi avvolge
nel dimoftrare gli errori dell' educazio-
ne letterari^ di taluni , gli errori ,
che derivano dall' ignoranza , e quelli
che fi producono dalla pretefa Filofo-
fia , che fi dimoftra falfa , e ridicola
nel tentare di Qpporfi per fua difgra-
zia , alle cofe le più facre , e le più
evidenti . Di tali Autori fi fono fco-
verti i difetti per evitarfino gli errori,
che ponno deludere, come pur troppo
deludono , P incauta gioventù . Ma
perchè molti di efsi Autori empj , e
libertini al velenp , che fpargono ,
ac-
r
«
»
ITI
accoppiano ptìrq talvolta alcune cofe
fcien tifiche , che poffono efler utili, e
giovevoli; perciò ficcome abbiam cercato
di fcoprir quello pienamente , così ab-
biam creduto poterci di quefte giovare^
con far ufo . di certi loro fifterai fcien*
tifici full' eloquenza > fullo ftile , fulle
opinioni filofofiche indifferenti, e non
oppofte alla vera religione, ed al buon
coftume , nel modo ìfteffo con cui
molti Santi Padri della Chiefa Greca,
c Latina rammentarono talora con lo*
de alcuni luoghi di certi Autori Pro-
fani antichi, i quali non fi opponeva*
no alla vera credenza , e alla fana
morale , raccogliendo così , come le
api , T ottimo miele da ogni fiore , an*
corchè cattivo. Si fono dunque lodate
in quefto libro certe qualità dello IH*
le , e certi fittemi propofti da taluni
Eterodoffi fui buon gufto , e full' elo-
quenza > e fopra materie indifferenti >
come fi lodano da tutti fenza colpa un
Javoro pregevole , una bella voce, un
bel canto > un bel drappo, ancor che
fuf-
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faflé di perfona eterodoffa. Si fono iri
quefto libro lodati alcuni Oltramonta-
ni Scrittori , ili ciò che non fi oppo-
ne alla vera credenza $ nel modo ftef-
fo con cui fi lodano da tutti le buo-
ne cofe dette da Omero * da Virgilio,
da Orazio , da Ovidio , da Cicerone
ec. ^ fenza approvarli i loro difetti $
il loro Politeifmo , e limitando ^ le
lodi à quei foli luoghi indifferenti 4
che fi lodano , come più volte fi è
da noi dichiarato, , mettendo iri viftà$
quafi ad ogni pagina , gli errori gravi
di quelli raedefimi Autori , che fi fo-
no nelle cofe indifferenti lodati • E*
pregato però il Lettore di tener fem-
pre prefente quel che fi è da noi det-
to , quafi ad ogni pagina i fullo fpi-
rito di tali lodi date à sì fatti Auto-
ri da noi fempre confutati, quando la
verità il richiedea , e là noftra religio-
ne , ed i veri intereffi dell' umana fe-
licità prefente , e futura . Si ponno ve-
dere var j luoghi del tefto , e delle no-
te di queft' opera , che qui fi citano
nel
*
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nel margine (i) f quali luoghi voglia-
mo, che fi abbiano onninamente a ri.
fcon*
(i) Si veda onninamente il "Tomo t.
torte III. Capo II. §. 5. pag. 185. net
tefto . E nella Parte IV. Capò Ut §.
8. Nota 4. pag. 2^ Ed il Capo VII.
§. 8. Nota 10. pag. 256*. , Capo IX.
§. 4» Nota 2* pag. 267.. Il Capò X. §.
f. Nota 4. pag. 280. . // Capo XIV. §.
8. Nota 13, pag. 319.4 E nella Parte
V. il CapoIII. §.7. Nota 12. pag. 372.
E nel Capo V. §. 4. Nota 8. pag, 280V
Nel Capo VII. §. 4. Nota 3., e 4. *.
407. 408. . E fi vedano nel II. Volu-
me di queft Opera la Parte III. Capo III.
§• Pag' I7I*> ea* ivi ancora il §. 3,
pag. 172. . // Capo IV. §. 14. Nota 3.
ag. Nella Parte VI. il CapoIII.
. il* Nota 12. pag. 483., ed ivi il
§. 16. Nota 18 pag. 487. , */ §, 27.
^« 34. pag. 504** £ »<?/ C<7/>o XIV.
il §. io. AhM io. pag. 522. , «»
m«M «fa» /w^i <Mfr Note 3 *
i
vi 4
Scontrare > e tenerli pre Centi da noftn
lettori , che vorranno fapere i veri giu-
dizj da formarfi lugli Scrittori Etéro-
dofli y e vietati.
Dobbiamo ancora avvertire • che ( [*
ipotetico fiftema fullo flato de primiti-
vi felvaggi , e full' origine delle loro
cognizioni , e lingue > di qiial fiftema
fi e da noi parlato , è uri fiftema er*
roneo degli antichi Greci e Latini Pro-
fani Scrittori, de1 quali fi doVeànó da
ti ai
7V/?0 , ow J« formano i veri caratteri
de menzionati Autori , # quali fi fono
fpejfo fpejfo dimojlrati erronei , rf»f£*
& materie indifferenti , e fi è concbiù-
fo , che un cervello , il quale prefume
di attaccare la vera religione , è atiac*
caio di frenefia , è delirio come né
matti r gtaccbi un vero favio conofce
benifftmo, che la vera fetenza è anceU
la infeparàbile della vera religione ; e
coloro , che attaccano con vani sforzi la
vera religione, fi dimofìrano ajfurdamefr
te $Vrat
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VI I
noi riferire l'idee, ed i piani full' ori-
pini delle lingue e dell' eloquenza. L'
ipotefi di tali Autori Profani , che ci
hanno dipinto V uomo ifolato da ogni
cultura e da ogni focietk , per ragio-
nar poi fui modo , co ?1 quale abbia
acquiftate V idee , e le lingue , è un
ipotefi manifeftamente affurda , fmen-
tita dalla ragione, e dalla rivelazione;
e tale ipotefi è un delirio della ragio*
ne umana abbandonata a fe fteffa, ma
fi è da noi riferita, per dimoftrare , co-
me ci fiamo protettati , i delirj di
quella vana pretefa Filofofia , che ha
creduto di truovar lumi, ove non pò-
tea truovare fe non che tenebre , co-
me fi è da noi detto, e dimoftratp in
varj luoghi circa tali ipotefi degli an-
tichi Greci, e Latini, che per difgra-
zia ignorarono il bel lume della divi-
na rivelazione, che fola ha rifchiarato
il mondo . Si veda quanto fi è da
noi detto in yarj luoghi ( 2 ) , ne'
b qua-
(2) Voi. L Parte l C<tpo I. §. 2. 3.
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vi ir
quali fi fono ad efuberanza fpiegate 1§
noiìre idee circa i vani delirj della Fi-
lofofi^ abbandonata a fe ftelfa^) ond?
è , che molti giudicar potrebbero Al-
pe rflue tali protette preffochè in ogni
pagina ripetute ; ma in fimili materie
non vi fono protette , e ripetizioni f
che fieno fuperflue, trattandofi di pun-
ti eflènzialiflìmi per un vero Cattolico
zelante della fua religione f
Siam ficuriffimi di gver difefo ,
come meglio abbiam potuto, e faputo,
e quando Y occafione il richiedea , i
dorrai della noftra Apoftolica Romana
credenza , traila quale abbiamo avuto
la felice forte di nafcere . Ma fe mai
in quett1 Opera fi fofpettaffe da taluni,
/ o per
4. Si veda onninamente il Capo L della
Parte IL §. 2. nota 1. pag. 120. , ed
in moltijjimì altri luoghi.
(3) Si veda la Parte IL Capo I. §,
4, nel tejlo pag. 12 2. Voi. I.
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IX
o per ignoranza, o per poca rifleflìone,
e difcernimento , di effervi minima
cofa , che da rimotiffima diftanza po-
tefle effere finiftramente interpretata ,
ci dichiariamo efpreflamente di non ri-
(Conofcere per noftri , fe non i foli
fentimenti della noftra Madre, l'Apo-
ftalica Romana Chiefa , alla quale ,
come far dee ogni zelante Cattolico ,
fottomettiamo tutte le noftre idee , i
noftri razipcinj , i noftri libri , e noi
jnedefimi #
Venendo, dopo tali effenzialiffime
protefte , al piano del libro , il Let-
tore il vedrà egli fteffo dall' opera me-
defima, fenza che noi abbiamo ad in-
faftidirlo parlando di noi fteffi , e del-
le noftre fcientifiche opinioni , e pare-
ri , de' quali non intendiamo faré l'a-
pologia , potendone ognuno giudicar
come vuole . Se il Lettore troverà il
Jibro non buono , potrà fcufarci , e
compatire la, noftra ignoranza ; e col
meglio iftruirfi da' noftri abbagli >
nel confiderà rgli, imparerà 3 migliorar
fe fteffo dalla confiderazione de' noftri
b 2 let-
1
letterarj errori, ì quali leggendo efe*t
citerà la virtù della pazienza.
Se taluno giudicherà di onorar que-
fto libro coq critiche ragionevoli , o
con maldicenze calunniofe , noi gli fa-
remo fempre amici , perchè egli avrà
creduto i\ no(tro. libro degno di occu-
pare per pochi momenti le fue idee ,
e perchè le critiche ragionevoli , e le
maldicenze calunniofe hanno fempre ac-
compagnato , come accompagneranno
fempre ogni libro ; e chi conofce i
varj giudizj5ed i difpareri infiniti del-
la republica delle lettere , riguarderà
fempre con occhio indifferente ogni ca-
tanniofa critica , lafciando al publico y
che decida del libro , delle calunniofe cri-
tiche > e degli elogj che gli fi potrebbero
tare . Se poi i Lettori , ed il publico
giudicheranno queft' opera non degna
di occupare i loro preziofi momenti ,
potranno confacrarla all' oblio , con al-
ni infiniti volumi , che appena nati
marcifeoho ne' polverofì angoli delle bi-
blioteche, o pure tocca loro una forte
peggiore.
Chi
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. Chi va pefcando errori grammatica,
li, itile fonoro,e grave, parole lima-
te , ed eloquenza affettata , non legga
quefto libro, che rapprefenta l'idee con
queir ordine , e con quella naturale
progreflìone , colla quale fi fono all' in-
telletto prefentate. Si è da noi fuggita
T affettazione non convenevole in ma-' '
terie didattiche, ed abbiamo fcritto
più per 1* intelletto , che per gli orec- *
chi . Abbiamo fcritto , non per far
pompa di quella letteratura , che non
abbiamo , nè per acquiftar lodi , che
non meritiamo , ma abbiamo fcritto
folo per migliorare noi ftefli , e gli
altri colle nofìre ricerche full' eloquen-
za • Abbiatn veduto , chq nel nof*ro
jfecolo Filofofico, come fi dice, ^ochif-
fimi han fatta fervire la Filofofia al
regolamento dell'uomo neir educazione
letteraria , cercando di migliorare l'in-
telletto , ed il cuore di coloro , che
fi applicano alle fcienze , e che vonno
ftudiare , e conoscere la vera natura
dell'eloquenza. Abbiam veduto la pre-
tefa moderna Filofofia per lo più tut.
3 ta
»
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I
XII
ta intenta a nuocere all'uomo , e ad
immergerlo nelle perniciofe tenebre cT
infiniti errori contrarj alla fua prefen-
te , e futura felicità , ed abbiamo
ftimata perniciofa ed erronea una tale
fuppofta Filofofia , dimoftrando a co*
loro , che fi applicano alle fcienze, e
all'eloquenza , che dalle fcienze tutte
è infeparabile , che i fuppofti moderni
Filofofi , che lafciando il fonte dell'ac-
que le più limpide , e più pure , fi han*
no [cavate delle cijlerne dijjipate , che
non ponno confervar le acque y fecondo
una frafe del Profeta Geremia , fi fo-
no ingannati , ed hanno ingannati gli
altri . Abbiamo finalmente noi dimo-
ftrato i che la: vera Filofofia confitte
nel regolar Y intelletto > ed il cuore
dell' uomo in rapporto alle fcienze in
modo tale y che effe fcienze abbiano a
condurre l'uomo alla prefente , e fu-
tura felicità , che fola può averfi dal-
la vera religione y della quale la Filo*
fofia dev'eflere ubidientiffima ancella.
Noi in quefto libro abbiamo lo-
dato ogni Autore , come già fopra fi
».
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-
XIII
e avvertito , quando la ragione , e la
vera religione , è la fana morale ha
fatto eco alle idee di tale Autore da
noi riferite ; ma abbiamo abbandonato
è deteftato qualfifia fentimento di qual-
fifia Autore , che ó direttamente , o
indirettamente abbia voluto allontanar-
li dalla verità , e dalla ragione y e
dalla noftrà Apoftolica Romana creden-
za , ed abbiamo cercato di efporre gli
errori intellettuali di coloro , che fi
fono abufati de' loro talenti , o per
malizia , o per ignoranza , o per li-
bertinaggio , o per follia. Non abbia-
mo avuti s nè abbiadò per veri favj,
fe non coloro, che han cercato di mi-
gliorar l'uomo in rapporto alla fua
temporale i ed eterna felicità . I veri
favj dunque non potranno mai biafi-
mare lo fcopo di quefto libro , come
fiam certi > che molti cervelli epiletti-
ci allievi della pretefa erronea Filqfo-
fia non lo gradiranno , perchè oppofto
à' difegni del libertinaggio, e dell' in-
credulità ; ma il biafimo che tali per-
ione faranno del libro , farà appunto
b 4 la
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t
XIV
la piìi grande apologia , e la lode fa
più illuftre dell'opera , comé faranno
altresì lodi dell'opera le critiche di
coloro, che fan confiftere la letterati!*
ra nel fapere i foli titoli de' libri, nel
legerne pochi righi , e nel giudicarne
foprà i pareri altrui i o nel biafimare
quelle produzioni non analoghe alle la-
ro idee - I Zoili , gli Ariftarchi , i
Momi , infetti corrofìvi , roderanno
invano quefto libro, del quale potran-
no giudicare a lof modo , giacché noi
diremo di effi con Virgilio.
Et veterem rati* in tinto cecinert
quenlam .
Lafciamo dunque il gracidare de* ra-
nocchi , e compafsiòniamo V infelice
meftiere di coloro , che fenza nulla
produrre, rodono le altrui opere, per-
chè non fanno , nè ponilo far meglio,
e così caftigaiio loro ftefsi vivendo fem-
pre traila velenofa atmosfera dell'invi-
dia , che è un moftro, che germoglia
' „ mi * ~. " da*
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* XV
da per tutto i e molto più nella re-
pubblica Letteraria , e fpecialmente tra
gl'infetti .della medefima , i quali in
vece d'imparare a far fervire le fcien-
2e alla moderazione delle proprie paf-
fioni , le fanno fervire d' iftrumento
Esr esaltarle i e per abufarne * Quefto
bro non è fcritto per tali perfone ,
ma per quelle che le fcienze fanno ef-
fere più umili > più eulte , più genti-
li , f>iù ragionevoli , più probe * Pef
i veri favj , è per coloro , che ama-
no d* imitargli , è fcritto Quefto libro*
Per quelli , che altrimenti penfano ,
potranno averlo come non pubblicato.
Vi fono in quell'Opera due indi-
ci di errori , e correzioni , uno cioè
per ogni tomo , ma non creda il Let-
tore , che folo quelli errori vi fieno >
giacché ve ne fono molti altri errori
di ftampa , talora effenziali , e che
guaftano il fenfo , sfugiti inevitabilmen-
te alla lettura de' Correttori , e deri-
vati dagl' impreffori , onde i Lettori
elerciteranno in tali correzioni la
1 lo-
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XVI
loro pazienza , come molto più l'efer-
citeranno in correggere gli errori dell'
Autore , il quale vi defidera ogni fe-
licità pofsibile .
4>
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I
xvi!
AVVERTIMENTO .
T * Editore di queft1 operi avendo co*
JL/ nofciuto, che la mole del fecondo
Volume eccedeva quelli del primo ha
(limato doverci fi fupplirc coti alcune ad-
dizioni che l' Autore fi trovava aver fatte
dopo 1* edizione dell'opera, guali addié
7Ìoni l'editore ha voluro aggiungerle a
quefio primo volume per uguagliarlo alfe*
condo. Ecco dunque alcune addizioni per
i due volumi di queft' opera, e tali ad-
dizioni , che dovean' effere nell' ultima
Tomo , fi vedono polle nel primo pef
una figura , che qualche Rettoria) di*
rebbe urfpov tfpwTfpov , e perchè cosi ha
voluto T editore. E perchè in quell' opera
oltre gli errori , che fono notati nell*
Errata . fi è veduto efferne occorfi di al-
tri molti * fi è fìimato farne quella ad-
dizione ai già ftampatiy fe oltre quelli
Ve ne fono altri , potrà correggerli T av-
vedutezza del benigno Lettore -
AGGIUNTA ALL' INDICE DEGLI ER-
RORI DEL PRIMO VOLUME,
Pag. 4. linea 1. dalla grida degli animali, dal
mormorio de' venti da certe onomatopie. Cor-
fezione nelle grida degli animali , nel mormorio
de'
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XVIII
de' venti , in certe onoraatopie di voci . pag. 24.
//Vi. i. certi pietre * corr certe pietre . Ivi alla
nota 37. Si veda Voyaged de IVI. Shavv* cor?,.
Si veda V opera intitolata Voya^es de. M.
Shavv. 38. nella nota Un. 11. iegale , corr.
fegala . j Ivi Un. 12. par de corr. par des pag.
55. nella nota Un. 15. hùmau nature , corr. hu-
man nature. Ivi nella Un. 17. Genina , corr.
Genius, pag 97. nella nota Un. ultima Eucydop.
corr. Encycop. 10?. nota 7. nella citazione
ove dice Óvid. dee corregerfi Propert. Libr. II.
Eleg. I. 153. nella nota 12, Un. ?. Indum
€orr. ludum. 171. Un. 1. «•/ fc/fo : Quan-
do le profcriflen. corr. quando le preterì flen ?
di6. nella nota 7. Un 1. doore , corr. dolore i
aio. dell narrazioni, corr. delle narrazioni.
231. ne//* Un. aniiptnult. iftrivwmo corr iftrur-
▼ano. 233."$. 4- /<*• P*r migliorare P
eloguenza , corr. per migliorare T eloquenza .
«234. note 4. Un. 15. dottrine andàci , corr. dot-
trine audaci - 237. nota 3. // «. tf/fim. de llbr.
corr. de' libri. 239. nota 2. ver/, antepenul.
i erniftichii di Virgilio , corr. gli emiitichti
Virgilio. 244. 3. Un. 2. proceduta *
#orr. preceduta. 256. ita 2. afTudirà , com
affurdità. C2&8. nou 7. /in. /wur/f. ètade ,
*orr. ètude'. 307. nota 2. peintare , corr.
peihture. 33 »• §• 5- ««• $3- *on fia a(Tai
meglio , corr. tèmpre fia affai meglio . 350*.
Un. 20. dell' eloguenza corr dell' eloquenza .
374. §. Le cefali , CorV. §. Q. Le caulali .
381. nota 1. UH ult. Cònnoiffen humainf , cori.
Connoiienc humain. ^85. nota 6. in fine di
detta nota (crupono , co»r. lcuoprono . 4C0.
nella nòta (*) ver/. 7. fymichanorifluus , corr»
Symichonarifluus, 464. Uh. 34. particrolan,
corr. particolari» AG-
Digitized
XIX
AGGIUNTA ALL' INDICE DEGLI ER-
, RQILl DEL VOLUME IL ' -
Pag. 31. mila nota liti. 7. piXtffiu?'*, *>rr
fty^f . 128. §. 7. C». ad evidenza , cprr.
ad evidenza . 133- §. 2/ fòt. 1 i. la Zenobiau,
corr. la Zenobia . 274. «ote fri. ai.
il Vezio, corr. l'Vezio. 274. nota 55 %
» r -
crogìypheis , corr. on the Hieroglypheis .
382. nota <2. Dialoques , coir, dialogues.
436. mi ujìo Un. 7. ne' paeG burleschi . corr.
ne1 pezzi burlefchi . 450"- 9- M- Labbè
Auger, forr. M. l' Abbjè Auger., 515. nota
6. Un. 7. Maupernis , con. Maupertuis .
V avvedutezza del Lettore correderà gli al-
tri confimilì errori 9 che porrebbero incontrarfi »
e vedrà il Lettore net principio del fecondo Vo-
lume le approvazioni dell1 Opera , ed.i pcrraef-
(i de' Superiori e?. ,
«e • • '
• ' 1 *»
A*
ADDIZIONI AL VOLUME PRIMO .
* * • •
Parte 11 Capo Uh ove fi parla delle feten-
ze degli antichi Mufici .
Omero chiamò i Mufici Sojjpoyirax f
Cioè cajligatori de* coftumi . La voce di
Cantore, Mufico , e Filofofo dinotò V
ifteflò . AViSéiv dinotò cantare dall' <* in-
tanfiva , e Wfoiy cono/cere , cioè che gli
antichi Mufici furono i conofeitori di
tutte le feienze . Così riflette Goffredo
Linocerio nell'opufcolo intitolato Mytbo-
logia Mufarum al Capo I. , qual' opufeo-
lo fuole ^ andar* unito alla Mitologia di
fiatai de9 Conti P
Parte V. Capo IX. §. 9. ove fi parla
(Iella memoria .
•
Plutarco nel libro «/m *#i5<w iyo^m
fcriffe che ne' ragazzi fi deve molto efer-
citare la memoria , o che fieno o nò , i
ragazzi dotati di tal facoltà, foggiungen-
do , che la memoria efl velut difciplina
thefaurus, ideirco Matrem Mufarum fa-
bulati funt effe Mnemofynem ut ofiende-
rent nihil tam conferre ad feientiarum
generationem , quam memoriam . E' vero,
come dice Plutarco , che ne' ragazzi fi
debba coltivar la memoria , ma coltivar-
li
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fi per mezzo de9 raziocini , e delle pf-
feryazioni , e con metodiche rifleffioni,
che fono l'unico mezzo del coltivar la
memoria , Ma phi poi credefle che fi
coltiva |a memoria de' ragazzi polle lun-
ghe recite di cofip da effi non capite, e
che non ponno capire, s'inganna molto,
ed avvezza i ragazzi a non faper mai
ragionare, ma (olp riferire le altrui opi-
nioni fenza piai faperlc (bilanciare , vale
a dire fenza piai giudicare, riflettere, c
ragionare, ed in fai cafo p inutile, c va-
na ogni memoria ,
fatte V. Capo X. nota j. pag. 45g,
fi parla di bifticci . '
Si rifletta che Aufonio pel fuo Epi-
gramma 33. , che da molti fi è creduto
bello, ed elegante perchè deferi ve in
brieve P origine della Dea Venere , ha
adoperato de freddi biftiqpi •
Òrta falò, fufeepta foto , fatte edita
Coelo &c.
Cosi l' ifteffo Aufonio diede molti efem-
pj di una cattiva eloquenza , e cattivo
gufto nel fuo Grifo , e nel Technopai-
gnion , ed in molte altre lue cofe delle
quali può dirli
Tur-
XXI X
Turpe efl difficile* Mere nuga$
Mt fluì pus labor e fi ineptiarum.
Voi. Il Parte l Capo l fior. 4. Ove fi
parla de'Sofifti, fi aggiunge che circa 1
Sofifti , e loro eloquenza fi può offerva-
re il Kriegk nell' opera de Sophtftarum
eloquenza in + J™* Cnl Jvuo1
aver' idea di ciò che oggi s' intende per
eloquenza Sofiftica , e Sofifta può legge-
re l'opufcolo di Giacomo Guther intitola-
to Tire fiat, five de cacitatis , (5* faP ten-
ti* cognazione ad Nicolaum Bluraftium
opnfcolo che Cuoi' unirli al libro di cflo
Cutter intitolato de Jure Manium * Ma
chi volefle idee più particolari dell elo-
quenza Sofiftica , può trovarle in molti
dialoghi , e difeorfi , apologie , e decla-
mazioni di varj Filofofi Greci , ed in
moltifflme cofe de' pretefi moderni Filo-
fofi , fpecialmente nel Roujfeau •
Parte 1. Capo if*. Ove fi parla della
Conofcenza delle favole in particolare ,
fi aggiunga che chi voleffe riflettere fui-
le varie origini delle diverfe favole , lo-
ro divifioni ,e natura, dee offervare Na-
tal de' Conti , Mytbolog. Libro L Capo
a. 3. 4. 5. , e 6.
Parte U. Capo 11 \. i« , ove fi parla
dell' arte di ben leggere i libri fi aggiun-
ga che sii tal materia fono degne da**
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XXI II
flettere le feguenti oflervazioni d' Jfaac
Watts nelle fua opera intitolata la tuU
ture de ? Efprit , où Direttions pour fa-
ethter /* acquifition des Conno ifences uti-
les, par N< Ifaac Watts tmduit de l An*
glats Chap. IV de la letture, & des li-
vres , pag.7$. Laufanne 1783. In tal' ope-
ra così fi parla della lettura de' libri :
S* un Untore vi fembra ofeuro , rtfebia-
rat eh. Se troppo brieve , e co ne i/o , date-
glt eftemione convenevole. Se troppo prò-
lijfo, togliete ilfuperfluo. Se egli non fi al-
lontana dalla ragione , vedete come i razio-
cini conchiudono: Se la conchiufione è ve-
ra, ma /argomento poco convince, fotti-
tutte Vot delle pruove più forti Se ÌAur
tare tira delle confegue?ize o/cure e dub*
btofe j fate meglio fentire la precifione
delle CQnchtuftoni) e de' corollarj , ed ag-
giungetecene de nuovi , che vi fi pun-
teranno alla mente. Quando Voi lo cre-
dete neir errore , proponete le voftre dif-
ficoltà 9 e corregetelo . • Finalmente , fe
guanto fcrive fi farà approvare dalla vo*
/tra ragione, come giufto, ed utile, sfor-
zatevi dt tenerlo a memoria , e di met-
terlo al numero delle voftre ricchezze in-
tellettuali: Così il citato Autore.
Capo III. Nota J/f Ove fi parla dell'
abufo delle parole , ed ove fi adduce 1'
10 delle due voci Preter Cehan
c prc-
prete per Prete Gianni, fi aggiunga i che
per confidile errore fi è creduto , che i
Regnanti della Perfia fi chiamarono SofìÈ
quandoché fi chiamano Sefevis > ciòè di
Icendenti dal Chec Sefy , da cui 1 Kà
Pcrfiani derivano , non già dalla voce
Soft , che dinota religiofo veftire di la-
na da Safa purità , e Tefaouf , che e li
quietifmo che profeffano. Ecco dunque
che il titolo di Sofì attribuito a' Regnai
ti della Perfia da Golio , da Herbelot ,
c da molti Viaggiatori è erroneo, ed è
derivato dalla parola Stfevy non capita |
e confufa con Soft .
Capo m Nota 4. pag. 14- » aggiunga
t>ve fi parla de1 paragoni poetici , c prò-
faici , che anche Luciano , quando ci di-
pinte taluni fallì dotti e gli chiamò pii*
mbbiofi de' cani , t A timidi delle lepri t
pih adulatòri delle fctmmie , più im-
prudenti degli afini , piU rapaci delle gattt,
pih clamorofi de* galli ppyiXwnp* rm
tepot rw mOvx»? , «n^trtpoi rm owv ,
apit^rixicnpoi T«> 7«X«y , <ptXp« m*TÌ poi
roùv aAfxTpi-ovwv ) volle per un folo rap-
porto delle loro qualità fare tali paragó-
ni , che confiderò in tal folo rapporto •
Capo IV. Nota 9. Pag. UT- Qyc li
parla de' Sillogifmi fofiftici , fi aggiunga
che Luciano per mettete in ^cùì^i
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Sillogifmi de' falfi Filofofi de* fqoLtempi,
introdufle la Sillogiftica che chiama tut-
ti i Filofofi in Acropoli , per ivi fare ot-
timi Sillogifmi in forma; e fi vidde A-
cropoli piena di Filofofi, che con rumor
confalo andavano a federfi , portando fe-
co i baftoni, Je bifacce, le lunghe bar-
be , l' imprudenza l'adulazione; il
togifmoy e T avarizia .
•41 Capo V. %. 3. fag. 125. , ove fi
parla dell' incertezze dell' Etimologie ,
A aggiunga , cht chi voleflè efempj di
sbagli lflorici y e Mitologici derivati da-
gli argomenti di etimologia , può tro-
vargli ne' Mitologifti , e negli lflorici ,
che coll'ajuto dell'etimologie ha n cerca-
to di fviluppare l'orìgine- delle popola-
zioni, delle Città, e de' Dei del Paga-
iiefimo . Per forza di Etimologie il Boc-
carto ha trovato i Fenicj in tutte le Cit-
tà di Europa . Altri i Celti , altri i po.
poli Settentrionali . Londra , vi dirà un1
Antiquario, ha il fuo nome àzCaer-Lud^
Città, di Lud . Erafmo dice che deriva
dal nome di una Città di Rodi detta
Lindun. Altri la fanno derivare da Lug-
dus Principe Celtico . Seldeno deduce il
nome di Londra da Llanto Dynn^ Tem-
pio di Diana . Il Sommer lo deduce da
Lanmrrn Dyn^ Città popolata . Il Cam-
bden lo deriva da Lbong dinns^ Città di
c 2 Va-
!
XXVI
Vafcelli , porto di mare . Si veda il
Maitland ncl^ fuo libro intitolato Htjlory
of London. V ifteffe diverfe opinioni E?
timologiche v' incontrano ne nomi d' ogni
Città , in quelli di tutti gli antichi Eroi,
e Deità della Grecia , e di Roma . Un'
altra etimologia più curiofa è quella ,
che ha fatta derivare dalla Tracia la re-
licione d-gli antichi Greci , attribuendo-
la ad Orfeo . Il culto de' Greci , dicor>
taluni, fi dicea 9fMÌMtx , cioè f dicon* effì )
OpxKt* , vale a dire culto deli' Uomo di
Tracia , cioè d' Orfeo • Dunque Orfeo,
fa il fondatore della religione de' Gre-
ci . Si può dare cofa più curiofa di que-
llo dunque?
Capo VII. Ove fi parla delle lodi , e
biafimo nel genere Dimoftrativo , e to-
pici dal rnedefimo addotti lungamente dal
Vofììo , come fi dice nella Nota 2. ^
nella quale fi fa vedere V erudita noji ,
colla quale il Voffio paria de' topici
celle lodi delle Città, e parti delle me-
defimcj fi aggiunga, che forfè il Vofliq
apprele da Sidonio Apollinare tal* elo-
quenza Sofiftica in lodar le Città . Infat-
ti Sidonio Apollinare così avea detto lo-
dando una Città.
• » « *
Murhr ctvtbus, ambita, tahernis r
tiorris 9 porneibus f foro , ikajro f
Ther-
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XXV II
• Thermis , atcubus , horreh , macelli;,
-! Prati s , fontibus , infulis, falinis , ) -
Stagnis , flumine , mèro , />o;?*r ,
••ti* • . * ' -i
• Si può dare cofa più nojofa , e di mal
gu-fto di qucfla infipida legenda dal nom-
ine di cofe per le quali fi loda una Cit-
tà ? In niùn genere ha tanto campeg-
giato T Eloquenza Sofiftica , quanto nel
genere Dimoftrativo .
Parte II?.' Capo VL Nota 5. pag. 20{.
Ove fi paria de' Pedanti % fi aggiunge che
eccellenti cofe offervò Culla natura del
Pedantifmo il dotto Ulrico Hubcr nell'
Orazione de Padantifmo , che è alla pa- ,
gina tgu del fuo Opufcolo intitolato
•dufpicia Domeflica Exercitatiomm in i*
Franequera 16% i. i.
Capo VII nota 4* pag. 212. ove fi par-
la del mal coftumc, e della maldicenza
di molti Filologi * e Commentatori de*
claffici , fi aggiunga, che Palemone il
Grammatico ebbe la sfrontatezza di chia-
mar porco M. Varrone. Sdoppio fu detto
il Cane Grammatico da taluni . Egli pre-
tefe di trovar barbarifmi in Cicerone , e
Tracifmi in Fedro. Giovanni Ciampolo
Vituperò Virgilio ^ ed Orazio ec. 1
Ivi alla nota zi. Ove fi parla de Com-
' * . . c 3 men-
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\
XXVIII
mentatori , che tutto vedono in certi Au-
tori , c di coloro che la fanno da Com-
mentatori, fi aggiunga, che per meglio
conofcerfi quanto poco conducano ad il-
luminar T intelletto anche certi Commen-
tatori i più accreditati tra Filologi , ba-
ili T offervare , che il Érouckufio ( Not.
in Tibull. Libr. IL Eleg. tlL ver/, n*
pat? edit. in 4. Amftel. ex officiti.
Wt/ien. 1708. ) ci dà cfempj frequcntif-
fimi di cofe inutili , con avere feriamen-
te riferito , e difputato con un cumolo
d' infinite autorità di Poeti tutte le cofe
che concernono Apollo che pafcè le pe-
core di Admeto. Difputa egli fe Apollo
fpontaneamente, o comandato da Giove
pafcè le pecore di Admeto, fe ebbe, o
nò per compagno Ercole, indi efamina,
fe pafcè bovi , o giumente , o pecore •
Per tali cofe ci cita qn nembo delle au«
torità di Poeti Greci « e Latini, come
anche Iginio, Plutarco, Lattanzio, Mi-
nucio Felice , Probo, Servio, Nata!
de* Conti ec. Ecco gli tfempj de' pochi
lumi , che i Filologi danno tir intelletto.
Fatte IV. Capo VI. 11. ove fi par-
la delle fimilirudini , e metafore , fi ag-
giunga che per le fimilitudini , e para*
goni , fi dee leggete il libro di M. do
Moiffy intitolato La Nature Pkilofophc ,ou
M>i(iionnaire des Comparaifons , & fimi*
litu*
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xxix
litudhies agreables , & injirufthes , in
8. Haye 1716.
'Neil' iftcffo Capitolo §. 14. alla not*
*S> Pag- SiS- ovc fi Par*a de"' allegorie
ed emhlemi , fimboli , enigmi , c parabo-
le , che fono cose correlative, fi aggiurv
ga che su tali materie fcrifle cofe drgrìp
di leggerli il Dougtejo in Jtnalefl. Sacr.
Part. I. Esecurf. 99. pag. ifu in & Am*
flerdam 1Ó94. apud Johann* Wolten. Si
veda altresì V ifiefla opera Pnt. lì. £*-
curf. XII. pag. 18. De' geroglifici, e (im-
boli antichi molte cole lentìe anche il
dotxo GLureconfulto Everardo Ottone nel
libro de Jurifprudcntia Simbolica , in iz.
T.ajefti ad Rhanum apud tìofmam 1730.
Parte V. Capa JIL pag. 385 nella no-
ta *, ove fi parla della Poefia Ebraica %
e dell* Eloquenti di tal Poefia Sacra , e
fi riflette che è fuperiore all' eloquenza
Greca, fi aggiunge, che la Sacra Poefia
de Salmi , o fia fiata ritmica , come fo-
ftiene M. le Clerc nel Saggio Critico
fulla Poefia degli Ebrei, o fia fiata me-
trica, come foftiene V Inglefe Hare Vc-
feovo di Chichefter nella Prefazione a*
Salmi, tale Poefia de' Salmi confederata-
nei folo genere di Itile , c di eloquenza
è da preferirli a quella di tutti i Poeti
profani Greci , e Latini . Chi volefle fa-
pere l'indole della PocGa degli Ebrei
c 4 dovrà
~1
XXX
dovrà leggere P opnfcolo citato di tiare + .
ove paria a lungo della Poefia , e Muli-
ca degli Ebrei .
Parte V. Capo 12. §. 5. pag. 418 Ove
fi parla di M> Thomas, che fenza ràgia,
ne volle degradare V eloquenza Italiana,
fi aggiunga , che il Francete Signore Ab-
bate Richard ( Defcription tiiftoriq. &
Critiqi de l Italie Tom- V. Part. I. pag.
292. edit. in iz. Paris 1770. ) dir volle*
che i veri Italiani cercano di ejfer volu*
minofi per efer chiari , e temono che la
troppa preci/ione non gli rendejfe ofcur'ù
Rivolgono , e prtfentano l ijleffa idea in
tutti gli af petti , e non fi fono ancora
avveduti , che quejla abbondanza vizio/a
è un vano gonfiore •'• fc La poca fòlidità
della toro Poefia , loro corrompe il gufto J
ed effi portaììO i concetti, le piccole gra-
zie dell* elocuzione nelle loro ferie comi'
pofizionr , ne* loro pezzi di eloquen-
za , ove fi fublitne , ed il patetico non *
sl incontrano quafi mai: Così il citato
Autore, il quale foggitinge ciré gP Ita-
liani han fatti pochi progreffi nelP ar-
te Critica . Ma avrebbe dovuto riflet-
rere tale Autore, che gl'Italiani fonoffo-
ti r primi Maeflri dcfP eloquenza, e dell'
arte Cricca , e del buon gufto, così ne'
fecoli dell'antica Roma come nc'tempi della
riparazione delle fcienze . Rariffime voi—
: * te
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te fi ponno incontrare nel Dante, nell'
'riorto , nel Taflb e nel Petrarca i coni
cettini che dice M. Richard , ma di ta-
li concertini fono pieni ' molti .Poeti l e
frofaici Francefi ,11 girar Y iftefle idee
jn molti afpetti , e ripeterle fempre noti
lì trova negP Italiani di buon gufto,o fe
fi truova, fi farà ciò fatto per utile de*
Lettori. Ma tra'Francefl fe fi voleflercf
efaminarele collezioni di due loro modernC
Autori che fi credono i Corifei dell* Eto-
quenia Francefe , cioè M. de Vòlt aire *
t M. Rouffeau^ fi troverebbero tutte qua*
fi confiftere in perpetue ripetizioni, ed
in* molti concetti freddi . Del rimanente
moltitfimi dotti Francefi han portato Ar-
gP Italiani giudizj più vantaggiofi , ed
han venerata V eloquenza, e letteratursi
Italiana. 1 ; *
Capo ÌV §. s* Nel fine png 515. ovd
fi parla dell' eloqu^riza Filofofica fi ag-
giunga, che i doveri di chi la profeffa,
fono , cóme dice il Wòlfio, trodere' phU
{pfophiatoad publicam privatamqUe ufi-
htatem aptatn. Wclff. Horar. Subjeciv.
Ù1r*rbHrg. Tom- J. de habit. Pbilofoph ai
public* privatamq. utilità aptau Cap. !/•
V v*pflg- 37- i
VnHe VI Capo VI. §. 8. pag. 5^. Ove
fi patria delPabufo della Poefia fi aggiunga,
che per tale abufo il Francefc M. Qatntct
. nel
neì fuQJibro. intitolato Ifammc dc t*#rci
pag 88. ad gi.edit.in iz. Paris 1774. ebbe
af #re , che i migliori capi di opera di
Poefia fono limili a qùej palazzi" che il
lu(Tq de' Romani fece, talora fabricare nel
(eoo dc'JUgfa, e nel mèzzo del marécqa
fetighe^ f : e fpefe che potean elfere meglio
impiegate* Soggjunge,che la Poefia cuna
illusone, #he piace movendo le paffioni
td.il loro difordiue, ond'èqhe non piace
*v$ri Savj .Ad un Uomo illuminato, c
favio il tenero Racine farà per lui un*
accorto, preftigiatore . ,La materia della
Poefia dice che fono le favole e le. meo-
Cogne . Che un Poeta è incapace di ra-
Siocipj , e di fpecolazióni , colle quali
feducc , e che i gran Poeti fono in loro
Ceffi vani, e prefuntuofi : Da quanto di-
ce M. Garnicr fi vede che Egli non ha
capita la vera natura , e le vere origini
della Poefia , che fui principio infegnà
la vera Filofofia , la morale, le feienzq
tutte. M. Qarnitr vidde i foli abufi che
ne han fatto i piccioli Poeti , e volle di-
moflrare di non aver ben comprefa V
origine delle favole, e per colmo di con-
tradizione avendo veduto , che il famofo,
e dotto Tragico Francefe M. Cornetti^
avea fatte le fue Tragedie in modo , che
avellerò contenuto , come contengono , i
femi d1 ogni raziocinio utile * e di ogni
ne-
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xxxm
tieceffaria cognizione , foggiunge etto M-
Garnier > che M- Cornetlle non* è fìat*
Poeta , ma un grand' Uomo che parlava
in lingua mifurata . Ecco che M. Gar*
nier confeffa , e conofee , che vi è un
Poeta y che fmentifee i fuoi fìttemi , £
per (ottenere il Paradoflb, che dice, nq
foggiunge un'altro maggiore , cioè che}
M. Cornetlle non era Poeta . V ifteflq
Avrebbe detto Ni. Garnier di tutti i Tra-
gici , ed Epici Greci , e Latini , i quali
contenendo i femi d'ogni dottrina utile*
c di ogni morale , come giudicò Orazio
che ditte, che Omero plenim Ma mel\us
Ckryfippo, & Cantore dich quid fit jth
tundum , quid utik , quid non » avrebbe
(ottenuto M. Garnier > che etti noa fon<?
Poeti .
la delle varie ipecie delle materie conte-
nute nelle Poefie Pattorali, e nel!' Eclo*
ghe , fi dee aggiungere che ne' tempi
antichi fi diceano Ecloghe tutti i brievi
Poemi , e la voce Ecloga dinotò fulle
prime htfo\Qyt*r florum dete&us , pi&us-
nje fafciculus : $clog& vale l' i fletto ,cht
Elefla , Sellefla . Quindi il Baxter Iti*
glefe intitolò Ecloga tutte le opere di
Orazio del quale Orazio ditte Sidonio
Apollinare Vernans per varii carminis
Eclogas . Il Bentley iotitoiò Eclpghe le
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Satire di Orazio . Ma oggidì il nome
di Ecloga per lo più fi attribuifee alla
Poefia Infiorale .
Neil1 ifteflo Capitolo §. 35. , ove fi
fratta dell' Eloquenza Tragica * fi dee
aggiungere, che l'antiche Tragedie era-
no così ripiene di rapprefentanze di vio-
lenti paflìoni j che Luciano nel Dialogo
guomodo Hifìoria fcribenda fit dice , chd
gli Abderitani avendo intefo un certa
Comico chiamata Archelao , che recita-
va una Tragedia , nelf ufeir dal Teatro
incapparono in una febre epidemica ar-
dente, che nel 7. giorni finiva con un
delirio, nel quale gP infermi declami*
Vano pezzi di verfi dell' Andromaca di
Euripide rapprefe peata da quel Comico.
Neil' ifteffo C<*po al §. 35. ove fi pat-
la de Tragici Francefi • Corneille , Oé-
billon , Racine , Voltaire , fi aggiunga 4
che M. de Voltaire Autore di buone
Tragedie, non molto poi fi è diftinto in
aver voluto far precetti full' eloquenza
Tragica , c ne* faoi Commentar) fopra
M. Corneille . Diamone un' efempio
Egli dice y che la figura dell' Ironia
( Voltaire Commenta a la Medie de Cót-
mille Ali: IL Scen. IL ) partecipa fen*-
pre del Còmico , perchè è una burla ; che
tale figura fi' foffre in profa, che Dcmo-
ftenc, e Cicerone fe ne fervono talora,
ed
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XXXV
ed Omero , c Virgilio non hanno sde-
gnato di fervirfene , ma che nella Tra-
gedia bifogna farne ufo fobrio , foggiua-
gendo, che M. Raciné, non fe ne lerve
nelle gravi Tragedie; che V Ironia non
conviene alle paffioni ; che efla non va
al cuore, ma fecca le lagrime •
Quefte rifleffioni di M. de Voltaire fi
oppongono alla ragione , ed al buon fenfo
perchè fe l'Ironia è ammeffa nelfEloquen-
za fublime dell' Epopeja , come han fat-
to Omero , e Virgilio , può ammetterli
nelle Tragedie, tanto più, che Omero,
C Virgilio avendo porta V Ironia in boc-
ca de' loro Eroi, e ne' loro vicendevoli
difeorfi, e rimproveri, che fi faceano,!'
hanno ufata quafi nel genere Drammatico,
c l'hanno ufata per efprimcre gl'impeti i
più forti delle loro paffioni ne' loro vi-
cendevoli difeorfi , che. come in un ge-
nere drammatico han rapprefentati nell'
Epopeja , ove vi fono talora , e vi pori-
no edere tutti i generi di eloquenza dia-
logica , e drammatica . L' Ironia è la
figura la più adattata alle paffioni della
Tragedia, allo sdegno, alla fierezza, al
difprezzo . Sofocle l' ha adoprata nel F/-
lottetc -, e M. Racine nel Bajazet , nel
Britt aritco , nelP Ifigenia, e M. Qomsillo
ha fatto bene in fcrvirfene nelle Trage-
die . Erra dunque ikf. de Voltaire circa
quel
XXXV X
quel che riflette full' Ironìa , e con h*.
gionc è flato confutato da M. Clemcnt
nella fua Se/la Lettera a M. de Voltaire
Tom- Ih pag* 105. ad 14. edir. in
ììaye 1774.
Al Capo ultimo %. ultimo nel fine del-
le rifleflìoni fulla Poefia , là aggiunga
che r abufo, che molti han fatto della
Poefia , la fa confiderar come degradata
predo molti, ma negli antichi tempi ,
come fi è da noi fpeflo detto * la Poefia
era una occupazione grave , e feria . Pla-
tone, Socrate , Anaffagora , Ariftotc-
lc , Pittagora , Empedocle , Solone
coltivarono la Poefia ; c nell' antica
Grecia le leggi f f ifiituzioni morali
la religione erano in verfi, come anche
gli oracoli . Talete, che fucceffe a Mi-
110$ nella legislazione , diede in verfi a*
Cretefi le leggi . Tcmiftocle, e Scipione
Africano furono amiciflìmi de' Poeti, co-
me anche Cicerone, e Plinio fecero lodi
immenfe de' Poeti . Tutte le antiche
fefte finivano coq Inni a' Dei . Nella
Ch ina la morale, la religione, la politi*
ca fono trattate in verfi ; e l'arte d'im-
provifare è nobiliffima, ed onpratiffima ,
c gr Imperatori Cinefi mandano a1 Poeti
quadri, ftatue , e varj mobili per appotv
vici de' v«rfi . L* ifteffo Confucio eforta
. 1 fuoi difcepoli allo Audio di wfc Po*
■ fic
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xxxvix
fic antiche 9 e di certe Odi , che elevano
V anima , la conducono alla gloria, gi'
imparano ad effer fociali , affabili , umani.
Si veda T opera del P. du Halde full*
China. Nello Jutland il principale Le-
gislatore fu femprc il primo Poeta del
Paefe . Tali idee ebbero gli antichi fuj-
\i PoeCa ,
3§ W <^
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J>eir Eloquenza in generale.
CAPO PRIMO
Origini della lingue*
ROMA
§ MDDMK g Uomo ebbe Hbi fogno di
l ì ^"^^^ g ? communicare ad altri le
I j^f J *\& Cue idee* Ecco ^«g™
g4 JLi | delie lingue. Ma nonfa-
t* g «S-^y^-fr g & *° dovette efprimere le
à[aaaaSgi»^i>j!5 ^ fue idee * i Cuoi giudì-
saOfeìK *T » i fuo^ bifogni , ma
altresì le diverfrà di
quelle idee ; di que'giudrzj , di quo1
faifogni > ed indurre ì fuoi fiutili agi1
A iftef-
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ifteffi rapporti delle Tue idee , cofe per le
quali non badavano le femplici parole e di-
icorG , ma doveano tali parole , e difcorfi
accompagnarfi da molti fonili , ed imper-
cettibili artilicj , che potellero far' ottene-
re 1' intento , al quale lì diriggeano , e dr-
moflraflero agi* altri le graduazioni , e va-
rietà delle proprie idee. L* Uomo tfuhqtte
pria di efprimerfi co1 fuoi limili , dovette
confiderare le maniere di pervadergli , e
fargli entrare ne' piani delle Tue idee , com-
binare le circoflanze de* tempi , e de* luo-
ghi , i gradi del penare , e le cognizioni ,
e le paflìoni di coloro , che volea pervade-
re, per cosi rendere tutte le divifate circo-
flanze in modo tale uniformi alle fue mire ,
che avelie a confeguirne il defiderato inten-
to, fervendoli di que* mezzi , da' quali pò*
tea conofecre che gliene veniva facilitato il
difegno. Dopo tali rifleifioni, dovette l'Uo-
mo peri fare a ben difporre quelle fue con-
cepite idee, e a ben communicarle agl'altri.
Quelle progreffioni deiP intelletto umano G
diflero da' Critici , da' Logici , e da* Retto-
ria ini trilioni , raziocini , argomenti , e la ma-
niera di enunciarle agli altri fi difle elo-
quenza , elocuzione, difeorfo.
§. 2. Quindi <è 9 che le lingue , e P elo-
quenza fono fempre in ragione dello flato
delia cultura degli uomini , e delle fccietà 9
e ficguono fempre lo fviluppo de' lumi in-
tcl-
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telletthali, delio idee, e de'giudizj (*). Gli
ogettì confiderati dagli uomini primitivi fu-
rori pochi , e fi riftrinfero le loro riflelfioni
a1 corpi i più fervibiii , i più grandi , a
quelli che più poteano nuocergli, o giovar-
gli , a quelli , a' quali ricorreano ne' loro
bifognx , come a dire al fole, che gli ribal-
dava, agli alberi, da1 quali riceveano ombra
e cibo, e letto ne1 loro tronchi, agli anima-
li, del latte de* quali fi cibavano ec. Dunque
le prime loro efpreHìoiìi , i loro primi filo-
ni gutturali , e labiali fi confecrarono ad e-
fprimere quella loro idea, che riguardavano
i primi ogetti da eflì confiderati cerne i più
utili (r), più ovvii, i più ufuali.
§. j. Ù ifioria profana , e la fflofbfìa
molto e* inviluppano folle origini delie lin-
gue . Lucrezio , ed Orazio , e pria di eflì
Democrito , ed Epicuro, attribuirono al ca-
io f invenzione de' fuoni articolari , e delle
lingue (2). Altri han cercata l'origine del-
le lingue in certe imitazioni di rumori , e
A z fuo-
(*) I primitivi Selvaggi perchè poveri d* idee , ebbe-
ro lingue poveriflime . Talune nazioni appena gùmfero
a computare fino al num. e per altre il 5. fu l'in-
finito . Il famofo viaggiatore Dampierre ci parla di
alcuni popoli, che favellavano come i pappagalli.
(1) Kocrat. .a-po; N/fcXoic . Plutarch. nXcLTwviziA'
ZitrTH/uLcLTtav . Diodor* Sicul. in Biblioth.
(2) Lucret. de rer. nat* libr. j. vci£ 1017. & feq.
Horat. in Sat. 3. 100.
fuoni de' corpi che cadeano'é dall'alto £ dalie
grida degli animali , dal mormorio de' ven-
ti j da certe onomatopie di voci . Altri han-
no afTerno , che le lingue, come gP imperj,
il fon formate da piccioli ed infenfibili prin-
cipi fviluppati da varie circoftanze , che col
progrello del tempo hanno prodotte altre
lingue . E' quindi manifefto che i Filofoff
portano per lo più l'incertezza e le tenebre
nelle loro opinioni , ed è un gran male ,
che effi , ed i Filologi abbiano tanto fcritto
full* origine delle lingue , per conchiudere ,
che nulla efli fanno di pofitivo circa taP ori-
gine (3) .
§. 4. Noi abbiamo fopra tutti gli antichi
Filofotì V invidiabil vanto di edere illumina-
ti dalla divina rivelazione , la quale c'infe^
gna nelle facre carte della Gcnefi , che fic-
come tutti gli uomini , e tutte le nazioni
ebbero P origine da Adamo, così il mede-
fimo
(j) V. Hetuic. Scnaev. de origin. linguar. Borrich.
de cauf. diverC linguar. Thom. Hayne de ling. har-
mon. Thcod. Kibland. de ration. comm. omn. linguar.
Dlirei Threlor de l'Hiftoire des langues de ce: Vni-
vers. Maupertuis Traitè des langues . Pluche Spe&adc
de la Nature Tom. 8. Pare. I. pag. 96. Il RouiTcau
nel d:fcorfo tur £ ori gin & Us fondements de V ine**-
liti pirmi Us hommesy dille moire alìurditi full' origi-
ni delle lingue. Riiponde a* fohimi del RouiTeau Tau-
torc dell'Articolo Langues nella grande Encycbpedia
di Parigi. Sull' origini delle lingue dotte fenile altresì
il Moroiio nel fuo Polyhiftor , e Eduardo Brcreu'oud
r.el fuo Scrutinium linguarum , & Rehgionum . Si può
vedere altresì il noftro* Sig. Vico nella Scienza Nuova.
fimo ebbe direttamente da Dio- le conofcen-
ze rivelate , che i Teologi dillero infufe , in
feguela delie quali conobbe le proprietà del'
le cofe tutte , alle quali impofe i nomi;
ond'è chiaro , che la lingua de Adamo , e
della fua famiglia fu la primitiva. Ma qua-
le fuflfe (lata tale lingua, e fino a qual tem-
po fi fufle confervata, fi queftiona non po-
co , e da gran tempo da' più dotti criti-
ci (4.) a' quali fi può ricorrere da chi ne
fufle curiofo . Il fine della lingua è fiato
fcmpre quello di fpiegare ad altri i proprj
fentimenti • Le operazioni umane, gli appe-
titi, i bifogni, gli affetti, i timori, le fpe-
ranze , l' allegrezza , i defiderj , e quanto é
neceflario all' uomo Fi lieo, e all' uomo Mo-
rale, fu l'ogetto delle lingue, e de'difcorli*
§. j\ Negli uomini primitivi le paflìonr.
tutte furono più veementi , e V impreflìoni
degli ogetti eilerni più fen libili , ond'è , che
palefarono tali impreflìoni , e le graduazioni
di quelle con varie modificazioni del tuono
A 3 della
(4} Huet. in Dcmonftr. Evang. Bochart. in Phat
Se Can. Budd. Hiftor. Ecclef. Ver. Teft. Clcric. in
Pentat. Critic Sacr. noe. in Gcncf. Saro. Shuckford
in The Connexion of the Sacred and profane Hiftory
Voi. I. Book z. ove parla a lungo di tali queftioni.
U Inglefe Tomaio Gatakero in una faa Diflertazione
de Novi Teftaraenti Stylo vuol, provare che è cofa
molto incerta il fapere quali fieno le lingue Madri , e
pretende che la Latina non fia lingua Madre , e ad-
duce un nembo di autorità, e di etimologie.
6 t
deHa voce , e maniere di profeiire , parlan-
do come le paflìoni dettavano , accorciando
o fìrafcinando la pronuncia delle fiìiabe , e
filoni vocali , elevando , o abboffando la vo-
ce in varie quantità di proporzioni di tem-
pi , e di mifure , e di accenti , acciò da tal
modo di proferire , potefle V afcoitatore co
nofcere il vario flato dell'animo di colui,
che pronunziava quel difeerfo , e quelle pa-
role fecondo le varie medilieazioni che ca-
gionavano nella modulazione della voce le
varie paflìoni .
§. 6. Le varie paflìoni fanno ne' corpi
var] (intorni , e diverfi effetti , ed ogni pal-
lone lede un'organo, particolare del corpo
relativo alla fua lede , ed origine . li timo-
re condenfa i fluidi > e rillringendo i diame-
tri de' vafi ferma il moto delle parti , fa
perder la voce , fudare , impallidire , trema-
re , flupidire (y) . Quindi e , che le voci del
timore fono interrotte tremule, flrafcinate,
concitate (6) perchè il timore produce una
fpecie di fpafmo ceri fuoni quafi inarticolati •
7. L' allegrezza , e la fperanza dilatan-
• do
• « <
(5) Vox quoque Moetin jam fugit ipfi»
Obftupui , JUteruntquc £omac , & vox faucibu*
haejlt ,
(6) Omero lliad. 24. dice che i Dei temeano di
giurare ciactrov crv)o<; vtPvp , 1* orrenda acqua di
Sti.;c. Quella pronuncia òcìYcUutcv dinota i fuoni
narticolaci del timore.
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do i diametri de' folidi rendono più agevo-
le il cammino de' fluidi, onde i moni , e le
voci dell' allegrezza fono tutte oppofte ,
a quelle del timore, e le voci fono fvelte
rapide , ilari (7) .
§. 8. All'allegrezza ed al timore fi ri-
ferifcono tutte le paflioni , P ogetto del-
le quali è il timor di perdere , o il de-
riderlo di acquiftare ; ond' è che a tali
paflioni vengono a corri fpond ere le i n rie filo-
ni, ed undulazioni della Voce, ond' è cliia-
ro il vedere , che i fuoni di quantità delle
fillabe , la Mufica , e la Poefia furono le pri-
me fcoverte degli uomini (*) e perciò nell*
antica lingua Greca la voce Adeìnì Adìn di-
notò parlare , cantare , modellar la voce ; e
quindi rifulta , che la Poetica eloquenza fu
prima della profaica , giacche Cadmo, Eca-
teo, e Ferecide riduttero i primi Peioquen-
A 4. za
(7) Siccome nella meftizia fi ufano i Tuoni Spondai-
ci . Conflitti atque cculis Phrygia agmina. circutnfpc-
flit, Virgil. Aen.
Cosi nel /allegrezza i fuoni Dattilici
Inde ubi darà dedit foniium tuba , finibus
omnes
Haud mora , proJUuert fuis . . ♦ ♦
Virgil.
(*) La profa ha potuto eflere la prima lingua imper-
fetta rma quando cominciò a coltivarli l'eloquenza , tutto
Ji ' fcrijfi tn vetji , ed i verfi furono ufati in tutte le
prime Iftorie , nelle leggi , ne* monumenti publici .
•Si veda la grande Enciclopedia artici, trofc.
8
2a Poetica alla profa (8) come cofla da
Strabene, ed altri antichi Autori. Se il Si-
gnor di Voltaire, panando del Trinino (9)
ave(Te riflettuto bene , che la Poefia o me-
trica , o ritmica fu fempre anteriore alla
profa, ncn fi farebbe meravigliato che quaji
tutte le nazioni del Mondo abbiano avuto Poe-
ti prima di avere ogni altro genere di Scritto-
ri : e molto meno 0 vrebbe detto , che la
Poefia è più naturale agli uomini di quel che
fi crede . La Poefia non è naturale folamen-
te , com* Ei dice , ma e la prima lingua
.dell'uomo cioè quella nella quale fi fcriffero
le prime leggi, le prime Cronache, le pri-
me iflorie , le prime Cofmcgonie . L* Epici
Poemi, e PEpopcje furono le prime anti-
chi (Time narrative , o fiano illorie , c difeor-
fi (10). Le prime leggi, le prime Cofmo-
gonie , le prime iflorie > le prime feienze ,
i primi filofofici infegna menti furono in ver-
fi. Le voci Nornoi, odi , dinotarono leggi,
can-
(S) Si veda l'opera Jnglefe intitolata An Enquiry
imo the life and writiffgs of Homer Se&. pag.5^.
London 1736. Nella grande Encyclop. artici. Prof*
li dice, che pria di Ferecide furonvi libri in profa.
(p'j Voltaire Fflay Tur le Poefie F piqué Chap. V.
M. le Batteux crede che la profa abbia preceduta la
Pcefia , ma, o erra, o dovea diftinguere. Se parla
delle prime voci, e delle prime origini delle parole,
che eran pochi fuoni mal* intefi , e usai' ordinati , nien-
te fc ne può dir di predio. Ala fe fi parla di ordina-
ta eicque»iay la prima eloquenza, è (lata la poetica.
(ioj Epos dinota d.fcoifo, narrativa in Greco •
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cannoni , e preghiere a' Dei ■ Le antiche Co-
medie , e Tragedie fcritte in verfi quafi prò
faici , e giambici furono , e fono i modelli
de' familiari primitivi diicorfi, ed azioni li-
mane, e i quadri i più vivi dell'antica elo-
quenza (n)> che fu detta lingua de' Dei,
e della quale V origine fi attribuì a Mercu-
rio, e ad Apollo (12). Gli antichi Dei de1
Greci, e degli Egiziani , fono i caratteri de-
gli uomini primitivi e gP inventori delle ar-
ti , e delle fcienze , a taP ogetto deificati
tra gP idolatri come fi è da molti favj di*
moftrato (13).
§. $>. Le primitive lingue non confi-
fleano , fe non in voci femplici , e fpeffo
morofiiJabe , e di fuono uniforme , perchè
poche erano le primitive idee. Quando poi
la lingua fi vidde fcarfa, e Pidee crefciute,
fi variarono le compofizioni delle parole, i
fuoni , e la quantità . Quindi è che con po-
chi nomi foflantivi efprimeano molte imag-
gini, ed i ncmi aggettivi nelle antiche lin-
gue
- «
(11) Blackwell nell'opera Tnglefe intitolata Enquiry
imo life and Writings of Homer Seti. 3. pag. 49.
(li) Orazio dice che Mercurio formò feros cultus
hominum recentum Voce\ e poi lo dice curvae lyrae
parentem per farci vedere la primitiva eloquenza Poe-
tica attribuita a Mercurio. V. Horat. Carm. libr. L
Cd. io.
(13) Si può vedere Palefato celi' opera «rtpj à^t^-af.
Mylord Bolingbcoke Effay the founh Scfo 16.
ì
1
IO
.gue fonò podEuflimi (14.) Non (1 offèrvaro-
jono variazioni molte di tempi, di modi,
di numeri, di cali di perfone, di verbi, di
Domi , porche le idee juon erano didime •
JPer dire che Caino per efempio ricercava A-
beìfi con premura , fi dicea Olino , Cane , A-
^ §. io. Molto tempo ci volle per perfe-
^ionarfi le Società , e le lingue , e per paf-
iìttfi dagli urli, e dalie grida confale, e da'
fegni alle parole articolatele dalle parole ar-
ticolate a' ,difcorG , a' periodi , a' rudimenti
delle lingue, a9 loro precetti, glia maniera
sd'in/egnarle e fludiatle . tìl' lflorici ci rap-
prefentano i progrefiì delle lingue, delle ar-
ri , delle feienze , e delle Società ( febbene
. quegli iflorici , che ciò f^nno fian pochiffi-
mi
^ # > •
» ■
(14) Cosi nella lingua Ebraica per dire Uomo fe-
roce , Uomo .vile diccaao Uomo Leone , Uomo Pecora
perchè aveano oflervata la ferocia del Leone , e la
viltà della Pecora. Shuckford Conex. of the Sacred
-and Profane Hiftory Tom. f. Hook 2. pag. 1 1 5.
(15) Shuckford. loc. citat. Si ponno vedere gli Au-
tori tutti che hanno fcritto fagl idiotifmi delle lingue
• Orientali , idiotifmi , che farebbe lunga e uojofa cofa
a riferire . E' una fchiocchczza il voler giudicare da tali
idiotifmi, (è tali liugue per quelli idiotifmi abbiano a
crederi più , o meno .perfette , perchè noi come non
contemporanei all'epoche, nelle quali tali lingue fi
parlavano, non poflìamo acquiftarné il genio, l'indole,
1 gufto, e molto meno giudicarne, come ben potfiatn»
- giudicare della lingua natia , e patria , nella quale fo-
Jp poflìatao. tuir giudici competenti.
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mi , giacche per Io più il volgo di effi em-
oie le carte di avvenimenti inutili , e nomi,
ed epoche aride di Cronologia ) ma raro,
y mai ci fanno vedere le caufe occafionali
di tali fviiuppi , e la fiiofofica ifloria de'
m ed e fimi •
§.U. E' verifimile , come fi è accen-
nato , che gli uomini per efprimere i pri-
mitivi bifogni fian pattati dalle grida ed ur-
li a' fegni, da' fegni alle voci articolate,
che poi fi fono imparate ad imitare a' ra-
gazzi , i quali appunto cominciano a fpio-
gaifi con grida, fegni, e urli , e poi ven-
gono alla pronuncia articolata» L' ifloria de'
ragazzi e P ifloria delle origini delie Società.
§. 12. Le cofe le più familiari alle na-
zioni le più antiche, che hanno confervata la
foro lingua dice un Francefe fcrittore, fono
efpreflè in monoGllabi . Cosi negl' idiomi del
Nord Zon dinotò Sole , Moun Luna , See il
mare, fius fiume > Man uomo, Kof la tefla*
Boum aibero, Drink bere, march marciare ,
Shlaff dormire. L' ifleflò può dirfi del lin-
guaggio Chinefe (16). Ma non fempre , ne
in tutto vera è quella oflervazione , perche
le
(ié) Pbil.dc l' hift. Non fi piiò comprendere coti qual
logica tal* Autore abbia voluto ciò dire. In ogni lin-
gua più antica avrebbe potuto trovare efempj di voci
monoftllabe, e polisillabe . Avrebbe dovuto oflervate il
Vocabolario delle anticbe lingue della Perda nel Zend
Avelia tradotto in Francefe da Mi Anquetil. Tom. J.
pag. 433. fino alla cag. '
le lingue Orieniali abbondano di pnrole di
più fìliabe y ed ultimamente fi fono (coperte
iDoltiflìme parole di più fiilabe ne' feivaggt
delF ifola di Otahiti, o Tarmi, la lingua de*
quali è melodiofo , e fcarfa di con fonanti, e
aliai più dolce delle altre lingue Orientali ,
eccettuata la Greca. Nella lingua di Othaiti
Oama dinota il petto , Outou la bocca , oboo
il ventre, Aaa la radice , Mahanna il fole,
Malama ia luna , Mao. mangiare , Inoo be-
re (17). V idioma dell' ifola della Nuova
Zelanda tanto poco dirìerifee da quelle deli*
ifola di Otahiti , che anzi lembra un dialet-
to di quello di Otahiti (18). L' ifteflo , può
dirli della lingua della Nuova Olanda (ip),
e di quella dell' ifola di Savu (20) , come
ahresi dell' idioma delle itele della Società
del quale nell' ultimo volume del 2. viag-
gio del famofo Inglefe Cook vi è un'ampio
vocabulario. Rifulta quindi, che abondando
tali lingue di vocali , e di parole di molte
-
(17) V. The Voyagé of Cook. Thè flrft Voyage .
Book 1. Chap. 19. ivi fi porta un Vocabolario della
lingua di Otahiti , i Dei de' quali hanno nomi polifii-
labi. La prima Deità è Taroaui hetoomoo l'altra IV-
papa, e lettowmatat^o , loro figlia , e i Dei inferio-
ri detti Èatuas . . . \
(18) The firft Voyage of Cook Book 2. Chapt.ii.,
ove fi rapporta un Dizionario di tal lingua.
(19) Si veda^ il picciol Vocabulario di tal lingua
Yoyage /. of Cook Book. 3. Ghap. 6.
(20) I. Voyage of Cook Book Chap. 19.
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fillabe, come P ideilo fi può oflTervare nell*
idioma degli Uttentotti (21), deefi conchiu-
dere che l'autore, che truova i monoGllabi
nelle lingue primitive de' popoli inculti , co-
me adduce gii efempj delle lingue del Nord
dell'Europa ha molte objezioni da fuperare
in molte lingue de' felvaggi,o dovrà dire che
tali popoli inculti non confervano la primi-
tiva lingua . Si vede dunque che colui , che
ha creduto di avere- introdotta la Filofoiìa
nelP iftoria , ha fpeifo , e molto errato , e
V iflefib è accaduto a molti altri , che hanno
fcritto varie rifledìoni fulle origini delle lin*
gue (22), materia trai dotti ofcurifiìtna .
§. 13. Tutte le nazioni contrattano fui
primato, ed eccellenza delle lora lingue, co-
me
{2\) Vedali il Voyagc de Kolben Gli Ottentotti,
la lingua de' quali è povera , e felvaggia hanno nel
loro idioma parole di più tillabe , e piene di definenze
ia vocali Eccone alcuni efempj. Chauna , agnello,
Kamma V acqua , Hacqua , il Cavallo, Cboaa , il gatto,
Kuanckau, Stella, Gamkamma, Terra, Quaouw , tuo-
nare, Toya vento, Congom violino, Surri> Sacerdoti»
L'ifteflb fi può oflervare di molte lingue Barbare A-
f ricane , e dell'America.
(12) Vedafi YHiftoire NaturelU de, la parole , ou
precis de V origin du Langa^e , & de la Grammaire
Univerfelle par M. Court de (jebelins in 8. Paris 1776.
Si veda l'Eflay fur le langues par M. Sablier in fi-
Paris 1777-, e l'opera Inglefe intitolata Via delle pa-
role alle cofe , e delle colè alle parole . The vay to
"VPords by things,lo things by Words , libro fcritto dal
Signor Clcland, e fi veda il Sig. V ico nella Scienza Nuova, .
me tutte le famiglie contrattano della loro
nobiltà, ed antichità fenza faperne per Io
più V origine. Sonovi grandiffiine qaeftioni
fulla lingua primitiva. L' Ebraica, la Caldai-
ca, la Siriaca, l'Araba* la Cinefe hanno tut-
te i loro difenfori (23), ed i loro partigiani.
$. 14. Le variazioni , e mutazioni , e di-
flinzioni delle diverfe lingue dipendono dal-
le varietà de' climi , dalia bruttura diverCi
degli organi della parola , dalia maggiore ,
o minore cultura delia nazione , dallo (lato
del commercio 9 e delle arti , della picco-
lezza, o grandezza dell'idee. JE ficcome il
famofo Come di Buffon oflTerva^he le uma-
ne fifonomie variano fecondo i climi, verità,
eh' egli d'inoltra colf libri a naturale , cosi
T Inglefe Shuckford avrebbe potuto riflette-
re , che le lingue variano co' climi e colle
nazioni (24). Il commercio, le nuove idee,
(33) Si veda Walton Prolcgom. in Polyglott. , Mcr-
ecro, Buftorfio, Bochart , ed altri, ehe con tanto ca-
lore contrattano fulle lingue Madri , molte delle quali
lingue fono Madri riguardo alle altre lingue da effe
derivate , e dipendono nel tempo iltefTo da altre . L'i-
dioma Latino è lingua Madre riguardo alle lingue vi-
renti , ma il Latino è derivato dal Greco , e dall' E-
trufeo, e dal Sabino , TEtrufco dal Celtico ec. il Geo-
grafo Hubner, i di cui direrfi sbagli fono flati ofler-
vati da un moderno Autore ( Queft. Tur l'Encycl. art.
Geographie ) dice che tre tono in Europa le lingue
Madri .
(24) Shuckford. Connex. of the Sacred and Profane
feiftory .
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le perfezioni di tali idee, la Cultura cambia-
no le lingue, e da tali circoflanze deriva il
fecol di oro , o di argento, o di ferro delie
medefiroe : L'ufo , il tempo , P età , il {Ule-
ma di penfare , il coftume varia le lingue ,
e le migrazioni de' popoli , cioè P itrcurfiont
ed efcurfioni di quelli , circoftanze fulie qua-
li molto avrebbe potuto riflettere il citato
Shuckford «
§. ly. Le lingue perfezionano ìe facoltà
dell' anima , e dell' intelletto , perchè èffe
fervono d' iftrumento per moltiplicar V idee >
e fiflTarleje le facoltà dell' intelletto perfezio-
nate, perfezionano a vicenda le lingue. Le
lingue delle nazioni le più barbare fono le
più povere e mancano di termini di arti ,
d' idee , di tutti i vocaboli di raifure quan-
titative, di quelli delle faenze.
§. Coloro, che queftionano full* in-
trinfeca miglioria di una lingua, e fue pre©-
minenze fopra P altre , e fe tale lingua fia
più adattata alle feienze , arti , eloquenza ec.
errano , perchè decidono full' ufo che fi è
fatto di quella lingua, e dall'ufo dipendono
tutte le qualità delie lingue . Non eran cS
loro intima natura le lingue Egiziana , Greca,
Latina , Italiana , Francefe , Inglefe &c. pro-
prie e adattate dalle nazioni , nel formarle ,
alle feienze ed art? ma le Gerenze ed arti
modificaron tali lingue , e le refero eulte ,
ed applicabili a loro fleflè • L' ufo , che fi è
r^o , o che fi fa delle lingue t ha modifi-
cate
cade, e le modifica a tutto. La barbarie , o
cultura degP ingegni , i fecoli barbari , o cult!
fanno la barbarie , e coltura delle lingue, ed
i loro felici , o infeliciflìmi tempi • òi può
ciò chiaramente vedere dandoti da chifia un
fiiofoHco fguardo full* epoche di tutte le lin-
gue antiche, e moderne. Non può niegarft,
che talune lingue fieno più Aerili, meno ar-
moniche, meno adattate a certe fcienze ed
arti; ma tali difetti nafcono appunto dalie
nazioni , nelle quali tali lingue fi parlano ,
nazioni che faranno aliai più delle loro lin-
gue rimote dal buon gulìo , giacche un de*
primi paflì di una nazione che s'illumina è P
arricchire , ed abbellir la propria lingua , ed c
verità troppo nota , che P antica lingua de'
Celti , Welchr , e Brittoni 0 é oggi da'Fran-
cefi , ed Inglefi refa aflai piacevole 9 ed ar-
monica per la cultura di tali nazioni , ed au-
tori di buon guflo , che fono fioriti molto
in tali climi (25).
§. 17. Così noi veggramo che la cultura
delle primitive lingue andò parallella colia
cultura dello Stato politico delle nazioni ; e
l'eloquenza giunfe nel fuo più alto grado
quan-
Dì Pape duTe il Voltaire, qu'il a reduit les
JlftUmens aigres de U trompetu AiigLùfi aux fons
clou* de\ La Jluu , e l'ifteùo Autore in molti luoghi
delle file opere ha (Viluppati i mottiri del publico gra-
dimento, eie ha incontrato in Europa l'idioma Fran-
cefe-
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*7
quando tra que' popoli vi furono affari di
grandi confcguenze a trattarli . Gf imerefli
de1 varj partiti , T arte di vantaggiare tali
intereflì , il defiderio di dominare, 1* arte di
celar tal defiderio por meglio riufeirvi , pro-
dulie nelle antiche Società P eloquenza (26).
Gli antichi difeorfi eloquenti erano più
rari , e più eflraordinarj , e fi faceano con
grande corni-nozione di animo, e fi apri-
va contemporaneamente V adito alla fantana,
e alla bocca, ed erano i difcorfi ampollofi ,
pieni di tropi, di figure, traslati , e metafo-
re. Il parlare tra que* popoli , ed in quei
tempi , cioè P eflere Filofofo , Poeta, ed O-
racorc fecondo P idee che fi attaccavano alla
parola Fari , alla voce Fata, era affare di
gran momento , e tale era ancora l'arte del-
la fcrittura > e lettura , che lì crederono ope-
a xa-
•
(16) L'Inglefè M. Blackwell nell'opera fette ri-
cerche fulla vica , e fcritti di Omero , caratterizza per
Jemplice y libera ed illimitata l* antica eloquen^-i , co-
me la vita degli antichi era tale, e che però coi cre-
feere le controverfie, gì' intere/fi. degli (tati , e la po- x
litica venne l'eloquenza, e l'arte di perfuaderc. in-
diamolo nell* originale -- The politick. Sryle grew
mih their Conftitution , and was at its height when
they had moft affairs of that Kind and of the greueft
confeguence to menage,- and when a rough warlike
People had ftropp' d there of the:r Liberty, they had
recourfe to Philofophy and Leacning . Tney Councils
of a free State are menaged . by learning , which
quickly introduce eloquence aid the arts ofperfuafion.
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i8
razioni Magiche (27).
$. 18, iira creduta cofa cosi difficile, ed
importante in quei tempi il difcorfo , che
gli antichi prima di cominciare le loro nar-
razioni prevenivano gli afcoltatori , che elTx
aprivano le loro bocche, che fcioglieano le loro
lingue, che innalzavano le loro voci, che mo»
veano le loro labbra. Quelli preamboli fipon-
no oflervare in tutti i più antichi Inni, Can^
zoni, e Poemi di qualunque nazione • Quin-
di fono derivate le introduzioni , che noi
veggiamo ne' Poemi di Orfeo , Efiodo , O-
mero , Virgilio , ed altri (28). Quelle intro-
duzioni erano fufleguite dalle invocazioni, col-
le quali s1 implorava V ajuto di quelli loro
Dei , cioè di quelli primitivi Eroi , ed Eroi-
ne , che fi erano creduti gì* inventori , e gli
autori di quelle cole, che in quei Poemi fi
diceano , o che fi fupponeano i fautori di
quel genere di Poemi (25)), Da tali antichi
efor-
(17) Speli, dinota nelle lingue Settentrionali compii,
tare , ed efier Mago , e Indovino ; ed i primi fegm
degli antichi caratteri eflendo fiate alcune incifìoni e
cine fagli alberi, o fulle pietre , alcuni fegni naturali,
o artificiali in certi baftoni , alcune cordelline , o fpa-
ghi con nodi; perciò fi attribuirono, com'è probabile
a* Maghi primitivi molti di tali iftrumenti, e fi diiTero
Hunae quelle antiche Cifre, e Cofe Runiche dinotò co-
fe Magiche. Si veda Olao Vormio de Litterat. Ru-
aie.
(a8) Si vedano tali Autori,
(1$) Omero , c Virgilio invocano la Jffufa , cioè
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efordii Tono nate le moderne introduzioni u-
fate da' Poeti Epici fpecialmente , fulle quali
poi coloro che vollero dettar leggi in Poe-
tica hanna formati varj precetti fulle parti
deli*Epope]d , che dcono dover cominciare
dalla Propolìzione È indi accompagnarli dall'
invocazione % e poi feguire la narrazione ,
fenza eflerfi dato a comprendere lo fpirito ,
e V origine di tal collume. Quindi è da of-
fervarfì la poca accuratezza degli autori di
tali offervazioni circa i Precetti Poetici .
§. ip. E' dunque mauifetto* che la pri-
ma eloquenza eflendo flata tutta poetica, firn -
bolica, e fantaflica , e quindi cofa difficili!*-
fima , e da pochi £ derivarono quelle invo-
cazioni che fi faceano da coloro , die co-
minciavano le loro narrative , quali erano
precedute da una brieve propolìzione* Que-
B x Ila
Calliope , Dea dell* eloquenza. Lucrezio Venere ani-
matrice della natura. Churchil Poeta Inglefe diffe che
le antiche invocazioni de* r'oeri Greci erano uiv vero
atto di uJora^ione , e non una formalità dell* arte . Si
veda il Poema intitolato The Ghoft Book ». pag.149.
London 1776.
Un altro Jnglefe Filofofo , che taluni credon che
£a un Poeta in profa dice che le antiche Invocazioni
derivarono dal juriofo eniujiafmo ,0 imbarazzo di meo*
te, o dal coftume antico. Così l'Autore, delle Letters
on the Kntbulìafm ( Aìylord Miaftsbury ) nel princi-
pio . Cofìui , o finlè di non fapcre , o non. feppe le
origini delle antiche invocazioni , o volle dir parole , c
non cofe , come è accaduto a molti Platonici pid del
dovere.
r
fla è l'origine degli efordj poetici Greci, e
Latini , come neh" Iliade Iram cane Dea , e
nell' Odiflea , Virum mini die Mufa. Ed in
Virgilio Mufa miki caufas memora. E nelP
Arioflo.
, . Le cortefie , le audaci imprefe io canto .
Piacciavi genero fa Erculea prole,
*
e nel Tatto
i
Canto V armi ec.
Tu magnanimo Aljonfo ec.
•
Ecco come negli amichi tempi l'eloquen-
2a era cofa difficile , e rara . Tutto ciò fi è
offervato dall' Inglefe Mifier Blackwell , le
cui energetiche parole riferiremo nella fua
lingua originale (30).
$. 20.
*
(50) The ancicnt (peak,but feldom, and never long
without cmotion . Èut when in their own phrafe
they open their Mouth , and givc a lofe to a fìery
imagination , they are poecical , and fìlli of Aletaphor.
Speacking among fuch a pcoplc is a raattcr of Tome
moment, as wc may gather from their ufual introdn-
tlions , fbr before they begin to dcliver their thou-
ghts, they gire notice , theat they open their raouths,
that they will uoloofè their torgue , that they will
utter their Voice, and prononce with their lips. The-
fe preambles bear a great refemblence to the old forms
of introdudtions in Homer, Heiìod , and Orpheus, in
wich they are fometilloes fomwed by Virgil.
BUckwtU Enquiry imo lift and jPriiings of Ho»
mtr .
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. ;
ai
§. 20. Un degli oggetti della primitiva
eloquenza , e deli* antiche narrazioni fu V i-
flruzione degli altri , e de' polteri Tulle idee,
che i primitivi popoli aveano circa i tìfici
cambiamenti ne' fenomeni dell' Univerfo, V i-
floria naturale del quale , e le fucceflìoni di
tutti i capi delle famiglie, e degl' inventori
delle varie arti , e fcoperte utili ci rappre-
Tentarono col velo allegorico , metaforico ,
mitologico e Poetico , onde i primi amichi
corpi di eloquenza furono le antiche Cofmo-
gonie , che i Greci profani di'Tero ancora
Teogonie , e Geogoniey ond' è che i primi O-
ratori furono non folo i primi Poeti , ma i
primi Cofmologirti , come Lino Mufeo, Or-
feo, Hermes, Omero , Efiodo. Ci fornellini-
Arano altresì gli efemp] di Gmil millo di e-
loquenza , febbene in profa, alcuni pezzi de-
gli antichi codici di Zoroafìro , V Edda degli
Scandinavi! , i Vedam de' Bramini , i King
de* Cinefi , ne' quali vi è un miflo d' iftorie,
mitologie , e Cofmogonie allegoriche . L' i-
flefla eloquenza li può olfervare ne' fram-
menti di Piipay, di Saady , di Lockman , ed
altri Orientali ne' frammenti confervatici da
M. d'Herbelot (31).
§. 21 « Confimile eloquenza fi offèrva ne'
Poemi, e Canzoni degli antichi Celti, e Drui-
di, e de' loro Poeti, o Bardi (32), i qua-
li) li Eard,Poen d*'§cki, ed i Bckdd , plura*
B 3
li
le ,
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li aveano ancora come le altre antiche na-
2Ìoni conferiate in verfi Je loro leggi fono
certe brievi fentenze a guifa di oracoli, com*
erano le Rethrae de' Lacedemoni (33) e fi
diceano preflo i Druidi tali leggi , giudiy
celejii (34) .
§. 22. La Mitologia , gli emblemi , i
(imboli , i gerogli fichi, le allegorie furono le
caratteriftiche della prima eloquenza , come
i fegni per i quali coloro , che per iflituto
non
le, erano i Poeti, i Filcfofi, i primi letterati di quel-
la nazione divifi in pid cla/fi per infegnar pili feienze,
ed erano i primi eloquenti , ed i profefTori di ogni
Scienza , ed i fuppofti Profeti di quella nazione . Fri-
vardd era colui che inventava certe feienze tra loro .
Pofvardd colui che (èguiva tali infe&namenti; e vi era-
no altri Bardi dediti alla Spiega delle imprefe, e ftem-
mi delle famiglie . Da' Kardi fi eleggevano coloro che
diceanfi Profeflori di faenze Ollamh , che aveano il
loro Capo detto Ard — Ollamh , o fia Arcipoeta.
Quefti Druidi ebbero un'altra ClaiTe di Letterati detti
da' Greci Ouateis , e da' Romani Fates , e da' Celti
Faidh , die erano Dottori in Fifìca , e nelle loro cofe
di religione, come gli Auguri de' Romani, che fi pre-
fero da taluni per incantatori, o Maghi, o Savj come
li diiTero da' Perfiani dalla Voce Mog> Magdim. Th.
Hyde Hiftor. Rei. Vct. Pers - Ta'es Queftions abouc
the Druids> c Je rifpofte di Miller Jones a tali Que-
ftioni , e 1* Aut°re dell' Hiftory of Druids .
(33) Vnr?at» La voce pVrpai dinotò fecondo taluni
oracoli , fecondo altri brievi parole, convenzioni, pat-
ii ec. Si veda il Mazzocchi nel Commentario fulle
Tavole di Eraclea. Part.l pag.235. Neap./7*4- ap1"1-
Geflar.
(34) Si veda la citata Hiftory of the Druids.
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2?
non Jovean parlare , b non poteano , dife-
gnavano le varie cofe (35-).
§. 23. Per confervare , e tramandare
a' poderi le cofe degne di memoria , oltre
P aver adoprati i loro verfi , i fimbolt , le
cifre , gli emblemi , i geroglifici , pofero in
campo l'ufo di piantare alcuni alberi , di
B 4. fa-
(35) L'arte di parlar per (imboli , per emblemi per
§eroglifichi fu antichiflima nell'Égitto , e nella China,
i vedano i Geroglifichi di Horapollo e quei che han-
no fcritto de' geroglifichi Cincfi. V. Kecherches Philo-
foph. fur Us Egyptiens , & lei Chinoit .1 Caldei per
dinotare i tempi dell'anno , e le ftagioni , ed ì pro-
dotti della Terra in diverti tempi, pofero nel Zod aco
il fegno di ariete , quello del Toro ec. Il fuoco fu il
/imbolo della Divinità tra'Perfiani. Tutte le cofe di-
vennero fimboiiche. PJuche Hiftoir. du Ciel. Le anti-
che Mitologie fono (imboli , ed allegorie piti lunghe ,
fe crediamo a* Mitologici . Vi fono i (imboli , ed em-
blemi di Orfeo, quelli di Pittagora prefio il Bruckero
Hiftor. Philofoph. Tom. I. Part. 2. libr. 2. Cap. 10.
Se6t. I. pag. 1099. Lipfìae 1767. apud Wcidman , il
quale Autore difputa alTai delle vere origini di tali
icritture geroglifica preflo gli Egizj , libr. 2. Cap. 7.
§. 8. de rhil. Aegypt. Tom. J. Si legga tutto quel
capitolo ; e le cofe che vi dice di Hermes , ed altri .
Erodoto riferifee moke cofe fimboiiche de* Greci come
nel regalo di un'uccello di un topo di una ranocchia,
e cinque faette mandate dagli Sciti . Infiniti efempj di
emblemi abbiamo in tutte l' Iftorie . L' arte antica di
parlar per cifre , per fegni , e di fcriver per meno-
grammi Ri confervata ne' fecoli barbari. Du Can^e
Gioflar. Art. Significare. UlilTe Aldrovandi nella fua
lftoria Naturale riferifee a lungo gli ufi ccrooljficbi
di tutti gli animali, e delle «ofe tutte della Natura.
*
a4
fabricare certi altari , di fegnare certi*p!etre,
di sgruppare mucchi di arene, di alzar certe
colonne, e piramidi, e obelifchi, e di fcavar
certi pozzi (36). L'eloquenza dunque , la
Poefia , la Mufica , la Pittura , e la Scultu-
ra , furono arti quafi contemporanee , e le
prime (latue , e le prime imagini furono i
primi (Imboli, le prime fcriuure (37) ed i
primi rapprefentanti de' caratteri Alcuni
bafloni fcorticati , o dipinti di varj colori,
o diverfamente fegnati , alcune cordelline an-
nodate furono i primi (imboli , ed i primi
libri di eloquenza , ed i primi Alfabeti,
da' quali poi vennero i varj caratteri delle
po
(%6\ Per tramandare la memoria degli avvenimenti
{\ fctvivano di pietre gettate o conrufamente , o in cer-
te fimmettrie, pietre oflervate da molti Antiquari» O-
Iao Vormio nelle antichità D aneli dice aver ricavata la
maggior parte delle fue antichità Danefi dalle ifcrizioni
Runiche degli (cogli di Danimarca,- quelli fco^li dun-
que c quelle ifcrizioni formavano nel Nord un lftoria,
ed una Cronologia equivalente ad una Biblioteca di
antichità Danefi •
(37) 11 verbo Greco y^<pa dinotò pingere , c fcri-
vere . 'ypetfjLfjLety ypctQti , lettera , e pittura, yyaQiu* * lo
ftiio o iftrumento da fcrivere, ed il pennello, ^pa$et/c
il Pittore . Lo (crivere per geroglifici fu una fpecie di
dipingere , e di fcolpire. Gli Egiziani ne adornarono le
loro Chiefe , i loro obelifchi, le loro grotte, le cafle
delle loro mumie . Di tali ornamenti , e loro lignifica-
ti ha lungamente (critto il famofo Inglelè Viaggiatore
III. Shaw . Si veda*Voyages de M. Miaw dans pleu-
sieurs provinces de la Barbarie, & du Levanr Tornea.
Chap. V, pag, y$. ad iCo.
1
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pofteriori nazioni , e le varie maniere di fcri-
vere Tulle colonne, su' mattoni , fu' metalli ,
filile pietre, Tulle pelli, fui le frondi,e cor-
teccie di alberi , fulle tele , e Tulle carte .
§. 24. Era dunque ne* primi tempi af-
fai difficile aver Y iftruzioni primitive di
quelle antiche dottrine , più difficile il ca-
pirle ; e difficiliffima cofa efler eloquente .
Chi furono i primi eloquenti ? I primi Sa-
vj . Coloro , che fvilupparono meglio degli
altri i loro raziocini , e che più degli altri
impararono a trarre delle oflervazioni , e ra-
jriocinj , e confegucnze da' fenomeni , che
redeano. Non è noflro iflituto il defcrivere
I1 origini delle conofcenze umane , come han
jatto varj Filofofi fviluppando P Moria delle
idee dall' ifloria de' fenfi (38) ma ci baftt
^(Tervare, che i primi capi delle famiglie ,
( primi Sav] , t primi Sacerdoti Fenicj , E*
giziani , Caldei , Perfiani , Arabi , e di ai-
fri antichi popoli furono i primi eloquenti
Stimò quindi Iamblico , che la prima elo-
quenza fu così un commune attributo di quei
j)rimi Sacerdoti Egiziani , che Mercurio, Dio
dell' Eloquenza fi Aimo a tutti eflì commu-
fie,e quindi le loro invenzioni fcriveano fot-
To il nome di Mercurio , Hermes, Tot, o
Thoyt, onde fi moltiplicarono air infinito i
Mer-
(38) Condillac. Buffon. M. le Cat Trait* des (cn-
frtions . Bonaet Effay Analitiche & cet.
26
Mercurj Egiziani, ed i libri a quelli attri-
buiti (35?).
§. 2j. Malagevole dunque, e difficiliflìma
cofa fu T imparar l'eloquenza tragli antri di
quelle Trofonie ofeurità di que' Savj del pa-
ganefimo , che furono i foli confervatori di
quelle poche notizie feientifiche delle quali
faceano un' arcano, non folo per que' firn-
boli , e que* geroglifichi , ma per i fenfi più
afirufi di que' fimboli , in modo che doppie
difficoltà s' incontravano, e nel capir la fpie-
ga di quelli emblemi , e nell' adattare i fenfi
allegorici delle loro fpieghe, che includevano
allegorie di allegorie , e perfonificarono le
^ofe , e confufero i nomi delle cofe conte-
nute ne1 libri cogli Autori de' libri , ond' è
la confufione in cui fiamo , fe Zoroaltro ,
Hermete , Orfeo , Lino , Mufeo fian nomi
di veri Autori, o titoli di materie contenu-
te ne' loro libri , come Mufeo Collezione
dotta , Lino collezione di Elegie querule ,
Orfeo Savio* (4.0)
§. 26*,
t
(30) Bmck. libr. i. CJap. 7. $. ? . de Phil. Aegypt.
ora dimoftra onde derivarono i tanti libri di quei Sa-
cerdoti Egiziani rammentati da Jamblico, i quali par-
lavano di varie cofe, e traile altre, come dice Jambli-
co, mille libri de* Dei Ceicfti, mille de* Dei hmpirj,
e mille de* Dei eterei .
(40) Viri eruditi conjiciunt nunquam extitiiTc Mer-
curium. Genuenf. Diff. PhyC Hift. de rer. corp. orig.
$. 7. Tom» V. Rer. Metaph. Le cofe di Zoroaftro fon
pofte in dubbio dal Fabricio Biblioth. Gracc. libr. !•
cap.
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*7
$ 26. Nelle opere di quefti autori , o a
tali Autori attribuite , f eloquenza Poetica
che fu la prima eloquenza , acquiflò una for- • . \
za entufiattica , detta Vis Emhea, furor entheus,
cntufiafmo , commozione. Quindi ad Apollo
Deità dell'eloquenza Poetica , ed alle Mufe
fi attribuirono le facoltà cnthee d'indovina-
re , e vaticinare, e negli antichi Oracoli del-
le nazioni rimote fi veggono i pezzi di quel-
la entufiaQica , fofifìica , e fimbolica eloquen-
za . Que* pezzi fi dittero Fata , Ihefphata ,
Fata Jovis, detti di Giove (41).
§. 27. L' eloquenza antica , come tutte
le altre poche fcienze ,di que* popoli de' pri-
mi tempi furono, e dovean' eflere un'arcano
di pochiflìmi. Le memorie di que' pezzi di
eloquenza fi confervavano ne' più rimoti ar-
chivi delle Chiefe de' Dei Egiziani e ne*
tempj degli Oracoli. Cosi fi dice di Omero
di avere ce' fuoi Poemi compilati i pezzi
delle antiche fantafie defcritte nelle Chiefe di
Men-
cap.jrf. Si veda Desiami. Hiftoir. Critiq. de la Philo-
fophie. Tom. i. pag. no. Circa Mufeo, Lino, ed
Orfeo mofle il dubbio il Voffio nell* opera de Poctis
Graecis nella Tua Poetica Cap. 13. Cicerone nel primo
de natur. Deorum introduce Ariftotele , che niega Y e-
fiftenza di Orfeo . Si veda Criftiano Efchercbach Sco-
Jiafte degli Argonautici attribuiti ad Orfeo , il quale
fcrifTe ancora un Epigone de Poefi Orphica.
(4i) Blackwell Ricerche fulla vita, c fcritti di O-
mero . Vedali Cicerone de Divinat.
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28
Memfi in Egitto (42) . L' ifteflò fi vuole che
fecero Platone , e Piuagora ne1 loro Viaggi
in Egitto (43). Cosi gli antichi Arabi fo-
/pendeano , e confervavano nel Caaba loro
tempio ipezii più famofi de' loro Poeti (44).
Dalle raccolte di quelle memorie derivarono
poi i libri ed i papiri immer.fi delP Egitto ,
da' quali 0 composero le vafijffime Bibliote-
che
(41) Efcftione preflfo Fozio nella Biblioteca §. 700.
«lice, che una Dama di Memfi. Kglia diNicarco, chia-
mata Fantafia eccellente in dottrina compofe due Poe-
mi , la guerra di Trcja , e i viaggi di Uiijfe , e pofe,
tali libri nel luogo il più facro del tenipio di Vulcano
in Memfi. Che Omero con induitrie, e maneggi rica-
vò di quei libri copie per mezzo del Sacro òcribente
Phanites, e fece da quelli la fua Odiflea . Si veda
Blackwell. Il fenfo di tal fatto, che fembra allegoria
vorrà dinotarci, che Omero fu iflruito da'Sacerdoti E-
gizj, i quali per altri mezzi avean raccolte rali re-
condite idee.
(43) Pittagora s' iftrui , e adottò fenza niun* efarae
tutte le dottrine degli antichi Sacerdoti Egiziani . L* i-
fteflb fece co* Bramini dell' Indie , e poi ritornato portò
fittemi moftruofi, ed incoerenti piefi da quelle regioni,
e con un mifto di elfi voile regolar V Europa . Que-
fto Pittagora fi guidò Tempre dalle altrui idee , e mai
delle fue. Recher. Phil. ùxv les Egyptiens Tom. I.
Seft.
Platone fembra che piuttofto abbia commerciato in
Egitto, che coltivata la Filofofia. Dimorò 1.3. anni in
Eliopoli , e in Memfi . Senza i viaggi in Egitto de'Fi-
lofofi Greci, farebbe. o gli Egiziani una nazione ofcu-
xa, e ignota.
(44) D' Herbclot Biblioth. Orientale artici. CtaSs .
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*9
che di Ofymandias (45*) e di Tolomeo , e
di altri, che poi fervirono ad accender fuo-
co per rifcaldare i bagni degl* inyafori Ara-
bi (46),
(45) The Univerfal hiftory fram the beginning of
tKc WoM to the earlieft Times nclV Moria dell'Egitto.
(46) Chi voleflc un faggio dell'antica eloquenza, e
delle cofe, che in eifa fi trattavano può vedere i fram-
menti delle canzoni de'Caraibi, e de' Brafiliani riferi-
te nell* Hiftoir. Gen. des Voyages Tom. XIV. edit.
in 4. , gì' Inni de* Bramini antichi. Ca irn. Relig. Tom.
Vii. Le canzoni degli antichi Ateniefi nelle fede di
Bacco , e di Erigone. Le canzoni Egizie intorno alle
urne lagriraali, che erano ne' fepolcri d'ifidc, ed Ofi-
ride. Diodor. Sic. libr. 1. Sedi. I. Gli Egiziani nelle
grandi tavole efponevano i cadaveri , e a villa di eflt
cantavano certe canzoni lugubri dette A/aneros . Plu-
rar. de Ifid. & Ofir. I Greci ebbero altresì conftruili
canzoni dette Linos , Elmos Se cec. Cosi ebbero tali
canzoni i Peruani , i Moxi , quei della Florida , del
MilTirtìpi. Si vedano i Voyages au Nord Tom.V. La-
fiteau Moeurs des Sauvages Tom. 1. pag. 138. 'Quelle
antiche canzoni fono i l'aggi della prima eloquenza
antica, e degli ogetti della medefima . Sull' indole, e
falle origini dell' antica eloquenza fende lunghiffima-
rnente e dot urne ite il nofteo Sig. Vico nella lua Scienza
Nuova al Tomo 1. Libro II. intitolato della Sapienza
Poetica pag. xi8. ad 37^. dell' edizione in 8. 174*.
Napoli .
B
C A P O II.
DeWarte dello fervere.
■
§. i.
TL precifo tempo dell' origine delle lettere
X alfabetiche ci è ignoto , come ci fono i-
gnote , moltiffime origini di varie arti , e
feienze t perchè 1' ifloria fi cominciò tardi a
fcrivere , ed a tramandarli a' pofteri. Varie
ricerche hanno fatte circa le origini delle
lettere il Goguet, ed il Shuckford, ma non
tanno di altre lettere parlato con più diftin-
-zione. fe non che delle Fenicie, e Greche,
ed a quelli popoli fi fono riftrette le loro
oflervazioni , fpecialmente quelle dei Shuc-
kford aflai meno filofofo dei Goguet. Colo-
ro, che con tante diflenfioni, e quafi fenza
capirò hanno tanto difputato full' origine del-
le lingue , e delle Lettere avrebbero dette
cofe
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cofe più vere , e più follde (è contempora-
neamente ali1 iftoria delle Lìngue; , e delle Let-
tere avellerò trattata P Iftoria delle idee, co-
me con formila avvedutezza riflette il Signor
Vico nella Scienza Nuova , il quale dimo-
erà , che le origini della Poefia delle lingue*
e delie Lettere fieno contemporanee x e che
il creder P oppolto e un' errore , come e fla-
to commmie errore de1 Grammatici P efferfì
creduto 9 che la profa fia ftata pria de' verlu
2. Gli uomini ficcome penfarona a
parlare , ed efprimere a' prefenti le loro
idee co' fegni , e colle voci x così penfarono
di ridurre que' fegni e quelle a (imboli rar>*
prefentativi , per i quali fi fuffero i loro fi-
gnificati comprefi dagli affenti. Impreffero
ta* fegni ne' tronchi degli alberi, falle pie-
tre , e con certe figure gli rapprefentaro*
no i e ficcome gli uomini quando comincia-
rono a perfezionar le lingue non ebbero
(labilità idea di fi Ilare i fuoni delie voci ,
cosi nello feri vere non ebbero fulle prime
il penfiere di fidare i caratteri alfabetici ,
ma di dinotare con molti (Imboli le loro i-
dee M onde i primi lìmboli , o cifre furono
affai* I regiflri degli flabiliti , e fiffi Alfabe-
ti fono venuti affai tardi come le Gramma-
tiche * Le cifre Aftronomiche , e numeriche
ci fanno vedere P arbitraria origine de* ca-
ratteri j e che gli antichi non ebbero ne
lettere , ne fillabe particolari fulle prime ,
ma cifre d* intiere parole , e d' intieri fen-
fi
fi (i). Cosi veggiamo , che i ruflici abita-
tori delle campagne e villaggi di qualche
Provincia fcrivono con nodi , fegni , fui le
vedi , fulle mura delle cafe , ed altro-
ve alcune cifre arbitrarie , e relative alle
loro idee , colle quali le loro cognizioni fi
comunicano. Si è oflèrvato che le lettere
delle nazioni inculte fono tuttavia le cifre ,
i fegni , gli emblemi , i quippos (2) .
Malamente c'informa Tutoria fulle origini
delle lettere, e fcrittura. E' certo che i La-
tini , riceverono le loro lettere da1 Gieci ,
ma non è ugualmente certo , come , dove ,
quando , e da chi le riceverono. L'origine
delle lettere Greche è dall'alfabeto Fenicie
portato in Grecia o da Cadmo , o da altri
antichi $ onde Lucano ditte de' Fenicii
^ Phoenices primi , fama fi crtditur , aufi
Manfuram rudibus voztm fignare figuris
Era
(1) L'origine delle lettere fi può comprendere da
a feria rifleflìone full* Alfabeto Cinefc . Hi
anno i Ci-
nefi certi fegni per ogni cofa-, ed azione , e per tutte
le modificazioni e cole, onde le loro lettere afeendono
a pili migliaja . Le cifre numeriche de' Romani e de-
gli Arabi non eip rimono fillabe, ma parole, e idee.
Cosi le cifre degli Aftronomi , de* Matematici , degli
Algebrici , . de* Chimici fon 1' iftefle. 11 Shuckford
nella fua conneffione dell' lftoria Sacra, e Profana fvi-
luppa a lungo , e docci ffi marne n re cai materia . Le ab-
breviazioni o cifre di abbreviazione dinotano ancora
intiere parole. Si veda la grande Enciclopedia are.
Abbreviations .
(x) Si vedano i viaggiatori.
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Era dunque una coflame tradizione antica
P origine dell'Alfabeto Greco, e Romano
dal Fenicio. I Druidi, ed i Celti antichi
attribuirono accora a' Fenicj tali ritrovali ,
e fpeciaimente ad un certo Fenix o Fenice
da eflì detto Fenius farfaidh , Fenicio V antico ,
il quale dittero , ebe compofe gli Alfabeti
Ebraici , Greci , e Latini , e quel de' Cel-
ti (3) . I popoli Jony della Grecia vantaro-
no di avere da Cadmo Fenicio ricevuto
P Alfabeto 5 e varie lettere di queilo da Si-
monide, da Palamede, e da Lino lì diflero
da altri ricevute • Il V08Ì0 attribuì a Ce-
crepe Egiziano V Alfabeto Greco . Altri at-
tribuirono P origine delle lettere a' Siriani ,
ebe credono di averle ricevute pria *de' Fe-
nicj . Altri le attribuifeono alia nazione de*
Cofti in Egitto , e Io fanno full' idea della
fimiiitudine dell' Alfabeto Coftico col Greco*
Ma fi è già di molìrato , che V Egitto non
Ila Hata una nazione ne più antica , ne più
dotta della Fenicia , della Caldea , della. Si-
riana (4.) . Dunque l'Egiziano Toth , Toyth,
C. Tautus,
(5) Hiftory of Druids the Firft Letter §. ir. Tali
idee de* Druidi circa l'origine Fenicia dell'Alfabeto fi
uniformano a quanto dice Eiìchio che ne' tempi antichi
U$avt£*i e aìvaryvuxrou feniciiure , e Uggere erano fi-
noni me.
(4) Connection ofSacred and Profane Hiftory Tom. F.
Book 4. pag. 119. Giovanni Marsham nel fuo Canon
Chronicus volle provare , che gli Egraj nelle Sciente
pre-
Tautus, Hermes, o Mercurio , o piuttoflo !
loro Sacerdoti , che tutti fi attribuivano tali
nomi, dovettero dalle nazioni più antiche rice-
vere 1 Alfabeto. Suida dice che Abramo fu
Autore delle lettere Affine , ed Eupoiemo ,
ed IGdoro nelle fue Origini attribuifcono a
Noè le lettere Ebraiche , ed Egiziane ; ma
è chiaro dall' ifloria , che le lettere erano in
ufo neiP Affina pria di Abramo , e nelf E-
gitto pria di Mosè. Il Shuckford crede
che eia imponibile che gli uomini antedilu- *
viani non ave(Tero avute lettere , credendo
che Belo , e Nimrod le conobbero , e che
Noè le infegnò . La fua pruova è , che il
Fohì de* Chiodi , al quale fi attrìbuifce l'in-
venzione dell'Alfabeto, era l' ideilo di Noè,
Giudicheranno altri fe tali argomenti del
Shuckford conchiudano , o nò . Altri attri-
buirono ad Abele, altri ad Adamo l'origine
delle lettere . I Rabbini dicono che nella
fera del primo fabato fu creata V iride , il
monte che fcaturi acqua , la colonna di fuo-
co 0
precedeano ratte le nazioni del Mondo . L* i ftcflo voi-
Je dimoftrare lo Spcnccro, ed altri. Il Vico dimoftra
Toppofto nella fui fetenza nuova, e nella fua Tavola
Cronologica • La Fenicia fu pid eulta , e pria popolata
dell' Egitto .
(5) Aelian. Var. Hiftor, libr. 8. cap. 6. Gli antichi
Tedefchi fcriveano le loro lettere fopra pezzi di le-
gni di edera, e baftoni di legni di edera, onde in que'
tempi chiamarono le lettere Buchkftahen , cioè barbon-
cini di legno di edera, ed i libri Bucher , unione di
Je^ni di edera. Si veda Olao Kudbeck.
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co , e nuvole degli Ebre? , le tavole delia
legge , ia verga di Aronne , e le lettere^
§. J. I Traci tardi conobbero le lettere .1
Goti riceverono l'Alfabeto da U Itila Ve feovo
circa I1 anno 370., onde è fantaftico Olao
Vormio , che tanto efaltò V antichità di tale
.alfabeto, com'è fantaftico M. de Pellouticr,
che tanto efalta la letteratura Celtica. Gli
Sclavoni riceverono da Metodio P Alfabeto
re' principi dell'era Volgare, tson ferrea ri-
fa fi poflbno leggere le rifleflìoni di Agrip-
pa fulle origini delle lettere, e degli Alfa-
beti , dalle quali conchiude , che le lettere
fieno perniciofe (6) . Molti hanno confuma-
to inutilmente il tempo a darci cataloghi
numerici delle lettere contenute in tutti gii
alfabeti del Mondo (7) . Altri hanno ricama-
te le loro iflorie Univerfali cogli eflratti de1
primitivi alfabeti , e loro configurazioni ,
moltiplicandone i ritratti fenza bifogno (8),
ed altri finalmente hanno voluto dimoftrarci
V imperfezioni di tutti gli Alfabeti , e loro
lettere, e per ripararvi fi fono induftriati di
dare alfabeti univerfali , caratteri generali ,
ed alfabeti degli umani penfieri (9).
C 2 §*4*
(6") De vanitat. feient. cap. 2.
(7) Chambers Cyclopaedia art.. Alphabet. Voi. t.
(8) The Uni ver lai Hiftory fiom the begining of
the World to the Earlictt Times.
(9) Si è parlato di tali progetti da Lcibnitz , e da-
glMnglefì VKilkins,^Uis,Prcftet,HoIder, ed altri, da
Siifter Ludwic nelle Filolofiche Tran&zioni , del Signor
Vico nella Scialba nuov* ed altri .
3?
§. 4* L'Invenzione dunque degli alfabe-
ti 9 l'arte di f«pergli capire, cioè quella di
fviiuppare i fegni dell'altrui idee, e di tra-
mandarle a' poderi ed agli adenti , ar-
te utiliffima , e vantaggiolìflìma , è fiata
affai antica , e d' incerta origine , e di diffi-
ciliflima intelligenza fulle prime; ond'è che
V arte di capire le fcritture antiche gerogli-
fiche , ed emblematiche degli Egiziani , de-
gli Etrufchi, e di altri popoli , fu una faen-
za arcana di pochi Savii, e Filofofi di quel-
le nazioni ,* e dopo introdotto 1' ufo de' ca-
ratteri , fi refe anche difficile tale arte di
faper leggere, perchè le cognizioni di tali
caratteri furon fcienze di pochi , o per arti-
ficiofa politica di quei Savii , o per la bar-
barie de* tempi , o perchè i libri nei moda
che allora fi fcriveano fecondo i varj tem-
pi, o in legni, o in pelli, o in altri mate-
riali, eran rariffimijO finalmente per l'altrui
incuria , e trafcuraggine .
§. Non è noftro iftrtuto inoltrarci in
Filofotìche , e Critiche ricerche fulle caufe
occafioraii delie circoftanze , che rendeano
difficiliflìma l'arte di faper ritruovare gii al-
trui penfieri nelle Lettere alfabetiche , e ba-
derà ad ogni perfona che voglia iflruirfi
delle caufe de' lenti progredì dell' uman ge-
nere in tali feoverte, confiderare con occhio
Filofotìco V Ifloria dell* Europa , fpecialmen-
te quella de' tempi barbari (io) , e delle
anti-
(10) Sulla Paleografia antica molto £ è fcritto da
Dot-
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antichità dette medii xvì , iflorìa quanto dif-
ficile, altrettanto utilifìlma , ed iiuerefTantif-
fima , quando fi rifchiarafle colla face della
Filolofia, e del buon guflo.
C 3 §. 6.
dottiflìmi Uomini ," ed i corpi infiniti di materie Di-
plomatiche , che inondano la Letteratura , altro non
fono, che lftorie dell'arte di faper capire, e leggere le
varie fcritture de' varj fecoli, feienza , che dà im mentì
lumi all'lltoria, e riceve ancora dall' Moria più lumi.
B.' certiuìmo intanto , che 1* invenzione della ftampa fia
fìata per le icienzc , e per la fìlofoflca eloquenza affai
più utile di quella delle antiche invenzioni di tante ma-
niere di fcrivere , ed Alfabeti . Sull' origine della ftam-
pa fi può vedere il Wolfio Monumenta Artis Typo-
graphica . Gli antichi fcriveano nelle Corteccie degli
alberi, onde in varj antichi Scrittori fi oflervano le pa-
iole Codice* delibrati per Cortices delibrati , cioè cor-
teccie levigate nelle auali fi fcrivea. Codices arborum%
Caudices arborum fi diuero i tronchi degli alberi, ne*
quali fi fcrivea, onde le frafi in caudicibus , in codi-
cibus • Si vede Saalbach Schediafm. de libris Veter ,
ed il Reimanno Idea Syftemat. Antiqu. Litter. Pi-
tife. Lex : Antiq. voc Libri . Si feri fife anche fulle
frondi di varj vegetabili in varie nazioni . Si vedano le
Origini delle arti , e feienze di M. Goguet . Si fenile
ancora fulle tavole , fulle cere , fulle pelli degli anima-
li , full' avorio, ne' metalli, nelle pietre, e n ferine in
varie maniere . Gli antichi Romani fcriveano , e nelle
Pergamene, e ne* Papiri, e nelle cere, e nelle tavole,
e ne* libri detti lincei . Ne' fecoli della Chieù 8., 9.
10. e 11. i materiali da fcrivere eran così rari , che
fi radeva da una pergamena l'antica Scrittura per
ifcrivervi la feconda, e fi radeva un MSc.o di Livio,
di Cicerone , di Tacito per ifcrivervifi altre cofe del
gufto di quei tempi . Murator. Antich. Italian. Voi.
3. pag. 853. Mabillon ed altri ec. Si vedano le Me-
morie dell' Accademia delle Ifcrizioni di Parigi Tom.
3*
§. 6. II Dottiflìmo noflro G'amb. Vico
nella
9. pag. $26*. edìt. in 8. Appena i piti ricchi Monade-
ri aveano un folo MetTale. Muratori. Antichità PoL
$. pag. 785?. L'Abbate diFerrieis nell'anno 8ff.fcri-
vendo al Pontefice lo fupplica d'improntargli una co-
pia del libro de Oratore di Cicerone , e delle Imita-
zioni Oratorie di Quintiliano , con foggiungere , che
in tutta la Francia non ve n'era un' efèmplare compi-
to . Muratori Antichità. Voi. pag. %t>6. La Contcfla
d' Angiù per una copia delle Onulie di Haimon Ve-
feovo di Halberftadt diede 100. montoni , e grandi
quantità di grano, fegale^ miglio ec. - Hiftoir." Let-
tcrair. de la France par de Relig. Bcned. Tom 7.
oart. v Nell'anno 1471. Luigi XI. s' improntò dalla
facoltà Medica di Parigi le opere di Kafis Medico Ara-
bo col depofito di confiderabili pegni , e con varie
cauzioni de exhibendo. Gabr. Naudè Àddit. a V hiftoir.
de Lovis XI. par Comin. edit. de Dufrenoy , Tom.
4. pag. 181. Alle Chiefe,e a'Monafterj fi offeriva fo-
lo qualche libro , e chi V offeriva , lo portava di per-
dona , e dicea di farlo prò rimedio anima fua , e per
effergli perdonati i peccati. Muratori Antichità Voi. 3.
pag. 8$6~. Chi lacerava tali libri , o macchiava era cre-
duto un violatore facrilego del Santuario , e feomunica-
to . Affemann. Biblioth. Laur. Medie, pag. i^.Florent.
1742. Si comprende quindi agevolmente , che per la
fcarfezza,e rarità de' Codici, e per la barbarie de'tem-
pi, 1' arte di faper leggere era un requifito de' piti il-
lultri personaggi Aventin. in Annalib. Bojor. Walch,
in hiftor. Critic. Latin. Ling. M. Robertfon Hiftoir. de
Charles V.,e per la loro difficoltà edefeurità le faen-
ze Alfabetiche fi confufero colle feienze Magiche . Si
veda Olao Kudbeck de Litter. Runic. E fe i Maghi
fi fervi vano di alcuni baftoni , e verghe, gli amichi Scan-
dinavi! in certi barioni fcriveano altresì le loro cifre, e
lettere, e da' legni di forbo falvatico detti da efli Ro-
nec , chiamarono Rune le Cifre in eflì deferitre , on-
de vennero le Scienze Runiche , Magiche, Alfabetiche.
Si veda il ci tao Rudbeck.
»
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39
( nella fua Scienza nuova , Libr. 2. ne' Corei-
larj intorno alle origini delle Lingue, e del-
le Lettere & cet. pag. lój. Napoli 1744.,)
dopo avere riferiti i contraili di moìtiffìmi
Scrittori bill' origini delle lingue , e dcl'e
lettere > riflette r. Che malamente fi fono
eredute feparate le orìgini delle lingue , e delle
lettere , perchè tali origini furono con tempo-
ranee 2. Che falle prime tutte le nazioni par*
larono fcrivendo , perchè concepitol o l'idee
delle cofe per caratteri fantaftici di feftanze
animate , e le fpiegarono per fegnì mutoli ,
cioè con atti , 0 corpi, che avellerò na'urali
li rapporti con quelle idee. Per dire 9 che
erano feorfi tre anni, prendeano per efem-
pio tre fpìghe, o tagliavano tre volte certe
fpighe colia falce . Quella era P antichilTima
Lingua rammentata da Platone, e da Giam-
bico , e che il Vico chiama la lìngua Man*
tua , che fpiegava V idee per le cofe , e per
le lore proprietà , foggiungendo il dottiflìmo
Autore , che gli Egizj narravano , eflferfi al
Mondo parlate tre diverfe lingue in tre va-
rie Epoche del Mondo , cioè nell'età de*
Dei la lingua geroglifica ,0 facra, nell'età de-
gli Eroi la lingua fimbolica, o per fegni , 0
per le imprefe Eroiche ; e finalmente nel!' età
degli Uomini la lingua Epiftolare per commu-
nicarfi co* lontani le proprie idee. Confirma il
Sig- Vico con infinite oflTervazroni tali cofe,
e con molte dottrine, riflettendo, che i Ge-
roglifici , non fono flati artificj dd* Filofofì
e 4 per
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4°
per occultare ìe loro dottrine , ma una na-
turale necejfità di parlare con ejfi ne' primi
tempi. Lo (viluppo di tali lingue, è lunga-
niente defcritto in detta opera della Scienza
Nuova pag. 171. ad pag. 101. Le prime
Jingue dunque fecondo il Signor Vico furori
compofle di caratteri divini , ed Eroici , che
poi fi fpiegarono con volgari parlari , e con
caratteri volgari ; e la prima eloquenza fu quin-
di poetica per necejfità di natura , onde con-
chiude il Signor Vico , che la Poefia , l'elo-
quenza , e la Mufica , e le favole , il canto,
ed i verfi furono la prima lingua degli Uo-,
mini, come da noi fi è accennato (n).
CA-
(ri) Rifulta quindi , che il noftro Signor Vico ha
fviluppato nella Scienza nuova il (iftema dell' origini
delle lingue affai meglio dell' Inglefe Blackwell nelle
Ricerche Julia Vita di Omero, H Blackwell appena
accenna ciò che il Signor Vico dottamente dimoitra*
uì/. Batteux , gli Autori dell'Articolo Profa nell'£/7-
ciclopedia , ed altri , vorrebbero la profa anteriore
a' verfi, come anche credè il Cajlehetro nella fua Poe-
tica , ma o s' ingannono , o con ogni sforzo potàbile
mai potranno ad evidenza dimoftrare i loro lentimenti,
che ti riducono ad opinioni non fondate nè dall' Mo-
rie , ne dalle antiche tradizioni .
. Digitized by Google
CAPO III.
Difpofiiioni intellettuali che devon precedere
V Eloquenza .
DA quanto fi è detto fulle origini delle
lingue , dell' eloquenza , della maniera
di rapprefentarla co' fuoni articolati , e co*
fegni alfabetici, e delle difficoltà che fi fon
dovute fuperare per arrivarci a tali feoverte*
e migliorarle , rifulta che gli sviluppi o ri-
tardamenti della vera eloquenza fono Tem-
pre flati , e faranno in ragione reciproca de-
gli sviluppi della cultura della ragione , e
dell' intelletto , verità dimoftrata nell' Ifloria
umana.
§. 2. L' arte di perfuadere , e quella di
efler eloquente , e di confeguire il fine per
42
cui fi vuol edere eloquente , dipende dai
ben pensare, e dall' adattare i rappoiti , e
le circoflanze de'roltri giudizj , a' rapporti ,
c alle circeftanze degli altrui j e fare , c he
gli altri per cosi di se , vedano colle ne fi re
idee, e penzino co' rxflri pensieri . Quindi
per efler eloquente bifogr.a eflere grande
penzatore, e per efler grande pensatore fa
duopo efler gran Logico , e gran Filofofo .
Dunque fi dee piia emendar I' intelletto e
gli cri-uri di enV , fe mai vi fono , reuificar-
Ì5 f idee* i giudizj, empirti fjnimo di fode
ed Utili ccgni2icni , ben difporfi le medeli-
mc e con ordine , e ftmmetria , e ricavarfe-
ne da quelle vere ed utili confeguenze coli'
ajuti delle feienze che formano , e migliora-
no V intelletto , come la Geometria , e la
Logica, e le feienze metafifiche , precedute
da certe Univerfali , e Filofcfiche nozioni
ài un' Moria ragionata del Mondo , e dell'
Ucmo Fifico , Morale , e Politico , giacche
gli tffetti dell' eloquenza faran fempre pro-
porzionati allo flato in cui e l'animo di chi
parlalo fcrive , o di chi fente o legge, cir-
ca tali antecedenti richiede cognizioni •
§. 3. Confederando gli Uomini nel puro
flato naturale ed incolto , i medefimi han
dovuto acquifere pria le generiche nozioni
dello flato in cui erano , de' loro bi fogni m
e de' loro rapporti cogli oggetti , the gli
circondavano , e dovettero dedurne le con-
feguenze , che ne rifultavano , e da quelle
for-
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formarne i gìudizj opportuni per il calcolo
de' loro bi fogni , e quindi dovettero penzare
ai modo più brieve , più proprio , e più fa-
cile d'indurre gli altri a1 loro dtftgni,e per-
fuadergii vertendo le proprie idee con quei
colori di eloquenza! che conobbero analoghi
a* loro difegni.
§. 4. Coloro dunque , the vcnno render
V Uomo culto, e favio > debbono itìruirlo nel-
le fcienze le più utili , e nectflarie , ma non
bafla iftruirlo , e l'»ifliuirlo è cofa , che fi fa
da molti , ma il faperlo ben iflruire è cofa
aflai ardua, e da pochi. Neil' ammaeflrar gli
altri bi fogna olfervare il metodo che la na-
tura oflerva nello fviluppo delle intellettuali
facoltà de' ragazzi . La prima paflione deVa-
gazzi è la curiofuà , indi fi fviluppa la fon-
tana , più tardi la ragione e il dilcernimento,
indi la fana criticale V efatto raziocinio . La
memoria ne' ragazzi è più viva , e V ingegno
fi fviluppa col crefeere. Le fcienze dunque
debbon' adattarli a tal9 ordine della natura •
Le fcienze di memoria della prima età dtb-
bon' edere la propria lingua, la Cronologìa,
la Geografia , e r Ifloria in bricvi , e ragio>
natiflimi compendi (1) indi la Geometria,
e r
(i) Per la Cronologia vi fono le ottime iftituzioni
del Beveregio . Per la Geografìa non vi è finora ua
libro elementare utile fuori di quel del Gordon , giac-
ché in tutte le altre Geografie non Ci traili» alla co-
gnizione del globo la ragiona» notizia de* coltami , e
e 1' Moria Naturale e le Scienze Fifiche ,
dopo le feienze Meta fi fi e he , Eliche, Politi-
che, Economiche e quindi la Logica , la
Critica , e lo lludio della vera eloquenza
Profaica, e Poetica , che non fi porno ne
ben' infegnare , ne ben' apprendere , i c bene
efercitarfi fenza aver l'intelletto illuminato
di ogni feienza utile e che migliora l'Uomo.-
Un direttore dell'Uomo intellettuale dee re-
golare i Tuoi fillemi d' infegnarlo , come il
direttore deii' Uomo Fifico regola il fuo pia-
no di curarlo nelle infermità feguendo gl'in-
dizj della natura.
. §. y. Rifulta quindi, che il regolamento
degli fludj dee fard coti fomma Filofofia,
ed è cofa di gran Filcfofi , e che tal rego-
lamento non può , ne dev' elfere per tuiii
rifletto, come non fono gì' iflerTì tutV i cer-
velli 9 e tutti gli fviluppi di efil , e come
fon varie, e debbon'eiler varie tutte le edu-
cazioni per le diverfe caufe occafionali, che
vi concorrono. Non lì ponno dunque in materia
di educazione letteraria fifiar Canoni cerne non
fi penno per le guarigioni dell'Uomo Fifico fif-
far Caronicertiffinii in Medicina, e l'educazione
letteraria e infatti la medicina della merle . Ma
la più generale regola d' iflrurre , e più all'
Uomo adattata debb' efler quella di far' acqui-
fere all' Uomo le più utili , e folide cogni-
zioni ,
riti refigiofi, e civili de* popoli, ed un quadro Itterico
Filofofico delle loro arti, e icienze. Si defidera tutta-
via in tali materie un libro utile ed elementare.
zroni , e farcele acquiflare, non già per mez-
zo de1 Toltili lillemi fcientitìchi , ma per mez-
zo delle ollèrvazioni , che furono il primo
fonte delle cognizioni de* primitivi Uomini ,
e con queflo metodo delle oflervazioni la
natura fece ufeir dall' ignoranza i popoli in-
colti . Perchè non iftruire i fanciulli con quel
modo con cui fi fono iflruiti gli Uomini
primitivi ? Neil* ofTervazione de' progredì , e
delle origini delle conoscenze umane , e nel-
le rifteflloni fulle maniere , colle quali le So-
cietà nafeenti a tali metodi pervennero , e
nelle meditazioni fu' piani di feienze , ed ar-
ti derivate da quai medefimi , e ridotte poi
a fittemi , fi può trovare il più bel piano
poflìbile dell' educazioni Letterariè , piano
eccellentemente progettato , ed a lungo fpie-
gato , e dimoflrato. dal famofo Signore de
Condillac , che con maefìria fomma infegna
la teorica , e la prattica di un tal piano di
feientifica educazione (2). Sarebbe da defi-
de-
(a) Si veda la dotta opera del Signor de Con-
dillac intitolata Cours d' Etude pour inftruc*tion da
Prince de Parme in 11. , Voi. 16. A Londres
1776. Noi non portiamo fare' a meno di non traferi-
verne qui alcuni famofì (pezzoni per darne qualche
idea a chi non avcfTe letto tal famofo Autore --Le
primitive feienze de le nafeenti focietà fi riduflero tut-
te a poche oflervazioni , bifognò dividerle , ed ordinar-
le per darti, onde vennero le offeivazioni fulla caccia,
fulla pefea, fulle ftelle . Quefte o(Tervazionì fatte , c
• raccolte furon ridotte a fittemi , e principi generali, e
così coloro, che difpofero , ed ordinarono le feienze
furo-
derarfi che nel p?ano fi potette , e fi vo!e(Te
da tutti gli educatori delia gioven ù efegui-
re , e porre in pratica , Ala per porla in
pra-
furono creduti di effe inventori . Ma etti efpofèrò le
faenze in un'ordine contrario a quello, col qmle era-
no nate, giacche fi era cominciato dalle particolari of-
fervazioni, non da' ditemi. Impertanto f ordine , e la
chiarezza di tal metodo potteriorruente inventato, prc-
vahe, ed invece di condurre i radazzi come ignoranti,
per mezzo delle offervazioni , fi condullero , come fe
fiiffero ftati peritiftimi , per mezzo de' metodi , e fitte-
mi generali , quali non potendo capire , perchè non
aveano ballanti conofeenze , ed offervazioni per potergli
capire, differo allora „ non Tono ancor capaci di c«-
«ofeere, bifogna afpettare l'età della ragione „. Non
▼i è età che poffa far capire i principi generali di una
feienza, fe non fi fono fatte le offervazioni , che han
coadotto a miei principi . L' età dunque della ragione
è quella, nella quale più* fi è offervato , e per confe-
guenza la ragione verri pretto , o tardi , fecondo le
prette , o tarde oflervazioni . Per fapere infegnare i fan-
ciulli", bifogna (àpere , come noi concepiamo le cofe
imparate, ed analizare l'intelletto umano, e le fue ope-
razioni • L' unico metodo fui di condurre i giovani
da quel che conofcono a quel che non coiiofcono , e
con tal metodo il Maettro non dovri ne ttudiare , né*
infegnare le Scienze , ed i fittemi fatti da effe , anzi
dovrà fingere di fcordarfègli col fuo allievo , e comin-
ciar con quello i progreifi di una oflervazione all' al-
tra. Cosi fi fono illuminate le nazioni, e così debbonli
illuminare gl'individui .Ne fi dica, che i progredì per via
di offervazioni effendo ftati lenti in tutt* i popoli , tali fa-
ranno negl'individui, perchè fe i popoli, e gl'individui fi fuf-
fero ferviti de'loro intelletti , come dal principio fi ferviro-
no delle di loro braccia , e de'loro p edi , avrejbon cosi svi-
luppate le facoltà intellettuali , come le finche , avrebbero
trovati i fittemi, come le machine meccaniche, ed avreb-
bero
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pratica vuoici un gran Filofofo come il Con-
diiiac (a) .
L' uomo nafce debole , e bifognofo di Iu*
Oli inteilettuali . Da Rjue T educazione Fifi-
ca ,
bero comprefo il bifogno di sviluppare l'intelletto , come
le forze tinche del corpo . Bifogna du.iq»ie far capire al
fanciullo le facoltà del fuo intelletto , ci il bilogno di
fervirfenejed invece di andar efeogitando principi metodi,
e regole nella carriera delle fetenze > porli con lui nella
carriera del e rifletti >ni , ed oftèrvazioni .... Quefto
metodo recide le imbarazzanti fuperfluiti degli Studj ,
che ci arredano, fenza giovarci , proferive quelle fcrert-
ae vane ed inutili, che U chiamano elementari, e primi-
tive, che ci fanno perdere il tempo a non imparar nien-
te per imparar meglio un' altro giorno , o per doverfi
obliare quanto fi è malamente imparato .... bifogna
imparare i fanciulli a petunie, e per farlo bifogna ve-
der pria come noi cominciamo a penzare & cet. --Un
moderno Franccfe ha tentato di efporre il metodo de
render facile l'acquilo delle prime cognizioni Geome-
triche anche a' ragazzi ed Uomini inculti : Queft. far
rEncycl. art. Geometrie.
fa) L* arte dell' educazione ( dice il Signor de Sauri
Ele.nens de Metafìfìque Chap. 18. } richiede cono-
feenze valli (lime , che al raro fi truovano negli educa-
tori . Bifogna ftudiar la natura , e non forzarla . Una fe-
lice memoria conduce ad un'^ftorico , un gran fondo
d' imaginativa alla Poefia , un' attenzione fottile , ed efat-
ta alle feienze geometriche . Gli fpiriti di coraggio alfe
militari facoltà. Bifogna indagare le inclinazioni, e la
natura «5: cet., & cet. & cet. Si vegga il derto Autore
loc. cit. ove riflette che V educazione privatale publica
fieno per lo più* mal regolate . e che i libri per educar
la gioventù e per ufo della medefima dovrebbero con-
tenere cofe utili, chiare, precife, interelTanti , piacevoli,
e necenarie , con iftruire per via di oflervazioni > e ri-
flemoni , che fanno fyilluppar l'intelletto.
4 >
ca , la Civile i la Letteraria debbono per-
fezionarlo , ma quefle fpeflo fpeflo Io gua-
dano, e certe volte lo rendono flupido con
arte , e metodo , vale a dire con un peffi-
mo piano di educazione • Gli allievi de' falli
Savj , i Lettori degli ftoiti libri , gli amici
de Sofifti Filofofi fi communicheranno Tem-
pre lo fcambievole contaggio. I Romani , ed
i Greci nella loro gioventù erano educati
da' gran Filofofi , e perciò aveano gli Alef-
fandri , gli Scipioni , gli Annibali , i Pompei.
Da chi , e come fiamo noi fpeflo educati ? Si
confuma il meglio dell' età per lo più traile
Grammatiche delle lingue antiche e dopo fi
palla agli fludj dell' Ergoifmo e fi finifce
la vita fenza eflerfi troppo faputo vivere q
penfare.
§. 7. Chi volefTe imparar da' libri P arte
dell' educazione Fifica , e Letteraria , potreb-
be imbatterfi in molti errori , giacche me-
glio farebbe non dare a,* ragazzi ni una edu-
cazione , che dargliene una , come fi prefcri-
ve in certi moderni libri di certi ciarloni
creduti Filofofi ; ma il capo di opera de'
Filofofici delir} full' educazione è 1' Emilio
del Signor Roufieau di Gineura , ed il fuo
Romanzo della Novella Eloifa, che trafpira-
no , come moltiflìme cofe di Roufieau , il
fonatifmo , V empietà , la contradizione , e la
declamazione . Il libro fuW Uomo , fulle fue
facoltà intellettuali , e fulla fua educatone ,
opera poflimia dell' Elvezio , refpira , come
il
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1
il Tuo libro dello Spirito , il veleno dell' ir
religione , e delle contradizioni , ed è un'
opera della quale non fé. ne può mai ad ab-
buiìanza confutare la piena de* fofismi , che,
contiene « Il Vefcovo Burnet ha fcritto in
Inglefe pochi Saggi full* educazione (4), ma
il fuo libro è arido , e concifo * Il famofo
Rollino è flato Autore di eccellenti precetti
di educazione nella fua opera fui la maniera
d* infegnare, e di fludiare le belle lettere in
rapporto alP intelletto , ed al cuore , ed ha
fermo P ifteflò famofo Autore tutta I2 fua
Moria amicale la Romana con oflervazioni,
e fìflema tale da poter fervire per un bel
piano di educazione Fifica , Civile , Criflia-
na , e Letteraria • Ma gli Uomini Savj. truo-
vano nelle opere di quello grand* Uomo
i feguenti difetti , che rendono il piano del-
a fua educazione a formar piuttofto P Uomo
Pedante , che P Uomo ragionatore 1. Sem-
pre par che confideri V umane lettere co-
me lo feopo di ogni educazione 2. Troppo
ammira gli antichi. 3. Poco parla delle co-
fe le più utili , come delle cofe inutili mol-
to dice ; e non fa entrare i giovani , ed i
precettori nel vero raziocinio filolofico circa
P Ifloria che tratta da Oratore , quanto fe-
condo di efpreffioni , altrettanto arido di pen-
2ieri . 4. La fua educazione tende folo a fai*
D un'
(4) U titolo è Oa die educatìon.
<
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So
un Filologo . Ma quefie ed altre rifleflìonr
potranno meglio farli da chi legge i libri
di tal1 Autore con efatto raziocinio • Oltre
Quintiliano , che nelle Tue i ili tu 2 ioni Ora-
torie libr. L Cap. 2. , per tutto il det-
to libro e per quafi tutto il 2. faille
ottime cofe full' educazione della gioven-
tù , uno de* libri i più utili i più Savj,
che poflan darfi alla gioventù , fpecial mente
per regola degli fìudj tilologichi , è l'opera
Francefe intitolata Principes de Litterature ,
che è del celebre M. le Batteux , Autore ,
che con fomma Filofofia , e raziocinio ha
parlato dell' eloquenza Profana Poetica , e
profaica , e che coli' efempio infegrra la ma-
niera di (ludiar tali cofe da gran Filofofo .
Sono ancora da commendarli le rifleflioni
del Tomafini fulla lettura de* Poeti , e de-
gP inorici; ma vi è in tal' opera il difetto
di aver fempre P Autore imitato il Bochart,
ragionando fpeflfo full' etimologie delle paro-
le , e volendo per così dire provar tutto
coli' etimologie •
§. 8. Molti libri dunque fi veggono ferir-
ti filli' educazione, ma pochiflìmi fe ne pon-
no leggere fenza perìcolo di non cadere in
gravi errori, o contro la pietà , e la religio-
ne , o contro il buon guQo ; ed intanto
P Uomo è fempre nelle» peflìme circoftanze
di avere una cattiva educazione , ed è trailo
fcoglio delia mala educazione degl' ignoranti "
Ge-
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Genitori , del popoTo , degli flolti Maeflri ,
e de' cattivi libri ferini full' educazione : Si e
creduto che le Streghe gua ila (Pero, e ftorpiaf-
fero i corpi de* fanciulli ; ma i cattivi edu-
catori fono le flreghe, che guaflano gl'intel-
letti, e t ifleflb fanno i cattivi libri de' tallì
dotti, vale a dire degli empi , e de1 libertini.
$. Riflettendo a' piani dell'educazione
per lo più cattiva , che fi fa a' ragazzi tra*
paefi culti , fi può conchiudere , che gli eie-
vari ingegni de' grandi Letterati che han
fatto , e fanno onore alla natura umana , più
fi devono alle caufe occasionali , ed air edu-
cazione , che eflì fleflì giunti in una età ma-
tura han fatta di loro medefimi con una ge-
nerale riforma de' loro intelletti , che alla
buona educazione ricevuta da1 Precettori - Si
può ciò vedere da chi volefle dare una filo-
fofica occhiata alle varie circoftanze che fon
concorfe ad illuminare i grand* Uomini , e
come eflì fono ufeiti dalle tenebre dell'erro-
re della cattiva letteraria educazione .
§. io. Se erronea è per lo più, la Let-
teraria educazione riguardo a molte faen-
ze, è chiara la caufale per cu? tra noi i
progreftì di effe fon tardi , e lenti , e non
veggiamo nel numero de' Savj , fe non che
quelli che fono nell* età la più avvanzata
perchè han dovuto perdere il miglior tem-
po della loro vita in imparare quelli errori,
da' quali poi con maggior tempo , e fatiga
han dovuto fvilupparfi, fe pure è loro riu-
D a feito.
fcito . E' il cafo dì cFti deve demolire fin
dalle fondamenta un'edificio Gotico , e poi
fabricarne fu quelle ruine un* altro alia mo-
da , e belliffimu •
§. ii. Dal ritardo de' progredì delle fcien-
ze , nafce il ritardo de' progreffi dell' eloquen-
za, e le caufe del decadimento di eflà . I
giovani fi portano nelle fcuole deli* eloquen-
za fenza aver mai Audiata Geometria , ne
lliorìa Naturale , ne Fifica , nè Critica , nè
Logica, nè Ifloria^è Geografia, nè Crono-
logia • Dunque fi vuole imparar loro per via
di precetti l'arte di ben parlare , fenza fa-
perlì da efli Parte di ben penzare , fenza la
quale la Kettorica , e la Poetica , come le
chiamano nelle fcuole , fono vane cofe (y).
Se a tali cofe avefle riflettuto un1 Uomo ,
che è flato tanto dall'Europa ammirato, non
avrebbe fatte delle meraviglie perchè appe-
na da mille Poetiche , e mille Rettoriche ,
che fi fcrivono , e s'infegnano, fi polla mai
formare un vero Oratore , un Poeta (6*) .
Non fi forma per difetto di ordine dì fludy
in coloro, che infegnano , ed in quelli che
fono iflruitr.e per difetto di fcelta di quelli
ingegni , che debbono a tali feienze applicar-
fi, onde non folo farà colpa de' precetti di
quel-
(5) Dice Lord Home, che tali cofe fenza la Logi-
ca fono JPariling tnffUs .
(6 M. de Voltaire nel fuo Eflày fur la Pocfie Effr*
cjue Chap. i.
quelle Poetiche, e ir quelle Rettofiche V in-
felice riufcita degl* individui , che vi fi ap-
plicano, ma altresì del non eflerfì riflettuto,
che il non omnis fert omnia tellus , è adat-
tabile a' talenti , ed agli fludj ancora .
§. 12. Si dee riflettere , che Pericle De-
rhoflene, Cicerone , Efchilo , Sofocle , Pin-
daro , Omero , ed altri grandi Poeti , ed
Oratori non furon tali , fe non per eflTere
flati Commi Filofofi . Ma in diverfe parti
dell'Europa Parte dell'eloquenza fi fa flu-
diare a' giovanetti (otto la direzione di alcu-
ni freddi , ed inefperti pedanti appena prat-
ici della più infima Grammatica , e fi fa
confiftere tale arte nel far copiare, e detta-
re alcuni aridi magnificanti precetti , ed in
far lavorare certe compofizioncine fogli varj
fiili , e tropi , co' quali fi crede invano , che
la mente poflà modellarli fui buon gufto
dell'Eloquenza, la quale non fi acquifla con
quei tanti efercizj fulle imitazioni , amplifi-
cazioni , e Chrie , che tanto abondano in
un milione di Rettoriche , ma fi acquifia ii
vero fpirito dell' Eloquenza dagli ftudj , che
coltivano , ed iflruifcono la ragione , dalle
fode regole Logicocritiche , e dalle fetenze
le più folide , ed utili ; ed ogni eloquenza ,
che non è a equi Hata da tali fonti, è attarda,
ridicola , fofiflica , e falfe j ed è verità trop-
Ko certa , che nella maggior parte delle
ettoriche , che s' infegnano altro non s' in-
contra, fe non perpetui oftacoli a progrefit
D * dell'
dell'eloquenza , i Maefiri della quale fe for-
iero i Socrati , ed i Platoni , ti darebbero
allievi fimilu Cicerone ci ha lafciati eccel-
lenti libri in Filofofia, e nell'Arte Oratoria.
In altro fiato farebbe P eloquenza, fe coloro
che fcrivono in difefa de' moderni Rabirj, e
de1 moderni Qaenzj potettero tutti feri vere
de natura Deorum , de finibus , de legibus »
de ojficiis . I tempi i più felici della Greca,
e Romana eloquenza furono l'epoche le più
g]oriofe delle faenza , ma allora , come ben
difle Petronio Arbitro , nondum umbraticus
doBor ingenia deleverat ,
§.13- li buon gurto delP eloquenza Poe-
tica 0 e Profaica c rimaflo traila fchiavitù
di certi aridifiìmi precetti , e regole fondate
fulla prattica , ed oflTervazione di certi Au-
tóri. Quello è un fegno di barbarie . Si è
fcolTa la barbarie nella Filofofia . Non più
fi dice: Filofofo Platonico , Cartellano , Neu-
toniano , Leibniziano ; ma fi dite : Filofofo
ragionevole* Solo nell'arte dell'eloquenza
Poetica, e Profaica P autorità trionfa, e ta-
ce la ragione. Si citan fempre i precetti di
Longino , di Arinotele , di Boffij , e di al-
tri. Son degne da leggerli fu quello affluito
le rifleflìoni di Loid Enrico Home (7) il
■ ' . .qua-
>•••.! . % i rt n »** 1
{7) Ecco le parole Jelf Autore nella fua énergerica
lingua originale - Rudere exhibit the 'triumph of
authority over reafon « Philoiophers ancicntly were divi*
ded into feto, being Epicureans , Piatonilte , Scoics ,
quale vorrebbe, cne invece d'imitarli gl'an-
tichi, s' imitafle la natura , e fi elevalTero
gl'intelletti all'imitazione della natura . Op-
pone Aleflandro Pope, che imitando #li an-
tichi s'imita la natura (8) ma tal mafììma
D 4 cpiù
Pythagoreans , or Sceptics : the fpeculative rclied no
forther upon their ovn judgement , than to chufe a lea-
der whom they implicitly rolloved . In latter tiiv.es ,
happily , reafon hath obtained the afeendent: meri nov
afiert their native privilece of thinking hi themfeìves,
and difdain to be rancked in any Se£t , whatever bc the
Science. I muft except Criticifm , which by what fata-
iicy I know not , continues to be not ieff slavish in irs
principles, nor leff fubmiflìve to authority , than it
wa originally . Boflu , a celebraoed French Critic , fci-
res many rules; but can difeover no better foundation
for any of them than the pra&ice merely of Honier,
and Virgil, fupported by authority of Ariftotle . Stran
ge ! that in fo long a work he sbould never once ha-
ve ftumbled upon the humaurnature ? It could not ,
furely be his opinion, that thefe Poets , however emi-
ncnt for Genins^ were intitled to give Iaws to man-
kind; and that nothing now remains , but biind obe-
dience to their arbitrary vili : if in writing they follo-
wtd no rule, vhy sliould they be itimed ? if they
ftudied nature, and were obfequious to rational prin-
ciples , why should thefe be concealed from us ? - Ele-
jnents of Criticifm Voi, I. Introd. pag. 12. edit. in 8.
(8) Aleflandro Pope nel fuo Eflay on Criticifm par-
lando degli antichi, dice che to copy nature is io co^
py them ( v. 140. The Works of Pope Voi. 1. pag.
75>. edit. in 12» 1776. Senza entrare nella nojofa , e
pedantefea queftione fulla preeminenza degli antichi e
de* moderni tanto dibattuta in tutte le nazirni", é ipe-
cialmcnte in Francia a' tempi di Madama Dacier , iul-
la qual controverta & fono fcritti ninniti Volumi , ec
* ; 1
è più pecfantefca , che filolofica , e bifora
c fa minarla in fe fletta , non come detta da
Pepe, che è il Poeta il più grande che ab*
bia avuto P Inghilterra ♦
CA*
i! lepido Tnglefe Decano Svift la pofe in ridicolo?
batta, per confutare il Pope, riflettere , che quantunque,
colli' ei dice il copiar gli antichi Jta il copiar la na~
turjy c Tempre meglio copiar la natura nell'originale,
che nella copia degli antichi, purché fi fappia . 1/ifteÉ
fa prevenzione del Pope fugli antichi avea Gianvincen-
zo Gravina, che volea far' imitare i Greci al fuo allie-
vo Metaftaiìo, il quale fe fi ruffe trattenuto alla fervi-
le imitazione delle Tragedie Greche , non fi farebbe
refo, cme fi è re(b, 1 Apollo dell' Italiano Parnalb •
Pope , che altro non fapea far di meglio , dovea fem-
pre imitare i Greci , o tradurre i Greci , come ha tra-
dotto eccellentemente Omero . Il gran Mcraltafio do-
vea da (è elevarfi qual' aquila , ed e ile re in molti/lime
lue cofe in modo originale , che gli Euripidi , ed i
Sofocli de' Greci fi avrebbero fatta gloria d'imitarlo.
Il precetto di Pope (è fi fuffe offervato dal Metaftafia»
c da' gran Poeti , farebbero (tati i medesimi ofeuri , e
mediocri • Se poi fi vuole che s' installerò in modo f
die l'Imitazione comparita originale come ha fatto
con Omero Virgilio, allora l'imitazione richiede quei
talenti, che richiede l'inventare, ed il copiar la natu-
ra direttamente, giacché dalle dirette offervazioni fulla
natura nafee il correggere l'originale che s1 imita , e
colui , che imitando vuol correggere il filo modello ,
dee effere affai piti perfetto nella conofeenza della na-
tura, di colui, di cui perfeziona l'originale. Tal per-
fezione è una nuova produzione che deriva dall' inge-
gno di chi lo petfeziona, ed in tal perfezione contri-
buite aflai più l'Imitazione della natura , che quella
de U? originale . Riflettendo Virgilio a' caratteri degli Eroi
SI
**%
1**2 "W"* I»!
CAPO IV.
Della Natura della vera eloquenza, e
fuoi requifui.
COnfiflendo P eloquenza dell* arte di fa-
pere in modo communicare ad altri o
a voce , o in ifcritto le fue idee , in modo»
che quelli che le afcoltano , o leggono ne
reflaflero perfuafi, iftruiti, convinti , o allet-
tati i è chiaro che la maggior maeflria dell*
elo-
di Omero, alle fue imitazioni della natura, e alle pit-
ture di quello , e non avendole trovate in tutto nè per*
fette , oc uniformi , imitando Omero nel groflolano
delle narrative , e defcrizioni , e caratteri , perfezioni
mirabilmente i colori , i caratteri , e le defcrizioni on-
de fe mai fi dice che Virgilio è ftato prodotto d»
Omero , bifogna ancor confcflare , che in tal cafo ,
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eloquenza, ed il fuo feopo principale è 1 in-
da^amento delle analogie, e rapporti che
quelle idee da communicarfi agli altri han-
no colle analogie , e rapporti delle idee di
coloro, a' quali fi cornimi! icano . Tali rap-
porti , oltre Pefler diffìciUflìmi ad indagare ,
fono, e ponno eflèr varj all' infinito; e per
confeguenza fono, e debbon'elTer varie le
maniere artificiofe dell1 eloquenza , i requifiti
della quale mai fi pedono riftringere a flabr-
IftL precetti adateabiir a tutte le ^circoftanze .
Poèo gieva che ùn* Oratore i nfegna (Te i topi-
ci da placar Tira , ed i canoni da fedare la
gelofia, il timore & cet. Le paffioni hanno
tan-
*
come difTe Voltaire , la più gran cofa che Omero ab-
bia prodotta è flato Virgilio, che l'ha perfezionato .
Ma chi s'impara folo ad imitar gli antichi , e non la
natura , non imiterà mai perfezionando , e fuccederà a
«uefti tali imitatori degli antichi, come a certi popoli
Orientali , che (è il loro Sovrano è zoppo , cieco , o
in altro modo ftorpio, così efli ancora s ingegnano di
ferri vedere. Quelle rifleffioni avrebbero dovuto pon-
derarti dal Pope pria di darci quel troppo generico
precetto del V imitazione degli antichi . Infatti Pope febbene
gran Poeta fufle flato , nel fuo idioma , altro non è
fiato, che un'eccellente traduttore di Omero . Il fuo
Saggio full' Uomo è una traduzione della profa di Bo-
lingoroke, e di Shaftsbury, e nel genere di Poema
Filofofico è affai inferiore a Lucrezio, ed è (tato vin-
to dal noftro Cappelli nel Poema fulla Legge Natura-
le. Merita dunque applaufo il giudizio di Lord Home
fidi' imitazione della natura affai più di quel di Pope
full' imitazione degli antichi.
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tante , e si vaie modificazioni , che mai fo-
no le ifteffe, ne in tuti1 i tempi , ne in tutt*
i luoghi. Sebbene, una fia la p^flìon dell'ira,
dell'amore, del timore , della gloria , non
fono però tali paffioni V iflefle , né produco-
no gV ifteflì effetti in Cefare , in Catone , in
Cicerone , in Aleflandro . L' ira di un Per-
dano , di un Greco , di un' Arabo , di un'
Indiano , fon diflìmili 5 e Io fdegno di un
Perfiano, di un Greco, di un' Arabo di un*
Indiano della Capitale del Regno, delle Ca-
pitali delle Provincie 9 de* paefi, e delle cam-
pagne , fon diflimili .
§. 2. Le paflloni fono in tutti gli Uomi-
ni , ma ci fi rapprefentano fotto i varj afpet-
ti, e modificazioni, colle quali noi reggia-
mo PUomo fociale . Ogni clima, ogni na-
zione ogni varia tenitura di corpo , 0 com-
pleflò , ogni educazione o fifica 9 _o lettera-
ria, o politica modera , ed altera talmente
gli animi , che le vie di pervadergli non
fono, nè ponno efler più 1* iflefle, né ridurjì
a precetti . L' ira di un grande può mode-
rarli con idee di magnanimità , e di eroifmo,
quella del popolo con idee ci1 interefle con
parlare alla fantafia , con forprender col-
le favole forprendenti , e co' timori entufia-
flici . L' ira di un Savio fi .modera colla Fr-
lofofia, e colla ragione . Quelli precetti fi
truovano in mille Kettoriche . Ma fi è mai
badato da chi ha.fcritti tali precerti , fe tut-
t'i Savj abbiano V iflefle idee, gi* ifleffi fi-
demi,
Kò
flemi, grSfiefli gradi di raziocinio, o fe fia
ridetto il modo di perfuaderli ? Quanti di
coloro che fi chi?man Savj , appartengono
alia ciafTc del popolo , e quanti di quelli ,
che fi credon popolo , penzan da' Savj ? Tan-
te dunque dovrebbero efière le regole dell'
eloquenza quante fono le varie combinazioni
pcflibili di tutte le umane paffloni in tutt* i
Sociali individui , e chi confiderà V eloquen-
za in tale afpetto , non la ridurrà mai a par-
ticolari precetti , non la farà mai un arte di
accozzar parole , e frali , e periodi ; ma farà
per lui V eloquenza V arte di ben penzare %
di ben fentire, di ben ragionare, e quando
fi giudica bene , e fi ha un' intelletto vivo,
non fi può mai parlar male.
§. 3. Chi non sà il giro delle paflloni di
coloro a' quali parla non c certo mai di riu*
fcire nelle fiie imprefe. L'eloquenza dunque
dee eflèr preceduta da profondiilìme cono*
fcenze dell'Uomo Naturale , e dell' Uomo
Sociale in generico , e poi delle conofcenze
particolari di quella naziore , di quella Cit-
tà , di quella famiglia , di quella perfona ,
per la quale fi fcrive , o fi parla . Quanto
dunque fi dee penzare per acquiflar tali re-
quifiti! Qui cade acconcio affai più che nel-
la fondazione di Roma il Tanta molis trat
di Virgilio. La conoscenza dell'Uomo mo-
rale è la parte la più fublime della Merari*
fica , L' 1 Ile ria Nnurale ci rapprefenta l'Uo-
mo Fifico, e Tiftoria Civile , la Sacra, la-
Pro-
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6x
profanala Letteraria cr rapprefentano l'Uo-
mo Sociale , i libri de1 Viaggiatori , i viag-
gi ec. 1 precetti generali fu tali materie fi
riducono a quelli : Lettura , Penjìeri , Medita-
zioni , ed Ofitrvaiioni (i).
Dell'
(i) E' una gran difgrazia , che quelle faenze ,
dalle quali fi dee imparare la conofeenza dell* Uomo,
fieno per lo più piene di,oftacoli per non farcelo co-
nofeere. Ricorrete a' Metafifici per l'Uomo morale, e
e per 1' Uomo naturale , ognuno farà il quadro , e la
Ita cu a dell' Uomo a Tuo modo . L' Uomo di Platone
di M. di Condillac, di Elvezio, di Locke, di Hobbes
di Buffon, di Robinet,di Bonnet, di Shaftsbury è l'Uo-
mo della Natura , o quello di tali Autori ? L' ìiìefTo
può dirfi dell' Uomo di Roufleau , e di quello d'in-
finiti altri . Ogni Metafilico ha comporto V Univcr-
fo , c T Uomo a fuo modo . Come dunque conofeer
l'Uomo morale traile tenebre della Metafilica ? Volci
dunque un profondo raziocinio nella fcelta per la let-
tura di tali quadri dell' Uomo , del quale fi trova»
molte piteure , ma pochi (Tu ne originali . L' amor de' fi-
itemi , io fpirito di pedanteria, 1 affettare fublimiti, ed
ofeurità, una vana garrulità di dir parole e non cofe
ha corrotta, e lefa mutile la Metafisica in buona parte,
come i piti grandi Metafifici contengono .
Per la conofeenza dell' Uomo Fi fico i grandi li-
bri, e le mo'te oflervazioni de' moderni Filici, e Me-
dici ci fomminiftrano delle utiliffime cognizioni , ed
incontraftabili ; ma in quetta regione ancora vi
fono delle nubi , perchè 1 Iftoria dell' Uomo Fifico
è Oata dagli antichi fcritta con pedanteria , da* mo-
derni con ipotefi quafi Poetiche . L* iftoria Naturale
di Plinio , quella de l' Aldrovandi , e di Eliano ,
e di Ariftotele , ci fomminiftrano fpeflb efempj di
pedamifino . L' Iftoria Naturale del Hinio della Fran-
cia ,
§♦ 4* Dell* Uomo febbene fiafi dettò
unum cognoris , omnes noris (2) , e da Vir-
gilio ab uno difce omnes (j) pure l'autori-
tà di Terenzio, e di Plauto, e di Virgilio
febbene maflìma , è poi fmentita nei par-
ticolare dall' iftoria umana . Accade ne* pre-
* celti fulle conofcenze del cuore umano co-
me accade in quelli dell'arte medica a' fe-
guaci di Efculapio . Credon' e ili dopo
molte oflervazioni collantemente traman-
date dagli antichi per il corfo di più fe-
coli , e da moderni confermate , di dover
fempre gli effetti delle loro medicine cor-
rifpondere in ogni tempo , in ogni luogo ,
c in ogni individuo a' loro fittemi ; e fpellò
/pedo s' ingannano ; ond* c che i Medici i
più favj f°n q^li * cne p'ù diffidano della
loro arte, e che la credono la più fallace .
L* eloquenza , che dee cicurare le paffijni
umane , e rivolgerle al fuo fine è dunque
cosi difficile , com' c difficile l' arte di ben
cono-
eia , la pid eccellente che favi , ha ancora le lue
ipotefi , e fi accoppia in efla all' infinita fagacità
e fottigliezza di un ódervatore piucchè Fibfofo , il
penzare di un Poeta. Gì' inconvenienti , che nasco-
no dal voler conofcer 1* Uomo Sociale dalle Iftorie ,
e da' Viaggiatori , fono infiniti , e ponno rifletterli da
ognun che fia di mediocre intelligenza dotato . Dun-
que quelli oftacoli , che fi oppongono al ben penzare,
fi oppongono alla vera eloquenza , che dal ben penza-
re deriva.
(a) Tcrent. in Phorm. Aet. a. Scea. T. v. 3J.
li) Virgil. Aca. I7« ver.
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conofcere i morbi filici , e fi potrà dire
che l'eloquenza fia Ars longa , non lunga
per i precetti , che fi nducon tutti al
ben penzare , e al ben fentìre ; ma per
V offervanza difficiliffima di tali precetti
a* quali quanto più riufcirà poter1 adem-
pire tanto più li avrà il vero Oratore , che
forprende , e trafporta come in un turbine
gli animi altrui , e s' impadronifce d1 ogni
altrai idea, come oflervò David Hume (4).
§. £. Coloro dunque che fi sforzarono di
riftringere Parte Oratoria, e Poetica tra cep-
pi di quei molti aridiffimi , ed intralciati
precetti, meritano con ragione i gravi rim-
proveri di Petronio Arbitro : Primi omnium
eloquentiam perdidijlis . Si devono è vero fom-
miniflrare a certi principianti alcuni generali
precetti , e fi devon loro moftrare alcuni ot-
timi modelli , ma fi dee far loro compren-
dere, che tali precetti non racchiudon l'ar-
te della vera, e foda eloquenza, della qua-
le in tali precetti non ponno loro fommini-
flrarfi , fe non che quelli pochi faggi , che
debbono nelle loro menti germogliare e fvi-
lupparfi •
§. 6. I primi precetti dell* eloquenza
dovrebbero eflbr quelli di rettificar l'idee ,
ed i giudizj de' giovani , avvezzargli a riceve-
re vere, e fode conofcenze,e a faperle con
pre-
(4) Humc Philofophical Works E% X.
^4
precifione , e chiarezza communicare . Que-
lla e Parte della vera eloquenza > che è com-
pagna indivifibile dell' arte Log'cocritica ,
ma quella eloquenza non fi acquifla nè co*
difcorfi patetici , nè colle declamazioni fco-
lattiche , ne colle recite a memoria delle
lunghe filze de1 tropi , e figure • Lo di (Te il
femofo Petronio Arbitro ♦
jtrtis ftvtrot fi quis hamat effettui ,
Mentemque magnis applicat , priut morem
Frugalitath lege polkat exacid .
Nec curet alto regiam tructm vultu ,
Moeoniumque bibat felici pittore fontem ;
Mox& Socratico plenus grege mittat habena*
Liber , & ingcntis quatiat Demofthenis arma
His animum fuccinge bonis ,fic fiumine larga
PUnus , Pieno defundes pittore ver ha (j*)
II Poeta Satirico Perno ci dipinge ancora
l'eloquenza moftruota di Roma in quei fuoi
tempi, e parla di tale eloquenza colle illef-
fe idee di Petronio (6).
§. 7. Gli Uomini, che afpirano alla ve-
ra e loda eloquenza deyon conofeete la ve-
rità,
({) Petroa. Arbitr. io pp'nc Saryr. Chiunque fia
^Autore di tal Satiricon attribuito a Petronio , il qua-
le così bene declama contro la falfa eloquenza ; è certo
che tal libro di Petronio è un modello vero di quel-
la falfa, e biafimevole eloquenza, che in e(To fi vitu-
pera, come bene fi 4 olfervaio. da, M, de Voltaire.
(t) Urs. Satyr. Prima.
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rità , e gir oggetti veramente grandi , e fu-
blimr di ior natura , e quelli che fono tali
o per coftume , o per educazione , e mo-
dellare in rapporto di quelli i piani delle
loro idee . Il buon gufto della finezza nell'
arte del ben dire , va del pari col fenfo
morale $ col quale è unito , e col quale dal
coftume , dal temperamento , dall' educazione
ponno effèr confervati , o alterati (7) .
§. 8. Ditte un beli' ingegno Francefe ,
che i Rettoria fpeflb fpeflb raffomigliano
al Sole, che diede a Fetpnte i generali pre-
cetti di guidare il fuo carro . Gridò il Sole
a Fetonte medio tutijjtmus ibis . Corripe lora
manu (8) Gridano i Rettorie! a loro Allie-
vi : Imitate quel periodo, quella frafe, quell'
introduzione , quell'epilogo , quella figura ,
quell Autore . Ma ficcome Fetonte precipitò
non ottanti i precetti del Sole , così rumano
quelli fludenti di Rettorica con i loro pre-
cetti, e colle loro pedantefche imitazioni,
che non conducono a formare la mente de*
giovani, anzi la confondono in modo $ che
volendo poi eflTere i giovani eloquenti a for-
za di quelle imitazioni, fi perdono tragli er-
rori di un' eloquenza Sofìflica, e di uno fti-
Ie a modo di centone ■
E CA-
(7) Lord Home ElTay on Crictcifm. Introd. pag. 6*
(8) Ovid Mctam. libr. ì. pag. 30. Opcrr. Tom. i.
edic. Barbou.
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Rifleffìoni fui modo £ infegnar V eloquenza .
$. r.
SI ferino nelle fcuole molti , e vani sfor-
zi per fiflare i topici, come diconfi , deli*
eloquenza. E' vero che ogni feienza , può , e
deve avere i fuoi luoghi particolari , e i (boi
fonti , o topici, da' quali deriva, e fi)' quali
fi fonda . Ma P eloquenza , che appartiene a
tutte le feienze, e facoltà , non può dirli che
abbia particolari luoghi topici limitati , o
avendogli , fon tanti , quanti tutt' i topici
delle altre feienze . 1 Maeftri di Rettorica
ad imitazione deili Genealogifli , che ci han-
no dati Iimghiffimi Cataloghi di nomi di
afeendenti , e difeendenti di ogni famiglia ,
hanno dati anch' effi lunghiflimi , e tediofif-
fìmi
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J
67
firn? profpetti di fuppoflì Topici Oratorj
come P Albero di Porfirio di certi credu-
ti antichi Logici . li Profeflore di Rettorica
Weltckirch Maeftro di eloquenza Jn Wirtem-
berg volle ridurre i topici appartenenti alle
umane Lettere , ed all' eloquenza , coni' ei di-
ce, a* 12. primarj , ed a 180 fecondar j che
minutamente riferifce nei modo con cui gli
Autori dell' IJioria Universale Inglefe riferifco-
no le genealogie di Mahomet , e di Zer-
duRh, o ZoroaAro (i) •
§. 2. Si ponno dare teorie più oppofle
all' acquiflo della vera eloquenza? Ecco dun-
que che i Maeflri , e gli fludenti dell' elo-
quenza credono, ed han creduto, che quel-
la confitta in cercar fenza alcuna Filofòfia
certi luoghi topici generali , ed in proporre
aicune aride imitazioni j e quindi fi chiama cor-
fo di Rettorica un Centone ricamato di
verfi , prefi di varj Autori indiftintamen-
te citati , e s1 infegna la Rettorica nella
maniera colia quale Pufendorf , e Gro-
zio han voluto infegnare per via di ci-
tazioni cofe più ferie . Si fuole infegnare
in certe Scuole in tal modo: Cicerone così
difefe Rofcio Amerino. Dunque così farete
voi in difefa di Cajo . Ivi Demoflene adoprò
quella metafora, quel farcafmo , queir alle-
E 2 gorra,
M Vid. Weltckirck. not. ad Erafm. Ubr. de cop.
Tcrbor. & rer. libr. 2. pag. 36$. edir. in 8. Bafileac
per hacredes Bryling ami. 15CT5.
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\
<
«8
gorìa . Dunque voi ancora . Qui Orazio po-
trebbe efclamare.
Oh ìmitmris , fervum pecut ! (*)
•r
§. 3. Così crefcono giornalmente le imi.*«
razioni ; ond' c che io abbia veduto pretto
alcuni molte felve , com' efll dicono , di pen-
zieri Oratorj di varj Scrittori, e molte filze
di figure Rettoriche 9 delle quali or prerc-
deano una , or* un1 altra . Ho villo farli de*
pezzi di eloquenza , come nelle Farma-
copee fi formano gli ungenti . Per deferive-
re una tempefta fi prende un poco di vento
Euro, fi mifchia coir Aquilone , e colle on-
de marrtime , con grandine , e fulmini , e
farà la tempefta . Per il buon tempo , il Ze-
firo , ed i fiori . Per le definizioni di una
bella donna, di una innamorata fona infiniti,
) e te-
(*) I Precettori di Filologia dovrebbero eflfere graa
Filofofi, e che avellerò fatta una feria riflellìone sii
quanto dice il Buddeo in Diflert. de cattar* ingerì, in
(èlle&. Jur. Natur. & Gent. , e sii quanto dice neir Ope-
ra intitolata Elementa Philofophix lnftrumentalis Parte
*. & 3. , nella quale terza parte favella de ratione
veritatem cuui aliis comniunicandi . Si leggano altresì
le ojferva^ioni sii tal* opera , fpecialinente fu* capi de
Varili modis veritatem communicandi , de vitiis docen~
tium, de virtutibus doeenrium, de mediis , quibus fa-
culus veritatem cum aliis communicandi compara-
ta: E lì leggono altresì gli Autori ivi citati , cioè ii
Reingelbergio de ration. ftudii , ed A bramo Calovio
de mcihodo docend oltre varj altri Scrittori .
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6*
c tediefifllmi i formolarj Rettorie? , e Poeti-
ci in tutte le lingue . Se ne fono fatte di
tali varie deferizioni immenfe raccolte , e
fino lo Scaligero , ed il Morello , altro non
rapprefentano ne' loro libri , cioè il primo
nella fua Poetica , il fecondo nel fuo Poly-
hiflor , fe non nembi di tali deferizioni , e
•di con (Imi li felve • Ecco il quadro , dell'elo-
quenza che fi prefenta a mal' educai giova-
ni . Condolili Scribleri , fono flati ai vivo
deformi dal famofo Alefiandro Pope , e dal
famofo Decano Jonathan Swift (2). Vi vor-
rebbero mille Luciani per deridere tali cor-
Timori dell' eloquenza •
§• 4. I libri degli Oratori full' invenzio-
ni degli argomenti , e cofe da opporfi prò ,
e contra, fono fimili a quelli ferini da'Fo-
renfi Criminah'fti fogli indÌ2j de' delitti , e
da' Forenfi Civili full' interpretazione delle
leggi per via di opinioni altrui {3) . Non fi
E 3 ri-
!i) Si vedano le Memorie della Vita eftraordinaria ,
le opere, e delle feoverte di Martino Scriblero de-
fcritte da Por>e-The Works of Pope Voi. IV. pag.ér.
edit. in i2. London 1776. t e fi vede altresì la pa<*.
134. deU'ifteffo Tomo ov' è riferita f opera di Swift,
o di Pope intitolata rifpx Bcrfyc , ot the Art of linking
ih Poetry. Tali opere fono due eccellenti Satiriche pit-
ture dello flato dell'eloquenza preflb molti.
(3) Non è quindi meraviglia il contratto immenfb
tta' Cn'minalifti fuila forza dcgl* indttj , e tra Civili
Curiali/ti non reca meraviglia di veder trattati de pu-
gna Docìorum, come quello di Elifeo Danza, e Spec-
chi
I
70
riflette per difgrazia , che gì' ifteflì vafli in-
gegni di Cicerone , di Demoflene , e di al-
tri , nelle opere de' quali fi vanno i luo-
ghi topici , e le imitazioni cercando , hanno
moftrato colla prattica di non efler divenuti
grandi , colla nuda e fervile imitazione de-
gli altri , ma coli' efatta , e ragionata oflfer-
vazione filila natura delle cofe , fenza la qua-
le non fi acquifta P eloquenza , che non è
l'arte di modellar periodi , e di accozzar
frafi o fenza niuno Itile, o con uno flile la-
vorato a mofaico . Leggali un'Orazione di
Cicerone , di Demoflene , d' ifocrate , un1
aringa, che Omero, Virgilio, Livio , Taci-
to, ed altri grand1 uomini pongono in bocca
a' loro perfonaggi , e fi vedrà , che in tali
difcorfi tutto fi foftiene dalla fana Fiiofofia ,
dal buon raziocinio , e dalla naturalezza del-
le cofe. Oflerva il Signor Millot (4) , che
gli antichi non convinceano, e forprendeano
co1 freddi raziocinj e colle figure , ma co*
fentimenti , col calore , con far parlar V ani-
mo all' animo , col fublime , coi patetico ,
col fenfibile. I difcorfi, fenza tali requifiti ,
dice bene il Millot , fanno gli uditori di
ghiaccio .
§. j> Se andiamo a leggere alcune arin-
ghe
chi di oro di opinioni communi contro U communi f
fcritti da Maranta . in quefti fpecchi Ci affacciano fpeiTo
taluni Difendati, e vi travedono.
(4) Millot Difc. prelim. fur les Harang. dcs ancieu.
I
Digitized ty Godgle
ghe moderne , altro non vedremo fe nonché
tumidi , e rimoti efordj , ne' quali fi sfonda-
ca dagli Autori ogni loro fcientifica idea,
poi fìegue un'immenfo duolo di autorità,
e citazioni , ed una con fu Ho ne di tutto lo
fcibiie per invilupparfi gli uditori, i lettori,
e gP iflefli autori di tal' eloquenza . I tre quar-
ti de' libri moderni , e delle moderne arin-
ghe cosi fi compongono, ed è giunto a tal
fegno il grande abufo, che vediamo a nem-
bi citate le autorità per pruovarG le cofe le
più triviali , e le più ovvie , che dovrebbon
farli paffare per aflìomi •
% 6* Ogni grande ingegno , e fornito di
buon gufto potrebbe da fe vedere le cofe
in quelli afpetti , ne' quali le viddero Cice-
rone , Demoftene , Omero , Virgilio . Dun-
que perchè non tentare dì veder come quel-
li ? Perchè non imitarli non già 1* accozza-
mento efterno delle frali , periodi , figure ,
ma il metodo, e le offervazioni, colle qua-
li effi Autori arrivarono a quella perfezione,
e maniera di penfare ? Le regioni deff elo-
fofia , e dell' Etica , e forfi 1' iftelfe 3 non
faranno mai intieramente feoverte , o deferi t-
te , e reftaranno fempre nuovi artificj da
adoprarfi da' grandi Oratori , e V invenzione
Oratoria farà fempre in ragione delia eleva-
tezza , o della reflazione dell' atmosfera dell1
ingegno Oratorio .
$. 7. Accade nell'imitazione dell' eloquen-
come contigue a quelle della Filo-
fi 4
za
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7*
za come hellé copie di pittura . Di un buorì
Pittore fi dee più imitare ia proporzione , il
difegno , V invenzione interna , il colorito il
panneggio , il chiarofcuro , la profpettiva ,
e non già i' arte di manipolar' i colori , la
fcelta della tela , ed altre cofe eflerne con-
fimili, che coftituifcono una fredda imita-
zione. II vero imitatore in eloquenza , ed
in Pittura è creatore del fuo originale* che
imitandolo io perfeziona , come fece Virgilio
con Omero , e con Ennio . Ma imparano ef-
fi a far cosi imitare taluni de* Rettorici ?
Nò certamente. Ond' è> che più dello Au-
dio d* infinite pedantefche Rettoriche È vediam
noi, che conduce molto meglio all' acqui Ao
dell'eloquenza l'udire un grande Oratore >
il leggere un Filolòfico eloquente difcorfo e
ragionato, una circoflanza di dover* effèr noi
intereflati a dover perfuadere una cofa , va-
le a dire , che allora fi accende , e fi
elettriza Pentufiafmo delle paflìoni , e delle
commozioni fi dee aver Tempre per vero,
che il buon guflo può formare qualche pre-
cetto Oratorio in attratto , ma qualunque col-
lezione di precetti Oratorj non formerà mai
il buon gurto, che fi acquifta col buon ra-
ziocinio, coli' ufo , col tempo , e colla ra-
gionata lettura de gran modelli (y). Vi (le-
te
(f) Si veda la DilTertaztone di David Hume on the
regles of Tafte , e M. du Bos Reflex. Critic. fur U
Poes. & U Piint*
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13
te ìntefo commoflb dall' aver' udito rappre-
fentare un patetico difcorfo in una diflerta-
2ione , in una declamazione , in una fcena ?
Correte allora tutto caldo di queH'entufiafmo,
prendete i più favj modelli di autori analo-
ghi a quelle idee , e fatigate . (*) Il loro eflro
accenderà il voftro , cofa che non otterrete
da molte Rettoriche, ed Ilìituzioni Oratorie,
ancorché Mèro le migliori , come quelle
di Ariflotile , di Quintiliano , e di Voflìo .
§. 8. Quale farà mai il cervello adattato
alla vera, e foda eloquenza.? Quello fpirito,
che non farà dalla Filofofia dilTeccato , ne
dagli allettamenti delle belle lettere ammol-
lito , che faprà illuminarfi con Clarke , é
Newton , fublimarfi con Cicerone e Bof-
fuet , ed ornarli colle grazie di Virgilio y
e del Taflb (6) .
§. c% Quando il giovane non fi avvezza
ad inventare fulla fecondità dei fuo ingegno
per le vie del fuo buon guflo e del fuo
giudizio eccitate dalle oflervazioni , dalla let-
tura , e da fenfate riflefììoni , non farà mai
inventore , ma copifta . Oggi da molti altro
non fi fà , che imitare , non già la natura ,
ma i copilìi di altri copifti . Ma cofloro chi
mai imitarono? Se imitarono la natura, po-
tremo, e dovremo anche noi imitar la na-
tura,
(*) Rouflcau Diàion. de Mufiq.
(6) Voltaire Epirre a la Marquife de Chatelet fa
la Tragedie d' Alzire .
tura , e non eflì ; I gran modelli fervono
foìo per ifprone ad aprirci il cammino da
eflì fegnato ; ma ii volere fervil mente imi-
tarli , farebbe l'ifteflbjche nel caulinare vo-
ler porre le veftigia fulle pedate delia gui-
da , che e' impara la ftrada . I difetti dell*
eloquenza , che nafeono dalla fervile imita-
zione , fono infiniti . Vi è chi vuol* imitare
T eloquenza- Comica , e Tragica de' Greci ,
e ridurla a' Teatri moderni , come volea
il Gravina, che con faviezza non fu in ciò
imitato dal dottiflìmo Metaftafio 3 ond1 è
che 1' ifleflb Gravina fu derifo dal no-
ftro gran Caparlo (7) . Vi è chi vuole
imitare nello fcrivere , e parlare i brievi,
e concifi fenfi di Tacito • Vi é chi vuole
fcrivere all' ufo di Seneca . Vi è chi fcrive»
e parla, e ragiona al modo fpezzato, e con-
cilo dagPInglefi, vi è che in materie gravi
componendo libri , o lettere , o altre ope-
re feientifiche , accozza i capitoli, e le fraG
ad ufo di piccoli epigrammi diftaccati .
Ma perchè non fi riflette , non già ad
acquifere lo Itile di Tacito , di Montefquieu,
di Cicerone , ma ad acquiftarne V idee , i
penfieri , la feienza ? Allora fi avrebbe uno
ftile proprio, non improntato, e G direbbe
fìile ragionevole , non già ftile di Tacito >
di Cicerone ec perchè un Savio imitatore
di
{7) V. Capaflo opere diverte pag* m« dell'edizio-
ne in 4. Napoli n6i%
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di tali flili imitandogli gli crea , e sa tras-
formargli in Tuoi proprj , ed uno (tolto imi-
tatore adatta ad un Pigmeo i coturni di
Ercole (8).
{8) Sono nati tanti abufi full' imitazione dello itile
degli antichi dalle feguenti caufe . i. Dalla cattiva edu-
cazione Letteraria , e dal non ctTerfi avute vere idee
dell'eloquenza. 2. Dall' eflerfi creduto che l'eloquen-
za, e lo Aile confutano nelle parole . e non gii nelle
idee, e nelle colè. 3. Dall' eflerfì fuppofto che la lin-
gua Latina , o la Greca , o la Francete , o l' Italiana
& cet. , e la perizia in tali lingue , abbia cagionata la
vera eloquenza ne' varj Scrittori di tali lingue , quan-
docchè T eloquenza vera , e lo itile vero confiftono
nell'idee, e dipendono da' penfieri , da' quali l'eloquen-
za dipende, non altro eflendo efla , che l'efterna ma-
wfeftazione dell'idee colle parole . Coloro che erro-
neamente fmdiano, ed infegnano l'eloquenza , dovreb-
bero rettificare i loro errori collo ftudio della vera
Filofona , che illumina la ragione in ogni faenza . La
ragione illuminata apre i fonti al^a vera invenzione , e
alla vera eloquenza , e fa vedere ove confitta la vera
eloquenza, ed il vero carattere dello itile , cioè neh"
idee , e ne' penfìeri , e neli'efàme de' rapporti dell'idee,
e de' penfìeri colle parole , efame die e la vera bafe
di ogni eloquenza, la quale illuminata dalla fana Fi-
Jofofia ci conduce alla vera arte d* inventare , e d'imi-
tare, arre alla quale mai fi perviene imitando Tacco*-,
lamento delle frafi , de' periodi , e delle parole .
75
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A F O VI.
o
Fiw , c /onxi deli1 elofita •
i.
L1 Uomo và Tempre in cerca del veró ;
ma non Tempre fcuopre il vero a pri*
ma vifla , ne Tempre è in iflato di giudica-
re del vero. Vi fono le verità nude di fenv
plice intuiiionc , e vi fono le verità di di-
moftraiione , come fi può vedere in Geo-
metria, febbene tali verità di dimoftrazione
Geometrica fien per i grandi ingegni verfatif-
fimi in tali facoltà come aflìomi . Ma tutto
è rapporto . Quelle proporzioni della più
fottile Geometria, che per un Newton, per
un Moivre , per un Caravelli fono eviden-
ti filmi, a (Homi , per i giovani principianti
hanno bifogno della più difficile dimoftrazio-
ne ;
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77
ne , Se tutte le menti fuffero in iftato di
conofcere lènza dimoflrazione il vero , non
occorrerebbero tanti raziocini , ed argomenti,
e minori farebbero le caute degli errori
umani „
§. 2. L'Uomo dunque per le verità ,
che hanno bi fogno di dimoflrazione , dee ado-
prare raziocinj , e ricerche . Tali raziocini ,
e ricerche debbon' edere difpofle con ordine,
concatenate , e connette per convincere , e per-
vadere • L' arte di concatenare , e connette-
re quei raziocinj in modo , che allettino , e
perfuadano e fcoprano il vero, c l'arte dell'
eloquenza , ed il perfuadere , dimoflrare , e
fcuoprire il vero , è il fine dell'eloquenza .
Bi fogna che la ragione illumini , ed ammae-
flri l'uomo. Per illuminarlo, ed ammaendar-
lo bifogna allettarlo , forprenderlo , muover-
lo, fiflàrlo. Ecco l'utile, e la nece ttì tà , ed
5 fini d' ogni eloquenza , che ferve all'uomo
come minilira, e communicatrice de' lumi
della verità , e della ragione • Queflo fonte
Iianno avuto tutto le fcienze Filologiche , di
fere cioè afcoltare , e capire all'Uomo per
mezzo delle imagìni fenfibili , e della fanta-
fia , le verità le più utili , le più falutari .
Le bellezze femplici delle verità più pure
non agifcono ugualmente fopra gli uomini ,
e non in tutti , nè in tutti tempi ; certe aU
tre verità fembrarono a prima villa in certe
circoflanze fpiacevoli , Vi bifognò dunque
78
f arte dell' eloquenza per far comparire il
vero piacevole, ed amabile. Ogni altra idea
che fi avefle dell'eloquenza , della fua ori*
gine , e dei fuo fine , è idea falfa . U elo-
quenza non è nè l'arte di difputare , nò dì
deludere , nè di foflenere il falfo , nè di
oftentar l'ingegno , nè di fervire a' paniti ,
nè di (ottener fofismi ; anzi fono quelli per-
petui abuG dell' eloquenza , ond' è , che in
infiniti , libri ne' quali tanto fi è fcriito filli"
eloquenza , e tanto fi è queftionato fulla di
lei natura , fini , fonti , utilità 9 o danno ,
non fi è veduto il vero afpetto dell' eloquen-
za , ond'è che fe ne fono dette , e fcritte
infinite cofe contradi norie , ed affurde, ed
inutili,
§.3. Se dunque i fini deli* eloquenza
fono di piacere , d' iflruire , di convincerci
di renderci felici con infegnarci le più fode,
ed utili verità , bifogna badare alla teoria
dell' arte di piacere , d' iflruire , di forpren-
dere , di convincere , teoria , che non può
efler fempre V iileflà .
§, 4. Per piacere bifogna forprendere ,
per forprendere eccitar l'attenzione, per ec-
citar T attenzione bifogna dir cofe belle , e
nuove , e interefTanti , e conofcere , fe gli
uditori , o i lettori le abbiano per grandi ,
belle , nuove , ed intereflànti , e fe per tali
non le hanno, bifogna faper l'arte di far-
gliele veder tali. Bifogna dunque faper l'ar-
te di animare le cofe , i difcorfi , le imagi-
ni,
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ni , T arte di far parlare il cuore a! cuore ,
l'intelletto all'intelletto-, Parte di unire, e
dianoltomizare,come dicono iFifici, le no-
flre idee alle altrui .
§. j\ L' eloquenza è dunque una e fola
arte , cioè il fapere foggiocare l' altrui idee ,
regolarle , impadronirfene , renderli ammira*
bile , (ingoiare , e fublime ; ma gli uG , e gli
afpetti dell' eloquenza , ed ii teatro , nel qua-
le tale aite fi può fpaziare è infinito j e chi
vuoi proporre un Filofofico Audio dell' elo-
quenza ad un' uomo ragionatore , può dire
al medefimo con Pope (i) •
Expatiate free over ali this Scene of Man j
A mighty ma\e\but not whhout a pian;
A IVild, where vteds ani jlo^rs promifcous shàot.
§. 6. Da ciò rifulta maggiormente che
il dar precetti di eloquenza compilati full*
imitazione degli antichi , è grand* errore ,
Gli afpetti , e gli ufi , ed i fini dell' eloquen-
za fon diverfifllmi tragli antichi e tra' mo-
derni , come tragli ifiefli antichi eran diverfi
in Atene , in Lacedemone 9 in Roma , e
nell' Egitto, come diverfe erano le leggi le
religioni % i coflumi de' popoli , e le mate-
rie, delie quali fi trattava. Le cofe , e gli
artificj , che fono nuovi , e forprendenti in
alcu«.
XO Pop. E% on Man Epift. I. in prins.
So
alcuni tempi 3 e per alcuni popoli , diventa-
no coi continuo ufo triviali, e naufeolì ar-
tificj , che non iflruifcono , ne forprendonp ,
ne convincona .
§. 7. li grande Oratore dee avere per
fuo feopo principale di voler rendere il tut-
to grande, nuovo , bello, intereflante , for-
prendente . Non polliamo qui attenerci dal ■
dire , che da pochiflìmi è fiata capita la na-
tura della vera eloquenza , ed i fuoi fini (3),
§. 9.
(3) Dee rifletterli qui da chi vuol capire i fioi , e
la natura dell' eloquenza , un bel pezzo di uno
Scrittore Francefe — Il ya des beautez de tous les
tems , de tous les pays , mais il y a aufll des beautez
Jocales. L'eloquence doit etre toujours perfuafive, Li
doulcur touchante , la colere impeteufe , la lagalTe tran-
quille, mais les details, qui pourront plaire a un Ci-
toyen de Londres , pourront ne faire aucun effet fur
un rjabitant de Paris . Les Anglais tireront plus heur-
eufement leurs comparaifoas , leurs metaphores de la
marine , que ne feront des Farillens , qui voyent rare-
ment des vaifleaux. Toilt ce qui tiendra de prcs a la,
libertè d* un Anglais , a fes droits , a fes ufages , fera
plus d* impreflìon fur lui } que fur un Francois . La
temperature d* un climat introduira dans un pays froiti
& humide un gout d'architetture , d' ameublcmens ,
des vétemens, qui fera fort bon , & qui ne pourra-
etre re$u a Rome, Se en Sicilie. Theocrite, & Virgile,
ont du vanter l'ombrage , & la ' fraicheur des eaux
dans leurs Eclogues. Thompfon dans fa defeription des
Saifons aura du" taire des defeription toutes contraires .
Une nation eclairèe , mais pcu fociable, n aura poinc
ies mémes ridicules, qu' une nation auffi fpirituelle ,
mais livrèe a la fociete joufqu' a V indiferetion ; & ces
.deux peuples confèqucmmciu n* aurout pas la méme
efpe-
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8i
§. 8. L'Eloquenza C erprime si colie
lingue, ma dipende tutta dalle idee , e da*
penfieri , ed é Tempre in ragione delle idee,
e penfieri, ed abbraccia tutt'i generi di pen-
fieri , difcorfi , raziocinj , ed è tanto varia ,
quanto elfi penfieri , difcorfi , e raziocinj , e
loro caufe , e fini , a' quali dee adattarli .
L'arte di perfuadere e di allettare non fi è
folo rifugiata nei foro , e nel pulpito , e
nelle difpute fcientifiche , ma comprende
qualunque genere di difcorfo , e raziocinio,
V I Moria , la Poefia , V Epigramma , la
Satira 9 V Elegia , i' Ode , le Comedie,
e le Tragedie , gli Inni ec. Tutte que-
lle eloquenze hanno le loro divertita, ed
i loro generi diverfi fecondo i fogge:-
ti, a' quali fi applicano, e lo flilc che ri-
chiedono; ma tra tali loro diverfità di rap-
porti riluce P unica , e general natura delia
vera arte di piacere , e dell' eloquenza
generale , e commune così alla profa come
ai verfo in ogni genere di materia , che
confifle nell'arre di ben penfare , ben fenti-
re , e ben giudkare , regole perpetue d'ogni
vera eloquenza , che fonda fopra dì effe la
F fua
efpece de Comedie . La Poeue fera differente cbez le
peuple qui renferme les femmes , & chez lui enfi leur
accorde une libertè fans bornes - Quxft. fur 1 Ency-
clop. art. Gout — Quante fono le varietà de' gufti, e
del penfare e delle nazioni , e degli individui , tante
4iverfe modificazioni riceve l'eloquenza ce.
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82
fua natvfra . Coloro che limitano Peloquen-
2a al Foro , ed ai pu'piio , e alle difpme
Scolaftiche , o che la ti (Fano alle regole fili-
lo fìiie , o la credono raccniufa in alcune
lingue , e che erroneamente difputano full*
eloquenza della lingua Francefe , Ingle-
fe , Greca , Latri a ec. > come fe la ve-
ra eloquenza cenfiftclTe nelle lingue , e non
già ne' penHeri , vanno molti lungi dal vero,
ai p3ri di quelli , che credono che il fapere >
e le dottrine confiftono nei molto leggere ,
nel molto fcrivere , nell'aver molti libri ,
nel citarne molti . Il vero fapere confitte
nel ben penfare , e nel per. far molto con-*
fille il vero fine delle Scienze (4.) • I libri
fono , o almeno dovrebbero e'Xere , i regi-
Ari de' migliori peuGeri , e più utiii , e fona
fempre come i loro Autori . Se gli Autori
furono Filofofi , foro utili . Se fìolti , fono
fluiti anche eflì libri . Così è V eloquenza ,
confiderata in rapporto alle lingue , come la
vonno cenfiderare i meno avveduti . Se von-
no fapere quale è la lingua la più eloquen-
te,
(4) E' verità tanto certa e cenofeiuta, che le lingue,
le p:ù eulte fian quelle delle nazioni , che abbiano avu-
ti dotti più culti , e più (àvj , che pdò dirfi dimolìra-
2Ìone : Chi volelTe però sii tal inate.ia leggere alcune
dotte riflcfljoni potrà olTcrraie U Voy *i^c hijlorique de
l* jumtuquc Meridional par D. Cecile Juan , &
£). Antonio Flloa Tom. I. libr. V. Cl.ap. VJ. , ove
parla delle lingue <^i quei felvaggi,e fi ponilo vedere le
Cpere di AL Condillac.
8? •
te , veggano quale nazione na avuto ed ab-
bia efleri più penfanti , ed Autori più dotti,
che hanno elevata la lingua nel grado il
più fublime delia perfezione , e muoveranno
tal verità uniforme a tuaa V antica , e mo-
derna Moria di ogni nazione (y) .
Quindi è che i Maeftri di eloquenza ,
pria di dare a' loro allievi quei pochi pre-
cetti , che altro non fono , Te non certe of-
fervazioni , e confeguenze ricavate in alcuni
tempi da certe efperienze degli antichi , e
moderni , non fempre adattabili a qualunque
cafo; dovrebbero ben far capire in tutta la
fua esenzione la natura primitiva dell' elo-
quenza , e fuoi fonti , e fini generali , per
farfene da' ioro allievi una generica , e vera
idea.
F 2 CA-
•
(5) Le lingue tutte dipendono dalle idee , e' dalle
conofcenze , e fono precife , delicate , e eulte , fem-
pre in ragione delle conofcenze . Le lingue fono im-
magini vifibili del raziocinio , e della Concatenazione , ed
ordine dell'idee, de* peniieri , e de' giudizj . L* eloquen-
za dell' azione ha prodotta 1' eloquenza del fìlenzio ,
quella de* getti, e de'fegni , quella della declamazione,
quella della mufica, quella della danza, quella de' Pan-
tomimi , quella della Pocfia , quella della pittura , quella
delle Scritture geroglifiche , quella de' caratteri alfabe-
tici , che tutte ci dinotano con varj fegni la progrcnao-
ne dell'idee, e peniieri.
1
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84
■ TCP 3E3#
C 4 P O VII.
D 'mfionì dell' Eloquenza , e /wc twie *
—
§. 1.
COIoro , che hanno confiderata V eloquen-
za fecondo le materie da erta trattate,
P hanno divifa in varie darti , chiamandola
erti eloquenza forenfe , di pulpito, eloquen-
za didattica & cet. Confiderata avendo la
forma di tale eloquenza , ed il fuo numera
Poetico, o Oratorio , V hanno detta eloquen-
za Poetica, eloquenza profaicaj e confidera-
ta avendo l'eloquenza fecondo i varj ftili
di efprimerfi, o fublimi,o baffi , fi è detta
eloquenza fublitne , eloquenza popolare ; o
fi è confiderata l'eloquenza in rapporto alle
nazioni, ed agli Autori , e alle varie lingue,
e fi detta eloquenza Greca , Latina , Italiana,
Fran-
1
/ . Digitized
Francefe , Inglefe ec Eloquenza di Demo-
flene , di Dante , di Omero , di Virgilio , di
Cicerone. Ma le due più generiche di vifio^
ni dell'eloquenza in rapporto allo Itile con-
futano nelPampollofa , allegorica , entufiaftr-
ca de' primitivi popoli felvaggr , e V elo-
quenza fobria, ornata, e eulta de' popoli So-
cievoli , e reti culti dalle arti, e feienze (1).
$. 2. Vuoici una grande efpertezza nel .
far diftinguere i faggi di tali varj gradi di
eloquenza ne* vaq Autori , per formare il
tmon gufto con modelli perfetti , ma il giu-
dicare della perfezione di tali modelli c co-
fa affai difficile , perchè i giudizj fopra un
modello di un* Autore da imitarli fono rela-
tivi all' idee, che ha il Maeftro di quei luo-
ghi , che propone ad imitarti, e fe le idee
che ne hà il Maeflro faranno , per varie , ed
F 3 infi-
ci) Dell' eloquenza entufiaftica Cene vedon gli efem-
j>j nelle antiche poefie de* Celti, degli Arabi / de' Per-
mani. Così è fcritto l'Edda degli Scandinavi, il Wed-
toam de' Bramini, il Sadder de'Perfiani , ed il Zenda-
vefta di Zerdufth , Zorotroschto , o Zoroaftre . Così
fono fcritte ie antiche Poefie Celtiche, e di tutti quafi
gli Orientali. Dell'eloquenza fobria , e moderata , e
eulta abondano gli efenipj in Omero , in Virgilio in
Cicerone Se cet. ed in tutt* i migliori Scrittori d* ogni
paefe ec. Chi volefle acquiftare una piena cognizione
dell' eloquenza entufiaftica degli Orientali dovrà legere
rantichuììina opera Pcriiana intitolata Boun-DehtfcK
pehlvi , che fi crede ricavata dagli fcritti di Zoroaftre,
e che fi è tradotta in Francete da M. Anquetil. Tal.
opera tratta della Cofmogonia de' Perfiani . Si vqH \\
Zcnd Averta tradotto da AL AnquettlTom. 3. pag. 343.
1
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$6
infinite caufalt erronee ; erronee faranno le
regole del buon gullo, che formeranno ne.
loro difcepol? • Crede un Maeftro , che tut-
to è buono in Omero e farà imitare fino i
difetti del medefimo . Un altro farà i fuoi
difcepoli Antiomerici , e farà delle altari a
Virgilio , come lo Scaligero , e farà coftruì-
re un Poema anche cogli emiftichj non
compiti , come nel!' Eneide . Chi farà imi-
tare Giovenale , e chi Lucano , e chi
Orazio in biafimo di ogn altro Autore. Di-
rà Scaligero a' Tuoi difcepoli , che la Poeti-
ca di Orazio (ia ars fine arte,(*) iiMetaftafio
vi farà de1 Commentar] , e la dirà un capo,
di opera . Vi farà più di un* Inglefe che
prenderà gli efempj di buon gufto dalle Poefie
di Fingal Son of Offlan , e da quelle di
Shakefpeare, e gli efempj dei cattivo gufto
da Virgilio ; e da Orazio . Mai fi finirebbe
il quadro de' giudizj diverfi di varie perfone,
ed accade nel gufto delle cofe fcientifiche
ciò che accade nel gufto fifico del palato de-
gli Uomini circa i cibi . Ad ognuno piac- ■
crono cibi diverfi , fecondo la Ammira , fibre,
umori & cer.,che modificano in lui le fen-
fazioni che fi dettano •
§. 3. Bifogna dunque nel far* imparare i
varj modelli delle particolari eloquenze ufa-
re varie cauzioni , e traile altre , non bada-
re a* contrarj giudizj di alcuni Uomini an*
che malTimi in Letteratura , ma al fenfo
com-
(*) Scaliger. in Poeu in Hypercrit.
«7
commune , ed univerfale per così dire , fe
può averli , nella repubblica Letteraria (2).
§. 4. Fa duopo inoltre fcegliete per imi-
tarli i migliori luoghi di tali migliori Auto-
fi , la (lima di quali Autori fia generale ,
giacché in materia di guflo , il gufto publi-
co è infallibile. Vale più di tutù gli aridi
precetti di Rettorica una ragionata lettura
delle due aringhe di Ajace , e di UlifTe ,
che fi contrattano il polì è Ilo delle armi dell'
eflinto Achille, come deferive Ovidio nelle
Metamorfofi (3), ove nell'aringa di Ajace
ci propone V tfempio di un1 eloquenza a Ine-
tti , e tumida , e nell'aringa di UlifTe ci fi
efpone ogni arte pofììbi!e di patetico, attuto,
e follile raziocinio , che muove gli affetti
tutti, e impadronii! e dell'anima de^i udi-
tori. Sono mirabiiifilmc tali aringhe , fpeciai-
aiente la conchiulione di Uuile.
aut fi mihi datìs arma ,
Huic date; & ojlendu Jignum fatale Minerve
(i) Non vi è cldiTc d' individui al Mondo , che pnl-
fa ripprcfenrarci piiì variazioni di (entimemi , e di pa-
reri quanto quelli della Republica Letteraria . Vi ha
chi ha fcritta i'iftoria delle Querele Letterarie , delle
rivoluzioni della Republica Letteraria , delle guerre
Letterarie , e lì potrebbero fcrivere infiniti voluti»' del-
le varhzion ideila Republica Lettei aria , come Swift fcri£
fe con lepidezza la Battaglia de* libri . V Moria della
Republica Letteraria è fpclTo f iftoria di contradizioni
le più grandi e delle d.llenzioni le più immenfe.
(3) Ovid. Metani, libr. Xlli. veri, f . ad veri* 380.
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§. y. In Ovidio ifleflb nelle Metamorfori
fi vede un' eccellente difcorfo della madre
di Meleagro s e depintura de* contrarj affetti
de' quali era agitata pria di buttare al fuoco
li fatale tizzone da cui dipendea la morte di
Meleagro (4), Nel medefimo Ovidio vi è
un* eccellente efempio di mirabile didattica
eloquenza nella fpiega , che fa Pittagora dei
fuo fillema avanti al Re Numa (c) . In Vir-
gilio e maravigliofjffima 1* donazione che fa
Enea a1 compagni . 0 [odi ncque enim ignari
fumus ante malorum & cac. (ó) ed il folilo-
quio di Giunone contro i Trojan! (7) e gli
sdegni della medefima contro gP ifteflì al li-
bro 7. Heu ftirpem invifam , & fatis contraria
nojìris fata Phrygum & cetu li 4. libro dell'
Eneide è pieno di difcorli patetici , ed elo-
quentifllmi j e fono ancora mirabili neiP i fletto
Poeta le aringhe di Giunone, e Venere (8),
quelle di Drance e di Turno (9) , fulle quali
tante dotte rifleffioni fece io Scaligero (io).
Si potino vedere ancora le aringhe degli mi-
gliori Illorici eflratte dal dotto Abate Mil-
lot (ir) . •
§. 6.
(4) Ovid. Metamorph. libr. 8. v. 480. ad 511.
(5) Ovid. Metam. libr. 15. vetf. 153. ad 478.
{6) Acneid. libr. I. v. 1^8.
(7) Aeneid. I. v. 37.
(8) Aen. X. #
(9) Aen. Xf.
(10) Scalig. Poer. libr. 5. cap. ij.pag. 249. edit. in 8.
(11) Vedaiì Milloc Harang. Ckois. . Chi defiderafle
efempj della Greca eloquenza iu materia di aringhe
po-
§. <J. Negli Autori moderni , o Poeti 9
o profaici vi fono ancora eccellentiflìmi éfem-
pj da poterfi imitare , purché colui , che pro-
pone tali imitazioni fappia fcegliere ed eiTer
buon Critico di un gufto fodo e raffinato •
Non fi può niegare che in materia d'imita-
zione di eloquenza bifogna cominciare dagli
antichi , perchè i quadri dell' eloquenza an-
tica ci rapprcfentano un1 imitazione delia fem-
plice primitiva natura nelle origini della Icw
cìetà , ed i moderni profpetti di eloquenza
ci rapprefentano la natura perfezionata dall'
arte , e refa eulta dalla ragione , onde fe
nelli quadri di eloquenza antica vi è più
brio d'immagini fantafliche , e più vivezza
di color? $ nelle profpetti ve di eloquenza mo-
derna fi parla più alla ragione , che alla fan-
tafia , come fi può vedere riflettendo con fe-
rietà alle pitture dell' eloquenza antica , e
moderna .
■
§. 7. Bifogna dunque, che quelli, i qua-
li vonno coltivar P eloquenza , e farla da' lo-
ro allievi coltivare , cominciaflfero da quei
principi , da' quali Y eloquenza ha avuti i
progredì, e le perfezioni , cioè dall'imitazio-
ne degli Scrittori i più antichi , e cer-
care i progredì de' varj gradi di e!Ta
elo-
potrà vederli nel 9. libro dell'Iliade di Omero, del
quale fcriflè Euftazio, che e tutto , vivo , tutto azione ,
e che contiene una eloquenza di forza mirabile, C di
arte nuravigliofiffima .
eloquenza fino alla fua perfezione acquifiata
rei tem^o in cui l'eloquenza ha parlato la
lingua delia ragione . Onuro ne1 Tuoi Poemi,
e varj Scrittori Orientali ci hanno lafciati
modelli di eloquenza adattata a1 primitivi po-
poli inculti , e ci hanno lafciati fpezzoiii del
loro modo di penfare > e di fcrivere . Ci
hanno gP iùYflì Autori lafciati efempj di elo-
quenza più culra , ne' loro Eroi , e Guerrie-
ri , e modelli fublimilììmi altresì • Donde
dovrà cominciare l'imitazione ? Donde ha
cominciato la natura , cioè da quella prima
eloquenza che parlava alla fantafia , la quale
domina i g'ovanr > e fecondo fi sviluppa ul-
teriormente la ragione fi devono altresì mu-^
tare i modelli di imi.arlì , e dopo f imita-
zione dell* eloquenza de' tempi primitivi è ù
farà fulfegnire quella de* fecoli Eroici , indi
quella de* fecoli della Filofofia , e della ra-
gione , e così nel tempo che lì inoltreranno
i modelli della vera eloquenza , fi inoltrerà
il quadro de1 progrefTì dello fpirito umano
nelie faenze , e neiP eloquenza , ed all' imi-
tazione di Omero fi farà fuccedere 1' imita-
zione di VifgWo , di Plafone, come un'In-
glefe dopo i' imitazione dell' eloquenza dt
Milton , di Shckefpeare e proporrebbe quel-
la di Pope, di Sliaftsbury, di AddilTon ec.
§• 8. Dopj tali ritìfffioni è facile il ve-
dere , che la controverlla circa la preminen-
za tragli antichi , o i moderni Autori , fulla
> qua-
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. 9l
quale tante cofe fi fono dette e fcritte ,
fpecialmente a* tempi della celebre Ma-
dama Dacter > è del tutto vana , inu-
tile , e poco Filolòfica (12) > Con po-
che diftinzioni un Filofofo rifolve tante
differenze in tali contratti . i. Gli antichi ,
^d i moderni nello flato prefente dell'Uomo,
giovano infinitamente alle umane conofcenze.
Senza gli errori degli antichi, non vi fareb-
bero fiate le fcoverte de' moderni . II quadro
di tali fcoverte , e de* gradi della perfezione
della natura, e ragione umana ci fi prefenta
dagli antichi , e da' moderni , i quali col
progreflò del tempo, e col flutto , e riflulTo
di altre fcoverte , ed altre opinioni diventa-
no anch' eflì antichi , come gli antichi eran
moderni quando quei generi dì eloquenza
viveano; perciò un gran Filofofo , non farà
mai idolatra degli antichi, o de' moderni ,
ma
(ia) Molti (i vollero diftinguere in tal queftione, e
tragli altri M. Pérrault dans le P*ralel des anciens &
dcs modernes , il Cavalier Tempie nel faggio fulla
dottrina degli antichi , e moderni , M. de Fontenclle
nella digreifion fur les anciens, Si les moderne^ Tliv
glefe Wotton nelle riflefftoni full* antica 9 e moderna^
Letteratura , Regnault dans r Origin antique de la
Phyfique Novuelle , e M. Dutens > che fa il panegiri-
co degli antichi, e la Satira de* moderni nel libro in-
titolato Reckenhes fur t origin des decouvertes attri-
buèes aux moderne $ , libro con molta ragione biafi-
mato da M. de Voltaire per piti riflefli , come fcritco
eoa poca verità, c eoa pochi/Ùma riflelfionc.
92
ma prenderà dagli armeni , e da' moderni
timo ciò, che potrà migliorar P Uomo, ed
il fuo intelletto , e rigetterà tutto P inutile de-
gli antichi e de* moderni -
§. Conofcerà un Filofofo , che fe il
tempo ha demolite le flatue di Platone , di
Arinotele , e di Omero in materia di Fifica,
di Agronomia > di Geografia , d' Ifloria ec. ,
ha confirmato il loro culto in materia di
eloquenza, di buon gufto, di critica . Sofocle,
Efchilo, Euripide , Tucidide , Pindaro fa*
ranno Tempre i libri del Filofofo , il quale
nel quadro della Letteratura antica , e mo
derna faprà difeernere l'acutezza di Erafmo,
P accuratezza e precifione del Voffio , e dei
Cafaubono , il gufto di Lipfio , la penetra-
zione di Bentley , il genio Filofofico di le
Clerc , di Freret, di Fraguier , e faprà di-
flinguerli da' Gruteri , da' Salmasj , dagli
Einsj , da' Burmanni (*). Il Filofofo riflettendo
a tutt* i fecoli, a tua' i tempi , vedrà gli
Autori ne1 quali fi è offervato il folo inge-
gno , altri ne' quali ha abitato" la fola eru-
dizione , ed altri ne' quali Puna , e f altro
hanno avuto il lor trono , e farà fempre la
fua ftima per tali Autori , in ragione delP
utile, che dalla loro lettura deriva alP Uo-
mo , e quelli Autori , che parleranno alla
ragione , o che faranno fervire P erudizione
a cofe utili , quelli faranno fempre per lui
moderni, e da imitarfii ma coloro che pe-
. % fcano
(*) Vidi Gibbon EJfay de Luterai.
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Teano accenti in Omero , quelli che fcrivo-
no,e fi afifatigano per dimoftrare quanti fu*
reno i Zoroallri, e gli Ercoli, o per retti-
ficare le antichità le più inutili , mai fi fti*
meranno da leggerli da un vero Savio,
§. io. Un Filofofo vedrà, che ogni fe-
colo è un quadro particolare di varie modi-
ficazioni del cervello umano determinato a
certe particolari feienze in ogni clima ,
e vedrà che ogni clima ha epoche diverfe
per le diverfe feienze . Gli fludj di Lo-
gica , e di Metafilica , e di Politica fio-
rirono nella Grecia a* tempi di AlelTan-
dro , e dopo . In Roma a* tempi della
Republica , come in Atene, fiori l'eloquenza;
V iftoria , e la Poefia a* tempi di Augufto ;
la Grammatica, e la Giurifprudenza verfo i
tempi di Giuftiniano ; la Scolaflica Fiiofofia
ne1 tempi delia Barbarie; le belle lettere , e
le feienze Filologiche attempi di Leone de-
cimo. Vennero poi i fecoli della Fifica , e
della Geometria , quelli degli Studj di drit-
to Naturale , quelli delle feienze Politiche ,
ed Economiche • Un Filofofo in fomma ,
fenza diflinguere tragli antichi , e tra' moder-
ni, vedrà che tutti han dell' oro, e dei fan-
go , non fi determinerà nè a quelli , nè a
quelli , e vedrà di fare il fuo utile fin da'
difetti degli uni , e degli altri , e confiderà*
fà ogni claflè di Autori , ed ogni libro 9
come un quadro del fuo tempo , e del fuo
fecolo , e di quel penfare, e iafeierà a me-
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94
no avveduti il queftionare Tulle preeminenze
degli antichi , e de' moderni, e formerà fulle
regole della ragione il piano de1 modelli da
imitarli cesi nel ben penfare come ndl'eto-
quenza (13)»
§. 1?. OlTerva il dotto M. d'Alembert,
che dopo ogni fecoio fi dovrebbero leggere
unte le iftorie ,e le memorie de' fatti fermi,
e condannarli al fuoco le cofe inutili , e
confervarfi le neceflarie , e degne di traman-
darO a' poderi. Cosi dovrebbe anche farfi di
ogni libro, e confervarfi foltanto le cofe che
fi giudjcarebbero per fempre utili , ed 1 li-
bri , che hanno avuta 1' autentica dell' appro-
vazione univerfaie del genere umano ♦ Se co-
si fi faceffe , non farebbe bifogno di far que-
flioni fulia fcelta de' modelli antichi , o
moderni da imitarfi , fi ridurrebbero a po-
chi libri molte immenfe Biblioteche , ne
vi farebbe nella mente di chi legge , e
di chi infegna la gran confinone della fcel-
ta de' migliori libri . Uno che dirigge 1 pri-
mi paffi nella republica letteraria è come
colui che volendo provederfi del bifogne-
vole va camminando , e guardando per le
ftrade di una popolata Città f Tutti io chia-
mano , tutti r aflòrdano , acciò vada da
loro a provederfi , delle migliori cole ,
e mercanzie. Corre alla cieca, e retta delu-
10 •
(13) Si veda Gibbon E% Sur la Litterature.
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fo . Cosi fi preferitane) a milioni all' incauta
gioventù i libri , ed i loro immenfi Catalo-
ghi , e fi leggono , e fé ne (h una pompa
teatrale (12), e certi libri negli animi de1
meno accorti riefeon fuselli veleni al buon
fenfo , alia ragione , alla religione , alla mo-
rale, vale a dire diftruggono la felicità pre-
fente , e futura dell' uomo (13).
C A-
(12) Lucian. Dial. adv. indoft libror. fuppel. tum.
(15) Siamo atterriti , dice M. de V olta re alla vifla
di tante immcfe Librarie . E* dijgraria d'ciuino il
non fapere tante belle coje ! Ma cor l'oli jinoc* , vi è
poco motivo di dolercene . Quelli 4. o 5. mila volumi
di Tifica, pria, di Galileo ,< nulla Jlgni ficai o . Q ut Ile
compilazioni d' iftorie antiche de' tempi favoli f , nulla,
conchiudono . Ne' libri de tempi Iftorui vi è poco
oro, e mollo fango, l/n immenfa biblioteca è fimi le*
ad un immenfa Città abitata da immenfa moltitudini.
In tale Chaos fi fcegliono pochi compagni , come fi
fcegliono in una gran Città poebi/Jìmi Amici nelle
occorrente. Si fielgono i libri , cerne fi Jcelgcno gli
amici nella folla. Bifogna, dice il Voltaire, guardai^
da libri , come i Giudxi fi devon guardare degli arti-
fìci <iegli Avvocati ed un Filofcfo mai dovrà giudica-
re da' titoli de* libri, perchè i titoli di effi fono come
i titoli de^li uomini , che non corrifpondono Tempre
alle qualità di elfi -- Voltaire difeours Tur les livres •
Siccome dunque ne' tempi antichi era cofa difficile di
averti un folo libro , così oggi la cofa più difficile è
la fcelta de' buoni libri in ogni facoltà, perchè i buo-
ni libri fon pochi al* pari de buoni, e veri Amici, ed
ì libri mediocri fono moltiflìmi, ed i libri (tolti infini-
ti. E* cofa dunque di grande importanza la giadiz:ofa
fcelta de* buoni libri , e per lo più da t«?le fcelta di-
pende ogni buona, o fuuefta conleguenza ne^lt intel-
letti di coloro, che bene, o male fauno la fcelta de*
libri, che leggono.
96
CAPO Vili.
Se V Oratore fi formi , ed il Poeta nafea ,
come fi dice volgarmente.
i.
E* Un volgare amico proverbio , che Ora-
' tor fit , Poèta nafeitur . Ma fi è mac
avuta giufìa e diainta idea di quel fi , &
nafeitur di tal proverbio ? Un Fiiolofo
della Francia ha voluto efaminare tal prover-
bio , e con faviezza ha conchiufo , che
P Orator fa è ben detto foitanto nel calo ,
che fi voglia confiderar ¥ eloquenza parti-^
colarmente adattata alle leggi , al gemo de
Giudici, a1 tempi, e luoghi . Ma dipende poi
da tali cofe la vera (i) eloquenza ? No ,
come
■
(,) La nature renis k hommes eloquents dans le
grani interéts, & dans lei grandes patio* . Qu.con-
*
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come certamente conofce ognuno , che ila
perfuafo de' veri fonti , e natura dell' elo-
quenza . Dunque la naturale eloquenza dee
eflere regolata dall'arte, cosi in profa, co-
me in Poefia, per ridurli alle circolìanze ri-
chiede da' tempi quella eloquenza della na-
tura .
G $. Q.
que eft vivcmcnt emù ,voit les chofes d'un autrc oèil,
que les autres horamcs . Tout eft pouc lui objet de
comparaifon rapi le , & de metaphore > fans qu' il y
prenne garde; il anime tout & fait pafler dans ceux ,
qui V écoutent une panie de fon enthufiaGiie . Un Phi-
lofophe très eclairè a rematquè , que .le peuple mème
s' exprime par des figures , que rieri n' eli plus com-
mun , plus naturel , que les tours qu'on appelle, Tropes.
Ainfi, dans, toutcs Ics langues le coeur brulé, le cou-
raje s' allume, Jes yeux ètincellent , refprit eft acca-
blè, il fé partagc, il s'èpuife, le fang fe giace, la té-
te Cq renverfe, on eft enne d'orgueil , enivrè de ven-
geancc . La nacure fe peint par tout dans ces images
fortcs devenues ordinaires . Ceft elle , dont l'inft'nct
enfeigne a prendre d' abojd un air, un ton modefte
avec ceux, dont on a befòin . L'envie naturellc de
de captiver fes Juges, & fe malrres, le recueiile mene
de T arac profoademeut frappée , qui fe prepare a de-
Sloyer le ìènrimenrs, qui la preflent , font le piimiers
lattres de l'art. Ceft , cetre nature mème , qui in
(pire quelque fois des dèboue vifs , & animès ; une for-
te paflion , un dangec prefTent , appellent tout d'un
coup V imagination.. La nature fait d'onc l'eloquence j
& Il on a dit,que les Poetcs nai(Tent,& que les Ora-
teurs fe forment , on l'a dit quand l'eloquence a ète
forcèe d'ètudier les Loix, le genie des Juges , & la
methode du tenis . La na:ur<? Icule n* eft eloquente %
que pax èlaus — Eucjdoped. ArtUL ELoqueuce .
5,8
§. 2. Per efTer gran Poeta , grande Ora-
tore , gran Filofofo , e grand' uomo in qua-
lunque genere di cognizioni % fi richiede , fen~
za dubbio , una buona organica ftruttura di
corpo, ed ancora una buona architettura di
mente per così dire , giacche vi è anche
ne' cervelli degli uomini una fpecte di ai>
chitettura diverfa fecondo i varj cervelli à
cerne faviamente olferva il dotto Lord Hal-
lifax (2). Ma qualunque buona difpufizione
di corpo % e di mente , non fi sviluppa , fé
non nelle occafioni 3 e col tempo ; e moi-
tifllmi Uomini , che adefTo fpargono i lora
/udori nel coltivar le campagne fono il cal-
do Sole , e nel!' orrido inverno , farebbero
flati dalla natura deflinati forfi a fuperare r
talenti de' più gran Filofofì con altra, edur
cazione .
§. 3. Per mancanza di occafioni di svi-
luppo d* idee intellettuali marcifee buona
parte dell' uman genere in vili , e fordide ^
occupazioni , tuttocchè la natura avefle mol-
tiffimi di tali individui deflinati alle feienze
l*e più fublimi. Omero , Pindaro , Sofocle,
Euclide , Pittagora , Ippocrate , Cicerone
Newton , Galilei , cofa farebbero divenuti *
fe tufferò nati in altri tempi , in altri luo-
ghi , e adetti ad altre occupazioni ? Se Ovi-
dio
m
(a) Lord Hallifax nell* opera intitolata Moral
Thoughts and refìc&ions.
Digitized
dio non fuffè flato di un'animo così elaflico,
cosi fenfibile , così patetico , e fe tale ani-
mo non fi fuffe affai più sviluppato , e refo
fenfibile col continuo urto , ed azione , e
riazione delle amorofe paflìoni , non ci avreb-
be lafciate così tenere elegie . Se non fatte
flato relegato in Ponto * non avrebbe ferini
i fuoi libri Triflium . Se Tibullo non avef-
fe difljpate tutte le fue foftanze, entrato poi
in fe fteffo non avrebbe così bene fcritto fol-
la moderazione, e fuile lodi della povertà!
Non avrebbe in lomma efclamato.
Dìvìùasalius fulvo fibi congerat auro fi» cet.
Se Virgilio per la perdita de' fuoi campi
non avelie lafciata Mantova , e Cremona , e
conofeiuto Auguflo , e la fua beneficenza ,
non avrebbe ferine le fue opere 5 come non
t avrebbe Orazio ferine le fue , fe quando mi-
litò folto Bruto fuffe flato^ egli vincitore , e
non aveffe fugito relicld non bene parmuld
comVi dice (5), Se Demoflene e Cicerone
non fuffero flati forprefi dall' eloquenza de*
loro contemporanei , non farebbero flati gran-
di Oratori . Si dice , che Newton pensò il
fìftema della gravitazione de' Pianeti per l'of-
fervazioni che fece fulla caduta di alcune
pera in un giardino (*) . La maggior parte
g * de
3) Hor. libr. ». Ode 7. verC io.
*J Dice a tal propofico à Signor Sauri , Profetare
ift
100
de cap? di opera , o in materie Iftorfcne %
o Filolofiche trailo nazione Francefe,ed In-
glefe fono produzioni derivate x o dall' odio*
o dall' amore , o dall' ambizione . Mylord
Bolingbroke nel fuo ritiro , e Cicerone h>
Tufculo furono fpinii a fcrivere dalle cau-
fe occafìonali deHe circoftanze , nelle quag-
li erano . Così è accaduto a quafi tut«
ti gli altri Letterati . Vi è chi ha ritrovata
nelf iftoria della vita di Roufleat» , ^origine*
e lo sviluppo delle infinite ftravaganze da
quello dette (?) . Quanto hanno potuto le cau-
fe occafìonali fullo sviluppo degli ingegni fi è
dimollrato , ed offèrvato. da tute1 f Savj , è;
fpecialmente da M. de Premontval (4.).,
di Filofofia iti Montpellier ( Elements de Metapnyfi-.
que Chap. 18. ) quefte notabili parole: Ceft Tedu-
cation qui fair aujourdliui fleurir Tur les rives de U
Seine un peuple des Savajits a la place du quel on ne
vit autrefois , que des nations barbares : e* eft elle Qui
trasporterà quelque jour les Sciences des Europèensuir
les bords fauvages de la> riviere des Amazones , 8c qui
trasformerà peuc ette le grofiiec Americain en un prò-
fond Philofophe . Si le grand Newton etoit ne au mi-
lieu des Hottentots , éuc il èté eutre- chofé qw' un Hot-
tentot ?
($) Si parla -di ciò nell'opera intitolata De l*hom>
me , & de ics facuhez intellcétuelles , & de fon edu-
caiion .
(4) Si veda la fua opera intitolata Vùes Philofophl
ques ou Proteltations & Declarations fur le principau*
objcts des Connoiflences hurnaiaes , Toro, 1. nel difcorfcx
de la durèe des reputaùon* •
roi
4. Quindi è chiaro , cne in ogni ge-
nere di facoltà intellettuali la natura comin-
cia , e r arte poi perfeziona . I grandi ta-
lenti hanno in loro fleflS la forza di eflere ,
€ divenir grandi , ma tutte le forze motrici
del corpo , e dell1 intelletto non fi sviluppa-
no , ne fi confervano ne fi accrefeono , fe
non coli' efercitarie nelle occafioni , che fi
prefemano* Bifogna dunque aver fortito dal-
ia natura quella prima felice ed elaftica tef-
Etura della tela nervofa , fulla poca,o mol-
ta impreflìone , che fanno gli oggetti nella
quale, nafee fpefìo il felice o l'infelice pro-
greflò, nelle regioni delle timane conoscen-
ze ^ Il dippiù delle cognizioni che l'Uomo *
sviluppa , fono > è vero , confeguenze di
quella prima irritabilità , ma tali confeguen-
*e, ed eflètti divengono poi vicendevolmen-
te caufe -, giacché quelle prime mofle pro-
ducono delle altre , dalle quali la mente
G elettriza , e produce nuove cofe • L' arte
dunque nulla può fenza quel primo fondo
della natura e la natura non molto vale fen-
2a i* arte • Perchè dunque , fi è detto , che
neir Oratore tutto è arte , e nel Poeta tutto
è natura
G 3 §. y.
(5) Un' Ingjefe che fa la prefazione ali'Hudibras di
Butlcr dice cosi — Poeta nafeitur non fit is a (èntence
of a great truth as amiquity ; it being moft certain
that ali the acquired IcarniiTg imaginablc is infufficienc
te compleat a poét whithout a naturai genius and
propcnuty to fo noble aud fublirac au Art ; aud we
rnay
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102
§. y« Se per arte , che non fi è voluta
nel Poeta fiafi intefo dire , che fi poflTa eflet
Poeta , lenza Io Audio de* precetti Poe-
tici di Arinotele , di Orazio , di Vida ,
di Defpreaux , di M. le Boflu , è quefta
una verità certa , giacché per efler Poeta
baila aver fon ito dalla natura una mente
elaftica, e aver1 avuta Toccatìcne di doverla
efercitare per qualche bifogno > o paflione ,
Un Poeta è coflretto a far verfi dalla mife-
ria (6) • Un1 altra perfona vi è incitata dall'
amo-
may without offence , obferve , that many learned
men , who have been ambitious to be thaugtht Poets ,
have only renderei themfves obnoxious to chat Satiri -
cai infpirarion our auihor Wittily invokes
Which made them , trough it wcrc in (pire •
Of Nature , and their ftars to write . On the other
fide, fome who had very little human learning, but
vere endued vith a large share of naturai witt ,
and parts , have become the moft celebrated Poets
of the age , they lived in ~ E fi permetta V oflervarc,
che da molti non fi è capito, che le teorie, e precet-
ti Poetici fon fondati fulle olfervazioni fatte fulla natu-
ra , che ha formati i gran Poeti . Qual meraviglia
dunque , fe gli artificiofi precetti ricavati dalla natura ,
poco giovino quando non truovano difpofizioni analo-
ghe a quelle della natura ? I precetti tono la natura
ridotta in arte; ma tal natura ridotta ad arte in quei
generali precetti, mai potrà dare ciò che manca ali*
intelletto. La natura può far nafcere le òflervazioni ,
ed i precetti , ma i precetti , e le oiTcrvazioni mai pon-
no fupplire alla mancanza delle primitive forze intel-
lettuali , che fole fi danno dalla natura.
(6) Paupertas impulit audax ut verfiis tacere m . Horar.
Epiftol. liUr. i. Epift. a. ver£ 51.
6
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105
amore (7). Un'altro da fcon volgimento di
fantaGa accefa dal vino s e da 'altre padro-
ni (8) . L* Uomo a tenore de' bifogni svi-
luppa le fue idee , e quei bifogni affai piò:
aguzzano la mente de' precetti didattici mo-
dellati falla natura , perchè è più energetico,
c più facile lo sviluppo delle facoltà intellet-
tuali per mezzo degli impeti dell' ifteffa ener-
getica natura , che per mezzo de' precetti
che fono copie -meno efficaci dell' ifleffa na-
tura . Un' amico , di cui fi defideri la pro-
tezione % ed il foccorfo , un' inimico che
voglia dipingerli a neri caratteri , un' Uo-
tiìo che noi defideriamo di meglio accattivar-
ci , un grande timore , che ci funefla , e* in-
regneranno affai meglio di qualunque arte
Oratoria , e Poetica a fare un' Ode , una
Canzone , una Filippica .
§. 6. Se poi per arte , che fi dice ri-
chieda a formar ¥ Oratore , e che non fi
vuole nel Poeta s'intende la deficienza d'ogni
indurir» ed artificio , quefia è cofa affai af-
furda , perchè V arte deve accompagnar la
natura , così nell' Oratore , come nel Poeta •
li furore entheo , come fi dice , V ellro,
F agitazione Poetica fono è vero nella loro
prima origine elalìiciià, ed elettricità natu-
G 4 raìi,
(7) Tngcnium nobis ipfa puella facit . Ovid.^
(8) E' iìato il cafo di Anacreotne , di SaiTo, c di
altri Lirici Latini , Greci , ed Italiani .
104
rali , ma fi Sviluppano dalle caufe occafiona«i
li, e dall'arte, nè pofllamo lutto attribuire
alla natura , nè tutto air arte così nelP Ora-
tore , come nel Poeta , febbene V arte pofla
efier più neli' Oratore , che nel Poeta . Vi
fono è vero alcuni temperamenti adufli , bi-
liofi , malinconici più proprj alla Poefia , ed
all' entufiafmo . Ecco la natura . Ma come
por fi fvil lippa in effi V arte Poetica , o
T Oratoria r Si è già detto . Il defiderio di
voler falvare un congiunto , un'amico dalla
morte , il voler procurarci un gran bene ,
il voler da noi allontanare un gran pericolo
ifpira fpeflò V eloquenza quando l'animo è in
fermentazione , c la fermentazione ifleflTa
ifpira l' Oratore , ed il Poeta j anzi eflen-
dofi da noi dimoftrato, che l' eloquenza Poe-
tica fu la primitiva eloquenza , che precedè
T eloquenza profaica , fiegue la certa evi-
denza , che fon communi i fonti dell' una ,
e dell' altra , cioè , che tutte abbiano le
prime origini nella natura , e fi perfezionino
dall' arte .
§. 7. NegP iftefli Poeti improvi fatori, co-
me fi dicono , fi vede ancora , che molti
ajuti i medefimi ricevono dall' arte, e dall'
ufo . La lettura dell' Moria , delle favole ,
V armonia della mufica , gli applaufi publici,
Io iìudio fopra i luoghi communi Poetici fo-
no i veicoli, da' quali i loro animi natural-
mente^ elaflici fono trafportati fuor di loro
fleffi . Finalmente la vivezza medefima della
fan-
* •
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I0*
fantafia, clie più fi crede cofa privativa del-
la natura , è in buona parte effetto di {vi-
luppi di prime idee , e di modificazioni
impreltè nella mente da certe prime idee ,
e fenfazioni pervenute in tempo in cui la
tela nervofa era capace di ricevere con fa-
cilità ogni impresone • Le prime impref*
fioni , che troppo vivamente i' abbiano ir-
ritata , avranno potuto flupidire la mente ,
e il corpo , fe V irritazione è (lata in ra-
gione maggiore de' gradi della forza di re-
fiftenza delle noflre fibre • Se poi t impref-
lione delle idee , e 1* irritamento che ne ile-
gue , fono a proporzione , dell' aumento
della forza fifica , ed intellettuale del corpo,
e della mente di colui , nell' animo , e nel
corpo del quale fi fanno tali ofcillazioni , al-
lora fi produrrà il grande ingegno Poeti-
co , Filofofico , ed oratorio fecondo tali
ofcillazioni , e I' analogia di efle colie no-
flre idee . L* uomo acquifla tutte le idee
eflerne, che fono modificate dall' intelletto,
e lo modificano anch' effe . Dunque la na-
tura , e T arte foro , e dtbbon' edere nell4
Oratore , e nel Poeta , ove più, ove me-
no . Orazio trattò da Savio nella Poetica
tale quiflione , e da Savio la decife perchè
lichiefe nei Poeta la natura , e l'arte accop-
piate , e congiunte , acciò cosi a vicenda fi
ajutaflèro , e facelfero de' progredì . Giova qui
riferire i verfi di tal Poeta .
Natui
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io6
Naturi ficret laudabile carmen , ari artt
Quajìtum eft ; Ego nec ftudium fine divite veni à
Nec rude quid profit video ingenium , altèrius fio
Alter* pofeit opem rei , & conjurat amici (9)»
$. 8. Ciò che Orazio et ice dell1 eloquen-
za Poetica , che è fiata la prima eloquenza
degli uomini, può e deve applicarli all'elo-
quenza pTOfaica di qualunque genere , ond*
è che il proverbio Orator fit , Poèta nafeitar,
dee edere fpiegató ; e capito con molte di^
(Unzioni , e lumi per ben comprenderli , o
per ben driVmguere t idee , che lì attaccano
alle voci fit , nafeitut , arie , natura .
S. p. Lafciando però tal queltfone nello
flato in cui fi vorrà da chifia lafc'rare , e
chiaro che F Uomo dedito alle faenze > dee
in maniera tale regolare ì Tuoi ftudj , come
fe tutto dipendere dall' arte , e niente dal-
la natura , affinchè sù tal ^iano efficacemen-
te cooperando a feconda di tal fiftema , abbia
a far sì , che le fae forze intellettuali pota-
no fviiupparfi (10) .
§. 10.
(9) Horat. in Art. Poet. vers. 40$.
(10) Chi ha detto , che il Poeta nafea , e t Ora-
30 re fi formi non ha ben riflettuto , che il fondo dell'
eloquenza Oratoria , e Poetica è (tato V iftefTo . Infat-
ti le caratteri diche delle palli oni , 1* arte di muover
quelle , le figure , le deferizioni degli Oratorj fi fb-
glion prendere da' Poeti * ficcomc ia tutti i precetti
Ket-
Digitized by
IO. Sr rifletta inoltre , che ia natura
fuol dimoflrare fin dalla prima età quali
fieno i foggetti da applicarti alle fcienze, ed
a quali fcienze , e Io dinioftra in certi fvi-
luppi degi* intelletti de' ragazzi , (Viluppi t
che ben confiderati da* Savj * fanno ben
comprendere ove tenda la natura > e quei
Savj che fanno comprendere , e conofcere
10 sviluppo delle facoltà de* ragazzi à deb-
bono ellere i loro precettori t Per ben com-
prendere tali fviluppi bifogna Capere à fon-
do tutta V Moria umana , e delle conofcen-
ze intellettuali ♦ Dunque V educazione lette-
raria è affare di pochi Filofofi , ed il dar-
ne precetti c cola inutile 4 I gran Filofofi
formano etti i precetti fopra i piani partico-
lari , che formano fulla ferie che oiTervano
dello fviluppo delle cognizioni nel loro al-
lievo , ond'è che cflì formano i precetti fecon-
do il bifogno* Per quelli poi, che non ra-
gionano , è inutile di dar precetti di educazione
letteraria , che conduca allo fviluppo della na-
tura, e dell'arte negli fludj dell' eloquenza,
e delle fcienze , il fine delle quali ne' tre
quarti di chi le fludia, e di chi le infegna,
non è di migliorare i' uomo nelle facoltà
in-
Rertotici £ prendono da' Poeti per Io più gli efempj,
11 nato Poeta è , e può efTer Oratore . Ma Y Oratore
Forenfe certamente, non può nafeer tale , perchè la
natura forma sì fl eloquenza Poetica , e la prolàica ,
ma, non la forenfe ebe molto dipende dall' arte»
io8
intellettuali , ma è dì acquiftare un nardo irti *
perfetto cf inviluppate cognizioni • Si ftudia da
quefti r Alfabeto, pochi meli di Grammatica,
e di umanità- come dicono , indi la Ret*
torica , e le Poetica in certi ricamati Cen-
toni di citazioni varie , e diverfe frafi. Vie-
ne poi il tempo di pochi altri meli di Au-
dio di una inutile e conrenzìofa Logica , e
di ergoifmo . Si aggiungono i fecchi à ed
aridi ilìituti elementari di una fcienza detta
di profedìone . Si prendon poi le lauree dot-
torali . Allora per lo più fi chiudono i libri,
e non oftantino tante lauree dottorali B
và alla tomba forfì fenza faper ben legere y
e fcrivere il proprio idioma . Per quelli ta*
li non occorre , nè penzare , ne parlare di
educazione letteraria per io fviluppo della
natura , e dell' arte • A coftoro che grida»
no quterenda pecunia primutn tft , bi fogna di-
re , che fono i corruttori delle fcienze » e
i depravatori dell' uomo .
§. 12. I deteftabili effetti della ignorati*
2a di coftoro fi ponno in tutte le fcierìze of-
fervare 5 ma chi vuole un compendio della'
più craffà ignoranza dee rivolgere molti li-
bri degli antichi Forenfi* come fi dicono, i
quali per lo più par che aveflero rinunciata
alla ragione , ed al buon fenfo 5 e perchè f
1. Per difetto de' tempi . ±. Per difetto di
fludj . 3. Per aver voluto pretto nel fero
correre ai lucro , e ficcome ai dir di Gio-
venale , gli antichi Romani portavano ne»
bagni
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» rop
bagni crudum pavonem , così effi portarono
nel Foro fludj immaturi , niente avendo con- -
(ideato , che le leggi fono la prima Filo-
fofia jf e la più fana , ond' è che Io Audio,
d' interpetrarle , e di adattarle a' cafi parti-
colari è uno degli oggetti i più degni della
ragione la più cultivata dalle fcienze tutte «
Intanto moliiflìmi Curialiili declamano cond-
irò la Geometria , i* Moria , la Logica, di*
cendo che nihil hoc ad edi&um Prcetoris , e
che bifogna cercar P arte , come sfrontatamen-
te, e fcioccameme dicono , de pane lucrando.
Cofloro fono fimiii a taluni, de' quali parla
Orazio (ri) , che gì* introduce declamando
che pria fi dee acquiflare il danaro % por la
virtù: Quawnda pecunia primum eji , virtus
pojl nummos . Con tali principj poi non è
meraviglia il vedere ne1 libri Forenfi a
gliaja gP irraziocinj in trionfo . Sarebbe fq-
perflua eofa f addqrne efempj (ia).
«
CA,
(il) Horat. Epiftol. I. v. 53,
(13) Contro 1 irraziocinio di tali antichi Curialifti
Forenfi hanno in ogni ten.po declamato i Savj Giure-
confulti , e tragli altri Ancor io Fabro de errorihus
Pragmaùcorum . Per i Commentari poco ragionevoli
di un nembo di tali antichi forenfi la vera giurifpri)-
denza divenne come un laberinto ineftricabile di con-
tratti , ed opinioni , e pugne di Dottori , che furono
con infinita fapienza abolite dall' Auguftiflìmo Noftro
Sovrano Ferdinando IV. colla fua làviiHima legge dell'
-Ottobre del 1 774» "
■i
no ■
CAPO IX.
RiJUfJhni fuW eloquenza in rapporto alle
Sciente dette di ProfeJJìone.
■
LE fetenze di profeffione , fecondo le
i idee generiche di oggidì , fi riducono
alle Scienze Fifiche , e Naturali , e Medi-
che , alle fcienze de* dritti , coltomi , leg-
gi , o di Giurifpruden2a , alle fetenze della
Religione , (la naturale , fia rivelata . AI
Fifico , e al Medico devono efler noti per
qnanto fi può , tutti r fenomeni deili tre
Regni della natura , animale cioè , vegeta-
bile , e minerale , come fi drcono . Non
vi è finca oflervazìone , o feoverta , o li-
bro d' ifloria della natura , che debba effer-
gl* ignoto . Il Giurifprudente dee fapere tut-
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ti i rapporti poffibili delle leggi , e patti
pubblici , e privati , le loro origini , otier-
vanza , mutazioni , decadenze , e le caufali
di tali fenomeni f e P iftoria di quanto è
annellò a tali materie, le lingue, nelle qua*
li tali cofe fono fiate , o fono fcritte , ed"
i rapporti di uomo ad uomo, di famiglia a
famiglia , di focietà a focietà , di un fifte^
rna di un corpo politico agli altri . La leg-
ge è , e dev' eflere ,*un' AQronomia calco-
lattice di tutti | fenomeni de' fittemi politi-
ci , e degP individui , e famiglie che tali
fiflemi compongono; ond' è che tale fcienza
fe fi conlìderafle nel fup vero afpetro , farebbe
la più fonile la più ragionata Filofofia ad-
dattata a ben regolare i coflqmi dell1 uomo
Sociale , giacché la fcienza delie conofcenze
dell' uomo Sociale , e dell* uomo morale >
eflcndo aflài più difficile di quella delle co-
nofcenze full' uomo fifico in moltiffime cir-
coflanze ed afpetti ; è potoria mente la più
difficile , e la più vada ¥
§* 2. Le Scienze Teologiche fono quel-
le , colle quali fì dimoftra , Il manifefia t e
fi difende la vera religione , e fi ftabilifco-
no gli oblighi , e i doveri , che da quella
derivano; e fi confutano le falfe religioni .
Dunque dee faperfi P Ifloria della vera reli-
gione , cioè P ifioria della verità ; e P iftp-
ria delle falfe dottrine p che è l'ifloria dell*
errore ; vale a dire fi dee poffedere P ifio-
ria Univerfàle d'ogni culto , e d' ogni po-
polo >
113
polo » e di tutte quafi le lingue , cognizio-
ni , fcienze , coflumi , fittemi • E perchè
tutto può fervire in di fi- fa delia vera religio-
ne , che può , e deve foftenerfi con ogni
• genere di raziocinj ricavati o dalla liruttura
Fifica dell' Univerfo , o dalle caufe finali ,
o dalle fcienze metafifiche , o dalle iflorie
de* popoli ; e chiaro, che non vi è fcienza,
o conofcenza qualunque fiefi , che non 4ìa
necedària ad un buon Teologo che dee di-
fender la caufa dell' immenfo Autore di tut-
to r Univerfo , e dee difenderla , per
convincer gli empj , non folo cogli argo-
menti della rivelazione , che co* Profani ed
cmpj non giovano, ma con quelli dell'Auto-
nomia , della Geometria, delia Fifica, dell'
Moria umana , dell' Moria naturale , dell'
Anotomia & cet. Quefla è dunque la feien-
xa la più fublime , che le più fublimi co-
gnizioni richiede . Ma non é noftro iftituto
di trattare de* topici delle fcienze , e de'
loro confini , o delle maniere di pervenirci.
Infiniti valentuomini fi fono in tali materie
occupati baftautamente , ed i medefimi fi
poflòno confultare •
§. 3. Noi ci riftringeremo a riflettere ,
che dopo la fcelta di una di quefte fcienze
di profeflìone , avendo piena d' idee di elle
la mente , fi dovrebbe badare al piano dell'
eloquenza da effe richieda , ed al loro ufo
appartenente. I fini di chi vuol coltivar l'in-
telletto colle feiense fouo quelli . Il conce-
pirne
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prrne le giufte idee , ed i giufli piani, che
ii può dire la prima teoria del penfare . 2,
L' arte di adattare agli altrui , e noftrj ijft
tali piani coli' arte dell' eloquenza , che o
pofTa dimoftrare, o infegnare , o narrare , o
perfuadere quelle cofe , dalle quali fi con-
fegujfce il fine di quelle fcienze di profefììo-
ne , che noi fludiamo •
5. 4. Dal fin qui detto rifulta , che non
può mai farfi un ferio e ragionato ufo , ed
utile dell' eloquenza in qualunque lingua ,
quando tale eloquenza non fi fludia dopo la
fcienza di profeflione , vale a dire dopo
T acquifto di quelle idee , di quelle ricer-
che , di quelle feoverte di quei piani , di
quei fittemi , che noi per mezzo dell' elo-
quenza dobbiam proporre agli altri a voce ,
o ne' libri per conseguire il fine di quelle
fcienze, per pruomoverfi quelle , per confer- \
varfi , per tramandarli agli altri , per mi-
gliorarli , e perfezionarli , per farne ufo uti-
le alla focietà , e migliorar r uomo , ed unire
la fcienza delle cofe colla fcienza delle parole,
e ia fcienza delle parole colle fcienze delle
cofe . Così fi dovrebbe penfare , e procede-
dere negli fludj dell' eloquenza , e non già
far porre i giovani nella confuGone di certi
aridi precetti Rettorici , che fi fludiano .fen-
za capirfi , nel fior degli anni fopra certe
formole ed autorità di Scrittori Poetici , e
profaici, di certe lingue le meno uftiali, pre-
cetti feompagnati da ogni critica , da ogni
H j buon
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J 14.
buon guflo 5 c quindi è , che coloro , che
hanno avuta la dilgrazia di così apprendere
r eloquenza , come a moltiffimi per io più
è accaduto , non fanno , nò i fonti , nè i
fini , nò gli ufi , nè la natura di quella ,
nò il rapporto che ha V eloquenza colle faen-
ze tutte ; e fi può dire da elfi medefimi zd
e(H medefimi . NeceJJaria ignoramus , quia
Juperjlua didicimus (1) .
§. y. Si accordi all'ufo , che nel corfo de-
gli Siudj Fiiologichi , o di umanità , come di-
con taluni, fi faccia vedere a' giovani Ruden-
ti un faggio generale , di Rettorica fui folito
tempo ; madie fia accompagnato poi dallo ilu-
dio vero della Filofofia in tutta la forza dell'
efienzione del lignificato di tal vocabolo; e che
poi , dopo Io lludio della profefTìone deter-
minata , fi applichi T animo ' alla vera elo-
quenza richieda da quella profefTìone che fi
fa meta de' noflri ftudj , quale confeguita ,
e fceha , fa duopo riflettere all' acquifto di
quella utile , e foda eloquenza necefTaria o
per efercitare , o per insegnare, o per cul-
tivare > o per migliorare quella profefTìone
o per confeguirne i fini per i quali li è ap-
prefà . Il tempo di ben ordinare le parole,
dee fuccedere al tempo in cui fi fono bene
ordinate P idee (2) •
§. 6.
(t) Senec.ad Luci/. EpìftoL 88. Non difeentes ne-
ctjjarià quia fupervacua didicerunt
(2) Si dee riflettere, che per bene iftudiare, e eoa
pra-
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§. 6. V eloquenza dunque anelerà Tem-
pre in rapporto cojle feienze di Proftflìjne,
e co' gradi , ed ufi di quelle conofcen;e
L* eloquenza legale, la Medica # la Teoio-
H 3 gica
profitto le lingue, fi debbon tralafciare tante cofe fi per-
fine dette da' Grammatici , e da Filologi , e ben ponderare
quanto ci hanno lafciato fcritto i Filofofi , i quali Invi-
luppano la teoria delle lingue, e dell'Eloquenza falla
teoria delle idee, e de' penfieri . Le lingue, per i Fi-
lofofi , come oiTerva il Signor di Condillac, fono co-
me le cifre, e fegni delle Scienze Matematiche, ed
Algebriche, che fono più eftefe , quanto più è perfèt-
to T intelletto, e quanto più fono cftefe, più perfezio-
nano l'intelletto, i grandi Filofofi, ed i penfanti Sc'rit.
tori lyiluppano le lingue, ed efle lingue fiorifeono eoa-
temporaneamente alle Scienze ed arti, perchè le lin-
gue ii perfezionano quando fi perfezionano 1' idee
1 efercizio della memoria, e dell' immaginativa di
. ^wv.M uegi iiiiciicm 1 meglio organizati di-
pendono da progielTÌ della lingua, che eorrifponde ,
eome fi è detto a feeni geometrici, ed il metodo di
lervird di una lingua e un metodo di calcolo. Condii-
Uc Effjy Sur f origin des Connoiffences httmaines
Miap. XV. Du Genie des Lan^ues , ove dottili-ma-
mente tali cole fviluppa, dimoiando, che le IinaUe
ci dipingono il carattere , ed i cofmmi delle nazioni ,
le progrefliom delle loro prime idee, l' irtoria della
cultura c^i elle nazioni, come infatti lo mie, e le vo-
ci dinotano le idee , i penfieri , gli affetti. Si veda
Conddlac, Cours d Etudts , Hiftoir. Ancienn. livr.IIf.
Uiap. x7. , ove parla dell' influenza ddle Lingue Cult
opinwm, e delle opinioni falle lingue. Ecco le co-
bZnmm i * *" Ia vcra clo^2a> c
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gica tutte fono , e fi fcuoprono , e rilucono,
o ncir efcrcizio di tali facoltà , o nell' in-
fegnarle , o nel proporre le offervazioni 9 e
le fcoverte negli fcritti , e ne' libri corre-
lativi, o nel confervarle , e tramandarle a' po-
Aeri colla teorica , e prattica , e ciò per
mezzo dell' idee rapprefentate dalle voci ,
come la fcrittura comprende il quadro delle
idee rapprefentate da' fegni.
§. 7. Le leggi , o riguardano il dritto
naturale , o il civile , o quello delle Genti.
Dunque le parole , e lo itile dell' eloquen-
za , nella quale tali facoltà fi efprimono ,
debbono a tali ogetti riferirfi,ed elTere ana-
loghe 5 e fono così varj i generi dell'elo-
quenza legale come varie fono le feienze
contenute in tale facoltà .
§. 8. L'eloquenza Teologica è affai più
valla , perchè oltre l'efpofizione della vera,
e folida religione , e dimoflrazione della
medefima , e de' doveri dell' uomo verfo
fe medefimo , verfo gli altri , e verfo il
primo Efsere , fi può occupare in apologie
generali della vera religione , o in dimoftra-
zioni particolari di varj punti della med eli-
ma , o in confuta delle altre erronee reli-
gioni . Si può occupare altresì in orazioni ,
e parlate ne' Conci!) generali, e particolari,
in difeorfi al Ceto Ecclefiaftico , ed al po-
polo , in Commentar] , ed Omìlie fopra
gli Autori Cianici Sacri , e fulla Bibbia ,
e su
1J7
e su' Padri ; nello fcrivere P Iftoria genera-
le , e particolare della Chiefa , ne' fermoni
del Pulpito, ne' Canoni, colìituzioni , e leg-
gi Ecclefiaftiche , ne' Catechifmi & cet. E
dee Tempre adattarti a varj fini , ed ufi , e ne-
ceflìtà , per le quali fi adopra. Rifalla quindi,
che coloro , che fecero de' loro fludj Reite-
rici Io feopo di confiderar folo 1' eloquenza
del Foro , e del pulpito , non bene confi-
derarono la natura , i fonti , ed i fini dell'
eloquenza Oratoria , e ^Poetica, quali, come
fi è detto hanno P iftefle bafi ; e P eloquen-
za Oratoria è Hata Tempre proceduta dall' ^
eloquenza Poetica , come la profa è fiata
* dai verfo proceduta (3).
(j) Dimoerò grande frivolezza di penfare quei
erande ingegno della Francia , che nelle fue lettere
Perfiane , difle che la Poefia è communemente di-
fprezzata ; e che la Poefia Lirica é una artnoniofa
Stravaganza . Ma altri uomini più £àvj hanno .detto
che Montefquieu (la il Mjchele Montaigne della Le-
gislazione , ed il Malebranche della Politica , cioè ta-
lora gran Filofofo , talora Entufiafta . 11 Montefquieu ,
come Montaigne, ha delle grandi meditazioni e (cover-
te, e tutto vede ne* climi , come Malebranche dicea
veder tutto in Dio, ma il Montefquieu non vidde che
in ogni clima la Poefia Lirica , e l'Epica erano ftatc
le bafi d'ogni feienza, d'ogni cognizione: 11 Montef-
quieu non badò che molti Metafinci hanno il vanto di
efler Poeti Filofofici in profa . Non badò che il fuo
tempio di Gnido è una fpecie di Poefia , come varj
luoghi dello Spirito delle Leggi. Il gran Montefquieu
in aver biafimata la Poefia è ftaro fonile al dottiamo
M.
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n8
§. p. Rifulta quindi , che Io (lucilo deità
vera eloquenza c infeparabile dallo ftudio del-
la vera fapienza i e che per ben riufcire in
tale Audio , bifogna applicarvi!! nel modo il
più proprio , com' è quello di vedere quali
fcicnze ed arti accompagnarono la vera elo-
quenza > e le lingue . Quelle arti * che ac-
compagnarono la vera eloquenza , e quelli
mezzi co* quali fi avvanzò , devono eflere i
mezzi di acquiftarla . Chi vuole acquiflare la
vera eloquenza dee fìudiarla in rapporto alla
Poefia , alla Mitologia , alla Pittura , che fu
la prima eloquenza (4) , e più é' ogn' aliro
in rapporto alla progreffione de* penfieri , e
delie idee e del raziocinio , l'analifi del qua-
le c la bafe de* precetti della vera eloquenza,
effendo le parole imagtni dell' idee , e fegui-
tando la natura delle medefimé , e perciò
bifogna cercar le vere leggi dell' eloquenza
affai più nelle leggi di regolare i giudizj ,
ed il raziocinio , che nelle leggi di accozzar
periodi *
FINE DELLA PRIMA PARTE .
M. T Abbè de Longucrue , che tanto difprezzava i
Poeti, che niuno ne tcnca nella Tua Libreria, e dicca
che Feizio de Antiquitatibus Homericis , e Duport de
gnomoIogiaHomerica vagliono aflai più delle opere di
Omero. Cosi l'uomo il più favio,fi vede che Tempre
loda, o difprezza quei talenti , che egli ha,o non ha.
(4) Ciò fi è oflervato da Mr. du Ùos nel fuo libro
intitolato Reflexìons Criiiquts fur la Poefie , O fur la.
Pcinture* Tom. I. Seft. IV., ove adduce un'autorità
di Quintiliano, Inftit. lib. ir. cap. che dice ebe
talora la pittura fupera V iftefla eloquenza della voce ,
some è cofa veriflìma.
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ii9
•f « * * * * * * * * * *"K*-r e- gfc
. iMKfi ■ .. .... .... . • ..... .^5^*-^ „vt
' r~=^~
TE
Ricerche Iftoriche full' Eloquenza.
. C A P 0 Io
Dell' origine dell' eloquenza .
§• x,
SC^ \\ non e(Terfi m0Ite volte defi.
?fr ♦ ulte *e Prec,fe idee , che fi fo
n0 a^e ParoIe attaccate, Torio
^^4-^^ nati molti contraili in Lettera-
tura . La parola eloquenza Te
da' Rettorie! per Io più fi fuflTe adoprata nel
H 4 Aio
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120
Aio vero , e primitivo Terno di dinotare una
concatenazione di parole che efprimono una
concatenazione di penfieri , e giudizj , non
vi farebbe flato un vallo campo di contratti
full' eloquenza , e fnlia fua origine , nè fi fa-
rebbe riftretta V eloquenza air arte fola di
perfuadere, e molto meno fi farebbe detto ,
che V arte di perfuadere comprende l' elo-
quenza fola del foro , e del pulpito, e quel-
la degli Efercizj Scholaftici , nè fi farebbe
T eloquenza limitata a quei foliti tre generi,
cioè demoftraiivo , deliberativo , e giudiziale .
§. 2. Siccome hanno errato coloro , die
ci hanno voluta manifeflare l1 iftoria delle
lettere, e degli Alfabeti , feparandola dalL*
Ifloria de' penfieri, e delle idee, delle quali
i caratteri eran fegnr,cosi fono flati in gran-
de errore coloro , che han voluto inveftigare
le origini dell' eloquenza fenza indagare i
progredì , e le origini delle conoscenze uma-
ne, neff efprimer ie quali per mezzo di ar-*
ticolate parole confifle la vera eloquenza ,
che ne' tempi primitivi fu tutta eloquenza di
azione , di getti , di fegni , di (imboli , di pittu-
re, e poi di fuoni vocali articolati . Quanti fu-
rono i mezzi , co' quali V Uomo primitivo ,
confiderato in uno flato rimoto da ogni So-
cietà, e felvaggio, (i) efprelTe agli altri le
fue
(i) Ci fi permetta di figurarci l'Uomo come nel fuo
principio ifolato da ogni Società, perchè in tal1 ipotefi
i Fi-
i.
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lue primitive idee , tante furono le varie
eloquenze j e cominciò l'eloquenza quando
fi cominciarono ad adoprare i fegni di efpri-
mere quelle idee, e la ferie Iflorica de' pro-
gredì della medefima è fempre in •ragione
della ferie de' progreflì delie limane conofcen-
2 e , e della perfezione dell' umano intelletto,
nel quale l'eloquenza ha principio, e fede;
e quindi V eloquenza ha avuto principio co!lT
Uomo, ed i progreflì della medefima fi deb-
bon cercare nell'origine, e ne' progreflì dell'
aite del penfare nell'arte di ordinar l'idee,
e ncll1 arte di efprimerle > o co' corpi , o co'
getti , o co' fuoni , articolaci , cofe tutte che
lì perfezionarono colla perfezione , e progref-
fi dell' Umano intelletto .
§. 3. iMalamente dunque fi è cercata
P Illoria dell' origine dell' eloquenza in Mer-
curio, e in Ercole, caratteri di una eloquen-
za di perfuadere , e di una eloquenza forma-'
ta fui modello di una Società più perfetta ,
e eulta a proporzione della cultura delle ar-
ti, e faenze; e l'attribuirli a Mercurio, e
ad Ercole l' ifloria dell' origine dell' eloquen-
za è un confiderar l'eloquenza nello flato
di perfezione, ed in rapporto folo dell'arte
di perfuadere, che forma un gran ramo dell'
r- elo-
i Filofofi hanno fcritti i loro fiftemi, ed fa tal* ipotefì
bifogna efaminare tali fittemi . Del retto queir Uomo
primitivo felvaggio de* Filofofi, è una chimera, ed Una
ipotefi di coloro che per voler' efTer troppo Filofofi fi
perderono nel regno delle ipotefi, e delle chimere.
i
eloquenza , ma non tutta V eloquenza • L'elo-
quenza dunque, cioè Parte dr efprimere i
penfieri , le idee , i giudizj , è afTai più antica
dell' ufo della parola , a qual1 ufo precede
P eloquènza del filenzio , cioè quella deTegnr,
de' gefli , delle azioni 9 della pittura , & cer.
§. 4. Se le altre arti , e (cienze comin-
ciarono a proporzione de* hi fogni che l'Uomo
confiderò di avere per viver più felice , e
più commodo nella Società, l'arte di efpri-
mere le fue idee fu la prima a coltivarli ,
come più neceffaria , e fenza la quale non
poteano le altre arti, e fcienze fvilupparfi ;
c quindi c chiaro , che V eloquenza ha co-
minciato coli1 Uomo , ed ha precedute tutte
le arti , e fcienze in tutti i popoli , verità
che fi dimortra dall'evidenza, dalla ragione,
ed anche dalla divina rivelazione , che c' in-
• fegna , che V Altirtimo Iddio dopo la crea-
zione del Mondo , e dell' Uomo , volle , che
Adamo fulle prime averte importi i nomi a
tutti gli animali , vale a dire , che averte
efpreflo co* fuoni articolati le idee filila no-
menclatura di quelli animali . Il lume dun-
que della divina rivelazione ci fa vedere nel
primo Uomo effèr fubito cominciato l1 ufo
di efprimere le fue idee colle parole , in fe-
Csia delia Scienza divina ad Adamo infufa.
tenebre poi della Filofofia ci dimortrano
ancora, che le prime notizie, che fi porta-
no avere loVFilofofì , e le prime ricerche
fulle origini delle Società , qualunque fuf-
fero
1
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\
fero fecondo i varj oppofli piani di e(Ti Fi-
lofofi , che mai , o al raro , ira loro con-
vengono; tutte però concorrono a dimofirar-
ci contemporanea coli' Uomo l'eloquenza ,
cioè l'arte di render manifefte le fue idee ,
arte, che in varie maniera fi è fviluppata,e
collo fvilupparfi in varie maniere , ha date
origini a varie arti , cioè ali' arte di dipinge-
re , e di fcolpire per V eloquenza de' fegni ,
[imboli , e pitture , ali' arte de' caratteri , all' ,
arte de' geHr , e de' Pantomimi > all' eloquen-
za Poetica & cer.
§. y. Ma cerne gli Uomini felvaggi , e
confiderà» ifolati da ogni Società adoprarono
Tulle prime 1' eloquenza de' corpi , poi quel-
la de' fegni > e de' fimboli , e de' gefli > dell'
azione, e delle parole? Molti (Timi autori han-
no ferino full'origini delle lingue, e fi fono
da noi altrove citati (2) , ma pochiflìmi di
effi ci hanno data l' Jfloria di quefle progref-
(ioni , e molto meno colui che fi ha creda-
to capace d introdurre la Filofofia nell1 Ifto-^
ria, e vi ha introdotta la favola (3) in tre
quar-
(2) Part. I. Cap. I. Noe. 3. & 4.
(;) Quel Filofofo, che con mafeheratò nome diM.
T ÀbbèBai'm La cavata fuori l'opera intitolata Phi-
iofophìe de V H/Jloire, avrebbe fatto meglio ad intito-
larla Philofophie de la fable , ed égli C fpelTo
il Filofofo delle anfurdità> e dalle contradizioni. In
tal pretefa Filofofia dell' Iftoria niente fviluppa 1* origini
delle lingue . Meglio di lui ciò fece il Signore di Condii-
lac , c 1 As^re del trattato fur la formatigli M*tani-
hut des J^a/.gbts .
124
quarti di lai* empio libercolo. Si e più vol-
te da noi detto , che il noflro immortale Si-
gnor Vico nella fua Scienza Nuova è flato
un de' primi a fviluppare con efattezza le
prime origini delle lingue , e la loro primi-
tiva indole, e natura, (piegata poi con foni-
ma dottrina da M. de Condiiiac , i quali
hanno sgombrate le nuovole del fofco pe-
dantifmo su tali materie. Si vedano tali au-
tori , ed il libro intitolato Trattato della Mec-
arnica formazioni delle lingue •
§. 6. V Autore dell' lftoria delle origini
delle Arti , e delle Scienze , e delle Leggi,
cioè il Signor Goguet , poche cofe ci dice
fulle vere origini dell' eloquenza , febbene
molto abbia fcritto full' origine dell' Alfabeto,
e delle maniere di fcrivere degli antichi ,
ma non ha unite tali ricerche full* alfabeto ,
e varie fcritture a filofofiche ricerche full*
origine delle lingue , come ha fatto 1' Auto-
re del trattato della Meccanica delle Lingue.
§. 7. A chi volefle formare l'ifloriavera
de' progreflì delle lingue , e dèli' eloquenza ,
de1 lumi delle iflorie profane de' tempi ami-
chi circa i progrefìi delle Società , e delle
lingue . 2. L' edere le profane iflorie rima-
fle tutte allegoriche, fimboliche , favolofe .
3. L' efler quelle favole adattabili ad infiniti
lenfi, ed eflerfi con infinite varietà fpiegate,
e capite . 4. Ricorrendofi al raziocinio per
Supplire alla mancanza de' fatti, e dell' iflorie
fi
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A ' — V -
12;,
fi entra nell' immenfo Caos delfe ipotefi , ed
arbitrarie opinioni de' Filofofi . y. Trafcuran-
dofi di entrare in tal piano , fi cade nel fo-
fco pedantifmo dal quale fi ofcurano le vere
origini dell'eloquenza • Ci vuol dunque un*
intelletto fimo, che colla guida di ottimi ,
e fodi modelli ragionando con efattezza full*
origini dell'eloquenza ^concepifca nel tempo
ifleUo la natura dell' eloquenza come infepa-i
rabile dal fondo dell' intelletto , e de' penfie-
ri, e dello fviluppó delle idee, e delle co-
gnizioni , e cerchi 1' Moria della medefima
.nell' Moria dell' arti, e fcienze,e ne'progref-
fi dell'umano intelletto.
§. 8. Il Francefe M. de Hardion , pu-
blicò una diflertazione full' eloquenza (3) ,
nella quale riferifce l' antica favola , che ne*
primi tempi gli Uomini flupidi periti fareb*
bero in un brutale filenzio , fe Prometeo non
aveflè per eflì interceduto predo Giove per
la grazia di ottener loro il dono della paro-
la , e dell' eloquenza , e Mercurio che i' avef-
fe agli Uomini communicata, ma non indi-
iiintamente a tutti, ma fojo a quelli , che
avrebbero potuto , e faputo farne un buon'
ufo, come efeguì appunto Mercurio, e cosi
gli Uomini divennero culti , Quindi V origi-
ne
(3) Memoìr. de PAcad. Royal. des Infcriptions , &
beli. Lcttr. de Paris Tom. 13. Si veda altresì Al. d*
Saverien Hiftoire des progres de V Efpric humain dans
les Sciences. Tom. Ili. pag. 373. dell' edizione in tf.
Parigi 1777. In tal luogo paria dcll'ifton* della Rc^
torica, e dell'Eloquenza.
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126
ne dell' eloquenza primitiva tragli Egiziani ;
ed i Greci, e le altre nazioni Orientali ido-
latre è cosi incerta , com'è incerta , e varia
la ioro Mitologia", e le molte loro tradizioni
concernenti non pochi antichi Mercurii , e
le varie favole , che concernono Prometeo ,
ed il fuoco da quello tolto al Sole (4.) . Dio-
doro Siculo parlando del Mercurio Egizio ,
io confonde co* Mercurj Greci (y) , ed a tut-
ti quefti Mercurj gli antichi attribuirono l'in-
venzione dell' arte dell' eloquenza , anzi P ori-
gine di ogni fapienza (6) Luciano però ci
ha
(4) Sarebbe mai, in tal' ipotefì della defcritta favo-
la , I* eloquenza quel fuoco da Prometo aethtria domo
frau d* mala lubduilum , come dice Orazio? O quel
fuoco, di cui parla Efchilo ( Prometh. Vinci, v. 2*4.)
e che lo chiama ignem flammeum ouyt ttoKKeu;
fxa&nTwrau Te%v<ù; , a quo quidem multas edifeent ar-
tes? Si veda la detta Tragedia di Efchilo, Tom. I.
pag. 31. edit. Paw. in 4. Hag. Comic. 1745.
(5) Hiitor. libr. u
(6) Si veda Giovanni Marsham Canon. Chron. Saec.
I. pag. 34. edit. in 4. Franck. 696. apud Stock. I Pla-
tonici dinero, che V Uomo avea ricevuta da Mercuria
«p/iXfWTwn» t»; -J^v^s, cioè la facoltà d1 interpreta-
re i fenfi dell* animo . Si veda Ateneo Au*rvo<r. Hbr.I.
It ifteflo Mercurio fu detto Hermes, interprete, elo-
quente dal Greco verbo Ereo , Ero dico , onde venne
Sermo , e Mercurio per la fua eloquenza fu detto Nun-
zio de' Dei ( àvytxos otòxvctTcèv ) i ed Ornerà lo
chiamò JWrepov, 0 «JW-rcpa, Miniltro, ed inteh.
jmneio de' Dei, ed ebbe perciò le ali, ed i talari a
piedi, dovendo i nuncii effer veloci, onde Omero ferti-
le accribuifo Je ali alle pajoje , e chiama le parole
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ha confervata una tradizione degli antichi
Galli , che rapprefentarono Ercole da effi
detto Ogmio * co' capelli bianchi , e rari ,
colla cute crefpa,e nera, colla pelle di Leo-
ne appefa al collo , colla clava , colla faretra,
e coli*
aUu come offerva Fornuto. Ebbe Mercurio le ali al
cappello, perche dalla tefta partono le parole alare. Si
Teda Voffio de orig. & progr. idol. Libr. z. cap. 32.
Orazio nell Inno a Mercurio lo chiamò eloquente ni-
ìòt
Vntiq
edit. in 8. Lugdt Batav. apud Vandcr Mumuf chC
era agyrta medicus, aftrologus, impoftor. Prometea
fi volle difcepolo di Mercurio , come riferifce Efchilo
«el Prometeo * Luciano nel Dialogo Hermes . Fu
detto anche Mercurio Deorum interpres, Mercatorum
patronus , furum protetìor, agyrtarum promoter, infc-
rorum diribitor, Jitteratorum fautor, bellorum diiturba-
tor pacis au&or, viarum publicarum indigitator , pa-
Jaeftrae inventor , pfychopompos , nomi, che dinotava-
no J var, ufi dell eloquenza, o le arti, alle quali era
unita, o le confeguenze, che ne derivavano. Gli an-
tichi engeano a Mercurio certe Stame , delle quali
iolo fi vedea il capo ,. ed il refto era un tronco qua-
drato, ed informe, o di pietra, o di legno, con ca-
ratteri, che dinotavano le vie a* Viaggiatori. Ogni
Viandante gittava vicino tali Statue un fallo. Tali fcfli
li dillero da' Greci Ep^aTcì Xo<pot Tumuli Mercuria-.
Jes. Si vedano i Proverbii di Salomone cap. *6. verf.8.,
ed ivi Grozio nel Tom. 3. de* Critici Sacri nella Co-
inilA3i-' cra tal Coftume ancora prelTo gli anti-
chi Arabi, ed Indiani, come offervano Vincenzo BeU
iovacenze e tragli Americani, come riferifce Acofta ,
veda il citato Grozio,E & veda Knippingio <Ja noi
aul jr citato .
128
e coir arco , e colla lingua traforata , dalla
quale ufcivano varie catene, ed. anel letti di
catene, che ftrafcinavano una moltitudine dì
Uomini legati per gli orecchi . Luciano fin-
gendo di tarli meraviglia di tale figura di
Ercole , introduce un di quei Fiiofofi , che
così fpiega F enitnma : Vim dicendi nos Galli,
non ut vos Graci , Mercurium putamus effe , fed
Herculi Ulani adfimilamus , quod hic Mercurio
muitum ejl fortior & cet. (7) . Da tal luogo
di Luciano fi deduce , che le tradizioni de*
Galli , che attribuivano P eloquenza ad Er-
cole, e «quelle de1 Greci, che l'attribuivano
a Mercurio, ecan varie, fecondo eran varie
nelle diverfe nazioni le idee, che fi aveano,
ed i caratteri , che fi attribuivano a' primi
Capi delle famiglie, a' quali fi credea dover-
li il dono dell' eloquenza . I Galli, popolo pia
fero-
(7) Lacian. in Dial. ripesi* , n HpoeX»*» Prae*
fatio, feu Hercules, Oper. Tom. 3. pag. 84. edit.Va-
rior. & Reitzii. Gli antichi in fatti folcano nelle itra-
de unire le ftatue di Ercole, e di Mercurio, e rap-
prcfentarle ne' quadrivj . S* introducono nell' Annoi*
( libr. 1. cap. 18. n. 4» ) tali ftatue, che parlano a
Viandanti , e dicono così . Qui hanc propcratis viam ,
five ad agros ex oppido, five ab agris tenditis ad ur-
bem, Nòs terminorum Cuftodes, duo Dii, quorum hic
qu:dem Mercurius, ut vides me, hic autcm Hercules.
Cicerone ( ad Attic. I. epift. 18. ) chiama tali ftatue
HermnacUs . Mercurio, ed Ercole eran dunque cre-
dute Deità analoghe. Si veda Everardo Ottone de Dns
Vialib. P. I. cap. 10. de Hercul. A* Dei inventori deU,
eloquenza fi attribuì 1» impiego di inoltrare a viandanti
je vie,
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feroce, e men culto, l1 attribuirono al fortilii-
mo Ercole; i Greci spopolo più gentile, ed
indullriofo , fottile al Mercurio ; e con ciò
tali popoli ci traimi fero una fimbolica Ilio-
ria de' progredì dell' eloquenza proporzionata
a' caratteri delia loro nazione rapprefentaticì
da' loro Eroi, e da' loro Semidei .
§. p. Tra tali dubbiofe Mitologiche tra-
dizioni , un Filofofo anderà fempre cercan-
do T Iftoria de' progredì dell' eloquenza ,
con ricorrere all' Morie , che ci fviluppa-
no V Iltoria della cultura delie fcienze ,
e delP intelletto Umano , del quale T Elo-
quenza c la Miniflra la più utile , e la più
necedaria confiderando P uomo .ne9 fuoi rap-
porti fociali .
§, io. La Caldea è data una delle antr-
chilfime eulte nazioni. L'Oriente ha trafmef-
fi fin da' primi tempi all' Egitto i tefori del-
le umane conofeenze . L' Egitto trafmife ta-
li cognizioni alla Grecia, la Grecia all'anti-
ca Roma, e l'antica Roma alle poderiori
moderne nazioni. Potremo dunque noi fran-
camente dire, che l'Eloquenza abbia infic-
ine con tali fcienze contemporaneamente fat-
ti gl' iftedì pellegrinaggi in qualità d* infepa-
rabile di loro compagna. Jn fatti quei Gio-
vi , quei Mercurj , quei , Febi , quelle Mu-
fe , quelle Minerve , o altre Deità analoghe,
che predo gli antichi popoli fi celebrano per
avere le Scienze introdotte , le divulgarono ,
e le introdulTero per mezzo dell' eloquenza ,
I Tiflo-
I JO
Piiìoria delki quale è infeparabile dairifloria del-
l'origine delle arti dello Icrivere , e del penfare,
delia Poeta , della Mufica , e della Pittura (8).
CA-
(8) Chi dubitalle , che V eloquenza, la Poefia, laMu-
C\Cd , e la Pittura abbiano un'origine commune, ecom-
muni progreflì colla Filofofia , che era da efTe infepa-
rabile , dovrà leggere il Signor Vico nella Scienza Nuo-
va , e fopra tutto lJ eccellente libro di AI. Dubos in-
molato Rejlexions Criiiques fur la Poe/le yO la P cin-
ture in qual' opera il dotto Autore dimoftra le feienze,
e le arti comprefe nella Mufica degli antichi, e nella
JPoefia. Si veda la detta opera Tom. 111. Sedi, f.pag.7.
per tutto il Tomo . L' arte del parlare , e del cantare,
e dello fcrivere,e del dipingere furono contemporanee,
e pillarono da' Caldei agli Egizj, dagli Egizj a' Greci,
come accadde anche colle lettere alfabetiche. Si veda
Tacito, AnnaL tÀbr*XLy 1 4. p. 1 ; , Tom. 2. edir. Bar-
bou . Theut , Thoth Thaut hi 1 Hermes de* Gre-
ci , ed il Mercurio de* Romani . A quelli il attribuì
T invenzione delle lettere, e delle feienze, e dell' Elo-
quenza ( V. Sclden. de Diis Syris ) . Platone nel fuo
Fedro parla di un contrailo tra Hermes introduttore
delle lettere , e Thamo Re di Egitto , il quale foilenea
contro Hermes , che le lettere erano dannofe , ed inu-
tili . Si veda tal luogo di Platone , e Cud-vorth Syft.
IntelL Univ. Tom. 1. cap. 4. §. 18. n. 376. pae. 48/.
edit. Moshem. Di quelli Mcrcurj fcriflc V Inglele War-
burton nell'opera intitolata Divine Lcgation of Mofcs
Tom. I. pag. 44*. Sia detto qui di paflaggio che qua-
rto Thamo Egizio rapprefentato da Platone, che difpu-
ta con Hermes contro le feienze, e le lettere, ha da-
to campo all'Exgeneurino Roufleau di fvillaneggiare le
lcienze , e l' arti in molte fue opere piene di eloquen-
za, e di fanatifmi, e fpecialmente nel fuo Difcorfo co-
rouato dall'Accademia di |j>ijon fui problema. Si le
re t ab licerne nt de Aris > & des Sciences a contribuè a
èpurcr Ics mocurs . Gli Ottentò dicono che il penlare,
e le Scienze fono il flagello della vita . Roufleau fareb-
be il primo Eroe tra quei popoli.
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rfrrrfrt
Stessagli
Kb»*
C A PO! H,
Prof/etti ddla primitiva Eloquenza .
% r.
fi voleffero addurre, come in un qua-
l3 dro gli efempj , ed i modelli dell' anti-
ca eloquenza in varj popoli , avrebbero a
ricavartene gli efiratti da' primitivi libri de-
gli Orientali , come da quelli della Caldea ,
* della Perfia, e dell'Arabia. I libri di Zer-
duflh , o quelli che gli fi attribuifcono , il
Zendavefta , il Sadder , i Vedam de' Brami-
ni , i Ring de' Cinefi ci fomminiftrano efem-
pj di tale antica eloquenza fantastica , che fi
oflèrva ancora mifla a*I un gran fanatifmo
nel Corano di Mahomet , e ne' varj frantumi
I * di
di Autori Orientali (i) , fe pure tali libri
non fono apocrifi come è da fofpettarG.
§. 2. Gli Ebrei ebbero anch' elfi i loro
traslati , le loro emfafi , i loro idiotifmi , le
loro figure. Ne' Sacri libri , fpecialmenie ne*
libri Profetici , vi fono efempj d'ogni eloquen-
za la più fublime, anzi fono l'unico efem-
pio delia fublimità dell' eloquenza (2) e
d'ogni ottimo genere dell'Eloquenza , co-
me facilmente convengono gli Uomini i più
dotti , e coloro che ben comprendono , che
la prima fublimità deli' eloquenza , e dello
flile nafee aflai più dalle cofe , che dalle pa-
role. E fe così è, in quali libri fi trattano
cofe più intereflanti , più fublimi , più ma-
gnifiche più utili , fuorché nel Vecchio , e
nel nuovo Teftamehto ì Coloro dunque che
preferifeono alla Sacra eloquenza quella de-
gli Autori Profani , e de' ClaQìci Greci , e
Latini , non ben capifeono la natura dell'elo-
quenza, e la vera fublimità dello ftile (3).
§. 3.
(1) Vedafi Herbclot Biblioth. Oricnt. ed il fupple-
uiento di Al. Visdelou , e Galand. 4£emann. JUbLio-
ihec Orient. e Bartolocc. Biblioth. Habbinic.
(i) Dell' eloquenza de' libri facri fi veda Tommafb
Garakcr Opufcul. Var., e fi veda M. Rollin dans la
Manier. d'enfeign. , & d'etud. les beli. Lettr. Si veda
altresì Longino nel trattato de Jublimi,z le
note di Defpreux fopra certi paflì di tal libro.
(3) Bembo, Poliziano, Sadoleto , Cafa , ed altri, eli e
poco curarono V eloquenza facra, furon dunque poco
conciatori della vera natura dell' eloquenza . Sono da
leggerli le- oflcrvaiioai di M. Heifaa fui Cantico di
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§. 5- Si è offervato da molti Savj , che
i primi promulgatoti delP Eloquenza furono
i primi Muficr , e che la Poefìa , e l'elo-
quenza, e la Mufica furono arti contempo-
ranee . 11 libro di Giobbe , il Cantico ài
Mosè, i Salmi di Davide fono i più gran
modelli delia Sacra Eloquenza , e tutti Scrit-
ti in verfo , e cantati in muiìca •
§• 4. Tra' Greci profani, Lino, Tamii-i,
Orfeo , Mufeo , ed Anjfione promoffero i elo-
quenza , la Poefia , e la Mufica . Calliope
antica Mufa tra' Greci, e la prima delle Mu-
fe , eroe delle arti antiche, fu la Dea deh'
eloquenza, che Efiodo diede per compagna
a' Regnanti • Si credea che Calliope unita
ad Apollo, Dio delle Scienze , partorì Orfeo,
cioè l' armonia . Altri dicono , che Orfeo fu
figlio del Mufico Eagrio , e di una donna
di dolciflìma eloquenza detta Calliope , tra-
dizioni , che tutte dinotano, che l'eloquen-
za, la Poefia, e la Mufica, arti contempo-
ranee, ingentilirono, e migliorarono gli Uo-
mini , e ftabilirono le Città , in qual fenlo
Orazio nelP arte Poetica fpiega le favole di
Orfeo , e di Amfìone . L' ideilo dinotarono
le tradizioni che fi aveano intorno a Palla-
de , e Febo , che dinotano P unione dell'
I 3 elo-
Mose riferire dal Rollio nel fuo libro de la man* d'
enfeign., & tt aud* Us beli. Lettr.
eloquenza , della Mufica , e della Poefìa ne*
primitivi tempi, e pria di Omero (4) «Tutta
V antica eloquenza fu Poetica e tutte ìe poe-
ile fi cantavano colle varie fpecie di Mufica
che non eran poche tragli antichi. Succede
poi al canto ia femplke recita > ed a' verfi
ia profa , ma fi confervò talora la parola
cantari in fenfo di recitare , e declamare in
profa onde fi dille cantar la profa . Si può
tutto ciò oflervare nel famofo libro di M.
Dubos intitolato RifleJJìoni Critichi Julia Poe
fia , e la Pittura (f) .
CA-
(4) Che T eloquenza fufle (tata nella fua perfezione
affai pria di Omero fi dimoftra dall' ifteùo Omero , che
ci rapprefenta Ulifle, Neitore, Orfeo, Demodoco, Fe-
mio , ed altri fuoi Eroi come eloquentifTìmi , e tali Eroi
erano antichi/lìmi caratteri ddlla primitiva Grecia. L'elo-
quenza de* popoli Orientali fu a(Tai più antica dì quel-
la de' Greci, (ebbene M. de Voltaire creda, che il
buon gufto, e l'eloquenza non abbian fatti grandi pro-
gredì in Oriente . ( EtTay fur V hiftoire generale , Se
le moeurs & l' efprit des nations Tom. 2. cap. 40. ),
ma poi foggiunge , che dipìngono le cofe colle pa~
role , e che vi fi trova del fublime nell'eloquenza O-
rientale. E' certo però che gk Oricnrali furono elo-
quentiifimi, ed ebbero in gran pregio 1* eloquenza ,
ond' è che nel Sad-der Porta pi. apud Hyd. Hiftor.
Vet. Rei. Perf.pag.504.fi dice a Zoroaftre — cibi dedi
cloquentiam quae magnificentiam libi afTert in Religione.
($ ) Tom, 3 . Self, fi . pag. IQl* edit. in 1 1 . Drude 17*0.
%
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>3f
CAPO Hi
L1 Eloquenza , te Poe/?* , c /a Mufica amica
comprendcano tutte le faenze .
* ».
L'Eloquenza, cioè V arte di commovere,
i non confiftea tragli antichi neil' ordine ,
c neil' accozzamento dell* idee , e delle paro-
le , ma tutta parlava a' fenfi , ed alla fanta-
fìa , ed alle paflìoni , onde fu quaG Tempra
accompagnata dalla Poefia , e dalia Mufica
fue infeparabili amiche , colle quali unite fi
celebravano i Dei , gli Eroi , gli Uomini ,
fi cantavano i fatti lftorici , le opinioni , le
favole , i cottami , le leggi , i riti di que*
popoli, ond' è che l'oggetto della primitiva
eloquenza erano le antiche Cofmogenie , le
Teogonie, P Moria , la Religione , la Mora-
le j e coloro , che erano gli Oratori , erano
i primi Poeti della nazione , e facear'
136*
tali loro facoltà un mlfto ne' loro Poemi ,
detti Epici, come fi può vedere nelle cofe,
che ci reftano di Orfeo , di Lino , di Mu-
fto , di ECodo . L' armonia , ed il commo-
vere la famafia , e le paffioni fu la primitiva
fcienza , e fi {limarono divini , e degni di
eterne Iodi i promotori di tali fcienze ,
come rifulta dagli onori dati ad Orfeo , e
ad Amiione . Le antiche leggi tutte furo-
no Mufiche , e Poelìe , come quelle di
Solone, di Dracone, di Licurgo, di Minos.
Tutti gli Scrittori di qualunque genere do-
vean' edere Mufici. Mercurio inventore deli1
Eloquenza, fu inventore d^lla Cetra a fette
corde (i),ed Orazio lo fa Maeflro dei Mu>
fico Amfione (2). Gli antichi Mufici canta-
vano delie Scienze. Orfeo pretto il Centau-
ro Chirone cantò di cofe Filofofiche (3)
Virgilio introdude il Mufico Jopa, che nel-
la menfa di Didone cantò errantem Lunam ,
( r Solifque labore* , vale a dire di cofe fifiche ,
* , . / ed Aftronomiche (<$) Elena predo Teocrito
; cantò de' Dei (y). 1 Mufici nelle menfe de-
gli Eroi cantavano talora * gli avvenimenti
-, * Iftorici (6) . Così fa Demodoco in Ome-
ro
(1) Homer. hymn. in Mere.
(?) Hor. libr. 3. Carni. Od. IT. Mercuri, nam te
docilis Magiftro . Movit Amphion iapides caneu4o .
(3) Orph. in Argon, v. 417,
(4) Virgil. Acn. I.
(5) Theocr. Idyll. 18.
(6) Homcriw paflìru.
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»37
ro (7) Fermo cantò del ritorno de* Greci (8)
Achilie cantava gli Eroi fulla cetra (y) Chi-
rone preflb Orfeo cantò de* Lapiti , e de'
Centauri (10) Ovidio introduce Orfeo ,
clie canta de' Dei (ri) . I fatti i più
memorabili di Agamennone , Orefte , Cli-
temneflra eran y ogetto delle Mufrche , e
Canzoni amiche (12) Virgilio ci rapprefenta.
Sileno, che canta da Filofofo Epicureo (13).
Gli antichi Mufici erano i più grandi Fiio-
fofi , come rifulta di quanto Penelope preflb
Omero dice di Femio (14) > ond' è , che
Eulìazio chiama un Mufico rerum divinarum,
humanarumque probe gnarum (ij) Efchilo fi
fervi promifeuamente del nome di Sofift!
per i Mufici , e per i Filofofi , come fece
anche Pindaro (16) , onde ivi V antico Sco-
lla-
(7) OdyiT. libr. 8. v. 267. & fequ.
(8) Homer. OdyfT. i. v. 35^.
(9) Homer. OdylT. 1.
(10) Orph. in Argon, v. 413.
(11) Ovid. in Metam.
(ir) Athen. libr. 14.
Ì13) Virgil. Eclog.
14) OdyiT. L
(ifj Eufth. ad OdyiT. libr. 3. v. 267. La definizione
che dà Euftazio del Mufico potrebbe difpiaccre a qual-
che grave Giureconfulco nell* avere a divider ed' Mu-
fici, fecondo Euftazio , la definizione della Giurifpruden-
za , che dicefi : divinarum humanarumque rerum notitia.
Altri applicano tal definizione alla Filofofia, ed Eufta-
zio alla Mufica. L'Uomo è un* animale conuadittorio.
U6) Ifth. V.
liafte dille, che ne* tempi primitivi fi chia-
marono Sofifli i Savj , i Poeti , ed i Can-
tatori. Ateneo gli dille Maeftri di tutte le
virtù, onde Agamennone lafciò un Mufico 9
e Poeta per ammonire , e cuftodire la mo-
glie , ne potè mai Egitto corrompere Cliten-
nelìra,fe pria non ebbe uccifo il Mufico ( 1 7);
§. 2. Continuò dunque per più tempo a
vederli unita l'eloquenza , la Mufica , e la
Poefia , e tardi vennero gli Scrittori dell'
eloquenza profaica, che furono Ferecide Si-
rio , e Cadmo Milefio , che fiorirono circa
400. anni dopo di Omero. Indi l'eloquen-
za profaica fu da Ecatco e da Ellanico per-
fezionata, come i periodi furono perfeziona-
ti meglio da Erodoto , e da Ifocrate .
§. 3. La verfificazione poetica dunque ri-
dotta a tante varie leggi di armonia , di-
venne col tempo di oftacolo agli Oratori
per la "difficoltà delle varie materie , che fi
prefentavano a mifura de' progredì della cul-
tura, e de1 bifogni focial^ene derivò quin-
di
(17) Feith. Anticjuit. Homcr. lior, . cap. 4. pag.
411. de Mufic. edit, in 11. Argentor. 174 5 • E*
crcdcrfi, che da tante lodi della Xlufica lette negli an-
tichi animato Giangiacomo Rouflcau , dopo averla fatta
da Filofofo, fi diede alla Mufica , e ne fcrifle il fuo
Dizionario di Mufica , e vi poXb V epigrafe : Ut pfallendi
materiam dif cerei , per potetegli cred* io meglio ridur-
re a Poemi , e al canto i (uei Romanzi di Filofofia , lai
fiu EUifa, il fuo Emilio, il £uo Convinto Sociale.
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*39
di Io fcrivere più fciolto della profa , nella
quale reflò, e refla tuttavia quel che fi di-
ce numero Oratorio, ed Ariftotele offerva ,
che i primi Poeti furono imitati da' primi
Oratori ; e nacque quindi , che ficcome le
leggi deir armonia , della verfificazione , e
della MuGca aveano fatto un rriiflo di tutte
le fcienze , così cenato lo fcrivere in verfo,
fi diflinfero le varie fcienze , quando fi di-
fiinfe l'arte de9 veri! , c quella della pro-
fa (x8).
§• 4-
<i8) M. de Condillac Coars d* Etudes pour le Pria*
ce de Parme Tom. 6* Chap. io., il quale foggiunge ,
che i primi Poeti , ed Oratori non pen&rono a di-
Éinguere i poemi , e V eloquenza in varie fpecic , ma
penfarono a piacere; ed avendo ognuno cercato di pia-
cere, fecondo le varie occafioni, ed i varj talenti, nac-
quero le diverfe fpecie , e claflì , e regole , e divifioni,
derivate a cafo , e fenza piano , e adottate per necefli-
ti ; e perchè di tali divifioni non fi ponno fare idee
precife , perciò fi difputcrà Tempre full' eflenza di
quello, o di quel Poema, di quella, o di quella
torte di eloquenza . 11 gufto fi è formato full* ufo di
quelle idee non precife, delle quali fi è voluto dar
conto . Cosi i Filofofi cominciarono a ftudiar per cu-
riofiti, e fecero divifioni in claflì delle cofe naturali ,
per dividerle , e ftudiarle con ordine , e fi portarono
fer varie inclinazioni a varj ftudj in quei varj rappor-
ti, e cosi diftinfero le fcienze Filofofiche in Finche ,
Metafìuche &cet., come fi era diftinta la Poefia in Epica,
e Lirica . Si adattarono tali divifioni per neceflìti , per mo-
do di fpieearfi, per ufo, e per non faperfi far meglio -
c\n qui il dotto J\L de, Condillac nel luogo citato .
140
§ . 4« I pumi popoli ci fi rapprefentano
dalle Morie , come erranti , e vagabondi ,
ed appena fidati nelle loro dimore. Dunque
le loro prime idee nel formarli una lingua
furono tutte dirette nel fare capire agli altri
come meglio fapeano , e poteano , il piano
de' loro bifogni , a' quali penfavano dovec
fodisfare per confervarli , e mantenerli , e di-
fenderli dagP infulti de' nemici . I loro bifo-
gni eran pochi, pochiffime le loro oilerva-
zioni, e più fcarfi i fuoni da poter' efpri me-
re le loro idee, come erano fcarfe riflette
idee . L'Uomo primitivo fi rivolfe tutto al-
la meditazione di quelli oggetti, che lo cir-
condavano , ed inventò ie arti le più utili ,
e primitive , colle quali potette render più
felice la fua efiflenza , e fupplire a* fuoi bi-
fogni. Si iimiraron dunque le prime lingue
ad efprimere quelle prime oflervazioni , quel-
le fcoverte , quei bifogni . Quando poi fi
ampliarono le cognizioni, le focietà fi refe-
ro eulte , fi fvilupparono le arti , e le feien-
2e , fi moltiplicarono i raziocinj , e li meto-
di d'iftruire, allora fi fecero i paragoni dt
tali
Chi defiderafle ulteriori oflervazioni full'unione dell*
antica eloquenza colla Poefia, e colla Mufica, e colle •
icienze tutte, dovrà leggere le molte oflervazioni, che
fa su talpropofito Tlnglefe Mifter Blackwell nella fua
opera intitolata An Enquiry imo lire and-wricing of
Homer— Ricerche fulla Vita, e fcritri di Omero, li-
bro più volte da noi citato. Quefto libro è lacofalapiiì
(avia, e la pili filofofica , che fiali fcritta in occafione di Ome-
jo, e delle circoltanze de* tempi, che procederono, o fulfe-
gu irono alle opere attribuite ad Omero.
/i4r
tali metodi , e fi cominciò a fare fceìta del-
le maniere le più commode per ifpiegarfi ,
delle parole , delle frafi , delle formole le
più efpreflìve , e fi venne in cognizione dell*
eleganza neh" esimerli in materie d'Elo-
quenza. L'eleganza nelle lingue è come il
lutto nelle Società . L' una e V altro non pon-
no mai fufliftere ne* principi delle deboli fo-
cietà % ma quando le medefime fono refe
eulte , e provette .
§• y. Il perfuadere dunque fu il fine di
tutte le arti , che fi confideranno coiriprefe
neir eloquenza , cioè la melodia Mufica , e
ia Poefia. 1 gradi, e le maniere di perfua-
dere furon varie , e più , o meno artificio-
fe , fecondo più o meno fu eulta la Società.
Dunque i progredì dell'arte di perfuadere ,
e delie feienze , ed arti analoghe furon Tem-
pre proporzionati allo flato delle cognizioni
intellettuali , ed alla cultura della Società •
Ma udiamo quanto sù di ciò fcrifTe un Fi-
lofofo Inglefe , e udiamolo in Italiano
Quando i Capi de primi popoli , die' ei ,
arcano interejfe a perfuadere , faceano i majjì-
mi sforai a tal' oggetto , in modo , che fi ap-
plicavano non folamente a mettere il più bdV
ordine nelle loro idee ; e penfieri , ma impie-
gavano ancora i fuoni i più armoniofi la dici*
tura la più patetica per lufingare gli orecchi
del publico , e muovere il cuore . Quafi tutti
gli antichi Maeftri in quejlo genere pojjano ptr
ejfere (iati Mufià , e la traditone , che di-
na*
142
venne hn preflo favolofiz non ci pub megli?
rapprefentare i primi fondatori delle grandi So-
tietà , che dandoceli per cantori reali 9 che col-
la for\a incantatrice della loro lira fapeano al
Iettare le beftie feroci , e cambiare in floride
Città gli fcogli , e le forefte . Non fi può du-
bitare, che tali Matftri, che ftudiavano inge-
nuamente la melodia della parola , non abbiati
fatti de progrejji proporzionati nella conofien\a
de J empiici fuoni , e della naturale armonia ,
the da fe ftejfa dee avere confider abilmente con-
tribuito a raddolcire i barbari co fiumi di primi
popoli , . Né* luoghi , ove la perfuafiva fu la
principale bafe della Società, ove bifognb pria
di operare perfuadere il popolo , ivi V eloquen-
za fi foftenne con onore , ivi fi afcoltavano i
Poeti , e gli Oratori . 1 Savj , ed i beW inge*
gru fi davano totalmente allo ftudio deW do-
quenia , che rendea il popolo più fenpbile , e
più trattabile alla voce della ragione , e più
propenfo a lafciarfi guidare dalla fetenza , c
day talenti . Più gli Uomini follecitavano i fa-
vori del pubtico , e più s* iftruivano * Prejfo i
popoli cosi cofiituiti era deW interejfe de* Sa*,
rjy e degli accorti, che la republica giudicajfc
delle regole della fapien\a , e di talenti. Ecco
perchè, le nasoni libere hanno portate tali arti
ad un si alto punto di perfaione (ip) •
Fin
(ii>) Shaftsbury 's Charaaerifticks Voi. 3. Solilo-.
$ày?m*Unk&a, Sj ricava da queAo luogo dei Shafts*
burJ
K
Digitized by C
Fin qui il riferito Autore ; Noi intanto
dopo aver dato qualche faggio dell' eloquen-
za primitiva , palleremo a fare qualche par*
ticolare rifleflìone fullo flato dell' eloquenza
tra' Greci , e quindi tra' Latini , e poi tra*
moderni , ma Tempre colla brevità Ja più.
poffibile , giacché un gran libro è fpeflo un
gran male , dicea Callimaco (20) .
CA-
bury , clic egli ha dell' antica eloquenza Y idea che
n'ebbero tutti i veri Savj, cioè che nel principio l'ar-
ti di ben penfare, e di ben dire furono unite alla
Poefia, ed alla Mufica,e ad altre faenze, ed arti cor-
relative alla vera eloquenza, che confiftea nella Filofo
fia, alla quale era unita anche tra' Greci. Vi è un
bel pezzo di Cicerone ( de Orator. libr. Ill.Cap.XV.)
Cogu an di 9 pronunciandique rationem , vimque dicendi
veteres Graeci fjpientiam nominabant ,, • Così a' tempi
di Solone , Licurgo , Pittaco & cet. nella Grecia e
re IT età de' Catoni , e degli Scipioni in Roma fu , dica
Cicerone , la Filofofia vis fapienterque fenùendi & orna-
te dicendi, e fpiega quindi le cauteli della fatai divi-
sone traila Filofoha , e V eloquenza , divisone nata a*
tempi di Socrate per le difpute de' Fjlofofi : A Socra*
ticis temporibus Philofophi eloquentiam defpexerunt ,
Oratores fjpientiam. tìaec autem ut ex A pennino Jlu*
minum , Jic ex communi fapientium jugo funt doti r ma-
rum faéia divortia , ut Philofophi tanquam in fuperum
mare Jonium defluerentt Craecum quoddam, & porten»
tofum . Oratores autem in inferum hoc Tufcum , & bar-
barum , fcopulofum , atque infeftum laberentùr , in qu0
etiam ipfe Uiyffer erruffes: Cicero de Orator. lib. 111.
Cap. XIX,
(20) ptyet 0j0M*j> fJLtya xaxer.
\m m m 8 » » 8 8 8$l
'* « 88 « 8 8 88 8 » «
88 8 * * 88 8
I» 8 8 8 8 8 9 8 0
LC A P O IV*
x^ECAlb^v^If Eloquenia Gnca
$. x»
F Erecide Siro , e Cadmo Milefio furono
coloro , che riduflTero alla profa P elo-
quenza Poetica , febbene fiavi opinione che
pria di Ferecide fuvvi in profa un* iftoria dì
Corinto attribuita ad un certo Rumtio, che
nei Cronico di Eufebio è collocato odi" ir.
Olimpiade , cioè verfo V anno 74.0. pria di
Crifto, cioè 200. anni pria di Ferecide, e
Ciro. Si veda l'Encicioped. grande, artici, Pro-
/e. Ellanico Erodoto, Solone, Ifocrate per-
fezionarono tale eloquenza , come fece anche
AnaflTagora Maeflro di Pericle ne' tempi, ne*
quali la cafa della famofa AfpaGa eralafcuo-
ia delle Scienze e dell' Eloquenza . L? iftella
Afpalia fu prima la Maeflra^ e poi la fpofa
<— 1
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-
Hf
di, Pericle , e i: eloquenza da quello impie-
gata nella difefa di colei dalle accufe addol-
fategli fu rairabiliflima . .
§: a. L' eloquenza ebbe la fede in Ate-
ne per circa 14;. a""5. e poi tali «ud, paf-
farono agli Afiatici , e a quei di Rodo . La
prima età della Greca eloquenza fu folto l e-
miflocle . Cimone, Pericle , Alcibiade, Tuctdi-
de . Indi fuccedettero LiGa , Protagora , e Gor-
gia, i difcepoli deU quale, e tragli altri ,
Licimnio, li crede,, che averterò fcoveru
vari artifici Rettorie! : R.ferifce Paufania ,
che un tal Pitteo.Zio di Tefeo in Trezene
avene infegnata la Rettorica nel tempio del-
le Mufe fatto da Ardalo. Paufania vivea a
tempi dell' Imperadore Adriano . Dunque in
tal' ipotefi , farebbe fiata la Rettorica più an-
tica biella Guerra Trojana . Altri fanno na-
feere la Rettorica neU' Oliampiade 80. attri-
buendola ad Empedocle, altri a Zenone
altri a Corace, e Tifia (i)._ S tnlegno di
joi P arte Rettorica da Gorgia , e a Anti-
fone detto il Neftore (2) , che fu Maeflro
di Tucidide , e di Lifia , e d' Ileo . Platone,
ed Ifocrate molto fcriflero full eloquenza ,
e folla Rettorica, indi Teodette, Arsotele,
K. Teo
(1) Perciò li fu dato il nome di Ai</Wk*Xo$ puT*
kw *cryt*v , come lo chiama Pilotato .
(2) Plutarch. in Vie Rhetor.
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146
Teofraflo; Apollonio Molonc , Dionigi di
Alicarnaflo, Apollonio di Pergamo, Teodo-
ro Gadarefe , o Rodio , Aprine , Ariftide
technico, Ermogene , Aftoniq , Longino ,
AIeflandro,o fiaTeone Sofìlìa , ed altri (3).
Teodoro di Bisanzio, chiamato da Socrate
eloquentiflimo introdufse peli* eloquenza ¥ e-
fordio, e V epilogo . Eveno di Paros i colo-
ri e gli artifici Rettoria . Alcidamante vi ag-
giunfe P elevatezza dello ftile . Indi P elo-
quenza fece varj progredì , e cambiamenti
tra' Sofifti (4) . liberate riftabilì ¥ eloquenza
Greca, e meglio di quello, Demoflene ; e
¥ eloquenza Greca degenerò finalmente ^tem-
pi di Demetrio Falereo f ed Ariftotele fece
ogni sforzo per riftabilirla • Due Critici
Greci l, cioè Ariflarco , ed Ari fto fané
di Bizanzio , riduflTero il Catalogo de-
gli Oratori Greci a diece , cioè Antifonte ,
Andocide , Lifia , Ifocrate , Ifeo , Efchine ,
Licurgo , Demoflene , Iperide. e Dinarco (y) .
Chi aver voleffe un lungo, e naufeofo. Catalo-
go degli Oratori Greci, potrà truovarlo nel
ft-) Tzc&cs Chil. 9. Voff. Inftit. Orar, lib. é.
cap. 1.
(4) Brucker. Hiftor. Crit. Philof.
(j) V. Hiftor. Criric. Orator. Gracc David. Ruhrt-
kcn. operetta premefla al libro di Ratilio Lupo de il-
gur. (cnteu. & locuc Lugd. Baca?. 17^8.
Vofuo (6) y e nel Morofio (7) , come n«I
Fabricio (8) ,
§. 4. I Greci ebbero altresì certi Orato-
ri publici detti S'indici , Rhetores , e Sinegori,
che fi elegeano al numero di diece per la
difefa delle publiche caufe avanti al Senato,
e riceveano per ogni caufa una drachma dal
publjco erario. Doveano eflere dì anni 4,0.,
c fi fpegjieano dopo un* efame delia loro vi-
ta pallata (9) . Chi defideraffe un faggio
de* giudizj full' eloquenza Greca può ve-
dere Dionigi di Alicarnaflo (ro) . Par»
iò altresì lungamente deli' eloquenza Gre-
ca il Signor Cavaliere de Jaucourt nella
grande Enciclopedia di Parigi (11) . Dice
queft' Autore , che il primo flato dell' elo-
quenza Greca conGftea in certo flile fejiten-
2Ìofo , vocaboli emfatici , eloquenza ampoi-
lofa , ed ammafsi d' iperboli , come fu l'e-
loquenza di Gorgia Leontino, che meritò
K 2, una
»
(6) VofT. in libr. de Logic. & Rhct. aatur. de eoa-
IT ■
Itlt.
(7) Morhof. in Polyhiftor.
(8) Fabric. in Biblioth. Graec.
(9) V. Ariftoph* in Vcfp. e Pottero in Ardi. Graec
libr. 1. cap. ij.
(10) Nel libro de prifeis Scriptorib. e nel capitolo
di tal libro intitolato ^p, t»v Appaiar pirrcp»v uW
fAvtifjLetTta-fJLa .
(ni Orlici. OrauursCrccs . Tom.XI.pag. 446". ad
448. dell'edizione in fol. di Lucca.
*4B
una flatua di oro nel tempio di Delfo , e
confimiie fu V eloquenza d' Jppia Aleatico .
Parla quindi il Signor de Jacourt delle va-
rie età dell'eloquenza Greca, fu ila quale fa
lunghe , e favie rifleflloni , teflendo lun-
ga Ifloria degli Oratori Greci , e giudicando
delle loro prerogative , e loro difetti , e quin-
di patta a riferire dodici graviiììme caufe
della decadenza della Greca eloquenza , che
numera, cioè, i. la perdita della libertà del*
la republica . 2. il defiderio delle fole ric-
chezze . 3. la corruzione de' coflumi . 4. la
cattiva educazione , ed il pe filmo metodo e
guflo delle fcuole di eloquenza , 5. Le chi-
mere della Filofofìa pallate ali' eloquenza „
6. il commercio de' Greci co' barbari , che
diflrufle ogni buon guflo . 7. le gelofie , c
diffènzioni delle piccole republiche Greche •
8. Le difpute fcolafliche , e gli eferci7j di disfi»
de , e fazioni , e declamazioni nelle fcuole „
5. il non faperfi difporre le parole, e V elo-
quenza che fu riftretta ad acco7zar parole. 10.
il non eflère flati Filofofi tali Ora :ori. n. PeP
ferii riflretta l'eloquenza alle private catedre,
e non a funzioni pubiiche. 12. V eflTerfi ogni
forte di eloquenza trattata alla maniera del
penfare fcoiaflico . Dopo tali lunghiflime ri-
fleflìoni, il detto Signor de Jacourt paflTs a
pai lare degli onori immenfi accordati agli
Curatori Greci.
CA-
- Digit
*
; C A P Ò 1 V,
■
• «
Dell'Eloquenza Latina.
§. i.
TArdi in Roma penetrarono le faenze J
cioè non prima delie conquide fatte
dac Romani nella Grecia (i\ I popoli intan-
to, che i Romani chiamavamo Barbari , furo-
no quelli, a' quali fi dee la cultura dell'an-
tica Roma , nella quale elTendofi penfato a
formare una republica belligerante , e con-
quistatrice , furono Tempre aborrite le faen-
ze nelle prime epoche . Coloro , che han
K 5 trat-
• »
(i) Craecia capta fetum vi Harem eepit > & ariet
Intulit agrefli Latio , Horat. Si oppone a quefta opi-
nione il Signor de Jaucourc nella grande knc:c!opedia
anici- Of%teurs KotnainS , OVQ dice l* clogucnz* 4fiu-
ckiflìm* in Roma .
/
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tranata da FHofofi, e da Politici F Moria
Romana ci diranno, fe bene, o male avef-
fero in queflo operato gli antichi Romani ,
c quali erano i loro finire come tal nazio-
ne giunfe a formare quelle fa vie leggi , co-
me ci fi defcrivono fpecialmente da' Giure-
confulti , e fe tali leggi meritano tanti elo-
gi (2) «Noi falleremo tali gìnepraj rifletten-
do
(i) Si può vedere Montefquieu nel libro fall* origi-
ni detta grandezza , e decadenza de* Romani , che é
1' Moria Romana la più Filolofica che vi fia fta-
ta . Si ponno vedere molti altri Scrittori filile leggi ,
fulla politica ^ e Cullo ftato delle feienze in Roma . Un
moderno Autore il più ftrano, il più. fofiftico , il pili
ardito , e nei tempo mede limo il più eloquente , non fi
è arroflito di dire, che V ignoranza tu caufa delle
grandezze di Roma, t che le feienze furono 1' origini
della decadenza in Roma , ed in rutti i popoli . Trop-
po è noto chi fia 1* Autore di tali paràdorfì , cioè M.
Roufleau > che perciò fu con ragione chiamato da un*
altro flluftre Frahcefe ciarlatano Selvaggio . Ma la
vana gloria di ^l'alTurdo paradoffo, non fi deve, co-
me fi è detto altrove attribuire a Routteau . Quefto
paradofTo è ftato trattato dall' Agrippa , e dal Talloni,
e pria di eflì fi truova registrato nell* Ezourvedam %
antichiffimo libro.de' Bramini nell* Indouftan , libro in
cui Chumuntou rimprovera a Biacbe al cap. 2. , di a-
ver* e «li , come dice , introdotto il Tarkan , o fia
la Logica origine eterna di contrafti , e che im-
para agli l/omini a dìfputar dì tutto • ^ L' ideilo
dillero contro le feienze i Maomettani , ma per politi-
ca . Sono dunque poco prattici dell' Iftoria coloro , che
al Roufleau hanno attribuita la (tolta gloria dell' invea?
zione di tali paradolìw
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I
do folamente , che ne' principi di Roma fu-
rono ignote le faenze , e molto più la ve-*
. ra eloquenza.
§. 2. L'origine dell' introduzione degli
fludj di Rettorica in Roma par che fi deb-
ba a quei Greci f che ir Senato di Roma
chiamò dalla loro Padria, e gli fece tratte-
nere in Italia dopo la guèrra di Perfeo nel
primo , o fecondo anno deli' Olimpiade iy 3 •
Coloro tediati dall' efilio delia Padria, e dal!1
ozio , fi occuparono ad infegnare • in Roma
la Rettorica, e* la Filofofia; onde avvenne
che fotto il Confolato di Cajo Fannio Stra-
bone, e Marco Valerio Menala, il Pretore
Marco Pomponio propofe in Senato , che in
Roma fi erano introdotti Filofofi , ed Ora-
tori, ed il Senato decife , che il Pretore a-
flefle invigilato, come meglio avrebbe potu-
to., e giudicato efpediente per fe, e per la
Republìca, acciò tali genti non fuflero in
Roma (3) , come a tal' ogetto furono ema-
nati glj ordini dal Pretore.
§. 3. Dopo qualche tempo fi rinovaronò
tali ordini con più rigore fotto i Cenfori
Cneo Domizio Aenobardo, e Lucio Licinio
K 4 Craf-
(5) M. Pomponius Praetor Senatum confuluit. Quoti
vcrba fatta fune de Philofophis , & de Rhetoribus , de
ea re ita cenfuerunt, ut M. Pomponius Praetor animad-
vértereSjCurarctque ,uti ei erepublica fìdeq. fua videro -
tur, ut:. Romx ne eflent. Sueton. de dar. Orator.
cap. u *
C ratio , vaTe a dire dopo circa anni 72. da quei
riferiti primi decreti , giacché Licinio Craflò,
e Doniizio Aenobardo furon Cenfori ,« fe-
condo Plinio nell anno di Roma 662. , (4)
e fecondo altri Tanno di Roma 661. (y).
§. 4* QuefP ultimo Scnatufconfuito, co-
me T antecedente , fono riferiti da Gelilo (6),
da Suetonio (7) , e dal Polieto (8) . Di con-
fìmilì (lattiti parlò V Autore del Dialogo de
caujis corruptee eloquenti ce , che a Tacito fi è
da taluni attribuito (p) • L' ifleflò Cenfore
Licinio, predò Cicerone parlò delle ragione
di tali flabilimenti contro gli Rettorici di
quei tempi , che furono efpulG da Roma ,
allignandone le giuftificate caufali di tali
e/pulfioni . (10) In cai1 occafione fu cacciato
da
«
(4) Plin. feiftor. Narar. libr. 17*
(5) Pjgh. in AnnaL Vid Sucton. in Neron. càp. u
$. io., ed ivi Pitifco .
(6) No& Attic. libr. 15. cap. it,
(7) Suec. de clan Orator. cap. i.
Vó) Pollet. hiftor. For: Roro. libr» 2. cap. f.
(9) At none adolefcentuli noftri deducuntur in (ce-
nas fcholafticorum , qui Rhetores vocantur: quos panilo
ante Liceronis tempora e*titi(Tc, ncc placuifTe majori-
i>us noftris ex eo.xnanifeftum eft, quod Lucia Graffo,
& Oomitio Cenforibus, eludere, ut ait Cicero, luduai
imprudenti* jufTu fdrlt. v
(/o) Rerum eft filva magna, quam quumGfceci jam
non tenerent , ob eamque caufam Juventus noftra dedi-
feeret pcene difeendo; etiam Latini, fi Diis placet noe
biennio, Maerftri dicendi extiterunt, quos ego Cenfbr
editto meo iuimleram, non quo ( ut nefeio quos di-
• cere-
da Roma il Filofofo Epitteto , che G ritirò
in Nicopoli (ir). Le parole del Senatuf-
confulto fono riferite da Gellio (12) .
§. 5*. Col progreflò del tempo fi promof-
fero indi non poco in Roma gli fludj delle
belle Lettere , e dell' eloquenza , fpecialmen-
te nelr epoca di Cicerone , e nel fecolo deli'
oro della Lingua Romana . Si introdurrò M
come erano tra' Greci i difcorfi alle armate,
le aringhe a' Soldati, le publiche, e private
fcolafliche declamazioni. Declamarono Pom-
peo, Cajo Curione , Marco Antonio, Au-
gurio,
cere ajebant ) acuì ingenia adoletcentium nollem, (èd
contra , ingenia obtundi nolui , corroborali imprudcn-
tiam •
(il) Geli. Noci. Attic. libr. jj. cap. it.
(n) Kcnunciatum. Eft. Nobis. r fle . Homioes. Qui.
Novum. Genus. Dilciplinse . Iuftituerunt. Ad. Quos.
Juventus. In. JLndum TConveniat. Eos. Sibi . Nomen.
Irrpofuifle . Latinos . Rhetores . Ibi Homines . Adolc-
fcentulos. Dies. Totos . Defidere . Majores. Noftri.
Qua?. Liberos. 5uos . Difcere. Et. Quos. In. Ludos
Jtare. Vellent . Jnftituerunt . Ha:c. Nova. Quae. Pràe-
ter. Confuetudinem . Ac. Morem . Majorana. Front*
Neque. Piacene. Ncque. Re&a. .Videntur. Quapro-
pter. Et. His. Qui. Eos. Ludos. Habcnt. Et. His.
Qui . Eo . Venire . Confuernnt . Vifum . Eft . Faciundum.
Ut. Oftenderemus . Noftram. Sententiam- Nobis. Non* *
Piacere. Geli. Noc*t. Attic. Libr. 15, cap. 11. Sueton.
de clar. Orator. cap. 5. Non ottante tutto ciò, il Si-
gnor Cavaliere de Jacourt nella grande Encyclopedia
artici. Orauurs Romains ha voluto lunghiiTìmamente
dimoftrare , che le feienze , V eloquenza , c le dottrine
furono ajwchiflime ia Roma»
a 1 - - » . .
1
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tf4
gufto, e moltiffimi altri efempj ce ne fom-
miniflrano gì' lftorici • Fiorirono ancora in
Roma in tal' epoca le Scuole di eloquenza ,
e r arte di ben' infegnarla ; c P ifteflò Ci-
cerone , dopo aver tanto declamato in Gre-
co , ed in Latino , volle ne' rumori delle
guerre Civili infegnar privatamente P elo-
quenza (13) •
§. 6. Lucio Plozio , detto il Gallo infe-
gnava in Roma P arte Oratoria ne' tempi
della fanciullezza di Cicerone . Di coftui par- %
larono Seneca (14.)*, ed ancora Quintilia-
no e Varrorie (16) Riferifce Cicero-
ne , che quefio Plozio avea un gran nume-
ro di Studenti , e che egli fleflTo avrebbe
voluto accorrervi nella fua gioventù , ma fu
dilTuafo da coloro , che V efortarono ad
efercitarfi nello Audio della Greca elo-
quenza come fece infatti Cicerone (17).
Lu-
(13) Ego vero multam (àlutem 8c Foro dicam, &
Curiae» Epift. fam. Vlh^%» InteUexi probari libi
conjìlium meurriy quod , ut Diony/tusljrrannusy quutn
Syracujìs expuffus effe e , Corymhi dicitur ludum ape-
'u'Jfc i fic *g° 1 fublatis judiciis , amijfo regno Foren-
Jì, Ludum qua fi habere ceperim .
(14) ScneC. Controv. lì.
Ìi?) Hicron. ad Euf. Chron. ad ann. ip. 29»
16) Varrò apud Non. 11. 8*., ove dice di un cer-
to perfonaggio , che apud Plotium Khetortm bubulci-
rub.n .
(17) Cicer. ad Marc Titinn. preflb Svetonio de
dar. Rhetor. Si ?uol« che quefto Fioaio fufle ftaco ui
Digitìzed by
Lucio Voltacillo ; o fia Oracillo Pioto, o
Plito , o Pilito , infegnò ancora F eloquenza
in Roma , e fu Maeftro di Pompeo il Gran-
de ed ebbe per contemporaneo Epidio det-
to "il Calunniatore t
§. 7. Sello Ciodio di Sicilia fu anche
Oratore amico di M. Antonio il Triumviro,
e fu grande mottegiatore ancora dell' ifleflb
amico; Fu amico degli equivochi fcherzevo-
ìi , molti de' quali ci fono confervaii da
Svetonio > e molte core diflè in fcherzo del?
iftefla Fulvia , moglie di M. Antonio , il
quale con tutto ciò fece de' grandinimi do*
nativi a Selìo Ciodio i ed aflegnàmenti di
moltiffimi poderi, onde Cicerone rimproverò
a M. Antonio tante prodigalità, delle quali
gliene fece una fatira nelle Filippiche (x 8).
Cap
Uomo gonfio , leggiero , e fordido , che avefle dettato
ad Atracino, altro Oratore di quei tempi, un* accula
contro M. Celio , che lo chiamò Hordearium Rheto-
rem cioè gonfio, da nulla, e ridicolo, perchè Tono
é flatulento . Altri riferifeono a Plozio , altri ad Atra-
cino il motto di Hordearius Rhetor di Svetonio. Un
Commentatore di Svetonio, ed il Voflìo fono contra-
ri fu tal queftioné inutilifrìma i Un Filoforo chiamereb-
be Hordearium Rhetorem t Plozio > ed Atracino, e
quelli che queftiOnano a chi de* due competa tal tito-
lo. Bifogna qui ripetere. Oh curas hominum , oh guari'
tum eft in rebus inane ì
(18) Adhibes joci caufa Magiftrura, fuffragio tuo ,
Se compotorum tuorum , Rhetorem , cui conceflìfti , ut
ÌH quem velie t di ceree , falfum omnino hominem; fed
ma-
Cajo Albuzfo Silo fu ancora Un famofo
Oratore , che fludiò P eloquenza fotto Ma-
nuzio Planco , difcepolo di Cicerone . Fu
vario , ed incollante nel declamare , e rin^i-
ciò al foro per vergogna ; e per timore per-
chè avendo voluto in una caufa , che il Aio
Avvertano aveflTe fopra certi fatti giurato fal-
le ceneri del Padre , e della Madre , che
giaceano infepolte , ed avendo i* Avverfario
giurato , Albuzio perde la caufa . In una
controverfia per un* omicidio avendo invoca-
to Bruto come vindice deila libertà Roma-
na , pafsò rifehio di eflTer punito . Indi in-
vecchiato ritornò in fua patria afflitto da
una vomica ne' pulmonr ; e fatta radunar la
plebe , efpofe al pubblico i motivi , che lo
determinavano a privarli di vita , e dopo
una lunga declamazione recitata a tal' og-
getto, fi aflenne d'ogni cibo , e morì,
. §. 8. Oltre quelli Oratori , infegnarono
in Roma l'eloquenza a' tempi di Augufto
Lucio Cello Pio (ip) Arellio Fufco Afiati-
co Maeflro di Ovidio. Circa Tanno 40.
di
materia frcilis in te , & in tuos dièta dicere . At quan-
ta merccs Rhecori dacam eft , audice P C, & cognolcite
xeipublicae vulnera; duo millia jugerum campi Leon-
tini Sezco Clodio Rhetori adfignafti , & quidem immu-
rila, ut tanta mercede nihtl fapere dileeres ... Cicer. in
Philipp. 2, 17.
(19) t)'\ coftui dice Seneca Contro v. 16., che era
jni&ro di parole , e ricco di
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di Aoguflo fioTx M, Porcio Latrone che
ammazzò fe Hello tediato da una quartana
doppia , e fiorì ancora in tempo di Augufto
Aulo Sabino , e fuflecutivamente fotto gli al-
tri Imperadori furonvi mokiflìrai diflinti Ora-»
tori , de* quali Svetonio riferifce i nomi (20).
E' quindi manifeflo , che poco prima di
Cicerone s' introduflero in Roma le Scuole
di Rettorica , e che gli Oratori , ed *i Ret-
torici furono più di una volta da Roma
efpulfi , perchè la loro arte fu creduta noci-
va , e pernicìofa , e fi chiamò dall' ifleflo
Cenfore Licinio Craffo l'arte della sfronta-
tezza , ond' c che Plutarco nella vita di Car
tone il Cenfore s' inveì contro tale eloquenza.
§. p- In Roma ì Rettorici , o Reihores
infegnavano nelle Scuole l'arte Oratoria , e
gli Oratori parlavano nel foro ma talora fi
confufero le 'voci di Rethor , e di Orator .
Quelli Rettorici , o Rhetores furono fempre
di balle origini , ondo Giovenale ebbe a
dire
Si fortuna volet fies de Rethore Conful ,
Si volet haec eadem fies de Confale Rhetor (21)
ed
(20) Sueton. de clar. Rhetor. Chi vorrebbe legger
varie coCc fagli £)ratori antichi potri vedere V Opera
di Lodovico Crefollio intitolata ThtatrumVi e umRhe-
tirum , Oratoriali , De clamato rum ; opera inferita nel
Tomo X. del Teforo delle Antichità Greche del Gro~
novio .
(ii) Juv. Satyr. h
ed infatti DioniGo di Siracufa dopo le fue
diigrazie andò ad infegnare eloquenza in Co-
rinto , ond' ebE>e a dire il Polleto : Ex quo
apparti , quatti mi/era fit cathedrarum conditio,
quatti pulvis Ule ludorum obfit captantibus ma-
jora (22) . Quei tali Maeftri di Rettorica ,
frequentavano le cafe de' magnati , come fa-
ceano coloro , che fi dicean Clienti , infe-
gnavano i loro figli , e cosi viveano , ma
fempre furono diftinti da' veri Oratori f
§♦ 1 o. Non è meraviglia , che a* Roma-
ni antichi fuflero fiate foìpette le Scuole di
Rettorica, e di eloquenza, e di Fiiofofia .
Non erano dediti a tali fottigliezze di argo-
mentare, e di difputare, e fulle prime, che
comprefero da' Greci tali arti , fe ne info-
fpettirono , e le credettero nocive (25) .
Sem-
(22) Poller. hiftor. for. Rom. Iìb. i. cap. 5. p.i^i-
23) Grandi rumori, cagionò in Roma l'eloquenza
di Cameade Filofofo Academico, quella di Diogene
Stoico, e di Critolao Peripatetico; che furono amba-
feiadori mandati dagli Ateniefi in Roma per ottener la
diminuzione della pena del pagamento di 500. talenti ,
che doveaoo gli Ateniefi pagare a' Romani per il Tac-
cheggio della Città detta Oropio. Quei meflì fecero
le loro eloqucntifEme parlate; e Catone il Cenfore a-
rendo fpecialmante udito il difeorfo di Cameade, dif-
fc, che quelli Oratori fi dovean fubiffc licenziare , per-
chè neir udirgli era difficil co(à di riconofeere il vero.
( Aul. Geli. libr. 8. cap. 14. , Macrob. Saturnal. libr.
I. cap.- f. Plin. lib. 7. cap. 30. ) La gioventù Roma-
na lalciò tutte le fue occupazioni, tutti i fuoi diverti-
menti, per fentir Cameade, e tutù i Romani, come
en-
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Sembra dunque , che gli antichi Romani
avellerò prefagite mali confeguenze dall' elo-
quenza, e dalia Filofcfìa era un popolo bel-
licofo (2^) , al quale era difficile il ri cono -
feere
«ntulìafti, cor fero alla di lui filofofTa , ed eloquenza.
( Aelian. Variar. Hiftor. lib. 3. cap. 17. Plutarch. io
Vit. Caton. Major: ) Quindi è, che Catone il Cenfo-
re s' intimorì, che la gioventù Romana non aveffe a
lafciare per Io ftudio dell' eloquenza, e della filofofìa
gì' iftituti bellici de' Romani, onde nacquero i tanti
rumori contro gli Oratori , ed i Filofon Greci , che
furon trattati da .perfone pericolofe , e Catone temea
la fottigliezza de* loro argomenti nel difputare prò , e
eontra. Tali timori nafeeano dall' eflerfi in Roma tardi
conofeiute le difpute fìlofofìche, e tardi introdotte le
feienze. Sulle feienze de' Romani antichi fi può legere
M. de Condillac Hifloir. Ancienn. Livr. XI. Chap. V.
e l'operetta Francefe intitolata Conjideratións fur L* o-
rigin, & Les progres des è e Ile s Lettre chei le H o ma-
in s , & lescaufcs de Uur de e ade n ce par IVI. 1' Abbè le
Moine d'Origival in iz.Amfterdam 1750., opera nel-
la quale li dimoftrano i tardi progredì delle Scienze in
Roma, chechè ne dica all' oppofto il Cav. de Jacourt
nella Grande Enciclopedia Artici. Orateurs Romains
J ora. XI. pag. 4?i« ad 456. dell'edizione di Lucca.
(14) Dice un Francete, che gli antichi avendo at-
tribuita ad Autolieo figlio di Mercurio l' arte di muta-
re a fuo arbitrio le colè, ci abbiano descritti certi Fi-
lofofi , e certi Sofifti , de' quali , come di Autolieo dif*
le Ovidio Meram. libr. 11. v. ,914-, può anche dirli >
che fann® Candida de nigris, & de candentibus aLba%
ond'è che conchiude che quefti fiano gli effetti dell'
eloquenza BayL Dift. Hiftor. Cric Artici. Cameade
Remarq. F. Ma tal' Autore attribuì all' eloquenza un
difetto , che non è dell' eloquenza , ma del corrotto ,
e pcrverfo raziocinio , dal quale i Sofismi derivano , e
:6*o
fcere e confutare i falfi fofifml di quelli Ora-
tori , e Filofofi Greci •
§. il. Cicerone , e Cefare furon quelli,
che perfezionarono V eloquenza Latina ; e
Seneca , Plinio , e Petronio fono i modelli
della decadenza di elTa . Quintiliano ebbe
delle grandi pendoni per riftorarla , e dopo
prù anni di fatighe compofe le fue iflituzio-
ni Oratorie piene di molte dottiflime co-
fe (2 s) •
§. 12.
non dall' eloquenza , onde molto erra il Bayle in tatti
quefti fuoi raziocinj , co* quali fa vedere di non capi-
re, che non è l'eloquenza, che fa candida de nigris,
& de candentibus alba , ma il raziocinio corrotto , che
corrompe 1* eloquenza. Se i Romani temeano T elo-
quenza falfa di Cameade , e de* Filofofi Greci , n' eb-
ber ragione in quei primi tempi di una republi<fa, ne*
quali tempi quei Romani non erano nello fiato di feo-
Srire i Sofifmi di quella eloquenza, c di quella Sofi-
ica Filofofia , eh' era un' abufo della vera Filofofia ,
e della vera eloquenza . Ma fe i Romani averterò ftu-
diata pria 1' arte del ben ragionare, e di efler favj ?
non avrebbon temuti i Sofifmi del Cameade , anzi gli
avrebbero avuti per ridicoli, come fi fono dimoftrati
ridicoli i detti Sofifmi dal domiamo Lattanzio Firmia-
no nell' opera Inftit. Divin. : A quefte noftre ri-
fleflioni lappiamo che fi oppone il Cavaliere de Jou-
court fcneyclop. artici. Oraeeurs Romains ove dimo-
ftrar vuole lungamente' che l'eloquenza fu antichiflìma
in Roma , come altresì le feienze ; ma non è verifimile
quanto ei dice e riflette.
(25) Chi volefTe una piena notizia degli Oratori La-
tini , e Greci potrà Iegere Cicerone de clar. Orator. il
Morofio nel luo Polyhiftor. lib. 6. , il Vofno nel libra
de Abiura MetorUes • L' Iftoria de' Sofifti fi riferifee
dal
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i6i
% 12. Taluni credono , cFie le fcienze
e io Audio delie lingue ftraniere fiorirono in
Roma, ne' primi tempi delia Republica , ed
inalzano ai Cielo il fapere di Scevola, degli
Scipioni , di Lelia , di Cajo Galba , di Fa-
bio MalTimo , di Cornelio Cetego lodato da
Ennio. Lodano inoltre l'eloquenza de' Grac-
chi, quella di Catone il Cenfore , di Graf-
fo, di Sulpicio, di Cotta et cet. Così ha
L pen-
sai Bruckero, <3a Stanley nelle loro Iftorie Filofofiche.
Si può ancora circa gli antichi Oratori vedere Dioni-
gi di Alicarnaflo nel libro de pnfeis fcziptoribus , e
molte cofe appartenenti all' iftoria ragionata deilie faen-
ze di eloquenza, e di Oratoria fi offervano dal Cleri-
co Art. Critic. Tom. I. Part. i. Secì.I. cap. 17. Mol-
te cofe appartenenti all'iftoria dell'Eloquenza fi riferi-
feono da Tomafo Pope Blount nella fua cenfura cele-
brium Au&orum , ove dà molti foggi , e profpetti di
varie eloquenze . Ma farebbe da dehderarfi , che tanti
Autori , che ci hanno dati Cataloghi cosi immenfi de-
gli Oratori Greci , e Latini , di ciò in vece ci avefle- ♦
ro dato un'lftoria ragionata delle varie graduazioni de*
progredì , e delle decadenze di ogni eloquenza in ogni
lingua , iftoria da doveri! eftrarre da' prospetti de' varj
libri fcritti in quelle lingue, facendo un'analifi Filofo-
fica de' varj ftili prefi da' migliori Autori . L'efporre fe-
condo i gradi della fua perfezione ed aumenti , i varj
progredì dell'eloquenza di una nazione confitte neil*
unire come in un quadro i modelli eccellenti , e non
gii in far Cataloghi di Oratori. 11 libro Francete in-
titolato. V Art Orato in reduit,en cxemples ou choix
des morceaux d'eloauence tìrès des plus celebre* O ra-
tear* du Secete de Lous XIV. > & Louis XK contie-
ne il più bello profpetto che fi porla dell'eloquenza
Francefe. Così avrebbe a rarfi di tutte le altre lingue
con libri contornili.
J0*2
penfato il Cavalier de Joucourt (26) il qua;
Iq fa poi un catalogo di diece caufali della
corruzione dell' eloquenza Romana , che di-
ce antichiflìma, e loda perla medefi ma Va-
lerio Poplicola , M. Valerio , Menennio
Agrippa , Coriolano , C. Flavio , Virginio ,
Appio Claudio & cet. Ma a taluni fembra-
no paradoflì Jmona parte dell' opinioni del
Cavaliere di Jaucourt full1 eloquenza , e faen-
ze di Roma, delle quali fa cosi grandi elo-
gj P Autor fudettp nel tempo , che un' ec- #
celiente Scrittore 3 che ha trattale le origini,
e le decadenze delle Scienze in Roma (27)
aflerifee con molta ragione 1' oppolìo , giac-
che i tardi progreffi delle Scienze in Roma
fono molto noti ad ognuno (28).
~ CA,
!i 5) Enciclopedia Artici. Orateurs E ornai ns.
27) M. l'Abbe le Moine d'Orgival nei fuo libro
intitolato Co'Jiderations fur V origine , Ù les progres
* ies belUs Lettres che^ Les Romains.
(28) Barta il riflettere che fin V ifteflo Cicerone
( Tufculan. Libr. V. n. 64. ), chiama il grande Ar-
chimede humilein homunculum : Ex eadem . Urbe ha-
mìLm homunculum a pulvere & radio excuabo & cet.
Da cjuefte parole di Cicerone fi ricava quanto poco
culti erano i Romani del Secolo di Augufto riguardo
alle fcicn2e Geometriche , e fe ne deduce ancora ,
Quanto era grande in Cicerone la vanità , che V induG»
fc a eh amare humilem homunculum Archimede , che
valea più1 di tutt* i Letterati del Secolo di Augufto 9
, Difle be e Vcilejo Hatcrolo Libr. I.,c Alylord Bo->
lingbrvke Peflcc"r. Upon Exil. , che la vanita fu il vi-
*io cardinale di Cicerone: faiiity Was his sardintl
pie*.
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i<?3
CAPO IV.
■ DelT eloqumia di alcune moderne nazioni .
$• I-
L> Moria dell' eloquenza de' fecoli barbari
è confufiflìma , ed orrida • Coloro che
hanno fedite le antichità dette .medi i aevi,
ce nefomminiflrano fpezzoni, e faggi, così
barbari, come erano quei popoli (i), giac-
che, come i loro coftumi, e la loro cultu-
ra , era la loro eloquenza fantaQica , e barbara.
§• 2* Dopo la decadenza della lingua
Latina fiorì P eloquenza di coloro, che fi d*:£
fero Provengali , che furono i precurfori del-
ia ^lingua Italiana , J/ifioria dell' Eloquenza
de1 Provenzali ci è rapprefentata da Miilot (2).
L 2 dir-
(1) Du Cang. in Clofs. mei. & infim. Latin., e
nella Prefazione al detto Glolurio . . \
Millo! Htfioiu da IrQubddours.
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*
Circa V eloquenza Italiana, e gli Autori di
efla , il Fontanini ne fece un profpetto (3),
ed altri molti Autori . Un bel quadro dell"
eloquenza Francefe ci fi efpone nell'opera
da noi citata , che ha per titolo : L' Arte
Oratoria ridotta in efempj et cet. (4) Chi
volelTe un profpetto dell' Eloquenza Inglefe,
può averlo nelle Tranfazioni Oratorie di M.
Wdftci (j), e finalmente coloro , xhe han-
no date (avie critiche rifleflìoni fopra i varj
moderni autori delle nazioni tutte , ci han-
no dato la vera ifloria dell' eloquenza di tali
nazioni . L' Ifloria della cultura delle Società,
e de' progredì delle fcienze è appunto P Iflo-
ria de' progreflì deii? lingue , e dell' eloquea- $
(j) Fontanini dell' Eloquenza Italiane",
(4) V Art Oratoire riduit en exempUs , eu CAoiJt
des morceaux a1 eloquente tires de plus eèlibres Ora.»
teurs du Sietle di Louis Xiy. , 0 du Siede de Louis
2Cff. in 12., 4* FoL
purità di ftilc, e di eloquci _
ti dell' eloquenza delle varie nazioni moderne nel fu©
opuscolo jur les differens gouts des peuples « Eccone
le parole ; Vous fente^ dans les meilleurs ècrivains
m odernes le caraàere de leur pays a travers l' imita*
tion de l* antique , Leurs JUu/s , & leurs fruits font
ichaugi%% fir màris par Le mime Sole il , mais il r*>
goivent du terrai» , qui les nourrit, des godts,des cou»
jeur<9 & des formes differente*. Pbus reconnóitrei un
Ixalien, un francai* > un Anglais 9 un Bfpagnol m
fon
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$. 3. St dee efattamente confidare nell"
Jft >ria deli1 eloquenza , che liccome la me- l
defima ha cambiato afpetti fecondo ia cultu-
ra , e le graduazioni delle conofcenze di quei
popoli, che T hanno adoprata , così è dive-
nuta , fecondo le idee di quei popoli or'en-
tufiallica , e fantaftica or nobile , e ragionata ,
or mediocre. La prima antica eloquenza fu
fimboiica , aIleRorica, Poetica. Ne' tempi del-
ia cultura dell'Oriente, divenne più elegan-
te . Tra' Greci nel florido flato di Atene ,
divenne bella , e fplendida . Decadde colla
Grecia . L* antica eloquenza Druidica Celti-
ca , e Rabbinica , V Etrufca , e quella degli
altri popoli deli* Italia antica , parlava tutta
alla Fantaiia , ed a* fenfi . Era una Eloquenza
kprofa , fecondo una frafe di Mylord Shattsbu-
ri , cioè eloquenza affluente , e che confìftea
L 3 in
fon ftyle , eomme aux traiti de fon vifagt > * fa prò*
nunciation % a fet maniere*. La douceur,& la me II ef-
fe de la lingue Ìtalienne s eft injinuie dans le g<nie
des Auteurs haliens. La pompe des paroles , les me»
taphores , un fiyle majefteux font , ce me femble^ gè'
nera Ime nt parlante le carattere des Ecrivains Efpagr oL.
La force , l'energie, V ' har dieffe font plus particuiiéres
aux AngUis; ils font fur tout amoureux des allego*
ries , & des comparai fons. Le Frango s ont p§ur eux
la ciani , rexaélieude, L1 elegance ; ils ha^dent peu;
ils n'ont, ni la force Anglaife , qui leur paraitroit ,
une force gigantefque, & monftrueufe , ni la douceur
lra! 'enne , qui leur femble dègènèrer en une molleffk
effeminici Cosi M. de Voltaire nel ciato Opufcolo .
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tZ6
in torrenti di parole . Era un' eloquenza per
dir così , alla Pindarica , alla Ditirambica •
Tali furono gl'inni del Potiy , àe? S aliar j 9
de' Pinarj a' primi tempi di Roma , ed i
verfi che cantavano ne* facrificj , verfi che
diceano axamenta . Col tempo quella barba-
ra eloquenza produflTe il bello itile dei Se-
colo di Augufto, che poi degenerò , e de-
cadde col Romano Impero; e dopo l'incur-
lìone de* barbari tornò di nuovo quell1 antico
fantafma di eloquenza entufiaftica , e ditiram-
bica, onde fi fece un mifto di confufione
di flili diverfi , come diverfi furono i popoli ,
che inondarono l'Europa. Da quefte confufioni,
e da queir entufiaftica eloquenza derivarono
poi l'eloquenza Italiana , la Francefe t i'Inglefe
la Tedefca et cet. e lo ftabilimento di tali
popoli , e di tali lingue , (labili tra eflì la
vera eloquenza nelF epoche felici di tali na-
2ioni, come apparifce dall' Moria di sì fatti
popoli • Rifulta quindi , che grande Morico,
c gran Filofofo, e mafGmo conofcitore del-
lo fpirito delle nazioni , e dell' Moria uma-
ne dee eflèr colui, che vuol concepire un
ragionato piano dell' Moria dell'eloquenza ,
e delle fue frafi, molto più ne'mifcugli de*
mezzi tempi, e delle barbare antichità, trai-
le quali fono immerfe le origini delle viven*
ti lingue | che fi parlano in Europa .
PAR-
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x6j
T
I*.
te*
Idee di taluni antichi , e moderni
full' eloquenza.
CAPO U
Erronee opinioni di Scflo Empi*
ricOf e di Cornelio Agripp*
contro l'Eloquenza •
§. i.
Ralle ftranezze le più aflurde
della mente umana è ia maf-
fima fenza dubbio quella di
taluni , che fi credon favj
nel combattere con evidenti
fofismi ie fcienze , e V arti ,
cercando di farfi credere tan-
to più fcienziati, quanto più fi dimoflrano
fu-
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1*8
frtperiori alle fcienxe , clie Vilipendono neu?
atto che le coltivano , e l'hanno coltivate.
Quanto umanamente fi polla efcogitare, e
dire contro le Scienze, e contro l'eloquen-
za e la Rettorie^ , fi efpone da Seflo Empi-
rico, e da Protagora da effò citato (r). E*
troppo noto tra* dotti , che quefto Sello Em-
pirico non ebbe, per cosi dire, il fenfo com-
mune, eflendo flato il Corifeo dell'eloquen-
za la più fofiflica , la più affurda , la più
ridicola, che aveflèro potuto avere i Sofifti
i più dediti a1 paradofli i più manifefli . Se
coflui dunque non andò in cerca del vero ,
ma de* paradelli, non vidde mai, ne potea
vedere il vero afpetto , nè del raziocinio ,
nè dell' eloquenza , e la credè perniciofa ,
confiderandola nelle mani altrui come era
nelle lue, vale a dire credendo la natura
dell'eloquenza eflèr tale da dover fervire ,
com*et la facea fervire, ad ofeurare le uma-
ne conofeenze , ed inviluppar gli Uomini
tra* paradofli , e togliendo loro le cognizioni,
e le feienze degradar fece la Filofofia , e la
ragione (2) confeguenze derivate beffò dal-
lo
<
(0 Lftr. 1. adverf Rhet.
(1) Ebbe perciò con ragione a dire di tali Filofofi
Mylord Bolingbroke , che per voUr effer troppo Sa*
vj9 divennero quafi bruti. Tra quefti Filofofi merita-
no di efler' annoverati i niraici delle fden7e,e fpecial.
niente il RoufTeau, che per efler nimico delle feienzt
è nimicp della Società, c deli' Uomo, e della fra lclicit%
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169
Io floltiflimo Pirronifmo che profefsò.
$. 2. A'naufeoG argomenti , che adduce
Seflo Empirico contro ie fcienze tutte , e
fpecialmente contro V eloquenza rifpofe in
difefà dell'arte della Rettorica , e dell' Elo-
quenze il Volilo (3) , e Quintiliano (4) .
Ala il più grande Apologifla dell1 Eloquen-
za , e Rettorica , contro tutti i fofifmi , che
contro la medefima lì fiano addotti , e fi pof-
fano addurre , è flato il famofo Greco Ora-
tore Ariftide, che chiama l'eloquenza eufto-
ditrice della giuflifia , e vincolo della vita ,
lòggiungendo , che le leggi fi perfuafero , e fi
promojfero daW eloquenza che ne dimoftrò la
ragione, e la giujìifia , non altro ejfendo le
leggi , [e non orazioni ferine per confervat la
giuftiya (y). Meritano di efler lette ed am-
mirate le due dottiflìme Orazioni di Aridi-»
de in difefa dell'Eloquenza.
§. 3. Cornelio Agrippa volle fare fi fe-
vio univerfale, e fi dirnoflrò piuttoflo uno
fcritiore fanatico , ed inconfiderato , che con
entu-
(3) Voflt de Logic. Se fthetor. Narar.
(4) Quintilian. Inftit. Orator. a.
($) Platone in molti luoghi de'fuoi dialoghi avendo
dcrifa l'eloquenza, per la quale era egli fteflb tanto
ammirato, diede motivo di Ariftide di fcrivere in di-
fefà dell' Eloauenza due dottiflìme orazioni. Vedi Ari-
ibdis Opera Tom, a. pag. r. ad 435. edir. Jebb. in
4. Oxonri 1730. , ed altresì nei medoumo Tom*
pag, 314.
I7°
cntufiafmo non degno eli un ragionevole ,
loda , biafima , sa , ignora , fi ride , fi sde-
gna , e fi compiace di tutto , tinto unendo
in uri Chaos d'indigefti raziocinj, e più in-
digefle erudizioni (6) . Coftui dunque nel
libro che gli piacque intitolare de Scientia-
rum incertitudine volle dire , che la Retori-
ca, e l' eloquenza fono ftudj di adulazione
vergognofa , e baffà , e fa confifter l'eloquen-
za nell'arte di raddolcirei accarezzare e dir
cofe piacevoli , 0 con buoni , o con mali
raziocinj. Ed ecco come Agrippa ha fui
modello delle fue idee, e della fua eloquen-
za ragionato contro l'eloquenza. Vedea egli
in fe fteflb à che P eloquenza in lui era tut-
ta arte di dit cofe, o bene, o male ragio-
nate , o conchiudenti à o erronee , e credet-
te , che le qualità inerenti alla fua eloquen*
za erano intrinfeche air eloquenza Univerfa-
le, onde biafimò l'eloquenza Univerfale e
dine un grand* errore nell' aflTerire che l'elo-
quenza potea aggirarli ancora ne' cattivi razio-
cinj. Avrebbe dovuto diflinguere V eloquen-
za ragionata dall'eloquenza Sofiftica, e biafi-
ma-
(6) Quefto gindizìo ne han fatto i Letterati e gli
editori ifteflì delle fue opere . 11 Bruckero chiamo
f Agrippa famofo ingenj vafetfòfy ceUbritate. Hiftor.
•Cric. Fhilof. Tom. IV. Part. I. L br. I. Cap. I. pag.
J7. edit. Lips. 1766. Si veda il. Ritratto che Ci fa di
Agrippa ne' ritratti Poetici Iftorici, e Critici dal iot-
suTuno Amico de Faba Cromaziauo.
•
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mare , non Colo P eloquenza Sofiftica , ma i
raziocinj erronei , ed i giudizj erronei , e le
idee erronee, che la producono, giacche in
fe l'eloquenza è in rapporto del raziocinio,
e i difetti , o le buone qualità dell'eloquen-
za fi devon Tempre all' intelletto attribuiie 9
non all' arte del parlare , che Tempre rap-
prefenta la ferie delle idee intellettuali , e
de* giudizj, o buoni, o mali che fiano. Tol-
ti coloro dunque , che hanno vituperata
l'eloquenza, non hanno faputo nè definirla,
nò capirla v
§. 4. Dice indi Agrippa, che la Rem*-
rica non fia arte, fui rifleflo , che i Maeftri di
Rettorica non fanno , fe il fine di tal' arte
fia il dilettare, o il perfuadere * Quante pa-
role dice V Agrippa , tanti irraziocinj com-
mette * Cofa egli intende per arte , e
per natura ? Sà egli ben* individuare , fe
una facoltà pofla, 0 nò , dirfi arte , per-
che vi fono diverfe opinioni fui fuo fine ?
Sà inoltre, fe il fine della Rettorica fia in-
certo , com'egli dice? Sà egli, fe il piace-
re , etMT perfuadere pollano , o nò difgiun-
gerfi > Sà finalmente , fe pofla darfi perfuafi-
va fenza piacere , e piacere fenza perfuafiva
in materia di eloquenza ? Adduce V iftef-
fo Autore gli efempj de' Lacedemoni , e
degli antichi Romani , che biafimarono , e
proferiflèro V eloquenza . Ma quale elo-
quenza proferiflèro ? Quella appunto de*
jSofifli , come avrebbero profana Y elo-
gueo-
1J2
5[uenza di Agrippa . Quando la profcriflero?
n tempo che voleanfi in quelle Republiche
aver Soldati , e non Savj . E poi qual Filo-
fofia ha infegnato all' Agrippa il ragionar
fugli efempj di taluni popoli in taluni tem-
pi ? Ci dica, fe i Romani de' tempi di Au-
gufto vituperarono , e sbandirono t eloquen-
za? Ci dica fe ne' tempi più culti di Atene
fu biaGmata l'eloquenza? Altro non refta ad
opponere ad Agrippa a tal* objezione , fe nor
dire , che appunto V eloquenza , e le fetenze
di Atene , e di Roma nei fecolo di Augu
flo , rumarono quelle nazioni , e che i La
cedemoni devono la loro confervazione ah
ignoranza • Ma tal raziocinio erroneo , smal-
tito da poco tempo in qua da molti ciarlo
ni felvaggi tra ve II iti da Filofofi , è cos
inetto, e ridicolo, quanto più è noto, che
le caufe della decadenza di Atene, e di Ro
ma , non furono le feienze , e V arti , ms
altre cagioni troppo note a' Politici, ed a'Sa
vj . Ceffin dunque V Agrippa , e i fuoi Gmil
di vituperar loro ftefl! mentre vituperano It
feieuze, e l'eloquenza, e conofea una volta
l'Europa ragionata i fofismi di color che
biaGmano le feienze , e le dottrine , e che
vorrebbero indurre l' Uomo allo (tato di fel-
veggio •
§. Attribuite Agrippa all'eloquenza
tutti i fofismi di Cameade , e di Pericle ,
com'ei dice 5 e dovealj attribuire alla corru-
zione del loro cuore • Soggiunge , che Bru-
to,
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*73
to, e molti altri Romani ebbero per fofpet-
to il libro di Cicerone intitoiato de Orato-
re , perchè in eflb fi richiedea nell' Oratore
meno arte, die prudenza. Ma cofa ha che
fare colia natura dell' eloquenza in generale
P oppofizione particolare contro il libro di
Cicerone % quale fe veramente fu fatta , fì .
avrebbero dovuto riflettere a* fini di Bruto ,
e degli altri Romani , che. cosi rifletteano ,
e poi giudicare dei pefo , e dell' accufa .
Nell'Oratore inoltre, e nell'eloquenza , o fi
richieda più o meno di arte , più o meno di
natura , qualunque fia i'eflenzione decimiti del-
la natura , e dell' arte neh" Oratore , non fon
cofe, che polTano ridurfi a biafimo dell' elo-
quenza , e molto meno può confiderai bia-
Gmevole la prudenza, che è anche una vir-
tù calcolatrice dell' animo , che Cicerone vo*
Ica nell'Oratore, e della quale dite Giove*,
naie,
Nullum Numm abejl fi fit prudenti* (7) .
Ma P Agrippa confonde la prudenza da
Cicerone richieda colla adulazione , e
menfogna , ed erra non poco .
in fecuito T entufiafta Agrippa , che na-.
tene volle dalla fua Republica sbanditi
gli
/
(7) Um* Sétyr. X. tirj. 3^.
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gli Oratori , ed i Poeti . Ma ci dica
T Agrippa qual Repubiica ha adottate tali ■
leggi di Platone? Anzi all'oppofto non vi
è oggi idea chimerica , attratta , ed incon-
cludente , che non fi dica degna della re-
pubiica di Platone , che efifte nelle chime*
re, e nel Regno delle imponibili ipotefì ac-
compagnata da' vortici Cartefiani , e dagli
atomi di Epicuro • Invano fi è l* A grippa
dunque arTatigato per i sband ir le fcienze , e
far efeguire le difpofizioni di Platone 0 come
invano per P ifteflb oggetto fi è arTatigato il
Talloni , il Wotton , f Hirnhaym , ed il
Roufleau , tutti fcreditatiflìmi preflò i veri
dotti per tali aflurde ipotefi .
§. 6. E' cofa da, ridere quando Agrippa
per biafimar V eloquenza . adduce certi luoghi
di Efchilo, e di Euripide , ne' quali afleri-
fce dirli , che il parlare con premeditazione è
il più grande di tutti i mali. Quello avverti-
mento fu, cred* io , il motti vo per cui Agrip-
pa, e i fuoi funi li mai feri fièro , e. parlaro-
no con premeditazione , ma fempre a cafo >
ma la confeguenza , che ne deriva fi è, che
divorzio eterno colla ragione p e co' veri Sa-
vj, che flimano il vero coftitutivc* dell' Uo-
mo ragionevole il parlar fempre con preme-
ditazione . Inoltre l'addurre alcuni luoghi
mutilati da quei Tragici, che cita polii in
borea di varie perlòne neMoro drammi in-
trodotte , non forma per quei luoghi , e per
ule
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tale opinione automa veruna, ne tali opinio-
ni poflono mai attribuirli ad Efchilo , e ad
Euripide , che ftiròno i più gran Savj de*
loro tempi , ma fi pofero in bocca da quei
Tragici a certe perfone , alle quali tali (en-
timemi convenivano erronei come erano ,
perchè adattati alle perfone alle quali fi at-
tribuirono y e maggiori irraziocinj avrebbero
Euripide ed Efchilo attribuiti ad Agrippa ,
le aveflero dovuto introdurlo nelle loro Scene*
§. 7. Si foggitinge dall' ifteflb Autore ,
che Rafaele Volaterrano dille , che pochi
eloquenti fon probi. Ma ci dica ii Volater-
rano i fuoi calcoli , e le numerazioni fulle
quali fi fonda . E ci dica fe V eloquenza in
quei cattivi abbia prodotta la malvagità , o
fe la malvagità abbia corrotta V eloquenza .
Inoltre non perchè taluni fi abufano di una
facoltà , perciò deriva, che fia da biafimar-
fi tal facoltà \, e non elfi . Le armi fono iti
fe utili , fervono per difefa , e taluni fpef-
fo fe ne abufano - Dunque fi dovrebbero
tutte le armi togliere da ogni nazione ? Nò
certamente, ma fi debbon togliere le caufa-
ìi della corruzione dei cuore umano , per
cui V Uomo fi abufa , e fi può abufare ,
come fi è abufato di tutte le cofe , nonché
delP eloquenza . Ma efclama V Agrippa : Ca-
tone H Cenfore colla Tua eloquenza intorbi-
dò Roma , V ifteflo fece Catone di Urica
irritando Cefare; e Demoflene in Grecia irri-
tando Filippo . La Rettorica 3 e V eloquen-
za
za difendono i rei , accufano gì* innocenti ,
fàlfificano le parole , e V idee . 1 più
grandi Oratori , come DemoQene , Cicero-
ne , ed altri furon tutti odiati . La Ret-
torica , e P eloquenza han cagionati fchifmi
nella Chiefa , ed erefie • Attribuite finaU
mente all' eloquenza tutti gli errori dei Li-
banio , di Simmaco , di Lutero , di molti
Eretici .
§. 8. QuelY arte di cosi declamare , e
niente ragionare nulla conchiude* L' eloquen-
za non fu la caufale , ma fervi d* iftrumen-
to alle pallìoni di Catone , di Cefare , di
Catilina , di Demoftene , di Cicerone in cer-
te occafioni : L* Uomo può abufarfi , come
C abufa, di tutto. Dunque dee attribuirfene
il difetto all' eloquenza ì Nò certamente .
Anche P Agrippa , in un libro più inetto ,
più ridicolo , più inconchiudente , fi è abu-
fato di molte fcienze facre , e profane. Di-
remo dunque , che a tali fcienze jàebba at-
tribuirli tal libro, e non già al fanali Imo di
Agrippa* E poi chi non vede il fofisma di tali
Autori , che efaggerrano i mali in certe circo-
flanze dall'Eloquenza cagionati , fenza par-
lare degli infiniti beni , che P eloquenza
produce ed ha prodotti nelle Società ^ che
dall'eloquenza riconofcono la loro origine ,
fuflìflenza , e confervazione ; e per mezzo
dell' eloquenza , e delle parole ci fi fono tra-
mandati, e ci fi tramandano tuttavia i lum*
ipiu
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i p!ù necetTarj all' Uomo , cioè la rivelazione,
eia religione. Fides ex auduu dille l'Apollo •
lo delle Genti: ed il dono delle lingue ci
è rapprefentato ne1 Sacri Atti degli Apofloli ,
come ii più gran dono del divin Paracielo
ed ii più neceirario per divulgarli la religio-
ne , onde dice il Sacro Codice 9 che in
omnem terram exivìt Jonus corani , & in fi*
nem Orbis Terrae verba eorum.
§• p. Quando PAgrippa avelie voluto fe-
riamente ragionare full' eloquenza , avrebbe
.^dovuto metter da parte quei piccoli mali ,
». rche gli attribuifee, e calcolare dall' altra ban-
da gì" immenfi beni , che ha prodotti • Ma
i Sofifti vonno confonder le cofe , per non
manifeftarfi i loro errori . (8) Se P eloquen-
za ha prodotte Perefie , il che non è veroc
giacché Perefie na (colio dalia corruzione del
cuore, e delP intelletto 5 e fe P eloquenza ha
divulgati gli errori , come non può talora nie-
garfì 5 non può nemmeno niegarfi 9 che aU*
eloquenza de' Sacri Autori dobbiamo noi la
rivelazione: L'eloquenza de' Santi Padri , e
M quel-
0 ■
• è •
(8) Così M. RouflTeau ha creduto di aver dimoftra-
to, che il viver fociale ila un gran male efagerando i
pochi mali della focietà, ed i pochi beni di certi po-
poli inculti . Ma non fapea di Logica quando fece que-
^fto calcolo . Dovea paragonare beni e mali de' popoli
culti , beni , e mali de felvaggi , e poi fottrarre la mi-
nor fumma dalla maggiore , e conchiudere • Così ha
ragionato Agrippa coatro 1 eloquenza come ha ragio-
nato il RouiTeau.
* ■
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*78
quella dì altri molti Savj ha difefe , propa-
late , e pofle in chiaro le verità le più utili.
Se l'eloquenza è fiata degradata in propalare
errori da Lucrezio , da Giuliano Imperado-
re , da Porfirio , da Celfo , da Libanio ,
da Lutero , da Simmaco , e da altri , come
dice Agrippa ; elTa è fiata altresì innalzata
alla dimoftrazione delle verità le più facre
da un Polignac neli* AntiLucrezio , e fenza
parlare de' Padri della Chiefa Greca , e Lati-
na, utiliflìmi , ed ammirabiliffimi per la loro
pietà , dottrina , ed eloquenza , fi rifletta
air utile cagionato alla noflra Augurtiflima
Cattolica Religione dall' Eloquenza de' Lattari- ,
zj , degli Arnobj , de' Tertulliani , degli Vezj,
de'Petavj, de'Bofluet, de' Fenelon, degli Hout-
teville, de' Berti , de'Bergier , e degli Apolo-
ghi i più grandi delle verità le più facre ,
e le più certe . L' Agrippa dunque non Tep-
pe nè le leggi del raziocinio , ne V Ifiória
quando tanto fcrillè contro le feienze , e
contro T eloquenza , e così fcrifle tutti quei
pezzi delle fue opere lavorate a modo di ^
centoni variegati .
§. io. Il dirli , che la Rettorica , e
l'eloquenza difende i rei, e perfeguita gl'in-
nocenti t o dinota un' abufo dell' eloquenza
in quelli , che fe ne fervono all' oppofto del
fuo fine , e natura , che è Io feoprimento
ccl vero, e la difefa dell' innocenza ; o pur*
c un fofisma detto da' Logici non caufz prò
I caufu . Svno le prave paflioni di chi fiaba*
fa
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, — I
'7*
fa dell'eloquenza , e non c già P eloquen-
za $ che producono tali difordini , che và
offervando V Agrippa . Perchè dunque un
Giudice , un Difenfore , fi abufano delie
leggi , c dell' eloquenza , dovrà dirli , che
V eloquenza produca tali abufi ì Porrà dirlo
P Agrippa, e i fuoi limili (i).
.Ma CA-
(19) Il Tafani K YAgtUpa % il ZTotton f V Hirn-
naìm , il jt . . •*'£/7' > c gli altri antichi
e moderni , che ... ' . --".Imperate le feienze , l'arti ,
l'eloquenza fono appunto quei fai fi ,Savj , de' quali il
ritrailo ci è flato dipinto dal Malebranche ( RecJur.
de la Ver. Tom. L Livr. IL de l ' lmag.Part. H-pag.
313. edit. in 12. ) Hanno fcritto per {ottenere coll'a-
ria la più decifiva , la più* imponente , la più audace,
i paradoRì i più infoftembili , per ingannare coloro ,
che I^ono gli Autori , non per giudicare , ragiona-
re , ed cfaminarne le opinioni , ma per adottare cie-
camente le loro dottrine , amando ipeflo gli uomini
di feguire piuttofto le opinioni degli Scrittori , che di
eliminarle , facendo ufo del proprio intelletto . Se la
maggior parte degli uomini aveffe ietto con ifpirico fi-
lolofico , e ragionatore i Volumi degli antichi , e de'
moderni Autori , non il farebbero creduti verj iavj il
Talloni , il Wotton , V Agrippa , il RoulTeau , che
fono (tati nel vituperar le faenze , comr tanti Erato-
(reni , che incendiavano il tempio di Diana per acqui-
ftar nome. Infatti è flato oflervato da un Francefe Fi-
lofofo, che M. RoulTeau per diflinguerii , e per etTere
il fuo difeorfo coronato nell'Accademia di Dijon, vol-
Je attaccar le feienze per renderti ringoiare ; e quindi
poi per gl'iftem* principi di fpirito di paradoflo attac-
co la forieri, e la cultura, le arti, e fece il panegiri-
co d#' bofem^ e delle fiere .
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tSo
Errori di Montaigne , e di Bayle intorno *
V eloquenia .
$. I. ,
IL Signor df Montaigne è un* Autore br-
zarro, vario, incollante , talora giudrziofo»
talora fuperficìale , talora diviene il Cava-
liere errante della Filofofia , e fpeflo fpeflb
pieno di gravi errori , e di aflbrdi pregiudi-
zi (*) . Ha voluto coftui fpeflo con molli pa-
radoflì diflinguerfi , e tragli altri non fon
pochi quelli, che adduce contro l'eloquenza,
arti-
(*) II Montaigne meritò con ragione le federe ceft-
fure del Malebranche . Kecherch. de la verit. libr. a»
Part. cap- pag. 40, fino alla pag. 4x1., Tora.1»
dell' ed:*, in ti. Paris chez David 1763. _
i8i
articolo fui quale ha copiato Protagora , e
Serto Empirico . Coflui dunque volle ne1
fuoi faggi inferire un Capitolo intitolato del
la Vanità delle parole (i) , come fe il donò
della parola, che c la più bella facoltà dell'
Uomo , fufle cofa inutile , e vana . Parlan-
do dell'Oratore, e della fua arte , di' efiò
fà conjìflere nel far comparire piccole le cofe
grandi , e grandi le piccole, vaneggia al pari
di A grippa , e foggiunge con un paragone
ridicolo , e freddo , che F Oratore c un
Calzolaio , che fa grandi fcarpe a* piccioli
piedi , e picciole fcarpe appiedi grandi; che
un'Oratore in Sparta farebbe flato baftonato,
che coloro , che imbellettano le donne fan-
no minor male degli Oratori , perchè quel-
li ingannano gli occhi , e gli Oratori V in-
telletto • Raziocini quefti cosi ridicoli , die
per confutargli , bafta riferirgli . Adduce poi,
come Agrippa, l'efempio di alcune repubii-
che, che hanno vilipefa l'eloquenza , come
quelle di Creta, e di Sparta j e di alcuni
Filofofì , che hanno definita 1* eloquenza ar*
te di adulare , arte d? ingannare , come han
fatto Socrate Platone. Adduce l'efempio de'
Maomettani, che V hanno proibita fenza ba-
dare , che i Maomettani proibirono tutte ie
feienze , e furono un popolo feroce , e con-
ivi 3 qui-
(i) Montaign, E%s Tom. 3. li?r. I. Chap. %u
edic. in li.
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quiflatore • Dice, che gli Oratori hanno ruma-
ta la republica di Roma, e che l'eloquenza
fiori in Roma ne' tempi i più peflìmi delie
guerre Civili , e degli fconvolgimenti pu-
bi ìci • A quelli fotìsmi fi è baftantemente
rifporto nella confutazione , che fi è fatta
degli errori di Agrippa intorno P eloquenza,
onde non occorre ripetere quanto fi è detto;
e fe Montaigne avelie nel modo ifleflo con
cui ragiona dell' eloquenza , ragionato in tut-
ti i fuoi Saggi , il libro non fi farebbe let-
to da chiOa .
§• 2. Il Montaigne attribuifee alla vera,
e ragionata eloquenza i fofismi della falfa ;
e nulla può conchiudere contro P eloquenza
il dire , che un' Oratore farebbe (lato ba-
stonato in Sparta . Se gli Spartani erano un
popolo amico delle arti, e delle feienze, e
fe quefle erano analoghe alla coftituzione di
« . quella republica , non vi farebbero flati ba-
lenati gli Oratori e fe le feienze , e le
arti non erano analoghe alla coftituzione del-
la republica Spartana » vi farebbero flati ba-
flonati , non folo gli Oratori , ma i Filofofi,
e più cTogn' altro M. Montaigne, che fpef-
fo fpeffo è più Poeta , ed Oratore , che Fi-
lofofo . Non è poi vero , che gli Spartani
avefTero vilipefa , com' ei crede , e dice,
P arte oratoria . Altro è il vilipendere una
feienza , altro è non coltivarla perchè fi cre-
de non adattata air utile di una nazione . Non
tutte le ottime feienze convengono a tutte le
nazio*
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nazronf , a tutti gP individui , a tutti i tem-
pi , ed un Filofofo Scettico come li vanra
Montaigne, non dovea tante -jfagerare V auto-
rità degli Spartani , e de' Cretefi • Talune na-
zioni hanno proibite le arti , altre le feienze,
altre il commercio , altre i viaggi 9 come
hanno configliato alcuni politici, chi per un
rifleflò, chi per un* altro* Dunque fi potrà
dire , che le arti , le feienze , il commercio,
i viaggi, fian cofe nocive per tali private
particolari proibizioni appoggiate a varie caufe?
Agli argomenti di Socrate di Platone , e de
Arinotele , che dice il Montaigne aver vitu-
perata l'eloquenza, ha rifpoflo con faviezza
Ariflide da noi citato»
$. 3. Dice il Montaigne , che i Maomet-
tani proibirono V eloquenza , ed intanto c
cofa facile Toflèrvare, che non ottante tale
proibizione , che per altro fi eftefe alle feien-
ze tutte , non alla fola eloquenza ; pure i
Maomettani e gli Arabi 9 ed ì Perfiani , fecero
molti progredì nell'eloquenza Poetica, e Profai-
ca (2) . Che poi , come dice il Montaigne gli
Ateniefi aveflèro vietate le lungherie degli
efordj , delle perorazioni , ed altri abufi con-
fimilii ciò dimoflra , che non vollero toglie-
M 4 re
(a) Si redano gli Scrittori Arabi , la Biblioteque
Orientale di M. Herbeioc , Hyde de relig. Veter.
Perfar. Infetti gl'iftefli Arabi dicono , che U Cor ir 9
di Mahomet ììa il c*po di opci* dell' eloqaenza Araba.
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i?4
re ia vera eloquenza % ma gli abufi della ,
medefima . il dirfi poi, che l'eloquenza ca-
gionò la mina di Roma vai V ideilo , che
il dire , che Virgilio , Ovidio Tibullo t Ci-
cerone ed Orazio furono Autori delle guer-
re Civili.
§. 4. Soggiunge il Montaigne s che il
popolo è ingannato dall' eloquenza ; ma non
è inganno deif Oratore, ne dell' eloquenza ,
dovendoli perfuadere al popolo una veri-
tà utile % ma che falle prime alla plebe non
piace , fé non rapprefentata in certi afpetti
analoghi alle idee popolari ; fi fa per cosi
dire abafTare fino ai popolo quella verità
utile , alia quale il popolo non può innal-
zarli . Quello non è inganno 9 o fe pur lo
è , è come l' inganno di chi tinge di foave
liquore gli orli de' vafi , ne' quali vuol dare a
bere altrui un'utiliflìma sì, ma difguflofa bevan-
da (3) . Avrebbe dovuto pen fare il Montaigne,
che V eloquenza in fe (leda utiliffìma , ha
potuto divenir nociva per la malvagità di
chi P ha adoprata . L' Arioflo defcriflTe il G-
lenzio , che pria abitò con tutte le virtù , e
poi con tutti i vizj. Così ha potuto accade-
re all' eloquenza , ma non per difetto della
medefima (4) «
(3) Lucrct. ^ibr.IV. verf. fi.
(4) Ariofto nel fùriofo Canto XIV, Stan» 88.
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Degli abufi dell' eloquenza abbiamo
infiniti eflenipj in molti Autori, e Montai-
gne iftelfo può darcene modelli • Chi più di
Giovanni Boccacci avrebbe illuflrata la lin-
gua Italiana col V eloquenza la più bella, fe
non V avelie piena d'impure ofcenità , di
efccrande beftemmie , di ciniche maldicenze
contro i Ceti i più rifpettabili della Società?
11 folo Mylord Bolingbroke avrebbe illuflra-
ta, e refa in eterno famofa nelle fue opere
l'eloquenza Inglefe , fe non avefle con quel-
la framifchiati i veleni i più atroci dell'ir-
religione la più sfrenata . Nel modo ifleflb
il perniciofo Epicurei fmo rende infetta l'elo-
quenza di Lucrezio • I Poeti per lo più fo-
no pieni di funefta eloquenza . Lo confetta
V ifleflb Ovidio (3) , e lo dimoflrano Arno-
£>io, e S. Agoflino, L'eloquenza Poetica in
fatti ha avuta la difgrazra di pattare per un
immenfo pelago di empietà , e di ofcenità,
che hanno quafi ofcurata una facoltà così di-
vina come la Poefia . Ma farebbe una gran-
de , anzi infinita ftolrezza di voler conchiu-
dere da quefli efempj di confimili abufi di
eloquenza , che fia bialimevole in generale
IP eloquenza. L'irreligione di Bolingbroke ,
e di Shaftsbury farà /empre ne' loro libri
un*
(3) ìlias eft attud, nifi turpis adultera, de qud
Inter amatorem pugna virurr.qui fu iti
A ut quid OdyJJ'ea ejt , nifi fimi n a , propter amoretti
Dum vir abijl mu/iìs una pttita prodi ?
Ovid.Tiift.Lib.il. v.371. >7$*
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196
un'orrendo difetto , febbene vi fieno cel-
ti luoghi utili nelle loro opere , nelle
quali talora fi vedono alcuni pezzi di
/odi raziocinj (4) i quali fono degni di lo-
de , come fon degni di eterno biafimo i luo-
ghi contrarj alle più facre verità da efli in-
felicemente per loro eterna difgrazia coni*
battute .
§. 6. V eloquenza dunque è tale in fé
medefima , che fe ne può fare un buon' ufo,
o abufo ; ne l'ufo, o 1' abufo dipende dalla
natura dell'eloquenza , ma dall' indole del
cuore, e dell'intelletto, che l'adopra. Tut-
te quelle cofe avrebbe dovuto riflettere i!
Montaigne . Ma palliamo agli errori del Bay-
le contro l'eloquenza (*) •
$• 7.
(4) Bolingbrokc era un vaftifiimo ingegno, ma il
fùo (pirico torbido , e mal regolato il portò nel tempo
delle fue cariche publiche a (convolger lo flato , e nel
tempo del fuo ritiro, non fapendo cofa fare, tentò di
fconvolgere il fitte nia delle verità* le piti facre . Shafts-
bury, Uomo tetro , attratto , Platonico , ebbe quafi gV
li Aedi difetti .
(*) Il Montaigne è pieno di contradizioni • Al libro
3. cap. V. pag. ji. Tom. 7. de'fuoi Saggi edit. ini*.
1777. in occafione di un palTo di Lucrezio cfalta a* Cie-
li l'eloquenza verborum o folida di certi Autori , come
dice, fog^iungendo , che egli, quando vede brave for-
inole di [piegarli, cosi vive, e cosi profonde, non dice
che fia~u/2 ben dire , ma un ben penfare. La robuftez-
aa del penfare innalza , ed anima le parole . Pe&us eft
quid dilertos facit; e fiegue poi a dire, che 1* eloquen-
za è in jragio ae delle cofe , delle idee, de' talenti . Qu I
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$. 7« E* Aato ^a'più dótti ortervato , che
Pietro Bayle ha Iafciato nelle fue opere un
mifcuglio imperfetto di buone cofe , e di
fentimenti orrendi , di buon guflo e d' infi-
nite aflurdità , di raziocinio, e d' inette pe-
danterie , onde i fuoi libri debbono feorrerfi
con grandiffime precauzioni , perchè la fua
dialettica e la fua eloquenza è talora empia,
c fpeflo fofiflica. Non è dunque meraviglia ,
fe coflui dopo aver voluto fconvolgere tutta
la ferie de' raziocinii umani nelle cofe le più
augufte , volle anche con erronei colori di-
pingerci V eloquenza .
§. 8. Coflui dunque volendo far la Satira
air eloquenza , voile dire 9 che P eloquenza
ingelofifce più di ogni altra cofa , e cita
r efempio di Ortenzio , e di Cicerone , fog-
giungendo , che fon poche perfone , che non
abbian due lingue ed efclama , che le pre-
fazioni de' libri, e gli elogi] funebri ingan-
nano il Mondo (j). Confimili oflTervazioni fa
altrove (6); ed in un'altro luogo confuta Cice-
rone, che richiefe nell'Oratore un'eloquen-
za univerfale , dicendo , che P efperienza era
contro Cicerone (7) , e che Demoflene non
era favio come Aritlotele , e che Arifloteie
non
fcen ragiona il Montaigne 5 ma quando biafima l'elo-
quenza, s'inganna.
(5) Artici. Hor fiu s Rem, H.
(6) Artici. Cafte/lan, Se artici. Pericle* Rem. D.
(7) Artici. Pania* Cato Rem: V.
iSS
non farebbe flato eloquente come Demofle-
ne , che l'eloquenza è divifa dalla vada eru-
dizione , e che i più celebri Oratori non in-
tendono, nè le lingue Orientali , nè la Cri-
tica , nè fono grandi Teologi. Cerca confir-
mare quelle erronee afturdità con alcuni Au-
tori , che cita , e adduce V Abate di S. Ci-
rano , che dice di efler difficile divenir gran
dotto , e gran Predicatore , e il Dottor Huar-
te, che fofliene, che la fcienza è delP intel-
letto , P eloquenza della fantafia . Soggiunge
il Sofifta Bayle , che gli eccellenti nelle lin-
gue non Tono eccellenti in raziocina , come
dice efTerfi oflfervato da M. Simon circa il
Morino , ed il Petavio , foggiungendo , che
Bochart non era nè più eloquente 9 nè pià
dotto di M. Claudio . Riferifce altrove , che
gli Oratori Sacri , e Profani da gran tempo
pruovavano i loro raziocini i con frammenti
Greci , e Latini di Profani Autori mifchia-
ti a' Sacri, ed univano con Ovidio , e Ca-
tullo S. Agoftino , S. Tomafo , ed Ome-
ro (8).
§. p. Per pruovare il Bayle , che f elo-
quenza Ha un* arte maligna , dice , che M.
Antonio dimorato effendo in Italia per ordi-
ne di Cefare , avea così bene fervita la fua
patria, come fe fuffe andato nelle guerre di
Ponto , e di Egitto , ma che Cicerone , per
dare alle cofe un cattivo afpetto , dipinfe
tal*
(8) Art. Bouchin Rem. ,
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»•
i8p.
taPatto ( Cfcer. Philipp. 2. cap. 30. ) co-
me di Iibidinofo poltrone • Ma quello
Sofifla affai più declama contro 1' elo-
quenza in occafione che ha voluto egli
efaminare un precetto di Teone , che infi-
rma doverli dall' Oratore niegare un fatto a
fe contrario, o non potendoli niegare , do-,
verfene alterare le circoftanze (0) • Dice al-
trove, che T Oratore ecMa ie circoftanze, _
che non gli piacciono , e che prende il prin-
cipale per acceflòrio , e V acceflorio per prin-
cipale (.10). Efclama , che Conone perfuafe
al Re di Perfia di corrompere col danaro gli
Oratori Greci , acciò quelli aveflèro indotta
la Grecia a muover . guerra a' Lacedemoni ,
come avvenne per opra degli Oratori corrot-
ti (11). Prosegue a dire quello Proteo della
Letteratura , che Arpaio il Macedone corrup-
pe tutti gli Oratori de' fuoi tempi , e volea
corromper Focione con 700. talenti , e Fo-
cione minacciò Arpaio di volere fcuoprirne
tali ìuoi rei artifici! , ma Arpal® feppe cor-
romper Caricle genero di Focione ; e dice *
che Demoflene fu ancor guadagnato dall' oro
per difendere Arpaio , ma nel giorno della
difera comparve in publico colla gola tutta
legata, e fafciata , lamentandoli di un'angi-
na,
(9) Artici. CaJfandreRemT.
(10) Artici. Cimon Rem. C. Anici* Antoi** Reta
C D.
(11) Artici. Contri Rem, D.
c$>o
ria*, die gì' impediva H parlare , onde i fa-
ceti dittero , che la notte , non era venuta
all'Oratore la fquinan^ta , ma fargitanpa (12),
J. 10. Quefte , ed altre confimili fono lo
fofiftiche rifleflloni del Bayle full' eloquenza 9
riflettioni , che non gli fanno molto onore ,
perchè vi fi vede da per tutto il poco ra*
zrocinio , e che non ha riflettuto da Filofo-
to , nè da Critico , ne da Iftorico • Primie-
ramente egli è caduto nell' errore ai crede-
re , che i* eloquenza confitte , e fi truova ne*
foli difcorfi dei foro , e del pulpito , quan-
doché l'eloquenza è commune a qualunque
raziocinio efpretto colle parole , o co* fegni ,
e fi eftende a qualunque genere di còfe . Eb-
be dunque il Bayle delie falfe idee fuli^ elo-
quenza. L' aver foggiunto , che i' eloquenza
ingelofifce , come accadde in Cicerone, ed fa
Ortenfio , è un'altro fofifma, credendo egli,
e volendo dare a credere a'fuoi incauti Let-
tori , che l'intima natura dell'eloquenza fia
d'ingelofire , o che ciò fia qualità fpecifica
dell'eloquenza , qnandocchè ognun sà , che
non folo gli Oratori , ma i Poeti , i Filofo-
fì , e tutti i Letterati non foto , ma tutti eli
Uomini fogliono per certe loro qualità che
credon di avere in etti , e non truovarfi in
altri, o truovarfi in altri , e non averle in
etti , riguardar»* con occhio di emulazione ,
di gelofia, e d'invidia, perche l'tfpmo qua-
li ferii-
(ti) Artici. Harptlus Rem. C Non rut*?xn, &4
*ìyvf*yXn . PUtursk, io DmJU
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fi Tempre vuol diflinguerfi, e fpeffò fpeflb a
coflo degli altri . Se Cicerone fu gelofo deli'
eloquenza di Ortenzio , Leibnitz e Newton
furono a vicenda geiofi delle loro fcovene ,
Maupertuis , e Voltaire ebbero a venire all'
armi per Letterarie contefe di preferenza di
altrui fcoverte $ V ifteflo Bayle fu .gelofo di
Clerc , e di quafi tutti i fuoi contemporanei.
Perchè dunque folo attribuire all' eloquenza ciò
che è commune a tutte le facoltà , a tutti gli
Uomini ? 11 foggiungerC , che poche perfone,
che paflàn per onefle g non abbìan due lingue ,
è un'altro contradittorio, ed affurdiflimo fofif-
ma. Se per due lingue che egli dice averti
nelle perlone onefle, intende doppiezze , e
fraudolenze nel parlar diverfo da quel che fi
penza; chi ciò fà, non è, nè può eflèr per-
fona onefla , fe non fe nell'oneftà del Bay-
le , e de9 fuoi (ìmili . Ma non fi sà capire
com'egli attribuire all' eloquenza il doveri!
aver tali due lingue . Ecco come travvide
nella natura della vera eloquenza , della qua-
le avendofene formata una fai fa idea fui pia-
no della fua fofiftica eloquenza , e di quella
di taluni creduti Filofofi fuoi (imiti, attribuì
alla natura dell'eloquenza i difetti di quelli in-
dividui , che fi fono delia medefima abufati , fa-
cendola fervire d' iflrumento alle loro paflìoni,
ed a' loro intellettuali fofifmi , ed errori , come
appunto ha fatto il Bayle* Non è da Filofo-
fo argomentar fugli abufi delle cofe , ma fi
ctevon paragonare i beni , e i mali, che fi
pio*
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producono da una facoltà , e vedere quali
fian maggiori . Un dev doni più grandi ,
e più augufti dati dall' Altiflimo Iddio ah?
Uomo è la ragione . Ma perchè molti , e
tragli altri varii creduti Filofotì>fi fono abu-
fati , e fi abufano della ragione in farle dire,
e foftenere a danno dell' Uomo infinite aflur-
dità, come ha fatto il Bayle, dovremo dire
perciò, che la ragione fia rea ? Nè certa-
mente ; ma dovremo diftinguer Tempre il
buon' ufo dall' abufo . Ed ecco come fpeffb
fpeftb difettano ne' primi principii del razio-
cinio quegli Autori , che da taluni fi credo-
no gli Ercoli delia Filofofia.
§. 12. Che le Prefazioni , gli Elogij fu-
nebri , T adulazione abbiano ingannato il Mon-
do , com' ei dice , non è certamente derivato
dall' ufo retto dell' eloquenza , ma dall' abufo,
e avrebbe dovuto il Bayle ben riflettere , che
non tutte le prefazioni , non tutti gli Elogii
funebri , non tutte le lettere dedicatorie fono
menfogne ; e fe cosi è , non fono inerenti
air eloquenza tali difetti , ma derivano dalia
corruzione del cuore , e dalla mente fofilli-
ca . Si dimoflra dunque in ciò il Bayle po-
co favio , e poco Iftorico, e niente Filofo-
fo. L'aver poi voluto il Bayle confutar Ci-
cerone , che richiede Dell' Oratore univerfali
cognizioni , credendo egli , che le cognizio-
ni univerfali fieno contrarie all' eloquenza 9
dimoflra , che il Bayle era nell1 ofcurita la
più grande fulla natura , fonti . e fini dell\
EIo-
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J9S
Eloquenza Oratoria , per la quale non lolo
fi richiedono cognizioni Univerfaii , ma non
vi è ne feienza , nè cognizione , che fia fu-
perflua , come fi e da noi dimoflrato ; ed in
materia di eloquenza , e di raziocinio, era
Cicerone giudice affai più competente ed in-
telligente del Bayle.
§. 13. Se ii Bayle intende per Oratore
un ciarlone , che non ragiona , e che non
fappia, nè difporre , nè adattare i fuoi fen-
timenti a'raziocinii , ed a' fini, che fi prefig-
ge , allora non vi farà in tal' Oratore bi fo-
gno, nè di cognizioni a ne di feienze , ma
non merita taf Oratore il titolo; nè di Orato-
re , nè di eloquente ; anzi fi dee riflettere
contro il Bayle, che per acquiflare quella
iflefla eloquenza fofiflica , e difputatrice , e
piena di paradofli , vi è bifogno ancora di
eflèr favio a quel modo ; non vi farà dun-
que perfona che poffa efercitarfi in niun ge-
nere di eloquenza fenza elfer favio a propor-
zione di quel genere di eloquenza nella qu r
le s' impiega , Senza cognizioni non vr é
eloquenza di niun genere , e ogni grande
eloquente è flato gran Filofofo; ed erra non
poco il Bayle nel dire che Ariftoteie non fu
eloquente , e che Demoftene non fu Filofo-
fo , e quelle fole fue affenive badano per
far vedere , che fpeflò fpefTo parlava fenza
precifione d'idee, e non fapea definir le co-
le , delle quali fi trattava . Alf ifteflò modo,
e coli' ifteflò fofifma avrebbe anche il B.ylt
N pò-
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TP4
tuto dire , clic Platone , che Socrate , che
Tucidide , che Senofonte , che Luciano , che
Cicerone non furono ne Fi lofofi , nè eloquen-
ti , il che farebbe il colmo dell* irraziocinio ,
perche tutti gli Oratori fono flati Filofofi,
o non meritano il titolo di Oratori .
§. 14. Avrebbe il Bayle dovuto riflettere,
che non folo fono eloquenti coloro , che
hanno parlate caufe nel foro , come non fo-
no Filofofi folo quelli , che ci hanno lafciati
fcritti corpi di Filofofia , o che V averterò
infegnata. Per efler* eloquente , e buon'Ora*
tore fi richiede lo fpirito Filofofico , ed i
talenti Filofofici , Convengon molti , che M.
Locke (la uno de' Metafifici , che ha fcritto
con più ordine, e fiflema , perchè ebbe lo
fpirito il più matematico poflìbile , tuttocchè
non aveflTe molti progredì fatti In tale feien^
za. Era matematico d'impatto, di teflìtura,
fe non di Audio , come appunto Demoftene
era Filofofp d' impatto f
§. 17. Per decidere fe uno fia FiIofofo,o
nò, fa d'uopo bilanciare i raziocini) , che G
formano , non già indagare i mezzi per i
quali tali raziocinij fi fono acquiftati , Avreb-
be dovuto il JJayle riflettere falle orazioni di
Demottene, e decidere, fe quello fu Filofo-
fb , o nò , fe feppe , o nò , parlare alla ra-
gione , e alla fantafia del popolo Greco , c
agli affetti , e alle piffioni . Se la fua elo-
quenza feppe convincere , e perfuadere con
argomenti di quei tempi , ed a quei tempi
adat-
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adattati, fu gran Filofofo . II Bayle riftringe
a troppo augnili limiti la qualità di Filofo-
fo, fe crede folo Filofofo colui che fcrive,
o in legna cofe di fcienze Fiiofofiche . Dun-
que a parere del Bayle , fe Cicerone non ci
avefle lafciate eccellenti opere Fiiofofiche ,
non farebbero ballanti le fue Orazioni a di-
chiararlo Filofofo ? Chi convince , perfuade ,
e capacita genti favie , è gran Filofofo ; e
chi convince ., e perfuade il volgo , e gii
fciocchi, è più gran Filofofo ; e tali fono
(lati tutti i verr Oratori, i veri eloquenti. II
Bayle , o non comprefe,o linfe di non com-
prendere , che per Filofofo s' intende un Sa-
vio, che ben ragiona in qualunque cofa.
$• ió.li Bayle fi meraviglia io un' altro luo-
go (13) come Pericle abbia pbtuto introdurre
«e 11' eloquenza le fcienze tutte} ina ogni vero
Filofofo fi meraviglierà fempre.come il Bay-
le abbia potuto avere full' eloquenza tante idee
incoerenti , ed alFurde ; ed c molto più af-
furdo il Bayle quando dice che i più cele-
bri Predicatori non intendeano ne le lingue
Orientali , né la Critica . In ciò non diftin-
gue, molte cofe > che avrebbe- dovute dittili-
guere, e confonde con grande ftranezzale idee,
lulle quali parla • Altro è parlare dell' elo-
quenza in generale , altro dell'eloquenza dei
pulpito; e neh* eloquenza del pulpito, bifo-
gna" diftinguer molti ufi dell? medeGma , la
M 2 ; qua.
(ij) Anici. ftrUUu
ip5 .
quale , o s1 impiega in ifpieghe de1 libri fa*
cri j O in caicchi fm r al popolo > o in difcor- '
fi su1 coflamr , o in Panegirici Sacri • Per ia
. fpiega de' libri facri vi bifognano le cogni-
zioni delle lingue Orientali, ma non già per
i difcorfi morali al popolo , che ponno farli
con moka gloria , fenza le lingue Orientali j
e fenza Critica , anzi fenza molte dottrine
Teologiche . Ma non perchè alcuni generi di
eloquenza popolare non richiedano tali cogni-
zioni, dovrà, q potrà dirfi , che non vi G
- richiede fapienza , o Filofofia , vale a dire
gran raziocinio i ed erra il Bayle fe crede /
che ia conoscenza delle lingue Orientali , e
delia Critica confi derata in fe (Iella , poi fa
fare ? un vero favio . Le lingue Orientali fo-
no iflrumentr , da' quali ci fi tramandano le
dottrine , ma non già le dottrine medefime T
§. 17. L'avere il Bayle citati molti AuV
tori per confinila de' fuoi fentimenti , c co-*
fa inutile , e non degna di tal Fiiofofo coro?
ci lì crede di edere • L' Abate di S. Cirano ,
che dice e(Ier difficiliiTimo che un gran dot-
to poflà elTere Oratore, e che Ga. ciòimpof-
libile , e il Dottor Huarte , che afferifce,
che la fcienza appartiene ali' intelletto , l'elo-
quenza alia fantafia , dicono a iTur dita notorie,
e non degne di efler confutate . Circa M«
Simon , citato dal Bayle, che fofliene , che
gli eccellenti nelle lingue difettano in razio-
cini] , d'ee un'altra manifefla aflurdità, ed è
molto più aflìirdo il dire , come dice Simon,
e Bay-
-
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« Bayle, che Morino , Petavb , e Bochart
non erano ne eloquenti, nè Lodici. Chi fo-
cene tal! alTurdità non è nè Logico , nè elo-
quente ne Critico . Baila il foli Huet , Uo-
mo verfatiflìmo nelle lingue , e ne»' erudi.
^ml'-niC,e-1re.UnÌverfali » ed Uom° "el
tempo ifleflb .1 p,ù ragionatore , ed il più
H TI' A ^ ^ervì ' Per convincere
LrY- , ,rraz'oc,nI° • Quello favio prelato
fca bitte le opere le più Filolòfiche , le più
erudite, le più ragionate in difefa delle ve-
8m -i1? ^acre',le pìù le pìù uii»-
JJira U Bayle , che coflui non fu eloquente,
o non fu Savio ? Dirà che non fu nè favio ,
ZàtfE! Fenc,on • Boflbet - ed altti
$. 18. Ma giacché il Bayle adduce a nera-
fci le automa , ed è in ciò è più pedante , che
rnoloto dobbiamo ancor noi far parlare
contro H Bayle un» altro illuOre Autore Fran-
cete , il quale con faviezza afTai più mag-
giore di quella del Bayle giudica della Fi-
lorofia degli antichi , e moderni Oratori :
fuetto dotto Francefe è 1' Autore dell' Ope-
N 3 ra
(U) Meglio dèi Bayle inrefe to fpirito dell' eloquen-
za Bernardo Tomiano, i\ quale in Padova nel ìS7o.
•mpreffe un hbro fulla lingua* Italiana, nel quale pruo-
p ~ »ofofia Ca nece{1«''a al perfetto Oratore è
e Poeta. U Bayle, che tanto avea letto, non rifletti ,
Ch,e le .°P"e dl 0m"° . & Efiodo, di Orfeo , di Vir-
Clio, di Cicerone & cet. fono i peni i pi* «erari.
glUS d. eloquenza e di Filofofia. P
i$8
ra Poetica intitolata Les Sai)t>ns . Coflui in
una nota fui fuo canto della Primavera , do-
po aver parlato delle mozioni degli affetti,
della perfuafione, della credenza, delle com-
municazioni delle paflìoni , foggiunge , che
gli antichi , i quali capivano quelle verità ,
cercavano parlare al popolo , ed eccitare le
palTìoni , nelle loro democrazie gli Oratori del
-primo ordine , i Ciceroni , i Demojìeni , gli
E/chini, impiegavano più la forza dell'imagi-
nazione , che quella del raziocinio . Colli gran-
di movimenti , col patetico, colle figure fublimk
dominavano le afjemblee. Aveano più piaceri ,
the Logica . Sapeano persuadere , e non cura*
vano dì convincere . Ma dopo V invenzione del*
la jlampa, e dopo ejfer divenuto raro il parla-
te al popolo unito in ajfemblee , V eloquenza ha
dovuto cambiare • Quando fi è dovuto limi-
tare a farfi legere , fi è dovuto più di-
Jcutere , e più ragionare , che commovere ; «
quindi molti noflri Scrittori mediocri fono fupe*
riori in metodo , ed in Logica a? più grandi
Oratori delV antichità \ ed è vero , che i noflri
migliori Scrittori gli fono inferiori nel genera
di eloquenza propria alla commozione degli ef*
fatti Cinquecento perfine , che legeranno fi-
paratamente un difeorfo , legeranno a /an-
gue freddo. (14) Ecco dunque che tutti gli
Oratori antichi , e moderni fono flati fem-
pre Fiiolofi nel far parlare alle paflìoni , o
alla
(14) Les Saìfon s , Pocmc in u, Amfterdim 177^
Edk. 6. pag. 43. nou 1*.
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alfa fentafia , o alfa ragione, quella lingua,
che conveniva , circoflanze non confidente
dal Bayle.
*. ip. Avrebbe dovuto il Bayle confide-
rare , che P eloquenza è figlia del raziocinio,
anzi è il raziocinio medefimo , che fi manife-
fla agir altri colla parola. Dunque l'eloquen-
za è un raziocinio parlante , come il razio-
cinio è un' eloquenza muta . L' invenzione
Oratoria, è un* operazione dell'intelletto ra-
gionatore . I vizj dunque , che il Bayle at-
tribuifee all'eloquenza, derivano dal pravo
abufo del raziocinio , che come fonte dell*
eloquenza tramanda a quella i fuoi difetti ,
ed errori • Il cuore umano , e V intelletto ,
ottenebrati dalle paffioni , han prodotti gli
erronei raziocini , e la viziofa eloquenza
fofiftica contro la quale ria tanto il Bayle
declamato nel tempo ifleflo , che ne ha
dati moltiflìmi modelli di tal fofiftica elo-
quenza. Cicerone , come dice il Bayle , fpefle
volte , fi farà abufato della fua eloquenza , ma
tal' abufo farà flato un difetto dei cuore , e
deli* intelletto di colui / non già della fua
eloquenza , come dell'eloquenza fi abufarono
i Sofifti, ed i foftenitori di paradoflì , che
mai han convinto i veri Savj , prelTo i qua-
li invano declameranno Bayle , e Roulfeau
contro Teloquenra .
§. 20. Nel biafimare , le cognizioni , le
feienze , e P eloquenza bifogna , come fi è
detto p diflinguer fempre, fe i preteG difetti
N 4 fie-
fieno a tali facoltà intrinfecT , o fé Gano co-
le, che derivano dal mal talento di chi ne
abufa • Ncque exiftimandum ejl eloquenuam a
boni* tantum traduam , virtù* enim [ola Ho-
quentiam non park , fid a mali* etiam qui-
tto* ncque verità* , neque aequitas cordi ejt , at-
que hinc fablum , ut Rhtiorica e*mple8eretur ,
non modo artem defendendae ventati* , aut tuen-
di Juris , [ed etiam cuju*vi* ventati** & juris
oppugnando (16) »
$. 21. Non può niegarf. , che Protagora
fii un de' primi , che refe P eloquenza [tfh
flica ; ed AriQofane , che acremente s m-
vei contro tale eloquenza nelle fue Nuvole ,
diede modelli di tale caviilofiflima eloquen-
za , con avere in tal Comedia calunniato So-
crate. Ma ogni Savio fu nimico dell'elo-
quenza fofiftica, che fu derifa da Socrate ,
da Arinotele , e da Platone , e molto più
da Luciano , tuttoché il medefimo aveffe
ferine molte cofe nel gufto dell' eloquenza
fofiftica , come le lodi della podagra , della
mofea , le accufe della Sigma et cet .
§. 22. Quando nelle Scuole Greche, e
Romane cominciarono gli efercizj delle con-
troverfie, e de' paradelli, allora fi corruppe
la vera eloquenza, e allora fi ditte, che la
Filofofia cercava il vero, la Rettorica il
prò-
(16) Clcric Art. Criru. F*rt. M.ScÙ. I Gap. if.
Toro. I.
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probabile , e 1! df virerò i domi di un* Ora-
tore da quelli di un' Uomo oneflo , e fi con*
chiufe, che Rhctori conceffum ejl fentcntiis itti
falfis , audacibus , fubdolis , captiofis , fi modé
perifimiles finì (17). Confiderando tali abufi
dell'eloquenza gli antichi diflèro , che la
Dea Fatua era la Dea del parlare , e la
chiamarono ancora Dea Faunia , Fauna , ed
i pazz i furon detti fatui , quia multi fantur a
creder di molti (18) . A tale fofiflica elo-
quenza riguardò V Epigrammatifla Jnglefe
Giovanni Owen quando in un paragone ,
che fece della Logica , e della Kettorica ,
volle dire cosi in un dittico di poco buon
guQo.
Rketorice veruih vélat , Logktqui rivelai
Haec monet, illa mom s baie doctt »
illa no ut (10).
Ma aitar più meglio di ogni altro, o>
e più difibramente Luciano fa una lunga , e
leggiadriffima pittura dell* eloquenza foliflica^
de'fuoi tempi. (20)
$• 2 ?•
(17) Còsi dice Tito Caftricio in dtfefa ài Metello
predo Gellio Nodi. Attic. libr. I. cap. 6.
(iS) Macrob. Satura, libr, u cap. fi, Pag« *45-
edit. in 8. Lugdnn. Betav. 16*70. Geli. N°& Atric.
lìbr. V. cap. 8. Alex, ab Alex. Gcn. Oier- libr. 6.
pag. fOp. *-ugd. Batav. apud Hackios Tom- *
(1*) Owcn tpigr. libr. 3,
(aoj Luciau. io Oial. Ptirofat ìifatzafrct. » Opef S
* Tom*
3Ò2
: §. Tl,ltc <iuefte ^ avrebbe dovuT
to il Bayle dittinguere , e riflettere pria di
dare full* eloquenza giudiz) così confufi ,
così affurdi > così erronei • Si egli vclea fa-
viamente riflettere > avrebbe dovuto dire ,
che un ingegno favio, e Filofofìco non può
efler mai amico di eloquenza declamatoria ,
c verbofa, e che fpeflò fpeflb una grande ,
e vafliflìma memoria è fcompagnata da uri
grande intelletto, e buon guflo (21) . Chi
vuol* eflèr* eloquente dee muovere, convin-
cere, perfuadereé Dee quindi conofcer gli
Uomini | e le loro paltoni , e fapere io
fviluppo deli1 idee di eflì , e la progreffione
dell' intelletto , e del cuore Umano , oltre
gli efterni rapporti , che dee conofcere dell*
Uomo in riguardo allo flato in cui c , ed
alla Società in cui vive $ ed alle circoflanze,
nelle
Tom, 3. edit. Varior. & Reiczii , qual dialogo merita
onninamente di elfer letto con ogni attenzione da Chi
▼oleffe un vero ritratto dell'eloquenza fofiftica.
(11) Cosi faviamente riflette il Lord Home EiTay
©n Criticifm Tom. 1. Chap I. Ma le giudiiiofe nflef-
fioni di Lord Home cadono fui l'eloquenza declamato-
ria, che non dice c^fe , ma parole . Se Bayle avefle
detto, che è cofa rara truovare un grande Oratore ,
come un gran Filofofo , avrebbe detto bene . Ma fi è
moftrato poco ragionevole nell'aver voluto il Tuo Ora-
tore privo d' ogni cognizione . Avrebbe dovuto anzi
<5irc, che la natura ftà più feColi in oz-o , e poi pro-
duce con grandi sforzi alcuni mattimi talenti in elo-
quenza , ed in Filofona, come corta dall' Moria Let-
teraria •
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Mg
nelle quali fi truova quando fi vuol perfua-
dere • Senza quelle cognizioni , non farà
mar , ne eloquente , riè Oratore , nè farà
applaudito dal publico ; e fé dal pub lieo è
applaudito , cioè dal publico favió , è fegno
ch'egli poffìede tutte quefte qualità , ò ac-
quiate dallo Audio > o fviluppate dall'ele-
vatezza del fiio ingegno, come fuole talora
ia natura iftefla operare ne1 grand' Uomini ♦
$• 24. AfTai meglio del Bayle giudicò
dell' eloquenza t dei buon guflo un* Lettera»
to Inglele, che dille, che le cofe belle fon*
mrmoniche , e proporzionate , the le cojk armo*
niche , t proporzionati fj fon vere , e che quell§
tofe , che fono contemporaneamente belle » e f#»
re fono piacevoli , ti ottime (22) . Quello è
il quadro, e quefle fono le caratterifticht
della vera eloquenza , che il Bayle non
avrebbe dovuto confondere con quell* elo-
quenza fofiiìica , e ridicola , che non merita
il nome di eloquenza, o dee dirfi eloquen-
za e dialetto Babilonico t come la chiamò
un Poeta Inglefe (22). E qui dobbiamo di
pad
(ia) J^hat is hi ami full is hatmonìotts , érti pr§*
portionabU ; whal « hatmonious ani proportionablé
ms trite; and whal *s at once both beanti full andtrue^
is of confequenee agreable , and good , Shafrsbury, Char»
Voi. 3. Mifceìt. fceflex., Mifcell. 5. Chap. a. ove par-
la del buon gufto*
(ri) Hudibras Pare. I. Cfcant. T. pag. 15. Tom.fi
Collcftion oi the Briutb Poe». Edimb. 177*
I
paflàggio riflettere, che poco onore fece a
le fletto l'eloquente Monfignor delia Cafa
quando feri vendo a Vittorio dille : Nos Poe
tarum more , mi fe res dederit> ita rei popoli,
Pel eruditorum hominum fenuntiam , nojìro f uo-
dam jure Jequimur , atque alia fi fu opus 9
aliter de eddem re dlciwus : Si vede da ognuno,
che con tali parole il Cafa non ebbe giuda
idea dell' eloquenza , e dimoltrò cosi dicen-
do , che la fua eloquenza , fe era tale , era
fofiftica 9 come per tale fi dimoflra in varie
Tue Poetiche , e profaiche cofe , giacché
tutto ciò , che non rende l' Uomo t nè più
dotto y nè più probo , tutto ciò , ch<r non
ha per bafe la verità , e la ragione , è tut-
to cofa fofiflica , ed inutile all' Uomo ragio-
nevole % e bifogna dir con rincrefeimento %
che l'Italia noftra è piena di libri di elo-
quenza profaica , e poetica , o inutili , o no-
civi all'Uomo , perchè fi fono volute dir
parole , e non cofe , come è pur troppo
noto a' Savi *
§* 2j* Ariflotile, che aliai più del Bay-
le conobbe la natura dell' eloquenza , volle
che un Oratore fufle Enciclopedifh , cioè
pieno di cognizioni univerfali ; e cosi volle
anche Cicerone , Quintiliano , e Voffio , che
a lungo dimoftràrono la ragionevolezza dì
tàle loro opinione. Platone volle anche l'iftef-
fo nel Fedro, ma poi fi contradifle nel Gor-
gia , e fenza diflinzione biafimò V eloquen-
za , e diede campo a fofismi di Scilo Em-
piri-
pirico, di Critoho , di Agrippa , di Mon-
taigne , e di Bayle contro i' eloquenza . A'
fofìsmi di Platone han rifpoflo in difefa del*
la vera eloquenza Quintiliano, e pria di ef-
fo Ariftide . Ma }' Uomo Savio (apra fem-
pre diftinguere i fofìsmi di Platone dalle fu$
ottima cofe , e mai confonderà con Platone
che ragiona Piatone, che fogna , e fanno ;pj{t
t* i Savj , che Platone fognò talora , e fo-
gnò molto (23) fuir eloquenza fpecialmente .
E ciò fia detto per rifpofta fofismi del
Bayle contro l'eloquenza . *
§. 26. Da ciò gli Spiriti Savj , e pene-
tranti potrannp dedurre qual fia la Logica ,
e la dialettica di Bayle tanto da taluni am-
mirata , e che i veri dotti truovano fofiftica.
Gli errori infiniti di tal* Autore in materie
gravi, e rilevanti fono dimoflrati da moltif-
fimi valentuomini d'ogni nazione, e d'ogni
fecolo . Noi ci fiamo riftretti a dimoflrare i
dì lui errori in materia di eloquenza , e di
raziocinj feientificì ,onde fi può con eviden-
te dimoflrazione conchiudere , che gli empj
Autori ? che hanno cercato dal canto loro ,
come i Giganti della favola muover guerra
al Cielo, non fono fiati, ne' Savj, nè ragio-
nevoli, nè Filofofi, come fi smaltifcono da!
loro parteggia™. Ci permettano i Savj , e
religiofi Lettori quefta digreffione troppo giu-
fla, e troppo ragionevole, CA-
(«3) Vi è il Romanzetto Francefe intitolato le
Songe ic Platon , che và traile MtUnges tkUoJophi-^
quts di M. d* Foli art ,
**** -j***, p»a
C A P O V.
Errori di Locke , di Pufendorf , di Barbeyrac,
e £ Efraim Chambers fuW Eloquenza .
. . . V
Ix>cke , clic nella Tua opera deli*
umano è flato tanto dall' Euro-
pa ammirato, ancor' egli ha voluto degrada-
re l'eloquenza, e la Rettorica ;Ecco le fue
parole (i). S$ noi vogliamo r approntarci U
coje come fono, bifogna riconofure , che tolto
V ordine, e la netterà, tutta Carte della Ret-
toriea , tutte quelle applicazioni artificiali , e fi*
guratc, che fi fanno delle parole fecondo le re-
cole inventate dall' eloquenza , non fervono ai
p . altro
• j ...
» * » .
(i) Effay on human Unfcrftanding Book j, Chip.
M>. S. 34»
I
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*07
mitro, fe non ad inftnuarc delle falfe idee nel*
lo [pirìi o , a muovere le pajjioni , e quindi a
fedurre il giudizio , di modo che fono infatti
delle perfette fuperfluità f
§. 2. Palla indi il Locke ad inveirli con*
tro f arie Oratoria , dicendo , che gli arti-
ficj i più grandi della medefima fieno dffet-
ti, o della lingua, o della perfona , che fe
ne ferve. Grida poi contro il genere uma-
no, che crede, che fi curi poco della. veri*
tà perchè premia, e pruomove quelle arti:
fallaci , e che amino gli Uomini , come er
crede , d' ingannare , e di edere ingannati ,
dicendo , che la Uettorica , iflru mento di
furberie, com* ei la chiama è fiata Tempre
in maflìma (lima al Mondo. Dopo aver ciò
detto il Locke , quali ben confapevole dellai
frivolezza di tali Tue afiertive , dubita , poi
che quanto ha egli detto contro tale facoltà, >.
non (la riguardato come V effètto di una
eftrema audacia, per non dire di una bru^-/
iità fenza efempiot
$. 3. Ognun vede da tali fenùmenti di
Locke, che tal' Autore non ha faputo di*?
flinguere gli artificj della declamazione dalle-
folide regole della vera eloquenza, giacchi
fe tanto egli avelie faputo ditlinguere , co-
me dice con faviezza foni ma ii fuo ifteflb'
traduttore M. Corte , avrebbe creduto , e
detto, che l'eloquenza fia un'arte feriiflìma,
utilifilma , e propria a calmare , e vincere
Je paffioni, a corregere i coltami, a foflener
*°8 ....
le leggi, a dirigere le deliberazioni pubh-
che, a render gli Uomini buoni , ed illu-
da, come l'affiora e dimoftra i'illuftre Au-
tore del Telemaco nelle fue rifitjfioni Julia
Rettorica . Diflingue poi M. Colle le quali-
tà dei vero Oratore da quelle del declamato-
re, e conchiude che V eloquenza abbia , com'
è certo , una utilità reale , e che fe tale
eloquenza non vi fufle nell'ifleffa opera di
M. Locke , ninno legerebbe tal libro , Cosi
riflette con fomma faviezza M. Code , il
r» potrebbe aggiungere , che M. Locke ,
tanto fi è fludiato di far fanalifi delle
operazioni dell' intelletto umano e feguirne
i progrefli , non ha voluto conofcere i veri
fonti , i progredì , i fini , e lo fcopo dell'
eloquenza , e folo ha fuppofla P eloquenza
come confidente in una foriflica declamazio*
ne , o neli' arte di accozzar periodi , o di
pefcar figure, o di limar parole , o di dir
vocaboli , e non cofe , nei che ognun cono-
sce \quanto egli vada errato e quanto poco
ineriti di efTer più confutato tal di lui er-
rore evidentiflimo . Vegniamo ai Pufendorf,
c fuo Commentatore , e Traduttore , M. de
Barbeyrac .
5. 4. Pufendorf colla fua folita immenfa
compilazione, e poca rifteflìone , volle di-
vider le fcienze in utili, « cwrioft (2) e trai-
le
(%) Pufcnd. livr. t.Chap.4.$. 16. pagi 17r T0m.lt
4roit de la Natur, cdu. Sarbeyr.
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c fetale cwriojt pofe P eloquenza , che avreb-
be dovuto collocare traile feienze le più uti-
li , e le più necel&rie . II fuo Commenta-
tore Barbeyrac fi allargò a dire , che P elo-
quenza tra ptrniciofa . Ma come ciò dimo-
lira > Con un gruppo di citazioni di Mon-
taigne , e di Locke da noi confutati , Ma ci
d roano Montaigne, Locke, e Barbeyrac, fe
lenza eloquenza avrebbero potuto fcrivere i
loro libri ? Si vede chiaro , che il compila-
tore Barbeyrac capì aflai male la natura delP
eloquenza, come alfti più male avea capita
la morale de' Santi Padri della Chiefa , che
a torto malmenò nella fua Prefazione a Pu-
fendorf , e nel fuo calunnio^ «uiu
Morale dc\
$. U fnglefe Efraim Chambers , nella
Prefazione al fuo Dizionario delle Scienze
ed Arti ha voluto riflettere full' eloquenza
Oratoria, e Poetica, ma con iflravaganze det-
ute dall' efaitata fantafia Inglefe . Dice in
primo luogo i che nella PoeGa non entra la
ragione, e che il principio delle mozioni
poetiche è oppolb alla ragione. Omero dun*
que, Orazio, Virgilio, e tutti i Padri della
Poefia Greca , e Latina , creduti finora i
Maeftri di ogni eloquenza , e di ogni* Filo-
fofìa , fi mandano dai Chambers all' ofpedal
de* marti . Ignora egli che la Poefia è fiata
la prima depofitaria delle conofeenze umane
la prima Maeftra delie Nazioni? Ignora che
moiri Autori Sacri hanno fcriuo m verfo?o
O
2JO
vuole (mentire , tutte Y iftorie , e tutta P au-
torità umana f Dice ii Cbambers , che fé
la Poeta fufle cofa ragionevole, i più grandi
Fiiofofi farebbero flati gran Poeti . Quefl* è
un delirio . Dunque un Fiiofofo per efTer
Fiiofofo , avrebbe a faperc tutte le cofe che
fono ragionevoli , e quelle cofe , che non
sà egli , ed i fuoi confinili! , fono irragione-
voli f Ma chi ha detto ai Chambers , che
i gran Fiiofofi non fono flati gran Poeti f
La Poefia fù la prima Filofofia. £(Ta ci con*
fervò le antiche Cofmogonie, Teogonie , ed
Morie . Inoltre i Greci , i Latini , e le mo-
derne nazioni hanno tanti Poemi Fiiofofici in
verfo , che ii Chambers dee molto, arroffirfr
di tali flranezze.Soggiunge,che la Poefia fìa un
fintoma di pazzia fecondo i Medici . In que-
llo gii fono molto obligati Omero , Teocri-
to , Efiodo , Orfeo , Lino , Mufeo , Pindaro,
Orazio , Virgilio, Ovidio , e tutti i Poeti ,
che illuminarono , ed ingentilirono P età loro.
Non fi avean mai figurato elfi , che un* uomo
delle lible Caffiteridi , a1 lóro tempi incolte,
farebbe venuto a mettergli nel rango de' mat-
ti . E' fintoma di pazzia, non già la poefia ,
ma ii cosi ragionare fu ila poefia , ma il Cham-
bers, come podeditoredi valli dominii negli
fpazii dell* entufiafmo , e del fanatifmo , vi
colloca ivi molti abitatori.
§. 6» Profiegue indi ii Chamberi a par-
lar lungamente de molti , e buoni compagni ,
che egli dice di aver dato a'Pofctì # e pai-
Ian-
ni
211
landò degli Entufìafli , de' Thcomanti , de'
Theolepti , de* Nympholepti , de' Lymphati-
ci i degli Enthei , de' Catochi , de' Phreneti-
ci , de' Pithii , de1 Panatici 9 de* Siderii , con-
fiderà P intelletto dell'uomo come attivo , e
paffivo , ed il dice pajjivo in materie di
poefia ; indi diftingue molti entufiafrni , e
paragona gli Oratori a' Poeti , e parla dell'
entuiìafmo Oratorio citando Quintiliano , e
Caufabono, e defcrivendo i mezzi co9 quali
fi communica tale eutufiafmo cioè col tuono
della voce, coir ordine delie parole , colle
metafore, co' ritmi , e colla Mufica ($); ed
ceco i Poeti, e gli Oratori divenuti entufìa-
fli , e matti , perchè cosi è piaciuto al Cham-
bers , ed al fuo compatriota Shafcsbury . Ci
rrnerefee ih rifpondere a tanti delirii , che fi
confutano col folo riferirgli, fiante la l<?ro no-
toria infuffiflenza.
$. j. Aliar meglio di quelli Autori G
capi il meritp dell' eloquenza dagli Arabi ;
che tra* loro primi pregi fi gloriarono deli'
eloquenza nelle loro aringhe metriche , $
prosaiche , le prime delle quali paragonaro-
no a perle fciolie , P altre a perle ligate , e
chiunque era capace di pervadere il popolo
O 2 ad
(3) Chambers Cydop.. Voi. h The Prtfict pa£. X.
nou * edir. Lond. 1750- infoi. Aftki meglio del C**»-
be« fece vedere i preggi dell' eloquenza Poetica il
dono Giovanni Sheffield Duca di Buckiagam nel fuo
Saggio, falla Poefia , che da , coloro che ignorano la
lingua originale del Buckingam può legerfj nella ta-
dauone Fiancete del Sisnox Abate Yart
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212
ad una vantagglofa imprefa , o di difluaderlo
da una mala, era onorato col decorofo titolo
dì Al Khaub , t Oratore . Si gloriarono gii,
Arabi , che eflì , ed i Perfiani erano i foli
a pofleder l'arte della vera eloquenza (4) ,
e lìn da' tempi antichi fi accordarono immenfi
onori a' Poeti , giacche la poefia fu la pri-
ma eloquenza (f). Il Locke , il Pufendorf ,
il fiarbeyrac , il Chambers avrebbero dovuto
imparar dagli Arabi i pregi dell' eloquenza ,
le utilità della quale , ed i prodigiofi effetti
della medefima fono cofe troppo ovvie nelle
Iflorie di tutte le nazioni , non oflantino le
opinioni in contrario degli autori da noi
confutati (6). PAR-
(4) Pocok Speciin* Hiftor. Arab \6u
(5) M. George Saleh obferv. hiftor. 0 Cri tic. far Le
JMahomet'fme fi& 7. num. 31.
(6) Cicerone difendendo Ligario inteneri talmente
Ccfàre, che fi era proiettato di non voler fentir Cicerone
ma di voler condannar Ligario,che non ottante ale pro-
tetta, e la condanna di Ligario, che tenea in mano ,
gli cadde a terra tal condanna, e di(Tc che non potea
re fi fiere a Cicerone» Il teneriilìmo, e patetico iilcorfo
di Coligny neli* Erriade di Voltaire placarebbe gli uo-
mini i più feroci. L/iftefio può diri! d'infiniti pezzi de-
gli antichi, e moderni Poeti di ogni genere • L' Elo-
quenza di Cortame figlio di Coftan tino fu tale , che il po-
polo armato lo vettì degli arnefi Imperali in efclufione
di Vcteranione , che gli contrattava l' Imperio. 1 Si*
carii, che erano andati ad uccidere M. Antonio Oratore,
avolo di M- Antonio il Triumviro , fi placarono dal mede-
(imo, e fu folamente uccifo da colui, che non avea udita
1 cloquenT» di quello, c»oè da Annio. I prodigiofi ef-
fètti dell'eloquenza 11 rappt eternarono nelle tradizioni
di Annone, e di Orfeo .
DiOus oh hoc U*iH tigres rahidofjue Lconcs,
t come diue Orazio in ArK Poti.
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■tjLgy^' . * * » » 4- 4- » ^
De Sifterm di coloro, che hanno cercato
darci piani critici del buon gufta
per perfezionare l'eloquenza. //
C A P O I«
DM lnglefe Mifter Home Lord Kaimtf.
$• i. ,
Oflui in due groflì Volumi in
«.. che intitola Elementi di
Critica (t) confiderà fulle pri-
me ia concatenazione delie per-
cezioni e delle idee (2) e di-
ce , che ogni cofa uniforme
alle concatenazioni , e corfo naturale delle
O 3 nofire
/•J^i Kjf0 J ,Elmen,t "f Criticifin. TU
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nortre idee è piacevole ^ ed ogni cóft^non
uniforme è difpiacevole . Efamina quindi t
principi dell' ordine, dell'uniformità, t del-
la concatenazione -delle idee e biafima ivólr,
e fald di Pindaro , * molle Odi di Ora-
2Ìo (3) foggiungendò t the la migliòre ^ope-
ra di Virgilio, eh' ei diceefler le Georgiche
.pecca di tal difetto (*) , Omforo alcuni
luoghi del Lutrin di Dcfpreaux (/) , e le
due Prefazioni premette aHe opeife Iforfehe
-ài Salluftio , cioè. P. introduzione al libro de
bello Catilinario , e quella del libro de ò$JLù
Jitgurtkino 9 che dice mal conneflTe con iati
Morie . Efcmina quindi le leggi degli epiio-
dii , e delie azioni principali*, * biafima co-
me non bene concatenata la deferizione della
Fama ai libro dell' Eneide , e la ronchiti-
(Ione dell' Ecloga fcOa dell* MetTo Vir-
gilio (6). m . .
§. 2. Paflà quindi taTMto* talk cfe&u-
zioni dell' tmoiìoni , e delle pajff&fll , e par a
de' rapporti , a' quali fi riferifeono , e della
loro cftenzione , diftinguendo P emozioni m
prh
(3) Cioè l'Ode 7. del libro I., la 16*. del IL
la 1., la i., la la 4., V II., la 14» > «
del HI. libro di dette Odi. ......
(4) Nel I. delle Georgiche cenfura la detenzione
delle Zone Celefti , e della morte di Cetre , c qaafr
tntto il a. libro delle dette Georgiche .
(5) Cioè quanto dice nel Lutrin la Difcordia .
(6") Surgamus , Joltt ejft gwis untatiti*** *****
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a r y
primitive , e fecondane , in derivate , in liete e
funepe , in piacevoli ; e difpiacevoli 9 e parla
delie cagioni , che interrompono i loro pro-
gretti , della loro orìgine, decadenza , iden-
tità, delle emozioni coefiflentij delle fimili,
e diffimili, e delle compiette, e degli effetti
«he producono. Parla quindi di emozioni ,
che derivano dalla grandma , dalla fublimità
dalla bajfaza , dal tifi ; e dal ridicolo . Efpo-
ne quindi V emozioni di congruità, di proprie-
tà , e queile delle umane operazioni , nume-
rando le graduazioni dcJP emozioni fecondo
la loro dignità , e favella quindi de'fegni
eflerni di ette, e dell'emozioni attrattive, e
rtpulfive , delle fuccejfive , e delle congiunte .
Diftingue fottiliflimamente tutte Iecofe,con*
chiudendo , che uri* interna mozione , o agi-
2Ìone dello fpirito, qualora patta fenza eccitar
defiderio , fi chiama emozione , quando poi
eccita defiderio fi chiama paffione , ed efa-
mina le caufe delie paffioni , ed i loro oget-
ti, dividendole in ijlintive , e deliberative t in
paffioni private , e paffioni di fi fltjfo , in
paffioni fidali, ed inficiali.
$. 3. Efamina quindi V ifleflb Autore i
come le paffioni fi producono dagli ogetti
compietti , e come producano elle ie altre
paffioni a loro fimi li per graduazioni confi-
dili. Divide le paffioni in liete , e meftt ,
piacevoli , e ptnofi ♦ Parla deir inffuttb , e
governo di ette, del fenfo morde , deli*
ioro qualità , efiflenza , origini , decadenze ,
O 4. idc»-
identità 9 e conféguenzc che ne derivano , e
della loro fluttuazione , ed influflo fulle no*
Are percezioni , opinioni , ed azioni . Con-
fiderà le paffioni come attrattive e repellenti,
e parla del loro ordine, gradi , e fegni ,
della lingua delle paffioni , de* fenomeni del
loro ecce fio , e delle lingue adattate alle paf-
fioni impetuofe , alle malinconiche , alle tur-
bulente, alle placide.
§. Queir Autore prende quafi tutti gli
efempj per le fue pruove dalie Comedie , e
Tragedie dell' Inglefe Shakefpeare , e rare
volte dagli Autori Latini (7) • Porta fotti
Udirne ed aflrufiflìme teorie fu Ila computa
zione del tempo , e fulla ferie delle pafTioni pia
cevoli, o difpiacevoli , oflèrvando , che gi
ogetti piacevoli fanno comparir brieve i
tempo, e i difpacevoli lungo . Indi pari;
degli occhi, e de* piaceri che derivano dall«
efìenzioni di vedute fullo fpazio, e de' pia
ceri, difpiaceri , e conféguenzc che derivane
- di
(7) Per efempìo de' contrari dell' amore , e del do-
fere porca il componimento di Catullo io morte del
patterò di Lesbia • Lucete o Venere* Cupidinefque •
Adduce pure come conumile la defcriiione della veduta
dell' Inferno nel 1. libro del taradìfe Loft di Miltone^
la detenzione di un campo di Battaglia fatta dal Taf*
lo canto 10. , Stanza ìp é 30. Per efempìo dei con-
tralto tra l'amore, c l'odio porta traile altre colè i!
djfcorfo di Althea che volca vendicar la morte de' fra-
telli uccifi da Mcleagro fuo figlio, Ovid. Metani, libr.
\UL r. 445.
«7,
eia tali paffioni; e nel modo ifleflb eramina
i piaceri, e difpiaceri. delle alue feniazioni.
Paria quindi delle paffioni roolefle del ri-
morfo , e prende da Terenzio alcuni efem-
pi (8) • . i
§. s. Sulla natura della bellezza riflette
P ifleflo Autore , che la bellezza è intrinfeca,
o relativa , e ricerca le caufe di tali bellezze
intrinfeche o relative e parla delle bellezze
di utilità, e di piacere e delle combinazioni
richiede dalle regole delle loro proporzioni,
foggiungendo , che il quadrato è men bello
del cerchio , perchè nel quadrato P attenzio-
ne fi divide in più lati , e che il quadrato
è più bello del parailellogramma , perche
ha parti più uniformi , e che il parailello-
gramma è tanto più bello in fe , quanto pm
proporzionati fono iiati, riflettendo dopo,che ih
triangolo equilatero , febbene più femphee
del quadrato , e di parti uniformi , è mea
bello del quadrato , perchè i iati del trian-
golo equilatero s'inchinano un verfo l'altro
ad un folo angolo , e febbene ciò fia P or-
dine il migliore poflibile , pure tal' ordine <:
ofeuro, e men perfetto del parallellifmo de
lati del quadrato ,eche il parallellograromo è
più bello del triangolo equilatero perchè quefl
è meno uniforme , e femplice ; e conchiude,
che nelle cofe naturali , la fempiicità della
! na+
(8) Tcrent. in Hcaatonrim. aO- L fcen. U . . , \
tura è più bella degli artifici*, e cita per tal
pFopofito i fegueoti verfì di Pope nei fuo
Saggro di Critica .
Fotu , lile Painters , thus umkUC d to
"' ; 'i trace
Vie nakei Nature , ani the living
grace ,
Wtih gold, ani jetrmeh cover every
pairt , ■ \
■ ■ dui Wt whh ornamenti thiir want
cf art,
i ■ • * ■ ■
» *. « 1 • . •
$. & Vuol quindi II riferito Autore ri-
cercar le cagioni della fublimità di talune
cofe , dirti nguendo le mozioni , e le pailìonx
ài bellezza, e di grandezza , e conchiuden-
do , che la grande^a, l'ordine, la propor-
zione, e la bellezza Jfono la medefima cofi %
e che da tali qualità derivano V emozioni di
grandetta , com'er dice , e feropre adduce
efempj di Poeti Ingiefi. Volendo poi dimo-
Arare , che da una fubiime eloquenza è fa-
cile il paflàggio al baffo fìile , adduce un9
efempio di Virgilio nella deferizione della
temprila ài primo libro delle Georgiche
Smpe edam immenfum. Calo venit ogmem
^quorum & cet. fino ul v. j J2.
owe Lord Kaimes dice che la conchiufione
di quelle parole ingeminant Auflri, & denfif-
fimus imbèT >i aflài balli , e mar concatena-
ta ;
Digitìzed by
ta; e palla quindi colla Tcorta dì Longino a
dar regole di eloquenza fublxme , tacciando
Virgilio, come minuto in far rifaltare alcu-
ne circoflanze ridicole delle cofe (j>) B»G-
ma molte colè di Euripide , e dice che
Lucano è inetto negli epifodìi , e che Ranca
il lettore nelle detenzioni (10J.S11 tali bah
Lord Home efamina le teorie della mozio-
ne, e della forza > della novità, e dell am-
mirazione, degli ogetti ridicoli^ e leni, de
fienili e diffimiìi , degli uniformi , e de v*>
ri , e riflette fulla congruilà * proprietà , di-
gnità, e grazie, fui ridicolo , fallo fpinto ;
Fui coftume , Tuff ufo , falle pafliom , lu
fenrimenti , e falla lingua delle paffioni. -
$. 7. Efamina quindi il riferito Indefii
Autore le bellezze delle lingue riguardo a tuo*
ni , riflettendo a' feloni delle vocali lettere £
delle confonanti , efaminando le teorie der
fuoni delle lettere , e delle fillabe , ed efa-
mina quindi la lingua Italiana, la Latina, e
ringlefe (11) • Efamina quindi le feUg*
^fc) VirgiL Àtnetf. Kbr. 1. «14. Afl*
VI. verf. 170. ad i6i. libr. VI. verC an.ad xjt.
(10) Meraviglia che Lord Kciraes non avefle coa-
tro Lucano copiato il lungo Catalogo che degli errori
di Lucano volle fendere il Burmanno nel fuo dilcorlo
preliminare a Lucano da lui commentato . $
(ti) Avrebbe dovuto al' Autore parlar pria d ogn
altro della lingua Greca , «he è ftata pid antica , e
pid armonio** 4 quelle lingY* i «
^ ria .
220
delle lingue riguardo a' lignificati delle paro-
le , e vitupera molte maniere di parlare di
varii Gallici Autori (12) . Al contrario poi
volendo addurre efempj di un'eloquenza leg-
giadra , e di belle maniere di fpiegarfi cita
Tempre ai Tuo (olito i modelli degli Autori
Inglefi (13) . Efamina dopo nelle lingue le
lìmilitudini tra* Tuoni , ed i lignificati , tra'
Tenfi, e ie parole, e le azioni , e quindi efa-
ttiinando i metri, e quantità delie fi 1 labe , e
ie rime, conchiude con un'apparato di Cata-
loghi di piedi metrici , e poi tratta delle lì-
militudini , e comparazioni Tempre citando
Inglefi (14.) , de1 quali loda al Tommo le fi-
miiitudini , portandone infinitifiìmi gii efem-
pj, e biafimando Tempre Virgilio (ij), ed il
Taflb (16) • Pattando poi alle figure, trova
Talfe molte allegorie di Orazio , e nel dar
Je regole delle narrazioni , e delle detenzio-
ni , tempre prende da Virgilio , e da Ora-
zio gli efempj di errori , preferendo Tempre
Milton , e TuirifieSò piano efamina gli epi-
teti
(li) Prende Lord Kaimes gli efempj di biafimo da
Orazio, da Virgilio, da Tacito, da Livio, da Cicero-
oe , da Q. Curzio .
(1$) Cioè prende gli efempj dallo Spettatore , da
Swift , dalle lettere di Bolingbroke , e da Shafcsbury •
< (14) Cioè il Poema Inglefe di Fingal Son of Ofllan,
Shakefpeare , e Milton .
(15) Vitupera Virgilio che dice nelle Bucoliche Ga-
Latkta thymo dulcior HybU, Sardois ama no r /urbis.
(16) Biafima nell* Aminta del Taflb Atto a. Scena»,
il paragone piccola c l'ape & ccu
*
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teti di Virgilio , c di Orario (17) . Indi
pafla all'arte del buon gulìo de1 giardini , e
delle fabbriche.
$. 8. Da quello brieve compendio della
volumincfa opera di Lord Kaimes rifulta, che
il medefimo lì c voluto piuttofto rendere nel
fuo piano aftrufo , Angolare » ofcuro , prolif-
fo, ed irregolariflìmo > riducendo le cofe le
più fempiici al maggior grado poflìbile deli'
ofcurità , proponendo piani da riformar l'elo-
quenza, che nemmeno neir ille (Ta Inghilterra
potrebbero aver luogo , giacché nemmeno
tutti i favii della nazione Inglefe . potranno
appruovar mai piani cosi ofeuri , e giudizj
cosi Urani , come fon quelli dell* a^baflàre
tutti gii Scrittori dei fecolo di Augnilo per
elevare alcuni Autori Inglefi ed il Shake-
speare , che fecondo il giudizio di Voltaire
è flato il corruttore del buon guflo degìi In-
glefi (18) . Non può inoltre niegarfi , che
fpeciaimente nella prima parte dell' opera dì
Lord Kaimes non fi veda niuna altra cofa ,
fe non tenebre palpabili , che non poflòno
piacere nemmeno all' iftefTa Inglefe nazione .
Giudicherà dunque il legitore imparziale fui
merito di tal fiftema di Lord Kaimes Tullio-
quema e fui buon gufto M mentTe noi paflfe-
remo allefame degli altri fittemi di altri Au-
... ♦ .. -, .• iotl
r » t
(17) Vitupera il prst* cànis <*lbic*ni pmìnU di Ora-
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Z22
tori (19), e d! quanto cfli tanno fidi1 elo-
quenza , e fui buon guflo voluto fciivcrc
CAFO
(19) Di Lord Kaimes, e della fua opera , della qua-
le abbiami noi qui parlato , fece il (eguentc giudizio M.
de Voltaire ( Lttre aux Auteurs de la Gaiette Litte-
taire , che ?a impreffa nel librettino intitolato Voltaire
peint par lui nume ) . Lord Kaimes fece un libro pro-
fondiamo , e diffidiamo. Pruova eht abbiamo cinaue
/enfi, e ehi noi Tentiamo meno le dolci impreffionL ne-
gli occhi, e nelle otecchie fatte da colori , e da' Juoni,
che i colpi fitlle gambe, e Julia tefia . Parla molto del-
la varietà dell'emozioni, e delle pajjtoni . V*iU info-
gnarci che fpeffo U donne p affano dalla pietà all' amo*
re* Potea citare l'Angelica dell1 A rio fio , ed egli cita
Tragedie IngUJi . Paffa. a mifurare i tempi % e dice che
il tempo è lungo per chi fi vuol maritare , e bri ève per
ahi Ji deve afforcare . Poi definifee il bello , ed il fubli-
mc ; ma meglio avrebbe fatto di darci efempj ,e 'modelli,
the precetti : E9 pi* facile a dare elementi di critica ,
ahe a f«r C Jftoria di fiume , e di Robcrtfon, e a* irni-
tar gli . Tutti gli efempl del: bello gli prende da ShaÀe-
jpaare, e coftui ha corrotto il gufto degt Inglefi . CU
ifempj contro al gufto gli prende da Virgilio , e di Orà-
rio. . . . Parla del gufto Inglefe particolare, e crede di-
pingerci il gufto generale. Cosi il Voltaire nei riferito
luogo. E* da ammirarli come f>ord Kaimes nato in ua
paefe, che, a* tempi di Orazio, di Virgilio, di^ Cicero-
ne & ceu era barbaro, come è cofa nota dell' Inghil-
terra, abbia avuto lo fpirito di correggere il buon g»-
4to di Virgilio, e di Orazio. All' incontro altri Autori
laglcfi, come Addiffon , e Shaftsbury hanuo creduto
il buon gufto pili traglì antichi, che tra' moderni . Ecco
k contrarietà de* giu&j umani . ; ,
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C A P O Ih -,
• Efime dtl Jijlcma & David Munte ."^
• \ . fc U ' "»
* $V I# r ; , ; . t
COflui dopo aver dimoflrato , che tutu
devono efler di accordo nelP affioro* ^
che non ci è colà più certa della varietà de*
guftc 9 e delle opinioni (Ó conchiude che
fia impoflìbii cofa dar regole fui buon gufto,
perchè le deierminazioni dell* intelletto nel
riferirli ailecofe eflrìnfeche , non fempré cor^
rifpondono aMoro archetipi . Mota opinioni
fi formano fullMfteflTo foggerò , ed una dee
efìèr vera , Vuol trovarli t Ma come ? Li
bellezza efiflendo nella mente di chi vedè ,
ti) H«roc Diffeteatbn o. Tifte.
ed ogni mente vedendo diverfamente , quin-
di è che ognuno deve attenerfi alla fua ma-
niera di fentire in materie di buon gufto .
Soggiunge che il commun proverbio de gu-
ftibus non eft dijputandum è il foi proverbio
che fi accorda colla filofofia ; ma dice che
tal proverbio dee avere le fue modificazioni,
perchè farebbe ridicolo chi paragonali OgiL
by a Milton , o Bunian ad Addiflbn .
§. 2. Riflette rifletto Autore,che il fon-
damento delle leggi fui gufto , è , come in
tutte le fcienze prattiche , dalle^ oflervazioni
generali derivato . OfTerva quindi , che mol-
deir eloquenza , e della poefia fi
perderebbero togliendoli Je favole, e le figu-
re , e le metafore , e riducendo il difcorfo
ad una precifione geometrica . Ma fe tali re-
gole in poefia , ed ih eloquenza fi trafgredi-
fcono , ed i trafgreftori piacciono , avviene
per altre bellezze che danno maggior piacere,
e fupcrano il difguflo , che nafee dalle tra-
fgreffioni (2) , e riflette , che le regole fui
gufto, quantunque fondate fulP efpenenze ed
Oflèrvazioni fui commun fenfo degliUomini,
non Donna con tutto ciò uniformarfi a tutti
• gli
(1) Cosi dice Hume che l'A-riodo non piace per l'in-
ftrifimUitudine moftruofc delle fue favole ne per il tuo
ftile mìfto , nè per i fuoi conti mal? ordinati , o per le
lue perpetue interruzioni ; ma piace per la forza e net-
tezza dello ftile , per la naturalezza delle imagini , per.
pirtura delle pacioni. v -
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22f
JjH Uomini 9 perchè per uniformai G vuoici
"unione d* infinite confimili circoflanze, che
operino in noi , come in quelli , che fi fono
a tali pareri uniformati.
§• 3* Soggiunge quello Inglefe Metafifico,
che la (lima , che da noi fi accorda a certi
oggetti generalmente ammirati per tanti fe-
cali , come è la (lima , che fi ha per Ome-
ro, deriva dall' effèr noi trafportati dalla for-
za della generale ammirazione di tanti feco-
li,che mai inganna, Aggiungendo, che mal-
grado le varietà de'gufli particolari , talune
cofe debbon piacere , o difpiacere a tutti , e
fe accade l'oppoflo è difetto della coftituzio*
ne intellettuale di taluni Uomini, li confen*
Co univerfale di coloro , che hanno il cer-
vello bene organizzato è la regola univerfale
dei buon guflo* intellettuale , come nelle co-
fe liriche il palato degli Uomini funi è il
proprio giudice de'^fapori • Riflette quindi ,
che negli oggetti vi fono talune facoltà ca-
paci di fvegliare in noi idee di bellezze , e
di deformità , e tali facoltà potendovi eiTere
in piccioli gradi mifchiate e confufe , avvie-
ne che tali miJU confali, /icn fempre ferifco-
no ugualmente tutti i palati $ che giudicano
del buon guflo . Vuoici un' intellètto 'che
tutto comprenda , ed una precifione , che
fappia fviluppare tutte le qualità femplici ,
che formano il comporto . Quindi pafla il
detto Signor Hume a dare qualche regola
/òpra tali fviluppi per truovar Taae^dd gu-
P /jf> Oo,
■r
l
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2*6
fio , che dice pe rfezionarfi còl? ufo , colla
Audio , colla contemplazione de* buoni mo-
delli di lutti i tempi , e di tutte le nazioni. '
§. 4. L'ifteffo Filofofo efamina quindi al-
cune circoftanze che un Oratore dee tener
fempre prefenti in formare un difcorfo , cioè
di dover badare ali1 indole , alle paflioni ,
all' idee de' fuoi uditori , di guadagnarfi la
ioro affezione , e la loro benevolenza . Vn
Critico , che dopo tanti fecoli efamina il di-
fcorfo di taP Oratore , non può mai capirne
il bello , fe non entra in quelle iftefle circo-
danze nelle quali era l'Oratore quando Tarif-
fe , o parlò • Quella ancora dee efTer P arte
di capire ogni libro. Ogni produzione d'in-
gegno ha i tuoi rapporti , e proporzioni , e
fini particolari: L'eloquenza perfuade, PI Co-
lia iilruifce, la poefia diletta , la filofofia il-
lumina . £ifogna dunque a tali fini badare *
Ogni libro è una concatenazione di razioci-
ni , e di propofizioni . Si veda dunque fe
tali raziocinj fien veri , nobili , fpeciofi , chia-
ri, tenebrofi , utili , dimoflrati , e qual fia
il colorito della fantafia » Ci vuol dunque per
comporre , e fcrivere , e per giudicare e di-
feernere un buon gufto , un retto giudizio •
Un fino difeernimento , una mente efercitata
ne' raziocinj , un fentimento vivo , e delica-
to, unito all' efercizio , perfezionato dall'ufo,
coftituifeono i veri conofeitori del buon git-
ilo y ma tali giudici , efclama il divifato Hu-
1 me
227
me, come truovargli ? come conofcergli? co-
me diftinguergli dagli altri ?
§. f. Profiegue a dire l'ideilo Filofofo ,
che è più facile a truovar regole fui buon
gullo deiP eloquenza poetica, e profaica,che
su quello delle fcienze , perchè le bellezze
dell'eloquenza poetica , e profaica , ove (a
natura , e le paflioni fon dipiote , prendono
in poco tempo un1 accendente univerfale , e
perpetuo fugP intelletti . Mentre Arittotele ,
Fiatone , Epicuro , e Cartefio regnano a vi-
cenda or Puiij or V altro, Terenzio , e Vir-
gilio fi ammireranno fempre. La filofofia di
Cicerone c fpenta , ma fi ammirerà fempre
la fua eloquenza.. Quindi rifteffo Filofofo pro-
fiegue a dare alcune regole per conofcere le
perfone di gufto fino , e delicato , e parla
delia maniera di rifvegliare in altri il buon
gullo, condii udendo , che reità no fempre in
materia di guflo due fonti di diflenzioni , che
febbene non giungano a confondere il beilo
col deforme , pure cagionano de* difpareri
nelle graduazioni della bellezza , e deformità.
La prima di quelle cofe e V umore , il ge-
nio particolare d'ogni pei fona; la feconda i
coflumi le opinioni de* tempi, e de1 luoghi.
$. 6\ Riflette quindi V fileno Filofofo , .
che ove variano i giudizj vi dev' elTer ferii*
pre qualche alterazione delle facoltà naturali,
o per caufa di pregiudizj , o per mancanza
di esperienza , o di delicatezza • Talora ci
dice che le diverfiii de* giudizj nafcono da
P a una
528
una codiamone interna , o da una fituazione
eterna , ed allora la contrarietà de'fentimen-
ti è irreconciliabile 3 ed inevitabile . Viene
quindi il divifato Fiiofofo a riflettere a* varj
g -neri di eloquenza che fanno diverfe im-
pr .'fifoni in diverfe età . I libri d'imagini te-
nere , e di pitture amorofe faranno grande
impresone in un giovane • I libri ferj nelP
avanzata età di iettano • A* venti anni ci pia*
cera Ovidio, Orazio a' 40., e Cornelio Ta-
cito a' jo. Uno ama P eloquenza fubiime ,
V altro la patetica , un' altro la piacevole •
Alcuni amano la brievità nello ftilé , altri
V efpreflioni armoniche , e coptofe , altri la
Semplicità , taluni l'eloquenza. Ogni Itile ha
i fuoi partigiani.
§. 7* Riflettendo alle oflervazroni di que-
llo Fiiofofo fui buon guflo , fi può conchiii •
tlere , che il medefimo ragiona aliai meglio
di Lord Hcme, che è più chiaro, più pre-
ci fo , più ragionevole del medefimo , ma fi
può dire nel tempo ifleflo , che il Signor
Hume non fi diparte da generali oflervaziom,
ne propone metodi critici particolari da ri-
formare il buon guflo, e P eloquenza , e può
con franchezza dirli , che quanto eflo Signor
Hume propone fui guflo fi riduce a generi-
che oflervazroni , che iafeiano al bujo il Let-
tore che afpira ad un piano critico per la ri-
forma del guflo , e dell' eloquenza . Si può
altresì oflervare , che quanto dice fui guflo
ii Signor Hume è tutto conforme all'opinio-
ne
229
ne di M. Frerct , che anche dlflrngue nel
guflo le bellezze reali dalle arbitrarie , e da
quelle , che dipendono dall' ufo , da'coftumi,
dalla moda (3) , e riflettono molti favj , che
ne* tempi prcfenti Cicerone avrebbe perduta
la maggior parte delle lue caufe , perchè i
di lui Clienti eran tutti rei , e molti luoghi
delle fue aringhe , che allora pìaceaoo eoa
ragione , e che taluni ammirano fenza faper-
ne il perchè , oggi non farebbero in tutto
uniformi ai buon guflo U) .
P 3 CA-
(j) Si veda V hiftoir. de t Acadtm. des belle* Leti.
iorn. 18. p. 46 1.
(4) Si veda 1* articolo Rhetorique della grande Enci-
clopedia, nel quale vi fono molte cofe degne di rifleC*
fione, fpecialraente full'influenza de' cornimi, e de'tem-
pi full* eloquenza ; ond' è che fi vede quanto vadano
errati , e lontani dal dritto fentiere coloro, i quali cre-
dono poterli l'eloquenza, e l'arte della medefima, ri-
durre a precetti , ed a precetti ricavati dagli antichi .
11 folo precetto' , che polla darti per la buona e fod»
eloquenza è uu buono e fodo raziocinio, fenza il qua-
le non vi può eflere vera eloquenza , nè fi ponno fa-
pere fcegliere i modelli da imitarli , e da fèguiril . Col
vero , e lodo raziocinio fi fceglieranno i modelli da
imitarti , e nell' imitarli fi adattaranno a'tempi , e a'iuo-
ghi , a' quali debbono adattarli , come appunto Virgili»
imitò Omero, e Cicerone i Greci Oratori.
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**% ****
se*»* 3*1^ *3**3*
C A P O III.
Di Mylord Ashley Cooper Come di Shaftbury .
5. ».
COflui diflingue il. buon guflo dall' intel-
letto, e fa confìftere il buon guflo in
alcune percezioni , delle quali non fe ne può
concepire l'adequata idea, e quali ralTomi-
gìia il guflo ali'iflinto (i) • Dìc'ègli, che
il guflo fi forma dalla naiura e dall'ufo, e
<hlle oflervazioni fulie cofe autorizate dalla
natura , dall' efperienza , e dalla ragione •
Attribuire alla Critica lo fìabilimento del
Luon guflo , e chiama Seneca ii corruttore
dell' eloquenza Romana portando' di tal' Autore
VP giudizio fvantagiofifllmo (2) •Picei' i Aedo
j Sha«
1) RTi feci fan. Pan. 3. Chap. 2»
2) Mifcdl Fait. I. Cliap. 3.
'! . . .
23 1
ShaftsDury , che ne' principi delle focletà de-
boli ed imperfette, l'eloquenza, e le lingue
fono groflolane , ma con eflerfi perfezionate
le lQcietàj e divenute familiari le aringhe ,
e i difcorfi circa gP intertflì publici , il pa-
ragonarono tutti quei difcorfi, e fi oiTervòlo
fliie il più elegante , e la maniere le più pio-
prie di perfuadere. Dunque conchiude, che
la perfuafione fu la Madre della Poefia , del-
la Rettorica, e della Mufica, perchè coloro,
che aveano grande interefte a perfuadere, fa-
ceano de' grandi sforzi per piacere , e con-
catenare i loro penfieri , ed efprimergli nelle
più belle maniere pofììbili .
§. 2. Tutti gli antichi maeflri dell'arte
di perfuadere, fecondo il Shaftsbury , fono
flati i primi Mufici (j) , e nelle favolofe
Morie della prima Società ci fi rapprefenta<-
no come Camori , che colia lira , e colla,
voce incantarono gli animali , le beftie fero-
ci, ed i fiumi ifleffi collo Audio deli' armo-
nia dell' eloquenza . 1 Poeti , 1 Savj , e gli
Oratori dimoftra egli , che furono necetfarif.
limi negli Stati Rcpublicani , ed in quelle
regioni, nelle quali bifognava convincere la
moltitudine per agire , ond'è che i gra^di
ingegni iflrurvano il popolo a ben giudicare
nell'atto, che l'allettavano , e pervadevano.
J. Unici finalmente divennero gl' inierpefri
P 4 dell'
{$) $°KH II. Part.
. . .
232
dell' orecchio del publico • e dice etto
Shaftsbury , che tali Critici furori fulle pri-
me chiamati Sofifli, tiomc allora onorevole .
Tali Sofifli erano allora 1 Ccnforì delle arti
dell'eloquenza . PafTa quindi ad efaminare
le varie occupazioni di quei Cenfori , e
parla de' vai j ftili dell* eloquenza , dicendo f
che il primitivo ftile fu tutto faritaftico, gon-
fio , pompofo , come i primi popoli felvag-
gi , ed i fanciulli ci dimoftrauo , foggiun-
gendo , che tale fu ancora % e cosi tumido,
10 flile di tutt'i Poeti Greci pria di Omero,
11 quale , fecondo Ariftotele ftubili il buon
guflo della naturalezza dello (lite , dell1 unità
del difegno , dell' imitazione della natura , e
de' naturali caratteri.
§. 3. Oflerva il Shafisbury P iftefla turni-
de*za , e varietà di ftili nelle antiche Come-
die , e Tragedie , che fecondo \ loro varj
flili ci dimorano lo flato della barbarie , o
della cultura delle epoche , nelle quali furo-
no ferine , conchhidendo , che la genealogia
dell'eloquenza, e della Filofofia furono ana-
loghe . Òmero predufle i modelli di ogni
eloquenza. Platone, che è P Omero degli
antichi Filofofi , produfie i modelli delle
opinioni Filofofiche. S' inveifee quindi P ifteflb
tutore fopra l'eloquenza, che fi ufe nello-
dare certe coffe , e bialìma coloro 9 che nelP
atto di lodar taluni» maledicono gli altri •
Cofloro , die' egli , vonno lodare un Poeta ?
' Gii
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Gli fanno vedere inferiore Omero ,e Virgilio.
Uni donna bella > Degradano Elena , Venere*
ed inquietano fen?a neceflìtà i Cincinati ,
ed i Fabricj , i Poplicoli # gli Emiij per Io*
dare i moderni • Queflo Autore paragona
altrove il buon gufto ad una fpecie di en~
tufiafmo i
§. 4. Dal (in qui detto rifulta , che quan-
to dice fui guflo deli9 eloquenza Mylord
Shaftsbury è quali in tutto uniforme alle idee
di coloro , che hanno veduta i' eloquenza
ne' veri afpetti ; ma taf Autore non parla con
pi eciGone , e chiarezza filila natura del guflo,
e l'attribuire alla Critica lo flabilimento del
buon gufto , è un* opinione , che non a tutti
può fembrar giuda, giacché la Critica non
ìflabilifce , nè fifla le leggi del buon gufto ,
ma nafce la Critica dalle oflervazioni fatte
fui guflo, e Tulle fcoverte circa il medeGmo.
Non è poi tutto vero Io fuantaggiofo giudi-
zio che fa di Seneca , febbene non pofla
niegarfi , che Seneca , e Petronio Arbitro
fieno gli Autori, ne9 quali declina l'eloquen*.
za Romana. Le rifleflioni che fa fu' difetti
di talune lodi, che fi fanno con degradazio-
ne delf altrui merito , dimoftra che il Shar
ftsbury invece di dar precetti per miglio-
rate l'eloquenza * cofa aldi più utile , e
più difficile , (limò più facile il biafimare
certi abufi di ella eloquenza ; ma è cofa
aliai più Filolòfica il moftrar la via all' urna-
rio intelletto, che il riprenderne i difetti •
Ma il Shsftsbury fi fcuopre poi affai eiuufià-
fla quando crede , che il buon gjlOo fia una
Specie di emufiaimo . Ma palliamo ai file
nazionale Pope ($) .
t :
t
CA-
(4) Mylord Ashley Cooper , Conte di Shafcsbury è
un fogetto fui quale i Letterati fono divi/i in varii
giudizii . Convengono tutti ed è cofa certa, ed eri-
dente , che le fue opere (t no in molti luoghi infette
del veleno dello Scettkifmo , e dell' empierà , a
dell' iftefTo entufìafnio del quale egli ha molto ferie*
ro , ma con fuo poco onore . In molti altri luoghi
delle fue òpere u vede 1' irreligione e V entufiafmo
medefimo , o parefe , o nafeofto . Talora pompa di
Piatonifmo, e combatte molti errori di ajcuni Inglefi .
Nelle (ùe opinioni è vario, e folo nella fua eloquenza
merita lode per lo ftile , chiarezza e precisone , ed
ordine di (piegarli, fc'un de' quei libri, che non deb-
bon permetterti all'incauta gioventù , che crede che la
▼era FilofoHa» confida in cercar libri di dottrtne*andact
nuove , e Angolari , ed oltramontane . La vera Filo-
fofia è polla nel ruggire tutto ciò che può gua/tarci
T intelletto ed il euore , e quandd da un libro fe ne
ricava più male, che bene, iafeiare tale libro agli Uo-
mini probi, dote/, pii , e di provetta cui.
^Digitized by GQOgle
t.
*3t
CAPO IV.
QUeflo Autore avendo voluto reflituire
alla Poefia i fuoi primi dritti > cioè
di eller utile al genere umano , ha
trattato in verfi armoniofi molte utili fcienze,
ed ha voluto ancora fcrivere in verfi l'arte
dei buon guflo % o fia il Saggio di Criti-
ca (x)* Queflo Poeta dunque dopo aver de-
Icritti gP inconvenienti che derivano dallo
feri ver male , riflette che il vero fcuon gu-
flo , ed il grande ingegno non fono cofe
cosi ovvie , come fi credono , ed oflerva
qui neft , che la cattiva educazione Letteraria
(i) II titolo originale è Effay on Critici/m. Tha
Worcks of Pope Voi. X. psf& 7i. edie. in 13. Lon^
I77&
Di AUJfaniro Pope.
gua
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guada molti intellettti , che la natura avea
formati per il buon gufto , e parlando indi
de' Critici e delle cagioni della loro molti-
tudine eforta ognnno a conofcer le fire for-
ze intellettuali fui buon gufto , dimoftrando
che la miglior guida vcrfo il buon gufto fia
!a natura ajutata dall'1 arte , e dalte regole ,
che fono una natura ridotta a metodo (2) .
Soggiunge poi che le regole del buon gufto
fi devon tutte prendere dagli antichi , fui ri*
fpetto dovuto a' quali fa molte rifteftìòni •
2. Efamina quindi il Pope i motivi
de^ fallì giudizj , che fono , com1 Ei dice la
vanità , e la fuperbia , le conofeenze fuperG-
ciali y il voler!) giudicar delle parti , e non
dai tutto, e l'applicarli, a minu e e foli. li-
die <; nervazioni fulie lingue , V eflTer di gufte*
difficile ad eflèr fodisfatto , o portato ali*
entufiafmo dell'ammirazione Verter piene
di pregiudizi , V efler tirano, fingolare , meo-
(br.te, dedito a fpirito di partiti , ed invi-
diofo . Parla quindi di certe regole , che
crede utili per il buon gufto , deferivendo i
caratteri di un buon Critico , e di un buon
Poeta, come i fegni di un cattivo Critico,
e di un cattivo Poeta. Forma quindi i ca-
ratteri, e le lodi di varj Autori antichi , o
moderni •
». . • »
(2) Methoiivd Nature die* egli nella fua lingua
originale.
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237
5. 3. Ritolta quindi % che quanto dice
Pope fui buon gullo, fulla Critica , e full*
eloquenza è aliai uniforme alla ragione, che
il fuo Saggio di Critica fia una dotta , ed
eccellente opera full* eloquenza , e un' ottima
guida per la medefima , e che ha fcritta
taf opera con precifione , e nettezza d' idee
aflii più meglio del Shafrsbury , e di Hume
Solo II può da qualche Critico riflettere che
fi Pope , troppo ammiratore degli antichi ,
è caduto in un difetto tutto contrario a quel-
lo di Lord Home • Il Pope vuole che s1 imi-
taflero gli antichi, e che il copiar gli anti-
chi fia copiare la natura. Lord Home all' in-
contro volle Tempre prendere dagli antichi ,
e dagli Autori Cianici efempj di errori M e
ti)*
f
. •
(}) Si deduce quindi, che fpefTo fpeflo i più grand'
Uomini , che hanno voluto dare fui buon gufo , o
per la perfezione di quello i piani i pili ragionevoli ,
che elfi avellerò potuto immaginare , confondono poi
co' fittemi tra lozo contrarii , che derivano dall' abufo
del raziocinio, e tal' abufo ha prodotte le lànguinofe
guerre de' Critici, ed i loro varii giudizii fui buon gli-
fo degli Autori , e fullc qualità de* libri f
/
33 8
or or ecce or
sacrar cecca ^ o»r»r>»» n*>» »* '
C A » -P O V.
Afylord Addljfon
- • • « ■ .
degli efempj prefi da varie nazioni , e da
varie età, divide in due dadi i grandi in-
gegni, cioè i. quelli che fono (lati prodotti
della natura, fenza le regole dell'arte, come
Omero , Pindaro , gli Autori dell' Eloquen-
za Orientale ec , Salomone , Davide ec- 2.
Quelli che hanno regolato coli* arte il loro
talento, come tra' Greci Platone , ed Arino-
tele, tra Romani Virgilio , e Cicerone , tragl'
Inglefi Milton, e Bacone (i).
(i) Addifon Works Tom. HI. The Spedata mim.
l6o. pag. co. edic in 4. London 1741*
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§. 2 . OfTerva P ifteffo Autore , erte chi
vuole imitar le bellezze degli Autori anti-
chi, che egli colloca nella prima clafle de*
grandi ingegni, e vuol ridurre a regole que-
gli illimitati voli della natura, ed imitare le
frafi, e l'elocuzione ed i voli di tali Auto-*
ri -, marita di applicargli quei paflb del
Comico *
incerta hczc fi tu pojtulas
Rottone certa factre , nihilo plus agas ,
Quam fi des operava , 'ut cum rationt
infamai .
Ma G può offervare , che tal rifleflìone di
Mylord Addifon è vera anche nei cafo \
che fi vogliano fervilmente imitare i grand'
ingegni della feconda ciane , che Tempre fi
potranno aliai malamente imitate , lenza un
grande ingegno (2) .
$. 5. Riflette r ifleflb M; Addifon , che
in tutte le lingue fi efpriige con diverfe
* . • me-
'»••*»•* * • • ; >
. ' 1 % • » . . . j *
(2) Virgilio imitò con giudizio, e buon gufto Ó«ie-
ro , c Teocrito , ed Enodo . Orazio imitò Pindaro .
Cicerone imitò Demoftene , Platone ce. NU imkaoo
Così i moderni Virgilio Cicerone, Demoaetve Orazio?
E* limile all'imitazione , che Virgilio fece di Omero
quella die fece di Virgilio Aleflandro RolT Foeta
Scozzefe, che yolle fcriyefe' i| Virgilius Evargdi^ans9
trattando Mita 1* Iftoria Evangelica con frali di Virgi-
lio, coll'iftefie parole, ed imitando anche gli Emiftichii
di Virgilio. ( Si veda la Raccolta intitolata Dclicia
Poetarum S co tortini fir ceu ) Così molti imitano gli
antichi.
340
metafore Videa, che fi ba del buón guflo ,
nel quale vi fono diverfe graduazioni , e va-
rietà come vi fono graduazioni , e varietà
nel guflo del palato Fifico . Un1 uomo di
guflo fquifito , dice M. Addifon , non folo
difcerne le generali bellezze, o difetti di uno
fcrittore, ma fcuopre le diverfe maniere che
fc no ali1 ifleflò Autore particolari nel penfa-
re, e nell'efprimerfi, per le quali maniere
opni Autore fi rende diverfo da ogn' altro •
Dopo avere M. Addifon fpiegata la natura
della Metafora clic fi ufa per dinotare il
fcuon gufìo , definifce effer'il buon guflo
quella^ facoltà dell' intelletto 3 che difcerne le
bellezze, e le irr perfezioni di un' Autore •
Per conefcere, fe taluno abbia lai buon gu-
flo , è neccfiario , cbe legga i più bei luo-
ghi degli antichi , e moderni , e Temen-
doli da tifi ccmmoflò , avrà egli il buon
guflo .
§• 4. Chi và in cerca del buon guflo
dee d:llinguere, come oflerva M. Addifon ,
il vario genere di buon guflo , e le varie
qualità intellettuali degli Autori , che legge,
e dee diflinguere la maniera di penfare , e
il fcrivere per efempio, di Livio, di Salluflio,
d! Tacito, di Cicerone, di Virgilio. Ofler-
va V iflcflb Autore , che è cofa d'ffcile dar
regole fui buon guflo , ma che il guflo fi
raffina colla lettura de1 gran modelli , e col
converfare co' grand' ingeni , riflettendo con
fa-
i
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241
favrez7a , che gl* intelletti umani fono come
i pezzi de' marmi i più vaghi, che la na-
tura forma adorni di mille colori , ma che
non li veggono 9 fé non 11 fanno ri falcare
dal! arte , che dee pulirgli . M. d* Alembert
ha detto rifletto paragonando i grandi inge-
gni , che forma la natura a* metalli , che
l'arte imbrunifce, come fa delle gemme.
§. y. Da quanto riflette M. Addifon ,
che nel fuo Spettatore dà precetti , e modelli
eccellenti di buon guflo , fi può oflervare
che quell'Autore è un gran giudice ed ofler-
vatorè in tali materie , e con faviczza hafcrit-
to XII. Saggi intorno al buon gufto, e fan-
tafia che regola il buon guflo , ed è da
elio regolata (3) .
e •
Q CA-
(3) E* da oflervarfi, che tragli Autori Inglefi di elo-
quenza Profaica nino ve ne fia , che abbia praticata
nello fcrivere l'arce del buon gulto pia di Mylord
Adiìjjon eccellente Autore di precetti , e di modelli
in materia di gulto -, Filolofo moderato , lontano dallo
Scctticifmo di Shafcsbury , dal Deifmo di Bolin^broke,
dall' attracca MetaHlìca di Lord Kaimcs , e da altri cr-
roii. 1/ifteflo puòdirfidel Cancelliere Jtacone.
CAPO VI.
Di Af. le B<weu* Filologo Franceft .
$. I.
QUeft* Autore; è uno di quei pochi, che
con vedute Filofofiche abbia fcritto
full' eloquenza Poetica, e Profaica (i).
Far volle un paragone dell' eloquenza , e
dell' architettura , ed oflTerva , che talune arti
ebbero origine dalla necefljtà fola , altre dal
piacere , ed altre cominciarono dalla neceffi-
tà, e riceverono gli ornamenti dal piacere ,
come infatti l'architettura , dic'ei , fabricò
fui principio de' tugurj per la neceflìtà ,
quindi fontuofi edificj per le delizie . Cosi
gli uomini col bifogno di fpiegare ad altri
le
.(i) Si veda l'opera intitolata Cours des helUs Lei-
ircsyou Principe* de U Li ite rat un in II. $• Voi.
rU 1775.
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I
le proprie idee furono Tulle prime loro epo-
che Oratori , ed Iflorici fecondo i dettami
delia natura; ma i' efperienza , le oflervazio-
ni, il tempo, il buon guflo rìdulTero l'elo-
quenza a liilema e produtfero il contratto del
difcorfo, e delle frati, e le figure, e P or-
dine del difcorfo, e la progrefllone fimme-
trica dell'armonia..
§. 2. Stabiiifce quello Autore, die il vero,
il buono , le conofcenze , ed il buon guflo
cofthuifcon le bafi di tutte le arti, e le faen-
ze (2). Vuol poi dimoflrare , che il guflo
fia un fentimento , che ci dimoflra , fe la
natura fia da noi ben imitata in tutte le ani.
quali arti ei dice che tutte appunto confidano
heil1 imitazione delia natura , nella quale fa
confiflere l'ogetto del buon guflo , il qua!
guflo dice che abbia le fue origini , progredì;
e decadenze , e rivoluzioni 5 e dopo aver' egli
tefluta Tifloria del nafcimento delle arti pro-
pone alcune regole fui guflo che fi riducono
ili* Ottima imitatone della natura 9 e quindi
dimoflra , che ogni opera dee avere le fue
regole particolari M e che le antiche regole non
fono applicabili quando il fogetto è nuovo ;
e quindi è, che il (rio buon guflo può , e
dev1 eflere ia regola , e I" artefice . Prefcrive
poi d'imitar gli antichi, quando non fi sà
Q 2 imi-
(1) Princip. de It Litter. Pare I.
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244
imitar la natura (3) . Riflette quindi , che
vi è un buon gullo generale , e vari gujii
particolari , e fviluppa quindi le oiigmi del
buon gufto ne1 ragazzi .
§.3. Dice rifletto Autore , che 1 elo-
quenza profaica ha certamente0" proceduta V
eloquenza Poetica (4) ed avrebbe dovuto
dir Toppofto, o diftinguere molte cole (f) .
Parla indi il dotto Autore , e diniugue Io
flato delle primitive lingue derivate dal bi-
fogno, e lo flato delle lingue pofter tori mi-
gliorate dall'eloquenza, e conchiude parlan-
do dell* arte Oratoria , che la Logica , che
c r
(1) Tn quefta parte M. de Batteux parla ^aflài me-
glio di Poje, il quale nel fuo Saggio di Critica diffe
a he imitar gli amichi IU imitar U natura .Meglio dice
M. de Batcetix, che chi non si imitar là uatura.inw
tajfe gli antichi .
(4) Tom. i. Partó ///. . .„
U) Avrebbe dovuto M. Batteux rilevare dall opera
Inelefe di M. Blackwell intitolata Enquiry mto life and
jTriting* ofHomer && 5. pag. 38. , che la Poefia
ha preceduto la profa , e che quefta opinione è anu-
chiJTuna come dice il Blackwell, e colmata daStra-
bone, e da altri dotti. Ma M. Batteux, volendo (otte-
nere il fuo aflunto , avrebbe dovuto dire , che la pri-
mitiva eloquenza non fu ne in verfo , ne IH prola , le
per verfo , e per profe fi vogliono intendere 1 verii ,
e la profa di adeffo ; ma confiftea V eloquenza primiti-
va in getti , fegni , voci interrotte , fimboli , ne potea
dirfi perfetta eloquenza. Quando comincio a pcrrezio-
narfi l'eloquenza, fu fubito poetica , e non prolaica.
La profa nacque da' ver fi a tempo di Cadmo , temi-
de, ed Ecateo, ed Ellanico.
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- À
US
è l'art; di ben penfare, la Grammatica, che
è l'aiti di ben parlare, e la Rettorica , che è
Parte di ben dire, doveano infegnaTiì infieme.
Un Savio comeM. le Batteux,avrebbe dovuto
dire,che s' infegnaflea'giovani la lingua propria,
indi la Geografia , e P Moria , poi le Scienze
Matematiche, e Fi fiche, e poi la Logica, e
Rettorica , e le lingue dotte , giacche la
Logica , e la Rettorica , mai migliorano P
Uomo fenza quelle faenze preliminari, qua-
lunque cofa, die ne voglia credere in con-
trario M. de Batteux , e chifia altro .
§. 4.. Dal detto fin qui rifulta , che M.
Batteux , non oliammo quelle non poche
cole , che non meritano P approvazione della
ragione , Ila un' eccellente ollervatore , ed un
di quei pochi , che han cercato d' introdurre
nella Filologia la più fana Filofofia . Quello
Autore infatti ci ha dato un de' libri i più
eccellenti full' arte Oratoria , e Poetica , e non
oflantino gP inevitabili difetti occorfi in taP
opera , come in tutte le cofe umane , da'
quali difetti fe n' è qualcheduno da noi de
paflàggio additato; fi può dire con certezza,
che aliai meglio di Pope, di Lord Kaimes,
di Shaftsbury, e di Humc ha coflui ragion
nato fui buon gufto. -
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0
* jf5*»* ***** .*«5?*J£ *
CAPO VII.
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• • * • ■
QUefT Autore f che volle far deir Uomo ,
alcuni ritratti ideali, «e mette analoghi
alia verità , e. alla ragione , ma empi
i fuoi Jibri di aflurde teorie , e di cofe di-
fapprovate da' veri dotti , e da' veri Savj *
volle anche parlar molto dell'eloquenza ,*h
del buon gulloj ma la fua eloquenza è pec
lo più fofiflica , ed il fuo buon guflo non al ♦
raro erroneo . Comincia col dire , che molti
han definito V ingegno per fuoco , entufiafmo
5#*°e > che quelle metafore non fono
definizioni , nè, fe fuflero definizioni , fi po-
trebbero applicare alla filofofia rifleflìva di
Newton , di Locke , ma alla Poefia , ali*
elo-
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•47
eloquenza comVi dice (i) . Vorrebbe poi p
che ia definizione dell' ingegno fuflTe prece-
duta dalP efame de' giudizj del publico , il
quale tenendo per grandi ingegni varj Uo-
mini in diverfi generi di dottrine eccellenti ,
e didimi 9 dimoltra , che vi è in mate-
ria d' ingegni una qualità commune , che
tutti gli caratteriza (2). Quindi l' irte (io A u-
Q 4 tore
(1) L* Elvezio quando biafima tali definizioni pec
via di metafore, non comprende, che in tali materia
non poflon farfi definizioni efatte ; ed erra quando
dice, ahe la definizione di fuoco o di entufiafmo non
compete all'ingegno di Locke , e di Newton , ma a
Quello de* Poeti . Dunque l'ingrgno de* gran Filo-
(ofi , non dee efiere ne elaftlco , ne attivo , co-
dine crede Elvezio ? Vuoici anzi più elafti'cira , e fuo-
co d'ingegno , unito ad un'aflìdua contemplazione a
formar fittemi fall' Univerfo , c a fcriver libri Filolo-
fici, che ne* libri di eloquenza Poetica , e Prolaica •
Come / non vi é entufìalmo , e fuoco ne* libri di Me-
tafilica, nelle Cofmogonie ? Non vi dee e (fere un gran-
didimo entufiafmo, c fuoco, ed elafticiti di mente nel
veder 1* attacco delle piti fab'imi dimoftrazioni alge-
briche , e geometriche . Mal comprefe V Elvezio la
forza delle metafore per le quali l'ingegno fi chiama
fioco, ed entufiafmo , giacché fe bene l'averte com-
prefa non avrebbe così ragionato.
(2) Non perchè il publico ftima grand' Uomini Car-
tello, Newton, Locke, Montefquieu , Milton, ed altri
perciò lìegue che in materia d' ingegni ci da una qua-
lità commune , che tutti gli caratteriza , come dice
Y Elvezio, giacché il publico potri ammirare in Carte-
fio certe qualità, in Nevton certe altre affai diverte
Ai quello di Cartello, in Milton altre e più* diverfe da
quel-
*
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24* .
tore vuole che s' indagale l'etimologia delia
parola ingenìum , perchè dice , che il pubi-
co fpeffo fpeflb mani fella le Tue idee nelle
etimologie ; anzi avrebbe dovuto dire che
l'etimologie fpefìb fpeflfo fono V argomento
il più fallace , come infatti \s Elvezio vuol
provare , che la voce ingenìum dinota inven-
tare y cercare , da gigno produrre . Ma una
etimologia prefa dalla Lingua Latina , che è
(lata una lingua particolare de' Romani , e
di quelli idiomi , che fono da elfo derivati ,
può mai pruovare le idee univerfali del pu-
biico, come crede V Elvezio f Neil* idioma
de' Greci , degli Egizj , degli Orientali vi è
la voce ingenìum ? è dunque un fofisma que-
flo raziocinio dell' Elvezio .
§. 2. Attribuire TElvezio i progredì deli*
ingegno al cafo , a'tempi,alie caufe occafio-
ìiali , al defiderio della gloria . Ma tali eie-
coftanze non ponno fviluppare quelle forze ,
che non vi fono nella mente • Saranno tali
circoftanze d'incitamento, e di occafione di
fare fviluppare le forze fopite dell'ingegno ,
ma non già potranno influire intelletto. Avreb-
be dunque P Elvezio dovuto parlare con mag-
gior precifione (3) • Efamina quindi taf Au-
tore
•
quelle di Cartefio, e di Newton. Non perchè tali Au-
tori fono dal publico ugualmente ftimati , può dirfi ,
che la loro ftima è fondata fugl' ifteflì principi di
gufto.
(3) Cosi con pili precifione avrebbe dovuto dire il
fuo
«
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*49
toro le fue prete fé caufe occafionali , che fvi-
luppano , com* ei dice , gì1 ingegni , e con-
chiudc , che le caufe occafionaii fono come
i venti , che difperfi nelle quattro parti del
mondo , caricandoli di materie accenfibili , e
fpinte nell'aria 9 agitale impetuofamente , e
rifpinte r une full' altre , e dalie altre , fi ur-
tano in un punto , fi accende il lampo , e
Porizonte s'illumina. Ma quefle particelle ac-
cenfibili dell' Elvezio , quelli urti, quelli lam-
pi , quefla luce , e quelli paragoni , e que-
fle metafore (4) niente illuminano la teoria
del buon gufto , e deli' eloquenza ; e la tne-
taiifica dell' Elvezio è aliai poetica in quella
luogo.
§. 3. Paflà indi l'Autore ifleflo a parlare
della fantafia , e crede di averla dipinta con
un quadro de' fenomeni , che egli aflerifee da
efla prodotti in varie nazioni , e in varj tem-
pi , ma il dipingere la fantafia folo dagli ef-
fetti, non è cofa molto filofofica. Dice quin-
di molte cofe Tulle paffioni , ed i feriti men-
tì , ed olTerva,che per ben deferi ver le paf-
fioni,
• * • * •
fuo fentimento quando afTerì , che non vi può effere
ingegno univerfale , Un'ingegno ugualmente creatore in
tutto non può eflervi, ma bensi un grande ingegno, e
ve ne fono gli efempj in Cicerone , in Leibnitz , ed in
altri moki, che con non molta iperbole ponno dirfi in-
gegni univeriàli •
(4) L' Elvezia , ebe poco pria avea vituperato Tufo
delle iretafore, e fimilitudini , adeflo vi caie egli in
cali figure eoa ma infetta
7$0
Coni , bifogna avere in fe fteflò i modelli di
tal paffione , che fi vuole in aiui dipinge-
re (f) , e che fi ponno indovinare le paffi>
ni degli Autori daUe loro opere', e ferini ,
cofa che non è Tempre vera. Dittinone ioli
io fpiriio fonile in materia di buon guflo ,
fpirito fino, fpirito delicato , fpirito d'imagi-
ni , fpiriio luminofo § dalle quali diQinzionr
rifui ta la poca preci fio ne colla quale feri ve
taf Autore , che dopo aver tanto fcritto cori
cosi poca precifione riduce la definizione del
guflo ad una conofeen^a particolare di ciò che
piace ad una nazioni. DiQingtie poi due ma-
niere da arrivare a tal gulta , ehi il gufi*
delVufo, ed il guflo della ragione, e chiama
guflo di ufo quello con cui fi giudica di una
cofa fuirefempio di altre cofe confimili , e
guflo di ragione , quello con cui fi giudica
per mezzo delle conofeenze dei cuore umano,
* de* tempi , e coftumi .
(f ) Non è fèmpre vera qnefta ntaftlma . Un Comi-
co , un Satirico , no Poeta tipico vi farà viviflìme de*
(emioni di mille paffioni oppone , di mille diverti ca-
ratteri. Dunque ha dovuti in Ce avere tutti i modelli ?
E fa. poifibilc ? Omero , Virgilio , Plauto , Terenzio
&c. deferivono un vecchio avaro , una donna libera,
un'empio, un'Uomo da bene, un prodigo, un milan-
tttore . Dunque aveano in fe tutti i caratteri ? Era*
dunque Protei ? Nò j ma efTendo i grandi ingegni do-
tati di grande elarticita , hanno prefi i loro modelli
dall' oflervazionc del lavatura , ond'è che fi è quafi in
efiì trasfulà la vira idea di quei caratteri, che han di-
pinti .
»
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§. 4. Soggiunge V Elvezfo, che gir Uo
mini iHuflri non ponno efTer Tempre giudici
di buon gurto , nemmeno in quelle materie,
nelle quali eflì fono eccellenti , perchè ognu-
no di effi ha la fua maniera particolare dì
fpregarfi, come avviene nelle pitture, e fcol-
lure (6) , e quindi dice , che ognuno cre-
dendo il fuo modo di fcrivere il migliore,
non
(6) Quanto qui dice l'Elvezio è erroneo, ed aflur~
diflimo . Dunque fe niuno de* favj può eiTer Giudice
anche nelle cote, nelle quali e^li è eccellente , faran-
no falfi tutti i giudizi di tatti 1 favj portati in quelle
marerie, nelle quali eflt fi fono dittimi? Anzi bilbgua
fempre fentire i giudizj di quelli , che danno i pareri
(opra generi di cofe fcientihche, nelle quali fi fono di-
pinti, perchè effendone appieno conofeitori , fono giu-
dici competenti. In taripotefi dell'EIvezio {vanirebbero
i Canoni tutti del buon gufto, tutte le regole de* Cri-
tici farebbero falfe, Omero non potrebbe elTer giudice
di un Poema Epico , Pindaro di un* Ode , Metaftafio
di una Comedia . Perchè ? Perchè dice Y Elvezio , che
preporrebbero il loro ftile a quello degli altri . Ma
quando anche ciò faceflero , non potrebbero elTere in-
ienfibili al buon gufto , che enerverebbe ne' confittili
Autori le bellezze dell'imitazione della natura. I gran-
di Artefici , i gran favii hanno fpeflo , e fcambievol-
mente ammirato con piacere le produzioni confimKi *
Virgilio gran Poeta ammirò Omero . Inoltre i princì-
pi di buon gufto Univer&le , i quali fecondo le anta-
cedenti oifervazioni <kU' Elvezio , fi offe r vano in tutte
le nazioni, fmentifeono quefte fue iftefle teorie . Oak
quali fonti deriva l'univerlale ftima di Omero, di Vir-
gilio1, di Pindaro ? Oa'giudrzj de* primi conofeitori di
quelle bellezze • Orazio ìoéò fbmmamente il Lince*
Pindaro , ed era egli ancor gran Lirico . Vedi Y Ode
di Orazio . Findarum quifquis ftuda *mvUri , & <et !
non può giudicare di quello degli altri ; e
da ciò ripete le origini de' varj giudizj fuiie
.cofe ifleffe,e su quel che fi dice bello [pin-
ato , che è P arte di dir le cofe con Élegan^a ,
grandezza , e fine^ia , come dice P Elvezio ,
e di renderle interejanti . Ma ci ha detto PEl-
vezio qual fia tal' arte , e fe fia , o poflTa ef-
fer PiReflà per tutti gli Uomini , per tutti
i tempi , per tutti i luoghi ? Dunque ragio-
na con molta confufione , e con non po:hi
fofifmi; e quindi foggrunge , che i Filofoti
oflervan le cofe , ed il mondo la maniera di
dirle ; ma i Fiiofofi , fe oflTervan le fole co-
fe , e non già la maniera di dirle , non fon
veri Fiiofofi , nè fanno proporre le loro
idee ; e nell' efaminare le dottrine altrui
Contenute ne' libri degli antichi , ne' quali
dalie parole devono eflTer condotti a' (enfi
delle cofe , dovranno badare alle parole , fe
vorranno eflTer Fiiofofi , perchè molti errori
nafcono dall' abufo delle parole e dal non
capir fi le medefime .
§. Dopo ciò foggiunge P Elvezio', che
talora gif Uomini di fpirito odiano i Fiiofo-
fi , che penfano alle cofe , non alla ma-
niera di dirle, ed i Fiiofofi odian talora gli
Uomini di fpirjto ; e che la bellezza confitte
Dell' unir la Fìlofofia all' eloquenza , cioè Par-
te di ragionare alla maniera di bene fpiegarfi»
lo flile a' penfieri . L' arte di ben dire fup-
pone Parte dì ben penfare , dunque a con-
chiude PElvezio , che fono irragionevoli quei
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2^
Filofofi , cFic odiano Y eloquenza , e quegli
eloquenti , che biafimano la filofofia , ed in
queflo dice affai bene.
§. 6. Queflo ifleflo Autore in un* altra
opera , che volle fcrivere full' Uomo È e fal-
la fua educazione volle ridurre tutte le rego-
le dell'eloquenza poetica, e profaica alle co-
nofcenze dei bello , e de' mezzi , che condu-
cono ad eccitare in noi fenfazioni piacevoli,
didime , e nuove P Confirma con molti efem-
p) tali idee, e vorrebbe, che non folo ogni
libro fuflè nuovo ,ma che ogni pagina, ogni
linea , ogni verfo avelie ad eccitare una nuo-
va fenfazione , un'imagine , quale fecondo
più, o meno intereflTa, più piace 5 e diventa
lìile fublime quando fa in noi la pm forte
imprefljone poflìbile. Alla forza dunque più,
o meno veemente riduce la diflinzione del
bello dal fublime . Per formarci un' idea dei
fublime, vuole che fi unificano i pezzi citati
per modelli da Longino , da M. Defpreaux,
e da altri , e ciò che rifulta in noi di com
mune dalle impreffioni di quei pezzi diverfi"
coflituifca il fublime , che egli diflingue in
fublime d' imagini , e di fentimenti .
Ognun vede , che V Elvezio non è nè chia-
ro , ne precifo , nè molto Fifofofo in tali ra-
ziocini .
§. 7. La fublimità d* imagini fi fa confi-
flere da queflo Autore , nelle imagini le pm
forti ; e chiama imagini più forti quelle che
derivano dal timore, e dice, che il fublime
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.
è l'effetto di un timor che comincia, fog-
giungendo che la profondità de* Cieli , P ini-
menlità de* mari , P eruzioni de* Vulcani , ci
lòrprendono perchè ci rapprefenrano le gran-
di forze della natura , ed il noilro niente ,
onde nafce il noflro timore. Soggiunge , che
nelle Eumenidi di Licinio, lo fpettacolo, e
le decorazioni orribili fecero comparire tutta
la Tragedia fublime , e dice , che i conti
deMadri , degli fpettri , e de* pericoli, attcr-
rifcono , e commovono più . Dunque fecon*
do V Elvezio , tali conti fono i modelli dello
fi ile fublime ? Si può dare ailurdità maggio-
re? E* vero, che lo fpavento può darci qua-
dri eccellentifllmi , e modelli di fublimità
inarrivabile , come nella deferizione della
guerra de' Giganti Flegrei , in quella di Er-
cole con Anteo , nella prefa di Troja . Ma
forfe oltre del fublime , che nafce dal terro-
re, non abbiamo altri generi di fublime nelP
eloquenza Poetica , e Profaica ? Anzi ve ne
fono infiniti in ogni Scrittore in verfo , ed
in profa , e iungo farebbe il riferirgli . Dice
Elvezio, che il fiat lux , & fafla ejl lux
della Sacra Scrittura è fublime per il teno-
re , e per P idea s che ci dà di un1 Ente
onnipotente . Ma le fublimità del Cantico
di Mose dopo il paflàgio del mar Rof-
fo (7) quella delP altro Cantico di Mose ,
che
(7) Quello the crfliipcia Cjn'enus Domino , glorhjc
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che è nel Deuteronomio (8)f Caotici fubii-
miflìmi , non confiflono in terrori , come
fogna V Elvezio . Lf epifonema di Virgilio
Tanice jnolis trat Romanam coniare gcn-
tem , e quello di un Poeta Scozzefc
hilia morte del noQro Divin Redentore .
lamot molis em lapfam repararc falutem (9)
fono cofe fublimiflìme , nè contengono idee
di terrore . Ma V Elvezio più oftinato nel-
le fue idee , vuol ridurre ancora alla caufale
dei terrore incipiente le fublimità de' feri-
menti , e quelle che derivano dalla grandez-
za , e forza de' caratteri , ripetendo , che ogni
gran carattere è un terrore incipiente • Cosi
dice , che quando predo Omero Ajace dico
a Giove, che gli rendefTe la luce , e che
combattefle contro di lui , e de' Greci , tal
propofizione è fublime , perchè fgomenta , e
conchiude t che quando non vi è fenfazione
di timore, non vi è fublimità, ma vivacità;
e foggiunge che le regole dell' eloquenza
fono i diverfi mezzi , da' quali fi eccitano in
noi le fenfazioni varie .
$.8. Da ciò fi vede che Elvezio Dell'
eloquenza e nello fliie ha voluto introdurre
da per tutto il timore , e la violenza , come
Hobbes volea introdurre il timóre , e la for-
ra in politica. Non è però quello Cflema di
Elve-
(8) Quell'altro Audite Cali quet Loquor . Deutet.
Cip. XXXll,
(9) Delie. Poetar. Scoiar.
2$6
Elvezlo fullo flfle fublime la più minima
afturdirà , die coftui aveffe potuto dire .
Abondan pur troppo le fue opere di errori
gravi, ed in materie graviflìme , delle quali
non è noftro iftituto il parlare . Non e dun-
que meraviglia , fe tal' Autore abbia avuto de-
gli erronei raziocini full* eloquenza (io) •
4
C A-
(lo) Si è da noi oflcrvato in oceafione de' Sofismi
detti dal Bayle contro l'eloquenza, che coloro i quali
fi credono Filofofi, e che hanno la difgrazia di attac-
care le verità le jpid facre,Ie più utili, le più evidenti»
fi vedono fpeflb Ipeflo incappare in gravi errori , anche in
materie indifferenti e feicntifache di qualfifia genere .
La ragione è evidente • Queir intelletto che attacca la
religione , non è bene architettato , anzi è lefo come
iie' matti. Un cervello non bene architettato, e lefo ,
dee efler fogetto a continui irraziocinii , e paralogifmi
anche in cofe indifferenti • Se ne veggono le prove in tutt'i
libri de' Deifti . Raziociuii inconcludenti , ifolati, interrotti,
confuti, falfi, e pieni di mala fede, d' ipoteli, di alTar-
diti per ingannar gl'ignoranti, compongono il meglio
dcJ loro argomenti. Così il Bayle ha ragionato full*
eloquenza, cosi l'Elvezio fui rmou gufto con aCfurdità
infinite , come fi c da noi ofiervaro . L' ifteflo è acca-
duto a moiri altri.
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3S7
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CAPO Vili.
• • ■ ■ ; • . .. '
• t
Di M. de Montesquieu.
$• h
IL Signor de Montesquieu Fia Iafciato alcuni
frammenti fui gufto (r) ne' quali didingue
neli' anima tre forti di piaceri cioè quelli ,
che trae dal fondo della fua efiflenza , quelli
che rifultano dalla fua unione col corpo , e
quelli che derivano dall' ufo , dal cofl< mi
ec. , e foggiunge poi , che tali piaceri fono
gli oggetti del guflo , e fono il bello , il
buono , il delicato , il naturale s il tenero ,
il fublime, il nobile, il grande , il maeflo-
R fo,
(i) Monrefquieu EJfay fur te gout dans hs oevres
de la nature , & de C art . fid. Alante fa Oeuvr. Tom,
VL oag. 36*. edit. in I». Amfterd. chei Arkftie &
Merkus 1773. _
2;8
io , ed aggiunge fin' anche il non sb chi .
Biafima gli antichi , che credeano la oeilezzà
eiìere nelle cofe , e non ne' rapporti delf
anima, e perciò dice , che quei Diàloghi di
Platone , ne1 quali fi fa ragionar Socrate ,
dialoghi dagli antichi tanto ammirati , og-
gi fono aflurdi , e pieni di una falfa filo*
fofia •
§. 2. Dice il Montesquieu , che V anima,
oltre i piaceri , che ha da' fenfi , ne ha de-
gli altri da eflì indipendenti , coni' è la Tua
curioliià , le idee della fua grandezza , fue
perfezioni , fua efiftenza , quelle idee, colle
quali unifee , divide , paragona . Noi non
entriamo a difputar col Montesquieu circa
tali punti di Metatìfìcà. Egli poi chiama ta-
li piaceri col nome di naturali , e gli diftrn-
gue da* piaceri acquieti . Indi riflette , che
fe la nollra organica Ammira fufle Hata di più,
o di meno membri , vi farebbe (lata un1 al-
ira eloquenza, un'altra Poefia (2) , e quefta
fua
* t * « •
(a) Crede ài fortr dimoftrare il Monréf<peu il fuo
afTunto , col dire , che fe la coftitufcionte de' nortri or-
gani ci aveCTe refi capaci di pili lunga attenzione, tutte
le regole che proporzionano la difpolìzione del (ògetto
alla mifura de!Ia noftra attenzione non enferebbero
piti. Se noi fuflìmo flati pia penetranti , le regole foa-
date falla mifura della noflra penetrazione non cinte-
rebbero. Se la noftra vifta, il noftro udito , il aorrVo
odorato fu(Tcro flati divertì , divertì farebbero frati i
modi della profpetti va, architettura ec. Ma dica il Mon-
xefquieu , cali ribellioni ipotetiche cola coashiudoao net
fuo
1
1
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2W
fua rifleflSone è inutile , fuperflua , ipotetica,
e non degna di tal Fiiofofo , il quale fog-
gtunge , che il buon gufto non s' infegna ,
riè fi acquatta , e che i precetti , e gì' infe-
gnamenti folo ponno regolare il gulto acqui-
llatOjchc fa confiftere nell'attaccamento alle
cofe per via de' fentimenti; e riduce le ge-
nerali definizioni dello fpirito alle ideecoui-
prefc fotto le paiole d* ingegno , buon fen-
io , difcernimenio , aggiuftatezza , talento ,
gufio •
$. Palla quindi a parlare della curio-
fità , e dimoflra , che s' incontra con il pia-
cere quando all' anima fi fcuoprono cofe nuove,
e maggiori di quelle che eflà fperava di ve-
dere . La curiofità non ammette limiti , e
vorrebbe veder tutto e fcoprir tutto, e fiam
talora impolTibiiitati a farlo . Siamo nelle
Città popolate, e non poffiam godere delle
vedute delle campagne? Viene per appagar
la curiofirà l'arte della pittura, e ci dipinge
i villaggi , e le campagne nelle noflre danze.
Siamo nelle campagne , e non poflia'.n go-
dere delle popolate Città ? La pittura ce le
rapprefenta ne' quadri * Ecco V origine de'
piaceri che derivano da tali arti fondate neU
la curiofità . Soggiunge etto Autore , che i
grandi penfieri conlìflono nel dir cofe mai
R 2 fpe-
••■•<•...
fuo alfimto ? Non fono forfè fogette al rimprovero di Ora-
zio, «eli' Arte Poetica? ForuSc cupreftum fcis fimulare.
Quid hoc i & ut. .
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iperate , o credute (3) , ed afferifee , clie
fai fogna moflrare air anima con ordine ie
cofe, altrimenti G cagiona confufione , e rap-
prefentarle con varietà per non cagionar nau-
fea , e languidezza ; ma la varietà non dee
eflTere fproporzionata , nè la fimmetria dev*
eflereuna nojofa uniformità, ma bifogna inferire
de contraQi ne' caratteri , preferrvendo che mai
fi debba cadere negli elìremi, e quindi a lun-
go favella dell' arte del forprendere nel!'
efporre le cofe con inafpe tati artirìcj (4) e
quindi efpone il Montesquieu , come le cofe
ci poflàno piacere , o drfpiacere fecondo i
loro vari afpetti , e fecondo ie diverfe no-
ftre idee , giudizj , fenfazioni ; ed efami na
varii generi di diverfi capricciofi piaceri , e
le prevenzioni de' piaceri datici da un' og-
Y 1 * — — il /-k I a ■ v« .
pre piacevole , e ciò confirma colf efempio
di
(9) Adduce T efempio di Floro , che rapprefenta gii
errori di Annibale in due parole . Quum Victoria pof-
fee uri , imi voluti . Ci deferive la guerra di Macedo-
nia cosi. Iniroiffi vittoria fuit.Ci rapprefenta con que-
fte parole qual farebbe un gior io Scipione . Hu era
Scipio, qui in exitium Africa crefcii. Ci rapprctenU
Annibale, che andava per 1* Univerfo cercando 1 nemi-
ci de* Romani : Prtfugus ex Africa hojiem poputo
Romano toro Orbe quarebat.
(4) In tale occafione adduce 1 efempio di bvetomo,
che dopo aver deferitto con fangue freddo gli eccelli
di Nerone, forprende con quefta conchiufione malpee-
rata: Tate monftrum per quaiuordecim anno* perpejj[us
terrarum Ortis, tandem acjtituii.
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26 1
ài una donna da Scena , che place ancota
fuori del teatro full1 idea dei fuo canto , ve-
ce , portamento, geflr , applaufi ricevuti, e
per il fublime perfonaggio , che rapprefen-
lava.; e foggiunge in taP occafrone il Mon-
tesquieu che noi lìam pieni di prevenzioni ,
e d'idee accefTorie.
§. 4.. Viene a'- piaceri del non sò chi } ed
in lai capitolo poiea efTere aliai più dif.
fufo , trattando di una materia tan-
to vaila , che ha per limiti un non sò chi ,
e che può ridurli all' infinito . Ma era ben
fatto ad un Filofofo, come il Montesquieu ,
ii parlare fui non sò chi ì O pure ha egli
voluto dirci colP accennare in materia di buon
guflo piaceri del non sò chi, che non fi pofla
capire cosi facilmente in qual cofa confida
effe) guflo?. Ma noi non ifcriviamo un Com-
mento su tali frammenti di quello Filofofo,
ma folo vogliam dafe una concifa efpofizione
dell' abbozzo dei fuo fillema fui guflo , che
egli preparava per farlo inferire nella grande
Enciclopedia di Parigi.
§;< j. Efamina quindi ii Montesquieu la
imaniera da tenerli nel forprendere gli udito-
ri, i Lettori > e gli fpettatori con delle no-
vità inafpettate , dicendo , che la forprefa
non dee eflèr tale , che fui principio aveffe
a colpire, con isvilupparfi tutto il forte dell*
ammirazione , ma che tali forprefe dtbbon*
eflTere fulle prime mediocri , e poi vadano
gradualmente crefeendo, come ha fauo Vir-
R 3 gilio
2. 6 2.
gtlio fa Poefia, e Rafaelè nella Pittura (y).
Indi efamina il Montesquieu la natura , e
g\\ effetti di certe forprefe dell' anima che
non sa conciliare quanto vede con quanto ha
villo t e chiama poi tale flaio della, roenic
am'uefi delle cofe , che, e diverfa dald' amiteli
delle parole, e adduce f efempio di Fioro,
che parlando de' Sanniti , dice che le ioro
Città furono talmente diftrutte , che era dif-
ficile riconofeere in elTe il teatro di tanti lo-
ro trofei • Ut non facile apparerei materia qua-
tuor , & viginti peculorum Aggiunge poi
V ifleffb Montesquieu » «che pua delle cofe
più piacevoli , e . piò difcUi Ha lo HHe ma-
turale p cosi in eloquenza poetica e profaic*,
come in Mufica , confirmarido ciò coli' cfénir
pio de' verlì di Corneille , che fono co»
pompofi* ed erano con facilità fomma com-
porti, e quei di Racine cosi naturali, erano
difrkiiiflìmi a far fi , e conchiude il Montes-
quieu , che Io flile ballò è fublimé pèr ii
popolo , che tutto vede nelle fue idee $ e
che T unione dell' idee accelTorie , rende ne'
grandi i loro penfieri , p nobili , a fabir-
mi , o naturali • Cita Michelangelo per id
; f ; , -.i Mae-
; . t • t • • v . ~> ■'• ■ *
. (s) °icc il Montefcmieu in tal frammento, che gli
Autori i pili uaturali lorprendono meno fulle prime,, e
aliai dopo . Lucano, ed i Pittori Veneziani ., come ei
crede, ibrprendono alTai fulle prime , e niente iopO'.
Giudichi il favio Lettore di tali alTertive di Montes-
quieu . ..!'••]
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Maeflro della fublimltà In Pittura • Avrebbe
dovuto aggiungere chi egli credea il Mae-
flro dell$ fublimità io eloquenza Poetica , e
Profaica. Ma quefto piccolo aboz7o dei Mon-
tesquieu fui guflo , oltre il non ballare per
farci formare idee de* Cuoi fornimenti , e
compiute teorie foli eloquenza, contiene altre.st
molte- cofe piuttpflo ipotetiche , che vere ,
piuuotio nuove 'die favie (6).
...
R
i
4
CA-
(6) TI Signor d'Alembert nel fuo Elogio di M. de
Montefquieu ( Melange Philof.Tom*lL ) verfo il fine,
di tal' Elogio dice cosi di quello frammento fui sufio
fcritto da M. de Mon tefqieu , del quale noi ' abbi am ri-
ferite l'idee: Egli, cioè M. de Motnefquieu , ci desina-
va un articolo jul gufiot il quale articolo i fiato rro"
vàto imperfetto traile fue catte . Noi il daremo al l'u*
blico nello fiato in cui Ji trova , * noi il tratteremo
cai rifpetto medefimo , chi altravolta dimoftrò Roma
per le ultimi vo fi di Stntca.
Da quelle rifleftoni di M. d' Alembert fui detto
franarne ntp di M.^e Mon tcfquicu ful guflo fi ricavabile
negli fclogj, ancorché fatti da' Filofofi, rare volte fi dice
il vero, giacché chi fa elogj vuol tutto ingranare liei
fuo Eroe, anche le cofe le più piccole . Il franamento
fui gufto fciitc* «la M. .de^ JYlomefquieu non meritava
effetti rammentato dopo 1' eflerfi parlato dello spinto
delje Le<;gi , e della opera fulla grandezza e decadenza
de' Romani .
• t «S *
- - *
*
4
C A P O IX.
Di Mf Diderot.
• i / \. t
QUeflo Autore (i) dopo avere efaminati
i fiflemi di coloro , che hanno fcrirto
fui beilo , e fui buon guflo generale ,
cioè i Memi di Piatone , di S. Agoftinq in
alcuni fuoi frammenti y di Hutchefon , dei P.
Andrea Gefuita , di Shaftsbury , di Woifio ,
di M. de Crouzas, <e di altri , fa molte ri-
fleffioni fulle bellezze relative , e fulle reali,
e paffa quindi a confederare il bello morale
in rapporto a* cofìumi , ed il bello letterario
nelle cofe fcieniihche, e deduce poi ia con-
(i) Nel fuo Traili du Beau,
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fegttenza* cfieP imitazione della natura, nel-
la quale confifle il più bello delle arti , fia •
la cofa più difficile, giacché tale imitazione
richiede lo Audio il più generale , il più pro-
fondo , il più eflefo di tutte le produzioni
della natura , e le conofcenze le più perfet-
te de' limiti, che la natura fi prescrive nelle
fue produzioni , e le loro graduazioni , cofe
difficiliflìme ad indagarli ; e quindi dimoftra
dopo varie rifltlToni , che le bellezze di al-
cuni eloquenti pezzi Poetici , o profaici ri-
fultano dalle circoflanze , e dagli attacchi an-
tecede mi che hanno quei pezzi , che confi-
dtrati nell* antecedente , e confeguente loro
concatenazione fono belli , grandi , fublim? 5
confidenti fenza tali rapporti , ed ifolati ,
non fi truovano ne fublimì , nè belli •
c §. 2. Quindi M.Diderot fi apre il campo
a difeorrere fulla natura de' rapporti , che
fenno il bello , confiderà alcune definizioni
di tali rapporti, e feioglie le difficoltà, che
può incontrare il fuo filìema, conchiudendo,
che dandofi un* occhiata fugli oggetti , che
il chiaman belli , uno efclude dalle bellezze,
<he ha, la grandezza, 1' altro T utilità , f al-
tro la firn metria , certuni V ordine , co«»
me nelle deferizioni delie tempeiìe , del
Chaos ec. , conchiudendo che il bello confi-
fle nella percezione de1 rapporti ; e quindi
efamina le differenti caufali delle vane opi-
nioni fui bello , e fui gufto , che dice deri-
varono dalla maggiore , o minore efperien?a,
eften-
266 .
eflenzione dello Ipirito , tifò di meditare;
giudicare , vedere . Talora i belli pezzi delle
arti non fi ponno da tutti capire , come ac-
cade anche nella Mufica, e nella Poeta , on-
de fecondo i gradi della perizia in quelle
arti , e fecondo le paflìoni , che accompagna-»
no quei che giudicano di tali arti, fi giudi*
ca falle medefime, e fui gurto; e le bdlez»
ze fon fempre in ragione comporta del nu-
mero de' rapporti , e delle difficoltà , che vi
Jbno , che li fuperano in confiderai , co-
me dinivftra con- efempj prefi dalla Geo*
-mctria , ,
§•3- Si giudica , dice M. Diderot , fal-
le bellezze e fui gutfo fecondo la proporzio-»
.ne nella -quale fi crede , che tali cofe corri?
fpondano in rapporto alle parti , che eflTe fp*
jno de,l gran liuto , il quale fecondo è più ,
•o meno,, conofciwo 3 fono più o meno co*
iiofciuti tali rapporti ; e Aggiunge , che IP
interefle , le paflìoni , V ignoranza , i pregivi?
dizj, gli ufi, i coltami , i climi ec, impedi-
fcono in noi molte idee fui guflo, e ne ge-
nerano molte altre in rapporto a noi fleflr.
Le idee falle , e le idee vere, dice M. Dir
deroi , fecondo la loro diyerfa natura , e mo-
jdificazicoM^ che producQno in noi , cagiona-
no diverfi fenomeni , e V ifleflò accade co'
Segni delle idee 0 cioè colle parole , che rare
yolte heu Jl definrfcpno,e ben fi capifcono*
e mai perfettamente «corri fpondono air éflcnt-
za delle £ofe J ed in lai1 occafione V ifteUb
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Autore clfl&rva , cne !a Logica , • e la Me-
tafifica , farebbero molto perfette , fe i Di-
zionarj delie lingue fuflerò perfetti ; e per-
xhè le parole fono ì colori della Poefia , e
deli1 eloquenza , non vi può eflèr mai con-
formità nellr giudÌ2] \ che fi fanno falle co-
fe rapprefetitate da' colori, fe non vi è uni-
formità negli igeili colori *
§. ^. L* iftruzroni , l1 educazione , i 'pte*
giudiz] , e le paffionida tali circoftanze ec-
citate, e gli ordini fattizj delle noflre idee,
fendano tutte le loro bafi full' opinione , che
Soggiunge^
da una cofa rifvegliate in varie perfora- , fon
varie fecondo i varj gufli , e disgufti ; Gertk
idee accefibrie difpiacevoli fanno fvanire te
idee principali piacevoli * Un giorno le no-
flre fen fazioni fono in uno (lato , un giorno
in un'altro. Ecco l'origine de' varj giud Fzj
di un* ifleflo Uomo in varj tempi , età , luo-
ghi , e circoflanze (2) . OlTerva ancora P
" , > r ifleflo
(2) Che le iclee acceflorie df(piaeevoli facciano fva-
nire le idee principali piacevoli , è cofa vera , ed in cià
ben riflette Al. Diderot; ed e anche vero, che le idee
principali (piacevoli facciano fvanire le idee acceflorie
piacevoli . L' idea principale del Poema di Lucrezio è
dJ infegarc un* empio Epicureifir.o . Tal* idea principale
fpiacevole c capace d: rar abominar tal Poeta anciie in
tutti i luoghi ove non è empio. M. de Voltaire , ge-
neralmente parlando, è uno fautore eloquenti/fimo, ed
eie-
a6S
ifleflò M. Diderot , che negli ogetti com-
pofli di forme artificiali , come neif architet-
tura , , il gufio è in pane fondato fopra idee
ragionevoli , e in parte capricciofe . 'Certe
analogie degli ogetti con altri da noi credu-
ti buoni , o malefici , le opinioni de' paefi ,
ne' quali fi vive , le convenzioni delle So-
cietà, influifcono variamente ne* giudizj. Quin-
di è , che i colori i più vivi fi riguardano
come fegni di vanità , e di fatto-, il nero
di lutto, il giallo di pazzia ; e tali idee ac-
ceffone fi risvegliano fempre in noi alla vifta
di .tali colori .
§. j. Si vede fin qui detto , che tali
fleflloni di M. Diderot fono di un gran peo-
tuetra , ma avrebbe dovuto efler più 4^nh sii
tal materia, più chiaro, più utile'; e fareb-
be flato più utile , fe aveue prefo. i fuoi
efempj dalle oflèrvazioni fulie fcienze , e mi-
gliori fcrirtori di elle • Credefi da molti ,
che il Poema Epico debba fempre contenere
flile, ed idee Eroiche , e perciò quando fi
legge un Poema Epico fi flà da molti full*
afpettativa di perpetue fublimhà 9 che non
fempre fi trovano . Se fi fente un difeorfo
di Metafifica , o fi , legge un libro di tal fa-
coltà , viene fubito 1' idea di attratte ofeuri-
1 , • tà,
elegante; ma tali (uè qualità non ballano , perchè queft'
Autore mai potrà piacete a* veti dotti, e a* veri Savj
per molte opinioni acceflorie che iono erronee , empie,
ed affui de , e più nuove , che làvie .
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a>6p
"tà, di tenebre fublimi, ma non tutte le opere
di Metafilica , ne tutti i luoghi di tali opere
fon tenebro!] . La varietà de* giudizj deriva
inoltre dalle idee, che noi ci abbiamo formate
di quelli Autori , de' quali noi giudichiamo.
Gli Uomini , anche i più dotti , fpeflb giudi-
cano di prevenzioni. Molti luoghi delle ope-
re di Omero , fe fi diceffero comporti da un
moderno Autore , farebbero orrendamente
lacerati . Varie cofe di moderni Autori , fe fi
potettero attribuire agli antichi, farebbero lo-
datiftìme da coloro, che giudicano per pre-
giudizj i quali molto influifcono fui gufto , e
come tali fon degni di fomma rifleffione perchè
l' Moria de' pregiudizj , delle loro origini ,
e decadenze sviluppa fempre V ifloria dell'
orìgini, e decadenze di quel guflo, che è a
quelli relativo . M. de Voltaire fcrifle un Pa-
negirico in lode di Luigi XV. Rè di Fran-
cia. L'Europa biafimò tal Penegirico , per-
chè non fe ne fapea T Autore , anzi molte
Academie biafimarono ancora tal lavoro. Ma
quando cominciò a fpargerfì voce , che era
opera di M. de Voltaire , fi trovò il Pane-
girico lodevole (3). £cco quanta è la fona
de' pregiudizj- *
CAPO
(3) Mtmoir. dt la Rtpublia* dit Leur. tu Franti
far M* da Btaumarchais «
27*
4>
C A P O X.
• i
Di M <ìe Voltaire.
-
NEIIa grande Enciclopedia di Parigi vi
è T articolo Eloqucnce , che è comporto
da M. de Voltaire (i). Noi daremo i'aboz-
20 del quadro , che ir Voltaire ha voluto
fare dell' eloquenza , e Io daremo quafi colle
fue iflefle parole. Die' egli dunque , che P
eloquenza nacque affai pria delle regole della
Rettoria , come le lingue nacquero pria delle
Grammatiche, perchè nelle grandi paflionf,
e ne' grandi affari la natura forma l'eloquen-
za ,
(i) Emyclop. Tom. V. pag. 44? • de Lucques
artici. Eloquence . I compilatori di detto Dizionario
chiamati tal* articolo un uhUtu prtcitux,& un €xc/l~.
Unt morceau . 'm , ;a
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2JI
za , e chiunque è vivamente cornmoflb, ve*
de le cofe in afpettj eilraordinarj , e tutto
diventa per lui ogetto di paragoni , .figure >
€ metàfore , fenza eh' ei fe ne avvegga , per-
chè egli in tale flato di veementi paflbni
ravviva il tutto , e tramanda agli afcoltaiori
il fuo eniufiafmo; e foggiunge, che fi e of-
fervato , che il volgo ifleflo G enuncia ro-
vente con figure , e che i tropi fieno cofa
ovvia e naturale , dicendofi in ogni lingua ,
che il cuore arde , il coraggio fi accende , gli
occhi fcintillano , lo [pirico è opprejjo , fi .divi-
de , fi confuma , il Jangue fi gela , la ufta fi
fconvolge , fiam gonfiati di orgoglio , inebriati
di vendetta & ceu loggiungendo che la natura fi
dipinge da per tutto in confimiii forti i ma-
gi ni divenute ordinarie , e che la natura iltefla
jfpira rifluitole le maniere, e gli andamenti
da pratticarfi con coloro de' quali abbiam
Infogno .
§. Il natura! defiderio di accatiivarfi i
Giudici, ed i fuoi Padroni è il primo mae-
flro dell' arte j ed il raccoglimento dell'
animo profondamente commollo , e che lì
prepara alio fviluppo de1 fornimenti che
f intereflàno , c lo premono , è il priftio
palio dell' eloquenza . La natura iftefla ifpifa
degli efordj vivi , ed animati , ed una forte
paffione, urV urgente pericolo richiamano , e
' Affano la fantafia , ònd* è che la natura fa i*
eloquenza ; e fe fi è detto Orator fit , ìoila
'najcitur , fi è detto quando T eloquenza è
fiata
Ù11
fiata forzata a (lucrar le leggi , il coftume#j
V ingegno de* Giudici , ed il metodo de
tempo . La fola natura è eloquente , ma di
paflaggio (2) ♦ Offerva quindi , che i pre-
cetti di eloquenza fon venuti dopo V arte ,
che V eloquenza fu ritrovata da Empedocle ,
infegnata da Gorgia e ridotta a precetti da
Corace , e da Tifia ; ma in tali aflertive
M. de Voltaire parla dell' ifloria dell' elo-
quenza non con molte precifione , ed efat-
rezza iflorica , e confonde molte cofe .
§. 3. Riferifce quindi M. de Voltaire Popi-
nione di Platone , che richiede nelP Oratore
la
(a) Cicerone intefè mo'to bene le vere origini dell'
eloquenza , quando dilfe della medefima . Ai fi voLu-
mus hujus rei, que v oca tur eloquenti a ,five areistfire
Jludiiyjìve exercitationis tujufdam, five facultatis ab
natura prefitta, confiderare principium ; reperiemus id ex
honeftifftmis eaufis , natura , atque optimi*, rationibus
profetium , Cicer. de Invent. Rhet. libr. 7. pag- 146"*
Toin.I. Oper. edit. Barbou.In quefto luogo Cicerone
ci dà a comprendere non folo, che V eloquenza abbia
avuti oneftiifìmi principi , e caule neceflarie ( ed in
quefto confuta racitamente coloro, che vituperano l'elo-
quenza, e la credono nata dal vizio , e dalla corruzio-
ne del cuore umano ) ma ci palefa ancora Cicerone i
fuoi dubbj fui punto dell'eloquenza , fe fia la medef>
ma una facoltà naturale, o un'arte , o cofa nata dallo
Audio , e dall' applicazione ; ed in quefto Cicerone la
fa da Scettico fulle queftioni fudette , che tante difTen-
fcioni han prodotto tra ProfelTori di eloquenza. Di tali
queftioni coi abbiam parlato nel Capitolo Vili, della
Parte I. ove fi è Moncamente efaminata la queftione
T Oratore nafea, ed il Poeta fi formi • 1 j -
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la fottigìiezza de* Dialettici , la faenza de*
Fiiofoff , la dicitura de' poeti -, ed il getto
de* Comici; e riferifce altresì l'opinione di
Ariflotele 3 che dimoflra elìce la vera Filo-
fofìa la guida dell'intelletto in unte le arti,
end' è che erto Ariflotele nei fuo libro della
Rettorica ha fcoverto i veri fonti dell' elo-
quenza , avendo dimoftrato , che la Logica
è il fondamento dell' arte di pervadere , e
che l' efler eloquente confitte nel faper con-
vincere . Attribuifce indi M. dé Voltaire ad
Arillotele la diftribuzione deli\ eloquenza in
tre generi, cioè deliberativo * demoftrativo ,
e giudiziario riflettendo di pa Gaggio , fra
tali generi eflervi fpelfo una cpmitiunione
reciproca, ed avrebbe dovuto M. rde Voltai-
re riflettere, che tal divifione de' detti tre
generi, non è molto efatta , «ome accenne-
remo a fuo luogo . Paflà quindi ii Voltaire
a formare una brieve , e rapida analifi della
Rettorica di Ariflotele , conchiudenip , che
i di lui precetti refpirano l'illuminata preci-r
fione di un Filofofo , e F eleganza Ateniefe,
e che mentre egli dà le regole deli' elo-
quenza , è eloquente con fempiiciti ♦
§• 4. Se Ariflotele , mentre dà le regole
dell' eloquenza , è eloquenre con femplicità ,
come in .. quello riflette bene M. de Vol-
taire, ognun vede, che quello Filofofo, che
6a delineato P articolo Eloqutn\a nell' Enci-
clopedia , avrebbe dovuto olfervare , che V
eloquenza , e T idea ragionata , . che dee
' / S averfi
aveifi deìia medefima , non dee reflrmgcrG
alla fola eloquenza , che s' impiega a dillua-
dere , o a persuadere ne' grandi affari , o a
dimoftrare, perchè fi può ehere eloquentiffimo
in legnando precelti di eloquenza , come il
Voltaire oflTerva di Arinotele , fi può efier
eloquentiflimo dando precetti di fetenze i ed
altresì in tali cofe fi può dire, che ancor' en*
nano le mire di convincere , e di perfuade-
re j fi può eflere eloquentiffimo in femplici
narrative Morie Civili, Narurali., Lette-
rarie, facre , e profane ; fi può eflere eie*
quemiffimo nella defezione di unatempefta,
di un incendio, di una pelle, in una deferi-
2Ìone di - narrazioni Poetiche , e Profaiche ,
fenzachè la perfuafione abbia menoma parte
in tali cofe (-fenon.fi voglia truovar pcrfiiafio-
ne in qualunque narrativa ) ecco dunque che
¥ ufo dell' Eloquenza , ed i limiti deli* me-
defima , non debbon riftringerfi al pecftiade*
re, e a' generi demoftrativo , deliberativo ,
e giudiziario , non folo perchè tali generi fi
confondono fpeffo Timo coir altro , ma anche
perchè vi fono certe qualità di eloquenza , che
a tali generi non ponno rifeiirfi f onde il
Voltaire in quello difeorfo tanto dagli Enci-
clopédia^ lodato , *urebbe potuto enere affai
più precifo , e darci idee più filofotìche full'
eloquenza , e fua natura * ,
§. RiBette quindi Ai . de Voltaire
fill i e caufe de' progredì , e della decadenza
dall'eloquenza traile divette nazioni offer-j
: vando
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vando , che folo nella Grecia fu conofeiuta
l'arte della vera eloquenza, e delle fue leg-
gi , febbene in tutti i tempi , ed in tutii i
luoghi la natura ci abbia fatti vedere abozzi
di certi pezzi fub!imi,ed ifolati di eloquen-
za ma che il muovere tutti gli fpiriti di una
intera coltivata nazione , fu ia fola arte de*
Greci; e perchè gli Orientali erano fchiavr,
ed effèndo propria cofa delle fchiave popo-
lazioni J* efagerare; perciò l1 eloquenza Orien-
tale fu moUruofa • Ma in tali aifertive M.
de. Voltaire manca di precifione • Gli fi po-
trebbero fare molte queftioni sù tal punto ,
e sù tal fuo articolo dell' Enciclopedia , e
che egli non li ha voluto fare . Ci dica dun-
que quefto Autore , (e è vero , che tutù i
popoli Orientali furono fchiavi ? Se le me-
tafore , le efagerazionì , le allegorie derivano
dalia fchiavitù della nazione, o dalla povertà del-
la lingua? Ogni forte di eloquenza figurata può
attribuìrfi alla fchiavitù, o la fola eloquenza
favolofa, e fimbolica ed allegorica ? Tutte le
favole, (imboli , allegorie , ebbero origine
dalla fchiavitù degli Orientali , o parte di
effe? Tulle le nazioni Orientali furono fchia-
ve, e fempre, o parte di effe , ed in certi
tempi ? V eloquenza efageratrice degli Orien-
tali divenne tale in tempi della Schiavitù
loro, o fu fempre tale? I modelli , che ci
reftano dell' eloquenza Orientale , come le
Poefie di Lockman , le favole di PiJpny, i
%\ug de' Cinefi , i Vedam de* Bramini , il
S 2 Zend
a-j6
Zend Averta di Zoroaftre , le Poefie di Saadi,
il Koran di Mahomet , fono effe opere di
Autori fchiavi, o Io flilc di efle non è am«
p( Hofo , ed efagerante ? L' Elogio di Mouckden
delf Imperador Cinefe Kien Long è opera
di (chiavo ì non contiene eloquenza ampollo-
sa ? o non è fcritto nelP Oriente ? Salomone,
e Davide , che furono eloquentiffimi nell*
Oriente, non fono pieni di traslati di figure,
d* imagini ? o pure erano fchiavi ì Nò cer-
tamente.
§. 6. Molte queftioni, e dimande fi po-
trebbero fare a M. de Voltaire , dalle quali
non potrebbe ii medefimo nregare , che il
fuo penfare full1 eloquenza Orientale non con-
vince* i-e lingue Orientali furon le prime ,
le nazioni, che le parlarono, furono di fan-
tafia accefa , e viviflìma , perciò la loro elo-
quenza fu (ìmbolica , e metaforica . La fan-
talìa , e la neceflìtà caufarono queir elo-
quenza , non già la fchiavitù , per-
chè la fchiavitù diflrugge ogni eloquenza ,
come coda dall' Iftorie delle lingue , e dell1
eloquenza. La fchiavitù ha potuto produrre
certi piccioli apologi , e fimboii in certi tem-
pi .(3) ma mai della fchiavitù fono nate le
favule ] (loriche, e Mitologiche, delle quali
tanto abondano V Orientali Cofmogonie .
£ran
(l) Servitus ohnoxia quia qua volebat non audebat
elicere, a jftftus proprio* in fabeLlas traratultt , Pliactll*.
fabuU iibr. 3. in Prolog, verf. 34. 6? 3$.
1
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Erari forfè fcfiiavi i Bramini dell' Indie , i
Choem ed i Nabim dell' Egitto , i Mutati ,
ed i Magdim della Perfia ec. ec. ? Erano
fchiavi tutti i Filofofì Greci Autori della Pi-
lotarla fìmbolica ed enimmatica ? Erano fchiavi
i Druidi , i Celti , gli Scandinavi , che inon-
darono P Europa , e che aveano ampollofa
eloquenza ? La fchiavitù produire forfi le me-
tafore del Secentifmo ? Quelle, ed altre, in-
finite eofe avrebbe dovuto riflettere M. di
Voltaire pria di far tal giudizio full* elo-
quenza Orientale dal medefimo poco com-
prefa , per giudicar della quale ci avrebbe
voluto un M. Hyde , un M- Anquetil , un
Clerico, un Seideno, e gli Alfcmanni .
§• 7. Soggiunge poi brievemente M. de
Voltaire, che la vera eloquenza comparve in
Roma a' tempi de' Gracchi , e sfolgorò in
quelli di Cicerone , e di Ortenllo , e che i*
eloquenza fublime di Roma, e di Atene pe-
rì con quelle republiche , e riflette quindi,
che Cicerone dopo averci dato i più fublimi
efempj di eloquenza nelle fue orazioni , ci
diede i famofi precetti nel fuo libro de Ora"
tort , in cui ha pollo in opra il metodo di
frittotele , e lo flile di Platone con aver di-
fìinto il genere femplice , il fublime , ed il
temperato , filila qual diflinzione M. Rollin
ebbe a dire , che lo flile temperato è una
bella riviera ombreggiata da due parti da
grandi forefle , il femplice una tavola fenza
S 3 ìullò,
278
* ludo , ma proprra,ed il fublime un fulmine,
ed un fiume impetuofo , che tutto abatte ; e
quindi M. de Voltaire riflette, che fcnza fe-
dcrfl a quella tavola , fcnza feguire quella
riviera , quel fulmine , e quel fiume del
Rollin , fi può ofTervare , che lo ftile fempli-
ce efpone con eleganza, chiarezza, e preci-
sone cofe femplici 4 il fublhne riguarda i
f randi ogetti trattati con grandezza di flile .
1 temperato è quello de1 difcorfi public! , e
complimenti , ne1 quali tutto fi cuopre di
fiori . A M. de Voltaire non troppo piac-
ciono i paragoni e le fimilitudini , e meta-
fore ufate da M. Rollin , ma egli fletlo ha
▼oluto poi coprir di fiori Io flile ornato •
§. 8- Oflerva quindi V ifteflo M. dt
Voltaire , che la grande eloquenza non
c conofciuta nel foro di Francia , perchè
non conduce agli onori come prima in
Roma , ed oggi in Londra , ma che f
eloquenza fi è oggidì rifugiata nelle Orazio-
ni funebri , nelle quali , eflà è divenuta Poe-
tica, Indi parla in generale dell1 eloquenza
del pulpito , e conofcendo poi di' avere di*
favedutamente paffàta fotto fileozio i' elo-
quenza illorica , come fe P eloquenza al foio
ufo di perfuadere fi dovelTè riftringere , par-
la quindi dell'Eloquenza Jrtorica della quale
avrebbe dovuto parlare pria d' ogni altra •
§. p. Dal quadro , che M, de Voltaire
ha fatto dell'eloquenza , rifuJca , che egli ne p
ha ben dipinto , e comprefo in generale il
piano,
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piano ; P origini , h natura , ed i finì ; ma
la fua pittura è troppo rapida ,e fuperrìciaie
per una perfona > che voglia ammaertrarfi ,
e V ammaeftrar tutti avrebbe dovuto efiere
V ogetto di un' Articolo dell' Enciclopedia
ferino fopra una cofa affai importante ^com*
è V Eloquenza ; ma il Signor di Voltaire
ha ferino tal' articolo piuttoflo per ricrea-
re i Savj > che per illruire gì* ignoranti ,
come è il cafo di molti difeorfi dell' Enci-
clopedia » Un Filofofo , avrebbe dovuto
efporci un ragionato profpetto delle gra-
duazioni degli fviluppi dell* eloquenza ne*
varj popoli , tempi , e climi , ed eTa mina-
re tal piano in rapporto delle arti , e del-
le Scienze , e dimoftrare la proporzione
tra quelle faenze , che fono l1 irtoria deìle
cognizioni f e de' penfieri , ed i progref-
fi delP eloqueoza > che è Y iftocia delle ma-
nifeftazioni di tali idee colle parole » L*
idee , i giudizj ed il modo di proferirgli
anderanno fempre parallelli . Ma il Signor
de Voltaire in tal fuo difeorfo non fa al-
tro , fe non gettar lampi di luce , che non illu-
minano gì' ignoranti , ed avrebbe potuto
darci un bel quadro dell'eloquenza, fe avef- .
fe feguito il filo della concatenazione de*
progredì delle idee , co' progre(Ti dell' elo-
quenza , efaminandone idricamente i rap-
porti , ed i fenomeni da tali rapporti de-
rivati in varj popoli • L* aver egli detto ,
S 4 che
2$0
che r eloquènza fu ritrovata da Empedocle ,
ripugna colP altro Aio detto, che la natura
fa gli Uomini eloquenti in certe occa-
Goni . Avrebbe potuto dire , che Empe-
docle riduffè P eloquenza a qualche fifte-
ma per t ufo delle aringhe publiche , c
del foro (4).
CAPO
• • •
(4) E* da offe rvarfi , che M. de Voltaire nel difcof-
fo da noi riferito ha dipinta X Eloquenza , e la Retto-
rica , con brio , con eleganza , con enfafi forprendente
e vaga , come fi vede da ognuno in tal d'icoifo che
è inferito ncll* Fncicloredia di Parigi . Ma non può
niegarfi , che eflb AI. de Voltaire , fe avcfle avuta una meno
clanica, e meno Poetica fanta(ìa,e più capace di meglio
fìlTarfi fili fogctto, che volca dipingere , avrebbe dato
dell'eloquenza un quadro più efatto , e meno fupeifi-
ciale, e non alla sfugita, come fèmbra elTere alla sfu-
gita tal difeorfo comporto, a tenore di quanto fi è da
noi riflettuto . Impertanto è da otTervarfi, che quando
M. de Voltaire parla di eloquenza profaica, e poetica,
o dà precetti , e modelli di tali eloquenze , meri-
ta Tempre lodi in tali maierie ; come all' oppofto
merita infinito biafimo quando per fua disgrazia entra
« profanare co' fuoi aiTurdi, e ridicoli fonTtni le verità
le più facre, le più evidenti , le più utili alla tempo-
rale, ed eterna felicità dell'Uomo. Quefto è il giudi-
aio , che i veri Savj faranùo Tempre di AL de Voi*
taire .
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ira*
& * ira*
C A P O XI.
* * ■ • * •
OJtnraiiom di M. £ AhmUrt
fuW eloquenza.
* *
T
§. I.
.1
QUeflo gran Geometra ci fca Iafciato nel-
le fue Mefcoìanze Filolofiche ec
celienti offervaiioni foli' eloquen-
za (i), che definite effere ella un talento,
v '* ceti
*
(t) MeUng. de tittcr.Jhiftoir.tt de Phibs. Tom.
Q. pL 303. rdii. in la. AmlLijn. djn> le dfcours
de M ì Alembert a C Addanti Franai fi lorjqa il
fui rtfju à la pUcé deALCLveque de I* *»*
ip. Dicembre 17* 4- 3*7- Rejkxionsfur L* Efotunoa
Oratoìre > & fur U flyie *n getcal . Qucflo Sforno
di M. d'Alembert è regimato altresì nelU grande En-
ciclopedia di Parigi aitici ELcuuon «
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\
con cui fi fan poffare con rapidità , ed impri*
mere con for\a negli animi altrui quelli [end-
' menti , à€ quali noi fiamo penetrati , giacche
una grande fenlibilità per il vero , e per il
fublime fviluppa i germogli dell' eloquenza .
Quelle difpofizioni dell' animo à dice quefto
Filofofo , che ci rendono capaci di common
2ioni le più vìve , e meno ovvie , quelle
iflefle, ce ne fanno cooimunicare al di fuori
le imagini , onde conchiude , che non vi è
arte per P eloquenza , come non ve n' è per
ben fentire, e che le regole fono (late de-
flinate , non per inventar bellezze , ma per
evitare errori ,é e che la natura nel formar
gli Uomini d' ingegno opera come nel for-
mare i metalli , ed i più preziofi tra elfi ,
come P argento , e ì* oro , fono pieni di
materie eterogenee, e che l'operazioni dell'
arte non fanno più ne* grandi ingegni di
quel che facciano in quei metalli , alla fo-
fianza de* quali nulla aggiungono , ma to-
gliendo loro V eterogenee particelle , fan-
no in effi rifaltare le bellezze della na-
tura.
§. su Oflerva il Signor d' Alembert , che
i pezzi veramente eloquenti fon quelli , che
tradotti in ogni lingua confervano le loro bellez-
ze, e che in ogni traduzione di Demoftene,
e di Cicerone fi vedono quei grand' Uomi-
ni; e ridette quindi, che per efler' eloquente
fi richiede ingegno fublime , e fublimi oget-
li; e coafirraa ciò coli'efempio di Cartello»
e di
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e di Necton , due grandi legislatori neir
arte del penfare 4 che fono eloquentiflimi
quando parlano di Dio del tempo > dello
fpazio ec. , perchè la fublime materia dell'
eloquenza elevando Con tali ogetti lo Tpirito,
ci fa Tentire il piacere di vederci anche noi
grandi nella meditazione di tali fublimi oget-
ti . I primi Oratori fecondo queflo Filofofo,
furono alcuni republicani , che vollero con-
vincere, e perfuadere il popolo, e tale elo-
quenza fi chiamò arte di perfuadere , cioè di
dimoflrare > e di muover gli affetti , come
ancora i moderni definiscono V eloquenza;
ma non fi è badato , che tale definizione
efprime folo le qualità dell' eloquenza de'
difcorfi al popolo , e non V eloquenza gene-
rale, della quale tal definizione non dà vera
idea , e molto meno delle varie fpecie di
eloquenza , che ha molti pezzi eloquentiffìmi,
che piacciono, e non convincono >
§. 3. Giuflifica il Signor d' Alembert la
fua definizione deli* eloquenza di eflere il ta-
lento di far pa (fa re con rapidità e con forza
negli animi altrui i proprj fentimenti , e la
giuflifica , con dire , che quefla definizione è
la più efatta , e la più generica dell' eloquen-
za , perchè comprende tutte le fpecie di eP-
fa , riflettendo con fomma acutezza elfo Si-
gnor d* Alembert che quefla fua definizione
comprende anche l' eloquenza del fienaio, che
egli chiama lingua energica , e Jublime ielle
grandi
284
grandi pajfioni , e V eloquenza dd geflo , che
M. d'Alembert chiama eloquenza del popolo ,
perchè il popolo è Tempre più forprefo da
quel che vede, che da ciò , che fente ; e lf
eloquenza del getto , e de* fegni è Hata la
prima eloquenza : e finalmente il Signor d*
Alembert dimoflra , che la fua definizione
comprende ancora queli' eloquenza , che con-
vince, fenza commovere. Dimoftra il Signor
d' Alembert che 1' eloquenza fia talento , e
non arte, perchè l'arte li acqui fla , e l'elo-
quenza è dono della natura , e che le regole
della medefima fervono a guidar i' ing?gno ,
che s'inganna , non già per formar P in-
gegno , e che il fine delle regole è P im-
pedire , che i pezzi fublimi ed eloquen-
ti non fuflero sfigurati da difetti , riflettendo
in tal' occafione elio Signor d'Alembert, che
non fono le regole , che hanno ifpirato a
Shakespeare il monologo di Hamlet , ma
effe regole ci avrebbero rifparmiate molte
feene barbare, e disguftofe dell' ifteffo Auto-
re, conchiudendo tali fue rifledìoni , con di*
re, che ciòcche fi concepifee chiaro fi ren-
de manifefto con nettezza , ciò che fi com-
prende con entufiafmo fi fpiega con calore ,
e le parole concorrono ad efprimere con fa-
cilità quelle vive , e chiare idee . Sarebbe
ridicolo, riflette M. d' Alembert, quel!' Orato-
re, che fi sforzerebbe di commover gli udi-
tori colla fua patetica fludiata freddezza. La
divi-
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divifa dell' Oratore fi fa confiftere da quello
F.lofofo nella vivezza de' (entimemi . tenute
bau , e con vivt^a , die' egli , e due ciò che
"t^. I luoghi i più belli degli Scritto*
di buon gufto fono flati compofli , come per
una ifpirazione da' loro Amori, ed hanno tali
luoghi coflato ad elfi la minima fatiga , come
ofletva il Signor d' Alembert , che foggiun-
ge.che in quelle circoftanze la natura libera
da ogni legame , e talora bravando 1 .flette
regole, produce i più miracolo!! sforzi , e
adduce 1' autorità di Quintiliano , che dice,
che il folo animo ci rende eloquenti , come
infatti , proliegue il Signor d' Alemberi t, che
ni' ifteffi ignoranti quando fono agitati da una
violenta paffione , non curano come debban par-
lare , e che tal* entufiafmo fece in Roma ,
cioè nel Santuario dell'eloquenza, ammirai e
un giorno taluni raffici del Danubio . Quello
entufiafmo, communicandofi agli «^"'"^
tuifee quella gran varietà , che fi offerva
trall' eloquenza pronunciata , e la i feruta . L elo-
quenza fcritta /come una unifica feruta A, -
le note, muta e priva di forza , e che ha
bilogno di azione per isvilupparfi . Non »
pofiTon leggere fenza eflèrne inteneriti le aria-
Se di (gelone per Fiacco , per Fontep,
ler Planco , per' Siila & ce», che fono i
più ammirabili modelli dell' eloquenza antica
nel genere patetico . Se ci figuriamo , dtee
2S6
M. d' Alembert , Cicerone , che animando
colia voce, coi getto, col pianto, e co* più
patetici difcorfi tali pezzi di eloquenza , e
lenendo il finirò di Fiacco nelle fue braccia,
prefemarlo a1 Giudici , ed implorarne ì' uma-
nità , e le leggi ; allora cederanno le forprefc
quando legeremo , che Cicerone in tali pe •
rorazioni fu interrotto da* pianti degli udito-
ri (2). E con tale occafione il Signor d'Alenv
ben olierva, che per far piangere, bifogna
piangere ,come infegna Orazio nell' ArtePper
tura, che il Signor d'Alembert dice doverli
con ragione chiamare il Codice del buon gu-
flo (3), foggiungendo M. d' Aiembeit , che
malamente da taluni fi diftingue l'eloquenza
in eloquenza di cofe , e di parole , perchè
non può eflervi eloquenza di parole giacché
T eloquenza è tutta nelle cofe , nel fogetto ,
neir idee , ne' penfieri , ne' caratteri > ne*
fentimentr , che fe ne producono , e che paf*
fano ne' difcori ,
(i\ Si veda Cicerone nella perorazione dell* aringa,
prò Fiacco, e fi veda altresì la perorazione dell'aringa
prò Milone: PaUanty va/eant Cives mei 5v.
(3) Si oflervi la varietà de* giudizj umani , Il Signor
d'Alembert chiama l'arte Poetica di Orazioni codice
del buon gnfto . Lo Scaligero chiama tale Arte Poetica
Ars fine arte. 11 Rapin yA/. DaaertAf. de Broueys,
e ALBrofrtte hanno altresì portati divertì pareri fulla
Poetica di Orazio ; AL Defpteaux , credendo forfi che
tal r^crcr non era compita , volle feri vere iu Francete
ì Art Pueti<jue.
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287
• §. 4- Soggiunge quefio Geometra , che
V eloquenza confifte in dir grandi cofe in
iflile icmplice , e nop già dirle in iflile fu-
blime, giacché da molti fi sfigurano i pen~
fieri fublimi con tradurgli , ed ornargli , come
fpeflo è accaduto a1 traduttori dì Orazio, di
Pops , e di Pindaro (4) . Adduce quindi
per efempj d' idee patetiche >e notili l' efpref»
fioni di Virgilio nel deferiverci V iftoria di
Orfeo , e di Euridice (j) , e fingolarmeme
fi con) piace di queir aurei verfi
»
•i : ► « ■ ti
Te dulcis conjux, Te filo in Utort ficum
Te veniente die, te decedente canebat
$d oflèrva un1 efempio di confinale patetica
eloquenza della Sacra Scrittura in quel luogo
ove ne' Salmi fi dice: Super flumina Babylo-
nis Mie fedimus , 6> fievimm quum recordarer
mar tui Sion ; £ conchiude , che I' affettazio-
ne ricercata nuoce 2! fentimenti , e nuoc; al
yero e nuoce alla perfuafione ; e che i pez-
zi veramente fublimi , fono quelli , che fi
ponno in ogni lingua tradurre facilmente ,
lenza nulla perdere della loro fublimità (6).
< Indi
(4) Quefti Poeti può dirfi , che non itano ancora
tradotti, ne poffan tradurfi,tK>n oftantin© l'infinite tra-
dazioni, che ve ne fono. ..•« <
(5) Virg. Geor. IV. v. 46>, 466".
{€) Taf è in Lucano V apparizione dei Genio della
Patria a Ce&re nel Rubicone, e nella Lttfiade di Ca-
finoens 1* apparizione del Genio del Capo di Buona
Speranza, come un fantafiua die compatisce, e profe-
Indi il Signor dv Alembert pafTa a confide-
rare , che le regole dell' eloquenza fon ne-
celTarie in quei luoghi', ne' quali la natura
ha bifogno degli ajuti dell' arte , cioè ini
quei luoghi , che non fono veramente eloquenti,
giacche in tali luoghi f Uomo d' ingegno ,
qualora non è foflenuto dalla materia , può
•cadere in uno flile debole , e negletto , ed
allora dee tutto rivolgerti all' elocuzione ;
perchè quando dee dir cofe grandi , e ma-
gnifiche , la fua eloquenza farà grande , e
magnifica fenza ch'ei vi badafle. Parla quin-
di il Signor d' Alembert delle due parti ,
nelle quali l'elocuzione fi divide , cioè la
dicitura , e lo (l'ile, la dicitura riguarda le
qualità grammaticali , cioè la correzione , è
la chiarezza . Lo ftile comprende le qualità
? articolari dell' eloquenza , che dimoftrano
ingegno di chi 1' adjpra , cioè la proprie-
tà, la nobiltà , l'armonia delle voci . 1
§. y. L'eder corretto, è cofa necertària,
dice M. d' Alembert. La (correzione è dfc
feuojma Peflfer freddo è vizio (7). La chi*.
« ?' rezza
* » .. •• «*... . 1 4...
tlza mine agli Europei . E* un luogo degno di legerfi,
»e rifletterti .
{7) Un gran Re, ed un gran Poeta difle a. tal pro-
profito in un difeorfo preliminare appofto alle fue
Pocflc • .v . . . r
Un htìm trait tt imagination
A mon grè vaut-iL mieux
* Quc cute froide ex. itti rude ,
JDonr les mode finis foni £ e radè ,
* • Et auon repr ouve a l' He Lieo n
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rezza, legge , che molti trasgredirono fulla
lufìnga di efler fubiimi , confitte ad evicare
frafi cariche d1 idee acceflorie, e giri fonili.
L'Oratore dee commovere , intenerire , e
trafportare la moltitudine ; dunque l'eloquen-
za , che non è per la moltitudine , non c
vera eloquenza . La chiarezza dee edere ac-
compagnata dalia proprietà de* termini , dal-
la precifione , dall' eleganza , dall' energia , e
dall' armonia . Otfèrva quindi queflo gran
Filofofo , che la vera eloquenza differifce
dalla loquacità , e che fi può edere ofcuro
cosi nel fuggire , come nel cercar troppo la
brevità , e che lo flile figurato , e pieno di
antitefi che fi dice flile Academico , dovreb-
be dirfi flile di pulpito , come fi vede in
Maflìllon , che è il modello di tale flile ♦
OflTerva finalmente il Signor d' Alembert che
tutti gli fcrittori fono Oratori o Iflorici , o
Filofofi. Diftèrifcono eflì fulla natura, e fal-
le qualità del foggettoj e la diverfiià del fog-
getto fa la diverlità dello flile • L' Monco
dee penfare , e dipingere , il Filofofo , finti*
re, e penfare. L'Oratore pensare, dipingere,
e fentire . Ma l'elocuzione dev' efler per tutti
la medefima , cioè chiara , precifa , armoniosa
facile, naturale. Per ben fcrivere bifogna ef-
fer ricco d' idee ; ma per Io più le idee fon
poche , e moltiflìme le Reitoriche . Fin qui
il Signor d' Alembert , i di cui favellimi
penfieri e rifltflìoni full' eloquenza , meri-
tano infinite lodi , e danno una vera idea
T delia
25>o
della natura dell' eloquenza , filila qua-
le non vi c cofa più chiara , rie più pre-
cifa quanto quello Sa^io del Signor d*
Alembert , che dea leggerli , ed arami-
rarfi (8).
CAPO
(S) Da quanto otTcrva M. 4* Alembert full' eloquen-
ti rifui» che i Francefi fui buon gufto dell' eloquenza
Poetica , e profaica bau penetrato più oltre degl lnglefi,
che ban fcritto foli'ifteffa materia- Ui vuol farne giu-
dizio imparziale potrà paragonare le nervazioni fatte
iull' eloquenza, da Lord Kaiincs da Sh«gtWry, da
Hume , da AddiUon , e quelle fatte da M. Diderot,
M. de Voltaire, e M. d'Alembert fuirifteUa eloquen-
ti della quale pocbi fono i gran modelli nell' idioma
InMefe , fe fi vogliano paragonare a quelli della nazio-
jie'Vrancefc . Si può inoltre dalle offervazioni , che
M, d' Alembert dedurre, che in materia di eloquenza
alleili che fono fiati i più bruiti nelle feienze Geome-
triche , e Filofoftche , come M. 4' Alembert , hanno
meglio dell'eloquenza ragionato, and' è avvenuto, che
queì che han voluto infegnar l'eloquenza, e tono flati
prjvi delle cognizioni le più neceflane delle faenze in-
olimi , e ragiouatrici , han piuttoito nociuto ali eloquen-
za, riducendola ad arte di mere parole , e non già di
cole quandoché gli antichi detonarono ^eloquenza ,
fecondo la natura di quella , ad illuminar gli Uomini
nelle loro cofe ad erti -utili , e per inculcare, ed inte-
rnar con elle le verità le più neceflane '. Intanto dee
diri! per onor del vero, che nluno in Italia, per quan-
to fia a noi noto , abhia ne' precetti di eloquenza in-
culcata la vera Filofotia pria del dottiamo Arciprete
Marcellino Ammiano de Luca nel libro intitolato J**-«
ito Rattorti* & Critica.
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2$ I
CAPO XII.
RifleJJioni di M. de Buffon fui buon gujlo
deiV Eloqum\a .
$. I.
*
QUefto gran Filofofo della Francia ad
giorno del fuo ricevimento all' Acca-
demia Francefe 3 pronunziò un difcorfo
così giudiziofo , e cosi favio fulla natura
della vera eloquenza , e fui buon guflo di
efla, che tal difcQrfo è affai più utile di un
jnigliajo di libri ferini HJlo fliie , c Culla
Rettorica ,
%. 2. Oflèrva egli U dotto Autore, che
in ogni nazione , in ogni tempo portiamo noi
ritrovare efempj di buoua eloquenza, ma la
vera arte di ben parlare? , e di fcriver bene
è tutta propria de' fecoli illuminati , perche
la vera eloquenza fuppone un grande inteL-
.tettp , %à ima ocandiflima culuu» # elfo.
T a Of-
2p2
Oifèrva inoltre il dotto Autore , che vi è
un'infinita divertita dalla vera eloquenza a
cjueila naturai facondia nel parlare ,che han-
no lutti coloro, che fono aflài fenfibili, do-
minati di pattìoni , ed accefi di fa mafia , i
quali nel tempo che pruovano in loro fenfa-
zioni veementi da gagliardi movimenti di
affitti eccitate , tramandano ad altri il loro
entufiafmo con una maniera puramente mec-
canica. La loro eloquenza confido in un tuo-
no di voce veemente e patetico in getti
efpreffivi, e fignificatiflfimi in parole rapide,
e proprie . Quello per io più è il metodo
da tenerli per convincere , e perfuadere la
moltitudine degli Uomini • Ma coloro , che
Iianno buon gufto, e delicato , un fodo ra-
ziocinio, e fentimenti efatti , non fi muovo-
no ne dal tuono della voce, ne dall' affluen-
za , e dallo flrepito delle parole , ne da*
getti , ma fi muovono unicamente dalle cofe,
da' penfieri, e dalle ragioni ; nelle quali con-
fitte la vera eloquenza , che non folo fi dee
rittringere alle cofe , a* penfieri , ed alle
ragioni , ma al buon ordine , alla maniera
di rapprefentare , e al modo di dipingere i
penfieri , le cofe , e le ragioni. L'eloquen-
za , che fuppongono i Rettorici c V eloquen-
za del volgo , che confitte nel ferir gli orec-
chi , ed i fenfi etterni , e la fola fantafia ,
ma la vera eloquenza parla all'intelletto, al
cuore, alia ragione*
§. Jft Cofa e lo ilile ? dice il Signor de
Buffon;
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2£3
Buffon ; Lo flile è l'ordine ; e la progredir-
ne de1 penfieri * Se i penfieri fon bene uni-
ti, Io Cile è robufto, e concifo. Se i pen-
fieri vanno con una lenta, e non concatenata
progreflìone , Io flile è languido , diffufo ,
prolifo , incoerente , e per eleganti che fieno
le parole , fempre lo flile farà in ragione
de' pénileri , e del loro ordine , e concate-
nazione . Quefle oflervazioni del Signor Buf-
fon meritano ogni feria rifleffione , ed ogni
lode. . #
§. 4» Ma per giungete alla precifione dell'
ordine nel concatenare efattamente i penfierr,
e T idee fa d* uopo , che il grande intelletto,
che vuol con lode efler* eloquente , fappia
diftinguere nel fuo foggetto ; che tratta tutti
gli alpettr pofllbili , e tutti i limiti , e gì'
intervalli , che dividono le idee principali
dalle acceflòrie nell'inetto foggetto. Cosi un fino
difcerrtimento ed un' efatto raziocinio ci fa-
ranno cònofcere le varietà de' penfieri , fe
fieno Aerili , o fecondi , nobili , o baffi ,
gravi, o ridicoli, veri, o falfi , e quali fie-
no le confeguenze di tutte le operazioni del
nofiro intelletto ; e fe il foggetto è complicato,
bi fogna con molta rifleflìone analizarne i rap-
porti • Cosi fi acquifta V arte d' inalzare , di
ampliare , e di ben' ordinare i penfieri , fu*
quali , quanto più fi medita , più acquifte-
ranno vigore, e fu fli (lenza , e diverrà più fa-
- cìle Parte di communicargli agli altri colle
parole • Quello piano , e quello regolamento
T 3 è la
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20f ...
r \a bate <T ogni ffile , del qnafe è foffegno,
reqola , direzione , e legge . Senza un tari
piano , n* porrà formate' un* eloquenza artifi-
crofa, e brillante, e magnifica, che farà am-
mirare ri brio dell' Autore , ma non P in-
gegno.
f. Riflette il Signor de feuffon , che*
per non èflèrfi ofieivato un tal piano neri*'
eloquenza , hanno errato molti ; e tra'gti altri
doloro' , che fcrivendo , dome parlano , quan-
tunque ferivano bene , parlano male , e quel-
li altresì che fi fon fatti trafpórrare da* primi
impeti della loro fantàfia nello fai vere, nófi
potendo poi fofienerfi , vengono anche à ca-
dere per difetto del divifaro fiflertta di penfar*
da effì non ofTervato. 1/ ifteflò avviene a esforo
che fcrivonò , come gli cadono in menté itt
varj intervalli efi tempo diverfi penfieri fu*
gitivi , faggi , cofe diftaccate che mai ponno
unire , e ridurre ad Ordinati fifiemi , cóme
per io più accade.
§. 6. Dimoflra il Signor Buffon , che
ógni foggetto il f>iò vafto pofiìbile che fuffe,
c fempre tino, C fe dlvifiohi, le fezioni , ìe
interruzioni , non dovrebbero adoprarfi , fe
non quando fi patta à foretti differenti, e a
cofe più grandi , più difficili , più ofeure ,
ilei qual cafo T intelletto fi trova fpeffo in-
terrotto nella fiid carriera dalla moltitudine
oYgli oQacoli, e dalle varie circoflartóe. Fuor
di qticfla riecclTìtà^Ie molte divifioni, e fùd-
di-
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divifioni in un libro , in un' opera di elo-
quenza , più lo rendono ofeuro alla men-
te , febbene comparifea più chiaro agli
occhi •
§. 7. V intelletto umano , dice il Signor
Buttò ii è fecondato dalla meditazione , e da IP
efpemn^a , ed imitando egli la natura nel
fuo cammino , e nelle fue operazioni , s' in-
nalzerà colla contemplazione alle verità le
più fublimi , che unifee , concatena , e ridu-
ce a fiilonù colla rifleflione • Per mancanza
eli metodo , per difetto di rifle(fiooe molli fi
truovano imbarazzati nella (ceka traila molti-
tudine delle idee, che loro fi prefentano alla
mente , quali idee perchè non li fono para-
gonate e fubordinate a1 loro principj genera-
li , confonderanno P Autore , il quale fc è
avvezzo a dar' ordine , e metodo alle fus
idee , i penfieri fuccederanno con piacevole
facilità a proporzione dell' ordine , e deìla
precisone delle idee , lo Itile farà naturale ,
e facile, ogni efpreltione viva , ed inimica,
gii oggetti lì dipingeranno con energia, *! fen-
tiroenti , le parole , lo flilc faranno grandi ,
intereflanti , luminofi -
§. 8. Quali fono gii oftacoli alia vera elo-
quenza , fecondo il Signor de Buffon ! Il de-
fiderio di comparir faceto , e brillante , con
giochi , e fella zi di parole , e con arguzie
che come un lampo , c* illuminano un mo-
mento , per poi lafciarci tempre al bujo .
Così fono quei penhVii fpirifoli , che ci ino-
T 4 Arano
*97
Le regole poi dell'arte , dice P ifteflo Si-
gnor Buffon i non ponno fupplire all' inge-
gno. Se T ingegno manca » effe fono inutili»
li ben penfare> il ben fentire, il ben com-
municare , e il bene fcrivere fono la cofa
iAefla • Lo flìle fuppone P eferci2Ìo , e P unio-
ne di tutte le intellettuali facoltà * Le fole
idee fono la La Te di ogni Hi le . Le parole
fono cofe accefforie. La qualità , Penergia,
la vivezza , il colorito dello flile faranno
fempre a proporzione delle operazioni del
noflro penfare fui noflro foggetto . Se le ima-
gini delle idee fon precifej, e perfette, pa£-
feranno tali imagini nelle parole • 11 bello
flile non è tale , fe non per il numero delle
verità fublimi , che ci prefenta , e per il
metodo col quale ce le prefenta *
§. io* Quelle fono le dotte , favie , brie*
vi, e mai ad abbaflanza lodate rifleflioni di
Mé de Buffon fulla natura della vera eloquen-
za , e dello flile (i). Dai fin qui detto G
vede non folo con quanta faviezza M. de
Buffon ci ha dipinta la vera eloquenza , ma
fi fcorge altresì , quanto dai moftrarci tal
vera eloquenza è flato lontaniamo il volgo
de* Rettorici; e fi deduce evidentemente al-
tresì dalle offervazioni dei Signor Buffon ,
che
(i) Si veda M. de Buffon Difcours prononcè a l*
Academie Fran^oife U joUr de fa reception , di (cor fa
che è nella l'arte I. del Volume 1. del Supplemento
*ll* IJloria Naturale , al Tom* 14. delt edizione in
térigi 177$,
che i foli grandi Filofofi ponno infegnarci
la vera , e loda eloquenza , che un giorno
fi confinava traile anguflìe , nelle quali i Fi-
lologi , ed i Rettorici Y aveano ridotta tra*
ceppi delle parole.
§. ir* M< de Buffon , perchè Fitofofo ha
veduta 1' eloquenza nel filo vero afpeuo . In-
finiti Rettorici cercando V eloquenza , hanno
abbracciato, come nuovi Moni della frivola,
nubem prò Junont ♦ Ha feoverto più nelle
legioni dell' eloquenza un picciol difeorfo di
un Filofofo come il Buffon, che tutù i luo-
ghi i più Remati di Quintiliano , e del Vof-
fio , e di altri infiniti • Ecco dunque con
quanta maggior brievità , precisone , ener-
gia , nettezza , e chiarezza fi apprendereb-
bero le feienze , maneggiate da grandi (òdi,
e veri Filofofi, come M* de Buffon che fi è
per io più dimoftrato il modello il più illu-
minato dell* eloquenza bella e precifa,che di-
pinge 1' idee , ed iflruifce ed alletta . Da
quanto oflerva M. de Buffon full' eloquenza,
fi deduce , che vai più un occhiata pa leggie-
ra di un Filpfofo nelle ragioni di eira elo-
quenza, che infinite meditazioni de puri Fi-
lologi , perchè la mente geometrica , e cal-
colatrice , di un Filotóo , vede in uà*
iftante cofe , che in più fecoli non pon-
no vedere i foli Antiquarj ,e Filologi , come
baftanteraente è noto a' veri Savj . Quindi e
chiaro, che la Filologia fcompagnata dalla
Filofofia è T ultima delle cognizioni umane.
C A-
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CAPO XIII..
• • ...
*
. | . . .
Teorìa del Signor de Condillac falle lingue , e
fidi Eloquenia .\ ,
• . » . r i . f*. ,
C 1»
LE prime operazioni delT intelletto di tiri
fanciullo , dice M. de, Condillac (i) ,
fono deboli percezioni , e reminifeenze più
deboli di quelle , che poi C perfezionano
colP efercizio . Efpreflero *d impararono ad
efprimere le loro prime idee co' fegni, co-
gli urli 9 co* gefti , co1 movimenti della teda,
della braccia , e di tutte le parti del corpo,
che folle prime capirono groflblanamente ed
a (lento per percepirne i lignificati che di-
no-
*
(0 E% fur l'origin des Connoiflences humainc» f.
Panie Se£. Prera. Chap. I.
30ó
notavano , ma poi coli* ufo impararono a fere
per rifleflione ciò che aveano inventato per
un' iflinto , e cercarono di riconofcere da quei
fegni le cofe dinotate coli' ufo ifteflò di efli
fegni • Colui che era fiato fgorrientato paC-
fàndo da un luogo , imitava dagli altri , che
paflàvan da quel luogo i fegni del fuo ter-
rore 5 per fargli conofcere a non efporfi a
quel pericolo. V ufo di quelli fegni facilitò
P efercizio delle facoltà dell'anima, e quelle
perfezionarono i fegniV
§♦ 2. La prima eloquenza fu dunque 1'
eloquenza dell' azione > eloquenza proporzio-
nata alle primitive . idee , e che fulle prime
confiftea in Urli, contorfioni, grida, e getti.
Da quelli fegni vennero infenfibilmente alle
articolazioni delle fillabe , e parole, che ao
compagnarorto co' gelìi • Si può tutto ciò
ofTervare facendo filofotìche rifleflioni fui mo-
do con cui i bambini giungono a dimoflrare
i fegni delle loro idee , e poi a fpiegade
colle parole , e colle voci articolate .
$. \. V Eloquenza dell' azione è fiata
nell* Oriente quali generale. M. de Condillac
cita l'autorità di M. de Warburthon (2), che
adduce infiniti efempj di eloquenza di azione,
che fi trovano ne'facri libri de' Profeti nella
Biblià (3), e con grande dottrina il Signor
War-
»
(2) Eflay fur Ics hierogl/phyq.
(3) Adduce il Warbtmoa gli cfemp; di Geremìa
che nafeofe la cincura di lino nel buco di una pierra
pretto
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Warburton difende l'eloquenza di azione de*
Sacri Profeti , eloquenza non capita da' mo-
derni increduli , i quali aflài fon ridicoli in
biafimaria ne' Profeti (4) auandoccfiè fi tro-
vano confìmili efempj nelr Ifloria Profana,
come r ifteilo Warburton dimoftra»
§. 4. La lingua di azione , di gefli di
fegni , di movimenti fu la bafe de' primi
balli , i più antichi de' quali fi dittero dan-{e
di gefti , che communicayano fulle prime i
penfieri degli Uomini, e vi fu la àan\a de%
pajfi , che fervi va per efprimere le paflioni
deiranimo , fpecialmertte V allegrezza , che fi
accompagnarono dall' armonia della Mufica
per più commovere, li ballo, e la Mufica,
ed i fegni , ed i Pantomini furono le prime
imaginr dell' eloquenza , r ;,
§. f. Alla lingua di azione fuccedette la <
lingua delle parole articolate . Le varie idee, — >^
o liete , 0 mette li dinotarono dal modo va-
riQ
» • • ».
preiTo T Eufrate ( eap. !$-•} > clie r°mpe un va*° di
terra avanti al popolo ec. ( cap* 19* ) > che mette le-
gami al fuo collo ( cap. 28. ) , che getta un libro
nell'Eufrate cap. 51. O cet* , # cet. V ifteflo può
dirli di altri infiniti efempj di eloquenza di azione de*
libri (acri , a qual* eloquenza di azione (è averterò ba-
dato i ftolti Deifti,nou avrebbero biafìmati quei Sacri,
e Diviui Profeti .
(4) L* imperizia della natura dell* eloquenza di azione
ha fatto a* moderni Deifti biafimar Y Eloquenza Sacra
<T Ifaia, di Geremia , di Ezechiello , ma nel bjafuqar
tali Profeti, han dimoftrato effi Deifti uà' infinita igno-
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rio di flrafcinare , o accorciare la pronuncia
delle fi Ilabe , onde la quantità di elle fillabe,
ed il tuono aitp , o ballo di proferirle , cofe
tutte che dinotavano le qualità delle cofe ,
e io Ùaio dell' animo di chi così articolava
i fuoni , e le parole . I primi fuoni articor
lati dovettero elTere certe poche , e fempli-
Ci naturali efidamaiioni • Ah ! Oh! Eh ì Uh !
che erano communi nel dolore $ nel piacere,
nel!' ammirazione, nel timore ec« Le prime
nomenclature degli animali nacquero da certe
onomatopie de* loro gridi. Le prime lingue
cominciarono col canto , colla Mufica , c
colla Profodia, e così la prima eloquenza (6).
§, 6. M. de Condiliac dopo tali oflTerva-
iioni forma P iftoria de' progredì dell' arte
del geflire tragli antichi , efaminando i prò-
greflì di tal9 arte dietro le veftigia di M. in
Bos e paila de' gefti e fegni ridotti io
arte 9 che fi mifchiarono coi canto f e
colla profodia , e quindi venne la mufica, e
T arte di fcriverla in note, onde poi venne
r arte de' Pantomimi, che co' getti rappre*-
fenUvano delle Comedie intiere, vale a dire
de*
(6) Oflerva il Signor Condiliac che i Chine»* hanno
318. Monouìlabi che pronunciano con. $. tuoni di
ce divelli , che fanno 16*40. Suoni diverfi . I popoli
poi che furono di una invenzione più creatrice, inven-
tarono più parole nuove , ed ebbero meno indemoni
di v >cc , meno canto , meno mulìca, meno profodia»
ed il Signor Condiliac dimagra che dal cauto derivar»
»q le profodic Greca , e Latina .
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de' pezzi compiti di eloquenza ; che da quei
• Pantomimi cominciò , e degenerò in decla-
mazioni , e getti , Indi il Signor de Condiliac
tefle una dotta liloria de' progredì delia Mu-
fica degli amichi e quella della declamatone
in canto , e della declamazione fempliee , e f
liloria delia Profodia , e della Poefia e Aie
origini , e dice che la prima eloquenza , il
primo Itile furono Poetici M rapprefemavanfi
T idee con imagini fenfibili , e coiF eloquen*
za di azione , che cominciò a oeflTare nel
tempo della perfezione delle lingue > e final-
mente diminuitoli il girilo per le variazioni
iella voce , per il tuono, per la profodia,
per la Mufica, il parlare fi accollò alla prò*
fa infenfibilroente (7) , e Ferecide Siro fi-
nalmente , non potendo piegarfi alle regole
dell* eloquenza Poetica , che allora era già
ridotta in arte , inventò Io fcrivere in pro-
fa , che fucedette ali* eloquenza Poetica ,
alla Profodia, alla Mufica, a1 gelti , a* fe-
gni , a' metri , alle rime , 1 popoli del
Nord freddi e flemmatici dice il Signor do
Condiliac , nop potendo «idoprare nell' eio-
quèn*
■
(7) Il Signor Vico noftro affai pria del Signor Con-
diliac avea fpiegata quefta teoria dell'origini delle lin*
gue tutte cominciate dall' cloqnenza de* corpi , de'Jegni
degli urti) delle voci articolate, e metriche , dalla Ma-
fica , dalla Poefia , e da' verli Efametri , che poi dege- ,
aerarono in giambici, e analmente nella proù.
3°4
quenza la profodfa degli altri popoli , ade*
prarono la rima (8),
§. 7. Dimoftra quindi il Signor Condif-
lac quanto era in quei tempi una facolià im-
portante la Mufica , e come la medefima fi
divife dalla Poefia e dalia danza ; e comec-
ché le conofcenze delle leggi della rel igio ne,
e degli avvenimenti , de* quali fi volea con*
fervar la memoria eran crefciut' all' infinito,
onde per tale loro aumento , e per eflcrfi
introdotta la profa , non poterono più con»
fervarfi nella memoria , indi s* inventò V ar-
te dello feri vere, dalla quale poi derivò , che
la Mufica , e la Poefia com prefero un gene»
re di eloquenza piacevole per le cofe alle-
gre , e la profa le cofe utili , o buone 5 e
quindi il Signor de Condillac palla a forma-
re lunghe , e fané rifleflìoni fuW ujo , e na-
tura delle parole , e fulle loro origini , e
loro fignificati , deli' origini delle favole ,
delle parabole, degli enirnmi , e del genio
delle lingue , delle caufe occafionali , e de* fe-
gni de1 loro progredì , fviluppi , origini $ e
decadenze di eflTe lingue , che dimoftra an-
dar parallelie colla cultura delle nazioni.
s. a.
(8) Se la rima fi debba a* foli popoli barbari del
Nord , e cofa affai dubbia , giacché i Filologi conerà-
fiano fe le Poefie Orientali , e traile altre Y Ebraica, ,
fieno ftate fulle prime metriche, o ritmiche , o mifte.
Finche ciò non ia decifo mai il Signor Con4illac può
aflerir Y origini primitiva delle rime a* foli popoli del
Nord,
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§. 8. Dopo tali rifteflìoni , cr ha lafciati
il dotto Autore alcuni belliflìmi infegnamenti
per perfezionar V eloquenza , e Io ftile , e il
guflo. Tutta l'opera intitolata Corfo diStudj
per V iflru\ione del Principe di Parma a ciò
tende , ma più d' ogni altro trattato quello ,
che s' intitola deW Arie di Scrivere, o fia dello
ftile , opera , che fi potrà leggere , e che let-
ta con raziocinio , può fomminiflrare im-
menfi lumi,
$. p. V eloquenza de* fegni articolati,
dice M. de Condillac , ha (offerti varj cam-
biamenti , come è accaduto all' eloquenza del
Sjefto , e dell' azione , e tutti i cambiamenti
ono nati da infinite caufe occafionali , che
Iian cambiate le idee, gli ufi, i coftumi , le
maniere diverfe di penfare ne1 popoli . Le
lingue , come le idee , e le paftioni , fono
groflòlane nel principio , e poi fi raffinano
a proporzione de' progredì dell' intelletto , e
della cultura della Società, e quindi il Si-
gnor de Condillac oflervando, che tanti trat-
tati de' Rettorici fulle figure , e tropi fono inu-
tili, parta ad infegnare l'arte di legar l'idee,
e di ordinarle , dopo averle analizate , e così
apre con immenfa utilità i fonti dell'arte del
ben dire e dei beh penfare , e della vera
eloquenza, che pochifiìmi Autori ci hanno
rooflrata nel vero fuo afpetto , nel quale- ce
l'ha dipinta quello Filofofo,
CAP XIV.
Pensieri di M. Sirizer fui gvjle
nclV Eloquenza .
• • •» •
§. i.
M Sulzer , Accademico di Berliuo , ih
. un fuo opufcolo in molato Analifi ddV
ingegno (i) riflette , che il famofo Abbate
du Bos ha fiffato il lignificato più proprio di
quefla parola ingegno , avendolo detto un .
dono , che coli' ufo fi è dalla natura dato .
ali* Uomo per far bene , e facilmente ccite,
cofe , che gli altri non farebbero , fe non
•
(i) Anaìyfe du Geni* , opufcnlo che sì inferito nel
libro intitolato Choix des Memoires , & Abregé de l*
Hì fior ie de C A e ade mìe de Berlin Tom. IP* pag* 37.
dell'edizione in 11. Berlin, ìjtU
malamente é ed a grande (lento (%) , ed of-
ferva , che il titolo di grande ingegno C dà
a quegli Uomini eccellenti , che fi fono di-
(Itati cW loro contemporanei neli' efcrcizio
delle confimi li facoltà intellettuali > e fi fono
ammirati nelle prime claflS de' grandi arte-
fici , e de' gran Poeti oltre i confini ordi-
uarj delle fcienze tutte, e de' grandi affari .
li più grande ingegno è quello che riefce
il meglio in tutte le più univerfali , e le più
illimitate cognizioni , e riefce meraviglierà,
mente nell* efercizio di tutte le facoltà ime!*
lettuali della mente fenza eccettuarne niu-
na . L' attenzione , la riflefllone , V imagina-
tiva , la memoria , il giudìzio , la penetra-
zione , ed ogn' altra facoltà intellettuale dee
concorrere a formare il grand' ingegno; ond*
è che l'ingegno non è una operazione fpe-
cifica di qualche particolare facoltà dell' ani-
ina ì ma le richiede tutte , non eflTendo una
facoltà particolare , ma una difpofizione ge-
nerale | ed una fpecie di temperamento dell'
intelletto , che modifica tutte le facoltà in-
tellettuali còlia facilità , e deprezza di
fervirfi di effe facoltà.
$. 2. OflTerva M. de Stilar , che quel vi-
vida vis animi , che Lucrezio erroneamente
prende per l'ingegno rnedeGmo, è folamen-
V 2 te
(a) Duhs RtJkOUns f*r U Poefit , & U Pe-
intéri •
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3o8
te la bafe dell'ingegno , ma non l' ingegno
mcdelìmo. Ogni Uomo più , o meno Terne in
le Molura tal forza i che l'indoce conti-
nuamele a penfare, a fvilnppar le ftje* idee,.
a:fìflàrfi alle più feconde tra effe , e a feguir-
ne »i -progredì . Il defiderio de' continui paf-
fagi da idee nuove ad altre più nuove è f ;
eflètur dèlia forca primitiva della vivezza;
del R i mei letto , quale fecondo le varie perforj
ne , è più , o meno intenfa , or.d' è , che il :
defiderio da effa fvegliato è più , o meno;
attivo , e quando è affai attivo, fi manifefta
allora fotto la divifa di quella vivacità d'
ingegno , che M. Sulzer riguarda come la
baie del grande ingegno • Offerva P ifteflo -
A utore , che la vivacità dello fpirito , dinota
Tempre un fondo di grand' ingegno , l'inazio-
ne ail'oppoflo , la poca fenfibilità agli oget-,
ti, che fi prefentano a' fenfi , o ali? intelleK
ti, è ordinariamente la cara neri dica della fiu-
pidità , che è la difpofizione dell' intelletto *
diametralmente oppofla all'ingegno. L'effetto-
immediato della grande intenfità della forza,
attiva dell'animo è una maftìma fenfibilità ,1
i n ecceflìvo grado di defiderio verfo l'ogetv-
to , al quale fi riferifce , quai' ogetto da quel
veemente e maftìmo defiderio viene a rappre- :
fentarfi con entufiafmo^e con veemenza ($)>
e queir "
($) Riflette M. Sulzer che quella è V origine di
quel gufto determinato , ed irrefìftibile per certe ar-
ti , e per talune faenze in alcuni cftraordinati in-
tcl-
3<)p
e quelP entufiafmo , e quella veemenza fan-
no veder le cofe con maggiore attenzione,
'C -filano V intelletto (òpra tutte le qualità
poflìbili , e fopra ogni piccola circoftanza di
quella cofa alla quale fi riflette , fidando ogni
idea fopra di effe (4; .
§. 3. Quindi paffe M.Sulzer ad oflervare,
che il guflo il più intenfo ed il più deter-
minato, che fi abbia per una cofa , non ba-
da folo a formare un grande ingegno , feb-
V 3 bene
■
tcllctti, onde derivò in M. Pafchal quella paflìone uv
Tincibile per le matematiche . Tal paflìone fi vincere a'
grand' ingegni tutte le difficoltà , tutti" gli oftacoli , e
per tal violento impulfo i medefimi, malgrado tutte le
difficolti, fi applicano a cene {cienze, e fenza premj,
ed ajuti , divengono da loro ftefli Pittori , Oratori ,
Poeti, Geometri , Guerrieri eci Qnefta facoltà i Roma-
ni chiamavano ingenium . Mi* Sulzer avrebbe potuto
aggiungere , che un grande ingegno , appunto per quel-
le intentiti della forza attiva dell'anima fente, vede, e
penfa pid vivamente, c con maggior entufiafnio per la
fantafia, della quale vede , e concepifee gli oggetti in
modo molto diverfo dagli altri , onde Cardano ebbe a
dire , che non eft magnum inger.ìum /ine nuxtura de-
mentiti .
(4) Così oflèrva M. Sulzer , che il carattere de'
grand* ingegni è il vedere appunto le cofe tutte in
tutti gli alpetti, e circondarne , e rapporti, lenza per-
der neppure le minuzie , come fi vede aver fatto Ta-
cito , c come fi può olTervare ne* grandi modelli de*
Poeti, e de* Pittori, che con mille particolarità, e cir-
coftanze rapprefentano le qualità tutte degli oggetti in
modo , che (embrano vivi , pe-cSè i grandi inge jni
fcu^pro. o tutn i più impercettibili rappoit: , che fug-
gono piccioli.
3 io
bene tal guflo fia una delle bali del grande
ingegno $ ma foggi unge , che tal gufto dee
eliere accompagnato dalla fugacità , e pron-
tezza, che dee aver l'intelletto per ifcoprire
i rapporti tutti , che la cofa, alia quale ri-
flette , abbia e polla avere colle altre tutte
e vedere le fimili, e le diflìmili , e fviiup-
parle con idee chiare , e dipinte colf ajuto
della rifleflìoue , di una fantafia viva , e di
una memoria felice • Quefte qualità unite
inlìeme C chiamano in un talento fpirito,fpi-
ritofi talenti . E' quefla una facoltà dell' intel-
letto , colia quale i grand' ingegni fcuoprono
nel (Mensa delle cofe tutte, e dell'idee quan-
to può contribuire a' loro penzieri , ed uni-
fcono i materiali tutti, che fi richiedono a*
loro progetti (y),
§. 4. Alle anzidette facoltà M. Sul^ir ag-
giunge il dover' eflTere un grand' ingegno do-
tato di un fano giudizio , e difcernimento
per potere determinare nel giudicare ^ fulla
folidità, ordine, proporzione , difpofiiione 4
rapporti , fini , mezzi , unione , progreflìeni ,
e llflemi delie idee in modo , che nei foget-
to fi
($) Soggiunge M. Sulftr , che i légni di un5 intel-
letto , al quale mancano così belte facoltà , fopo i ft-
quenti, 1. fieri liti , ed aridità ne* piani generali ncll*
idea d'un progetto , e neh" esecuzione . 2. trivialità di
ogetti,e di mezzi adoprati. 3. I rapporti uniti a fteo-
*> ,4j rimoti. U 4. e difcrdine nell' idee. Si potrebbero
tutte le opere di {pirico analiaare fopra queA' idee di
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to fi diftinguano in rutti loro afpetti le bel-
lezze eflènziali , e le acceflorie , le principa-
li $ e ie fubaiterne con I loro diverfi , e re-
golati colori in modo, che ogni particolarità
fa fubordinata al tutto, ed a tutta la conca-
tenazione di effe parti tra loro , ed in rap-
porto al tutto, in modo che gl'intelletti al-
trui fieno nei riflettere , rapiti , come da un
vortice di piaceri infiniti , e diverti di fot-
prefa , di ammirazione , e di bellezze nuove.
Quando ad un' intelletto manca quella facol-
tà , che giudica , e ragiona fulte qualità de*
rapporti degli ogetti, nulla giova qualunque
fecondità di penzieri , ed affluenza d* idee ,
e molto meno la vivacità della fantafia , per-
chè le fue opere faranno mai difpode , lan-
guide , di cattivo gufto , piene di ornamen-
ti inutili p come accade a tutti i talenti affai
fpiritofe , € poco giuii\iofi (6).
§. y. Richiede ancora M. Suher in un
grand' ingegno un'altra facoltà, ch'egli chia-
ma continuila, o prefen^a di fplrito , colla
quale l'intelletto dee moderare il fuoco del-
ia fantafia troppo ardente , e iafeiare alla
mente la libertà di tra (correr e da per tutto ,
ove giudica dovere feoprire i rapporti op-
portuni per i legami particolari delle idee
in relazione ad effe particolari idee , e al
V 4 pia-
(6) Dice M. Sul;ert d* fe fi voleQe fcr la critica
di moiri libri moderni, di moke pitture, di molti ca-
pi d* opera di mufica ec. \\ troverebbe poc> difeerui-
Jttento, e giudizio, e molto fpirito mal regolato ce.
JI2
piano generale del tutto. Uno fpirito vivo,
che non ha tal dono, fi ferma ove l'impeto
delle prime impreffioni Io tra (porta , alle pri-
me qualità ed af petti delle cofe , che vede ,
trafcura di ricercare ulteriormente, fi ferma
a quelli primi rapporti , ed afpetti come all'
ultimo fine delle fue ricerche, e mentre con
calore corre predò un' idea , non vede , nè
può giudicare di e dà , e molto meno può
vedere , ed abbracciare le altre più mi-
gliori, e vi è un'infinità di cofe, che han-
no de' rapporti utili ali7 ogetto di cui fi trat-
ta , e tali rapporti dovrebbero rifletterli , e
fcoprirfi , ma fi tralafciano , ne fi bada a
tutti gli afpetti poflibili, che migliorerebbe-
ro il piano delP idee , e dell' ordine dell' idee
nel fogetto,che fi ha per le mani. Vi vuo-
le una grande ferenità di mente , un gran
contegno nell* intelletto per vedere tutt' i
rapporti poflibili, e per ifcegliere i migliori,
giacché in ogni arte , in ogni feienza , in
ogni facoltà una cofa iflefla può eflere efpo-
fla in varie, e moitiflìme maniere , e bifo-
gna confiderare tutte quelle varie maniere
poflibili per ifceglierne le migliori • L' arte-
fice , jl Savio , T Autore dee tenere con ma-
no ferma , e (labile la bilancia delle fue idee
per pefarnpil valore, e dee, per così dire, ufeire
dal labirinto delle meditazioni , per poi con-
templare tali fue meditazioni , come da Iun-
gi , e fuori di fe medefimo , e delle fue
idee , pei poterne formare un giudizio più
*
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3*3
imparziale , e più libero 5 ma qualora la fan-
tafia fi rifcaida , fi perde quella libertà del
giudicare , e di efaminare «' che è aflài ne-
ce lfa ria all'intelletto. Bifogna che un grand*
artefice abbia a lavorare con un entufiafmo ,
con paflìone , con calore , dice M. Sui^er
ma- che tal calore , tale paflìone , tal* entu-
fiafmo fia regolato dall'intelletto . E' ottima
cofa , che quando fi penfa all' efecuzione del
piano delle cofe la mente abbia a follevarfi,
rifcaldarfi , e fermentare , e renderli viva ed
elaiìica la fantafia, ma la tranquillità , e fe-
renità di mente dee fuccedere a quella fer-
mentazione, e a quella tempefìaje la ragio-
ne, ed il giudizio colla loro ferenità devon
riguardare con occhio critico, e fevero tutte
quelle evoluzioni dell' entufiafmo , e tutte
quelle molTe per vedere , fe in effe abbia V
intelletto ecceduto , o nò , da' limiti della
ragione. Dopo tali oflTervazioni , e rifleflioni,
un Pittore , un' Oratore , un Poeta , un Geo-
metra, ed un Fiiofofo , fapranno certamente
rapprefentare le loro idee nei migliore afpet-
40 polTìbile dopo aver1 efaminati colla ragione
gV infiniti afpetti ne* quali le cofe tutte fi
ponno in ogni arte in ogni fetenza, in ogni
facoltà rapprefentare (7).
(j) Un Pittore , un Poeta , un' Oratore dorranno
olTervare le varie maniere , ed attitudini , e deferizioni
dell' ira , dell' pdio della vendetta , dell' amore , della
gelofìa, dei timore ec , ed i cambiamenti che tali paf-
fioni
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5T*
§. 6. Richiede con molta ragione M. SuL
\tr in un grand' ingegna un' altra qualità in-
tellettuaie , che è quella di euer capace di
foflenere fatighe lunghe , e continue , e non
interrotte , e metodiche , come 11 richiede
ne' grand1 ingegni , che vonno darci produ-
zioni utili e giudiziofe , e ragionate • L' arte
di analizate , di giudicare , di concatenare
l'idee è l'arte che richiede , e tempo , e me-
ditazioni , e diuturnità di rifleffioni . Mai (i
può unire un grand' ingegno , ed una inca-
pacità di continuata ferie di fatighe e riflef-
fioni; e mai tali ingegni rapidi e fuperficiai-
j»eme addetti a confederar le cofe hanno prò-
* •
Tioni fanno nel volto , nella fifonomia , nelle azioni , le
graduazioni di tali cambiamenti , e tutti i loro rapporti
poflibili . Indi dooo fattofi un tal quadro generale di
tutti i varj colon , deferizioni , e quadri generali, e
particolari, dovrà efaminargli a parte a parte , e farne
il giudizio, e la (celta, ributtando quelle imagini? nel-
le quali la rantafia ha ecceduti i limiti della ragione,
e adoprando quelle, che V intelletto avrà fcelte dopo
maturo , e ragionato efame di tutte quelle antecedenti
progre/fioni d' idee . Quelle rifleffioni di <M* Stilar
dourebbero fcrvir di canoni ad ogni artefice , ad ogni
Autore. E' difficile conofeere gli errori commelfi nell*
entufiafrao della mente, e per giudicarne bifogna lalciat
paflare quel tempo di enrufiaSrio nel quale un libro,
una pittura, una Statua fono ftati formati. Perciò Ora-
zio, uno de* pid grand' ingegni $ che fianvi ftati, ed un
conofcicore il pid Sagace, ed acre de* grand' ingegni,
ditfe , clic i libri dovean pubhcaifi dopo nove anni di
Nonumqiu pnnuuur in érwwm.
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dotti capi di opera ragionati, c folidi (8),
ma folo diflaccati fpezzoni , e frantumi di
juifcelianee , delie quali G può , e dee dire .
iujeai membra Poca (^).
i *
(3) Adattando a' fatti i rariocinj di Af. Suifer , fi
può oflervarc , che i grand* ingegni capaci di grandi
attenzioni fono troppo rari al Mondo, anzi pochiil'aii, ma
da quefti pochiiTirui fono ufeiti i capi dì opera. Newton,
Leibnitz, W0I60 , Clarke , i Geometri tutti ci hanno
date opere nuove, utili forprendenti , ragionate, {irte-
matiche , perchè dotati di grand* ingegno , e di gran
raziocinio . A quefto modo tra' Francefi ha fcritto il
Montefcmieu il Librò fulla graridej{a , e decadere
74 dt Kamani , cosi hanno {exitto la opere di Fi-
nca , e di Agronomia , e d' Moria Naturale i piti
favj della Francia, dell'Inghilterra, dell'Italia, della
Germania, con gran forza d'ingegno , con raziocinio,
con analiiì,con tranquillità di animo , richieda , ed ine-
vitabile ne' capi di opera . Ma gli Autori poi di tanti
Saggi , Pensieri, E/tratti , Spiriti, Di fionarj , Jllefcò-
lanTe , 1 eitert , Giornali ci dimostrano molta ranca/ìa ,
e poca capacità di concatenar l'idee , e di riflettere
continuatamente, onde tali opere fouo per lo pili frivo-
le, fuperficiali, fcnz'analifi, fènsa giudizio, e fi riduco-
no a Lavori Poetici , e Ditirambici alla Pindarica , co-
me fono i tré quarti delle opere del Rouffeau , d» Vol-
taire, di Bayle, e tra^ringleii quelle & Bolingbroke di
Shafcsbury , di Swift ce.
(?) Qual giudizio farà un vero dotto quando vedrà
un* Autore che comincia così un fuo trattato di Mi-
j ce Lignee : Sìa la pace con quell'anima di qui II Autore
cortefe\c caritativo , il quale per pi bene torneine de'fitei
Jimili , c Jeguaci Autori introduce V ingegnerà maniera*
delle opere Jhfijcellanee ! Dirà certamente , che queft*
Autore non avea cosi bene riflettuto fui buon gufto ,
flome $L Sulzer , § che (al proporzione, ha foco ra-
gionata
$. 7. Dalle dotte rifleffioni di M. Si^er
fopra la natura , e requifiti de* grandi inge-
gni fi può dedurre a quanti pochi intelletti
competa tal titolo di grand' ingegni , quanti
requifiti fi richiedano per efiere un grand1
ingegno, e quanti pochi fieno fiati, e fiano
in ogni fecolo i libri cosi ferini , a* quali
ogni Filofofo potrà adattare le rifiefiìoni di
M. Sul\zr , e vedere 9 fe corri fpondano , o
nò a tali precetti , e regole , che fono quelle
della ragione , e della verità •
§. 8. Efamina quindi M. Sul^er , fe r in-
gegno fia un dono delia natura , o fe può ,
almeno in parte , acquiftarfi dall' arte , e ri-
ducendo tal quifito a quello dei concorfo
delle caufe fifiche , e morali richiefle per la
formazione de' grand' ingegni , fulle quali
lauto
, #
gionata anzi ftolta, o che l'Autore di effa fia flato di
uno fpirito fuperficiale. Tal propofizione è impertanto
di M, Shafisbury creduto uno de* più grand* ingegni
<T Inghilterra , ma fpeflb troppo entufiafta , troppo vi-
vido di mente , fpeflb non molto capace di analitiche
meditazioni , ed efami , e che preferì la vivezza del
penfàre , e la fantafia , alla folidità del raziocinio efatto
e tranquillo. Egli, ed il fuo Compatriota Bolingbioke,
come talora ancora David fiume hanno voluto dar
fulle feienze che trattano , una paflaggiera occhiata con
maniere quanto altiere , e fublimi , tanto fuperfìciali .
Quefto fpirito di fuperfìciali tà , e di poca attenzione, con
poca fatiga , fa fcriver libri per via di (àggi , penfieri , ma£-
fime d fiaccate , mifcellanee ed ha anche ingombrata 1' Ita-
lia iVWre delle Scienze. Da ciò ognuno può giudicale
dell'attuale flato delle Scienze nell'Europa*.
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317
tanto fi è diffufo M: du Bos nelle fue iti-
.flejjioni fulla Poefia , e Pittura , ove fembra
che tal' Autore conchiuder voglia , die le
caufe moraii poco influifcano su' grand' inge-
gni, che fi vedono comparire, e (comparire
in certi paefi , come rapide Comete , confuta
M. Sul^er in bri e ve tal opinione di M. du Bos,
e conchiude 1. Che la fona attiva dell' ani*
ma, che è la bafe dell' ingegno è un dono
della natura , giacché la forza primitiva della
mente è come la forza primitiva del corpo,
che non fi acqui ila , ma riflette M. Sul^er ,
che la forza attiva d jlla mente dipende mol-
to dalle caufe naturali , che concorrono a
formare il temperamento , e la coflituztone
del corpo, come la nafeita 9 il clima, i ci*
hi , e f educazione Fifica ed avrebbe potuto
aggiungere ancora la coft'uui ione del corpo. Con
taroccatone M. Sul%er efamrna il proverbio
Oratores fiunt * Poeta nafeuntur , proverbio
altrove da noi efami nato (10) e dice che
tal proverbio è applicabile a tutte forti ó?
bafe di ogni facoltà , alla quale la natura in-
clina , ma che le caufe morali , ed occafio-
nali sviluppano . Un fanciullo nato col gufto
alla Pittura , non farà mai Pittore » fe non
avrà azione di renderli familiari gli oggetti
dell'arte del dipingere . Achille traile figlie di
Licomede nell* ifola di Sciro, chiudeva in feno
ifen-
(10) Voi. I.- Parte I. Cap. fili
B '
i fentrmentr bellici , e le militari inclinazio-
tìì che fi fvilupparono lacrimo]* Trojx
funera, come dice Orazio (ti), ma Uliflè
fvilnppò in lui tali nafcofU lentimenti coi
prefentargli le armi , come riflette M. Sul-
\tr . Uo gran Poeta, un grand1 Oratore, de-
ftrnati dalla natura ad eflTer tali , farebbero
morti fenz* aver fatto un rerfo , un periodo ,
fe fuflero nati tra Uomini ignari dell* atte
di far verlì , e di eflTer Oratori . Le caute
morali dunque molto ponno nello (Viluppo
degl1 ingegni in ogni facoltà , e perciò certi
grand* ingegni fi trovarono uniti a* tempi di
Auguflo , in quelli di Leone X. t ed in quelli
di Luigi XIV. Offerva M. de Sirfjer , che
Io fpirito , la folidità del giudizio , la me-
moria , Pimaginativa dipendono ugualmence
dall' efercrzio . che dalla natura , e adduce P
autorità del ÌVoXff nella Pficologia , come fi
è da noi ancora oflervato (12) . Cosi corf-
chiude M. Sulfer il fuo eccellente trattato
full* ingegno , che è un* opufcolo , che merita
ogni attenzione come affai conducente a per-
fezionare fi buon gufto in ogni genere di
eloquenza Univerfele • Molte altre cofe apparte-
nenti alPiSeflb fogetto dice rifletto WL SuU
\er in nn altro fuo dotto libro intitolato
Ricerche fulP erigine i£ /entimemi piacevoli
(n) Horat. Carni, libr. I. Ode FUI
(ia) Voi. I. Part. L Cap. FUI
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3*9
(J?)> c fpecialmente nella feconda pane di
tal dotto opufcolo ove tratta della Teoria de
piaceri intellettuali*
CA-
(ij) Rechi ri he s fur l'ori gin des pentimento agre ai le s
& deJagreabUs , opufcolo che e inferita nel libro inti-
tolato Chpix des Memoires & abregé de i' hifioire de
V Academie de Berlin, Tom» 4. pag. 62. ad 217. edir9
in it. Noi abbiamo efpofìe tante varie Teorie di di-
vertì moderni Autori fulla riforma del buon gufto per
l'Eloquenza Poetica e Profaica per varj fini . 1. Per
far giudicare a'noftri Lettori de* varj quadri datici del
buon gufto da coloro de' ouali abbiamo riferiti i fifte-
mi. a. Per dimoftrare , ene i fifìemi falla riforma, e
migliora2Ìone del buon gufto ci lì pofion fofameme da»
re dal raziocinio, e dalla Filofofia , non gii dal Pedan-
tifmo , e dalla Filologia. 3. 1 Lettori potranno da' ri*
feriti fifìemi giudicare gli Autori di etti fittemi , e tira-
re i corolarj su' libri , che fi leggono , e fciivono,
giudicando etti libri con tali fittemi . F (aminando un fa-
vio Lettore le forie riftefGoni fulle qualità necelTarie a
formare un grand* ingegno , ebe noi abbiam tra/crine
dall'opera di Monfieur Sukzer , vedrà* che il titolo df
grande ingegno compete folo alle vafte menti Univer-
iali , e calcolatrici , che han date opere metodiche , ed
ingegnofe , non a quelli opufcoli cne per un' epidemia
Umverfàle i moderni fuperficiali (piriti hanno adorati,
c che fono Umili a' fuochi farai , che abbarbagliano ,
roa non illuminano, e poi lafci ano al bujo. Nel numero
de'faochi fatui della republica Letteraria debbon efler pofti
infiniti libercoli che 1 empietà , il libertinaggio, lo {pi-
rito de' paradom* , il defiderio di efFer da cervelli (u-
pcrfidali ammirati ha fatto dire a Mandeville , a Bolin*
broke, a Svift, ad Hume , a Voltaire , al Dar gens a
Boulanger , a L'Ametrie , e ad altri baccanti cervelli
del fecolo XVUI., pieniflìmo di Filofofi mafeherati , o
per dir meglio d'iniàm Protei traveftiti da FUofofi.
1
S2Q
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^ +aa<tocaoccccccfccaaacca'$,»»»»»joi>T>»W3>»x)j)jj*+
CAPO XVo •■
[RifleJJìoni del Signor Lodovico Muratori
fulV eloquenia .
$. I.
■
QUe/T Uomo ammirabile , e venerando per
i fuoi coftumi , e per la fila Lettera-
tura air Europa tutta, e Scrittore Uoi-
verfale , e forprcndentiflìmo in molte fue
opere , volle in varj luoghi parlarci dell'elo-
quenza , e dell' arte Oratoria . Le fue idee fi
riducono alle feguenti : Die' egli dunque, che
la Filofofia Morale ha due Miniflre , o fian due
figlie meno auftere di elfo (r) , una delle quali
fi chia-
(i) Muratori Perfetta Poefia Tom.!. liBr, L cap. 4,
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fi chiama Rettorica , V altra Mona , foggimi -
gendo, che ia Rettorica, o perfuade , e di-
fende le virtù , e buone azioni degli Uomi-
ni, o biafima,o dilFuade , e perfeguita i vizj;
e perciò gli antichi drvifero quell'arte in
efornativa, o dimoflrativa , in deliberativa, e
in giudiziale • Soggiunge , che la Poefia è
un'arte (2) , che partecipa della Storia , e
della Rettorica , chi la Poefia , e fa Filofo-
fia furono una cofa medefima , e pruova coli*
autorità di Strabone il Geografo , che la
Poefia fu prima della Storia , della Rettori-
ca , e della Profa . V ifleflò Autore efamina
altrove l'eloquenza , e l'arte Oratoria (3),
della quale progetta la riforma , dicendo , che
gli Oratori , de' proflìmi pai Iati fecoli , così
facrr , come profani , non occuparono poca
parte nel regno delle bagattelle , avendo ama-
ri i contrapofti , gli equivochi , le alluloni ,
ed i giuochi di parole ;e che quindi effen ioli
voluto riparare a tal difetto $ iì produile un'
altro male , cioè l' affettatura dell' imitazione
del declamatorio , e fentenziofo Itile di Se-
neca p tutto colmo di metafore , e penfieri
acuti , concili , vibrati , di quali difetti il
Muratori adduce molti efempj , conchiudendo,
che la Rettorica eflTendo dalla olfervazione
della Natura derivata, e dalie maniere che gir
X Uo-
•
(2) Ptrf. Pocf. Tom. I. Pég. 18. edizione di Pcnei.
17 jo. in 4. , 2. Val.
(3) P"f> l&t* 2. cap. 17. p*g. 3 Tcm. L
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Uomini hanno ufate per pervadere , è per*
ciò da badarti alia forza naturale delle paflio-
ni, ed alia lingua che effe parlano , e che
tali offervazioni full* eloquenza naturale deb-
bono perfezionarti colio fludio, e colla lettu-
ra de' migliori Autori di Teorica , e di Prat-
tica , offervando , che la vera eloquenza ,
ò facra , o profana , è nemica della affetta-
2?oni , e fuperflui ornamenti , «d indi eflò
Muratori paflà a riflettere fulla natura deli*
Eloquenza Sacra, della quale molto ha fora-
to ancora in un'altra operetta intitolata dell'
eloquenza popolare.
$. 2. Riflettendo a quelle , ed altre con-
limili offervazioni dei Signor Muratori full'
eloquenza , ognuno può facilmente conchiu-
dere, che Tefferfi dal Muratori fcritto, che
ia Rettorica , e i' lfloria fian figlie della Fi-
lofofia Morale , è una genealogia , che ha
bifogno di una più lunga dimoftrazione , oi-
trecchè cosi ragionandoli fi confondono i li-
miti della Rettorica, e dell'eloquenza* Gio-
va qui il riflettere , per ammirare ie grandi
contradizioni dell' intelletto umano che tra tanti
difpareri di divertì grand' Uomwii circa Y elo-
quenza , Il Muratori 1' ha voluta dipingere
come figlia della Filofofia Morale , e Seflo
Empirico , Montaigne , Bayle , ed altri la
difièro contrariale nimica alla Filofofia Mo-
rale ; ed il Signor Muratori in vece di dire,
«he la Poefia partecipa deii'Ifloria, e dell'elo-
quenza, che egli fembra confondere colla Ret-
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lorica , avrebfce meglio detto , che ne* primi
tempi le fcienze unte , ed ogni eloquenza
parteciparono della Poefia , anzi furono Poe-
ile | ed infatti egli (lèdo coli' autorità di Stra-
tone il Geografo avea prfo dimotìrato , che
la Poefia fu la prima eloquenza degli Uomini,
Circa Jé cofe, che il Muratori dice folla elo-
quenza del pulpito nòti è noflro iftim;ò parlar-
ne j ed è chiaro, che il Signor Muratori ha vola-
to folo confiderare 1* eloquenza del foro, e del
Pulpito , è non già P eloquenza uni vertale,
come in generale fi dee confiderare , e come
è (lata confederata dai Signor Marchefe Bec-
caria, dei quale efporremo il fiflema io brie-
X a CA-
(4) Tragl' infiniti Autori Italiani , clic han cercato di
darci piani critici per fa rifórma dell' Eloquenza , e per
fomiirkiiftrarci la Vtrà Teoria di effa , rioi riferiamo i
fìttemi de' due principali Scrittori moderni dell* Italia *
cioè Quello del Signor Muratori da noi brievemente
efpofto, é quello de! Signor Beccari* nel £ùo Trattato
fullo ffilé , clie fi efporra nel Capitolo fuflcguente .
Quefllt due Atrtori tragtt arttf moiri naflnd fcrirto wfl»
Eloquènti Poetica , e Pro&ica cofe degne di mola
riaeOione , e meditazione , (ebbene il Signor Beccaria
ù Ila più dtfufo a dare fornii Teoriche , ed il Signor
Muratori pai dilungato ad oflervazióiu Còpra cccelienti
■odelli di eloquenza prattica.
3*4
g «ss3* ** se*
CAPO XVI.
Sifltma iti Marchefc Beccaria fulF
tloqucnia.
$. L
QUefto Filofbfo afferifee , che il buon
gullo Oratorio , e Poetico è tutto
derivato dalia Filofofia , che riduce
tal buon gufto all'arte di regolare la noftra
attenzione a tenore delle idee piacevoli , o
difpiacevoli , come la Logica regola i rap-
porti delle verità confidente in fe ftefle (i).
Oflerva con faviezza queflo dotto Autore,
che f eloquenza è (tata da taluni ridotta al
fofeo
(i) Peccaria Opere Tm. %* Prefazione al Lettore
fullo ftile ce.
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52£
fofco ptdantifmOj ed alla Jlerile imìta\iontj e
riferi fee i nomi di coloro, che hanno degna-
mente parlato deli1 eloquenza Filolofica (2) ,
e dopo ciò il Signor Beccaria slanciandoti nel
centro delle più aQratte Metafìfiche fubiimità cer*
cadi analizare le regole del buongufio,ele
bellezze dello flile . Noi efamineremo le teo-
rie di quello Filofofo filli* eloquenza , e
fullo flile j co' principi di quella libertà Fi-
lofofica , che dee regnare in tutte le Filpfo-
fiche teorie .
§. 2. OfTerva fulle prime il Signor Bec-
caria, che intanto taluni han detto , che le
regole , che fi danno per V eloquenza fian
piuttoflo d' inciampo , che di utile a' grandi
ingegni , perchè mai l" eloquenza è fiata trat-
tata con efame analitico , e con principj cer-
ti fondati fopra certe bali; e che altrimenti
lì farebbe giudicato dell* eloquenza , fe in
trattarfi la medefima fi ruffe ricercata Y arte
del bello in generale , indagandofi la natura
di quelle fenfazioni alle quali il noflro cuo-
re , fi fcuote, 0 agita, s* irritalo refla im-
mobile , inerte , ed indifferente • Ma il Si-
X ì , gnor
(i) Adduce il Signor Beccaria per efempio di colo-
ro, che hanno filoloficamente fcritto full' eloquenza il
Signor d'Alembert nell'Articolo Elocution della gran-
de Enciclopedia di Parigi, e nelle fue Melanges , co-
me altresì M. de Condillac , e M, de Montefquieu. Au-
rebbe il Signor Beccaria potuto citarne altri , vcome
Lord Kairaes , Hume, AdiiTon, Sulzer ce.
l
gnor Bcccarifi , die con tanta faviezza pro-
pone tal progetto di trattar con metodo ana-
litico F eloquenza , per poterli pre feri vere f
generali rapporti fui belio , dovea riflettere ,
fe egli potea su tali affanti preferivere rego-
le generali, o fe le ha preferirle • Ed ove
fono mai tali generiche idee fui bello , e fui
deforme ? Se V ide^ del bello fufle relativa ,
cerne poterfi analizare il bello? E1 vero, che
vi fono colè per tutti forprendenti , che ca-
gionano in tutti piacere , meraviglia forpre-
fa; ve ne fono altre , che cagionano gene-
ralmente timore , a verdone , odio ; ma fono
poi tutti uguali , ed hanno ugualmente P
iflefla intenfnà quei timori , quegli odj, quel-
le avcrGoni , quei piaceri , quei defìderj in
tutte le diverfe perfone , in tutte le circo-
flanze, in tutti i luoghi ì I timori , e le
fperanze , e gli a luì affetti in un ragazzo,
in un giovane , in un idiota, in un Filofofo,
in un* Europeo , in un* Americano, fono forfè
gPifleffi (3)? Come dunque fi può fare uni
teoria generale fui bello, e fui deforme? Co-
me formar canoni fui guflo , fe quafi fem-
pre i piaceri, e difpiaceri , e Pffleflè felici-
tà producono in di verfì diverfe fen fazioni ed
affetti? Come far Canoni di guflo , fe noi
vediamo tanti contraili fui buon guflo , e
fcpra i canoni di eflò ?
(3) Pan. ì. Cip. IV. $. 1. e * 4i queft' ope-
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3*7
$. J. Ogni na2ione contrafta tacitamente
con ogni altra colla varietà dello Itile , de*
pender! , c delle relative bellezze , cofe per
le quali ogni diverte nazione ha palato diverto.
Grifteflì Letterati di buon gufto ci danno fpeflò
infinitifiimi efempj della varietà del guflo (4).
X 4 Ci
(4) Vi è flato chi ha preferito il buon gufto di Vir-
gilio a quello di Omero, chi quello di Omero a quel-
lo di Virgilio, e chi ha preferito Lucano ad entrambi,
chi Orazio a Pindaro , e chi Pindaro ad Orazio , e
chi a tutti quefti il Filicaja , ed il Cbiabrera . Vi fono
altri ,. che preferifcono l* Ariofto al Taffo , ed altri il
Taflb ali* Ariofto . Vi è chi truova abominevoli certe
idee di Milton, e di Shakespeare , come ha fatto M.
de Voltaire , e vi è chi loda a difinifura tali Autori ,
come ha fatto» Addiflbn nel fuo The Sptftator . Chi
oreferifee Tibullo a<i Ovidio, chi Ovidio a Tibullo. Vi
e chi dice , che V Erriade di Voltaire fia uno de* più\
belli Poemi Epici, e vi è chi la dice una cofa ordina-
ria , e non degna del nome di Poema Epico*. Vi é\
finalmente chi ha lodata la Batrachomiomachia attribui-
ta ad Omero, e ha detto eiTer quella affai migliore
deir OduTea , t dell' Iliade . La letteratura è come un
gran pranzo , ove ognuno gufta i cibi analoghi al fuo
palato . Mai finitebbe il quadro delle varie deafioni
del buon gufto, in materie di Letteratura fpecialmente.
Come , e dove dunque trovare un general fiftema ? Se
poi fi voleffe opporre, che certe ftranezze di giudicare
lui gufto, non devono farci credere di non eflervi idee
fiffe fui gufto, ma che quei ^iudizj diverfi,ed oppofti
al gufto commune debbano piuttofto dirli errori parti-
colari, che varie idee fui buon gufto; fi dovrebbe pria
coli* iftoria delle opinioni fui gufto dimoftrare r, , che
taluni Scrittori fiano (tati fempre,ed in ogni eulta na-
zione tenuti per modelli di buon gufto, fenza oppoijzio-
ne di molti $avj. 1. Se tali opinioni favorevoli alla fti-
ma
32$
Ci dica dunque il Signor Marchefe Becca-
ria , quali portano eflTere le leggi generali del
gufìo, delle quali pofla farfene l'analifi giac-
ché noi vediamo, che il buon guflo è Tem-
pre vario ; . e fe talora fembra uniforme in
certe cofe ed in certi Autori , pure quel gu-
flo , che fembra uniforme , và infénfibilmen-
te variando, mutando, ed alterandoli, come
Il può olTervare neiF Ifloria dell' eloquenza ,
che fulle prime fu emfatica , e fimbolica , poi
divenne eulta, ed artificiofa, indi ragionevo-
le, poi fefiftica, e poi fu avvolta nell'Italia
traile pedanterie del Secentifmo , indi la Fi-
lofofìa t ha migliorata . Decadendo le faen-
ze decaderanno le idee fui buon guflo pre-
fente , e fe ne formeranno altre , giacché in
eloquenza , ed in FiJofofia fpeflò la
moda è il guflo {$) $ e per dimoftrar-
fi ba-
•
«a di tali autori in tutte le nazioni fian nate da regole
certe avute fui buon eulto, o pure da caufe occafionali,
come taluni han dimoftrato . 3. Se tali regole generiche
fui cufto fianvi fiate , o tì fìano , chi ciò pretende
dovrà darcene, o avercene dati canoni certi, e Hill.
(5) Volete formarvi V idea del gulìo? Truoverete le
cantili del gulìo rie' caratteri di chi legge i libri , o
di chi gli ieri ve. UnJ eiuufiaiìa antiquario griderà e (Ter
venute le xuine del buon guflo in coloro , che non
confuman la vita (òpra Omero, e Platone . Un Geo-
metra, un Algebrica dice pazzi tutti i Filologi, e tutti
i Filcfofi di pura oilcr vazione • Per un Cauiìdico è per-
duro tutto il tempo, che non s'impiega nel Codice. I
Filologi chiamai! buon gufto V arte d: fcriver libri a
milioni fopra un Dittongo, fopra un' ac.cuto , fulle ve-
f
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fi bafla una filofofica occhiata full' ifloria Let-
teraria Univerfale.
§. 4.. Se non vi fono idee generali fui
bello , come vi ponno eflere regole generali,
e generali precetti da analizarfi, come crede
il Signor Beccaria ? I precetti fono nati dal-
le oflervazioni , e fe quefle non fono univer-
faimente vere , mai vi faranno precetti di
guflo , univerfale . Si riduce dunque il de^
fiderio di tali precetti ad effer limile al de-
iìderio di taluni Filofofì , che formar volea-
no una lingua univerfale • Eflèndo i precetti
formati dalle ofTervazioni particolari di varj
cafi particolari, le dette oflervazioni, e pre-
cetti da efle nati , mai fi ponno dire gene-
rali , fe non a proporzione del numero di
dette oflàrvazioni , e loro rapporti , o pie»
coli y o grandi ; e fecondo tali rapporti 9 o
piccoli, o grandi lafciano un minorerò mag-
giore contrapofio dell' eccezioni a quelle re-
gole di gufto , che fi vonno fiflare $ anzi gì*
ifteflì precetti nati dalle medefime ofièrvazio-
ni> non fono adattabili a tutti i cafi , fpe-
cialmente in materia di eloquenza Poetica ,
ed Oratoria , nelle quali facoltà il buon gu-
flo aliai meglio fi può fentire , e percepire ,
che
nuta di Eoca in Italia . Vi è chi tratta i Geometri da
Lunatici , e vi è chi vuol trattar Con ordine Geome-
trico fin l' iftefla Metafifica , c Platone di (Te che Iddio
geometrizava . Ecco un minimo fàggio delle, yaric idee
lui buon gufto nelle fcieuzc.
che capirfi per via di principi , c dì precetti
generali. Ci dica di grazia il Signor Beccaria i
principi generali , su' quali fi poflàn tìflfare
idee certe, e precife Tulle bellezze Fifiche,
e fe tali precetti Ceno univerfali in ogni
tempo, e luogo , ed allora fi potrà credere
da tal9 Autore , e da altri che confimiimenta
penfaflero , che fi pofTano fiflar Canoni di
bellezze intellettuali full' eloquenza • Chi ben
giudica delle bellezze corporee ? Gli occhi
di chi vede , ed i penfieri di ammirazione ,
e di forprefa , che Y oggetto veduto della in
chi Io vede • Non potrà dirci > ne il Signor
Beccaria , ne altri Filofofi cel diranno su'
qualr teorie , e caufali fi eccitino quei prin-
cipi efi commozione , quali fieno , e di qual
natura fe idee , che fe ne formano , e da
quali rapporti • Si fente il piacere , e il di-
leito, che tali ogetti cagionano, ma non fe
ne sà il perchè, e le caufali, e le origini,
e da quali rapporti fi producano tali fanfa-
róni . L' ideilo accade nelf eloquenza , nella
quale le noflre fenfazioni , ed il noftro in-
telletto fono gli Autori così diverfi di giudizj
cosi varj, come varie fono le fenfazioni che
in noi quell'eloquenza produce , che ci di-
letta fenza faperfene il perchè, e fenza av-
vedercene; e perchè l'ammirazione della bel-
lezza non in tutti delia i med efi mi movimen-
ti , ed ir piacer mede fimo , ma fi modificano
tali fenfazioni fecondo la varie circoftanze ,
quella è F origine delie varietà dell1 idee fui
buon
*
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33*
buon guftp <JelP eloquenza . In certe età , in
certi tempi , in certi luoghi piacciono certi
Autori , in certi piacciono Autori divertì. A'
venti anni foeprende F eloquenza di Ovidio, e
di Anacreonte, a' 30. piace Virgilio, a' 43.
Orazio , a' $o. Tacito ec* , e tatti con ugual
ragione •
$. j. Dice H Signor Beccaria , che in
tutte le Poetiche , e Rettoriche invece di
proporfi modelli da imitare , fi dovrebbero prè*
porre le maniere, colle quali quei modelli han-
no sviluppate le loro idee , Joggiungendo , che
le interne ojfervaiioni fullo fpirito , non già V
tflerne formar debbono le iftituzione . Quello
è un gran precetto , che dà il Signor Bec-
caria, feguendo Torme del Signor Condii-
he, di doverti cioè le feienze e molto più
!' eloquenza intignarli più colie eJ[erva\ioni , che
co9 precetti . BiaGma con ragione il Signor
quandocchè , com' ei dice oggi , che vi fono
tanti efempj , noi pojpamo Julia moltiplicità
di ejjì anali^are lo fiato dell* intelletto , e del
cuore di chi fi è fervito dì tali efempj , e così
produrre nuove generiche leggi di beitene , ma
tali bellezze , tali oflervazioni , tali analifi ,
pon potranno mai effer regole di buon guflo
fìlfo g come crede il Signor Beccaria , [ebbe-
ne T infegnare in tal modo per oflervazioni ,
non ila affai meglio dell' infegnare per imi*
tazione , fe pure ncn fi voglia dire, che ii
difettofo metodo delle fcuole fia un imita-
zione
zione eflerna degli Autori ; e P imitazione
interna delle oflervazioni fulie idee degli
Autori , fia un' imitazione delia natura . Co-
munque fia , Tempre li dee conchiudere , che
V oflèrvazione ,e l' imitazione della natura fia
e debba efler P unica via da infegnar f elo-
quenza . Ma il forte della queftione contro
il Signor Beccaria , fi è , fe tal fuo metodo
pofla darci , o fcoprirci veri , e generali , e
certi i e (labili fonti di buon gii fio GiIP elo-
quenza , e fe della medefima pollano fiflàr-
fene colf analifi gP inconcuffi canoni ? Quelle
varie oflervazioni mar poflòno con efattezza
condurci a generali principi derivati da un*
analifi efatta in materie di eloquenza , fulla
vera natura delia quale fi è flato fempre al
bujo ; e lì flarà fempre al bujo , qualora le
regole del guflo in eloquenza voglian fidarli
co' fotiiliflìmi principi di Lord Kaimes, e del
Marchefe Beccaria .
. §. 6. Soggiunge V ifleflò Autore , che Io
feri vere bene , ed eccellentemente , non è
dono della natura , ma urtò ftudio dtW arte
diretta da principi certi , ed inalterabili, dal-
lo fvi luppo de1 quali fi conofee talora lo Iti-
le « Dunque , oflèrva il Signor Beccaria, che
V ordinato ingegno , P ufo , e la rifìeflione
formano P Oratore > e il Savio . Ma ci dica
il Signor Beccaria, fe quel? ordinato ingegno
fia dono dell'arte, o della natura? Ci dica,
fe quello Audio dell* arte diretta da principj
certi polla far fi fenza naturali difpofizionif E
ci dica finalmente come poflTa a' fuoi proget-
ti
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33?
ti pervenirli , fenza le naturali facoltà > L'elo-
quenza non è arte, e un talento , nè fi ac-
quila , dice M. d' Alembert con fomma mac-
eria ; ed il Signor Beccaria avrebbe dovuto
riflettere , fe i primi grandi eloquenti per-
vennero con tal fuo metodo all'eloquenza; e
fe con tal fuo metodo , com' c certo , non
pervennero all' eloquenza , ma coli' ifpirazio-
ne della natura, che è l'unico fonte dell'elo-
quenza , come riflette M. d' Alembert ; non
vi è altro piano da prefcriverfi da un Filo-
fofo per P acquifto della vera eloquenza , fe
non la cultura dei raziocinio , e dell' intellet-
to , che è il requifito dell' arte , l1 ofiervazio-
ne degli ottimi modelli o dell' arte , o della
natura , ed una vivezza di fentimenti , che è
tutta della natura . Quefti fono i precetti
della vera , e filofofìca eloquenza , e non già
V andar pefcando anaiifi , dalle quali ritrarre
canoni generali di bellezze . 1 gran pezzi del-
ia vera eloquenza fono flati come dalla na-
tura nelle grandi commozioni dell' animo ifpi-
rati , fenza che gli Autori fe ne avvedeflero,
dice M. d' Alembert ; e quegli Autori , che
pria di fcrivere vanno ricercando fittemi da
pervenire alla vera eloquenza , o che fcrive -
ranno con una fredda , e patetica eloquenza
fludiata di oflervazioni , e d' imitazioni , e
che fcriveranno fenza vivezza d' imagini , c
fenza eflère fuor di loro fleflì trafportati , ma
che fi accorgeranno de' loro artific'j nell'ufo
dell' eloquenza j fian certi , che mai in efil
par-
» 334
paria la natura, nè V eloquenza della natura,
e della ragione , che allora più fi poflìede,
quanto, più tace 'l'arte , e parla la natura,
fenza avvedercene , come accade nelle gran-
di commozioni. Oli efempj , e lè oflervazio-
ni fervono folo a poterci mettere apportata
di effer capaci di quelle commozioni , ma
mai ce ie potranno dare.
§. 7. Palla quindi il Signor Beccaria con
grande acutezza alle definizioni fullo flile ,
che tutte fi riducono a dinotare ufo , rito ,
ferie di conneffioni di voci , di parole , di
frafi, d'idee, cioè ferie d'idee, di razioci-
ni , ferie di fuoni efpreflìvi di tali raziocinj ,
ferie d' idee eccitate in altri da tali fuoni , e
ferie di giudizj , che altri formano sù quel-
le idee , conchiudendo , che il calcolare , e
bilanciare i rapporti, e le ragioni di tali pro-
porzioni forma il vero Oratore , e che i' ar-
te Oratoria fia alla Logica , ed alia Filofo
fia f come la ferie delle idee è alla ferie
dell' efpreffioni, e quindi ne deduce, non ef*
fervi colà tanto degna di un Filofofo , e che
debba fare la maggiore occupazione della Filo-
fona, quanto l'adattare i rapporti delle idee,
e delle loro verità tra loro flefle co' rappor-
ti che quelle fermo per là via delle efpref-
fioni fugl* altrui animi , t Alile .altrui volontà,
onde conchrude tal' Autore > che il regola-
mento del buon guflo è una delle più maf-
fime parti della filofofia , giacche te pa-
role
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33;
role guidano alle cofe , e le cofe alle pa-
role .
5. 8. Sublimifììme fono quefle riflaflbnt
full1 eloquenza , e fua natura j ma fe chi fi
applica air eloquenza, e chi vuoP infegnarla
regolaflè i fuoi piani totalmente con tali fu-
blimiflìmi fittemi , V eloquenza diverrebbe una
ocaipazione di pochi come le fcienze Filo*
fofiche le più fublimi . Una delle più lodevo-
li occupazioni di un Fìlolòfo dee effere l*
adattare le Filolòfiche meditazioni , e riflef-
fioni a formar fittemi che facciano agevole,
e alla portata quali di tutti il camino dell*
eloquenza, e del buon gotto, e non già ri-
cercarli le regole dei gufto con fittemi , che
fono alla portata di pochi fublimi iutelletti .
Non cosi inlegnò l'eloquenza il gran Maettro
di effa Aditotele ; nè può nregarfi , che V
Inglefe Lord Kaimes , ed ri Signor Becca-
ria avendo troppo filofofato su' principi della
vera eloquenza , V abbiano refa a molti inac-
ceflìbile (y) , nè può niegarfi dall' iftettb Au-
torc
(;) E' da notarti una grandiflìma contradizione ne
CStcux'i de* Filofofì creduti 1 più grandi . Il Bayle avea
detto che Y eloquenza % ed il gufto fono un naturale
cntufìafmo , al quale fono oppofte tutte le cognizioni ,
e cbe un* Oratore , non dovea , nè potea e Aere Filofo-
fo . Il Signor Beccaria ali* incontro efaita l'eloquenza,
c la confina ne* regni i più Giblimi della Frlofotìa , ove
pochi/fimi potranno rinvenirla. Ed ecco all'eloquenza è
avvenuto come alla nave di Ovidio , della quale diife
ad Poeta ( Trift. Uit. I Blog. IL ) che or fcmbrava
per
t
33*
tore di tal piano , che P arte di ben capire
tali aftrufe teorie fulP eloquenza fia affai più
difficile dell' acquifto della ifleffà eloquenza,
come molti hanno detto degli Anatomici,
che hanno refa affai più difficile l'arte <F
imparare , e di ritenere a memoria tanti in-
tralciati nomi Greci, che han dati alle parti
del corpo umano , e fpecialmente a' mufcoli
di quei che fia difficile l'arte di conofcere t
tali claflì , e P iffeflb può dirli di molti fot-
tiliflìmi fiflemi , fpecialmente di certe ultime
divifioni di clafTì, di piante, e di vegetabili.
Avrebbe poi dovuto dirci il dottiffimo Signor
Beccaria fe fia facil cofa indagare quale fia
quella ferie d'idee, di raziocini, di giudizj,
e di penfieri proprj , ed altrui , e con quali
gradi, ed analoghe proporzioni poflòno com-
binarfi tra loro, e colie altrui idee, giudizj,
e penfieri. QuaP Archimede potrebbe rica-
var precetti da tali fottiliffìmi teorie ? E* fa-
ciliffima cofa il dire , che F Oratoria fia alia
1 • r ..•
per la tempefta che V urtava , toccare alle Stelle , or
penetrare negli abifli . Ci dica il Signor Beccaria , fe
Omero , e Virgilio , modelli eccellentifTimi di eloquen-
za analizarono le loro idee fulle teorie , erte ci elpone
efio Signor Beccaria il quale ha formato per il buon
gufto un piano fottiliflìmo sì , ed ingegnofifiìmo , ma
che taluni potranno dire , che tal piano di eloquenza
lìa limile alle Fifiche Teorie della Terra date dal Bur-
net, dal Whifton, da Buffon, ognun de* quali con fot-
wglierze infinite ha formati fìftemi più1 fottili > che
veri , più forprendentt , che dimoftraù^
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Logica , come la ferie delle idee è alla fe-
rie delle parole , ma chi farà V iftoria di
tali progreffìoni ? Un Filofofo , rifponde il Si-
gnor Beccaria ; ma poflo che un Filofofo vi
riufcifle, porrà dir fi mai vera Fiiofofìa quel*
la , che ridurrebbe V eloquenza ad efTere alia
portata di pochi ? Le regole del buon guflo
debbono modellarfi certamente da una fana,
e foda Filofofia , ma da una Fiiofofìa offer-
vatrice, ed itterica , che dimolìri le regole
del buon guflo ragionando fopra gli ottimi
efempj , e grandi modelli , ed ofTervando le
fu nazioni dell* animo, e le circoftanze, nelle
quali erano coloro che ci diedero tali mo-
delli (6) .
§. $. Con fomma faviezza oflerva il Si-
Y gnor
(6) I Metodi di taluni moderni che vonuo trattar tut-
to con metodo Geometrico , e che in tutto introduco-
no la Meufìhca, tacendo da pertutto entrare i nomi di
ragioni , proporzioni , anaiifi , finteti ec. , rende a mol-
tiflimi inutili, ed iucomprenfibili tali libri. Si fcrive da
pertutto con fittemi Geometrici , e fi fann# per la gio-
ventù Logiche , Etiche , ed altri libri d' iftituzioni con
metodi Geometrici, e fin la naturale giuftizia fi è trat-
tata all' ufo Geometrico . 11 Signor Kaimes , ed 1 il Si.
gnor Beccaria introducono la metafifica,e la Geometria
nello ftile . E' degno da legerfi in tali materie il di-
fcorfo del dottifiimo Signor Ermenegildo Perfonè fulla
Diceofina del Signor Genovcfi , quel difcorfo fi aggira
filli' abufo d'infegnare alla gioventù le fcienze le più
neceflarie co* termini reclinici prefi dalla Geometria , e
dall' Algebra , e dalla Metafifica . Sono degne di effer
lette le rifleffioni di qucfto Savio, che ci ha dati molti
m ci li ili mi libri.
3?8
gnor Beccaria , clic le parole guidano alle
cofe , e le cofe alle paiole , come ancora
offervò il Signor Cleland Inglefe , che fcriffe
un libro per dimoiti are tale aflunto ; ma
qnal farà mai quella regola dì buon gufto,
dalla quale , come dice il Signor Beccaria ,
non dimoflrandofi , non applicandoli, « non
legolandofi le parole , Tederebbero le pa-
role inutili > Quale potrà mai eflère la rego-
la su di quello > fuorché fa meditazione fu-
gii ottimi modelli ì Abbia sì 1* eloquenza le
lue bafi fondate fu Ile più fode conoicenze
della Tana Filofofia , per conofeere i rapporti
de1 penfieri colle parole , ed i rapporti de1
penfieri colle cofe f ed i rapporti dell' in-
telletto col cuore , cioè de' fenómenù colle
paffioni ma il fiflema da regolare il buon
guflo full' ufo dell' eloquenza non abbia a
prenderli dal cupo centro delle regioni ana-
litiche , e fintetiche > e fard follo ftile un
trattato che per capirli rrefee a molti affai
più fatigofc di quel che potrebbe eflère P
acquiflo di queir arte , chi con tali aflruG
Memi G vuol proporre .
§. io. Offerva quindi il Signor Becca-
ria , che V Uomo va fempre in cerca del
vero , e che dal folo vero è perfuafo , e che
quanti fono i gradi del vero , che gii fi ma-
nifella , o per intuizione , o per dimoftrazic*
ne , o per perfuaGva , unti fono i gradi del-
ia perfuafione . Ecco dunque i' arte dell* elo-
quenza ridotta ad un fottiliffimo trattato di
Me-
339.
Metafilica in cui fi devono efaminare tutte
le forti delie verità , i loro rapporti , e le
maniere colle quali ci pervengono , e tutte
le teorie delle origini delle idee, e loro ana-
logie colle fenfazioni , ed ecco P eloquenza ,
che con tal metodo fi riduce ad efler f arte
de' più grandi Metafifìci (7), e a dover di-
fputare fulla natura , ed i rapporti delle ve-
rità che fi conofcono o per intuizione , o per
dimoflrazioni . Oflèrva quindi il Signor Bec-
caria , che il vero fia il primo motore deli1
Uomo , e che quel vero , che li fcuopre
dopo molti dubbj, afpettative , e ricerche ,
piace aflài più , onde deduce , che il vero
nuovo , bello inafpettato più diletta , Ma
quelle oflèrvazioni avrebbero potuto farfi dal
Signor Beccaria fenza tanti altri o fai ri pre-
liminari e tante metafifiche difcuflioni fui
guftoj ed il fuo libro fullo flile , fe comin-
ciava con tali principj fulla natura delle ve-
rità , che forprendono , farebbe flato un libro
a tutti utiliflimo, e faciliffimo a capirfi , co-
me faciliflimamente fi capifcono molti libri ,
cl?e han di bafe tali oflèrvazioni (8) . Noi
Y 2 noa
(7) A tali progetti di eloquenza così aftrufa , potreb-
bero molti dire come efclamò V Ajace di Omero a
Giove ( lliad. p. v. 645. pag. ifo. Tom. 2. Uh. CUr-
hii ) libera a caligine , fac ferenitatem , da oculis ri-
dere . Chi amafle di leger tal luogo nel Greco ori-
ginale potrà rifcontrarlo nel citato paflaggio .
(8) Infatti il 5}$nor Muratori pclla fua Perfetta Poe-
sìa
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34°
non intendiamo di minorare in minima parte
le grulle iodi dovute all' etcvatiflnno ingegno
del Signor Mazchefe Beccaria, ma folo di-
damo , che tali Tuoi fub li mi ili mi piani non
fono adattabili alla gioventù , che dee ren-
derli iftrutta con metodo Filofofico nell* elo-
quenza . Altro è il voler' indagare , fe P arte
del buon gufto polla e debba ridurli a pian?
analitici , e fintetid , altro è il dirfì , fe tali
piani ilano per tutti utili. Nell'arte del pia-
cere , e del perfuadere il metodo il più deli-
ro , ed il più facile è PolTervazione fui me-
todo col quale gli altri han piaciuto , e per-
fuafo, e sù quelle oflervazioni , e circofianze
ragionare , e sviluppare le proprie idee in
chi vuole perfuadere , e piacere in limili cir-
cofianze j ne può nregarfìjche il Signor Bec-
caria abbia voluto parlare dell'eloquenza, e
dello flileda perfona che ha già creduto tutto
P Univerfo cosi favio , come egli è ; ma il
Signor Beccaria ha dimoflrato con ciò di
avere fcritto fullo ftile per i foli grandi Fi-
Jofofi .
$.11.
fa con fommo giudizio uatta del vero che fu nuovo,
e forprcndente , e bello , e come debba renderli tale,
ed mfc© uà l'eloquenza Poetica cominciando da tali of-
fcrvazioni circa i requiliti , che dee avere il bello per
endere, e piacere, lenza eh è effo Signor Muratori
fi fuiTe dlarato in tante Metalliche ricerche, che lola-
menre farebbero (èrvite a far pomp à' ingegno , ma
non gii per utile di chi legge, quaU' clic dee cHere il
primo, e principale feopo di chi fcrive.
341 j
ti- il. Dopo tali ofTervaibni riflette il Si-
^ gnor Beccaria Tulio ftile in particolare e Tul-
le caufe de' piaceri , e de' diTpiaccri , che in
noi fi eccitano da talune tentazioni , e dalie
loro imagini , cioè dalle parole , e dalle ori-
gini di elle , e parla de* rapporti , die han-
no le parole colle cofe , e colie fenfazioni %.
e favella delle varie combinazioni elementari
in rapporto delle loro complicazioni co* do-
lori, e co1 piaceri , ^conchiudcndo 9 che la
piacevolezza delie fenfazioni, e delle parole,
che svegliano in noi tali TenTazioni , e varia
fecondo f ufo , ed il buon guflo pariicolarc
delle nazioni , de* tempi , de* luoghi , e de-
gli Autori , che fi fono letti, E fecosì il Si-
gnor Marchefe Beccaria riflette , come mai
poca dire che l'arte dell'eloquenza poffa ri-
durG a lottili Filofofici principj di liflema?
O P arte dei buon guflo ne!P eloquenza non
fi può ridurre a generali principi , o volen-
doli ridurre, faranno tali principj così gene-
rali , come (ono generali le o nervazioni , fili-
le quali fi faranno tali principi fondati, e fe
tali oflècvazioni non potranno eflèr mai ge-
nerali , non faranno parimenti generali t
principi fopra di efle fondati • Coloro dunque
che tentano di darci fortiii metodi full' arte
del buon guflo nell* eloquenza , fanno fpeffò
certi aflìomi, co' quali promettono di regolarci
per fempre nel dubbio camino della medefi-
ma, ma poi al meglio ci iafebrìo al bujo,
con rimetterci ai gufto particola r* delle na-
Y 5 * zio-
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342
2Ìoni , e de1 luoghi , per le quali cofe ci vuole
oflervazione , ed esperienza . E' dunque me-
glio riflringere tutta la Filofofia in materia
di eloquenza a darci ii piano di ben oflèrva-
re, e di ben ragionare fopra quelle ultime
cofe , e di ben difeernere , che a difputare
fuile prime invenzioni di ofeuri fiitemi full*
eloquenza , come ogni Savio Legitore avrà
conchiufo dopo aver con noi filoloficamente
efaminati tutti gli Autori i più rinomati >
che han voluto formar fiflemi fui buon gu-
flo , e full* eloquenza •
§. 12. Noi abbiamo riferite le principali
opinioni di coloro , che han cercato di dar
piani Filofofici full* eloquenza , e fui buon
guflo. Ogni legitore avrà conofeiute da tali
piani le varie graduazioni , e maniere di pen-
fare de' Filofofì delle varie nazioni falla na-
tura dell' eloquenza ed i metodi per erta
preferita fecondo le varie idee de' Filofofì
di varie nazioni • Riufcirà facile il vedere ,
che fulla, natura della vera eloquenza il fifte-
ina , e le oflervazioni del Signor Dalembert
fìa uno de'più Filofofici, e de' più utili a co-
loro , che vonno acquiftare le vere idee fulla
natura deli' eloquenza , e fue origini , come
fi potrà altresì oflervare , che i Filofofì por-
tano colle loro fottili difquifizioni i1 incertez-
za quando fpecialmente vonno trattare le ma-
terie le più naturali , ed ovvie , con metodi
àflratti , ed oflrufi pér rendergli ofeuri , e
teaebrofi per pompa d* ingegno .
PAR-
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?41
****** .^3^ *****«H^^
T
CaratterHUche della vera, e della fai fa
eloquenza, 6 de buoni, o cattivi
metodi di apprenderla ,
e d' inlegnarla.
CAPO I.
De* requifiti necejfarj per /* acqui/Io dell* ottima
doqatn\a .
Er ben dire , e bene feri vere ,
bi fogna effer ricco d' idee , e
|*|>P ^fjj di penderle fapere la manica
4^?À*\^ I! ra di ben penfarc . e di ben
arti, e feienze, che emenda-
no . e formano un buon'intelletto , fono necef-
Y + fa-
farnflìme al vero eloquente . Bifogna
dunque ftudiar l'Uomo, come ce io rappre-
fentano i libri , e V Uomo come ce Io rap-
prefenta ia natura , e il Mondo , che ci pon-
no infegnare aliai più de' libri , giacche fpeflò
fpeflò l'Uomo de' Filofofi non è quello della
natura . Ci vuol dunque per l' acquiflo della
vera eloquenza un grande, e coltivato inge-
gno , e che tale ingegno fia migliorato da
quelli fludj , che promuovano la ragione. ^ Tali
fludi devono accompagnarli da una critica,
e ragionata lettura de' prà eccellenti Iftorici,
e Poeti , ma bifogna fapere fcegliere , e ve-
dere, fe quei libri, che a tal* oggetto fi leg-
gono , contengano quelle qualità richiede da
chi legge , giacche i libri di niun* utile fono
infiniti, e la fcelta é dHBciliffima , ma dipende
tutta da' gradi della cultura , e della ragione •
Quando V Uomo fi avvezza dal principio al ben
penfare, fapr* anche bene fcegliere tra' libri,
come appunto un' oneflo , religiofo , e probo
Cit-
(•) La Naturatila rera eloquenza fu deferita dt
<5io: Aueufto Ernefto nell'Opera intitolata Opufeu*
U Oratoria Lugd. Batav. 1762. in 8. apud Lu-
chtmans , e nell* Orazione profeff. Rhetor. adeund.
eauf, dzfi.9 ore tratta delle doti intellettuali dell' Orc§
tore c traile altre cofe dice Fateor malie in dicendo
tuberi TuUii animimi fine vérbti ejus , quam verb*
omnia fine animo, alludendo «Ila verità certa , che Io
Spirito Filolofico la la vera eloquenza. Si reda 1 iftef-
fo Emetti in prolus. %. de Anis bene duendi & tene
éogiuruU eonjun&ioiit* PH* W« ,W«
*
•4P* . ' \
* ■
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Cittadino sa diftinguere quei che dee fceglie-
re per amici da coloro , che dee fagire . I
buoni libri fono aflài pia rari de buoni
Amici •
§. su Agli fludj dell'Uomo eflerno,
cioè a quelli della Fifiologia , e Notomia ,
aggiunganfi quelli dell' Irtoria Naturale , e
della Fifica , e gli , fludj dell' uomo interno ,
cioè P Ètica , e ia dalle di tutte le feienze a
tali facoltà appartenenti ; ma tali fludj deb-
bon fard fcrivendo e legendo meno di quel
che fi vuole fcrivere, e legere , ma meditan-
do aliai più di quel che fi medita . i libri
fervono per ricordare all' intelletto le cofe ,
dalie quali 1' intelletto è guidato al ben pen-
fare , fervono per tanti archivj delle umane
cognizioni, c per guide ai ben penfare; ma ,
quantunque giova aflài il fapere l'altrui ri-
fleflioni 9 e penfieri , pure il far confiflere con
molti il fapere neir aver molto letto , e fcrit*
to , e nel ricordarli di quanto fi è letto , e
fcritto , e far confifler le feienze , come fan
molti , in un9 apparato iflorico di altrui opi-
nioni , che 0 citano , fenza efaminarfi j è un'
abufarfi delle feienze e con tal metodo li
coltiva la fola memoria, e fi lafciano deferte
ed inculte le regioni dell'intelletto , come ac-
cade in buona parte degli Uomini, che folo
pcii fa no a tener molti libri , e ad averne
letti pochiflìmi . Ma l'utile ricavato dagli flu-
dj, e dalla lettura , và fempre in ragione
de' gradi di perfezione, che tali fludj , e tale
let-
lettura portano all'intelletto. Se fi c (tudiato
per imparare quel che gii altri han per. fa-
to , e per non faper penzare da noi fleffi #
non arriveremo mai ad eflèr veri Letterati,
nè mai faremo in grado di formar veri giù-
dizj su' libri, che leggiamo , ond' è che fpetfo
fpeflo molti bevono degli errori contrari alla
verità , al buon fenfo , alla ragione , ed alla
religione legendo taluni libri. £ perchè mai
bevono tali errori ? Perchè non eflèndo av-
vezzati a diftinguer da loro fleffi il bene dai
male , il vero dai falfo , non avendo le co-
gnizioni richiefle per analizare , ed efamina-
re tali Autori , ii fanno trafportare da' loro
erronei fiflemi , a' quali applaudirono per
difetto di non faper legger con critica , onde
i loro intelletti fi offufcano in tali letture, e
bevono gli errori de' libri , che leggono,
perchè non fanno conofcerli , o perchè fi fan-
no guidare dalle opinioni vantaggiofe , che fi
fcanno per tali libri, e per i nomi de' loro
Autori (r) . A coderò che così leggono,
fa-
ti) L'eflerfi letti da molti/timi knza feria riflef-
fione , e raziocinio infiniti libercoli di libertinifmo ,e d'
irreligione , che ranno vergogna alle feienze , ed al fe-
colo , ha prodotta in taluni una fciocca idea di ammi-
razione per certi libri , e per certi Autori , che con
una Ipecie di furore, e di furore epidemico fi fono loda-
ti , e fi lodano j ma Ce h fuflero letti con maturo efa-
me, e colle prenozioni nece(farie , e con critica, altro
non fi farebbe {trovato in tali libri fé non suTurdità, è
contradizioni, empietà perriitiòfc , nulfirfle ridicole , tà
abor-
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farebbe meglio , che nulla Iegeflero . Chi è
dunque colui , che sa ben iegere un libro?
Colui che sà ben giudicarne, colui , che faprebbe
farne un confimile , e migliore, colui , che
Iegendo il libro oflèrva affai più dell' Auto-
re , del quale sà conofcere i difetti , e le co-
fe buone, e farne fcelta colui che legge giu-
dicando , e meditando , ed emendando gli
errori de' libri, che legge.
§. 3. Gli ogetti delle fcienze di ragio-
ne fono l' emendar i' intelletto , e regolarlo >
avvezzarlo a faper inventare f giudicare, di-
fporre , e communicare ad altri le fue idee
con precifione. Quelle fono le circonflanze,
che conducono al ben penfare , ed alla vera
elo-
aborrite dalla ragione, é dalla verità. Si farebbe cono*
feiuto , che tali libri minano , e fov vertono gì' intelletti,
e diftruggono la prefènte, e futura felicita dell'Uomo.
Dunque i loro Autori , ed i loro ammiratori non fon
veri falofofi, anzi degradan V Uomo invece di miglio-
rarlo ; e fi aggiunga, per dimoftrazione , che fi legge
oggi fenza riflettere , che tali empj vaniloqui librettini
altro non contengono , fè non empietà dette, * ridette
da altri antichi libertini , é fèmpre confutate in ogni
fecolo da veri Savj. Perchè dunque riprodurle ? Forfì
per ingannare chi legge fenza c familiare ? Che tali libri
fi fìan letti lènza e fa me , è chiaro , perchè (è fi tufferò
elaminati , ed analizati , farebbero irati abominati , ed
aborriti come meritavano di effere tali empj corruttori
dell' Uomo , e fi farebbero conofeiuti per tali quali fo-
no . Abbiara voluto ciò ofTervar di paftaggio per dimo-
iare le attarditi che nafeono dal iegere fenza riflef-
lione •
34*
eloquenza, quale invano credon molli , cfie
s1 impari dalia lettura degli Oratori , ed invano
la riftringono aToli Oratori nel tempo ifteflò che
con una palpabile contradizione adducono poi
da* Poeti , e dagli altri Autori efempj di
pezzi dì eloquenza da imitarli . Se dunque
da tutti gli Autori ricavan' efll efempj di
eloquenza , di flile , di tropi , di figure ,
perchè non amplificano i confini deli9 eloquen-
za , e perchè non la trattano con piani ge-
nerali , come una facoltà ad ogni fetenza
cornimi ne, e ad ogni Autore , e perchè ri-
flringono l' idee della medefima al folo foro,
alle fole fcolaftiche declamazioni ì In una
parola . V eloquenza fi acquifia dal ben pen-
sare , dai ben fentire , e da una ragionata
lettura de1 migliori modelli della medefima •
come fono i migliori Autori Greci , e La-
tini antichi e gli ottimi fcrittori delle viventi
lingue , o abbiano ferino in profa , o in
verfo (a) ,
$. 4-
(i) Tra* Poeti Greci Omero , Efiodo , Orfeo ,
Sofocle, Euripide, Efchilo, e tra* Poeti Latini Virgi-
lio , Orazio , Terenzio ec. fono i modelli di eloquenza.
Per l'eloquenza profaica vi fono tutti gì* Inorici Greci,
e Latini , tra' quali Senofonte , Polibio , Plutarco , Ero-
doto, Tucidide, Dionigi di Alicarnaflb, Livio, Sueto-
nio; Tacito, fono gli efempj per l'eloquenza. 1 Filo-
fofì Greci , come Ariftotele , rlatone ec. danno elènio)
di eloquenza Filofofica . Gli altri modelli da imitarli ,
fi porranno ricavare da coloro , che hanno ferirti trattati
critici fopra tali Autori . Si potrà qui di paffaggio offerva-
rc,
4
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4« Cfpcrranro alcuni , che rei li-
bro , che noi fcriviamo fi voglia far dell' elo-
quenza una facoltà troppo generica , troppo
vafla , troppo difficile , e che richiedendo
cognizioni uoiverfalr , la vogliamo fare ardua,
ed inaceffibiie a molti • Che i cervelli uni-
verfali non ponno truovarfi , e fi riducono a
chimere 9 e che perciò tali idee da noi date
della vera eloquenza fieno Platoniche , e che
mar potranno realizarfi in un' Uomo , ag-
giungendo , che cosi ancora peccò Cicerone
nelP aver dipinto il fuo Oratore in modo da
difperare coloro , che volean eflere Oratori
a quel modo. Ma quelli, che tali cofe op-
pongono 9 non riflettono , che fi dee fempre
proporre il modello della più grande perfe-
zione , e fi dee fempre far nafcere il defide-
rio dell' imitazione dell'ottimo, febbene non
' / •. tutti,
re, cneV impara affai più di eloquenza leggendo tali libri
come fopra citaci , eiaminando 1 più eccellenti io ogni
genere di eloquenza, che ftudiando infinite Retcoriche
per lo più inutili . Il Signor Abate Millot per bene
della gioventtì ha raccolte le aringhe degl'Iftori ri Latini
per porre fotto gli occhi delta gioventù i migliori mo-
delli . Vi è chi ha ratte dotte e ragionate Analifi di
Cicerone > e fue Orazioni . Quelli libri fono lodevoliflìmi,
t più lodevoli farebbero coloro che con più filolofia ce
ne feri veflv ro degli altri conumili, che ci fviluppaffero le cau*
fali della vera eloquenza , e le origini della medefima,
e la proporzione , che era rragli animi di coloro , che
faceano , e che udivano quelli difeorfi , entrando nello
Spirito delle circoftanze tutte , nelle quali furoa fatti
cali difeorfi •
s
3S°
tutti , nè in ogni tempo portano all' ottimo
pervenire . Si dee Tempre prefentare il mo-
dello della perfezione (Jella vera eloquenza
per far yeder , com'eflèr dee , e per isfor-
zarfipo coloro , che debbon pervenirvi al fi-
flema iJ più migliore poflìbile , al quale
quanto più fi accolleranno , tanto più faranno
perfetti eloquenti . Che poi non tutti , anzi
pochi/Emi pollano aspirare a9 modelli della
perfezione in eloquenza è co fa verifllma , e
che fi fperimcnta verifllma in tutte le feien*
ic , nelle quai pqchifllmi fono i gran mo-
delli , ma faxa Tempre vero , che i gran mo-
delli fi devon proporre per efempj, perchè
tali.efempj potranno euer d' incitauienro a
qualche grand* ingegno ad imitargli ? e a di-
venir al pari di effi grandi ; o non perve-
nendovi , diverranno fe non altro grandi
a proporzione delie circoflanze de1 loro intellet-
ti ($). Neil' efporre i piani Filofofici per una
facoltà feicntifica; fi dee Tempre proporre il
più ottimo da poterfi imitare , e preporre
agli intelletti , che vonno divenir grandi ; e
chi afpira alla grandezza , afpira a cofe ar-
due , fpecialmente nelle Scienze e letteratu-
ra , nelle quali è co fa difficili Hi ma elevarli
alle più grandi altezze , come rifulta dall'
Moria
(3) Nec quia defitte* invidi memhra Glyconìs
jyofjqf* torpu* noli prohibere chiragra • Eft Mli^nid
proiir* tenkS fi n9n ***** u^tré • ^or*t.
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Jfloria Letteraria. Sono rari fenomeni i Vir-
gili, i Ciceroni , i Newton , i Leibnitz ec.
Sarà forfi impoflìbile il fuperargii,o T ugua-
gliarli . Ma fempre quelli bifogna proporre
per modelli fublìmi.
§. s* Si dee inoltre riflettere , che
quando noi abbiam richiefle nell* eloquenza
le univerfali cognizioni , non abbiamo intefo
dire, che l'eloquente dee effer Fifico come
Newton , Metafico come Clarke , Medico
come Ippocrate , Pittore come Apelle ec#
ec. , ma che abbianon mediocre intelligenza
in tali facoltà , come diffe Vitruvio dì un*
ottimo Architettore (4) . Si richiedono dun-
que nell'eloquente le cognizioni da noi de-
fcritte , non in un grado perfettiffimo , ma
per quanto fono neceflarìe all' eloquenza ,
giacche la chimera di poter* afpirare alla glo*
ria d'ingegno univerfale , è difìrutta dal buon
fenfo, e fi dee inoltre riflettere, che oggi i*
acquiflo di molte feienze, e cognizioni fi *•
refo cofa affai più facile > perchè molti idio-
mi dotti ci offèjifcono in molti libri molte
conofeenze quafi adattate a tutte le perfone,
fpecialmente nell'idioma Francefe , che ha
io-
(4) Non dcbstynec poiefl effe CrammatUus , uti
fuit Ariftarchus , fed non agrammatos , nee Muficus uè
Arifipxenus , fed non muso* , nee piSor ut ApclUst
fed graptiidos non imperitus nec Plaftes quemadmodum
Myron , feu Poljrcletus , fad rationis plaftic* non
ignarus , nee meduus ut Ifippocfates , fed non ani atro- .
iogicus , nee in cateris do&rinis JineuUriter exctUens^
fed in Ais non imperitus. Vitrur. Arck. iibr.I. Cag ,1.
uiyi
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infiniti Dizionari di feienze, e di arti, dalle
quali chi afpira all'eloquenza può prendere
ì materiali opportuni di quelle feienze , e
cognizioni, che gli bifognano, fenza renderli
perfetto in effe . QueQi immenlì dizionarj ,
àz quali oggi è il fecolo , facendoli fcelta
de' migliori , e legendofi con critica y po-
trebbero giovar molto a chi vuol delle feien-
ze acquiflare quelle cognizioni , che condu-
cono all'eloquenza (y) , e che fi richiedono
di faperfi, ma in modo tale, che uno non avelie
a renderli il primo in tutte quelle facoltà ,
ma faperle per quanto l'eloquenza il richie-
de. Il modello da imitarfi farebbe Cicerone,
che fu Filofofo , e tanto fcrifle full' Uomo ,
fui quale avea tanto meditato , e perciò fu
grande eloquente,
CA»
(5) All'oppofto poi tali infiniti Dizionarj nuoc-
ciono a chi vorrebbe accquiftare una feienza in cui vuol
fondarfi, perchè mai ponno farci un perfetto Letterato
in quella facoltà , ma fono commendabili per dar' idee
generali di tutte le feienze a quelle perfonc che fi fono
applicate a qualche facoltà, die richiede cognizioni ge-
nerali, come l'eloquenza Prolaica, e Poetica, ed altre
molte . Ma che di/lì altre molte ? Tutte Je feienze fon
tra loro concatenate , e connefTe in modo infepara-
bile , talché non le ne può ben capir una , fenza
ftar' intefo almeno in generale delle altre \ e chi con-
fiderà le feienze ifolate , erra . Si è dimoftrato , che la
Giurifprudenza , la Teologia , la Medicea richiedati
cognizioni Univerfàli , e molto piti l'eloquenza . L*
iftefla Botanica, che taluni confiderano ifolata alla fola
nomenclatura , claflì , e virtil delle piante , abbracce-
rà tutte le feienze , fe fi vonno fàpere gli ufi delle
piante nelle arti, e nella Società, e eli ufi relieiofi, e
«Vili de* *e*erabiU
/
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3!3
CAPO II.
Difetti di coloro, chi hanno infognato a
molti V eloquenza, e la
Retto rica .
;
TRa* Greci niuno ha infègnata P eloquen-
za meglio di Arinotele , e tra* Latini
niuno meglio di Cicerone , e tra' Francefi
niuno meglio di Lamy nelP Arte del paria-
re . Il Voflìo uomo dotto ed erudito ha
trattata P eloquenza , come il Wolfio ha trat-
tate fetenze più ferie , cioè con erudite pro-
lifica ; ond* è che i libri full' arte Oratoria
dei Voflìo fono pioni di una erudita noja d*
innumerabiii citazioni , ed efempj , che ren-
dono aftrufa Parte dell'eloquenza , nell'info-
gnar la quale il Voffio par che abbia voluto
imitare il metodo di Curio Fortunaziano
che fetide tré libri de Arte Rhetoricà Scho-
Z lajlica ,
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1S4
Lai tic a , ma il Voffio ha qua fi affogato , per
cosi dire, in un mare di efempj, di citazio-
ni , e di prolifljtà ri concilo metodo di For*
tunaziano (i) , il quale non fi può niegare,
che fia flato tragli antichi ii j>iù fiflematico
irattatifla di Retiorica , ma ha infegnata tale
facoltà, come i Sacerdoti Egiziani ìnfegnava-
no ie loro fcienze fimboiiche , e col velame
de' nomi Greci , con dirtinztoni di mille
aflrufi vocaboli di tropi, e figure; ma il Vof-
fio fi è refo aflai più proiiflo di Fortunazia-
no, neU'iftefla epoca dei quale fenderò an-
cora le loro Iftitu^iom Oratori* Sulpizio Vit-
tore, e Marziano Capella il fuo libro de Re-
torica (2); e con meno affettatura di Fortuna-
ziano , ma con maggiore precifione fi vede
fcritto dal Senatore Caffi od oro il fuo Comperi»
dium Rhetoricx .
* *♦
(1) Curio , o Chino Fortunaziano , di cui
Cafllodoro, ed altri hanno fatta menzione , fcrilTe tré
libri brieviftìrui ,c ne* fqoi tempi eleganti (fimi intitolati
Arti* Rkitoricci SchoUftua , irapreffi dal Cappe roniet
ne' fuoi Antiqui Rhetores Latini pag. 53» tdiu in 4.
Argentar. i746. Del Voffio fi può aire aver* egli trat-
tata l'eloquenza con quell'erudita noja , colla quale il
Ludyrorth ha trattata la Metafifica.
(a) V. Rhetores Antiqu. Céppéron**. pag. 4OO.
Cicerone nell'opera de Oratore al Capitolo XVI 11. ha
oflervafi molti errori de* Retcorici Martìri de* fuoi tem-
pi. Si veda altresì il capo IV. num.19. Si veda altresì
il likro h Cap. IX. 4* Ora.**. , *re parla di certe
difpute full'eloqucrtia , fe cita risieda, fa vsra Fiiofo-
na , come fa fuitenere , o pure (è 1* eloquenza confitta
«ella lingua veloce, ed efercitsua de* Retorici.
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$. 2. Senza dilungarci a riferire V Mo-
ria di un' Infinità di altre Rettoriche llìitu-
zioni fcritte a nembi full' eloquenza , noi rr-
flringeremo brievemente i difetti di moiri (Ti-
me di elle , che fi riducono generalmente av
feguentt. r. Confondono l'eloquenza colla Ret-
torica , che? fono cofe diverfiflìme . 2. Non
danno vera idea generale dell* eloquenza, fue
origini , natura , e fini . 3. La riilringono al
foto Foro , ai Pulpito , e alle difpute fco-
laftiche (*) . 4. Gii Autori di quei precetti per
lo più non furono Filofofi, nè propofero tal'
arte , o fcienza nei Aio vero alpetto. y. La
conGderarono divifa darla Logica , e dalle
* fcienze , che perfezionano l'idee , e rego-
lano la vera eloquenza. 6". L' hanno infegna-
ta per via di aridi precetti , e fervili imita-
zioni , non adattabili a tutte le circoflanze ,
Za e che
•
(*) Su* difetti di coloro , che limitarono 1] elo-
quenza alle difpute fcolaftiche , ed alle queftioni di pa-
role è da rifletterfi un luogo di Plutarco, ove così di-
ce . Hac viti* magnarti vanitatem anitnorum, magnam-
qui inanìa garriendi fubtilitatem , atqut argutias adole-
feentium in fcholis genuerunt , ncque vitanu^ ncque
aftiones , ncque in republica converfationem Philojo-
p ho rum obfervantiurn \ fed voc abuia dumtaxatfaut ver-
6 a : laudanti umque ft quid bene pronunci are tur , id ve-
ro , de quo pronunctabatur , utile effet , an inutile , ne-
ceffafium, an inane, & Jupervacaneum, ncque intclligeniium
ncque inqmirentium. Cosi Plutarco nell'eccellente trat-
tato 7r*pi th euoutif de Auditiont Vid, Plutarch.
Oper. Tom* IL pag, 41. tdit. itt foL Francofurti
apud hartd. jPruhelios
e che anzi fervono d'impedimento all' acqui-
no della vera eloquenza • 7. Sono diftuG
fopra i tropi , e figure ma poco o niente
hanno efaminato l'Uomo Naturale, V Uomo
Civile, e l'Uomo Morale, e le teorie delle
pacioni , e de' caratteri delle perfone , che
fono le bafi fondamentali dell'eloquenza , e
dell'arte di perfuadcre. 8. £' (lata infeg nata
r eloquenza con metodi da impoflìbilitarne
piuttollo l' acquifto che per farla imparare ,
iìccome l' antica Logica s' infegnava piuttoflo
per guadar l'intelletto , che per formarlo ♦
£• Si è infegnata l'eloquenza quafi di unita
colla Grammatica , o poco dopo , ed a men-
ti non difpofte , e non fatte per quella .
10. In mille Retoriche fi è confufa 1* idea
delia voce eloquenza , lingua , Retrorica ;
Arte Oratoria , che non hanno quafi avuto chi
l'avertè definite con precifione. 1 1. Non fi è par-
lato iu tali Rettoriche dell'eloquenza del filenzio,
di quella dell'azione ,e de' fegni • 12. Non
fi è infegnata P eloquenza in rapporto alle
lingue moderne che fi parlano (3) . Quefti fo-
no
($) O (ferva Al. de Fleury , che nelle antiche
Rettoriche s' infegnava folo a contrariare , e a parlar
con metafore , e motti , *d imitazioni , come s' infegna-
va molto più nel fecolo XI II. fedi Fleury F*. Difc.
far £ Hilìor. Eccltf. 1 molti difetti di coloro che in-
Ycgnano fi riferifeono dal Buddeo odi* opera intitolata
hUmenta Philofophia lnftrumentalis , ove tratta de*
tórli di coloro, che ingegnano, e delle caufàli di tali
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9S1
no i principali difetti , cfie s'incontrano in
infinite Rettoriche ; ed oltre quelli un Let-
tore Filofofo potrà numerarne altri molti •
Z ì CA-
ri, e della maniera di ripararvi, e fi veda la Piffer-
ine dell' ifteffo Autore de cultura fngeiii , in SelleS.
jur. natur. & geat* Molti abufi dell' eloquenza , e varj
fenomeni di efla fono riferiti nell' opera Francefe inti-
tolata Hijioire dea troubles attivis au Koyaume d'
Eloquence > opera , che M.Amelot de V Houflaye chia-
ma ingegno fa , Ale mai r. hi fior. Critiqttts & politi q. par
A melo i de l' Hujfaye Tom. 3. pag. 54. edit- in 1»..
AmfierL 1797. Il folco pedantifmo è fiata l'origine
di tutti i diretti nell' arte d' infeenar l* eloquenza , e di
tutti gli abufi della medefima . 1 dotti , ed illuminati
Filologi han Tempre biafìmato , e conofeiuto il fofeo
pedantifmo, contro del quale fi fono Tempre inveiti. IL
famofo Clerico chiamò molti de* pedanti infulfi 9jlo li-
di morojly imperiti delle cofe , delle quali fanno i fo-
li nomi , audaci > mendaci , iracondi ^fuperbi , invidiofi,
immiti > maledici , pertinaci , implacabili • . . che fi
étfiruggono t un V altro come i fratelli di Cadmo . Si
vede il Clerico nelle Selve Filologiche Capo I. , ove
fono riferiti due belli Epigrammi Greci , uno di un
tal Filippo , 1* altro di un certo An tifane . Si leggano
i detti due epigrammi belliflìmi , e graziofiflìmi , il fe-
condo de' quali conchiude cusf di certi pedanti
Mufarum fcabies , pueris ehaosy aeque tenebra,
O culìcesy qui clam rodieis , ite procuL
Confatili pedanti furono atrocemente de rifi dall' Inglefe
Ciofuè Barnes ne' Prolegomeni alla fua edizione di
Anacreonte. -?v
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A P O HI,
Offervayoni generali per V acquifto della vera
Eloqutn\a .
§. i.
»
CHi vuoPeflère eloquente dee aver P in-
telletto culto , e concepir le cofe con
energia , novità, e chiarezza , mentre fe cosi
le concepifee, cosi le fpiega, e dirà femprc
o cofe nuove , o cofe vecchie con ordine
nuovo , tirando nuove confeguenze , e mo-
flrando i rapporti delie cofe meno dagli altri
confiderati . Talora farà meglio ornare le co?
fe antiche, che dire delle novità non favie;
onde bifogna badare ad evitare ogni eflre-
mo , giacché il defiderio delle novità nel
parlare , e nello fcrivere , può fpellb rendere
ci flrani , e ridicoli . Nel redo bifogna che
H vero eloquente badàfle a far buon'ufo del*
le
Digitized
te novità dì rapporto , per piacere nell'ade
iL&Tut- g,acchè 1 imi,azione * a,rai
tri dell' .nvenzrone f!) . chi vuol perfoa-
£l' a badare a renderC f°rP'««-
aents , ed a dilettare , ad eller ricco d' ima-
ma, e pitture , ed accrefcere tali ricchezze
intellettuali .colla lettura, e meditazione fucli
©turni Poeti , ed Oratori Greci , e Latini .
Si prendano per modelli da imitarli i pezzi
dell eloquenza la più utile , la più R|£
ca , e che pm migliora V Uomo . Un' Ode
<li rindaro, di Orazio, un olnon«n>.
Omero
_ . -~ — — , ui cicerone , ai
fope Tono aflài più utili di tutte le Cicala-
te, e le declamazioni antiche , e moderne,
e g ì altri eferciz,,che fi fa„no nelle fcuole.
utile, teda , e ragionata non è
ne fohflica , ne contenziola . come quella ,
che per lo pm *' mfegna . Il vero , il gi»!
Ito, il ragionevole fono i fonti dell'eloquen-
za uni ver/ale , ed i mezzi da pervaderei ma
ul vera . eloquenza non s' impara nè dal
Pomey , ne dal Cantimi (2) ma da' Filofofij
Z 4 e Ci-
Mt cervelli creatori fon pochiiTuni , e »]• imitatoti
come nuore , e belle ne' Francefi Scrittori , e neeli
Ingieu, 6 bwwo negli Italiani antichi ; quelle 2?
Wm ne Um quel e de' Latini ne' bici, quelle
de Greci negl. Onentah . Tutto dunque al Mondo è
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$6o *
e Cicerone confefsò, cfie fé egli era Orato-
re, non era tale ex Rhetorum ojfkinis , ma
ex Academw fpaciis , cioè dallo Audio delia
vera Filofofia (*).
§.2. II vero eloquente non reftringe-
rà alla fola arte Oratoria l'eloquenza, ma P
efienderà z tutte le fetenze , e leggerà i mo-
delli univerfali di tale eloquenti . L' Inglefe
David Hume ha fatto vedere 'he' fuoi Quat-
tro Filofofiy cfce le dottrine' 'Filofofiche fono
il centro dell' eloquenza^ come 1' iftefTo tra*
Greci avea di moli rato Platone • Il Conte dì
Sfiaflbwy è eloquenti Rimo , e gran Filofofo
quando difende Platone , e la fpiritualità dell1
anima contro alcuni empj . Cosi Addiflòn ha
maneggiata talora la foda eloquenza , e co-
sì P han trattata mohiflìmi Autori . II vefo
eloquente dovrà confederar 1' Uomo in ogni
parte dell' Univerfo , in ogni flato , in ogni
circoftanza , in tutti gli afpetti poffibiB di fa-
licita , e di feiagure , negli flati della vita t
più defiderati, ed i più compianti , ed allora
* avrà
-
(*) E* da rifletter/; un'aureo patio di Cicerone : Hos
emnes qui anes Rheforicas exponunt , perridiculos effe,
fcribunt enim de litium genere , O de principiis , & d*
narrationibus . Illa vis autem eloquenti* tanta ejl yu$
omnium rerum, virtutum ^officiorum , èmnijque natura^
qua mores hominum, qua anìmos , qua vitam continet,
eriginem , vim , mutationefque teneat\ eadem mores ,
/eges , jura eie feri bit, rempublicam regue, omniaque ad
quacumque rem pertineant , ornate , copio/èque dicat :
Cicerone de Orator. Cap. io. num. 7$. 76.
V
Digitized
$6i
avrà T eloquenza , che farà opportuna in quel-
le circoflanze.
§. 3» Colui che con occhi Filolòfici
vuol ravvifare P eloquenza , non dee credere, .
che tal facoltà confida in ornar periodi ed
argomenti sofiflier , ed artificiofi , giacché og-
gi P eloquenza didattica , ed Iftorica , P elo-
quenza Academica, la Forenfe, e quella del
Pulpito , fi fono con fomma avvedutezza ri-
dotte allo ftretto , e fodo raziocinio su' fat-
ti , oflervazioni ragionate , leggi , autorità
divina, ed umana , efclufa ogni ampollofa,.
e contentiofa fofiftica eloquenza , delia quale
porca dirli verbo. & voces , prxtereaque nih'd .
Quella Filofofia , che fi facea confiflere ià
aride fpeculazioni , e che non influiva a mi-
gliorare la ragione , e Y eloquenza , che è
T interprete della ragione , era Filofofia vana
ed inutile , ed aflài più di quei Fiiofofi fu
favio Luciano, che impiegò le fue dottrine,
e la fua eloquenza ad Iftruir gli Uomini fu-
gli abufi che quei Fiiofofi facean delle feten-
ze , avendo nel tempo medefimo ridotta l1
eloquenza ad illuminar P Uomo , febbene
non polla niegarfi , che Luciano in molti
luoghi non fia fiato fofìfta anch' e(To .
§. 4. Gli effetti forprendentiflìmi dell'
antica eloquenza li ammiravano perchè gli anti-
chi non cercavano di forprendere co' tropi,
e figure , co' freddi raziocinj , ma co' fenti-
inenii , col calore, col brio , con far parla-
re alla natura , alia ragione, alle iftefle co-
f.
le la lingua de! fublime , de! pateiico , e
del fenfibile (3) . Quella eloquenza decidea
talora, aliai più che le armi, delia forte (te*
gli Uomini , delle famiglie , degli Stati, e
chi la pofledea refe cuhe , e felici le focietà
nafeenti . S\ vede poi all'oppoflo quali danni
abbia predetti queir eloquenza tutta dedita a*
periodi , a' tropi , alla fredda imitazione ,
queir eloquenza de' fecoli barbari , e di quel-
li
*
(;) Si legga tutto il 9. libro dell* Iliade di Omero.
Si legga in Ovid. Metam. 13. l'aringa di Ajace, e di
UlifTe , che fi contrattano le armi di Achille . Dopo
avere UJiflè detto quanto V arte h più fublimc potea
foggerire al tenero Ovidio , che il Signor Algarotti
rtima con ragione come un Foeta ricchi/lìmo d' imagi-
f\(j4lgatott. Peni^ Tom. 7. iti Le fue opere idi {ione
del Coltellini in 8. ) foggiunge fufr ultimo dell'aringa
m© Arando la (tatua dei Palladio tolta da elfo a' Greci.
Si mi Ai non dalis arma , huie date ,0 oftendii Jignum
f*t<tU Minerva. Valpiùquefta patetica naturale elpref-
iJoae , che tutti i luoghi i più (tentati della periodica
eloquenza antica , e moderna . Si legga ancora nelle
Meramorrofi di Ovidio H difeorfo di Altea , che vuol
Buttar ne) fuoco il fatai tizzone da cui dipendea la
-vita di Mei eagro ; e fi legga nelle Metamorfofi itìeflc
il lungo pezzo dell' eloquenza didattica polla dal Poeta
in bocca di Pittagora . Si leggano ancora moltifliroe
tenere, e patetiche perorazioni delle aringhe di Cice-
rone, e di Demoftene . Si leggano i Tragici Greci, e
Latini , come altresì le Tragedie Francete del Racme ,
del Crebillon , del Voltaire , e quelle dell' immortale
noftro Mctaftafio, ed allora fi fapii , e fi \edri quanto
fia diverta la vera eloquenza da quella eloquen7a , che
lì è fatta confiftere a* accozzar periodi;, • fui , c
difporre figure. %
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3*3
ir dell' ignoranza , quel P eloquenza di tante
difpute nelle Scuole , di tanti paradoflì , di
tante cicalate, di tante critiche , colie quali
la vera eloquenza ha ricevuto il fatai colpo ,
e fi è disgiunta dalla Filofoffa che fu corrot-
ta dall' eloquenza , e quella corruppe k Si può
dare uno fguardo air eloquenza de* partati fè-
coii, e vedere io flato d<*lla corruzione dell'
eloquenza neh" Europa (*) • Lo diciamo cori
difpiacere , che fpeflb fpeffo , T elo-
quenza Poetica , e la Profaica non han-
no migliorali nè gì* intelletti , nè i cuori,
ed un folco pedantifmo ha occupati i uè
quarti de' libri, pochi de' quali han potuto fer-
vi r di feorta alla vera eloquenza in Italia ,
ed anche nelle oltramontane nazioni . Le cofri-
feguenze dunque buone , o cattive , che poC-
fono fperarlì, o temerti dalla buona , e cat-
tiva eloquenza fono affai da rifletterli.
§. r. La vera eloquenza dee edere ferri*
> pre
* * *»*»*•»
{ *) Il fbfco pedantifmo , che per piti tempo ha in-
gombrata r eloquenza è decritto eccellcnxeraente da
RL BoiUau Defpreaux nelle tòt Salite .
Zfn pedani enyvri de fi vaine Science
Tout Herifii de Gree , tout bouffi d* ignorine* ,
£e atti de mille Auteurs retenus mot pour m*è'
Dans fi tète enuffe^ n a fouvent fait qu' un fi e,
Croit qu un livre fait tout , & qua fitts AriftaU
La raifia a* voìt goutt , & U k*n fin* radott.
Si veda il Defpreaux Satyr. 1?. a H. V Abbi U
Vajer. * J * '»
pre adattata a* tempi , ed alle circoftanze •
Ogni fecolo lia il Tuo buon gufto , ed ogni
nazione il fuo . Blfogna dunque far parlare
all' eloquenza quella lingua di quel iecolo •
L' eloquenza dee fecondo le circoftanze , in-
tenerire, confidare , riprendere , fgomentare,
incoraggiare , forprendere , avvilire minaccia-
in
•E
mi
imi, ) y f"V y Mrwm'm"^mmm 9 — j — m- — - —
ciò fecondo i tempi , ed i luoghi . Colui
dunque che fi prefigge di parlare a' fuoi con-
temporanei colla lingua di Scrittori di altri
fecoli , e di altri idiomi , che più non fi
parlano j oltre il non poter far' altro, fe non
un centone di varj flili prefi da varj antichi
autori imitati , o con arte , o fenza , ma mai
in tutto adottabili , non potrà etTer vero elo-
quente. Pietro Bembo, uno di coloro , che
avea l'idea di poterli da' moderni rifufcitare
il fecolo di Augufto , e che per imitare la
Latinità difle cofe molto Arane , e fi refe
fìravagante , volea perfuadere l'Anodo a fcri-
vere in Latino, ma il grande, e favio Lo-
dovico Ariofto , gli rifpofe che era meglio
eflere il primo tra' Tofcani , che t ultimo
tra"* Latini . Non può darfi vera eloquenza,
fe non nella lingua propria , e natia . Pinda-
ro era un gran Lirico nel Greco idioma , ma
non ifcrifle mai in Latino . Orazio grandifli-
mo nella Lirica Latina , non ifcriffe mai in
Greco. La Comica, e Tragica eloquenza di
Molière, di Corneille, di Crebi!Jon,di Ra-
cine
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cine , di Voltaire , di MetaftaGo , cofa fareb-
be divenuta , fé eflì in Latino averterò fcrit»
to ì Si può argomentare su di ciò parago-
nando le opere di quei moderni, che hanno
voluto fcrivere in lingue morte , o per eflì
flraniere. Saranno, è vero, lodati e fi dirà,
che han faputo imitare lo ftiie di Cicerone,
di Virgilio, di Orazio, di Livio, di Teren-
zio, di Plauto, faranno iodati; ma da chi?
Da noi $ a* quali tali lingue fono ftraniere ,
e che le impariamo da' rarj autori di varj
fecoli, su1 quali è difficile non formarli uno
flile così vàrio , ed a mufaico , come quei
varj Autori, su* quali fi è formato . Come
noi potremo mai bene (crivere in Latino ,
fe AGnio Pollione trovò negli ferini di Tito
Livio una fpecie di Patavinità , perchè Livio
non era nato in Roma (f) ? Sapremo noi
imi-
fa) Quella è una delle verità che molti non appro-
veranno , fpccialmente quei che fi credono fàcil cola
imitar gli antichi Greci e Latini, e di avergli imitaci.
Ma V evidenza , e la ragione dimoftrano le verità da
noi qui ftabiiite , oltre le autorità di molti grand' Uo-
mini . 11 Signor di Voltaire , giudice competente in
materia di buon gufto , e di eloquenza , parlando di
Commiro ( Siede de Lo vis XIV. ) dice %cti egli riufcl
tra quelli , che credono poterfi fare de buoni verfi La-
tini , e che pendano , che gli ftr artieri poffano rifu/ci-
tare il Secolo di Augufio in una lìngua , che nemme-
no fanno pronunciare . In filvam ne Ugna feras . E par-
lando di Claudio Fraguier , die traduce Piatone in
buoni verfi Latini , dille che farebbe fiato meglio aver
fatti buoni verfi Francefi. E parlando del P, Jouven-
imitando Livio , fe imiteremo la Patavinhà,
o il buono ftile di Livio ? L' ideilo Giovane
giorgio Walch , amici (Timo della Lingua La-
tina , e della Filologia , diflTe ( Hiftor. Crhie.
Latin, ling. cap. 2. de ftd. cult.Rom* ration.)
ardua omnino ret eft dt emendata , fi» Latina
dittane difputare , e ne adduce ie ragioni : quia
prima Romano rum lingua mtetiit . 1 Filologi
non avranno per Coppetta V autorità del lor
collega Walch. Infinite altre ragioni fì po«
trebberò da noi addurre per ulteriormente
dimoftrare quefta verità da per fe nota a co-
loro, che voglian giudicare fenza pregiudizj,
ma per non dilungarci , « perchè un gran
Matematico della Francia ha con molta energìa
difefa quella verità , fi potrà leggere il (ag-
gio di quello Geometra , il quale dimo-
Ara V anzidetta verità a taluni Spiacevo-
le (y) , febbene poi il medefimo non così
feli-
• ...» » . • * • \
cy , dice , <Ae fa tiri Uomo , che ebbe il merito ofcu>'
ro di feri vere in Latino cosi bene , come meglio 5
può ne' noftri giorni , e difle del Cardinal di Polignac,
che fu buon Poeta Latino , còme fi può efTere in una
lingua mortai ed in occafione di dover giudicare degl*
Inni di Santevil , del quale dice , che paffa per nn
buon Poeta Latino , fe fi può efTer tale , conchiude
poi, che per poter ben giudicare di tali inni, fi avreb-
be dovuto vivete in compagni! di Mecenate con Ora-
zio , t Virgilio , quali opinioni del Voltaire fono inf
SSÈT^fT o™*"' ragM,ne • e "
(f) Si vedano dua opufcoli del Signor A' Alembert,
uno fnthokrto Sur C kimonic des Ungati , e 1' akro
Sur
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felicemente conchiuda che le Scienze grari
óebboa trattarli in Latino , giacché una na-
zione , nella quale le faenze parleranno una
lingua ftraniera , non può dirli la nazione
efler culli total mente , ed invece di feri vere,
e trafportare in Latino le lingue nazionali , fi
dovrebbe badare a trafportare nelle lingue a
nazionali le ricchezze de' Greci , e de* Lati-
ni , come hanno fatto i Francefi , pretto i
quali ogni nazionale può entrare nelle cogni-
zioni uni verfaii , che truova ferine nella prò*
pria lingua, onde è più tacile iftruirG,
§.<?. Coloro, che vorrebbero, che fi fcrivef-
fe fempre in Latino 9 non faranno mai con*
vinti di tali ragioni, Effi fempre ripeteranno
coli* infinito Cuoio de' Filologi , che tutto fi
dee
Sur la Latine des moitrnts , che fi truovano unici
nelle fuc Mefcolanze Filofofìche . Tom» P. pag. fai.,
ove rifponde a tutte le difficolti di coloro , che vo*-
rebbero , che fi poiTa fcrivere in buon Latino . Si può
leggere auanto faviamente su tal1 afiunto riflette quei
gran Filoloro , il quale conciliale , che le opere di
gufto , e di eloquenza fi devono fcrivere nella propria
lingua , ma le opere fc: e nei fiche fi devon lattare in
Latino per renderli uni verfaii, e adattate a tutti, perchè
cali opere non richiedono •fatta proprietà di lingua, e
che il tempo che fi di allo Audio delle parole, è per-
duto per lo (tedio delle colè > e noi abbiamo molte
cofe utili ad imparare , molte venti a cercare, e poco
tempo a perdere : Dunque le cosi è le Irieaze devon
trattarfi nella lingua natia , perche fi apprende piti fa-
cilmente della Latina , o pure trattarfi in una lingua
Din facile, e più universe della Latita , come farebbe
la Francefe , e cosi avrebbe dovuto conchiudere il Si-
gnor d' Alembert . Le fole faenze di Teologia , e $
fuecaSfica devono trattarfi in I^riaa
3 6S
dee dire in Latino: I clamori da toro fatti
per drfefa della lingua Latina , ed i loro pa-
reri sù tal' antica queftione fono tediofamen-
te , e lungamente riferiti da Giovangiorgio
Walch hijlor. Critic. Latin, (ing. Cap. j. §.
3. , 4. , , 6. ove riferifee tutte le opinio-
ni, e ie guerre per tali opinioni. Il Walch
par che voglia fceglier la via di mezzo per
conciliare i partiti, giacché nel Walch con-
trattava lo fpirrto compilatore, e pedantefeo
collo Spirito Filo fofico. Egli avea fatto tan-
te fatighe p e fcritto tanto in Latino • Non
volle che di lui fi ruffe detto fubmoveo dotes
impim ipfi meas , come diffe Ovidio j onde
diede erroneo giudizio in tal luogo . Potea
ben ragionare sù ciò dopo aver tanto compilato
fulla cultura dello ftiie di una lingua morta?
dopo averne dati tanti precetti ?
$• 7. Alcuni , o per defiderio di dr-
fiinguerfi , o per altri fini han ridotta i' elo-
quenza a fervire più ad ofeurar le fetenze ,
che ad illuminarle , eflèndofi creduto , che
rendeano fuWimf le feienze rendendole inij.
tenigibili, mettendo la fublimità nelle tene-
bre. Bifogna pur dirlo , che a* Francefi fi
dee la gloria di avere illuminate, e rifehia-
rate ie feienze , e averle ridotte alla portata
di tutti . Effi hanno ingentilita V Europa ap-
punto con quei metodi di fcrivere , e d'in-
fegnare , co' quali taluni han creduto , che
le feienze fi fiano da effi refe fuperficiali • Ma
Tutile , che fi ricava dall' effer communi a
" tutti
1
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f
5<Jp
catti i materiali delle faenze , è infinito, e
quello ciifpiace a quei Filofotì, che vorrebbero,
che la filofoiìa , e le feienze parlaflèro una
lingua arcana a molti , e che fu (Fero cole
inacceflìbili ; tanto più, che Io (lile chiaro,
naturale , e iuminofo è affai più difficile ad
adoprariì dello ftile ofeuro (6) . Ma per V
eloquenza chiara , ed utile , e non ofeura
A a vuoici
[6) Dicano ciò che vonno gli ammiratori degli anti-
chi. Un Uomo di buon feafo crederà Tempre , che fpelTo
•#v.val più una pagina di Montesquieu., che mille inintelligibili
luoghi della Republica di Platone , delle opere di Gro-
zio , e di Pufendorf affai pili compilatori , che Filofofì.
Val più un capitolo dell' ili cria Naturale di Buffon,
fèbbent in molte coCe fìa Poetica, che tutte le immenù
compilazioni dell' Aldrovandi . Prima de' (ècoli ultimi della
nazione Francete, i Savj fi confideravano ,come i Gre-
ci Filofofì derifì da Luciano , cioè come Efferi ifolati
dal Mondo, e dalla Società, inintelligibili, e fequeftrati
fuori dell'atmosfera dell' umanità come fi vantavano con
un fafto Cinico , e Stoico . Venne M. de Fontenclle ;
e (Ubili , come dice un Tuo nazionale , un ponte di
communicativa traile feienze, e l'ignoranza, e cosi vid-
dero i Francefi , e V Europa , che il parlar con ordine,
precisone , chiarezza , e proprietà rcndea le cofe più
aftrule capaci dell'intelletti i meno fublimi , avendo i
Francefi ritrovata 1' arte di elevare i mediocri , e baffi
ingegni a qualunque Icienza , che vollero efporre nella
loro energica, ed ameuillìma lingua, che è divenuta la
lingua delle Scienze , e della Filofofia , lingua , che ha
infiniti Autori , che ponno fervir di modello di ogni , e
qualunque genere di eloquenza non mai disgiunta dalla
Filofofia . Tali Autori ponno faperfi da ognuno , che
mediocremente fia in tal* idioma verfato, idioma, che
apre a tutte le Icienze un vafto campo di cognizioni,
quando fi fanno fcegliere in tal lingua i libri utili,
eioè" quelli, che non qrTendono il coUume e la morale,
* la religione .
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37°
vuoici grande elevatela <T ingegno , ordine ,
ed aggiuRatezza d' idee, per percepire , e fapet
efprimere le cofe nel loro naturai piano , per
vedere i mezzi proporzionali, co' quali dob-
biamo adattare i gradi delle cognizioni che
fi fanno a% gradi delle altre cognizioni , che
noi vogliamo agii altri infegnare , ed è cofa
evidente che lo (tile e P eloquenza tumida ,
e gonfia , ed ofeura fono alTai più facili
della naturale , chiara , ed intelligibile (7) ,
giac-
(7) Cofa contenea l'antica Fifica, e l'antica Logica?
Poche forme foftanziali , poche qualità occulte , certe
antipatìe, e firn pane , certe nozioni della materia prima
e certi pochi Ergoifmi full* Ente, e full' albero di Por-
firio formavano la Logica . Dunque fi potea effer gran
Logico, e gran Fifico con poca fpefà, e niuna tatiga,
perchè poco ci vuole a dir chimere . Ma oggi quanto
vuoici per effer Fifico , e Logico ? Geometria , efpe-
rienze , olTcrrazioni , viaggi , Accademie ec. ec Per ef-
fer buon Logico fi richiede la Critica, la Diplomatica,
le feienze tutte ; ma fe poi fi bada a libri degli ultimi
Filofori, febbene fiano lucidi, e chiaritimi, pure quel-
la chiarezza , e naturalezza di oggidì cofta pili fatighc
delle ofeurità degli antichi . Un capitoletto di Montes-
quieu non f avrebbero fatto mille Pufendorfii , e mille
Grozjjcome mille Aldrovandi collo fpirito compilatore
non avrebbero fatto un capitolo di Buffon . Cosi l'arte
dell' eloquenza naturale e precifa è la pili difficile di
quella dell'eloquenza ofeura, metaforica , e tumida, e
contorta alla moda dell'Oriente, e dell' Afia, e degli
antichi Greci , e come quella che fi oflerva nelle Poefie
dette Er[< , e nel Finga! Son of Oflian^della quale Elo-
quenza lungamente favellò un Confrico Autore delle Qua-
Jtions fur £ Encyclop. anici. Ancien* , Ù Moderne* •
Il mifchiare il tenero al patetico , e fublxmc nella fua
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giacche per avere ' tale eloquenza naturale ,
chiara , ed intelligibile , bi fogna fapere l'ar-
te di ben penfare , e faper1 imitare , e cor-
regger ia natura nelP imitarla ; e tanto più s1
imita la natura quanto meno comparifee P
artificio delP imitazione. L'elegante Scrittore
è limile ad un gioielliere , che s' induftria a
far comparir bella , con pulirla , una pietra,
che non è bella , ne lucida . Si pongano a
pulire i diamanti i più (limati , ed allora la
natura unirà all' arte delP induftre Fabro,
opererà prodigi . Scrivendoli , e parlandoli ,
l'idee debbon* effer belle , ben ordinate, e
nuove, ma Tempre chiare, e naturali (8), non
contorte , e troppo metaforiche (p) nè mai fi
A a 2 ottie-
propria lingua è tèmpre 1' arte la piti grande di quella
di Lr : vere in una lingua morta , qual cofa quando me-
ritale ancor lode , e vi fuiTero giudici competenti da
poterci dare tale lode , pure non farebbe molto utile
il far infegnare a' noftri contemporanei con una lingua ,
che non eiifte , vale a dire avere il corpo tra* moderni,
e l'intelletto , e la lingua tragli antichi . E' meglio
iftruire i contemporanei , che avere 1* ofeura gloria <T
imitar Catullo, e Terenzio.
(8) Nello fcrivere , dicea il Signor de Fonrendle,
mi fono femore sforzato a capirmi.
(p) Così fu ridicolo chi diffe ( cioè M. Cartaut )
che Virgilio in rapprefentarci il fuo pio Enea con un
carattere flebile , ed ippo critico , accende il fuo entufiaf-
mo -al lume delle lampa ii . pendenti avanti le are de*
Juoi Dei; ma che l* entufiafmo di Lucano audacemente
Jl accende a al fuoco del fulmine . Eloquenza metafori-
ca, ed ardita, che niente ha del naturale , oltre il con-
tenere un giudizio aflurdo qual' à il preferir Lucano a
Virgilio, c biafimare la lodevole pietà di Enea.
37*
ottiene la vera , e naturale eloquenza , le
noi non c'identifichiamo per cosi dire colle
cofe , che da noi fi deferivono , e fenza far
con noi identificare quelli che ci leggono, t
ci afcoltano ; e le cofe fi devono rapprefen-
tare con imagini vive, precife, e chiare, e
non efagerate. Nella opera delio Spirito delle
Lepgi del Signor de Montefquieu ci G dà talo-
ra P efempio di grandi modelli di eloquenza
chiara , piena d* imagini nuove , o vive , e
forprendenti . Si veda traile altri luoghi quel
capitoletto, ove parlando del Difpota dice:
Il defpota è un felvaggio , che colla feure
alla mano recide un' albero per raccoglierne
i frutti (io) . Quale imagine! Qual preci -
fione ! Quale chiarezza ! Quale entufiafmo!
Quanto efprime / Quanto diletta / Quanto dà
a penfare (n) / Così dovrebbero fcrivere
tutti coloro , che trattano le leggi , ed il
dritto naturale (12) .
CA-
(10) Efprit dts Loix Livr. V. Chap. XIII.
(11) 11 Signor di Voltaire biafima generalmente
tali luoghi di Montefquieu , e tali brievi capitoli, che
chiama epigrammi ; ma tali epigrammi del Montefquiem
fono aflai piti utili ali* Uomo , ed al Filofofo di quel
che fieno le immenfe Collezioni compite del Voltaire,
che riefeono perniciofiflìme agl'incauti Lettori.
(n) Quando noi lodiamo il Montefouieu , o al-
tri fimili Autori della Francia , o dell' Inghilterra , in-
tendiamo limitare le lodi a quelli foli luoghi che noi
citiamo , non volendo nè potendo approvare le altre
non poche cofe erronee che tali Autori avellerò dette
nelle loro opere.
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373
:> r
CAPO IV.
ZV fegni della depravata , e fofiftka elo-
quenza , e dell'arte di cono/berla ne*
libri, o ne' difeorfi .
§. I.
SI è dettole non fi può mai baflantemen-
te ripetere, che gii errori dell' intelletto,
e delle idee, rendono erronea l'eloquenza,
e per mezzo di efla fi communicano agli al-
tri . L'arte dunque di rettificar l'idee è P
arte di rettificar V eloquenza , e P erronea
eloquenza fi truova Tempre accompagnata da
erronei raziocinj , ed i fegni degli erronei
raziocinj fono i fegni deli* erronea eloquen-
za, e così affoppeflo (r). Noi in generale
A a 3 ad-
(0 Chi volcffc aver* idea de* requisì della vera
eloquenza , legga i famofi ed eloquemiffimi difeorfi di
M.Je
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374
additeremo le caufali dell* eloquenza fofiftica,
per evitarli , e per efaminartì da chi vuole
isfuggire quei libri , ne* quali tale eloquenza
fi contiene , per evitare così gli abufi dell'
eloquenza fofiftica erronea , della quale niente
i Rettoria han parlato t perchè non hanno
mai voluto conlìderare , i fini , e la natura
dell'eloquenza.
§. Le caufali dunque dell' eloquenza
fofiftica , ed infieme i fegni della medefima,
fono . a. Gli errori intellettuali , i pregiudi-
2j, la deficienza di raziocinio. 2. Lo Tcriv?-
re , e parlare per la vanità (fi farci ammira-
re , o diftinguere. 3. La mente fconvolta da
paifioni. 4. L'efiere in certe circoftanze im-
pegnati a foftenere taluni aflurdi per non
darci per vinti . L' impegno di fuperare
difficilifllme/ed imponibili imprefe. 6. Ù adu-
lazione . 7« La Politica di lulingare mafche-
rando
JVT. le Chance! lier d* Àgueflcau , e fpecialmente quello
intitolato Sur l* union de la Pkilofaph.ie & de /' clo-
querce. U iflefTo Giovan^iorgio walch amico all'ec-
cedo dello Spirito compiia ore, e Filologico, non po-
tè far' a meno nella Diairib. i'hiloj. de litter.
human. Cap. 2. §;i. di ammettere nell'Oratore la ne-
ceflìtà della Logica; e rifletto Autore, in Wftor.Crie.
Latin* Ling. in prolegom. de Philolo?. indole §. &,
6? 7. fil corretto di dimoftrare , che Pkilofjplùaab
eloquenti* Utteris haud debeat feparari , e che i Ro-
mani pria (radiavano la Filofofia, e poi l'eloquenza, e
cita le Clerc Parrhajìan* Tom. I. pag. 71., é Samuele
Wcrcnfels de meteor. oration. *
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i
37S
rancio il vero , e il falfo . 8. II voler (otte-
nere un* aflurdo , una volta detto, ce ne fa
dir mille . p. Il crederci che i noftri fotìfmi
non fian capiti , ce ne fa dire altri p:ù gran-
di • IO. L'eflTer noi di umore atrabilare,
oflinato , fuperbo , contenziofo . fi. Eller
cervelli avvezzi ad efercizj di declamazioni
per paradoflì , agli efercizj di Cicalate , e
cofe confìmiii . 12. L'eller dediti alle lettu-
re di confimili libri • 13. Lo fpirito di fo-
flenere le contenzioni de' partiti - 14. Lo fpi-
rito oflinato per alcuni fiftemi Filolofici , e
fcientifici , e per alcuni ftudj in difprezzo
degli altri, ij. Lo (pirito di voler contradire
tutti , e tutto . 1 tf. La mala educazione let-
teraria , e la lettura di cattivi libri. 17. La
brevità della mente , ed il troppo abufo del-
la fottigliezza di efla . 18. L1 in vedi rei de.'
difetti di certe nazioni , di certi tempi , di
certi luoghi, di ceni Autori , e così fe ne
bevono alla cieca i difetti . rp. L'efaltazio-
ne della fantafia , l'emuflafmo, il fanatifmo.
20. Il voler contraflare , e vituperare tutte'
le cofe de' nemici , e il voler lodare , ed
ammirare tutto negli amici .21. Il non ave-
re giufle idee dell' utile , dell* oneflo , del
vero , il che fi riduce a non vedere il vero
afpetto delle cofe. 22. L'ingannarci, o vo-
ler* ingannare . 25. il ragionare fenza preci-
fione d' idee , fenz' ordine , e fenza metodo .
24. Il legger molto , e meditar poco , e leg-
gere fenza fcelta , e fenza giudizio . 2y. Il
A a 4 defì-
1
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defiderio di diftinguerci con dire cofe più.
nuove , che favie . 26. V ammirar troppo
gli antichi, e vituperare i moderni, o vi-
tuperare gli antichi per ammirare i moder-
ni. 27. li farfi trafportare dalia moda , e
dalia corrente in materia di Letteratura . 28.
li non far conto in materie fci evitiche dell'
autorità de' Savii , e de1 grand* Uomini , e
il farne troppo conto . ap. li volere eccede»
re i confini deile umane conofceiue - 30. Il
defiderio di fapere tutto , e fpiegar tutto .
3 r. Lo fpirito di una imitazione fervile ia
mcterie fcientifiche. 32. Quelli che han vo-
luto foflenere , che Omero Virgilio Platone,
Ariflotele , ed altri profani Autori fieno irre-
prenfibili , come di Virgilio fcriiTè France-
fco Macedone di Mantova , ed il volle di-
moftrare con verfi Eroici, Saffici , Adonj ,
Afclepiadei ec. , danno grandi fegni di cer-
velli fofiflici , come quelli , che han voluto
indovinare le forti future co' paflì di certi
verfi di Omero, e di Virgilio. 33. Hanno
un'eloquenza fofiftica coloro che han credu-
to confifter la fapienza nel riferire , e citare
molte opinioni, e nel ragionar poco • 34.
Quelli che han trattato di cofe rare , ed
ertraordinarie , e le hanno fpiegate con rari
ed ellraordinarj vocaboli , e con citazio- .
nidi rari ed eftraordinarj Autori. 35*. Quel-
li che hanno fcritti libri inutili, ed infervi-;
bili collo fpirito di continue citazioni Orien-
tali ,
• - •
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laii, Perfiane , Cinefi . 36. Quelli che feri-*
vono per dimoftrare che e(fi hanno più let-
tura, che raziocinio. 37. Quei che citano li-
bri rari , ofeuri , Rabbinici , di gran prez-
zo . Si veda il Malebranche Rccherch. de la
Ver. Livr. IV. §. 3. des lìvres des faux fa*
vanti . Quefle fono in brieve le caufaii , ed
i legni inlieme di un9 erroneo raziocinio , e
e di una erronea eloquenza,
§.3. Se noi voleftìmo andare adattan-
do a lutti gli Autori amichi , e moderni le
caufaii ed i fegni accennati della corrotta elo-. .
quenza, anderemino all'infinito, e su' quello
folo aiTunto non baderebbero immenfi volu-
mi, che oltre Tettère fuori del neflro iflitu-
to , e al di fopra delle noflre forze , fareb-
bero inutili per i veri Savj , che da loro
Aedi fanno tali fegni conofeere, e diflingue-
re , e giudicare del merito di ogni eloquen-
za ; e farebbero inutili alla gioventù , perchè
l'entrare in un' efame univerfaie de' meriti
degli Autori più invilupperebbe , che illu-
ni inarebbe le loro menti ; e la gioventù dee
limitarli a poca lettura e molte meditazio-
ni (*) . Lafciam noi dunque di adattare a*
libri
_ •
(*) Chi volelTe riflettere su' caratteri della , ve-
ra, e falfa eloquenza della vera, e falfa fàpienza, ve-
da il Buddeo nel Programma riepi t»c y^rta^vl»
vifjw^ ove a lungo tratta di tal materia . Ptd. Budd.
Differì. Thtolog. SyntJ°m. pag. 6<$. ad 6JJ. edit. in
4. Serue 171 y apud Bictckium . Si vedano altresì le
Cr - -
«
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378
libri particolari le generali addotte caratteri-*
fi re he , e fa lecito ad ognuno P adattarle a
fuo medo , e vedere a quali libri convengo-
no . Ci rincresce però il dire , che buona
parte de* libri Ca piena de' fegni non pochi
di tale fefiftica eloquenza , e fpecialmente
quafi tutti i libri di alcuni moderni Filofoti
Europei , che come i Giganti della favola ,
vonno far guerra al Cielo coli' ajuto di una
falfa Filofcfia , di una fai fa eloquenza , e di
un falf Aimo raziocinio , col quale tendono
dal canto loro alla corruzione del cuore , e
dell' intelletto umano . in quefìa clafle di li*
bri pieni di eloquenza fofillica fono tutti co-
loro , che fetto il van preteflo di migliorar
¥ Uomo , lo rendono limile a1 bruti , allori*
tanahdolo , dal Creatore , e rendendo P Uomo
per fempre infelice (2)!
$. 4-
Confiderai' :oni full* cloqutni* del Francete J/. Rapin,
Octìvr. de Rapin Tom, IL , in cui parla della Sacra ,
e Profana eloquenza . Si veda altresì il CUrico in Par-
fhafian, Tom. L
\x) Bifogna dir Con roflbre per il fècolo XVII I.,
che tutta 1* Europa e inondata di libri di conlìmile pei -
meiofa, e funefla eloquenza, che corrompono l'incauta
«ioventù, alla quale ranno bere i veleni i pid orrendi
lotto il velo lusinghiero della Filofofia. U abufo dello
Ihidio delle lingue oltramontane ha infelicemente pro-
pagati tali libri, ridicoli a' veri Savj , e veri dotti , ma
pericolofiflìmi alla fervida gioventù* , quale da pii, e
dotti Maeftri dovrèbbe regolarli nella icelra de' libri,
per evitare ogni fcoglio . Sono pochi gli accorri Lilifll,
che lanno ch'uder gli orecchi alle voci d; quelle mo-
< ftruo-
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§. 4. Per fare però qualche rifleiììone
fopra i generali abufi dell'eloquenza , fa duo-
po riflettere, che la medefìma per lo più ira
Filofofi fi è refa nociva . Se i Filologi la -
riduflero ad un fecco , ed arido Scheletro di
parole vuote d'idee , i Filofofi la riduflerp
più a nuocere, che ad efler' utile. L'elo-
quenza tra' Filofofi Epicurei divenne mini-
Óra delle loro empietà , tra' Platonici , tra-
gli Ariftoteìici , tra' Cinici tragli Stoici ,
ira' Pitagorici , attraversò ile valle regiopi
degli infiniti errori dell* intelletto umano pa-
gando raminga come gli Ebrei ne' deferti ;
e quando nella riparazione delle Scienze fi
fperava V eloquenza riabilita ne' fuoi primi
dritti di dimollrare, mantenere, e propagare
all' Uomo le più utili verità della Filofofia ,
e della religione ; fi è villa la fofifiica elo-
quenza accompagnarfi col libertinaggio , col-
lo Scetticismo , coli' indifferentifmo , e coi
Deifmo,
rtruofe Sirene , ed evitare le bevande di Circe, cioà
della moderna Filofofia, che per difgrazia fi vuole ac-
compagnare da taluni coli* empieei. Coftoro non fono,
ne Savj, nè Filofofi , nè Uomini . 1 veri Savj, ed i
veri dotti, amano la vera Filofofia : ma la vera Filo-
fofia è la vera infeparabile ancella della Religione ri-
velata , come è dimoiato . Quefto avvertimento , t
quelle rifleflìoni le giudichiamo necelTarie in quefti
tempi cosi corrotti , ne' quali mai a baftanza fi potreb*»
be vituperare la ralla eloquenza, e la fatta Filofofia di
mille garruli , e vaniloqui emm* libercoli . Non pottjl
fipUntU a religione fe parafi diflc Lattanzio.
380
Deifmo , ed anche coli' empio Ateifmo ; ond*
è che ia vera eloquenza di unita colla veri-
tà, e colla religione fi è rifugiata pretto quei
dotti , e probi valentuomini , che fono ac-
corto* ad impiegarla in difefa della verità , e
della religione , e che hanno compaflìonato
V infelice flato in cui l'erronea Filofotia cerca '
immergere l'Uomo, invece di ajutarlo. Quelli
che degradano i loro intelletti attaccando ia
verità , e la religione , fono i piò fieri ne-
mici, che avef* polla V Uomo % e la vera
Filofofia , c non fono mai favj (2) ,
ha olTervato il Barone di Verulamio.
(3) Dixit infipiens in corde fuo : Non efi
Deus .... Corrupti fura , 6* ùbominabiles fidi dies ejusì
La Sacra Scrittura ne' Salmi. Qucfta verità infegnatact
ne' Salmi è dimofìrata da tutta V Moria Letteraria , «
Filolofica , dalla quale Ifìoria rifulta , che mai i veri
Filofofi han peccato d' irreligione , o di libertinaggio ,
diretti proprj degli alterati cervelli de* gonfii , e vani
increduli lemidotti , che (anno la corteccia delle cofe .
Kilulta da rutta Y Moria Filofofica , come oflerva il
Bruckero , che la perfezione de' fittemi , ed opinioni
de' Filofofi, è tanto pid grande, © più piceola, quanto
elfi Memi pid fi accotono, o meno alle facre verità
della rivelazione , e del Criftianefimo . Bruck. Hijioi.
Cri,. l>hiL Tom. f. nei . fine della Prefazione .
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. 3 fri
Della Fantafia , c fuoi influjjì ncW do-
$. i.
MOItifllmi libri fi fono fcritti fopra que-
lla facoltà , e fulle fue forze 9 natura,
ed operazioni (i) , quali cofe fono fiate da
molti
fi) L'Inglcfe AddiiTon nello Spettatore ha ferir-
to dodeci Saggi Tulle fantafia , ed immaginativa, circa
i piaceri della quale V 1 ng lefe A kefinde icr ìiTe un Poe-
ma . Il Montaigne , e Ludovico Muratori parlarono
delle forze di tal potenza , come infiniti altri Autori;
ma niuno meglio del Malebranche nelle fue Ricerche
Culla Verità ne ha parlato , e niuno più di lui é (tato
da tal potenza fedotto . Degli errori della Fantafia ha
(cricco lungamente , e dottamente ÌV1. de Condillac
Ejffky fur ? origin dei CQMioijftnc Aumain Pan. L
òclL III. Cap% !£•
molti Filofofi , e Metafifici a lungo defcrit-
te. Noi foltanto ofTervererao poche cofe , che
riguardano PinflùflTo dì tal potenza full' elo-
quenza , giacché il parlar degli errori della
fantaDa,e le fallita de' giudizj , che da quel-
la derivano , appartiene a' Filofofi. I con-
fini di quefta potenza e la fua atmosfera fo-
no cofe tenebrofiflime in MetafiGca , perchè
la Fantalìa (pedo fpe(To s' inoltra neir impe-
ro della ragione , e della verità , e con effe
talora fi mafchera , facendo incurlioni più , o
meno durevoli . Quefta potenza talora fcac-
cia la ragione , e talora viene dalla ragione
fcacciata. L'iftoria degli Uomini , de' tem-
pi, de1 coftumi, delle opinioni può fommi-
niftrarne gli efempj . La fantafia , e 1* imma-
ginativa fono talora la ruina della ragione,
e della verità , e talora P ornamento , il
brio , e T abbellimento di effe (2) , Tutte
per lo più le fcienze umane tendono a re-
golare la Fantafia , ed a corregerne gli er-
rori , ma fpeffb la Fantafia trafporta anche
coloro, che voglion corregere gli errori del-
la medefima (3),
§. 2.
fi) La verità , e la ragione ponno per qualche
rifleflb dire alla Fantafia quei verfi di Matziale
Difficili* > fatili* , jucundus , acerbus es idem
Nec iccum poffum vivere , nec fine te
(j) Dopo tanti libri fcritti fulla fantafia , e fuoi
er-
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j8?
§• 2. Neil* eloquenza Poetica grandi ed
ammirabili fono le forze della fantafia, forco
qual nome intendiamo noi quella facoltà che
ha V anima di combinare , e rapprefentare
in varie forme l'idee ricevute da' fenfi (4.).
Nell'eloquenza profaica domina meno la fan-
tafia, che nelf eloquenza Poetica è molta, ma tal
potenza è fpeflfo fpeflo , all' Oratore fpecial-
mente, la buona, o cattiva guida. La gran
regola fi è a non eflfer troppo vicino , nè
troppo lontano dagP influfli di ella • Senza ia
regolata affluenza di una fantafia ben gover-
nata dall'intelletto, e dalla ragione , non vi
può effère ingegno vivo. Colla troppa vee-
menza di tal facoltà V intelletto fi accende,
e fi elettrizza, e convertefi il tutto in fana-
tifmo , ed in entufiafmo.
§. 3. Si ponno dilìinguere due forti
di fantafia , cioè l'attiva , e la pajjiva . La
paflìva è quella , che riceve le impreflìoni ;
V attrae le combina . La fantafia pafilva è
quel-
•'. . . '
errori , fe ne dovrebbero fcriver molti altri fagli errori
discoloro , che hanno ferino fugU errori della fan-
(4) L'emporio iella fiiufié difle il Muratori con
frafe affai energetica . Sulla fantafia fi veda l'opofco-
lo Francefe intitolato de l' ee^ndue de t imaginaiioti
par M* Formey , opufculo che fi ttyoya nella Raccol-
ta intitolata Choix des Memoires & èkregie de £ hi-
ftoire de C Academie de Berlin Tom. J« pag. IJ*. U
166. edit. in !»•
384
quella che produce le noflre paflìoni , ed i
Boflri errori e che ha cagionati fenomeni for-
prendentiflìmi , così in Fifica , come in Mo-
rale (y) V imaginazione attiva è quella,
che ha prodotte ie fcienze , ed arti. Di ef-
fa fi può dire
Cun&a fovtt , renovat , imiit , unii , Alt •
Quella forte d* immaginativa quando è dall1
intelletto ben regolata , produce gli Archi-
medi, ed i Neuton • Per eflà un Comico,
un Tragico Poeta inventa ie perfone , i ca-
ratteri , le paflìoni , gli epifodj , e le cata-
flrofi delle fue favole . Quando poi quella
potenza forma imagini troppo fantaftiche ,
fenz' ordine, e fenza buon fenfo produce gì9
Snfìpidi Romanzi, Qualora tal potenza c ben
regolata, l'Autore, che inventa le imagini,
colie quali dipinge gli ogetti , fi trasforma in
eUl ogetti medefimi (6) . La Fantafia nella
pit-
f|) Efla ha prodotti tutti gli entufiafmi , tutti i
ranatilmi , tutte le pazzie , ed i var j fenomeni di effe •
Erta ha cambiati gli Uomini in lupi, in bruti , in pietre ,
in alberi, in fuoco. Efla ha prodotte talora in buona par-
te certe apparizioni di fpettri , larve , e fantasmi . f^ìd.
Cleric. Oper, t*hilofoph. La Fantafia ha fatti i Filofbfì
oftinati ne' loro fittemi , i Filologi pedanti . Efla ha
fatto idolatrare certe frafi di Autori claffici , e certi
ftili, ed i partiti de* Latinifti , e de* Ciceroniani , e le
loro guerre a' tempi di Erafino, e di Scaligero.
(6) E' mirabile in ciò il Metaftafio , che ne'fuoi
caratteri fi trasforma , c lì manifefta ne* perfonaggi ,
ne*
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pittura , e nelP eloquenza dee Tempre efiere
naturale, come è naturale la fantafia in Omero,
è molto più in Virgilio • Quella dell' Arlo-
tto è varia , bizarra , e comica . Quella del
Tallo troppo viva , , e caricata (7) . Ma gli
cfempj della più bizarra imagioativa fi pon-
no prendere da' Poeti Inglefi , e tragli altri
dal Milton , e dal Shakefpeare , e da Odoar-
do Young.
§. 4. Le imaginazioni palli ve , che ri-
cevono profonde impreflìoni dagli ogetti, de-
generano , come fi è detto , in frenefia , e
B b paz-
■ • •
«V Ei fa parlare. S* inveite egli in modo de* caratteri
di Catone , di Regolo , di Temiftocle , di Tito , del
difperato Timatite, dell' infelice Didone , della tenera
Ariftca , del difperato Mcgagle , del furiofo Licida ec;
ce. , che parci di vedere que* perfonaggi , e non il
Poeta , o pure il Poeta trasformato in quei perfonag-
gi . Molte perorazioni di Cicerone , e traile altre quel-
la per Milone ? Fahanty vateant Civcs mei ec. ferii o-
prono confimili mirabiliilìmi artifici*.
(7) 1 vivi colori della fantafia nella Gerufalem-
me del Ta(To non faranno meravigliare un Filoforo, le
per tale eftrèma vivezza ilTaflbpoi quali impazzi, come
avvenne a M. Pafchal, di cui fi veda la vita. Ofierva
M. Mcillet . Introduzione a £ Hiftoir. de Dunemy
Chap. f. pa*. 69. Tom. L ediu in li. Genev. iy 63.
che ne' paefi meridionali fi nafee con fantafie vive,
feconde, juquiete, che fanno gli Uomini avidi di no-
vità , ardenti , ed incapaci di veder le cote a fangue
freddo, e nell'equilibrio della ragione , onde conchiu-
de, che da ciò derivarono i doli degli antichi Egizia-
ni, Siriani , e Greci nelle loro religioui , e Mitologie.
J freddi del Nord partorirono effetti oppofti. Ma non
è (empre^ vera, uè meta vera l'opinione di Mdlet.
38<J
pazzia ; * la imaginazioni attive e labotioG*
producono fpellb gii entufìafmi fcjentttìci *
Se ne po fluii vedere gii efempj- neìT iìk>ria<
Fiiofofica . L* immaginativa, et dunque T iati
venzione delle imagint , come io fpi rito fi'
dice effere l' invenzione delie idee. . La foia»
iraaginativa cofiituiva un tempo tutto il for>i
te, deJie feienze. , come ne- paflàii fecoii db
ignoranza 5 e chiunque con occhio Filofofìco,
legge lefcienzé dev moderni, vedrà noa poche
di efle trattate fpetfò da fantafie dall' intelletto
non bene regolate , ed accefe come hanno
oflèryato coloro , che fulle feienze moderne
hanno riflettuto (8) . La fantafia ha fatto
traitat!
Si veda , il Secolo di Luigi XV. ferino da.
rolcaireChapitr.,42. ove parla dello flato delle
feienze h tal fecolo , e di varj Autori di effo . Che,
la fantafia abbia (con volte molte antiche , e moderne
idee feien tifiche e 'verità nota nell' Iftoria Letteraria .
Tragli antichi alcuni, fregarono i fenomeni della na-
tura colia mitologia , e favole , o le favole co* feno-
meni della natura , e mentre i Poeti diceano , che le
Najadi produceano i fiumi., le Driadi , e le Napèe i
fiori , ed i Giganti fepolti i Vulcani , i Ftk>fofi fatica-
vano le sfere enfiatine,, parlavano, della Mufica delle
Stelle, degli Spiriti, che muoyeano , e giravano come
tanti Sifìfii pianeti , mentre .Platone parlando col tuo
Heies empiva il Mondo de* fuoì Oenj detti Eòns.La
Fantafia ha prodotti infiniti delirj nelle fcifcnze . Chi
avrebbe creduto, che fi fuffe da' moderni fondato
fiiìema d' Iftoria naturai^ fopra certi verfi, delle Meta* .
morfofL di Ovidio , ne* quali, fi fa dire a Pitagora. 1
Vidi ego quod fuerat quondam folidiffttna telfos £ffe
J return &c? Chi avrebbe creduto , che il Confole- d£ /■
Màillct
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38?
trattar fovente ia fifica , e coli* eccefii-
vo abufa d* inacefliòili mifterioCe tenebro
algebraiche , a con buona dote di metafìfica;
o pure ali* oppofto ha ridotta ia tifica ad un*
arido .fcheletro di Cecche irtitmioni vuote di
Ogni idea Geometrica , entrambi gra vidimi
abiifi . La fantafia infine è una potenza , che
fpeciai mente nelle fcrenze ha prodotte infi-
nite moftruotìtà , ed utili cofe ancora • A
quefte fi dee buona par e de' delirj de' Sa-
V) y che infinita cofa forebbe il riferire (p) .
Se fi vuole un grand' efempio de* trafponi
della fantafia , che fa talora delirare coloro,
che fi credono i più grandi Savj della Let-
B b a te-
AUillet nel fuo Telliamed , ed il Buffon nella fna Ifta,
ria Naturale ave/Te a fondar fittemi su tali verfi ? La
fanrafia fcduiTc il Needham a, tirar* erronee tDnJftgpta»
ze Culle produzioni di certe anguille da certe fariue,
confeguenze, che han prodotti inetti, ed erapj libri de*
moderni increduli . L'imaginativa de* Filofofi ha pro-
dotto il Mondo dalle Comete , eflà ha dettate tutte le
Teorie della Terra fcritte nelle Cofmogonie Indiane ,
Chine»*, Perfine , e Bramimene , ed i tre quarti de'
libri di Metaetica e di fittemi Filofofichi • La fantafia
tragli 1 fiorici ha fatti molti progredì nelL' avere attri-
buito a' Cine fi, ed agli Indiani antichità) unto prodi-
giofe , quanto inCoftcnibili , ncll' eflerfi detto , che le
Scienze non Con venute dall'Egitto, ma dall' India , in
efTerfi formate genealogie chimeriche di Mahomet , di
2oroaftre , nelrefferfi derivate da infulCftcnti etimolo-
gie molte pruove Culle popolazioni della Città ec. ec.
(9) Genov, Logic. li a L Un. Per far vedere tal
verità da noi deferitta il Geno veli impiega i' intiero
capo ultimo della Cua opera.
'88
tera:ura , fi rifletta , cfie quel M. di Voltar»
re , che i moderni tanto hanno ammirato ,
!i a efaltate come prodigiofe le favolofiffimc
amichila Cinefi , ha fatto derivar dagP In-
diani la fapienza , e la dottrina , che fon
venute da' Greci e dagli Egizj ; e con tali
faniaftiehe idee ha fcritto il Saggio fulV lflo-
rico Univerfate aliai Poetica , alterando i fat-
ti , e fconvoigendo l'ordine di tutte le co-
nofcenze umane per feguire la fua impetuo-
la c Poetica fantafia (io), che ha fconvolte
ie
(fo) Ecco 1* erronee guide degli Autori die leg-
ge la prefènte incauta gioventù4 . Da' riferiti errori di
tali guide in materie fc ien tifiche , fi può arguire quan*-
to poca Filofofia s'incontri ne' loro libri, e per quali
errori facci an paflare chi gli legge fenza criterio. Ecco
i caratteri de' falli moderni Filofofi. Vonno diroccare
le verità le più fode coli' Autcc !$« & Pitagora : Ip-
Je dxìi. Ma cofa dicon elfi finalmente, Contradizio-
ni, errori, alTurdità? Echi potrà dunque feguirli? Chi
fi lafcia trafporrare dalle parole non dalle cofe . Ma i
veri dotti, i veri Savj fi rideranno fempre di confimile
erronea Filofofia. Dirà taluno : a che cosi lunga di-
gre!Tìone? A die? Per far' accorgere l'incauta gioven-
tù de' pericoli , che la circondano nel legger confimi-
li Autori erronei , de* quali per difgrazia fatale va
fempre in cerca. Per difingannare quelli che erronea-
mente credono , che chi attacca le verità le piti eviden-
ti polTa eiTcr Filofofo ; e perchè ognun cne feri ve è
obi l'iato a difendere le verità cóntro le tenebre che
foargono i creduti moderni FiloCbfi , e per dimoftrar
finalmente , che non poteji Jjpientia a religione S ecer-
ni , come dice Lattanzio . M ancano dunque a tali in—
creduli- tutte le caratteriftiche del buon fenfo , e della
fana Filofofia.
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le fcìenze in buona parte ; ond* è che la
prima , e più importante regola di un vero
dotto , e di un vero Filofofo , dev* efTer
quella di regolare , e moderare gì1 impeti
irragionevoli della fantafia , perchè da tale
regolamento dipende il maggiore , o mi-
nor lume dell'intelletto , la (elidi ià de9 ra-
ziocini , e la vera , e (oda eloquenza , che
dal lume dell' intelletto , e dalla folidiià de'
raziocinj dipende.
$• /. L'eloquenza , che fi aggira Co
pra verità d' intuizione , altro non dee fare ,
fe non efporre con ordine , chiarezza , e
preciGone tali idee . Quella che s' impiega
per manifeftare verità dimoftrate , e da di-
moflarfi dee farlo coli' ilteflo metodo , e len-
za farfi molto guidare dalla farrtafìa . Se poi
fi aggira l'eloquenza in cofe difputabili , ve-
rifimili, non chiare, fi potrà allora alla fan-
tafìa ricorrere per fupplire colle imàgtni, ed
ornamenti alla deficienza delle di moti razioni,
circoftanza che fpeflo accade agli oratori del
Foro fpecial mente. Quando per la difefa di
un reo mancano le pruove , e gli argomen-
ti , o che fi difende un vero reo , come lo
più avviene , allora la fantafia corre ad aju*
tare l'Oratore , ed il reo ; effa eletti iza le
paflìoni , detta le veementi commozioni de-
gli affetti , le patetiche perorazioni , e fa
/correre le lagrime. Vive descrizioni , figure,
ripetizioni > profopopee , imagini , tutto met-
N B b 3 te
390 .
te in opra , tutta adorna , timo ravviva (i r).
Chi voteffe grandi efempj di eloquenza pa-
*etica , e ragionata , non dovrà mai ceflàt
4i legerc le opere di Omero , « con ifpe*
ciaiità il p. dell' iliade. La lettura de1 Poe>
ti , e la perizia neW Intelligenza dell* eloquen-
za Poetica , che fu la primitiva eloquenza ,
conduce mirabilmente , anzi è inevitabile
Bell' eloquenza Profaica j e chi volefle con
Fiiofofia efercitarfi nello Audio ragionato dell'
eloquenza Poetica , dovrà leggere tra tuoliif-
CtTYìi Scrittori d* infinite Poetiche quei pochi,
the con Fiiofofia ne hanno parlato (12) , ma
me-
(ti) Chi vuol* erfer ricco di tale patetica elo-
iquenza dee leggere {òpra tutto i Poeti, e ipcaalmcuce
i Tragici antichi, e moderni, ed i Comici tutti.
(12.) Abonda il Mondo d' infinite Noetiche io
malucci volumi. Ogni Poefia d'ogni lingua lia infiniti
Autori della fua Moria . V Mona <T ogni Poefia di
Francefco Saverio Quadrio afeende , a f iu volumi in
4. Molti/limi ne fcnfle full' ifteflo fogetto il Crefam-
beni . Parlò lungamente fulla Poefia Italiana il CajUL-
vetro , oltre gli antichi , che kriiìero delle Poetiche
delle lingue morte ma pochi iH mi '•hanno con 'Fiiofofia
fenteo, e tra quei pochi fi può distinguere lo Scalige-
ro nella Tua Poetica , Gian Vincenzo Gravina nella
fua Ragion Poetica, ed il Muratori nella Perfetta Poe-
fia Italiana. Tra' Francesi fcrilTero con ifpirito Filefò-
fico fulla Poefia, e Poeti il P.Tomafini nel libro del-
la lettura de' Poeti, M- le Éatteux, e M. de Vdtaine
uei Tuo Saggio full' Epica Poefia, e podhi altri, giac-
che riguardo a M- le Boflìi è troppo proliflb , altri
rivolto riftretti . Qualunque fia il merito di coloro , che
rianno dati precetti full' eloquenza Poetica, e fe poflbno
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tnegHo farebbe , fe invece 3egli Scrittori di
Poetiche per lo più inutili , ìegelTe ne' loro
tonti gli originali i migliori delle lingue
iBorte e delle viventi . Chi non ha l'animo
capace di concepir da fe le funefte , e tetre
idee dei terrore , Affla compaffione , e
*lla pietà , legga in Virgilio le rui-
fìe di Troja . Chi non sa cofa fia il
patetico , e le tenerezze , e quindi la difpé-
fcmone, legga il 4. libro dell'Eneide- Chi
vuol fare idee magnifiche d' ogni fubiimità ,
legga il 6. libro dell* Eneide 5 ed altri con-
fimili quadri de* migliori Poeti , che tutti
fi devono all' ingegno , e alla fantafia di tali
Autori . Quando poi fi tratta di ogetti gran-
di 9 fablimi, insellanti , la fantafia gli ren-
derà t cogli ornamenti ; più grandi, più fu-
blimi, più imereiranti . Chi vuol euere elo-
quente , con particolarità nell'arte Oratoria,
dee «doprare i colori della fantafia con quel
gitidÌEÌo , che gli eccellenti Pittori adoprano
i lóto coioti , che deW enere non troppo
caricati , ma naturali •
B b 4 §. 6.
fermi precetti, fi potrà foto 'aflerwe , che i*
eloquenza Poetica, e la profcica hanno infiniti Precet-
tori, e pochi buoni modelli , e che ficcome vi fono
Itati colóro, che alTuidamente han voluto vituperare T
eloquenza Profana, cosi fono (lati aflurdi quelli , che
hanno vituperata 1' eloquenza Poetica , come il Mon-
tcfquieu, M. de Longucrue , e Taoaquiilo Fabri nei
libro de Jutiteéte Póttìcet .
392
§• 6. Ne* primi popoli , e nelle prf-
me età dell' Uomo , in certi tempi di com-
muni difaflri , e timori , nelle donne , ne*
melanooljd , negli ippocondriaci , ed in tem-
po di gravi paflìoni , domina affai la forza
della fantafia , che diviene cosi viva , e co-
sì acce fa , che fa comparire reali le fue idee
immaginarie , P eloquenza , che fi fa da tali
perfone , o che ad ette fi dirigge , è tutta
confimilej e la grand* arte nei parlare a tali
perfone confitte a far fervire la fantafia a
preparare infenfibilmente V adito air entrata
della ragione , ed indurgl? a far fervire le
loro ifieilè idee per guarirgli dalle loro idee,
e bifogna cominciar con arte induflrioGfììma
di pervadergli fenza che fe avvedano . L*
eloquenza, nelle circoftanze di dover parlare
a tali perfone , è la più fcabrofa , e la più
difficile , e dee farfi con riferba , cauzioni ,
difinvoltura , ed artificio eftremo . Se ben fi
riflette all' ifloria delie varie graduazioni de'
fenomeni , che che ci da la fantafia , e P in-
telletto, ed a' loro influiti e rapporti su' pen-
fieri , e P idee , e fuile parole, che fervori
di bafe all' eloquenza , fi avrà in tal cafo un
piano generale da poter' adattare tale eloquèn-
za alle particolari circoftanze , nelle quali
fono coloro , che odono , o leggono in rap-
porto di quei , che parlano o fcrivono .
5. 7. L'imaginativa è varia di forze fe*
condo i paefi , i climi , i tempi , le opinio-
ni, i coflumi, e P educazione , circoftanze,"
che
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cne fervono più t o meno a Ivifupparla.
L'immaginativa è più forte ordinariamente
dall'anno 20. dell'età , fino al 40 (13).^
Si può oftervare , che i popoli de' climi cai
di * ove domina la fantafia, hanno un'elo-
quenza aliai figurata, ed ampollofa; £ quan-
do i colori delia fantafia fon troppo eccedi-
vi , non vi può eflère vera eloquenza ne
Poetica , nè Profaica . Neil* eloquenza Profai-
ca È o Poetica burlefca , fi può dar più cam-
po alla fantafia 9 che nella feria eloquen-
za (14) In fomma ogni eloquente , ed
ogni Oratore deve regolare le motte della
fantafia , ed i voli della medefima a te-
nore della materia , della quale fi trat-
ta . U eloquenza Iftorica dee cfier Tem-
pre
(13) In tale cu Mahomet fi accefe di enranafc
mo , Giorgio Fox di Quaquerifmo , e Milton fece
il fuo Poema del Paradife Loft,accefo di fantafia dalla,
Comcdia dell' Andreini udica in Italia.
(14) Cosi r Ariofto nel fuo Poema Eroicomico,
del Furiofo introduce molte fintane piacevoli in tal
Poema, che poi feriamente imitate dal Milton, V han-
no refo affurdo in certe code . In un Poem# giocofo,.
come e la Polifemeide del celeberrimo , e dòttiflìmo,
Campolongo fa gran piacere il legere, che il Ciclope
caminando la notte , mentre per una gran fluflione nel
capo ftemutiva , facea al rimbombo de' fuoi fternuti
cadere da fopra gli alberi le pera, le mela, le frutta
acerbe . Polih Sonetto 4?. 15.
Tal pendere in un ferio Poema , in una proùica
eloquenza, diverrebbe non proprio , fe non fi trattane
i't un Romaico giocofo.
pre lontana da' veli della fìmafia 0 che fol-
lama potranno ave/ luogo in cene rifleiTìo-
ni , e pezzi fpi rilofi , che è lecito nelle Mo-
rie, ed èopporiuno di frammifehiare per ren-
derle utili f ed interrompere il tedio della
jjarrairva • Cosi ha ferina P Ifiorit Tacito #
del quale r Inghilterra vanta per emuli il
luo David Huuac, e Robertfon. L'eloquenza
I borica non dee avere, né del -declamatorio,
ne del critico , ne certi ritraiti troppo cari-
cati* e troppo Cinici , come taluni poflono
truovarfi finanche nel Giannone , che non
ifcrhTe con quella ferenità di mente , colla
quale fece i fuoi annali il Signor Muratori.
Molle cofe fulP eloquenza IUorica fcrifle My-
lord Bolrngbrooke nella Tua opera full1 ufo e
fuUo Audio deli1 IHoria .
§. 8. V eloquenza de9 Dialoghi può
fur'ufo de' voli dell' imaginativa # fecondo
comportano le perfone , i tempi , ed i Ino*.
*hi . Quel che fi dice de' Dialoghi può
«ilenderfi più ampiamente dir* eloquenza dei
Teatro j che confine in dialoghi , che uniti
brinano un* azione regolare , nello (viluppo
delia quale ha parte P eloquenza Iflorica la
djalogica , e quella che commove le pacio-
ni, e £li affetti (ij).
f»5) Gli efcmpi dell' elcKraena de* dialoghi fi>.
«• traili tntreVì i Dialo*'* « Locfaco, quclb ài Ate-
** i\\ PUtone , M fcYcW* , di Senofane ce Tra
c ne danna «hjì.; cfe<npì Aulo Geiìio,e Ma*
ero-
5. 9- V eloquenza Filolofica non am-
mette ornamenti fuperflui di Eantafia ma fi
può talora condire i* eloquenza didattica co*
vezzi della imaginativa , come trattò Lucre-
zio la Fìlofofia di Epicuro , e come fecero
in cofe Eilofofiche Manilio , Aonio, Palea-
rio , Scipione Capecq nell' oper* de FrìticU
pus rerum , ed jl Fracaflorio . Cicerone ornò
di molte grazie della imaginativa le Q jeftio-
ni Tufculane • Pope adornò colle bellezze
della fontana Poetica il didattico fiftema di
Bolingbcoke , che tutto è bene. David Hume
efpofe in un artitìciofo quadro di eloquen-
za Fibfcfica i fuoi quattro Fiiofofi i ed al
Voltaire fi dà la gloria di avere anche ne'
Romanzi introdotta la fantaGa Filofofica (if).
§. io. La fatnaOa celi' eloquenza del
genere giudiziario dominar dee nella mozio-
ne degli affetti . Nel genere demoQratico *
e deliberativo ravviva i colori delie imma-
gini , che forprendooo , e vuoici giudizio ,
ed accortezza per regolare la fantaua Orato-
ria , giacché la fantalia è una potenza aliai
elaflica , che raoflà non sà ferbar limiti , e
fe
crc&io. Cicerone ne ha moltirlùm nelle Opere FiloG>-
fiche , ed Erafmo ne* Colloquj ce ne fomminiftra infi-
niti e»fempj ,£ così Minucio Felice, ed altri . Tra* Fran-
ccfi fi diOink ne' Dialoghi f/L de Fontenelle f tragl'
lugiefi Lord Lirtleton , rraglMtaliani-è una fpecie di
eiocjuenza dialogica il Decamerone. Vi fono 1 dialoghi
del Galilei fol fìftema Mondano , la Circe dei Gc\\\ «c.
\i6) iWa la Filofofia, che il Voltaire ha intro-
durrà, come fi dice, ne* fuoi Komanii, è fpeflb erra-
rci , ed e.vpia .
p6
fe fi
le fi Iafcra addormentata ci fa (umidire. E9
una fpecie di agitazione , che mancando,
rende quafi inerte 1* intelletto , eccedendo il
convelle . Quarta potenza fi fviìuppa colf in-
telletto, lo ra/viva e lo porta a grandi co-
fe, e talora avvolge tragii errori , e traile
chimere, e diflrugge il buon gufto . Queir
Oratore , che fi lafcia da tal fantafia trafpor*
j tare , fe occorrerà di dover parlare di una
«aufa de tribm capelli* , parlerà delle guerre
Puniche , e della guerra di Canne . Se dovrà
difendere un reo , comincerà dalle antichità
Egiziane , e Greche . Se dovrà lodare la
Ciurifprudenza , comincierà dalla Creazione
del Mondo • E quelle picciole oflTervaziont
badino fugli abufi , che nel!' eloquenza può
produrre la fantafia , mentre il dippiù degli
abufi confimili , e maggiori introdotti nell*
eloquenza per cagione di non ben regolata
fantafia, fi potranno riflettere da ogni Filo-
fofo , che faprà con giudizio legere i libri
di eloquenza (\6) .
CA-
(16) Si dee offemre, che la Fantafia Sedufle
Maffeo Vegio a fere il fupplemento all' Eneide , e 1*
iftefla fautafia ha ifpiraxi coloro , che han voluto far
fupplementi a Plurarco' , a Lucano , c ad infiniti altri
Autori , de' quali taluni han creduto poter* imitar* lo
fcJe, ed i.perùìcri, ma invano'.
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. . 4
397
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J *a aaaaaccaorocccaocaa D9M99 o»» o*+
C A P O VI.
-
Del buon gujlo •
§. L
COminciaremo queflo Capitolo con certe
parole e rifleflìoni di M. Batteux . Vi
è un buon gujlo , che fia affblutamente buono ì
In qual co fa confijle ì Da quale dipende ? De-
tiva daW ogetto , o dalV ingegno , che fi efer-
cita fuW ogetto ? Ha regole , o nò ? Deriva
dallo fpirito filo , o dal filo cuore , o da en-
trambi (i) ? Quedi quifiti di M. Batteux fo-
no
(i) Principe* de la Li t teniture Tom» t. P*ri. I.
Se&. », §. i.
358
no difficiliffimi a rifolverG , onde noi lardan-
done T efame a chi vorrà occuparfene ,
fletteremo , che tal parola metaforica di buon
jmfto efprime nelle fcienze , e nelfe arti ua
fTentimento , e difcernirnento pronto , che è
gjnfrfaile alle bellezze , e fi dtfgufta ddle ir-
regolarità . Il buon gufto regofa Tempre F
doqueina Poetica , e la profaica (2) . Vi è
nelP
• % . • • •"
(i) Il buon gufto infegna la graviti agi' Irrori-
ci, e lo feri vere co(è u.ili, c che migliorato l'Uomo.
Infegna ir buon gufto a' Romanzieri di forprendere, e
piacere, e di modellare quanto fi può fui piano della
naturale*» le iftefle invertfimilitudini per così dire, o fe
tali inverifimilitudini non ponno sii tal piano eflere regolate,
le adornerà, eie renderà interevTami con .altri artificj,
come ha ratto l'Ariofto. Grida il buon gufto a' Filo-
logi: Non fiate pedanti, non perdete il tempo a ve-
dere quanti fieno ftati gli Èrtali, ed i Zoroaftri , quan-
do venne in Italia Enea, fe vi fia ftato Orfeo , Her-
rnes ec Non ifcrivete volumi fopra ua dittongo, non
immenfi libri (opra una varia lezioue . Coltivate molto
più della Lingua Latina il voftro idioma . Non infc-
gnate agli Italiani in Latino, o in Greco quelle co(e,
che in proprio idioma fi devono* infegnare , quelle
faenze , che pounofi , e debbonfi faper da tutti ec
Grida il buon gufto, che la Rettorica, e l'eloquenza
non fervono folo per dilpute , ed orazioni , ma conv
prendono ogni feienza Sociale , ed ogni arte , che fi
voglia infegrure, e grida il buon gufto che TelogaerK
za dee efler chiara , vera , e Filofofica , che i Secoli
barbai han dato gran tracollo all'eloquenza, la quale
Ìeflb fpclfo fotto colore di riftorarla , taluni hai) fatto
^generare in tumidezse. Il buon gufto finalmente in*
fegna la gravità Eroica nella eloqueuzafublime, la dol-
cez-
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nell* eloquenza un buon goffo generale , che
richiede , che P eloquenza debba euer Tempra
perdi afi va, nello sdegno impeiuofac nella taiferi*
cordra compaflìonevoie ; ma il guftò pariicoiartf
fa* si , che gì' Iuglefi ricaveranno ie~ loro: iwe*«
tafore dalla laro marina , dalie idee di Ir-
berrà , come oiferva un Savio , un dima
temperato produrrà ii gu ito per le figure:, e:
tropi prefì dall' agricoltura , un! altro dima
per tropi» prefì dalle ani . Taoerko, e Vip--
gilio hanno vantata l'ombra , e la frefchezra
delie acque, Thorapfon ha cantalo T oppo>-
flo • Il miglior gu(lo è 1* imitazione della
natura , ma' perche non in tinti r climi la:
natura fa pompa delle bellezze mede fi me ,
perciò la varia eloquenza delle varie nazioni
rapprefenta Tempre la pittura di quelle bel-
lézze che la natura drmoftra. ia quei ciimfc
ne' quali fi fcrive e fi" parla (*) .
9> 2.
rartificiofà nehV Itile (bave', là tenerewa nel p**
letico, e la natin alerar nel temperato*.
(*) In materia-dr guftb , vi fono «in- cèrti Cécòfr
certi gaffi apporti aHVfcìcnze , e** ali* elbqudnM- . L**
moda antica di certe lingue antiche chèfolo ù itildìavano *
barbaramente nel 15. , e- 16". fecole rumò id fcichzr,
e l'eloquenza. Si coltivò 1'- idioma Latino , e Gftco,
c fi* tralcurò l'Italiano; e ie lingue moderne, e fi* tu**
lafciarono le cofe, e l'idee per i vocaboli, e frafi. Si»
credè poflìbile il bène (cnvere'i e ben' analizarc le Un* -
guc morte , quando e diffiéiliffirao 1' analizarc le- lin-
gue-viventi. La fter ile imitazione- dè'Gteci, e* do' "La- •
•tini ritardò- Ir feienza dèlie* colè , edi progreffi dehV
lingua Italiana , che- ruion mài. Ci imcrefcc- il dire
che
I*
400
§. 2. I fegnr di un guflo depravato
nell'eloquenza è il preferire lo (Irle affetta-
to, e turgido al Tublime^ e naturale, il de-
clamatorio al magnifico . I fegni del buon
guflo fi ricavano dalla prontezza , e raffina-
tezza di un buon difeernimento in ben giu-
dicare , e conofeere le bellezze di un'opera,
di un'aringa , eflèrne commoflò , e com-
prendere le differenti graduazioni che fi of-
fervano in efla per ben giudicarne • Non è no-
fìro iftituto il più dilungarci fulla natura del
buon guflo, e fue caufali , fulle diverfità de'
gufli , fui guflo del publico , e de* particola-
ri, giacche molte fono le varietà (3), Ed i
con-
che gl'Italiani nel perfezionar la loro lingua han fo-
vcrchio imitato pria i Greci , e Latini , ed ogrf i
Francefi , e gì* Inglefi , come oflerva M. de Cor*
dillac.
(}) I gufli del publico fpeffb {peflb formano i
gufo privati; e vi fono taluni, che ali oppofto contra.
dicono i gufli del publico • M. Fontenelle un giorno
difeorrendo con M. de la Fontaine ( riferifee un mo»
derno Autore Francefe ) fu domandato dall' iftefTo M.
la Fontaine , s'egli avea Platone per un gran Filofo-
fo . Ma gli trovati f^oi idte chiare 7 gli rifpofe M.
Fontenelle. Oh nò , ditte M* U Fontaine ; egli è di
una o&uriri impenetrabile . • • Non vi trovate mai
contradifUni ì difTe M. Fontenelle. . . Ok\ veramen-
te, rifpo(è M. de la Fontaine, egli è un Sofifia, Poi
la Fontaine (cordandoti di quanto avea detto, ripigliò:
Piatone Jitua bene i fuoi perfonaggi : Socrate era fui
Pireo , quando Alcibiade colla tetta coronata di fiori m.
Oh quejio Platone era un gran Filofofo, Ecco V efem-
pio di giudizj fondati fui gufto publico . Per efempio
poi
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40 r
contraili sù tali aflunti , e molti i libri fui
gufto , quali fi ponno leggere con occhio
Filolofico da chi vorrà iftruirfi ; ma megiio
delia lettura , il buon gufto potrà inlegnar-
cifi dall'arte di ben peufate (^)*
/
/ v Ce CA-
poì di giudhj cotrmuni contrai] al gufto pubblico fi
può addurre Malhcrbe , che preferiva Stazio a tutti i
Poeti Einfio, ed H Tragico M. Corneille preferivano
Lucano a Virgilio . 1/ lniperadore Adriaco preferiva
l'eloquenza di Catone a quella di Cicerone . Scaligero
riguardava Omero ed Orazio come inferiori a Virgi-
lio, e Giovenale. A àMiiTon inalza il Milton al di &-
pra di tutti i Poeti. Scaligero cita come deteftabile la
17. Ode del 4. libro di Orazio , eds Einfio la loda co-
me un capo di opera di antichità. Un Avvocato cele-
bre dicea,, che niuna, cofa gli pjacea tanto neli* Enei-
de, quanto il riflettere alle nullità, che potean darfi al
matrimonio di Enea con Oidòne . Talur» Forenfè ftima
le lue allegazioni , e le fne iftartze affa: pid delle ope-
re di Newton, di Archimede, di Euclide ec.
(4) Circa il buon gufto ncir arte, del ben pen-
zare , e del ben comporre ,, fi veda M. <T Alembert
Refitxions fur £ abus de la thilofopMe dans U ma-
ture de Goùt pag. ?oi. ad 3 lp» Mei. Tom. IP. Si
vedano altresì le offervazioni dell' lnglefc M. Adiffon
nello Spettatore N. 405»., 411. 4*3 cc~
celienti difeorfi Hill' imaginazione. Sul buon gufto fi fo-
no da noi fatte varie offervazioni nella Pine IV. di
qucfto Volume •
•J02
*
ter®
w
• -C APO VIL
VeW ingegni ;
'Ai.
§. I.
IL Sigrior Lodovico Muratori dopo ave-
re nel fuo libro fui buon gufto xliflinto
il buon gufio in ijlerile , e fecóndo , volle
diflinguere, nella fua Perfetta Poefia ItJalra-
oa, l'ingegno in Mufico , Amatorio* e Pi-
lofofico , fecondo gli oggetti , he* quali potea
occuparti , ed ettendo gli oggetti irifinhi , co-
sì le definizioni dell* ingegno poteaho edere
infinite > onde molti dotti non hanno appro-
vate quefte definizioni del Signor Muratori,
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dinotare la forza intima del noftro intelletto
nello fcoprire la naaira , .e la qualità delle
cofe , neir adornarle , comprenderle ,
ben giudicarne , e tirarne delie nuove con-
seguenze . Un grande ingegno è come un
ragno , che ricava dalie ,fue vifcere un fot-
tiiiiìimo filo , che egli fofpende ove fembra,
che meno fi pofTa , ed unifce con quello
immenfe diflanze per un ragno , e finalmen-
te corapifce con ordine , e proporzione ia
fua artificiofiffiina tela (*)>•.•
2. Non vi fono regole per divenire
grande ingegno , ma :ve ne fono per ifvi-
iuppare un. grande ingegno , per conofcerlo,
e per non farlo degradare . , i grandi Inge-
gni , dice M. d* Alembert , fono come i
diamanti rozzi come la. natura g\i produce,
.e che T arte piìiifce e ne fa ribaltare il lu-
lìro . Ma ficcome fi può dar iuftro a' dia-
manti, ali' oro > all' asgeoio e non può far-
C C 2 'fi ÌU-
(*) ; L'ingegno G acquea.- da una forte artenzione,
che ci ra fcoprire negli oggetti una infinità di rapporti,
che gli fpiriti meno attenti non "vedono . 1 grandi in-
gegni fono flati quelli che hanno £it:e grandiflinie of
tervazioni . . Per mancanza di meditazione, di iatiga, d'
etcrcizio i\ penza male da moki , ed affai pid per di-
fetto di metodo nello ftudiare , e nel ragionare . Si
veda l'operetta Franali* intitolata Ptects dtt Loix du
Coà: ou RhciQrique Rnijonnèe Artici, s. Dt U ma-
niere de dtveloppcr jQ/i fujct pag> 34. edit. in 1».
-Paris 1777,
4°4
li lucida così la creta ce, , così ponno dal-
l' arte migliorarli i grandi ingegni , che
fono tali , ma non renderli grandi quei
cervelli , che fono piccioliflìmi . Le caufe
occafionali fono le più potenti a fviluppare,
o nafeondere , ed avvilire i grandi ingegni*
giacché ficcome P Uomo fifico non ifvilur>-
pa tutte le fue forze corporee fe non- nelle
occafioni , che lo forzano a fvilupparle , e
non fa ufo delle raedelìme quando giudica
non dovere agire ; cosi le forze intellettuali
fono quafì fopùe , quando mancano le caufe
occafionali, che le fviluppano . Tali caufe
occafionali , che fviluppano , o ritardano , o,
annichiiifeono- i grandi ingegni fono infinite*
e fomminiftrano un vallo campo di rifleflìo-
ni a chi voglia fulle opere de* varj Scrittori
antichi e moderni , e fulle circoftanze delle
loro vite , fviluppare le caufe occafionali de'
loro progredì nelle cognizioni (x) ^ Ma a.
que-
(i) Grandi fervigj al genere umano renderebbe-,
ro quelli che fcrivono le vite de* Letterati , fe me-
no fi dilnngaflero Copra le narrative de* loro av-
venimenti Htorici , ed alTai più fi diffondefle-
ro tulle caufe occafionali de' loro libri, loro fitte-
mi, loro (coverte , e fullo fpirito delle loro opere, ed
i fini, e le circo(tan2e, che le produflèro , per capirfi
da chi legge le caufali di quelle opinioni , di quei fi-
ttemi, di quei libri da efli fcritti . Così fi faprebbero
•di tutti gli Autori cole più* utili , e nieglio fi capireb-
bero tutti i libri. Val più nel genere di vite Lettera-
rie un'Elogio Miotico, e Filofofico , come quelli, che
il Signor Fcntcnelle ha fcritti di varj Filotofi , come
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4°f
quello, poco, e da pochidimi fi e badato ,
onde le vite degli Autori , invece di fervir
di lume a chi le legge , per meglio capire
tali Autori, non contengono altro, fe non cofe
inutili, ed avvenimenti , che non era necef-
fario fapere (2) .
C c 3 §.5.
quelli di M. de Maupertuis , come quelli di M. d'Alem-
bert, che poflonfi dire Vite de* Letterati all' ufo de'
Filofofi, che mille altri nojofiriimi , e lunghilììmi rac-
conti di cofe inutili , come il de Maizieux ha fcritta
la prolilTa vita del Bayle , ed il Midleton quella di
Cicerone , ed il Brukero quella di molti Filolbiì . Il
Deslani fu più brieve, e più utile.
(1) Vi fono mille vite prolide di Omero , di
Virgilio, del Petrarca, dell' Ariofto tutte piene d'inet-
te ridicolerie , ma quante mai fono ftatc feritre collo
fpirito di far capire le caufali , gli (Viluppi, lo fpirito
de* loro fittemi , de' loro libri, delle loro opinioni in
rapporto alle caufeoccafionali, che vi con corfero ? Il folo
Blackwell nelle fue Ricerche fulU Vita , e Scritti di
Omero , da noi fpclTo citate, ci diede un piano Filofo-
fìco della vi:a di Omero , in cui fpiegò le circoftanze,
che concorrerò ad cfTer quello così grande , e fublimc.ll
Pope fcrifle ancora con riiofofia varie, e (àvie rifleflìo-
ni fulle caufe occafionali che contribuirono a formar'
Omero , a formare Shakefpearc . Ma fcrifle cosi le
vite Madama Dacier? Scrifle cosi le vite degli Autori
il Bayle, ed il Morcri ? Cofa vi fi truova nelle vite da
queftì ferrite ? Nembi di citazioni , gruppi d' inutili difeuf-
fioni , e tralafciafi il meglio delle pili neceflarie co-
gnizioni opportune per 1' intelligenza della mente , e
dello fpitito di tali Autori, de' quali fcrivono lunghe,
e prolifle vite. DilTc bene un Savio Francefe , che il
Dizionario del Bayle è* pieno di vite inutili , proli ile r
e pcdantefche- fc quanto più ciò fi può dire del Chau-
feppiè, e degli altri Continuatoti di contattili libri .
§. La grandezza dcIP ingegno è più
facile a capirli, che a definirli in quale cofa
conlìfta. I fegni di un grande ingegno fono
le invenzioni grandi, nuove , belle, forpròn-
denti , il dimoflrare le cofe antiche in nuo-
ve maniere , tirare confeguenze nuove da
conofeiute prerhelfe , o da conofeiute confe-
guenze fviluppare non conofeiuti principi ,
trattar con nuovi metodi cofe non nuove >
rapprefentare i nuovi rapporti delle cofe m
fcuoprine nuovi afpetti. Quello è il caratte-
re dell' ingegno vallo , e creatore • L* inge-
gno imitatore è quello che compila, copia ,
e raccoglie da' materiali altrui , e che di-
ce quello che gli altri han penzato , o
- che commenta gli altri , affogando fpef-
fo in un diluvio di citazioni il buon fen-
fo , e ia ragione. In ogni facoltà gl' in-
gegni originali, è d'invenzione fono pochif-
fimi, gl' imitatori infiniti . I grandi ingegni
veggono le cofe in altri afpetti di quel che
js vedono i cervelli imitatori ; ma i grand*
ingegni fono pochiflimi , e ci vonno molti
Secoli per vederfene uno . Quanti Newton
conia la FilofofL : Quanti Archimedi la Ma-
tematica? Quanti Ciceroni l'eloquenza? Quan-
ti Mqntefquieu la politica?
§. 4. Neil' ifloria de' grandi ingegni,
fi vede che pochi (lìmi fono eccellenti in mol-
ti generi di Letteratura , ai ; i fono grandi in
certe date facoltà certi li (Viluppano fui
principio della loro età % taluni molto tardi ,
e do-*
1
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4°7
e dopo mohiffimi, e grandi Aeriti , e talu-
ni fcmbrano formati dalla natura per tutte
le fcienze per cosi dire (3); ma non può
C c 4 mai
(3) Leibnitz fu ingegno quali Universale , ma in
certe cole Sofifta . Newton fu più grande di lui , ma
in bilica, ed in Geometria . Montefquieu valle molto
in Politica, ma poco in eloquenza, e Pocfia. Cartello
.fu molto dedito alle fcienze Fifìche, Geometriche , e
Morali. Platone fu più eloquente che Filofofo . Ari-
notele gran Maeftro in Rettorica,in Poefìa, in Politi-
ca, poco valle inFifica,e Logica. Bayle fu un gran-
, de ingegno, ma per lo più Scrìtta , compilatore , cat-
tivo tifico , ed erroneo metafilico . Locke favio in IVic-
tafìfica, e Logica, poco fi diftinfe in Geometria. L'in-
gegno di altri fi fviluppa nelle leenze di ragione , ed
- altri fanno progreflì nelle fcienze Fibfofìche , e tra*
Filologi vi fon varie forti d' ingegni . Oflerva un dot-
to moderno ( M. Gibbon Ari ÈJfay gn ihe Stiiiìy of
lÀturMiurt $. 8. pag. 16.) che Jkraimo ha uno Ipirito
lottile ed eftenfivo , CafàuDono, e Gerardo Voflìo fo-
no dilieentuìimi , Giudo Liplio pronto , ed ardito, Tana-
quillo i"abro delicato , 1 Tacco Volilo ahondante, Bendcy
acuto, le Clerc , e Frecci profondvfcurman diffuib, e
prolilTo . Gì' intelletti variano come le fifonoinie de'
volti umaiii. Il Voltaire è (tato un ingegno vaftiilimo,
ed ha trattate con Filofofia varie forti di eloquenza,^
ma poco profondo fu egli nelle fcieitte efàtte, e poco*
Audio le origini, e le antichità della noftra religione,
che atraccò fenza capirla, e fenza cono£cerla . 11 Maupertuis
gran Geometra, e Fifico,raa poco piacevole, e molto
Urano. Cicerone folo fèmbra il modello di un* ingegno
Univerfale , Ce può averfi tal" Ingegno . Cicerone fu
Filofofo , Oratore, Poeta, Fifico, per quanto comportavano
quei tempi. Vi è chi noi crede buon Poeta, ma nell*
opera de Divinatone vi fono degli eccellenti fuoi ver-
fi, e (è tali 'vera" non fi fulTero, fi vedono nella lìia
vv elo-
r
mai darfi un' ingegno un rverfal mente Crea-
tore in tutte le fcicnee , e che ugualmente
in tutte. portaffe il fuo fpirito creatore nell"
ilìefla guifa (4.). I grandi ingegni, e le lo-
ro
eloquenza grandi lampi di Poetica , e Filolofica elevatez-
za , come nel Sogno di Scipione , che vale per mille
Filofofici Romanzi del Voltaire. Ninno meglio di Cice-
rone ha proporzionato il numero Oratorio alle cole ,
che dice, come fanno Omero, e Virgilio col numero
Poetico .
(4) Quel Newton tanto ammirato , confolo poi
T umanità per la fupeiiorirà , che Copra di efla avea,
come dice Al. He Voltaire , con avere ferirci i com-
mentar j full'Apocalifle; ed avrebbe potuto dire , che
anche il Newton fi eclifsò nel fuo fiftema di Cronolo-
gia riformata, opera piena di ardite ricerche , ma non
di felici dimoftrazioni. 11 Signor di Monte fquieu , che
nello Spirito delle Leggile nel fuo libro delle origini
della grandezza , e della decadenaa de' Romani s' in-
nalza talora a certi voli intellettuali , degradato fi vede
nella fua opera delle lettere Herfiane, cne fu la prima
fua produzione . Tal' opera imitata dall' altra che s' in-
titola i* Efpion Ture, e piena di fofifmi, frivolerie, ed
inette aflurditi fulle cofe più venerande , e più facre ;
Legendofi , e vedendoci , le non altro la maniera colla
quale egli fa parlare al fuo Usbeck, fi vede , che la
fua eloquenza in tal libro e quafi fempre fofiltica. Giun-
ge a far dire in tal libro ( oltre le altre aAurditi in
materie pili gravi, giacche noi vogliam parlare di quel-
le che concernono la fola eloquenza , che gli Oratori
hanno il talento di perfuadcre in dipende nume me dalla
Ragione , e che i Geometri obligano un* Uomo di ej-
\er perfuafo a fuo mal grado , e f il convincono con
tirannide; Lettr» 12$. Si ponno ciré aflurditi maggio-
ri» Si potrebbe mai credere che l'ifteffa penna che ha
fcritte le Lettere Perfìans ha prodotte le Co/Jìccr^io-
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.4*9
to produzioni , mai invecchiano , irai perdo»
no di (lima, ancorché le fetenze, le lingue,
ed i coftumi di quei tempi cambiaflero , e
le cognizioni fi avvanzaflTero , e quando an-»
che non li parlaflero le loro lingue , faran-
no in perpetuo tradotti in tutte le lingue vi.
venti (j) • I grandi ingegni portano ? ordì-
ni fopra i Romani ? Ecco le varie fan* de* grandi in»
gegni, che diventano fpeflb piccoli, o che furono pic-
coli pria di elevarli . Il famofo Cadmi pria di eflec
gran Geometra , avea (nidiata 1* Aftologia Giudizia-
ria . Accade ne grand* ingegni , che pochiilìmi fiano i
perfettamente belli ; e gli errori degl' ingegni gran-
ai , fono come i difetti del volto di una bella don-
na , nella quale tanto più riluce una deformità , quanto
pili fon belle le altre parti , purché però non li trat*-
ti fe non di piccioliflimi difetti , dtf* quali Oraiio
direbbe uhi plura nitent , non ego paucis ojfendar ma"
culis . Ma gli errori da noi riferiti del Momefquictt
non fono pochi nei , ma molti .
,'5) Chi legge gli antichi Greci, e Latini Auto-
ri ciarlici dell' eloquenza profaica , e poetica vede in
efli nafeofto fotto certe nebbie di quei tempi un penza-
re fpeflo fpeflo più" profondo di quello de* moderni»
Le opere di E uripidc , di Sofcc'e , di Efchilo , di Me-
nandro , di Plauto , di Terenzio fono al pari piene di
buon fenfo , come quelle Commedie tanto oggi ammi-
rate , e le Tragedie altresì . Arsotele , con tutti i di-
fetti della fua età, farà fempre il perpetuo IVIaeflro dell'
eloquenza , come farà altresì Omero, non oltantino le
critiche del Muratori contro le aringhe di Omero . I
grandi ingegni di ogni fccolo , fempre, ed in ogni tem-
po, anche traile tenebre della barbarie non inveccnia-
no mai . Difle bene un Savio della noftra nazione .
che i grandi ingegni mai decadono : Non invecchiano^
che
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4-io
ne, l'anaiifi, la grandezza , e la novità an-
che nrlie cofe , che ne fembrano meno fu>
fcettibiii. Chi avrebbe creduto, che il vaflo
Cbaos delle dottrine politiche , e legali avef-
fe potuip unirli alia Fiiofotìa nello Spirito
delie leggi ? Chi avrebbe creduto , che ii
noflro Secolo dcvea vedere un* opera così
iiluiìre , e dotta , e fubiiaìe , come è quella
dell' Efame Analitico del Siftcma Legale , e
quella dell' Efame Economico (ój?
§. Il grati de ingegno ricava le fue
ricchezze dall' Uomo, dalia natura , e dall'
afte . Qucfli foriti conducono alla vera elo-
quenza Filolofica • V Uopio colle fue paf-
fioni,
clic quel che nacquero fanciulli : Coloro , che fon nati
ton i denti , e fratelli del Mondo, fon Tempre della
prima ctà'loro, e vivono quanto il Mondo . E* egli
vecchio Omero ? Virgilio r Orazio ? Dante ? Quando
invecchiò mai Ippocrate , Arinotele, Plutarco, Cicero-
ne, Tacito? Né Archimede, Apollonio, ed Euclide,
he Galileo, Defcartes, e Newton :Ger.a\éfi Laure. Ac.
endemiche Lerter. Quefta verità , che gli Uomini
di gran merito mai invecchiano , febbene le loro opi-
nioni decadeflero, fi è fatta con demolì razione indiretta
Tifaltare da M. Thomas rei fuo Elogio di Cariefìo ,
elogio tanto lodato dal Voltaire .
(5) L'Autore di ciueiV opere , che fanno infini-
to onore all'Italia, è il Dr. D. Filippo Briganti ceiia
Città di Gallipoli nel Salcnto, ne! quale la nefira 1 ca-
lia vede il fno MilLoty il fuo Al^ly , il fuo A/t>n-
xefquieu . Ci permetta V infinita modeAia di un* Uom
fi grande un' elogi© dovutegli dalla verità, e dalla (in*
ceriti .
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4<i
foni , e fenomeni di effe , e V Moria dell1
Uomo Fifìco , e Naturale , quella dell' Uomo
Morale , Civile , e Sociale , quella dell' Uomo
culto , ed iftruito,è il primo campo , in cui
dee fpaziarfì f eloquenza ragionata . Indi li
natura fomminiflra a1 noQri intelletti P im-
roenfa ferie delle fue bellezze , e de' fuoi
fenomeni , le imagini , i rapporti , le fimi-
litudini . Ma il diftinguerie , 1" oflervarle, il
faperne far buon* ufo è cofa da pochi . L*
arte poi modifica nell' eloquenza P acquili*
te fdee , é varia, fecondo fi dee fare, i colori
delle loro imagini , e caratteri , rapprefentan-
do con maggiori, o minori graduazioni più,
o meno veementi la natura , P Uomo , e le
fue paflìonr, dipingendole non femore come
furono , ma come poteano edere • Così Plau-
to ci dipinfe t avatò Eudione affai più
avaro di quel che era , così Terenzio il fuo
Eautontimorumenos fcrifle ; fcrhTe così Àri-
(tofane , che caricò le fue faxiriche ima-
gini , e burlefce Così Luciano dipinte i
Dei de' Greci , ed i loro Filofofi , ed i
loro Eroi con colori affai più ridicoli de' na-
turali (7) . ,.r
§. 6. Lo fpirito , ed il talento difeer*
nitore* e creatore , e P ingegno Filofofico fo-
na
M L'arte di così dipingere fa detta dal Mura-
tori nella fua Perfetta Poefia Italiana L* arte di pcrfcr
zionare la natura. ...
412
no le prerogative ìc più rare , e più prege-
voli che aver polfa chi vuoi' efler vero elo-
quente . Pochi ffimi grand1 Uomini han ricevuti
doni confìmili , ma Ja natura ce ne ha fom-
minittrati da fecoìo in fecolo i modelli pet
illuminare le tenebre della Letteraria Repub-
blica. Quell'ingegni , e quelli talenti, fono
doni, che più fpcilo ù ricevono, che fi ac-
quifero (8). Volere voi forfè conofeere, fe
avete lo fpirito, e l'intelletto creatore capa-
ce di fvxluppare i femi della vera eloquen-
za < Eccone i fegni . Se nelle letture degli
Autori vi fentite importato di entuGafmo ,
e tuito commofTb da' capi di opera della
Poetica , e delia Profaica eloquenza , e fe
caldo di un tal fuoco correte ad imitare
quei grandi modelli , fpiegando le voflre
idee , e fcrìvendo , o parlando in modo ,
che vi Tentiate trafportato come da una for-
za inviabile verfo tale eloquenza , fenza molto
penzarci , ne avvedervene , ma come rapito
da un torrente inefaufio di fublimi penfieri;
fappiate , che cosi feri vendo , o parlando,
farete i capi dì opera di eloquenza . Se poi
cominciando a parlare ,a feri vere , ed a penfa-
re, non fapete nè potete farlo, fe non dopo
molte imitazioni, arti ri cj , (lenti , letture,
accozzamento di frali, di periodi, di figure,
flen-
(8) Gibbon EiTay upon die Study of Littcrature
$. 47- W 9U
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4* 3
fìentando a teflere un' artifi.crofo difcorfo , e
limando frafi , e non iolo accorgendovi
dell'artificio, che ufate , ma (tentando per
adoprare tali artificj fugli efempj , e tenen-
do avanti felve, , luoghi topici , libri di frafi,
e di perifrafi , cataloghi di tropi , e fi-
gura da ufarfi , allora abbandonate per feitt-
pre ìx idea di poter Voi effere vero elo-
quente. I pezzi i più fublimi della vera elo-
quenza Poetica , e Profaica , dine con ra-
gione M. d' Alembert „ che fono flati Tem-
pre quelli , che hanno coftato meno di fati-
ga a loro Autori ^ e quelli che elfi hanno
fatto > come trafportati da una guida invifi-
bile , e fenza quafi avvedetene . Molte altre
cofe potrebbero dirfi full' ingegno Filolofico
richiefto nell'eloquenza foWda , ed utile > ma
qualunque cofa che fe ne dicefTe , farebbe
fuperflua per chi è dotato di tale ingegno 5
ed inutile per chi n' è lontano , perchè mai
potrebbe acquiflarlo ; e quefle poche riflef-
fioni badino full' ingegno in rapporto aJT
eloquenza
1 • ' .-si. •
*
» 1 • ♦
4. . «
CA^
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4*4
CAPO Villa.
... ,
C Otero.; irifielj;con molta pjrou'fluà han-
no ferino infiniti libri per perfezio-
nare Io flile , e T eloquenza in varie lìngue,,
non fi fono avveduti , che effèndo T elo-
quenza una pittura de' penfieri^ efpreffi colla
parola, non vi può eflèr perfezione nell'elo-
quenza, e nello ftile, fe le idee, ed i pen-
lieri , fono difettofi , ed incoerenti . Quelle
caufe, che rendono i penfieri falfi , inutili,
triviali, infipidi, baffi , gigantefehi , mo-
firuofi , rendono anche tale lo flile, e P elo-
quen-
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faenza * e quelle caufe che .rendono i pen-
lìeri nobili, fublimj,e bèlli, raderanno fu-
blime , beila , e nobile V eloquenza , e Io
Jftile . Le diftinzioai che i Rettorie! hanno
fatte di tante varietà di fòli , ti rrdiicon tul-
le a confondere ad alienante varietà di
penfieri , e te varieià de' ^alfieri fono tan-
te, quante fono le wietà degli oggetti, che
£ confideraqo, -degli . inceBetw , che ie con-
fiderano e delie idee che fi producono in
chi le confiderà , e delie ,va*ie caufali di
tali idee fi). Ma i grand' Uomini ne' loto
capi di opera di eloquenza da' quali oggi-
dì fi prendono gli efempj di tante diverte
difìinzioni di varj penfieri , n>ai hadarooo sa
tali «Minzioni nel compQrce le loro opene,,
alle quali mai farebbero ^rrjvati fc aveSe-
ro avuto bifogno di fvegliare Ja fecon-
dità dell'ingegno con tali otferwwanj , dcU
■ • «. t
(i) M. le Battcux , e V Autore dell3 Articolo
Penfèès nella grande Enciclopedia di Parigi, fanno lun-
ghe filze di varietà de* penfieri. Diftingaono i ;penferi
in naturali , e communi, e in penfieri di piacere , pen-
Hcti vivi, forti, ricchi, ardiri, graziofi, nobili 9 delica-
ti . Penfieri , metti , nobili , badi , fublimi ec. «c. Confi-
deranno la qualità de*4>enfieri fecondo la qualici de-
vili ogetti , a* quali corrifpondono , potrebbe crc&ejQe
all' infinito tal Catalogo di penfieri j ma nè cjucfto Ca-
talogo , nè qualunque altro più lungo potrà mai efier
{ufficiente a far bene penfàre chi non si peafare , od
a chi ?à pcnftrc c d* inciampo piattono un «tal £a~
^S0' ;
4*6
le quali chi Fia gran bifogno non può effer
eloquente, perchè il vero eloquente crea col
filo grande ingegno fecondo le ci reo flange , e
crea , fenza avvederfene , le leggi AdlP elo-
quenza la più opportuna in quelle circoliate
"ze, ed i piccioli ingegni fi crucciano per ri-
durre poi a precetti quei metodi , che t
grandi ingegni han tenuti ; ma tali metodi
mai condurranno alia vera eloquenza . Se il
voflro intelletto non è- così coltivato , e
così filolòfico , come quello di Cicero-
ne , e di Demoflene , potrete knitar quan-
to velete le loro frafi , i loro periodi , r
loro difeorfi , i loro libri , che mar po-
trete divenire fimili ad efli • Volendo ugua-
gliarli , e divenir coni* erTr , Infognerà of-
fervale le vie , per le quali i rwedefimi df-
venner grandi, e le caufali de' progredì
dei loro intelletti , ed* avere V intelletto così
illuminato , come quelli l'ebbero. Allora r
penfieri diverranno confimili, e confimile i*
eloquenza • * " *
§• 2. Quando aìHnteHetto fi prefenta*
no l'idee delle cofe > fe ne formano i diver-
fi giudizi , e i divertì penfieri , a1 quali quan-
to più fi riflette , più la mente fi elettriza,
* produce nuove idee, e nuovi penfieri. 1/
intelletto allora dee conofeere quali fieno C
idee vere, fode , utili, fublimi, nobili, in*
tereflanti, nuove, e quali penGeri corrifpon*
dano a tali idee , e come tali penfieri pof-
fàno con maniere proprie coromunicarfi agtr
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litri in rapporto dell' idee di quelli , ed in
modo , che i medelìmi reflaflero convinti ,
perfuafi, allettati e Corprelì , o che Tentano
per mezzo dell' eloquenza proferita dalla boc-
ca ,o per mezzo dell' hloquenza fcritta . Que-
fla è la Filofofìca teoria pender i da1 qua-
li V eloquenza deriva , e che la fendono in-
tereiranie . v
§• 3. Diflinfero taluni ne* penfieri va-
rie qua 1 uà , cioè quelle , che derivano dal
buon fenfo , e dalla ragione , e quelle che
derivano dal buon gufto. Chiamarono le pri-
me qualità de* penlieri qualità Logiche , e
le feconde , qualità di gufto y e di (fero, che
in virtù delle qualità Logiche il penderò dee
eflerc vero , giudo , chiaro , e per la qualità
di gufto debbe ufarfi in effò fcelta , ed or-
dine , giacché fcegliere ed ordinare fono le
due leggi dell' elocuzione • Ma è ben fonda-
ta tale diftinzione 3 Se il penGere non ha le
qualità Logiche , cioè fe è falfo , aflurdo ,
ofeuro , può effervi mai nelr* efprimerlo or-
dine , e fcelta l U ordine > e la fcelta non
nafeon dalle qualità Logiche ì L' ifteflb può
dìriì dell' ordine , e di ogni qualità di buon
gufto. Non nafeon forfè da' penfieri ? Vi può
efler buon gufto fenza buoni penGeri ì Vi
può efìere buona elocuzione cosi un cattivo
raziocinio ? il ponno credere folo quelli ,
che per difgrazia hanno feparata l'eloquen-
za dalla Filofofia. Un gr3n Giudice di buon
gufto > cioè Orazia nella fuu. Arte Poetica ,
D d che
che è il Codice del guflo , checche ne dica
10 Scaligero » confirma qaefto noflro fenti-
memo ragionevole (2) , e da fe evidente»
11 vaflo ingegno, ed ilinroinato , l'ingegno
Filofofico regolerà Tempre i Tuoi penfieri»
e la fu a eloquenza affai meglio di mille li-
bri fuiia maniera di Ben penfare in materia
di eloquenza (3) la quale da tali libri no»
può
> «
(1) Ecco le fue parole
Scrihendi rette , fapere e fi principium & foni.
Rem ubi S ocra licei potutrunt offendere chart*,
Verbaque pnevi&m rem non invita fequentur
Qui didicit tu . • • w
Jieddere perfino* feit conveniènti* cuique
Refpicere exemplàr fitte morumque jubebo
Dotlum imitatorem , & pivas fune ducere voces r
Horatr in Art. Foce.
(3) 11 P. Bouhourt, nel Tao libro <!e U maniere
de hien penfer dans les ouvrages d* efprit , molte cole
oifervò concernenti le qualità Logiche , e le qualità di
gufto ne' penfieri , Il Marchefc Orli Italiano molto
icriflc , e molto confutò con una voluminofa opera uri
tal libro del Bouhours. Lo fpiriro di contradizione in-
alberò da una parte un partito , dall' altra un altro; e
quindi tutte le regole del ben pen&re fi riduflero a
contraltare , Ce certi luoghi del TalTo , dell' Ariofto ,
del Petrarca r e di altri Autori Italiani, o Francefi fiati
buoni , e quali fiano da preferirli . Ci rincrefee il di-
re , che nella noftra dotta, e fa via Italia l'arte di ben
penfare, e l'arte dell' eloquenza fi abbia fetta confiftere
fpeflb in guerre Letterarie , Ce il Taflb fia da preferirli
all' Ariofto, fé ad ambi Omero, qual degli Autori Ita-
liani fia di una lingua più pura dotato. Se Dante , e
le fue opere fia modelli di vera eloquenza, punti tatti
in
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può ricevere grand' utile , riè- mediocre .
§. 4. La diftinziViie. fatta da taluni de'
penfieri , con avere .confìderate- in effi le qua-
lità logiche e le qualità di' gufto , come G
è da noi già o (Ter va to, il è \ akresì quafi imi-
tata da coloro , che hann > diflinto ne' pen*
fieri i penfieri ingegnofi , e la maniera in^e-
gnofa di efprimer^li , avendo chiamati pen*
fieri ingegnofi quelli, che fi efprimono nelle
grandi , e veementi paffìoni con una manie-
ra di parlare non adorna, Te non dalle fole
grazie della natura 5 fenza quelle dell'arte;
v . L D d 2 e aven-
in Italia dibattutifllmi ; come altresì fé il Petrarca fa
da lodarti , o nò in varie cofe . I Dantiftì , i Pretrar-
chifti , i TaiTonifti fono divenuti come i Guelfi , ed i
Ghibellini . Cosi le fazioni dell' Academia della Crufca
contro il Tafto , ed a favor dell' Ariofto , cjuelle per il
Dante prò e contra, per qual' Autore fuvvi tra il Bul-
gari™ , c il Mazzoni guerra fanguinofiffima ( DiSL
Hiftor. Artici, Dante Rertu H. ) Confimi 1 guerra ebbero
l'Aromatario , ed il Talloni perii Petrarca . Biagio Schia-
vi nella Prefazione alla Rettotica di Arinotele volgari-
zata dal Caro , dimoftra il contratto degl' Italiani ne'
giudiz/ de' penfieri degli Autori • Si è. contrattato , e
fermo un milione di volumi prò e contra per certe fra fi
di certi Poeti, o altri Autori, fopra un'idiotifmo , fo-
pra un vocabolo. Ci vorrebbe un'immenfo tempo per
riferir tutto . Ma in vece di queftionare fopra certi paf-
faggi di Autori , e invece di difputare fulla maniera
del loro penfare , e quali penfieri fieno da preferirfi,
meglio fi farebbe fatto d* infegnare all' Uomo la vera,
e foda maniera di ben penfare , e di far' ufo del fuo
intelletto , e di fondare la feienza delle parole falli
faenza delle cofe .
e avendo dato;H nome di maniera ingegno/*
di efprimere i penfieri a quell'arte ^ che fi
aggira ad ornargli con figure , traslati , acu-
tezze ($) . Gii Autori di tali diflinzioni vol-
lero dirci , che P eloquenza delia natura è
veemente, propria, e non carica dr amficj,
ma quella dell' arte è tutta adorna > e piena
di fiori . Ma cofloro avrebbero dovuto con-
fiderare, che quei fiori, e quegli ornamen-
ti , che non fi ammettono dalia natura „ e
dalia fua imitazione , che dee effer la bafe
di tutti i fiori , e di tutti gtì ornamenti, non
fono, uè fiorirne ornamenti della vera elo-
quenza , m^ anzi la corrompono , e fanno
degradare, non potendoli dire che vi fia ve*
ra eloquenza , quando l'arte fi vede in trion-
fo , e la natura tace (y) , fe non fi voglia
credere che la bellezza de' penfieri pofla coti-
fiftere nella bellezza delle parole» vale a di-
re , che la bellezza di una colà contenuta in
un vafo fi debba argomentare dalla materia-
le qualità del vafo * Non è dunque mol-
to filofofica tale diflinzione di chi divide i
penfieri ingegnofi dalla maniera ingegnofa
di efprimerli , giacché P ingegnofa ma-
niera di efprimere i penfieri , mai vi
è , e mai vi può eflère , fe non che nei
cafo , che i detti penfieri fieno veramente
gran-
(4) Di tali cofc Griffe a lungo il Muratori nel-
la fua Perfetta Pocfia Italiana Toro. /. libr. i. Céf*
(5) Ani* eft calare arum^kt T adagio .
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42T
grandi , e fublimi , giacche non vi è altra
grandezza , .e fufalimrtà che veramente polla
dirli tale, fe non quella , che nafee dalle
cofe y e dalla natura , Quello Capitolo su1
penfieri potrebbe all' infinito eftenderG , fe
fi vole(Te infegnar !a maniera di ben penfare
per via di efempj , e difeuflioni critiche di
vaq pezzi' di,.eioquen2a profaica , e poetica,
come fuole da melai farli ; ma perchè gP in-
finiti efempj, e /e perpetue diflertaziotii prò
je .contra di ipriti luoghi di varj Aurori con-
ducono **~*^ftofto ad inviluppare in materia
di eloquenza i grandi ingegni , e non balla-
no a regolare i piccioli talenti , che più fi
confondono con tante rifteflìoni , perciò con-
chiudiamo brievemente quanto fi è detto cir-
ca i penfieri , che la loro buona p o infeli-
ce qualità dipende tutta dalle forze intellet-
tuali , che rendono buona , o cattiva l'elo-
quenza , ed i penfieri, che eflTa adopra , e
la maniera di fpiegargli (6)»
D d 3 C\-
(6) L'eloquenza de* Filofofi è per lo phì rotta
penfieri , e tutta cofe . Quella de* Filologi confitte
fpeflo in parole , ed in cofe rane . A molti piacciono
ncir Eloquenza i penfieri brillanti , i concetti fpiritoii ,
ed a quefti foli danno il nome di penfieri^ ma tal no-
me dovrebbe (òlo competere a* concetti veri , efatti ,
dimostrati , arguti , e naturali . La maniera di ben pen-
fare , e di ben* efpriraerli ha però caratteriitiche dicer-
ie in materia di eloquenza , Fecondo i di veti! tempi ,
le varie nazioni, ed i varj individui , che han gufti di-
%erfi tuli* eloquenza . Il P. Bohours credea che certi
{v.oi giudizj fopra varj Peniten di diverti autori erano
la vera maniera di fon menfari , come fi vede nel fuo
liL>ro così intitolato li Marebefè O-l edea foppoltaw
*22
• • » »
.... .... x (f» » , • », «»
p a p ni? cÌYr,:r '
i • *
■ r ■ • •
• . .il. » ?, t * 3 « & O* a
LA memoria è una potenza > fenza la qua*
le farebbero inutili; molle facoltà intel-
lettuaii , perchè la memoria fomminiftra ali*
intelletto i materiali delle idee , che ella con-
ferva , e tramanda , acciò I- intelletto te-
nendole prefenti , polla paragonarle , combi-
narle , dividerle , unirle , e ricavarne nuove
confeguenze $ e nuovi penfieri , quali dalia
memoria fi confervano , e di nuovo fi fanno
all' intelletto prefenti , per farfene da quello
nuovi ufi (*) • La memora dunque non fa
il
■
(*) Il Signor Vico nella fu a Scienza Nuova ove
tratta
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1
423
il grande ingegno, ma ajuta, e fomminilìra
i materiali a formare un grande ingegno, e
perciò la memoria è di grande ajuco per
preparare le difpofizioni alia vera eloquenza
di qualunque genere • Per grandi che fieno
fpeffò le forze della memoria , è Tempre chiaro,
chetai facoltà quando non è accompagnata dal
grande ingegno , nulla giova , perchè il fuo
impiego non eflèndo altro , che di rappre-
fentare all' intelletto le idee per giudicarne ,
ed approfittarfene , e l' intelletto per la fua
debolezza non (àpendo nè potendo farne ufo,
è chiaro, che in tal cafo i* ajuto delia me-
moria è vano * La memoria dunque mai fa-
rà un grande Oratore un gran Poeta , ma
folo farà un buon recitante di altrui orazio-
ni , e PoeJie ♦ Coloro che coltivano la me-
moria , e non l' intelletto vi diranno con una
nojofa iùorica narrativa quel che gli altri
han detto , e penfato , lenza che elfi fap-
pian nulla penfare , o dire . Le meditazione, .
l'ingegnose la natura formano i grand* Uo-
mini , non già la memoria , che ai raro va
unita con un grande ingegno , o lo forma •
Nevton , e Locke fpeflb non fondarono la loro
memoria Tulle cofe da etti lette , ma fal-
le loro meditazioni , febbene non fi pofla
Dd ^ nie-
r
tratta del Vero Omero dice che taluni han prefà la mr-
mor/a per quella potenza che fi ricorda delle cote; fé
poi le alrera , ì* han detta fantafìa , e fc le regola be-
ne, e con crdiue, (t dice ingc^ao.
4-4
niegare che per dimorare co* fatti molte
fcoverte che le meditazioni dimoflrano, fiavi
bifogno delia memoria Tulle ieiture .
§.2. Per lo più o^ni Uomo è dotato dalla
natura di quantità l'ufficiente di memoria , che
ben coltivata , può aiutarlo a divenir grand*
Uomo ; ma non ognuno ha ne li5 intelletto le
medefime difpofizioni a divenir grande. La
memoria conduce indirettamente, alla cultura
dell' ingegno , e 1* ingegio culto perfeziona
la memoria, regolando i* ordine , e la con-
catenazione delle idee, e l'attenzione nel ri-
flettere fugli oggetti ,e nel faper ben fervirlì
della memoria, esaminandone i fenomeni , e
regolandone ie operazioni «. Vi è V arte di
ajutac la memoria , e di fare alla mtc'efima
fviiuppar le fue fer7- , ed a tal* arte può in-
finitamente contribuir l'ingegno , ma niuna
valla memoria può mai darci il metodo da
coltivar T ingegno , ma folo potrà aiu-
tarlo.
$. 3. Un' ingegno elevato legerà alcu-
ni verfi di Virgilio, di Orazio , di Ovidio
ec. , e poche linee di tali Autori gli batte-
ranno a fondare fopra di effe , rapprefentate
tutte dalla memoria , intieri piani di nuovi
fittemi, di nuove otfèrvazioni , e di profon-
de meditazioni. Legge il Signor Warburton
il VI. libro dell* Eneide , e f iluppa nel me-
delimo tutto il fiflemn di quanto fi oprava
negli antichi miflerj dell1 Egitto, e della Gre-
cia
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•
42*
era (1), t dà nuova luce all'i fior ia Greca,
t dell' Egitto. Ma Servio che lede Virgilio
ze? Le ricavò il Burmanno , ii Maafvicio,
ed akri Filologi ? Nò certamente . Perchè >
tutto in effi era andato nella memoria ,
non molte cofe nell' intelletto . Gordon nel
commentar Tacito fece fervire la memo-
ria all' ingegno , gli altri P ingegno al-
la memoria , limando parole , citando
varianti lezioni , e Codici, antichi , come
per lo più quafi tutti i Commentatori de1
Clanici Latini, e Greci fi fono abufati delia
memoria , quafi mai adoprando V ingegno.
Se ne ponno addurre infiniti efempj degl*
inconvenienti derivati nella letteratura dall'
abufo della memoria che non è fiata rego-
lata dall' intelletto* Quell'eloquente, che ad
ogni occafione vi citerà milioni di paflaggi
di varj Autori , fenza che la neceflhà il ri-
chieda , e. fenza far verun* ufo del proprio
intelletto, ha un' eloquenza depravata , perchè
nociva , e non utile , giacché la memoria
dee fervire all' intelletto, e non V intelletto
alla memoria.
§. 4. Una delle canfe le più grandi
della corrotta eloquenza è fiata quella di ef-
«riì creduto, che fi arriva alla vera eloquen-
za
(1) \Parburton nella fila Divina Legazione di
Mese, opera fcritta in Inglcfe»
.
za aflai più colla memoria , die coli' ingegno,
onde li è voluta ftudiare,ed imparare l'arte
dell'eloquenza con mille libri pieni , e rica-
mati di efempj immenfi di Poeii , e di Ora-
tori , che fi fanno nella memoria confervarc
per imitargli occorrendo; e poi nelle circo-
flanze > nelle quali fi crede doverfino imita-
re a perchè non fi è mai fatto ufo dell' in-
telletto, fi dipinge il delfino nelle lei ve, ed
il cinghiale traile onde . Infiniti Rettorie!
hanno lunghiflìmamente fcritto fulla memo-
ria , perchè 1' hanno coiXiderata neceffariifli-
ma p come è infatti, per ritenere in mente ,
e poi proferire le atinghe ; e non può nie-
garfi | che ia memoria , nell* eloquenza delle
aringhe , ella non fia cofa eflènzialiflìma ; ma
avrebbe!! dovuto riflettere , che ia memoria
può folo renderfi grande, forte , ed efficace»
e dall'ordine delle idee, e dal buon regola-
mento dell' intelletto , e quindi è chiaro ,
che molto male fi è trafeurato il coltivar V
intelletto in certe Rettoriche 9 nelle quali
tanto fi è fcritto fulla cultura della me-
moria.
§. Chi voleflTe fottili ricerche fulla
memoria , e fue operazioni , dovrà legere i
Metafifici, e tragli altri Cartello, Locke, Male-
branche ec. Vi fono efempj di memorie prodi-
giofifllme , che fi fono raccolti dal Chambers
nel fuo Dizionario delle Scienze ed ani (2) ,
e nella
(2) Vedi Chamhers Cy dopa dia or the Univerf*
DiClionary of Aris ani òàences , artici* Memory
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m 427
e nella Enciclopedia di Parigi (j). Mohifli*
ini hanno voluto dar . Metodi fulia memoria
artificiale , e full1 arte di promovere la me-
moiia , tra* quali fi nomina ancora Raimon-
do Lutti; ma coftoro , che hanno ciò tenta*
to hanno fatti sforzi limili a quelli di colo-
ro , che han voluto introdurre un metodo
di una lingua Univerfale , vale a dire , che
tali metodi circa la memoria, circa la lingua
Univerfale fono riufeiti poco utili . Tragli
efempj di coloro , che furon dotati di prò-
digiofa memoria , fi riferifee da molti M. Pa-
fcnal ; ed il noto Conte della Mirandola di
cui fi riferirono altresì cofe aliai più Arane,
che vere (4).
§. 6.
+ • * m *t ai f
f$) Encyclop* AnicL Mcmoire.
(4) Chi voleflc leggere elèmpj e rifleflioni fopra
certe memorie prodigioie , veda Saury. Elem. de Aler-
phyf. Chap. 19. A' noftri tempi , cioè nel I77P» fi è
publicato in Lubeca un libro, nel quale l'Autore Er-
rico Heineken riferifee cofe prodigiofiflime , ed mere-
dibiliflime di un fuo difcepolo , che morì di 4. anni.
Di un' anno fi dice . che làpea i fatti del Pentateuco ,
che a due anni pofledea la ftoria antica, la geografia,
r anatomia , e fapea ottomila voci Latine , e che pria
di anni tre fapea quali tutte le genealogie de' Regnan-
ti di Europa , e che fece rapidUlimi progrelli nella
Teologia, e nella Giur (prudenza , fapendo a memoria
*oo. inni colla loro Muftca, 80. Salmi, ifoo. lènten-
ze antiche , la Geografìa ec , e che pronunziò alla
Corte di Danimarca ia. difcorfi , oltre che parlava
Tedefco, Latino, Francete, ed OiandeG;. Quefte cofe
428
§. <>. Moli? altri Autori fi fono indù»* .
flriati in far metodi da poter confervare coli*
ajuto de' verfi la memoria 'di varie fcieitte ,
tome~fece il P. Claudio Buffier , che .fcriffe
un libro intitolato la Mcmoire Anificitlk per
ajuio di chi vuol tener prefenti all' intelletto
ì fatti più efTenziali dell' Moria (f) . Molti
altri , che lungo far; Me il riferire , hanno
lentatp di far V'ideilo , chi fcrvendofi de'
verfi, e chi della profa , rru per lo più ta-
li libri così ferirti per ajuto della memoria
hanno fatta degenerare , e decadere la vera
eloquenza > perchè ferini fcnza buon gudo ,
e fenz' ordine , come è accaduto fpecialmeo-
■ . * te
fono affai più maggiori di quelle che fi fono fcrit-
? a d ÌC° dcIIa Minu,doIa • 1 5avj, e dotti ErTcrueri-
difti Romani le riferifeono , fenza averne voluto giudi-
care . Ma il Signor Heineckcn avrebbe dovuto ad-
durre di tali fatti pruove tanto più convincenti , quan- '
to pid eftraordinarie fono le cofe , eh' egli rifenfee ,
mentre non adducendofi dal medelimo irrefragabili pruo-
ve , ognuno potrà riporre tal libro a canto di quelli
di Ariltea Proco nnefio , d' Ingoilo, di Ctelìa,di Onelì-
cxno , di Poliftefano , e di fcgeiia , de* quali Gellió
( libr. p. cjp.4. Moti, liticar. ) diffe che contenean
cole mudite, ed incredibili : Litri miraculorum fjbu-'
Utumquc pieni , rei inaudita , incredula . 11 Mòrofio
nel Polyhiftor Tom. L Uh, 2. cap. 6. rifèrifee alcuni;
tatti di memorie forprendentilìime , ma non tali, come
quello dall' Heineckcn. rifcmo .
(j) Coftui fece fcrvire i verfi , dice M. di Vol-
taire ( Siecl. de Lovis XIK Caulog. des Ecrìv. ee.\
ai loro primitivo uiò , cioè d' imprimere nella memo-
r a j jieceflarj avvenimenti .
V
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4*9
te a quelli , che in pochi rerfi enigmatici
fatti a loro credere per ajutar la memoria ,
voleano fpiegare molte loro idee . Nelle an-
tiche Logiche ve n' erano infiniti efempj .
§. 7. Si dee qui riflettere , che per
lo più gli educatori de1 fanciulli nelle faen-
ze fqgliono corrompere gT intelletti de* loro
allievi » col coltivare pria la memoria , e
poi il raziocinio • Fanno imparare a' ragazzi
minuzie Grammaticali per quelli inintelligi-
bili , e frafi di lingue ignote , e fanno con-
fumare in eflfe il miglior tempo della vita,
come fe nelP Uomo tutto fuHTe memoria , e
niente intelletto • Quelle nazioni antiche, e
moderne , che hanno avuto meno bi fogno
di ii: regnare a' fanciulli ne' migliori anni le
lingue eflere , hanno avuti più grand1 Uomi-
ni (6) . La cultura dell' intelletto . e delia
memoria debbon farti , come fi é da noi
detto , fui piano , col quale la natura fvilup-
pa neir Uomo le facoltà intellettuali . Un
brieve , e ragionato metodo di Geografia,
facili , e concili elementi d' Iftoiia , un pic-
ciol foggio di geometria , quindi le feienze
fiGche , e quelle di ragione , e poi gli ftudj
delie
•
(6) Si aggiunga che lo Audio delle lingue mor-
te nella prima e,ci, oltre il nuocere all'intelletto, non
giova nemmeno a farci fare de' grandi progredì in
effe lingue, che fi fanno male , perchè intempeftiva-
mcnte imparate in certe età , nelle quali fi avrebbe
pria dovuto empier l' intelletto d3 idee , e di cofe.
43©
delle lingue , e dell' eloquenza , Tempre fa-
cendole infegnare per via di offèrvazioni .
Diranno molti , che quelli fieno progetti Pia-
tonici , ed impramcabiii ; ni a fono però mi-
Jiflìmi , anzi neceflàrj , e prattfcabilì , purché
fi voglia giovare ali' Uomo, e far fervire te
feienze al bene dell' Uomo (7) , circolhnza
alla quale non molto fi è badato. Non vi è
cofa , che tanto nuocefiè all' Uomo , quanto
il trafeurare in certi tempi di coltivar l'in*
telletto , e badare alla foia memoria , e alle
cofe , che da eflà dipendono .
§. 8. Si è da molti creduto , che F
invenzione delle lettere , e de' libri abbia-
no nociuto alla memoria , ed è q netta un*
opinione dì Platone nel Fedro che è riferi-
ta ancora da Quintiliano (8), ma tali inven-
zioni, febbene fembrailero a prima vifta no-
cive alla memoria , perché noi fidati- ne' ii-
(7) Inulti go héte effe vota olìofi Philofophi,
Jed intelligent quoque omnes nihil fieri prò litteraria ,
ac Civili Kepublìca utilius poffe . Cui enim bono
iantém generis fiumani partem in iis conterimus , qua?
aut naturam vitiant , aut obftaeulo funt iis artibus 9
Cb.be ne bcatiq. effe poffimus ! GemienC Elenicnt. Artis.
gicocrit. cap. 6". §- ij. Libr. I.
(8) lnftit. Orator. Uh. it., r*p. 2. , ove parla
£ella. Memoria . Ma affai meglio di Quintiliano , e dì
ogn' alerò ha ferino fulla memoria , full' imaginazione ,
e fulla contemplazione ' il Signor de Condillac , Eff-*y
far l'origia des Connoijpnces humaines Pare. I. Sedt,
III. Chap. x., j. , & 4.
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'43 r
bri . e nelle fcritture ci curiamo meno di
conservar nella memoria le cote j è ceno pe*
rò , che confervandofi le feienze nella me*,
moria , farebbero più fogette a cancellare ;
e poi avendo noi i libri per confervare ■ c
tramandarci le idee , abbiamo V opportuni ti
dì coltivar più la mente , e (Tendo da' libri
e dagli ferità accurati di quanto ferve per
ajutar la memoria , fulla quale può vederfi
quanto ferine il citato Quintiliano , che fa
molte offervazioni fui ritrovato attribuito a
Simonide per ajuto della memoria (p) 9 che
fempre è nata dall' ufo, onde colui dille del-
la memoria Vfus me genuit &c.
§. p. 1 Greci diflTero , che Mnemofy-
ne Dea , cioè la Memoria , avea partorite
le Mufe(io),cioè che tutte le feienze era-
no nate dalla memoria, che fu chiamata da
Cicerone thefaurus omnium rerum , tkefaurus
rerum inventar um 9 come fi può vedere nel
libro de Orator. II Morofio nel fuo Poly-
Jiiflor fi prefe la pena di minutamen-
te raccogliere i nomi di coloro 3 che fcrif-
fero fulla memoria artificiale , quali nomi
fi poa-
(p) Quiutilian. loc. €Ìt»
(io) Phaedr FabuL libr. 3. Prolog, v. ìt. I
Greci dittero , che vicino V antro di Trofbnio erantt
due fiumi , uno detto Lete , che face» tutto dimenticare
l'altro di Mntwkodne , o iìa della memoria, die tutto
facca ricordare . Paufan, in Boeoticis.
w • • • •
P2
fi ponno predo H medefimo fegere (n) da
chi n'avefle il defiderio , ed il Morofio iftef-
fo c un grand1 efempro di quei Letterari che
molto hanno e ferri tata la memoria in im-
•menfe compitazioni , ma che non molto Iva Fi-
no ragionato . La memoria accrefee il nu-
meto delle noftre idee , perchè confervando-
le , e prefentandole all' intelletto, fa rifve-
gliare nuovi rapporti, e nuovi gfudizj-
§. & Con giudizio* riflette Cicerone
che altra è la memoria delle cofi , altra è
quella delle parole (12). La memoria delle
cofe forma i grand' Uomini . La memoria
delle parole , a fia de' fegnr delie cofe %
qpaa-
; ' -
(11) Vii. MotKof Polyhiftor. Tom. I. libr. 2+
gap. 6. n. 33. O feguentib.
(11) Cieer, de Oratore I.Niuoo meglio de Pit-
ttgonci coltivò la memoria . Dice Jamblico che la
coltivavano aflài, e vi confiimavano molto tempo con
fomma dirigenza , e che (èmpre ruminavano le colè itik-
parate, e che tanto fi dovea imparare , quanto fi po-
tea coafervare in memoria . Mai fi atzavan da Ietto- ,
fe non fi ricordavano di tutte le cofe de' giorni ante-
cedenti, e con difpofizione ordinata , e diceano , che
non vi è colà , che conduca alle faenze , all' efperien-
za , e alla prudenza , fe non la memoria . Così dice
Jamblico , che i Fittagorici promoflcro nella Magna-
Grecia la FHofofia , la Poefia , e la Legislazione e
che le Arti Ret loriche di quei Savj (TtXvats Tcec p»»Top/»a^)
co'difcorfi nel genere dimottrativo,e le leggi da que'*
li fcritte fi trasferirono nelia Grecia . Vii. JambLLch.
De vit Pjrthagi Cap. 2$. n. icTj. pa%* 147. edit. in
4. AmfieL I707«
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4»
quando c accompagnata da quella delle co-
te, è Tempre di ajuto all' intelletto ; ma qua-
lora la memoria delle parole è' totalmente
feparata dalla memoria delie cofe , allora
non altro viene a derivarne yfe non un fred-
do pedantifmo .. Noi non entraremo nella
contro ver Ga , fe la- memoria dipenda più dal-
ia natura, o dall' arte y e come la memoria
differì fee dalla fetenza, lafciando tali queftio-
ni all'arbitrio di chi vorrà a fuo modo eli-
minarle , e deciderle Q- ' >
r • t # " '
... -
E e CA-
* * • ,
(*) Se per feienza , e conofeenze $' intende il
far pompa , ed apparato di cofe da alvi détte » ed una
(erie di racconti delle altrui feienze, dottrine, ed opi-
nioni, allora la memoria farà certamente una faienza ,
e la facoltà -, che appartengono alla memoria farauno
feienze , e conofeenze » cioè racconti iftorichi di quel
che li è incelo , letto , e penfàto dagli altri , o da fe
medefimo in altre occorrenze ,. che dalla memoria fi
xapprefentano all'intelletto . Se poi per feienze e co-
noteenze s'intendono quelle facoltà* intellettuali , colle
quali l4 Uomo giudica , efemioa , ragiona , trae confe-
renze, fa ufo del fuo raziocinio applicando le mede-
firae , e fervendoli de? materiali , che la. memoria gli
fuggerifee , allora la memoria non farà fcienza , ma un
gran veicolo delle feienze , e conofeenze-. Secondo dun-
que l'idee che fi attaccano alle parole di fetenza , *
di conofce/ifj, farà la memoria nella ci alfe, che gli fi
vorrà dare dalle idee , che fi anacsheianno a tali pa-
role.
Digli ah ufi del? Eloquenza *
SOno taH, e tanti gli abufi , efie fi Cono
fatti dell'eloquenza» che riefce cofa im-
poflìbile il parlarne. Se ne potranno (bltan-
to individuare pochiffimi > da' quali gli altri
fi potranno argomentare . Nei pattato (ecolo
fi feceano confiftere i topici dell* eloquenza
in alcune fredde» letterali » e pedantefche
imitazioni di Cicerone, del Boccaccio » e di
altri Autori» caricando il tutto d*inutili» ed
affettati ornamenti . Le antitefi i bifticci » gli
anagrammi» gli acroflichi appettarono per più
tempo P eloquenza ♦ Chi avrebbe creduto >
che in molte Rettoriche, e Poetiche fi fuf-
fero dati de* ferì precetti per tali inezie *
Chi
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Chi avrebbe creduto , eh? fino gli antichi
Greci lì fuffèro deliziati in fare Logogrifi ,
Centoni (*) , Aeromooofillabici , Tautogram-
matici , Èchi , Protei , Sinifoniaci , Anagram-
mi l Chi crederebbe , che fino ne' Colloquj
di Epafroo fe ne trova uno intitolato V Echo,
in cui parla PEcho? L'eloquenza degli an-
lichi confi dea fpeflo in man dar fi regalan-
do coitipolìzioni in forma di un* uovo ,
di un' altare , di una torre , di una sfe-
ra (*) • Era quella P eloquenza Filofofica
di auei tempi . Tra' Greci Simmia di Rodo
fi efercitò affai in tale eloquenza • Egli offe-
rì a Diana, una compofizione in forma di
un'uovo , nel quale fi duole dell' ingiuria
fatta da Mercurio alia Malica , il quale la-
feiati i verfi r e data ad Apolline la lira ,
che rapprefenta un mezzo uovo , volle pren-
der cura degli animali . Soggiunge , che P
uovo , eh' egli ofTerifce , è ua parto- di uno
E e 2 uc-
(*) I Centoni dimoftrano ancora un eloquenza
fofiftica, ed un pe filmo gufto* A afonia yFalconia Pro-
ba , il Meibon , il Afufato , i Capilupi , il Grifo , il
Kojfylo Stcinman> il Pomario , il B avaro , ed altri
moiri Icrilfero in varie materie divertì centoni . Marco
Velftro e Giulio Rofcio feri Acro precetti da far cen-
toni . Si veda il Fabricio Biblioih. Latin* Libr. I.
cap. 12* Tom, I.
(*) LMnglete Poeta Dryden pole in ridicolo ta-
li abufi di eloquenza nei fuo Jfac-Fleckno , ove così
lì- dice : Scegli per il tuo comando qualche tranquilla
provincia delle Terre Acroftiche , ove puoi Jpiegar le
Ali , innalzare Altari , e mettere in mille guife alla
tortura' le parole , e le JlLlabc . Si »eda io Spettatore
Ingleft Rum. 28.
uccello, che ama la M tifica , dinotando i*
origine delia Mufica dall'uovo , che oneri-
fce a Diana, come aufiliatrice delle puerpe-
re , come forella di Febo , Dio delia Mufi-
ca , e come calla (i) .
§. j, Chi avrebbe creduto , che per
emendar quel! uovo di Simmia Rodio avef-
fe tanto facigato Giu&ppe Scaligero , e Da*
niele Einfio ? Si vede chiaro , che le mag-
giori occupazioni di taluni Filologi fono per
10 più inutili . Preflò i Filologi P uovo di
Situi a Rodio è flato più feraofo dell' uovo
Zefìrio degli antichi Cofmologifli , deJ qua-
le hanno tanto parlato i Greci, entragli al-
tri Ariflofane (a) . L' ifteffo Simmia Rodio
fece anche le ali di Amore , cioè certi verfi
limili alle ali di uccello ; ed ali1 ideilo Au-
tore fi attribuifcono una Scure , una Samp*~
gna , ed un' Altare , anche in verfi . E' pii
11 rana meraviglia, che taluni (uperfiiziofi am-
(f) Cosi (piega i (enfi di Simmia Rodio Claudio'
/ ubcrio Triun cariano , che foggiunge eflere una bella
nietalepu* ir cambiamento dell' uovo in lira , e della li-
ra in uovo . Ma Claudio Auberio , che cosi ragionava,
dovea con piti bella metalcpfi edere trafmuiaco in
uovo .
(1) Ari /top han, in Avib. verfi 6^4. Chi voleflè
vedere leggiadramente polli in ridicolo gli Autori degli
Anagrammi , Cronogrammi , Lipo grammi , Acrofiici^
Echi , Ova, Ali, A ilari ec. , veda lo Spettatore di
Addiflon . Num. 62. ove parla dèi vero, e del falfo>
ingegno > in quali Autori lì nuovi, ed in quali nazioni*
*
Digitiz
miratori delle antichità Grecie abbiano cali
cofe diligentemente confervate nelle Collezio-
ni de* Poeti Minori Greci (}) . L'avranno
forfi fatto per dimoftrare le degradazioni dell'
amano intelletto ì
$. 4* Traile occupazioni ridicole dell*
eloquenza fono quelle de* verfi canarini, pi-
ramidali , cruciformi , e caliciformr , onde
venne i* eloquenza fimbolica . Vi furono i
verfi Leonini , i verfi , che fi leggeano con
fenfi oppofti dalP una , e dalP altra parte , le
tazze ec. (4) . All' abufo del P eloquenza ap-
partengono i hifiicci , de* quali vi fono efem-
pj anche tra' Greci, e tra' Latini, tragt' lr>
glefi , e tragP Italiani , che molto fi diletta-
rono in tali biflicci, che da taluni fi dittero
^iterazioni , che furono ne' pattati tempi
E e 3 mol-
1
(3) Vii* Potu Min. Crac, turante Radutati.
JBfinterton. pag. 317. ad 313. Cantabrig. apud T/to-
mani Buck 1641. , in 8. Si abu&no ancora dell'elo-
quenza, e del buon fenfo coloro , che ftorcono i oo-
•ni , con mutarne le lettere per biafimare , o lodar ta-
luno, come Labienus Rabienu* t Platon , Satàon ec.
V. QuintiL In/Ut. Orator. Libr. Fi Cap. 3. Johann.
Davis, in Cictr. De natur. Deor. Libr. 7. n. 34. '-
(4) Si veda il libro intitolato Oda Gudlingiana
eap. 6. Si abu(àno dell'eloquenza i Lipogrammi/ti , che
in cene compofìzioni cercati fugire certe lettere dell*
Alfabeto . Trifiodoro Greco fcritìe un' OdifTca , o fan
Viaggi di UliQe. Ogni libro avrà il nome di una Iet-
tata deir Alfabeto Greco , e tal lettera mai vi era in
tal libro . Nel libro * non fi tu co nel £ uoa vi
era jg ec
VJ8
molto applaudite e fiequeniiiTime (y) . Gif
abufi dell' eioc|iier>7a ponno derivarli, o dalle
pa-
(5) Ecco T «Tempio di un bifticcio in Oraci*
71 -n^p pepati; i^l yaovruv , .a i. Virgilio ,upp*f-
jue tua puhefque tuo rum, ed in Catullo , quid morarts
tmori ,€ nelT inglefe Milton Andbrought imo the wortd
aviorld of woès : E *el A/ondo portò di mali un Mon-
do . 11 Signor la Motraye f Voyages Tom. ì. Chip.
$• pog* 59> ) riferiTce una ifcrizione fatta ad un rofi-
#nuolo di una Dama Romana, che dice aver letta BcV
fa Villa Giuftiniani . In tal' ifcrizione , che C Aurore
riferifee , vi è un notabili/Timo efempio di bifticcio:
Cave. Avis. Avia. Avena. Vale. Et Fola. Per. E(y-
funu De* bifticci , ed alligazioni re ne fono anche
efempj nel Petrarca : Quel Sol , che filo agi* occhL
miti rifplende , Po , ben puoi tu portartene la feorfa.
Del fiorir que/U innar^i tempo tempie :Di quefte fred-
dure fece le fue delizie fovente il Marini. Ad iulegnar
bifiicci, ed a corron prre con altre Arane feoncezze t
eloquenza fi occupar > il Cavalic Tefauro nel fuo
Cannocchiale Ariiìotelico, e Baldaffane Graziano. Ma
chi avrebbe credutp , die io quefto fecolo fi fofTero
compofte opere, « lettere rutte di inoàiofillabi » lettere
lènza r. lenza $. ? E pur ciò fi è vifio in Parigi , e
nella liugua la pii\ eulta di Europa ( Le Kadouur
onici 14. pogn 91* Tom. I. Paris IJ77- ) Si adopra.
rono ancora unici a' bifticci alcuni equivoci freddi , enig-
mi., ed emblemi , che fono itati per lo pili V occupa-
zioni degli. Scrittori, di Epigrammi, come di Marziale,
e di Owen , quali per voler* efler troppo arguti , di-
vennero fpeflo feddii:"uiii . Per efèmpio di un bi /liccio
con equivoci fi può addurre 1' epigramma attribuito a
Beza lulle fue tré mogli prete fucccflìvameiite .
.1 *
Propter opus primis prima ejl mi hi junfta fub anais9
Altera prop&er ope* , tenia propter optm.
Si riduce a bifticcio di equivochi fulle parole opus,
»pes, opem.
uigitiz
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439
parole, e lettere, come negli efempj riferi-
ti , o dalle cofe , cioè quando lf eloquenza
e fofiftica , falfa , erronea , e ridicola , e pu-
ramente declamatoria. Di tale eloquenza ve
ne fono efempj infiniti . Lucrano fpeflò la
derife (6) , e talora egli ce ne diede gli
efempj quando volle intentar' ideale giu-
dizio di calunnia ed accufe per certe lettere
Greche per le quali egli fcrifle (7) ♦ Sugli
abufi dell'eloquenza molte cofe ollervarono
Samuele Verenfels (8) , Burcardó Mencken
(9) , e Gian Nicio Eritreo (10) . Contro
gii abufi dell'eloquenza, e degli Stud] s'in-
veifce ancora 1* ifteflo Burmanno , il quale
volle darci una curio fa defcrizione delle oc-
cupazioni di tale eloquenza (11) 5 tuttocchè
E e 4 il
(6) In DiéL KheiOTum Prscep. & in Dialog.
JLexiphan.
(7) Lucian, in Judie. Votai.
(8) Som. JfTerenfels de mettor. Òratiom, & de
legomachiis Esuditor.
(P) BurcA. Mencken. de charLatan. Erudii.
Eritr. in Pinacoih,
Vid. Burm. Poèmat. libr. I. pag. 3*. edie.
in 4. AmfteL. apud Afainard 174* > °™ cosi deferire
autori dediti a tale eloquenza.
(io)
(»}
Pdf arai Aie fpatwm , fimilifque priori* imago ,
Multaque fenhemum turba jacebat fiumi.
Et Polyantheis congeftos inter acervos
Alte ri us cupide din pie bue opes.
Deque locis furans communibus omnia, grande
Promebat parvo tempore fi riptor opus.
DI
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il Burmànno iflèflb ih (iato fpeilo più ami-
co di compilar mollo > che di riflettere , co-
inè fi vede in molte fue opere , e Com-
mentar*! (*) .
§. $. Se fi volene far P iftoria di tut-
te le viziofe maniere dell' Eloquenza Orato-
ria , e Poetica de' partati fecoli , fi avrebbe-
ro a fcrivere immenfi volumi , e riferir co«?
fé delle quali è meglio abolirne , che per-
petuarne la memoria col ripeterle . Batti il
riflettere , che pochiffimi Scrittori di eloquen-
za fono (lati efenti da tali difetti . Si fono
trovati Autori , che tanno intitolati i loro
Ltxita tum GloJftSy Anale&ay Theatray Medtdl* ;
T/itfuuri, Mei ho di , Biblioth.ee a , Penus •
Fafciculi , Flores , Sy magnata , Sjrmbola, Sili*
Notiti* , Tabula , Lampas , Ace*rat Facts»
Diliei*, PArafeSy Sujda, Proverbiai Claves
A tri 'a, Peftibulnm , Janua , Porta , Vi* •
Et quet prateria jejuno fueta fupellex
1 Àfateriem crajjts fuppeditare li bri s
Omnis in immundU e rat ficee farrago grabatis,
torpore qttos humiles turba premèbat iners .
(*) Si abufcno ancora della vera eloquenza gli
Autori di enigmi o in verfo , o in profa, difetto su cui
cadde anche *l F*{io. Ecco un fuo epigramma.
Syrmatopullilutojìtrahus , dottor ionummus . Ro-
mulidiftoricus , gloriolaudicupida . Loripedatquecathedri-
tuus , mentaureobardus . Putridtdentinus rufipiloficutis*
Sjymuhanorijiuus , rubicundotulhumidilippus .. Hirca-
xilUlidu s , roftrirepandibrach its. 'Ina igalerigerus , finta-
lacriplateidecorus &c. Sì veda V opera inticolata . Re-
centiores Poeta Latini & Oraci SelleSi curanti Oli-
"eto pjg, 102. tdit* in 8. Lugd* Batav-
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libri Candelieri , che hanno fuddivifi in tan-
ti Capitoli, che hanno chiamati lumi- Altri
hanno intitolati i libri Officine , ed i ioro
Capitoli Scansie . Altri hanno conGderati i
libri come tanti alberi con frondi , fiori ,
frutti (12). Chi volefle infiniti efempj di
ridicole occupazioni dell' eloquenza potrà Ie-
gere un libro Francefe intitolato la Philofo-
phie des images enigmatiques ove tratta degli
enigmi , de geroglifichi , de' grifi , de' lo-
gogrifi ec. (13)*
§. 4. Alle claffi dell'eloquenza fofifii-
ca appartengono quelli , che fi fono impe-
gnati di trovare tutte le feienze in un*
Autore , come in Omero, in Virgilio ec. , e
^quelli che han credulo di truovar tutte le feien-
7e nella Giurifprudenza , nella Medicina ec.,
e quei Commentatori , che tutto vedono ne-
5;li Autori da effi commentati , e quelli che
crivono libri intitolati , Vi* a tutte le arti ,
e le Sciente , Enciclopedie portatili , ed al-
tri libri confimili (14). I Commentatori pe-
dan-
(ix) Cacano di S. Elia fcriffe un libro intito-
lato Arbor omnium opinionum moralium > qua ex erun-
€0 pullulane, tot ramis quot fune littera alphabetic* %
tu] us flores funt verta, frutlus funi no. Cwciones .
(ti) L'Autore del libro è il P. Claudio Fran-
cete© Meneftrier , ed è imprefto a Lione preflb Ilario
Baritel in li. 1594.
{14) Il Gefuita Gafparre Knittel nel fuo libro
che intitolò Via ad omnes artes , Ù feientias , dalle
fecte parole del verfo di Virglio , UU tgo , qui quan-
tìancefchi di divertì Airtoti ci danno fpcflb
cieinpj di eloquenza abuli va, e fofiilica, quan-
do fondano certi loro fittemi fopra talune
mimologie , fopra le quali rifanno a loro mo-
do I? Morie , e fondano le origini di talune
nazioni , e di talune Città . Diranno colìoro,
che ia parola Mumia , famofa neìl' Moria
Egiziana , deriva da Mum Cera , perchè nei
fer le Mumie fi ulava la cera (x$) * Un Pe-
dante oflèrverà che il Paflore Titiro di Vir-
gilio deriva dalla voce Tutaro , Tume delia
lìngua Etrufca , e dell' Africana . Nelle tao*
nete Etrufche fi trovano Capretti > e Capro*
ni
dam gracili moduUtus averta , ricavo (ette argomenti
per T umiltà . Fid. A/orhof. PoLyhiftor. Litrer. P. L
libr. 2. pi Nel libro Francete intitolato Chef a*
oeuvre d'un incònnu , fi mettono tali Autori in ridico-
lo , ed i loro commentatori . Fohtenelle ne Dialoghi
de' morti pofe in ridicolo i Commentatori di Omero.
IVla cui non metterebbe nella prima clafle degli Auto-
ri di eloquenza fofìftica Melchior te Ukcn , che volle
fcHvere un libro intitolato Ste^anometrographia five
artific ium novum , & inauditum , quo quilibet etiam La"
lince linguai) & Poefecs ignarus Epijlolam Latinam,
C/ quìdem elegiaco Carmine feri he re potefi^cum geoman.
tic a metrica , in 8. t/lma 1759.? L' abufo che fi fa
delle feienzé , e dell' eloquenza in niuna parte fi vede:
meglio descritto, fe non nelle Opere del rope( Pope's
JSForfis Tom* IF* ) ove vi fono i feguemi opufcoli Me-
moirs of Martinus Scriblerus , Martinus Scr iblee us
TTipi fietÈtiC y or tne -Art of fìi'king in Poeiry . Fir*
gilius Keftauratus , ftu Mattini Scribleri fammi Cri*
liei Castigationum in jEnèiiem Specimen %
(ij) Vidi Foyagcs de SAaw,
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ni colla legenda Infere, vi dirà ancora, e ci-
terà varj Autori , cioè Demftero , c Sha^
(16). Poi fogghingerà che totaTo , c lutaro
in italiano dinota danaro coli* imprefa dei
capro , involto nella carta • Ecco i raziocini
del pedanti imo , che abbondano in xnoltifli-
mi libri.
§« y. Falfa e altresì ? eloquenza eli co-
loro , che difputano di queftioni inutili , del-
le quali ve ne fono quali infinite tragli an-
tiqua! j , ed i Filologi, e tragP IQorici altresì.
Prendiamo efempj di grandi Uomini • To-
rnato Hyde ( 17 ) e difiuCffimo nel ii-
ferire infinite pronuncie del vero rome d!
Zoroaftre , delle quali tefle lunghi Caraloghi.
Zeniduft , Zaraftruft , Zurdhuft ec- ec. ec
Un Francefe poi è venuto ad integrare aff
Europa , che il Tuo vero nome è Zorotro-
fchiro (18). Di confimiii queftioni , ed oC-
fervazioni Etimologiche è piena V lftorìa Uni-
verrale compilata dagl' Inglefi , che fpeflo han-
no feguita la guida di alcuni foro dotti na-
zionali affai più, che la verità , e la ragio-
ne. Coloro , che difputano fidi' etimologie,
e maniere di proferire tali nomi, fono tanti
Pro-
(16) Demfter. tittrur. Rrgal. TéV. 60. fig. 4.
Mttl Hetrufi. Voi. 2. MS- 4*7- royjges cf òh**r*
Tom. /. Chap. 6. pag. 99' in 4« J743-
fi?) Hiflor* rtligion. Perjar. cap. 24. pag. 3 Ti.
* • fi 8) M. à' Anquctìl cU ha tradotto in francete
il 2end-*veHa.
444
Protei , the fanno divenir Protei r nomi di
coloro, de* quali forivono
$. é. Molto abufiva è l'eloquenza di
coloro, che in materia di antichità Perfìane,
Arabe , Indiane , e Chinefi ferirono fulle
autorità de* Greci , e de* Latini , non con-
futando gli Autori Originali di quelle Na-
zioni 5 e più abufìva è l'eloquenza di chi
fcrivendo di tali nazioni fi fonda ciecamente
HilP autorità degli Orientali fjvolofiflìmi , ed
iperbolici Inorici . Ecco le caufal? per le quali
ie vite di Mahomet, di Zoroaftre , di Lockman
ec. ce. ec- faranno Tempre favolofe , perche
i Gre-
•
. > (j) » Vi fono taluni fpiriti , per così dire, infe-
» riori, e fubalterni , quali (èmbrano deftinati ad eflere
» una raccolta, un regrttto , un magazino di tutte le
» produzioni degl* ingegni altrui ; eflt fono plagiarli ,
» traduttori , commentatori , compilatori , elfi non pen-
* 4no, ma dicono i penfieri degli altri , e pecche la
» fcelta de* peimeri appartiene all' Invenzione , eùl T
» hanno cattiva, poco giuOa^e che gli determina niut-
» torto a riferir molte code , che cote buone . Non hart-
» no niente di originale, nè di proprio, e fanno foIo>
,» quel che hanno imparato* , e non impararono , fe
» non ciò , che ognuno vorrebbe ignorare , cioè una
» faenza vana, arida , fenza piacere e fenz* utile, chle
» e fuori d* ogni commercio , fuori delle affemblee ,
» come una moneta che non corre . Ci fotprende la
» loro lettura, e ci annoja nel tempo (ìcfto il loro di-
» fcorfo4 i Joro libri • Quelli tali da' Grandi , c dal
» volgo fi confondono co* Savj ; ma i veti Savj gli
» mandano tra' pedanti . Curaci, de U Bruytrt Tom.
I. Cfap. /. Dcs Ouvrsgts <£ Efpric pag. 131. ediu im
12* Paris 17 jy
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/
44T
i Greci le fcriflero a foro arbitrio fognan-
do , e guadando tutto ; ed r moderni le fcri-
vono , ieguendo in tutto i favolofì , ed em-
fatici fcrittori Arabi, ed Orientali , ne* luo-
ghi i più inverilìmili , ed i più a m poi lofi .
Ecco dunque le origini delle incertezze dell*
Morie di tali nazioni , e tali perfonaggi (ip)*
■ e le
(ip) Tra* Greci, Ariftea Proconnefio , Ifigono,
Ctcfia, Erodoto, (criffero delle molte favole, tra* La-
tini Plinio , ed altri . Ma gli Autori Orientali , fona
elfi p:ù veridici? Mirckond, Abulfaragio , Khondemir,
Lebtarick, ec. ed altre guide confimiìi, che gH Auto-
ri Inglefi compilatori deìl' Moria Univerfale fieguono
per loro duci fono eflì fuperion agi' I fiorici Greci ia
veracità, o pur fono ad elfi inferiori ? Sono nazionali , fi
xifponde . Ma V eflcr folo nazionale è requifito da far
preferire un' Iftorico, al quale mancano tutti i requifiti
di verifimilitudine ? Quefte guide hanno fèguite M. Pri-
deaux nella Vita di Mahomet , Tomafo ftyde , e M.
Anquctil in quella di Zoroaftre, onde fono nate tante
contradizioni in chi ha fcritte le cofe Orientali , e ne-
gli Autori ifteflì Orientali, contradizioni, che fi ponno
leggere nelle Biblioteche Orientali de' dottiiTimi Her-
belot, ed Affemanni . Tali guide di fcrittori Orientali,
a' quali i dotti Europei han voluto dare molta prefe-
renza, gli hanno indotti in afiurdita malfime , vale a
dire a credere per antichi , ed autentici libri apocrifi,
e moderni , come il Sad-der di Zoroaftre , tanto de-
cantato da Tomafo Hyde , e dal Voltaire , che con
confimile leggerezza ha efaltati i libri de' Cinefi . Ma
Tomafo Hyde circa il Sad-der fi è ingannato , o ha
voluto ingannarci . Si veda il Bruckero Hi/iar. Critic.
P hi Los. Tom. FI» in Addir, ad Pari. L Libr. 2. cap.
3. de Plìiloj. Perf. pag. 63., 69. 71., e convengono
i Savj , che il Sad-der raccolto da Hyde è interpolato,
ed apocrifo , come per lo più* favolofe fono le tradi-
zioni dal niedelimo raccolte circa i drece Savj 'ditta
Per-
e le ofcurità di tutte le antiche Cofmogome
Orientali , ofcurità aliai più accrefeiute da
coloro , che difFufamente lianno voluto com-
mentare tali Cofmoiogie , e fpiegarle , onde
fono nate infinite comroverfie , ed infiniti li-
bri di eloquenza inutile , così tra' Filofofì %
come tra' Filologi . Quando un' Uomo fpen-
de tutta la Tua vita , e confuma tutto il fuo
intelletto traile Stelle , ed i Pianeti,, e- per-
de i fuoi giorni tutti Culle macchie Solari,
quantunque belle e nobili fieno le Tue odèr*
vazioni, fono adattate ad eflèr derife dice il
Signor Addijfon ( VìL Adlijfan Worh Voi.
h pag. 240. Dial. I. upon tht ufefulnejf of
ancient mcdals ). I Filofofì li vollero rende-
re ofeuri per renderli miiìeriofi > e per di*
moftrare , che capivano quel che non capi-
vano • Cofa doveano effere i loto Commen-
tatori? Più ofeuri di efli . Ecco dunque l*
eloquenza de* Platonici impiegata nel Regna
delle idee • Ecco quella de' Pitagorici oc-
cupata a fpiegare il numero quadernario , il
binario ec. , i Omboli ec. quali erano le fa-
ver
Perfìa ce- , ce Circa il Sad der, e le amichiti Perdane
contrattano tra di loro Hy de , Beaufobre , Pridaux ,
Fabricio , Rehaudoc , Vezia , e Bruckero . Le opi-
nioni di Hyde , di Pridaux e di altri fi fono le-
gni te dagli Autori Inglefi dell' Iftoria Utiiverfàle , oude
noi abbiamo un maggior inviluppo nell' Iftorie Orien-
tali tratte dagli Originali di quel die fi abbia in quel-
le tratte da' Greci,- e nett1 une > c nell'altre vi e un;
(bramo abtifo dell' eloquenza.
1
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447
vt di Pittagora , il fuo illeniio , fe i! male-
limo avea la cofcia di oro * ed altre difpu-
te* Quante cofe inutili su tali parole fi fo-
no fcritte da* Coairoentatori > E quante più
inutili ne hanno dette r compilatori di tali
controverfie . Quanto poco vi è nell' Moria
della Filofofia , che fervide a migliorar V
Uomo! Chi farà quel Savia, che leggendo
gli antichi , e moderni fiderai de* Filofofì
nelle opere di Brucfcero , e del Cudworth ,
npn fia oppreflò di un' erudita noja . Of-
ferva M. de Voltaire , che è da prefe-
rirli un architetto che fabrica una cafa corri-
moda , e piacevole a un Matematico qui
amarre une courbe a doublé courbure. Didog. a?
ÌLvehcm. Dìal. IL Quante colè inutili fi vedono
narrate degli antichi Filofofì nel Dizionario Ido-
neo dei Bayle ? Quante vane difpute quan-
te affurdità (20) ì JE pure fe n* empiono con-
ti-
(10) I difetti 4*11' eloquenza e del pen&re di
molti antichi fono flati egregiamente da Luciano de-
ferirti. Ma quanti Luciani ci vorrebbero a deferivere i
difetti di taluni faifi Filofofì moderni > Vi è un Fran-
cete , che ha ferie» un Moria intitolata . / fette FUq-
fofi erranti . Non fi finirebbe mai fe fi voleflTe deferi-
vere labufo , della Filofofia, che gli antichi , e moderni haa
fatto per la vanita di diftinguerfi , L* abufo dell' elo-
quenza Filolofica, che fi refe fofiftica nsl fecolo 11. e
1 6. , produfle in taluni T odio per la Filofofia , e la
cieca ammirazione in altri per gli Autori Latini , e
Greci, de quali s'idolatrarono le frafi, onde fi formò
la Setta de Ciceroniani, e di altri Latinifti ,che guer-
xegiavano fugìi Autori da imitare . Poi fùrfe il panico'
di
448
tiouamente te earte , ed f moderni fanno COTTI*
parire in un libro delia forma in dodici , a
in ottavo, quelle afftirdità , e cofe inutili,
che gli antichi aveano feri tte in quarto- ed rn>
foglio . Ma lafciamo ad altri H riflettere fuglr
abufi dell' eloquenza Filofofica in tutte le
parti delia Filofofia , perchè ogni gran Filo-
fofo è il primo a potergli rrconofeere , e
perchè alP infinito anderebbera- tali ofterva-
zioni ♦ Paneremo noi ancora fotto fflen zio ^
lafciando ii tutto all'altrui meditazione, eia-
che concerne V abufo del raziocinio , e nell*
eloquenza nelle Scienze dette di Profeflìone
e 'Iblo daremo un' occhiaia alle cofe inutili
de Filologi, i quali fotto ii lodevole feopo
di coltivar la ftiie , e l* eloquenza , di ben
capir le lingue, i' Moria , la Cronologia, P
antichità , la Critica , fi fono fpeflò involti
traile tenebre inutili di varie cfifpute, e guer-
reggiano al bujo aliai più dell' Ajace dr
Omero .
$•7. Era> dovere andar cercando dr.
aver degli Autori Greci , e Latini i Codi-
ci i più emendati dagli errori ? Ma andare por
emendando , contorcendo , mutando gli an-
tichi libri, le antiche leggi per interpretarle
a noftro modo , e far dire agli Autori quel'
che non hao detto , e raccogliere infinita
nu-
di Erafmo, che volea eflere un'altro Cicerone in La-
tinità. Lo Scaligero trattò Erafino da moftro,da Car-
nefice ce. liceo quanti abufi deli' docenza !-
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numero di varie lezioni , e fulla preferenza
di effe far nafcere infinite difpute , è cola
lodevole > Quindi è venuta ia neceflhà di
fere infinite filze di varie lezioni , come Ti
vede negli Autori Latini ,e Greci colle no-
te dette Variarmi (*>.;Num. fi sà più .quali
F i , fieno
• • • • f ' , . i r.
(*) J Commentatori de' libri datóri a gara fi
fcno fpeflo Satirizzi l'uno l'altro. Il Burmanno ha
biafimato il Maafvuio . L' Inglek Gio: Davies> Com-
mentatore di Cicerone nelle Opere Filofofìclie, vitupe-
rò il Perbu'rgio , die fii Iodato da Lallemand altro
Commentatore A Cicerone. M. à* Oliver, altro Coiti-
mentore di Cicerone,, biafirnò il' £>avies,ed il Bemley
da altri inalzati al Cielo . Il Fabricio nella Biblioteca
Latina biafimò le note di Verburgio a Cicerone, c cjuel-
Iè di Havercampio a Lucrezio . Walchio nell' Ht/t)r.
Crine. Latin* Ling. biafimò le note di SchteveWo , ed
ii citato Fabricia biafimò ancora V edizione di Teren-
zio del iPeftherovio. Il LindabrogtQ' diffe indegne de*
torchi l'ottime note dell'antico Eugrafio fopr* Tcren-
210 . Vid. Fabrie. BiSL Latin. Tom. I. Libr. L Cap;
j. pagt 4> edir. Lipf. 1773. in 8. Ecco fe varf<
Filologi * circa i Commentatori Pariorum ~ Da tali
ftiudizj, oppofti , nafee confufione, nella» (ceka di tali
Commentatori. Ma dopo fcclti, cofa accade ? Quel che
riflette il Shaftsbury ( EJfay on the freedom of X^it
and Humour JèéL /IL Tom. I. Charatier. ). Si leggono
varietà di ftili, di opinioni, dì ricerche , di emendazio-
ni, di varianti , d' interpolazioni di originali, di errori
di copifti, e degli editori, e tutto ciò diviene materia
dì nuovi contraiti, di nuove fpeculazioni , e di difpute
di parole , e di lingue , che aebbon' efler riferite alla
Cronologia, alla Ifforia, alla Filofofia , alla Geografia.
Così crefeono Te difpute, e fi rendono inutili, ed in-
finite.
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4fO
lieno le fraG , le parole , e i fenfi degli Au-
tori giacché ognuno gii corregge a fuo
modo , e fempre coli* ajuto di qualche anti-
co Codice . £ fi chiama quello migliorare gli
Autori % e giovare ali* Uomo? Invece di ti-
rarfi confeguenze utili air Uomo Civile , ali*
Uomo Savio colia lettura di tali autori , fa-
cendogliene comprendere Io fpirito , e le.
cofe , e fe tarifferò bene , e come , é per-
chè , con far' efaminare i loro raziocinj , e?
ricavarne utili confeguenze , comincierànno
il loro Commentario (opra Omero con una
lunga, ed inutile , e favolofa vita di Ome-
ro , accompagnata da infinite diflerta2Ìoni de
patria Homtri , alle quali feguir fanno un?
altra filza intitolata Tefiimonia Vetcrum di
Hvm&ro (*) .. Faranno accompagnar poi tqt-*
to quello apparato da un lunghi filmo Catalo-
go delle edizioni fatte dal principio fino ad!
effl delle opere di Omero , e Canno poi
fuflèguire i loro immenfi Commenta*; , Co-
(*) Ciò, che fi dice di Omero fi è fatto di wT
ti i claflìci . Si è difputato fe ne) primo libro di Ero-*
doto debba leggerfi Erodoto Halicarnaffeus , o Hali-
carntfos ec. e fi fono in tal contrafto citate infinite
Autorità di Cronovio , di ff^affe , di Clerico , di vaU
la , ec. Si veda V Erodoto Variou curri notis var. JPal-
chenerii , & JSTeftlingii in foL Amfterd* 176"$. apud
Schouien. Confimili queftioni fi vendono nelle Famofe
note a Pluurco* Diodoro Siculo , Sirabo\c ec.
Autori fi truova la parola Mentri , e cherani
no i luoghi È e le pagine , ed i verfi d
quelli Autori , empiendo r Commentar} di
quei nomi , e de' nomi , che hanno ferine
le fpieghe (*) . II tutto lì accompagna da
Difleriazioni intei fperfe fopra qualche ditton-
go, fpirito , accento . Si paria poi qual Ha
quella Mufa É e con tal' occafione dell'
origfne defie Mure ec. «e. ec., e cosi Ome-
ro diverrà in più Volumi in foglio , in 4.. ,
in 8- Si dirà quello; é T Omero di .... .
di ..... di ..... , ma non è l'Ome-
ro della ragione . Ecco il Virgilio di . . .
di * . . . di . . . . , ma non è quello della
ragione • Ecco Orazio di .... di ... .
di ..... Ma tahtF tomi , canti he1 carat-
teri y tante annotazioni Critiche migliorano,
o nò V intelletto ? Colloro fi fon dimentica-
ti dell1 aurea mafllma , che Fedro mene in
bocca a Palladi: Nifi utile eft quod facimUs
fluita tfl gloria (21) .
F f'.J; §. p.
(*) Chi cosi commétta, fi fende inutile a fe, ed
agli altri. E* da ridere del Grammatico Servio, loda-
to Commentatore di Virgilio , che dice nelle note al
primo libro dell' Eneide , doverli nel commentar gli
Autori badare +tU vii* dtl Fotta, al titolò del? ope-
ra , ali* initn7Ìortè dtlX Auiofé , ai nunitro de librile
all'crdin* di tjfò ma mai parla dèli' idee, e delle co-
lè. Ci rincrefee il dire, che i Claflìci Latini, e Gre-
ci con tanti Commentar) fono poco commentati fecon-
do 1 defiderj di chi giudica fulle cofe , e cofc utili ,
nou fui vana apparato di parole, e varie lezioni.
(31) Pàotdr, Qual* utile fi ricava dalle difpute,
fe
§. Invece di fcrìverfi per efempia
tanti Cominemarj folle voci , e parole di
Omero, cofe, che fi dovrebbero falciare al-
ia Grammatica , perchè un Filologo non
ifcriverà per commentario di Omero un li*
bro Tulle antichità de9 tempi di Omero , co-
me ban fatto il Fehio , ed il Blackwell In*
glefe ? Quella è la maniera utile di com-
mentar gii Autori. Ne-' Commenti degli Au-
tori bifogna confiderai ad ufo di chi fi fan-
no . Se per i Grammatici , badino picciole
note etimologiche, e Grammaticali fui ligni-
ficato , ed origine delie parole per capir gli
Autori *Se fr Ieri ve pec i Filologi più> prò-
veni, fi dovrebbe badare a far Comruentarj,
ne* quali fi (viluppafle lo fpirko degli Alt-
tori , de' loro tempi > delle loro idee > e
fc debba kriverfi In Latino Kicero.o Cicero, fé deb-
ba legali Me doSarum htderet proemia frontium r
Horat. libr. I. Od. , o pure Te dottar um hederet pre-
mia ec. Quel* utile fi ricava dal (ùpplire ad arbitrio t
frantami di un* antico marmo Grece*, di una: ifcrizione,
di una medaglia ? Non farebbe meglio emendar Ha-
te Netto noftro,* degli altri colle meditazioni , che rac-
cogliere fatti , e parole antiche non (empre utili , co-
me ha fatto Suida , Stobeo , Panatolo , e quindi i
Kufteri, i Barman ni , i Wafle, i Salmafii t i Uacier,
de ouali difle il Voltaiie nel Ciò Tempie du Gout ,
che iono geati kerijseis dts Sanante** feidaifes iL'ln-
glefe Adijfan nelle file opere fot* h pag* xip. adt
346*. edit* in 4. London 1741. fece delle dotte rifletè
fioni fui rero modo di commenar gli Aaoxi CUC-
nei.
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45*3
cavarne conléguenze che miglioraflero P in-
telletto , e farli legger 1' Autore efaminan-
do , non compilando . Non fi può niegare ,
che il Bentley m commentar' Orazio , il
Burmanno nelle note ad Ovidio , Virgilio ,
Fedro, ec, il BrouckuGo in Tibullo, Clar-
ice nelle annotazioni ad Omero , ed altri non
abbiano , come è certo , avuto in mira i
fanciulli , ma gli adulti , ed i provetti • Ma
avrebbero dovuto , fcrivendo per i provetti
badare , che bifogna affai più coltivar P In-
telletto , che la memoria , e coltivando la
memoria . empirla di cofe utili , che fon
poche , non già di parole vane , ed inu-
tili (*) •
§. io. Aprite buona parte de' libri de'
Filologi , cofa vedrete . Spieghe inutili , e
tontenziofe fopra certe antiche flatue, marmi,
medaglie , ifcrizioni , monumenti (22) +
F f 3 fran-
(*) E' da maravigliarci , che r Inglefe Davùs,
commentatore delle Opere Filofofiche di Cicerone ab-
oia ferine Je fue note anche con ifpirito affai piò" Fi-
lologico , che Filofofico , e pure avea un vaftiflìmo
campo di ragionate oflervazioni da fare in cali opere
di Cicerone.
(22) Non è che fi vituperi intieramente lo Au-
dio delle autichità , ftudio lodevoliflìmo , quando ferve
a migliorar V Uomo , e le cognizioni necefTarie all'
Uomo, e la cultura delie lingue, e V intelligenza de-
gli ottimi libri, delle leggi, e de' cornimi antichi, ma
quando poi lo ftudio delle antichità non conduce a ta-
li utili fini , e non e* illumina nelle fcienze neoeffarie ,
e uno ftudio affai vano •
frantumi di epitaffi «incanti ,«-fiippliu dal!
Aurore, difpute fui nome delle pedone, al-
le quali furono erette . quelle Statue , guer-
re falla preferenza di cene lingue Orientali,
ed opinioni diverfe falle loro origini . Ve*
drete ferini infiniti volumi fopra una Deità
Greca, Fenicia, Siriaca . Molte Guttazioni
fui fepolcro di Giove , fe Giove fu di Cre-
ta , o nò , e quanti i Giovi , i Zoroaflri,gli
Ercoli, gli Hermes Egiziani. DifTertaziow
fi.li' efiftenza di Orfeo, fuìla, nottola Aienie-
fe di Minerva , fe Omero ed ECodo furono
contemporanei , fui lauro nei fepolcro di Vir-
gilio. Se Penelope {u cafla, o meretrice. Se
Virgilio nelì' unire i tempi di Didone , e di
Enea abbia , o nò cGmmeffò Anaeronifmo •
Se pria fu la Poefia metrica , o ritmica,
Quando Enea giunte in Italia ? Etimologie
full* origini de' nomi delie Città, degli Eroi,
de' popoli . Le maniere antiche delie vedi,
delle armi , delle calze de Romani , e de'
Greci ; le loro navi , li loro utenfili di cu-
cina , gP iftrumenti tutti (*) . Altri ne* loro
libri
(*) E* da ridere quando fi vede , che il Sigo^
nin .ci deferi ve di un modo la vette detta traheata de*
Remani antichi . Scaligero la deferive altrimenti ,M.Daci*r
dice , che errano entrambi ; onde con ragione il Signor
/icìdiffon nel' Dialogo L full' ufo de! ls antiche medaglie,
introduce f interlocutore Cinzio a dir così : lo credo che
qutjti Sigonio , Scaligero , e Daeter fieno tré Maeftri S ar-
tori , mentri è imponìbile che tré letterati difeorrano
' di
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4SS
libri fi sfonano di rifufcitare le amiche lirv
gue Etiopiche, Fenicie, Perdane, Egiziane,
Indiane, Cartacinefi ec. ' \
§. n. Dirà taluno: Ma vi fono, e vi
debbono eflere nella Letteratura tali Autori,
e Scrittori a ciò occupati , e le fcienze final-
mente ponno ricavarne utile. Sianvi , e debbzfr
vi eflere , come quefli dicono , gli Autori de*
quali pofladirficon Seneca Ntcejfaria ignoramus,
quia fupcrflua àiàicìmus ; ma faranno poi tali
Autori utili a loro ueffi ed agii altri? (*).
y\ fi occupino dunque in tali fcienze colo-
ro > che non ponno , nè fanno far meglio
F f 4 co'
-
di Uli eofe . Si teda Addigon XTo'ks Voi. 1. pag.
4M'n1J; fo te fia colà da riderli dell" intelletto
«mano o da compiangerlo quando fi « »*
dell'ho fcritte MPuteano quelle della Fom.ca iti
MeUnton,, delU Mofca dallo Scribamo, dell elefante
da Lipfio, della Pule, dal CaUagnin. del t%*gj*
Einfiojtfo Podagra dal Cardano , e dal P.rcfana,e-
«,/de la quartana *da Menapio > della cecta da Cu-
th.ro del èngo da Majorag^' ^ ^Doufi
dell'anno daf Paratìe , dell' ulula del «fc
lorditi, e del rumo dello ^W^..1,'^ gj8.
delle peripatetiche e le lodi dell fcnte « ™£°
ne ec, erutto ctò con ^"^J'S'fc'i
Co gli abufi grandi, che ^'Jp^X
Jenti, e della loro eloquenza-, ed e cot» f»„
che vi fia flato chi abbia raccolte tal, ^fl^JJu
dotte in un volume eoi cunofo t.toU> d.
«r«m admiratilium Encomia, fi» jT*
PaUas, opufculum Uà* jucundunx. Noyiomag. Mata
vor. rjrpis Reinerii Svutii i6S6-
co» loto intelletti / giacche nella republica
letteraria , come nella Civile , G ponoo tro-
vare occupazioni proporzionate a' talenti ; ma
vi faranno Tempre talune occupazioni , che
poco utile cagionano alla Società <. Le cole
da faperfj , e cocofeerfi fon molte , la vita „
dice Pope, bafta appena a farci guardare intorno,
e poi fi muore f intanto noi invece di co-
nofeer noi fteffi , ài cercare verità utili , e
r eceflàrie^anderemo in cerca di fapere quan-
ti'furono i Zoroaflri -e ,gli Ercoli ì Quelle
fono quelle feienze , delle quali può dirli
Litura. nihil fanames . Qual* eloquenza è più
utile , o da preferirfi , quella che ci fa co-
nofeere il cuore umano , e dominar le paf-
f cni , ed emendar t intelletto , o quella che
ci fa limar parole , e pefeare accenti, e vh>
©ole in Omero, e fcrwere , >come Didimo
Grammatico , infiniti libri , fopra il figuifi-
cato di un verbo * Sopra fimili feienze inu-
tili vi è una eccellente lettera di Sene*
ca (23).
§. tu
Sente Epift. ad Lucili. V abufo che fi è
fatto da molti -della vera eloquenza in cofe imitili è
fiefericto dal Signor- A ddijjon , pello Spettatore n.
* ve dipinge il Tempio dcl'a Fa lfa Capienza. In tal tem-
pio debbon jnettern" coloro, che fcrivon libri, che noa
migliorano nè etti autori , nè i legitori , e quelli tali
il abufano delle feienze , come fanno molti Filologi «
Johann. Gleric. Silvar. PhiloL Ubr. J. Cap. L JPalch.
de nuo. # beli. Grammatic. Sclden. de uf. & abus.
Uh. Si abufauo dell' «Ioo^uenza, c delle feienze Colo-
TO*
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$.12. Altri impiegano V eloquenza ini
affettate ofcuriià, die credono fublimità, cu-
mulando immenfe erudizioni per mettere in
chiaro, anzi per ofcurare certi altri libri in-
intelligibili. Quanti tenebroGffuni commenta-
tori hanno cercato di {piegare , ed hanno
maggiormente ofcurate le tenebre di Lico-
frone, dell'Agamennone diEfchilo , e di Per-
fio? A tali ofcurità fuccede per fido compa-
gno il difordine dello fcrivere, ed i gruppi
di erudizione fenz' ordine, e fenza guflo. I
favj hanno notati tali difetti nelle opere di
taluni Jnglefì, come Cumberland, Seldeno,
Cudworth ec. Sofiflica ed erronea è ahresi
1* eloquenza di coloro ,che fcrivono , e parlano
fenzaéffer verfatifflmi nelle maniere delle quali
fcrivono « .parlano , lènza Capere la preciGonev
e la proprietà delle lingue, nelle quali fcri-
vono, .e parlano, e fi abufano de* vocaboli,
e delle lingue , © fcrivono, e parlano fenza
precrlìone d' idee lulle cole , delle quali
trattano . Tutti gli enori di tutte le lette
de1 Filofofi antichi , ficcome per Io più gua-
da-
re , che come Maturino , fcrkon libri de liner is perr
(uni iè us . Così fece anche Federico Boia Dell' Opera
-de ێtufis j a d uree ni li ih rafie , ed Vezio , che nelT
opera intitolata Huenana fcr ifle ancora de honarum là»
terum imcritu , ed il Clerico , che in PharrhafUm
Tom, I. dipinte in ruinc la Filologia: La declamazio-:
ne, e 'emiifiafm© ha dettate tali opere.
iUrono Y intelletto > e la mente , trcsì intro-
duflèro infinite parole vane ed imrhenfi abolì
nell'eloquenza , giacché la corruzione delle
parole deriva dalla corruzione delle idee . I
Filofofi guadarono fpeflb V idee , ed i Filo*
logi connnawno f eloquenza a difpute fo-
pra un dittongo > fopra la natura di certe
lettere {24)*
(34) Ottima cofa c^l difputat fullc lettere , e
loro natura , ma non col calore , e la proliilìtà delle*
Scioppo, del Voflìo , del Valla ec. Sono lodevoli al-
cuni precetti dell' eloquenza Poetica j ma noti dosi riró-
liìfì come quelli dello Scaligero , del Muratori , del
Caftelvetro , del Nitidi . La Ragion Poetica del Gra-
vina è più concila | e più ragionata. Ottima cola fu la
perdala di le Clerc di fcrivere un* Arte Critica per il
buon* ufo de* Filologi . Ma qual buori gufto mai , o
qual Filosofia permife al medefimo di prender tanti
eièmf>j folle lue regole da cofe Teologiche, e tropj*
aliene del Tuo fòggetto, e cosi in buona parte del luo
libro dà a bere agi' incauti Lettori varj veleni ? Nori
lù quefto un'abutò dell' eloquenza ? Non RI Un* abufo
dell ek>quenra irr Giovangiorgio Walchio 1' avere
(crittD un voluraiiion'fimo libro filli' lftoria Critica del-
la Lingua Latina con tante proliiTiti , e citazioni ,
e queftioni poco utili , e Cataloghi di nomi di Au-
tori , e di edizioni ? Tali cole caricano la memo-
ria , non migliorano 1* intelletto , e fanno acquietare lo
fpirito di pedanterie . Fu pad Gabrio l' Emeccio nel fuo
libro de' fondamenti dello filU Non fi ripeteri'mai
a baftanza, che nella fcelea degli ftudjj e dello appli-
cazioni , bifogna erigere quelle colè * che miglio-
rano Y Uomo , e coltivare 1' intelletto affai
puì della memoria . I fenomeni che produce nel
parlare , nello fcrivere la fìranezza di taluni , che pi*
colrivano la memoria che l'intelletto fi pónno oiTcrva-
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$. ij. Quanto i FHofofi hanno ferir,
to circa gli si-ufi delle parole , fi può adat-
tare agli abufi dell'eloquenza (25*) , che fo-
no tanto valli, ed immenfi , quanto gli abub
delle idee , e fi ponno adattare per fegni a
farci conofeere gli abufi dell* eloquenza quel-
le caretteriflrcne da noi deferhte per dimo-
flarci i cervelli Sofiflici (26) • Chi voleffe
fare una compita idea degli abufi dell' elo-
■quenza 9 non può trovarne una più bella e
più viva deferizione fe non nella Dunciait
di Pope , che ogni enrrofo potrà legere. la
tal Poema dipìnge Pope la Stupidità , la
battezza dell' intelletto , P ofeurità , il mal
£iiflo, l'anarchia della mente , e ia un qua-
dro Critico delle letteratura (27). E ciò ba-
tti
• •• « .
re riflettendo filokficamente Cullo ftato della Lettera-
tura ne' vari iecoli, e nelle varie nazioni.
(15) Degli abnlì bell'eloquenza c delle parole,
£ può vedere le Clerc, e Locke.
(16) Vitk fupr. cap. IV. Si potrebbero aggiungere
al catalogo de' ccrveli iefiftici coloro , che trattando
Una Scienza Finca, vonno dire , e feri vere quanto ciTì
fanno in altre cognizioni, e compilare immenfe biblio-
teche. Eliano, ed Arinotele avean trattata fobriamente
T Iftoria naturale. UhiTe Aldmvandi , e Tuoi imitatori
nella continuazione delle opere del medeumo la cari-
carono d' infinite pedanterie,.
(27) Pope in tal Poema dekrive il Colleggìo,
e la compagnia della ftupiditi , le fuegloriofe progrefiìo-
ni , e T Eroe fcelto dalla medefìma a dilatare il fuo
legno . E* coftui dipinro penzolo tra* fuoi litri , che
fàoen-
\
HI p
»
queoza.
facendo di quelli un'altare alia Follia, con preghiere,
e dichiarazioni propone di offerire , e fàcrificare cucci
i cattivi fcritti . Cade il fuoco dall' alto , e confuma i
libri. La Follia comparile, lo trafporra al fùo tem-
pio , 1* inizia a' fuoi mifterj , gli dice la morte di un
Poeta Laureato, a qual' impiego vuol far fuccedere il
Tuo novello Eroe. La Follia propone de' premj,e de-
gli efercizj per i Poeti, per i Critici , per i Librarj.
Gli fa efercitare neh" arte di vociferare , adulare , in-
dovinare, far dediche, e difpurarc . Propone a' Criti»
ci elércizj di leggere volumincfìiììmi Autori di prole,
e ver fi j o nel meglio dell' imprefa i Critici , e tutti
cadono opprefli dal Tonno . li Pope artribuifee alla
Follia l'artificio ufato da Giunone JÈneid. X* v. 63
Tarn Dea nubt c*vk unium (tnt viribus umbrim
In faciem &ne* ( vifu mirabile monftrum )
DardaniU ornai telis
• • dai ùtétiùa verba
Dat fme menu finum
• m
A
ouali effètti dice il Pope , che produca la Follia ne*
(uoi feguaci . Indi la Stupidità trafporra il fuo Eroe
al fuo tempio , ove facendolo addormentate fulle lue
ginocehre , gli cagiona tutte le vifioni degli acceti en-
tufìafti , de' facitori di progetti , degli innamorati, de*
politici , de' Chimici , de* roeti j E lo fa condurre h>
nalmenre da una pazza Sibilla fulle ali della Famaiìa
nelle rive Elifie , ove fulle iponde di Lete le anime
de' pazzi fono bagnate da Mevio pria del loro paffag-
gio al Mondo . Lo fpinto di Settle lo iftruifce de' por-
fare . Lo conduce al monte della Vifìone , ove vede i
preffnri, i furari , ed i Daffari trionfi della Stupidità,
- e ouan-
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e quanto poco poflèdea h Scierwa ce. Si parla delle
origini delle feienze , e delle caufali delle loro ruiné .
Si fa la rivira di moke cofe , e 1' eCame di molti ca-
ratteri di perfone , e Scttle fi rallegra de' gran prò*
gre Hi della follia . Poi fi vedono verificaci gli augurf
fatti da Settle . La Follia s' incamina a dtitruggere le
feienze , ed il buon' ordine , ed a rendere (chiave le
Mufe, e la dottrina > e feoraggia le arti. Se gli pre-
ièntano i {èrnidotti, i vani prete nfori , gli adulatoli de*
matti , i Mecenati , e fanno offequj alla Follia . li
Genio Scholaftico giura , che caverà* t giovani dalla
vie della Sapienza , e gli porterà alU paroU . La Fol-
lia gli ringrazia , e da alcune incombenze ad e ili , ed
alle Univerfiti fcitnrifche, che coraparifeono, e giara*
no che la loro educazione (ara come vorrà quella Dea*
Aiiftarco fa un grave, e curiofo difeorfb . Compari-
feono certi giovani Viaggiatori tornati da' loro giri
co' loro Direttori , e ringraziano la Dea per i loro
progredì nella follia, e prefentano a quella un giova-
ne a tal modo educato . Comparifce una truppa di
oziofi , a' quali fi accoda Y Antiquario Annio per ittruir-
eli . V Antiquario Mummio , che comparifce eoa un
Sidro Egizio in mano, fi oppone, «e, la Stupidità qui e»
ta la briga « Entrano molte per Ione fantafti cameni e ve-
ftite, che fanno de* doni di cofe ftraniere alla Follia,
ed una tra quelle perfone cercava giuftizia contro di
un'altra perfona, che le avea rubate certe grandi 0*->
riofiti della natura , ma quella fi difefe, e la Dea lo
a tutti d' eflere fuperficiali nelle
loro peniate . Un picriot Filofofo , in nome di tutti
afficurò la Dea , che le rftruaioni di Sileno Epicureo
farebbero (cordate tutti i doveri • Coftituifce la Pazzia
i varj ordini, e gradi della fua Società, e dà loro va-
M) fuperiori, e regolatori. Parla indi la Follia a' Cri-
tici per fer da eS depravar l'intelletto, agli educato-,
ri della gioventù per far' cftinguere negli allievi il
bnoa fento , a* Filofofì per compiacerfi oeHe parole
?aae* Allude il Pope in raj Poema ad un fauo riferì-
»
to ne* Viaggi di Sjpon • Vaillant , che fcriffe V Iftoria
de* Rè Siriani ricavata dalle Medaglie , veniva dall'
Oliente , ove avea raccolte molte monete di oro , e
medaglie . Un Cor&le l' infèguiva , ed egli tè le in-
ghiottì . Salvato dalla temperai , giunte finalmente in
Avignone per cercar coniglio, a* Medici , come dovea
evacuare tali monete . Chi gli perferifle i catartici ,
«hi gii emetici . Finalmente ritolte di andare aL Tao
Amico Fifico, ed Antiquario M. du Four , ii quale
intefo il fatto, lènza domandar de* fintomi dell* amma-
lato , volle fiibito fcpere , fe le medaglie erano dell*
alto impero . Colui rifpofte di si . Du Four volle {li-
bito convenire fui prezzo delle più curioie di effe , e
volle a fu e fpefe ricuperarle . L* ifteflb Pope in altra
luogo di tal Poema allude a' Pedanti , che dice , che ■
per opra della Follia, caminano chiufi dentro una nu-
vola per non effer vidi , nè interrogati , né impediti
da chifia, come accadde ad Enea per opta di Venere.
( <£(ik L ver/. 411. )
At Venus obfcuro gradiente* aire fepfit
Cj ntultum nebula circuiti Dea fudit amiftu >
Cernere ne qui* eo* , neu qui* contingere poffet
Molirivc moram , aut veniendi pofeere cau[a*%
Farla ancora il Pope delle Orarne dalla Stupiditi in-
trodotte nelle Matematiche con voler* introdurre in
tutte le faenze la matematica , e quelle Tue proporzioni,
e nella Finca coli' introduzione delle nature piatti che,
fluidi clama, materie fot t ili , molecule organiche ec>
atomi, monadi , fuochi elettrici ce e conchiude dopa
riferito il tutto, che la Stupiditi riufeiva a coprir tutti
h Terra de' fitoi trionfi
• * « ~ - " ti * *• ■
And make one tnighty Durici ad of the land i
Dice che all' accodarli di effa ritorna l'antico Chsros,*
che le faienxe , e le arti fi ofeurano , ed cdiuaao , co-
mc
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4$3
r«c gii occhi di A ego ucctfò da Mercurio* che la ve-
rità fogge , le fcienxe fvanifeono , che la Filo&fia è
di/trutta . Ma fa duopo far Cernire i' cmfafi della lingua
originale di Poj>e r, -
*
She eomes, She comesi the fable Throne bekolà
Of Night primaval and of Chaos oidi
Ecfore her, Fancy's g'ddcd clouds decay
And allyùs varyiag Ra in- ho WS die aWay
MTit sAoots in vain its momcntary fircs
Me meteor drops, and in a fi**h expircs
4s one by one , at droad Medea s ftrain
The ftck'ning ftars fade of tti etkereal pUiny
As Arguseyes by HermtsWand opprefi
Closd one by one to: everlafting refi
Thus at her-felt approdi, and fiere t mighit
Art after are goes out , and ali is night.
&f skulking Thruth to her old cavernJUd
••• « . • * * • . • ■ • ••
Philofophy , that leand'd on Heaun before
Shrinks to her fecond caufe , and is no more
Pkyfìc of Metaphyjìc begs defentc
And Metaphyjìc ealls for aid on fenfc
$ec Miftery to Matkemaiics fiy\
• ••••»•..»•••«•*
And Univerfal darcknejf turies ali «
Ma quante aggiunte avrebbero a fiuti alla Duucjade*
e quante altre cofe lì potrebbero due fulle macerie
ifteffe dell' abufo delle feienze 1 Quante inutili dirute
6 vedono anche negli Amori Italiani ? Se il Pope
avene iu Italia fcritta la Dunciade , colà adrebbe det-
to? Si e queftionato , fe U folo Bocaccio abbia fiumara
la lingua Italiana:, ed il. Salvici fi c molto d iftùuo ia
tali difpute ( Salvini Mot* aiU P\ P. Ualianax
del Muratori Tom* libr. 3. Gap. 8. ) Se debba te-
guirfi Ja fola lingua Fiorentina , o V Italiana intera •
Se la lingua Italiana debba alk Fraawfc preferirii ,difpu»
4*4
trattata a latigo da molriuimi t Ogni lingua Ira le Toc
bellezze, e i fuoi difetti , che non nonno paragonar-
li cotte altre lìngue . Il Signor Muratori volle di-*
xe che V idioma r rance(è non può elevarti all' Epica.
Poeùa , e pure il Voltaire nelle fila Erriade è il riva-
le di Omero, e di Virgilio. Tali queftioni non deb-
bon farli , perchè in arili , ed odio(è . Il Signor Deo-
dati avea mandato a M. Voltaire un dilcorfo- in lode
della lingua Italiana ed m abbaiamento della France-
te ; a lungo gli rifpofe M. de Voltaire nella- Lettera-
dei medefimo al Signor Deodati . Si e detto di (opra
delle varie difienaioni fui punto, £è le faenze debbano
infegnarfi e fcriverii in lingue morte . Il Signor Mu-
ratori volea , che fi fune ferino in Italiano , e voler»
anche il Dati. 11 Manuzio, l'Amafeno, il Salvini vol-
fcr l'oppofto ( r. Muratori P. P. Tom. 2. Ubr. 3. )■
Tralafciamo di riferire altre immenfe queftioni inutili ,
delle quali è piena la letteratura-, e fui le quali Svifr
avrebbe fcritte altre voluminok opere Tulle battaglie de*
libri .
Il Francefe M. Pali (Tot fcrùTe nel fuo idioma nu*
altra Dunciade, colla quale pofe in ridicolo gli Auto-
ri dell' Enciclopedia di Parigi nel tempo che il partito
di quelli contro di euo fi era sdegnato . Ed ecco la
poca Filofoha e la poca moderazione di molti Savj,
che ranno (èrvir le feienze per le comete , e diflinzio-
ni perchè ftudiano, e fcrivono, o per efler' ammirati p
e lodati, o per biafimar gli altri, ma non per miglio-
rar (è ftefli , e gli altri , come dovrebbero fare, fe an-
daftér chiedendo il vero fine delle (cienze . Ecco quan-
ti abufi dell'Eloquenza anche tra' pretefi Filofofi . Ma
dapertutto s'incontrano gli abufi dell' Eloquenza .Quan-
te compilazioni inutili abbiamo d'Iftotie Univeriàli , e
f articolari ? Quanti libri feruti sa' Romani antichi?
Quante (ùperfluiri nelle Biblioteche Orientali di Her-
belot, e di M. Wisdeh» ì Quante nelle Biblioteche
Rabbiniche di Bartolocci , e nelle Iftorie Etiopiche,.
Perfianc , Chinefi , Indiane , Fenicie ? Tra molte
colè
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eoTe utiliflime, che s' incontrano nel Glo(Tario del fa-
moCo du Gange, e de' fuoi continuatori , non vi fonò
altresì delle fuperfluità ? Non ve ne fono nelle Rac-
colte compite degli antich.' Inorici di certe nazioni ?
Non vi fono forfè certi opufcoli inutili nelle Raccolte
de' Tefori di Grevio> e di Gronovio , e fin nel Re-
rum ItaUcarum del Muratori ? Non vi fono delle fu-
perfluità nell'Enciclopedia di Parigi? Non fi dovrebbe-
ro raccogliere tutri gli opufcoli rari r ed antichi fui ri-
letto di efler rari, ed antichi, ma badarfi Ce Cono uti-
li, o nò tali raccolte, e meri gli opufcoli , che le com-
pongono . Si dovrebbe badare affai piti ali3 utilità
che alla rarità , ed all'antichità di certi Autori; an-
zi da tempo in tempo, come oflerva M. d'Alembert
fi dovrebbero alla fine di ogni Secolo dare al fuoco
le inutili produzioni di quel Secolo, perchè il nifi
utile quoi facimus di Fedro de/ efler la divifa d'o^i
produzione Letteraria*; Bifora infatti confeflare , die
oggi i libri fono crefeiuti all'infinito , e fervono piat-
tono di trafico per il commercio , e per pompa d' in-
gegno ,. e per oftentazione di fatto ■ Letterario in aver-
li, e comprarli, che- per efler' utili all' umaniti, anzi
iiccome i bilologi, e gli Antiquari fi fono per la pili
refi inutili per le loro vane fpzcolazioni , e ridicole
queftiom ,, come oflervò Seneca de brevit. <vit. Cap.
rW^'^ in 8" aPs- *P*i iTtiim.,
• p-i r c' \ u nCila Iettera id LuciL r Zvfi- **• , cosi
i tilolon dalla fine del panato fecolo fin' ocr<ri fi fono
refi per Io pili fofimei , fupcrficiali amanti di paradòffi
nemici del vero , e della feliciti umana , preTuntuofi,>
talché fe gli antichi Filofofi incontrarono un Luciano,'
che gli derife , i moderni ne -meriterebber mille Lu-
ciani che ne fcoprifTero i difetti , e gli abufi ch'età
han fatti delle feienze , e dell* Eloquenza De' Filologi
di (Te Seneca nel luogo citato , che de illis nemo du-
èitavit quin operosi nihil a°ant ,qui litterarum inw.t-
lium fludiis detinentur . Qrcecorwn ifle morbus futi
fuxrere quem numsrum remì^um Ulyffes habuifct ,
G prior
4<?<5 r •„,, ,flVf 7«^, OJyff" ***** **
prio'fir'P" 'S .. AIU *u*f > »"*
'"fi"' ' Sj nv°fo f"P*W
^'Ju°lue'^juiivi aucmiam frienum «finn,**
dtart ,*Sj^:flSS così fcri&: U~
ST^:^ coiaio U/hs ,*<rifs, *—
Uberalium arttum ^ u difettile* ne-
',t"a' 'ZyZ C"™'"'" feriti* mij^r fi um
mytiéfaptr-acéMt ugw mjuf wa > ,„ /u4
^^.'"^'".netnofior vixerit, in Alt an
Sappi» puhUca /«^Yucil. epift- 88. Ma non b™»
>" £'"f i- i rT',n.ichi e moderni molte fupcrfiuita,
Um VF^fva« ouemoni de' FiWog ««furate d*
Savio non cfclamcu
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4*7
INDI C E
DE' CAPITOLI DEL PRIMO VOLUME
PARTE L
c
DeW Eloquenza in xencrak
'APC) L Origini delle Hrgire , pag. r.
CAPO li Dell' Arte dello fcrivere , pag. 30.
CAPO III- Difpofizioni intellettuali , che
devon precedere V eloquenza pag. 41.
CAPO IV. Della Natura della vera eloquen-
za * e fuoi requifiti , pag. $y.
CAPO V. Riflcffioni fui modo d' infegnar
P Eloquenza pag. 66.
^ft£9 Yl: Yl™> e frntl ^IPcIoquenza pàgq6.
CAPO VII. Divifioni dell* eloquenza, e (ue
varie Ipecte , pag. 84.
CAPO Vili. Se r Pintore fi formi , ed il
Poeta nalca, come fi dice volgarmente, p.96.
CAFO IX. KiUelllonì kilF eloquenza in rap-
porto delle feienze dette di Profeflìone ,
pag. 1 iq> .
PARTE IL
Ricerche JJIoriche fulV eloquenza;
CAPO I. Dell' origine dell' eloquenza , p>i r
CA-
4 6 8
CAPO IL Progetti della primitiva eloquen-
za, pag. 131* ri
CAPO 1IL*L* eloquenza , e la Poefia , e la
Mufxa antica cc4rprendeai>o tutte le friend
te , pa g. 1 3 y. *
CAPO iV. D-elfclogticnzaGfeca,^ 1^4*
C AFO V. Dell' eloquenza Latina , ? ig.
CAPO VI. Dell' eloquenza di alcune oicdei-
ne nazioni , jag> 163.
PARTE IIL
Idee di taluni smkhi 3 0 moderni fulV eloquenza.
CAPO L Erronee opinioni di Seflo Ep*P|-
rico ,e di Cornelio Agrippa contro l'elo-
quenza, pag. 167.
CAPO IL Errori di Montaigne, e di Bay-
te intorno V eloquenza , pag* 1 So» ~
CAPO UL Errori di locke, di Pufendorf,
di Barheirac,e di Efraims Chambers full1
eloquenza, pag* 206.
PARTE IV.
De' fijlemì di coloro , che han cercato darci
piani critici del buon gujlo per perfaio-
nare V eloquenza.
CAPO I. Dell1 jngjefe Mifler Home Lord
Kaimes, pag, 213.
CAPO IL Efame del fifonia di David Hu-
roe, pag. 223. CA-
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CAPO IH. l\!y lord Ashicy Cocper Come
di SjjajtsEur^ pag. 230.
C APO IV. Di Aleiìandro Pope , pag. f.
CAPO V. Myiord Addiffon , pag. 238.
CAIO VI. Di M. le Batteiix, Filologo Fran-
cefe , pag. 242. 1
CAPO Vili, Di IVL de Montesquieu ] p>2fj;
CAPO IX. Di JVL Diderot pag. 2Ó^~~
CAPO X. Di M. de Voltaire f pag. 27^
CAPO XI. , Operazioni di M. d'Alembert
fui l'eloquenza, pag. 281. ' • : •
CAPO Xii. Rifleflìoni di M. de Buffon fui
t .buon guflo deir eloquenza, pag. 291* J~
CAIO Xlll. Teorìa del Signor de Condii*
lac filile lingue, e full' eloquenza , p.2<?9«
CAPO XIV. Penzieri di M. Sulzer Iul~gu^
ito nelkT eloquenza , pagi 3 00,
CAPO XV. Kiflcflioni del Signor Lodovico
Muratori fulP eloquenza , pag. 320^"
CAPO XVI, Sifienia del Marchete Beccaria
full' eloquenza pag. 324.
PARTE V.
Caratterifliche della vera , e della falfa 4I0-
quen%a , e de buoni, o cattivi metodi
di apprenderla, t & insegnarla .
CAPO I. De5 requifiti neceflàrj per l'ac-
quino deiP ottima eloquenza , pag. 33.
CAPO li. Difetti di coloro, che hanno in-
te*
fognato a tnolti T eloquenza , c la Retto
rica, pag* ì Sì* ~TT
CAPO Ili» Qllervazioni generali per 1 ao
giudo della vera eloquenza , pag.
CAPO IV. De1 legni della depravata > e fo-
fifiica eloquenza, e dell'arte di conofcerla
©e> libri , o ne' difcorfi , pag. 373.
CAPO V. Della Fantafia , e fuoi infiufli
nell'eloquenza, ptg. 381.
CAPO Vi» Del buon gnflo, pag. 397»
CAPO VII. Dell ingegno , pag. 402.
CAPO Vili. De1 Penzieri, pag. 414.
CAPO IX. Della Memoria, pag. 422.
CAPO X. Degli Abutì deli1 eloquenza %
m- 13 4:*
Il fin dd Primo Volume •
ERRORI PIÙ* rimar. correzioni.
CHEVOLI
«
• * • * * *
Pag* 5. lin. quella Uro- quelle loro idee
idea
!>• nella nMn.pen. lo things to things
1 6". nella n. i. fiftlements fijfiemens .
19. 1. 15. derivarono quelle derivarono da effa quelle
invocazioni invocazioni .
do. nella nota lin. 8. gire give
Ivi nella L per*, di detta
nota fometilloes fomved fometimes follovved .
*}. nella n. lin. ? . Chinoit Chinois
29. nella nota lin. 1. front from
lUti* 14. e quelle a firn- e quelle voci a (imboli
boli "
m
33- nella n.3 1. uh.finonime finonimi
Wlin. io.US/:«afordcre+ ( Si av verte , che quella
* W cfl€ citazione (5) non è di
quefto luogo , come nem-
meno la nota di lotto ,
ma devon'eflere alla I.3.
Pag- ' ' r
3^. fin. 1. / Traci cor.ob-^l Traci tardi conobbero U
bero le lettere. l CoÌi \ > . ; lettere ($) 1 Goti & cet.
& cn* '*: >.yta notai, fi riferifce a
quefta citazione , cioè
quella che comincia (?)
J£U*n. Par* Hi/i. & cet.
4». %n. 1. r.el piano tal piano
Ivi lin. 3. ma per porla ma per porlo
57. §. 1. lin. r. dell' arte neW arte
59- i. e fi vane ' 'e 'varie
fratta nota lin.13. VùteL Fvuolci
Sf* neH'ult. de'verfi che (ì
citano di Petronio Plenus
Picrio Plenus Pieri* .
80. ne! la n lin. 6 impeteufe imoctueufc
Ivi fteflb fagaffe fa»ejje irj?
47 2
rio. Un. sfottile al Mef» al fonile Mercuri*
curio
135. liti. 11. Cofmogenie Cofmogonie
14$. nella nota liii. uh.
Ulyjftr erraffes : Vlyffes erraffet
jyj. fiat 7. e nel fecola cioè nel fé colo
ijy. lin. ulc. alla n. falfunr falfum
1 56". Ila. 3 . Manuzio Fianco Muna^io Planoo
165. al titola del Capo
Capo iv. CaP-jr.
169. lin. 1. ftotifflmo . floltijjimo
192. liti. W certamente Nò certamente
1 5? 5 . Un. 15. davKf* dwtf»
floo. alla nota Cri rie* Cri tic,
206. al titolo del Capitolo Capo Iti*
Cap. ...
240. lin. ult. inge ni *"g*gni*
144. i. ulc. nella n. Fervide Ferecide
aójo. alla nota M. de M, de Bachaumont
Beaumarchais - . ' ,
71^. allan. L !• fentimento fentiments
Ivi alla nota lin. zo. <fc>* firivere a Metndeville Ocee.
a Mandeville 0 cee.
3 3 4$«7 ^.dinotare ufoyrito ufo , ft abilito .
3 57- nella n. lin. i^Ji v*<& Si veda 7
fri l.i4.ne'verfi pueris ahaos Chaos
36*5. nella n. lin. 1. Il fofeo 11 fofeo.
374. linea p. §. Le c a tifali §. I.
380. alla n. lin.i 1. piccola piccola
38$. lin. co/we /<? /Mar per lo più
$96. nella n. lin.4 . Plurarco Plutarco
3 5)8. alla n. lin. 2- migliorerò migliorano
407. alla n. I.4. in eloquenza in Fijica ... ....
416". lin. 13. v**/*/** volete.
436- al titolo del $. dice- 5» §• 3«» e cosi fi de-
vono corregerc gli altri numeri degli aiui §. fino aila
fine del capitolo
455. alla n. 1. 1 6. eoi cartolò tol curiofo .
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<
• So
•rv.
Digitized by LA FILOSOFIA DELL'ELOQUENZA,
OSIA
L'ELOQUENZA
DELLA RAGIONE...
IP
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Biblìotheca
/jmajor^ Coli. Rom.
^ Socfet,. Jesu
I 1
FII.OS.OFIA
mu: ELOQUENZA.
« • • •
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ELOQUENZA
t
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rzr
Con ipprovaziooQ d«* Superiori «
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. 0 9
l • « •«
^^ifiwme peut fe muver dans tout
/ geme d^écrin.MU^ eft rarcm(mf oìf
cn la cbercbe y & elle eft quelquc^
foli: oh /»•» *t*^ l./t eh ere he potJtt.
Cbara£ter. de la Bruyere Tum. L chap.
Lpag. 127. odiu in 1%. farisiy/s;
i'^/ de parler j T art ét ècttre^ V àtt
de taifonner^ & mà iìt ptnf ergine
Jon$ ^am le fond qu un feul (y me-
fnè étr^m En effet quand on fair pen^
• /f r , on faìp ppifimnery <3t H ne re^
fte plus pour bìen parler \y & pour
r àèen eerlrf*^ qu a parler . xomme on
penfe , & a icure eemme on parie.
Mr. de Goadillac^ Cours d'Etudes T.
L PiTc PreUm. pog. i^^^cdii:. ia
- 8. 1780. ' —
m « *
*
Digmzed by Goo^'
Admidum Rev, Domìnut ìl>- Andreas Sìmhli S, Th*
Prof eh or revitieaf 9 & in /eriptu rejeraf . Dìi ao* Se*
M. CAN. DE ANDREA VrC ' r^.
Jolcph Hofli Can. 'Dep* ^^-rcr» -:-
ii/uJlriJl$mot € RivtrcmliJJimQ Signore
Ho .letto per deffnire i comandi di VS. Illunrl/nina»
e Reverendi Ilìnia P coera intitolau: Filojofa dell* Eio^»
quenza : V Autore ha cercato con immeoLa fatica di
penetrar lin dentro 1' intima natura dell* Eloquenza y e
v41U£pandone rorigine , ed i rapporti , fcorre per tutte
le Nazioni antiche , e moderne ; riferì fcc i fiftemi di-
verfì propoli da coloro > che hanno trattata qucfìa ma*
teria » e con giudiziofa Critica ne addita i pregi , e t
Afetti; e fiDalmentc porge le regole daaeqattbir la va-
ia , e loda eloquenza ; V Opera è parto della pràfopda
meditazione dell'Autore: tanto è latigi» che contenga
minima cofa > la quale pofia da lontano oflendérè'la
fede o i coltami , che anzi è diretta alf Mitrzione fM
cialmcme «le* invanì , che fi applicano agK ftndj t Ri-
mo perciò poterfi dare alle flampe > M fQO« fia€^U «4
WS, iUuftriflìma e Reverendi flìma.
' Napoli 30. Settembre 178». ' }
* , \ XJmUifs. Dhdtifi, Sem Wf»
. Andre» Siiniott. .
Jitie9$é rglatiMi Dmini Rn^firh% tn^wimaittri ^
Dff 4. OQQbfis 1782* ^ '
M. CAN. D' ANDREA V.a
Jtfepk RoC Gaat Pbch
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ris t cui fi Julf/crihat , ^nrin revidendi ante puhltca»
tionemt num exemp/aria tmpr intenda concordent aU Jor^
mar» R^galmm ordmum « é» in fcnptis nfnat . Ngaf,
4Ìi9 aa« men» Jul, 1780.
. WmH. ARCa CARTH. C.¥.
<. R. M,
.^Llbr«m> coi dtulus« U Vihfii» dei^EhqutnxSf M««
MAt» tua demandante fedulo perlegi « atauc in co
Si\\-r^}!iod regalìbus tuisadv^erfecuf , occurrits <|ii3olbiiU
iiàm auctoris diligen^ìam in eloquentìifc prìmordiis Ih
veA^andis > ejus ^xclrpandii vic'iif , eamque in fuaoi
aatoram relfitaendim^ «dinvcni . Q^apcopter typooraiihi^
cis tonnif confli^aaii polTa ccnfeo « dumowdQ Majefta»
tis Tux acccte «nmdfmi • Shvm Nctn. «. I4m« An«
suiti 178^;
F«icMitFraBaè, '
TV» T^tfcripto S. R' Majeflath Jub die 7. (urrenfif
m^enfis t 4«»/ > s( Relatione Rfv. U, /. Z), D, Paui^t»
mandai , ^rir©// imprimatur cum m/erta forms vtétreniif
fupphcix libelli > <»r approbaf tonìs dt6ìì Rev.Rfvìj, 5 v^cu»
nètpuklifetur , RiViforem faOa iUrum
9^ficne affimnmt ^U9d twtMtay fetnmtM form»
PATiUTlUS. ^VENA.
VlDTr VISCUS IlEGL COR.
nioM MMcttlé OftiM Ffsfec S. C « ^ Mni |l|.Aa%
teip» Pmfeai ttoftii fiiUfefi^ ia^
CaittUi Athanafiuf «
r •f
Dell* Arte d' infegnare jqì apprendere
la vera Eloquenza., e de tonti gp- ,
: aerali deÙa mèdjèGma.
0d ufi detta tCntmfA^
jK Arie etimologie fi addùcotìo del-
ypoe Reitorica (i)epm va-
m ancora XoDoie^ieSiiizioncdeip
. " fa meddiiiia (2), e varfé imco-
« le opiitioDi ftJP ttfp, fuie^ e (copo di ef-
^ JanLtU • • A ^ • ";6
(0 Altri detÌTao tal voce da t/p«, ^iV^ , altri
p<«., Épe« , altri xlalla voce Dorica pwTpce^
icgge. Vid.Voff. in libr. àt Rhctor. natur. Se conftir.
^ij Ariftoielc dcfiai la Rettoria
étrt
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a
fa, onde fc ne può dedurre fa conregueo-
za , che per to più naft i» ae> abU»* forma*
ta preci fa idea e non i ineravlgli;|, che %
Filologi , ed i Rettorici (ì fiano cc^fbfi hv'
delìnire , ed aflìgnare a tal' arie » o Scienza
ì limili, ed i confini , mentre !e definiziq-
ni efatte » e precife non ponno darli da' Fi^
ìologi qoafi mai . l FiÌQÌp|(i conGittimo W
Rei lorica » e T eloquenza alk Me ^tele
de( foip » .fid i^.iaic A^j^Utla (xattarono^^
<y>/f x/2 qualunque eofi tiè i c4/ conduci alla pttfutt^
Jione : A)cii 1 hanno definlui «r/e $en dtré. ^ ffie
Ji reg9ÌM/è i difcorfi \ Altri fori* di dijcorjo éiu'm
perfuadin itffif •* Alvi IbftlnmiiB 1é dlutsto éfti%
altri pirji^ t ficoUi , «tiri J^^fv ^ Il Wnkhio^ (> 4a.
MUtfU» thiUf^ di litur. human, $. 4. diffe tdkt
Rettorica pdru dtlU FUùfofia , che moflra la ma-
tUira da, p0iir pdrUte foiidi ^ pruduuee^ diftuSi % ad*
€urati f fujviter y atque eleganteri ira non riflette, che
la, Filologia mai pocca inCcgnar 1 arte di parlar jUidix
prudenter , diftiniii y perchè tal* arte di ben ragionare
dipende dall' tncellecco , e dalla Logica, e la fola fcel-
ta delle parole può dipendere dalla Filologia. Nella
grande Eoddopedta di rarìgi fi definifce la Reccoriar
Arjk tU pofUr Ji/tr quelque fujet qm ci fiii mpni eUf'
fu'enci^ & avee fi rei ^ e u dice a&cor^m die
tariea é aW^ eloquenza , come id Teorica alla PratU"
ta nella Poe^ . Al Reuorioo pidcrive delie icgolt
per efTer eloauence • L' Oratore , o fia 1* Uomo elo-
quente è quello che fa u(b di ali regole ncll* elo-*
quenza . 1 Savii Lettoli giudidicranoo a ioxo atbiuio
di tali opioioai^
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c per far vedere a chi fludiava lal facol
tà 9 che (i dovea combattere nel gene«
«e di una «loquenza IbtiAica » declamato-
Ila, e cooteniiolà , commcìarono Tulle prU -
jne a pugnare mg^Aut , £r fugnis » fecon-
do una IFiale di Oràzio (3) fulla definizione,
natura , e fini della Rettorica , cofe Tulle
quali f] c infiaiuoìenie iccicto da oioltiilìfDi
Rettorie! «
§• 2. Moltfflìmi fian conflifa Teloquen*
2a » € la Rettorica | le mohiOiini danno io*
iriluppate idee attaqqitip alle voci Eioquen*
891 , SoSSa , Copcioriatort' {4) tà è facile
f oflbrvare«c&e per io più cioloio,«eiwIiaiH
no velato fciìf^ere prececd dr eloquenza , al>
tro non hanno fatto , ch^ mettere argioi sa«
fu[>erabiri all' acquiflo della vera eloquenza,
ed introdurre la gioventù negli antri di Tro-
fonio, come accade quando tali fetenze noa
fono illufoifwe dalla Alida « auilc Filo^
A > ibfia
(3) Tali pugne di opinioni folla Rettorica (bno
à lungo riferite da Quintiliano Inflit, Orator. Libr, i.
€ap» if. fino al cap, zi. Crifippo , prcfTo Plutarco
ncir opufcolo de Criticorum repugnantus ilcfini la Ret»
Morica artem in 4)rnatu Ù ordine oranonis verfantem •
(a) Dair iaviluppo jdelf idee atraccaic a lali pa-
Ztey e nato fol nn'aum joalè^ perchè mofct predett-
ili di doTCìe crà Apparasi di amimtfiidiziQne Tvilup*
paté odi idee, iuumo dovuto icti?ei]p «n^neoie langhe^
xie, ed etimologie di tante paiole , ónde pid ^ crelcia-
ta Tofcuriti , e la prolifTità^ « tante €oS^ inncili» clic
abondano ii| i^fioite Rectoricbe « Si ^ dovàco queftio-.
d' jiaàicafi ctìiaologir 1 e otigioi di parole.
•
iòfia (s) , fuUo foopo » e Bai della Rettori*
ca • Non miaori iono fiati i oootrafli^ e ie
opi-
Si è difcufTo , fe la Greca parola EKitXntrtoig-eti , Con^
cionatores debbafi prenHere in buona, o in mala patte*
6e i Concionatorci (ìano i medefìmi degli Oratori* Se
Ha eattivo uomo pofTa eflere , o nò Oratore • Se la
Meteorica £a iciem» o Tìriià, fk efercizio, (è arte , (è
mio finalmente» iè fia potenza » òtocAiàt tajent»,
9 come qaeftiona Ifocrate , o le fia finalmente
MMttnXviA ( Infiiu OrM* Libr. x. c^f^*
' ì • Abondano di tali guerre i libri di Rettoridie
antiche , e moderne • Si é queftiooato (e tragli antichi
la voce So&fta era nome di ogni Savio, di ogni peri-
to artefice, di ogni Legida, come ibftenne il Revaret.
in oper. po/l. liòr, i. Conjeilur, eap» io. Si è addotta
r autoriti di Teocrito , che chiama Orfeo &(ov o-o^iO'»
r9f . e di elemento di Alefandria , che lo chiama
OpoMOf ^^i0^»v • Si è dtato Snida, Efichio , Scapo»
la» Ateneo . Si è detto poi che il nome di Sofifta der
generi in mala parte quando i Savii addavano girando,
come i ciarloni , finaltendo le loro Icicnae onde eb-
bero 1 nomi di cìrctUatofis , Sophift* , cydici , ^ri-
^\^wr0Al ^ andayan girando l'Afia» e la Grecia,
itifegnando aftuzie di ragionare . Quante qucHioni fi
fono fatte fuHc voci Dcmagogi , Oratores , Agoreutai^
dteentes ^ dtfertiì Con ragione di quei Sofifti Ti diflc.
Ite htnc inanes Rhetorutn manipli , lu hinc ir.jlitj,
Tore non Ackaico turba : £ potrebbe T iftcffo dirli di
molci libri di Rertorica.
(5) I l^eripatctici , gli Stoici , i Platonici woo
alle armi • Chi limita al (olo foro l'elo^noca » chi T
eftende a tutto • $i veda Quintiliano Inftitut. Orétgn
MÀir* 3. cap, if*»'e nel capo i6., 17* i^*»
il. dellMwTo libio, ove a lungo riferifce, ed efami-
fià tati opinioni . coattefi • e di&ute • Chi fcriamente
* « • • • ' ' jiflet-
\
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opinioni fijffe divifionì della Rettorlca , e
fulle Tue parti , e da quale di efle fi dovca
cominciare. Taluni cominciar vollero le loro
Reitoriche da* trattati full'èlocuzioneie fuilo
llile , full* idea che V eloquenza era comrn«
data dalle parole ondé cominciarouo dalle
parole Tarte delP eloquènza. Quintiliano co-
mifidò dall' fnvenzione , perchè confiderar
voile pria i pcnzieri , e le idee , e poi le
parole . Jl Lamy , che fi crede non fenza
gran ragione il Quintiliano Francefe , volle
Gomindac dalie lingue ia fua ftetiQxica (6).
^ i Oli
ìifietce fopra tali contniftì potii di're » che colai , clic
li inette a ftadiar Libri di eloqnènia, che confifteflètb .
fn fvHuppare , e trattare tali inut Hi conttalti > «Uventa
Soifta MUe prime invece di diventare eloquente , a
pare potrà paragonarli ad £nea ( che sei 6. deirEn*
cide V. 284. ) C\ truova ia mezzo a mille larve , e
fantafmi , e moflri , che fi veggono attorno all' olmo
^ntichiiTima fede di (ozm . Di molte Rettorichc può
dirli : nane fedem Jbmnid 9ulg9 vsna tentre ftrunt y
foliifftte Jltb omnibus harem,.. Infatti le vane difpu-
te» che fi ibleano ne'palTaci tcmpLtranare ne' principi
delle Rettotiche, Cbntf aflai pid vane di qnet Centauri,
e di quelle Sdllt eh» TÌdde Enea « e di quelle vane
larve . I Retcorici di fiftiil Citta li chiamarebbero da
Platone con moka pnftizia Xo>i)dWidViXai •
(6) CiceitHie' , e Qoiatiiian» tra* Latini hanno
veduta 1* eloquenza e la Retto rica nel loro vero alpet-
to , Tebbene il gn(^o di Quintiliano fìa aflài inferìorè
a quello di Cicerone , giacché Quintiliano era meno
Filofofo di Cicerone • Tra* moderni , il dotto F. La-
my è Autore di eccellenci precetti di Re'torica , cJ il
noiUo dotto i\ miniano Marcellino de Luca è Autore
di
*
Gli antichi cominciavaDoper Io più dairinveti-' .
2Ìone Oratoria 4 ma non già da* veri fónti di
ogni eloquenia^ qioè dall' invenzione FiloG>
fior » e generale • Taluni moderili lian vdii-
to comrncidre da^ difcorfi fulle allegorìe , fa-
vole, cFirie , amplificazioni , altri da* perìo-
di, ma tra effi molti hanno infelicemenie divi-
fa Tane del ben dire da qnella dei ben pen-
2are , e perdo neiie loro Retcoriche hanna
dette tante aflbrdità , perchè credettera di*
vifa dai lor mcdiere V arte del penzaf
bene»
$• 5. tfna ^elTe pii accaraCe definhiO'
ni che fi fìan fatte fuli' eloquenza è fiata
quella che ha detta l'eloquenza efler V arte
di far pajjare con rapidità , e fór^a negli ani'
mi altrui i noftri fcntimgnti , definizione « che
.comprende l'eloquenza di ogni rpecie^quel'
la de' fegni ^ e qoelia delle parole , perchè
la defihizioDe di eflièr Parte di perfuadere,
.è Ibgetta a molte diiScoItà » e molti Cono i
beliifiimi pezzi di eloquenza forprendente,
che non fempre perfuadono qualche cofa ,
come r Autore di quefla favia definizione
ofierva . Platone offervò , che T eloquenza
dovrebbe Jn(égnar& in modo » che in e0à ù
doveflcro coofidcrare i feguend ^fpeiti • i«
'La maniera di prepararli a tale arte ( 9rp«9^
fjLtenia , 0 mpciiriefvir ) a, V atte itteflà di ap«
pren-
di una ottima Ifticazioac Renorica imitolaa Rwiw MAì*
torUo- Critica •
i
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. - J
prenderla ( nnxn ) e ^» i' efercizio cti prat>
ticarla ( tfjLTru^itt ) (7) • Secondo tali prirv»
cipj avrebbero dovuto regoIarO gli Scrittori
dì tante Reitorìche , cioè invece dr tante
queftìoni inutili full' etimologie , definizìonr,
e finì delia Rettorica y efaminar doveano i
requifiti preiiminàri richiedi io chi fludia ed
inlegna tale facoltà ^ e poi doveano infegnar* -
ne con miocinio » e .con critica i ragionati
precetti , é farne vedete im' ufo cagionato di
tali precetti (*).
§. 4. Àncorcliè fi volefle concede'»
re , che V Invenzione Logica , cioè Fiiofo*
.fica , differifca dall' invenzione Oratoria, giac-
ché, come fi crede> i Filofofi vanno in cerca
dei vero , gli eloquenti in cerca del vqrifi«
mile» del forprendent», del fallo, onde è na-*
to un'caoipo di molte diflinzioni,e di inol*
te guerre luile diSferenie delP invenzione Fi-
lolofica j ed Oratoria , cofe , fulle quali ba
tanto faitto Ariflotele , Quintiliano , ed il
A 4 YoC
Plato in Corg,
(*) Monficur de la Bruyere §. 4. offcrva , che
r arte di convjacere » e perruadere è la fola Logica ,
t duB P eloqpenn è im doto ilell' animo , o (ia naa
òeoUiy'àtc d xende Pàdioni de'oiori, e degli intel-
letti alerai in modo tale, che noi if^irianiOy o per(iia-
diamo agli altri , dò che vogliamo • La Bruyere Càa*
téA: Tom. L Chap. /. : O ha dunque l'elo(]uenza pn
dono naturale, lia bifbgno della Logica per ifviluppar-
fi) o (ìa una facoltà che fi acquifta , (èmpie i grand'
Uomini converranno, che il vero raziocinio 9 e la buo-
aa Fìlofofia i la bafc dell' eloquenza.
Voffio nella flia Reitorlca^. pure è cofa inJuw
biiata, anche nelPìpotefi dì tali Autori , clief
la buona, e Tana Fiiofofia , la Criiica , e la •
ragione iltumrnata devon fempre regolare i
gradi di quel verlfioiile , di quei OQOVO» di
'quei forpreildenté , che eflS crédono- poterli
uovare leparatò dal vero « Chi vorri là^
'tonfiflece 1* eloqpenra ìb un vierifimile ldn->
tanifTImo , ed in certe novità , oltre il vo-
lere una cola aLuiida , perchè 1' eloquenza
'feparata dal vero c fempre falfa , ed erro-
nea ^ e foUQica ; pure per imitare il vero ^ ]
é per adornare li faifo bi fogna da* iog^ìgna I
"jcfie valendoli allontanare dal vero, e fegut-
' re ìa' fatfa Fiiofofia , fappia laf Dialettica là
^^iìi contenziofa. In ana parola i Chi vuol^
abtiràrfi dell^ eloquenza , dee 'aftnfaHi deìP !n««
tellelto , e chi ben'^adopra l'eloquenza , deé
ben'adoprar T ìnteileiio j e negli abufi ifteffi
dell^inteileito , fa duòpo fapere le leggi dei
raziocinio y per allontanarfene fuf verinniile.
Sempre dunque una buona^, e Cattiva Lò«
gi<^ j un buona » ò mal* ufo de)le facoltà
. iotelletttiali producono una àuopa /O cfiatiiva
invenzione Logica.» Come dunque feparartt
• tale invenzione Logica dall' Oratoria (8) > Si
fono
• » •
(8) Coforo clie vonno abufarfì dell' ingegno , e
rìcorcelo in fofìfmi , tanto più devono fapcrc la vera
Logica per iniicarla col veciiimile quanto più ponnoy
fi unno 9 e loio rìeice « Coinè imitare fui veriiìmilev
(e s^gno» il veto } Vi. vuol /cfoipre un'ingegno FU
iofo-
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», q eoa v^iipi^ perdita idi tempo Te op,
riacnpite t^te Brettoriclie •
§. Se li fine ótW eloquenza è U
perfuadere , e il tramandare agli altri le no-
lire idee , il che anclie dinota la parola per-
fuadere ^ è cI>iaro , cfie non Ci perfuade fa
non fi ragiona beae» o facendo credere > ed
2Ìppatir Enioao «i inalo raziocinio . Noa G
Ragiona fiene fe nÒD (!,r^|tificaQGr.l' ide^, e
fi emeoda i* lateUeCfo toocmiò gli ^ffqrì^ "
e ricavando veti ^ e (elìdi ra^iócinj , o che:
tali compari Teano (dician^così per convincer
co' loro principi quei che crecIoiTo erronea-
mente poierfi dare eloquenza fondata fui
/affo )i qfxìadì e cfììaro» come fi à detto ^
c&e la vera , e loda. Logica, , o uaa. fàìùk
l^ogica mafcberata fftr vera, è fempfe
gaida di per&iadeve ^ e (empre fa Log;icaji
• la Critica àdUm regolare Ul btioaa « e
ia
•
lofoHco nell' elocjuenza . L' ingegno' Filofofico ben re-
golato fui vero , e fui la ragione vi darà V elo<quer.Zi
vera, (oda, e4 utUia. L^loffegno di cui iè ne faabu-
fo, yi iaià rdo<|ueiiia fili», e fofi^'ca • Dinque , o
relo^em li foglià fiur ooniìfleie i fcxmétte il ve*
fo, o il fadfiiy cooaé fi Tnole da nfànif mai l'iiiveo-
^tone Meteorica può nella Tua orìgiofc allontaaarli', tà^
viderfi dall' invenxione LogpM y o buona , o erronea*
]I fine poi deir eIo<)uen2a nou é folo nell'arte di peN
Tuadere , o di elTer Oratore , ma é di far pjjfjre ne»
^ii énimi altrui le nojire iuee, onde tUUC ic Auu4ei-
te qudlioai degli aucic^i^fono inutili*
b fefifticà elo^uMia . Nellà foia pane deli*
rfòcatiòrte ,"e-4eUo flile fi può tn qualche *
modo la Rendrrca cbnGdenir dtvffada ogn!
iWienza^ cioè quando tratta delia fola elocu-
zione , e delle qualità dello flile , che di-
pendono dalle lingue , e da' vocaboli , per-
che nel redo i penzieri regolano i varj (li-
H , vale a dire « che iti gran parte io ftile ,
e le figure fono regolate delia Logica ifh-
iFencidie , fuor della quale tutto è difordine
in' eloquema. Si è deud, e iion fi pìxh mai
Mbmemente ripetere che i topici dell* .
Ebquenza fono l' Ifloria Civile , Naturale ,
Leiierarìa , Sacra , e Profana , le fcienze de*
tempi, de* coflumi , delle leggi, che fi com-
prendono neir Ifloria» Le fcienze infine dei*
ie divine , ed umane* cofe fono i traAi ca*m«
fi deir Eloquenza , % deU*'invenzione Retto- *
riea (9} « ia quale boa ésc fifltìngerfi da
i Mcim termine* - -
(9) Gli antichi per non aver faputo , o potuto
diftingucre la vera Log ca da unaftoka, arida, e coa-
ténziofa ed inutile dulcuica,conhifero molto ptd le idee
^lla ItMdrica', e ruirèlomienza, che tidafleio tn gif
inguftiiSmi coófidf di pocBt Inoglit communi Onuorii,
e té un* aricfo trattato fulle figure ; e diceafi die il
della Logica è il diCf^otuCp quello della Rctcorica
^di perlìiadere. Ma nón capifOtlo che il fine della Lo*
g'ca non è il 4Ìt(j>i|tarc , ma la ricerca , e lo (copri-
itìento del vero ,• ed il line della Rectorica è d* infe-
lunare agli altri la maniera di commuoicare i noilxi
X'cnr iv.euci negli aaitfii aluui.
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ti Crede fl loffio ,«1ie b materia
della Locica è generale, e quella della Ref»
torica , che egli rifìringe alla fola arte Ora-
toria, y?a materia /pedale, e che la Logica
fi aggira circa docemiaye che T Oratoria im-
piega ii pateiico, gli afTeui, gii argomenti
idei f quandocchè ì Logici confiderano a(Qi" .
'latamente i luoghi comnittm della ragione ,
ed i Renorici le notixie popolari • Ma 6
può opporre al Vptlio , che egli |ia troppa
m angufli limiti cbiufa l'eloquenza, coni]*
derancloia nei folo Foro , e nelle declama*
2Ìon! , ed efercizi Scolaftici; e pure anche a
eiò limitata , Y ufo , che dee fatfi del veri*
fimile 9 e dei probabile , delie dottrine po-
polali , e perluadifaili , ed in quali drcofias-
2e j e cone , tutiq dipende da una bna
Logka g c&e infegna a fertirfi con yaniag-
gro di tali crrconmnse • li patetico j e ^i
affetti , che fecondo il Voflìo dee F Oratore
^ impiegare , fono il mafljmo afTorbente della
Fiiofofia Morale , e della Mctafìfica la più
. fana ^ e la più utile • £ come fenza Fiiofo-
fia r Oratore potrà lertirlì con vantaggio »
« piegare a fuo arbitrio le fiaflioni alttoi
lenza coooiberle ? ^^come conoIiKiip fim^a
un gran fondo diiFilo(bfia> fi fé oosf è,
vacillano tutte le ^flervrioni del' Vcffio >
che vuol divider V arte Rettorica dalia Lo-
gica, ma poi V jflcffo Voflìo ron potè far' a
. meno di dire , che mmo , nifi Lé^i ufiiu*
m ad Rbmruam aammi debtt^
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$. 7- '^'^ ibana aflài e i^opinbné del
Yoflio (jaahdo dice* efièr difièrente la dìfpoft^
^om 'Logica dalia iìfpojìpone Oratoria , per-
chè il Logicò difpone la ftruttiira de' fnoc
argomenti, e l'Oratore ie parti del Aio di-
fcorfo per efler credibili , come er dice . Ma
il difporre ie parti del difcorro pec efTer
^aredibilt , e perfiiadere , o il coliruire na'
'fomento- peir coavfncere » e dimoilrare't
ibdo oofe » the appartengono alle qualità
'Logiche , cioè , ragionatrici dell* inteHetto
nelle ricerche del vero , del verifimile , e
del credibile. Dicea Zenone, che la Logi-
ca fi paragona ad una mano chiiifa , T arte
Rettorica ad una mano aperta ma Tempre
€00 tal paragone Zenone voile darci ad in- «
tendere, che poco diSerifcano Tarte Logfca
dall' arte ftettorica , \^ natura delle quali con
tal paragone volle erprìmerci Io Stoico Ze*
none (io) . ,
CA-
(lo) Viene fcriamente la voglia di ridere a'veri
Siviì , Quando riileccono , che t cagli amichi de' tempi
Ittrbaii ìqoo paifati pid Aooli jn difpate , Te la Ketto* '
iic4, e la J(<ogica fìillero arti, oicieme, e fi coDcrat*
Cava or fuU'aaconcà diPlaconè, ó di Ariftoiele, or Tu
quella ili Zenone, o di CafI)odoto. Finalmeilte (ìfìTsò
un Trivio nel cótCo degli ftudii , nel qual Trivio s*
^ in(ègoava la Grammatica , la Reccorica y e la Dialetti*
ca , ed un Quadrivio in cui s* infegnò la Mufica , 1*
Aritmetica, e l'Armonia colla fcienza detta di ProfeC-
fionc, e tutte tali fcienze s'infegnarono da pochifTìmi,
ed a pochinìmi , con un miOo iodigelìp di Flacoiiìfaio,
di Stoicifmo y e di Ariftotelifmoi pivde derivo I4 bar-
bara , e gìgaateibi , t fiJicoki eloquenza (ècoH
incolti.
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CAPO il. :
• • '
JJel difcorfo, deW oraiione ^ della perfuafionci
diUe dipi fiorii df generi deW eloqueoiat^ .
SI è creduto malamente che P eloquenza
confifta nella fola arte di perfuadere;
og|DÌ difcorfo , ogni raziocìnio efpreflb co*
Iboni ^rticoiadi o co* fegni , o co' fimboU»
o colle lettele è compreio fotto il nome
eloquenza > e dee comprenderfi ; e ben ri«
flettendoli fi tnioverà , che pgiii difoorfo »
anche le narrative iftoric&e , tendono à per-
fuadere , o 'per dir meglio a communicare i
ad alui te ìde« % e convincergli . L'
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iflorra ci convince de* fatti , le rarie fcfen-
Te, delle teorie di edè ci convincono ec. Si è
detto che l'Eloquenza contiene, e compren*
. de tre generi , cioè il demodrativo per il
lodare^ ò bis^mare ii deliberativo per ciò
che* dee rifoiverG, o nò ^ ed il giudiziario
pas P aUblmione , o cQndanna de rà • Ma
tal d^fioncj quanto eommuoe » è aitrettan*
to dift^ttofa, e non efatta , gfaccbè in ogni
raziocinio , in ogni eloquenza fi vedono mi«
Br, e confufi quefli tre generi , che l'uno
tìeii' altro fono comprefi . E' cofa evidente ,
che' nei giudicarfì un reo » ehi lo giudica
dee delitorare fui la reità , o innocenza dei
medefimot e fi dimoflra in tale deliberazio-
ne la lode tacita deirinnocente , ed il caci^
lo biafimó dei reo • Nel genere AnioÌlrati«
vo , fi delibera ancora quando fi lodano le
virtù , e fi biafimano i vizj per fiiggirfi que-
(li, ed imitarfi quelle, onde vi è inclufa la
deiibecazione 9 e coloro » che diflinfero Telo*
quenza in tali generi » pon parlarono cpn
molta precìfione d* idee^ e ' confiderarooo
pochi arpetcideIla'iiìeddSina,enóodefiniìooor
precifitnente iecofe, dèlie quali parlarono (i).
Se fi riflette a tuite ie fcene de' Comici
Greci , e Latini , e di coloro , che hanno
fcriito nelle moderne lingue , fi vedrà erro-
nea la diiliazioae de'detù trèg^eneri di £lo«
9wcn«
(t) EocycIoped.'Afiidi t>ré^, ' -
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ir
gt]QPZ3 , c C trpverannp rpie^cfimi .mifli
^nfulì tra tórp • ' • "
.5. ^. !• Ketibrici' 6anno tanto difpmato
filile voci dijcorfo , orazione , oratore , J//er-
tus , doquens , ma hanno mai filTate giufle
idee di tali parole? Ci hanno mai d^tto^fc
r eloquenza dipende dall'idee, da' penzieri^,
dair enunciazioni , dai dlfcorfo ^Qà\kgni
elei difcorfo , dail* orazione , o da tutte qu^-
fle cpfe i (2) Il Sig. Girard ii^r^no^fe die
è Autore di un fìbco utile (3) dice- che di
che J(a. vooe aringa «•ipiende per |a forza
! . * . . , . . J . delE
(z) 1 Filologi ci hanno detto, che orari tftpra^
Wuditatum fermonem agere , ore agert , che oratio fia
rtff Ì9 -OH txprejfa , dijcorjò preparato <on arte per per-
JuAitit • Ma non vollero dice , che da quefle iOefle'
Mikimii ti^ta Ja neoeUid della Lc^ia^ e Fìloibfia
aell' Eloqaenaa. la nacoia difiorfi^ & verb» ^àn^
wwt dinota il òaflàggio .dell' intelletto d' idea &i idea,
e comprende r enunciaaoae del iwefiBM,.cÌM <lee ef-
fere analoga coirinelTo penfiere . La w»-eiMe^r|.
me il far' u(b della bocca , e della voce per dire il
pen fiere, ed oratio è T cnuDciazione . Il dilcorfo f'itf.
drizza ali* intelletto, T orazione alla fentafia, alla qua-
Jc rapprefenta i fcgni del difcorfo . II regolare il di-
fcorfo é co^acll inrcUccto , e le qualità del difcorC
dipeiRloiio daUemialia, e natura delpenfierc, del fo^-
V^'t!^ attriliwi^ e il regolare fa orazione appat
«ene alla Otammaiia., « all'elocuzione, e allo l^lc.
e alla dicitura , idee iM bene fpiegaco dal communi
w netcacici»
'deir'Àmfone , che perfaaie , e. mWe il il*
fcorfo per quella parte che s^'iftdrizza alf
intelletto i' orazione alla fantafia (4^) • Se Q
diceffe , die quefte riflefrioni fono più nuo-
ve^ che vere; noa fi può però negare, che
èeno pérì^ piiti , e .die aprano aii' inteUetco
trmanp jbn vaflo campD di penzare > e dt
tagionàr con ordine fopm ult malarie , S
dié indf % o al mio è avvennio ^ Filologi ,
che per dìrgcà2Ìa al ràro fono fiali Fllofo-
fi (y) Quanti immenfi trattati fiiHe figure , e
iropi fi erano fcriiti pria <Ii efiTerfi fu tropi ,
e figure publicaio il libretiino Francefe del
Srga da Majrfa^ e £ pure; ^efio iibrettino
• \ • «
{4) - Cno^dop. Artici» Oraifoni
5) • AkbiaiBO infiaiti Dizionarìi , Leflìci , Ono*
ntfiict 4» liagiie vmt^ z viventi , pieni di ecirooliM
gie 9 citazioni &c. , eli autorità 4li Poed , di Profatort
tic . Ma <^uanti fono i Dizionarìi , ne' quali fi diano
precife idee delle parole , delle loro differenze, delle
'rarie idee ad eile parole attaccate, dell' abufo di effe,
4c'prppr)> ed improprj loro iìgnìfican , delle vere lo*
IO origini / Dalle parole ben coniìderate , e dalla loro
&na ft potrebUe (piegare l'IAoria delle nttioni, detlé
popolazioni, delle ani ^ le laenae tatie • io cpaX
«ooario noi &m guidati gialle parole alle colè , e daU
lercie alle parole ? Dunque- qpn tanti Onomal^ici,
Ledici , ed Èrixnologici Ham quaiì al bujo di molte
Ptili cognizioni filile parole ..Con più Filofofia il no—
ftro Signor Vico nella Tua Scienza Nuova dimoftrò le
(afi delle parole , ed ii Signor Bcrgier Francefe ncll*
Orìgin des Dieux du PagAniJme fyillippà la Mitologi»
dalie parole* c y»rip loro pozioxù» ^.
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'7
4^1 taP Autore è il migliore ia tal oiaic-»
ria (6).
S. 3* L'Uomo in ogof ,ditcorlb ragro*
jia , giudica » e vuol commuaicar ad aiiri i
fuoi gfudbi • Propone cok » o acx^dute , o
da dover accadere, o lodevoli o biafime*
voir , o dilettevoli, o rpiacevoli, o nocive ^
jo utili, o per giudicarfene , o per rifolverfi
sù di uie cofea U Uocbo ri flette per éi'Iar
le fue idee» e quelle degli altri , ed ogin
^aiunque narrativa iaoiude tali fioi^ ne al-
tre divìGoni può avere i* eloqueoza • La
lierfiiafiva , che oaree dai!* inttma , e dalP
«fteraa evidenza ódh Qofe > non lia hìfo.
gpo, né di molti raziocini, nè di molta elo-
lomJL B ^uen-
fS^ Du Mdrfay TnUj ées T^pts . G dicano
iFtlologt, che non -Còlio (lati FiloTofi, (èefi
han poraco, e (kputo mai ben guìdarii neU' inlègnaie^
Jt nello ftiidiare le (deoze i Se hanao parlato mai eoa
chiarezza , precisone , raziocinio ? Gonne apprendere da*
Filologi le debolezze, ed i vizj dell'intelletto umano >
Come le facoltà ^ c le virtù della mente , dalle quali
l'eloquenza dipende? Come faper da la natura, e
r indole delle lingue , e lielie parole ; Come l' arte
Ermeneutica, la <Cricica, e la nuaiera di cooimunicare
agli altri la verità , 4t Tane (U fiiper' ralègoate, di fiirei
capire , e di capir gli altri ? Si rbolfrano ratt' i Filo-
logi, mtta le llenociche« c xaai ci daranno calitieceG*
iarj lumi. Oa dii ócavargli? Oa'Fiiofofi* Si ve-
deie a BudiUo in EUm. FkiLaf^fk. ÌM/hmt, e le oC
iervazioni più eflefe fuUa detta operai ove maraviglio-
fàmente tratta dell'arte di o^d f ^ieg|U»i, di ttpec
Md iac&t e £ipcx iiilègqare« .
qiienzaj ma l'arte di perfuadere dee molto
occuparli fulle ricercFie , e fulia natura di
quelle verità, *clie han bifognò di dimoHra-
2Ìone a tenore delie circoflanze de* tecopi ,
e deMuoghi. Le verità* (uranno* feropre 1'
ideflè, ma l'arte di * dimoflrarie non. dee
efTcff Tempre l' iflefla j e tale arie fi dee ap-
prendere dalla Logica • Come fi fcuopre , e
fi dimofìra da' Logici il vero ? Coli' emen"
dar rinteiletto dagli errori , col rettificace
ie idee, diijporiea ordinarle, giudicarne.
efporre cx>n. ordine tali giudizj » ed idee j e
perfiiadème gii altri , e oonmcergli é Io
icopo delia veia eloquenza infepacabile dal*
la irogica (7),
CA-
(7) Il Signor Bim dé BielicU ebbe pòco hw
ne idee della Retiorìcsi dell' eloqueq» , e della Gram-
matica , quando avendole confiderate fui piano con cut
s' infègnano da' rarj pedanti » difiè , che fono icienie
fterili, e feeeki^ che occlipaiio mollo la memoria ,
poco lo fpirito, e quafi niente 1* ingegno. Si veda il
Bicifcld Erud. eompUu, Chap. UL De la Kheiorique
$• '» p. Tom, 12. de fesOewvres de Vedition in 8.
Ltide 1767, Con tali idee il Signor Bielfcld non è
meraviglia, che abbia fatta confilterc la Rcttorica, c
le file parti . i. neU* aèondan^a delle parole i loro va*
dorè , e loro /celia • 2, Nella Connéffi^Me dUU parala,
• ru* pariodà. 3. NatU CònmfffloHa da* Periodi j ^
Chrie. 4. NelU Cònt»4l^na deiU Ckrie, o d^orfo •
Poi lungamente Ipien tali' •parti don mille minuzie CìiU
le Chrie, in' periodi', fòlla pincatura, ed altre co(è
tedio/ìifime. M. de Bielfeld avrebbe altrimenti giudica»
^ della Gnunmuia,c dcila Jtemiay & avdfe avu*
te
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'^id parla quindi dell' eloquenza , e Tulle pard delU !
.snedcffior die^ k vefti^ia ddl^voigo de' Recco^iciV Jtl |
»*f. ì6m diiChap. 4. foU ^o^ppew confata Ciceróne , i
!iclie '^tce M y0hà fi^uumur^ c fa ^oofiOere lo ili le ;
YZ^//^ parole, non nelle cofc , e htlC idee , Vùolc M. :
;Bielfeld,ftabilire vere , e toliJe Teorie di precetti Ree- •
•torici pria d* ogn* altro , e poi venlrfi all' imitazione , *
{lilla quale imitazione 'dice chi il flfttma; di M- Rolliti^ •
fiel Trattato degit Studj è 100. leghe dift^nte dal ve^
ro. M.Bttrmaaa dice che Q^cilùiQO fa al colmo dfl-
le pei^bni^Retcorid^^ B&feld If confòca. Eo»
guerre ft'oniùom. wpe «raèbbe Amà bt ipada per
gli aandù wl iaitariì . C M. Bielfeldfconyolgc le giufte
lA^eech^ debbon avérfi fiiU* imit^ione degli aotichi
snodèroi . Si dee riflettere » che ia un fccolo ilUumiigto^
come è il fecolo prefentc moltiflmi: Filofofi hanno avuji
0on pochi dilpareri full' eloquenza , come fi è da noi
^imofbaco nel progreflb dell'opera , e fui metodo d'in-
fcgnarla, e fuU'arte di apprenderla, e fai buon gufto,
ehe a (biella ci conduce , ma iì (bop (coverte ancora
infinite contrarietà., trasdotti i pid' illiiminiti falla nata--
ira, e fiqi della Rettoric^S (alla qsale' jl pacete di
Noal! deÌBic]^ld «il loalnonte oppoilb*:» ,qiieUo 4K .
IHonC de Qomiè^h^j :Em It ^t^tìt ^ 'opibumi diè* ^
.mecralmcfite o^ofte, le quali fanno con laeione pQ{
dire a ^Idie Savio» che i FiloiòE n^ii 4on d' ac«
rordo, anzi fono' per diametro oppofti nélk^lmftte*
■ . *
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• • I
... • • I'« •'«•,1, »•».!•
^ ' . . . ». ... r ■
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CAPO liL "
DtW Inytnpone , e ^e^ peniUrì , e ic* /onii
idi! Elofuiiia in gauraU.
»
I Mezzi di perfuadere fi devono ricavare
da* fonti del criterio dei vero , cioè
dalia ragione , e dair autorità • Auto-
rilii é di due ibrti , divina » ed wmna • Di
Ottefle autorità parlano i Logid » i Meta*
nfid , ed i Teologi ; ed ecco quid vaflo
campo di cognidoni 6 richi^e per £ipe(
lare Enion'ufo dì una folìda eloquenza.
$. 2. I raziociniì ci fomminiftrano gii ar-
gomenti , che fono di più fpecie , o imcr-
ni , o ejìerni > o generali , o particolari • I
fonti degli argomenti , e da^ raziocini! deb*
boix> impararfi da* Logici , e de' Metafifid ;
e meglio di effi fi acqoifia ii buon micci*
Ilio dall'ufo di meditare ; ina oggidi poco
ii medita , e molto (i legge , come fe il
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ai
fapere quello cfie gli altri hanno meditato
polla farci divenir peozauti • L' Uomo tnì'
gì fora Te fleOb quando impara a far ufo
del fuo giudizio» edaguidarG col fuoTano in-
telletto i^le cofe fcieptifiche. Cosi fi acqui-
fl)uio le qualità di fapere inventare » fcegiier
te 9 adattare , ed ordimnce gli argpmentr.
Altri tono gli argomenti, dhe, deboono in-
ventarfi^ altri che debbono adornarli • Gli
argomenti eflerni> fi devono fpeflo adorna-
re, e fpiegare , come quelli che devono
fpeiTo ridringerfi , amplificare , dimodrarfi
iuflìttenti » o no, ,fisoDixIa ncMedono le cir«
cbflaiìze. Si devono Tempre foegliere gli ar-
gomenti i più ^iari , i più nuovi , i pia
innegabili » i più cotrirpondenti a* gradi del
Tero y e del probabile , i più proporzionati
alle circofìanze. In una parola. L'arte Ret-
lorica confille in piacere , idruire , e muo«
yere (i), perfuadere, e dìmofirare.
$• 3* Circa r iatti fé ne dee ben indaga-^
gare la natura p Y origine , tutte ie podi-
Sili cirfoflanze i, la verifimilitudine imerna
ed eflerna, T analogia del &tto còllo Ha-*
to delle cole , le tefiimonianze fullé qoa<
li il fatto fi fonda , i mezzi , ed i fini ,
per i quali il fatto ci è pervenuto • Se le
B 3 le^
(i) P taire \ inftruire ^ totuhef, Vaila, la Rhe^
torique , diflc un Poeta Francefe ; e queft* arte di pia-
cere, iAruire, commovere , e pcrfuadctc , dee cifeic ia
lutei i libii^ in tutù i ^iicoiiì*
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r '
leiliinoniahzé fléflo ùiìiformi, o coniradette^ ^
o finendte ^ e perchè ^ e come ; e da cbi^ '
c con quali ^adi dì probàbìKtà . Se T in-
ganno» VifrtereDfe ,,'Pentnfiafm<yV J^ odb-, t *
afTezione , la isiMtìtt / b Èuèk'fedte ,f igno*
rànza, ìa fbrberfa vi aBbhinó^ avoco* ìnoep^
e* nianegr^iare tali argomenti fecondo i gra-
di delle cognizioni di quelli , a' quali fi par-
ia. La Filofofia , e T efperienza, ci fanno
acquifiar ie cognizioni lichiefle per conofce^
re i preparavi necedàrii per lo fpirito'de-^
gii uditori. liò/fibdio deli' Ifiom Uaiana
e dei Mondo ce né facilita i tncra •
$. 4« Le noflré idee per lo pià ftarted*
pano di certe qualità derivate da varie na^
2ioni, dal temperamento , dal clima , dalle
piiflloni, da^ii Sindii > daÌF educazione , dall*
età , e da infinite altre circoflanze , che ail^
infinito modificano gì' intelleni , e le paftlo-
ni, Tuni quefU fenomeni/ e'*le cao&di di
effi debbòn* efler noti al. Véra efoquence •
Quindi rifalla quale vaftiti ài • tognteionr fi
^richieda per la vera eloquenza (2) , e tT-&
• ' • , . fui*
(t) Gli umani intelletti (òno* detcrminati a cene
inclinazioni , e modificati a certe propenz'oni , che a
noi derivano dalie fiazioni, nelle ^uali iìamo. Un Ita-
liane farà propenso z' SotiMiy td a (bivere Cannoni»
.Un Ftaocelè hri i(es BrotAitres^ nn' Incide i fboi
j^umpAUts» Efiètfi' der clima • ' Ch! lia avuto <le' iVIae-
/Irì» e<Ì educatori poco favj, tale è ancor' eflb per Id
pili. Chi ha fatti cerei generi di Stucij pedantefcm , •
c^ntenziofiy diventa feroce « oflioaco, incivile, intratta-
bile
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luha'ancord, cBe pcrvla vera eloquenza non
ponno darfi generali precetti . L'eloquenza
dee effere come un bel quadro adatiaio a
forprendere quegli Tpettatori per i quali è
fatto* Ma la forprefa , ed il piacere non è
per tutti U- medeCmd ())• U vero doquen*-
.... B ' 4 te
bile , felvaggìo. II temperamento (anguigno, !ppocon->
driaco , flemmatico ec. producono varj renomcni nelle
idee . O^ni na/ione , ed o^ni individuo hanno i loro
temperamenti , che fi modificano da varie caiifali . Le
varie età producono anche grandi mutazioni nella ma-
niera del penzare . Le paflipni fanno dell' Uomo un
tfotco, «Q Vercoono. Le.' Varie condizioni degli Uo-
miai cambiano . altresì 'le loro idee» e U maniera di
penzare. Tatto aueÙo 6et riflettere con (èrteti chi
iworeflere vero eiòqueure,e chi vuolperfiiadere: iVb->
fanJi fimi iihi mores , dice Orazio . Da dò (i potri
riflettere quanta Tia difficile co(k l'arte di apprendere ,
c di pofledere la vera eloquenza, e di adoprarla a
propo/ìto, e fecondo le circoftanze, e quante cognizio-
ni fi richiedano - onde rifulta, che coloro che hanno
trattata T arte dell' eloquenza come confinata al Colo
vSa de' tropi , e figure , hanno errato non poco ,
(3) .. Pariate ad un Antiquario per un fecolo de
fatrU Haiaeri. Vi £u:à, come il Cupero, mille libri
die apothiofi HomericA^ lo vedrete incantato, e'd efta-
tìeo di piacere. Un lungo diiòòrlb filile Dinaftie Egi*
f'** PerJieLMy Bahilonefi, una diflertaziòpe Julia ve»
nula di Enea in Italia^ pid- Volumi 'in foglio per
iTpisgjare un frantume di un marmo Greco, lo rende-
ranno beato . Un* Etimologia Fenicia è il fuo diletto •
Volete obligarvelo in eterno > Promettetegli un fian-
tume delle Sudes praufìa degli antichi Romani . Lec^-
getegli un pezzo di Licofrone. Parlate fcmpfe antichi-
tà • Regalategli un calamaio dell' Aiiofto, una pelle
- r delia
«4
te baderà firmpr^ a* vani eonoHiarff
rattcn2Ìone , e a non ferir , le palTioni pre-»
donìinanti negli ndiiorij e dovendo , tali pirf«
foni contrarie , modificare , e correggere ,
dee farlo , con arte laie , che aiui Don fi
avveda de^ fuo fcopo • L' Uomo ama quafi
feinpre ncgii altri ie Tue idee % e guai »
quell'Oratore, che contrafla da fronte, cal-
la fcoverta tali idee , fenza una grande av-
vedutezza (4). L' ciloqueiue Oratore > e li*
ela-
Jella paita Pc:rarca,una penna, colla quale (crifle*
C'viiìio. v*e poi a Coftor parlate diAftronomia, diarie*
ir.ct;c<\ di caTcoli , di fcìiomcni di natura , vi deride .
Aicftratc al Geometra una Jilfercazionc (òpra i Zoroa-
^'ri > e r,li Eicoli, che vi burferir« Dire al Matemacico
una &elfa, e focale Geometrica fixivena, egli fiuri bea-
to • Ua altro m &Atirhi fi mettenl v ilormire. Uno è
convinto dall' auto'rid^y no altro dal (bia raziodnio , va
attro da un panrgone , on altro da ui/ elj^reflìone pa-
tetica. In tante varietà, come mai poimo fiffarfi tand
yar( precetti Rettorici, e adattarfi a perfùadere con
tante «Jivcr(ìti? Il folo vero Filofofo poirà adattare t
tante vane c!rcoftan7c la fua cloqucnra , e la farà eC-
iir lèmpic un veicolo adattato •a perfuaderc fui vero*»
fui folido a proporzione dcr;ìi inicfretri disenfi #
V eloquenza vera dee avere un artificio im-
perceccibire , perchè fe l' artificio fi cooofix , riefce fai-*
fa, e nanfiKÀ TeloijUeiuca, che talora oer la troppa
arce fi reaiTe ittvcfrifiitiile • arte tanto e jpid Ai ao« .
verfi ammira/c, qbanto pnì fi tmiferma alla leniplke
nat|ira. Ovidio ileirEIegfa il. Uir. h Trift. d defai*
ve una Hera tempiefta , che eifb narra' mentre com<*
pone la fua Elegf^, e traile tante efclàmazioni » e pe"*
rjcoli, die deferivo , fi mette a numerare le onde df
(ale tempef^a , quale fia la nona, ^ua£e ie decim»«
eguale 1' uaJcciuia.
doqtiMfe Scrittore dee fu in modo , cfie co-
lui, che fi vuol perfuadere , fi iruovi perfua-
Ib , fen2a efTerfi avveduio dell' aite adoprata
per perfuaderlo . La vera eloquenza è come
la mofTa deli' eiettricifmo , che fcuote tutti, i
drcofianti^ e fi tramanda dall'Oratore.
$• Per fiperfi T Oratore fervire degli
affetti, biibgua che fia confumatilfimo fuUa
teoria delle pafliooi. Un buon corfe di Ilu-
diì Mctafifici, una maffima conofcenza del
Mondo , una ragionata , e foda lettura fono i
più utili mezzi da progeitarfi • L' Uomo inieU
iettuale fpefTo modifica l'Uomo Fiiìco , e l'Uo*
mo Fifico fpeflò modifica r Uomo intellettua*
le.I varii temperamenti derivano dalia Taria
coflitozione del corjpo , dall' aria , da* climi »
da* obi j dati* età diverre , e dalle divede
Qui prior kie Unii JluBus ^ fuptrtndntt omu^
PojUrior , nono e/i , undecimoque prior .
Quefta cola rende la dcfcrizionc invcrifimile, perchè fi
vede il Poeta, e noti la iianira {Encicl*anul, EUgie'f
Snll* ifteffo rifleflb Seneca nelle CootroTerfìc biafìmò
Ovidio, cfcc nelle Metamorlpfi deftrivcndo il diiftvio,
« la OMaftiòfe dell' lunan genere , fi divene a delccì-
vere ti la]k>, che ntiotava trulle pecore* Nat lupms
inur oves. La ^fcrizioDe del Chaos nelle ifieffe Me-
tainorfi>fi è fiata da altri molto applaadica , ma da altri
molto vicoperata ( Didion, Hifior. Critiq. artteL O*
vid. ) Sti tale defcrizicfne c ftato bello il vedere in
gravi difpme fcriverfì prò, e centra dal Bayle, e dai
Voltaire AJelang, Anciens atùlU Qi09* a Ovidi • l .
Filofofi fan talora da pedanti «
I
ut
fificfie caufalì (j) , Dfverfe fono le inanfere*
di perfuadere un grande, un vile , un dot-
to , un'ignorante , un plebeo ; e fi devono
inoltre confiderare i diveifi gradi ^ anzi le
infinite variazioni delle qualità di quei dot-
ti.» di* quei grandi » di quegli ignoranti di
c^ei plebei . Le varie p ulioni in varie età »
in var} climi ^ ed in varie perron& fian bi«
fogno dì varj rimedj . Le varie p3fllonr fo-
no come i varj venti , de' quali biiogna ben
fapere la Carta Anemogratica ; ed ogni paf-
fione in certe perfone, in certi tempi » in
Cèrti Itioghi» in certe età ^cambia fempre le
caràtterìfiiche , e non opera air ideila guifa*
' Si devóno talora dall' eloquenza rap-
prefentare certe còré , cKe non fono nel io*
getto in quei prado , nel quale fi vonno rap-
prefeniare^ mohilTìnie aiirc fi devon far com-
parire, come di riverbero , moltiffime fi devon
dimofirare di voierfino tralafciare, e ripeter-
iène talune con pompa , dopo averle dette
Qon Laconifmo, veflendo il tuito di novità»
é di bellezze. Arinotele, che è un gran Mae-
Aro in Rettorica , io Poefia » in Etica , ed
in Politica , vuole che l'eloquente Ca Enci-
clopediila ^ e dev', effeilo per più lifìeiTì •
• Vuo-
(s) I climi,!' aria, i cibi, Tctà, la coftituzione
Jel corpo, non Telo influifcono ne' temperamenti, ma
(pelTo ancon fiil peozare per efiecto «Ielle Leggi dell'
unioiie deir anima col corpo*
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Vucie At co' Savirfi' Cficcish: j^fo raziotH :
iiii^ col pc(k>lo delie pau^ole > delle fioBàli*
tBdini , delle fiivole'i e quiodi è >^ che la ai-' '
norceiÀa delle^ ftw)le , ddèvdrfiaqiÈonti , che
fi danno per fallì , ^ e quella delle IWorie ^:
cioè quella de' racconti veri , fono un de*
fondi i più grandr; ed uberioiì per l'inven-:-
2Ìone dell'Eloquenza, giacché le favole, e
riaorie Univerfali ci rapprcfctitano un bel
qQad^ deil' Uomo
• • • » • *• ' *
' U) Mi ifioria i la maefira della vita \ come
iàùt Cfccronp. Ma perchè gli avvenimenti borici , q
Wi non (cmpre corrifpondono alle nr.re di coloro ché
▼onno iftruir gli altri , ed alle circoaanze di quelle
iftraiioni, cbe fi vonno dare, perciò i Savj cercarooo
in tali cafi di foftituire le favole, ed i Romanzi iftrw-
livi per fupplire a confeguir quei fini, dié lion fi Ot.
tenevano dall' Iftoria, pèrche la Mtfelknic de
diverfi fi vede meglio dipiiiW-vdàlla ^W>la,' che dall I-
ftòria, perohè riftof» gK «pt^jcfen» c&iile fono ftati ,
éd i RomaifB noiab. ómhc af rcbbero potuto eflcrc . il
Romamo M liUmaco , quello de' Fiaggi di Ciro „
gl*Jnelefi Romanzi «U Hichardfon te. iftruilcono, e cor^
tóggono affai pii\ di certe Iftorie de^li antichi Greci,,
e Làiiiti, perchè ci rapprefemano pm vivi, e pm ener-,
eerici i colori della virtù, e l'errore de'vÌ7j • L inel-
Vo può dirli della Ciropedia di Scr.cfonic iri«f;li_ anu-
Cljii, c <U alui mola vecchi, e a;odeirà Romanzi.
3S ** 'e.
•a* ^ ^ *«*
• CAPO IV.
DMa Conofctnia ddk favoU in
LO ftudro de' Poeti , e de' Mitologi Hi
può farci conofcere le antiche favo-
le delle pgane nazioni • Tali favo*
le avvolgono con denfe leoeBre tutte le
Cor-
(*) La voce £ivaU <Ìinoiò anticamente ter» naf*
féttivMf come in Greco f/uAoi* p^ola che Omero ,
nik lèmpre per hoyùc fktym» Aamtiitf» tiarrofef co-
ne ofTerva Eufbaio. FahuU deriva <ia firit diceVar*
rone da ling* Létitu libr. V. Fari diitv» i bacini
delle prime ▼od Agaificabiii dell' Uom; e quando i
£inciulli comindavano a parlare , i Romani antichi fa-
ceano de' facrìficj al Dio FahulinuSy come <lice Ca-
tone prcflb Nonnio de Uber. educ, Plauto, Terenzio ,
ed altri prefèro fabula per dilcorfo , come fece Ome-
ro colla voce ^vdoc . Vedi Leone Allacci de Engaftci»
xDyihis Cap. I. Ciiucot. Sacroci Voi. 5* pag. 195 1«
^9
Gofmogonie 0 td i prrncrptt delle Iflorie U-
niverlkii di tatie le più coite profane Na«
zioni, traile quali le rdense , e l'ifloria m*
te comiadatono' da' un^ eloquenza fiimallica ,
.allegorica, fimbolica^ ond' è che le antiche
favole , e le antiche Cofmogonie , e Mitolo-
gìe altro non contengono fe non racconti
de* progredì delie Società nafcenti g e carat-
terihiche generali di varie invenzioni utHij di
artij e fcienze, perfooificate in>'qQeIIe arni-
che Greche » Egiziane , Fenicie « « Perfiane
Deità (i) , come in quelle altreii dt? Siria-
ni , degli Arabi , de* Celti , e degli Etruf-
chi, e nelle altre de* Bramini , e de'Cinefi.
II raccorre le nozioni Mitologiche , e faper'-
ne la ferie Iftorica da* Codici originali dita^
li nazioni ; e dagi* infiniti compilatori , ciier
le hanno feriue» è colà faciiiffima » ed ov«;
vh nella Letteraria RepuHica^ odia quale
s* incontra unVinfiiiità di Aufori a taPogetto
deHinati , ed addetti • Ma T arte poi di rica-
vare da quelle favole, e da quelle Mitolo-
gie antiche i veri fenG delle antiche nazio-
ni » ed i lènG Ifiorici, Filici , Elìci , Poii-
ticr di quelle antiche narrazioni » è un* arie
difficiliffioia, ofcttcidicna > intraldatiflima , noB
iblo per le mòlc^ colè , che vi fi ricbieg*
gono per bene interpiecave qadle àvole uni-
vcr-
(i) G>ii cali ite fi bevono l^em k
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.vertali. Te tal ttiifidt^ msii fCtJbate a
-le i ^eri fenS i giacché gli Aiitori che tiàn*
fio ciò tentalo , aan potlo tutto il loro flu--
. dio in ofcurare affai più tali caligini colle
varie fpieghc da eOTi dat:e alle favole , e .co^
infinite queflioni nate da- |aii <fpieghe»
fi E* chiaro, dunque , che, io vece
a pomrC siicbiarace V jfioipa < dplie arti » e
.delle Sdeme Ui^^ popoli pagani collo fvilup-*
. te: di quelle fantafliche primitive narrazionf,
t&tto il velame delle quali fu taP iflorra da
quei popoli tramandala , fi è dovuta di nc-^
.f:e(rità adai. più ofcurare dalle varie fpieghe
.àtHùJBikt &VQ]ie (2) da.vac} grand' Uuoa4«-
••«.. t • ni M
» - • ■» • ... , ^\w_
(a) li, ^a)c£iUo nel libro Trip am^of riferiGaa
QÌ antiche ì/hfie \c favole. Mzcrooìo al Soie» Boài9Xt
nel Phaleg , é nel Canaan le Cpiegà, che dinotano la.
•ééfcénden^a di Noè petfonificata in quei nomile pro-
tta óh colle iicimologie. U VofCo nella, fua Theotogia
.Ctntilis y le riferifce in buoaa parte al SoU ^càz^fia*
fleti f come fa anche Pluche ncU Hifioire du CieLUla^-
glefè Shuckford nella fua IJlaria dcL Mondo le ri£e^
'^£ot a Noi. Vezio nella fua Oiffloftrazionc Evaneeli-
-ta lè wSe^Sat^KiUwi. Altri a Bacco ^oiiagbroke^
•«4 Himie'.le.rilerifteBo ; in par(e m mrimit C^i delle
/emigUe^ in /MfVf pimeti* tiL fianier nella Tua
ipiega . delle; £ivoIe le rapporta ali'JJioria alieràu dei'
' le Naiioni. i^atal (ie^ Conti , o àie Comitibas nella
lua Mitoloi^ia-lefiijjjfefirce HX^lfiofU, alla Fifica y alla
Morale . Éergicr nella fua Origine de Dei del Page-
fiejìmo riferifcc le favole all'alterazione, e corn^iion^
dell' Iftoria , e lo prova con nomi Greci , e loro eti-
"moiogic . Altri trovano le fevole originate dall* Iftoria
^iU'l^imOi aldi dalU <inm* Vi é dù ii4 creiuco.
\
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.m/J qaali mai hanno potuto fviluppare con
precifìone tal maieria perchè tardi ef-
fendofì Cominciata a bptre, e Scrìvere 1*1-
Adria ragionata di qu^^ popoli » de' quali .fi
vonno capire, e fpiegar le favole , non fe
re i^oniu capire ic origini e le circoftanze ,
die piodullèio tali favole , perchè tra quel-
li popoli > aoa troviamo alui oionumenti,
cKe dinotano le rivoluzioni Tijlche del Mondoy come
ha fatto il ISouUnver con penzicri Romanzefchi , e
ftratii . Andrea Kamfay Inglefe ( nella Tua Nuova Ci-
ropedia , o Viag{^i di Ciro , nel diCcorfo ) upon the
TkeoLozy and Al/tholo^ of Ancienis , le rifcrifce
a JìjUmi religioji • 11 Buddeo ( nella Disertazione
^iXo<ro<^o(; ^iXofAvh^ Phitos fàbut amator) fc fii baie
dtW antica Filosofia» Il Signor Vico nella Scienza
Nuova -crede le &vole' effitt t antica lingua Ifiorifia
ét* primi tempi, che d rai^re&ata i eanneeri ht^T
liei de' primi popoli. M. Gaucrache nella /llttavs
Iftoria Poetica , e M. Pernetty nella Tua fpiega dilla
favole io X. VoU.in 8.» alcrùneiitiy e divecikinente la.
difcorrono . Ecco un picciol profeto ' delle une gpi«
sioai fulla Tpiega delle favole .
(*) ' Evheraero tra* Greci volea foftenerc, che i
primi Dei del Paganefimo erano ftaii Uomini . Ne>rton
nella fua Cronologia Riformata foftenne 1* ifteflb , di-
cendo che i pae£ì dell* Oriente, e dell' Eeitco furono
ì primi ad adorare per Dei i loro Re , le Toro Regine*
m pria di elfi adorarono' i cotfS Celefti y come' ti
Sole, la Lana /le ftelle» isola die avrebbe dovti^jil
Kevcon odn piiì eiàcfeem riflettere. Ma xFìIoCbfi; pi
i Filologi , che han volata Ì{>iegare 1* origine delle n-
▼ole del Paganefimo, han portata nelle loro (pieghe la
fid grande .incertezza pofllbile. EncycLoped» artici, Pk*.
fytàusme fag^y^g. T^nuXlL d^' ediiìw di Luc;^
I
le non le favole iftefle , e quindi è cKiaro •
che voIen(}bn illuminar le tenebre colie iftef-
fe tenebre^, fi dee conchiudere, che chi vo-
ledè ridurre i fenli delle favole ad eGuti ra«
tmnf» da* quali (perafle di ricavare ii pia«
no di gueile anticlie doarioe , € fapiema
Egiziana » Perfiana » Caldaica ^ (àpicma tan-
to pià c&Itata, quanto men capita^ farebbe
r ideilo « che andar cercando veflig) del
(iilema dì Nevton tra un difcorfo che fanno
i pazzi ne* dì loro Ofpedaii di Bediam , e
delie Petftes Maifoos • Dille bene in quello
MonC de Volufre , che chi cerca il buon
fenib nelle favde vi cercando la ragione
traile affurdità « Se vi è la fapicnza nelle
fivole^ vi i in modo da non faperli , nè
poterfi da noi ricavare , vaie a dire , come
té non vi iuflTe (j) ^ giacche doppo molti
feco*
(5) Rilette n Sig. Vico nella Scienza Nuova »
che i primi popoli del Gentilefimo furon Poeti per
ntc^tà di nstura , e pArUrono per meno di carat-^
feri Poetici y ^uali caratteri eran generi fantafiiciy o
imagini di folìan^e animate^ o di Dei, o di hroi ,
formate nella famafì^, alle quali imagini liduceano tut-
te le altre ipecie, e gì' individui . Quelli cArautri fu^
fono U fivoit^ ù fUno ftveUe vere^ e quelle allego-
rie conunéÉtiù éUora i /enfi Ifioriei di guei popoli •
I £mti di ogni locazbfle niecica fiirooo, (ècondo 11
Signor Vico , Is povertà di pétrUre ^ e té necejjttà di
:jpi^gé^% onde fivelid tnutoU degli atti , e de*
Sèrpi ^ parlata ne' tempi degli Dei fuccedette la favel-
la Eroica, onde le lingue tragli antichi Afnrj,Fcniq,
* £|(iziani« Gicdj c Latini, comindarooo da' vciiì Eroi-
ci*
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Aeoli AoAè mrf popo« non eCflono , t "
«mo «mno Filologi ricavare 1» idee di
""fettmologie delle voci , cfie tri'
popoli antidH non corrirpondoooprecifamea-
te ali idee; e pcu invaqp dò temane i Fi-
rji' . Pemare a lor «odo,
« fiHie loro ipptefi gii aodcU Sgizi , Crei
^«u , mete Ip ling,., confi«.drLorfoX>M«:
tto chp credette effere (lata pti, riftwk, TlS h
P^fia. Si^vegga 1, Scien« Nuova, libro i'n^fi?
fimo, e rubltrae. febbe,>e talota fondato (og^ta
SJ^lfS?'"/""' ^p^'s*-' d./ficoiti;
f»e gjoBatoeme fi accrefcono da' Mitologifti .- i fou
^«W^ a SUeUe fecole le avrebbero po,;;
S*.*" « «"«^no fop» bafi incerte.
del fiioco ( Sjrftem. butlUB. Ctp. x f.T r-Tt
f«/r. 4is>. *<ir>. Mothtm.) Akri vedono m Mvtiin m
efncral cératurt di una Dtuà, altri Venere! o Mv-
\^ fi % ^-«f/- 5°°° in fitandi varietà fa ,'4
jnnto II Wde,^, 4 Voffio, il Gatakero, R,dand,By.
fc.lbKiin, Hatchefon, rd Hinckelmann, ed ateì.
«» VeUe coMMrerfie A tal Deiti pagana fi può ar-
fTTk^ ^ f^eg'aillefav^';:™ .
1
54
5; Chi vuol dunque dare una Fr«
lofofica occhiata alle fiivoie , e dudiarle. .in
sapporto di ben capire gii Autori » che le
trattano, come a dire i Poeti, ed r Mitici^
che fono flati i fonti di ogni eloquenza ,
dee tener prefentì le cofe anzidette , per
evitare inutili ed infinite difpute Tulle favo-
le^ e loro (pieghe, e fervirfi di effe p^
r eloquenza^ fecondo ie clrcoftanze io ri-
chiedono , e (èrviriìsDe con una (obria (ceU
ta, ed u(b, per oon rendere la faaeloqiaen«
sa Ibfillica ^ e pedantefca, appoggiata a vane
congetture, e a ideali etimologie . Infatti il
defiderio di fpiegare a fuo modo ie favole ,
e di averle ognuno volute ridurre a' fuoi G«
flemi , ha dato un vaflo campo aireioquen*
za fofìllica da una parte $ nel tempo che \
dall'altra parte taluni eoo vizio oppoflo han«
no totalmente trafcurata la cidtura della Mi«
Elogia neir Eloquenza , credendo in un tem«
po che V Eloquenza Poetica non fia fonte
deir eloquenza prò falca , e nel tempo ifleflTo
con contrarietà manifefla prendendo da' Poe-?
ti gli efempj per l' eloquenza de' tempi , fi?
gure , itile* Si pourehbe fare un libro* aflàt
più grande fuUe contradtiioni i£ Letterati ,
che JuUe €omradi{iottl di quejìo Mondo , delU;
quali volle Monf. de Voltaire face un opii«
fcolo* <
§. 4. E' meraviglia , che il Sig. PIu-
che Aeila fua Moria dd Gda dopo eflTerG
•caat9
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3S
tanto dilungato a spiegare le favole , venga
indi 9 bi^fmiarle fulia $fie deli' iSkOb Tuo ìi*
bto 9 quaQdocchè con tanta proUfiCtà le avea
fpiegate;. JLa fcìenza delle favole è unha al-
là fcienza delle paraEK>Ie , ed a quella delle
.allegorie , delle quali fono pieni gli antichi
libri delle primitive profane Cofraogonie .
Ala delie allegorie , e de' loro uQ , ed abuli
(0 moto € 2 di noi detto (bUoftujio del-
le filToIe, e (blla fpiega ed intelligen?» di eflè in ca(^
porco all'eloquenza^ ricalano i (èguend jporollarj •
the i Lettcìraci , c le nasoni di^^dano oeir iucerper
,trar le favole^ che formano i tré quarti della fcienza
.degli antichi popoli profani dell' Egitto , e della Gre-
cia, e quindi che la dilficolt? di capire i veri fcnlì di
.quelle favole fìa pii\ grande appunto per le molte fpic-
At che (ì fono facce di ciTc, onde ognuno vede inef^
Jc quel che .vi yuol vedere nou quel che vi viddero
jgli iuiQfchi* X. Si 4!ede quindi .<}uaiido fia jdilldle 1*
Storia .delW opinioni « comuni, riti,, Qiià , ed pii 4)^.
^poH antichi ftolàni.» fAifi jripiva ialle favole , e
Suindi n devono leggere , e j(piegare con gran Jrilolb^
a cali iavole » ed i Commentatori di eife • $• lì ve*
90 eloquente , d^Uo itudio d^ Àvole , dee indagare
t fini, lo fpirito, i ^ratterl i più verifiroili dì coloro
zfche l'inventarono, e formarne piani da poter egli ac-
«rcfcere nella fua mente la facoltà inventrice vii per-
sonificare le co£é tutte , e farle fervire a* piani, e mi-
re della fua eloquenza in ogni circoilanza , come fece
.Menenio Agrippa colla plebbe Romanci , e come fece
ÌE(bpo nelle uie favole, che (òno un proQ>etto di elo-
quenza FiloibfiG» j fmi^ piit Mb 'i guanto fi^ oc«
CAPO V.
fi* i«
UNa delie conorcenze le più utili air elo-
quenza , e a tutte le fcienze fièri-
floria , cioè la lène delle narrative de' fatti ,
che riguardano i feoomeni FiGd , inteU
lettualì , I morali , i polirid delF Uomo •
Quella applicazione , e qiieflo genere di ft»»
dii detti Iftorici fono i piò neceffarj , e^ s'in-
contrano in tali fludj di molti inconvenienti,
I libri delle Idorie fono moltifljmi , ma
pochiOimr utili ; e talora coloro che ci fi
danno per guide nella LetUta dq;li Iflori-
ci, ci fimno più cnraccj ed enaie non po«»
con.
(*) Pier cooofate emnto ih impcrtiiiie !o
idi' Iftorb. «Ìam ti rAchm*. «lift lìttOllie la Fi-
4io 4di'iAida, gjova il cflctwe, che taoiiie
loia?
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$• Gli Ùontinf ghidicaiio dell* Tftorìe
fuU* analogia chft eflSs harnio colle loro idee*
Come crefooiio» e G amplificano le idee ,
cosi fi amplificano i rapporti , ed i mezzi dr
credere al vero , e ribuiiare il falfo . Quan-
do domina la fantafìa , come nella prima età
delP Uomo , e nelle prime origini delle So-
cietà) fi ama i* illoria ampollofa ^ e Roman*
zefca , poi quella che più feria , e mifla
di favole > e di vero t e finalmente quella
che è tutta feria, e tutta Vetd».
§. I caratteri deH^Ubria verrfono oo«
te y che Ci debbono feriamente efaminare da
thl fi applica a tutte le fcienze, perchè buo-
na parte delle fcienze appartengono air iHoria
de' fatti , delle fcoverte , e delle opinioni ;
na molto più air Orator Forenfe è nece(Ia«
ria la cognizione delle leggi deir iftoriavera
e fuof caratteri, giacché quelle oofe^ ché
ooflituifcono la veracità deli* Ifioria, cofiìtui'*
feono altresì la veracità de* teftimonj nel cor-
(b de' giudizj F'orenfi • Se i teftimonj ifiorici
fono probi , blfogna efaminare le caufali, e
le origini della fcienza delle cofe , che atie^»
fiano. Se poi le teflimooiaoze Ifbdiche de-
Ci a.
iofofia d rappréfenta tlJptùo in attratto, e taìoia noil
come egli é, ma come d lo dipingono i tilofofi, così
r Iftoria ce lo rappce&Qta all' opprdo nello (beo la
coi è quando agi(ce»pen;Ea9 parla. L'Uomo dell' ifto^
ria è il pili utile a jioofidecarfi, ed il piià facile, ed
il pili oiuuraité '
1 -
3»
fivano da' prith? antlcbi popiòli idofatri Édiia^
flici , e chimerici, fono felle tùtte ler dr iony
jlìorìe , come lì può vedere nelle «antrche
Iflorie della Grecia , deirEgiito , della Perfia^
dell' Indre , de' Chinefir degli Arabi , ed an-
che TanticFie primitive IHorie dr Roma pa-<f
gàna (2) che fona tutre incertifGme .
% 4r or inorici antichi etano aflài rari i
e fui prirtCrpia l^Uk>rìa (òt la foia' occùpazio»
ne di qùd pochi , che (et iveanìo , er coAipo^
neancr per traniandare alla notizia de' poderi
gli avveiKnìedii , i canali per lo piir fi anda^^-
r.ir.o per tradizione divolgando , e traman-
dando con certe narrative in Verfi Efametrt
per lo più, onde ebbera l'origine le Bf&^
peje, e Pomi Epici • Le antiche iftorie» che
a quel modo fi divnlgavanO yeraiKy tto Daifty
di cofe Iftoriefie , miftriogiche , Cofmol^iw
cher
(%) ÌLft lolW ^dcaf ìftota^ dtt noi ^iliiuiio
le per Téra- e cena, è qnéih che fi- contiene neMibcs
di Mose ^ i quali folcanco ci ponoo ietriif di Iiimi noif
iblo per r a^ui^ della Vera ^ienza,- cioè della vet»
religione^ e della vera noftra telìcica; ma' c'illuminaiioP
incora falle fcienrifichc Cognizioni , giacché non abbia--
mo in materia d* iftoric alui fonti più certi. Si dica
dunque per gloria del vero, che fuòri della rivelazione
non vi può elTere certezza iftorica ; e eie coloro ^
i quali vanamente y ed empiamente fi fono sforzati di
toglierci ì lumi in£illibili di tal guida Cefefte, (òno*
ftatf I e iòno r neinfci del: genere anano , perdié' hùl
tencaco d* inmier^erlò daticaneò toro nell'inieiioè bara-
tro di un* antirerute igooranar, e di ili» deplonbil^
oicutitil Scettica
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t i9
Che, ed un'animaffb d' idee general? di tut-
te le cofej come fi vede negli antichi Poe-
ti» che furono i primi laoriciydà' quali poi
ebBero V origine tutte le profane Iftorìe . Per
f Iflorie dunque di quegli amichi tempi ,
tutte dipendeano da pochi Autori, e per Io '
più da taluni Poeti, che andavano cantando
per le nazioni quelle antiche tradiaioni , on-
de poi vennero le Morie delia guerra Tro-
iana, di Eiena caa& di tal guèrra, di Uiif^
di Penelope^ di Enea (6), e delle va«
C ^ rie
(é) Cosi buona Inatte delle tradizioni dciriftoria
Greca ci (bno con(èmte falle prime da Omero . Ma
elii era mai queft' Omero « (bl quale tanto ìamù pac»
hzò Erodoto , Plutarco ^ Ariflotele, quafi tutti i Gted;
Maddma Dacier, Pope , Ettftazio , Clarke ec eC? Sett»
Cidi della Grecia contendeano della Tua origine • Ltt
Tua vita è tutta incerta, e favolofa . Nelle me opere
vi è un' ammafTo di tutti i Dialetti della Grecia ecce,
IWifter Blackwell nelle fue Inglcfi Ricerche fuUa Vita,
e fcritti di Omero , il fa viaggiare in Egitto , ed ivi
apprendere da' Sacerdoti Egiziani tali fue Iftoric della
Grecia, volendo provare il detto Blackwell che tacci
i Savj Greci tutte le Scienze dall' Egitto aveano ap«
oreie* Oflètva con acute rìfleÌfioDÌ il Sip Vico nella
Sdenta Nuova, che queft'Oilieto iMk ba (crìtco uhm
Poema « Che gli antichi Rhapjùdi Gfedt Cioè i con-
fàrcinatori di antiche Canzoni fulle vecchie tradizioni ,
che andavano tali Canzoni divulgando colla Mufica nel-
le Fefte, e nelle publiche fiere della Grecia , raccol-
fero tali Rhapfodie attribuito ad Omero. Che la foce
Omero deriva da ofjicìj Jìntul, «d «pÉ/v , connettere ,
cioè unir ìnjlewe le favole . Che i Pififtratidi di Atene
divifero^ e regifttatoao i Poemi di Omero ^ come di-
ce
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rie opinioni , e tradizioni de* Greci filile atf*»
tiche IHorie profane , che fi refero lune fa-
volofe, ed iacefie (7) come tooo biyoìok ^
ed
eè ClÙDO in l^ar. tiijfor. Quei RÉaipiodi erano alliMtf
i Poeti Cy elici che andavan girando per le fefte^ cf
cantando le favole rat' eenki éU popolo; ootb Orati»'
diHd Seriptor cyclicus . • . f/Vlr^x 'viUm ^ patulumqué
moraherts orbemj cioè inioiiio a <]ucl cer<:hio di po-
polo ^ cota non capita , come dice il Signor Vico , da
M. Dacier. L'opinioiic d'el Signor Vico è Aaca daraol-*..
ti (olUnuta', t tragfì altri dvil Franceiè Signor Abate-
9 Aubignact il Qtule ibften*ie die l'Iliade, e TOdiC-
léa furono compitazioni di varj Poemi , e TzajKdie y
die fi c^dvaiiar ndJ» Grecia aocicamenie. C£e cali
▼arie Poefie fbeono ootie ^ e Aicdolte da Licurgo , •
die erano poco noce , e poco piente» é fi Jifperfero,
e di ntlovo fi unirono da Pitiflrato, e da altri Gram«
matici • Che fi fon- dette Khjipjodie di Omero cioè rac-
colta di Cannoni di un Cieco, Che vi fono degli fti-
li oppoflft , de'vierfi evidenccmentc fuppliii da^ al?ri ec,
Si veda y U. BihUx>theque Frangaife de M, L* Ahhe
Coujet Toittr IV^ Altri poi al Gonccario han detto , ch6
Omero fi^ tao fOi' fi>lo,'e vero Ancore » fonte di ogni
icienza f e diaicrìna , e die Takce*, e Pictagora da 3tof
gprelèf ór \ ioffo fiftenu. Si veda Ptotacoo nel diiboriò'
pra Ovatto f AJ^èffùa JDùUùgt h JàW ufi JéìU
SMÌche medaglie ^
(7} U fiochart, Uomo per' aftro facile ad ani^
mettere argomenti di etimologie , crede le antiche Ifto-
rie tutte favoiofè, e particolarmente aaclla dcirorigine
degH antichi Romani da Enea. Si può veder Bochan
nella Lettera a M. de Segrais-, ove niega la venuta di
Enea ia Italia,, e Hima favoioìe ^uaiì tutte le Iftorie
antidie di quei tempi, come riflellò fi deduce da'
quanto fcrivbno' Ipìlippò Clnveno^e tiionifio dì Alicàr*
aaiC»^ e Slrabon^* Vi 4 «bt fi é o^ta % oli argd-»
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I
ti incserte fé antiche profane G)rinogonre ,
e Mitologìe , giacche le antiche lOofie ^rm
tutte Mitologrthe , e paraboliche # .
. $. y. L' Eloquenza Iflorica , non dee e(<
fm ne iàtuica, uè GUrieiU» ma femplice ,
^ntt', m con fiiì é Ì iWiluppau fa queftione .
Chi tenamcnte nifette all' antica Inorisi de* Rè di Ro-
ma, vedrà in quéi Ré Eiciliiitote land Ok^H ééÙé
origini delle ciilte Società piùttoftori chef petiòne' Reali.-
U iftoria Romana cominciò t»rdi iahtn a (criveHi , e
tardi/fima c la vera iftoria di Roma pto£uia. Un (olo
Virgilio, per efempio, un Livio, uno Svetonio ,un Taci-
lo glu.licavano grimperacori, ed \ grandi, e régiftra-
vano 1 tatti ^ e le loro opinioni fono palT^re alla Po-
lletìti. Atoiftof h accreditato da^ Poeri . Cosi rifto-
rie de* ftoSI tebari dctis nu<iu avi tutte fi dcvoi»
fondare &ir«ttontl di ceni S&itiori ofcurì, ed igno-
ranti, ittil autonta de quali^ ognuno h d^ fiffive oer
difetto di altri fonti. Èncygtoped. Jrtiel. ^Jt/tgr.
dunque i che niente di certo poflìamo ^idlvare dall'
Iftoria Profana. Chi ha ingannata il Mondo fuUMfto*
rie Profane? 1 Greci. Edi ingrandirono le loro origi-
ni, difprezzarono tutre le nazioni ^ alle fevole di oueLb
aggiunfero le loroy ftorpiarono tutti i fatti e fino ino-
#ni degli antichi Eroi ^ e Dei , i nomi delle Città ,
de* fiumi , dando a tutto l'aria Greca, e nomi Greci,
. ed etimologie Greche» ÉK^ndo fvani*e i nomi Origi-
Bali di quelle Clili, di ^oei Dei , di ooegli Eroi , di
«wi fiami. Fot fi é volino di' moderni «correre alle
Ifiorie originali di quei popoli j ma fi fono trovate
eònotte, ed alterate dal tempo,- « dttU . Stfrittóri ^ .Si
fono unite le nebbie dell' Elodueinailodiana., l*er&-
Éa, Araba ec. alle nebbie dell' eloquènza Greca , ed
è nata adefTo una denfa caligine di opinioni , colle
òuaii coointfiaQO i coapiùtoii delle aiuid« profonie
. ]ftorie«
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42
e non òratoriji, fenza declamazioni , ed efa-»
geraziònT. OflTerva con grande avvedutezza il
RoUin j| che gP inorici Sacri fono r fonir, non
fció ìiì' ogni Terìtà , ma I modelli altresì* di
ogm «iccefleitte maniera più nobile, e pib'
fetfipifce « Ma gì* inorici Profani , o fono
troppo panegerilii de' ioro Eroi , che pren-
dono di mira in modo , die ce li dipingo-^
no come Dei , non come Uomini , onde ca-
dono neli* inverifimliitudinc I o foiio pieni di
ritiatu Critici . Il trattato dt moribui Gef^
mamrunt di Tacito fembra fimile a' due M*
bri dei Roman:2o dell' ìftoria Vtra di Luciano ^
é fimile alPVtopra del Moro, alla Republi-
ca di Platone , che dipingono gli Uomini ,
non come fono ^ ma co(ne devon*eirere j o
fi vorrebbe che fodero* Tacito in quell'opera
volle darci una Satira de' Komaiii , come
léce Orazio lodando magnìficamente gli abi«
tanti della Sci2ia (8).
•
(fl) Campeftres metius Scythae Ù ec, Quefì*
eloquenza , die loda i barbari per iipronare i culti
popoli alla virtù , è, come oflerva il Voltaire ^
lina ipecie di eloquenza dcclaoiacotia t <li ererci-
iso IteoootefiSo < Anébbcf potuto il Voltaire ctfemre^
die ^Uè Vtopie di Moro , qUelUi Reffoblidie di Pia-»
fone^ qtfelle lodi da Taciio date agli anttclie Gtfrmaai
kinno potuto eleftri/flre net «ìecViello di M. RoufTeail ^
e Cioeiido feriilentazt9iie tol graii deiìderio di de(lin-
gtférit co' paraldofli ^ avranno indotto quel!' Autore ad
cfaltàre i felvajrgì , ed a vituperare la Societi . U
&gaoi: Liogpet eoa coniìaiiii eièmpjli iàrà detovaùnato
ad
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% 6é Ci nncrerce il dire, clie pochiifiini*
Iflorlci nòli fi fono abufati dfelia loro eloqùeil*
USL, e chef da pe^ tutto Vi Qanor fcogli dai evìtàT-^
If d Mx tatto dee dirfi dir dsé pvtò gioVtfnr
ò ben formar gì* iritelfetti delia gioventù ,
utile delia quale dee preferirfi ad ogn' altro ri-
guardo . Dicano dtfnqne ciò , che vonnio
coloro che venerano tutto quanto vi è ne' li-»
bri accreditati degi' lilorici Profani antichi
e de' Greci fpedaiitieDté • GÌ' Ifìoricr Gf«k
ci fi dévon leggete^odie i feli^ che ci bat^
tfnifìiflrano h idee pià atntichcf^iitt fi devolt
leggere colise prevenzione M lato CAtstt*
tére dolofo , farolofo , mendace per Ict
più • Pochi inorici avranno ii caxaiiere dt
Tucidide , ma molti quello di Erodoto ^
di Ellanìco et ec. (p). Tra Latini Curzio^ e
Livio food Èvolofi (^) 4 Tacilo grave , favio^
iflrut-
cfaltare ì popoli Orientali i€ z biafimar gii Knrol^
a vituperare Tufo del grano, e a lodare, prtH
I^ÌBtare l'introduzione dell'albero del pane de. ec. ec»
(9) f^ed, yojf. de Hijlor, Crac, & Latin,
(*j Meritano un luogo particolare nell' Iflorìà
ielle coniradìiioni de giuài^j de La turati i varj pare*
li dati fopra V opera di Livio . Afinio Pollionc vi trof-
vava una Pdtavinitài die oón (eppe fpie^rc» • Cali^*
gola xt dìflè negligente , e ^ftrMo • ÌÀ^& , clie prak
feriva Seneof a Ci<!eroiie^ il imipMfii tautoiogó^
CkteuMTy e Barao raccufarono. di mia fide . QuaCi
tutti i Savj Io diflefo fuperftiziofo , cf aedttkr.L' lùgle-»
le Giovanni Tolando oel iiio Adei^fidmmn^ five Ti"
iiis Liifius d fuperftitiòne vindicatuSf dipinfe il Livfo
ùori (blo per Uomo ejènie da ogni fuperjlifioney ma
per incredulo y e f€f Atiù • Ecco le iìxaae diyeiiiù
giùdiz) ornami
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itìruttivo, p€rizante,ma talora Satirico*
7. Un Filofofo che legge gli Iilorici
dovrà badare piuttoflo alle circoftanie antece-
denti» e alleconreguenzede* fatti, che riferìfco*
do , die alle riSeOioai , che efli iOorici fanno 4
Selerifieffioni^e ie cofe che elfi dico^io fono
contrarie a* fatti antecedem! ^ e Tafllèguend t
fi debbon piutioflo credere i fatti , che gl*
Iflorici nelle loro rifleffioni . Se poi l* Illori*
co non cita i fonti, da' quali ha ricavati i
fiuti » non merita credenza , e fi dee credere
' che poca conto faccia de'fuoi Lettori uie
Uorico « V eloquenza Fiiofofica ^ per Io piCi
dee eflcr ninarca di ciuziooi i aia quando G
defcrive i'Ifloria delle artis e delle Scicnae*
e delle umane cognizioni j bifos^rta citare i
fonti da* quali fi fonò le cofe ricavate (10)*
Per
(fo) li Signor Contentborviile, Autore France-
& di un' ccccUcntilTimo , ed uiiliiT^mo libro intitolato
Hiftoire des digerents ptiipUs du Monde ^ conienattà
ies cgremonUs religieufes ^ tf CiyiUs ce. in 6*^'U* ià
8,, opera riftampata a Parigi nel i77o»> «icn» joatt
da degli Amori, da^qaaHha riàivato. comé nien»
Juaii fit deano gli Autori nella grande Enddopedia di
'arìgii M. de óoguec neU^oftera eccellente intitolaci
tOH^ in Ans^ des Scienets ^ des Loik dtacoit
molta avvedute:^ gli Autori, da' quali Ka ricavato .
Il dotto AL Sàvarien nel!* opera Francete intitolata ffi-
Jloire des projfres de t Éfprit humain dans Sciencei
NamrelUsi dans Us Anstc,, volle con faviezzà
addurre varie autoriti fuUc cote , che riferiva \ coti
qucfh (àvÌeT'.2a iftefla il Signor Robertfon ha fcritté
le fue Iftorie. E* da o(fervarfi, che M. Raynal nella
ba prcte& Iftoria Fiiofofica,. e politica de^i Europea
aeUe Indie, poco k aadcQ di dóHoiU nècettarie^ .
45*
Per r iflorìa delle altrui opinroni , e per far
iàpere quel che gVi altri Filofofi ban penza-
lo Alile varie parti delle fcienze , cbe fi dì-
cono Piiorofiche , fono neceflarie le citazioni
delie antorìtà de* fonti , perchè 1* Ifloria del^
Ì€ varie opinioni fopra una queftione, molto
illumina T intelletto de* Savj , ed apre loro
un vado campo a penzare , ed a' giovani Fi-
iofofi fonìminiflra molti lumi » ed opinioni
da efainiiiare; ma le citazioni devono edere
i)è troppo ppcbct nè troppo eccedenti, né
di libri inmiii , o irragionevoli, e fittie foio
per dimoftrare i finiti delle t)pinioiil , non
jgia per far decidere in tnaterìe fcientifiche
iuli' 4uio(ità delle opii^oni (n)* Le pita^ioi^c
dun«
(if) n Bruckero ha fcriita T HiAoria della Fi-.
lo6a colle dovute , e necefTarie citazioni . Così ha fcriC"
fo ancora la Tua dotta opera T Autore dell' Hiftoirt
di U PhUoJophie Foyenne . Cosi M. 4' Hetbeloc l^l
Illa BMotUfUiOrìintéUfiemfftòaàio diorigMia*
li» da* quali fi xiavaao i filtri, e U.wmm* non
cosi haaoo ùnvcc le loro cotk mola alni Piancefi, ed
Inglefi Autori y totalmente oimici di citazioni ; e qad
che é pili peggio , fi Iboo fiaricri de' Dizionari atui ,
o necelfar), fènza le opportune citazieni . Tale è l'ope-
ra intitolata Diéiionngire Hiftorique dcs Cultes RfU*
gieux euhlit dans U Monde , in 8. , 6 Voi* tUge
177Z. , libro ove mai fi adducono autoriti. La grande
Enciclopedia di Parigi (àrebbe ftato opera utilifUma al*
le cosoAcenze umane, fé i dotti, e £ivj Compilatori
della «edefiaia aveflèco dentei i (botf^ da' qiiaU bau*
no ricavato, come feceio U Chamberty ed il ÌÀw'r» •
Clii (crive (ènza. citare» fimpoiie \ AioiLeciort»o come
Dei Uaivedàlx d'ogni dottrina, d)e fanno tutto, o
come machine, C tKQadtt^ die £pinWiff fidU f^/i^j^
«flì Compilatoci»
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■
dun<}ue àehhon edere iì Autori i pm prò*
bi , i più favi , e di rjuelli , cbe fepjperp
cofe^ che dillero -
7. UoQio fempre è facile a cade-*
ce nelle djue edremìtà nelle quali fuol' ed&*
re feinpre il vizio • Taluni Iflojrici diano
fsA fiMTiercbio , e fuor 4el dovjsre , e pedao-
iefcaineiize , le (brivono le ]0orie> coqie Grò
vOy e Pufendorfio hanno (critte le ioroope*
re le più gravi Topra importantinìmi fogge^-
|ì del drillo Maturale , cioè con citazioni inu-
jiii ^i2)p QueOi lÓ^f^i^ip iphe d^aivono
cosi
I .
(il) Grozio, e Pufendorf fono nojofi, c fccoa-
<Jo una frafè di un moderno Autore , più pefjnti , che
gravi, e foLidi * Ne* principi della Prefazione di M«
X*inguec alla Tua Teorie des Loix CiviUs vi è 11113
^Ueone icappaca contro Gjo^uo, e Fufen^orfio per le
loro fl9ottiluijae,ed inutili ptazioni* Coloro che ci ere-*
^ao poco vS^coxA <Ìel Crono » e del Pof^ndorf , •
ià» ^mikvoo aon gti fidla verità dell^ colè» ma full^
cpinioni -y pocnnno leggere quella Prefazione del Lin-
cei. E vero che Grozio, e PufendoidSo iòno fiati
ntiliflìaìi alla Società , dottiilìini ioto tempi , e ad
cffi r Ejiropa ha infinite obligazioni per avere ridotto
jquafi a fiftema il dritto Naturale , e delle genti , di
quel dritto fono /lati gli anccfignani , come il Cartefio
è ftato '1 primo lume della ir ilofofia . Ma non potr^
mai niegar/ì da un vero (àvio , che nelle opere di Gro-
^o iS iroya ipe0b una nojo(a erudizione , ed pno ijpiri-
to pedamieia) , i dri^ provati ida* j&tti «c Chi vnol
it9ttp idea dett'EloqqfaKa di Gtom^Sx» VL Vol«>
' taire, leega i'arinf^ di quello liiUa gravidanza dell^
Regina Amia di Auftria . Egli la paragona alla Giu-
dea Anna che ebbe figli in recchiem, come fi legge
nel libso 4»' 94 «Uà Sm toìmiii» A Delfino ,
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cosi i fatti , fi abufano del tempo , e delia
pazienza de' Lettori , come talora è accudii*
xo agli Autori Ingleli , che han compilata l*
Iflona Univer&le dal principio del Mondo
fino a' moderili jtempi^ opera cfae neil* orisi-
naie Ingtefe è ^iCii più proiiflà , giacché
*<ieila craduzione Francefe fi è al^u^nto liArei:-
jta in molti luoghi.
§. 8. L'iiìorico, dicon taluni, dovreS-
te elfere un' Uomo fenza rapporti , fenza di-
pendenze, fen za paffiom* Dovrebbe dunque J,*
iftoria {criyerfi da un vero Stoico, o da una
Ìlaua« Ma vi fono mai flati mi Stoid
^lla praitica della vera apatia , o c flato
unMnganiio , che gli Storci lian &fto a fe
flefli^ ed agli altri (12) / E juantf anche fi
iflice Grozio, che <pclla (èntiva moverfi nelP utero ^
iiìoQCava la pace dei Rcgoo , perchè i Delfini , che fai-
aaoo iiiUe ac^ diooaiiD il £oc ielle lempeAe .. Que-
ib è r eloquenza 4li Gn»io* ÙiOtiTo , e pid Ì! puè
.idi Pjifèadorfio , come convengono i Sat/ ium»
(13) Non «è noibo iftituto ne volontà efamlnare
c decidere tra due paocld ne'quali divifi i Lettori
circa eli Stoici, che gli uni eTaltanOjgli altri biafioia-
«o . Il Montesquieu nel Tuo Efprit de Loix dice C
4lima una difgrazia per la Società ia perdita della Stoi-
ca Fiiofofia . Molti/fimi altri Savj Jicon l' iftclTo j èd
infioiti altri cootradicono . 11 famofo Alcffandro Pope
lad (ab Saggio &ir domo Epift. i. tir. loi. dice la
^\y4iéf^y Jis jSmoUs hofi cercasi parafra(àa in 8*
OjtitU Stéoua €olà £0l 9Mf9 areipto
' FtUt A ^ uno fiù^ jif^ pik fidiéì
1
48
potefliè dare' tale iflorìa fcriita con una fred»
4a iodìffeienza , tale Ifloria.^ diverrebbe pi4i
nociva, du» utile , perjqhi tenderebbe a 6c
gli Uomini Stoici , Scettici » vale a dirt
a dìfiruggere ia Società^ abuC tatti che dal*
la ragione uipana a fe ftefla abbandonato de*
rivano , per ovviare a' quali fi compiacque l*
Altidloio Iddio iilumioar^i colie facce rive*.
^.Cola ferve rifioria air eloquenza;
(e qusd ufo &me deli' I(loria neU* eloquenza t
À tal quiGto di qualche fpirito opoo Fiblo«
fico rifponderanno i veri Savj , che P IflorÌ9
è il primo fonte dell' Eloquenza, che richie*
dendo le cognizioni di quali tutte lefcienze,
giacché in tutte , e con tutte V eloquenza (i
fviluppa, fenza IMfloria» maeilra vera de-
Uoioini t noo 0 pub pervenire a làxm
ipomeoaa di qualfiGa genere» Pec ben per»
findefe, pcf faen loivae^ per ben penuue»
per dilettare , bifogna fapere V Ifloria èi
tempi, delle opinioni, degli Uomini, delle
idee> delle parole, e quelle cofe abbracciai*
w 9gni geQej:e fflBom^ e di ca{X>fcenzc ,
daii^
jr un StoÌ€Oi aà «Mi t^ùigéMi ^ éachi il
fifealda
DelU pafftoni il fuoco ^ ed ti maligno
Fingt il freddo aW 0trM , t V slmé hs
calda
Fiiȣ t fMim si di fiorif ii m9t0 i dfntn^
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i9
Alle quali i'Ifìorja è infeparabile • V Ifloria
ei dipinge i' Uomo , e i* Uo no fi dee , fapé-
ve per elfer' eloqueoie . L' Iftorlà ioòkre può
molto aoimaenrard nell* eIoquenzà\.* anche
daDdod eleinpi .-deli* arte dK perTuadve che
da altri Q è nfata , de* varj flili degli Idonei ec.
tfi. V Eloquenza IQorica. inoltre comprende
un varto campo di cognizione , fuile quali fi
può aggirate lo fcrìvere fcieniifico , giacche
buona parie delie dottrine umane Ct riduco-
no a cognizioni IQoricbe ; e la FiJofoGa Elet-
tiva , che molti abbracciano, è una (pecie d*
lOoria dr opinion? • L*4rte dunéfut di ben
&per leggere » e capire e fòrivére le Ub*
rie 9 e di iàpeme ben giudicare è un gvait >
paflb verfo r eloquenza generale fecondo i*
idea vera ^che dee attaccarfi alia parola elo-
quenza . Noi parleremo più diiJufimente dell'
Eloquenza IHorica quando favelleremo delle
liarie fpcdd dell! eioqiKiu^ p^^fi^ica.» e
* • I
9
(15) In quefto Capitola fi i parlauy cfeir Elo-
eoenza Iftorica, e deiriftoria, perchè fi è confiderata
rllbiia infiemé eolia Geografia, Cfonologia, e co-
Amnt de popoli, cubie eònòlceiitt ■feòè^riil&ma per
Vtc^fó&o e ìmowtwÙK fleireloqiiefiaa-. ' Atnofe i m»-^
ksà ancora dell' )(|ocja io. qaeft' operà, -€4 «Hom 6
ae itarleri ih taMÌono aUo Stìk^^ 4Q^ecì .4elI'clo«
•
t
\
SO
+ »
CAPO VL .
{&>rii neod&rflflifDa cqgnizbne per
la veia eloquenza , non può óinietd
dalia Geografia i e dalia Cfooologia « La 6*
lua/ione de' luoghi , che s' impara datti
Geografia j e la doiiina de' tempi illuQrano
molle cofe > che polTaro occorrere nella elo-
quenza del foro , e del pulpiio , e neireloqueu-
la didattica ; e fe all' eIoqiien2a e neceffa-
niffima la cogmaksne deli'ifioria deli' Uomo »
delia fua natura^ totixuaif opiiriom caratttii
d iverfi , coté tum ch(» variano ^ feconda la
divcrfità de' climi, e de' tempi ; quindi 'le
fcienze«che infegoano tali diverfiià di climi»
• " e di
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e di' tempii cioè la Geo^^rafia, e la Crpnor
logia *9 fono fcicnze neoeflàrie * "
% a- Moltiffimi fimo i libri di Oeogra*
Ila» e di Cronotogia , ma come* quelli degl*
Ifloriei', o troppo proliffi , o- troppo ricrei-
ti,, o troppo confiifi ed aridi , perchè fepa-
rati dalle mili cognizioni . Traile prccole
Geografie , la nifgiiore è quella del Gordon^
Pèf. grinteilrgeoti vr è qadiaa famora di
Bernardo Varenio. Chr voleflè una Oéogra*
iia proliira , . leggerà qiKeUa' deft. Basching , o
si lao Compendio . f) Per le ànticKe Geo-
^fie*Tr/(bno opere daSklie , cioè Sirabone,
il^ Cidverio , Pomponio Mela ec. 11 Di-
zionario Geografico di M. de la Marrinicre
ha il Tuo merito. Per la Cronologìa, fcicn-^
za^ difficilidìma e rpioofiflirna^. vi. fono le
iffituciom dei Bémegio , il eorB{MÉdiò' d^
Baàomrium Tcmporum - del. PetbidO'v e»-' Pepa»
ra mode dei meddimay Uf Omihi^ dM
fiofr potcndbii da- hot indiriduars minuta^
tnenre tutti- i principali Autori^ che di tali
facoltà hanno fcriito^vnoa ci^bàfli fli oQervai
le poche cofc #^ : i : ' . . ?;
(*} La famofà Geografia dsl .Sig. de BuCìchii)^
é ftiur ridotta ad un bel compemlio da M. Bcrenger,
il quale avendo tolte da tale opera molte inutili Tupcr-.
ilttica TÌ ha aggiunti molti nccclTarii dettagli Iftoric'
ogni nazione che fi defcrivcll libro il piA ufaaier
.tta Fraoftfii^t la.Gcografia e, IVL de Hubier, ma
boada di cifon *' NeOc 'iMRiè Scoòle Icgigono i^'
Geogiafie icl Biifo»lr GiiideGec^i:alidie>il CUa.
iole eci ce. cÉ»
ìi*i** .Jl>(^^ ìts^** . *^*'^
C A P. O Vi!.
Di^ ywtj Cojlumi d£ Popoli »
L
^ Ifloria 6e* coQumi de' popoli , delle lo-
I IO cooofceDze , e de'prcgreflTi della
higkme upiaot in tuui i fccoli è neceflàrifliiiim
air <ìloqiienn> cdm Ti è da noi detto quan*
io Mmm parlato delP Iftorra.; Dalla lettu-
ra de* più Savj Jftorìci , Viaggiatori e Geo-
grafi ^ fi può ricavare il quadro de' varj co*
fiumi delle nazioni (i) Tulle ijuali hanno fcrit*
to« Delle varie nazioni, e de^coHumi delle
mdeCme noi fiurtmo un brieve abouo •
(i) Sopri i vani cofhirai delle nationi vi e in
Trincete un' opcrena in a. Voi. in it. intitolata 1'
i^it éu itéti9Wi% tipeta beUa, e Tifta, ma piena
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J
$. 2. " La terra , comè lui', oflènrata
MonC de Bitfiòn (2) è àhìb fai quancD
fcie, due ddie qaalr (bno di acqua , ethe
di Terrt * Ee* doe di terra comprendono,
una ii Vecchio cont'menie , cioè V Atìa ,
r Africa , e 1* Europa , V altra fafcra contiene
le due Americhe, cioè Meridionale > e Sct^
tenuiotiale. Cominciandò d^^^coftumi de^po*
poir del Vecchio Coiiimènte » gli Afiatici
•cr fi fono da talum rappréfentati come de*
^tì af Ittflb , air òzio , alla iàfeivia , alle la*
perOffioni'. Altn redoeo itegli Afiatier l^o«
rigine dr tutte le ani, e di ogni ìnduftria ,
e di ogni fcienza. Ognuno dunque fa divet-
ij caraneri « ed opponi delle nazioni conte*
«me ndr Afia. " ' ' " ^
$. 3« Degli Afcjcairi .taluni ci fi rap»pre-
. %uaiio iodiiaiìofi » come' neU- ^iito « .A)oA
ih' molti àìknì 'tìfjjdK^ a mM. pop^il» « rpeeuilii»ei[«
'te circa j^l' tialiaàt • Per i ep^iàn poi parncoUfi .detjs
varie n^zichì bifogna legere i piti, efiup ^Viaggiacori ,
le loro Collezioni, delle f^puùì ve ne Cono malte
Inglcfe , 9à iti Francere^ nù the, debbón legerti còjn
molta Critica,' e molta l^ilotofia, pcrclie non lutii t
Viaggiatori fono come Anfon, Condamine ^ Shavv *,
Tomnefort, Poivrc . Circa i generali cararteri delle
Principali Nazioni di Europa, vi fono cofc degne da
•flèrvarii neU*<9Ì>éU Inglelc ia .,a. voL io ottavo , .im<
^rèfla In LoQ(dd[ nél '177Ò., intitola» Ji fmUvv ^
^ Ciaf^rs if ik& trincipél jPftftiòiU^^. in Burope , ^'dl
eaal opera !ìà- 1*^ Ancore on* Anonimo.' < ' \
C A . P, O VII.
Di vai) Cofiumi de togoU
Ifloria de'ooQumi deVpopoU , delle Io
IO cooofctDze » e de^ progrenPi della
ÉBRÌoiie upanÉ in .tutti i Tccoli è neceflàriOiaia
srif doquenn» conf Ti è da noi detto quan-
do abiMam parlato delPlAoria* Ddia lettu-
ra de' più Savj Jfloricì , Viaggiatori e Geo-
grafi , fi può ricavare il quadro de' varj co*
fìumr delie nazioni (i)fulie ^juali hanno fcrit-
fo. Delle varie nazioni, e de'conumi delie
nedcfime noi teènio un brieve aboxzo .
fi) Sopra t i^trii coihiini delle naiioni vi c in
Ttaoccic un'opemu in a. Voi. in it. intitolata l*
éts JjlétiMU, tfeta bella, e lafta» ma piena
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$. 2. ^La terra eomè hai, ollenrato
MonC de -Bnflòn (2) è 4hHk m quanib
fcie, due deile* qaalr (bnò di aequa ; e due
di Terrai Le due di terra comprendono,
una il Vecchio continefue , cioè T Atìa ,
r Africa , e 1* Europa , V altra fafcia contiene
le due Americhe, cioè Meridionale, e Set*
teniriofiale. Comìnciandò d^^coilumi de' po-
pò! r del Vecchio Conifncnie , gli Afiatici
•^i fi fono da taluiri rappréreiitati come de*
«Kti af luflb , ali* òzio i ailà iafeivia , alle
perOffiòm. Aitrt rcdoeoiìegli Afiatici i' o-
rrgine dt tutte le arti, e di ogni induftria,
e di ogni fcicnza. Ognuno dunque fa diver-
(ì caratteri , ed oppoSi deile nazioni conte-
nule neir Afia. ^ ' w
$• 3« Degli Africani taluni ci fi rappre-
%uauo iodttfidofi » come- ne&' Egitto « A\tìci
Uioln «Affetti 'rij^tiarlo a molti, popoli, e rpecialrpeB>
'le circa Icaiià6t • Per i cóAuàii poi particolari . derje
varie nazioni bifogna leg^e ,1 pii^ e&tp ^Viaggiatori ,
le loro Collezioni, delle <fuli ve ne fono molte ia
Inglefe , td m Prancefe, ma òhe, deSbón Inerii cd^
molta Critica, e molta Filofofia, perche non tutti \
Viaggiarori fono come Anfon, Condamine Shaw ' ,
Tournefort, Poivre . Circa i generali caratteri delle
Principali Nazioni di Europa , vi fono cofe degne da
•(Tervarfi neU*«9p^U Inglcfc in 2. voi. in ottavo , im^
prèflk In jLonidta nél .9770., intitolata Ji ra^ievv^of M
dafa&èrs ìkt ^fifiacipal Nmont '^in Europei di
^nal opera, è- 1 Aatoro no Anonimo. ; ,
— I
lono poi ro22Ì , Barbari , fuperniziofi , come i
, C^fìrij i Gallai j gli Ottencoui ec.-^ Oli Ame-
« licani ci fi dipiqgono da taluni, come inge*
jnofi , € perff icaci , altri comt flnpidi «
* ed, inciti (3) Ogni janooe è Qa^ 40» irarj
colori da varj p ennelii dipinta , «d anche
* r Europa , che come producitrice di grand*
ingegni, è fiata dagriUciTi grandi ingegni va»
: rit;mente defcriita « Si dee peiò rifìciiere et
] Xer un'errore il volere (labilire nf:lle naaioni
..caraiieri pennanenti, perchè vamodò iccir«
\o0aw^ vacìa Jo .(piriio 4lclte iiawni (4)*
* • •
• , ....
(5) J^'c^*''^^» Phìlofipk* fur Ut ^Amf'ieMim
J^oyages. fiv. . * .
(4) ClMnglefi a^' tempi ii Giulio Celare noe
; fucon illdfi Ài quelli d«l cempo della Heema EU.
Isbetta» e quelli il^l temo della Regina tlirabeni
foDO quelli de' tem^i preferiti . U iAeSè liBciCooi pc
fàrH de' Francefì , Tedefdii , Italiani ec> 6ono .dun^i
iirpcrfciù i quadri generali delle nazioni . Coloro in-
oltre, che ci narno volato dipìngere le varie nazioni,
*o non ianno laputo bene ihidiaie, e ben xapire l^in-
'dote di quelle J^azìoAiy iché ci de(^riirono , o iè l' haa-
'nò ben capita , iiWeite ii lire delle ^óanonl icatitieii
'véri , Jian vóWo larce 'delle MiiBme Sstiiie* Nelle
'Lettetip Per/iàne dérJMàbtesqsieulJsbeck è quafi iém^
pre un Calunniatore delle nalioni , come iòno i pid
neri calunniatori delle nazioni quei Cwdei^ quei C^i*
ritfi^ quei iplriti iahaUfiin^ che JVI. d'Argens intro-
duce nelle lue Lèttere per -calunniare il genere umano.
1 ritratti, che 'certe nazioni fanno di certe nazioni, ff^no
U vergogna deJta Letteratura . GÌ' Inglefì Te la prendono
«f^'lóro Viag^ per lo pià contio ì' Italiani ^ gì' In-
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No? per dare qualcfie gcteiicài'*'Uéa deilo
fpirìto delle nazioni > tifmmmd brievettieo*
$. 4. La nazione Spagnuola è Hata
Tempre generofa , fagace , pia , grave . La
loro lingua e vaga^ e maedofa , e per caie
la riconofce anche il Voltaire • I loro Let*
ifcrati fono flati penetrantiflrmi , Tpecialmeno
ce in Politica , in màterie Gitnrifdhronalr • «
L'.aonm delle Mie cogalibni 'dèHa Spk-
glia ; éd il* (eòol cP oro delia ^èaodMma è
tuta r epoca de* regni delP At^tifiiinmo *
Monarca Carlo III. , che dopo aver refe
culto, e felice il Regno dì Napoli , pafsò ad
illuminare l'emisfero dell' Iberia. ^' ^
$. /. I Francefi foÉio fpiriCDfi , pieni '
di btìop eooeUentiffimi neile jfdènzey^ed^at-'*
glcfì poi lòno <Iagr Icaliaoi biafimati . I Fran^efì Ce la
prendono cogli uni, e cogli altri, e crercono le civa-
ìkk Mìé fiauoiit è lè guerre (il* fibd; Gì' laj^kfi
gtafiàoo del Mflcon , e di .^Shìkdpmn:* Vdtm ma-
jpef4 tali Amori.' i Fnm^ oeicanp di t^^tt^'da pla-
nano il Metafiado ^ Aliri poi dicono, che Newton,.
£.'ocke, Hilton fìan plagiai}* .Cerci Francesi blafimano
ilTalToec. Molti Itàliaoi vitQperaino la Poefia Francese, '
moiri Francefì la lingtia Italiana^e creCcoDo legare inu< <
fili, Un vero Savio ammiui ia nazione ciò che
vi è di ammirar/ì •
, (*) SA. àc Buffon Dell' IftoriaNararalc ci ha da-
te' eccellenti o^cvazioai (alle varieci deg^i , Uoènioi-^
delle 'diveriè aazimii, e (opra, vani ooftimu ,di elfò*.'
^ feda* riilociàtf iterili U iùtéeÙmmlttimqfkitP'
ti da efll trattate con chiarezza , ordine , pre-
cifione , c bieviià • Ad tfll è dovuta buona
parte delia prefente cultuu. Europea • Alie-
ni , ed allegri in tutto , hanno introdotto U;
baon gtiflo;im traile fcienzcc djeila Metafilica,
la loro lingua è la più 'beiia^ « la più.jWM*t
vcrfafe , ch^ oggi abbiano le Icianie ^ é .i*!
ani. . ^3, lord Xetteratura ha fatti de' pro^
grtdi infiniii . 1 loro Autori fj lepgcno da
per tuuo e, fioo negli H^reA^ ^dei^Afia j a^ci
fon vietale je fciense. - . * i
. ' §• ,GX. Ifiglefi kmo flati, e Toix) gra«
vf , e fqr|(i,^ifzafori (ubiimi ^ c4 rafirofi nel*.
le lcjen^4'j R^^o^ìQì^i.if^ uitte ' sirii ^.
ìiìvué^ìix ^ mìskA ^ dediti afte Xcienze otilitA*
propagatóri delle dottrine dì Commercio
di economia , di agricoltura , penetranti (Ti*
mi, e prodigioli in molte facoltà. Newton^
Locke , Pope ec. ponno fervir d' efempio •
con infiniti altri Amori (x)*
•i* ^« /dr Italiani fonò am^i' , .piace-.,
voIi.»;iagijanKitpri ifiiWiiqi.^. ìgventod mol-.
te arti ;'/6>Tcieine , cervéBt io; tatto -origina*;,
li » •e^heijfenè flati i Ma^Riff 4elle altre* na-
zioin (ìnr ìJà' tempi degH antichi Roiiiani'^j
Le nciìra Italia è adelTo nej fecol d' oro del-
le Scie<^e...<U JiofliO. &egno di I^apoli ve-i
(5) "pc* coftami dcgl* loglcfi fcriflTc l'Autore .
bell'opera Intitolata Us Nuitf Angloifis, c l'altro
Autore di un' altro libro iat^ola^ JékitM Ciuifié
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- .
1
SI
fje fcr b{>eiiefioenza dell* Au^ufliflimoNoArò
Kcgfiaoie Fcidioanda 1 V« uBD>de*piA «niiabHi
Sovrani' cfae abbia. r Esfopa^lfisfiiiatc Accadèt
«pie di Sdeme, ehéim lueiteir» e'VaUitaggiate,
ed onoréte* le ScienTc. Lo '^Stato Pontificiè
folto iì governo deU' incomparabile Pontefi-
ce Pio VK , che fupera i Leoni , i Bene-
detti ^ i Gregorìi , è PiaGio del vero fape^
re . Gli Scili di Milano « di Lombardia;
e ia> Tofìcana fotte i feKciffimT aurpiq A
«qpeaitr<leriv8ti dall^vAtiguaiffiftì» PmìAì^
{ria AuAriiai i «eggono^vino'^aiò il fieoòlo di
AuguQo • La Republìca di Vtneite è P At^
tica deli* Italia , ed uno de* più floridi Stati
per le . fetenze , per le arti « e per il com*
mercìo. L* ifleflo è da dirli di tutu V Ita»
fb' 8. ITedefchi fond^ in generale, pli^ probi'
ijòoeri» candidiiTimi e veri^mid^.o) ^ appU«
'Cat! alle tdfiàaiM piiàviiabóriofii > (briUrai i
anghanimi^ L* aMoal Gefim <Midep|iM^' lU
'Iia fuperate le glorie di tatti gli abtictii:
Cefali { c r Europa mai cederà di lodare
e di ricordarli dell' AuguQifllma Madre
4i cosi -anunirabile Sovrano (7). A' co- .
'fé) I TeàcQhi per la loro candidcxza di caore^
ad «crine loro prerogative fUrono detti Dèlia lingiii'
del Noni «tf iM/i, AlaHMii; doè mta Vm&i.
. (7)7^> Metti fi liete ropen tndtoliiir
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f9
(iumi de* TeMcM fi rifcriicono tatti quelli
popoli » che vengono comprafi. nelle
i^fliflìme pùpdaiioiis delia Germanfat • I
^mflfaiif firn .oggi uoa^dtlle pm eulte mh*
^fpoi ^ mediantt il Regno di Ftderioo il
Grande, che ha (ondate delle Acoademiet
e richiamati nnolti celebri Letterati : La Da*
Dimarca , e la Svezia fono oggi cultilFime,
ed illuminatirTime iiaiioni. Gii Oiandefi io*
IK> nati Tempre iodullriofi^ commercianti»
Cilla « Sono i Fenic( moderni - Sono nad ,
e, fatti per le kksmiù che licbìedóiio gran»
df applicazione ¥ > .
• §. p. I ftuOLiboo- oggidì naiione an-
cora cuitiflima. tjt bro Ac^demie» ie>]oro
.. < • # li. Artfy
gres , iés Arts , 6* partieulieremint d.^ns U Fotdt ^
V éloquence^ & /< Theat/je p4U U Bdtpn èt BUU
tòt.' \A jUiiM t7<z.' In , ». r9U Tal* Aiim al
Tm»^ Qap. 15 pag. 81 T. parb del' meritò della
^•qmitt Tcoefta.* attribueodo a varie euiàli i po^
0Mgte(G > che cred' egli aver ivi fatti . 1' eloquenza •
Ma poi rifiilta i'oppofto ^agli edratti riferiti dal Bid^
fcld, che adduce eloqucntimmi pezzi Poetici di Autori
Tedelci pria di Opicz, indi quelli di Opicz, del Baroa
<U Caincz , di Haller , di M. Hagerdon , di M. Gel*
Icrt, di M. Glcimm, di M. Uerlchau, di M, Wer-
iuc|c, di M. Anna Luifa Karfchin, di M. Gottfched,
a quali fi può aggiungere il Ge(nery ed il Gelleit •
Fion dunque l'Eloonenza Poetica in Germaitta^ ed il
B^lfeld ri%U|6 If eloquenza coofidfraod^l aelfebulò
del foro!, ed errò. Chi volcite afqniflMC iltte idee fiilkfc
ìUqo delle Scienze nfilo Gero^auia potrà legete il re*-.
Ànte libro Franceiè intitolato Dt U: LÀMtgrmtinAU^
Wtande, Ù de C4 qa' ort fim^ ifU tifmiàf^ f» k '
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Arti « il foro Commercio , la loro Legista-
: aione faranno pcogrcOi fmmenfi • La loro '
' Autoaatrice Caterina II. ha ofctuaie k *.
5 Ione 4Ìdle £UÌàbet(e » iélfi "ZtfM^ ,' i
elle Creine» tf% sMiiamatò *^ ^gn'^'.W^ j!
gole dell' Eurojpa le artl^ ìé Ccìcmè , i li^ ;
bri, gli Autori^ ed i Letterati tuiti ^ niuii 1
de^ quali è rimaflo fenTa premio > ed a tut« \
li ha difiTufe le Tue beneficenze • Quefla Sq*. ;^
vrana iàia fempce l'ammifaaiooe de'cooiem*
fotmì, -e de* pofleru
€• IO» u Dazione' l^Ivefica i ^oggi il
«emro delie Urti « JéU* indiiaria , dèlfe Ceti-
le • In lai paefe fi ibno fvìluppati molti
grand' 'ii^gegni ivi uasferitili^ e -imohiflìmi
fono fiati prodotti da tal nazione , il carat«
tere de' popoli della quale ha -certamente
qualche difetto, come vi è Tempre qualche
difetto in qualfi(Ja carattere . di^ qualflfia
jfone^ iui4glia , perlbna dì qtiaICGa luo^
•e xeoipo4 nondiineno fi Jee riflettece circai
caratteri 4eiie nazioni^ à rcegiie^.^eJfiMiiiai0S
iblie 'buone qualità , epteiogativc delle inedc»
jBtne ^ e a &r ridondare in bene fe fj pup, an-
che grifleflì diifetti di una nazione. £ que-
llo bafli per efempio delle offervàzioni da
farfi su' caratteri delle nazioni , caratteri , 1^
fcieiìza .de'^mali è req4iiiito neceflàrio , e prò*
iiminare per pgiri eloqiienza , oltre T eflèrè
(Ogetta degno £ m Filo(bfi> . V indagare
ijpirito , ed f cofluihi delle oadoni , tìmùr
w TaflUSma ed utiii0Ì9ia«
C A P O Vili..'.'
\: ' . V^k.Wh 4ti digli Uc9M^ .
ORaiW cf lafclò tm quiéiii nciV Arte
Poetica de' coflutnf divertì degli Uo-
fnini di varie età . Uu' altro ce ne ìafcjò
tope ^^ella feconda lettera fu! Saggio fuU*
Ùonx]t.« -^^Iqgi^re Young molto fer i ile fuUe
''Varie ."e coAumi delia vita • Niunò me-
jgìio ci. IraDÓrèrenta i vari coflumì di vari^
§, 2. Oll^rvìnll i ragazzi : In effi tutto
e brio, tulio c molo, tutto è vita %' tutto
"azione; Vorrebbero effere in miUe parti, c3
vpt^ mille cofe in un teihpo fflè'flb • E' &
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Ì)r7mafera delia vita , odb qoak b natoci
i.jn'od^oe./-e»rvHqppa^ ic^fue fotte V ed ai*
lora è T età la più floridiT ddlP Uòmofinco •
Creftono poi le fen fazioni , i'idee , iecognizio*
ni , i raziocini , le occupazioni , che agli
adiflti fembrano ridicole , e che a coloro
fembrano feriifTime. Si fviluppano iddi le
padioni^ r inclinazione alPozi^o, al liiHb »
f taceri , V oAentàaione 5 V inconfideratezza ».
audacia r e poi ^col crelbcr degli aÉioi fi V
impeto delie paffionl ceflàodo* . . *
§. 3* Scorrete ie riVoliitioni della Vi-
ta uir.ana, dice un'Autore Francefe(i), Vi
vedrete , tante varietà quanti fono i varj
Stati della medcfìma • La gioventù è cosi
difllmile dalia vecchiaja quanto la £irfalla
dallo fcara&^io . Mella nodrà Eanciullezai
feao iil(An«hUinei» e maìfiml' i camlnanieif
li, e poclif roefi battano per non ' &r cond»
(bere un fanciolio • Un* infaiiabik appedio
Ili moia continuamente i fagazzi a fuppiir col
cibo ai le mutazioni , che opera la natura ne*
loro corpi , Le metamorfofi delia gioventù fono
fuflecutive , e «violenti • L' uomo allora fi ren-
de audace.» ama o 1* ozio, e il piaceremo la
caccia > il ballo V'tì^i efercìzj giònaftici , o
ebrietà, la crapday il iuOb » t^irta^iocinio ,
4a volubUità . ' • ^ *•
1 . .... . ? Odia»
(1) Si teda r opera intitolata tes Jomrs «
Mgghiaeeia ,
B mIU ftringt, € U Mmdv «i»
% 4» L^Uomo poi nelPetà più feria,
e più matura diventa ammirator di fé (lef-*
fó , provìdo , grave, avido di ricchezze , oflen*
tatore di gioria « di nobiltà » ài fapere , di
fafli delia foa.fmiTgiia y gran Ccnfore deli^
altroi oondottt,e lodatore de* tempi aniiclii««
81 dee óSstvmt » che Itcxome' cambiano le
frane età , caA eambiano* r gufli diverfì per
ie fcrenze, e per le varie applicazioni • Ne'
primi anni deirUomo fi fviliippano più, i fenfi^
e più la ragione negli ultimi^' La fanuHa co«'
mincia, e l'intelletto fi perfeziona più tardi
Ouoque iks fetenze 5 e le applicazioni écgji
«Uomini f i ìibtì che per effi G fcrivono ,
debbono edere adauatr alle ciccoSanze dell*
età » ^c^teonpr « <V luoghi » per i quali fi
kàfOBO^ OOcrva Arìflòtele con gran favièi*
za , che ie Scienze di Etica , e di Morale
rifaltano dagli animi de' giovani # come ic
palle ElaRrche da* corpi duri «
, §. j» La morte fotto fa mafchera in*
ke il poco 6, citato- Fianoelb Autore (a) r
di tami piaceri della gio?entù ,
s^inoU
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f
V inoltra intahto, e trafmuta b gioviRit& 1j
virilità. la tal pccafiooe dm con kflgiadria
tm Poeta •
• ■
Sk fugh lutmanae tmpeftas aurea vitata
Arguti fugiuiu , . agmina blanda ,joci .
La morte allora fotto la tnarchen ingan-
natrice del piacere V inoltra fctierzaiMlo vcr-
fo i giovani , che corrono ad iocontfaTla »
c fvcUooo i fiorì de* piaceri appena sbooda-
^. «3«MCfcc lelhoo» àmbhn in fruui
nelrea matura , appartengono alla Patria ,
t ipeflb fpeTo quando la morte fullo fplen-
dWo cocchio delia Gloria fi accoda a rac-
corgìi , s* incontra coir Avarizia , che i' ha
preceduta , e che fi affolla a divorar la Aia
vittima* Quindi viene talora la fuperfliaione ^
il tedio , e la Ipquadtà a facéogiiere i ftaii*
tomi d<ii* umana efiOenja , ed utiircono a
gara e ton grande Sento lè fcintilte Tparfe
ad campo della* battaglia , e di uli mat^
riali concentrati in un fecola jo , che Tempre
fi confuma , e fi eftingue , la vecchiaia fi &
unfafiio, come il citato Autore riflette.
$• Cofa allora accade ? Diciamob
per bocca di tm Poetd^ dib faa ^fralàio
Pope io ottava rima*
Si curva U cùrfù altera, il erìn f irn-
bianca •
Si fan fardi gli bruchi é'bù écncemi.
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^ inerefpa H vplto ^ ttgni Jorttiyt
mancn ,
Vacilla il pìè con pajji incerti , e lenti,.
Trema la mano , la memoria è Jlanca^
guenU
Ittinii fi fvit t num » c /èn/^ ^ r
é
E la fauolà nofifrà t àtbf compita
In tali cìrcortànze chi può mai ricono-
fcer queir uomo , che nella virilità , nella
jgioventà , e neii* adolefcenza ci pxefentò uaci^
e si varj fenoiBein?. Noi fempre- vtdìamo
1* iftelTo Uòmo ». come fisinpre vediamo g{'
iflfeSi animali , griOdC v^eubìli • gV iOefli
fiumi , gP i(ie(fi~ mari* Màlb particelle fiflche,
che quelli corpi compongono fono Tempre
c fificamente P iRéde l Lo dicano i Filorofi.
§. 6» Tolti quertf cambiamene delP
età dell'Uomo , e de'varj coQumi» debBoti
riffctterfi da urf eloqueme ^ che vuor efler
Filpfofe. Il giando Orazio diede tali prè^
cecti per' r eloquenza Poetica » e debBono
'tflèodeifi ad ogni eloquenzà • '
Uumàì fiua tibi mora (3)
Li) ttfféO. in da. Phu ]r*- \
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••■ ■' e A .p. o '"m ■■
. « . • * * • < t*
CHI voleffè acqurflfare^ una*- picn» cono*
fcenza delle teorie delle p>affioni , «
de^Ji affeitr , dovrebbe leggere inoltìflioii it-
bri ferirti fulie niedefime in o^nr tempo , c
in ogni nazione $ ma più d* ogni altro avreb«
•Be a meditar* fiigli Uominr , e fui Mondo
-nà ioro.originaté i j^kicchèt -mS-i^tì-^iX^
TomJL E Qai
(i) Degli affetti trattò pienamente A» ftoielt
2. ed ivi il (uo ComiTieiitato.re Se.hrad'^r • Il Mo-
rhof nel Tuo PoLyluJlor Liner, icm. l. Libr, 5. cjp.9,
de Excerpt. Or mot, Efiif^ymemMif, ^ Z9Xi'^\'^yiA il piano
da fare ua Codice «li G>ftufni,:e dq^li a!f^cti(,per.4i(ò
:^gli Oratoti» Si vegga c^l' .^u^ore, c!ie nejr.iftei!^
4#per^,in akio luogo propone qi» piaao per.u^.Ièlva
#»f6iliMfll9Ì Poetici ; \ .h» . -»t
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,46
Qui noi ci contenteremo di dare im brieve
profpctto ddte paffroni , ed affetti .
§• 2. Le fenla/roni e P idee piacevoli , che
noi proviamo e fenuamo fi chiamano Ì7eni , le
diipiacevoli mali. 1 beol corti producono il pla-
cete ,gi'inre ni ii timore , e ia^fperanza.lxn^i
certi producono la triflezza , comedi' incerti
ii lioìore • I fieni afpettatl producono il'defi-*
derìo^ -e f mali temtiti ti timore • Speflb
nelle pafluMii vi è nn conflitto di effe, e tal
confi itio non permette di fiflTarfino , e deri»
va ncir Uomo lo flato di agitazione , die è
un millo di ogci pilTIone, nelle quali agi-
tazioni più domitiano il tioiOàC , e la fpe*
Ipanza*
Contrattano i FiioTofi fulla divi*
fiooe delie paflioni.. Taluni ie riducixio
'ioloTtt ed al futem. Altri alla diviGoneC*-
ta dal Boezio (2) . Altri le riducon tmte ali*
amore, e alfodio, CouiraUjno infinitamente
i Filufoff , e gii Orntori Tulle paflioni • Al*
«tri dicono che le padìoni fieno undici , àoi
per U bene, e iin per U male (3)» At
tri
< {%) Boétfi: de CottlbL Piiiloff , ott dice; Cém-
'ita fvÀ, ^t4U timàftm, Spem^iÈi fugénf^:!^ doèér
màfu. ' _
(3) Scconi!o qaeAa divifione delle paflioni, ri-
guardano il nnale. 1. Tedio, i. 1' averiione . 5. il ti-
nìore . 4. il dolore. 5. l'audacia. 6. lo sdegno» Si
~ nferircono al bene. !• l'amore, t. il de(iderk>« 3.
/peraoia. 4. il pìacAie4**|« Ja^purt di «wi f ertee^
V. Sa*
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^7
tri contraftano fe gli Oratori deb&ana, o jx)
fvcglrare le paflTiani (4.) talmente cKe h
cuerxe deiie opimoot de' Metafìsici , e d^
Aettorìci che.,€0iitiaAaQO' (aUe^ paffiooi , fono
$• 4. I .éam- gfandi pedi delle paflmf
tutte- fono^ Pamocev rodìo ^/cbe: poi
Binati inr varie maniere , producono- il hhAo
dMnfinite paflìoni. i-a Teoria delle p^fliorii
è. GosL difficile, come, in Fidca è difficile la
^fta ; divìiioiie non è elìuai , e eòanene . melcl etfuivo»
ci , e VI é molto <li aggiungerii, e eia diaùnaixfì Dclla
mcdcfima. L'invidia, l' emulazione , la vergogna no|i
vi fono dcfcritte ; ed il timore può efTcr comune ti
bene per non perdcrfì, ed al male per non iacorrerfl.
Secondo gli a{pecti , ne' quali fi conikierano le paflìo-
lii , . ic ; ne: poQoo fare vari^ divifiqni , a^^f i iniinite^
(4) GU AwineCe r Areopago «noervoirenr^oo.-
dtattdne di paifiòm edtafietci^.i iu«ùmi fòodacqjno h
Ibro eloqaenzir,. nella cmimòtiòii^:dégli'afifm,.<>nd**é
^le gli Oratori, e Rectortcì Lacrm , e Greci morrò
]iaQ^diQpii(aco.(y|ie. i^iliàni ,,€liQ diviieinvin «griilfc-r
mìr. de rvloRd: de bdt.^Lmr*^TQia^VfU.Ebc7dop.
^^'dcf, ,F^^Sàns*, Qualunque iiànD le opimooi dttfyi
Autorì fuirufb ' delle paifìóni nell\e)ò^einaj.^^:chiarp^
che l'ivie di perTuadere dee-fondatfi lona^iagidiie^iioa
iùlla coamozioiie déglt t&cti'^ina l'arie dt commovfer
f\\ afFcttf, e la natura degli aftera debbon ben. fa pcrfi
a . un. eloquente , per poter meglio pcrfuadere , c fat
piegare gli afFiiti alla ragione, non già per dplhr eli
afTecn- a danno della veriti, ( dcUa,ra^DC^. percA^
(èk do^au ikiebbe fèkùk ^
^8
Teorm nMU hux ; li' gran Ne?vion, die nt
tanto fcoverto iieir Ottica , non ha altro toch
Verio, fé non graiidi , e nuovi fenomeni.
hlà delle caufe inrrinfìclie nulla fappiam di
preci fo , e la luce Filtra c ancora molto te-
«lebrofa ali^ occhio de'Filorofi, che P igno-
rana nella Tua jmima natura • Così delie paf*
^ioni ftói, con tutti; gli .éoai de* Metafifici »
BQO .altro Oppiamo » (è non eerti fenomeni
!f)on 't9t0; adattabili , e corrirpoodentt a tutto
ie cTifoflanze. ben2a dunque entrare in tali
difcuflioni , ci baftìno poche generali riflef-
{ìfjin Tuii' ufo. ddie cognhioDi. delia 'Teoria
degii-. afiètti nell' Eloquenza . • -
$. j». Chi» vuol fer' ufo dcUa tagiona-
.ta' efoi];iyeiì2a' dee 1>en' f^^re da* fonti.. della
Logica^ ,e deOa.Ciiiica, <;oine le varie pat
iiofìi, e fpecialmeme Tatnore , e P odio»
alle quali mite 1) riferifcono , corrompano i
giudizj . MolufTimi, ed utiliflimi libri vi fo-
iiu lugli errori , che nafcono da' fenfi , e
(dalie pfifljoni . Uoa ieria y e ragionata letta-
ira fdpra tali libri, e molto piò una Filofo-
fica oiediiaaione» Mondo , e «MI* ìAoria
Idmana , che è il pi£f vàflo teatro ,dei boott
iifo, e deirabitfo dette paflTionr; fono requtft-
li ir.difpenz.^biii a cfii vuol pervenire alla
vera eloquenza. Molto hanno fcritio i Ret-
torie! fuirarie di fvegliar gli affetti, e fulla
natura delie varie paflìom ^ prendendo infi-
5^t)iii ereiripj 'da' Poeti è ricacnando le loto
nèttbriciie dt verli 4i/i«KÌ.AiKÒa «.X^anqqe
' reto-
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V éoqaenn i'-'ékt i Rottorieil vblTeixi jrtftrìr&
gere al folo foro, e nata'ch^PoeUy da* quale
eHl prendono gli efempj , e dagl' i fiorici , c
da lutti gli Autori ; e le da tutti gli Auto-
ri è dorivata ^ cd in ogai genere cofa
(fcteotifica' ve ne fono degli efempj:^ perchè
.rìftdngeria ai feto foxo-h perché non acqaV
iflarU coli quei meni» col quati li haatib acf>
'4|uìftata .cotoroi da^ quali £ . prqfidooo i mà*
;delli» je gli eferapì -ì'. peronè non rìcavaHa
da* fonti dell' imitazione dejla niitUra , e da
quei che han faputo copiar la natura ? Per-
chè iufingarf] d' imparar T eloquenza con po
4chl efempj di autorità , chei : fi pcopongooo
fer /reddameqte^iipitarli ì ;
^ ^ $. i5r .L**£Iòqtteii}ak BoQCfea .è Oata/Ja
•prima, iia pia aiitica4ft;|al|iij|/imtvrak»..cd-
Ole è noto a* veri dotti : Chi vuoi dunque
con maeflrra maneggiar gli affetti , dee leg-
ger con raziocinio r Poeti , ed eflTer Poe-
^ (S) * ^ quiiidi^ rifulta i{ grand* uiiie , chh
(l) Ld sic^ùo y . ìL t^tfote d' tono dipt-oti
OellMlia.^e. La pieci , . U tOBeretza > U magnifìceii zi
ocir Eneide . La prudenza , TaftazU neirodiirci; t
tBtte cjuefte cofs. ueir Etriade . .Sofocle , Euripide ,
archilo, e tiirti i Trag-ci Grcjià,,. Latini, Italiani, IiV-
glefì , Francefi , come anche tutti i Còmici, fono i di-
£ incori delie pa(Ilo»i , dd anche ^tlpltiflinii Aacori «il
lomanzi acili,. ed ecc^Ugnc;*. U'M«^^^<>à.clieè l'Ba^
rìpide modèrno »\v4ii, pgmt \fti*,'^|Mi^^^raoi-iiatica à
prefenta ecceUco^. modelli 41i(«U^^Ì;i«Ì..VS|ne paflio-
m oppoÙù • I uioi Htnuci noa U cedano- a aiisno de'
Pocci
fi ricm dalfc Ktttim èt? Pòcii , die Sm
i pi imi Pittori della natura, e ddle pallio-
ni , delle j^uali q J^aono date ie piiiDC
copie . . . •
. . 7. Totie le padìonT fono Tulle prime
una fpede di placido entufiaOxìO» e dc^g^occano
'éoU* .av^anzarlf io iin- vero «ntuGtf&no » in
ihiània : in furore • Cosi pieflo Euripide «
in Teocrito in Omero , in Ovidio ci fi
rappierenta Polifemo in;pazzfCo per Calateti
ed Ajace è infano preflò Sofocle • Così i'Lu-^
elione di Plauto < inlano per ravarizig
-ec. ce.
' ' S, Chi vuol «ooDci&rci |)er fe , «
per akrì iUlinii jfiètio , o {wrfuadcr «quei-
Kht vuole , 4ee fiqyeie i meni per i quali
coiofo ^ ^aii paria « iawè^ inducano
• " alle
• • •
Poeti Greci, e Lati ai. Le Tragedie del Voltaire «oa
il penne leggere •Tenza piante , e .così quelle di Rad-
ine, e di Cicbinoa. ^Tragli antichi Ovidio è un ^lan
Pùccore delle .paificmi*. Si dee o^nrate «die -nel Ai^m^
gere le paflioni,i ^catatieri debl^on'dfrere natmaU, •co-
dine quei vdi Virgilio - r>e nòn caricaci , come ^lici di
^il:o Italica, o deboli come quei idi Stazio., e ampèl»
l fi come quei di Qaud ano , 4» -poiifli . come fpeflò
accade ad Omero , il 4|iiak ^4 COIM A&m ìL de
Volaire ^eilb fuUSa*
Plein des haute^ & des defauis
Le vuii T^omere a mon efiime^ t
ài tfk'tomme tous Us htras
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7<
adle fue intèazfoni • Non giovino » né rego*'
ie t ne' efecnp] • Dèe' c&re an gran Fìioro^
fe , che làppia la natura , f Uoitto , il
iloado^ e che faxa r e penai eoa energia •
Per conciliar T affetto , dicono ì
ftetiorici bifogna rapprefeniarc la probità ,
la faviezza, ia dignità , la bontà di un fo-
gcuo , i beneficjj da quello fatti , il gran me-
rito , ie prerogative tutte i e per ifvegliac
r odio , li devono fiir rifalcare gK afpettè
oi^df » e fiioicr un carattere caoftico , d
Éiotdace » come ne' SatirM • Preftrivono
per incmer timore 11 propone fiiMiciti ;
mali , difgrazie , efito infetice , e V oppodo
per dare fperanza , impicciolendo V idea
delle difgrazie prefenti , e magiiiHcandole ,
fecondo fì vuole dare fperanza , o timore •
Infegnano gì' ifle(G RcMorici e richicono à
hTnglie filze gli efempi per addurgH^ rtelie
4r%racie , iieUe morti , neUe poiliienae , né^
àfii £fi^ , nelle guerre , talché lo piò- i
mri- ddl* eloquenza fon divenuti officine di
citazioni di si fatti eiemp] da ciiarG, e di nomi
di Autori • £fempj a nembi per eccitar la
mifericordia , ia pietà ec. infegna f ar^
te di placar Y irà , di ac^nderla , e A
irafcrivono i più eeoelienti luoghi degli atn
ikhr ^ e ^ mòderni « Ottima cobi è mo«4
Arate alia gioventù i luoghi i più belU , q
patetici, e le imaginì le più tenere dfOme»
ro , di Virgilio, di Ovidio , di Cicerone,
i peizi ccceiicni^ di Tauio . e, di Livio ,
E 1 dì
7^
di Metaflafio , di Racinc , di Voltaire' ec. 9
lua cofa . aliai migliore è fat^ euirare - i. gio*
Tpni nel piano di quelle idee , e di quelle
circoOanze , dalie quali q«ei grand'. Uomini
indotti fecero quéUe eccellenti itiiagint * Si
avrebbe alla gioventù ad in(ègnare 1* ane
ben comprendere , di ben' cHervare , di
ben fe/ìtire, di ben defcrivere , di ben di»
pinger Videe, di eflere imitatori delia na-
tura, o le lì propongono 4 gran modelli pe^
mitacGyijiipararfi^lia gi^eniù l'arte d'irai«
largii cop pecfezzioHargtiy come fece- Virgilio
con OmfiTo, il MetaAaflo co' Greci, Terea*
210 CQ9L 'Plauto- ec Come mat un giovane »
che non è Filofofo , cbe non sa ben fenti-
re , nè ben penzare., che non e conimoTo
dalle pjffioni , come mai potrà l>en rappre*-
fèntarie^ Dirà ad un tal giovane il Maellro
di ftettorica £gco cu» bel pe^zo di ekH»
quenaa nella -perorazione di Cicerone pec
Milooe: Vdtm VaUmit Ciuu wm •
Eccone un* akro in Virgilio • Didcci tmwim
ium fata Deujqut Sintbant • Ecco la pero*»
razione di Regolo nei Metafiafìo . Romani
Màio ^ . . * . . li giovane diverrà copilla,
e nulla faprà fare , fuorché una fervile imi-
tazione, e verbale di quegli Autori» e quindi
tale, imitazione lo renderà noìofo ». Mai
può arrivare a' fonti della vera eloquenza
coli* Imitazione;: e. colui, cbe per efler'ekH
quente ha bifogno di tali modelli , e che non
teneodolf prefjpnù^ Quila faie^ mai farà eIo«
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•73
qiietttav QtiaK'Aiiiqaei^fimy to ifte ;* dfae
cònducofio a ben dipingere' le*' (Saffionf per
dilettare e perfuaJere , e forprenidefc ? $i
dee firpondec€ con Orazio.. ^
• I il t • •
Rem libi SocMÙt^ pcunuti afieni^tt
chartét ' • » < . '
Vubaque prét^ifm fan non-mi^a. fi»
-Mar ferarmo eloquenti veri quei cFie fi ere-
don potervi giungere co' foli precetti Rettorie! .
•Cicerone iiìeiìo , ^ran giudke in tali mate-
rie, lo difle (6). Senza tanti pieceiti Tulle
paloni , Aiir arie di muoverle , il ^ande
-jhgtgno forma i precettile fi vede giomaU
meoie , die nelle glandi paflloni tutti gii
^iTbinftri Evengono eloquenti , Te lianfib in*
'tereflè ^ perìuadere ^alcRe cofiivn^ vr è
, donna, o idiota, che nelle grandi nectfTItà
-non fappia muovere quegli affetti che con-
ducono^ ali' intento, e nel modo, che con*-
ducodo aflài meglio d'ogni Oratore . Dunque
ianti precetti > ^ tanti efempj piuttoflò op^
•fiimoao^t rendono i giovani pedanti. jtan4
tò più che oggi r eloquenza confifldr \dea
'^i più dei ragionare > t convincere , che
• ' • . - nel
- - . , • - • «
{6) FaUor mi Onaortm Ji modó ffm^mù itiém
^itunque Jim , mi» tx Rhttorum ojieinis % pi ii^
rei iniiOTcr gli affetti ; ed è inoltre an gran»
de abufo addurre per la mozione degli af-
fetti, e pec oRp'aitia cola, fecnpre efemp|
di antichità , lenza accompagnarli con quel*
li preG da* migliori Autori delie liogue vi*
venti • Noi fimo nelF Italia moderna • E*
eofii ottima Io fltidio » e imitazione degft
antichi . Greci y e Latini Cladìci , ma non
in modo, che abbia di noi a dirH, che vi* ^
viamo neir Italia moderna > e nel Secolo
j8» , e che abbiamo V intelletto nella Gre»
eia amica , neii' Egitto » nella Fenicia » o
che.parUano colla Mvlve di £vandio (7) •
. . - . CA-
(y) Cbi roleffc leggere fulle paltioni libri utili,
c ragionati , dovrà tener prcfcnti, oltre gli antichi Gre-
ci e Latini,! Caratteri di M. de la Biuyere,lo Spet*
latore dì Addiflbn , il Saggio (idi* Uomo di Pope, i
Saggi M tfemugne ( iSStm kk meìn liioghi ano»
Atp , ftffiiip 9 chtflKrìco ) , fl Canciio ialie pa/Oonf^
Dsfid Hiune full* ifieffo iògetto ^ il Nioolio^ Cocib^
tra ea Vi é un' opera dottilGma (bile |»alCotii , ùntm
da un grand* Eroe della Letteiarora , e cofpicuo per
Ulsftri» ed onorevoli cariche , indtolata Reflexions fut
its pafftoium Si Tcdano Us Oeuvre» de Ai» le Cardi"
rtal de £. , » m • 9 de /* Academie Trangaijè* &c. Il
Shaftsbury Crriflc anco Tulle pairioni , che producono
r entufiafmo . Il Rochefaucault fece anche delle medc-
ùtac un quadro . Gli Stoici antichi molto bene le dì*
wnTero » come Epitteto , Seneca ec. 11 Pope ne' fuoi
tbggi éa Motale ci ba dipinti var)cartcterì delle pafli«->
nt'iiiMUie* Si prò aktesi vedete il Ftanoeiè M*àe lt
ChamkM ttU'ppeia imicolmi ClMAm ar# fijjtotè».
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•n
CAP O; X.
Ddle 4amuriftich€ Ààk fajjìom 4triuMi
I "^Oomo de tanto fi gloria 4i avere co-
noTciuto , e fpiegaii moiti ogni fenooieiìo
deli' Uni^erfo ,è tardo, e lento nei conoCcei
fe ileffb , ^rocne loflèrva AielTandro Pope*
Tutti gli Elìci , ed i FiMbfi ii ln^v&twi
li lìurato ^iCUbmo , e mtti ^MeiiEi^
fcan ;Mfato ddP Antropologia . GP Iftoricf ,
i Politici^ il Mondo ci rapprefentano i'Oò- '
me Fifico^ e Morale aflaì meglio de' iibri.
Quanto fi k fcritto , e fi fcrivc , tutto è un
quadro o dell' Uomo Fifico, o Morale , o dell'i
Uomo infielleituale • Chi vuol cònofcer 1* Uo-
mo, dee conoTcerlo ^ o nei Mondo . o iic?
vbùi m PUoflio dtf libri 0911 ^ Àmp»
a»«iio
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quello del Mondo. NeJP Encidopedia di Parigi
vi è un lungo difcorfo full* Uomo , fui qaale
tanto han parlato i Filofofi , feiiza aveirlo
^ molto migliorato •
• \ 2. Boelò Defpreaux ha fcrhia una
faiira full'Uonlo , ed il Conte di Kocheaer
Inglefe iirf alt» più fiane . L* inelfo volle
hre n -tiegcAer, ed ii GeW fondatore delil
Accademia della Cnifca. Queflì Autori non
meritavano di eder Uomini , giacché tanto
degradavano la natura umana - Anche Omero
^volle dire , che T Uomo è la cofa la più
mifera, della Terra , ma . Omero era un
Fòeta V 'Aleflraoidro Pope nel fuo Saggiò
fair UòmD kx iappreTeiìi^ gir Stoici impe«
gnati a dipingerci v Uomo di m modo , e
gir Scettici di un' akro oppofto (i) . I Fi-
lofofi Greci gridavano nolce te ipfum • Ma
fi conobbero mai efTì Filofofi > I libri che i
Filofofi han fatti per meglio conofcerci , ci
han rifchiaràto , 'o pine* ottenebrato affai
pià VìnttWéWìì' V Uomo de' libri è quel«
fi> delia Natura ì Quanti altri qoifiti fi po^.
tebboio^fiM^^foir Uomo , e (òpra tante
r • ^ •••• * . Ah-
(f) Pèpe^s Ppr òn Man Epifilli Si Vede
da'.ianri quadri fatti lu 11' Uomo, che i Filofofi fi oc-
ciccano talora a foiza di troppo, fotàliftau , gl'igno»
ranci fi adciecano perchè nieote ragionano» Sì avrebbe
a fare un qttà'^'fd.di èdtti gli érrorì òhe ha partorìct
l^igno^ina^'è di quelli alcreii dèll'abofo della V&WB^t
^ptSà Quadri* giovèidiberoi^pM^lir air litoiia iifl^^ ^
•
■ *
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Antropologie ? Credon' altri , che poHa dirG
dell' Uomo ah uno difce omnes , ma errano,,
perchè gii Uonnini nella loro indole , paf-r
fiorii-» indinazioni , reatimenti». opinioni» .oqq^
Mo variano r ma varia altresì. TUpitio me-»
defiinb ìfì' varie- circofianze •
§• 3' Qo^^"^ ^òno ie varie dafliidis.
gli Uomini , e \é loro diflinzioBiiiicUar fo-*.
cicià , i loro varj caratteri , ì lóro colìuinr ,
le loro applicazioni , le loro qualità , e ii
loro l^^re di vicaria tanti afpeiti debbona
confidérarfi da chi vuoi pervenire aUa vera
arte di' pervadere . U* Uomo '(cieneiàto,
V Uomo Ovile ^e Socialt <n . danno Jvar'i ce-
ti di perfone , e'varie mòdtficasickiii di pat
(ioni . Quindi i Rettorici fi follo aperto ail
vado campo a trattare de' coftumi de' no-
bili , de' plebei » de^ Sav) » degi\ ignoraa*
li (2).
9 * ■ %
j
(i) Nimio mcpKo et ha decritti gli Uomini
«uanto Luciano np* moì OialogjB , c CebeK di 1 cbe
nella Ina Tavola . piagli yomini vi è una beili/nma
lettera attribuita ad Ippocrate, nella quale, traile altre
cofe fi parla della (up-enza di Dcmocnco , al quale i
Greci avean mandato Jppocrate per vedere fe Demo-
crito era matto, o nò , ed Ippocraic lo dipinge per
un gran ragionatore, mettendo ni bocca a DemoCtitt»
un fimofo difcorlojin cui dipinge le coniradÌTÌoni'^di
' ^uefto Mondo \ è dell' i^MMr . ^id. tà^md*
€um noeti.
78f
^ 4. Gli Uomini in generale foglfon*
efière pià forti « più aftuti , più fcaliri del-
ie donne più atli.aile fcienze e aii!arti.^
più ferini , meno amici di Te (ledi , meqch
cmoGaffi, meno timidi f»» CDOaotr » piiir
andady. più. economici r più protidi,. I nobili
fogfion' edere vanagioriofi y milantatorr , df«
ifprezzaxoTÌ del popolo , lodatori della iora^
annca profapia • La plebe ama la gola j i*
ozTO^ l' ebrietà , T indolenza , r ìg^raci^k^
Gì' ignorami foglion' edere timidi «ottifiat
il , fuperftiiiolr, «mici dei fapere , (egoad
dell^niciclie opiniooi , indiatoir^ nemici dè^ *
dottr • I dotti foncuMora* Ibperbi',, offinad
(egnaci di drane, opinioni di fidami, di fancaHey
fprezzatori degl' ignoranti, decifivi ec. ecl
poveri fon loquaci, fd^gnofi, declamatori^
amie a' lungo gir dèfcrivooo i Réttorici , i
quali numerano gli attributi altresì de' Sol*
dati dè^ Negozianti , degli Artefici r- degli
Agricokori , per- dare aHa gbvemà f idea di
tutti f caratteri , «une credono ben* fatto
tali Rettorici . Ma è l' idedb quedo , cbf
volere imparare un Pittore a' fuoi allievi f
. £ia fcienza per la lunga , e difadrofa via di
fargli dipingere ttute le GotC tohe lbno nelf
Univerfo , ad nna ad una • Ippocrate direb-
be a queflf Retcorici • Ars hnfa viu: bttrin
' t meglra ^direbbe PèttODioArbnio:. Bloqtmm
Oam pcrdidiftU\
§.^, Le donne fono fpeflTo incodànti ,varre,
}e^icre>. proclivi alla pietà ramami aliai di
loro
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19
Iqro iieflb e deUa loto bellezza , defideroGe
di eiTere adorate j» amanti degli ornamenti j
m Tpefib cosi firaiie , che Pope ebbe a .dire,
^e non fi ne può iefimrt à carattere (3),
Cosi anche il Màfièi nella Tua Merope (4.) •
-Sono eccedìve nelP amore , e nell'odio , prò*
penfe all' entufiafmo , dedite a' piaceri • Il
famofo Academico di Parigi M. Thomas ne
fece un compitilfiaio , t dotto elogio. ( j) • I
Francefi hanno compilato un*affiii grande
Dizionario foli* iioro glorie , iolo pregi , lo*
•ffo EiroiCno , e loco virtù (6) • I Bora* .td
i Satirìd ce ne hanno lafciate Satire fcail»
dalofifllme, ma livorofe (7) . Altri ce le han
dipinte , come un miflo di libertinaggio >
di aftuzie , di (candaii , di Eroifmo , e di
làpìenra (8)* Lo Scaligero , Uomo .pià Cri-
tfco> che ragionevole le dipinge come infiie,
fofpau^ maifiantì , ìnfiMofè , fitMÌmnti , ìi-
trierahili , che tutto temane , mn ptr firtif%a,
ni per prtfcnia di animo , ma per mfania,
e PC"
(3) Pope Lettere Morali . Vedi le Opere di
Pope Volum, IL Maral EJfay Epift, 2 y ove dice fui
principio Jlfoji Jf^omen havt noi Càardders at aU„
$i legga tutta la lettera 2. ' \-
U) La donna » come fii ricmfi $ # ^nMr» dÌ06
AèsOto à Polifonie nella Ulerupe iì MAt.
{6) JMUùmuti^ d$9 fimmes akhts li# a
(7) Ju¥iMLS4iÌf.S. Sftnbmét la 1» ibe ùwaok*
. flKUto , l^erenzio Plauto ec
. ^B) boccàccio. TaS> tà alcrì| Adollo^ Paccaiat
8p
M vicoriÌA. Le ràpprafema, come (itpérAuUh
;ic i clainorofe ». garrule » ifaciii- a piangere* »
ad ittloiaiie^e coniirma taU loro attril^tr con
le tmagini di elTe laférate da Vi'rgHro (p).
.Loda poi lo Scaligero lìelle donne il pudo-
re, la modefìia , la parfimonTa,la diligenza,
'rEroifmo^ed anche ^ Virgiiio prende gli.
.4efeiiipj •
• .'fi^ & Tutti gli' attributi ottimi , e pel^
'tmi deiie dònnetd fono ftati d'igli antichi
vappvefentati nelle allegoriche iftorie delle Dee,
ed E^^oineaniiclie , cioè in Ilìde , Minerva , Ci-
bcle , Cerere, Giunone , Venere, Elena , Ecu-
ba , Andromaca , le Danaidi , le figlie dr
Mineo, Medea, Medufa, Penelope, Circe,
-Caliplbj ie Sirene,. Deidamìa , Ted ec. ec»,
- caratteri rapprefemativi de' ioro varj iódc^
:vo\\ y o biafinievoii attributi Moiriffimi aii*
«ori fono flati di cflè i Peoeg^riOi (io) , f
-* ■ (p) ScJiser, Poetìc. ùtr. 3.cjp. T^. Varfe co-
le fulle donne, fpecialn^.ente in riguardo all'eloquenza,
£ fcriffero dal òig. AddifTon nello Spettatore n,
Si può altresì vedere il libro intitolato /* Ami 4fs
Timmes, ou la i'hUofophie du heau Stxe y e, l^JfiX
fif its fimmts c(i AL de BoidfMtlU .
. . ,(Jo)' W. .ae Borjs |ia fcrinc le lodi * toohe
donhe celebri' ne|r>i;/lbf>4r éUntgie des Ftn.ir.es teff
hres PhilofiphiSy& iàvanies , 'fteffo fece l' AìllO-
je de V Èducafion Ph^Jique & hlorale dey Ferumes
in la. Pai;is 177^. M. di Voltaire ( daos l' Evììr'é a
de Ciiut let fur U IruoeJìe a j^'^ire ) confuca
con .rapioiw le Critiche dì Mo icre ", e di UefpicaTix
coarro ic doanc Savie, c'dicc di Dcfj^ieauxi -cl^e m
ve0c
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jrm
tta^ modèrnr, e iragH amichr, E**cofa aflat
firana , che Cornelio Agi:ip|;)|a^ e M. de
Kou(Ieaii^\9 tutti due uniìormf nel biaGinar
le fcienze > e nel modo Arano di penzar^ ,
fi liane poi divìlT'^ avendo Agrippa ali'^ eAre*-
mo iodate le donne , e Rouflèan. avendole
biafimaie, e per colmo dì coniradizrone ha
voluto poi fmaliirci la Tua Grulla per mo* •
dello d' ogni virtù, nella . Nuuova. £{of.
vece di fìt' una (Stira contro le domt^ mtrMt ànn»
eonJuUar. ti Dmaie U più ffìifitofe , , e.favig ddU
Corte , e cosi avreSié perfezionate, le fut. cpei^ ;
in vece di aver po/ia in ridicolo una Dama yche itHm' .
imparata f\4J{ronomia, meglio avrebbe fatto d* impa^
rarla e^U JhJfo ^c. Tutta V iftoria depone la vencra-
lione de* popoli del Nord per le donne ( dice il dot-
to Autore* de VHi/loire dés Troubadours, Tom. J,
Introd* » doé M. Millot ) I . Settentrioioali. vedeano in
cilè qaalclie cofa 4i ib?iaiiaiano j,.e davaa- loro una
(pecie di culto, ed aiicorìcl*<lt Oracofi , e .una confi-
denza religiofa le facea r^are oott* impoco doUa
bellezza* Dice 1' iftelTd Autore , che o 6k |ier fona
d* imaginazione , o per entufialmo , Ov p€;r movimeoii
cftraordinarj, fono le donne capaci di maffimi pcn2Ìe«>
ri , e mirabili ne' grandi affari , e di configji ipeffi»
affai fupcriori a quelli degli Uomini .Tali caratteiì d
rapprcfentarono gli antichi nelle fibi41c, e nelle donne
&tidiche. Plutarco tragli aoticlii fcriffe dell* eccellenza
dèlie donne. Cosi ancora il Bèverovicio knSc.de ex^
€ilUntiafexus fimirtei^ilTcmgB» iU fiminis eruditis
e cosi ancora Giò!wnni"Hctbm,.c.Gio»aom.Hefpetcf
Giovanni Mattei, e Boccaccio fòifléro &Xt\Sm>J^
filnto . Franceicò Agoftini ci diede il TlUatrum Jlfy^
- lierum LittaMmB^ed.à,Nka^^ V ìtì^ delle ém
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82
fa (i i) f colle Colite Tue perpetua comr L
••••• w_
dizioni •
' $• 7* Le donne fono ftate Tempre , e
firanna curioCflìme di laper tutto , niente
cnflodi del fecreto > poco antiche della pru-
dema.Vrè chi le crede proprie alle fcren-
zc , e vi è chi le crede incapaci di nitro.
Gli Uomini però )e hanno Tempre b^afìma-
te > e Tempre fono flati da efle domina-
d {i2,y> e da eiB indotti cosi al ben^» co*
me
fri) LTotiéirétto ^èt (uppoftà gnùi<!e , ti éloM
qnente Rou({^au èra c6ta€ il Cnaos di Ovidio . In
Wìone, che nel (ito (brano , ed elo(|aente Roman^
xte la NittnelU Heloije fa la defcTiziooe delle Donne
4i"F!KÌgi y dice che in Europa c(re fanno più male,
■che bencj poi fog^iunge, che il male lo fanno dagli
Uomini urtate y il bene da loro rte(re , che tutto di-
pende da elTe , e che tutto (1 fa per tS!ìc ^ e che la
iiile di tutti i libri lo diuiblìra . Che fi devono intaa-
to dimezzare, e che'dil^'fe ti^c^ pafla per novizio»
die'«fle fii^ficamo \li bftbanierìa' e chip (ono- buone -è
Jòr di%eil^ Chr cód lente ' parlare il Ronflèait, è
lenticò a dirgrtr 'Aimd»\ legete aUx pttius Maifons^
ed a Bedlam Ur Vbftta £Ioifa. Ba(b defcrivere poche
€o(è ài Rouflèav ver aver dipinti i .'paradodì de' quaU
lo fpirfco trmano e capace . Meandro Pope nel fiio
Tht Rape of the Lock ,. o da il riccio rapito ha de-
de(crittD il bizarro carattere che talora nelle Donne
incontra, e della loro fantafìa, e dclli loro vapori *
& veda la detta opera t tutto quel Poemetto ,
(la) Dìile 1 Ariofto Le donne fon venute im,
gccelUnja : LTopa YÌnude avi hatma pofto cura : Si
MBe«Mi- fttt . àtféat dt ' go ver^nate perchè fi !iaréb«
%iio émkÈit^&^ésto i't-'ài^m non i capace di
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^5
me al maje » ignorami .ban^ cxe^qto , cbe
iev donne fìeno fch]a\^e preflb gir Ori^ntalii,.
e cbe Mat^xiiet ie abbia^ efcUire daìia felh*
cita ' etema ;. errori nats-da cl|c non faa lette,
ie iftorie Orientali, ^e^ veri4UdASaiuoci' di;
^eiie nazioni.
§• 8. Le dònne fon dotate di una vf-
vifììina , e fenCbiiilIiai^ fantada > ed imagi-
nativa» onde coldvaodoG 'ii tprp rpirito, fa
prodfg ;ìp tiflte le Gogqizioni » . e r «Icienae *»
alle qual^ It rende inetjte la poq^^v-O niente
edticarioDfr^cfaB;.iórO'&^dà nelle^fijenae:» L!
F a. edttn
governar dexiict polli • Ma-^fK^ì mafItniÉc è dtftratnl
dall' Iftoria aiicica^ e moderna. Le *Toiiiirì, le Semi-
rainidi , le Uidojù , le Cereri , le GiuaoiM , le Miner-
ve , le Mu(è , Cono o caratteri, o perfonaggi di donne--
(àvie , eccellenti , e introduttrici delle fcienze , e delle
arti. L* iftoria moderna parla anche. coAtro il Maza-
rioi . La Regina Ifabella nella Calhglia , la Regia* -
Etifalxetta nel? I u^hi (tersa , la Regina Grigia -nella
Svezia,, r Aiigu(li(Ci]ia lÀperairice l)Sa£Ìa .TérepidiAa*
Aitia i della qaale 1* Europa x^aiìgeri ibmpre là .<perdi«
ta^ la 4rlork>wGniaCateriM/lt* Autocnidce deller Buf-
ile , cbe e la Minerva del Settentrione ^confiìtano vii ftn- «
daicmo del ]VIazariiM,je ci dinraihano , che le c^onne '
colte,, e ÙLvici oicàsaaO 'i pià.dii^i pregai deil' Uo- .
mo . TralaCciamo di nominar le inanfienle donne ce*
celienti in letteratura , perchè il Catalogo Cvrcbbe in-
finito. Ve ne ha in ogni nazione , e fono aoioiirabilt
in ogni fcienza . M. de la Bf uyerc ne' Tuoi Carattcìi
fece r fclogio del carattere delle donne Sa/ie . La cul-
tura de' Franccft cominciò quando Franccfco I. eh a-
in^ le Dame aHa fua Corte . Le dònne han re(à cu>
fa la taàoaè de' 'R(Hfi,' ed mcradòne mofte^tm* unii • '
hxano inctodòn»-!» noka ookM ttOrata ieligio-
Bey.ooine colla daUr*'I(loda EakSaSóa.
educazione dunque ce le fa efière tali quali
noi le vediamo 9 e oon come farebbero , 6
potrebbeio edere pio capaci d^ogn'i fcienzà»
e di governare • DelUnate alle cure dome*
fliche j ed allontanace dalle (cienze » come
potrebbero efler favie, e governare i popò-»'
li ? Imperiamo tra* piani economici , co' qua-
li molte donne favie regolano ie picciole "
loro famiglie^ fj può vedere, che molte di
effe fon naie a cofe grandine che ci danno
«fempi d' imelletio fi£iione e di va8e co* *
noTcenze* *
$. p. Le Satire Icritte contro le don-
ne , e le idee fvantaggiofe , che talufii Poe-
ti rpecialmenie ne hanno fatte , fvanifccwK) ,
fe fi diitinguono certe donne viziofe , dalie •
altre > che fono modelli di ogni virtù ; fe
fi confiderà» che ipeflb quelle Satire fono
caricaiufe poeticlieye derivate dai deGderio .
dff dir paradoffi. Vi fono, è vero delie don*
ne peRime , come degli Uomini • Ma gli
• Uomini hanno troppo efagerati i difetti del-
le donne, e tacciuti i propry difeiii . Non
è qnefta ia via dì eflTer Gncero . Gii Uomi-
ni avrebbero dovuto bilanciare i beni « ed i
mali delle donne » ie loro buone , e ree ,
qualità» Ptttiia» a ii danno, che la Società
riceve t vedere fe eccede, ii male come
fognano i Satirici , o ii I>ene , come riflet-
tono i Sav] imparziali . Kifulta dall* Illoria
Umana > che i capi di opera delle arti , e
delie $QÌ^fXi6 bao lìàti per le doaiìe pro-^
- . . . .dotti •
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8j
fottìi cfae le donne non fian cosi Tpellb capad
di delitti cosi arroci , e cosi orrendi come gli
Uomini , che è coia facile ad elle il paflare
dall'odio all'amore, e dall'amore alTodio;
jote fpello io fpirita di focietà è flato da
eilè óiBxb • li Voltaire dice , che i* autorità
che in ogni paefe hai* Uomo fuUe donne, le
fà ipfe. oerveUi dipendenti ed imitatori ,
ma mai inventrici di novità • Si dee ancora
clfervare , che il propagamento della vera
e pura noftra religione Criftiana Cattolica è
flato in molti Regni fortunatamente dalie
dome introdotto , onde ia Chieià le chiama
iivore 9 e i'ApoHolo delie Genti nelle Aie
^Ooie. faifle V ^gio della donna fòrte»
cioè Cavia (13).
§. I O» Noi abbiamo voluto fare il qua-
dro Iflorico di tutte ie immagini , che fi
fono fatte degli Uomini, delle donne, delle
padioni io rapporto alle varie qualità d^U
Uomini, e I090 flati «Sociaii , piet danoflra*
• (ij) Nei To.cd IT. Secolò il Cfiftianeflrao fe«
fe de progrefTì per il zelo eh' ebbero di farlo promo-
"r^* ^^'^ » ^ P'c- Una fofeUa degl'Im-
j^lf^ . maritata a un Principe
di iMttfcofm diiàmatò Fòlodimer^ lo fece convertire.
lA mpgUe ^ Mldliao, Duoi «li Polonia
^Bw»'?l manto . Geli I Sal^^ riceverano àrtcora U
▼era relr^ioiie . Così GH«lb (bt^tla delT liDMrfteòxé
Errico ir. conferii tt Tuo fflatf»; Rè\4*UndleHti nell*
ufiaecimo fecolo, e 6&A È$aàik «l-alae aazfibot;' SI'
uè - ,
re, che il ben giudicate d! taH cofe, tutto
dipende dal ben penzare , e quando ben fi'
penza e fi ragiona fuirillorìa dell' Uoma,
e Osé p^flioni ia rapporto air età , climi ,
luoghi ^ tempi , come fi è dà nof .acoem^
to , .allòril;fi <pòtfà a^oiflaré la ma e ^ra^
gionata élókfùBcmsL, delia v^uate Ihvekò ftmi
è la Filofofia^e la conorcettàa .dieV^radi4tf
penzare delle .naziooi .( ^
♦ • • • • «
• • • i.; .. . , . . .1 . . ^
• • •«
tw) '1^ ^ ao^joiim'rìaii^^
JlinoftEato , una veni} e ragionata
no , de' ùu^<atìfitgAf iììfn& ','opìtà9ni'>;infciinazioni«
e cmtteri « opfe -tutte ch^ a, oKud ^nerì di . dottrine
fonò ai^nefle , & còncàievàte , cbraé .u-<è alccì^ da'
ofiTervato ; rifulta- ^tidr Óit h initèzìonr, che fi éàà^
no per apprendere 1* artcf dfclJa vera eloquenza (bnò *"
tauro più, o meno perfexto- , quanto più, o meQO i&
eflc fi diinoftra'ia via di pervenire alle cognizioni, che
fi richieciono a (^ella vera eloquenza , la quale, £è-
, condo le circoftanae, che poimo occorrere , dee parla*
rerati' .Uomf»;^-|BtQef l^ nmnU .dittali ì uttf i , dì
tatti . i'Tupglii , <^ictutGe 'i^ -cri y. ^ tfSai <gli ratobnl)
« finias^oni l{o -(cìj^^ <^ Ji^fb^q^H.. 'Ma in ' molte IniRDv
zioni di^ lS(o^en^ ^ nQi|-.Ìi v/è pr^ altra attica , fé noie
di ri^flriflì^re . i "eloqaemv al ^olo Foro , ed al folo
PulpvD rmaigdpphé la vera' ^idea» 'che dee averti «dein.
eloaucnza e quella di dpver 'Cotti^rendere - ogni fpecicr^
di (iircorro> e raziocinio, che iiì eiprime(Ie o colla vo-*'
ce, o in ifc ritto j o fi^ in vetib, 0 in pro(à, in qua*-
lunque modo , £^ 04 lu»: pìd .v<Uie ^diiQdwcàtQu
ìa quell'opera. ; . - ♦
uiyuizod by Google
«7
• CAPO- - XL \ ■
• * • •
Confequcnic delle cofc anfidetu in rappom '
I »
• • • • .
» ■
»
LE varie oflerviaiioni fopra i varj corta-
mi degli Uomini , e fulle varie nazio*-
hi, fono alìii aiU vera eloquenza pecelFarie^
giacctiè ogni nazione ha il fuo (Ule diverfo,
che fi modifica poi dìverfamente negl' indi*
«idui , fecondo fé loro ii&iinazioni , teinpf ^
età éc Due , o tre fedo» bafia'no a far mu-
tare il gurto delle Sifìi , 9 deUè fwnz^ ip
una nazione
F 4 j. a.
afeUe divenc aaaioiu , ffienilmcmc u xapfocto au
88 .
§• 2. Quefle mutazioni lì ponno ve-
dere paragonando lutf i capi di opera deli*,
antica eloquenza Poetica , e Profaka j e dd*
la moderna. Omero, Virgilio, Lucano Si*
Jió italico , Taflò, Milipa , Voliaw&^^anno
tmti ferino Poemi Epici , mamtti tli guflo
;di*'er(b • L* iileflè gradoazioni fi ponno di -
molirare in ogni nazione in lutti gli Autori
di ogni Genere di eloquenza drammatica »
Fiiclotka , didattica • Ogni Secolo ha il fuo
gnflo particolare • La conolcenza dunque de*
tempi ,(-dQc la Cionoiogia, e la fODofceiisa
degli avveniroenu>clie iofiuifcono iielle mu-
tazioni del guflo in varj fecoli , dot V Ifl6«
ria Filofcfica , fono conofcenze iodiljpenzabi-
li alia vera eloquenza.
§• 3. Più neceffaria è la conofoenta
del carattere -e coflumi de* pqpoli . Cfaì noo
riflette alle varietà de* coflumi de^ popoli»
e maniera di penzare de* medeCmi » fi me-
ra vigliéri rémpf;e' d^ varj guAi de* 4ne^e6-
mi nelle arti , è fcienze , niente riflettei^
do (2) 4 lofae tal varietà è dipendente da
^loquema Pmca, e Profaica, alla Pittura, che è
un'eloquenza muta , ha fcriito eccellentemente il Sig.
Abate Boi nelle fue Ktfi<xions Critiques fur U
Pocfu , ^ fur U P tinture Tom. IL SeU. Xlll. dm
all' ultimo di detto tomo , nel quale eccellentemente »
fviluppa i collumi delle nazioni in rapporto alle fcicn- •
ze nelle varie loro eti,ele caule » che vi haooo con-
tribuito* . , . tx. . 'A • ■ ^
l2Ì Si ùm w. tsigliorì Seànm modenuf Ace
^9
r ni particcJad JR^ quelle iiazioni « Se dò
fuflè a>nnderato '^ doq 6 farebbero fatte
tante quefik>nc fulla preiriinenza di una fio*
^ua , fopra le aVe^ Tulio Ililie^laPoefia » la
JMuGca ec» di vn^ nazione {^) « cofe nellò
' ' quali
il Voltaire nel difcorfo fur Us dlfferens £outs ies
Peuples ) n carattere della loro nazione, ancnc a tra-
-vcrfo deir imitazione degli antichi , I loro frutti , ed
-i loro fiori , (bno rifcaldati , e maturati dall' iflefTo So«
le , ma dal terreno » the gli oucrKce ricevono raporì,
•tolori , e fermé divelle • Voi tonofoerece vi* Italiano^
«n Fianceiè » aD*iogte(è» uno Spagnuolo al *fiKil' ftllé^
«Come alla deUnenidne del iuo volto , alla Tua pronnn*
cia^ al *fuo tratto . La dolcez/a della lingua Italiana
fi è naoundata agli Amori dì efTa lingua . La ^mpa
ideile j»arole , (e metafore, nno ftiie hiae(bro, mi (èm-
i>ra in generale, il carattere degli Scrittori Spagnuoli.
La fofza , l'energia ,1* arditezza Tono particolari agi*
Inglefi , che amano fopra tutto le allegorie, ed i j)ara<-"
goni. I Franc«fi hanno per eflì la chiarezza , 1 Ele-^
ganza , ma fembra loro gigantefca , e moftruofa la ga-^
gliardia degl* Higl^fi t moUe la dolcezza ItaliainaiS
CofI d Voiniic H graii avrebbe porato òffimse*.
che tali generici caraneii delle nazioni ricevono infi-*.
ime eomCinazioniy variazioni » ed alterazioni lecondo i
-varj in'dividiu» varie «td> varie e4ttcaaidni lettèfarìet
tarj temperamenti 'ec
(j) Siccome ogni Uomo , ed ogiii individuo
nella Republica Letteraria cerca éfàltare le arti , e
(cienze da lui nudiate , cosi moiri cercano biafimare
quelle che non hanno Mudiate . Quale pailionc fia di
ciò la caiilale. Io diranno i Filofofi . Ma fi vede an-
cora, che TiftelTa gelofia corre colle nationi, ognuna
delle ^uali riguarda T altra con difprezzo o con deri?*-
fione, o con biafimo^ ond'è cbe altro non fi fii» an«»
(die da buona pane dc'vdotriy-iè ani fncttonaie ^aal'
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9^
quali le nazioni G deridono le une colle al«
uc» aaaodocchè dovrebbéco badare piuttoQo
a perfezionare il loro buon "gufto particola- '
IP , caaH^iààm derivate dalle oUervaziooi
M bdoo gufiò ijbmuiie (^) •
oazione abbia le migliori leggi , quale Ha piti cultai
ifi aual paeCè fi parli la lingua migliore . Se la liogiia
Italiaiìa ibi da' psefiiniii iUa Fnincefe, alPlnfildè» alto
Tedeica » o ié quelle a qbefla' * Qual Bastone àlibto
naggior buon giuka • Sì è giunto a quedionare fià .
iìil metodo del cucinate , fé debba eifere all' lii^lele ,|
aUa France&y alla Spagi^^oU» alla Tedefca; e uCoòq
dette molte inezie prò Ù cantra • Taluni haono'per
iflituto di biafimarc Tempre fe cofe della loro nazione^
ed altri all' oppodo vorrebbero annichilite , e biaiìtiìàte
tutte le cofe cftere. Una Càvia nazione, un Savio Fi-
lolofo biafìmerà tutto il biafimevole nella Tua nazione,
e nelle altre , e loderà tutto il lodevole in ogni paé-
iè^ e facendo un ragàonato [calcolo del lodevole , e
biafinie?dlè in éani aima « penserà a rtf>cniace » mir
olioìMa» o pexieziópaie il bqon gùfto ^ é qiièH^
de' fool Coocitcaqìóiy e gioverà' alla lua nazionia» alle
fi» arti , alle ftte kieott » lenza biafimarè k alùé
popolazioni ma tutte illuminandole.
U) Direi io agl'Italiani : In vece di cònt'raÀa*
re full' eccellenza della. lingua Italiana , mìglióratetà^
ed arricchitela quanto potete, e fapetc . Invéce di que-
iìionare fe l'Ariofto lia da preferiilì al Taflo , ve-
dete di imitare quello , e quedo , ed arricchir la lingua*
Invece di queAionare fui a Mufìca Francefe, ed Italia*
oa 9 migliorate la voHra MuHca (guanto più potete*
llleoo dupttte, e pid cóle , e più azione* menò coni*
iiiencat)\ m^no giudizj, menò diflettazìònt » meno' Di»
«onarji óieno^iitituzioni.ed eleménti di (ciensé^e piilf
epece ottgìiHdl^ (ode ed mili • A coloro dSe Tlcùbe^i
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4* Dà ^qtiatitb G è tfeteo Ibtfta la
Jiecèflità éi4ó9ttR fàre fetit tifledjoni fii^ ^a.
^ cajfatfeii , e <2dUiini degli' Uòuiiììi , ^
delie loco iiifimté ,^ é divèclb ^tfaiità , tìCuU
:ù V^itme ireini , .<lie cotoi farà il più
gran Tilofofo^ ed il più grande eloquente^
il quale uieglio avr^ faputo con <:rktca co»
nofcere le varietà intellettuali , le varicdl
Filkhe , e le vaitietà poMdkt 4Ìe\V Uómoù
Vedrà quindi , fé gT ig^isanti foilD laloia
ciechi ceni Savj ces^an talora di più a(>
xìccarG traile tenebre delle aftcure rifleflionr,
e fiflemi ofciiri • Oflèrvafi da taluni tal* abu-
fo delle faenze e dell' eloqtienza , ed ìq
vece di tentare di fvellere , e fmaiclìerare
4ai' 4ibiiib 9 veq^o ^ iroiec tentare di
• .■ ■■ . .
-nDd'i'tooàinà.^ «cf clié *1cllafió :i 4ucic6l , é ^
• di' , perché vitost ncbttimdò Vitgilio , e da^ //•i^
-porckè Ornerò 'eÓÉiiii|;io> > 4iici .«^negHo ^<ve(^te idi -
pc^ienfre a <l|piagere, a 'ieatire, come (encivano , di-
^ingcaiio, e ragionavano Omero , e Virgilio, Se g^^
-antiquari 'fìudialTero le aniiclmà , per farne tn parago-
ér tòIFc cofc moderne, e per prendere da* moderni,
e dagli antichi quanto soDduce à migliorar i'Uoin<y>
Morale, l'Uomo Civile, rUoioo fcieQti£co,e la oa-.
zjope, .allora i loro Audj (arébbeto unii, x ^daUe anti*
duia il :rìca»eiefibé' ( àéaSt' <dar uà' bel^ qfta4io } ^ledè *
' gnénziom dell' itinaiio inteUetto , H vcfo ittant tlèP
migKorare le colè rnoibe» e dallo Audio moden%
*i vedrebbe , come eili «oderiu d.liaQno migliorati,
b'omi pacola: Si è oK^to peraato, fi è molto
i
4
Aruggere le Icrenze , e P arti , come volea
il KoufTeau • Ecco gli eccedi degli etìrerr.ì.
Taluni Savj han voluto togliere gli errori
del popolo , folli tuendovi i loro . Son poi
venuti altri Letterati a biafiinare é a voler
togliere tutte le fcfenze • Un vero Savio
troverà oeir iflorla delle varietà intellettuali
di quefli . Autori ' P ifloria di t(:li Hranezze
delle quali conofcerà tanto più V origine
guanto più fapià le caufe occaiìonalr di tali
Opinioni , e tanto più faprà tali caufe , quan-
to più conofcerà i varj coftuoii delie varie
dadi degli Uomini , clie compongono le
due divifioni generali . degP ignoranti, e de*
favj ; . fi conTiderano gli Uomini fn rap«
porto del loro intelletto • Intanto in certi co«
flami , ed ufi di quefte due clsfTl vi fono
due fonti di errori . II popolo non vuole
per lo più ragionare , fe non per ufo , e
full' efempio altrui , e mai fi rimuove /fe
non a fìento^ e dopo gran tempo dalle fue»
idee • li fayio fi crede eflb foto nato a n*
gfonare » e ad illuminare gii altri , fi fida
ilc^ fiioi. raziocini , fi offina in efii , forma
fifiemr , fi fdegna fe è contradetio , ed erra
così affai più dello flolio . Si avrebbero dun-
que a fcriver libri non folo fugli errori e .
pregiudizi pppolart , mj» ancora fugli ^rori
d^! Savj.. . *• •
* * •••••••••••
4>. •> w
PARTE II*
De* fonti deir Eloquenza in par ticolarcy;
o fia deli* Invenzione •
c'A p 0 I. :
DM idee ^ ed errori che da quello
deritkm .
j^^j^^^ Eloquenza efprime Tidee, ed i
Lj) raziocini, e le cofe. Dunque «i
fonti dei^inveriiiohe deir eioqtienf-
j^g, za fono- j-fontt deiP idvehzìòne
^SfU^IS* Logica e gir errori delle idee
circa le cofe , (ì tramandano alle parole ;
e dalie faife idee .dej:iv9no non (oìo i faKì
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94
giudizj , ma la fai fa eloquenza , die con Glie
appunto mI faieÌQcinio. Si c detio dft*
J^ìdi y jshff f noùiì emrì , e te iora
»vO fopp nor^ q^ifim ài noi; o (900 |j|fi '
fi'.ecfovi neWMtev.;» 01049 jdi 'oomlii^i
n^ìCy e giadkanìey p o^ye^cònfegueRie^ ò
pai modo di cc>mnìuni care agli altri tal r con«
iì^uenze per. mezio^ delia parola , onde oar
fcono gli errori delia parola , gir errori dèl-
ie idee« errorr dé^ fenfì^ gli errori delie
pafljonr/gli 05^: de^plcgill^iz^ , errocì'
laziocinio,- Chi vuole fooprrre* i veri fonu
dè)r'^fuenza> dovrà pria s^o^i^ f^)
tori , e poi dar adito alle verità , jjrdinarle ,
diTporle , e communicarie ad aiiri 0-. £cco il
tpe^odp pec pi^pzai^ per Iksv
QueQo metodo'^ hxijpara daita^ Logicà e'
dalia Q€OIlletri^>^ e 1109^ da aljijre fci«n|p, e
Il dèe .^ioorrertk /ià* mtj^pori I^ici^^ ed a*
Biiglioii: Geometri' (i)v
(1) Degli errori de' (enfi, e defla fantafia'iiiano
lia meglio (critto dei Malebranche . Locke ha trattato
degli errori dell* intellètto, e delie fue facoltà* Gli er-
rori delle parole fono ftati dcfcriiti dal Clerico nell'
Arte Critica , e da Locke . Ma dopo tanti libri fagli errori
dell' uomo .dee paiTarfì a quei libri che iulègnano l'arte di
evitar gli errori, e fortificar l' intelletto . Qual* c T ori-
gine* degli errori? L' ufo di ragionare di cofe fenza
ptedfiooé d'idee, o con idee vaghe, on4e eli erroci
dUe idet Ibno pdEm'oellè panSs; Qati fibii,
tatti origini 6itwi- f
\
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-4
9r
f. 2. Noi cntraremo in Meiafifiche dir
^ute fulla natura degli errori , e fuUa natu-
ra dei vero. Ci batti ^di enervare, che fi
chiama errore; una conofòenza faira , duB fi
abbia per vera , o nna vera che fi abbia pej
falfa» Uf) mal^ die fi tenga per bene ^o un
bene per male , in una parola ogni giudizio
raifo , ogni falfa idea è un errore . L' igno-
ranza differifce dall'errore, perchè T igno-
ranza è la. flato privativo di deficienza di
cognizione», p ge|iè|:àie^ o particjolarej fet*
zpre è una cogoizione afiurda» Ogni errore
è un giudizio fàìfo,c le capCAi dl?r^fi giu^
dizj Tqd caurali d^gìi errori , e gli errori
poDOO occorrere in tutte le parti delle ope*
razioni dell' intelletto , cioè nei r origine dd«
le idee, ne' raziocini , ne' giudizj , nelle confc;
fltl
lizar
errori, (eoa guarircene* Si veda CMÙiét Effoy
^4>rigin.des Coni Hmmkin. PaR.ÌL' Sedali. G&ap?'L IL
t n Ottesn il Sig. de CottdiUac olie i Filofofi,,
cKe hanno ranco (bricco fuélt enort de' Gfoii^ 'deUpi
fàncafia, delle pa/Boni, avrebbero meglio fàcco a ba-
dar meno a tali decifìoni; ed aflài pid a f/»ryifif^r t'tn*
tclletto, e la fua coftituzione, come fa un buon Me*
^Ico , che cura piurrollo il compleflo di un ammala»
debole con fortitìcarne il cemperamento , che con cu-
^^i varj fìntomi . V unica origine degli errori , dice
il^Sjgnor de Condillac, che fia Tufo acquiftato di ra-
gionar fiiUe (eoa di averne idee precife, anzi
.C9a idfe o(cim, -e<l mdeqaate, dalle quali poi è ot-
to 1 abnio d^. i»ip%, c]>*. è idadvp all' abnlb delie
9S
lizar ridee c Te foro engioi , con Ken^^on*
dinaro , é £eii difporre con metodo ì laziò*'
cinj» E perchè i fonti delle noHre idee fono
o i* intima conofceiiza di noi fìelH , o i fen-
fi , o 1* altrui teftimonianze , che fi riducono-
ancora- a' fenfi; Per analizare il noflro iotei-
ktto , e vedere fé idee interne fieno , p
no^ adequate ^ conduce la Logica^ e Ur Me-
tafifica; per i Ibnftj, e loro errori^ m fl^
fcuoprono dalia Fidca^, e dall' Htori'a naru*
rale delle fenfazioni ; e per gli errori che
nafcono dalle teflimonianze c* ilTruifce la Cri-
tica ». niioria ^ l'arte di ben capire , e bea*
interpretare tali teflimonianze» il modo con
cui fono dette, o fcrìtte» come, dòve^ dli
chi , percBè cr vengano , il pefo , che deb^
Bon &re a noi j ed agir altri le confegoefi-
ze , la qualità , ì coftumì , la fcfenza , la
nazione , gli fludj , l'indòle di chi ci tra-
manda tali tedìmonianze, ed il pefo di laìh
aatorìtà umane .
. . $.4^ Le Autorrtà (onOjer.divrBe, .o
mane • DeiP amorità divina parbno i Teo-
Ibgi,ed appartiene 1* autorità divina^ aH'lAo*
ria Sacra, alla Religione, all'eloquenza Sa-
cra. L'autorità umana^ appartiene airifloria
umana , all' eloquenza profana , ed al foro ,
Ci fi tramanda tal' autorità, da' libri , e > dalie
telUmonianze de' dotti V
idee . Sf vech Canditile EJfajr fur P origin des Connoif*
jcncu himAìnts P; Ih Se^ Ih Chap. i- & x*^
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97
CAP a IL •
Bàr autorità umana de lib^i ,, g^ ddU^
u^imomanifi^
é
AoBoriti Oman»' ^peoìe- iil confenfo ,
o didènfo dedotti, e degli Amori. Per
bea giudicare full' autorità umana , olire i
•lequifiti interni di un inieileiio favio , pur-
gato di errori, iilu minata , fi richiede una
perfetta fcienza , ed efame dell' opimom , e
de libri di. quei datti^.de'qijaU G viiole ri*
«uture r autorità, ò ricevere Si dee entra-
M neHa liiigu»., ne* giudfrfh, ne* penzicri,
jàmOsmc , nelle qualr era T Autore
«ne filriue , o parlò j fi devono fàpere le
c^ufe occafionaii, che r indulfero a così feri-
' ^f®, > ed a cosi parlare ^ ilUbria , 1^. aotl-
chrta , ì coltami , le leggr , la religione di
quel!' Autore , ed i rapportr che egli ebbe
contemppr^Q^ ^ Ja maniera ^ colla quale
Xm^U^ fi ' * fi fvi.
t
J8
fi Ariluppaiaiio le fiie idee ^ e P lOoria de^
progreui ddb conofoenze delP Autore , la
itia educazione Fifìca^e Letteraria. Deefar-
fi in fomma un' efame analitico di tinte le
cìrcollanze in cui era chi feri (Te pria di fcri^
vere, e quando fcriHe . Decfì leggeiK il li-
bro metcendon il Lettore^ per q^uamo piiY pop^
neh' idee deli^ Autore ^ e legeodo ii iibco »
non già per impalare » ma per ^udicarlo »
e chiamarla ad cTame • Ma ia^gna nelle
Scuole la vera arte di cosi leggere , di cosi
capire, di cosi giudicare de'libri (r)? Inve-
ce di quell'arte, s* iafe|[Q& l'arte di noaca.'»
pirgli pec lo più %
(r) Cototo ctc fcrivono le vite degli Atiton\
invece ai deicriverci i facci Idorici de* viaggi dello
Scrittore ,,dclle fiic Cofc doracRiche, 1* epoca de 'tempi,
'ric*quali publicarono taluni i loro libri, le loro malattfe,
i loro tettamentì , i loro motti ec. , f^irebbero afTai me-
-glio di darci un'analid ragionata de' loro libri y e un»
.iftoria Filofofica dello fviluppo delie loro idee , fiftemi,
penzierii e tutte le caule occaflonali, che hanno inHui-
t6 nella maniera del loto peoMce». t i^l loro feri vere.
Co^ Olà 6 ofiiebbttO' ^ Anton , e cod 6 ambke
rifiorì» Crìtica, e ngìoMia de' progress dcUtfitteMW»
•e -chi Icfi^ ricaverebbe- infinito utile dagli Aiuori de*
.quali fi ndlitarebbe aflai riatelligenza > e (1 aprirebbe
>aib campo* al ben peokale • Nelle Scuole poi fi cre-
de pei^ lo pìd , che r iittetligenza della lingua LàtiAa
'Greca^ lodàna, Francefe » Inglefe ec. ila quella, che
ti fa capir gli Autori , e fi confuma il tempo tutto
.nelle lingue. Ma le lingue dipendono dall'idee, ne fi
|>onno ben capir le parole fenza CÉofr T idee • ISiU s*
infègua il meiodo da apir i'idte da'Ftloiog^y
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5>
^ 2^ Bifogna fiper conèleete i veci
dbttr da* falli) anaiìzandì>' te operazioni intei-
kttuali degli Autori , efainiiiando gir iludj
da efll falli, IMfbria delle loro opinioni , e
come e quanto in elle abbiano- ie cauie oc*
caGonaii influito; e (1 dévono iegere^ e (ce-
giiere gli Autori i più . dotti , rpiù^ iavj f
più grandi, i pl&/ utili, cioè quelli ohe reo-
dono migliore V Uòmo- rei igiofo , P Uomo
morale, l'Uomo Fifico, e l'Uomo fociale;
ma tutti queQt libri fi devonoAiegjsre medi*
tftndo , e ragionando • .
I, 5» Ttiiti gli Autori non irpiiati da
Dia ^ e non JHooiinati daUa. rivelazione y G
potEòQo ingannare ne' &tci ^^e ne' raziocHiK»
ù per i pregmcfoti (y per Brevità^di meii^
, o per' una niente troppa (bfifUca ^ a per
dafiicità foverchìa d' ingegno , o per lentez-
za del medcfimo, o per malizia, o per pre-
giudizii di educazione letteraria , o per lo
ìpfrito di fìfleml • Circa iet>pinioni. poi della-
imititaditie fi deè (empie rìnetteré, quale fia
là loro origine , e lo (lato di quella moki-
fudinev che ha -tali* optoiohi ricevute , e-di-
▼olgate. Se quella è una moltitudine di dot-
ti , .fi dèvono in particolare riftettere i re-
'qinCti, e qualità di que* dotti, lalorofcien-
2a M probità ^ .raziocinb , i loro lìai , .ie cir«
coftànze tutte . Se por (I tratta di unar mol-
^udiné di popolò^} bifpj^si e(àmiaare.*opo(i«
niloieQte i gpdi del pensare > le Idee^ , la
^Ubltta^abaibarie^ di quel pppolo» diquel-
Ì8| nprioni. , fefapre «naJizaQdo Io rpiriio , e
le onginijiii.iquì^ie v<K5l.,.,<)i que' rumori,
' di quciraiU9rità;4cIrVolgo. In.tali cìrcoflao*
ze hi fogna Capere i varii. fenomeòi delle .paf»
fjonì lunane , e come ^Te operano ne' varii
tempi y ne' varii individui , c nelle varie età,
pi^ varii ..cliqiii ecr £ccp dunque quanto ci
j^ie per giud^ai^i bene,, deli', auiorità Uii^a-.
ÌP de', libri ^ 'e per ben capirgli. . . « .
§. 4. Qiianc^ .-verità , i' evidenza , la
ragione abancjkxianó; i più grand* Uomini ,
ed i loro libri , dobbiamo afiche poi abbaia
.donare tali libri , o leggergli con precauzìo-
•DC > pC"" inciampare in tali errori , o
p^r copofcergli i detti errori , o per confu-
* largir , |alpi» il quadra, degli alirui
«rroiì ferte nob poco ad idriiirci ^ Con que^
tìé brcvcn2f0ni.fi devono leggere tutti i libri
cclf amicbe Filófofiè prbÈijc , e buoiia par*
/te di quei moderni PifefoR, elle fifonoabu-
faii del nome della Filofolia per far delirare
,f umano intelletto , e per illrappare dalle
mani degli Uomini le verità le più utili dei-
jivelaaùione • ton fimili . precauzioni fi
•d^von .leggere i ^bri.. delle* antiche lllori^
fiiSÉMe-, « *Ue «odtttte (i). Si dee giu^
* ' , • • • «i -- ' * T . . '* c. • • '
Chi non sa .leggere rag^ionando, e..cliÌ.^Ott
leffffc con precauzione, non dftvre^jbc Jcggc» «Ul». li-
bro, e molto meno i libri pcnool«a , edcrrèiHIb giaC;
.che legeciKiogU, pi*^<?r>Ìt
bcj c £ poi V ^rofi.Mc«> » 8^»^* » « *
rcii*
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dfeari» aeTIfM' l è ^ffiakà de* grand*
Uomini, e dì ognuno, (en^a badare aggran-
dì nomi degli Autori, o airofcurità Socia-
le di efiì , ma atiendendo uoicameute ^is
cofc. ' ^ :
J»7jf« M. Rouflèau Ex-gtcncurfno efcFa-*
ma » acre!iDiente nel fuo EaSio*: Qimì / utt*
jowrs in Innrìifi QueBé filtel epàh nimdéi
ciamazione -contro' I libri (3) , ina al folìto
tetigiÒne , porterebbero la perpetua mina' dell* Uomo *
Con faviezza duncjuc , e per bene (bmtno dell' Uomo
^ciemificp, .deli' UoaiQ r»loral€^^^..cleir Uoino religiolb
1^ noftra Santa Chieià Cattolico-xoipaoa vieu ftaCo del-
la lettura «li" eerti* libri a oer^ perlboe , e 'nòn conoéiL
èc hcoìxì'di leggergli, (e ttón dopo l'elaine di aM»t«
te-circoflàitte, e lequiiiii . Ad un fanciuIlQ incoaiide*
fati» iì.doeiifroibiro^ l' ufo dalla fpada* A ciù uo» fifa
ircgolars 9. e pùù (à iàr' uCo dei i^io incclletto , viep la
Ivgi^e, e C09 ragione lallontana dalle cau^i die po-
trebbero renderlo pravo, ed infelice.
^ (5) Dice che i libri ci fanno confuinarc il tem-
po, ci rendono inutili a noi, ed agli altri, che c* im-
palano pregiudizi J , ci fduuo vedere cogli occhi altrui,
ci fauno pcttler di viltà il Mondo , che i libri fono in-
finiti, là icelta diiSìc lc, che vuoici piti (cienza per ca-
pirgli , e Capergli , che per avere le cacamoni in 'efli
coniemites cito ifS»n hnods «nibnó' {KH&ì, orariflitn^'
dm rìdocopo a vana pooipa , che d fiume aflìird^
nel ponzare : Taiui rofìfmi quante idee, e <juante pa-]
rok ha dette il Hoiifleau circa i libri io vàrie (he ope«
re. Egli che.biaiiaia canto i libri, non avrebbe dovu-
to fcrivcr' tanto . Ecro la' prima contradizionc . 2. Ne*
l.-bri del RoufTcau vi Cono , o nò i difetti , che biafì-
nia , negli altri libri < Scrive egli libri per condannar
1* iiTo de' li^ri • & £uò dsu^ ^atiiìuo maggiore ? Con
I
102
di tale Autore non dìftingue il buon' u(b
dalParxifo e s* inganna in modo, che i veri
Savii in luì veggono un' infelice Sofifla, che
agir ccdìì de^poco avveduti ièmbra un ^ran
FiIoib£d i ed avrebbe detto l)ene ii RoM&
*
^'inl lorica poi ard^ce di'iàvellate ^ mm Mt^»^
giontrì &'libn., rena 6ìtt i beni » die daMibri fow)
derivati , e derivano } Come conièrvarfi le cono(cenae
acìli iènza libri» come tramandarfi a'pofteri ? Si devo-
no p.ì xijBXtxni fingi a2ian;enti agi* inventori de* libri , a*
I. fé t valori .delle xoiè utili • .£m -dmi^ npitpQQB d
KoiilTeau .
• ' (4) Qual Filofbffa è mai quella di aver (èmpre
la mira di ani:)cnraic la Socieù, e di ridurci allo fta-
10 b'ii:ale , c felvaggio , del quale tanto il RoulTtau
iémprc e (alta i vantaggi ì Qual Filofofia può efler niat
11 ofaiiniar le fcieìize, Je arti, i libri, la^oolimaf Un»»
ice ^oi r ìrraziocinio alT empietà quando dal 6x0 Vi*
cario . Savoiardo ^ «leclamarè coMro li melnmie^
die è V noica ba^ ddl' mnaca iblicil^ , c^ndo fedi
nettcr fuoco alle Citù , contro le qtiaii efclana.,
«uando .ci dipinge le Capitali conìe (èdi di vizii , e di
abominabùòni • Dunque per lui le fole Telve , le iòle
<ìere fono (àvie, e felici? Ecco quelli che fi fmaltifco-.
no per gran Filofofì , e per granai Savii ! Ecco le rtol»
te guide che T incauta giover m del fccolo fccglie ! Ec*
co la Logica de* Sofìfli che hanno irr.Ibcrara la ban-
diera cel Dcifmol E* certan^ente una òcnienza, e pal-
aia atroce il biàfìmare le fcienzc , le arti , i libri , la
religione , la S<>cietà , le Cit:i Capitali , la cultuia , e
icriverè intanto iilri, e trànati di edncidofla, Emtlv^
Contratti Sociali, e -volere fconvolgete, -è dlioooaie le
l>ari le pili falde deO^ umana felicita • £ pur fi le^e>
e ii loda cai* Aotpre da molti cernili epikttici , che
^^"^^ rimettere , e che beeao quanto lor Cota^
«almftia di tcIcao Ja ibfitici elo^pengee di ni ÌUuma-.
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105
feau , fe 'A male , che dìfk delle fcienze , e
de* libri , l'uve (Te detto de^ fuoi libri , e del«
le Tue fciepie^ delle qvuili ha £itto tanto abu-
(q , fptto preteOo di 6r guerre al vizio , e
dv tAwpo alle virtq (j) . Cosi firn molti , a*
quali r incauta giovea(Ù «I ^(^0 b^ dato il
^iere trateftito Ja Filofofo, in alcaite e^^ionì M £ cui
€oHtfiUt9 SctiéU a ^tit una Lettera , nella aliale egli
chifHVi le belve fi0i -m^fin^ii « < ^i<MMmt Owr
ut^'Kiutan^ , p tinaocit «Ila Societl Civile. Non ^
vergognano i pietefi Filofofi di tal Logica ?
{5) Se tiiuno avefl^ fcrittti libri, come il RouT-
fean avM&ibe «gli tmpai'ate le Scienze» Come egli ar-
cebbe potuto TPPtf* fcxxftxtì Come acquiflare idee tan-
fo ftrane? Egli colla mafchera finca di voler far guer-
ra al vizio, cerca da per tutto introdurlo . Il fuo Emi-
lio tende a darci un'educazione ferina, e non fociale.
Il fuo contratto Sociale contiene mille afTurilili ^ fino
a volere attaccare il Criftiancfimo , che è 1* unica baie
ilelj? feliciti Social tncbe coiifi<{ei«l» ièW ÌArapporio
et Mmido» e alla Società. Nei Rohmweo della Noveilg
mMk i ffcue ^ omo ptd eonlottQ m trionfo,
^ più matcbeiat» ^ot» la ^'rllà 4elle viit^ « come è
iMK>. Ma peggiore Fikili»fia te(picano tutte k al-
tre fuc opere,! difcorfi «oatro le tóenie>e le lettere,
«le diflcrtazioni . E' Itato pcoilotio tal* Autore per dimo-
^rarel a ^ual* akp grado poflkno condurfì dal cervello
umano le ftravaganze , e la follia . Mai ad abbaOanza
il ponno riferire le fue contradizioni. Scrive drammi,
c biafima le Comedie . Vitupera le arti, e le Città, «
Vive nelle Città, e feriva Diziooaiii 4iMnÌk»:> e
coglie erbe nelle montagne facendo ilaBotUMCO, fmfi
A hifu Mot^i/t^ ^éUa òa/ék . A«CMmÌt làcclieftye^
Aeorolge le proprie , e ralfrai idee 9 erramele
X04
6. £*accaduto alisrfimatori delie Sà»
te e de) iibii ^ che Topo inciampati in mn
più grandi fnvece di correggerci da viifi mi*
nori , onde un Savio dovrebbe chiamare ftol-
ti quei Fiiofort, de' quali può ditfi dum l'i-
tam fluid vitia , m contraria currunt (6) ed
Orazio avrebbe chiamato Rouflèatt LabiOiiM
Hifanior (7) .
7. Vi fono è vero molti abafi àf? li-
bri , ina gli abuft fono inreparabUi "daile co«
fe limane . Vi dita un Savto : I buoni , i
fav j libri fcn pocbi , cercate i pochi , capi-
ttpii bri. e , efcminatfcgli ; e ributtate luiii t
iiUi cbe iion tendono V Uomo più feiicc j'
più dotto , più utile a fe > al Sovrano , alla
Patria « alia Jleli^pone .(8} ^ Sono da biafi-
Tiphonéo per aver ben degno luogo oell' Iftoria de^
•Ittfc oicàeini Filolòfi erranti • Crcdoa olmi die fi|
un grutt peniance • JUa . le lue opere ad ogni pagina
•d'.mrArao '1* oppoflo • Non capì , che riducendoiì gli
Lcun ni nelle leJve , k felve <ii9errebbeto Cicti^ com^
laccadde -nelle -prime «riginijche non ii paò vivere ièo*
-aa arti , religione , (cienae ce.
{€) liorat, Sctyr, tibr. i« iéU^u JL, pirfm 2^
(7; Ja:m Satyr, Hi. v 85.
(81 Anricamcntc i Xhù erano rari , e migliori,
Ogjri ccOa affai p:ù il comprare una gallina, che un*
Ctìzìo , un Vugu:o. Ognuno ftampa, e vende i (uoi
'•pena:eri nella forma io jfó/. » in S. » in 4* : Gli um
( ^ce i'Jlnioie das Jàii^ues .dMtAmuB DiaL 2% . )
ICS
, uakù gli sbnG 4ea>ìi, Dòori libri i Moia
volumi in folio fopra certe inutili antichiiàt
e medaglie , infiniti Tcritti de pugna DoS^
rum , moltUOme opere ài controverfie Fiio-
fotiche , fono cofe inutili ; «la i libri , che'
ci fcoprono i'Klorìa delle arti, e delie /cicn«
ze , quelli die ci mcArano le kggi di un
irero , fodo , e vamaggiofo tiiile » quei che
ci conducono alla temporale -ed ali* eterne
leiidfà , fono libri «tiliflunr , ^ ioderoiifllmi;
ena fono mutili poi tanti eflratii , con^endii.
Dizionari! , ne' quali fi ripete T itnmenfa ed
^-erudita noja di ccmpiiare quanto 0 è fcover*
io, criticato, errato nelle Icienze ed artij è
-coti ciefte ii MoiK)poiio nella Republica J>|.
terarìa , e le incertezze nella foeba-^fe'Ubri^
Quelli ^bufi Ji.dombbeiofGQprìie^^Don già
jUafimarC i libri , e )e fcienae «utili • ;
$. t *er far inion' ufo ^*libri , e bea
capirgli vi è T arte Critica , cioè f arte di
vben giudicare , fecondo la Greca etimologia
<di tal voce^ Quell arte, infeparabiie «jdallVarte
liogica , è infeparabìle altresì dalla vera elo»
*guenza . V arte Critiea Jia illuminati ¥Mio^
ria , la Fiiofofia « le umane conófoente , ha
^dileguali gli wori le woe opinioni ,
* ed
▼endono ì Fogni dì Platone , altri le imprudenze «K
Diogene . Si fknao. clUatti 4i Aii&oàac^ ^ dì ^'^'^
ìo6
ed ha riflabiiiio il txàmaai» mf Tuoi drii<»
ti(*).
$• 5* L* me di ben giudicale quando
ci ferve per guida generale ali* intelletto , e
alla ragione in condurci al buon gullo delie
cofe , e delle parole , allora comprende le
fcienze tutte delie cofe^ e delle parole» dal%
le quali è inreparabile • Ma poi .m particola^
ne fi conGdera V aite Critica , come direttri**
^ Doflm nelle legoie di conofeere i vartt
gradi dell' autoriti umtaa de* dotti , e de^lo*
ro libri > la genuinità di eflì libri , il modo
con cui debbon capirfì , e fpiegarn , le con«
fegiienze da ricavar fene , e Tufo di elTe con<*
feguenze • Gli Scrittori di queff arte fono
molti, e tragli altri il Clerico. Vi èi chi ci
jba daii CauiogU di lotti gli £oitlori deiif.
ane Critica (5^) .
f. la Uaite Oitiea è la plà neceflà*
ria all'eloquenza, per regolare il raziocìnio»
le parole, i fatti, giacché effa giudica Tidee»
k> Alle 9 i Ggniiicati > e ia prcf>ricù delie
jpa^
{*) L^tne Tritlca ìofegna a. conofeere , e %é
erìrate «elio (brivere t* ofcoriii , e le liie eaufalf , die
oalcDM « iat 'mìit\hnù, « dall'irte» o ^a'CiADi dét
i^e^ , cioè delle farole « cofe tutte Inile quali la critioj»
« la vera Logica cMllumiiiano . La regola della Criti-
ca per cooolcere la vera , e Coda eloquenza in qual
libro G truovi è quella appunto , colla quale Cicerone
infegna il modo da conolcerc chi fia vero OraccM'e t
^ui diftin^e y qui explieate y qui ahundarter ^ qui U'*
luminate 6* rebus , Ù Vtrhis dÌ€UOt • Cietr* 4t QfM§f*
iibr* 3, cap. 14.
Jf^tiUh, Hiftor* Crùit* Léùn» Li/Jgt
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107
pafole, la verachà de'fatti^ delle tefiimonìan*
«e» delie fMmove<««b« Varte Cikica c dun-
^pie r^rte vera 'dèi biton £u{b^ e del ibd»
raziocinio (io) , ed anche T ane , cfco ci
dà ie regde a poter bilanciare le opinioni ,
la maniera di fcrivere , e di peozare di urf
Autore j la Tua genuinità , Tane di conofce>-
aa «erti. Ubrì« certa conoefiìoiii , t^w
mniaiae, certe cofe^ che ripugnane
pi , a* luòghi , alle tjrcoflaaae , ai waue*
Te 'de* tempi , e Mie pssbm > 4|I]r S
attribuircono • Si ^eda il Clerico nell' Arte
Critica Xii)^
CA.
(io) Quindi c che Lord Kaimcs intitolò E/t^
ihents of Criticijm il fuo libro fui gafto , -e Pope fcrffle
il iùo Saggio di Criti€a^ opera dotta, e fàvia. L'ar-
te critÌGl credono gli fioHi» cite Tarte di dirciale^
di (ciìm Jibercoli inetti , e imledid, -diflèrtasioiiì mor-
dici Jnette , Applosie , Jlii^fte , Lettere ce. ec^
edè fofite « idi ^rioiMt dèlk LeaesaStta , 4! dif
t«fB, die non fatilo alvo, cke »id«e» lfla«a«Nii|^n^
•dicare . Queftì noo è arie Uìnta> ma arte di fioUei^
ai , di BiaÙicf MI y di le^rcm» di malizia . I Zoìj^
non furono mai veri Critici • A quefta Claflè appar^
tengono le opere ragionate , e fondate fili gindìcare
dei buon gullo , e non già le Diflettaftioiii , le brochav
ICS, li pamphlcts di moiri italiani , IngleH , Franccfi
wrc clie vivono un fol giorno . Chi voleflc legcri
favie oiTervazioni fopra i libri diverfi , c loro «(L
-Cd^lfctlildbvri ksere iì Seldcuo de ufu librorum O
«#Mi tfMSrl Sà^i %raorì di evkirfi da quei diefcn*
TOM Ubn d di i^esfi FSigniiM ISwdenno ndropei«
«Mcafcn alquanto dm ioBwliti <^fimix LUu^
{ì i) L' arte Critica è iidcparabile dalla P^m*
DJk td mari thn da (UripmWé
Gli errori xhe narcono dalle parole Tono
infinid > e poDono gU errori delie pa-
iole leAderd orcuri i* fenG degii Autori , e
farci tiraVederé. Le lingue » e le foroie hanno
diverfi ufi , e fi dee didinguere in effe P ufii .
Civile , r ufo Letterario , l' ufo Filorofico ,
r ufo popolare , i varii , ed infiniti fignifica-
U f gli equivoci , i trasiali , le uietafore , le
Tod dette fioonimiche , le varie idee attac« .
cate' alle parole in varii tempi , fecondo le
varie epoche deiia cultura delle Società ,
giacché le medeiime parole in varii tempi
hanno rappiefentaie varie idee diflercnti, on»*
de tutto c divenuto metafora . fenza che il
1
I
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volgo fe ne avveda • Le paiole fono i pmm
ó , «he. tonianD Tempre gi' ifleiB^ in una ta«*
vola , ma contengono vivande divériè (i)^
come in tutte le lingue fi può o(Tèrvare ; e
quindi rifulta eìTer difficilifTima cofa il ben
capire di antichi Autori , cioè attaccare alle
farole quelle .idee che elfi Autori attaccava-
no
. (f) Se ne ponno aj(]arre efempii inSoiti • J>§f^
ma inGrcoo diooto la pelle degli animali. Ma perchè
pW antichi primitivi Uomini non aveano altro letto ,
Le non le pelli fcorticate nella caccia, fi dille dormirep
il giacere in quelle pelli . Poi mutata la qualità de
letti la parola dormire ebbe altri (énfi. JLegere. ne'pri-
mi tempi dinotò raccogliere ^ raccogliere clandejiinamert»
Ut poi nthart , indi u è trasferito a dinotar la Utm^
fa y la fciliA • Lictiu (celto , dìftinto « Letto il laogo
da dormire, ec» L* antico verbo Greco Stihi^ dinoti
calpeftare, onde Stiàcs dinotò il ve/tigio lalciato dalla
pedata , poi la via , poi dinotò i* itidagarg la traccia .
Quindi Stibaros dinotò den(b , grave » fermo , roba*
ilo. Siibades dinotò poi quelle frondi, e auelle tene--
re erbe fopra le quali fi dormiva, perche aormendo fi
calpeftavano . Quelle furono le prime culcitre degli an-
tichi , Stibadion ietticciolo , come il torus de' Latini ^
rorulus, Soihe Furono l'erbe tenere , Tulle ijuali dor^
lui vano, gli antichi , e perché, quell' erbe fi univano »
ed ordinavano , Jiibaio dinotò pria ordinar qoeli'eibe,
poi.qoaUifia 99(3^ ^fiiph^s poi dinotò mtmm* Cmtx^
Coééx , lAhet f Fùàtm» dinotarono ànticamente le
. corteccie degli alberi, e parti di effe cOrttttie , poi i-
libri , fecondo i progreiu deOe atti * J>e9 , c Dea,
verbo Greco, dinotò prima predare le produzioni del-
la Terra, poi Dtmos fa preda di caccia, poi Demos
dinotò gregge , Demon Paftore , poi dinotò predatori
HfioUnti , e poi fi diedero infinite idee a tali parole*
Molti efempii altri , anzi infiniti fi: ne potrebbero ad-
durre • Si veda il Blackwell Enquiry imo lift and
X^ritings of Homer ScS. IH, pag, 41» nQhN»» ed il
Geooveii nella Ina L^ficé béùmm • .
m (2) * B fimC firulu la neceffità idbt
Wobm^ per PeioqjKim , peidiè firila fci et»
7a delle parole la. fi>la Fìiolbfia. può illumì^* ,
Darci (3)« CA-
(a) ^ lungo fcriflc di qucftc cofc Gioranni Cle*
Ùoo nella (èconda Parte dell' Arce Ciiuca , ove parla
delli dividane de'VocaboIi, e loio^aanm, dell'arte d*
lAierpccnrgU , delle difCnilicadiiii delle Hotne » delle
.tod finoniaie » delTenfiifi delle pmle » dell anbigait^^
dellt qualitl dc*figiiifican delle perole» e leco nacun»,
iislie voci ùCoatttf di quelle cke aoo kaaon idee zàt»
qoate, delle anomalie di molte parole» dell' in^roptisi*
A delle parole , delle loro ambiguità della. iirmcm.
delle parole , e dell' arte di capire gli Auiori ec ee»-
Tutra la feconda parte dcU' Arre Crrtica del Clerico
à è impiegala m parlare delle parole . Gtovaimi Locke
nel Saf^\;:o Filofcrfico iuìV I.iuIItt/.i C/'^jno al libro 5.
parla luiìgametKC delle parole ♦ e d^^u errori , cbe da
•dè derivano , e di ratte le loro qtuùtà, ÌBipcrfeziom,
«ktttoy e rimedii per efi-abofi* Locke» e Gerico fono
AMorit dm eoa OMt^igìece iTiaarna kaon»- ttat»
deelt alwC delle puok • Uà* cfeoi^ oiriofe di
airorì di fMk imi capne. è f idea Ipecla sm iètoedu
figU /isti , * fui fmwtm» dei Prete GioMni , di «ti
tanto è parlato. - mai ka elìaKo . £' der raiK»
J inceodei à D^^iLsme^ o il
$ » e poi per »^ ciTerà 00 ca-
. ;fe un Prete Gi^aa: . Si veda
• I>es tmaes reUgumx mnitL
irerio , e c^n fj" ic ia
che erro:: , c •* da-
non MI ca«**:c .-^durre
.:dli ìmpoiu^ .t* > coott
ztmùà » ed ..e' ^oali
eifaae» e -'*^gv b**
*. € p«no I !C litfp»^
L.iLji.i^uLi uy Google
CAPO, IV*
V
XMT JbivmfiMfc »
IL m)n poierfi tempre feóprire , e guflare
fn Oli' ìttanie !a femplìce verità , ci rende
bifognoG di raziociriii , e ricerche, colle qua-
li dobbiamo inventare un'ordinato, e chiaro
metodo di perfaaderla • Per perfuàder TUo*
mo , bifogna iftniirlo , ed illumiitaiìa , mai
per iiluminailo, ed ifiriurlo UTogoa ^Iettar-
Io > fiMpreQdc|to» fiflarlo . £ax> i fand idif
mnmotm detrEIoqiims, che dee commu-
tikHt tigli altri le verità dalla ragione fco-
verte, per fare afcoliàrè le voci della ragio-
ne per meazo delle iai^g^ièQfiUii« c dcil-
ia &ntaGa .
^ 5* a. Ognf rcfenia ogni fteelià fai i lodi
fanti pardcoiari» da'^uali dedva^ t fbpra i
ri
\
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US
^ali fi fonda . Ma V Eloquenza , che ad
gni altra facoltà appartiene , e che tutte le
abbraccia, è più unfverfale, ed illimitata ne*
fiioi finì « e non fi devono prefcrivere uè
leggi , ììmìd aU*inyennoiie dell'Eloquen-
za , alla quale ooó fi poam flabiiire iimiti
ceni ^ e fe fi ftabilifoono » non fi ba^ vera,
jdea dell'eloquenza (i) ; e quei topici , che*
fi fìfTano per T eloquenza , o riguardano ia
fola eloquenza del foro , e del pulpito , o
fervono d* inciampa inutile a^ giovani^ o nien-
ice gì* iflruircono
}f Gii argomenti fono i forni deli*
eloquenza , la quale ci rapprefenia le idee^
• i giudìzir • La rapprefentanza de' gìudizìi,
e de'mottivi de*giudizii fi chiama argomen-
to • Ecco dunque le progrellìoni dell' intel-
letto (*) . Idee femplicf , legami d'idee, o
fiano giudizii ^ e raziocioìi. JUtinteUeito con-
cepì
(i) n Profèflore Olandefc Wcitokirch , Macftnr*
£ Ret(otic4 in Wicceioberg ne'fiioì Commenurii al lU
brecdoo <Ìi EaOao de copia rerum O verbo rum volle
fidarre. i cDpict delf e!fM|tieiiza a ti. prìmsrìi e tSo.
fiooniam » clie poi mimen con lungo led^fiflim
Catalogo • jSrvÀ4t~ Weltdcirck
éop. vjhUI ti rer*-XiafU %^ pag. }5> odtt. ìai. É-uffem
fif^haredes BrjrLing 1565.
{*) Si veda il Sig. de Condìlfacr Effay far i*
9rigirt des Canno iffinces humaines Paru /, Sed. Ih
Chap, yL , ove parla lungamence deli' arte di difliiv
guere , a(lrarre,^vag9iuue>. compocrCj. e tam^it ie
^opfio idee.-
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cepilfcePhlee, ragfòna, giudica, c-reloqucn-
7SL manifefta coTegni quelle idee , quei ra-
2Tocinii , qaei giudizi i (2). Varie cofe han-
no dette, e fcritte i Logici , ed i Rettoria
delie maniere di argomentafe », delle ^ua^i
noi brievemente pariereiw)'.
* fi V argomentare per analogia ^ è
pef fndcizionc xf il ra»oeiiit<r piA oommune
all' Uomo . Vi fono molte fpecie di argo*
inentare per induzione come fanno i fificr ,
che avendo fperitnentato che varii metalli (i
Iciogiiono nel* fuoco > conchiudono per indù*
»one y .che fiano totti fuT^i^cc* ec. L* inda*
2Ìone Oratori» è steno^eTatia» • Cosi pieffo
.Virrilio Enea argomenta per induzione' che
fa £roole , e Tefeo , loefero alP infer*
no , anch' egii^ può fcendervi , come vi fce-
fe Orfeo (j). L'argomento dMnduzione, e
di analogia è foggeito a - molti difetti ^ per-
chè tanta prova ^ «jpanto fon veri i cali
farticolari rammeittati , fu^ quali (1 fonda ,
«M vi boa molte ooGs. omefle» T indozio*
ne è fidfa • Nella fifica » e nelfe paflSoni umsb»
ne rinduzroni} e fanalogie fono difficilKfìme.
§. y. I paragoni , le fìmiiitudrni ^ ie aU
kgorte, ie metatòce» cheibao Im^he^ btìe*
• lonnIL. Br vi
^ »
(a) I Logici chiamaO' termini Je ite» i poiim
ftOpofiiioni y \ t2aXozim\ argomenti •
vi Cmiiitudini , danno un vafio campo ali,*
eloquenza * Quella maniera di argomentare
dà un vaflo campo a* FiioTofi , a* Poeti ^ a*
Profaiori • NelP eloquenza Fibfoàca le cole
paragonate debbon'eirere limili. Nell'eloquen-
za Poetica bafla che fiano limili per un fola
arpeito , col quale fi paragonano (4.) e cosi
ancora fpeila accadp oelT eloquenza Orato-
ria
. . . I» ^
(4) Un Poeta , die paragona TUomo Qegnat*
una tigre ,0 ad un liane il paragona per il fol<>
rapporto dello fdegno , e deli' ira. • iStidSa
4! ogni paragone poetico .
(5) Alcflandro Pope nel Tuo Saggio di Criiìc*
porta un bel paragone dell* eloquenza vera , e della
mEt . Celi flfloan^ P dofutua £U(k ad un prifiu
di crì&ilC», die fiempie.U tatto- dt mìUe djverfi colo-
ji » « varii , die abbagUaoa la viAa ^ e paragona la
vera eloquenza al Sole^ die con 1 iwggi unitormi » lim-
pidi , permanenti illumina con natontezsEa tutti gli -og^-
getti . Quefìo i un bel modello di un paragone P«e«
fico , ed Qnmm • Co6d|0 arii'cMcglyL dcU^origiwIg'
Falft eloquenee , like the prifmatie gbjf ' * ,
lis gaudy coLours fpreads on every place
The face of Naznre XP^e no more furvejr
AU gUres 4like ^ X^ithout dijiin&ion gsy r
Mtu tmt txprejjlon^ Ukt thè' mtckangin fan
QUmts éuid iaptwis wàMi'r U skitus upon^
li ^U4s éltoljtàSi it éUtn Mae
ùn CritUiJm Fort* L pag» BSi
uiyiiizod by Google
^, 6, L* Entimema è un Gnogifmo- rU
flretto» «oi qaale fi argomenta da' fegni alle
eofe (ignHicafe . Piange ^ dunque i mtfto . V
cntimeina larà. tallo » o veto ^ come faranno
filfi » o veri i rapporti de* fegnr colle cofe i
ilie quairfi riferfCoooo* Se^ voico-li voo-
no argotnentaie'ie paGIóoKd^'aniaio ^ Pèci^
timcma è cqqiVoco. LVfperferifav.c Icfunfc
ghe oirervaiionr' ci potranno fervit di guida
Begli entimemi' . Sopra entimemi fai fi fona
fondate ie pretefe fcienze Geomantiche , e
Divinatorie (6) le faenze dr Fifonomre
(7) ^ le fcienie deglr augurn (8) • \ fiil8
cmiiiumil ibno f&ùt ìt hA di tatti gli erro^
ri » Ai^popolt'profimii.cdeffi.^bàiiiia^ ingao^
d fin' anche iFflofòS.-'
§. 7. II Silbgifmo è una forte di argo^
mertare , che ha prodotte pià guerre , che
5 [li Efercitr di Serfe» di Alefandro^ di Ce*
are; La paroIa^Sfilogiimos in Greco- deriva
da ^"KKgyi^t^fàtu ' ctie - <finotò in varii tempi
irariè oofe , idofe' i^^Mvc (*) >
mfuMxdffrt , rapmutft 'y e^SSlogifinps - iìnoftb
€omputo rifuUato di calcoli ^ raziocinio in ge«
H . a ^ ' * ne
• * • * t * * • -#* a • . . • •
jigfipf» ài oeeidu ^hiiof^
(j) Ciceu ie DhnitMtJ Piami dr A'ftf/Mf /m.^
r8) Nifk, de MigM^^
{*) LucUn» in Tùnatu §, t). pa^, 1X2- Tom. 7.
Opp» ^dU» variar, & JSieit^ii , incroduce Giove , che
oim^éU&ona, Timone » che chiacoa - é/^jUuù dig^ofque
Ul6
fieraie • Indi i Dblettici diiKro SHIogifmo
liba forte di argomentare , e di ragionare,
nella quale (labilità una propofizione generi-
ca , cipe dìcon maggiore , aggiunta a quella
un' alira propoGzione più particolare , che
dicon minore , ricavano una terza propofi-
2Ìone , che dicono confeguenza rifultato • li
Siliogifmo dunque è un' operazione delia
mote 9 cfie paragonando varie oofe , giudi-»
ca , e concliiude. i^e coofeguenae Ibno i giu-
dizi!,che (bno tanto verif quanti i raziod»
nii antecedenti • 'ì Dialettici antichi molto fi
dilungarono fulle forme SillogiQiche , come
fe da elTe forme di comporre i Sillogifmì ,
« di difciogliergli > dipendedè la verità , e
non già da un* intelletto coito » ed iilenaina-
.to. £ffi invece di j^uttiflcare e rettificare i*
jdee 3 e V loielletio , infe^piaionD a far la.
.guerra colle ferme SiiÌogifiiche> e colie pa-'
iole , e ridudèro la Logica a pure regole
di Sillogifmì y come anche la Retorica T
occuparono -a bilanciare le varie formole de*
Sillogifmì Oratori! • L' arte .de' Sillogi£au
Dialettici 9 ed Oratorii , nella quale feoeio
.conGflere tatto il forte delia ragióne umana
divenne quindi dcuniy contenaiola , inutile^
ed
€ontraSjOS haBens , oh frequenum computandi confuttu» '
dinem /wpoc to léce rm avXT^to-fXuf , c chiama
'Siliogifmo 1' atto del calcolare i conci , e i' azione di
'firingere le dica, e di comocccde osi èire i conci. Si
Tcdaao ivi le aotc«
I r 7
€d enigmatrcà àflài più de* geroglifichi Egi-
2iani (p), perchè i Filofofi , e Q>ecialmente
i Sodai , fecero confi Aere il fapere neiria«
viluppare colle parole , e nei conofcere , o
non conofcere taii inviluppi : In qudii invr-
luppr dì parole fondarono le ioro opinioni
gii Scettici antichi « e Se(b Empirico , e
H 3 buo-
fj>) Luciano fece atroci rìprcnfioni de'Silloirifini
de* Filofofi. Ne' Dialoghi de' munì al Dialogo di Dio-
^ne , € Polluce Tom. I. pag. jzp. edic Reitzii &
yarior, dice Diogene a Polluce : Adhonan thilofim
phos ut dejlnant nugari , de rebus univerjts rixari^
«ai Kett^epret (pVHrttv etXKnXoii; , & crocodUos ( ar«
goracmi intrigaci ) doctre. Nel Dialogo Vturum au^
Uio s' introduce da Luciano il Sofìfta Crifippo a dfr
cole mirabili <le* fuoi Siilogifmi , che fi vanta di fare
«inainctre gli uditori co'Jacci delle parole, co'SiUoeif-
m 4lcl CzCGodflo, col fiUoftilmo che miete, e cAedo-
miaa^ Ool Stllogtfino H Ettttn , «IS* conoéée , e non
eonoéée^ totSUlofifmo teavénto de'^mfi produce md-
ti eleinpii àflal cunofi, e daridere. £ vegga tal Dia*
iogo al numero ij. 14. d^Il' edizione in^Kiriot,
Kcl Dialogo Pifcétar ^five Revivifieates iotrodoctt
il Sillogifmo, come un fenduBo , che chiama'^i Filo-
fofi, e Parrefiadc grida a quelli, che portaflero quin^
^ue omnino SyUogifmos ^ quippe nefas ejl abfque iUis
effe fapientrm . Neil' Ermotimo fi dice clie confimiK
Filofofi fi cfercitaiio in voculis mijèris, & Jyllogìfmi^
-O dmhitationiita ^ n. J9, O n, 81, , ove parla degli
ergoménri ^ni tàmua . Corniti Mhis fcrmone nefci^
ffttomodé perplexo ptoimrii. M Dialogo di Demona-»
ce fi parla dell' iflefle cofe, é oelJeaimaefiippo s' i»^
noduce la Lana che acnenenter eonlfb le aiftiiaie de*
FUofofi efclama, e Giove altresì dicà. nell* i^teoi
^fo^ ehe dopo emt Cficà tmytt 4firDieiia^.«
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<
-buona pane de* Filofofi . I Sofifmi foucrB
tutti per k> più abufì del Sillogifmo fomhto
-Tulle forme ^ e fuile parole , ond^ ebbe ad
infegnarn l' arte di • capir quelle ^gm , qud^
fe /drmo/ey fiieQe parole , cne dhr€iiliero ii fi-
' ile 9 e io 4bòpo «tlelia Logica « <z xoà .fi per-
de U leinpo , P jtitdUetto^*e ia mid.* Di
t»H >fonti vennero gir albori di Porfirio ^ i
gradì Stà miki rei alta.
una & caligine merfas £underc 4i€C meni ntc
$.8. II -vero eloquente imparerà dalbi
^oda Lo^ca , « dalla Cricka i fonti dé'di*-
fèttf è degli .ertòrt del :SiHo^ifino> cioè dd
raziocinio , e fen^a troppo 'bngadi delle Tar-
inole fillogilliche , che con ragione Tono an*
date in difufo, faprà conofcere , c fcc^rire
il vero , cosi nella ferie delle parole come
neila ferìe de' ra^iocinìi , evitando gli errali
có' Canoni delie più IkvieiLogicD'aStièfce pre*
fertili ^'e ratgioHaodo colle regole ^ cbei^io
guidane aiia verità , -ed -al razieciino , Mk
iDcgli^ de' SillogifiBi in forma • L* ane di
'^mhi , <H Efculaplo , le altari di Giove , prive di fa-
Crificit , fono divenute più fredde delle leggi di tlaiO"
ne , e de* Sillogifmi di Crijippo , n. 14. Nel Dialogo
intitolato Convtvium-*^ feu jLu/7Ì/A« mette '>auiC9Ea ia-«i*
dicolo il Sinoeifmo <oiii1ito , quello 'Ghe^fi ^fier J^tt^.
«vifj, quello •€» fi dÌoe «MfflP// , e riftéfle^deiifiom.
i^bpra alaove T'^ifteflò'.I^iciaiio coacio «utl'dilieoli
SiIIogi(fni. Mt quanti Luciani ci vorrètbexo vljlCwdf
uiyi vizod by Google
4
-ben ragionate «* Impara dallo flud?o raoìona-
to della Geometria piana, e dalla fublime ,
•unita ad un' ottima , e favia Logicocritica •
•E quefle fanno le bafi del^a vera eloquenza.
• §. OflTervano i Reitoricr quali fieno
ie differenze del SìIIogirmo Filosofico , e
'^He^ Sillogifmo Oratorio^ &€endo com
filiere H Sillogifino Filolofico 1» 5. parti ,
tSoè maggiore y minore, e confeguenza, co-
inè dicono ; e l' Oratorio in cioè Propofi-
rione , pruova della propofizione , afTunzio-
lie, pruova deiP alTunzione , e conchiunone.
Ma c^gmm vede , che ii Siiiogifmo Filofofi-
co è contenuto neil' Oratorio , e T Oratoria
étl Fiiofofico, e che i^uno fi ridiioe all'al-
tro, e feto di^rifcòiio nella manieni pfii , o
meno éifRA ài ragionare (10), e fi riduco-
no ad una ifteflà dimoftrazionc fatta con me-
lodi diverfi , fecondo le varie forti , ed i
(io) Eftmpio ad Sillogifmo Filofofiìco potreMye
efler quefto ScUaie , che rendono t Uomo
gliore , fono neceJfarU . La Fìlofofia rende ^Uomo mi^
gliore ; è neceffaria dunque , Diventa Sillogifmo Ora-
torio cosi: V Uomo vi fimprc in cerca deLL* utUe , <
A futile cogniitoni , che pojfan migliorazlo , e ren^
OefUytuùo, iftrutto felice Propofizione. V Uomo re^
i^*^' ^J^^^S^iZioni^ diventando più favio , miglio^
^•f^ Jmo , fviluppa lefue idee ^ regoU le fue pafTio^
ec. Pruova. Ma quat itUraJèlUità può dJrfJ Niu^
ffa. Aflurttione. jiitri tonerà dhiro ^pUceri, aÙ
tn preffo a lacrapuU^ al btj^, t farannìÈjrfilki ec ;
Pmova deli afluna^.^,/,^ jW mHk
120 "
varn i^quifìu dcH* eloqiiem Fibrofia , ^
Oratoria. Il raziodDio io ojpi forte di ctoc
qucnza è la bafe di ogni difcorfo . sDunque
perchè difìinguere tante forti di Sillogifmi^
quante fono le varie fpecie dell' eloquenza?
Si e detto Sillogifmo FilofoGco , Sillogifmo
Oratorio , fi |>otea anche dire SHlogifmo
Poetico ce ce Ma perchè non fi è detto ,
che il SiUogifmo .è ut» forte di ragionale
adattata spd ogni eloquenza i e che è più o
meno precifo , fecondo i varii Aili dell' elo-
quenza il richiedono? Dunque non fi è molf
to badato alla vera idea , che fi dee avere
del filbgifmo, e dell' eloquenza . Al Sillo-
gifmo fi può lidurxe ogni raziocinio , come
Macrobio riduce al Soie le Greclie Deità .
Trotti i raziociaii , e tutti gli emimcmi , fi
riducono a fillogìrini più , o meno diffufi^
come infatti \*epìeherema fob di quafche fjpiega
al Sillogirmo , e fi può chiamare SiliogifiMO
adattato ali' eloquenza del Foro • Eccone gli
efeop).: Tutto ciò , che migliora i' Uomo ,
è cola «tiie » perchè gli f focura la felicità «
e io rende più contento , e tranquillo j ac-.
crefcendogli le cogniziooi • La Fibfofia co-
me fi oflèrva » migUora PTTomo 4 t dunque
utìlidkna •
§. IO. Il Sorhe e un Sillogifmo com^
polliffimo , un cumolo di molte propofiziord
concatenate , nel quale , i^ome dicono i Lo-
gici , il predkatù .della prima propofizionc
paflà fet foggtm aeUa iìfoodaj 'qptìlo -dd*
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la terza naXlat qoartai «e (rij • Dei Sorìte^
o argomento per cHumPéttkmtm , fi feryiiooò
mollo gli Stoici , e io cvedaqpQO iofoiubile;
ma non può niegarfì ^ che la Logica degli
^ntìclii Stoici y e degli Scettici fia flata la
cofa la più iaetta del Mondo , come anche
difle il Cafaubono (12). Socrate^ e Piatone
fecero ufo del Sorke ^ che .oegli . Orai^. i
fftSo poflo in opiaé
ii« Il dilemma w <ht «fi csede kvr canta-
to da Diodoio Crono è un* ar^onieito bici-
pite , che coAa di due propoCzioni ( e ta*
lora dì tre , e n dice trilemma ) deHov qua-
li una foia dee eiler vera , come quei di-
lemma empio , che fa dire a Jarba il Me--
•taOalio nella Didone (9cmioÌQ, fuìsa% da ini*,
giio^ e ficelaata.* .C&ci
(11) Eccone gli olèmpi • JLm tmiofità ftùitm
U rU§tthe* Lt Hcénhé frodutono U offtrvaiioni, Lt
^/irva^iùtti prodiicoùQ i tajpo€Ùij • / nqioeùij prodtu
éonù i giudiij , i U eorkpgMnit. I giudi^jt é U etn^
feguen^e producono le cognizioni ^ e le fcien^e » Duri'*
que la curinjìià produce le fcien^e* I Sorrti fono falfi,
ouando per infcniìbili addizioni , o detrazioni al vero , '
fi fa dedurre una manifefta falfìtà . \ Vedi Genovcfi
Logica italiana libr. 4. Gap. 3. $. 15.) Le concatenate
propofineoi del Sorite deTono dOTer vere , e dimaHn^
te , thrìtaemi è fatfo il Socne. Si oede die il R1<h
f«£o Crìfìppo ^ flato rinmtore ÙSoriie, onde^ef-.
lio difle Chryfippi finitor atérvits •
(13) tafiuhoit. éd^^erf. S^yr* VI, pag. tos«.
€dU^ in 4. Lugd, Boiav- ì^9$'ì ove dice : StoUormm •
JL^gita iUkil m€inÌM$^ niàU ine^tiu* nihil miìT^cp
t2Ì3t
-ni Che wi Mmàé
O vini wm fi mim ,
0 è Jd virtù {liei di iSetia t giavat
« * •
il dilemma fi fcioglie , o col dimoflrarfi
fai fa l' una 9 o V altra parte di eflb > o con
farfi vedete qualche pfopoGaione intermedia
tralafciaia , o con rhocoeifi \ ooTe a lango
da* Logici rpiegate • •
$• I3. I falfi raaiocioii 6 diiamaM (bfi-
fmi ^ e fono tanti i generi de* rofifmi > quan-
ti gii errori , che accadono nel raziocinare •
Gli errori ponno cflTere nelle idee , altri
poooo (derivare dalle cofe ^ ed altri dalle
parole \ • capite con altre idee , o eoo
. amfibologie ^ a eoo equivoci dR reflrizioiii
mentali • Mille fidiade di argomend -ponaa
nafim da oonfimili errori (13) » e mille
(f^) I Logici (liftinguono in plil clafTì ì fofilin^
die nafcono dalle parole, abufì di efle , equivoci, am-
fibologie, idee ofcure ec. Ne' rofifmi di co(è diflinguo-
110 anelli , y oe' quali U qualità di una co(à fi preod»
fèi là fila cilèaia , o da an vero acddcotale fi dein-
ce an vero eflèaaiale » o da certi Uomini fi giudica di
tutti ec* Quando fi pteode la caufii rimota per profila
ma » o la proflina per rioiota . H rofifma delle tìifm
cudc per le vece » come nel prenderfi il g^aOamento
de* vini per effetto di un' ecclifle , V airvenìmcQto fiine*
fto per cifetro di un'augurio . Il Sofifma della petizio-
ne del principio , cioè di fupporre provato ciò che dee
rovarfi , rofìfma cbe abonda nella Letteratura . Il Co^
fma detto i^norantio elenchi^ è il non definirfi , C ca-
pirfi lo flato della qucftione • 11 Sofìiìna compodo é
quan-
a j
Ibfifim 0 tsf quali ; come con tante anni
t:ontraflàvaiio gli amichi Filolbfi , fpecial*
mente gli Stoici , i Beripatedci , gli Scet-
tici . Si vedan coloro ^ che haono fcridO
de^fofifti , e deVfo6fmì •
^. 11 coniìderare i difetti del miodofo in
mttc le '^opcrazfom dell'inteHctto umano ^ e ia
prima difpoGiiooe dalParte ^inveotrice ridiie-
"fia nella 'veia » feda «eiognenaa ^ è.*Pana*
iifi dè^'fienomeni appunto deiP umano intél!et«
to , le progreflìoni del quale feguendofi , fi
'cohofcouo i fofifmi, e fi apre il campo alla
•vera invenzione filorofica v, quale efpreflji
•con x)idine > nettezza^ e preciGonCi cofiitui-
fce la vera-jcioqueoza in qualunque geneie
di còTe • Ccfloro^cbe al Ibio ufo dei .foro ,
'€ -del pulpito •lamio itmitaia Tdoquenonij ed
alle dedttnaziom fcobAìcIie , d ^nanoo data
ia ferie iflortca di altri topici Oratorii pec
V eloquenza , de' quali noi éfaminaremo la
iBatuxa ndle cofe da -dicfi nel Jì^gMenie capo»
^«ando fi mifcKiano ' idoinsmHe Teie» t fìil(é « E* mo >
cbe Gio?e fii di Creta, e figlio «ii •NetranoK Fu pd«
Bla il giorno, o la notte ? Infiniti aieri fo^ìni fipotteb"
fccro aggiungere . II Signor Gcnovefi aella (ùa Isogfct
Italiana adduce molti - efempii di altri rofifmi , per ben
conolccre i quali prefcrivc cccelfenti regole ; ma chi
lia la mente Geometrica, o per natura, o per-cultura»
^6 concfcere, che i fofiiìni poxmo efleie iofiaìci> cor* '
'lae tnfiilin ibno gfi «crocia
C A P O V.
«
Dc^ topici deir Eloquenza Oratoria
Jeecndo taluni • t
»
IRenofid mettono come primo topico
oratorio la itfini\iùnt , e dfoono la defi«
fiizìone Rettorica è più ornata della Logica
definizìoBe , che li riduce alla narrazione
dei fatto • Ma la narrazione dei fatto è 2^
punto la definizione del btio in lingua fiio-
fofica la definizione Rettorica » come di-
cono , folo differirce dalla definizione Logi-
ca > perchè h più dilatata i ma poi fi ridu-
cono ad eflèr rifleffè , e tolta più , o me-
no precifione ^ debbon colie le^i fieOTe re-
golarfi.
$• Q,* La numerazione delle parti » come
dicono i Rettorici , dalia quale dipende , che
iHimerate ^ ed afièrmate ttiue , fi affermi il
tutto , o Diegìate tutte , tutto fi nieghi, è un*
argo-
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argomento qiofi fimile a quello che i Filo-'
fofi dicono di' analogìa , -ed incontra le ifler*
fe difficoltà i ed i Fiiorofi inoltre , nonché
tutti gli Autori , adoprano Targomento dell'
enumerazione dèile pani • Perchè auribuirlo
alla fola arie Oratoria ? '
§. 5. L' etimologia de'nomi fi vuole per
fonte particolare deli' Eloquenza Oratoria j
ma i Mfmi. de' Filologi fuiretimologie dei*
le parole , e ioro^ abuG» ci fan vedere, che
gli errori defle parole non fi pollbn conofce*
le le non conòfcmti gii errori delle cofe.
I Rettorie! daranno per efempio di argomen-
to per etimologia queftì verfi di Ovidio che
s'incontrano in miUe Kettoriche*
■ «
- ViBìma , qum dextra cecidit tnSrìcevoMia; .
ìbfiibui -a viSU ìufiia namm habu.
Ma rapiranno effi , è gli antiquaff dirci quan-
do, come, e quanto fian veri gli argomen-
ti d* etimologia ? Gii argomenti di etimolo-
già fono molto fofpetti, ed hanno datocam*
po ad infiniti errori , ed alfiirde opinbnì ,
che lungo farebbe il riferire*
^ L'altro fimte ui^op di argomenti
Oratori fi dicon eflere i Conjugati • Se ne
adducono gli efempii da Ovidio. -
Tor^e fimx miUs > turpi finìUs amor
Sodo cioè gielle vod , nt^tSam A^
rad
Dotne del Sogetto di cui fi tratta > e fi rìda*
CODO ad attributi di qualità ^, dt nomi , dt
QoIe*;.ed i rapporti di tali attribuir^ di ta«
fi gettivi colia> coIa;»;i il paragone dì effi i.
rìimoiie^ Palpetto » in^ cui' G^oonfidmao
dipende* aflSii'plà' dalla Logica » cbe- dali*
Oratoria i e quei che i Rettorici dicoao to-
pici particolari deirane Oratoria » Iona to-
pici di ogni forte di eloquenza •
. $• Gli éurgortitmi dal genere alle jj^ecie,
come dicono gli Oratori > & riAiooiK^* agli
argpmenti dal nmo alle- pan! , come quando-
noo volenda'bdaie-on Poeta comincia dalle
iodi dèlia Poefia^ dalie idee geaeiBli > alle
particolari fi può venire , e dalie particoIarL
alle generali • Sono i perpetui metodi dell*
umaix>' raziocinio^ che non fi debbono attri-
buire ^ al^ fiOema* pattuxiiace- dallV filoq^eoza -
Qraioria»
§• Diceno i Rettorici ». cRe* gli largo*
menti' lUie cofe* paniaohri cont^mite* udie
univerfali fi chiamano ipoteji , gli argomenti
fulle univerfali , fi dicono ufi ( i) • Palfaao
indi z Rettorici a ragionare degli argomenti
prefi dalle diJj^miUtudini \ e dalle fmiiitudini.
flanze-delle cole , e de' fimi', dagli «meoa*
dentice da^ coofeguenti ,.. ddlc" eaaie»'ft
da»-
(t} L^virtk fi dee amare' Ssom che Ha Te(i»
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«7
dagli effetti , e dalle compéira\iom , come
chiamano» e dagli argoa)€nti a pari , « m«
jari 4»! tmus , a minm 44 majus , e .fi
«liluogaQO Ibpca quffii topici deli' tk^
quenza , cM cramaiiQ luoghi j^lnterof ,
a' 4uali ( a ) fyDoo fucoedere i /u ojarAi
• ■ * •
(•) Inftinno i Reoodd Tane dermici Ocutt»
tìi, M enne f Noo iotegnano come dovem n^onare^
m demo gli Amori che hanno u(àtt que' copici , (ca-t
2a far conoCcere , (c bene , o male . Per le fimilitudioi
vi citaranno il Metaftafio Serpe net JuoL calcata, Orfa
nel fen piagata , Leon , che apri gli artigli , Tigre ,
che perde i figli , fitta cosi non è : Ma vi daranno il
modo da elevar la meace a fare «le* ra^ooad confimi-
U paragoni» e % cooolfieriie Ì« heUeaef Nèomamea-
le • vSt c^pia ^ difliiuii vi diiaano » T^mm U
fnii égli sàtri » àan riionia ia me U pstÈ dd
mio cuor • Per eftmpi» òtt contiahi , c ò&* rìp«|gaada
vi addarranno la giiecaiy e la pace » la iàpi^nza , e la
^okemy lecoiècelative come il Padrone > e il Serva^
le privative» come le tenebre, e la lucerle oontradicen»
ci , quando uno afferma , e \* altro niega . Cbiamanp
aggiunti le circo(\anze delle co&, e deTatc^, gli argo-
menti de' tempi, de* luoghi, delie perfone , le circoftan-
2e deli' avvenimenco ec, ec ^ onde han imo di tante
«livifioiii » e fiuldivifiom uii vafto canopo di nomi aiTat
Sid smnieiiib dello ftuolo degli etecdd di Dario »
I Ale&idro, di Sdbftd , e di Sennacheribbe ; 8
fcnoto un* alerò (bolo di diftinaom. di eaufe» e caii*
lali , cioè caufali elHcicnt! , formali , materiali » finali»
Si è detto che JAarziale ha iodata la TÌta beata dalie
caniò eficienci aeil' Epigraauna
Vitam quce faciunt beatiorem.
Che le lodi dace da Ovidio ( Metamorph. 7. v* )
aUa leeia dei Sole^iooci della cauià maceuale . Ma
129
tfkmi 9 conte dicotsa ; e riducono i luoghi
«flerni a* fegueoti i. Le leggi» 2. La fama.
5. Lo Scrìitore . 4»* I sKifaiBenti i' tot»
meou » è fi diifendono fepca quedt ^ e èoii*
Cmilr topid , de^ quali danna' regole (3) e
vani- precetti' ) anzi infiniti',
$• 7, Cbiunque ^riamente riflena fopra
tali precetti delle Rettoriche infinite , rica->
verà ad evidenze qoefte confeguenze • lì Di
non eflèrfi y come più volte fi è detto , nè
capita , nè infegoata la vera , ed tintverlkie
do^ieiiia • iM cUbìiL creduta, eloquenza^
badarono i haonì Autori a fcrivere in rapporto a tan-
te diiìinziooi di caule quando fecero i loro libri? Col-
tivate berm il vMo intelletto, mielate fatte 'ili be»
ragionare, ed aIloca'*iioii avfieie tnlogno di regole iiil^
}e cnfe effiàe«x> finafi, foraudi» materiali. -
()) Dalla noioerazione di queltì topfti tfltmif
come dicono i Rettoricì , (òn'elli per Io pid oonYÌoti»
che in* pochi affetti liaiiDò cooiidetata T eloquenza, cioè*
se* Coir tre generi da efO pretefi, con unadivifìone in-
viluppata ^ ed anche erronea . Ma anche n eli' i potè (ì lo-
ro , e digcndofi , che l'eloquenza fi voglia riftringerc
all'eloquenza del Foro, fon curiofìnimi i Retcorici in
infègnare a* giovani 1* arte di fervirfi de* topici delle*
^SS^ ^^^^^ faoia, delle Scritture, de' giuramenti , del-
ie pcBove teftiinomali > e della tortura , vale a dfre T
aite* di giudicate , di aocnikre , e difèndere in ìtmoQ
die elfi giofaiii mm (uno £ logg^ » come per l<r
ffd «fl^ Rettorie! non la (anno . L arte delle accutè,
e delle difelè dovrebbe infegnarfi da* Cujacii , da* Fà-»
bri , da' OonelH , e da' grandi , e dotti Gitnpecdii(ttlti ^
o Forcnfi , e dovrebbe infègnarfi a giovani non medio*
Qneoaua fcdàci qcUq » e nel foro ^ afaximentf
non
Digiuzea by Gt.)0^lc
QDhrerfirè mi" ramo deHa medefinm , cioè- te-
accofe^ e difétè» le Iodi , ì biaSoìi , ìe gli
eTerdzj Scholaftrd • Si fono fattì^ topici
dell' eloquenza , e dell' invenzrone Oratoria-
alcuni metodi di raziocinio foliti a pratticarl},^
e nelP imitazione di tali metodi 0 è fatta
oonfiftere iMnvenzione» deli' eloc^iieasa , fenza
mai badarli al vero , e genericp fonte deii^
cloquema- » cte è 9 raziocinio elaito* > erg-
ane di ela(ttaiiiente pensare Ibpra-^ tutto , e
non già nelP imparar formoie di argomenti ,
e. ragionar fulla maniera , colla quale aitrr
hanno ragionato . Chi infegna ad inventare
per forraole di argomenti , chi infegna la
fcienza de' doveri per via di deciGoni di cafi*
particolari « e chi r'folve le queilroni legali»
cab per cafo,* mai faprà 4^eKÌm- delie ieff»-
gì» oelfar morale» e -^dei raziocinio;. é rinie^*
gnar tal^ facoltà^ per via di cali particolari è
r ifleflTo , che infegnare a non apprenderle •
T^nulL 1 Si
■
noa potrebbeio , uè làpieUiero capite le colè da op«>
porn, e da aflèrìtfi* Come fpiegare le lef^ conttarie»
€ come fi>(fenere c capire le favorevoli , come eGum^
flm le qualità de' docamenù >^gr iodiziit, le prnovei'
Come fapere-:gli ef&cti y.e le confègiieoze della torca-
ra , e tormenti , cofe che occupanp i più graodi cer-
velli de* Giureconfttici ? E fi' ponao in(egnar cai cole dii
chi faprà folcanto Arma virumque canai Molti Rettori-
ci dunque , oltre avere perduta di vifta la vera, ed uai-
yeriàle eloquenza, non haano infè^oata nemmeno queir
dbqtjeoanlieaft» die ctédotn» ^iikègaacev.c che noa
f 30
Si e dunque per Io più conOderata i'eloquea-
za nel Tuo più minimo ed ìnfioiteliinale afpei-
to » e li è infegnato aflài maiamcntt un ule
alpeito • Le leggi del ragionare ^ e deiP in-
- Tentare non s'imparano conqiiei topici^ per*
cbè il vero rariodnfo , e la vera eloquenza
non hanno altri topici Te non quelli che un*
intelletto illuminato « e padrone delle Tue
idee » e purgato degli errori sa fai fi • Ma i
Rettoria hanno mai data Tarte di aves coii
r imeilecto f Nò certamente » perchè non po* .
taan darb • Hanno dunque dipinto mi fan*
tafina dell* eloquema , e dietro quel &nta&
ma y come dietro un rotante palèo fi è fatta
correre la gioventù , che ha creduto di cor-
rere dietro la vera eloquenza da pochiffimi
nel Tuo vero afpetto infegnata •
$• 8. Gr inconvenienti derivati dalia
confiilìone di tanti topici attribuiti aiP elo-
quen^t fono flati tali e ami, che poi eden*
doli alie iole coocroverfie attrìbaìti tand to«
pici , quanti i generi delle caufe , ogni ge«>
nere di cauta ha avuti t fìioi particolari to-
pici (3) fu' quali infinitamente fi è fcritto, e
a tante quefiioni fi fono aggiunte le quedio*
Ai fugli fiéui dtUc caufc , ed infinite regole
dividi od geniOT iimfimb^ 9 iéik^
uiyùizod by
uuìi^o i e giudixlario . Vediamo i lieUi ^ e
vlfti edifìci i , o per dir meglio i labeHnti
Sibricati da* Reccorici fopra quedl tre generi
su* quali' ilaQno^taolo-parlato » come fugiìTiA^
li delle controverfie; e taluni di efli^j e^ra*
sii aiari>ibSòfilla'lhM{9-^, fono giunti a.pe«
Sarc i geiert/ ddk- cmum^fi^^^ e ddl* elo«
quenze ne* caratteri degli Eroi di Omero ^
come in Menelao il genere deliberatii^o . ( Iliad*
T. ) in Neftore il demojiratwo ( Iliad. A ed
ìa.m(k.d ^^\ Uiad.yiiC)*-
(*) Si veda .Gerardo Langhiine . A'ìj/. /Vi Lon^in^ .
fag, ^1» eJit, in 4. ro^^zi lyeil. ad Khen. \6')\,
Quefte lafuinfteatiy.ecl inette tiflkllom del SofiftaTroi-
k» » chei'vede i generi dUlk^tConiroverfit -dedanatorìe
dèli* Eloquenza jne'i'Gwanerì , che <U OaMco .4e' (boi
Eroi io quei libri % cke -fi Ideano -dal diviato -Sofiftvt
d dimoilrano, che qaaado -la /aacatìa fi accende , co-
j|lrael.vSafifia Troilo, ci fii ^vedere aeli'AiitQfe di coi
fi, parta, o il quale ii iegge, e :(L..dta, mete le noftre
idee, motitro- per il qjite per Io pid C\ T^no refi ridl'^
coli coloro che hao .voluto > veder tutto in Omero, ed
in Virgilio , anche i generi delle declamiziooi , ed
haano errato, perché gl* iftc/lì ^roi di Otiiero, in di-
Terifi occalìoiii divei(àmente declamando , dimodrano ,
die QQQ^lbao ali perfo iaggi un HtTo cacanoce.di uo^
*S8 88
Si
88 *
I
88 ^ 88 ?i
^ ^ ^
?X5 ^ W ^aJ^KI
iV"^"88"'88 85i 88 )^ 8g 88
Ik 88 86 8S 88 88 88 88 a8Ì|
CAP O VI.
RIferifcono i Rettorie? al genere deliberati''
vo tulli i difcorfi di perfuafione , che
tti.dono a far determinare alia fcelta di qual-
che pattilo da doverfi abbracciare . Il geoece
deliberativo fi diOè da' Greci ^mbuUmcon »
e* fi adopra rpècialmeote nelle adunante pa-
Ili he , nelle quali fi vuol deUbetm , o ri-
iolv^ere qualche publico aflare • Ma come,
perchè , C quando fi fa la rifoluzione , e la .
deliberazione f Perchè una cofa, fefi dimoftra
lodevole fi aUwaccia , perchè urf altra, fe fi di-
inoiìrà vituperevole fi eviu ? ed ecco che il
genere deliberativo è miilo dei demoflfadv<^
e c^ucito di quello 9 ed in eatrambi »
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: lo fiato delia •Qontroverfia' , ove qivella oofa »
che fi loda , o biafima debba- giudicarli lo*
' devoie , o brafimevole • Quelle , ed infinite
altre rifleflfìoni boftano a dimoflrar niente e-
fana la divifione de' generi delle caiife . Que-
(!i generi entrano in ogni forte di eloqueo*
(2a , e fono tra di loro midi > e oonfuli.
$. 2. Nel genere deliberativo , direbbe
• QH Rcttorioo è . ii . Corone dei MetailaGo , m
coi fi delibera > (e Catone debba , o nò ac*
Gettar Ja pace da Cefare ; il Temiftode, nel
quale fi delibera fé Teraillocle debba ubbidi-
re a Serfe , o ferbar fede agli Ateniefi ì il
Regolo y in cui 0 delibera dei cambio degli
Schiavi 9 la Didone , nella quale fi delibera
, fulie nozze di Jarba , e fulla partenza d* £-
nea^ V Aleffkndro nell^ Indie , in cui Cieoft-
de b deliberare Aieflàndro i la Zenobiau,
nella, quale Zènobia fa dettbeiare Trridate •
Ma chi non vede nel riflettere a tali capi
di opera dì eloquenza , che negli argometui,
che inducono a deliberare , fi vedono pcn-
neileggiate con mano MaeAra le iodi di c^uel
progetto , che fi propone ad abbracciarfi ,\il
biafimo di quel progetto» che fi propone cti
fuggirfi^onde G deliberai fi loda^ e fi -brafima
nello (lato grudiziaie nel tempo Diedefimo/
§. 3r Dicono i Retiorici , che 1' eloJ-
quente ne? genere deliberativo dee fapere
tutte le forti de' beni poflìbili re:i!i , ed ap-
parenti , interni, ed eflernif tutti i coQlkht,
% l'iflet di cuipio, a' qual^, parla » quali ftc-
I 3 no
134
DO ìe core ^8 lodare , « le cofe pregiate da
quelita Ma ci dicano RetKirici^ Te Csbaa
e(Icre un gian Tilofofo ^ poffimo bent^ tali
argomenti maneggiarfi , e diftnitcrfi? Ci di-
cano fe da eiTi fi può imparare tale arte di
maneggiarli , e difcuterli , e fe poffa rìdurfi a
precetti ^ I preceui -d* ogni genere dì elo-
4
Mi
quTfìtf , ^quanto iadii 4i didi , altreil
ciiiflìmt ad òciencrii • i* Ingesno Vivo » «
fnbiime . 2. Seofazioni , ed 4diee enecgeif-
cfie . 3. Conofcenza dellUomo , e dd Mon-
do. Allora il irero eloquente^
Jbfgmum m fit , ai maij Àmmat^ 4B«
Magna finatunan * '
come dice Orano (x) mamfeBa l 'mosti 4éSP
animo 9 e Tidee delia unente coir eloquenza»
Vtrhaqut prmyipm «rem lum iopuaji^
(1) tn Aru Pòit. Oxvùo , diranno taluni , .Jà
precetti di eloquenza Poetica in tali verii ^ che noa
ponno adanafii alla pró&i€li • Mt^rtt .molto cbì^osl
?>poiiei pctchè r OiavM regola , tht mhUie neUm
\ejU tui trigtgaù 'FdfìfffiiO'^ e -dhe dice -, chg >U fé."
toU fiuudèrarino fpométit amente alle co/e premiéhéti^
e èen ^ftffe iè una 'tegola che ad.ogni elooiienza'pro^
■làica) e *poedca appotrtìene^ come i noto aa ogni
Digiiizea L y Ciixh^Ic
- - - . 4
CAPO VII*
pai lettere dmofirmvai
I» ».
CW noir iBftir I6*if ? Norf vi è cosa
rulla quale tanta ficnfi dIflSifi i Rettori-
ci (che han ridotta reloqirenM a fante fpc-
efe , quanti fono i topici da cffi fiflTaii a
quella , ed i generi della medcGma ) quanta
• I dìfcorfi fu' reqaifili del genere dimonraiivo,
che c(g dicono il genere dei biaGino»e del-
ie bdt « Hanv difiufamente parlato delle
core , che C fponno UaCmaie , e lodare ,
dividendo , e foddividendo in kiBolte cfarffi
le iodi degli Uomini , e de* Dei , le fodi
degli Eroi , le lodi delle virtù , le lodi di
guanto fi vtde celi' Uni verfo (i)« Ci hanno
(i) Ss' fonti ^Ue loài Ci «lifiifèra Men^BékÙi^
t. de Pen. dem. Cifu ^ QéUttSèL 4Ur»p jéf^ 9^ 4^
t^. AUic. di fdtiegm
136
parlato della ferie mìjMole » e dellar ferie mt»
turale delle iodi , e modo da difpone tait
lodi , delle quali fi fono minutamente dù^
ktiui (2) i t9pici ^ e ridotti alT inSoito -
A
(a) Oltre ìnìinki . topici zéòotù per Vociare ìDe^
' gli Uomini, gli Eroi, le -cofc utili , le cole animate^
té virtù ; la patria, 1! educazione , i coilumi , le azioni
tutte , e tutte le circoHanze occorlc nella vita degl* in-
dividui tutti , fi fono dati i topici da lodare £n' i di^«
ti iÙeSì dèi -corpo, come per • lodare .un cieco , un zop-
po, un gobbo, e lodargli con-autorìià, e oon^dèmpg
topici per lodar gì* ignobili , gli fpurir , gli adultenni
ec* e coeU dcmpii •« ca* niÌQdiij 3 topici per lodate
un cavallo daUe (iic <foti del corpo» inaila fua natura^
dal (bo colore , dalla fua fortezza , come h il Voflìo
con elcmpj prefi da Virgilio ( F'off* In/ik^ Oraton l. J.
^^P* 3' $• il» pag* ^1» Tom. 1. Lugd, Batav, 1^43. )
jPoì il Voglio- ci di Hn modello per fare un panegirico
^lle api , Tulle quali cita la declamazione di 'Quintilia-
no ( Diflcrtazione 13. ) Cita le lodi del t>ove fatte
da Libanio , quelle del cane da Sedo Empirico-, quelle
"dell' Elefante da Lip/io, ouelle ^kll' Alino , dal F^ia-
•feio , quelle 4t\ .^riiio da rlntuco. Poi iniègna ilVe^
jCo a^rJodi., e.deicrìaionì della 4ama.,>del (minò»
«dttll'^ invidia ., adduce canoni , e citazioni per lodate I
frutti, è gli alberi, pafla a metodi di lodi per il ma-
re, lodi per i fi»mi, lodi per i golfi, lodi, per le Ter-
re, Citta, monti, rivi ec, lodi per le mura della Cit-
«a, per le Cafe, per le Chie(è, per i poni, per i pra-
ti , per i giardini , per i bofchi . Pafla indi al modo
da lodare i vicoli, i vcftiboli, le cucine , gli airii , i
'pnttiy'le flaaze, i caftelli, le Regie, i.bagni ec, Tem-
ete cumulando autorità di Omero, diAiiiiide, di Elia-
flo , di Arifleiwto ec ec • Confimill cofe infegnòlo
SeaKgeto fibr. |. de nrPéUic. , ed il Menandro éé
fTA. dmonjlt. Da quéfti fonti di^di fitto naciù toni-
ci cioqacaa &Bk ddk lodi -date Jt^^s^v^
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' '111
.A 4XHifiBijIi. Rettone! dirette FetiQiub : £J
a* L* eloquenza impiccata nelle Iodi
fi Ri détta, ^pdBp ùéaaàpne .Vane Pa«
negi*
Vcardi» illa eèlattna, alle pelèbe , tlTiiiiàlata , agli
«finali :» «Ile ^to ^ af:*dei>lri » 4d]o ^floccauleiìti , red «
-quante altre Umì -fi trovano iie)lcf.Rta|e ^uMaic » •
nelle Cicalate poco^'Filofofehe di tertc nazioni ^ c di
tali Iodi il Vòffio avrebbe potato anche ^<Iar canoni*
Ma cbi mai potrà tdfepiard l'arce di lodare tali torn-
aci «del Voffio?
(3) Chi volclTc efemp) di buon gufto nelle lodi,
•dee prendergli da'inigliori , -c .più Filolofici Autori an-
tichi, jc -moderni .. Se oe ,ponno veder gli efèmpj nelle
•Opere' Hi Omero; e df 'Virgilio , nelle odi di Pindaro,
«e di ^pr^o, negl'inni Hi ^linaaeo ^ -t ioiéìk LUe/iu
del Molko MMafrfbL II Panegitico ^ mno a Ti^i.
no , xpolte orazioni di «Cicerone ee. cc j)o|uio ierrir
^di modelli., de' quali v« ne (bno cosi inmiitì ^le :CosÌ
^odii di buon guuo , xbe difficililfima. è la Ibefta. L*
opera di Tacito de morrhus Cttmanorum é 'ona lode
'di Quei popoli . Vi fono le lodi di Demoftene (critte
da L uciano, quelle di Tucidide da Aftonio ut* Preginh'
nafmi ^ quelle di Dione per Socrate Orat.^/^.^ Ifocra»
te lodò £lena j Dione CrifcrflorTro Jodò ì* eloquenza,
iMureto la Teologia. E'cofà affai curiofa, che ilVo(^
-ib, il quale riferiice, die Dione Crilbftomo , neirO'-
*«atio«e ai»« dianoftcò affine la Fikdòfia, e l^'Eloquen-
ze , IMI ^i .<Vódìo kocJaSo di <al .:dia)oftrazipne ,
ralcrimeati non avrebbe affogata la vera eloquenza in
•tm Chaos di -paiole , «è topici di lodi . Egli confeffiL,
Mcbe il ^òfiiKcar ^anto sa' Precetti Rettoria in minutias
€0nJèBari i o com'ei dice in Greco ( .fUK^ohcync^^u» '
e poi egli é 'cosi Microlog^ .nel |*, ^ ^ liUo dcllf
f « . ....
lìegirico , percfiè trfGicrf fi recitavano ta-
li difcorfi nelle aflembicc della mdthndf-
ne (4) . Si di (Fero anche le lodi elogi , d^
quali ve ne fono molte fpecie . L' Iftoria
dell' eloquenza impiegata alle lodi predo tut-
ti i popoli e fiata defcritta dal famofo M.
Tbomai^ (S) » H qusle oltre r avere fcritu
^Plfloria d^i Elogiò ci (la dati ecceUeori
'modelli di dogj. . •
§.3. Oflèrva il ciàtoM.Tlomas ne! Rio
EJfay fur k$ Eloga , cfie ogni popolo nelle
fue origini ebbe gli Elogj , e che i Chine-
fi , i Fenicj , gli Arabi celebrarono le glo-
iriofc azioni de' grand* Uomini . I Greci, ed
i Romani , i Celti , ì Druidi i Bardi fc-
cefo VìAo09 • Tali elogi erano Y ogetto del-
le prime atnbizioni degli Uòoaiù » de' gOfr-
rieri , e degli Eroi • Poi Te ne eoimaroiio
gli Eroi , gi* Jmperadorr, i Dei , onde ven-
tilerò ie affittofi lo) , e tanti clogj , . e lofi
• • •%
(4) Uemyv^atci Xe>«c • ' »»*
(0 ^ ^i^f"^^ Htftùirt dts ElogU • Ofletva I in-
tiere WylordShafirfwty, die tmodcnu Autori 4t lodi,
t di elogi feM coti fierili wi Imo peinicn • c^a ««&
liimo fai'atoo, fc non depadar gU antichi ptrdaha-
ì noderm. Pfcr una bella Donna, fi degrada Eiena,
Fet «ì Pceta Pindaro , per un Oratore Oemoftene .
er un Generale Ccfare : Sfsfiéim^ Ad»U$ $0
^ tm i^ Sta. ai. 0 ,1
fé) Thomas FJft^ fur les Eloges . Si veda inol-
tre Àlacrob, 1. Saturr* cjp» 6. Llv, Itbr, 2, cap. OO^p
Zìi.. 4. cap. 47., Hr.y. cap» Sailii/L inJug.cap.
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per tante perfetiè » e per fotte k Uti ^ ci
fcienze , elogj , xhe fpeflfb degentrtrona in
eloquenza fofillica (7) , ed inuiilCj anzi no-
xiva • ■ •
émii. EUg, L y. ^« Wift Wt^^ i» 4*
(7) Vi è ftato chi cosi cominciò a lodar la Ret-
•toric^: Sum Khetoriea human affimi Auditore catera"
rum Artium faci Le Pri^eps , qua ionge fupra Graat"
maticorum Regna , & litteras , jupr-a Loguorum iUos
furnos jintjque imperii terminos praèendo i quta» nihil
in Crammaticoruut finibus ^.aut DìaURicorum pomttriis
'tamtnehtr^ pnd .nùH màis ^Mus quafi JammU 4u£
-sd-nmmm juffa infifviét Poi -ace, -die la
JReitorìca rìcele graodi , ed infiniri ^atBK&c\ dalla Là^
gica , e dice che la IWttotiGa ^«r rinvenzioiie ha an«
che per (èrva ]a Logica , prdèicndo -gli ornamemi Ret^
torici ali* an^^a définijione y -e dìvifione étlU Logick
alle oppojpiicni^ predicati ce. , cnfe nelle quali ci cre-
de, cnc la Logica confìfta. Chi così parla non ha ve-
re idee, nè dell* Eloquenza ne della Logica . Chi vo-
Jcflc leggere nell' origmalc tali fh-anc22e veda Reìnero
^e^Atts in Tyrocin» Rloi^itent, AmJUU apud Johann^
JiulgMMm 1^48. , Tarn. À pag. 301. 1^' -ancora confi-
miuMtte ndspòlo r elogio , dbe -fii dé*F9ologi , e «M»
la POologìa dovmgfiiìppo ffiifer neUa Tré£i2Ìone alle
fue Ànttehità Crtéhe « Dopo inmienìfi elogj ddia Filo*
logia dice mi: T^Ut i^AiUtogiam, ptid aimd Jteeris^
^atn ut fttfittUns fenam xmnem eruditionis ? Sicut
Jtfercaror futori vendi t corium , fattori panmtm , Cj^ì-
rttrgo fcàlpéllum^ pharmateuta 'herhjs , & radices , fa»
irò mjIL um , Jìcut bihliopoh 'uendit reqt^irer.tihus
libros Vhilofophicos , JHedicos , Juridicos , Sacros . . • •
^ic Philologia vari49 its , guas -émbitu Juo ton^leBi'^
iur^
140.
, §• 4- A' genere degfi clogj fi riferMco»
m b Udì fiaubn , dette OraiiotU fimdfi »
£tog; /iifMhrj • QodSi eiogj furono netP Egii^
to antichiffimf (8) > ma non fé ne vedono
efemp} in Omero , nè in Virgilio . Comin-
ciarono tali elogj nella Grecia dopo la bat-
taglia di Maratona, anni i6, pria della mor*
te di Bruto • 1 Tragici Ateniefì fuppongono
un* elogio &ttO ne^ funerali de' figli di Edipo.
Anaffimene attribuifoe a. Soiont r invimione
degli eiog) funebri • Tucidide è il primo .»
che park di Orazioni funebri fiitte a' Grecr
eflinti nei principio delia guerra del Peio-
ponnefo . Pericle fece l' elogio de* Cittadini
che pexìrono nella guerra di Samo » ^ dopo
... ; . la
uir , divendii atque eommunUài pariarum fciehtiarutn
doàoribus : Chi potrebbe non ridere di tali encomj
(8) \ft eia aeir E^^to un lago , che fi ^ '
fallare per 'airivave al làógo delle (epolmre • IL
vfBie era arreftato filile rive del lagoi , e dovea render
omto alla Patria , ed a pid di 40» giudici di tatte\le
MM paflàte openUBoni. Ognuno potea accufarlo , s'Ubjii»
▼a il proceiTo, e trovando^ colpevole , fi Hichiarava in-
fame , ne paffava il Iago . Se avea vivuto bene , era
ricompenfato coli' elogio funebre , che fi proferiva ^a*
congiunti in prefenza del cadavere , e de* MagiflrAci.
Diodoro Siculo liBr, i. rifcrjfce le foUcnnità Egiziane
nel giudicare i morti , e la preghiera , che fi mceva
a' i in nome deli' e(Hnto , eoe avea avuco ^v^vole
decreto* Porfirio ( tU mbfiinemtU Uh, 4., c^^io. )
kxiS^c tal preghiera • Si veda Giovamù Mànbam .Cc«
Mii. €Mhic» Saeul, ,9> pag» If6. fir SéKuL tu fsgi
875« idit^'i» 4* Fréiu§uef0
..y,.,^ud by GoogI
b* ttéta delP elogio fii afi&nodato , cotona»
to , e condotto in trionfo dal popolo . De-
moflene lodò gli edinti nella batiaoiia di
Cheronca , ed Efchine. in tai occanone fi
oppofe agii elogi fatti da Demoilrne • M.
Thomas na lungamente defcritta i' Ifioria de-
gli elogf funebri (j^) , I Romani prom6(Bnro
mollo le oraifoni funebri cbe fecerò anoon
in. lodb delle donne iUudrl , ma ! Greci al
contrario meno le frequentarono , ma vf fi?^
cero maggiore applicazione • Tra' moderni
Autori di Orazioni funebri M. de Bojfuct ,
e M. FUchier fono i gran modelli , come al**
Si M. Thomas ne* fuoi £iogj è gran ino*
la di £log| Filofofici. • • . •
% f. Uflem M. de Voltaire , che
qaeSo genere dr eloqueciza richiede grande
iminaginativa » e maeftoTa grandezza , e Ai-
le quafi Poetico , come fi può ofTervare ri-
flettendo alle funebri aringhe di Boflìiet j e
di Flechier •
$• 6. L'eloquenza Satirica per biaCma*
le i difinti aitnii , e rappiefentaidogli cor-
• reg.
(9) Thonus Effay fitr Us Eloges. Gli Aa*
tlqnarj potraoDO leggere full'origine di taliEiogj il Gif-
tàer éU Jure Manium Uh. L cap. de laudai ioni»
éus , pag.1^7. ad ij^. edition, in 12. Lipfia 167 1.^
qual Capo del GutA€r , ù è rrafcricco dagli Autori dell*
Enciclopedia • AnicL Oraifons , ou ELogts funehres •
ScriOe anche de' fonebri elogi il fifduMM» ael libra»
legg^lr i. è andcbifliaQa. in tutte le oaronij^
peichè oacqiie colie* antiche Comed. e e Tra^-
gtdie , vale a £re fii^uosi deii^ prìi9e?ocr?.
colazioni degli Uòmini ..Clii voleflè làpcie-
ff Ifloria deir orìgtne > de progredì , e della
decadenza dell eloquenza Satirica , dovrà leg—
oéce U Cafaiil)ono (io). L^eloquenza chebia-
Saia<».uraj gli artificj tutti al contrario dell*
eloquenza che loda • e oonGde 1* eloquenza^
che loda, nel isqjpre&otaia le cofe lodate ne-
gli arpecti lodevoli ^ tr quelfa^ die biafii^e».
negli afpetti rvantaggioC, moSra le. hi^me^
voli ; e nelPun cafo , e ncH'àUro* Wrognavfa-
per bene analizare gli attributi , ed inirinfe-j;
che qualità del fogetto di cui (i tratu-
7» I/eloquenza Satìrica di coloro- che-
Iboa fidainente Poeti , e non; grandi Fiiorofr».
l vuf^jbtpmt ioipemGr kriMOie. «.t
tsàoaa/ùC)*
a*'
I
(io) . dfimim. Ì€ tàfytU^ ìhifi iit Mtf. Fhì^-
klog*- Thom* Crenii .
(f) Dobbiam dire con* quella francHem*> che fi.
richiede ad 'Un' amico del vero, che l'eloquenza Sad*^
lica 9.0 color» che fi fono io- eflfa occupaci , ci han
latoatt e&mpj- piuccofto fìiaeili al buon cofiume , alla
religione > alle Cine dottrine , ond* e che colla lettura
degli Autori di ^ promove la corruzione del cuo-
re umano, fpeciiimente ne* giovani, fpecialmeme quan-^
do gli Atitori di Satiri^ abondano di rcandalolc morda*
dtà, ed ofoeiiicà ooiiiè' d'incelinone, il cfce^ è acdidnift
quali ftfDpit a iBlli ì jSmad é* ogni «ed •» • ogni
Digitizoa by C
TtU , faeti , l4j[m9,9 Mrrorm j fulmina 9.
morfiu
Vtrbera » clamorti , murmicr^ » dlSa $ fda .
ber^ » kn^dikur , céfiigat , corrigu , urgu
dogìt ^ JMàtU f^ » Jlimidat ^
' JiHè un Poeta dello rtile eli Giovenale . Ora-
2Ìo nelle Satire è più placido , e più fonile.
Ferfìo c aliai ofcuro. i difetti di Lucilio fo-
no da Orazio nòtad • Le Satire dei Se|tafx>
fono rinooiatiflime « ma caaftiche • Luciatx)'
è il niodelto delb fcrìvere Saiirico unito
air otticno » e raffinato guftp • Credono i
FranceB , che Rabelais fia il loro Luciano,
ma vi è gran divario , e dicono gr Inglefi
di riconofcere Luciano nel Decano Svvift ii
loro lepido Satirico • li Conte di Rochelter
è mordaciflimo. La Dunciade di Pope è una
Satira dei mal gjuflo di quei tempi ^ e di
Sadrica eloquenza coflano per lo più molte
opere di Prior » di Hudiras ; e lo Spetta-
tole ì m qtiadio Oriti 00 de^coQumf-tL I Poe-
mi di Churchii Inglefe , fono per lo più fa-
tiriti ; e tra* Francefi fono celebri le Satire
di Defpreaux • Erafmo G e diftinto nelP elo-
quènza Sadrica ia varie lue opere» e fi può
nazione . La fera eloquenza Satirica dovrebbe occu«
patii a iir la goecaiaL vizio » iaicgiiaaio la fera mn
«Oc.
I
dire il novello Varrone autore di novelle
Satlfe Menrppéè traDe qualr non è i' ultima
F opera inutolaia £ii60mitfiii Morift • -61* iia-
Ibni nelle Satire dell' Ario&o non hanno da .
^n^ridTarc nian*eftero Autore , come in quel-
le di Salvatore Rofa. I limitt dfeirEloquen-
ta Satirica fona adai più ftefì di quel che (i
credè» e Gcoome H fono fpedb iodate cofe ,
che iodi non meritavano , cosi il biafimo di
certe cole j^. die non dbveàn bìafltnarG , è
giunta aiP ecceflb , ma noi non abbiamo nè'
tempo , nè voglia dì prolengaie ttkenori rt-
fteflSoni fuir Eloquenza Satirica , della quale
da moltìnrimi molte cofe. fi fono dette , e
Iccitte C)»
4' i •
GA-
(*) Noa può nlegarfi, cKe U Poefia Satiri^ io*
• tenuta falle prime per corregcre ilcoftume, ibbmdc-
f onerato fino a darci efcmpj di coftiuni corrotti , ond.
, die U Ittcora degU Aiuoci Satìrici è p« lo P»*
Mioolofii airioann eiovencà; dit nefle opere Saciri-
ìbt a Piffi», iiCumiuUé, A Ohiio , * Sfirifi, àd
éi ÌM^r, M Rabelais, di Cufchil, di Eraf-
mo di Lucisno ec. troft ijpcfio faaefte dottrine di li-
bertinaggio, d'irreligione, di corruttela di coftumi. La
lettura degli Aatori di Satire è la pià perniaota pct^
elri legge fenzr criterio-. Le Satire dunque, e gli Au-
. tori di effe dcbbon leggcrfi da Uomini di confii«at%
i <iiotaiaii» e a coaofciata pcobicà c morale* ^
Dlgiiizeu Ly Coo^k
• •• •
• • •
.C. A P O -VilU
I
' ... » .
IL genare- grùdiziario cRp coitteme Te
accufe , e le diCèfe ne^giudi?) , oltre il noti
•flèrff neh fuo vero àfpettaconfideraio , giac-
che nel genere giudiziarro entrano come ia
un miflù tutti gli aitri generi cioè il de-
roodrativo per le iodi, o biadino , e il de«
fiberativo per le rifòluzioni^^e decifioni fr);
fi è parlato ingltre di '.uLgenere aflài più di
quel che fi conviuiiva parbrne a girelle per*
Som, allc^uall 9?ibregnava ìa. Rettorica (en*
T^m^IC ' K. za
• • ' .. . ...
_Ìt) Nèl genere fjuOmMr , e oeHb -^ta delW
tabi cka.&^camonoc yi èMuuàtàMdmc^ir^vif^
%-MUréth0^.o e%xeflb^ o «dio:
1
. i
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za che le medefime avellerò faputo di rden*
ze legali , (cieaze che fono la bafe detretio.
raziocinio nel prete fo genere giuAztario, eh*
tutto filile coniroverfìe lì a^i^ira . Sì trattò
dunque in tali Rettoriche di cofe ignote a
chi ie infegnava., ed a chi- le fludiava ; ojn-
tutto il rifultato di tante loro (alighe fui
genere demo^lrativo > deiiberattvo, e giudi-
ziario fi riduliè a &r difputare i giovani
dr voci vane, ed a fare unir fraG^ accoziar
periodi. ^ U mar parole per. comporre /decla-
mazioni , e cicalate da reciiaifi fecondo det-'
lavano gli umbratici AoHons di Feiroaio Ar-
{>icrQr4 . : . . -" 'si
a* Olire reflèifi da' Rettorrci rntem-
peQivaniente parlato del genere giudiziario^
le n^c parlato in nKHtoyv^^i^c pietà in le-
gerfino le tante, ed infinite controverfie tra
ed] Retiorici agitate da più fecoii . Gli fia-^
ti delle caufe fon divenuti un lempeflofo ocea-
no di ccniroverfje per i Rettorie! , un' in-
ciampo contìnuo a' giovani « ed un oggetto
di rifo a' veri fa vj i cjuali lafcianOj.i'Ret-
tbricf neir infelice flato' di* qq^Hipnare fillio
flato di Ogni controve^fia giudiziaria • Lo?
* flirto , ch^efli dicono , di una caiifa , ifT ri-^
duce alio fcopo , al line j al foggetio prin-
cipale della contioverfia . Fin qui la rcìia
ragione non difconviene j ma ip. (tato con
tal idea capito , entra in ogni genere di e-*^'
loqueqza> giacché in Ogpi difcorfo vi^ ÌQ fco«
. ^ i|. fiiUBLj il foggetto principale ^ per -our
Uigiiizea by
)
ti btvm* ìt diicorlb né ' per 4fffc0b ec^
Mfogno' dv taato. ((ifllmioai e preteuì i
giacché refamloaK qua4.fia>«il fine prrncìpa-
te , e lo fcopo di ogni raziocìtuo', di ogni
eioq\ieuza in rapporto allecofe , fulle quali fi
feri ve , fi pari o lì penza , è un vado campo
'diirazigcinio , tui qu9Ìe l^ Tcieaze lilofofijche^
e nòfv f\uéi^f^iuotìCfà >.che per. Jql più.«fi 4
infognata V ponno* dacci iumi
j». Ma- b Rettevici* iioD>:iOOiiiettti di
aver- djbtteTulh) (lato dèUe^ caa(è> tante cofe
atTurde , ed- intempelUve fono paiTati a va*
cfie defioiziaiii dq^U Staii ». Se fi trattava, di
. capire una legge diceaiio Stari» - legale • Se
•.fit congetturava^ fu^Cilidizj^ di un delju;o»dir*
ktoiSiat(^ \ congfittufale:. 1 ndi. |pa(iàfipno^ d^*
( fii)irercetti StatL dtl^fùUvLCàX nome , e na«
wra. del d^^Kttcy, ceni altri Stati: dì- ffiomiià,
trtj^uaUtà del délittiy ^ e di qiiefli fecero
* ihhai te altre fudJivifioni , fenza aver mai
^ ^«^inaio lo flato del loro intelleuo qinn Jo
fi» parlava da-, efll di tali' cofe (^) ^ Ed ecco
^diHne r eloquenza , e ia Dialettica , le due
\ SSiésaie:ìé jtò, utili airuomò ^. fiwridailèro a
* . K. a. dive-
.(*) Han parlato di' varie definizioni Tulio ftato ,
ed^hanno ftabiliti inimenfi ftati di controverse . M i ta-
li Stati, clic elTi dicono , appartengono a molti g.*ncri
. di eloquenza, non al folo genere giudiziario. G4i an-
ticKi Rettorici furono infùiiti nel parlar di tali Suù,
ed' il. VplIIo à copiolìdlmo , , e tediofiflìnio in quefto :
- l^oJl^ ' RàsU' Tom** L x ^. fina ali* pag. 1 77* . •
/
148
divenire le più zSutdt ; e fòrli le pi6 nòcf*
ve . Invece di farfi Tvilupparé le idee oTce-
re , fi c voluto ottenebrare i' inteHeito full*
idee ciliare , e fi è confinata l'eloquenza ad
ellere in modo tale flreiiamente unita ali' ir-
faziocinio , ed a' ceppi del pedanùfmo> che
. phntofio di giovare / ed* illuminare fi è
ridotta, a degradare fumano imeUecto ^ 'e G
è eonfiderata ccìne- comprefii meta ììi quei
voliHni' iifkn^eiifi di tante Ibilglie, ed inutiii
difpute fopra gli fiati delle caafe • I Retro*
rici dunque , oltre aver avute falfe idee ful-
V eloquen7a , che ai foio Foro , ed al foto
pulpito r Iian confinala non fian velaio
nemméno trattar con raziocinio quefia forte
di doquenzi (3} che éùilrfiderarè''«ffi'volT
-v • ' • ./ . . ■'• . •.
(2) I pili diffufì fullcaontroverlie degli Staci deU
le caule furono Sulpfzio Vittore , Quintiliano , e Vof-
flo. Ma quando Ipcride , Lifia , Pericle , Oemoftcne
Cicerone fcriveano, e parlavano, ebbero mai effi prc-
fcnti tante poli(re dottrine , e. divifioni fagli Hati delle
caufe ? Avrebbero mai potuto fìgurarfi^ che lopra cer-
te cofc, che la loro f^^conda fancaiia , ed il loro illu-
' mìnslto intelletto avea pcinute in certe circoHauze , li
fiilTero un gioroo fi^dati tanti precetti , e tante «itfiin*
zionì éì tanti ftati, càule, distanti tropi , di . tantp 6gttflBl'
' Alerebbero potuto' elC prevedere tante iìlae di; iài)ti no-
. mi éì fiati y e di tropi , nomi che igoineotaiió: fiaoSL'*
letto a capirgli , la memoria a ritenergli , e 1* orecdlio
ad udirgli ? Cosi poi è avvenuto' , che t Rettorid pct
' adattar gli Autori Ctaflìci a tali loro precetti, bando-
' vuo contorcere , e ftirare, come nel Ietto di Procufte,
le aucoóii <fi canti Oratoti » ^ , lidoceadole a'
< loto ^
/
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I4P
• feto cotnc 11 yfcn eloqnem, ì Non badaro*
no coftoro , che per infegnare nel modo ,
come efll faceano , ci voleano fecoli infiniti,
e derivava. un daiioo infioiio agii lunaai in*
-telletti • .
4. Per gli dati veri delle canfe ba-
rila un'inoelietio forte ^ vigoroib» attivo, 10-
•TenM»re., Fiiofofifxx > ben regolato > ajutaio
fdal buon guflo » e cosi in ogni crrctoflanza ,
inventa , difende , accufa , ragiona , efamina,
•decide, vede i rapporti tutti delle cofe, de'
latti, de^ raziocini , delle prove in ogni con»
«tfoveifia, fenaa aver bifpgno nè de'Kettorid;
. tanto hanno fcritto lugli flati delle cau«
- fey nè degl* infinici toIhibì de' Fonofi rugP
iùdh\ criimAalr , è' folle pmove di tsAimo*
nfanza nelle oootnovcrG^ civili , fiiU* autorità
delle leggi , fu' loro fenfi , parole , ufo . E'
cofa adai ridicola il vedere i Rettorici que*
Aionare di tali cose , come delie pruove ne*
tdrmeiiti , di quelle iiior de' tormenti , cofe
die ò i|oa doveaofi tiattaie nt' piani di queK
<à
loso fieeerti geaenli, e MRi'eoIari . Premerti particoh*
d per.nitce le accuiè» e di&fe y. precetti più particolaij
ver ogni caio , e per ogni Girco(huaa di- accnfe e di*
mt • Per far ben camiàare do 'rs^azzo Biibgaà ptocit^
Tar che abbia buone gunbe » e baon' eièrdzio , c non
gii farli capire a parte a ptrte i Tarj generi di carni*
no , ne* piani , nelle moncagne , nelle valli , ne' monti
e poi dire. Siato di eaminare ne'piani , flato di €ami'*
nart nt monti ^ BtLUAiàUi ec* Cobi iunao £iuo iKct"?
twici • • ^ . •
JfO
k Rettoridie.» o ^dcmaii' trateufi te Ano
J110CI0« «
§. y. Chi vuole promovere P eloquenza
del Foro nel genere giudiziario , auiebbe ad
iifinuare a' giovani le vie da pervenire al-
la vera /eloquenza foìrenre , <ioè al vero za*
2Ìocink> nelle cofe legali , e codCderare -eoa
.occhio «critico :gli ùuóy ^ «che precedono ^le
leggi.. Si i delio *cht la *4egge , ^ ib AaSto
di 'dlhrè lo Hudlo fdélla .Teta ^ e feda FHo-
fofia , e lì è detto ciò allài bene , perche
la Giiirirprudenza e una Tpecìe dì Aflrono»
,inia fociale ^ >che dee calcolare i rapporti,
jed i «noti ^ e la natura de* corpi poiluici 9
delle Asriglie ^ degF individui • Dee t!Bec
ifaiiique preoediiia «dalle feicinas fificlie ^. fioUk
lidie i oeongmiclie ^ tódm^ -oridche ^ iffi>
riclie ^ matemaiiclié^ e ^dcolatriéi ^ perchè
il fjflema legale richiede ogni fcienza che
conduce air^nalifi , al jcalcolo , alia riflef-
fione , come da moiti valeniuoniiry fi è dì*
iDcflrató , e /CQgli infi^iaDiemi di qti^ fio*
d) , die devon |jrecédere alla legge , -e -ce?
libri eccellenti Icritti iulPanàlifi tlèl fiflena
Itgak- -, affinilo ftd quale "fi è -deSinto wk
valentuomo della Salentina Provincia (3) , ìt
quale ci ha dimoflratQ in fe flelTo ^ e né'
' ('^) 11 Signor D. Filippo Maria Briganti Bèlla
Gitti di Gallipoli , Autore di due cceellenti opere : Efa-
me anaùtUo del JìftemA UgjU : Ejame ^CQttomUo^ jlibri
che £umo infiniu) onore all' Italia-*
.«*
. ...
«
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fooì nbrr quali iieno i veguiGci dì un vero i
e fodo Giureoonfulco ragionatore • Credono
taluni di far aflàì bene (ludiandófi a C9pi^
le leggi ne' doiii Commentarii iafciatici Tul-
le leg;^i da varj Giureconfuiti , e fanno be-
re ; ma mtglìo farebbero a ftudiare , ed .
imitare quei genere di Oud) , per i quali
q[Uei Giureconfukf , che eflì leggono^ divieti*
nero cosi grandi (4) • Tutti i Giureconfuiti
e tutti i lav) credono con ragione, che Ì0
K 4 Ora-
(4) Onfina ooft I li lettura éi Grozio, eli
ftndottv 4Ìe' Scrittori di dritto naturale , e pubftco. Ot-
timo è lo ftudio de* Cujacii , de* Viriiìit , (U* Donelli ,
•^aj^i Uberi, de' Fabri , degli Etncccii ec. oc. ma la
vera , e (oda critica dee accompagnare tali (htdi . Il
fià bel coaimcntario che polTa farfi fullc legj^i , è il
capirne il fine, lo (copo, le circofta-ize , il vero loro
Ipinto, cofc dalle quali dipende l'arte di ben capirle,
di ben* adattarle al facto, di ben rervir(ènc, e di farne
. ufo ragionato nelle accufc, e difcfc in giudizio. Sidc-
vDnb muliar le leg^ collo fpirito di un gran FiCofoFoy
« £ dee riflettere nello ftodto àt^ Commenatoti defle
leggi , n&a (bb • OoeHe belle , iavie, e giondì Cofi,
die i migliori di eflì ci diamo , ma molto pid fi dèe
badare al metodo che tali Amori tennero in illudi-
narft . In vece di ammirare il fiftèma delle Partizioni'
di Vìmiio, quello del Donello y perchè non efaitìinare
•i gradi per i quali Vinnio e Donello perfezionarono
il loro intelletto , e vedere d'imitare quei loro piani,
ed illuminarci noi, come s'illuminarono cffi , ed acqui-
ftarc 1* intelletto , lo fpirito , il fiOema di pcnzarc di
cifi , e vedere d* imitargli piuttofto , di analiiare le lo-
Mo idee , e d'inraicci con c/It f L* arte di fapere béa
Wgere per cavane nòie è ua'arce allài difficile.
t
^2
Orazioni di Cicerone fieno i ^pi H opera
deli* eloquciìza Forenfe , Tutti fi fliidiano
d' imitarlo . Ma percLe non imitarne J'edu-
cazione Leiteraria , gii fìiidj da quello faui,
i lumi che egli portò nella Giurifpfudeo-
23 (j) . Sarebbe aflài ottimo , che ì grandi, ;
e favi Giureconfuiti , cioè i Sacerdoti delii
Giuflizia^^ the xod cagione fi ^lotiauo -della
. Joro
f Is) Vi può .eilèr^Dai in girale Codo t
♦ mtocinio ncir Eloquenza forcnfc , quando fi accoflan«
al Foro giovani educati in tcncbrofe Rcitoricbe , in pc-
dantefchc Grammatiche, in poche fpieghc di libri mal
capiti, e malamente infcgnati , in fcjci ze ijiutili ? Si ac-
Coftano tali giovani a lludiare un fantafma di Giurif-
'^rudenza^ non già la vera , e vedendofi confufi , ricor-
. xono à'Forenfi, che gli confondono ^ ^ fi aifatiga-
no a dì(Ui^0ie ìq loro fldfi ogni raziocinio Irgaic ,
.« cwkwio aver* abbtacdait h Giorìfpnidetiza , baooo
abbcacdata una ftuvola^taftìca, che più gli ottooeba»
qiianto pià vi s'immergono, on<i*i cbe pcnzaiio, (in*
vono , parlano fcnz' -ordine ^ fcnza precisone d* idee,
fenza buon gufto^ fenza «raziocinio , pescbé per lo pid
privi di cognizioni neccflaric ^ill'arte di ragiomre. Prea-
diamo gli cfemp) -llunri . Fufendotf , Grozio ^>Biu*
manno, SeMeno ce erano fuor d'ogni dubbio mzfTimì
Giurecorfulti , ma perchè fcrilTero rptlTo feiiz' ordine ,
<op òfcuriti^ con proliflìtà,, e talora con raziocini pue- '
fflì . e pedantefchi ? Perche rare volte viddero il bel
.lume ddki Geometria , ò perchè non ebbero lo fpirito
Cdcolatore , e Geomecrioo , come, lo vidde il Montef-
^|aieo y c molti altri moderni^ die bau cmttata laGiv-
rapmdenza da Filofofi .' Non ti è coffàmoac die baftt
ad un grande Giureconfulto , e ièmpredi^ k legge £
confiderà ifolata dall'ilice iacose « ii Agdwrìl #
ifOiprijn^j, • .
I
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' «ro nobiliffima fcìenza , teodeflbo ibnpre a
«niiglìoraria , a perfezionarla , a moÒràrcela
tiei Tuo veK> tipetto , e ci iaceflèro^ vedere
I veri piani di bene capire, di bene fludia-
re, di ben infegnare, e di ben eferciiare la
' vera eloquenza Forenfe , che è infeparabile
dalla più profonda Filofofia legale . Cosi i
<jiureconfuki vedrebbero la loro icienza {ùù
• «faltata, e coifocata fili -irono della rs^ione»
: « delia vera Filofoiia , dal qual^ i .jpooo il-
luminati Forenfi l'faanno Svelta , e ridotta «
Veder con loro , ed a quedionare di cali ., £
fllcffe , di opinioni , traile quali fpeflb con»
fondono le nazioni dei gnllo, e dell' oneflo.
§. 6. Si è detto da molli , che ia de-,
> "finizione delia Giurilprudenza» che- fi è chia*
xnata notizia ddlt divine ed ìtmam eoit,fcien^
2« id giti^, » e ÀdL^ ingiujlo , fia una defi«
Jiizione ampoUolà,.vana^ e cbe coaipeta at<
ia Pilolbfia > jxia ia verità delle Go(è ^ e la
"Vera intima natura della Giuri (prudenza , e
tìon già il faflo iloico de* primi -Giureconful-
ti, come credon taluni , ha |)rodoita quefta
definizione ma chi così bene defini la Giù»
lifprudenza vidde T ampifllma efienalone ^*
^eila medefima , e liiimitati confini di
tjueiia , vidde il Aio 6ne » ed oggetto , fa
fca naturi , le ccnfegueiìze , le Icienze alle
•gnali e connelTà, i requiCti, che devon prcr
cederla , accompagnarla , feguirla , cofe alle
t|uali non ban badalo quei che a torto hao s
I»iafi<uau tale definizione^ filila qiaie & be-
' ■ r ' He ^
ne » e feriaiDente fi rifletteflè da chi fi ap-
plica allo flodio delle leggi , ognuno vi (i
applicherebbe con altri Tequitìif , ed avreffi-
me il fecolo di oro delle fcienze lega!» •
Ma per Io più i preparativi , che 11 portano
allo IUjcIìo delle leggi fono un pr co di arì-
da Filologia j ed un fantarma c'Illoria Ro-
mana, onde avviene > che fi ha falla idea del-
ia Giurì rpradena . Non è uuindi meraviglia,
tfie fi àicà da taltitii , che per lo p'ù la
Olurirprudenza fia oppofla al raziocinio, che
-fia uno Audio arido, fecco , e r iufeofo co-
me coi Muratori han credulo taluni , die
abbia de* difetii ec. cr. , che aìu Medico ,
come più verfato ne' Filofofici.raziocinj, (la ,
e debbe eflere più illaminato di un Legifla
ect eCt ec«
§.7. Quelli che cppcngono tali cofe alla
Giinrirprudenza , mar ia viddero nel Tuo ve*'
ro 'afpetto , nel quale dovea confderarfi :
Doveaii prendere ìa pitiura della Giurilpru-
denza da* pochi e maOlmi liroi della mede-
finia , non da coloro « che la refero cosi pe«
dantefca. Anche la FiGca > e la bogica ^ e
la Rettorica fi ridullero da molti imperiti
ad uno flato aflai biafimevole. jDùnque eran
dti concepiifi cerne conlìflcnii in quello fla-
to ! Doveiìno durque badare alla vera natu-
ra della Giurifpiudcnza , ed a' requilìii richie-
fti da quella , e fcrivere non già i difetti
dtlla Qiuriffraitr.\a^ma i difmì de^ Gìurijprur^
> che avcaco cttetiebraia la loia divitia
1 ' fcieii-
Uiyi..-_: : l-.y
tss
IcrcnTa , della quale non avcan fatto capke
la vera natura*
§. 8* Se fi oppone che la Giurifpn»-
denza Ha una fpecie dì m /(ea:o ^flpdjo iflur
rrco tlìrgkinto ^ lazìocin] , ^ che avvcizi
ibio alle citazioni , è uò' ubjmone incDiilide»
rata, e che «deriva éàÌA pòca Filorofia , «he
1t ^dopra in efla « Del reflo ìi Monierquìeu»
ii Mabiy , il Beccaria, ed altri Valentuomi*
ni han fatto vedere quanti fieno ì rapporti,
^e r eflenzione dello Audio delle leggi il per-
ftzionare lo Hudio delle quali » « 1* arte de
%en capirle , e di ben ragionare su 4i eflb«^
«e di hcÀ* adattarle a' caG pardoolari. , i ia
prima lUfe *deU'.deqiiefiza «del ibro.* ì mio-
-dnj oppottanì ce *li Xooiminiflra la Filofofia,
'che e i' iHirca maeftra di analizare , di ordi-
nare , di dimoftrare , di giudicare , di per-
fuadere , e di efaminare ì fatti ^ e le leggi;
ed io ^quefli principj di raziocinio fi .trova-
nono ì ireri topici dell'. -eloquenaa &Jwfe«
<non «può €nai inq^araifi oielle dottrine
Bcttoridie fugli Jlati ideile caute, rugrindiz]»
ialle -caulàlì de' delitti , fuile prove teftimo-
nìali , fulla fama , fui la tortura, e fopra mil-
le altre -cofe infegnaie m milioni di Kettori-
che • Ma fi è mai infegnata T arte del vero
raziocinio per giudicar bene , ed aualiaarlie*
M in ognicontroverfìa taii'circofl^ze, com«
prendere » e bilaneiànie il péfi> ? Quefio za»
^odnio non "fi è mai promoSb , vA coltili
^> e quelb Iblo è Ja ciaofura di ogni elo-
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^uenza , ed anclie di quella de! Foro . E*
vana cofa dunque a dar precetti full'indizj,
fulle prove, fuile circoftanze de' fatti , e de*
delitti • Tali efetnpì fono non tutti adattabili
a tutti i cafi , variano in varie circoftanze ,
nÒQ liluminano 1* inteiieito , anzi V ofcurano,
firn d' incrampo alla veca invenzione dcW £•
loquenza forenfe , che non dee liiiìitarfi ad
artitìciofc leggi , ma praiticatG da uno fpi-
rìlo Filofofico , ed illuminato nelle fcienze
le più utili, e le più univerfalì , e che ab-
bia una fomnìa perizia delie Leggi , ma pe-
rnia Filoibfica di elle leggi; e deh* arte dei
lagionare » e dei perfuadere , e di cercare »
e Icoprire il vero • Lo fpirìto moTofico ,
ilhimma, regola , e promove ogni eloquen««'
za , e molto più quella del Foro . Lo fpi-
rito di pedantifmo , lutto corrompe , tutto
ottenebra , perchè riducendo tutto a partico-
lari precetti ^9 edingue la £icoUà analitica
dell* intdietto , e lo limita a minuzie che
ofcurano la ragione. Infinite icofe potrebbeia
dirli , e rifletterfi da' Filolbfi .fiilP eloquenza
del loro , e Tua natura , ma debbon lafciarfi
per brevità, alla confiderazione de'Savj,
§. Si vuol vedere V allurdiià di chi
vuol dare precetti particolari fopra le circo-
iianze delle pruove degli argomcpti , e de*
&tti ? Aprile i Forenfi fugl* indizj . Ve ne
trovarete una- fohiera affai più numctrofa del*»
TEfercito di Sennacherifabe > e di Serfe • /fi-
iiy dubbiofi , indMuti » - coiwiaunù > ur^
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ffmA , tinpdknu » ptrftiti i ed imperfetti ,
l<c. ec.> buona parte de' quali ne regiUrò il
Crofio (6) i Cola poi fi conchiude da .tali
trattati ? Che arbitrio di chi decide (7) ,
cioè la prudenza la rcien2a , la retigione , il
raziocinio di chi decide, dee bilanciargli . E
fé così è , non era meglio in mille Keuori-
cKe ilhinfììnarc iniclkui ^ c le menti full*
efattezza dei raziocinio » per avere neii'elo*
q^ien^a.forenfe , ^ oeti^ efàme delle coatro^
verfie giudiziarté^ ò|tinir<3iurecoqfi|Ici ^ ed
iliumioatiSìoii Giudici > gii oUimi de^ quali,
devo-
'J
(€) Crujlus de ìnàicUs »
(7) volumi da* Forcnfl fcritti fulì^ arbitrio
de* Giudici , e fugL* indi^ j , e (a\ valore delle pruovc
leftimoniaii non {kiebbero cesi fcritti , come io fb-
<K>> (è. j||i,Auton <ii elfi fufTgro (tati piàFiloroE, e (è
93l loro ftudio «Ielle leggi ayefl«ro bua pcefecìere ;ie
. cofpiaioBÌ aeoeflàrie per voccie, anquifiaré; il fiklo.
atioctiuo 9 il ' ^oate tStaiA la i^li Autori per ' lo pid,
.mancato , ayteone , ed «vvim.' » dopo tali levate
fefta.Ja meqie!, «ii chi legge pid otteaebroGi di priavi^
e (ì apre il campo ad infiaici dubbj , e (òfiftiche ioter*
perrazioni, ond e che derivano infiniti Tofiftici Commen-
tar/ fopra quelli lihri , e da quefti Commentar)' fi pro-
pagano, c fi divulgano varj altri fofifmi, che poi eoa-
fiderati da qualche fuperficiale Filofofb , che non si
vedere l'intima natura delle cofe, giudica arido , (èc-
co, e4 air intelletto nocivo lo ftudio di tali co(e,,per«
che le ve^e tntiaiB 0»n piani , e metodi fiedloì» » ed
erronei » yawdocbè no vero ^aipo , inai atirilittiifie al*
»;8
devono analhare i &ttr , e le- curcoflanze' del*
ie. pruove de'&ttt. pei» deddere ed i jpfftni
per difesdeie^ ^ per aocnTace e per* pevfuadt-
il reio». fisopriria; e dimofivlo^CS)*.
FAR.
(8) Se eli Raàl di coloro ^ cB e dccìdoAò^, e di
coloro , che. difeadcmo le caule Ibflm tei fia dal
^rbcMo^ dtietd ad: iUoamiafe f.iiiisUatio»,« UxMdooe^,
noli. . fi £tf ebbero' taDc! tnati(i commenurì . > . ed aflbrde *
interpretauoni (alle leggi , ooii' fi (arebbe cancata la.
GÌBn(pradenza . di GHicLflàooi di' volami , .aeT<jna!i».
poclie:Co(è buone occorrooo,.e che perlo ptd. empio-
«a di confiifione la mente di chi legge Perchè dò ^
Perchè gli autori di tali libri crederono la loro fcie nza
alieniffìma dallo (ludio della ragione , della Logica , .
della Geometria , che illuminano 1* intelletto * in ogni
(cieoza. Quindi molti vedendo la Giurifprudenza traile*
aaani di ooa pochi fi>ren(ì divenuta ua gruppo di cita-
'.ttont''» e dì autorità , ed aa^ campo - df- dbmrafti , . che
ptttbrìibolio iaftiid dabbj/aelle-aiAid di^'dbV'j^kidici».
-e^ dii dfftnde Iff <iil6,..l«m'decfeO'clle iaiGiarìfpm^
«ièna fia un' arido , e fia(»»< Alidi»' , e di%a(levoIe».
qoaadochc la* Giari(piikliiÌBt%ve<iuta* nel fuo vero arpet*
to , e ftttdiata^ colla precedenza degli ftodp di ragione,
è la' vera Filo(bfia, ed è quafi uii Agronomia. Sodale»
' che fifla e- cafcola i dritti de* corpi politici , e d' o^ni
' individuo ^ che compone i grandiflrmi fiftemi Sodali , e
' Te*^ diftribuzieni di cflì , ed i varj fenomeni in rapporto
; acquali i Legislatori combinano i loro ftabilimertti , de*
* \^U2ili dcvcfi indagare il fine, Torigine, i progjfefli, le
'tsidàlt' . Lo (hi<tio' delle leggi prere nél loro'veto
£^ FiloMco ^eht pdEi.
«
/
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Della difpofizione , metodo, ordine
iiell'£Lquep;&9.^ dd vero ^giaoQi
' li*
♦ » .
Jiiee degli anùclùRetLorici fulU farti dA?doffm[CL
• . • r
J^^^L N latte te Raiioriche fi è
^M^m^^ delio ; ' che le pàrtì delta
s^ìì T ^^Q^^^^ione Oratoria confi*
A Oono nell'introduzione , o .
fla Efordio >, nella narrati-,
— ' Cn»»^ MmIIm Jla.vi»^
-^tì^^j^ va der fallo , nella divrfio*!
irR^H^ ne delle pani , che com«
HDDgbno r afinaio -da^ diaaQflracfi ><nellà eoo-
futazfone delle difficoltà contrarie , e ndre»
pilogo , e perorazione. Per ognuna di que-
ùe patii lì fono datò ^da' Rettorici infii^ite
legpie^ come Te per la (blaw eloquenza Ora-
toria ave(rero :dov;mo.lcrivero. »^ e quella^ fo-
h infegoare (i) , e iio»^rac&4fe>p .^cA ».
e generale eloquenza , che comprende ogni
genere di raziocinio efpreflb coHe parole-. .^*-
§• 2^ Quella concatenazione , ed ordine;,
a>l quale V Uomo giudica delle idee ^ che '
ba pria ^ nei fiip mtelietto. .ef^^na^e , par^i^.
gonké ,\di(jpdDe ^, è. cxìnibinaìé , bifogm" ikr^
b coni^f^Ve nipt>rér«lii!&tié coito ^{larole ,
e fegni articolati . O^rir di^^etro raziocinio
feco porta diverfe concatenazioni d' idee , di-
verfo. ordine» diverG metodi, di giudicarae^^
e cosi diveria diipofizione nel parlarne , e
neiit) Cctitm «^ Oluanti fono flanque; dìrarfi
i varj f 'axm gP infiniti fiili , hè^quair ti oc*
cupa l'eloquenza tante vàrie ^c. e diverfe.
fono le concatenazioni dell* eloquenza univer-
fale, che da pochifTimi è (lata nel Tuo vero^^
afpetto rapprefentata , nel tempo che hao-^
moltiplicato air intìnito gli ePemp) .fiiUe qiùis»
lità degli, efordj^^ introdorioai narratile ,
a^
;
(i) E' noto quel vcriètco Ì£ Rettorici circa I«.
iìfyotizioQc » e diviiione »>ed oidioe ^(cotico- ae' di*
Esu^us } amo y fsco y fifmo » , r^/^ ^.jirnf^ ^
Digiiizcd by
dfviGonr ec , efti-npf , cfié non fono per la
più^ adattabili » fé noa ai. Foro , ed ancha
al raro .
j^L*lntclfétto nell'attOj che Thven-
ta 9 ra^ieaa » e^^ iodica ; difppnc ia beil' oe-
drne i'icke • e le cole t che atiaiiza.> ma do*
Vendola efpritnere con ordine, dee badare a
far paflare nel metodo , ed ordine delie pa-
role il metodo , e l'ordine dell'idee, e de'
raziocinjj ed i raziocinj^ ^ e Fidee fviiuppatc
dà un profondo ioteilettO i che fappia .Ben
concepire ci dàraona i*. impronto della loro.
€K>ncatenazfOAe mfia pkuua«ddIe;idSè pec
mezzo dèlie parolè •
§• 4. Ogni difcorfo cflehdo un* imtgine
dèi peoùere padano nel difcorfo , e neii' or*
dinaaione -dei difcorfo itiifetti dd penderemo
ié Buone qualità • Urì'efordio, un proèmio t
un'invocazione , una Dedicatoria ^ una Pre-
Azione , fono ottime cole , quando fervono
a danpiù lutna, e rifaito al lògettO) di cui
fi tratta , o a farceb meglio capire ; ma fe
fixio ook piolidè , tediofe , rm\ connefle ^
rendono vana P applicazione di chi vuol ca«*
pirle , ed inutiift ia .fac^a di chi 1» ado«
pM Non è ÉìoAca.. intaiabne di* entrare
nel vafle campo di un' e(àme critico* di tali
prefazioni , iniroduziont , dediche, proemj ^
talora , ma. aL.raco^uiUU» faa.rempfeiedi£ifi fd
%ropozfonati •
fé I RetmiGr Imoo ^ lapprefauaio
àUoia allievi uQ^imoMiilb pto^etto di*varié
102
Suaiità di efordii di narrative» eli divifìonr,
i confirme , di confutazioni , e di epiloghi,
Banitò trattati i precetti di rinfcird » come
fe il riufcirci dipeiìdeife da' loro precetti e
non dalla forza dcirinielieiio , e dall'ordine
dell' idee ^ e fi vede dalla maniera illella
colla quale i Retorici bauno efpolU i pre-
cetti fùgìi eford) » narrative , divifioni ec«»
che tali precetti oltre refrerfi dati in . un lo-
10 ufo particolare delP eloquenza che perTua*
de, non fono Tempre adattabili a laPufo, e
Tempre impedifcono lo fviiuppo de' ptogrefli
della vera eloquenza di rpofitrice (2) che noa
riconoTce altre regole nella dìTpQGzione feoon
11 feguiro r oidiiM de^l' idee > e de' raziocini.
ia
(i) Un Reitorico vi dati mille regole , e mille
divifioni fugli efordj. Per efempio» gli dividerà in one^.
Jìi^ hjfjì, dubhiofi, eftraordirufj y ofcuri , ever^ogno/i^
c !;c fi 1 infiniti d fcorfì su'medefìmi , feguendo la fcor-
ta di Quintiliano , di Volsio ec. Vi farà mille queftioni
iu.le pam della Rettorica , e Te tlW Inveni'one , alla
(ì. debba , o no aggiUO-
gerc come parcc della Hectonca ìsl memoria y Ij proaup^
cu, r^ice, d ^iuJipoyed i p*f^/fi>/ , e fi porxran-^
no le luiigh iHime difpucc di Trafiimico , di AlWawo »
di Teodoro 5 di Ermagora di QuinttUano €C su lah
affunti ; ipa tante regole, tfivte ^^Cfm , »nti P'«cetti
quar acilcbati. prodotto nel umxoéo » 'c neh arie deU
àoqucnaa ? Quaf ordine hàn fatto tenere nell efporre
le Jropriè idee |. Quali libri ben ordinati han prodottl^
L'arce del metodo, e la vera, e prccila dilpolmone c
fcittprc derivata, e fi è ottea» «bUQ.ilèdÌQ -dcMè^jeo-
.1
^lyui^ud by Google
ìmm 6en.fòrmato^iitittnetto';.L6 fludiow dèl-
ia Geometria > e T ttfb ddie * Matematiche
imparebbero aifai più la difpofizione- neii'ela-
quetìza di quel che polfano infegnarla ir>fini-
le Rettociche^con taoà precetti fulia diPpoll-
Xfpne (3} 9 i quali pdrceetci s^infegnano di
oooMua^ooo no frutto ..cosKgtande-» che di
cpntiouQ vediamo- afcif^j alla luoe^ liba fenza
ordine , e metodo alcano< e - ciò derm -,
perchè al raro , e da pochi infegnà T arte
dgii' diQqucQza. nel Tuo vera afpeuo^ e-moi-
It^ ^ . • to.
* • •
(j) L* ifteiri'mulnpliciti , h confusone j ildifor-
dìne, il mal gullo, col quale i Rettorie! ia b'jonapac-
K. hanno .eTpofti tanti nojofi .prcoecti. fiiUa dirpofiaone
Retcprioa ^ come. dicQno ^ e (iiUie ^ (at- parti , ci-mapifefti
il^id. diCbrdinasOv,. e eonfùlb nztocitiio, e;iPe(odo che
'cfli *.uGivano..Del tempp ifteflo che ìAfegàavano 1^ arce
dLdiTpocre*. Si nonno ofiefvare i libri , ed i minodi
■tQBilti. da canti Filologi nello fcriver libri . Si ponno
oQervare i libri (crÌ€CÌi:dagU JEroditi, e dagli And^tUQ
poco Maceniatici • Ognim conotce- la .vafìa erudizione ,
ed il difordine , e 1* ofcuriti , che regna nelle opere di
S^ldeno , di f^offio' y di Salmafìj y Burmann , di
CudìVortk,, e di altri Autori più Filologi ed Anriquiri,
ohe Filofofì, e Matematici . I tempi , ne* quali s^infc-
gnava una fal(à Filofofìa, ed ^una /alfa Rectorica fono
ftati. i tempi ne' quali fi è (critto , e li è p2nza:a fca-
•ta metodo , c fenza di^odzioiie •.^Qaa;ido ^i Rectoricl
codècailiioj di.dilpacife^biUe^iég^'h pàreicolarì degli eCoé-
d]' ; dsUe-ttircacivr'» diÌIevdiIj^wNo;ii'->'«iilailiaranaofi
d^Jn(ègnar.l*arce di'.ben'jordiilaie-, e concepire l'idee,
iMm di^uleiido' h Rectorìca .dallt .critica , e dalla iogi-
, allora ^ iVSif fuundiéL idkrtt A^f ^ o^,l«teidiU 0r*
t64
tt> meno infegna 1* arte del buon guRo ,
die per lo più lì è intralciata , ed avvolta in
cofe inutili in molte Rettorrche , f difetti
delle quali fono derivati , o da' tempi ne'
quali furono fcritte, ed infegnatev o da chi
le fcriire , ed io(ègnò • . r^.
tf« Quintiliano voieodoci dar leggi
fonti degli efordj , e delle difefe nei ge«
nere giudiziario ei difle , che dobbiam ba-
dare di qual cofa fi parla , avanti a quali
' perfom » per chi , camro di eU ^ in qiud uni'*
po, in pud lu9go y copi pcn^a il publieo , to'*
fa pendano i Gmiei , cofa fi vudt , cofa fi
um U). £€CQ i fonti degir efordj , e delie
parti che dee avere un difcorlb in ogni cir-.
coflanza, ed ecco i fonti dalle accufe e di-
fefe , Si j ma non è quella tutta la vera
eloquenza , Ciò che dicefi da Quintiliano
fuirarte delia, difpolì^ione dell* eloquenza fop
renfe , fi dee adaciaie ali' eloquenza umver*
'.file 3 ali* arte di .beo penzare > e dr bea
ordinare le fue idee, all'arte di fapere ferì-
vVere , e comporre con vera , e fana critica
le fue cofe , ed a quella di retumente , e
iànamente leggere ed efiuninare le altrui
^pere e libii .Se li legge i» o fi ieri ve quih
Junque colà io qualuoqi^ materia ,fi:ieatinca,
dee oonfiderarfi di qua! cofii fi parla , a
^^uali perfooe , chi paria 4 io cj^ual ten^po »
(4} Quiiiiiiimu Ji^Utm Orsù Ut* ^.dfp* 9*
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in qnal! dreoSsnm » con qnali fdee ; e eoa
quali iumi , cofa dice , cofa drmoftra , Tana*
logia delio (tato delie idee di chi fcrive \ e
paria, colle idee di chi legge ^ o fente , 1',
analogia della lingua che adopra colle cofe
gli flud] « ed li guQa del feoob in cai feri-*
re , ed xi guSo dt> chi icrive » ' ed il guftò
'di chi legge • Se le regole di QaindUano
e di tanti Rettorie! fuil* eloquenza forenfe (ì
fallerò cosi edefe all'eloquenza generale^ ed
all' arte del buoa gafto in ben* ordinare le
fue. idee nei compone » e Hello fcrivere , 4»
nel meditare, e nel parlare , e nella letta*
la, C aurebbeio Tviluppati nd tempo mede-
fimo i fonti della vera eloquenza imirerfaie,
e r arte di ben difporre ie parti tutte del
difcorfb in ogni genere di eloquenza. Se i
Rettorici avellerò voluto oooCderare la vera
eloquenza come illimitata , e non rìflretu
alla fola arte di fUerfo^dere , fi làrebbero
aflenttti di dar precetti folle pani dell' etoi-
quenza^ perchè avrebbero I>en capito , che
quei precetti , quelle regole , quelli efempj ,
non erano a tutti i cafi adattabili , nè potea^
no adattare fenza un'intelletto illuminato dal
buon gudo, e r^Iato dalla Critica, e dal-
la logica, e poc^do iati pieoec^ adattarfi al
Iblo genere di eloquenn 'cbe perfuade , non
(5) Vi dmaK» iofiùti Rfttoiià infiaice regole
166
per gli ìcfordj dftlfe «ndom^ e je'JKbodS* Vlnfegne*-
AoiiQ r «te di dividéfs mipttci ciò che Qieflò non *l '
oivifibile» te l'arce di imhè -oò '«Che non |»iiò unirii, 4'
.arce del perorare . T epilogo ec. 1VU tali le^gì fi fono
i^flèrvaie , e lì oHervano da* grandi Oratori ì Si può
Adattare Ìa>41ta di regole- fugU efordj , perorazioni >
diyjfioni ec. delle aringhe , al' arte di (kpere fcrivere
,bene un* efordio di un Iftória , di un* opera Filòfofica ,
di un libro didatn'co ? Una conchiufione di un ì'ocma,
com' è r Epilogo della 4. Lettera del Saggio full* Uo-
mo di Pope , Ila Tiftefle leggi dell'epilogo Oratorio?
La narrazione Poetica , 1* epilogo , il proemio , fono
gì' ificin di quelli dell' Iftoria , e dell' arte Oratoria?
AiVL'. ia uarrazjone dell' Epopeja, dell' Hceia , -dell'ode^
della Comedia (bn Vf^Jk? .Sos riftélTe le tHUrrauom,
li-epiloglii, di 'ciEbrdf di-L^ov^ T;sldiD»-dl Salln-
io, di DBfid HuBBc! SoQ jj'iftel&'^iie'tti di Oioen^
diinqve
I
dell' eloquenza .particolare che peribade, e iarle (èrvtre
a mttaT'rcAoqiienza? Ma ^ui i ftetrorici , ed i Filolo-
gi diranno , "ctre Jioi «oiifondinino 4' idee deir eloquenza, «
che i*hloqucii2a non è nell' Iftoria , ne nelle fcienzc-,
ma rellc fole aiinghe , e che la Poetica fia diverta
dalla Reif^rica ec. ec. Quanto più diranno , tanto pid
fi dimortreranno lontani dal buon fenfo , e di non aver
giufte idee delT tloqucnza, e della fua natura. Odano
efCi , che così oppongono quel che ne dice il dotto
£erna^o hzmy : ne hone pas t Eloquente 0 hSè
4ifc4)urs èt§tdii$ qui Je font en fublici je t itenis -péf
tùutt la vie, éans Us enttnkns j pm 41 ejl befoin
ibnher' àiS*€onJeHss^*tt iàfinUftt trdim une agat'
filÌ€Si fMÌ -ef/trtne ..déùfS tif càmmerce de la vie • Va^
de pjtrler e/t à* &iptge par, nifi: Entrtu Sur les J
Kium^ 4t^* itri^ J^yon». 1714» edù» 4m
^ lyi.i^ed by Google
A F O " IL
Rifltjfioai fuUa vera arte di dif^one ndf ^
*
f; I.
IN molte Rettorìche non ci C i data Far*
te di ordinar 1* idee , e moUo meno
quelfe dr ben' efprimerle , e di b«n j>arlare ,
e difporre le pani del difcorfo in rapporto
alla analogia coiridee. La vera iraniera d'iiife-
gnare l'arie di ben difporre le parti del difcorfo
fui raziocinio, .avrebbe dovuto confìlkrc neU^
arte d' iofegnarci ia maniera di bea capire
un buon libro. Informameli piaiio > io di* ♦
llribuirne le proporzioni , in bene efpòrre »
e bene dividere il i ftema di un' opera
fcieoiifica • Qutiflo farebbe flato il veip ,
■ • ; t ,4 ' .ci.
i6S
ed utile metodo ìtScgtax T eloquen»
fn rapporto all'ordine ^ « alia dirpolìzio.
M • Ma in pochiflìme Hettoriche 'fi è
cosi inregn^o (i), e Iblo fi «è -badato 'a divi*
der 1' elo^beina fn clàffi ^ a xonfinar V elo«
quenza nel *{o\o ufo di perfuadere , e a fe-
pararla' di ogni fcienza , quandoché ogni
Autore di qualunque materia fcrive > in va»
rj fuogfii è fpetTo Utorioo , Poeta , Oratore^
FilofoiTo^» Poiiiieo ec» ec. (2) ^ onde è na-
nifis
(i) SI ve<!a la dotta opera Francete intitolata
Pricis dei Loix du Gout , ou Khetoriqut Raifoiméé •
AnicL 3. J>e La AUthodt tn general,
(a) Si vetla r opeta citata Pricis dee Loix du
Coàt y OU Rhttorique Raifonnee AnUU 4. Che ogni
Amore in Tarj koghi lia -di varj geoerì eloqnemi
modello » è cofa oertìifiàui • Virgilio in talmie parti»
come Omero, è Onuore, ài altre parti Poeta, inaltie
parti FiloroTo ^ in aitre 'patti ìdèena colè didattiche*
L'JfleiTo può ditfi Orazio, *dt Ovidio, di ogni Aq»
tore. ieaofbnte, Polibio, Plutarco /Toddide^Tadto^
Livio, fono nelle loto Ifiorie or Poitcigi » or Filofofig
in una pane Oratori , in un' altra orcàti colle grazie
della Pf efia . BoiTuet fece paffar l* eloquenza ali Ifto-
ria, e le imagini «alla narrativa. Nelle orazioni di Ci-
cerone fi vede che quel grande Oratore e (peflo poli-
tico, iftorico, Filofofo, e dipintore de' caratteri . L'eco
dunque quante cófe comprende la vera eloquenza , ed
ceco la vera ed univcràle ef)enzione della medeiìroa
ad coni (cienza • CoiDe, dunque può -mai capird , ei
^otMd! la vera , e (oda etoqueoaa guaiola fi con- .
fiderà nei lòb fero , e nella loia asae di perfindeie
oolaai ì L' eloquenxa è coil ìUiimaKa » coaie ima gU
efecti^ a' q^oali opera oriodaio > «nal fetofiem
lìiTeflo » cBe in quelle Rettoriche , che noa
Hlominano r incénetto fiiUe vére origini^ fi«
ril, éd ufi dell' -eloquenza, € delle lue parti
in rapporto delie idee^ Tempre fi otienebnir
Paltruf intelleiio .
§. 2^ Per potere formar' idea del me-
todo , e dell' ouline dell' eloquenza « e dei
ladocinio 9 bifogna vedere * è riflettere alfa
liicoeflfone colla quale fi acquiflano ^ e li
firìiqppano in noS le noflfe idee» alParte di
ben combinarle , di ben giudicarne , e di
Ben* cfprimere tali giudizj , che è V unica
via di arrivare all' ordine ^ ed al metodo ^
•all' arte hìì fopere ben xomporre -, ber? infe^
tgnefe , e ben capire , alle difficoltà che fi pon-
zilo attraverfaie neli'acqiiiflo di quelle oogni*
«ioni necellarie a tali racoltà di ben penza-
fe , dì T)en capire, di ben' infegnare , di ben
•comporre , «d a' mezzi , che ci conducono
all'acquifto di tal' arte, o che ce ne rendo-
no difficile i'accofìarci . L' arte di ben' ordì*,
nare la prcgreflione delie Tue ideé , e fi
ben* efprimerle ^ è' quella di conòlcere la
proporzione delle altrui idee , e Te fieno be*
ne efpreile , e i)en difpofle , e quelle oflèr-
vazioni , che guidanaa tal' arte , fono i mez-
zi s che alla vera diQpQfizione ^ ed ordine ci
conducono* CA«
condde neirarre 5i palcfare all'eftcrno la ferie dtl n-
ftiocinio . Come farà Ja difpofizione deireloqucnza cftct-
na , e le pani di eila ? Come V ordine de' razìocinj«
^ome s'inipareri l' ordine , e dilpofizioiie di eflk «lo»'
^uenza ? Colr^arte )ii Im^wdnM l'idee la cappona
foggectii che fi tnitano*
VJ9
CAPO
D<U'«rM di haptaiare.
y ti
INfiohe fono le opere .clie fi Hìmìo per P
arte di ben penfare, e per te fcieitte to-
Bicbe , infegoate per via d| precetti lolla
maniera di efpeller gii errori .ntellettuali
ea* inttodarvi te cognuioni utih . Abondano
i libri in tali generi , lltó utilifTimi per la
particolare lettura privata . Mi te fci«M«
fuile prime dovrebbero adattaifi
tà de'aiovanetH, e trattarfi P*» via di ofler-.
vmasa, e d'Iflotiche narraiioni ferme nella
propria Hngpa un coucifo , chiaro , e ragio-
ni» piano, «ol goale i B«>vancm per via
'7^
ofllèrvazioni ^oveflèro acquiflare V ufo deli'
ottimo raziocinio fenza ^anti precetti j ^ con
vpiù 'oì3[èrvc(zioni , imparando nd tempo ifleC*
fo le oolé ie:più'utUi » 'e le piò neoéfiàrit
in tutte le Tdenze ie pià opportune m mi**
gliórar i' Uomo . opera intitolata Corfo
degli ftudj del Sig. de Condiliac prefcinden-
tio da qualche difetto , ed errore , che in
élla è , e che è ìnevitahiie ^ eflèndo
V -errare mia <lcboIezza umana » 'è .per- i
%ae(lri , e .per i difcepoU uà ISiro , de
'col fetto irtfegna aOat meglio V arte di ben
penzarc , di ben giudicare , di l>en iflcuirfi ,
di elTer vero eloquente, di ben' empir rimel-
letto di cose utili , ed una vera , (oda , ed
utile Logica, nella quale con una ferie Ido*
liea , "(em tanti precetti , ed efempj V infe«
Sano le xofe le ^più utili , e le più nfiGéC*
ie.
§. 2. Si dirà che V opera del Sìg. de
Coridiilac è prolilTa , che richiede vafle co-
gnizioni, che vi fono in elle molte cofe da
mutarli , ^tre da toglierG^ altre «da a^an»
gerG per liria un piano adattalo* ad oflul
educazione ; ma tutte ^uefle difficoltà fi ra«
perano> quando un Educatore Fiiordfo fi
vale di taP opra con lui* intelletto illirmina*
to . Ma r ufo di veder ie fcienze trattare
per precetti « e di vederle ifolare V una dai*
l' altra -, e non infegnate per Via di ofièrva^
zioni , ci farà defiderave nnV iftìtuzione
fuH'ane di btn pcniare ^ éi bai jwtUH >
che
che fia FflofoGca , e riflrctta • Un favio Pro
felTore prenderà le fue mire fopra eccellen-
ti libri originali su tali materie » e farà fé-
condo gl' ìnielletd de' .fuoi allievi nella lin-
fpa propria quelle iftitnzioof che flimerà fui**
i«rte del ben parlare , e .dei ben giudica-
re, ma che in tali i(litu2Ìoni tiuro fia olTer*
vazìoni , e pochi i precetti , e che fac*
cb vedere a' Tuoi allievi la concateoazio*
ne delie fcienze , e delle arti nelle loro prr*
me orìgini ^ illaminando totio ctf r^zìocinj i
pià efiitti , i più utiii •
J. 3. Un favio Educatore , che volefle
fare un' utile iflituzione per V arte cjcl bea
penzare alla fua gioventù^ che ìflruìfcey dee
eflere inveflito della religione , e. della pie*
tà Crilliana di itn Fenelon» di un BoflTuec^
di nn Roliin « anioisio dal penzare di na
Condillac , che abbia V ordine , e precifioné
deir idee di Locke , il pennello di Monte-'
fquieu , l'elepianza di Buffon, le grazie dello
fide di un Foatenelle , la penetrazione di
Clarke , il brio di Voltaire « ma fenza i di»
fiotti di tali Amori C) • Deve inoltre eOer
ver-
(*} E' gran idi^nzfa > die tattì ^li Mùà dad
Amori abbiao volato degcamre H loco intdlecto^ e le
loto fóéntifiÈhe pìrerogativé » ftamilHitando i pid gcavi
emrì traila bellezza del loro (lite, e l'acotezza £l lo-
to-ingegno f di cai vollero abu(kr(ì , e con dò fi di«
noftraiono niente Filorofi , e niente Sav) . Si Jevono
dunque i loro libri confiderare come pieni di molte co-
fe utili , e di' m ol ti flì me nocive . La fcelta dee ùixG
con giudizio» e dalle lavic» ed illumìnace perfiiiie*
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verfàtKnmo in tntte te icieinEe cbe miglbni-
. no ryomoj coli in rapporto alia religione,
come in rapporto alla locieià . Gii educato^
ri della gioventù devono edere ottimamente
Mruiii nelle fcieiize delia religione , e delb
Ìjietà , ed in quelle fcienze , che migliorano
' Uooìo in rappono alla felicità eterna , ed
alla proferita , tempoiale » per dar ceri i*
iofQ gioraid , principi generali ed indelebili
delia vera arte di ben profittare nelle divi-
ne , ed umane cognizioni • Ma per io più
non s' infegna , nè G educa cosi la gioventù.
4* Un dotto, pio, e faviò Profe&Kp
re illuminala, nei modo , che fi è detto
dovrà poi fare delle fcreoze le più utìH oo^
abe ìttOL (pecie di un piorpecto , meditazio-
ne > o iflnnfone filorica , cominciando dalle
cofe le più ferie , e le più importanti , L*
arte d* imparare a ben ragionale dee eilèr la
prima (i) • Ma fi è £itia eflère la prioia
; Cd*
0) I Greci clbeio ife'gnodi FMóÈ, deVim.
di P«cd» de' grandi Oratori, e 4e'^di la^c^ » Cèor
Zk «m'avuto^fulle prime, Scrittori di precetti di Lqn-
gica, di Podfiai» di Rettorica» che fenoero dopo • Ndi .
Dell* illruire non dobbiamo Éu* entrare la narura ne*
noftri fiftemi , e piani , ma ^oifbrmare i ooftri piani ,
e fiflemi a progreffì , ed operazioni della oanm • Nat .
cominciamo ad infegnarc da^fi^emi (cientifici , e (èpa- '
rati, fenza rìflctccrc a far'oflcrvarc a* giovani il piano,
col quale eH Uomini fono arrivati alle fcorerte di quei *
fiftemi, e di quei raziocini, e pure ^Jcllc ofTervazioni,
die fi tndctinao, làrebbero un bel piano di educazio-
ne lèteocìfiau Si feda Afonf. dtCondilùc Cours etEtu'
éùj H^fkiik Mfdim^ X^lrr* t» Càof.j. Ma prciTo mot*
:t74
wILVinfògnate' i- gfovan! nelle rctenze^ , e?
e> nèU' eioquefnu ^ i. veri dotti G Iboo foc«
oi^ti.m certe fcnole'^ o pofc fivron;roffinati
con aver da loro fteflì ritoccato T erroneo
piano della ricevuta fcienti fica educazione ?
Neiie fcuoie, o tuori di eflfe fi fono formate
i grand* Uomini i I ioro^ piani » Ibno adattati,
alle •qualità. di .chi iii(egna,e di; chi è infe*
^pato ì haiuiOudato-mat ie^icQoirrdi.'Fiiolo-
ia.an buon IìEmo elementare.-», e ragionato
i fono , ferirti molti libri fopra gli errori
del popolo ..I Filofofi hanno Tempre deci a-,
inato contro gli errori, ed i pregiudizi', co-
me dicono i\ ma • meglio^ darebbero , fatto a
feri vere libri (opra molti errori e pitgiudiz|r
de* favi ne* metodi d^, inGegoar te. faenze, «t:'
eloquenza iu
I
' CAi
Scnstìoal U maniera d' infcgnare i " ancor barbara
rapporto air cloaucnid, c alla Fil^^ofia . Si veda riftef-
fo G>Qdillac neli' opera citata nel bbro . ultimo deil'lfto-
ria. moderna. • La maniera d' infegiiaie è barbara per
la pi&% perchè^ri Savj, poco.hati conuo.d*. illamlnace-
quefto^importanceibggecto a cHè rtgtufjla.redacazioiie
£ieneracìtt .delta, gioveocdr,. edae«Btone*»«clie fi*, è .la&iaca
atta*, cara, di alcttnt' prezzótat^ pcdand , .o fts. aegHgen-
ta, o per avarizia di qaet Génicori , che non .haa {a*
pato, o noa h i ti volato proTcdere i toro figli di Sav}
Maeftri, e di Savj Edacatori',.ed etpercifn.iì> in .<|aet]ia.
t^oze die j^et Gocciolìi edacazioàe fi' richiedono • .
CAP O ■ i V/ ^
DtW Aru di hfal ìnfigm%.:
« •
• fl
Molte fcfcnze , e molte arti ebbero nel
principio commune origine , e furono
e (bnQ tra loro concatenate,, coaie foix) uni-
|e tra loro le cofe » delle quali parlano ^ ed
I rapporti d&ile medeOme». Si deve donquf a*
giovani in(ègnare un generico pìaoo de^ lo»')
IO primitivo commune afpetto. , e rapporti
nella loro origine , ed infegnario con un
metodo iItori(x> fu' progredì^, e fviluppi delle
conotccnze umane in generale , e poi dopo •
avere avventi i giovani % tatt idee di- g^ ^
nerale eoncacemibne^ deiije . feileme , accrelce^
re indi le loro coghtziòni ftudiando le fcieci*
ze quando rinieileiLo è formato, fecondo ii
vaij g ft< di?iC^fiiiiemi di. eflè ^ jGii educatoli'
fden?
fcientìfici dovranno illuminare i giovani con-
generali oflervazioni full' origine , e concate-
nazione delle fcienze ed.arti » che infegne-
tanno per via di oflènrazioni ^ cioè^ ooiix.quel
OMlodd niedefiiao, od quale lè- fcienze , ed.*
ani furono dagli Uomini fcoverte : ma poi
in età pi il provetta lì dovranno ben rumi-
Bare quelle oflèrvazioni g«»ierali >^e perfezio^
narG oolla cooGderazione particolare "delle
icienze di?ile ia daffi. , e, fiDOOodo i .jgiani.
diverfiL
i. 2. Uo Reteorioo » un Grammatico ,
un Logico che confiderà le fcienze cornea
ifolate , e feparate tra loro » non potrà mai
ben^ inlegnarie perché le. fcienze , e le artr\
^ iiiuminano a vicenda % edeodo tra loro»
unite » e concatenate (i) • Si oppone » cfae
iqfegnandoG ie Icienze; unite » e concatenate
^&reU>e. tina mafpoia. coofuGone j.nè fi ap-
area-
' 0) ^gni (cieoza hà de* lapportf con ogn' altra
Hàk fulepaò^e «feericevef» laiiii,edii mot codide^
nj^ltuàmtfeifiai^fkf^^ megMo'foiernfi;
coIci?are uqsl parte di «(Te peichè riqteUet^o amano è..
Hinimifliaio, e noa può^cflere univeifate, & affai bene,
ed opera da Sàvu> in coofiderarle divile^ ma (è poi le-
coo^nflrtabiiattediviiè , che^credapaon effe vi venia -
zapporco tra faem» | e^fideazev erra gravemente^, gtao^
che per ogai minimo (cnidnio, che faccia fuli' atmosfe-
ra à ogni (cienza > vedrà che le fcienze tutte, fi danno
la mano, e s'illuminano a vicenda, e che la vera Fi-
loTofia , infeparabile <hlla vera religione , e dalla .veni&
B¥^uk> iliiimiaa. ^ e dee
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«
ftfleciere » che noi diciamo, che filile primé
li dee -dare un piano generale, e concatena^
to fuHe fcienze e loro» origrnf ,eprogrefli pec
via di oflècvazioni , e-^dopo formata la meo»
te ed^'iiviaziocinio- de* giovam £Kpo& ricór*
rere a* oieiodi particolari -, che* i^lio ci
ftmbieraonO'.^efipodfenti'* • Cosi le amane co«
Dolcème nacquero , crebbero ^ e fr^ropaga'»
fono infìeme fino a certi tempi j e poi (!
eonfiderarono dfvife . Go« ftudiarono , e-s*
iflruirono i Greci f ma. noL neli' educazione
Letteraria abbianoo voluto, e vogliamo edu«
car la. gioventù con quei metodi, A co' quali
.i .Gteci provetti in en miglioravano , e béi^
ordhnvano^ le fora conoTeenze , quandoché
avreflìmo dovuto ind^ga^e il Gftema, da'.Gcet
fi. pi^aùcato colla loro gioventù^ .
$«<j»JV[olti libò' ekinentad fi rofia<rat{
ri^ per la-gioventù hr ogiH-Jcieaza > e- fono
tanti , che inondano l' JSUropa ma in 'pochi
H (oàfi, le. fciénze» infégnate ìq cappono* alla
losp concatenaiione, anzi fpefTo fi. fono aifii
più inviluppate le fGiènze con mille divifio^
torV e fuddiviGoni, ed^apparaii dinomiGlo-
ci., onde quelli elementi li Ibno refi più con-
filli de' miOt, ^/,.jé i|i^a)W%ondono^^^^^
di ioio.fine»!
(%) Uno éé'fi^iiiì^lje^tt/nti oveOo* Aool»
i tee il f^k^umut k Oam me per vìaf*)ill iSb
Sv^. Ma dirà taluno: Come peazare a
dare uo libro di uàiì ìilìtuziooi geoecali al-
la gioventù in rapporto alle fcicote tutte?
Biro|rna pria dfletcerfi » cbe ogni oofifo pio-
Sreilo y o ritardboienio nelle fciei|ie naice
al metodo coi quale noi fiamo flati in fo-
gnati ; e bi fogna penzare ad indagare qual
I>iano di educazione (ìa il più proprio afvi«
oppar m^Ho le facoltà dell' animo » e, dtà
fazioqnjo, oomc da noi. fi è decp j e w/o^
dorale aUa gioventù la pè^effità d* iQmkli , e
di
» a » • . . .
m
' . ^ • • • • »• .
fuM éhcmM , «liè fti«Miterfr iMe mdeie-f ft €
§B^Sm USkffù» con mtdàÈoii , t ùum aittcaoira ,
e &o^o .T^(^re la ma^ copcatènata con turce ìt al-
tee fcienzc , il che al raro fi è fatto in mad initioQjL d*
iflituzioni (cientifiche, e di libri elementsin m ogni fa-
coltà ; ma cali elementi fi vedon poi affai piti ccmfafi
ic^ iDÌ(^i i^^efn • altro pregiudizio è fbto il volerle
ìnicgnare le fcienzc , e farle apprendere per via d* in-
initi Dizionari in ogni facolci , ogni fcienza etfendofi
ridotta a particolari Di^ionAtj ^ e generali , a partica»
lari , e generali Enciclópedie . Qoeflo metodo di trat-
tar le fcienze , dividendole a tenore dille prime lettere
de' nomi , di cflè ddeutt , è V atte, di Medea ^ Aè
cidò a pei^ i figli » e d gma lenbpo a, ritrovarp
io tali Ùhàiwuf diMiSi memora Bttm coipè Me
Or^o nell* Atte FMict ad alar» pronte; ^ I tHolfi
Dhuonarj naocckwo a'pfovétti oeHé ibcii^ y 6d ae6^
]oroy die le ftodiano. Gl'infifuti elementi ed i0itm^
\iohi^ delle parti al caio fcdfte con buon gilf^o , ntiocdono
alla gfofentd. Contro quefìi abofi dovrebbe la riloiofia de-
clamare, c vedere di rettificarli , ffiacchè ogni Filofo-
fii, che Colo declama contro gli abdfi, § (olo.dittrus-
'ge»:ejN»fadifo»è |B»fA<^l^ :
. j ,^ud by Google
cfi ftiìdiar^ , facendone vedere le oitinrte , o
pedmie confeguenze, cbe<iecivano 4aUa..rcd«
ia tid ordule degli fldfdj .
U Signor de Condiilac nel (ab
corfo degtì ftudj pi^ il Principe de Parma »
oominda ie fiie oSbrvazbni ài /Tua allievo V
t- coi medefimo , e Io fa entrare con tali of^
fcrvazioni ton fotnma Filofoda , e razioòinìo,
nelfarte di. ben penzare^ di^ea pariate j.d(
Bte fcriverè, e di 6ene g^ùdfcare , in rap-.
|K>rtò Éi^dòoeateftiafi ffiani dèlie icièÀe'Iè|Màt.
^ftlrfe ^ ie le pii ;iitilF » . ^i ndr paft
all' Moria de* fatti , e degli avvenimenti . Si
dovrèbbe di ogni favio Precettore farfi una-
feria lettura e ragionata fu tal'opera di Monf.
de G>ndillac« Nei incantò ci rendecéma ar*
diflittnofi dtpropcirre-riilte pdtne per la gioK
l^tfr> che (apeflb'* leggère « e bène torN
tere^ cfd alquanto -fflbitere, ufi piano conf^
catenato , e ragionato dèlie cognizioni le pià
• Btiii , e le più neceflfarie , e vederli dt ri-
dùrre ie fcienze per ia geo venta ad . una ift^
èié di concàtenata riarrattva.ilbrica*;'^^e péé
ì giovani vale aiiat pt&.xdi taod Bfececir , e
m^ioìì IcieatifiQi Q » .
•f
• * • %. • * .
. • ' • -» • ■ •
I Prècectoti che iufcgnàao. ( àree Jl£ónf7 là
MdtitttX Princifìès de Lituraturt Tàrn- I. Càap,
pa(, ixf» Pjrii t77f. ) do7rc'jb2ro badare t <juaiico
U nacQra opera ne' àinclulii • Subico che fi apre il loro
wtcilcuoy e ii.fviiu^^ iOikM ùj^t coù, fia U Cielo ,
j8o ,
$• Si àanMe 410 tal piano fbive^
te io lingua Italiana , e* con precifione » e
chiarezza Avrebbe 1* operetta ad effer brie*»
ve, e cominciare da un picciolo faggio fal-
la creazione jdel Moi^io fatta d^ii' AitiiTimO:^
e da* doireri cbe noi abbiamo ver(a ii me-
djeiimo per i ^entfic] faukì • Dopo ciò fi
avrebbe a riBettere fulia vaftità e grandeixa
delP Univerfo , Tempre facendo cadere delle
fode rifledloni fuile magnificenze deli' Altif-
fimo , e poi facendo prefenti a* giovani le
pfftiv^sioni (opra ì fenomeni , che ci rap«
prefenta T Uniyerfo ; U fiAeina Planetario ,
(ed i. corpi ^ die lo coippongoBO • Si av«^
bero in t^le occaGone a Jbrìeveoiente efporré
^'opinioni de* Fiiofofi , e de* popoli circa P
Univerfo , ed i Pianeti . Ed ecco come nel
inedeHmo piano fi potrebbe dare un* idea di
un Crifìiano fl^atcchifmo , della magnificeo^
^eir Altiflimo 9 di ima AQroDOmia Illpripi ^
r di vedute generali d^lla natnra , e feop*
ineni eQSi , e delie piò cofpicue opinioni
Filolofiche fulP Inolia . ^^tuial^ die" glandi
• , • • • • •
iè ftdle, le pisiotc , jglt animali , e hnno m^lt licer*
che, e miUe doinao£« La narara guiila bene i norel-
li Cìnadim ^1 Mondo, a ben (aperto , e coaofixrk»'»
e oolla csttMà gli^finiiia allo (Mio delle eoièf^ Ven-
gono i Preoetión , r fpeflb df^ruggono le mire delle
^mra» e mdncono i taiiciuUi a'piece^ì, alle ^ol^
alle parole , ed a co(^ che gf in^paiano cpfl um
liga. é taoie dilMCfrc» a/coe daaao* ;
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i8t
«ocpt y die eompongbaa i* Univerfb • Si po-
tranno* aHoni confidmre* i ù&ismì Pi'iiietari ,
e la loro , unione , e coefione ncXP Umverfo»
e qucJ flu ido etereo dell' atmosfera , che gli
circonda , i fenomeni di elFa atrn jsfera , e
quelli che accadoiioùQcUa fujpeclicie de" ^pia*
neii f o neir atmoifera •
• . $. 7. Dopo jcib defcrhto » wmbhe a
irattarfi xon più panioolariti delia noftra Tee*
ra , della Tua teoria, de' corpi, che ia coni*
pongono, delie Tue varie divifioni, o facon*
do la materia di edà terra » o fecondo ia
qualità de' corpi § o fecondo la fuperficie,
o fecondo i rapporti degli abitanti, o lècoTà*
dosi 'dÌB|ii^« V iflorìa namiale delie cofe,
die' W te^fìo ddh* natura ci manifisfia ; e
fà ollèrva re , farebbe il ver o , ed unico me^
todo da farci capire ^ ed infieme facilitare il
fìftema della concatenazione ragionata delle
Sdmat \ Q)nfìderando dunque ia terra , e
file teorie , ci fi pi;efentertbbe uà* iBruiiona
ilofli<9'dciC 'aria ^ r-Geogtaiichi amtnaeflra-.
• meliti Stilla -divifione deUt fuperfide in rap«
porto alle parti folide dette terra , ed alle
fluide dette acque, e mari ec« Altra divido*
pe fi può oflervare traila materia bruta , ed
inerte y la materia vegetabile, e l'organica'.
£cco * il campo a' rami tutti dell* Uhma *Na«
tumle degli cOèri tutti . f'.e.A tutti i corpi ,
che fono o nell' atmosfera , o nella Ibpecii*
de , o dentro ia terra . • '
8. Fremeflo tutto ciò, fi formino le
• . • t .7 M j " oifec*^
ti (s ve ^Scktinvo 'k fMuti, facmfc le doif
trine Fifiologiche > ed aotomiche ^ e VUto»
ria naturale deiP Uomo , e delle Tue maiat»
tic « cambiamenti , età ec. ec. Si fera poi
vedere la pane più nobile delP Uoma^ te
fua airima fpirìtuale , ed inonioitale ^ e fi
«rchiareMOfìO'ie oflenraiioni coUe^mne ri*
vdazfooi > e liffiifi i» More amtffi deiP
«manò intelletto , deli* origini dellMdeej.
arte di ben giudicare ragionare , e difcerne*-
re il vero d^i ial(b • Si parlerà allora de^
ionti -det vero , cioè delia ragione » e dellm
• religione ^-e-de' doveri verfb TAume deiP
Univerib.^ e iktte • ooghniool » \t nreeetti I
|Mà neoaffitf dela rtvebzioM > e 4* Ali' «i
brieve profpettp degli errori d^^ ioteitetie
umano, e deMoro fonti.
Dopo efaminato V intelletto iioHh
ao » e fegnitaio il mede&M mH^ Aie. fis»« |
tene, e ne^fiioi errori*\9 .^Qjgne «limRifiit
le paffiott , ed M onore Mi' Uoito -, « It
confeguenze, che ne Iboo derivate « e deri» -
vano , e così aprirli il canf>po a poche ed
utili riflefìioni , fu* doveri , che a noi deri-
vano g infegnaada nei tempo ificflo pochi ^
ed utili precetti per regolare contempore^
nettsieiiie iVioina per Itemi ^felicità , e •
iriletto per jÌco|^ire » 'e feguhare H veio » '
e confutare il Calfo , e T arte di confervarfi
in falute^e di ben regolari ni morbi ^ e gpar»
darfi da ogni ii»le« ^ -
. ly i.i^Lu Google
§. lOmSì direna poi a' rappom cho
in P Uomo cogli aiuì . Sì elàmineii fi taa \
ptino dooQ € fik empievo dopaj* irte drf *
pemare, tfm è inatte, dd parlale $ dorrà ot
lerrarfi come la prima eloquenza fu quella
bielle imagini» e de' corpi» che la pittura fii
4ai priiaa eloquen»» che ci diprnfe la iìoigiia
4i azione .,'> alia quale fiiccedettt ': b Ifngoi
gsrcglifiai.y ed i iìipbQli • dell» wltipiica*
wvie dtf i^iali i canmi dcrivafona^ da in*
di con tal' oGcafioae G potranno £ne moli»
rifleOioni fuiP origine contemporanea della
pittura 9 della MuOca, della Poefia^ delielo*
e iato jpwffùBà ut varj fi
parlerà dei^ aatmra. » fiat ^ fcopo ,;oifgìni»
fMÉi ddhi.vani ebqotnat s e deUe maniwi
db .peinrfloìrci» r* "
I I' S» cdhSderi poi P Uomo Socia*
lé neiia fua famiglia , e l' Uomo Civile nel-
grandi Sociedi^ ed i raporti ^ ed x doveri
fcaoitiiexoli di ogni individuo om pgQf
iadividqp' » dègP. ladividai tutd col «miro
dik SOfèim Ibciakv ^ dl midl* i coipi polidci
lÀ ìmoi , e* dalla Ioao anaolili , rapporti ,
leggi ec Si pomio efaminare le leggi deli^
efiiKenza , e futlKlenza de* corpi fodalr con
queir ordine iflorico » con cui fi e&mìna la
tiW«.fiGaa d^ corpi die Ja.taisa' oonponV
gpB» ^ e di qnaiH' At- ooppoogmidD Uai*
imfy. léL fdam infetti , dal. drittoi. pyUÀca»
e privato , qmW^ 4^ domi (boiatì ^ quelle
dol commercio ^ de' governi ec* ed ia brie*
M 4 vcji
I
***
vt. ,t quelle cfie «onfìderano fJJamo In ri«>
gtiardo: aMa^ébcìeci' ^ Ibno una fpeoie di A«
flsonomla potìticar /tibe calopla i fooomma ,
ed ii moto de' corpi ^' che compongono ia
foctetà , come l' Aftronomia' FiGca meditaci
corpi deiP Univerfo . Un piano illumina Tal»
trai e quindi G dee devenire ali- efame ÌÙOm
rio». deUe - fcovertei che i* Uomo ba . -fiiilt
lìdie aldi* m*^tdkat» avraiiiMoii- mm
lali , e pMticoiaii i |rià rimarchevoii nett Iflo»
ria umana , ^a* cambiamenti avvenuti alle* na*
zioni » fecondo i tempi, dimi , ufi, gover*
ni ^ xeligioni • Si dee quindi dimoflrare qud
& 'J1« teatro dell' Uomo io ^^giiefla yiu, ^lai
fin^-MU' akra>*ia «fibetta , « spiale fieno i
preièote, e futura , dàminando j e prqpoi*
nendo ciò che è utile ilP Uomo , e ciò che
Io rende migdiore » e facendo vedere, gii er-
rori deli popolo, 'e molto.» più quelli die' fàvf^
ed acco|q>iaQdo fémpre aUe idee » che le
icienn r';« le:arti d 'IboMifinAraiX)^,'! iunoi
io&iiailinMiai ikehaboe y e'^ficeedo fedé^
le gK errori de*' Piiofofi -, che^er di%faili
vollero dalia rivelazione aliontanaffi.
12. Ecco un picciolo faggio di un
piano peT'.ia gioventù iilnittivo fulla 4nanie«
ii'd^in&gnare le fdeme •ed^^iti, e tranvie
per'^iai (riilpriciie».ed' demeiitari concateni^,
te cenerrii**CDgnixfoni ^ ' dalle quali pdflb
pcrfeioaarfi r ioicilctio » ed iilruiiii la cofe
* * i • i^- ' • . liti»
• • • • • '
«utili • CreSeramio taluni? > cTle II ^r^^etto fit-
^aAcK» edie niei efegnhrfi riefcapMlife, lan»
gOy'e'confiib', Ma noi Gam Gcari defPep«
poAo l'-e fperramo di averfi da noi a pubii<>
car tra non molto queflo progetto di un pia*
no concatenato ifkuzioni per la gioventù
per un fiilema generico ed eiementace delle
wenze le p'iu utili ali' Uomd per la pcefim»
te » e lumia ^feikitè Tai progetto avièbbo
"B -ferir in proTa , e3 mAe m ?e»fi ^ acciò la
^poesia j come più dilettevole -, Io rendere
più irifinuanie , come fperiamo di rrufeirci
di darlo in profa , ed in verfi , come un do»
no deflinato aila gìoveoià defidecofii d'i*
:% 1 !• *Si avreBbe qui a parlare deHP
•ane -d'infegnarif tdtte le fetenze » è de*di(èt*
ti di molti metodi , co* quali $* infegnano^
ma noi baflantemente abbiamo parlato di ta«
lì difetti in rapporto dell' eloquenza , e mol-
ti Autori han palefati t difetti co' quali fpeA
io a^ìhregnaao ie altre Icienìe, difetti ^ dm ,
fi jaoQoibono j e.coafeflano da molti dottiffi»
tali Profeflbrr di tali-Tcienze» delle quali non
è nòRro iftittito di parlarne , fe non pec
quanto ti concerne in rapporto all'eloquenza
vera » ed die qualità » e re^uifiti della me«
defima 9 ^oome abbiam fatto a foi lifleflo d^
ioculear meffUo che ¥ arte della vera éx^
qCienza è inieparaUlé dalT arte di ben pen<^
lere , qoal*aite iiifegnaodofi » a' iof^pe la ve- .
j86
14. Bifognt aifvozai' i giovani, a
oWgfcwf : k Imgiw ni rapporto éitit idee «
c4 ^te^òMrccnie • Lt prcdfionp >. i\ baon
gpOo , ta proprietà (bno proporzioiiate al gii*
flo , aiU pioprieià , ed alla finezza deif in-
telletto , come fi oilierva dal ^igoor
(3) Sull'arte di ben infcgnarc le fcienzc, e p«t
gii opporcuoi tccjuifìci per ciò tare è da iegerfì Cia:
Hiifigcikerf de ratione lìuàj , Abramo Calovto deme-
thodo àoc^ndi f ed il Buddco de modo , veritatem cum
t»$iis commanicandi io Pan. Ili* Philof Injirum» Il
P. Jouvcim:/ icrilTc anche un libro son diiÀreggevole
inn(ola^Q àé rétiùtu difctadi , & docéndi • Noa vi é».
cooie ^ i ^ noi dkno i^vq, un miglior invaio fiiUT.
€<Ìucaiioii« Lct^tày e aioiale della gjoventd» filno»
fl trattalo del Aiaofe Mónf R^iiòt ìaMuto Tnaté"
dm Eindét* Sob i p«ò rìflecnrt', di^ ttle Amona Ì
lb|to fuir ediicàiiMie icicon^ca^, che pseQ:rive » aiqpnu^
co (carfo di buona FiloroHa , e di Critica lApiipi ^uan^ ,
do' parli delle andchirà de' Greci Idorici ec. , ec. Ma
con tutti quefti, ed altri difetti, che gli ^ ponno rìnH
proverare, non paò niegarfì , che Alonf, RoUin , tra^
niolci i-^uiori, che hanno feruti hbri di educazione Ict-
cer^ria , c airraJc , iìa da preferirli ad ogni aJcro per
Ja Tua iiiia ci ft probiti . I fuoi libri rpfpirano 1* amore
delh virtù , e de la probiti , e devon molto commen-
<Ìstrii per (jncOo <»lla gioventù • JM» non così (criiTe ii '
iitt.Uiicuto full' educazione fEocaitafia Milton*
^lyui^cd by Googlt
C A P O Vi
• • •
QUinfo noi fi «è dem Snen'IiiHafM*
niera di peryemie alla yeta eloquaiKKi
( « qahito ikd':fi'dòftà'idlira' fii8ofli-
ie» « (ue qfudMj tono concerne e fi rìferifce
air arte di ben comporre i iibri , arte delia
quale un favio Francefe ha molto tratiaio in
una Tua Fìlofofica operetta di Rettorlca (i)
dbe quafi tutta ha fatta coafiflele oeli' infe^
|«ave le ivgole diabeti compom l' e 4i
ne- feri ^-deVe q<iali redole ragiona coi»
• • • . •* t. moi*
* ♦
Zùix dù Gaii^ M| njàtQfiffue Ra^Mf ìm là ^Sfi
§88
molta degam (egqeodo Ponne di Monfioic
de Batteux.
$. 2é Per ben comporre bì fogna fa pere
bene ragionare , ed ordinar V idee , dopo di
ftvere (aputo bene ficegliere il logento fui
^!e fi feri ve, e fi penza , e dòpo averne-
oonfideiati toni gli aipem , -i rapporti. » e le
qoaHA • Tali afpetn » rapporti , e qiiririà Ù
fapranno ben^ ordinare , quando farà ben^ or-
dinata la ferie de^ raziocinj , e de^ giudiz|
che fopra quelli afpecti ^ rapporti , e qualità
fi fimo formati • impo(fibiie in fomnia
pemv heneg e fX)nipofre^ i]9aie;'cd i meni»
che cofiduoon ai bea ^et^we » conducono ad
ben comporre > come è cola evidente , ma
poco confiderata da coloro , che hanno dati
lunghi precetti full' arte di btn comporre
fenza aver badato molto alitane di bea pea«
zare.
$• 3» Gli errori d^ir Imelietio , paffiuo
ne* libri , che Iboo lempre come i km Au«
tori, e come i penzieri di quelli* Ne* libri fi
devon trattare cofè vere , folxde , utili » e
che Geno adornate colie grazie del metodo»
del raziocinia , e del buon*, ^^lo « ìAm ór
devono afiàtto fcrivere quei liiirì , che
non rendono l' Uomo migliore t , molt0 me* .
M oggi che V Univerlb è troppo rillocca-
to dalla moltitudine di libri • Chi fcrive noa
dee aver i' ambizione di voler' eflere ammi-
rato come un* ingegno univerfale, nè di fcri-
vere per rifoioiare a fi» modo le cofe^^ma*
dee
^lyi.i^ud by
•f8f
oet confiderafè , clie dopo avet'egir fcelto il
foo (bgecto , che fia belio , nuovo , vero, in-
terelhnte, o efpofto in beli! , e grandi , e
nuovi, ed iniereffanà. afpetti, altro non dea
lare, fé non di efporre agli occhi dei puUfe
co il Tuo lifaio^ per katìnuc idifbtti , epM
emendargli , giacché, il puWoa è ' un 'grait
Giudice nelle Scienze , e nelle Arti • Il fine
di chi fcrive è di migliorar T Uomo , e di
Siovare alla Società , non già per eflcr k}*l
ato ; e fé fi fcrive per- giovare , dee più;
piacere ad un'Autore una Eien ragionata cri-^
fica» che mille pan^ìrìcl, e iodi « . . * r
(. 4* Oiaab nella fiia poetica . ^voe che
I finti del ben comporre , e del bene feri»
vere , ci fi aprono dal raziocinio , e. dalia.
Filofofia»
*
4 ••••••• ^ IsOi fcmt» prh nsf
Ific faeimJUa iefera hum , tue luctdut ir^ '
do
Rem libi Soeraticct poter unt oflmdtré chaftct,
' Vtrbaque pravifàtn rm non im^ija fiimik^
$•1*. Cbi finrive non dee tur pompr dP*
ingegno , nè df erodhione^ (bperfiua , né dt
botta imttatia , come dice il Sig. Vico nel-
la Scienza nuova j oè d| f«rfi vedere inge-.
*' {A a§ru^Ì»4Ér9éF9ik-
tf<po
gno udivèrfih ooii im emmifo^ dTindrgjeda
erudizione ed inutile , e dev' eflfer lontano
da tutti quei molti difetti , che ci dinotano
un' eloquenza rofiflica» delU quale ^ e dell'
arte di beo oooofceria , ed evitnia , abbiah .
iw noi aioofc pwhio • ine de bm
aompotie noo pdb. eflisr. la medeGma » par*
ohé t generi , ne* quali può efercitarfì^ > e ie
tarie divifioni , e ruddivìGoRC , nelle quali
fi efercita^ non^ fono i'iftedè» nè ponno eller
iGH^tte a regole. Aitile fi»io lecircoffaoze da
littetteril nei compone libri iti pròfa , o in
mio Io quelli A ftdk è- ¥aBÌa i* arte èt
eoÉn porgli feeomfo tono varie lè fpecie del-
le fcienze > arti » e facoltà , che s' infegna-^
no per mezzo delia proTa , come le cono'^
icenze lilorichey i precetti didattici, gli. ele-
menti delle fcieinej le declamazioni , le a«
^ le ienam laoHllati » i Dialoglif , ì
()) VoL I. ?mt V. Ca»o IV. ai qoeft' opera
L' inetta tloaBcnaa di talaat (i.msuufelU uiora^
étlwusài&BBà amlt. JH^nigi Bàtiufàu dt Mt9raes Par-
3ribefe nel 1749» (criflè contro i* ItalUno t^iovUa^
ntMh MitréUQfi anf opera indtolita Cont/hatiMes»^
éùgmdttkét in iférUs 'Mfiràmtm radht i la- tal libro le -
dìfifioiM non iboo in capitoli, e ma in raggia fai'»
fori ^ è fulmini • Qaefte (ole coté dimoftraao ViaùiC»
ftenza del l«bro . Pià ridicolo è il fcoiictfrpliiò di un*^
altro Prancefe opuscolo , fronte(pi»<i (Heiio di fordide»
làecaibre : CatjraSes de t imégination , deluge de La
Scrihomanit ^ 'vomiffenunt Lituraire y . HémorrAégie Kn»
^eljpedigue pxr &gimimdl^ ^Mì^i^ la^r
%ìmtfaoiti 1772*
Ro.
Roman» ec. Neile pofesii; accaSoito Mì^nìfe
àiAìamai di feriva i fecondoi iy%i\^mrì,
« rpede. df P<>csie , coijbtf^^ dairiLpopt.
ja , fino al più infimo Epigramma . Oltre to-
li varietà , e diftiniioni ve ne fono pgi altre
che riguardano ie materie , 9 ic cof^^ dei^e
filali li parla ne'iibri^ ohe fi GOiii^|piy> ^ .g^
co dunque che 1' afie. di ben «Qm|^or^-|iM
-fi I>uò mi peiftpaipaMe. ridiurf^ a regole
fi pìaoi , ma blo può dàrtifì arce ài b6ti
tomporré quando avremo àcquiftata i' arte
dei ben penzare ,di ben ordinare fidee , e ben
fentire • Ecco i requifiù che conducono ail*
arie di ben comporre , e di ben penzare •
!• Vaflità d' ingegno • a. Etercizio delia
nenie • 5. Meditazioni ed oflcnrazioni • 4.
fludf di geometria ; e tegida . * '
$• 6. Chi penza , e giudica con buon*
ordine > fcrive , e parla deli' ifleflb modo ',
ed avrà un' eloqiienia chiara , prcdifa , ord^-^
nata « utile ^ luidinòfa , à tèdòriff" dIeHe Ale
Idee i. ed a |>fppòrakN^. di ^0^^ aVfft
ttoo Aile» ed tui eioiepienia proporzionatà al
fogetto di cui parla , e fcrive . Il voler ri-
durre ad arte la maniera dì ftrivèr bene è
cofa aflai difficile anzi impòfiibtie » petcì^
Io fcriver bene dipeede. dai ben peWàrè^,
ilè arte di bnr pesoMi fi fok mai lidHd»
a precètti, mz 6 fvtiti^ eellé mediiadÌMii»
e pile oflen^àtiOn} , é Còlla rdgfórtàtà léttui'a
de* migliori modelli , e con oHervarè in è(ti
ie varie loro precogative » e difeitì • Ma ci
iaoM Aewri^^ iùfi^to<^ tal" nmodò;^
imparare a fcrifer beo», ed a pcoctiraifiew-
i mezzi ? Sembra che nò (?) , an« hamm
empite le Reitoriche di puerilità pedaote-
fehe • Avrebbero dovuto piuuoflo imparare^
tali àeiwrich^ l* atte di fapet bea pera-
laie 9 laper ben capile i gran bkh
delli , Y 'U» a fiper- bene, fcriveie , e
ben* imitargli . atte .. dm sUin|gra iti-
lo ftiidio dell- Uomo , e del Mòno» »
e dall* imitazione di chi ha ftudiato V
II<mp> ìk.UaoàOi-^J^ iajaawa come fi .
tt^ ^LnuCcfu. che fi fono onoréiu col nomt di Retto rt-
• Pi^fofto.che hàn fatto divenire ridicoUunt^
ToLy € </ufano dtàrte Oratoria, CIÒ che UFUofofim
QoUkicM i ella vera Fjlojcfia^ effe dar.no delf ehr
^tiemieidia la pià falla , / la più harhoTA i ed in>»
UnMfehhenefe ne comincia univerfamenu. a ^'^^
fcerfeiU t ahufo , il poff^ffd aniich^o ,m €mi ^
tono di formare iHtrtmo di/HiUù édU4onQ/cin^€ umm^
, nonpernuU€ smani éi iw pe/^-l^
5 AIM nd aitelo PielìminaicaU'EopcIo^ di
«fi rettole* come-w i ingcgm»- » ^w-*- v
Cttd c coloracWfiilIfr prjne. preicfcro, che gU
Onagri fi. defW» aU*anc, non erano del numero dcj
Si Oratori , o (tttoiio ingwi natitta ^ ciic.fci*
I
£ oflerv^o ài Sig^ di AlenAerc (4)
(4) Ndfo Fiefioione ali' EMÌelopedid di Fari^
filila qaalé opera cade qui in acconcio il riflettere , che.
i Compilatori delia, medefìma, febbene abbiano in cfla
unico tutto il depojlto delle conofcen^e umane , come
fi é da elTi vantato, pure è. (lata fcritta con poco buon
guflo, e poco fiftema riguardo airordfnc alftbccico, col
quale in coofLifo ogni coCà tcientifica Ct è mifchiata,
quandoché dovean farfi canti al£ibeci (èparaci , quante
Ione le Scolta delle, quali fi tratta per poierii avere
un libro utile , ed*^vàiiasr« èrrPppofto-ym fagione
Dizìpnarìo del Bayle,. che vi s*iiicoiitm olite^J inol«
■ altri gravi errori » con poco babà* g;iifto 11 miib lU
un'lAona^ una fàvola, una vita di uiì guerriero, t'elo-
gio di QQ' Savio 9 un fifteiar^i^ieligioiie» l'afcicDlo di
un Rabbino , qtiello ^ una meretrice ^ tatto in un
Chaos: Cosi Ia,P^e£i2Ìone al .libra -i/j/ì/^/jw Analyfe
raifonnèe de Bayle: Cofa avrebbe detto ^ueft' Autore
deli' Enciclopedia ?• Neil* Enciclopedie non e facile, tro-
Yarfi buon gufto . H buon gofto vi può eflere in tali
opere , quando fi fanno coli* ordine (èparato di tanti
Alfabeti, quante Ibno le Éicplcà^, e.fcienze diverfe , del- '
le quali fi tratta . E' vero, che fi. può dire, che fcr-
vendo tali opere per confùltarfi con cflc (àgli articoli',
che occorrono , poco preme ti metodo cho manca , e
lardine , perché- ooo^fiMo-liVi di Iettata iiAemacica»
MMiodica \ ma Jibnii Jibsi:TÌ fìiflèro metodi » ed
ardici ftpataà d'ogiikÌcicflaa.divedà/ (arebbero piduti- '
li al pubUoo » e più giovevoli >^ giacché la prima divi* "
itone di tali Dizionarj dovrebbe .antcC^ dalle varie fcien-
ae» ed arti, che in elfi fi trattano, e poi ogni (cien-
sa ed arte àmA^ » che vi d trafiOU,.!! f<i4 iQMtaxe,
di hn €0fhi^p éi fai l^m^ di
hne fiudim^ é hm tcmmeàutH > c
di Juglkfi i libri, cmoddlida
ìmuarji*
L'Arte a Ben capTrè/e di bén léggeì» %
I cosi diffidle, come quella di ben com-
porre y giacché colui , che vuoie ben capire^
c ben ieggtre un libro , ben comprendere utt
difcorfo , un' aringa , dee entrare neU' ideò
deirAuto^-e , ne* loro rapporti ». coDcaiènazior
ni , giudiz) 3 vedute ^ ^ptàfyeiA^ e Aie> od
modo ifleflb e(àmiMndo , e tffieìiettdo ^ oc^
me fé tutta l'opera avelli a fcomporlì, anaf«
i'7ar6 , e riprodurfi da lui y dovendo lèmpre
fi .'uitare ij raziocinio dell' Autore , € farne
un m'nutìllìfno efamé > scompagnato 4i 'Bfk
€lauo,iaiidiiio di ogni droofittxa^ de in*
^ doOe
..lyi.i^ucl by Gooqlc
dttflfe qqell* Aaeore a quei perizieri ; a quel-
le opinioni » a gtielio fcrivere é tutto ^poi
leititinànda in rapporto alia verità e alla
ragione « d al^ ìkurn fenfb'^ €oUa| lóprtà.^dP
ornane» e ddle divine laei^e mente oofi^
cedendo a* pregiudizi de' tempi , delle opi-
nioni', e degli Autori. Chi così non legge,
Btai capirà gli Autori > e chi legge co^ì c
in iflato' di forjnare e où^liórare quei libri
jAt iè^e*. Ma sV imjfKiiar in itiofaie fà]Qle..l^
aiM dFcósIr &Mre lécere (*|> .
ragazzi che dimoAratia uni* intellètto proprio .
ad una* data Tctenra , e poi fargli ifloiire in
^ella , e ne' preliminari ^ .cne fviluppanc^
maggiormente il raziocinio nd modo , che
fi' è dehòv^ e £urIo ^aruire - da uà Proieifotc
fiviò, i^obo/ é Filb&rò ili vtatW le rìdiie^
As cognizioni' détBeàiarT , come ùi detto;,
é dopo ciò fi dév'6 imparare V arte di fape«
le bene fceglzere i libri per la lettura priva^
di^y , e. poi infe^acL l'arte di faper^U
gètè , nel niodò » ;<iome Q è detto' ; e pe;
Mffl^a coadiuiàwé là^giòv'àitìt
le fitina d^l? Kùkm e per rirvegliarQ
iii effi il ràziodmb nel lecere ji avrebbefi a
' N . a . \ hada.
# • *
SSuU-àtttì di fapèr bea legere i libri vi (on«
jjne di riflelTìane fcritce ncll opera lagleCe ia-*'
ticoUca 4he Cuardian n, 60, y ove VÌ i .il tìfitfild Of th$
fp6
badare 1 fomininiflar loro , Jccondo l'età
comporta , i migliori aoiorr di quelle lingue
che findiano; e di quelle fcìenze , nelle qua-
li fi ammaeflrano , cominciando Tempre dal-
la prcipria na iva lingua , e poi infegiiaiìdo
loro le fcieoze delle cofc , e delle idee , e
rei leiinL^ue dotte , commentando gli Autori
cjaifici dj elFe lingue con nuli , e Filofoff^
che ^notazioni fiiilé fcienze , ani , leggi ,
coflumi , riti , religioni , opinioni , commer-
C'O , politica ec. il tutto adattando alle dt-
coflanze delia capacità de giovani.
$• 3. Dee bada^fi qeUa lettura deMibri^
chi è colui, che legg^ , cofa legge , come
»gge , e perchè legge • Colui , che legge
«ce vederfi fe ha i requifiti tutti di capire
«ne, di giudicare, di analizare quel libro,
di fcomporlo , ricomporlo , di migliorarlo j Te
ha jn fomma tutte le cognizioni di colui ,
che fcriOè , e. fe è nellp flato di entrare ìa
tolte le mire ed in mue V idee di colui
che fcrifle, e efettidìmo, ed imparzia-
iJilimo efame. in rapporto attempi, opinioni,
rtj coflumi, caufe occafionali , e lìngue di
chi fcrilfe , e di quelli per i quali fui (le
Chr egge dee pria, betf iefaminar fe flelTo, e'
por i Autore eh' egli Jeggé . MoUé cofe i
dom Critici hanno fcrìtte fuIP arte Critica
ncHa lettura, fcelta , e giudizio degli Autori,
jna poco fi è badato ad adattare all' ufo del-
gioventù nei proprio idioma l'arie di ben
* lagio» '
ragiohare nella lettura deglr Autor!;
§. ^. Dee badar fi co fa G iegge , eroe h
qmliià del libro, e dell' Amore , la m iteria
della quale tratta , Tof dine con cui la trattarla
opinioni che adduce, I giudizj che forma dell'
altrui opinioni , e degli altrui giudizj , i ra«
2Ìocinj , co^ quali confirma* tali giudizj , le
caufali di quei fìioi raziocin} ^ ed i fonti di
efll , cioè l' ednrazione Fifìca , la civile , e
la leiieraria dell'Amore , quando fcrifTe, e co-
me fcciflè, da quali rilieiruni li viene a fco*
prire la veracità , o 1* ìnfuffifteriza de' razio-
cini di quello «Mi fi dirà » che tutti i giovani
non fono capaci di coà leggere , nè di ap*
prender tal* ane di ragionare in tutto • Ma
anche in taPipotefi, il favio Maeftro darà alla
gioventù fuile prime i libri i più doni , i
più tàv], ì più uniforoii alla verità, alia ra*
gioncj alle divine* ed umane cognitiom , i
libri autenticati per ottimi j e per favi
lutto il genere umano ^ ed f o tali libri farà
loro olfervare le cofe le più utili , e quelle
che renderanno migliore il loro ir>telleiia, e
col progrellb del tempo , per via di oirer-
vazioni fopra gr illefll libri , indurre i gio-
vani a bene eiaminare » e ben riflétteré , ed
adulargli cson ottime annotazioni • •
§• f« Dee badatG , come fi legge , le
meditando , e riflettendo , o divorando , e
fcorrendo . Per lo più la molta lettura ,.i
molti Ubci , k molte citaziooi (Umano l\
lo8
aflTorbeme dd -rtaiocamo, c dcHiB fóeoze (*)•
Si coltiva Tempre la manona , e fi irafcura
V intelletto , e così tclla T iateWetw baibar^
e la memoria confafa , -e dHbrfinata • .fa
molte fcuoie fi fpiegano infiniti Autori Clal-
fici in pochi momenti , fi recitano intieri li-
bri dell' Eudde/moUc Odi dì Orazio , dd-
ie fccne iottofc di Terenzio , ^tf Junghifliini
perà delPOrarfoni di Ckecone , 4i Perno;
nene , Ifocrate »ec. , ma fono tali litai
fcen capiti da chi gli recita ? Si ferma il
ziocinio , e il guQo da tali recite ? Sono m
itoto di ben giudicarne , e di profittarne^
Gli infegnano , c gli fi fpiegano in modo
che il loro intcllcMo divenga pA cuho?
minuto di lettura , e più ore di nflcffione
vagliono affai più di quelle recite , di «[oel-
ìfi declamazioni , di quelle fpieghe • Un Sa-i
vio Prcqsttgr^ iftwfce i iuoi giovani a leg-
(♦) I molti in»n , c la moltiplicc lettura fi>xw>
Tempre uo gran male quando fi legge fena ftelm|
e quando l' utile delU lettura . e -della looltirodiiic de
I bri , che fi hanno , e fi defidcrano , «o» » D^tonoa
fjl giovamento , che ne riceve il ntti«>Cimo . BlTogiia
eonRiTare , cte 1* molritudinc ilc* Ubri «e» lemoi aw-
renti piuttofto nttoce, chc giova ; on^ «o»
lafi cirapftai«e naoMo <U vituperarli il tcnumento dcu
Inelefe Bri^ . W #|d CUifoétis opera ,
^MUnothicm AUXéné^Mt incendium non firn gt-
5** &filrm ploréfini. Miài fine mronm mul-
d by Goc
ger pocO) e a meditare» oflènrare» e Fifiet--
ter molto , e fempre in rapporto a i: ;Cj2
utili , e necelTarie , e ci^e rtuidoa T Uj^
no O utile air Uomo •
$. 6, Perchè U legge 2 G>iiimaaenienMP^
mi fi rirpoode : per faper€ , pc^r imparare •
Ma il modQ con cui fi legge è diretto a
farci ben fniparare , e bea Cipere ? li fa-n
fapere , p il ben' imparare confrtoi^j nell*
arte di ben giudicare , di ben ra^^ionare , o
mlV arte di ^ifas la memoria di cofe iim«
fili i Cofa Im inip9RMio <P^Vi* infelice giova-
ne che sà a memoria pì%to Virgilio » fenia
averne acquiQaca la delicatezza » e fiviez«
za del buon gudo , il raziocinio , fa vera
eloquenza , T arte di dipingere !a natura ì
Si fpiegano i clallici Autori , ma in rag-
porto delle parqi^ , delle fiUabe ^ degli ac« ,
cepti j delle lingue, e deU! apparante eflema
ii ^ finir*
(*) Traile cofe le più aflurJe, e dranp dette 4a
Monf. RottHeau fono da collocaci (e (ìie riflellìoni fi^U*
tcte di leggere i libp. OHerva egli che leggendo un'
Autore fi fice una legge di adottare , e figuire tutre
ft idee dell* Autore fin^a mischiarvi le fue , ni quelle
di aftri , e fen^a mai difputare con lui , c facendo un
ma gali no d* idee vere y o falle che fuffero ^ edafpettan'
do che la fua tefia fujfe in i fiato di giudicarne • Cosi
dice MonC ^oad^ai^ ideile lu^ ConfejJtQrU Livr* f^L
Quefto ipetqdo pcopane il Rouffeau tende ^
cidi£olQ ^(Ideou di yoUrf (^dni^erp ogni Ua^oóxkXo^
"mi orni ìtimiW^.* Etto fun^o fiwo tixom in o^ni
• iKo alleala i pscBBfiujin&i 4cUaiao4cm fiecwanpca*
flriiinira cfélli vocaboli , ma non fi bada alle
cofe j all' idee , al buon guflo , alia propor-
zione dell'idee colie parole dell' Autore» a'
fjgnificati attaccati alle parole ^ afo-o 9r
«bufo di *eflè t Si avvezza la ^oveiftù ad am»
-inirare le antiche lingue ^ -e a biafiroar la
propria > e a fare 'apparato di ricami di una va«
na , ed inutile erudizione , onde tali giova-
ni altro non ricavano da taluni precettori ,
(e non cbe otri pieni di vento , cioè vane
'cognizioni, eyentofe, ^lie^ffi poi trafmetio-
no fiicceflivainento a'Ioio allievi. Oitrediccib
fi fai>no legger gli Autori eon «na venera*
zione cieca in modo tale , che G fa delitto
ad un giovane il tiafinìare qualche luogo di
Ornerò^ di Orazio , di Dante , di Petrar-
ca ec« Ciò dinota "cfae la Filologia « e
le fcienze s' infegnano fpeOb con aria pia
FedantefcB , xbe 'Fiiofefica Gota «ntemo- ^
no infinite Poetiche., ed infinite Rettori^ef *
Nembi di citazioni per infegnar cofe inutili ,
e niente qusfi conducenti al buon raziocinio»
e fcricte fenza fpirito Fiioipfico ^ e fenaa
meditazione (i), e (enea ricavar confieguea^
2e dalie oilcrvazioni^
^ (i) Pocliiflìmi litri <li fcienze Filologidie , ^«f-
toriclie , e Poetiche fono ferirti con f^ufto, e preciso-
ne ;/ corfo delle belle Lettere di Àìonf. le Batteux ,
roperecca Fiancclè ioticokta ^ruis du LwK du Cquc»
...
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50r
5, 7. S* infegna da molti f arte di fa-
te efiratii^ raccolte, zibaldoni , di modelli , di
l^ralì^ di periodi , di feotenze di var) Autori^
ma da pochi V infegna a* giofioi V arte di
Capere fcrivere 4e ftie -^ned^tazioni •'fiiite , e
derivate ddia letrara degli Aotorr • Si dee
irafcrivere non già -quel che fi legge , ma
^uel che fi olTèrva , e fi penza da chi
'legge , e devono i Maefiri imparare i lo-
ro allievi a leggere cflèrvando, e fcrivendo
•le loro proprie idee ruTcita» nella lettam
tiegli altri tibri Chi ooai legge , perGeTiona
la fua mente , -e le fue idee , e leggendo
-poco , e riflettendo moltidlmo , fa de' gran-
di progreili , ma chi legge molto , e niente
tagiona è Tempre ndl* ignoranza , neil'^rro*
n, e nelle tenebre,
$. Infinite fisnefie coofegnenK produce
%flella Letteratura ii ixmi leggerfi i libri colla
dovuta critica , e raziocinio . Se con giu-
dizio fi fuffèro Ietti da molti alcuni liber-
coli degli Oltramontani , che fpeflTo han fat-
to tanto abofo della Filofofia» e della ragio-
M t «ffi non fi iaiebbe^o cosi aanniniti coi^
Bu RetAorifue Ra^onnie » V opera di Fonney fulle
Lettere umane , i oaggi & MooC de Voloire far U
Poefiè Epique , le r£0eiGont deeti Autori da noi eb-
minan nel Tono I. Parte IV. £l boon gjiflo , e teo«
lie delf clorata (oAo gli eicmpj di zaaiodnio Fii»«
Iflfieii ih tali materia»
una fpecìc di cntufiafmo epidemico (*) . Sf
farebbe conofciuio , che tali Autori hanno
polio io ifcena con nuovi ornamenti Je carv
tiieoe degli •odchi iibectini tante vòlte coa^
Aitati > fi copofcpicftbw) i loro foiirnii » i
loro cifDft, le loiD eontnditioiii, la Umto po«
ca Friofofia; li farebbero in fomma e(D vaia-
tati per quel che fono , fi farebbero conp*
fciuti i ioro difetti , non fi farebbe giudicato
di etS con tanto eotuljafno epidemico , V
incauta gioventji non adottarebbe alla cieca,
la opimoni li^rtìiv di tali Autori , ne] oua-
ti , per mancanza tii oflirvazioni in cM^ i*^gr
ge, non fi fanno conofcere , e vedere i di»'
felli de' r^iziocinj • 1/ arte dunque di fai;>er
leggete cop rìfleifiope» oflfervazione , e razio-
cinio è oofe iaiportantiOSBia , c degna delle
caie di ogni veto Fiiofefo » cba ruote fcri«
(♦) Tali Amori, ae'qoali qui fi pfilli fono Ite-
ri nemici d'ogni feliciti uqwna, e d'ogni Letteratura.
'Bftfta che un' Uomo ng?oiiefolc gli legga per cono- .
fteme i delirj Eccone «n'eftmpio prcfo da Momiatf
Jt^nfléan fona «n «0^1110 che il medefimo fa de U«
ki f e Je*Leccetiti« Dice che iSavJ» •
m$MUo Mà Uma$ f ik fi aUontan^M 4^1 vero;
0 4h» UfivU cQmp0gfÙ€ Kmogét fono ScuoU
ilUlu di menfogne y € ch£ vi fino pià tnon in uns
Accademia di ScunTt , che in un^ inura popo/j^ione
«// l/ronrfi, Emile Libr. Iff. : Ecco i pili ftravaganti
MiT] della pid infana Filofofia ! Qucfti libri dcbbon cU
lère l'odio di ogni buon Filofofo, d'ogni probo C««r
tadiao, d'ogni tagioacvoie •
2^}
wre , e pcnzare , non per cflere ammirato >
ma per giovare all' Uomo , ed alla focietà ,
olla quale poco i Filologi han vohito ren^
dcrfi ^tìli {2) • Ma nelle ftucrie per b pidi
4i i tempie badalo • fyt legere i librt in
rapporto delfo Audio d^le pude affid più ,
xhe m rapporto deHo fittalo delie cofe ,
^andocbè ^ come oOerva il Sigo% d' Alem«
f 1) HIùdC d* Alembert ticeitando le caa&ìì ,
'^ercliè i Filologi ^ c eli Antffiaij iìano an*ai pid dc^
Filofofiy e dico che il vado campo Mrenkdiziooef e
hIc' Éitti eflendo terminato , ^n' antiquario , clie ogni
giotno fa nuove fcoverte , fi rallegra di raggirarfi itk
esenzioni infinite • 11 paefe della ragione all' oppoHo^
aCTai circolcritto , e Ipeifo la ragione ci dimodra af-
fai pili ouel che non Tappiamo , che quel che fappia-
taoy onaè che un'erudito, è pid vano di un FiloCofo,
perchè on erudito divora indifHntaincnte quanto eh an<* •
tichi anno fcritco , gli traduce , gli comttiicota ^ gli ado.
ibi , c POCO di Comprende > peidii foco ragiona ^ a .
quiiMlt e dK £ mette tanta gloria, la iiaa Ideata ttne^
brtiGi, talota ridicola» e fytìao barerà, come di6B IL
4* AleinbeR oel Difiorfi PfdWnaia ali* Earìdopadia
di Parigi » qual* A^{occ ioggiun^e eoa ragione 9 dia
fi iia gian difpreezo per tah Autori, e rali lìbiì,
tna che ogni ecceflb è ingiofb • Ua Filofofb vedxA
ae'oiaterìali degli Antiquari certe oo(è miiilCroe dap^
terne ricavar profitto , come un' artefice de' metalli sa
ricavar V oro dalle materie vili ^ ed altre parti metalU<n
che . Gli Antiquari fcavano le mine de' metalli in ge«i
nerale . Un Filofofo fccglie ed efamina i loro mate-
riali • Gli Anuquarj non ragionano (empie , ma (èm«
pre fomminidrano , anche tra' loro difetti | IttBki di
ieiva^iooùi e di tàzìoàsi a'FilolòjS.
204
ben (3) Io Audio delle parole dee edere
uno ftudio brieve , e preparativo allo lludio
delle Gofe « e fi avrebbe dovuco badare da*
Maefiri , a ratnìHarìzare i lom aliievr nelU
lettura degli antichi j qod per imitare lo fii-
le ^ e lo mhrere di quelli , ma per profitta-
re de' loro penzierr , e delle loro co^nrzlonr.
(4.) y alle quali cofe non molto Us^imo bada-
io taluni ProfelTori . (*)
^•5)« 1 Filofo^ dovrebbero guidare la gio-
ventù nella ragionata lettura de^ dadici Au-
cori»
(5) Difiomrf» Prelim* a l' Encyclop,
(4) Continua il detto Sig. AlemSert ad ofTer-
▼arc , che il tempo impiegato per bene fcrivere nelle
l:ne;iie antiche e perduto per la ragione , che noi non
liamo in iftato di capire le bellezze , ed i difetti dello
ilile degli antichi, dall'imitazione de' quali altro non (Ì
ticava , Te non un mifto corifufo d' infiniti Aili , che
ièmbta bellidìmo a noi , ma farebbe ridicolo agli aa-
.achi • Riflette il Signor <!' Alembert , dbe cai modo
imitale lo ftile degli antichi ptoduflè nel 16. Secolo
un'ìofintcl di Poed , di' Oratori* > e d^ Iftorìd Latini ,
il principal merito d»* quali è 1* avere (crhto io una
lingua, delle quale noi non liamo 9 né polliamo eflm
giòdid competenti . Molte di tali opere poiTono paca-
gonacfi a ceni di(cor(i di taluni Oratori , che dir toii«
no parole, e non co(è • invece di ftudiarfi di (crìvere
nelle lingue antiche , fi avrebbero dovuto migliorare
le moderne anche ad imitazione degli antichi, che fcrif-
ièto le loro cofe in lingua volgare a'ioro tempi.
(*j F'da rifletter/ì quanto oflerva il Creech nel-
la (ùa Prefazione a Lucrezio : Fugi quantum potui
Cranunaticorum contentiones de litteris , earumque api^
siòus • JSon ptobdbiiU turiojius vcxiu^ voccs quum
1
tori » e nd eorlb della Filologia , cbe li è
infeircemente divifa dalla Filofofia con con»
tradizione manifclla , giacche Orazio , Virgr-
lio , Terenzio , Cicerone ec. , che nelle Scuo-
le Filologiche lì coiiunentano , e s* ìnfegnaDo^
e fi leggono , furono grandi Fiiolbfi , ed
eloquentiffimi nelle loro., proprie lingue.. Go-
ine dunque cspirgH , fdpergli leggere » rìca»^
varne profitto, ricevendogli fpellb dalle mar
DÌ imperile di taluni pedaiuii (jf)
r
• • ■
niar enim , ne illa morum duUedo^ ^ua Tibi^ aliiq»
\optimis viris non fitua, videbatur , acejceret \ quippe
Grammjticorum gens efi clamofa^ immitis , acerba , /r-
riiabilis^ ncque eorumfamiliaritate cautus aiiquis ute^
retur , Ferpetuum inter eos odium ^ contumelia ^ convi'
€Ìa • Ncque hoc quidem convenit in njìLes tantum^ &
€ trivio Grammaticos ^ Jèd ScaLigeros ^Salmafios^ f^of"
Jìos ^ Huetios ^ quos in qmui litteraru/ji. gentre nu9t^
mas' viairMttw , fid ex^erùmir UlUtraUs 'Cfmmd*
$Uos . * . '
(5) DI fimili pedanti parla Giofoialé* òe^f Sar
tua 7. Efli a £>rza di (bièg^re Orazio e Virgilio-» '
aveaoo lefi ì Imo omIìcì m&isi , ed iapimidi t •
»
Quum totus deeaUr €ffe$ ■
*.. FUtau^ Q harem nigra fuUgo Maroni:
dopo quali verfi Giovenale par che dipmga gli àbufi
delle Scuole di Filologia ia j^uei vciii che £ieguoAa:
Sed Vos javas imponile leges •
Z/t legdt hifiorioi.^ auSares ovyerit Qmnti^ \
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' . fOf CUr 9mA GooMMntarf 6 leggo
wo i daffid Autori ^ Ve ne Ibao taluni coii.
fioie marinali di crìtica , di varie lezioni ,
ài Grammatiche ofiervazioni (6) « Ve ne fo^
/ tto alici con. interpretazioni dei teflo , e con
«Ri$z?oni (7) » Ve ne fono finalmente di
Atttoii Ciiffid ridotti a fixmìdabtli in 84 ^
Bnptiimà > ufiimomanie , varianti ec. con indici
(8)* Qual giudizio formare di taliCommen-
mj^y e CommeniacoKi ^ V^diamo-ciò., chei
m dice ia ragione •
$. Le annotazioni Ifioncbe , CritK
dbe érammaiicaii , lèe fervono a- fiieiUtafé.
inteUigeota éégVt Alimi fa rapporto alte
«aiedfi >. delie ^j^x uatuoo ». ibno ottime ,
ne* .
TénquàtTL un^ut^ y dlgitofque fuos , ut font togata^
J[)um petit aut themas , aut Phccbi haLnea , dicoA.
^utritfm Anchlfa f nomen péttiantque novtrc^..
éirchemori^ ditae quot Accftes vixerit annos. ,
Sitidus Phry gibus vini dOMVtrit uraas
(d) <2i»t-fiM^l6f iHHe ad MioeUu dcflFaróstUo^».
(7) Cnà timfi^ iltìiiM^mJla^
\Z) Còsi (oM gli Auto» <ktS rarìtfnmL , fpe*
fytnéhwf £ otielil comaiéQfiati «lellf Einfio » Btmaniio
Si veda Fabricct neile Biblioteche .Latina , e. Gre*
é^; ed il Walchio nell'IAoria Critic»* ddh4lifo^ La4
lina • • • • Dé^atfeeti <fi tanti Coikìiliienàfriv> delnpo^
co utile che (è ne rìcara , fi é (h noi parlato nel pò»
mo Volume di oaeft' Opera , Parte VK Gfl]K>> X».oiie*
fi i paikuib^ iMi ddi*£loaiia»a ^
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e neceffarre . Ma il caricare gli Autori dr
troppo lunghi , e nojofi Commentari pieni
di citazioni d' infiniti Codici > Manofaitti ^ e
di Aiitòcità pet lo più inutili , è un difecto)f
e maggior difìAto fi è che i Gomilielilaiolrl
de^CiaflTid LMM , è Ottd tliai fi ibtto dlf^
fufi a fviluppare , ed a fat càpite le dtighl
delle arti > delie fcienze , delia cultura de*
popoli % Diodoto Sitalo, Erodoto, Paufaniai
Tucidide p Giufeppe Ebreo fono carichi di
ComitaealatxMri -, còme è accaduto a Diogene
iMxOó ; è Ad EihM (9) j UÀ ^e «lOU
pìiL mHi fi ftvebbéiò pcmti éìvé in qittf
Commentar] • Quante miiilCnte oOi^rv^ziooi »
c •
(9) Fahric* Bihliotfu Crac, Noa fi può nepre
clie mòXio utile £ pofTa ricavare da' VoiumidoiI Coif^
tenUrj dccù Vofiorum^ ma fi <Ìevoa leggete, e a<!a«
piate con moko «ndizio, c molta (celta perdiftingue*
re renidoioiii mm dalie inaili» e vane» chefeoomol*
<e« Ala fi Icj^no per lo pid» 4> fi 6w leggere «-
fonando cak GornioeDtarj > NoteSMuttuè » 6 duindi
«v^fiene , che la |;ì«vencù v' impàifa ipiciiil
'di compilazione , e di citatioai imitili ti iadigeftfe ^ o
lo fpirico di una Critica iotemi^àte , t di «t^ pèdiui<*
tefca maldicènza , giacché i pid illi^i Cottirnéiicatorl
Variorum altro per lo piA non fitnno, cHe ladirar gli
Autori, e lacerar loro ftéffi a vicenda. Il fattiofo Bar*
inanno nella Tua Prefazione ad Ovidio da affo com-»
incntato chiama Crifpino y e Knippingìo commenutores
■€ pltbt^ Ovidii corruptores y e àìctfluplda ed igno-»
-rtoee il ^nsofo Jli4f(§iri » fieUc kaùOOi di tttbaoÌMf #
Ì908
e FilofoficFiè' rifleflioni potrebbero farli fopra^
Plauto , Orazio , Terenzio , Virgilio , Cice-
rone Ovidio ed altri claIBci ? Grandi ed in*
finiti ferviz] fi renderebbero alia ragione umat
m^.lb mokr ciaffid Autori^ che tfiiuBi cre<%
dono doverfi laTdaie Graaamacid » ed a^
Filologi, che vi pefcano virgole, dittonghi
" accenti , frafi , e periodi ^ fi reftituillcro al
loro fplendore con commentarfi y e diiucì*
dbrfi da^|;raQdi Fiiofofi ^« die. fviiqppaiSsra i
filati ^ e -1^ origini delle, conotcenze umane
In- eflf' cgmeooiìe ^ z non gi» caricar tali li-»
bri di miÙe aoie ooa> citazionr ricamate a
Mofaico > e clic fola fervono a far crefcec
di moie piccioiiffimi libri > dovrebbero e(Te«
te da brievi e- fpiritofi' , ed utili commen-
taif accompagnati, per eSer utili aU'imellet*
ed . alla ragione , e. per illuminare b,gTO-
ventAt.' aBa Filologia agplicàa^ {io) / ma
(lo)^ r Bimnai^dV gfiE!nìfir,i Crono VÌI, i VaiT
fir^ i' we({er]ioTÌi , gli Avercampii , i Bfoockiifii ec ce*
àaflno fatti Gommentarj laboriofiiliiiu , e copioiìffinù
con infiniti di prefioioni , teftimónianie di dotti , ^
rietà di anciclii codici , di(&rtaziótil , indici di parole ,
indici di frafi , indici di Autori , indici dell' edizioni
dell* Autor commentato ce. ec. Ma intanto tralT infinito
CAaos della nojofa erudizione di tali Gommentarj , trai-
le tante varie lezif>ai de' Codici antichi , cofa impara
la giovcntd ? Se debba fcrivcrfi Omnes , omneis , omnis^
^. ^ojne dicbba ru££Ìifiì quella voce die iì vuol ;ogIiere.
Digitizcd by
poch? A^iiorr fianna comtnentato per gTova-.
re air. intelletto , e moia hanno fcritto per
p^mpa vana di mmojcia lf.i) » Moitt Amo-
IkmJL. a- ri
II- Bentley Là fette delfe infinite , e proli (Te qiieftioiii
per far ben capire Orazio, o per ofcararlo? Con ra-
gioQC il Pope, nel fuo Scciblefo ha der'fo tal modo
dì commentare . Meglio era fiato in ,tali Comm^ncari^
analizarfì i pcnzieri , le idee , le bellezze delle cofc;,
contenute in Orazio , c ricava rfcnc efemp) per pcrfe-.
2Ìonare il buon guftq,^ 1 eloauenza . Burmanno com-^
mena Virgilio , Ovidio , Fedro , OraTlo , Li^gino^
Quinnliaao ec ec. , ma parla .niolto alla, memoria cu
mente all' intellecio » corno pNei:« lo vpid^cc»d$ ne'..Coin<>
inentarj decri fartorum^ qu^ta-iHinaliiU feci'imnieQ-
& ^ipga>aitca da'bro Autori^ alnetaoto-iniitilLpec. il
bmm raziocinio, e per illuiainar riocellecco per via d|
offinrvaxioni,Ì9p«a:9tali AiMori. II gufto, che i Filologi
hanno . avuto per 4 Goimiuitai;/ p^olifli , e pieni di a«.
taiioni, è paflacp ancoca-tra' FilofoH >. IhMpsheim , a
MoCèmio , con un' infinito xngioLo di nojola eru4izione
ha commentato il filUnia , iotellcrtuale del Cudvyqrthl
libfo ofoiroy ma refo pid ofquro dal. Comm^atato^re.,
(il) Aprite il Salluftio di Avercampia . Trovcr
rete- iniìnite- difcùffioni, fe l'opera circa^ la. congiura di
Catilina . debba intitolarfi . ^^//«/n Catilinarittm. ^ o de
€Onjurati<MU CatUinm, ^ ^ - come abbia Sallu(lio U fiu
€pm imitdba. Vi<U ^aUuJL lUverc. Tom. L p^. i.
JfmfigféU if^x» iGoQitnciji t^alluftio vCp^ì ; Omnes homi^
^ i qui fefc fiud$nt prafifif» &c< Si aijttcono nembi
dicthasnoorper fcikie iè.dibbi (crifecjSjQiB^j, omneis^
Sìegooaa poi «Urei qi^edioaL filile paiple^viir^ ii
fiiintio tranfigant , teanJiaiUy trad(tcant , comev^lil
• (^i u dica di -gnoKir qaai lunii .riceve la mente>
e r intelletto da tante varÌB: .lezioni » clic piti accre(coni(|
i dubb), le pedanterie, e le-;Confii(ìoQÌ}. Cosi la memo-
lia $rAiiiG» I « 4; iiiiélkci^..&.d^pcj|?|; • Xìv^^ùf^^
ti Claflicf delle Ungili Viventi (òdd flbd jn»
cdra cosi coomieiiutf , cioè pfù per la me*
moria , e per i vdbaboli i che per rhucHei-
to^ e per le cofe (^^2). Se i Commeiiurj >
che
émmtàmio qeeìl'tfiiffio di SaHeftie aiaibbe liflecia*
fb , che quello è poco adattato a qaaoco iìegtie , che
è generico , che contiene rifleflloni non analoghe allé
cote , come riflette Lord KAimes ; avrebbe riflettuto
filile origini degli fviluppi delle fiicoltà umane , fopra
quelle» degli animali, fulla cultura deirUotno, che ca-
giona la Ina fuperioriii , ed avrebbe data un* occhiata
falla cultura delle arti , e fcienze , che ci rendono tan-
to (tiperiori (òpra gli Uomini fèlvaggi , quanto gH Uo»
ttint (èivagei lo fono fopia i bruti • Si ^Éak cke que-
Ao «o<|o & commeittaffc tAHk h idanaio alb giove«^
die fiudui ^Iwa S « ^ dii^ ^ iiiettróiiit ftoo
FfiQ&fic^ Vt/Sm ftn la mvM* poco «fama ri»»
ticciaì udH. Cambiandoli a primitiva edecazione Let^
teraria , fi cambierebbe I» ttmo dell' intelietcp da' fà»^
ciulU • Le difficoltà danqae » che ci fi oppongono de*
nVan tqtte dalla breTÌi4 dt cM àMalkni dal firfpo fe-
danti ftiior itigombrati .
(il) òi leggano le annotazionf fili Petrarca Ssdm
dal Caftelvetro, dal Muzio, dal Taflbni, dal Muratori.
Vi fi trovano quafi fempre coatrafti di parole , di va-
rie lezioni , inutili oflervazionì Copra piccoli concetti p
penzieri, giochi di parole, e minazie Filologiche. Ma
|>erchè nel commentari quel f^oi che •ft^Uatt in ri^
me Jp4rfe U juQno^ non n é parlato deli origine dclU»
Icrivete m xm » ed ia arofii ^ e deiriftocia t e .etfiim
detta xvm » Perdié patlatfM del gimdb mmm del
Petraroi , eoa fi d <tfle«ikùr bietutae le' caiaOif i
ieri' incauta giovemif BoreU m à firto falippite 1#
Ciofiili di quelle vane fpera/tM j § «Mi Mv/t' caé^pH^
kbe xiAdfioMr Mie feflMir Umm di cMoMie^ e»-
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cfcèfifemKx a'CIadìclanticM, e maJerm fuTe-
ra flait più Filofofici, più Filolbfia. vi farebbe .
ftaUfiieUd gioventù »i;ne!PreGeil^^ • ^a .
per la più:^i ^ Pceoeitorr 0 -oxuwiwdo ^di .rife-
lire a* giovani:, ciò - che.-trovano.-'.lcritio-^M?"''
Cornmeniaiori deMibri^che fpiegano, e rquin-
dL avviene , che . con qitel ' moda d i fpiega s* '
ignoriDo le- cofe ie più ^utili .dopo qualunque -
de^CIaiCci oiado> cbQ. fi. 1^<^
< / ' ■
«c ja il TaiTon:, fe i ^rtt^ Tdif^U fià tempa tc^
fìtxìo badi y o mediocri , pecdiè v «» .ifplegadt com
. ma McacA: dcUft^cwidikidiifrA^U/iiiif^ inaivi
avttbCeApocatOtfnprire: il . veifo* .«^
In matgioe <- poiw (ì avrebbe potuto -notare -qualche pò-,
ftilla di.wic leziom ,.e di Filologia , e non vgià feri-
verfi tante con/tJeraiioni fai Pecrarci , e con .tanti con»
uafti, e critiche di tanti- partiti oppo (li v e pure taace
confideraiìani, ojj^rviihni y ed m li fan-
no-oflTcrvare y ponliderare ed 'annotare cote utili . L*
iileiTo è ayrejiuta^A.bapaa.pacce de';.C3\aiJisnc9:on di.
Djuite y CaU ce. >
• (*) Cbi. voleffe l(5«rp^-crcon.'pro1ù^ fiir'.Ieg
gli 'Antodi cUÌB?i* 4of Kbbe .o^lta fpiega , e Aetla lec<»
aiO:4i ddt %f offerm ji^bÓlìfe^» le pu^^ Uli4<f
fiu-^.jmjallat pi]|:»le^ c»fe ,> CULvoleìfi per/efempi»
g;re > cJ- infe^'ure on profìtto ^VÌrgiliO',. dovrebbe
/ odecVare e £ar' of&rvaie le Cégaejiirii so(è ; i* Le caii-
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^1%
f. la. Gif Amorì CiaOid foao i fonti '
di ogni utile fapere ^ e di ogni buon mio*
chilo ; ma tali iimpidìffimi fonti fi fono in-
toibidai'i , e ripieni immondezze da quei
pedani! che vi 0 fono immerfì in tali ionti
per pefcaxci dittonghi , ed accenti , parole ^
e periodi, onde è avvenuto ioimenro danno'
alla Filologia , che fi è feparata dalia Filo-
folla y dàlia qtiale è ^ e dev* eflerè » compa-
gna indivifibiie , perchè dalia fcìenza delle
cofe dipende la fcienza delle parole , o de*
fegni delle cofe e la fcienza de* fegni delie
cofe, non. può ben caprrfi fenza un' intellet»
tà illuDunato dalla piiqfofia • Intanto è fiata
una gran difgrazia della Filologia » che i
Pedanti 1' abBiano ottenebrata , e che pochi
Fiiofofi fi abbian curato d'illuminarla (13) ,
P ia fnaggipr jparie de' pretefi Fiiofoii fi fo-
che le ^pcppipagnatono • a. I carattere èìmA delle
ititt opere y e £lle perfòne, e delle co(è in effe ra|>-
prefeotace . 3 . Le fàvole , e gli cpi^bdj • 4* I . caranerì»
c4 i colluini degli troi, e de' Dei. di Virgilio, f. Le
aringhe , e difcoriì , ed i varj generi di efTì . 6, Le
defcrizioni , e le imagini, ì paragoni, c le fimilitudini.
7. Le arti, e le fcienze tutte, delle quali fi parla. 8,
Fare di tutte le anzidette cofe un' imparziale eAme per
legerfi , e capirfi con un' efatto raziocinio Virgilio , e
farfene indici , e fiflematici cftratti di tali co(è contenu-
te in tal* Autore . L' Inglefc MonC Poifer uc ha dati
belli efiiippj di tal p:auo . Ma ha f?tq tali ìndiGi il
. "Stumannó , il MaTvicio?
(15) I FBolbfi iGi &H> divagan a fiMotf filetti
f
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1
no diff ufi in ccfe inuriii . Aurebbefi a fare ua
problema , cioè fé più abbiano ncciuto alPuomo |
\ var) pedanti colle loro inutili occupazioni^ ,o
varf Fiiprcfi colle loro inmìii , e fpeflo no-
cive ed empie ricerche?
§. 13. I pedantefchì Filologi, die mai
. penznno , ne fanno penzare ,.ma folo dico-
. no , e fanno dire gli altrui pensieri , fono
come gì' infetti , che rodono le piante , ed
i vegetabili . Sono dati coQoro al vivo' dipin«
'ti dal Voltaire nel fuo Tempio del Cullo ,
ove dimollra i Salmasj v e i Oacier , come
O t gea-
* tawlli 9 e per lo più in 'co& afiene dair Uomo , anzi
lìan voluto renderlo infelice con jparadofli , coli' aiTar-
dici dello Scetticifmo , dell* Indifferencifmo , e di altri
errori figli dell' infana Filofofia del fecola , marcKcrati
fotco i nomi di Filofofia della Natura , dell* Iftoria ce.
ec. , ma non già della Filofofia della verità , della pie-
tà , e della religione , e de veri interefli tetnporali , c
fpiricuali dell'Uomo. Quefti Filofofi, ed r loro fimili f
cne (crivono inurjtreta^ioni dilla natura , Codici dt!U
Natura , Siftemi dtUa Natura ec. non h»mo infelice-
niente capito , che la loro FiloCbfii cn hSSk » e potca
coste dille Orano / ^Uhr. h Odor. Od. 34- )
infjniens fapittuia. • Quefti nii lòppolli Fdofofi , Te
Jékt tàcL U viali nigliofate, e indet (èlice f
Uomo, la via di edificale, e non di ftruggere infana-
mente , Ce avefTero cercato d' introdurre la Filofofia a
nrigliotar 1' educazione deUa siovencd nelle (cuole /a
. pemzionare V eloquenza , e le fcienzc , e le arti , al-
lora farebbero flati utili alla Società^ ed a'vcà'iiKCtcA
teoiporaii» ed eceioi deli* Uom* .
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314
£riit.afpitf€ «i* -imm(mÌG[{€^eniiitt . (14) ^Un
»^Qefti<ìnfegnerà r gìovanrdel ffColo^XVIlL
e 'iàrà'^ loro 'imitare *Autorx anticliiffìmi. Scri-
veranno efli invitando'con iflento uno Ilìle ,
or ' di uno , or- di >un' altro* ciaflico Greco , e
cosi* iQdipateranDO- a 'feri vere «-^ed imitare i
giovani , e po^^d^raIlho : Ecco loifi&t^dd
fied* Nùmero J^fi^ ^ Virgilio ^XMàiù ^S»
Mh^ / GimOb >mii « ^mAhero r finito '^wnegUo^i
JB*> im ^Ttreniio , un Plauto novello I Cosi
crefcono Je imiiayroni , Je adulazioni , ed il
pt/Iìmo godo . Così noi viviamo nel Tecoio
XV11I«^^. abbiamocela noftra' ragione -^e Vin«
telletto tragii antichi Gred ^ e tragli antichi
^oiiiaid<.(ix) I ^ o^fiué- fiamo-ÌD ^Italia » ^ ^
{14) Là j appert^us les Datitfs, Us Soum^^fes
(13) Le fmnòm , cosi relle arti ; come ncft
icienze j.iead^iiò (èmj^K ad imitata pùinictfto-y e -'amnit*
lare ie fiO|(è lkaBìeie,-die a miglioiir le^proptie •'«'Le
colè flWftrie^eJk 9t«»^alfe%kim» , V-conliriQ^^ alle
arti , «I IqAo^, Mttìlm ee. niifé''£. piemfeiio <ia' fb-
reftieri/imtt £ÌMM!a alle^dli^pt«)prìe.,'*e loro ufo. Le
leggi dicono X2\ntiv£ àoHmpmitdert deigUéiitUU
e Gfrci • « Léjkie^fé^ dévan^ trattan ìrrLAtino-» S i devo»
no eonfimar gHar'r.i fuUeMuguéOrienuU , e Juile rtmo^ j
iìffimt éuiiiclutà deFenicj^ Crui^^Latini* Gridana al-
tri. J/.^rvo/i^ imitare i FranceJi^ gl' Iriglrfi, gUOlaum
dtji, t Rufii et* Le arti, lejcurie, le leggi , il cdm^
mercio , il ventre, il magiare , l* abitazioni , tutto de v*
ejftre a lor modo» 'Tutti i vocaboli delle cucine, del»
ie tnenfe , i nomi -de Ila gente addetta a fervile y tutto
^ Fféweft^ €d ta Ifi^c • Tutto diU^ffiU inutagio^
Digitized
- Togliamo inViCce di edere originali , farci
imitatori iegi^ logleG • e de* FranceG ani-
rnaefiiaci un tempo dall' Italia in tutte le
(àmat^ Jid atti* oii4*.è»ciie a rifleflbdi tali
fiervfli oo^e imitàiiofii fiacn derìfi dagl' iftet
fi Oltramontani , che noi con si poco buon
fcnfo imitiamo fino ne' loro errori, neMoro
deiirj . L' Italia pitica Maedra di tutte le
nazioni avreUw a ripigliar^ i Tuoi dritti pr •
VMàtfi id'ìnlegoar T Europa in tutte le lcie.«
ae • ed arti 4 e fivolgeru «Uè fede j vere t
ed utiii cognizioni •
14. Sono padati più fecoli , e neFe
(biole G fono feoipre infognate queftioni h XJt
ttli GiUe arti , quante fudèro^ e qua»
M, b iaLagieij e la Kettorica fudèro avti^
• Hàmm I jBQQ <G è per Jo più badao tàm
I caufidi del fa pere ben parlare , e bes raglo-
I nare , e fi fono date intìnite regole di Gram-
matica ^ e di Rettorica • Si era formato ne^.
ieceli ittcfaaa m ìmTo di dud| » cfae fi di* .
Q 4 cea*
m éiegU Qfimaii «nin^ mfjh^fyà 'pA ftoe^ a «ai|p
loro maaiere <li vefttre , agire , penate , parùie 9Cà
Qaefte opoknù oitooctono affili a* progrelfi 4tlk arci ,
Icieoze , commercio « manifacmre , e ricclMaaa di
i Qo^ jNSfiza^ . La vera ^ilpfiifia. in^gna a mi^iprare
le proprie icienxe , la propria lingua , le proprie atd«
Se i pedanti peccavano colla fuper(lizio(a imitazione di
■ Onero, Plauto, Virgilio, Ovidio, de* quali tutto imì^
taviKio , fuorché il buon gufto , peccano fimilmente i
modecpi col pedantiiìaQ ^ J^QSiflW^ ^fSfìf^
uamoatani Autori*
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t
2l6 . . t
oeatio 'IHmm y >Sr^'quafrMum . Nel Trìvio s'
iiiiegnava h 'Grmmatica, la Rtttorica ^ -^ la^
Biaitttka ; e tvA ^mdfhfio là MuHca , i*
Arftmetfca, e T Adronomia $ ed 4n taiì^j^riy}»
e Quadrivi s' ìflruivano |JochìflSn»/chewno
i veri dotti di quei tempi infeliciflfìmi , nè^
quali fi nimava un gran libro un inilìo di
fliii diverfi d' iafiniti Autori , ne* quali fi
trattavano materie difcuflfe con altro miflo
di fcntimenti Pitonici, Stoici^ Perìpatctid-s
come ^ lì vede negli - Scrittori ^i quei^tem-
pi (i6>. . ;
• * §. ly. Ritornando a' Comtnentatori de*
Kbri , gli abufi de' quali fono Bali prodotti
dalle caurali qui da noi riferite , e da oflTet-
varfi » che abbiamo eccellenti roodelU di
ìniftiiire nel «^mmentar gli Autori con giti»
d 7Ìo . l^Mnjgieie Creeek ^itacidà nel cemp»
il t fio le cole , e le parole xli Lucrezio' . il
£ymolo -Warbunon Amore della DiWmi Lf-
ga^ione di- Mosi, commentò da Fi lo fofo nel-
la fi(a opera il , 6. libro dell' Eneide . Ua
Filologo amante dell' nman geneje aviebbe
potuto cosi commentar tutto Virgilio^t^
«wArfl. XivA Chap. ir. , & riL Sull arce A .
bfenMégèirc' i libri , di ben capirgli, e di ben coinmen-
Éi*-gli , e fiiUcf regole intorno le ricerche da tarfi per
la buona Intelligenza degli Atltori riflette molte cole
^ d by Google
^7!
ri-ìGIafllci. te nfleffioni delPlnglefe Gordon'
•ibpra Tacito , fono modelli eccellenti , co-
me ie.- ©flervazioni del P. Tomafini fopra f
Poeti, e grtaorici. Le AnaliG Tulle Ocazìo»
ili di Okerone fAte dal Sefra Cappucci*
no vagliono moko più di non r pochi Com--
iTìentari fopra Cicerone. Le antichità Ome^
riche del Feitio fono un G)mmentario dt
migliore deUe dtffufe «ote di Clarke , e di
Baroes , e fono •'fo^fi pia utili dell' ifteflb
Omero, come-^redea MooC^e Longuerue,
perchè eflfe ci daniio un ribatto Fiiotofico
delle opere di Omero m rappono a* tempi ,
a' luoghi , ed alla focietà . Cosi ancora ha
fatto Monf. Blackwell nelle Ricerche fuHa
vita , e fcritti di Omero , libro che può
lèmie di utiliffimo Gomnicoiario ad O-
Baerò •
§. t6. Quante fode , grandi , bdle ed
utili cofe fi avrebbero potuto dire fol IX» li-
bro deli' Iliade di Omero? Quante cofe Tul-
io Spirilo dcUe nazioni, e progreffi delle co-
nofeenze umane , fulia Geografia , fulle ar-
ri , e fcietue avrebbe potuto dire Euftawo
eiarke , Barnes ? Quante f Commeniatoii di
altri Autori claffici (i7^f & coii fiitiirc
1^
(ì?) tngoÈo antieo Scrittore, èòniinentò Terèn*
sdo con qoefto lodevole Ccòpo, facendo vedere in ogni
ibena fi genere di elo<|uenzà , nella quale la fcena è
compolfai ^ E* Vtfko cbe tifisi i gèneri di «Itflliiéiiza
i
fegnata infieme Y arte di far legere , capi-
re , e commentar gli autori ^ guidando dal-
ie parole alle cofe, dalle cofe alle pardc, i
^ piogrcffi delle fcienze farebbero (iati lapidit
fimi » e ia Fiiorofia » e la Filologia imo flu«
dìo^ quanto più contemporaneo , unto pf&
utile, e fi farebbe cercata tragli Autori claf-
ficf la Filofofia , ed il raziocìnio . Ma vi G
fono cercate le parole , e le firafì , ed i periodi*
Colà è avvenuta 4 ed avviene da tale ÌQCCNiTe«
nienii^ La mente de' giovani defUnata a gran<K
progrcfC» sMnfelvatiohjfbe con triboli» 9 ffìk'
ne imiifli oonofbeoae j e poi dee venir ia
FiiofoGa a ^ofcare e ridurre a cultura quei
flerili campi, e rendergli, fe fi può,agran^
didimo flento fruttiferi • Non era meglio ^
^ che ia Filorefia Tulle priaie vi avedè fparfie
il buon téme, ed aveflè impedita ogni j^an» •
ta fdvaggia di nafoerri t e di moliipIiparviG .
i triboli, e ^ine f G>loro cbe evedono er«>
roneamente , cde ardua cofa fia per i giova*
ni V ammacflrarglifitofpficaflaenie o^lla Grani-
mai»
rapporci a' quali fi ri&rlva nelle «sntananofè, e pe-
ce pcìli Rettt>riche dì quei tempi; mn non (ì può nie*
gWB «he commenti Terenzio da gran FiloTofo di qoet'
ttmpi , co(k die non ha facta il famoto Wefterhov , che
nella Tua magnifica edizione ha raccolti i Commeacarj
di Eugrafìo , ma non ha feguito il favio metodo dt
quello . Il Macchiavelli ani6 cercando in Livio , e in
Tacito le cofe , e la politica febbcne fpelfo con molti
errori . Il Drackenborck il Ber-ncger , ce ec. , tì cec«
cacoDo le parole^ le iìaii, le mìe Icziooi ce
. lyi.i^ud by Google
— i
malica , fieHa Tilologra , nneìk ^lettiira degli
Amori claffìci , avrebbero a rifletiere con
lèriecà a queir emifiichio di Virgilro « i4^eo
-m 'UnerU confuclcere multum tft i avreb**
bero -dG Odlì - ad eflèr Filofafi , o a i^ggm
almeno meditando ^gli Autori-, cfae^coo^ii-
aìoctnio 4iaimo tfattaie^e^cofe Filólogrche ^
*c che hanno dati piani utili d* infcgnare, e
di indiare , come tragli altri han fatto Monf.
le Eaueux, e ModC de G>ndiilac s ed alio*
xa confeiferèbbero la verità delle noSreTÌ«
>f leffioni *^fuilUrte -del 'hcn ^piic ^» ben Je*
:gere i jibf1^(i^)«
7i8) y^rgiL Ceor^. Il, V. 273.
(I j; ) Gli Anciqiiaij , ed i Filologi per • lo pid luui
*hxxo pid ofcurare i lèniì degli Autori nei oonnaemar*
^lì , perchè gli hanno fpeflo comoQentati per più ren-
dergli tenebron . • Coftoio han trattate le fcienic, come
riflette iVlon£ d'Alembert Pnefu, de C EncycLofed. nel ^
modo col <]uale i Preci di Egitto fcriveano , cioè con
ofcurità , e -milleri perche vorrebbero che tutti i libri
^flèro a 'k>ro guflo « Che le fcienzc fuflcio ofcure,
e tenebra(è »' come appunto Biccauo ad arte i Preti dt
Ej^itto, ièooÓAo -tiiTerva MooC d' Alembert , -lettenft t
Jogleiè yffv^itmm i«t& fotaio felbieie ùm i Si* .
cer^' «delf aitticoTfriRo icr^ro eoa tenélyre, ed! «le»
fui , non 'fer «ìnriioppar le "fòienze » ma iper necdfiti
^ averli *dotuto (erriie«deHa Siritturs gero^tca dit'
in la \ftiaa ^Tcrinum , xomt Miene <dB> Vicbama
02^
.^^^^^ ^fftnik^ ^wr-f^
CAPO Vii.
Si Mmofirano con alcuni efempj i Letterarf
iòvtrì di ehi Ugge ^ t di chi vuol b»
eofin^ € bm eamnumart gli Amori »
. $. X.
GLI Autori fi leggono, o per perfeziona*
re ridee , e le cofe , o per perfezionare
le lingue , e le parole • Il primo abufo di
molti lettori , e Commentatori è (lato queU
io di badare più alio ftiie > ed aWocaboli j
( dbe alle cofe contenute ne' libri ^ e 1' aitco
più maggiore inconveniente è fiato quello di
aver* effi creduto , che fi poteflè badare allo
ftfle fenza badarfi alf idee » ed alle cofe ,
quandoché l'idee, e le cofe^ e le opinioni,
ed i cacatteci de' tempi , delle nazioni , e
■ ^ e de»
^ 221
. e degli Autori Hifluircoao filile lingue (i) •
Si vede dunque , die alar errano coloro ,
che vanno olfervando le fraO , lo flife , le
lìllabe , le virgole dì Piatone , di Omero ,
di Virgilio , fenza ciirarfi delle cofe utili in
elS contenute (2). PochiOìmi Commentatori
baD voluto fiire 't|tf analifi ragionata de' loco
Amori in rappòrto sdié coTe in'priax> luó*
go , ed indk akre riflefflohf fillio itile ^ e
Alile parole in rapporto aHe cofe ; an2Ì co-
loro, che han voluto illuminar le fole parole
hanno per io più fcÙMo (enz' ordina e fen*
9a precìGone (3). '
2. i Commentatori > anciorchè àv^«
• fiero voluto badare pià' alie parole , che alfe
cofe j, fotia il pr^teQo 4' ìflruire i giovani
nel-i
it àingujge »
(^) Si veda. r open fnglde intitola The Gun^
éUfi. VqU h m 77* ove langmicate fi parla di quella
«laceria.
(z) Coloro ^e ci hanno lafciaie per efempio^
Analifi ragionate éàiìt Orazioni di Cicerone , come ha
kno il f. Sfrray td il P» Marcino du Cyj^oe nfl fao
libro intitolato Fons Eloquenti^ in 9. Vunna ìJ^S^^
hanno più giovato al pubblico , che tutti i Commen-
tar) I piti diffofi Tulle varie lezioni , e fopra i vocabo-
li c ftiie di Cicerone . 11 ragionato progetto dell* Indi-
ce di Mon£ Dry dea Tulle co(è le più rimarchevoli
contenute in Virgilio , vale affai più di tutti i Cora^
meacari d^l Maalvicio , e del Burmanno , comje vaglio^
no afTai pìd U éntUkìtà Omeriche del F<i^ìo-jì* Offd
altro Comnimari» aofòib Aa^tfieflb Ancozc;
Beila.^ Uogua- , pure dòreano unire a^: loco ^
Goountiuarj^'.una interpretazione più Tacile
e più^ciuaia del .iocor:Àutore » qiialcr efleodo "
Poeta > dovèa.uit»r|p^tar& uitieramaite - ia
pro& pia. facile -, é più - nueUigibile - come
ha fatto Tomafo Creeck nelE interptetare
Lucrezia in profa , e come 0 c facto ne*
Comoieotari-fy . deitt aL ufum Dclphini , ne*
, quali oltre la xennata neceflària Joteipetra-
iiOQe; vi: è; ua.Iobcio ufo dilerodiaone Iilo*^
rica, Geografic»>.Faòlogìca^, .quaodóchc i
Commentari detti {^ariàrttfit -altia-jper Jo più .
non contengono fe non raccolte di varie le-
zìom , le . quali ^ ,fe non mutano il fenfo-. del-
lè.OQfe feaoii^iUuminanarAutore, noiv fono
• da.cucanbfi » <x>me oiIérva>iL.(>c«^ Rifuiu
quindi >. cheragit ocicht di' un^ vero Savio fo«
no pià ;tittit»' i Cónuncatatori ' détti ad r ufim
Delphini i che quelli^ che: fi cManvmo Fif^w-
rum , ne*quali*.taniOuabbaglia/il luflb Tipo*-
Ujrafico. (4) • .
OpfKxmoo^uIuuu^, cbcugU Auto*-
Ci nocrcfce il dire . (4e:i Cbllètioit '
Commentari
detti . /^4««nMr imbevo» ttlora i g»pi^
dcUa-fpirito di raridicea» . e aijml Oiffiiinfc^
mdbroiomKr lacctaiff. Miiii»«p«^Ì«gS"e rcn»rcaii-
Ado la invcww:atsod> ed wcìjrili, die U il Jtoiiaa-
ao mà Cib^OmiinDatacta ^ ii .O^io «miia Giovanni
Cfenop, due lo chianw » ttfki^à» . i?^/^/»- *a
;iyuizod by Google
ri Chflioi ed ii fine per i quali C commen-
tano , non aoimetiano molti laziocinj • Ma
quello è QD iofifnta di chi non vtioie , o
non può > o non aà renderfi utile agii Uo-
mini • Portbmone uo^ elempio « Si kggaao
le note fatte da*^ Commentatori delti Kjria-
rum alla favola d'Icaro, e di Dedalo riferi-
ta da Ovidio ^ i & ie^g^tia ia particolare
quel*
§tot* ffims d£ Qot^àU né ofe lo chiama «m/mum*
Hq > cati€j e ludibrio dtlU fcUnie » Nella nota al var-
I» ééìi" ifteflk. opaca io chiaim. /iufer& ^ t pawr»
QauyfUl0*- Nella nota la dice Qéllulo temerario ,
. €à€i Jt ff^fijf*^ Filqfofo onnifcia ^ e nulla sà ed ia
altro luogo- deride tutu. TArte Critica del Clerico fpe-
ciatnìente nella nota 6\, de ConfoL ad Liv* Colè- atro-
ci (lice ancora nelle note 103., 113. 164. 170. Nella
nota al veifo 252. dcl^ ideila opera la chiama cjc<y
'nefando^ t ttntbriont^ Simili (060 le ingiurie della no-
ta 2$d. y 340. 387. , 3pi» , 3^3. ed altre
iDoIte . Ecco badami maldicenze per corrompere l'in-
'telletto y. ed ìL cuore dcT giovani, e- per nauleare i veri
iotti; quandoché Bufinanao». ia mCb (hm varo
loibfo ancbbo pomato ^fiiiza BK>rdad^ y, fisaoprìre uél
Ciesicn gavl ersoà ta inaierìe Teologiche >. a Maf^
paroe le caulalt^ e le cooCègpeiizc , e; oocL avrebbe a*
gft ii Bormanno miglionttOi il ibo intelletto , ed il fbo
cuore » Ma vi è efempio ancora d' incivilci tra' pretefi
Fik>ib& . U Brucherò nella Prensione, all' Iftoria della
Filo&fia parlò- male di MonC DesUndes e di Stanley^
11 Oeslaodes- attaccò il Bruckero , ed il Bruckero nel
' Tomo Vi* della (ha Iftona Filorofìca di (Te gravi in*
iurie al Deilaadea * Ecc^ U ^ca atodenaiooa 4^*
eiteoii!
14.
quelle del Burmanno . SI 'Vrfrarrio citazioni
accumulate di Poeti, che hanno parlalo del-
b medefina favola, fi- vedranna vaiie fraO;»
varie etimologie , varie* fezioni » e contrari
imitilr falla favda di Dedalo , e d' Icaro «
% 4. Un Filofofo , che av^ a coni-
inentare tale luogo di Ovidio, e della favo»
la d'icaio , direb^ che i voli d' Icaro fu-
xooo una leggiadra fantaCa de' Poeti , e che
le ali per il volo di un uonìo , come fi è
oflervato da MonT. de la. Lande, dovrebbero
avere -t8ow piedi dffanghezz», e^^rrghezza»
cofa difficile, anzi impedìbile per un' Uomo,
i mufcoli , e le forze del quale non corri-
fpondono all' azione, che dee farfi , per vin-
€erfi la, refifleaza dell' aria coU' opportuna ce-
lerità per la neceCTarià.eflenziohe. Un Filo-
fefo (bggiungerebbe fatali drcoQaDze che \(tr
ali di Dedalo, il Carro volante <H. Rttggiei-
ro Bacone , la Barca volante del P. Onorio--
Fabri , e del P. Lana Br efciana , fono cofe
linpofllbilij perchè. P aria jeflendo.Soo- volte,
pià leggiera, deir^acqua. , doviebbe .fceglierfi
un vamUetto vuoto^ di aria *, e aie» avelfe
800. volte più di volume per V ifleflS maC»
ik, perchè l' Uomo dee occupare circa due
piedi cubici per foftenerlì nell' rcqua , un
vafceiletto del péfo dr un' ' Uomo dee occu-
parne 4* nelP acqua , e : 3100. nell* aria
onde ci voreBbe un vafò vuoto d'aria^ if^
piedi lungo, br^o , ed>aIio^ e che -nò» pe«
faflg più di un' Uomo , cola fificameate ir»-
.i^ud 6y Google
pe(n6il%\ cx^tnie' olferya^MÓbCMe''ia i«ande ^
ÉMDofo fifico , €d Aflronomo • Quelle rifle/Tìonl^
avrebbe fatte fuUa fevola d'Icaro un FiloTo-
lo» che aveflc-^veluia-dii^ooitf >..c.naQ vaot
I^roie
tfif'f. Vtit efembio dd^ rasiocinfo di 0»
fuù nella lecconi de KM irflglia il fegoeme.
Aprite i tanti Com{nentatori,N(Ìe'^iiali grlfiorict
Claflibi Grécì e Latini aboìidanO '> aprite i
Q^mpHatori d*^ infinite- Ifterìe* Univerfaic 9.
vedrete le antichità y ie-^Scienze -t la Cronot
logia degli E^iziaiii , e Chf{)efi innalzatr-allt
Séh'i '-nbi iirano-df' ciii'hÉ coti detto
Icritió HSkimo «d infinilie'-dianolci cht
può avere tal HAema^, vale a dire aHe fe^
giienti rifielSòni ^ che ditnofirano- iooertezw
aa* delf« pretere antichità deli' Egitta ^ Qìi
P^2iani.'iioD hanno nomi de* loio Re , ma
cfaìaaaano.PAmM Pharao IL , eoec;
«utfMt dinocr Ae-^ vaie à dir« Re 1^ , Re
IT; • Qiftflf Ibcio legni -di im popolò, . che
non fia ifloria certa, at. II loro Nume- Oth^
TU > Ofiride è un carattere di MytkrO' deità
aniichìfljfha in* Perfia iie ficoomè i Preit
Caldei fi diflèro Mag -, fav} » eoa i Pceci
li ^difleia Cà^cii , lav] .5*^ li nooie
(5) Per e(èmpio <!i un Fifofofo, che -tnjld favo*
le' Poetiche raccoglie lami per illuflrar le fcienze , va« '
ella il libro del Newton iaù^laifi, in. CtOMla^ÌM dilr
}a» , à pae Yluila . o b^V ha hou dato
Fenici . 4. Sctteoe. i Gted pijfcio 4agU
Egziini Tmillerj di Cerere EleuCoa , purj
furono più aiuichi nella Caldea i mifteij di
ZoiwlUe . y. Gli Egizi . non oftanuno le
loro piramidi , ed pbel.Icl»i , ioipararono da
Gied i'architetturt io tempo ddja fabnca di
Aleflandria . anzi i -ami ddle Ottà ttfz..
futon luiii Greci , Mtmfì , ElufoU , JOtf-
fimdria . DiofpoU . 6. Le loro P«J|»gj^
foron fegno « è di ricchezze . ne di faen»,
Bè di archiietiiua , ma fegno di vanita , e
qjelle pieit* , e coflniirfi per ordipe d.ffK).
{co de' tiranni dell'Egitto , cìmm^^t^^l'
no le piramidi per loro fepohaic , «.te
««ano lavoiare da quelli. che eraito cooda»-
«eli a pubbliche penitenze . Credeano gli
Efliziaai. «he le loro anime ritornavano ne
cwpi dopo m'àk aoni , onde piocurayano .
quanto più poteano di conferva» i carpi
ìmbalfemandogli , facendo»!. «fj^;
ponendogli nelle ptraroi* , nella . «*nQl
delle quali non vi era alcun buon gafloHM
W atte «flSoata d' architettura , come oioljl
iiio creduto 7. U Wee del ritorno delle
Sme od» corpi dopo miUe anni g^^d^^'^
le prefero dalPJMW» grande , e daUa rivo-
4ozk)ne Sabati*» dè^Rwfciv CawWfe, ^
Aleflàndro Magno con poche «««•■«^
«atono l' figiOD . ^\
. ij, ,^ jd by Googl
92T
wrs' C06I potente ^ e Bellicofa » .come^l^hsi
creduta M. . Rpliio- dopo le rapprefencanze^
degiMQofici Qrecl. , e di Erodoto , che fu
ingannala;. ({aUSamdptl ^ £giiùaai^« ^. M\i
fl.4cA^7]fpAoii' • Jlunque t atamta^mvsAe di
Selbfiri ioro Re n0i»i.pub^^eiltff oome^. fi dU
pioge . IO. Quanto dree deglr Egizj Eroda
lo^, Eratoftene , Maneione , Diòdoro Sici^-*,
io , M.: Koiiin , i Compiiatori> dell' Iftori^'^
Ibùvtrfd^ Jkg/^rlngle/i l^.Gìefv^or Marsham ,
ed tliri^ lui^ dtvìvsa 44* corrotn>. fonte dekp
•ir tnudniQDt de!^W|do^ Se
gli-^Egmnì- fuflèro sfiati oosì^potenti ^ e bel-
licofi^^ .come fi dipingpno , ..non farebbero
fiati:, vinthdaglr Sciti , da Nabuccodonoforre^ ,
da^ CaaiBire , da-. Ciro , da Oco » da; Alet
fiindro-^,^ da.Celàr^'-ji'da Augpdo , (fai Ca«
lifo Omar , da? popolr di^a Cpl<^ider^ de^
dKMainiKieliioclU^ , ^ dat Sdxinc-. t2.^L^E«
f rtto è quafi tutto Montagne alpeflri» o ter-
le arenofe > ed • occupate: dal Nilo , alla de-
Ara . del quale fonp j deferti della Tébaide »
mt 4ir Qzyrinchà>u a Goiftra le fabbi^ arenof^
deUa^: Libia . Sdo * può elTer . abitabile; 'cir^
Skk dei : Nilo fioo:^ allav fua.'. kAboGcatura
jier Ihieav fetta^ per- circa fo^ leghe" daIl!orien«
te air occidente , e - quefii per lo più fon
luoghi coverti, dal iNilo; , ii quale fpellb fa
un iaga di tutta >r Egitto , e rende Taria
nsal fana e fogeiia^ (jpeflS:^ Aaita pefte • i
XtogfodiA ^^ pOEdlavm^^^^^ ^abietto \
^29
(Un areno molto teirpo per ridurre il Nilo
in certi cattali , e ftabricar ivf te loro ca^
panne 3i« p'edi pii attende! terreno • £coo
dunque gii hgi/iani nn popolo ^ che abitò
un fuuio infelice , e c e tardi conobbe le
beile aiti , e le fcienre, 13. Sì vuole, che
i Sacerdoti Egu\ fiano (lati gP Inventori dei-
la Geonneiria , e dtiP AOronomia > ma è
chiaro dail*jfloria , che effi tutto devono t*
Fenici • 1 Fiioibfi GtHi , che viagciaiono
neiP hgitto , i Poeti Greci » come ^Omeiòi
Offeo ^ ed altri , che fi dicono viaggiatori
in Egitto apprefero folo dagP Egiziani l'arte
di priar con emhiemijgeroglificj>eninìmi, e
l'arte dMnviluppare le oonoicenze utili in frafi
ofcure p e millerìpre , cofe per altro dasli
£giriaot imparate^da* Caldei • In OmeiOy cm
fi crede aver tutto appielb dagli Egiziani, fi
truova una guada Cofmologia , una pelTima
Geografia, ed una più mala Teogonia , on-
de IVI. Rouflèau voile dire , che non vi f
cofa più inetta , più aflTurda , più ridkdt
deli'Odiflèa di Omero • Se coii fuflet non
fi Tarebbè un grand* onore -agir Egiziani» tilt
di(»np maeQri di Om^o O * '
(*) Oltre i riferin s^gòioeiiti , ^a' quali (ì itigttt
In dupbio r antichiii delle icienze degli Egiziani , vi
Ibno qneAi altri ancora • t. I fiftemi di Afìronomia»
«d i nomi delie Cofìellazioni Celefti furono aiuichiina^
iKlfa Caldea, tra' Sabiani , e da cfCi gli ebbero gli Ezt-
2iani . 2. Dimoerà il Bruckero , che quafì entri ì (lite*
mi FiioTofici fiuoao d' iaTcnziooc CaUUica* j« JL'Alià-
L-iyi.i^ud by
229
btto f!e* Greci Jcrivo (Ja'Fenicj , non 4alI*Fgitto . 4^
I caraneri Geroglifici de'Caldei , e delle loro colonne,
una di marmo, 1 altra di croca, pacarono agli E'/izj*
5. I Qwidmui Sobri, l'altezza del Soie» le tìAìiHy^
ni , e riftnmii de' raggi Lmaij furono », (ècondo V»«
travio^ invenzioiu della Caldea, i Magi della '^qaale (ìi«
rooo i pid aonchi Sav) dbli^ ((bria profana • NeU*
ancfchimaio 18>ro di Giobbe t notti delle CoAellazioai
Celefti fono nomi Caldaici, non iSgiziant* 7. I Caldei
ebbero degli odenratoij 4el ri^lo, noà'gid.j|ti t^i^j» *
che da' Cudei impararono la loro CoCmogonia , e l'ar-
te di (piegare i (ogni . 8. Gli Eg ziani furono un pD-
oolo di Partorì , come ci di naoftrano i loro IfiJi , ed
0(xrìdi , o Partorì, o Agricoltori . Le loro prima fciea-
te confìrteroao a guardarfi dall' iaoniazioae del Nilo,
e adoravano elll i Dei Partorì, p. /\?eaao in orrore la
oaTÌgazione. 10. Aveano una tradizione , che ai bro
Re TàamOf aveji difpuuto con Hermes, che lefcienze
IttaiKi al' Uomo nocive , come riièrt(be Platobe • IN'
^wftBtU ndlt Suini corno gli Egizt«m ce li d pin^
per matti; ij. Fiatone,.» Pictagora, clie,aaj|hioao.ia
Egitto ptnnoAo a comoKrciare» che a fiotbnre, por*
taioo dall' ligitto tutte |e alTurdita die fi trovano f^e'
toro 'fiftemi* 13. Tutte le àÉaxdità delle Greche favo*
le , derivacooo dalf Egitto « Ì4» loro Geografia^,
che kcoàdo taluni fìi cqfcifyanioatà ad Omero da' Pre-
ti £gìz; , era a(rurda , come le loro antiche Dina*
• ftie («5)* Eflt alTerivano che tra ii* mila anni il Sole
era doe volte nato all' Qcddeote , e cramoixato att'
Oriente (16). I vani sforzi di Monf Goguet ( iftaria
delle I^ggit Arri, e Scienze Tom^ L libr, r. ^
co' quali tenta d; far vedere la Bottanica , e la Medi-
dna ancichiiltme nefl* l*gittOp dimoftrano, che gHCgi-
sani larA apprefero da Féniq tali (eieìiae \ r che hi
fiimema de[^ Egiz} enW da'^Caldti d^ 17.
Gii argomestt di fìrtkim ìa .Oédifi» f^amphel* likr.
.1. taf. a*, e quelli di AÙilnami e di !l^^itn^%. (oIT
antìoiicd deHa dòcrnna degli Egtaiaot fono didrom. d4*
le contrarie dnnofbazionè di FtéiPt^ t 4k/ftéui 06I9
I
^ $. tf. Con ^«efle , ed altre confimifi
rifleflloni « deeJ^gg^e V iflorò Egpnmj
e cosi dee trattarfi . ♦"Matlì'-e ««O co«
Itriua , « ^trattau-? Nò certamente-. "Cw
vortà dunque leggere», e conraventare con
Ltàtà^* de©4»ver nidtoaaaiocinio per ifco-
«riie ì fend^deUe'BiétfogneNche^i ^tuaàoa
Egmanì diflèao'dì tolto .(tóBS-a'Gìw* , e <R
quelle che i Gred aggio^ a iquelte
SgiiUni .Un favio ctedetà sì ^e le : fcwo»
« furoo coltivate neU' Egitto in certe epo»
iiiegkeià , che ii<i«^^«0P«W«^
to lè 'loro dottrine, e ^e ìoto affindW,--!
«>n %à ^ir Egittp^uefl* encomj , che M.
JR«*UW 4t.«à Ài Giovanni Marsham ha
Sictè j«femig»l^ ^^ttrìbuire f ongioi
dette tondfcenzi? :à1l^<>iftante ^ E?. Teio,^<hc
gli Egiziani a' tempi Jt^osè «wno^^
ctika nasaone , come fi ricava da libri w
iMosè y «a *rfàllcffi libri di Mosè fi rica-
va aitóp^a» me dall' Oriente granfi iraman- ^
,daii|jafle.>j«»M
^ 5s 7. Chi vuol leggete', capiiw.;»'C|C0OH
meniàre con filòfòfia ogni Amate , «e Xapei«
•iflpra delle- opinioni , non dee fermarB
ìdle Ofuuoi^ dèU! ÀtttOK ito icg^ » ina par
Digitized by Google
«5»
tmoMAc > e oHanciarle con alm ; e eogti
argomeotr , e coite autornà , che ie dimo^
Arano , o che ie contralliuo • Per efempio:
Leggo M. Goguei neir iiloria delle origini
érìio leggi > d^lie arci , e delie fcienze , e
VHOVO ^ die. l'alfabeto Gieco fia 3(itic{i:(Ii«
mo « U odllrQ 9ifjfm Vioo. trovò eoomufii^
P origine 4f t«{ 9»4kmQ ^ «>deU9 QootmtrM^
((J) . All*irKOfitro M. Rouflfeau , ed altri, /'
ifCQBo , che Pairabeto Greco fìa d'origine/
moderna (7) • In (ali circollanze chi legge
fimìii oontrarietà i cie^ indagarne Pprigineii
e le fa^lsii di itali f^ip^ni gtiìiv^ , V tuAhn^
siili k 4b^iÌloQW^:W ffli#9 b jragponf^f^
H filo analitico delP idee di tali Autori , e
vedrà Cubito » che ii torto è dalia pane di
M. RouHèaii certamente , febbene T amichi-
li pc9di|^ii9rit dell* aifal^eto Greco » e ia co^
«nme origine dì eflo •colla Geometrìa ^ aoa .
IQflboQ aa tvìdemir AmoOtacfi (8) •
: ' ^ '? '
/ : *• • • . ' . >
, M Ptc. ie Confi4nu HiUL Cgr. JT/ft j
(7) ÌÌ9uS^ ifffx fit rjtfigim éu iM^^i
{S)' Monf. RoulTe.tt fempre ne' fuoi giudizj fitè
^pigliaco al pid ftraiìo (ìtlciTia, ond*c che colui , che
lo IcgftC » ^c^c moha cricica . Ve ne fono infiniti
cfcmpj olire V adatco nel terio , <fc* paradoltì di ho w;
Autore . tgli dopp avtjr detto j che le prtn6 l^j^"?f
le pi
che
per ^ ^ .V^-^' .Ta.Tr.- K<ìgf^^
...
jp{nk)m altrui ^ e rpecialmente^di queHi ,
che piò foglion decidere , che TMÌonare ,
come *fanna i pretcfi *raod<mi Filofefi , che
le aotìdie* lingue -fieno ne' prìncipj fiate tutte
piene di*iilonofillabi • Tale opinione fi è dt.
noi liciove già coirftttafta (p)^'^Ma'^i rer«
va df cdemiMO 'per <jftitcitaie iK>n^*<qoaiMi
critica fi debbano dffcuicre le altrui ^pinto-«
0i . M.MJe Voliaire volle feguire 4'optnione
delie' atitkhe lingue tutte inonoÌiM>idie per
Io più , com' et dice , ma- confinila'^ nfi
efemp) coli' anmo idimna Inglele- « ^oA
^cddco^ e <on queitt de* pci>oIi ScMntrfoi*
ragiona lVfoij{? RoulTerfu; palfa poi a ^giaogexei'dlé
gii fuidj della Filorofìa, e della ragione , aveod^fer*
lezionate ic lingue , e T eloquenza , tonferà alU lingue
il canto y e^ia jilLe figurato , che U rendea Poetiche^
ed iàie^fffanti , onde poi"^ arti di convincere fece per»
dàt ^ueUm ài eommovere . Si può dare piil grande rfra-
aeaui di qoéft'olcìmo paradoflo di MonC Rouilèau ! La
FilòfiA , c la fa^ooe miIosìoimuio , e fiffima T do*
^uenza, iion la de^rìot^ . Ma IMdiC RclUOfaan .
éhe iiitetfdest 'per cloquÀiaa quella da èffo tifinì' » cioè
Tarce di fedurce le paflìoni, e la faocaiia, « di render
plau/ìbili co' CóBùiA rpaVadoft i più flrani , (èn^a mai
parlare alla ragibne, la quale còl folo a^ciarfì inéh
pe dileguati i m^gidii palaUi incantati di "tal^ eloquen^
2a'. vana , perciò dicei che la ragione* toglie* la vera fenw
ti all' etoquetìza . U pcrfuadcrc folo può nafcetr (?alla
ragione , *e' la'Tofidica* eloquenza, come.^idla
leau j fcrprende ifolo i poco accoxtiV * *
Voi. h téru^ Ce^ . . . .. ;
i-.iyi.i^ud by
Mli dén* Bnroito (io) . If doOio Signori
CQ*dfce^cora<« cha le pfime voci degli
lioiìiff» furono tnonofiilabi , ed il conferma
prendendo efe^np) dalla lingua Latina , nei*
là quale le cofe più neceflarìe fi efprìmono,
^qmt o(re(va cw. PKUionUabi i) .
-mi il Sig. Vico « come M. de Voitiiie »
^refaèoo dovuto picodere gii dcinpj da d»
-tre lingue ec ^ ed avmttoa potuto di leg-
gieri oflcrvare , die le lingae de* popoli
Tcoverii neil' America fon piene di parole
^>oiòfilia&e .» cóme le lìqgue dei3»file (laX
* (i i) Fk. dàtufivtrfi jur. piriiu. ÙJbL ma. ma
9é. téit. in 4. Nii^. ìy%9. AéAn il Stgo. Vico pS
]a coftfemnr della (ha ooiiiiione la voce Hoc\ colla qm»
le fi dinotava il Cielo , co^ ìbftiene « Poi àddoQe gB
tómpf dcHc parole Latine Oj, fions, cor, cras^ pes,
vox, firn,' mens^/oM, jians yJUs , Uc, mei, grex\
rusy fir, ^as , fai , P^is , 'ùi/ , as, Pan , Styx ,
Jiis^fas^ Mos, Vrhs, Rex , Z)«* . Ma gli éfemrf.
avrebbe dovuto prcndòrgli da lingue piil antiche della
Greca , c dalle lingue OricAtàli , non gii dalla Latinj^j
ed indtpc non avrebbe dovuta riferire dèlia lingua La-
ibt quei foli vocaboli monòfiIlal)i , che conduccano al
•feo dfiioto • Anebtà.do9tKO addurre ijuei che dimo-
firtyano il tfoMulò -ancte ta Lauioo , nonché nelle lin-
gue Oiiemali , ove -ibcMdano le voci "jM&Io/tUabe ^ Sé
tal miaerta noli fi -dovea ttbse 'm -cuiaiie Ibll' dIeoM
dc'foii Urini, e Greci. ^
fm) Vedi n&n ' dlf Wi> wfUtlpu h itMmréU^
€^ medita , iti qael* otinfcolo vi l uà Diuooarìo A
«34
e cibale, dbl Perù (t 3) •
* §• 9« Chi ynaotì capire , leggere , eommeiH
tare, e fcrivere i libri con Fiiofofia non dee
troppo far' ufo di argomenti prefi da etimo-
logie che Tpeflo ingannano , fpeciaimente neii*
Jihtfìa tatica> b ^wlt per lo più fiè (i^)
(m) Si Tedaoo le Ifiorie dc|Finà, d ì Viign
4i Ulloa. ...
(14) I/Edmólogie , e l'argomeinsir per. effe lià
éAto otaoBt parte ^egli Antiquarj , e (peffo fpefld t
l^òd) filosofi aocota • Leibnitz volle ùmentrt che h
parola Cemuni derivasfa dalle voci Utrmin , HermtMf*
Htrmouduri , che iinoaa Mièti « onde fi differ qaei
popoli jirimannif fiefmanfiif Céfmdni^ cioè MiUtdri^
cene Heer y Hari ^ dinotò Armata, e che la voce guer^
tTM derivò da Guerreman , German , Harinun , Hjrman^
onde jérminius y cà IrminfuU y Eroi Gderrieri fullc pri-
me , poi j/ttCì per il Genio Guerriero , e maleSco de' .
popoh Anatici. Dice ridciTo Leiboicz, che <|ueAo Her- '
jDÌn, o Ahriman £1 V Hernus de' Greci , il Theut , il
Jffeims defi;tì £giuani , che dertvarq'oo ÌA^Ihmfcan^
Al ni4htiù &p figlio , è' à^ Hùméi^ fidi» ^\ Mtnnù.
edatb aUa Germania aem Eginp . Tnuilc^n poi i X
Ifteffo di t>M«i«f à^^^»piu de'RoQiim, onde
T^n» riS«oiÌ0A , HéTus^ Ares^ Erità, Mars ìon gl
j((efl!i Dei guerrieri , e gli Autori del.lc (citnze , cioc
Hemeti • Leibnitz £jffj^ de ThMtMt ^'an> IL $.
139. 9 142: Ecco re(à iocertiffima y e coBiunUIma ì*
antica Iftorìa, e dichiarati t ConcjniAatori Settentrìona*
li , <:lie diftruflcro le fcicn7e nell Occidente colle loro
Ìnonda7.ioni , come Autori delle SciciiZe . Kcco gli ar-
* , l^omcnti di Etimologia che han fedotto 1* iftcffo gran
lAÌhniti . Non è meravljrlia dunque- che fi fia lafciaco
fedurre il Bochart^ il VojjTto ^ \* Kw^io , ed i ^ìIq1o|^Ì
jda liùiiU jU^menù dì ccimológiji.
\ .0"
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•fondata Topra ctìmoTogfe eli pafofe^ ctie 6i^'
no per te varie 'interpretiaiioni , alle quali
'fono fogette , ^petderè r il nmpo iti -varie di*
-rlpute *<pedaimemt ia ^è^^potUM Pcfflori«
vdegli imiichr ¥opoH jfe<tèn«ri6^ *(ts) « &
ieggere , ed -in cothméfifSur gli Astóri IKXI fl
^dee fpaziar la mente in erudÌ2Ìonì frìvóic -p-
e che predò ; gr ignoranti fi <;redono fegni di
-HD .gfaod^ ^ingegrxi ^ e~preflò i •veri dotti ^
^inoteno inai j^uflo^ Jnfinm feaimo ferine le
vite dé^Pilofofi ^coQ oìceicarne minuzie ille^>
te 9 e queflionare^opra ^ceni loro apoftegmi «
fòpra certi 'tiioir- di libri -^a cffi fcriui -e
che più non éfiflDno'(f6) . Irwecc dì que^
•fliooace con .argomenti ,prefi dàtl' etimòlogia e
dalle med^lie^ dalle ircrìzioni , e dagli ian-
ndà ccìikk rfidli^- patria di OmemXiT) >
^vece ^ <queQiODare 'Al jAodo ed te fiig
« . •
♦ • \ : I •-.■.■'> ■•
fi^) Ecco i fonti de* difpareri , cHe 'fi trorano
tiell* iftorìa Celtica tratcata dz Bedano , óchrieck , Rad
(i6) 'Qucm fono i difetti deU' inorìa de' FUpfofiV
ftntca da Laerzio ^ e poi dall' Inglefe StanUy .
« =;(t7) .XMNie AUmei lia fbritfo ^oa libto ^fSMQbynv»
àn&f ài Xhmn -, fer la quale *ciNiiiat«!f«iio wie Ót4
éefla <yièdB«coiBplieiÉb^/itt' ^1 -rerib?
.. . 1. • '
'Smùngi Rk$éks:iCòkfk$n'^ SsLmAn^ Ote^^jAyM^
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43^
opere- fiironp cod^ilatè » e etme a no! per-
TenneiD (18) gialla Madre di Omero (rp),
so* nooìf che ebbe (20) , avrebbon dovuto
fcoprirci le cognizioni , che lì ponno acqui-
flare dalle opere d* Omero , 1 prog^elTì dell*
intelletto umano in quei., tempi , fcbbene in
taf occupazione ancora bifogna frenare l' im-
palo delia £miafia qoaodo 1} .^iontan» dalia*
ragione percliè àlioia,ii|^ vedono in un
chevoli , e per ricavare toaCcffaetae atili dalle opere
di Omero , che dovcan capire , non già qucftionar fal-
la patria di quello , come fe doveflcro andarvi a ne-
goziare. Qucfti conerà ioacili dioocaao la vanità deU
le nazioni . ' / ' . • :
(18) PluearcA, in Lycur^, JHonf. iè Tourrufofè
ì^oyagé dM Levant Tùm. //» Lttir, IX. 77. dell'
ediuooe in 9* Lyon 1717- cftei Aniffom ' O tofiet.
hi' tal luogo ù, paria nnlto di Onoo , • dtUe Jm
epcre •
(ip) Si fedi PiAeti» Monf. ìm Tomnufon^
Jfff f '//• Ltitf* f^ig, 5?5* » bve parla di
mnirne» e del fnine lieltSy i^tfìfa^del quale o crede
nato Omero , cHe non ayc^do certo Padre , porcà il
nóme éì jiglgfyeag.iJiaÀ vagabonda, proilicuca , Ccacdar
ta da Cuma» e chiamata Critheis e priva di allog^^io^
partorì, come C\ crede , in riva al fiume ATeles unfao^
ciuUo , che poi divenne cieco , e fu decio Omen » U
^ cui Madre fposò poi il Muiico Fanio*
(10) Si veda il citato Tournefbrt . Molti fcritto-
ri (i fono con abu(b indtiito de' loro talenti occupaci in
^ueftioiii inorili , e ridicole fopra tali .circoftanze cHc
Gorcernonu Omero . Avrebbero £itto meglio di tàfc an-
fMMaiioitt utili Ma bdiaae , e difetd della .open di
Amore quelle arir , e fcicnze ^ cfie in eflb
non VI lono , nò vi pbnno effer mai (aj) v
* ed altri non vi vedono quelle cofe , dm
chiaramente vi fonone vi fi ravWlàiio (a 2).
J. IO. Perdono altieri. H Ioft> tempo «v
Joio , che^vamio mtifieando periodi inmili
m amiche bvolore cronologie degli amichi
Igi2] , e di periodi tanto vaniaii dalle aniichità
Caldaiche, e Cinefi, coloro che vanno retti-
ficando genealogie ofcuriffìme di Eroi bvo-
lofi , o che volino iituHmie la Topografia
antica di quaidie paefe , 0 Ifote > o prò-
. flBontono j feoia la concrfcenza dei quale niun
maggior lume può ricevere IMfloria antica,
c moderna . La cognizione delle antichità ,
dciìToiui , de'manm^ delle liiedagUe anckhe,
dee
■ »
• • •
• rtil "^n'^r^ ' f'i^oftrato , Strabene , MafTImo Ti-
no , Dione Criioftomo , Dionigi di Aticarnaflb lodaro-
ÈO nUmtiMBem» Omero , ed infinitf altri il fknno fonte
Offot WtriM^ e W icriyono idmiti Commc^pui, co-
me na fiuto Eoftub^ i>. ^
I ZoOo JiEfcfo, Ariftarco, M.Pe.
?^.^*2!!?r^'5^?' Scaligero, Tomafio , Alefiote
TaftDMj. MoqC 4Ib Voltaue, Mon£ Roufleau, biafima-
/opa «ffcmamcnre Oam, eltre l'Abaie 4t Longuc-
OTC. Aleflandro Pope ne fece gli elo», tà altri fiiaÌ-
mcmc han dubitato deli' cfiftenza di Omero . Coloto,
die hanno fcritti de'Jibri prendendo brighe in talipa»-
titi , fa lono abufeti del tempo, e dUl'inieUecio^ oone
ie ne abufano quei che leggono cm 'grande applica-
aone, e (crieu tali coniroverlle inutili , e vanno inda-
gn^l origine di taa^ coouacieisi di sudi^ (ogn
dee avere i fuor giudi » e ragionati iimttf ;
e* taelo 'dèe promoveilf per quaoto giova a4
illuminarci fuHe^ aot^ uMi , e neceflarìe p dm
nci^fgtSàwa ìmpmmi^ dail^ ìflòna^antica. , e
inoacfii»^ degli awwiìàMod , delle: leomte »
dellV arti ^ e commercio , delie religioni » e
di tutte ie cofe utili , e necefllarie a (aperfi
in ogni cogoìzione , . che migliora 'Uomo
r ifueiietto , . e che^ pcocucav le necceffità^ «d
•i commodi delIa^vila•G)ly•qoeflr4fioi«^e eoo
queflo TpArito fi der fare*' lo» fladb'' delle an--
tichità'^.ed^ogiii altio^ qualunque* fiiidio , to*
gliendo delie fcienze tutto ciòcche non mi-
Ìjliora r Uòmo Naturale , T Uomo fociale ,
'Uomo imeiiettuale ,S Uomo i:eliglpran, i
Uomo^dvile «-QiNtfia^ .icgoia è U' Canone il
più ceno «da* poterli i^golare.^nelP arte* di^ fa-
pere Sene-* (cegliere ^ ben-- lèggerei ben capir-
le > e ben commentare^ e bene* fcriveie i li-
bri^ e per ben giudicarne ancora*
IX. Chi legge , o feri ve , o fpiega^
l^r Autori antkbì > e «loderni , dee og^
giorno' chieder^ conto a^ iè? fleflà con una
MoCboda^Biediiaaióoe i deàe oonrcguen2e.iiii«t
li, a inittfii'>>cKe da qo^ iibfr ha/rìca«Ke»
del buono", o mal' ufo fatto ^ del raziocrnio'^ e
del tempo nelle fue* letture , e meditazioni
Vguardo a* iumi^ ^ che fìano ad elTo derivati
•fer fiio bene ^ per T altrui r- Ma^^ fi leggf»
ofi ferive bear» qaando' fi« kggr r fi feriw
per Off erniilttfnxr dir n» 'pino* orgoglio 'di
volerfì £uPafiaau£are » c lodare ^ ^o^odo fi
iÌBuve per amor di diflriogueru dagli altri ,
.die.fi traua( o da ig^tanii , o quanio fi
legge per &rfi vedere agii altri fepefiQiet.e
.per erigerfi da jprccttiore degli altri con m
faflo Cinico , e Stoico , che per io più na»
fce da uiì^aburo, che (ì fa dtiia Filofoiìa» e
della Filologia • Le noHre (Dire nelle nollre
iettive 9 e nel cofii^ fcrìvece noo devonW-
fèr altre » fe non il defìderio di :iiiìgiiorare
. il qoOtq Qiiofe> .éd il QoOip imeUeito • Quel-
le conofcenae ^ che lardano f Uomp in pre**
da a' viz} > alle pafliìonì ^ che !o rendono va*
no j fuperbo, diOoluip, empio > fono vÌ2ro-
fe anch' eflè • lì magiore bene di ;noi ileiE p
. e de'oiofiH fiinili . » . fua dei vensL» bene ^ e
delia veni ftlidt^ ^ che Iblo narce da «
. cuor puro, e da m^ioidiMo iàn^, die oa-f
iioCca i propr) doveri veifo il primo Eflère^
. verfo i. noftri fimi li » verro noi Iledì > è il
vero fine d' ogni ftudio > d'ogni fcienza , d'
. ogni ricerca • Ogni Leuecato , che uoa ba
quelle mire, pup dire ditm ptrdiii. La per-
.fellone dei «aaiodoia è Inreparabile daifai
perfeiione ddia vtca aaofale>o 4€Ua omjb*
laaiaoe delle pafEoni •
12* Quando fi legge un cattivo Ii«
bro , o per l'erronee cofe , che contiene ,
,o per il mal gpSk> wk cui è Tcritto » fi de-
ve il Lettore Tare no catalqgQ di quelli 4ir«
rori » € del modo eoo cui fi dimolbno tdi,
€t dee fiifi m piana di oppoGuonl a. tali
errori » ed ua* altro piano delle cofe che-
fi dovrdiBefO ròfittaire. a- quelli errori"';^.
Uo Savio , che ieggjB',.aconìmenta on li*.
Into^ deve prima cen e^ni fottìgliena ao^
«rio in rapporto alle carene alter parole ^ e
dopo P anaiifi efamiDame a parte a parte le
cx>re contenute > o con approvarle , o con
difapprovarle > come ckttano le leggi del ve-
ro laziocioi» 9 ed indi dee farli un Catalogo
di utili €Oitf!guer»e ricavate da*^ ancella letta-
la in rappofio di* cdtte k coiio&enie naia-
ae, ooii dee leggerli ogni -libio 9 .0 Bbòno ,
o cattivo , che fia , badando bene , che
i* oro 9 ed il tu^ fi può ricavare da-ogpi
iibro •
§. 13. Nel legsarfi'i ' HBrr , c nel com»
■wmàrC» i dee bmres ed* indagare^ fé la
km eio^ieME» fia vera , 'o*ÌUfii > fe parlano
alP intelletto > o alla ra^fone , Cé la^ loro Fi*
iofofia , fia j o nò fotillica^ fe tali liM fie-
no par^ij, e fuochi fatui, o lunri veri, che
partano dalla ragione • Si det fpogliare il iibifo
da pgni idea di * pievemione die nafcà del
«radito deiP Antorè , o dalla pompa dell'
doqaemas a dalP apparato ddP erudizione^
o dai pregio dell' antichità , o da quallHia
altra circofbnza ^ e fi dee giudicare il iibco
dalle fole cofc contenute nel libro , e colla
ibla tnaiSma^ che la bontà dei libro. dipea«r
de (bloc'dalia oafliiim 'di '[
V
p
% 14." Cfil fcrive per intfcrr CTccfóne,
Boccaccio, Bembo , ie per effer Crofclievo-
)e, a Amicnifcario » dir troppo trafatra^ e
iì& Cioppo cara, it foio fiile» e non le cofe^
«OD può molto giovare a fe ed agli altri ;
anzi per Io più quei che ibno Gramoiatfci »
c Filologi più del dovere , non ifpingendo
C atmosfera deHe loro idee al di là deHo fti-
fef {^udicano un libro ottimo, fe corrHpon-
de alto' ferie di quei loro riboEoK ^ che effi
oredòno ii vero^ Oflè» o Pìoientino, o^Lad*
iio^j o-Gfeoo.e'ebe abio^fioD è^ipedalneiik
te riguardo alle lingue morte > non un
lavoro a Mofaico; e lo giudicano male , fe
non corrifponde allo Aiie che eflì defìderano /
ibi iDodelio del loro flìle » e di quello di un
Salcbe.Aoiore» di cai effi fpno,afièzÌQiiaii»
] Poema ottimo ad éfl? non pBvoe', Ib non
à air ufo di Omero j .o dì Dante , o deli*
Arioflo I foneiti debbon-' eflcce. alb flile'
del Caià ^ e del Bembo • Le narrazroni ali*
ufo del Boccacdo, la frafeolo^ia tutta Cruf-
chevole » La prima bellezza di 00 libra dee
nafoere d&lk cofe^ poi dalle parole , e dal-
lo flile 9 il qude bafla cbe noci Ca barbara ,
e bafla che fia intelligibile, e proporzionata
alla materia • Il veder tutto nello fUle è im
difetto de^Fibiogi » ebe noa vedono più ia
là dello, flile » e iempre giudicano ibpra di
cflo»^arebbe«^una -grande Aolieiza il giudica^
ire delfe:oi^ di im Nevtm , di onf Wol-
fio^ d/ t}f> LeibazKz^ .di ua ^iflou fui folo'^'
' làrnU» $ fliie
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flUe • Si devon pria bilanciare le loca tidi
!*€operte» le. cofe , che ^ infegnanq , t
Io ftile> che in un'opera didattica al ra-
ro, o ruaì dee biaHmarG , quando è chiaro,
ed Intel tigibile , ancorché fufle popolare ,
perchè bifogna abbaflàr , per quanto più (ì
può , le fcienze alla conofcenza di tuui , e
|ion già foiievarle negli fpaa) imperoeuibiU
di una fiiblinie ofcurita > o di un* aflàtiata
elcquen2a • Nelle opere poi che fi fcrivonp
per pompa d' ingegno fì Tuoi fare ancora
pompa di flile (23) , ma la pompa, dì flile^
,che non migliora chi legge y e che folo Ter-*
ve a Jbiieucac gli ocecdii i Scgpo di uoaeio-
, gueiH
Quando Orazio fcrivea le Tue odi , quando
Cicerone le lue Orazioni, il Tuo eran libro de officiis
ce , certamente che non badavan elfi allo ftUe come
quei Pedanti, e Filobei» che lian coomieMati tali As-
tori \ aoii i FiloJogiy jche gli lian conuBenaci lumfns
«•ie<b fiGer phi Lacìni di elli , perchè gli km cenfiind
di archaìfiiiì » e ^ ftafi non fìire > e gli hanno (peflb
/ • torco , ed a dritto corretti , come ha fittto lo Scali^
gero, il Voflìo, ed altri. Prcfumean dancjùe queftiul-
timi -di eflèr pid Ladni di Ciazio» e di Qcerené; Ma
l>razio , e Cicerone badaron prima alle co(è , poi allo
Aile j e la bellezza del loro ftile naturalmente derivi
in cffì dalla familiarità di una lingua da efiì coltivata ,
e dalla preci/ione, ed ordine dell idee> non gii dafta—
dio affettato» e pedanteico (ìille parole. Cosi dovrebbe
fare chi legge taU Autori , badar pria alle cofe , loro
ordine , e qualiti de'raziocinj di Orazio per efempio
e di Cicerone , e poi allo ftile • Ma (è cosi fi legeflè,
e s'inlègnafle» pochi libri» cosi letti» £tfebheio «n£nm<i*
Uonie,
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•
MDtt (bSaica, e fpeflb iuotile (2i),t&
SiBie-migKora l'Uomo .
i.,l«..Noo fi dwQOO leggere ne' hbti
dj FHoloéa fa vanr «pKe . fop» cofe .
che fapv^ «« «g"?»* ^ tiii
ionorate non lo detenoonp (a;)-*
rilofoft cosi ancora G devono leggere , cioè
«hi 1^ |«efcnti ^
(lA Diciamone alcm» *(hiW.' Mificdwif«ar-
(Sbarbato, ed infoppotpW..., ^«no po, fi».
fcS-aUe »i ««»«> neir Accademia della Cru-
Airi««« il Tjr«n «.Ue biafimare lo ft.te
Anori ToCani , e fcriffe contro 1 .fteflo Vo-
STTnbfciando però le contrarie opinion, de filo-
M Mirai fatto Rile , e fui vero, puro dialetto , che
iSbk (éenitfi in Italia, w fono ftati altri che haufc^
ZTetan lode al Metaftafio per av^r row , come-^
Sb» di uSetaftaCo ) In tali contrarie» m »•»•» «■«-.
^ cod : Paragonerà le eonoCienze «A cuore
VUeae dal«^ cofc Pdedche cooiwiii «el Me»-
■ Ihfio, e lo noveri un'AiWW,ÌMompMA.le, e detcr-
^odi deeniffin». Vedd d» CM-ta» i d.fern , dhe
io fono fc« ».e fiana» fe»P«-^ i'^"» '"'T'ir*
■ ^ xam, t -^dà à>é VSkSó nonpnà dirfi di altn Poe-
. ri X tai» 6ri«o con iffile iA.C«»fchevole . e di
Sw^noti, e coDchioderi <pindi ti convenevole.
^ Un Filologo vi Jiri; «ie la voce DarfeoM
■ Jte Lii im' Aifenale di marina, o luogo ove f. fen
I
I
pafTate eolPidee deg^ alter fciiuofi ^ e ìOM
quelle deirAuiòre dcllibro , che leg^e, e ve-
dere fe l'Autore fiafi , o nò abufaio del fuo in-
telletto iiivcniando ipolefi, e fllieini,o Icrivendo
libri ofcuri « oomenziofi « ed inutiii , che poi
danM* campo a più inutili concroverde per
confÌDtarsii. La vera FAofofia cotfiBc ia dar
tegole da miglbrarf il noSro, e l^ltnii iar
teiletto , ed in foHcvare , e confolare l* Uo-
mo . Ma i Fiiofofi per lo più hanno abufa-
tp del loro intelletto , han diflrutci gli erro*
li antichi per foflituirvene altri» oiid'è, che
•in Letteratura ogni fecolo ha dovoto durar
Spndi fiitfghe. per ifcoprhre gli "errori del
eeolo antecedente » e riducendo quei le-
colì di fcoverti errori Filofofici ad un cal-
colo totale , fi vedrà , che poche cofe utili
r antica Filofofia ci ha date , e che la mo-
derna . ed amica Metafilica tenebrofii » poco
' * ha
^éi'^z Tirs Vafcelff, tàHana^ luogo dì fabriea •
fouffitfin • Voyage Tom, IL Letif, XlU pag» ^ré»
Valcem, e gif àt&nali e porH di marina. Vi' diri «i
lArà* Riologo ;' ae^'^ la voce ì^ymphé deriva' da >te
i^diu?^'y nipi^ajlpMfinM , itta avrebbe (onito dirvi-, cfce
ìé%Tì£e degli antichi erano quelle primitive paftorelle
thè) òiamÀ^^MS^ ed abitavano negli alberi intavati , e
ftfÌi^9ti^t^$Pii)!t iff^^ grotte «ariae , ondeifiiASèro,
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Iia giotato air Uomo • .LcLlcienze delle arii
mili > quelle del Commercio^ e deib*Mora«
1^ fono, quelle die wmaùo allMIomo , cho .
fi fono promoATe da veri FiÌo(b6 « e che de*^
vbn fempre promoverfi ma con metodi , e
Cflemi , clie Geno alla porcata diluiti, quan-
to più. fi può, ' ^ l
% i6. yì fon taluni » chc^nel legjgefe^
e nello faivère. I libri akrò nóii fiumo 9 (e
i)po indagare ^ k f idee di ci^ kilve ùeno
fue y o prefe da altri , Te una nazione , un*
Autore, un Fiiofofo abbia prefo poco, e molto
da una nazione.» da un^ Aurore , da un Fi«
lófofo / fé abbia imitato , traTcritto » rubato
k fucL jdeejda.akKÌ» abbia- conuneflò pla-
gi Letteràrf • Ottima <x>ra è Vedere V origini
delle fcoverce delie cofe , e findagare a chi ^
appartengano ^ e da quali canali ci fi tra*
mandano, perchè così fi vedono le mutazi i*
dì, che quelle fcoverte, quei fiOemi, queiie
arti j e fcienzb ban foflertp cambiandoG , ci
altefandófi nel . lungo camgiiiio di var} inteilet*
ti , e de^ varj libri di var] Autori , chetili r.
vatj tempi ce le hanno tramandate > e qucftfe
ricerche fono udliffime; ma non dee farG di
tali rio^rche uno fcopo^ e fine totale , ne
fi! dee fare, lin libro per dimoflrate che tut*
ie le (coperte d^i andchi fi «Kiirano ufur*
paté (ia* modèrni , e che i modeini fola
hanno imitati gii antichi . Un ùvfo vedrà ,
fe male , o bene gli hanno perfezionati uóV
iokimgli , c |ion farà di laU licerche un
9 i
2^.6 '
campo aqperio iì jnalciicensa » e df Cn«'
tica • Un.i-fiivia wìA ìhc $iU ,Jub Jik'
nùvum , eiie:le icMme Cpoo ocMue ii faocò ,
ehe 6 accende a vicenda da «n* faidmdao ;
air altro, da una cafa , air altra» da una na«
zìone ail'aUra^ e con quél fuoco che appar^
tiene a tutti , tmtì iiluoiinano \^6) • Un
favio aggiungerà le fue idee, a quelle degli
altri» ed in 'ttoa ioa opera {|onà tutte le cti^'
tìme coTe dagli altrr'*(boverte' » - e le *ifle s# .
molto più , fe in quadrò compito unifce
quelle cognizioni , che lì devono ..andar cer*
cando difperfe in vaij Autoiu
• r?. Vi ibno^tehiiu , éi ancde tra*
Filoiofi s «che Ic^oód ^ < e. Ibrivoào ièm
{z6) Un Sirio ' non ^ètxì èliiedendo , come r
Inglcfc MonC Dutens nelle Ine Riurcke fuUe Jcoveru
attribuite jl moderni ^ fe tali (coverte erano, o nò, ne-
gli antichi , ma cercherà fe i moderni le hanno pcifc-
zicnacc , e fe hanno fatto un* ufo utile di quelle in per-
fezionarle , e chi abbia pii\ giovato all'Uomo , (è quel-
le ofcure invenzioni d* ifolati principi attribuiti agli aa«*
tichi , o pure la migh'orazione di em fa;ca da modec*
ot • Un Savio non andrà. cercando , (è Giono tWe
• loiltato nei fno V&ixo dt iure Belli l & FieU Scipion»
Gentile, e Baléiffiue Ayala, ÌA vtM 1* ucite , die il *
Grozio, e wm ouelli» Ia fiuto, ridneendo a ^Hena it
' dfìccor naturile • Un Serio m» vediè^è Virgiliq, Lac-
cano, Clanahmo, Miléoa, Ercìlb, CaoMeM^, n Ttm, ' .
i'Ariofto, M». dtt'Bome aBUano imitato Omero, mm
•ipìedrà , (è l'Hanno pci^onato , c (e tali Poemi , có*
^aali i'iuui petfaioBSKo iiaó pAmW^diflleiai'OiiKtOb
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«47
con* efaRie ; e mai riflettboo còn critica a
dò che leggono , e fcrivono , ond* è che in«*
clampano in gravi errori, leguc^ndo ie altnif.
opinioni . L* Inglefe Stanley (27) , ed il
Tfìomafio (^8) riferifcono coire vere le let-
tere degli Abderiti ad ippocrate » e ie ri-
ipofie d'Ip^rate ^gli Abierui^ e ad altri,»
in oecafionè della pania Aippofla^ di ]>cino*ir
éHto • Tali lettere 6 Ibno ancora inferi-
te nelle opere d* Ippocrate • Ma Io Scali-
gero , il Clerico , il Menagio , il Bayle , G
tiferò di tali lettere , e di tali favole , co-
me fece il Bruckero ( 2p ) il quale a
É^ndp efaminò tali lettere » lo fpirito di
«Se « P infufliflenia del fiitto , . cok alla,
mali pct non aver badato Io Stanley r ^ il
Tomafio , ed i Collettori delie Opere d' Ip-
pocrate, promulgarono quelle ampollofe let-
tere ed inverifimli che non competeano »
oc agli Abderitaoi » nè ad Ippocpie (30) >
6 4 e che
(97) Sunity Hifior. Philofoph. VoL 5. Pirt.
X. in Democr. Cap, Vh ; %u deli' ediiioae Ve*
acca in 4. Prelfo iL Cole ti, '
(i8) Thomas, Hiflor, Sapient* & fluUie,
' (25>) Bruck, Hìjior. Critic. PJùlvf. K^H^t^t.
li; Lihr. Ih Cap. XI, pafi* iiS^. £ ' » - "
(50) Gli Abdericani , fecondo tali lettere raandaroBe
Amelàigora ad Ippocrate con una lunga ed ampoilo(à4enert
pieoaiii confinile eloquenza ivi defuifar, colla qual9;ili-
^MÉtMttMTDefttodritó òk pazzo , «d^ntiniAh^ lf«Mmt^ m
I
e die non fi^ponno ^ ^ 4$ 4evooo creder
mei verej non ofiamiiio gli sTom di MonC .
Dfdmcourt , e di molti altri dotti Medici (3 r ) •
18. Sì dee fcegliere un' Autore per
leggerfi , come fi fcegiie un' amico^ tin &aii«
Ilare , -e con quelle ifle% precauzioni , e
cbi io I^e dee analiiar T idee di qu^lP
Amelia e t$ndaù xQù fiSIb jMX^^
portanza «Iella guarigione di Democrito ^ e la ftiint
che iaceano delia dottrina del medc&xio, e promettea«
do de* doni ad Jppocrate , il quale rifponile loro con
riiìelTa anipollofìtà , editando al Cielo la (in proieflìo*
bc dedica, ed il Tuo diHntcreOe , e nel tempo iftefi»
(crive - varie altre lettere a' Tuoi amici « ù prevede di
«leoni ^medicamenti , e la notte, pria skl'TÌag^ ivod^'
in Togno Elcolapio y che ^li ^twofò mn' Umta^ thè
10 ièguirebbe netta cafìr di, Democrito , e «he 1 xhm*
man la Fitfiii , ed «n^ fllaar'doiBn ooofimìleifii fite
da Ippecme gii : rartiiii -per A^era , e fi dii»navi JT
Cpiaiané • lodi Ippocrate coovenò lungo leo^ Ctm
CemoGrìto , e fece oo' 'altra leneta lunghiffima ad im
Ino amico Tulle fcoverte del ùao viaggio , (kUe confe*
reme con Democrito , e fulla Ina dottrina , e (bile paz*
zie degli Uomini . Un (àvio Legitore , e prattico delf
eloquenza fofiftica conoTcerl in tali lettere lo ftile dt
un declamatore Scolaflico , che ha finte tali lettere, e
rifpoAe con eloquenza fofKìica propria del li. e III.
Secolo. Si veda il Menagio in Laén» Lièr, lAT, n.i^
11 Bayle AnicL Abdcre Htm, K in fin* par che dia
per vere tali lecteK, che poi le contrada oell' Articolo
^mo€ntt Rem* F. in fiié^ cbntradicendofi CM -MA
fo, e con ^nel die dice i&eQ'iReffo cunicolo ltoo«r/Mw
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«•così un* jnalifi dell^ldèe dì queHo, e del-
ie proprie , «come V Inglefe Conte di Rofco» -
-mon nei Itio Poema didattico arte dd
«Mifairiis Trercrifle (3^)* Par "ben capire uplì»
hto , e ^er ben p«ieMiei Jo fpirito biibgpi
«fitf r-iuefie regote. • -
Molti de' moderni , e degli anti*
chi libri fembrano fcritti come tanti enigmi^
ed. £giziani Geroglifici ininteliigibìli a' Let- ,
tori . ^5^^ GU aDtkhi Fìlofbbs. cbc fi fefr
vwm& 'di emgini j e Je «Dtiobe oasuom «cha
Icriflero -«CXI dcurità ie km foieim*, (0 mi
4bppeio r^r-te di (piegai^ con chfarezia , o
io fecero percTiè la ioro eloquenza era ftil
principio ^ntulìaftica » e baibara , o vollero
^qg^nnare gii altri , come fecero gQ antichi
Saoefdoii ^ cbe vollero, forprendere t
Gnd colte te>fo ' otbbvidi / còme accadde
f Jatone « ed 41 f iì^gpra^ Ma no Fikybfo (a*
• - vio
"(31) dbl^ »t jÌMft4r ^ y^M ihufi
fritnd
(33) Si jproponeano come proUMBÌ <!agH antichi
inolrì enimmi u veda Ftutarfh, in Symp. Libr. L qu^fi*
J, Athan, Lib, lo. Macrob* Satum^ ìibf, J, Jofipkt
in Antiqu» Jkdsie, libr» 8. Cap» 8» DouffMMé ^éil^.
^éif* l^éuu /• iCmtr. jp^. pag, ijj.
vio^ e ragionato mai dor'eflere ofcaro, per*
cfìc sà mollo «bene , che l* ofcurità non Io
.fi ammirare preÌE> cbr penza,ma lo fà bla»*
fimare (34.) , giacché <b!e Tcriveie per iitr«
le , e profitto commune , non gii per farli
capire a Sento da pochi Letterati , e dopo
molte ricerche . Si dee fcrivere , e parlare
no&ri contemporanei colle parole , e oùÌR
Idee adattabili «Moro imieiletti^ purché Q
glia (briverD per giovare a*iiofiri limili • ma
fé fi leggono diverfe vite, e diverli libri di
varj Fiiofofi,e Letterati ^li vedrà facilmente,
cbe molti di cffi banco iccitto piuttoUo per
in-»
♦ , *
{34) L' ofcurici non fi può mai attribuire atta
fixbHmicì dello Me , o delle co(è , perché V ofcariti è
diverfii dalla rublimid . L* ofcurìtà nafcc nello ftilc , o
4a jUno (pirico di pedanteria , che fa afFecure archailmi,
e fiafi ancidie j e nafce V ofcuiita bielle cofe dal aoB
•ferie beo ooocepice , ben' ordinate » e ben dirotte*
^gmtnnong di imiU i V Aldatidfm. d^^ LUtfimm
tot GM , e «l'TioU dedl' iSefi 6«d A «nolie
dcofo Endito » che.fira6 & deno «nmwcV^ P^**
tapica. TrtfUM.M^è da «u>]ti .dtfnè ofi»«o.
warìA olTola nafie dal pooo ordina di- làolce Filo-
logidie enidiziom , «omé* fi* è ildftcclaK 'rfèr'actadut»
a mold Filolojgì , e come 4 rìoiproveca ancora al SeU
deno-, ai Caairorch , ed ^a Leibnitz nella Teodicea»
JHa ooh fi dee -da tutti giudicare dell' ofcuriti di uqH»
bro, né biibgiia farlaifì di ofcariti di un libro» (è noa
4Ìa coloro Vcbi £am éouMm aeUa aMMiia mali
aeliibco. • *, • . ,
ìoqtHctar Te fleffi, e gif akn, ma qucflo di-
'&tto C-nato perchè jnai hanno imparata la
•vera ^ilorofia . , che confiAe in moderare le
iffàSoaHiSy^^^ 9^'^ ^ ^ badato^
^dxf'avfìene fpeflb » Àe gP xgnoiami jpitiH
don ginfti iiietm di Wtnpenre i iav^f «riflet-
tendo alla condotta di operaie di molti ere*'
• duri ÙLV] , ed agli errori de* loro libri (*) •
:£''jiB ^raa^&ale ^ «he io ipicito 4' icrdigio»
(35) .I,pfe«fiGdkìfti JeIlt«fipp«Ìa.motenn^
^Mofi» fifloQo «occmcmc ^iafimad tra loro y comeVoK
"laire .Maupesniis, Rouflcani e Voltaire » PkliiTot» c
DufetoC) Bayle, c JiineiH Banrle» e le Clerc, PalifToc,
gli Endciofedifli cL ; ce eoe InogBfnnia farebbe la
.loro Ifloria. Ecco che«coftoro non vicUeco il bei4aiiia
• 4eU» Fjkfibfia , che ìoTegna ali' Uomo il nnocink), «
.]a moderazione delle pauìoni • Furon danqie coftoro
ìnvaCkci dallo fpiiito ^i turbolenza , e d* invidia , e di
Tabbia nel tempo , clie fi vantavano i corifei della Fi-
lofofia , ma cke fi di moftsa vano dalla FiloTofia lonuni,
^perche invece di (èdaoe le loro pafiìoni fecero (èrvir
le fcicnze d' iftrumento alle loro paifioni , cofa che è
incompatibile colla vera (kpienza . Coloro fi crederoia
Tilofofi col folo citare il nome di Filoiòfia ad ogni jpa*
g'na iielle loro opere • Ma qoal'tera la loro *FilaMa-t
B lo diaioAxano gli ercoli joonttimi ae*Xoro libri» e
.ii iciie detta im vita» ^
.(*) La-ftra FiMb&i iiflègna l'arte di efler and»
•co. del fCA ,.iubMio ^ amioo dfeTool fimili . Coloro»
cBe fini r oppo(h> ^ti credono (cienziati fono lungi
dunque dal menane li titolo di Letterati. Dovrebboa*
^ leggere un* operetta dell* Inglcic MonC Forrefler^
«dti «Oliale fi dimoftra , che la FUofofia è T amor del
wai e daU^tttoaa » « die db fii cflcr l'Uomo ia
9f%'
ne ^ H tnil coAiitM Pairogsuiia f b Tafictà ^
rentufiafino , il fanatifmo abbian* oggi cor*
rotta buona |)arte della letteratura • Vi è cht
tratta le fcienze per maledire i iuoi ecnoli ,
vi è chi le tratta oqì u» o rpirrto di entu<r
fiafflio ^ e di fiuiaiiimo « vi' è chi. vuole .eri«
gerfi in oeiilbie tmiverfkle ogni facoltà «
come ha fatto P Inglefe Boiifigbroke^ ed
akri Tuoi imitatori in Francia. Quindi è a--
venuto che Bolingbroke , e con edb molti
IngleG han detto , che i Francefi noo hanno^
uè ponno avere vera PoeGa • I Fraocefi £inno
infiniti rimproveri a' Poeti logleitt come A il
Voltaire a Milton, e a ShakéTpeare * e gl*1t^»'
glefi > ed i Francefi rimproverano di unita gi*
italiani , i quali rendon (a pariglia ad ambe
le nazioni • li Sign« Sherlock conGgiia ua
giorwM Potu ad imparar da* Francefi la ve*
tk arte delia foefia ed in ciò oontradiotf
•iMu fiioi cbmpatnod fi^IeC •
20« Le gare letterarie dej^Ii Autori»
farebbero utili fé non ufciflero da^ iimiti del-
la ragione » e delia ricerca dei vero • Ma
quando G vedono i Commentatori di Ome*
« di Virgilio j di Ocaiip 'arcoiiiB 4|d auoci
hi*
pace con (è flcITo , e con gli altri ; ed il fa tranqoìifoy
c nelle parole, e nelle azioni. L'opera s'intitola The
polite thilofopher . An Effay -^'^ » H'A«>4 mé^
1^ Mm happy in kimjelf^ and agreaèU ÌQ ^àifét»
ibgiurie per varie ìorò optoioni ^ allora bir
ibgoa dichiarar tali Autpri per irragionevolu
Le guerre di mohi Italiani in biafìmo « o
in lode del Dame, dell' ArioQo, del Peirar-
xa , e de' loro Commeniaiori , e quelle del-
le altre nazioni per i loro Autori , fono » fi
debbon' ellere lo fcandalo della .iettCKatuca ,
come fon tali altreiì i coittr^r) » ed oppoSi
giudizj , che fecondo levarle opiniooi , e le
Tane tauGiH di' tali opinioni , inducono infi*
niti giornali letterarj a portar <U ua libro
verfi , ed oppofli giudizj *
21. Vi.ioQ taluni^ che volendo , e
credendo di mtglioieie le fcjen^ > e T el<>
i^ueisra , le icorrpoipaao > o per difetto df*
tempi » in cni'lcrivono « o per diretto, del
loro intelletto • Ogni fecolo ha il fuo fpiri-
to di penzare diverfo da queilo di ogn' altro
fecolo j e tale fpirito è diflScile j che non
' trarportaflè un'Autore • Il Cavadier Tefauro
nel Tuo CanMuhUh Jhiftaidko volle dar gli
eiemp] di un' arguta , e loda eloquem , e
éttde elémpj da corrompere 1' eloqueiiia ,
ed il buon guflo . Il Marini tentò di perfe*
2Ìonare la Poefia Italiana , nna il guAo de*
fuoi tempi, ed il fuo mal coflume, e liber*
tinaggio fecero paflare nelle fine Poefie tum
catdva eloquenza , e peffimo flile » ed tm*
orrendo liBertmaj^gio . U ifleflb può dirli di
molti confimiii fcrittori d* ogni nazione • I
libri d* irreligione , e di libertinaggio dimo*
Arano la contnione del cuore & chi gli
fcrìve » ed i liBn di maldicenza fono %Ii
della feoflumatezza , e deiramor proprio» e
delPcnìo La roaMicenza è (empre abotri-
la da' veri fav]* , è amata da* femidotu , e
dagr ignoranti ^ La maidice ina è per lo più
no vizio di coloro che meritano biafimo •
$.20^ Molti Iran creduto paflàr per ta
V) % dlmodrandò ne' loro libri ^ che la gio-
venti per l' intdiigeiiza de^ libri^Latioi dee
fhidiare k Ihigoe Orientali , non ftio J»
Greca ma l'Araba, la»CIiinefe, i' Etiopi-
ca , la Perfiana , adducendo efempj di paro-
le ufate da' Latini» che da quelle lingue de-
.rivano j deducendo da dò , che io fiudio di^
«di lingue fia lodirpemaUle ma avrab-*
Ber dovut» difiinguem i crfi^ ne^igodi è in*
difpenzabile la Gonofeema' deU»* Letteratura-
Orientale che è neceflariffima alle fcienze
Teologiche 5 ed i cafl , ne' quali poco è ne-
ceilàrìa , come nelle fcienze Fifìche « e di
raziocinbyéd avrebber dovuto riflettere, die
le ihffiie QiientaU mai detteoo flmliarG da'*
lagazzf ^ nv^da'iprovetd io Icctoauira (37) ,
e d»-
(j^ Qucfte idee eW)e ringlclc Astore «fétròpe»
' tm intitolata 9a the- Ufijfulniff of Oriai^ '
JLaétrning •
' (57) Lo (ludio il più proprio per i raganf no»
fono Tulle prime le lingue Oittnialiv né le lingae dee-
* te , ma la propria lingua , ctrce' generiche conolcenze *
dì Geografia, di Cronologia, d'Iftorìa , Geometrìa»
M cettt oflcrvazioai laik iaenie Fi&lie r *
le
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da coloro j a* guali i. joicqttrmo, .m tale
Audio. • *
$. aj* Ndia Letteratga li i JOUp4ptto
un &flo , ed un luffo letterario » che ci £1
credere efler le migliori leflelaeniificlie
lóro , che Àbian di iin*'Antoie P edilizi {e
più rp!endide> e le più magnifiche, che di-
notano si un buon gufto , ed un beli' inge-
gno in chi ha procurate quelle edizioni > che
adornano in yero l^.gnuxii Librerie , e d£-
DIO"
#
le pid utili, e necelTarie all' Uomo, sn'proprj doveri,
filila religione , e M aMd 4a oolchnc r ntellecto ,
«tìM mdfiouido f ì4ft, iaSoiaiido loto l'anKMc
Ji fctft ictcfl» , Mb SocM » della pioViàI » e Mr
umaii fpan^ 9 e ]»& dar lo^ i gmM mani da fOtei^
. d^nnere oueUe htiò ragionata i£e , e piegarle ad4>
trif fenderle piacevoli , evidenti, amabiMi eqnefto dee
cffer poi il vero (èopo degli fhidj (delle, lingue , cioè
dell'eloquenza didattica, della Rcttorica , e della Poe-
'da, alle oaali devono unirfi le arti del dilegno, laco-
nofcenza della Pittura , e della (coltura , colè cane,
che in buon lènfo vengono lòtto il nome di lingue.
La Filofofia , l' eloquenza , la Poesia , e le arti corre-
lative , cke adornano le verici Filofofiche , non poflbno
(compagnarfi , dice molto làviamente Tlngleie /Giorgio
TurnbuLl nel fuo Trétuto full* antica Pitturi ^ e Jua
ÉOan^ont calla toesia^ # Filofifia^ t l* uio da faffi
di é£a ntW Éiucaùoitt • In tal libfo li daiilio octiim
pceoecti fiilTediicmone della giovmà, per' la quale le-
ne imitili ;le lìiìgiie oeìentali, die molti ntfioBiindetto,
e che ,1* ifleflp Glovaani IftliDo Mini& Id cene dl^
I Milton Tratiéto fiiiP ÉdÈÈUWiém^ cAe fià tudU CéU
Itone tngUft itlU Optfg \fit0fdà^ éj»
niittm di Mim )• '
9fS
iMfljEaDO h puCtSRa^ , ed eleganza dèllè
ani^.che danno c^id cpRttdffinù , ed ot^
mA' àt? %à(xà 'Autorr », ma per magnifiche ,
che fìeno V edizioni degli Autori , quando
effe non migliorano il teRò » o non dinfìoftra-
no cogli oroaoienu cofe relative al teflo o
a' commeotaq ^ che poQano bamG , fono ta-
Il edizlom^ poco utHrad' un vero Fibfofo ^
feEAeoe oomparifcaoo^l|>I^ , enitidit
fime agli occhi di è forprefo dàlP eie-
Sanza , e fplendidezza y^che non rende ||ià
imabiii quelli Autori , cBe fi producono
alla luce eoo edizioni magpitìche e adornate
del ludo Tipografico» La prima nitidezza di
*un*edsaioae è queUe«dteflfci'uciie-j^ed iflrai*
tiira • Se CIÒ manca- ^ è vano ogni hiflb tf«
fPffz&GO Ol^X» Si goò defìderace . una mag-
.fianai- me in Amflerdàm con noit % ^ fcnza - noce»
Snelle hrxt in Parigi dal Bai'hou , e quelle f^cre in
ighilcerra dal BétSierviLU » fono belle , ed urrlr per-
che correctiinme ; Tale è sincera T Orazio rndfo in ra-
mi dall"lng)e(è „ ove vi è un gran numero di
'meda^ie, che- illuftrano remore . Tali ^òno ancora T
edizioni dell^ opcce Filolofiche' di Cicerone* F<tcte dai /Xt*
. pìes . Tale è- ancora il Lucrezio del Crcech , ed altri
iimili libri, che lungo Circbbe il numerare . Ucrliilìma
,€tobL è la magnifica» edizione del Buffon colle figure co«
licaie de^li animaK , perché* la magnificenza 'or ooldri
fi h meglio diftiaguere gli oggetti , de' qualr fi parlb
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gioc pompi tipografica di^' quelfà cfee fi ve-
de'nel magnifico Erodoto cJel WéfTelrng >
(jp), deir Omero di Ciarke (4.0) ? DelPOno-
ju^ftico di Polluce fatto da Kemtteruis imprr-
me^e (4.1) ? del Livia dei Drackènborch (42)?
Ma pure cofa slimpaia da tali, edikioai > Va'-
iezioni , liifignifacanti , ed uri* eloquenza
fpeflo fófifttca ^ che iì òccupà in coiè inuti-
^".-^ . ' / ■ aiii.
1 ' •
• i
Ica (feHe Favole di Mnnfìeur deh Fontìine hxXt' m
Parigi in 4. FoL in fiL » i xami .della Quale niente
giovano, come coufimìlmente per paro luflo cipograii*
co £ è £icca aache in Franciii la magnifica edizione in
^» > ed in 4. delle opere di D. Chifciotee . L** ilteflò
dee dirfì delia laflurcggiamc edizione della Secchia Ra»
fila del Tajfoni , e della verftonc dell* Eneide di Vir-,
gilio di Annibal Caro , e di quella del Lucrezio del *
Marcheccì pieno di rami piuttouo (caiìdaloft, che utili '
fttnc • ancor ù e fatto col Decameroac del Boccaccio
in f* VoL in 8., in cui i rami (èrvono per coadjuvare
col tetto alla oornàione del buon collafn^ èogi' ificauti
Sovanf. 6ìi ItaliSÌn! l&ano imc^'^ffi^ edismm on^nifl-
e ed imitili del TaCo, ddl' Ariodo ec. , giaccS ìA
yòxoti niente fi ved^or iÀr-tali edizioni mrglrorativ Ca«
a importa ad un Savio il" vedére inciù ia' ramr k òi*
a, la fèdia, il calamajo dell* Ariofto ? Un chdragiooa ,
'uoi piuttofto un* anali/ì critica di tal libro . Vai pirf
I difcorfò ài Addifon fuU' antUd , » madéràa lettera^
uro. , di tutti i Commentatori compilati Cotto il tiroidi
'^ariorum , pochi de* quali £>aò uiim /ttUe leggi df
in ragionato buon guftò, ' , ' "
{39) AmJìeL 17S3. • ' * "''
(40) Londàniij^^, in ^, 4. f^ol. "
" (4O ' AmfteL apud ìTetften» 170$^ ' ' <• f
tJir.;Per darne un' cfcmpto fi veda ncU' Ono
jtiaflko di PoUuce la Fiefazione , dello Hem-
A^btts > n^Ha quale a lungo fi dirputa ,
iuciaoo lìd fuo Dialogo intitolato Lexipkar
nts deride, o nò il Polluce (43). Iniifiiii al-
tri efempj fe ne potrebbero addurre per df-
moftrare, che l'arte di ben' imparare , $*di
ben' infegnare , della quale il Giovenzio ha
fcrìttó un libro (44) abbiano iàtti quei pco-
freffi che far dòvea#cotiie ognuno $ cfie vo-
glia nediiaie con lazbcinio su quella toMr
um fouà dì leggieri conofccrc ca .
• <
(43) Pollue. Onom- pag. ap. ad ^-^^ eiit. i>
jkLÌÌÉm/ier. AmfieUd. 1706, apud XT^iften. Dm,
quanto dice r Hemftcrbuis in difcfa del Polluce , fi ri-
cava, che oltre T eflerfi elfo Commcmatore invano co-
tanto diffufo fopra una queftionc inutile , cioè fe Li^
ciauo avea criticato j o nò Polluce, fi ftuogr^ cffo H,ci^
flerhuis un di quei Commpuafcori, che fopno ^ lor^c^
4 a dritto difendere il loro Antote , fhm
«ppaijiale c&me , % toktìA>lp. ad ogpi rfon^o 4ii»ar
Urare^&me'ii errori. Cki co«t commeiiia,» ^4 b^t^
3e ^10 ik pimniioae vcrfo \v( hmm , 9^ cooir
, è (bmprt Wntvio.cljll .
^4) a-
^--lyi.i^ud by
as9
^1
Dello -Stile , e del buoa gtUb
nell'elo^iKiugt...
C; A. H a I
• m
pdio Stile in gencr^fi. .
fifòxiomia. di una perfcna
difTerirce d$ queiia, di ut^^^
^'Ceiie cararterw
ludte , Ole dijltngKtao W. i>»diwlMa «di Hin*^
i
^60
altro j una nazioiie da W altra (i) CcA
accade nélP Ifiòrh dèlP umano intellètto • a>*.
gnr individuo penza , e fi efprime in ma-,
nìere divcjfe di ogni altro individuo, e co-
si la ogni nazione ancora . Quella maniera
i 'periona,'
„ ..«..w..- , - - " dice flilc
eoo parola metafonca'^C^ ) ^ ond'è che* oggi
fi] II volto di im'/fricano ^ <li ^n' Aftatico, di
un' Europeo, di m j^cifbwricsr , 41 ud' Ingltefe , di un'
Ftanoelè, di ntt'lcaluno xi danno léguidiverfi delle ca-
xieie riftiche di tàli ifiuBion? j 'eA ì particolari todividiii
Banno delle diflèreori fifonomie » e camhiaipenti ^Gonr
d9 t*ec3y pa.4[M»BÌ»^jWco. della mtatt ec ^è'ped^^-jiitfr
fon nel!* Ijion'j Naturale Tom» III, pag, , fiaO
all' ultimo del Tonio , ed altresì Vi^ Tomo \^ nzlU
AdUiiof^ pag* 85*^00 ailkulcimo*' ikl 2Wa
édi^ione in 8. 1773^.
(2) La parola ^//^ ha infiniti fignificati proprj ^
e metaforici . Pria dinotò un pe^o dì ferro , o di le^
gno acuminato .i e pontuto , e (juiiidi \x.u2i colonna » Di-
notò ancora un*ifirume:'to di guerra ( Fid.Sil. Italie,
libr, X, verf. 41$. ) , e dino'CÒ fpcci.\I menici, un' itlro—
nento da incidere , da fcrivere , e da dipingere detto
Ja'^Qfeci y^ot<piDV • ( ^'d' f^ojf, Etymol, ; ^^Scapm
Lex. Crac. voc. y^et^ìov .) * L' u^o di fcrivere collo
ftilo , cioè con un';ltiunienco pontuto da una parte per
far* i caratteri fuilc tavole di legno ir.cruftate di cera'^
t piano dair altra per cancellare la fcrittura latta ( on-
de On\2Ìo in tal'occahone àii^cSape Jìilum vertas^ Liè*
J. y^0t.X.P'72,)yé ben' accennato nella Saòr a Scrittura al
li^ro J^i 4e' ÌHè^ top: .a6. f€ff. .13. , ^l cafOiXVIIL
,^L.d by Google
26t
la parola ftiU dinota la fèrie dell' idee -, e
delie parotè , la manierk dei peozare*, e
delio fcrìvere , e fm^ anche una confuetudi-
ne , un coflame (5).
2. Ci fi permetta il dire , che Io
fWe di Ofjjniino riguardo al concepir le idee,
ed ali' efprimerle è una fpecie dr tempora^
mento dell' intellerio , per così ^Cprimertr^
Lo fliie è «un' icnmagme' delle operazioni >
che G fanno niell' inteilectò è cfatt ci ù^dth
pingono colle parole .
§. 3, OiTerva il Srgn. dr Condillac
che lo iliie fi forma dalla qualità del fogget«
to, di cu» fi tratta / e daMèndmenù » che
il foggetrò produce nella niente di eh! ptf«
]a , o fcrìv« V Ber -iifvellfgare le origini , e
•le qualità deQo fliie ;/ bifogna conQéetm H
penziero in rapporto alle fue parti , e ve-
derne tutte le circoftanze , le origini , ì fini,
e la concatenazione dei? idee, nate da tali
drooflanzé, e da^ lappoitr^-cfae fe ne forma-
no • Quella concaieiMiioiid jàf idee dalia
«quale fiaino* indetti a giacKtam -, rifleneres
•e penzare^ efpreflà co^ colori deiPeloquema
di qualunque genere , fi chiama ilile di pen-
R 5 'za<i5
<ii Geremia tv/^ t., U 4 XTapo Vfìl. d'Hàb -nrf.
e /è ne parla ancora nel libro di Giobbe al capo xl^
^wf»9^ &i vedano i Critici facri fopra tali luoghi. .
il Metifiaiìo » ' • * 1 • '
4
2aie 4 e ri(le(rà éloqvlk'ma, che rpiega t ài*
4>ioge qtiei^>6iitieri.« (ì chiama Ili le.
4» bc«>-^iiqtiR^ che ilcpariar fuUo
flile , « r indagarne ie quuKcà^ e i«iiifieiti ^
db*ftie partii ^''fiie "divifioiu, àppanfene«a*
T'ilofofi » che folì' ponno analizare ed eTaan-»
nere le proprietà delP fnteileuo umano , e
.de' giudiz] ». perchè a! trhnend^noa lj\poni)o
copolcere le ^^Ifì^ deilo fiile , ^(Terrdo io
4|(le 'Ufi' iimgin^ ÌA nuiodnb » ^ fmA
progredi , ^ed » operazioni falla coTa ^ -delUr >
.quale 11 ^arliu Intanto i Retorici fiatino ^iiiol*
ttpifcaii infiniti volami iullo ftUe, e [uWEltt^
',Piliime Omoria , -fema eflèrfi tla rncHtiOTimi
•tra teo^^capiia la Ycra natura dello Itile, 'le
•Aie wigioi »'in xbe eoAfifia , tflèrtdoaófi (oU
ilaato-conmitau »^ ^tt^fm'Io'^Sk^rftkari»
>traBe 'paróìe ^ frali ^ >e vperiddi.;p e non .^gii
,tie* penzieri , riòn avendo riflettuto » che le
parole fono relative àlle cofe, ed alle idee,
■ed ogni qualità ^tleUc ^parole fi dee ghidica*
o Buona , o mah o ^ffopiia ra o Jm-
.propria , feconda le 'qoalità , «lappord ^ -eà
lanalpgie» che 1ia xeDe ^col^ NtoD'n «pnb tal
giodrcQre di una copia di una -«piccora , -ftn^
-fa faperfi ben' ollervare f originale . Ma m-
fìniti Rettorici hanno fcritro fallo flile in
rapporto alle parole per me^^io cooTondec
y idee dtUk gtótemti. y f)m fiir* jgDorare la
*vera natura cUb HHe^ t permuxapirfi eC*
^6 fléffi f e per non FariS taphre •
* $• JT* voleflè dunq[uc concepir
lo
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'ò ftile idee più chiare , più cene , più utU
, più ragionévoli , dovrà rivolgerfi a* Filo-
foiì » molti de'qaali hanno KÌlcbiaratà. quelU '
pane deli' Eloquenza, che coofidera lo diie»
c dalla qual^ tutta f eloquenza dfapénde » ef*
lèndoÌ*arte delb flile Tarte del nen pensa-
le^ e quella dei ben' erprimerfi (4). Ma in
tali afpeiii non fi è voluta confiderar la co-
fa da molti Retrorici , i quali han foio pen-
làtó à confinar Io flile alle fole frafi, e pa-
role j ed a confiderare r^eitffiutjoiie.ne) foio
vto éonienlfofo M fòirò , é dèlie deciaoia*
ZTonl , on^*è, che coftofo, che in tal mo-
do per io più hanrìo fcritte tali Rettoriche»
avendo perduià di vifta la vera eloquenza,
non poieano dàré adtiquaie idee fililo itile e
fulie quaUià del mede&iaio ^ ina fotameote
iiaa cirodoio idoréir'fnfegoace pcoli^mente
a lédtofe di tropi , di figure , di periodi ,
di membri, d' incili ec. , quandoché avreS-»
béro dovuto fpiegarcr la concatenazione d^W^
le farti del nziociuio » ib Tua |^ogreffion« r
R .A ■ bifw'-
* • i #
ié^ Vaq?iIo(bÌ,Ìianao fedU9 foTla.AIe^ e bada
gufto cab e (cagli altri dò ba fiitta coi^ÌUkoitiq
jazioeiiuo'il Signor.^ Condiilac nell' «ccelieace tnióftt
fo' intitolato Ih C Àn ^Mriré , ove in(ègtia CQO
loTofìa r àree (àper ben jCpiuporBffy.e di Tcrivere . M
V cda il citato opolcob nel Ca^ degli fluii del Sign,,
di Coxxfiliac Tom*Jii €dà^ in 8. II Cardinale ffor^
PalUvicifU ba mdto ^coia jCnritip jiìÙ^ .ftiln^ ma i|iM
e.circoC^nzev'iema V anarifl delle quali noo
. fi ponnò capire i difcorfi fuiio fliie^ Bgfxtt i
tropi , periodi^ tjnembd ce. (s)
I
ff) l^onf. Rovjftju fa ridere ogni Uomo (cn-
fato , quando nel Tuo Effaiy fur C orìgin des Langues
Chafitr. F.y dice che lo fcrivere, ed i libri , e la let*
terarara hao corrono io ftile , « crede poi di JimUi»
re tal' erroneo .pandofib con kifiiiid IoIuidì » com (èn-
pire fiiol'fitfe nelle ine colè • Ecco i delirj de' mtefi
moderni Fiblòfi ! Beco il miodnio di coloro éat
* meno accorti (ì prendono per guide nelle laenael Bi*
r^gna conftfikrey che MonC RoufTeao ila un gnunao-
delio di una ^rmla»*e Ibfiftica Filoiòlia, che conon*
ft r intelietro , ed il cuore , come accade (èmpre n
quella Filofofìa, che non é guidata dalla retta ragione»
e della religione , fuor della quale non vi può eflcr
Tera Filofo&, come ci dimoftra l'iftoria; e Telpericn-
ta. I prctcfi Fiiofoiì antichi , e moderni, che con tan-
to ^Ao han prete fo di aver cercata , e ritrovata , ed
infegnata a tutti la vera Capienza , non V hanno nè tro-
vata, né dimoOrata, come non poteano trovarla , o di*
moftrarla, perchè Than ccrcata9 ove non cr^* Oovea*
no domandarli il Sommo Nome , ed implorarb colle
peghieie da oolni » che iiùimùiét omnem À^^inem .
wpieiefi FiloM moderni /e contro di eflt » e deUa
loro erronea Fitolaia fi fono (ctivd molti &9j libri y c '
nioltifllffli Ce ne potrebbero (crivere • Contro g|i anti. '
chi Filo(bfi vi è la dotta opera di PUtn di f^éUnfm
ioutolata Acadimi€m 9^fim 4à jméi^ 0g$ wnùt t»
■
DigiiizccJ by
C A P O li.
Delle varie qualità ^ e JUvifionl dello JlBe
TAIuni oonfidetaoo Io Olle in rappòrto
alle parole » ed alia, dicitura v Taluni
in rapporto alte colè » ed alle idee- ^ onde'
fcno venute le tante divifioni , e nomi di
fliJi. Taluni Io conlìderano in rapporto alle
nazioni , che adoprarono varie foni di (lili
e taluni Io conCderano in rapporto delie ma**
terie che fi trattano*. Macrobto divife lo
ie in eopiùfo, iriepey ficco , pingue , o fiorU
do (1) . .Delle varie qualità de' flili teriOé
. « iun*»
t \ r » . • »
iunfl^^mente H Voflfìo (2) . I Greci ebbero
moftì Scrittori Tulio ftiie (3) 1 € mediti altri
ve 1)6 fono ndle incSeme iir.giie . Sr trova-
nd tanti flili dtyoHI qoguid fecMi» gi' iodiiridui^
€hc -penzano , jMHrìano > e Icrivoito > e quan*
te (fiW le divede mutazioni , che il tempo»
\ € «età portano in tlTe peifooe {4) • fi
vo-
la) Infili. Orator, lihr. VI.
(3) ScrKTero tl-a* Greci Tulio ftilc Dionifio di
AlicarnalTo ncU* opera de ftrudura orationis trtpi
, rvrittf^ wfjmrm , Ocmetrio Falereo neU' opera
d€ tloquutione ^ fp^fNo^ DioniUp Loog^io
iiell*òpm it JmbUmi^ ^ripi v|pttc » ^ Ermo^de bel*
<la fiit ^r/« ReuarUd , nella ^«óe parlò molto Allo
(Hle , o Culle formole di 4ire • Tra' Latini molto fi è
fcritto (allo «ftile , ipeciaUbentè ftitto ftile della lingua
Latina , quali Autori fimo nmiierati dal Wakfaro Hi»
fior, Crttte» Xaiin» linff. cép» ^tl'Eincoeìo nel ope» -
it Intitólaa Fundam.JHL cult-rt dal Clerico nell* Atte
Critica , e dal Morono nel I*olyhijìor, In Italiano vi
(bno molti trattali Tulio filile , e iragli altri quello del *
Ciardinale Sforfa 'Patlavleini , Ma niuno ha trattata la
maceria dèlio itile cosi Tavmmente , e cosi filofoficamcn-
te , come il Signor Condillac nel trattato de l' Art
d^-èerire y il Signor Beccaria nel trattato fuUo ftUe^
, (4) Oflèrva Longino nel trattato étL Sublime^
ùnt 1' iliade di Omero è ónta «ierie , btià «rióni»
ittttìi *ìiBagim , mtni Aoèò, perdié compdR* nella *tfÌo^
*vèncd a Umeror i«b tBbé rOdOSni fi.tMéfaift <fcf CM*
«Milite Hélle iftoriette che fanno i vecclit,e4e'civagt* j, ^
menti dal fb^^etto , onde Longino paragona le naM*
live dell' Odiflfea a' racconti che fanno i vecchi , rae«
•eofui proliffì , inverifimili » nenvigliofi • Fid^ Loé^uu
TùUj • Da ipeAe oiTerfaiioiit di JLongiiio fi ricava »
eh»
Digiiizea by LiOOgle
vofcfTero cònfidotìi^ le vatle caratteriflìche
•*èhe reti, come è noto, lia (lin differenti , fecondo le
ttoutazioni, «he (ì fknno 'ncl''Coi|»(», e ncll* idee , come
noi vergiamo >coftcmimmente •accadere . Ma Longino
-non rspnkktn come avefle potuto decidere che Omero
"(criHè' 1 OdiiTea etTendo vecchio , e 1' Iliade efTendo
giovane • lì Longino aon Docea elTer certo quando »
«vè Omero utift le .Mb opere , é niatpiÀ di
im*Onieio , cbè più. 'di oa cioè» camort» te ?aiMÌÉm
«fcr'h Grecia witudo fiMlk 9^^ie. i«dff«tffi
e^dfileni^'défle opere di Omerok» ie ^mvarie ntradnio-
(bll a Tua patria, Teflèf{ì>1e 'Opere di Omero ^po^
ifte incordine à'ttmpi di Pifìflrato, come dicd ^liaflo^
leiìfÉimoBi 'cpmiarit (olla fua viia^jpòcfVbbero /^ttr M«
. ider •vece 'le congetture del Signor Vice nella Scieatt
nuova p che Ja w tiare «degli 4uidfltt
{5) '^iflfiwc ^ciintìliano ìnftiiuz, "Oratar, Uh» X
^p. ìo, ^ che ogni Oratore ebbe una prerogativa par-
ticolare ida elTer' ammiraco .* ^im Cafjiris , indcUm Qr«
-, 'jubtUitatem CaUùiJ -, gréviutem £fuei , mcumeti
Snipùj i tutrhitatem CéfiJ , diligentiam ^oUionis y di*
gnttétem M^ala , ^anSiutcm Cali rtperiemus : Talft-
wà Reiiuf^ «ttiiiisi di -fitfe legende fi neeti Inhi venan^
Mio 'Bk woBomoj anga(\o ^ oomono ^ éfile* nceie^
•ler?ìdo, nitido , 'onmeniib , (pinoib , rapido , «teemeiMÉ^
ìl^lei^iido , dolce » acoro , mak y vìbnio^ veemente»
indiato , coloiato « ridence ^ mite ec , confideranlo
Hello fVile^ e oell' elocitxibiie ^di infiniti anribarì»
die fi jpoflono «onfidetaie véBe cote, e co^ fcrìvcndtf
Smnìenu cataloghi di nomi Tani di varj (Kli « per affo*"
^are il baon soile v ed il buon (ènfo dell' eloquenza
in un' immenfo oceano di parole vane . E' da offer''
-nù 9 dm ima ioio in aacexia di fiiie fi fimo £itte
«MI-
a4t
§. 2' Tutti gU flHJ, badandofi alla qua-
lìtà de' penzìerf , e delle parale , fi riduco-
no alio ilile fuUimCf al mediocre » ai tenue •
Lo (iiie fì con6dera talora divifo in cfcuro »
cftiiir» j faidib « ed «/Ini/# « In riguardo alle
core C dice ancor ^Kfe PUofofico , ftUe IJi§*
TÌco . In riguardo alia qualità dei difcorfo R
dice fide Poetico , e ftile Profaico , ed in ri*
guardo a certe nazioni fi è detto Jiile Afia-
-tìcD » fiUe Laeonko , ftile Attico ec . li Mura*
'^ri nella Tua Perfetta Poefia ha voluto par-
jbie deik Aite matitro dello ftile fiorito, deMo
ftile ffofùnAo (6) • Altri liaii- divifo io ftHe
in Jemplice , me^^ano , e [ublime ,
§. 3. Lo lille Poetico , e Profaico, ri-
iì Terfi » fi divide variamente > onde fi
^ce in Poefia fttk Epico , Cmieo , Ekpaeo^t
Epigrammaùcù 9 Satirico en», e nell'eloquen^
!za Profaica fi dice ftile Epifiolare , ftile Ors,*
torio , ftile ìfiorico ec Ma i Fiii.U >gi , ed i
fteitorici , invece di tante diftinzioni fullo
niie, e file varietà , avrebbero dovuto efer-
istarii 9 e fiur efetcitare la gioventù neir arte
APì Tom. % Wf. lì. €ép. lu '.
di
di ben' emendare , e purgare Pfttieltettó ^ per
ben giudicare , ben ragionare , beh' efporre
ì Tuoi raziocini , e ben dipingerli colle pa^
role , la fceita deiie quali in buona parte
Dafce dalla fcclta delie cote • Xe fenfiizionf
vive , e veementi , ed un' Intel ieito attivo ^
ed elaflico Ibno i migliori Maeflri fililo Ai-
le . Quando Safib compofe quell* Ode fililo
flato infelice della Tua pafTione nella quale
era Ella inviluppata , Ode tanto da Longi-
no ammirata , conoe un capo di opera di
fubl imita , quali regole tenea prefenti ? L*
ifleflòiiongmo^dié t^nfco ha fii^ittofiif fubli»
me , avrebà! ppdito far queir Òde t fxxo
dunque , che i precetti li fondiano Ibpra cer*
ti pezzi , che la fervida natura ^ refa elafli«
ca dalfa paffione , e da vive fenfazioni , e
fecoodau da un penetrarne v^g^gm pródu^
ce , (énza riflettere alle tante Iqggi de' Rei?
tocid» e di Loogftiù fili fiibiimr'(7)i • fioo^
• ••in ' .: * .r' .j y
(7) Ofièrva Longino , die i Greci mfi > ùf
yaSi iè Poetefla Saflo' Spinge il dio (Vaco , verfi» che
Longino adduce |- rappraedcano 1^ anima , il corpo j T
udito > la lingua, là vediua, it colóre di Saffo , comé
tante cofe perfanificare , e vicine a diftruggerfi . Dipinge
i imni contrarj della nience , e del cuore. tifa arde, ge-
la , ragiona , delira , è fuor di Ce iVeffa , e prodima a
morire . Si vede un cumolo di paflìoni dice Lon^ìoa,*
Ecco poriione dell'ode in Latiao;
' nihU^Jkpsf mi '""^ ' ' '
t
•4
^70^
lBr parte duoque de* precetti^e^^cttonci foW
]P' t6\^ amebbefi ^ caoceibrfi delle regek
d^^1S)ó^l;m7a vq^^ ad aU
ir^fegole ,.Ìe nob a>qiielle àd^hca^^fsm*
CA-
Wtngua fei torpet^ Unuis Juh érsfis-
' Fiamma dimanat : fonitu fuopte
TBin^rnuu^oMiét: gemina Offriti» -
iMmÌMnadt-,
Mtànaiù^&Judor gtlidus : tremor^ut
Occupai totam: velut herha^^paLlent
Of^: Jfiraiidi ne^ue compos i OrcA^
#tC6 - CUI <pfCC6ttt > .glàcdièf$ii^iileffi|.od«oinpprre tal
èie non bàddr V mecetd.ini. fi^^ e Longino ',^é
anto tenie- ÙX lublime^aUioa coinppiè mai^ un' 0<le
fiBÌla<\ I [ Rcnofici *.4iuiqae che hao. pulata.^lnUa^ftUe
«QQ-taMV^viiióni , e regole, e diftitazioat «li untexla(fi
XlÌEIUi'» non 'han badato , che cali regole ppco giova-
tano^ quando 4' intelletto, e il cuore non eran modi da
vive fenGoiOni , e (è erano il cuore, e rinielleuo • moffi
4a^vive'(cii^iom, noQ vi era bifogao di canee regole.
(8) Infatti molti , che han voluto iilTare canoai
certi ' per determinare la qualiti degli varj (tili , doi
^\ f uh Lime , del midUat ^ del tenut hanno (crittQ
con poca pttcifiooey . e con • ospite - cootrarieei di opimo»
hv pner il troppo àcBim ^bx, £ftcmi , e regole • A|
^'TitmodC'I^gino >fii0o^ftil^;r^ 9
l&UnxL*divei£unent^ da-Longma'. Va^iapp.^iM^ra
definirlo» Aionf di U Motte , Monf, Sylvain , Monf,
DigiiizccJ by Cooglc
ve^io inette il fùbtiine nel terrore • Si vedano- ]e ag*
glume a la PicL^pjie di Def^^aia rulTraij;avi jiLon*
gino dèi fublinu- • I>^fiMéttM' Oeuvf* tonu if^* pgg.
3». fia» affa^ pag^ tdi^^ ìb , 5*.
Colle noce di Mare .St^ vaned ^e' giu^itf ^
smittia naaita. deUo* ftiIfr>ìiA(/ì9Mr », mUipsj$^ » Mnifr
privino- dalle vatie idet , che d^ ^qpe onià|l 6 ^lo»
«ducopo oirc% le- divette qoatlità di tali ftili^ f| iqpK>t ^ ,
cura . ^UlflDOi^ an^a. le mìcù.- d^' f^odizjf cif^k
IÌDÌ»ieiÌ9ii Potuta, e limiti dr. tàlf ^ Jhéìii^i^.^ medt,^
crt r tmiU dal modo con cai ogni nazione gli coi^
fiderà , cioè in rapporto a Te fteiTa , ed al Tuo gu(la,
ed al iiio penzare , giaccljè ogpi eloquenza ogni na-
zione- ha varie fpecie di ^i\c fu Mime ^ mediocre , ed
umile , ed accade fpeflo , che le cole ifteife dette ia
una lingua fieno ia uno ftile- fublime , in un altra tra-
doue diventano di uno ùlìf baj^ ^ o medioae , e cosi
air oppofiò^ , comr accade in «gnuna delle- Hng;» n»
Tenti , e merce Pochi: fina f^acl pezzi di eloqneint.
in ognr ttaeiBnoiie'» H ju^
(di eoo Spa^tiolo » di, «a^ Tedeica ee» , non: loiio Ì
mcdisfiiiii i (losi fi pQo dir T iftefla d' ogni mabiie ». •
d*ogn' altra qealici di ftile . Le varietà dunque de-giUf*
dia} Tulio- (Hle nalcano disile vyieti dell' idee di chi ne
giudica ^ dalle caufali delle incieli di ^ *
id vaiio» gyfto- dcUe naaiont..
\
OJfGtvaimi {opa ì vmf SUU ckc dUono i
Ratorià
; / •' f. li
SE vi (bn regole fuilo flìie > tutte Q ridu- IV
ooao a dovec^ eller chiaio , non unifor- , . .^
me^ pmilb » poro» e proprio. Quando tali
prerogative Iboo nelle raec^palTano nelle pa?
roie, Tpecialmente quando fi fcrive nel prò*
prio idioma , k poi G voglia fcriver bene
a forza di regole , di imitazioni , e di Ietta*
la in una lingna morta » è occupazione ìqu«
file , e vana •
2^ Ls r^olt che taluni han date
OdlVelegania » « oomooq delie paiole , e de!
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» I
■ i
penodf hàn dinotata in eflì bdvértà- d*idte
e dt penzferi . Hanno arcata , ed iianno in!
[egnata taUin, l'eiegaitì^ è l'èloqama dd-
Je- parole i 'perdiè o^nod voirero /o ootv fi
CKder«l «pacf ^dr pcrvenfre ali' eloquenza .
a« eleganza delle cofe, e dell' idee dall
• le quali 1' eloquenza vera dipende . Chi A
povero d* idee ff. fa tìccó dì-patote i dì àZ
preflioni . cotica», anticheV fingolart , di fo.
ocre VOCI, c periodi . L'arte di ben dire
«di feri ver bene, con ottimo flile è I* elTer
ricco ffidee,...!. fenfazioni , c manca Io ài '
te , perche mancano V idee-, e f, dimoOia
C.O dal vederfi che noi fempre XcriviaS
male nelle fcrenze. fàcoità-y deiJe quali '
aop abbiamo idee. . :' - • • • * .
c'cl: ^'■^J^f'^m'rM ìifubUmcdir.
fcrifcàno-, feoendo dice Monf. le Batteuv
Chbn»,Mle.fuMime una. ferie d'iS
Wli efprefle nobilmente con eloquenza- e fi.
gure ed il lo £à,conCaeiB tabfa fc
una- foia parola, Longino , ci» ttaglì aiiii- ■
eh. ha jaeglio feritio fui fablim^, con%nde il
MUm to»»■gta^de■ ed; alta eloquenza , ed
m, «o «wfono molti: eh' ei vada errato!
ancfcè Con cofe.diverfe (jV.. . i
(i) Si veda MonC le Sjbttox^rùu&M r :
^'ure . V efempro adla rOT^SW^
$. 4* V Amcstt ddl* articolo fubVme
ndP Enciclopedia di Parigi ( 2 ) dice ^f-
fere il fublime quello che c'inalza ai di fo-
pra di quel che noi eravamo , e che ci fà
lèntire t^ie innalzamento • Diflincue ia fubli'*
mità d* j||iiR4gifii 9 e fublimità al fentimeutì »
Addude per cftnipi di fiiblimità d' ioiaginr
quel notò luogo dell'Iliade di Omero « cbe
è
fui jfifanorum cBruta art , ftcrofum popuU Romani
Jtocia, O aquates , quas ilLe praceps ameneia , cajlt^
profìraiifque fjndijfimis lucis ^ Juhftrudionum infanis
niQLibus'^oppTifferat: vifira tum ara , vejira religi&nes
/vtguerunt , veJlra vis valuit , quam ilU omni f celere
polluerat : iufue ex tuo edito monti , Latiaris , SanéU
fypéteff ci^jus ìlle lacus^ nemora flnejqueyfape omnl
mfairio fiupro^ ÙfctUre '^ wuKuians^ aH Ruanda adttm,
punÌMuUtm^9tmU» i^mu^fiis : micf iUét. \ iw
JbQ in confptHu , faf0 , fed Ittfim tamn & ^hi%m
_janét folutét fitai : Ciurg prò MUon* 31. paf* 77*
Tom, rih opp. edit» in 12. Èarhoit* U tfCbmpiO oel
iiibliaie è poi ^fto : Tum Olympi «Mffvjlrai »
^Mé^s ptouUài^ fimitìm maris , & trmi/ttts HpoM^
ac rapsa in,torw fracipiti turbine fulmina cernimiè$.
£' da offervarii^ elle priora n^lci Savj, e Filofofì con-
traflano per decidere (e certe fraH fieno , e uò nclio
flile fublime . SuHc parole delia Sacra Gcnefi , ove fi
delcrive la creazione della luce col Fiat Lux , G* JaH^a
tfi Lux , contrallano fè vi Ha fublimità di i^ile molti
Autori , ed // Longino , il Fe^io , il Clerico , M» la
JHottty M» Kenodoty Capperonicr^ M% d^QUvet ,
Jlf» RolUn (000 di 9pin|pm oppolle •
(i) EncUlop* ijtm XF, pag. é0$i idU, in fiL
Im$^. X77PÌ * . '
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fl^Mm, follai di^^. ^y™^ .
* *
«ncKtopcdia addoce per .efempio dlfublimi.
a^d^ imagrar. in. Omero,- la delèf ìzionfr deife
ffi^ *^"V P°' da Virgilio. (4)
il Giove e de' Dei nei loro cptìgr«flb^ d-
tuo de'luQgf»! roitabili di-ViigHto.i'; ' •
SJifittxlul.^iHiiiie;^6,^ i « jWiime , die»
•'T V. -» .. ,
«o trodom ,„ p,<>f. Latin» il x»S»mtT^.
rno oyifenfce m verfiiEGmetri da noi addotti. *
egiil. Par che non fiafi d^nUo . E una figu^
ia \ Nafce daUt figura , o da ufH Ji^urc ì
Tuò enatai 'mitigmr generi di firmre , n [tfa^
m grandi figgetd ? Pub ammirar fi aUra cofé.
in un eclcga , fi non che ima beUe^^ natura-- .
le , fi mlk lettere familiari , e nelle aJjemUm.
una furaMUme^aì o pure le coje naturali
e delicate fiamè la fubliwità delle opere , che.
fPiÌm\^Ai.P^^f iilfuhìimeìOve s\
incontra ? ( r) I queliti de Moni, de la Bru-
yere fono' &lrifaWi*c'taka6 la ìagJo--
naia, che Mi forma ,.ed a tali qutfiiunon.
ppxrebbfiro rifponderei,' Longino , ne If
fuoi C^ommeniaiori. , nè Monf. Syirame , ne ^
J^c^ né che hanoo-fcritto fui fubli-.
mjLSìmtì4Ì'J<^rìèM*Mfa^^^^ potranno fom->
wmìfl^ftri 4 quiCil .di MooU. da la <
Bruyere ^ che 'sprono valla campo a ri-t.
lleiiere , che i rettori ci Ranno Ipeflaarùte»
dslli^ r;iire idee fui fubUme , e che H fiiWi-.^
W èi'più,«cir imiiaziope femplice della na-^ .
tura;/;vchir «PgH arlifiq dell' eloquenza . II
fuWÌrtip ::l^\.d»lfc còfé dalla.irauawooe^«
d^lla. naiqra , che è fcmpr^ f«Wime in fu^ta
le cofe . Quando fi fentc»benc s c fi penza
fcene , e fi oderva la natura , « le imaginr .
^rtlficiaU delle- parole dipingono le i magmi .
naittWii-jl^te i « i« idee €Q?ufpondono-
. ... f • \ ; ' • a CO-'t
, ...» ... ' , .; ^
« t . -. », < • ' ••• • **. »«4 . •
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»77
a' colori della natura'; aìiora ; fenpr* fi va
al fublimej :tiòè all' ottimo, al corrifponden-
te , alla- nata» « Nella Tota imiuztpne della
Datura fi <feé etfrcwe il fwblime . La- natura-
le e piacevole •dfellcatem ddi' imitajrooo
delia natura in u.i' Ecloga , Jn un* Idillio dt
Madama da Houlieres , di 'Chuulicu , dr Fow*
ttntUe / di Pope ec, non rendono tali ope-
ft ruUimi / Non più C dovrebbe dire JMe-
fiOime . ttmie , baffo , ec ma dovrebbe
dfifi ftile proprio-, o ^mpropno alle cole ,
alia natura , alle idee i alle iinagii|« . Nw fi.
dice pittura fiiblitne , picara- lenue , pjtiufa
ampollofa ec. . ma fi dice pittura naturale
Originale , ritopria , corrifponde.ìte ec. j co-
pian dalla aiStnra , artifìciofa ec. Cosi avreb^
he a confiderartt : lo ftile . Si dovrebbe la-
rdare di dividertela tanij afpetti , e àt.
c^3nfiderarne tanti attributi , e pJUUoBo .CQnfi..
derarne la proporzione cogli ogetti.> che di-
iJinae. e colla natura , e vedere di ridurre-,
ié Qualità delle imagini dello ttile alla qua-.
M ddte eofe , che rappre/eota . Lo h.e
de/ eflfer* «Me tìna Umpida imagHie dell
idee inteHettuali , 'che rapptefcna *. e. dee.
ogni imagine rapprefentarsi «>
rirpondenii, ed allora è ottimo lo «ile , a
teiSTé, fia medioae, fia fublime purché i.a
ar/e cofe proporiionato . Lo llile dee Tempre
e^fiderarfi in rappott» alle cofe, ali idee, ali
iiitBBini .fenaa badare a tantodiainjtoni di solo-
IO che credono ci>e il fiibliins.Wi)afl^.neUe pa^' •
S 3, • . «ole
I
^ jd by Google
i
loie , c nelle frali , c tlie nel rcnderfi fubli-
me con parole» e frafi » ecootornj di perio».
di ccnGIia Ja ^era -clagiitMa «cne^effi bm
cooGitttt«iiei -lbb vfeK>» ndr't^^ che
con «contiadMonenittnirefla > -pmideaiio jda*
Foeti 9 e iégV Morici efemp] delle doro W
gole i onde fi deduce , che gì* Iflorici , i
Poeti , e tulli gli Autori fono contempora-
neamente Oratori..^ Filofofi i Iflorici <^ec«
che la'vera eloquesza comprende ogni ge*
ner^ di'£cmere.^'>e di ^dice .» ;oofii>€hCcinai'
faillanteDieiité' fi può fipMri^ %
$. 5. Monf ^yli/ain crede cfce il fubU»
me fia un dìfcorfo aflai vivo , ed animato «
che co' nobili , e magnifici fentimenii innal-
za P anima , la lapìfce , e le dà grandMdee.
di fe medefima;^ L'- Ii^gleTe McnK Warbur*
tOD^tteHe 'file noie, ali* opere^di Pope (6) .in
OcdUi0né^di^voIcr*^.diiMRi9m diuor-,
fo, che Pope -^ftiUa fine * dell' uUima \lettera,
dd faggio fidV Uomo indirizzò al Tuo amico
Lord Bolingbroke fia in tutte le pani fubli-
me^ perchè vi tit>vava ,gr^fl^e{[{a,«e fubUm^'
zA di -concetti , aiùifi.ajmù>.fatttko y d^gan^^ .»
éi òriint M fgure , fpitniida .JkUurti , if^fi :^
é&g 'nità • , •< e waefià rin >ri|tfti Jimofira/jobe via ^
tali cofe egli fa confi fiere ii fublime , dietro
la fcoru di Longioo»* Sij^ vedere ia^dia-
Tom* Il pa^ s^^ éé^ im i».,£aw(w.J7iS
ttf dfniocszfoM Ì9I clètiD ▼i^BoirMi • ^
§• 7- Volendofi fare delle o (Nervazioni
Filoroffche fullo (lile , bi fogna confiderare io
flato de ir idee , della mente de' primi Uomi»
m j che ofleryaronò la natura fulie forti im«
preffiooi'j che la ot)vità delle cofe doiret
fàvt Alila (àntafia , onde le prime idee ; H
. primo (irle , la prrn^a eioqucnta , come ff è
detto da noi (7) fu tumida ed ampoifofa •
I ragazzi , ed i felvaggi hanno la fanralìa pia
viva, più elaflica» più aiterata , end' è die ie
iiniraifni foùo più yivide , e la flik più ia«
S 4 nudo
(7) Il Signor Muratori crede nella fua Perfirtd
Poesìa 9 VoU L Uhr. Ih €ap, if. , che T eloquenza,
e' iai'Poésk principio éraii (enipUd » e * fegoivano
ì\ linguaggio nmmtéJfi é*gU UMài » e che a poco q,. -
pòco d perfoioaò Ìù Jah nsturaU , e maturo , che fi
inaitaoiie ià Aoma fino a' tempi lii Tiberio , dopo il
qttale vennero i.OecUnntori , che corruppero Telone*
za, e lo (li le con jpenu'eri acuti, e colio ftile alterato..
Oàerva il Muraion, che OTÌdio iftcflo, dietro la fcor-,
a di Pardo La irone,dcc\imò mollo , ed oflerva il Alu-
raton , che tumida , e declamatoria è ftata l' eloquenza
di Vellcjo , di Tacito , di Marziale , di Lucano , di
Stazio , di Seneca , che piacciono alla giovemù , come
a Ce ftelTo dice efTer' accaduto , ma che coireti perfe-
zionata la mente, fi gufta lo ftile ferio: Se a'raj;azz',
e a' giovani piace Io ftile tumido , ed ampollofo , e fk
i ragazzi , coni* è certo , (òao fimboU delle prime na-
zioni , reloqueoa delie i|rìiiie nadom, che t'iflniiro*
a», dovette efleie metaforica » fimboUca» tumula, ood*
è che prima è Qaiv lo ftile taiaid» p t dopo il finie,
€ M €ttte diit il Mwmd*
2So
tnido e metaforico, -più iledamaioclo a teno«
re delle pa/Honì , che fono più veementi ,
• ed impcuiofe . Ciò che fi dice de^ ragazzi fi
dee dire de* primiiivi Tel v aggi .«d ìocqIù
Uomini, che <;bbero un'eloquenza alterata ^
€ome le loro Jingiie^ e le loio idee , v^crdBb-
te di .grandi faotaGe^ cbe éijpreireso .rài
flile eniufiaftfco,fanianico,anegorico,e gon-
fio , come lì può o&rvare in cene canzoni
Ameiicane riferite da' Viaggiatori , e dallo
Spettatore Ingleje (8) . E' una verità quefla.^.
che fi dimoila da tutte le ^primitive profa-
m iflorìe^ e mitologie (9) , e fi dirooflra*
ancora daU'iOoria delie lingue le. piiì eulte,
così
• * V " . *. • . -
«
(8) IWonf. dePjw^ Autore AtWc Recherc/us Phi
lojopkiques fur Les Ameriquains , , vorrebbe che gU
/Americani antichi , e mrcicrni fieno fìati vii Uomini
J pm ItupiJi, i più ignoranti , i pid inetti della Terra,
anzi i pid mal- -veduti i^.alla natura, ond'è-che Topera
ik ÌHotiL de Paw è una Filippica- contro il clima, ufi,.
coAimii, e riti Amerìcam; onci^cgli, e coloro che iò«
DV del filo partito , rkierannO' quando vedianno , cb«.:
noi attribuiamo V^iog/ff ^j tumtda afelsuaggiJi Dinii«
no elTì : / felvaggi non hanno elo^uea^a Non aym-
JÌo,nìc -Sanno, l'eloquenza di.Gcerone, e di Demo/lef
ne, nia'^nno 1-^ eloquenza delia narurn, fuUa. quale G..
forma la vera cloc^utnza . Cài ha idee , chi •etiMliiCa»
ed efprime le fuc idee co'corpi-j tip* -fegni , colFazionp,-,.
C'^'hn1ho!i , ci? anche' col "frleiuio , può avere , ed Iia
1 eloquenza ; nuT per lo più da' Rettorici fi hanno full*
eloquenza idre cironee , coiiie fono per lo piiVecioaciB .
e* idee di Aiorf Paw fueli Americani.
^) Cosi gli amicbi diileio i fiumi J^ragani^^^
.i^uo Ly Google
cosi antiche > .coin« moderne (so)»
cCornigerif e tetti Eroi fijc1iAiDaRftK> J^ìb^i^ Di9^
itf^ > figU ^* Oet i figli Giove Egioco , cioè di
yuei primi Hafiofi • 'Quelle fantafiti de'popolt produce*
TO le Minerve di Bevine luci ^ clic erano quelle and'»
<die StpfMfeJfe le CtUri , /r ^^i-> ^ domane , r-rj*
antiche coltivatrici , ^ giardi/tien • I fiacchi^
gli Ercoli, e gli antichi Eroi lì Jipingeano (pcffo col-
le corna , perchè le prime idee di fortezza erano nate
dall' aver \\i\o gli antichi cozzar colle corna, così ito-
ri, come i montoni ec«, onde comu^comua dinotò an-
che forza, ed abbondanza, perchè le corna dL*c;li ani-
mali fiifon talora i primi vali ^ i primi bicchieri degli
ancithi , come hanno mólti favj olTervato La prima
* eloquenza fu danqae tutta £intaftica , ctfillegorica» co-
me ÌK il Signor Vico nella Scien^A mrm.dinnofiratflw
'Il Signor ifìratori , che crede » cìie la prima eloquen-
laa fia fiata (èmplice, e natorale è rmentico da'^rtniit^
'vi. antichi G>dici Egiziani, Indiani; Petiiant, e LhinelU
Potri mai dirci il Muratori; che quelli ^no fi:ricci eoa
ifiile naturale ? -L* Aile natQiale « e Inacaro fi. «equi Aa
quando la lingua. , e ie^fcienze fono perfezionate . Ci'
dica il Muratori ,, fé la lingua Latina de' tempi di Nu*
ma era V ificffa di quella de' tempi di Romolo , de*
tempi de'Saliarj., e delT eloquenia di quei vcriì gtios
olim Fauni Sat^rique canchant , "Come dice Ennio ?
Dunque lo ftilc Metaforico , e fantaftico , precede lo
Hile maturo come ne' ragazzi la faaca^ precede all'
intelletto • • . »
(io), L'éloquenxa .delle Hn^e In^elé , e Fxaii'*
cefiv». oggi nella loro -perfenone -dopo the la Un*
sua Fraoce^è ^aià pefitzionata nel tecolo '&Kce ifi
MJsÀp. XJV. La lingua Inglelè è fiala negli ultimi tenn
pi. da moltiOimi Scrittori coltivata , e refa propria ài
ogni (cienza 9 dopo le opere di AddiHbn , di Hiune^
.ftobeitfiiii ^ di .Pope- AU-«ia -cosi io Ictìme '«dr
I
a8a
(• 8. Lo fcrivere TempUce» netto ^ na^
tQrafe , e di buon guHo non è flato mai
mito alle prime epoche deir eioquem» net-
te divec re oasioni , ma fi è r eloquenza te*
fa perfetta , *e tnodèlìata Tulle leggi del buon
giifto , e della natura a' tempi del fecola dì
oro di ogni lingua, cioè quando Afono per-
fezionate i' idee t ed i |>enzieri , ed è ceSata
per la rifleflione , e per le oflcrvazioni P
azbne deiià ftniafia « e 6 è fortificato 1* in«
tellctto,; Lo ftile naturale , e del buon gufto
nafce appunto quando fi vedono dalla ragio-
ne le cofe ne' loro veri , e femplìci afpett?
della natura , e cosi fi concepifcono , e così
fi ciprinono.
^ tempi di Shakcfpeare , c de* tempi di Milton ? E* ferii-
to coir eloquenza di Pope , e di Bolingbrokc il Poe*
ma di Fingal Son of OJ/ian ? L' eloquenza delle Tra-
gedie di CorneUU , c di quelle di Racinc , di Voltaire ce.
C ftata l'eloquenza dello ftile perfetto , e maturo , e nw
Murali della lingua Francefe ma dopo piil tempo fo-
no vernili cali pMrgati Autori nella lingua Francefe.
ì In tut--
te lie nazioni andcba noi ▼ediamo dalle Iftorie profane»
die ce ne reflano, ei^rii eoimodaco daUo. ftli tumido^
allegorico, e coptolb. Fin feloqoeou della Jtogiia E«
allagotie, mecafere, figure» ìmaxo/
ni ieofibili. La lingua Ebraica de' tempi colti di SiSy»
mone, non fii l'ifteflà di ouclla de' tempi de'Gladid,
diverrà fii poi ne* tempi della fchiavit4 di Babilonia , e
ne' tempi di Ffdra , e de' Maccabbei » e più divcrfa ne'
tempi pofteri Rabbinici . Ogni lingua Jm Je fue eci » é
oiiglo^j Micj^eiucm^ peiteione» « dacadennitf '
DigiiizccJ by
p. Quindi è da dcdurfì , che h ùi\t
femplice , e naturale , oltre V acquiftarfi taf^
di , come tardi fi acquiOa V ufo di btn
gionare iìiir orme della ragfade • non dtf ft
iàotafìa , è alTai jpk 4ifi<ie di ^ cfte H
crede <ij}, xome jier Toppoflo lo flile w
nifdo , ed aippollofo , è più fadie , come fi
c effervato ancora da un' Autore di Quifid
jpeflb fofinici (u\V Eneidù^^ (ja)'.
> IO. Infiiìiii Amori /lamio icntfiio iuK
Sé.
(il) L'eiprìmier ndee con gìganicrchc metaforcw
cmiifiaftìca , e fiwciftica eloquenza è coSk aiTai pià
iàdle , che f .«dqpfU'f eloquenza del bion guHo , e
^Ihi Mt&ni » che .fi^goe l'òidioe de^pemicri , e dell*
Idee , e del lanodnio , non gii le dwifioiii ite'Retto-
rTidy.ed i loso.artìficj fui coòtonio de'peikdi , fiàfi.
*e umilerò, oratorio ,^ful quale i^Rettoiki i pid culti in-
finite cole elicono, tenia zifleuere , die fji Attori, <de'
quali adducon eli .cfempì , non badarono od .compoM
a cutte .le regole che efTì danno, e cLe .volendo a'£>
lì rególe badare , ci vorrebbero jpiil mcii a comporrci
un* orazione , della quale fi dovrebbe dire Fer/^a &
'Uùces f^prateraaque nihiL Le .Logiqhe.aiuiche , C Ic
Re«oticbe.(òno n>olto viìmili . ' ' **
«le km^iàb r^M^Wàt Aer Ecfeghe , lo ftile iami.
Irare di Citejone , ^^q\)o lèt Coitùuni^ M tiùrt ^
del qoale^iliDe Cicerone nel Bntt^ tap^LXXfr.^ é»é
^tpUs fi^imm fottagfc fecit , yoUtnt .HU MUmi^y
Jlfis titurttéi yitiés^ftiùUm AomiM à firiBendù deter*
U iiioJc deaiiieKait
%
io flile tragli ànticlii , e moderni ma niuno
Jìa fcritto uagli amichi meglio dei Longino
dìo Tiatiato del fublime (13) , e tra
modem niun^ altro^ megHo dei Condiitac nel-
ja fkm openetta iiititd[au T Arte di ferìvm ( r 4.).
£Ma oflèrvarfi, che pochi, e rari efem^-j ,
€ molti precetti abbiamo fuilunile da imitar-
fi , ma il Sign. Condiilac è Autore di ec-
cellenti precetti e modelli fugli varj flUi ;
ed è da oflèrvarfi ^ che i foli grandi- Filo-
, (oh hanno faputo , e potuto faiver . bene e
dar precetti di Tcriver bene . Perchè ? Per*
che dice Orazio , il Jaiat è U fonu àtiU
' Jcrìvir btné. " ' '
$• ii« Ogni fiile . dice un Savio della
-■ ^ > . . . .'. • Jfrap*.
* - • • • •
che fbao oppofK al nè^efimo , fi nlért(cofio lunga- 1-
ùwiiie , é.dottànaente nelle jiddiiionì zWìl i^npiiont'
fetta da Defiriaux al 'di(corlò di Longino fili mbiinie»
addiaimii che fi lee^cmo .oeU* edizidne dlì Dijprtaux
colle note di Si Man \ Tom. iF. p0g» 141. fino alla,
pég. iS6. ■ V
(ij) Hip/ cT^c', opera clic U Tollio magiifi-
cameme publicò. per aio dell' Eleojate di Scandebutgo
ùei i6p4.
(14) Traglì anticlii dilputo molto fuUa Aile 9 e
dìcitara r,Oracore Ariftide , il qual^ parlo di drcondu-
zioni, amplificazioni, acrimonia ^ e tirconduiioni di di'
Sé , C ne parlo alla moda di quei tempi , come haa
fatto infiniti altri Autori Greci , e Latini . Si veda
. Ariftidc ne' fuoi libri intitolati TfXvt^^ VtiTc^txMV •
Oper. Tom. L pop 438* mi' %yu'* sditimi» J<àè 4 «i-
m • ^
f
.-ly i.i^ud by Google
»
a8x
'Francih ».'%.piia rijimlre a(Hbippiiccf?^''j(dr^
faUimc 'lbtà> ì quali? fr-èorpprendono* gif
aitri , e tiittti hanno le bellezze communi , c '
moejfarie , e Le particolari . Le bellezze cgm-
aiuni Tono la proprietà e ia prtcijjone delli
Uà, V elegarì^a e la proprietà dell ejprejjioni ,
é^ \a-^purMàTddi^Jingi$fi :» pgni iibrp ':;.;9g4| *
diTcorib* ha bifogno 'di tali C4umnùni*ed inC'-
Vftatiitt pi-eFog^ive!.- Le ^uaKtS pànMdri
coiilirtono poi nelle particolari idee, che con-»
corrono in ogni fogeiio . Un Comediantc
Mon pu ex -ragionar da Filùfofa • Un Tragico
dovrà invellirfi dé' Car9KiSFÌ-.^*;e* dt^llo Urie
degli Eroi > che ci prcfenta ..Un Fattore '
Uoa letteta fainHiaiie una /crutura didaitic^
non hanno bifogno dì mela Tore , efclamazio-
ni , di commozioni , dK affetti ► Le perfeio-
ni . deii' «ioqt^2a. confìfiono» ^> 41^e V iA^Qo:
Autore nel' (ìpec le .grad^azidoi divetfb tra
io fliie .fimpUti ed! iir* fytUmr, p V atte di
di(po[[rf( ,icr dipingere lair graduazioni ^ Ah^O* -
landre Pope nel tìpe della lettera IV. del
Saggio fuW Uomo mentre loda i] fuo amica
Bulingbroke di averli imparata i' :ar(e de^
P^e^M^.e^ della Pò^^g dice di degnarli di
inparargii l' arte d* imitare le variazioni dei*
la natura col fuo flile , di ahbajfarfi don dìgm-
tà , a déverfi con moderazione » di iodate dal
grave al faceto , ^ dallo fpiritofo al ^ ferio > di
ejjer corretto con brìo , ed eloquènte con natU'*
rateila . .Tjjli j)^aggi. tii fliii/ogq.iMpqu^^ fe-
^lyi.i^ud by Google
«(^ rPopè ; iotè dìflhiiiflime » n MlSmt
ddl» natura. ^ che è Empie beilo , èà eie»
l^te , e vero , come oflerva i' ifleflo Auto-
re^ piace Tempre^ ed ia bocci* di^outi,. oo»;
^tm, uifira:, w: air HMfo». cr^
td avfiOben potmo portare dali'xftefro Autore
un'altro famofo efcmpio di una patetica natura»
lezza in que' verfi co* quali Virgilio di^
Einge l'afflizione deil' addoloiaiQ»Off£9p' pit:
t morte: dt Euridice: :
Tkj^iàdf Cm/mr^ ' trfito in Umn , fiàtmi.
Moof. d' Alestbeit. ^i?) -Quefii. peza di fu«
Uimità. naturale coni^gono, é piaodonO'^ da
par tuèo « Ma. le fiibltmi^ anificiaii ddl^^
Alia coufilbaió^ iDMrapporto aife-patoW'^ non
Convengono ad ogni genere di eloqiienza
particolare , che ha i fuor corrifpondenti
particolari itili di verfi^ non ada^ili^ ad al«^
tà gciMti» Viigj|lia amttiÉ: pookQk ppn» io-
• <
(16) Fìrgil. Georg. Ifr. V. j^ffS' - ' " '
c.iyui^cj Ly Google
bocca di Didone H yc^oUi ¥ìdi ,ut perii &c;
com^ igpca ) e gli «luì li, iulcU, Ccr^us »
ma ooa ^p^.
Qafiantafyut nuca , mea q^as 4aiaryUif
Ecco duQque le varietà dello Arte aitfficiaici*
cbe non può adattarli a unti i generi .còmcf
oflferva il citato Autore Fiancefe (($} •
. . . CA-
(r8) L* eloquenza così' Poetica- , come ProCiica'
dcv'elTerc (emprc adattala alle perlone alle quali fi ac-
iribuifcc . Si debbo 11 conofccre nel parlare efle perfonc,
e non 1* Autore . Molti Savj , e molti Filofofi , e mol-
d Poeti han cre4uto di far bene mettendo in bocca di
/urtici, di paftorelle, di perfone che non doveau prefii-
merH molto veri^te nelle fcienze , difcorfi ddla pia fo*
da. Filofbfìa > della moraJe h piti rahiiiiic , dplla politi-
et la pi4 aAni& • lo tali drcofenie-fiftlca 4wfm
4dll' AvcoiCy aaa apn già b natoralena ddk co^
tpieÙQ difeso aoiabiliiuiuo qulonoò^cflb t'Tjr^gici , ed
i Connici , clie inrece di parlare coli' idee , e competi*
sucri de' perfbnaggi > che meteoao in ifcena , ptlaao
coU'tidac di loro flieffi» e dipiogono los9 Ae0 ro q«ei
peiibaaggL il che vqii ragione ibn^bra mn difetto ago-
loro ghe Unop ben penzarc . Deriva un tal difetto per*
che molti voglion piuitofto ne* loro drammi far ponapa
del loro ingegno , che dipinger la natura de* perfonag-
gi , che s' introducono . La fublimirà del pcnzare , e
la Filofofia non competono in certi generi di eloquen»
2a pro(àica , e Poetica , che dimandano uno Alle ceuuCj
t auUccaio alle pciioae « àm s'iouoducoao t
•288
ìteas ' '•' ^ .sax.
. C A P.. O. i¥.-
' tiiffejp^ FOofoficht falla fiiU., e fullc.
' £uc regole , , , ,
•
OGni lingua dee avere* i fuoi fcrittoii'
particolari fuiio (lile > gificchè quelle
regole » cbe fl dann^ liMIo lUle* delie lfng^e
'morte , come per io più han fatto i Retto*
rici , non fono adattabili alle Imgue volgari j
e fpedb una cofa quando è fublime in una
lingua , iiYiiiata , o tradotta ia altro idioma,
^ diventa bada » o medieae > porche la fubU-
• inità non fia il foggetto in<reente^ come m
óaoiti'caG (i). Pec ben giudicare delle qua*
Ai ^ elo^ucQzai e d'ideePpeùche» o Pio^^idie^
CÌ09
. j ,^L.d by Googli
ikà^ dèlio Aììe fa> duopo fàpere minutamence
analisaiie le fv» idee » e laìua lingua, quaxi-
jdò G vfiQl . comporre ^ ed' analizere' le altrui
Idee v e l'aitiyt lìngua quando fi legge > dd-
vendei} confidenite le varie qualità degli (l^
ii in rapporto a' giudizj da farli degli altrui
libri , e Itili > o nei formare il proprio Ilile>
o nel comporre ua proprio 1ìInk> •
$• A* . Oltre le regole , che cohcernonò
il Emon. nuiòcinla «>dal quale i' ottrmo flile
dipende »... fi dee &pere , per qaacno'pTÙ fi
può perfettamente, quella lingua , nella qua-
le n vuole fcrivere , e leg£»ere , conofcerne i
lignificali naturali , e trainati delle parole >
ed i rappprti delle i paiole all'- idee . Non fi
può ben capire una lingua, fe non 'fi è^ Fit
lolbio iilummato , onde invano i Filòlogi , e
gli Antiquari fi sforzano di ben capire gli
Tom. IL . . . X. , • Àvt'
ciono ia tutte ie lii)p;uc , in tmrJ ì tempi , in tutre
«azioni , ed adduce 1' cferapio òt\\2L 'l.uJìjJe dui Fot-
iog)ie(è Ì€ Camoens il quale neli' atto die ia fiotti,
degli Eroi fli per paflare il capo di Buonatperaoza
delio allora il Fcomoiitório delle Tempefte » introduce
un formidabile fàntalina che innalza dai fondo del
mare, la di oit 'tell»«ghuige alle nùToIe y che è. cinto
di venti , di tenipcfie» di nilmini , che (lende le brac-
cia (idi' Oceano , e- che è il Nume di quei mari da
niuno allora valicaci: filTo. minaccia 1* audacia de Por-<
togheii, e. loro predice ruine . Quefto pezzo, dice Mi
^de Voltaire piacerà in tutti i tempi, ed a tu:te Je na«
f
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Autori aniicfìi , Quando non fono efli Filo-
fofi . Per il buono flile in una lingua è ne-
ceilàrìa uD'efatta ifloria delle idee» pentieri^
6&tfM, e materie» e cofe trattate iti quella
]irgua e poi l'iflorift ddPepodie della graif*
dezzn » e decadenza di quella lingua . SuiP
idee , e fuile parole , che fono le imagini
delle idee, è fondata la Critica dello fìile ;
ma la fcienza* delle idee ^ e delle cofe è la
fcrenza della Filolbfia, quella delle parole è
ia Filol^* Sono dunque tmmibe mfèpè*
labili (a) .
* $• 3» Per acquiflare il buon guflo dcìlò
fiile bifogna leggere con guQo , e giudizio,
c feconda le regole da noi . date (j) i mi«
giiori Autori di una lìngua ^ ed i giiìdia|
^ti da' migliori Criitd iòpra tali Auiori i
ftmpre efaaiihando con impànialita il pela
di tali giudizj • Conduce a tali efami un^in-
defelìo Audio delle fcienze Critiche , e Lo-
giche , dalie quali s'impara l'indole de' vo-
caboli di una lingua , i Ipro cambiamenti ^
le trgote 4* iobrpetraié le caratierifliche
' d^»
ff
(0 In&tti gli Amori de'precetti i là^jUml
IKlc fono fiad grandi Fiiololi n^Wpi brè, coitié Pla<'
trae, AriAoceie, Lopg^ te., e Del- doftro Secolo itt-^
finirì FiJoibfi han cercale di migliorare il buoh guflo
Aeir elo<)ueoza . Si veda àè die abbìaoi detto kkifutSC
«pera Jom, L Pan. UL ' • ^
' (ij 4 ultima ■ '
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dello ftile d^^ognr Autore , d' ognV tempo ^
d'ogni fcicnza , e luiii i requiliti che fi ri-
chiedooa- por, tea comgocre e. ges^ ina
flite fia core iQ)on(faiiie alia^malem 4Ìeila qua«
le fi tratta , ai tempo , ed al fecolo , in
cui fi fijrive , ed al guQo del fecolo , cosi
ìa rapporta alle, oofe > coioe aUe parole (4)»
(4)' « 6iio.(cntttQitU liVrt UkVmvifìmùAmi
Mi^ auim » sa' ùc^Sfi » iàlk &t«e , fiiUft
navi, (tilk.cabe».sii^lunerali, e Copn t^iw le astoni,
colè ,,e<! arti degli antichi* Vi fofia iminaitè CoUenio^
ni (il Tefori di- Antichità.' Qftchà , Lmm€ » Orientali
in immenir Toni • iafimo letterati fpafgQooa immeod
fiìdorì a.di£ci£sarie un vocabolo di uoa4iaizioiie« afiipt
olire un frantume di un' altra , ad imitare un' iU:rizionc
ninebre di un' antico marino di Roma , ad intcrpctrarè
an* antica medaglia , a darci- una fpiega di ua' antico
fendo, di un'antica gemma, di un'antico vafo. Quefte
cole-, quando noiL conducono a fcoverte che migliora-
no r Uomo, fono inutili. Gli AntiquarJ, ed i Kilolo-
fft ci daoQo- fpcflb eicmpi de* difetti dello (lite riguardo
r >L r . . . ,
Hbflb« tempo - lo ifai£& det.tooa.. gnfte-.dc^ antichi
IQmvxiflèttono MtJi.tuiU' tifami fieimttstjkika tfè
ffimU. di Feà»'(£0ii*7AFrf^.i7-)/Cotaa.fi:rivono
»effi>' a' loro^ contemporanei (iiHo (lile con cui avrebbe
icritto^la Madre di Evandro. ìé^J»//^* > \ ifm^^ » a^
Pinary» Lo fpirìto di -affettare anrichnà iia corroiie fin
le moderne lingue viventi . MoltilCnii ItaKani vonno
aoGwa imitar MoMtsìQ , « ViUmà $ oéM Francefì
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e fa duopo'; clie le voc? cor nfpondàno al-
le cofe , e che i vocaboli fjano fempre prò-
pij ) e qornfpoodenii alia x^ualità deile core»
e il prendano nel fenfo in cui fi iKioprano
,llà* contemporanei. Si dee ibpratutto belare,
che ia fobiimita , baflèm , e . roediocriài'
delio flile dipende più dal foggetto , da*
penzierr , dall' idee , che dalle parole .
j. Tmti gli lUli , fi riducono ai yù-
hlìme , ai rmie , o. hajfo , e ai mediocit -
jlf. U BaUcux divide lo fiile in ftmpUct ,
mt\\ano » e fubìimt ^ o Atvato » ed adduce
di' lutif qucftf flili'èccellenti òflèrvazlonf "pie-
fe da Cicercne de Oratore (y) . Lo ftiie, fit-
fclime li manìrefla dalia magnilìca elevatezza
de'penzi^ri » e delle parole , Longino nel
Tuo Trattato dei Sublime fiabiil cinque fonte
delia Aiblimità deilò fliie '» cioè una fdiee
fopìojìtà di finm\t , ^ vlvt imagini ii 'af»
fetti , cofe che dipendono dalla natura ,
jvicliiecle > poi come ajuti dell'arte, uua eU*
fm^ mUlà diji^urc , t di fintctlie , una
lyioDtaigne , c Rabelais , molti IngUfi Shakefpcjre , e
fiiUon . ór Icaliani foono imitare lo ftile dcgU lo'-
gl^fi » e de' Fmcefi , e. credono effcr ciò il capo di
9pera del buon gufto . Intanto altri gridano per far'
^piiicare i Greci, e ì Latini. ^«or capila tot fentsntia^
(5) Monjleur Le BatteuX trincip, de La. Lutc^
mtur.l Tom, If^. , Trai té IX, Dts Genr, en prof. /.
l'art, Ckap. Vllh A oa tippiUe Jiyié » Ù dm
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fcAa doeufìm» con iropi ^ ed ma campo fi ^io^
m.magnìjtca • Dr tutte quefle qualità tavel-
la a lungo, e dillintamenie il Longino, ed,
i fiioi molti Comiiienu tori (6). Chr voleITè
fogli efeuipi .de' Rettoriiji , e fu^Ie iora deS-
iiizfoni concepire fdee dèi rublime ', fi .ve^
drebbe'piuttofb mirHuppato , che illumina*
to , giaec&è'la fiéUmtà è più {^^ììc a fen-
tfrfi , e conòfcerfi , che ad infegnarG per
precetti . Gir Autori de' Fnionì fecoli in o*
gni lingua ci poiuio fomminiOrar efeinpi Ail
fiifalime (7) . ^
§.5. Fa duopo riflettere > clié Id>flilefii-r
Mioie» U tenne ^ ed il mediocre > non fi devo-
(6J P7d. Longih. di fifUifU ih ufuTttX:renffftmi
^rincìpfs EUawaUs BràlidihtifHa 9dU. Tali: in 4.,
A^II. pag. 47. ' r
(7> ' Tra' Greci è ecccUente per la.lbblimia^Pin.
darò , molti libri dell' iliade di Omero , e fpecialntìnte
il IX. hfempj di fublimc eloquenza. Tragica fono ih
Sofocle , ed in Euripide . Tra Latini vi è Orazio fu-
blimi/fimo^ in molti luogbi , La (ublimiti di molti libr?
dell'Eneide di Virgilio è ammirabile, fpecialmerue nel
2* nel ^, , nel 4. , nel 6*. Cicerone fomminiftra infiniti
«empj di fublimiti. La perorazione del aringa /)rt? J//-
iCttt : f^a/eaat\ f^aUant inquity Cives nui , è un pez->
ao di (ablioiità, che non fi può leggere fenza lagrime,
Miften » e Shakefpeare fono fpclTo fublimillimi tra ^^l*
logicfi, V Erriade , e te Tragedie di Voltaire , qudb
di CoraèilIe»4iRadne> ec tra^Fraiicefi. Tragl' Italiani
li* MecaftaGo, (bmtntniUni eccellentt modelli di&Uiinité
di flile^,'e^ pedMuii' ^ . • ' ... ^
no conCderar^ eome fanno molli Rettoria »
che dicono oompetere lo ìAiie fiiBikne jAV
Orarore , il mine alle favole > ^IF Eclógfie ,
51 mecibcre alle cofe didattiche « Ne' Poemi
Eroici , e nelle grandi aringhe devono en-
trare 'tutti gii (li li , che fieno proporzionati
ajla grandezza 9 o baflfesza delle cofe da^dirG.
ifieflò accade in un Poema Eroico , ìq
una llloria^ fa un poema didattico , gii fil*
il de- quali varrano , >e devon variare » -co*
me i caratteri , che fi debbon dipingere , il
che vegliamo noi da' Comici ofrcrvarfu Dun-»
que ogni materia diverfa di fcrìvere ha i
fuóì diverfi generi di fliii. Vi è un fijbiune
proprio delio fliie didattico •» cbe poi ud
genere Eroico tvoa h Tùblime .* Vi è al*
tezza propria déir Ecloghe che paragonata
air altezza dello flile clidaiiico non 'Co^ril^XMl-
' de ; e cesi può oflervarfi in tutte le varie
fpecie di i^omponimenti in profa ^ o in ver*
fo# f}'ttoue dneque , ii tiiediocre , ii fubii*
Wiit, Dòli '^fono generali , né .gl* i(léfli , vafia-
nó le idee fui fiTblrme come variano ie di*
verfe materie , filile quali fi Tcrìve , i tem-
pi ^ ^li Autori i(8j^
(8) Cerne coìié » che m'Oinero lèonìbranno agli
aotrcbi fuhl*mt » non ^no ptiì tali a'niodenri p L'elo*
quenza «orientale, che C\ crecin '(iibloniflìiDay ha ceduto
aUo Aiie pili lì^rio . Ogni iècolo , ogni hajón,, egm
icienza 1» il iìio fiiblime , il ùxui. (tane^ il iip mtmo^,
ae
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a9f
§. 7. E' da oflervarfi , cfie Hccome la
vera grandestza , e maelU deile cofe da fe
fi fofticoc Tenz* altro appoggio di parole , e
Utm .iiamiduà v;iiia , cosi lo Oile veratn^ote
nobile , e grande wtn fea bifognó 4^ gonfio-
re vano , che è il niniico di ogni fui?iia3Ìuii
vera . Accade dunque , che mancando talora
ad alcuni lo flile veramente fublime, cerca-
DQ di'.fupplirvi colla lumìdità Ditirambica ,
e colle .parote fefqurpedali , ed ampoliofe •
Di qoloro iht, così Icrinero G burlò lepida^
mefite nelle fiie opeie il Decano Swìfi 4 ed
^tHanifo .Poft (p). Perfio, Qmwk , e
ere , non adattabile al fublime , al tenue , al mediocre
di un altra fcicnza , <li un' altro Secolo , di un ahro
Autore . Mille Rettoria vi diranno chie H Poema Epi-
co debba cflerc fublime. Ma Ornerò^ f^irgiUo, LftCA'-
nQ, CUudUno . il Taffo , rQUaire , MiU^n €C. iuar
AG le ifteffc {ubHn>ita ? Lo ffilc tentó, ed d mediocre
di Cay, diGelltit fiiri mai l'ifteffo? Lo mie didatti-
Qi di Lnsm4 , quello delle Georgiche di Virgilio^
qìiello del Saggio full* Uomo di Pope fon i mcdcHmi?
Lo ftilc Iftorico di Livio , di Tacito , di Polibio , di
Sénofonte , di Hume , di Robertfon , di Voltaire lono
nifemi^Non hanno forfi gradi ài f uh Urne , ài tenue,
di mediocre tutti differenti? Non molto prccite duns^ue^
ni molto vere , ne molto utili , fono tante diftinxiom ,
e regole fatte da'Rettorici fullo ftilc.
(9) Swift , o Pope neir operetta ntpi ♦
t
qnafi ttitti i Saticici , come altresì Lucano ,
Claudiano , Siiio Italico , Stazio , ed altri*
deboli Hnitatorì'-di Virgilio caddero netib Al-
le declamatono / e gonfio , eome^ taiom
accaduio ali' Inglefe Milton , ed a Shake-
fpeare.Ogni flile ha i Tuoi ifmiii, /uori de*
quali degenera in difetti ^ QuaVi fono queftt
limiti i £^ più facile il conofcergU »'che il dir»
gii, cerne ad evidenza Ti 'conofce da ogni Sa*
/ vio. L'entiifiafiEiiaimeliettoale^prodiice dunque
Io fliie tumido , e la vera elevatezza dei ra-
ziocinio produce il vero fublime .
§, 8. Lo flile mediocre c il mezzano
tra- il fublime , e il teiiue . Ve ne fono gli
efemp] nelle Georgiche di Virgilio. Lo fli-
^. le lèmplice è proprio delle CcNoamcdie^ deli'
Ecloglie^ de* ^difcorC familiari , il mediocre
è delle cofe didattiche, il fiiblime de' Poe-
mi Epici « Ma vi fono efempj di Autori
che hanno iHi nTÌfìo di varj filli, co me Omero
tra Greci , e l' Arioilo tragii Italiani*». Ctce*
rone può fervi re in tutte le Tue opere per
' eccellente modello in ogni flile.
§. p. Lo flile in rapporto alle cofe ti di-
ride in /erro , in larlefco , ed in Eroicomù
£c . I modeHi dello llile fer io (òno il Talfo,
il Petrarca , i migliori Scrittori di. Piofi? Ita-
' liane* . Lo iiì\e!.Burlefco Q ofTerva in moltei
opere in prcfa, ed ili verib» di-ogni naiio—
' te , e lo "fiìtt Eiminàicù i miflo fi fiile
Digiiizeu by LiOOglé
c bórlefco/éi EiròfcD (io).
» $. IO. Lo flile C confidcraaafora ^ivi-
fb in ofcuro , chiuro , intdligibile ed ajlru'»
fi. Per avere idea delio ftilc chiaro , e per
ben fcrivere con cbiàrezia bifogoa faper T
arte di ben peniare , e con ordine , e fifle<
ina , perchè la chiarezza » la pirecifione » l*
ordine paRà dalie cofè aite parole • Per ben
giudicare poi della chiare22a , ofcuriià , or-
dine « o dtfordioe -delb flUe ^ bifogua ferra-
' ' , men*. •
(io) Con tal mifìo è fcricta la Secchia delTaflo
ni , il Lutrin di Defpreaux ec. Nello ftilc afrolutamen-
te burlcfcho fono le Poesìe Inglefì di Butler , e di
ChurclìUl , le. profè di Swift ec. Tra' Franceii hanno
icntco infipiti in iftile barle(co , e cragli altri Seofrcn^
RaBeUU ce Vi è un fingo lar'eièmpio di ftilc Bórleiè?
sei Teftaaeàto di M; thitippt HiHktck Negoziante
ne' Paefi Baffi . Si feda 11 Kiubiemf Fol* Ih ArùtU
54. Molti Novellici Itaiianx, molti Autori di Cicalate,
di Paradofli , di Poesìe Berneiclie hanno (crltto in ifti-
le burkfco • Lo Rile ' ifteiTo giocofo , e hurlefco può
talora trattare di còlè 'iftctttdve » >e (èriè, oome fì èfat«
ro da Monf. de Voltaire in varj Romanzetti burlefchi.
Sulla natura , e su' limiti dello ftile burlefco molte co*
fé oflervò 1' Inglese Corhin Morris nel fuo Saggio
JuU* ejlem^ione , e limiti di ciò che Jt chiama. Jpiriiofo
dijcorfo y éurtayfcherio^ 11 titolo Ir.glefc è quefto : Art
Effajr tovvards fixing the trite ftendars of U^it , f/«f-
mour , KaiUery , Satyre ani HidicuU . Efpone 1* Au-
cose.to tale fuo libro i diverfi fiftemi fullo ftile propo-
IH da'(ÌK» nazionali, cioè da^Covley, Barrow, D'W-
den, LodBey Adiflbn, e poi'Mtc» aU*cÌam iteUa mir
' celia dello file* ndioplo.'
ìneoie vedere d lc caufali deir oTcarità (o^
no in chi legge » o iQ ieri ve» Mdtiffiini
€ìtuì^ì ci luuniio dat^ iofinhe regole fuIP
fine di i(preg?re > e capire i libri , re«
gole dette daeBìCvhìaAruErmeiì€utica(ìi).
U ofcuriia di un libro non dee giudicarti ,
(è non dal coofisafo d' infiniti dotti , che 1*
«aibbiano per otàato, ed inimelligibiie (12) ,
perchè {petto pleuriti di m'open è leiatiP
.va alia picdolezza delie idee di chi legge »
fenza avere i requìGti ncceflarj a ben capire
ciò che legge . / principj della Filofofia di
^Newton, i libri di matematiche fubiimi » e
d| algebra^ le difcufTioni de^ calcoli infinite-
fimah » 9d ìniegrali » i difoMdS di Tupputaziov
m Aflronomicfie fetnbrano cale niag^cbe , ed
oicuriflime agi* ignoranti di taii materie , e
fono verità evidenti per un Ntwton per un
Lùhniti per un ÌVolfio • Lo 4e0ò può dirli
deU^ fipiieiue Metafifichi^ •
§. ri. Taluni ban confidcraio Io flHt
in rapporto alle ooTe liete > o mefte , piace*
yoii^ o fpiacevoli, teocre ^ o ferie » e rhan*
no
(fi) Cio^ arte £ ìftìtf imarpetaie • Si ftlt il
Clerico ncU* Aru CritUéf.
Co$i qnoltiCmi i/m Bionp per efentiCin»
A«tfpre , e4 iniiyeUigilHle làioJroM , ^fchiU nel 6m
A^m^ntipi^t U Ttaék^ di ttlbnitiy il Sifiema in»
ip Fiiofi)fo Biadi» fii eamiic» m^èf^m^
\
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1
no detto (li le flebile y tenero fiuero , lieto ,
rnefto . Lo flile fcvcro è quello degli Stoici^
il tenero è quelio d^U Scrittori Crocici ,
cioè di Ovidio , Tibullo , Catullo te* Il Aq^
bile f e ^lelio degli £Iegiad/t^nae fioflèr^
va ancora in Ovidio , e fopra tatto oeliè
funebri Elegie di Young Ingkrfe ^ intitolate
Nonìy libro pieno di bizarre fanraiìe^di peK«
petui ululati , e querule iamenta^ionr •
^ 13. Lo.flile fpiritofo nafoe dagli iiv
gegpofi jaiiocini efprefri con elegami eiiift&
Oflèrva un dotto Francefe, tale ftUo bob
i in tutù V ijlejfo , pmH lo fpìrito fublimt
Corneille non ^ lo fpirito tfatto di Boileau ,
uè lo fpirito nativo , e fcmplice di Monf. dt
la Fontaine j nè lo fpirito dipintore di Mpnf.
de ia Bruyere , nè lo fpirito frefendio^tà im^
maginmre dd l/ULebrwedue » ed avr^be po^
luto aggiungere , nllo fj^rue meno 4i Cbaià*
Ueum
§.13. Moltiffime ottime cofe fuUe ope-
re di fpirito, e fullo fìile fpiriiofo , e fullo
fpirito ha fcritte il famofo Monf. de la £ru«
yére (rj) , e molte cofe ha fcritte fililo Oi'»
ìè fpiritofo il 6mofo tdàìx BeiAms (14) ,
(ij) Charj^l, Chap. /. Tom» 7. pag» lof, 'ad
253. cdit. in izm Péfis I77f. Chei AiUhU ^tùnae
David •
(14) MìUtU/t èiitt pepfif daas Ics Otivragts.
50O
nel quale molte cofe Bice fui guflo degH
Autori iuiiani > è che ii Marchefe Orft ha
• voluto 'fxinfiitaTe (if) • Il Srgn. Muratori
ancora ition poche^ cofe ha . ferme fullo (lile
fpirhofe nel' Tuo * lìbto fidla Perfetta Puefia
llaiiana.
' §.14, Lo flile brillante ,fpiriiofb , e vivo,
dipende aflài più dalle imagmi delle cofe ,
che dalle parole , e mai fi potrà avere, ne
acquifiare ule' Oile da'. Filologi , c da' Ketto^
licl^fe iKjo (000 glandi oflèryatori^e grandi
Fiiolbfi • 'LuclailO' tré Greci , e Cicerone tri
Latini ci hmmo dato eccellenti efenipj d' o-
gni flile fempre adattato alle materie da e(Ti
trattate, perchè fapeano ie qualità delle co-
le » e ^ia 4oro natura , Odde ie imagini che
effi ne - formavano , doveano mirabilniente
alle eo(e ìAeflè corri fpondeie* L' ideilo può
cflbrvsafi ne* moderni Autori (16) • Ove ii
truo«
(15) Nella Tua opera fcritta contro il V,BohoufÉ
filila maniera del ben penzarc .
< {\6y Qnar elegan2a , quali imagini (obiimi , e
Rttoreicbe nello (elle di Ba^n nella ^ Jftorta
mrèU ì Qnal* eleratesza » e qual brìo odio fòle dMo
fpirito àtUt Leggi ! Qual' eloquenza Filolòfica nelle
opere, di David Home / Q}aÌL ordine » quali ritratti»
«pali* vivezze "fi olTervano nel Secolo di Luigi XI f%
icritto dal Voltaire! nelle Tragedie deirifteffo Autore!
nel Tempio dei Gttfio , ne* Difcorfi full* Uomo! Per-
àkè^ V clóquenaa , e lo ftile di ìali' Scrittoti , e di tali
opere è cosi proprio > cosi ipiricolbj cosi uathàì Per>
tnipVa buon guflo- e (jpiriK» Qfiif va;or^ ,
C FiJoiotìco f ivi fi troya* omnio per«
che lo (iile nafce dalie cofe , non dalie pa«
iole (17) , e la fqeiia delie parole ioia può
daiii ua iiialio feiuplìce j^, come ad un bel
qua*
dìè pnAro ^lUi oarara ,. e dàll^ingegno- le regole dcl^
lo (icrivere , e non. da? F6ologt- , e Rectorici . Qua!
Filologo avsebbe hm i-dne vetà. di MoùC dct.Volcair
xe ibi fùoco Ir lUmmeao dieoe .BacuianAi ». .
> IjfniÈ mhì^ae Utet^ Bétttram ampUdltur amniin ^.
Cufìda fovtt^ icnaiuUr dividiti mnit, aùt» -
m
E quei ^riì più fublinii {ul Palazzo de) gran Mlieftc^»
di Malca^ Il iki«bbcco componi da ua Filologia^
» ■
Ce fteriU rocker qu annobilì la tfatUinee'
Ejt U rcmpart de Home (/ etucil 4e Bjjkticr
• . • ». ;
(r?) Quante edi oflèrvanoai M'arcuate ,
e pe alien arguti , e Ipiiitofi .liim&> fìtte ìt l^enond
prendendo gli clèinpj oc dall' Antologia Greca » 01
dalle toùantÉd^ o da alt» raccolte? Mai»Qf;lioaneb->
béto»fium*di prendergli, dagli Aweri flMdtcni* l^erchè
non addurre efempì di ChéuUeu , di FoUairt^ di xMà*
dame des Houlitrts- ec»> Oiranno, chte i penOEiexi ipi«*
ritofi , e lo (lile elegante di tali Autori iono accom-
pagnati dal hbcrtinaggio , dall' irreligione , daircnrpie-»
tà . li' vero ^ che in molti luoghi tali Autori ebbero
la fatale di (grazia di crederi capaci di combattete con*
cto la verità , e la religione , onde io tali luòghi Cono*
da fuggirli ; ma (1. polToao fccglierc i luoghi di tali
Autori, ne' quali parlano lemphceniente di cofe indiife-
Moti • Perchè nóii imitare r ape ingegnolà , che da»
£^ icegUe il micie ^ & xiUuca U j^aiice vclet\olà»
i Toc-?
50a ^ .
quadrò» tm^^nttmento tfnt bdla comhe ;
^che mai può far belk> «fi cattiva quadro •
Jjc vere bellezze dello Hile nafcono dalle co-
le j, e 000 dalle parole e dalle frafi •
iTòcat a'^Maeftrì di maturo^ ug^gna if fiue- da api , e«
proporre per' il fanoa guflo le CMèmiglfiori da ìfiiicn:li»
Cosi nella Falcia fi. cavano da mtti i veeeiabili, da
tutti i minerali i rimedj utili ,.ini.Colm c£e dee £u«
per i giovani la (celta, dev.'cflcm un- argo- intellemiale^
affinchè noo abbia, a Cuffi urtare nel nuli/fimo (coglio
dell' empieei , (coglio m cui infidiceinenca. fi perdana
aerti creduti Eroi della. FilofoHa .
(i8) Quanti Sonetti , quanti Madrieali , quante
Canzoni , quanti Poemi Italiani , Franceb , Inglefi ec»
fi £bno veduti (Iilic iodi di nna donna, che (la Hatain-
fiememente bdla , e fkvia , perita nelle (cienze , nel
ballo j e nella muiìca ? Sono tedio(ìfl[ìmi. i luoghi come
munì di Autori , che hanno fcritto tante inette lodi
circa tali donne • Ma fi vegga poi come Monfieur de
Voltaire U lodata Méd. de U SM, cekbct nella
fcìene». nella nodcftia,. e nel ballo»
JDe tous ieM eornn y& éu /un ntéiinf/k
Elle édlum des ftux^ qui Imi firn ituéatmt^
J>t Diane c* eft U trttnfft
I^£mu pm /re mù» dL Kmmut»
X2!uante lèttere* Dedicatorre ioetdffime , e piene di vili
adulazioni (ì vedono inondar l'Europa f Quanti precec*
ti ii Tono dati nelle Scuole de confcrìiendis epifiolis ^
come il dice ? Ma aitai più, di tali precetti vale una
lettura ragionata delle lettere dedicatorie delle Trage->
die del V^Itake, cioè quella di Alzira, di 2Uvre ec^
.«quella colla quale dedico TErriade alla Regina d'Ingbil*
nfia • l Prccpctori aTicbbcri^ a tradurre acUa j>roMÌa
uiyi.izcd by Google
i
Un Fitòrofó faprà tóìàttittìte coiiMerdr là coli
come gli altri 1* hanno Éon(klerata , e negi*
Hleffì afpeui • Non ù faprà appartare da' mo«
deili , che imita ^ tpa un favio, che ragiò^
tot j vede le oofe in nuovi tsLjMid , ric^
nuove idee , ed indi fpiega i cofioetti éM
ttù nuovD brio^ (i^) che à foco ^òQOfd^
fiflgna tali* laodelli , e 6r^t imìlaie a' Rovani » ftnu
^icolò àlciiiio di teale per i coflnfni » e ^ ht ^tòf
(ip) Uù' Urne i che direbbe feoiplicemebcet
io%morùò dève nacfsii § non dircbbt tua cola che (òr-
prende , come oirer\a Mon£ Mas • Ma 1* Abate di
Lhaulieu ci prefenta tal jpaàim coa Colorì ttoppO vi^
?i ed mceieliàan • ...
.Fon/enoy , lieux delictcuXy
Ou je vis d* abord la Lumitre^
Mientot au bui de ma. carriere
Che^ tot je joiiìdral mes Aj^euXm
tafes, fui duns ce iieu champtiré
JÌV€€ join me fiiés hourrirf:
^Adux Mrès, ijui étave^ vÌ Itaiiifi^
MiinèSt 9àms Uè verrei mweif^
«
Qoeftèa^fttofi, dice MoniTdW^, mi £ianò ^tittt
il Poeta , Che piirli óoUè t>&à \ è Cbgli albeti di
Ijoel luogo . Ci dipinga , che quelle , e Otteftì déi^
inteneriti di tal novella. , e tal tenerezza fa comunica
a chi legge , o fente tali vctfi . Sì veda A/m du Bos
nell'eccellente libro intitolato KtJUxions Criiiqtits Jùf
la Poejie ^ ^ La P e in tu re Tom* 1, pag. 275. Seéi.^i.
17^0. à Dnfdi chei If^althet . I vcrlì di Chauli^
iboo ancora lifcrici orfrEaciciopcdia di Fari|;i •
mo4
'da* Filologi a c.da^ Rettorie! « de imparano
-V aitt d* imitare , e l' imparano anche maie
ijr» In molte Retcoriche (i paria aliai
a lungo delio (liie Attico, Laconico, Ajiatico, Ro^
dio ec , che fono i varj lliii coiilìderaci ia
rapporto a' caratteri delle varie nazioni (*) ,
giacche gli Afiatìci aveano un^ eloquenza yec^
Sola » imnida^ ed ampoilofa , ì Laconi un*
eloquenza predfii « e fiicdnta in pochiffime
parole ^ gli Attid vnt eloquenza fobria , e
moderata . In rapporto alle nazioni , ed alle
qualità varie dell' eloquenza , lo fliie fi può
dividere all' infinito in rarie claflì i ma qual*
stile 6 ricava da tante pflervazfoni Tulle di-
vifiooi dello fiile nel tempo ifieOb , che fi
tralafcia di riflettere a^ veri font! della nàm«
ra dello flile , che fono le idee „ ed i pen^*
zieii » e fi trafcura T arte di render Io Alle
-«ni-
(*) Ved. Cham$ers Diélion. ArticL Styli . Mtr
H Chambers, e quei Rctcorici da* quali ha prefo quan-
to dilTc fallo ftile avrebbero dovuto rjfletteie , che io
ftilc dipende dall' idee ben concepite , ed ordinate . Me-
ditando fui foggetto fe ne fcuopiono , c fc ne concate-
nano i rapporti , e vengono ordinate V idee , e le pa-
iole , cioè i igiii di cfle . I due vcrfl di Orazio iq
Cui meditata diu , cui leOa pounttr 4fit ^
fÙHndia dtjtru hAac^ nu lueidus orda*
'igigliono aliai pid 4i tsuid precetti Rcttocid (ìiUo AH
le ce
. ,j..,^cd by
oniferme atte fielieiie ddi' idee, j e de' pea«
2Ìèri (20) ?
Tm.U. T GA*
(aò) Chrvoleflè leggere code utili Tulio Me »
Jovrè leegeie T ^rt d* Ecr-n di M. di Condillac , il
Tomo V., e Vi. deli'opcia-^ AU* le Batteux iatico«
laca> Principes di M^itterutun- , il libro inotokito
Ia tncis ées Loix du Co ut , ou la Rhetori^ue Kai-
Jonnie , e l'Articolo Style dell'Enciclopedia. Ma pili
d'ogni lettura gioverà 1* eliminare Io ftile d'ogni Au-
tore , e vedere T analogia d' ogni altrui ftilc coli' idee ,
e penzieri di chi fcrive, ed indagare le origini del fi-
lo, e della concatenazione, e Cèri^ dell'idee in rappor-
to allo Oile> ed alle parole , ed alle imagioi , die la
parole rapprefèncano , giacche le parole , e Io Dite ef«
fendo , come fi è da' noi più vbice detto , rimmagtoi
^elPidee, un cervello FBiHbfico pocri foranre de'pro*
ipetd delle propotztom » f> fproporzioai , die fi poilba
trovate traile idee , e le paròle» era* pensieri» e 10 fti-
k» il anale fi- deve prima confidecare in rapporto alb
co(è, all'idee, al ibggecto» e poi in rapporto alla pa-
tild dèlia lingua , o alkr vatie età di eiia . 1 Filologi
llaa comindato fiimpit le^ioro ricerche fiiUo» flile da
^1 ponto d» vedaouìo tni dovean finirle , cioè oeli*
^Servar lo Qile in rapporto all' idioma , e alle parole
Quindi è derivato che da molti fi (bno fcritti, e fi feri-*
vono libri tenendo prefcntr gli Autori Claffici , o La-
tini, o Greci , o Italiani , ed imitando indlAintamenoe
or dall'uno , or dall'altro una frafe, una parola. Tea*
za badare y che così fi faceva un mirto barbaro di varj
ftili di varj Autori, e di varie cri di una lingua, fcu-
za poterfi avere uno (Ifle naturale , e proprio , difetto
m coi fin cadad ' molti Antiquari , ed andie qualche
Filofiifi»*» Notti fi- può^mepre che lo ftile dett' Iftoris
Namcale'di MonC de Buffon fi^. gijifto, .proprio» bel*
lo, cornipoadenie allecote.Ma jo ftile deli'lftoria Na«
Arale di Uliffg Atdrovéndi é pià Filologico , e me-
M> Filofofico- per dtfm di fuit letapt arguii f Ab»
^KRfmài fcrircs»
CAP O V.
•* • ' . i f
* JJtttù Jiìk .MMmatù , e iìnf^fo o fia
. . Mgtrìodi
* • • • • i«
• • •
SI è Tempre detto da noi , che il folo Ff-
loforo può edere il .verp.doqueoie, e
"che folò egfi pgfla dar giufle , e n^gponatt
Vegete fuli^ocpeiiza , t (i«Uo. fiile ; qai-
ma verità iiaflantemente evrdentiRima .
che mai C dee tralafcìar di ripetere , molto
meno nelle poche rifleffioni , che noi do v re-
mo fare fulio flìle concatenato, e full'interrotto.
iVedianiQ come i Fiiorofi ci abbìaa fatta ca*
|Hie la . teoria delio flile periodico », e vedid*
«lò poi le.cofe dem da'l'iloiogf <da^ Ket«
iórfcì, e l' imparziale lettore formerà poi a Saù
taknto il foo parere.
$.2. Ofl«rva Monf. di Condillac , che
^|nt anitìgìnisk^ o oooàsm .un . io|o giudizi^»
\
. j ,^L.d by GoogI
507
o ona concatenatone di giudizi . ft giudizio
efpreflb* colle parole (r dice propoji^effu i Dun«
que ogni dircòrfo efpreflb colie parole , o
dimonra un folo gitici izio , o una^ conca ie<-
nazfone di più gjndiz) , I diverfi gìudizj ef-
prefll- dalle paroie con una pfopo^zio«c> 6
con. una^ ooncatenazione di proprófiziom , ò
ibao' prineìpalt- nei difcorta , e nei' raziocinici
€r> Ji/inieniL^ 0 ktciàemi^l giudiz] (^rJncrpalc
clprefll* da propofizioni principali formano un
fen(b compuo - I giuclizj , e le proponzioni
dipendenti fviiuppano meglio qt^el fenro. Le
propodzionr ed f giudiz) TubordinatCt nuHft
da ion> fleffi figpifieano' » ma. fervono^ a:- dì» •
locrdaiV'i fiinlv» Di tutto ciò' adducali Sign.
de CondiHac gli' efempì « Eccone tino • //
Vojiro illujire Fratello fece comparir falla fcena
la ragione y dopo avtr cercato il buon camino ,
• c dopo étvtr combatiuto contro il mai gujio •
JL»piopoGzione fect compwrir fylitL Jftna^kLfm*
girar è' un giudizio^» una. pvopofizione prin-
cipale » le* akre y che fono ^lefle dopo* aver
cercato il buon cammino , e eontraflato il catti»
' vo guflo foiìo raziociniate propolì^ioai ioci-
deaiia. «
$• a» Ogni razfociniò , e gnid'izio , può
contenere > e «Fapprcièniart 4in -(olo f azìoci nio»
O ana concatenazione di^ giudiz| , come fi è
detto . Quelle propofizioni principali che ci
rapprefeniano un folo giudizio , non accom-
|>agnato , nè fpiegato da alui giudi?} , e pro-
pofizioni iocideattj fi dicono peiiodi fempli-
V. a ci.
L.iyij<LuJ L/y Google
I
3o8
ci • Quelle propofìzion! principali , che lo-
no precedute , o (ufleguite da più prò*
pofiziom» o giuduj incidenti » e concatenati
fi chiamana perioidi « che hanno tante para ,
o membri , come nelle (cuole fi dice ^ quan-
te fono le propofizioni incidenti , che fer-
vono alla principale • li periodo può lap»
prefeotare due.roeoobri , uè , quattro , o
piò , ma è cofa .inutile ii far confiAerc le
icrenie Rettoriche a mifuiare i inebri , e
glMnciG de* Periodi y come dicono'r II Sign.
de Condillac adduce un' efempio per ie pro-
pofizioni, o membri dei periodo- Eccolo. Vi
Jono molù fenomeni , che imbara^^àno i Filofa^
( Primo membro ) jed i pià communi fom
quelli 9 jche gP imb^affanù non potè ( fecondo
i&ein^p ec* Si potrebbe • tal periodo ridurre
* a, più membri , ma è rofa inutile i' arte di
accozzar periodi , frali , ed incifi . Chi vuol
' bea legare ie proporzioni , i periodi » i mem-
bri ^l' incifi , dee badare a ben legar. V idee,
e lafci^r^ a' Rettorici poco FiioTofi la cura de'
dìfcorfi fa' perìodi tetracoU > dicoU , trieoU > fui- '
le protafi , fulie apodofi , che contengono P
arie di analizar l'ombra , e di non curare
il corpo . Quefle in brieve fono le ritìcffio- •
ni ^'i.Mml* do Coodiiiac •
••^ . . • • » .
(i) Condì llae Cours <t Erude s Totu. L CAap.X.
•
. ly i.i^ud by Google
309
]• Gianfrancefco Buddeo » Uomo in
molle Icienze.TerfaciQitno , e dotta , diflè »
cAe neUe /ciiole ie** Rettùrki quella pané id
difcorfo y che contiene una , o più propofiponi ^
Ji fuoL chiamare periodo, [ebbene fi dica Jpejfo
periodo un' intiero raziocinio» Bki^MQ q'iindi »
the i periodi dividanfi in fimpLici ^ che eonteih
gotto fempUei propofi\iom , t epmpofiì , e&t
xùntengoho propofiiioni empojle • DalP unt^*
'ne de periodi fi forma V intierò difcorfi> , che
fiiol chiamarfi Jlde , il quale i fempre diverfip
cosi per la materia , come per la forma, giac*
ehi riguardo alla forma lo fide è , o fubUm^e,
o meuocreg o femplìce » e riguardo aUa matè*
ria i Poetico , o ProfiUco , o Ifiorico > o Rh^
fojico > o Teologico , o dtGiuriJ prudenza ce. (2),
Ecco con quanta bellezza , in pochi righi uti
Fiiofofo ha fapu^o dire quanto non h.in po-
tuto mai dire uiiìniti Reuorrci , che iriiinfce
cofe hanno fcriite fu* perìodi p e fulio lYiìe
Iier ingarmaifi » e per iariluppar gir ahri nel*
' ignoranza* *
Contraflano r Rettorici fu^ perìocfr.
Taluni vonno deffnrrglì con Cicerone eflTec
come nn cerchio, o giro di difcorfo (5); aN
tri gli defini (cono ron AriQotele , difcorji »
ck kamto meno , prUtctpio , c fine (^} e cont
. V 3 «e-
fx) Buid. Etem, Philofoph. Inffrunu Pdft* Hi
Cjp. L $. SO. <U natur, , 0 indol. ptrmon,
{3) Cicer, de Orator, ; Oratio in quodam qt^^J^
orli
' (4> Arift»uU in R/kior. Uir. Gip. ^ S- 4*
3IO
fiderano le varie pani del perrodo dicolo ;
tricolo , mracolo ec. , e della .locuzione ptrio^
dica . Ai;ri diilinguono i periodi ia rotondi,
e. quadrali (j). Altri parlano, di periodi brie^
vi , .ejlejl , 'COttTìcJJi , ifolati , periodi dialo^id ^
iftorid , OfMorj , Filofofici , c cosi lian cari-
ca o d' infif^iù commentar] ^uel libro che
.Demetrio Pnlerco fcrilTe full* elocuzione e
pericnii . Altri iinahiiente fi fono diAufi
jnfegrTar reiimologìc della voce periodo , e
tofa dinoti , inflettendo t:he la voce perioda
è comnìune 3g(i Agronomi , Medici , a*Crono-
logr a* Kettorici , giaccliè i Cronologi tianno i,l
triodo Giuliano , gli Anronoini i periodi
delle Jìelle , i Medici i ptriodì fthrili , ed f,
Filologi i periodi Rettofki . . Uunqtie ,coaf
chiudono , che la voce perìodo dinota gi-
jp.f evoluzione , mbitùs .» e confirman* tiittp
con voci Greche , come Iqglion fm ì Fil^*
^.y. Dividono i Reitorici i perìodi in ^^x-
lì . maggiori , e winori, e chiamano le maggiori
membrit efla ',-t le mìnoxìt^mmata , inciji (j).
/iempre con voci Grecite.: DeBnifcopo eflfeH-i
membri parti , che ccmptcndono un fenlp
. compilo « ma dipeivdenie da alno fenfo^ e ch^
I
♦
t U) y^à* Ephraim .Citimi^iv ^Jtclqp%i% ^ticL
1(6) En yeloDed. artici. Pèncdi9 • ' ' ^
. j ,^L.d by Googl
gP mcffi Tono parti QÌembti ; come i
membri fono le parti de' periodi . Oflenrano
quindi , che un difcorfo dì una fola propali
firione ifolata , che non ha legami , e che
fi prpferifce .come una femplice venia di m-
toinone ,^ o evidentemente nou , come acca»
de qiiaAtcy le parti Ìel difcopfo , non hanno
niun legame, allora «off vi è periodo .. Di*
cendofi per efempio Umana cófa è tfvcr-conit
paffiont d^li afflitti, non vi è perìodo , conie
mai vi è nelle fentenze , affiorai, e propofi^
srioni jfoiaie; madicendoC : Q-antonjae c^/.
fata fia la pena , non perciò è U iMmòna fugi^
ta de benefici rieevwi . Vi è un pcnodo di
duemembri . Se poi fi dicefle cosi: fimilM ^ »
quale apprejfo la Fiammetta fedea, ejfenio fia^
to da, mtt cotnmeadato il t^alore , ed il leg^
giadro cafUgàmauo dalla Marchefana fatto ai
Rej^dl f'rancìfi fc. ite. , allora vi ùixk periodo
di più membri , *^ . - /. « /i
§. 6. Altri definifconoi periodi /rtf// c^mpojh
di pià membri uniti infiemt dal fen\o e ètH'armo^
«M.eglidininguona in femplici , o Monocoli,
compoOio fian dicoli , tricoli ec. , bimembri , tri^
membri , j««<Iriiii«mifi , e parlan quindi dell»
Orazione periadka^ e tdMucona infiniti clem-
pi di Cicerone , di Livio ec, ce. (8} . Ne
(8) Si vedono ^ { Rcttorioi ddlc Settato ^ •*» »
loco aateUgaaao de ColoflU*
paflati Secoli lo 'iludfo^de' |>eriodf, de* meot-
bri , degl* incìfi efa il maflimo afloibente
deir arte Oratoria \ che Ti facea tutta confi-
flere in anificiofi conion j di parofe , Tpe-
cTalmcme nella nodra Iialia , nella quale fi
è molto confemio, c radicalo Tufo de' pe-
riodi ad i^nitazioRe ^el Boccaccio, e del^iU
Uni , del Cafa ec. Se male» o bene « lo di- ,
turno i *Fik)fcfi • • , . .
§, 7. Dairavcr noi in qneflo Capo ri-
ferite le favie onTervazioni del Buddco, e del
Condillac circa i periodi, e dairaver quindi
cfpoflo io '►brieve quanto -circa ^1' iiltffi pe-
riodi hanno ferini i Rettorìe! , potrà ognuno
eomprendere , che quei due Filofofi hanno
aflai (più vinegtio parlato delb fliie « e de^>
perìodi , che tutti i Rettorici uniti al Pani^
^rola , ed al CauJJlno , che tanto ha (critto
fulP eloquenza facr a , e profana, fecondo Io
fliie de' Filologi , e Rettorici , i quali fono,
aicof giunti a vedere ffc nella lingua Ebrai-
ca vi etano pefiodi , giacché da, |ler' unto
pefcavano periodi (9) *
§. 8. Chi concepifce con ordine, e na-
Diralezza i fuoi penzìeri ^ avrà l'idee bendi-,
flintei ed ordiuate g € J'ordioe de' x^ziocin] ,
. . ■: ^ c.de\
fp) m rW«r. Hacàfpan JknjcelL Sacr. li%
'sUgic* Cnniim * ' \\ ^
3IJ
e à(t* loro fe^mi produnà f ordine, ed i ie-
gami de'' membri y delie pròpoGriofii j e de*
Eeriodi • I Rettoria ban cercata f arte di
i periodi > ore non era , ed ove non po«
teano uuovarla , cioè nelle parole , e nelle
frafi, quandoché dovean cercarla nelle idee,
e neila Joro concatenazione. Quindi i FiIolo«
gi banno invano queflronato Te fi. debba fcri-
vere con periodi- , o per via..d^.p«ropoC2Ìoin
Semplici Sina ambbeto dovuto ,rifleaefe , cbe
fi dee fcrivere conae fi pen?a ^ e come fono
divife, o concatenate le idee intellettuali fui
/oggetto , di cui (ì parla • Quando Tìdee G
fono .unite colia ferie ^hie^la^daI foggetto ^
fui quale fi giodìca ^ e fi paria , ù avrà ia
]o più le caraiteriHiche di una mente aflai
più Filologica , che Filofofica , e ibn di ufo
J)iù affai preflò gli antichi Oratori, che pré^
b i moderni (lO^, 1 Fiiofofi efpimóno per
io più i loro pemieriy (crivonp,! fc)ro.elqg|
funebri , e Letterari con più imagini iniei*
iettuali , brio , vivezza , energia , e meno
periodi compoflì . Se ne ponno veder gli
cfempj niegli i^ìo^ degli Acf^demci di Fa-
•fio) In&itt nelle òpere OrsOocie «It Cicerone i
perìodi fono affettati aflai Irequean » c ndXe opeto FI.
forma di dire, che* fi richiede
oflèrvarfi cbe gli artificiofi pei
^ ligi
ligi .compofii dal Fontcnelle , in quelli degli
AccadeoMici di Berlino dal Formey , negli
£k)gf rocNati n^' Accidemia Francefe dà
d' Aiemiifr^ , Hfmfi in ul' Accadep
inia iaiti db M. de Bufl^ ec,ec, (ii).
^ CA*
0 0 Ogni geneie A flfle de/*eflete mmt» èk
iMnri Bloidfi^, na molw pai lift Atte, ^ firaggi*
18 fagli elogi > Mft «M» » ^<tt
|1 doMexfi £ipere bdi'ai^Ilzare^ e bea ii^ìn^Tc ì fona
licite vece lodi, e le drcoftanzo, nelle auali eife fon^
kdatmte ali* attrai' merìfò » iSilo unf Filotòfo , doè un
ceryeHa , che sa ben ragìMre , può lodare , fcnza
adulacc » e Iqdar con fcriS , e eòa raziocinio . Se fi
pflcrvana le lodi, che fanno i Filologi, ed i Rettoria,
ed i Poeti , che non regolano Culle leggi del raziocinio
ìa loro Miifa , li vedri , che coloro , che eflì lodane
con tanta improprietà, con tanta elocjuenza gipntcfca,
e moftruoia, con tanti paragoni, con tante adulazioni,
fono i pruui ad arrailKÌl.-di tali improprie lodi • Ua
Savio che. ragiqiìa loda cem raziocinio , dipinge t fatti
degni di tofle i moftra i carattéri lòdevóli , c & n^r
lare le 1^ dalli delle cofe. non datvanoftf^
fi» ddi^ip^ii- , ide' paragoni , deUe neta&re gìgM^
If^e.»^ riiieo)e« e dell^uficiofo rimbombo oe pc^
jriodì«. Il Meta^Ho, che d# gran filofofo lodò la Re-
puterà''Venea ilei filo Elio méttendo io bocca a quel
Duce quei veffi i 'Mtt Adria in lètto : Un popolo èi
Eroi fi adnnj ce, , diede un' efcmpio di una lode la
£i(l bella, e la più grande, e ragionata che Doffafarfi.
! ilìedo fuce il SannaiAfù ìXk lode della medeiìjna xe-
publicd neir Epigramma.
^iitr^t Airiacrs f^enttam Neptunus in undis t€*
òipfiaiili lodi ragionate ha fatto de' Filofofi il Signor
Fontendle da noi citato. Ma non fono ftati CO$Ì,ÌayQi
rati gli elogi facci dal volgo de' Filologi •
5»^
CAPO VI
DdU Stile figwràtò \ # tropi « '
C olui ^ cTie con. pm precMSone .» • filpir
fofia ha fcritta Tulle figure , e tropi ^
flato il famofo M. du Marfais (i) • Egli
4uoque nel fuo ^mo|b. uaiuuo d£ Irofi (2)
»• • • • . T^WI
(1) éAUoÀin Èlogt 4é Mcn/Uitr inMéi^
pus.
(a) Tra//^ 4€s Tropes . Oflcrva MonC de, Vol-
tairé die T ìma^tuziorie' ardente , la ptiCòDe , ed il
tdkfiJerfo/fi^efrò ingannato , di piacere con delle iraa-
f^ini forprcndenti producano Io ftile figurato , che tue*
te le maflìme degli antichi Orientali , e de' Greci fono
ia Hoo itile figuiaco, giacché tane quelle ouUluiif (ònai
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confuta Vermta JUkoìuooe \ che fi àa iél
. tr^i , c deUé figure , doè di cflcre manìe-
le di efprimerfi difièrenif dalle naturali , giac-
irfiè egli dimoflra ad evidenza , che le ligu-
re , ed i tropi fono ovvie ncJlo Itiie il più
; . commune dei volgo , eccettuata la prcfopa^
pea , com* d dice , figura , che fe parlare ,
im'afrentCj no'cflinio » una cofa inanimata.
Ma di leggieri avrebbe potoro oflèrvare Monjl
iu Marfais y che anche ia profopopea fi truo-
va ne' difcorfi della plebe , e nelle più ilol-
tc canzoni popolari degli innamorati , e del-
ie donnicciuoie, e de' ciechi caotailurd, che
chiedono. Ja iimoima agii opulenti in nome
de* forò antetiati eftiritc ^ cantando in nome
di effi amenti '
§. 2. Le figure derivano dalla natura ,
e fono fiate oflèrvate dall'arte. I popoli ,\
le hanno adoprate aliai prioaa , che i iletto*
Tic! he aveflero partito «Le varie Jdeè attàc^
ttte alla* parola jiguré' 0 poono recfere ne»*
^Etieiclepedia di Parigi (5) . Il dirfi in Ret-
lorica Figura Oratoria , Figura di cofi , Figum
ra di parole, è anche un parlar metaforico
giacché fi attribuifce alla parola ia forma , o
ùsk ^gura j che appartiene a' corpi . Oflerva
• • *
Àeufititt, e brievt allegorie, ed in tali (èiteoze Io Ai-
Ic igunto h un maflimo efitto icooceodo la fautafia.
cr rcolpendob nella nemocia . .Vedafi il libro' imiiolato
Pgfifé^ de Monf. de t^oUmm du Siyie Fimué \
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ìionf. im Mgrféf , ^ ffccome f corpi han-
no talune forme generali, di elTer cioè effc-
fi , folidi ec* ed hanno infìeme alcune qua-
lità pariicoiaci di eifere cioè iecondo )a loro
pariicolare qualità particolaf mentt efleG , io-
lidi», e graodi ^ cosile figure Oratorie con-
tengono una proprietà di parolè adattabile
ad ogni difcork) , ed un* ahra particolare e{^
preffione , che in particolare coflituircé la fi-
gura • Ma ia maniera generica di parlare ^ 5
chiama frafe , ma f elprimere talmente i
penzieri , che ireoga ^a darG a* «medefioii tin
carattere pioprio^ e particolare, che gli di*
(lingua , e gli meditìchi , fi chiama Jìgura^
Cosi de finì ice ie figure Monf. du Marfais ,
definizione, che quaniimque bella, non ceda
di eilere in eiolte cofe ofcura e inadeguata»
Si può oflervare , che Mon, du Marfais , do-
po aver bnfimato il Voflio nella definnione
delie figure cade infefiblifneme nella definì-»
zione del Voifio • Ci badi dunque il dire ,
che nella materia di eloquenza la voce figura
dinota luogo notabile nel difcorfo , luogo
ornato > luo^ coijpicuo ^ luogp di compac*
(4) I Greci Retto rici chiamarono i AìCcotG figu-
rati ia-iptffjLetrtc^ivA 9 e cerei Latini gli differa duiius
O JuccuS orationis y con metafora ardita, yid, tìudrian^
Tur net, yidverfarior, libr. l i. cap» U ^a^* ^6tI^Q($*
I» tditiQiu in foU Farif ij86.
$• L* depanà » e la difliiMnoiie di
mxà luoghi dd difoorib^ le %ore » o fimo
la parte briilante de^peatierì , e delie paro-
. le 9 dipeodono , o dalle cofe iHefle , o da*
nedeGmi vocaboli ^ onde i Rettoricl haa di-
fliote £ffer€ di coft ^ tfigwt^ di fmU {$) •
Le ^ce delle paiole: dourebbona trattarfi
in una' tmoatot Grammatica^ , quelle delle
coTe da' Rettorie! e da'Logid. (6)
§. 4. E* un* errore di Monf. Rollin , e
di altri il credere^ che ie figure ed i tro«
pi derivarono fui princìpio dalla. anguIUa
delle lingue» e lorO' miferia , e por fi con*
confervarono per omamtmo • Se coit fuf-
le 9 le più povere- làrebbero- pi& piene
' di figure » ^ nor veggiamo , che le iin-
!|ue Orientali ie più ricche, eie più copio*
e 9 come i^Aiaba^ la Fenicia > ia Caldaica ec.
. Ibno fiate ripiene di figure > e dt tropi y i
qoàìì derivarono piuttofiò dalia. vivezza» brio»
e calore delia fimtafie, e dall* eUra Poemo »
ed Oratorio , che portò' gli Uomini a vèdec
ie cofe in efiraordinar} aìpetti ^ e a dir cofe
nuove» ed in nuove maniere»
Le figure, ed i difcorfi fulle figure
Aottoridie » e Grammaticali ^ c iora divifioni
{^) Figurét rerum yjtguftt fententiarum*
{6) Sì veda MofA du MèrfiUs IréUu àu WrH
fono come i difcorC, e le divìfioni de^Bot-
tanici Tulle claflì delle piante. Ogni Bottanico
foripa nuovi liftemi « i quali mai faranno «fa^-
tanaéote corrirpondenii a* piani della òatùra •
6. Oilerva P Inglefe V^aifMirthon^ cbe
gli apologi \ le parabole , gii enigmi , le
'metafore ebbero una conimune origine, cioè
che l^lìcofe derivarono dalie prime lingue, nel-
le quali Q uni ii linguaggio tk' corpi , quello
diUt ceft , e quello àdlt magìrù , e illeflb
'Autore poi efamina i progredì dell* arte de-
gli apologi , delie parabole , degli enigrni , delle
figure , delle Metafore , e fa di quelle cofe
i paragoni in rapporto de' progrefli deli' arte
delio feri vere , riflettendo che fecondo la
' fcrittura divenne più Semplice e meno ge^
togli fica, è meno funboiica , diveauepo pià
ièmplici^ e roeoo frequenti le figure , i pa-
ragoni , le metafore , frequentiflirtie tra quel
popoli, ove molto fi ufavano le fcriiiure. Iim-
Doiiche^ geroglificFie , emblematiche • Per
dinotar l' anoo» ìj dipingea un cercluo , giac-
^chè l'anno i un giro, una evoluzione di teai-
po* anello j il cerchio » che G cingea io*
toti» ad lum oofa fu deito «iniirftfr prccioi oer-
xiììOttmntLt giro più grande , cerchio più fpazio*
foj onde poi per metafora annus diuo ò evolu-
zione periodica di tempo • iicco V orrgifie
Clelia metafene dalia icrittiua geroglifica (7).
• 0 •
(7) 9^ tTwtlmnktii BJfiy on rhi HìerogU-
^20
7. Offerva Monf. de Q)ndniac , cEe
le parole prefe fuori dei loro primitivo fen-
fo ^ e diverfimente dalle loro primitive , è
naturali idee fi dicono tropi , figure , ini/cr'
fiorii • Infetti Tropos nel Greco idioma di-
nota inverfione> e tropo invertere • I tropi ,
fecondo MonC de Loodillac » e ie figure
fembfa che dieno una corporea , e vifibilè
figura alte cofe intellettuali , e perdi fi chià*
mano efprejponi figurate , figure (8). I notHA
{)enzieri ponno dipingenfi con varj colori , e
'arte di dipingergli dee efler fimile all'arte
de* Pittori che mirchiano i colori • Drmoflra
r ifteOb Sign. de Condiilac , cfte il iblo ra«»
siocinio» ed il difoeroimeoto ci ponno rego-
lare nelf ufo de* tropi , e che il noffro dr^^
Iborfo n' è pieno , fcnza che noi ce ne avve-
diamo ls)i ma i Rettorici che haaao divifa
Telo.
phiif • €(HmU£Uc Effky fiir f origUi dts t^nnoiffncm
Ammain» Chjp» XìF* Le allegorie poi paflàte ne
vr^gUfici y %ie«te nelle lingae , ed in eflè paflate , aven-
do perduto ìnKafibilmente il lèaCb figurato V fi prefiu»
letteraltoente , e furono occafione £ peiioiHÌicaiit la
natura , onde nacquero le Cofìnogonie •
(8) JLa parola figura è ancnc una metafora • li
Boftra Signor Vico dimoftra , che quafi tutti i tropi ,
e figure che dicono i Rettorici , £bno ufuali , ed ov?j
ce'tanciuUi . Si veda la Tua opera intitolata deCoftant^
Philqlog, al Cap. XIL , de ling» Heèraic* ^fiw ir
Foijl origina
is) I Rettorici , dice MonC de Condiilac , di^
fiinguop9 lB9Ùe /p<cià di tropi , m é éofr ioutUe di
Jifftif*
*51?t
^eloquenza dal razìocrnK) , e cFie non hanno
ben capita V origine delle figure dal legame
delP idee , hanno date infinite filze di tropi
di parole, e di co/è facendone Cataloghi or^
ribiii » e limghiffitni con .un* appairato dì no^
miOredv d! qoalf Cataloghi è pieno ii'Vòf*
fio nella (ba Rettorica , ed intuiti altri . Il
fjìo Monf. du Marfais na vaiicaro qniil'Ocea-
no de* Tropi colla fcoru ddla Stciia Folata
jddla FHofofia (roì. ' '
feguìrgS" ik nuk Vibro dettagli \ il ligame pro^réf^
delt Uu £»IU pàKoU ^ €*tm loro fieffe d&vrà illumit^
muti JuU* ufo é^.'È^Qpi'^.e Japendojl ciàfirc^
fona difapere ^/ijLfa tui^ JUt^nùmia \,tfn« Mftér
Upji , un Litote . Guardatevi di metter quefli aoiai
lUUd vqfira methorià , dice Monf. de Coni Ùac .
t ' (io) I Rettotici aiTocdaao gli uiitori , ed i Le-
«Ttori de' loro libri colle voci di Anta/iaUafi, Ploce,,
•C/pr^j/zj , Anafora, Epijlrafi ^Sinplote y EpanaUpfi,
Anudiplofi, Epiieuji ^ Epano io , Tautote , Poliptoto^
-^uff^fty Apofiopejt , ParaLipJi ec, ec. edi icaiuo non
s' infegaauo i fonti , c le orirrini , c la natura dì taH
^re^'che rotte fi fanno confiftcre nell'apparato fan-
WS» di quei. Bomi' ^ eo' quali fi riducono a raiftcf j
^gimniJe.ijmiere.di parlare, le pid ufuali ne! valg<j
* ogm aaztoiic : Ognuno dice ne* dimorfi familiaa: -
^^ff\ Uomini fin» furhi , moUi fin<^ mnUvoli , jm^
ti fitto iivtìiiUf^ moki fon» infidi-^ xmtnoD (apraono
^ual f^ia ^ qaetU ripetizione di nomi iniziaU . So-
praviene im Rettorico, m Filologo , « dice / che que-
fia un' Anaforn e prendcri cfcmpj dal Saider di
Zoroaftro , da Omero , da Virgilio, dall'Antologia.,
clalla Poliantea. Chi cosi ftceffe vorrebbe ridurre, l'ai-
se deli' eloquenza alf aite de' geroglifici £gi»aai •
$. 8. Taluni han diftinte le Jigurt A
f arali in figure di eongiuniioni, dì diì/ifioni »
di ripetizioni » di graduaxioni , e di dijpofiiio».
fif di parole ; e ie figure di piat^ieri , in fog*
giunzioni y o rifpoflej e domande che fi fan^
no air Avverfario , e in nome di edb , in
freoccupa^ioni , o efpofizione preventiva delle
oppofhioni del contrario . Cfaiamano poi coni*
faifa\imt il tapprefentar dne oofe unite Ì09>
Seme , come per efempio .: Veggo qutfti 4m
Eroi ddPJtaUa, Vuno più grande^ V altro pià
rinomato te. Parlano poi della fofpen^ione ^
quando dopo un lungo difcorfo G conchiude
Toppoilo di quanto fi fpera^ e ù favella poi
dtW buerruiione, della Reticenza, della Corrù'
f ione • dell' Apofiroft ^ dei Didogfmo j della
Profopopea ^ ohe me i lèpdcri ^ rifofcita i
morti , fa parlare le cole inanimate. Si pa&
fa quindi ali* ipoùpofi , alia profografia , alia
topografia , alla comparazione , alP antitefi , e
^ViDfegaa quindi T arte dqlle &itre > che fi
dicono forprendenn , cioè f tlumoflom • b
fpnfyffioni dA deliuù, ia dfpr^eapùiUM la cernir
iiiifi4^io]>f A lUmpreeofinne » Ì!jmmga;ione,
smplìficaz'tone . Quelìa è ia teoria delle figure ,
rd|>|^oru(a oeii^ Enciclopedia, di Parigi (ir)
-teo-
* •
(ti) E/ieyeL értàd. Fiffire . Esperò ^ ofler*
«arfì , che (ebbene moUe €(>& nenvi da non applaudir^
.éìì Savj in tal' articolo , vale nondioieiio a0ai piil tal
4i(coc£>. deil' £iidci#pe4U Me %iue Benoriche t che
'nicti
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323
looria , che i fpggetu a moke difEcoiia , e
tiaiie. altre a quella di npii eflerfi data un^
idea giuft^ e f iiofpfica. rollai qàtit^ delle fi^
gure , eflferfene définhè taltme. con manìtejfo
abufo di parole , e ferrza preciGone , ed èC-
ferfi pofta ifalle figure la confejjione del delit-
ti , il .fapn eflerfi date precìfe idee fulla de-
fi-
gli c:.nui*i.up^ifiuii MHBv J'-gTsH *; •^^7'» "''jp
Ogni' Filofofo potrà da fe èlaaifnarè (12), e
jrederne le confeguenze » ' ' !
§. 9, Chi fuire curiofo di vedere infini-
ti Cataloghi di comi di figure potrà trovar-
. t X a. - . gli
tatti i taoght 1 piil diffulT , ed i ilemati fuIIcP fica-
ie (critti da' Reccorid infiniti , e Y^ecialkneace dal
ito , il ^mle . volle tmm delle 6gàre adi più piroiif-
ùun^me (Vi ogo' altro , cio^ dal ca|o V. del libro IV.
delle Tue Iftituiioai Oratorie , per tutto il libro V. ,
cioè dalla pag. So, alla pag. 256. , con proliflìti ina*
<iita e COR* pedante&o fpirico . ìnjiiw Oruior»
édù. in 4. Lugd. Batav^ 1545»-
(la) Conveniva in un Dizionario , come 1*
Enciciopciiia il parlare dell* efclamazioai , delle du-
bitazioni y delle preghiere , delle imprecazioni , delle
nxerrogatiòoi ^ dellc^ticeti'jg degli epifbnemi , e dpi-
le Apoihofi , <Ìetlb''Ipotipon , delTnon della Ritrai-
tazémer e&r tMfcinva psurl^nie ìa un general Di*
S'onario ^ ccmvenha^ paslarbe* («iir ìilec del Toig^ d^'
ehofici? Conveniva in tal Diziòàajcio-TeguUe tali Rei-
torici, anzi trafcrivcrli , fcna farne vedere' e^li erronei
Hftemi de' iiiCl49^if{i ^'clo^uen^at/ujlo Aile» Tulle fi-
3^4
«gii ra moUiffimì Autor? , che con prolifla
iK>)a.han trattato tale aOunco (13). Noi non
jparlefemo di cote inotili , e tediofe / come
farebbe il Catalogo de^ nomi aiìanlfrabiif di
tanti Tre pi. Lafciamo dunque a* Reitorici a
farne le reriuie, baflai^doci ofTervai^e^ che l*
ifleto Vollio, tanto minino nel iraimio del-
le figure > non potè far' a mepo di confeflTa-
re che tatti i tropi fi riducono à pochi (Timi^
cioè alla Mttafórày àlìatMmmMatM^ Sinei*
deche , e ali' JWh/a (14) . Noi Ténza' approva-
re tale oCTervazione dei Voillò , offerveremo
poche cole foj^ra ^talune di^^ucde principali
$• JO. La Metafora ^ incontra quando
il proprio figni^cato di un nome fi trafporta
9d «n* altra. 4dea che gli fi attrì&qiGpe pei^
un paragone, cfie (1 forma nella noflra men^
te . Quando fi dice la ragione s* illumina ,
il cuore arde , la mente fi ofcura , T idee Ji
Àiffip^ 9 ì veri fenfi deile voci illuminflrc ^
4f4v€, ^fmkfi.,^ non fi adatg|»Q aJilt próprit
(13) Tragli amiclii ra:iTero de' tropi , c figure
'Rutiù'o tt/po , A^uiU^ Ramano , f Giulio KufinUno»
Si veda il libro intitolato R/utorts ..^nfi^td ^antà
Cappnonerio in 4. jir^entm* 175^, Ta'm^^étoi ÙflìC'
dt tulle figure il Volbo -té «leti iofinió} m il lit>ro u
più ùkvìo m cai' aflonio è il Traifé dos Trop<s ^\<^
(14) rof Ihfiit. Oratof. liàr.Ur, Cé^ V. Mt
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.r
3^S
€ò(e j ddle qaàlì derivano ; ma ài ctiore ,
alia mente ec. , e cosi G irasferifcono da una
cofa air altra i fignificatf per tachr paragoìii
• che ti fanno nella me. ite tra una cofa , ed
un'altra. Infatti la parola Metafora ^iuo noa
' dinota, (e non translato (ij)»
ri, 1 Rettorie! poco Filofofi fì sfor*
2ano per trovare efempj delie Metafore »' e
'pur' è eofa- affai piò difficilQ !n ogni lingua
non trovare indniii efempj dr Metafore, che
dì trovarne , giacche le Metafore ed i trasla-
ti fon da per tutto , e fono alTai più dove
i Rettorici per Io più non le veggono. Se
è oflèrvatp da' Critici , che i {ìgnfScati delle
parole ifleOè Ibno variati aii' infinito in ogni
lingua in varj tèmpi , drnotandodiverfe idee
lotto gV iflelfi fuoni , € quelle diverfe idee
attaccale agi' intflj filoni fono tutte Metafo-
re • Si e già otTervato , che i' iAefle parole
Jn diverfi.ieiiipi han conteniuje idee diverfe^
X. 3^ cof
(15) Dal Greco virilo /urrflt(^fp« , trasferire»
'"Non vi è chi pid a Ionico , e con più cattivo gufto
abbia irattaco delle Metafore , (e non il CoiKC Tcfau-
ro nel fao Cannocchiale Arìftételico , o fìa idea d/CV
àrgutm , ed in«egnofa elocuzione . In cai libro traile po»
che huMÈt ' càk che VI loiio y non fi vedono ' le odki
-efeinpj di pèliiiano gdb . Al Cspo VIL dt talMibro
-VI è OQ lungo Tnau9 delUMetitfin^ e de* toro fon-
ti «he comincia dalls oag. 24^* fino alla pag. 4^7.
'Noo V» «è fiofit jnà teoioU die poflk e&rvi « sa od
3^"
come diverfi cibi fi contengono in lina mvo«
ia ne* medefirni piatii , che vanno , c veti- *
gon gì* ifleffi > ma con diverfe vivande ^ e
come noi ogtiigrorno vediamo gV ffleflì cor*
piFificr nei tempo che varie loro particele iii-
vifibili per Tordine Meo del giro della niate-
. ria , e per ia loro mutazione continua , fono
diverfe , e varfe . Cosi accade nelle paro-
ic(i6), che fpellò dinouux) oofe varie folto P
iflef-
hé) ÌGtéd diAfo Ocetoer oèai rivo Jisequa,
jchc* uorreva ftcrdA Oceanag dinoto éelùct » fcéng*
, péUy ^oi fi diflc^o Oomit BOB Iblo i rivi , ed i fia-
nii » ma i oiari ao^fnfti.^ ^ /irati de' Geografi , poi
J mari mediierranei , e finalmente ii gran mare fi dSI^
: le Oeeàtto i ^ciu» , 'à dinotò ne' primi cempf pfn^
\ét9i falle ^rodi^iQUi'déUk natura . AtfifiW un pre.
- dator ièlvaggiè, ed il loro àkfa /«/aÒc. Dil^Dase le
iocietà guerriere /«^ dinotò iomèatiére » J'cuiMfH p
fomàaueati • Tra' popoli Paftorì /«m dinotò paicàfe ,
J^tfi/MMC paflori , tPcti^ , ptac« di carni domeftìche 9
. è ne' tempi delle fcienze niecafifiche )^lUfxovt^ fìirono i
Dei (le'Greci , come fi vede in Omero. La parola ^{^.f -
fulle prime dinotò le corderò di budella >o di altro , poi
ogni legame fifico, poi ogni legame ivomle, jSdlr«^«
Somm^fides conpéniiooum , poi il viaoolio dell' aiuCMti-
ta umana , e divina : ^r^k Oéum é^m AmiMèm fir^
,éem\ efdama il Coumco . Eco» dunque d|^e nelle Un-
. .gtfe tutto è- metafora in- v*t}' tempi* yeà-GtHovtf^L^
^ie. Itali an. libr. 111 Cap, VA'. 10., il quale ne ad-
duce molti. è£èuiff<«^ a' quali «n Filologa ^ ihA fia Fi*
loiblo. potei àggiua|*tnlè óifiaiK allii v ' -
^lyu.^cd by Google
in
iflcflb Tuono (17).
§• la. li paragone delle cofe qqando è
eTpreflb coife parole j allora fi cFiìama find*
StmUm t quando non è eipreflo fi chiaoit
metafora • Sono dunque le tuetafore , t le
JlmiUtudini cofe tra dr loro coanelTe (18) •
X ^ Mol«
(17) OCfcrva il Signor Vico mila Scien^é nuo-^
va lAhr.ìh delU Sapienza Poetica y che ne' primi ten^-
pi ogni metafora fa una picciola favola, e che tutte le
metafore portate con fomiglianze prefè da' corpi per
iigai£care lavori di menti aftratte , foo de' tempi , ne*
quii la Fikifofia era dirozata , e che io ogni lingua i
toobMì , cke bilej^otiio alle JhH emlté uatio cdoiji«
iìmSàìt òngpni -^ è ehe lamaggior |>arie! dell' e(preA-
iioilx di ceft itteoimaie Ixm fatte da' trUsIati del corpo
Muno , e dalle fiie pani ect Cosi fi è detto Capa daU •
la montagna f fmnu dtl mmfù ^ dente dell* arakhf^ ecU'
d» idi Tetra ^feno di mare^ haeeio di fiuthe^ cuòre di
legno , vifeere della terra , véna di acqua , mor/horia
dell'onde, Hhilo de* venti , gemito delle "J iti ec. , come
riflette il Signor Vico. Gli Uomini fvilupparon lelia-^
gue , come le idee , e diedero alle parole i fignitìcati
a tenore dell' idee , che avcano delle conofcenzc ed o{^
ièrvazioni da effi fatte fopra loro ftefli , e fopra i |cor-
£i a loro pia vicini, e da eilì pid oflèrvati; ond'c clxp
\ aetafiire^ fimo <]uafi UDÌvecuU nelle lingue > e
iidk fiina fi ^i& iftmtU di fitmt \ fonò fi£ narey
dono delfimmes £ éSKs pei Talvieo del éUtaa^, e quaii«
ò» fi Qooiiiiciaroeo a paragonare le co& •Ifiirvate » ed
i corpi y fi difièro i fitum Dragoni , ed i ftior.ti
giganu . Chi voleflè gufttie il§em dtUe Metafore de*
popoli inculti porri ofiènrame molta in varj fpezaoaì
di Canzoni de' Selvaggi.
(18) Se fi dice ad un'iracondo: Tigre deW urhan
genere ! è una metafora . Se (\ dice : V ì/omo Jikgnat€
ifyUU ad
Uohi efempj aJduconfi fiiFe mera 'ore da M.
du Marfais nel iratiato deTropr. Se ne po^.
irebbero ag!vii„7geTé moltilUmi , anzi infini-
^\{^.9) -> P'^tì ancora dalle più culte naziQ-»
ly.» ed autori., i qualr talora han dato nel
j^Qq di meufore >rregolauSiiiie (20) . t
(ip) Parlando/? di iVIetafore infiniti Rcttorici vi
«ìtenuiao Aleuforc iaimenfe di Omero, e di Virgilio,
ce » ma pochi di ^flì pailaiiO delle origini delle Mc-
tafote con efactO'^ttiocinio , c filolofico , E' da ofler-
wfi, che le Metafore iperboliche, e tumide ne' pafTa-
ti, (ècoH molto fiorìrone in Italia ove .alle IKctaforr
npo fi ièfpero fiOàr. lifuid * t-'ino il Petrarca, al J«m»-
i0 34* » introdofoe il Sole fianco, e differito in cercaci
JUtura^t che avca inhve -volte gnardéUo dal UUoni fo^
vmo ^ onde a ragione diede nuteria di rifo al Taffo-
ni . Il Marini è pieno altresì di. tegolate Meiafore j
otide -con ragione contro gli Amici -di tali ftLeuSoim
difle ritaliano Satirico : Le Metafore il S<tU h4tn con-
fumato', NiuDo ha così iungameritc , ed inettamente fcrit-
to (ullc Metafore , quanto il Tefauro nel Aio Cannoc»
thiaie AfijtoteUco y libro inetto , ridicolo , e buffonefco,.
che ha corrotto -a ^uci fuoi tempi il buon gufìo d'Ita-
lia* Giunfeio gì' Italiani fino a chiamar le nubi mau^ .
rmi 4UI Cielo^ che untano nafcofta la frHuaa ^UHe^
ciòé la Luna: Matera^fi dei Citi nmU ^Imtd : Cle.
tenefe etUta . La Cele/le JriltM , C À <^ d&
dell'Ica „ e del VeTuvio, tke Aniyat delU Mimt^
iì$gnej tolla coita di neve in<enfava le fttlle In -dar
regole sa «^efte, e fimili metafore, e nell'ufarle cott-i
frOea buona pa^ bielle antiche ftcitoriohe de' ScM-.
f 20) li Longino nel libro «g^fpi t;^»^ Je&» -3a«.
confelTa ingenuamente 9 che rpelFo fp^o VLatona
9 fa • dftfe ,^derat», « gonfit JUeiaJort , come éx^i'
«Ud*
$• ij. Per diflmgwcrejc ffgofari dalie
inette metafore molti Rehorici fi fono sfor-
"iaii a dare regole, e precetti, ed a forma-
re ofTervazioni , Chi tia trc vate grgantefcfie
ed iirprcprie certe metafore , e ceni modi
di kiivere , e ceni geneii di elcquenai, e
chi fi è di cffi ccni()rachito • Moiti grand*
• Uomini , come Gceione , è Platone fono
flati
altri efcmpj, quando difTe, die la Otti dee e/Tcr tm-
tata come un bicehiere di vino , nel quale il vino che
Ulta , 9 hrilU €0lU fchiumM devtjfer temperalo dalla
M/ia J^tità, ^ é facfua. Longino dice, che oue-
Ite cole fieno troppo Poei!cIie,.«d avrebbe dovuto dire
clic non fiano buoce né ta pro(a , né in vcrfo . Tali
difecn di Platone turond da molti andclit Savi offervati
curoe da Dionigi di Jiiùatti^, ^JrifiUu l e da G^-
cilio Coaunemacore di Lida, cbe antepof^ T-i'fii a pJa^
tene . Si vedano i wj Commentatori al. citato luogo
di Longino pag, ijg., ad 181. edir. in 4. cura TolM
TrajeH, ad Rhen, 165)4. Un Filofofo oiTcrveià che Pla-
tone ebbe una viva fantafia, che lo portava a ule feri- •
vere cntufiaftico, e tuiniHo , ed allegorico , e Metafo*
lieo, onde le fu tanto fantaftico nell'idee, che fin og-
gi de* progetti fantaftioi fi dicono progetti tUtoniUy
€9ft dtUa republua di telatone , cosi fu ancora nello
ftilc , e nelle jNirde in molti luoghi ne' quali è pieno
di eloqueroa Ìo£(l)ca , delia quale fpefTo Ipcffo molti
Platonici furono iolècti , come Plotino , Mallimo Tirio
?• ri? dcU* Antichicà ctedenano falfcoue-
Ile tiflcflioni, ma i veti Savj, che diftingoono Platoncw
che fogna da Platone, che ben r^iona, coofeiTeraaao^
che IpcUo rpclIo Platone , come molti altri Filolbfi Gr».
ci , hanno un'eloquenza iòfiftica M^ccfaliaatoiia piena
di acdite» e gi^utdche netalore.
flati dr opinioni oppofle 5n materia di guflo,
^ oppofti ulora fono flati Arifloteie^ Krmoge*
he, Falcreo ec. (at), èmoUer^oIe fi fono
' date, e fpeflb invano , giacche ìptiTo fpeOb
fa hìÙL luce del mal gqflo delle metafore,
Hóri oftanti tali precetti , ha irafportatì molti
Autori traile iiazioni eulte (2z) • V unica
mi*
(il) Cosi neir cfprcflfìone colla quale fu fpiega-
to da Ttmrty fftorico Greco perchè al nafcerc in nna
notte AlciTandro ii Grande fu brugiato il tempio di
Diana in EfcCo , e Ci difle che la Dea fu a/Tente dal
fuo tempio , perchè avca dovuto affiftere al parto di
Olimpia Madre di Al efTandro, fi <|ueiHona da' Critici fé
qaeib cfpreflioae fi a da lodatfi, o dabiafimarfi. Cice«
totìt iBf. ih ée Ifatur. JH^ùf* lodi tale cfprdfione ;
PkMto tacila Tìci di ' Alèffiiodro la bìafinia • 1] Sig.
Murafbfi aèllé P.P. Toài. L Liéh Jf* Cap. fK fisfer-
aa ^ifètidè^e V ópmrone di Ciceróne.» e quella di
Plutarco , dicendo , che tlucarco biasima il ooncetto^
perché créde cofa non propria il dirfì , che una Dea^
come Diàna abbia dovuto lafciare il fuo tempio per
aflìflere al parto di Olimpia ; ma che Cicerone loda
il coiKetto y perche Ib cokifideca come ao' amara itn-i*
fione di quella Dea. *
(ti) M. Dejpreaux biafima Monf. de JBreheuf
che nella traduzione delia FarJagUa di Lacano adopra
ardite metafore*
Mais n* aUti poini stcffi fur ies pai ét Bìitoff^
M une Ph4iffaìe 'tntjjfer Jur Us rtpn
DtimorUy ^ dès mokràtiU cent diMOignes piéiaUw^
Ariti PUtìi. CààiU. U
L'Autore dell' eaelleaie Opera intitolata Prìmipis de
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min , cfie dee dverG , per iioh tirtare in me«
tafore fproporzìonaie (*) è 1* ufo di efatii
raziocini , ed odervazioni intellettuali , cofe
dalle quali impaleremo a cooofcere la preci-
voice citato , dice , che «od veiib di Di^témx i in
cui dice di un glande, cne
X« ehMgrim mMè §M 9mipè , €^ p^^^fp^ ^nm lui»
è nn traslato biafimcvole , mai egli riflettè, che tal ver*
fo è una pcrifi afì del Poji eqaiiem fsdet atra tura ^
che è una bcUiirima imagioc » alquanto guaiUci dal
jDtfprcaux .
Il Conte di Kochefier loglefè nella Tua Satira r^n*
tro C Uomo , che é piotiofio uoa Sadra dell' Autor di
Satira \ dice che T Uomo fi tsmfita con orgoglio
fitlU montagno dttU farit^Jié. , t nuota fulU wjjuhu
ìielU fua FilofojU • Qual era lo fbto della mence di
.un' Autore y che cosi fcrive » t così- pena ì Q)ial*è H
Xjopcà, di chi ditie eh* i ntn^Uri pértono dùU vjftà
cofiere delU Memoria » s imbarcano fui fàart delfd
fantafiéf arrivano ìU porto dello Jpirito ^ per efftre re»
fi/irati, nella dogano deW inuUttto ì Si veda Baldal^
lire Graziano .
(*) Di Metafore rproporzìonate Te ne veggono
ancora nel Pccraica gli elempj, fpecialnìCUCe alla Panc
1. Soiicuo LXCl. ove dice:
'Jimor eolla mia àeflra il lato manco
Mi aperfe , e piantowi entro in me^o al Mfà
Un ùuro
'Vomet di f$nna con fofpir del fianco ec«»
noit eoa ragione il Tafloni b ne burli ìq tal loogo ^
• fione , proprietà y agghiflatés^f. drdine e
• corri fpondenzc delle imagìni delle cofe , e
de* loro rapporti a' quali fi trasfcrifcono . Lhì
- ofTerva tali rapporti , e sa coijufceiiì , mai
- £irà ^roporziouari mi^iafore^ e mai avrà una
vizipra eloquenza (23)- Pt^r l'ufo delie me*
taibre fi è riflettuto da Monf. Adiijfon che
-colui (ffie le adopra « dovrebbe figurarfr dipìn-
ta avanti a fe fleflb V imag'ne delia cofa ,
dalia quale vuol trasferire la metafora , c 1*
imagine di quella , alia quale la trasferi fce »
e adoprare quelle imagini ^ che un buon Pit«
Tore non canceliarebbe in pittura (*) • Vale
^i ^iù quella regola del Sign. Addijfon ,
. di
(i^) Chi concèpifce bene le imagìni delle cofe ,
e forma bene i rapporti delle raedefime , s.ì trasferir
bene tali iaiagirii , efaminando pria i rapporti del fog-
^etto , da cui prende le ioìdgini , e le relazioni di tali
rapporti , col (oggetto , al quale tali imagini trasferifce,
e da tali oflerv^ioni dipende il felice , o infelice ufi»
3elle marafbré» de' traslari, e deUe allegorìe • Gli'aftct
precetti , ctie * fi danno fili fuggir le metafore ricavate
da cofe vAi, (òrdide, bafle ec*» ài fuggir qtuLU dallk
Jpicit al genere eC, ec iòno precetri inutili, e cediofi,
non poleiidòfl mai con tali precetti , ed eferapj che fi
adducono, iAillare il buon guflo fu Ile Metafore , Mille
€o(è hanno dette i Rectoricì falle Metafore , loro fpe>
eie , differenze , orìgini , dicendo che le Metafore fi
prendon't djì Djì , àa^Li elementi , dalle piante , dalla
cofe artificiuli ec. dalle colè animate alle inanimate ,
da quelle a quelle ec. , ma con tali precetti niente fi
^ giovato alla vera eloquenza.
* . (^J h' da oHeivaifi, che molti di quelli noder-
1
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di 'mfiTonf df preccfir Rctlorici futle* itietafa-
re; ma per conofcere ta proprietà ddle ima-
gini in pittura , ed in eloquenza , bifogna Tape-
re le proprieià delle cofe, ia natura , Tarre, '
) foro iimiii 9 rapporti , progredì , hifogna
aver meditato, RÌtidicaco, oflèrvato^ decifo»
e bifogna fapor ben dipingere^ i,. pensieri a.
cofe , e le parole • Ma s infegna; ciò nella
maggior parte delie Reitoriche? Si bada fo-»
lo ad accumular precetti , ed efemp*] , ma
non a coltivar V intelletto , ed iliuminarlo
fenza ^uei priecetti » ed efenipj^i^.ma co' ra-0
atocm] , e coHe dl&rvaaioui » ma molcr Fi«
iòlogt , e ReMoricr- han diviià* la loio fcicfi^
za dalla fcieni^a del raziodntò; fi foa dati i
limar frafi , parole , periodi , e tra efli , e
la ragióne , e la Filofofia han detto Hic mu-
rus ahaneus ejio , onde è derivata in ellì , e
ne'ìoro allievi la fregoiatesza ti^le idee , é
ddlò fiile > r abufo deiU; itié<a(bre deU* air
iqgOtic j e delie Jìgiire eq. (*} ^ : "
V *- >> /• ' ' » t V
' > ... .•»•*,..
•f*.»4 ♦»••,*♦.,. i .'t . K
) t% . • . %
«I leggieri Autori, che T incanta gfoventd crede dover*
elfcr lue guide in eloquenza ed in raziocinio , (bnp
pieni non folo di uua Filofofia erronea , e di una pein-
ma niorafe , ma ancora di una eloquenza cattiva , dì
metafore ridicole . Traile ftranezze dell' eiuufiafmo di
JUonJ* Roujfeju y non è la minima qu'^Ua di aver chia-
mata la Terra ornata di erbe e di alberi vejiuj ddU
nftfii' di JponidLiiio • 0>si tal' Au^re vé^' Ktvtr'uM
àu'Fntminiur SùUuìri rÌI. Bràm€ndie. ' '
i Sé-
^14» Ij* Allegoria è una metafora coa«>
dnoat^ p nella quafe altra fi dicù colie parò*
le , aUfo ooi^ feofi delle parole , altro agli b-'
. recobi , altro attamente (2^)» Si nfien^pono
r Secenufli non fono ftati fcard ad adoprar metafore,
delle quali tuttavia fi abonda fenza necc(fita • Si ioa#
•onfiderati i ClafTici Greci , e Latini come ^vSL UrSHlr
^ CoUdfu lilocich^ , e. fi foQ di^^pttt collane- if
fl^/// , cJ in C^Mf . Si Te|a. U p'iiienariotipo-
grdjico y Iftoriea ^ g ài Uhri rari di Ofmon^
. (14) Cod. Onauo aell'Odft r a ATav/x rj/^r^w/
&9 «M/v I* novijl^gtts t ^ ooUa w*ole le^ «Til^azi^
di una berfàgliaca pfve, e colpeopcie lei^iagore del-
^ Repi4bnca Kcmiiiia. Cosi il Pttlréfta ìà ^jiel Sonetto:
altro dice airoreccHro, altro air intelletto . Così la ce-
lebre pQCtefTa Franccfe Madama dfS HcuLieres parla di
lina Paftorella, cbe difcorre alle fueagnellc, ed intcti-
de parlar di fé ftelTa, e de'fiioi figli in- cpcl bell^, c
tfpeco' Idillio , che é traile Tue opeir Tim^ IL psg»
aa. edit^ in II. MolcUliaie allegpcie ha Crxtir CSm»-
IMffkr RÀuffitM 9 ma molta ihanc r e pim-.^ n<l^-
follr métter • Ptotone amò . mobo- . le allegorie ». tpz
«ifoiat ffimr Longino nel tratta 'nrifir thj/H^ ^"'^^
wmmn:. T allégorie di Platone' ^ yle-'m metifere .
lyt TSbco' ^ ove* in pili pagine delcrive V' IJomo • La
^Ihl è UcafUiUr il c<>llo ^ ^''>^'"<' • ^ ^ "'^^^
J^iùné dt*cuÌMi' I pulmoni (bno ùfpongiA dttcu^*
« La (cde d.rir palUbni ansorofe , ìV conUavt delU
^fte , la lède delLua; l'^fria <fr^// , la mil-
la cw/nj Jegfinujiiair c che poi Umor ce fciaffU
fftti^ déU^wmst € ituUA €Qrn com a0W*
33X
alle allegorie le favole, gli Enìgmr^ i prò-
y&H s fili emblemi ^ i GqiboU (2C) ^ Si i
f€ttu^ é eAe icli^fuamaw 4iftinft filU mufa étlum^
pio U natura intiera in ftfiuiri allegorici « SoHe Avèh*
le fi feda reccellenae tractaco à\ M}ot£. U Bkttmx là-
«Mato 4t C Apalogucy trintip» ^ (aUmrétur. Tom.
Ih pag* im, ad 61. edit^ in \%, tjys* t ove y^rU d^ll*
origini , c della nacura delle favole , c de* caratteri de*^
primi, e principali Scrittori di Favole, le quali fìpott-
no apprendere da coloro, che le hanno feri tee , e (pie-
gate . Le fàvole fono un* allegoria concimia , e gli
enigmi fono un allegoria più oscura, ed aftrufa, e co-
si gli emblemi • Gu orientali furono le nazioni predo
k ovati le Svole» ebj^r^ origine , e C>rprend<ìnc: prò-
E^Ziif • * . * PWerbj , gli enigmi.
H maBm ^ che tane fivii fpec» di «UegorÌA
fili, o meno perfette, pS^« 9 wmo^ evideni;t'« Hóq ^
Aoftro IfttratQ di parlare lunganifiiie delle ^ mr,
labofe, allegorie, (imboli , caib(^aii» «dielìv'os» la|in^'
ma £lpfofia degli zs^nfkh chft efjatpneftao |e Joso. (cÌM«
2c in fantaftichc imagiDÌ ferdié ay<]|uio paa £inu-».
ftica, ed accefa fa icaiìa , o per rc^derfl a(0t|(t^ e (j;^
prendenti , o perchè lion volcauo , o non pote^no
fpiegar/ì . Oflcrva eoa Càviczià il Signor Mmatori ,
ì*erj. Poi.f. Tom, /. Uh, ì, cap. ij. , che le iinagini
ÉintafticJie altre confìftono in una parola , ccnic \& me-^
9é^rty altre in mi fciifo, o periodo, come le iperboli^
»kilUeg«ric, ed altre fioalmeuie prendono corpo, co-
W le mole, le parabole, ed aki» iinagini . ^Jravi i^ra^s
gii mìolii Greci «w proverbio « che V 9ÌIegoris
:iiMnwm» ikllVlgitmi - A^^ Twy Ai-
ytnrTMir . •*»^lMpoieft foeài nifoite tiHefConi MonC
JìTaiètttnn , che nell'Opera della Divina L^gafioné,
ÌQ&^ circa i g<:io|lificbi degli
. .
già da noi oflèrvata « che i paragoni , e le
Cmiiitud'ini fono (pecife "di metafore^ e di al ^
legorie tacile , ed occulte • Gli efeinpj de*
paragoni , e déllé fimrlitudfnr fotiò*'iin-
menfi (26), e molti precetti fe ne fon dati
4a varj Autori,
$• ry. Talora allegoria coniprende ut^
intiero libro , oome i viaggi di GuUirer , la vera
Idoria dilMcioMio pùrt W intiero • Dramma^
come il ljrion£o $ofocli. faitto Si 'MonC
. .. Pa-?
' Vi foQO due belli paragoni (ul Tafl'a , e
filli' ÀriOfto-: S§e0 ir« Pa/iijMij mare , càM «rj poetm
U fut mie fino mÙè umile » ofj fcaopre ilfanja di
Jàoi 4iHlB^^ e nei HtM ^ ek'è^agitjao , fpifutt^ €
^nta non ugual furore dait unu^ alt aùfu. pane ^
€Ulù ntW ift^nte fi ferefia y il mure fi ealma , e
dènte haciu le ripe de*ju9i rieinti , e ripetendo Jèmpm
fuefiit forprendénte alternativa , diviene uà. perpetuo
teatro di un meraviglioCo fpettacolo, Quefio^ mare i. l*
illufire Afiofto* Il Tajfo al contrario , // Juo più ce^
ieère rivale , è un Real fiunu ^ che volge Le fae pla^
eid* acque con un dolce mormorio , attraverfando piana»
re immenfe , e fempre uguale a Je /icjfo , z*à non dico'
ét buiL.irJi nel mare , da cui riceve La fua origine , mu
fi concentra, nel feno della Terra per comparére altrovo
tolL* ifteffo Jaflo: Rneycloped. tnt. ». edizme dfl^K»
tà Tom» Jay. pag* 3. ArtU. Reggio: aa.bel pa»
ragone alcteii ipàktài.Mot£ AneaumourSdùt Afit
Le aipi Jono iragll infeul » eoeèe i Romani injrapT
porto ét popoli che han dato t pià grandi fpeuacoU
^ Univerfo : Reaum, Memoir, pur ? hift^ir*, de$ /n»
fio. Tom. V. F. Féftiéf Jtèmgir. Vj, prtg^ iditi
4| ia« dk^ iiijfU
.fillìjfot. Né* tempi' anticiii T primi Fiiofoii »
chcT per Io p'à fofQno i Sacerdoti deli* b^^it«
to/, e deli* Oriente « fecero m&iito n(b delle
adegorie , ami fa effe coil(K:aroao cuca la
loro Tapienza (27)^. ne vedono glfyefenii
pi ia tucci gli antichi libri di tutte le nazioifc
Gli Scandioavj diceano , che ia Mjrie da
effi clìiaiData tfe/o»» cfecUa-in m, ia>g^ dstta
£hfiùai\ che avea per palazzo Vangufliat per'
tavola ia Fame» per domèftici VafpcttéUttfo^ 9-
la /efuef^a, par fogira della porca precepi^
^(9, per Ietto la magrei^a (28). Neil' Edda,
e nella lingua dègH Scaldi \ Rumi fi dicono
[udore della terra , fingue delle traiti , gli oc-
chi fono ì diamanti della tefta , T erba (a
Uuia.ddU Urrà , i capelli. i( bpfe^ dd cap^^è
I capelU biancbij^ le neri àthembro^^ il yen»
IO- um ttgrt-, m Itone , che li>avvent^ coiv
tra gii edilicj (2p) .
^, i6. Chi voieiFe on'erempio facro di
un* unione dè aliegorre « c <{i enigmi neli*
Eloquenza- Ebraica pstrà^ trovarla fai Salomo»
M-ai Capo.XU, déil'EccIèfiàlt r» a. (30) ^
icfiphiqu£s yO^'x^cn\o inferito noi CJtnps ndio 4elle me-
morie deli* Accadeoiia .4i Bocliao tom^ UL pjg» lil»
0dit» in li,
{28} A£^lUt, Introd. a t Hijhif*. dà. Dìutatmn
XoBU /. Ciao. yi. pj^. loj: e.-iù. in Ir*.
(2.9'^ Si veda VSiJi, ci il Af UUe citato.
ia ul ko^d a dicc^ con «U Zabaione
ove li defcrive la veccfiiaja con dipintura al-
^ Jegorica. Tragli Scriiiori Greci , pretendono
taluni 9 che Omero , e Fiatone fieno tutti al*
legoricf. Infatti Virgilio nei VI* delPJSoeidte
la p»(b da Platone inolte allegorie (31) ,
ed oflèrva V loglefe Srgn. Adiflbn che U nO"
bili allegorie ^ e le belle metafore rifchiarano ,
€ àdornano un Aifcorfo , com tanù lampi di
Mementa Cuatòris nd in dieku jtmfuatis iwtf» 401*
fgfuam vtniat tempuM affUHionis tttm ^ Ù d^ofln^M
Mini , de quihus dicasi non mihi place nr , atut qttéM
Unehrefcant SoL^ O Luna ^ & ftalla ^ & reverianutf
mtèes poft pluviam . Commovebuntur ^i^fiùdiS damus^
£t nutabunt viri fonifftmi , & otiofa eruni uuUentes
in minuto numero , 6* tenebrefcent videntes per fora^
mina . Et claudent ojiia in platea in humilaie' vocis
molentis , 6* confurgent ad vocem volucris , Ù obfur-
dej'cent omnes jilice carminis . Excel fa quoque timebunt^
formidahunt in via ^Jiorebit amygdalus , impin"
guabitur Locufia , Ù dijftpabitur eapoaris , quoniam ibit
Àotno in domum etternitatis fua ^ Ù circuiìbunt inpla^
• tea plangeiùìs jfnte^uém ntautàtur funieittns argen^
mus y & neurra» pitta > aur^a , v eonteratur hjtdrUjk*
' per fintemi & confiingantr rota fuper cifUmam^ Tui»
ti gì' Incerjpreri fi tono non poco e(èicitati per if^iega-
'xe doeftft allegorica de(crizione della vèccllia^^• &i ve-
da Ermanno J^its MìfceUan, Sacr, Hottinger, inBi-
$liograph, Phyf. Sacr. iTcdeL Differt. Med. thilof,
J^eé» 3. fir 4. Scheuch^er, i^hyf Sacr» Brucker, Hi'
\ fior. Critic. PhiL Tom, /. Libr. il. Cap. U Si veda
ancora Riccardo Mcad Med. Sacr, Cap. VI,
* . (ji) Addiffon nello Speccatore n.po,Jhe X^orkjt
' Adisciti. IHU JL^cdm i;;^!»^.^^*^ i^*^'^ >
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luce che illurmna: (^2)\-Vèr fe* allègorm dt
Omero è una cofa ailai flapsn Ji il confide»
rare il numero di coloro , che han pefcate
iir Omera- aUegorie 3) • cooifi gi' luiiaoi
Y OS ' ^ fa
J^orìtM Tam^ ISh o^e cosi ilice nella Ringoi ongitute.f
jiUeg&ries-^. Wàen wUt ehofen y are like fj mjtn^
MTMks of tight in m'^difi^aifey^iku m^ìU éf^rf iMnf
4Ìou§ tfum- eUiTt-énd hiét^ifUlL A^nohU JH^w^^r
whin- £i is pUt^à to^ an aSvunt^ ^^ea/h, a kM cf
ghf^ round u , and iarts a luìire traugh 4 ' WhoU
fiitiifult : Così ofTcrva il Si;;;!. 4VJftt , cbe poi fa
«fette docce rifleflioni fall' ufo delit: allegorie , e delle
metafore , che caluai prendono dalle co(è a loro-piA
ovvie, e dalle fcieiize , iidic quali fono elH piti veruti.
^3) Gerardo Croelìo (cci^T; un libra inricolata
O^/.'fpo^ E.^psao; , Homerus Hsbrctas , /ivc hifljria He*
hrajrum ab Hjimro Hebraicis nominHus ^ ^ f<:itennis
defcripix in OivffitA^ O Iti aie in 8. D attiraci 1704.
la tale libro u pretende , che Icaca Padria di Ulilfc
£a U Afdfjpotimia y i congiuaci di Lf lifTe i FairiarcAif
c il Soggiunge , che citi aUrimeaci Q>iega Omero , noi
capifce. Il liUnchinl nella faa Ifi^rif l/nivtrfaU Im*
Htf/itf trovò' li| Omero 'flftocia dégri Etiopi , ét^S^*
^Uni , e degU Egiij . OiMAduifii FirCona^ (crifle «n
lH»r0* ihdtolaco' Noàes fotiuri^^ Vfive ifé nis ^ gua fiien-^
tifiki''in 0$yfpta'fcriatii\repÌHantur • Per cali fanuiie
gti'andciii dteaerd^aa O^ro ìnfìnlci etogji rìferici dal
' X^upfori in appendic, ai ghómjlog, HSm$r, ^c: òil Kx-
éricia ia BiHiatki Gnrc» f^jL. L pagi' ^47. , ond* è
che Omeror fa" creduto 1* oracelo deTóeC! , de' FiloCjfi»
de* Sofifti , e degli Oracori . CnfoU. in Theatr. Rketofn
Lihr, III, cap, x. Eraclide di Iconio percò raolce alle-
gorie in Omero , end* è che Fonrenelle ne' Dialoghi
ée' iDQCÙ eoa u£3oae deiiCb .(i^jibf ^9gos\is ohe ere-
540
le hanno pefcaie in Dante , e nel Petrarca ..
Cosi molti fi fono abufati delie allegorie nel-
la fpiega delia Saaa Scrittura^ come oflèrva
ii Fleury (34) .
$.17. La Metoniuna prende h caulà per
r effetto » o P effetto per ia caufa , H oonti*
Dente per ii contenutola materia per la cofa,
la parte per il tutto , il tutto per la parte,
la fpecie per il genere ^ii genere per la fpe-
. cìq, il nome di un luogo per una produzio
ne , e manifattura in un luogo , il fegno pec
la cofa lignificata , V aUrauo per il concre-
to (3 jji e una fpecie di traslazione,. e rifief-
fo
deano In Oifneto • RoSeno Hoak Ingle(è nelle (ne
^Opcre Po fiume , London T70J« in fiL vuol trovate
nelle Metamorfbfi di Ovidio ridoria Naturale del Mon*
do , e vi é ftato chi a creduto di trovare in tal libro
r f Gloria Sacta • Ecco le (bava^uizé degi' inteUeid
• liJBani/
(x4ì Hifloir. EccUJiaft. Difi, r. «. 12.
issi La voce Metonimia. , dinota trafpofizione
di nome , come il prendere Cerere Dea dal grano,
e Bacco Dio del vino, per l'ifteflo grano, e vino ec.
Diciamo ogni giorno : lo leggo Cicerone , Orazio ^
'Onuro y cioè U Libro di Cicerone , di Orazio , e di
Omero • Quando diciamo : bevete il bicchiere , U.
fai^a, G pende il biodisere , e la tazza per il conte-»*
auto m eia, Pcendìamo la maierti per lacoià, quan-
«do diciamo £ed£ l^aeetsro , per dir cedi U fpadet. Ec*
'€p un legno mercantile per dire : Seeo mtts tutve mr*
: fàheile. Quaiufe diciamo : fono in ^uei luogo ug^
U tefle pendami , per dire eerti . Uomini penr^ii fi
prende hptrit pet UcfKCo, Qiiaiido fi dicefle che «no
pot-
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fo può dirli delTa MttUtpfi cht c nna fpecie
di trafmutazrone (36) , che prende le cofe
antecedenti per le confeguenii, ieconfegueo^
li per le antecedenti (37) •
§. t8. La Sineddoche (jfS), da mola il
riferirce aila Metonimia . Quelli , che la dfOro^
gtiono riflettono , che nella Metonimia fi
Y 5 pren^^
del ioate , o del fiume ^ con traslvìoiie alquanto dura^
allora fi prtode il tutto per la pane . Coà in Gtatìa
la voce àara «pei , dipofò filile prìint H teaipo , poi
fc 4. Stagioni; e («laodo ffoì i Greci preferò da* Cai*
^iy ed i Romani da'Grecf^ come dicono £xodolX> ,
.Pltnioi Tufo di dividere il giórno in t*, parti ngoali^
ed in akrcTtanue la notte , quelle parti fi differo on #
Chi volefle efcrrpj di infinite fpecie di Metonimie vcg-»
.ga Moni; 4m Marfaù Tféité dn Tfopés U Parg,
f^S- 33-
(3^) M«T«x^/<, rrafmutaiiotìff.
Cosi perchè eli antichi deddcvJiWo tolU forti
le divifioni delle lororobbe, elegireano colle forti' le lo--
IO occupazioni, e le loro liti così decidcano , fi Jiifero poi
forres , le iflcffe divifioni di beni , ì decreti medefimi,
e quanto toccava ad ognuno , o dovea accadere ad
ognuno 6 dilFe forte dal gioco detto dette forti , C
fini fi- diflèro poi gl'' iaelfi' oracoli , gf iftefli avveni*
mtnii « Cosè per mtuLepfi fi numerano gli anni pct
per ejià>f per inverni , ptr U fer/Une ^per le rut*
colte , per U arifiei perdtè le arilfe , fe raccolte , le
ièniae fiippongooo le ftagionr, e quelle gliaiùfi.- Co-
si per Metalepfi IT dice >fc , e viffe per mori , percU
1 eUere, ed il vivere precedono la nwtte.
U«) 2emd^«;t» ,
34*
prende un nome per uifMÌuo » e nella Sined-
doche iif/iw fc** ìLn'thù , il iritrto jtr U
fiu (35)) • Si rifaritce alla Sineddcciic i'.^
tonomajia ,'che'è una fpecie ài .Sineddoche j
nella- quale fi mette il rome commune per
il proprio , e particolare , come quando
diciamo il Poeta per Virgilio , il Comico
per AiiAoiane^iijr/^ia) jpei Solbdexc. (4o)«
fìSX ^ Sir^di^cclie meno jper il più
Mfaaèó u ilice : ££*0 ti n imi io mvece di : x<co i nM^
ornici % millt volte per hfifiiie volte , f^eime di cento
£roi dee d*ir.fìri(i Eroi , verj-cne de^ 'jo. Inierpetri per
verHcne de* 72. Inierprcii. Loioio che cor.fondooo la
JMecouimia colla Sineddoche dicono che la Sineddoche
del n ef'O per il più è V ifìtfla della Aleicnimia quan-
^lo fi prende la parte per il tutio , ed il tutto per la
parte , che k la Sincddod:^ del pili per il meno , ^
ilei meno per il pid.-Cpjs itntù jftU peivdif fi £cm xea-
le navi ^ i utMi di .C^t^pM , per i ^alazsì , tejb^
e fuochi per perfone , e Jamiglié • Cosi per Sineéà^
ehiCf -o per JVletct):mia ./'tfr/tx .dinomiBanfì i Capitoli ilei
S^dder de'Pet£aDÌ t ^ ^ prendoBO certi fiumi di oeife
nazioni jier le nazioni ineHe ccn>e J^t^aj per la Spagna^
il Gange per grindiani, il Nilo per TEgitto. Oilèr-
va il Sig. yico nella Seteria ì^uova I itr, JVi.àt\ìà
Sapienza Poetica , che la Sir.eddothe , che dà i j^omi
alle cofc in modo più particolare , e la Metonimis
in modo più fecfìbile , nacfjuero .dalla Logica , e Ale-
uiifìca Poetica de' ptimi \m m , xosì la povertà {ì di-
Din(è Jina ionoa i>tntta» la Vecchiaia Jitutta, e mefta.
Xa Sineddodie diilè moo fctZ/eanù^ perchi nelle ùìm
ve & ne vedca dell* Uomo il (bjo ^po • TejSàm ves
\d afa I perchè allora la calàVcoofihea in un iol#
Àstto'*'
(4) hamnymtm ff^eminéih. $i ft ancora 1*
Amo*
c.iLji.i^uLi Ly Google
ip; Iperbole è una figura , che
crprìmv. le cofe in grado adài eccedivo ,
e con colorì molto caricati « Quefla fi«
gora è flata molta ordinaria agli Orientali^
ed a cdozo che hamio avuta an^ eloquen-
za AntaOica , ed una viva fanca6a y che rap^
prefenta fempre le cofe aJreccefTo (41)* L'
iperbole è una figura aHIai cotnmuue ag!i
appafiionatì , a' giovani, a' Poeti , che ne lo^
no pieni . Cosi Omero fa piangere i caval-
li di Achille (42) * Cosi il Petrarca , ed i
Poeti italiani appaffionati fono pieni d* rpec^
Mi \ per le quaii dicono, che le bro^ doof
ne ofcuroàù il file e te fleUe , ed mcemrifco^
no i cuori loro amanti ec. . E7 da: olTèr-*
varfì. , che T iperbole molto fi liferìfce alia
Metafora ^ colla quale qu^fi Tempre fi truova*
La fi^ui» detta Lkote (45) è ToppoCia del?
yesid^t perchè V iperbole , efagera, e la //«
• • •
jflntononn^ mmkb G ftenfe nnr nome pro^rria per
ihi^igecrivor. Cosf qaàndo fi Àiàe r é ttha Vtntrtg cfoé
bella, una "FrinÉy, una Taiét y una AfeJJ^na per una
proftituta, una Lucrezia y unai Penelope per una ca(ìa
•q^ &via ; onde (ì deduce faciliirente che la AS^toni"
mia f la Siniddache. ^ e V Ancooomaiv» fieno» figure
affini, '
(41) La Grecar voce tfin^oXe f dinota .fCfccl£a
dai verbo vnrt^^etJiXta- »
(4-) ///W. 7. v^//: 408^. UìmiL Viftrf^
^ idea imitò Virgilio JE'n. XI, v,^a*
(43> I^Mca COSI «U^iTtff piccolo . *
W€ d'minuTsce V cfpitflicDi , € iénfi^dcHe
• cole. (44). . r ^ '
\ §. 20. Le Fgiire , delle qwali fi c par-
lato (j vtdcro freqi<tri;ff nìe in cgni lingua,
ed in 4}gni r i^ilcne -arche più^tia de^ teoipi
^^ella loro cui' lira ; -pcKl)C la pnnia eloquen- ^
ta è'flata»-€jd è kirpre uagrincuiti pcpoli^ '
•che ccBiìnciaiìo a dìrpsaili, emufiaflka « aU
Icgciica , rretafoTica , iperbolica ec. Ma le
a ire figure delie quali noi parlare mo , co-
niir ciaicro ad efier più frequenti a' teiopi
citile lifiifToDi, e cultura deVpcpolì.
^. 2i.^L\lpotiipJi .fi'vdice da Moti A da
JUarfais upa hgura , che come in un
ijuadro *r9Ft>relenu lutie ie cofe^^e le ^delintt
dfiaì bene (45). Altri rpiegano-diverfamen-
te la raiura dell' Jpotipojl (46) . Ma forfe
4uui fcDz' avvcdeifene dicono i' ifleilb .(47) -
r*
(44) Quan<Jo una Donna dlceife di fé fteflàt
J^jro *//7tf pta di bellc22e , ceco V iperbole . Se .poi
òiceffc con Tamiri del MeuUUiìo ( acUa .^«f^niiniflc
>>^tto 11. Scen. II. ) •
^ O il mio femhiafin
< jr defoinn a tèi jt^no^
7 Ckt £ féH» tolUnw non h^fii fin Kegno^
fili una Utèti. ' ■ ^
(45) iNv»TiMri«> ^oeniioiie.
(46) Trai té des Tropes •
(47) E'fiicile ciò qpìteièikaa ifivdAdbnol
uiymzcu
aa. 'Llronla è quando H ^5^7^^
fflfcor fo è lutto diverfo dalle parole , che ii di-
cono ( 48), ed il Sarca/mo.c un'amara ironia
con ifdeano , «d oilufiooc , che fia vfiemcn-
^ ■ le
f) V Tnglefc Monf. ^Talfingham dice che f
Ironia c la figura la più bella , e la più difficile per
i -cervelli ordinar) , e che ficbiede una mano maefìra,
altrimenti -dtvìen ridicola : hnny is not « wotk Jhr
frovtli/fg Bens > èut txtrtmt/y difficult^ even to thà
Ujt . U h unéùnly om of the mufi htMMtifidl Str^
hs of RhetorUky and wAIcA requins aMéfitrììwiA
to carry on and finish with any Success hut vvhsn
s BungUr atutnpts it^ he finds it ètjrond his Skill^
Md his mishapen^XT'otk , wìth this avvkard polishing^
becomes entirely deformed as the faffe beauty of pain$
upon a Lady's face is UJf deJirdLbLe than no beauty al
ali , and the tertnejf of a Shallovv Fop more difor
grable than his iiLente : The Bee ^ or UniverJ^ Ì^ìé^
tkly Pamphlet VoL ÌI, pag, 638.
(48) •£fporfia ) dfJJìmuUtio • Il Metaibfio nella
Didone Ateo I. Scen.XXIIl. ci porge un J)«lI'eièn]ypio
d\lioQÌay quando dice ad Enea*
VefMeiug non Aé/mo
Aknt -cufé gli Dèi theU M de/knù^
Ariftofaoe nel Fhito An. II. Scen. III. introdace Ble>
pfidemo , che vuol iàpere da Creinilo com' ei^li Hafi
tcrìcchito, ed e(knrìnandone le circoftanxe , lafiionomia»
M volto y trova indizj di liirti , e gli' fa vari fuggeilivi
interrogatorj , fé ha rubato , fc ha rapito , fé ha fpo-
gliaco taluno. Cremilo è negativo. Blcpfidemo gli pro-
mette , che fe pria di publicarjìno i delitti colui glie^
li confida , egli col danaro avrebbe chiufe le boccht
degU, Oratori > ma Cxeoùlo rifonde ; Vérsmerne
nhht
^(49) • Enfctnifjno c nn rrafclìprmnento di
cene idee credute fpracevoli (jo) •Taluni met-
tono ndlc ciaffi delle f'^ ire V antifrafi: cioè
Feipreffione contsafia al Tenfo ma le
anti-
yM un grantf atto éi èmìtipa- ^rfo ii me ^ fé Voi .
fendendo tre mine per corrompere ah Oratori , me nt
mtarete a -conto di fo^fe do.iicil Vxco una f ite Ironia.
(49) Così ìàihà nella Didone <lel Metaibiio
Atto !I5. Scea.XlX,inlulta Uuioae eoa aniaro Sarcaimo,
tè ixxiiioai •
j^Jfréita il piiie
Che al talamo RtaU M'don, U uéim
1* Sttirid in irecfo , ^ in froTa ablxmdano in Ironìe,
e SatcaCmi* .
(^o) Cosi i Francefi TaJdol(àt900 il nome del
Cirncficc con dirlo Maitre <ies hauus oeuvres . Tal fi-
gura fi chiama Eufeinifmo ^alla voce Bu^fAf^f^o^ ,
àyon difcorfo . Cosi un' Aiiefice ^ che porta a taluno
un lavoro , gli dice : Ai': avete a dir niente ? cif:^
gaiemi' Gli fi rifponde : Dio vi ier.edua, non occorre
altro, cioè non vi è danaro^ Per licenziar :alui)0 fidi-
le talora : Non occorre altro , farttt J<;:vi-to , voLetO
senare con r oi ? i Romani furono anticamente cCilti ot»
icrvaton dell' EufemiTnio : Non fi dicea Mortms eft^
M fu il , fiikms ec, non fi ^ìoea cumari^ m» adoU^
fcunt ignihms aret . Virgifio Ecio^u 8. verj. ^8* ilice f
j^viu Jlhtt^ ooè ^édto fihe ^ io me aa vad» « Cosi
vi fi>no alcrt infiniti eièmpj »
(51) Dicono tataai , che le Parclie fon detté
PwTàtt a parcendo ^ quìa non parcnnt . Il Ponto Euf-
fiao dicea mer» f^vorei^ole , cioè fnnefto : Ma qacftc
«timok»gie jcr aocifcafi iàm» foQo «apre a'f'il/Qlo^*
uiyiiizod by Google
I
dnrifirafi « (bno piutto/lo certe etimologìe op«
pofle aUlòvdine natucaie-delIecore.Leperifrafi
fi>DO ciKumlocuzioni ^ ^elk quali attonda
lo fliJe Afiatico , ed il Poetico « Efle fervo-
DO , o per meglio fpiegar \ idee , o per or-
niìmento , o per oAuri'à , e tedio talora •
Delle ampiiazicni , e perifcafì per le quali lì
cagiona tedio » ed ofcuriià, ed eloquenza ii«
dicoia j fece una bella , e critica d^intuni
Luciano nel Dialogo di Timone , nei ^isde
Timone comincia con ^rand*€m£ifi a deride-
re P abufo che i Poeti fanno delle perifraG»
e degli attributi di Giove per empire i ioro
veifi (3*2) . Delle amplificazione, perifraG ,
ipallagi > onomatopie ec. , ed infinite altro
figure di parole, come aluresi de'uopi ^iian*
no Icritte iniinite colè i prammatici, ed i
Rettorici antichi ^ e moderni ^ die mai la
Ènifcoho nei parlare de^tropl, e figure^ nel-
le quali fan conliflere quafì T iilrmo fif^e
della Rettorica , e deli' elcqucnia , e quello
appunto fa » cbe cflì non abbiano , ne fac-
ciano
(51) Vid. Lucian. in Timon nel principio ^t
in cui efclama Timone cosi: O Jupìttr Pfu»
Uty & Xenie , & HaauU , Ephtflie ^ Ù Afttro*
feta , Ù Horcie , & NepheUie , & Erigdupe , Ù Ji
quote alio *vocartt nomine attoniti Fotta ^ idque adeo
quum in 'veiju ficìundo harent iwp edili ^tunc trimma-^
gno nominum nomine tu fu/iinef verfum labantem , Gr
rhythmum hianttm reflex &c, : Lucian, Oferwo fdiu
Fitrior. ^ Kiiti* Tom* i. fag. ^8. /i. u
548
ciaho avere sP teo dllfevf vtn Hea delP EIo*
quenza , mentre imparano a nomerare , e
ad ofTenrar figure , e Tufo di efle , e vedere
ijuaii appartengano a' Grammatici , e qualf a*
Rettorici , onde infinui contrari fti di c'ò (53),
e derivano le pefifìme xronfeqiyenze > che nel
comporre^ e nel leggere gli Autori, fi ba-
da fole aMuoghi pieni di tropi , ed a* pen-
aìeri briUami , die li credono «(Tere le
baG dell' eloquenza » « fi iarciano di far* of-
fervere molti luoi^hì più 'cflentiall di toM ferii-
tori , onH' è che molti leggono Virgilio ,
Grazio , Ovidio , Plauto ec. afTai p'ù per
petcarvi metafore, allegorie , ipotipoG , reii-
eenise, paralleUì, diaiogifmi , apoiicotì , pro-
fepopee , che per cercar?! il buon gcifio » il
moo fenfo isi)^
(55) L* ipallj^e , trarmtjtatione dell* ordine na-
turale , come quel lòani -ojcuri JoU jub r.oéie ptr «jr-
hras di Virgilio Atn, FL , è una figura tliigra-
ziata , perchè i Rettorici la mandano a' Grammatici»
«<1 i Grammarici a' KectoriCi . Si può dir di ella con
Virgilio : Idoue reàitqut yUm fotie^ Oc. . •
! (f4) óiTenpa M, li Batteux , f*rincip. de U
tUurMur. Tom. IV. Traiti IX. Pare. L CAjp i^.
des Tropa y cke qucfto metodo di oflervar figure ,
ùiarrire ali' incellerto la via del buon gofto , perchè
tutto fi dee in un' Autore riflettere , ed oflcrvare , non
già i tropi , e le figure folranto , giacché vi fono ne
libri alcuni luoghi , che quanto meno ci fembrano de-
. j.ifle(ììf>ne , e di meraviglia , perchè pajono det-
^ ^^11^ uacara ièiuf Lice , ^irctcaoco -^cbbooo ammi-
uiyi vi^LU by Googlc
§. 2j. Gridano mòltr Rettorie? . Qui
Infogna ufare u(>4 reticenza , ivi un dialogifmo^
Venga ili q«^el Uiogò la Pro/opopea a far par-
lare ì morti , ad aprir ie fepoliure , a dar
la parola alle cofe inànnnace ad enti afirattr»
ed imuiagioarj (j;) , ivi fi adoprioò le iir«
' Hrfi aflai pi^ • Vino (pirite marUa^ di wnttjt dt
fmtéfirt y dice Monf» le Batteux yjarà femprt a fic»
£0 fitattda git fi chiederà del buon fenfo • Per fcrivet
bene , ed ornar bene il dilòodb » unica regola k il
. iftài> di Ocàzio t
S^iUndi re&e Japctt efi principiitm & foM*
U intelletto illuminato , e pieno di quella fàcolci y éh%
i Latini «UlTero copia Hrum » & fementiarum è il mii*
glioi giudio» fiiUa Aite figurato , e come , e quandi
poflà ttlarii. Ma il male itè ^ che Tane, di cflèr'el»*
qoence fi é fiuta per lo pid coafiftere neir arte di ac*
cozzar figure i ed antìteii • Cicerone paragona i tropi ^
e le figure proporzionate a certi occhi dell'* orazione^
• difcorib 9 c poi dice (Siriamente t Ego lumina
crationir , velut oculos quofdam eloquèntia credo , fid
milite oculos effe tato corpore velim , ne attera menk»
ira fuum officium perdane . Ma per lo prd i Rettorie»
empiono di queiì' occhi tutto il corpo dell' orazione ,
c la fauno coinè im Argo » ma iènza piedi » e ièuza
maqi •
(55) Il Voflio y Inftit. Oratori or, lihr, V* Cap^
jLf pag» 55p« ad ^63, parla a lungo, e cedioCàiaenie
lolla profopopea , portando filila dcSniàooe della mo*
defima w tarie opinioni di Rtuitio Làp»^ SCièerone^
Cèmificio 9 e di Quinttliana , e queftionando , Qt
n proCbpopéa » fianca che dipinge te pecfooe' poffa
dirli
uncfgaiiom r colà le ieffecmoaì^m» gciaf 9
coloro^ che credono^ di efler mi eloqiieiT-
tx , cioè di fapere ben comporre , e ben gitr-
dicare ie altrui prodinioni profaiche, o poe-
tiche perchè tengono iniiiemoria quelle filze
^ inniBoerabili tropi .da riflettetfi • Qhi h^
Cinte , e bea pemr^ e chi è vivamente- conx-
moSo 9 uTa- per openr del ben penzareio ffi*
le figurata il più propria^e fenta* awederle-
ner »rà delle ottime Frdbpopee , allegorie ,
ironie ec. , fenza faperne i nomi , e le lille,
che fono per lo più imitili ; e fi avvedrà
che i capi di opera dell' eloquenza non &
producona da dentate rifieOioni full* aocer-'
zamento delle figure , credute da taluttf par-*
ìKféàSàoqp&m eflbiziale ecfae tm bno-, cbr
coti
rfirfi , quando Ci fan parlare gfi animali muti , i corpi
gli Uomini alfcnti, gli fpiriti , o pure fe s' intenda era
fall morti. Pària poi delle fiazioni d' iatcodurrc le
Città a parlare . Paria di ptoCbpopee' dirette^ ìnàxMXXt^
dt^(bftaaze;e di acdteti ciifirahaido«(eiap{ «fi Cice-
mfe^di & Gregorb*Ncnalizniov Hi Silio* Icadtctr, di
En&iov £ Gregòrio-Kìlamasy Ve(co\radl TéiUIotrica,
dt Luctanov di Plutarco , ilt Sieiiotònte , e delta Sacra
Scticttxta, e cumulando (empre aacotiti ede&npj* Ma
'qufe(b^ Vo(Go' volle piuttoftoofdirare ed involycrc ttaU
le cenbEurv dello (pirico di pedanti(rno la vera eloauen-
xa • Gccrone' (crifle fiiU' eloquenza Latina , e 6rec»
oonfiderata in rapporta* al foro , e alle* Republiche affai
meno del Voffio , toX mille VoGj non vagliono una
pagina delle opere Rettoridie di Cicerone . PercKcI
Ì?cc«lij. y^gifio CSA f ediate I c Ci&aooe filofofpr
, • . • * -
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ceni ornamenif dr cflà , come Te puture ,
e gli arazzi fona gli ornamenti di un muro^
Sarebbe aflai ridicolo colui , cfie per bea
S'udicare del iniiro> ollèrvarebbe fn?ece .del-
fiibtka^ gli arazzi» e le pitiure die¥zdot^
nano , lenza badare sdia fabrica tutta ♦ Cosi
i accaduta a non pochi RettOFicl coli* elo-
quenza y che mai hanno concepita nel Tuo
vero afpetio (^6).
$r ^4» Del tir» qui detto rìfulta ad evi-
denza (^erronea maniera tenuta da non p9»
chi antichi^ che hanno (cinta full' eloquenza^
e iiilfo Rettorica , e F han creduta rotta coti*
fiflente neir arte di fire apparati di nomi
Ù^dxà
fj6) Chi defidferallc infinfrc oflérvazfoni fulfo
le figurato, c non lìgurato , fulT elegan?^, full' armo-
nia , fuir elocuzione , fullo (ìile Oratorio , e (ue divi-
fioni , fui metro y e ritmo dello ftile, fui numero Om»
torio, dovrà leggere il più ragionato Autore , cfie ne
abbia lungameuie , e iónilmence (ctiuo, doé Mon(ìeur
ù JSatttiiX Prìncipe de titufétttf, Tom* Tf^n, &
eye pari» de' var) jrenerì delT Elomieii» Fcofòca , e
delle vane qualici dcglr ftili cbe in efla o^rrgno ,
di quali varietà der^ie di eCTec' ofltmte partà ancon
il dotto Amore de! libro Pncis ùes t.oix du Coétg
il quale ha compendiato con molta faviezzs il troppo
metafilico , e prolino trattato di MonC le Batteux,
Com'Ei dice . Quefto Autore della citata opera Precis
des Loix du Gout f cu Hhetorique raifonnèf parla del-
le varietà , ed armonia dello fìiJe alla Pare* L Anicm
U^m pag0 gg. lino alia pag^ ; ma tali Autori
devono leggere medicando ^ oHervando, ragionando, ie
alandone per 1' eloquenza confègueo» wSx i^^iòde ^ 9
flranf di tropi e figure , e or ridurle a qoei
Gaulog{ii moki paraggi degli Au^rf ^tecì.
Latini » ed Itaiiaor • Non fela a vo^go de*
Rettòrìcr ^ ^p^^aiaiente antichi ne (òguitato
un tal piano , ma ancora qualche Frfoìofo , e
fa meraviglia il vedere in tal clafle V logie-
fe Bi^niaiiùno Marcia. il quaie ha voluto
dàrci un Compendio di Erudizione ragiona^-
ta, e unAnaUJi ddle Scienxc mu.^ ed in ta-
le Analid parlando deiU Reitofica.» e dell'
Eloquenza. le confiiSere in Cataloghi di
Tropi , e figure , che egli moltiplica, all' in-
finito con filze di nomi Greci , cofa folita a
tar Autore per altro^ rinocnato nella republl-
ca Leueraria per la fiia dotta opera della
Grammatica. Fiiofofica nella quale per altro
fpeSb adopra iutighe iifte di nomi Greci »
fenza .venina necemià^ giacché altri Àiuori»
che Kanno fcriito delP ideile materie*
baaoo. CbUCo^ ufo di tali noaii (i^yj*
. Uj) Si fccfa il citato Bftitii «dflt fiiftoAnilUS
fll6^ Scienze , e nelU Giaouiittica» Filotofica • .
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PARTE: V*.
DèUo^ftiie iir^rapporto tempi ) ,eìl^
alle iiaziojai\.div€rfe*«
^^^^ Uè grandi ' pregliidizj vi fono
' — in molti che trattano , e ftu-
diano T eioquenaa • U primo
-4^1;^ * il credere j the la- pròìa
fia* da» la pritnà eloquenza* ^
t pM omelia <U mfi U) ^ed. li fivondo G
«m 'H;. Zi.. . è'U
A'
r
uiyiiized by Google
/
'374
è il dire de Peloquenza folo conGfla nel psac-
lar molto , quandocchè !e pifoie ' oop altro
cffei>do , clie i fegni delie ideCi delle fenfazio-
ni , e delle paflloni , nelPane dì ben efporre le
quali CQoCfie la irera <;lQ^uenza , è chiaro che
elFe fono . un nìez7A 4i i^FW^ Teloqupnza^
che naìfoe ^alic cofe , ma non fora ^'ft^efi eio«
Jiuenza delie oofe • le quali ia^oeìte circo-
tapze 11 efprimònS'fcirài piA «)'^c0i < CQ^<e-
gni, e coir azione , che colla vqce, come G
usò ne' primi tempi della focieià , e come
^accade agli Upni^i.. qeile grax^di pomQipzioni
delle più violente padìoni gJWjt àìl* eccedo»
nelle quali j^otà fi efprinteàmi^ più tm ia«
con4o plenziQ ^ up fegnp un jg^gg
' azione , che tatti gli' mnéi édi^^dd^iiciixa
de'Dj&mofteni, de'Tuilj , e degli Omeri. L*
frio^uenza dei.fiieazio^.duogye« io idii circo*
flan-
0 tHifloire de Détuumsft , che gli Uooùiu étant far
t9mi tffentif lUmfni Us ^enus ^ paripmt. iis wu dà
' imagi ner de Jaire ies ver's tongtems aymt qnt et èerire
en profe . li nous femhle aujourdhui , que ce foit un
ffirtyerfcrntnt de . C ordre riatuiel , mais e' t/l parce que
, n<fus ne nous r^enons pas a la place d* une nailon ,
qui ignare Curi d< i* icriiure , ou que fes pr^jugés em^
, ptchent de s*fn terviP^ La Qrtct avoit eu
' dif^ ììimJk-. '4UK Hefiodt^ & tant ^auirei P^
\ ' tu plu/téurs fieeht arvatu pie FAdfuiét £€HVÌt tm
profe ec. Si veda eflo Afallee fwiymMf, 0 fAiJMr.dà
Daiunm» Tom» L C&ap^ 7UJL « .
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Anze è la più nobile 5..h:.pm..patrtica, la
$la*.<^(lc veHtà.iCOQobbeca gii. anticM
Egizj , i Greci , ed L*RQinani.s i ptrmt dtf '
quali > cioè gli Egiziani, deifk^rbna il fiien*
2Ìo folto il nome di Sigauioii y i fecondi
cioè i Greci, col nome ài Arpocrait , e
gli ultimi., cioè i Romani , col nome di
Angtrona.:^ e quindi è : che . i\ eioquenzi
dei fìlenzìo . fu famofa^ nelle antiche (cuol^
Filoibfiche dell* Egttta » e :deila .G«cra ^ Lt
prime lingue-de' tempi* antichi^, comiocraECu
no da' cenni r, o atti, e da certi corpi , che
aveano naturali , , o arcificiali rapporti colle
idee , che fi vofeano erpritnere (2) . Queflo
ipatiar per fegni fù poi fulTeguito dal parlare
ittogprln Der ÀAanze aoioMct « deificate
2.^ [da.
n L'tn^ Addlfloii ^ nel
muXlamexQ è iiiutolaiQ: .l>«iai tsunt €Ìam*9it.che il
/UM^h*é^4^ più fignificiuuM ^ 4. pm. .fmàlìmt t €à* é
la più moiiU^ e la più tfpreffhuk do^MÉUfa ^ € €&é U
aUniio in ■ diverfe QMaJìom. , iiitota m^k Mnimj grandi —
SUtncé is^foautimAt mare Jig^fj^fita^andijì^ljiau. iàam
the mojl nobU and m<yji expr^Jpi/e etoquetice:^ and is
cn mxny oecafitns tke indicatici of à gfiMjiJI€inÀ'»
fk^si l'Ancore nella Tua lingua.. originale « .
(z) Strabene dice , cKe il dijcorfo muiolp (a la
prima favella. U Sig. Vico .Ectenia Nuova al
libra IL della Sapit«ia Poetica, .o^.^àzU della Lo*
gita 4$* Poeti^ dice, che la mutus de' Laciai
da quei popoG « Giove , Cibelle , Nettuno
erano un gruppo d*idee dì cofe appartenenti
al Odo , alia Terra , ai Mare ^ ed a' loro
faiomeoi periònificati • Ftora , Pomona^ Ver-
tonno idee 'dì cok appartenenti a' prati , ed
a* giardini . Cerere , Ofiride , ed Ifide di
cofe apparienenu airagricoliura. Achille una
commune idea della fortezza intrepida . Uliile
Dna prudenza comoMine. a tutti i Savj , Or*
feo un* idea di fapienza • Molciflìmi caratteri
degli antichi Semidei delie prime dinafiie
dell' epoche delle Cofioologie de* popoli an*
fichi profani fi poflbno ridurre a quelle idee»
ed a quella forte di eloquenza (ìmboiica.
§. 3, L' origine dunque dell' allegorie »
e delle metafore , e deli' eloquenza fiinbolica,
t dello iUle Lamako, fi puOj e fidee cer^
caie
Vieo è'notai fivUU, ti in Lridno /Mw&r come Kiyn
la Greco dinoiò pania 9 difcorfoy ed aadie fidca àd
dilcorso* lo fttti là voee apologe dioocò favola ^ di»
Icorso y giacché ne' primi tempi ogni difcorto conto»
nea un umboJo , un' allegoria , una favola . Le voci
fari y fata, fibula , fajfus , fahalari , fahmUtio , nitlO
dinotarono di (cor/i , Nelle prime origini delle incolte
nazioni , C\ oiferva grand* uso dell' eloquenza del Hlen-
ftio . Una penna, una Icarpa , una fettuccia, un ^ridoi»
un gé^^o, un fuono , fanno conofcere l'idee de lèi-
vaggi del Lapo di Buona(peranza • 1 fegni caratcerifti-
ci, che diftinguono una nazione ièlvaggia da un'altra,
iDoma il. baso ichiattato, le tefte allungate, le orecchie
fucate, la polle diptiini» ce., fi nfiBfi&oo all'clo^uc»!
.«i.dei iiicazio*
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3n
care traUMfloriadeireToqaeim del (ilenzro (j)»
La pittura , e* la rculcura fono an corfo com-,
K' o deli* eloquenza del fifenzb . Il famofo
wnu avendo dipinto fi fiicrrScfo d* Itig?nii^
lece veder velato il volto di Agamennone pec
meglio efpnmere il di lui dolore con lai ar-
tificio, che fu un* eloquenza di filenzto nella
Piuura . Così il famofo Rubens elprefle nei bel
quadro di Maria diMedieis le fenlazioni del do«
lore > e dei patimento per II parto della medef^
ma , e poi quelle deiPallegrezza , e del forrKb^
e della tenerezza • Nella Poefia , che è Ibrelki
della Pittura , vi è un famofo efempio deiP
eloquenza del filenzio in Ajace , che prefTb
Omero non rifponde alle vili fominifli.jni de
Uiiflfe (4) • Ed in Virgilio fì vede Didone »
che non rifponde negli EIrs} alle fottomilfio-
nl di Enea (y) • Queili due fontofì efempi.
dell* eloquenza del fflenzb fono itati con ra-
gione , anumisd' molto da* Compilatoffi dell*
Z ^ £«•
(3) Un'dfcrapìo aiurtre dr tal'cloqaenw del fi-
lenzio fono i cinque corpi, cioè un topo , un uccello,
un dente di aratro , una rana, ed un arco da faetrare , che gli
Sciti mandarono a Dario Re di Pcrfia , che avea loto,
intimata la guerra , ed al quale riCpofero con quei fiat-
boli. Si veda il Sig. Vico nella Scienis Niiové^ Ofe
(piega cali (inboli, che altri iSerittori, come rpeOo ac«
cade ff^tdalmence tta' Fdologr, %iegaM tatto aU'of-
pofttt. - ' ' '
U] Homer. OdyiT. XI.
(S) VIRAMI. VI.
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liEicrdopcdia • dì Parig? (6). Montaigne cVra-
^ ina taf clotjaenia del fiienzio* tatre parler •
Aléffaiidit) Pope fece deite lunghe , e favie
Tifltilìonì fui frfertzio -dì Ajace rpréflo di O-
' mero , e fu quello di DWoi« IO Virgilio ,
e preferi fce i pregai , e ie belle7ze 'del fir
ICDzio di Ajace fui filenzio di Didone-, ad-
ddoendo i i-par eri di var] Critici (7).
*'f^ .^ U^ilùt^io di Ajace ( dice Pope >
fu mUù'MMWiaio Mgli anticìd^ € Longino lo
propone , eomt w^ejempio dtUa -vera ^ubUrnuà
de' peniUr 'r , èhe d€ri»a àa :umi cfcwttqtfl <r
i^iee e dtW intzllmo , - e non idUaJUmura , giàc^
un' Uomo può ejfer veramente fublime y fen^
la parlare una parola. Con il filen^io di Aja^
u i tofa affai più nobiU di qualur.que cofa ,
teli cveBe y omo dire , e Mnifi Hapin è di
nccoUo ^con JUmgmo . ii-dtmo^ Àntrnuabi-^
le Aiace ( ific'^ egli ) non<àinM€ jotuw ,fm^
fìfpofia miziìore a' eompUm futu ^di ^
.nUffione , che Vlijje gli avea fatti , /e iwil cm
vno ^(degnofo , e dispregiarne fikn^io . Ajace è
7,ìh ^r^ndc -, t più maejiofi quando cosi tace ,
chi iuanio U Poeta il fa parlare . Virgilio fu
forprefi dalle Wl£??e di tal fden^io , e dipin^
)ge Did(M mdU^ ùrcoJlanie di Afoee . IL %».
m Encydoped^-vi^id. Silice . _
* (y) Pop?. Homcr OJ/Jfcy Back XL, TmoO.
pag, 135. «dit. Itt »«• ^^^^
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Prapkr preferìfit il Jllaiib di Diàont a
queUo di Ajace , fui rlflejfr , che Diàùm era
una donna tradita in amóre i f nofi era merOf
viglia che ejfa fuje ajfai appajjiànata , e che
foccombejfe fono U pejo dcile difgra^^u ; ma i*
Eroe Ajact dovea coi fuo ijìejfa coraggio ren^
derjì fuptrìore a ui Joru d' indegna rìfmùmen^
Éo» Md io non iruùUù fifa in ficfis ùbjeftone^
àovtndo net rieordam due Eroe età m Eroe
feroce , ofiìnaio , huraHaUle ed in ogni rìfeo^
Jiania propenso alla taciturnità • Que/& i il
fuo umverfale , e notorio carattere in tutta T
Iliade • A tal carattere il Poeta adatta la fud
dtfcri^ume di taT Eroe 9 e oc lo dipinge il me*
, defimo neir Odifea , come neW Iliade . Sard?ò^
£9 fià gìufto i che «li' aitro Eroe aveffe par*
/iM in A^e i pii nóbWt foJUnmftlea'
lio : Fin otri f ope (8) .
(8) il paflo origniftle di Pope nel Tao idioma
Inglefe , è il jfe?uenté - » The filence of Ajax was
» vcrv moft admired by the ancients . Longinus pib-
» potes- ir asan iftanccot the true fablimity ofchoughif
» which fprin^s from an elevation of foul, and noe
» from the didlioh , for a man may be iruly fubliitìci
» without rpeaicins a vord ; thus in tbc filelnce of
9 Aja tbere is tomechiug more noblé» tban i's itof
9 thing he coM fom» ba fpoken. M.Rapio agreey
9 WK& Looginofi Tlie ftebboro» uncniaable Ajax
»' ('fifV the Ààlhor ) eoald net bave made a better
• irarór to' Ae compUments full of fubmiflion , which
li wefe paia liniLby.VlylIe^f thfto by a disdainfully
m-mi ooDtempttiotu ^ficncc • Aju bv more the
9 iU¥
) §. '5% hu eloquenza fld -filenzio ci dir
fìQge V eccello delle violenti paflloni (p) .
Ne* funerali ^egli antichi Pe'rfiani a' quali
era vietato il piangere i Im orarti , percb^
eredaeno , che il. vaiamo e le lagrime
aacrefceaoo h pena « e h niileria 'ie^
fonày e rendeano, a danno di quelli» neriH
ùtao , c freddiiSaio.j il fiuoie Stjgio j che
do-
» iir of granJeuryand majcfty vvlicn 1ie^(àys notbiog,
» tlian vvhcn tlic Poct makcs him fpeack. Virgil irvii
» fenfible of the beauty of it, and paint Dido in thq
» attitudc of Ajax. Fraguicr infioiccly prcfcis the fi-
» lence of Dido co chat of Ajax: shc vvas a vvomaa
»<^diflàppoiotcd ia love , and cheriefbre no vvondcr if
« she vvas -ereàtdy paflionate, aod -iiiak oider ^
» Vveight ofthe calamity; but Ajax 'wiisa Hero «
«iaad oaghc lo bave vioà ktinlelf by Lis eoarage
from inai an nowortliy ^gree of refentemeoe «
-» Bue toglie theie appeait ao irvei^ in dus.obje-
»-^dion: '^we muft tciBerober wbac 4Ui Hero Ajai it
» a four, (lubborn, umradhible 'Hero , «rid upon ali
» occafins given to taciturnity ; this is tbc bis univer*
» fai chara(5tcr , and notorious through the vvholc
» Iliiid: the Poct thereforc adapts is defcription to it,
» and he is the (àmc Ajax in the Odiflcy as Jic vvas
» III che Jliad . Had this been Tpoken of any other
» bero, the Qiiicism bad been more juft^ but ia
» Ajax this ftdbborn lileàoe is proper , • and aolile.
(p) Curd lipié Uauutituff ingtniesilMpent:
ce 'd Tragico Latino . lo&tri 'nelle ennidi agicazioiu ^
ed cnKMÉioaiy 'che fi cagionano da* (endmenti vivi, ceC>
ù. l'eloquenza, della parola, e viene qoella de' getti,
deUe azioni, e ife' icigoi • Cmì càoiìodò ralo^jienza
• . , • , »*
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I
dovean palTare gli «flintr , R (ervivano qwà
popoli deii^ eloquenza dei filenzio , piangen-
do i loro morti » filtntio , & TnuJJitatiù»
Ile come olTerva il detto Idoneo delia
Religione Perjiana (io) ^ Confimile elo-
quenza del filenzio in confìmHe occafio-
ne ci rapprefenta Omero 'quando deferi ve
Priamo Ke de^ Trojani , che fi umilia ad
Achille per Ottenere il corpo delf uccifofao
figlio Ettore ], e dopo molto filenzio, e dopo
una vaga defcrizione patetica » che Omeio
fii dd dolore , della meraviglia , della tene-
rezza , della compaiTione, della forprefa , che
fi vcdeano nel volto di Priamo, de* Greci ,
e di Achille , <x)fe che Omero magnifica-
mente dipinge di rilievo in tale occafione ;
e allora p^ comincia il loro difcorfo (il)*
MooC Thomas^ pattando di quel mdBo, ed
aa«
tra* Tclvaggi e cominciata ? cloqucnTa itlh toct , e
delle parole, quando mancavano i vocaboli di coDven»
auoce Ci (èrvivano di elprelHooi figurate» e mecafori*
die , e dì figure , e tropi , ed allegorie , ò dì fimbolL
( I o) TAmu ifyd. Hi>2mw. RàUg. Pttftfk Cép^ 34.
fag» 4fp« tiit» in 4» OxomU 1760»
(11) QueAd luogo è imo de' ^^befli diQnie-4
10, il qoale ci dipinge PriaiiiO) che s* inginocdihi a«'
Tanti ad Achille , iacis a €OÌMÌ U twihili , t mùi'-- *
Mèli métti 9 chi gli aveano amma{{an molti figli, té
ffenie pef le ginocchia \ e Jteeome avviene a. colui ,
che per una fune ft a di/grafia avendo uccifi un uomo
nella fua patria , giunge in un altra Città nella cafég
di ua umo CMtlmii$ 40*i ftugido AchiUe > ve»
^ ita.
/
5&I • /
auguflo apparato ^ clie tra* Greci precedea gli
clogj funebri , dice , che in tali occafioni la
Ìmma eloquenza era quella , che parlava a*
énfi • Si drizzavano certe tende , ove fi por-
tavano le oda de* guerrieri , che fiefpooevap
DO alia venerazione paUica , fi còroiiavano ^
incenzavano » fi profaniavano , fi metteaoo»
ne* carri ornati^ e fi portavano alfiiotìo del*
f iflrumend a fepellire(i2). QueÓai è quella
do-
dendo Priamo flmiU ad und Deità, Stupirono tutii
gli circofianti , e Ji guardavano C uno C altro nel ^ol»
io* Si noci l'aouniiabile en«igia deli' originale Greco.
^tìnu^ntroLv cTf imi ccMoi ^ f( ccAA«A«g ^%
Si Veda ììùmer. lUad • verf. 483. Oflcrva |
Koufleau cKe gli antichi etprimeano piuccoflo coll'elo*
qiienza <fel (ìlénzio , e de' fegni , che con quella delle
parole , le cose che volcano cfpreffe con vivezza , ed
energia maggiore, e adduce per cfcinpio dell' eloqaen-
2a de' fegni i papaveri abactuci da Tarquinio, il paf>
ièggio di Diogene avanci a Zenone, il dono de^
Scià a Dario , h divifioiie che fece il Lem di %9
fààm del tadivert £ Toa moglie ec • RomJ/iéM EJfay
Jur torigin 4tÉ Unpm* Otép* X» L' ìAedò Ancoro
parla poi della Krtgaa ptr mezzo di ceni corpi, che^
aSoprafì dagli amanti in Turchia» che oiaiidaodofi É
legalar^ aranci, fetcìlocley e carboni , fi conimanicano
. le loro idee . Si ponao ^ di ciò vedete t Viaggi di
^» di la Motraye^
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«eloquema^ della quale 3rce Mont di Moa-
terquTei] , the ejpfìme -^ai ,pià ^ ogni dtfc^s
$. Air^eloquema «del 'fileittìo fi rida*
r eloquenza delP if^/onc e quella de'/eg^^
r eloquenza della Pittura , e della Mulìca ,
cofe delle quali lungamente fcrifTe Monf.
Dubos (14.) . Dell' eloquenza .de' fegni 5 cioè
di quella de' corpi natutaii o de' fegni arti-
ficiali d' illicuzione 'uinana, come delle paro*
le » delie grida , *cd urli» come della Tcrh-
lufa -, delle «ifre , e de' innonerì e de' gera-
glifici , e dell' ufo di quelli fegni per perfe-
zionare la fan rafia, la memoria , e T iutellet»
to , fcriffe Monf. de Condillac , che diftinfe
ì fegni accidemaU , nftturaU » e d'iftku^bm
(13) Quelquefois le Jllence txprime plus ^ue
MùMS Us difcours* Efprit de Loix livr. ia« Chap, lu
Téàu t téit. in la. Amfierd. 1771.
(14) KeP^. Oltìq. far U fSoef, & U Péùitat^
Thtih L pÉ$, $6. Si3,ìfr, tdiu in Drtflg 9760^
ofe addate nn -paflo di QaiiniHano> cbe dice ( Injiitm
Ot^t0fk HBn ^ép. ) che la 'pittiira i/firn '^im ,
dietndi nonnanquam fuperare videatar *
(15) X^ondilUc Èjjay fur t crigin des Connóip-
Jenees humaines Sed^ If^. Chap. I. & IL Pjre. L Si ,
véda ancora la Parte II. dell* ifteffa opera, e M War/
burton EJJay on. the Hicroglyphies ivi citaro . Per
parlare deli* eloquenza 3e* fe.^ni impiegò M. Pufendorf
quattro lunghilliiiie pagine a defcrivere tedioramente
tatti i làgoiy « maftiercy colie ^uali a^parii^e dali^^
^ 7. Il penzare è W eloquenza mutoh;
oolla' quale fUomo parla a fe fieflb «•come
il parlare è il communfcare ad altri per i
fegni delia voce le Tue idee^ le quali quan*
do i* Uomo penza , cioè quando parla a fe
liefTo y fi dipìngono alP intelletto per mezzo
delie imagini portate da^ feafi neila mente •
Lo Tviliippo di quelle imagini è come una
lettura imema di \quelle idiee , ed imagini
ponaiefi ndPiatelletto, fiooome lo icri?ere »
e leggere fono io Ariluppo eftemo di quelle
idee^ e di quelle imagini • Le parole pen«
zare^ e parlare, fono per le più corjrei^ti-
ve in tutte le lingue (r6).
iftocte,o dalle £ivoIe effisrfi alle parole Aipplito. Parli
il Pafendorf dell' Aarora , del Sole , della Luaa , de'
fanali di Mauplio, de* fegnì de* Pcrfiani, de* Giappo-
nefi. Si veda tal tediofo luogo del medeflmo nella Tua
opera intitolata : Droù de U Nature ù des Gens*
Liuogo con ragione biadmato dal Linguec . Me«
glio a^ai del Pufendorf parlò de' diSerenci mezzi, de*
ànali gli flooiint fi lèrviroiio per e&rìmere le loco
iddc il Maupertois ndU DilTercazione jkf Us differenu
moytnt é9tu Us homaus fe font fenis pomr txprimer
Uurs idees — Mattp^ OvMvr, Tom. UL pdff» 457. Si
▼eda inoltre 1* altra opera dell' iftelTo, intitolata Z^^*
i^ions Pkilofophiqius fuf S oripn des Ungues , &
SffùficAtÌ0n des mots . Oeuvr* Tom* Lpa^* ti%9*^à 50^.
{16) M. Wollafton diflc, che gli animali, che
non parlano, non ragionano. ( Ebuuek de la Kelig,
NaturelL Tom. 5. pag. 4p. edit, in It. H^f^ 1756".)
I Metafifìci vedranno, (è male, o bene abbia in <Ì9
4p(to il loro WoiUfì^a aoaeiri^ad9 ciò dei oolUo illicu^.
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> ìS. 'Véoqoénià d? azione confifle an-
t:ora in azicxìf naturali ed in artificiali . Le
azioni naturali di piangere , di ridere, di ftro-
picciar le ciglia-, di afóar la teila» di batter
ie mani , di piegar ie ginocchia, i mot! rat*
-d de' mufcoli dei volto, e degli occhi iiicor
no b prima llogna dciie paffioni ^ cpnie il
Batter de' piedi g il piegar delle «ani ec^ •
•I Fiiofofi antichi rifpondeano a molte cofe
con geftì, ed azioni (17) ^ Da queQi fonti
ébbe V origine i' arie de' Mimi , e de Panip-
mrmr., de^ balli , de'geHi. Un antico Come-
•diaoie pretendea co' gefli rapprefentare tmae
le varietà di un periodò , . come avrebbe po.
Ulto fiuoe Cicerone coUe Tue divede efpref-
IkMiT (r8). B famoTo Francefe Monn l'Ab-
bè V Epèt ha ridotto in arte metodica il iio-
guaggio di azione , dando idee d' ogni fpe«
eie, e d'ogni lingua per mezzo deli' ioiii^
-colla quale ha imparato a far proferire , e
comprendere 4. idiomi cioè ii Francere il
Laiiiio^ Vitaliano» e Io Spagna<^ (rp).
• • ■ -
(17) Colui, cLe volendo definir fa ria fece oaa
guardata agli alianti , e (e n'entrò, diede uo^ c(èn)pk>
ii eloquenza di azione . Confimile fa il taglio de* capi
<le'*papaveri fatto da Tarquinio . Ov, 7 mi.gjàg
fi 8) Macroh, in Calumai*
ipì Sì veda M. de Condillac Pan. iL del (uo
jnxmoiiw torigin diS CfMoiffenciS :AimUfint,s Se3, l,
'€ fi neh ?alna ìxol opera intitolala fletti 'lf .Em4es
^Fan* L Dé / Analyp du difeom Chap. t du-
d' action 2 è tratta tal'iiiaier& £00 al Capó'Vjk»
Bel ^lale ùoMm ie iingMCt coni ta&Q' neMr aiia«
ItlÌQ*
(Ji p.. L* eloqaémt dfe^^fegni è fiata- antìf-
cliifllma ira' popoli , e pre/Ib gli antichi Fr-
iofofi, e nelle focietà di coloro che menava-
no vita, folitaria , e rimota Cosi noi anche-
KecgiamO', che ne* primi tempi del Crìflia^
neiimo , gir antichi venevandi. ATotu 5, e- Mò-
naci' al^ialL era. per la^pià' vietato il pae«
lare, rpiegavano'agli alni i lora* ienti^lntguo.
fis digidsi , &r manu loquaci . Vi ha chi ha
raccolti t^iii i fignificaii , e gli ufi dì taii
fegni di quelli Afceti . Sì può vedere ii
dovario del Du-Car^gc. , compi ianore bbo--
lioSI&mo. delie aiuicbità . iarbafer • gii. Adi-
tori dà e(lb citati.. (20):.:
% fO» Dal fin qui deito^ rifulta»,,ehe iion/
klo/vì è eloquenza, ckls.iileficio > ma che
ella è flata la prima eloquenza, che fi è com-
munfcata co'fegni, co' gerti , colla pittura
e colla fcriitura , che furono arti contempo*
ranee agli (viluppi. deiiV eloqoeoza. dei fiioL-
fag pittura fa detta Liatua UÀivérpU^.yi
£ ttQ Poemai loglefe folla Pìcconii aatitolaco - "At UtA^
verfal languagCy or the Beauties. of the PenciU tmd
Chiffel ; Si veda il Giornale Letterario Inglclè mtiRl*
Iato The Bèe or tht Univerfjl JS^eckty Hamphia If.
CHI, Voi 7. pog, 417. Oltre ileir. arte di dipingere,
^» gi^ oflervato , . che Tarti deL ballo , c degli antf-
^chi Mimi includono una muta eloquenza, ffiacché co*
moti del ballo,, c co' gefti di cali mode i^^'vamait-
'eiyaóo l'idea . ^
»
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3^7
CAP. Q .ìl^;. ; .
. , ; ^
• ».
Siccome gli Uomini fi condcjerano cBriS
varie nazioni, le oa^iopi m.v^iie éioriti»
eie , le Provincie in V»n> popolanoin e
Città, cosi accadde, cfie ^la varjCàiml dalle
vwe «vifiow • i»^ vvi ^mi , ed Jc de^
popoli ; e dalle vaiie caiife occafionali , dal-
le quali tali tifi , e coftami derivarono fi è
Tpefla variata la materia di penzare ^
efprimerfi , fulia quale molto in^uifcona i
cUw , 9 coOiuai cUv^ (|> ^ JEc» iimaa^
L.iLji.i^uj Ly Google
368
Forigine deWarj Stili in cappono alle varie
nazioni 9 eliim , tempi > luoghi , e cofluon
di tali popoK » Quelle nazioni che ebbero
poche idee , come accadde fui principio a
tutte le nazioni , ebbero un' eloquenza , o dà
legni » o di azioni o dr Tuoni vocali brievif-
fimi , come certe efcloiaxioni imitate^ da' ru-
mori de' venti , dalle voci inarticolate degli
. animali » dalle cadute di certi corpi . i Ret-
torici dunqoe avrebbero potuto éir a meno
di cercare lo (lile brieve , e concifo traila
Greca nazione Lo^anic^ j perchè lo (lile Laco-
nico fi trova in tutti i popoli nelle prime erigi -
ni della cultura deli* eloquenza. Quando poi
crefcono f idee » e fi fviluppa la forzo» ^ella
F^tafia, ede'finfi'» come nella gioventù deli^
Uomo^ed in qoelb delle popolazioni, che come
i* Uomo hanno altrési le varie età , allora R
ptK) offèrvare in tiKte le nazioni l'eloquenza
tumida, fantartica ^ entufia(iica , Poetica , e co^
pioGflima y vale -a dire Io ftile AJìaùco , .fe-
condo .i Rettorie! Quando^ poi neli^ Uo-
jna» e' nelle nazioni coi progreflb del tem*
'fOp ceda ia fiattafia, e la vivezza de' feoC ^
f *) Lo Alle Aiikiioo è cosi detcrieto dt Fctronlb
' mA SNÌriOo Hkper iftntópt ifth^c , & tnormis tcf^
^pMcfeas AtAendS ex Afi* commi grauir , animofque
^uvenmm ad magna fuffftntes , 'veluti peiìiUnù quodarn
'Jidcrt adfUvity firnulqf» ^rtt^Uk 4l0gl(i/UÌé^ UguÌ0
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rli Arilqpp» Ia>fem ddP- intellètti , . allóra
ie idee diventano pm pracife , più chiare ,
più ordinale , e così lo flile fi cambia in
concifo , chiaro , elegante , proporzionato aU
ia chiarezza , precitione , ed aggiullatezza
delie idee « Tale Hiie , fi dice da* Rettorici
Attico* E perebè dai pafTagaio deiiodile tuL
mido ^ fiuttailioo p . e difiaU> dmtyAfimcù
.a .qiwUo- clie è cUaro-^ bneve » pre»
.cifo j che Attico fi è appellato , vi fono cer«
te infenfibìli graduazioni j per le qnalr dilia
tumidezza, e fuperfluità dello ilile Afiatico ,
alla fobrietà, e proprietà dello (ìile Attico ^
'|iaQà$ nacque tra' Rettorici la dfhom inazione
. di oa'aliro ftiie» «oè dtiio ftiU^tioUo , che
i* una cola inieraaedta trailo Afie Afiédco^,.^
' VAtàco • Quefle denomniazioni di flile Rodio,
Attico , Afiatico , e Lacenico , fono certe
. .^cie di Caratteri dell' Eloquenza Greca ,
dalla quale i Rettorici carauecizacooo tuui i
▼arj ftili (a)
lonuU. fi 2i
(aX I Scili AltOcff, Ji&ukò , RòSo, e
et dIiMcano i caratieri de* varj popoli della Grecai*
> f tafioaì fiinono ]k»o1ì pooo culó , e <la nisni fi àsC*
ieco'^u»^0i* Si veda' ^CtMfViw nel B^a», ed EUaao
^artéf. Hifior, Libr, ti. m^. 50. Tùm» %• pag* 807*
•eum nòti* tf^atior, Cronovii . I^Utarco tento y Sc'
nofonte ^ Ifocrate dicon Tifteflo." Platine in Hipp.OM"
/or, gli tl>ipittfc ignorantUfimi , fcbbeiie poi nel Proea"
£VH k IbiJe Goo(ca(k(C9« Cécù (cawiM «oociiùu^ «li
C90-
/
$7^ .
$. i. I Rettorie» , ^ v«cé éi ÉITar Io
flile fulPfdefe di tali divìfionì da' Greci e òìl
Latini adottate , avrebbero dovutò riflettere,
irf oflérvare le origini , c ie caufali di ra-
te vatrieià di itili , non confiderandogli foif)
in rajppòrto Greci , ma ih riipponò a tùttfe
fc miiotii > ddte quali i Greti (peAb ftH^
sfigurarono (' idee > ie iflorte « e lino i no-
pii (^)^av^do tuUQ Vi^dho allà Grea . A-
VI eir-
^coDtrad^oo! £ Platone^ eoa anchine aaìorìu H Mat>
iìmo Tirio nella Dijfirt.^, Si veclàn le noce di Knhft,
Sdieffisro , b Petizonio fai detto Iaot;o difclià^o. Ck^
vk^ nb n% di ciò , é cettUBoiò , éoc i Laoini furòiio
' inipcritiflimi in èloqaemea. Chi voleCTe cSuOf^ dello
Alle Laconico potrà vedergli in Meuijio in MiJceLU
Xaton, libr, 3. , e Fiutarci nell* Opufcolo intitolato
^nfQ^^^tyfjLccTav houmtKùìv , P^^L i. pjg.io^, ad 256".
tàit, in fot Francofurii apud ^STecheful. i^i^^. Gli Atc-
nicfi furono i più culti tra' Greci , onde il loro (lilc
fu il pili proprio . Gli crcmpj delio Stile Attico (i ve»
dono io lucidide , Senofonte > Demo/lene • Gii Aliatici .
^urpDo popoli alTai fanullici > ed eocufi^ij onde il lo-
To copioso, come è lo ilile di quafi toni gli O-
• jrì^ntali. I popoli di Rodo , che furono in mezzo trai-
la ffoci oaUm de' tacchi, e V likpMà deg|K' Attici,
e la coplofità defjii Afuàcì ^ ebbero uno flile nefezafeo*
I Reccorici addacono copio(ìflìmi modcUi di lali itìtt
eosi ptctfo f Greci , come prclTo i Latini^ coinè pmf^
£0 gì' 1 tal 'ani Autori, talché infinite Rcttoriche fo«o
ricamare d' intiniti ciempj di tali varj ftili , de* quali
-^cbbt inetta colà moltiplicare > o replicare la ferie.
(^) Si vedano i Diaio^lù FmuÙìì uìùqUÙ Z^M--
u^iiàimff
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^preBBero dorato. oSIomre A Ketiorici'» cK^
tante fono gli (liti , quante le psrfonc ^ e ie
nazioni , e le varie e(>jche de tempi , fecoa-
do le mutazioni de^ colla ini , riti , fcienza ,
xeligiooi , governi re» Gii (Uii dunque (biio
iofinicf » ed hanno infinite cacatteridichs. t e
le ktefle- ncUiool ne' tempi- dhrecfi adopraao-
ora lo IUI& IacMiie» ^,oca,«il-Raira> .ora ?^
Atiea , ora r Afiatìco^ Nell!^éÀ>delIa &nta*
ila, e delie paflioni , fi ha lo ftile Alìatico •
I Poeti della fantafia , e delle padlonr , co-
me Ovidio, ed i Poeti Erotici, fono TpiGTj
Alìauci^. Neli^eiàdeiia . ragione, rio iltie di»ieno
Attico , ed. i Poeti deiU^ ragione , com-^
Virgilio, ed alcrr^lbno più gravi, pia Attici
de* roeii deHa.faata&a.» com!.è Omero, ec
Nel crefcer degli anni è da.o(Iervar&'y che-
ficcome per paTare allo (lile A-itico dallo ftc-
le Alìatico , che era dell* età delie pafTurii ,
e della fantafia , fi è dovuto pafsare per lo,
lille mezzano j ed intermedio ^ cioè-.^per io
QsÌQ Kodio; COSI dopo la maturità ^. e inae«
flà delio àile Attico, fi torna ^di nuova ?nelr
la veoptua]a. alio Aite . Ròdio > che poi nella
decrepitezza degenera in -Ajiatico : Le nazio*
ni, che tutte hanno coma l'Uomo, i perior
di della loro infanzia , adolefcenza , . virilità ^
vecchi^ , e decrepitezza , ci fommlnìdrano
in varie. eia , e negl,* ifiedi paefi i divecfi
sur, e qeeda è l' origine dell* ec^^bUcZìAg^
• de* loco Spcoii d^ofit. , di argenta j di /om
Aa ^ - ifc
37^
ec. . In quelle , ed in aìtre più utili oflerva-
2Ìoni fi avrebbero potuto divagare i Rettori-
ci » in vece di coaipiUre efempi fopra i va-
fj fliK .
§• Ne* tempi dc^ Druidi i -FranceG ,
gì' Inglefi ed f Tedefcbi erano popoli en«
tuliaftici, fantaftici , barbari, felvai>gi , info*
ciabili , fofpeitf, vagabondi , timidi , onde il
Joro lille fu tallirà Laconico , talora Afiatico. II
gullo óé* cQinmodi , delle arti , delie fcienze poi
pjrodiifle io (lile fobrio, e precifo , come fi pòò .
vedere nelle opere eulte ^ e didattiche fcritte
ne* tempi delie fden^e predò tali nazióni
Gótoio poi , che nelle iftefle nazioni 'cnite
hanno avuto reniufiafmo delle paffioni tetre,
come è. accaduto ad Odoardo Young tragl*
'Inglefi , o il defiderio di dir cofe p^ù fpìri-
loìe , che vere , cume han fatto varj Autori
Francefi , for o flati Afiairci , e Laconici a
cenda . Qvidìo nel fecolo di Auguftò , fu fpeC*
lo Afiatiipo. nelle Tue ppere / perchè ve. lo
ebnduffb^ la vivezza della fantafia /e delle
paflloni . Omero fù fovente Afiatico nelle
file opere, o che gli fi atiribuifcono , per-
ebè la fua eloquenza fu quafi quella de' Se-^»
eoli Eroici, ed anafoga all'eloquenza Oriea-
tale degli antichifllmi Codici di Religioni ,
;e Còfmoiògié , e 'nn>gdine de* Caidd. , fet^
Sani;; Cinef! > Indiani ec, , vale 'la'dire fii
<1óqnenzé fthtaflica edafiatica. Il Milton tra-
gV Ingiefi rappiefenta V'eloqueoza Oaiedca ,
Digifeed by Googl
37?
come pT& d! e(To i( l'oenta t^ngal , e i-i
opere Comiche del Shak Tp.^are ,
§. 4.. 5iccoaie talli li liaiino^ cerca:o di
vedere r popoli antichi ne* m jdcpiii , eJ luil
detto che Fireoze (la l' Attica dell' Italia ,
Londra l'Atene d^U' Europa^ che gringleli
liano come i Kpnaauf anticbi, gi' Italiani co*
sne I SiEiaritf ec. , , così hsn voluta cercard
io flile Laconici> tragP Inglefi , l* AGatio
iragli Spagnuoli , tra^ FranceQ il Rollo , l'
Attico iragl' Italiani i nu queflo è -errore,
perche ogui nazione, in ogni tempo , feco-i-'
.do i va rj gradi di penzare , e rnuu^^zioni dì
jricf > uG.^'coftutni » ftudj ,Quiti ^ac^ìi lia varf
,fiHi , come. accade ati'uoiiio in varie età. NvsU*'
Jtaiia i Seoenciffi erana Asiaticr . Nel ca luto*
fecolo n paTsò alb fcrivere mez^a io eroe Ro-
ldio,e la prerenie ciikura dell'hai a Hj oiJotti
in trionfo lo (lile nerb )ruro^ ei rViUco ,
elegante. Tragli .aniiciìi m EHjJo , in Pr-
^lìpo Ì9 Qmero,. ia Virgiiro , in O * To , in»
.Cic^nQ ecr li trovan niodelii de varj flili
IMfleflb piìò drrfi M B^cacciò t'iagl'^Lu*
iiadi , di Fonunelle , e di (Voltaire tra* Fra^l*
cefi . Trai>t* Irr^liMi AdvTotT , S^aftsbiryr
-.Hiinie Boi'm^brooke fou) u;ora Atici, ta-
lora Laconici, talora Rodiarn . Cu'KvoriH. ,
Bùrnet fono- fpefllo Afiatrd , coiifuli è
proii(fi.Non fi ponno dunque (lab lire, e KC*
fate le qualità* delio ffie r mdividuarrene
"VbiCétì6 caratteri , é qiralicà filTe ^ peccfaè dello
A a ^. ' mìt
574
flile può dirfi con Virgilio, cTie (la Vdrìum^
dc mutabile fempor ; com^ c U fidema di peti*
2are ^4) •
' • • ^ §. olti Tcrrvoiiio , ^ come ^oOènra ^Ct
(terone » ad '^voluptatm - auHum , come Ace
Ifocrate (y) . SpefTo (jpeflb i ^uc terzi, de?
Reitorici hanno infegnata quefl' arte di fcri-
ver parole , e 'di fcrivere , cerne dice Cice-
ione minuta , mmium dcpicta (6) . Aliri
amano un^affluenxa, e celerità di parole ^tiel»
)e quali xofe fanno confiflere i' eloquenza
^Si -ccmpiaccioDo altri diuno Uile imenótM^
-^hrife, rpenato^Tahini godono ♦di uno fiì-
Je doke , equàbile , leggiero , arrdante . Al-
tri fi compiacciono uno Rile duro , fevero,
grave , me flo , contegnofo , come oflTerva G-
cerone (7} , che conchiude » che tanti fieiio
i -varj /generi di ^loquetna , quanti i ^alf
'Oratori (8) »^vale a dire, ^e io twmim^
fb Cicerone in tal iiiogo amdniie lami visq
filli y qusnti fono varj gi' ìntellettt , t l' idee
di coloro^ die |}en2aao , c faivonO} vale a
[4) nrgiL JEiiiid> iP"^ verf* ^Bg^
fi) ìf^f* PaMéin*
{6) Cii£r. 4t Oiafpr.'tép. XJl. Tali RvimM
iice Cicerone, cbe furono* dìiainaci «ia Socrate net
Fedro, in cni s'ii|tro<i«ce Socftif a paijatf hs^m^
(7) tieef. ài Vrém^ Ctp. XVh
. Qu0i mtiopm. ^ntrs effe éiìUfmitf IMI»
\
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^ire cU non 5 flato il Francefe Slg- La-
my il primo a dire, come taluni credono ,
che tanti fi^no i diverfi ftili.qji^U gli uomini
diverfi , giappl^da ìamoftmto pria Cicerone,
come fi è d^to, avc^ ollem^a < nfleflst cofa , ed
^'cdcfvwQsif di Creatone & avrebbe potuto
filglMurtg^e , ^ht non fola iir qfpiuno fono diver-
. (5 gli Qili , perche <^ chi piace io flile grave, a
chi il buricfco , a chi il foave, a chi rAfiaiico-
fC« , ma vi fono infinite graduazioni , e vst"
, liazioni , e diverfità deilQ fleflo^ Oile Attico,
AG9tm , Rodio , LaayvoQi ec; ^ e deliq gi*
Bon in tutti gli Micgiri $ Qofe «ielle; Ig^ Oib
è l'iSeflà, QQDifn tMUrgfì all^^rr e fiondi aq-
I9ri ,-è TaUegrezz? P iOelTj V non tuf i han--
no r ifleSb ftile Eroico , fo^io dunque infiaì"'
• te le graduazioni, e varietà della Rie (g),.
. • chi <x>oGdera ìq flile come ioi qon(ìdciP.4qa
pertepiè i geKtoii<:i nonFiJofofi'. pocbe pt^
^ mk ìém acfiiftì ^ tali ywazi(HU«
fp) to «(c «rolbtf 4f Onsetò , dt Virrifio, dbT
T^Uo , di Camoeas, <leir Erriade » di Mikoiv, fono fo|b
fè ci* iAe(Zi; Quello de' Tragici Sofocle, Eufipidff,
'^fàifo, ec. è l'ifteffo? I Lirici Pipdaro, Alc.?o, ^af-
.•4[b, O^a:(io fono di un ifleflo ftilc? La prccifionc di
-TacjCQ , c quella 4f Montesquieu , e di Hume fono le
IHedcfino^ l Lo Oilc Elegiaco è il mede: imo in Calli-
^ttjacA, Ovidio, Tibullo y Properzio? Lo ftile Erolcotni-
. ^ 4 il medefiniQ ia Luciano, TafToni, Rabela^f r Scar*
fi^ <fS^< V Aii^Ao H^l Furio^. U TaiTom adi» See*
' * " ' • dkift
«
^.iyi. .-uu L,y Google
tf. Dal fin qui* detto* rifiilta , che un
IraflìfTìmo j c belliffìmo campo di ricerche fi
aprirebbe a colui , che nroleflè^fare Un pro-
spetto de*var] ilrli •io rap porto ^dle varie età
'deit^UoiDO » ed aHe-Tarieepodie* delia cul-
tura delle nazioni , ed in rapporto alle ge-
nerali , e particela ri circoflanze , che vi fo-
no corcorfe , tinalizando 1' idee , e lo flato
'di effe in lappono allo flile , e vedendo
nell^ idee Delio ilato del peome^^i ua^
^indivìduo , *e reile -^rincipali^caratterifliche
dr una^nione iecaufali -df>«DO (Hit « Uà
^avio farà per «Ifinpio * minori ofliérvazioni
su' diverC iìili di Ornerò , di -Virgilio , di
Orazio , ec. , e maggiori ricerche farà per
Vedere nell* ifloria de' tempi , e delie circo-
llanze, ed in quella delie caratterifliche del*
"le Da2Ìcni , nelle quali-quacquero , e «tolto
/più nella ferie della loro cducazicne leneta»
''lia, « lìelle circdhnse nelle •^^uali iaìSèto,
m nei (iflema* étì loro 'pen7afe<>c rneOa 'ne-
viera del loro- vivere, le caufali deMoro vari
liliii in divelli lucglii ne' quali s'invetero di
•-diverG caxattexi y o ó^ìptìgono dlverfi og«
tti « CA-i
•chia l^^ita, ilXutrln ^ BoHean^ ed ^efi ìsfinitiAfe:
«ni FfoiccniJCÌ<Fiancé£ > ed In^I^ liantfo'il^iiìedefiib&
.;grado <li l e^iileixe? £' il' mcdeniro ' iHle ne}:lKotgaD<»
.te (lei Pulci, € ncmiàrinaotile dclLippi'P.Bccò durqoe,
<^ht (è iBetterici £ ave^ero ' voluto preff<lcr la pe^a di
. far tali cCcrv27Ìoni, non avrebbero ramo icrìtco fuUo
^.ilile , o pure ci avrebbcco 4ace k loto 9pìn«m 'come
ipotciìa non come ieiì« * ^
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377
: C A P O 111.
ft a
I •
. • • fai» jUife ... . ,
• • • . ' .
MOhe cofe (1 fono Ja no? (lette , nel
primo Volume di queiV opera, circa
. 1' eloquenza Otientale , che fu tutta aliegori-
ca , Poetica , Simbolica ^ ed emfatica • Noi
. .alleiamo rifeciii altrove i Codici di tale elo^
-queoza Orientaie^e fifioria manifbfla co*
me poi V eloquenza , de' popoli Perfiani ,
V Caldei , Arabi , Cinefi , Fgiziani fi traman-
5j)dò a^ popoli , clic occuparono quelle regio-
ni , talché oggi buona parte dell' hioquefì*
2a Orientale fi è ridotta alia MuA]lma'na»ed
^ alla Greca Volgare «Sulla modeina eloqtietm
^ MuTuImana^ vi è tra' Turchi ud iibtp intitolato
37*
Mhhar al Oàalé , cioè , tjimé iéU Mie Lmm
tra Turchi fino aW anno delV Egira 684. , in
4. Voi. ; e vi è ancora un' altro libro Arabo
intitolato Akhbar al Seoara , cioè IJloria de
Foiti Arabi e della Poetica eloqueii^ • Mol-
ti fpcttoni dcir eloqu^za PetGaoa , Araba ,
e TuTcliefGÉ , 6 ponno oflènraie pre(fo Afoii^
HtrMift y e fooi Coqtkmaiori (t) . il Ubio .
che gli Arabi poffan vantare fl pm eloquen-
te è il Corano di Mahomet , il quale è uri
mifto di queir eloquenza Anatica , entufìafti-
ca> allegorica j enigmatica , e Poetica che
. riluce in lutti gli Orientali antichi fcrittori
de^ PeiftNij> degli Arabi, de^ Caldei, e de*
Rabbini^ ed anche H Giaci primitivi i primi
Iftorfd de' quali , o Eano i Poeti ed i
pofleriori Scrittori , q Can gì* IRorici ià
profa , non molto differifcono da quelP
^eioqucQza^ e da quel modo di peoxarej che
fi
i
(f) tìerìntot Bihlioth. ÒHenuU ^ avit U imà
^nuMtion d€ M. Visdelu. Pcf am IID fil|gio
2uen«i, c ftile Oricnulc , fi può offqnrve l
Um. dell? MiVi<nh$qM Qri^nuU yWt& ykv&^9 cfre
MuTHfgt ^ikit Vifir W Noulclilrvaa , uà giocntf
aòMndatq» come tvca pottito acquiftare tante cognj»
-«eoi, e ri wfte, e rifpofe egli: ColU vigiUn^d di
.0»€é^^e £o^U cAreiie di nn gatto, hcco qtianti
j»ragoni, e fimilituaini, ed allegorie Afiatichc , ?i
f^;g^^p/;i»^ aLU mo4a Oueacale <ii quei tempi.
B t)fftrva tra^ IJtri dfegU antichi Eglzìaiii ,
Indiani , Perfìanì , ed Arabi • L' eloquenza
ampoliofa , enigmatica , fantaflica ed allego-
. rica dettò per un Luon pezzo infiniti irrazich
cip] nelle opere Fiiofoliche degli amicbi Grecfj
ed infinife mcrirògne tragrifloriei di qutiia ut*
clone , onde con ragione fi diflfe la Giedi imn
dact ntllt [ut Iflorie , che per lo più "fiiron tritiate
con eloquenza Poetica, come le trattarono O-
mcro ed Erodoto , prhni pittori delia <aDtU
die memorie , e fatti della Grecia .
<§. 2. eloquenza degli antichi Celti^
Druidi , Galli , Brittoni , Tuifconi ec« ave»
ancora r ifl^ afpetto fimtaftico , e ferfe aC>
6t ptA orrido mf eloquenza Ociemaley ìsioè
de' Perfiani , Judiani , Egiz] , Arabj ec. e
tanto prù era orrida tal' eloquenza , quanto
più barbari erano tali popoli del Nord dell*
£ufopa y che ove giunfero diAruIbua le fcieiw
eloquenza , i libri » e la cultura (2)»
onde coir iocorfiool lit* bariMiri fini ogni 91»*
tici
(2) L* eloquenza ^e* popoli SettentrìoBalì Ci dipinfè
^sì da M. Mailer-- Quand on cor.fidcrt Le fiyU doni
€es fables Jont èerius , Cis exprejjlons , taniót^ Jublì*
me , tantét ^iganichues énteffè'S jmns éft^ lè9 p€fittfi
fes fUit<s mu miliiu ée peinàùns Us fius mafnifi'
^ftitS f ti ikJofiTé 49 ti nMttéthn^ U iQmr-w^mà
4U4 phraje^^cn ne peut meeonnóitn le earaSeM é^uu
hétat Mntifuité^ ler fifon àè fehjèf d M pntpU
fiifUf'&' gnjpaf^ imi» t'im^jMUUm ^Ifèw^^^
tica eloqircnia de' 6reei ; c de? Remmi in*
Europa, e colle incurfiom degli Arabi , de*
Turchi , de Tartari finirono l'eloquenza , e.
le Scienze neir Afia, e neli' Egitro .
^ j. L'inondaaoni de' popoli del Nord,
avendo ternato tatto i* arpeito quaG dei con- .
Unente , c diflrutte le antiche lingue ^ e fcteo-,
ze , fj viddero allora nafcere altee nuove lta«
gue, ed altre forti di eloquenza > cioè Pitt-
liana, la Francere, Tlnglefe, la Tcdefca ce.
Quella è una veriià innegabile nelP Iftotìa .
CI difanno altri come tali lingue , fi forma-
lono 9 non efllendo ciò
Deli* eloquenza di quelle ultime lingue vi-
renti direcBO poclie cofe iofo avec paclaio
deir eloquenza primitiva .
§. 4. OlTerva Myìord ShaftsBury , che
P eloquenza primitiva può tutu confiderarfi ,
come alterala , e metaforica , e piena di fi-
gure e che quando F arte del dire fu in-
tegìttta d^'So^ » e da' Rettorici i introduC-
fe ancora ii genio di tal' eloquenza nelle pu-
bliche aflèmblee (3) , ed oflerva ancpra f ìOeT*
lo
à» U iiàtnéf & Mite ttiui^ii de U Miure* Mallec
• ^j) At the hi^inningy w/ien the force of Un^
Digiiizea by CjOOgle
j8r
ip Autore» cht i Romofd ftràerùno ectta loro
libertà non falò la loro arìtica eloquenza, , ma
lo ftiU f e la lingua medejìma , c che i Poed^
che vennero dopo la decadenia di Roma erano
come tante piante non naturali (4) • L'iflelTo
Autore, chiamò altrove Seneca il vero cor*-
lUttore dell'eloquenza Rboiana, e delia Lin-
gua ikum (j) Ma non fti fola Seneca il
corettore dell' eloquenza Romana « ma quafi
tutù i coDtemporaaei di tal' Autore •
fnaJe thtif firft judgementy ani tjfay 'd their Tafte im
iht EUgancies of this fort'y the Lofty , ihe fublinu ,
ihe aftoniihing and ama^ing ivou'd bt the mojl in
shioriy and prefir'd Metaphorical Speeehy multiplieity
cf jigures, and high Jounding JIT'ords woud natUtaUjf
prevail — Shaftsbury MifceLL Re/Ua , Wfiell. llL
Chap, I, pag, Charader, Tom, 111. edit. in I-I» >
in qual laogo chiama quell'antico ftile Bombafiick,
(4) Xrìth their Liberty they loft noe only their
ftree of eloquenet , iut '99§n their ftyle , and language,
itselfm Thi reità ywhù gfier Wéffds éf^t Mongjt thtm.
Wtre mere tinnatttrai and firei'd Flatus -^.jiértee to,
an Author Part. It. SéS.L pag. ijfi^ CAalraS. P^&Llr
aiit* in II. London 174^. •
(5) Schafisbur.Chat4a.ycL III. J^ifuU.Rtfi4X.^
jMifeeLU 1, Chap, UL pag. 19, edit. in ix. Non può
niegarfi che Seneca per quanto (ìa ftato macftio di
buoni coftumi ^ e di moraic, altrettanto abbia avuto
«no ftilc corrotto , c Minorante la decadenza della Lin-
gua Latina. Qual differenza dalle Lettere Familiari
Cicerone ad Auice (U quelle di Scneu a iMtiUeX
• 44
CAPO IV,
Dtir Elogmiia ddla. Saera. Scrittura k.
*
Moiri AiRori faperfkmli » the paw pe^
AÉtfaiono tielto fpirito della véra eia-»
4ueiuà I é die fiitOaa ingranati dailo ttilc
de* proTani Autori iAf afuica Grana , e di
Koiiia , cercarono di abbiilare l* eki^tteiiiÉL
/aera, come fecero per io pia Bembo , Po*^
lizìario, Sadoleto, Cafa , che fono (laù coii
vaWdilIi ne cagìOfù coafutatr da Monf. Hout^
Urilk (ijt|.eda.i6iij(: &im{ìil (2) , e da
(i) U Keligion ChrtàiWt ftoi^U ftf li
L.iLji.i^cj L/y Google
§hnf: AtoI(M (5)» 6 da Monf. Flmy (4) , i
4iialì hanno fatto lunghe , e faifate riflciTioà
Hi fair acofeUei» deiia Elóquei» detta Sà«
di Scrittara . H Bembo dunqué qùando im*
co difprezzò rEpifloIe di S. Paolo > cofa che
anche al Walchio fece orrote , e meravi-
gli'a (j) , non capi la natura delia vera •elo'*
quenza , nè feppe diflinguere la vera eloquea^
la dali^ elocuzioae ^ ^ ^ era la corteccia ,
ond' è » che con gnu) iaviem ollèrva Monf.
flmy , che in qimlttnque liagua , ed in qiUh
lanque itiodb cné fi paria , fi fiiri (emptt
eloquente, fe fi fanno fcegliere, e difporre^
e rapprefentare con immagfri vive , e pia*
cevoii le cofe le più utili ^ le più importaa-
li , le più ferie • £ fe cosi è , qual' elo-
quenza t>iù feria , più lutile , più impormnte^
più ecetgetica più foUime di ^quella ddfai
BiUitt l Lèl IbUimità ddia facta eldmiRità
nafce dalle oofe^ dalle imagini , e da^pen^
zierij più che dalle parole; ma il Bemho , il
Sadoieto , il Poliziano^ il Cafa non capirono,
che la vera eloquenza confiflea nelle cofe,
« MQ ocUe patde « ed aveaoo in i&eme 1*
il) ÌMim MiimM / a/ifig.z ìfr d^Jmi. te
"Mf« fino**
tékfkHUe de la BihU ,
(5) tTokk. Hi/kt. Cfit. iit^ iMim C^MA
. $• P /• ^«4
3S4
eloquenza profana de' Greci occupata alla de^
lcrÌ2Ìoi)edi favole, ed a limar parole vane ((5)»
.$^2. Quale Scciitoce Greco può mai
oggpagliarfi ali' eloquenza dr un- Si Paolo. »
ene nell' atto » che.ìliruirce ed illumina- i
gentili colle pi& pure verità delia fede , non
ceda mai di convincere , di perfuadere , di
ragionare , di muovere > di elTere paterico ,
tenero, terribile, amabile, veemente? Quai*
lilorico profa/io' può da lungi accoliarfl ^lla
fublioiità delie GoTe , delie idee delie im^
gint , aUa belleiza^ della narrativa- dei Peti*
lateuco-» f fopra tutto neir ifioria della crea-
zione del Mondo ? Qual diflèienza di fubilf
inità di cofe , e di bellezza di eloquenza
traila Genefi » ed EGodo , ed Omero? 11 fo-
io Jiat Lux , & faBa eft lux (7) , tanto ain-
.mirato con g ulta* ragrone da Loogiao ba-
fiere^ ad . elevare- la; lacca, elo^ueoza 9I
^^^^
(6) OfTccva il ffuiUe»» che fi £iiKi£ia«f ridicoli ìq«
Cerne té ingrati coloro» che 'acililcono biafiikuue' Telo-
ctuènza ddU iacra Scrinaci, lènza ma piena nodzt»
delle imgae Oriencali» ed il loto genio. BmdJ^ de
^àeis'ìti y ^^ftper/Ut* Cap L nota 5. pa,4Sj^ étfit. in
8. iMgd, Bitjv. 1757- L'ifteflb Buddeo nel msdeft*
mo luogo ditn^ftra» che 1* eloquenza della Sacra Scrit-
tura è mirabile e perfetta, aiciie fecon do . umc. Xt?
'/^olc de' Rèttone! folla, pulita delio Ailc »>
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dS'Ià dr quella de'^ mtgffori AutorFd? o ix
bei fecoli della Grecia , e di Rotni . Minf;
Holii/i ha efami nato Copra lutte le ret; )1e deli'
eloquenza, dietro la fcoaa db Monf H:rfui;
il famòfo Cantico di Màsè: Cdmcmxt Do ni-
Wù &c. , e i* ha rrovato- adàt più '^^fublfme d-
ogm C0& pià'bsUa de* Greci , e d%* LitU
ni (*) . 1/ Inglefe Giorgb * Bucanatio fr^
parafrafata T eloquenza fublim^ dé' Sàfirri
di Davide fvìluppandone tutta f energia iiH-
la fua verlìone Latina* ( 8 ) , e molto ms--
giio ha ciò fatto il dottiiliino n^ftro Si«
!;nor ^ Avvocato Saverio Aitttet neils
ila tradttzionè de* Salari ( f^ *) • Le tfa«
-éaàotà di quelli Amori ' faranno capir? agi'
-imperiti' delle lingue OrientaH quali fieno le
originali bellezze de* Salmi di LXavtde , che
è r Alceo', il Pindaro , i' Orazio . il Simo-
nide degli" Ebrei • Chi noii teda forprefo
àaAV imagine di quel pafio tanto ammirato
Jbm, IL Ab da
(*) Neil' opera liìglere ioticoUta.*n# Gujrdiaa
^ dim^flra ad evidenza al foL /. at a. f t. , ed al a.
86,, che la facra Orieatale eloaasaza è fiiperlote all'
doqtieaza Greca Poetica . Si veda il detto ulcimo nu-
mero Intitolato : The Eofigra Faetry com^drui wUk
Grtck ani Konnin,
(8) Uuchàm in verf. Ppilmor,
(9) Si veditio le opjre di queftè gcaade | ed
. eruditismo Autoce* '
S^6
da Monfi JlAlmbm (io). Sufv fiamma B4-
MmU iìlic ftdimtu , & flevìnuts quum recof"
, ^ danamr m Sion (ii) ì Non è quello paflb
infinite volte più patetico di quel dulces mo»
rkns rtminifcitur Argos di Virgilio (12) ? La
prcciflo ie , P imparzialità , il candore , I4
naiuraiezza delle narrative degli J^vangeliflì «
^ non hanno efemp^o uagii Autori proTant*
Baiti rolo riflettece a queir ibi enuifixerum
/ j$Um (ij) con taota ragione ammiralo (bl
Roilin (i^-). Ove fono i Svetonii , i Lfvii;
i Nepoti , che poflano uguagliare la bella
nettezza degli Atti degli Apolìoli t? li libro
di Giobbe c il più Fjiofofico dell' antichità ,
t fin r idelTo Autore delie ibfiAicbe qu^io*
m fulF Enciclopedia , non ha potuto niegar-
lo (ij) • Nè Solone » nè Licurgo j né No- .
1 , né Mfnos hanno dettate con piò elo-
2oza ie loro leggio come Mose nei Deu-
tcto-
(10) AUmhert. RefUx» fur l* tiùCHU Ofat»
(11) Pfalm, J57.
(12) Virftil. Aen, X. v. 781.
(13) Neir Cvaogelio di S* Luca al capo jij,
(14) Si teda Rollin Traiti dei EtutUs TomJU
*fag. i^o. idit* in la. Pdfis in Sm E fi veda meco
• ^ael Capitolo, ove dìmoftra l'eccellente iublimiti del}*
hlo(^Qenza Sacra 4eUa Bibbia dalla pag. 4^5» fino al >
fine del Volume.
(1^} AfticL
L.iLji.i^cj L/y Google
3^7
lerofioiiifO' J( Caatioo xdi lAosè audhe CMi
S€' loquor; cosi beas parafrafato da Aodfet-
chini è -la oafa la, più JìAlim^ che poHk .
iegerfi (1.6) • ♦
• §. 3. Si è odervato da divsrfi crìcicr,
che l'eloquenza facra ha i faoi. Autori Iftorc-
ci , Oratori, Poetici (17)^, e facendoli da que*
fli |I par^gj^ne cogli ^^uchi Gxeci » e Luì'*
ti 9 tanto r eIo(X!ienza deUa<Bì&lìa .fupera.
qBidla de^'pcQfaiu Amaó ^ . qiivip «b^v^iriià»'
è ptÌL' fy&lf me pià " miit , pia .iaimflahte * /
più neceflaria di quelle ingannevoU illufioni^
iàl^Gl^odai C^8}.# e delle Tue favQl&| .po«>
fi 6) Ddicia Foet. Scoiar»
(17) Richard Sim, hifior. Cric. P^ee. Te/t,
(18) RUa n efi htact que U vrai, le prai feuL
efi aimAie, dìffe AI. Difpreux . Qiili cofc pid incc-
reflanti, pili ucili, più vere, di quelle cKc «'infegaa
la Sacra Bibbia falla creazione \àd M incio , . fui fine
4elL' (Jomo, e faoi doveri, fiiUa. vita. iiuuxa, fii' poc«
MwlI.avfeiifiiieQC! 00' qtiali Qa tempa 4'.AItìl|ima ac*
compagni^ > b^paUtcazìònfr^ 4eDii..Mauiica t reli)(ioac, e
4elIaiCriftiaiia? Q«uK àose piti, iotereflaori per la ve«
n ciempotate, ed ^ eterna felfoci , faarchè quelle cKe fi
COQteiigono nel Vecchio,, e -Nuovo Tedanisat»! Q^ali
▼erici p4d.»(ìiblinii? Al paragone di quelle, cosa fij^ni-:^
ficano le -opere di Omero, di Virp^iho, di Edodo ce,
ed i loro Eroi ? Si faccia il paragone de' caratteri de*
(acri perfona^gi di Mosè^ di Giosuè, di Oebora , di
Giuditta, di Àod, di Sanfone , e fi vedrà qual* ina-
mensa diftanza vi fia tra' divini loro Caratteri , e lé
£lV9Ìose idee di qucUe Miacive, di quelli Achilli, di
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388
Ite in rrdicolo ancKe da^ più fenoati Autori*.
Profani j come è flato Platone.
4. Auree odervaziooi ha iàtitt fulP
lriof]ueflia de' Profeti ii Gravina, (j^) èiccii*
do
•
qaelli Ercoli, e cU and Bacclii, che 1* Ueu<li dìmoftift
'nitti copiati da Mose? Cosa infine contiene ti snndt
Omero? conci , e làvole lidicolé fiilU pcelk di Tiója?
Cosa è infine V Eneide , Ihoichè ▼iiegi » ed amnim
• Infignificanti di un troc favoloso? Qual difoema tea
«uei Viaggi , e ^oei di Mose? Inolue l'eloquema prò»
Éna, oltre il codtenere idee false, concieiìe un mani*
ftiìo libertinaggio , una proHicuzione di coftumi , ehm
fino a Piatone fece sbandire dalla fila Kepoblica iPoe*
lit Ovidio ificfib diilc di Onero:
. ■ i^m fft slitti nifi turpi* édultera , dt firn
" Inur Mfutorem puffis virum^ue fuitf
n 4tH$ piid 04yjf^d efi nifi famina p ft^fì^
t
f X>um rir muUis uttM fetiea wmisi
OV'Tnfi,lib.U.ELh
fol dtppid che dice degli alui Poeti « £ pare ciò non
pftame il Bembo, il Cala, il Poliziano non fi arrofTi-
Tono di preferire 1' elo<^uenza profana alla facra? LA
liod furono dotti, ne favj, ne probi, n^ (inceri.
(li?) Ragion ottica ^ Chi poi volcffc leggere
Voa dotta, e bella > e ragionata difelà dell'eloquenza
della Sacra Scrittura coutra T erronee, ed afiurde mal-
diceaa^ di pdvoi» pocri vedere quanto ia lode della
ftcra èloqiieavi delui IKblia 4 d lungamente fiaricio da
ijnthfelf ^pamhm IVip» 11*» Cjprr. pag* 134^* dal
Gla(no Rhctor. Sacn Tr. IL Cap. y. psg* $%Z^ da
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I
3^»
éo rederr , die i Gctd laamcg ìmutò
U più belió^ deil* eioqoeni» Pròfetrcar , ed
adduce per efempio ii me taceat pupU'*
la ocuU titi » Qiiai differenza .vi c da'
proverbi di Salomone a quelli attribaitè
a Lockman , a Pilpay ed altri profani ? Qaa(
conofcenza dell* Uomo , quali ignizioni our<
aie ! In iloa parola . lat (aera eloquenza* ec«^
cede la proboa i qnanda ancbe fi confiderai
fero gli Autori Cacti indipisndeiiiementa dalla
rivelazione w V eloquenza morale della^ h\bf
fcia è la più pura, la più' {(Eruttiva , ia piùf
confolante di quella di tutti i luoghi i piiit
morali « ì più lublrmi ^ i più' aminirati de^
Socratf , degli Amonini ecr. LM(le!ro Orano»
Rottflèaa nel Tao* EmHio non potè far' a me«
no di dire « che fe le oparazìoa» di un' So»
ciate fiiftxi quelle di ini^ Uomo , quelle det
noflro Redentore furon di un Dio , ed i^
Deifta Roufleau non potè far' a meno di ain-
mirare la fapieoia » ed eloquenza delio iUie
Evangelico.
|k j: CoioKTj die biafimano- T eioquen»-
Teftam. ttoquem. da' Giovanni Braan de elettmt'rSty*
ii Htòrai f^ee. Teft , e fopra tutto dal CarpZ)vio in
Critic. Sacr. t^n. 1. Cap. IL c nella /^'trt.L
Cgp,f^, StS. If^. pjg,2oi.t 307., 108., o?e.rifp>ade
lUe oppofiztofu coattarìe» Meritano A tSsiJiBSf cali
luoghi ai <]Qt(ll Aaiot^.
V
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/
59^
^ Sacra , ibnò Autori fupeifidali , clie np*
-pena* han > guHato il- Greco , ma nulla hatì
■ fjpuio delle lìngue Oriemali , e moltx) . me-
no del genio , eleganza , e fublimità della •
lingua Santa j ed è cofa affai ridkoia il ve-
dere Monf. di Voltaire^ il-quate coofeflk^i
j cflèr^Ko incapace. d' iinpaiaie,^*1apere la
Irngua Ebraica ^^-come -.per^allro non nioiié
ieppe la Greca , dir poi » xhe la iingua , «e
r eloquenia Ebraica fuflero barbare, ed inet*
te , e che parircipaflero delia nazione . Ma
dove mai ha trovato il Voliaire , che la na-
zione Lbraica fu Tempre fchiava ? Ne' tempi '
di Salcmoiie fu il fecole delle «arti , -e cultu*
ra ^ degli Ebrei fecondo ^ufi tempi • Erra
-Hìoito il Vohaire fc ne* tempi aotichi -vuol
uovave Parigi , Amflerdam , •« le feieoze^ ed
li iuflb moderno . Tragii antichi Greci non
vi erano nemmeno in quei tempi tali fcien*
2e . Bi fogna paragonare gii Ebrei di quei
tempi agli altri popoli di quei tempi» -e fi
troveranno più favj > ^eflendo verità d* iliorit '
ftcra^ -e *pioiàiia , che dagli Ebrei "6 diram»
fcno le fcienze * -e le vere Tcienze » non già
le vane , -t Tofifliche Tilofblie de* Greci « Si
Teda il Buddeo de Philof. Hehr. (20). Gii.
Lbrei furoo duiique wia nazione più dotta >
e più
»
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i
391
e pf6 colta di qael dite b dipìnge MonCde
Voltairej che non feppé nemtneno urr* A*
Jeph ddla lingua Ebrea . I foli B.iflorlìr , i
Cappelli, i Ciericc , i Glafsj, i Van irli ec*
avrebbero potuto efaminar ia naMra dell* elo-
quenza Ebraica , che noti fi dee giudicare
ine 1* iftieSa Moniu de Voicaire conviene y
die Y antica deqnenta df Ornerà , ed 4i
Stiakerpeaie -non dee gmdfcarfi (Wle prefentf
circoflanza delTeloquenza delle moderne na«r
ZToni » Se cosi è , malamente dunque il Vo[*
taire fia voluto paragonare Teioquenza Ebrai^
ca aHa niodema delle prefénti nariont r
6, Oppone ti Voltare the gii Ebref
kx>n tl^beto nomi per b Gedosecriar ^ e per
altré artr , e icienze • M« è di mofiraKr che
I Caldei furono ì primi conorcitorr* di' tatf
fcfenze che lì trafmtfera agli Ebrei , che mi-
gliorarono , ed ebbero tutte le ani a lora
neceilar|e| anche fenza avere i nonvi di Geo«
n^etrià come non vi era tati nome in Latr*
Ùty ; nè neHe in^e moderne, ma nella Gre^^
ca Il Voltaire a:Vre&be dovuto giudicar del-
fe cole , non da* nomi r II tempio di Salo-*
mone , la ftrotnira dell' arca di Noè , la fa-
brica deila Torre di Babel hanno ef^rcrtate
le penne di molti favj, che hanno fviluppa-
Lacina ^ cb*
(31) VefiMtMp. PAj'f. X«r. t DiUifiiu ;
u
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ferva Emniondo Dikiiilbn , cfte la-CoGnofo^
f ia di Mose à il corpo dì Fifica il più far
fio» che fiaHifcito in guei tempi. fuU' idee
jdi allora ^ aite ^^oaK il -Saac Scrittole fi
adattava • il Voltaire rende iè fleffo aflà! ri*
idicolo quando n^al capeado certe veci , me-
tafore , e idee Afliononiicfie degli Ebrei ,
fcredita fé fleflb , e dimoflra la faa imperi-
lia in tali materie , quando crede di fcredi*
tar le idee -Filorofiche degli .£brei.« e la io-
io elocpien» (aiy*
$. 7« Il dotto JUodC le Batteint pèr 6r
vedere V eloquenza Sacra. -nel fuo vero • afpet-
to in cui dee confiderarfi , ha fatto un bel
profpetto di dotte , ed auree rìfledìoni fulP
eloquenza Lirica deìS^iooo 103. Bttudic ani''
HM. mia D^minum ; >e rappreCenta tal' Autore
lo •p.^naravigliofiflìnii progetti , e'Quadri le
naeravigliofe {>ìtiure di tale eloquenza ^.ane*
lÌ2ao4one con grande naefiria le bellezze (^3).
§. 8, Il libro dr Xjiobbe contiene uq
compito corfo di qntdioni metafifche fuila
IHovidenza^ contiene materie ifloriche^» Cof-
Mne*.
t*») £i/dd. Introd. ad Philof. Heiraof. in
jKr. pAiiof» Tom. y. ^
(«3) 'Principes de U Lituréture par M. P Ah»
$Ì Batuux Tom, III trai^ K éf it ^oefULyrifiu
Ch^. X pag. 131. éd ^iiu im ai» 1745.
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tnologiclic Ffficlie, AflronomncFie (24), Nrf
libri di Ezechiello» e di Daniele Q .veggpno
i reftr^ delie più profonde dottrine. ^ e di
unà allegorica animaui eloquenza erpceÌTa per
aiìoni, per fimEK>if» che gii fconfigliaii Dei-
non capifcono, e perciò gli difprezzano ^
anzi vi è una tradizione antica, cheque' due
Profeti , cioè Ezechiele , e Daniele furono
ccofultati da'più celeòri Filofofi Pagani, co*
me da Pittagora , e da ^tri I Jrtnt dei
Profeta Geremia fono un gran «odeHo di
£legìe flebili Orieniali;» ^ la Cantica di Sa*
loinone unMikiflre efeospio di Ecloghe alle«
goriche dell' eloquenza di <jiiei tempi . II
libro dell' Ecclef. di Salomone è flato cofjfeflk-
te per il libro il più favio , il più Filorofico
deiranxichità dairiUellb Voltaire • Tragii tb^ù
ix>n ifpirati vi furono , anche negli uitiaii
ttmpi della loro decadenza infiniti libi di
.ipenze^ ed eloquenza l^abbinica s quale quan*
tunque tumida^ Aiiatica , fofiflìca , iperbolica»
metaforica all' ccceflb *, non è però da pof-
porfi ali' eloquenza Araba dell* Alcorano , a
quella del Wedaoi de' firaoiim ^ a quella de'
ILiog
I . .. .
(24) Si vetla fa Diflertazione fulle CùMÌuìc^
dpUe quali fi parla nel libra di Giobbe , nel. fine delf
«pera di M» Gofftu fuU* 0rigin$ éttU Mtérti^
0 dtUe S€ÌÉnj€m
594
King d^CkieG , ed a ^Ib del Sadder , 6
dei Zendaycih di ZoroaOre.
$• p. Chi voiefle iàpeie quanto fi è
fcrìtto , ed opinato da*Sav) fulie fcieme , e
fuir eloquenza Ebraica , potrà leggere Edmoti"
io Dikiafon (2y) . Eduardo Stillingllet (26)
lo Scheuchzero (27) , e fopra tulio Gian-
firancefco Buddeo nell^ opera inthoiara Intro^
duSlù éi PUUf^hiam Htbroiorum , ove mi*
mnamcoie eiamina tsà materia (28), Giaeo*
mo Bnickero > Autore delia Volominoft iflo-
ria Critica delia Filofofia , opera non efenie
di molti errori contro ia verità , e talora
contro la religione , volle riferire minuia-
mente , ed iflocicamente quanto 0 è dirpuiato
fulia Filolbfia , e rdenza degli Ebrei , e fui*
la .km eloquenza allegorica^ ed enigmatfca»
MI rfo Bfuckeio voile infelicemente oom*
battere !a Filoibiia degli Ebrei , perché con*
fiderò le fcienze, la Fiiofofia' , e Teloquen--
zà nei £ilfo afpetco d^to loto da^ Greci . Gli
(17) 7/1 ^^^yf'
Budd, Introd, ad Philof. Hdf^f,, opu-
IcdIo aoiio ifle fne Opere Fìiofcjuhe Tcm. Si ?««
di ancora jl StUuf aéO^ open étSymériUFei^um
fUhmfum Cap. n. U. fog. 7<5* ^ 19t» éìSu in
4» WrmiMf% 16^
Ebrei
(23 ì In Phyf' vtt, & ver.
(26) ÒUlU Origini ^acre»
f
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Ebrei tìAcfó la vera fapieiitt , « la vera
eloquenza delle cofe , non la Filorofia con-
lenziofa de' Greci, della quale ancora avreb-
be potuto il Bruckero trovare i vefligj nel*
le Sette de^Farifei, Sadducei , ed Ebrei ^ e
ne' libri «ontenziofi de^ Rabbini f ma il 9ni*
Aero nella foa liloria Cridea della Fiforofii
è pm fpeflb compilatore » dm ragiona*
fere {29) . Del refto non potè far' a meno
l'iddio Bruckero dopo aver quafi niegata*la
Fiiofotìa agli iibrer , di accordar loro la Sj-
pim^ , che c aflài più di quei che iignifica
il vocabolo delia Fiiofolìa <» giacche il titolo
«li Fiioiofo fu adoprato da quei 'Savj ch«
non vdendòfi dire Suvj o S^jj^ , fi difibro
éunid della SapUnxa -o Filofofi « It Brucherò
dunque confefsò poi la verità quando dilfe ,
dopo aver parlato della Filorofia degli Ebrei
P^ijl Htbratos , quorum Philojophiam , Jit/e fa*
piemiam > Minio perluftravimui ceulo , kntif
Oriemu nathnes ChaUaeorum gem i>mnum o6*
€»rU. émtifi^tna «e. (30) • ìlcco dunque ^
che oolpfo.» che. han voluta oiegare la Filo«r
ÈìSa, o la Scienza agli Ebni , hanno parla* *
to
(19) Bruck. Hi fior. Cri tic, PhU^Tom. l Litr.lL
Céf. I' De Philof. Feur. Hcbraor.
(50) Hifior^ Crii. i^hU, FqL h Lihr. x. uf.^
1
to fentft pfi0cifioiie idee > € leiM Ben g8«i
pire cofa iniendeano per la voce Rlofofia
Stien^e , Sapienza, Affai meglio del Brucke-
ro , e di confimiii altri Autori , che fecero
fvaDtaggrofo giudizio della làpìenza Ebraica,
Ijpiegò ed aflèri tal Taptenza queli' antico Ora-
colo rHinriio da Eufebio (3 1) > che così fu
djpieflb DcU* idioiiia -Qceco »
ChaUUi fili fapientiam habutrmu, Hdfr^ifut «
r
E k h fapienta di una nasione b Tempre
h baie dell' eloquenza , non è perciò da
gfndfcarfi IbgK Ebrei , e filli' eloquenza de?
libri Sacri* , come voliero erroneamente giu-
dicarne il Bembo , il Cafa , il Poliziano ,
il Sadoleto , e dopo di efli i moderni Dei*
ili della Francia , e deiringhiltefra (32).
$é IO. Coloro , che di%rezzana Telo*'
qnenza delia BibKa » /ogiiono molto pià di*
fprezttte P eloquena de' Smì Padri Gieci «
• • I*-
(jf) P renar» Evang, io.
(V-) '^ull* eloquenza del Nuovo Tcftamento
e àc^W Evangelici fi vegga Rollìo Trattato
delle belle Lettere, ed il Catakero de Nov. Infifunu
StyL Vid, Géuak* O^. Criu in fol* Tfé^A éd
AAe/t. 16^8. ' ' - J •
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397
e Latini^ , ma T eloquenza de* Padri Greci , *
e Latini è la j>rù migliore di quel che fia
fiata ed abbia potuto mai edere i' eloquenza
profana de' loro coocemporaiìeì Aucori Paga»
ni . Non bifogna , dice iavrainenie MonC
(33) f tarc^(imin V ' Oaqum^a i^' Pa^
èri dilla CUefa à$n q»dU di Dmtyfltne , e
Gc^ont, che piffero affai pria di tjji Padri ^
ma bifogna paragonare V eloquenza de' Padri ^
m quella de' loro contemporanei , cioi fi dee pa^
ragonare S. Ambrogio con Simmae&, & Bafi*
Mù con Ubanb ce *
S. ZI. L'eloquenza de' Ckdri è lempre
k ragione deHa toro FilòTofia , ailhmr , ftu-
H , tempi , ne' quali vrflera , e fecondo le
eecafioni , nelle quali accadde il dovere fvi-
luppare fa loro eloquenza • Quelli Autori ,
che fcrilTero per i Savj- Difefe ed Apc^ie
della religione vera ^ ebbero un' aurea do*
qimza. QueOo^fisccro Ciemente <fi AieSaiw
dria , S. Cipriano , Lattanzio Cicàiiano »
AgoBino contilo i Manicliei , Tertuliiano nel-
f Apologetico ec. ec. Nelle fpieghe , e Cora-
«nelitar} fulla Bìblia, cioè in quei Commen-
tar} falli per i doitti , come li de Gtnefi ai
lutami, de dyitm D4 €C di Sjigopno, t
39^
iùxaemeron di S. Geronimo e«. T eloquenza t
didattica , grave iiiruttiva . Nelle OmUic
al popolo fi adattavano ad u(l!ì eloquenza po-
polare e convittiva. Fer difeadece rdoq^ien*
VL d&' Padri Greci > e Latini , Ufognarebbo •
anaiaariie le ope«e dt' flMdeGmf ^. e dìwim
flrapie ie btlìmc > e aurea, dcquena »^
cioè* P eloquenza, proponionata. alle o^e ^ *
tempi » a' bifogni , a' loro fini • L' eloquenza !
del Crffoftamo è fenza efempio tra' Greci
tra' Padri Greci egli è il Demoftene; e S# .
Agodino- è il Cicerone , ed il Quintiliano-
Latini • Quefle poche, cifieffiooi full? elo-
quenza de- PÙlrr boftuio^per coofoodece-gii
ingegai ioTclìi di ^npi cbe dirpteaMo- l'-
eloquenza de^ Padri' lènza comprendèie ia na*
luca delia vera eloquenza . Chi voleflè illu-
mìnard meglio full* eloquenza de' Padri do»
yxk leggere coloro che hanno fcritto dell' EIo^
^penza facra , ed ao^ U CauGoo ^ il fa^
BlolofiM D^tftì per aftoncanarla dalla lecnira -de' lilici
fieri» e de'Saici Padri, ad arce dicooo» che Teloquea»
za profana (ìa da. prcfecirfi alla, facra . Un favio t*ro«
•^(Torc di eloquenza fcuopriri a fuoi allievi cali errori,
ed inganni àt OaiU».e AiPftftrmri rccceileoia
Ao^ncau Sacra* ^.
3S9
^^^^ ■
i^^H^^^
C'A PO V,
Siccome tra'Filofofi G fono fatte, e fi fen-
no ìnfinhe gaeftioni folla preferenza di
ceni Filofofi antichi fopra dì alcuni moder*
ni , i> de^ moderol fugli aotiofat ^ dbsk ira^Fi*
Mogi (i) fi fanno non poche briglie falb pre-
feren2a delP eloquenza de* Greci , o de* llati-
dì • Si fanno delle guerre per Omero , o per
yUgjXv^ a pec Cicerone» o pei Piatone ec.»
(i) I filologi a?er &ne ^nm^ bog^ fii^
lìflud della loro icienza , ed e(lenzione delia vedefima
IttDDO hno varie ed infinite be ghe iiiU' eloauem^GK-
sa, e Ladoa » ed liaa £uk» perre fec iodait.^ o de*
fid9%
400
Coloro che combattono a favor de' Greci ^
dfcooo che i Greci , coniQ' più antichi imi* «
taroDO 9 e dipiprero la pura , (emplice na*»
tuia , ma ch^ i Latini , ed i popoli da^ eòi
derivati > ebbero un* eloquenza tutta datl* ar*
te . Coloro , che contraftano per i* eloquenza •
Latina, olTervano, che l'arte ne' leinpf del-
^a cultura de' popoli ha ingentilite , e perfe-
aiooate /e idee j le fcieaze » e i' eloquenza
primitiva' j che era. fempitce , incolta, o gi«
gantefca • Adducooo i' efempio de' caratteri •
fx>flolanl de? Poemi di Omero 9 e de* Tuoi
roi perfezionati da Virgilio , e nafce qurn*
di tra' pattrgiani de' Greci, e cfe' tatini ua'
afpra briga fulla preferenza di Demofìene-
fopra Cicerone , e fu quella dì Cicerone fo-
jpa DemoAeoe('^)tUn Eiloiòfo fisiua entrare
xidèrf OQ Amote s èumor <l^ un altro. Si f^ebnibatni^
lo or per Oaecoy.or per Virgilio, ora Pindaro ,
ora per Orazio a vìoomi ed a gara lo fpìrito di pe-
éuKumo lia Icrediata là Filologia, quale per lo pid
lao hno confiileie in cali vane difpuce, giacché i pa-
ragoni dell' «ioaaenza Greci» e Latina , e degli autori
dì tali lingue u iono fatti in rapporto delle parole ,
non gii filile cofe, e fiiH* idee. H Barone di Bielfeld,
£rud, Comptet, Tonu ///. Pan. IL Chap, X. inlegiia^
a* Filologi uu ragionato piano da ftudjare le ancien iti
Grccbe, <?- Latine, ma poi al CapoXVni. deinftc(&
.Opera fi contradice, e fa confiftere la Filologia, in lan-
cili » e tediofi Cataloghi di lingue antiche.
. (a) nmm neUa Vxtfr- degli Uonuii iOdftri fe£e
a
« t
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h tali brighe , che tutte fi riduoond a lòfi«
Siche ^deftionf» raprà[ dittinguere i preggi di*'
verfi deìl^ eloquenza Greca , e Latina , fen*'
za preferire i'una all' ahra , prenderà i' in-
venzione deir eloquenza di Omero, l'ornata,
e ragionata eleganza di Virgilio, la rublimi** ì
tà di Pindaro , la precifioDe di Orazio ; la' i
fiàturaiezza di Demoflene , arte di Cicero.. . ]
iiè, la vibratezza di Tucidide , la parità ài
Sénóronte, lo.fliie condfb df Tacito, ia net.-
tezta di Livio , la brevità di Saliuflio , relo-' r
qucnza didaiiica di EHodo, quella di Lucre- ì
zio, lo fiile Iflorico di Erodoto , e di Li»
vie , quello dì Polibio , e quello di Saila*
Aio , ed aaifnirenà le bellezze degli antichi
ìGreci trarportate nel Lazio da tanti ^9Ìen-'
toomipi , nè.mai §tfà paragoni co^ quali ab»
blaqo a degradarli gli antichi» o i moderni,
l^acchè* l ' paragoni fono cofe odiofe, e dino-
tano piccolezza d'iateilettp (3). ... '
. Tom. IL ■ ; '.;VC c , 2.
il parjgom di Demoftene , e Cufront^ dopo lui il It-
:cero il Franccfe Renato Hapin ^ ed ancora J/. Rotlin^
nél Tuo corsa delle belle Lettere, oltre quel molto ,*
che ha fcricco su di ciò il tradiittore Fraacefe. dì De«
mofthene .
(3) L'Inglese Dav-d Humc nella Tua Iftoria d*
Inghilterra ncl!.i vita di Giacomo 1. Stuard ci di uq
efempio di giudizio imparziale fugli aatichi, c modei^
oi in laacetia di fiile > e ài' tloqiienei • oflìrVa ,
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^Q2
S» 9f Vi Tono ^ncor^ dt^ cpotraflt fiill^t
preea|iP9i»9 deli» lingua Grieca, e JLatina ^.
ed in quello caffipp oi' bsitl^gUil roiM> fcfaie-*
rate b falangi di tutti i Graiii||»||ci > di
tutti ì Fiio^ogr ^ di latti i ÌRettorici • Sane^
be cofa affai pedantcfca, e te^iofa Taddurrp
gli argomenti co' quali fi jdifpuia da jpiù ft-
coli per lali brighe di preferenze di lingue.
Ùn Fiiofofo farà fempre entrar nel fi^^ t^?
fi queftìoinì , e |i^etter|i clie le iingup in loi»
ro fleflè Don (odo da. pceferirG ad al^re Ua«
fiuej k non pel ca(p d< ^^ìfi f^f^^P Vài Un-
n?* primi tempi de' Greci il genio de* Poeti , C
ÀegVi Oratori era aiftinto,come fi dovea, da una ama-
bile fempiiàiri , che lèbben talora era accompagnata dt
una ipecie di rozzezza, era cosi propria a rendere 4
xtto novimeoto della naturi^, p ^\lc paflìoni,
li , i giri forzaci di erprcQippt pc» , non fono
i io quelli primi jcrinoriy non perchè le ribuccn»
mio, ina perché non li prefeniavano^ alla loro fànc»
«a. Un coiso di (cntimcnti fcmplici . c facili fi cffer-
•la nelle loro opere, fcbbene nel tempo mcdefimo fi
poffa ofTervare , che nel me7zo della più elegante fcm-
yliciti d* idee, e di cfpreflìoni, /iam talora forprefi 4*
incontrare un pen7ierp povero, cbe fi è offerto all'Au-
IDfe iena averlo cercato . Tetpatlo )ia il Tuo ùtceptm
0iieMitim nom àmainium,<é Arìi^oiele cattn ièriaineiH
le de' eiochi delle naurok»^ gli laflcafwdà a^gli Ofi "
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mm maneggrate da lucEionT più cnfee , • pivi
lavie r tflèfido iar cuitara. drile itngge anab«
ga , come pili volte H è detto , alio (lato deiw
le fcienee in un^ nazione • Le fcienze , è
cofa cena , che furono più antiche in Ate*^
ne , e neUa, Grecia , che in Roma , gncchè
i Romanci mitt h preferp da'Gteci^ or molto m
dif e le Ipro cognijiiwii uoiverfcii ,€ome patte
dr opioioni e via apprefisio Agii antichi
fithifelil e da'SaBinf , * quelli da* Fenicj , ed è
cofa innegabile , che i Greci , per mezzo del-
ia loro lingua iiinminarono 1' Occidente , o
r Italia > e r altre Nazioni , I Greci Girono
i pieiMpiori peU'£uiopa delia Fiiofofia j dei»^
ie-mofeenze Ifloiicfae > delie Icienae tutte
ani f cbe imparamo atte akiè oasìoui »
le quali fioercikinoidar Olivi tutte ie idee
(ÓKmàfktm p in modo , che ia Grecia fk la
cuna di tutte le priaìftive ficienze , e di tut«
ti: gli errori in rapporto ali' Europa 5 d'elo-
quenza, h Filofo^ i le faenze tutte palTa*
Mnp delia 6fef;ia in^Rpnia, giacché a* Greci
fii dbta la' p«ctt^irrad*Hlunifoar Voccidence
)• l fUosaiif femieror ur^y etaritt a|>pre*
fero le fcienze • L» ììupA Jlarioa deritcH •
4t {Érfezionò io f>uona parte dalia Greca ^ che
C c 2 è una
Jfiefé^ Ufid% Umm it^ Jkni- Pm^ ^ g- . - < A
c una lingua pt& ricca l .più fìgnificattvft ;
{NÙ energetica , piàcoD&aata alle fcieme.,.
* più . naturale , più . ricca di Autori , cbe q^afi
tutti V imitarono da' Latini > (ebbene non pofla
• niegarfì , che ie imitazioni de' Latini perfezio-
narono tutti gli originali Greci , come fece
iVirgiiio con Omero , Cicerone con Demo^
{iene , e con Piatone, Orazio con Fiodarp;
aè fi può dimcArare che gii Eroi della Gre*
ca Letteratura non àveflero imitato- aicri Ai^
tttri più anti€fai y de* quali , o per* inafizia
degi' iflefl] Greci , o per ingiuria del tempo
fe ne Ha difperfo il nome . Dice Orazio ,
che pria di Agamennone vi furono molti
£roi andati in oblio per mancanza di Poet^
e d'Iflorìci'> che avellerò di quelli cantato #
Cosi pria de* Greci Savi , Poeti, e Fiiofbfi»
yi Ibno flati ia aiape.naoiom^ e fpecialmeih»
te neir Egitto e nella. Caldea» altri Sav) Ai
effi imitati , giacché per Io più tutto è imi-
tazione (y), L'ifleflb Omero ne' fuoi Poemi
ci dimoflra affai di lui più antica T eloquen-
za Greca , che ci dipinge perfetta in molti
fuoi £roi , e. MuCci , che induce a parlare >
ò a cantar^ nelle .UToie f
(j) Pìxert fortts ùnuAgmmnona* 3futti, fed
'€tKtU»\ìUa€timtihiUs . Ur^fMur ^igrìotique j acent ^
»
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'40f
f. Varie circoflanze dunque concor-
rono a vantaggio dell' eloquenza > e lingua
Greca , e varie pec i' eloquenza , e lingua
Laiiaa* Non può.iueprG» che i nomi delle
am^ e .delle fdcme'.tmte / e d'ogni iacokà
da* La^oi. fuflèro voci Greche , come fi of*
ferva ancora in tutte le moderne nazioni »
le quali avendo ricevute da' Greci le loro
lingue , dovranno Tempre riguardare la lin-
gua Greca, come il primo veicolo delie lo«
ro icognizioni $ onde con fagione diflè Orai-
210 a'Pifimi. . '
Vos txmjHwtìA Grmca
NoSunm verfau . numu , vtrfatz diurna (6) «
r
$k 4* La lingua Greca ricevè dunque
C c 3 dal- .
( 6 ) Horst* in Art» Poet» Dice un mcdcr-
AO Autore , che l' eloquenza dell' antica Grecia fu
graode , e vigorofa nel mezzo de' public! interefli , ma
freflb i Romani decaiUe ben tofto, e iì tece confiftere
in ticliiecai^ Sarcafinl» andceii di parole , e di penzierì,
e' in uno ftile diftaòoito, e rotto, pià a&ttato ». che
ititaiale. 781' eloquenza , che prevalfe in Roma da'
tempi di Seneca, la dice- egli outrie^ manierée, affé*
aie. Hifto'u. tMU^ dts deux Inéi* Tom* X, Chép.
ULit de heaux arts , & beUes Ltmts . Ma non in
tutti gli Autoi i fu tale 1* eloquenza Latina , ed avreb-
be dovuto diftinguere piil cole, il citato Autore ^ ch^
parla fj^eiTQ.icaza iifleiCone^ e iènza xasiocuug»
4-06
dalle (cienze, e tla'Filofofi» che in eda 6o«
rirono tuui i iiuni, T eleganza» la nìtidezta^
e V edenzione pudlbiie • Si cedano le Ora-^
«ioni del Faceiobu nelle quaii peri» delle
Jbdi della Lingua Creca. » c Latme» Siwe^
da il Clerico nelP Aite Gritica . Ditte Onn
7Ìò , che la Grecia fatta fchiava da' Romani
ferum vìHonm cepit , & artes , intulit dgrejii
Latio . La gentilezza dunque di Roma » i'
eloquenza , e l' eleganza Latina , e i glandi^
e dotti Scrittori del Secolo di Aognflo^ tue-
ti fi devono all'antica Grecia.
$. 4* In materia di eloquenza Poetica
Roma antica con la cede alla Grecia , giac-
ché bada il folo Virgilio per opporlo ad
Omero , ad Efiodo , e a Teocrito j Cicerone a
Demoflene ; a Callimaco , ed a Fikta Ti*
bullo j Properzio , Ovidio ; Plauto » e Te-
lenzfo a Menandro , e Difilo ; Livio ad
Erodoto i Erodiano a Plutarco ; Saliuftio a
Tucidide i Lnaezb ad Arato ; le opere Fi*
lofbfiche di Cicerone a Platone, 1 Greci all'-
incontro fuperano i Latini nel l'eloquenza Tra-
gica , giacché Sofocle , Efchilo, Euripide ec.
non fono (lati mai uguagliati da Seneca Tra-
gico ^ o da altri I^atbi pm moderni » -oome
per il contrario i Tragici Greci fono flati
u^uagliau , o vinti in Italia dal Metafiafo,
in 'Francia dal -Racine , da CreBIIipn. , da
Voltaire ec. , ed in Inghilterra da Addiflbni
nel fuo Catone y 1^1 g^eoere di Poesie Satr«-
xiche
■
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40?
riche , ogni perfezione fi dee agli Autori
Latini » cioè Lucilia , Orazio , Giovenale ^
che Moiio differifcono dalle antiche Satira
Menippee (7) : Se vi fodero de' Commenti- >
T] Filorofici ^ e ragionati fepm fluiti i Greci
Scrittori , e Latini ^ ne* quali fi riSetteflèro
1 loro rapporti ^ le loro dottrine il loro flile
riguardo alle cofe , ed alle idee , e riguardo
alF ordine i ed alle parole , con efaminarfì i
/apporti , e le analogie del pcnzare ^ ed e«
Iprimerfi degli Autorri-ehe nella Grecia» e
nela Ladna iingiia haano fcriito f^ile colè
mtitBmeg noi amffiftio quadro deiP.
eloqtienza Greca ^ e Latin» ; ma tra' molti'
anzi infiniti Com meritar j , che fi hanno fo*
pra i Greci , e Latini Scrittori , mancano
quei Commentari i più opportuni per fervic
di guida non ibio alle parole j ma alle cofe^
Vi ibno Ido molti libri di compilaaoni di
Antoni, ed opere Greche, e Latine, e gin*
dBz} fidle rotdefime , e «raglf altii il Fabric^
ci r>ella Biblioteca Greca < e Latina, il Mo«
rofio nei fuo Polykìftor Linerarius, e Tomafo
Pope : Blount nella Tua Cenfura Celebrìun
AuBorum* Altri molti Ajat^ri hanno iiiuilra*
ta r Iltoria deir £loquenza poetlcs % e pro«^
4ica io Gffeda ^ ed lo Rem» , «d aim Vk-,
(7} CrfàiA^tU éé i^iyf. 4>o^
4o8
particolare Fianno fcritio del genere iì rfor
guenza illorica , ed altri degli Autori dell*
cloqiienza forenfc ; e molti altri han fatto il
quadro deli' eloquenza Fìiofolka tra^ Greci •
tra'JUtifìi t c tra* inoderoi
f« l.Oied ebbero un miioeiD ioli*
Dito di Oi^tori , € Declamatori di ekM|ueii«
za nelle caute private, e neiie foilenni adit«
nanze delle republiche un numero immenfo
d' inlLiiii llìorici graviffimi , ma in Roma
n^l iecok> di Auguflo fiorirono contempora-
neapaente tutte le arti^^ e le fcienze.» ed i
buoni , Autori i t fubito decadde Peloq^za»
e le faenze dopo Aiigufto ». anzi ia vendo-
quenaa fini colla repi^lica Romana , t colla
Greca «
5. 6. U eloquenza i (lorica de' Greci fu
favolofa , ampollofa , vana , come in molti
luoghi di Erodoto, e di altri antichi Inori-
ci Greci (p) • £(Iì tratuvano da barbare tut-
te le nazioni « che infegnarooor^ crafmiréro
ad
(S) De* Poeti Greci , e Latini fcriffc lo ScaK-
gero n«la Poetica, ed il Crinito. Degl^lftorici Greci,
e Latini il Voflìo« Degli Oratori il óefolHo nel iiio
Thtatrum Vtterum Khttorum , c dell' eloquenza Filotb-
fica,'« Heir Jftoria de* Filofofi il Laerzio, Plutarco
tr:ig!i antichi, e tra' modetui il fitucker^ io Stanley «
il Deslandes .
(^) AuL CclL i/oO, AuU.
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.ad cflì tutte te cognizioni ifloricRe , le fcieu-
2e; e le arti incruftaie delie favole Greche»
ed aiterate a ior modo . Se ogni fapere fii
da' Greci a' Romani, ed ali'akre nazioni tra*
inaodato , riufct £Kiie ad effi Greci , naaicK
■e garniia , bugiarda , e ?aaa , di arcbitet-
lar mille àvole fopra i riti , conumi , rcli-
gioni , ufi, ailtura, fcienze dell'altre nazio-
ni, che tutte alterarono, fino a trafmutarne i
nomi , ond' è che i Greci ci hanno octen»
fcrati , ed illuminali fulle fdenze , ed arti,
e fuiriOoria^ delia quale pti hòocà de'Gre-
ci fi erano Tparfe mille fiivoie t. per vanità df
elfi Greci , a. per mancanza di cognizioni ,
3* per non avere viaggiato (io).
. $. 7* L' eloquenza Sofiflica » fpecìalmen-
• te
♦ (io) Quiimìì è, clic con grànde Ctitica e rlflefllo^
ni debbonfi Icgerc Erodoto, Polibio , Senofonte , Pie*
larco, Tucidide ec, Dionigi d* A licamaflb, Lirio ,
Salluftio , Tacito ec. , c paragonare le loro idee Ifto-
riche coite teftimonianze de* dotti moderni viaggiatori
Hìadti . Quante favole i Greci avean dette di ?oro»-
ftrc, <!i Mabomct, di Tiro? Quante full' origine di
Roma? Si veda PlutarcA. in Komul. » & in Numa .
1 Gred oormimero fino i Domi de* Dei, de' Pacfi ,
delle Otti, delle regioni OriemaU. In Perfia, ed^in
Ecicto fi trovano Qtcè con nomi Greci , vomfe Pcrfe*
^ poii, Eltopoli, Oìopoli. Dall'Ebreo nome di Hettha*
laim fecero GeraOdemme . G>rruppero ratti i nomi
Dei Orientali» t^nani, e kHìcqim» {ime aOi
«^eca. • '
Google
te tjci genew de' FilofoSci contraftì (u mol-
ip promoflà tra' Gteoi . Quefta eloquenza fu
I«arnnatpdai:4iCÌaao(i2),e da Piutarco (15),
• dagli AotMci di buon fenfo tra' Greci
MBC '&$ anobr CQofiiDikr ^cpienza biaflmsh»(
(la) Nel Oiaiogei Vnre^i^ ì'iJ'^taXPi 4
(ijj ^Lumtck» in Uhf, 4repf t» «x^oKe»»' ieAn^
iìtìùne , opufculo clie va traile opere <li Plutarco Tonu_
Il pag'^i» edition* in foL Francof, apud hafed^ ìSf^e^
lèti, ann^ 1 599» £oco Come Plutarco pariat ia od'
ijbio dctt^ «loqueont -* i'ivindé' ùportHi topia^ ti vm^
tUtate diStù/tis /inwiy^ ìffif fe^fe^ui ftJuiÈKM$ Imi"
Ufigitfii aon ^asf mm firu pMuta-^ mulìumt fid
éifes4 Ulé mim Jurida^ 6r odorata Jt&éntfs filU^
ocnjerùnt , atque ptruxunt opus, jucundum guidetti il^
iudjfed infiugifirumi & in aiem dumuxat durans ;
hit fgpenumero prata pervoUiantes $ violjrum , rojarum
hyacmthorumgr.e copia con/Ita, in thymum ajptrrimum^
atque gujtus acerrimi deferuntur , eique adjìdtnt ^iC
meditantes jLiVurn^ ptrceptaque utili fucco ad fiitua
itvolarii cpM — L'Àftcflb Plutarco nel Tonio m^idefi-»
ViO pag. 4^» yinii»p:a i pedanti ^ cbe badano alle pasQ*
le, non «Ile .co^e^ e jDoà ème -«r
^hmiiotem 4fùmorims magaaoiqiie inmda
tHitaum, atfue arg/uiias adoU/(Mmm im feéa^t gf**
tunfumt neque vkam^ neque aSHant* ^ ia Upu'
ifita converfati9nem pkilafophofum ohftnfantium 9 fi^
VPfaiulg dumtaxat • & vaèls r Umd^nuumq^f fi <i^^^
Beni pronuptjiaf^'tur , id vero , dé quo pronunciabaiur ^
utile ejjet f an inutile, ne effjriu/n , an inane ^
jMpcrvacaneum y neque iMélU^t ^m , neque inquiren-
nuta — Si legga il uaciato di i'iutaico Oé audiU^n^^
c.iyi.i^uj Ly Google
ta da Quintiihno tra* Latini* I Greci ecce-
dono , e vincono i Latini nel genere di elo
queoza di Dialoghi. I dialoghi di Platone »
quelli di Luciano non èanno ìa Ladra ini»
taiori , iuorchè Cicerone in certe fiie open
Filoroficbet ed i colloqui diEnfirai lebte-
m Ponmék tnf Fiancefi » e Loid LMcm
tragP Inglefi abbian quafi ogoagHato Lucia*
no ; ma nel genere di Apologt ^ e di Dia-
loghi i Greci prefero dall'oriente i modelli»
ed i Latini da* Greci » come io cpaC tatti
lù ahre cognizioni (if)*
Co(a aflai lunga j e tedSo& tutb^
he fl paialiello deUo fiat» Mie faeme tttt
Gied antichi c Latini , t degli Aotori A
quefle due liiTgue • Sarebbe inoltre tal paralldio
inutile a que>cervelli j che non fono Filofofi) e
quei che lo fono , ponno da loro flefli leggendo
i Grecia e Latini Scrittori, farne Tefame , Tana*
lìfi 9 li paiaggot in iippoeto tììo Bufo Mie
cor
(ti) OfTem Cicerone di ùrmtk Cé^ ^^^i
cbt eloq^ieiai HofMoa fil pìd riAvena, doé per a
toh fero, mà la Gioca la an^Uiai Èà ogni gcncia
fcieatifiop , jnafltQHUBODte alt' Iftoria ««' Mea /Iw
étt ghquentim noftmum hominum'^ «j^ ut im féigfiMm
étqui in Jor0 «AwMf ; ^f9d Oracos autem elù§iiem^
Jimi homines^ remoti a céuJIs forenfièusy guum ad
€attras res illuftres^tum ad fcrihendam hiftonam nuf
xime fe adplUav&runt — CÓsi CiCMODCi chc aiiafiO
w'i cièiDpj di ^lanio dice**
I
GDgDÌsioni V « '^tHa cujttira mi- quelli amori ;r
e delle cofe , che trattano , bilanciando con •
efattezza il piano , e 1* efecuzione delle loro,
opere, ed efaminando aliai più le cofe, cIìSi
le parole* La leuuia ragionata degli Autori-
Ciailici Gj^ecìg e. iiatìni fatta da uno rpirito-
^ilotofico ^ è una .guida infaUibiie in tutte-
le.tognizipni utili ^ e nel giudicare .ruHa.aa«
tura dell' eloquenza Greca , e Laitina , e -de*
Greci y e Latini Autori di tutti i fecoii dt ;
tali lingue , e dopo una tal lettura è facile-
il decìdere Tulio flato delle fcienze , e dell',
eloquenza tra' Greci , e Latini Amor; , cofa,
fuila quale molto (i è difputato , ma è facile'
vedere , che afiài tardi s'introduflfe ia Roma
il.guflo delle Sciente; iniàtti Scipione dopo,
prefa Cartagine .avendo -fcritto al Senata coTa ;
dovea fare delle grandi Librerie « che erano
in tal Città , gli fu rifpofto , che le avelie
diflribuite a Regnanti dell' Africa , e avelie
fclo confervaio per i Romani i libri di Ma^
gone full" agricoltura • Si veda ColuttulL de
nrujì.(is)
• . . ■ . • »
(15) E' quindi da oflcrvarfi, che i ClafTìci Gre-
ci e La tini , farebberd veramence i libri i più utili nel-
la r^obliea Letceiatia»^(e fi aveflfirò cònuneDtau con
FHofibfia, e*fvìlnppando'le còiè'ncjlt» che Cono io eii^
ò che da efli fi ponno rilevare* Ma il male fi è die
tali ààiori per lo piti il leggonq^ e fi c^mineiitaop
ièmpte ia rapporto allo ftiìci aUc £a£, alle p^ole.
uiymzod by Google
- . . j
4«f
:3 §
C A -P O . VL... :
jPfZr tloqugnia delle altra nwderne,n^ionè^ . •
ipioji d£gL* Itdiam , de' Franceji » dc^
■
IFHólógt amìd dell'antichità , ficcome con-
traflano per dare a* Greci la preroiaepzjj
fugli Autori Latini, così pugnaip acrein cri-
pte, pec dimoHrare y che i Laiinì Scriuori bk»
jperano gl'Iialiani', ^ Prancefi, gV-'inglefi « Pa6
di tali Auiorf ciò cte faifls Orazio.
* •»»"..,■?
. 33iim favet antiqm noi , nofiroMt lividuf
odit. il). . ■
Co-
(i) ìilor0U
4^4
Cofloio Ibno fempre amici ài lodare le iin
glie oknmTj e cfcir più noq efiAono ; ed r io«
10 fimiH oe* fcoipi fbtiiri oeHe fhfohizioiil
future delle lingue, quando forfi PefequenTat
italiana non più fuHlQerà, nè la Franc^fe , nè
V Inglere , com* ^ poiEbile ^ ^iaccfac ^ cooiy
dke Orazio ^
allora tratteranno di lingue eccellenti le Iin*
gue > che ora difprezzano , e difprezzecaoQQ
h Hoffm mtaà # aito» (3^ r
3) n tìì^m fi dare atcte per te Ibgii»
luidchey o nodme dee iniceie dall' nòie «die da eie
fi ricava per t bmi libri, che in effe vi fono. Ma ^
cofii eeita » die fempre fi dee ^odlMiiciate a fu coler*
tare V ta^^ni il proprio idioma» e poi eoi projprdfi»
del teiapo, quando la ragione è coltivata ^ poonp ^
loro ftudiare le lingue ootte 900 maggior profitto . I
primi piani dunque per i giovani dovrebbero cfTere nel
proprio idioma , per non ooverfi perdere il tempo da*
vsagaczi ad imparare le lingue docte, che in una età
più roarora rie(ce pid facile 1' imparare.. Un piano di
icic^ze mili in Icaliaoo per la gioveatd d dunque da
jefidentfi, e proporfi» Ma con d6 non iTteiendono
^iafimaie le ling^ donet come la Giea^ la.Mina»
' Qim mm fum in A^non (2) .
$. 2f Gli Uomini , le famiglie , le na-
;?Ionì in cene cofe fi riguardano fcambievoi-
»iente con derifione , in cene cofe «(B 0
;ìo)QuranQ, in al^op ;iMayidìaop« ja certe 0
cx)mpafl«H»no ^ ]Xk. certe fi fìgf:^tdaùo eoa
indifibrtnza., io fxtrxttjtmimio,^ ia lalune è
ferfeguitaao. Le fcìpi^ néìt varie na;fion»,
j coilumiy i riir^ i culti» F indole» le varie
opinioni delfe nazioni , le mode di vellirp ^
di abitare , di cibarfì^ Je arti tutte , e ie vai
lie opinioni degli Uomini ci fomnyiniflrano
cre»p| delle cp^fi;. fudict^ , { popoli ^ e
Dazioni Idrate pugnano falle ifng^e ^ e
lullc fciena^ ^elle patiooi • I FranceJi deri-
idonp taloia J^eloquenza ItaBana , e la Mufi^
ca , gl*lxalianì difprezzano la lingjua , o
WuGca Francefe . GÌ' Irglefi trovano a Jorp
non adattate le cofe di quella ^ e di quella
Dazione} anzi pon fojo per Jc arii, fcien?e ^
ed .eloquenza' dì i|iia nazione ^op uà* altim
nwpoe fi fònoD varje hnghc ». cpipe per t
^fuoqueifta Italiana Praiicefe , tng)efe > ma
per Piffelfà Itatia , quante- (onp: le Città , le
jfÌGfoie nazipjtri , i yarj Autori » i diyerfi fé-
[Po6
» a « •
le lingue Oficnndì^ iicce(rarii.(Gi]i^^ eomé éa fioi fì è
«Rmofiraro, a chi Ùuiiz frienze pròfoiufef in dà pijl
matura, per ben capire i fonti originali di tali (cfenzé.
Ma i ragazzi, e i.gigvanecà 4oVttbi>ecat> iùiuui, M
pmo della piepria liogiia.
coli delPèloqueinà, tante. Tone lé gperre.per
le varie opinioni • I Fiorentini riflringono T
eloquenza Italiana alle lóro Città, e alla lin-
gua Fiorentina , della quale gli Academicì del-
b Crufca fi fono fatti i Giudici , mentre gli
àltri popoli deir Italia riclamano i privileggi
delle iqio linguet Vi è chi preferifce lodile
aerBoocaocioà quello degli altri Autori* Vi
ibno T pattiti àe PfStméAQi , degli Antipe*
traVcWfti , de' Marinifti v VI i chr ha prcfoj
rito il TafTo all' Ariofto , chi P Ariofto al
TafToj e chi anche ad Ornerò^ e chi Dan- -
te a tutti quelli. Lunga farebbe la fiUa de*
combattimenii full' eloquenza^ italiana , falla
Poefia italiana » (ìigli Autori italiani • L' iflef^^
Jb Gombatdoiciiiò per i Ipra Autori fi è fitt^ *
to dagPlnglefi , e da' Franoefi « Si è qiie«
(lionato fé k moderne Poefle metriche > ò
ritmiche Cano da preferirfi , e fe la lingua
Italiana fia meglio della Francefe,fe i Sonet*
U corrifpondano alle Odi de'Latini , o gli Epi-
Srammi ec. , fi fono fitte qu^flioni infinite
air etimologie iiaii^ne , fulla genealogìa del* ^
la Lingua Italiana ec Abondano i libri àcU '
le lingue moderne di fimili queflioni ^ e fidk
le lingue , e fulla Poefia , e falla Mufica di
tutte Te nazioni dì Europa.
§, 3. Le inutili difpuie , fe la lingua
Italiana fia da preferirfi ^la Francefe , o la
Fcaocefe ali* Italiana; (bte Qm giungo nar«
xate
%
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rate dal Rim^Co Muratori (4.) '. Qjefte qa*-»
ftroni f^^no* Ginili a'coiitralVr diceitc fam glie
chc-difpataJiO' di nobiii^v 0|At Ifnguai ha ie •
file- ptoprie 'beliexze? Poetiche , e~ Profarcfis
che* non ponno cedere ^ nè^ ritRMrarli nelle ai*
tre lingue , ogni iing'ja ha i fuoi difeai aU
tresì,* ed ogni parag:)iie è mal fatto , molto-
più quando le bsilezzs di una iingiu (ì pa«
ragonaoo a' difetti di uq> akra^» in quat ca(b »
è Tempre faifo il gfudizio • Sono .da parafo*
norfi i df£em ^ d&tii io beiieae alle, bdk^
lesse • •
' §• 4. B Slgn«' MiKatori: yoHe^àìtet, che '
la lingua Francefe noi potea innalza rft alia
maei^ del poemi Epico come mjici han
creduto delle mDderne lin^^ue , perchè picK
del dovere' ammiravano i Poeti Epici Greci,
e gi* Italiani , e. pure gi' inglefi hmno na
Vòem» «.com* è.il' Pàraiifi pwdatù di Mil-
ton (^) r ohe. è. una'eccellente Poema jlpi*
00 (6) . lI'Srgn. le Cimae^ nella Tua L»fia%
d€ è il VirgHio de' Fortoghelì. MonC de Vol-
taire nella fui fublime Erriade è l' Oinero
Francefe , e ia.rttbUaaiià.'deir ebqoenza in
lomlL ^' ^^Ji-ét ' ital
(4) Neir open della Pè/fiua PoìJSm ttjiiané^
Tmi. *//. fi^r, pag, 1^6, Cjp. i<}.
' • (f) Il fuo ticolo orig-iiale è Pindife Loft,
{èi) Si vedano le rifl^ffìoni di Myfocd Adiib»
fidi» Spetcacoce a' luiaw» 9i67% j'fi§^ \.
41 8
tal Poent /cone V ÈmacmU, e PdcgàiMr ^
firn portata molto avand « £' nn^ errore
grave il dirfi » che una iiogaa non fia adai*
taa tertr Pòemi» a certi generi di eloqeeà^
za • La nazione eulta , gli Autori di buon
guflo ingentili fcono le lingue, che diventano
per eHj a tutto adattate • Il Muratori nei
luogo da noi fopra citato riferifce uo graiì
rumerò dì contraili fulla lingua italiana , e
la Fraocefie • li Padre M^mn GeAiiu adia
fila Àbmifd. di' èca ptnfart "nelle ìq|KH
re di ffMrito ahò la bandiera de* partigiani
della lingua Franccfe contro gì* italiani Auto-
ri , ed il Marchefc Orfì nelle fue Confiàtra*
fiorii fui libro del Bohours ha pre(a la difc*
ia degP Italiani contro i Franced •
$• f. li F^noefe Monf. Thmds voU>
it mollo degradare V eloqqema italia--
na (7) dicendo» che gV Italiani , fiano piil
derivati- da' Galli , da' Gotij dagli Africani»
e da^Germani ^che da' Latini , e cheatnanola
lingua Latina come un^ antica imprefa della
loro decaduta famiglia • Dice che tardi (il
coltivata la lingua iuliana » die ebbe aflai
JEtoliiici, IfloBCÌ 'j e Poeti ^ ma-tnai un Ci*
cero»
(7) _ Thomas ì^/hitf dex elog,Chap» IJ. Di que-
4p <ii«4e yna idea alTai fiHVttigg^qft t^»
\
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za halrana non ha nè forza , nè carattere ,
ma che interelli più i fenfì , che rintellertj,
e che , come la Malica italiana , paria Tem-
pre alia fantada. Soggiungi; , .che gii Oracad ^
fialrani cotnbmano fra0 parole , e pirrodr » .
cOQue i Mufid^oofnbiaaiio !;ruonii..e <£e le
paiole delPeÌDq|9Ciiza arciioaicii4 e cóncateai-
ta, fiffaoa'Fatcenzìoiie , e r'orscchiolagirce '
colla mu(ìca delie parole aiutata dal panto-*
mimo de*gefif»e che da tal fuperfìciale elo-
quenza Tanima non è commoflà negli aff^tcr^*
nè attaccata neiiV idee. » e ne- penzieri . Palla
iodi Monf. Thomai a.dfre » che neil^ Italia^
QOQ fofianV eflervi grandf Oiatori febbene'
10 pg|QÌ:. feoob vi fieno (lati eio^j ^ e Iodi •
« Riflètte- quindi MonC Thomas lugli elògi rh
dotti a Sonetti , che dic^ ejfere in materia di
lodi la moneta corrente del paefi , che ognuno^
la vende f la dona y la compra ^ o la riceve ,
t che di taU gpntrt dìAodi V€ ne fqmper tut~
Uomini . <t per tmLffi wml , e che fi
Paeta^M Min^o ^, una Ùàviia , uit . Sant$ , i
the tèi Sonetti eternameme ripetuti \ eà èterna^
mente obliati » cddono gli uni figli altri , come la
polvere fopra le jiraie ove fi cam.nlna , c che tee-
11 elogi non fanno ni piccoli , n^ granii più
di fui che fono* coloro t che gU fanno p e che
gli mpfon», e - che fi ridusono^ad luui moda ,
cmne t img moia un falutoi i wm mmnia .
D d a ©f-
'420
OHerva inoltre Monf. Thomas y cfie gì' Italia-'
ni han i.egleiie le Tragedie e che folo han
còlti vaca la Mufica > che mancano di feaci-
ménti ^ ed abohdano di defcrhiom. ' '*
' * $• (5* Nelle opere di* un gran Principe',
che k Tenza dubbio il Ce&re , e i' Aiedàndro
de^nodri (empi fi paragokia i* eloquenza Italia-'
na ad una crtma sìattuia , che non fa pom-
pa , fe ncn di parole , e di apparenze , non
di cofe , e penzieri (8) . Qiiefte , e confimi-
ii fono le oppoiizioni , che molti Aqtori 01-
llramòntani fanno ali* eloquenza italiana nel
tenipo che cfli hanno coltivato il loro intel-
lètto colla lettura degli Autori Italiani^ e La-
tini che fono flati i lóro' Maeflrf nel bnon
' guflo. Se gii Autori citati han biafimata con
inolia ingiuftizia l'eloquenza iraliana , bifogna '
dair. altra parte confcfTare che varj Italiani
ban voluto pià del dovere efaltare la loro
lingua f ed i loro Autori • 11 Buommaiiti ,
per efeirpio neirOrazione deiU lodi ióXa Un-
gua Italiana K\ lafdò talmente dalla flitf 'bn-
laHa trafportare , che preferì Dante ad Ome-
ro , e Virgilio ^ e difTe , che nel Petrarca
eran raccolti i meriti tutti, e le lodi di Pin-
daro j di Aoacieonte ^ di Orazio ^ di Ovi-
dio
(8) Oeuvr. du Philof^ de Sans-fiu^y U. Poft^
Lci/f. 6* pag. cdil% in li. IJp^
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42T
dio , di Catullo , di Sofocle , di Euripide ,
o di Virgilio • Lodi poi confini ili , e mag-«
glori fa del Boccaccio in quel l' ille ila Orazio-^
ne» che «90 pyò j^i^rarfi da chi lia itil a-
no, che ben ragiona. 'Ali' incontro iMii^'efai
Sign, Shj^rio)^ neii* opera imiiolata • X Ooiafi;^
04 un guit^ami Poeta degrada troppo gT^
italiani Podi»
§. 7« Nelle rìfleflìoni , che fa M'nf.Tko"^
mas fulla lingua , e Tuli' eloquenza italiana ,
non è il fnedefioK», né. favio , nè da lodarli^
£' chiaro tra' dotti , che le origini delia Via*
gMa.'ltalrana Cacx> dalla Latina^ o dalta Gre^
ca » e. da'im nsifto di aUfle naironi , che d/itruf«
.fero il. Romano impero. « Ma (ia uau tale
litica, dalia Latina, o dalla Cekica , o daU
la Briitona, o dalia Teutonica, cofa impor-^
ta V origine per il merito inirinfeco di u la
linguai* .£-' una ver^gna per Monf,lkom2^ di
cosi argomentare • £ poi ignora; egli , ct^s
ancor nel cafo p .cbe voglia dir(t , die ^? fta«
.iiani vanlan la loro origine da* Laiini come
apponto tma deeachica fim^igiia vanta gli anK
tichf 0emmi di nobiltà , ci dica egli R Tho^
mas q^uaP antico (lemma di nobiltà p lò vaii-'
tare la fingua Francefe , 1* Inglefe , ed ahre
eh' cflTo preferifce aiV italiana f Niuno „ fuor-
ché quello di edere tali nazìonFÌ tiKte di-
k^oie (deir Italia « che P ba illruke rn o^nr
Sienerè dt dboriae j e di eloquenza ad effe
tramandale dagli Italiani per nie220 de*tuo-
ni Amori , che tutti aif antica Grecia , ed
air antica-Roisa appartengono^ U ^guénionac
»-di»-orTgTnf «fijon conviene vad un Filòib-
fo • 'Circa ^poi P-eio^ìenTa -Mia .lingua
Tranoére 4a - fi» rpeffanone ^ affin >iar-
•da y ^cfoè «fion- anteriore al' ^Secolo ^df hvSfji
.XIV. , che fu r epoca della mhura della
Francia , e della fua lingua , che per iBolte
•raufc cccafionalì , che lurgo (àrébbe a rifcrt-
«re , n refe ia lingua Univeriaie • iDei rèUo
l4«'C chi 'ha'Tmzaio ^^he la lingua it^àfle
nacque comempofanea nel fecole - di Augo^
» ^ 'clie tale iiogoa "fi 'parlava «allora 4r
Atmia trclto'-divefra dai linguaggio ^Latino ,
Tal' • opinione foflenne il fanrìòfo letterato
• Bianconi in un^ opera fu^principj della Lingua
Italiana , opera manulcritia , e ciiata da'-dot-
^ì, e favj Ccnipilaiori delle S&meridi iie^
terarie di Roma (p),
"j. 8, ^ le lingue 'Iodq ia f^iont -Al-
la
("9 ) Nel Tolwmc acU* anno it^u SùUe
gelone delle nazioni Iiìgle^ , Francese, ed Italiana,
* che fi riguardano con invidia per le loro lingue, fi
vedano i difcorfi di jiddi£on nel Fue-lUclàtr n. jo,
Addifforì ITotks, Vol.lP. pag.d^'i.i^. edii. in 4. David
iiun.e nella Tua Iftoria d' ]i;ghilccrra nella Vita di Gia-
como l. di Stuan |iacla 4D9lio fujla aatura 4ciie lin-
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la oiltura de' popoli , e fe le fcrenze fiiro.io
più antiche in Italia , dalla qual nazione f
Fcaooefi» e griogiefi ie riceverono» è chic^
le s che le arti , e ie fiùcnze tutte , nelte- '
quili dagli italiani fiirono altri popolc-
iflniiu r-teSm- più gentile , e piò irdr
armonfcar Feloquctoi Italiana dell» Franoefe.
afliai pria dei tempo della coltura de^ Fran-
cefi^ come colia dallMftoria* Quando il Boc*^..
caccio , il Dante , il Petrarca , il Taflb , l'
AnoAo in Italia ricondacevano i felici gioc«
rà deib più bella eloquenza poetica e pro-^
laica' qnafi crfoirando i migliori Autori dell'
antica Roma,. e deUa vecchia Grecia «-.qinkll
Amori mai. pom la- Framja oppom Tutti
i migliori Poeti , e Scrittori in ProTa deiii
Exancia, c deU^ Inghilterra hanno piefi i io«
D d 4i IO
gne, ed cloqueiwa Vnneetcf Tii^ese, ti Ul&mt JU
fpelfo irifiiià CueroMj Ovidio f Sauté t tucétM f M
MériÌMU^mi^tempa deiia rifi^réfioas delle Scunie ^
ipfittà ancora i primitivi Scf inori delle lingue^ Italia'
ÉÈa, Francefe, ed IngUfof i gujtU éadaran meno alle
jHf Beiieife idU natura^ e piit al ^nfiare dello jli»
ie j [aggiungendo che gt Italiani i più celebri ^ come il
Petrarcj , // Taffa , il Cuarini fono pieni di argw
fie fiivoU, e di fantafìe sforiate ^ come ancora t pn^
mi y^utori FroMefi^ ed Inf^eji fcc le laÈ^omi dit^ cUb
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r« inodcHi dagli Autori Italiarji. Se dfunqne
l' eloquenza degli lialiani , come dice Mon/l-
>Tkomas è faifa, fuperfìciaie ^ ^ed inconcluden-
te^^^peicbè tutu appoggiata ad acconac pa-.
roie , «e mente air idee ( aflèrtiva erronea ,
fiilfiffima perchè € 'loio «nlgliori Aotod
ibno>^flari queHiy che meglio 4ian damo imi*
tar gt' baifanr neir «elequenca -f li Vohaire^
ed' il Roun^an creduti i due Eroi delP elo»
quenza Franctfe , fi han fatta gloria dell'
imitazione degli Italiani , ed hanno fempre
aoimirati ed idoiatrati gii Autori Iialiaiu » e
fopra tutto il Metaftafio> che foio vale
flenere aU' Italia i^'Univerrai -.gloria in ogni
fienere di eioqaenaa ed il MeiaBafio lArao
£nemi(ce*ie«aflurdità > che dice .Jfoi/I Tho^
mas che gP Italiani non han coltivata i' elo-
quenza Tragica , e 4:he non parlano al cuo-^
re , e ali' intelletto, ma agli orecchi ^ Non
vi è Scrittore , che dica più cofe ^ e «seno
parole; e che tanto parli airinteiletto , e al
cttore «quanto il «gran MetaAafio , e malti al-
tri Italiani fcrfi da Monf. 'Ornai non letti
ton mofta attenzione •
§. Se vuol faperfi la bellezza e P
eleganza di una lingua , dee rifletterfi alla
mufica , ed aiP armonia di quella lingua*
iLa mufica Francefe non è foffribile , come
Ìj è dimottcato dalV ineflò Monf RouJJeau ,
m digli... AtuoKi deir Enciclopedia di Parigi^
dopo tante guen^' ovili filila anifica E^iaiM^»
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fe fatte da molti Aatori « Le tx^nftgoeme
dunque fono molto favorevoli alla Ikigaa Ita-
liana > che per l'energia , l' abondanaa » dòl«
rezza , e proprietà è la più fimile alla Gre*
ca , più propria alle verfioni dal Greco , e
ad ogni genere di eloquenza , e più dolce
delia Fraocefe (*) .
$• io« Le lingue Ibno tanto più Mie,
€ più cube > -quanto più la loro fcrittura è
uniforme «ila ìoro pronuncia « I Greci , ed
i Latini .primunziavano come quaii Icriveano
in molte cofe . Cod ancora Italiani • La
fcrittura Inglefè ^ e la Fiancefe , nu>Ito dal*
la pronuncia differifcono, ed afTai più T In-
glefe. Dunque Ja lingua Inglefe è men dol-
ce » e nien beila delPItaliana , e la Franco-
le è più dolce. delP htgklc « I fcigni > e le
cifte
(*} Viene da ridere ^riamente ad ogni ragii^
'MVolOy quando fi riflette, che Oeronimo corano \ il
quale può dirfi che iìa il Scfiflieo panegerifta de' bni*
ti , de' quali fa l'elogio, abbia con una lunga, ed in*
fipida declamaziore fatta un' atroce fatira contra la lin-
gua Italiana per esaltare 1* idioma Latino, che dice
doverli ad ogn' altro preferire, ond' egli il RorariQ
in quei tempi inalzò la pedantefca bandiera 6k contra«
iti di pieuiincDZa di lingue, e fi portò io tal qucftio*'
fle, con eoella poca Logica, colla quale fi era porta-
to ió tatto il Aio TofiiK^t > intitolò dli^i ani*
mdi Jfmti • Jtcrar. in hiiiiu Mrmh iièr, Ul
itd laa. idiu iatf. ,
Google
4Ìfr€ 'Ìé(WKA^à€¥On ^OBOtO più fipUO,€OV- .
rifpondeie «*fuom , « queto c ia chiave . di
giudicar lìille lingue , « foro beUesie •
foli l'amiche lingue de'primi Scrittori Fraiw
cefi , e r amica loro pronunzia , e fcritrara
feniiva , come -quella degli amichi Inglefi ,
delia fiarbarie Druidica , c Gotica • Ma P
ifteiTo non può dirG della lingua italiana , e
mmi Autori di <efla , che poco differivano
bi ddioem ^td in amooit da* Scrittori de'
piò felici Jeoolc ddia Latina favciia. Il Dan-
te è fimile ad Omero , il Petrarca è ndia
Lirica un Piudaro , il Chiabrera il Filica]a
fono uguali nella Lirica a' Greci, e Latini,
fi Boccaccio è il Cicerone dell* Italia (*) ,
«d il Metaliaiìo r Euripide ^ il gran Galilei
fta «levata ist lioffia Italiana alle pio fuMinii
C^ifefdBdie cpgpnakm » e f ifteOb fi pub di-
fe 4* jitfiniti altri Autori , onde troppo erra
Monf. Thomas ^ I Francefi non hanno un
modello di ottima eloquenza , che non lia
prefo dalP Italia • li Pulci , il Berui , il Tat
iboi fitUa SoGdiia» f Azìofio, che è l'Oam^
f*) Si ve^a la dotta , e T>ella Orazione di Be-^
fiééetto Buonmatrei intitolata delle Lodi della Lingua
italiana , orazione da qnello iccitata neflV^ocalcnitt ik
FifW. • lale onauopc li ^ HailipitA nella Gramma*-
lèek TWctoa delT jAefle BwMMiattei, fogl. 38^
'ediaoiit di locoPK. «714.
L.iLjij^uLi Ly Google
i
4
IO Italiano btono prodotd i Pulci, i Bcrn^
tTaSyn'ì, gli AtìM Fnnoefi, c fe.m<[^
ttAhe lare -di ognuno di effi «o fi»9goim^"
Ci dica Mmf.Thomas f Autore , che i Fran-
cefi poflàno aniìpporre al Boccaccio , ed a
irjoiiiflìmì gravi iftcrici Iialrani ? I veri, c
J&ikm Poeti delia Francia fon pochi , ed
anno tutti per «lodelli gì' Italiani-. Nel fgf
nere dell* eloquenza bcra gì* Italiani hanno
H M^ffilfon ^ ed il Bonrdialue net S^goeti^
Del Giaochi ^ Bi fogna però -ooitféflm , cbc
uel genere di clogj funebri > Monf, Bofuet ,
e Fltchier fono fuperiori agi* italiani . Circa
Tpoi la grande eloquenza , che difcute nelle
publiche alfemblee degli affari di flato taP
eloquenza non ba fKKuto fare nè ia Italia »
nè in Brincia gran pfQgrdD 3 conae f li fece
in Atene , ed lo Rpma , |Hsicbi non vi è
fai '^genere di «loquema {N» i 'comizj pitbB*
chi né* governi non republicani • Gi'Iiaiiani
cedono in numero a' buoni Tragici Francefi,
JBia poche Tragedie del Metaflafio fuperano
tutte ie fraoceli, e per F eloquenza , e per
1 penzieri , e per le im^gini ^ e per V -eip-
qiìenza delle pafliom « Dicon mola j che H
J&lf taflaGo ila Imitati i Francefi » ma fe ciò
fuflè vero > gli ha imitati » come f imitò
Omero da Vhrgiiio » cioè perfezionando
Omero .
' §. II. Non può niegarG , che i Fran-
cefi aisbiao cercato di reflìtuire aU'eloquma
I
poetica r antico Mro f rafegnare le fciciH
2e , e r arti , e dì migliorar riTomo , di die
parole > e non cofe , ed hanno refliiuita neU*
antita Vede di Pindo la Filofotìa, daila qual
fede Itaiiani SecentiQì avean cacciata
per roftituirTi lo rpirìto delia Poesìa vanadi
e frivola $ ma oitrecchè i primi Scrhiori Ita-
itani fono flati tutti pieM delia FiioTofia di
quei tempi , come Dante , ed il Petrarca ^
ed aitri j è cliiaro , che gli fpiriti elevati dP
Italia Tempre hanno declamato contro Tabu-
Ib dell'eloquenza italiana in ferie dire paro-
le ^ e non cofe $ e pur ciò non oftanie vi
tanta Filofofia in ceni epifodii dell' Ariofto.
del Taflb» e di altri Poeti italiani^, che ne^
luoghi I più Sentati delle Poeiie Fiano^,
che Ci repotana tanto Filofofiche • Che ditse^
mo poi del Metaftafio , che è fèmpre Filo»
fofo, fempre grande, Tempre Tubi ime, e<l ia
varj luoghi di molte Tue opere , ed in certe
molto più , ove profeda fomma Filofofia (lo)^
Egli ha elevata la Poefia all'eloquenza Teo»
logica la più fublicne , conie fi può vedevt
nelle Orator) Sacri del nedefimo • *
$• 1 2« Dee dirfi • ingenuameaie > die' .P
fio) Nel Sogno di Scipione^ Xìtìì* jtftfié PÌdi^
tata, nelle Grapé F^ndUsit^ nella Codtdf* dk NmU^
e fiao in- certe Cancacc^ . • h
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IMhi dopo lii^' iA(S!gtim timo' ie rnrionr »
fiafi come un' antico Macflro , flanco di aver
tanto in regnato , ripofaia , fot fi perchè il c/i*
ma molle , e deiiziofo produce come diife
eoiui , a fe (ìmili gli abitatori , e che abbia
voluto piutiollo ammirare quel che gli altri
iiaiinò faittOj e-fiidov ché kte , e fcriveie
effii* ; ma ciò nOB è gèneraimentrTero ; e
non può niegarfi , che in ogni tempo aiibia
avuto j ed abbia i' eloquenza italiana , e
Italia i luminari i più grandi delia Lettera--
tura ^ e che le a lire nazioni non abbiano
avuto in eloquenza , e non abbiano » Te non
Imitatori de^ Greci , e de' Latini , e degK
lialìari , che fono i fonti d' ogni dottrini |
Cd in Pilofofift i leral Maeflri fono Oati i d» ^
Icepotì di Galrieò» e di Vivimi ; nè ponno
gli Oltramontani niegare , che i' Italia adedo
governata da Monarchi dotti, favj , illumina-»
tiffimi rivede il fecolo di Augurio , e ripiglia
gli antichi dritti d' infegnar le nazioni j OO^
me Tempre le ha infegnate nelle fcrenze j è
lìdie arti, talmente obe il fansofe A^hoo dà
una Tragedia iialìandt prtfe t idee dei fio ^
Paradifo perduto^ , e 'V Italraw Boccaccio è'
flato il fonte perenne de* libri di Romanzi
Inglefi , e Francefi . '
$.1 5. 1 FranceO non hanno nella loro lin«
gua Ufi Dizionario fimile a quello della Cni*
Ka , ed a quello che hanno gli Spagnuoli ;
ond' è che P ìfleOo ibnf. VcUmn dùamò la
lios
iiogiia Ftenceir un» cfaha' peyerà , « Jitpoi^ '
àUa qualt: Ufogfiavab far U> UmoGsa j^r. fpr^
Sa -, e rcgaiarla dr ua- buoiv Dizionafia' oome
queik) ddla Crufca , ond'egii il Voltaire fui
fine della fua vita volle incraprendere, e pro-
geture ali* Accademia Fraiìcefe un conficniler
Dizionario » di cui fi addossò buoiia pao^
deU' imprefa , che ave», Igpmeataà gliiaiai
AorarifiìMci . Ecco» qMmo. manca geife»
^hioae. di quella} ifQgjua^«. .
f^i^^AiUMamò^ noi dette fiefle pocKe rtf
fieÓÌQoi imparziali noR per de<^radar la beU
liOima, > ed atnenifljma liRgiia Francefe , né
per efaltare più del dovere V l'^iiana. , n\a
per dfoiollcafe che gii entuflallici ip4^u;^
deU^una ^ o dell* .ai^^ tingua iagfior
oaa. ipaobos, e- cher.HQii Kaii/io . faspe ej^
laqaie* ie diie- liogtiQ ^ alirrnMim méib9VQr
adf lUKu , e nett' akra' ved«te le bellez«
. se > e i dffettr lalèpaiabill dalle cofe u: na-
ne . Non è nòftro ifliluto proiegu rc; p.ù. ia
ia il paragone lu.igo , ed odiofa delle lingue
di £ufo{»a9Cora che avrebbe bifpgno di uiia
Senerale « e pardoolare anaUii , e paragone
i ogni Autore in ogni lingua e. ciò- potcà
di fe. fleiS» ferlo- ogai Lectpre « che legga
peozando , e peiul ieggetnlo gli Allori di
ogni lingua..
^ • §• ly. Monf. de Voltaire trattò la que-
flione de' contraili falla lingua Francefe , ed
X . if^ .uM iettai icuua al Sigi^
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DtùiuA f eh» gli mm mandalo mf mó^
deil^ eccellenze della lìngua Italianar m Voi ,
0 Sign, Deodati (gli rirpofe Monf. Voltaire)
iiPU€ mandato ad un" Amante V elogio' dclUi
Jìié' Amica , ma permettetemi eerte riJìeJfiMÙ »
jàuore ddla lingua Francefe , eh» Voi trofM^
Mtì^att • Poi dimoRra che ogni lingua ha
1^ lue particohri bellntze» e rtf lette lalì lieU
lea^ della lingua F^anoefe » adi italkma ; e
conduude in verfi , che gP itaUani debbono
far minor pompa delia loro abondanza > deW
la loro origine , de' loro onori , perchè i gran-
di perfonaggi non devon far pompa della lo-
to nafcia * ChQ V Italia ha amaiaeftriata
Fiaocia , ma clie tal rimprovero indifcre-»
to , Artbbeio ì Fcanoifi.sforjnd eoo 4irpia«
care a mancar di rifpetcò airitalbi « qiw»»
di eflò Voltaire palTa a dire, che i Francefi
fono ufcrti da gran tempo dalia pueiizia , e
con p'vù fcherzano intorno le ginocchia di
una balia decadma ». oom^' cg^i eirQoesyiientA
chiamava 1' Italia nel tempo che arricchiva
le fue idee con far degli Autori italiani la*"
delizia de" fuoi fludj «
$. i5, 01' hairani liaii fitto torta al*
la loro eloquenza nel pretendere > che Ic
fetenze tutte fi fufltro infegnite , e ferii-?
te in latino , e non g à in italiano ,
giacché fe iit italiano ie fetenze , e ie
colè fiiolbfiche G fuflTero fcritte ^ la iir)gu^ .
itaiiaiia nelfeloguma didailica ow iife^
idi*
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lebbe alla fingua Francefe , nella quale £.
Franceff hanno infegnaie le fcienze ond* è
nato in efli il vantaggio , che un Francefe *
colla fola propria lingua polla , e fappra ap- ^
profittarri delie dottrini le pià ripolìe d^ \,
migitorf Autori dr ogni nazione^ ^ giacché*!
Franeefi' tutti i libri di ogni tmtorm hm-
tradotcr nefìa loro lingua, e tutte le fcrenze^
hanno (critte rjella propria lingua. GTItalia--
ni hanno nel proprio idioma tradotti tutti i-
migliori Hbri ; ma fono (lati fina agli ukioìf ■
tempi oftinacr adinfegnar le fcienze per oiez--
ZD di lingue morte $ e G- fono fatti dé'gt^^
ài oontraOf » fe doveftEK>« ò n^^ infegoarfi Iti'
tali lingue arttiebe le fcienze (ir)»
$i 17. Non fi può niegare, che Io fpi-
rito di pedanti fmo abbia fatti infiniti pro-
gredì neir eloquenza italiana, e ne'commen-
tarj" di lanit Autori fopra Dante , Petrarca ^'
Arioflo , Taflb • Ma i' idedb han fatto i pep-
danti Còinineataiod di altee lingue» nè'que-
• • •
''ir
(il) li Sig. Aùtfétori Tofea, cHe tutte fé Scìen".
K folTcro trattate in ItaHano. 11 dottiffima Daef
(cride uar opufcuto dell* oblilo di parlar la propria
lingua* Si oppofero a qiicfta tale opinioae del Mu-
» retori , e del I>aU Romolo Amalèo nell* opuscolo de
tffit Latina linguje retinendo \ ed Antommaria Salvini
fi una no(4 luaghiifiina alla Perfètta Poeda delMurata-*
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flo è difetto della lingua Italiana , ma della
poca Logica di quelli Autori « che cornip«*
ipcro la lingua Italiana.
. ^ V i8. Chi voIefìTe un Sag^o delPelo*
Franoefe potrà leggere i . molti Au*
iborì ^ che di eflà hanoo fcritto (12,). (Moke
còfe fiiil*abu(b deiP eloquenza Franoefe (ì fo-
no oflTervate nel libro intitolato il D'qionario
Neologico aW ufo de' belli Spìriti , libro , in
cui fi prende di mira Monf, de FonteneUe •
Nd Umfio del gufto di Monjl de Voitairt (i
danno molti giudi?) fugli Autori i più puri
deir eloquenza Francefe , e cosi ancora n^I
Catalogo degli Autóri del 'Secolo di Luigi
XIV. Molti difetti di ftrane iperboli neli'
eloquenza di Monf. Roujfeau , che è creduto
V eloquentiffitno tra' Francefi , fono flati no»
tati da Monf, PéUijfot (13). Bifogoa conier-
^ Tom^lL ' £ « lare^
(il) TahltMu d( L* elo^uenee Trancoifi par Char^
Us de Sani Paul. M* U f^ayer U RAitùfifue du Prin*
*€e . JSalfac Traiti de la grande eloquente , Bouhours
EntreUens (T Ariftt^ Ù <t Eugene ^ Gr la Alaniere de
^iien penfer dans Us ouvrages (t efprit . il/, de Save^-
rien • Yiifioir de la Rhetorique. dans l* hifijir, des
progr. de t Efprit humaia dans Us Sciences^ & dans
Us Arts Tom* ///• edìu in 8« . .
(13 ) MtUn^ di LituràtuH nelle (uè òperp
FlL pag» ipa. edit» in t&. I77p« SiWedano ati^
Cora le MtmUus fitt U lUuratitn Fraacoije àitVt
ifte& Aaioie. .
434
/are, cfie gP Italiani non tanno nelP Ifloria
naturale , e nella Fifica i' eloquenza di un
Bufiòn> e di un Afaupisr^urs , neiriftoria noi|
banno un libnp come qud de) Secolo di
Luigi ^IVt , nella Poiidca non vi tmai
semui come qaelb del ifonttfquieB ^ qm^P
Italia in ifcambio Ibpra k ifiefie matirie bi
avuto y ed ha penzatori più favj , e più ferj^
che fanno più penzare , e meno adornare^
e ricamare col pennello poetico • L' ifleflè
riflefljoni ponno htG per molti altri Autod
delia ietteiatora Francefe , ad Ualiaoà (i^) •
i, Gl'Ingieiì liaanp gnuMÌt niodeUi
lidi! cloquem Cf me , clia 6 aggin ne' paiv
lamenfi circa gii afiari di flato. Hanno otcf-
ini Autori di eloquenza iflorica come David
Hume , che è per altro troppo carico di or-
namenti , e aliai lungi dalla gravità di Tap .
erto • Neil* eloquenza didattica Boiingbroke ^
Shaftsbury , David Hume , Locke ec. fonp
! loro erpi^ ma Tpedb pieni di gravi errarr,
fpeflb tetri, ed aflrafi , come fi può vedere in
Cudirorth , ed in Burnet ancora. Nelle ComedTie^
e nelle Tragedia non baaoo moiit modelli
• di
• • •
(14) Si può offervare jl Pifioufsaux I^dches
Xi M. de .Voiuire , nel quale fa molte riflei&oni Tulle
^lUliti letterarie de* Franccfi, riilcflioni imparziali,
perchè facic J.i un appiffi niaco dclU nazione Fraojieic^
onde Aoa poano eiTcì foipecte alU fua «koioac •
) Digitized
435*
«^a oppore a' Comici Greci ^ Italiaftìi , e Frao-
ceG .. L'eloquenza Elegiaca di Odoardo lmc
Q 4aài:lomana dalla propriecà, e preeifione,
• meOft -pitovolezza di quella di Tibulla,
vdf Properzio , di Ovidio . Jone fembra un
Jicantropo y che ulula 9 quelli cigni , die
,15 lamentano . L' eloquenza del pulpito , e
^e^fermoni Inglefì è aliai diffìmile di quella
de' Predicatori Francefi^ ed Italiani. Si pon-
no vedere i Ter moni del HUotJcn , e dello
Snioldridge L' eloquenza poeuca degli In-
SleO è aflai\entufiaÌlica(i5'),cDme fi può ve-
ere nel JUibon , e nel Shàkejpcare , e talora
r eloquenza filofofica diviene anche entuGa*
£ e 2 dica.
^
Ì15) Chi vuol avere un £iggio dell' Eloquenza
1 dee leggere il ifTalUr nel^Poemecco inUa
morte di Olivier C^mWel^ nd giorno' dì qual mor-
•le dflèado (ncoeduca una' ^ra 'tempera » egli eftiama
coti — il deU tefCM ftiejla grand* anima colla ttmpefte
€0SÌ clamorofe , comi U fua fama immortale • 1 fuoi
ultimi fcfpiri Jcuotoa^ ^uejt* ifoU f e gli alheriyftnia
igffer tagliati f cadono per la fua pira» Le loro radici
Jaltano in tuia intorno al fuo palano . Cosi mori
.'.'Romolo Cosi le quercini ed i pini sfrantumati
furon difperft intorno ad Ercole Jlefo morto La
natura ijlfjfj fi è intcrejfata nella fua morte. EJfa I14
' fofpirAto . Da tali fojpiri il mare i fiato fmoffo con
tanta violenta ^ che le fue onde agìuuidofi ìi jon por-
4at€ alle fpùnéé le pìii fùnoti f ad éamOi^iarc U mor-
U id fom - Bihli9th* Mritanii* ToBé U. i^art.
JL/>ag. IMU •
1
4?(?
nica , come nella Teoria della Terra del
Burnct, ed in molti luoghi d^ìfVhifton, neU
-le opere dt ÌVilkint , o ftrate nella Lma ^
Viaggi di Gullivti ec,. Pope è M loto mN
pifor Poeta « ed in pocbe ioio opere non if
incoatra l' entufiarmo , ed il tetro della na«
rione , che fi trova fin ne' paefi burlefchi ,
Dei refto hanno Autori d' inimitabile fubli-
mità, e di clegantiiQaia eioq^ueaza(i6) •
PAR.
*
(i51 Dalle co^ da noi fia qnl dette fair elo-
quenza Greca, e Latina, e delle moderne nazioni ri-
fultano i Tegnenti corollarj . i. L' eloquenza antica , o
moderna non dee giudicarfi, fé non Tulle cose, nelle
2 inali ^impiega, o fi £ impiegata } e dopo eflèrfi con*
derata in rappono alle eose, ed iTraztoeinj dee ooa«
fidecarfi ih raf^ono allo ftile» ti qoale è ièmpre ià
apporto dell'idee» e delle cose* Sari dunque tounie
ogni eloqnenea occupata a dir parole, e non me*
9. L' eloquenza di coloro, che hao detia coee, dee
e(àininar(ì in rapporto alla verità, alla ragione, ed al*
la Tuffi ftcnza delle cose , che dicono . 3. Si dee olTer-
vare, che Te gli antichi talora corruppero l'eloquenza
collo ftile Afiatico, molti raoderni Oltramontani l'haa
Corrotta con aflurdità perniciofìffìma, coli' empietà, eoa
dottrine erronee, come fi è da noi o^ervato, ond' è
che tali autori devon legerfi con cautela* 4* E final-
mente che le lodi da noi date aUofttle, ed all'eloqaenzft
di varj autori • Ingleft» e Franoefi, t'incendano limitate
a quelle Tole cose, che (bno in eC lodevoli, come fi
è da noi pid*.yolie dichiarato, intendendo noi di apr
provare in ogni nazione, ed in ogni autore le iòle CQ«
fe uniTormi al vero raziocinio y « alU fcca (jurìfinni
cioè a|U ?cra religione. '
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PARTE YIL
Dello ftile , e delT eloquenza in
rapporto alle cofe , alle ^
materie ^ alle
fetenze.
. e A p o I,
DM tiùfiuxtia dei fuifìto cr.
$. t.
Eloquenza del pulpito abbraccia
tutte quelle cofe , che i facri
MIniflri deU' Evangelio predica*^
no a* j)opoii dé un luogo emi^^
• nenie étitp pulpito , fugtjh (i) •
L'eioquenia dot pulpito ha Toftid varj cam«
^ E e 3 ' bra^
biamentf , fecondo i vaij fecolf flélte^^icnze
più , o meno iti ufo predo coloro , che 1*
adoprarono • Troppo ci divagherebbe dai no*
Aro illhuto il voler &re.iin piano ragionato
^eiie varietà ddl* ttoqueÌM- dei pulpito ri-
guardo. «Ilo iliie, ilie pirolev ^ ft'^feharerr^
dal principio della Chiefa fin'oggr • GP ]flo-
rìci EccJeuartìcr ì più fimofi rorahiiniflranò
4n ogni fecolo gli efempj di tal* eloquenza j
e mollo meglio ce ne fomminiflra gli efem-
pj-una fonologica let^uqi ri^qBbl9(;ile»
gu Oratori facri , cfie ogni nazione lia^ro-
dotti. Cirt pòi vòrefle vedere il qiià^ deU
la fàcra eloquenzlf inrim>|tl ÌÌM full' elò< alien*
za del pulpito , avfà molti libri da legere ,
« tragii alui il PmÌ£arola « «d\ii..<^N/7ÌAa
XJt»
luogo il pili elevato del Teatro, oel quale li reciiafa*
no Cototnedic* Si veda lo Stefano nel Teforo àtlUt
lingua Latina^ VOCe tmlpitum. lodi (i difTe pulpituniy
qualunque luogo emineuce, da cui (ì farlava al popò-
lo . Sueion, de Ciaf. Grémmatìc. Cap. IF* Finalmente
tal vocabolo dinotò quel luogo elevato, e iliftinro nel-
le Chiefè , o altrove , da cui fi parla a' Fedeli , ed
eloquenia del ful^ito ^. (ì diUe la luateria , della quale
fi j>arlava.
(x) II Caeffii» trattò ètXT Elopunit Ssira . ET
però ^ oflèmr£, dié ftet lo la ActÉ elo^im,
ù è da molti ri Aretta «]ui4òJa'eIoqueiita del jpulpico,
cioè alle prediche , Panegirici-^ edt Orazioni nmeWi •
Ma .«Ini f'A fjMt» ìm ttmm l-doqiieifea
• . era
uiyi viZLLi by Googlc
$. ^. Le prime orazioni , i primi di-
IcorG M che gli an^cbi f^ceano dai pulpiti»
../Come baona parte di molte cerimonie , e
riti, confifleano piuttoflo inazioni, e rappre-
Jmaiioni , che in parole , Si uniron poi i
difcorfi alle azioni , e ai raziocinio , e final*
mente ìncrodottoS il buon guflo deii'eloqueii-
, za del pulpito ^. divine ella tutta pruove,
tutta raziocin) i e così fi cersò .di parla» a*
j[{ì occhi, ed alla fantaCa , quando ii comìn-
cio a ben capire die 1* antica eloquenza di
azioni era fpeffo poco erpreflìva , e movea
paflioni , non la ragione .
L'eloquenza del pulpito , oinmiP
foe fu' doveri della morale , o parla de'fon*
daoaenti 'della Religione » e fui Catecbifmo»
'p lò()a ì Santi , e gli eroi , o corregge , e
riprende i vh] , o efpone la Sacra Scriiiu-
ra . Quindi ognun vede , che i fonti dell*
eloquenza del pulpito fono la Teologia dom-
malica, e morale >.i'Iilocìa ficcleOaflica , o
Isi fci^oze a cbe conducono alT intelligenza
< età io lapporio alle fpUghe elei Wmngtlo a' (èrmoni
noli' attCBÌniflrazione de' éaò Sicranienci , a' fetiDOiii
che fi predicano nelle carceri, e ne* laoebi delle con*
ialine, ove fi convertono gli empj, a difcorfi nelle
ft\n2c dcgl* infermi, c de' moribondi, a' difcoifi fuUe
fitide nelle calamità publiche , come ofTerva M. de
I^ttifcU Erudii. Cempieu Tom. llL fa§» 74* tdiu in
dc'iibri facrì , e de' Padri (3) . .Dunque le
facclià richiefìe per eflere un gràn Teologo,
' fono necefTarie per efTere un grande Oraiore
* del pulpito , H quale , quando anche fi vo»
iefle limitare alle fole prediche di morale ,
dee .eflere un gran conofcìcore del cuore
* umano, e delPlAoria faqra» ^ profilila » cbe
et manifefla i Tvilappi del cuore umano uei-
le operazioni dell' Uomo .
§. 4. Lungo farebbe il Catalogo de' re-
quifiii necelTarj ad un Oratore facro , e de'
mezzi per pervenirci • V eloquenza facra ,
dee variare nello flilc , come variano i fog*
getti , de' quali C tratta , ed i talenti di xo-
ioro , a* quali fi paria • 11 primo fcòpo del
facro Oratore dee eflere il perfiiaderc , ed
infegnare le facre verità , onde dee più ba-
dare alle cofe, che alle parole, non dee far
pompa d' ingegno , ma dì bontà , fantità , e
zelo per la faluie delle anime . Non dee af-
fetràre il profano fiile dd* Greci ^ e de' Lati«
lìi , o una dicitura troppo poetica , o unft
ertrdizionè afièttata di Filofofia ^ e di Meta-
fiCca»
m
!
• >
80., Oeuvr. CompUu Tm» Xll 9 ore parla deli'Ek»» /
quen2a Sacra,
(3) £uiJJ. Ifagog, ad TheoU Chi volefle ferie ,
e (àvie rifieflloni fulla facra eloquenza de] pulpito, do-
vrà legere il VII, Trattenimenio fuUc fiunie , fcritO
4al ciocco , e lavio Latny , • / ».
fifica , come fanno molif , cj^, t^n tìP*
tedra , e |,er afiètS & dftr ^;'*
no Filofofi preflb i verf r,»' • t ^
prie a foggcto di cui fi tratta . Le £S
oraefoni non devono effere . né rrónn! •
-the, „è troppo prive di «^^^iX*
predicare con iOiie proprio V^««^ t-
uditori , il wgno J?S 'J ? r °
Signore (^). » « CrocefiOo
T ""'^^«"«o co/lume nel nuInL
prende dalla Sacra Scrittura totia
«1 parte della predica , " '.^1'
fonda l' a/Tunto 'del difc^rfo , fa dWBoT 5
Si^^ ^1 ''"'^ ' taluni iiaa
«wouÉo , che li tema nuoce piuttoflo
«wva ; alla Bontà dell' eloquenza faS ' ^
ctó Tempre 1' Oratore " daS^ »
^ e ci» ,» mtroduflèro ne" tempi pò-
flerio-
44^
lUrfori ddia decaddi» delle fcieme ;,Nqo
Vi è ' dubbio I che lenza temi l* eloquenza (a*
era farebbe più fpedita , e più libera , ma
Tufo introdotto dettemi fembrando non po-
terli , nè doverO traiafciare ^ anche perchp
taluni, credono eder cofa molto utile j e com«
moda j alla quaici gti orecchi dei publico fi
iooo aftoefatti , potrebbe fembrare /a molti
Dn paradollb Tabolizione deVmi , moltd ptu,
che oggf fi è introdotto il coQume di pro-
porre temi a'dìfcorfi fcicniìfici , a' Jibri, alle
didèrtazioni tutte; ed inoltre il tema, o te-
fto adopraodoG nelle prediche di morale ^
ferve tome di fpiega alia Sacra Bibbia., éa
a fiirla giiSare al popolo j nelle ómiEie al
(quale, e nelle morali infinuazioni al mede&
mo , è cofa aflai utile il tema per ifpiegar-
lo, e dilucidarlo , e farlo capire. Nelle ora-
zioni poi fulle lodi de' Santi , che fi dicono
difcorfi panegirici , (ì pptrebbe . il teoia ira*
lafciare. Del reflo,i ucri Oratori fapranno
meglio di noi quanto più conviene al ioro
facro^ illttiito , e potranno efli correggene
audlr errori che crederanno in queflo di(cor«
lo fulla loro eloquenza, nella quale eill [oaQ
ì giudici competenti*
§. 6. L'eloquenza del pulpito traile mo«*
deme nazioni ha fiorito neli* Inghilterra a*
tempi di TiUatfon , e di Smaliridgt (j) • ^
P.
tSÌ Sull'eloquenza icl pulpito ia lag^lteaa va.
rie . •
Digitized by
P. Bowrdaluc > e Majpllon fono flati i t^a
Oratori i più iHuflri delhFrancfa * il Segnc»
ri ec. neir Italia 4 Ma l'eloquenza del fàmo-
fo Francefe MàJflUon niilla tede a quella di
Demo(lene> e di Cicerone. Quando MajJiU
lon predicò la prima volta il fuo famofo Ser-
mone del piccol numero degli eletti , fu tale
la commozione negli uditori , che fi fenti
un mormorio di acdamaiioól e di apptaufo,
e fi vidde la metà dei popolo alzarn fo piè
flupefatti ed immobili * Riferiamo qui ii
più bel petto di eloquenza di tal fermone .
Io qui fuppongó , che quejla fia V ultima ora
di noi tutti , che i Cieli fi aprano fuUt nofirt
iefte, che il tempo è pajjato , che V eternità co»
mincia, che Gesù Cr^ìo càmparyci àgiuikm^
tà fmndù It Mfirt ópéraihni i e che noi pam
qui wdd fif ajpettat da M Ut fimnfa, o di
vita ^ ó di morte etéma . Io ve lo dimando ,
tolpìto dal terrore come Voi ^ non feparando
la mia forte dalla voftra , e mettendomi nella
medefima fitua^ione , nella quale dobbiamo noi
comparire avanti al nofiro Giudice s fe Gesti
Crifto»io dico, comparse adejfo per fare la ler-
9Me foparapona éegiufli ^ t de penami^ cra^
ier^e voi ^ Ae H maggior mimerò fi fujfe
rie oK^vnàùni fece ti Sig. Mijfoa iA 6è Saittoiore
1
jidvM ì Cftàmflt Voi , che H mmm ifgìur
fti fanbbe uguale al numero de Peccatori, Crc"
• derejle voi the facendofi adejfo la difcufflone
delle opere del gran numero ^ che i in quefta
Chiefa , Ji.trpp.affiro folamente dìece ffujti tra
noi ì Se ne trovarebhe un filo ì Con ragione
pfferva Monf, de Vokaue che queflo I>el pez-
zo di eloquenza la cota la più famola ^
clie fi polla ritrovcy^e ira tutte le nazioni an-
tiche , e moderne , foggiungendo che tali ca-
pi dì opera ficn troppo rari , e che coloro,
che non fanno così comporre ^ dovrebbero
recitar, queQi Autori (6) •
$• 7* Per r eloquenza del pulpito'^ co*
tne per ogni elòquenza , fono }hdi4>en2abitc
due requimi , i . grande ingegno , 2. grandi
inodelii da imitarfi . A chi è sfornito dì
grand' ingegno , nulla però giovano i grandi
modelli, e nulla giovano i precetti «Sulfelo-
^ueiua del pulpito ba icritto non poche co-
{6) VoU^ftnf, Difc, far t eloqu. it U Ckaiu.
Chi volefTe leggere dotte xi4«i&oqji iull' eloquenza del.
pulpito , dovrà vedere l' opera Francese intitolata Fricis
des Loix du Gout ArticU IL pjg.i^i, ad 19^, ediu
in II, Paris i777», come altresì M. RoUin nell'ope-
ra intitolata De la maniere tt enjeigner , O dt etudier
Us helles Le tire s . Tom. IL Liyr^ If^. Chap, li, pag»
41 !• ad Ahu cdù» in 11.
♦ . • • • . , •
Digitìzed by
le degne di oiftrvaifi ii bmob ìbnfi di U
'Bhtft^t (7).
$. 8. Secondo Ibn diverfi i var] oggettr»
e le varie maniere dell'eloquenza del pulpf--
to , cosi fono e devono eflere diverfi i re-
^ifiii, che devono precedere alla medefima^
fopra i quali requiliti » non è noAro idituto
:À dilungarci • Le prerogative generali però
di UD Acro Oratore di ^pialunque genere de-
rono efler mokiffioie» e traile akie» z. Va« '
fle cognizioni delle fcJenze Teologiche e "di
quanto dee accompagnar tali fcienze . 2. Co-
nofcenze immenfe dell' Iftoria , e fpecial men-
te di quella del cuore umano , e delie paf-
Iioni , e h perìzia di quelle fcienze che a
dò condocono «; 5. Lettura Fiiofofiga, e 'ra-
gionata de* migliolt Scrittori di . bcra elo-
quenza 3 e de* Santi Padri • 4. Lettura di
Autori profani per prender da efli ciò cfre
conduce al Tuo intento . 5*. Cognizioni Fiio-
Ibficbe. per ben' ordinare T idee , e le cofe
pei movere» p«r fuadere» e conriocere ee»
(j) td Bfuyifi^Caràdér. ChMf, if. SI TdbM
•Ittcn i tmtunlminti fiUt tUpunié del Pulpito^ é
ùi fmUd étl TufQ , di qual' open rrancefe jè autore
Cfum% è impcefla a Fac^ nei iM^ ia 4» •
• • •
CAPO IL
D^<l0{«en{a iel Foro *
I Rettoria , e coloro s che Iianno fcrìtto
di ^«ioquenza per io più hanno intefe pec
li nome' di eloquenza' i' eloquenza die nd
firn dirpata fidle coniro?erlie legali tra pii^
vati , o quella , chp nelle granai -aflèmbiee
delie nazioni ^ rpecialmente nelle republiche
tratta de' dritti delie nazioni , e de' grande
afiàri • Dell' eloquenza forenfe ne' privati af-
fari 9 e litigi , fe ne polibno cercare in ogni
nazione, dove , dove meno ^ gli efemp] •
Dell' eloquenza poi Repubiicana , cfae tratti
Bélfe grandi adunante i puMtd affari ^ fe m
Vedeàno gli efempj ndi' antica Grecia , e
nei-
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^7
0dP antica Roma a* tempi deHa Rqilibiica >
« fe ne vedono adeflo grandi modelli
nelle aringhe , che G Anno ne* parlaqienti df
Inghilterra •
§. 2. Le leggi furono la prima eloquen-
23 , e la prima Filofofia delle antiche Na-
zioni^ che cercarono di confervare 19 verfi
quelle idee che ebbero fui le leggi , fuUa
Cormogonia» e falla Teologia Pro^.Dail*
eloqoenaa che cercò dilucidare , interpretare»
e adattare a' cafi particolari quelle leggi , nac-
que appunto queir eloquenza argomentatrice
circa le accufe , e i delitti , i premj , e le
pene, f iofìocenza , e la reità , e fi adattarono
a* cafì particolari gli flabilimenti generali ia*
legnati dat)e leggi , e pratticati da^ popoli ne^
delitti , e nella difela > e (cpnferyazione de*
dritti tutti /degi' individui , delle famiglie »
e delle nazioni . Quefla eloquenza fi è quel-
la che fi aggira fopra il dritto pubi reo , e
privato» e che adatta ta)i dritti a' cafi parti-
jpplaci eramioaiiflo i principj del dcptio nam-
^* vaie , delle genti > e civile , efaminando , ed
Interpretando i dritti , e i fiitti ^ (piegando
Sn gener^le le leggi » o pure trattando di
fpiegar effe leggi ne' cafi particolari de' giu-
dizj Civili , e nel Foro , o fia nel luogo ,
ove le controverfie fi decidono tra' privati ,
^me la grande elo<|ueaza legale tratta nelle
grandi affemblce i punti di dritti delle gen<-
ti^ c publicoa o di dctt»-aamsa)e ^ Si do.
Titb-
44* *
vrebbe dunque T eloquenza , in rapporto
dritti j Goofiderare , come divilk in d0qiimi€
legde 9 che fpiega , iiluClra > adatta a varf
caU i priocipj geneiaii d'ogni diritto oaturah
le , delle genti , e Civile j che infegna 1*
arte di far le leggi , di capirne Io rpirito , di
adattarle a tutte le nazioni ^ e di vederne ie
caufali, i fini, gli ufi. Tane dMnterpreure
le legai civili ec« (i) ed in cbfiiciifa foren*
fi » cne difputa prò e oontra nelle oontefe
de^ privati nel Foto , in quei luoghi , ove (i
deadono le liti , e i drini de' privati •
$k 3. Ogni eloquenza legale , o Foren-
fe è un f erfeuo fiUogirmo logico , dilatato
^ . alla
(lì Solf eloauena del foro, fugli (bdj oeceflìi*
'If, a m vaol giudicare le canee, e difeiidetle ., niv^
ao ha meglio (crìtto , àtì Francese Mf Daguefi
Jkam» Si veda il dio Difcorfi pronunriato per t tper»
tmfil dell* udienie del Parlamento y cne è il primo <le*
liioi Di(corfi . il 1. Oifcorso è full' indipeiuUnis delt
Avvocato, Il àfulU caufali della corrùihng dell'
eloqutnia . Si vedano altresì U fue Iftruponi intorno*
agli Hudj piti proprj per formare un Alagiftrato y la
prima delie quali Iftruzioni contiene un piano generale
di ftudj proprj a formare un Magiftrato, la 2. Iftru-
anooe coociene ccceilenci precetti, e riflelTioni Tulio Au-
dio deiriftorìa» La j* condeoe regolameoci diverd
circa gli ftudj delle, belle Lettere jr e Ja qoana, e la
qainta compreodono oflèrvaziooi iiiUe Leggi CtvUt , e
Canoniche. Si veda DMgKkffm Oetmm Tm.h IW«
éun iff%* in B. ' • : ,
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9Hà miniera Oràtorra ; o FiIotbScà^^ com
le circDllanze rìcFiieJano. Le leggi naturai^
oKrilr, focali f (bno le 'imggfori del (illog'cP-^
mo , i Ctttr , e'gli avveaimranit} » che de\^o* •
no rifolverfi, fona ie mrnof i . Le rifóluzio ir, .
che nafcono da' fatti , e da' dritti fono le con-
fèguenze* L'ifteffa dee dirli dell' eloquenza
dei foro cìvriie, oe! quate ia iegge è iatiìsg;-'
S^oce ii fettot^ e ié pniove la' minore . -^'^
ecreto i ;è la oonfegueoca'. N^'-fillógHjiti^ie- *
pali & richiede ddbqutr cinta la Logica ,
fili Criuca po(fi%tle , e cuttaT arte A ragio-
nare , che polla ia vera , e foia Filofofia *
folli miniftrarci • Ci fi richiede ia fcienza de*-
dricci tutti di qualunque genere , quella de* ^
£ittf ; e quelfa iche infegna di E>eii ragionare» ^
e ben, coiiofciere ì fatti .'e i dritti*, e l*arte«*
di fot ^enzace ojllé' proprie* idéò ; e (|uelia'''
dt'Bèn^èfamfhare^Ie'alttai , vale a dite cba^
nell' eloquenza legale c inclufa la 'Fflofolìa ,
e fa vera fapienza nella maggior* ampiezza
dèi (Tgof ficaio di tal vocabolo , cioè iicogrù*^
.
(a) CJi antidii cWamitono Sapienza , è Flto^o- *
cucce le cogaizioni utili, e (blide» e neceflacie ali'
Uomo, ed alla Socieci, cioè l'arce di bea psnxars,,
c. di ben dire, l* arce di giovare a^li altri, ed a (e
fielTj , Chi dcfìdsralC; faperc i req^ liw della fìpicaia.,
ellkrj/ ali' elo^u^tuA^ dei faro j.c d^I £al£Ì(o, dee
§• 4* ^ dunque cognizione cTie
fa fuper flua , o che ballar polla air elo-
quenza Forenfe » ed alla legale moie» più »
Ma intanto fi crede da molti , e G prattica.
r oppoflo t amtentaodonoC taiani ddP arte,
de aiterare i fiitil , o di uri* do^jpèm.
Babuliflica > e foSfiica , e aedendo , che
tutto ciò fia r eloquenza forenfe ; ma non
cosi credeano , ne cosi penzavano . gli
aoiichi Greci , ed i Roroani , nè lar era. IV
eipqueoTa di Oemoftene » e di Qceroo^ ..
j*, liungb i^Iima cofa j e Tuperflua Ci*
rebbe H parlare de* reqqifitf dell'' eloquenza
del foro s giacchi dovrebbero efaminarQ le*
fcienze ed arti tutte richiede , e contenute
nelle leggi , e le circoflanze per ben riufci-
re in tali fcienze , materia trattala in vano
dii molti dotct^ giacche la gìpventù dei ^9'<^
corre al folo pronto lucro per lo pii , c fik
]] lucro il fine delle fqenze legali , che cÒQ^
fiderà tutte rrncbìafe^ e comprefe nella iet*
tuia di uq y^rdc di tin'Oinoton^a e crede.
che.
• < » ■ y
' • T
. • t *
leeue. l'opnfcolo firanoese lodtoht^ Satrifiens fitr t
tSquenci ait la Ck^iré-^, 9' du haneau ' par Ai. Ciw
nt in: ix. Fari4t itftfé;',' ove éì&xat te il Predicaior^r
dee èflcre eloquènte, c l'Avvocato patericoiclè l'do--
qncn^a del pulpito fia pid difficile ai quella del forof
9 fc le cioacna iieao occeUiirie acUe aringhe •
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cfie cosi flttdfando fi poflTa coaJarre- ad o*
late rifieflionr full* acquìdo . delle necedane
Satìate per Peloqaenta del fora,., e delle teg«
gt • la cotrofiow del cuore iJt md^eTempio,
ttoa iCattf^Logica yma eauSv9f€ÌéQuiotì^LssL*
teratia « ed il rincrelbi mento 'di col tirar , co-
me fi^ee, il proprio intelletto, ingainaao per
10 più la gioventù del foro ad andare non
§M.€undent'^^,,Jid qua ititr , cona». dice, il
latido proverbio . Il &ie; delle rdentc , e
iMltO' pijk'daUb' Leggi V non è P acc^iiftodel
dlnaic^'k (aa>i( migliorare dV Uòma ^Morale ^
. e^rehder più felice refiltefwa^ del medéfiino,
11 fecbare illefi o vendicati i dritti della So-'
cieca, e degli individui . Qaefto è il prinai-
tìvo fcopo di t kii faenze , tatto it dip^iù è
cófa fecondarla ^ ^ (j^aoda- aoetie il iiicra- fuire
if fine delle fcìenze coom molti dicodo »
o^^B ved^ yvche E laero^dleado tanto più
grande , qtttnto^'pià:' gri»dt fono - i progrefli
in quella fcienza , che fi profófTa , ognuno
dovrebbe ftudiarfi di riufcire il migliore ia
quella fcienza , vaie a dire di elTer fempre
nella perfezione di taleTcienza occupato^ fi
dt 'rlgttàrdàre ali* ottimo , per dlk pià ono*
nito , più difbnto^^ ptiiagiacoN^. e- per miglio*
tit 1^ fièdb In.ogcibipòteff ^ giacché- è chia*
jB^ peo:. l!ifiorìg) il kicco, e la Ppctuoa Io-
no» le. alcr^ circoRanie non odano (3), ami**
a de* favf ,^ de' quali ne' fècoli tata,
ve . ne Ibno flati , ed onorati ^ e dovfzro«
fi (4) . Dunque non fi devon credere ia
Filofotla , e le fcienze oppofte , e contrarie
a' fini degli fiudj legali, come credon talunr,
anzi IA ogni ipoteli » Cooo tali Icieoze infe«.
()) Credon cahuii che la mHèm fii annefla alle
IcicDzet ed a certe Icieoze , onde it proverbio. Poverà -
j$ nuda p0i Filofi/U — Coftoro pet difiogannani , cbq
il paoe, ed il lucro noti fono il eompenso delle (Hen*
Sdì ma la probità » e la virtd , come dimoerà Pope^
Ufi Saggio fuir UoiDO Lettera IV., avrebbero a leg*.
fere tale lettera ; e coloro che dicono, che le Icienze, con-
ucano ali* avvilimento dell* uomo , ed adducono molti
elcmpj di varj Letterati perfcguitati, o non carati, e
perciò fi rivolgono a far il lucro nella declamatoria
del fjro l'atte, ed il fine de' loro ftudj. Ma le cau-.
fali delle peifccuzioni , o dell' avvilimento delle fcien- •
se, a poQoo vedete, t. nella cormzione del Joiooio-^'
le. «• nella lóro fiiperbta, é vinid, onde li ttnéonm
efofi %' f^iandi; |« la nwildicem>'« 4. h ftravagana,
ed il mal coftume • 5* il diiprezzo di tutto . 6, il vo^
]fr riformare il mondo, onde si reodono odiosi. 7; ne*
loro caratteri efàminandogli ad uno ad uno fi ponno
▼edere le cautàli delle loto di&razie; o della loió o-;*
teurita.
(4) sArizi molli Letterati con molti difetti fono
fiat! dalla foituna applauditi, e prolperati , come e ac-
caduto a A/, de yoltairc i non oHante il fuo Ocifino,'
ed irrehgioue, ed umor cau^ico, e fatirico, ed invi*'
«ftoid talora*' Udii diffinule gludoio può £u» di .molti:
; i altri
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pambifi dagli fludj legali * Se non fi è vero
r iiorofa » non fi farà mai vero Legifìa ,
5» 4» L' eloqaenz;a del foro richiede
molte prerogative ioieiiettiiali , come oilerva^
Cicerone , giudice competente d? ogni elo-
quenza (j)» Gli ogetti deli'eIo<|uenza foien*
P f } ie
altri FHolbIi anad y epnc é& É(fttpimiéf M
Argens , de U MttrU se» Agfipp^ » Cicero-^ •
sa » ^aylg , M^o/ff Z/gon de Groùi , tatti furo-
no or Àvoriti, or per&guicati IbrciliUC» (ècondd'
Je circofhnzc delle loro operazioni , t piani d' idee ,
Nc'T Iftoria Letteraria fi vedono o prcfto, o tardi,
gì* inventori , e promotori delle fcienzc, e delle belle"
arti tutti premiati, aiicorcliè aveflero de* grandi difet-
ti ^ i quali s'incontrano in buona parte di elfi. Si ve-
•d» M, Paliffot ncila Commedia de* Filofofi. Se fi ba-
da alte Sfivtt àt* FUo(bir antichi , fi vod^nno aooota^
.gli aiTiiidt ^ che qatUe han prodotto negli umani io*
leUftd. Gli Scoici guidafaiìo i loro ^ìevi ad an (li*
^limiflìmo, c dolce ^adfoiOy i Fìatonid nel regno»
delle chimere, e delle ipotefì, gli Scettici gli avvoi-
£eano era' dubbj, i Democntidy e gH E^cucei ne*'
labirincì deli' empietà,
(5) Ferdijcendam jus Civite ^ cognojcenda le*tSy
percipienda ornnis antiguitas , Senatoria conjueiudé
MfciplinM reipuhlica , jura fociorum , feeder j , pa^io"
nes , CAufa imperii cegnofcenda, eji . Libandus eji etiant
€X omni genere urbaniiatis facetiarum ^uiddam lepos ^
ffuo y tanquam fuU , perfpergAtur cmnis oratia — Ci-» ^
€tr* di OrtOùn /. 34. in quale laogp E poi (plen£dr
elogi delle Idem Legali de' Roro&ni. E l'ifieifo Ci-
ce|0|ie nel iècoado libro della medefiìsia open* ir Or#«
\ipr» cap. I. dice cosi Neminem eloqutnttiy non
moda jfine dìtendi àóSrina , féd ne Jine omni guideni
fapientia fiortn m^mm^ Ù'ptétfim pàttiijftp òoiat
poi dimoftra»
ièv^ i^^effd wlIriiiedéGiiia fmmo-tgte^
gmmente -dercritU' delP ifleffo Cicerane
ìlio ^1 ibro V de • Oratore : In foro , tabulai teftU
manìa > faàa conventa , Jtipulationes , cognu^
tiones , affinitates , decreta , refponfa , vita de^
mgut tOTfun ^^qiù in-caufk^^erfamur foca
^gnpfcmda e/7, quarum rermn'^mf^igemiat.fU'^
rafou% >cmifiu »^ & ^nutxmt frìiums , ^fiuu enim
muutù fitpe ohfcwiSùus ^•'V^ Msmi^ó).
S* Molti liamio >4critto4bU*'«lequeiiza
del foro . TragH altri fi fono drdinu T Amo-
re del trattato delle Vi^iofe maniere di difenp-
dere le caufe nd foro (7) , e P autore del
doitiflimo libro intitolato Saggiò fuW Aru,
OratotU dd Boro ' (S) • I .modelli delP elo-
quenza Ic^le , o ^raife dovrébBero ^eOorp
Ckerone^ e Demoflene , <he fono gii Ot^
tori i j^ai atnmiiati ^ ed i meno imitati •
($) Ci/cer. ié Onuu Uà. tt. Càp. XXÌP\
(7) 11 RPConfìgliereGidèppe AuftUo 4e Gci^
éno^ 'antore molti domifOmi opnicolì • Cofhu n-
dttce le durali <le' ilifetti dell' eloquenza forense alle
(ègueoti. I. Dal (òlo ftiidio de'Forenfì.i.DalJa man-
caoza deir arte di ben pensare . 3. Dall' affettazione . 4*
Dalla prolffità. 5. Dall'audacia. 6. Dalla timidcrza,
7. Dair ircoHanza. 8.DaiU peniotcia.^. Dalla futbeiia*
10. Dall' inrcrclTe .
(8) L' autore è il dortiffìmo D, Filippo Maria
firiganti Giureconfulto , e Fiioibfo ccMtiiinK>| autoc»
^ moki j ed ottimi libri •
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4yf
Una 5'ilofofica lettura di tali due migHorr
Oratori Greci , e Latini^ e roflervaziane ana-
litica fuiiie loro maniere dì trattare le caufe
l^ublichei e private, farà cMoibere a'tewel"
n ragionatori » ciò che nnm<^ di perfezione
Mf^ì Oratori moderni , e ciò che aveano gli
antichi , ciò che dovrà ioticarfi , e ciò chef
dovrà fugirii «
$• 6. Cicerone, eDemoftene erano Leg-
gici eccellendo perfetti conofcitori del cuore
ornano , eran dotati di un' ^imo fenGbiie
di ano fpirito giuRo , (ina , penefrsftite vaVea*
no Un fondo perenne di buon fenfo , liPn*
fecondiflìma fantafia, fapeano trovare in ogni
difcorfo , in ogni crrcofìanza i mezzi i più!
proprj a convìncer T intelietto a conquiftartf
il cuore. Dìrponeano, e concepivano ie co'*«
le coir ordine il più propria^ il pivi forprett*
dente , ii pìtf adattato ai kmxdifeguo, e co^r^
come ofièrva un favio delia Frsfticia , X tofisf
fide divenne eftefa , ed armonio fo , che diletti
Vtf , ed ammaeftfava , e convincea gli uditori
fen^a Jiartcaf^ , che incantava , e feima gii
orecchi per convincere la rapane , j>r^ptriodiQ(jì, \
4r ihtujta, ed Jaurtauff , tfr fepi^Uce, e fottìU^
tuo/o , era grazio/a , ed tfrkatif ; irta fempre
adattato al prejìjfa fcopo , Demopene y t Crct'^
rorte fono eccellenti nel narrare y prerogativa ejfen'^
i(iale , ooUa quale fi preparano gli uditori a!
fimbnam , gU Ji vionw^ ìjjfirarc ptr con^
F. f f
r
rwwrfK ; tyferfuaàergU Jjs) .
% 7* 'Mokiflìoii hanno £itti paràUéUi.,-<e
giudi?) tra Cicerone, e Demdléne..^ e ttagli
. aiiri Plutarco /{io) . Monf RoUm (ì ^) , e 1'
Abbate Auger (li) , il quale oflTerva , che
• non s'incontrano in Demòflene figure ardite,
pompa j o magnitìcenza di fliie , ma xbe il
' luo raziociniò *é ' feoipiice , natuiale- cbe fi
{ muove ed avvanza a gran paffi oon quettuo-
■i rio animato , khé tocca *il cuore illuminaado
^ t intelletto , e dando ^alle Tue parole, ed à*
fuoi raziocìnj un'anima, un corpo ^ onde la
> fua eloquenza è come un fulmine , che atiac-
V ca , fcuote , rinverfa ec. Riflette quindi MonC
i^uger che Cicerone fapea meglio di Demo*
4. fieo^^amovci gli ^affimì.^ che io flile di Ci«
(9) ' Jlf' Léhhi Augif nella verdone Francese
« Ifelle opeie di DemoAene, Tarn. //. fAg* nel -di-
ftono rrclimioare.a tal Tomo, nel ^^na^dì&orso par-
^ deli' eloquenn ìq ferale , • ed la paxdcolare » e
' .jf^ecnlmeote di quella di Dcmoftenei e di Ckeione*
(loì NilU vite degli Umani iUt^lln*
' ' (11) Traiié iks Etudes*
« (iz) Nel di(corso- citato^ alla nota p. Chi volelTe
vedere altre opinioni fui paragone di Cicerone, e di
Demoftene poiri leggere 1' opurculo di Andrea Scho/i
di Anvers ^ irrtitolato Cicero a calumrtiis vindicatu/S ,
in quale opafculo , al Cap. XI. parla de' paragoni di
Cicerone , « di Demolirne . Tal' opufcolo <di -Anértm
^Sehùtt Ti'inipreffo nel l.-Toa)0« delle qpeie di Cioe^
Me dd Fttè§i^^ f(ig. 47» ^éiu 4* At^fiiL. 17^
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^txwnt't 4»à 'Benho -, 'pià nobile j.pià fiori-
, più rapido , più armonico , tua che i
raziocinj di Cicerone fono fenìpre più anifi-
cicli , che naiurali , e talora orcuri , ed invi-
iuppati • In uiia parola : Conchiude che in
.Cicerone fi vede T Oratore con tutta 1' arte
^(libile ed in DemoHene (ì vede la hh
statura ^ non IVane , né i' Oratore;, 4iui ie
jcote^ed ii (egetto ^ echeDenK>flenelbrpreii»
de, e piace, lenza far conofcere ch*ei voglia
j)iacer4^ , e forprendere , ma che Cicerone men»
ire parla contro Verre , contro Antonio , con-
tro Catiiina , ditnofira paipabiiaiente -un* arte
unaravigliolà, che avrebbe dovuto na&onde-
^ ^8}^ ^ vedere j che nel paria-
re «delle calamità rdi :Koma non fi. Icoida «ili
iè '.fleffo , e dr iar ;iredei« la fna ^rie^
§. 8. Le riflefìjoni di MonH Auger , di
Roilin e di Plutarco fopra i due ,grandr
Oratori > de^^uaii parliamo , fono in parte
vere , in ;parte djpendoiK> dalia varietà dei
gudo ài tali Autori » ed in jparte le varietà
del penzare ^ « delio flile dì Demoflene ^ «
Cicerone tierivarono ^lle varie circoflaoae ^
idei modo di penzare , dair epoche de' tem-
pi ^ e dello flato delia cultura delle nazioni
fxsiìf .^uaii. i due Oratori vilTero e daik caufe
(13} Jtftù i/t uign «TMv
occafionali per !e quali cosi fcriffcro ec. Monf.
Anger avrebbe potuto in tali caufe ritrovare
le origini del vario Alle , e penzare di De*
moftene, e di Cioerone* Un* Oratore Filofo*
io » Uie vorrà con giudizio imitargli, faprà
difoemece ore dovrà prendere il itiegiro dai*
fono» e deli* altro» Cieerone era un* Uomo
affai più culto > adài più illuminato « adài
più ragionatore di Demodene , era dunque
in lui la cultura dell* arte affai grande . De-
moOene fu più FiloTofoper la foia naturale
meno per V arte • Nelle Tue orazioni don*
qiie imrcb la natara » e la fobrietà > e
ia ragionevoleioa Attica . Cmrone' profon»
diffimo , ed artificiofiflìmo Filorofo , fece pfu
pompa deli* arte , tanto più , che il fuo fpi-
rito magnanimo , elevato , vanagloriofo più
V inducea a far pompa dei fuo valli (ìlrno
tngegiio • I .paragoni dunque > che fé ne fan-
no, non Tenipre fono giufti; come non fono
giuOi quelli contraAr de^i^tldogt fulla prefis^
lewa di Omero fopra Virgilio , o di Virgf •
Ko fopra di Omero . Quel luogo che ha
Virgilio ira* Latini Poeti , i' ha Cicerone ira-
glì Oratori , ed Omero è il Demoftene de*
Poeti . Diranno gli amatori de' Greci ,
xht in Omero > e in Demoftene vi lia pi&
nftturalezxa , ma dovranno pria riflettere i e
dimoflrare , Te quella naturalezza Greci
. fi pofTa e debba dalle altre nazioni in altri
lempi imitare^ e fempre , cofa che non può
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effere ragionevole ^ Si iafcino dunque Fi"
lotogi ozioR , e locaci tali iiui{Uoncme(x4*]^
$• p. L' imiiazioiie di Cicerone j e di
Demoilene. da noi jnculcaia « dev^ efl<;re hd^
imitaziotie ragionata , e 'filofi^ca > adacuu
alle circoflanTe del noRro foro , un' hnita^ior
ne del loro fpiriio , e dei loro raziocinio»
non già dello fìile , de' periodi , degli cfor-
dj^ come da molti lG è fatio^ Si dee inoltre
riflettere > cTie le TircoAaoie non eflèndo
ìfleffis s V imiiazfoiie non piiò « né dee tt*
ffiT f iflefla y anzi «(Tendo cambiau la prima
teoria dell' eloquenza , cTie antreamente confi*
flea qnafi luita nella mozione degli afFeui >
ed oggi confifle , e dee confiflere in un più
ilretto, e fìiofoBco raziocinio ^ appoggiato a.*
fatti » ed alle leggio è quindi maoifeflo, cbd
imitazioiie dell'eloquenza degli antichi dee
farfi con uno (pirite Creatore , che fappia
al nofiro foro moderno i preggr dell^doquen-
za dell* antico adattare > fenza però V afibtta-
tura dell' antico fapere anzi perfezionando i
modelli che s' imitano , tanto più , che oggi
i difoocjD di eloquenza forenfe fi fanop a^
più per leggerfi , cjie per proferiifi e par-*
fatti
(14) QuétfiiuncttUs H^^MUn aticui GrdtouU oti^
fo. & loquaci kriàlUU ^ Cuif* d€ OféUQf, iUr. U\
4^0
larfi; ónff è. che P eloqnema ToreDÌè flev^ ef-
fet' in modo ^ che abbia, a parlare più alla
ragtone ^ -ed all' mteltetto « che alle padloni «
ed alla faniafia (*) . •
IO. I vizj , -che goaftano -ogni elo-
quenza , e che ia rendono fotìAica , e vana ,
corrompono ancora l'eloquenza del foro, che
ha poi aicupi altri patticoiari difetti « the
tutti derivano dal non aver voluto taluni ,
(due P dèrchano appHcarfi ntioito aUa fiio(bfia» '
1 doveri- dclPOratore Forenfe fono, come di-
ce Cicerone , ut in foro caufifque civìlibus ha
àicat , ut prvbet, ut deleSat , ut flcElat; prò*
bare ncccljitatis tjl , delegare fuaviiat'ts , Jleclc
n pi&orim • Sti quot officia Oratoris , tot funi
genera dicendi , fubtik in probando , modicum
Al dikSando^ ptkettuns in JltOtnio (i j) • E
ffifleC-
f ) Vjea «da tìèm qotndo fi leggono alcune
«pere compofte fer mi^iosare T-^loquena .del '^co,
e Pane^i ragionare nella dife& -delle cause-, e fi ve*
dono in tali libri , invéce di regole di buba ^fto^ e
Hi ottitii9 raziocinio precetti *d' irraiiocinm., -e di M«
Aica eloqueiiia . NUoiò .f.vtrarói faifle un libco ÌBd<-r
Jolato Loci argumentorum LegaUs ^ ed in cflTo riduce
a circa 130. topici gli argomenti legali, che numera,
e trarrà con grande abuso di raziocinio. Si veda tal'
opera intitolata -- Loci argumentorum Legales auHorc
Z^» Nicoiao EiJérhardo a ^tkdUburgo Jursconfulto
CUrìJftmo &c. 'ìn 8. FraMof. ex ofiein^T^pogr. //Um
il SÌ CUtr. Ormof. XA
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r lileflò Crca'one ne' Dialoghi àtOraton in-
fogna t doveri, e gli iiffi^j del vero Orato-
re . Si legga coQ occhio librofìco cal^ operai
^ €bì vuole acgfùOarjs ia.vera cloryiena deC
foto ir , ì . .
« ri» «Cbi .vo{efl& .un Brieiceed adreo-
prorpétto de* di^ttf delf * eloquenza {breniè.
potrà vederne un famob quadro- oelP Utedo-,
Cicerone , che così dice . Qjù , aut ^tempus
quid pojiulat non ùdet , aut piar a loqultur ^
mift fi ofitatat , w toitum, qfùifufium. tji , vtl
digmtaùs , vd conmadi- rmiomm mon- habUp.
im dtmgijt in, gnmt , w$ incinàwm ^
mu miituS' Mfi i is' bicptut àicaur. • .Hpe. «firn
eumulttta tfi truditijfima Ula Gftuùrum nmìo:
ce* • • • • Chi feriamente sa compren*.
dere ^ ft riflettere quanto fi è imefa dire da.
Cicerpne in tal luogo > e faprà adattare tali
<;(iioi]ì^. -aiic autid^e ^ e moderne: aungbe «.
^vxt ; conofciutf . tutti r difetti ^ .e ùnte )m
{(uoiie. cQDdi;^o|li ^elFeioquenza fbvcnfe;^ che
lIUL ialiipt fi è rpelS> adbp^t^ a difpQtare
tòu% di0cUlimis & non hecejfariis còiw,
dice Cicerone nel libro citato , e come dif^,
fe Marziale di colui , che dovendo dirputa-
re iribus ct^àUs y parfar voile delle guejc»,
lidi CaBBC » • di Mitcidaie (c?)*
li;.
• \ 1 6) Cìceir, de Orator, ih cap* ÌV*
f 1 7) Marù4^ ^iff. Ub.rL £/• XlX^ ih Poftfi:
§, 12. Oltre r eloquenza ael foro , fi
dee poi badare air eloquenza legale ; che è*
quella colla quale i Giureconfuici rpiegono ^:
coauuentano » concèpifconò , e ptofiong^iìof
ie- lèggi Quello è m TaAifllaio campò* ^
ittaBenfe rifìeffibi»' Noi 'riterircmò goche-
co(è • Le leggi antiebr eBbeia uh*' efoquem»
Ibrieve , precilà , poetica , perchè le prime
leggi , e ì* autica^Giurirprudenza fu Poema (18/
la tutti i popoli > ed anche ua' Greci » è
RoDuanl' antichifliini«XoRfìmili forono- h brié^
l£ CJotnxnenurj ' adopratr altera ^ Quaddb po?
le leggi & tidoflèro alla mofe ITèio^uerT»
di. effe leggi , e decoro Commematòrf fegii^
i gradi della cultura , o della barBarie* de^
tempi ; e finalmente V eloquenza de* Giore^
confaiti di Roma fu correlativa alla loro Fi*'
lolbfia , come lo (lile pu!^ chiaro „ più niti-^'
da , più: afirufo- di' Paolo , d! Pàprnianò ; dì
Modfeftiàa CG»^ era. alle, loto- idee j éi Mà
:Sr i 6ffimto.da méi^
* Giureconfalti , che lo Stoicifmo , che'' re*^
gnava in Rx>ma a quei tempi , ha introdotta
Dell' eloquenza forenie certe fraG ftoichc , cer«
orcuoiloonioai certe defiaiziooi floh^
(18) jPV* de uniti, piUfriot^^ ^ Jb*
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cfie s. i 19 ) • to fiile poi ^ pmliò^
Gioiliniano a Aioi tempi fece da Tri-
boniano , c da* due aitri compagni com-
pilare le leggi , fu una flile mrfta , con-
furo > mutilato^ AHauco» e fpeilò ipeilò ic«
diofo y con lunglie prefazioni ^ oaufeofe lipe^
tizioni ec. Sì vedano i molti , e dacti GiU"*
feooofulti , che qaeflc colè bsma rifletcute •
' $» 1 5 • U eioquen»- legale ^ cioè qud»
la > che (i aggira nello fpiegare , e nel com-
mentare le leggi , è fiata deturpata ne' k»
coli barbari da'forenfi ^ che poco > o nulla
ragionavano j. e il è vifla oppreila da uà
chaos di milioni di libri affai pià numeroQ .
di quelli della. Biblioteca di Toiomea Fiìm
delfp « i9a da taou jil^ri , e cocpmeiitart 6
era rìdctm allo flato d! uo^infirlii» irmaiod*
nio > come é noto » E* troppo noto Tinfe--
lice ^ e flolio metodo degli antichi Forenfi
in trattar le leggi. Vennero i più felici tem-
pi delia ecudizioi^ > della filofofia > del drii<»
to naturale > e fi rfdufTero le leggi alloro»
fonti , s' introdtifie nel commenurfe PanaHO^
il driao natiurale > le Icicnae tiitte » la Filò*'
fefia, che fece ccnGderare i fìni> i rapporti»
k teorie » i Hflemi ^ la fcìenza di eflè i^ggu
ed ii loror TpHrìto . ròfihitr g^and*Oòmm^ mP
gliorarono, e perfezionarono Peloqienza le-*
gaie i e fembra , che irt querto fecolo tutti"
ì FHbIbfi abbian concòrfo ad illuminare con-
dotti » ed infiaiti iifori ia Giarirprudenza ia*
Eieraie e vai^ paniti impdrcanri deiU« ihe* '
ima in particolare v tn^do »^che alle '
leggi fi * reftìtiiito- il' loro antrco-- onore ,, dr
edere , e di dover'effere, la prima , e la piò»
univerfalè fibrotìa.^e giù - imeceilànte , ' eér
utile
(*) Chi vote(Ic in ifcórci^ i pii)!^i)itereflSìL(iti 3o* '*
t«ri dell' 6lò(}aeaza fmnl»* ilee'ièmpte riflecieie r
pitale peovìeri di Cicerone-- SU igitur UU dìtetr
WM -nm'it Sf htnémt in etitm<y. commoretur^ue Jkft^\
iintié» Sape etiam m extenue t aUquié. Sape àt ir"'
^édedt* &t dediner a propofieo ^de/ì^éitaegMi fintentisin''
K prép0aai quid didurus Jìt, Ut qaum tranfegerU^
jim aliquid y dafiniat. Ut fe ipfum rtvocet . Ut quid .
dixity iter et» Ut argumentum ratio ne co n eluda i. Ut
interrogando urgeat, Ui rurfus ^ gu>ifi ^d interrogata.
Jihi ipfe refpondeat . Ut cont/a ac dicat accipi , as^
fentiri veLit , Ut éUduhitet quid pùHu^ ^ mU qUMtedo'^
dicat. Ut diviiM^ in P^rt^», ^t Af^''Ì^ /f^0*^t»K
M negUgae • Ùi ante pramuaiki.* Ut in io ipfi , in
fiè f^nhtnàiair^ eulpm in étiiteiférimm eot^rat. U4
fape aam ii*^ qtd éutdiunty nonnunquam etiam €tem*
mèftrptrio quafi deUUiU. Ut kominum' fermones , nm»
refque .dijf^ikAt» Ut muta-^iutdam loquentim indtKat •
Ut Éù'fHùd, MgitMr averiat animos . Ut ftpe in hi^
tgritéuai rìpimf^ ioisptrték •-' " Ué mu occii^ei > quod
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• ' I4« Imperiamo tralla^cultufa^ e tra*
lumi del dritto » e deUe ieggr , fi è padàtot
aiP' eppdfto ^fecco » non eflfaidonofi ^offervatiit
ì< thold del ne quià-nk^^. Taluni, im faitt>*%
eftiaGMmrio<a6uÌb. tfeifa ■ fibiogia. nelle leg-
Ìl\ , e ne* loro commentar) , altri; le hanno-
atte confinare colle più-aAratte regioni del*
le metafinche ipotefì , come è accaduto ■ ad
Ungm .-Q increCce il dire , che i famofit. '
Giureconfuin Noodt Bj^nckershoeck j Vaot
£cb ee^; ciidaano rpel&vcfeBip} di. una fit*
wrfilup filologia MUe ieggi ; come ^Cufoào
VibnfO j Donello eo». ci danna^femp).' di dot-^^
ta ^ e fbbria erudizione » Antonio Fabro a
lalora il fabro di/z/oitigliezze^ ibfilikhe nei
; IàauU*S : - * G^ff . fusi
' • •• . * •
0X£mpUs. Uf éiwd idU triiutns ìtffpéoiat. Ut, ia^
urpcllaiorm ^Oireeai* Ut aliquid reticere fe dica^.Uf
denunciet quid cave An$ • Ut Liherius quid oudeMm Ui
irujcamr etiam. Ut ohjurget ali<fuMnd0\ U^defrutHin
Vt Supplice t. Ut mcdeatur. Ut a propojlto dicUnet
aUquAntulum , Ut optet. Ut •xecretur , Ut fiat iis ,
mpud quos dicat , familiaris^^ éique alias ttiam dictndi
quàji vinuus fiqicamfi hrtvitattm fi res petat^fétpe
€tùm diumh r^m ^fibjUku tXttU^^ j0pe \ fupfé, fire$
itiamfi$n pqfftt 'y fi^nifi^tiiiio ftpe^ ^tU maj^^^gstém
•ratio; fi^ kii^rités^^fap^ 9if0 ^iMmunmftie imàtmt
ti». HMiim^K^ pi^ ^Sivmm uidfs ) gmÀU
«iuctat opoTut tiofmntim auftia^^ Cittr^ in Orar
Aio liBro de trrorìbus PragnHiikorum , ^ talo-
ra MaeQro di ecceiienti cofe • Taluni Giure-
coofulti hanno trovato ne^ tre precetti delie
leggi riferiti dal Ginreconfulto Dl^l^no (20)
le tre figlie ideila Dea Temidfe.^ xbe i |6f«»i
differo Horà , ed [llMiùi Tcm^y. ia^i):
Ecco Hna minima parte «Ièlle aberi^oni S
taluni pianeti dei Cielo <IelP eloquenza iega-
le • Se tali Autori fuffero ilatx |>itt.fiiofo&>
Ikrcbbero flati più perfetti;, .
- $, I4« Noi noa rbbtiamo i giufli rim^
|iroveri di grande penaMma . da^)pi^
•dotti Uoninl i ad lUkiiKUBenie -ik Hqi^h
fput a Ormo , e a Puftodorf {22)^ Col^of^
vollero trattare H dritto da^Pilolbgi hel^nv^
po che credeano di migliorare la giurìfpru-*
denza riducendola al dritto naturale, e delle
genti • Cumberland , e WolLafton invilupparono
tal drittdtraUe «eoebfie della MetafiGca, Hobbei^
Spinoza éc. tra guelfe dell' empietà. -Il don»
to Potuto tià '^aniD fi | fetftto su Quelite
materie ^ ina la fóà opóa è vplumtna*
.... . . * J> j « « ^id ^
•» • Y** ****
" Ito) JL jo. «D. * /i<^/>. , fir yir/v * • *
Militi JufifionJu^pfimtit,^fJgiiiS%. OfMUdr^
t9i9 a^iìi*^' ■ -t •
I
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:4^7
fii , e feccante • Non fi può lu^ee cne L*
Eineccia abbia la gioda di av^er' efeguiti
compendioii p^aqiì io maxeria di dritta n^tu- .
rale ., delle genti , e civile con ordiae , q
la^ff^io.qjL^fi .G^metricp^y e che abbia fa»
putp unirvi quanto ha di utile la filologia ,
tr ìf^ piofoftì, 9 U «fioftip 3iga.. Vico od Aio
éocto ii^o 4i:lJm^€iifi tisru.pfm^ mh cer-
cò di ridurre le leggi ad undotta, e ragio«
na^o Gliema. Se tal progetto potea efeguirlì
f^^njplti Autori , che 1* hanno intrapre fo ,
i^.^igno^ yico.è ilaco un di <iuelli, phe fa*
lo^jPOtca eG^gq^rlO' * Ma V ha egli efeguito^
ì^ ^i^m i Fi^a(b&v^ X Avi . Giacer
% i^.i^T*^ Finrann qpefto- Capitolo^ oot
^podrofe di un gran Regnanti , che
cosi , ^fcl ama ad un Profelior di drìt-
to: Sig/iare noi non più fi amo nel fccolo ddlc
ìfitdU .t in ,qifdh .4^ fofe . Abbiate la
iflfiij^ 9 .ib' jfrafid , ptt^& J^nt del pMico di
gfni jn$il§ ' P^lém^iz^ j^' e pià^ di bièéu* fiafo
fipiare m Jìrit^ , ^ j&t publico ^ c eke non
fi ojfcrva nemmeno daipriì/ati , che, non è ri-
[penato ia potenti , e non ajuta i deboli , im*
ktvttt i pojhri dìfctpoli delle leggi di Minos ,
di Solone \ di Ifigifgit^ .ddlt ,X1L Tavole d4
Codice di Cnufiinialio y t nìmo mmo fiftc » à
poobiffifiìU t dtlU\ntìfin leggi , e tofiumanit •
£jfir t^gfiìz ft^^p pr^mwam di èrwn
468
f tht il vojlro cervello Jta la quinta ejftnia di
quelli di Cujacio di Bartolo j ma il témpa
' è cofa affai pnfiùfa , -e dd h perde in fraji ,
e parole t un prodiga / cfce meriterebbt- im fe^
Ìueftro y Je fujje auufaté' ài vòftfù Ir'Amék »
Permettete dunque # Signort , che e<m tUttM bt
vojira erudiiione , un^ ignorante delta mia tem^
pra y purché diate coraggio alla mia timidità ;
Pi proponga una fpecie di corfo di driua che
voi cominciarete dal prcvert la necejjità deità
leggi , perchè fen^ eje nàn pub fofienerji niu!^
na fadetà. Abfirerett cAj t^e'nt ibieUéCfvK
li , delle Crìmfaiali ei abre, H mèra ednttefì^
spione , Le prime fervono ad ajjtcurare il poffefi
y> 9 f^^ f^^ ^ eredità , fia per le doti y fia per
i vedovaggi , ed i contratti dì vendita , e di
compra : effe additano i principj , che fervon
M regola per decidere ii confini , di pari chi
jfsr dar bime fopra drità che fian Mgìofi . V
egetto delle figgi crhninàUt pìmofh U dìfhug'
gere » che punire i iéUto • he pene debban ej^
fere proporiionate a' delitti ec, Quejto preambo^
lo efpofìo con nette^t^a , il Sign. Profeffore
fen\a canfultare nè Crocio , nè Puffendorff •
avrà la bontà di analì^ar le Ugà del Paefe ,
nel fuak rifiede ; e fopratnU9 fi guarderà JSi
dare del gUfio a\fuoi aUieiri per lù.Jp^itereofp-
tenpofo ; invece il fortname de* cabalrjli ^ foì<
ìnerà perfine* illuminate y e baderà' a condire là
fui legioni di giufte^a , di perfpicuità , di brevità,
di prcàfi^nc • Per formar cosi i.fuei difcepoH
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4^P
J6l àcC loro frefckl anni , non trafcurerà fopra
tutto d' ifpirar Loro del iìfpnno per lo fpirita
eonteniiofo , ehe tutto riduce « Jofifni , e eh: ferm»
bra^ ijfere wCinifau/io repertorio di /(Utiglie^^e^
e dì UatlmmeruL. Fin spà ì\ dotto Autore (22)
bnoni parte dell'idee del quale erano venu-
te in mente al famofo Lodovicantonio Mu-
ratori, luminare maggiore dell' Italia in mi
fua dotta opera intitolata dù difetti della Gium
riffrudema»
. ■ ■*
• • • » . •
(li) Si Tctla i* opera Thincesè ioticolafa 2>«
ik Litterature AlUtnande ^ & de ce qu on peut lui
reprocher par S. M, le Hoi de F ruffe, in 8. Berlin
Che^ Decker 7780. Chi defideralTe ciotte, e iàvie ri*'
flellioni full' eloquenza del Foro, potrà trovarle nell*
operetta Franccfc intitolata Prècis des Loix du Coiet^
9u Kfuioriqùe raifonnie articL li, de i^Eloquence du.
JPàhemt pag^ i^o. i^. édii. in la. Paris 17 7y%
St. pxri aluesi oÌSkHm» Ito^j^ di ir. RoUin hrìco-»
hOL Di ia Afatuéf., ^ enfeig/t.^ 6t 4nuU ies belU
tittr. Tom, ih Livf. Chap, L pag. fioo'alU
i^^/ 410» «itili V is. . ■
« -
CAPO IIL
■
ABbiam .poriÉio deiP ^loqiiei» fe-
ro , e del pulpito , cbe feno ^uelkt
cKe iflraìfeono « tnudvono ^ e pesfinidoiio «
corrvincono . Vi è W altro genere di eUn
quenza , che narra ^ e rifcrifce ie ocscorfeco-
h» gli avvenimenti, le circoflanze de* fatti ^
ét* 'Coflumi , del genio delle nazioni y delie
fainìgile , delie Città ^ de^ individui . ^^uel-^
r elogàei^'^ che llrve a cbofervare a noi le
. liarraave di.^gdex fatti , e «r àaiaandarlc
poSeri , pr^iTo i ^uali brà giudicalo di tali,
iftorie, e racconti fatti, fi dice -^I^^it^ Ifto*
rka . V eloquenza Iflorica , ed il promoverfi
^btó più fi può r arte di^deua do^tieuza èhc
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\
«ofa la più utile ali* utnan genere ; ed uoa
delie più icnportanti nella letteratura*
. 'I» su La voce iflorla è oosifemplice ^
che ubo da altro derira , fe non dal Gcctm
tcirbo Hiftoreot rgMiuan^ L'eloquenxa lùom
Ca dùnque abbraccia la maggior parte deilc
cognizioni umane , che per lo più fi riduco»
no a narrazioni di ofTerva^ioni , e di opinion
1)1» e di avvenioiemi, e difcoverte. L'iilo-
ria dunque ci narra o gli avvenimenti poU^
tic? ò gli Ariiuppf delle fcienze fiCche , o
gtt iccreTcimenti delle arti , o "i progrefli
ielle reiigbni , e defcoflumi , e del^ i^gi»
'Ò le opinioni de* Letterati » che di tali cofo
fianno ferino , o ie vite de* Letterati , e de-"
gli Eroi , e deMoro ìnBuffi nella focietà , o
le produzioni della natura » di ' tjoaii cofii
tutte ci rapprefenta le narrazioni» ogeneralr,
0 particolari L'ifloria delle orìgini deli'
IJnivfrfii, delie file produzioni^ e deTeno-
m^i die yi Q 9Qèr vano viene coi general
«
m
1 •
•
(*) Non vi è oggetto fcienrifico , che non pòflt
venire (otto il fiftcma d* Iftoria , giacché ogni c»na*
fcen?^ umana può cractarfì , o per via di prececci , e di
Hftcmi rcicQtifici , o per via di narrative di fcovcrte
j^tce Ì9 ule Ccienza. Ogni parte dell' umano Upci^
^Sct iwa^uc iftoricaiti^nce rapprefentata» (peciaf-
Utente Ce fi rigo^rd^ fflpocre la ftrie ddTiknn idUt
e Icovécte &S& 'maiene» cbè il foàoo «actaie. Il
HoM ddia Fifica, e 4clk ùkam U A Èmdk, ^
47^
nome <!' Iflona naturale , tcJìe fr fuddivWe ifi
infinfte parti . Le fcieiize fifiche appartengo-
no lutte a tal ciafTe • L'>'i(ioria degli avve-
tiimenti comprende le cofe oecorfe traj^lUoN
nim , traile famiglie ^ itaUic Qttà » tiaile
«azioni. Si divide "in "Ifloria Aera, e pep^
n<i, lfloria«Civiier'Od Iflorìa Ecclefiaftica ec
U Iftoria delle opi lioni de* Savj , delle loro
/coverte , e de* loro fillemi c riAoria Lette*
mia » cfie fi divide- in tanti rami -, quante
iO(.o le ^olte parti » che compongono la let*
• teratura... Vi lboo..poi le IRorie deir Uoind
morale e 4eUe paffioni^^ VìAorie bielle ant^
« e delle fcienze ^ e de' progréfli dell- limano
intelletto » le iflorie degli errori dell'Uomo»
"^i.Iano ^ le 4Ilorje,j[»articolaii delle vite di
lalu-
mc Ceno la IVTeccaaìcaì le MaieinancKe, 1* Aritmetica,
tulle le fcienze naturali , d ponno cfporrc con far prò-
fpttti delle fcovcrto fatjc da chi tali fcicnzc ha tratta-
te , e raj>prelentarfeiic lo flato di quelle facoltà . Una
r.ìccoita (li opinioni de' Me;afifici i più celebri , e un
BieiOkdo d'iQ^gnare una MetafiHca lAorica ..Fino ,ie paT-
£oii! umane» e loro fenomeni lì fono da mold trattate
rftoricaipente. Cosi un moderno In^Icfe ha icritto tì^
£èaoffleoi* urbe -Ili ibno * oncrvàti- ne coflnaiiy e nellè
operaaioni -delle* .donne amicHe , e moderne ma' libro
xMorico indloUrco Hifiory of MTomen Jrom theEarlieft
^ntiqt$ity to th$ frtjerit tfme inS. Rifulca- quindi die
ofrni macetia - di licetche Scientifiche jniò •ifioiiaunente
ttac»cii«
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47?
talani ^Sav j , di takmi Er<» , taluni paefi^
di talune Città ec. Abonda la republica let-
teraria d' infìnitr efemp] , e di ceni genere
di ipodeUi .per le ^eueldoiie traglì antichi^
ed T moderni ^ e ve ne fono in ogni geneie
-d* .ogai 4)ualità , cioè degU ottimi , de' mt*
dfoai > e. de* peflimi (i) » onde J^ifoitaoo fe-
condo i detti varj generi di eloquenza fflo»^
>MÌair^nto .debbao'eiler varj i iUli ileiriflo-
. . ' lia
(i) L'Iftoria <delle rdigion) -è (ba con precino-
ne, c*brievita defcntta dal Calvorio f^érììi O/SU
Bfl/gioni'èus , e da Jff. Coment DoriUe Hiftoire des
Cercmonies , & des CuUts R^ligieux^ in 8» 6, VoU
y\ è ancora in Francese il dotto Dizionario des Cui"
M ReLigieux ^ h' Ifiorisi ^Ue fcoverte 4Ìel Mon**
ilo r.abbiai|io neìr Hifioin CénetgU du .V^agts
ifioda iié progr^fli 4lelle arò » c •'Me (oeo-
te y ce li rapprdènM JIC SéomrUn vuelh iiii ^(/ffli»
dkf Smmu «jmAbj tt, la , «vafbi ^ndclopedia di Pac
rigi c un profperto d' ifloria -di ^nioni (deotifiche*
Xe iftoric de' filtri, e -degli avveoìmend de' popoli in
generale, di alcune nazioni in particolare, e di alcune
famiglie, e di certi individui fi ponoo vedere iw infini-
ti autori , elle le hanijo trattate , e che hanno raccolte
biblioteche di tali liìor^c. Le ifìorie delle Vite de'Fi-
iorofì , e delle loro opinioni (bno fiate dritte tla
io , da DesJandes , dal ^Btucker . L' Hloria Nanirale
Aristotele , da Jiliano, da Plinio, daU'iUcbiOflliidi ^
Buffila ec L'Merìa delle origini ddltLeggi^tUe
Ani, e delle Sdene dal Cogm» ce. Si.^vede quiodi ,
-ouamo- raAo Ibr il campo dell' eloquenza Iftorìca, e
^raìdta finiiMU gtito dabteig jS» Jfe4 ■ daUT
4^'
ria ^ e come debbarf eBerc CQrrifpondenti a
tati varie iftbrie.
\. Ld conofcénza delle opinioni , e
dfe' giudizi altrui fi TÌttoclè ad una pura Iflo^
ria, perchè, come M^iménie oBfcrva.li Sij^'
Malebranche, la vera fcfenzJi cónfifte nkfU c<^'
pacità dì giudicare, e nel giudicare (2); ohcjé,
rifulca che buona parte delle fcìeiize di filo-
rogiè , dr aniickiià , dì erudizione , e tutte
quelle « che a tali fcienze hanno rapporto ,
Ceno coft piatiofio lOoricbe , che di raiio*
cioio^
^ Tutti gli Scrittori onervano che
gli Autori fi ponno cooGderare , o come
Oratori , o come IJiorici , o come Filofoji .
Credoo talirni, che i' ufficio dei r Oratore fia
Mutare dipingere e fihiire quello del Fiio^
%(o fimkt » è peniaù > e quello deirlfloricql
peniaH i e d^ingm oMi rìfl^flhxiQ qoB
è elàcoi . perÀè «ieédo ooio ed trideni»
dalT
'/• (i> MaUhrMich. RechercL de la Feriti tom.llL
Zivr, Fk pan, I. fdii, in 11. 1761. E' da oHcivarlì,
ck« jt Aialtbraiìche , il quale ben diflc , die 11, leia
' fcieoza conficca giudicare, e ra^ion^re, ftìtKAvté
ab» m 6AfÌMtò tm grand' «rrore nei* avere bnimai»
aI«fov« neh» applicviMÙ fiaeitificl» in fiadio. «kirite-
jfak ODOW imàHiè. Ansi V lAotia è una Sdb cooorce%>
fli più prinqpali, e Mce&ri« all'Uomo affili -pili» dlt
wMfti> u M<»»aCfli»h^ Àgi MaieiuEaodtt» ' s *
I
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Air efi^mpio de* gràviflìmi Iflorici Greci , e
Latini , vale a dire , di Erodoio , di Tucidi-
de, di Senofonte , di Plutarco^ di Tacito,
ài Smonio ec. , che gì' Jflomi dettano cC«
fere non foio FHorpfi , mai anc&e Oratori |
^ifid% cbe negi' Iflorici- deUbei» oonconere
lo qualità tutte d^FiioTofi, e degli OratoiH
■ Infetti i primi Iflorici furono i primi Ora*
^ri ^ i primi Filofofi, ì primi Poeti (3),
§. y. Oflcrva Cicerone , che l* Ifloria è
la luce deUa rtrhà , la vita ddla mmoria ,
la Maefira ddV Umo , V aimunàatrice della
MùMtA te. (4}s e l'ifleiio gran Fiiotbfo ed
•Oratore umneni altrove i doveri di un grar
w^Iflorico , e dopo avergli riferiti /fi me-
«viglia con ragione , che i Maeflri di Ret-
toria niente ató)iano voluto parlar di tali
cofe ne' loro precetti di eloquenza , neli' in»
fegnar la quale tralafcìarono di parlare dello
flHe ìfiorico, vale a dire noo viddero i fini^
c la natura di^^Ila elo^ienza j cfce infe-,
«nayaoo (jO-
(j) Si veda r Opera di Otao P^ùrm , intitolata
■Monumenta Runica ^ tà OUo yerelio Kunogr^j^him
U\ CUer^ dè Ctmot, tlk t JX ti» i6.
(;) n luògo di Cìcefùne, die nenia di «fo
leriamenes coofi£fito« è il iè^nte — Ouis néfiì^
ptimm hiftorim U§ni^t ^ f^^^ fi^ sudeat ^
iik pt4^ fi^^iff gt4akt Jk in feriStnd»^ nt qua Jimul^
mùf.^.i. ,^Mfmmréti0 énUmm tmfinm 4iiJUtnìt^^
§. (?. L' eloquenza delle antiche Iflorie
Greche è fienile all'eloquenza fantaflica , aU
legorica , e Gndbolica de' Poeti » anzi i pri-
mi Poemi Epkf altro non erano ^ Te non le
^fkne raocx)ite d'ifbrìche tradizioni Aiiie co-
lè delie naziom ; avvolte traile allegorie delP
eIoquen2a fantaftfca di quei tempi • Sì trovano,
vere quefte rifleflioni non folo neiriftoria Gre-
ca , ma in quelle dell'Egitto , e de' popoli
Orientai r. £ lìccome col progreflb del tempo
venne la cultura de' popoli » e aiP eloquenza
della 6nca6a lucceflfe l'eloquenza delia ragio-
ne» cosi a quell'antica ifloria tutta piena di
meraviglie , di cofe imidite , incredibili , co-
me
regionum defcriptionem; vult eti^iquoniam in reius
magniSy •^memoria^ue dignis confiUa priowmy de inde
aRa , poftcA eventus expedantur , 6* de conftUis Jì^
gnificari quid fcripior prohet\ in rebus gejiis decLa,^
réfi , non foium quid a&um , aut didum Jit , fed etiam
^utMdox €f quum de eventu dicétuffiu cattfa ^pU^
€imur onmts vel ^/us , ve£ fjpientié , vel temeritatis^
hominumque ipféfmn non fiUm ns gf^* fid tiUm
qmifimsi dc nomine exeMuu , dt en/tt/quÉ, pi , «t-.
que natura» yerhorum attum ratio ^ Gt ginks oratUniM
Jufum^ atqum traSttm, & €um ianUau quaiam aqurt^
hili projluens HoFttm tot ^ tantarumque rerum vi*
difijne nulla effe preeeepta , qu«e in artihus Rhetoriei
reperì Anturi Cicer, de Orator. Lihr, iL Cap, Xf^
Oltre Cicerone, parlò tra* Greci de* doveri di un Irto
tico Luciano dcI fuo Dialogo n«5 /e/ iVropiav ovjj^
^feL^9iv • Quoaodo H^ftoffa confcriScndét ìà* Lucimn
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47T
me fi pub vedere nelle GòTinogonfe di tanco^
profane nazioni , fiiooelle poi PiRorfa ragiò*'
nata , ed illuminata da^ fonti della ragione p
c dal vero.
7. Gli aniiclìl I dorici per lo più tratta-'
fono a rendere confufi » florditi « e forprefi v
lettori in far loro fentrr fèmpre cofe (brpren-
^li^ ed -eftraordinarie per eOere gli Anto*^
rf di tali narrative ammiratr ; ond'«è lo fpi*
rito Romanzefco , che domina nelle antiche
iftorie (*) . Gl' Iftorici moderni , che troppo
fi fono piccati di filofofia , avendo nelle ilio-
rie filoforato oltre il dovere , Iian dimoHraco
di aver fcritto per efler fodati , e df aver
badato più a loro flefii ^ clie air ìotèlkttQ
legge (6) • Altri coiiteoapc>niimiaiem0
Oper* Tom. L pag. 2. edit. in 4. Varior, , 6* Keitiit
AmfteL 1743. ««/'«^ ìf^iàen. Tra' Moderni Franceil,
La fcricte eccellenti rifi^/Jioni fuW JliorU . ^« d' AUm*^
hen MtLang^ Philof, Tom» F» fdit» in IX. 9.- e mlt
loglefi, JUm If^iUpoU^ nd liio libro imicolatQ. Dnkh}^
i^rUi \H^fÌ£éd OffUji^y k. ÀfyUrd BoiingbTookt
MÙe £ie Ljécieie inmM slh JUtdh dtl^ ifiofif^y, Of
M ftu4y ì^i/ipnr , . '
. Le. «nuche lAoriq ilirono per Io più Pocti-
clie , così per i vcrfi , come per lo ftile . In tal guflrf.
£1 fcritto il Zardujinamah tra* Pcrfiani , che k uii'ifto-"* .
xia Poetica di ZoroaHre, divifa in 6%, CapiioU«
ycda tiyde de Rei. f^eur, PtrJ. pag, 532.
(6) M. Voltaire riflette, che il Sig. David Hu-
me oa iaiua la fua ÌAoiÌa /r/' efftrut Udaio . lofatti»
Imno com|»Iait *t ^ (crine in quefio (ècolo
fiotamioofìniiine ; e terribiii iflorie univeriali^
nelle qfìsM fi vedono tnobe" compHi»ioDÌ^ e
poco rifleflSone « Altri hanno cqt^pìlàti^ ^e
loro opere illociche , per dimodrare la niti-
dezza del loro ÙWc , e gli sforzi della loro
arte oratoria • Così ha fatto Livio nellVIilo-
ri^ Rotnanaj ed anche il Signor JtLoilirt ^éìr
la fua Jflori» e.isvkkm^.oe^h^'yiali
t *
ibbbcne a D^Wd Huaoe compera cent ^ Sguardi il
peplo <Ìi Tacito deir Jaghikerra , 4>('ivia vede , che le
|éUéz^ j e la PÌ|oCb^ del ridico ' di Roma foiio af^-
m pld'for^éfldeoti di qilfcllè dèi Tacim 4* logfiiberr»^.
féttkè r^rfee è: troppo «yidMl^ii|.i|iSl^ Tsa
éto. À alTai nafcofla , e (jaindi pid bella . £' da. ofler«
▼arfi^, che M» de- j/olcaire i anche troppe afiettàco in
aver' a dritto, ed a roverlcio bella (ila iftoria »*0'Sar^
gio fu]!' Iftoria Unifcrfalc, tentato di unir con no(lp
indilToIubUc la FiloPjfia, c T Iftoria de' tempi barbarti
Come in un'altra opera ha tentato di unir la Filofofia
Coli' IJlorid antica , ma non gli é rioicito tli unirle
ÈlTo, Te non colla favola, (ebbene abbia per^ dirno^
Ito, ove fiaazec podà 1* eloauenza, lo fttìe , 1' arte
A dipiillg^ pe^lAoria; Si fieda^ il looSecdlo di Lai»
f^W. Dèe ia^HMntw couMufS^^ ^'M: dt.
M^uet ntUM, fu* Uhriéf, UahfrfaU , i Mi J^'oìuirm
ntTCao Bjfj^ fur tWjfhir.Gen, Ìòb(>> Ibm/i. prini ^l.
introdurre T eloijjxeiiza la jpàhMgatCy t la tpìd piace-
Toie nelle i(h>FÌe dar efli trattate • ti Sigi Roéti^tfam
nella' Tua Hifioire Ch^rtes f^, , in <|aelfa di Scoria ,
e in quella deir Arserica (i è molto d^^tiQto^ im-
t^ja^%^ e aci bene iuifm te.ftc iiloxie*^
Uigiiizea by LiOO^lc
fi icflc fcrppre r OracoTB ., i6d il <&einicÌGo ,
c «al r»i»iiixFitefofo-^ ^he. giudica , x eftlaoUi,'
9. Mpff xdèXìmMmi .'sa hàxbti ot.
iMBi^pneceeri c4 xxthni >|Hani dì rtudrar i\
iflorìa e quindi ci ha fomniinrftfati utiiì ed
Ottimi mcxlelli di fcriverla (7) in moda^
che r intelletto aveflTe ^d «nmpirfi di «ogoi-
2Ìoni utili, e fi nudia(&*rilloria .rags<mnido«
Oflferva Mylor4 >B^I>roh^ oA». I! àmor idV
ìJlorU i irreparabile dalla nastra umana, fet^
f proprio , U
ifitjfo principio ci porta .al di /a, e -al di quà
mUe pagliate, e nellt future età-. Noi crediama
ehe quelle cofe , che interejfskno .moL^ imerAfi^^
ranno lapoJhritÀ^ . Nei fiamo imptgnmi idiptàt^
fir%w per ftdia piàv^mdt dut^ta^di^ywtfa^
€ha 4a mi U ^àmuorià^ ddb ^
{7) CondiUae^ Cours et Etudes pouf t Infhu»
dion du Prince de Parme, Tom. 4. IniroduH, a CE-
f^^fioir, dell' edtiione in 8. Genev. 1780.
«bmm.-^'iiiiégnalirv'tf 4i 'Audiftte .le tk^le Lec*.'<
4eBe : T«o- III. iij. ,/^,;/||:«^ .I.k<fo4'
edizione Francese . io tli«>j9tfri||»' ft1i«9^rlft)Cal.rVolilM.
4I Roilin.i e4 in inionsi parte deli' aiferot'ii- KfeU^* laoiie
480 '
e fi fin» ù&wféfk p<mk più mpt^ mtàt ag-^
fftttB én f^BUf m{ì»m p ebi. non avuniù Vufv^
dJU Utttn . Ptr mft w^doi. pik; m là^ iprionjt
a Oifotf* Juranà cedrati, cdk Cansooi Kimm
che ed i fata de' nafirì an^kk Brittaml furof
no conferitati ne verfi de* Bardi . / feli^aggi
delP America coftumano oggidì il medefimo ^ e»
U Umgb€ 9 ed ifioriifht canioni delle Loro ,cafiK
eie y t idli ltìia gmat- Jfmo caamt nCgftràt
\ ^ GHecva. iaoitter/ RJQisflon' AiitcMi
fieli* opeca mBàeSm^ ^ sht do^fhih ddt iflo-^
ria puih renderci talora meri antiqfiarj , e fca^
lari , e tepe da yucche , e freddi pedanti > mta
cAe ciò non è colpa delCiftùria , fulla fude noi
dobbiam pmyu^ di iffire^ U^ medtfima. una fi^
iofijia y the preika.^ ed avma^ftr^ cogli efintt
f) ful meJ^ 4n pourcL mn. regpkUp miiék «114
frafauk ^e. nàU piilicn MUmo, tmimà
md applieard àUo fiudio iàt Iftoria con «lur^
^irito 9 t eon jeniimaui Jiì'Ofo^Gi . L iftoria.
e. Q9f^
a Le antiche ìftóric per lo più (i (odo confai
narrazioni delle guerre;, e «Iciie con(|iiifie ^
aUr otmKnMii ^e* è£ciu&*wA iLIr wuw» ma pocft
flOi aiTccNcfi^cf MbaUbMM». folle co» to^ pnl atoefirìe
cooofecffi^ CORK larebbt tritona- otcneak 4i.anl Clìi»>
ma, le cwiAlt' ^If ongioe-yi dccadenea di qaello
^ Smo il carattere della aaaieBev ^lo^ipirtso di ana inr
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i etme un* Autore amico • V ej^trien^a è urC
•éuttor vii/ente • E ìftorU faetndoci converfarc
colf eté fajate e moftfandoci le cofi ^ che fooé
'fiate y- ci rendi più avptdnd fulU erfe pn^
'finti (S). •
i. roi L'Uomo , ofl^mi Cicerone» pei^
•eliè è ragionevofe , vede le confeguenze deU
le cofe, non ignora gli antecedenti di effe^,
unifce le cofe prefemi alle future , e vede
k loro cagioni , prQgreflioni ec« (p) • Ecco
il campo delle operazioni inteHetitiali • Ma
chi-dimofira alrmteUettO'le ooTe.paflàte, ^
aotecedentì» > le ffiortes Tirile quali , e fuitV
cTperienza V Uomo fonda ì Tuoi razrocinj i
-Chi mai fa ciòf LMftorra fola . Si dee dun*-
que intorno air eccellezza dell' iftoria- corr-
diiudere con Piinia, che fia Tiftoria un gran
Nume oella ietteraiura , e nelle cofe urna-
ne (»o) ,
$• II. Gì* lliflvici hask £ttto. aigue per
. ìhm, IL. . .13k.lt » ib*
« / • ... . • *
(8) BoUngbfoJu*s LetUfs mt the fitdy anà yjk
'tf hijiory .
(^) Cicerj. dcOffic. Oi tutte queftc facolli l'Uo-
mD «ee fiu: uso nel leggere , e Jiello Icriveir Tiftorà^
ihrìmeatt riibcìa- ooii. uliiiiitiiaei «bl. nztockito è TaU
dna aèUe coQbfe
(io) Qiuau poètfiéd^.^tunt* Mfiuus^ fWMt
maj/ijias , quantum ^niqm mumn Jtt hifiarl^^ quum
bgfinSfe le amichi^ de&e dazkmi .» Mie
Città , degli Eroi , de* quali hanno fcritti J
fatti. Nelle Ifole Atiamidi , delle quali par-
la Platone , taluni , come Olao Rudbeck ,
Iianno ritrovata la Svezia , altri V America •
Per cooCmiie Borea Letteraria alcuni anti-
quari' , che Iianiio trattata F ifìoria ^ d hlan
fatto vedere^ a fom di etinologfe , J FemCf
in ogoi angolo di ogni Città dèli* italia , od
tempo , che altri antiquari ci dimonravano
negli argomenti di altre etimologie , che gli
amichi Etrufchi avefTero tali luoghi abita*
ti Dunque i doveri di chi uatta T iflo*
ria antica f luirebbero i fegu^riti* r. non &
datfi di argomenti prefi da etftaoiogiecdi. pa-
iole di una lingua ad un'altta^i i* tbàmiaw^
n ^Vé^BÉ^^ lum feVho'4l|^'lÌbrìtf|'4i bue
a tutti i loro capricci vkx diino(hare a lor^cb le
aotichità, e le fcienze delle nazioni. Cosi il cicaco ^
Kudhtck nella Tua opera intitolata AtUntica ,
Jìfanheìm^ della quale il Bayle nelle NovtlU Lette^
rarìe del Cinnafo , e Tihfaro i58^. ha dati Eftiacti
èuriofi , foftiene c vuol provare , che dalla Svezia fono
ufcite tutte le fcienze, 1* arti, e le religioni, è vuol
l^rovarlo con buona dose di etimologie . Tali ai gomeo-
ìi 'di tthiiolojgie furono cOn ironià ridicola, e piace-
Tole iierifi W Inglese Deàbo Smfi^ quahdo fcriflc
VAI* «fihh^òìife, bella qualè «Sii* ètinoiogii «ttd ai-
teòRtarè, ^ la lio^Xa^» e mete k ste
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1
lift 1* 1^ attaccate alle parole Si quella lin-
gua di quel ^of^o«r <& cui fi fcrivé i^iOo^
•da « \t étibr vuhr idee dbt quei^ popoTo ict
taccate aii*' ifteffe- parole- ^ fermarne- T ifloria
delia progreflione de' lumi intelietttialr ^ ed
arti e conofcenze^ e cultura di quel popo-
lo .^«^ &i devono palfare rapidamente i Te*
coir tenebifi& deli' iftoria , e venire coi» U(i
^hbk&Bcy-fùsKy fecoii lumiiloC della^ mè*
JiAbo^Qh) Hoof. fiirfr rioereht iusiir* £>pra
•^oft- vane», comr iiiile vite é^^roa^riy
Maoma\ degli Ercoli ec» 4^ ElFeir pm* dilFi^
fo ne* razTOcinj < e rapido nelle narrative •
iConielio* Tacito può ftirvir di modello ira*
•gli amichi • BoOTuec tra* moderni Francefi\
fiimcUord^. e Priéaux tragi* ingkfi^. (ix) .
li X .%^xLr
(11) Osi ^IC .Rflèccifott^ hà: tuanatt Ptfforta .de'
(ecoli Udóri ndi' ij)loria , ar Carlo V. Cosi IVL iVUllec
ki fatto coli' iftoria Ì\ DaniWcca. Cosi il Voitairè
liei' Saggio fiill* iftoria ha rkiiidaniente dt|Knci gli Ara-?
M)'^ Indiani, i Perfìani, i CmeE-oel leiiipo* che aiU
m utiveaa Volumi (opra> quelli .
(li) Bo(fuet HificHte UniverfelU.ShHckfQri Hi'
^orjr of tfu M^odd. l^ridAux Conncxion of ike Sa-
cred and Frofune Hifiory ec. Sia qui detto una volta
per (cmprc , cha tjuaallo lioi ìò<^^ alni
sHiKKi di Qualunque nazione , intendiamcv limitace le lo*
4i a quel lolo" luogo», edta quel folo cappotto» per
coi da aoi li lodano ^noii approvando gli enoc{»kche
fimo ili elB» non patendo* qualfifia ragionevole appco-
we ^^nÀimAi ^bé^ ^» the 4a oib iibci i q^q-
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: $. ts* Oflerva V Iflorìco Ingbiltem
13aini. Hum , che' la mhfità fimuntuu
tutte h tdte nn^foUi » tU vckr Japere gli dtve-
nimcnti de loro antenati , eccita communemeitte
un difpìacere , che V ijtoria di cosi rimou età fia
fpejjo avvolta traile inctrtene , traile ojcurità ,
udit JCiaar adizioni (ij) • Le caufali di tali
incertezze fono moke, e traile altre, j. La va-,
ni là de* Popoli in far fi più antichi di quei che
erano • 2« L* eflfere fiate le antiche iflorie
fcritte iii verlj,ed'ìo iAile poetico* Dai-
V aver tardi ogni nazione fcritte le fue iflo-
riet 4* Dair efierfi fcritte con poco razioci-
lifo , e molta parzialità . DalP eflerfi gli
Autori per lo più copiati i' uno i' altro» oor
de da tante immenfe compilazioni fon nate
lignite contrarietà ^ ed ofcurità oelf Ifioria,
delle Tdenze , delle arti , e degli avvenimen-
ti, (J. DalP eflerfi troppo tardi i Filofofi ri-
volti a rettificare l'ifloria , e la Cronologìa,
§. jjé Molli Profefrorì di eloquenza ,
che avranno voluto confidcrare la corteccia
deli' eloquenza , lideianno forfi in vedere m
ìin libro di eloquenza trattate lé rifleflloi)i
filli* Ifloria • Ma Pliiorìa è affai più nnita al«
)à ver^ jelpgu^Mi ^. QueL che efli (jredppo^
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come (5 comprende da ogni Savio, e Cicero-
ne ìlìcffo fi fece meraviglia di quei Rettori**
ci, che niente avean detto dell' Iftoria (i^y,.
talché ii moderno Autore di &nn Retorica
Rasionm Aimo fiio dovere U trattare in ella ^
dfUk maàkra di firwm V Ijlwia , e tnt^
Urney lungamente , ed ecccilcniememe (ry),
come fece aiiresì il dotto , e favio Mmf, le
Batttux (i5>. L'fftoria infatti ci fa conofcec
1' Uomo , i fecoii iliuflri delle fcienze , gl' .
influffi di quelle fciense ed arti fu* coifaimc
delie nazioni j e fugli avvenimenir » e queiic
degli avvenimenti (ulie fcienze « e fuU'arti ^
onde r eloquenza , la di cui materia è
Uomo Civile * f Uomo Fiiofofo , l* Uomo
religiofo , rUomo Fifico , e non già la de-
clamazione forenfe , come credeano i Retto-
rici, comprende l'arte di fapet ben compor-^.
ipe , e di bene fludiare i' lOoria, delia quale
H h 3 • ' - fi
(14) Ciar, de Orator, Lihf, ih Cap. XK dopo
di aver parlato dclf iftoria, e de* doveri di un Iftorico^
^ Soggiunge cosi — Harum tac , tanurumquc rerum , v/-
' dgfis ne nulla, effe praupta , ^ua in driiétu R/ucorurn
reperianutr ì
(«5) ® ropetfftnFfMccse inckolaia ^/-«Mf
éu Loix du Goàt^ OM Itàéto^gue rsifimnie, Stc^nde
Part. areUU Pnm, pug. 13*9. dé 175. UU* in ii*
i^éfi's 1777.
(16) i^rincipes- de U Littefatm Tmiu^F- des
gfiucs cu pr^fi. Trmi ir.» i^éti^U» Hi^^i'h Md%iU
4?^
fi può far grand' ufo nel rapprefentare lo fla-
to ^die fcienze in varie naziooL Si veda l*
4i(b cke :ka fatto ^d^Ue 'Cognizioni inorìchd
in rapporto ille fcmm « ^ed .arii , il fanolb
JlooC (Dubos (t7)«
<% .44. li Pittore^ f ISorioa^ fi Boeuit
tutti difMngQHO ^ na in .quadri étìhmti • I
Pittori dipingono con fegni naturali, die fo-
no i colori, i Poeti , e gPJflorÌ€Ì con fe^ni
^ttificiaU^ che .ibno le parole , e 4iutì iniiia-
nò la natura ^ che 'è ia ^rima ^ipintrices Si
è/ già xla «fitt xxflèrvato , che la ^pittura è tin^
vejoquenza Dautsry^i'iàociajr^e la Pocifia oa^
-eloquenza parhnte^ Se le ÉocBe ^ -t Ja Iflo^*
rie ^ paflando in |>mtira , e perfettamente
.jHiitaté , • forptendoDO , e piacciono , « fe la
pittura imitata nell' eloquenza Poetica , e<l
iilorica , uguaicneote ioEprende piace, è
fegno delia, {perfezione dÌMWibe le jrtj 0
ìm iatti «tm ^gr^'iflef ioo j gcan fioeta ,
-dipingono , come *m ^ran Pittore «è ^doqiien-
.tiffiiDO né*$fiiot 'quadri ^ e ne' Tuoi colori «
• . I J^^ l^rff il divide per la mate-
ria
(17) JK »M$t0 JM'tf. 4>iriif. far U P^iftfie .
^ UJ^tiniure Tom. Il St^. XUL^ ed in tutte 1»
ajtre , fino jloMone iettnra. èà\e. qpaX\
(èzioni vede .qnaiHo le 'Oonqjlctiize iftorkhe fien ncs
cc{rarie alla Poe(ìa, ;illa pilttiV» « «U* eio^ucoaui , che
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«
48?
m che tratta « in fient % t profanai • Ri*
guardo alle nazioni, Ci divide in Univerfale , e
particolare , e la particolare , diventa pià pir*
ticolare , quando ci defcrive le vite privatt di
taluni individui • Vi è poi Vlftoria naturak^
la LmvariA, queUa delk ani, e 4^iie /eie»
f tf. L"^ lAorra Sacra è «Dinprera ne*
K&rr Sacri del 'Vecchio» eNuo^o.xeflamen^
to , da' quali molti Valentuomini hanno rie*»
▼aia la detia liioria , ed nnitala in fiftemc
Morici , accoaipagnati da Cooirnentarj fulla
medefima per itlumioare ooa tar^Commenta*
rj le antichità Ebraiche » e Criftiane (i8) •
Ndr lAori» Sacra fi .dee diaioguei^ i' istoria
arvflnfanmti^ quella .de' preoetti di re-
ligione , e «K morale , quelb dtf witi > e ca-
noni delia ChieTa , quella della difciplfna ,
quella della letteratura Ecclefiaflica , quella,
ileir «loqimza da* f adri « e degli Oratore
H k ♦ . Sa*
(it) Cosi ha fitta il dotto Calmét,eBudieo i/i
fU/tor, Veter. Teftament, CUric, in Hijhf. Eccle/Ijf
prior,fgc.&c. ifAhent quefti ttlMmi due autori ab«
Jano di opinioal drrooee infoCGace k loco iftorip. E*
da oftèrvarH qui, che Eccome T Iftaria Sacra è il vero^
ferite d* ocelli lume per ooi in zj(pporco alla religione,
così l' iftcffa Iftoria Sacra c V uaÌQo , e pul antico fon-
te d* o^ni verità iftotica , anche nei g^^re 4* iftoi:-C*
jLiOUcutuca, efiendo Mosè il pià antico Scrittole di
9iiei di» ytflUatk i Qce&i, i iriiw» g)à Qù^f^^i t
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4*89
Sacri ; ed in fine f Uom degli Eftùa , ^:
delle Erefif! , che in varj Iccoli fonò .n*ie
nella Chieia, e T moria di tutti i culti r^c-
giolì erronei delle nazioni non illuiiìinate.
della vera religione . Tali Ulorie richiedono
rari ftilì, e varia eloqueoia» che fi può ap-;
prendere da infiniti libri claflìci fcriui.da:
molti valemuoinini -fopra itali materie .11
difficile fi è la fceha de* migliori «oddli. da
imitare . Ma tali modelli G apprenderanno,
da' Teologi i più doni , i p'^ù favj , i .più
Hlumioaù, cioè quelli tshe avranno tutte le.
prerogative , die icienae così fuUion licbie-,
dooo/l9)« ■
'^17. Urf Iferii «he comprende gli
avvenimenti d'ogni nazione, e d'ogni fecola
fi dice IJÌ$rki univerfalt , è 4*iaro dunque ,
che a podie, o a niuna Iftoria umanà am^
peter.può tal liiolo nella vera forza del fuo
ignìiìCàiQ^.'V IJloria generale comprende una
loia cofa » che fi confiderà in tutti i tempi ,
€ piello ttttie le nazioni (ao) •
(ip) OéirHooBdtei Sacra foiit varie cose il
RcUin cella foa JHéMÙra d* irSegnare , e di ftudiare
*é hlU Letttte , e Le Batteux Cours àjsJ>tLUs
teitres. Tom. iF. Pan^^L. Chap. IL de C Hifiotn
^ACieè p\;g, 22T. edìt. in 12- P>^i^ '77?'
{20) Così è generale 1* Iftoria delle arti.t ÀtU
At Sttersit éi.JU^ Goduti, i^x^ dtUf òtUfilt^ M
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— ». - ^ - - „ -te - j
. $• f & Trdle Ifloiie uoiverlali , la pia
mrtAìQk >• la erudita , e quella cbe pia
merita 9 rftolo di unbftrfàk , oorninciaodo
dalle antidie Cormpgoote ddic nazioni , è
fei)za dubbio quella , che una Società di
Letterati IngleG ci ha data anni fono in pia
▼olumi , anzi in infiniti , che fi è tradotta,
in varie lingue, e u è eoo ragione acnmira^
ta come opera di una prodigiofa compila^;
zlone (21) , onde MonC de Voluire » poco
paziente , e poco avvezzo ad opere^ profon-
de , e laborìofe , la chiamò tmUnìiJfima ,
ma pure è la migliore Ifloria univcrfale ,
che fi abbia . impertanio la medefima ha
de* grandi difetti . che la deformano (22)
U compendio dell* Iftoria antica di Boffuet ,*
che MoqC de Fontenelle fiieggeva 9gni an-
••no
Saverien, t Enciclopedia di Parigi, opem ài M.
Coment / OrvilU falle CerimoaU^ e riti reUgioJi àel*
U nazioni ec* V ifteflb può aiifi del dpito DìBìmm*
n iu hcrefus^ di quello iomolaio àu OiluM Refi''
(ai) Il filo diolo Inglese è qucfto - The Uni-
Pirfit. Hiftory fiam tAe heginning of the nld to
iht ttfUeji Times Poi vi è r altra partp iaùtoUu
tfU modera hiflory . ^ ,,,
(21 ì T. E* ferina da Protcftsinii, e full erroneo •
fiftcma delle loro fklse dotrrinc. i. E* troppo Iud»,
c tediosa in riferir fdvole Orientali . J. Entra ,
(cudloni inutili di molte genealogie. 4» Poco d n cb
noTccre lo IvivìwfK dcl|p iuuìoaì» riguaido Je ard ».
ifo 4)Htgcmfm<fiite' t è codi alai dòtta , ed
ehìdita , e F ìftefle MonC de Voltaiftt nair
mollo afie2ionaio di taf Amore , non ha po^
luto far' a meno dì nìegire , che egli il Bof-
fiiei ha penetralo nel vero fpiriio dell' Ifto-
ria iinivérfale, febbenè in molte cofe biafima
af tono Bofluet (23) . L' ifteffo Voiiaire
aviìeblw potato fervir di tnodeilo di fcnvefci
r Jitoria g^nemle ^ Te m efia 6ì(b flato mei*
f«ienw, il commèrcio, c quel poco, che fc ne dice ,
fi dllcutc con pocaFiloforii. 5. E* fcritta, con pocQ or-
dine; e metodo . 6> Si fqnilaDO fpe0o le ragioni deUtt
cóle Copra cauivoclic eómològic . 7. Si fieguono i|i
eflà Je opinioni tutte de* principaU «noti dell' Inghil-
ternr, lisma .qioIìof efine « e difcecniioMfo Si pade
Ub lodp di' CeKÙ Autori con emTatì non. degna di mi
▼ero Savino. 9. Lo Ipìrito di pedSinietìa, di compila-
zione vi {ì vede ftmvvc , ma al raro lo fpitito Filofo-
fico. 10. E' piglia ai mille ripetizioni, e proHflìtà
quandoché in pochi ri?;Iii avrebbero potuto dipingerei
le nazioni. 11. La Cotnioioj^ia è fcrìtta con poco buon
gufto, oltre i difetti particolari, che fi ponno riflettere
nelle lAorie particolari, che la compongono , e che
dovrebbero effcr trattate in corpi divifì,^non già di^c>*
fé, come apezzi or di una, or di on'-altra sazione
Orlandoli, m di vedere gli (pari membri di Abfirts
Bglio di Medea. Per certi riilem è più otite T opm
4^ Filippo Briezìp intitolata AnnMiS Umnéi fii.
Non ha poiùto far a meno M. de Voltai-
re nel iùo A.vant rropos at Saggio fuU* Iftoria-ftài
confcflare, che l'iUaflre Boffuct ha penetrato nel vero
fiiriio dtU^ iftatié'^ aoL poi iimita taie psopolìzione in
riguttT"
\
m
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49»
M VotAeo /e p'rii rUjpettolb per b ferita ^
e per la religione (24.).
§. 19, Ad una fpecrc J IHoria genera-
le fi riducono tanti Diiionarj Iftorici , Critici,
Liturarj , tanti gienufli AMdmki » tanie
i • me-
ìq hoBam 4i ava ptrìato <3egU Arabi, «me di tmm^
inoòdatiane di Barbari . Ha dimeoticato 11 Vdfiùre ,
cbe egli fle^o in motti luoghi delle ^ opere bacnt*
tati gli Arabi, non foto da barbari^ ma da ladri per»
pttui . BiaHma <}uindi il Boflìiec , che ftmbn aver egli
(fritto per ìnfìnuare, Iddio tutto avca fatto al
Jklondo per ì Giudei , a quali il tutto rijerijce . Ma
era dovere di un* Iftorico Filofofo , come il Sig. Bof-
fuec di far vedere, e rifaltare le vie, colle ^uali I9
Oì^iifa Frorìdenza proceder volle riguardo a ^uel po-
polo , nel ^ude otfenrò là vera relfgìooe nvdat^ ,
entftre il Lettore nello jfptrito «Ila veia relìgio*
ne, che preme ^0ki più H tbtte le alòe coadtcénaa
umane. Avrebbe forfi volato il Voltaire, die Bolfiief
aveife fcritta la &a tftoiia Cbllo (pi rito dlel Deilino, e
«M^ irreligione, come ha egli nutof In tal caCo il
Boffuet avtcbbe mancato a' doveri di un vero Iftorico,
che dee iftruirc i Lettori nelle cose le più importanti,
come e 'ia religione, che M. de Voltaire, vorrebbe
togliere dair Ifloria, e (ofticuirvi 1^ favole Cineiì> In*
, diane, ed Arabe.
(14) Sarebbe da dcfiderarfi, che un dotto, e4^
ìIlknAinato Teologo {eriamente analizando il Saggio G.p^
jiérale delTiftorìa di ÌL Voltaire, coa&taflè coU* ifiov
iìà vera i hio^i erronei» ridnceflè alla verità le noeti*,
éhe Volani? nflefUont, nant^, e correggelTe, ciò che
dee mutarii, e forregerè, e togCeflè da tal* opera i
tèxn^ vdcitft^ che h CDcnmpoao» a fili awdeUo dei-
ficM di Lmefatufo. u. , tra quali più fi no-,
minano, il Dipanarìo Ifiorko Crmeo delBay^
U , quello del Moreri , quello dr Chambtrs y
ed altri infiniti Autori di confimiii materie,,
clic per gli errori , che cootengooo , fi de*
VOD legare con critica. '
. % 20. U Iftoria generale dev^ efier brie-
ve y ma non arida , piena d* imagiui , unitai
alia Fìloibfia^ che non entri molto in detta*
gli inutili » e cte fia piena di utili rifleffìo-
ni (25*) . Un* iftoria generale dev' effere co-
. me una Carta Gepgraiìca generale del Mon- «
doy
\
loto piano di tal Saggio , edificale un monniBeaco U
ftorico alla Vcrici, ed alla Cattolica Religione, come
il Voltaire ha cercato 4i fare al Dcifino. Perchè od-
le opere Letterarie non imitiànio noi gli antidii zelan-
ciiTiini primi Criftiani , i quali quando vedeano an tem-
pio edificato alle false Deità Pagane, lo diroccavano,
c lo riJuccano ad uso del culto del vero Oio, e de*
inoi fervi, « ùnti della Cattolica Chiefa ? Così dob-
biam fu noi. Pxeodere da' profani autori, e dalla pro-
fena erudisi'oift i jnodelli , e i materiali , de quaU cfli
fi fono fcrnd per «fi rei , e rìdergU noi a Icrvir di
base alla verità . Boffuet €omÌDCÌò td erigere al vm
Dio un tempio odia Tua compendiata Iflorìa Univerfii-
le dalla Creazione del Mondo, £00 a Carlo Magno •
Voltaire volle imitare Boffuet, ma con firn oppofti,
rercbé un altro BoUuet non intraprende tra* crcdemi
a confondere il Voltaire, e a difcedefe, ed iinttaie
^ocl eran Boiluet >
. • ' l'i) y^/^ Ujuveciàle^ degl'In^ jt TpeiTo
i. ; • ' - • " • ^ pie.
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4$ 3
3o , netla quale fi devon vedere le cofc le
più importanti , e necelìarie , e tralalciaro ie
inutili. Molti queftionano^ fé fia meglio feri -
m V llloria per via di. Dizionarj ^ o per
maatì feparatì ; ma è oeftt> che i Dizfooa-
if coti ddi' iftoBia civile > come dell* Idoria
delle Sciente ,.ci rapprefentino i' Morii , ed
i fatti ^ e ie cofe cosi tronche» come i tnem*
bd di Abfirto lacerati , e difperfi da Medea.
S* 21. Neil* ifloria chi fiegue V ordine
Alfabetico > chi 1' ordine Cronologico delle
OBÌoni^ chi la ferie fucceffiva degli avveni-
menti • La ierre degli avvenimenti è il mi-
glioi partito pofiibile, perche dall' ordine de^
gli.awcmaiend i più dmarcbevolii. naGce b
divisone la più ragionata » ed in rapporto
alia
piena d'inutili narratÌTe. L'ìAeflo puo òìrd de' Dizio-
narj del Alorerij e di Bayle pieni rpcllo d* inutili
genealogie , e di difcufTìoni iAoriche d' ignoti nomi .
iJ Ifte/To può dir fi di molti altri Dizionarj , che per
lo più (bno raccolre di ilogj ridicoli y menf^ane iUu^
fiflt ^ affurdcy ed ingiuriè gjiùJTolant raccoUt ptr^vr^
diàt MkticQ^' ofata m.'<le Volali* » il qua^
Jbe hi .Une molte nfleiiiMii mOi fatt' ifloria ocH'Arueo-'
Io Biìhiì* ^eirebddopedia ai Parigi. L'ìfteiTo M.
de Voltaire ha fatte altresì !/an'e liaeffioof utili , (Ull!|[
ìiloct» nel ilio Sé§gM fiUl'I/hrU gimtrdt^ ma è grao
aifgrazia, che in tal* opera, ove l'autore ha cercato
d'imitare Sleidar.o nel V\ìio de quatuor Jummis imperiis^
vi fia una piena di fofismi , e di favole colle quali cer-.^
ca r aucoiQ. 4i oppo|ii.aiii^.ieiigiooe^ o alia veuga* .
494
alto Cioaolo^ , ed in lappoito a' Cmr » V
tpoche, o i fotti i più ^jvnaarcfaevoli Cmo
dunque la vera ^urda nelL* oRtrne lAorìoo , e
Cronologico delie nazioni in gienerate y e nei**
le ifiorie particolari • L' ordine è la bafe d*
ogpl iftoria ^ ed il metodo di uax tarla è
iguella « cbe rende utile > o ii^tiie a' Leb»
tori ; ma molti Iflond iMitichi , e n^Ddeiiii
Amori d'iOorie t imiveffiàii: « e vpwt
ticolari Iiaiuia iMto» emù il ni^iodo
i: 1? oidine nelP ifloria » ' *
^2r.miloria particolare di una nazio*
ne è cofa anfai difficile , alfai vaQa , e alFai
fcabio(a > doveodonoG fcegiiere i Catti i
mili , i più idnmivr ». i «più certi I mate^
siali > ^Vquali fi ricavano le iOode dkbbo»
|l»,eller letti con giudizio •.Ogni nazione ha
cerata di elàltar fleflk,, di bac prodigiore
le file antichità « e favolofe ie Tue origini ;
cosi i Greci ^ ed i Romant trattarono le lo-
ro iflorie , e cosi feri fiero quelle degli altri
popoli onde tante favole >. cKe ci laTcìaro*
tìó circa gli Egiziani > Indiani» Perfiani, ^
rabi» Cmdi ec; 3e per ifcoprir tali fovoie ^
ficfioorieirteflfinoiip^ocàtafrt V viagjiaiori ^
tìk nazioni tMGt^f i^fritbntisftió ahre ihShiiè
difficoltà j che pib pfcuraqo le ifiorie (2^) ^
(af) Quante fivroli dìAia i Gfcoi di MaòiìMi,
c 4i
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4Pr
Inoltre le tnfriool . fcrilftib tardi lè loto liìor
' rie , onde fon favolofe luue le origioi dell'
iftorie profane , oc vi e Autore , che non ie
ayefle fcritte con grande parzialità , difetió
notato da molu Critici anche in Tacito , ed
in David Hume , che fì credono gP Iflorìct
i pià impariiali ^«e cbè .fonu ì {più nialigni
in ceni loto giudi?] . Nion .è lìoflro iflkiitD'il
dar giudizi Critici (ugi* ifiorici delie nazioni
4ifitid[ie ^ e modeioe > xeichè farebbe cofà
e di Zoroaftrc ? Non gli crcJctc , dice tkn Critico,
sua ciedece a' Viaggiaibri in iquelle iraziotti, a' nnib-
^ 4nil A Makomec » e di Zoroaftrc • Ma i oazionati di
2uefti, e di coofimiU Eroi ù concradicooo , e fono Bot»
i pid aiTurdi de' Greci iftefli* Quante varietà ocir !•
Ibria Araba ù fcopronor in FocM^Khondtmir ^Elm*-
■tino , Utrhelot , Pridaux , ^^ftb te. 9 •fatti ^1* 1 fto-
oici AratM dilcoidano fulla tira di Zdroàfìre. 7
:i\yde Ingleiè ntW IJUrià della réli^o^.e F^ffiaf»a ,
Bcftufobre nelL* ìftoria del òl^nuhtifmo ^ -M. é' Anque-
-til ntUa Vtrfione iFranctfe dei jSefiJaveJia, tutti fi con-
tradicoao, c cosi ancora gli autori dtU* IJÌmia Unì-
rVerfaU ìngUfe , fan'io l*ifteflo talora . Chi -poi Toleflk
r efeaipM di 4in libi^ n^piti Hdìcolo, il biiì diìTòi'didtt^
co^ il fOL cooAiò,- il inpèifètv»^ ìfk ««celia ìtito .
.»eoiB2fttt»« (GOi»poÌie> ed* datili, e'ftvdlés'evaiiièidf.'^
dkè 4tmiu «taa aifl^io, l^btà tokHi iàziddirio^, pbcift/'
.icfsgete il Baacìidlé* naUTNOfim Aitifòbra Rèrsim minàé:
'twàiiièm Aptréttétain j^éotìXvo il fidile amore vi è uno
IHoBagiosb giudizio di jflf. Goguce neHa Prefiaiòne ti
.ibo cccellenie libro imitóM* t* ^i§tH Lùx%
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49<
«flai profib , e tedióla , e moltiflioif Iwnnò
tcTìtto fu di ciò • Un Filoiofo faprà Tubito
f indicare non folo gì' Iflorici , ma gii altri
crittori ^ e chi non è Filofolo fi farà fem-
pre fervo de' gìudizj altrui > e mai giudiche»
rà da fe OeilQ (27>. . .
22m Un difetto particohre ié àm
teai degii Autori delle ifiorie delle nasioni
f; che i* iAorie aoft banno parlata di altro ^
fe non di guerra, di fatti di Eroi, di concia-
le politiche , fe le Ifloriè fono Hate fcritte
da (ìatifti , da Poiitici , da perfone amanti di
6tti fleriU (*). Se da*Filofofi, vi fi vedo*
DO campeggiare difcuflk)nì Filolofiche eflemp
|K)raoee ' riducono V ìQom ad ima
9 •
(17) Manca in molte milioni un* iftorìa ragiona^
U del loro paese . Gringlefi tino a David Hume non
l'ebbero. 1 Franccfì fino 9!^ I*r^tau HeaauU , i
Svizzefì fino a MaLLu ec»
(*). Un alerò <lifi:cto cpnfiderabile di chi ha trat^
uto k ifbiie dtlW^ aatimit è ftato ^Uo , che dells
wìabì aiedeinie taluni 6kco cetd oindri fittidc»»
ed akd certi elon tafiniti* La CIùaa r è mi sraoda
tieinpio» ond'c che un moderno aiitoie , trattando delU
la Caiiia. ha bstx» due hin^hi CapitoU fililo, ibio di
tale nazione , fecondo i fooi Pancg^rifti , e fecondo- à
lìioi Satirici . ììiftoir, Philofophiq. des deux Indes Li'vn
i. Càap, XX, Xxl* de Faw nelle Ricerche Jugli
Americani fa di quelle nazìpni ritratti diverfì di quelli
di M. Raynaljt ed fitti autori iì 0]p^a|^a» air uao«^
oaU'alTO.. " .r ....
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"aoctfle.'. talora a
David Hune nsli* ift^ìa d* Inghilterra. Ognu-
no dunque carica ie fue Iftjrie , e rappre-
fenra ia cHTì^ i qiwdri ddle Tue idearle più
ufiiaii , conas accade oeV foga^ » ne* quaii li
drprngono per lo più alla mefite l6 idae !•
pìÙj£reqBentL.dd qgiorno ^*)^^
Sembra cbe . di mola librici
come, fi è da. un iSavio ofTervato , poila di%.
& ciò ch& diife .di- fe AdVo TctGciiioi ..
fotta ftftfoi .prifnim ^amman ad fcri^^
bendum.afpujliu'.
H fibi 'tugatu. (rtUdU-'^fibiat^dari
, Fopiilà ut flaufeia » ](t«i i^lffu 9 f($^^
Mài (29). '
. . TonuII.. ■ l i . ' Si
(*)' Così BofTuct, modcno per i paimcri , e per-
io iHIe di uiì' Iftoria UnivcrCale , fece poi nelta 3«, e*
é^^pànc di elTa, invece idocia, uactaù di PoUcica ,
& di Teologia . ...
{a8) TifÉitiia nel Pròlo^ atU Abdria; Ck\ to-
léflc leggere pcececti della, maoieca di Cemetc, e gin*
dicane wUo ftUe detriftocìa innpporco adrainon (3ce-
mtt
e Ltrini porri iegere la ddurtaziooe del Lip6>
lenita a Nicolò Ac^utvUliù di *rjui9ne^ Ugendi Hijh»
rtàm^ ed aUresi la diflcctazione del Voilllo dk tuiont ^
9t oriin* univerftm Ugeiidi Hi/hrié/n^ còme anche
Io Sdoppio nell'opuicolo de -virtutihus ^flc vitiis ftyli^
Mìjhrui , e quella - db otuuréL. Hiflorim -HifiùiU
1 -
hi avrà cip cBe fàaoo molti Iflorki ^ fé fi
tSfloricus fu!m frhmm ammum jti
firìbmàiuli aifidk cr»
Cr Idonei di fiiml lattai trarcorano i co(la««'
' mi de* popoli » le leggi , Jc arti , le
fcienze , il commercio , ie religioni , le caufali
delle origioi » e delie decadenze de' popoli , e
fi diffondono a ferì vere Rematili Inorici tedio-
fi ed fanitifi • Fer ì>Wiait à tili «Tetri ^ fi
è poi dovuto da altri fcrivtrè leparatamente ;
riftoria dclte afrii , e delle leggi , neHe opere
feparate , perchè nelle irtorie generali niente
dì tali cofe utili fi era detto , ond' è che
quelle iflorie de' puri fatt; fono per lo pià
rìmaRe inutili ^ e G è neib neceflìcà di ieg*
cere queft' altre iflorie particolari delie arti ,
fcienze » e leggi « riti ^ e cofiomi ^ onde la
neceflìtàir di cercare in più fibri ctò y che. fi
avrebbe potuto cercare , e collocare in un.
folo {2S) • Autori tanno Icritte iflb*
li fiftorisf- 'amica' di^ Roma cbme* feti it= MbiicesqQìeii;
lieir òpera MUm- Srandeffa, € dteétlim{9 Ktmsni ,
dbn- oKÌio* ftoAv H fiprebbe afiri dètt'iUMi Ro-
irnma , & quel* cHe (t ne "fiippia dopo Ja lettura i/t
V«laaiaofi tomi 4i Cunu^ « Aaas^a di.iUto *»'
✓
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ne natili^ e pochJflimi cofe utili (jo).
$. 2^ U iftoria i di un p jpolo , dee
dunque contenere quella deli'.epoche degli
avveniimeati Iftorici i più rimarchevoli, che
lianno infiuito fiiU*idee , Ìu'o9(km ,e filile ani»
e fiiUe fcieiize^^e ^ conteoeie i*òllèrvazù>
ni paciiGolacf de? caratteri di qaella nazione
della, quale fr feri ve , in rapporto alle arti *
alle fcienze , a' coftumi , alle leggi . L' Irto,
ria di una nazione, dev^elTere il quadro dei-
la medeGma. Cosi è fcritto il Secala Ài Lui»
gi XIl^., c Luigi W. M Voltaire , e cosi
r lOoria di.Ruaia é e. dLCatlo JOI.,, eie
pcelciiidèndo da molti loto errori ponno fer-
vlr di modlelli filo per V ordine delle cofe , c
p«r U ftUc Iflprieo , fui quale Oile fi è fcrit-
. . - (B^) QuMte iftorìc vi Caao fiiU' Italia ? E puie-
VI fono pochi libri utili da paragoaarfi alle DifftrU"
lioni fuiU antichità Italiane del Muratori. QuaaCe
cose fi fono fcritte . Cill* jftoria Medii avi ì ma il Ro-
berrfon nelt Ijhria di Carlo y. ^ e pochi autori a luì
taili hanno piil detto in poche pagine, .di quel che
ahbno Éitto iiifiniti altri in immenfi volumi • Accac'e
pcflo nelle iftbrie, che chi le fcrive è ingannato dallo
nrito di pattzd.» m ihUa brevki della (oa meme , o
da' pregmdòj o dall* abuso .della troppa Filofofia, o
dai defid^ di compacic (kvio, o dal^aoior del por-
leotoso, onde cade oellc &vok. Ò0'erT4 Pindaro in O-
lympicis^che cke fpeffo Umend digli i^amiai Ano in»
g4nnate dalU cofe forpreiuUnti , e dalie 90ti€ UfOk
M tf»i»mi0 mi, fttù '
to da molti , e fpecìalmente dailo Sdoppia ,*
ina non è , ne da^ Reitorrci ^ nè da pedanti
dì dar regole dello flile Idoneo , perdiè P
lAoria ed ii Tuo flile dovendo eOère una ai«
ratterìflica pittura delle nazioni > de* tempi ,
d^IIe opinion? , de* fatti , non può ToggettarG
a rcj^oie , e tali regole molto meno ponno
fìliar(ì da' Grammatici , e da' Rettoria , che
mai fi fono curati di rimettere , e meditare
fui vero fine delle fcienze , e deli' eioquen*
xa , che è di regolare i' inteiietto a ben pen*
zare , e « ben dire in ogni genere di fcienza»
§. 2f.- Vi fono ancora le Iflorie parti-
colari deilc vile privale , o degli Eroi , o
de' Regnanti, o de' Leiierati , o de' Legisla-
tori , che ù dicono le vite degli Uomini ii-
luflri. Ve ne fono i modelli tragli antichi,
e moderni • Tragli antichi Plutarco fcrifiè le
Tue vite, ma fpeflb vegna in elle ia prolifli*
tà , lo fpirito di Tuperflizione , la darlatane*
ria Greca ; ma forma però al naturale i ca«
ratteri degli Uomini , ed è aflai Filofofo, e
mirabile ne' fuoi paragoni • Tacito è eccel-
lente pittore , e Filofofo nella vita di Agri-
gola , e Salluftio in quella di Catìlina • Ma
le vite de' Fibfofi fcritte da FonteneÌle>
quelle di Monf. d' Alembert , e quelle di
Monf. Mauperiuis fono in certe cofe, e fpe-
cial mente riguardo allo ftile, modelli eccellen-
tiflliri, ed inimitabili, e con cui fi devono
feri vere le yite pasucoiari > nclk. ^uaU l^de-
VO-3
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vono evitare due grandi fcogìi , cioè i pa-
negirici , e le faiirc , dovenJoii Tolamente
dipingere , e 'adornare con energia il ve**
fO(jl).
$• 26. Tra molti » anxi infìnUi , che
banno fcritto de^Ie varie rìfleffìoni full' ilio*
ria , meriia di effer feriaraente letto , e b.:a
lifijeuuro r opufcolo di Alonf. d' Alembert in-
(ji) Vi £>n9 certe pite^ oerie mmorU IftorUhé
fcrìttc, c dettate dallo fpirìto di pedanteria, di proIiC-
di noja. Cosi fono per lo più le vice de^li aa-
iOii rialfici Grsc: , e Larini appoÒ:^ alle cdizioai deJtc
V^rioTum , Così fono le Memorie Iivoriche (uUa vita
"icila Ket>in.^ Cri/lina in p.il tciiii):li Volumi in 4. Cul-
la noja ilelle quali fece favie rillcflioni M. Alembert
" JUéiang. de Liiter, iom. II. pug.zz^, edit» in la. 177? •
Cesi è U Iqnga , e tediosa vita di Oceibiie fcricta dal
JUidUton» Lon&niK Ibno le vite àìZoroaflrc, dì.ilk'
hamet^ e di altri inièrite oeU'iftoria.ttai/erralc de<;riti'>
glcfi, nelle opere Hydiy di Anquetil^ di RrU^x»
•Di confìmili inutili rite- è pieno il Oiiionario del BaV"
le. Il Laerzio nelle vice de' Filofofi, febbcue fpcflo
favoloso , non è però molto proliffo . Il Brucker (ì
re ide fpe(ro pieno di un'erudita noja, ma non così ri
Dcslande? nel'' iitoria df Ila Filof )Ha . Il Lcccore Filo-
fjf j pocrì di se i^indicare degl' inhiiiti altri aniich' , e
moderni Biojjriafì , alla clalTe de quili apparce;r^)'io
ancoia l' Eritreo nella fua Pinucot/ieca Imu^inum^ ed
Appio Annco de Faba ne' fuoi Kitrattiy ma l'Eritred
ha (critca con poca filolbfia la (ìia Pinacottieca , e eoa
molte (iiperfluiti, ed ti Faba all'oppofto nei'luo
è cattcr r ilolbfia 9 tutta 'sagtcae*' , ' ' - ' ' '
thoiaio ReJItxkm firVhiJbim (^2). Chi poi
voIeiFe far meglio , dovrebbe rivolgere eoa
ccchio Fiiofoiìco -gi* Iftorici amichi , e mù*
derof •
§. 27. AlP Morie particolari , o gene-
rali fi nierifcono le generali , o particolari
Iflofie Alile ani , felle leggi, fuiie TcienTe^
come IbiiO'^quene^cfae'^ci hafoitie ìlGa^^^t^
ìì Sopttrkn y ed ahri. Le regole 'ida-oServarfi-
in tali Jflorìe di ani, cofloml, leggi, Tcien*
j'fonO 'le feguenti^ i« Non fidarli neifif-
iaie
(31) Hferita ogni attenioM il princìpio édle
Memorie»' e delle Rifleflioiii lèpta Gnltiiiai Kcgua lìi
Svezia 9 ove cosi dice Jeierra delCJflarU^fum^
4I9 non è iiiumÌM$4t dalla. ^Jilojojia ^ i C ultima della
. tono feeo^t^ umane • Lo^ Jìudìo deli* Jfiotia Jauhhe più
interf£^r}t€^fi.ii aviJlfef,piit finita i' Jftoria degli Uo^
mini* Un uomo di Jpuito poco- ver fato relC Iftoria Jt
corjolava aella fua ignoranza rijltttendo , che guar^g^
oggi awier e Jaià l' oggetto delle ìftorie future • Sa^
reble.a dtjiòeraiji y che ogni cento anni Ji fitejfe un
éfìratto di jalti iftorici realmente utili , e che Ji brw
S'^Sf^ i/ rwuinente . Sarebbe , quefio il me^o di rifpar^
-mtate alia, pofterità t inohdaiione y ài ori è mifmeia»
9 Jì tontinud. C aUtfo della ftampa p%r dift ^fi^.
ia
€olì juturi^ toJe^^étUt-i^uaU 4tkuiA^cmfa fé n*é prefi
vel^Jèeoh eerretrttm^ VÀ e/efidérÌ9>€OSÌ.r4gÌPtievole^ Ja^
rà*^eertamttiUr per molti Sapj ua delitto di IcCz eru<ii«
2Ìone degM étllg ingiurie , e degli anatemi de* eòa»»-
filate ri y ma io ne .appello. al. giìtdi^io de* veri Sav/^
che Joli hanno il dt-itto di dipingere , e di regolar gli
l^eauM àitiang. tlu^.i:qi^ VL ja§.
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fare le origini dr certe ani , fcienze ec. alle
opinioni miiantatrici di certi popoli , e di
certi Aiitori^ che tMtto attribuiicoao a oert» .
nazioni • 2. fifamrnare lutti gli antrcfii mo^
nimienti poflibiif ^ e lie aucoritt , e caloolan*
4oQf il pefo p ooochioder Tempre » fecondo
h maggiore^ o minore proEiabilità • 3. Non
fondàrfi fopra certe etimologie , full e quali
taluni fondano i paflagg! delie fcienze ^ o
delle arti . i}. Riflettere ^ che certi popoli ^cer-i
ti Scrittori , certi perfonaggi ban voluto trop«
ecfaUare certe nazioni , atuibcuendo ad ef- /
luue le oonolceoze , c tutte le ani po&
IìMt , e degradar cene altre , niegandb jlla
medefime ogni cognizione . Trattar tali
Iflojrie di arti , e di fcienze , di riti , di ce*
rimonie ^ con ordine , e precifione , fenza
pedanteria , e $m filofofia, preferendo la verità
aHa congettura » tefciaodo V affermar feaza
ragione , calcolando » ragioiiando» oflervando»
erniioando 9 e oontraponenda U pefo dèlie
autorità , e dove incontrano dubbj , noa
farfi trafportare dalla vanagloria di cene na-
zioni , che G vonno attribuire privativamen-
te iccrie fcoverte > certe inveonooi (i3)*
» ■
(35) Tutti coloro che hanno (crltto di rerum
Vénforibus^ fooo per Io più pieni di coo^^Hire^ e di
errori, perché UQ'arce^ una (coferta, che e.l^ haa
cwifta mia in «n jtadox 19 uimi iiaaaoe# ^ potuto
Ali' ffloria delle arti , c -delle fcien'ze fi rU
ferifcono le opere di coloro, che hanno fcrit-
>e opere iaboriofìfliaie di varie Enciclopedie,
Mlk quali G di(lingoe''qi]eiia di Parigi
f. aS. li' i<bftt.de'lelìOllìelu-deU'Unì-
▼cr-
• ^Rere in altri tempi, in altre nazioni conofciua. in
sali niacerie G dee marc;arc col dubbio. Portiamone un
CÌéinpio..Sull' origine della fiaippa, ouei di M*gonza
' ilitaono eifer loro tale . (covetta » T iAeflo fanno ouei
• ÌUt/em, ed I Chìùeà, Altri Ì^MaMSotmo a Car-
io' M, i' a Oiùéwi' ^ FanAo , a Cuntm^trg , a Mtmd^
Rtffmùntattù ^ Circi f epoca*- 'dà- caT invemioàe . fi
- 4ice Kofcna in tutti gli aDni<datt'8ii., finaal 1478;
Vi Cono per iTedefchi «itca df^.^opiniooi , c per ia*
'ie Citti di elfi, doé fef Harlem 45* Amoii afferma-
• no, e conrra ii, niegano^ Per Argtnftato 53. pa^e-
' ri. Per Magonia 100. Per laClsina 40. autorità afFer-
• «lativc, < 30. negative • Molle altre opinioni per gl*
Iiaiiaai . Si veda l'opera intitolata MohumtntA Ijfpo"
§rapAicaygua artis hujus praftantijjuna orjgirétmyUu^
éim , 6r abufum jfafieris produni , influurata ftudio ^
- W Uhcn Mann, ehrift. 'aTotfii , Hamhurg. 17401'»
- 9* » ^FoL Vo «Ile legge <iòK gp Autori idi tali opi-*
, ^ aloni, ^braccia nn jpaizito. erculeo , un cfce kgge me-
te le. opinioni, fi confonda, e dubita , e ferma uu Quadro
Iftonco di Uli pareri . Ciò cbe- noi ibbiam detto ^ulle
origini della Aampa per un cièropio» fi può eftendere
• a tutte le altre invenzioni, e .ftofcne , rir;oria deDe
' ijuali c (cmprc dubbiosa,* etk^^ui •giova Y cfTcrvar di
p.i(ragpo , ,elic M^Goguet , autore .eccellente della iOo-
• tia delle ani, leggi, e fcienzc fpeflo fpelTo non ci.r?s
molto, di efaAiuare , e rifcriie tutte le opinioni., onde
V ^.renJe ^pefTo Tuperficialc in molte cose.
, . ^34) i-i'lladciopedia di Parigi lui molti,, ed ia^
fiaif
/
f
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yeifo i e de^ corpi in eflo conteooti , lieo
grandi, fian piccoli^ fi dice Iflocia naturale»
• ' • che
€ai'ti difetti, £1 11 principale E die nòlti articoli
iòn pieni di erronee dottrine y e fiaflamence condanna-
le* 4Efla inoltre è coinè un -.grande, e vaflo edificio ,
torti i membri del quale non corrifpondono • Mai in
tal* opera fi citano, o fi citano al raro> le aiitoritd
fulle quali.fi fendano le loro opinioni, .e^quando non
fi ci lano tali autoriti , il Lettore non è nel caso di
hen giudicare , ma dee fondaifi fulla crcdenta dcg'.I
Bnciclopedirti , cosa, che disdice ad un uomo. Altio
ordine fi avrebbe dovuto oiTcrvare in tal* opera, ed in-
vece di farfi un folo alfabeto per tutte le arti, (cicn-
^> ^^èè^i 'iti» cognizioni Ogni fcienza, «gni ar:c
avrebbe domto.efler uatcata a parte y con piccoli 'Di«
sionar/ a parte. Cos2 l'opera iàrebbe ibta piiì ordioa<-
td, iHd utile, pnl.£icile, e più commoda \ad acqui*
ilaru da chi non iba , àè va cercando UDÌ?ecfiili cogni-
zioni, ma (blo cerca di faper còse alla Tua profc/Tione .
appartenenti . Così gli Autori Inglefi deli* Iftotia Uni*
yerfale avrebbero dovuto trattare a parte , e coatinu»*
temente dal principio alla fine , 1* ITftoria .di ogni po-
olo , c non interrompere un periodo dell' Jfìoria E-
raica, con un altro della Perfìana, un altro dellu
Fenioa rolla Turca. L'altro difetto dell' Fnciclopedia
fi é, che in molti ariicoli vi è molta pedanteria, e
poco raziocinio ^ talora li ragiona troppo pei iftabilire
certe opinioni, Tulle ^q^ali andrebbero Wato due paro-
le, ma fi é voluto ridurre a metaffi!ca vetbofii T I6o*
aia delle Scienze ,*e della Filo(bfia,cl̀ con brievi peo-'
nellate avrebbe a traitarfi • Finalmente i'Fnciclcpedia iH
troppo voluminosa , e fé ne dovrebbero fere degli uti-
li cilratti, giatebè i' EfprU Ì9 l* Bnty^hfUu in ii.
^ aofl bene ce la À -molcere, '
jo5
che coBimUm buona parte deli' dioqaenza
fiiorofica ^ e didattica »^L' Ifloria naturale è
il quadro della natura > e ddia fifica » ridot*
te alla portata dell* ingegno d' ognuno . Da
molti antichi Pition, e moderni c (lato fatto
quefto quadro (jj) e^ira effi dee fceglxere
Ù favio JLettore •
Ariftotele tngli aoriclii (criile V Iftorit uà*
turale , ma con poco ordine , e eoa molte &vole •
Traile altre cose, egli, per portarne un elèmpio, è
l'Autore dell* opinione del canto del cigno prima di
morire. Eliano neiriftoria degli Animali è anche fpef*
fo favoloso , c con poco ordine . Plinio ièriflc un* ifto-
ria della natura, più generale, ma piena di maggiori
favole di ogn'altra . Da Uiiflc Aldrovaudi fu affogata per
cosi dire , in un diluvio di pedantefche immense cora-
Silazioni riftoria della Natura. Tra' moderni M. de
iufibn è l'unico ammirabile Pittore della natura, ma
è troppo Poetico in molti luoghi, troppo ipotetico ia
certi ^triy troppo aoaISza io molti. Flft^ria Natmate'
dev'efler trattata cóli* ordine Geografico deDa ddcri-
aioae dellaTcrra;e c»ir ordine Cofinologico dell'Uni-
verso, e de' grandi corpi, dalla deibduone di effifben*
dendo all'atmosfera della Terra, indi alla fuperficie,
e poi alle parti interne . Qtieilo (àrebbe il pid piando
bile fìftema da trattar l'iftoria naturale, m^ intanto non
vi è libro pid utile di Buffon in tal genere. Le genti
di poche cognizióni potranno illuminar^ full' iftoria na-
turale, e di molte cose di cfla nello Spettacolo della No*
tura, ed in varie altre opere di M. Pluche, che in-
vece di defcrivere l'iftoria del Cielo, fcrifl'e della mi-
tologìa delle ancicbe nazioni . delle qiuli uovo tutti jl
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CAPO IV.
DdT eloquenza didattica , 'Filofofica,^
AcaàmUa , fcimtifica ce»
CRcdon taluni , che per eloqucnia debba
intendcrfi la fola eloquenza del foro ,
del pulpito, e quella, che parla nelle publì-
cbe adimam de'grandiaffiun da^iitolveru (i).
(i) Cicerone nel libro di Oféàn J/ Cip.
«ce, che il dilcorw de* FUófòfi i pià eloquenti />r«a
£9iius^ Mom oratU ditUnr ^ e che il difcorso de
){dfi ùioUU éfi^ & umiratiUs , è che la lotoeloquen.
sa mol/is efi^ é umératiiUf tiee fentenHis y nec v/r-
àis inftru&A popuUrihuSy nec vinda numéris y fed fi"
luu UkÉftaSy nihU iratum Aaèee, nihìL inviéanty ni^
idi mràx, mhii mUàkiU^ màd éfiMum , cafta , ve^
rtcuar
■
so»
e credono^ die tale eloquenza G raggiri nel
perfciadefe > e che nel perruadere oonfifta ia
vera eloquenza. Ma coioro, che cosi giudi*
cano , errano , perchè la vera , la più antica,
anzi la primitiva eloquenza c lina l'eloquen-
za, che iflruiva gli Uomini ad awalerfi del-
ie cofe utili della vita, quella che conferva-
va Tidoria degli avvenimenti , e de^ progredì
delle arti » e delle fetenze » quella che tra*
mandava ìe utili cognizioni » e fcòverte , P
eloquenza- iflruttiva folle rofe neceflarie all'
Uomo , Peloquenza , che infegnava , a vive-
re , a penzare , ad ingeniilirfi , T eloquenza
didattica ^ ì! eloquenza della vera fapienza ,
Cloe
recunda 'virg», ineorrupta &e» Giudicheranno i Savj
te fian vere tali iJec di Cicerone . Ma c certo , che
egli al libro IJI. ai Capo 6. de Orar or» n.2\. i\ con-
tradice al foHto degli Accademici . Ivi cosi pa; a dell*
eloquenza Filofofica — Quufcumque in oras difpututio»
nis 9 regionefve delata eji ^ nam Jlvt di Cttli namrm
iépdtUT ^ Jive Ì€ urra^Jive dt divina iti^five dehu^
nuas f fivt tx iifériort loco , fi¥€ «x aquo , ex
fitperhre , fife ut impelUt homines , Jtve ut doceat ,
Jìve ut deterreat, Jlve ut eotititet% Jive ut re/ledat ^
fi/e ut iaundat , Jtve ut leniat y fie ad pauees • five
ad multos » five ìnter alienos , five cum fitta ^ fine fe*
cum , rivis ejl Mduda orario , ron for>tihus , Ù quO'
cumque in^reditur y eodtni tji irjlruiiu ^ orr.aturjue co-
mirata Fcco che qui (Cicerone ha altre idee , c pid
vc-e dcir Eloqtien?.*! Filorohca, die c'ia vera, c l'un*-
fl .... .. »
• • •
\
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SQ9
cioè delia fìlofofia j che precede ogn' aitia
eloquenza {") , giacché per fiioiofia > e per
doqueoza Filorofica f e per laplenza nóo
intendea anticamente queii* eloquenza » che
oggi difputa di contrafli ed opinioni filorofi-
cne , ma queila che iflruiva gli Uomini nel-
le ani , e nelle cogciizioni tutie neccflarie
aiia vita, come per io più feceio gii antichi
Poeti , che confervarono le iradiziooì utili
alla focietà, e le cognizioni , «he CFcderono
le più nece&rie » Col progreflo poi de*lem«
pi fi attaccarono altre idee alla voce eloquen-
za r e Filofotìa > e la Fìlofofia fi ridulFe a
vani fiftemi , ed inutili , a fotifmi , c difpp-
te , e r eloquenza alieratafi al pari delia Fì-
lofofia , fi degradò^ e fi rillrhife agii angutli
limiti delia fola arte di difpaiaie nel forc^
c nel
'. {*) F/ .anco vero , che i' F oqUenra Fi:orofic;>
precede ogn^ alerà, che Cicerone fi confefsò fatto Ora--,
idrcy non éx HAttorum officinis ^ ma ex Aeademia*
fpacih . Dunque 'rela^ntar Filolòfica è h veti, o.
l'originale. Ma qual der' efliifre, e <pnr è la natoni
dèlia veira elo^ucoia Filofofìca, e 4ella vera FJuiòfia,
e i doveri di tm vero FHofofor i, li fcgolarc i 'co^
ilàmi. a. 11 ^rfezionat T intelletto. JU' ornare lo
fp:ri:o <fi cognizionr. 4. L"* ifpirare rifpewo larci*
<igionc . Si veda: M. KoLLin Jraiiè des EruJes Tom*
Jf^. Livr, y. ^ ove parU d«^lla Filofoiia^ c della ma-
niera infegoasla alla gmeosti « • ^ ■
e ne* circoli Soolaftici « e nelle dedamaiio^
ni (*) •
fhr 2b LVIoqaenza Filolofica dunque ap-
paitieae alle core rane , ed è iniéparabiJe da
ogtii rcien2a , ed arte > che s* infègna*. L'iOer-
fa Grammatica , che c T arie del ben parlare
è un ramo eifenzìale delia Logica , e della
Metafifica» che iboo Tarte del bcu peowe^
L' eloquenza dunque delle fcieoze Gramma^
tJcali» e Pliobgiche dev'eflS^rc lìn mmot deii!
eloquenza Filorofica , cofà che moki fingono
di fxm voler capire (2).
( * ) Siccome fi dc^rnularono fidee dell'elo-
Suenza , cosi ancora in quello noflro (ècolo, fi fon»
egradatc l'idee che fi attaccano alla voce Filofofia.
taluni crcdon Filolbfia il coftruir fillemi , altri il far
paradoflì , altri il dubitar di tutto , altri il contraOar
le cose le pid utili , altri Tincifichire ad cffervare i
. .naneci, altri le occupazioni Gcometrìclie , ed alge-
' MBhe , ed t cilooli dell' nfiniiD , alut U molla le-
gete, e il- mollo kànn , altri il dir ooviti • Tutu
eoftoro cnaao* Lt ma Filosofia coofifte lul wder U
m* Uro g^ufti^ e M/puti^ e «r< ie» ra^u^
tmn in 0gni ccft,
\%\ Si veda M. d*Alemien nell' opera mtitolaa
ÉUments di l*kiLofophu , opera nella quale H dà refcm-
pio di vere , e fode , ed utili Idinizioni Filofofìchc
' Icritte colla vera eloquenza della Fìlofofia. Si veda al-
tresì r altro opu(colo dell* ifteflb autore intitolato: i?^-
fiexions fur L* ufage ^ O far l' abus de la PhiLofophit
àarm Us matUrts du gpél luti a i* AiédemU Frantoi'*,
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$^ 9* Oliali fono (late le or!g?nf , gli
progreflfì , e le decadenze dell'eloquenza fil«>»
fofica ì L'eloquenza filofofica è andata fem-
pre paralleila collo flato del penzarc de* Fif-
Iofofì> ed ha feguitata fa ferie delle frafi , e
de' cambiamenti avvenuti alle fette de' Filo-
fofi ^ e a* foro partili • I primi Sav) elibeio
«nf eloquenza concila» fentenriofa^ enfbfema*
tfca ofctira » e che cofilrRea m cerri iPoiati!
regolamenti della vita, come le fentenze de-
gli antichi Savj dell'Egitto, e della Grecia,
e de' Filofofi Pitiagorici . I Platonici ebbero
un'eloquenza flmiie fpefTo alla poetica* I So-
cratici un' eloquenza (bbria , ed attica f gli
Scettici un'eloquenaa contemoit e foliaica
gli Stoici Itti' eloquenza grave ^ i Democmi'^
ci » gli Epicurei un' eloquenza adorna , ttiM^
le, ariflippea per cosi dire (3). L'efoquen-
za ^ e le parole fono i colori , co' quali le
idee fi dipingono • Chi vuol dunque fapere i
Colon j, co' qualr i Filofofi dipinfefo le loro
tdtxt
()) L'opoibolo di DaTìd Hume ioMokc» i M^»
Fikfifi , ci <U mMìì €ÌKa lo ffile di qMft iòni
df piooi , t ili eloqaenca^ FildGoficsi ptopontonita agli
amori <li effa . Tiagli aotitflii circa lo ftìie dell* elo-
quenza' Filofofica, il modello deli' ottimo ftile è Cice-
rone. Seneca fomniiniiÌTa eièmpj di corrotta eloc^uenza
( yìd, Dryden nella f^ita di Fiutano ) c tra IQO^'
derni circa la ftiie^ 4 d^^ imiusiì ii Maicbcaofiiic • ;
'dee ' y dee Tapere i'' iflorb delle. loro idee >
alle ^psXì la loro eloquenza corrìlponde.
%. 4* Moki tra*' Fiiofot antichi , «e. rao»-
dèrni han iàixo vXcyix raziocinj più efaiti ,\
e più precifi , cioè di un* eloquenza fondata
adài più fulla precifione di un raziocinio cal-
colato coir analifi , e colla Geonieiria , e co 1-
ìt più rublimt fcienze di ragione , che de.,
rjn* eloquenza adoroa-di gfiazie Oratorie ,,e.
Poetiche (4) •
* (4> I FiioTofì Greci fecero fer iò più oso <Iiaa'
eloquenza Poetica , fofìdica, conceaxtosa y . fieCckKlendo'
pochi grandi Geometri , cKe fi «liftifi^ro coir eCuau
e diaioficitiva- eloquenza della ragione. 1 Filofpfì mo-
derni cominciando da Galilei , da Bacone di Feru-
lémlo j e da altri molti, unirono le amenità dello ftifc*
•igli efatri ' calcoli della Geometria. Cartefio ebbe iia.
pensare > ed un* cl^uenza Poetica > e così anche Bur-
rec, Wifthon, e WooA vard nelle loro Teorie della
Terra. CudHrànk un'elòqueaza tenebrosa. \K^Ifio , <r
Lcibniez un elooueazt pconflk^ e verbosa • òli Amori
moderai 4'iflona mtanrie; e-d^FIfica^ e di oflerva»
aìoBt rperìmeocali» de* quali ha tanto abondafio la Fran-
ei^j l'Inghilterra'» e ^ Italia hanno avuta per lo piil^
uoa\béIla eloquenza didattica^» cdinc ^àj's/i > ft^ji*aM«/^
« Coloro che han dimoftraca la verità della reH<^
gionft iiatai^ale, e rivelata^coHe verità Fifìche , ed Aftro-
©om'cfie, come D:rhamy NiewentUy CLarke, gli Au-
tori detti della Catedra BoylexnAy fondita in Inghil-
terra, hanno un'aurea, e lucida eloquenza Filorofica ;
All'oppofto è da oiletvarfi, che quelli fuppofti Filofo-
chc' haa ccicàto di oicucarc. ccccc luffuoosc , ed .e*>
yidéa^
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' - f,. fi Ne' priòiT tempi- r eIcÌqt|eQa Fi-
Ir
tW
li
LE
•ieiìebi!e,e(f iGceci Ta rèfero adài inrntéUrgi-
bile; nè può nifegarfi , cfie il troppo abitfo
^èlte -feienze matte matìcKe » ed algebraiche
^di^ceai moderni non abbia in parte contribuì*
10. a .render per molti la Fiiofoda una fcien*
za tend»io& » e magica ^ quandoochè dovreb*
.bet.cjJTerrla fàm^, h^ifiL papoiM'VM li^
iidattata alle conprcenze detki tnoltriiidrRe s è
def popolo , per - gV interefliì del qiiaie pat
' che nou molto abbian penzato ì Filofofr » (<^,
k) intenti ad ofcuc^ri^, i\je^o^enz4 Filofofica^
■rDon .foio.-eo'iiàemi^ e •eoHe-^iFoa toekiiches
^ afiffufec > ma colK aver ' trattata fttnpie V
veloqueps^ Fflofoflcai : in' lingue 'Wl<i^'^f f^;^
'p^oV/'Là flingvia. t*ÌIofofilca », dev^eflìer fa Tra-
gua nazionale , e Tidee FiloTofiehe debbono^
.eflere alla portata di molti -, non di pochi
McUvidt» (r). Dobbismno qui confeflare^cbe
• .Mu^\^ w\ • r.-*.. ,uv* ??»».^; .»v*^*».*'n
nau&osa, ^òoditf? Spinoza; ^f(A»1>es; B^ylc,^ ed itifiniu
f«i Aì^loro-^eiitóefi-, •.' -^^ -' ^ .'••• ^
(f) Nòf non intendiafnor dr-^er biafiihité *5j^
Filofofia r uso delie Mwrcaiatidièi dèli' Al^bra , e
delle altre Ccì<ìme le piii (ublimi, riecL-tririirtimt alti
iMfeccanica , ed a miltc arti n&c?fl«ric alfa vita ui»ini\
Tàìi icieoae^iàliUau QìOQf c^d«vdii#'«fe 'i'^o|;ecco de'
_ «aa-
3ri4
SI merito prlncrpale della iW2Ìoi«5 Fnncttt ,
e deli* Italiana è (lato quello di airsilì Xli'
fbguenza Filorofica chiari^ , ft Umplda , e adu-
lata a migliorar. f Uomo | tofi in^i Fjiolcg
deli' loghìlteira, ^ ddlsi'GeriiKiiiUi Àaq infet-
to di icikidm relpsaim% FUefefepi /peflè
# • »
Mill iMtlM; Mi |à0'«« muM \màa& £ ri&t-
fii^ le Ini»; éiiMamiMi, ed opMiioAi't^^Mi^
file icnvono per i lotQ ^mili$ e cbe pcopin'po Qfl
tempo ifteflo di manifèdare alla ipohicudiof ,^ >4 a* Ip*
jro ornili le ooiifèguetne 9jùli per ^ìjinijnwli jcoa
eéctodo facile, iftorico, lUdactioo, ftoòìuSào ài ab»
i)aflkrn con effi per illaminargli, e per illruifglì. Per
:|idurre ìzFiìoCohà ad eiTer popolare ci vunle affili p(A
▼afto ingegno, che per renderla inaccc<Ibile , e teac*
Irosa. Si veda \* Brnefio nella troLuf, de PhilqT.
PopuUr, , e prima dell' Ernefto Seneca neU* Epiftoia
^ ^Lt&iL avea Yicuperaca ceru (pecie di eloqaen^
iiene^o^ ip FOofefiii ^ MiiffivAi -^uéntum kabtnt
f0/9«r0i proprìtutirU^vuUfimi^ (t 'Mìd$r4 Cfém»
maticis , ioMtrg Gémitris. QmUqmU ém UUrtm itr»
gibus fupcrvacuum trsi^ uanJhtUn in finmm, SU
é^um jft, ift dUig^atius Jcìmm ,fit^ iffiMW'.
Cosi Seneca , che poi adduce gli efctxipf t^ll' floqMear
aa Topica di Nauu£iDe, di Parmeiriday di éei)ope -ft-
ieate , de' Pirronif^i , di Protagora ec. Bii^>gtia ^9fe(-
con rincrelcùipeo^p ^ per lo più molti Savj
^anp9 foitto^^pcoja^o ,^!} j:iflfnuio pid per cflcre am-
niirari,:^ W «Jn«c'ft oftl»rÌ* e Angolari, e per fu
ielle, fci^ofcf f»Qse arfsuie, «he per UluoiiQare i
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yciie tenebcofà » ed Aliatica » e rana* I Grao
]cfi Filofofi , fe^ amaffiro gl* inteceffi^ deU' Uo»
W dovrebbeio tentale <fi ridone « per quaii»
to pi&'fi pua alla pprtata 'di molti h (cten^^
^ le pia utili y e rarne an piano iftorico •
$• 6. Oflèrva Monf. Thomas (6) , che l*
eloquenza Filorofica dev^ edere fenza ...itu«
l^fino , Qoa imperioTa » non precipitofa ^
'non liirpraidente , ma dolce , ìllruttiva ,
f^ionata s ed oflKcva i* ifteflb Autore ^
talofa t mujlafmo eùvmS Ma mafdu*»
90. FUéfofica ^ imfaébomfct idV imdl§£to \
dk fi onde di portare in trionfo la verità , ma
chi U pajjioni innalidno , Vorgoglio minaccia^
Ti^<r^Jfc combattt > la calunnia cane lé
wìità. fugge. Cosi. óìct Monf. Ikomai, e qoAì
accadde ((leilb a^ molti che G cfedoaEiloro&.
t.k. a. $.7.
{sy. Pifim^ tA$MÌ. r^^49|(; .OAm
éf nmfMmif Ornimi Torne lli, Hatgtig, /wpaawf.
àiaup. 4 fi neepk a V Acad. Fratte^ pagt 0^3 . tdiu
in 8. Ly0n tySi» ^ che i FUofofi Platonici ». ed Ari*
Hotetict erano iofieme Poeti» Oratoci, FiloCofì^c Geo-
metri, uneado ^eAe cose, clie rioTa^ieivui di talu-
ni crede divid. Adduce poi Aft de AlaupernU reCcm-
pio dell' eloquenza di Cartefio^ e di L§cke^ che. ha
ridotta la Logica e la (cicnza dell' iatellecto umano ad
uaa fpecìe di Graqunatica » ^ida quindi deli' clo^uca*
§. 7. Offcira un dotto Francefe (7) die
V eloquenza Filofofica è la più vera , la pm
nobile , la più degna eloquenza , e che i
Filofofi avez2arebbero la moltitudine a gck
flada, k più amaflcfoia verità, cbe b
fia • Infetti .r doquenza Fiiolbfica è la più
S generale , e la pià vafla , e comprende le
cienze tutte • L' eloquenza Filorofica è la
lìngua della ragione • La foverchia eloquen^
2a , le foverchìe metafore , il foverchio en«
tuCafmo , gli ornamenti ambiziofi dinotano in
OD Filofofo un* eloquenza fofiflica • Ve uè
fcoo infiniti cfianpi iB Róuffifiu^ ed fai ' mol-
ti 9ÌUÌ ipoderi^f CU Tolèfle erempj di vera .
e lo-
, , * ' • •
é *
• • 9
{7) CioI r Amore JelPopeta intitolata PndÉ
ii$ Loix.dn C^uif 0m Ràttcrigmt raìfonnée, libro ,
ove coii.ra|;toiie k.Òktf che la vcn eloquenza Filo-
iblica' & 'la pi'd nobile , la piU dbgiia> e la phi loda ,
purché però gli autori 4i ttlè tàoofÈtm annflèro pii)
la verin» cbeLla gloria tana, di dir novici, paradodì ,
Oraneua , ed empieei , e cose (ùperficiali per eludere
gì' incauti', e men Todi cervelli . La vera eloauenza
rilofofìca é quella di un Newton , di un diarie , di
Un Derham , di un Ncwentii , e di altri autori con-
iìmili ; ma i Tofirnai del Bayle , la ciarlataneria del
Roiijfeauy le Tuperiìciali arguzie , . ed ironie del Voltai-
te» .le>A(iaticbe, confitte , e lediofc dijchaiaaiom it
Bolingbroke /tit éBtmàétt e(preli«ai 4i un d* Argens
di un la Mectrie , 0011 appartengono alla dalTe 'dell*
eloauenta FUdbficai ni tali anton pomo mi dìtfi fe«
ri alo(bS«
%
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f^7
e (Ma eloquenza FilofoRca può trovargli in
molte opere di Monf. de Fonteiielle , di
Monf- d' Alembert , ne* Difcorfi full' iaoria
Ecclefiaftìca di Monf. de Fleury, ne' penzie-
ri di Monù Pafcal , ed in altri oonfimiii AiH
cori • L* eloquenza Filolofica può aver Im^a
in ogni genere di componimento , cosi la
profa» come in verfo. Si può eflTer Fiioforo'
in un* ifloria , in un' aringa , in una declama*
2Ìone , in una ietterà , in un Poema epico ,
in un' Elegia , in un Romanzo , in un' iiipi*
Sramma , in una Q)medfa., in ona Trage»
, ia, in un* Ode, e finanche in un Oiurani-
bo« Si dimoAta dò con infiniti efempj •
$• 7« eloquenza Fiiofofica didattica
dcv*cffer bella , e naturale , ma non molto
artificiofa • Così deyon' anch* ellèie i difcorfi
/Vccademici (8), '
Omàri tu ffa negata tontmta àmrij^
K k 3 : . ma
(I) . qui da oflècwfi , dtt P eloqneinc
FibMdl da molti fi è lest Poedca per i trop-^
po ornamenti duUd ftile, e molto più' per le idee, <^
VX le fantafie, onde taluni haa detto, ehe i fitlenai
de* EiloCbfi (bno ipeflo f octmi , e gli autori Poeti »
L'attrazione , le monadi» x rortici , le molccule orga«
Diche, fono ftace le machine de'FiÌo(bfi« mafi a«?
ufibi Dei cxaoo ie nadiiae de' *^ '
pure I-^"^ Jf* e oq"en"
aUii hanno ^onH« » Ua teti-
S de^ Poeti Scc^ ^j^. ^^^^^
anta . pel ^»»» "l?. «ufe . Cotì vtnì*
colle pcevotejc deUe Mule .
,o e uaUe altie tt-Afcorfj ^J^^,, e della
la neceflaria unione ^^J^^f^jbaitv adot-
»
. -."Zie H'/"- ^''"'1 l/ÀntteatS^ Sje. aeir
AC e 1 opera citata. Inwtn cm w v guffon i
t^o'«,uen.a'F:iofofica doyù leggere '» J„„i rf,^
Digitìzed idy Goeg{?
cbqoèm ^ the fi è fefa » come le lem idecj,'
Ibfiufca^ e vana.
$. 8. L* eloquenza Filofofica dev* effec
Brieve energetica , amena , chiara , popoiacefca.
Don affettata , e che dipinga ie cofé con ener«
Eiàf • Se* De ha r efempio nel libro itUP imd^'
ttò mariù èl Monf. Locke • ilBio , die pre«
Afndchdksf da taluni errori che Vf fónò in
tìluni pefirierl , ed idee dell* Autore , può
cflere un modeHo di eloquenza Filofofica , e
didattica , ed è ancora da ammirarfi T eIo«
Juepza FiiolbfiGa co^a quale Monf. de {a
ifìdm ^ip'Dgf i caratteri deg^ Uomini ,
Sella oolU qmde Mome^iea dbtàìm to
. \iaskf ààSe ntìt iegiflatbhi , tfiék cdb
ipialé MòriC de Fontenellé, e MòtlC dì^ Alem-
bert ^efcrivono gli £Iogj Accadeo^i^i.^i tan«
^ Savi j 9Cé (s)»
(p) Gli abuÉ àcW cloqueizi Filofofica ci fono'
graficamente ia Luciano rapprcfcntati — Oh Jupiuf
^antum iUt drrogantia , quantum infciiii , quari'»
iiàh tìHUentionum^ inanis gloriét ^ quantum qu^fiia^
dmhiahtm , quànìum fpinofarum diJpMàtiàhum , -
(r é»kiààoktm perpUxamm cif€ttéj^iì immé fuam
àùiitospàMS iahrfS,€t déliruminiu nàii JuHUfiiuià-
ius item miféu, ^ fùékiam éurtéfiedUMì tei Avfià
die ^égue— Liteiun» in Dialog, MorunK I>iaLCAà*
font. 6 Mtrcuu llU affai pià «li Luciàrìo ci fca rap-'
fiefòntari gli àbiifi òkX: Eloquènza Fil<^o&» X ifteiTo
woàmgi SofiOa GiaagiamMr Ratfèaii , li ^oak tùr-
.■f.^p.'"Vi Jopo tanii jcotU di clogncnza .
didattica quante Tonò le fclenze, eMe iilim**
'-ziooi ifi^nite di neflerrqienie* ì^éoqmm dU
dattica eonfifle. , o in libri demeniàri. per
. princrpiamì , o in libri più eBéfi per giraidui* ^
-<! . Ti à molti libri elementari in ogni fcienv
23 poch ATimi fono buoni , e trattati con if-
'\f>irito Filofofico. Non è no&to iftituto Tcfa».
< mìosacù 1. piani de'jplù fiunoTi libfi €lcaiq>>a^ j
fd^ &'ibtó ir tdinfiio 'délb piir AnDia TiloflHa ,y
. fcT «i» nifgUo <]ella ftavafnnit ttiveftìia' daMJatfi»-:
iichera ^clla Filofofia, non Jia potuto ùtx almeno
conft^Tare i ilclirj di buona patte <leila moderna Filo-
fofìa — Beco (Come ci dice Jtt ho conjuUato i Fì~^
i^offiì ^ trovati mtti "iieri iffermaiivi y dommati-
^ partii, finche nelL* ifteffo loro feetttcìfmo pretefo , fapen-
no tutto y niente provando, turlan^fi a vicenda .tutti
•: ( v< Ju, qùeflo folo mi è pano che ahhbian rugione J
. . , Se pefate le loro ragioni^ non ne hanno , fi
9tQn per dijiruggete • • non Ji éUi^rimno ^ fe non fH
> 4lt{putaré* • • •Jeminénp ne' €iwi éegii 'Vernini defù^
iann HcitréBe* % . • Sou^UL-prei^ M ejftr ejfl JaU
ìlliimnaà^ pNtendònp et enfer per iftfi^ftftcmì le Uro
Chtmero » • • , rinn/erfàno , diflruggono, eai^^ano , U
ecje le pih rispettate degù Uòmini^ o tolgono agli af-
- /f piti grandi conjol^iioni nelle loro .mifefie ^ ed
3* rìcehi il folo freno delle loro pafponi e Ji
vartano dì giovare alt Uomo \ EJJi dicono che la ve-
rità non nuoce agli Ucmini . . . Dunque quelle noci-
*ve cofe (he irjegnaro non fono la verità ec, • . • .
Gioiti ^abufi delia Filofofia modctna - prctefi ''fi loBO
cfpom in molti libri de' reti (lotNt tUk H M tWOltL i
soiftro^ ilUnitò di parlarnr* ^
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il di éloquéna dUatiicd , ne di dar (àggi di
taii piani come io ogm fiiooità avrebE^co a
fi)rmarG • Ci bafii V oflcnrare » die i primi
libri elementari ^ dovrebbero eflèr brievi ^
chiari , precifi , come tanti afllomi ^ e come
gli aforifmi d' Ippocrate nella Medicina , che
«cile mani di un Filoforo ProfeflTor di medi-
cina fono un'eccellente aiaterìaie da fondar*
ci Medicee Iftituzioni • Ma non lotte le fdeii*
2è ponno. ridurli a piani ragionati ed eie*
mentari ali* ufi) de' Geometri , febbene Gafi per
tutte tentato , e £q coiP iileila MaatìGca ^
ina invano •
^ §. IO. I libri d^ ifoiati peniieri Filofo-
fici G riCerifcono alP eloquenza didattica ^ e
corri(jpondono alle fenteme degK antichi Fi-*
lofofi, e Savj • Inoltre mito ci& che è To-
Stto di rioerchè difcuflionf , problemi , e
fcorfi Accademici , li jiferifce all' eloquen^
za Fiiofofica , V unkra regola per la quale >
come per ogni forte di eloquenza ^ è il ben
pinzare, ed un'intelletto Fiiorofico illumina*
to. dalla lettura de^migliori Autori antichi ^
e oioderni. All'eloquenza filofoiÌGa 6 riduco^
no ancora i Giornali Letterarj , le Bfbliote*
che , gli Edratii , i giudiz) , che ne* fogli
periodici delle Letterarie affemblee lì forni*-
rio de' libri , che lì publicano , ed ali* elo-
quenza iUefla fiiofofica (ì attribuì fcono , e ri*
ferifcono gli atti ttuti delle Accademie , o
queUe oofe i che ooacpbaifcono à conferva*
* •
1
re , e n^Tglionlre le tdktaé » e le art! • Il *
DWcmvIo deir EodctepedUi di Fftrigi è un
• vado modello di mai ottimfiiie eloquemH
filofofica filile fcknzè^ mi, e mellieri (io).
CA-
(io IfldfeftìùlCO all' libro iton è efénce <ii molti
difètti croppo noti a' veti dotti , e molti di tali difetti
i Cono confeffati dagl* ifteflì Enciclopedifti — Si veda
taf opera dell' Enciclopedia nell* Arcicolo Entprclopedie^
ove fi dice Noi Jiamo in eerti luoghi magri ^ in
nitri pingui y talora Jcmbriamo tdèidiy ialors idropiti^
t Jlamo alter nativamente naniy e giganti^ coU^m , é
pitmeiy ben orgMniiaù ^ t fiorpj ^ 11 dijcorfi tMrm è
éfiìétto^ ofcuro , rUéretuo » trJ^mru» > éa£o , Juàlùùtw
i/aim tam eii. t parag^n^n t opifé kukrm ^
firé éM Afte Poetica ( di Oratio ) 9 s ftkMf
di ngfén A tali difetti fi ageioo^and i'gtavi enoii
•pam te veriti It pili diiare , aie in tal* opera C\ con*^
tengono, oode Coit ragione meritò le ccnfure dell'una,'
e deir altra amosicà , perchè in varj articoli vi fono
iìAemi erronei, per i quali fu vietata, ed in molte
edizioni di efla fatte dopo quella di Parigi, vi furono,
apporte molte note cenioric. Giova qui avvertire i no*-
(Iri ietcori, che febbene da noi iìafi fpefTo cìtatata la
Enciclopedia di cqì pattiamo nsniifiù 4i ^éàdeKmm
dàéptMéy la fece grandlB fi'rtfMìlce ad «a legM>
Mìariotfe, per ooo eanfemleie ^ib vendita cioè!
mimmi rtoja BntUUpedU di Parigi coli' altre pili pie*.
Oide» o 8MDO vofuminose Letterarie produzióni coft
cMamate , cjoè Zncidopedia dei Chamberà , Cim
tUpedia del Lewis ee*^ onàt i|Qando abbiam detto fai'
Grande Enciclopédia , aÌ3ì|>iam inteso di ifdipi^it^
Quella di Parigi , detta f^raude per la Tua mole | ^ q^h^
£nnata dall'una^ e.daU' aUca ampcua, jpcr y^^ cuùf,
ti gravi. ** • • ' *
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. .. y*»
# t •
CAPO y.
• . • • »
QOcfto genere di eloquenza comprendi^
ogni tiifcorfo , fia in verfo, fia in prò-
fa , che riguacda gli atiari publici > «
privati > che fi ponno trattare in verii >
profili in lettele; in dialoghi, O lian coUa^
qu} • Quefla etoqoenza^fi è da jnd^ elet^M
ancora a trattar cofe gravi , t feièntii|che ^
e fublimi , come han fatto Platone , e Lu-
ciano co' Dialoghi tra* Greci , Cicerone,
Erafmo , ed altri tra' Latini , Fontenelìe ne*
Dialoghi de' Moni tra'Francefi, e Littleton»
ed altri tragriDgldi • U aoOio ItaOiafiò da-
^ mei
I
lilei , ed il famofo Conte Algarotii , rf Oiti
moiii hanno elevati i Dialoghi alle più Tu-
bi inii' cognizioni filofofiche ; e per Dialoghi
iV Amore delio Spettacolo della Natura ha vo-
IiM tranaié deli' lOwa Nauviie • I Diaio-
fifii finalmente hao fervilo a varj Lettfeiad;
alle fcambievoli critiche , e fatirt ancota .
Il famofo Celli nella fiia Cjrcc elevò i Dia-
loghi a varie fpecolaiioni critiche foli' Uo-
mo, Ifoliloquj, che varj Autori hanno ade-
prati fònb una fpecie di Dialoghi con loro
fle(& / come i Joliloquj dell' Ingiefe Odoardo
Jom nelle fue Elegie notturne , o fian Notti»
e quei» di altri Amori.
§. L'eloquttwa dtfDiafoghl è la più
naturale , e forfè la prima eloquenza degli
Uomini in focietà , che fi communicavano
i loro affari , come erano i difcorfi degli
Agricoltori , de' Pefcatori , de' Cacciatori »
de' Paiorì primitivi > confervadcr « e a noi
dipincf dagli Scrittori di var) generi di Edo*
ghe • Le Comedie, e le Tragedie waódé ,
e moderne fono tanti quadri di etoqucnza
dialogica tra più peifone , che trattano varj
a&ri .
$• Le regole filofofiche , che corv
Vengono ad ogni forte di Dialogo j fia tra
due 9 iSa tra piò perfone , di q^iunque ma-
tetfa fi trattalTe , fi riducono tutte ai buoo*
ordine delle cofe , alla chiarezza' , ed alla
M)ffeciljooe« e fopra tutto a badatfi^ che ne*
*
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difcorfi degf inierlocutori de* diafogfiT abbra
a dìpingerfi talinenie la natura, che chi ieg-
ge Aoa abbia ne' difcorfi delie perfonc , che
'pèiboo* a rìconofcene gii: Autori del Dialcà-
^o » ma gr interiocuiori a' quali debbon
pfOPorzjooarG le coTe^ €he dicono. Sé s'io»
troaticelféro agricoltori a pariar dt Uto'c^a^
Filofofi a far da pefcaiòri , villanelle i di*-
fcorrer di politica, perfone non calte a par-
lare con una precilìone filofofica , fi ricono-
Icerebbe nel Dialogo » non già la per fona ,
.due (Sadat ma i' Autor dei Dialogo^ che dee
aver, ipibr legge quel precetto: *
Rdìjus^ ftrfona f4t conptnìemia cuijut -
Su quefla regola debbono efaminarfi tuttr i
Diaiogbij^,. tutte le Comédie , e Tragedie
acufchef é inòdetoé . Luciano t fbìòtìt
fono sfatti oileriraiori dì c|iiello pitCftlJ6
^ cgsi anche' 'Cicéroné' néile ópére nàlié quali
eoo rflile dialogico ha trattato df filorofia*
Fonienelle ne' Dialoghi de' Moni , e nelle
fue . i£ciog()^ fa vedere fpellb i fuoi calenii ,
e .non queiii degl' interiocuiori , e più di ef-
Ib pecca :^AI(m/ de Voltaire ne' fuoi Dial9ghi^
che ha compofii , ne' quali fi vede atfaiipiji'
ilonf M'V^dmn ^ che 1 peribnaggi che
pagar vi/ i0eflb. àiiru di inold àMi
-Autori ', di Dialoghi moderni • Quando ne*
Dialoghi fi vooQO uauac . cofe fubiifni , p
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f jnnifiiFu • fi devono introdune ii» eflì io»
« 4. Le fcture émdiIiwi » «lo fcle
.piftclarc fui principio ^.'^
AM^ tìu , e di cofe domefliche » poi i- to-
jraduaèio in effe cofe fcientifiche ; e come-
flJiè le materie * che ponno trattarfi nello fti-
b ewftibie fon» molùtEme , anzi infinite .
T'cISmo » che qjMsfia etoquenza compren*s
oon! genete di «le letiefario , c^pi mace^
fóentilca . ogni aflàie awle . ogni coj dj»
-oBa agii Uomini occorrere > e tntttffi
affenii. L'itnpie^rfi dunque con rfufcta
Si tale Cile richiede un ceiveUo affai pr*
fiolbficp di quel «be C acde , ed un miei-
J^^oofiunMO in ogfii «enere di cognizio
ai. non efcodw ^ ^
ria' epiaolare , n» ttH» P^tendoT»
Zìuxc , cominciane degli affina i I«à "A-
S fino alle cognizioni le pià fuMfmi
• . - • •
n elfi ■» efcB|ftK * •?
•ZL riofofico. l'ani «olte oj^e pofcune di M. Rouf-
.ClTubeatnr. io genere di ^^'^'/^ .^ijb
^/w, Vi fopo io ogni 'd«>»* *
We fcmiliari, cori in nuteri» fawoSch. , «« »
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milrarr fian cofa facile , ^ da tutti , cgme da
tutti li fanno. Altri airoppodp .hanno cerei-
10 di ridurre ad arte \ ed a preo^iti il fine-
ma delle lettere fiimiliarf jonde in ii|t>fte Scu •
le fi Ibno fatti infiniti trattati àt confirìbcndis
'^ifolis, ed infiniti libri fi fono fcrhii d'in-
finiti fornioiarj, che fi fono poi imitati, e s'
imitano da tagti Secretar] de' Grandi^ i
11 gelofamente (i adattano a quei foi^o.iar|;»
W quali fi vedono prefcritte leggi {>er lette-
ve di oofiipiiineim , altre le^i per lettele
dedicatorie, alue leggi per lettere di cpndb-
Slianza , per lettere di affari ec. Ma invece
i tali formolarj , e di tali oieiodi \ da'qua-
li non derivano , fe non freddi imitaiprj ,
che Q fmarrifcono per le più -^irnoie cif^
.fianie ^ nelle ^uali npn tiQUoó juìi .«ipippiio
• .
loop nell' idiomi Fcmcie « amioita -.mo^lfort
che trattano di varie matarie, e oootengoiao fpeSa àc'
qoadri del cuore, e dell' intelletto di chi C^rilTe ^ìi
lettere. E' da notarfi che M. Rouffeau di Ginevra,
è voluto ancora cfercitare ncllvi ftilé Hpiftolarc nel iuo
Homaozo ideila Novella. Eloifa., ma le fue icttere ,
,comc tutte le Tue cose, (od piene di (Iranenc, discoo-
inrietà , di delijcj Filofofici , di cose contrarie al buon
CoAmiit, alh biio6» morale» alla vera Fil^ofia, come
> è noto ir ed evidente • L' ìfteflb g;iiidtzio waò porarfi
acca me k molte lettere loentifiche del mcdefiino
,^jjjg4 iB$lk aUii)e ymylMiqni dcU^ opne .4 t^
S2t
ferinobrio » o od csrfb iSmile; avrcBBcro éo-
vuio far meglia di avvezzare quei che deE>^
bono fcriver lettere air ufo del vero , e fo-
do raziocinio , e allo fviluppo delle fecoità
inteilcttuaif , dalie quali deriva ogni geotre
cT invenzione , ed ogni fpecie di eloquenza •
La perizia delier oogpizioni^ e delle «iacerìe»
delie quali S tratta » la conofcénza dell* Uo-
mo, Allibri, e dèi Monda, il retto , ordi-
nato, e filofofico raziocinio , ed un' inielleitp
vado infegneranno ogni genere di eloquenza,
tpidolaré an[ai meglio ^ che tutti i tediofi\
ed infoili trattati imuili de confcribendis epU
fiolii. come B dicono ed è da maravigjiacfi
' che il Lfpfio abbia TohiiD fcrivere so tarma-
' feria lìih^opnlbolo intitolato tnftimh Epìflolìca»
Un intelletto vallo , e filorofico dirà Tempre
cofe nuove , beife , grandi , ordinate in ogni
materia , e T acquIHo di un' tale intelletto è
l'unico lequifito cfae fi pofla avere per ogni
dbquenza e molto più per P epiftolare per
:iMiii cfe ^oeUe lettele '6iiiiiiaii tediofi>» prò-
HIG) , coo(b(b > inconctuAsme ^ o imftauxm
di antichi formolar}, e metodi.
§. 6. Un diluvio di lettere fibrofiche
ba nel pafTato^ e uel prefente Secolo inon-
data la letteratura ed ogni fcienza fi è ri-
dotta a Lettere ». a Dizionari ^ a Dial9ghi^( i ).
(ij Si (mio (cóKc Sk k- Umn à$* nnnti a
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61 dhdnoo»! ywSàVfìgMh]^ diedebbm
htCì di tante lettere > ed il loro merito preO-
' io tante nazioni . Noi fob oderviamo , che
nello feti verli tante lettere poco Ci è badato
ai .v«riOmiie » e al ne quid nimit , e al^oiià
hùtiù S0. le.oore , che il feri? ono.' non fonoi
utili. wm 9 e che migliorano -noi ,QieSà , e
gir altri , è vana ogni gloria , è vano^ogni*
libro , .che non è fcritto < eoa tal <ii(eg^o di
migirorar noi , e gii altri •
$. 7« L* eloquenza familiare comprende
inoltre molte fp^ie di difcorG ; e raziocinj
E Mici j e privati • Tale eioqtienz»<dev* et
r/xegoUta .dallo fpkito ragionatole e ea[«
oolatofc delie drcofianae , e ddle perCMie,
*alie quali fi paria ^ ed oflTervarG in effe le
toggl dell' urbanità , del decoro , della pro-
prietà adattata a tempi » a' luoghi , alle per-
lòoe • Quella urbanità» quefta propcietà» .que^
morti y 4 de* moni a viventi » Utun "turche , Huere
Ptrfiint^ CiudaUhtt Cinefi, CékaUfiUhe^ Feruvisne^
ec. Lungo Ikebbe- il .riferirne i Caob^* . Ma qaal*
ticile lia ricavato la.J'epaUica Lenenta davcan» Me-
se» dm fono alTaì dimmili di quelle di .Cioerone ad
Attico? Sooa tante lettere moderne , e (bteatiiiche fui- ,
le leggi det.veriiìniilei Si iboo fcrìtà iofece di biieVi
lèttere infiniti volami , e fiieflo (pelTo per to(iiUare il
biioiì fenso, la verità, e fa ragione, e calunniare il
genere umano, come ne' Poemi in prosa dcUc ItiUtn
ito demo dev* eflftr lo Ìbop# , e il tìaé 9
ogni (cienza » ogni fiudio • La Religioae ,
la Morale , le virtù fociaii , l'urbanità , la
proprietà debbon* eflèr la meu di ogni cui-
lara p intanio fembra* che i Filologi , ed i
Rettorie! poco aUbiaoo badata » €olu?are P
iaieliettD^ ed il axm de'ipio ailfeFl^ elb-
lo fianfi ooonpatf a dar fMPeoefli , che pàcé
giovano, le pria non fi mìgiìo^à TUiteUetio,
il cuore {2) 9
(a) Non può oenifi » cfti non vi i geneie A
fibci «boodftiici ndk nfiibliai Lenmnt, (b non
quelli di Ltmn FamiUéfi, che l' avidità degli ediwH
pnblìca ipecialinente dopo la morte degli autori* TaQ
ìettm non debbon Jcggeriii né paUicaffiyiè non con^
tengono £ose ibde, utili, nuore (coverte (ciemificbe,
e nuovi quadri del cuore umano. Nelle Lettere fami-
liari rUomo dipinge Te AelTo, e gli amici a Ce Oeflb/
ed agli amici, onde ii dovrebbe tare grande fcelta in
leggerle , e publicarle , perche non fcmprc contengono
cose degne del pubblico , come fi può vedere nelle
Lettere 'di Jf/adama di Stvigni ^ che non oftaatino le
Iodi d! Voltaire, altro non contengono nel fondo, 6
non pi9jcevdìi 'bagattelle* 1/ iftefle può dirQ di quéUó
di PehffiNi, e di Babac* Oflerva^Mylord Bofobtòké,
ciie i'iitti'Q, ììunùMt Béliéfi ^ yòituff fcaooo (critte le
loro kii^re fmitiari per il pubblico , M che le relè
lettere di Cicerone , fi ponno 4Ue veramente fàuuliati*
Si vedaU £«Ày/»;tiJ^til /Viif dPjStift»^ *
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ti*
CA E a VL
L* 'Eloquenza poetica, è flàta U pià vafla
.k pitt.udiyer&le^^ pfà.uioti€a.diogni
fJtia eloquenza oome fi. è. altioye da uo!
dimofliata (r) ^ ediefla.i. Oata ii fonte di
ogo'akra eloquenza , come rifulta dall' ifloria
della culiuxa..deUe. nazioni anùche:^.grciro ie
( t ) VoL h Oflerva M. ÙùfM ; f db
le prime» leggi «fi ttuci i popoli furono ia vedi ,
cd§in canzoni* Sr veda l'opera intitolata De l' oriHm'
93^
quaii la poesia Ba oonlervate » intcodotte , e
migliorale tutta* le 'icienze' » éd arà » ^ ha
iogenciiiti i cofiumi (2).
2* La poesìa è ilata , o metrica , o
. pure
k8. & y*?. edit. in IX. Paris T778. 1 Poeti fi differo
degli antichi Fatiftì^ cioè Inventori. ] Franccfi antichi
gli chiamarono Ttouhaiours , o Trouveurs , vale a dire
Inventori. 1 Poeti fono ftati nelle antiche nazioni dell'
Oriente, e della Grecia i primi Iftorici, i primi Teo-
logi, i Pancgerifti de* Dei del Politeifmo, 1 Neococi,
ed i loro verfi fu quelle macerie fi amtavano ne* bi^^
cni , ne' giardini pttbblid, ne* Tempj, ne* Teatri. Si
.veda r Enddopedia di Parigi anUL totu Tmu XSL
fug, 676. délt €J&àoot in fiL Luua 17^9* — Si ve*
da?altiesi Topefi . intitolala E£ay fur U genìe , & U
CérdUn di» Néiions Livr. 111. pag. 6^. f^oLL Ha*
ye 175 !•» opii(ailo nei qaale molle cose fi fvilttppaqa
filile arti , e fcienze delle nazioni .
(a) M. Goguet ( Origin des Loix des Aris ,
/ & des Sciences Liv. FL Chup^ L ) dice che la Poefia
i un talento j che fembra univerjaLmtnte ejfen^iale a
lutto il genere umano. Avrebbe potuto dire, che fia
iìata la prima lingua del genere umano , com'è noto»
Le voci Poejia^ Pama^ Poeta ^ Poeiiea fon tutttf pa-
iole, che derivano Sai Greco verbo nrttm^ o mom^
che fignifica fire > formare , operare , cagionare 1 eoiio^
dare, praettrare, fingere, e far verfi; onde Poeta di-
soiò U fuitart 9 t eift^fia, il treMon^ t littore di
mna coja « di un Poema • Infiliti nel Greco idioma i
Chimici fi diflèro Poeti , CAryfipoéti, cioè feditoti
dtit om* 1 Romani gli chiamarono Vettis, come t
Celti , e gli Lcrufchi , e gli confii(èro cogl' Indovini »
e Profeti . Cicerone nell' Orazione prò Archia Poeta ,
fcce grandi lodi ilcU' cloycnTa Poctioiy c la tikxi ad
«09
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pure RitrriTca , e quale di querte due fpecie
di poesia fìa data ia prima vi fono infinite
contraili tra* Fiblogì » e gli Antìquarj , che
fianno ferita Imnn^nfi volumi fulla natura
dell' antiche poesie OrientàK • Si fono fcrittc
inoltre ionnenfi libri falla natura della poe-
sia , ed in un migliap di poedche , come If
dicx>no, che fi fono fcriite, o per ufo delle
Scuole , o per una lettura privata , fi è mol-
to altercato fuila natura , fui fine , e fuIPog-
getto della poesia (3). Tali centrarti fi fono
fatti altercando fugli efemp] , e Tulle autori-
tà di Omero 9 di Virgilio , di Oraóo , del
LI 3 Tat
una rpccie ifpira^ione enthea . Democrito , Platone^
AriftoceUy l' IngLefe Alylord Shofisbury^ tà Ephrskn
Chambtrs jrtferirooo U Poefia ad una (pecie di mdninm
Io una parplt fia dea», die dal oon eflerfi imcuco»
o fìpaca fiflàte il wro (ènlo delta pcota eJlfo-Féetko^
e fila origine , fi £aao eonfitse le idee ài chi ha pari
lato delU Poe(ia, e della fm Mptic àc^' tfif(f, àcX
enthufijfmo y della forza eatàea^ ^mpAsfica, maniaca»
U iftelTo Ovidio , che gran Poeta , non potc far* a
meno di eflef Cosi coofttso » qoaiub padaoio de' Poe»
ù diiSè; ».
Sfl Deus in noSìs adirante calefcimui ìlU
. Impetus ifit Jacra Jìcmìna mentis habet» . *
Cosa egli intese per qnel Deus , per qoell' agitam» i
per qnel ÉoUJUmus, per (iiìciV impetus , per quel
mina faera mentisi
0) Alcci li» credm» c&c l'éflenai della Poe"
61
T?4
Tallo , deir Anodo , $ Milion ee« ^ e fi
Poeti diverfi, che baiino*àviitO'fliii^ epoe^
m - (TtflSmoti:; tuttoché aveileio'faiào
iTìedeGmo genere di poesia Epka ,.Xfnctf ^
Elegiaca ec Ma gH Autori di poetiche ve-
dendo » che malamente riufciva loro dr con-
ciliare le loro tegole eoo tanti generi di
^cemi dfvérG han fatto come oflerva MonJ^
• dt^ydtairt^xìò che faceano~gii antijcbiAitro-
noint • che mventavaiio ogni giorno Q^dii
imagmar'i , e cercavano, oannientavaQO'tinay
' o due sfere di criflallo per foflenere i loro
- fincmi erronei . Infattr olferva 1* iftetlb Monf.
^ de Voltaire , che in materia di arti , e di
Cfleiai le ^ definwioni ^ ' ie -regole
cfifle
'*lEa £ffe la fiozlonc, e la fivola, altri il metro, la ti*
ma » e la vcrfificazione , alui han foniate le bafi- iella
Poeita ralfciiMifiainio*' filtri neir iantaacme della Na^»
tura . Quanti ibno. g)i Aiiforì , famno .trama 41
t'ocfia r tante fono le opinioBÌ • S' -netanglia - die 11
•celebre M% UBatutnc abbia -voluto entrare ia.twia
* i fcu/noni liinghffnine (òlla natura iella. Poefìa,- come
ian^ fatto tanti altri*, meno Filofofi ii hù^^con tante
inutili, c prolilfe iftruironr Pocticbc, traile- ^uali lono
folianto oa legger fi xjkc Ile Hi Ariftotele^ TAnc Pec-
tica di Of4i\Ì0y la Ragion Poetica del Gravina
chi altri libri fìmili, giacche accade nelle Iftituzioni
Poetiche, come nelle Oratorie, che i tanti precetti fo-
' SO iftutili, anzi orlano all' acquirio di taliVhKoltà, ed
i granii Óniorif> gratf Poe4 aon f iiilaBO «aai te-
' noA fopri i^uci prccatii*
« •
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Btìb, e AabiKte fimo Ipeflb peiioolore (4)!
$. 5. Da unti- Poetiche dunque altro
non fì è ricavato » fé non inutili difpute , ed
impedimenti per divenir giammai Poeta • La
vera Poefìa non conHde, nè nelle favole , nè
Df Uo (Ijie tumido , ed entuGafiico , nè nella
VjBr^i^ìoDet QUI folo iiell* ara di faper ben
^pingcfe» e rapprefeotare ood mi oalori le
m jdoe O • SI buon Poea i ooìme il
L i ^ bnoa
(4Ì Si veda r Effi/ Jàr U Poe/te Epifue , che
M. de Voltaire ha aggiunto alla (ua Errìade, opera
nella quale ci fi di an bel (àggio della natura della
Poefit Epica, e ci fi fii ao bel quadro della Poefia in
MiiecalCf e it' {principali Poeti Cpid» di'ezU m mo-
Sca ia al* opera nel loro fero alpetco* Contco tale
,opu(colo ha fcritto il Rolli , ma noa oranti le denHiie
del RoUi, U Saggio fulla Poefìa. Epica del Voliaice^
l^à fenipre l'opuCculo il pid Filouflco (cricco m ma'!
^ia Poetica ruirEpopeje.
(*) Si veda l'opera Ingfese di Carlo la Motte,
intitolata Saggio fuUa. Foe/la e Pittar a* La Poeda è
una pittura parlante, come la pittura è una poefì<i mu«
^a , che parla a' Cenfi • L' arte di parlare a' fcnlì per
pittura ebbe compiuni origini coli' atte delle, figure
f^roglificlie , e d^o icrivere, ood' è che la Poefia» e
eloquenza primìciva ebbero coramniii le origini , e Ifi
jAiflaro ileccoriq anche i Poeti io varie nazioni ne*
tempi pofteriori. Cost óe^ padi Baffi fi adanaBo.^peflla
.alcuni dilettanti di Poelìa in certe case , che catamano
djt Rettoriti , cioè de Poni . Si veda 1* opera intito*
lan Delices di U HoUande Tom. L Càdp. X. pag.
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buon Pittore . Ecco tutte le regole dJ
cgni poefia nnìverfale . Ma quelP arte
di dipìngere in poefia non impara dal-
ie poetiate , ma dafi^ imitazione -^eikt ^natu*
ra , aÒDompagnaia da tm jjrande , e vivo in-
gegno , e' da lina viconna^^d eMiea* ianta<^
fia, éìt (f) fappia rarfi regòlaie-da «nn- illi»^
minato intelletto e fia regolata dàlia ragione,
e dal buon giìfto ; e quando- 1\ idee faranno
erpreOlve , e pìitorefche , tali faranno cf-
^preflìoiii^ e Io fliie, fenza le varie, ed inu-
• tiU i^oie di tante poetiche ($} « cl Jb^li-»
' * " ' . ' • '".-^
m
t ' -,
• • • '
(3) Penronio Arbfitro, crcdendofi ;di-*a?eici àm
mna gran regola per- cflcr Poeta» noa^-i 'twidc^ dl
tivefcT dna- unk idei Ikka d^lla P^sfia Bkè iòti
nel Satirico -^Pir 4mi^qges'^,^e4r§mifit»''mim.kfitfta^ &
faBulofam ftnhntutrma "tùrmitimm pnuipitMtdùs ifi
liher Jpi^iti^ ^ ta poii^s Jurentu animi ^atifihaiSé
Kadpareat , )jasm rieligìofa orationisj'juh U0ibus fUeS'^
'La Poefìa confific nell'arte <Ji "fapcr dipingere la na-
tura con'' Vivi' cbteri, neh* gii -rellc favole , né' Dei
•*c ne* giri delle fcntcnzc ec. , come dice Petronio, c
' cfcme ci fece rei fuo Specimen Belli Ci'vilts , che 'è.
.jpiutcoflo nioa dedamazioiie Afiatica, the una- P^ciìa
"lagionata. • %. . .
'Ì6) * OfTerva nn gran Xtfttcrato Veuvf, ^ ifi £•
Z)/A Tomi 1. ViJcvur. Jur U toefu^ èkt W Pcé-
VStf é €0m* U' piHura , nei T ant éi è»i 4£ €oUrei>^
gi il tvrpù MiiÌÉé^ §d^* penihn * ' l fati princiff
pittura fono regale ejfer tiali alla Poefia , ed i gfum
^ Poeti'- devno axwU qualità gran'Pittofè^ imà^
^Ji ijf€t94 in Omfo, i VvgdU% tipi^ffmm ii
Poi^
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Sì!
éa eccelTenti Poemi come quelli di Omero ,
e di Virgilio , e di altri famofi Autori, fono
come tante belle gallerie di quadri , e d'
imagini famofe éfpoiìe al gilftopubiico , qua»
iKiuìmagini dicncArano ^ che V artis di di-
pingere K il Tefo ulento éA Poeta (7) , a
U Poeta dìtt dipittgeit U natura^ e dei avere tuta co^
$Mfienia univerfaU . / Poeii ignoranti , e eopifti di-
pingono falle aitmti definizioni^ ,cofe da ^ mai W-
^ dutey^ e Jognate ^ confondono gli jtiU , earicano i to-
lori. Se i Filofofi aveffero avuto un gufto^ed un in-
telletto più delicato^ e ^e feria ^ < più eftefo avrebbero
'Capita l* ejfen^a della Pcejla ^ della Pittura^ e dtUa
^ufien , < le avrebbero riguardate tali facoltà , coma
gli effetti ntcejfarj del rapporto ft abilito tralt anima ,
aài fetìfi^^ come piaceri deliTÌofiy che l* Autore deUoL^
ffàutn^t .-ka rfferèati^.^ ..... profondo Ceo^
metro 'oraria 4a Poefià 'A tagatteUa^ma pare 9Ì è dm
fcotivnettire^ ehe Omm ^iihri ptè del gren tfewton ^
Se poi a. oppónpné i vixj detL Po^a^ fon yifj d^ .
'Poèti, n4>n -delC aHe\ che 4 indifireriM. • • • • .La
'Potjia d cosi naturale agU memUni^ ehe i -Poeti finm
flati i primi Scrittori di tutte le rta^ioni^ ' La primm
opera di Mosè d certanunu il bel cdneiiO, xhe ftea
dopo il pajfjfiftio del mar rojfo , Omero , ed "Efiodo
han preceduto tutù g£ Iftoricip e tutti i Filofcfi del*
ia Grecia . * '
«a
(7) riflette l'Aato; > da noi citato, il quale
-ci lif dati ecoellénci/Iìmi in6,Jellì in ogni genere di
'eloquènza pteGnca, e poetica , ed eccellenti amma»»
bramenti nell'aite PoecSct — 1 virfi ^ die* egli , Jl^
f^jìf^io^ ifigi$ "ériUmi fe/iia iMotuttéatra^fenia
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quei Poeti che non fan dipingere la natura
fonoo pitture iìmiii a quelle di Aracne con**
vertita ip ragno da Minerva • Cofloro non
làpenjo xgiitar la natura hanno cercato d'
imitar gì} antichi con fondere Toro di
quelli , mifchiard il loio fiingo g € col-
la loro lima han dillruito il. naturale » il
fublime , il Belio di quei quadri che han-
no voluto imitare , con avere ai bel
lume di quelli foflituita la loro faifa lu-
ce (8) \ inikm Foeti bau vdaco inoItrarG
. . /«•
*• y * « * * *
§i§etuiiìont ^ figli dalla natura ^ ma che eompanfcanp
Mgalati dal cafo > fino ali' ifttfft regole dtlC arte ^
pacchi la naturalezza i l* impronto del grande inge*
gno del gufto y C anima dell* armonia • Dee faetificarfi
étUa femplicità il fuoco fatuo dello ftile brillantato ,
che i un raggio r^pidQ ^ /tha fcintilla . inopinata ^ cht
Jorprertdf^^ dfìpiffe , e ttpn tfutj^ve.* Q»(i£ lànguido par^
iartt fuH vm(u sforai di mii^hfilìe.Poif^f cài cUp
jirMttort' dt*.f(0féiM di jCtmi^ % m»M s^fini$ U ^fk
nt^tin, Ì4t fna, QUum^ i 4^ fifgl^ • fiw^ '
ri troppo delicati , t ùmfH pomp^ de cititi freddi^
i falfi gip€olit4 di certe frafi ^pf»^ bagattelle di un
kajfo tutore» Col fofierchio limare^ ed affilare delC
arte s* indeholifcono gli acumi della natura , Jl avpi"^
lifce la pittura , che diviene miniatura caricata» JJar*
te di tali /tutori ^ che evinto limano j é c^me quelUt
de' ragni nelle loro tei ^ che offrono fatig he meno fe^
liei y che corupite , e i^andifeono l* atte a forra di
4rM. $ vejaa le opere de Af* l^-C D. 9* VqU U
9fkr. 4 4C* ^ Otte dé Jfi9trnois •
a M%
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. gip
fen^a guUk £ fen^a giuJi^h mie vJB ^ Fm*-
do f t koM digiunato ^ e vegUato ptr ifirivtre
Elegie infipide tdlt loro Dulcinee , per far ne'
iyo rerfi irrormorare ì rufcelU , Jvolai^ar^ i
^effiretU , fofpkar FìhmtlM td addormtntarz.
Ì0 raghme^ amòìar Vamon^ Msfvìlir io Jpkio,
e rinvtrfar V ordine dilla marna » e peoicri-
€fiim 1>« .Chifcicttt diiauUni ftr gigami em^
mi , ^ dmin ì CflrtflMrj «crrimif « w f4tnaf
§• 4. Si è più volle da noi detto, cTie
gli antichi flìmi Poeti furono i primi Savj ,
<fxt oef loco ycK& c^uitavaiio T ifloiie ^inticiie
ralle
% M. le Due de Nivernois y clie T iftcflo Ofsftìo
avrebbe preferita alla dia Lettera a* Fifoni full* arte
poetica . In queHa che ii è ferina dal dottifTiitio , e
fublime Autore a U Due de N'tvernois , fi daiinp
1 più eccellenti precetti di Eloquenza Tragica, Comi-
ca.y e di ogni genere diToefia, e nel tempo llHedo
in tale Itttcra fi danno .1 pid bélit eiènopì ,déIU piti
felice /e pid vaca elocpenza -didicticà, epoi tbi(bo
èoo uo quadro £nè Iòdi jdeU» -vha ^campefbe^'^^
elle Virgilio, ed Qnzio ^ aviè(>bono gloriati di ^vec
ci^fi tatto ^l)ee onni^roeQCe leggerfi, é rileg^rfi tn^;
tal lèttent, e tntce le opere di un Amóre cosi oefebuif
Az chi deAdera aver idea di buon guHo, e compren^'
dere lo j^icico della Poeiia',.'e Ja Teta ane delia me*
(p) Si vedano Its X)euvres de T.. C, Z),
Tom. 1. paft. ^o. ad 8t. edit. in 24. l^aditJL
nelle (ì^e K^Qioiis Jur ia JfitromanU*
t
fuiic origini delle nazioni , delle arti , e del*
' le fcienze (*) , confervavano ie antiche leg-
gi, ingentiiivano i coftumi , rapprefentavano
cooellenti modelli per animare alle viriù , e
per fuggire i ¥izj (**) i Fu in fomoia ranti* *
ca jpoefia tolta iftrattiva » tatta didattica , tat«
ta morale come fiirono nelle fero" prime'
origini ie favole Poetiche , nelle quali lotto*
il velame di certi racconti s* infègfiavano cer-
te verità Iftoriche , Etiche , Filofofiche , Po- .
Ihfcbe^ con eloquenza allegorica , fimbolica,
e fanta&ica. Tal' eloquenza derivò dalla fcar-
lena , « povertà delP antiche lingne , dalia .
viva , ed accefa fantafia. de' primi popoli , e
finalmente dal delidcrio di nafcondere i prò-
prj
, - . . . »
♦ • ■ • • • .
• , ' ! • »
(*) Segone, Cledibcìlaj Socrate, Platone, Craa^
tore, Ariftotelc, Pitcagorà» Eraclito , Senofane, ed al-
tri Qtecì Filofofi furono poeti . Si vedano le loie vile
preflo Laerzio , StanUy , e Brucker*
(**) Quello fu il fine Hclle antiche Pocfie , com*
è evidente da chi ben riflette gli an tichi monumenti •
Ma intanto fi quelliona da' dotti qual fia ftata 1* origi-
ne della Pocfia. Taluni la fanno derivare da una vi-
vezza di fantafìa eftraord inaria , altri da' fentiinenti di
iiconofcenza , che gli aomini ebbero per i]i loto Cica*
tote Iddio pttioiolllaflthio . Alttt Jalle paffiow oinai-
oe» aXctt <làU*àaior proprio, dal defiderio -ai ttaiaaiula*
a'.,poftetL£ttti iftorid, dall' aUeetena di avete (cam-
Mti gtan^ pertcòli ec Si veda Gitput Origin des
Loix, des Mns\ tSr di^ Scténces' Pan. L Liàr. iTL
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r4»
1^1 (entimemi folto il velo delle favole^ co^
Ine ufarono tutti gli Orientali (io) • Col
pirogreiro del tempo perdutali f idea del ve* -
IO- fenfo di queHe fim)le , o confufa la men-
t8 cotte varie interprecaiioni delle medefime^
quei vetami , quelle fiivoie » quei (imboli ,
lì crederotx) de' fatti veri ^ ed i popoli pa«
gani , e profani modellarono fu quella lin-
gua Poetica y allegorica , ed entufiafìica le
ie loio idee religiofe , e cosi quei fimboli
'divennero perfonificati caratteri di tante prò*
lane Deità de^Caldeif Feniq ^ Siriani , Per-
fiaoi I Arabi, e Oieci , che oome dice Cicè-
hmàna «d Hm tranjhdenm (ti), e
cosi la fimbolica e fantaUìca ed allegorica
eio^uensa Poetica ^ nata pria dalla necedìtà ^ '
- Q dal*
(10} Séffitvs ohn^xUt f^^^ t"^ f^kH
éotiithat dictre , AjfeBus proprios in fahelUs tranftu»
Ut Phadr. Gli antichi rilofofi Orientali, ed i Gre-
ci altresì fecero fpeflo conlìftcrc in favole , ed in enf-
fmi la loro Filofofia , come fi può ofTervare neJl*
ftotia delle vice de Filo£}£ Gxeci feutce da Laeiuo^
e dallo 6tanley.
(11) Cictr. d* Nét. Deor. Quefti' Poeti da
la Poeua fa riofègpar ooib utili» e aatca
p tiattaic io vai^ le Lcgg^, oade la voce n/M^^
coQuue al Csm^^ e alU Lei^^ come oflem U Sic«
y4a
e dalla povertà delie lingue^ e aalla vivezza
delia faotaGa de' primi popoli , a dal iv)»
av«£. quelli. gotuiD ». o faputo chiarameoit.
Ipiigariì « parcofl* JS^i' cnofiruolì CQemi .diìtaop-
le amicht Teogonsis j:, e Deità^ dqgit àmtic^
pvo&Di popoli^ dalie quali. Teogonie laPoo^
luu riceve più accreTcImend con eller quelle
favole divenute fcopo principale della poefia^
ehe fu cooipagna deli' idolatria , e propagò
Uice della medefima » e jCpnfecvatrice d^! v9^
rj eriod di taoie. owqqi^ i Poe«^ delle .^||»
Ji. oitio POP fectto^ Te non piopagwpe^jdbu»
late» , a gan aocceroendo Vjà^ &voIofe ^.
ed erronee , che gl* idoiafiri aveano de' loro»
e moftrando i vizj , e i difetti de' medefimi,
talché la poefia , invece di moflrar pitture
di virtù y mofìrò quadri, di empietà ^ di dilop
iieflà> di vizL>.e dipinfe le guence^i diflur<»
hi , le ferite ^ gli adultcrj^ le piolHtiiziofu^
clMncefli j le riffe de' Dei.^ ne' quali rappre*
ftoti' tutti i vizi; degli' Uemim i^ più maivag-
gi, onde ia poelia fii miniflra dell* idolatrìa^
"c del vizio prefTo tutte le profane nazioni ,
'C per tal funcflo abufo i più probi Eilolbfi
^ialimacono la poetica eloquenza refa fo(Ì3ette
dalie tante fcandalofe , e liccnzfofe Poefie ^
quandocchè nella Tua prima origine fa tutta
pura , tutta piena, di. oiocaie ^ tutta didattica^
tutta Filofefica»
§, y. Oltre l'idolatria, che corruppe la
pQefia> e le Tue arci forelie g. dot la. Pittura
t la
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e la fcoltura , un' altra orIg!he della corru-
^LÌoiìG della poefìa , fu la corruzione del cuo-
re umano ^ ond' eflà diveone preilb buoaa
|Kurte dp' Poeti 1' ifliumento delle paffioni $
e Parte di oonompere i cofliuni , come Sor
cero i Pòeti Erotici e Sat?rid de^ Gied . e
de* Romani , e fpeflb anche i Tragici » e i
Comrci • Sono quede rerità troppo note a
chi abbia una minima conofcenza de* Poeti
Greci , e Latini , la licenza de^ quali fu tale»
che i' ifleflò Ovidio Maedro d* ogni poetica
diflfolutezia » e libeitinaggio s' inveì ancora
coatto i Poeti fcoflumati • (12).
$« 6. Ma tali abufi della poefìa non fi>
no da imputarfi alla facoltà ideflà , ma alia
corruzione dei cuore umano , che traile na-
2Ìoni profane j ed idolatre , e che profefìTa-
van le religioni le più . alTurde , le più erro-
nee, dovea eflèr niaffiina • Ma le nasiooi »
che ebbero una rdigione. divina ^ veia > ed
irpirata , ebbero ancpra Poeti divini , ed i*
fpirati , che in verfi caniaroro le lodi del
vero DiOj i divini prodigj, le glorie delia ve-
ra
(tiX Bb^uif iaviittSf tìnms ni unfe Paeus
Ofid* de noh Aaau
1*44
la VcUgJone (*) . Tra queft'i divini Poeti lì
conta Mosè, Giacobbe, Davide , i verfi de^
eoaK fono Gonlecrati ad infegnarci lé varili
le pH\ mili^^le più fbUtmì , a darci infegna-
menri dt morale , a ar bdare 1" Amor delP
Univerfo . L' eloquenza del Cantico di Mosè
dopo il palTaggio del mar rollo , e queiià
de* Salmi non hanno modelli fimili nò ugua-
li , COSI per riguardo alle cofe , come per
riguardò alio ftiie • Sulla poefia degli Ebrei
e fillio fifle ptetico degU Ortemali fi ved^
ii ^. difcorfo AA\^lfiwi«^ M Réury.^ '
7. Ne* tempi potterioiri moltf Foetf
Iian cercato di reQituire la poefia al fuo arr-
tìco decoro , facendola fervire al canto dr
coremili, e neceffarìe , ed a roaierie.gravf,
§à angufte diella noQra religione «.Cosi Gero-
nimo Vida da fcrìtto il famofo poema della^
Crijtiadt , posi fi Saonazara 1'' opera dh Par^
tu Virginis , cosi ii Milton la caduta* deli*
Uomo , ec . Cosi il Fracaflorio ha fcrìtto
ìq veifii di cofe FHìche ^, cosi Scipione Ca-
gecc
(*) OfTerva M. Rollili nel fuo Traiti des Etu^
dis Tom. L Livr. IL , ove parla a lungo della i^oefia,
clic la prima origine della medefima non fii altra colà,
(è non la voce , e 1* efprcffioni (lei cuore vanno, for-
prcso aalta veduta* dcUé opere mirabili dkl'Cceatoie
e aa ciò ripete V origine ileU» Focfia^ ;deUa JMbfica
e del ballo» ^
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Tir
pccc^ Tia fcrfttto de Prìncipllf rerum coA
Aonfo Paleario^cosi il Cardinal de Polig iac
il fuo.AittiiuerezioKecosi un £roe alFai pù.
dbtta> t • chiaro del medeGtnQ avea fcricta*
buona parte del fiio AmifpinoicL ». Cosi han
.btto «tolti altri Autori Cattolici di po«fie
fiere , cosi Itairane ^ come Latine ; quali
Autori fi fono sfjrzaii di far parlare alia p os-
s»a la Ungua della religione , quella delle
feiedZft , quella ^de' doveu delT U.xiìd , 1 arie
w fofntna .dì .dipingere e d' inlegiiar diiet>
ttiido
$•«8.. Non può megar&^ cIie^H Saggio^
itiir Uomo di Pope (la un de^ primi sforzi
fiitti dall'ingegno umano per foll^vare la poe-
sìa alia tìlofoiìa , e che i P<)eti in^le.ì , e-
FranceG nelle loro poesie alibiano p ù bidi-^
Co alle Cofe, che alle parole, corno han fat-
to non pociri italiani^ e tragli altri il nodro'
Cappeltf nel <)otto pdema .fiSla. Legq;e di na?
tura , ed altri » che lango fart&àe riferire
Ma è una gran dif^razia il vedere « che ge^-
loaull^ Jd tskr aerai*
n. SuiriiTó éeirèloqnena Poetica» e de' Poeti
MI la giovcotd (criflè molte cose Plucareo neli'opii-
icolo d€ audUmdU Poitis. Plmur. Ooen l^tLìU pug.
Gli antichi* Poeti per lo piil. io&mroao co*
ft luiii^ e nccci&cie» r dicono qiu& tatti Macemariel ^
Si6
lìcralmenfc rn Europa tali modeHi (lan poco
imitali 9 e che generai aiente parlando, ia poe*
sìa fi maotCQga ancora tra' coniini di far fa*
tire mordaci , o infuire Raccoice di poem
Epitalamiche , o Epìcéd) , a Ek>gf non ina--
litatìi cetre peribné <Mfc «ju»^! 6 Moto
iL favore > o la procczbne , o i'aflfetuo , oné^
c clic la poesìa lì vede degradata a far Vekx^
gio de' vizj , a far coiiiparire un* tlena ia
donna la più defornae , a far dipingere per
un ^FiaiooBf Mecenate anaifaberioo , ed ai
vendere i poetici fumi a chi più ò genero;^*
& .Q • L* ekKpièm potdcQi • oon^ tu
MI. • • IHM*
Aftronftmi, Mctafìfici , Teologi, Iftorìci, Legislatori ,
Gir.rcconfulti ; I (ctrc Savj della Giecìa. ccano tutti
Pc.'.ri . Aìolti Savj han voluto oflervare in certe lo^p^
oj^^rc le fc'ca7^,cd arti contenute in tali amichi Poe-
ti. L' Inglese M. Potter ha £critto eccellenù iodici ful*^
^Uf CckAzc^ ed arti rntie contenu^ in VirgiHcu TaH
^IjQ<!icì li fono itfiirì} nel fi«e de! 17àÉnQ4. , de&K
v^iàóne.^i Witgfil9 fattt dal Diyflei»» tt-r«jfQpr4U| M
ho\>dT7^ net »77'-. in Tom. in 8, Ttl* Indice rap-
prrfcntò tatti t Juoghì di Virgilio rclaiivi . alle varie
art!, 'e (cienze, caraeterì, religione ec. Val pii\ tal'In-
dicCt C'.c le iiifìnrre miglia ja di Commtr.tarii yariorum,
O ^^'^'^ i/iipiegdvano in t^li abu<ì la loro. Poefia
tentici i , giacche i pr ini Poeti , ed anche i Bardi i
oc' Celti, furono i prinii Klorici, i primi Gencalo^-(li ,
i'ptrmi ftioj^rafi, c gli antichi Bai di confcivarc uo i
inonnnientf deh' antica Iftoria d'IHanda. Si veda \A^ir
chflfor, Piefa^ion^ . alltlftoria d'. Irlaqda , il Sii^ FÌ*^
c^irij^ f ed ìl S'tprAtldietpn nel Trattilo della FofJÌA
Jf^Jha. &l^'l£tttK>iJcritte le ìAorie dèi lor paese t
fliademi P^ali} Q pocbi^ o ninno hg dò 6ito.
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lair cireofianze. , e ndl* attuale abulb^ .che
molti han fatto e fanno dì ella in tempi •
quali la Metcomania». T adulazione,, e la ]
ffltè di tanti inmusilì fiimelki ^oeti ^ che a
fonai, di adutazioof insplòrano ii pane , è di- '
veniita Parte di chieder nobiimente la linao^
fina , o di fedurre l* aitruì innocenza , e di
fjpargere i femi del vizio ; può dirfi un^ arte
pcrdiciolà, deteflaUie , ridicola, infame. Ma,
qoeSa non è la vera poesia j e tali Boeti fog-
liò i pi& mileti iàretti del TémàìS9% l veri.
Poeti hm qodli che idruifcono dilettando ,
è dipingendo , e dipingono , e dilettano
iflrUendo . Ma quelli , che invece dì cofe ,
dicon parole , quelli cl\z colle loro poesie
non migliorano il cuore ^. e V intelletto de-
gli Uomini quelli^ che badan (blo ailo Ar-
fe., al metio^ alle filiabe, alla: rima» e che
empiono j loro verfi di peuzi^t emp)^ fcari-
dalof! , fconiimatl , frivoli , inuiili , vzni »
chimerici , e che poco , o nulla illruircono ,.
^on fon veri Poeti , nè debfaon Ieg:o;erlì •
Trair infinico duolo di tanti Poeti, pochiiiìmi
han dette cofe , e non parole • Il lettore f»>
là Peramè aitico de' Poeti drogai nazione ^
e di qoelli , che bao dene cofe , e non pa«.,
toh , o parole , e non cole • Nbl non vo*
gUamo entrare inun'efaine che potrebbe di-
fpiacere a molti appaffionaii di ceni Poeti
in og'ii nazione più accreditati per anticipa-
ta opinione r p^^ filofoiÌGai zaùocioìo s
hi m z na
ma hon poflSamo fer* a mienp di dife , cTie
chi cerca in poesia il bàio V utile » il di*
leitevole, IMOruttivo, l'arte del dipìngere,
quella di migliorare i coflumi , e di emen-
.darè i proprj difeiii , quella d' infegnare ali*
Uomo le verità le più uii<i , ì iuiiii delia
fiiorofia , dell' Idoria , ed ogni forte di pia-
cere « che nafce'r pofla dall' inielietto , dalia
faotafìa , e dalla ragione , difficilmente potrà
trovare altro Poeta , che fuperi , o uguagli
51 Melarìafio trall' immenfo numero de' mo-
derni , e decii antichi Poeti , tra* quali egli
c il vero Matilro di color che fai^no , e l*
sliiilìmo Poeta , fecondo una frafe Dante*
fca (13).
^ . Monf. UBotteux, che liduce tuu
(::;) I Crufcant! l>Ta(iniano ìlMetanaHo, per non
aver , coni' cllì dicono ^fcguito il Dialetto Fiorentino, e
la Crnfca % Mi n! dialetto ora éoteà figuirfi «fa tm
£1.111 Poeta , che volle (criTeie la liogaa dell' Italia »
non gii quella di Firenze, che n'è on ièmplice dia-
letto, il Mctaftafio badò più alle cose, che alle paro-
le , non riiìrinse a' limili del dialetto Fiorentino le fue
idee, imitò Omero, ed altri Greci Poeti, die badaro*
no a dilatare la propria linc^iia con molti dialetti, non
già a rilh ngeria in un fclo . Finalmente Ce avclTc fc-
guitc più lo paiole, che le cose, il A\etaftafìo farebbe
ìtaro mediocre i 'ocra , come coloro che folo pcfcano fr.ifi
accenti , e riboboli nella Crufca , e che racchiudono
ogiti loro (àpere nell* imitazione de' Tofcaoi, e de'
Fioreatini, de' ^uali Iboo fe^iuci poco ragiooititu
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te le regole della poesìa all' imitazione d ^lia
Datura, diiliigue, con varj doni , due forti
. dì poesia , cioè ìa poesia delle cofe , e quella
dello ftiU • La poesia delle cofe è poda ncll*
Invenzione^ e difpofizione dell'idee j e.degic
Oggetti , e quella ddlo fiilt confiAe iielli pen<
2Ìerr , nelle parole , nelle frafi , nel n?etro ,
neir armonia ec. I penzieri debbon' clTtire
fcehi , non baffi , non triviali , mi fpiritofì , .
elevali, e nuovi, o in nuove maniere, e no-
bili efpreflTioni , fopratutto nel genere epico^
nel quale tutto è Immagini , tutto è rublimc-
tà • La Tcelta delle parole opn(](te neli' uraìc
vocaboli proprj , efpreflivi , energetici , che
dipingano l' idee ,. che piacciano , e che for*
prendano al pari dell' idee , ma che non ab<«
biano affettazione , e che non coni pari Teano
iludiati^ e ricercati^ ma che fìan fimiii alle
cole che G efprimono, e che fiano tante pftf
•torerdie imagini di.eflTe cofe • Ma circa Io
Ulto delia poesia ne trovano dati da Ora*
2io neir arte poetica de' precetti eccelletùi*.'
1 In rerb'u edam tenuìs cautufque fcrendis • • •
Dixoris egregie &c. (i^)*
M m 3 §• io;
( 14 ì HoréU M dtu PoitU: Kfopia ^
«è nelle igqéé CYÌcafeJ' affiittaiione di certi purtfb
dtlU linjrua, che petbn frafi in Virgilio, in P]an«> ,
In CiGecoAe ec, o nella CruTca» o ne' Poeti Tofani,
% 10. Il circolo delle •fraR pòetlcfia» e
ìtL loro u Altura ne* Poeti dev*e(Ier èfflerente
dagH "Scriitort profaici • La poesìa aggiunge,
irarpcna , i n verte , fnpplifce , toglie certe
parole, e gli dà fignilicati , idee, ed ordì ii^
airai-drverfo dalla .profa , peefì far vtder^
che non vi Gano ne parole , ne fraC , nè gi-
fi di frafi , nè "periodi poetici (MÙ chiari,
più belli , più energetici 'di ^uei ., che G
ad oprano dai Poeta , La fcelta fóno^rit;^
del meffo, e deVerfi , e la di loro arinonii
fono una delle grandi arti del Poeta , fulla
quale i Filologi, ed i Profcdìfli molto han-
no fcritto , come altresì T Inglefe Lori Kai*
^ •ints ^ C'JifynJ. k^Batuim ii quale diiliogMp
«^étìitc!, o £ altre na9Èfoiii.''Ql!efti tati puriffi, peni
di (pirico di aficttan<»iie,e iì neolcgifiio terivonò teuf^
^re , e parlano propriémetitiy » ast no}o(aiiieiite » conb
dice un dotto Francese. Oj lali-^fivtMti purifii, cfe
dlcon prole, e fiali, che niente dipingioaD le cose «
e che lambiccano i< loro cervelli -a . limar epiteti^ Cd
efprcflìoni ali* Omerica, alla Plautina, alla Virgiliana,
alia Lanrcfca, alla Pctraichefca , fonovi <le^!* inrtmic-
rabili cfenipj . Ve ne fono ai, cera tra non. pochi Poeti
Fraiicefi,ed incieli. La [iti le fetenza troppo limar
{carole è il e fcuo il pid i;iauiie della poclia , ma co-
oro che pc co . bad«;uo ai»a puliti, c proprietà dello
' itile peccano all' oppofto . il buon Poeta dev-efler nel-
lo llile córiétto', ma originaìé, c pittoreicd. -hà poca,
• la troppa iaupoloficà. puoccioap in fodia»
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14*
«loitt forti d! àrmonia poetiti (i jr) •
\ I z* Noi» vi è facoltà cKe abbia ihnH
ti piò eflrfi > e più valli , quanio la poesìa ,
che dì tutto canta , e di timo park aTai
più dell'eloquenza profaica, efnMJ^ (ììia la
poesia la prim^ eloquenza . Sarebb -^o d^a-
4ae,uiote te fpecie della poesìa , qtir. .te
varie cofe (ulie quM fi parla , e ie divi-of
ili delifi poesìa ne' generi Epico , Litica »
Dratnmatfoo » Satirico , Elegiaco ec« , . fono
poco preci fé , e poco pfecife dcbbon'.eflere,
«di incerte le regole , che fe ne danno in
mille poetiche , j^iacchè li vede rpefTj , che
Cgm Poeta Elegbco perefempio, ogni Poe-
li Lli^ico , Epico , Dranuiiatico , Ratifico
tmano fliU i « peAzieri cosi diverfi» che, do-*
vieiibero im& tante regote per TElegh , pec
4a OotneAa , per Epopeia i quanti [onm
gli Epici , i Drammatici , gli Elegiaci di-
verff ec. , giacche non ponno eflTervi ne deli-
.màoiié m cirfì cfaite in poesia, ed in eto-
(r^) Prircip, de U Luterai. Tom. L ncir^pu-
foolo iiuitolaio Lej b^HX Aris reduirs a un mncipe^
Chap. 11^. & F. r^ri. IIL, ove fa favic iiBcami
folla quauriii delle fillabe, e Col mèirp m rapporlo ai.
la Pociu L«m. Greca, c FraDCCfC. S vc.«la onni.
nameote 1* owif«>lo diadeao ncfla Par» HI. a Upi
Wti, f4 al VU aocort, ovp par» macatevpUft^ntf
deNafj cobci delio (Ulè jQBtìp.,
fiate le odf o ie caraoni a* Dei , gì' mai
di rìrgraziaiiìetrto che i popoli idolatri facea*
BO nelle varie occorrenze , o per ringraziare,
o per priegare , o per lodare i Dei , come
Ci vtde reui'ariichi inni di Orfeo, di Omc-
lo y di Cailiniaco • A Uri credono , che ie
f>rifne poesie Tene fiate Elegie querele ^ nel-
e -quali fi rapprefemavano ie di^ratie <iegli
Uomini primitivi neiia loro vita felvaggis
ed infeirce , e colle quali Si defcriveano le
loro difgrarìe nelle fifi the rivoluzioni del glo-
ho , neile eiuvìoni , negl' incendj , nelle per-
fecuzioni di varj moflri , ferpenii , dragoni
ec, come fi vede nella Mitologia de'Grecr»
degli Scandinavi, deHZelti ec. Altri credono *
Ja poesia «pafiorate ia pia amica altri te
DiauHnatica g e U Satirica , ^ altri finat-
mente la poesia Epica , che fnlle prime era
tin miflo di Cofmogoiiia , d' llìoria de' Dei
primitivi , di avvenimenti occorfi a' primi ^
popoli , e d' infegnamenti didattici , come
tal «lifto G vede .m* poemi antichi di Oc*
feo f-e nelle antiche poesie Arabe » ed fn«.
diane , ed ancfie io quelle di Omero. Altri
quefiionano , Se alla poesia piò conferifea P
ingegno , o Vane . Si veda il Petito de juror.
..Poctic, , ed il l^uhos nelle rifiejfioni critiche
Julia poesìa, e la pittura Tcm. IL Dalle tan-
te opiniofù fuir antichità delle varie Tpede
rdi poesia , fi deduce , che è oofii vana ed
inutile j c'pedantefca il pémare a tali riccnr-
J44 •
che , oDoie 2> torà Ttiit, «toitle , éipedante-
Tea il queftionare , come moiti Suino , fe lift
da preferi rfi la poesià Epica alla Lirica , te
Drammatica ali' Epica ec« , o la didaiiica a
tutte C) .
15. La favola è (lata ^ ed è ancora
una delie bafi delia poesia . Le prime favo*
fe erano racconti Ùlorki velati , e coverti
dalle tenebra dell' eloqiièfiaa.iiinbplica ed
iHe^orica de' tempi primitivi , cpme fi è di-
mortraio dai Signor Vico neHa Sctenia nuo-
va • Col progrelfo del tempo V iftede favole
fono rinafle pcw in tutte le poesie , ed in
tali favole ha poi ognuno cercato , e ritro-
^to fei^ diverfi , come G può vedere da*
MnologiOi • Vi foDò le favole di più fyede,
doè * quelle . che fdtto brievi ncoonti eoo*
tengono brievi allegorie fopra cofe morali ,
domeftiche , civili , economiche , e nelle quar
^ii o gU animali , o le cofe inanimate s' in-
^oducono a parlar tra loro , 0 cogli Uominr,
^ tali favole H dsoopo tfpabgì ^ che furono
fit-
■ ' (*) Òfferva 1* Inglese Mytord Sh»ftsbuiy y che
"fané di' pcrfuaderc Hicde origine alla Pocfia , alla
BettOf i« » -aUa Mwfica ec. The Godaas tUijuafion muji
ht<n in a man/itr the Mother of t^oejy , Khc"
toriekj Mufick *ina the others Kin>tred arts Ad<uic»
i0 én Autkor tAtu ÀU, StU. ^a^* ^^0. FéL L
4
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fireqtrentlfnrtìj nelP Oriente ; e vi fono anco-
ra le favole più lunj^he , e che contengoiio
Jiinghe allegorie lUorico-fiCche morali , ^
T^gonie , le Cofoiogonfe articTie , t tutt^
la Terie del cullo iciigioro degli anticbì Gre^
d « e Latini « come Tono le Enrole , che 6
contengono ne* poetiti di Orfeo , di Efiodo ,
di Omero, di Virgilio , di Ovidio ec. DeU
Ja priuia fpecìe di favole ne abbiamo gli
efempj in Pilpcy , o Bidpay , in Loclman ^
ìli Efopo , in Fedro , in Monf de la fornai^
Ile , in Gt^ , in Dtyden , m KiiUtn > daiU
lettura filo(ofica di quali Poeti potrà ognu»
vedere chi fa ii più pictoreico , vale a diit
il più pregevole.
La pocfia paftorale , o Bucolica,
contiene il g^fc^ere Epico (*) , fe ii Poeta
fe racconta i' avvcDÌoienco p^floraie o cam-
peftre , o di pefcagione , e contiene il genfc»
«[ra^ipmatico , fe sMntioducono var] interiocti*
tori , ed è nel genere didattico > fe intro*
dticono jperfbne che infegnaflèro cofe titilì ,
O fcieniifiche ^ come fa SiWno oe^r Ed^ghe
99 ^gg^r^ aeli'oper» lagfese iadcokita T/te Gmvii^
al n. z2,y txy,^ e al 9. ^o., t nella UìflÀrtJuàoi^
fulla Fucolica Poefìa ferita <lal W^sm e
£imoso Comiueuucoxe di Teocrito • '
SS!
ta!ora di loclf (21) , talora dr canti Epiiula-
mici (22) lalora vi fi veJono Elegie queru*
ìe , come nel pianto di Venere per Adone
in Teocrito (^i) « talora ifcrizioni funebri ^
allegorie ec« (24.) •
' f. 16. In infinite poetiche G iono date
ì-^iumerabiii regole folio fide della poefìa Pa«
hOH\^ y ^"ti^ le regole fi avrebbero do-
vute ridurre ai dovcrfi lo Hile adattare alla
quaiì4 delie cofe , che fi rjp p^efe »tano , ed
a coloro > che parlano neii' Écloghe > che fé-
^ondo le varie nncerie contenme in eflfe ,
debbono (*) f rere diverfi ilili per ^ i quali
V arte di bea dipingere le cofe , ed i carat-
teri
(ai) Teocrito nellf Idi Ilio X»f <9ve Batto loda la
Tua amica , ed è lodato da IVI Ione.
(21) Cosi Teocrko nell' làilUo i(. intitolato. 1*
ììpiuUmiù di EUm*
(13) Cosi nel Sannazaro nell'Arcadia. Mneomin*
éUte 0 Aiufi il vnfiro pianto • Si veda il dunoso I-
dillio del Greco I^.oi e imicolato il Sep^Urp di Adoae^
ctie è un' Elegia fuLcbie afTai flebile « ^
(24) Vi (òno id:l]j Iftorici» cotbc V idillio di
Teocrito intitolato Tha'^Jijy come quello del ratto ili
Furopa di MofcLo. Il Ciclope di Icocrito ci rapprc-
{cnta un ritratto di un amante. 1 fuoi I^eftaiori un
<ju.idro di povertà. Oficrva AI* le Bdtteux y die Teo-
crito ha dipinta la natura femplice , Mofcho 1' ha or«
dinata con arte» e Bionc gli ha dati gli ornaaìcnci. II
'^timo r ba dipinta in caiupagua, il fecondo in Citcil »
il terzo (hi Teatro
n Lo Scaligero cosi farli leHe aafttìc' df tali
Poe*
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Ieri y che ci fi rapprefentano è V unica rego-
la , e qucfla regola Iia oilewaia ne' fuoi idil-
^ la celebre Madama Dcshouliersy ed ii Taflb
nel Tuo Aminta . QuclV arte di dipingere 1*
^veaa effi imparata dall* Eciogbe di VirgUìpi
«he foop il più eccellerne nuddla (jii joefia'
f^Eiflotale f e che invana fi è temalo imitare
da Calpumb , e Nemefiano in tal genere ^
come indarno nel genere Epico T jaà- voiuu^
iixùtare Stazio , e Srlro Italico «.
$. 17. L' Elegia fuile prime fu tuttà
/atu piec cofe flebili , indi fi trasfec^
alle liete , e a tutti i fentimenii del cuòre ,
pnd* è y che talora^ oonuene ogni oiaterip » Iq
golti luoghi^ de' poetici Epia vi 'lbno.ceìrtiè
, ecie di Elegie , colie quali fi deplora ia
morte di taluni , ed in molte EcJo^he ^
powe fi è da noi oflervaio , L'ode di 'Ora-
zio per ia morte di QMiruiUo i una vera
, , • . . V 1 • ■ ■ »
Poclie PafloralU éontinent^ Bucolica ^ Arjtiones^
JgéeSpss Faenijiciéf, Li^natoria, ff^iaròrìay.Caprana,
0vni€^ OlUoHay BtfhMMia^ yiilica . Postìc. liUih
^ép. pè, — Ma Io Scaligero anebbe dovqto rfflectere,
dre cali poe^ il fono innalzace ancojsa ipeflò a cos^
^id rubiimi, a lodi Epiralamicfac di gra.ìdi periòne *.
cbme il PoiUone di Virgilio, a cose FSofòfichc , c^me
JI if/^^o ce. Alla natura dell' Ecloga, c delle Poe fie
Cjeorp;iche fi rifcrilcono coloro , che hanno fcritto fullé
ilagioni, come in Inglese Tham^QH^ ed ia Fi<^ce$a
.. ~ . . . * . . .
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Elegia, giaceftc ì fenfì , e le aok ooRituU
fcona f Elegia aliai pia <lei mecfo-., Tra^l
Qfcd CdUmMo , r Fdas fi di(Un&ro l*
Ekgie , c fi trova io Itiie fl bile , ed Ele-t
giaco in molti luoghi de' Tragici Gieri , co*
ine In Euripide , in Sufocle , hi Efchilo #
Tra* Latini lì diilinfe neil* Elegie Ovidio 4
Tibiiilo ,Frojperzio. Preflcy i .moittriii k co#
ft flebili fi ferìvono io qualunque geoene db
poefia , noi» eflendbvi ii» parncoiare comA
tra* Latini , e Greci quella forma de* verQ
Eii^iaci. Le Elegie di Eduardo Jone fono^
tragl* Inglcfi ii genere di poefìa la più Jugu^
bre che iìgurar fi polTa . Hanno aUresi gi' ì»t
glefi r Elegie di Gugiieimo Shenjlom .
$• Ali' Elegia, funebri fi riferrfiioiio -
le Nm§ , i -Xrm. ^ .gii Efiaif « e tiutt I0
cannoni*» e Pòcciii Aifie&ii , ficcome alb Eie»
gie iieie fi è aperto fi campo di contenera
ogni genere di materie liete . Chi defideraP»
fe varie Etimologiche ricerche fuiia voce
Elegia^ ,oe circa gli Autori delia medefima.4
potrà leggere io bcaligertt nella fua Poe t rea •
£ clii volellè varj giudizj rullo (iile Elegiaco
dovrà leggei^ V articolo tUgit dell' Enciclo*
pedia di Parigi • II Bidermanno , il Grozio,
ii Milton hnn cercato d' imitare lo fllie de*
Latini Elegiaci . Gì* In-^lcfi , ed i Frai»cefi
fanno le loro Elegie in verlì /lUfandrirà ,
gl^ italiani in terza rima , o in caimani . Le
migUoa Elegie Fraacefi Totìo quelle di AlonC
Cantici j che feooado .le caufali dalle quale
derivavano , conteneano certi dlfcorfF vivi ,
«kiimati da bciilaau fantafie « e pieni di caio*
re , e di entufiarmo poetico ^ Nisile odi ìmt^
0 canzoni (i ponno trattare tutte le materier
poetiche pofTibiii , ma feinpre le odi debbo- *
n' e (Ter e brievi , che dipingano con celerità
ie cofe, devon forprendere , incantare, pra«'
cere , dipingere lo flato dell' animo di quel*
lo clie canta l'ode » glMnni» i canticis, cofe
tutte comprefe nella gpc&à lirica^ o cneii*
ca {26) .
22» Chi volede fapere le varie , ed,
incerte opinioni fu^ primi inventori delle odi
e Tapere ie varie fpecie , ed i moki nomi
delle odi anticiiej.e come e(Te fi cantavano
nelle Ciiiefe j nelle, publiclie foUennità ne*
Teatri» nelle tavole ec., ne*(àcrificj ce-, ed
1 varf nomi , che in varie oocafioni av^eano^,
potrà veder tutto ciò minutamente defcritto,
e trattato daUo Scaligero nella fua Poeti-,
ca (27) .
lonk Ih N-a $• 23*
(zS) Gli amidi i attriliaìroiiD T<^voce Jf^lòs alla
(bla ròefìa Lirica, febbene la voce Melodia Ci davi »
tutti i poemi armonici, e ad ogni genere di canto.
yid, Scaltger, l^o<;tie. Lihr. I. Cap, xLlf^. Negli an-
tichi Scrittori la voce cantart , dinota fpclTo dtcLamare^
e talora parlare . Si veda M, Dabos KeJUx, Crui^i$%
Jur U Potfu , O U Ftiniure Tom. ///. SeB. ri.
« (17) StéUger. iti t9CU Ltà^ L Cdg* XLlf^. i
è
S62
§.23. Taluni dividono le odi in facre,
fe Fian per oggetto diverfe cofc dì religione ,
in morali, k fì paria deile virtù, e de' viz),
in Eroiche , fe fi cantano le vjrtù , é le
lodi degli Ero?, ed in Anammulk » fe fi
glia lo efle di piaceri. Ma tante ponno et-,
ce fe divifioni delfe odi , quanti pooiiò elTér
•te parla de* varj bo«ì «Ielle Odi, e delle varie loro
parti , e del modo con cui fi cantavano ne' var; Cori
mobili , e immobili de' Mufici , e Cantori . Si veda al-
tresì celi* ifteffa poetica dello Scaligero ilCapoXLIii.
XLlV. , XLV. ce, fino al Capo XLIX., ne' cjuali
parla di tutù i generi uniti alla Pofiì^ Lirica, de^l'
iArumcDti Lirici aniichi , de* Cori , e «Ìel quanto ha
rapporto «Ite fmfi^ Lirica» f Odi. V'^Mo Scaligpfó
suerifce altrove nellii poetica le origini degl' Ioni Sa^
cri , è Progni e 4i tutte le po<^f!e | che eoo e(G lian
rapporto. Paria altrove fiUeUo A^tore dell' Orchedra
«bir antico Teatro^ e del luogo oel quale il Cord
cantava, e 4 dicea Odgiim mì'tìoy, dallé còmpofizioni
ia Mufìca, che il coro cantava. I luoghi coofècrati ai<»'
le. Mufe , ed a' canti delle poefie , Ci diUèro ancora
Odei: Vii, Scaliger. Potùe, lihr. l Cap. XXUpag.jg.
& 81, 1617, Si cantavano ancora così fpeffo nelle ta-
vole le Odi , e poefie Liriche , e chiamavano Odui^
$tJ\^ certo bicchiere , ch^ per bere fi portava incorna
a' convitati , i quali non poteano beverlo fenza canto .
Scaiiger, Voet, Cap, XHf^* dt Poef, I.yric. \J iftelTo
iVutore parla aUpve delle Odi , o Cantici de* Cori ,
de' Teatri . Potticy Lihr.UL Cup, XC^L ^ e dcfcrive
le parti , è là oatlir^ di efle . Circ^ le Odi ahtidie fi
veda altresì ^il VòiCo nell'opera d$ Foiamua^ f^iu^
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gK ogÉiU Mia poeb IMea , cioè infiniti .
Gli antichi inni di Orfeo , di Mufco , de
Omero eCr (*) , gli antichi Ditirambi , gir
amichi Pcani , ci dcWino- faggi delie prime
liriche poeiìe , come aitresi gir inni di CaU
KoMco , ed i Cori ddle Gceche Tragedie ,
che 6x000 tutte opere la Mafie» » oo^
me qedte dei Sfetaftaiio' o fioitli' ^ ferità
iNuftrata tra noi da- on^ infigne Letterato ,
Poeta , Critico , Filologo , Gcureconfulto , e
Filofofo de* nollri tempi (28) , il quale eoa
tanta facilità,. bellezza, e chiarezza ha traife^
aite neiia^ poefia > e nella Muftca italiana le
fratte deHa inrica fy>t(ìà de' Salmi di DàvU
da , i 4}ttali » ed i canud^ di Mosè fermano
i più Mlf iMfmmtntt dell* amici' poeti» liti»
oa degli Ebrei , tanto piii^bella d* ogni altra,
quanto più (1 vede coafeccata alle iodi dei
vero iddio»
$• 24» Tra* Greci elevarono alla ma^«
gior perfezione ia pcdia Urica Alceo , Saffo;
St^fiooro^ s JUce* , AMcreofAc taechUidt > Si*
ti n X ma-
n , volfC Hipferr cdlé' «ffcddali iMottio la
eri^ne dlegrinni antichi pottl leggere il Voffio Z^*»
MIN' MMPft //^A, 5. f jp, t). §«4. y la Spanlieim <>r noe»
in hymrt, CMiuuck, , e<i il Van DlU Digérà» SBti^
9 mjrm» tlùt/ÌK infirrv. Dlffen, 7,
L' Av\rocaco Sig» ^ $4tfmÌ9 JUtiff' Uk
Kkoìù iìioì dotti opuicoli» .
rica Malterbe, ed altr? f?;). TragV Iijgietì.
molti Poeti Lirici vi fono llaii , ma pm fu- •
bWmi , che ameni (36) . Chi voìdV^ delle
feofate rifleOìoni fulia poesia lirica d^^'^^
nere dovrà leggere quanto ha oirervato sn
Ui materia Uonf d'AUmbcrt (j7) , e Monf.
Thomas^ eccellente. Autore di odi filofohchc,
delle qualt wì fono anthe in Orazio' model-
li (38) . Molli lòno iragP ItaUani e* a lucii
N n i not^
(55) Cioè Jif. de U Tarn, e altri, come M.
4e Léurens de Hejrrae ne* Cuoi Inni ai Sole, ed altrf.
(35) Nella Foefia Lirica fi dirtinfero tragi'.In-
glefi il Cowley, ed il JìTaLUr. utiXc loro Odi,, come
alacsi M. Gruy,' - ' *
(37) AUmbcn KefUaions Jur C Ode
de hitteratur* Tom» y, . \ ,
(38j Circa M.Hmmms, il «edefimo fece "ti
Ode flit tempo , ed in fégueU ebbe il premio dall Ac-
cademia Francele, che coronò tal* Ode, ^er la qwile
AI. d* Alembert fcriffc le Tue riflcmooi lull' Ocz , e
filila Poelìa. Circa le Odi Filpfolìche, molte ne Ua
fibrine M* de Voltaire y ma non può niegaifi, che nel
genere di Odi Eroiche], e fublimi niente fia riuicito il
Voltaire , non oftantc 1' entuliaGno del medefimo , e de .
fuoi ammiratori , che vonno dipingerlo per ingegno,
uni ver (ale , ma insano. Chi volefle leggere- delle
me fiflcflioni (uIU natura delle Odi ed i.rcquifiii «.
tal genere di poelia, dovrà (èriameDll riflcKere quanto
ba (crìcto Dejpreeux nd fao Difcono (alla
Ode, intozDO U preja di Némury e noho' più dovrà,
confiderare le (kvie .rifle£oiii fulla Poefia Lirica , ^
fùlVenni(iafmo, c Hilc della medefima fatte* da M dt»
Séòu Màrc% nelle Annocazioai alT opuibolo citato di
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noir i" moItifljiQi Scrittori di Uncfce poesie,
e di canzoni , e d' inni eo ^ c moitiflìmi
gìudhj oppodi ie ne fon hwì, e sa tali gin»
m] fx>n è nofiro iflituto ditangarci , avendo
ognuno i Tuoi partegiani, per i quali (ì òW
fputa . Noi per comporre tante liti , diremo
con manifefla verità , che in ogni genere di
poesìa , e nella Lirica ancora , il Metafla-
fio (3p) ba il primato iragli antichi > ed i
moderni*
Defpreaux : SI vedano le opere ài Defpreaux Tom. Uh
pag. 8. fiiK> alla pag. i6« cAit» in la. {• f^ok jim*
fiérdam che^ Changuion .
(3p) Il Mctaftafio nelle file Arie c il Pindaro ,
e r Orazio jde* Latioi «: Greci, i aualì imita, e fupe-
ra. I fiioi Cantici, i fitoi Inni ouanmo le glori* A
ogni ItaitaM» Pomi • Egli può dici* il iòlo Poe» dell*
Italia* Nelle fiie arie ci «ia modelli di ogni ftile , or*
lèniplice , oc giave « oc iiibliaae , of didattico , or mo*
fale» or tenero, ora patetico, of JFilofofo , or Teolo»
go y orFolióco, ma Mmpre Pittore inimitabile, e Cor-
prendente, e itaiipre un prodigio deli' UniveiTal Poe*
?ìa . Se uc ponno vedere infiniti cfcmpj nelle lue arie,
che vagiiono affai più delle Odi tutte de* Greci , e de*
Latini. Sarebbe cofa fuperflua , ed imtDcnsa addurre
efempi preti da tal Poeta, perchè biTognerebbe tutto
trafcriverlo • Sono le Tue opere una pilerìa di eccel-
lenti, ediiiifioite pittore poetiche . L'iÒetfo M* Voltai-
re , patoi» lodatore degl' lialiam » ebbe a dire dell'Aria
di Arboce : Vo foU^ndù mn mar €tudeU ec. , che vale
fÀ di aitò I fliig^ati pesi dell' Odi Gseohe , LatiM
emodem*
§. xf. Vmkst Salirà ; t Tantrca co-
«media fiiroix) oootempoiaiiee » onde Osazio
ebbe e di le :
Eupolis , atque Cratiniu , Arìjlofhantf'
qut Poeta ,
Aque alii , qu0rum*Comadia prifca
rorum ili f '
Quod 0nmdm fmt.^ M Jicmut,
j' alioqui • • '
Famofus t multa cum Ubcriau nota^
barn :
Hinc émtds puidct Lu^m &c* (40) •
. . • . /
JLe orTgifii della poesia latirica' amica, en^e
qudiè dell'antica Còmèdia > e della Tragè-
dia derivarono da quelle adunanze felli ve, e
liete de' primiiìvi popoir , i quali dopo le
raccolte de* frutti della terra , delle biade,
delle uve ec. , fi univano per facritìcare
Dei, ed offerir loro leprimìtie. In taR oc-,
cafoni gif UòDiini aHegrf , fenza pénrierr» 'e
prenf dì vino , (cherzavano gii uni cogli al-
tri ^ e traile crapule , e tra' pranzi fi riai-
N a 4 prò-
(40) HorauEclooa IV, in prìnc,\ Serm^ihuì»
Tom. /. pag' 48^ in B. Sehiiijr' Ugfit i7^4'
proveravano .con Ifberià i loro difietti i e vi-
7] ; onde alle prime adunanie di quei riifll-
ci» dopo lefatighe deila raccolta, ,e ne^tem-
pi, ne' quali fi ofièrivano Jeprìmifie a'Dei^
fi dee y invanziòne . dcHa Comedia , della
Tragedia , e della Satira antica di quegli
Uomini incoili, cfce ebbero una poesìa (imi-
le al loro flato (41), ed i primi rudimenti
della poesia cominciarono coi genere umano/'
come infegna anche Ariftptele preffi) Oe/W-
Uo (42) .V Quella poc$ie ConfiaeVane in due
generi di verfi • O erano yerfi in lode de*
JDàì , e degli- eroi, b'carrative de' fatti , e
prodigi di quelli , e quefla fu 1' origine del-
la poesia lirica,, ed epica, che fi diramò in
varj altri generi ; o pure fi meiicano in ri-
, dicolo i vizj dr quei .rqflici , onde derivò
ronijca Comedia, e i* amica Satira {43) •
$• 26» Rifilila, ^indi , che ia poesia
fatirrca de* Graci , precedè , e fu quafi la
madfe. della antica v^ra Tragedia , che dalla
Satira ebbe l'origine, e fu Tempre unita al-
la medefima , poiché gl' iflefl[ì Poeti , che
componeano k Ti^^gedie j componeano le
$ati-
'• • . • .• .
*
*• » .. . i
■
(41) JfaéÈe. C4aiéùn. de Satyrie. Paef. lUn h
€0p, I, pag, 7. , G» jequent,
^ . CrefolL Libr, HI Tkeatr. Rhetor. eap^Xi.
Satiricfie e imnifclie rapprefenCanze co' Satiri;
ed oflèrva il Gafaubono ^ che ne^ primi tem-
pi le rapprefentart{c drammatiche , mite fi chia-
mavan Tragedie (44), e che quindi in mol-
te Tragedie s' inferivano ic favole fatiriehe ,
donde fi deduce , che i poemi buitìà
•furon drammi uniti alle Tragedie^ <;be
aveano i cori de'Saiiri che dipingeaho ationi
gfocole , e ridicole « Corrifpondea fa fatirica
poesia nelle Tragedie a' varj generi di poesie
Jiete , e giocofe , che i moderni inferifcono
tragli atti delie Tragedie , e che fi chiama-
no im&rmei^ì • Col progrefla del tempo non
fi ammifero traglJ antichi nelle gravi Trage-
die tali poesie fatiriehe , e la Tipacedia fii
divifa dalla «atira (^j). -
f44) Cafauhn. de Sjfyr. Po<f. lihri 1. Cap. h
pag. ip. iftcffo Auore nel Capo I., di detto libro
parla a lungo nomi avuti dalia Satira , c dcirori-
cine di tai nomi. Fd a! capo 111. favella delle molte
eiviboni della poefia , fecondo 1' autóriià di ArijìoteU ,
àÌPÌ4to/2£y di di Diomede il Grammatico, il
qwile condunde, che prefTo i Greci quattro furono i
generi della Pocfii.Difamaiatica, (àoè la Tragica, U
Comica , la Satiricm , t U Mimùa , e breflb t*Rofiia«
niyéa Preuflata , U TahrnarU . AulUntt ^ t U
^ianipede. Tragli amichi Greci, e Utim gU oggettt'
dell antica Commedia, e dell* amica Satira erano an-
cora le ccnfure degli Autori, e de' Poeti iftefli .
Cap. 3. p0g,
!
$• 17. Tragii amidiiffifDi ^iitori 4!
poesie Satiriche Oraeb oolloca Teyjrj ìiiveo^
torc ancora delle Tragedie (46) • Aliri fan«
io un tal' onore a Pralina , o Cratino , e a
Cherilo » e ad Ef chilo , e di tali cofe molto
luDgameoie parla il CaffiuEiono (47) , il qua*
le conchiade 1' (noria della pof5Ìa fatirica
tia?GrccL odUe doue Aie oficrvaziòoi futCì-
dope di' Eufjpide i che è P unico, démpio
della natura della poeda fatirica antica de*
Greci (48) , come dopo il Cafaubono ha
oflervaio Monf. le Battcux (49) . Ma le an-
tiche poesie fatirìche de^ Greci erano aiTaì
diiCmili dalle Satire de* Romani , predo i
quali la «poesia latirica fucceCrè aVerfi Sauà>'
miig FaunaU^ e Fefeemni degli antichrj&fu*
.jfcij , e di quei popoli incoltr , che fi radd^
navano ne* tempi delle fede di Bacco , di
(ìcrere ^ e di alui Dei > a* quali oiièrivano
(46) Carmine fui Tré^o pilem ctìtavit oh kif»
Mox stiMm agreflet SéiytM tuuLmii '€f9^*
HòW* itt%jifi* tottic. V. ftftO.
(4^) De Satjrr. Poef Lihr. ɀp. V, Si
vtèiW «kresì fulia Satini u Saggio fcricto dall' '^gwse
Mrvwny e divifo in tre*paiti» ia . ^uai' opesa moke
fi dicono (il ila Satira.
(48) Cafauh. de Satyr. Poef, lihr, L Cap. VL
(4P) Olfu^ Àu HUL IdW. Um^ ilL téiru IL
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le primizie deTroui della Tem» ed in tali
publiche allegrezze cantavano certe pdesics
fatiriche in dialoghi (yo) > ed a qaei(le (bpv
cederò le anticTie Coinedìe per opera di U* *
vio Andronico , alle quali fi framifchiavano
ancora azioni faiìriche , e gli fcherzi faiirì^
à » die fi faceano dogU Efodiarj , e da' Afi"»
nd ^ e dagli Atellani , onde il pome delhi
Opefe Atailane (jx) • Credono taluiii , qhe
il nome di Satura co! anale i Romani chi9^.
marono le poesie Ihtiricne » nome che dino^
ta un vafo pieno di ogni genere di frmtr,
ed offerte , che fi faceano a'dei , in lance fatw*
ta y fiafi dato alla Satira, perche era qn mi«
fio di var) jpenzieri , e varie poesie» cb^ aT.
tempi di Ijvb Andronico pcefe qualche 6nh>
ma di dramma l ma cBbe yan cambiamenii
a* tempi dì Emiio 9 e di Pacoviò » e di Var«
rone , il quale nelle fue Satire Menippee ne
fece un mirto di profa , e di verfi . Lucilio
quindi Orazio , Perfio , Giovenale fiflarono
la natura delia Satira con verfi uniformi ^ e
fUbiliti ; ma la Satira fi trattò Tempre Xìtf
culu tempi de'<ìreci# e de^Rivurni m ra|
: • • • •
Liv» Uhf, ni. cap. xl , ove tratti JcD;
orìgide delle Poefié Sceniche io Roma.
(fi) ISi Ytdsi il Calauboa. 40 fétrr. Pnf.
Mi. C^iut
ha \
Mììi , o kt\ \ o burlefeht (*) , o per^ narrai
tìfa 'f o per dialogo ^ o in verfo , q in prò-
fa ffs). Le Comedie di Plauto > è di Te-
renzio contengono molti quadri fatirìcì . Mar-
ziale rrdude 1' epigramma a Satira , Ovidio
l'Elegie nelle fue Dir et in Jbyn . Le Filip-
piche di Cicerone fono ecceliencl Satire dr
/VI. Antonio* Finainòente k Satira è divenu* .
tji ii,'CQndiaiento d'ogni poesia, e ' talora ai>
<ffie delia profa , e dellUfioria • Tante nove!--'
le , tante allegorie , tanti Romanzi in ogni
lingua hanno avuto , ed hanno lo fpirito fa-
tirico , che è difficile a numerargli, fpecìal-
inenié tragli Italiani , ì quali preferifcono
ad ogni altro Poeta Satirico 1' Arioflo , il
Rofa , l'Abati ec« I Poemi , ed i Poeti Ber-'
tteiclii » daaiiQ inGoiti eiempì di poesid cri-
tico
(*') Opùnno tium t com'è M. U F/eJhéi^ Vm^
piiUn 9 die io -fiilé «Ielle Sàtire dee éifec Umplice i «
nacuralè , come iieUe Satire dì Orsizio , e come nelle
Patire di eflò M* dfUTrefnaie Voquélin^ A itti Ton-
fió io ftiJe pili grave I come ha £itco GiovenaU^ De^
firtaux ^ Regnier ec.
(51) i Dialoghi di Luciano ira* Greci feno al-
trettante pitture oatiriche . Così tra* Latini \\ Sunfyricon
<Ji Petronio, l' Apocolocintofi di Seneca, ed altri fimili
ópplcoli, che fi ponno vedere nel libretto intitolato
^anO^ra praftautiorum uirorum in Ij. , Z.yoLlM^aun,
Bae^* ' t66y^ ove li contcugono moke Satke Gic-
(;]|]^e^ e Latine ia.pro&. ^ . •
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57Ì
tfoò-giocoTa /come il'Palcf , H Bernr , il
Fagiuoli^ ii Zipoli nel Malmandle , iiTalTo-
lìi nella Pecchia ec.
§, 2-8. Tra'Francefi , deell il primato
nelle Satire a Monf, BoiUau Defpredux^ feb*
bene non tutte (lano di un merito ugnale/
MoKi aiui Franoefi^ Autori hanno r€riti9
k Satire (jj) > « mokiflimi traefli lia'n poiV*
tato lo (tiie fatfrico , e mordace in ogni ge«
nere di eloquenza (5*4). L'iftefll giudizj pon«
no farO di molti Autori IngleG ( yj) . 1 fé-
defchi nel loro Rabiutr hanno il BoiUau Gac«
manico* 4'
. 3p. La rpirho (atirico derivò filile
prhne daii* allegrezza > e dall'ubriachezza di
quei primi nifìlchi , che nelle fe^le de* loro
Dei. fi rallegravano, e rappxefentavano i di-
fetti altrui per correggerfi , come fi &icea
nelle Cpmedie Coi prqgreffi) dol teiDfo G
(13) Come M. ReftnUt, e Jtf. de Benheht, e
arioMi dt.efli Jf* Fnjntyt FAuqutUn ^ che imi^ je
^we ^ Arìoilo.
(54) ^1**1101118» la ftttia, la morèieid campeg*
gemo fpcffo io molti moto! Ancori Fnocefi.
(55) Comé i/i Suift, di ButUr^ ài ìiùckefier^
di Cmh. TragriDglefi Poeti il Doca di Buckingam
nel filo Ej^>iy on Santyre, Saggio (uUa Satira i Bada
della Foc/ia SatiricM Inglej€\ e h le iodi della Sdii*
fa , dicendo , che gli Uomini fono favj a praparrii
imi alle Satire , e alle Comedie fa rpirito
di caiunnU , come fi odcrva in Ariilofane
ed in molti altri antichi , e moderni, e tìnal-
mente la Satira è divenuta traile mani de*
Poeti , e fcienziatt i' iftrumento deli' odio^
deii'. invidia , della inaldloefiza , delia noalr-
gfiftà y ^eiia Iboihiiiiatezza 9 Tpedalmeiice tia*
pedani « o Filologi , ehe per un dittongo ,
per una varia lezione , per una Tpiega di
un'ifcrizione , per un difcorio fopra una ma-
niera di un vafo, di un lìgi Ho antico Kan pu«
latrricfie imitando P irruenza dei Valla ^ dei«
la Sealtgero ^ dei Salmafio , étl Milton » 00-
db ie tante guerre per la preferenza di im'
Autore » di un' opinione , di un fìltema > di
una fpiegà , ond* è che molti Letterati , ed
anche Filofofi fiano flati tra di loro più di-
fiordi « e pia diviif de^ Dei di Omero per
orioni ridicole rinovaqdo feoipre efempf
di guerre di ranocchi» e topi ^ e marciando
fempre colle armi delle Satire , delie quali
hanno inondata la letteratura » Tali Autori
làtiricf fono come quegl' infetti , che rodono
ogni pianta , alia quale G attaccano y e fono
ia pefle delU Lietteratura » ma tal pefle s'in<-
oontra da pertutio , gjaòchè potcebE>e^ dirC »
che ficcome' oiRrva Anacreonte , che hr nar^
tora ha dato* le corna à! toro > fi cbrib àt
cavallo, la ferocia al leone ec.» cosi ha da-
ta la iaura a ice ^|a4M ^cgii SàenùaU^ che
ua
eolie latire , e colle carte
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tra di loro fi lacerano ; yi Ibno id lettera*
tura i cerberi « ed i cani di Atteone « che
li avventano anche a mordere un liBro il pìà ^
vile, che fuflfè. Veggìamo fpellb contro un ver-
fo, contro un Sonetto , contro due righi , fcri-
veill infiniti Volumi di Satire ^ nelle quali
Ijii Autori di tali Salire fcuoprooo la loro
Ignoranza , ia pravità , la maldicenza • La
republtca Letteraria ha i Tuoi topi , che ro*
dono , i corvi > che gracchiano « le ferpi che
iibilano , i tarli , die confumano , gii fcara-
faggi , che mordono, ì gufi, le upupe , i
nibbj ec* \ e talora anche i Fìlofofi fi eleva*
no alla mordacità i o taluni creduti Filo*
fofi « che 'mancando dt urbanità ,
di prudenza » e di cultura » e abondando di
gelofia y d* invidia , e di maldicenza » npa.
ponno efler veji Savj (*) <
• • • • '
(56) Sono note le (knguinose guerre, e le di-
(pate di f^ùUaire > e MéUfcrtuis per cose ridicole, e
k Satira intitoUca AkakU M Voìtwe . fNyk «bbe
ancora ^baftantemence lo (pìrico iàtinco» e cootenauoso.
Cori il Taflòni, il Sentao» ooriPope nelle fiie Satire»
omì l'Atemio» cod l'Iagieft Comté di Ratifiif
{*) E* eoM affai todalosa, che anche 4UJfan^
èro P0p9^ fia ftato intaso <iaUa fpiiiio faiirico il piti *
jrrande pofli'oile , come non fi è potmo niej^re dajl*
iftelTi [nglelì , ehe aiffero qoq efirvi eoa ^iià aotoda^
fk noa*M PQpe JinA eauivè condoits^ 4 md re* ,
gtUu^ Mié jfaUM S0nifjiifi daprinfifdi pàtu del fu9
4
S7^
§. 30. Siccome le origini delia prlmiti^
va poefia Drammatica furono antichi (lime ,
e communi colla poeda Satirica , cosi tardi
fi fiSàiono le regole esatte » e ia proprietà
della poefia drammatica oonfiderata !n rap*
petto alla fya perfezione , e fiOàta » e cidot*
* ta ad arte • La poefia dramatica rapprefen-
ta le a2Toni > e le cofe che agifcono ,
come dinota la Greca voce drama • Quan-
te azioni , e cofe fi panno rapprefentare ,
tante fono le fpecie varie de' drammi » che
fono azioni che fi operano , e rapp'refentano*
I •ciarloni rapptefeniano ceni animali tari ^
certe ' moflruofità , certi gefli efiraordlnar) » e
certe cofe di meravìglia . Altri rapprefenia-
no vedute di campagne , fefle , giuochi ,
amori , e fcherzi campeflri , avvenimenti del-
le famiglie, e delle naziooi > guerre « diflur-
bi 4, flraggi , disgrazie , mine , ahrr trionfi
di mdti Eioì^ di" malie Deità • la brìeve.
garatUfi in un. cdio gèmrate cóntro tatti, ed in par^
iUoU/t in mna ardente invidia j contra i migliori S erit^
nei éeW età fiuty e adducano per efempio U virulents
Séttirn Jerian dal meieflmo aomen AddUJour^ aonum ,
Bmigeii. S\ feda Topen IngUe inttcolaca The Bee »
QT Vkiverfat, M^eeckljr Pamphlei* Tom, y, pag. 47.,..
01% li éà/at di Pope , che ebbe una bile infernale • .
The very gTìreteh that anly J^retchj whose Bé^t
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S7%
V ogetio della poefia-' drammancr io generala
è di porre in azione fuio^uH agum hminef^
m ' di rappreièntafcc ogni oggetto^» che* ci ra^
prefenta ri Mondo , e fecondo^ le yarie t^\A
prefentanze di oggetti, o lieti> o burlcfclir/
o ferj , o medi , o miti uniii infieme , \i
dramma acquiUa var'f nom^yO opera Bur«
fefca 9 O/df'CQiiusdia , o» di» Xcii^pdia> »
di Tragfcomedia • Le Comedie antiche eb-
bero r origine dalie notturne unioni di già*
vani y che fciolii di pentlerl aodavan girando
per le lirade delie .piccole alntazroni > e can-
tando , e danclofi al liberiibaggiò (5-7) . Quelle
furono l'origini dell'amica , e nuova.Lomedia. •
L'antica Comedia introduife in ifcena perfone
vere, la nuova petfone^&Ke(jj$) »Aila Trage^
.Tm.1L O'O- (dea
(57) . Conunedk «vk t»? x»/Lif( vico, e uJ^n
MAI»» Q <b.«ii/4«^f ir-, e «J^fir, cantare e caminarc^
^••^ il Dio di quelle unioni notturne, nclb
* ^^^a^ «>wnaii, e eoa iftrumenci mufici an-
hnm lòormdo per le ftiade co* Imai,
iHc poro delle aialche, ove ficeano delle molte ir*
mnxo . Siiil* orrgine-dellt Commedia ,.e drammi fi
veda lo Scatigcro Pcctic, iiàr. V. Cap. f^, a Xh
(58) Si védant» i Commencar/ di Donatt> % Tfr^
fenzio Del Frammento C^mmd. , (f Traghi. mig,S7*
dell'edizione di Terenzio del Wcfterhoria Tom, 1. Magi
€om. 1725., e (ì red» T opufcolo , che Cj/Hegue 4& .
FahuUrum^ Ludorum ^ ThcAtromm ^ Scenérum * oc
ìAmaIIMIM MnùquA confuetuiint , e |1* altro OPIlìcolo
hri iiaiio di L. Victotc Fauftg de C§^imiU.. '
étà diecfeio ofigine le ri^prèfcntanze de^ruAicr»
premio P ìveo agi
Ne' primi timpi , i luoghi déilt Scene , ed
il Teatro erano quelle campagne , e qtiegli
all>eri , e quei teaui ruftici a quelle iflan-
iapycfenttnic addeai^ e gli i\uori
(3^ì Scafi ger. Fonìe» Uèr,l Cap, VI» La Tra-
gedia ebbe il nonic ft^ro T^ttyn , «ai t^c »
àairiico, che era il premio degli attori, e del canté*
Altri credono che il nome deriva datU feccie del vi»
DO , in Greco Tpt/^^ o dalla vcndemia Twytifia ^
perchè gli Attori ^l^I!e prime fàceano tali tavole con
unjgerfi il volto, e la bocca di iecce di vi'qo. Horatm
dg An» tottit» V, 175. Taluni han (^r^dutOj^ che le
prtine Tngdlie fi devono ai quel Minos^ $hc nelle
Gfccht 6«Dle fk fm aamim ddeh/fim» , mìe 9^
Itnra Ptooc iwl Wbof • Lf 9ii|icl« Tiaftdii fCM*
quali tutte unite a* fttfuà mìAerj, che celebravano t
fleti dell' aii»ca Egtvo, e 4fli% Gr^M» i <wali i#
|ali Tragedie metteaap io quelk che vo*
ieaoo rapprcfeotare 9gr iniziati . Chi voleflt Icg^crt
^elle Uvie ri0e^OQÌ full' antica eloquenza Covtca 1
e Tragica , e fui la veriì^cazione , e declamazione 4i
effe , p Culhi mapfera -colla quale gli antichi Greci 1 e
Xatìni le rapprefentavano fui teatro, e fu' €ai>)bian>cnii
i^l ^f^l^o . e dc^U Attori, filila muficai f àkxk^
If f e Ch* nimninù , e eira». ^Itre CQncernemi le
apciciip Conpié^ie. è Trage<lle,L tejei 4f« Z^«4m Mfle
tsfi m^^ovà CriMe falla Pp^fo^ # iUh fiM» «4
Tom lit vi me i4 Te«ir$
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quer primi rufl'icr. Indi s^ModrocIunrcro le v^-
rip vedf , i fidi teatri , le Scene portatilr >
die (ì craiportavano ne^ oàffi Qol Cooiict p oOf
Orazio (60). 4iife
DfetfMT , & plauflrU* vcxljji Poemat^
Thtfpii.
Qui CMnercni , agattttfi^ jprunSU fx,-*.
àbiu. ora. (ói)-
Coù Ocazfo ; onde rUUtano le mulatfooi
KOOffr .iHSL Teatrp , 9 ne* Pcciboa^gi » falle
Ol9 5W
{jSo) h^ Aet. Pdét. «. ef3«
f0BRiftaaa (ìli ftlau/trU véxigi tjftm^u TAf&if, fiui
£anerenty come fi léggQ coiuàntf iiiehcè • Le antiche
Tnr^die non (I fcricesuio , e ie (Licriveano, conGllea*
ao m poche carte, e Thefpi niente fccifle , e le ope«
re, die gli fi actribuircoao . (ono fpuxic*. Come dun-
ouc TeCpi portava fu cjfri i Foenu ? Altri dicono ,
cne Orazio- intende per Poemi, gli materiali delle fci-
jlf pMiìli p«ruce fu* carri . Il Btatley in HatM> Tom.
Hg- in Att* Foit^verf vJ7» «die. Lipidi jSé^^
fottegg^e il pado <U Ckizi»» isoine d è. da^ooi ctmto»
iOSyft^i eshérent étgerenuiu poSmt4 f§mM Jè^
€Ì$MS, cioè |^ftrioiii; e4i còmici, come t Comìd 4sl
l^oaua Camiam 4i S^arron , cli«. Tiiffjjiffiaa loft
/juali cofe dee vederli Io Scaligero (62) •
' !• 31. Non vi è cofa , fuUa qiiaie tam*
<D Cofi rcritio in ibilie Poetiche , quanto fuU
la Pocfia diannatica i e fnlle varie pard di.
efla , comlnctandò da Ariflk>tele ». fino a{
Gravina • Monf* le Batttux ha lunghifTìma-
niente parlato delia poeda drammatica (6^),
*cd altri molti » talché pochifllmi fono che
non abbian dati precetti in tal genere di
jpoefìa , ma pocbifliinf ban dati* cccéllend
mdeUi.
32..I verfi grambid nifli forono ?r
inìrura degli antichi dramnii , perchè pift
naturali , e più facili • Da tali verH fìmili
alia profa derivò poi 1' eloquenra profaica •
Contraflan molti fé ia poeOa drammatica
debba edere in profa » o in verfo , ed ia
Joal forma di verfi , c fe T antica poèfia
mmnnaiica AiÀ iiata tra* Greci in Mufi*
€M, come i tsoùtì dnuBuni ^ o nò . Tali
Stélìfiir. féitm daf Capo 8. al Capo as^
(del primo libro.
(63) Prim. de U Litttrat, Traiti V. Tom, Ut.
Il Tragico Fnmcese J/. ComtilU iu (crìiti ere cccel*
ìmÒL mnfA ftU*Eloq ucnza Comici « e fidia Pocfo
DnunóMttcì, td ^oilt jNvh, i« ^tNuili^ » e delb
futi liei Poema Diammiioo» a. della Triglia» e M
Oiodo di tranarla, 3. delle tre aaicl di luogo , di gior»
ai»f di.aaaone» Si vedano le opere di AI, CàmtUU
tm.X.j^ a8> dcU'fdwMit ia ^ dei
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queflion? Tono imitili ; e fi può riflettere ^
che vi fono tra^ moderni ecoelienù Cocnedie^
e Tragedie ferine cosi io piora come in
Ver$ &OÌA , come in Muuca > e tntte ec-
celienti •
§• 33' Un dramma , orapprefenta cofe
ridicole , e fcherzevoli , e fi dice dramma
giocofo , buffo ^ o rapprefenta cofe più ferie ,
e fi dice Commidia. 5e tratta cofe più ferie
«Idia Comedia « e cote lugubri^ fi dice Tra-'
gedia* Le Cbmedie te* Tragedie ponpo
trattar cofe Erdche « o pleke , o pafiorali »
• rufliche » ed allora ie Tragedie fi dicono
Eroiche , Pafloraii ec« Se ne vedono gU eleoH
jpj ne* varj drammi •
% 54. Infinite contraria opinioni vi fo-
ro fulia (celta delle materia de' drammi , (e
defaban prenderfi dall'lfloria, o. dalia. favola»
^ai fia né*<Iraimni il vecìfimite,*il probaAi-
ttek Se vi poflà efièr G^media fenza amori» -
iC fenia nozze , qual debba cITer lo (Irle del-
la Tragedia, e delia Comedia, quale l'uni-
tà deMuoghi , de' tempi , dell' azione, la du-
rata, il cominciamenco*, l'inviluppo» e Iaca«
rafl/ofe dell'azione; quanto ii nomerò degli
•Attori, delteSceite» degli Atti , quali iCo*
2ri ., ed ' 1 caratteri oonvencvoli » 43òfe tutte
.dibattute in infiniti volumi , ma che non
ìnfegnano ad eirer Poeta drammatico chi non
ha nella mente dirpofizioni drammatiche »
c per chi lia cali «Ufpofizioni i giova aliai pi^
P a a VU
SÌ2
r imttdzionè 4^ migliori dràimnaticr /e h
rìfUSom fuih Mul dkfMgliori wideHì da
imìim, cbf fmUìm Amori «pieeettf, iqim»
lì fono CQ6Ì varj^ ccme i mcdcHr, da'^li
fon prcfi, e che non aiiiiano i piccoli ingc*
gni , e fervono di oftacoio a' grandi. L'uni-
ca , e madmia regola ót\\z poesia jdrainma-
tica ^ è di dipia§Cfe « e porre io dizione H
cpft» ^ i £itti « m «piei anodo y dm aoca^
doao 9 o cpme dovmoo « e poimo vtri8^
miimeme iccadcm, « .la tierifimiiiiiidioe deo
jiArifigerfi fieirimieare , e dipinger ]a natu-
la , e nel rapprcfentarc gli attori nelle loro
•idee , natura , ccflumì , jaziocin'] , azioni , ed
io tutte le circoflanae , c inai ^li Ancoci , i
«fwdi dtbbón dl^iognr b fleflì , noo già^
ona gli Attori ^ Ptmque <^iii dramanatioo
lieffenaggio , io. coi fi tede pià 0 Poeta »
-the gli Attori 9 4^ «Ha flMfimefbè jorerifi-
jmiie . Se irHroduce una pafloreila , che
•parla di politica , o di fcieoze fublimi , una
•innamorata volgare , che faccia delle gravi *, "
•e iccie riflefljooi fuUe viccode umane , ua
•pirata che parli di conofcenze di etica , e
ideUa pQfljoni , allora fi. dipinge H deliop
«elle tàfft^ ed.ìi.dqghìde ne-bofchi» Don-
:que r foiitatiooe dolk. nttmii oelP arte del
•vcrifimile dee regolare P azioni drammatiche,
Je unità de' tempi , de luoghi , e deli' azio-
jie , i caratteri , lo fìile , TerprtAloni , e tuD-
Ureioaneiua duuiBUttica • t Viiì dininanndo ■
i . erf
ti irtìltando fa natura . (J veJrà clic nelle
grandr , e rublimi pafTioni , neil* enuifiafiDo
di effe fi avrà l'eloquenza tragica» e propor-
zionata a! foggetto, che in noi avrà fveglfa-
te tali idee ; dalle rifleflioni fiigli atFari civi-
li , e fair iibriaf delb viti umana nafcierè la
Comedia, e dal leno delle, facezie i~e de^ii
(cherzi feAfvi deriveranno i drammi burle-
fchi , talché ogni regola di poesia Dramma-
tica^ e d'ogni poesia Q riduce al
Siti cowtnkndd fagt {6^
e fi riduce ancora a dover TeRipre ferpr^*
dere l^uditore con novità inafpettate , ed tnó*
dite , molto più nelia Tr^edia ^dtlla ^^le
.con ragione C diifa ;
Omne gemi fcrigd gtiivitmt TrafouGui
pittàt {6s) .
Ed altrove defcrifle Ovidio la graviti dellaTra-
gedia quando la dipiole vdliia odia maniera
la più Tcria (66) .
S* 3S* Tra'Greci i più tioooMUi Tragi*
' « O Q ^ oc
(^4) Morét, in Art, f*oee. verf, tl^
ì^ò) Ov.d. lì irifi, V. <8'.
d Yo^o Eftbilo ^JSohdt, ,edi Enripidfe , ttU
tre varj Foeti ^'de* jqaaii reOaao. frantmnK
^Tra*Latini fi cita la Medta di Ovidio, efo*
no da comnìendarfi le Tragedie di Seneca .
Gi'Jialiani hanno il Tórrifinondo del Tallo,
la Merope del Maffei , le Tragedie dello
Speroni ec GP Inglefi molte Tragedie del
Shahfpeare , ed il Catone di Addi£on • iMa
i più eccelienil Autori di Tragedie fi fon
prodotti dalla Trancia, vale a dire CornciUr,
CrAOlon , Ratine ^ Velttìrej ed akri et.
§. fU eloquenza Comica vanta tra*
Greci Menahdro , Difilo, ed altri, de' quali
rcflano pochi frammemi • In Euripide vi fo-
'kio cene Comedie j che fono un mi (lo .d*
'ógni eloquenza Coinica , come il Ciclope «
l 'latini' hanno 4^1auto>.e Terenzio. GÌ* ilia-
liani nel fole Metaflafio' hanno il modellò a*
ogni poesia Tragica^ e Comica , modello
'forfi a unti* Tuperiore . I Francefì nelle loro
Comedie hanno per Erot Dejìouchts , Ke-
gnard , Mol'urt . Il .Voliairc ancora ha fcrii-
te delle Comedie FranceC , ed il RoufTeau
incora , ina lion eoo molto app^aufo C^) ,
Bi(bgna però confeflàre che il Veneziano
• - Gol*
^ E* da riflctrcrfi traile ftranc altre molte con-
4 traJniooi /li . Gian^iacomo Jloufièau, quella 4i aver
compofle Commedie nel tempo meàefìmo, io cai egU
i «caaiTa a vitaperatt . ceni caUùra /bfiale , le icien-
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.QoUooi oeile Tue CovafSc-sibh teceVQni^
nientQ dfpinu )a natura aSar mcgìio de*Co^
mici Francefi. Circa le .Comedie burlcfcfie^
e piacevoli , de' quali l'Europa abonda , e
che nafcono , e miiojono in ogni iflame ^ p
che fono un mido di (liie faqeto^.e pirico
fui modello di Ariflo(ao^^ Pg^nio può giuf
dicarne. Del rimanente ognuno potrà ttovat*
unite nel iblo MeiaQafiò tutte k grazie d*
.ogni poesia, draniinaiiai^. e^ batta egif folo
per ogni Poeta (*). * * . , .
§. 37. U epica Poesia y cioè quella^ lii
cui r azione non fi rapprefenia , ma fi rac-
, conta dai Poeta , è quella, in cui fi defcri-
vono avvenimenti . WMci j , grandi , nobili'^
iiiuftri . • QjoeOo .jgenere , ài poe^ fiil prinui^
pio era una Tpecie di poesia didattiqi fulp
amiche IRorie <lef Dei , degli eroi , degli
avvenimenti fifici , e fenomeni del gloEx> ,
fuUe pliche Cofmogonie» e Teogonie ^ che
, . fili-
«, le, arti, e molto pid là poefia iraminatìc«, € éi
IpcttacoH . Si può vedere quanto egli fcrilTc in occato-
nc dell' articolo GineurM ^ che Ci era ÌM. d'Alembert
inferito nell' Enciclopedia di Parigi, e «pianto fi fcrifle
conila il Rouflcau daH' ifteflo ^[. d' Alembert , difen-
forc degli fpecuQoU Draiumatici,. creduti dai Roul&aa
pcrniciofi.
(*) OA Volede un bel quadro della Pocfia Tra-
gica «e Comici dovri Vederlo nel Poema Francese di
I
/
*
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iuilc tradizionf , che corrrttio , H anJavirrr
cantando , o nelle menfe , o nelle fede de'
Dei , o in alire liete circoftanze . I Caniorr
fi diceano da* Gred Rhaffodi , e le poede
-RhaffodU
^' * ' 39* Gir SciittoH dP infinite Poeticfie
hàn peccato in Omeio , ed in Virgilio defr
nrzibni , e regole per i Poemi Epid , alle
quali regofe mai quei Poeti fognaronò , e
che non fono adattabili ad ogni genere di
poema epico , perchè ogni nazione ha poe-
mi epici di un guHo diverfo , e di caratteri
diflfèrentf . Quefta verità è fiata a lungo da
'Moff/I Ì€ Vdtàtrt dimolirata nei fcio Siggié
Paeiltf E/Ua ove d {ia dato Un qua*
dio fllofofico delh' nétnra df ' tal poesia , e
de* principali Poeti Epici , cioè di Omerc,
di Virgilio , di Lucana , del TrlJJino del TaJ^
fo f del Comouens , di D. Alcnio Ercilia ,
« di Aiilton , di quali Poeti c' impara a giu-
dicare , ed a conofcere le bellezze , e i di«
ietti* VUkSo Monf. dt Voltaire ^ ottimo gru-
dice in materia di poesia » eà, eloquenza » ha
Ibrhto Untò * poenia epiioo , che Abia la
Francia, cioè VÈrriade^ Poema tanto applau-
..diip dairEuropa , e tradotto in ogni lingun.
§. ^Q. lì partito degli zelanti difenfori
df Omero dice^ che Omero iia il Dio
d^la Poesia £pica , il fonte di ogni dottrina,
^iri dicono ^ che le Aie opem fieno come
mtticiie .medmlie « che , Ufogoar a?eie » ftb*
bene
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bene non corrano nef commercio • Lo Sca«
Ifgero difprezzò Omero, come fece Aleffan-
chro TaSbni ne* Tuoi pensieri diverii • Chi
volefiè conolcere Omero » dovrà leggere^ li
»k&ìSk€ IJhnklm Mirtei» , « gU icrkit di
Omero - di W^Ìap^/ IngieTe, ed ilSign. Vi-
co nella Scienza nuova . Non è cofa tacile il
determinare chi Ha flato Omero , e fé egli
fia flato r AtKore delie opere clie gii fi atr^
tribuìrcono • Evodoto ne ha TcfitNi una Tfta
ftvolora p e Lem Aliaci ha inoltb |HurlM
fiiHa 'Fmth di Omeio. Monf. U Sstuusi ilo*
po aver iungamciiM'dircorfe poema epi«
00 , rt>lla maceria di q\4elb y Tulle fue qua*
lità , fuglr epirodj , o azioni fubordinatc ali'
azione principale , fui nodo , e Tulio Tvilup*
maniere di far* uib del foblioie , « del mà-
tavigliofo nciP £pcipeja> itftlf^' vèrifRiiHitiidl-
4ie 4 ed integrbà delF aaionc y perfenag^
^eir£popeja ^ e de* lóro caratteri ^ e collu*
m'ì y Tulla forma del Poema Epico , Tulle
parti del medefimo , cioè propofiiìone , in-
vocazione , e narrazione, e fugli actìGcj che
debbonfi uTare ip. tali parti- , iu\\o ilik r
^erfi convenevoli , palla quindi ad analixare
r Iliade di Omero , efaminandone l' azione ^
V invenzione , e lo ftiie , la diTpofizkme , i
caratteri i le immagini , e l' 'elocuzione , e
tutte le bellezze , e paffa quindi ad eTami-
So-
' f88 ....
Sopra Omero fece dtlfe favre rifleHjDni il
Gravifia nel Tuo dotto iìbro della Ragiùtt
fóuica , ed il Tcmafiài neli* opcfa falla Ut^
ma é£F$en.
Ooieio odie fue poem d-dà
i ritratti de* (ecoli groflblani , e poco colte g
t di eroi confiraili ; ma i ritratti dell' Enei-
de di Virgilio , c de* fuoi Eroi foiìo de'
quadri della cultura la più raffinata , e delie
•ni le più perfette. Può friincamente dirG i
fibe la Maeilà , e la gloria dell' {piperò Ro*
mano (bao.oonfmate« e dipinte oelk'operft
df Virgilio > la dr cui eboizione • e Je Ima*
ginr Tono portentofiflmie , ed inOgni . Monf.
U Batteux fa molte ollèrvazioni , e parai^oai
Ifa Omero , e Virgilio , e fa 20. gravi cen*
iiire contro V Eneide del medefimo » dichia^
jrandolo airai inferiore ad Omero (C-j) . Lo
^aligero all' oppoflo » che tanto ha biaGma*
j» Ulta irPoet;^ • ed Omero » tofciò fcritto»
€be:Virg)lb era un.(i|uflie« ii^ Poesia *, cbe
4Utto in efib fi dovea adorare , e fece un
capitolo iniiiolaio Ara Publii Virgilit Maro*
(68) • Ecco le varietà , c contrarietà del-
le umane opinioni • U Ingìeià Mylord Ad-
* . • • • • , ' »
« . (fif) ' ,C9W$ des èelL LéUn Tm* IL Trsiii If^.
,4^ Potme Epiqut Chip, Xxir, pjg, sd
'{JS^ J(€élig. tot tic, Libr, Hyptrcfitic, eap* «f-
'ikk ptlg* 817^" «to éa-èk létT* ^ Se òcaligeco portò
fetà
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I
diflfon preferiva Milton a mttr gli Epici Poè-
ti Greci , e Latini . Ma chi vuole « come Gè
da noi detto» veramente oonofcere le beiiei*
ze , é i dxfettr de' Poeti Epfd diOvrà leg[gei'c
ii Saggio di Monf.' iz Vtkaìn Tiilla poesìif
èpica » e chi vnot comporre uti ' poema epi^'
co dee giiardarfi-*dalie tante fnotiii , ed in-
viluppate regole fcritte in larrre poetiche ,
e di tali regole invece dovrà fare una lettu-
ra ragionata de' Poeti epici di ogni nazione »
giacché i Maeli!ri delP eloquenza poetica ,
proGnca par* che fi fiano impegnati con tari*
te aOrufe regole , éd invilnppati prècetti de
fendere inacceflfibile , e circondata d* itìefirii'
cabili labirinti la via deli* eloquenza • •
§. 42. Dopo la poesia epica , viene fa
poesia eroicomica, o fìa ferio giocofa^ come
è la Secchia Kapita del Taffoni io Italiano »
il Luirìn di Boilutu in Fcancefe , ec. In lai
genere di poesia i eooellenie i'Arioflo.
$.43. Quanto noi abbiam detto dell*
eloquenza filorofrca in profa , fì pob applica*
lUreto^ueaza didattica poetica « nella ^na*
• • • • I0
rò fvaotagg^oio jMmo AOaieee^ e npia^ffimo
Virgilio 9 TI i (tato ini itn Inglése, cioè il Signor
Makartntjr^ che ha foltenatOy che un fol FoenuiEpi-
^ TI è (lato al Mondo y cioè L'Uìéd* di Omm^ e cte
mui gjU alui cnao imitnoai.
le vi dettone fflere^aggiiniie fegmie jUK
popsia^ cerniera moki dtUxsffi fibiofici io v£C*
lo di molti Poeti moderni • La poesia didat^
tica c andchidiaia , ed eda fiiUe piime in<
fegnò a' popoli ic amiche leggi , e le anii-
CoeXIiocie.. Con eda VicgUig^» edJ£iìodo in*
regnarono V arte di coltivare i campi «
tìo f. Gfwniina. Vida , e Pefpreaux V aru»
Popàcà ,.,ed il SaàUfÈt Xt mt àd ce»
lune, le poesie , che còmengono imegna-
menti morali , fi riducono a poesia didatti-
ca • Tal' poesìa dcv' efière ornata di grazie
di una dicitura: vaga , e proporzionata alla
mateKÌa, e vi dee edere oelie idee^ e nelle '
Go(e » ordine » chiarezza ^ e preci (ione • 1u
AoA Lucreiia dei Cacdinai di Poiìgoac &
' im capo di opeca di poesia didattica » come
altresì il Poema falla rdigiane di Racine
§. Vi (bno molte fpecie di poesie
mifle^ nelle quali ponoo trattarli diverfe ma-
terie d^idoria, di fidca, di altre difcipline ;
di oofe làtifidiie , ed altre confi mili • Queflc;
tóoo le poesie dltiraiaiiiche da molti •adopra*
le ooGoca ia oofe ibie it e fiiofoGc&e ». in b»'
dei
f*^ Alla Cla(Iè della poefia. didattica (i riferiCce
il Sèggio falla vita urna/iUf ch^ fi accribuifce a Pope
Hampaio dal Warbartoa . A tal Sagc;io i pr^aciEi una
de' itegli eroi » e delle fcienze ee. Cosi Ci
Ti&rifcono a molte materie , le Ltmtt in.,
yerfo» come fono i*iipì(lole di Orazio» cbg.
concengOM v%t\t « inetreflaiiif mterie #
L' EpigmnHna è ancora un genera di povdii»
miaa , pmhè io cflb fi ^onteDgpm iodi ^
defcriiiocM > iCorie , precftti didauici ^ fati-,
re , preghiere ec. (6p) , Chi voieflè eccci*
icoti i^od^Ui dì aDti$t\i Epigcdipmì potrà
aree-
■
(9^) Ub' epigramma ete eontieoe precetti didat^
«ci è ^iit(to fiiOico fuir^pigratooia; - ^
• >
fin mtlU » ^ fir fùif^is txipii* .
V EéSgMuna cbe fMtiM M Mbiiioec i
fiiUé Mlkà U Amico t
J^fX itèigue Utit ^ naturam ampleUitur omnetn^
V
fucilo che cooticoe fiuti UImìcì k ^aofto di Virgilio «
- JiantuA mi gtnuit ^ CàUhri tàpuére^ unH mutf^
GUFpigrammi Satìckì fi>oo infiniti in Marziale, ed ia
Oven inglefe • L'^ Epigraimoa di pieghe ^ebba
fieAo di Manuale!
^ fhfpkùu ftddé éumt fM pmdl4 mfi^^ mw*
avergli tieff Antologia Greca, in molti Epi-
graimnì di Luciano , e tra'Latìni in Marzia-
te , e neir Aufonio , ec. Quello genere di
poesia Meve c affai diffidle , 'perchè, dev*
iffR» brieve, fpiriiofo , pungente , encrgeu-
co 4 ameno» e di uno ftile adattata aUa co-
fii , ma buona parte degli Anton 4cgK Epi-
grammi han degenerato in ofcenità , cooie
Marziale, eRoulFeau, o in freddi fcherzi di
pacolc , ca^Q talora Aufonio , o in fati re
oloene» coaie GiambattiAa RouGreaa , o hati .
^trattato in efli di colè allurde ed empie «
cpin^ . talora il Vdtaiie^ Oirven Ingleta ec*
óiì Epigrammi nei rigorolb fcofó;4d vo-,
cabolo erano ifcrizioni pofte in qiial-
fifia luogo , o per funzione mefla , o allegra.
Ve n' erano per le fepoliure , per i trofei
bellici , per le fabriche , per i monumenti
iliuOri , onde Virgilio fece dire ad Enea^
* nm cméOnt figno :
Ama$ hcu di Jìan^s vìSvrSm àrma (70).
^11 noftro Capaflb fu Autore di belli e face^
ti Epigrammi italiani (71) • E* da: igdarO il
Ftao-
s
(70J yirgil. jCn^ià, ni verf.
. (71/ .Ca^Mb Qvcn ^wtit io 4* Ni£oU iy6i^
Francefe Epigramma di Uonf. it fUtArc in
lode di Ab^. Maupvmìs ;
It gldht md cmum t ftf a a fem mfùrer ,
Demnt joi mMununt, 0u.fa gioire fe fonde.
Son fin tfl de fixer fidare du MawU
He lui pLaircr St. de i èdairer .
§. 4f.. Gli Epigrammi panno efTere di
un foio.verlo, couu qt^ìo di Virgitia,*
4kaeas luta dcDanals viSarUm anfa,
O di due , come qiiefto m lode dell' Augit-
fiiilioia Imperatrice, delie Kuffie Caterina IL
^ . . jiL
da noi oompoflo
» 4
Catharina fuu fub Imagm Palladis ólim ,
Hacce fub effi^. v^L moda PaUas adsft ..
O pure poimo eflere di più. verO oompoflr ^
come r altro noAso ia lode dei S^nio Padce
7ip \L PooteGce .ReggaDte*
Stxtum cerne Pium Stupor ingens Piq*
. nibus Hic cji
Terrigenifque PÌrU , nmninìhufque poli
tmiftcem Mapim d§m Uibb »^ Of^
bis aimtAi •
SUSt gentt ; Htàc paret auicqidd in
' Orbppides
. Tw -tt 5 fife
. ^'iHìc^tr , Hie ejl , referunt Mimdus quo
Rell^io folmas , Ctdìca fura decus
Kuniim Ue àUgni doSrìaa Ulumnat
Lumen Hk , Uk Offin ^ Hk Via ,
Vita, Salus.
Hic rigai , Hic piantai , docu ffic» H»
pafcit^ & unit
Eluit , irradiai » dirigit , $rnat , alit
Dum docet , atfiè btat Tmas Ecdefià
' Va^nt Aflra \ gemm tartara , ^c-
triu watm
• * *
'hi vuol ridurre in un folo precetto tutte
' 5 regole poffibilì deli' eloquenza poetica »
i(ìa che dica » che la pittura è una poesia
iuta , e la Poesìa una pittura parlane . Le
pere poètiche aiie quali il nome di pittura
. jon conviene » non lopo poesìe (72) : Ecw
un brieve Saggio detto liite degli Epigrammi
dì Tarié fpecie. Ed eeco II Bne delle noAre
fifiefljofìi iuU' eloquenza poetica > e prolaica «
•5 1. • • . •
IN.
molata jin Effay tipon i'aetry and Péinting^ Witk
r^iaH^n ta th€ òàe*€d émi^ tropkéM Hiftory , witk
an J^ppèndix €0lKi/IIÙtg iU^Aiqf A» MTfìtkg sd
■
\
INDICÒ
DE' CAPI DEL SECONDO TOMO .
* -PARTE t
Deiraate dMnTegnare , ed apprendere la
vera eloquenza, è de' forni generali
delia medefima .
• • •
- CAP. I. EiimoUgU , dmfioni , Jinl , ed ufi
della Reitorica , Pa^ i
CAPO li. Del difcorfo, deW orazione , della
l perfuafione , e delle divifioni de' generi deW
' ^ 5^^^"^^J^> * ^^^^ fi ^^^0^0 da'Reuorici. pa^.T ^
CAPO III. DdClni^en^ione , e de penjien,
^^f.^fA^Jf ^g^l'E/a^ae^^g in generale, ^à^.2o
CMO IV. Della conojcenia delle fuy ole In
" particolare. ^ pay. 28
'Capo V. DelV JJlorta. pV^. 06
CAPO Vi. Ddla geografa, e della CroW-
pag. JQ
CAPO VII. ^ De varj-cojìumi de Popoli, pa.ya
CAPO Vili. Uelle varu età deali Uomini.
-, . ' pao. oc
CAPO IX. Degfi tf/erii / < Jel/e p^^o.i . '
•• • 1 "Pa^*
♦ CAPO X. Delle 'taratterijiiche ielle pajfioni ,
c^e derivano dalle Parie condiiioni deirUo •
; ^iTiri • - ' pa^» 7
•.. • •• f
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I
59^
CAPO XI. Confeguenie dtlU toft an\ìdettt
m rapporta alL cLoguen^a ♦ pag* 87
PARTE II.
. • •
De* fonti dell'eloquenza in particolare, o fia
deir invenzione.
CAPO T. DeW idee , ti errori , de da eft
derivano > pag. ^3
CAPO 11. DelV autorità umana , de^ libri . c
delle tejiimonian^e • pag. 5)7
CAPO ili. Velie parole^ ed errori , che da
ejfe derivano . pa^> loS
^^^^ IV. De/r/wv^^/W. pag.^Til
CAPO V. De' Topici dell'Eloquenza Oratoria
fecondo taluni . pag. 124
^ ^ y ?• genere deliberatipo . pag. 132
CAPO VII. I^e/ genere dimoflrativo* pa. 1
CAPO Vili. i;e/ genere giudiziario , come ì
Retorici ^ dicono . pag.
• » * *
PARTE m. '
Della difpofizione metodo , ed ordine
neli^ eloquenza , e del vero piano
di pervenirci • . . v •
CAPO I. Idee degli antichi Rettorìci fulU
parti deW eloquenza ♦ pag. 1
CAPO IJ. ' ^ipejjioni fulla vera me di di-^
Google
S9J
fporre ndP eloquenza . pag. i6j
CAPOrrn UetCane di ben pensare . p. 170
CAPO I V. Df^ytc di ben'injegnare . paTTy]^
Capo V. DeW arte di ben comporre , e di
fcrivtr bene. pag. 187
CAPO Vi. DeWarte di ben capire ^ dTSm
' leggere , di bene fludiare , di ben eommenta"
' r€, e di fceglierc i libri, c modelli da imU
Capo vii. Si dlmojlrano con alcuni efempj
i Letterarj dored di chi legge , e di chi
puoi ben capire , e ben commentar gli Jiw
torij^ • " • pag. 220
P A R T E IV. /
Dello 8ite, e del buon guflo nell'eloquenza;
CAPO I. Dello Jlile in generale . pag. ayp
CAPO If. Velie parie qualità , e divifioni
dello Jlile. (pag. 26^^
CAPO ili. OJfervafioni /opra i varj Jlili ,
dicono i ì^ettorici , pag. 272
CAPO ly, V.iflcJìioni Filojojiche fullo ftiU,
t J.'^Ì^^J^^ !^^^}^ * , pa^. 288
CAPO V. Delio Jlile concatenato y e divifo ,
0 M periodi . pag. jotf
CAPO VI. mio Jlile figurm /o fia de
Tropi , e figure • pag. 3 1
PAR^
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'.PARTE V.
Dello flile in rapporto a' tempi, ed alle.
nazioni diverfe •
Il ».
CAPO I. DeW antica eloquenza del filen^ìo .
CAPO If. T>ello ftile Laconico , Kodio , At-
tico^ ti AJìatico, f pag. 367
Capo ih. Deir eloquenia delle antiche na^»
^lonì , c Uro fttle . pag. 377
CAPO IV. Dc/r£7o^^en^a tie//a Sacra Sem-
tura, pag. 382
Capo V* Deir Eloquenia Greca ^ e Latina.
' pag. 35?p
CAPO VI. DtWEloquen^a delie altre modef-
' re » cio^ degV haliani , de' Prancejf ,
degL'inglejL pag. ^13
» PARTE VL
*^ Dello flile, e dell' eloquenza in rapporto al-
*' - le cofe, alle materie, allcfcienze.
» - * . • * • •
. CAPO ì. '.DeW eloquenza del pulpito» pa. 437
;CAFO li. T) eie eloquenza del foro, pa.^^d
.CAPO II. DelC Eloquenza Jfiorica, pa. 4.7Q
. CAPO iV. Beir Eloquenza didattica , Fdofo^
fica g Accadeirùca , Jcientijìca ec. pag. 5*07
•^CaFO^V. Deir eloquenia familiare , dialogr'
ca , ed epijiolare , pag.
CAFU Va, DdV eloquenia Poetica, pag. 5*3 1
Pag. 3. lin. ulr. del tcflb: Ei «ile Fib&fii. cìie fo-'
Eà «Clic Filofofia fililo la ilUwainarci , CmU.
icop» , e &a lidisi Re( io (capo . e fini dell^
5. lin. o. (^ommciarouo P^in^^f^^yt^
7. lin. penult. dell' uiùiQft
nota Convertanuo ConvertaupoL
9. lin.p. dclUnoia Nou è Non è
ij.alUnóLlin.id!. Atuihttd Aiffibutt, ^
17* alla nota lio. ulc Sa- v
per udiare Saper (ludim
43. alla nòta fi». 5. Vtel Virtù
47. nota I». 1111,4. M^ji j^^if jgg i^f^
53* aila nota Un. 3. U É k loro ó)lleiioiiÌ
loro collezioni - ^ • ^
75- I. lin.^ Cooofian-. €900(11119' ^ f (oteem
to , è Ipiejrati molti 'mollo- ^
7p. dopo la nota 4. mani-
ca la citazione della noe. "Vi) T/iim^Mì^ diÈ
5. , che dee efler cosi jKnmes • • ' '
114. notay^nc'vcrìifeglefi J^'^*^ • ■ • • -
di ffop.r.i^fifmati0g£aff Prifmatic gUJt . '
li7.noc,p«U.irXt«coidil» Crocodilo * *
"jJ:ihifi^'^ *o**?^' E dicono , che la àìW.
no U dcfioiwoBjBettoncr aiooc Rectòcica
meni éiwùiigf gjj^n, Ht^^} ' •
1 3 9. noe. 7, li, T^f^rnuU Hit fmUéùd ' \' ^
aoé.all^not. nelUotazkiié*'' , *-
• vcrfk di Gioven. thetmu' thérmoj ' • - "
«5^. nota 15. tellourìer PtLloutiép ' ' ' '
13^. not. 15. lina. pag. ; 8 ? pag. tj^y- • ' • . • •
aji. il. I. al tefto La varietà La vanità ' *
i70.aIlanoc.8.v.uJt. S.Mard
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'1
600 . ^ - *
A^ani tumuli Afiani atmuii ^
ipo. 5« lin* ^» Criitchc Critiche
ao I . alla noi. li. 17. Molàico Mofàico
5. Im-S». ^tabiU S»bitì ^
i5>j. no» 7. W ilett* aringa pm MU§Mé
«II. lin.5. che un difcorl» die in un éSsml»
jio. 1.7.1i.ii; 4pinj5enfi dipingerfi
«24. nota 14» li* «It*»"'^ '' I: 1 -
ni.nellanQi.li5.inaicg|i a» cg^i non nflecti
riaeiiè
al lefto liQ. f. (prò*' ^copontoaaie ^ictafive
ponionati metafore
Ijj. li. I. al tefto di milioni de* milioni ^ •
j^7. li. 5. del tefto Udente Oriente
Z<6. alla nota lia, u. il il nafo ichiacciaia •
nalo Ichiattato
^r. alla nota lin. 6, Of- Oflcrva U Koujfum -
(crva i Roujfgju
354. alla no» Un. io, fi Jont femU
"font finii
38y«aMan.i>ii.5«'c^/»^pif»eirf • €ompaf€Ì. -
43^. alla noat n. lin»
4<77allanot*z8.IlpeatCdak ^
Styli Hioiid * StyU m<mà • • ^.
Oficftiò " ^.Ofic» ...
535. nella nota lin» i ^ • •
a'verfi di Ovidio • : •.
CaUfcimus ilU J cMUfeimus ilio» •. .
J37. lin.ult. Ch'è per Fi-. OÀ per fibfofico raaiQ- '^•
loÉofico raziocipio cinio. r • .• .
54^. 5. 17. lin. j.. dcV de Poeti Epici .• v
Poetici £pià . . . :• • '
Gli dui irmi fi correggermut iàlPmn^€Ì0^ '
«114 dd Latore • ,
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