Grice ed Astore

 LA FILOSOFIA 

DELL'ELOQUENZA, OSIA 
L'ELOQUENZA 
DELLA  RAGIONE.
Je  vous  donne  mon  avis  ,    non  cornine 
bon  ,  mais  comme  mien  . 
Montaign . 
Le  peuple  appelle  eloquence  la  faciliti, 
que  quelques  uns  ont  de  parler  feuls, 
et  long  tems  jointe  à  V  emportement 
du  gefte  ,  à  F  cclat  de  la  voi*  ,  et 
a  la  force  dei  poumons .  Les  pedanti 
ne  Radmettent  aujji  ,  que  dans  le~ 
^l^mttS  Oratoires  ,  &  ne  la  dijlins 
guent  pas  de  Ventaffement  des  figure*, 
de  P  ufage  des  grands  motsy  &  de 
ia  rondeur  des  periodes  .  V  Eloquen- 
te peut  fe  trouver  dans  tout  geme 
d'ècrire  . 
Charaét.  de  la  Bruyer-  T.L  Chap.L 
AXXA  SANTITÀ* 
D  I 
PIO  SMST 
SOMMO  PONTEFICE 
fÈLlCEMENTÉ  REGNANTE . 
Santissimo  j  e  Beatissimo  Padre 
A 
Li  antichi  Greci 
ne*  tempi  delle 
raccolte  delle  produzioni  de' 
loro  campi  offerivano  a*  Dei 
a  2 
cer- 
certi  rami  di  ulivo  ,  o  di 
lauro,  a* quali  attaccavano 
con  molte  fila  di  bianca 
lana  varie  fpccie  di  frutti  , 
e  di  fiori,  vafi  di  olio,  pa- 
ne, miele, e  cofe  confìmili. 
Era  da  eflì  quefto  dono  chia- 
mato E?/ww* .  Io  ardifco  di 
offrire  alla  Santità  Voftra  , 
che  è  il  CapoVifibile  della 
vera  Religione  ,  una  Eìre- 
fione  più  vile  di  quella  de- 
gli antichi  Greci  :  fpero  pe- 
rò che  la  Santità  Voftra  col 
folito  benigno  fguardo,  col 
quale  fi  è  fempre  degnata 
onorare  del  di  Lei  generofo 
gradimento  i  miei  più  umili, 
e  rifpettofi  offequj  ,  acco- 
glierà ,  come  imploro ,  il  mio 
tenue 
tenue,  e  vii  dono,  che  ar- 
dile© prefentare  alla  Mede- 
lima-,  non  folo  come  Capo 
Vilìbìle  della  Santa  Chiefa 
(  al  quale  ogni  vero  creden- 
te dee  fempre  umiliare  le 
fu  e  più  oflequiofe  raffegna- 
zioni ,  ed  un  pubblico  omag- 
gio )  ma  altresì  come  de- 
gno Giudice  d*  ogni  intel- 
lettuale produzione  ,  e  co- 
me un  Pontefice  ,  in  cui 
vede  F  Europa  compendiati 
infìeme  ,  ed  uniti  i  pregi  i 
più  diftinti  ,  e  le  virtù  le 
più  ammirabili  ,  che  in  varj 
tempi  adornarono  divife  gli 
Anteceiìbri  tutti  della  San- 
tità Voftra  ,  che  iri  pochi 
anni  di  Pontificato  è  dive- 
nuta  1'  amore  ,  la  delizia  , 
V  ammirazione  del  genere 
umano  ,  e  la  venerazione 
dell'  Univerfo  ,  al  quale  la 
Santità  Voftra  riconduce  la 
felicità  delle  lettere, il feco! 
d'oro  delle  arti,  e  dell'in- 
duftria,il  trionfo  d'ogni  più 
bella  virtù  morale  >  Sono 
quefte  le  voci  ,  ed  i  fentL 
menti  dell'  Univerfo ,  il  qua- 
le colla  penna  della  mia  de, 
bole  Mula  già  fcrive  fotto 
f  effigie  della  Santità  Vo„ 
Ara  il  feguente  Epigramma 
SEXTUM  cerne  PIUM:  Stupor  ingens 
omnibus  Hic  eft 
Terrigenifque  viris,  nummibufque  poli; 
Pontificem  Magnum ,  decus  Urbis ,  & 
Orbis  ,  adora, 
Fle. 
Wle&e  genu  ;  Hiùc  paret  quìcquid 
in  Orbe  vides  . 
Hic  Vir  y  Hic  tft  ,  referunt  Mundus  , 
quo  fofpitC)  lucetn, 
Re  High  palmaSj  C  altea  jura  decus . 
Numinis  Hic  Magni  doSlrinA  illluminat 
omnes  ; 
Limen  Hic  ,  Hic  Cuftos  ,  Hic  Via  , 
Hic  rigat  7  Hic  plantat ,  docet  Hic  ; 
Hic  pafeh,,  &  unity 
Eluity  irradiata  dirigit ,  ornar,  ali* 
Dum  docet  y  atque  beat  Terra*  y  Èc- 
clefta  gejiit  , 
Qaudent  AJlra  ,  gemunt   tartara  y 
Petrus  ovat . 
In  quefti  verfì  io  fonofeco 
della  pubblica  voce  del  ter,, 
raqueo  globo,  che  è  pieno 
delle  lodi  della  Santità  Vo- 
a  4  Ara, 
Ara  ,  alla  quale  chiedendo 
FApoftolica  Benedizione,  e 
proftefo  al  fuolo  baciando 
il  Sacro  Piede ,  imploro  dal- 
la Medefìma  il  permetto  di 
raffegnarmi ,  come  devo ,  coL 
la  più  profonda  venerazione 
Della  Santità*  Vqstra 
i 
Napoli
Urailif$.offequiofifs.,  ed  ubbidietuifi.  Servo,  t 
figlio  in  Crifla 
ALLA  SANTITÀ' 
B  I 
PIO  SESTO 
FELICEMENTE  [REGNANTE 
s  o    e  7  ar  o. 
JIL  Adrc  Beato  ?  che  il  Triregno  onori , 
Le  cui  glorie  diran  la  profa  ,  i  carmi, 
L'eternità,  la  fama,  i  bronzi,  i  marmi, 
Che  aurai  ne'  di  futuri  eterni  allori . 
Le  menti ,  i  volti ,  gì'  intelletti ,  i  cuori , 
E  la  dottrina ,  e  le  grandezze  ,  e  V  armi  (i  ) 
Culto  a  Te  danno ,  e  di  fentir  già  parrai 
L*  Univerfo  che  grida  ;  Ognun  L1  adori . 
Dunque,  o  Tu  SESTO  PIO, di  cui  nel  cuore 
Le  virtù  le  più  belle  han  fede ,  e  trono , 
Concedi  ancor  che  a  Te  s'inchini  A  li  ore. 
Di  quello  libro  accetta  il  mio  vii  donof 
E  s'evvi  in  eflb  involontario  errore, 
Da  Te  fpero  pietà,  lupai  ,  e  perdono. 
(i)  La  dottrina  ,  le  grandezze^  Yarml  dino- 
tano qui  i  Letterati  ,  1  Grandi  ,  i  Conduttori 
degli  Sferriti ,  t  Principi  ficc. 
I 
PRSFAZÌONE 
DEJX'  AUTOEE 
A  COLORO  CHE  LEGGERANNO 
JLm  Ettore  jimfco  della  verità ,  della 
ragione  ?  della  foda  Filofofia ,  e  della 
vera  religione  ,  per  il  quale  foltanto 
noi  fcriyiamo  ,  fiete  priegato  di  efa- 
jninare  con  imparzialità  le  cofe  da  noi 
dette  ,  ma  non  giudicate  del  libro , 
fenza  averlo  letto  da  capo  a  fondo  . 
Moltiffimi  leggono  foltanto  alcuni 
fpezzoni  de"  libri  ,  o  poche  pagine  di 
elfi  ,  e  quindi  nafcono  molti  abbagli, 
ed  erronei  ,  e  finiftri  giudizj . 
Lo  fcopo  di  quefto  libro  è  di 
migliorare  l'intelletto  ,  ed  il  cuore  , 
per  quanto  abbiam  potuto  ,  e  faputo 
fare  >  di  coloro  ,  che  fi  applicano  al- 
le fcicnze  ,  c  di  premunirgli  contro  i 
fofifmi  ,  e  le  nocive  affurdità  ,  colle 
quali  infiniti  Autori  di  moltiffimi  pe- 
ftilenziali  libercoli  han  cercato  di  op- 
{ augnare  ,  per  quanto  effi  han  potuto» 
e  verith  le  più  utili  ,  e  le  più  facre 
della  npftra  credenza  ,  con  immerger 
l' uomo  nel  baratro  della  irreligione  , 
e  del  libertinaggio  ,  e  cercando  di  di-? 
flruggere  le  bafi  di  ogni  prefente  ,  e 
futura  feliciti  umana  ,  quale  prefente, 
e  futura  felicità  foltanto  può  trovarli 
nella  noftra  Apoftolica  ,  e  Cattolica 
credenza  .  Tutto  per  tanto  fi  avvolge 
nel  dimoftrare  gli  errori  dell'  educazio- 
ne letterari^  di  taluni  ,   gli  errori  , 
che  derivano  dall'  ignoranza  ,  e  quelli 
che  fi  producono  dalla  pretefa  Filofo- 
fia  ,  che  fi  dimoftra  falfa  ,  e  ridicola 
nel  tentare  di  Qpporfi  per  fua  difgra- 
zia  ,  alle  cofe  le  più  facre  ,  e  le  più 
evidenti  .  Di  tali  Autori  fi  fono  fco- 
verti  i  difetti  per  evitarfino  gli  errori, 
che  ponno  deludere,  come  pur  troppo 
deludono  ,  P  incauta  gioventù  .  Ma 
perchè  molti  di  efsi  Autori  empj  ,  e 
libertini  al  velenp  ,   che  fpargono  , 
ac- 
r 
« 
» 

ITI 

accoppiano  ptìrq  talvolta  alcune  cofe 
fcien tifiche  ,  che  poffono  efler  utili,  e 
giovevoli;  perciò  ficcome  abbiam  cercato 
di  fcoprir  quello  pienamente  ,  così  ab- 
biam creduto  poterci  di  quefte  giovare^ 
con  far  ufo  .  di  certi  loro  fifterai  fcien* 
tifici  full'  eloquenza  >  fullo  ftile  ,  fulle 
opinioni  filofofiche  indifferenti,  e  non 
oppofte  alla  vera  religione,  ed  al  buon 
coftume  ,  nel  modo  ìfteffo  con  cui 
molti  Santi  Padri  della  Chiefa  Greca, 
c  Latina  rammentarono  talora  con  lo* 
de  alcuni  luoghi  di  certi  Autori  Pro- 
fani antichi,  i  quali  non  fi  opponeva* 
no  alla  vera  credenza  ,  e  alla  fana 
morale  ,  raccogliendo  così  ,  come  le 
api ,  T  ottimo  miele  da  ogni  fiore ,  an* 
corchè  cattivo.  Si  fono  dunque  lodate 
in  quefto  libro  certe  qualità  dello  IH* 
le  ,  e  certi  fittemi  propofti  da  taluni 
Eterodoffi  fui  buon  gufto  ,  e  full' elo- 
quenza >  e  fopra  materie  indifferenti  > 
come  fi  lodano  da  tutti  fenza  colpa  un 
Javoro  pregevole  ,  una  bella  voce,  un 
bel  canto  >  un  bel  drappo,  ancor  che 

fuf- 


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faflé  di  perfona  eterodoffa.  Si  fono  iri 
quefto  libro  lodati  alcuni  Oltramonta- 
ni Scrittori  ,  ili  ciò  che  non  fi  oppo- 
ne alla  vera  credenza  $  nel  modo  ftef- 
fo  con  cui  fi  lodano  da  tutti  le  buo- 
ne cofe  dette  da  Omero  *  da  Virgilio, 
da  Orazio  ,  da  Ovidio  ,  da  Cicerone 
ec.  ^  fenza  approvarli  i  loro  difetti  $ 
il  loro  Politeifmo  ,    e   limitando  ^  le 
lodi  à  quei  foli  luoghi  indifferenti  4 
che  fi  lodano  ,  come  più  volte  fi  è 
da  noi  dichiarato,  ,  mettendo  iri  viftà$ 
quafi  ad  ogni  pagina  ,  gli  errori  gravi 
di  quelli  raedefimi  Autori  ,  che  fi  fo- 
no nelle  cofe  indifferenti  lodati  •  E* 
pregato  però  il  Lettore  di  tener  fem- 
pre  prefente  quel  che  fi  è  da  noi  det- 
to ,  quafi  ad  ogni  pagina  i   fullo  fpi- 
rito  di  tali  lodi  date  à  sì  fatti  Auto- 
ri da  noi  fempre  confutati,  quando  la 
verità  il  richiedea ,  e  là  noftra  religio- 
ne ,  ed  i  veri  intereffi  dell'  umana  fe- 
licità prefente ,  e  futura .  Si  ponno  ve- 
dere var  j  luoghi  del  tefto ,  e  delle  no- 
te di  queft'  opera ,  che  qui  fi  citano 

nel 


* 


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nel  margine  (i)  f  quali  luoghi  voglia- 
mo, che  fi  abbiano  onninamente  a  ri. 

fcon* 


(i)  Si  veda  onninamente  il  "Tomo  t. 
torte  III.  Capo  II.  §.  5.  pag.  185.  net 
tefto  .  E  nella  Parte  IV.  Capò  Ut  §. 
8.  Nota  4.  pag.  2^  Ed  il  Capo  VII. 
§.  8.  Nota  10.  pag.  256*. ,  Capo  IX. 
§.  4»  Nota  2*  pag.  267..  Il  Capò  X.  §. 
f.  Nota  4.  pag.  280. .  //  Capo  XIV.  §. 
8.  Nota  13,  pag.  319.4  E  nella  Parte 
V.  il  CapoIII.  §.7.  Nota  12.  pag.  372. 
E  nel  Capo  V.  §.  4.  Nota  8.  pag,  280V 
Nel  Capo  VII.  §.  4.  Nota  3., e  4.  *. 
407.  408.  .  E  fi  vedano  nel  II.  Volu- 
me di  queft  Opera  la  Parte  III.  Capo  III. 
§•  Pag'  I7I*>  ea*  ivi  ancora  il  §.  3, 
pag.  172. .  //  Capo  IV.  §.  14.  Nota  3. 
ag.  Nella  Parte  VI.  il  CapoIII. 

.  il*  Nota  12.  pag.  483.,  ed  ivi  il 
§.  16.  Nota  18  pag.  487. ,  */  §,  27. 
^«  34.  pag.  504**  £  »<?/  C<7/>o  XIV. 
il  §.  io.  AhM  io.  pag.  522.  ,  «» 
m«M  «fa»  /w^i  <Mfr  Note  3  * 


i 


vi  4 
Scontrare  >  e  tenerli  pre  Centi  da  noftn 
lettori ,  che  vorranno  fapere  i  veri  giu- 
dizj  da  formarfi  lugli  Scrittori  Etéro- 
dofli  y  e  vietati. 

Dobbiamo  ancora  avvertire  •  che  (  [* 
ipotetico  fiftema  fullo  flato  de  primiti- 
vi felvaggi  ,  e  full'  origine  delle  loro 
cognizioni  ,  e  lingue  >  di  qiial  fiftema 
fi  e  da  noi  parlato  ,  è  uri  fiftema  er* 
roneo  degli  antichi  Greci  e  Latini  Pro- 
fani  Scrittori,  de1  quali  fi  doVeànó  da 

ti  ai 

7V/?0  ,  ow  J«  formano  i  veri  caratteri 
de  menzionati  Autori  ,  #  quali  fi  fono 
fpejfo  fpejfo  dimojlrati  erronei  ,  rf»f£* 
&  materie  indifferenti  ,  e  fi  è  concbiù- 
fo  ,  che  un  cervello  ,  il  quale  prefume 
di  attaccare  la  vera  religione  ,  è  atiac* 
caio  di  frenefia  ,  è  delirio  come  né 
matti  r  gtaccbi  un  vero  favio  conofce 
benifftmo,  che  la  vera  fetenza  è  anceU 
la  infeparàbile  della  vera  religione  ;  e 
coloro  ,  che  attaccano  con  vani  sforzi  la 
vera  religione,  fi  dimofìrano  ajfurdamefr 
te  $Vrat 


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VI  I 

noi  riferire  l'idee,  ed  i  piani  full' ori- 
pini  delle  lingue  e  dell'  eloquenza.  L' 
ipotefi  di  tali  Autori  Profani  ,  che  ci 
hanno  dipinto  V  uomo  ifolato  da  ogni 
cultura  e  da  ogni  focietk  ,  per  ragio- 
nar poi  fui  modo  ,  co  ?1  quale  abbia 
acquiftate  V  idee  ,  e  le  lingue  ,  è  un 
ipotefi  manifeftamente  affurda  ,  fmen- 
tita  dalla  ragione,  e  dalla  rivelazione; 
e  tale  ipotefi  è  un  delirio  della  ragio* 
ne  umana  abbandonata  a  fe  fteffa,  ma 
fi  è  da  noi  riferita,  per  dimoftrare , co- 
me ci  fiamo  protettati  ,  i  delirj  di 
quella  vana  pretefa  Filofofia  ,  che  ha 
creduto  di  truovar  lumi,  ove  non  pò- 
tea  truovare  fe  non  che  tenebre  ,  co- 
me  fi  è  da  noi  detto,  e  dimoftratp  in 
varj  luoghi  circa  tali  ipotefi  degli  an- 
tichi Greci,  e  Latini,  che  per  difgra- 
zia  ignorarono  il  bel  lume  della  divi- 
na rivelazione,  che  fola  ha  rifchiarato 
il  mondo  .  Si  veda  quanto  fi  è  da 
noi   detto  in  yarj  luoghi  (  2  )  ,  ne' 

b  qua- 

(2)  Voi.  L  Parte  l  C<tpo  I.  §.  2.  3. 


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vi  ir 

quali  fi  fono  ad  efuberanza  fpiegate  1§ 
noiìre  idee  circa  i  vani  delirj  della  Fi- 
lofofi^  abbandonata  a  fe  ftelfa^)  ond? 
è  ,  che  molti  giudicar  potrebbero  Al- 
pe rflue  tali  protette  preffochè  in  ogni 
pagina  ripetute  ;  ma  in  fimili  materie 
non  vi  fono  protette  ,  e  ripetizioni  f 
che  fieno  fuperflue,  trattandofi  di  pun- 
ti eflènzialiflìmi  per  un  vero  Cattolico 
zelante  della  fua  religione  f 

Siam  ficuriffimi  di  gver  difefo  , 
come  meglio  abbiam  potuto,  e  faputo, 
e  quando  Y  occafione  il  richiedea  ,  i 
dorrai  della  noftra  Apoftolica  Romana 
credenza  ,  traila  quale  abbiamo  avuto 
la  felice  forte  di  nafcere  .  Ma  fe  mai 
in  quett1  Opera  fi  fofpettaffe  da  taluni, 

/  o  per 

4.  Si  veda  onninamente  il  Capo L  della 
Parte  IL  §.  2.  nota  1.  pag.  120.  ,  ed 
in  moltijjimì  altri  luoghi. 

(3)  Si  veda  la  Parte  IL  Capo  I.  §, 
4,  nel  tejlo  pag.  12  2.  Voi.  I. 


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IX 

o  per  ignoranza,  o  per  poca  rifleflìone, 

e  difcernimento  ,   di   effervi  minima 

cofa  ,  che  da  rimotiffima  diftanza  po- 

tefle  effere  finiftramente  interpretata  , 

ci  dichiariamo  efpreflamente  di  non  ri- 

(Conofcere  per  noftri  ,    fe   non  i  foli 

fentimenti  della  noftra  Madre,  l'Apo- 

ftalica  Romana  Chiefa  ,   alla  quale  , 

come  far  dee  ogni  zelante  Cattolico  , 

fottomettiamo  tutte  le  noftre  idee  ,  i 

noftri  razipcinj  ,  i  noftri  libri  ,  e  noi 
jnedefimi  # 

Venendo,  dopo  tali  effenzialiffime 
protefte  ,  al  piano  del  libro  ,  il  Let- 
tore  il  vedrà  egli  fteffo  dall'  opera  me- 
defima,  fenza  che  noi  abbiamo  ad  in- 
faftidirlo  parlando  di  noi  fteffi  ,  e  del- 
le noftre  fcientifiche  opinioni ,  e  pare- 
ri ,  de' quali  non  intendiamo  faré  l'a- 
pologia ,    potendone  ognuno  giudicar 
come  vuole  .  Se  il  Lettore  troverà  il 
Jibro  non  buono  ,  potrà  fcufarci  ,  e 
compatire  la,  noftra  ignoranza  ;  e  col 
meglio    iftruirfi    da'  noftri    abbagli  > 
nel  confiderà rgli,  imparerà  3  migliorar 
fe  fteffo  dalla  confiderazione  de'  noftri 

b  2  let- 


1 


letterarj  errori,  ì  quali  leggendo  efe*t 
citerà  la  virtù  della  pazienza. 

Se  taluno  giudicherà  di  onorar  que- 
fto  libro  coq  critiche  ragionevoli  ,  o 
con  maldicenze  calunniofe  ,  noi  gli  fa- 
remo fempre  amici ,  perchè  egli  avrà 
creduto  i\  no(tro.  libro  degno  di  occu- 
pare per  pochi  momenti  le  fue  idee  , 
e  perchè  le  critiche  ragionevoli  ,  e  le 
maldicenze  calunniofe  hanno  fempre  ac- 
compagnato ,  come  accompagneranno 
fempre  ogni  libro  ;  e  chi  conofce  i 
varj  giudizj5ed  i  difpareri  infiniti  del- 
la republica  delle  lettere  ,  riguarderà 
fempre  con  occhio  indifferente  ogni  ca- 
tanniofa  critica  ,  lafciando  al  publico  y 
che  decida  del  libro  ,  delle  calunniofe  cri- 
tiche >  e  degli  elogj  che  gli  fi  potrebbero 
tare  .  Se  poi  i  Lettori  ,  ed  il  publico 
giudicheranno  queft'  opera  non  degna 
di  occupare  i  loro  preziofi  momenti , 
potranno  confacrarla  all' oblio  ,  con  al- 
ni infiniti  volumi  ,  che  appena  nati 
marcifeoho  ne' polverofì  angoli  delle  bi- 
blioteche, o  pure  tocca  loro  una  forte 
peggiore. 

Chi 


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.  Chi  va  pefcando  errori  grammatica, 
li,  itile  fonoro,e  grave,  parole  lima- 
te  ,  ed  eloquenza  affettata  ,  non  legga 
quefto  libro, che  rapprefenta  l'idee  con 
queir  ordine  ,  e  con  quella  naturale 
progreflìone ,  colla  quale  fi  fono  all'  in- 
telletto prefentate.  Si  è  da  noi  fuggita 
T  affettazione  non  convenevole  in  ma-'  ' 
terie  didattiche,  ed  abbiamo  fcritto 
più  per  1*  intelletto  ,  che  per  gli  orec-  * 
chi  .  Abbiamo  fcritto  ,  non  per  far 
pompa  di  quella  letteratura  ,  che  non 
abbiamo  ,  nè  per  acquiftar  lodi  ,  che 
non  meritiamo ,  ma  abbiamo  fcritto 
folo  per  migliorare  noi  ftefli  ,  e  gli 
altri  colle  nofìre  ricerche  full' eloquen- 
za •  Abbiatn  veduto  ,  chq  nel  nof*ro 
jfecolo  Filofofico, come  fi  dice,  ^ochif- 
fimi  han  fatta  fervire  la  Filofofia  al 
regolamento  dell'uomo  neir educazione 
letteraria ,  cercando  di  migliorare  l'in- 
telletto ,  ed  il  cuore  di  coloro  ,  che 
fi  applicano  alle  fcienze ,  e  che  vonno 
ftudiare  ,  e  conoscere  la  vera  natura 
dell'eloquenza.  Abbiam  veduto  la  pre- 
tefa  moderna  Filofofia  per  lo  più  tut. 

3  ta 


» 


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I 


XII 

ta  intenta  a  nuocere  all'uomo  ,  e  ad 
immergerlo  nelle  perniciofe  tenebre  cT 
infiniti  errori  contrarj  alla  fua  prefen- 
te  ,  e  futura  felicità  ,  ed  abbiamo 
ftimata  perniciofa  ed  erronea  una  tale 
fuppofta  Filofofia  ,  dimoftrando  a  co* 
loro  ,  che  fi  applicano  alle  fcienze,  e 
all'eloquenza  ,  che  dalle  fcienze  tutte 
è  infeparabile  ,  che  i  fuppofti  moderni 
Filofofi  ,  che  lafciando  il  fonte  dell'ac- 
que le  più  limpide ,  e  più  pure ,  fi  han* 
no  [cavate  delle  cijlerne  dijjipate  ,  che 
non  ponno  confervar  le  acque  y  fecondo 
una  frafe  del  Profeta  Geremia  ,  fi  fo- 
no ingannati  ,  ed  hanno  ingannati  gli 
altri  .  Abbiamo  finalmente  noi  dimo- 
ftrato  i  che  la:  vera  Filofofia  confitte 
nel  regolar  Y  intelletto  >  ed  il  cuore 
dell'  uomo  in  rapporto  alle  fcienze  in 
modo  tale  y  che  effe  fcienze  abbiano  a 
condurre  l'uomo  alla  prefente  ,  e  fu- 
tura  felicità  ,  che  fola  può  averfi  dal- 
la vera  religione  y  della  quale  la  Filo* 
fofia  dev'eflere  ubidientiffima  ancella. 

Noi  in  quefto  libro  abbiamo  lo- 
dato ogni  Autore  ,  come  già  fopra  fi 


». 


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- 


XIII 

e  avvertito ,  quando  la  ragione  ,  e  la 
vera  religione  ,  è  la  fana  morale  ha 
fatto  eco  alle  idee  di  tale  Autore  da 
noi  riferite  ;  ma  abbiamo  abbandonato 
è  deteftato  qualfifia  fentimento  di  qual- 
fifia  Autore  ,  che  ó  direttamente  ,  o 
indirettamente  abbia  voluto  allontanar- 
li dalla  verità  ,  e   dalla  ragione  y  e 
dalla  noftrà  Apoftolica  Romana  creden- 
za ,  ed  abbiamo  cercato  di  efporre  gli 
errori  intellettuali   di  coloro  ,  che  fi 
fono  abufati   de'  loro  talenti  ,  o  per 
malizia  ,  o  per  ignoranza  ,  o  per  li- 
bertinaggio ,  o  per  follia.  Non  abbia- 
mo avuti  s  nè  abbiadò  per  veri  favj, 
fe  non  coloro,  che  han  cercato  di  mi- 
gliorar  l'uomo   in  rapporto  alla  fua 
temporale  i  ed  eterna  felicità  .  I  veri 
favj  dunque   non  potranno  mai  biafi- 
mare  lo  fcopo  di  quefto  libro  ,  come 
fiam  certi  >  che  molti  cervelli  epiletti- 
ci allievi  della  pretefa  erronea  Filqfo- 
fia  non  lo  gradiranno  ,  perchè  oppofto 
à' difegni  del  libertinaggio,  e  dell' in- 
credulità ;  ma  il  biafimo  che  tali  per- 
ione  faranno  del  libro  ,  farà  appunto 

b  4  la 


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t 

XIV 

la  piìi  grande  apologia  ,  e  la  lode  fa 
più  illuftre  dell'opera  ,  comé  faranno 
altresì  lodi  dell'opera  le  critiche  di 
coloro,  che  fan  confiftere  la  letterati!* 
ra  nel  fapere  i  foli  titoli  de' libri,  nel 
legerne  pochi  righi  ,  e  nel  giudicarne 
foprà  i  pareri  altrui  i  o  nel  biafimare 
quelle  produzioni  non  analoghe  alle  la- 
ro idee  -  I  Zoili  ,  gli  Ariftarchi  ,  i 
Momi  ,  infetti  corrofìvi  ,  roderanno 
invano  quefto  libro,  del  quale  potran- 
no  giudicare  a  lof  modo  ,  giacché  noi 
diremo  di  effi  con  Virgilio. 

Et   veterem  rati*  in  tinto  cecinert 
quenlam  . 

Lafciamo  dunque  il  gracidare  de*  ra- 
nocchi ,  e  compafsiòniamo  V  infelice 
meftiere  di  coloro  ,  che  fenza  nulla 
produrre,  rodono  le  altrui  opere,  per- 
chè non  fanno  ,  nè  ponilo  far  meglio, 
e  così  caftigaiio  loro  ftefsi  vivendo  fem- 
pre  traila  velenofa  atmosfera  dell'invi- 
dia ,  che  è  un  moftro,  che  germoglia 
'  „     mi     *  ~.     "  da* 


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*  XV 

da  per  tutto  i  e  molto  più  nella  re- 
pubblica Letteraria ,  e  fpecialmente  tra 
gl'infetti  .della  medefima  ,  i  quali  in 
vece  d'imparare  a  far  fervire  le  fcien- 
2e  alla  moderazione  delle  proprie  paf- 
fioni  ,    le  fanno  fervire  d' iftrumento 

Esr  esaltarle  i  e  per  abufarne  *  Quefto 
bro  non  è  fcritto  per  tali  perfone  , 
ma  per  quelle  che  le  fcienze  fanno  ef- 
fere  più  umili  >  più  eulte  ,  più  genti- 
li  ,  f>iù  ragionevoli  ,  più  probe  *  Pef 
i  veri  favj  ,  è  per  coloro  ,  che  ama- 
no d*  imitargli  ,  è  fcritto  Quefto  libro* 
Per  quelli  ,  che  altrimenti  penfano  , 
potranno  averlo  come  non  pubblicato. 

Vi  fono  in  quell'Opera  due  indi- 
ci di  errori  ,  e  correzioni  ,  uno  cioè 
per  ogni  tomo ,  ma  non  creda  il  Let- 
tore ,  che  folo  quelli  errori  vi  fieno  > 
giacché  ve  ne  fono  molti  altri  errori 
di  ftampa  ,  talora  effenziali  ,  e  che 
guaftano  il  fenfo ,  sfugiti  inevitabilmen- 
te alla  lettura  de' Correttori  ,  e  deri- 
vati dagl'  impreffori  ,  onde  i  Lettori 
elerciteranno    in    tali   correzioni  la 

1  lo- 


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XVI 


loro  pazienza  ,  come  molto  più  l'efer- 
citeranno  in  correggere  gli  errori  dell' 
Autore  ,  il  quale  vi  defidera  ogni  fe- 
licità pofsibile  . 


4> 


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I 

xvi! 

AVVERTIMENTO . 

T  *  Editore  di  queft1  operi  avendo  co* 
JL/  nofciuto,  che  la  mole  del  fecondo 
Volume  eccedeva  quelli  del  primo  ha 
(limato  doverci  fi  fupplirc  coti  alcune  ad- 
dizioni che  l'  Autore  fi  trovava  aver  fatte 
dopo  1*  edizione  dell'opera,  guali  addié 
7Ìoni  l'editore  ha  voluro  aggiungerle  a 
quefio  primo  volume  per  uguagliarlo  alfe* 
condo.  Ecco  dunque  alcune  addizioni  per 
i  due  volumi  di  queft'  opera,  e  tali  ad- 
dizioni ,  che  dovean'  effere  nell'  ultima 
Tomo ,  fi  vedono  polle  nel  primo  pef 
una  figura  ,  che  qualche  Rettoria)  di* 
rebbe  urfpov  tfpwTfpov ,  e  perchè  cosi  ha 
voluto  T editore. E  perchè  in  quell'  opera 
oltre  gli  errori  ,  che  fono  notati  nell* 
Errata .  fi  è  veduto  efferne  occorfi  di  al- 
tri molti  *  fi  è  fìimato  farne  quella  ad- 
dizione  ai  già  ftampatiy  fe  oltre  quelli 
Ve  ne  fono  altri ,  potrà  correggerli  T  av- 
vedutezza del  benigno  Lettore  - 

AGGIUNTA  ALL'  INDICE  DEGLI  ER- 
RORI DEL  PRIMO  VOLUME, 

Pag.  4.  linea  1.  dalla  grida  degli  animali, dal 
mormorio  de' venti  da  certe  onomatopie.  Cor- 
fezione  nelle  grida  degli  animali ,  nel  mormorio 

de' 


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XVIII 

de'  venti ,  in  certe  onoraatopie  di  voci .  pag.  24. 
//Vi.  i.  certi  pietre  *  corr  certe  pietre  .  Ivi  alla 
nota  37.  Si  veda  Voyaged  de  IVI.  Shavv*  cor?,. 
Si  veda  V  opera  intitolata  Voya^es  de.  M. 
Shavv.  38.  nella  nota  Un.  11.  iegale  ,  corr. 
fegala  .  j  Ivi  Un.  12.  par  de  corr.  par  des  pag. 
55.  nella  nota  Un.  15.  hùmau  nature  ,  corr.  hu- 
man nature.  Ivi  nella  Un.  17.  Genina  , corr. 
Genius,  pag  97.  nella  nota  Un.  ultima  Eucydop. 
corr.  Encycop.  10?.  nota  7.  nella  citazione 
ove  dice  Óvid.  dee  corregerfi  Propert.  Libr.  II. 
Eleg.  I.  153.  nella  nota  12,  Un.  ?.  Indum 
€orr.  ludum.  171.  Un.  1.  «•/  fc/fo  :  Quan- 
do le  profcriflen.  corr.  quando  le  preterì flen  ? 
di6.  nella  nota  7.  Un  1.  doore ,  corr.  dolore  i 
aio.  dell  narrazioni,  corr.  delle  narrazioni. 
231.  ne//*  Un.  aniiptnult.  iftrivwmo  corr  iftrur- 
▼ano.  233."$.  4- /<*•  P*r  migliorare  P 
eloguenza ,  corr.  per  migliorare  T  eloquenza  . 
«234.  note  4.  Un.  15.  dottrine  andàci ,  corr.  dot- 
trine audaci  -  237.  nota  3.  // «.  tf/fim.  de  llbr. 
corr.  de' libri.  239.  nota  2.  ver/,  antepenul. 
i  erniftichii  di  Virgilio  ,  corr.  gli  emiitichti 
Virgilio.  244.  3.  Un.  2.  proceduta  * 
#orr.  preceduta.  256.  ita  2.  afTudirà  ,  com 
affurdità.  C2&8.  nou  7.  /in.  /wur/f.  ètade  , 
*orr.  ètude'.  307.  nota  2.  peintare  ,  corr. 
peihture.  33  »•  §•  5-  ««•  $3-  *on  fia  a(Tai 
meglio ,  corr.  tèmpre  fia  affai  meglio  .  350*. 
Un.  20.  dell'  eloguenza  corr  dell'  eloquenza . 
374.  §.  Le  cefali ,  CorV.  §.  Q.  Le  caulali . 
381.  nota  1.  UH  ult.  Cònnoiffen  humainf ,  cori. 
Connoiienc  humain.  ^85.  nota  6.  in  fine  di 
detta  nota  (crupono  ,  co»r.  lcuoprono .  4C0. 
nella  nòta  (*)  ver/.  7.  fymichanorifluus  ,  corr» 
Symichonarifluus,  464.  Uh.  34.  particrolan, 
corr.  particolari»  AG- 


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XIX 


AGGIUNTA  ALL'  INDICE  DEGLI  ER- 
,     RQILl  DEL  VOLUME  IL    '  - 


Pag.  31.  mila  nota  liti.  7.  piXtffiu?'*,  *>rr 
fty^f .  128.  §.  7.  C».  ad  evidenza  ,  cprr. 
ad  evidenza .  133-  §.  2/  fòt.  1  i.  la  Zenobiau, 
corr.  la  Zenobia  .      274.  «ote   fri.  ai. 

il  Vezio,  corr.  l'Vezio.       274.  nota  55  % 


»    r  - 


crogìypheis  ,  corr.  on  the  Hieroglypheis . 
382.  nota  <2.  Dialoques  ,  coir,  dialogues. 
436.  mi  ujìo  Un.  7.  ne'  paeG  burleschi  .  corr. 
ne1  pezzi  burlefchi .  450"-  9-  M-  Labbè 
Auger,  forr.  M.  l' Abbjè  Auger.,  515.  nota 
6.  Un.  7.  Maupernis ,  con.  Maupertuis . 


V  avvedutezza  del  Lettore  correderà  gli  al- 
tri confimilì  errori  9  che  porrebbero  incontrarfi  » 
e  vedrà  il  Lettore  net  principio  del  fecondo  Vo- 
lume le  approvazioni  dell1  Opera ,  ed.i  pcrraef- 
(i  de'  Superiori  e?.  , 


«e  •    •  ' 


•    '  1  *» 


A* 


ADDIZIONI  AL  VOLUME  PRIMO . 

*  *  •  • 

Parte  11  Capo  Uh  ove  fi  parla  delle  feten- 
ze degli  antichi  Mufici . 

Omero  chiamò  i  Mufici  Sojjpoyirax  f 
Cioè  cajligatori  de*  coftumi  .  La  voce  di 
Cantore,  Mufico  ,  e  Filofofo  dinotò  V 
ifteflò  .  AViSéiv  dinotò  cantare  dall'  <*  in- 
tanfiva ,  e  Wfoiy  cono/cere  ,  cioè  che  gli 
antichi  Mufici  furono  i  conofeitori  di 
tutte  le  feienze  .  Così  riflette  Goffredo 
Linocerio  nell'opufcolo  intitolato  Mytbo- 
logia  Mufarum  al  Capo  I. ,  qual'  opufeo- 
lo  fuole  ^  andar*  unito  alla  Mitologia  di 
fiatai  de9  Conti  P 

Parte  V.  Capo  IX.  §.  9.  ove  fi  parla 
(Iella  memoria . 

• 

Plutarco  nel  libro  «/m  *#i5<w  iyo^m 
fcriffe  che  ne'  ragazzi  fi  deve  molto  efer- 
citare  la  memoria ,  o  che  fieno  o  nò  ,  i 
ragazzi  dotati  di  tal  facoltà,  foggiungen- 
do ,  che  la  memoria  efl  velut  difciplina 
thefaurus,  ideirco  Matrem  Mufarum  fa- 
bulati  funt  effe  Mnemofynem  ut  ofiende- 
rent  nihil  tam  conferre  ad  feientiarum 
generationem ,  quam  memoriam .  E'  vero, 
come  dice  Plutarco  ,  che  ne'  ragazzi  fi 
debba  coltivar  la  memoria  ,  ma  coltivar- 
li 


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fi  per  mezzo  de9  raziocini  ,  e  delle  pf- 
feryazioni  ,  e  con  metodiche  rifleffioni, 
che  fono  l'unico  mezzo  del  coltivar  la 
memoria  ,  Ma  phi  poi  credefle  che  fi 
coltiva  |a  memoria  de' ragazzi  polle  lun- 
ghe recite  di  cofip  da  effi  non  capite,  e 
che  non  ponno  capire,  s'inganna  molto, 
ed  avvezza  i  ragazzi  a  non  faper  mai 
ragionare,  ma  (olp  riferire  le  altrui  opi- 
nioni fenza  piai  faperlc  (bilanciare  ,  vale 
a  dire  fenza  piai  giudicare,  riflettere,  c 
ragionare,  ed  in  fai  cafo  p  inutile,  c  va- 
na  ogni  memoria  , 

fatte  V.  Capo  X.  nota  j.  pag.  45g, 
fi  parla  di  bifticci .  ' 

Si  rifletta  che  Aufonio  pel  fuo  Epi- 
gramma 33. ,  che  da  molti  fi  è  creduto 
bello,  ed  elegante  perchè  deferi  ve  in 
brieve  P  origine  della  Dea  Venere  ,  ha 
adoperato  de  freddi  biftiqpi  • 

Òrta  falò,  fufeepta  foto ,  fatte  edita 
Coelo  &c. 

Cosi  l' ifteffo  Aufonio  diede  molti  efem- 
pj  di  una  cattiva  eloquenza  ,  e  cattivo 
gufto  nel  fuo  Grifo ,  e  nel  Technopai- 
gnion ,  ed  in  molte  altre  lue  cofe  delle 
quali  può  dirli 

Tur- 


XXI  X 

Turpe  efl  difficile*  Mere  nuga$ 
Mt  fluì  pus  labor  e  fi  ineptiarum. 

Voi.  Il  Parte  l  Capo  l  fior.  4.  Ove  fi 
parla  de'Sofifti,  fi  aggiunge  che  circa  1 
Sofifti ,  e  loro  eloquenza  fi  può  offerva- 
re  il  Kriegk  nell'  opera  de  Sophtftarum 

eloquenza  in  +  J™*  Cnl  Jvuo1 

aver'  idea  di  ciò  che  oggi  s'  intende  per 
eloquenza  Sofiftica ,  e  Sofifta  può  legge- 
re  l'opufcolo  di  Giacomo  Guther  intitola- 
to Tire  fiat,  five  de  cacitatis ,  (5*  faP ten- 
ti* cognazione  ad  Nicolaum  Bluraftium 
opnfcolo  che  Cuoi' unirli  al  libro  di  cflo 
Cutter  intitolato  de  Jure  Manium  *  Ma 
chi  volefle  idee  più  particolari  dell  elo- 
quenza Sofiftica  ,  può  trovarle  in  molti 
dialoghi ,  e  difeorfi  ,  apologie  ,  e  decla- 
mazioni di  varj  Filofofi  Greci  ,  ed  in 
moltifflme  cofe  de'  pretefi  moderni  Filo- 
fofi ,  fpecialmente  nel  Roujfeau  • 

Parte  1.  Capo  if*.  Ove  fi  parla  della 
Conofcenza  delle  favole  in  particolare  , 
fi  aggiunga  che  chi  voleffe  riflettere  fui- 
le  varie  origini  delle  diverfe  favole ,  lo- 
ro divifioni  ,e  natura,  dee  offervare  Na- 
tal  de' Conti  ,  Mytbolog.  Libro  L  Capo 
a.  3.  4.  5. ,  e  6. 

Parte  U.  Capo  11  \.  i«  ,  ove  fi  parla 
dell'  arte  di  ben  leggere  i  libri  fi  aggiun- 
ga che  sii  tal  materia  fono  degne  da** 


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XXI II 

flettere  le  feguenti  oflervazioni  d' Jfaac 
Watts  nelle  fua  opera  intitolata  la  tuU 
ture  de  ?  Efprit  ,  où  Direttions  pour  fa- 
ethter  /*  acquifition  des  Conno  ifences  uti- 
les,  par  N<  Ifaac  Watts  tmduit  de  l  An* 
glats  Chap.  IV  de  la  letture,  &  des  li- 
vres ,  pag.7$.  Laufanne  1783.  In  tal' ope- 
ra così  fi  parla  della  lettura  de' libri  : 
S*  un  Untore  vi  fembra  ofeuro ,  rtfebia- 
rat  eh.  Se  troppo  brieve ,  e  co ne i/o  ,  date- 
glt  eftemione  convenevole.  Se  troppo  prò- 
lijfo,  togliete  ilfuperfluo.  Se  egli  non  fi  al- 
lontana dalla  ragione ,  vedete  come  i  razio- 
cini conchiudono:  Se  la  conchiufione  è  ve- 
ra,  ma /argomento  poco  convince,  fotti- 
tutte  Vot  delle  pruove  più  forti  Se  ÌAur 
tare  tira  delle  confegue?ize  o/cure  e  dub* 
btofe  j  fate  meglio  fentire  la  precifione 
delle  CQnchtuftoni)  e  de'  corollarj ,  ed  ag- 
giungetecene de  nuovi ,  che  vi  fi  pun- 
teranno alla  mente.  Quando  Voi  lo  cre- 
dete neir  errore ,  proponete  le  voftre  dif- 
ficoltà 9  e  corregetelo  .  •  Finalmente  ,  fe 
guanto  fcrive  fi  farà  approvare  dalla  vo* 
/tra  ragione,  come  giufto,  ed  utile,  sfor- 
zatevi dt  tenerlo  a  memoria  ,  e  di  met- 
terlo al  numero  delle  voftre  ricchezze  in- 
tellettuali: Così  il  citato  Autore. 

Capo  III.  Nota  J/f  Ove  fi  parla  dell' 
abufo  delle  parole ,  ed  ove  fi  adduce  1' 
10  delle   due  voci  Preter  Cehan 

c  prc- 


prete  per  Prete  Gianni, fi  aggiunga i  che 
per  confidile  errore  fi  è  creduto ,  che  i 
Regnanti  della  Perfia  fi  chiamarono  SofìÈ 
quandoché  fi  chiamano  Sefevis >  ciòè  di 
Icendenti  dal  Chec  Sefy  ,  da  cui  1  Kà 
Pcrfiani  derivano ,  non  già  dalla  voce 
Soft ,  che  dinota  religiofo  veftire  di  la- 
na da  Safa  purità ,  e  Tefaouf ,  che  e  li 
quietifmo  che  profeffano.  Ecco  dunque 
che  il  titolo  di  Sofì  attribuito  a'  Regnai 
ti  della  Perfia  da  Golio  ,  da  Herbelot  , 
c  da  molti  Viaggiatori  è  erroneo,  ed  è 
derivato  dalla  parola  Stfevy  non  capita  | 
e  confufa  con  Soft . 

Capo  m  Nota  4.  pag.  14-  »  aggiunga 
t>ve  fi  parla  de1  paragoni  poetici  ,  c  prò- 
faici ,  che  anche  Luciano ,  quando  ci  di- 
pinte taluni  fallì  dotti  e  gli  chiamò  pii* 
mbbiofi  de'  cani ,  t  A  timidi  delle  lepri  t 
pih  adulatòri  delle  fctmmie  ,  più  im- 
prudenti degli  afini ,  piU  rapaci  delle  gattt, 
pih  clamorofi    de*  galli  ppyiXwnp*  rm 

tepot  rw  mOvx»?  ,  «n^trtpoi  rm  owv  , 

apit^rixicnpoi  T«>  7«X«y  ,  <ptXp« m*TÌ poi 
roùv  aAfxTpi-ovwv  )  volle  per  un  folo  rap- 
porto delle  loro  qualità  fare  tali  paragó- 
ni ,  che  confiderò  in  tal  folo  rapporto  • 

Capo  IV.  Nota  9.  Pag.  UT-  Qyc  li 
parla  de'  Sillogifmi  fofiftici ,  fi  aggiunga 

che  Luciano  per  mettete  in  ^cùì^i 


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Sillogifmi  de'  falfi  Filofofi  de*  fqoLtempi, 
introdufle  la  Sillogiftica  che  chiama  tut- 
ti i  Filofofi  in  Acropoli  ,  per  ivi  fare  ot- 
timi Sillogifmi  in  forma;  e  fi  vidde  A- 
cropoli  piena  di  Filofofi,  che  con  rumor 
confalo  andavano  a  federfi ,  portando  fe- 
co  i  baftoni,  Je  bifacce,  le  lunghe  bar- 
be ,  l' imprudenza  l'adulazione;  il 
togifmoy  e  T avarizia  . 

•41  Capo  V.  %.  3.  fag.    125.  ,  ove  fi 
parla  dell'  incertezze  dell'  Etimologie  , 
A  aggiunga  ,  cht  chi   voleflè  efempj  di 
sbagli  lflorici  y  e  Mitologici  derivati  da- 
gli argomenti  di  etimologia  ,  può  tro- 
vargli ne'  Mitologifti  ,  e  negli  lflorici  , 
che  coll'ajuto  dell'etimologie  ha n  cerca- 
to di  fviluppare  l'orìgine- delle  popola- 
zioni, delle  Città,  e  de'  Dei  del  Paga- 
iiefimo  .  Per  forza  di  Etimologie  il  Boc- 
carto  ha  trovato  i  Fenicj  in  tutte  le  Cit- 
tà di  Europa  .  Altri  i  Celti ,  altri  i  po. 
poli  Settentrionali  .  Londra ,  vi  dirà  un1 
Antiquario, ha  il  fuo  nome  àzCaer-Lud^ 
Città,  di  Lud  .  Erafmo  dice  che  deriva 
dal  nome  di  una  Città  di   Rodi  detta 
Lindun.  Altri  la  fanno  derivare  da  Lug- 
dus  Principe  Celtico  .  Seldeno  deduce  il 
nome  di  Londra  da  Llanto  Dynn^  Tem- 
pio di  Diana  .  Il  Sommer  lo  deduce  da 
Lanmrrn  Dyn^  Città  popolata  .  Il  Cam- 
bden  lo  deriva  da  Lbong  dinns^  Città  di 

c  2  Va- 


! 


XXVI 

Vafcelli  ,  porto  di  mare  .  Si  veda  il 
Maitland  ncl^  fuo  libro  intitolato  Htjlory 
of  London.  V  ifteffe  diverfe  opinioni  E? 
timologiche  v'  incontrano  ne  nomi  d'  ogni 
Città ,  in  quelli  di  tutti  gli  antichi  Eroi, 
e  Deità  della  Grecia ,  e  di  Roma  .  Un' 
altra  etimologia  più  curiofa  è  quella  , 
che  ha  fatta  derivare  dalla  Tracia  la  re- 
licione  d-gli  antichi  Greci  ,  attribuendo- 
la ad  Orfeo  .  Il  culto  de' Greci  ,  dicor> 
taluni,  fi dicea  9fMÌMtx ,  cioè  f  dicon*  effì  ) 
OpxKt*  ,  vale  a  dire  culto  deli'  Uomo  di 
Tracia  ,  cioè  d'  Orfeo  •  Dunque  Orfeo, 
fa  il  fondatore  della  religione  de'  Gre- 
ci .  Si  può  dare  cofa  più  curiofa  di  que- 
llo dunque? 

Capo  VII.  Ove  fi  parla  delle  lodi  ,  e 
biafimo  nel  genere  Dimoftrativo  ,  e  to- 
pici dal  rnedefimo  addotti  lungamente  dal 
Vofììo  ,  come  fi  dice  nella  Nota  2. ^ 
nella  quale  fi  fa  vedere  V  erudita  noji  , 
colla  quale  il  Voffio  paria  de'  topici 
celle  lodi  delle  Città,  e  parti  delle  me- 
defimcj  fi  aggiunga,  che  forfè  il  Vofliq 
apprele  da  Sidonio  Apollinare  tal*  elo- 
quenza Sofiftica  in  lodar  le  Città  .  Infat- 
ti Sidonio  Apollinare  così  avea  detto  lo- 
dando una  Città. 
•  »     «  * 

Murhr  ctvtbus,  ambita,  tahernis  r 
tiorris  9  porneibus  f  foro  ,  ikajro  f 

Ther- 


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XXV  II 

•  Thermis ,  atcubus ,  horreh  ,  macelli;, 
-!      Prati s  ,  fontibus  ,  infulis,  falinis  ,  )  - 
Stagnis  ,  flumine  ,  mèro  ,  />o;?*r  , 

••ti*  •  .      *  '  -i 

•  Si  può  dare  cofa  più  nojofa ,  e  di  mal 
gu-fto  di  qucfla  infipida  legenda  dal  nom- 
ine di  cofe  per  le  quali  fi  loda  una  Cit- 
tà ?  In  niùn  genere  ha  tanto  campeg- 
giato T  Eloquenza  Sofiftica  ,  quanto  nel 
genere  Dimoftrativo  . 

Parte  II?.'  Capo  VL  Nota  5.  pag.  20{. 
Ove  fi  paria  de' Pedanti  %  fi  aggiunge  che 
eccellenti  cofe  offervò  Culla  natura  del 
Pedantifmo  il  dotto  Ulrico  Hubcr  nell' 
Orazione  de  Padantifmo  ,  che  è  alla  pa-  , 
gina  tgu  del  fuo  Opufcolo  intitolato 
•dufpicia  Domeflica  Exercitatiomm  in  i* 
Franequera  16%  i.  i. 

Capo  VII  nota  4*  pag.  212.  ove  fi  par- 
la del  mal  coftumc,  e  della  maldicenza 
di  molti  Filologi  *  e  Commentatori  de* 
claffici  ,  fi  aggiunga,  che  Palemone  il 
Grammatico  ebbe  la  sfrontatezza  di  chia- 
mar porco  M.  Varrone.  Sdoppio  fu  detto 
il  Cane  Grammatico  da  taluni  .  Egli  pre- 
tefe  di  trovar  barbarifmi  in  Cicerone ,  e 
Tracifmi  in  Fedro.  Giovanni  Ciampolo 
Vituperò  Virgilio  ^  ed  Orazio  ec.  1 

Ivi  alla  nota  zi.  Ove  fi  parla  de  Com- 
'  *  . .       c  3  men- 


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\ 


XXVIII 

mentatori ,  che  tutto  vedono  in  certi  Au- 
tori ,  c  di  coloro  che  la  fanno  da  Com- 
mentatori,  fi  aggiunga,  che  per  meglio 
conofcerfi  quanto  poco  conducano  ad  il- 
luminar T  intelletto  anche  certi  Commen- 
tatori i  più  accreditati  tra  Filologi  ,  ba- 
ili T  offervare  ,  che  il  Érouckufio  (  Not. 
in  Tibull.  Libr.  IL  Eleg.  tlL  ver/,  n* 
pat?  edit.  in  4.  Amftel.  ex  officiti. 

Wt/ien.  1708.  )  ci  dà  cfempj  frequcntif- 
fimi  di  cofe  inutili ,  con  avere  feriamen- 
te  riferito  ,  e  difputato  con  un  cumolo 
d'  infinite  autorità  di  Poeti  tutte  le  cofe 
che  concernono  Apollo  che  pafcè  le  pe- 
core di  Admeto.  Difputa  egli  fe  Apollo 
fpontaneamente,  o  comandato  da  Giove 
pafcè  le  pecore  di  Admeto,  fe  ebbe,  o 
nò  per  compagno  Ercole,  indi  efamina, 
fe  pafcè  bovi ,  o  giumente ,  o  pecore  • 
Per  tali  cofe  ci  cita  qn  nembo  delle  au« 
torità  di  Poeti  Greci  «  e  Latini,  come 
anche  Iginio,  Plutarco,  Lattanzio,  Mi- 
nucio  Felice  ,  Probo,  Servio,  Nata! 
de*  Conti  ec.  Ecco  gli  tfempj  de'  pochi 
lumi ,  che  i  Filologi  danno  tir  intelletto. 

Fatte  IV.  Capo  VI.  11.  ove  fi  par- 
la  delle  fimilirudini  ,  e  metafore  ,  fi  ag- 
giunga che  per  le  fimilitudini  ,  e  para* 
goni  ,  fi  dee  leggete  il  libro  di  M.  do 
Moiffy  intitolato  La  Nature  Pkilofophc  ,ou 
M>i(iionnaire  des  Comparaifons  ,  &  fimi* 

litu* 


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xxix 

litudhies  agreables  ,  &  injirufthes  ,  in 
8.  Haye  1716. 
'Neil' iftcffo  Capitolo  §.  14.  alla  not* 

*S>  Pag-  SiS-  ovc  fi  Par*a  de"'  allegorie 
ed  emhlemi ,  fimboli ,  enigmi ,  c  parabo- 
le ,  che  fono  cose  correlative,  fi  aggiurv 
ga  che  su  tali  materie  fcrifle  cofe  drgrìp 
di  leggerli  il  Dougtejo  in  Jtnalefl.  Sacr. 
Part.  I.  Esecurf.  99.  pag.  ifu  in  &  Am* 
flerdam  1Ó94.  apud  Johann*  Wolten.  Si 
veda  altresì  V  ifiefla  opera  Pnt.  lì.  £*- 
curf.  XII.  pag.  18.  De' geroglifici,  e  (im- 
boli antichi  molte  cole  lentìe  anche  il 
dotxo  GLureconfulto  Everardo  Ottone  nel 
libro  de  Jurifprudcntia  Simbolica ,  in  iz. 
T.ajefti  ad  Rhanum  apud  tìofmam  1730. 

Parte  V.  Capa  JIL  pag.  385  nella  no- 
ta *,  ove  fi  parla  della  Poefia  Ebraica  % 
e  dell*  Eloquenti  di  tal  Poefia  Sacra ,  e 
fi  riflette  che  è  fuperiore  all'  eloquenza 
Greca,  fi  aggiunge,  che  la  Sacra  Poefia 
de  Salmi  ,  o  fia  fiata  ritmica ,  come  fo- 
ftiene  M.  le  Clerc  nel  Saggio  Critico 
fulla  Poefia  degli  Ebrei,  o  fia  fiata  me- 
trica, come  foftiene  V  Inglefe  Hare  Vc- 
feovo  di  Chichefter  nella  Prefazione  a* 
Salmi,  tale  Poefia  de'  Salmi  confederata- 
nei  folo  genere  di  Itile  ,  c  di  eloquenza 
è  da  preferirli  a  quella  di  tutti  i  Poeti 
profani  Greci ,  e  Latini  .  Chi  volefle  fa- 
pere  l'indole  della   PocGa  degli  Ebrei 

c  4  dovrà 


~1 


XXX 

dovrà  leggere  P  opnfcolo  citato  di  tiare  +  . 
ove  paria  a  lungo  della  Poefia  ,  e  Muli- 
ca  degli  Ebrei  . 

Parte  V.  Capo  12.  §.  5.  pag.  418  Ove 
fi  parla  di  M>  Thomas,  che  fenza  ràgia, 
ne  volle  degradare  V  eloquenza  Italiana, 
fi  aggiunga  ,  che  il  Francete  Signore  Ab- 
bate Richard  (  Defcription  tiiftoriq.  & 
Critiqi  de  l  Italie  Tom-  V.  Part.  I.  pag. 
292.  edit.  in  iz.  Paris  1770.  )  dir  volle* 
che  i  veri  Italiani  cercano  di  ejfer  volu* 
minofi  per  efer  chiari  ,  e  temono  che  la 
troppa  preci/ione  non  gli  rendejfe  ofcur'ù 
Rivolgono ,  e  prtfentano  l ijleffa  idea  in 
tutti  gli  af petti  ,  e  non  fi  fono  ancora 
avveduti ,  che  quejla  abbondanza  vizio/a 
è  un  vano  gonfiore  •'•  fc  La  poca  fòlidità 
della  toro  Poefia ,  loro  corrompe  il  gufto  J 
ed  effi  portaììO  i  concetti,  le  piccole  gra- 
zie dell*  elocuzione  nelle  loro  ferie  comi' 
pofizionr  ,  ne*  loro   pezzi    di  eloquen- 
za ,  ove  fi  fublitne  ,  ed  il  patetico  non  * 
sl  incontrano  quafi  mai:   Così   il  citato 
Autore,  il  quale  foggitinge  ciré  gP  Ita- 
liani han   fatti   pochi   progreffi  nelP  ar- 
te Critica  .  Ma  avrebbe  dovuto  riflet- 
rere  tale  Autore,  che  gl'Italiani  fonoffo- 
ti  r  primi  Maeflri  dcfP  eloquenza,  e  dell' 
arte  Cricca  ,  e  del  buon  gufto,  così  ne' 
fecoli  dell'antica  Roma  come  nc'tempi  della 
riparazione  delle  fcienze  .  Rariffime  voi— 

:   *  te 


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te  fi  ponno  incontrare  nel  Dante,  nell' 
'riorto  ,  nel  Taflb e  nel  Petrarca  i  coni 
cettini  che  dice  M.  Richard  ,  ma  di  ta- 
li concertini  fono  pieni  ' molti  .Poeti  l  e 
frofaici  Francefi  ,11  girar  Y  iftefle  idee 
jn  molti  afpetti ,  e  ripeterle  fempre  noti 
lì  trova  negP  Italiani  di  buon  gufto,o  fe 
fi  truova,  fi  farà  ciò  fatto  per  utile  de* 
Lettori.  Ma  tra'Francefl  fe  fi  voleflercf 
efaminarele  collezioni  di  due  loro  modernC 
Autori  che  fi  credono  i  Corifei  dell*  Eto- 
quenia  Francefe  ,  cioè  M.  de  Vòlt  aire  * 
t  M.  Rouffeau^  fi  troverebbero  tutte  qua* 
fi  confiftere  in  perpetue  ripetizioni,  ed 
in*  molti  concetti  freddi  .  Del  rimanente 
moltitfimi  dotti  Francefi  han  portato  Ar- 
gP  Italiani  giudizj  più  vantaggiofi  ,  ed 
han  venerata  V  eloquenza,  e  letteratursi 
Italiana.     1     ;  * 

Capo  ÌV  §.  s*  Nel  fine  png  515.  ovd 
fi  parla  dell'  eloqu^riza  Filofofica  fi  ag- 
giunga, che  i  doveri  di  chi  la  profeffa, 
fono  ,  cóme  dice  il  Wòlfio,  trodere'  phU 
{pfophiatoad  publicam  privatamqUe  ufi- 
htatem  aptatn.  Wclff.  Horar.  Subjeciv. 
Ù1r*rbHrg.  Tom-  J.  de  habit.  Pbilofoph  ai 
public*  privatamq.  utilità  aptau  Cap.  !/• 

V  v*pflg-  37-  i 
VnHe  VI  Capo  VI.  §.  8.  pag.  5^.  Ove 

fi  patria  delPabufo  della  Poefia  fi  aggiunga, 

che    per  tale  abufo  il  Francefc  M.  Qatntct 

.  nel 


neì  fuQJibro.  intitolato  Ifammc  dc  t*#rci 
pag  88.  ad  gi.edit.in  iz. Paris  1774.  ebbe 
af  #re  ,  che  i  migliori  capi  di  opera  di 
Poefia  fono  limili  a  qùej  palazzi"  che  il 
lu(Tq  de'  Romani  fece,  talora  fabricare  nel 
(eoo  dc'JUgfa,  e  nel  mèzzo  del  marécqa 
fetighe^  f :  e  fpefe  che  potean  elfere  meglio 
impiegate*  Soggjunge,che  la  Poefia  cuna 
illusone,  #he  piace  movendo  le  paffioni 
td.il  loro  difordiue,  ond'èqhe  non  piace 
*v$ri  Savj  .Ad  un  Uomo  illuminato,  c 
favio  il  tenero  Racine  farà  per  lui  un* 
accorto,  preftigiatore  .  ,La  materia  della 
Poefia  dice  che  fono  le  favole  e  le.  meo- 
Cogne  .  Che  un  Poeta  è  incapace  di  ra- 
Siocipj  ,  e  di  fpecolazióni  ,  colle  quali 
feducc ,  e  che  i  gran  Poeti  fono  in  loro 
Ceffi  vani,  e  prefuntuofi  :  Da  quanto  di- 
ce M.  Garnicr  fi  vede  che  Egli  non  ha 
capita  la  vera  natura ,  e  le  vere  origini 
della  Poefia  ,  che  fui  principio  infegnà 
la  vera  Filofofia  ,  la  morale,  le  feienzq 
tutte.  M.  Qarnitr  vidde  i  foli  abufi  che 
ne  han  fatto  i  piccioli  Poeti  ,  e  volle  di- 
moflrare  di  non  aver  ben  comprefa  V 
origine  delle  favole,  e  per  colmo  di  con- 
tradizione avendo  veduto ,  che  il  famofo, 
e  dotto  Tragico  Francefe  M.  Cornetti^ 
avea  fatte  le  fue  Tragedie  in  modo ,  che 
avellerò  contenuto ,  come  contengono ,  i 
femi  d1  ogni  raziocinio  utile  *  e  di  ogni 

ne- 


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xxxm 


tieceffaria  cognizione ,  foggiunge  etto  M- 
Garnier  >  che  M-  Cornetlle  non*  è  fìat* 
Poeta ,  ma  un  grand'  Uomo  che  parlava 
in  lingua  mifurata  .  Ecco  che  M.  Gar* 
nier  confeffa  ,  e  conofee  ,  che  vi  è  un 
Poeta  y  che  fmentifee  i  fuoi  fìttemi ,  £ 
per  (ottenere  il  Paradoflb,  che  dice,  nq 
foggiunge  un'altro  maggiore  ,  cioè  che} 
M.  Cornetlle  non  era  Poeta  .  V  ifteflq 
Avrebbe  detto  Ni.  Garnier  di  tutti  i  Tra- 
gici ,  ed  Epici  Greci ,  e  Latini  ,  i  quali 
contenendo  i  femi  d'ogni  dottrina  utile* 
c  di  ogni  morale  ,  come  giudicò  Orazio 
che  ditte,  che  Omero  plenim  Ma  mel\us 
Ckryfippo,  &  Cantore  dich  quid  fit  jth 
tundum ,  quid  utik  ,  quid  non  »  avrebbe 
(ottenuto  M.  Garnier  >  che  etti  noa  fon<? 
Poeti . 


la  delle  varie  ipecie  delle  materie  conte- 
nute nelle  Poefie  Pattorali,  e  nel!'  Eclo* 
ghe  ,  fi  dee  aggiungere  che  ne'  tempi 
antichi  fi  diceano  Ecloghe  tutti  i  brievi 
Poemi  ,  e  la  voce  Ecloga  dinotò  fulle 
prime  htfo\Qyt*r  florum  dete&us  ,  pi&us- 
nje  fafciculus  :  $clog&  vale  l' i  fletto  ,cht 
Elefla ,  Sellefla  .  Quindi  il  Baxter  Iti* 
glefe  intitolò  Ecloga  tutte  le  opere  di 
Orazio  del  quale  Orazio  ditte  Sidonio 
Apollinare  Vernans  per  varii  carminis 
Eclogas .  Il  Bentley  iotitoiò  Eclpghe  le 


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Satire  di  Orazio  .  Ma  oggidì  il  nome 
di  Ecloga  per  lo  più  fi  attribuifee  alla 
Poefia  Infiorale  . 

Neil1  ifteflo  Capitolo  §.  35.  ,  ove  fi 
fratta  dell'  Eloquenza  Tragica  *  fi  dee 
aggiungere,  che  l'antiche  Tragedie  era- 
no così  ripiene  di  rapprefentanze  di  vio- 
lenti paflìoni  j  che  Luciano  nel  Dialogo 
guomodo  Hifìoria  fcribenda  fit  dice  ,  chd 
gli  Abderitani  avendo  intefo  un  certa 
Comico  chiamata  Archelao  ,  che  recita- 
va una  Tragedia  ,  nelf  ufeir  dal  Teatro 
incapparono  in  una  febre  epidemica  ar- 
dente, che  nel  7.  giorni  finiva  con  un 
delirio,  nel  quale  gP  infermi  declami* 
Vano  pezzi  di  verfi  dell'  Andromaca  di 
Euripide  rapprefe peata  da  quel  Comico. 

Neil'  ifteffo  C<*po  al  §.  35.  ove  fi  pat- 
la  de  Tragici  Francefi  •  Corneille ,  Oé- 
billon  ,  Racine  ,  Voltaire  ,  fi  aggiunga  4 
che  M.  de  Voltaire  Autore  di  buone 
Tragedie,  non  molto  poi  fi  è  diftinto  in 
aver  voluto  far  precetti  full'  eloquenza 
Tragica  ,  c  ne*  faoi  Commentar)  fopra 
M.  Corneille  .  Diamone  un'  efempio 
Egli  dice  y  che  la  figura  dell'  Ironia 
(  Voltaire  Commenta  a  la  Medie  de  Cót- 
mille  Ali:  IL  Scen.  IL  )  partecipa  fen*- 
pre  del  Còmico ,  perchè  è  una  burla  ;  che 
tale  figura  fi' foffre  in  profa,  che  Dcmo- 
ftenc,  e  Cicerone  fe  ne  fervono  talora, 

ed 


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XXXV 

ed  Omero  ,  c  Virgilio  non  hanno  sde- 
gnato di  fervirfene  ,  ma  che  nella  Tra- 
gedia bifogna  farne  ufo  fobrio  ,  foggiua- 
gendo,  che  M.  Raciné,  non  fe  ne  lerve 
nelle  gravi  Tragedie;  che  V  Ironia  non 
conviene  alle  paffioni  ;  che  efla  non  va 
al  cuore,  ma  fecca  le  lagrime  • 

Quefte  rifleffioni  di  M.  de  Voltaire  fi 
oppongono  alla  ragione  ,  ed  al  buon  fenfo 
perchè  fe  l'Ironia  è  ammeffa  nelfEloquen- 
za  fublime  dell'  Epopeja  ,  come  han  fat- 
to Omero  ,  e  Virgilio  ,  può  ammetterli 
nelle  Tragedie,  tanto  più,  che  Omero, 
C  Virgilio  avendo  porta  V  Ironia  in  boc- 
ca de'  loro  Eroi,  e  ne'  loro  vicendevoli 
difeorfi,  e  rimproveri,  che  fi  faceano,!' 
hanno  ufata  quafi  nel  genere  Drammatico, 
c  l'hanno  ufata  per  efprimcre  gl'impeti  i 
più  forti  delle  loro  paffioni  ne'  loro  vi- 
cendevoli difeorfi  ,  che. come  in  un  ge- 
nere drammatico  han  rapprefentati  nell' 
Epopeja ,  ove  vi  fono  talora ,  e  vi  pori- 
no  edere  tutti  i  generi  di  eloquenza  dia- 
logica ,  e  drammatica  .  L'  Ironia  è  la 
figura  la  più  adattata  alle  paffioni  della 
Tragedia,  allo  sdegno,  alla  fierezza,  al 
difprezzo  .  Sofocle  l'  ha  adoprata  nel  F/- 
lottetc  -,   e  M.  Racine  nel  Bajazet ,  nel 
Britt aritco ,  nelP  Ifigenia,  e  M.  Qomsillo 
ha  fatto  bene  in  fcrvirfene  nelle  Trage- 
die .  Erra  dunque  ikf.  de  Voltaire  circa 

quel 


XXXV  X 

quel  che  riflette  full'  Ironìa  ,  e  con  h*. 
gionc  è  flato   confutato  da  M.  Clemcnt 
nella  fua  Se/la  Lettera  a  M.  de  Voltaire 
Tom-  Ih  pag*  105.  ad  14.  edir.  in 
ììaye  1774. 

Al  Capo  ultimo  %.  ultimo  nel  fine  del- 
le rifleflìoni  fulla    Poefia  ,  là  aggiunga 
che  r  abufo,  che  molti  han  fatto  della 
Poefia ,  la  fa  confiderar  come  degradata 
predo  molti,  ma  negli  antichi  tempi  , 
come  fi  è  da  noi  fpeflo  detto  *  la  Poefia 
era  una  occupazione  grave ,  e  feria  .  Pla- 
tone,  Socrate  ,   Anaffagora  ,  Ariftotc- 
lc  ,  Pittagora  ,   Empedocle  ,  Solone 
coltivarono  la  Poefia  ;  c  nell'  antica 
Grecia  le  leggi  f  f  ifiituzioni  morali 
la  religione  erano  in  verfi,  come  anche 
gli  oracoli  .  Talete,  che  fucceffe  a  Mi- 
110$  nella  legislazione  ,   diede  in  verfi  a* 
Cretefi  le  leggi  .  Tcmiftocle,  e  Scipione 
Africano  furono  amiciflìmi  de'  Poeti, co- 
me  anche  Cicerone,  e  Plinio  fecero  lodi 
immenfe  de'  Poeti  .   Tutte  le  antiche 
fefte  finivano  coq  Inni  a'  Dei  .  Nella 
Ch  ina  la  morale,  la  religione,  la  politi* 
ca  fono  trattate  in  verfi  ;  e  l'arte  d'im- 
provifare  è  nobiliffima,  ed  onpratiffima  , 
c  gr  Imperatori  Cinefi  mandano  a1  Poeti 
quadri,  ftatue ,  e  varj  mobili  per  appotv 
vici  de'  v«rfi  .  L*  ifteffo  Confucio  eforta 
.  1  fuoi  difcepoli  allo  Audio  di  wfc  Po* 
■  fic 


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xxxvix 

fic  antiche  9  e  di  certe  Odi ,  che  elevano 
V  anima  ,  la  conducono  alla  gloria,  gi' 
imparano  ad  effer  fociali ,  affabili ,  umani. 
Si  veda  T  opera  del  P.  du  Halde  full* 
China.  Nello  Jutland  il  principale  Le- 
gislatore  fu  femprc  il  primo  Poeta  del 
Paefe  .  Tali  idee  ebbero  gli  antichi  fuj- 
\i  PoeCa  , 


3§    W  <^ 


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J>eir Eloquenza  in  generale. 

CAPO  PRIMO 

Origini  della  lingue* 


ROMA 


§  MDDMK  g  Uomo  ebbe  Hbi fogno  di 
l  ì  ^"^^^  g  ?  communicare  ad  altri  le 
I  j^f  J  *\&     Cue  idee*  Ecco  ^«g™ 


g4  JLi  |  delie  lingue.  Ma  nonfa- 

t*  g  «S-^y^-fr  g  &  *°  dovette  efprimere  le 
à[aaaaSgi»^i>j!5  ^  fue  idee  *  i  Cuoi  giudì- 
saOfeìK  *T  »  i  fuo^  bifogni ,  ma 
altresì  le   diverfrà  di 
quelle   idee  ;    di    que'giudrzj  ,    di  quo1 
faifogni  >   ed    indurre   ì   fuoi  fiutili  agi1 

A  iftef- 


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ifteffi  rapporti  delle  Tue  idee ,  cofe  per  le 
quali  non  badavano  le  femplici  parole  e  di- 
icorG  ,  ma  doveano  tali  parole  ,  e  difcorfi 
accompagnarfi  da  molti  fonili  ,  ed  imper- 
cettibili artilicj  ,  che  potellero  far'  ottene- 
re 1'  intento ,  al  quale  lì  diriggeano  ,  e  dr- 
moflraflero  agi*  altri  le  graduazioni  ,  e  va- 
rietà delle  proprie  idee.  L*  Uomo  tfuhqtte 
pria  di  efprimerfi  co1  fuoi  limili  ,  dovette 
confiderare  le  maniere  di  pervadergli ,  e 
fargli  entrare  ne'  piani  delle  Tue  idee ,  com- 
binare le  circoflanze  de*  tempi  ,  e  de*  luo- 
ghi ,  i  gradi  del  penare  ,  e  le  cognizioni  , 
e  le  paflìoni  di  coloro ,  che  volea  pervade- 
re, per  cosi  rendere  tutte  le  divifate  circo- 
flanze in  modo  tale  uniformi  alle  fue  mire , 
che  avelie  a  confeguirne  il  defiderato  inten- 
to, fervendoli  di  que*  mezzi  ,  da'  quali  pò* 
tea  conofecre  che  gliene  veniva  facilitato  il 
difegno.  Dopo  tali  rifleifioni,  dovette  l'Uo- 
mo peri  fare  a  ben  difporre  quelle  fue  con- 
cepite idee,  e  a  ben  communicarle  agl'altri. 
Quelle  progreffioni  deiP  intelletto  umano  G 
diflero  da'  Critici ,  da'  Logici ,  e  da*  Retto- 
ria ini  trilioni  ,  raziocini  ,  argomenti ,  e  la  ma- 
niera di  enunciarle  agli  altri  fi  difle  elo- 
quenza ,  elocuzione,  difeorfo. 

§.  2.  Quindi  <è  9  che  le  lingue ,  e  P  elo- 
quenza fono  fempre  in  ragione  dello  flato 
delia  cultura  degli  uomini  ,  e  delle  fccietà  9 
e  ficguono  fempre  lo  fviluppo  de'  lumi  in- 

tcl- 


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telletthali,  delio  idee,  e  de'giudizj  (*).  Gli 
ogettì  confiderati  dagli  uomini  primitivi  fu- 
rori pochi  ,  e  fi  riftrinfero  le  loro  riflelfioni 
a1  corpi  i  più  fervibiii  ,  i  più  grandi  ,  a 
quelli  che  più  poteano  nuocergli,  o  giovar- 
gli ,  a  quelli  ,  a'  quali  ricorreano  ne'  loro 
bifognx  ,  come  a  dire  al  fole, che  gli  ribal- 
dava, agli  alberi,  da1  quali  riceveano  ombra 
e  cibo,  e  letto  ne1  loro  tronchi,  agli  anima- 
li, del  latte  de*  quali  fi  cibavano  ec.  Dunque 
le  prime  loro  efpreHìoiìi  ,  i  loro  primi  filo- 
ni gutturali ,  e  labiali  fi  confecrarono  ad  e- 
fprimere  quella  loro  idea,  che  riguardavano 
i  primi  ogetti  da  eflì  confiderati  cerne  i  più 
utili  (r),  più  ovvii,  i  più  ufuali. 

§.  j.  Ù  ifioria  profana  ,  e  la  fflofbfìa 
molto  e*  inviluppano  folle  origini  delie  lin- 
gue .  Lucrezio  ,  ed  Orazio  ,  e  pria  di  eflì 
Democrito ,  ed  Epicuro,  attribuirono  al  ca- 
io f  invenzione  de'  fuoni  articolari ,  e  delle 
lingue  (2).  Altri  han  cercata  l'origine  del- 
le lingue  in  certe  imitazioni  di  rumori  ,  e 

A    z  fuo- 

(*)  I  primitivi  Selvaggi  perchè  poveri  d*  idee ,  ebbe- 
ro lingue  poveriflime  .  Talune  nazioni  appena  gùmfero 
a  computare  fino  al  num.  e  per  altre  il  5.  fu  l'in- 
finito .  Il  famofo  viaggiatore  Dampierre  ci  parla  di 
alcuni  popoli,  che  favellavano  come  i  pappagalli. 

(1)  Kocrat.  .a-po;  N/fcXoic  .  Plutarch.  nXcLTwviziA' 
ZitrTH/uLcLTtav .  Diodor*  Sicul.  in  Biblioth. 

(2)  Lucret.  de  rer.  nat*  libr.  j.  vci£  1017.  &  feq. 
Horat.  in  Sat.  3.  100. 


fuoni  de'  corpi  che  cadeano'é  dall'alto  £  dalie 
grida  degli  animali  ,  dal  mormorio  de'  ven- 
ti j  da  certe  onomatopie  di  voci .  Altri  han- 
no afTerno ,  che  le  lingue,  come  gP  imperj, 
il  fon  formate  da  piccioli  ed  infenfibili  prin- 
cipi fviluppati  da  varie  circoftanze  ,  che  col 
progrello  del  tempo  hanno  prodotte  altre 
lingue .  E'  quindi  manifefto  che  i  Filofoff 
portano  per  lo  più  l'incertezza  e  le  tenebre 
nelle  loro  opinioni  ,  ed  è  un  gran  male  , 
che  effi  ,  ed  i  Filologi  abbiano  tanto  fcritto 
full* origine  delle  lingue  ,  per  conchiudere  , 
che  nulla  efli  fanno  di  pofitivo  circa  taP  ori- 
gine (3)  . 

§.  4.  Noi  abbiamo  fopra  tutti  gli  antichi 
Filofotì  V  invidiabil  vanto  di  edere  illumina- 
ti dalla  divina  rivelazione  ,  la  quale  c'infe^ 
gna  nelle  facre  carte  della  Gcnefi  ,  che  fic- 
come  tutti  gli  uomini  ,  e  tutte  le  nazioni 
ebbero  P origine  da  Adamo,  così  il  mede- 
fimo 

(j)  V.  Hetuic.  Scnaev.  de  origin.  linguar.  Borrich. 
de  cauf.  diverC  linguar.  Thom.  Hayne  de  ling.  har- 
mon.  Thcod.  Kibland.  de  ration.  comm.  omn.  linguar. 
Dlirei  Threlor  de  l'Hiftoire  des  langues  de  ce:  Vni- 
vers.  Maupertuis  Traitè  des  langues .  Pluche  Spe&adc 
de  la  Nature  Tom.  8.  Pare.  I.  pag.  96.  Il  RouiTcau 
nel  d:fcorfo  tur  £  ori  gin  &  Us  fondements  de  V  ine**- 
liti  pirmi  Us  hommesy  dille  moire  alìurditi  full' origi- 
ni delle  lingue.  Riiponde  a*  fohimi  del  RouiTeau  Tau- 
torc  dell'Articolo  Langues  nella  grande  Encycbpedia 
di  Parigi.  Sull' origini  delle  lingue  dotte  fenile  altresì 
il  Moroiio  nel  fuo  Polyhiftor  ,  e  Eduardo  Brcreu'oud 
r.el  fuo  Scrutinium  linguarum  ,  &  Rehgionum  .  Si  può 
vedere  altresì  il  noftro*  Sig.  Vico  nella  Scienza  Nuova. 


fimo  ebbe  direttamente  da  Dio-  le  conofcen- 
ze  rivelate ,  che  i  Teologi  dillero  infufe ,  in 
feguela  delie  quali  conobbe  le  proprietà  del' 
le  cofe  tutte  ,  alle  quali  impofe  i  nomi; 
ond'è  chiaro  ,  che  la  lingua  de  Adamo  ,  e 
della  fua  famiglia  fu  la  primitiva.  Ma  qua- 
le fuflfe  (lata  tale  lingua,  e  fino  a  qual  tem- 
po fi  fufle  confervata,  fi  queftiona  non  po- 
co ,  e  da  gran  tempo  da'  più  dotti  criti- 
ci (4.)  a'  quali  fi  può  ricorrere  da  chi  ne 
fufle  curiofo .  Il  fine  della  lingua  è  fiato 
fcmpre  quello  di  fpiegare  ad  altri  i  proprj 
fentimenti  •  Le  operazioni  umane,  gli  appe- 
titi, i  bifogni,  gli  affetti,  i  timori,  le  fpe- 
ranze  ,  l' allegrezza  ,  i  defiderj  ,  e  quanto  é 
neceflario  all'  uomo  Fi  lieo,  e  all'  uomo  Mo- 
rale, fu  l'ogetto  delle  lingue,  e  de'difcorli* 
§.  j\  Negli  uomini  primitivi  le  paflìonr. 
tutte  furono  più  veementi ,  e  V  impreflìoni 
degli  ogetti  eilerni  più  fen libili  ,  ond'è  ,  che 
palefarono  tali  impreflìoni ,  e  le  graduazioni 
di  quelle  con  varie  modificazioni  del  tuono 

A    3  della 

(4}  Huet.  in  Dcmonftr.  Evang.  Bochart.  in  Phat 
Se  Can.  Budd.  Hiftor.  Ecclef.  Ver.  Teft.  Clcric.  in 
Pentat.  Critic  Sacr.  noe.  in  Gcncf.  Saro.  Shuckford 
in  The  Connexion  of  the  Sacred  and  profane  Hiftory 
Voi.  I.  Book  z.  ove  parla  a  lungo  di  tali  queftioni. 
U  Inglefe  Tomaio  Gatakero  in  una  faa  Diflertazione 
de  Novi  Teftaraenti  Stylo  vuol,  provare  che  è  cofa 
molto  incerta  il  fapere  quali  fieno  le  lingue  Madri ,  e 
pretende  che  la  Latina  non  fia  lingua  Madre  ,  e  ad- 
duce un  nembo  di  autorità,  e  di  etimologie. 


6  t 
deHa  voce ,  e  maniere  di  profeiire  ,  parlan- 
do come  le  paflìoni  dettavano  ,  accorciando 
o  fìrafcinando  la  pronuncia  delle  fiìiabe  ,  e 
filoni  vocali ,  elevando  ,  o  abboffando  la  vo- 
ce in  varie  quantità  di  proporzioni  di  tem- 
pi ,  e  di  mifure  ,  e  di  accenti ,  acciò  da  tal 
modo  di  proferire  ,  potefle  V  afcoitatore  co 
nofcere  il  vario  flato  dell'animo  di  colui, 
che  pronunziava  quel  difeerfo  ,  e  quelle  pa- 
role fecondo  le  varie  medilieazioni  che  ca- 
gionavano nella  modulazione  della  voce  le 
varie  paflìoni  . 

§.  6.  Le  varie  paflìoni  fanno  ne'  corpi 
var]  (intorni ,  e  diverfi  effetti  ,  ed  ogni  pal- 
lone lede  un'organo,  particolare  del  corpo 
relativo  alla  fua  lede  ,  ed  origine  .  li  timo- 
re condenfa  i  fluidi >  e  rillringendo  i  diame- 
tri de'  vafi  ferma  il  moto  delle  parti  ,  fa 
perder  la  voce  ,  fudare  ,  impallidire  ,  trema- 
re ,  flupidire  (y) .  Quindi  e  ,  che  le  voci  del 
timore  fono  interrotte  tremule,  flrafcinate, 
concitate  (6)  perchè  il  timore  produce  una 
fpecie  di  fpafmo  ceri  fuoni  quafi  inarticolati  • 
7.    L' allegrezza ,  e  la  fperanza  dilatan- 

•  do 

•  «  < 

(5)  Vox  quoque  Moetin  jam  fugit  ipfi» 
Obftupui  ,  JUteruntquc  £omac  ,  &  vox  faucibu* 

haejlt  , 

(6)  Omero  lliad.  24.  dice  che  i  Dei   temeano  di 
giurare  ciactrov   crv)o<;  vtPvp ,    1*  orrenda  acqua  di 
Sti.;c.  Quella  pronuncia  òcìYcUutcv   dinota  i  fuoni 
narticolaci  del  timore. 


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do  i  diametri  de'  folidi  rendono  più  agevo- 
le il  cammino  de' fluidi,  onde  i  moni  ,  e  le 
voci  dell'  allegrezza  fono  tutte  oppofte  , 
a  quelle  del  timore,  e  le  voci  fono  fvelte 
rapide  ,  ilari  (7)  . 

§.  8.  All'allegrezza  ed  al  timore  fi  ri- 
ferifcono  tutte  le  paflioni  ,  P  ogetto  del- 
le quali  è  il  timor  di  perdere ,  o  il  de- 
riderlo di  acquiftare  ;  ond'  è  che  a  tali 
paflioni  vengono  a  corri  fpond ere  le  i  n rie  filo- 
ni,  ed  undulazioni  della  Voce,  ond'  è  cliia- 
ro  il  vedere  ,  che  i  fuoni  di  quantità  delle 
fillabe ,  la  Mufica ,  e  la  Poefia  furono  le  pri- 
me fcoverte  degli  uomini  (*)  e  perciò  nell* 
antica  lingua  Greca  la  voce  Adeìnì  Adìn  di- 
notò parlare ,  cantare  ,  modellar  la  voce  ;  e 
quindi  rifulta  ,  che  la  Poetica  eloquenza  fu 
prima  della  profaica ,  giacche  Cadmo,  Eca- 
teo,  e  Ferecide  riduttero  i  primi  Peioquen- 

A    4.  za 

(7)  Siccome  nella  meftizia  fi  ufano  i  Tuoni  Spondai- 
ci .  Conflitti  atque  cculis  Phrygia  agmina.  circutnfpc- 
flit,  Virgil.  Aen. 

Cosi  nel /allegrezza  i  fuoni  Dattilici 

Inde  ubi  darà  dedit  foniium  tuba  ,  finibus 
omnes 

Haud  mora ,  proJUuert  fuis  .  .  ♦  ♦ 
Virgil. 

(*)  La  profa  ha  potuto  eflere  la  prima  lingua  imper- 
fetta rma  quando  cominciò  a  coltivarli  l'eloquenza ,  tutto 
Ji '  fcrijfi  tn  vetji  ,  ed  i  verfi  furono  ufati  in  tutte  le 
prime  Iftorie  ,  nelle  leggi  ,    ne*  monumenti  publici . 
•Si  veda  la  grande  Enciclopedia  artici,  trofc. 


8 

2a  Poetica  alla  profa  (8)  come  cofla  da 
Strabene,  ed  altri  antichi  Autori.  Se  il  Si- 
gnor di  Voltaire,  panando  del  Trinino  (9) 
ave(Te  riflettuto  bene  ,  che  la  Poefia  o  me- 
trica ,  o  ritmica  fu  fempre  anteriore  alla 
profa,  ncn  fi  farebbe  meravigliato  che  quaji 
tutte  le  nazioni  del  Mondo  abbiano  avuto  Poe- 
ti prima  di  avere  ogni  altro  genere  di  Scritto- 
ri :  e  molto  meno  0  vrebbe  detto  ,  che  la 
Poefia  è  più  naturale  agli  uomini  di  quel  che 
fi  crede .  La  Poefia  non  è  naturale  folamen- 
te ,  com*  Ei  dice ,  ma  e  la  prima  lingua 
.dell'uomo  cioè  quella  nella  quale  fi  fcriffero 
le  prime  leggi,  le  prime  Cronache,  le  pri- 
me iflorie  ,  le  prime  Cofmcgonie  .  L*  Epici 
Poemi,  e  PEpopcje  furono  le  prime  anti- 
chi (Time  narrative  ,  o  fiano  illorie  ,  c  difeor- 
fi  (10).  Le  prime  leggi,  le  prime  Cofmo- 
gonie  ,  le  prime  iflorie  >  le  prime  feienze  , 
i  primi  filofofici  infegna menti  furono  in  ver- 
fi.  Le  voci  Nornoi,  odi  ,  dinotarono  leggi, 

can- 

(S)  Si  veda  l'opera  Jnglefe  intitolata  An  Enquiry 
imo  the  life  and  writiffgs  of  Homer  Se&.  pag.5^. 
London  1736.  Nella  grande  Encyclop.  artici.  Prof* 
li  dice,  che  pria  di  Ferecide  furonvi  libri  in  profa. 

(p'j  Voltaire  Fflay  Tur  le  Poefie  F piqué  Chap.  V. 
M.  le  Batteux  crede  che  la  profa  abbia  preceduta  la 
Pcefia ,  ma,  o  erra,  o  dovea  diftinguere.  Se  parla 
delle  prime  voci,  e  delle  prime  origini  delle  parole, 
che  eran  pochi  fuoni  mal*  intefi ,  e  usai'  ordinati ,  nien- 
te fc  ne  può  dir  di  predio.  Ala  fe  fi  parla  di  ordina- 
ta eicque»iay  la  prima  eloquenza,  è  (lata  la  poetica. 

(ioj  Epos  dinota  d.fcoifo,  narrativa  in  Greco  • 


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cannoni ,  e  preghiere  a'  Dei  ■  Le  antiche  Co- 
medie  ,  e  Tragedie  fcritte  in  verfi  quafi  prò 
faici  ,  e  giambici  furono ,  e  fono  i  modelli 
de'  familiari  primitivi  diicorfi,  ed  azioni  li- 
mane, e  i  quadri  i  più  vivi  dell'antica  elo- 
quenza (n)>  che  fu  detta  lingua  de'  Dei, 
e  della  quale  V  origine  fi  attribuì  a  Mercu- 
rio, e  ad  Apollo  (12).  Gli  antichi  Dei  de1 
Greci,  e  degli  Egiziani ,  fono  i  caratteri  de- 
gli uomini  primitivi  e  gP  inventori  delle  ar- 
ti ,  e  delle  fcienze  ,  a  taP  ogetto  deificati 
tra  gP  idolatri  come  fi  è  da  molti  favj  di* 
moftrato  (13). 

§.  $>.  Le  primitive  lingue  non  confi- 
fleano  ,  fe  non  in  voci  femplici ,  e  fpeffo 
morofiiJabe  ,  e  di  fuono  uniforme  ,  perchè 
poche  erano  le  primitive  idee.  Quando  poi 
la  lingua  fi  vidde  fcarfa,  e  Pidee  crefciute, 
fi  variarono  le  compofizioni  delle  parole,  i 
fuoni ,  e  la  quantità .  Quindi  è  che  con  po- 
chi nomi  foflantivi  efprimeano  molte  imag- 
gini,  ed  i  ncmi  aggettivi  nelle  antiche  lin- 
gue 

-  « 

(11)  Blackwell  nell'opera  Tnglefe  intitolata  Enquiry 
imo  life  and  Writings  of  Homer  Seti.  3.  pag.  49. 

(li)  Orazio  dice  che  Mercurio  formò  feros  cultus 
hominum  recentum  Voce\  e  poi  lo  dice  curvae  lyrae 
parentem  per  farci  vedere  la  primitiva  eloquenza  Poe- 
tica attribuita  a  Mercurio.  V.  Horat.  Carm.  libr.  L 
Cd.  io. 

(13)  Si  può  vedere  Palefato  celi'  opera  «rtpj  à^t^-af. 
Mylord  Bolingbcoke  Effay  the  founh  Scfo  16. 


ì 


1 


IO 

.gue  fonò  podEuflimi  (14.) Non  (1  offèrvaro- 
jono  variazioni  molte  di  tempi,  di  modi, 
di  numeri,  di  cali  di  perfone,  di  verbi,  di 
Domi ,  porche  le  idee  juon  erano  didime  • 
JPer  dire  che  Caino  per  efempio  ricercava  A- 
beìfi  con  premura  ,  fi  dicea  Olino ,  Cane  ,  A- 

^  §.  io.  Molto  tempo  ci  volle  per  perfe- 
^ionarfi  le  Società  ,  e  le  lingue  ,  e  per  paf- 
iìttfi  dagli  urli,  e  dalie  grida  confale,  e  da' 
fegni  alle  parole  articolatele  dalle  parole  ar- 
ticolate a'  ,difcorG ,  a'  periodi ,  a'  rudimenti 
delle  lingue,  a9  loro  precetti,  glia  maniera 
sd'in/egnarle  e  fludiatle  .  tìl'  lflorici  ci  rap- 
prefentano  i  progrefiì  delle  lingue,  delle  ar- 
ri ,  delle  feienze ,  e  delle  Società  (  febbene 
.  quegli  iflorici ,  che  ciò  f^nno  fian  pochiffi- 

mi 

^      #  >  • 

»  ■ 

(14)  Cosi  nella  lingua  Ebraica  per  dire  Uomo  fe- 
roce ,  Uomo  .vile  diccaao  Uomo  Leone ,  Uomo  Pecora 
perchè  aveano  oflervata  la  ferocia  del  Leone  ,  e  la 
viltà  della  Pecora.  Shuckford  Conex.  of  the  Sacred 
-and  Profane  Hiftory  Tom.  f.  Hook  2.  pag.  1 1 5. 

(15)  Shuckford.  loc.  citat.  Si  ponno  vedere  gli  Au- 
tori tutti  che  hanno  fcritto  fagl  idiotifmi  delle  lingue 

•  Orientali ,  idiotifmi ,  che  farebbe  lunga  e  uojofa  cofa 
a  riferire  .  E' una  fchiocchczza  il  voler  giudicare  da  tali 
idiotifmi,  (è  tali  liugue  per  quelli  idiotifmi  abbiano  a 
crederi  più  ,  o  meno  .perfette  ,  perchè  noi  come  non 
contemporanei  all'epoche,  nelle  quali  tali  lingue  fi 
parlavano,  non  poflìamo  acquiftarné  il  genio,  l'indole, 
1  gufto,  e  molto  meno  giudicarne,  come  ben  potfiatn» 

-  giudicare  della  lingua  natia  ,  e  patria  ,  nella  quale  fo- 
Jp  poflìatao.  tuir  giudici  competenti. 


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mi ,  giacche  per  Io  più  il  volgo  di  effi  em- 
oie le  carte  di  avvenimenti  inutili ,  e  nomi, 
ed  epoche  aride  di  Cronologia  )  ma  raro, 
y  mai  ci  fanno  vedere  le  caufe  occafionali 
di  tali  fviiuppi  ,  e  la  fiiofofica  ifloria  de' 
m  ed  e  fimi  • 

§.U.  E'  verifimile  ,  come  fi  è  accen- 
nato ,  che  gli  uomini  per  efprimere  i  pri- 
mitivi bifogni  fian  pattati  dalle  grida  ed  ur- 
li a'  fegni,  da'  fegni  alle  voci  articolate, 
che  poi  fi  fono  imparate  ad  imitare  a'  ra- 
gazzi ,  i  quali  appunto  cominciano  a  fpio- 
gaifi  con  grida,  fegni,  e  urli  ,  e  poi  ven- 
gono alla  pronuncia  articolata»  L' ifloria  de' 
ragazzi  e  P ifloria  delle  origini  delie  Società. 

§.  12.  Le  cofe  le  più  familiari  alle  na- 
zioni le  più  antiche,  che  hanno  confervata  la 
foro  lingua  dice  un  Francefe  fcrittore,  fono 
efpreflè  in  monoGllabi .  Cosi  negl'  idiomi  del 
Nord  Zon  dinotò  Sole ,  Moun  Luna  ,  See  il 
mare,  fius  fiume  >  Man  uomo,  Kof  la  tefla* 
Boum  aibero,  Drink  bere,  march  marciare  , 
Shlaff  dormire.  L' ifleflò  può  dirfi  del  lin- 
guaggio Chinefe  (16).  Ma  non  fempre  ,  ne 
in  tutto  vera  è  quella  oflervazione  ,  perche 

le 

(ié)  Pbil.dc  l' hift.  Non  fi  piiò  comprendere  coti  qual 
logica  tal* Autore  abbia  voluto  ciò  dire.  In  ogni  lin- 
gua più  antica  avrebbe  potuto  trovare  efempj  di  voci 
monoftllabe,  e  polisillabe  .  Avrebbe  dovuto  oflervate  il 
Vocabolario  delle  anticbe  lingue  della  Perda  nel  Zend 
Avelia  tradotto  in  Francefe  da  Mi  Anquetil.  Tom.  J. 
pag.  433.  fino  alla  cag.  ' 


le  lingue  Orieniali  abbondano  di  pnrole  di 
più  fìliabe  y  ed  ultimamente  fi  fono  (coperte 
iDoltiflìme  parole  di  più  fiilabe  ne'  feivaggt 
delF  ifola  di  Otahiti,  o  Tarmi,  la  lingua  de* 
quali  è  melodiofo ,  e  fcarfa  di  con  fonanti,  e 
aliai  più  dolce  delle  altre  lingue  Orientali  , 
eccettuata  la  Greca.  Nella  lingua  di  Othaiti 
Oama  dinota  il  petto ,  Outou  la  bocca  ,  oboo 
il  ventre,  Aaa  la  radice ,  Mahanna  il  fole, 
Malama  ia  luna  ,  Mao.  mangiare  ,  Inoo  be- 
re (17).  V  idioma  dell'  ifola  della  Nuova 
Zelanda  tanto  poco  dirìerifee  da  quelle  deli* 
ifola  di  Otahiti ,  che  anzi  lembra  un  dialet- 
to di  quello  di  Otahiti  (18).  L' ifteflo ,  può 
dirli  della  lingua  della  Nuova  Olanda  (ip), 
e  di  quella  dell'  ifola  di  Savu  (20)  ,  come 
ahresi  dell'  idioma  delle  itele  della  Società 
del  quale  nell'  ultimo  volume  del  2.  viag- 
gio del  famofo  Inglefe  Cook  vi  è  un'ampio 
vocabulario.  Rifulta  quindi,  che  abondando 
tali  lingue  di  vocali ,  e  di  parole  di  molte 

- 

(17)  V.  The  Voyagé  of  Cook.  Thè  flrft  Voyage . 
Book  1.  Chap.  19.  ivi  fi  porta  un  Vocabolario  della 
lingua  di  Otahiti ,  i  Dei  de'  quali  hanno  nomi  polifii- 
labi.  La  prima  Deità  è  Taroaui  hetoomoo  l'altra  IV- 
papa,  e  lettowmatat^o ,  loro  figlia  ,  e  i  Dei  inferio- 
ri detti  Èatuas .  .  .  \ 

(18)  The  firft  Voyage  of  Cook  Book  2.  Chapt.ii., 
ove  fi  rapporta  un  Dizionario  di  tal  lingua. 

(19)  Si  veda^  il  picciol  Vocabulario  di  tal  lingua 
Yoyage  /.  of  Cook  Book.  3.  Ghap.  6. 

(20)  I.  Voyage  of  Cook  Book      Chap.  19. 


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fillabe,  come  P  ideilo  fi  può  oflTervare  nell* 
idioma  degli  Uttentotti  (21),  deefi  conchiu- 
dere che  l'autore,  che  truova  i  monoGllabi 
nelle  lingue  primitive  de'  popoli  inculti ,  co- 
me adduce  gii  efempj  delle  lingue  del  Nord 
dell'Europa  ha  molte  objezioni  da  fuperare 
in  molte  lingue  de' felvaggi,o  dovrà  dire  che 
tali  popoli  inculti  non  confervano  la  primi- 
tiva lingua .  Si  vede  dunque  che  colui ,  che 
ha  creduto  di  avere-  introdotta  la  Filofoiìa 
nelP  iftoria  ,  ha  fpeifo  ,  e  molto  errato  ,  e 
V  iflefib  è  accaduto  a  molti  altri ,  che  hanno 
fcritto  varie  rifledìoni  fulle  origini  delle  lin* 
gue  (22),  materia  trai  dotti  ofcurifiìtna . 

§.  13.    Tutte  le  nazioni  contrattano  fui 
primato,  ed  eccellenza  delle  lora  lingue,  co- 
me 

{2\)  Vedali  il  Voyagc  de  Kolben  Gli  Ottentotti, 
la  lingua  de'  quali  è  povera  ,  e  felvaggia  hanno  nel 
loro  idioma  parole  di  più  tillabe  ,  e  piene  di  definenze 
ia  vocali  Eccone  alcuni  efempj.  Chauna  ,  agnello, 
Kamma  V  acqua ,  Hacqua  ,  il  Cavallo,  Cboaa ,  il  gatto, 
Kuanckau,  Stella,  Gamkamma,  Terra,  Quaouw ,  tuo- 
nare, Toya  vento,  Congom  violino,  Surri>  Sacerdoti» 
L'ifteflb  fi  può  oflervare  di  molte  lingue  Barbare  A- 
f ricane ,  e  dell'America. 

(12)  Vedafi  YHiftoire  NaturelU  de,  la  parole  ,  ou 
precis  de  V  origin  du  Langa^e  ,  &  de  la  Grammaire 
Univerfelle  par  M.  Court  de  (jebelins  in  8.  Paris  1776. 
Si  veda  l'Eflay  fur  le  langues  par  M.  Sablier  in  fi- 
Paris  1777-,  e  l'opera  Inglefe  intitolata  Via  delle  pa- 
role alle  cofe ,  e  delle  colè  alle  parole .  The  vay  to 
"VPords  by  things,lo  things  by  Words ,  libro  fcritto  dal 
Signor  Clcland,  e  fi  veda  il  Sig.  V  ico  nella  Scienza  Nuova, . 


me  tutte  le  famiglie  contrattano  della  loro 
nobiltà,  ed  antichità  fenza  faperne  per  Io 
più  V  origine.  Sonovi  grandiffiine  qaeftioni 
fulla  lingua  primitiva.  L'  Ebraica,  la  Caldai- 
ca, la  Siriaca,  l'Araba*  la  Cinefe  hanno  tut- 
te i  loro  difenfori  (23),  ed  i  loro  partigiani. 

$.  14.  Le  variazioni  ,  e  mutazioni ,  e  di- 
flinzioni  delle  diverfe  lingue  dipendono  dal- 
le varietà  de'  climi  ,  dalia  bruttura  diverCi 
degli  organi  della  parola  ,  dalia  maggiore  , 
o  minore  cultura  delia  nazione  ,  dallo  (lato 
del  commercio  9  e  delle  arti  ,  della  picco- 
lezza, o  grandezza  dell'idee.  JE  ficcome  il 
famofo  Come  di  Buffon  oflTerva^he  le  uma- 
ne fifonomie  variano  fecondo  i  climi,  verità, 
eh'  egli  d'inoltra  colf  libri  a  naturale  ,  cosi 
T  Inglefe  Shuckford  avrebbe  potuto  riflette- 
re ,  che  le  lingue  variano  co'  climi  e  colle 
nazioni  (24).  Il  commercio,  le  nuove  idee, 

(33)  Si  veda  Walton  Prolcgom.  in  Polyglott. ,  Mcr- 
ecro,  Buftorfio,  Bochart  ,  ed  altri,  ehe  con  tanto  ca- 
lore contrattano  fulle  lingue  Madri  ,  molte  delle  quali 
lingue  fono  Madri  riguardo  alle  altre  lingue  da  effe 
derivate ,  e  dipendono  nel  tempo  iltefTo  da  altre  .  L'i- 
dioma Latino  è  lingua  Madre  riguardo  alle  lingue  vi- 
renti ,  ma  il  Latino  è  derivato  dal  Greco  ,  e  dall'  E- 
trufeo,  e  dal  Sabino ,  TEtrufco  dal  Celtico  ec.  il  Geo- 
grafo Hubner,  i  di  cui  direrfi  sbagli  fono  flati  ofler- 
vati  da  un  moderno  Autore  (  Queft.  Tur  l'Encycl.  art. 
Geographie  )  dice  che  tre  tono  in  Europa  le  lingue 
Madri . 

(24)  Shuckford.  Connex.  of  the  Sacred  and  Profane 
feiftory . 


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le  perfezioni  di  tali  idee,  la  Cultura  cambia- 
no le  lingue,  e  da  tali  circoflanze  deriva  il 
fecol  di  oro  ,  o  di  argento,  o  di  ferro  delie 
medefiroe  :  L'ufo  ,  il  tempo ,  P  età  ,  il  {Ule- 
ma di  penfare  ,  il  coftume  varia  le  lingue  , 
e  le  migrazioni  de'  popoli ,  cioè  P  itrcurfiont 
ed  efcurfioni  di  quelli ,  circoftanze  fulie  qua- 
li molto  avrebbe  potuto  riflettere  il  citato 
Shuckford « 

§.  ly.  Le  lingue  perfezionano  ìe  facoltà 
dell'  anima  ,  e  dell'  intelletto  ,  perchè  èffe 
fervono  d' iftrumento  per  moltiplicar  V  idee  > 
e  fiflTarleje  le  facoltà  dell'  intelletto  perfezio- 
nate, perfezionano  a  vicenda  le  lingue.  Le 
lingue  delle  nazioni  le  più  barbare  fono  le 
più  povere  e  mancano  di  termini  di  arti  , 
d' idee ,  di  tutti  i  vocaboli  di  raifure  quan- 
titative, di  quelli  delle  faenze. 

§.  Coloro,  che  queftionano  full*  in- 
trinfeca  miglioria  di  una  lingua, e  fue  pre©- 
minenze  fopra  P  altre  ,  e  fe  tale  lingua  fia 
più  adattata  alle  feienze  ,  arti ,  eloquenza  ec. 
errano  ,  perchè  decidono  full'  ufo  che  fi  è 
fatto  di  quella  lingua,  e  dall'ufo  dipendono 
tutte  le  qualità  delie  lingue .  Non  eran  cS 
loro  intima  natura  le  lingue  Egiziana  ,  Greca, 
Latina  ,  Italiana  ,  Francefe ,  Inglefe  &c.  pro- 
prie e  adattate  dalle  nazioni ,  nel  formarle  , 
alle  feienze  ed  art?  ma  le  Gerenze  ed  arti 
modificaron  tali  lingue  ,  e  le  refero  eulte  , 
ed  applicabili  a  loro  fleflè  •  L' ufo ,  che  fi  è 
r^o ,  o  che  fi  fa  delle  lingue  t  ha  modifi- 
cate 


cade,  e  le  modifica  a  tutto.  La  barbarie  ,  o 
cultura  degP  ingegni ,  i  fecoli  barbari ,  o  cult! 
fanno  la  barbarie ,  e  coltura  delle  lingue,  ed 
i  loro  felici ,  o  infeliciflìmi  tempi  •  òi  può 
ciò  chiaramente  vedere  dandoti  da  chifia  un 
fiiofoHco  fguardo  full*  epoche  di  tutte  le  lin- 
gue antiche,  e  moderne.  Non  può  niegarft, 
che  talune  lingue  fieno  più  Aerili,  meno  ar- 
moniche, meno  adattate  a  certe  fcienze  ed 
arti;  ma  tali  difetti  nafcono  appunto  dalie 
nazioni  ,  nelle  quali  tali  lingue  fi  parlano  , 
nazioni  che  faranno  aliai  più  delle  loro  lin- 
gue rimote  dal  buon  gulìo ,  giacche  un  de* 
primi  paflì  di  una  nazione  che  s'illumina  è  P 
arricchire ,  ed  abbellir  la  propria  lingua ,  ed  c 
verità  troppo  nota  ,  che  P  antica  lingua  de' 
Celti ,  Welchr ,  e  Brittoni  0  é  oggi  da'Fran- 
cefi ,  ed  Inglefi  refa  aflai  piacevole  9  ed  ar- 
monica per  la  cultura  di  tali  nazioni ,  ed  au- 
tori di  buon  guflo  ,  che  fono  fioriti  molto 
in  tali  climi  (25). 

§.  17.  Così  noi  veggramo  che  la  cultura 
delle  primitive  lingue  andò  parallella  colia 
cultura  dello  Stato  politico  delle  nazioni  ;  e 
l'eloquenza  giunfe  nel  fuo  più  alto  grado 

quan- 

Dì  Pape  duTe  il  Voltaire,  qu'il  a  reduit  les 
JlftUmens  aigres  de  U  trompetu  AiigLùfi  aux  fons 
clou*  de\  La  Jluu ,  e  l'ifteùo  Autore  in  molti  luoghi 
delle  file  opere  ha  (Viluppati  i  mottiri  del  publico  gra- 
dimento, eie  ha  incontrato  in  Europa  l'idioma  Fran- 
cefe- 


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*7 


quando  tra  que'  popoli  vi  furono  affari  di 
grandi  confcguenze  a  trattarli .  Gf  imerefli 
de1  varj  partiti ,  T  arte  di  vantaggiare  tali 
intereflì  ,  il  defiderio  di  dominare,  1*  arte  di 
celar  tal  defiderio  por  meglio  riufeirvi ,  pro- 
dulie  nelle  antiche  Società  P  eloquenza  (26). 

Gli  antichi  difeorfi  eloquenti  erano  più 
rari  ,  e  più  eflraordinarj  ,  e  fi  faceano  con 
grande  corni-nozione  di  animo,  e  fi  apri- 
va contemporaneamente  V  adito  alla  fantana, 
e  alla  bocca,  ed  erano  i  difcorfi  ampollofi , 
pieni  di  tropi,  di  figure,  traslati ,  e  metafo- 
re. Il  parlare  tra  que*  popoli  ,  ed  in  quei 
tempi  ,  cioè  P  eflere  Filofofo ,  Poeta,  ed  O- 
racorc  fecondo  P  idee  che  fi  attaccavano  alla 
parola  Fari  ,  alla  voce  Fata,  era  affare  di 
gran  momento  ,  e  tale  era  ancora  l'arte  del- 
la fcrittura  >  e  lettura  ,  che  lì  crederono  ope- 

a  xa- 
• 

(16)  L'Inglefè  M.  Blackwell  nell'opera  fette  ri- 
cerche fulla  vica ,  e  fcritti  di  Omero  ,  caratterizza  per 
Jemplice  y  libera  ed  illimitata  l*  antica  eloquen^-i  ,  co- 
me la  vita  degli  antichi  era  tale,  e  che  però  coi  cre- 
feere  le  controverfie,  gì' intere/fi.  degli  (tati  ,  e  la  po- x 
litica  venne  l'eloquenza,  e  l'arte  di  perfuaderc.  in- 
diamolo nell*  originale  --  The  politick.  Sryle  grew 
mih  their  Conftitution  ,  and  was  at  its  height  when 
they  had  moft  affairs  of  that  Kind  and  of  the  greueft 
confeguence  to  menage,-  and  when  a  rough  warlike 
People  had  ftropp' d  there  of  the:r  Liberty,  they  had 
recourfe  to  Philofophy  and  Leacning  .  Tney  Councils 
of  a  free  State  are  menaged  .  by  learning  ,  which 
quickly  introduce  eloquence  aid  the  arts  ofperfuafion. 


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i8 

razioni  Magiche  (27). 

$.  18,  iira  creduta  cofa  cosi  difficile,  ed 
importante  in  quei  tempi  il  difcorfo  ,  che 
gli  antichi  prima  di  cominciare  le  loro  nar- 
razioni prevenivano  gli  afcoltatori  ,  che  elTx 
aprivano  le  loro  bocche,  che  fcioglieano  le  loro 
lingue,  che  innalzavano  le  loro  voci,  che  mo» 
veano  le  loro  labbra.  Quelli  preamboli  fipon- 
no  oflervare  in  tutti  i  più  antichi  Inni,  Can^ 
zoni,  e  Poemi  di  qualunque  nazione  •  Quin- 
di fono  derivate  le  introduzioni  ,  che  noi 
veggiamo  ne'  Poemi  di  Orfeo ,  Efiodo  ,  O- 
mero  ,  Virgilio  ,  ed  altri  (28).  Quelle  intro- 
duzioni erano  fufleguite  dalle  invocazioni,  col- 
le quali  s1  implorava  V  ajuto  di  quelli  loro 
Dei  ,  cioè  di  quelli  primitivi  Eroi ,  ed  Eroi- 
ne ,  che  fi  erano  creduti  gì*  inventori ,  e  gli 
autori  di  quelle  cole,  che  in  quei  Poemi  fi 
diceano  ,  o  che  fi  fupponeano  i  fautori  di 
quel  genere  di  Poemi  (25)),  Da  tali  antichi 

efor- 

(17)  Speli,  dinota  nelle  lingue  Settentrionali  compii, 
tare  ,  ed  efier  Mago  ,  e  Indovino  ;  ed  i  primi  fegm 
degli  antichi  caratteri  eflendo  fiate  alcune  incifìoni  e 
cine  fagli  alberi,  o  fulle  pietre  ,  alcuni  fegni  naturali, 
o  artificiali  in  certi  baftoni  ,  alcune  cordelline  ,  o  fpa- 
ghi  con  nodi;  perciò  fi  attribuirono,  com'è  probabile 
a*  Maghi  primitivi  molti  di  tali  iftrumenti,  e  fi  diiTero 
Hunae  quelle  antiche  Cifre, e  Cofe  Runiche  dinotò  co- 
fe  Magiche.  Si  veda  Olao  Vormio  de  Litterat.  Ru- 
aie. 

(a8)  Si  vedano  tali  Autori, 

(1$)  Omero  ,  c  Virgilio  invocano  la  Jffufa  ,  cioè 


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efordii  Tono  nate  le  moderne  introduzioni  u- 
fate  da'  Poeti  Epici  fpecialmente ,  fulle  quali 
poi  coloro  che  vollero  dettar  leggi  in  Poe- 
tica hanna  formati  varj  precetti  fulle  parti 
deli*Epope]d  ,  che  dcono  dover  cominciare 
dalla  Propolìzione  È  indi  accompagnarli  dall' 
invocazione  %  e  poi  feguire  la  narrazione  , 
fenza  eflerfi  dato  a  comprendere  lo  fpirito  , 
e  V  origine  di  tal  collume.  Quindi  è  da  of- 
fervarfì  la  poca  accuratezza  degli  autori  di 
tali  offervazioni  circa  i  Precetti  Poetici  . 

§.  ip.  E'  dunque  mauifetto*  che  la  pri- 
ma eloquenza  eflendo  flata  tutta  poetica,  firn  - 
bolica,  e  fantaflica  ,  e  quindi  cofa  difficili!*- 
fima ,  e  da  pochi  £  derivarono  quelle  invo- 
cazioni che  fi  faceano  da  coloro  ,  die  co- 
minciavano le  loro  narrative  ,  quali  erano 
precedute  da  una  brieve  propolìzione*  Que- 

B  x  Ila 

Calliope  ,  Dea  dell*  eloquenza.  Lucrezio  Venere  ani- 
matrice della  natura.  Churchil  Poeta  Inglefe  diffe  che 
le  antiche  invocazioni  de*  r'oeri  Greci  erano  uiv  vero 
atto  di  uJora^ione ,  e  non  una  formalità  dell*  arte .  Si 
veda  il  Poema  intitolato  The  Ghoft  Book  ».  pag.149. 
London  1776. 

Un  altro  Jnglefe  Filofofo  ,  che  taluni  credon  che 
£a  un  Poeta  in  profa  dice  che  le  antiche  Invocazioni 
derivarono  dal  juriofo  eniujiafmo  ,0  imbarazzo  di  meo* 
te,  o  dal  coftume  antico.  Così  l'Autore,  delle  Letters 
on  the  Kntbulìafm  (  Aìylord  Miaftsbury  )  nel  princi- 
pio .  Cofìui ,  o  finlè  di  non  fapcre  ,  o  non.  feppe  le 
origini  delle  antiche  invocazioni ,  o  volle  dir  parole ,  c 
non  cofe  ,  come  è  accaduto  a  molti  Platonici  pid  del 
dovere. 


r 


fla  è  l'origine  degli  efordj  poetici  Greci,  e 
Latini ,  come  neh"  Iliade  Iram  cane  Dea  ,  e 
nell'  Odiflea  ,  Virum  mini  die  Mufa.  Ed  in 
Virgilio  Mufa  miki  caufas  memora.  E  nelP 
Arioflo. 

,  .      Le  cortefie  ,  le  audaci  imprefe  io  canto  . 
Piacciavi  genero  fa  Erculea  prole, 

* 

e  nel  Tatto 

i 

Canto  V  armi  ec. 

Tu  magnanimo  Aljonfo  ec. 

• 

Ecco  come  negli  amichi  tempi  l'eloquen- 
2a  era  cofa  difficile ,  e  rara  .  Tutto  ciò  fi  è 
offervato  dall'  Inglefe  Mifier  Blackwell  ,  le 
cui  energetiche  parole  riferiremo  nella  fua 
lingua  originale  (30). 

$.  20. 

* 

(50)  The  ancicnt  (peak,but  feldom,  and  never  long 
without  cmotion  .  Èut  when  in  their  own  phrafe 
they  open  their  Mouth  ,  and  givc  a  lofe  to  a  fìery 
imagination ,  they  are  poecical  ,  and  fìlli  of  Aletaphor. 
Speacking  among  fuch  a  pcoplc  is  a  raattcr  of  Tome 
moment,  as  wc  may  gather  from  their  ufual  introdn- 
tlions  ,  fbr  before  they  begin  to  dcliver  their  thou- 
ghts,  they  gire  notice  ,  theat  they  open  their  raouths, 
that  they  will  uoloofè  their  torgue  ,  that  they  will 
utter  their  Voice,  and  prononce  with  their  lips.  The- 
fe  preambles  bear  a  great  refemblence  to  the  old  forms 
of  introdudtions  in  Homer,  Heiìod ,  and  Orpheus,  in 
wich  they  are  fometilloes  fomwed  by  Virgil. 

BUckwtU  Enquiry  imo  lift  and  jPriiings  of  Ho» 
mtr  . 


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  .  ; 


ai 

§.  20.  Un  degli  oggetti  della  primitiva 
eloquenza  ,  e  deli*  antiche  narrazioni  fu  V  i- 
flruzione  degli  altri ,  e  de'  polteri  Tulle  idee, 
che  i  primitivi  popoli  aveano  circa  i  tìfici 
cambiamenti  ne'  fenomeni  dell'  Univerfo,  V  i- 
floria  naturale  del  quale ,  e  le  fucceflìoni  di 
tutti  i  capi  delle  famiglie,  e  degl'  inventori 
delle  varie  arti  ,  e  fcoperte  utili  ci  rappre- 
Tentarono  col  velo  allegorico  ,  metaforico  , 
mitologico  e  Poetico  ,  onde  i  primi  amichi 
corpi  di  eloquenza  furono  le  antiche  Cofmo- 
gonie  ,  che  i  Greci  profani  di'Tero  ancora 
Teogonie ,  e  Geogoniey  ond' è  che  i  primi  O- 
ratori  furono  non  folo  i  primi  Poeti ,  ma  i 
primi  Cofmologirti ,  come  Lino  Mufeo,  Or- 
feo, Hermes,  Omero  ,  Efiodo.  Ci  fornellini- 
Arano  altresì  gli  efemp]  di  Gmil  millo  di  e- 
loquenza  ,  febbene  in  profa,  alcuni  pezzi  de- 
gli antichi  codici  di  Zoroafìro  ,  V  Edda  degli 
Scandinavi! ,  i  Vedam  de'  Bramini ,  i  King 
de*  Cinefi  ,  ne'  quali  vi  è  un  miflo  d' iftorie, 
mitologie  ,  e  Cofmogonie  allegoriche  .  L' i- 
flefla  eloquenza  li  può  olfervare  ne'  fram- 
menti di  Piipay,  di  Saady  ,  di  Lockman  ,  ed 
altri  Orientali  ne'  frammenti  confervatici  da 
M.  d'Herbelot  (31). 

§.  21  «  Confimile  eloquenza  fi  offèrva  ne' 
Poemi,  e  Canzoni  degli  antichi  Celti,  e  Drui- 
di, e  de'  loro  Poeti,  o  Bardi  (32),  i  qua- 


li) li  Eard,Poen  d*'§cki,  ed  i  Bckdd  ,  plura* 


B  3 


li 


le  , 


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li  aveano  ancora  come  le  altre  antiche  na- 
2Ìoni  conferiate  in  verfi  Je  loro  leggi  fono 
certe  brievi  fentenze  a  guifa  di  oracoli,  com* 
erano  le  Rethrae  de'  Lacedemoni  (33)  e  fi 
diceano  preflo  i  Druidi  tali  leggi ,  giudiy 
celejii  (34)  . 

§.  22.  La  Mitologia  ,  gli  emblemi  ,  i 
(imboli ,  i  gerogli fichi,  le  allegorie  furono  le 
caratteriftiche  della  prima  eloquenza  ,  come 
i  fegni  per  i  quali  coloro  ,  che  per  iflituto 

non 

le,  erano  i  Poeti,  i  Filcfofi,  i  primi  letterati  di  quel- 
la nazione  divifi  in  pid  cla/fi  per  infegnar  pili  feienze, 
ed  erano  i  primi  eloquenti ,  ed  i  profefTori  di  ogni 
Scienza ,  ed  i  fuppofti  Profeti  di  quella  nazione .  Fri- 
vardd  era  colui  che  inventava  certe  feienze  tra  loro  . 
Pofvardd  colui  che  (èguiva  tali  infe&namenti;  e  vi  era- 
no  altri  Bardi  dediti  alla  Spiega  delle  imprefe,  e  ftem- 
mi  delle  famiglie  .  Da'  Kardi  fi  eleggevano  coloro  che 
diceanfi  Profeflori  di  faenze  Ollamh  ,  che  aveano  il 
loro  Capo  detto  Ard  — Ollamh  ,  o  fia  Arcipoeta. 
Quefti  Druidi  ebbero  un'altra  ClaiTe  di  Letterati  detti 
da'  Greci  Ouateis  ,  e  da'  Romani  Fates  ,  e  da'  Celti 
Faidh ,  die  erano  Dottori  in  Fifìca  ,  e  nelle  loro  cofe 
di  religione,  come  gli  Auguri  de'  Romani,  che  fi  pre- 
fero da  taluni  per  incantatori,  o  Maghi,  o  Savj  come 
li  diiTero  da' Perfiani  dalla  Voce  Mog>  Magdim.  Th. 
Hyde  Hiftor.  Rei.  Vct.  Pers  -  Ta'es  Queftions  abouc 
the  Druids>  c  Je  rifpofte  di  Miller  Jones  a  tali  Que- 
ftioni ,  e  1*  Aut°re  dell'  Hiftory  of  Druids . 

(33)  Vnr?at»  La  voce  pVrpai  dinotò  fecondo  taluni 
oracoli ,  fecondo  altri  brievi  parole,  convenzioni,  pat- 
ii ec.    Si  veda  il  Mazzocchi  nel  Commentario  fulle 
Tavole  di  Eraclea.  Part.l  pag.235.  Neap./7*4-  ap1"1- 
Geflar. 

(34)  Si  veda  la  citata  Hiftory  of  the  Druids. 


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2? 

non  Jovean  parlare  ,  b  non  poteano ,  dife- 
gnavano  le  varie  cofe  (35-). 

§.  23.  Per  confervare  ,  e  tramandare 
a'  poderi  le  cofe  degne  di  memoria  ,  oltre 
P  aver  adoprati  i  loro  verfi  ,  i  fimbolt  ,  le 
cifre  ,  gli  emblemi  ,  i  geroglifici  ,  pofero  in 
campo  l'ufo  di  piantare  alcuni  alberi  ,  di 

B    4.  fa- 

(35)  L'arte  di  parlar  per  (imboli  ,  per  emblemi  per 

§eroglifichi  fu  antichiflima  nell'Égitto  ,  e  nella  China, 
i  vedano  i  Geroglifichi  di  Horapollo  e  quei  che  han- 
no fcritto  de'  geroglifichi  Cincfi.  V.  Kecherches  Philo- 
foph.  fur  Us  Egyptiens  ,  &  lei  Chinoit  .1  Caldei  per 
dinotare  i  tempi  dell'anno  ,  e  le  ftagioni  ,  ed  ì  pro- 
dotti della  Terra  in  diverti  tempi,  pofero  nel  Zod  aco 
il  fegno  di  ariete  ,  quello  del  Toro  ec.  Il  fuoco  fu  il 
/imbolo  della  Divinità  tra'Perfiani.  Tutte  le  cofe  di- 
vennero fimboiiche.  PJuche  Hiftoir.  du  Ciel.  Le  anti- 
che Mitologie  fono  (imboli ,  ed  allegorie  piti  lunghe , 
fe  crediamo  a*  Mitologici .  Vi  fono  i  (imboli  ,  ed  em- 
blemi di  Orfeo,  quelli  di  Pittagora  prefio  il  Bruckero 
Hiftor.  Philofoph.  Tom.  I.  Part.  2.  libr.  2.  Cap.  10. 
Se6t.  I.  pag.  1099.  Lipfìae  1767.  apud  Wcidman  ,  il 
quale  Autore  difputa  alTai  delle  vere  origini  di  tali 
icritture  geroglifica  preflo   gli  Egizj ,  libr.  2.  Cap.  7. 
§.  8.  de  rhil.  Aegypt.  Tom.  J.  Si  legga  tutto  quel 
capitolo  ;  e  le  cofe  che  vi  dice  di  Hermes  ,  ed  altri  . 
Erodoto  riferifee  moke  cofe  fimboiiche  de*  Greci  come 
nel  regalo  di  un'uccello  di  un  topo  di  una  ranocchia, 
e  cinque  faette  mandate  dagli  Sciti .  Infiniti  efempj  di 
emblemi  abbiamo  in  tutte  l' Iftorie  .  L'  arte  antica  di 
parlar   per  cifre ,  per  fegni  ,  e  di  fcriver  per  meno- 
grammi  Ri  confervata  ne'  fecoli  barbari.    Du  Can^e 
Gioflar.  Art.  Significare.  UlilTe  Aldrovandi   nella  fua 
lftoria  Naturale  riferifee  a  lungo  gli  ufi  ccrooljficbi 
di  tutti  gli  animali,  e  delle  «ofe  tutte  della  Natura. 


* 


a4 

fabricare  certi  altari ,  di  fegnare  certi*p!etre, 
di  sgruppare  mucchi  di  arene,  di  alzar  certe 
colonne,  e  piramidi,  e  obelifchi,  e  di  fcavar 
certi  pozzi  (36).  L'eloquenza  dunque  ,  la 
Poefia  ,  la  Mufica  ,  la  Pittura  ,  e  la  Scultu- 
ra ,  furono  arti  quafi  contemporanee  ,  e  le 
prime  (latue  ,  e  le  prime  imagini  furono  i 
primi  (Imboli,  le  prime  fcriuure  (37)  ed  i 
primi  rapprefentanti  de'  caratteri  Alcuni 
bafloni  fcorticati  ,  o  dipinti  di  varj  colori, 
o  diverfamente  fegnati ,  alcune  cordelline  an- 
nodate furono  i  primi  (imboli  ,  ed  i  primi 
libri  di  eloquenza  ,  ed  i  primi  Alfabeti, 
da'  quali  poi  vennero  i  varj  caratteri  delle 

po 

(%6\  Per  tramandare  la  memoria  degli  avvenimenti 
{\  fctvivano  di  pietre  gettate  o  conrufamente ,  o  in  cer- 
te fimmettrie,  pietre  oflervate  da  molti  Antiquari»  O- 
Iao  Vormio  nelle  antichità  D  aneli  dice  aver  ricavata  la 
maggior  parte  delle  fue  antichità  Danefi  dalle  ifcrizioni 
Runiche  degli  (cogli  di  Danimarca,-  quelli  fco^li  dun- 
que c  quelle  ifcrizioni  formavano  nel  Nord  un  lftoria, 
ed  una  Cronologia  equivalente  ad  una  Biblioteca  di 
antichità  Danefi  • 

(37)  11  verbo  Greco  y^<pa  dinotò  pingere  ,  c  fcri- 
vere .  'ypetfjLfjLety  ypctQti ,  lettera ,  e  pittura,  yyaQiu*  *  lo 
ftiio  o  iftrumento  da  fcrivere,  ed  il  pennello,  ^pa$et/c 
il  Pittore .  Lo  (crivere  per  geroglifici  fu  una  fpecie  di 
dipingere ,  e  di  fcolpire.  Gli  Egiziani  ne  adornarono  le 
loro  Chiefe  ,  i  loro  obelifchi,  le  loro  grotte,  le  cafle 
delle  loro  mumie .  Di  tali  ornamenti ,  e  loro  lignifica- 
ti ha  lungamente  (critto  il  famofo  Inglelè  Viaggiatore 
III.  Shaw  .  Si  veda*Voyages  de  M.  Miaw  dans  pleu- 
sieurs  provinces  de  la  Barbarie,  &  du  Levanr  Tornea. 
Chap.  V,  pag,  y$.  ad  iCo. 


1 

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pofteriori  nazioni ,  e  le  varie  maniere  di  fcri- 
vere  Tulle  colonne,  su'  mattoni ,  fu'  metalli , 
filile  pietre,  Tulle  pelli,  fui  le  frondi,e  cor- 
teccie  di  alberi  ,  fulle  tele ,  e  Tulle  carte . 

§.  24.  Era  dunque  ne*  primi  tempi  af- 
fai difficile  aver  Y  iftruzioni  primitive  di 
quelle  antiche  dottrine  ,  più  difficile  il  ca- 
pirle ;  e  difficiliffima  cofa  efler  eloquente . 

Chi  furono  i  primi  eloquenti  ?  I  primi  Sa- 
vj  .  Coloro ,  che  fvilupparono  meglio  degli 
altri  i  loro  raziocini  ,  e  che  più  degli  altri 
impararono  a  trarre  delle  oflervazioni ,  e  ra- 
jriocinj  ,  e  confegucnze  da'  fenomeni  ,  che 
redeano.  Non  è  noflro  iflituto  il  defcrivere 
I1  origini  delle  conofcenze  umane ,  come  han 
jatto  varj  Filofofi  fviluppando  P  Moria  delle 
idee  dall'  ifloria  de'  fenfi  (38)  ma  ci  baftt 
^(Tervare,  che  i  primi  capi  delle  famiglie  , 
(  primi  Sav] ,  t  primi  Sacerdoti  Fenicj ,  E* 
giziani ,  Caldei ,  Perfiani ,  Arabi  ,  e  di  ai- 
fri  antichi  popoli  furono  i  primi  eloquenti 
Stimò  quindi  Iamblico ,  che  la  prima  elo- 
quenza fu  così  un  commune  attributo  di  quei 
j)rimi  Sacerdoti  Egiziani  ,  che  Mercurio,  Dio 
dell'  Eloquenza  fi  Aimo  a  tutti  eflì  commu- 
fie,e  quindi  le  loro  invenzioni  fcriveano  fot- 
To  il  nome  di  Mercurio ,  Hermes,  Tot,  o 
Thoyt,  onde  fi  moltiplicarono  air  infinito  i 

Mer- 

(38)  Condillac.  Buffon.  M.  le  Cat  Trait*  des  (cn- 
frtions .  Bonaet  Effay  Analitiche  &  cet. 


26 

Mercurj  Egiziani,  ed  i  libri  a  quelli  attri- 
buiti (35?). 

§.  2j.  Malagevole  dunque, e  difficiliflìma 
cofa  fu  T imparar  l'eloquenza  tragli  antri  di 
quelle  Trofonie  ofeurità  di  que' Savj  del  pa- 
ganefimo ,  che  furono   i  foli  confervatori  di 
quelle  poche  notizie  feientifiche  delle  quali 
faceano  un'  arcano,  non  folo  per  que'  firn- 
boli  ,  e  que*  geroglifichi ,  ma  per  i  fenfi  più 
afirufi  di  que'  fimboli ,  in  modo  che  doppie 
difficoltà  s' incontravano, e  nel  capir  la  fpie- 
ga  di  quelli  emblemi  ,  e  nell'  adattare  i  fenfi 
allegorici  delle  loro  fpieghe,  che  includevano 
allegorie  di  allegorie  ,  e  perfonificarono  le 
^ofe  ,  e  confufero  i  nomi  delle  cofe  conte- 
nute ne1  libri  cogli  Autori  de'  libri  ,  ond'  è 
la  confufione  in  cui  fiamo  ,  fe  Zoroaltro  , 
Hermete  ,  Orfeo  ,  Lino  ,  Mufeo  fian  nomi 
di  veri  Autori,  o  titoli  di  materie  contenu- 
te ne'  loro  libri  ,    come  Mufeo  Collezione 
dotta  ,  Lino  collezione  di  Elegie  querule  , 
Orfeo  Savio*  (4.0) 

§.  26*, 

t 

(30)  Bmck.  libr.  i.  CJap.  7.  $.  ? .  de  Phil.  Aegypt. 
ora  dimoftra  onde  derivarono  i  tanti  libri  di  quei  Sa- 
cerdoti Egiziani  rammentati  da  Jamblico,  i  quali  par- 
lavano di  varie  cofe,  e  traile  altre,  come  dice  Jambli- 
co, mille  libri  de*  Dei  Ceicfti,  mille  de*  Dei  hmpirj, 
e  mille  de*  Dei  eterei . 

(40)  Viri  eruditi  conjiciunt  nunquam  extitiiTc  Mer- 
curium.  Genuenf.  Diff.  PhyC  Hift.  de  rer.  corp.  orig. 
$.  7.  Tom»  V.  Rer.  Metaph.  Le  cofe  di  Zoroaftro  fon 
pofte  in  dubbio  dal  Fabricio  Biblioth.  Gracc.  libr.  !• 

cap. 


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*7 

$  26.   Nelle  opere  di  quefti  autori ,  o  a 
tali  Autori  attribuite  ,  f  eloquenza  Poetica 
che  fu  la  prima  eloquenza  ,  acquiflò  una  for-    •  .  \ 
za  entufiattica  ,  detta  Vis  Emhea,  furor  entheus, 
cntufiafmo  ,  commozione.    Quindi  ad  Apollo 
Deità  dell'eloquenza  Poetica  ,  ed  alle  Mufe 
fi  attribuirono  le  facoltà  cnthee  d'indovina- 
re ,  e  vaticinare,  e  negli  antichi  Oracoli  del- 
le nazioni  rimote  fi  veggono  i  pezzi  di  quel- 
la entufiaQica  ,  fofifìica  ,  e  fimbolica  eloquen- 
za .  Que*  pezzi   fi  dittero  Fata  ,  Ihefphata  , 
Fata  Jovis,  detti  di  Giove  (41). 

§.  27.  L'  eloquenza  antica ,  come  tutte 
le  altre  poche  fcienze  ,di  que*  popoli  de' pri- 
mi tempi  furono,  e  dovean'  eflere  un'arcano 
di  pochiflìmi.  Le  memorie  di  que' pezzi  di 
eloquenza  fi  confervavano  ne'  più  rimoti  ar- 
chivi delle  Chiefe  de'  Dei  Egiziani  e  ne* 
tempj  degli  Oracoli.  Cosi  fi  dice  di  Omero 
di  avere  ce'  fuoi  Poemi  compilati  i  pezzi 
delle  antiche  fantafie  defcritte  nelle  Chiefe  di 

Men- 


cap.jrf.  Si  veda  Desiami.  Hiftoir.  Critiq.  de  la  Philo- 
fophie.  Tom.  i.  pag.  no.  Circa  Mufeo,  Lino,  ed 
Orfeo  mofle  il  dubbio  il  Voffio  nell*  opera  de  Poctis 
Graecis  nella  Tua  Poetica  Cap.  13.  Cicerone  nel  primo 
de  natur.  Deorum  introduce  Ariftotele ,  che  niega  Y  e- 
fiftenza  di  Orfeo .  Si  veda  Criftiano  Efchercbach  Sco- 
Jiafte  degli  Argonautici  attribuiti  ad  Orfeo  ,  il  quale 
fcrifTe  ancora  un  Epigone  de  Poefi  Orphica. 

(4i)  Blackwell  Ricerche  fulla  vita,  c  fcritti  di  O- 
mero .  Vedali  Cicerone  de  Divinat. 


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28 

Memfi  in  Egitto  (42) .  L' ifteflò  fi  vuole  che 
fecero  Platone  ,  e  Piuagora  ne1  loro  Viaggi 
in  Egitto  (43).  Cosi  gli  antichi  Arabi  fo- 
/pendeano  ,  e  confervavano  nel  Caaba  loro 
tempio  ipezii  più  famofi  de' loro  Poeti  (44). 
Dalle  raccolte  di  quelle  memorie  derivarono 
poi  i  libri  ed  i  papiri  immer.fi  delP  Egitto , 
da'  quali  0  composero  le  vafijffime  Bibliote- 
che 

(41)  Efcftione  preflfo  Fozio  nella  Biblioteca  §.  700. 
«lice,  che  una  Dama  di  Memfi.  Kglia  diNicarco,  chia- 
mata Fantafia  eccellente  in  dottrina  compofe  due  Poe- 
mi ,  la  guerra  di  Trcja  ,  e  i  viaggi  di  Uiijfe ,  e  pofe, 
tali  libri  nel  luogo  il  più  facro  del  tenipio  di  Vulcano 
in  Memfi.  Che  Omero  con  induitrie,  e  maneggi  rica- 
vò di  quei  libri  copie  per  mezzo  del  Sacro  òcribente 
Phanites,  e  fece  da  quelli  la  fua  Odiflea  .  Si  veda 
Blackwell.  Il  fenfo  di  tal  fatto,  che  fembra  allegoria 
vorrà  dinotarci,  che  Omero  fu  iflruito  da'Sacerdoti  E- 
gizj,  i  quali  per  altri  mezzi  avean  raccolte  rali  re- 
condite idee. 

(43)  Pittagora  s' iftrui  ,  e  adottò  fenza  niun*  efarae 
tutte  le  dottrine  degli  antichi  Sacerdoti  Egiziani .  L*  i- 
fteflb  fece  co*  Bramini  dell'  Indie ,  e  poi  ritornato  portò 
fittemi  moftruofi,  ed  incoerenti  piefi  da  quelle  regioni, 
e  con  un  mifto  di  elfi  voile  regolar  V  Europa .  Que- 
fto  Pittagora  fi  guidò  Tempre  dalle  altrui  idee  ,  e  mai 
delle  fue.    Recher.  Phil.  ùxv  les  Egyptiens  Tom.  I. 

Seft. 

Platone  fembra  che  piuttofto  abbia  commerciato  in 
Egitto,  che  coltivata  la  Filofofia.  Dimorò  1.3.  anni  in 
Eliopoli ,  e  in  Memfi .  Senza  i  viaggi  in  Egitto  de'Fi- 
lofofi  Greci,  farebbe. o  gli  Egiziani  una  nazione  ofcu- 
xa,  e  ignota. 

(44)  D'  Herbclot  Biblioth.  Orientale  artici.  CtaSs . 


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*9 

che  di  Ofymandias  (45*)  e  di  Tolomeo ,  e 
di  altri,  che  poi  fervirono  ad  accender  fuo- 
co per  rifcaldare  i  bagni  degl*  inyafori  Ara- 
bi (46), 


(45)  The  Univerfal  hiftory  fram  the  beginning  of 
tKc  WoM  to  the  earlieft  Times  nclV  Moria  dell'Egitto. 

(46)  Chi  voleflc  un  faggio  dell'antica  eloquenza,  e 
delle  cofe,  che  in  eifa  fi  trattavano  può  vedere  i  fram- 
menti delle  canzoni  de'Caraibi,  e  de'  Brafiliani  riferi- 
te nell*  Hiftoir.  Gen.  des  Voyages  Tom.  XIV.  edit. 
in  4. ,  gì'  Inni  de*  Bramini  antichi.  Ca  irn.  Relig.  Tom. 
Vii.  Le  canzoni  degli  antichi  Ateniefi  nelle  fede  di 
Bacco  ,  e  di  Erigone.  Le  canzoni  Egizie  intorno  alle 
urne  lagriraali,  che  erano  ne'  fepolcri  d'ifidc,  ed  Ofi- 
ride.  Diodor.  Sic.  libr.  1.  Sedi.  I.  Gli  Egiziani  nelle 
grandi  tavole  efponevano  i  cadaveri  ,  e  a  villa  di  eflt 
cantavano  certe  canzoni  lugubri  dette  A/aneros  .  Plu- 
rar.  de  Ifid.  &  Ofir.  I  Greci  ebbero  altresì  conftruili 
canzoni  dette  Linos  ,  Elmos  Se  cec.  Cosi  ebbero  tali 
canzoni  i  Peruani  ,  i  Moxi  ,  quei  della  Florida  ,  del 
MilTirtìpi.  Si  vedano  i  Voyages  au  Nord  Tom.V.  La- 
fiteau  Moeurs  des  Sauvages  Tom.  1.  pag.  138.  'Quelle 
antiche  canzoni  fono  i  l'aggi  della  prima  eloquenza 
antica,  e  degli  ogetti  della  medefima  .  Sull'  indole,  e 
falle  origini  dell'  antica  eloquenza  fende  lunghiffima- 
rnente  e  dot  urne  ite  il  nofteo  Sig.  Vico  nella  lua  Scienza 
Nuova  al  Tomo  1.  Libro  II.  intitolato  della  Sapienza 
Poetica  pag.  xi8.  ad  37^.  dell'  edizione  in  8.  174*. 
Napoli . 


B 


C  A  P  O  II. 

DeWarte  dello  fervere. 

■ 

§.  i. 


TL  precifo  tempo  dell' origine  delle  lettere 
X  alfabetiche  ci  è  ignoto  ,  come  ci  fono  i- 
gnote  ,  moltiffime  origini  di  varie  arti  ,  e 
feienze  t  perchè  1'  ifloria  fi  cominciò  tardi  a 
fcrivere  ,  ed  a  tramandarli  a'  pofteri.  Varie 
ricerche  hanno  fatte  circa  le  origini  delle 
lettere  il  Goguet,  ed  il  Shuckford,  ma  non 
tanno  di  altre  lettere  parlato  con  più  diftin- 
-zione.  fe  non  che  delle  Fenicie,  e  Greche, 
ed  a  quelli  popoli  fi  fono  riftrette  le  loro 
oflervazioni  ,  fpecialmente  quelle  dei  Shuc- 
kford aflai  meno  filofofo  dei  Goguet.  Colo- 
ro, che  con  tante  diflenfioni,  e  quafi  fenza 
capirò  hanno  tanto  difputato  full' origine  del- 
le lingue  ,  e  delle  Lettere  avrebbero  dette 

cofe 


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cofe  più  vere  ,  e  più  follde  (è  contempora- 
neamente  ali1  iftoria  delle  Lìngue; , e  delle  Let- 
tere avellerò  trattata  P  Iftoria  delle  idee,  co- 
me con  formila  avvedutezza  riflette  il  Signor 
Vico  nella  Scienza  Nuova  ,  il  quale  dimo- 
erà , che  le  origini  della  Poefia  delle  lingue* 
e  delie  Lettere  fieno  contemporanee  x  e  che 
il  creder  P  oppolto  e  un'  errore ,  come  e  fla- 
to commmie  errore  de1  Grammatici  P  efferfì 
creduto  9  che  la  profa  fia  ftata  pria  de'  verlu 
2.  Gli  uomini  ficcome  penfarona  a 
parlare  ,  ed  efprimere  a'  prefenti  le  loro 
idee  co'  fegni ,  e  colle  voci  x  così  penfarono 
di  ridurre  que'  fegni  e  quelle  a  (imboli  rar>* 
prefentativi ,  per  i  quali  fi  fuffero  i  loro  fi- 
gnificati  comprefi  dagli  affenti.  Impreffero 
ta*  fegni  ne'  tronchi  degli  alberi,  falle  pie- 
tre ,  e  con  certe  figure  gli  rapprefentaro* 
no  i  e  ficcome  gli  uomini  quando  comincia- 
rono a  perfezionar  le  lingue  non  ebbero 
(labilità  idea  di  fi  Ilare  i  fuoni  delie  voci , 
cosi  nello  feri  vere  non  ebbero  fulle  prime 
il  penfiere  di  fidare  i  caratteri  alfabetici , 
ma  di  dinotare  con  molti  (Imboli  le  loro  i- 
dee  M  onde  i  primi  lìmboli  ,  o  cifre  furono 
affai*  I  regiflri  degli  flabiliti ,  e  fiffi  Alfabe- 
ti fono  venuti  affai  tardi  come  le  Gramma- 
tiche *  Le  cifre  Aftronomiche  ,  e  numeriche 
ci  fanno  vedere  P  arbitraria  origine  de*  ca- 
ratteri j  e  che  gli  antichi  non  ebbero  ne 
lettere  ,  ne  fillabe  particolari  fulle  prime , 
ma  cifre  d*  intiere  parole  ,  e  d' intieri  fen- 

fi 


fi  (i).  Cosi  veggiamo  ,  che  i  ruflici  abita- 
tori delle  campagne  e  villaggi  di  qualche 
Provincia  fcrivono  con  nodi  ,  fegni  ,  fui  le 
vedi  ,  fulle  mura  delle  cafe  ,  ed  altro- 
ve alcune  cifre  arbitrarie  ,  e  relative  alle 
loro  idee ,  colle  quali  le  loro  cognizioni  fi 
comunicano.  Si  è  oflèrvato  che  le  lettere 
delle  nazioni  inculte  fono  tuttavia  le  cifre , 
i  fegni ,  gli  emblemi ,  i  quippos  (2) . 

Malamente  c'informa  Tutoria  fulle  origini 
delle  lettere,  e  fcrittura.  E' certo  che  i  La- 
tini ,  riceverono  le  loro  lettere  da1  Gieci , 
ma  non  è  ugualmente  certo ,  come ,  dove  , 
quando  ,  e  da  chi  le  riceverono.  L'origine 
delle  lettere  Greche  è  dall'alfabeto  Fenicie 
portato  in  Grecia  o  da  Cadmo ,  o  da  altri 
antichi  $  onde  Lucano  ditte  de'  Fenicii 

^        Phoenices  primi ,  fama  fi  crtditur  ,  aufi 
Manfuram  rudibus  voztm  fignare  figuris 

Era 

(1)  L'origine  delle  lettere  fi  può  comprendere  da 
a  feria  rifleflìone  full*  Alfabeto  Cinefc .  Hi 


anno  i  Ci- 

nefi  certi  fegni  per  ogni  cofa-,  ed  azione  ,  e  per  tutte 
le  modificazioni  e  cole,  onde  le  loro  lettere  afeendono 
a  pili  migliaja .  Le  cifre  numeriche  de'  Romani  e  de- 
gli Arabi  non  eip rimono  fillabe,  ma  parole,  e  idee. 
Cosi  le  cifre  degli  Aftronomi ,  de*  Matematici  ,  degli 
Algebrici  ,  .  de*  Chimici  fon  1'  iftefle.  11  Shuckford 
nella  fua  conneffione  dell' lftoria  Sacra,  e  Profana  fvi- 
luppa  a  lungo ,  e  docci ffi marne n re  cai  materia  .  Le  ab- 
breviazioni o  cifre  di  abbreviazione  dinotano  ancora 
intiere  parole.  Si  veda  la  grande  Enciclopedia  are. 
Abbreviations . 

(x)  Si  vedano  i  viaggiatori. 


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Era  dunque  una  coflame  tradizione  antica 
P  origine  dell'Alfabeto  Greco,  e  Romano 
dal  Fenicio.  I  Druidi,  ed  i  Celti  antichi 
attribuirono  accora   a'  Fenicj  tali  ritrovali , 
e  fpeciaimente  ad  un  certo  Fenix  o  Fenice 
da  eflì  detto  Fenius  farfaidh  ,  Fenicio  V  antico  , 
il  quale  dittero  ,  ebe  compofe  gli  Alfabeti 
Ebraici ,  Greci ,  e  Latini ,  e  quel  de'  Cel- 
ti (3)  .  I  popoli  Jony  della  Grecia  vantaro- 
no di  avere   da  Cadmo  Fenicio  ricevuto 
P  Alfabeto  5  e  varie  lettere  di  queilo  da  Si- 
monide,  da  Palamede,  e  da  Lino  lì  diflero 
da  altri  ricevute  •  Il  V08Ì0  attribuì  a  Ce- 
crepe  Egiziano  V  Alfabeto  Greco .   Altri  at- 
tribuirono P  origine  delle  lettere  a'  Siriani  , 
ebe  credono  di  averle  ricevute  pria  *de'  Fe- 
nicj .  Altri  le  attribuifeono  alia  nazione  de* 
Cofti  in  Egitto  ,  e  Io  fanno  full' idea  della 
fimiiitudine  dell'  Alfabeto  Coftico  col  Greco* 
Ma  fi  è  già  di  molìrato  ,  che  V  Egitto  non 
Ila  Hata  una  nazione  ne  più  antica  ,  ne  più 
dotta  della  Fenicia  ,  della  Caldea  ,  della.  Si- 
riana (4.)  .  Dunque  l'Egiziano  Toth  ,  Toyth, 

C.  Tautus, 

(5)  Hiftory  of  Druids  the  Firft  Letter  §.  ir.  Tali 
idee  de*  Druidi  circa  l'origine  Fenicia  dell'Alfabeto  fi 
uniformano  a  quanto  dice  Eiìchio  che  ne' tempi  antichi 
U$avt£*i  e  aìvaryvuxrou  feniciiure  ,  e  Uggere  erano  fi- 
noni  me. 

(4)  Connection  ofSacred  and  Profane  Hiftory  Tom.  F. 
Book  4.  pag.  119.  Giovanni  Marsham  nel  fuo  Canon 
Chronicus  volle  provare  ,  che  gli  Egraj  nelle  Sciente 

pre- 


Tautus,  Hermes,  o  Mercurio  ,  o  piuttoflo  ! 
loro  Sacerdoti  ,  che  tutti  fi  attribuivano  tali 
nomi, dovettero  dalle  nazioni  più  antiche  rice- 
vere 1  Alfabeto.  Suida  dice  che  Abramo  fu 
Autore  delle  lettere  Affine ,  ed  Eupoiemo  , 
ed  IGdoro  nelle  fue  Origini  attribuifcono  a 
Noè  le  lettere  Ebraiche  ,  ed  Egiziane  ;  ma 
è  chiaro  dall'  ifloria  ,  che  le  lettere  erano  in 
ufo  neiP  Affina  pria  di  Abramo  ,  e  nelf  E- 
gitto  pria  di  Mosè.  Il  Shuckford  crede 
che  eia  imponibile  che  gli  uomini  antedilu-  * 
viani   non  ave(Tero  avute  lettere  ,  credendo 
che  Belo  ,  e  Nimrod  le  conobbero ,  e  che 
Noè  le  infegnò .  La  fua  pruova  è ,  che  il 
Fohì  de*  Chiodi ,  al  quale  fi  attrìbuifce  l'in- 
venzione dell'Alfabeto,  era  l' ideilo  di  Noè, 
Giudicheranno  altri  fe  tali  argomenti  del 
Shuckford  conchiudano ,  o  nò .  Altri  attri- 
buirono ad  Abele,  altri  ad  Adamo  l'origine 
delle  lettere .    I  Rabbini  dicono  che  nella 
fera  del  primo   fabato  fu  creata  V  iride  ,  il 
monte  che  fcaturi  acqua  ,  la  colonna  di  fuo- 
co 0 

precedeano  ratte  le  nazioni  del  Mondo .  L*  i  ftcflo  voi- 
Je  dimoftrare  lo  Spcnccro,  ed  altri.  Il  Vico  dimoftra 
Toppofto  nella  fui  fetenza  nuova,  e  nella  fua  Tavola 
Cronologica  •  La  Fenicia  fu  pid  eulta ,  e  pria  popolata 
dell'  Egitto . 

(5)  Aelian.  Var.  Hiftor,  libr.  8.  cap.  6.  Gli  antichi 
Tedefchi  fcriveano  le  loro  lettere  fopra  pezzi  di  le- 
gni di  edera,  e  baftoni  di  legni  di  edera,  onde  in  que' 
tempi  chiamarono  le  lettere  Buchkftahen  ,  cioè  barbon- 
cini di  legno  di  edera,  ed  i  libri  Bucher  ,  unione  di 
Je^ni  di  edera.  Si  veda  Olao  Kudbeck. 


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co  ,  e  nuvole  degli  Ebre? ,  le  tavole  delia 
legge  ,  ia  verga  di  Aronne  ,  e  le  lettere^ 
§.  J.  I  Traci  tardi  conobbero  le  lettere  .1 
Goti  riceverono  l'Alfabeto  da  U Itila  Ve feovo 
circa  I1  anno  370.,  onde  è  fantaftico  Olao 
Vormio  ,  che  tanto  efaltò  V  antichità  di  tale 
.alfabeto,  com'è  fantaftico  M.  de  Pellouticr, 
che  tanto  efalta  la  letteratura  Celtica.  Gli 
Sclavoni  riceverono  da  Metodio  P  Alfabeto 
re'  principi  dell'era  Volgare,  tson  ferrea  ri- 
fa fi  poflbno  leggere  le  rifleflìoni  di  Agrip- 
pa fulle  origini  delle  lettere,  e  degli  Alfa- 
beti ,  dalle  quali  conchiude ,  che  le  lettere 
fieno  perniciofe  (6) .  Molti  hanno  confuma- 
to inutilmente  il  tempo  a  darci  cataloghi 
numerici  delle  lettere  contenute  in  tutti  gii 
alfabeti  del  Mondo  (7) .  Altri  hanno  ricama- 
te le  loro  iflorie  Univerfali  cogli  eflratti  de1 
primitivi  alfabeti  ,  e  loro  configurazioni , 
moltiplicandone  i  ritratti  fenza  bifogno  (8), 
ed  altri  finalmente  hanno  voluto  dimoftrarci 
V  imperfezioni  di  tutti  gli  Alfabeti ,  e  loro 
lettere,  e  per  ripararvi  fi  fono  induftriati  di 
dare  alfabeti  univerfali  ,  caratteri  generali , 
ed  alfabeti  degli  umani  penfieri  (9). 

C  2  §*4* 

(6")  De  vanitat.  feient.  cap.  2. 

(7)  Chambers  Cyclopaedia  art..  Alphabet.  Voi.  t. 

(8)  The  Uni  ver  lai  Hiftory  fiom  the  begining  of 
the  World  to  the  Earlictt  Times. 

(9)  Si  è  parlato  di  tali  progetti  da  Lcibnitz  ,  e  da- 
glMnglefì  VKilkins,^Uis,Prcftet,HoIder,  ed  altri, da 
Siifter  Ludwic  nelle  Filolofiche  Tran&zioni ,  del  Signor 
Vico  nella  Scialba  nuov*  ed  altri . 


3? 

§.  4*  L'Invenzione  dunque  degli  alfabe- 
ti 9  l'arte  di  f«pergli  capire,  cioè  quella  di 
fviiuppare  i  fegni  dell'altrui  idee,  e  di  tra- 
mandarle a'  poderi  ed  agli  adenti  ,  ar- 
te utiliffima  ,  e  vantaggiolìflìma  ,  è  fiata 
affai  antica ,  e  d'  incerta  origine ,  e  di  diffi- 
ciliflima  intelligenza  fulle  prime;  ond'è  che 
V  arte  di  capire  le  fcritture  antiche  gerogli- 
fiche ,  ed  emblematiche  degli  Egiziani ,  de- 
gli Etrufchi,  e  di  altri  popoli ,  fu  una  faen- 
za arcana  di  pochi  Savii,  e  Filofofi  di  quel- 
le nazioni  ,*  e  dopo  introdotto  1'  ufo  de'  ca- 
ratteri ,  fi  refe  anche  difficile  tale  arte  di 
faper  leggere,  perchè  le  cognizioni  di  tali 
caratteri  furon  fcienze  di  pochi ,  o  per  arti- 
ficiofa  politica  di  quei  Savii  ,  o  per  la  bar- 
barie de*  tempi  ,  o  perchè  i  libri  nei  moda 
che  allora  fi  fcriveano  fecondo  i  varj  tem- 
pi, o  in  legni,  o  in  pelli,  o  in  altri  mate- 
riali, eran  rariffimijO  finalmente  per  l'altrui 
incuria  ,  e  trafcuraggine  . 

§.  Non  è  noftro  iftrtuto  inoltrarci  in 
Filofotìche  ,  e  Critiche  ricerche  fulle  caufe 
occafioraii  delie  circoftanze  ,  che  rendeano 
difficiliflìma  l'arte  di  faper  ritruovare  gii  al- 
trui penfieri  nelle  Lettere  alfabetiche  ,  e  ba- 
derà ad  ogni  perfona  che  voglia  iflruirfi 
delle  caufe  de'  lenti  progredì  dell'  uman  ge- 
nere in  tali  feoverte,  confiderare  con  occhio 
Filofotìco  V  Ifloria  dell*  Europa  ,  fpecialmen- 
te  quella  de' tempi  barbari  (io)  ,  e  delle 

anti- 

(10)  Sulla  Paleografia  antica  molto  £  è  fcritto  da 

Dot- 


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antichità  dette  medii  xvì ,  iflorìa  quanto  dif- 
ficile, altrettanto  utilifìlma  ,  ed  iiuerefTantif- 
fima  ,  quando  fi  rifchiarafle  colla  face  della 
Filolofia,  e  del  buon  guflo. 

C  3  §.  6. 

dottiflìmi  Uomini  ,"  ed  i  corpi  infiniti  di  materie  Di- 
plomatiche ,  che  inondano  la  Letteratura  ,  altro  non 
fono,  che  lftorie  dell'arte  di  faper  capire,  e  leggere  le 
varie  fcritture  de' varj  fecoli,  feienza  ,  che  dà  im mentì 
lumi  all'lltoria,  e  riceve  ancora  dall'  Moria  più  lumi. 
B.'  certiuìmo  intanto ,  che  1*  invenzione  della  ftampa  fia 
fìata  per  le  icienzc  ,  e  per  la  fìlofoflca  eloquenza  affai 
più  utile  di  quella  delle  antiche  invenzioni  di  tante  ma- 
niere di  fcrivere  ,  ed  Alfabeti .  Sull'  origine  della  ftam- 
pa fi  può  vedere  il  Wolfio  Monumenta  Artis  Typo- 
graphica  .  Gli  antichi  fcriveano  nelle  Corteccie  degli 
alberi,  onde  in  varj  antichi  Scrittori  fi  oflervano  le  pa- 
iole Codice*  delibrati  per  Cortices  delibrati ,  cioè  cor- 
teccie levigate  nelle  auali  fi  fcrivea.  Codices  arborum% 
Caudices  arborum  fi  diuero  i  tronchi  degli  alberi,  ne* 
quali  fi  fcrivea,  onde  le  frafi  in  caudicibus ,  in  codi- 
cibus  •  Si  vede  Saalbach  Schediafm.  de  libris  Veter  , 
ed  il  Reimanno  Idea  Syftemat.  Antiqu.  Litter.  Pi- 
tife.  Lex  :  Antiq.  voc  Libri  .  Si  feri  fife  anche  fulle 
frondi  di  varj  vegetabili  in  varie  nazioni .  Si  vedano  le 
Origini  delle  arti  ,  e  feienze  di  M.  Goguet .  Si  fenile 
ancora  fulle  tavole ,  fulle  cere ,  fulle  pelli  degli  anima- 
li ,  full' avorio,  ne' metalli,  nelle  pietre,  e  n  ferine  in 
varie  maniere  .  Gli  antichi  Romani  fcriveano  ,  e  nelle 
Pergamene,  e  ne*  Papiri,  e  nelle  cere,  e  nelle  tavole, 
e  ne*  libri  detti  lincei  .  Ne' fecoli  della  Chieù  8.,  9. 
10.  e  11.  i  materiali  da  fcrivere  eran  così  rari  ,  che 
fi  radeva  da  una  pergamena  l'antica  Scrittura  per 
ifcrivervi  la  feconda,  e  fi  radeva  un  MSc.o  di  Livio, 
di  Cicerone  ,  di  Tacito  per  ifcrivervifi  altre  cofe  del 
gufto  di  quei  tempi  .  Murator.  Antich.  Italian.  Voi. 
3.  pag.  853.  Mabillon  ed  altri  ec.  Si  vedano  le  Me- 
morie dell'  Accademia  delle  Ifcrizioni  di  Parigi  Tom. 


3* 

§.  6.  II  Dottiflìmo  noflro  G'amb.  Vico 

nella 

9.  pag.  $26*.  edìt.  in  8.  Appena  i  piti  ricchi  Monade- 
ri  aveano  un  folo  MetTale.  Muratori.  Antichità  PoL 
$.  pag.  785?.  L'Abbate  diFerrieis  nell'anno  8ff.fcri- 
vendo  al  Pontefice  lo  fupplica  d'improntargli  una  co- 
pia del  libro  de  Oratore  di  Cicerone  ,  e  delle  Imita- 
zioni Oratorie  di  Quintiliano  ,  con  foggiungere  ,  che 
in  tutta  la  Francia  non  ve  n'era  un'  efèmplare  compi- 
to .  Muratori  Antichità.  Voi.  pag.  %t>6.  La  Contcfla 
d'  Angiù  per  una  copia  delle  Onulie  di  Haimon  Ve- 
feovo  di  Halberftadt  diede  100.  montoni  ,  e  grandi 
quantità  di  grano,  fegale^  miglio  ec.  -  Hiftoir."  Let- 
tcrair.  de  la  France  par  de  Relig.  Bcned.  Tom  7. 
oart.  v  Nell'anno  1471.  Luigi  XI.  s'  improntò  dalla 
facoltà  Medica  di  Parigi  le  opere  di  Kafis  Medico  Ara- 
bo col  depofito  di  confiderabili  pegni  ,  e  con  varie 
cauzioni  de  exhibendo.  Gabr.  Naudè  Àddit.  a  V  hiftoir. 
de  Lovis  XI.  par  Comin.  edit.  de  Dufrenoy  ,  Tom. 
4.  pag.  181.  Alle  Chiefe,e  a'Monafterj  fi  offeriva  fo- 
lo qualche  libro ,  e  chi  V  offeriva ,  lo  portava  di  per- 
dona ,  e  dicea  di  farlo  prò  rimedio  anima  fua  ,  e  per 
effergli  perdonati  i  peccati.  Muratori  Antichità  Voi.  3. 
pag.  8$6~.  Chi  lacerava  tali  libri ,  o  macchiava  era  cre- 
duto un  violatore  facrilego  del  Santuario ,  e  feomunica- 
to .  Affemann.  Biblioth.  Laur.  Medie,  pag.  i^.Florent. 
1742.  Si  comprende  quindi  agevolmente  ,  che  per  la 
fcarfezza,e  rarità  de' Codici,  e  per  la  barbarie  de'tem- 
pi,  1'  arte  di  faper  leggere  era  un  requifito  de' piti  il- 
lultri  personaggi  Aventin.  in  Annalib.  Bojor.  Walch, 
in  hiftor.  Critic.  Latin.  Ling.  M.  Robertfon  Hiftoir.  de 
Charles  V.,e  per  la  loro  difficoltà  edefeurità  le  faen- 
ze Alfabetiche  fi  confufero  colle  feienze  Magiche  .  Si 
veda  Olao  Kudbeck  de  Litter.  Runic.  E  fe  i  Maghi 
fi  fervi  vano  di  alcuni  baftoni ,  e  verghe,  gli  amichi  Scan- 
dinavi! in  certi  barioni  fcriveano  altresì  le  loro  cifre, e 
lettere,  e  da' legni  di  forbo  falvatico  detti  da  efli  Ro- 
nec ,  chiamarono  Rune  le  Cifre  in  eflì  deferitre  ,  on- 
de vennero  le  Scienze  Runiche ,  Magiche,  Alfabetiche. 
Si  veda  il  ci  tao  Rudbeck. 


» 


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39 

(  nella  fua  Scienza  nuova  ,  Libr.  2.  ne'  Corei- 
larj  intorno  alle  origini  delle  Lingue,  e  del- 
le Lettere  &  cet.  pag.  lój.  Napoli  1744.,) 
dopo  avere   riferiti  i  contraili  di  moìtiffìmi 
Scrittori   bill'  origini  delle  lingue  ,  e  dcl'e 
lettere  >   riflette    r.  Che  malamente  fi  fono 
eredute  feparate  le  orìgini  delle  lingue  ,  e  delle 
lettere  ,  perchè  tali  origini  furono  con  tempo- 
ranee 2.  Che  falle  prime  tutte  le  nazioni  par* 
larono  fcrivendo  ,  perchè   concepitol  o  l'idee 
delle  cofe  per  caratteri  fantaftici  di  feftanze 
animate  ,  e  le  fpiegarono  per  fegnì  mutoli , 
cioè  con  atti ,  0  corpi,  che  avellerò  na'urali 
li  rapporti  con  quelle  idee.  Per  dire  9  che 
erano  feorfi  tre  anni,  prendeano  per  efem- 
pio  tre  fpìghe,  o  tagliavano  tre  volte  certe 
fpighe  colia  falce  .  Quella  era  P  antichilTima 
Lingua  rammentata  da  Platone,  e  da  Giam- 
bico ,  e  che  il  Vico  chiama  la  lìngua  Man* 
tua ,  che  fpiegava  V  idee  per  le  cofe  ,  e  per 
le  lore  proprietà  ,  foggiungendo  il  dottiflìmo 
Autore ,  che  gli  Egizj  narravano  ,  eflferfi  al 
Mondo  parlate  tre  diverfe  lingue  in  tre  va- 
rie Epoche  del  Mondo  ,  cioè  nell'età  de* 
Dei  la  lingua  geroglifica  ,0  facra,  nell'età  de- 
gli Eroi  la  lingua  fimbolica,  o  per  fegni ,  0 
per  le  imprefe  Eroiche  ;  e  finalmente  nel!'  età 
degli  Uomini  la  lingua  Epiftolare  per  commu- 
nicarfi  co* lontani  le  proprie  idee.  Confirma  il 
Sig-  Vico  con  infinite  oflTervazroni  tali  cofe, 
e  con  molte  dottrine,  riflettendo,  che  i  Ge- 
roglifici ,  non  fono  flati  artificj  dd*  Filofofì 

e  4  per 


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4° 

per  occultare  ìe  loro  dottrine  ,  ma  una  na- 
turale necejfità  di  parlare  con  ejfi  ne'  primi 
tempi.  Lo  (viluppo  di  tali  lingue,  è  lunga- 
niente  defcritto  in  detta  opera  della  Scienza 
Nuova  pag.  171.  ad  pag.  101.  Le  prime 
Jingue  dunque  fecondo  il  Signor  Vico  furori 
compofle  di  caratteri  divini ,  ed  Eroici ,  che 
poi  fi  fpiegarono  con  volgari  parlari  ,  e  con 
caratteri  volgari  ;  e  la  prima  eloquenza  fu  quin- 
di poetica  per  necejfità  di  natura  ,  onde  con- 
chiude il  Signor  Vico  ,  che  la  Poefia ,  l'elo- 
quenza ,  e  la  Mufica  ,  e  le  favole ,  il  canto, 
ed  i  verfi  furono  la  prima  lingua  degli  Uo-, 
mini,  come  da  noi  fi  è  accennato  (n). 


CA- 

(ri)  Rifulta  quindi  ,  che  il  noftro  Signor  Vico  ha 
fviluppato  nella  Scienza  nuova  il  (iftema  dell'  origini 
delle  lingue  affai  meglio  dell'  Inglefe  Blackwell  nelle 
Ricerche  Julia  Vita  di  Omero,  H  Blackwell  appena 
accenna  ciò  che  il  Signor  Vico  dottamente  dimoitra* 
uì/.  Batteux ,  gli  Autori  dell'Articolo  Profa  nell'£/7- 
ciclopedia  ,  ed  altri  ,  vorrebbero  la  profa  anteriore 
a' verfi,  come  anche  credè  il  Cajlehetro  nella  fua  Poe- 
tica ,  ma  o  s' ingannono  ,  o  con  ogni  sforzo  potàbile 
mai  potranno  ad  evidenza  dimoftrare  i  loro  lentimenti, 
che  ti  riducono  ad  opinioni  non  fondate  nè  dall'  Mo- 
rie ,  ne  dalle  antiche  tradizioni . 


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CAPO  III. 

Difpofiiioni  intellettuali  che  devon  precedere 

V  Eloquenza . 

DA  quanto  fi  è  detto  fulle  origini  delle 
lingue  ,  dell'  eloquenza  ,  della  maniera 
di  rapprefentarla  co'  fuoni  articolati  ,  e  co* 
fegni  alfabetici,  e  delle  difficoltà  che  fi  fon 
dovute  fuperare  per  arrivarci  a  tali  feoverte* 
e  migliorarle ,  rifulta  che  gli  sviluppi  o  ri- 
tardamenti  della  vera  eloquenza  fono  Tem- 
pre flati  ,  e  faranno  in  ragione  reciproca  de- 
gli sviluppi  della  cultura  della  ragione ,  e 
dell'  intelletto ,  verità  dimoftrata  nell'  Ifloria 
umana. 

§.  2.  L' arte  di  perfuadere  ,  e  quella  di 
efler  eloquente  ,  e  di  confeguire  il  fine  per 


42 

cui  fi  vuol  edere  eloquente  ,  dipende  dai 
ben  pensare,  e  dall' adattare  i  rappoiti  ,  e 
le  circoflanze  de'roltri  giudizj  ,  a' rapporti , 
c  alle  circeftanze  degli  altrui  j  e  fare  ,  c  he 
gli  altri  per  cosi  di  se  ,   vedano  colle  ne  fi  re 
idee,  e  penzino  co'  rxflri  pensieri  .  Quindi 
per  efler   eloquente  bifogr.a  eflere  grande 
penzatore,  e  per  efler  grande  pensatore  fa 
duopo  efler  gran  Logico  ,  e  gran  Filofofo  . 
Dunque  fi  dee  piia   emendar  I'  intelletto  e 
gli  cri-uri  di  enV  ,  fe  mai  vi  fono ,  reuificar- 
Ì5  f  idee*  i  giudizj,  empirti  fjnimo  di  fode 
ed  Utili  ccgni2icni  ,  ben  difporfi  le  medeli- 
mc  e  con  ordine ,  e  ftmmetria  ,  e  ricavarfe- 
ne  da  quelle  vere  ed  utili  confeguenze  coli' 
ajuti  delle  feienze  che  formano  ,  e  migliora- 
no V intelletto  ,  come  la   Geometria  ,  e  la 
Logica,  e  le  feienze  metafifiche  ,  precedute 
da  certe  Univerfali  ,  e  Filofcfiche  nozioni 
ài  un'  Moria  ragionata  del  Mondo  ,  e  dell' 
Ucmo  Fifico ,  Morale  ,  e  Politico  ,  giacche 
gli  tffetti  dell'  eloquenza  faran  fempre  pro- 
porzionati allo  flato  in  cui  e  l'animo  di  chi 
parlalo  fcrive  ,  o  di  chi  fente  o  legge,  cir- 
ca tali  antecedenti  richiede  cognizioni  • 

§.  3.  Confederando  gli  Uomini  nel  puro 
flato  naturale  ed  incolto  ,  i  medefimi  han 
dovuto  acquifere  pria  le  generiche  nozioni 
dello  flato  in  cui  erano  ,  de'  loro  bi fogni m 
e  de'  loro  rapporti  cogli  oggetti  ,  the  gli 
circondavano  ,  e  dovettero  dedurne  le  con- 
feguenze ,  che  ne  rifultavano ,  e  da  quelle 

for- 


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formarne  i  gìudizj  opportuni  per  il  calcolo 
de'  loro  bi fogni ,  e  quindi  dovettero  penzare 
ai  modo  più  brieve ,  più  proprio  ,  e  più  fa- 
cile d'indurre  gli  altri  a1  loro  dtftgni,e  per- 
fuadergii  vertendo  le  proprie  idee  con  quei 
colori  di  eloquenza!  che  conobbero  analoghi 
a*  loro  difegni. 

§.  4.  Coloro  dunque ,  the  vcnno  render 
V  Uomo  culto,  e  favio  >  debbono  itìruirlo  nel- 
le fcienze  le  più  utili ,  e  nectflarie  ,  ma  non 
bafla  iftruirlo  ,  e  l'»ifliuirlo  è  cofa  ,  che  fi  fa 
da  molti ,  ma  il  faperlo  ben  iflruire  è  cofa 
aflai  ardua,  e  da  pochi.  Neil'  ammaeflrar  gli 
altri  bi  fogna  olfervare  il  metodo  che  la  na- 
tura oflerva  nello  fviluppo  delle  intellettuali 
facoltà  de'  ragazzi .  La  prima  paflione  deVa- 
gazzi  è  la  curiofuà  ,  indi  fi  fviluppa  la  fon- 
tana ,  più  tardi  la  ragione  e  il  dilcernimento, 
indi  la  fana  criticale  V efatto  raziocinio . La 
memoria  ne'  ragazzi  è  più  viva ,  e  V  ingegno 
fi  fviluppa  col  crefeere.  Le  fcienze  dunque 
debbon'  adattarli  a  tal9  ordine  della  natura  • 
Le  fcienze  di  memoria  della  prima  età  dtb- 
bon' edere  la  propria  lingua,  la  Cronologìa, 
la  Geografia ,  e  r  Ifloria  in  bricvi ,  e  ragio> 
natiflimi  compendi  (1)  indi  la  Geometria, 

e  r 

(i)  Per  la  Cronologia  vi  fono  le  ottime  iftituzioni 
del  Beveregio  .  Per  la  Geografìa  non  vi  è  finora  ua 
libro  elementare  utile  fuori  di  quel  del  Gordon  ,  giac- 
ché in  tutte  le  altre  Geografie  non  Ci  traili»  alla  co- 
gnizione del  globo  la  ragiona»  notizia  de*  coltami  ,  e 


e  1' Moria  Naturale  e  le  Scienze  Fifiche  , 
dopo  le  feienze  Meta  fi  fi  e  he  ,  Eliche,  Politi- 
che, Economiche  e  quindi  la  Logica  ,  la 
Critica  ,  e  lo  lludio   della   vera  eloquenza 
Profaica,  e  Poetica  ,   che  non  fi  porno  ne 
ben' infegnare  ,  ne  ben' apprendere  ,  i  c  bene 
efercitarfi  fenza  aver  l'intelletto  illuminato 
di  ogni  feienza  utile  e  che  migliora  l'Uomo.- 
Un  direttore  dell'Uomo  intellettuale  dee  re- 
golare i  Tuoi  fillemi   d' infegnarlo  ,  come  il 
direttore  deii'  Uomo  Fifico  regola  il  fuo  pia- 
no di  curarlo  nelle  infermità  feguendo  gl'in- 
dizj  della  natura. 

.  §.  y.  Rifulta  quindi,  che  il  regolamento 
degli  fludj  dee  fard  coti  fomma  Filofofia, 
ed  è  cofa  di  gran  Filcfofi  ,  e  che  tal  rego- 
lamento non  può ,  ne  dev'  elfere  per  tuiii 
rifletto,  come  non  fono  gì' iflerTì  tutV  i  cer- 
velli 9  e  tutti  gli  fviluppi  di  efil  ,  e  come 
fon  varie,  e  debbon'eiler  varie  tutte  le  edu- 
cazioni per  le  diverfe  caufe  occafionali,  che 
vi  concorrono.  Non  lì  ponno  dunque  in  materia 
di  educazione  letteraria  fifiar  Canoni  cerne  non 
fi  penno  per  le  guarigioni  dell'Uomo  Fifico  fif- 
far  Caronicertiffinii  in  Medicina,  e  l'educazione 
letteraria  e  infatti  la  medicina  della  merle  .  Ma 
la  più  generale  regola  d' iflrurre  ,  e  più  all' 
Uomo  adattata  debb'  efler  quella  di  far'  acqui- 
fere all'  Uomo  le  più  utili ,  e  folide  cogni- 
zioni , 

riti  refigiofi,  e  civili  de*  popoli,  ed  un  quadro  Itterico 
Filofofico  delle  loro  arti,  e  icienze.  Si  defidera  tutta- 
via in  tali  materie  un  libro  utile  ed  elementare. 


zroni  ,  e  farcele  acquiflare,  non  già  per  mez- 
zo de1  Toltili  lillemi  fcientitìchi ,  ma  per  mez- 
zo delle  ollèrvazioni  ,  che  furono  il  primo 
fonte  delle  cognizioni  de* primitivi  Uomini  , 
e  con  queflo  metodo  delle  oflervazioni  la 
natura  fece  ufeir  dall'  ignoranza  i  popoli  in- 
colti .  Perchè  non  iftruire  i  fanciulli  con  quel 
modo  con  cui  fi  fono  iflruiti  gli  Uomini 
primitivi  ?  Neil*  ofTervazione  de'  progredì ,  e 
delle  origini  delle  conoscenze  umane ,  e  nel- 
le rifteflloni  fulle  maniere  ,  colle  quali  le  So- 
cietà nafeenti  a  tali  metodi  pervennero  ,  e 
nelle  meditazioni  fu'  piani  di  feienze ,  ed  ar- 
ti derivate  da  quai  medefimi  ,  e  ridotte  poi 
a  fittemi ,  fi  può  trovare  il  più  bel  piano 
poflìbile  dell'  educazioni  Letterariè  ,  piano 
eccellentemente  progettato ,  ed  a  lungo  fpie- 
gato  ,  e  dimoflrato.  dal  famofo  Signore  de 
Condillac  ,  che  con  maefìria  fomma  infegna 
la  teorica  ,  e  la  prattica  di  un  tal  piano  di 
feientifica  educazione  (2).  Sarebbe  da  defi- 
de- 

(a)  Si  veda  la  dotta  opera  del  Signor  de  Con- 
dillac intitolata  Cours  d'  Etude  pour  inftruc*tion  da 
Prince  de  Parme  in  11.  ,  Voi.  16.  A  Londres 
1776.  Noi  non  portiamo  fare'  a  meno  di  non  traferi- 
verne  qui  alcuni  famofì  (pezzoni  per  darne  qualche 
idea  a  chi  non  avcfTe  letto  tal  famofo  Autore  --Le 
primitive  feienze  de  le  nafeenti  focietà  fi  riduflero  tut- 
te a  poche  oflervazioni ,  bifognò  dividerle ,  ed  ordinar- 
le per  darti,  onde  vennero  le  offeivazioni  fulla  caccia, 
fulla  pefea,  fulle  ftelle  .  Quefte  o(Tervazionì  fatte  ,  c 
•  raccolte  furon  ridotte  a  fittemi  ,  e  principi  generali,  e 
così  coloro,  che  difpofero  ,  ed  ordinarono  le  feienze 

furo- 


derarfi  che  nel  p?ano  fi  potette ,  e  fi  vo!e(Te 
da  tutti  gli  educatori  delia  gioven  ù  efegui- 
re  ,  e  porre  in  pratica  ,  Ala  per  porla  in 

pra- 

furono  creduti  di  effe  inventori  .  Ma  etti  efpofèrò  le 
faenze  in  un'ordine  contrario  a  quello,  col  qmle  era- 
no nate,  giacche  fi  era  cominciato  dalle  particolari  of- 
fervazioni,  non  da'  ditemi.  Impertanto  f  ordine  ,  e  la 
chiarezza  di  tal  metodo  potteriorruente  inventato,  prc- 
vahe,  ed  invece  di  condurre  i  radazzi  come  ignoranti, 
per  mezzo  delle  offervazioni  ,  fi  condullero  ,  come  fe 
fiiffero  ftati  peritiftimi ,  per  mezzo  de'  metodi  ,  e  fitte- 
mi generali ,  quali  non  potendo  capire  ,  perchè  non 
aveano  ballanti  conofeenze ,  ed  offervazioni  per  potergli 
capire,  differo  allora  „  non  Tono  ancor  capaci  di  c«- 
«ofeere,  bifogna  afpettare  l'età  della  ragione  „.  Non 
▼i  è  età  che  poffa  far  capire  i  principi  generali  di  una 
feienza,  fe  non  fi  fono  fatte  le  offervazioni  ,  che  han 
coadotto  a  miei  principi .  L'  età  dunque  della  ragione 
è  quella,  nella  quale  più*  fi  è  offervato  ,  e  per  confe- 
guenza  la  ragione  verri  pretto ,  o  tardi  ,  fecondo  le 
prette ,  o  tarde  oflervazioni .  Per  fapere  infegnare  i  fan- 
ciulli", bifogna  (àpere  ,  come  noi  concepiamo  le  cofe 
imparate,  ed  analizare  l'intelletto  umano, e  le  fue  ope- 
razioni •  L'  unico  metodo  fui  di  condurre  i  giovani 
da  quel  che  conofcono  a  quel  che  non  coiiofcono  ,  e 
con  tal  metodo  il  Maettro  non  dovri  ne  ttudiare  ,  né* 
infegnare  le  Scienze  ,  ed  i  fittemi  fatti  da  effe ,  anzi 
dovrà  fingere  di  fcordarfègli  col  fuo  allievo ,  e  comin- 
ciar con  quello  i  progreifi  di  una  oflervazione  all'  al- 
tra. Cosi  fi  fono  illuminate  le  nazioni,  e  così  debbonli 
illuminare  gl'individui  .Ne  fi  dica,  che  i  progredì  per  via 
di  offervazioni  effendo  ftati  lenti  in  tutt*  i  popoli ,  tali  fa- 
ranno negl'individui,  perchè  fe  i  popoli,  e  gl'individui  fi  fuf- 
fero  ferviti  de'loro  intelletti  ,  come  dal  principio  fi  ferviro- 
no  delle  di  loro  braccia ,  e  de'loro  p  edi ,  avrejbon  cosi  svi- 
luppate le  facoltà  intellettuali ,  come  le  finche  ,  avrebbero 
trovati  i fittemi, come  le  machine  meccaniche,  ed  avreb- 
bero 


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pratica  vuoici  un  gran  Filofofo  come  il  Con- 
diiiac  (a) . 

L'  uomo  nafce  debole ,  e  bifognofo  di  Iu* 
Oli  inteilettuali .  Da  Rjue  T  educazione  Fifi- 

ca  , 

bero  comprefo  il  bifogno  di  sviluppare  l'intelletto ,  come 
le  forze  tinche  del  corpo  .  Bifogna  du.iq»ie  far  capire  al 
fanciullo  le  facoltà  del  fuo  intelletto ,  ci  il  bilogno  di 
fervirfenejed  invece  di  andar  efeogitando  principi  metodi, 
e  regole  nella  carriera  delle  fetenze  >  porli  con  lui  nella 
carriera  del  e  rifletti  >ni  ,  ed  oftèrvazioni  ....  Quefto 
metodo  recide  le  imbarazzanti  fuperfluiti  degli  Studj  , 
che  ci  arredano,  fenza  giovarci ,  proferive  quelle  fcrert- 
ae  vane  ed  inutili,  che  U  chiamano  elementari, e  primi- 
tive, che  ci  fanno  perdere  il  tempo  a  non  imparar  nien- 
te per  imparar  meglio  un'  altro  giorno ,  o  per  doverfi 
obliare  quanto  fi  è  malamente  imparato  ....  bifogna 
imparare  i  fanciulli  a  petunie,  e  per  farlo  bifogna  ve- 
der pria  come  noi  cominciamo  a  penzare  &  cet.  --Un 
moderno  Franccfe  ha  tentato  di  efporre  il  metodo  de 
render  facile  l'acquilo  delle  prime  cognizioni  Geome- 
triche anche  a'  ragazzi  ed  Uomini  inculti  :  Queft.  far 
rEncycl.  art.  Geometrie. 

fa)  L*  arte  dell'  educazione  (  dice  il  Signor  de  Sauri 
Ele.nens  de  Metafìfìque  Chap.  18.  }  richiede  cono- 
feenze  valli  (lime ,  che  al  raro  fi  truovano  negli  educa- 
tori .  Bifogna  ftudiar  la  natura ,  e  non  forzarla  .  Una  fe- 
lice memoria  conduce  ad  un'^ftorico  ,  un  gran  fondo 
d'  imaginativa  alla  Poefia  ,  un'  attenzione  fottile ,  ed  efat- 
ta alle  feienze  geometriche  .  Gli  fpiriti  di  coraggio  alfe 
militari  facoltà.  Bifogna  indagare  le  inclinazioni,  e  la 
natura  «5:  cet.,  &  cet.  &  cet.  Si  vegga  il  derto  Autore 
loc.  cit.  ove  riflette  che  V  educazione  privatale  publica 
fieno  per  lo  più*  mal  regolate  .  e  che  i  libri  per  educar 
la  gioventù  e  per  ufo  della  medefima  dovrebbero  con- 
tenere cofe  utili,  chiare,  precife,  interelTanti ,  piacevoli, 
e  necenarie  ,  con  iftruire  per  via  di  oflervazioni  >  e  ri- 
flemoni ,  che  fanno  fyilluppar  l'intelletto. 


4  > 

ca ,  la  Civile  i  la  Letteraria  debbono  per- 
fezionarlo ,  ma  quefle  fpeflo  fpeflo  Io  gua- 
dano, e  certe  volte  lo  rendono  flupido  con 
arte ,  e  metodo ,  vale  a  dire  con  un  peffi- 
mo  piano  di  educazione  •  Gli  allievi  de'  falli 
Savj  ,  i  Lettori  degli  ftoiti  libri  ,  gli  amici 
de  Sofifti  Filofofi  fi  communicheranno  Tem- 
pre lo  fcambievole  contaggio.  I  Romani ,  ed 
i  Greci  nella  loro  gioventù  erano  educati 
da' gran  Filofofi  ,  e  perciò  aveano  gli  Alef- 
fandri  ,  gli  Scipioni ,  gli  Annibali ,  i  Pompei. 
Da  chi ,  e  come  fiamo  noi  fpeflo  educati  ?  Si 
confuma  il  meglio  dell'  età  per  lo  più  traile 
Grammatiche  delle  lingue  antiche  e  dopo  fi 
palla  agli  fludj  dell'  Ergoifmo  e  fi  finifce 
la  vita  fenza  eflerfi  troppo  faputo  vivere  q 
penfare. 

§.  7.  Chi  volefTe  imparar  da'  libri  P  arte 
dell'  educazione  Fifica  ,  e  Letteraria  ,  potreb- 
be imbatterfi  in  molti  errori  ,  giacche  me- 
glio  farebbe  non  dare  a,*  ragazzi  ni  una  edu- 
cazione ,  che  dargliene  una ,  come  fi  prefcri- 
ve  in  certi  moderni  libri  di  certi  ciarloni 
creduti  Filofofi  ;  ma  il  capo  di  opera  de' 
Filofofici  delir}  full'  educazione  è  1' Emilio 
del  Signor  Roufieau  di  Gineura  ,  ed  il  fuo 
Romanzo  della  Novella  Eloifa,  che  trafpira- 
no  ,  come  moltiflìme  cofe  di  Roufieau  ,  il 
fonatifmo  ,  V  empietà  ,  la  contradizione  ,  e  la 
declamazione .  Il  libro  fuW  Uomo  ,  fulle  fue 
facoltà  intellettuali  ,  e  fulla  fua  educatone  , 
opera  poflimia  dell'  Elvezio ,  refpira  ,  come 

il 


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1 


il  Tuo  libro  dello  Spirito  ,  il  veleno  dell'  ir 
religione  ,  e  delle  contradizioni  ,  ed  è  un' 
opera  della  quale  non  fé.  ne  può  mai  ad  ab- 
buiìanza  confutare  la  piena  de*  fofismi  ,  che, 
contiene  «  Il  Vefcovo  Burnet  ha  fcritto  in 
Inglefe  pochi  Saggi  full*  educazione  (4),  ma 
il  fuo  libro  è  arido  ,  e  concifo  *  Il  famofo 
Rollino  è  flato  Autore  di  eccellenti  precetti 
di  educazione  nella  fua  opera  fui  la  maniera 
d*  infegnare,  e  di  fludiare  le  belle  lettere  in 
rapporto  alP  intelletto ,  ed  al  cuore  ,  ed  ha 
fermo  P  ifteflò  famofo  Autore  tutta  I2  fua 
Moria  amicale  la  Romana  con  oflervazioni, 
e  fìflema  tale  da  poter  fervire  per  un  bel 
piano  di  educazione  Fifica  ,  Civile  ,  Criflia- 
na  ,  e  Letteraria  •  Ma  gli  Uomini  Savj.  truo- 
vano  nelle  opere  di  quello  grand*  Uomo 
i  feguenti  difetti ,  che  rendono  il  piano  del- 
a  fua  educazione  a  formar  piuttofto  P  Uomo 
Pedante  ,  che  P  Uomo  ragionatore  1.  Sem- 
pre par  che  confideri  V  umane  lettere  co- 
me lo  feopo  di  ogni  educazione  2.  Troppo 
ammira  gli  antichi.  3.  Poco  parla  delle  co- 
fe  le  più  utili ,  come  delle  cofe  inutili  mol- 
to dice  ;  e  non  fa  entrare  i  giovani ,  ed  i 
precettori  nel  vero  raziocinio  filolofico  circa 
P  Ifloria  che  tratta  da  Oratore  ,  quanto  fe- 
condo di  efpreffioni ,  altrettanto  arido  di  pen- 
2ieri .  4.  La  fua  educazione  tende  folo  a  fai* 

D  un' 

(4)  U  titolo  è  Oa  die  educatìon. 


< 


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So 

un  Filologo  .  Ma  quefie  ed  altre  rifleflìonr 
potranno  meglio  farli  da  chi  legge  i  libri 
di  tal1  Autore  con  efatto  raziocinio  •  Oltre 
Quintiliano  ,  che  nelle  Tue  i  ili  tu 2 ioni  Ora- 
torie libr.  L  Cap.  2.  ,  per  tutto  il  det- 
to libro    e  per  quafi   tutto  il  2.  faille 
ottime  cofe  full'  educazione  della  gioven- 
tù ,  uno  de*  libri  i  più  utili  i  più  Savj, 
che  poflan  darfi  alla  gioventù  ,  fpecial mente 
per  regola  degli  fìudj  tilologichi  ,  è  l'opera 
Francefe  intitolata  Principes  de  Litterature , 
che  è  del  celebre  M.  le  Batteux  ,   Autore , 
che  con  fomma  Filofofia  ,  e  raziocinio  ha 
parlato  dell'  eloquenza  Profana  Poetica  ,  e 
profaica  ,  e  che  coli'  efempio  infegrra  la  ma- 
niera di  (ludiar  tali  cofe  da  gran  Filofofo  . 
Sono  ancora  da  commendarli  le  rifleflioni 
del  Tomafini  fulla  lettura  de*  Poeti  ,  e  de- 
gP  inorici;  ma  vi  è  in  tal'  opera  il  difetto 
di  aver  fempre  P  Autore  imitato  il  Bochart, 
ragionando  fpeflfo  full'  etimologie  delle  paro- 
le ,  e  volendo  per  così  dire  provar  tutto 
coli'  etimologie  • 

§.  8.  Molti  libri  dunque  fi  veggono  ferir- 
ti filli' educazione,  ma  pochiflìmi  fe  ne  pon- 
no  leggere  fenza  perìcolo  di  non  cadere  in 
gravi  errori,  o  contro  la  pietà ,  e  la  religio- 
ne ,  o  contro  il  buon  guQo  ;  ed  intanto 
P  Uomo  è  fempre  nelle»  peflìme  circoftanze 
di  avere  una  cattiva  educazione  ,  ed  è  trailo 
fcoglio  delia  mala  educazione  degl'  ignoranti  " 

Ge- 


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Genitori ,  del  popoTo  ,  degli  flolti  Maeflri , 
e  de' cattivi  libri  ferini  full' educazione  :  Si  e 
creduto  che  le  Streghe  gua  ila  (Pero,  e  ftorpiaf- 
fero  i  corpi  de*  fanciulli  ;  ma  i  cattivi  edu- 
catori fono  le  flreghe,  che guaflano  gl'intel- 
letti, e  t  ifleflb  fanno  i  cattivi  libri  de' tallì 
dotti,  vale  a  dire  degli  empi  ,  e  de1  libertini. 

$.  Riflettendo  a' piani  dell'educazione 
per  lo  più  cattiva  ,  che  fi  fa  a' ragazzi  tra* 
paefi  culti ,  fi  può  conchiudere ,  che  gli  eie- 
vari  ingegni  de'  grandi  Letterati  che  han 
fatto  ,  e  fanno  onore  alla  natura  umana  ,  più 
fi  devono  alle  caufe  occasionali  ,  ed  air  edu- 
cazione ,  che  eflì  fleflì  giunti  in  una  età  ma- 
tura han  fatta  di  loro  medefimi  con  una  ge- 
nerale riforma  de'  loro  intelletti  ,  che  alla 
buona  educazione  ricevuta  da1  Precettori  -  Si 
può  ciò  vedere  da  chi  volefle  dare  una  filo- 
fofica  occhiata  alle  varie  circoftanze  che  fon 
concorfe  ad  illuminare  i  grand*  Uomini  ,  e 
come  eflì  fono  ufeiti  dalle  tenebre  dell'erro- 
re della  cattiva  letteraria  educazione . 

§.  io.  Se  erronea  è  per  lo  più,  la  Let- 
teraria educazione  riguardo  a  molte  faen- 
ze,  è  chiara  la  caufale  per  cu?  tra  noi  i 
progreftì  di  effe  fon  tardi  ,  e  lenti  ,  e  non 
veggiamo  nel  numero  de'  Savj ,  fe  non  che 
quelli  che  fono  nell*  età  la  più  avvanzata 
perchè  han  dovuto  perdere  il  miglior  tem- 
po della  loro  vita  in  imparare  quelli  errori, 
da' quali  poi  con  maggior  tempo  ,  e  fatiga 
han  dovuto  fvilupparfi,  fe  pure  è  loro  riu- 

D  a  feito. 


fcito  .  E'  il  cafo  dì  cFti  deve  demolire  fin 

dalle  fondamenta  un'edificio  Gotico  ,  e  poi 
fabricarne  fu  quelle  ruine  un*  altro  alia  mo- 
da ,  e  belliffimu  • 

§.  ii.    Dal  ritardo  de'  progredì  delle  fcien- 
ze ,  nafce  il  ritardo  de'  progreffi  dell'  eloquen- 
za, e  le  caufe  del  decadimento  di  eflà  .  I 
giovani  fi  portano  nelle  fcuole  deli*  eloquen- 
za fenza  aver  mai  Audiata  Geometria  ,  ne 
lliorìa  Naturale ,  ne  Fifica  ,  nè  Critica  ,  nè 
Logica,  nè  Ifloria^è  Geografia,  nè  Crono- 
logia •  Dunque  fi  vuole  imparar  loro  per  via 
di  precetti  l'arte  di  ben  parlare  ,  fenza  fa- 
perlì  da  efli  Parte  di  ben  penzare  ,  fenza  la 
quale  la  Kettorica  ,  e  la  Poetica  ,  come  le 
chiamano  nelle  fcuole  ,  fono  vane  cofe  (y). 
Se  a  tali  cofe  avefle  riflettuto  un1  Uomo  , 
che  è  flato  tanto  dall'Europa  ammirato,  non 
avrebbe  fatte  delle  meraviglie  perchè  appe- 
na da  mille  Poetiche ,  e  mille  Rettoriche  , 
che  fi  fcrivono  ,  e  s'infegnano,  fi  polla  mai 
formare  un  vero  Oratore  ,  un  Poeta  (6*) . 
Non  fi  forma  per  difetto  di  ordine  dì  fludy 
in  coloro,  che  infegnano  ,  ed  in  quelli  che 
fono  iflruitr.e  per  difetto  di  fcelta  di  quelli 
ingegni ,  che  debbono  a  tali  feienze  applicar- 
fi,  onde  non  folo  farà  colpa  de' precetti  di 

quel- 

(5)  Dice  Lord  Home,  che  tali  cofe  fenza  la  Logi- 
ca fono  JPariling  tnffUs . 

(6  M.  de  Voltaire  nel  fuo  Eflày  fur  la  Pocfie  Effr* 
cjue  Chap.  i. 


quelle  Poetiche, e  ir  quelle  Rettofiche  V in- 
felice riufcita  degl*  individui  ,  che  vi  fi  ap- 
plicano, ma  altresì  del  non  eflerfì  riflettuto, 
che  il  non  omnis  fert  omnia  tellus ,  è  adat- 
tabile a'  talenti ,  ed  agli  fludj  ancora  . 

§.  12.  Si  dee  riflettere  ,  che  Pericle  De- 
rhoflene,  Cicerone ,  Efchilo  ,  Sofocle  ,  Pin- 
daro ,  Omero  ,  ed  altri  grandi  Poeti  ,  ed 
Oratori  non  furon  tali  ,  fe  non  per  eflTere 
flati  Commi  Filofofi  .  Ma  in  diverfe  parti 
dell'Europa  Parte  dell'eloquenza  fi  fa  flu- 
diare  a' giovanetti  (otto  la  direzione  di  alcu- 
ni freddi ,  ed  inefperti  pedanti  appena  prat- 
ici della  più  infima  Grammatica  ,  e  fi  fa 
confiftere  tale  arte  nel  far  copiare,  e  detta- 
re alcuni  aridi  magnificanti  precetti  ,  ed  in 
far  lavorare  certe  compofizioncine  fogli  varj 
fiili  ,  e  tropi ,  co'  quali  fi  crede  invano ,  che 
la  mente  poflà  modellarli  fui  buon  gufto 
dell'Eloquenza,  la  quale  non  fi  acquifla  con 
quei  tanti  efercizj  fulle  imitazioni  ,  amplifi- 
cazioni ,  e  Chrie  ,  che  tanto  abondano  in 
un  milione  di  Rettoriche ,  ma  fi  acquifia  ii 
vero  fpirito  dell'  Eloquenza  dagli  ftudj ,  che 
coltivano ,  ed  iflruifcono  la  ragione  ,  dalle 
fode  regole  Logicocritiche  ,  e  dalle  fetenze 
le  più  folide ,  ed  utili  ;  ed  ogni  eloquenza , 
che  non  è  a  equi  Hata  da  tali  fonti,  è  attarda, 
ridicola ,  fofiflica ,  e  falfe  j  ed  è  verità  trop- 

Ko  certa  ,  che  nella  maggior  parte  delle 
ettoriche ,  che  s' infegnano altro  non  s' in- 
contra, fe  non  perpetui  oftacoli  a  progrefit 

D  *  dell' 


dell'eloquenza  ,  i  Maefiri  della  quale  fe  for- 
iero i  Socrati  ,  ed  i  Platoni  ,  ti  darebbero 
allievi  fimilu  Cicerone  ci  ha  lafciati  eccel- 
lenti libri  in  Filofofia,  e  nell'Arte  Oratoria. 
In  altro  fiato  farebbe  P  eloquenza,  fe  coloro 
che  fcrivono  in  difefa  de' moderni  Rabirj,  e 
de1  moderni  Qaenzj  potettero  tutti  feri  vere 
de  natura  Deorum  ,  de  finibus ,  de  legibus  » 
de  ojficiis  .  I  tempi  i  più  felici  della  Greca, 
e  Romana  eloquenza  furono  l'epoche  le  più 
g]oriofe  delle  faenza  ,  ma  allora  ,  come  ben 
difle  Petronio  Arbitro  ,  nondum  umbraticus 
doBor  ingenia  deleverat , 

§.13-  li  buon  gurto  delP  eloquenza  Poe- 
tica 0  e  Profaica  c  rimaflo  traila  fchiavitù 
di  certi  aridifiìmi  precetti  ,  e  regole  fondate 
fulla  prattica  ,  ed  oflTervazione  di  certi  Au- 
tóri. Quello  è  un  fegno  di  barbarie  .  Si  è 
fcolTa  la  barbarie  nella  Filofofia  .  Non  più 
fi  dice:  Filofofo  Platonico  ,  Cartellano ,  Neu- 
toniano  ,  Leibniziano  ;  ma  fi  dite  :  Filofofo 
ragionevole*  Solo  nell'arte  dell'eloquenza 
Poetica,  e  Profaica  P  autorità  trionfa,  e  ta- 
ce la  ragione.  Si  citan  fempre  i  precetti  di 
Longino  ,  di  Arinotele  ,  di  Boffij ,  e  di  al- 
tri. Son  degne  da  leggerli  fu  quello  affluito 
le  rifleflìoni  di  Loid  Enrico  Home  (7)  il 

■  '  .  .qua- 

>•••.!      .  %        i  rt    n  »**  1 

{7)  Ecco  le  parole  Jelf  Autore  nella  fua  énergerica 
lingua  originale  -    Rudere  exhibit  the  'triumph  of 
authority  over  reafon  «  Philoiophers  ancicntly  were  divi* 
ded  into  feto,  being  Epicureans  ,  Piatonilte ,  Scoics  , 


quale  vorrebbe,  cne  invece  d'imitarli  gl'an- 
tichi, s'  imitafle  la  natura  ,  e  fi  elevalTero 
gl'intelletti  all'imitazione  della  natura  .  Op- 
pone Aleflandro  Pope,  che  imitando  #li  an- 
tichi s'imita  la  natura  (8)  ma  tal  mafììma 

D  4  cpiù 

Pythagoreans  ,  or  Sceptics  :  the  fpeculative  rclied  no 
forther  upon  their  ovn  judgement ,  than  to  chufe  a  lea- 
der whom  they  implicitly  rolloved  .  In  latter  tiiv.es  , 
happily  ,  reafon  hath  obtained  the  afeendent:  meri  nov 
afiert  their  native  privilece  of  thinking  hi  themfeìves, 
and  difdain  to  be  rancked  in  any  Se£t ,  whatever  bc  the 
Science.  I  muft  except  Criticifm ,  which  by  what  fata- 
iicy  I  know  not ,  continues  to  be  not  ieff  slavish  in  irs 
principles,  nor  leff  fubmiflìve  to  authority  ,  than  it 
wa  originally  .  Boflu ,  a  celebraoed  French  Critic ,  fci- 
res  many  rules;  but  can  difeover  no  better  foundation 
for  any  of  them  than  the  pra&ice  merely  of  Honier, 
and  Virgil,  fupported  by  authority  of  Ariftotle .  Stran 
ge  !  that  in  fo  long  a  work  he  sbould  never  once  ha- 
ve  ftumbled  upon  the  humaurnature  ?  It  could  not , 
furely  be  his  opinion,  that  thefe  Poets ,  however  emi- 
ncnt  for  Genins^  were  intitled  to  give  Iaws  to  man- 
kind;  and  that  nothing  now  remains  ,  but  biind  obe- 
dience  to  their  arbitrary  vili  :  if  in  writing  they  follo- 
wtd  no  rule,  vhy  sliould  they  be  itimed  ?  if  they 
ftudied  nature,  and  were  obfequious  to  rational  prin- 
ciples ,  why  should  thefe  be  concealed  from  us  ?  -  Ele- 
jnents  of  Criticifm  Voi,  I.  Introd.  pag.  12.  edit.  in  8. 

(8)  Aleflandro  Pope  nel  fuo  Eflay  on  Criticifm  par- 
lando degli  antichi, dice  che  to  copy  nature  is  io  co^ 
py  them  (  v.  140.  The  Works  of  Pope  Voi.  1.  pag. 
75>.  edit.  in  12»  1776.  Senza  entrare  nella  nojofa  ,  e 
pedantefea  queftione  fulla  preeminenza  degli  antichi  e 
de*  moderni  tanto  dibattuta  in  tutte  le  nazirni",  é  ipe- 
cialmcnte  in  Francia  a'  tempi  di  Madama  Dacier  ,  iul- 
la  qual  controverta  &  fono  fcritti  ninniti  Volumi  ,  ec 

*  ;  1 


è  più  pecfantefca  ,  che  filolofica  ,  e  bifora 
c  fa  minarla  in  fe  fletta  ,  non  come  detta  da 
Pepe,  che  è  il  Poeta  il  più  grande  che  ab* 
bia  avuto  P  Inghilterra  ♦ 

CA* 

i!  lepido  Tnglefe  Decano  Svift  la  pofe  in  ridicolo? 
batta,  per  confutare  il  Pope,  riflettere , che  quantunque, 
colli'  ei  dice  il  copiar  gli  antichi  Jta  il  copiar  la  na~ 
turjy  c  Tempre  meglio  copiar  la  natura  nell'originale, 
che  nella  copia  degli  antichi,  purché  fi  fappia .  1/ifteÉ 
fa  prevenzione  del  Pope  fugli  antichi  avea  Gianvincen- 
zo  Gravina,  che  volea  far' imitare  i  Greci  al  fuo  allie- 
vo Metaftaiìo,  il  quale  fe  fi  ruffe  trattenuto  alla  fervi- 
le imitazione  delle  Tragedie  Greche  ,  non  fi  farebbe 
refo,  cme  fi  è  re(b,  1  Apollo  dell'  Italiano  Parnalb  • 
Pope ,  che  altro  non  fapea  far  di  meglio ,  dovea  fem- 
pre  imitare  i  Greci ,  o  tradurre  i  Greci ,  come  ha  tra- 
dotto eccellentemente  Omero  .  Il  gran  Mcraltafio  do- 
vea da  (è  elevarfi  qual'  aquila  ,  ed  e  ile  re  in  molti/lime 
lue  cofe  in  modo  originale  ,  che  gli  Euripidi  ,  ed  i 
Sofocli  de' Greci  fi  avrebbero  fatta  gloria  d'imitarlo. 
Il  precetto  di  Pope  (è  fi  fuffe  offervato  dal  Metaftafia» 
c  da'  gran  Poeti ,  farebbero  (tati  i  medesimi  ofeuri  ,  e 
mediocri  •  Se  poi  fi  vuole  che  s' installerò  in  modo  f 
die  l'Imitazione  comparita  originale  come  ha  fatto 
con  Omero  Virgilio,  allora  l'imitazione  richiede  quei 
talenti,  che  richiede  l'inventare,  ed  il  copiar  la  natu- 
ra direttamente,  giacché  dalle  dirette  offervazioni  fulla 
natura  nafee  il  correggere  l'originale  che  s1  imita  ,  e 
colui ,  che  imitando  vuol  correggere  il  filo  modello  , 
dee  effere  affai  piti  perfetto  nella  conofeenza  della  na- 
tura, di  colui,  di  cui  perfeziona  l'originale.  Tal  per- 
fezione è  una  nuova  produzione  che  deriva  dall'  inge- 
gno di  chi  lo  petfeziona,  ed  in  tal  perfezione  contri- 
buite aflai  più  l'Imitazione  della  natura  ,  che  quella 
de U?  originale .  Riflettendo  Virgilio  a' caratteri  degli  Eroi 


SI 

**% 

1**2  "W"*  I»! 
CAPO  IV. 

Della  Natura  della  vera  eloquenza,  e 
fuoi  requifui. 

COnfiflendo  P  eloquenza  dell*  arte  di  fa- 
pere  in  modo  communicare  ad  altri  o 
a  voce  ,  o  in  ifcritto  le  fue  idee  ,  in  modo» 
che  quelli  che  le  afcoltano  ,  o  leggono  ne 
reflaflero  perfuafi,  iftruiti,  convinti  ,  o  allet- 
tati i  è  chiaro  che  la  maggior  maeflria  dell* 

elo- 
di Omero,  alle  fue  imitazioni  della  natura,  e  alle  pit- 
ture di  quello ,  e  non  avendole  trovate  in  tutto  nè  per* 
fette  ,  oc  uniformi  ,  imitando  Omero  nel  groflolano 
delle  narrative  ,  e  defcrizioni ,  e  caratteri  ,  perfezioni 
mirabilmente  i  colori  ,  i  caratteri ,  e  le  defcrizioni  on- 
de fe  mai  fi  dice  che  Virgilio  è  ftato  prodotto  d» 
Omero ,  bifogna  ancor  confcflare  ,  che  in  tal  cafo  , 


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eloquenza,  ed  il  fuo  feopo  principale  è  1  in- 
da^amento  delle  analogie,  e  rapporti  che 
quelle  idee  da  communicarfi  agli  altri  han- 
no colle  analogie  ,  e  rapporti  delle  idee  di 
coloro,  a' quali  fi  cornimi!  icano .  Tali  rap- 
porti ,  oltre  Pefler  diffìciUflìmi  ad  indagare  , 
fono,  e  ponno  eflèr  varj  all'  infinito;  e  per 
confeguenza  fono,  e  debbon'elTer  varie  le 
maniere  artificiofe  dell1  eloquenza ,  i  requifiti 
della  quale  mai  fi  pedono  riftringere  a  flabr- 
IftL  precetti  adateabiir  a  tutte  le  ^circoftanze  . 
Poèo  gieva  che  ùn*  Oratore  i nfegna (Te  i  topi- 
ci da  placar  Tira  ,  ed  i  canoni  da  fedare  la 
gelofia,  il  timore  &  cet.  Le  paffioni  hanno 

tan- 

* 

come  difTe  Voltaire ,  la  più  gran  cofa  che  Omero  ab- 
bia  prodotta  è  flato  Virgilio,  che  l'ha  perfezionato  . 
Ma  chi  s'impara  folo  ad  imitar  gli  antichi  ,  e  non  la 
natura ,  non  imiterà  mai  perfezionando  ,  e  fuccederà  a 
«uefti  tali  imitatori  degli  antichi,  come  a  certi  popoli 
Orientali ,  che  (è  il  loro  Sovrano  è  zoppo  ,  cieco  ,  o 
in  altro  modo  ftorpio,  così  efli  ancora  s  ingegnano  di 
ferri  vedere.  Quelle  rifleffioni  avrebbero  dovuto  pon- 
derarti dal  Pope  pria  di  darci  quel  troppo  generico 
precetto  del  V  imitazione  degli  antichi .  Infatti  Pope  febbene 
gran  Poeta  fufle  flato  ,  nel  fuo  idioma  ,  altro  non  è 
fiato,  che  un'eccellente  traduttore  di  Omero  .  Il  fuo 
Saggio  full' Uomo  è  una  traduzione  della  profa  di  Bo- 
lingoroke,  e  di  Shaftsbury,  e  nel  genere  di  Poema 
Filofofico  è  affai  inferiore  a  Lucrezio,  ed  è  (tato  vin- 
to dal  noftro  Cappelli  nel  Poema  fulla  Legge  Natura- 
le. Merita  dunque  applaufo  il  giudizio  di  Lord  Home 
fidi'  imitazione  della  natura  affai  più  di  quel  di  Pope 
full' imitazione  degli  antichi. 


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tante  ,  e  si  vaie  modificazioni  ,  che  mai  fo- 
no le  ifteffe,  ne  in  tuti1  i  tempi ,  ne  in  tutt* 
i  luoghi.  Sebbene, una  fia  la  p^flìon  dell'ira, 
dell'amore,  del  timore  ,  della  gloria  ,  non 
fono  però  tali  paffioni  V  iflefle ,  né  produco- 
no gV  ifteflì  effetti  in  Cefare ,  in  Catone  ,  in 
Cicerone  ,  in  Aleflandro  .  L' ira  di  un  Per- 
dano ,  di  un  Greco  ,  di  un'  Arabo  ,  di  un' 
Indiano  ,  fon  diflìmili  5  e  Io  fdegno  di  un 
Perfiano,  di  un  Greco,  di  un'  Arabo  di  un* 
Indiano  della  Capitale  del  Regno,  delle  Ca- 
pitali delle  Provincie  9  de*  paefi,  e  delle  cam- 
pagne ,  fon  diflimili . 

§.  2.  Le  paflloni  fono  in  tutti  gli  Uomi- 
ni ,  ma  ci  fi  rapprefentano  fotto  i  varj  afpet- 
ti,  e  modificazioni,  colle  quali  noi  reggia- 
mo PUomo  fociale  .  Ogni  clima,  ogni  na- 
zione ogni  varia  tenitura  di  corpo  ,  0  com- 
pleflò ,  ogni  educazione  o  fifica  9  _o  lettera- 
ria, o  politica  modera  ,  ed  altera  talmente 
gli  animi ,  che  le  vie  di  pervadergli  non 
fono,  nè  ponno  efler  più  1* iflefle, né  ridurjì 
a  precetti  .  L' ira  di  un  grande  può  mode- 
rarli con  idee  di  magnanimità ,  e  di  eroifmo, 
quella  del  popolo  con  idee  ci1  interefle  con 
parlare  alla  fantafia  ,  con  forprender  col- 
le favole  forprendenti  ,  e  co'  timori  entufia- 
flici .  L' ira  di  un  Savio  fi  .modera  colla  Fr- 
lofofia,  e  colla  ragione  .  Quelli  precetti  fi 
truovano  in  mille  Kettoriche  .  Ma  fi  è  mai 
badato  da  chi  ha.fcritti  tali  precerti ,  fe  tut- 
t'i  Savj  abbiano  V iflefle  idee,  gi*  ifleffi  fi- 
demi, 


Kò 

flemi,  grSfiefli  gradi  di  raziocinio,  o  fe  fia 
ridetto  il  modo  di  perfuaderli  ?  Quanti  di 
coloro  che  fi  chi?man  Savj ,  appartengono 
alia  ciafTc  del  popolo  ,  e  quanti  di  quelli  , 
che  fi  credon  popolo  ,  penzan  da'  Savj  ?  Tan- 
te dunque  dovrebbero  efière  le  regole  dell' 
eloquenza  quante  fono  le  varie  combinazioni 
pcflibili  di  tutte  le  umane  paffloni  in  tutt*  i 
Sociali  individui  ,  e  chi  confiderà  V  eloquen- 
za in  tale  afpetto ,  non  la  ridurrà  mai  a  par- 
ticolari precetti ,  non  la  farà  mai  un  arte  di 
accozzar  parole  ,  e  frali  ,  e  periodi  ;  ma  farà 
per  lui  V  eloquenza  V  arte  di  ben  penzare  % 
di  ben  fentire,  di  ben  ragionare,  e  quando 
fi  giudica  bene  ,  e  fi  ha  un'  intelletto  vivo, 
non  fi  può  mai  parlar  male. 

§.  3.  Chi  non  sà  il  giro  delle  paflloni  di 
coloro  a' quali  parla  non  c  certo  mai  di  riu* 
fcire  nelle  fiie  imprefe.  L'eloquenza  dunque 
dee  eflèr  preceduta  da  profondiilìme  cono* 
fcenze  dell'Uomo  Naturale  ,  e  dell'  Uomo 
Sociale  in  generico  ,  e  poi  delle  conofcenze 
particolari  di  quella  naziore  ,  di  quella  Cit- 
tà ,  di  quella  famiglia  ,  di  quella  perfona  , 
per  la  quale  fi  fcrive  ,  o  fi  parla  .  Quanto 
dunque  fi  dee  penzare  per  acquiflar  tali  re- 
quifiti!  Qui  cade  acconcio  affai  più  che  nel- 
la fondazione  di  Roma  il  Tanta  molis  trat 
di  Virgilio.  La  conoscenza  dell'Uomo  mo- 
rale è  la  parte  la  più  fublime  della  Merari* 
fica ,  L'  1  Ile  ria  Nnurale  ci  rapprefenta  l'Uo- 
mo Fifico,  e  Tiftoria  Civile  ,  la  Sacra,  la- 
Pro- 


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6x 

profanala  Letteraria  cr  rapprefentano  l'Uo- 
mo Sociale ,  i  libri  de1  Viaggiatori  ,  i  viag- 
gi ec.  1  precetti  generali  fu  tali  materie  fi 
riducono  a  quelli  :  Lettura  ,  Penjìeri ,  Medita- 
zioni ,  ed  Ofitrvaiioni  (i). 

Dell' 


(i)  E'  una  gran  difgrazia  ,  che  quelle  faenze  , 
dalle  quali  fi  dee  imparare  la  conofeenza  dell*  Uomo, 
fieno  per  lo  più  piene  di,oftacoli  per  non  farcelo  co- 
nofeere.  Ricorrete  a' Metafifici  per  l'Uomo  morale,  e 
e  per  1'  Uomo  naturale ,  ognuno  farà  il  quadro  ,  e  la 
Ita  cu  a  dell'  Uomo  a  Tuo  modo  .  L'  Uomo  di  Platone 
di  M.  di  Condillac,  di  Elvezio,  di  Locke,  di  Hobbes 
di  Buffon, di  Robinet,di  Bonnet, di  Shaftsbury  è  l'Uo- 
mo della  Natura  ,  o  quello  di  tali  Autori  ?  L'  ìiìefTo 
può  dirfi  dell'  Uomo  di  Roufleau  ,  e  di  quello  d'in- 
finiti altri  .  Ogni  Metafilico  ha  comporto  V  Univcr- 
fo  ,  c  T  Uomo  a  fuo  modo  .  Come  dunque  conofeer 
l'Uomo  morale  traile  tenebre  della  Metafilica  ?  Volci 
dunque  un  profondo  raziocinio  nella  fcelta  per  la  let- 
tura di  tali  quadri  dell'  Uomo  ,  del  quale  fi  trova» 
molte  piteure ,  ma  pochi  (Tu  ne  originali .  L' amor  de'  fi- 
itemi ,  io  fpirito  di  pedanteria,  1  affettare  fublimiti,  ed 
ofeurità,  una  vana  garrulità  di  dir  parole  e  non  cofe 
ha  corrotta,  e  lefa  mutile  la  Metafisica  in  buona  parte, 
come  i  piti  grandi  Metafifici  contengono  . 

Per  la  conofeenza  dell'  Uomo  Fi  fico  i  grandi  li- 
bri, e  le  mo'te  oflervazioni  de' moderni  Filici,  e  Me- 
dici ci  fomminiftrano  delle  utiliffime  cognizioni  ,  ed 
incontraftabili  ;  ma  in  quetta  regione  ancora  vi 
fono  delle  nubi  ,  perchè  1  Iftoria  dell'  Uomo  Fifico 
è  Oata  dagli  antichi  fcritta  con  pedanteria  ,  da*  mo- 
derni con  ipotefi  quafi  Poetiche  .  L*  iftoria  Naturale 
di  Plinio  ,  quella  de  l'  Aldrovandi  ,  e  di  Eliano  , 
e  di  Ariftotele  ,  ci  fomminiftrano  fpeflb  efempj  di 
pedamifino  .  L' Iftoria  Naturale  del  Hinio  della  Fran- 
cia , 


§♦  4*  Dell*  Uomo  febbene  fiafi  dettò 
unum  cognoris ,  omnes  noris  (2)  ,  e  da  Vir- 
gilio ab  uno  difce  omnes  (j)  pure  l'autori- 
tà di  Terenzio,  e  di  Plauto,  e  di  Virgilio 
febbene  maflìma  ,  è  poi  fmentita  nei  par- 
ticolare dall'  iftoria  umana .  Accade  ne*  pre- 
*  celti  fulle  conofcenze  del  cuore  umano  co- 
me accade  in  quelli  dell'arte  medica  a'  fe- 
guaci  di  Efculapio  .  Credon'  e  ili  dopo 
molte  oflervazioni  collantemente  traman- 
date dagli  antichi  per  il  corfo  di  più  fe- 
coli  ,  e  da  moderni  confermate  ,  di  dover 
fempre  gli  effetti  delle  loro  medicine  cor- 
rifpondere  in  ogni  tempo  ,  in  ogni  luogo  , 
c  in  ogni  individuo  a'  loro  fittemi  ;  e  fpellò 
/pedo  s' ingannano  ;  ond*  c  che  i  Medici  i 
più  favj  f°n  q^li  *  cne  p'ù  diffidano  della 
loro  arte,  e  che  la  credono  la  più  fallace  . 
L*  eloquenza ,  che  dee  cicurare  le  paffijni 
umane  ,  e  rivolgerle  al  fuo  fine  è  dunque 
cosi  difficile ,  com'  c  difficile  l' arte  di  ben 

cono- 
eia  ,  la  pid  eccellente  che  favi  ,  ha  ancora  le  lue 
ipotefi  ,  e  fi  accoppia  in  efla  all'  infinita  fagacità 
e  fottigliezza  di  un  ódervatore  piucchè  Fibfofo  ,  il 
penzare  di  un  Poeta.  Gì'  inconvenienti  ,  che  nasco- 
no dal  voler  conofcer  1*  Uomo  Sociale  dalle  Iftorie  , 
e  da'  Viaggiatori ,  fono  infiniti ,  e  ponno  rifletterli  da 
ognun  che  fia  di  mediocre  intelligenza  dotato .  Dun- 
que quelli  oftacoli  ,  che  fi  oppongono  al  ben  penzare, 
fi  oppongono  alla  vera  eloquenza ,  che  dal  ben  penza- 
re deriva. 

(a)  Tcrent.  in  Phorm.  Aet.  a.  Scea.  T.  v.  3J. 
li)  Virgil.  Aca.  I7«  ver. 


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conofcere  i  morbi  filici  ,  e  fi  potrà  dire 
che  l'eloquenza  fia  Ars  longa  ,  non  lunga 
per  i  precetti  ,  che  fi  nducon  tutti  al 
ben  penzare  ,  e  al  ben  fentìre  ;  ma  per 
V  offervanza  difficiliffima  di  tali  precetti 
a*  quali  quanto  più  riufcirà  poter1  adem- 
pire tanto  più  li  avrà  il  vero  Oratore  ,  che 
forprende  ,  e  trafporta  come  in  un  turbine 
gli  animi  altrui  ,  e  s' impadronifce  d1  ogni 
altrai  idea,  come  oflervò  David  Hume  (4). 

§.  £.  Coloro  dunque  che  fi  sforzarono  di 
riftringere  Parte  Oratoria,  e  Poetica  tra  cep- 
pi di  quei  molti  aridiffimi  ,  ed  intralciati 
precetti,  meritano  con  ragione  i  gravi  rim- 
proveri di  Petronio  Arbitro  :  Primi  omnium 
eloquentiam  perdidijlis .  Si  devono  è  vero  fom- 
miniflrare  a  certi  principianti  alcuni  generali 
precetti ,  e  fi  devon  loro  moftrare  alcuni  ot- 
timi modelli  ,  ma  fi  dee  far  loro  compren- 
dere, che  tali  precetti  non  racchiudon  l'ar- 
te della  vera,  e  foda  eloquenza,  della  qua- 
le in  tali  precetti  non  ponno  loro  fommini- 
flrarfi  ,  fe  non  che  quelli  pochi  faggi ,  che 
debbono  nelle  loro  menti  germogliare  e  fvi- 
lupparfi  • 

§.  6.  I  primi  precetti  dell*  eloquenza 
dovrebbero  eflbr  quelli  di  rettificar  l'idee  , 
ed  i  giudizj  de'  giovani ,  avvezzargli  a  riceve- 
re vere,  e  fode  conofcenze,e  a  faperle  con 

pre- 


(4)  Humc  Philofophical  Works  E%  X. 


^4 

precifione  ,  e  chiarezza  communicare .  Que- 
lla e  Parte  della  vera  eloquenza  >  che  è  com- 
pagna indivifibile  dell'  arte  Log'cocritica  , 
ma  quella  eloquenza  non  fi  acquifla  nè  co* 
difcorfi  patetici  ,  nè  colle  declamazioni  fco- 
lattiche ,  ne  colle  recite  a  memoria  delle 
lunghe  filze  de1  tropi ,  e  figure  •  Lo  di  (Te  il 
femofo  Petronio  Arbitro  ♦ 

jtrtis  ftvtrot  fi  quis  hamat  effettui , 
Mentemque  magnis  applicat ,  priut  morem 
Frugalitath  lege  polkat  exacid  . 
Nec  curet  alto  regiam  tructm  vultu , 
Moeoniumque  bibat  felici  pittore  fontem  ; 
Mox&  Socratico plenus  grege  mittat  habena* 
Liber ,  &  ingcntis  quatiat  Demofthenis  arma 
His  animum  fuccinge  bonis  ,fic  fiumine  larga 
PUnus ,  Pieno  defundes  pittore  ver  ha  (j*) 

II  Poeta  Satirico  Perno  ci  dipinge  ancora 
l'eloquenza  moftruota  di  Roma  in  quei  fuoi 
tempi,  e  parla  di  tale  eloquenza  colle  illef- 
fe  idee  di  Petronio  (6). 

§.  7.  Gli  Uomini,  che  afpirano  alla  ve- 
ra e  loda  eloquenza  deyon  conofeete  la  ve- 
rità, 

({)  Petroa.  Arbitr.  io  pp'nc  Saryr.  Chiunque  fia 
^Autore  di  tal  Satiricon  attribuito  a  Petronio ,  il  qua- 
le così  bene  declama  contro  la  falfa  eloquenza  ;  è  certo 
che  tal  libro  di  Petronio  è  un  modello  vero  di  quel- 
la falfa,  e  biafimevole  eloquenza,  che  in  e(To  fi  vitu- 
pera, come  bene  fi  4  olfervaio.  da,  M,  de  Voltaire. 

(t)  Urs.  Satyr.  Prima. 


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rità ,  e  gir  oggetti  veramente  grandi ,  e  fu- 
blimr  di  ior  natura  ,  e  quelli  che  fono  tali 
o  per  coftume  ,  o  per  educazione  ,  e  mo- 
dellare in  rapporto  di  quelli  i  piani  delle 
loro  idee .  Il  buon  gufto  della  finezza  nell' 
arte  del  ben  dire ,  va  del  pari  col  fenfo 
morale  $  col  quale  è  unito  ,  e  col  quale  dal 
coftume ,  dal  temperamento  ,  dall'  educazione 
ponno  effèr  confervati ,  o  alterati  (7)  . 

§.  8.  Ditte  un  beli'  ingegno  Francefe , 
che  i  Rettoria  fpeflb  fpeflb  raffomigliano 
al  Sole,  che  diede  a  Fetpnte  i  generali  pre- 
cetti di  guidare  il  fuo  carro  .  Gridò  il  Sole 
a  Fetonte  medio  tutijjtmus  ibis .  Corripe  lora 
manu  (8)  Gridano  i  Rettorie!  a  loro  Allie- 
vi :  Imitate  quel  periodo,  quella  frafe,  quell' 
introduzione  ,  quell'epilogo  ,  quella  figura  , 
quell  Autore .  Ma  ficcome  Fetonte  precipitò 
non  ottanti  i  precetti  del  Sole  ,  così  rumano 
quelli  fludenti  di  Rettorica  con  i  loro  pre- 
cetti, e  colle  loro  pedantefche  imitazioni, 
che  non  conducono  a  formare  la  mente  de* 
giovani,  anzi  la  confondono  in  modo  $  che 
volendo  poi  eflTere  i  giovani  eloquenti  a  for- 
za di  quelle  imitazioni,  fi  perdono  tragli  er- 
rori di  un'  eloquenza  Sofìflica,  e  di  uno  fti- 
Ie  a  modo  di  centone  ■ 

E  CA- 

(7)  Lord  Home  ElTay  on  Crictcifm.  Introd.  pag.  6* 

(8)  Ovid  Mctam.  libr.  ì.  pag.  30.  Opcrr.  Tom.  i. 
edic.  Barbou. 


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Rifleffìoni  fui  modo  £  infegnar  V  eloquenza . 

$.  r. 

SI  ferino  nelle  fcuole  molti  ,  e  vani  sfor- 
zi per  fiflare  i  topici,  come  diconfi ,  deli* 
eloquenza.  E'  vero  che  ogni  feienza  ,  può  ,  e 
deve  avere  i  fuoi  luoghi  particolari ,  e  i  (boi 
fonti  ,  o  topici,  da' quali  deriva,  e  fi)'  quali 
fi  fonda .  Ma  P  eloquenza ,  che  appartiene  a 
tutte  le  feienze,  e  facoltà ,  non  può  dirli  che 
abbia  particolari  luoghi  topici  limitati  ,  o 
avendogli  ,  fon  tanti  ,  quanti  tutt'  i  topici 
delle  altre  feienze  .  1  Maeftri  di  Rettorica 
ad  imitazione  deili  Genealogifli  ,  che  ci  han- 
no dati  Iimghiffimi  Cataloghi  di  nomi  di 
afeendenti ,  e  difeendenti  di  ogni  famiglia  , 
hanno  dati  anch'  effi  lunghiflimi ,  e  tediofif- 

fìmi 


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J 


67 

firn?  profpetti  di  fuppoflì  Topici  Oratorj 
come  P  Albero  di  Porfirio  di  certi  credu- 
ti antichi  Logici .  li  Profeflore  di  Rettorica 
Weltckirch  Maeftro  di  eloquenza  Jn  Wirtem- 
berg  volle  ridurre  i  topici  appartenenti  alle 
umane  Lettere ,  ed  all'  eloquenza  ,  coni'  ei  di- 
ce, a*  12.  primarj  ,  ed  a  180  fecondar j  che 
minutamente  riferifce  nei  modo  con  cui  gli 
Autori  dell'  IJioria  Universale  Inglefe  riferifco- 
no  le  genealogie  di  Mahomet  ,  e  di  Zer- 
duRh,  o  ZoroaAro  (i)  • 

§.  2.  Si  ponno  dare  teorie  più  oppofle 
all'  acquiflo  della  vera  eloquenza?  Ecco  dun- 
que che  i  Maeflri ,  e  gli  fludenti  dell'  elo- 
quenza credono,  ed  han  creduto,  che  quel- 
la  confitta  in  cercar  fenza  alcuna  Filofòfia 
certi  luoghi  topici  generali ,  ed  in  proporre 
aicune  aride  imitazioni  j  e  quindi  fi  chiama  cor- 
fo  di  Rettorica  un  Centone  ricamato  di 
verfi  ,  prefi  di  varj  Autori  indiftintamen- 
te  citati  ,  e  s1  infegna  la  Rettorica  nella 
maniera  colia  quale  Pufendorf  ,  e  Gro- 
zio  han  voluto  infegnare  per  via  di  ci- 
tazioni cofe  più  ferie  .  Si  fuole  infegnare 
in  certe  Scuole  in  tal  modo:  Cicerone  così 
difefe  Rofcio  Amerino.  Dunque  così  farete 
voi  in  difefa  di  Cajo .  Ivi  Demoflene  adoprò 
quella  metafora,  quel  farcafmo  ,  queir  alle- 

E  2  gorra, 

M  Vid.  Weltckirck.  not.  ad  Erafm.  Ubr.  de  cop. 
Tcrbor.  &  rer.  libr.  2.  pag.  36$.  edir.  in  8.  Bafileac 
per  hacredes  Bryling  ami.  15CT5. 


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\ 


< 


«8 

gorìa  .  Dunque  voi  ancora .  Qui  Orazio  po- 
trebbe efclamare. 

Oh  ìmitmris ,  fervum  pecut  !  (*) 

•r 

§.  3.    Così  crefcono  giornalmente  le  imi.*« 
razioni  ;  ond'  c  che  io  abbia  veduto  pretto 
alcuni  molte  felve  ,  com'  efll  dicono  ,  di  pen- 
zieri  Oratorj  di  varj  Scrittori,  e  molte  filze 
di  figure  Rettoriche  9  delle  quali  or  prerc- 
deano  una  ,  or*  un1  altra  .  Ho  villo  farli  de* 
pezzi  di  eloquenza  ,    come   nelle  Farma- 
copee fi  formano  gli  ungenti .  Per  deferive- 
re  una  tempefta  fi  prende  un  poco  di  vento 
Euro,  fi  mifchia  coir  Aquilone , e  colle  on- 
de marrtime  ,  con  grandine  ,  e  fulmini ,  e 
farà  la  tempefta .  Per  il  buon  tempo ,  il  Ze- 
firo ,  ed  i  fiori  .  Per  le  definizioni  di  una 
bella  donna,  di  una  innamorata  fona  infiniti, 
)  e  te- 

(*)  I  Precettori  di  Filologia  dovrebbero  eflfere  graa 
Filofofi,  e  che  avellerò  fatta  una  feria  riflellìone  sii 
quanto  dice  il  Buddeo  in  Diflert.  de  cattar*  ingerì,  in 
(èlle&.  Jur.  Natur.  &  Gent. ,  e  sii  quanto  dice  neir  Ope- 
ra intitolata  Elementa  Philofophix  lnftrumentalis  Parte 
*.  &  3.  ,  nella  quale  terza  parte  favella  de  ratione 
veritatem  cuui  aliis  comniunicandi  .  Si  leggano  altresì 
le  ojferva^ioni  sii  tal*  opera  ,  fpecialinente  fu*  capi  de 
Varili  modis  veritatem  communicandi ,  de  vitiis  docen~ 
tium,  de  virtutibus  doeenrium,  de  mediis ,  quibus  fa- 
culus  veritatem  cum  aliis  communicandi  compara- 
ta: E  lì  leggono  altresì  gli  Autori  ivi  citati ,  cioè  ii 
Reingelbergio  de  ration.  ftudii  ,  ed  A  bramo  Calovio 
de  mcihodo  docend   oltre  varj  altri  Scrittori . 


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6* 

c  tediefifllmi  i  formolarj  Rettorie? ,  e  Poeti- 
ci in  tutte  le  lingue  .  Se  ne  fono  fatte  di 
tali  varie  deferizioni  immenfe  raccolte  ,  e 
fino  lo  Scaligero  ,  ed  il  Morello  ,  altro  non 
rapprefentano  ne'  loro  libri ,  cioè  il  primo 
nella  fua  Poetica  ,  il  fecondo  nel  fuo  Poly- 
hiflor  ,  fe  non  nembi  di  tali  deferizioni  ,  e 
•di  con  (Imi  li  felve  •  Ecco  il  quadro  ,  dell'elo- 
quenza che  fi  prefenta  a  mal'  educai  giova- 
ni .  Condolili  Scribleri  ,  fono  flati  ai  vivo 
deformi  dal  famofo  Alefiandro  Pope ,  e  dal 
famofo  Decano  Jonathan  Swift  (2).  Vi  vor- 
rebbero mille  Luciani  per  deridere  tali  cor- 
Timori  dell'  eloquenza  • 

§•  4.  I  libri  degli  Oratori  full' invenzio- 
ni degli  argomenti  ,  e  cofe  da  opporfi  prò  , 
e  contra,  fono  fimili  a  quelli  ferini  da'Fo- 
renfi  Criminah'fti  fogli  indÌ2j  de' delitti  ,  e 
da'  Forenfi  Civili  full'  interpretazione  delle 
leggi  per  via  di  opinioni  altrui  {3) .  Non  fi 

E  3  ri- 

!i)  Si  vedano  le  Memorie  della  Vita  eftraordinaria , 
le  opere,  e  delle  feoverte  di  Martino  Scriblero  de- 
fcritte  da  Por>e-The  Works  of  Pope  Voi.  IV.  pag.ér. 
edit.  in  i2.  London  1776.  t  e  fi  vede  altresì  la  pa<*. 
134.  deU'ifteffo  Tomo  ov'  è  riferita  f  opera  di  Swift, 
o  di  Pope  intitolata  rifpx  Bcrfyc  ,  ot  the  Art  of  linking 
ih  Poetry.  Tali  opere  fono  due  eccellenti  Satiriche  pit- 
ture dello  flato  dell'eloquenza  preflb  molti. 

(3)  Non  è  quindi   meraviglia  il   contratto  immenfb 
tta'  Cn'minalifti  fuila  forza   dcgl*  indttj ,  e  tra  Civili 
Curiali/ti  non  reca  meraviglia  di  veder  trattati  de  pu- 
gna Docìorum,  come  quello  di  Elifeo  Danza, e  Spec- 
chi 


I 


70 

riflette  per  difgrazia  ,  che  gì'  ifteflì  vafli  in- 
gegni di  Cicerone  ,  di  Demoflene  ,  e  di  al- 
tri ,  nelle  opere  de'  quali  fi  vanno  i  luo- 
ghi topici ,  e  le  imitazioni  cercando ,  hanno 
moftrato  colla  prattica  di  non  efler  divenuti 
grandi ,  colla  nuda  e  fervile  imitazione  de- 
gli altri ,  ma  coli'  efatta  ,  e  ragionata  oflfer- 
vazione  filila  natura  delle  cofe ,  fenza  la  qua- 
le non  fi  acquifta  P  eloquenza  ,  che  non  è 
l'arte  di  modellar  periodi  ,  e  di  accozzar 
frafi  o  fenza  niuno  Itile,  o  con  uno  flile  la- 
vorato a  mofaico  .  Leggali  un'Orazione  di 
Cicerone  ,  di  Demoflene ,  d'  ifocrate  ,  un1 
aringa,  che  Omero,  Virgilio,  Livio ,  Taci- 
to, ed  altri  grand1  uomini  pongono  in  bocca 
a'  loro  perfonaggi ,  e  fi  vedrà  ,  che  in  tali 
difcorfi  tutto  fi  foftiene  dalla  fana  Fiiofofia  , 
dal  buon  raziocinio ,  e  dalla  naturalezza  del- 
le cofe.  Oflerva  il  Signor  Millot  (4)  ,  che 
gli  antichi  non  convinceano,  e  forprendeano 
co1  freddi  raziocinj  e  colle  figure  ,  ma  co* 
fentimenti ,  col  calore ,  con  far  parlar  V  ani- 
mo all'  animo  ,  col  fublime  ,  coi  patetico  , 
col  fenfibile.  I  difcorfi,  fenza  tali  requifiti  , 
dice  bene  il  Millot  ,  fanno  gli  uditori  di 
ghiaccio  . 

§.  j>   Se  andiamo  a  leggere  alcune  arin- 
ghe 

chi  di  oro  di  opinioni  communi  contro  U  communi  f 
fcritti  da  Maranta .  in  quefti  fpecchi  Ci  affacciano  fpeiTo 
taluni  Difendati,  e  vi  travedono. 

(4)  Millot  Difc.  prelim.  fur  les  Harang.  dcs  ancieu. 


I 

Digitized  ty  Godgle 


ghe  moderne ,  altro  non  vedremo  fe  nonché 
tumidi ,  e  rimoti  efordj ,  ne'  quali  fi  sfonda- 
ca  dagli  Autori  ogni  loro  fcientifica  idea, 
poi  fìegue  un'immenfo  duolo  di  autorità, 
e  citazioni  ,  ed  una  con  fu  Ho  ne  di  tutto  lo 
fcibiie  per  invilupparfi  gli  uditori,  i  lettori, 
e  gP  iflefli  autori  di  tal'  eloquenza .  I  tre  quar- 
ti de'  libri  moderni ,  e  delle  moderne  arin- 
ghe cosi  fi  compongono,  ed  è  giunto  a  tal 
fegno  il  grande  abufo,  che  vediamo  a  nem- 
bi citate  le  autorità  per  pruovarG  le  cofe  le 
più  triviali ,  e  le  più  ovvie ,  che  dovrebbon 
farli  paffare  per  aflìomi  • 

%  6*  Ogni  grande  ingegno ,  e  fornito  di 
buon  gufto  potrebbe  da  fe  vedere  le  cofe 
in  quelli  afpetti ,  ne'  quali  le  viddero  Cice- 
rone ,  Demoftene  ,  Omero ,  Virgilio  .  Dun- 
que perchè  non  tentare  dì  veder  come  quel- 
li ?  Perchè  non  imitarli  non  già  1*  accozza- 
mento efterno  delle  frali ,  periodi ,  figure  , 
ma  il  metodo,  e  le  offervazioni,  colle  qua- 
li effi  Autori  arrivarono  a  quella  perfezione, 
e  maniera  di  penfare  ?  Le  regioni  deff  elo- 


fofia ,  e  dell'  Etica  ,  e  forfi  1'  iftelfe  3  non 
faranno  mai  intieramente  feoverte  ,  o  deferi  t- 
te  ,  e  reftaranno  fempre  nuovi  artificj  da 
adoprarfi  da'  grandi  Oratori ,  e  V  invenzione 
Oratoria  farà  fempre  in  ragione  delia  eleva- 
tezza ,  o  della  reflazione  dell'  atmosfera  dell1 
ingegno  Oratorio  . 

$.  7.  Accade  nell'imitazione  dell' eloquen- 


come  contigue  a  quelle  della  Filo- 


fi  4 


za 


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7* 

za  come  hellé  copie  di  pittura .  Di  un  buorì 
Pittore  fi  dee  più  imitare  ia  proporzione ,  il 
difegno  ,  V  invenzione  interna  ,  il  colorito  il 
panneggio ,  il  chiarofcuro  ,  la  profpettiva  , 
e  non  già  i'  arte  di  manipolar'  i  colori  ,  la 
fcelta  della  tela  ,  ed  altre  cofe  eflerne  con- 
fimili,  che  coftituifcono  una  fredda  imita- 
zione. II  vero  imitatore  in  eloquenza  ,  ed 
in  Pittura  è  creatore  del  fuo  originale*  che 
imitandolo  io  perfeziona ,  come  fece  Virgilio 
con  Omero ,  e  con  Ennio .  Ma  imparano  ef- 
fi  a  far  cosi  imitare  taluni  de*  Rettorici  ? 
Nò  certamente.  Ond'  è>  che  più  dello  Au- 
dio d*  infinite  pedantefche  Rettoriche  È  vediam 
noi,  che  conduce  molto  meglio  all' acqui  Ao 
dell'eloquenza  l'udire  un  grande  Oratore  > 
il  leggere  un  Filolòfico  eloquente  difcorfo  e 
ragionato,  una  circoflanza  di  dover*  effèr  noi 
intereflati  a  dover  perfuadere  una  cofa  ,  va- 
le a  dire  ,  che  allora  fi  accende  ,  e  fi 
elettriza  Pentufiafmo  delle  paflìoni  ,  e  delle 
commozioni  fi  dee  aver  Tempre  per  vero, 
che  il  buon  guflo  può  formare  qualche  pre- 
cetto  Oratorio  in  attratto ,  ma  qualunque  col- 
lezione di  precetti  Oratorj  non  formerà  mai 
il  buon  gurto,  che  fi  acquifta  col  buon  ra- 
ziocinio, coli'  ufo ,  col  tempo  ,  e  colla  ra- 
gionata lettura  de  gran  modelli  (y).  Vi  (le- 
te 

(f)  Si  veda  la  DilTertaztone  di  David  Hume  on  the 
regles  of  Tafte ,  e  M.  du  Bos  Reflex.  Critic.  fur  U 
Poes.  &  U  Piint* 


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13 

te  ìntefo  commoflb  dall'  aver'  udito  rappre- 
fentare  un  patetico  difcorfo  in  una  diflerta- 
2ione ,  in  una  declamazione  ,  in  una  fcena  ? 
Correte  allora  tutto  caldo  di  queH'entufiafmo, 
prendete  i  più  favj  modelli  di  autori  analo- 
ghi a  quelle  idee  ,  e  fatigate .  (*)  Il  loro  eflro 
accenderà  il  voftro  ,  cofa  che  non  otterrete 
da  molte  Rettoriche,  ed  Ilìituzioni  Oratorie, 
ancorché  Mèro  le  migliori  ,  come  quelle 
di  Ariflotile ,  di  Quintiliano  ,  e  di  Voflìo  . 

§.  8.  Quale  farà  mai  il  cervello  adattato 
alla  vera,  e  foda  eloquenza.?  Quello  fpirito, 
che  non  farà  dalla  Filofofia  dilTeccato  ,  ne 
dagli  allettamenti  delle  belle  lettere  ammol- 
lito ,  che  faprà  illuminarfi  con  Clarke  ,  é 
Newton  ,  fublimarfi  con  Cicerone  e  Bof- 
fuet  ,  ed  ornarli  colle  grazie  di  Virgilio  y 
e  del  Taflb  (6) . 

§.  c%  Quando  il  giovane  non  fi  avvezza 
ad  inventare  fulla  fecondità  dei  fuo  ingegno 
per  le  vie  del  fuo  buon  guflo  e  del  fuo 
giudizio  eccitate  dalle  oflervazioni ,  dalla  let- 
tura ,  e  da  fenfate  riflefììoni ,  non  farà  mai 
inventore ,  ma  copifta  .  Oggi  da  molti  altro 
non  fi  fà ,  che  imitare ,  non  già  la  natura , 
ma  i  copilìi  di  altri  copifti .  Ma  cofloro  chi 
mai  imitarono?  Se  imitarono  la  natura,  po- 
tremo, e  dovremo  anche  noi  imitar  la  na- 
tura, 

(*)  Rouflcau  Diàion.  de  Mufiq. 
(6)  Voltaire  Epirre  a  la  Marquife  de  Chatelet  fa 
la  Tragedie  d' Alzire . 


tura  ,  e  non  eflì  ;  I  gran  modelli  fervono 
foìo  per  ifprone  ad  aprirci  il  cammino  da 
eflì  fegnato  ;  ma  ii  volere  fervil mente  imi- 
tarli ,  farebbe  l'ifteflbjche  nel  caulinare  vo- 
ler porre  le  veftigia  fulle  pedate  delia  gui- 
da ,  che  e'  impara  la  ftrada .  I  difetti  dell* 
eloquenza  ,  che  nafeono  dalla  fervile  imita- 
zione ,  fono  infiniti .  Vi  è  chi  vuol*  imitare 
T  eloquenza-  Comica  ,  e  Tragica  de'  Greci , 
e  ridurla  a'  Teatri  moderni  ,  come  volea 
il  Gravina,  che  con  faviezza  non  fu  in  ciò 
imitato  dal  dottiflìmo  Metaftafio  3  ond1  è 
che  1'  ifleflb  Gravina  fu  derifo  dal  no- 
ftro  gran  Caparlo  (7)  .  Vi  è  chi  vuole 
imitare  nello  fcrivere  ,  e  parlare  i  brievi, 
e  concifi  fenfi  di  Tacito  •  Vi  é  chi  vuole 
fcrivere  all'  ufo  di  Seneca  .  Vi  è  chi  fcrive» 
e  parla,  e  ragiona  al  modo  fpezzato,  e  con- 
cilo dagPInglefi,  vi  è  che  in  materie  gravi 
componendo  libri  ,  o  lettere  ,  o  altre  ope- 
re feientifiche ,  accozza  i  capitoli,  e  le  fraG 
ad  ufo  di  piccoli  epigrammi  diftaccati  . 
Ma  perchè  non  fi  riflette  ,  non  già  ad 
acquifere  lo  Itile  di  Tacito  ,  di  Montefquieu, 
di  Cicerone  ,  ma  ad  acquiftarne  V  idee  ,  i 
penfieri  ,  la  feienza  ?  Allora  fi  avrebbe  uno 
ftile  proprio,  non  improntato,  e  G  direbbe 
fìile  ragionevole  ,  non  già  ftile  di  Tacito  > 
di  Cicerone  ec  perchè  un  Savio  imitatore 

di 

{7)  V.  Capaflo  opere  diverte  pag*  m«  dell'edizio- 
ne in  4.  Napoli  n6i% 


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di  tali  flili  imitandogli  gli  crea  ,  e  sa  tras- 
formargli  in  Tuoi  proprj ,  ed  uno  (tolto  imi- 
tatore adatta  ad  un  Pigmeo  i  coturni  di 
Ercole  (8). 


{8)  Sono  nati  tanti  abufi  full' imitazione  dello  itile 
degli  antichi  dalle  feguenti  caufe .  i.  Dalla  cattiva  edu- 
cazione Letteraria  ,  e  dal  non  ctTerfi  avute  vere  idee 
dell'eloquenza.  2.  Dall' eflerfi  creduto  che  l'eloquen- 
za, e  lo  Aile  confutano  nelle  parole  .  e  non  gii  nelle 
idee,  e  nelle  colè.  3.  Dall' eflerfì  fuppofto  che  la  lin- 
gua Latina ,  o  la  Greca  ,  o  la  Francete  ,  o  l' Italiana 
&  cet. ,  e  la  perizia  in  tali  lingue ,  abbia  cagionata  la 
vera  eloquenza  ne'  varj  Scrittori  di  tali  lingue ,  quan- 
docchè  T  eloquenza  vera  ,  e  lo  itile  vero  confiftono 
nell'idee,  e  dipendono  da' penfieri ,  da' quali  l'eloquen- 
za dipende,  non  altro  eflendo  efla ,  che  l'efterna  ma- 
wfeftazione  dell'idee  colle  parole  .  Coloro  che  erro- 
neamente fmdiano,  ed  infegnano  l'eloquenza  ,  dovreb- 
bero rettificare  i  loro  errori  collo  ftudio  della  vera 
Filofona ,  che  illumina  la  ragione  in  ogni  faenza .  La 
ragione  illuminata  apre  i  fonti  al^a  vera  invenzione  ,  e 
alla  vera  eloquenza ,  e  fa  vedere  ove  confitta  la  vera 
eloquenza,  ed  il  vero  carattere  dello  itile  ,  cioè  neh" 
idee ,  e  ne'  penfìeri ,  e  neli'efàme  de'  rapporti  dell'idee, 
e  de'  penfìeri  colle  parole  ,  efame  die  e  la  vera  bafe 
di  ogni  eloquenza,  la  quale  illuminata  dalla  fana  Fi- 
Jofofia  ci  conduce  alla  vera  arte  d* inventare ,  e  d'imi- 
tare, arre  alla  quale  mai  fi  perviene  imitando  Tacco*-, 
lamento  delle  frafi ,  de'  periodi ,  e  delle  parole  . 


75 


 ■  .  —-^-==~=  ■ 

U»  88  88  88  88  88  88  88  882 1 


»„88 


88  88  88  « 

W8* idrsa 

i   W    tfS   £r  #5    #5  * 

5a8""88~88"88  88  88  88  «  88$ 


A   F  O  VI. 


o 


Fiw  ,  c  /onxi  deli1  elofita  • 

i. 

L1  Uomo  và  Tempre  in  cerca  del  veró  ; 
ma  non  Tempre  fcuopre  il  vero  a  pri* 
ma  vifla  ,  ne  Tempre  è  in  iflato  di  giudica- 
re del  vero.  Vi  fono  le  verità  nude  di  fenv 
plice  intuiiionc  ,  e  vi  fono  le  verità  di  di- 
moftraiione  ,  come  fi  può  vedere  in  Geo- 
metria, febbene  tali  verità  di  dimoftrazione 
Geometrica  fien  per  i  grandi  ingegni  verfatif- 
fimi  in  tali  facoltà  come  aflìomi  .  Ma  tutto 
è  rapporto  .  Quelle  proporzioni  della  più 
fottile  Geometria,  che  per  un  Newton,  per 
un  Moivre  ,  per  un  Caravelli  fono  eviden- 
ti filmi,  a  (Homi  ,  per  i  giovani  principianti 
hanno  bifogno  della  più  difficile  dimoftrazio- 

ne  ; 


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77 

ne  ,  Se  tutte  le  menti  fuffero  in  iftato  di 
conofcere  lènza  dimoflrazione  il  vero  ,  non 
occorrerebbero  tanti  raziocini ,  ed  argomenti, 
e  minori  farebbero  le  caute  degli  errori 
umani  „ 

§.  2.  L'Uomo  dunque  per  le  verità  , 
che  hanno  bi fogno  di  dimoflrazione  ,  dee  ado- 
prare  raziocinj ,  e  ricerche  .  Tali  raziocini  , 
e  ricerche  debbon'  edere  difpofle  con  ordine, 
concatenate ,  e  connette  per  convincere ,  e  per- 
vadere •  L'  arte  di  concatenare ,  e  connette- 
re quei  raziocinj  in  modo  ,  che  allettino  ,  e 
perfuadano  e  fcoprano  il  vero,  c  l'arte  dell' 
eloquenza ,  ed  il  perfuadere  ,  dimoflrare  ,  e 
fcuoprire  il  vero  ,  è  il  fine  dell'eloquenza  . 
Bi  fogna  che  la  ragione  illumini ,  ed  ammae- 
flri  l'uomo.  Per  illuminarlo, ed  ammaendar- 
lo bifogna  allettarlo  ,  forprenderlo  ,  muover- 
lo, fiflàrlo.  Ecco  l'utile,  e  la  nece ttì tà ,  ed 
5  fini  d' ogni  eloquenza ,  che  ferve  all'uomo 
come  minilira,  e  communicatrice  de' lumi 
della  verità ,  e  della  ragione  •  Queflo  fonte 
Iianno  avuto  tutto  le  fcienze  Filologiche  ,  di 
fere  cioè  afcoltare  ,  e  capire  all'Uomo  per 
mezzo  delle  imagìni  fenfibili ,  e  della  fanta- 
fia  ,  le  verità  le  più  utili  ,  le  più  falutari . 
Le  bellezze  femplici  delle  verità  più  pure 
non  agifcono  ugualmente  fopra  gli  uomini  , 
e  non  in  tutti ,  nè  in  tutti  tempi  ;  certe  aU 
tre  verità  fembrarono  a  prima  villa  in  certe 
circoflanze  fpiacevoli  ,  Vi  bifognò  dunque 


78 

f  arte  dell'  eloquenza  per  far  comparire  il 
vero  piacevole,  ed  amabile.  Ogni  altra  idea 
che  fi  avefle  dell'eloquenza  ,  della  fua  ori* 
gine ,  e  dei  fuo  fine ,  è  idea  falfa  .  U  elo- 
quenza non  è  nè  l'arte  di  difputare  ,  nò  dì 
deludere  ,  nè  di  foflenere  il  falfo  ,  nè  di 
oftentar  l'ingegno  ,  nè  di  fervire  a'  paniti  , 
nè  di  (ottener  fofismi  ;  anzi  fono  quelli  per- 
petui abuG  dell'  eloquenza  ,  ond'  è  ,  che  in 
infiniti ,  libri  ne'  quali  tanto  fi  è  fcriito  filli" 
eloquenza  ,  e  tanto  fi  è  queftionato  fulla  di 
lei  natura  ,  fini ,  fonti  ,  utilità  9  o  danno  , 
non  fi  è  veduto  il  vero  afpetto  dell'  eloquen- 
za ,  ond'è  che  fe  ne  fono  dette  ,  e  fcritte 
infinite  cofe  contradi norie  ,  ed  affurde,  ed 
inutili, 

§.3.  Se  dunque  i  fini  deli*  eloquenza 
fono  di  piacere ,  d' iflruire  ,  di  convincerci 
di  renderci  felici  con  infegnarci  le  più  fode, 
ed  utili  verità ,  bifogna  badare  alla  teoria 
dell'  arte  di  piacere ,  d' iflruire  ,  di  forpren- 
dere  ,  di  convincere  ,  teoria  ,  che  non  può 
efler  fempre  V  iileflà  . 

§,  4.  Per  piacere  bifogna  forprendere  , 
per  forprendere  eccitar  l'attenzione,  per  ec- 
citar T  attenzione  bifogna  dir  cofe  belle  ,  e 
nuove ,  e  interefTanti ,  e  conofcere  ,  fe  gli 
uditori ,  o  i  lettori  le  abbiano  per  grandi  , 
belle ,  nuove ,  ed  intereflànti  ,  e  fe  per  tali 
non  le  hanno,  bifogna  faper  l'arte  di  far- 
gliele veder  tali.  Bifogna  dunque  faper  l'ar- 
te di  animare  le  cofe ,  i  difcorfi  ,  le  imagi- 

ni, 


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ni ,  T  arte  di  far  parlare  il  cuore  a!  cuore  , 
l'intelletto  all'intelletto-,  Parte  di  unire,  e 
dianoltomizare,come  dicono  iFifici,  le  no- 
flre  idee  alle  altrui . 

§.  j\  L'  eloquenza  è  dunque  una  e  fola 
arte ,  cioè  il  fapere  foggiocare  l' altrui  idee , 
regolarle ,  impadronirfene  ,  renderli  ammira* 
bile ,  (ingoiare ,  e  fublime  ;  ma  gli  uG ,  e  gli 
afpetti  dell'  eloquenza ,  ed  ii  teatro  ,  nel  qua- 
le tale  aite  fi  può  fpaziare  è  infinito  j  e  chi 
vuoi  proporre  un  Filofofico  Audio  dell'  elo- 
quenza ad  un'  uomo  ragionatore ,  può  dire 
al  medefimo  con  Pope  (i)  • 

Expatiate  free  over  ali  this  Scene  of  Man  j 

A  mighty  ma\e\but  not  whhout  a  pian; 

A  IVild,  where  vteds  ani  jlo^rs  promifcous  shàot. 

§.  6.  Da  ciò  rifulta  maggiormente  che 
il  dar  precetti  di  eloquenza  compilati  full* 
imitazione  degli  antichi  ,  è  grand*  errore  , 
Gli  afpetti ,  e  gli  ufi ,  ed  i  fini  dell'  eloquen- 
za fon  diverfifllmi  tragli  antichi  e  tra'  mo- 
derni ,  come  tragli  ifiefli  antichi  eran  diverfi 
in  Atene  ,  in  Lacedemone  9  in  Roma  ,  e 
nell'  Egitto,  come  diverfe  erano  le  leggi  le 
religioni  %  i  coflumi  de' popoli  ,  e  le  mate- 
rie, delie  quali  fi  trattava.  Le  cofe ,  e  gli 
artificj  ,  che  fono  nuovi  ,  e  forprendenti  in 

alcu«. 

XO  Pop.  E%  on  Man  Epift.  I.  in  prins. 


So 

alcuni  tempi  3  e  per  alcuni  popoli  ,  diventa- 
no coi  continuo  ufo  triviali,  e  naufeolì  ar- 
tificj ,  che  non  iflruifcono  ,  ne  forprendonp , 
ne  convincona  . 

§.  7.  li  grande  Oratore  dee  avere  per 
fuo  feopo  principale  di  voler  rendere  il  tut- 
to grande,  nuovo  ,  bello,  intereflante  ,  for- 
prendente  .  Non  polliamo  qui  attenerci  dal  ■ 
dire ,  che  da  pochiflìmi  è  fiata  capita  la  na- 
tura della  vera  eloquenza ,  ed  i  fuoi  fini  (3), 

§.  9. 

(3)  Dee  rifletterli  qui  da  chi  vuol  capire  i  fioi  ,  e 
la    natura   dell'  eloquenza  ,  un    bel   pezzo  di  uno 
Scrittore  Francefe  —  Il  ya  des  beautez  de  tous  les 
tems ,  de  tous  les  pays ,  mais  il  y  a  aufll  des  beautez 
Jocales.  L'eloquence  doit  etre  toujours   perfuafive,  Li 
doulcur  touchante ,  la  colere  impeteufe ,  la  lagalTe  tran- 
quille, mais  les  details,  qui  pourront  plaire  a  un  Ci- 
toyen  de  Londres  ,  pourront  ne  faire  aucun  effet  fur 
un  rjabitant  de  Paris  .  Les  Anglais  tireront  plus  heur- 
eufement  leurs  comparaifoas  ,  leurs  metaphores  de  la 
marine ,  que  ne  feront  des  Farillens ,  qui  voyent  rare- 
ment  des  vaifleaux.  Toilt  ce  qui  tiendra  de  prcs  a  la, 
libertè  d*  un  Anglais ,  a  fes  droits ,  a  fes  ufages  ,  fera 
plus  d*  impreflìon  fur  lui }  que  fur  un  Francois  .  La 
temperature  d*  un  climat  introduira  dans  un  pays  froiti 
&  humide  un  gout  d'architetture  ,  d'  ameublcmens  , 
des  vétemens,  qui  fera  fort  bon  ,  &  qui  ne  pourra- 
etre  re$u  a  Rome,  Se  en  Sicilie. Theocrite,  &  Virgile, 
ont  du  vanter  l'ombrage  ,  &  la  '  fraicheur  des  eaux 
dans  leurs  Eclogues.  Thompfon  dans  fa  defeription  des 
Saifons  aura  du" taire  des  defeription  toutes  contraires  . 
Une  nation  eclairèe  ,  mais  pcu  fociable,  n  aura  poinc 
ies  mémes  ridicules,  qu'  une  nation  auffi  fpirituelle  , 
mais  livrèe  a  la  fociete  joufqu'  a  V  indiferetion  ;  &  ces 
.deux  peuples  confèqucmmciu  n*  aurout  pas  la  méme 

efpe- 


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8i 

§.  8.  L'Eloquenza  C  erprime  si  colie 
lingue,  ma  dipende  tutta  dalle  idee  ,  e  da* 
penfieri  ,  ed  é  Tempre  in  ragione  delle  idee, 
e  penfieri,  ed  abbraccia  tutt'i  generi  di  pen- 
fieri ,  difcorfi  ,  raziocinj ,  ed  è  tanto  varia  , 
quanto  elfi  penfieri ,  difcorfi  ,  e  raziocinj ,  e 
loro  caufe  ,  e  fini  ,  a'  quali  dee  adattarli  . 
L'arte  di  perfuadere  e  di  allettare  non  fi  è 
folo  rifugiata  nei  foro  ,  e  nel  pulpito ,  e 
nelle  difpute  fcientifiche  ,  ma  comprende 
qualunque  genere  di  difcorfo  ,  e  raziocinio, 
V  I Moria  ,  la  Poefia  ,  V  Epigramma  ,  la 
Satira  9  V  Elegia  ,  i'  Ode  ,  le  Comedie, 
e  le  Tragedie  ,  gli  Inni  ec.  Tutte  que- 
lle eloquenze  hanno  le  loro  divertita,  ed 
i  loro  generi  diverfi  fecondo  i  fogge:- 
ti,  a' quali  fi  applicano,  e  lo  flilc  che  ri- 
chiedono; ma  tra  tali  loro  diverfità  di  rap- 
porti riluce  P  unica ,  e  general  natura  delia 
vera  arte  di  piacere  ,  e  dell'  eloquenza 
generale  ,  e  commune  così  alla  profa  come 
ai  verfo  in  ogni  genere  di  materia  ,  che 
confifle  nell'arre  di  ben  penfare ,  ben  fenti- 
re ,  e  ben  giudkare ,  regole  perpetue  d'ogni 
vera  eloquenza ,  che  fonda  fopra  dì  effe  la 

F  fua 

efpece  de  Comedie  .  La  Poeue  fera  differente  cbez  le 
peuple  qui  renferme  les  femmes ,  &  chez  lui  enfi  leur 
accorde  une  libertè  fans  bornes  -  Quxft.  fur  1  Ency- 
clop.  art.  Gout  —  Quante  fono  le  varietà  de' gufti,  e 
del  penfare  e  delle  nazioni  ,  e  degli  individui  ,  tante 
4iverfe  modificazioni  riceve  l'eloquenza  ce. 


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82 

fua  natvfra  .  Coloro  che  limitano  Peloquen- 
2a  al  Foro  ,  ed  ai  pu'piio  ,  e  alle  difpme 
Scolaftiche  ,  o  che  la  ti  (Fano  alle  regole  fili- 
lo fìiie  ,  o  la  credono  raccniufa  in  alcune 
lingue  ,  e  che  erroneamente  difputano  full* 
eloquenza  della  lingua  Francefe  ,  Ingle- 
fe  ,  Greca  ,  Latri  a  ec.  >  come  fe  la  ve- 
ra eloquenza  cenfiftclTe  nelle  lingue  ,  e  non 
già  ne'  penHeri  ,  vanno  molti  lungi  dal  vero, 
ai  p3ri  di  quelli ,  che  credono  che  il  fapere  > 
e  le  dottrine  confiftono  nei  molto  leggere  , 
nel  molto  fcrivere  ,  nell'aver  molti  libri  , 
nel  citarne  molti  .  Il  vero  fapere  confitte 
nel  ben  penfare  ,  e  nel  per. far  molto  con-* 
fille  il  vero  fine  delle  Scienze  (4.)  •  I  libri 
fono  ,  o  almeno  dovrebbero  e'Xere  ,  i  regi- 
Ari  de'  migliori  peuGeri  ,  e  più  utiii ,  e  fona 
fempre  come  i  loro  Autori  .  Se  gli  Autori 
furono  Filofofi  ,  foro  utili .  Se  fìolti  ,  fono 
fluiti  anche  eflì  libri  .  Così  è  V  eloquenza  , 
confiderata  in  rapporto  alle  lingue  ,  come  la 
vonno  cenfiderare  i  meno  avveduti .  Se  von- 
no  fapere  quale  è  la  lingua  la  più  eloquen- 
te, 

(4)  E' verità  tanto  certa  e  cenofeiuta,  che  le  lingue, 
le  p:ù  eulte  fian  quelle  delle  nazioni ,  che  abbiano  avu- 
ti dotti  più  culti ,  e  più  (àvj  ,  che  pdò  dirfi  dimolìra- 
2Ìone  :  Chi  volelTe  però  sii  tal  inate.ia  leggere  alcune 
dotte  riflcfljoni  potrà  olTcrraie  U  Voy  *i^c  hijlorique  de 
l*  jumtuquc  Meridional  par  D.  Cecile  Juan  ,  & 
£).  Antonio  Flloa  Tom.  I.  libr.  V.  Cl.ap.  VJ.  ,  ove 
parla  delle  lingue  <^i  quei  felvaggi,e  fi  ponilo  vedere  le 
Cpere  di  AL  Condillac. 


8?  • 

te ,  veggano  quale  nazione  na  avuto  ed  ab- 
bia efleri  più  penfanti ,  ed  Autori  più  dotti, 
che  hanno  elevata  la  lingua  nel  grado  il 
più  fublime  delia  perfezione  ,  e  muoveranno 
tal  verità  uniforme  a  tuaa  V  antica  ,  e  mo- 
derna Moria  di  ogni  nazione  (y) . 

Quindi  è  che  i  Maeftri  di  eloquenza  , 
pria  di  dare  a' loro  allievi  quei  pochi  pre- 
cetti ,  che  altro  non  fono  ,  Te  non  certe  of- 
fervazioni ,  e  confeguenze  ricavate  in  alcuni 
tempi  da  certe  efperienze  degli  antichi  ,  e 
moderni ,  non  fempre  adattabili  a  qualunque 
cafo;  dovrebbero  ben  far  capire  in  tutta  la 
fua  esenzione  la  natura  primitiva  dell'  elo- 
quenza ,  e  fuoi  fonti  ,  e  fini  generali  ,  per 
farfene  da'  ioro  allievi  una  generica ,  e  vera 
idea. 


F  2  CA- 

• 

(5)  Le  lingue  tutte  dipendono  dalle  idee  ,  e' dalle 
conofcenze  ,  e  fono  precife ,  delicate  ,  e  eulte  ,  fem- 
pre in  ragione  delle  conofcenze  .  Le  lingue  fono  im- 
magini vifibili  del  raziocinio  ,  e  della  Concatenazione  ,  ed 
ordine  dell'idee,  de*  peniieri ,  e  de' giudizj .  L*  eloquen- 
za dell'  azione  ha  prodotta  1'  eloquenza  del  fìlenzio  , 
quella  de* getti,  e  de'fegni ,  quella  della  declamazione, 
quella  della  mufica,  quella  della  danza,  quella  de' Pan- 
tomimi ,  quella  della  Pocfia ,  quella  della  pittura ,  quella 
delle  Scritture  geroglifiche  ,  quella  de' caratteri  alfabe- 
tici ,  che  tutte  ci  dinotano  con  varj  fegni  la  progrcnao- 
ne  dell'idee,  e  peniieri. 


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84 

 ■   TCP  3E3# 


C  4  P  O  VII. 

D  'mfionì  dell'  Eloquenza  ,  e  /wc  twie  * 

— 

§.  1. 

COIoro ,  che  hanno  confiderata  V  eloquen- 
za fecondo  le  materie  da  erta  trattate, 
P  hanno  divifa  in  varie  darti  ,  chiamandola 
erti  eloquenza  forenfe ,  di  pulpito,  eloquen- 
za didattica  &  cet.  Confiderata  avendo  la 
forma  di  tale  eloquenza  ,  ed  il  fuo  numera 
Poetico,  o  Oratorio ,  V  hanno  detta  eloquen- 
za Poetica,  eloquenza  profaicaj  e  confidera- 
ta avendo  l'eloquenza  fecondo  i  varj  ftili 
di  efprimerfi,  o  fublimi,o  baffi  ,  fi  è  detta 
eloquenza  fublitne  ,  eloquenza  popolare  ;  o 
fi  è  confiderata  l'eloquenza  in  rapporto  alle 
nazioni,  ed  agli  Autori , e  alle  varie  lingue, 
e  fi  detta  eloquenza  Greca ,  Latina ,  Italiana, 

Fran- 


1 

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Francefe  ,  Inglefe  ec  Eloquenza  di  Demo- 
flene  ,  di  Dante ,  di  Omero  ,  di  Virgilio  ,  di 
Cicerone.  Ma  le  due  più  generiche  di vifio^ 
ni  dell'eloquenza  in  rapporto  allo  Itile  con- 
futano nelPampollofa  ,  allegorica  ,  entufiaftr- 
ca  de'  primitivi  popoli  felvaggr  ,  e  V  elo- 
quenza  fobria,  ornata,  e  eulta  de' popoli  So- 
cievoli ,  e  reti  culti  dalle  arti,  e  feienze  (1). 

$.  2.  Vuoici  una  grande  efpertezza  nel  . 
far  diftinguere  i  faggi  di  tali  varj  gradi  di 
eloquenza  ne*  vaq  Autori  ,  per  formare  il 
tmon  gufto  con  modelli  perfetti ,  ma  il  giu- 
dicare della  perfezione  di  tali  modelli  c  co- 
fa  affai  difficile  ,  perchè  i  giudizj  fopra  un 
modello  di  un*  Autore  da  imitarli  fono  rela- 
tivi all'  idee,  che  ha  il  Maeftro  di  quei  luo- 
ghi ,  che  propone  ad  imitarti,  e  fe  le  idee 
che  ne  hà  il  Maeflro  faranno ,  per  varie  ,  ed 

F  3  infi- 
ci) Dell' eloquenza  entufiaftica  Cene  vedon  gli  efem- 
j>j  nelle  antiche  poefie  de*  Celti,  degli  Arabi  /  de' Per- 
mani.  Così  è  fcritto  l'Edda  degli  Scandinavi,  il  Wed- 
toam  de' Bramini,  il  Sadder  de'Perfiani  ,  ed  il  Zenda- 
vefta  di  Zerdufth  ,  Zorotroschto  ,  o  Zoroaftre .  Così 
fono  fcritte  ie  antiche  Poefie  Celtiche,  e  di  tutti  quafi 
gli  Orientali.  Dell'eloquenza  fobria  ,  e  moderata  ,  e 
eulta  abondano  gli  efenipj  in  Omero  ,  in  Virgilio  in 
Cicerone  Se  cet.  ed  in  tutt*  i  migliori  Scrittori  d*  ogni 
paefe  ec.  Chi  volefle  acquiftare  una  piena  cognizione 
dell'  eloquenza  entufiaftica  degli  Orientali  dovrà  legere 
rantichuììina  opera  Pcriiana  intitolata  Boun-DehtfcK 
pehlvi ,  che  fi  crede  ricavata  dagli  fcritti  di  Zoroaftre, 
e  che  fi  è  tradotta  in  Francete  da  M.  Anquetil.  Tal. 
opera  tratta  della  Cofmogonia  de'  Perfiani  .  Si  vqH  \\ 
Zcnd  Averta  tradotto  da  AL  AnquettlTom.  3.  pag.  343. 


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$6 

infinite  caufalt  erronee  ;  erronee  faranno  le 
regole  del  buon  gullo,  che  formeranno  ne. 
loro  difcepol?  •  Crede  un  Maeftro  ,  che  tut- 
to è  buono  in  Omero  e  farà  imitare  fino  i 
difetti  del  medefimo  .  Un  altro  farà  i  fuoi 
difcepoli  Antiomerici  ,  e  farà  delle  altari  a 
Virgilio ,  come  lo  Scaligero ,  e  farà  coftruì- 
re  un  Poema  anche  cogli  emiftichj  non 
compiti ,  come  nel!'  Eneide  .  Chi  farà  imi- 
tare Giovenale  ,  e  chi  Lucano  ,  e  chi 
Orazio  in  biafimo  di  ogn  altro  Autore.  Di- 
rà Scaligero  a'  Tuoi  difcepoli ,  che  la  Poeti- 
ca di  Orazio  (ia  ars  fine  arte,(*)  iiMetaftafio 
vi  farà  de1  Commentar]  ,  e  la  dirà  un  capo, 
di  opera .  Vi  farà  più  di  un*  Inglefe  che 
prenderà  gli  efempj  di  buon  gufto  dalle  Poefie 
di  Fingal  Son  of  Offlan  ,  e  da  quelle  di 
Shakefpeare,  e  gli  efempj  dei  cattivo  gufto 
da  Virgilio  ;  e  da  Orazio  .  Mai  fi  finirebbe 
il  quadro  de'  giudizj  diverfi  di  varie  perfone, 
ed  accade  nel  gufto  delle  cofe  fcientifiche 
ciò  che  accade  nel  gufto  fifico  del  palato  de- 
gli Uomini  circa  i  cibi .  Ad  ognuno  piac-  ■ 
crono  cibi  diverfi  ,  fecondo  la  Ammira ,  fibre, 
umori  &  cer.,che  modificano  in  lui  le  fen- 
fazioni  che  fi  dettano  • 

§.  3.  Bifogna  dunque  nel  far*  imparare  i 
varj  modelli  delle  particolari  eloquenze  ufa- 
re  varie  cauzioni ,  e  traile  altre ,  non  bada- 
re a*  contrarj  giudizj  di  alcuni  Uomini  an* 
che  malTimi  in  Letteratura  ,  ma  al  fenfo 

com- 

(*)  Scaliger.  in  Poeu  in  Hypercrit. 


«7 


commune  ,  ed  univerfale  per  così  dire  ,  fe 
può  averli  ,  nella  repubblica  Letteraria  (2). 

§.  4.  Fa  duopo  inoltre  fcegliete  per  imi- 
tarli i  migliori  luoghi  di  tali  migliori  Auto- 
fi  ,  la  (lima  di  quali  Autori  fia  generale  , 
giacché  in  materia  di  guflo  ,  il  gufto  publi- 
co  è  infallibile.  Vale  più  di  tutù  gli  aridi 
precetti  di  Rettorica  una  ragionata  lettura 
delle  due  aringhe  di  Ajace  ,  e  di  UlifTe  , 
che  fi  contrattano  il  polì  è  Ilo  delle  armi  dell' 
eflinto  Achille,  come  deferive  Ovidio  nelle 
Metamorfofi  (3),  ove  nell'aringa  di  Ajace 
ci  propone  V  tfempio  di  un1  eloquenza  a  Ine- 
tti ,  e  tumida  ,  e  nell'aringa  di  UlifTe  ci  fi 
efpone  ogni  arte  pofììbi!e  di  patetico,  attuto, 
e  follile  raziocinio  ,  che  muove  gli  affetti 
tutti,  e  impadronii!  e  dell'anima  de^i  udi- 
tori. Sono  mirabiiifilmc  tali  aringhe  ,  fpeciai- 
aiente  la  conchiulione  di  Uuile. 

aut  fi  mihi  datìs  arma , 
Huic  date;  &  ojlendu  Jignum  fatale  Minerve 


(i)  Non  vi  è  cldiTc  d'  individui  al  Mondo ,  che  pnl- 
fa  ripprcfenrarci  piiì  variazioni  di  (entimemi  ,  e  di  pa- 
reri quanto  quelli  della  Republica  Letteraria  .  Vi  ha 
chi  ha  fcritta  i'iftoria  delle  Querele  Letterarie  ,  delle 
rivoluzioni  della  Republica  Letteraria  ,  delle  guerre 
Letterarie ,  e  lì  potrebbero  fcrivere  infiniti  voluti»'  del- 
le varhzion  ideila  Republica  Lettei  aria ,  come  Swift  fcri£ 
fe  con  lepidezza  la  Battaglia  de*  libri .  V  Moria  della 
Republica  Letteraria  è  fpclTo  f  iftoria  di  contradizioni 
le  più  grandi  e  delle  d.llenzioni  le  più  immenfe. 

(3)  Ovid.  Metani,  libr.  Xlli.  veri,  f .  ad  veri*  380. 


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88 

§.  y.    In  Ovidio  ifleflb  nelle  Metamorfori 
fi  vede  un'  eccellente  difcorfo  della  madre 
di  Meleagro  s  e  depintura  de*  contrarj  affetti 
de'  quali  era  agitata  pria  di  buttare  al  fuoco 
li  fatale  tizzone  da  cui  dipendea  la  morte  di 
Meleagro  (4),  Nel  medefimo  Ovidio  vi  è 
un*  eccellente  efempio  di  mirabile  didattica 
eloquenza  nella  fpiega  ,  che  fa  Pittagora  dei 
fuo  fillema  avanti  al  Re  Numa  (c) .  In  Vir- 
gilio e  maravigliofjffima  1*  donazione  che  fa 
Enea  a1  compagni  .  0  [odi  ncque  enim  ignari 
fumus  ante  malorum  &  cac.  (ó)  ed  il  folilo- 
quio  di  Giunone  contro  i  Trojan!  (7)  e  gli 
sdegni  della  medefima  contro  gP  ifteflì  al  li- 
bro 7.  Heu  ftirpem  invifam ,  &  fatis  contraria 
nojìris  fata  Phrygum  &  cetu  li  4.  libro  dell' 
Eneide  è  pieno  di  difcorli  patetici  ,  ed  elo- 
quentifllmi  j  e  fono  ancora  mirabili  neiP  i  fletto 
Poeta  le  aringhe  di  Giunone, e  Venere  (8), 
quelle  di  Drance  e  di  Turno  (9)  ,  fulle  quali 
tante  dotte  rifleffioni  fece  io  Scaligero  (io). 
Si  potino  vedere  ancora  le  aringhe  degli  mi- 
gliori Illorici  eflratte  dal  dotto  Abate  Mil- 
lot  (ir)  .  • 

§.  6. 

(4)  Ovid.  Metamorph.  libr.  8.  v.  480.    ad  511. 

(5)  Ovid.  Metam.  libr.  15.  vetf.  153.  ad  478. 
{6)  Acneid.  libr.  I.  v.  1^8. 

(7)  Aeneid.  I.  v.  37. 

(8)  Aen.  X.  # 

(9)  Aen.  Xf. 

(10)  Scalig.  Poer.  libr.  5.  cap.  ij.pag.  249.  edit.  in  8. 

(11)  Vedaiì  Milloc  Harang.  Ckois. .  Chi  defiderafle 
efempj  della  Greca  eloquenza  iu  materia  di  aringhe 

po- 


§.  <J.  Negli  Autori  moderni  ,  o  Poeti  9 
o  profaici  vi  fono  ancora  eccellentiflìmi  éfem- 
pj  da  poterfi  imitare ,  purché  colui ,  che  pro- 
pone tali  imitazioni  fappia  fcegliere  ed  eiTer 
buon  Critico  di  un  gufto  fodo  e  raffinato  • 
Non  fi  può  niegare  che  in  materia  d'imita- 
zione di  eloquenza  bifogna  cominciare  dagli 
antichi ,  perchè  i  quadri  dell'  eloquenza  an- 
tica ci  rapprcfentano  un1  imitazione  delia  fem- 
plice  primitiva  natura  nelle  origini  della  Icw 
cìetà ,  ed  i  moderni  profpetti  di  eloquenza 
ci  rapprefentano  la  natura  perfezionata  dall' 
arte  ,  e  refa  eulta  dalla  ragione  ,  onde  fe 
nelli  quadri  di  eloquenza  antica  vi  è  più 
brio  d'immagini  fantafliche  ,  e  più  vivezza 
di  color?  $  nelle  profpetti  ve  di  eloquenza  mo- 
derna fi  parla  più  alla  ragione ,  che  alla  fan- 
tafia  ,  come  fi  può  vedere  riflettendo  con  fe- 
rietà  alle  pitture  dell'  eloquenza  antica  ,  e 
moderna . 

■ 

§.  7.  Bifogna  dunque,  che  quelli,  i  qua- 
li vonno  coltivar  P  eloquenza ,  e  farla  da'  lo- 
ro allievi  coltivare  ,  cominciaflfero  da  quei 
principi  ,  da'  quali  Y  eloquenza  ha  avuti  i 
progredì,  e  le  perfezioni ,  cioè  dall'imitazio- 
ne degli  Scrittori  i  più  antichi  ,  e  cer- 
care i   progredì   de'  varj   gradi   di  e!Ta 

elo- 

potrà  vederli  nel  9.  libro  dell'Iliade  di  Omero,  del 
quale  fcriflè  Euftazio,  che  e  tutto  ,  vivo  ,  tutto  azione  , 
e  che  contiene  una  eloquenza  di  forza  mirabile,  C  di 
arte  nuravigliofiffima . 


eloquenza  fino  alla  fua  perfezione  acquifiata 
rei  tem^o  in  cui   l'eloquenza  ha  parlato  la 
lingua  delia  ragione .  Onuro  ne1  Tuoi  Poemi, 
e  varj  Scrittori  Orientali   ci   hanno  lafciati 
modelli  di  eloquenza  adattata  a1  primitivi  po- 
poli inculti ,  e  ci  hanno  lafciati  fpezzoiii  del 
loro  modo  di  penfare  >  e  di  fcrivere  .  Ci 
hanno  gP  iùYflì  Autori  lafciati  efempj  di  elo- 
quenza più  culra  ,  ne'  loro  Eroi  ,  e  Guerrie- 
ri ,  e  modelli  fublimilììmi  altresì  •  Donde 
dovrà  cominciare  l'imitazione  ?  Donde  ha 
cominciato  la  natura  ,  cioè  da  quella  prima 
eloquenza  che  parlava  alla  fantafia ,  la  quale 
domina  i  g'ovanr  >  e  fecondo  fi  sviluppa  ul- 
teriormente la  ragione  fi  devono  altresì  mu-^ 
tare  i  modelli  di  imi.arlì  ,  e  dopo  f  imita- 
zione dell*  eloquenza  de'  tempi  primitivi  è  ù 
farà  fulfegnire  quella  de*  fecoli  Eroici  ,  indi 
quella  de*  fecoli  della  Filofofia  ,  e  della  ra- 
gione ,  e  così  nel  tempo  che  lì  inoltreranno 
i  modelli  della  vera  eloquenza  ,  fi  inoltrerà 
il  quadro  de1  progrefTì  dello  fpirito  umano 
nelie  faenze  ,  e  neiP  eloquenza  ,  ed  all'  imi- 
tazione di  Omero  fi  farà  fuccedere  1'  imita- 
zione di  VifgWo  ,  di  Plafone, come  un'In- 
glefe  dopo  i'  imitazione  dell'  eloquenza  dt 
Milton  ,  di  Shckefpeare  e  proporrebbe  quel- 
la di  Pope,  di  Sliaftsbury,  di  AddilTon  ec. 

§•  8.  Dopj  tali  ritìfffioni  è  facile  il  ve- 
dere ,  che  la  controverlla  circa  la  preminen- 
za tragli  antichi ,  o  i  moderni  Autori ,  fulla 

>  qua- 


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.  9l 

quale  tante  cofe  fi  fono  dette  e  fcritte  , 
fpecialmente  a*  tempi  della  celebre  Ma- 
dama Dacter  >  è  del  tutto  vana  ,  inu- 
tile ,  e  poco  Filolòfica  (12)  >  Con  po- 
che diftinzioni  un  Filofofo  rifolve  tante 
differenze  in  tali  contratti  .  i.  Gli  antichi  , 
^d  i  moderni  nello  flato  prefente  dell'Uomo, 
giovano  infinitamente  alle  umane  conofcenze. 
Senza  gli  errori  degli  antichi,  non  vi  fareb- 
bero fiate  le  fcoverte  de'  moderni  .  II  quadro 
di  tali  fcoverte  ,  e  de*  gradi  della  perfezione 
della  natura,  e  ragione  umana  ci  fi  prefenta 
dagli  antichi  ,  e  da'  moderni  ,  i  quali  col 
progreflò  del  tempo,  e  col  flutto ,  e  riflulTo 
di  altre  fcoverte ,  ed  altre  opinioni  diventa- 
no anch' eflì  antichi  ,  come  gli  antichi  eran 
moderni  quando  quei  generi  dì  eloquenza 
viveano;  perciò  un  gran  Filofofo  ,  non  farà 
mai  idolatra  degli  antichi,  o  de'  moderni  , 

ma 

(ia)  Molti  (i  vollero  diftinguere  in  tal  queftione,  e 
tragli  altri  M.  Pérrault  dans  le  P*ralel  des  anciens  & 
dcs  modernes  ,  il  Cavalier  Tempie  nel  faggio  fulla 
dottrina  degli  antichi  ,  e  moderni  ,  M.  de  Fontenclle 
nella  digreifion  fur  les  anciens,  Si  les  moderne^  Tliv 
glefe  Wotton  nelle  riflefftoni  full*  antica  9  e  moderna^ 
Letteratura  ,  Regnault  dans  r  Origin  antique  de  la 
Phyfique  Novuelle ,  e  M.  Dutens  >  che  fa  il  panegiri- 
co degli  antichi,  e  la  Satira  de*  moderni  nel  libro  in- 
titolato Reckenhes  fur  t  origin  des  decouvertes  attri- 
buèes  aux  moderne  $  ,  libro  con  molta  ragione  biafi- 
mato  da  M.  de  Voltaire  per  piti  riflefli  ,  come  fcritco 
eoa  poca  verità,  c  eoa  pochi/Ùma  riflelfionc. 


92 

ma  prenderà  dagli  armeni  ,  e  da' moderni 
timo  ciò,  che  potrà  migliorar  P  Uomo,  ed 
il  fuo  intelletto  ,  e  rigetterà  tutto  P  inutile  de- 
gli antichi  e  de*  moderni  - 

§.  Conofcerà  un  Filofofo  ,  che  fe  il 
tempo  ha  demolite  le  flatue  di  Platone  ,  di 
Arinotele ,  e  di  Omero  in  materia  di  Fifica, 
di  Agronomia  >  di  Geografia ,  d' Ifloria  ec. , 
ha  confirmato  il  loro  culto  in  materia  di 
eloquenza,  di  buon  gufto,  di  critica .  Sofocle, 
Efchilo,  Euripide  ,  Tucidide  ,  Pindaro  fa* 
ranno  Tempre  i  libri  del  Filofofo  ,  il  quale 
nel  quadro  della  Letteratura  antica  ,  e  mo 
derna  faprà  difeernere  l'acutezza  di  Erafmo, 
P  accuratezza  e  precifione  del  Voffio  ,  e  dei 
Cafaubono ,  il  gufto  di  Lipfio  ,  la  penetra- 
zione di  Bentley  ,  il  genio  Filofofico  di  le 
Clerc  ,  di  Freret,  di  Fraguier  ,  e  faprà  di- 
flinguerli  da'  Gruteri  ,  da'  Salmasj  ,  dagli 
Einsj ,  da'  Burmanni  (*).  Il  Filofofo  riflettendo 
a  tutt*  i  fecoli,  a  tua'  i  tempi  ,  vedrà  gli 
Autori  ne1  quali  fi  è  offervato  il  folo  inge- 
gno ,  altri  ne'  quali  ha  abitato"  la  fola  eru- 
dizione ,  ed  altri  ne' quali  Puna  ,  e  f  altro 
hanno  avuto  il  lor  trono  ,  e  farà  fempre  la 
fua  ftima  per  tali  Autori ,  in  ragione  delP 
utile,  che  dalla  loro  lettura  deriva  alP  Uo- 
mo ,  e  quelli  Autori  ,  che  parleranno  alla 
ragione  ,  o  che  faranno  fervire  P  erudizione 
a  cofe  utili  ,  quelli  faranno  fempre  per  lui 
moderni,  e  da  imitarfii  ma  coloro  che  pe- 
.  %  fcano 

(*)  Vidi  Gibbon  EJfay  de  Luterai. 


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Teano  accenti  in  Omero  ,  quelli  che  fcrivo- 
no,e  fi  afifatigano  per  dimoftrare  quanti  fu* 
reno  i  Zoroallri,  e  gli  Ercoli,  o  per  retti- 
ficare le  antichità  le  più  inutili  ,  mai  fi  fti* 
meranno  da  leggerli  da  un  vero  Savio, 

§.  io.  Un  Filofofo  vedrà,  che  ogni  fe- 
colo  è  un  quadro  particolare  di  varie  modi- 
ficazioni del  cervello  umano  determinato  a 
certe  particolari  feienze  in  ogni  clima  , 
e  vedrà  che  ogni  clima  ha  epoche  diverfe 
per  le  diverfe  feienze  .  Gli  fludj  di  Lo- 
gica ,  e  di  Metafilica  ,  e  di  Politica  fio- 
rirono nella  Grecia  a*  tempi  di  AlelTan- 
dro  ,  e  dopo  .  In  Roma  a*  tempi  della 
Republica  ,  come  in  Atene,  fiori  l'eloquenza; 
V  iftoria  ,  e  la  Poefia  a*  tempi  di  Augufto  ; 
la  Grammatica,  e  la  Giurifprudenza  verfo  i 
tempi  di  Giuftiniano  ;  la  Scolaflica  Fiiofofia 
ne1  tempi  delia  Barbarie;  le  belle  lettere  ,  e 
le  feienze  Filologiche  attempi  di  Leone  de- 
cimo. Vennero  poi  i  fecoli  della  Fifica  ,  e 
della  Geometria ,  quelli  degli  Studj  di  drit- 
to Naturale  ,  quelli  delle  feienze  Politiche  , 
ed  Economiche  •  Un  Filofofo  in  fomma  , 
fenza  diflinguere  tragli  antichi ,  e  tra'  moder- 
ni, vedrà  che  tutti  han  dell' oro,  e  dei  fan- 
go ,  non  fi  determinerà  nè  a  quelli  ,  nè  a 
quelli ,  e  vedrà  di  fare  il  fuo  utile  fin  da' 
difetti  degli  uni ,  e  degli  altri  ,  e  confiderà* 
fà  ogni  claflè  di  Autori  ,  ed  ogni  libro  9 
come  un  quadro  del  fuo  tempo  ,  e  del  fuo 
fecolo  ,  e  di  quel  penfare,  e  iafeierà  a  me- 


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94 

no  avveduti  il  queftionare  Tulle  preeminenze 
degli  antichi ,  e  de'  moderni,  e  formerà  fulle 
regole  della  ragione  il  piano  de1  modelli  da 
imitarli  cesi  nel  ben  penfare  come  ndl'eto- 

quenza  (13)» 

§.  1?.  OlTerva  il  dotto  M.  d'Alembert, 
che  dopo  ogni  fecoio  fi  dovrebbero  leggere 
unte  le  iftorie  ,e  le  memorie  de'  fatti  fermi, 
e  condannarli  al  fuoco  le  cofe  inutili  ,  e 
confervarfi  le  neceflarie  ,  e  degne  di  traman- 
darO  a' poderi.  Cosi  dovrebbe  anche  farfi  di 
ogni  libro,  e  confervarfi  foltanto  le  cofe  che 
fi  giudjcarebbero  per  fempre  utili ,  ed  1  li- 
bri ,  che  hanno  avuta  1'  autentica  dell'  appro- 
vazione univerfaie  del  genere  umano  ♦  Se  co- 
si fi  faceffe  ,  non  farebbe  bifogno  di  far  que- 
flioni  fulia  fcelta  de'  modelli  antichi  ,  o 
moderni  da  imitarfi  ,  fi  ridurrebbero  a  po- 
chi libri  molte  immenfe  Biblioteche  ,  ne 
vi  farebbe  nella  mente  di  chi  legge  ,  e 
di  chi  infegna  la  gran  confinone  della  fcel- 
ta de'  migliori  libri .  Uno  che  dirigge  1  pri- 
mi paffi  nella  republica  letteraria  è  come 
colui  che  volendo  provederfi  del  bifogne- 
vole  va  camminando  ,  e  guardando  per  le 
ftrade  di  una  popolata  Città  f  Tutti  io  chia- 
mano ,  tutti  r  aflòrdano  ,  acciò  vada  da 
loro  a  provederfi  ,  delle  migliori  cole  , 
e  mercanzie.  Corre  alla  cieca,  e  retta  delu- 

10  • 

(13)  Si  veda  Gibbon  E%  Sur  la  Litterature. 


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fo .  Cosi  fi  preferitane)  a  milioni  all'  incauta 
gioventù  i  libri ,  ed  i  loro  immenfi  Catalo- 
ghi ,  e  fi  leggono  ,  e  fé  ne  (h  una  pompa 
teatrale  (12),  e  certi  libri  negli  animi  de1 
meno  accorti  riefeon  fuselli  veleni  al  buon 
fenfo ,  alia  ragione  ,  alla  religione  ,  alla  mo- 
rale, vale  a  dire  diftruggono  la  felicità  pre- 
fente ,  e  futura  dell'  uomo  (13). 

C  A- 

(12)  Lucian.  Dial.  adv.  indoft  libror.  fuppel.  tum. 
(15)  Siamo  atterriti ,  dice  M.  de  V  olta  re  alla  vifla 
di  tante  immcfe   Librarie  .   E*  dijgraria   d'ciuino  il 
non  fapere  tante  belle  coje  !   Ma  cor  l'oli  jinoc*  ,  vi  è 
poco  motivo  di  dolercene  .  Quelli  4.  o  5.  mila  volumi 
di  Tifica,  pria,  di  Galileo  ,<  nulla  Jlgni ficai  o  .  Q ut  Ile 
compilazioni  d' iftorie  antiche  de'  tempi  favoli f ,  nulla, 
conchiudono  .   Ne'  libri  de  tempi   Iftorui   vi   è  poco 
oro,  e  mollo  fango,  l/n   immenfa  biblioteca  è  fimi  le* 
ad  un  immenfa  Città  abitata   da  immenfa  moltitudini. 
In  tale  Chaos  fi  fcegliono  pochi   compagni  ,   come  fi 
fcegliono  in    una  gran  Città  poebi/Jìmi   Amici  nelle 
occorrente.  Si  fielgono  i  libri  ,   cerne  fi  Jcelgcno  gli 
amici  nella  folla.  Bifogna,  dice  il  Voltaire,  guardai^ 
da  libri ,  come  i  Giudxi  fi  devon  guardare  degli  arti- 
fìci <iegli  Avvocati  ed  un  Filofcfo  mai  dovrà  giudica- 
re da' titoli  de*  libri,  perchè  i   titoli  di  effi  fono  come 
i  titoli  de^li  uomini  ,  che  non  corrifpondono  Tempre 
alle  qualità  di  elfi  --  Voltaire  difeours  Tur  les  livres  • 
Siccome  dunque  ne' tempi  antichi  era  cofa  difficile  di 
averti  un  folo  libro  ,  così  oggi  la  cofa  più  difficile  è 
la  fcelta  de' buoni  libri  in  ogni  facoltà,  perchè  i  buo- 
ni libri  fon  pochi  al*  pari  de  buoni,  e  veri  Amici,  ed 
ì  libri  mediocri  fono  moltiflìmi,  ed  i  libri  (tolti  infini- 
ti. E*  cofa  dunque  di  grande  importanza  la  giadiz:ofa 
fcelta  de*  buoni  libri  ,  e  per  lo  più  da  t«?le  fcelta  di- 
pende ogni  buona,  o  fuuefta  conleguenza  ne^lt  intel- 
letti di  coloro,  che  bene,  o  male  fauno  la  fcelta  de* 
libri,  che  leggono. 


96 


CAPO  Vili. 

Se  V  Oratore  fi  formi ,  ed  il  Poeta  nafea , 
come  fi  dice  volgarmente. 


i. 


E*  Un  volgare  amico  proverbio ,  che  Ora- 
'  tor  fit ,  Poèta  nafeitur  .  Ma  fi  è  mac 
avuta  giufìa  e  diainta  idea  di  quel  fi  ,  & 
nafeitur  di  tal  proverbio  ?  Un  Fiiolofo 
della  Francia  ha  voluto  efaminare  tal  prover- 
bio ,  e  con  faviezza  ha  conchiufo  ,  che 
P  Orator  fa  è  ben  detto  foitanto  nel  calo  , 
che  fi  voglia  confiderar  ¥  eloquenza  parti-^ 
colarmente  adattata  alle  leggi  ,  al  gemo  de 
Giudici,  a1  tempi, e  luoghi .  Ma  dipende  poi 

da  tali  cofe  la  vera  (i)  eloquenza  ?  No  , 

come 

■ 

(,)  La  nature  renis  k  hommes  eloquents  dans  le 
grani  interéts,  &  dans  lei  grandes  patio*  .  Qu.con- 


* 

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come  certamente  conofce  ognuno ,  che  ila 
perfuafo  de'  veri  fonti  ,  e  natura  dell'  elo- 
quenza .  Dunque  la  naturale  eloquenza  dee 
eflere  regolata  dall'arte,  cosi  in  profa,  co- 
me in  Poefia,  per  ridurli  alle  circolìanze  ri- 
chiede da' tempi  quella  eloquenza  della  na- 
tura . 

G  $.  Q. 


que  eft  vivcmcnt  emù  ,voit  les  chofes  d'un  autrc  oèil, 
que  les  autres  horamcs  .  Tout  eft  pouc  lui  objet  de 
comparaifon  rapi  le  ,  &  de  metaphore  >  fans  qu'  il  y 
prenne  garde;  il  anime  tout  &  fait  pafler  dans  ceux  , 
qui  V  écoutent  une  panie  de  fon  enthufiaGiie .  Un  Phi- 
lofophe  très  eclairè  a  rematquè ,  que  .le  peuple  mème 
s'  exprime  par  des  figures  ,  que  rieri  n'  eli  plus  com- 
mun  ,  plus  naturel ,  que  les  tours  qu'on  appelle,  Tropes. 
Ainfi,  dans,  toutcs  Ics  langues  le  coeur  brulé,  le  cou- 
raje  s' allume,  Jes  yeux  ètincellent  ,  refprit  eft  acca- 
blè,  il  fé  partagc,  il  s'èpuife,  le  fang  fe  giace, la  té- 
te  Cq  renverfe,  on  eft  enne  d'orgueil  ,  enivrè  de  ven- 
geancc .  La  nacure  fe  peint  par  tout  dans  ces  images 
fortcs  devenues  ordinaires  .  Ceft  elle  ,  dont  l'inft'nct 
enfeigne  a  prendre  d' abojd  un  air,  un  ton  modefte 
avec  ceux,  dont  on  a  befòin  .  L'envie  naturellc  de 
de  captiver  fes  Juges,  &  fe  malrres,  le  recueiile  mene 
de  T  arac  profoademeut  frappée ,  qui  fe  prepare  a  de- 

Sloyer  le  ìènrimenrs,  qui  la  preflent  ,  font  le  piimiers 
lattres  de  l'art.  Ceft  ,  cetre  nature  mème  ,  qui  in 
(pire  quelque  fois  des  dèboue  vifs ,  &  animès  ;  une  for- 
te paflion  ,  un  dangec  prefTent  ,  appellent  tout  d'un 
coup  V  imagination..  La  nature  fait  d'onc  l'eloquence  j 
&  Il  on  a  dit,que  les  Poetcs  nai(Tent,&  que  les  Ora- 
teurs  fe  forment ,  on  l'a  dit  quand  l'eloquence  a  ète 
forcèe  d'ètudier  les  Loix,  le  genie  des  Juges  ,  &  la 
methode  du  tenis  .  La  na:ur<?  Icule  n*  eft  eloquente  % 
que  pax  èlaus  —  Eucjdoped.  ArtUL  ELoqueuce . 


5,8 

§.  2.  Per  efTer  gran  Poeta  ,  grande  Ora- 
tore ,  gran  Filofofo  ,  e  grand'  uomo  in  qua- 
lunque genere  di  cognizioni  %  fi  richiede ,  fen~ 
za  dubbio  ,  una  buona  organica  ftruttura  di 
corpo,  ed  ancora  una  buona  architettura  di 
mente  per  così  dire  ,  giacche  vi  è  anche 
ne'  cervelli  degli  uomini  una  fpecte  di  ai> 
chitettura  diverfa  fecondo  i  varj  cervelli  à 
cerne  faviamente  olferva  il  dotto  Lord  Hal- 
lifax  (2).  Ma  qualunque  buona  difpufizione 
di  corpo  %  e  di  mente ,  non  fi  sviluppa  ,  fé 
non  nelle  occafioni  3  e  col  tempo  ;  e  moi- 
tifllmi  Uomini  ,  che  adefTo  fpargono  i  lora 
/udori  nel  coltivar  le  campagne  fono  il  cal- 
do Sole  ,  e  nel!'  orrido  inverno  ,  farebbero 
flati  dalla  natura  deflinati  forfi  a  fuperare  r 
talenti  de'  più  gran  Filofofì  con  altra,  edur 
cazione  . 

§.  3.  Per  mancanza  di  occafioni  di  svi- 
luppo d*  idee  intellettuali  marcifee  buona 
parte  dell'  uman  genere  in  vili  ,  e  fordide  ^ 
occupazioni ,  tuttocchè  la  natura  avefle  mol- 
tiffimi  di  tali  individui  deflinati  alle  feienze 
l*e  più  fublimi.  Omero  ,  Pindaro  ,  Sofocle, 
Euclide  ,  Pittagora  ,  Ippocrate  ,  Cicerone 
Newton  ,  Galilei  ,  cofa  farebbero  divenuti  * 
fe  tufferò  nati  in  altri  tempi  ,  in  altri  luo- 
ghi ,  e  adetti  ad  altre  occupazioni  ?  Se  Ovi- 
dio 

m 

(a)   Lord   Hallifax    nell*  opera   intitolata  Moral 
Thoughts  and  refìc&ions. 


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dio  non  fuffè  flato  di  un'animo  così  elaflico, 
cosi  fenfibile ,  così  patetico  ,  e  fe  tale  ani- 
mo non  fi  fuffe  affai  più  sviluppato  ,  e  refo 
fenfibile  col  continuo  urto  ,  ed  azione  ,  e 
riazione  delle  amorofe  paflìoni ,  non  ci  avreb- 
be lafciate  così  tenere  elegie  .  Se  non  fatte 
flato  relegato  in  Ponto  *  non  avrebbe  ferini 
i  fuoi  libri  Triflium .  Se  Tibullo  non  avef- 
fe  difljpate  tutte  le  fue  foftanze,  entrato  poi 
in  fe  fteffo  non  avrebbe  così  bene  fcritto  fol- 
la moderazione,  e  fuile  lodi  della  povertà! 
Non  avrebbe  in  lomma  efclamato. 

Dìvìùasalius  fulvo  fibi  congerat  auro  fi»  cet. 

Se  Virgilio  per  la  perdita  de'  fuoi  campi 
non  avelie  lafciata  Mantova ,  e  Cremona  ,  e 
conofeiuto  Auguflo  ,  e  la  fua  beneficenza  , 
non  avrebbe  ferine  le  fue  opere  5  come  non 
t  avrebbe  Orazio  ferine  le  fue  ,  fe  quando  mi- 
litò folto  Bruto  fuffe  flato^  egli  vincitore  ,  e 
non  aveffe  fugito  relicld  non  bene  parmuld 
comVi  dice  (5),  Se  Demoflene  e  Cicerone 
non  fuffero  flati  forprefi  dall'  eloquenza  de* 
loro  contemporanei ,  non  farebbero  flati  gran- 
di Oratori .  Si  dice  ,  che  Newton  pensò  il 
fìftema  della  gravitazione  de'  Pianeti  per  l'of- 
fervazioni  che  fece  fulla  caduta  di  alcune 
pera  in  un  giardino  (*) .  La  maggior  parte 

g  *  de 

3)  Hor.  libr.  ».  Ode  7.  verC  io. 
*J  Dice  a  tal  propofico  à  Signor  Sauri ,  Profetare 

ift 


100 

de  cap?  di  opera  ,  o  in  materie  Iftorfcne  % 
o  Filolofiche  trailo  nazione  Francefe,ed  In- 
glefe  fono  produzioni  derivate  x  o  dall'  odio* 
o  dall'  amore  ,  o  dall'  ambizione  .  Mylord 
Bolingbroke  nel  fuo  ritiro  ,  e  Cicerone  h> 
Tufculo  furono  fpinii  a  fcrivere  dalle  cau- 
fe  occafìonali  deHe  circoftanze  ,  nelle  quag- 
li erano  .  Così  è  accaduto  a  quafi  tut« 
ti  gli  altri  Letterati  .  Vi  è  chi  ha  ritrovata 
nelf  iftoria  della  vita  di  Roufleat» ,  ^origine* 
e  lo  sviluppo  delle  infinite  ftravaganze  da 
quello  dette  (?) .  Quanto  hanno  potuto  le  cau- 
fe  occafìonali  fullo  sviluppo  degli  ingegni  fi  è 
dimollrato  ,  ed  offèrvato.  da  tute1  f  Savj  ,  è; 
fpecialmente  da  M.  de  Premontval  (4.)., 

di  Filofofia  iti  Montpellier  (  Elements  de  Metapnyfi-. 
que  Chap.  18.  )  quefte  notabili  parole:  Ceft  Tedu- 
cation  qui  fair  aujourdliui  fleurir  Tur  les  rives  de  U 
Seine  un  peuple  des  Savajits a  la  place  du  quel  on  ne 
vit  autrefois ,  que  des  nations  barbares  :  e*  eft  elle  Qui 
trasporterà  quelque  jour  les  Sciences  des  Europèensuir 
les  bords  fauvages  de  la>  riviere  des  Amazones  ,  8c  qui 
trasformerà  peuc  ette  le  grofiiec  Americain  en  un  prò- 
fond  Philofophe .  Si  le  grand  Newton  etoit  ne  au  mi- 
lieu des  Hottentots ,  éuc  il  èté  eutre-  chofé  qw'  un  Hot- 
tentot  ? 

($)  Si  parla  -di  ciò  nell'opera  intitolata  De  l*hom> 
me ,  &  de  ics  facuhez  intellcétuelles  ,  &  de  fon  edu- 
caiion  . 

(4)  Si  veda  la  fua  opera  intitolata  Vùes  Philofophl 
ques  ou  Proteltations  &  Declarations  fur  le  principau* 
objcts  des  Connoiflences  hurnaiaes ,  Toro,  1.  nel  difcorfcx 
de  la  durèe  des  reputaùon*  • 


roi 

4.    Quindi  è  chiaro ,  cne  in  ogni  ge- 
nere di  facoltà  intellettuali  la  natura  comin- 
cia ,  e  r  arte  poi  perfeziona  .  I  grandi  ta- 
lenti hanno  in  loro  fleflS  la  forza  di  eflere  , 
€  divenir  grandi ,  ma  tutte  le  forze  motrici 
del  corpo  ,  e  dell1  intelletto  non  fi  sviluppa- 
no ,  ne  fi  confervano  ne  fi  accrefeono  ,  fe 
non  coli'  efercitarie  nelle  occafioni  ,  che  fi 
prefemano*  Bifogna  dunque  aver  fortito  dal- 
ia natura  quella  prima  felice  ed  elaftica  tef- 
Etura  della  tela  nervofa  ,  fulla  poca,o  mol- 
ta impreflìone  ,  che  fanno  gli  oggetti  nella 
quale,  nafee  fpefìo  il  felice  o  l'infelice  pro- 
greflò,  nelle  regioni  delle  timane  conoscen- 
ze ^  Il  dippiù  delle  cognizioni  che  l'Uomo  * 
sviluppa  ,   fono  >  è  vero  ,  confeguenze  di 
quella  prima  irritabilità ,  ma  tali  confeguen- 
*e,  ed  eflètti  divengono  poi  vicendevolmen- 
te caufe  -,  giacché  quelle  prime  mofle  pro- 
ducono delle  altre  ,  dalle  quali  la  mente 
G  elettriza  ,  e  produce  nuove  cofe  •  L'  arte 
dunque  nulla  può  fenza  quel  primo  fondo 
della  natura  e  la  natura  non  molto  vale  fen- 
2a  i*  arte  •  Perchè  dunque ,  fi  è  detto  ,  che 
neir  Oratore  tutto  è  arte ,  e  nel  Poeta  tutto 
è  natura 

G  3  §.  y. 

(5)  Un'  Ingjefe  che  fa  la  prefazione  ali'Hudibras  di 
Butlcr  dice  cosi  —  Poeta  nafeitur  non  fit  is  a  (èntence 
of  a  great  truth  as  amiquity  ;  it  being  moft  certain 
that  ali  the  acquired  IcarniiTg  imaginablc  is  infufficienc 
te  compleat  a  poét  whithout  a  naturai  genius  and 
propcnuty  to  fo  noble  aud  fublirac  au  Art  ;  aud  we 

rnay 


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102 

§.  y«  Se  per  arte  ,  che  non  fi  è  voluta 
nel  Poeta  fiafi  intefo  dire  ,  che  fi  poflTa  eflet 
Poeta  ,  lenza  Io  Audio  de*  precetti  Poe- 
tici di  Arinotele  ,  di  Orazio  ,  di  Vida  , 
di  Defpreaux  ,  di  M.  le  Boflu  ,  è  quefta 
una  verità  certa  ,  giacché  per  efler  Poeta 
baila  aver  fon  ito  dalla  natura  una  mente 
elaftica,  e  aver1  avuta  Toccatìcne  di  doverla 
efercitare  per  qualche  bifogno  >  o  paflione  , 
Un  Poeta  è  coflretto  a  far  verfi  dalla  mife- 
ria  (6)  •  Un1  altra  perfona  vi  è  incitata  dall' 

amo- 

may  without  offence  ,  obferve  ,  that  many  learned 
men ,  who  have  been  ambitious  to  be  thaugtht  Poets  , 
have  only  renderei  themfves  obnoxious  to  chat  Satiri  - 
cai  infpirarion  our  auihor  Wittily  invokes 

Which  made  them ,  trough  it  wcrc  in  (pire  • 
Of  Nature ,  and  their  ftars  to  write .  On  the  other 
fide,  fome  who  had  very  little  human  learning,  but 
vere  endued  vith  a  large  share   of  naturai  witt  , 
and  parts  ,  have  become  the  moft  celebrated  Poets 
of  the  age ,  they  lived  in  ~  E  fi  permetta  V  oflervarc, 
che  da  molti  non  fi  è  capito,  che  le  teorie,  e  precet- 
ti Poetici  fon  fondati  fulle  olfervazioni  fatte  fulla  natu- 
ra ,  che  ha  formati  i  gran  Poeti  .  Qual  meraviglia 
dunque ,  fe  gli  artificiofi  precetti  ricavati  dalla  natura , 
poco  giovino  quando  non  truovano  difpofizioni  analo- 
ghe a  quelle  della  natura  ?  I  precetti  tono  la  natura 
ridotta  in  arte;  ma  tal  natura  ridotta  ad  arte  in  quei 
generali  precetti,  mai  potrà  dare  ciò  che    manca  ali* 
intelletto.  La  natura  può  far  nafcere  le  òflervazioni  , 
ed  i  precetti ,  ma  i  precetti ,  e  le  oiTcrvazioni  mai  pon- 
no  fupplire  alla  mancanza  delle  primitive  forze  intel- 
lettuali ,  che  fole  fi  danno  dalla  natura. 

(6)  Paupertas  impulit  audax  ut  verfiis  tacere m  .  Horar. 
Epiftol.  liUr.  i.  Epift.  a.  ver£  51. 


6 

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105 

amore  (7).  Un'altro  da  fcon volgimento  di 
fantaGa  accefa  dal  vino  s  e  da 'altre  padro- 
ni (8)  .  L*  Uomo  a  tenore  de'  bifogni  svi- 
luppa le  fue  idee  ,  e  quei  bifogni  affai  piò: 
aguzzano  la  mente  de'  precetti  didattici  mo- 
dellati falla  natura ,  perchè  è  più  energetico, 
c  più  facile  lo  sviluppo  delle  facoltà  intellet- 
tuali per  mezzo  degli  impeti  dell' ifteffa  ener- 
getica natura  ,  che  per  mezzo  de'  precetti 
che  fono  copie  -meno  efficaci  dell'  ifleffa  na- 
tura .  Un'  amico  ,  di  cui  fi  defideri  la  pro- 
tezione %  ed  il  foccorfo  ,  un'  inimico  che 
voglia  dipingerli  a  neri  caratteri  ,  un'  Uo- 
tiìo  che  noi  defideriamo  di  meglio  accattivar- 
ci ,  un  grande  timore  ,  che  ci  funefla  ,  e*  in- 
regneranno  affai  meglio  di  qualunque  arte 
Oratoria  ,  e  Poetica  a  fare  un'  Ode  ,  una 
Canzone  ,  una  Filippica  . 

§.  6.  Se  poi  per  arte  ,  che  fi  dice  ri- 
chieda a  formar  ¥  Oratore  ,  e  che  non  fi 
vuole  nel  Poeta  s'intende  la  deficienza  d'ogni 
indurir»  ed  artificio  ,  quefia  è  cofa  affai  af- 
furda  ,  perchè  V  arte  deve  accompagnar  la 
natura  ,  così  nell'  Oratore  ,  come  nel  Poeta  • 
li  furore  entheo  ,  come  fi  dice  ,  V  ellro, 
F  agitazione  Poetica  fono  è  vero  nella  loro 
prima  origine  elalìiciià,  ed  elettricità  natu- 

G  4  raìi, 


(7)  Tngcnium  nobis  ipfa  puella  facit .  Ovid.^ 

(8)  E'  iìato  il  cafo  di  Anacreotne  ,  di  SaiTo,  c  di 
altri  Lirici  Latini ,  Greci ,  ed  Italiani . 


104 

rali ,  ma  fi  Sviluppano  dalle  caufe  occafiona«i 
li,  e  dall'arte,  nè  pofllamo  lutto  attribuire 
alla  natura  ,  nè  tutto  air  arte  così  nelP  Ora- 
tore ,  come  nel  Poeta ,  febbene  V  arte  pofla 
efier  più  neli'  Oratore  ,  che  nel  Poeta  .  Vi 
fono  è  vero  alcuni  temperamenti  adufli  ,  bi- 
liofi ,  malinconici  più  proprj  alla  Poefia  ,  ed 
all'  entufiafmo  .  Ecco  la  natura  .  Ma  come 
por  fi  fvil lippa  in  effi  V  arte  Poetica  ,  o 
T Oratoria  r  Si  è  già  detto  .  Il  defiderio  di 
voler  falvare  un  congiunto  ,  un'amico  dalla 
morte  ,  il  voler  procurarci  un  gran  bene  , 
il  voler  da  noi  allontanare  un  gran  pericolo 
ifpira  fpeflò  V  eloquenza  quando  l'animo  è  in 
fermentazione  ,  c  la  fermentazione  ifleflTa 
ifpira  l'  Oratore  ,  ed  il  Poeta  j  anzi  eflen- 
dofi  da  noi  dimoftrato,  che  l' eloquenza  Poe- 
tica fu  la  primitiva  eloquenza  ,  che  precedè 
T  eloquenza  profaica  ,  fiegue  la  certa  evi- 
denza ,  che  fon  communi  i  fonti  dell'  una  , 
e  dell'  altra  ,  cioè  ,  che  tutte  abbiano  le 
prime  origini  nella  natura ,  e  fi  perfezionino 
dall'  arte  . 

§.  7.  NegP  iftefli  Poeti  improvi fatori,  co- 
me fi  dicono  ,  fi  vede  ancora  ,  che  molti 
ajuti  i  medefimi  ricevono  dall'  arte,  e  dall' 
ufo  .  La  lettura  dell'  Moria  ,  delle  favole  , 
V  armonia  della  mufica  ,  gli  applaufi  publici, 
Io  iìudio  fopra  i  luoghi  communi  Poetici  fo- 
no i  veicoli,  da'  quali  i  loro  animi  natural- 
mente^ elaflici  fono  trafportati  fuor  di  loro 
fleffi  .  Finalmente  la  vivezza  medefima  della 

fan- 

*  • 


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I0* 

fantafia,  clie  più  fi  crede  cofa  privativa  del- 
la natura  ,  è  in  buona  parte  effetto  di  {vi- 
luppi di  prime  idee  ,  e  di  modificazioni 
impreltè  nella  mente  da  certe  prime  idee  , 
e  fenfazioni  pervenute  in  tempo  in  cui  la 
tela  nervofa  era  capace  di  ricevere  con  fa- 
cilità  ogni  impresone  •  Le  prime  impref* 
fioni  ,  che  troppo  vivamente  i'  abbiano  ir- 
ritata ,  avranno  potuto  flupidire  la  mente  , 
e  il  corpo  ,  fe  V  irritazione  è  (lata  in  ra- 
gione maggiore  de'  gradi  della  forza  di  re- 
fiftenza  delle  noflre  fibre  •  Se  poi  t  impref- 
lione  delle  idee ,  e  1*  irritamento  che  ne  ile- 
gue  ,  fono  a  proporzione  ,  dell'  aumento 
della  forza  fifica  ,  ed  intellettuale  del  corpo, 
e  della  mente  di  colui ,  nell'  animo  ,  e  nel 
corpo  del  quale  fi  fanno  tali  ofcillazioni ,  al- 
lora fi  produrrà  il  grande  ingegno  Poeti- 
co ,  Filofofico  ,  ed  oratorio  fecondo  tali 
ofcillazioni  ,  e  I'  analogia  di  efle  colie  no- 
flre idee  .  L*  uomo  acquifla  tutte  le  idee 
eflerne,  che  fono  modificate  dall'  intelletto, 
e  lo  modificano  anch'  effe  .  Dunque  la  na- 
tura ,  e  T  arte  foro  ,  e  dtbbon'  edere  nell4 
Oratore  ,  e  nel  Poeta  ,  ove  più,  ove  me- 
no .  Orazio  trattò  da  Savio  nella  Poetica 
tale  quiflione  ,  e  da  Savio  la  decife  perchè 
lichiefe  nei  Poeta  la  natura  ,  e  l'arte  accop- 
piate ,  e  congiunte  ,  acciò  cosi  a  vicenda  fi 
ajutaflèro ,  e  facelfero  de'  progredì .  Giova  qui 
riferire  i  verfi  di  tal  Poeta . 

Natui 


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io6 


Naturi  ficret  laudabile  carmen  ,  ari  artt 
Quajìtum  eft  ;  Ego  nec  ftudium  fine  divite  veni  à 
Nec  rude  quid  profit  video  ingenium  ,  altèrius  fio 
Alter*  pofeit  opem  rei ,  &  conjurat  amici  (9)» 

$.  8.  Ciò  che  Orazio  et  ice  dell1  eloquen- 
za Poetica  ,  che  è  fiata  la  prima  eloquenza 
degli  uomini,  può  e  deve  applicarli  all'elo- 
quenza pTOfaica  di  qualunque  genere  ,  ond* 
è  che  il  proverbio  Orator  fit ,  Poèta  nafeitar, 
dee  edere  fpiegató  ;  e  capito  con  molte  di^ 
(Unzioni  ,  e  lumi  per  ben  comprenderli  ,  o 
per  ben  driVmguere  t  idee ,  che  lì  attaccano 
alle  voci  fit  ,  nafeitut ,  arie  ,  natura  . 

S.  p.  Lafciando  però  tal  queltfone  nello 
flato  in  cui  fi  vorrà  da  chifia  lafc'rare  ,  e 
chiaro  che  F  Uomo  dedito  alle  faenze  >  dee 
in  maniera  tale  regolare  ì  Tuoi  ftudj  ,  come 
fe  tutto  dipendere  dall'  arte  ,  e  niente  dal- 
la natura  ,  affinchè  sù  tal  ^iano  efficacemen- 
te cooperando  a  feconda  di  tal  fiftema ,  abbia 
a  far  sì ,  che  le  fae  forze  intellettuali  pota- 
no fviiupparfi  (10)  . 

§.  10. 

(9)  Horat.  in  Art.  Poet.  vers.  40$. 

(10)  Chi  ha  detto  ,  che  il  Poeta  nafea  ,  e  t  Ora- 
30 re  fi  formi  non  ha  ben  riflettuto  ,  che  il  fondo  dell' 
eloquenza  Oratoria ,  e  Poetica  è  (tato  V  iftefTo .  Infat- 
ti le  caratteri  diche  delle  palli oni  ,  1*  arte  di  muover 
quelle  ,  le  figure  ,  le  deferizioni  degli  Oratorj  fi  fb- 
glion  prendere  da' Poeti  *  ficcomc  ia  tutti  i  precetti 

Ket- 


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IO.  Sr  rifletta  inoltre  ,  che  ia  natura 
fuol  dimoflrare  fin  dalla  prima  età  quali 
fieno  i  foggetti  da  applicarti  alle  fcienze,  ed 
a  quali  fcienze ,  e  Io  dinioftra  in  certi  fvi- 
luppi  degi*  intelletti  de'  ragazzi  ,  (Viluppi  t 
che  ben  confiderati  da*  Savj  *  fanno  ben 
comprendere  ove  tenda  la  natura  >  e  quei 
Savj  che  fanno  comprendere  ,  e  conofcere 

10  sviluppo  delle  facoltà  de*  ragazzi  à  deb- 
bono ellere  i  loro  precettori  t  Per  ben  com- 
prendere tali  fviluppi  bifogna  Capere  à  fon- 
do tutta  V  Moria  umana  ,  e  delle  conofcen- 
ze  intellettuali  ♦  Dunque  V  educazione  lette- 
raria è  affare  di  pochi  Filofofi  ,  ed  il  dar- 
ne precetti  c  cola  inutile  4  I  gran  Filofofi 
formano  etti  i  precetti  fopra  i  piani  partico- 
lari ,  che  formano  fulla  ferie  che  oiTervano 
dello  fviluppo  delle  cognizioni  nel  loro  al- 
lievo ,  ond'è  che  cflì  formano  i  precetti  fecon- 
do il  bifogno*  Per  quelli  poi,  che  non  ra- 
gionano ,  è  inutile  di  dar  precetti  di  educazione 
letteraria ,  che  conduca  allo  fviluppo  della  na- 
tura, e  dell'arte  negli  fludj  dell'  eloquenza, 
e  delle  fcienze ,  il  fine  delle  quali  ne'  tre 
quarti  di  chi  le  fludia,  e  di  chi  le  infegna, 
non  è  di  migliorare  i'  uomo  nelle  facoltà 

in- 

Rertotici  £  prendono  da'  Poeti  per  Io  più  gli  efempj, 

11  nato  Poeta  è ,  e  può  efTer  Oratore .  Ma  Y  Oratore 
Forenfe  certamente,  non  può  nafeer  tale  ,  perchè  la 
natura  forma  sì  fl  eloquenza  Poetica  ,  e  la  prolàica  , 
ma,  non  la  forenfe  ebe  molto  dipende  dall'  arte» 


io8 

intellettuali ,  ma  è  dì  acquiftare  un  nardo  irti  * 
perfetto  cf  inviluppate  cognizioni  •  Si  ftudia  da 
quefti  r  Alfabeto,  pochi  meli  di  Grammatica, 
e  di  umanità- come  dicono  ,  indi  la  Ret* 
torica  ,  e  le  Poetica  in  certi  ricamati  Cen- 
toni di  citazioni  varie  ,  e  diverfe  frafi.  Vie- 
ne poi  il  tempo  di  pochi  altri  meli  di  Au- 
dio di  una  inutile  e  conrenzìofa  Logica  ,  e 
di  ergoifmo  .  Si  aggiungono  i  fecchi  à  ed 
aridi  ilìituti  elementari  di  una  fcienza  detta 
di  profedìone .  Si  prendon  poi  le  lauree  dot- 
torali .  Allora  per  lo  più  fi  chiudono  i  libri, 
e  non  oftantino  tante  lauree  dottorali  B 
và  alla  tomba  forfì  fenza  faper  ben  legere  y 
e  fcrivere  il  proprio  idioma  .  Per  quelli  ta* 
li  non  occorre  ,  nè  penzare  ,  ne  parlare  di 
educazione  letteraria  per  io  fviluppo  della 
natura  ,  e  dell'  arte  •  A  coftoro  che  grida» 
no  quterenda  pecunia  primutn  tft  ,  bi fogna  di- 
re ,  che  fono  i  corruttori  delle  fcienze  »  e 
i  depravatori  dell'  uomo  . 

§.  12.  I  deteftabili  effetti  della  ignorati* 
2a  di  coftoro  fi  ponno  in  tutte  le  fcierìze  of- 
fervare  5  ma  chi  vuole  un  compendio  della' 
più  craffà  ignoranza  dee  rivolgere  molti  li- 
bri degli  antichi  Forenfi*  come  fi  dicono,  i 
quali  per  lo  più  par  che  aveflero  rinunciata 
alla  ragione  ,  ed  al  buon  fenfo  5  e  perchè  f 
1.  Per  difetto  de'  tempi .  ±.  Per  difetto  di 
fludj  .  3.  Per  aver  voluto  pretto  nel  fero 
correre  ai  lucro  ,  e  ficcome  ai  dir  di  Gio- 
venale ,  gli  antichi  Romani  portavano  ne» 

bagni 


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»  rop 

bagni  crudum  pavonem  ,  così  effi  portarono 
nel  Foro  fludj  immaturi ,  niente  avendo  con-  - 
(ideato  ,  che  le  leggi  fono  la  prima  Filo- 
fofia  jf  e  la  più  fana  ,  ond'  è  che  Io  Audio, 
d'  interpetrarle  ,  e  di  adattarle  a'  cafi  parti- 
colari è  uno  degli  oggetti  i  più  degni  della 
ragione  la  più  cultivata  dalle  fcienze  tutte  « 
Intanto  moliiflìmi  Curialiili  declamano  cond- 
irò la  Geometria  ,  i*  Moria  ,  la  Logica,  di* 
cendo  che  nihil  hoc  ad  edi&um  Prcetoris  ,  e 
che  bifogna  cercar  P  arte ,  come  sfrontatamen- 
te, e  fcioccameme  dicono  ,  de  pane  lucrando. 
Cofloro  fono  fimiii  a  taluni,   de' quali  parla 
Orazio  (ri)  ,  che  gì*  introduce  declamando 
che  pria  fi  dee  acquiflare  il  danaro  %  por  la 
virtù:  Quawnda  pecunia  primum  eji  ,  virtus 
pojl  nummos .  Con  tali  principj   poi  non  è 
meraviglia  il  vedere  ne1  libri  Forenfi  a 
gliaja  gP  irraziocinj  in  trionfo  .  Sarebbe  fq- 
perflua  eofa  f  addqrne  efempj  (ia). 

« 

CA, 

(il)  Horat.  Epiftol.  I.  v.  53, 

(13)  Contro  1  irraziocinio  di  tali  antichi  Curialifti 
Forenfi  hanno  in  ogni  ten.po  declamato  i  Savj  Giure- 
confulti  ,  e  tragli  altri  Ancor  io  Fabro  de  errorihus 
Pragmaùcorum .  Per  i  Commentari  poco  ragionevoli 
di  un  nembo  di  tali  antichi  forenfi  la  vera  giurifpri)- 
denza  divenne  come  un  laberinto  ineftricabile  di  con- 
tratti ,  ed  opinioni  ,  e  pugne  di  Dottori  ,  che  furono 
con  infinita  fapienza  abolite  dall'  Auguftiflìmo  Noftro 
Sovrano  Ferdinando  IV.  colla  fua  làviiHima  legge  dell' 
-Ottobre  del  1 774»  " 

■i 


no  ■ 


CAPO  IX. 

RiJUfJhni  fuW  eloquenza  in  rapporto  alle 
Sciente  dette  di  ProfeJJìone. 

■ 

LE  fetenze    di  profeffione  ,  fecondo  le 
i  idee  generiche  di  oggidì  ,  fi  riducono 
alle  Scienze  Fifiche  ,  e  Naturali  ,  e  Medi- 
che  ,  alle  fcienze  de*  dritti  ,  coltomi  ,  leg- 
gi ,  o  di  Giurifpruden2a  ,  alle  fetenze  della 
Religione  ,  (la  naturale  ,  fia  rivelata  .  AI 
Fifico  ,  e  al  Medico  devono  efler  noti  per 
qnanto  fi  può  ,  tutti  r  fenomeni  deili  tre 
Regni  della  natura  ,  animale  cioè  ,  vegeta- 
bile ,  e  minerale  ,  come  fi  drcono  .  Non 
vi  è  finca  oflervazìone  ,  o  feoverta  ,  o  li- 
bro d'  ifloria  della  natura  ,  che  debba  effer- 
gl*  ignoto  .  Il  Giurifprudente  dee  fapere  tut- 


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ti  i  rapporti  poffibili  delle  leggi  ,  e  patti 
pubblici ,  e  privati  ,  le  loro  origini  ,  otier- 
vanza  ,  mutazioni  ,  decadenze  ,  e  le  caufali 
di  tali  fenomeni  f  e  P  iftoria  di  quanto  è 
annellò  a  tali  materie,  le  lingue,  nelle  qua* 
li  tali  cofe  fono  fiate  ,  o  fono  fcritte  ,  ed" 
i  rapporti  di  uomo  ad  uomo,  di  famiglia  a 
famiglia  ,  di  focietà  a  focietà  ,  di  un  fifte^ 
rna  di  un  corpo  politico  agli  altri  .  La  leg- 
ge è  ,  e  dev'  eflere  ,*un'  AQronomia  calco- 
lattice  di  tutti  |  fenomeni  de'  fittemi  politi- 
ci ,  e  degP  individui  ,  e  famiglie  che  tali 
fiflemi  compongono;  ond'  è  che  tale  fcienza 
fe  fi  conlìderafle  nel  fup  vero  afpetro  ,  farebbe 
la  più  fonile  la  più  ragionata  Filofofia  ad- 
dattata  a  ben  regolare  i  coflqmi  dell1  uomo 
Sociale ,  giacché  la  fcienza  delie  conofcenze 
dell'  uomo  Sociale  ,  e  dell*  uomo  morale  > 
eflcndo  aflài  più  difficile  di  quella  delle  co- 
nofcenze full'  uomo  fifico  in  moltiffime  cir- 
coflanze  ed  afpetti  ;  è  potoria  mente  la  più 
difficile  ,  e  la  più  vada  ¥ 

§*  2.  Le  Scienze  Teologiche  fono  quel- 
le ,  colle  quali  fì  dimoftra  ,  Il  manifefia  t  e 
fi  difende  la  vera  religione  ,  e  fi  ftabilifco- 
no  gli  oblighi  ,  e  i  doveri  ,  che  da  quella 
derivano;  e  fi  confutano  le  falfe  religioni  . 
Dunque  dee  faperfi  P  Ifloria  della  vera  reli- 
gione ,  cioè  P  ifioria  della  verità  ;  e  P  iftp- 
ria  delle  falfe  dottrine  p  che  è  l'ifloria  dell* 
errore  ;  vale  a  dire  fi  dee  poffedere  P  ifio- 
ria  Univerfàle  d'ogni  culto  ,  e  d'  ogni  po- 
polo > 


113 

polo  »  e  di  tutte  quafi  le  lingue  ,  cognizio- 
ni ,  fcienze  ,  coflumi  ,  fittemi  •  E  perchè 
tutto  può  fervire  in  di  fi- fa  delia  vera  religio- 
ne ,  che  può  ,  e  deve  foftenerfi  con  ogni 
•  genere  di  raziocinj  ricavati  o  dalla  liruttura 
Fifica  dell' Univerfo  ,  o  dalle  caufe  finali  , 
o  dalle  fcienze  metafifiche  ,  o  dalle  iflorie 
de*  popoli  ;  e  chiaro,  che  non  vi  è  fcienza, 
o  conofcenza  qualunque  fiefi  ,  che  non  4ìa 
necedària  ad  un  buon  Teologo  che  dee  di- 
fender la  caufa  dell' immenfo  Autore  di  tut- 
to r  Univerfo  ,  e  dee  difenderla  ,  per 
convincer  gli  empj  ,  non  folo  cogli  argo- 
menti della  rivelazione  ,  che  co*  Profani  ed 
cmpj  non  giovano,  ma  con  quelli  dell'Auto- 
nomia ,  della  Geometria,  delia  Fifica,  dell' 
Moria  umana  ,  dell'  Moria  naturale  ,  dell' 
Anotomia  &  cet.  Quefla  è  dunque  la  feien- 
xa  la  più  fublime  ,  che  le  più  fublimi  co- 
gnizioni richiede  .  Ma  non  é  noftro  iftituto 
di  trattare  de*  topici  delle  fcienze  ,  e  de' 
loro  confini ,  o  delle  maniere  di  pervenirci. 
Infiniti  valentuomini  fi  fono  in  tali  materie 
occupati  baftautamente  ,  ed  i  medefimi  fi 
poflòno  confultare  • 

§.  3.  Noi  ci  riftringeremo  a  riflettere  , 
che  dopo  la  fcelta  di  una  di  quefte  fcienze 
di  profeflìone  ,  avendo  piena  d'  idee  di  elle 
la  mente  ,  fi  dovrebbe  badare  al  piano  dell' 
eloquenza  da  effe  richieda  ,  ed  al  loro  ufo 
appartenente.  I  fini  di  chi  vuol  coltivar  l'in- 
telletto colle  feiense  fouo  quelli  .  Il  conce- 
pirne 


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prrne  le  giufte  idee  ,  ed  i  giufli  piani,  che 
ii  può  dire  la  prima  teoria  del  penfare  .  2, 
L'  arte  di  adattare  agli  altrui  ,  e  noftrj  ijft 
tali  piani  coli'  arte  dell'  eloquenza  ,  che  o 
pofTa  dimoftrare,  o  infegnare  ,  o  narrare  ,  o 
perfuadere  quelle  cofe  ,  dalle  quali  fi  con- 
fegujfce  il  fine  di  quelle  fcienze  di  profefììo- 
ne  ,  che  noi  fludiamo  • 

5.  4.  Dal  fin  qui  detto  rifulta ,  che  non 
può  mai  farfi  un  ferio  e  ragionato  ufo ,  ed 
utile  dell'  eloquenza  in  qualunque  lingua  , 
quando  tale  eloquenza  non  fi  fludia  dopo  la 
fcienza  di  profeflione  ,  vale  a  dire  dopo 
T  acquifto  di  quelle  idee  ,  di  quelle  ricer- 
che ,  di  quelle  feoverte  di  quei  piani ,  di 
quei  fittemi  ,  che  noi  per  mezzo  dell'  elo- 
quenza dobbiam  proporre  agli  altri  a  voce , 
o  ne'  libri  per  conseguire  il  fine  di  quelle 
fcienze,  per  pruomoverfi  quelle  ,  per  confer-  \ 
varfi  ,  per  tramandarli  agli  altri  ,  per  mi- 
gliorarli ,  e  perfezionarli ,  per  farne  ufo  uti- 
le alla  focietà  ,  e  migliorar  r  uomo ,  ed  unire 
la  fcienza  delle  cofe  colla  fcienza  delle  parole, 
e  ia  fcienza  delle  parole  colle  fcienze  delle 
cofe .  Così  fi  dovrebbe  penfare  ,  e  procede- 
dere  negli  fludj  dell'  eloquenza  ,  e  non  già 
far  porre  i  giovani  nella  confuGone  di  certi 
aridi  precetti  Rettorici  ,  che  fi  fludiano  .fen- 
za  capirfi  ,  nel  fior  degli  anni  fopra  certe 
formole  ed  autorità  di  Scrittori  Poetici  ,  e 
profaici,  di  certe  lingue  le  meno  uftiali,  pre- 
cetti feompagnati  da  ogni  critica  ,  da  ogni 

H  j  buon 


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J 14. 

buon  guflo  5  c  quindi  è  ,  che  coloro  ,  che 
hanno  avuta  la  dilgrazia  di  così  apprendere 
r  eloquenza  ,  come  a  moltiffimi  per  io  più 
è  accaduto  ,  non  fanno  ,  nò  i  fonti  ,  nè  i 
fini  ,  nò  gli  ufi  ,  nè  la  natura  di  quella  , 
nò  il  rapporto  che  ha  V  eloquenza  colle  faen- 
ze tutte  ;  e  fi  può  dire  da  elfi  medefimi  zd 
e(H  medefimi  .  NeceJJaria  ignoramus  ,  quia 
Juperjlua  didicimus  (1)  . 

§.  y.    Si  accordi  all'ufo ,  che  nel  corfo  de- 
gli Siudj  Fiiologichi ,  o  di  umanità  ,  come  di- 
con  taluni,  fi  faccia  vedere  a' giovani  Ruden- 
ti un  faggio  generale ,  di  Rettorica  fui  folito 
tempo  ;  madie  fia  accompagnato  poi  dallo  ilu- 
dio  vero  della  Filofofia  in  tutta  la  forza  dell' 
efienzione  del  lignificato  di  tal  vocabolo;  e  che 
poi  ,  dopo  Io  lludio  della  profefTìone  deter- 
minata ,  fi  applichi  T  animo  '  alla  vera  elo- 
quenza richieda  da  quella  profefTìone  che  fi 
fa  meta  de'  noflri  ftudj  ,  quale  confeguita  , 
e  fceha  ,  fa  duopo  riflettere   all'  acquifto  di 
quella  utile  ,  e  foda  eloquenza   necefTaria  o 
per  efercitare  ,  o  per  insegnare,  o  per  cul- 
tivare  >  o  per  migliorare   quella  profefTìone 
o  per  confeguirne  i  fini  per  i  quali  li  è  ap- 
prefà  .  Il  tempo  di  ben  ordinare  le  parole, 
dee  fuccedere  al  tempo  in  cui  fi  fono  bene 
ordinate  P  idee  (2)  • 

§.  6. 

(t)  Senec.ad  Luci/.  EpìftoL  88.  Non  difeentes  ne- 
ctjjarià  quia  fupervacua  didicerunt 

(2)  Si  dee  riflettere,  che  per  bene  iftudiare,  e  eoa 

pra- 


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§.    6.    V  eloquenza  dunque  anelerà  Tem- 
pre in  rapporto  cojle  feienze  di  Proftflìjne, 
e  co'  gradi  ,   ed  ufi  di  quelle  conofcen;e 
L*  eloquenza  legale,  la  Medica  #  la  Teoio- 

H   3  gica 

profitto  le  lingue,  fi  debbon  tralafciare  tante  cofe  fi  per- 
fine dette  da'  Grammatici ,  e  da  Filologi , e  ben  ponderare 
quanto  ci  hanno  lafciato  fcritto  i  Filofofi ,  i  quali  Invi- 
luppano la  teoria  delle  lingue,  e  dell'Eloquenza  falla 
teoria  delle  idee,  e  de'  penfieri  .  Le  lingue,  per  i  Fi- 
lofofi ,  come  oiTerva  il  Signor  di  Condillac,  fono  co- 
me le  cifre,  e  fegni  delle  Scienze  Matematiche,  ed 
Algebriche,  che  fono  più  eftefe ,  quanto  più  è  perfèt- 
to T intelletto,  e  quanto  più  fono  cftefe,  più  perfezio- 
nano l'intelletto,  i  grandi  Filofofi,  ed  i  penfanti  Sc'rit. 
tori  lyiluppano  le  lingue, ed  efle  lingue  fiorifeono  eoa- 
temporaneamente  alle  Scienze  ed  arti,  perchè  le  lin- 
gue ii  perfezionano  quando  fi  perfezionano  1'  idee 
1  efercizio  della  memoria, e  dell'  immaginativa  di 


.  ^wv.M  uegi  iiiiciicm  1  meglio  organizati  di- 
pendono da  progielTÌ  della  lingua,  che  eorrifponde  , 
eome  fi  è  detto  a  feeni  geometrici,  ed  il  metodo  di 
lervird  di  una  lingua  e  un  metodo  di  calcolo.  Condii- 
Uc  Effjy  Sur  f  origin  des  Connoiffences  httmaines 
Miap.  XV.  Du  Genie  des  Lan^ues ,  ove  dottili-ma- 
mente  tali  cole  fviluppa,  dimoiando,  che  le  IinaUe 
ci  dipingono  il  carattere  ,  ed  i  cofmmi  delle  nazioni  , 
le  progrefliom  delle  loro  prime  idee,  l' irtoria  della 
cultura  c^i  elle  nazioni,  come  infatti  lo  mie,  e  le  vo- 
ci dinotano  le  idee ,  i  penfieri  ,  gli  affetti.  Si  veda 
Conddlac,  Cours  d  Etudts ,  Hiftoir.  Ancienn.  livr.IIf. 
Uiap.  x7. ,  ove  parla  dell'  influenza  ddle  Lingue  Cult 
opinwm,  e  delle  opinioni  falle  lingue.    Ecco  le  co- 

bZnmm i    *  *"  Ia  vcra  clo^2a>  c 


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gica  tutte  fono ,  e  fi  fcuoprono  ,  e  rilucono, 
o  ncir  efcrcizio  di  tali  facoltà  ,  o  nell'  in- 
fegnarle  ,  o  nel  proporre  le  offervazioni  9  e 
le  fcoverte  negli  fcritti  ,  e  ne'  libri  corre- 
lativi, o  nel  confervarle ,  e  tramandarle  a' po- 
Aeri  colla  teorica  ,  e  prattica  ,  e  ciò  per 
mezzo  dell'  idee  rapprefentate  dalle  voci  , 
come  la  fcrittura  comprende  il  quadro  delle 
idee  rapprefentate  da'  fegni. 

§.  7.  Le  leggi  ,  o  riguardano  il  dritto 
naturale  ,  o  il  civile ,  o  quello  delle  Genti. 
Dunque  le  parole  ,  e  lo  itile  dell'  eloquen- 
za ,  nella  quale  tali  facoltà  fi  efprimono  , 
debbono  a  tali  ogetti  riferirfi,ed  elTere  ana- 
loghe 5  e  fono  così  varj  i  generi  dell'elo- 
quenza legale  come  varie  fono  le  feienze 
contenute  in  tale  facoltà  . 

§.  8.  L'eloquenza  Teologica  è  affai  più 
valla  ,  perchè  oltre  l'efpofizione  della  vera, 
e  folida  religione  ,  e  dimoflrazione  della 
medefima  ,  e  de'  doveri  dell'  uomo  verfo 
fe  medefimo  ,  verfo  gli  altri  ,  e  verfo  il 
primo  Efsere  ,  fi  può  occupare  in  apologie 
generali  della  vera  religione  ,  o  in  dimoftra- 
zioni  particolari  di  varj  punti  della  med  eli- 
ma  ,  o  in  confuta  delle  altre  erronee  reli- 
gioni .  Si  può  occupare  altresì  in  orazioni  , 
e  parlate  ne'  Conci!)  generali,  e  particolari, 
in  difeorfi  al  Ceto  Ecclefiaftico  ,  ed  al  po- 
polo ,  in  Commentar]  ,  ed  Omìlie  fopra 
gli  Autori  Cianici  Sacri  ,  e  fulla  Bibbia  , 

e  su 


1J7 

e  su'  Padri  ;  nello  fcrivere  P  Iftoria  genera- 
le ,  e  particolare  della  Chiefa  ,  ne'  fermoni 
del  Pulpito,  ne' Canoni,  colìituzioni  ,  e  leg- 
gi Ecclefiaftiche  ,  ne' Catechifmi  &   cet.  E 
dee  Tempre  adattarti  a  varj  fini ,  ed  ufi  ,  e  ne- 
ceflìtà  ,  per  le  quali  fi  adopra.  Rifalla  quindi, 
che  coloro  ,  che  fecero  de'  loro  fludj  Reite- 
rici Io  feopo  di  confiderar  folo   1'  eloquenza 
del  Foro ,  e  del  pulpito  ,  non  bene  confi- 
derarono  la  natura  ,  i  fonti  ,  ed  i  fini  dell' 
eloquenza  Oratoria  ,  e  ^Poetica,  quali,  come 
fi  è  detto  hanno  P  iftefle  bafi  ;  e  P  eloquen- 
za Oratoria  è  Hata  Tempre  proceduta  dall'  ^ 
eloquenza  Poetica  ,  come  la  profa  è  fiata 
*  dai  verfo  proceduta  (3). 

(j)  Dimoerò   grande   frivolezza  di  penfare  quei 
erande  ingegno  della  Francia  ,  che  nelle   fue  lettere 
Perfiane  ,  difle  che  la  Poefia  è  communemente  di- 
fprezzata  ;  e  che  la   Poefia  Lirica  é  una  artnoniofa 
Stravaganza  .  Ma  altri  uomini  più  £àvj  hanno  .detto 
che  Montefquieu  (la  il  Mjchele  Montaigne  della  Le- 
gislazione ,  ed  il  Malebranche  della  Politica ,  cioè  ta- 
lora gran  Filofofo ,  talora  Entufiafta  .  11  Montefquieu  , 
come  Montaigne,  ha  delle  grandi  meditazioni  e  (cover- 
te, e  tutto  vede  ne*  climi  ,  come  Malebranche  dicea 
veder  tutto  in  Dio,  ma  il  Montefquieu  non  vidde  che 
in  ogni  clima  la  Poefia  Lirica  ,  e  l'Epica  erano  ftatc 
le  bafi  d'ogni  feienza,  d'ogni  cognizione:  11  Montef- 
quieu non  badò  che  molti  Metafinci  hanno  il  vanto  di 
efler  Poeti  Filofofici  in  profa  .  Non  badò  che  il  fuo 
tempio  di  Gnido  è  una  fpecie  di  Poefia  ,  come  varj 
luoghi  dello  Spirito  delle  Leggi.  Il  gran  Montefquieu 
in  aver  biafimata  la  Poefia  è  ftaro  fonile  al  dottiamo 

M. 


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n8 

§.  p.  Rifulta  quindi  ,  che  Io  (lucilo  deità 
vera  eloquenza  c  infeparabile  dallo  ftudio  del- 
la vera  fapienza  i  e  che  per  ben  riufcire  in 
tale  Audio ,  bifogna  applicarvi!!  nel  modo  il 
più  proprio ,  com'  è  quello  di  vedere  quali 
fcicnze  ed  arti  accompagnarono  la  vera  elo- 
quenza >  e  le  lingue .  Quelle  arti  *  che  ac- 
compagnarono la  vera  eloquenza  ,  e  quelli 
mezzi  co*  quali  fi  avvanzò  ,  devono  eflere  i 
mezzi  di  acquiftarla  .  Chi  vuole  acquiflare  la 
vera  eloquenza  dee  fìudiarla  in  rapporto  alla 
Poefia  ,  alla  Mitologia  ,  alla  Pittura  ,  che  fu 
la  prima  eloquenza  (4)  ,  e  più  é'  ogn' aliro 
in  rapporto  alla  progreffione  de*  penfieri ,  e 
delie  idee  e  del  raziocinio ,  l'analifi  del  qua- 
le c  la  bafe  de*  precetti  della  vera  eloquenza, 
effendo  le  parole  imagtni  dell'  idee  ,  e  fegui- 
tando  la  natura  delle  medefimé  ,  e  perciò 
bifogna  cercar  le  vere  leggi  dell'  eloquenza 
affai  più  nelle  leggi  di  regolare  i  giudizj , 
ed  il  raziocinio ,  che  nelle  leggi  di  accozzar 
periodi  * 

FINE  DELLA  PRIMA  PARTE . 

M.  T  Abbè  de  Longucrue  ,  che  tanto  difprezzava  i 
Poeti,  che  niuno  ne  tcnca  nella  Tua  Libreria,  e  dicca 
che  Feizio  de  Antiquitatibus  Homericis  ,  e  Duport  de 
gnomoIogiaHomerica  vagliono  aflai  più  delle  opere  di 
Omero.  Cosi  l'uomo  il  più  favio,fi  vede  che  Tempre 
loda,  o  difprezza  quei  talenti ,  che  egli  ha,o  non  ha. 

(4)  Ciò  fi  è  oflervato  da  Mr.  du  Ùos  nel  fuo  libro 
intitolato  Reflexìons  Criiiquts  fur  la  Poefie ,  O  fur  la. 
Pcinture*  Tom.  I.  Seft.  IV.,  ove  adduce  un'autorità 
di  Quintiliano,  Inftit.  lib.  ir.  cap.  che  dice  ebe 
talora  la  pittura  fupera  V  iftefla  eloquenza  della  voce  , 
some  è  cofa  veriflìma. 


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ii9 


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.   iMKfi    ■  ..     ....  ....    .  •   .....     .^5^*-^  „vt 

'   r~=^~ 


TE 


Ricerche  Iftoriche  full'  Eloquenza. 

.   C  A  P  0  Io 

Dell'  origine  dell'  eloquenza  . 

§•  x, 

SC^  \\  non  e(Terfi  m0Ite  volte  defi. 
?fr  ♦  ulte  *e  Prec,fe  idee  ,  che  fi  fo 

n0  a^e  ParoIe  attaccate,  Torio 
^^4-^^  nati  molti  contraili  in  Lettera- 
tura .  La  parola  eloquenza  Te 
da' Rettorie!  per  Io  più  fi  fuflTe  adoprata  nel 

H   4  Aio 


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120 

Aio  vero  ,  e  primitivo  Terno  di  dinotare  una 
concatenazione  di  parole  che  efprimono  una 
concatenazione  di  penfieri  ,  e  giudizj  ,  non 
vi  farebbe  flato  un  vallo  campo  di  contratti 
full' eloquenza  ,  e  fnlia  fua  origine  ,  nè  fi  fa- 
rebbe riftretta  V  eloquenza  air  arte  fola  di 
perfuadere,  e  molto  meno  fi  farebbe  detto  , 
che  V  arte  di  perfuadere  comprende  l' elo- 
quenza fola  del  foro  ,  e  del  pulpito,  e  quel- 
la degli  Efercizj  Scholaftici  ,  nè  fi  farebbe 
T  eloquenza  limitata  a  quei  foliti  tre  generi, 
cioè  demoftraiivo ,  deliberativo ,  e  giudiziale . 

§.  2.  Siccome  hanno  errato  coloro ,  die 
ci  hanno  voluta  manifeflare  l1  iftoria  delle 
lettere,  e  degli  Alfabeti  ,  feparandola  dalL* 
Ifloria  de' penfieri,  e  delle  idee,  delle  quali 
i  caratteri  eran  fegnr,cosi  fono  flati  in  gran- 
de errore  coloro ,  che  han  voluto  inveftigare 
le  origini  dell'  eloquenza  fenza  indagare  i 
progredì ,  e  le  origini  delle  conoscenze  uma- 
ne, neff  efprimer  ie  quali  per  mezzo  di  ar-* 
ticolate  parole  confifle  la  vera  eloquenza , 
che  ne'  tempi  primitivi  fu  tutta  eloquenza  di 
azione ,  di  getti ,  di  fegni ,  di  (imboli ,  di  pittu- 
re, e  poi  di  fuoni  vocali  articolati .  Quanti  fu- 
rono  i  mezzi ,  co'  quali  V  Uomo  primitivo  , 
confiderato  in  uno  flato  rimoto  da  ogni  So- 
cietà, e  felvaggio,  (i)  efprelTe  agli  altri  le 

fue 

(i)  Ci  fi  permetta  di  figurarci  l'Uomo  come  nel  fuo 
principio  ifolato  da  ogni  Società,  perchè  in  tal1  ipotefi 

i  Fi- 

i. 


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lue  primitive  idee  ,  tante  furono  le  varie 
eloquenze  j  e  cominciò  l'eloquenza  quando 
fi  cominciarono  ad  adoprare  i  fegni  di  efpri- 
mere  quelle  idee, e  la  ferie  Iflorica  de' pro- 
gredì della  medefima  è  fempre  in  •ragione 
della  ferie  de' progreflì  delie  limane  conofcen- 
2  e  ,  e  della  perfezione  dell'  umano  intelletto, 
nel  quale  l'eloquenza  ha  principio,  e  fede; 
e  quindi  V  eloquenza  ha  avuto  principio  co!lT 
Uomo,  ed  i  progreflì  della  medefima  fi  deb- 
bon  cercare  nell'origine,  e  ne' progreflì  dell' 
aite  del  penfare  nell'arte  di  ordinar  l'idee, 
e  ncll1  arte  di  efprimerle  >  o  co'  corpi ,  o  co' 
getti ,  o  co'  fuoni  ,  articolaci ,  cofe  tutte  che 
lì  perfezionarono  colla  perfezione  ,  e  progref- 
fi  dell'  Umano  intelletto . 

§.  3.  iMalamente  dunque  fi  è  cercata 
P  Illoria  dell'  origine  dell'  eloquenza  in  Mer- 
curio, e  in  Ercole,  caratteri  di  una  eloquen- 
za di  perfuadere ,  e  di  una  eloquenza  forma-' 
ta  fui  modello  di  una  Società  più  perfetta , 
e  eulta  a  proporzione  della  cultura  delle  ar- 
ti, e  faenze;  e  l'attribuirli  a  Mercurio,  e 
ad  Ercole  l' ifloria  dell'  origine  dell'  eloquen- 
za è  un  confiderar  l'eloquenza  nello  flato 
di  perfezione,  ed  in  rapporto  folo  dell'arte 
di  perfuadere, che  forma  un  gran  ramo  dell' 

r-  elo- 

i  Filofofi  hanno  fcritti  i  loro  fiftemi,  ed  fa  tal*  ipotefì 
bifogna  efaminare  tali  fittemi .  Del  retto  queir  Uomo 
primitivo  felvaggio  de*  Filofofi,  è  una  chimera,  ed  Una 
ipotefi  di  coloro  che  per  voler'  efTer  troppo  Filofofi  fi 
perderono  nel  regno  delle  ipotefi,  e  delle  chimere. 


i 

eloquenza  ,  ma  non  tutta  V  eloquenza  •  L'elo- 
quenza dunque,  cioè  Parte  dr  efprimere  i 
penfieri  ,  le  idee  ,  i  giudizj ,  è  afTai  più  antica 
dell'  ufo  della  parola  ,  a  qual1  ufo  precede 
P  eloquènza  del  filenzio  ,  cioè  quella  deTegnr, 
de'  gefli ,  delle  azioni  9  della  pittura ,  &  cer. 

§.  4.    Se  le  altre  arti ,  e  (cienze  comin- 
ciarono a  proporzione  de*  hi  fogni  che  l'Uomo 
confiderò  di  avere  per  viver  più  felice  ,  e 
più  commodo  nella  Società,  l'arte  di  efpri- 
mere le  fue  idee  fu  la  prima  a  coltivarli  , 
come  più  neceffaria  ,  e  fenza  la  quale  non 
poteano  le  altre  arti,  e  fcienze  fvilupparfi  ; 
c  quindi  c  chiaro  ,  che  V  eloquenza  ha  co- 
minciato coli1  Uomo ,  ed  ha  precedute  tutte 
le  arti ,  e  fcienze  in  tutti  i  popoli  ,  verità 
che  fi  dimortra  dall'evidenza,  dalla  ragione, 
ed  anche  dalla  divina  rivelazione ,  che  c'  in- 
•  fegna ,  che  V  Altirtimo  Iddio  dopo  la  crea- 
zione del  Mondo ,  e  dell'  Uomo ,  volle  ,  che 
Adamo  fulle  prime  averte  importi  i  nomi  a 
tutti  gli  animali  ,  vale  a  dire  ,  che  averte 
efpreflo  co*  fuoni  articolati  le  idee  filila  no- 
menclatura di  quelli  animali  .  Il  lume  dun- 
que della  divina  rivelazione  ci  fa  vedere  nel 
primo  Uomo  effèr  fubito  cominciato  l1  ufo 
di  efprimere  le  fue  idee  colle  parole ,  in  fe- 

Csia  delia  Scienza  divina  ad  Adamo  infufa. 
tenebre  poi  della  Filofofia  ci  dimortrano 
ancora,  che  le  prime  notizie,  che  fi  porta- 
no avere  loVFilofofì  ,  e  le  prime  ricerche 
fulle  origini  delle  Società  ,  qualunque  fuf- 

fero 


1 

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\ 


fero  fecondo  i  varj  oppofli  piani  di  e(Ti  Fi- 
lofofi  ,  che  mai ,  o  al  raro  ,   ira  loro  con- 
vengono; tutte  però  concorrono  a  dimofirar- 
ci  contemporanea  coli'  Uomo  l'eloquenza  , 
cioè  l'arte  di  render  manifefte  le  fue  idee  , 
arte,  che  in  varie  maniera  fi  è  fviluppata,e 
collo  fvilupparfi  in  varie  maniere  ,  ha  date 
origini  a  varie  arti ,  cioè  ali'  arte  di  dipinge- 
re ,  e  di  fcolpire  per  V  eloquenza  de'  fegni  , 
[imboli ,  e  pitture  ,  ali'  arte  de'  caratteri ,  all' , 
arte  de'  geHr  ,  e  de'  Pantomimi  >  all'  eloquen- 
za Poetica  &  cer. 

§.  y.  Ma  cerne  gli  Uomini  felvaggi  ,  e 
confiderà»  ifolati  da  ogni  Società  adoprarono 
Tulle  prime  1'  eloquenza  de'  corpi ,  poi  quel- 
la de'  fegni  >  e  de'  fimboli  ,  e  de'  gefli  >  dell' 
azione,  e  delle  parole?  Molti  (Timi  autori  han- 
no ferino  full'origini  delle  lingue,  e  fi  fono 
da  noi  altrove  citati  (2) ,  ma  pochiflìmi  di 
effi  ci  hanno  data  l' Jfloria  di  quefle  progref- 
(ioni  ,  e  molto  meno  colui  che  fi  ha  creda- 
to  capace  d  introdurre  la  Filofofia  nell1  Ifto-^ 
ria,  e  vi  ha  introdotta  la  favola  (3)  in  tre 

quar- 

(2)  Part.  I.  Cap.  I.  Noe.  3.  &  4. 

(;)  Quel  Filofofo,  che  con  mafeheratò  nome  diM. 
T  ÀbbèBai'm  La  cavata  fuori  l'opera  intitolata  Phi- 
iofophìe  de  V  H/Jloire,  avrebbe  fatto  meglio  ad  intito- 
larla Philofophie  de  la  fable  ,  ed  égli  C  fpelTo 
il  Filofofo  delle  anfurdità>  e  dalle  contradizioni.  In 
tal  pretefa  Filofofia  dell'  Iftoria  niente  fviluppa  1*  origini 
delle  lingue  .  Meglio  di  lui  ciò  fece  il  Signore  di  Condii- 
lac ,  c  1  As^re  del  trattato  fur  la  formatigli  M*tani- 
hut  des  J^a/.gbts . 


124 

quarti  di  lai*  empio  libercolo.  Si  e  più  vol- 
te da  noi  detto ,  che  il  noflro  immortale  Si- 
gnor Vico  nella  fua  Scienza  Nuova  è  flato 
un  de' primi  a  fviluppare  con  efattezza  le 
prime  origini  delle  lingue ,  e  la  loro  primi- 
tiva indole,  e  natura,  (piegata  poi  con  foni- 
ma  dottrina  da  M.  de  Condiiiac  ,  i  quali 
hanno  sgombrate  le  nuovole  del  fofco  pe- 
dantifmo  su  tali  materie.  Si  vedano  tali  au- 
tori ,  ed  il  libro  intitolato  Trattato  della  Mec- 
arnica  formazioni  delle  lingue  • 

§.  6.  V  Autore  dell'  lftoria  delle  origini 
delle  Arti ,  e  delle  Scienze ,  e  delle  Leggi, 
cioè  il  Signor  Goguet  ,  poche  cofe  ci  dice 
fulle  vere  origini  dell'  eloquenza  ,  febbene 
molto  abbia  fcritto  full'  origine  dell'  Alfabeto, 
e  delle  maniere  di  fcrivere  degli  antichi  , 
ma  non  ha  unite  tali  ricerche  full*  alfabeto , 
e  varie  fcritture  a  filofofiche  ricerche  full* 
origine  delle  lingue ,  come  ha  fatto  1'  Auto- 
re del  trattato  della  Meccanica  delle  Lingue. 

§.  7.  A  chi  volefle  formare  l'ifloriavera 
de'  progreflì  delle  lingue ,  e  dèli'  eloquenza  , 


de1  lumi  delle  iflorie  profane  de' tempi  ami- 
chi circa  i  progrefìi  delle  Società  ,  e  delle 
lingue  .  2.  L' edere  le  profane  iflorie  rima- 
fle  tutte  allegoriche,  fimboliche  ,  favolofe  . 
3.  L' efler  quelle  favole  adattabili  ad  infiniti 
lenfi,  ed  eflerfi  con  infinite  varietà  fpiegate, 
e  capite .  4.  Ricorrendofi  al  raziocinio  per 
Supplire  alla  mancanza  de' fatti,  e  dell'  iflorie 

fi 


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A  '  — V  - 

12;, 

fi  entra  nell'  immenfo  Caos  delfe  ipotefi ,  ed 
arbitrarie  opinioni  de'  Filofofi  .  y.  Trafcuran- 
dofi  di  entrare  in  tal  piano ,  fi  cade  nel  fo- 
fco  pedantifmo  dal  quale  fi  ofcurano  le  vere 
origini  dell'eloquenza  •  Ci  vuol  dunque  un* 
intelletto  fimo,  che  colla  guida  di  ottimi  , 
e  fodi  modelli  ragionando  con  efattezza  full* 
origini  dell'eloquenza  ^concepifca  nel  tempo 
ifleUo  la  natura  dell'  eloquenza  come  infepa-i 
rabile  dal  fondo  dell'  intelletto ,  e  de'  penfie- 
ri,  e  dello  fviluppó  delle  idee,  e  delle  co- 
gnizioni ,  e  cerchi  1'  Moria  della  medefima 
.nell' Moria  dell' arti,  e  fcienze,e  ne'progref- 
fi  dell'umano  intelletto. 

§.  8.  Il  Francefe  M.  de  Hardion  ,  pu- 
blicò  una  diflertazione  full'  eloquenza  (3)  , 
nella  quale  riferifce  l' antica  favola  ,  che  ne* 
primi  tempi  gli  Uomini  flupidi  periti  fareb* 
bero  in  un  brutale  filenzio ,  fe  Prometeo  non 
aveflè  per  eflì  interceduto  predo  Giove  per 
la  grazia  di  ottener  loro  il  dono  della  paro- 
la ,  e  dell'  eloquenza ,  e  Mercurio  che  i'  avef- 
fe  agli  Uomini  communicata,  ma  non  indi- 
iiintamente  a  tutti,  ma  fojo  a  quelli  ,  che 
avrebbero  potuto  ,  e  faputo  farne  un  buon' 
ufo,  come  efeguì  appunto  Mercurio,  e  cosi 
gli  Uomini  divennero  culti ,  Quindi  V  origi- 
ne 

(3)  Memoìr.  de  PAcad.  Royal.  des  Infcriptions ,  & 
beli.  Lcttr.  de  Paris  Tom.  13.  Si  veda  altresì  Al.  d* 
Saverien  Hiftoire  des  progres  de  V  Efpric  humain  dans 
les  Sciences.  Tom.  Ili.  pag.  373.  dell'  edizione  in  tf. 
Parigi  1777.  In  tal  luogo  paria  dcll'ifton*  della  Rc^ 
torica,  e  dell'Eloquenza. 


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126 

ne  dell'  eloquenza  primitiva  tragli  Egiziani  ; 
ed  i  Greci,  e  le  altre  nazioni  Orientali  ido- 
latre è  cosi  incerta  ,  com'è  incerta  , e  varia 
la  ioro  Mitologia",  e  le  molte  loro  tradizioni 
concernenti  non  pochi  antichi  Mercurii  ,  e 
le  varie  favole  ,  che  concernono  Prometeo  , 
ed  il  fuoco  da  quello  tolto  al  Sole  (4.) .  Dio- 
doro Siculo  parlando  del  Mercurio  Egizio  , 
io  confonde  co*  Mercurj  Greci  (y) ,  ed  a  tut- 
ti quefti  Mercurj  gli  antichi  attribuirono  l'in- 
venzione dell'  arte  dell'  eloquenza ,  anzi  P  ori- 
gine di  ogni  fapienza  (6)  Luciano  però  ci 

ha 

(4)  Sarebbe  mai,  in  tal'  ipotefì  della  defcritta  favo- 
la ,  I*  eloquenza  quel  fuoco  da  Prometo  aethtria  domo 
frau d*  mala  lubduilum  ,  come  dice  Orazio?  O  quel 
fuoco,  di  cui  parla  Efchilo  (  Prometh.  Vinci,  v.  2*4.) 
e  che  lo  chiama  ignem  flammeum  ouyt  ttoKKeu; 
fxa&nTwrau  Te%v<ù; ,  a  quo  quidem  multas  edifeent  ar- 
tes?  Si  veda  la  detta  Tragedia  di  Efchilo,  Tom.  I. 
pag.  31.  edit.  Paw.  in  4.  Hag.  Comic.  1745. 

(5)  Hiitor.  libr.  u 

(6)  Si  veda  Giovanni  Marsham  Canon.  Chron.  Saec. 
I.  pag.  34.  edit.  in  4.  Franck.  696.  apud  Stock.  I  Pla- 
tonici dinero,  che  V  Uomo  avea  ricevuta  da  Mercuria 
«p/iXfWTwn»  t»;  -J^v^s,  cioè  la  facoltà  d1 interpreta- 
re  i  fenfi  dell*  animo .  Si  veda  Ateneo  Au*rvo<r.  Hbr.I. 
It  ifteflo  Mercurio  fu  detto  Hermes,  interprete,  elo- 
quente dal  Greco  verbo  Ereo ,  Ero  dico  ,  onde  venne 
Sermo ,  e  Mercurio  per  la  fua  eloquenza  fu  detto  Nun- 
zio de'  Dei  (  àvytxos  otòxvctTcèv  )  i  ed  Ornerà  lo 
chiamò  JWrepov,  0  «JW-rcpa,  Miniltro,  ed  inteh. 
jmneio  de'  Dei,  ed  ebbe  perciò  le  ali,  ed  i  talari  a 
piedi,  dovendo  i  nuncii  effer  veloci,  onde  Omero  ferti- 
le accribuifo  Je  ali  alle  pajoje ,  e  chiama  le  parole 


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ha  confervata  una  tradizione  degli  antichi 
Galli ,  che  rapprefentarono  Ercole  da  effi 
detto  Ogmio  *  co'  capelli  bianchi  ,  e  rari  , 
colla  cute  crefpa,e  nera,  colla  pelle  di  Leo- 
ne  appefa  al  collo  ,  colla  clava ,  colla  faretra, 

e  coli* 

aUu  come  offerva  Fornuto.  Ebbe  Mercurio  le  ali  al 
cappello,  perche  dalla  tefta  partono  le  parole  alare.  Si 
Teda  Voffio  de  orig.  &  progr.  idol.  Libr.  z.  cap.  32. 
Orazio  nell  Inno  a  Mercurio  lo  chiamò  eloquente  ni- 

ìòt 
Vntiq 

edit.  in  8.  Lugdt  Batav.  apud  Vandcr  Mumuf chC 
era  agyrta  medicus,  aftrologus,  impoftor.  Prometea 
fi  volle  difcepolo  di  Mercurio ,  come  riferifce  Efchilo 
«el  Prometeo  *  Luciano  nel  Dialogo  Hermes .  Fu 
detto  anche  Mercurio  Deorum  interpres,  Mercatorum 
patronus ,  furum  protetìor,  agyrtarum  promoter,  infc- 
rorum  diribitor,  Jitteratorum  fautor,  bellorum  diiturba- 
tor  pacis  au&or,  viarum  publicarum  indigitator ,  pa- 
Jaeftrae  inventor ,  pfychopompos ,  nomi,  che  dinotava- 
no  J  var,  ufi  dell  eloquenza,  o  le  arti,  alle  quali  era 
unita,  o  le  confeguenze,  che  ne  derivavano.  Gli  an- 
tichi engeano  a  Mercurio  certe  Stame  ,  delle  quali 
iolo  fi  vedea  il  capo ,.  ed  il  refto  era  un  tronco  qua- 
drato, ed  informe,  o  di  pietra,  o  di  legno,  con  ca- 
ratteri, che  dinotavano  le  vie  a*  Viaggiatori.  Ogni 
Viandante  gittava  vicino  tali  Statue  un  fallo.  Tali  fcfli 
li  dillero  da'  Greci  Ep^aTcì  Xo<pot  Tumuli  Mercuria-. 
Jes.  Si  vedano  i  Proverbii  di  Salomone  cap.  *6.  verf.8., 
ed  ivi  Grozio  nel  Tom.  3.  de*  Critici  Sacri  nella  Co- 
inilA3i-'  cra  tal  Coftume  ancora  prelTo  gli  anti- 
chi Arabi,  ed  Indiani,  come  offervano  Vincenzo  BeU 
iovacenze  e  tragli  Americani,  come  riferifce  Acofta  , 
veda  il  citato  Grozio,E  &  veda  Knippingio  <Ja  noi 
aul jr  citato  . 


128 

e  coir  arco ,  e  colla  lingua  traforata  ,  dalla 
quale  ufcivano  varie  catene,  ed. anel letti  di 
catene,  che  ftrafcinavano  una  moltitudine  dì 
Uomini  legati  per  gli  orecchi .  Luciano  fin- 
gendo di  tarli  meraviglia  di  tale  figura  di 
Ercole  ,  introduce  un  di  quei  Fiiofofi  ,  che 
così  fpiega  F  enitnma  :  Vim  dicendi  nos  Galli, 
non  ut  vos  Graci ,  Mercurium  putamus  effe  ,  fed 
Herculi  Ulani  adfimilamus ,  quod  hic  Mercurio 
muitum  ejl  fortior  &  cet.  (7) .  Da  tal  luogo 
di  Luciano  fi  deduce ,  che  le  tradizioni  de* 
Galli ,  che  attribuivano  P  eloquenza  ad  Er- 
cole, e  «quelle  de1  Greci,  che  l'attribuivano 
a  Mercurio,  ecan  varie,  fecondo  eran  varie 
nelle  diverfe  nazioni  le  idee,  che  fi  aveano, 
ed  i  caratteri  ,  che  fi  attribuivano  a' primi 
Capi  delle  famiglie,  a' quali  fi  credea  dover- 
li il  dono  dell'  eloquenza .  I  Galli,  popolo  pia 

fero- 

(7)  Lacian.  in  Dial.  ripesi* ,  n  HpoeX»*»  Prae* 
fatio,  feu  Hercules,  Oper.  Tom. 3.  pag.  84.  edit.Va- 
rior.  &  Reitzii.  Gli  antichi  in  fatti  folcano  nelle  itra- 
de  unire  le  ftatue  di  Ercole,  e  di  Mercurio,  e  rap- 
prcfentarle  ne'  quadrivj  .  S*  introducono  nell'  Annoi* 
(  libr.  1.  cap.  18.  n.  4»  )  tali  ftatue,  che  parlano  a 
Viandanti ,  e  dicono  così .  Qui  hanc  propcratis  viam  , 
five  ad  agros  ex  oppido,  five  ab  agris  tenditis  ad  ur- 
bem,  Nòs  terminorum  Cuftodes,  duo  Dii,  quorum  hic 
qu:dem  Mercurius,  ut  vides  me,  hic  autcm  Hercules. 
Cicerone  (  ad  Attic.  I.  epift.  18.  )  chiama  tali  ftatue 
HermnacUs .  Mercurio,  ed  Ercole  eran  dunque  cre- 
dute Deità  analoghe.  Si  veda  Everardo  Ottone  de  Dns 
Vialib.  P.  I.  cap.  10.  de  Hercul.  A*  Dei  inventori  deU, 
eloquenza  fi  attribuì  1»  impiego  di  inoltrare  a  viandanti 
je  vie, 


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feroce,  e  men  culto,  l1  attribuirono  al  fortilii- 
mo  Ercole;  i  Greci  spopolo  più  gentile,  ed 
indullriofo ,  fottile  al  Mercurio  ;  e  con  ciò 
tali  popoli  ci  traimi  fero  una  fimbolica  Ilio- 
ria  de'  progredì  dell'  eloquenza  proporzionata 
a'  caratteri  delia  loro  nazione  rapprefentaticì 
da' loro  Eroi,  e  da' loro  Semidei . 

§.  p.  Tra  tali  dubbiofe  Mitologiche  tra- 
dizioni ,  un  Filofofo  anderà  fempre  cercan- 
do T  Iftoria  de'  progredì  dell'  eloquenza  , 
con  ricorrere  all'  Morie  ,  che  ci  fviluppa- 
no  V  Iltoria  della  cultura  delie  fcienze  , 
e  delP  intelletto  Umano  ,  del  quale  T  Elo- 
quenza c  la  Miniflra  la  più  utile  ,  e  la  più 
necedaria  confiderando  P  uomo  .ne9  fuoi  rap- 
porti fociali . 

§,  io.    La  Caldea  è  data  una  delle  antr- 
chilfime  eulte  nazioni.  L'Oriente  ha  trafmef- 
fi  fin  da'  primi  tempi  all'  Egitto  i  tefori  del- 
le umane  conofeenze .  L'  Egitto  trafmife  ta- 
li cognizioni  alla  Grecia,  la  Grecia  all'anti- 
ca Roma,  e  l'antica  Roma  alle  poderiori 
moderne  nazioni.  Potremo  dunque  noi  fran- 
camente dire,  che  l'Eloquenza  abbia  infic- 
ine con  tali  fcienze  contemporaneamente  fat- 
ti gl'  iftedì  pellegrinaggi  in  qualità  d*  infepa- 
rabile  di  loro  compagna.  Jn  fatti  quei  Gio- 
vi ,  quei  Mercurj ,  quei  ,  Febi ,  quelle  Mu- 
fe ,  quelle  Minerve ,  o  altre  Deità  analoghe, 
che  predo  gli  antichi  popoli  fi  celebrano  per 
avere  le  Scienze  introdotte ,  le  divulgarono , 
e  le  introdulTero  per  mezzo  dell'  eloquenza , 

I  Tiflo- 


I  JO 

Piiìoria  delki  quale  è  infeparabile  dairifloria  del- 
l'origine  delle  arti  dello  Icrivere  ,  e  del  penfare, 
delia  Poeta ,  della  Mufica ,  e  della  Pittura  (8). 

CA- 

(8)  Chi  dubitalle ,  che  V  eloquenza,  la  Poefia,  laMu- 
C\Cd  ,  e  la  Pittura  abbiano  un'origine  commune,  ecom- 
muni  progreflì  colla  Filofofia ,  che  era  da  efTe  infepa- 
rabile ,  dovrà  leggere  il  Signor  Vico  nella  Scienza  Nuo- 
va ,  e  fopra  tutto  lJ  eccellente  libro  di  AI.  Dubos  in- 
molato Rejlexions  Criiiques  fur  la  Poe/le  yO  la  P cin- 
ture in  qual' opera  il  dotto  Autore  dimoftra  le  feienze, 
e  le  arti  comprefe  nella  Mufica  degli  antichi,  e  nella 
JPoefia.  Si  veda  la  detta  opera  Tom.  111.  Sedi,  f.pag.7. 
per  tutto  il  Tomo .  L'  arte  del  parlare ,  e  del  cantare, 
e  dello  fcrivere,e  del  dipingere  furono  contemporanee, 
e  pillarono  da' Caldei  agli  Egizj,  dagli  Egizj  a'  Greci, 
come  accadde  anche  colle  lettere  alfabetiche.  Si  veda 
Tacito,  AnnaL  tÀbr*XLy  1 4.  p.  1  ; ,  Tom.  2.  edir.  Bar- 
bou  .  Theut  ,  Thoth  Thaut  hi  1  Hermes  de*  Gre- 
ci ,  ed  il  Mercurio  de*  Romani .  A  quelli  il  attribuì 
T  invenzione  delle  lettere,  e  delle  feienze,  e  dell' Elo- 
quenza (  V.  Sclden.  de  Diis  Syris  )  .  Platone  nel  fuo 
Fedro  parla  di  un  contrailo  tra  Hermes  introduttore 
delle  lettere ,  e  Thamo  Re  di  Egitto ,  il  quale  foilenea 
contro  Hermes ,  che  le  lettere  erano  dannofe ,  ed  inu- 
tili .  Si  veda  tal  luogo  di  Platone ,  e  Cud-vorth  Syft. 
IntelL  Univ.  Tom.  1.  cap.  4.  §.  18.  n.  376.  pae.  48/. 
edit.  Moshem.  Di  quelli  Mcrcurj  fcriflc  V  Inglele  War- 
burton  nell'opera  intitolata  Divine  Lcgation  of  Mofcs 
Tom.  I.  pag.  44*.  Sia  detto  qui  di  paflaggio  che  qua- 
rto Thamo  Egizio  rapprefentato  da  Platone, che  difpu- 
ta  con  Hermes  contro  le  feienze,  e  le  lettere,  ha  da- 
to campo  all'Exgeneurino  Roufleau  di  fvillaneggiare  le 
lcienze ,  e  l' arti  in  molte  fue  opere  piene  di  eloquen- 
za, e  di  fanatifmi,  e  fpecialmente  nel  fuo  Difcorfo  co- 
rouato  dall'Accademia  di  |j>ijon  fui  problema.  Si  le 
re  t  ab  licerne  nt  de  Aris  >  &  des  Sciences  a  contribuè  a 
èpurcr  Ics  mocurs .  Gli  Ottentò  dicono  che  il  penlare, 
e  le  Scienze  fono  il  flagello  della  vita .  Roufleau  fareb- 
be il  primo  Eroe  tra  quei  popoli. 


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rfrrrfrt 


Stessagli 


Kb»* 


C  A  PO!  H, 

Prof/etti  ddla  primitiva  Eloquenza  . 

%  r. 

fi  voleffero  addurre,  come  in  un  qua- 
l3  dro  gli  efempj ,  ed  i  modelli  dell'  anti- 
ca eloquenza  in  varj  popoli  ,  avrebbero  a 
ricavartene  gli  efiratti  da' primitivi  libri  de- 
gli Orientali ,  come  da  quelli  della  Caldea  , 
*  della  Perfia,  e  dell'Arabia.  I  libri  di  Zer- 
duflh  ,  o  quelli  che  gli  fi  attribuifcono  ,  il 
Zendavefta  ,  il  Sadder  ,  i  Vedam  de'  Brami- 
ni ,  i  Ring  de'  Cinefi  ci  fomminiftrano  efem- 
pj di  tale  antica  eloquenza  fantastica  ,  che  fi 
oflèrva  ancora  mifla  a*I  un  gran  fanatifmo 
nel  Corano  di  Mahomet ,  e  ne'  varj  frantumi 

I   *  di 


di  Autori  Orientali  (i)  ,  fe  pure  tali  libri 
non  fono  apocrifi  come  è  da  fofpettarG. 

§.  2.  Gli  Ebrei  ebbero  anch' elfi  i  loro 
traslati ,  le  loro  emfafi  ,  i  loro  idiotifmi  ,  le 
loro  figure.  Ne' Sacri  libri ,  fpecialmenie  ne* 
libri  Profetici ,  vi  fono  efempj  d'ogni  eloquen- 
za la  più  fublime,  anzi  fono  l'unico  efem- 
pio  delia  fublimità  dell'  eloquenza  (2)  e 
d'ogni  ottimo  genere  dell'Eloquenza  ,  co- 
me facilmente  convengono  gli  Uomini  i  più 
dotti ,  e  coloro  che  ben  comprendono  ,  che 
la  prima  fublimità  deli'  eloquenza  ,  e  dello 
flile  nafee  aflai  più  dalle  cofe ,  che  dalle  pa- 
role. E  fe  così  è,  in  quali  libri  fi  trattano 
cofe  più  intereflanti ,  più  fublimi ,  più  ma- 
gnifiche più  utili ,  fuorché  nel  Vecchio  ,  e 
nel  nuovo  Teftamehto  ì  Coloro  dunque  che 
preferifeono  alla  Sacra  eloquenza  quella  de- 
gli Autori  Profani ,  e  de'  ClaQìci  Greci ,  e 
Latini ,  non  ben  capifeono  la  natura  dell'elo- 
quenza, e  la  vera  fublimità  dello  ftile  (3). 

§.  3. 

(1)  Vedafi  Herbclot  Biblioth.  Oricnt.  ed  il  fupple- 
uiento  di  Al.  Visdelou ,  e  Galand.  4£emann.  JUbLio- 
ihec  Orient.  e  Bartolocc.  Biblioth.  Habbinic. 

(i)  Dell' eloquenza  de'  libri  facri  fi  veda  Tommafb 
Garakcr  Opufcul.  Var.,  e  fi  veda  M.  Rollin  dans  la 
Manier.  d'enfeign. ,  &  d'etud.  les  beli.  Lettr.  Si  veda 
altresì  Longino  nel  trattato  de  Jublimi,z  le 

note  di  Defpreux  fopra  certi  paflì  di  tal  libro. 

(3)  Bembo,  Poliziano,  Sadoleto ,  Cafa ,  ed  altri,  eli  e 
poco  curarono  V  eloquenza  facra,  furon  dunque  poco 
conciatori  della  vera  natura  dell'  eloquenza .  Sono  da 
leggerli  le-  oflcrvaiioai  di  M.  Heifaa  fui  Cantico  di 


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§.  5-  Si  è  offervato  da  molti  Savj  ,  che 
i  primi  promulgatoti  delP  Eloquenza  furono 
i  primi  Muficr  ,  e  che  la  Poefìa  ,  e  l'elo- 
quenza, e  la  Mufica  furono  arti  contempo- 
ranee .  11  libro  di  Giobbe  ,  il  Cantico  ài 
Mosè,  i  Salmi  di  Davide  fono  i  più  gran 
modelli  delia  Sacra  Eloquenza  ,  e  tutti  Scrit- 
ti in  verfo  ,  e  cantati  in  muiìca  • 

§•  4.    Tra' Greci  profani,  Lino,  Tamii-i, 
Orfeo  ,  Mufeo ,  ed  Anjfione  promoffero  i  elo- 
quenza ,  la  Poefia  ,  e  la  Mufica  .  Calliope 
antica  Mufa  tra' Greci,  e  la  prima  delle  Mu- 
fe  ,  eroe  delle  arti  antiche,  fu  la  Dea  deh' 
eloquenza,  che  Efiodo  diede  per  compagna 
a'  Regnanti  •  Si  credea  che  Calliope  unita 
ad  Apollo,  Dio  delle  Scienze ,  partorì  Orfeo, 
cioè  l' armonia .  Altri  dicono ,  che  Orfeo  fu 
figlio  del  Mufico  Eagrio  ,  e  di  una  donna 
di  dolciflìma  eloquenza  detta  Calliope  ,  tra- 
dizioni ,  che  tutte  dinotano,  che  l'eloquen- 
za, la  Poefia,  e  la  Mufica,  arti  contempo- 
ranee, ingentilirono,  e  migliorarono  gli  Uo- 
mini ,  e  ftabilirono  le  Città  ,   in  qual  fenlo 
Orazio  nelP  arte  Poetica  fpiega  le  favole  di 
Orfeo ,  e  di  Amfìone  .  L' ideilo  dinotarono 
le  tradizioni  che  fi  aveano  intorno  a  Palla- 
de ,  e  Febo  ,  che  dinotano  P  unione  dell' 

I    3  elo- 

Mose  riferire  dal  Rollio  nel  fuo  libro  de  la  man*  d' 
enfeign.,  &  tt  aud*  Us  beli.  Lettr. 


eloquenza ,  della  Mufica ,  e  della  Poefìa  ne* 
primitivi  tempi, e  pria  di  Omero  (4) «Tutta 
V  antica  eloquenza  fu  Poetica  e  tutte  ìe  poe- 
ile  fi  cantavano  colle  varie  fpecie  di  Mufica 
che  non  eran  poche  tragli  antichi.  Succede 
poi  al  canto  ia  femplke  recita  >  ed  a'  verfi 
ia  profa ,  ma  fi  confervò  talora  la  parola 
cantari  in  fenfo  di  recitare  ,  e  declamare  in 
profa  onde  fi  dille  cantar  la  profa  .  Si  può 
tutto  ciò  oflervare  nel  famofo  libro  di  M. 
Dubos  intitolato  RifleJJìoni  Critichi  Julia  Poe 
fia ,  e  la  Pittura  (f) . 


CA- 

(4)  Che  T  eloquenza  fufle  (tata  nella  fua  perfezione 
affai  pria  di  Omero  fi  dimoftra  dall' ifteùo  Omero ,  che 
ci  rapprefenta  Ulifle,  Neitore,  Orfeo,  Demodoco, Fe- 
mio ,  ed  altri  fuoi  Eroi  come  eloquentifTìmi ,  e  tali  Eroi 
erano  antichi/lìmi  caratteri  ddlla  primitiva  Grecia.  L'elo- 
quenza de*  popoli  Orientali  fu  a(Tai  più  antica  dì  quel- 
la de'  Greci,  (ebbene  M.  de  Voltaire  creda,  che  il 
buon  gufto,  e  l'eloquenza  non  abbian  fatti  grandi  pro- 
gredì in  Oriente .  (  EtTay  fur  V  hiftoire  generale ,  Se 
le  moeurs  &  l' efprit  des  nations  Tom.  2.  cap.  40.  ), 
ma  poi  foggiunge  ,  che  dipìngono  le  cofe  colle  pa~ 
role ,  e  che  vi  fi  trova  del  fublime  nell'eloquenza  O- 
rientale.  E'  certo  però  che  gk  Oricnrali  furono  elo- 
quentiifimi,  ed  ebbero  in  gran  pregio  1*  eloquenza  , 
ond'  è  che  nel  Sad-der  Porta  pi.  apud  Hyd.  Hiftor. 
Vet.  Rei.  Perf.pag.504.fi  dice  a  Zoroaftre  —  cibi  dedi 
cloquentiam  quae  magnificentiam  libi  afTert  in  Religione. 

($  )  Tom,  3 .  Self,  fi .  pag.  IQl*  edit.  in  1 1 .  Drude  17*0. 


% 

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>3f 

CAPO  Hi 

L1  Eloquenza ,  te  Poe/?*  ,  c  /a  Mufica  amica 
comprendcano  tutte  le  faenze . 

*  ». 

L'Eloquenza,  cioè  V  arte  di  commovere, 
i  non  confiftea  tragli  antichi  neil'  ordine  , 
c  neil'  accozzamento  dell*  idee  ,  e  delle  paro- 
le ,  ma  tutta  parlava  a'  fenfi ,  ed  alla  fanta- 
fìa ,  ed  alle  paflìoni ,  onde  fu  quaG  Tempra 
accompagnata  dalla  Poefia  ,  e  dalia  Mufica 
fue  infeparabili  amiche ,  colle  quali  unite  fi 
celebravano  i  Dei ,  gli  Eroi ,  gli  Uomini  , 
fi  cantavano  i  fatti  lftorici ,  le  opinioni ,  le 
favole ,  i  cottami ,  le  leggi ,  i  riti  di  que* 
popoli,  ond' è  che  l'oggetto  della  primitiva 
eloquenza  erano  le  antiche  Cofmogenie  ,  le 
Teogonie,  P  Moria ,  la  Religione  ,  la  Mora- 
le j  e  coloro ,  che  erano  gli  Oratori ,  erano 
i  primi  Poeti  della  nazione  ,  e  facear' 


136* 

tali  loro  facoltà  un  mlfto  ne'  loro  Poemi  , 
detti  Epici,  come  fi  può  vedere  nelle  cofe, 
che  ci  reftano  di  Orfeo  ,  di  Lino  ,  di  Mu- 
fto  ,  di  ECodo .  L'  armonia  ,  ed  il  commo- 
vere la  famafia ,  e  le  paffioni  fu  la  primitiva 
fcienza  ,  e  fi  {limarono  divini  ,  e  degni  di 
eterne  Iodi  i  promotori  di  tali  fcienze  , 
come  rifulta  dagli  onori  dati  ad  Orfeo  ,  e 
ad  Amiione  .  Le  antiche  leggi  tutte  furo- 
no Mufiche  ,  e  Poelìe  ,  come  quelle  di 
Solone,  di  Dracone,  di  Licurgo, di  Minos. 
Tutti  gli  Scrittori  di  qualunque  genere  do- 
vean'  edere  Mufici.  Mercurio  inventore  deli1 
Eloquenza,  fu  inventore  d^lla  Cetra  a  fette 
corde  (i),ed  Orazio  lo  fa  Maeflro  dei  Mu> 
fico  Amfione  (2).  Gli  antichi  Mufici  canta- 
vano delie  Scienze.  Orfeo  pretto  il  Centau- 
ro Chirone  cantò  di  cofe  Filofofiche  (3) 
Virgilio  introdude  il  Mufico  Jopa,  che  nel- 
la  menfa  di  Didone  cantò  errantem  Lunam  , 
(  r  Solifque  labore* ,  vale  a  dire  di  cofe  fifiche  , 
*  ,  .  /  ed  Aftronomiche  (<$)  Elena  predo  Teocrito 
;  cantò  de' Dei  (y).  1  Mufici  nelle  menfe  de- 
gli Eroi  cantavano  talora  *  gli  avvenimenti 
-,  *  Iftorici  (6)  .  Così  fa  Demodoco  in  Ome- 
ro 

(1)  Homer.  hymn.  in  Mere. 

(?)  Hor.  libr.  3.  Carni.  Od.  IT.  Mercuri,  nam  te 
docilis  Magiftro .  Movit  Amphion  iapides  caneu4o . 

(3)  Orph.  in  Argon,  v.  417, 

(4)  Virgil.  Acn.  I. 

(5)  Theocr.  Idyll.  18. 

(6)  Homcriw  paflìru. 


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»37 

ro  (7)  Fermo  cantò  del  ritorno  de*  Greci  (8) 
Achilie  cantava  gli  Eroi  fulla  cetra  (y)  Chi- 
rone  preflb  Orfeo  cantò  de*  Lapiti  ,  e  de' 
Centauri  (10)    Ovidio   introduce  Orfeo  , 
clie   canta   de'  Dei   (ri)  .  I   fatti  i  più 
memorabili  di  Agamennone  ,  Orefte  ,  Cli- 
temneflra  eran  y  ogetto  delle  Mufrche  ,  e 
Canzoni  amiche  (12)  Virgilio  ci  rapprefenta. 
Sileno,  che  canta  da  Filofofo  Epicureo  (13). 
Gli  antichi  Mufici  erano  i  più  grandi  Fiio- 
fofi ,  come  rifulta  di  quanto  Penelope  preflb 
Omero  dice  di  Femio  (14)  >  ond'  è  ,  che 
Eulìazio  chiama  un  Mufico  rerum  divinarum, 
humanarumque  probe  gnarum  (ij)  Efchilo  fi 
fervi  promifeuamente  del  nome  di  Sofift! 
per  i  Mufici  ,  e  per  i  Filofofi  ,  come  fece 
anche  Pindaro  (16)  ,  onde  ivi  V  antico  Sco- 
lla- 

(7)  OdyiT.  libr.  8.  v.  267.  &  fequ. 

(8)  Homer.  OdyfT.  i.  v.  35^. 

(9)  Homer.  OdylT.  1. 

(10)  Orph.  in  Argon,  v.  413. 

(11)  Ovid.  in  Metam. 
(ir)  Athen.  libr.  14. 

Ì13)  Virgil.  Eclog. 
14)  OdyiT.  L 
(ifj  Eufth.  ad  OdyiT.  libr.  3.  v.  267.  La  definizione 
che  dà  Euftazio  del  Mufico  potrebbe  difpiaccre  a  qual- 
che grave  Giureconfulco  nell*  avere  a  divider  ed'  Mu- 
fici, fecondo  Euftazio ,  la  definizione  della  Giurifpruden- 
za ,  che  dicefi  :  divinarum  humanarumque  rerum  notitia. 
Altri  applicano  tal  definizione  alla  Filofofia,  ed  Eufta- 
zio  alla  Mufica.  L'Uomo  è  un*  animale  conuadittorio. 
U6)  Ifth.  V. 


liafte  dille,  che  ne* tempi  primitivi  fi  chia- 
marono Sofifli  i  Savj  ,  i  Poeti  ,  ed  i  Can- 
tatori. Ateneo  gli  dille  Maeftri  di  tutte  le 
virtù,  onde  Agamennone  lafciò  un  Mufico  9 
e  Poeta  per  ammonire  ,  e  cuftodire  la  mo- 
glie ,  ne  potè  mai  Egitto  corrompere  Cliten- 
nelìra,fe  pria  non  ebbe  uccifo  il  Mufico  (  1 7); 

§.  2.  Continuò  dunque  per  più  tempo  a 
vederli  unita  l'eloquenza  ,  la  Mufica  ,  e  la 
Poefia  ,  e  tardi  vennero  gli  Scrittori  dell' 
eloquenza  profaica,  che  furono  Ferecide  Si- 
rio ,  e  Cadmo  Milefio  ,  che  fiorirono  circa 
400.  anni  dopo  di  Omero.  Indi  l'eloquen- 
za profaica  fu  da  Ecatco  e  da  Ellanico  per- 
fezionata, come  i  periodi  furono  perfeziona- 
ti meglio  da  Erodoto ,  e  da  Ifocrate  . 

§.  3.  La  verfificazione  poetica  dunque  ri- 
dotta a  tante  varie  leggi  di  armonia  ,  di- 
venne col  tempo  di  oftacolo  agli  Oratori 
per  la  "difficoltà  delle  varie  materie  ,  che  fi 
prefentavano  a  mifura  de'  progredì  della  cul- 
tura, e  de1  bifogni  focial^ene  derivò  quin- 
di 

(17)  Feith.  Anticjuit.  Homcr.  lior,  .  cap.  4.  pag. 
411.  de  Mufic.  edit,  in  11.  Argentor.  174 5 •  E* 
crcdcrfi,  che  da  tante  lodi  della  Xlufica  lette  negli  an- 
tichi animato  Giangiacomo  Rouflcau ,  dopo  averla  fatta 
da  Filofofo,  fi  diede  alla  Mufica  ,  e  ne  fcrifle  il  fuo 
Dizionario  di  Mufica ,  e  vi  poXb  V  epigrafe  :  Ut  pfallendi 
materiam  dif cerei ,  per  potetegli  cred*  io  meglio  ridur- 
re a  Poemi  ,  e  al  canto  i  (uei  Romanzi  di  Filofofia ,  lai 
fiu  EUifa,  il  fuo  Emilio,  il  £uo  Convinto  Sociale. 


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*39 

di  Io  fcrivere  più  fciolto  della  profa  ,  nella 
quale  reflò,  e  refla  tuttavia  quel  che  fi  di- 
ce numero  Oratorio,  ed  Ariftotele  offerva  , 
che  i  primi  Poeti  furono  imitati  da'  primi 
Oratori  ;  e  nacque  quindi  ,  che  ficcome  le 
leggi  deir  armonia ,  della  verfificazione  ,  e 
della  MuGca  aveano  fatto  un  rriiflo  di  tutte 
le  fcienze  ,  così  cenato  lo  fcrivere  in  verfo, 
fi  diflinfero  le  varie  fcienze  ,  quando  fi  di- 
fiinfe  l'arte  de9  veri!  ,  c  quella  della  pro- 
fa  (x8). 

§•  4- 

<i8)  M.  de  Condillac  Coars  d*  Etudes  pour  le  Pria* 
ce  de  Parme  Tom.  6*  Chap.  io.,  il  quale  foggiunge , 
che  i  primi  Poeti ,  ed  Oratori  non  pen&rono  a  di- 
Éinguere  i  poemi ,  e  V  eloquenza  in  varie  fpecic ,  ma 
penfarono  a  piacere; ed  avendo  ognuno  cercato  di  pia- 
cere, fecondo  le  varie  occafioni,  ed  i  varj  talenti,  nac- 
quero le  diverfe  fpecie ,  e  claflì ,  e  regole ,  e  divifioni, 
derivate  a  cafo ,  e  fenza  piano ,  e  adottate  per  necefli- 
ti  ;  e  perchè  di  tali  divifioni  non  fi  ponno  fare  idee 
precife  ,  perciò  fi  difputcrà  Tempre  full'  eflenza  di 
quello,  o  di  quel  Poema,  di  quella,  o  di  quella 
torte  di  eloquenza .  11  gufto  fi  è  formato  full*  ufo  di 
quelle  idee  non  precife,  delle  quali  fi  è  voluto  dar 
conto .  Cosi  i  Filofofi  cominciarono  a  ftudiar  per  cu- 
riofiti,  e  fecero  divifioni  in  claflì  delle  cofe  naturali  , 
per  dividerle ,  e  ftudiarle  con  ordine ,  e  fi  portarono 
fer  varie  inclinazioni  a  varj  ftudj  in  quei  varj  rappor- 
ti, e  cosi  diftinfero  le  fcienze  Filofofiche  in  Finche  , 
Metafìuche  &cet.,  come  fi  era  diftinta  la  Poefia  in  Epica, 
e  Lirica .  Si  adattarono  tali  divifioni  per  neceflìti ,  per  mo- 
do di  fpieearfi,  per  ufo,  e  per  non  faperfi  far  meglio - 
c\n  qui  il  dotto  J\L  de,  Condillac  nel  luogo  citato  . 


140 

§ .  4«  I  pumi  popoli  ci  fi  rapprefentano 
dalle  Morie  ,  come  erranti  ,  e  vagabondi  , 
ed  appena  fidati  nelle  loro  dimore.  Dunque 
le  loro  prime  idee  nel  formarli  una  lingua 
furono  tutte  dirette  nel  fare  capire  agli  altri 
come  meglio  fapeano  ,  e  poteano  ,  il  piano 
de' loro  bifogni  ,  a'  quali  penfavano  dovec 
fodisfare  per  confervarli ,  e  mantenerli ,  e  di- 
fenderli dagP  infulti  de'  nemici .  I  loro  bifo- 
gni eran  pochi,  pochiffime  le  loro  oilerva- 
zioni,  e  più  fcarfi  i  fuoni  da  poter' efpri me- 
re le  loro  idee,  come  erano  fcarfe  riflette 
idee  .  L'Uomo  primitivo  fi  rivolfe  tutto  al- 
la meditazione  di  quelli  oggetti,  che  lo  cir- 
condavano ,  ed  inventò  ie  arti  le  più  utili , 
e  primitive  ,  colle  quali  potette  render  più 
felice  la  fua  efiflenza  ,  e  fupplire  a*  fuoi  bi- 
fogni.  Si  iimiraron  dunque  le  prime  lingue 
ad  efprimere  quelle  prime  oflervazioni ,  quel- 
le fcoverte ,  quei  bifogni  .  Quando  poi  fi 
ampliarono  le  cognizioni,  le  focietà  fi  refe- 
ro eulte ,  fi  fvilupparono  le  arti ,  e  le  feien- 
2e ,  fi  moltiplicarono  i  raziocinj ,  e  li  meto- 
di d'iftruire,  allora  fi  fecero  i  paragoni  dt 

tali 

Chi  defiderafle  ulteriori  oflervazioni  full'unione  dell* 
antica  eloquenza  colla  Poefia,  e  colla  Mufica,  e  colle  • 
icienze  tutte,  dovrà  leggere  le  molte  oflervazioni,  che 
fa  su  talpropofito  Tlnglefe  Mifter  Blackwell  nella  fua 
opera  intitolata  An  Enquiry  imo  lire  and-wricing  of 
Homer—  Ricerche  fulla  Vita,  e  fcritri  di  Omero,  li- 
bro più  volte  da  noi  citato.  Quefto  libro  è  lacofalapiiì 
(avia,  e  la  pili  filofofica  ,  che  fiali  fcritta  in  occafione  di  Ome- 
jo,  e  delle  circoltanze  de*  tempi,  che  procederono,  o  fulfe- 
gu irono  alle  opere  attribuite  ad  Omero. 


/i4r 

tali  metodi ,  e  fi  cominciò  a  fare  fceìta  del- 
le maniere  le  più  commode  per  ifpiegarfi  , 
delle  parole  ,  delle  frafi  ,  delle  formole  le 
più  efpreflìve ,  e  fi  venne  in  cognizione  dell* 
eleganza  neh" esimerli  in  materie  d'Elo- 
quenza. L'eleganza  nelle  lingue  è  come  il 
lutto  nelle  Società  .  L' una  e  V  altro  non  pon- 
no  mai  fufliftere  ne*  principi  delle  deboli  fo- 
cietà  %  ma  quando  le  medefime  fono  refe 
eulte  ,  e  provette  . 

§•  y.    Il  perfuadere  dunque  fu  il  fine  di 
tutte  le  arti ,  che  fi  confideranno  coiriprefe 
neir  eloquenza ,  cioè  la  melodia  Mufica  ,  e 
ia  Poefia.  1  gradi,  e  le  maniere  di  perfua- 
dere furon  varie  ,  e  più ,  o  meno  artificio- 
fe ,  fecondo  più  o  meno  fu  eulta  la  Società. 
Dunque  i  progredì  dell'arte  di  perfuadere  , 
e  delie  feienze  ,  ed  arti  analoghe  furon  Tem- 
pre proporzionati  allo  flato  delle  cognizioni 
intellettuali ,  ed  alla  cultura  della  Società  • 
Ma  udiamo  quanto  sù  di  ciò  fcrifTe  un  Fi- 
lofofo  Inglefe  ,  e  udiamolo  in  Italiano 
Quando  i  Capi  de  primi  popoli  ,   die'  ei  , 
arcano  interejfe  a  perfuadere ,  faceano  i  majjì- 
mi  sforai  a  tal'  oggetto  ,  in  modo ,   che  fi  ap- 
plicavano non  folamente  a  mettere  il  più  bdV 
ordine  nelle  loro  idee  ;  e  penfieri  ,  ma  impie- 
gavano ancora  i  fuoni  i  più  armoniofi  la  dici* 
tura  la  più  patetica  per  lufingare  gli  orecchi 
del  publico  ,  e  muovere  il  cuore  .   Quafi  tutti 
gli  antichi  Maeftri  in  quejlo  genere  pojjano  ptr 
ejfere  (iati  Mufià  ,  e  la  traditone  ,  che  di- 
na* 


142 

venne  hn  preflo  favolofiz  non  ci  pub  megli? 
rapprefentare  i  primi  fondatori  delle  grandi  So- 
tietà ,  che  dandoceli  per  cantori  reali  9  che  col- 
la for\a  incantatrice  della  loro  lira  fapeano  al 
Iettare  le  beftie  feroci  ,  e  cambiare  in  floride 
Città  gli  fcogli ,  e  le  forefte  .  Non  fi  può  du- 
bitare,  che  tali  Matftri,  che  ftudiavano  inge- 
nuamente la  melodia  della  parola  ,  non  abbiati 
fatti  de  progrejji  proporzionati  nella  conofien\a 
de  J empiici  fuoni ,  e  della  naturale  armonia  , 
the  da  fe  ftejfa  dee  avere  confider abilmente  con- 
tribuito a  raddolcire  i  barbari  co  fiumi  di  primi 
popoli , .  Né*  luoghi ,  ove  la  perfuafiva  fu  la 
principale  bafe  della  Società,  ove  bifognb  pria 
di  operare  perfuadere  il  popolo  ,  ivi  V  eloquen- 
za fi  foftenne  con  onore  ,  ivi  fi  afcoltavano  i 
Poeti ,  e  gli  Oratori .  1  Savj  ,  ed  i  beW  inge* 
gru  fi  davano  totalmente  allo  ftudio  deW  do- 
quenia ,  che  rendea  il  popolo  più  fenpbile  ,  e 
più  trattabile  alla  voce  della  ragione  ,  e  più 
propenfo  a  lafciarfi  guidare  dalla  fetenza ,  c 
day  talenti .  Più  gli  Uomini  follecitavano  i  fa- 
vori del  pubtico  ,  e  più  s*  iftruivano  *  Prejfo  i 
popoli  cosi  cofiituiti  era  deW  interejfe  de*  Sa*, 
rjy  e  degli  accorti,  che  la  republica  giudicajfc 
delle  regole  della  fapien\a  ,  e  di  talenti.  Ecco 
perchè,  le  nasoni  libere  hanno  portate  tali  arti 
ad  un  si  alto  punto   di  perfaione  (ip)  • 

Fin 

(ii>)  Shaftsbury  's  Charaaerifticks  Voi.  3.  Solilo-. 
$ày?m*Unk&a,  Sj  ricava  da  queAo  luogo  dei  Shafts* 

burJ 

K 


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Fin  qui  il  riferito  Autore  ;  Noi  intanto 
dopo  aver  dato  qualche  faggio  dell'  eloquen- 
za primitiva ,  palleremo  a  fare  qualche  par* 
ticolare  rifleflìone  fullo  flato  dell'  eloquenza 
tra'  Greci ,  e  quindi  tra'  Latini  ,  e  poi  tra* 
moderni  ,  ma  Tempre  colla  brevità  Ja  più. 
poffibile  ,  giacché  un  gran  libro  è  fpeflo  un 
gran  male  ,  dicea  Callimaco  (20)  . 


CA- 


bury ,  clic  egli  ha  dell'  antica  eloquenza  Y  idea  che 
n'ebbero  tutti  i  veri  Savj,  cioè  che  nel  principio  l'ar- 
ti di  ben  penfare,  e  di  ben  dire  furono  unite  alla 
Poefia,  ed  alla  Mufica,e  ad  altre  faenze,  ed  arti  cor- 
relative alla  vera  eloquenza,  che  confiftea  nella Filofo 
fia,  alla  quale  era  unita  anche  tra'  Greci.  Vi  è  un 
bel  pezzo  di  Cicerone  (  de  Orator.  libr.  Ill.Cap.XV.) 
Cogu an  di  9  pronunciandique  rationem ,  vimque  dicendi 
veteres  Graeci  fjpientiam  nominabant  ,,  •  Così  a'  tempi 
di  Solone  ,  Licurgo ,  Pittaco  &  cet.  nella  Grecia  e 
re  IT  età  de'  Catoni ,  e  degli  Scipioni  in  Roma  fu ,  dica 
Cicerone  ,  la  Filofofia  vis  fapienterque  fenùendi  &  orna- 
te dicendi,  e  fpiega  quindi  le  cauteli  della  fatai  divi- 
sone traila  Filofoha ,  e  V  eloquenza ,  divisone  nata  a* 
tempi  di  Socrate  per  le  difpute  de'  Fjlofofi  :  A  Socra* 
ticis  temporibus  Philofophi  eloquentiam  defpexerunt  , 
Oratores  fjpientiam.  tìaec  autem  ut  ex  A  pennino  Jlu* 
minum  ,  Jic  ex  communi  fapientium  jugo  funt  doti r ma- 
rum  faéia  divortia ,  ut  Philofophi  tanquam  in  fuperum 
mare  Jonium  defluerentt  Craecum  quoddam,  &  porten» 
tofum  .  Oratores  autem  in  inferum  hoc  Tufcum ,  &  bar- 
barum  ,  fcopulofum ,  atque  infeftum  laberentùr ,  in  qu0 
etiam  ipfe  Uiyffer  erruffes:  Cicero  de  Orator.  lib.  111. 
Cap.  XIX, 

(20)  ptyet  0j0M*j>  fJLtya  xaxer. 


\m  m  m  8  »  »  8  8  8$l 

'*  «  88  «  8  8  88  8  »  « 
88  8  *  *  88  8 

I»  8  8  8  8  8  9  8  0 

LC  A  P  O  IV* 


x^ECAlb^v^If  Eloquenia  Gnca 

$.  x» 


F Erecide  Siro ,  e  Cadmo  Milefio  furono 
coloro ,  che  riduflTero  alla  profa  P  elo- 
quenza Poetica  ,  febbene  fiavi  opinione  che 
pria  di  Ferecide  fuvvi  in  profa  un*  iftoria  dì 
Corinto  attribuita  ad  un  certo  Rumtio,  che 
nei  Cronico  di  Eufebio  è  collocato  odi"  ir. 
Olimpiade ,  cioè  verfo  V  anno  74.0.  pria  di 
Crifto,  cioè  200.  anni  pria  di  Ferecide,  e 
Ciro.  Si  veda  l'Encicioped.  grande,  artici,  Pro- 
/e.  Ellanico  Erodoto,  Solone,  Ifocrate  per- 
fezionarono tale  eloquenza ,  come  fece  anche 
AnaflTagora  Maeflro  di  Pericle  ne'  tempi, ne* 
quali  la  cafa  della  famofa  AfpaGa  eralafcuo- 
ia  delle  Scienze  e  dell'  Eloquenza .  L?  iftella 
Afpalia  fu  prima  la  Maeflra^  e  poi  la  fpofa 


<—  1 


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- 


Hf 

di,  Pericle ,  e  i:  eloquenza  da  quello  impie- 
gata nella  difefa  di  colei  dalle  accufe  addol- 
fategli  fu  rairabiliflima  .  . 

§:  a.    L'  eloquenza  ebbe  la  fede  in  Ate- 
ne per  circa  14;.  a""5.  e  poi  tali  «ud,  paf- 
farono  agli  Afiatici ,  e  a  quei  di  Rodo  .  La 
prima  età  della  Greca  eloquenza  fu  folto  l  e- 
miflocle .  Cimone,  Pericle ,  Alcibiade,  Tuctdi- 
de .  Indi  fuccedettero  LiGa ,  Protagora ,  e  Gor- 
gia, i  difcepoli  deU quale,  e  tragli  altri  , 
Licimnio,  li  crede,,  che  averterò  fcoveru 
vari  artifici  Rettorie!  :  R.ferifce  Paufania , 
che  un  tal  Pitteo.Zio  di  Tefeo  in  Trezene 
avene  infegnata  la  Rettorica  nel  tempio  del- 
le  Mufe  fatto  da  Ardalo.  Paufania  vivea  a 
tempi  dell'  Imperadore  Adriano .  Dunque  in 
tal'  ipotefi ,  farebbe  fiata  la  Rettorica  più  an- 
tica  biella  Guerra  Trojana .    Altri  fanno  na- 
feere  la  Rettorica  neU'  Oliampiade  80.  attri- 
buendola ad  Empedocle,  altri  a  Zenone 
altri  a  Corace,  e  Tifia  (i)._  S  tnlegno  di 
joi  P  arte  Rettorica  da  Gorgia ,  e  a  Anti- 
fone detto  il  Neftore  (2)  ,  che  fu  Maeflro 
di  Tucidide  ,  e  di  Lifia  ,  e  d' Ileo .  Platone, 
ed  Ifocrate  molto  fcriflero  full  eloquenza , 
e  folla  Rettorica,  indi  Teodette,  Arsotele, 

K.  Teo 

(1)  Perciò  li  fu  dato  il  nome  di  Ai</Wk*Xo$  puT* 
kw  *cryt*v ,  come  lo  chiama  Pilotato  . 

(2)  Plutarch.  in  Vie  Rhetor. 


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146 

Teofraflo;  Apollonio  Molonc  ,  Dionigi  di 
Alicarnaflo,  Apollonio  di  Pergamo,  Teodo- 
ro Gadarefe  ,  o  Rodio  ,  Aprine  ,  Ariftide 
technico,  Ermogene  ,  Aftoniq  ,  Longino  , 
AIeflandro,o  fiaTeone  Sofìlìa ,  ed  altri  (3). 
Teodoro  di  Bisanzio,  chiamato  da  Socrate 
eloquentiflimo  introdufse  peli*  eloquenza  ¥  e- 
fordio,  e  V  epilogo  .  Eveno  di  Paros  i  colo- 
ri e  gli  artifici  Rettoria .  Alcidamante  vi  ag- 
giunfe  P  elevatezza  dello  ftile .  Indi  P  elo- 
quenza fece  varj  progredì  ,  e  cambiamenti 
tra'  Sofifti  (4)  .  liberate  riftabilì  ¥  eloquenza 
Greca,  e  meglio  di  quello,  Demoflene  ;  e 
¥  eloquenza  Greca  degenerò  finalmente  ^tem- 
pi di  Demetrio  Falereo  f  ed  Ariftotele  fece 
ogni  sforzo  per  riftabilirla  •  Due  Critici 
Greci  l,  cioè  Ariflarco  ,  ed  Ari  fto  fané 
di  Bizanzio  ,  riduflTero  il  Catalogo  de- 
gli Oratori  Greci  a  diece ,  cioè  Antifonte  , 
Andocide  ,  Lifia  ,  Ifocrate ,  Ifeo ,  Efchine  , 
Licurgo  ,  Demoflene ,  Iperide.  e  Dinarco  (y)  . 
Chi  aver  voleffe  un  lungo,  e  naufeofo. Catalo- 
go degli  Oratori  Greci,  potrà  truovarlo  nel 


ft-)  Tzc&cs  Chil.  9.  Voff.  Inftit.  Orar,  lib.  é. 
cap.  1. 

(4)  Brucker.  Hiftor.  Crit.  Philof. 

(j)  V.  Hiftor.  Criric.  Orator.  Gracc  David.  Ruhrt- 
kcn.  operetta  premefla  al  libro  di  Ratilio  Lupo  de  il- 
gur.  (cnteu.  &  locuc  Lugd.  Baca?.  17^8. 


Vofuo  (6)  y  e  nel  Morofio  (7)  ,  come  n«I 
Fabricio  (8) , 

§.  4.  I  Greci  ebbero  altresì  certi  Orato- 
ri publici  detti  S'indici ,  Rhetores ,  e  Sinegori, 
che  fi  elegeano  al  numero  di  diece  per  la 
difefa  delle  publiche  caufe  avanti  al  Senato, 
e  riceveano  per  ogni  caufa  una  drachma  dal 
publjco  erario.  Doveano  eflere  dì  anni  4,0., 
c  fi  fpegjieano  dopo  un*  efame  delia  loro  vi- 
ta pallata  (9) .  Chi  defideraffe  un  faggio 
de*  giudizj  full'  eloquenza  Greca  può  ve- 
dere Dionigi  di  Alicarnaflo  (ro)  .  Par» 
iò  altresì  lungamente  deli'  eloquenza  Gre- 
ca il  Signor  Cavaliere  de  Jaucourt  nella 
grande  Enciclopedia  di  Parigi  (11)  .  Dice 
queft'  Autore ,  che  il  primo  flato  dell'  elo- 
quenza Greca  conGftea  in  certo  flile  fejiten- 
2Ìofo  ,  vocaboli  emfatici  ,  eloquenza  ampoi- 
lofa  ,  ed  ammafsi  d' iperboli ,  come  fu  l'e- 
loquenza di  Gorgia  Leontino,  che  meritò 

K   2,  una 

» 

(6)  VofT.  in  libr.  de  Logic.  &  Rhct.  aatur.  de  eoa- 

IT  ■ 
Itlt. 

(7)  Morhof.  in  Polyhiftor. 

(8)  Fabric.  in  Biblioth.  Graec. 

(9)  V.  Ariftoph*  in  Vcfp.  e  Pottero  in  Ardi.  Graec 
libr.  1.  cap.  ij. 

(10)  Nel  libro  de  prifeis  Scriptorib.  e  nel  capitolo 
di  tal  libro  intitolato  ^p,  t»v  Appaiar  pirrcp»v  uW 

fAvtifjLetTta-fJLa  . 

(ni  Orlici.  OrauursCrccs . Tom.XI.pag.  446".  ad 
448.  dell'edizione  in  fol.  di  Lucca. 


*4B 

una  flatua  di  oro  nel  tempio  di  Delfo ,  e 
confimiie  fu  V  eloquenza  d' Jppia  Aleatico  . 
Parla  quindi  il  Signor  de  Jacourt  delle  va- 
rie età  dell'eloquenza  Greca,  fu  ila  quale  fa 
lunghe  ,  e  favie  rifleflloni  ,  teflendo  lun- 
ga Ifloria  degli  Oratori  Greci ,  e  giudicando 
delle  loro  prerogative ,  e  loro  difetti ,  e  quin- 
di patta  a  riferire  dodici  graviiììme  caufe 
della  decadenza  della  Greca  eloquenza ,  che 
numera,  cioè,  i.  la  perdita  della  libertà  del* 
la  republica .  2.  il  defiderio  delle  fole  ric- 
chezze .  3.  la  corruzione  de'  coflumi .  4.  la 
cattiva  educazione ,  ed  il  pe filmo  metodo  e 
guflo  delle  fcuole  di  eloquenza ,  5.  Le  chi- 
mere della  Filofofìa  pallate  ali'  eloquenza  „ 
6.  il  commercio  de'  Greci  co'  barbari ,  che 
diflrufle  ogni  buon  guflo .  7.  le  gelofie  ,  c 
diffènzioni  delle  piccole  republiche  Greche  • 
8.  Le  difpute  fcolafliche ,  e  gli  eferci7j  di  disfi» 
de  ,  e  fazioni ,  e  declamazioni  nelle  fcuole  „ 
5.  il  non  faperfi  difporre  le  parole,  e  V  elo- 
quenza che  fu  riftretta  ad  acco7zar  parole.  10. 
il  non  eflère  flati  Filofofi  tali  Ora :ori.  n.  PeP 
ferii  riflretta  l'eloquenza  alle  private  catedre, 
e  non  a  funzioni  pubiiche.  12.  V  eflTerfi  ogni 
forte  di  eloquenza  trattata  alla  maniera  del 
penfare  fcoiaflico .  Dopo  tali  lunghiflime  ri- 
fleflìoni,  il  detto  Signor  de  Jacourt  paflTs  a 
pai  lare  degli  onori  immenfi  accordati  agli 
Curatori  Greci. 


CA- 


-  Digit 


* 

;  C  A  P  Ò  1  V, 

■ 

•  « 

Dell'Eloquenza  Latina. 
§.  i. 

TArdi  in  Roma  penetrarono  le  faenze  J 
cioè  non  prima  delie  conquide  fatte 
dac  Romani  nella  Grecia  (i\  I  popoli  intan- 
to, che  i  Romani  chiamavamo  Barbari ,  furo- 
no quelli,  a'  quali  fi  dee  la  cultura  dell'an- 
tica Roma  ,  nella  quale  elTendofi  penfato  a 
formare  una  republica  belligerante ,  e  con- 
quistatrice ,  furono  Tempre  aborrite  le  faen- 
ze nelle  prime  epoche  .    Coloro ,  che  han 

K  5  trat- 

•  » 

(i)  Craecia  capta  fetum  vi  Harem  eepit  >  &  ariet 
Intulit  agrefli  Latio  ,  Horat.  Si  oppone  a  quefta  opi- 
nione il  Signor  de  Jaucourc  nella  grande  knc:c!opedia 
anici-  Of%teurs  KotnainS  ,  OVQ  dice  l*  clogucnz*  4fiu- 
ckiflìm*  in  Roma . 

/ 


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tranata  da  FHofofi,  e  da  Politici  F  Moria 
Romana  ci  diranno,  fe  bene,  o  male  avef- 
fero  in  queflo  operato  gli  antichi  Romani  , 
c  quali  erano  i  loro  finire  come  tal  nazio- 
ne giunfe  a  formare  quelle  fa  vie  leggi ,  co- 
me ci  fi  defcrivono  fpecialmente  da'  Giure- 
confulti ,  e  fe  tali  leggi  meritano  tanti  elo- 
gi (2)  «Noi  falleremo  tali  gìnepraj  rifletten- 
do 

(i)  Si  può  vedere  Montefquieu  nel  libro  fall*  origi- 
ni detta  grandezza ,  e  decadenza  de*  Romani ,  che  é 
1'  Moria  Romana  la  più  Filolofica  che  vi  fia  fta- 
ta .  Si  ponno  vedere  molti  altri  Scrittori  filile  leggi , 
fulla  politica  ^  e  Cullo  ftato  delle  feienze  in  Roma  .  Un 
moderno  Autore  il  più  ftrano,  il  più.  fofiftico ,  il  pili 
ardito ,  e  nei  tempo  mede  limo  il  più  eloquente ,  non  fi 
è  arroflito  di  dire,  che  V  ignoranza   tu  caufa  delle 
grandezze  di  Roma,  t  che  le  feienze  furono  1'  origini 
della  decadenza  in  Roma ,  ed  in  rutti  i  popoli .  Trop- 
po è  noto  chi  fia  1*  Autore  di  tali  paràdorfì ,  cioè  M. 
Roufleau  >  che  perciò  fu  con  ragione  chiamato  da  un* 
altro  flluftre  Frahcefe  ciarlatano  Selvaggio .    Ma  la 
vana  gloria  di  ^l'alTurdo  paradoffo,  non  fi  deve,  co- 
me fi  è  detto  altrove  attribuire  a  Routteau .  Quefto 
paradofTo  è  ftato  trattato  dall'  Agrippa ,  e  dal  Talloni, 
e  pria  di  eflì  fi  truova  registrato  nell*  Ezourvedam  % 
antichiffimo  libro.de'  Bramini  nell*  Indouftan ,  libro  in 
cui  Chumuntou  rimprovera  a  Biacbe  al  cap.  2. ,  di  a- 
ver*  e  «li ,  come   dice  ,  introdotto  il  Tarkan ,  o  fia 
la    Logica   origine   eterna   di  contrafti  ,  e   che  im- 
para agli  l/omini  a   dìfputar  dì    tutto   •  ^  L'  ideilo 
dillero  contro  le  feienze  i  Maomettani ,  ma  per  politi- 
ca .  Sono  dunque  poco  prattici  dell'  Iftoria  coloro ,  che 
al  Roufleau  hanno  attribuita  la  (tolta  gloria  dell'  invea? 
zione  di  tali  paradolìw 


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I 


do  folamente ,  che  ne'  principi  di  Roma  fu- 
rono ignote  le  faenze ,  e  molto  più  la  ve-* 
.  ra  eloquenza. 

§.  2.  L'origine  dell'  introduzione  degli 
fludj  di  Rettorica  in  Roma  par  che  fi  deb- 
ba a  quei  Greci  f  che  ir  Senato  di  Roma 
chiamò  dalla  loro  Padria,  e  gli  fece  tratte- 
nere in  Italia  dopo  la  guèrra  di  Perfeo  nel 
primo  ,  o  fecondo  anno  deli'  Olimpiade  iy  3  • 
Coloro  tediati  dall' efilio  delia  Padria,  e  dal!1 
ozio ,  fi  occuparono  ad  infegnare  •  in  Roma 
la  Rettorica,  e*  la  Filofofia;  onde  avvenne 
che  fotto  il  Confolato  di  Cajo  Fannio  Stra- 
bone,  e  Marco  Valerio  Menala,  il  Pretore 
Marco  Pomponio  propofe  in  Senato  ,  che  in 
Roma  fi  erano  introdotti  Filofofi ,  ed  Ora- 
tori, ed  il  Senato  decife ,  che  il  Pretore  a- 
flefle  invigilato,  come  meglio  avrebbe  potu- 
to., e  giudicato  efpediente  per  fe,  e  per  la 
Republìca,  acciò  tali  genti  non  fuflero  in 
Roma  (3)  ,  come  a  tal'  ogetto  furono  ema- 
nati glj  ordini  dal  Pretore. 

§.  3.  Dopo  qualche  tempo  fi  rinovaronò 
tali  ordini  con  più  rigore  fotto  i  Cenfori 
Cneo  Domizio  Aenobardo,  e  Lucio  Licinio 

K  4  Craf- 

(5)  M.  Pomponius  Praetor  Senatum  confuluit.  Quoti 
vcrba  fatta  fune  de  Philofophis ,  &  de  Rhetoribus ,  de 
ea  re  ita  cenfuerunt,  ut  M.  Pomponius  Praetor  animad- 
vértereSjCurarctque  ,uti  ei  erepublica  fìdeq.  fua  videro  - 
tur,  ut:.  Romx  ne  eflent.  Sueton.  de  dar.  Orator. 
cap.  u  * 


C ratio  ,  vaTe  a  dire  dopo  circa  anni  72.  da  quei 
riferiti  primi  decreti  ,  giacché  Licinio  Craflò, 
e  Doniizio  Aenobardo  furon  Cenfori ,«  fe- 
condo Plinio  nell  anno  di  Roma  662. ,  (4) 
e  fecondo  altri  Tanno  di  Roma  661.  (y). 

§.  4*  QuefP  ultimo  Scnatufconfuito,  co- 
me T  antecedente  ,  fono  riferiti  da  Gelilo  (6), 
da  Suetonio  (7)  ,  e  dal  Polieto  (8) .  Di  con- 
fìmilì  (lattiti  parlò  V  Autore  del  Dialogo  de 
caujis  corruptee  eloquenti  ce  ,  che  a  Tacito  fi  è 
da  taluni  attribuito  (p)  •  L' ifleflò  Cenfore 
Licinio,  predò  Cicerone  parlò  delle  ragione 
di  tali  flabilimenti  contro  gli  Rettorici  di 
quei  tempi  ,  che  furono  efpulG  da  Roma  , 
allignandone  le  giuftificate  caufali  di  tali 
e/pulfioni .  (10)  In  cai1  occafione  fu  cacciato 

da 

« 

(4)  Plin.  feiftor.  Narar.  libr.  17* 

(5)  Pjgh.  in  AnnaL  Vid  Sucton.  in  Neron.  càp.  u 
$.  io.,  ed  ivi  Pitifco . 

(6)  No&  Attic.  libr.  15.  cap.  it, 

(7)  Suec.  de  clan  Orator.  cap.  i. 

Vó)  Pollet.  hiftor.  For:  Roro.  libr»  2.  cap.  f. 

(9)  At  none  adolefcentuli  noftri  deducuntur  in  (ce- 
nas  fcholafticorum  ,  qui  Rhetores  vocantur:  quos  panilo 
ante  Liceronis  tempora  e*titi(Tc,  ncc  placuifTe  majori- 
i>us  noftris  ex  eo.xnanifeftum  eft,  quod  Lucia  Graffo, 
&  Oomitio  Cenforibus,  eludere,  ut  ait  Cicero,  luduai 
imprudenti*  jufTu  fdrlt.  v 

(/o)  Rerum  eft  filva  magna,  quam  quumGfceci  jam 
non  tenerent ,  ob  eamque  caufam  Juventus  noftra  dedi- 
feeret  pcene  difeendo;  etiam  Latini,  fi  Diis  placet  noe 
biennio,  Maerftri  dicendi  extiterunt,  quos  ego  Cenfbr 
editto  meo  iuimleram,  non  quo  (  ut  nefeio  quos  di- 

•  cere- 


da  Roma  il  Filofofo  Epitteto  ,  che  G  ritirò 
in  Nicopoli  (ir).  Le  parole  del  Senatuf- 
confulto  fono  riferite  da  Gellio  (12)  . 

§.  5*.  Col  progreflò  del  tempo  fi  promof- 
fero  indi  non  poco  in  Roma  gli  fludj  delle 
belle  Lettere  ,  e  dell'  eloquenza ,  fpecialmen- 
te  nelr  epoca  di  Cicerone  ,  e  nel  fecolo  deli' 
oro  della  Lingua  Romana  .  Si  introdurrò  M 
come  erano  tra'  Greci  i  difcorfi  alle  armate, 
le  aringhe  a' Soldati,  le  publiche,  e  private 
fcolafliche  declamazioni.  Declamarono  Pom- 
peo, Cajo  Curione ,  Marco  Antonio,  Au- 
gurio, 

cere  ajebant  )  acuì  ingenia  adoletcentium  nollem,  (èd 
contra ,  ingenia  obtundi  nolui ,  corroborali  imprudcn- 
tiam  • 

(il)  Geli.  Noci.  Attic.  libr.  jj.  cap.  it. 

(n)  Kcnunciatum.  Eft.  Nobis.  r  fle  .  Homioes.  Qui. 
Novum.  Genus.  Dilciplinse .  Iuftituerunt.  Ad.  Quos. 
Juventus.  In.  JLndum  TConveniat.  Eos.  Sibi .  Nomen. 
Irrpofuifle  .  Latinos  .  Rhetores  .  Ibi  Homines .  Adolc- 
fcentulos.  Dies.  Totos .  Defidere  .  Majores.  Noftri. 
Qua?.  Liberos.  5uos .  Difcere.  Et.  Quos.  In.  Ludos 
Jtare.  Vellent  .  Jnftituerunt .  Ha:c.  Nova.  Quae.  Pràe- 
ter.  Confuetudinem .  Ac.  Morem .  Majorana.  Front* 
Neque.  Piacene.  Ncque.  Re&a.  .Videntur.  Quapro- 
pter.  Et.  His.  Qui.  Eos.  Ludos.  Habcnt.  Et.  His. 
Qui .  Eo .  Venire  .  Confuernnt .  Vifum .  Eft .  Faciundum. 
Ut.  Oftenderemus .  Noftram.  Sententiam-  Nobis.  Non*  * 
Piacere.  Geli.  Noc*t.  Attic.  Libr.  15,  cap.  11.  Sueton. 
de  clar.  Orator.  cap.  5.  Non  ottante  tutto  ciò,  il  Si- 
gnor Cavaliere  de  Jacourt  nella  grande  Encyclopedia 
artici.  Orauurs  Romains  ha  voluto  lunghiiTìmamente 
dimoftrare  ,  che  le  feienze ,  V  eloquenza ,  c  le  dottrine 

furono  ajwchiflime  ia  Roma» 

a  1  -  -  »  .  . 

1 


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tf4 

gufto,  e  moltiffimi  altri  efempj  ce  ne  fom- 
miniflrano  gì'  lftorici  •  Fiorirono  ancora  in 
Roma  in  tal' epoca  le  Scuole  di  eloquenza  , 
e  r  arte  di  ben'  infegnarla  ;  c  P  ifteflò  Ci- 
cerone ,  dopo  aver  tanto  declamato  in  Gre- 
co ,  ed  in  Latino  ,  volle  ne'  rumori  delle 
guerre  Civili  infegnar  privatamente  P  elo- 
quenza (13)  • 

§.  6.    Lucio  Plozio ,  detto  il  Gallo  infe- 
gnava  in  Roma  P  arte  Oratoria  ne'  tempi 
della  fanciullezza  di  Cicerone  .  Di  coftui  par-  % 
larono  Seneca   (14.)*,  ed  ancora  Quintilia- 
no  e  Varrorie  (16)  Riferifce  Cicero- 

ne ,  che  quefio  Plozio  avea  un  gran  nume- 
ro di  Studenti  ,  e  che  egli  fleflTo  avrebbe 
voluto  accorrervi  nella  fua  gioventù ,  ma  fu 
dilTuafo  da  coloro  ,  che  V  efortarono  ad 
efercitarfi  nello  Audio  della  Greca  elo- 
quenza come   fece  infatti  Cicerone  (17). 

Lu- 


(13)  Ego  vero  multam  (àlutem  8c  Foro  dicam,  & 
Curiae»  Epift.  fam.  Vlh^%»  InteUexi  probari  libi 
conjìlium  meurriy  quod ,  ut  Diony/tusljrrannusy  quutn 
Syracujìs  expuffus  effe e ,  Corymhi  dicitur  ludum  ape- 
'u'Jfc  i  fic  *g°  1  fublatis  judiciis  ,  amijfo  regno  Foren- 
Jì,  Ludum  qua  fi  habere  ceperim . 

(14)  ScneC.  Controv.  lì. 

Ìi?)  Hicron.  ad  Euf.  Chron.  ad  ann.  ip.  29» 
16)  Varrò  apud  Non.  11.  8*.,  ove  dice  di  un  cer- 
to perfonaggio  ,  che  apud  Plotium  Khetortm  bubulci- 
rub.n . 

(17)  Cicer.  ad  Marc  Titinn.  preflb  Svetonio  de 
dar.  Rhetor.  Si  ?uol«  che  quefto  Fioaio  fufle  ftaco  ui 


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Lucio  Voltacillo  ;  o  fia  Oracillo  Pioto,  o 
Plito  ,  o  Pilito ,  infegnò  ancora  F  eloquenza 
in  Roma ,  e  fu  Maeftro  di  Pompeo  il  Gran- 
de ed  ebbe  per  contemporaneo  Epidio  det- 
to  "il  Calunniatore  t 

§.  7.  Sello  Ciodio  di  Sicilia  fu  anche 
Oratore  amico  di  M.  Antonio  il  Triumviro, 
e  fu  grande  mottegiatore  ancora  dell' ifleflb 
amico;  Fu  amico  degli  equivochi  fcherzevo- 
ìi  ,  molti  de'  quali  ci  fono  confervaii  da 
Svetonio  >  e  molte  core  diflè  in  fcherzo  del? 
iftefla  Fulvia  ,  moglie  di  M.  Antonio  ,  il 
quale  con  tutto  ciò  fece  de'  grandinimi  do* 
nativi  a  Selìo  Ciodio  i  ed  aflegnàmenti  di 
moltiffimi  poderi,  onde  Cicerone  rimproverò 
a  M.  Antonio  tante  prodigalità,  delle  quali 
gliene  fece  una  fatira  nelle  Filippiche  (x  8). 

Cap 

Uomo  gonfio ,  leggiero ,  e  fordido ,  che  avefle  dettato 
ad  Atracino,  altro  Oratore  di  quei  tempi,  un* accula 
contro  M.  Celio  ,  che  lo  chiamò  Hordearium  Rheto- 
rem cioè  gonfio,  da  nulla,  e  ridicolo,  perchè  Tono 
é  flatulento .  Altri  riferifeono  a  Plozio  ,  altri  ad  Atra- 
cino il  motto  di  Hordearius  Rhetor  di  Svetonio.  Un 
Commentatore  di  Svetonio,  ed  il  Voflìo  fono  contra- 
ri fu  tal  queftioné  inutilifrìma  i  Un  Filoforo  chiamereb- 
be Hordearium  Rhetorem  t  Plozio  >  ed  Atracino,  e 
quelli  che  queftiOnano  a  chi  de*  due  competa  tal  tito- 
lo. Bifogna  qui  ripetere.  Oh  curas  hominum ,  oh  guari' 
tum  eft  in  rebus  inane  ì 

(18)  Adhibes  joci  caufa  Magiftrura,  fuffragio  tuo  , 
Se  compotorum  tuorum ,  Rhetorem  ,  cui  conceflìfti ,  ut 
ÌH  quem  velie  t  di  ceree ,  falfum  omnino  hominem;  fed 

ma- 


Cajo  Albuzfo  Silo  fu  ancora  Un  famofo 
Oratore  ,  che  fludiò  P  eloquenza  fotto  Ma- 
nuzio Planco ,  difcepolo  di  Cicerone .  Fu 
vario ,  ed  incollante  nel  declamare ,  e  rin^i- 
ciò  al  foro  per  vergogna  ;  e  per  timore  per- 
chè avendo  voluto  in  una  caufa ,  che  il  Aio 
Avvertano  aveflTe  fopra  certi  fatti  giurato  fal- 
le ceneri  del  Padre  ,  e  della  Madre  ,  che 
giaceano  infepolte  ,  ed  avendo  i*  Avverfario 
giurato  ,  Albuzio  perde  la  caufa  .  In  una 
controverfia  per  un*  omicidio  avendo  invoca- 
to Bruto  come  vindice  deila  libertà  Roma- 
na ,  pafsò  rifehio  di  eflTer  punito .  Indi  in- 
vecchiato ritornò  in   fua  patria  afflitto  da 
una  vomica  ne'  pulmonr  ;  e  fatta  radunar  la 
plebe  ,  efpofe  al  pubblico  i  motivi  ,  che  lo 
determinavano  a  privarli  di  vita  ,   e  dopo 
una  lunga  declamazione  recitata  a  tal'  og- 
getto, fi  aflenne  d'ogni  cibo  ,  e  morì, 
.  §.  8.    Oltre  quelli  Oratori  ,  infegnarono 
in  Roma  l'eloquenza  a' tempi  di  Augufto 
Lucio  Cello  Pio  (ip)  Arellio  Fufco  Afiati- 
co  Maeflro  di  Ovidio.  Circa  Tanno  40. 

di 

materia  frcilis  in  te ,  &  in  tuos  dièta  dicere .  At  quan- 
ta merccs  Rhecori  dacam  eft ,  audice  P  C,  &  cognolcite 
xeipublicae  vulnera;  duo  millia  jugerum  campi  Leon- 
tini  Sezco  Clodio  Rhetori  adfignafti ,  &  quidem  immu- 
rila,  ut  tanta  mercede  nihtl  fapere  dileeres  ...  Cicer.  in 
Philipp.  2,  17. 

(19)  t)'\  coftui  dice  Seneca  Contro v.  16.,  che  era 
jni&ro  di  parole  ,  e  ricco  di 


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di  Aoguflo  fioTx  M,  Porcio  Latrone  che 
ammazzò  fe  Hello  tediato  da  una  quartana 
doppia  ,  e  fiorì  ancora  in  tempo  di  Augufto 
Aulo  Sabino ,  e  fuflecutivamente  fotto  gli  al- 
tri Imperadori  furonvi  mokiflìrai  diflinti  Ora-» 
tori ,  de*  quali  Svetonio  riferifce  i  nomi  (20). 
E'  quindi  manifeflo  ,  che  poco  prima  di 
Cicerone  s' introduflero  in  Roma  le  Scuole 
di  Rettorica  ,  e  che  gli  Oratori  ,  ed  *i  Ret- 
torici  furono  più  di  una  volta  da  Roma 
efpulfi  ,  perchè  la  loro  arte  fu  creduta  noci- 
va ,  e  pernicìofa  ,  e  fi  chiamò  dall'  ifleflo 
Cenfore  Licinio  Craffo  l'arte  della  sfronta- 
tezza ,  ond'  c  che  Plutarco  nella  vita  di  Car 
tone  il  Cenfore  s' inveì  contro  tale  eloquenza. 

§.  p-  In  Roma  ì  Rettorici ,  o  Reihores 
infegnavano  nelle  Scuole  l'arte  Oratoria  ,  e 
gli  Oratori  parlavano  nel  foro  ma  talora  fi 
confufero  le  'voci  di  Rethor ,  e  di  Orator . 
Quelli  Rettorici ,  o  Rhetores  furono  fempre 
di  balle  origini  ,  ondo  Giovenale  ebbe  a 
dire 

Si  fortuna  volet  fies  de  Rethore  Conful , 
Si  volet  haec  eadem  fies  de  Confale  Rhetor  (21) 

ed 

(20)  Sueton.  de  clar.  Rhetor.  Chi  vorrebbe  legger 
varie  coCc  fagli  £)ratori  antichi  potri  vedere  V  Opera 
di  Lodovico  Crefollio  intitolata  ThtatrumVi  e  umRhe- 
tirum  ,  Oratoriali ,  De  clamato  rum  ;  opera  inferita  nel 
Tomo  X.  del  Teforo  delle  Antichità  Greche  del  Gro~ 
novio . 

(ii)  Juv.  Satyr.  h 


ed  infatti  DioniGo  di  Siracufa  dopo  le  fue 
diigrazie  andò  ad  infegnare  eloquenza  in  Co- 
rinto ,  ond'  ebE>e  a  dire  il  Polleto  :  Ex  quo 
apparti ,  quatti  mi/era  fit  cathedrarum  conditio, 
quatti  pulvis  Ule  ludorum  obfit  captantibus  ma- 
jora  (22)  .  Quei  tali  Maeftri  di  Rettorica  , 
frequentavano  le  cafe  de'  magnati ,  come  fa- 
ceano  coloro ,  che  fi  dicean  Clienti  ,  infe- 
gnavano  i  loro  figli  ,  e  cosi  viveano  ,  ma 
fempre  furono  diftinti  da' veri  Oratori  f 

§♦  1  o.  Non  è  meraviglia  ,  che  a*  Roma- 
ni antichi  fuflero  fiate  foìpette  le  Scuole  di 
Rettorica,  e  di  eloquenza,  e  di  Fiiofofia  . 
Non  erano  dediti  a  tali  fottigliezze  di  argo- 
mentare, e  di  difputare,  e  fulle  prime,  che 
comprefero  da'  Greci  tali  arti  ,  fe  ne  info- 
fpettirono  ,    e  le  credettero  nocive  (25)  . 

Sem- 

(22)  Poller.  hiftor.  for.  Rom.  Iìb.  i.  cap.  5.  p.i^i- 
23)  Grandi  rumori,  cagionò  in  Roma  l'eloquenza 
di  Cameade  Filofofo  Academico,  quella  di  Diogene 
Stoico,  e  di  Critolao  Peripatetico;  che  furono  amba- 
feiadori  mandati  dagli  Ateniefi  in  Roma  per  ottener  la 
diminuzione  della  pena  del  pagamento  di  500.  talenti , 
che  doveaoo  gli  Ateniefi  pagare  a'  Romani  per  il  Tac- 
cheggio della  Città  detta  Oropio.  Quei  meflì  fecero 
le  loro  eloqucntifEme  parlate;  e  Catone  il  Cenfore  a- 
rendo  fpecialmante  udito  il  difeorfo  di  Cameade,  dif- 
fc,  che  quelli  Oratori  fi  dovean  fubiffc  licenziare ,  per- 
chè neir  udirgli  era  difficil  co(à  di  riconofeere  il  vero. 
(  Aul.  Geli.  libr.  8.  cap.  14. ,  Macrob.  Saturnal.  libr. 
I.  cap.-  f.  Plin.  lib.  7.  cap.  30.  )  La  gioventù  Roma- 
na lalciò  tutte  le  fue  occupazioni,  tutti  i  fuoi  diverti- 
menti, per  fentir  Cameade,  e  tutù  i  Romani,  come 

en- 


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Sembra  dunque ,  che  gli  antichi  Romani 
avellerò  prefagite  mali  confeguenze  dall'  elo- 
quenza, e  dalia  Filofcfìa  era  un  popolo  bel- 
licofo  (2^) ,  al  quale  era  difficile  il  ri  cono - 

feere 

«ntulìafti,  cor  fero  alla  di  lui  filofofTa  ,  ed  eloquenza. 
(  Aelian.  Variar.  Hiftor.  lib.  3.  cap.  17.  Plutarch.  io 
Vit.  Caton.  Major:  )  Quindi  è,  che  Catone  il  Cenfo- 
re  s'  intimorì,  che  la  gioventù  Romana  non  aveffe  a 
lafciare  per  Io  ftudio  dell'  eloquenza,  e  della  filofofìa 
gì'  iftituti  bellici  de'  Romani,  onde  nacquero  i  tanti 
rumori  contro  gli  Oratori ,  ed  i  Filofon  Greci  ,  che 
furon  trattati  da  .perfone  pericolofe ,  e  Catone  temea 
la  fottigliezza  de*  loro  argomenti  nel  difputare  prò ,  e 
eontra.  Tali  timori  nafeeano  dall' eflerfi  in  Roma  tardi 
conofeiute  le  difpute  fìlofofìche,  e  tardi  introdotte  le 
feienze.  Sulle  feienze  de'  Romani  antichi  fi  può  legere 
M.  de  Condillac  Hifloir.  Ancienn.  Livr.  XI.  Chap.  V. 
e  l'operetta  Francefe  intitolata  Conjideratións  fur  L*  o- 
rigin,  &  Les  progres  des  è  e  Ile  s  Lettre  chei  le  H  o  ma- 
in  s  ,  &  lescaufcs  de  Uur  de e ade n ce  par  IVI.  1' Abbè  le 
Moine  d'Origival  in  iz.Amfterdam  1750.,  opera  nel- 
la quale  li  dimoftrano  i  tardi  progredì  delle  Scienze  in 
Roma,  chechè  ne  dica  all'  oppofto  il  Cav.  de  Jacourt 
nella  Grande  Enciclopedia  Artici.  Orateurs  Romains 
J  ora.  XI.  pag.  4?i«  ad  456.  dell'edizione  di  Lucca. 

(14)  Dice  un  Francete,  che  gli  antichi  avendo  at- 
tribuita ad  Autolieo  figlio  di  Mercurio  l' arte  di  muta- 
re a  fuo  arbitrio  le  colè,  ci  abbiano  descritti  certi  Fi- 
lofofi ,  e  certi  Sofifti ,  de'  quali ,  come  di  Autolieo  dif* 
le  Ovidio  Meram.  libr.  11.  v.  ,914-,  può  anche  dirli  > 
che  fann®  Candida  de  nigris,  &  de  candentibus  aLba% 
ond'è  che  conchiude  che  quefti  fiano  gli  effetti  dell' 
eloquenza  BayL  Dift.  Hiftor.  Cric   Artici.  Cameade 
Remarq.  F.  Ma  tal'  Autore  attribuì  all'  eloquenza  un 
difetto ,  che  non  è  dell'  eloquenza ,  ma  del  corrotto  , 
e  pcrverfo  raziocinio ,  dal  quale  i  Sofismi  derivano ,  e 


:6*o 

fcere  e  confutare  i  falfi  fofifml  di  quelli  Ora- 
tori ,  e  Filofofi  Greci  • 

§.  il.  Cicerone  ,  e  Cefare  furon  quelli, 
che  perfezionarono  V  eloquenza  Latina  ;  e 
Seneca  ,  Plinio ,  e  Petronio  fono  i  modelli 
della  decadenza  di  elTa  .  Quintiliano  ebbe 
delle  grandi  pendoni  per  riftorarla  ,  e  dopo 
prù  anni  di  fatighe  compofe  le  fue  iflituzio- 
ni  Oratorie  piene  di  molte  dottiflime  co- 
fe  (2 s)  • 

§.  12. 

non  dall'  eloquenza ,  onde  molto  erra  il  Bayle  in  tatti 
quefti  fuoi  raziocinj ,  co*  quali  fa  vedere  di  non  capi- 
re, che  non  è  l'eloquenza,  che  fa  candida  de  nigris, 
&  de  candentibus  alba  ,  ma  il  raziocinio  corrotto ,  che 
corrompe  1*  eloquenza.  Se  i  Romani  temeano  T  elo- 
quenza falfa  di  Cameade ,  e  de*  Filofofi  Greci ,  n'  eb- 
ber  ragione  in  quei  primi  tempi  di  una  republi<fa,  ne* 
quali  tempi  quei  Romani  non  erano  nello  fiato  di  feo- 

Srire  i  Sofifmi  di  quella  eloquenza,  c  di  quella  Sofi- 
ica  Filofofia ,  eh'  era  un'  abufo  della  vera  Filofofia  , 
e  della  vera  eloquenza .  Ma  fe  i  Romani  averterò  ftu- 
diata  pria  1'  arte  del  ben  ragionare,  e  di  efler  favj  ? 


non  avrebbon  temuti  i  Sofifmi  del  Cameade ,  anzi  gli 
avrebbero  avuti  per  ridicoli,  come  fi  fono  dimoftrati 
ridicoli  i  detti  Sofifmi  dal  domiamo  Lattanzio  Firmia- 
no  nell'  opera  Inftit.  Divin.  :  A  quefte  noftre  ri- 
fleflioni  lappiamo  che  fi  oppone  il  Cavaliere  de  Jou- 
court  fcneyclop.  artici.  Oraeeurs  Romains  ove  dimo- 
ftrar  vuole  lungamente'  che  l'eloquenza  fu  antichiflìma 
in  Roma ,  come  altresì  le  feienze  ;  ma  non  è  verifimile 
quanto  ei  dice  e  riflette. 

(25)  Chi  volefTe  una  piena  notizia  degli  Oratori  La- 
tini ,  e  Greci  potrà  Iegere  Cicerone  de  clar.  Orator.  il 
Morofio  nel  luo  Polyhiftor.  lib.  6. ,  il  Vofno  nel  libra 
de  Abiura  MetorUes  •  L'  Iftoria  de'  Sofifti  fi  riferifee 

dal 


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i6i 

%  12.  Taluni  credono  ,  cFie  le  fcienze 
e  io  Audio  delie  lingue  ftraniere  fiorirono  in 
Roma,  ne' primi  tempi  delia  Republica  ,  ed 
inalzano  ai  Cielo  il  fapere  di  Scevola,  degli 
Scipioni  ,  di  Lelia ,  di  Cajo  Galba ,  di  Fa- 
bio  MalTimo  ,  di  Cornelio  Cetego  lodato  da 
Ennio.  Lodano  inoltre  l'eloquenza  de' Grac- 
chi, quella  di  Catone  il  Cenfore ,  di  Graf- 
fo, di  Sulpicio,  di  Cotta  et  cet.  Così  ha 

L  pen- 
sai Bruckero,  <3a  Stanley  nelle  loro  Iftorie  Filofofiche. 
Si  può  ancora  circa  gli  antichi  Oratori  vedere  Dioni- 
gi di  Alicarnaflo  nel  libro  de  pnfeis  fcziptoribus  ,  e 
molte  cofe  appartenenti  all' iftoria  ragionata  deilie  faen- 
ze di  eloquenza,  e  di  Oratoria  fi  offervano  dal  Cleri- 
co Art.  Critic.  Tom.  I.  Part.  i.  Secì.I.  cap.  17.  Mol- 
te cofe  appartenenti  all'iftoria  dell'Eloquenza  fi  riferi- 
feono  da  Tomafo  Pope  Blount  nella  fua  cenfura  cele- 
brium  Au&orum ,  ove  dà  molti  foggi  ,  e  profpetti  di 
varie  eloquenze .  Ma  farebbe  da  dehderarfi  ,  che  tanti 
Autori ,  che  ci  hanno  dati  Cataloghi  cosi  immenfi  de- 
gli Oratori  Greci ,  e  Latini ,  di  ciò  in  vece  ci  avefle-  ♦ 
ro  dato  un'lftoria  ragionata  delle  varie  graduazioni  de* 
progredì ,  e  delle  decadenze  di  ogni  eloquenza  in  ogni 
lingua ,  iftoria  da  doveri!  eftrarre  da'  prospetti  de'  varj 
libri  fcritti  in  quelle  lingue,  facendo  un'analifi  Filofo- 
fica  de' varj  ftili  prefi  da' migliori  Autori .  L'efporre  fe- 
condo i  gradi  della  fua  perfezione  ed  aumenti  ,  i  varj 
progredì  dell'eloquenza  di  una  nazione  confitte  neil* 
unire  come  in  un  quadro  i  modelli  eccellenti  ,  e  non 
gii  in  far  Cataloghi  di  Oratori.  11  libro  Francete  in- 
titolato. V  Art  Orato  in  reduit,en  cxemples  ou  choix 
des  morceaux  d'eloauence  tìrès  des  plus  celebre*  O ra- 
tear* du  Secete  de  Lous  XIV. >  &  Louis  XK  contie- 
ne il  più  bello  profpetto  che  fi  porla  dell'eloquenza 
Francefe.  Così  avrebbe  a  rarfi  di  tutte  le  altre  lingue 
con  libri  contornili. 


J0*2 

penfato  il  Cavalier  de  Joucourt  (26)  il  qua; 
Iq  fa  poi  un  catalogo  di  diece  caufali  della 
corruzione  dell'  eloquenza  Romana ,  che  di- 
ce antichiflìma,  e  loda  perla  medefi ma  Va- 
lerio Poplicola  ,    M.  Valerio  ,  Menennio 
Agrippa ,  Coriolano  ,  C.  Flavio  ,  Virginio  , 
Appio  Claudio  &  cet.  Ma  a  taluni  fembra- 
no  paradoflì  Jmona  parte  dell'  opinioni  del 
Cavaliere  di  Jaucourt  full1  eloquenza ,  e  faen- 
ze di  Roma,  delle  quali  fa  cosi  grandi  elo- 
gj  P  Autor  fudettp  nel  tempo ,  che  un'  ec-  # 
celiente  Scrittore  3  che  ha  trattale  le  origini, 
e  le  decadenze  delle  Scienze  in  Roma  (27) 
aflerifee  con  molta  ragione  1'  oppolìo  ,  giac- 
che i  tardi  progreffi  delle  Scienze  in  Roma 
fono  molto  noti  ad  ognuno  (28). 

~  CA, 

!i 5)  Enciclopedia  Artici.  Orateurs  E  ornai ns. 
27)  M.  l'Abbe  le  Moine  d'Orgival  nei  fuo  libro 
intitolato  Co'Jiderations  fur  V  origine  ,  Ù  les  progres 
*   ies  belUs  Lettres  che^  Les  Romains. 

(28)  Barta  il  riflettere  che  fin  V  ifteflo  Cicerone 
(  Tufculan.  Libr.  V.  n.  64.  ),  chiama  il  grande  Ar- 
chimede humilein  homunculum  :  Ex  eadem .  Urbe  ha- 
mìLm  homunculum  a  pulvere  &  radio  excuabo  &  cet. 
Da  cjuefte  parole  di  Cicerone  fi  ricava  quanto  poco 
culti  erano  i  Romani  del  Secolo  di  Augufto  riguardo 
alle  fcicn2e  Geometriche  ,  e  fe  ne  deduce  ancora  , 
Quanto  era  grande  in  Cicerone  la  vanità ,  che  V  induG» 
fc  a  eh  amare  humilem  homunculum  Archimede  ,  che 
valea  più1  di  tutt*  i  Letterati  del  Secolo  di  Augufto  9 
,    Difle  be  e  Vcilejo  Hatcrolo  Libr.  I.,c  Alylord  Bo-> 
lingbrvke  Peflcc"r.  Upon  Exil. ,  che  la  vanita  fu  il  vi- 
*io  cardinale  di  Cicerone:  faiiity  Was  his  sardintl 
pie*. 


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i<?3 


CAPO  IV. 

■  DelT  eloqumia  di  alcune  moderne  nazioni . 

$•  I- 

L>  Moria  dell'  eloquenza  de'  fecoli  barbari 
è  confufiflìma  ,  ed  orrida  •  Coloro  che 
hanno  fedite  le  antichità  dette  .medi i  aevi, 
ce  nefomminiflrano  fpezzoni,  e  faggi,  così 
barbari,  come  erano  quei  popoli  (i),  giac- 
che, come  i  loro  coftumi,  e  la  loro  cultu- 
ra ,  era  la  loro  eloquenza  fantaQica  ,  e  barbara. 

§•  2*  Dopo  la  decadenza  della  lingua 
Latina  fiorì  P eloquenza  di  coloro, che  fi  d*:£ 
fero  Provengali ,  che  furono  i  precurfori  del- 
ia ^lingua  Italiana  ,  J/ifioria  dell'  Eloquenza 
de1  Provenzali  ci  è  rapprefentata  da  Miilot  (2). 

L  2  dir- 

(1)   Du  Cang.  in  Clofs.  mei.  &  infim.  Latin.,  e 
nella  Prefazione  al  detto  Glolurio .  .  \ 
Millo!  Htfioiu  da  IrQubddours. 


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* 


Circa  V eloquenza  Italiana,  e  gli  Autori  di 
efla  ,  il  Fontanini  ne  fece  un  profpetto  (3), 
ed  altri  molti  Autori  .  Un  bel  quadro  dell" 
eloquenza  Francefe  ci  fi  efpone  nell'opera 
da  noi  citata  ,  che  ha  per  titolo  :  L'  Arte 
Oratoria  ridotta  in  efempj  et  cet.  (4)  Chi 
volelTe  un  profpetto  dell'  Eloquenza  Inglefe, 
può  averlo  nelle  Tranfazioni  Oratorie  di  M. 
Wdftci  (j),  e  finalmente  coloro  ,  xhe  han- 
no date  (avie  critiche  rifleflìoni  fopra  i  varj 
moderni  autori  delle  nazioni  tutte  ,  ci  han- 
no dato  la  vera  ifloria  dell'  eloquenza  di  tali 
nazioni .  L' Ifloria  della  cultura  delle  Società, 
e  de' progredì  delle  fcienze  è  appunto  P  Iflo- 
ria de'  progreflì  deii?  lingue ,  e  dell'  eloquea-  $ 


(j)  Fontanini  dell'  Eloquenza  Italiane", 

(4)  V  Art  Oratoire  riduit  en  exempUs  ,  eu  CAoiJt 

des  morceaux  a1 eloquente  tires  de  plus  eèlibres  Ora.» 

teurs  du  Sietle  di  Louis  Xiy. ,  0  du  Siede  de  Louis 

2Cff.  in  12.,  4*  FoL 


purità  di  ftilc,  e  di  eloquci _ 
ti  dell' eloquenza  delle  varie  nazioni  moderne  nel  fu© 
opuscolo  jur  les  differens  gouts  des  peuples  «  Eccone 
le  parole  ;  Vous  fente^  dans  les  meilleurs  ècrivains 
m  odernes  le  caraàere  de  leur  pays  a  travers  l' imita* 
tion  de  l*  antique ,  Leurs  JUu/s ,  &  leurs  fruits  font 
ichaugi%%  fir  màris  par  Le  mime  Sole  il ,  mais  il  r*> 
goivent  du  terrai» ,  qui  les  nourrit,  des  godts,des  cou» 
jeur<9  &  des  formes  differente*.  Pbus  reconnóitrei  un 
Ixalien,  un  francai*  >  un  Anglais  9  un  Bfpagnol  m 

fon 


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$.  3.    St  dee  efattamente  confidare  nell" 
Jft  >ria  deli1  eloquenza  ,  che  liccome  la  me-  l 
defima  ha  cambiato  afpetti  fecondo  ia  cultu- 
ra ,  e  le  graduazioni  delle  conofcenze  di  quei 
popoli,  che  T  hanno  adoprata  ,  così  è  dive- 
nuta ,  fecondo  le  idee  di  quei  popoli  or'en- 
tufiallica  ,  e  fantaftica  or  nobile ,  e  ragionata  , 
or  mediocre.  La  prima  antica  eloquenza  fu 
fimboiica  ,  aIleRorica,  Poetica.  Ne'  tempi  del- 
ia cultura  dell'Oriente,  divenne  più  elegan- 
te .  Tra' Greci  nel  florido  flato  di   Atene  , 
divenne  bella  ,  e  fplendida .  Decadde  colla 
Grecia  .  L*  antica  eloquenza  Druidica  Celti- 
ca ,  e  Rabbinica  ,  V  Etrufca  ,  e  quella  degli 
altri  popoli  deli*  Italia  antica  ,  parlava  tutta 
alla  Fantaiia  ,  ed  a*  fenfi  .  Era  una  Eloquenza 
kprofa  ,  fecondo  una  frafe  di  Mylord  Shattsbu- 
ri ,  cioè  eloquenza  affluente  ,  e  che  confìftea 

L  3  in 

fon  ftyle  ,  eomme  aux  traiti  de  fon  vifagt  >  *  fa  prò* 
nunciation  %  a  fet  maniere*.  La  douceur,&  la  me  II  ef- 
fe de  la  lingue   Ìtalienne  s  eft  injinuie  dans  le  g<nie 
des  Auteurs  haliens.  La  pompe  des  paroles ,  les  me» 
taphores ,  un  fiyle  majefteux  font ,  ce  me  femble^  gè' 
nera  Ime  nt  parlante  le  carattere  des  Ecrivains  Efpagr  oL. 
La  force ,  l'energie,  V ' har dieffe  font  plus  particuiiéres 
aux  AngUis;  ils  font  fur  tout  amoureux  des  allego* 
ries ,  &  des  comparai fons.  Le  Frango  s  ont  p§ur  eux 
la  ciani ,  rexaélieude,  L1  elegance ;  ils  ha^dent  peu; 
ils  n'ont,  ni  la  force  Anglaife ,  qui  leur  paraitroit  , 
une  force  gigantefque,  &  monftrueufe  ,  ni  la  douceur 
lra! 'enne  ,  qui  leur  femble  dègènèrer  en  une  molleffk 
effeminici  Cosi  M.  de  Voltaire  nel  ciato  Opufcolo  . 


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tZ6 

in  torrenti  di  parole .  Era  un'  eloquenza  per 
dir  così ,  alla  Pindarica  ,  alla  Ditirambica  • 
Tali  furono  gl'inni  del  Potiy  ,  àe?  S  aliar j  9 
de'  Pinarj  a'  primi  tempi  di  Roma  ,  ed  i 
verfi  che  cantavano  ne*  facrificj  ,  verfi  che 
diceano  axamenta .  Col  tempo  quella  barba- 
ra eloquenza  produflTe  il  bello  itile  dei  Se- 
colo di  Augufto,  che  poi  degenerò  ,  e  de- 
cadde col  Romano  Impero;  e  dopo  l'incur- 
lìone  de*  barbari  tornò  di  nuovo  quell1  antico 
fantafma  di  eloquenza  entufiaftica ,  e  ditiram- 
bica, onde  fi  fece  un  mifto  di  confufione 
di  flili  diverfi ,  come  diverfi  furono  i  popoli , 
che  inondarono  l'Europa.  Da  quefte  confufioni, 
e  da  queir  entufiaftica  eloquenza  derivarono 
poi  l'eloquenza  Italiana  ,  la  Francefe  t  i'Inglefe 
la  Tedefca  et  cet.  e  lo  ftabilimento  di  tali 
popoli ,  e  di  tali  lingue  ,  (labili  tra  eflì  la 
vera  eloquenza  nelF  epoche  felici  di  tali  na- 
2ioni,  come  apparifce  dall' Moria  di  sì  fatti 
popoli  •  Rifulta  quindi ,  che  grande  Morico, 
c  gran  Filofofo,  e  mafGmo  conofcitore  del- 
lo fpirito  delle  nazioni ,  e  dell'  Moria  uma- 
ne dee  eflèr  colui,  che  vuol  concepire  un 
ragionato  piano  dell'  Moria  dell'eloquenza  , 
e  delle  fue  frafi,  molto  più  ne'mifcugli  de* 
mezzi  tempi,  e  delle  barbare  antichità,  trai- 
le quali  fono  immerfe  le  origini  delle  viven* 
ti  lingue  |  che  fi  parlano  in  Europa . 

PAR- 


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x6j 


T 

I*. 


te* 


Idee  di  taluni  antichi ,  e  moderni 
full'  eloquenza. 


CAPO  U 

Erronee   opinioni  di  Scflo  Empi* 
ricOf  e  di  Cornelio  Agripp* 
contro  l'Eloquenza  • 

§.  i. 

Ralle  ftranezze  le  più  aflurde 
della  mente  umana  è  ia  maf- 
fima  fenza  dubbio  quella  di 
taluni  ,  che  fi  credon  favj 
nel  combattere  con  evidenti 
fofismi  ie  fcienze  ,  e  V  arti  , 
cercando  di  farfi  credere  tan- 
to più  fcienziati,  quanto  più  fi  dimoflrano 

fu- 


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1*8 

frtperiori  alle  fcienxe  ,  clie  Vilipendono  neu? 
atto  che  le  coltivano  ,  e  l'hanno  coltivate. 
Quanto  umanamente  fi  polla  efcogitare,  e 
dire  contro  le  Scienze,  e  contro  l'eloquen- 
za e  la  Rettorie^ ,  fi  efpone  da  Seflo  Empi- 
rico, e  da  Protagora  da  effò  citato  (r).  E* 
troppo  noto  tra*  dotti  ,  che  quefto  Sello  Em- 
pirico non  ebbe,  per  cosi  dire,  il fenfo  com- 
mune,  eflendo  flato  il  Corifeo  dell'eloquen- 
za la  più  fofiflica ,  la  più  affurda  ,  la  più 
ridicola,  che  aveflèro  potuto  avere  i  Sofifti 
i  più  dediti  a1  paradofli  i  più  manifefli .  Se 
coflui  dunque  non  andò  in  cerca  del  vero  , 
ma  de*  paradelli,  non  vidde  mai,  ne  potea 
vedere  il  vero  afpetto  ,  nè  del  raziocinio  , 
nè  dell'  eloquenza  ,  e  la  credè  perniciofa  , 
confiderandola  nelle  mani  altrui  come  era 
nelle  lue,  vale  a  dire  credendo  la  natura 
dell'eloquenza  eflèr  tale  da  dover  fervire  , 
com*et  la  facea  fervire,  ad  ofeurare  le  uma- 
ne conofeenze  ,  ed  inviluppar  gli  Uomini 
tra*  paradofli ,  e  togliendo  loro  le  cognizioni, 
e  le  feienze  degradar  fece  la  Filofofia ,  e  la 
ragione  (2)  confeguenze  derivate  beffò  dal- 
lo 

< 

(0  Lftr.  1.  adverf  Rhet. 

(1)  Ebbe  perciò  con  ragione  a  dire  di  tali  Filofofi 
Mylord  Bolingbroke  ,  che  per  voUr  effer  troppo  Sa* 
vj9  divennero  quafi  bruti.  Tra  quefti  Filofofi  merita- 
no di  efler' annoverati  i  niraici  delle  fden7e,e  fpecial. 
niente  il  RoufTeau,  che  per  efler  nimico  delle  feienzt 
è  nimicp  della  Società,  c  deli'  Uomo,  e  della  fra  lclicit% 


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169 

Io  floltiflimo  Pirronifmo  che  profefsò. 

$.  2.  A'naufeoG  argomenti ,  che  adduce 
Seflo  Empirico  contro  ie  fcienze  tutte  ,  e 
fpecialmente  contro  V  eloquenza  rifpofe  in 
difefà  dell'arte  della  Rettorica  ,  e  dell'  Elo- 
quenze il  Volilo  (3)  ,  e  Quintiliano  (4) . 
Ala  il  più  grande  Apologifla  dell1  Eloquen- 
za ,  e  Rettorica ,  contro  tutti  i  fofifmi ,  che 
contro  la  medefima  lì  fiano  addotti ,  e  fi  pof- 
fano  addurre  ,  è  flato  il  famofo  Greco  Ora- 
tore Ariftide,  che  chiama  l'eloquenza  eufto- 
ditrice  della  giuflifia  ,  e  vincolo  della  vita  , 
lòggiungendo  ,  che  le  leggi  fi  perfuafero ,  e  fi 
promojfero  daW  eloquenza  che  ne  dimoftrò  la 
ragione,  e  la  giujìifia  ,  non  altro  ejfendo  le 
leggi ,  [e  non  orazioni  ferine  per  confervat  la 
giuftiya  (y).  Meritano  di  efler  lette  ed  am- 
mirate le  due  dottiflìme  Orazioni  di  Aridi-» 
de  in  difefa  dell'Eloquenza. 

§.  3.  Cornelio  Agrippa  volle  fare  fi  fe- 
vio  univerfale,  e  fi  dirnoflrò  piuttoflo  uno 
fcritiore  fanatico ,  ed  inconfiderato ,  che  con 

entu- 

(3)  Voflt  de  Logic.  Se  fthetor.  Narar. 

(4)  Quintilian.  Inftit.  Orator.  a. 

($)  Platone  in  molti  luoghi  de'fuoi  dialoghi  avendo 
dcrifa  l'eloquenza,  per  la  quale  era  egli  fteflb  tanto 
ammirato,  diede  motivo  di  Ariftide  di  fcrivere  in  di- 
fefà dell' Eloauenza  due  dottiflìme  orazioni.  Vedi  Ari- 
ibdis  Opera  Tom,  a.  pag.  r.  ad  435.  edir.  Jebb.  in 
4.  Oxonri  1730.  ,  ed  altresì  nei  medoumo  Tom* 
pag,  314. 


I7° 

cntufiafmo  non  degno  eli  un  ragionevole , 
loda  ,  biafima  ,  sa ,  ignora ,  fi  ride  ,  fi  sde- 
gna ,  e  fi  compiace  di  tutto  ,  tinto  unendo 
in  uri  Chaos  d'indigefti  raziocinj,  e  più  in- 
digefle  erudizioni  (6) .  Coftui  dunque  nel 
libro  che  gli  piacque  intitolare  de  Scientia- 
rum  incertitudine  volle  dire  ,  che  la  Retori- 
ca, e  l' eloquenza  fono  ftudj  di  adulazione 
vergognofa  ,  e  baffà  ,  e  fa  confifter  l'eloquen- 
za  nell'arte  di  raddolcirei  accarezzare  e  dir 
cofe  piacevoli  ,  0  con  buoni  ,  o  con  mali 
raziocinj.  Ed  ecco  come   Agrippa  ha  fui 
modello  delle  fue  idee,  e  della  fua  eloquen- 
za ragionato  contro  l'eloquenza.  Vedea  egli 
in  fe  fteflb  à  che  P  eloquenza  in  lui  era  tut- 
ta  arte  di  dit  cofe,  o  bene,  o  male  ragio- 
nate ,  o  conchiudenti  à  o  erronee ,  e  credet- 
te ,  che  le  qualità  inerenti  alla  fua  eloquen* 
za  erano  intrinfeche  air  eloquenza  Univerfa- 
le,  onde  biafimò  l'eloquenza  Univerfale e 
dine  un  grand*  errore  nell' aflTerire  che  l'elo- 
quenza potea  aggirarli  ancora  ne'  cattivi  razio- 
cinj. Avrebbe  dovuto  diflinguere  V  eloquen- 
za ragionata  dall'eloquenza  Sofiftica,  e  biafi- 

ma- 

(6)  Quefto  gindizìo  ne  han  fatto  i  Letterati  e  gli 
editori  ifteflì  delle  fue  opere  .  11  Bruckero  chiamo 
f  Agrippa  famofo  ingenj  vafetfòfy  ceUbritate.  Hiftor. 
•Cric.  Fhilof.  Tom.  IV.  Part.  I.  L  br.  I.  Cap.  I.  pag. 
J7.  edit.  Lips.  1766.  Si  veda  il.  Ritratto  che  Ci  fa  di 
Agrippa  ne' ritratti  Poetici  Iftorici,  e  Critici  dal  iot- 
suTuno  Amico  de  Faba  Cromaziauo. 


• 


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mare ,  non  Colo  P  eloquenza  Sofiftica  ,  ma  i 
raziocinj  erronei ,  ed  i  giudizj  erronei ,  e  le 
idee  erronee,  che  la  producono,  giacche  in 
fe  l'eloquenza  è  in  rapporto  del  raziocinio, 
e  i  difetti ,  o  le  buone  qualità  dell'eloquen- 
za fi  devon  Tempre  all' intelletto  attribuiie  9 
non  all'  arte  del  parlare  ,  che  Tempre  rap- 
prefenta  la  ferie  delle  idee  intellettuali  ,  e 
de*  giudizj,  o  buoni,  o  mali  che  fiano.  Tol- 
ti coloro  dunque  ,  che  hanno  vituperata 
l'eloquenza,  non  hanno  faputo  nè  definirla, 
nò  capirla  v 

§.  4.    Dice  indi  Agrippa,  che  la  Rem*- 
rica  non  fia  arte,  fui  rifleflo  ,  che  i  Maeftri  di 
Rettorica  non  fanno  ,  fe  il  fine  di  tal'  arte 
fia  il  dilettare,  o  il  perfuadere  *  Quante  pa- 
role dice  V  Agrippa ,  tanti  irraziocinj  com- 
mette *    Cofa   egli  intende  per  arte  ,  e 
per  natura  ?  Sà  egli  ben*  individuare  ,  fe 
una  facoltà  pofla,  0  nò  ,  dirfi  arte  ,  per- 
che vi  fono  diverfe  opinioni  fui  fuo  fine  ? 
Sà  inoltre,  fe  il  fine  della  Rettorica  fia  in- 
certo ,  com'egli  dice?  Sà  egli,  fe  il  piace- 
re ,  etMT  perfuadere  pollano ,  o  nò  difgiun- 
gerfi  >  Sà  finalmente ,  fe  pofla  darfi  perfuafi- 
va  fenza  piacere ,  e  piacere  fenza  perfuafiva 
in  materia  di  eloquenza  ?   Adduce  V  iftef- 
fo  Autore  gli  efempj  de'  Lacedemoni ,  e 
degli  antichi  Romani  ,  che  biafimarono  ,  e 
proferiflèro  V  eloquenza  .   Ma  quale  elo- 
quenza proferiflèro  ?  Quella  appunto  de* 
jSofifli  ,  come  avrebbero  profana  Y  elo- 

gueo- 


1J2 

5[uenza  di  Agrippa  .  Quando  la  profcriflero? 
n  tempo  che  voleanfi  in  quelle  Republiche 
aver  Soldati ,  e  non  Savj .  E  poi  qual  Filo- 
fofia  ha  infegnato  all'  Agrippa  il  ragionar 
fugli  efempj  di  taluni  popoli  in  taluni  tem- 
pi ?  Ci  dica,  fe  i  Romani  de' tempi  di  Au- 
gufto  vituperarono ,  e  sbandirono  t  eloquen- 
za? Ci  dica  fe  ne' tempi  più  culti  di  Atene 
fu  biaGmata  l'eloquenza?  Altro  non  refta  ad 
opponere  ad  Agrippa  a  tal*  objezione  ,  fe  nor 
dire  ,  che  appunto  V  eloquenza ,  e  le  fetenze 
di  Atene ,  e  di  Roma  nei  fecolo  di  Augu 
flo ,  rumarono  quelle  nazioni ,  e  che  i  La 
cedemoni  devono  la  loro  confervazione  ah 
ignoranza  •  Ma  tal  raziocinio  erroneo ,  smal- 
tito da  poco  tempo  in  qua  da  molti  ciarlo 
ni  felvaggi  tra  ve  II  iti  da  Filofofi  ,  è  cos 
inetto,  e  ridicolo,  quanto  più  è  noto,  che 
le  caufe  della  decadenza  di  Atene,  e  di  Ro 
ma  ,  non  furono  le  feienze  ,  e  V  arti ,  ms 
altre  cagioni  troppo  note  a' Politici,  ed  a'Sa 
vj .  Ceffin  dunque  V  Agrippa  ,  e  i  fuoi  Gmil 
di  vituperar  loro  ftefl!  mentre  vituperano  It 
feieuze,  e  l'eloquenza,  e  conofea  una  volta 
l'Europa  ragionata  i  fofismi  di  color  che 
biaGmano  le  feienze  ,  e  le  dottrine  ,  e  che 
vorrebbero  indurre  l' Uomo  allo  (tato  di  fel- 
veggio  • 

§.       Attribuite  Agrippa  all'eloquenza 
tutti  i  fofismi  di  Cameade  ,  e  di   Pericle  , 
com'ei  dice  5  e  dovealj  attribuire  alla  corru- 
zione del  loro  cuore  •  Soggiunge ,  che  Bru- 
to, 


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*73 

to,  e  molti  altri  Romani  ebbero  per  fofpet- 
to  il  libro  di  Cicerone  intitoiato  de  Orato- 
re ,  perchè  in  eflb  fi  richiedea  nell'  Oratore 
meno  arte,  die  prudenza.  Ma  cofa  ha  che 
fare  colia  natura  dell'  eloquenza  in  generale 
P  oppofizione  particolare  contro  il  libro  di 
Cicerone  %  quale  fe  veramente  fu  fatta  ,  fì  . 
avrebbero  dovuto  riflettere  a*  fini  di  Bruto  , 
e  degli  altri  Romani ,  che. cosi  rifletteano  , 
e  poi  giudicare  dei  pefo  ,  e  dell' accufa  . 
Nell'Oratore  inoltre,  e  nell'eloquenza  ,  o  fi 
richieda  più  o  meno  di  arte ,  più  o  meno  di 
natura ,  qualunque  fia  i'eflenzione  decimiti  del- 
la natura  ,  e  dell'  arte  neh"  Oratore  ,  non  fon 
cofe,  che  polTano  ridurfi  a  biafimo  dell'  elo- 
quenza ,  e  molto  meno  può  confiderai  bia- 
Gmevole  la  prudenza,  che  è  anche  una  vir- 
tù calcolatrice  dell'  animo  ,  che  Cicerone  vo* 
Ica  nell'Oratore,  e  della  quale  dite  Giove*, 
naie, 

Nullum  Numm  abejl  fi  fit  prudenti*  (7) . 

Ma  P  Agrippa  confonde  la  prudenza  da 
Cicerone   richieda    colla    adulazione  ,  e 


menfogna  ,  ed  erra  non  poco  . 
in  fecuito  T  entufiafta  Agrippa  ,  che  na-. 
tene  volle   dalla   fua  Republica  sbanditi 

gli 


/ 


(7)  Um*  Sétyr.  X.  tirj.  3^. 


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gli  Oratori  ,  ed  i  Poeti  .  Ma  ci  dica 
T  Agrippa  qual  Repubiica  ha  adottate  tali  ■ 
leggi  di  Platone?  Anzi  all'oppofto  non  vi 
è  oggi  idea  chimerica ,  attratta  ,  ed  incon- 
cludente ,  che  non  fi  dica  degna  della  re- 
pubiica di  Platone ,  che  efifte  nelle  chime* 
re,  e  nel  Regno  delle  imponibili  ipotefì  ac- 
compagnata da'  vortici  Cartefiani  ,  e  dagli 
atomi  di  Epicuro  •  Invano  fi  è  l*  A  grippa 
dunque  arTatigato  per  i  sband  ir  le  fcienze  ,  e 
far  efeguire  le  difpofizioni  di  Platone  0  come 
invano  per  P  ifteflb  oggetto  fi  è  arTatigato  il 
Talloni ,  il  Wotton  ,  f  Hirnhaym  ,  ed  il 
Roufleau ,  tutti  fcreditatiflìmi  preflò  i  veri 
dotti  per  tali  aflurde  ipotefi . 

§.  6.  E'  cofa  da, ridere  quando  Agrippa 
per  biafimar  V  eloquenza .  adduce  certi  luoghi 
di  Efchilo,  e  di  Euripide ,  ne' quali  afleri- 
fce  dirli ,  che  il  parlare  con  premeditazione  è 
il  più  grande  di  tutti  i  mali.  Quello  avverti- 
mento fu,  cred*  io  ,  il  motti vo  per  cui  Agrip- 
pa, e  i  fuoi  funi  li  mai  feri  fièro  ,  e.  parlaro- 
no con  premeditazione ,  ma  fempre  a  cafo > 
ma  la  confeguenza  ,  che  ne  deriva  fi  è,  che 


divorzio  eterno  colla  ragione  p  e  co' veri  Sa- 
vj,  che  flimano  il  vero  coftitutivc*  dell'  Uo- 
mo ragionevole  il  parlar  fempre  con  preme- 
ditazione .  Inoltre  l'addurre  alcuni  luoghi 
mutilati  da  quei  Tragici,  che  cita  polii  in 
borea  di  varie  perlòne  neMoro  drammi  in- 
trodotte ,  non  forma  per  quei  luoghi ,  e  per 


ule 


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tale  opinione  automa  veruna, ne  tali  opinio- 
ni poflono  mai  attribuirli  ad  Efchilo  ,  e  ad 
Euripide  ,  che  ftiròno  i  più  gran  Savj  de* 
loro  tempi  ,  ma  fi  pofero  in  bocca  da  quei 
Tragici  a  certe  perfone ,  alle  quali  tali  (en- 
timemi convenivano  erronei  come  erano  , 
perchè  adattati  alle  perfone  alle  quali  fi  at- 
tribuirono y  e  maggiori  irraziocinj  avrebbero 
Euripide  ed  Efchilo  attribuiti  ad  Agrippa  , 
le  aveflero  dovuto  introdurlo  nelle  loro  Scene* 
§.  7.  Si  foggitinge  dall'  ifteflb  Autore  , 
che  Rafaele  Volaterrano  dille  ,  che  pochi 
eloquenti  fon  probi.  Ma  ci  dica  ii  Volater- 
rano i  fuoi  calcoli  ,  e  le  numerazioni  fulle 
quali  fi  fonda  .  E  ci  dica  fe  V  eloquenza  in 
quei  cattivi  abbia  prodotta  la  malvagità  ,  o 
fe  la  malvagità  abbia  corrotta  V  eloquenza  . 
Inoltre  non  perchè  taluni  fi  abufano  di  una 
facoltà  ,  perciò  deriva,  che  fia  da  biafimar- 
fi  tal  facoltà  \,  e  non  elfi .  Le  armi  fono  iti 
fe  utili  ,  fervono  per  difefa  ,  e  taluni  fpef- 
fo  fe  ne  abufano  -  Dunque  fi  dovrebbero 
tutte  le  armi  togliere  da  ogni  nazione  ?  Nò 
certamente,  ma  fi  debbon  togliere  le  caufa- 
ìi  della  corruzione  dei  cuore  umano  ,  per 
cui  V  Uomo  fi  abufa  ,  e  fi  può  abufare  , 
come  fi  è  abufato  di  tutte  le  cofe  ,  nonché 
delP  eloquenza  .  Ma  efclama  V  Agrippa  :  Ca- 
tone H  Cenfore  colla  Tua  eloquenza  intorbi- 
dò Roma  ,  V  ifteflo  fece  Catone  di  Urica 
irritando  Cefare;  e  Demoflene  in  Grecia  irri- 
tando Filippo  .  La  Rettorica  3  e  V  eloquen- 
za 


za  difendono  i  rei  ,  accufano  gì*  innocenti  , 
fàlfificano  le  parole  ,  e  V  idee  .  1  più 
grandi  Oratori  ,  come  DemoQene  ,  Cicero- 
ne ,  ed  altri  furon  tutti  odiati  .  La  Ret- 
torica  ,  e  P  eloquenza  han  cagionati  fchifmi 
nella  Chiefa  ,  ed  erefie  •  Attribuite  finaU 
mente  all'  eloquenza  tutti  gli  errori  dei  Li- 
banio  ,  di  Simmaco  ,  di  Lutero  ,  di  molti 
Eretici . 

§.  8.  QuelY  arte  di  cosi  declamare  ,  e 
niente  ragionare  nulla  conchiude*  L'  eloquen- 
za non  fu  la  caufale  ,  ma  fervi  d*  iftrumen- 
to  alle  pallìoni  di  Catone  ,  di  Cefare  ,  di 
Catilina  ,  di  Demoftene ,  di  Cicerone  in  cer- 
te occafioni  :  L*  Uomo  può  abufarfi  ,  come 
C  abufa,  di  tutto.  Dunque  dee  attribuirfene 
il  difetto  all'  eloquenza  ì  Nò  certamente  . 
Anche  P  Agrippa ,  in  un  libro  più  inetto  , 
più  ridicolo  ,  più  inconchiudente ,  fi  è  abu- 
fato di  molte  fcienze  facre  ,  e  profane.  Di- 
remo dunque  ,  che  a  tali  fcienze  jàebba  at- 
tribuirli tal  libro,  e  non  già  al  fanali  Imo  di 
Agrippa*  E  poi  chi  non  vede  il  fofisma  di  tali 
Autori ,  che  efaggerrano  i  mali  in  certe  circo- 
flanze  dall'Eloquenza  cagionati  ,  fenza  par- 
lare degli  infiniti  beni  ,  che  P  eloquenza 
produce  ed  ha  prodotti  nelle  Società  ^  che 
dall'eloquenza  riconofcono  la  loro  origine  , 
fuflìflenza  ,  e  confervazione  ;  e  per  mezzo 
dell'  eloquenza ,  e  delle  parole  ci  fi  fono  tra- 
mandati, e  ci  fi  tramandano  tuttavia  i  lum* 

ipiu 


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\ 


i  p!ù  necetTarj  all' Uomo  ,  cioè  la  rivelazione, 
eia  religione.  Fides  ex  auduu  dille  l'Apollo • 
lo  delle  Genti:  ed  il  dono  delle  lingue  ci 
è  rapprefentato  ne1  Sacri  Atti  degli  Apofloli  , 
come  ii  più  gran  dono  del  divin  Paracielo 
ed  ii  più  neceirario  per  divulgarli  la  religio- 
ne ,  onde  dice  il  Sacro  Codice  9  che  in 
omnem  terram  exivìt  Jonus  corani  ,  &  in  fi* 
nem  Orbis  Terrae  verba  eorum. 

§•  p.  Quando  PAgrippa  avelie  voluto  fe- 
riamente  ragionare  full'  eloquenza  ,  avrebbe 
.^dovuto  metter  da  parte  quei  piccoli  mali  , 
».  rche  gli  attribuifee,  e  calcolare  dall' altra  ban- 
da gì"  immenfi  beni  ,  che  ha  prodotti  •  Ma 
i  Sofifti  vonno  confonder  le  cofe  ,  per  non 
manifeftarfi  i  loro  errori  .  (8)  Se  P  eloquen- 
za ha  prodotte  Perefie  ,  il  che  non  è  veroc 
giacché  Perefie  na (colio  dalia  corruzione  del 
cuore,  e  delP  intelletto  5  e  fe  P  eloquenza  ha 
divulgati  gli  errori  ,  come  non  può  talora  nie- 
garfì  5  non  può  nemmeno  niegarfi  9  che  aU* 
eloquenza  de'  Sacri  Autori  dobbiamo  noi  la 
rivelazione:  L'eloquenza  de' Santi  Padri  ,  e 

M  quel- 

0  ■ 

•  è  • 

(8)  Così  M.  RouflTeau  ha  creduto  di  aver  dimoftra- 
to,  che  il  viver  fociale  ila  un  gran  male  efagerando  i 
pochi  mali  della  focietà,  ed  i  pochi  beni  di  certi  po- 
poli inculti .  Ma  non  fapea  di  Logica  quando  fece  que- 
^fto  calcolo  .  Dovea  paragonare  beni  e  mali  de' popoli 
culti ,  beni ,  e  mali  de  felvaggi ,  e  poi  fottrarre  la  mi- 
nor fumma  dalla  maggiore  ,  e  conchiudere  •  Così  ha 
ragionato  Agrippa  coatro  1  eloquenza  come  ha  ragio- 
nato il  RouiTeau. 

*  ■ 


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*78 

quella  dì  altri  molti  Savj  ha  difefe ,  propa- 
late ,  e  pofle  in  chiaro  le  verità  le  più  utili. 
Se  l'eloquenza  è  fiata  degradata  in  propalare 
errori  da  Lucrezio  ,  da  Giuliano  Imperado- 
re  ,  da  Porfirio  ,  da  Celfo  ,  da  Libanio  , 
da  Lutero ,  da  Simmaco ,  e  da  altri  ,  come 
dice  Agrippa  ;  elTa  è  fiata  altresì  innalzata 
alla  dimoftrazione  delle  verità  le  più  facre 
da  un  Polignac  neli*  AntiLucrezio  ,  e  fenza 
parlare  de'  Padri  della  Chiefa  Greca  ,  e  Lati- 
na, utiliflìmi ,  ed  ammirabiliffimi  per  la  loro 
pietà  ,  dottrina  ,  ed  eloquenza  ,  fi  rifletta 
air  utile  cagionato  alla  noflra  Augurtiflima 
Cattolica  Religione  dall'  Eloquenza  de'  Lattari-  , 
zj  ,  degli  Arnobj ,  de'  Tertulliani ,  degli  Vezj, 
de'Petavj,  de'Bofluet,  de'  Fenelon,  degli  Hout- 
teville,  de' Berti ,  de'Bergier ,  e  degli  Apolo- 
ghi i  più  grandi  delle  verità  le  più  facre  , 
e  le  più  certe .  L'  Agrippa  dunque  non  Tep- 
pe nè  le  leggi  del  raziocinio  ,  ne  V  Ifiória 
quando  tanto  fcrillè  contro  le  feienze  ,  e 
contro  T  eloquenza  ,  e  così  fcrifle  tutti  quei 
pezzi  delle  fue  opere  lavorate  a  modo  di  ^ 
centoni  variegati . 

§.  io.  Il  dirli  ,  che  la  Rettorica  ,  e 
l'eloquenza  difende  i  rei,  e  perfeguita  gl'in- 
nocenti t  o  dinota  un' abufo  dell'  eloquenza 
in  quelli ,  che  fe  ne  fervono  all'  oppofto  del 
fuo  fine  ,  e  natura  ,  che  è  Io  feoprimento 
ccl  vero,  e  la  difefa  dell' innocenza  ;  o  pur* 
c  un  fofisma  detto  da'  Logici  non  caufz  prò 
I  caufu  .  Svno  le  prave  paflioni  di  chi  fiaba* 

fa 


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, — I 


'7* 

fa  dell'eloquenza  ,  e  non  c  già  P eloquen- 
za $  che  producono  tali  difordini  ,  che  và 
offervando  V  Agrippa  .  Perchè  dunque  un 
Giudice  ,  un  Difenfore  ,  fi  abufano  delie 
leggi ,  c  dell'  eloquenza  ,  dovrà  dirli  ,  che 
V  eloquenza  produca  tali  abufi  ì  Porrà  dirlo 
P Agrippa,  e  i  fuoi  limili  (i). 

.Ma  CA- 


(19)  Il  Tafani  K  YAgtUpa  %  il  ZTotton  f  V  Hirn- 
naìm  ,  il  jt         .  .  •*'£/7'  >  c  gli  altri  antichi 

e  moderni  ,  che  ...  '  . --".Imperate  le  feienze  ,  l'arti  , 
l'eloquenza  fono  appunto  quei  fai  fi  ,Savj  ,  de'  quali  il 
ritrailo  ci  è  flato  dipinto  dal  Malebranche  (  RecJur. 
de  la  Ver.  Tom.  L  Livr.  IL  de  l '  lmag.Part.  H-pag. 
313.  edit.  in  12.  )  Hanno  fcritto  per  {ottenere  coll'a- 
ria  la  più  decifiva  ,  la  più*  imponente  ,  la  più  audace, 
i  paradoRì  i  più  infoftembili  ,  per  ingannare  coloro  , 
che  I^ono  gli  Autori  ,  non  per  giudicare  ,  ragiona- 
re ,  ed  cfaminarne  le  opinioni  ,  ma  per  adottare  cie- 
camente le  loro  dottrine  ,  amando  ipeflo  gli  uomini 
di  feguire  piuttofto  le  opinioni  degli  Scrittori  ,  che  di 
eliminarle  ,  facendo  ufo  del  proprio  intelletto  .  Se  la 
maggior  parte  degli  uomini  aveffe  ietto  con  ifpirico  fi- 
lolofico ,  e  ragionatore  i  Volumi  degli  antichi  ,  e  de' 
moderni  Autori  ,  non  il  farebbero  creduti  verj  iavj  il 
Talloni  ,  il  Wotton  ,  V  Agrippa  ,  il  RoulTeau  ,  che 
fono  (tati  nel  vituperar  le  faenze  ,  comr  tanti  Erato- 
(reni  ,  che  incendiavano  il  tempio  di  Diana  per  acqui- 
ftar  nome.  Infatti  è  flato  oflervato  da  un  Francefe  Fi- 
lofofo,  che  M.  RoulTeau  per  diflinguerii ,  e  per  etTere 
il  fuo  difeorfo  coronato  nell'Accademia  di  Dijon,  vol- 
Je  attaccar  le  feienze  per  renderti  ringoiare  ;  e  quindi 
poi  per  gl'iftem*  principi  di  fpirito  di  paradoflo  attac- 
co la  forieri,  e  la  cultura,  le  arti,  e  fece  il  panegiri- 
co d#' bofem^  e  delle  fiere . 


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tSo 


Errori  di  Montaigne  ,  e  di  Bayle  intorno  * 

V  eloquenia  . 


$.    I.  , 

IL  Signor  df  Montaigne  è  un*  Autore  br- 
zarro,  vario,  incollante ,  talora  giudrziofo» 
talora  fuperficìale  ,  talora  diviene  il  Cava- 
liere errante  della  Filofofia ,  e  fpeflo  fpeflb 
pieno  di  gravi  errori ,  e  di  aflbrdi  pregiudi- 
zi (*)  .  Ha  voluto  coftui  fpeflo  con  molli  pa- 
radoflì  diflinguerfi  ,  e  tragli  altri  non  fon 
pochi  quelli,  che  adduce  contro  l'eloquenza, 

arti- 

(*)  II  Montaigne  meritò  con  ragione  le  federe  ceft- 
fure  del  Malebranche .  Kecherch.  de  la  verit.  libr.  a» 
Part.      cap-      pag.  40,  fino  alla  pag.  4x1.,  Tora.1» 
dell'  ed:*,  in  ti.  Paris  chez  David  1763.  _ 


i8i 

articolo  fui  quale  ha  copiato  Protagora  ,  e 
Serto  Empirico  .  Coflui  dunque   volle  ne1 
fuoi  faggi  inferire  un  Capitolo  intitolato  del 
la  Vanità  delle  parole  (i)  ,  come  fe  il  donò 
della  parola,  che  c  la  più  bella  facoltà  dell' 
Uomo  ,  fufle  cofa  inutile  ,  e  vana  .  Parlan- 
do dell'Oratore,  e  della  fua  arte  ,  di'  efiò 
fà  conjìflere  nel  far  comparire  piccole  le  cofe 
grandi  ,  e  grandi  le  piccole,  vaneggia  al  pari 
di  A  grippa  ,  e  foggiunge  con  un  paragone 
ridicolo  ,  e  freddo  ,  che  F  Oratore  c  un 
Calzolaio  ,  che  fa  grandi  fcarpe  a*  piccioli 
piedi ,  e  picciole  fcarpe  appiedi  grandi;  che 
un'Oratore  in  Sparta  farebbe  flato  baftonato, 
che  coloro  ,  che  imbellettano  le  donne  fan- 
no minor  male  degli  Oratori  ,  perchè  quel- 
li ingannano  gli  occhi ,  e  gli  Oratori  V  in- 
telletto •  Raziocini  quefti  cosi  ridicoli  ,  die 
per  confutargli ,  bafta  riferirgli .  Adduce  poi, 
come  Agrippa,  l'efempio  di  alcune  repubii- 
che,  che  hanno  vilipefa  l'eloquenza  ,  come 
quelle  di  Creta,  e  di  Sparta  j  e  di  alcuni 
Filofofì  ,  che  hanno  definita  1*  eloquenza  ar* 
te  di  adulare  ,  arte  d?  ingannare  ,   come  han 
fatto  Socrate  Platone.  Adduce  l'efempio  de' 
Maomettani,  che  V  hanno  proibita  fenza  ba- 
dare ,  che  i  Maomettani  proibirono  tutte  ie 
feienze ,  e  furono  un  popolo  feroce  ,  e  con- 
ivi 3  qui- 

(i)  Montaign,  E%s  Tom.  3.  li?r.  I.  Chap.  %u 
edic.  in  li. 


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quiflatore  •  Dice,  che  gli  Oratori  hanno  ruma- 
ta la  republica  di  Roma,  e  che  l'eloquenza 
fiori  in  Roma  ne'  tempi  i  più  peflìmi  delie 
guerre  Civili  ,  e  degli  fconvolgimenti  pu- 
bi ìci  •  A  quelli  fotìsmi  fi  è  baftantemente 
rifporto  nella  confutazione  ,  che  fi  è  fatta 
degli  errori  di  Agrippa  intorno  P  eloquenza, 
onde  non  occorre  ripetere  quanto  fi  è  detto; 
e  fe  Montaigne  avelie  nel  modo  ifleflo  con 
cui  ragiona  dell'  eloquenza  ,  ragionato  in  tut- 
ti i  fuoi  Saggi  ,  il  libro  non  fi  farebbe  let- 
to da  chiOa  . 

§•  2.  Il  Montaigne  attribuifee  alla  vera, 
e  ragionata  eloquenza  i  fofismi  della  falfa  ; 
e  nulla  può  conchiudere  contro  P  eloquenza 
il  dire  ,  che  un'  Oratore  farebbe  (lato  ba- 
stonato in  Sparta .  Se  gli  Spartani  erano  un 
popolo  amico  delle  arti,  e  delle  feienze,  e 
fe  quefle  erano  analoghe  alla  coftituzione  di 
«  .  quella  republica  ,  non  vi  farebbero  flati  ba- 
lenati gli  Oratori  e  fe  le  feienze  ,  e  le 
arti  non  erano  analoghe  alla  coftituzione  del- 
la republica  Spartana  »  vi  farebbero  flati  ba- 
flonati ,  non  folo  gli  Oratori ,  ma  i  Filofofi, 
e  più  cTogn'  altro  M.  Montaigne,  che  fpef- 
fo  fpeffo  è  più  Poeta  ,  ed  Oratore ,  che  Fi- 
lofofo .  Non  è  poi  vero  ,  che  gli  Spartani 
avefTero  vilipefa  ,  com'  ei  crede  ,  e  dice, 
P  arte  oratoria  .  Altro  è  il  vilipendere  una 
feienza ,  altro  è  non  coltivarla  perchè  fi  cre- 
de non  adattata  air  utile  di  una  nazione .  Non 
tutte  le  ottime  feienze  convengono  a  tutte  le 

nazio* 


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nazronf  ,  a  tutti  gP  individui  ,  a  tutti  i  tem- 
pi ,  ed  un  Filofofo  Scettico  come  li  vanra 
Montaigne,  non  dovea  tante  -jfagerare  V  auto- 
rità degli  Spartani ,  e  de'  Cretefi  •  Talune  na- 
zioni hanno  proibite  le  arti ,  altre  le  feienze, 
altre  il  commercio  ,  altre  i  viaggi  9  come 
hanno  configliato  alcuni  politici,  chi  per  un 
rifleflò,  chi  per  un* altro*  Dunque  fi  potrà 
dire ,  che  le  arti ,  le  feienze ,  il  commercio, 
i  viaggi,  fian  cofe  nocive  per  tali  private 
particolari  proibizioni  appoggiate  a  varie  caufe? 
Agli  argomenti  di  Socrate  di  Platone ,  e  de 
Arinotele ,  che  dice  il  Montaigne  aver  vitu- 
perata l'eloquenza,  ha  rifpoflo  con  faviezza 
Ariflide  da  noi  citato» 

$.  3.  Dice  il  Montaigne ,  che  i  Maomet- 
tani proibirono  V  eloquenza  ,  ed  intanto  c 
cofa  facile  Toflèrvare,  che  non  ottante  tale 
proibizione ,  che  per  altro  fi  eftefe  alle  feien- 
ze tutte  ,  non  alla  fola  eloquenza  ;  pure  i 
Maomettani  e  gli  Arabi  9  ed  ì  Perfiani ,  fecero 
molti  progredì  nell'eloquenza  Poetica, e  Profai- 
ca  (2) .  Che  poi ,  come  dice  il  Montaigne  gli 
Ateniefi  aveflèro  vietate  le  lungherie  degli 
efordj ,  delle  perorazioni ,  ed  altri  abufi  con- 
fimilii  ciò  dimoflra  ,  che  non  vollero  toglie- 

M  4  re 

(a)  Si  redano  gli  Scrittori  Arabi  ,  la  Biblioteque 
Orientale  di  M.  Herbeioc  ,  Hyde  de  relig.  Veter. 
Perfar.  Infetti  gl'iftefli  Arabi  dicono  ,  che  U  Cor ir  9 
di  Mahomet  ììa  il  c*po  di  opci*  dell' eloqaenza  Araba. 


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i?4 

re  ia  vera  eloquenza  %  ma  gli  abufi  della  , 
medefima  .  il  dirfi  poi,  che  l'eloquenza  ca- 
gionò la  mina  di  Roma  vai  V  ideilo  ,  che 
il  dire  ,  che  Virgilio  ,  Ovidio  Tibullo  t  Ci- 
cerone ed  Orazio  furono  Autori  delle  guer- 
re Civili. 

§.  4.  Soggiunge  il  Montaigne  s  che  il 
popolo  è  ingannato  dall'  eloquenza  ;  ma  non 
è  inganno  deif  Oratore,  ne  dell'  eloquenza  , 

dovendoli  perfuadere  al  popolo  una  veri- 
tà utile  %  ma  che  falle  prime  alla  plebe  non 
piace ,  fé  non  rapprefentata  in  certi  afpetti 
analoghi  alle  idee  popolari  ;  fi  fa  per  cosi 
dire  abafTare  fino  ai  popolo  quella  verità 
utile ,  alia  quale  il  popolo  non  può  innal- 
zarli .  Quello  non  è  inganno  9  o  fe  pur  lo 
è  ,  è  come  l' inganno  di  chi  tinge  di  foave 
liquore  gli  orli  de' vafi  ,  ne' quali  vuol  dare  a 
bere  altrui  un'utiliflìma  sì,  ma  difguflofa  bevan- 
da (3)  .  Avrebbe  dovuto  pen fare  il  Montaigne, 
che  V  eloquenza  in  fe  (leda  utiliffìma  ,  ha 
potuto  divenir  nociva  per  la  malvagità  di 
chi  P  ha  adoprata  .  L'  Arioflo  defcriflTe  il  G- 
lenzio ,  che  pria  abitò  con  tutte  le  virtù  ,  e 
poi  con  tutti  i  vizj.  Così  ha  potuto  accade- 
re all'  eloquenza  ,  ma  non  per  difetto  della 
medefima  (4)  « 

(3)  Lucrct.  ^ibr.IV.  verf.  fi. 

(4)  Ariofto  nel  fùriofo  Canto  XIV,  Stan»  88. 


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Degli  abufi  dell'  eloquenza  abbiamo 
infiniti  eflenipj  in  molti  Autori,  e  Montai- 
gne iftelfo  può  darcene  modelli  •  Chi  più  di 
Giovanni  Boccacci  avrebbe  illuflrata  la  lin- 
gua Italiana  col V  eloquenza  la  più  bella,  fe 
non  V  avelie  piena  d'impure  ofcenità  ,  di 
efccrande  beftemmie  ,  di  ciniche  maldicenze 
contro  i  Ceti  i  più  rifpettabili  della  Società? 
11  folo  Mylord  Bolingbroke  avrebbe  illuflra- 
ta, e  refa  in  eterno  famofa  nelle  fue  opere 
l'eloquenza  Inglefe ,  fe  non  avefle  con  quel- 
la framifchiati  i  veleni  i  più  atroci  dell'ir- 
religione la  più  sfrenata  .  Nel  modo  ifleflb 
il  perniciofo  Epicurei fmo  rende  infetta  l'elo- 
quenza di  Lucrezio  •  I  Poeti  per  lo  più  fo- 
no pieni  di  funefta  eloquenza  .  Lo  confetta 
V  ifleflb  Ovidio  (3) ,  e  lo  dimoflrano  Arno- 
£>io,  e  S.  Agoflino,  L'eloquenza  Poetica  in 
fatti  ha  avuta  la  difgrazra  di  pattare  per  un 
immenfo  pelago  di  empietà  ,  e  di  ofcenità, 
che  hanno  quafi  ofcurata  una  facoltà  così  di- 
vina come  la  Poefia  .  Ma  farebbe  una  gran- 
de ,  anzi  infinita  ftolrezza  di  voler  conchiu- 
dere da  quefli  efempj  di  confimili  abufi  di 
eloquenza  ,  che  fia  bialimevole  in  generale 
IP  eloquenza.  L'irreligione  di  Bolingbroke  , 
e  di  Shaftsbury  farà  /empre  ne'  loro  libri 

un* 

(3)  ìlias  eft  attud,  nifi  turpis  adultera,  de  qud 

Inter  amatorem  pugna  virurr.qui  fu  iti 
A  ut  quid  OdyJJ'ea  ejt ,  nifi  fimi n  a  ,  propter  amoretti 
Dum  vir  abijl  mu/iìs  una  pttita  prodi  ? 

Ovid.Tiift.Lib.il.  v.371.  >7$* 


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196 

un'orrendo  difetto  ,  febbene  vi  fieno  cel- 
ti luoghi  utili  nelle  loro  opere  ,  nelle 
quali  talora  fi  vedono  alcuni  pezzi  di 
/odi  raziocinj  (4)  i  quali  fono  degni  di  lo- 
de ,  come  fon  degni  di  eterno  biafimo  i  luo- 
ghi contrarj  alle  più  facre  verità  da  efli  in- 
felicemente per  loro  eterna  difgrazia  coni* 
battute  . 

§.  6.  V  eloquenza  dunque  è  tale  in  fé 
medefima ,  che  fe  ne  può  fare  un  buon'  ufo, 
o  abufo  ;  ne  l'ufo,  o  1' abufo  dipende  dalla 
natura  dell'eloquenza  ,  ma  dall'  indole  del 
cuore,  e  dell'intelletto,  che  l'adopra.  Tut- 
te quelle  cofe  avrebbe  dovuto  riflettere  i! 
Montaigne .  Ma  palliamo  agli  errori  del  Bay- 
le contro  l'eloquenza  (*)  • 

$•  7. 

(4)  Bolingbrokc  era  un  vaftifiimo  ingegno,  ma  il 
fùo  (pirico  torbido ,  e  mal  regolato  il  portò  nel  tempo 
delle  fue  cariche  publiche  a  (convolger  lo  flato ,  e  nel 
tempo  del  fuo  ritiro,  non  fapendo  cofa  fare,  tentò  di 
fconvolgere  il  fitte nia  delle  verità*  le  piti  facre  .  Shafts- 
bury,  Uomo  tetro  ,  attratto ,  Platonico ,  ebbe  quafi  gV 
li  Aedi  difetti . 

(*)  Il  Montaigne  è  pieno  di  contradizioni  •  Al  libro 
3.  cap.  V.  pag.  ji.  Tom.  7.  de'fuoi  Saggi  edit.  ini*. 
1777.  in  occafione  di  un  palTo  di  Lucrezio  cfalta  a* Cie- 
li l'eloquenza  verborum  o  folida  di  certi  Autori ,  come 
dice,  fog^iungendo ,  che  egli,  quando  vede  brave  for- 
inole di  [piegarli,  cosi  vive,  e  cosi  profonde,  non  dice 
che  fia~u/2  ben  dire ,  ma  un  ben  penfare.  La  robuftez- 
aa  del  penfare  innalza  ,  ed  anima  le  parole .  Pe&us  eft 
quid  dilertos  facit;  e  fiegue  poi  a  dire,  che  1*  eloquen- 
za è  in  jragio  ae  delle  cofe ,  delle  idee,  de'  talenti  .  Qu  I 


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$.  7«  E*  Aato  ^a'più  dótti  ortervato  ,  che 
Pietro  Bayle  ha  Iafciato  nelle  fue  opere  un 
mifcuglio  imperfetto  di  buone  cofe  ,  e  di 
fentimenti  orrendi ,  di  buon  guflo  e  d'  infi- 
nite aflurdità  ,  di  raziocinio,  e  d'  inette  pe- 
danterie ,  onde  i  fuoi  libri  debbono  feorrerfi 
con  grandiffime  precauzioni  ,  perchè  la  fua 
dialettica  e  la  fua  eloquenza  è  talora  empia, 
c  fpeflo  fofiflica.  Non  è  dunque  meraviglia , 
fe  coflui  dopo  aver  voluto  fconvolgere  tutta 
la  ferie  de'  raziocinii  umani  nelle  cofe  le  più 
augufte  ,  volle  anche  con  erronei  colori  di- 
pingerci V  eloquenza . 

§.  8.  Coflui  dunque  volendo  far  la  Satira 
air  eloquenza  ,  voile  dire  9  che  P  eloquenza 
ingelofifce  più  di  ogni  altra  cofa  ,  e  cita 
r  efempio  di  Ortenzio ,  e  di  Cicerone ,  fog- 
giungendo ,  che  fon  poche  perfone ,  che  non 
abbian  due  lingue  ed  efclama  ,  che  le  pre- 
fazioni de' libri,  e  gli  elogi]  funebri  ingan- 
nano il  Mondo  (j).  Confimili  oflTervazioni  fa 
altrove  (6);  ed  in  un'altro  luogo  confuta  Cice- 
rone, che  richiefe  nell'Oratore  un'eloquen- 
za univerfale ,  dicendo ,  che  P  efperienza  era 
contro  Cicerone  (7)  ,  e  che  Demoflene  non 
era  favio  come  Aritlotele  ,  e  che  Arifloteie 

non 

fcen  ragiona  il  Montaigne  5  ma  quando  biafima  l'elo- 
quenza, s'inganna. 

(5)  Artici.  Hor fiu s  Rem,  H. 

(6)  Artici.  Cafte/lan,  Se  artici.  Pericle*  Rem.  D. 
(7)  Artici.  Pania*  Cato  Rem:  V. 


iSS 

non  farebbe  flato  eloquente  come  Demofle- 

ne ,  che  l'eloquenza  è  divifa  dalla  vada  eru- 
dizione ,  e  che  i  più  celebri  Oratori  non  in- 
tendono, nè  le  lingue  Orientali  ,  nè  la  Cri- 
tica ,  nè  fono  grandi  Teologi.  Cerca  confir- 
mare quelle  erronee  afturdità  con  alcuni  Au- 
tori ,  che  cita ,  e  adduce  V  Abate  di  S.  Ci- 
rano  ,  che  dice  di  efler  difficile  divenir  gran 
dotto ,  e  gran  Predicatore ,  e  il  Dottor  Huar- 
te,  che  fofliene,  che  la  fcienza  è  delP  intel- 
letto ,  P  eloquenza  della  fantafia  .  Soggiunge 
il  Sofifta  Bayle  ,  che  gli  eccellenti  nelle  lin- 
gue non  Tono  eccellenti  in   raziocina  ,  come 
dice  efTerfi  oflfervato  da  M.  Simon  circa  il 
Morino ,  ed  il  Petavio  ,  foggiungendo  ,  che 
Bochart  non  era  nè  più  eloquente  9  nè  pià 
dotto  di  M.  Claudio .  Riferifce  altrove  ,  che 
gli  Oratori  Sacri ,  e  Profani  da  gran  tempo 
pruovavano  i  loro  raziocini i  con  frammenti 
Greci ,  e  Latini  di  Profani  Autori  mifchia- 
ti  a'  Sacri,  ed  univano  con  Ovidio  ,  e  Ca- 
tullo S.  Agoftino  ,  S.  Tomafo  ,  ed  Ome- 
ro (8). 

§.  p.  Per  pruovare  il  Bayle  ,  che  f  elo- 
quenza Ha  un*  arte  maligna  ,  dice  ,  che  M. 
Antonio  dimorato  effendo  in  Italia  per  ordi- 
ne di  Cefare  ,  avea  così  bene  fervita  la  fua 
patria,  come  fe  fuffe  andato  nelle  guerre  di 
Ponto  ,  e  di  Egitto ,  ma  che  Cicerone  ,  per 
dare  alle  cofe  un  cattivo  afpetto  ,  dipinfe 

tal* 

(8)  Art.  Bouchin  Rem.  , 


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»• 


i8p. 

taPatto  (  Cfcer.  Philipp.  2.  cap.  30.  )  co- 
me  di    Iibidinofo    poltrone  •    Ma  quello 
Sofifla   affai    più    declama   contro    1'  elo- 
quenza   in    occafione    che  ha  voluto  egli 
efaminare  un  precetto  di  Teone  ,  che  infi- 
rma doverli  dall'  Oratore  niegare  un  fatto  a 
fe  contrario,  o  non  potendoli  niegare  ,  do-, 
verfene  alterare  le  circoftanze  (0)  •  Dice  al- 
trove, che  T  Oratore  ecMa  ie  circoftanze, _ 
che  non  gli  piacciono  ,  e  che  prende  il  prin- 
cipale per  acceflòrio  ,  e  V  acceflorio  per  prin- 
cipale (.10).  Efclama ,  che  Conone  perfuafe 
al  Re  di  Perfia  di  corrompere  col  danaro  gli 
Oratori  Greci  ,  acciò  quelli  aveflèro  indotta 
la  Grecia  a  muover  .  guerra  a'  Lacedemoni , 
come  avvenne  per  opra  degli  Oratori  corrot- 
ti (11). Prosegue  a  dire  quello  Proteo  della 
Letteratura ,  che  Arpaio  il  Macedone  corrup- 
pe tutti  gli  Oratori  de'  fuoi  tempi  ,  e  volea 
corromper  Focione  con  700.  talenti  ,  e  Fo- 
cione  minacciò  Arpaio  di  volere  fcuoprirne 
tali  ìuoi  rei  artifici!  ,  ma  Arpal®  feppe  cor- 
romper Caricle  genero  di  Focione  ;  e  dice  * 
che  Demoflene  fu  ancor  guadagnato  dall'  oro 
per  difendere  Arpaio  ,  ma  nel  giorno  della 
difera  comparve  in  publico  colla  gola  tutta 
legata,  e  fafciata  ,  lamentandoli  di  un'angi- 
na, 

(9)  Artici.  CaJfandreRemT. 

(10)  Artici.  Cimon  Rem.  C.  Anici*  Antoi**  Reta 
C  D. 

(11)  Artici.  Contri  Rem,  D. 


c$>o 

ria*,  die  gì' impediva  H  parlare ,  onde  i  fa- 
ceti dittero  ,  che  la  notte  ,  non  era  venuta 
all'Oratore  la  fquinan^ta  ,  ma  fargitanpa  (12), 
J.  10.  Quefte  ,  ed  altre  confimili  fono  lo 
fofiftiche  rifleflloni  del  Bayle  full'  eloquenza  9 
riflettioni  ,  che  non  gli  fanno  molto  onore  , 
perchè  vi  fi  vede  da  per  tutto  il  poco  ra* 
zrocinio  ,  e  che  non  ha  riflettuto  da  Filofo- 
to  ,  nè  da  Critico ,  ne  da  Iftorico  •  Primie- 
ramente egli  è  caduto  nell'  errore  ai  crede- 
re ,  che  i*  eloquenza  confitte  ,  e  fi  truova  ne* 
foli  difcorfi  dei  foro ,  e  del  pulpito  ,  quan- 
doché l'eloquenza  è  commune  a  qualunque 
raziocinio  efpretto  colle  parole ,  o  co*  fegni  , 
e  fi  eftende  a  qualunque  genere  di  còfe .  Eb- 
be dunque  il  Bayle  delie  falfe  idee  fuli^ elo- 
quenza.  L'  aver  foggiunto ,  che  i'  eloquenza 
ingelofifce  ,  come  accadde  in  Cicerone,  ed  fa 
Ortenfio ,  è  un'altro  fofifma,  credendo  egli, 
e  volendo  dare  a  credere  a'fuoi  incauti  Let- 
tori ,  che  l'intima  natura  dell'eloquenza  fia 
d'ingelofire  ,  o  che  ciò  fia  qualità  fpecifica 
dell'eloquenza  ,  qnandocchè  ognun  sà  ,  che 
non  folo  gli  Oratori ,  ma  i  Poeti ,  i  Filofo- 
fì ,  e  tutti  i  Letterati  non  foto  ,  ma  tutti  eli 
Uomini  fogliono  per  certe  loro  qualità  che 
credon  di  avere  in  etti  ,  e  non  truovarfi  in 
altri,  o  truovarfi  in  altri  ,  e  non  averle  in 
etti ,  riguardar»*  con  occhio  di  emulazione  , 
di  gelofia,  e  d'invidia,  perche  l'tfpmo  qua- 
li ferii- 

(ti)  Artici.  Harptlus  Rem.  C  Non  rut*?xn,  &4 
*ìyvf*yXn  .  PUtursk,  io  DmJU 


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fi  Tempre  vuol  diflinguerfi,  e  fpeffò  fpeflb  a 
coflo  degli  altri .  Se  Cicerone  fu  gelofo  deli' 
eloquenza  di  Ortenzio  ,  Leibnitz  e  Newton 
furono  a  vicenda  geiofi  delle  loro  fcovene  , 
Maupertuis ,  e  Voltaire  ebbero  a  venire  all' 
armi  per  Letterarie  contefe  di  preferenza  di 
altrui  fcoverte  $  V  ifteflo  Bayle  fu  .gelofo  di 
Clerc ,  e  di  quafi  tutti  i  fuoi  contemporanei. 
Perchè  dunque  folo  attribuire  all'  eloquenza  ciò 
che  è  commune  a  tutte  le  facoltà ,  a  tutti  gli 
Uomini  ?  11  foggiungerC  ,  che  poche  perfone, 
che  paflàn  per  onefle  g  non  abbìan  due  lingue  , 
è  un'altro  contradittorio,  ed  affurdiflimo  fofif- 
ma.  Se  per  due  lingue  che  egli  dice  averti 
nelle  perlone  onefle,  intende  doppiezze  ,  e 
fraudolenze  nel  parlar  diverfo  da  quel  che  fi 
penza;  chi  ciò  fà,  non  è,  nè  può  eflèr  per- 
fona  onefla  ,  fe  non  fe  nell'oneftà  del  Bay- 
le ,  e  de9  fuoi  (ìmili .  Ma  non  fi  sà  capire 
com'egli  attribuire  all'  eloquenza  il  doveri! 
aver  tali  due  lingue  .  Ecco  come  travvide 
nella  natura  della  vera  eloquenza ,  della  qua- 
le avendofene  formata  una  fai  fa  idea  fui  pia- 
no della  fua  fofiftica  eloquenza  ,  e  di  quella 
di  taluni  creduti  Filofofi  fuoi  (imiti,  attribuì 
alla  natura  dell'eloquenza  i  difetti  di  quelli  in- 
dividui ,  che  fi  fono  delia  medefima  abufati ,  fa- 
cendola fervire  d' iflrumento  alle  loro  paflìoni, 
ed  a' loro  intellettuali  fofifmi ,  ed  errori ,  come 
appunto  ha  fatto  il  Bayle*  Non  è  da  Filofo- 
fo  argomentar  fugli  abufi  delle  cofe  ,  ma  fi 
ctevon  paragonare  i  beni  ,  e  i  mali,  che  fi 

pio* 


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producono  da  una  facoltà  ,  e  vedere  quali 
fian  maggiori  .  Un  dev  doni  più  grandi  , 
e  più  augufti  dati  dall'  Altiflimo  Iddio  ah? 
Uomo  è  la  ragione  .  Ma  perchè  molti  ,  e 
tragli  altri  varii  creduti  Filofotì>fi  fono  abu- 
fati ,  e  fi  abufano  della  ragione  in  farle  dire, 
e  foftenere  a  danno  dell'  Uomo  infinite  aflur- 
dità,  come  ha  fatto  il  Bayle,  dovremo  dire 
perciò,  che  la  ragione  fia  rea  ?  Nè  certa- 
mente ;  ma  dovremo  diftinguer  Tempre  il 
buon'  ufo  dall'  abufo  .  Ed  ecco  come  fpeffb 
fpeftb  difettano  ne'  primi  principii  del  razio- 
cinio quegli  Autori ,  che  da  taluni  fi  credo- 
no gli  Ercoli  delia  Filofofia. 

§.  12.  Che  le  Prefazioni  ,  gli  Elogij  fu- 
nebri ,  T  adulazione  abbiano  ingannato  il  Mon- 
do ,  com'  ei  dice ,  non  è  certamente  derivato 
dall'  ufo  retto  dell'  eloquenza  ,  ma  dall' abufo, 
e  avrebbe  dovuto  il  Bayle  ben  riflettere ,  che 
non  tutte  le  prefazioni  ,  non  tutti  gli  Elogii 
funebri ,  non  tutte  le  lettere  dedicatorie  fono 
menfogne  ;  e  fe  cosi  è  ,  non  fono  inerenti 
air  eloquenza  tali  difetti  ,  ma  derivano  dalia 
corruzione  del  cuore  ,  e  dalla  mente  fofilli- 
ca  .  Si  dimoflra  dunque  in  ciò  il  Bayle  po- 
co favio  ,  e  poco  Iftorico,  e  niente  Filofo- 
fo.  L'aver  poi  voluto  il  Bayle  confutar  Ci- 
cerone ,  che  richiede  Dell'  Oratore  univerfali 
cognizioni ,  credendo  egli ,  che  le  cognizio- 
ni univerfali  fieno  contrarie  all'  eloquenza  9 
dimoflra  ,  che  il  Bayle  era  nell1  ofcurita  la 
più  grande  fulla  natura ,  fonti  .  e  fini  dell\ 

EIo- 


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J9S 

Eloquenza  Oratoria  ,  per  la  quale  non  lolo 
fi  richiedono  cognizioni  Univerfaii  ,  ma  non 
vi  è  ne  feienza  ,  nè  cognizione  ,  che  fia  fu- 
perflua  ,  come  fi  e  da  noi  dimoflrato  ;  ed  in 
materia  di  eloquenza  ,  e  di  raziocinio,  era 
Cicerone  giudice  affai  più  competente  ed  in- 
telligente del  Bayle. 

§.  13.  Se  ii   Bayle  intende  per  Oratore 
un  ciarlone  ,  che  non  ragiona  ,  e  che  non 
fappia,  nè  difporre  ,  nè  adattare  i  fuoi  fen- 
timenti  a'raziocinii ,  ed  a' fini,  che  fi  prefig- 
ge ,  allora  non  vi  farà  in  tal' Oratore  bi fo- 
gno, nè  di  cognizioni  a  ne  di  feienze  ,  ma 
non  merita  taf  Oratore  il  titolo;  nè  di  Orato- 
re ,  nè  di  eloquente  ;  anzi  fi  dee  riflettere 
contro  il  Bayle,  che  per  acquiflare  quella 
iflefla  eloquenza  fofiflica  ,  e  difputatrice  ,  e 
piena  di  paradofli  ,  vi  è  bifogno  ancora  di 
eflèr  favio  a  quel  modo  ;  non  vi  farà  dun- 
que perfona  che  poffa  efercitarfi  in  niun  ge- 
nere di  eloquenza  fenza  elfer  favio  a  propor- 
zione di  quel  genere  di  eloquenza  nella  qu  r 
le  s' impiega  ,  Senza  cognizioni  non   vr  é 
eloquenza  di  niun  genere  ,  e  ogni  grande 
eloquente  è  flato  gran  Filofofo;  ed  erra  non 
poco  il  Bayle  nel  dire  che  Ariftoteie  non  fu 
eloquente  ,  e  che  Demoftene  non  fu  Filofo- 
fo ,  e  quelle  fole  fue  affenive  badano  per 
far  vedere  ,  che  fpeflò  fpefTo  parlava  fenza 
precifione  d'idee,  e  non  fapea  definir  le  co- 
le ,  delle  quali  fi  trattava  .  Alf  ifteflò  modo, 
e  coli' ifteflò  fofifma  avrebbe  anche  il  B.ylt 

N  pò- 


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TP4 

tuto  dire ,  clic  Platone  ,  che  Socrate  ,  che 
Tucidide  ,  che  Senofonte  ,  che  Luciano  ,  che 
Cicerone  non  furono  ne  Fi lofofi  ,  nè  eloquen- 
ti ,  il  che  farebbe  il  colmo  dell*  irraziocinio , 
perche  tutti  gli  Oratori  fono  flati  Filofofi, 
o  non  meritano  il  titolo  di  Oratori . 

§.  14.  Avrebbe  il  Bayle  dovuto  riflettere, 
che  non  folo  fono  eloquenti  coloro  ,  che 
hanno  parlate  caufe  nel  foro ,  come  non  fo- 
no Filofofi  folo  quelli ,  che  ci  hanno  lafciati 
fcritti  corpi  di  Filofofia  ,  o  che  V  averterò 
infegnata.  Per  efler*  eloquente ,  e  buon'Ora* 
tore  fi  richiede  lo  fpirito  Filofofico  ,  ed  i 
talenti  Filofofici ,  Convengon  molti  ,  che  M. 
Locke  (la  uno  de'  Metafifici  ,  che  ha  fcritto 
con  più  ordine,  e  fiflema  ,  perchè  ebbe  lo 
fpirito  il  più  matematico  poflìbile  ,  tuttocchè 
non  aveflTe  molti  progredì  fatti  In  tale  feien^ 
za.  Era  matematico  d'impatto,  di  teflìtura, 
fe  non  di  Audio ,  come  appunto  Demoftene 
era  Filofofp  d' impatto  f 

§.  17.  Per  decidere  fe  uno  fia  FiIofofo,o 
nò,  fa  d'uopo  bilanciare  i  raziocini) ,  che  G 
formano  ,  non  già  indagare  i  mezzi  per  i 
quali  tali  raziocinij  fi  fono  acquiftati  ,  Avreb- 
be dovuto  il  JJayle  riflettere  falle  orazioni  di 
Demottene,  e  decidere,  fe  quello  fu  Filofo- 
fb ,  o  nò  ,  fe  feppe  ,  o  nò  ,  parlare  alla  ra- 
gione ,  e  alla  fantafia  del  popolo  Greco  ,  c 
agli  affetti ,  e  alle  piffioni  .  Se  la  fua  elo- 
quenza feppe  convincere  ,  e  perfuadere  con 
argomenti  di  quei  tempi  ,  ed  a  quei  tempi 

adat- 


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adattati,  fu  gran  Filofofo  .  II  Bayle  riftringe 
a  troppo  augnili  limiti  la  qualità  di  Filofo- 
fo, fe  crede  folo  Filofofo  colui  che  fcrive, 
o  in  legna  cofe  di  fcienze  Fiiofofiche  .  Dun- 
que a  parere  del  Bayle ,  fe  Cicerone  non  ci 
avefle  lafciate  eccellenti  opere  Fiiofofiche  , 
non  farebbero  ballanti  le  fue  Orazioni  a  di- 
chiararlo Filofofo  ?  Chi  convince  ,  perfuade  , 
e  capacita  genti  favie  ,  è  gran  Filofofo  ;  e 
chi  convince  .,  e  perfuade  il  volgo  ,  e  gii 
fciocchi,  è  più  gran  Filofofo  ;  e  tali  fono 
(lati  tutti  i  verr Oratori, i  veri  eloquenti.  II 
Bayle ,  o  non  comprefe,o  linfe  di  non  com- 
prendere ,  che  per  Filofofo  s'  intende  un  Sa- 
vio, che  ben  ragiona  in  qualunque  cofa. 

$•  ió.li  Bayle  fi  meraviglia  io  un'  altro  luo- 
go (13)  come  Pericle  abbia  pbtuto  introdurre 
«e 11' eloquenza  le  fcienze  tutte}  ina  ogni  vero 
Filofofo  fi  meraviglierà  fempre.come  il  Bay- 
le abbia  potuto  avere  full'  eloquenza  tante  idee 
incoerenti ,  ed  alFurde  ;  ed  c  molto  più  af- 
furdo  il  Bayle  quando  dice  che  i  più  cele- 
bri Predicatori  non  intendeano  ne  le  lingue 
Orientali ,  né  la  Critica  .  In  ciò  non  diftin- 
gue,  molte  cofe  >  che  avrebbe- dovute  dittili- 
guere,  e  confonde  con  grande  ftranezzale  idee, 
lulle  quali  parla  •  Altro  è  parlare  dell'  elo- 
quenza in  generale  ,  altro  dell'eloquenza  dei 
pulpito;  e  neh* eloquenza  del  pulpito,  bifo- 
gna"  diftinguer  molti  ufi  dell?  medeGma  ,  la 

M    2  ;  qua. 

(ij)  Anici.  ftrUUu 


ip5  . 

quale ,  o  s1  impiega  in  ifpieghe  de1  libri  fa* 
cri  j  O  in  caicchi fm r  al  popolo  >  o  in  difcor-  ' 
fi  su1  coflamr ,  o  in  Panegirici  Sacri  •  Per  ia 
.  fpiega  de'  libri  facri  vi  bifognano  le  cogni- 
zioni delle  lingue  Orientali,  ma  non  già  per 
i  difcorfi  morali  al  popolo  ,  che  ponno  farli 
con  moka  gloria  ,  fenza  le  lingue  Orientali  j 
e  fenza  Critica  ,  anzi  fenza  molte  dottrine 
Teologiche  .  Ma  non  perchè  alcuni  generi  di 
eloquenza  popolare  non  richiedano  tali  cogni- 
zioni, dovrà,  q  potrà  dirfi  ,  che  non  vi  G 
-  richiede  fapienza  ,  o  Filofofia  ,  vale  a  dire 
gran  raziocinio  i  ed  erra  il  Bayle  fe  crede  / 
che  ia  conoscenza  delle  lingue  Orientali  ,  e 
delia  Critica  confi  derata  in  fe  (Iella  ,  poi  fa 
fare  ?  un  vero  favio .  Le  lingue  Orientali  fo- 
no iflrumentr ,  da' quali  ci  fi  tramandano  le 
dottrine ,  ma  non  già  le  dottrine  medefime  T 
§.  17.  L'avere  il  Bayle  citati  molti  AuV 
tori  per  confinila  de'  fuoi  fentimenti  ,  c  co-* 
fa  inutile ,  e  non  degna  di  tal  Fiiofofo  coro? 
ci  lì  crede  di  edere  •  L' Abate  di  S.  Cirano , 
che  dice  e(Ier  difficiliiTimo  che  un  gran  dot- 
to poflà  elTere  Oratore,  e  che  Ga.  ciòimpof- 
libile  ,  e  il  Dottor  Huarte  ,  che  afferifce, 
che  la  fcienza  appartiene  ali' intelletto ,  l'elo- 
quenza alia  fantafia  ,  dicono  a iTur dita  notorie, 
e  non  degne  di  efler  confutate  .  Circa  M« 
Simon  ,  citato  dal  Bayle,  che  fofliene  ,  che 
gli  eccellenti  nelle  lingue  difettano  in  razio- 
cini] ,  d'ee  un'altra  manifefla  aflurdità,  ed  è 
molto  più  aflìirdo  il  dire ,  come  dice  Simon, 

e  Bay- 

- 


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«  Bayle,  che  Morino  ,  Petavb  ,  e  Bochart 
non  erano  ne  eloquenti,  nè  Lodici.  Chi  fo- 
cene tal!  alTurdità  non  è  nè  Logico  ,  nè  elo- 
quente  ne  Critico .  Baila  il  foli  Huet ,  Uo- 
mo  verfatiflìmo  nelle  lingue  ,  e  ne»'  erudi. 

^ml'-niC,e-1re.UnÌverfali  »  ed  Uom°  "el 
tempo  ifleflb  .1  p,ù  ragionatore  ,  ed  il  più 

H  TI'  A  ^  ^ervì  '  Per  convincere 
LrY-  , ,rraz'oc,nI° •  Quello  favio  prelato 
fca  bitte  le  opere  le  più  Filolòfiche ,  le  più 
erudite,  le  più  ragionate  in  difefa  delle  ve- 

8m  -i1?  ^acre',le  pìù     le  pìù  uii»- 

JJira  U  Bayle ,  che  coflui  non  fu  eloquente, 
o  non  fu  Savio  ?  Dirà  che  non  fu  nè  favio  , 

ZàtfE! Fenc,on  • Boflbet  - ed  altti 

$.  18.  Ma  giacché  il  Bayle  adduce  a  nera- 
fci  le  automa  ,  ed  è  in  ciò  è  più  pedante  ,  che 
rnoloto  dobbiamo  ancor  noi  far  parlare 
contro  H  Bayle  un»  altro  illuOre  Autore  Fran- 
cete ,  il  quale  con  faviezza  afTai  più  mag- 
giore di  quella  del  Bayle  giudica  della  Fi- 
lorofia  degli  antichi  ,  e  moderni  Oratori  : 
fuetto  dotto  Francefe  è  1'  Autore  dell'  Ope- 

N   3  ra 

(U)  Meglio  dèi  Bayle  inrefe  to  fpirito  dell' eloquen- 
za Bernardo  Tomiano,  i\  quale  in  Padova  nel  ìS7o. 
•mpreffe  un  hbro  fulla  lingua* Italiana,  nel  quale pruo- 

p  ~  »ofofia  Ca  nece{1«''a  al  perfetto  Oratore  è 
e  Poeta.  U  Bayle,  che  tanto  avea  letto,  non  rifletti  , 

Ch,e  le  .°P"e  dl  0m"° .  &  Efiodo,  di  Orfeo ,  di  Vir- 
Clio,  di  Cicerone  &  cet.  fono  i  peni  i  pi*  «erari. 
glUS  d.  eloquenza  e  di  Filofofia.  P 


i$8 

ra  Poetica  intitolata  Les  Sai)t>ns  .  Coflui  in 
una  nota  fui  fuo  canto  della  Primavera ,  do- 
po aver  parlato  delle  mozioni  degli  affetti, 
della  perfuafione,  della  credenza,  delle  com- 
municazioni  delle  paflìoni  ,  foggiunge  ,  che 
gli  antichi  ,  i  quali  capivano  quelle  verità  , 
cercavano  parlare  al  popolo ,  ed  eccitare  le 
palTìoni ,  nelle  loro  democrazie  gli  Oratori  del 
-primo  ordine ,  i  Ciceroni  ,  i  Demojìeni  ,  gli 
E/chini,  impiegavano  più  la  forza  dell'imagi- 
nazione ,  che  quella  del  raziocinio  .  Colli  gran- 
di movimenti ,  col  patetico,  colle  figure  fublimk 
dominavano  le  afjemblee.  Aveano  più  piaceri  , 
the  Logica .  Sapeano  persuadere  ,  e  non  cura* 
vano  dì  convincere .  Ma  dopo  V invenzione  del* 
la  jlampa,  e  dopo  ejfer  divenuto  raro  il  parla- 
te al  popolo  unito  in  ajfemblee  ,  V  eloquenza  ha 
dovuto  cambiare  •  Quando  fi  è  dovuto  limi- 
tare a  farfi  legere  ,  fi  è  dovuto  più  di- 
Jcutere  ,  e  più  ragionare  ,  che  commovere  ;  « 
quindi  molti  noflri  Scrittori  mediocri  fono  fupe* 
riori  in  metodo  ,  ed  in  Logica  a?  più  grandi 
Oratori  delV  antichità  \  ed  è  vero ,  che  i  noflri 
migliori  Scrittori  gli  fono  inferiori  nel  genera 
di  eloquenza  propria  alla  commozione  degli  ef* 
fatti  Cinquecento  perfine  ,   che  legeranno  fi- 
paratamente  un  difeorfo  ,    legeranno  a  /an- 
gue freddo.  (14)  Ecco  dunque  che  tutti  gli 
Oratori  antichi ,  e  moderni  fono  flati  fem- 
pre  Fiiolofi  nel  far  parlare  alle  paflìoni  ,  o 

alla 

(14)  Les  Saìfon s ,  Pocmc  in  u,  Amfterdim  177^ 
Edk.  6.  pag.  43.  nou  1*. 


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alfa  fentafia  ,  o  alfa  ragione,  quella  lingua, 
che  conveniva ,  circoflanze  non  confidente 

dal  Bayle. 

*.  ip.  Avrebbe  dovuto  il  Bayle  confide- 
rare ,  che  P  eloquenza  è  figlia  del  raziocinio, 
anzi  è  il  raziocinio  medefimo  ,  che  fi  manife- 
fla  agir  altri  colla  parola.  Dunque  l'eloquen- 
za è  un  raziocinio  parlante ,  come  il  razio- 
cinio è  un'  eloquenza  muta  .  L' invenzione 
Oratoria,  è  un* operazione  dell'intelletto  ra- 
gionatore .  I  vizj  dunque ,  che  il  Bayle  at- 
tribuifee  all'eloquenza,  derivano  dal  pravo 
abufo  del  raziocinio  ,  che  come  fonte  dell* 
eloquenza  tramanda  a  quella  i  fuoi  difetti  , 
ed  errori  •  Il  cuore  umano  ,  e  V  intelletto  , 
ottenebrati  dalle  paffioni ,  han  prodotti  gli 
erronei  raziocini  ,  e  la  viziofa  eloquenza 
fofiftica  contro  la  quale  ria  tanto  il  Bayle 
declamato  nel  tempo  ifleflo  ,  che  ne  ha 
dati  moltiflìmi  modelli  di  tal  fofiftica  elo- 
quenza. Cicerone  ,  come  dice  il  Bayle ,  fpefle 
volte  ,  fi  farà  abufato  della  fua  eloquenza ,  ma 
tal'  abufo  farà  flato  un  difetto  dei  cuore  ,  e 
deli*  intelletto  di  colui  /  non  già  della  fua 
eloquenza  ,  come  dell'eloquenza  fi  abufarono 
i  Sofifti,  ed  i  foftenitori  di  paradoflì  ,  che 
mai  han  convinto  i  veri  Savj ,  prelTo  i  qua- 
li invano  declameranno  Bayle  ,  e  Roulfeau 
contro  Teloquenra  . 

§.  20.  Nel  biafimare  ,  le  cognizioni  ,  le 
feienze  ,  e  P  eloquenza  bifogna  ,  come  fi  è 
detto  p  diflinguer  fempre,  fe  i  preteG  difetti 

N    4  fie- 


fieno  a  tali  facoltà  intrinfecT ,  o  fé  Gano  co- 
le,  che  derivano  dal  mal  talento  di  chi  ne 
abufa  •  Ncque  exiftimandum  ejl  eloquenuam  a 
boni*  tantum  traduam  ,  virtù*  enim  [ola  Ho- 
quentiam  non  park ,  fid  a  mali*  etiam  qui- 
tto* ncque  verità* ,  neque  aequitas  cordi  ejt ,  at- 
que  hinc  fablum ,  ut  Rhtiorica  e*mple8eretur  , 
non  modo  artem  defendendae  ventati*  ,  aut  tuen- 
di  Juris ,  [ed  etiam  cuju*vi*  ventati**  &  juris 

oppugnando  (16)  » 

$.  21.  Non  può  niegarf.  ,  che  Protagora 
fii  un  de'  primi ,  che  refe  P  eloquenza  [tfh 
flica  ;  ed  AriQofane ,  che  acremente  s  m- 
vei  contro  tale  eloquenza  nelle  fue  Nuvole  , 
diede  modelli  di  tale  caviilofiflima  eloquen- 
za ,  con  avere  in  tal  Comedia  calunniato  So- 
crate. Ma  ogni  Savio  fu  nimico  dell'elo- 
quenza fofiftica,  che  fu  derifa  da  Socrate  , 
da  Arinotele ,  e  da  Platone  ,  e  molto  più 
da  Luciano  ,  tuttoché  il  medefimo  aveffe 
ferine  molte  cofe  nel  gufto  dell'  eloquenza 
fofiftica  ,  come  le  lodi  della  podagra  ,  della 
mofea ,  le  accufe  della  Sigma  et  cet . 

§.  22.  Quando  nelle  Scuole  Greche,  e 
Romane  cominciarono  gli  efercizj  delle  con- 
troverfie,  e  de'  paradelli,  allora  fi  corruppe 
la  vera  eloquenza,  e  allora  fi  ditte,  che  la 
Filofofia  cercava  il  vero,  la  Rettorica  il 

prò- 

(16)  Clcric  Art.  Criru.  F*rt.  M.ScÙ.  I  Gap.  if. 
Toro.  I. 


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±0T 

probabile ,  e  1!  df virerò  i  domi  di  un*  Ora- 
tore da  quelli  di  un'  Uomo  oneflo  ,  e  fi  con* 
chiufe,  che  Rhctori  conceffum  ejl  fentcntiis  itti 
falfis  ,  audacibus ,  fubdolis  ,  captiofis  ,  fi  modé 
perifimiles  finì  (17).  Confiderando  tali  abufi 
dell'eloquenza  gli  antichi  diflèro  ,  che  la 
Dea  Fatua  era  la  Dea  del  parlare  ,  e  la 
chiamarono  ancora  Dea  Faunia  ,  Fauna ,  ed 
i  pazz  i  furon  detti  fatui ,  quia  multi  fantur  a 
creder  di  molti  (18)  .  A  tale  fofiflica  elo- 
quenza riguardò  V  Epigrammatifla  Jnglefe 
Giovanni  Owen  quando  in  un  paragone  , 
che  fece  della  Logica  ,  e  della  Kettorica  , 
volle  dire  cosi  in  un  dittico  di  poco  buon 
guQo. 

Rketorice  veruih  vélat ,  Logktqui  rivelai 
Haec  monet,  illa  mom  s  baie  doctt  » 
illa  no  ut  (10). 

Ma  aitar  più  meglio  di  ogni  altro,  o> 
e  più  difibramente  Luciano  fa  una  lunga  ,  e 
leggiadriffima  pittura  dell*  eloquenza  foliflica^ 
de'fuoi  tempi.  (20) 

$• 2  ?• 

(17)  Còsi  dice  Tito  Caftricio  in  dtfefa  ài  Metello 
predo  Gellio  Nodi.  Attic.  libr.  I.  cap.  6. 

(iS)  Macrob.  Satura,  libr,  u  cap.  fi,  Pag«  *45- 
edit.  in  8.  Lugdnn.  Betav.  16*70.  Geli.  N°&  Atric. 
lìbr.  V.  cap.  8.  Alex,  ab  Alex.  Gcn.  Oier-  libr.  6. 


pag.  fOp.  *-ugd.  Batav.  apud  Hackios  Tom-  * 
(1*)  Owcn  tpigr.         libr.  3, 

(aoj  Luciau.  io  Oial.  Ptirofat  ìifatzafrct.  »  Opef S 

*  Tom* 


3Ò2 

:  §.      Tl,ltc  <iuefte  ^  avrebbe  dovuT 

to  il  Bayle  dittinguere  ,  e  riflettere  pria  di 
dare  full*  eloquenza  giudiz)  così  confufi  , 
così  affurdi  >  così  erronei  •  Si  egli  vclea  fa- 
viamente  riflettere  >  avrebbe  dovuto  dire  , 
che  un  ingegno  favio,  e  Filofofìco  non  può 
efler  mai  amico  di  eloquenza  declamatoria , 
c  verbofa,  e  che  fpeflò  fpeflb  una  grande  , 
e  vafliflìma  memoria  è  fcompagnata  da  uri 
grande  intelletto,  e  buon  guflo  (21)  .  Chi 
vuol*  eflèr*  eloquente  dee  muovere,  convin- 
cere, perfuadereé  Dee  quindi  conofcer  gli 
Uomini  |  e  le  loro  paltoni  ,  e  fapere  io 
fviluppo  deli1  idee  di  eflì ,  e  la  progreffione 
dell'  intelletto ,  e  del  cuore  Umano  ,  oltre 
gli  efterni  rapporti  ,  che  dee  conofcere  dell* 
Uomo  in  riguardo  allo  flato  in  cui  c  ,  ed 
alla  Società  in  cui  vive  $  ed  alle  circoflanze, 

nelle 

Tom,  3.  edit.  Varior.  &  Reiczii ,  qual  dialogo  merita 
onninamente  di  elfer  letto  con  ogni  attenzione  da  Chi 
▼oleffe  un  vero  ritratto  dell'eloquenza  fofiftica. 

(11)  Cosi  faviamente  riflette  il  Lord  Home  EiTay 
©n  Criticifm  Tom.  1.  Chap  I.  Ma  le  giudiiiofe  nflef- 
fioni  di  Lord  Home  cadono  fui  l'eloquenza  declamato- 
ria, che  non  dice  c^fe ,  ma  parole  .  Se  Bayle  avefle 
detto,  che  è  cofa  rara  truovare  un  grande  Oratore  , 
come  un  gran  Filofofo  ,  avrebbe  detto  bene  .  Ma  fi  è 
moftrato  poco  ragionevole  nell'aver  voluto  il  Tuo  Ora- 
tore privo  d' ogni  cognizione  .  Avrebbe  dovuto  anzi 
<5irc,  che  la  natura  ftà  più  feColi  in  oz-o ,  e  poi  pro- 
duce con  grandi  sforzi  alcuni  mattimi  talenti  in  elo- 
quenza ,  ed  in  Filofona,  come  corta  dall'  Moria  Let- 
teraria • 


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Mg 

nelle  quali  fi  truova  quando  fi  vuol  perfua- 
dere  •  Senza  quelle  cognizioni  ,  non  farà 
mar  ,  ne  eloquente  ,  riè  Oratore  ,  nè  farà 
applaudito  dal  publico  ;  e  fé  dal  pub  lieo  è 
applaudito ,  cioè  dal  publico  favió ,  è  fegno 
ch'egli  poffìede  tutte  quefte  qualità  ,  ò  ac- 
quiate dallo  Audio  >  o  fviluppate  dall'ele- 
vatezza del  fiio  ingegno,  come  fuole  talora 
ia  natura  iftefla  operare  ne1  grand' Uomini  ♦ 

$•  24.  AfTai  meglio  del  Bayle  giudicò 
dell'  eloquenza  t  dei  buon  guflo  un*  Lettera» 
to  Inglele,  che  dille,  che  le  cofe  belle  fon* 
mrmoniche ,  e  proporzionate  ,  the  le  cojk  armo* 
niche  ,  t  proporzionati fj  fon  vere ,  e  che  quell§ 
tofe  ,  che  fono  contemporaneamente  belle  »  e  f#» 
re  fono  piacevoli ,  ti  ottime  (22)  .  Quello  è 
il  quadro,  e  quefle  fono  le  caratterifticht 
della  vera  eloquenza  ,  che  il  Bayle  non 
avrebbe  dovuto  confondere  con  quell*  elo- 
quenza fofiiìica ,  e  ridicola ,  che  non  merita 
il  nome  di  eloquenza,  o  dee  dirfi  eloquen- 
za e  dialetto  Babilonico  t  come  la  chiamò 
un  Poeta  Inglefe  (22).  E  qui  dobbiamo  di 

pad 

(ia)  J^hat  is  hi  ami  full  is  hatmonìotts  ,  érti  pr§* 
portionabU  ;  whal  «  hatmonious  ani  proportionablé 
ms  trite;  and  whal  *s  at  once  both  beanti  full  andtrue^ 
is  of  confequenee  agreable  ,  and  good  ,  Shafrsbury,  Char» 

Voi.  3.  Mifceìt.  fceflex.,  Mifcell.  5.  Chap.  a.  ove  par- 
la del  buon  gufto* 

(ri)  Hudibras  Pare.  I.  Cfcant.  T.  pag.  15.  Tom.fi 
Collcftion  oi  the  Briutb  Poe».  Edimb.  177* 


I 


paflàggio  riflettere,  che  poco  onore  fece  a 
le  fletto  l'eloquente  Monfignor  delia  Cafa 
quando  feri  vendo  a  Vittorio  dille  :  Nos  Poe 
tarum  more  ,  mi  fe  res  dederit>  ita  rei  popoli, 
Pel  eruditorum  hominum  fenuntiam ,  nojìro  f  uo- 
dam  jure  Jequimur  ,  atque  alia  fi  fu  opus  9 
aliter  de  eddem  re  dlciwus  :  Si  vede  da  ognuno, 
che  con  tali  parole  il  Cafa  non  ebbe  giuda 
idea  dell'  eloquenza  ,  e  dimoltrò  cosi  dicen- 
do ,  che  la  fua  eloquenza  ,  fe  era  tale ,  era 
fofiftica  9  come  per  tale  fi  dimoflra  in  varie 
Tue  Poetiche  ,  e  profaiche  cofe  ,  giacché 
tutto  ciò  ,  che  non  rende  l' Uomo  t  nè  più 
dotto  y  nè  più  probo  ,  tutto  ciò  ,  ch<r  non 
ha  per  bafe  la  verità ,  e  la  ragione  ,  è  tut- 
to cofa  fofiflica ,  ed  inutile  all'  Uomo  ragio- 
nevole %  e  bifogna  dir  con  rincrefeimento  % 
che  l'Italia  noftra  è  piena  di  libri  di  elo- 
quenza profaica ,  e  poetica  ,  o  inutili ,  o  no- 
civi all'Uomo  ,  perchè  fi  fono  volute  dir 
parole  ,  e  non  cofe  ,  come  è  pur  troppo 
noto  a'  Savi  * 

§*  2j*  Ariflotile,  che  aliai  più  del  Bay- 
le  conobbe  la  natura  dell'  eloquenza  ,  volle 
che  un  Oratore  fufle  Enciclopedifh  ,  cioè 
pieno  di  cognizioni  univerfali  ;  e  cosi  volle 
anche  Cicerone ,  Quintiliano  ,  e  Voffio  ,  che 
a  lungo  dimoftràrono  la  ragionevolezza  dì 
tàle  loro  opinione. Platone  volle  anche  l'iftef- 
fo  nel  Fedro,  ma  poi  fi  contradifle  nel  Gor- 
gia ,  e  fenza  diflinzione  biafimò  V  eloquen- 
za ,  e  diede  campo  a  fofismi  di  Scilo  Em- 
piri- 


pirico,  di  Critoho  ,  di  Agrippa  ,  di  Mon- 
taigne ,  e  di  Bayle  contro  i'  eloquenza  .  A' 
fofìsmi  di  Platone  han  rifpoflo  in  difefa  del* 
la  vera  eloquenza  Quintiliano,  e  pria  di  ef- 
fo  Ariftide  .  Ma  }'  Uomo  Savio  (apra  fem- 
pre  diftinguere  i  fofìsmi  di  Platone  dalle  fu$ 
ottima  cofe  ,  e  mai  confonderà  con  Platone 
che  ragiona  Piatone,  che  fogna  ,  e  fanno  ;pj{t 
t*  i  Savj  ,  che  Platone  fognò  talora  ,  e  fo- 
gnò molto  (23)  fuir  eloquenza  fpecialmente . 
E  ciò  fia  detto  per  rifpofta  fofismi  del 
Bayle  contro  l'eloquenza  .  * 

§.  26.    Da  ciò  gli  Spiriti  Savj ,  e  pene- 
tranti potrannp  dedurre  qual  fia  la  Logica  , 
e  la  dialettica  di  Bayle  tanto  da  taluni  am- 
mirata ,  e  che  i  veri  dotti  truovano  fofiftica. 
Gli  errori  infiniti  di  tal*  Autore  in  materie 
gravi,  e  rilevanti  fono  dimoflrati  da  moltif- 
fimi  valentuomini  d'ogni  nazione,  e  d'ogni 
fecolo .  Noi  ci  fiamo  riftretti  a  dimoflrare  i 
dì  lui  errori  in  materia  di  eloquenza  ,  e  di 
raziocinj  feientificì  ,onde  fi  può  con  eviden- 
te dimoflrazione  conchiudere ,  che  gli  empj 
Autori  ?  che  hanno  cercato  dal  canto  loro  , 
come  i  Giganti  della  favola  muover  guerra 
al  Cielo,  non  fono  fiati,  ne' Savj,  nè  ragio- 
nevoli, nè  Filofofi,  come  fi  smaltifcono  da! 
loro  parteggia™.  Ci  permettano  i  Savj  ,  e 
religiofi  Lettori  quefta  digreffione  troppo  giu- 
fla,  e  troppo  ragionevole,  CA- 

(«3)  Vi  è  il  Romanzetto  Francefe  intitolato  le 
Songe  ic  Platon ,  che  và  traile  MtUnges  tkUoJophi-^ 
quts  di  M.  d*  Foli  art  , 


****  -j***,  p»a 


C  A  P  O  V. 

Errori  di  Locke ,  di  Pufendorf ,  di  Barbeyrac, 
e  £  Efraim  Chambers  fuW  Eloquenza . 

. .  .  V 

Ix>cke ,  clic  nella  Tua  opera  deli* 
umano  è  flato  tanto  dall'  Euro- 
pa ammirato,  ancor'  egli  ha  voluto  degrada- 
re  l'eloquenza,  e  la  Rettorica  ;Ecco  le  fue 
parole  (i).  S$  noi  vogliamo  r approntarci  U 
coje  come  fono,  bifogna  riconofure  ,  che  tolto 
V ordine,  e  la  netterà,  tutta  Carte  della  Ret- 
toriea  ,  tutte  quelle  applicazioni  artificiali ,  e  fi* 
guratc,  che  fi  fanno  delle  parole  fecondo  le  re- 
cole  inventate  dall'  eloquenza  ,  non  fervono  ai 

p  .  altro 

•      j  ... 

»    *      »  . 
(i)  Effay  on  human  Unfcrftanding  Book  j,  Chip. 
M>.  S.  34» 


I 


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*07 

mitro,  fe  non  ad  inftnuarc  delle  falfe  idee  nel* 
lo  [pirìi o  ,  a  muovere  le  pajjioni  ,  e  quindi  a 
fedurre  il  giudizio  ,  di  modo  che  fono  infatti 
delle  perfette  fuperfluità  f 

§.  2.  Palla  indi  il  Locke  ad  inveirli  con* 
tro  f  arie  Oratoria ,  dicendo  ,  che  gli  arti- 
ficj  i  più  grandi  della  medefima  fieno  dffet- 
ti,  o  della  lingua,  o  della  perfona ,  che  fe 
ne  ferve.  Grida  poi  contro  il  genere  uma- 
no, che  crede,  che  fi  curi  poco  della. veri* 
tà  perchè  premia,  e  pruomove  quelle  arti: 
fallaci  ,  e  che  amino  gli  Uomini  ,  come  er 
crede ,  d' ingannare  ,  e  di  edere  ingannati  , 
dicendo ,  che  la  Uettorica  ,  iflru  mento  di 
furberie,  com*  ei  la  chiama  è  fiata  Tempre 
in  maflìma  (lima  al  Mondo.  Dopo  aver  ciò 
detto  il  Locke  ,  quali  ben  confapevole  dellai 
frivolezza  di  tali  Tue  afiertive  ,  dubita  ,  poi 
che  quanto  ha  egli  detto  contro  tale  facoltà,  >. 
non  (la  riguardato  come  V  effètto  di  una 
eftrema  audacia,  per  non  dire  di  una  bru^-/ 
iità  fenza  efempiot 

$.  3.    Ognun  vede  da  tali  fenùmenti  di 
Locke,  che  tal' Autore  non  ha  faputo  di*? 
flinguere  gli  artificj  della  declamazione  dalle- 
folide  regole  della  vera  eloquenza,  giacchi 
fe  tanto  egli  avelie  faputo  ditlinguere  ,  co- 
me dice  con  faviezza  foni  ma  ii  fuo  ifteflb' 
traduttore  M.  Corte  ,  avrebbe  creduto  ,  e 
detto,  che  l'eloquenza  fia  un'arte  feriiflìma, 
utilifilma  ,  e  propria  a  calmare  ,  e  vincere 
Je  paffioni,  a  corregere  i  coltami,  a  foflener 


*°8  .... 
le  leggi,  a  dirigere  le  deliberazioni  pubh- 

che,  a  render  gli  Uomini  buoni  ,  ed  illu- 
da, come  l'affiora  e  dimoftra  i'illuftre  Au- 
tore del  Telemaco  nelle  fue  rifitjfioni  Julia 
Rettorica .  Diflingue  poi  M.  Colle  le  quali- 
tà dei  vero  Oratore  da  quelle  del  declamato- 
re, e  conchiude  che  V  eloquenza  abbia ,  com' 
è  certo  ,  una  utilità  reale  ,  e  che  fe  tale 
eloquenza  non  vi  fufle  nell'ifleffa  opera  di 
M.  Locke ,  ninno  legerebbe  tal  libro  ,  Cosi 
riflette  con  fomma  faviezza  M.  Code  ,  il 

r»  potrebbe  aggiungere ,  che  M.  Locke  , 
tanto  fi  è  fludiato  di  far  fanalifi  delle 
operazioni  dell'  intelletto  umano  e  feguirne 
i  progrefli ,  non  ha  voluto  conofcere  i  veri 
fonti ,  i  progredì  ,  i  fini  ,  e  lo  fcopo  dell' 
eloquenza ,  e  folo  ha  fuppofla  P  eloquenza 
come  confidente  in  una  foriflica  declamazio* 
ne  ,  o  neli'  arte  di  accozzar  periodi  ,  o  di 
pefcar  figure,  o  di  limar  parole  ,  o  di  dir 
vocaboli ,  e  non  cofe ,  nei  che  ognun  cono- 
sce \quanto  egli  vada  errato  e  quanto  poco 
ineriti  di  efTer  più  confutato  tal  di  lui  er- 
rore evidentiflimo .  Vegniamo  ai  Pufendorf, 
c  fuo  Commentatore ,  e  Traduttore ,  M.  de 
Barbeyrac . 

5.  4.   Pufendorf  colla  fua  folita  immenfa 
compilazione,  e  poca  rifteflìone  ,  volle  di- 
vider le  fcienze  in  utili,  «  cwrioft  (2)  e  trai- 
le 

(%)  Pufcnd.  livr.  t.Chap.4.$.  16.  pagi  17r  T0m.lt 
4roit  de  la  Natur,  cdu.  Sarbeyr. 


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c  fetale  cwriojt  pofe  P  eloquenza ,  che  avreb- 
be dovuto  collocare  traile  feienze  le  più  uti- 
li ,  e  le  più  necel&rie .  II  fuo  Commenta- 
tore Barbeyrac  fi  allargò  a  dire ,  che  P  elo- 
quenza tra  ptrniciofa  .  Ma  come  ciò  dimo- 
lira  >  Con  un  gruppo  di  citazioni  di  Mon- 
taigne ,  e  di  Locke  da  noi  confutati ,  Ma  ci 
d roano  Montaigne,  Locke,  e  Barbeyrac,  fe 
lenza  eloquenza  avrebbero  potuto  fcrivere  i 
loro  libri  ?  Si  vede  chiaro ,  che  il  compila- 
tore Barbeyrac  capì  aflai  male  la  natura  delP 
eloquenza,  come  alfti  più  male  avea  capita 
la  morale  de' Santi  Padri  della  Chiefa  ,  che 
a  torto  malmenò  nella  fua  Prefazione  a  Pu- 
fendorf  ,  e  nel  fuo  calunnio^  «uiu 
Morale  dc\ 


$.       U  fnglefe  Efraim  Chambers ,  nella 
Prefazione  al  fuo  Dizionario  delle  Scienze 
ed  Arti  ha  voluto  riflettere  full'  eloquenza 
Oratoria,  e  Poetica,  ma  con  iflravaganze det- 
ute dall'  efaitata  fantafia  Inglefe  .  Dice  in 
primo  luogo  i  che  nella  PoeGa  non  entra  la 
ragione,  e  che  il  principio  delle  mozioni 
poetiche  è  oppolb  alla  ragione.  Omero dun* 
que,  Orazio,  Virgilio, e  tutti  i  Padri  della 
Poefia  Greca  ,  e  Latina  ,  creduti  finora  i 
Maeftri  di  ogni  eloquenza  ,  e  di  ogni*  Filo- 
fofìa ,  fi  mandano  dai  Chambers  all'  ofpedal 
de*  marti .  Ignora  egli  che  la  Poefia  è  fiata 
la  prima  depofitaria  delle  conofeenze  umane 
la  prima  Maeftra  delie  Nazioni?  Ignora  che 
moiri  Autori  Sacri  hanno  fcriuo  m  verfo?o 

O 


2JO 

vuole  (mentire ,  tutte  Y  iftorie  ,  e  tutta  P  au- 
torità umana  f  Dice  ii  Cbambers ,  che  fé 
la  Poeta  fufle  cofa  ragionevole,  i  più  grandi 
Fiiofofi  farebbero  flati  gran  Poeti  .  Quefl*  è 
un  delirio  .  Dunque  un  Fiiofofo  per  efTer 
Fiiofofo  ,  avrebbe  a  faperc  tutte  le  cofe  che 
fono  ragionevoli ,  e  quelle  cofe  ,  che  non 
sà  egli ,  ed  i  fuoi  confinili! ,  fono  irragione- 
voli  f  Ma  chi  ha  detto  ai  Chambers  ,  che 
i  gran  Fiiofofi  non  fono  flati  gran  Poeti  f 
La  Poefia  fù  la  prima  Filofofia.  £(Ta  ci  con* 
fervò  le  antiche  Cofmogonie,  Teogonie  ,  ed 
Morie .  Inoltre  i  Greci ,  i  Latini ,  e  le  mo- 
derne nazioni  hanno  tanti  Poemi  Fiiofofici  in 
verfo  ,  che  ii  Chambers  dee  molto,  arroffirfr 
di  tali  flranezze.Soggiunge,che  la  Poefia  fìa  un 
fintoma  di  pazzia  fecondo  i  Medici .  In  que- 
llo gii  fono  molto  obligati  Omero  ,  Teocri- 
to ,  Efiodo ,  Orfeo  ,  Lino  ,  Mufeo  ,  Pindaro, 
Orazio ,  Virgilio,  Ovidio  ,  e  tutti  i  Poeti  , 
che  illuminarono , ed  ingentilirono P età  loro. 
Non  fi  avean  mai  figurato  elfi ,  che  un*  uomo 
delle  lible  Caffiteridi ,  a1  lóro  tempi  incolte, 
farebbe  venuto  a  mettergli  nel  rango  de' mat- 
ti .  E'  fintoma  di  pazzia,  non  già  la  poefia  , 
ma  ii  cosi  ragionare  fu  ila  poefia ,  ma  il  Cham- 
bers, come  podeditoredi  valli  dominii  negli 
fpazii  dell*  entufiafmo ,  e  del  fanatifmo  ,  vi 
colloca  ivi  molti  abitatori. 

§.  6»  Profiegue  indi  ii  Chamberi  a  par- 
lar lungamente  de  molti ,  e  buoni  compagni  , 
che  egli  dice  di  aver  dato  a'Pofctì  #  e  pai- 

Ian- 


ni 


211 

landò  degli  Entufìafli  ,  de'  Thcomanti  ,  de' 
Theolepti ,  de*  Nympholepti ,  de'  Lymphati- 
ci  i  degli  Enthei  ,  de'  Catochi ,  de'  Phreneti- 
ci ,  de'  Pithii ,  de1  Panatici  9  de*  Siderii  ,  con- 
fiderà P intelletto  dell'uomo  come  attivo  ,  e 
paffivo  ,  ed  il  dice  pajjivo  in  materie  di 
poefia  ;  indi  diftingue  molti  entufiafrni  ,  e 
paragona  gli  Oratori  a'  Poeti ,  e  parla  dell' 
entuiìafmo  Oratorio  citando  Quintiliano  ,  e 
Caufabono,  e  defcrivendo  i  mezzi  co9  quali 
fi  communica  tale  eutufiafmo  cioè  col  tuono 
della  voce,  coir  ordine  delie  parole  ,  colle 
metafore,  co' ritmi  ,  e  colla  Mufica  ($);  ed 
ceco  i  Poeti,  e  gli  Oratori  divenuti  entufìa- 
fli ,  e  matti  ,  perchè  cosi  è  piaciuto  al  Cham- 
bers ,  ed  al  fuo  compatriota  Shafcsbury .  Ci 
rrnerefee  ih  rifpondere  a  tanti  delirii ,  che  fi 
confutano  col  folo  riferirgli,  fiante  la  l<?ro  no- 
toria infuffiflenza. 

$.  j.  Aliar  meglio  di  quelli  Autori  G 
capi  il  meritp  dell'  eloquenza  dagli  Arabi  ; 
che  tra*  loro  primi  pregi  fi  gloriarono  deli' 
eloquenza  nelle  loro  aringhe  metriche  ,  $ 
prosaiche  ,  le  prime  delle  quali  paragonaro- 
no a  perle  fciolie ,  P  altre  a  perle  ligate ,  e 
chiunque  era  capace  di  pervadere  il  popolo 

O    2  ad 

(3)  Chambers  Cydop..  Voi.  h  The  Prtfict  pa£.  X. 
nou  *  edir.  Lond.  1750-  infoi.  Aftki  meglio  del C**»- 
be«  fece  vedere  i  preggi  dell'  eloquenza  Poetica  il 
dono  Giovanni  Sheffield  Duca  di  Buckiagam  nel  fuo 
Saggio,  falla  Poefia  ,  che  da  ,  coloro  che  ignorano  la 
lingua  originale  del  Buckingam  può  legerfj  nella  ta- 
dauone  Fiancete  del  Sisnox  Abate  Yart 


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212 

ad  una  vantagglofa  imprefa ,  o  di  difluaderlo 
da  una  mala,  era  onorato  col  decorofo titolo 
dì  Al  Khaub  ,  t  Oratore  .  Si  gloriarono  gii, 
Arabi  ,  che  eflì  ,  ed  i  Perfiani  erano  i  foli 
a  pofleder  l'arte  della  vera  eloquenza  (4)  , 
e  lìn  da' tempi  antichi  fi  accordarono  immenfi 
onori  a'  Poeti ,  giacche  la  poefia  fu  la  pri- 
ma eloquenza  (f).  Il  Locke  ,  il  Pufendorf  , 
il  fiarbeyrac ,  il  Chambers  avrebbero  dovuto 
imparar  dagli  Arabi  i  pregi  dell'  eloquenza  , 
le  utilità  della  quale  ,  ed  i  prodigiofi  effetti 
della  medefima  fono  cofe  troppo  ovvie  nelle 
Iflorie  di  tutte  le  nazioni  ,  non  oflantino  le 
opinioni  in  contrario  degli  autori  da  noi 
confutati  (6).  PAR- 

(4)  Pocok  Speciin*  Hiftor.  Arab  \6u 

(5)  M.  George  Saleh  obferv.  hiftor.  0  Cri tic.  far  Le 
JMahomet'fme  fi&  7.  num.  31. 

(6)  Cicerone  difendendo  Ligario  inteneri  talmente 
Ccfàre,  che  fi  era  proiettato  di  non  voler  fentir  Cicerone 
ma  di  voler  condannar  Ligario,che  non  ottante  ale  pro- 
tetta, e  la  condanna  di  Ligario,  che  tenea  in  mano  , 
gli  cadde  a  terra  tal  condanna,  e  di(Tc  che  non  potea 
re  fi  fiere  a  Cicerone»  Il  teneriilìmo,  e  patetico  iilcorfo 
di  Coligny  neli*  Erriade  di  Voltaire  placarebbe  gli  uo- 
mini i  più  feroci.  L/iftefio  può  diri!  d'infiniti  pezzi  de- 
gli antichi,  e  moderni  Poeti  di  ogni  genere  •  L'  Elo- 
quenza di  Cortame  figlio  di  Coftan tino  fu  tale ,  che  il  po- 
polo armato  lo  vettì  degli  arnefi  Imperali  in  efclufione 
di  Vcteranione  ,  che  gli  contrattava  l' Imperio.  1  Si* 
carii,  che  erano  andati  ad  uccidere  M.  Antonio  Oratore, 
avolo  di  M-  Antonio  il  Triumviro  ,  fi  placarono  dal  mede- 
(imo,  e  fu  folamente  uccifo  da  colui,  che  non avea udita 
1  cloquenT»  di  quello,  c»oè  da  Annio.  I  prodigiofi  ef- 
fètti dell'eloquenza  11  rappt  eternarono  nelle  tradizioni 
di  Annone,  e  di  Orfeo  . 

DiOus  oh  hoc  U*iH  tigres  rahidofjue  Lconcs, 
t   come  diue  Orazio  in  ArK  Poti. 


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■tjLgy^' .  * *  »  »  4-  4-    »  ^ 


De  Sifterm  di  coloro,  che  hanno  cercato 
darci  piani  critici  del  buon  gufta 
per  perfezionare  l'eloquenza. // 


C  A  P  O  I« 

DM  lnglefe  Mifter  Home  Lord  Kaimtf. 

$•   i.  , 

Oflui  in  due  groflì  Volumi  in 
«..  che  intitola  Elementi  di 
Critica  (t)  confiderà  fulle  pri- 
me ia  concatenazione  delie  per- 
cezioni e  delle  idee  (2)  e  di- 
ce ,  che  ogni  cofa  uniforme 
alle  concatenazioni  ,  e  corfo  naturale  delle 

O   3  nofire 

/•J^i  Kjf0  J  ,Elmen,t  "f  Criticifin.  TU 


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nortre  idee  è  piacevole  ^  ed  ogni  cóft^non 
uniforme  è  difpiacevole  .  Efamina  quindi  t 
principi  dell'  ordine,  dell'uniformità,  t  del- 
la  concatenazione  -delle  idee  e  biafima  ivólr, 
e  fald  di  Pindaro  ,  *  molle  Odi  di  Ora- 
2Ìo  (3)  foggiungendò  t  the  la  migliòre  ^ope- 
ra di  Virgilio,  eh' ei  diceefler  le  Georgiche 
.pecca  di  tal  difetto  (*)  ,  Omforo  alcuni 
luoghi  del  Lutrin  di  Dcfpreaux  (/)  ,  e  le 
due  Prefazioni  premette  aHe  opeife  Iforfehe 
-ài  Salluftio ,  cioè.  P.  introduzione  al  libro  de 
bello  Catilinario  ,  e  quella  del  libro  de  ò$JLù 
Jitgurtkino  9  che  dice  mal  conneflTe  con  iati 
Morie .  Efcmina  quindi  le  leggi  degli  epiio- 
dii ,  e  delie  azioni  principali*,  *  biafima  co- 
me non  bene  concatenata  la  deferizione  della 
Fama  ai  libro  dell'  Eneide ,  e  la  ronchiti- 
(Ione  dell'  Ecloga  fcOa  dell*  MetTo  Vir- 
gilio (6).  m  .  . 

§.  2.  Paflà  quindi  taTMto*  talk  cfe&u- 
zioni  dell'  tmoiìoni ,  e  delle  pajff&fll ,  e  par  a 
de'  rapporti ,  a'  quali  fi  riferifeono  ,  e  della 
loro  cftenzione  ,  diftinguendo  P  emozioni  m 

prh 

(3)  Cioè  l'Ode  7.  del  libro  I.,  la  16*.  del  IL 
la  1.,  la  i.,  la        la  4.,  V  II.,  la  14»  >  « 
del  HI.  libro  di  dette  Odi.  ...... 

(4)  Nel  I.  delle  Georgiche  cenfura  la  detenzione 
delle  Zone  Celefti ,  e  della  morte  di  Cetre  ,  c  qaafr 
tntto  il  a.  libro  delle  dette  Georgiche . 

(5)  Cioè  quanto  dice  nel  Lutrin  la  Difcordia . 

(6")  Surgamus  ,  Joltt  ejft  gwis  untatiti***  ***** 


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a  r  y 

primitive  ,  e  fecondane ,  in  derivate  ,  in  liete  e 
funepe  ,  in  piacevoli  ;  e  difpiacevoli  9  e  parla 
delie  cagioni ,  che  interrompono  i  loro  pro- 
gretti ,  della  loro  orìgine,  decadenza  ,  iden- 
tità, delle  emozioni  coefiflentij  delle  fimili, 
e  diffimili,  e  delle  compiette, e  degli  effetti 
«he  producono.  Parla  quindi  di  emozioni  , 
che  derivano  dalla  grandma  ,  dalla  fublimità 
dalla  bajfaza ,  dal  tifi  ;  e  dal  ridicolo .  Efpo- 
ne  quindi  V emozioni  di  congruità, di  proprie- 
tà ,  e  queile  delle  umane  operazioni ,  nume- 
rando le  graduazioni  dcJP  emozioni  fecondo 
la  loro  dignità  ,  e  favella  quindi  de'fegni 
eflerni  di  ette,  e  dell'emozioni  attrattive,  e 
rtpulfive ,  delle  fuccejfive ,  e  delle  congiunte . 
Diftingue  fottiliflimamente  tutte  Iecofe,con* 
chiudendo  ,  che  uri*  interna  mozione  ,  o  agi- 
2Ìone  dello  fpirito,  qualora  patta  fenza  eccitar 
defiderio  ,  fi  chiama  emozione ,  quando  poi 
eccita  defiderio  fi  chiama  paffione  ,  ed  efa- 
mina  le  caufe  delie  paffioni ,  ed  i  loro  oget- 
ti,  dividendole  in  ijlintive ,  e  deliberative  t  in 
paffioni  private ,  e  paffioni  di  fi  fltjfo  ,  in 
paffioni  fidali,  ed  inficiali. 

$.  3.  Efamina  quindi  V  ifleflb  Autore  i 
come  le  paffioni  fi  producono  dagli  ogetti 
compietti  ,  e  come  producano  elle  ie  altre 
paffioni  a  loro  fimi  li  per  graduazioni  confi- 
dili. Divide  le  paffioni  in  liete  ,  e  meftt  , 
piacevoli  ,  e  ptnofi  ♦  Parla  deir  inffuttb  ,  e 
governo  di  ette,  del  fenfo  morde  ,  deli* 
ioro  qualità ,  efiflenza  ,  origini  ,  decadenze  , 

O   4.  idc»- 


identità  9  e  conféguenzc  che  ne  derivano  ,  e 
della  loro  fluttuazione  ,  ed  influflo  fulle  no* 
Are  percezioni ,  opinioni  ,  ed  azioni .  Con- 
fiderà  le  paffioni  come  attrattive  e  repellenti, 
e  parla  del  loro  ordine,  gradi  ,  e  fegni  , 
della  lingua  delle  paffioni  ,  de*  fenomeni  del 
loro  ecce  fio ,  e  delle  lingue  adattate  alle  paf- 
fioni impetuofe  ,  alle  malinconiche ,  alle  tur- 
bulente,  alle  placide. 

§.       Queir  Autore  prende  quafi  tutti  gli 
efempj  per  le  fue  pruove  dalie  Comedie  ,  e 
Tragedie  dell' Inglefe  Shakefpeare  ,  e  rare 
volte  dagli  Autori  Latini  (7)  •  Porta  fotti 
Udirne  ed  aflrufiflìme  teorie  fu  Ila  computa 
zione  del  tempo  ,  e  fulla  ferie  delle  pafTioni  pia 
cevoli,  o  difpiacevoli  ,  oflèrvando ,  che  gi 
ogetti  piacevoli    fanno   comparir   brieve  i 
tempo,  e  i  difpacevoli  lungo  .  Indi  pari; 
degli  occhi,  e  de* piaceri  che  derivano  dall« 
efìenzioni  di  vedute  fullo  fpazio,  e  de' pia 
ceri,  difpiaceri  ,  e  conféguenzc  che  derivane 

-  di 

(7)  Per  efempìo  de' contrari  dell' amore  ,  e  del  do- 
fere  porca  il  componimento  di  Catullo  io  morte  del 
patterò  di  Lesbia  •  Lucete  o  Venere*  Cupidinefque  • 
Adduce  pure  come  conumile  la  defcriiione  della  veduta 
dell' Inferno  nel  1.  libro  del  taradìfe  Loft  di  Miltone^ 
la  detenzione  di  un  campo  di  Battaglia  fatta  dal  Taf* 
lo  canto  10. ,  Stanza  ìp  é  30.  Per  efempìo  dei  con- 
tralto tra  l'amore,  c  l'odio  porta  traile  altre  colè  i! 
djfcorfo  di  Althea  che  volca  vendicar  la  morte  de' fra- 


telli uccifi  da  Mcleagro  fuo  figlio,  Ovid.  Metani,  libr. 
\UL  r.  445. 


«7, 

eia  tali  paffioni;  e  nel  modo  ifleflb  eramina 
i  piaceri,  e  difpiaceri. delle  alue  feniazioni. 
Paria  quindi  delle  paffioni  roolefle  del  ri- 
morfo ,  e  prende  da  Terenzio  alcuni  efem- 

pi  (8)  •  .  i 

§.  s.  Sulla  natura  della  bellezza  riflette 
P  ifleflo  Autore ,  che  la  bellezza  è  intrinfeca, 
o  relativa ,  e  ricerca  le  caufe  di  tali  bellezze 
intrinfeche  o  relative  e  parla  delle  bellezze 
di  utilità,  e  di  piacere  e  delle  combinazioni 
richiede  dalle  regole  delle  loro  proporzioni, 
foggiungendo  ,  che  il  quadrato  è  men  bello 
del  cerchio ,  perchè  nel  quadrato  P  attenzio- 
ne fi  divide  in  più  lati  ,  e  che  il  quadrato 
è  più  bello  del  parailellogramma  ,  perche 
ha  parti  più  uniformi  ,  e  che  il  parailello- 
gramma è  tanto  più  bello  in  fe  ,  quanto  pm 
proporzionati  fono  iiati,  riflettendo  dopo,che  ih 
triangolo  equilatero  ,  febbene  più  femphee 
del  quadrato ,  e  di  parti  uniformi  ,  è  mea 
bello  del  quadrato ,  perchè  i  iati  del  trian- 
golo equilatero  s'inchinano  un  verfo  l'altro 
ad  un  folo  angolo  ,  e  febbene  ciò  fia  P  or- 
dine il  migliore  poflibile ,  pure  tal'  ordine  <: 
ofeuro,  e  men  perfetto  del  parallellifmo  de 
lati  del  quadrato  ,eche  il  parallellograromo  è 
più  bello  del  triangolo  equilatero  perchè  quefl 
è  meno  uniforme  ,  e  femplice  ;  e  conchiude, 
che  nelle  cofe  naturali ,  la  fempiicità  della 

!  na+ 

(8)  Tcrent.  in  Hcaatonrim.  aO-  L  fcen.  U   .  .  ,  \ 


tura  è  più  bella  degli  artifici*,  e  cita  per  tal 
pFopofito  i  fegueoti  verfì  di  Pope  nei  fuo 
Saggro  di  Critica . 

Fotu ,  lile  Painters  ,  thus  umkUC  d  to 
"'  ;  'i  trace 

Vie   nakei   Nature  ,    ani   the  living 
grace  , 

Wtih    gold,   ani  jetrmeh    cover  every 
pairt  ,  ■  \ 
■  ■    dui  Wt    whh   ornamenti  thiir  want 
cf  art, 

i  ■  •  *  ■  ■ 

»         *.   «   1  •    .  • 

$.  &  Vuol  quindi  II  riferito  Autore  ri- 
cercar le  cagioni  della  fublimità  di  talune 
cofe  ,  dirti  nguendo  le  mozioni  ,  e  le  pailìonx 
ài  bellezza,  e  di  grandezza  ,  e  conchiuden- 
do ,  che  la  grande^a,  l'ordine,  la  propor- 
zione, e  la  bellezza  Jfono  la  medefima  cofi  % 
e  che  da  tali  qualità  derivano  V  emozioni  di 
grandetta  ,  com'er  dice  ,  e  feropre  adduce 
efempj  di  Poeti  Ingiefi.  Volendo  poi  dimo- 
Arare  ,  che  da  una  fubiime  eloquenza  è  fa- 
cile il  paflàggio  al  baffo  fìile  ,  adduce  un9 
efempio  di  Virgilio  nella  deferizione  della 
temprila  ài  primo  libro  delle  Georgiche 

Smpe  edam  immenfum.  Calo  venit  ogmem 
^quorum  &  cet.  fino  ul  v.  j  J2. 
owe  Lord  Kaimes  dice  che  la  conchiufione 
di  quelle  parole  ingeminant  Auflri,  &  denfif- 
fimus  imbèT  >i  aflài  balli  ,  e  mar  concatena- 
ta ; 


Digitìzed  by 


ta;  e  palla  quindi  colla  Tcorta  dì  Longino  a 
dar  regole  di  eloquenza  fublxme  ,  tacciando 
Virgilio,  come  minuto  in  far  rifaltare  alcu- 
ne circoflanze  ridicole  delle  cofe  (j>)  B»G- 
ma  molte  colè  di  Euripide  ,  e  dice  che 
Lucano  è  inetto  negli  epifodìi ,  e  che  Ranca 
il  lettore  nelle  detenzioni  (10J.S11  tali  bah 
Lord  Home  efamina  le  teorie  della  mozio- 
ne, e  della  forza >  della  novità,  e  dell  am- 
mirazione, degli  ogetti  ridicoli^ e  leni, de 
fienili  e  diffimiìi  ,  degli  uniformi  ,  e  de  v*> 
ri  ,  e  riflette  fulla  congruilà  *  proprietà  ,  di- 
gnità, e  grazie,  fui  ridicolo  ,  fallo  fpinto  ; 
Fui  coftume  ,  Tuff  ufo  ,  falle  pafliom  ,  lu 
fenrimenti  ,  e  falla  lingua  delle  paffioni.  - 
$.  7.  Efamina  quindi  il  riferito  Indefii 
Autore  le  bellezze  delle  lingue  riguardo  a  tuo* 
ni ,  riflettendo  a'  feloni  delle  vocali  lettere  £ 
delle  confonanti  ,  efaminando  le  teorie  der 
fuoni  delle  lettere  ,  e  delle  fillabe  ,  ed  efa- 
mina quindi  la  lingua  Italiana,  la  Latina, e 
ringlefe  (11)  •  Efamina  quindi  le  feUg* 

^fc)  VirgiL  Àtnetf.  Kbr.  1.  «14.  Afl* 
VI.  verf.  170.  ad  i6i.  libr.  VI.  verC  an.ad  xjt. 

(10)  Meraviglia  che  Lord  Kciraes  non  avefle  coa- 
tro Lucano  copiato  il  lungo  Catalogo  che  degli  errori 
di  Lucano  volle  fendere  il  Burmanno  nel  fuo  dilcorlo 
preliminare  a  Lucano  da  lui  commentato .  $ 
(ti)  Avrebbe  dovuto  al' Autore  parlar  pria  d  ogn 
altro  della  lingua  Greca  ,  «he  è  ftata  pid  antica  ,  e 
pid  armonio**  4  quelle  lingY*  i  « 
^ ria . 


220 

delle  lingue  riguardo  a'  lignificati  delle  paro- 
le ,  e  vitupera  molte  maniere  di  parlare  di 
varii  Gallici  Autori  (12)  .  Al  contrario  poi 
volendo  addurre efempj  di  un'eloquenza  leg- 
giadra ,  e  di  belle  maniere  di  fpiegarfi  cita 
Tempre  ai  Tuo  (olito  i  modelli  degli  Autori 
Inglefi  (13)  .  Efamina  dopo  nelle  lingue  le 
lìmilitudini  tra*  Tuoni  ,  ed  i  lignificati  ,  tra' 
Tenfi,  e  ie  parole, e  le  azioni ,  e  quindi  efa- 
ttiinando  i  metri,  e  quantità  delie  fi  1  labe  ,  e 
ie  rime, conchiude  con  un'apparato  di  Cata- 
loghi di  piedi  metrici ,  e  poi  tratta  delle  lì- 
militudini ,  e  comparazioni  Tempre  citando 
Inglefi  (14.)  ,  de1  quali  loda  al  Tommo  le  fi- 
miiitudini ,  portandone  infinitifiìmi  gii  efem- 
pj,  e  biafimando  Tempre  Virgilio  (ij),  ed  il 
Taflb  (16)  •  Pattando  poi  alle  figure,  trova 
Talfe  molte  allegorie  di  Orazio  ,  e  nel  dar 
Je  regole  delle  narrazioni ,  e  delle  detenzio- 
ni ,  tempre  prende  da  Virgilio  ,  e  da  Ora- 
zio gli  efempj  di  errori  ,  preferendo  Tempre 
Milton  ,  e  TuirifieSò  piano  efamina  gli  epi- 
teti 

(li)  Prende  Lord  Kaimes  gli  efempj  di  biafimo  da 
Orazio,  da  Virgilio,  da  Tacito,  da  Livio,  da  Cicero- 
oe  ,  da  Q.  Curzio . 

(1$)  Cioè  prende  gli  efempj  dallo  Spettatore  ,  da 
Swift ,  dalle  lettere  di  Bolingbroke  ,  e  da  Shafcsbury  • 
<  (14)  Cioè  il  Poema  Inglefe  di  Fingal  Son  of  Ofllan, 
Shakefpeare  ,  e  Milton . 

(15)  Vitupera  Virgilio  che  dice  nelle  Bucoliche  Ga- 
Latkta  thymo  dulcior  HybU,  Sardois  ama  no r  /urbis. 

(16)  Biafima  nell* Aminta  del  Taflb  Atto  a.  Scena», 
il  paragone  piccola  c  l'ape  &  ccu 


* 


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teti  di  Virgilio  ,  c  di  Orario  (17)  .  Indi 
pafla  all'arte  del  buon  gulìo  de1  giardini ,  e 
delle  fabbriche. 

$.  8.  Da  quello  brieve  compendio  della 
volumincfa  opera  di  Lord  Kaimes  rifulta,  che 
il  medefimo  lì  c  voluto  piuttofto  rendere  nel 
fuo  piano  aftrufo ,  Angolare  »  ofcuro ,  prolif- 
fo,  ed  irregolariflìmo  >  riducendo  le  cofe  le 
più  fempiici  al  maggior  grado  poflìbile  deli' 
ofcurità ,  proponendo  piani  da  riformar  l'elo- 
quenza, che  nemmeno  neir  ille (Ta  Inghilterra 
potrebbero  aver  luogo  ,  giacché  nemmeno 
tutti  i  favii  della  nazione  Inglefe  .  potranno 
appruovar  mai  piani  cosi  ofeuri  ,  e  giudizj 
cosi  Urani  ,  come  fon  quelli  dell*  a^baflàre 
tutti  gii  Scrittori  dei  fecolo  di  Augnilo  per 
elevare  alcuni  Autori  Inglefi  ed  il  Shake- 
speare ,  che  fecondo  il  giudizio  di  Voltaire 
è  flato  il  corruttore  del  buon  guflo  degìi  In- 
glefi (18)  .  Non  può  inoltre  niegarfi  ,  che 
fpeciaimente  nella  prima  parte  dell'  opera  dì 
Lord  Kaimes  non  fi  veda  niuna  altra  cofa  , 
fe  non  tenebre  palpabili  ,  che  non  poflòno 
piacere  nemmeno  all'  iftefTa  Inglefe  nazione  . 
Giudicherà  dunque  il  legitore  imparziale  fui 
merito  di  tal  fiftema  di  Lord  Kaimes  Tullio- 
quema  e  fui  buon  gufto  M  mentTe  noi  paflfe- 
remo  allefame  degli  altri  fittemi  di  altri  Au- 

...   ♦    ..  -,  .•  iotl 

r  »  t 

(17)  Vitupera  il  prst*  cànis  <*lbic*ni  pmìnU  di  Ora- 


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Z22 

tori  (19),  e  d!  quanto  cfli  tanno  fidi1  elo- 
quenza ,  e  fui  buon  guflo  voluto  fciivcrc 

CAFO 

(19)  Di  Lord  Kaimes,  e  della  fua  opera ,  della  qua- 
le abbiami  noi  qui  parlato ,  fece  il  (eguentc  giudizio  M. 
de  Voltaire  (  Lttre  aux  Auteurs  de  la  Gaiette  Litte- 
taire ,  che  ?a  impreffa  nel  librettino  intitolato  Voltaire 
peint  par  lui  nume  ) .  Lord  Kaimes  fece  un  libro  pro- 
fondiamo ,  e  diffidiamo.  Pruova  eht  abbiamo  cinaue 
/enfi,  e  ehi  noi  Tentiamo  meno  le  dolci  impreffionL  ne- 
gli occhi,  e  nelle  otecchie  fatte  da  colori  ,  e  da' Juoni, 
che  i  colpi  fitlle  gambe,  e  Julia  tefia .  Parla  molto  del- 
la varietà  dell'emozioni,  e  delle  pajjtoni  .  V*iU  info- 
gnarci che  fpeffo  U  donne  p affano  dalla  pietà  all'  amo* 
re*  Potea  citare  l'Angelica  dell1 A  rio  fio  ,  ed  egli  cita 
Tragedie  IngUJi .  Paffa.  a  mifurare  i  tempi  %  e  dice  che 
il  tempo  è  lungo  per  chi  fi  vuol  maritare  ,  e  bri  ève  per 
ahi  Ji  deve  afforcare .  Poi  definifee  il  bello ,  ed  il  fubli- 
mc  ;  ma  meglio  avrebbe  fatto  di  darci  efempj  ,e  'modelli, 
the  precetti  :  E9  pi*  facile  a  dare  elementi  di  critica  , 
ahe  a  f«r  C  Jftoria  di  fiume  ,  e  di  Robcrtfon,  e  a*  irni- 
tar gli  .  Tutti  gli  efempl  del:  bello  gli  prende  da  ShaÀe- 
jpaare,  e  coftui  ha  corrotto  il  gufto  degt  Inglefi  .  CU 
ifempj  contro  al  gufto  gli  prende  da  Virgilio  ,  e  di  Orà- 
rio. .  . .  Parla  del  gufto  Inglefe  particolare,  e  crede  di- 
pingerci il  gufto  generale.  Cosi  il  Voltaire  nei  riferito 
luogo.  E* da  ammirarli  come  f>ord  Kaimes  nato  in  ua 
paefe,  che,  a* tempi  di  Orazio,  di  Virgilio,  di^  Cicero- 
ne &  ceu  era  barbaro,  come  è  cofa  nota  dell'  Inghil- 
terra, abbia  avuto  lo  fpirito  di  correggere  il  buon  g»- 
4to  di  Virgilio,  e  di  Orazio.  All'  incontro  altri  Autori 
laglcfi,  come  Addiffon  ,  e  Shaftsbury  hanuo  creduto 
il  buon  gufto  pili  traglì  antichi,  che  tra' moderni .  Ecco 
k  contrarietà  de*  giu&j  umani .  ;  , 


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C  A  P  O    Ih  -, 

•    Efime  dtl  Jijlcma  &  David  Munte  ."^ 

•  \  .       fc  U     '  "» 

*  $V  I#        r  ;    ,    ;        .  t 

COflui  dopo  aver  dimoflrato  ,  che  tutu 
devono  efler  di  accordo  nelP  affioro*  ^ 
che  non  ci  è  colà  più  certa  della  varietà  de* 
guftc  9  e  delle  opinioni  (Ó  conchiude  che 
fia  impoflìbii  cofa  dar  regole  fui  buon  gufto, 
perchè  le  deierminazioni  dell*  intelletto  nel 
riferirli  ailecofe  eflrìnfeche ,  non  fempré  cor^ 
rifpondono  aMoro  archetipi  .  Mota  opinioni 
fi  formano  fullMfteflTo  foggerò  ,  ed  una  dee 
efìèr  vera  ,  Vuol  trovarli  t  Ma  come  ?  Li 
bellezza  efiflendo  nella  mente  di  chi  vedè  , 

ti)  H«roc  Diffeteatbn  o.  Tifte. 


ed  ogni  mente  vedendo  diverfamente ,  quin- 
di è  che  ognuno  deve  attenerfi  alla  fua  ma- 
niera di  fentire  in  materie  di  buon  gufto  . 
Soggiunge  che  il  commun  proverbio  de  gu- 
ftibus  non  eft  dijputandum  è  il  foi  proverbio 
che  fi  accorda  colla  filofofia  ;  ma  dice  che 
tal  proverbio  dee  avere  le  fue  modificazioni, 
perchè  farebbe  ridicolo  chi  paragonali  OgiL 
by  a  Milton ,  o  Bunian  ad  Addiflbn . 

§.  2.  Riflette  rifletto  Autore,che  il  fon- 
damento  delle  leggi  fui  gufto ,  è ,  come  in 
tutte  le  fcienze  prattiche  ,  dalle^  oflervazioni 
generali  derivato .  OfTerva  quindi ,  che  mol- 
deir  eloquenza  ,  e  della  poefia  fi 


perderebbero  togliendoli  Je  favole,  e  le  figu- 
re ,  e  le  metafore  ,  e  riducendo  il  difcorfo 
ad  una  precifione  geometrica .  Ma  fe  tali  re- 
gole in  poefia ,  ed  ih  eloquenza  fi  trafgredi- 
fcono  ,  ed  i  trafgreftori  piacciono  ,  avviene 
per  altre  bellezze  che  danno  maggior  piacere, 
e  fupcrano  il  difguflo  ,  che  nafee  dalle  tra- 
fgreffioni  (2)  ,  e  riflette  ,  che  le  regole  fui 
gufto,  quantunque  fondate  fulP  efpenenze  ed 
Oflèrvazioni  fui  commun  fenfo  degliUomini, 
non  Donna  con  tutto  ciò  uniformarfi  a  tutti 
•  gli 

(1)  Cosi  dice  Hume  che  l'A-riodo  non  piace  per  l'in- 
ftrifimUitudine  moftruofc  delle  fue  favole  ne  per  il  tuo 
ftile  mìfto ,  nè  per  i  fuoi  conti  mal?  ordinati  ,  o  per  le 
lue  perpetue  interruzioni  ;  ma  piace  per  la  forza  e  net- 
tezza dello  ftile  ,  per  la  naturalezza  delle  imagini  ,  per. 

pirtura  delle  pacioni.  v  - 


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22f 

JjH  Uomini  9  perchè  per  uniformai G  vuoici 
"unione  d* infinite  confimili  circoflanze,  che 
operino  in  noi ,  come  in  quelli ,  che  fi  fono 
a  tali  pareri  uniformati. 

§•  3*  Soggiunge  quello  Inglefe  Metafifico, 
che  la  (lima  ,  che  da  noi  fi  accorda  a  certi 
oggetti  generalmente  ammirati  per  tanti  fe- 
cali ,  come  è  la  (lima ,  che  fi  ha  per  Ome- 
ro, deriva  dall' effèr  noi  trafportati  dalla  for- 
za della  generale  ammirazione  di  tanti  feco- 
li,che  mai  inganna,  Aggiungendo,  che  mal- 
grado le  varietà  de'gufli  particolari  ,  talune 
cofe  debbon  piacere ,  o  difpiacere  a  tutti ,  e 
fe  accade  l'oppoflo  è  difetto  della  coftituzio* 
ne  intellettuale  di  taluni  Uomini,  li  confen* 
Co  univerfale  di  coloro  ,  che  hanno  il  cer- 
vello bene  organizzato  è  la  regola  univerfale 
dei  buon  guflo*  intellettuale  ,  come  nelle  co- 
fe liriche  il  palato  degli  Uomini  funi  è  il 
proprio  giudice  de'^fapori  •  Riflette  quindi  , 
che  negli  oggetti  vi  fono  talune  facoltà  ca- 
paci di  fvegliare  in  noi  idee  di  bellezze  ,  e 
di  deformità  ,  e  tali  facoltà  potendovi  eiTere 
in  piccioli  gradi  mifchiate  e  confufe ,  avvie- 
ne che  tali  miJU  confali,  /icn  fempre  ferifco- 
no  ugualmente  tutti  i  palati  $  che  giudicano 
del  buon  guflo  .  Vuoici  un'  intellètto  'che 
tutto  comprenda  ,  ed  una  precifione  ,  che 
fappia  fviluppare  tutte  le  qualità  femplici  , 
che  formano  il  comporto  .  Quindi  pafla  il 
detto  Signor  Hume  a  dare  qualche  regola 
/òpra  tali  fviluppi  per  truovar  Taae^dd  gu- 

P    /jf>  Oo, 


■r 


l 


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2*6 

fio  ,  che  dice  pe rfezionarfi  còl?  ufo  ,  colla 
Audio  ,  colla  contemplazione  de*  buoni  mo- 
delli di  lutti  i  tempi ,  e  di  tutte  le  nazioni.  ' 

§.  4.    L'ifteffo  Filofofo  efamina  quindi  al- 
cune  circoftanze  che  un  Oratore  dee  tener 
fempre  prefenti  in  formare  un  difcorfo ,  cioè 
di  dover  badare  ali1  indole  ,  alle  paflioni  , 
all'  idee  de'  fuoi  uditori  ,  di  guadagnarfi  la 
ioro  affezione  ,  e  la  loro  benevolenza  .  Vn 
Critico ,  che  dopo  tanti  fecoli  efamina  il  di- 
fcorfo di  taP  Oratore  ,  non  può  mai  capirne 
il  bello  ,  fe  non  entra  in  quelle  iftefle  circo- 
danze  nelle  quali  era  l'Oratore  quando  Tarif- 
fe ,  o  parlò  •  Quella  ancora  dee  efTer  P  arte 
di  capire  ogni  libro.  Ogni  produzione  d'in- 
gegno ha  i  tuoi  rapporti ,  e  proporzioni  ,  e 
fini  particolari:  L'eloquenza  perfuade,  PI  Co- 
lia iilruifce,  la  poefia  diletta  ,  la  filofofia  il- 
lumina .  £ifogna  dunque  a  tali  fini  badare  * 
Ogni  libro  è  una  concatenazione  di  razioci- 
ni ,  e  di  propofizioni  .  Si  veda  dunque  fe 
tali  raziocinj  fien  veri ,  nobili  ,  fpeciofi  ,  chia- 
ri, tenebrofi  ,  utili  ,  dimoflrati  ,  e  qual  fia 
il  colorito  della  fantafia  »  Ci  vuol  dunque  per 
comporre ,  e  fcrivere ,  e  per  giudicare  e  di- 
feernere  un  buon  gufto  ,  un  retto  giudizio  • 
Un  fino  difeernimento  ,  una  mente  efercitata 
ne'  raziocinj  ,  un  fentimento  vivo  ,  e  delica- 
to,  unito  all' efercizio  ,  perfezionato  dall'ufo, 
coftituifeono  i  veri  conofeitori  del  buon  git- 
ilo y  ma  tali  giudici ,  efclama  il  divifato  Hu- 

1  me 


227 

me,  come  truovargli  ?  come  conofcergli?  co- 
me diftinguergli  dagli  altri  ? 

§.  f.  Profiegue  a  dire  l'ideilo  Filofofo  , 
che  è  più  facile  a  truovar  regole  fui  buon 
gullo  deiP eloquenza  poetica,  e  profaica,che 
su  quello  delle  fcienze  ,  perchè  le  bellezze 
dell'eloquenza  poetica  ,  e  profaica  ,  ove  (a 
natura  ,  e  le  paflioni  fon  dipiote  ,  prendono 
in  poco  tempo  un1  accendente  univerfale  ,  e 
perpetuo  fugP  intelletti  .  Mentre  Arittotele  , 
Fiatone ,  Epicuro ,  e  Cartefio  regnano  a  vi- 
cenda or  Puiij  or  V altro,  Terenzio  ,  e  Vir- 
gilio fi  ammireranno  fempre.  La  filofofia  di 
Cicerone  c  fpenta  ,  ma  fi  ammirerà  fempre 
la  fua  eloquenza..  Quindi  rifteffo  Filofofo  pro- 
fiegue a  dare  alcune  regole  per  conofcere  le 
perfone  di  gufto  fino  ,  e  delicato  ,  e  parla 
delia  maniera  di  rifvegliare  in  altri  il  buon 
gullo,  condii  udendo ,  che  reità  no  fempre  in 
materia  di  guflo  due  fonti  di  diflenzioni ,  che 
febbene  non  giungano  a  confondere  il  beilo 
col  deforme  ,  pure  cagionano  de*  difpareri 
nelle  graduazioni  della  bellezza  ,  e  deformità. 
La  prima  di  quelle  cofe  e  V  umore  ,  il  ge- 
nio particolare  d'ogni  pei  fona;  la  feconda  i 
coflumi  le  opinioni  de* tempi,  e  de1  luoghi. 

$.  6\  Riflette  quindi  V  fileno  Filofofo  ,  . 
che  ove  variano  i  giudizj  vi  dev'  elTer  ferii* 
pre  qualche  alterazione  delle  facoltà  naturali, 
o  per  caufa  di  pregiudizj  ,  o  per  mancanza 
di  esperienza  ,  o  di  delicatezza  •  Talora  ci 
dice  che  le  diverfiii  de*  giudizj  nafcono  da 

P   a  una 


528 


una  codiamone  interna  ,  o  da  una  fituazione 
eterna  ,  ed  allora  la  contrarietà  de'fentimen- 
ti  è  irreconciliabile  3  ed  inevitabile  .  Viene 
quindi  il  divifato  Fiiofofo  a  riflettere  a*  varj 
g  -neri  di  eloquenza  che  fanno  diverfe  im- 
pr .'fifoni  in  diverfe  età .  I  libri  d'imagini  te- 
nere ,  e  di  pitture  amorofe  faranno  grande 
impresone  in  un  giovane  •  I  libri  ferj  nelP 
avanzata  età  di  iettano  •  A*  venti  anni  ci  pia* 
cera  Ovidio,  Orazio  a' 40.,  e  Cornelio  Ta- 
cito a'  jo.  Uno  ama  P  eloquenza  fubiime  , 

V  altro  la  patetica  ,  un'  altro  la  piacevole  • 
Alcuni  amano  la  brievità  nello  ftilé  ,  altri 

V  efpreflioni  armoniche ,  e  coptofe  ,  altri  la 
Semplicità , taluni  l'eloquenza.  Ogni  Itile  ha 

i  fuoi  partigiani. 

§.  7*  Riflettendo  alle  oflervazroni  di  que- 
llo Fiiofofo  fui  buon  guflo ,  fi  può  conchiii  • 
tlere  ,  che  il  medefimo  ragiona  aliai  meglio 
di  Lord  Hcme,  che  è  più  chiaro,  più  pre- 
ci fo ,  più  ragionevole  del  medefimo  ,  ma  fi 
può  dire  nel  tempo  ifleflo  ,  che  il  Signor 
Hume  non  fi  diparte  da  generali  oflervaziom, 
ne  propone  metodi  critici  particolari  da  ri- 
formare il  buon  guflo,  e  P  eloquenza  ,  e  può 
con  franchezza  dirli  ,  che  quanto  eflo  Signor 
Hume  propone  fui  guflo  fi  riduce  a  generi- 
che oflervazroni ,  che  iafeiano  al  bujo  il  Let- 
tore che  afpira  ad  un  piano  critico  per  la  ri- 
forma del  guflo ,  e  dell'  eloquenza  .  Si  può 
altresì  oflervare  ,  che  quanto  dice  fui  guflo 

ii  Signor  Hume  è  tutto  conforme  all'opinio- 

ne 


229 

ne  di  M.  Frerct  ,  che  anche  dlflrngue  nel 
guflo  le  bellezze  reali  dalle  arbitrarie  ,  e  da 
quelle ,  che  dipendono  dall'  ufo  ,  da'coftumi, 
dalla  moda  (3) ,  e  riflettono  molti  favj ,  che 
ne*  tempi  prcfenti  Cicerone  avrebbe  perduta 
la  maggior  parte  delle  lue  caufe  ,  perchè  i 
di  lui  Clienti  eran  tutti  rei ,  e  molti  luoghi 
delle  fue  aringhe  ,  che  allora  pìaceaoo  eoa 
ragione ,  e  che  taluni  ammirano  fenza  faper- 
ne  il  perchè  ,  oggi  non  farebbero  in  tutto 
uniformi  ai  buon  guflo  U) . 


P  3  CA- 

(j)  Si  veda  V  hiftoir.  de  t  Acadtm.  des  belle*  Leti. 

iorn.  18.  p.  46 1. 

(4)  Si  veda  1*  articolo  Rhetorique  della  grande  Enci- 
clopedia, nel  quale  vi  fono  molte  cofe  degne  di  rifleC* 
fione,  fpecialraente  full'influenza  de' cornimi,  e  de'tem- 
pi  full*  eloquenza  ;  ond'  è  che  fi  vede  quanto  vadano 
errati ,  e  lontani  dal  dritto  fentiere  coloro,  i  quali  cre- 
dono poterli  l'eloquenza,  e  l'arte  della  medefima,  ri- 
durre a  precetti  ,  ed  a  precetti  ricavati  dagli  antichi  . 
11  folo  precetto' ,  che  polla  darti  per  la  buona  e  fod» 
eloquenza  è  uu  buono  e  fodo  raziocinio,  fenza  il  qua- 
le non  vi  può  eflere  vera  eloquenza  ,  nè  fi  ponno  fa- 
pere  fcegliere  i  modelli  da  imitarli ,  e  da  fèguiril .  Col 
vero ,  e  lodo  raziocinio  fi  fceglieranno  i  modelli  da 
imitarti ,  e  nell'  imitarli  fi  adattaranno  a'tempi ,  e  a'iuo- 
ghi ,  a'  quali  debbono  adattarli ,  come  appunto  Virgili» 
imitò  Omero,  e  Cicerone  i  Greci  Oratori. 


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**%  **** 

se*»*       3*1^  *3**3* 

C  A  P  O  III. 

Di  Mylord  Ashley  Cooper  Come  di  Shaftbury  . 

5.  ». 

COflui  diflingue  il. buon  guflo  dall'  intel- 
letto, e  fa  confìftere  il  buon  guflo  in 
alcune  percezioni ,  delle  quali  non  fe  ne  può 
concepire  l'adequata  idea,  e  quali  ralTomi- 
gìia  il  guflo  ali'iflinto  (i)  •  Dìc'ègli,  che 
il  guflo  fi  forma  dalla  naiura  e  dall'ufo,  e 
<hlle  oflervazioni  fulie  cofe  autorizate  dalla 
natura ,  dall'  efperienza  ,  e  dalla  ragione  • 
Attribuire  alla  Critica  lo  fìabilimento  del 
Luon  guflo ,  e  chiama  Seneca  ii  corruttore 
dell'  eloquenza  Romana  portando' di  tal' Autore 
VP  giudizio  fvantagiofifllmo  (2)  •Picei' i Aedo 
j  Sha« 


1)  RTi  feci  fan.  Pan.  3.  Chap.  2» 

2)  Mifcdl  Fait.  I.  Cliap.  3. 


'!  .  .  . 


23 1 

ShaftsDury  ,  che  ne'  principi  delle  focletà  de- 
boli ed  imperfette,  l'eloquenza,  e  le  lingue 
fono  groflolane ,  ma  con  eflerfi  perfezionate 
le  lQcietàj  e  divenute  familiari  le  aringhe  , 
e  i  difcorfi  circa  gP  intertflì  publici  ,  il  pa- 
ragonarono tutti  quei  difcorfi,  e  fi  oiTervòlo 
fliie  il  più  elegante  ,  e  la  maniere  le  più  pio- 
prie  di  perfuadere.  Dunque  conchiude,  che 
la  perfuafione  fu  la  Madre  della  Poefia ,  del- 
la Rettorica,  e  della  Mufica,  perchè  coloro, 
che  aveano  grande  interefte  a  perfuadere,  fa- 
ceano  de' grandi  sforzi  per  piacere  ,  e  con- 
catenare i  loro  penfieri ,  ed  efprimergli  nelle 
più  belle  maniere  pofììbili . 

§.  2.  Tutti  gli  antichi  maeflri  dell'arte 
di  perfuadere,  fecondo  il  Shaftsbury  ,  fono 
flati  i  primi  Mufici  (j)  ,  e  nelle  favolofe 
Morie  della  prima  Società  ci  fi  rapprefenta<- 
no  come  Camori  ,  che  colia  lira  ,  e  colla, 
voce  incantarono  gli  animali ,  le  beftie  fero- 
ci,  ed  i  fiumi  ifleffi  collo  Audio  deli'  armo- 
nia dell'  eloquenza .  1  Poeti ,  1  Savj  ,  e  gli 
Oratori  dimoftra  egli  ,  che  furono  necetfarif. 
limi  negli  Stati  Rcpublicani  ,  ed  in  quelle 
regioni,  nelle  quali  bifognava  convincere  la 
moltitudine  per  agire  ,  ond'è  che  i  gra^di 
ingegni  iflrurvano  il  popolo  a  ben  giudicare 
nell'atto,  che  l'allettavano ,  e  pervadevano. 
J.  Unici  finalmente  divennero  gl' inierpefri 

P   4  dell' 

{$)  $°KH  II.  Part. 


.  .  . 


232 

dell'  orecchio  del  publico  •  e  dice  etto 
Shaftsbury  ,  che  tali  Critici  furori  fulle  pri- 
me  chiamati  Sofifli,  tiomc  allora  onorevole . 
Tali  Sofifli  erano  allora  1  Ccnforì  delle  arti 
dell'eloquenza  .  PafTa  quindi  ad  efaminare 
le  varie  occupazioni  di  quei  Cenfori  ,  e 
parla  de' vai  j  ftili  dell*  eloquenza  ,  dicendo  f 
che  il  primitivo  ftile  fu  tutto  faritaftico, gon- 
fio ,  pompofo  ,  come  i  primi  popoli  felvag- 
gi  ,  ed  i  fanciulli  ci  dimoftrauo  ,  foggiun- 
gendo ,  che  tale  fu  ancora  %  e  cosi  tumido, 

10  flile  di  tutt'i  Poeti  Greci  pria  di  Omero, 

11  quale ,  fecondo  Ariftotele  ftubili  il  buon 
guflo  della  naturalezza  dello  (lite  ,  dell1  unità 
del  difegno  ,  dell'  imitazione  della  natura  ,  e 
de' naturali  caratteri. 

§.  3.  Oflerva  il  Shafisbury  P  iftefla  turni- 
de*za ,  e  varietà  di  ftili  nelle  antiche  Come- 
die  ,  e  Tragedie ,  che  fecondo  \  loro  varj 
flili  ci  dimorano  lo  flato  della  barbarie  ,  o 
della  cultura  delle  epoche ,  nelle  quali  furo- 
no ferine ,  conchhidendo ,  che  la  genealogia 
dell'eloquenza,  e  della  Filofofia  furono  ana- 
loghe .  Òmero  predufle  i  modelli  di  ogni 
eloquenza.  Platone,  che  è  P  Omero  degli 
antichi  Filofofi  ,  produfie  i  modelli  delle 
opinioni  Filofofiche.  S' inveifee  quindi  P  ifteflb 
tutore  fopra  l'eloquenza,  che  fi  ufe  nello- 
dare  certe  coffe ,  e  bialìma  coloro  9  che  nelP 
atto  di  lodar  taluni»  maledicono  gli  altri  • 
Cofloro ,  die'  egli ,  vonno  lodare  un  Poeta  ? 

'  Gii 


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Gli  fanno  vedere  inferiore  Omero  ,e  Virgilio. 
Uni  donna  bella  >  Degradano  Elena  ,  Venere* 
ed  inquietano  fen?a  neceflìtà  i  Cincinati  , 
ed  i  Fabricj  ,  i  Poplicoli  #  gli  Emiij  per  Io* 
dare  i  moderni  •  Queflo  Autore  paragona 
altrove  il  buon  gufto  ad  una  fpecie  di  en~ 

tufiafmo  i 

§.  4.  Dal  (in  qui  detto  rifulta ,  che  quan- 
to dice  fui  guflo  deli9  eloquenza  Mylord 
Shaftsbury  è  quali  in  tutto  uniforme  alle  idee 
di  coloro  ,  che  hanno  veduta  i'  eloquenza 
ne'  veri  afpetti  ;  ma  taf  Autore  non  parla  con 
pi eciGone  ,  e  chiarezza  filila  natura  del  guflo, 
e  l'attribuire  alla  Critica  lo  flabilimento  del 
buon  gufto  ,  è  un*  opinione  ,  che  non  a  tutti 
può  fembrar  giuda,  giacché  la  Critica  non 
ìflabilifce ,  nè  fifla  le  leggi  del  buon  gufto  , 
ma  nafce  la  Critica  dalle  oflervazioni  fatte 
fui  guflo,  e  Tulle  fcoverte  circa  il  medeGmo. 
Non  è  poi  tutto  vero  Io  fuantaggiofo  giudi- 
zio che  fa  di  Seneca  ,  febbene  non  pofla 
niegarfi ,  che  Seneca  ,  e  Petronio  Arbitro 
fieno  gli  Autori,  ne9 quali  declina  l'eloquen*. 
za  Romana.  Le  rifleflioni  che  fa  fu'  difetti 
di  talune  lodi,  che  fi  fanno  con  degradazio- 
ne delf  altrui  merito  ,  dimoftra  che  il  Shar 
ftsbury  invece  di  dar  precetti  per  miglio- 
rate l'eloquenza  *  cofa  aldi  più  utile  ,  e 
più  difficile  ,  (limò  più  facile  il  biafimare 
certi  abufi  di  ella  eloquenza  ;  ma  è  cofa 
aliai  più  Filolòfica  il  moftrar  la  via  all'  urna- 


rio  intelletto,  che  il  riprenderne  i  difetti  • 
Ma  il  Shsftsbury  fi  fcuopre  poi  affai  eiuufià- 
fla  quando  crede ,  che  il  buon  gjlOo  fia  una 
Specie  di  emufiaimo  .  Ma  palliamo  ai  file 
nazionale  Pope  ($) . 


t  : 


t 


CA- 


(4)  Mylord  Ashley  Cooper  ,  Conte  di  Shafcsbury  è 
un  fogetto  fui  quale  i  Letterati  fono  divi/i  in  varii 
giudizii  .  Convengono  tutti  ed  è  cofa  certa,  ed  eri- 
dente  ,  che  le  fue  opere  (t no  in  molti  luoghi  infette 
del  veleno  dello  Scettkifmo  ,  e  dell' empierà  ,  a 
dell'  iftefTo  entufìafnio  del  quale  egli  ha  molto  ferie* 
ro ,  ma  con  fuo  poco  onore  .  In  molti  altri  luoghi 
delle  fue  òpere  u  vede  1'  irreligione  e  V  entufiafmo 
medefimo ,  o  parefe ,  o  nafeofto  .  Talora  pompa  di 
Piatonifmo,  e  combatte  molti  errori  di  ajcuni  Inglefi  . 
Nelle  (ùe  opinioni  è  vario,  e  folo  nella  fua  eloquenza 
merita  lode  per  lo  ftile  ,  chiarezza  e  precisone  ,  ed 
ordine  di  (piegarli,  fc'un  de'  quei  libri,  che  non  deb- 
bon  permetterti  all'incauta  gioventù  ,  che  crede  che  la 
▼era  FilofoHa»  confida  in  cercar  libri  di  dottrtne*andact 
nuove ,  e  Angolari ,  ed  oltramontane  .  La  vera  Filo- 
fofia  è  polla  nel  ruggire  tutto  ciò  che  può  gua/tarci 
T  intelletto  ed  il  euore ,  e  quandd  da  un  libro  fe  ne 
ricava  più  male,  che  bene,  iafeiare  tale  libro  agli  Uo- 
mini probi,  dote/,  pii ,  e  di  provetta  cui. 


^Digitized  by  GQOgle 


t. 


*3t 


CAPO  IV. 


QUeflo  Autore  avendo  voluto  reflituire 
alla  Poefia  i  fuoi  primi  dritti  >  cioè 
di  eller  utile  al  genere  umano  ,  ha 
trattato  in  verfi  armoniofi  molte  utili  fcienze, 
ed  ha  voluto  ancora  fcrivere  in  verfi  l'arte 
dei  buon  guflo  %  o  fia  il  Saggio  di  Criti- 
ca (x)*  Queflo  Poeta  dunque  dopo  aver  de- 
Icritti  gP inconvenienti  che  derivano  dallo 
feri  ver  male ,  riflette  che  il  vero  fcuon  gu- 
flo ,  ed  il  grande  ingegno  non  fono  cofe 
cosi  ovvie  ,  come  fi  credono  ,  ed  oflerva 
qui  neft  ,  che  la  cattiva  educazione  Letteraria 


(i)  II  titolo  originale  è  Effay  on  Critici/m.  Tha 
Worcks  of  Pope  Voi.  X.  psf&  7i.  edie.  in  13.  Lon^ 
I77& 


Di  AUJfaniro  Pope. 


gua 


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guada  molti  intellettti  ,  che  la  natura  avea 
formati  per  il  buon  gufto  ,  e  parlando  indi 
de'  Critici  e  delle  cagioni  della  loro  molti- 
tudine eforta  ognnno  a  conofcer  le  fire  for- 
ze intellettuali  fui  buon  gufto  ,  dimoftrando 
che  la  miglior  guida  vcrfo  il  buon  gufto  fia 
!a  natura  ajutata  dall'1  arte  ,  e  dalte  regole  , 
che  fono  una  natura  ridotta  a  metodo  (2)  . 
Soggiunge  poi  che  le  regole  del  buon  gufto 
fi  devon  tutte  prendere  dagli  antichi  ,  fui  ri* 
fpetto  dovuto  a'  quali  fa  molte  rifteftìòni  • 

2.  Efamina  quindi  il  Pope  i  motivi 
de^ fallì  giudizj  ,  che  fono  ,  com1  Ei  dice  la 
vanità ,  e  la  fuperbia ,  le  conofeenze  fuperG- 
ciali  y  il  voler!)  giudicar  delle  parti ,  e  non 
dai  tutto,  e  l'applicarli,  a  minu  e  e  foli. li- 
die <;  nervazioni  fulie  lingue ,  V  eflTer  di  gufte* 
difficile  ad  eflèr  fodisfatto  ,  o  portato  ali* 
entufiafmo  dell'ammirazione  Verter  piene 
di  pregiudizi ,  V  efler  tirano,  fingolare ,  meo- 
(br.te,  dedito  a  fpirito  di  partiti  ,  ed  invi- 
diofo  .  Parla  quindi  di  certe  regole  ,  che 
crede  utili  per  il  buon  gufto  ,  deferivendo  i 
caratteri  di  un  buon  Critico  ,  e  di  un  buon 
Poeta,  come  i  fegni  di  un  cattivo  Critico, 
e  di  un  cattivo  Poeta.  Forma  quindi  i  ca- 
ratteri, e  le  lodi  di  varj  Autori  antichi  ,  o 
moderni  • 

».  .         •  » 

(2)  Methoiivd  Nature  die*  egli  nella  fua  lingua 
originale. 


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237 

5.  3.  Ritolta  quindi  %  che  quanto  dice 
Pope  fui  buon  gullo,  fulla  Critica  ,  e  full* 
eloquenza  è  aliai  uniforme  alla  ragione,  che 
il  fuo  Saggio  di  Critica  fia  una  dotta  ,  ed 
eccellente  opera  full*  eloquenza  ,  e  un'  ottima 
guida  per  la  medefima  ,  e  che  ha  fcritta 
taf  opera  con  precifione  ,  e  nettezza  d' idee 
aflii  più  meglio  del  Shafrsbury  ,  e  di  Hume 
Solo  II  può  da  qualche  Critico  riflettere  che 
fi  Pope ,  troppo  ammiratore  degli  antichi  , 
è  caduto  in  un  difetto  tutto  contrario  a  quel- 
lo di  Lord  Home  •  Il  Pope  vuole  che  s1  imi- 
taflero  gli  antichi,  e  che  il  copiar  gli  anti- 
chi fia  copiare  la  natura. Lord  Home  all'  in- 
contro volle  Tempre  prendere  dagli  antichi  , 
e  dagli  Autori  Cianici  efempj  di  errori  M  e 

ti)* 


f 


.  • 

(})  Si  deduce  quindi,  che  fpefTo  fpeflo  i  più  grand' 
Uomini ,  che  hanno  voluto  dare  fui  buon  gufo  ,  o 
per  la  perfezione  di  quello  i  piani  i  pili  ragionevoli  , 
che  elfi  avellerò  potuto  immaginare  ,  confondono  poi 
co'  fittemi  tra  lozo  contrarii  ,  che  derivano  dall'  abufo 
del  raziocinio,  e  tal' abufo  ha  prodotte  le  lànguinofe 
guerre  de' Critici,  ed  i  loro  varii  giudizii  fui  buon  gli- 
fo degli  Autori ,  e  fullc  qualità  de*  libri  f 


/ 


33  8 


or  or  ecce  or 


sacrar  cecca  ^  o»r»r>»»  n*>»  »*  ' 


C  A  »  -P  O  V. 


Afylord  Addljfon 

-  •  •  «  ■  . 


degli  efempj  prefi  da  varie  nazioni  ,  e  da 
varie  età,  divide  in  due  dadi  i  grandi  in- 
gegni,  cioè  i.  quelli  che  fono  (lati  prodotti 
della  natura,  fenza  le  regole  dell'arte, come 
Omero ,  Pindaro  ,  gli  Autori  dell'  Eloquen- 
za Orientale  ec ,  Salomone  ,  Davide  ec-  2. 


Quelli  che  hanno  regolato  coli*  arte  il  loro 
talento,  come  tra'  Greci  Platone  ,  ed  Arino- 
tele, tra  Romani  Virgilio ,  e  Cicerone ,  tragl' 
Inglefi  Milton,  e  Bacone  (i). 

(i)  Addifon  Works  Tom.  HI.  The  Spedata  mim. 
l6o.  pag.  co.  edic  in  4.  London  1741* 


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§.  2  .  OfTerva  P  ifteffo  Autore  ,  erte  chi 
vuole  imitar  le  bellezze  degli  Autori  anti- 
chi, che  egli  colloca  nella  prima  clafle  de* 
grandi  ingegni,  e  vuol  ridurre  a  regole  que- 
gli illimitati  voli  della  natura,  ed  imitare  le 
frafi,  e  l'elocuzione  ed  i  voli  di  tali  Auto-* 
ri  -,  marita  di  applicargli  quei  paflb  del 
Comico  * 

incerta  hczc  fi  tu  pojtulas 
Rottone  certa  factre ,  nihilo  plus  agas  , 
Quam  fi  des  operava  ,  'ut  cum  rationt 
infamai . 

Ma  G  può  offervare  ,  che  tal  rifleflìone  di 
Mylord  Addifon  è  vera  anche  nei  cafo  \ 
che  fi  vogliano  fervilmente  imitare  i  grand' 
ingegni  della  feconda  ciane  ,  che  Tempre  fi 
potranno  aliai  malamente  imitate  ,  lenza  un 
grande  ingegno  (2) . 

$.  5.  Riflette  r  ifleflb  M;  Addifon  ,  che 
in  tutte  le  lingue  fi  efpriige  con  diverfe 

*  .  •  me- 

'»••*»•*  *  •         •  ;  > 

.  '        1     %  •  »  .  .       .       j  * 

(2)  Virgilio  imitò  con  giudizio, e  buon  gufto  Ó«ie- 
ro ,  c  Teocrito  ,  ed  Enodo  .  Orazio  imitò  Pindaro  . 
Cicerone  imitò  Demoftene  ,  Platone  ce.  NU  imkaoo 
Così  i  moderni  Virgilio  Cicerone,  Demoaetve  Orazio? 
E* limile  all'imitazione  ,  che  Virgilio  fece  di  Omero 
quella  die  fece  di  Virgilio  Aleflandro  RolT  Foeta 
Scozzefe,  che  yolle  fcriyefe'  i|  Virgilius  Evargdi^ans9 
trattando  Mita  1*  Iftoria  Evangelica  con  frali  di  Virgi- 
lio, coll'iftefie  parole,  ed  imitando  anche  gli  Emiftichii 
di  Virgilio.  (  Si  veda  la  Raccolta  intitolata  Dclicia 
Poetarum  S  co  tortini  fir  ceu  )  Così  molti  imitano  gli 
antichi. 


340 

metafore  Videa,  che  fi  ba  del  buón  guflo  , 
nel  quale  vi  fono  diverfe  graduazioni  ,  e  va- 
rietà come  vi  fono  graduazioni  ,  e  varietà 
nel  guflo  del  palato  Fifico  .  Un1  uomo  di 
guflo  fquifito ,  dice  M.  Addifon  ,  non  folo 
difcerne  le  generali  bellezze,  o  difetti  di  uno 
fcrittore,  ma  fcuopre  le  diverfe  maniere  che 
fc  no  ali1  ifleflò  Autore  particolari  nel  penfa- 
re,  e  nell'efprimerfi,  per  le  quali  maniere 
opni  Autore  fi  rende  diverfo  da  ogn' altro  • 
Dopo  avere  M.  Addifon  fpiegata  la  natura 
della  Metafora  clic  fi  ufa  per  dinotare  il 
fcuon  gufìo  ,  definifce  effer'il  buon  guflo 
quella^ facoltà  dell'  intelletto  3  che  difcerne  le 
bellezze,  e  le  irr perfezioni  di  un'  Autore  • 
Per  conefcere,  fe  taluno  abbia  lai  buon  gu- 
flo ,  è  neccfiario ,  cbe  legga  i  più  bei  luo- 
ghi degli  antichi  ,  e  moderni  ,  e  Temen- 
doli da  tifi  ccmmoflò  ,  avrà  egli  il  buon 
guflo . 

§•  4.  Chi  và  in  cerca  del  buon  guflo 
dee  d:llinguere,  come  oflerva  M.  Addifon  , 
il  vario  genere  di  buon  guflo  ,  e  le  varie 
qualità  intellettuali  degli  Autori ,  che  legge, 
e  dee  diflinguere  la  maniera  di  penfare ,  e 
il  fcrivere  per  efempio,  di  Livio,  di  Salluflio, 
d!  Tacito,  di  Cicerone,  di  Virgilio.  Ofler- 
va V  iflcflb  Autore  ,  che  è  cofa  d'ffcile  dar 
regole  fui  buon  guflo  ,  ma  che  il  guflo  fi 
raffina  colla  lettura  de1  gran  modelli  ,  e  col 
converfare  co'  grand'  ingeni ,  riflettendo  con 

fa- 

i 


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241 

favrez7a  ,  che  gl*  intelletti  umani  fono  come 
i  pezzi  de' marmi  i  più  vaghi,  che  la  na- 
tura forma  adorni  di  mille  colori  ,  ma  che 
non  li  veggono  9  fé  non  11  fanno  ri  falcare 
dal!  arte  ,  che  dee  pulirgli  .  M.  d*  Alembert 
ha  detto  rifletto  paragonando  i  grandi  inge- 
gni ,  che  forma  la  natura  a*  metalli  ,  che 
l'arte  imbrunifce,  come  fa  delle  gemme. 

§.  y.  Da  quanto  riflette  M.  Addifon  , 
che  nel  fuo  Spettatore  dà  precetti ,  e  modelli 
eccellenti  di  buon  guflo  ,  fi  può  oflervare 
che  quell'Autore  è  un  gran  giudice  ed  ofler- 
vatorè  in  tali  materie  ,  e  con  faviczza  hafcrit- 
to  XII.  Saggi  intorno  al  buon  gufto,  e  fan- 
tafia  che  regola  il  buon  guflo  ,  ed  è  da 
elio  regolata  (3)  . 

e  • 


Q  CA- 

(3)  E*  da  oflervarfi,  che  tragli  Autori  Inglefi  di  elo- 
quenza Profaica  nino  ve  ne  fia  ,  che  abbia  praticata 
nello  fcrivere  l'arce  del  buon  gulto  pia  di  Mylord 
Adiìjjon  eccellente  Autore  di  precetti  ,  e  di  modelli 
in  materia  di  gulto  -,  Filolofo  moderato ,  lontano  dallo 
Scctticifmo  di  Shafcsbury  ,  dal  Deifmo  di  Bolin^broke, 
dall'  attracca  MetaHlìca  di  Lord  Kaimcs  ,  e  da  altri  cr- 
roii.  1/ifteflo  puòdirfidel  Cancelliere  Jtacone. 


CAPO  VI. 

Di  Af.  le  B<weu*  Filologo  Franceft . 

$.  I. 

QUeft*  Autore;  è  uno  di  quei  pochi,  che 
con  vedute  Filofofiche  abbia  fcritto 
full' eloquenza  Poetica,  e  Profaica  (i). 
Far  volle  un  paragone  dell'  eloquenza  ,  e 
dell'  architettura ,  ed  oflTerva  ,  che  talune  arti 
ebbero  origine  dalla  necefljtà  fola  ,  altre  dal 
piacere ,  ed  altre  cominciarono  dalla  neceffi- 
tà,  e  riceverono  gli  ornamenti  dal  piacere  , 
come  infatti  l'architettura  ,  dic'ei  ,  fabricò 
fui  principio  de'  tugurj  per  la  neceflìtà  , 
quindi  fontuofi  edificj  per  le  delizie  .  Cosi 
gli  uomini  col  bifogno  di  fpiegare  ad  altri 

le 

.(i)  Si  veda  l'opera  intitolata  Cours  des  helUs  Lei- 
ircsyou  Principe*  de  U  Li  ite  rat  un  in  II.  $•  Voi. 
rU  1775. 


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I 


le  proprie  idee  furono  Tulle  prime  loro  epo- 
che Oratori ,  ed  Iflorici  fecondo  i  dettami 
delia  natura;  ma  i' efperienza ,  le  oflervazio- 
ni,  il  tempo,  il  buon  guflo  rìdulTero  l'elo- 
quenza a  liilema  e  produtfero  il  contratto  del 
difcorfo,  e  delle  frati,  e  le  figure,  e  P or- 
dine del  difcorfo,  e  la  progrefllone  fimme- 
trica  dell'armonia.. 

§.  2.  Stabiiifce  quello  Autore,  die  il  vero, 
il  buono ,  le  conofcenze ,  ed  il  buon  guflo 
cofthuifcon  le  bafi  di  tutte  le  arti,  e  le  faen- 
ze (2).  Vuol  poi  dimoflrare  ,  che  il  guflo 
fia  un  fentimento  ,  che  ci  dimoflra  ,  fe  la 
natura  fia  da  noi  ben  imitata  in  tutte  le  ani. 
quali  arti  ei  dice  che  tutte  appunto  confidano 
heil1  imitazione  delia  natura ,  nella  quale  fa 
confiflere  l'ogetto  del  buon  guflo  ,  il  qua! 
guflo  dice  che  abbia  le  fue  origini ,  progredì; 
e  decadenze  ,  e  rivoluzioni  5  e  dopo  aver'  egli 
tefluta  Tifloria  del  nafcimento  delle  arti  pro- 
pone alcune  regole  fui  guflo  che  fi  riducono 
ili*  Ottima  imitatone  della  natura  9  e  quindi 
dimoflra ,  che  ogni  opera  dee  avere  le  fue 
regole  particolari  M  e  che  le  antiche  regole  non 
fono  applicabili  quando  il  fogetto  è  nuovo  ; 
e  quindi  è,  che  il  (rio  buon  guflo  può  ,  e 
dev1  eflere  ia  regola ,  e  I"  artefice  .  Prefcrive 
poi  d'imitar  gli  antichi,  quando  non  fi  sà 

Q    2  imi- 

(1)  Princip.  de  It  Litter.  Pare  I. 


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244 


imitar  la  natura  (3)  .  Riflette  quindi  ,  che 
vi  è  un  buon  gullo  generale  ,  e  vari  gujii 
particolari ,  e  fviluppa  quindi  le  oiigmi  del 
buon  gufto  ne1  ragazzi . 

§.3.  Dice  rifletto  Autore  ,  che  1  elo- 
quenza  profaica  ha  certamente0" proceduta  V 
eloquenza  Poetica  (4)  ed  avrebbe  dovuto 
dir  Toppofto,  o  diftinguere  molte  cole  (f)  . 
Parla  indi  il  dotto  Autore  ,  e  diniugue  Io 
flato  delle  primitive  lingue  derivate  dal  bi- 
fogno,  e  lo  flato  delle  lingue  pofter tori  mi- 
gliorate dall'eloquenza,  e  conchiude  parlan- 
do dell*  arte  Oratoria ,  che  la  Logica  ,  che 

c  r 

(1)  Tn  quefta  parte  M.  de  Batteux  parla ^aflài  me- 
glio di  Poje,  il  quale  nel  fuo  Saggio  di  Critica  diffe 
a  he  imitar  gli  amichi  IU  imitar  U  natura  .Meglio dice 
M.  de  Batcetix,  che  chi  non  si  imitar  là  uatura.inw 
tajfe  gli  antichi . 

(4)  Tom.  i.  Partó  ///.  .  .„ 

U)  Avrebbe  dovuto  M.  Batteux  rilevare  dall  opera 
Inelefe  di  M.  Blackwell  intitolata  Enquiry  mto  life  and 
jTriting*  ofHomer  &&  5.  pag.  38.  ,  che  la  Poefia 
ha  preceduto  la  profa ,  e  che  quefta  opinione   è  anu- 
chiJTuna  come  dice  il  Blackwell,  e  colmata  daStra- 
bone,  e  da  altri  dotti.  Ma  M.  Batteux, volendo  (otte- 
nere il  fuo  aflunto ,  avrebbe  dovuto  dire  ,  che  la  pri- 
mitiva eloquenza  non  fu  ne  in  verfo ,  ne  IH  prola  ,  le 
per  verfo ,  e  per  profe  fi  vogliono  intendere  1  verii  , 
e  la  profa  di  adeffo  ;  ma  confiftea  V  eloquenza  primiti- 
va in  getti ,  fegni  ,  voci  interrotte  ,  fimboli  ,  ne  potea 
dirfi  perfetta  eloquenza.  Quando  comincio  a  pcrrezio- 
narfi  l'eloquenza,  fu  fubito  poetica  ,  e  non  prolaica. 
La  profa  nacque  da' ver  fi  a  tempo  di  Cadmo  ,  temi- 
de, ed  Ecateo,  ed  Ellanico. 


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-  À 


US 

è  l'art;  di  ben  penfare,  la  Grammatica,  che 
è  l'aiti  di  ben  parlare, e  la  Rettorica  ,  che  è 
Parte  di  ben  dire,  doveano  infegnaTiì  infieme. 
Un  Savio  comeM.  le  Batteux,avrebbe  dovuto 
dire,che  s' infegnaflea'giovani  la  lingua  propria, 
indi  la  Geografia  ,  e  P  Moria  ,  poi  le  Scienze 
Matematiche,  e  Fi  fiche,  e  poi  la  Logica,  e 
Rettorica  ,  e  le  lingue  dotte  ,  giacche  la 
Logica ,  e  la  Rettorica  ,  mai  migliorano  P 
Uomo  fenza  quelle  faenze  preliminari,  qua- 
lunque cofa,  die  ne  voglia  credere  in  con- 
trario M.  de  Batteux ,  e  chifia  altro  . 

§.  4..  Dal  detto  fin  qui  rifulta  ,  che  M. 
Batteux  ,  non  oliammo  quelle  non  poche 
cole ,  che  non  meritano  P  approvazione  della 
ragione  ,  Ila  un'  eccellente  ollervatore ,  ed  un 
di  quei  pochi ,  che  han  cercato  d' introdurre 
nella  Filologia  la  più  fana  Filofofia  .  Quello 
Autore  infatti  ci  ha  dato  un  de'  libri  i  più 
eccellenti  full' arte  Oratoria  ,  e  Poetica  ,  e  non 
oflantino  gP  inevitabili  difetti  occorfi  in  taP 
opera ,  come  in  tutte  le  cofe  umane  ,  da' 
quali  difetti  fe  n'  è  qualcheduno  da  noi  de 
paflàggio  additato;  fi  può  dire  con  certezza, 
che  aliai  meglio  di  Pope,  di  Lord  Kaimes, 
di  Shaftsbury,  e  di  Humc  ha  coflui  ragion 
nato  fui  buon  gufto.  - 


c 


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Q  j  C  A-? 


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*      jf5*»*  *****  .*«5?*J£  * 


CAPO  VII. 


•I  # 


^^^^C^^^    Iti  $  % 


•  •  *  •  ■ 


QUefT  Autore  f  che  volle  far  deir  Uomo  , 
alcuni  ritratti  ideali,  «e  mette  analoghi 
alia  verità ,  e.  alla  ragione  ,  ma  empi 
i  fuoi  Jibri  di  aflurde  teorie  ,  e  di  cofe  di- 
fapprovate  da'  veri  dotti  ,  e  da'  veri  Savj  * 
volle  anche  parlar  molto  dell'eloquenza  ,*h 
del  buon  gulloj  ma  la  fua  eloquenza  è  pec 
lo  più  fofiflica ,  ed  il  fuo  buon  guflo  non  al  ♦ 
raro  erroneo .  Comincia  col  dire  ,  che  molti 
han  definito  V  ingegno  per  fuoco  ,  entufiafmo 
5#*°e  >  che  quelle  metafore  non  fono 
definizioni ,  nè,  fe  fuflero  definizioni ,  fi  po- 
trebbero applicare  alla  filofofia  rifleflìva  di 
Newton ,  di  Locke  ,  ma  alla  Poefia  ,  ali* 

elo- 


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•47 

eloquenza  comVi  dice  (i)  .  Vorrebbe  poi  p 
che  ia  definizione  dell'  ingegno  fuflTe  prece- 
duta dalP  efame  de' giudizj  del  publico  ,  il 
quale  tenendo  per  grandi  ingegni  varj  Uo- 
mini in  diverfi  generi  di  dottrine  eccellenti , 
e  didimi  9  dimoltra  ,  che  vi  è  in  mate- 
ria d' ingegni  una  qualità  commune  ,  che 
tutti  gli  caratteriza  (2).  Quindi  l' irte  (io  A  u- 

Q    4  tore 

(1)  L*  Elvezio  quando  biafima  tali  definizioni  pec 
via  di  metafore,  non  comprende,  che  in  tali  materia 
non  poflon  farfi  definizioni  efatte  ;  ed  erra  quando 
dice,  ahe  la  definizione  di  fuoco  o  di  entufiafmo  non 
compete  all'ingegno  di  Locke  ,  e  di  Newton  ,  ma  a 
Quello    de*  Poeti  .  Dunque  l'ingrgno  de*  gran  Filo- 
(ofi    ,    non  dee  efiere  ne  elaftlco  ,   ne  attivo  ,  co- 
dine crede  Elvezio  ?  Vuoici  anzi  più  elafti'cira ,  e  fuo- 
co d'ingegno  ,  unito  ad  un'aflìdua  contemplazione  a 
formar  fittemi  fall'  Univerfo  ,  c  a  fcriver  libri  Filolo- 
fici, che  ne*  libri  di  eloquenza  Poetica  ,  e  Prolaica  • 
Come  /  non  vi  é  entufìalmo ,  e  fuoco  ne*  libri  di  Me- 
tafilica, nelle  Cofmogonie  ?  Non  vi  dee  e  (fere  un  gran- 
didimo  entufiafmo,  c  fuoco,  ed  elafticiti  di  mente  nel 
veder  1*  attacco  delle  piti  fab'imi   dimoftrazioni  alge- 
briche ,  e  geometriche  .  Mal  comprefe  V  Elvezio  la 
forza  delle  metafore  per  le  quali  l'ingegno  fi  chiama 
fioco,  ed  entufiafmo ,  giacché  fe  bene  l'averte  com- 
prefa  non  avrebbe  così  ragionato. 

(2)  Non  perchè  il  publico  ftima  grand' Uomini  Car- 
tello, Newton,  Locke,  Montefquieu ,  Milton,  ed  altri 
perciò  lìegue  che  in  materia  d' ingegni  ci  da  una  qua- 
lità commune ,  che  tutti  gli  caratteriza  ,  come  dice 
Y  Elvezio,  giacché  il  publico  potri  ammirare  in  Carte- 
fio  certe  qualità,  in  Nevton  certe  altre  affai  diverte 
Ai  quello  di  Cartello,  in  Milton  altre  e  più*  diverfe  da 

quel- 


* 


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24*  . 

tore  vuole  che  s' indagale  l'etimologia  delia 
parola  ingenìum  ,  perchè  dice ,  che  il  pubi- 
co fpeffo  fpeflb  mani  fella  le  Tue  idee  nelle 
etimologie  ;  anzi  avrebbe  dovuto  dire  che 
l'etimologie  fpefìb  fpeflfo  fono   V  argomento 
il  più  fallace  ,  come  infatti  \s  Elvezio  vuol 
provare ,  che  la  voce  ingenìum  dinota  inven- 
tare y  cercare  ,  da  gigno  produrre  .  Ma  una 
etimologia  prefa  dalla  Lingua  Latina ,  che  è 
(lata  una  lingua  particolare  de' Romani  ,  e 
di  quelli  idiomi ,  che  fono  da  elfo  derivati , 
può  mai  pruovare  le  idee  univerfali  del  pu- 
biico,  come  crede  V  Elvezio  f  Neil*  idioma 
de'  Greci ,  degli  Egizj ,  degli  Orientali  vi  è 
la  voce  ingenìum  ?  è  dunque  un  fofisma  que- 
flo  raziocinio  dell'  Elvezio . 

§.  2.  Attribuire  TElvezio  i  progredì  deli* 
ingegno  al  cafo ,  a'tempi,alie  caufe  occafio- 
ìiali ,  al  defiderio  della  gloria  .  Ma  tali  eie- 
coftanze  non  ponno  fviluppare  quelle  forze  , 
che  non  vi  fono  nella  mente  •  Saranno  tali 
circoftanze  d'incitamento,  e  di  occafione  di 
fare  fviluppare  le  forze  fopite  dell'ingegno  , 
ma  non  già  potranno  influire  intelletto.  Avreb- 
be dunque  P  Elvezio  dovuto  parlare  con  mag- 
gior precifione  (3)  •  Efamina  quindi  taf  Au- 
tore 

• 

quelle  di  Cartefio,  e  di  Newton.  Non  perchè  tali  Au- 
tori fono  dal  publico  ugualmente  ftimati  ,  può  dirfi  , 
che  la  loro  ftima  è  fondata  fugl'  ifteflì  principi  di 
gufto. 

(3)  Cosi  con  pili  precifione  avrebbe  dovuto  dire  il 

fuo 


« 


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*49 

toro  le  fue  prete  fé  caufe  occafionali ,  che  fvi- 
luppano  ,  com*  ei  dice  ,  gì1  ingegni  ,  e  con- 
chiudc  ,  che  le  caufe  occafionaii  fono  come 
i  venti  ,  che  difperfi  nelle  quattro  parti  del 
mondo  ,  caricandoli  di  materie  accenfibili ,  e 
fpinte  nell'aria  9  agitale  impetuofamente  ,  e 
rifpinte  r  une  full'  altre  ,  e  dalie  altre ,  fi  ur- 
tano in  un  punto  ,  fi  accende  il  lampo  ,  e 
Porizonte  s'illumina.  Ma  quefle  particelle  ac- 
cenfibili  dell' Elvezio ,  quelli  urti,  quelli  lam- 
pi ,  quefla  luce  ,  e  quelli  paragoni ,  e  que- 
fle metafore  (4)  niente  illuminano  la  teoria 
del  buon  gufto  ,  e  deli' eloquenza  ;  e  la  tne- 
taiifica  dell'  Elvezio  è  aliai  poetica  in  quella 
luogo. 

§.  3.  Paflà  indi  l'Autore  ifleflo  a  parlare 
della  fantafia  ,  e  crede  di  averla  dipinta  con 
un  quadro  de'  fenomeni ,  che  egli  aflerifee  da 
efla  prodotti  in  varie  nazioni ,  e  in  varj  tem- 
pi ,  ma  il  dipingere  la  fantafia  folo  dagli  ef- 
fetti, non  è  cofa  molto  filofofica.  Dice  quin- 
di molte  cofe  Tulle  paffioni  ,  ed  i  feriti  men- 
tì ,  ed  olTerva,che  per  ben  deferi  ver  le  paf- 
fioni, 

•  *    •  *  • 

fuo  fentimento  quando  afTerì ,  che  non  vi  può  effere 
ingegno  univerfale ,  Un'ingegno  ugualmente  creatore  in 
tutto  non  può  eflervi,  ma  bensi  un  grande  ingegno,  e 
ve  ne  fono  gli  efempj  in  Cicerone  ,  in  Leibnitz  ,  ed  in 
altri  moki,  che  con  non  molta  iperbole  ponno  dirfi  in- 
gegni univeriàli  • 

(4)  L' Elvezia  ,  ebe  poco  pria  avea  vituperato  Tufo 
delle  iretafore,  e  fimilitudini  ,  adeflo  vi  caie  egli  in 
cali  figure  eoa  ma  infetta 


7$0 

Coni ,  bifogna  avere  in  fe  fteflò  i  modelli  di 
tal  paffione  ,  che  fi  vuole  in  aiui  dipinge- 
re (f)  ,  e  che  fi  ponno  indovinare  le  paffi> 
ni  degli  Autori  daUe  loro  opere',  e  ferini  , 
cofa  che  non  è  Tempre  vera.  Dittinone  ioli 
io  fpiriio  fonile  in  materia  di  buon  guflo  , 
fpirito  fino,  fpirito  delicato ,  fpirito  d'imagi- 
ni  ,  fpiriio  luminofo  §  dalle  quali  diQinzionr 
rifui  ta  la  poca  preci  fio  ne  colla  quale  feri  ve 
taf  Autore  ,  che  dopo  aver  tanto  fcritto  cori 
cosi  poca  precifione  riduce  la  definizione  del 
guflo  ad  una  conofeen^a  particolare  di  ciò  che 
piace  ad  una  nazioni.  DiQingtie  poi  due  ma- 
niere da  arrivare  a  tal  gulta  ,  ehi  il  gufi* 
delVufo,  ed  il  guflo  della  ragione,  e  chiama 
guflo  di  ufo  quello  con  cui  fi  giudica  di  una 
cofa  fuirefempio  di  altre  cofe  confimili  ,  e 
guflo  di  ragione  ,  quello  con  cui  fi  giudica 
per  mezzo  delle  conofeenze  dei  cuore  umano, 
*  de*  tempi ,  e  coftumi . 

(f  )  Non  è  fèmpre  vera  qnefta  ntaftlma  .  Un  Comi- 
co ,  un  Satirico ,  no  Poeta  tipico  vi  farà  viviflìme  de* 
(emioni  di  mille  paffioni  oppone  ,  di  mille  diverti  ca- 
ratteri. Dunque  ha  dovuti  in  Ce  avere  tutti  i  modelli  ? 
E  fa.  poifibilc  ?  Omero  ,  Virgilio  ,  Plauto  ,  Terenzio 
&c.  deferivono  un  vecchio  avaro  ,  una  donna  libera, 
un'empio,  un'Uomo  da  bene,  un  prodigo,  un  milan- 
tttore  .  Dunque  aveano  in  fe  tutti  i  caratteri  ?  Era* 
dunque  Protei  ?  Nò  j  ma  efTendo  i  grandi  ingegni  do- 
tati di  grande  elarticita  ,  hanno  prefi  i  loro  modelli 
dall'  oflervazionc  del  lavatura  ,  ond'è  che  fi  è  quafi  in 
efiì  trasfulà  la  vira  idea  di  quei  caratteri,  che  han  di- 
pinti . 


» 

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§.  4.  Soggiunge  V  Elvezfo,  che  gir  Uo 
mini  iHuflri  non  ponno  efTer  Tempre  giudici 
di  buon  gurto ,  nemmeno  in  quelle  materie, 
nelle  quali  eflì  fono  eccellenti ,  perchè  ognu- 
no di  effi  ha  la  fua  maniera  particolare  dì 
fpregarfi,  come  avviene  nelle  pitture, e  fcol- 
lure  (6)  ,  e  quindi  dice  ,  che  ognuno  cre- 
dendo il  fuo  modo  di  fcrivere  il  migliore, 

non 

(6)  Quanto  qui  dice  l'Elvezio  è  erroneo,  ed  aflur~ 
diflimo  .  Dunque  fe  niuno  de*  favj  può  eiTer  Giudice 
anche  nelle  cote,  nelle  quali  e^li  è  eccellente  ,  faran- 
no falfi  tutti  i  giudizi  di  tatti  1  favj  portati  in  quelle 
marerie,  nelle  quali  eflt  fi  fono  dittimi?  Anzi  bilbgua 
fempre  fentire  i  giudizj  di  quelli  ,  che  danno  i  pareri 
(opra  generi  di  cofe  fcientihche,  nelle  quali  fi  fono  di- 
pinti, perchè  effendone  appieno  conofeitori  ,  fono  giu- 
dici competenti.  In  taripotefi  dell'EIvezio  {vanirebbero 
i  Canoni  tutti  del  buon  gufto,  tutte  le  regole  de*  Cri- 
tici farebbero  falfe,  Omero  non  potrebbe  elTer  giudice 
di  un  Poema  Epico  ,  Pindaro  di  un*  Ode  ,  Metaftafio 
di  una  Comedia .  Perchè  ?  Perchè  dice  Y  Elvezio  ,  che 
preporrebbero  il  loro  ftile  a  quello  degli  altri  .  Ma 
quando  anche  ciò  faceflero  ,  non  potrebbero  elTere  in- 
ienfibili  al  buon  gufto  ,  che  enerverebbe  ne'  confittili 
Autori  le  bellezze  dell'imitazione  della  natura.  I  gran- 
di Artefici  ,  i  gran  favii  hanno  fpeflo  ,  e  fcambievol- 
mente  ammirato  con  piacere  le  produzioni  confimKi  * 
Virgilio  gran  Poeta  ammirò  Omero .  Inoltre  i  princì- 
pi di  buon  gufto  Univer&le  ,  i  quali  fecondo  le  anta- 
cedenti  oifervazioni  <kU'  Elvezio  ,  fi  offe r vano  in  tutte 
le  nazioni,  fmentifeono  quefte  fue  iftefle  teorie  .  Oak 
quali  fonti  deriva  l'univerlale  ftima  di  Omero,  di  Vir- 
gilio1, di  Pindaro  ?  Oa'giudrzj  de*  primi  conofeitori  di 
quelle  bellezze  •  Orazio  ìoéò  fbmmamente  il  Lince* 
Pindaro ,  ed  era  egli  ancor  gran  Lirico  .  Vedi  Y  Ode 
di  Orazio .  Findarum  quifquis  ftuda  *mvUri ,  &  <et  ! 


non  può  giudicare  di  quello  degli  altri  ;  e 
da  ciò  ripete  le  origini  de'  varj  giudizj  fuiie 
.cofe  ifleffe,e  su  quel  che  fi  dice  bello  [pin- 
ato ,  che  è  P  arte  di  dir  le  cofe  con  Élegan^a , 
grandezza ,  e  fine^ia  ,  come  dice  P  Elvezio  , 
e  di  renderle  interejanti .  Ma  ci  ha  detto  PEl- 
vezio  qual  fia  tal'  arte ,  e  fe  fia ,  o  poflTa  ef- 
fer  PiReflà  per  tutti  gli  Uomini  ,  per  tutti 
i  tempi ,  per  tutti  i  luoghi  ?  Dunque  ragio- 
na con  molta  confufione  ,  e  con  non  po:hi 
fofifmi;  e  quindi  foggrunge  ,  che  i  Filofoti 
oflervan  le  cofe ,  ed  il  mondo  la  maniera  di 
dirle  ;  ma  i  Fiiofofi ,  fe  oflTervan  le  fole  co- 
fe ,  e  non  già  la  maniera  di  dirle ,  non  fon 
veri  Fiiofofi  ,  nè  fanno  proporre  le  loro 
idee  ;  e  nell'  efaminare  le  dottrine  altrui 
Contenute  ne'  libri  degli  antichi  ,  ne'  quali 
dalie  parole  devono  eflTer  condotti  a'  (enfi 
delle  cofe ,  dovranno  badare  alle  parole  ,  fe 
vorranno  eflTer  Fiiofofi  ,  perchè  molti  errori 
nafcono  dall'  abufo  delle  parole  e  dal  non 
capir  fi  le  medefime  . 

§.  Dopo  ciò  foggiunge  P  Elvezio',  che 
talora  gif  Uomini  di  fpirito  odiano  i  Fiiofo- 
fi ,  che  penfano  alle  cofe  ,  non  alla  ma- 
niera di  dirle,  ed  i  Fiiofofi  odian  talora  gli 
Uomini  di  fpirjto  ;  e  che  la  bellezza  confitte 
Dell'  unir  la  Fìlofofia  all'  eloquenza  ,  cioè  Par- 
te di  ragionare  alla  maniera  di  bene  fpiegarfi» 
lo  flile  a'  penfieri  .  L'  arte  di  ben  dire  fup- 
pone  Parte  dì  ben  penfare  ,  dunque  a  con- 
chiude  PElvezio ,  che  fono  irragionevoli  quei 


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2^ 

Filofofi ,  cFic  odiano  Y  eloquenza  ,  e  quegli 
eloquenti ,  che  biafimano  la  filofofia  ,  ed  in 
queflo  dice  affai  bene. 

§.  6.  Queflo  ifleflo  Autore  in  un*  altra 
opera  ,  che  volle  fcrivere  full'  Uomo  È  e  fal- 
la fua  educazione  volle  ridurre  tutte  le  rego- 
le dell'eloquenza  poetica, e  profaica  alle  co- 
nofcenze  dei  bello  ,  e  de'  mezzi ,  che  condu- 
cono ad  eccitare  in  noi  fenfazioni  piacevoli, 
didime  ,  e  nuove  P  Confirma  con  molti  efem- 
p)  tali  idee,  e  vorrebbe,  che  non  folo  ogni 
libro  fuflè  nuovo  ,ma  che  ogni  pagina, ogni 
linea ,  ogni  verfo  avelie  ad  eccitare  una  nuo- 
va fenfazione  ,  un'imagine  ,  quale  fecondo 
più,  o  meno  intereflTa, più  piace 5  e  diventa 
lìile  fublime  quando  fa  in  noi  la  pm  forte 
imprefljone  poflìbile.  Alla  forza  dunque  più, 
o  meno  veemente  riduce  la  diflinzione  del 
bello  dal  fublime .  Per  formarci  un'  idea  dei 
fublime,  vuole  che  fi  unificano  i  pezzi  citati 
per  modelli  da  Longino ,  da  M.  Defpreaux, 
e  da  altri ,  e  ciò  che  rifulta  in  noi  di  com 
mune  dalle  impreffioni  di  quei  pezzi  diverfi" 
coflituifca  il  fublime  ,  che  egli  diflingue  in 
fublime  d'  imagini  ,  e  di  fentimenti  . 
Ognun  vede  ,  che  V  Elvezio  non  è  nè  chia- 
ro ,  ne  precifo ,  nè  molto  Fifofofo  in  tali  ra- 
ziocini . 

§.  7.  La  fublimità  d*  imagini  fi  fa  confi- 
flere  da  queflo  Autore ,  nelle  imagini  le  pm 
forti  ;  e  chiama  imagini  più  forti  quelle  che 
derivano  dal  timore,  e  dice,  che  il  fublime 


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. 

è  l'effetto  di  un  timor  che  comincia,  fog- 
giungendo  che  la  profondità  de*  Cieli ,  P  ini- 
menlità  de*  mari ,  P  eruzioni  de*  Vulcani  ,  ci 
lòrprendono  perchè  ci  rapprefenrano  le  gran- 
di forze  della  natura ,  ed  il  noilro  niente  , 
onde  nafce  il  noflro  timore.  Soggiunge ,  che 
nelle  Eumenidi  di  Licinio,  lo  fpettacolo,  e 
le  decorazioni  orribili  fecero  comparire  tutta 
la  Tragedia  fublime ,  e  dice  ,  che  i  conti 
deMadri ,  degli  fpettri  ,  e  de*  pericoli,  attcr- 
rifcono ,  e  commovono  più .  Dunque  fecon* 
do  V  Elvezio ,  tali  conti  fono  i  modelli  dello 
fi  ile  fublime  ?  Si  può  dare  ailurdità  maggio- 
re? E* vero,  che  lo  fpavento  può  darci  qua- 
dri eccellentifllmi  ,  e  modelli  di  fublimità 
inarrivabile  ,  come  nella  deferizione  della 
guerra  de' Giganti  Flegrei ,  in  quella  di  Er- 
cole con  Anteo ,  nella  prefa  di  Troja  .  Ma 
forfe  oltre  del  fublime ,  che  nafce  dal  terro- 
re, non  abbiamo  altri  generi  di  fublime  nelP 
eloquenza  Poetica  ,  e  Profaica  ?  Anzi  ve  ne 
fono  infiniti  in  ogni  Scrittore  in  verfo  ,  ed 
in  profa  ,  e  iungo  farebbe  il  riferirgli .  Dice 
Elvezio,  che  il  fiat  lux  ,  &  fafla  ejl  lux 
della  Sacra  Scrittura  è  fublime  per  il  teno- 
re ,  e  per  P  idea  s  che  ci  dà  di  un1  Ente 
onnipotente  .  Ma  le  fublimità  del  Cantico 
di  Mose  dopo  il  paflàgio  del  mar  Rof- 
fo  (7)  quella  delP  altro  Cantico  di  Mose  , 

che 

(7)  Quello  the  crfliipcia  Cjn'enus  Domino ,  glorhjc 


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che  è  nel  Deuteronomio  (8)f  Caotici  fubii- 
miflìmi  ,  non  confiflono  in  terrori  ,  come 
fogna  V  Elvezio  .  Lf  epifonema  di  Virgilio 
Tanice  jnolis  trat  Romanam  coniare  gcn- 
tem  ,  e  quello  di  un  Poeta  Scozzefc 
hilia  morte  del  noQro  Divin  Redentore  . 
lamot  molis  em  lapfam  repararc  falutem  (9) 
fono  cofe  fublimiflìme ,  nè  contengono  idee 
di  terrore  .  Ma  V  Elvezio  più  oftinato  nel- 
le fue  idee ,  vuol  ridurre  ancora  alla  caufale 
dei  terrore  incipiente  le  fublimità  de' feri- 
menti ,  e  quelle  che  derivano  dalla  grandez- 
za ,  e  forza  de'  caratteri ,  ripetendo ,  che  ogni 
gran  carattere  è  un  terrore  incipiente  •  Cosi 
dice ,  che  quando  predo  Omero  Ajace  dico 
a  Giove,  che  gli  rendefTe  la  luce  ,  e  che 
combattefle  contro  di  lui  ,  e  de' Greci  ,  tal 
propofizione  è  fublime  ,  perchè  fgomenta  ,  e 
conchiude  t  che  quando  non  vi  è  fenfazione 
di  timore,  non  vi  è  fublimità,  ma  vivacità; 
e  foggiunge  che  le  regole  dell'  eloquenza 
fono  i  diverfi  mezzi  ,  da'  quali  fi  eccitano  in 
noi  le  fenfazioni  varie . 

$.8.  Da  ciò  fi  vede  che  Elvezio  Dell' 
eloquenza  e  nello  fliie  ha  voluto  introdurre 
da  per  tutto  il  timore ,  e  la  violenza  ,  come 
Hobbes  volea  introdurre  il  timóre ,  e  la  for- 
ra in  politica.  Non  è  però  quello  Cflema  di 

Elve- 

(8)  Quell'altro  Audite  Cali  quet  Loquor .  Deutet. 
Cip.  XXXll, 

(9)  Delie.  Poetar.  Scoiar. 


2$6 

Elvezlo  fullo  flfle  fublime  la  più  minima 
afturdirà  ,  die  coftui  aveffe  potuto  dire  . 
Abondan  pur  troppo  le  fue  opere  di  errori 
gravi,  ed  in  materie  graviflìme  ,  delle  quali 
non  è  noftro  iftituto  il  parlare .  Non  e  dun- 
que meraviglia  ,  fe  tal'  Autore  abbia  avuto  de- 
gli erronei  raziocini  full*  eloquenza  (io)  • 


4 


C  A- 

(lo)  Si  è  da  noi  oflcrvato  in  oceafione  de'  Sofismi 
detti  dal  Bayle  contro  l'eloquenza,  che  coloro  i  quali 
fi  credono  Filofofi,  e  che  hanno  la  difgrazia  di  attac- 
care le  verità  le  jpid  facre,Ie  più  utili,  le  più  evidenti» 
fi  vedono  fpeflb  Ipeflo  incappare  in  gravi  errori ,  anche  in 
materie  indifferenti  e  feicntifache  di  qualfifia  genere  . 
La  ragione  è  evidente  •  Queir  intelletto  che  attacca  la 
religione  ,  non  è  bene  architettato  ,  anzi  è  lefo  come 
iie' matti.  Un  cervello  non  bene  architettato,  e  lefo  , 
dee  efler  fogetto  a  continui  irraziocinii  ,  e  paralogifmi 
anche  in  cofe  indifferenti  •  Se  ne  veggono  le  prove  in  tutt'i 
libri  de'  Deifti .  Raziociuii  inconcludenti ,  ifolati,  interrotti, 
confuti,  falfi,  e  pieni  di  mala  fede,  d' ipoteli, di  alTar- 
diti  per  ingannar  gl'ignoranti,  compongono  il  meglio 
dcJ  loro  argomenti.  Così  il  Bayle  ha  ragionato  full* 
eloquenza,  cosi  l'Elvezio  fui  rmou  gufto  con  aCfurdità 
infinite  ,  come  fi  c  da  noi  ofiervaro .  L' ifteflo  è  acca- 
duto a  moiri  altri. 


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3S7 

ggag         •  Top 

smmìi  |»|f 


CAPO  Vili. 

•  •  ■       ■  ;        •  .  ..  ' 

•  t 

Di  M.  de  Montesquieu. 
$•  h 

IL  Signor  de  Montesquieu  Fia  Iafciato  alcuni 
frammenti  fui  gufto  (r)  ne' quali  didingue 
neli'  anima  tre  forti  di  piaceri  cioè  quelli  , 
che  trae  dal  fondo  della  fua  efiflenza  ,  quelli 
che  rifultano  dalla  fua  unione  col  corpo  ,  e 
quelli  che  derivano  dall'  ufo  ,  dal  cofl<  mi 
ec. ,  e  foggiunge  poi  ,  che  tali  piaceri  fono 
gli  oggetti  del  guflo  ,  e  fono  il  bello  ,  il 
buono  ,  il  delicato  ,  il  naturale  s  il  tenero , 
il  fublime,  il  nobile,  il  grande  ,  il  maeflo- 

R  fo, 

(i)  Monrefquieu  EJfay  fur  te  gout  dans  hs  oevres 
de  la  nature ,  &  de  C  art .  fid.  Alante  fa   Oeuvr.  Tom, 
VL  oag.  36*.  edit.  in  I».  Amfterd.  chei  Arkftie  & 
Merkus  1773.  _ 


2;8 

io  ,  ed  aggiunge  fin'  anche  il  non  sb  chi . 
Biafima  gli  antichi  ,  che  credeano  la  oeilezzà 
eiìere  nelle  cofe  ,  e  non  ne'  rapporti  delf 
anima,  e  perciò  dice ,  che  quei  Diàloghi  di 
Platone  ,  ne1  quali  fi  fa  ragionar  Socrate  , 
dialoghi  dagli  antichi  tanto  ammirati  ,  og- 
gi fono  aflurdi  ,  e  pieni  di  una  falfa  filo* 
fofia  • 

§.  2.  Dice  il  Montesquieu  ,  che  V  anima, 
oltre  i  piaceri  ,  che  ha  da'  fenfi  ,  ne  ha  de- 
gli altri  da  eflì  indipendenti  ,  coni'  è  la  Tua 
curioliià  ,  le  idee  della  fua  grandezza  ,  fue 
perfezioni  ,  fua  efiftenza  ,  quelle  idee,  colle 
quali  unifee  ,  divide  ,  paragona  .  Noi  non 
entriamo  a  difputar  col  Montesquieu  circa 
tali  punti  di  Metatìfìcà.  Egli  poi  chiama  ta- 
li piaceri  col  nome  di  naturali ,  e  gli  diftrn- 
gue  da*  piaceri  acquieti .  Indi  riflette  ,  che 
fe  la  nollra  organica  Ammira  fufle  Hata  di  più, 
o  di  meno  membri ,  vi  farebbe  (lata  un1  al- 
ira  eloquenza,  un'altra  Poefia  (2) ,  e  quefta 

fua 

*  t  *  «  • 

(a)  Crede  ài  fortr  dimoftrare  il  Monréf<peu  il  fuo 
afTunto ,  col  dire ,  che  fe  la  coftitufcionte  de'  nortri  or- 
gani ci  aveCTe  refi  capaci  di  pili  lunga  attenzione,  tutte 
le  regole  che  proporzionano  la  difpolìzione  del  (ògetto 
alla  mifura  de!Ia  noftra  attenzione  non  enferebbero 
piti.  Se  noi  fuflìmo  flati  pia  penetranti ,  le  regole  foa- 
date  falla  mifura  della  noflra  penetrazione  non  cinte- 
rebbero. Se  la  noftra  vifta,  il  noftro  udito  ,  il  aorrVo 
odorato  fu(Tcro  flati  divertì  ,  divertì  farebbero  frati  i 
modi  della  profpetti va,  architettura  ec.  Ma  dica  il  Mon- 
xefquieu ,  cali  ribellioni  ipotetiche  cola  coashiudoao  net 

fuo 


1 

1 


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2W 

fua  rifleflSone  è  inutile  ,  fuperflua  ,  ipotetica, 
e  non  degna  di  tal  Fiiofofo  ,  il  quale  fog- 
gtunge  ,  che  il  buon  gufto  non  s'  infegna  , 
riè  fi  acquatta  ,  e  che  i  precetti  ,  e  gì'  infe- 
gnamenti  folo  ponno  regolare  il  gulto  acqui- 
llatOjchc  fa  confiftere  nell'attaccamento  alle 
cofe  per  via  de'  fentimenti;  e  riduce  le  ge- 
nerali definizioni  dello  fpirito  alle  ideecoui- 
prefc  fotto  le  paiole  d*  ingegno  ,  buon  fen- 
io  ,  difcernimenio  ,  aggiuftatezza  ,  talento , 
gufio  • 

$.  Palla  quindi  a  parlare  della  curio- 
fità ,  e  dimoflra  ,  che  s' incontra  con  il  pia- 
cere quando  all'  anima  fi  fcuoprono  cofe  nuove, 
e  maggiori  di  quelle  che  eflà  fperava  di  ve- 
dere .  La  curiofità  non  ammette  limiti  ,  e 
vorrebbe  veder  tutto  e  fcoprir  tutto,  e  fiam 
talora  impolTibiiitati  a  farlo  .  Siamo  nelle 
Città  popolate,  e  non  poffiam  godere  delle 
vedute  delle  campagne?  Viene  per  appagar 
la  curiofirà  l'arte  della  pittura,  e  ci  dipinge 
i  villaggi ,  e  le  campagne  nelle  noflre  danze. 
Siamo  nelle  campagne  ,  e  non  poflia'.n  go- 
dere delle  popolate  Città  ?  La  pittura  ce  le 
rapprefenta  ne'  quadri  *  Ecco  V  origine  de' 
piaceri  che  derivano  da  tali  arti  fondate  neU 
la  curiofità .  Soggiunge  etto  Autore  ,  che  i 
grandi  penfieri  conlìflono  nel  dir  cofe  mai 

R    2  fpe- 

••■•<•... 

fuo  alfimto  ?  Non  fono  forfè  fogette  al  rimprovero  di  Ora- 
zio, «eli' Arte  Poetica?  ForuSc  cupreftum  fcis  fimulare. 
Quid  hoc  i  &  ut.  . 


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iperate  ,  o  credute  (3)  ,  ed  afferifee  ,  clie 
fai  fogna  moflrare  air  anima  con  ordine  ie 
cofe,  altrimenti  G  cagiona  confufione ,  e  rap- 
prefentarle  con  varietà  per  non  cagionar  nau- 
fea ,  e  languidezza  ;  ma  la  varietà  non  dee 
eflTere  fproporzionata  ,  nè  la  fimmetria  dev* 
eflereuna  nojofa  uniformità,  ma  bifogna  inferire 
de  contraQi  ne'  caratteri ,  preferrvendo  che  mai 
fi  debba  cadere  negli  elìremi,  e  quindi  a  lun- 
go favella  dell'  arte  del  forprendere  nel!' 
efporre  le  cofe  con  inafpe  tati  artirìcj  (4)  e 
quindi  efpone  il  Montesquieu  ,  come  le  cofe 
ci  poflàno  piacere  ,  o  drfpiacere  fecondo  i 
loro  vari  afpetti  ,  e  fecondo  ie  diverfe  no- 
ftre  idee  ,  giudizj  ,  fenfazioni  ;  ed  efami  na 
varii  generi  di  diverfi  capricciofi  piaceri  ,  e 
le  prevenzioni  de'  piaceri  datici  da  un'  og- 

Y   1  *  —  —   il  /-k      I  a  ■  v«  . 


pre  piacevole  ,  e  ciò  confirma  colf  efempio 

di 

(9)  Adduce  T  efempio  di  Floro  ,  che  rapprefenta  gii 
errori  di  Annibale  in  due  parole  .  Quum  Victoria  pof- 
fee  uri ,  imi  voluti .  Ci  deferive  la  guerra  di  Macedo- 
nia cosi.  Iniroiffi  vittoria  fuit.Ci  rapprefenta  con  que- 
fte  parole  qual  farebbe  un  gior  io  Scipione  .  Hu  era 
Scipio,  qui  in  exitium  Africa  crefcii.  Ci  rapprctenU 
Annibale,  che  andava  per  1*  Univerfo  cercando  1  nemi- 
ci  de*  Romani  :  Prtfugus  ex  Africa  hojiem  poputo 
Romano  toro  Orbe  quarebat. 

(4)  In  tale  occafione  adduce  1  efempio  di  bvetomo, 
che  dopo  aver  deferitto  con  fangue  freddo  gli  eccelli 
di  Nerone,  forprende  con  quefta  conchiufione  malpee- 
rata:  Tate  monftrum  per  quaiuordecim  anno*  perpejj[us 
terrarum  Ortis,  tandem  acjtituii. 


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26 1 

ài  una  donna  da  Scena  ,  che  place  ancota 
fuori  del  teatro  full1  idea  dei  fuo  canto  ,  ve- 
ce ,  portamento,  geflr ,  applaufi  ricevuti,  e 
per  il  fublime  perfonaggio  ,  che  rapprefen- 
lava.;  e  foggiunge  in  taP  occafrone  il  Mon- 
tesquieu che  noi  lìam  pieni  di  prevenzioni  , 
e  d'idee  accefTorie. 

§.  4..  Viene  a'- piaceri  del  non  sò  chi }  ed 
in  lai  capitolo  poiea  efTere  aliai  più  dif. 
fufo  ,  trattando  di  una  materia  tan- 
to vaila  ,  che  ha  per  limiti  un  non  sò  chi  , 
e  che  può  ridurli  all'  infinito  .  Ma  era  ben 
fatto  ad  un  Filofofo,  come  il  Montesquieu  , 
ii  parlare  fui  non  sò  chi  ì  O  pure  ha  egli 
voluto  dirci  colP accennare  in  materia  di  buon 
guflo  piaceri  del  non  sò  chi, che  non  fi  pofla 
capire  cosi  facilmente  in  qual  cofa  confida 
effe)  guflo?. Ma  noi  non  ifcriviamo  un  Com- 
mento su  tali  frammenti  di  quello  Filofofo, 
ma  folo  vogliam  dafe  una  concifa  efpofizione 
dell'  abbozzo  dei  fuo  fillema  fui  guflo  ,  che 
egli  preparava  per  farlo  inferire  nella  grande 
Enciclopedia  di  Parigi. 

§;<  j.  Efamina  quindi  ii  Montesquieu  la 
imaniera  da  tenerli  nel  forprendere  gli  udito- 
ri, i  Lettori  >  e  gli  fpettatori  con  delle  no- 
vità inafpettate  ,  dicendo  ,  che  la  forprefa 
non  dee  eflèr  tale  ,  che  fui  principio  aveffe 
a  colpire,  con  isvilupparfi  tutto  il  forte  dell* 
ammirazione  ,  ma  che  tali  forprefe  dtbbon* 
eflTere  fulle  prime  mediocri  ,  e  poi  vadano 
gradualmente  crefeendo,  come  ha  fauo  Vir- 

R    3  gilio 


2. 6  2. 

gtlio  fa  Poefia,  e  Rafaelè  nella  Pittura  (y). 
Indi  efamina  il  Montesquieu  la  natura  ,  e 
g\\  effetti  di  certe  forprefe  dell'  anima  che 
non  sa  conciliare  quanto  vede  con  quanto  ha 
villo  t  e  chiama  poi  tale  flaio  della, roenic 
am'uefi  delle  cofe ,  che,  e  diverfa  dald'  amiteli 
delle  parole,  e  adduce  f  efempio  di  Fioro, 
che  parlando  de'  Sanniti  ,  dice  che  le  ioro 
Città  furono  talmente  diftrutte  ,  che  era  dif- 
ficile riconofeere  in  elTe  il  teatro  di  tanti  lo- 
ro trofei  •  Ut  non  facile  apparerei  materia  qua- 
tuor  ,  &  viginti  peculorum  Aggiunge  poi 
V  ifleffb  Montesquieu  »  «che  pua  delle  cofe 
più  piacevoli  ,  e  .  piò  difcUi  Ha  lo  HHe  ma- 
turale p  cosi  in  eloquenza  poetica  e  profaic*, 
come  in  Mufica  ,  confirmarido  ciò  coli'  cfénir 
pio  de'  verlì  di  Corneille  ,  che  fono  co» 
pompofi*  ed  erano  con  facilità  fomma  com- 
porti, e  quei  di  Racine  cosi  naturali,  erano 
difrkiiiflìmi  a  far  fi  ,  e  conchiude  il  Montes- 
quieu ,  che  Io  flile  ballò  è  fublimé  pèr  ii 
popolo  ,  che  tutto  vede  nelle  fue  idee  $  e 
che  T  unione  dell'  idee  accelTorie  ,  rende  ne' 
grandi  i  loro  penfieri  ,  p  nobili  ,  a  fabir- 
mi  ,  o  naturali  •  Cita  Michelangelo  per  id 
;  f  ;  ,       -.i  Mae- 

;       .  t       •        t  •    •  v  .  ~>  ■'•  ■  * 

.  (s)  °icc  il  Montefcmieu  in  tal  frammento,  che  gli 
Autori  i  pili  uaturali  lorprendono  meno  fulle  prime,,  e 
aliai  dopo .  Lucano,  ed  i  Pittori  Veneziani .,  come  ei 
crede,  ibrprendono  alTai  fulle  prime  ,  e  niente  iopO'. 
Giudichi  il   favio  Lettore  di  tali  alTertive  di  Montes- 
quieu .  ..!'••] 


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Maeflro  della  fublimltà  In  Pittura  •  Avrebbe 
dovuto  aggiungere  chi  egli  credea  il  Mae- 
flro dell$  fublimità  io  eloquenza  Poetica  ,  e 
Profaica.  Ma  quefto  piccolo  aboz7o  dei  Mon- 
tesquieu fui  guflo  ,  oltre  il  non  ballare  per 
farci  formare  idee  de*  Cuoi  fornimenti  ,  e 
compiute  teorie  foli  eloquenza,  contiene  altre.st 
molte-  cofe  piuttpflo  ipotetiche  ,  che  vere  , 
piuuotio  nuove 'die  favie  (6). 


... 


R 


i 

4 


CA- 


(6)  TI  Signor  d'Alembert  nel  fuo  Elogio  di  M.  de 
Montefquieu  (  Melange  Philof.Tom*lL  )  verfo  il  fine, 
di  tal'  Elogio  dice  cosi  di  quello  frammento  fui  sufio 
fcritto  da  M.  de  Mon tefqieu ,  del  quale  noi  '  abbi  am  ri- 
ferite l'idee:  Egli,  cioè  M.  de  Motnefquieu , ci  desina- 
va un  articolo  jul  gufiot  il  quale  articolo  i  fiato  rro" 
vàto  imperfetto  traile  fue  catte  .  Noi  il  daremo  al  l'u* 
blico  nello  fiato  in  cui  Ji  trova  ,  *  noi  il  tratteremo 
cai  rifpetto  medefimo  ,  chi  altravolta  dimoftrò  Roma 
per  le  ultimi  vo fi  di  Stntca. 

Da  quelle  rifleftoni  di  M.  d'  Alembert  fui  detto 
franarne  ntp  di  M.^e  Mon  tcfquicu  ful  guflo  fi  ricavabile 
negli  fclogj,  ancorché  fatti  da'  Filofofi,  rare  volte  fi  dice 
il  vero,  giacché  chi  fa  elogj  vuol  tutto  ingranare  liei 
fuo  Eroe,  anche  le  cofe  le  più  piccole  .  Il  franamento 
fui  gufto  fciitc*  «la  M.  .de^  JYlomefquieu  non  meritava 
effetti  rammentato  dopo  1'  eflerfi  parlato  dello  spinto 
delje  Le<;gi ,  e  della  opera  fulla  grandezza  e  decadenza 
de'  Romani . 


•       t  «S  * 

-  -  * 


* 


4 


C  A  P  O  IX. 


Di  Mf  Diderot. 

•  i     /  \.  t 

QUeflo  Autore  (i)  dopo  avere  efaminati 
i  fiflemi  di  coloro  ,  che  hanno  fcrirto 
fui  beilo ,  e  fui  buon  guflo  generale  , 
cioè  i  Memi  di  Piatone ,  di  S.  Agoftinq  in 
alcuni  fuoi  frammenti  y  di  Hutchefon ,  dei  P. 
Andrea  Gefuita  ,  di  Shaftsbury  ,  di  Woifio , 
di  M.  de  Crouzas,  <e  di  altri ,  fa  molte  ri- 
fleffioni  fulle  bellezze  relative  ,  e  fulle  reali, 
e  paffa  quindi  a  confederare  il  bello  morale 
in  rapporto  a*  cofìumi  ,  ed  il  bello  letterario 
nelle  cofe  fcieniihche,  e  deduce  poi  ia  con- 

(i)  Nel  fuo  Traili  du  Beau, 


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fegttenza*  cfieP  imitazione  della  natura,  nel- 
la quale  confifle  il  più  bello  delle  arti  ,  fia  • 
la  cofa  più  difficile,  giacché  tale  imitazione 
richiede  lo  Audio  il  più  generale  ,  il  più  pro- 
fondo ,  il  più  eflefo  di  tutte  le  produzioni 
della  natura  ,  e  le  conofcenze  le  più  perfet- 
te de'  limiti,  che  la  natura  fi  prescrive  nelle 
fue  produzioni  ,  e  le  loro  graduazioni ,  cofe 
difficiliflìme  ad  indagarli  ;  e  quindi  dimoftra 
dopo  varie  rifltlToni ,  che  le  bellezze  di  al- 
cuni eloquenti  pezzi  Poetici  ,  o  profaici  ri- 
fultano  dalle  circoflanze  ,  e  dagli  attacchi  an- 
tecede mi  che  hanno  quei  pezzi  ,  che  confi- 
dtrati  nell*  antecedente  ,  e  confeguente  loro 
concatenazione  fono  belli ,  grandi  ,  fublim?  5 
confidenti  fenza  tali  rapporti  ,  ed  ifolati , 
non  fi  truovano  ne  fublimì  ,  nè  belli  • 
c  §.  2.  Quindi  M.Diderot  fi  apre  il  campo 
a  difeorrere  fulla  natura  de'  rapporti  ,  che 
fenno  il  bello  ,  confiderà  alcune  definizioni 
di  tali  rapporti,  e  feioglie  le  difficoltà,  che 
può  incontrare  il  fuo  filìema,  conchiudendo, 
che  dandofi  un*  occhiata  fugli  oggetti  ,  che 
il  chiaman  belli  ,  uno  efclude  dalle  bellezze, 
<he  ha,  la  grandezza,  1' altro T utilità  ,  f  al- 
tro la  firn metria  ,  certuni  V  ordine  ,  co«» 
me  nelle  deferizioni  delie  tempeiìe  ,  del 
Chaos  ec. ,  conchiudendo  che  il  bello  confi- 
fle  nella  percezione  de1  rapporti  ;  e  quindi 
efamina  le  differenti  caufali  delle  vane  opi- 
nioni fui  bello  ,  e  fui  gufto ,  che  dice  deri- 
varono dalla  maggiore ,  o  minore  efperien?a, 

eften- 


266  . 

eflenzione  dello  Ipirito  ,  tifò  di  meditare; 
giudicare  ,  vedere .  Talora  i  belli  pezzi  delle 
arti  non  fi  ponno  da  tutti  capire ,  come  ac- 
cade anche  nella  Mufica,  e  nella  Poeta  ,  on- 
de fecondo  i  gradi  della  perizia  in  quelle 
arti ,  e  fecondo  le  paflìoni  ,  che  accompagna-» 
no  quei  che  giudicano  di  tali  arti,  fi  giudi* 
ca  falle  medefime,  e  fui  gurto;  e  le  bdlez» 
ze  fon  fempre  in  ragione  comporta  del  nu- 
mero de'  rapporti ,  e  delle  difficoltà  ,  che  vi 
Jbno  ,  che  li  fuperano  in  confiderai  ,  co- 
me dinivftra  con-  efempj  prefi  dalla  Geo* 
-mctria ,  , 

§•3-  Si  giudica  ,  dice  M.  Diderot ,  fal- 
le bellezze  e  fui  gutfo  fecondo  la  proporzio-» 
.ne  nella  -quale  fi  crede  ,  che  tali  cofe  corri? 
fpondano  in  rapporto  alle  parti ,  che  eflTe  fp* 
jno  de,l  gran  liuto ,  il  quale  fecondo  è  più , 
•o  meno,,  conofciwo  3  fono  più  o  meno  co* 
iiofciuti  tali  rapporti  ;  e  Aggiunge  ,  che  IP 
interefle ,  le  paflìoni ,  V  ignoranza  ,  i  pregivi? 
dizj,  gli  ufi,  i  coltami ,  i  climi  ec,  impedi- 
fcono  in  noi  molte  idee  fui  guflo,  e  ne  ge- 
nerano molte  altre  in  rapporto  a  noi  fleflr. 
Le  idee  falle  ,  e  le  idee  vere,  dice  M.  Dir 
deroi ,  fecondo  la  loro  diyerfa  natura  ,  e  mo- 
jdificazicoM^  che  producQno  in  noi  ,  cagiona- 
no diverfi  fenomeni  ,  e  V  ifleflò  accade  co' 
Segni  delle  idee  0  cioè  colle  parole ,  che  rare 
yolte  heu  Jl  definrfcpno,e  ben  fi  capifcono* 
e  mai  perfettamente  «corri  fpondono  air  éflcnt- 
za  delle  £ofe  J  ed  in  lai1  occafione  V  ifteUb 


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Autore  clfl&rva ,  cne  !a  Logica  ,  •  e  la  Me- 
tafifica  ,  farebbero  molto  perfette  ,  fe  i  Di- 
zionarj  delie  lingue  fuflerò  perfetti  ;  e  per- 
xhè  le  parole  fono  ì  colori  della  Poefia  ,  e 
deli1  eloquenza  ,  non  vi  può  eflèr  mai  con- 
formità nellr  giudÌ2]  \  che  fi  fanno  falle  co- 
fe  rapprefetitate  da'  colori,  fe  non  vi  è  uni- 
formità negli  igeili  colori  * 

§.  ^.  L*  iftruzroni ,  l1  educazione  ,  i  'pte* 
giudiz]  ,  e  le  paffionida  tali  circoftanze  ec- 
citate, e  gli  ordini  fattizj  delle  noflre  idee, 
fendano  tutte  le  loro  bafi  full'  opinione ,  che 


Soggiunge^ 

da  una  cofa  rifvegliate  in  varie  perfora- ,  fon 
varie  fecondo  i  varj  gufli ,  e  disgufti  ;  Gertk 
idee  accefibrie  difpiacevoli  fanno  fvanire  te 
idee  principali  piacevoli  *  Un  giorno  le  no- 
flre fen  fazioni  fono  in  uno  (lato  ,  un  giorno 
in  un'altro.  Ecco  l'origine  de'  varj  giud Fzj 
di  un*  ifleflo  Uomo  in  varj  tempi ,  età  ,  luo- 
ghi ,  e  circoflanze  (2)  .  OlTerva  ancora  P 
"  ,  >  r  ifleflo 

(2)  Che  le  iclee  acceflorie  df(piaeevoli  facciano  fva- 
nire le  idee  principali  piacevoli ,  è  cofa  vera ,  ed  in  cià 
ben  riflette  Al.  Diderot;  ed  e  anche  vero,  che  le  idee 
principali  (piacevoli  facciano  fvanire  le  idee  acceflorie 
piacevoli .  L'  idea  principale  del  Poema  di  Lucrezio  è 
dJ  infegarc  un*  empio  Epicureifir.o .  Tal*  idea  principale 
fpiacevole  c  capace  d:  rar  abominar  tal  Poeta  anciie  in 
tutti  i  luoghi  ove  non  è  empio.  M.  de  Voltaire  ,  ge- 
neralmente parlando,  è  uno  fautore  eloquenti/fimo,  ed 

eie- 


a6S 

ifleflò  M.  Diderot  ,  che  negli  ogetti  com- 
pofli  di  forme  artificiali  ,  come  neif  architet- 
tura , ,  il  gufio  è  in  pane  fondato  fopra  idee 
ragionevoli  ,  e  in  parte  capricciofe  .  'Certe 
analogie  degli  ogetti  con  altri  da  noi  credu- 
ti buoni ,  o  malefici ,  le  opinioni  de'  paefi  , 
ne'  quali  fi  vive  ,  le  convenzioni  delle  So- 
cietà, influifcono  variamente  ne*  giudizj.  Quin- 
di è  ,  che  i  colori  i  più  vivi  fi  riguardano 
come  fegni  di  vanità  ,  e  di  fatto-,  il  nero 
di  lutto,  il  giallo  di  pazzia  ;  e  tali  idee  ac- 
ceffone  fi  risvegliano  fempre  in  noi  alla  vifta 
di  .tali  colori . 

§.  j.  Si  vede  fin  qui  detto ,  che  tali 
fleflloni  di  M.  Diderot  fono  di  un  gran  peo- 
tuetra  ,  ma  avrebbe  dovuto  efler  più  4^nh  sii 
tal  materia,  più  chiaro,  più  utile';  e  fareb- 
be  flato  più  utile  ,  fe  aveue  prefo.  i  fuoi 
efempj  dalle  oflèrvazioni  fulie  fcienze ,  e  mi- 
gliori fcrirtori  di  elle  •  Credefi  da  molti , 
che  il  Poema  Epico  debba  fempre  contenere 
flile,  ed  idee  Eroiche  ,  e  perciò  quando  fi 
legge  un  Poema  Epico  fi  flà  da  molti  full* 
afpettativa  di  perpetue  fublimhà  9  che  non 
fempre  fi  trovano  .  Se  fi  fente  un  difeorfo 
di  Metafifica  ,  o  fi  , legge  un  libro  di  tal  fa- 
coltà ,  viene  fubito  1'  idea  di  attratte  ofeuri- 

1  ,       •  tà, 

elegante; ma  tali  (uè  qualità  non  ballano ,  perchè  queft' 
Autore  mai  potrà  piacete  a*  veti  dotti,  e  a*  veri  Savj 
per  molte  opinioni  acceflorie  che  iono  erronee ,  empie, 
ed  affui de ,  e  più  nuove  ,  che  làvie . 


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a>6p 

"tà,  di  tenebre  fublimi,  ma  non  tutte  le  opere 
di  Metafilica  ,  ne  tutti  i  luoghi  di  tali  opere 
fon  tenebro!]  .  La  varietà  de*  giudizj  deriva 
inoltre  dalle  idee,  che  noi  ci  abbiamo  formate 
di  quelli  Autori ,  de'  quali  noi  giudichiamo. 
Gli  Uomini ,  anche  i  più  dotti ,  fpeflb  giudi- 
cano di  prevenzioni.  Molti  luoghi  delle  ope- 
re di  Omero ,  fe  fi  diceffero  comporti  da  un 
moderno  Autore  ,  farebbero  orrendamente 
lacerati .  Varie  cofe  di  moderni  Autori ,  fe  fi 
potettero  attribuire  agli  antichi,  farebbero  lo- 
datiftìme  da  coloro,  che  giudicano  per  pre- 
giudizj  i  quali  molto  influifcono  fui  gufto  ,  e 
come  tali  fon  degni  di  fomma  rifleffione  perchè 
l' Moria  de'  pregiudizj  ,  delle  loro  origini  , 
e  decadenze  sviluppa  fempre  V  ifloria  dell' 
orìgini,  e  decadenze  di  quel  guflo,  che  è  a 
quelli  relativo .  M.  de  Voltaire  fcrifle  un  Pa- 
negirico in  lode  di  Luigi  XV.  Rè  di  Fran- 
cia. L'Europa  biafimò  tal  Penegirico ,  per- 
chè non  fe  ne  fapea  T  Autore  ,  anzi  molte 
Academie  biafimarono  ancora  tal  lavoro.  Ma 
quando  cominciò  a  fpargerfì  voce  ,  che  era 
opera  di  M.  de  Voltaire ,  fi  trovò  il  Pane- 
girico lodevole  (3).  £cco  quanta  è  la  fona 
de'  pregiudizj-  * 


CAPO 

(3)  Mtmoir.  dt  la  Rtpublia*  dit  Leur.  tu  Franti 
far  M*  da  Btaumarchais  « 


27* 


4> 


C  A  P  O  X. 

•  i 

Di  M  <ìe  Voltaire. 

- 

NEIIa  grande  Enciclopedia  di  Parigi  vi 
è  T  articolo  Eloqucnce  ,  che  è  comporto 
da  M.  de  Voltaire  (i).  Noi  daremo  i'aboz- 
20  del  quadro  ,  che  ir  Voltaire  ha  voluto 
fare  dell'  eloquenza ,  e  Io  daremo  quafi  colle 
fue  iflefle  parole.  Die' egli  dunque  ,  che  P 
eloquenza  nacque  affai  pria  delle  regole  della 
Rettoria  ,  come  le  lingue  nacquero  pria  delle 
Grammatiche,  perchè  nelle  grandi  paflionf, 
e  ne' grandi  affari  la  natura  forma  l'eloquen- 
za , 

(i)  Emyclop.  Tom.  V.  pag.  44? •  de  Lucques 

artici.  Eloquence  .  I  compilatori  di  detto  Dizionario 
chiamati  tal*  articolo  un  uhUtu  prtcitux,&  un  €xc/l~. 
Unt  morceau  .  'm  ,  ;a 


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2JI 

za  ,  e  chiunque  è  vivamente  cornmoflb,  ve* 
de  le  cofe  in  afpettj  eilraordinarj  ,  e  tutto 
diventa  per  lui  ogetto  di  paragoni  ,  .figure  > 
€  metàfore ,  fenza  eh'  ei  fe  ne  avvegga  ,  per- 
chè egli  in  tale  flato  di  veementi  paflbni 
ravviva  il  tutto  ,  e  tramanda  agli  afcoltaiori 
il  fuo  eniufiafmo;  e  foggiunge,  che  fi  e  of- 
fervato  ,  che  il  volgo  ifleflo  G  enuncia  ro- 
vente con  figure  ,  e  che  i  tropi  fieno  cofa 
ovvia  e  naturale  ,  dicendofi  in  ogni  lingua  , 
che  il  cuore  arde  ,  il  coraggio  fi  accende  ,  gli 
occhi  fcintillano  ,  lo  [pirico  è  opprejjo  ,  fi  .divi- 
de ,  fi  confuma  ,  il  Jangue  fi  gela  ,  la  ufta  fi 
fconvolge  ,  fiam  gonfiati  di  orgoglio  ,  inebriati 
di  vendetta  &  ceu  loggiungendo  che  la  natura  fi 
dipinge  da  per  tutto  in  confimiii  forti  i ma- 
gi ni  divenute  ordinarie  ,  e  che  la  natura  iltefla 
jfpira  rifluitole  le  maniere,  e  gli  andamenti 
da  pratticarfi  con  coloro  de'  quali  abbiam 
Infogno . 

§.  Il  natura!  defiderio  di  accatiivarfi  i 
Giudici,  ed  i  fuoi  Padroni  è  il  primo  mae- 
flro  dell'  arte  j  ed  il  raccoglimento  dell' 
animo  profondamente  commollo  ,  e  che  lì 
prepara  alio  fviluppo  de1  fornimenti  che 
f  intereflàno  ,  c  lo  premono  ,  è  il  priftio 
palio  dell'  eloquenza  .  La  natura  iftefla  ifpifa 
degli  efordj  vivi ,  ed  animati ,  ed  una  forte 
paffione,  urV  urgente  pericolo  richiamano  ,  e 

'  Affano  la  fantafia  ,  ònd*  è  che  la  natura  fa  i* 
eloquenza  ;  e  fe  fi  è  detto  Orator  fit ,  ìoila 

'najcitur  ,  fi  è  detto  quando  T  eloquenza  è 

fiata 


Ù11 

fiata  forzata  a  (lucrar  le  leggi  ,  il  coftume#j 
V  ingegno  de*  Giudici  ,  ed  il  metodo  de 
tempo  .  La  fola  natura  è  eloquente  ,  ma  di 
paflaggio  (2)  ♦  Offerva  quindi  ,  che  i  pre- 
cetti di  eloquenza  fon  venuti  dopo  V  arte  , 
che  V  eloquenza  fu  ritrovata  da  Empedocle  , 
infegnata  da  Gorgia  e  ridotta  a  precetti  da 
Corace  ,  e  da  Tifia  ;  ma  in  tali  aflertive 
M.  de  Voltaire  parla  dell'  ifloria  dell'  elo- 
quenza non  con  molte  precifione  ,  ed  efat- 
rezza  iflorica ,  e  confonde  molte  cofe . 

§.  3.  Riferifce  quindi  M.  de  Voltaire  Popi- 
nione  di  Platone ,  che  richiede  nelP  Oratore 

la 

(a)  Cicerone  intefè  mo'to  bene  le  vere  origini  dell' 
eloquenza  ,  quando  dilfe  della  medefima .  Ai  fi  voLu- 
mus  hujus  rei,  que  v oca  tur  eloquenti  a  ,five  areistfire 
Jludiiyjìve  exercitationis  tujufdam,  five  facultatis  ab 
natura  prefitta,  confiderare  principium  ;  reperiemus  id  ex 
honeftifftmis  eaufis ,  natura  ,  atque  optimi*,  rationibus 
profetium  ,  Cicer.  de  Invent.  Rhet.  libr.  7.  pag-  146"* 
Toin.I.  Oper.  edit.  Barbou.In  quefto  luogo  Cicerone 
ci  dà  a  comprendere  non  folo,  che  V  eloquenza  abbia 
avuti  oneftiifìmi  principi  ,  e  caule  neceflarie  (  ed  in 
quefto  confuta  racitamente  coloro,  che  vituperano  l'elo- 
quenza, e  la  credono  nata  dal  vizio ,  e  dalla  corruzio- 
ne del  cuore  umano  )  ma  ci  palefa  ancora  Cicerone  i 
fuoi  dubbj  fui  punto  dell'eloquenza  ,  fe  fia  la  medef> 
ma  una  facoltà  naturale,  o  un'arte  ,  o  cofa  nata  dallo 
Audio  ,  e  dall'  applicazione  ;  ed  in  quefto  Cicerone  la 
fa  da  Scettico  fulle  queftioni  fudette  ,  che  tante  difTen- 
fcioni  han  prodotto  tra  ProfelTori  di  eloquenza.  Di  tali 
queftioni  coi  abbiam  parlato  nel  Capitolo  Vili,  della 
Parte  I.  ove  fi  è  Moncamente  efaminata  la  queftione 

T  Oratore  nafea,  ed  il  Poeta  fi  formi  •  1        j  - 


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la  fottigìiezza  de*  Dialettici  ,  la  faenza  de* 
Fiiofoff  ,  la  dicitura  de'  poeti  -,  ed  il  getto 
de*  Comici;  e  riferifce  altresì  l'opinione  di 
Ariflotele  3  che  dimoflra  elìce  la  vera  Filo- 
fofìa  la  guida  dell'intelletto  in  unte  le  arti, 
end' è  che  erto  Ariflotele  nei  fuo  libro  della 
Rettorica  ha  fcoverto  i  veri  fonti  dell'  elo- 
quenza ,  avendo  dimoftrato  ,  che  la  Logica 
è  il  fondamento  dell'  arte  di  pervadere  ,  e 
che  l'  efler  eloquente  confitte  nel  faper  con- 
vincere .  Attribuifce  indi  M.  dé  Voltaire  ad 
Arillotele  la  diftribuzione  deli\  eloquenza  in 
tre  generi,  cioè  deliberativo  *  demoftrativo  , 
e  giudiziario  riflettendo  di  pa Gaggio  ,  fra 
tali  generi  eflervi  fpelfo  una  cpmitiunione 
reciproca,  ed  avrebbe  dovuto  M.  rde  Voltai- 
re riflettere,  che  tal  divifione  de'  detti  tre 
generi,  non  è  molto  efatta  ,  «ome  accenne- 
remo a  fuo  luogo  .  Paflà  quindi  ii  Voltaire 
a  formare  una  brieve  ,  e  rapida  analifi  della 
Rettorica  di  Ariflotele  ,  conchiudenip  ,  che 
i  di  lui  precetti  refpirano  l'illuminata  preci-r 
fione  di  un  Filofofo  ,  e  F  eleganza  Ateniefe, 
e  che  mentre  egli  dà  le  regole  deli'  elo- 
quenza ,  è  eloquente  con  fempiiciti  ♦ 

§•  4.  Se  Ariflotele  ,  mentre  dà  le  regole 
dell'  eloquenza ,  è  eloquenre  con  femplicità  , 
come  in ..  quello  riflette  bene  M.  de  Vol- 
taire, ognun  vede,  che  quello  Filofofo, che 
6a  delineato  P  articolo  Eloqutn\a  nell'  Enci- 
clopedia ,  avrebbe  dovuto  olfervare  ,  che  V 
eloquenza  ,  e  T  idea  ragionata  , .  che  dee 

'    /  S  averfi 


aveifi  deìia  medefima  ,  non  dee  reflrmgcrG 
alla  fola  eloquenza ,  che  s' impiega  a  dillua- 
dere ,  o  a  persuadere  ne'  grandi  affari ,  o  a 
dimoftrare,  perchè  fi  può  ehere  eloquentiffimo 
in  legnando  precelti  di  eloquenza  ,  come  il 
Voltaire  oflTerva  di  Arinotele  ,  fi  può  efier 
eloquentiflimo  dando  precetti  di  fetenze  i  ed 
altresì  in  tali  cofe  fi  può  dire,  che  ancor' en* 
nano  le  mire  di  convincere  ,  e  di  perfuade- 
re  j  fi  può  eflere  eloquentiffimo  in  femplici 
narrative  Morie  Civili,  Narurali.,  Lette- 
rarie, facre  ,  e  profane  ;  fi  può  eflere  eie* 
quemiffimo  nella  defezione  di  unatempefta, 
di  un  incendio,  di  una  pelle, in  una  deferi- 
2Ìone  di  -  narrazioni  Poetiche  ,  e  Profaiche , 
fenzachè  la  perfuafione  abbia  menoma  parte 
in  tali  cofe  (-fenon.fi  voglia  truovar  pcrfiiafio- 
ne  in  qualunque  narrativa  )  ecco  dunque  che 
¥  ufo  dell'  Eloquenza  ,  ed  i  limiti  deli*  me- 
defima ,  non  debbon  riftringerfi  al  pecftiade* 
re,  e  a'  generi  demoftrativo  ,  deliberativo  , 
e  giudiziario  ,  non  folo  perchè  tali  generi  fi 
confondono  fpeffo  Timo  coir  altro  ,  ma  anche 
perchè  vi  fono  certe  qualità  di  eloquenza  ,  che 
a  tali  generi  non  ponno  rifeiirfi  f  onde  il 
Voltaire  in  quello  difeorfo  tanto  dagli  Enci- 
clopédia^ lodato ,  *urebbe  potuto  enere  affai 
più  precifo ,  e  darci  idee  più  filofotìche  full' 
eloquenza ,  e  fua  natura  *  , 

§.  RiBette  quindi  Ai  .  de  Voltaire 
fill  i  e  caufe  de'  progredì  ,  e  della  decadenza 
dall'eloquenza  traile  divette  nazioni offer-j 

:  vando 


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vando  ,  che  folo  nella  Grecia  fu  conofeiuta 
l'arte  della  vera  eloquenza,  e  delle  fue  leg- 
gi ,  febbene  in  tutti  i  tempi  ,  ed  in  tutii  i 
luoghi  la  natura  ci  abbia  fatti  vedere  abozzi 
di  certi  pezzi  fub!imi,ed  ifolati  di  eloquen- 
za ma  che  il  muovere  tutti  gli  fpiriti  di  una 
intera  coltivata  nazione  ,  fu  ia  fola  arte  de* 
Greci;  e  perchè  gli  Orientali  erano  fchiavr, 
ed  effèndo  propria  cofa  delle  fchiave  popo- 
lazioni J*  efagerare;  perciò  l1  eloquenza  Orien- 
tale fu  moUruofa  •  Ma  in  tali  aifertive  M. 
de.  Voltaire  manca  di  precifione  •  Gli  fi  po- 
trebbero fare  molte  queftioni  sù  tal  punto  , 
e  sù  tal  fuo  articolo  dell'  Enciclopedia  ,  e 
che  egli  non  li  ha  voluto  fare .  Ci  dica  dun- 
que quefto  Autore  ,  (e  è  vero  ,  che  tutù  i 
popoli  Orientali  furono  fchiavi  ?  Se  le  me- 
tafore ,  le  efagerazionì ,  le  allegorie  derivano 
dalia  fchiavitù  della  nazione,  o  dalla  povertà  del- 
la lingua?  Ogni  forte  di  eloquenza  figurata  può 
attribuìrfi  alla  fchiavitù,  o  la  fola  eloquenza 
favolofa,  e  fimbolica  ed  allegorica  ?  Tutte  le 
favole,  (imboli  ,  allegorie  ,  ebbero  origine 
dalla  fchiavitù  degli  Orientali  ,  o  parte  di 
effe?  Tulle  le  nazioni  Orientali  furono  fchia- 
ve, e  fempre,  o  parte  di  effe  ,  ed  in  certi 
tempi  ?  V  eloquenza  efageratrice  degli  Orien- 
tali divenne  tale  in  tempi  della  Schiavitù 
loro,  o  fu  fempre  tale?  I  modelli  ,  che  ci 
reftano  dell'  eloquenza  Orientale  ,  come  le 
Poefie  di  Lockman  ,  le  favole  di  PiJpny,  i 
%\ug  de'  Cinefi  ,  i  Vedam  de*  Bramini ,  il 

S    2  Zend 


a-j6 

Zend  Averta  di  Zoroaftre ,  le  Poefie  di  Saadi, 
il  Koran  di  Mahomet  ,  fono  effe  opere  di 
Autori  fchiavi,  o  Io  flilc  di  efle  non  è  am« 
p(  Hofo  ,  ed  efagerante  ?  L'  Elogio  di  Mouckden 
delf  Imperador  Cinefe  Kien  Long  è  opera 
di  (chiavo  ì  non  contiene  eloquenza  ampollo- 
sa ?  o  non  è  fcritto  nelP  Oriente  ?  Salomone, 
e  Davide  ,  che  furono  eloquentiffimi  nell* 
Oriente,  non  fono  pieni  di  traslati  di  figure, 
d*  imagini  ?  o  pure  erano  fchiavi  ì  Nò  cer- 
tamente. 

§.  6.    Molte  queftioni,  e  dimande  fi  po- 
trebbero fare  a  M.  de  Voltaire  ,  dalle  quali 
non  potrebbe  ii  medefimo  nregare  ,  che  il 
fuo  penfare  full1  eloquenza  Orientale  non  con- 
vince* i-e  lingue  Orientali  furon  le  prime  , 
le  nazioni,  che  le  parlarono,  furono  di  fan- 
tafia  accefa ,  e  viviflìma  ,  perciò  la  loro  elo- 
quenza fu  (ìmbolica  ,  e  metaforica  .  La  fan- 
talìa  ,  e  la  neceflìtà  caufarono  queir  elo- 
quenza ,    non    già    la     fchiavitù  ,  per- 
chè la  fchiavitù  diflrugge  ogni  eloquenza  , 
come  coda  dall'  Iftorie  delle  lingue  ,  e  dell1 
eloquenza.  La  fchiavitù  ha  potuto  produrre 
certi  piccioli  apologi ,  e  fimboii  in  certi  tem- 
pi .(3)  ma  mai  della  fchiavitù  fono  nate  le 
favule  ] (loriche,  e  Mitologiche,  delle  quali 
tanto  abondano    V  Orientali  Cofmogonie  . 

£ran 

(l)  Servitus  ohnoxia  quia  qua  volebat  non  audebat 
elicere,  a jftftus  proprio*  in  fabeLlas  traratultt ,  Pliactll*. 
fabuU  iibr.  3.  in  Prolog,  verf.  34.  6?  3$. 


1 


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Erari  forfè  fcfiiavi  i  Bramini  dell'  Indie  ,  i 
Choem  ed  i  Nabim  dell'  Egitto ,  i  Mutati  , 
ed  i  Magdim  della  Perfia  ec.  ec.  ?  Erano 
fchiavi  tutti  i  Filofofì  Greci  Autori  della  Pi- 
lotarla fìmbolica  ed  enimmatica  ?  Erano  fchiavi 
i  Druidi ,  i  Celti ,  gli  Scandinavi ,  che  inon- 
darono P  Europa  ,  e  che  aveano  ampollofa 
eloquenza  ?  La  fchiavitù  produire  forfi  le  me- 
tafore  del  Secentifmo  ?  Quelle,  ed  altre,  in- 
finite eofe  avrebbe  dovuto  riflettere  M.  di 
Voltaire  pria  di  far  tal  giudizio  full*  elo- 
quenza Orientale  dal  medefimo  poco  com- 
prefa  ,  per  giudicar  della  quale  ci  avrebbe 
voluto  un  M.  Hyde  ,  un  M-  Anquetil ,  un 
Clerico,  un  Seideno,  e  gli  Alfcmanni  . 

§•  7.  Soggiunge  poi  brievemente  M.  de 
Voltaire,  che  la  vera  eloquenza  comparve  in 
Roma  a'  tempi  de'  Gracchi  ,  e  sfolgorò  in 
quelli  di  Cicerone ,  e  di  Ortenllo  ,  e  che  i* 
eloquenza  fublime  di  Roma,  e  di  Atene  pe- 
rì con  quelle  republiche ,  e  riflette  quindi, 
che  Cicerone  dopo  averci  dato  i  più  fublimi 
efempj  di  eloquenza  nelle  fue  orazioni  ,  ci 
diede  i  famofi  precetti  nel  fuo  libro  de  Ora" 
tort  ,  in  cui  ha  pollo  in  opra  il  metodo  di 
frittotele ,  e  lo  flile  di  Platone  con  aver  di- 
fìinto  il  genere  femplice  ,  il  fublime  ,  ed  il 
temperato  ,  filila  qual  diflinzione  M.  Rollin 
ebbe  a  dire  ,  che  lo  flile  temperato  è  una 
bella  riviera  ombreggiata  da  due  parti  da 
grandi  forefle  ,  il  femplice  una  tavola  fenza 

S    3  ìullò, 


278 

*  ludo  ,  ma  proprra,ed  il  fublime  un  fulmine, 
ed  un  fiume  impetuofo ,  che  tutto  abatte  ;  e 
quindi  M.  de  Voltaire  riflette,  che  fcnza  fe- 
dcrfl  a  quella  tavola  ,  fcnza  feguire  quella 
riviera  ,  quel  fulmine  ,  e  quel  fiume  del 
Rollin ,  fi  può  ofTervare ,  che  lo  ftile  fempli- 
ce  efpone  con  eleganza,  chiarezza,  e  preci- 
sone cofe  femplici  4  il  fublhne  riguarda  i 

f randi  ogetti  trattati  con  grandezza  di  flile . 
1  temperato  è  quello  de1  difcorfi  public! ,  e 
complimenti  ,  ne1  quali  tutto  fi  cuopre  di 
fiori  .  A  M.  de  Voltaire  non  troppo  piac- 
ciono i  paragoni  e  le  fimilitudini  ,  e  meta- 
fore ufate  da  M.  Rollin  ,  ma  egli  fletlo  ha 
▼oluto  poi  coprir  di  fiori  Io  flile  ornato  • 

§.  8-  Oflerva  quindi  V  ifteflo  M.  dt 
Voltaire  ,  che  la  grande  eloquenza  non 
c  conofciuta  nel  foro  di  Francia  ,  perchè 
non  conduce  agli  onori  come  prima  in 
Roma  ,  ed  oggi  in  Londra  ,  ma  che  f 
eloquenza  fi  è  oggidì  rifugiata  nelle  Orazio- 
ni funebri ,  nelle  quali ,  eflà  è  divenuta  Poe- 
tica, Indi  parla  in  generale  dell1  eloquenza 
del  pulpito  ,  e  conofcendo  poi  di' avere  di* 
favedutamente  paffàta  fotto  fileozio  i'  elo- 
quenza illorica ,  come  fe  P  eloquenza  al  foio 
ufo  di  perfuadere  fi  dovelTè  riftringere ,  par- 
la quindi  dell'Eloquenza  Jrtorica  della  quale 
avrebbe  dovuto  parlare  pria  d'  ogni  altra  • 

§.  p.    Dal  quadro  ,  che  M,  de  Voltaire 
ha  fatto  dell'eloquenza  ,  rifuJca  ,  che  egli  ne  p 
ha  ben  dipinto  ,  e  comprefo  in  generale  il 

piano, 


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piano  ;  P  origini  ,  h  natura ,  ed  i  finì  ;  ma 
la  fua  pittura  è  troppo  rapida  ,e  fuperrìciaie 
per  una  perfona  >  che  voglia  ammaertrarfi  , 
e  V  ammaeftrar  tutti  avrebbe  dovuto  efiere 
V  ogetto  di  un'  Articolo  dell'  Enciclopedia 
ferino  fopra  una  cofa  affai  importante  ^com* 
è  V  Eloquenza  ;  ma  il  Signor  di  Voltaire 
ha  ferino  tal'  articolo  piuttoflo  per  ricrea- 
re i  Savj  >  che  per  illruire  gì*  ignoranti  , 
come  è  il  cafo  di  molti  difeorfi  dell'  Enci- 
clopedia »  Un  Filofofo  ,  avrebbe  dovuto 
efporci  un  ragionato  profpetto  delle  gra- 
duazioni degli  fviluppi  dell*  eloquenza  ne* 
varj  popoli  ,  tempi  ,  e  climi ,  ed  eTa mina- 
re tal  piano  in  rapporto  delle  arti  ,  e  del- 
le Scienze  ,  e  dimoftrare  la  proporzione 
tra  quelle  faenze  ,  che  fono  l1  irtoria  deìle 
cognizioni  f  e  de'  penfieri  ,  ed  i  progref- 
fi  delP  eloqueoza  >  che  è  Y  iftocia  delle  ma- 
nifeftazioni  di  tali  idee  colle  parole  »  L* 
idee  ,  i  giudizj  ed  il  modo  di  proferirgli 
anderanno  fempre  parallelli  .  Ma  il  Signor 
de  Voltaire  in  tal  fuo  difeorfo  non  fa  al- 
tro ,  fe  non  gettar  lampi  di  luce  ,  che  non  illu- 
minano gì'  ignoranti  ,  ed  avrebbe  potuto 
darci  un  bel  quadro  dell'eloquenza,  fe  avef-  . 
fe  feguito  il  filo  della  concatenazione  de* 
progredì  delle  idee  ,  co'  progre(Ti  dell'  elo- 
quenza ,  efaminandone  idricamente  i  rap- 
porti ,  ed  i  fenomeni  da  tali  rapporti  de- 
rivati in  varj  popoli  •  L*  aver  egli  detto  , 

S    4  che 


2$0 

che  r  eloquènza  fu  ritrovata  da  Empedocle  , 
ripugna  colP altro  Aio  detto,  che  la  natura 
fa  gli  Uomini  eloquenti  in  certe  occa- 
Goni  .  Avrebbe  potuto  dire  ,  che  Empe- 
docle riduffè  P  eloquenza  a  qualche  fifte- 
ma  per  t  ufo  delle  aringhe  publiche  ,  c 
del  foro  (4). 


CAPO 

•  •  • 

(4)  E*  da  offe  rvarfi ,  che  M.  de  Voltaire  nel  difcof- 
fo  da  noi  riferito  ha  dipinta  X  Eloquenza ,  e  la  Retto- 
rica  ,  con  brio  ,  con  eleganza  ,  con  enfafi  forprendente 
e  vaga  ,  come  fi  vede  da  ognuno  in  tal  d'icoifo  che 
è  inferito  ncll*  Fncicloredia  di  Parigi  .  Ma  non  può 
niegarfi ,  che  eflb  AI.  de  Voltaire ,  fe  avcfle  avuta  una  meno 
clanica,  e  meno  Poetica  fanta(ìa,e  più  capace  di  meglio 
fìlTarfi  fili  fogctto,  che  volca  dipingere  ,  avrebbe  dato 
dell'eloquenza  un  quadro  più  efatto  ,  e  meno  fupeifi- 
ciale,  e  non  alla  sfugita,  come  fèmbra  elTere  alla  sfu- 
gita  tal  difeorfo  comporto,  a  tenore  di  quanto  fi  è  da 
noi  riflettuto  .  Impertanto  è  da  otTervarfi,  che  quando 
M.  de  Voltaire  parla  di  eloquenza  profaica,  e  poetica, 
o  dà  precetti  ,  e  modelli  di  tali  eloquenze  ,  meri- 
ta Tempre  lodi  in  tali  maierie  ;  come  all'  oppofto 
merita  infinito  biafimo  quando  per  fua  disgrazia  entra 
«  profanare  co'  fuoi  aiTurdi,  e  ridicoli  fonTtni  le  verità 
le  più  facre,  le  più  evidenti  ,  le  più  utili  alla  tempo- 
rale, ed  eterna  felicità  dell'Uomo.  Quefto  è  il  giudi- 
aio  ,  che  i  veri  Savj  faranùo  Tempre  di  AL  de  Voi* 
taire . 


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ira* 


&  *  ira* 


C  A  P  O  XI. 

*    *  ■     •      *  • 

OJtnraiiom  di  M.  £  AhmUrt 
fuW  eloquenza. 

*  * 

T 

§.  I. 


.1 


QUeflo  gran  Geometra  ci  fca  Iafciato  nel- 
le   fue    Mefcoìanze    Filolofiche  ec 
celienti    offervaiioni    foli'  eloquen- 
za (i),  che  definite  effere  ella  un  talento, 

v  '*  ceti 

* 

(t)  MeUng.  de  tittcr.Jhiftoir.tt  de  Phibs.  Tom. 
Q.  pL  303.  rdii.  in  la.  AmlLijn.  djn>  le  dfcours 
de  M  ì  Alembert  a  C  Addanti  Franai  fi  lorjqa  il 
fui  rtfju  à  la  pUcé  deALCLveque  de  I*  *»* 

ip.  Dicembre  17*  4- 3*7-  Rejkxionsfur  L*  Efotunoa 
Oratoìre  >  &  fur  U  flyie  *n  getcal  .  Qucflo  Sforno 
di  M.  d'Alembert  è  regimato  altresì  nelU  grande  En- 
ciclopedia di  Parigi  aitici  ELcuuon  « 


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\ 


con  cui  fi  fan  poffare  con  rapidità  ,  ed  impri* 
mere  con  for\a  negli  animi  altrui  quelli  [end- 
'  menti ,  à€  quali  noi  fiamo  penetrati  ,  giacche 
una  grande  fenlibilità  per  il  vero ,  e  per  il 
fublime  fviluppa  i  germogli  dell'  eloquenza . 
Quelle  difpofizioni  dell'  animo  à  dice  quefto 
Filofofo  ,  che  ci  rendono  capaci  di  common 
2ioni  le  più  vìve  ,  e  meno  ovvie  ,  quelle 
iflefle,  ce  ne  fanno  cooimunicare  al  di  fuori 
le  imagini  ,  onde  conchiude  ,  che  non  vi  è 
arte  per  P  eloquenza ,  come  non  ve  n' è  per 
ben  fentire,  e  che  le  regole  fono  (late  de- 
flinate  ,  non  per  inventar  bellezze  ,  ma  per 
evitare  errori  ,é  e  che  la  natura  nel  formar 
gli  Uomini  d' ingegno  opera  come  nel  for- 
mare i  metalli  ,  ed  i  più  preziofi  tra  elfi , 
come  P  argento  ,  e  ì*  oro  ,  fono  pieni  di 
materie  eterogenee,  e  che  l'operazioni  dell' 
arte  non  fanno  più  ne*  grandi  ingegni  di 
quel  che  facciano  in  quei  metalli  ,  alla  fo- 
fianza  de*  quali  nulla  aggiungono  ,  ma  to- 
gliendo loro  V  eterogenee  particelle  ,  fan- 
no in  effi  rifaltare  le  bellezze  della  na- 
tura. 

§.  su  Oflerva  il  Signor  d'  Alembert ,  che 
i  pezzi  veramente  eloquenti  fon  quelli ,  che 
tradotti  in  ogni  lingua  confervano  le  loro  bellez- 
ze, e  che  in  ogni  traduzione  di  Demoftene, 
e  di  Cicerone  fi  vedono  quei  grand'  Uomi- 
ni; e  ridette  quindi,  che  per  efler' eloquente 
fi  richiede  ingegno  fublime  ,  e  fublimi  oget- 
li;  e  coafirraa  ciò  coli'efempio  di  Cartello» 

e  di 


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e  di  Necton  ,  due  grandi  legislatori  neir 
arte  del  penfare  4  che  fono  eloquentiflimi 
quando  parlano  di  Dio  del  tempo  >  dello 
fpazio  ec.  ,  perchè  la  fublime  materia  dell' 
eloquenza  elevando  Con  tali  ogetti  lo  Tpirito, 
ci  fa  Tentire  il  piacere  di  vederci  anche  noi 
grandi  nella  meditazione  di  tali  fublimi  oget- 
ti .  I  primi  Oratori  fecondo  queflo  Filofofo, 
furono  alcuni  republicani  ,  che  vollero  con- 
vincere, e  perfuadere  il  popolo,  e  tale  elo- 
quenza fi  chiamò  arte  di  perfuadere ,  cioè  di 
dimoflrare  >  e  di  muover  gli  affetti  ,  come 
ancora  i  moderni  definiscono  V  eloquenza; 
ma  non  fi  è  badato  ,  che  tale  definizione 
efprime  folo  le  qualità  dell'  eloquenza  de' 
difcorfi  al  popolo  ,  e  non  V  eloquenza  gene- 
rale, della  quale  tal  definizione  non  dà  vera 
idea  ,  e  molto  meno  delle  varie  fpecie  di 
eloquenza ,  che  ha  molti  pezzi  eloquentiffìmi, 
che  piacciono,  e  non  convincono > 

§.  3.  Giuflifica  il  Signor  d'  Alembert  la 
fua  definizione  deli*  eloquenza  di  eflere  il  ta- 
lento di  far  pa  (fa re  con  rapidità  e  con  forza 
negli  animi  altrui  i  proprj  fentimenti  ,  e  la 
giuflifica ,  con  dire ,  che  quefla  definizione  è 
la  più  efatta ,  e  la  più  generica  dell'  eloquen- 
za ,  perchè  comprende  tutte  le  fpecie  di  eP- 
fa  ,  riflettendo  con  fomma  acutezza  elfo  Si- 
gnor d*  Alembert  che  quefla  fua  definizione 
comprende  anche  l'  eloquenza  del  fienaio,  che 
egli  chiama  lingua  energica  ,  e  Jublime  ielle 

grandi 


284 

grandi  pajfioni ,  e  V  eloquenza  dd  geflo  ,  che 
M.  d'Alembert  chiama  eloquenza  del  popolo , 
perchè  il  popolo  è  Tempre  più  forprefo  da 
quel  che  vede,  che  da  ciò ,  che  fente  ;  e  lf 
eloquenza  del  getto  ,  e  de*  fegni  è  Hata  la 
prima  eloquenza  :  e  finalmente  il  Signor  d* 
Alembert  dimoflra  ,  che  la  fua  definizione 
comprende  ancora  queli' eloquenza ,  che  con- 
vince, fenza  commovere. Dimoftra  il  Signor 
d'  Alembert  che  1'  eloquenza  fia  talento  ,  e 
non  arte,  perchè  l'arte  li  acqui  fla ,  e  l'elo- 
quenza è  dono  della  natura  ,  e  che  le  regole 
della  medefima  fervono  a  guidar  i'  ing?gno  , 
che  s'inganna  ,  non  già  per  formar  P  in- 
gegno ,  e  che  il  fine  delle  regole  è  P  im- 
pedire ,  che  i  pezzi  fublimi  ed  eloquen- 
ti non  fuflero  sfigurati  da  difetti ,  riflettendo 
in  tal'  occafione  elio  Signor  d'Alembert,  che 
non  fono  le  regole  ,  che  hanno  ifpirato  a 
Shakespeare  il  monologo  di  Hamlet  ,  ma 
effe  regole  ci  avrebbero  rifparmiate  molte 
feene  barbare,  e  disguftofe  dell'  ifteffo  Auto- 
re, conchiudendo  tali  fue  rifledìoni ,  con  di* 
re,  che  ciòcche  fi  concepifee  chiaro  fi  ren- 
de manifefto  con  nettezza  ,  ciò  che  fi  com- 
prende con  entufiafmo  fi  fpiega  con  calore  , 
e  le  parole  concorrono  ad  efprimere  con  fa- 
cilità quelle  vive  ,  e  chiare  idee  .  Sarebbe 
ridicolo,  riflette  M.  d'  Alembert,  quel!'  Orato- 
re, che  fi  sforzerebbe  di  commover  gli  udi- 
tori colla  fua  patetica  fludiata  freddezza.  La 

divi- 


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divifa  dell'  Oratore  fi  fa  confiftere  da  quello 
F.lofofo  nella  vivezza  de'  (entimemi .  tenute 
bau  ,  e  con  vivt^a  ,  die'  egli ,  e  due  ciò  che 

"t^.   I  luoghi  i  più  belli  degli  Scritto* 
di  buon  gufto  fono  flati  compofli ,  come  per 
una  ifpirazione  da'  loro  Amori,  ed  hanno  tali 
luoghi  coflato  ad  elfi  la  minima  fatiga ,  come 
ofletva  il  Signor  d' Alembert  ,  che  foggiun- 
ge.che  in  quelle  circoftanze  la  natura  libera 
da  ogni  legame  ,  e  talora  bravando  1  .flette 
regole,  produce  i  più  miracolo!!  sforzi  ,  e 
adduce  1'  autorità  di  Quintiliano  ,  che  dice, 
che  il  folo  animo  ci  rende  eloquenti ,  come 
infatti  ,  proliegue  il  Signor  d'  Alemberi t,  che 
ni'  ifteffi  ignoranti  quando  fono  agitati  da  una 
violenta  paffione ,  non  curano  come  debban  par- 
lare  ,  e  che  tal*  entufiafmo  fece  in  Roma  , 
cioè  nel  Santuario  dell'eloquenza,  ammirai  e 
un  giorno  taluni  raffici  del  Danubio .  Quello 
entufiafmo, communicandofi  agli  «^"'"^ 
tuifee  quella  gran  varietà  ,  che  fi  offerva 
trall'  eloquenza  pronunciata  ,  e  la i  feruta .  L  elo- 
quenza fcritta  /come  una  unifica  feruta  A,  - 
le  note,  muta  e  priva  di  forza  ,  e  che  ha 
bilogno  di  azione  per  isvilupparfi  .  Non  » 
pofiTon  leggere  fenza  eflèrne  inteneriti  le  aria- 
Se  di  (gelone  per  Fiacco  ,  per  Fontep, 
ler  Planco  ,  per'  Siila  &  ce»,  che  fono  i 
più  ammirabili  modelli  dell'  eloquenza  antica 
nel  genere  patetico .  Se  ci  figuriamo  ,  dtee 


2S6 

M.  d'  Alembert  ,  Cicerone  ,  che  animando 
colia  voce,  coi  getto,  col  pianto,  e  co*  più 
patetici  difcorfi  tali   pezzi  di  eloquenza  ,  e 
lenendo  il  finirò  di  Fiacco  nelle  fue  braccia, 
prefemarlo  a1  Giudici ,  ed  implorarne  ì'  uma- 
nità ,  e  le  leggi  ;  allora  cederanno  le  forprefc 
quando  legeremo  ,  che  Cicerone  in  tali  pe  • 
rorazioni  fu  interrotto  da*  pianti  degli  udito- 
ri (2).  E  con  tale  occafione  il  Signor  d'Alenv 
ben  olierva,  che  per  far  piangere,  bifogna 
piangere  ,come  infegna  Orazio  nell'  ArtePper 
tura,  che  il  Signor  d'Alembert  dice  doverli 
con  ragione  chiamare  il  Codice  del  buon  gu- 
flo  (3),  foggiungendo  M.  d'  Aiembeit ,  che 
malamente  da  taluni  fi  diftingue  l'eloquenza 
in  eloquenza  di  cofe  ,  e  di  parole  ,  perchè 
non  può  eflervi  eloquenza  di  parole  giacché 
T  eloquenza  è  tutta  nelle  cofe  ,  nel  fogetto , 
neir  idee  ,  ne'  penfieri  ,  ne'  caratteri  >  ne* 
fentimentr  ,  che  fe  ne  producono  ,  e  che  paf* 
fano  ne'  difcori  , 

(i\  Si  veda  Cicerone  nella  perorazione  dell*  aringa, 
prò  Fiacco,  e  fi  veda  altresì  la  perorazione  dell'aringa 
prò  Milone:  PaUanty  va/eant  Cives  mei  5v. 

(3)  Si  oflervi  la  varietà  de*  giudizj  umani  ,  Il  Signor 
d'Alembert  chiama  l'arte  Poetica  di  Orazioni  codice 
del  buon  gnfto .  Lo  Scaligero  chiama  tale  Arte  Poetica 
Ars  fine  arte.  11  Rapin  yA/.  DaaertAf.  de  Broueys, 
e  ALBrofrtte  hanno  altresì  portati  divertì  pareri  fulla 
Poetica  di  Orazio  ;  AL  Defpteaux ,  credendo  forfi  che 
tal  r^crcr  non  era  compita ,  volle  feri  vere  iu  Francete 
ì  Art  Pueti<jue. 


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287 

•  §.  4-  Soggiunge  quefio  Geometra  ,  che 
V  eloquenza  confifte  in  dir  grandi  cofe  in 
iflile  icmplice ,  e  nop  già  dirle  in  iflile  fu- 
blime,  giacché  da  molti  fi  sfigurano  i  pen~ 
fieri  fublimi  con  tradurgli , ed  ornargli ,  come 
fpeflo  è  accaduto  a1  traduttori  dì  Orazio,  di 
Pops  ,  e  di  Pindaro  (4)  .  Adduce  quindi 
per  efempj  d' idee  patetiche  >e  notili  l' efpref» 
fioni  di  Virgilio  nel  deferiverci  V  iftoria  di 
Orfeo ,  e  di  Euridice  (j)  ,  e  fingolarmeme 
fi  con)  piace  di  queir  aurei  verfi 

» 

•i  :  ►  «  ■  ti 

Te  dulcis  conjux,  Te  filo  in  Utort  ficum 
Te  veniente  die,  te  decedente  canebat 

$d  oflèrva  un1  efempio  di  confinale  patetica 
eloquenza  della  Sacra  Scrittura  in  quel  luogo 
ove  ne' Salmi  fi  dice:  Super  flumina  Babylo- 
nis  Mie  fedimus  ,  6>  fievimm  quum  recordarer 
mar  tui  Sion  ;  £  conchiude ,  che  I'  affettazio- 
ne ricercata  nuoce  2!  fentimenti ,  e  nuoc;  al 
yero  e  nuoce  alla  perfuafione  ;  e  che  i  pez- 
zi veramente  fublimi ,  fono  quelli  ,  che  fi 
ponno  in  ogni  lingua  tradurre  facilmente  , 
lenza  nulla  perdere  della  loro  fublimità  (6). 

<  Indi 

(4)  Quefti  Poeti  può  dirfi  ,  che  non  itano  ancora 
tradotti,  ne  poffan  tradurfi,tK>n  oftantin©  l'infinite  tra- 
dazioni,  che  ve  ne  fono.  ..•«  < 

(5)  Virg.  Geor.  IV.  v.  46>,  466". 

{€)  Taf  è  in  Lucano  V  apparizione  dei  Genio  della 
Patria  a  Ce&re  nel  Rubicone,  e  nella  Lttfiade  di  Ca- 
finoens  1*  apparizione  del  Genio  del  Capo  di  Buona 
Speranza,  come  un  fantafiua  die  compatisce,  e  profe- 


Indi  il  Signor  dv  Alembert  pafTa  a  confide- 
rare  ,  che  le  regole  dell'  eloquenza  fon  ne- 
celTarie  in  quei  luoghi',  ne'  quali  la  natura 
ha  bifogno  degli  ajuti  dell'  arte  ,  cioè  ini 
quei  luoghi ,  che  non  fono  veramente  eloquenti, 
giacche  in  tali  luoghi  f  Uomo  d'  ingegno , 
qualora  non  è  foflenuto  dalla  materia  ,  può 
•cadere  in  uno  flile  debole  ,  e  negletto  ,  ed 
allora  dee  tutto  rivolgerti  all'  elocuzione  ; 
perchè  quando  dee  dir  cofe  grandi  ,  e  ma- 
gnifiche ,  la  fua  eloquenza  farà  grande  ,  e 
magnifica  fenza  ch'ei  vi  badafle.  Parla  quin- 
di il  Signor  d'  Alembert  delle  due  parti , 
nelle  quali  l'elocuzione  fi  divide  ,  cioè  la 
dicitura  ,  e  lo  (l'ile,  la  dicitura  riguarda  le 
qualità  grammaticali ,  cioè  la  correzione ,  è 
la  chiarezza  .  Lo  ftile  comprende  le  qualità 

? articolari  dell'  eloquenza  ,  che  dimoftrano 
ingegno  di  chi  1'  adjpra  ,  cioè  la  proprie- 
tà, la  nobiltà  ,  l'armonia  delle  voci .  1 
§.  y.    L'eder  corretto,  è  cofa  necertària, 
dice  M.  d'  Alembert.  La  (correzione  è  dfc 
feuojma  Peflfer  freddo  è  vizio  (7).  La  chi*. 

«  ?'  rezza 

*  »     ..  ••    «*...  .    1  4... 

tlza  mine  agli  Europei .  E*  un  luogo  degno  di  legerfi, 
»e  rifletterti . 

{7)  Un  gran  Re, ed  un  gran  Poeta  difle  a. tal  pro- 
profito  in  un  difeorfo  preliminare  appofto  alle  fue 
Pocflc  •  .v  .   .  .  r 

Un  htìm  trait  tt  imagination 
A  mon  grè  vaut-iL  mieux 

*  Quc  cute  froide  ex. itti  rude  , 
JDonr  les  mode  finis  foni  £  e  radè  , 

*  •  Et  auon  repr ouve  a  l'  He  Lieo n 


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rezza,  legge  ,  che  molti  trasgredirono  fulla 
lufìnga  di  efler  fubiimi  ,  confitte  ad  evicare 
frafi  cariche  d1  idee  acceflorie,  e  giri  fonili. 
L'Oratore  dee  commovere  ,  intenerire  ,  e 
trafportare  la  moltitudine  ;  dunque  l'eloquen- 
za ,  che  non  è  per  la  moltitudine  ,  non  c 
vera  eloquenza  .  La  chiarezza  dee  edere  ac- 
compagnata dalia  proprietà  de*  termini ,  dal- 
la precifione ,  dall'  eleganza  ,  dall'  energia  ,  e 
dall'  armonia  .  Otfèrva  quindi  queflo  gran 
Filofofo  ,  che  la  vera  eloquenza  differifce 
dalla  loquacità  ,  e  che  fi  può  edere  ofcuro 
cosi  nel  fuggire  ,  come  nel  cercar  troppo  la 
brevità  ,  e  che  lo  flile  figurato  ,  e  pieno  di 
antitefi  che  fi  dice  flile  Academico  ,  dovreb- 
be dirfi  flile  di  pulpito  ,  come  fi  vede  in 
Maflìllon  ,  che  è  il  modello  di  tale  flile  ♦ 
OflTerva  finalmente  il  Signor  d' Alembert  che 
tutti  gli  fcrittori  fono  Oratori  o  Iflorici ,  o 
Filofofi.  Diftèrifcono  eflì  fulla  natura,  e  fal- 
le qualità  del  foggettoj  e  la  diverfiià  del  fog- 
getto  fa  la  diverlità  dello  flile  •  L'  Monco 
dee  penfare ,  e  dipingere  ,  il  Filofofo ,  finti* 
re,  e  penfare.  L'Oratore  pensare,  dipingere, 
e  fentire .  Ma  l'elocuzione  dev'  efler  per  tutti 
la  medefima  ,  cioè  chiara  ,  precifa  ,  armoniosa 
facile,  naturale.  Per  ben  fcrivere  bifogna  ef- 
fer  ricco  d' idee  ;  ma  per  Io  più  le  idee  fon 
poche  ,  e  moltiflìme  le  Reitoriche .  Fin  qui 
il  Signor  d'  Alembert  ,  i  di  cui  favellimi 
penfieri  e  rifltflìoni  full'  eloquenza  ,  meri- 
tano infinite  lodi  ,  e  danno  una  vera  idea 

T  delia 


25>o 

della  natura  dell'  eloquenza  ,  filila  qua- 
le non  vi  c  cofa  più  chiara  ,  rie  più  pre- 
cifa  quanto  quello  Sa^io  del  Signor  d* 
Alembert  ,  che  dea  leggerli  ,  ed  arami- 
rarfi  (8). 


CAPO 

(S)  Da  quanto  otTcrva  M.  4*  Alembert  full' eloquen- 
ti rifui»  che  i  Francefi  fui  buon  gufto  dell' eloquenza 
Poetica ,  e  profaica  bau  penetrato  più  oltre  degl  lnglefi, 
che  ban  fcritto  foli'ifteffa  materia-  Ui  vuol  farne  giu- 
dizio imparziale  potrà  paragonare  le  nervazioni  fatte 
iull' eloquenza,  da Lord  Kaiincs     da  Sh«gtWry,  da 
Hume  ,  da  AddiUon  ,  e  quelle  fatte  da  M.  Diderot, 
M.  de  Voltaire,  e  M.  d'Alembert  fuirifteUa  eloquen- 
ti della  quale  pocbi  fono  i  gran  modelli  nell'  idioma 
InMefe ,  fe  fi  vogliano  paragonare  a  quelli  della  nazio- 
jie'Vrancefc .  Si  può  inoltre  dalle  offervazioni  ,  che 
M,  d'  Alembert  dedurre,  che  in  materia  di  eloquenza 
alleili  che  fono  fiati  i  più  bruiti  nelle  feienze  Geome- 
triche ,  e  Filofoftche  ,  come  M.  4'  Alembert  ,  hanno 
meglio  dell'eloquenza  ragionato,  and'  è  avvenuto,  che 
queì  che  han  voluto  infegnar  l'eloquenza,  e  tono  flati 
prjvi  delle  cognizioni  le  più  neceflane  delle  faenze  in- 
olimi ,  e  ragiouatrici ,  han  piuttoito  nociuto  ali  eloquen- 
za, riducendola  ad  arte  di  mere  parole  ,  e  non  già  di 
cole     quandoché  gli  antichi  detonarono  ^eloquenza , 
fecondo  la  natura  di  quella  ,  ad  illuminar  gli  Uomini 
nelle  loro  cofe  ad  erti -utili  ,  e  per  inculcare,  ed  inte- 
rnar con  elle  le  verità  le  più  neceflane  '.  Intanto  dee 
diri!  per  onor  del  vero, che  nluno  in  Italia,  per  quan- 
to fia  a  noi  noto  ,  abhia  ne'  precetti  di  eloquenza  in- 
culcata la  vera  Filofotia  pria  del  dottiamo  Arciprete 
Marcellino  Ammiano  de  Luca  nel  libro  intitolato  J**-« 
ito  Rattorti*  &  Critica. 


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2$  I 


CAPO  XII. 

RifleJJioni  di  M.  de  Buffon  fui  buon  gujlo 

deiV  Eloqum\a . 

$.  I. 

* 

QUefto  gran  Filofofo  della  Francia  ad 
giorno  del  fuo  ricevimento  all' Acca- 
demia Francefe  3  pronunziò  un  difcorfo 
così  giudiziofo  ,  e  cosi  favio  fulla  natura 
della  vera  eloquenza  ,  e  fui  buon  guflo  di 
efla,  che  tal  difcQrfo  è  affai  più  utile  di  un 
jnigliajo  di  libri  ferini  HJlo  fliie  ,  c  Culla 
Rettorica , 

%.  2.  Oflèrva  egli  U  dotto  Autore,  che 
in  ogni  nazione ,  in  ogni  tempo  portiamo  noi 
ritrovare  efempj  di  buoua  eloquenza,  ma  la 
vera  arte  di  ben  parlare? ,  e  di  fcriver  bene 
è  tutta  propria  de'  fecoli  illuminati  ,  perche 
la  vera  eloquenza  fuppone  un  grande  inteL- 
.tettp  ,  %à  ima  ocandiflima  culuu»  #  elfo. 

T  a  Of- 


2p2 

Oifèrva  inoltre  il  dotto  Autore  ,  che  vi  è 
un'infinita  divertita  dalla  vera  eloquenza  a 
cjueila  naturai  facondia  nel  parlare  ,che  han- 
no lutti  coloro,  che  fono  aflài  fenfibili,  do- 
minati di  pattìoni  ,  ed  accefi  di  fa  mafia  ,  i 
quali  nel  tempo  che  pruovano  in  loro  fenfa- 
zioni  veementi  da  gagliardi   movimenti  di 
affitti  eccitate  ,  tramandano  ad  altri  il  loro 
entufiafmo  con  una  maniera  puramente  mec- 
canica. La  loro  eloquenza  confido  in  un  tuo- 
no di  voce  veemente  e  patetico  in  getti 
efpreffivi,  e  fignificatiflfimi  in  parole  rapide, 
e  proprie  .  Quello  per  io  più  è  il  metodo 
da  tenerli  per  convincere  ,  e  perfuadere  la 
moltitudine  degli  Uomini  •  Ma  coloro  ,  che 
Iianno  buon  gufto,  e  delicato  ,  un  fodo  ra- 
ziocinio, e  fentimenti  efatti  ,  non  fi  muovo- 
no ne  dal  tuono  della  voce,  ne  dall'  affluen- 
za ,  e  dallo  flrepito  delle  parole  ,  ne  da* 
getti ,  ma  fi  muovono  unicamente  dalle  cofe, 
da'  penfieri,  e  dalle  ragioni  ;  nelle  quali  con- 
fitte la  vera  eloquenza  ,  che  non  folo  fi  dee 
rittringere  alle  cofe  ,  a*  penfieri  ,  ed  alle 
ragioni  ,  ma  al  buon  ordine  ,  alla  maniera 
di  rapprefentare  ,  e  al  modo  di  dipingere  i 
penfieri  ,  le  cofe  ,  e  le  ragioni.  L'eloquen- 
za ,  che  fuppongono  i  Rettorici  c  V  eloquen- 
za del  volgo  ,  che  confitte  nel  ferir  gli  orec- 
chi ,  ed  i  fenfi  etterni  ,  e  la  fola  fantafia , 
ma  la  vera  eloquenza  parla  all'intelletto,  al 
cuore,  alia  ragione* 

§.  Jft    Cofa  e  lo  ilile  ?  dice  il  Signor  de 

Buffon; 


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2£3 

Buffon  ;  Lo  flile  è  l'ordine  ;  e  la  progredir- 
ne de1  penfieri  *  Se  i  penfieri  fon  bene  uni- 
ti,  Io  Cile  è  robufto,  e  concifo.  Se  i  pen- 
fieri  vanno  con  una  lenta, e  non  concatenata 
progreflìone  ,  Io  flile  è  languido  ,  diffufo  , 
prolifo ,  incoerente  ,  e  per  eleganti  che  fieno 
le  parole  ,  fempre  lo  flile  farà  in  ragione 
de'  pénileri  ,  e  del  loro  ordine  ,  e  concate- 
nazione .  Quefle  oflervazioni  del  Signor  Buf- 
fon meritano  ogni  feria  rifleffione  ,  ed  ogni 
lode.  .  # 

§.  4»  Ma  per  giungete  alla  precifione  dell' 
ordine  nel  concatenare  efattamente  i  penfierr, 
e  T  idee  fa  d*  uopo  ,  che  il  grande  intelletto, 
che  vuol  con  lode  efler*  eloquente  ,  fappia 
diftinguere  nel  fuo  foggetto  ;  che  tratta  tutti 
gli  alpettr  pofllbili ,  e  tutti  i  limiti  ,  e  gì' 
intervalli  ,  che  dividono  le  idee  principali 
dalle  acceflòrie  nell'inetto  foggetto.  Cosi  un  fino 
difcerrtimento  ed  un'  efatto  raziocinio  ci  fa- 
ranno cònofcere  le  varietà  de'  penfieri  ,  fe 
fieno  Aerili  ,  o  fecondi  ,  nobili  ,  o  baffi  , 
gravi,  o  ridicoli,  veri,  o  falfi  ,  e  quali  fie- 
no le  confeguenze  di  tutte  le  operazioni  del 
nofiro  intelletto  ;  e  fe  il  foggetto  è  complicato, 
bi fogna  con  molta  rifleflìone  analizarne  i  rap- 
porti •  Cosi  fi  acquifta  V  arte  d' inalzare ,  di 
ampliare  ,  e  di  ben'  ordinare  i  penfieri  ,  fu* 
quali ,  quanto  più  fi  medita  ,  più  acquifte- 
ranno  vigore,  e  fu  fli  (lenza  ,  e  diverrà  più  fa- 
-  cìle  Parte  di  communicargli  agli  altri  colle 
parole  •  Quello  piano ,  e  quello  regolamento 

T    3  è  la 


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20f  ... 

r  \a  bate  <T  ogni  ffile ,  del  qnafe  è  foffegno, 
reqola  ,  direzione  ,  e  legge  .  Senza  un  tari 
piano  ,  n*  porrà  formate'  un*  eloquenza  artifi- 
crofa,  e  brillante,  e  magnifica,  che  farà  am- 
mirare ri  brio  dell'  Autore  ,  ma  non  P  in- 
gegno. 

f.    Riflette  il  Signor  de  feuffon  ,  che* 

per  non  èflèrfi  ofieivato  un  tal  piano  neri*' 
eloquenza ,  hanno  errato  molti  ;  e  tra'gti  altri 
doloro'  ,  che  fcrivendo  ,  dome  parlano ,  quan- 
tunque  ferivano  bene ,  parlano  male ,  e  quel- 
li altresì  che  fi  fon  fatti  trafpórrare  da*  primi 
impeti  della  loro  fantàfia  nello  fai  vere,  nófi 
potendo  poi  fofienerfi ,  vengono  anche  à  ca- 
dere  per  difetto  del  divifaro  fiflertta  di  penfar* 
da  effì  non  ofTervato.  1/  ifteflò  avviene  a  esforo 
che  fcrivonò  ,  come  gli  cadono  in  menté  itt 
varj  intervalli  efi  tempo  diverfi  penfieri  fu* 
gitivi ,  faggi ,  cofe  diftaccate  che  mai  ponno 
unire ,  e  ridurre  ad  Ordinati  fifiemi  ,  cóme 
per  io  più  accade. 

§.  6.  Dimoflra  il  Signor  Buffon  ,  che 
ógni  foggetto  il  f>iò  vafto  pofiìbile  che  fuffe, 
c  fempre  tino,  C  fe  dlvifiohi,  le  fezioni ,  ìe 
interruzioni  ,  non  dovrebbero  adoprarfi  ,  fe 
non  quando  fi  patta  à  foretti  differenti,  e  a 
cofe  più  grandi  ,  più  difficili  ,  più  ofeure  , 
ilei  qual  cafo  T  intelletto  fi  trova  fpeffo  in- 
terrotto nella  fiid  carriera  dalla  moltitudine 
oYgli  oQacoli,  e  dalle  varie  circoflartóe.  Fuor 
di  qticfla  riecclTìtà^Ie  molte  divifioni,  e  fùd- 

di- 


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divifioni  in  un  libro  ,  in  un'  opera  di  elo- 
quenza ,  più  lo  rendono  ofeuro  alla  men- 
te ,  febbene  comparifea  più  chiaro  agli 
occhi • 

§.  7.  V  intelletto  umano ,  dice  il  Signor 
Buttò  ii  è  fecondato  dalla  meditazione ,  e  da  IP 
efpemn^a  ,  ed  imitando  egli  la  natura  nel 
fuo  cammino  ,  e  nelle  fue  operazioni ,  s'  in- 
nalzerà colla  contemplazione  alle  verità  le 
più  fublimi ,  che  unifee  ,  concatena ,  e  ridu- 
ce a  fiilonù  colla  rifleflione  •  Per  mancanza 
eli  metodo  ,  per  difetto  di  rifle(fiooe  molli  fi 
truovano  imbarazzati  nella  (ceka  traila  molti- 
tudine  delle  idee,  che  loro  fi  prefentano  alla 
mente  ,  quali  idee  perchè  non  li  fono  para- 
gonate e  fubordinate  a1  loro  principj  genera- 
li ,  confonderanno  P  Autore  ,  il  quale  fc  è 
avvezzo  a  dar' ordine  ,  e  metodo  alle  fus 
idee  ,  i  penfieri  fuccederanno  con  piacevole 
facilità  a  proporzione  dell'  ordine  ,  e  deìla 
precisone  delle  idee ,  lo  Itile  farà  naturale  , 
e  facile,  ogni  efpreltione  viva  ,  ed  inimica, 
gii  oggetti  lì  dipingeranno  con  energia,  *!  fen- 
tiroenti  ,  le  parole  ,  lo  flilc  faranno  grandi , 
intereflanti ,  luminofi  - 

§.  8.  Quali  fono  gii  oftacoli  alia  vera  elo- 
quenza ,  fecondo  il  Signor  de  Buffon  !  Il  de- 
fiderio  di  comparir  faceto  ,  e  brillante  ,  con 
giochi  ,  e  fella  zi  di  parole  ,  e  con  arguzie 
che  come  un  lampo  ,  c*  illuminano  un  mo- 
mento ,  per  poi  lafciarci  tempre  al  bujo . 
Così  fono  quei  penhVii  fpirifoli ,  che  ci  ino- 

T    4  Arano 


*97 

Le  regole  poi  dell'arte  ,  dice  P  ifteflo  Si- 
gnor Buffon  i  non  ponno  fupplire  all'  inge- 
gno. Se  T  ingegno  manca  »  effe  fono  inutili» 
li  ben  penfare>  il  ben  fentire,  il  ben  com- 
municare  ,  e  il  bene  fcrivere  fono  la  cofa 
iAefla  •  Lo  flìle  fuppone  P  eferci2Ìo ,  e  P  unio- 
ne di  tutte  le  intellettuali  facoltà  *  Le  fole 
idee  fono  la  La  Te  di  ogni  Hi  le  .   Le  parole 
fono  cofe  accefforie.  La  qualità  ,  Penergia, 
la  vivezza  ,  il  colorito  dello  flile  faranno 
fempre  a  proporzione  delle  operazioni  del 
noflro  penfare  fui  noflro  foggetto .  Se  le  ima- 
gini  delle  idee  fon  precifej,  e  perfette,  pa£- 
feranno  tali  imagini  nelle  parole  •  11  bello 
flile  non  è  tale  ,  fe  non  per  il  numero  delle 
verità  fublimi  ,  che  ci  prefenta  ,  e  per  il 
metodo  col  quale  ce  le  prefenta  * 

§.  io*  Quelle  fono  le  dotte ,  favie  ,  brie* 
vi,  e  mai  ad  abbaflanza  lodate  rifleflioni  di 
Mé  de  Buffon  fulla  natura  della  vera  eloquen- 
za ,  e  dello  flile  (i).  Dai  fin  qui  detto  G 
vede  non  folo  con  quanta  faviezza  M.  de 
Buffon  ci  ha  dipinta  la  vera  eloquenza  ,  ma 
fi  fcorge  altresì  ,  quanto  dai  moftrarci  tal 
vera  eloquenza  è  flato  lontaniamo  il  volgo 
de*  Rettorici;  e  fi  deduce  evidentemente  al- 
tresì dalle  offervazioni  dei  Signor  Buffon  , 

che 

(i)  Si  veda  M.  de  Buffon   Difcours  prononcè  a  l* 
Academie  Fran^oife  U  joUr  de  fa  reception  ,  di  (cor  fa 
che  è  nella  l'arte   I.  del  Volume   1.  del  Supplemento 
*ll*  IJloria  Naturale ,  al  Tom*  14.  delt  edizione  in 
térigi  177$, 


che  i  foli  grandi  Filofofi  ponno  infegnarci 
la  vera  ,  e  loda  eloquenza  ,  che  un  giorno 
fi  confinava  traile  anguflìe ,  nelle  quali  i  Fi- 
lologi ,  ed  i  Rettorici  Y  aveano  ridotta  tra* 
ceppi  delle  parole. 

§.  ir*    M<  de  Buffon  ,  perchè  Fitofofo  ha 
veduta  1'  eloquenza  nel  filo  vero  afpeuo .  In- 
finiti Rettorici  cercando  V  eloquenza  ,  hanno 
abbracciato,  come  nuovi  Moni  della  frivola, 
nubem  prò  Junont  ♦  Ha  feoverto  più  nelle 
legioni  dell'  eloquenza  un  picciol  difeorfo  di 
un  Filofofo  come  il  Buffon,  che  tutù  i  luo- 
ghi i  più  Remati  di  Quintiliano ,  e  del  Vof- 
fio  ,  e  di  altri  infiniti  •  Ecco  dunque  con 
quanta  maggior  brievità  ,  precisone  ,  ener- 
gia ,  nettezza  ,  e  chiarezza  fi  apprendereb- 
bero le  feienze ,  maneggiate  da  grandi  (òdi, 
e  veri  Filofofi,  come  M*  de  Buffon  che  fi  è 
per  io  più  dimoftrato  il  modello  il  più  illu- 
minato dell*  eloquenza  bella  e  precifa,che  di- 
pinge 1'  idee  ,  ed  iflruifce  ed  alletta  .  Da 
quanto  oflerva  M.  de  Buffon  full'  eloquenza, 
fi  deduce  ,  che  vai  più  un  occhiata  pa leggie- 
ra di  un  Filpfofo  nelle  ragioni  di  eira  elo- 
quenza, che  infinite  meditazioni  de  puri  Fi- 
lologi ,  perchè  la  mente  geometrica  ,  e  cal- 
colatrice ,  di  un  Filotóo  ,  vede  in  uà* 
iftante  cofe  ,  che  in  più  fecoli  non  pon- 
no vedere  i  foli  Antiquarj  ,e  Filologi  ,  come 
baftanteraente  è  noto  a'  veri  Savj .  Quindi  e 
chiaro,  che  la  Filologia  fcompagnata  dalla 
Filofofia  è  T  ultima  delle  cognizioni  umane. 

C  A- 


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CAPO  XIII.. 

•  •  ... 

* 

.  |  .         .  . 

Teorìa  del  Signor  de  Condillac  falle  lingue  ,  e 

fidi  Eloquenia  .\  , 

•  .  »  .  r i  .  f*. , 

C  1» 

LE  prime  operazioni  delT  intelletto  di  tiri 
fanciullo ,  dice  M.  de,  Condillac  (i) , 
fono  deboli  percezioni  ,  e  reminifeenze  più 
deboli  di  quelle  ,  che  poi  C  perfezionano 
colP  efercizio  .  Efpreflero  *d  impararono  ad 
efprimere  le  loro  prime  idee  co'  fegni,  co- 
gli urli  9  co*  gefti ,  co1  movimenti  della  teda, 
della  braccia  ,  e  di  tutte  le  parti  del  corpo, 
che  folle  prime  capirono  groflblanamente  ed 
a  (lento  per  percepirne  i  lignificati  che  di- 

no- 

* 

(0  E%  fur  l'origin  des  Connoiflences  humainc»  f. 
Panie  Se£.  Prera.  Chap.  I. 


30ó 

notavano ,  ma  poi  coli*  ufo  impararono  a  fere 
per  rifleflione  ciò  che  aveano  inventato  per 
un'  iflinto ,  e  cercarono  di  riconofcere  da  quei 
fegni  le  cofe  dinotate  coli'  ufo  ifteflò  di  efli 
fegni  •  Colui  che  era  fiato  fgorrientato  paC- 
fàndo  da  un  luogo  ,  imitava  dagli  altri ,  che 
paflàvan  da  quel  luogo  i  fegni  del  fuo  ter- 
rore 5  per  fargli  conofcere  a  non  efporfi  a 
quel  pericolo.  V  ufo  di  quelli  fegni  facilitò 
P  efercizio  delle  facoltà  dell'anima,  e  quelle 
perfezionarono  i  fegniV 

§♦  2.  La  prima  eloquenza  fu  dunque  1' 
eloquenza  dell'  azione  >  eloquenza  proporzio- 
nata alle  primitive .  idee  ,  e  che  fulle  prime 
confiftea  in  Urli,  contorfioni,  grida,  e  getti. 
Da  quelli  fegni  vennero  infenfibilmente  alle 
articolazioni  delle  fillabe ,  e  parole,  che  ao 
compagnarorto  co'  gelìi  •  Si  può  tutto  ciò 
ofTervare  facendo  filofotìche  rifleflioni  fui  mo- 
do con  cui  i  bambini  giungono  a  dimoflrare 
i  fegni  delle  loro  idee  ,  e  poi  a  fpiegade 
colle  parole ,  e  colle  voci  articolate  . 

$.  \.  V  Eloquenza  dell'  azione  è  fiata 
nell* Oriente  quali  generale.  M.  de  Condillac 
cita  l'autorità  di  M.  de  Warburthon  (2),  che 
adduce  infiniti  efempj  di  eloquenza  di  azione, 
che  fi  trovano  ne'facri  libri  de' Profeti  nella 
Biblià  (3),  e  con  grande  dottrina  il  Signor 

War- 

» 

(2)  Eflay  fur  Ics  hierogl/phyq. 

(3)  Adduce  il  Warbtmoa  gli  cfemp;  di  Geremìa 
che  nafeofe  la  cincura  di  lino  nel  buco  di  una  pierra 

pretto 


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Warburton  difende  l'eloquenza  di  azione  de* 
Sacri  Profeti  ,  eloquenza  non  capita  da'  mo- 
derni increduli  ,  i  quali  aflài  fon  ridicoli  in 
biafimaria  ne'  Profeti  (4)  auandoccfiè  fi  tro- 
vano confìmili  efempj  nelr  Ifloria  Profana, 
come  r  ifteilo  Warburton  dimoftra» 

§.  4.    La  lingua  di  azione  ,  di  gefli  di 

fegni  ,  di  movimenti  fu  la  bafe  de'  primi 

balli ,  i  più  antichi  de'  quali  fi  dittero  dan-{e 

di  gefti  ,  che  communicayano  fulle  prime  i 

penfieri  degli  Uomini,  e  vi  fu  la  àan\a  de% 

pajfi ,  che  fervi  va  per  efprimere  le  paflioni 

deiranimo ,  fpecialmertte  V  allegrezza  ,  che  fi 

accompagnarono  dall'  armonia  della  Mufica 

per  più  commovere,  li  ballo,  e  la  Mufica, 

ed  i  fegni ,  ed  i  Pantomini  furono  le  prime 

imaginr  dell'  eloquenza ,  r  ;, 

§.  f.    Alla  lingua  di  azione  fuccedette  la  < 

lingua  delle  parole  articolate .  Le  varie  idee,  — >^ 

o  liete  ,  0  mette  li  dinotarono  dal  modo  va- 

riQ 

»     •  •  ». 

preiTo  T  Eufrate  (  eap.  !$-•}  >  clie  r°mpe  un  va*°  di 
terra  avanti  al  popolo  ec.  (  cap*  19*  )  >  che  mette  le- 
gami al  fuo  collo  (  cap.  28.  )  ,  che  getta  un  libro 
nell'Eufrate  cap.  51.  O  cet*  ,  #  cet.  V  ifteflo  può 
dirli  di  altri  infiniti  efempj  di  eloquenza  di  azione  de* 
libri  (acri ,  a  qual*  eloquenza  di  azione  (è  averterò  ba- 
dato i  ftolti  Deifti,nou  avrebbero  biafìmati  quei  Sacri, 
e  Diviui  Profeti . 

(4)  L*  imperizia  della  natura  dell*  eloquenza  di  azione 
ha  fatto  a*  moderni  Deifti  biafimar  Y  Eloquenza  Sacra 
<T  Ifaia,  di  Geremia  ,  di  Ezechiello  ,  ma  nel  bjafuqar 
tali  Profeti,  han  dimoftrato  effi  Deifti  uà' infinita  igno- 


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rio  di  flrafcinare ,  o  accorciare  la  pronuncia 
delle  fi Ilabe ,  onde  la  quantità  di  elle  fillabe, 
ed  il  tuono  aitp  ,  o  ballo  di  proferirle ,  cofe 
tutte  che  dinotavano  le  qualità  delle  cofe  , 
e  io  Ùaio  dell'  animo  di  chi  così  articolava 
i  fuoni  ,  e  le  parole  .  I  primi  fuoni  articor 
lati  dovettero  elTere  certe  poche  ,  e  fempli- 
Ci  naturali  efidamaiioni  •  Ah  !  Oh!  Eh  ì  Uh  ! 
che  erano  communi  nel  dolore  $  nel  piacere, 
nel!'  ammirazione,  nel  timore  ec«  Le  prime 
nomenclature  degli  animali  nacquero  da  certe 
onomatopie  de*  loro  gridi.  Le  prime  lingue 
cominciarono  col  canto  ,  colla  Mufica  ,  c 
colla  Profodia,  e  così  la  prima  eloquenza  (6). 

§,  6.    M.  de  Condiliac  dopo  tali  oflTerva- 
iioni  forma  P  iftoria  de'  progredì  dell'  arte 
del  geflire  tragli  antichi  ,  efaminando  i  prò- 
greflì  di  tal9  arte  dietro  le  veftigia  di  M.  in 
Bos  e  paila  de'  gefti  e  fegni  ridotti  io 
arte  9  che  fi  mifchiarono  coi    canto  f  e 
colla  profodia ,  e  quindi  venne  la  mufica,  e 
T  arte  di  fcriverla  in  note,  onde  poi  venne 
r  arte  de'  Pantomimi,  che  co'  getti  rappre*- 
fenUvano  delle  Comedie  intiere,  vale  a  dire 

de* 

(6)  Oflerva  il  Signor  Condiliac  che  i  Chine»*  hanno 
318.  Monouìlabi  che  pronunciano  con.  $.  tuoni  di 
ce  divelli  ,  che  fanno  16*40.  Suoni  diverfi  .  I  popoli 
poi  che  furono  di  una  invenzione  più  creatrice,  inven- 
tarono più  parole  nuove  ,  ed  ebbero  meno  indemoni 
di  v  >cc  ,  meno  canto  ,  meno  mulìca,  meno  profodia» 
ed  il  Signor  Condiliac  dimagra  che  dal  cauto  derivar» 
»q  le  profodic  Greca ,  e  Latina . 


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de'  pezzi  compiti  di  eloquenza  ;  che  da  quei 
•  Pantomimi  cominciò  ,  e  degenerò  in  decla- 
mazioni ,  e  getti ,  Indi  il  Signor  de  Condiliac 
tefle  una  dotta  liloria  de'  progredì  delia  Mu- 
fica  degli  amichi  e  quella  della  declamatone 
in  canto  ,  e  della  declamazione  fempliee  ,  e  f 
liloria  delia  Profodia  ,  e  della  Poefia  e  Aie 
origini ,  e  dice  che  la  prima  eloquenza ,  il 
primo  Itile  furono  Poetici  M  rapprefemavanfi 
T  idee  con  imagini  fenfibili ,  e  coiF  eloquen* 
za  di  azione  ,  che  cominciò  a  oeflTare  nel 
tempo  della  perfezione  delle  lingue  >  e  final- 
mente diminuitoli  il  girilo  per  le  variazioni 
iella  voce  ,  per  il  tuono,  per  la  profodia, 
per  la  Mufica,  il  parlare  fi  accollò  alla  prò* 
fa  infenfibilroente  (7)  ,  e  Ferecide  Siro  fi- 
nalmente ,  non  potendo  piegarfi  alle  regole 
dell*  eloquenza  Poetica  ,  che  allora  era  già 
ridotta  in  arte  ,  inventò  Io  fcrivere  in  pro- 
fa  ,  che  fucedette  ali*  eloquenza  Poetica , 
alla  Profodia,  alla  Mufica,  a1  gelti  ,  a*  fe- 
gni  ,  a'  metri  ,  alle  rime  ,  1  popoli  del 
Nord  freddi  e  flemmatici  dice  il  Signor  do 
Condiliac  ,  nop  potendo  «idoprare  nell'  eio- 

quèn* 

■ 

(7)  Il  Signor  Vico  noftro  affai  pria  del  Signor  Con- 
diliac avea  fpiegata  quefta  teoria  dell'origini  delle  lin* 
gue  tutte  cominciate  dall'  cloqnenza  de*  corpi  ,  de'Jegni 
degli  urti)  delle  voci  articolate,  e  metriche , dalla  Ma- 
fica  ,  dalla  Poefia ,  e  da'  verli  Efametri ,  che  poi  dege- , 
aerarono  in  giambici,  e  analmente  nella  proù. 


3°4 

quenza  la  profodfa  degli  altri  popoli  ,  ade* 
prarono  la  rima  (8), 

§.  7.  Dimoftra  quindi  il  Signor  Condif- 
lac  quanto  era  in  quei  tempi  una  facolià  im- 
portante la  Mufica  ,  e  come  la  medefima  fi 
divife  dalla  Poefia  e  dalia  danza  ;  e  comec- 
ché le  conofcenze  delle  leggi  della  rel  igio  ne, 
e  degli  avvenimenti ,  de*  quali  fi  volea  con* 
fervar  la  memoria  eran  crefciut'  all'  infinito, 
onde  per  tale  loro  aumento  ,  e  per  eflcrfi 
introdotta  la  profa  ,  non  poterono  più  con» 
fervarfi  nella  memoria  ,  indi  s*  inventò  V  ar- 
te dello  feri  vere,  dalla  quale  poi  derivò  ,  che 
la  Mufica ,  e  la  Poefia  com prefero  un  gene» 
re  di  eloquenza  piacevole  per  le  cofe  alle- 
gre ,  e  la  profa  le  cofe  utili  ,  o  buone  5  e 
quindi  il  Signor  de  Condillac  palla  a  forma- 
re lunghe  ,  e  fané  rifleflìoni  fuW  ujo  ,  e  na- 
tura delle  parole  ,  e  fulle  loro  origini  ,  e 
loro  fignificati  ,  deli'  origini  delle  favole , 
delle  parabole,  degli  enirnmi  ,  e  del  genio 
delle  lingue  ,  delle  caufe  occafionali ,  e  de*  fe- 
gni  de1  loro  progredì ,  fviluppi  ,  origini  $  e 
decadenze  di  eflTe  lingue  ,  che  dimoftra  an- 
dar parallelie  colla  cultura  delle  nazioni. 

s.  a. 

(8)  Se  la  rima  fi  debba  a*  foli  popoli  barbari  del 
Nord ,  e  cofa  affai  dubbia  ,  giacché  i  Filologi  conerà- 
fiano  fe  le  Poefie  Orientali  ,  e  traile  altre  Y Ebraica,  , 
fieno  ftate  fulle  prime  metriche,  o  ritmiche  ,  o  mifte. 
Finche  ciò  non  ia  decifo  mai  il  Signor  Con4illac  può 
aflerir  Y  origini  primitiva  delle  rime  a*  foli  popoli  del 
Nord, 


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§.  8.  Dopo  tali  rifteflìoni ,  cr  ha  lafciati 
il  dotto  Autore  alcuni  belliflìmi  infegnamenti 
per  perfezionar  V  eloquenza  ,  e  Io  ftile  ,  e  il 
guflo.  Tutta  l'opera  intitolata  Corfo  diStudj 
per  V  iflru\ione  del  Principe  di  Parma  a  ciò 
tende ,  ma  più  d'  ogni  altro  trattato  quello , 
che  s' intitola  deW  Arie  di  Scrivere, o  fia  dello 
ftile  ,  opera  ,  che  fi  potrà  leggere ,  e  che  let- 
ta con  raziocinio  ,  può  fomminiflrare  im- 
menfi  lumi, 

$.  p.  V  eloquenza  de*  fegni  articolati, 
dice  M.  de  Condillac  ,  ha  (offerti  varj  cam- 
biamenti ,  come  è  accaduto  all'  eloquenza  del 

Sjefto ,  e  dell'  azione ,  e  tutti  i  cambiamenti 
ono  nati  da  infinite  caufe  occafionali  ,  che 
Iian  cambiate  le  idee,  gli  ufi,  i  coftumi  ,  le 
maniere  diverfe  di  penfare  ne1  popoli  .  Le 
lingue ,  come  le  idee  ,  e  le  paftioni ,  fono 
groflòlane  nel  principio  ,  e  poi  fi  raffinano 
a  proporzione  de'  progredì  dell'  intelletto ,  e 
della  cultura  della  Società,  e  quindi  il  Si- 
gnor de  Condillac  oflervando,  che  tanti  trat- 
tati de'  Rettorici  fulle  figure ,  e  tropi  fono  inu- 
tili, parta  ad  infegnare  l'arte  di  legar  l'idee, 
e  di  ordinarle  ,  dopo  averle  analizate  ,  e  così 
apre  con  immenfa  utilità i  fonti  dell'arte  del 
ben  dire  e  dei  beh  penfare  ,  e  della  vera 
eloquenza,  che  pochifiìmi  Autori  ci  hanno 
rooflrata  nel  vero  fuo  afpetto  ,  nel  quale-  ce 
l'ha  dipinta  quello  Filofofo, 


CAP  XIV. 


Pensieri  di  M.  Sirizer  fui  gvjle 
nclV  Eloquenza . 

•  •  •»  • 

§.  i. 

M Sulzer  ,  Accademico  di  Berliuo  ,  ih 
.  un  fuo  opufcolo  in  molato  Analifi  ddV 
ingegno  (i)  riflette  ,  che  il  famofo  Abbate 
du  Bos  ha  fiffato  il  lignificato  più  proprio  di 
quefla  parola  ingegno  ,  avendolo  detto  un  . 
dono  ,  che  coli'  ufo  fi  è  dalla  natura  dato  . 
ali*  Uomo  per  far  bene  ,  e  facilmente  ccite, 
cofe  ,  che  gli  altri  non  farebbero  ,  fe  non 

• 

(i)  Anaìyfe  du  Geni* ,  opufcnlo  che  sì  inferito  nel 
libro  intitolato  Choix  des  Memoires  ,  &  Abregé  de  l* 
Hì fior ie  de  C  A  e  ade  mìe  de  Berlin  Tom.  IP*  pag*  37. 
dell'edizione  in  11.  Berlin,  ìjtU 


malamente  é  ed  a  grande  (lento  (%) ,  ed  of- 
ferva  ,  che  il  titolo  di  grande  ingegno  C  dà 


a  quegli  Uomini  eccellenti  ,  che  fi  fono  di- 
(Itati  cW  loro  contemporanei  neli'  efcrcizio 
delle  confimi  li  facoltà  intellettuali  >  e  fi  fono 
ammirati  nelle  prime  claflS  de'  grandi  arte- 
fici ,  e  de'  gran  Poeti  oltre  i  confini  ordi- 
uarj  delle  fcienze  tutte,  e  de'  grandi  affari . 
li  più  grande  ingegno  è  quello  che  riefce 
il  meglio  in  tutte  le  più  univerfali ,  e  le  più 
illimitate  cognizioni  ,  e  riefce  meraviglierà, 
mente  nell*  efercizio  di  tutte  le  facoltà  ime!* 
lettuali  della  mente  fenza  eccettuarne  niu- 
na  .  L' attenzione ,  la  riflefllone  ,  V  imagina- 
tiva ,  la  memoria  ,  il  giudìzio  ,  la  penetra- 
zione ,  ed  ogn' altra  facoltà  intellettuale  dee 
concorrere  a  formare  il  grand' ingegno;  ond* 
è  che  l'ingegno  non  è  una  operazione  fpe- 
cifica  di  qualche  particolare  facoltà  dell'  ani- 
ina  ì  ma  le  richiede  tutte  ,  non  eflTendo  una 
facoltà  particolare  ,  ma  una  difpofizione  ge- 
nerale |  ed  una  fpecie  di  temperamento  dell' 
intelletto  ,  che  modifica  tutte  le  facoltà  in- 
tellettuali còlia  facilità  ,  e  deprezza  di 
fervirfi  di  effe  facoltà. 

$.  2.  OflTerva  M.  de  Stilar ,  che  quel  vi- 
vida vis  animi  ,  che  Lucrezio  erroneamente 
prende  per  l'ingegno  rnedeGmo,  è  folamen- 

V   2  te 

(a)  Duhs  RtJkOUns  f*r  U  Poefit ,  &  U  Pe- 
intéri  • 


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3o8 

te  la  bafe  dell'ingegno  ,  ma  non  l'  ingegno 
mcdelìmo.  Ogni  Uomo  più  ,  o  meno  Terne  in 
le  Molura  tal  forza  i  che  l'indoce  conti- 
nuamele a  penfare,  a  fvilnppar  le  ftje*  idee,. 
a:fìflàrfi  alle  più  feconde  tra  effe ,  e  a  feguir- 
ne  »i  -progredì .  Il  defiderio  de'  continui  paf- 
fagi  da  idee  nuove  ad  altre  più  nuove  è  f  ; 
eflètur  dèlia  forca   primitiva  della  vivezza; 
del  R  i  mei  letto ,  quale  fecondo  le  varie  perforj 
ne  ,  è  più ,  o  meno  intenfa  ,  or.d'  è ,  che  il  : 
defiderio  da  effa  fvegliato  è  più  ,  o  meno; 
attivo  ,  e  quando  è  affai  attivo,  fi  manifefta 
allora   fotto   la  divifa  di  quella  vivacità  d' 
ingegno  ,  che  M.  Sulzer  riguarda  come  la 
baie  del  grande  ingegno  •  Offerva  P  ifteflo  - 
A  utore ,  che  la  vivacità  dello  fpirito ,  dinota 
Tempre  un  fondo  di  grand'  ingegno ,  l'inazio- 
ne ail'oppoflo  ,  la  poca  fenfibilità  agli  oget-, 
ti,  che  fi  prefentano  a'  fenfi  ,  o  ali?  intelleK 
ti,  è  ordinariamente  la  cara  neri  dica  della  fiu- 
pidità  ,  che  è  la  difpofizione  dell'  intelletto  * 
diametralmente  oppofla  all'ingegno.  L'effetto- 
immediato  della  grande  intenfità  della  forza, 
attiva  dell'animo  è  una  maftìma  fenfibilità ,1 
i  n  ecceflìvo  grado  di  defiderio  verfo  l'ogetv- 
to ,  al  quale  fi  riferifce ,  quai'  ogetto  da  quel 
veemente  e  maftìmo  defiderio  viene  a  rappre-  : 
fentarfi  con  entufiafmo^e  con  veemenza  ($)> 

e  queir  " 

($)  Riflette  M.  Sulzer  che  quella  è  V  origine  di 
quel  gufto  determinato  ,  ed  irrefìftibile  per  certe  ar- 
ti ,  e  per  talune  faenze  in  alcuni  cftraordinati  in- 

tcl- 


3<)p 

e  quelP  entufiafmo  ,  e  quella  veemenza  fan- 
no veder  le  cofe  con  maggiore  attenzione, 
'C -filano  V  intelletto  (òpra  tutte  le  qualità 
poflìbili ,  e  fopra  ogni  piccola  circoftanza  di 
quella  cofa  alla  quale  fi  riflette  ,  fidando  ogni 
idea  fopra  di  effe  (4; . 

§.  3.  Quindi  paffe  M.Sulzer  ad  oflervare, 
che  il  guflo  il  più  intenfo  ed  il  più  deter- 
minato, che  fi  abbia  per  una  cofa  ,  non  ba- 
da folo  a  formare  un  grande  ingegno ,  feb- 

V    3  bene 

■ 

tcllctti,  onde  derivò  in  M.  Pafchal  quella  paflìone  uv 
Tincibile  per  le  matematiche .  Tal  paflìone  fi  vincere  a' 
grand'  ingegni  tutte  le  difficoltà  ,  tutti"  gli  oftacoli  ,  e 
per  tal  violento  impulfo  i  medefimi,  malgrado  tutte  le 
difficolti,  fi  applicano  a  cene  {cienze,  e  fenza  premj, 
ed  ajuti ,  divengono  da  loro  ftefli  Pittori  ,  Oratori  , 
Poeti,  Geometri , Guerrieri  eci  Qnefta  facoltà  i  Roma- 
ni chiamavano  ingenium  .  Mi*  Sulzer  avrebbe  potuto 
aggiungere , che  un  grande  ingegno ,  appunto  per  quel- 
le intentiti  della  forza  attiva  dell'anima  fente,  vede,  e 
penfa  pid  vivamente, c  con  maggior  entufiafnio  per  la 
fantafia,  della  quale  vede  ,  e  concepifee  gli  oggetti  in 
modo  molto  diverfo  dagli  altri ,  onde  Cardano  ebbe  a 
dire  ,  che  non  eft  magnum  inger.ìum  /ine  nuxtura  de- 
mentiti . 

(4)  Così  oflèrva  M.  Sulzer  ,  che  il  carattere  de' 
grand*  ingegni  è  il  vedere  appunto  le  cofe  tutte  in 
tutti  gli  alpetti,  e  circondarne ,  e  rapporti,  lenza  per- 
der neppure  le  minuzie  ,  come  fi  vede  aver  fatto  Ta- 
cito ,  c  come  fi  può  olTervare  ne*  grandi  modelli  de* 
Poeti,  e  de*  Pittori, che  con  mille  particolarità,  e  cir- 
coftanze  rapprefentano  le  qualità  tutte  degli  oggetti  in 
modo  ,  che  (embrano  vivi  ,  pe-cSè  i  grandi  inge  jni 
fcu^pro.  o  tutn  i  più  impercettibili  rappoit:  ,  che  fug- 
gono piccioli. 


3  io 

bene  tal  guflo  fia  una  delle  bali  del  grande 
ingegno $  ma  foggi  unge  ,  che  tal  gufto  dee 
eliere  accompagnato  dalla  fugacità  ,  e  pron- 
tezza, che  dee  aver  l'intelletto  per  ifcoprire 
i  rapporti  tutti  ,  che  la  cofa,  alia  quale  ri- 
flette ,  abbia  e  polla  avere  colle  altre  tutte 
e  vedere  le  fimili,  e  le  diflìmili  ,  e  fviiup- 
parle  con  idee  chiare  ,  e  dipinte  colf  ajuto 
della  rifleflìoue  ,  di  una  fantafia  viva  ,  e  di 
una  memoria  felice  •  Quefte  qualità  unite 
inlìeme  C  chiamano  in  un  talento  fpirito,fpi- 
ritofi  talenti .  E'  quefla  una  facoltà  dell'  intel- 
letto ,  colia  quale  i  grand'  ingegni  fcuoprono 
nel  (Mensa  delle  cofe  tutte, e  dell'idee  quan- 
to può  contribuire  a'  loro  penzieri  ,  ed  uni- 
fcono  i  materiali  tutti,  che  fi  richiedono  a* 
loro  progetti  (y), 

§.  4.  Alle  anzidette  facoltà  M.  Sul^ir  ag- 
giunge il  dover'  eflTere  un  grand' ingegno  do- 
tato di  un  fano  giudizio  ,  e  difcernimento 
per  potere  determinare  nel  giudicare  ^  fulla 
folidità,  ordine,  proporzione  ,  difpofiiione  4 
rapporti ,  fini ,  mezzi  ,  unione  ,  progreflìeni , 
e  llflemi  delie  idee  in  modo ,  che  nei  foget- 

to  fi 

($)  Soggiunge  M.  Sulftr  ,  che  i  légni  di  un5  intel- 
letto ,  al  quale  mancano  così  belte  facoltà  ,  fopo  i  ft- 
quenti,  1.  fieri  liti  ,  ed  aridità  ne*  piani  generali  ncll* 
idea  d'un  progetto  ,  e  neh" esecuzione .  2.  trivialità  di 
ogetti,e  di  mezzi  adoprati.  3.  I  rapporti  uniti  a  fteo- 
*>  ,4j  rimoti. U  4. e  difcrdine  nell'  idee.  Si  potrebbero 
tutte  le  opere  di  {pirico  analiaare  fopra  queA'  idee  di 


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511 

to  fi  diftinguano  in  rutti  loro  afpetti  le  bel- 
lezze eflènziali ,  e  le  acceflorie  ,  le  principa- 
li $  e  ie  fubaiterne  con  I  loro  diverfi ,  e  re- 
golati colori  in  modo, che  ogni  particolarità 
fa  fubordinata  al  tutto,  ed  a  tutta  la  conca- 
tenazione di  effe  parti  tra  loro  ,  ed  in  rap- 
porto al  tutto,  in  modo  che  gl'intelletti  al- 
trui fieno  nei  riflettere  ,  rapiti  ,  come  da  un 
vortice  di  piaceri  infiniti  ,  e  diverti  di  fot- 
prefa ,  di  ammirazione  ,  e  di  bellezze  nuove. 
Quando  ad  un'  intelletto  manca  quella  facol- 
tà ,  che  giudica  ,  e  ragiona  fulte  qualità  de* 
rapporti  degli  ogetti,  nulla  giova  qualunque 
fecondità  di  penzieri  ,  ed  affluenza  d*  idee , 
e  molto  meno  la  vivacità  della  fantafia ,  per- 
chè le  fue  opere  faranno  mai  difpode ,  lan- 
guide ,  di  cattivo  gufto ,  piene  di  ornamen- 
ti inutili  p  come  accade  a  tutti  i  talenti  affai 
fpiritofe  ,  €  poco  giuii\iofi  (6). 

§.  y.  Richiede  ancora  M.  Suher  in  un 
grand' ingegno  un'altra  facoltà,  ch'egli  chia- 
ma continuila,  o  prefen^a  di  fplrito  ,  colla 
quale  l'intelletto  dee  moderare  il  fuoco  del- 
ia fantafia  troppo  ardente  ,  e  iafeiare  alla 
mente  la  libertà  di  tra  (correr  e  da  per  tutto  , 
ove  giudica  dovere  feoprire  i  rapporti  op- 
portuni per  i  legami  particolari  delle  idee 
in  relazione  ad  effe  particolari  idee  ,  e  al 

V   4  pia- 

(6)  Dice  M.  Sul;ert  d*  fe  fi  voleQe  fcr  la  critica 
di  moiri  libri  moderni,  di  moke  pitture,  di  molti  ca- 
pi d*  opera  di  mufica  ec.  \\  troverebbe  poc>  difeerui- 
Jttento,  e  giudizio,  e  molto  fpirito  mal  regolato  ce. 


JI2 

piano  generale  del  tutto.  Uno  fpirito  vivo, 
che  non  ha  tal  dono,  fi  ferma  ove  l'impeto 
delle  prime  impreffioni  Io  tra  (porta ,  alle  pri- 
me qualità  ed  af petti  delle  cofe ,  che  vede  , 
trafcura  di  ricercare  ulteriormente,  fi  ferma 
a  quelli  primi  rapporti ,  ed  afpetti  come  all' 
ultimo  fine  delle  fue  ricerche, e  mentre  con 
calore  corre  predò  un'  idea  ,  non  vede  ,  nè 
può  giudicare  di  e  dà  ,  e  molto  meno  può 
vedere  ,  ed  abbracciare  le  altre  più  mi- 
gliori, e  vi  è  un'infinità  di  cofe,  che  han- 
no de'  rapporti  utili  ali7  ogetto  di  cui  fi  trat- 
ta ,  e  tali  rapporti  dovrebbero  rifletterli ,  e 
fcoprirfi  ,  ma  fi  tralafciano  ,  ne  fi  bada  a 
tutti  gli  afpetti  poflibili,  che  migliorerebbe- 
ro il  piano  delP  idee  ,  e  dell'  ordine  dell'  idee 
nel  fogetto,che  fi  ha  per  le  mani.  Vi  vuo- 
le una  grande  ferenità  di  mente  ,  un  gran 
contegno  nell*  intelletto  per  vedere  tutt'  i 
rapporti  poflibili, e  per  ifcegliere  i  migliori, 
giacché  in  ogni  arte  ,  in  ogni  feienza  ,  in 
ogni  facoltà  una  cofa  iflefla  può  eflere  efpo- 
fla  in  varie,  e  moitiflìme  maniere  ,  e  bifo- 
gna  confiderare  tutte  quelle  varie  maniere 
poflibili  per  ifceglierne  le  migliori  •  L' arte- 
fice ,  jl  Savio ,  T  Autore  dee  tenere  con  ma- 
no ferma ,  e  (labile  la  bilancia  delle  fue  idee 
per  pefarnpil  valore,  e  dee,  per  così  dire,  ufeire 
dal  labirinto  delle  meditazioni ,  per  poi  con- 
templare tali  fue  meditazioni  ,  come  da  Iun- 
gi  ,  e  fuori  di  fe  medefimo  ,  e  delle  fue 
idee  ,  pei  poterne  formare  un  giudizio  più 


* 

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3*3 

imparziale  ,  e  più  libero  5  ma  qualora  la  fan- 
tafia  fi  rifcaida  ,  fi  perde  quella  libertà  del 
giudicare  ,  e  di  efaminare  «'  che  è  aflài  ne- 
ce lfa ria  all'intelletto.  Bifogna  che  un  grand* 
artefice  abbia  a  lavorare  con  un  entufiafmo  , 
con  paflìone  ,  con  calore  ,  dice  M.  Sui^er 
ma-  che  tal  calore  ,  tale  paflìone  ,  tal*  entu- 
fiafmo fia  regolato  dall'intelletto  .  E'  ottima 
cofa  ,  che  quando  fi  penfa  all'  efecuzione  del 
piano  delle  cofe  la  mente  abbia  a  follevarfi, 
rifcaldarfi  ,  e  fermentare ,  e  renderli  viva  ed 
elaiìica  la  fantafia,  ma  la  tranquillità  ,  e  fe- 
renità  di  mente  dee  fuccedere  a  quella  fer- 
mentazione,  e  a  quella  tempefìaje  la  ragio- 
ne, ed  il  giudizio  colla  loro  ferenità  devon 
riguardare  con  occhio  critico,  e  fevero  tutte 
quelle  evoluzioni  dell'  entufiafmo  ,  e  tutte 
quelle  molTe  per  vedere  ,  fe  in  effe  abbia  V 
intelletto  ecceduto  ,  o  nò  ,  da'  limiti  della 
ragione.  Dopo  tali  oflTervazioni ,  e  rifleflioni, 
un  Pittore  ,  un'  Oratore  ,  un  Poeta ,  un  Geo- 
metra, ed  un  Fiiofofo  ,  fapranno  certamente 
rapprefentare  le  loro  idee  nei  migliore  afpet- 
40  polTìbile  dopo  aver1  efaminati  colla  ragione 
gV  infiniti  afpetti  ne*  quali  le  cofe  tutte  fi 
ponno  in  ogni  arte  in  ogni  fetenza,  in  ogni 
facoltà  rapprefentare  (7). 

(j)  Un  Pittore  ,  un  Poeta  ,  un'  Oratore  dorranno 
olTervare  le  varie  maniere  ,  ed  attitudini  ,  e  deferizioni 
dell'  ira ,  dell'  pdio  della  vendetta  ,  dell'  amore  ,  della 
gelofìa,  dei  timore  ec ,  ed  i  cambiamenti  che  tali  paf- 

fioni 


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5T* 

§.  6.  Richiede  con  molta  ragione  M.  SuL 
\tr  in  un  grand'  ingegna  un'  altra  qualità  in- 
tellettuaie  ,  che  è  quella  di  euer  capace  di 
foflenere  fatighe  lunghe ,  e  continue ,  e  non 
interrotte ,  e  metodiche  ,  come  11  richiede 
ne'  grand1  ingegni  ,  che  vonno  darci  produ- 
zioni utili  e  giudiziofe ,  e  ragionate  •  L' arte 
di  analizate  ,  di  giudicare  ,  di  concatenare 
l'idee  è  l'arte  che  richiede  , e  tempo  , e  me- 
ditazioni ,  e  diuturnità  di  rifleffioni .  Mai  (i 
può  unire  un  grand'  ingegno  ,  ed  una  inca- 
pacità di  continuata  ferie  di  fatighe  e  riflef- 
fioni; e  mai  tali  ingegni  rapidi  e  fuperficiai- 
j»eme  addetti  a  confederar  le  cofe  hanno  prò- 

*  • 

Tioni  fanno  nel  volto ,  nella  fifonomia ,  nelle  azioni ,  le 
graduazioni  di  tali  cambiamenti ,  e  tutti  i  loro  rapporti 
poflibili .  Indi  dooo  fattofi  un  tal  quadro  generale  di 
tutti  i  varj  colon  ,  deferizioni  ,  e  quadri  generali,  e 
particolari,  dovrà  efaminargli  a  parte  a  parte  ,  e  farne 
il  giudizio,  e  la  (celta,  ributtando  quelle  imagini? nel- 
le quali  la  rantafia  ha  ecceduti  i  limiti  della  ragione, 
e  adoprando  quelle,  che  V  intelletto  avrà  fcelte  dopo 
maturo ,  e  ragionato  efame  di  tutte  quelle  antecedenti 
progre/fioni  d' idee  .  Quelle  rifleffioni  di  <M*  Stilar 
dourebbero  fcrvir  di  canoni  ad  ogni  artefice  ,  ad  ogni 
Autore.  E'  difficile  conofeere  gli  errori  commelfi  nell* 
entufiafrao  della  mente, e  per  giudicarne  bifogna  lalciat 
paflare  quel  tempo  di  enrufiaSrio  nel  quale  un  libro, 
una  pittura, una  Statua  fono  ftati  formati.  Perciò  Ora- 
zio, uno  de*  pid  grand' ingegni  $  che  fianvi  ftati,  ed  un 
conofcicore  il  pid  Sagace,  ed  acre  de*  grand'  ingegni, 
ditfe ,  clic  i  libri  dovean  pubhcaifi  dopo  nove  anni  di 
Nonumqiu  pnnuuur  in  érwwm. 


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dotti  capi  di  opera  ragionati,  c  folidi  (8), 
ma  folo  diflaccati  fpezzoni  ,  e  frantumi  di 
juifcelianee ,  delie  quali  G  può  ,  e  dee  dire  . 
iujeai  membra  Poca  (^). 

i  * 

(3)  Adattando  a'  fatti  i  rariocinj  di  Af.  Suifer  ,  fi 
può  oflervarc  ,  che  i  grand*  ingegni  capaci  di  grandi 
attenzioni  fono  troppo  rari  al  Mondo,  anzi  pochiil'aii,  ma 
da  quefti  pochiiTirui  fono ufeiti i capi  dì  opera.  Newton, 
Leibnitz,  W0I60  ,  Clarke  ,  i  Geometri  tutti  ci  hanno 
date  opere  nuove,  utili  forprendenti  ,  ragionate,  {irte- 
matiche  ,  perchè  dotati  di  grand*  ingegno  ,  e  di  gran 
raziocinio  .  A  quefto  modo  tra'  Francefi  ha  fcritto  il 
Montefcmieu  il  Librò  fulla  graridej{a   ,   e  decadere 
74  dt  Kamani  ,  cosi   hanno  {exitto  la  opere  di  Fi- 
nca ,  e  di  Agronomia  ,  e  d'  Moria  Naturale  i  piti 
favj  della  Francia,  dell'Inghilterra,  dell'Italia,  della 
Germania,  con  gran  forza  d'ingegno  ,  con  raziocinio, 
con  analiiì,con  tranquillità  di  animo ,  richieda ,  ed  ine- 
vitabile ne'  capi  di  opera  .  Ma  gli  Autori  poi  di  tanti 
Saggi  ,  Pensieri,  E/tratti  ,  Spiriti,  Di fionarj  ,  Jllefcò- 
lanTe ,  1  eitert  ,  Giornali  ci  dimostrano  molta  ranca/ìa , 
e  poca  capacità  di  concatenar  l'idee  ,  e  di  riflettere 
continuatamente, onde  tali  opere  fouo  per  lo  pili  frivo- 
le, fuperficiali,  fcnz'analifi,  fènsa  giudizio, e  fi  riduco- 
no a  Lavori  Poetici ,  e  Ditirambici  alla  Pindarica  ,  co- 
me fono  i  tré  quarti  delle  opere  del  Rouffeau ,  d»  Vol- 
taire, di  Bayle,  e  tra^ringleii  quelle  &  Bolingbroke  di 
Shafcsbury ,  di  Swift  ce. 

(?)  Qual  giudizio  farà  un  vero  dotto  quando  vedrà 
un* Autore  che  comincia  così  un  fuo  trattato  di  Mi- 
j ce  Lignee  :  Sìa  la  pace  con  quell'anima  di  qui  II  Autore 
cortefe\c  caritativo  ,  il  quale  per  pi  bene  torneine  de'fitei 
Jimili  ,  c  Jeguaci  Autori  introduce  V  ingegnerà  maniera* 
delle  opere  Jhfijcellanee  !  Dirà  certamente  ,  che  queft* 
Autore  non  avea  cosi  bene  riflettuto  fui  buon  gufto , 
flome  $L  Sulzer  ,  §  che  (al  proporzione,  ha  foco  ra- 
gionata 


$.  7.  Dalle  dotte  rifleffioni  di  M.  Si^er 
fopra  la  natura  ,  e  requifiti  de*  grandi  inge- 
gni fi  può  dedurre  a  quanti  pochi  intelletti 
competa  tal  titolo  di  grand'  ingegni ,  quanti 
requifiti  fi  richiedano  per  efiere  un  grand1 
ingegno,  e  quanti  pochi  fieno  fiati,  e  fiano 
in  ogni  fecolo  i  libri  cosi  ferini  ,  a*  quali 
ogni  Filofofo  potrà  adattare  le  rifiefiìoni  di 
M.  Sul\zr ,  e  vedere  9  fe  corri  fpondano  ,  o 
nò  a  tali  precetti ,  e  regole ,  che  fono  quelle 
della  ragione  ,  e  della  verità  • 

§.  8.  Efamina  quindi  M.  Sul^er  ,  fe  r  in- 
gegno fia  un  dono  delia  natura ,  o  fe  può , 
almeno  in  parte ,  acquiftarfi  dall'  arte  ,  e  ri- 
ducendo  tal  quifito  a  quello  dei  concorfo 
delle  caufe  fifiche  ,  e  morali  richiefle  per  la 
formazione  de'  grand'  ingegni  ,  fulle  quali 

lauto 

,  # 

gionata  anzi  ftolta,  o  che  l'Autore  di  effa  fia  flato  di 
uno  fpirito  fuperficiale.  Tal  propofizione  è  impertanto 
di  M,  Shafisbury  creduto  uno  de*  più  grand*  ingegni 
<T  Inghilterra ,  ma  fpeflb  troppo  entufiafta  ,  troppo  vi- 
vido di  mente  ,  fpeflb  non  molto  capace  di  analitiche 
meditazioni  ,  ed  efami  ,  e  che  preferì  la  vivezza  del 
penfàre ,  e  la  fantafia ,  alla  folidità  del  raziocinio  efatto 
e  tranquillo.  Egli, ed  il  fuo  Compatriota  Bolingbioke, 
come   talora  ancora  David  fiume  hanno  voluto  dar 
fulle  feienze  che  trattano ,  una  paflaggiera  occhiata  con 
maniere  quanto  altiere  ,  e  fublimi  ,  tanto  fuperfìciali . 
Quefto  fpirito  di  fuperfìciali  tà ,  e  di  poca  attenzione,  con 
poca  fatiga  ,  fa  fcriver  libri  per  via  di  (àggi ,  penfieri ,  ma£- 
fime  d  fiaccate ,  mifcellanee  ed  ha  anche  ingombrata  1'  Ita- 
lia iVWre  delle  Scienze.  Da  ciò  ognuno  può  giudicale 
dell'attuale  flato  delle  Scienze  nell'Europa*. 


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317 


tanto  fi  è  diffufo  M:  du  Bos  nelle  fue  iti- 
.flejjioni  fulla  Poefia  ,  e  Pittura ,  ove  fembra 
che  tal'  Autore  conchiuder  voglia  ,  die  le 
caufe  moraii  poco  influifcano  su'  grand'  inge- 
gni, che  fi  vedono  comparire,  e  (comparire 
in  certi  paefi ,  come  rapide  Comete ,  confuta 
M.  Sul^er  in  bri  e  ve  tal  opinione  di  M.  du  Bos, 
e  conchiude  1.  Che  la  fona  attiva  dell'  ani* 
ma,  che  è  la  bafe  dell'  ingegno  è  un  dono 
della  natura ,  giacché  la  forza  primitiva  della 
mente  è  come  la  forza  primitiva  del  corpo, 
che  non  fi  acqui  ila  ,  ma  riflette  M.  Sul^er , 
che  la  forza  attiva  d jlla  mente  dipende  mol- 
to dalle  caufe  naturali  ,  che  concorrono  a 
formare  il  temperamento  ,  e  la  coflituztone 
del  corpo,  come  la  nafeita  9  il  clima,  i  ci* 
hi  ,  e  f  educazione  Fifica  ed  avrebbe  potuto 
aggiungere  ancora  la  coft'uui ione  del  corpo.  Con 
taroccatone  M.  Sul%er  efamrna  il  proverbio 
Oratores  fiunt  *  Poeta  nafeuntur  ,  proverbio 
altrove  da  noi  efami  nato  (10)  e  dice  che 
tal  proverbio  è  applicabile  a  tutte  forti  ó? 


bafe  di  ogni  facoltà ,  alla  quale  la  natura  in- 
clina ,  ma  che  le  caufe  morali  ,  ed  occafio- 
nali  sviluppano .  Un  fanciullo  nato  col  gufto 
alla  Pittura  ,  non  farà  mai  Pittore  »  fe  non 
avrà  azione  di  renderli  familiari  gli  oggetti 
dell'arte  del  dipingere .  Achille  traile  figlie  di 
Licomede  nell*  ifola  di  Sciro,  chiudeva  in  feno 


ifen- 


(10)  Voi.  I.- Parte  I.  Cap.  fili 


B  ' 

i  fentrmentr  bellici ,  e  le  militari  inclinazio- 
tìì     che  fi  fvilupparono        lacrimo]*  Trojx 
funera,  come  dice  Orazio  (ti),  ma  Uliflè 
fvilnppò  in  lui  tali  nafcofU  lentimenti  coi 
prefentargli  le  armi ,  come  riflette  M.  Sul- 
\tr .  Uo  gran  Poeta,  un  grand1  Oratore,  de- 
ftrnati  dalla  natura  ad  eflTer  tali  ,  farebbero 
morti  fenz*  aver  fatto  un  rerfo ,  un  periodo , 
fe  fuflero  nati  tra  Uomini  ignari  dell*  atte 
di  far  verlì ,  e  di  eflTer  Oratori  .  Le  caute 
morali  dunque  molto  ponno  nello  (Viluppo 
degl1  ingegni  in  ogni  facoltà  ,  e  perciò  certi 
grand*  ingegni  fi  trovarono  uniti  a*  tempi  di 
Auguflo ,  in  quelli  di  Leone  X.  t  ed  in  quelli 
di  Luigi  XIV.  Offerva  M.  de  Sirfjer  ,  che 
Io  fpirito ,  la  folidità  del  giudizio  ,  la  me- 
moria  ,  Pimaginativa  dipendono  ugualmence 
dall'  efercrzio .  che  dalla  natura  ,  e  adduce  P 
autorità  del  ÌVoXff  nella  Pficologia  ,  come  fi 
è  da  noi  ancora  oflervato  (12)  .  Cosi  corf- 
chiude  M.  Sulfer  il  fuo  eccellente  trattato 
full*  ingegno  ,  che  è  un*  opufcolo ,  che  merita 
ogni  attenzione  come  affai  conducente  a  per- 
fezionare fi  buon  gufto  in  ogni  genere  di 
eloquenza  Univerfele  •  Molte  altre  cofe  apparte- 
nenti alPiSeflb  fogetto  dice  rifletto  WL  SuU 
\er  in  nn  altro  fuo  dotto  libro  intitolato 
Ricerche  fulP  erigine  i£  /entimemi  piacevoli 

(n)  Horat.  Carni,  libr.  I.  Ode  FUI 
(ia)  Voi.  I.  Part.  L  Cap.  FUI 


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3*9 

(J?)>  c  fpecialmente  nella  feconda  pane  di 
tal  dotto  opufcolo  ove  tratta  della  Teoria  de 
piaceri  intellettuali* 

CA- 

(ij)  Rechi ri  he s  fur  l'ori  gin  des  pentimento  agre  ai  le s 
&  deJagreabUs  ,  opufcolo  che  e  inferita  nel  libro  inti- 
tolato Chpix  des  Memoires  &  abregé  de  i'  hifioire  de 
V  Academie  de  Berlin,  Tom»  4.  pag.  62.  ad  217.  edir9 
in  it.  Noi  abbiamo  efpofìe  tante  varie  Teorie  di  di- 
vertì moderni  Autori  fulla  riforma  del  buon  gufto  per 
l'Eloquenza  Poetica  e  Profaica  per  varj  fini  .   1.  Per 
far  giudicare  a'noftri  Lettori  de*  varj  quadri  datici  del 
buon  gufto  da  coloro  de'  ouali  abbiamo  riferiti  i  fifte- 
mi.  a.  Per  dimoftrare  ,  ene  i  fifìemi  falla  riforma,  e 
migliora2Ìone  del  buon  gufto  ci  lì  pofion  fofameme  da» 
re  dal  raziocinio,  e  dalla  Filofofia , non  gii  dal  Pedan- 
tifmo ,  e  dalla  Filologia.  3.  1  Lettori  potranno  da'  ri* 
feriti  fifìemi  giudicare  gli  Autori  di  etti  fittemi ,  e  tira- 
re i  corolarj  su'  libri  ,  che  fi  leggono  ,  e  fciivono, 
giudicando  etti  libri  con  tali  fittemi .  F (aminando  un  fa- 
vio  Lettore  le  forie  riftefGoni  fulle  qualità  necelTarie  a 
formare  un  grand*  ingegno  ,  ebe  noi  abbiam  tra/crine 
dall'opera  di  Monfieur  Sukzer  ,  vedrà*  che  il  titolo  df 
grande  ingegno  compete  folo  alle  vafte  menti  Univer- 
iali ,  e  calcolatrici ,  che  han  date  opere  metodiche  ,  ed 
ingegnofe  ,  non  a  quelli  opufcoli  cne  per  un'  epidemia 
Umverfàle  i  moderni  fuperficiali  (piriti  hanno  adorati, 
c  che  fono  Umili  a'  fuochi  farai ,  che  abbarbagliano , 
roa  non  illuminano,  e  poi  lafci ano  al  bujo.  Nel  numero 
de'faochi  fatui  della  republica  Letteraria  debbon  efler  pofti 
infiniti  libercoli  che  1  empietà  ,  il  libertinaggio,  lo  {pi- 
rito  de'  paradom*  ,  il  defiderio  di  efFer  da  cervelli  (u- 
pcrfidali  ammirati  ha  fatto  dire  a  Mandeville ,  a  Bolin* 
broke,  a  Svift,  ad  Hume  ,  a  Voltaire  ,  al  Dar  gens  a 
Boulanger  ,  a  L'Ametrie  ,  e  ad  altri  baccanti  cervelli 
del  fecolo  XVUI.,  pieniflìmo  di  Filofofi  mafeherati ,  o 
per  dir  meglio  d'iniàm  Protei  traveftiti  da  FUofofi. 


1 


S2Q 


VIS 


iVXÌXtTi 


^ +aa<tocaoccccccfccaaacca'$,»»»»»joi>T>»W3>»x)j)jj*+ 


CAPO  XVo  •■ 

[RifleJJìoni  del  Signor  Lodovico  Muratori 
fulV  eloquenia  . 

$.  I. 

■ 

QUe/T  Uomo  ammirabile  ,  e  venerando  per 
i  fuoi  coftumi  ,  e  per  la  fila  Lettera- 
tura air  Europa  tutta,  e  Scrittore  Uoi- 
verfale  ,  e  forprcndentiflìmo  in  molte  fue 
opere ,  volle  in  varj  luoghi  parlarci  dell'elo- 
quenza ,  e  dell'  arte  Oratoria .  Le  fue  idee  fi 
riducono  alle  feguenti  :  Die' egli  dunque,  che 
la  Filofofia  Morale  ha  due  Miniflre ,  o  fian  due 
figlie  meno  auftere  di  elfo  (r)  ,  una  delle  quali 

fi  chia- 

(i)  Muratori  Perfetta  Poefia  Tom.!.  liBr,  L  cap.  4, 


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fi  chiama  Rettorica ,  V  altra  Mona ,  foggimi - 
gendo,  che  ia  Rettorica,  o  perfuade  ,  e  di- 
fende le  virtù ,  e  buone  azioni  degli  Uomi- 
ni, o  biafima,o  dilFuade  ,  e  perfeguita  i  vizj; 
e  perciò  gli  antichi  drvifero  quell'arte  in 
efornativa,  o  dimoflrativa ,  in  deliberativa,  e 
in  giudiziale  •  Soggiunge  ,  che  la  Poefia  è 
un'arte  (2)  ,  che  partecipa  della  Storia  ,  e 
della  Rettorica ,  chi  la  Poefia  ,  e  fa  Filofo- 
fia  furono  una  cofa  medefima  ,  e  pruova  coli* 
autorità  di  Strabone  il  Geografo  ,  che  la 
Poefia  fu  prima  della  Storia  ,  della  Rettori- 
ca ,  e  della  Profa  .  V  ifleflò  Autore  efamina 
altrove  l'eloquenza  ,  e  l'arte  Oratoria  (3), 
della  quale  progetta  la  riforma  ,  dicendo  ,  che 
gli  Oratori ,  de'  proflìmi  pai  Iati  fecoli  ,  così 
facrr  ,  come  profani  ,  non  occuparono  poca 
parte  nel  regno  delle  bagattelle  ,  avendo  ama- 
ri i  contrapofti ,  gli  equivochi ,  le  alluloni , 
ed  i  giuochi  di  parole ;e  che  quindi  effen  ioli 
voluto  riparare  a  tal  difetto  $  iì  produile  un' 
altro  male  ,  cioè  l' affettatura  dell'  imitazione 
del  declamatorio  ,  e  fentenziofo  Itile  di  Se- 
neca p  tutto  colmo  di  metafore  ,  e  penfieri 
acuti  ,  concili  ,  vibrati  ,  di  quali  difetti  il 
Muratori  adduce  molti  efempj ,  conchiudendo, 
che   la  Rettorica  eflTendo  dalla  olfervazione 
della  Natura  derivata,  e  dalie  maniere  che  gir 

X  Uo- 

• 

(2)  Ptrf.  Pocf.  Tom.  I.  Pég.  18.  edizione  di  Pcnei. 
17  jo.  in  4. ,  2.  Val. 

(3)  P"f>         l&t*  2.  cap.  17.  p*g.  3      Tcm.  L 


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Uomini  hanno  ufate  per  pervadere  ,  è  per* 
ciò  da  badarti  alia  forza  naturale  delle  paflio- 
ni,  ed  alia  lingua  che  effe  parlano  ,  e  che 
tali  offervazioni  full*  eloquenza  naturale  deb- 
bono perfezionarti  colio  fludio,  e  colla  lettu- 
ra de'  migliori  Autori  di  Teorica  ,  e  di  Prat- 
tica  ,  offervando  ,  che  la  vera  eloquenza , 
ò  facra  ,  o  profana  ,  è  nemica  della  affetta- 
2?oni  ,  e  fuperflui  ornamenti  ,  «d  indi  eflò 
Muratori  paflà  a  riflettere  fulla  natura  deli* 
Eloquenza  Sacra, della  quale  molto  ha  fora- 
to ancora  in  un'altra  operetta  intitolata  dell' 
eloquenza  popolare. 

$.  2.  Riflettendo  a  quelle ,  ed  altre  con- 
limili  offervazioni  dei  Signor  Muratori  full' 
eloquenza  ,  ognuno  può  facilmente  conchiu- 
dere, che  Tefferfi  dal  Muratori  fcritto,  che 
ia  Rettorica  ,  e  i'  lfloria  fian  figlie  della  Fi- 
lofofia  Morale  ,  è  una  genealogia  ,  che  ha 
bifogno  di  una  più  lunga  dimoftrazione  ,  oi- 
trecchè  cosi  ragionandoli  fi  confondono  i  li- 
miti della  Rettorica,  e  dell'eloquenza*  Gio- 
va qui  il  riflettere  ,  per  ammirare  ie  grandi 
contradizioni  dell'  intelletto  umano  che  tra  tanti 
difpareri  di  divertì  grand'  Uomwii  circa  Y  elo- 
quenza ,  Il  Muratori  1'  ha  voluta  dipingere 
come  figlia  della  Filofofia  Morale  ,  e  Seflo 
Empirico ,  Montaigne  ,  Bayle  ,  ed  altri  la 
difièro  contrariale  nimica  alla  Filofofia  Mo- 
rale ;  ed  il  Signor  Muratori  in  vece  di  dire, 
«he  la  Poefia  partecipa  deii'Ifloria,  e  dell'elo- 
quenza, che  egli  fembra  confondere  colla  Ret- 


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lorica  ,  avrebfce  meglio  detto ,  che  ne*  primi 
tempi  le  fcienze  unte  ,  ed  ogni  eloquenza 
parteciparono  della  Poefia  ,  anzi  furono  Poe- 
ile  |  ed  infatti  egli  (lèdo  coli' autorità  di  Stra- 
tone il  Geografo  avea  prfo  dimotìrato  ,  che 
la  Poefia  fu  la  prima  eloquenza  degli  Uomini, 
Circa  Jé  cofe,  che  il  Muratori  dice  folla  elo- 
quenza del  pulpito  nòti  è  noflro  iftim;ò  parlar- 
ne j  ed  è  chiaro,  che  il  Signor  Muratori  ha  vola- 
to folo  confiderare  1*  eloquenza  del  foro,  e  del 
Pulpito  ,  è  non  già  P  eloquenza  uni  vertale, 
come  in  generale  fi  dee  confiderare ,  e  come 
è  (lata  confederata  dai  Signor  Marchefe  Bec- 
caria, dei  quale  efporremo  il  fiflema  io  brie- 


X  a  CA- 

(4)  Tragl'  infiniti  Autori  Italiani ,  clic  han  cercato  di 
darci  piani  critici  per  fa  rifórma  dell' Eloquenza ,  e  per 
fomiirkiiftrarci  la  Vtrà  Teoria  di  effa  ,  rioi  riferiamo  i 
fìttemi  de'  due  principali  Scrittori  moderni  dell*  Italia  * 
cioè  Quello  del  Signor  Muratori  da  noi  brievemente 
efpofto,  é  quello  de!  Signor  Beccari*  nel  £ùo  Trattato 
fullo  ffilé  ,  clie  fi  efporra  nel  Capitolo  fuflcguente . 
Quefllt  due  Atrtori  tragtt  arttf  moiri  naflnd  fcrirto  wfl» 
Eloquènti  Poetica ,  e  Pro&ica  cofe  degne  di  mola 
riaeOione ,  e  meditazione  ,  (ebbene  il  Signor  Beccaria 
ù  Ila  più  dtfufo  a  dare  fornii  Teoriche  ,  ed  il  Signor 
Muratori  pai  dilungato  ad  oflervazióiu  Còpra  cccelienti 
■odelli  di  eloquenza  prattica. 


3*4 

g    «ss3*  **  se* 


CAPO  XVI. 


Sifltma  iti  Marchefc  Beccaria  fulF 
tloqucnia. 

$.  L 

QUefto  Filofbfo  afferifee  ,  che  il  buon 
gullo  Oratorio  ,  e  Poetico  è  tutto 
derivato  dalia  Filofofia  ,  che  riduce 
tal  buon  gufto  all'arte  di  regolare  la  noftra 
attenzione  a  tenore  delle  idee  piacevoli  ,  o 
difpiacevoli  ,  come  la  Logica  regola  i  rap- 
porti delle  verità  confidente  in  fe  ftefle  (i). 
Oflerva  con  faviezza  queflo  dotto  Autore, 
che  f  eloquenza  è  (tata  da  taluni  ridotta  al 

fofeo 

(i)  Peccaria  Opere  Tm.  %*  Prefazione  al  Lettore 

fullo  ftile  ce. 


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52£ 

fofco  ptdantifmOj  ed  alla  Jlerile  imìta\iontj  e 
riferi fee  i  nomi  di  coloro,  che  hanno  degna- 
mente parlato  deli1  eloquenza  Filolofica  (2) , 
e  dopo  ciò  il  Signor  Beccaria  slanciandoti  nel 
centro  delle  più  aQratte  Metafìfiche  fubiimità  cer* 
cadi  analizare  le  regole  del  buongufio,ele 
bellezze  dello  flile  .  Noi  efamineremo  le  teo- 
rie di   quello  Filofofo  filli*  eloquenza  ,  e 
fullo  flile  j  co'  principi  di  quella  libertà  Fi- 
lofofica ,  che  dee  regnare  in  tutte  le  Filpfo- 
fiche  teorie . 

§.  2.  OfTerva  fulle  prime  il  Signor  Bec- 
caria, che  intanto  taluni  han  detto  ,  che  le 
regole  ,  che  fi  danno  per  V  eloquenza  fian 
piuttoflo  d' inciampo  ,  che  di  utile  a'  grandi 
ingegni ,  perchè  mai  l"  eloquenza  è  fiata  trat- 
tata con  efame  analitico ,  e  con  principj  cer- 
ti fondati  fopra  certe  bali;  e  che  altrimenti 
lì  farebbe  giudicato  dell*  eloquenza  ,  fe  in 
trattarfi  la  medefima  fi  ruffe  ricercata  Y  arte 
del  bello  in  generale  ,  indagandofi  la  natura 
di  quelle  fenfazioni  alle  quali  il  noflro  cuo- 
re ,  fi  fcuote,  0  agita,  s*  irritalo  refla  im- 
mobile ,  inerte ,  ed  indifferente  •  Ma  il  Si- 

X    ì  ,  gnor 

(i)  Adduce  il  Signor  Beccaria  per  efempio  di  colo- 
ro, che  hanno  filoloficamente  fcritto  full' eloquenza  il 
Signor  d'Alembert  nell'Articolo  Elocution  della  gran- 
de Enciclopedia  di  Parigi,  e  nelle  fue  Melanges  ,  co- 
me altresì  M.  de  Condillac ,  e  M,  de  Montefquieu.  Au- 
rebbe  il  Signor  Beccaria  potuto  citarne  altri  ,  vcome 
Lord  Kairaes ,  Hume,  AdiiTon,  Sulzer  ce. 


l 


gnor  Bcccarifi  ,  die  con  tanta  faviezza  pro- 
pone tal  progetto  di  trattar  con  metodo  ana- 
litico F  eloquenza  ,  per  poterli  pre  feri  vere  f 
generali  rapporti  fui  belio  ,  dovea  riflettere , 
fe  egli  potea  su  tali  affanti  preferivere  rego- 
le generali,  o  fe  le  ha  preferirle  •  Ed  ove 
fono  mai  tali  generiche  idee  fui  bello ,  e  fui 
deforme  ?  Se  V  ide^  del  bello  fufle  relativa , 
cerne  poterfi  analizare  il  bello?  E1  vero, che 
vi  fono  colè  per  tutti  forprendenti  ,  che  ca- 
gionano in  tutti  piacere  ,  meraviglia  forpre- 
fa;  ve  ne  fono  altre  ,  che  cagionano  gene- 
ralmente timore  ,  a  verdone  ,  odio  ;  ma  fono 
poi  tutti  uguali  ,  ed  hanno  ugualmente  P 
iflefla  intenfnà  quei  timori ,  quegli  odj, quel- 
le avcrGoni ,  quei  piaceri  ,  quei  defìderj  in 
tutte  le  diverfe  perfone  ,  in  tutte  le  circo- 
flanze,  in  tutti  i  luoghi  ì  I  timori  ,  e  le 
fperanze  ,  e  gli  a  luì  affetti  in  un  ragazzo, 
in  un  giovane  ,  in  un  idiota,  in  un  Filofofo, 
in  un*  Europeo ,  in  un*  Americano,  fono  forfè 
gPifleffi  (3)?  Come  dunque  fi  può  fare  uni 
teoria  generale  fui  bello,  e  fui  deforme?  Co- 
me formar  canoni  fui  guflo  ,  fe  quafi  fem- 
pre  i  piaceri,  e  difpiaceri ,  e  Pffleflè  felici- 
tà producono  in  di  verfì  diverfe  fen fazioni  ed 
affetti?  Come  far  Canoni  di  guflo  ,  fe  noi 
vediamo  tanti  contraili  fui  buon  guflo  ,  e 
fcpra  i  canoni  di  eflò  ? 

(3)  Pan.  ì.  Cip.  IV.  $.  1.  e  *  4i  queft'  ope- 


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3*7 

$.  J.  Ogni  na2ione  contrafta  tacitamente 
con  ogni  altra  colla  varietà  dello  Itile  ,  de* 
pender! ,  c  delle  relative  bellezze ,  cofe  per 
le  quali  ogni  diverte  nazione  ha  palato  diverto. 
Grifteflì  Letterati  di  buon  gufto  ci  danno  fpeflò 
infinitifiimi  efempj  della  varietà  del  guflo  (4). 

X   4  Ci 

(4)  Vi  è  flato  chi  ha  preferito  il  buon  gufto  di  Vir- 
gilio a  quello  di  Omero, chi  quello  di  Omero  a  quel- 
lo di  Virgilio,  e  chi  ha  preferito  Lucano  ad  entrambi, 
chi  Orazio  a  Pindaro  ,  e  chi  Pindaro  ad  Orazio  ,  e 
chi  a  tutti  quefti  il  Filicaja  ,  ed  il  Cbiabrera .  Vi  fono 
altri ,.  che  preferifcono  l*  Ariofto  al  Taffo  ,  ed  altri  il 
Taflb  ali*  Ariofto  .  Vi  è  chi  truova  abominevoli  certe 
idee  di  Milton,  e  di  Shakespeare  ,  come  ha  fatto  M. 
de  Voltaire  ,  e  vi  è  chi  loda  a  difinifura  tali  Autori , 
come  ha  fatto»  Addiflbn  nel  fuo  The  Sptftator  .  Chi 
oreferifee  Tibullo  a<i  Ovidio, chi  Ovidio  a  Tibullo.  Vi 
e  chi  dice ,  che  V  Erriade  di  Voltaire  fia  uno  de*  più\ 
belli  Poemi  Epici,  e  vi  è  chi  la  dice  una  cofa  ordina- 
ria ,  e  non  degna  del  nome  di  Poema  Epico*.  Vi  é\ 
finalmente  chi  ha  lodata  la  Batrachomiomachia  attribui- 
ta ad  Omero,  e  ha  detto  eiTer  quella  affai  migliore 
deir  OduTea ,  t  dell'  Iliade  .  La  letteratura  è  come  un 
gran  pranzo  ,  ove  ognuno  gufta  i  cibi  analoghi  al  fuo 
palato  .  Mai  finitebbe  il  quadro  delle  varie  deafioni 
del  buon  gufto,  in  materie  di  Letteratura  fpecialmente. 
Come ,  e  dove  dunque  trovare  un  general  fiftema  ?  Se 
poi  fi  voleffe  opporre,  che  certe  ftranezze  di  giudicare 
lui  gufto,  non  devono  farci  credere  di  non  eflervi  idee 
fiffe  fui  gufto,  ma  che  quei  ^iudizj  diverfi,ed  oppofti 
al  gufto  commune  debbano  piuttofto  dirli  errori  parti- 
colari, che  varie  idee  fui  buon  gufto;  fi  dovrebbe  pria 
coli*  iftoria  delle  opinioni  fui  gufto  dimoftrare  r,  ,  che 
taluni  Scrittori  fiano  (tati  fempre,ed  in  ogni  eulta  na- 
zione tenuti  per  modelli  di  buon  gufto,  fenza  oppoijzio- 
ne  di  molti  $avj.  1.  Se  tali  opinioni  favorevoli  alla  fti- 

ma 


32$ 

Ci  dica  dunque  il  Signor  Marchefe  Becca- 
ria ,  quali  portano  eflTere  le  leggi  generali  del 
gufìo,  delle  quali  pofla  farfene  l'analifi  giac- 
ché noi  vediamo,  che  il  buon  guflo  è  Tem- 
pre vario  ; .  e  fe  talora  fembra  uniforme  in 
certe  cofe  ed  in  certi  Autori ,  pure  quel  gu- 
flo ,  che  fembra  uniforme  ,  và  infénfibilmen- 
te  variando,  mutando,  ed  alterandoli,  come 
Il  può  olTervare  neiF  Ifloria  dell'  eloquenza  , 
che  fulle  prime  fu  emfatica ,  e  fimbolica ,  poi 
divenne  eulta,  ed  artificiofa,  indi  ragionevo- 
le, poi  fefiftica,  e  poi  fu  avvolta  nell'Italia 
traile  pedanterie  del  Secentifmo ,  indi  la  Fi- 
lofofìa  t  ha  migliorata  .  Decadendo  le  faen- 
ze decaderanno  le  idee  fui  buon  guflo  pre- 
fente ,  e  fe  ne  formeranno  altre ,  giacché  in 
eloquenza  ,  ed  in  FiJofofia  fpeflò  la 
moda  è  il  guflo  {$)  $  e  per  dimoftrar- 

fi  ba- 

• 

«a  di  tali  autori  in  tutte  le  nazioni  fian  nate  da  regole 
certe  avute  fui  buon  eulto, o  pure  da  caufe occafionali, 
come  taluni  han  dimoftrato  .  3.  Se  tali  regole  generiche 
fui  cufto  fianvi  fiate  ,  o  tì  fìano  ,  chi  ciò  pretende 
dovrà  darcene,  o  avercene  dati  canoni  certi,  e  Hill. 

(5)  Volete  formarvi  V  idea  del  gulìo?  Truoverete  le 
cantili  del  gulìo  rie'  caratteri  di  chi  legge  i  libri ,  o 
di  chi  gli  ieri  ve.  UnJ  eiuufiaiìa  antiquario  griderà  e  (Ter 
venute  le  xuine  del  buon  guflo  in  coloro  ,  che  non 
confuman  la  vita  (òpra  Omero,  e  Platone  .  Un  Geo- 
metra, un  Algebrica  dice  pazzi  tutti  i  Filologi,  e  tutti 
i  Filcfofi  di  pura  oilcr vazione  •  Per  un  Cauiìdico  è  per- 
duro  tutto  il  tempo,  che  non  s'impiega  nel  Codice.  I 
Filologi  chiamai!  buon  gufto  V  arte  d:  fcriver  libri  a 
milioni  fopra  un  Dittongo,  fopra  un' ac.cuto , fulle  ve- 

f 


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fi  bafla  una  filofofica  occhiata  full'  ifloria  Let- 
teraria Univerfale. 

§.  4..  Se  non  vi  fono  idee  generali  fui 
bello  ,  come  vi  ponno  eflere  regole  generali, 
e  generali  precetti  da  analizarfi,  come  crede 
il  Signor  Beccaria  ?  I  precetti  fono  nati  dal- 
le oflervazioni ,  e  fe  quefle  non  fono  univer- 
faimente  vere  ,  mai  vi  faranno  precetti  di 
guflo ,  univerfale .  Si  riduce  dunque  il  de^ 
fiderio  di  tali  precetti  ad  effer  limile  al  de- 
iìderio  di  taluni  Filofofì  ,  che  formar  volea- 
no  una  lingua  univerfale  •  Eflèndo  i  precetti 
formati  dalle  ofTervazioni  particolari  di  varj 
cafi  particolari,  le  dette  oflervazioni,  e  pre- 
cetti da  efle  nati  ,  mai  fi  ponno  dire  gene- 
rali ,  fe  non  a  proporzione  del  numero  di 
dette  oflàrvazioni  ,  e  loro  rapporti  ,  o  pie» 
coli  y  o  grandi  ;  e  fecondo  tali  rapporti  9  o 
piccoli,  o  grandi  lafciano  un  minorerò  mag- 
giore contrapofio  dell'  eccezioni  a  quelle  re- 
gole di  gufto ,  che  fi  vonno  fiflare  $  anzi  gì* 
ifteflì  precetti  nati  dalle  medefime  ofièrvazio- 
ni>  non  fono  adattabili  a  tutti  i  cafi  ,  fpe- 
cialmente  in  materia  di  eloquenza  Poetica  , 
ed  Oratoria ,  nelle  quali  facoltà  il  buon  gu- 
flo aliai  meglio  fi  può  fentire  ,  e  percepire  , 

che 

nuta  di  Eoca  in  Italia .  Vi  è  chi  tratta  i  Geometri  da 
Lunatici  ,  e  vi  è  chi  vuol  trattar  Con  ordine  Geome- 
trico fin  l' iftefla  Metafifica  ,  c  Platone  di  (Te  che  Iddio 
geometrizava .  Ecco  un  minimo  fàggio  delle,  yaric  idee 
lui  buon  gufto  nelle  fcieuzc. 


che  capirfi  per  via  di  principi ,  c  dì  precetti 
generali.  Ci  dica  di  grazia  il  Signor  Beccaria  i 
principi  generali  ,  su'  quali  fi  poflàn  tìflfare 
idee  certe,  e  precife  Tulle  bellezze  Fifiche, 
e  fe  tali  precetti  Ceno  univerfali  in  ogni 
tempo,  e  luogo  ,  ed  allora  fi  potrà  credere 
da  tal9  Autore ,  e  da  altri  che  confimiimenta 
penfaflero  ,  che  fi  pofTano  fiflar  Canoni  di 
bellezze  intellettuali  full'  eloquenza  •  Chi  ben 
giudica  delle  bellezze  corporee  ?  Gli  occhi 
di  chi  vede  ,  ed  i  penfieri  di  ammirazione  , 
e  di  forprefa  ,  che  Y  oggetto  veduto  della  in 
chi  Io  vede  •  Non  potrà  dirci  >  ne  il  Signor 
Beccaria  ,  ne  altri  Filofofi  cel  diranno  su' 
qualr  teorie  ,  e  caufali  fi  eccitino  quei  prin- 
cipi efi  commozione  ,  quali  fieno  ,  e  di  qual 
natura  fe  idee  ,  che  fe  ne  formano  ,  e  da 
quali  rapporti  •  Si  fente  il  piacere  ,  e  il  di- 
leito,  che  tali  ogetti  cagionano,  ma  non  fe 
ne  sà  il  perchè,  e  le  caufali,  e  le  origini, 
e  da  quali  rapporti  fi  producano  tali  fanfa- 
róni .  L' ideilo  accade  nelf  eloquenza  ,  nella 
quale  le  noflre  fenfazioni  ,  ed  il  noftro  in- 
telletto fono  gli  Autori  così  diverfi  di  giudizj 
cosi  varj,  come  varie  fono  le  fenfazioni  che 
in  noi  quell'eloquenza  produce  ,  che  ci  di- 
letta  fenza  faperfene  il  perchè,  e  fenza  av- 
vedercene; e  perchè  l'ammirazione  della  bel- 
lezza non  in  tutti  delia  i  med  efi  mi  movimen- 
ti ,  ed  ir  piacer  mede  fimo ,  ma  fi  modificano 
tali  fenfazioni  fecondo  la  varie  circoftanze  , 
quella  è  F  origine  delie  varietà  dell1  idee  fui 

buon 


* 


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33* 


buon  guftp  <JelP  eloquenza  .  In  certe  età ,  in 
certi  tempi  ,  in  certi  luoghi  piacciono  certi 
Autori  ,  in  certi  piacciono  Autori  divertì.  A' 
venti  anni  foeprende  F  eloquenza  di  Ovidio,  e 
di  Anacreonte,  a' 30.  piace  Virgilio,  a' 43. 
Orazio ,  a'  $o.  Tacito  ec*  ,  e  tatti  con  ugual 
ragione  • 

$.  j.  Dice  H  Signor  Beccaria  ,  che  in 
tutte  le  Poetiche  ,  e  Rettoriche  invece  di 
proporfi  modelli  da  imitare  ,  fi  dovrebbero  prè* 
porre  le  maniere,  colle  quali  quei  modelli  han- 
no sviluppate  le  loro  idee  ,  Joggiungendo  ,  che 
le  interne  ojfervaiioni  fullo  fpirito  ,  non  già  V 
tflerne  formar  debbono  le  iftituzione .  Quello 
è  un  gran  precetto  ,  che  dà  il  Signor  Bec- 
caria, feguendo  Torme  del  Signor  Condii- 
he,  di  doverti  cioè  le  feienze  e  molto  più 
!'  eloquenza  intignarli  più  colie  eJ[erva\ioni ,  che 
co9  precetti  .  BiaGma  con  ragione  il  Signor 


quandocchè  ,  com'  ei  dice  oggi ,  che  vi  fono 
tanti  efempj  ,  noi  pojpamo  Julia  moltiplicità 
di  ejjì  anali^are  lo  fiato  dell*  intelletto  ,  e  del 
cuore  di  chi  fi  è  fervito  dì  tali  efempj  ,  e  così 
produrre  nuove  generiche  leggi  di  beitene  ,  ma 
tali  bellezze  ,  tali  oflervazioni  ,  tali  analifi , 
pon  potranno  mai  effer  regole  di  buon  guflo 
fìlfo  g  come  crede  il  Signor  Beccaria ,  [ebbe- 
ne T  infegnare  in  tal  modo  per  oflervazioni , 
non  ila  affai  meglio  dell'  infegnare  per  imi* 
tazione  ,  fe  pure  ncn  fi  voglia  dire,  che  ii 
difettofo  metodo  delle  fcuole  fia  un  imita- 


zione 


zione  eflerna  degli  Autori  ;  e  P  imitazione 
interna  delle  oflervazioni  fulie  idee  degli 
Autori ,  fia  un'  imitazione  delia  natura .  Co- 
munque fia  ,  Tempre  li  dee  conchiudere ,  che 

V  oflèrvazione ,e  l' imitazione  della  natura  fia 
e  debba  efler  P  unica  via  da  infegnar  f  elo- 
quenza .  Ma  il  forte  della  queftione  contro 
il  Signor  Beccaria  ,  fi  è  ,  fe  tal  fuo  metodo 
pofla  darci  ,  o  fcoprirci  veri ,  e  generali ,  e 
certi  i  e  (labili  fonti  di  buon  gii  fio  GiIP  elo- 
quenza ,  e  fe  della  medefima  pollano  fiflàr- 
fene  colf  analifi  gP  inconcuffi  canoni  ?  Quelle 
varie  oflervazioni  mar  poflòno  con  efattezza 
condurci  a  generali  principi  derivati  da  un* 
analifi  efatta  in  materie  di  eloquenza  ,  fulla 
vera  natura  delia  quale  fi  è  flato  fempre  al 
bujo  ;  e  lì  flarà  fempre  al  bujo  ,  qualora  le 
regole  del  guflo  in  eloquenza  voglian  fidarli 
co'  fotiiliflìmi  principi  di  Lord  Kaimes,  e  del 
Marchefe  Beccaria . 

.  §.  6.  Soggiunge  V  ifleflò  Autore  ,  che  Io 
feri  vere  bene  ,  ed  eccellentemente  ,  non  è 
dono  della  natura  ,  ma  urtò  ftudio  dtW  arte 
diretta  da  principi  certi ,  ed  inalterabili,  dal- 
lo fvi luppo  de1  quali  fi  conofee  talora  lo  Iti- 
le «  Dunque ,  oflèrva  il  Signor  Beccaria,  che 

V  ordinato  ingegno  ,  P  ufo  ,  e  la  rifìeflione 
formano  P  Oratore  >  e  il  Savio  .  Ma  ci  dica 
il  Signor  Beccaria,  fe  quel?  ordinato  ingegno 
fia  dono  dell'arte,  o  della  natura?  Ci  dica, 
fe  quello  Audio  dell*  arte  diretta  da  principj 
certi  polla  far  fi  fenza  naturali  difpofizionif  E 

ci  dica  finalmente  come  poflTa  a'  fuoi  proget- 
ti 


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33? 

ti  pervenirli ,  fenza  le  naturali  facoltà  >  L'elo- 
quenza non  è  arte,  e  un  talento  ,  nè  fi  ac- 
quila ,  dice  M.  d'  Alembert  con  fomma  mac- 
eria ;  ed  il  Signor  Beccaria  avrebbe  dovuto 
riflettere  ,  fe  i  primi  grandi  eloquenti  per- 
vennero con  tal  fuo  metodo  all'eloquenza;  e 
fe  con  tal  fuo  metodo ,  com'  c  certo  ,  non 
pervennero  all'  eloquenza  ,  ma  coli'  ifpirazio- 
ne  della  natura, che  è  l'unico  fonte  dell'elo- 
quenza ,  come  riflette  M.  d' Alembert  ;  non 
vi  è  altro  piano  da  prefcriverfi  da  un  Filo- 
fofo  per  P  acquifto  della  vera  eloquenza  ,  fe 
non  la  cultura  dei  raziocinio  ,  e  dell'  intellet- 
to ,  che  è  il  requifito  dell'  arte  ,  l1  ofiervazio- 
ne  degli  ottimi  modelli  o  dell'  arte  ,  o  della 
natura  ,  ed  una  vivezza  di  fentimenti ,  che  è 
tutta  della  natura  .  Quefti  fono  i  precetti 
della  vera  ,  e  filofofìca  eloquenza ,  e  non  già 
V  andar  pefcando  anaiifi  ,  dalle  quali  ritrarre 
canoni  generali  di  bellezze .  1  gran  pezzi  del- 
ia vera  eloquenza  fono  flati  come  dalla  na- 
tura nelle  grandi  commozioni  dell'  animo  ifpi- 
rati ,  fenza  che  gli  Autori  fe  ne  avvedeflero, 
dice  M.  d' Alembert  ;  e  quegli  Autori ,  che 
pria  di  fcrivere  vanno  ricercando  fittemi  da 
pervenire  alla  vera  eloquenza ,  o  che  fcrive  - 
ranno  con  una  fredda ,  e  patetica  eloquenza 
fludiata  di  oflervazioni  ,  e  d'  imitazioni ,  e 
che  fcriveranno  fenza  vivezza  d'  imagini ,  c 
fenza  eflère  fuor  di  loro  fleflì  trafportati ,  ma 
che  fi  accorgeranno  de'  loro  artific'j  nell'ufo 
dell'  eloquenza  j  fian  certi  ,  che  mai  in  efil 

par- 


»  334 

paria  la  natura,  nè  V eloquenza  della  natura, 
e  della  ragione  ,  che  allora  più  fi  poflìede, 
quanto,  più  tace 'l'arte  ,  e  parla  la  natura, 
fenza  avvedercene  ,  come  accade  nelle  gran- 
di commozioni.  Oli  efempj ,  e  lè  oflervazio- 
ni  fervono  folo  a  poterci  mettere  apportata 
di  effer  capaci  di  quelle  commozioni  ,  ma 
mai  ce  ie  potranno  dare. 

§.  7.  Palla  quindi  il  Signor  Beccaria  con 
grande  acutezza  alle  definizioni  fullo  flile , 
che  tutte  fi  riducono  a  dinotare  ufo  ,  rito  , 
ferie  di  conneffioni  di  voci  ,  di  parole  ,  di 
frafi,  d'idee,  cioè  ferie  d'idee,  di  razioci- 
ni ,  ferie  di  fuoni  efpreflìvi  di  tali  raziocinj , 
ferie  d' idee  eccitate  in  altri  da  tali  fuoni ,  e 
ferie  di  giudizj ,  che  altri  formano  sù  quel- 
le idee ,  conchiudendo  ,  che  il  calcolare ,  e 
bilanciare  i  rapporti, e  le  ragioni  di  tali  pro- 
porzioni forma  il  vero  Oratore ,  e  che  i'  ar- 
te Oratoria  fia  alla  Logica  ,  ed  alia  Filofo 
fia  f  come  la  ferie  delle  idee  è  alla  ferie 
dell' efpreffioni,  e  quindi  ne  deduce, non  ef* 
fervi  colà  tanto  degna  di  un  Filofofo ,  e  che 
debba  fare  la  maggiore  occupazione  della  Filo- 
fona, quanto  l'adattare  i  rapporti  delle  idee, 
e  delle  loro  verità  tra  loro  flefle  co'  rappor- 
ti che  quelle  fermo  per  là  via  delle  efpref- 
fioni fugl* altrui  animi ,  t  Alile  .altrui  volontà, 
onde  conchrude  tal' Autore  >  che  il  regola- 
mento del  buon  guflo  è  una  delle  più  maf- 
fime  parti  della  filofofia  ,  giacche  te  pa- 
role 


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33; 

role  guidano  alle  cofe  ,  e  le  cofe  alle  pa- 
role . 

5.  8.    Sublimifììme  fono  quefle  riflaflbnt 
full1  eloquenza  ,  e  fua  natura  j  ma  fe  chi  fi 
applica  air  eloquenza,  e  chi  vuoP infegnarla 
regolaflè  i  fuoi  piani  totalmente  con  tali  fu- 
blimiflìmi  fittemi ,  V  eloquenza  diverrebbe  una 
ocaipazione  di  pochi  come  le  fcienze  Filo* 
fofiche  le  più  fublimi .  Una  delle  più  lodevo- 
li occupazioni  di  un  Fìlolòfo  dee  effere  l* 
adattare  le  Filolòfiche  meditazioni  ,  e  riflef- 
fioni  a  formar  fittemi  che  facciano  agevole, 
e  alla  portata  quali  di  tutti  il  camino  dell* 
eloquenza,  e  del  buon  gotto,  e  non  già  ri- 
cercarli  le  regole  dei  gufto  con  fittemi ,  che 
fono  alla  portata  di  pochi  fublimi  iutelletti . 
Non  cosi  inlegnò  l'eloquenza  il  gran  Maettro 
di  effa  Aditotele  ;  nè  può  nregarfi  ,  che  V 
Inglefe  Lord  Kaimes  ,  ed  ri  Signor  Becca- 
ria avendo  troppo  filofofato  su'  principi  della 
vera  eloquenza  ,  V  abbiano  refa  a  molti  inac- 
ceflìbile  (y)  ,  nè  può  niegarfi  dall'  iftettb  Au- 

torc 

(;)  E'  da  notarti  una  grandiflìma  contradizione  ne 
CStcux'i  de*  Filofofì  creduti  1  più  grandi  .  Il  Bayle  avea 
detto  che  Y  eloquenza  %  ed  il  gufto  fono  un  naturale 
cntufìafmo  ,  al  quale  fono  oppofte  tutte  le  cognizioni  , 
e  cbe  un*  Oratore ,  non  dovea  ,  nè  potea  e  Aere  Filofo- 
fo .  Il  Signor  Beccaria  ali*  incontro  efaita  l'eloquenza, 
c  la  confina  ne*  regni  i  più  Giblimi  della  Frlofotìa ,  ove 
pochi/fimi  potranno  rinvenirla.  Ed  ecco  all'eloquenza  è 
avvenuto  come  alla  nave  di  Ovidio  ,  della  quale  diife 
ad  Poeta  (  Trift.  Uit.  I  Blog.  IL  )  che  or  fcmbrava 

per 


t 


33* 

tore  di  tal  piano  ,  che  P  arte  di  ben  capire 
tali  aftrufe  teorie  fulP  eloquenza  fia  affai  più 
difficile  dell' acquifto  della  ifleffà  eloquenza, 
come  molti  hanno  detto  degli  Anatomici, 
che  hanno  refa  affai  più  difficile  l'arte  <F 
imparare ,  e  di  ritenere  a  memoria  tanti  in- 
tralciati nomi  Greci,  che  han  dati  alle  parti 
del  corpo  umano ,  e  fpecialmente  a'  mufcoli 
di  quei  che  fia  difficile  l'arte  di  conofcere  t 
tali  claflì ,  e  P  iffeflb  può  dirli  di  molti  fot- 
tiliflìmi  fiflemi ,  fpecialmente  di  certe  ultime 
divifioni  di  clafTì,  di  piante,  e  di  vegetabili. 
Avrebbe  poi  dovuto  dirci  il  dottiffimo  Signor 
Beccaria  fe  fia  facil  cofa  indagare  quale  fia 
quella  ferie  d'idee,  di  raziocini,  di  giudizj, 
e  di  penfieri  proprj ,  ed  altrui ,  e  con  quali 
gradi, ed  analoghe  proporzioni  poflòno  com- 
binarfi  tra  loro,  e  colie  altrui  idee,  giudizj, 
e  penfieri.  QuaP  Archimede  potrebbe  rica- 
var precetti  da  tali  fottiliffìmi  teorie  ?  E*  fa- 
ciliffima  cofa  il  dire ,  che  F  Oratoria  fia  alia 

1      •  r  ..• 

per  la  tempefta  che  V  urtava  ,  toccare  alle  Stelle  ,  or 
penetrare  negli  abifli  .  Ci  dica  il  Signor  Beccaria  ,  fe 
Omero ,  e  Virgilio  ,  modelli  eccellentifTimi  di  eloquen- 
za analizarono  le  loro  idee  fulle  teorie  ,  erte  ci  elpone 
efio  Signor  Beccaria  il  quale  ha  formato  per  il  buon 
gufto  un  piano  fottiliflìmo  sì  ,  ed  ingegnofifiìmo  ,  ma 
che  taluni  potranno  dire  ,  che  tal  piano  di  eloquenza 
lìa  limile  alle  Fifiche  Teorie  della  Terra  date  dal  Bur- 
net,  dal  Whifton,  da  Buffon, ognun  de*  quali  con  fot- 
wglierze  infinite  ha  formati  fìftemi  più1  fottili  >  che 
veri ,  più  forprendentt ,  che  dimoftraù^ 


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Logica  ,  come  la  ferie  delle  idee  è  alla  fe- 
rie delle  parole  ,  ma  chi  farà  V  iftoria  di 
tali  progreffìoni  ?  Un  Filofofo  ,  rifponde  il  Si- 
gnor Beccaria  ;  ma  poflo  che  un  Filofofo  vi 
riufcifle,  porrà  dir  fi  mai  vera  Fiiofofìa  quel* 
la  ,  che  ridurrebbe  V  eloquenza  ad  efTere  alia 
portata  di  pochi  ?  Le  regole  del  buon  guflo 
debbono  modellarfi  certamente  da  una  fana, 
e  foda  Filofofia ,  ma  da  una  Fiiofofìa  offer- 
vatrice,  ed  itterica  ,  che  dimolìri  le  regole 
del  buon  guflo  ragionando  fopra  gli  ottimi 
efempj ,  e  grandi  modelli ,  ed  ofTervando  le 
fu  nazioni  dell*  animo,  e  le  circoftanze,  nelle 
quali  erano  coloro  che  ci  diedero  tali  mo- 
delli (6) . 

§.  $.    Con  fomma  faviezza  oflerva  il  Si- 

Y  gnor 

(6)  I  Metodi  di  taluni  moderni  che  vonuo  trattar  tut- 
to con  metodo  Geometrico  ,  e  che  in  tutto  introduco- 
no la  Meufìhca,  tacendo  da  pertutto  entrare  i  nomi  di 
ragioni ,  proporzioni ,  anaiifi ,  finteti  ec.  ,  rende  a  mol- 
tiflimi  inutili,  ed  iucomprenfibili  tali  libri.  Si  fcrive  da 
pertutto  con  fittemi  Geometrici ,  e  fi  fann#  per  la  gio- 
ventù Logiche ,  Etiche  ,  ed  altri  libri  d' iftituzioni  con 
metodi  Geometrici, e  fin  la  naturale  giuftizia  fi  è  trat- 
tata all'  ufo  Geometrico .  11  Signor  Kaimes  ,  ed 1  il  Si. 
gnor  Beccaria  introducono  la  metafifica,e  la  Geometria 
nello  ftile  .  E'  degno  da  legerfi  in  tali  materie  il  di- 
fcorfo  del  dottifiimo  Signor  Ermenegildo  Perfonè  fulla 
Diceofina  del  Signor  Genovcfi ,  quel  difcorfo  fi  aggira 
filli'  abufo  d'infegnare  alla  gioventù  le  fcienze  le  più 
neceflarie  co*  termini  reclinici  prefi  dalla  Geometria ,  e 
dall'  Algebra ,  e  dalla  Metafifica  .  Sono  degne  di  effer 
lette  le  rifleffioni  di  qucfto  Savio, che  ci  ha  dati  molti 
m  ci  li  ili  mi  libri. 


3?8 

gnor  Beccaria  ,  clic  le  parole  guidano  alle 
cofe  ,  e  le  cofe  alle  paiole  ,   come  ancora 
offervò  il  Signor  Cleland  Inglefe  ,  che  fcriffe 
un  libro  per  dimoiti  are  tale  aflunto  ;  ma 
qnal  farà  mai  quella  regola  dì  buon  gufto, 
dalla  quale ,  come  dice  il  Signor  Beccaria , 
non  dimoflrandofi ,  non  applicandoli,  «  non 
legolandofi   le  parole  ,   Tederebbero  le  pa- 
role inutili  >  Quale  potrà  mai  eflère  la  rego- 
la su  di  quello  >  fuorché  fa  meditazione  fu- 
gii  ottimi  modelli  ì  Abbia  sì  1*  eloquenza  le 
lue  bafi  fondate   fu  Ile  più  fode  conoicenze 
della  Tana  Filofofia ,  per  conofeere  i  rapporti 
de1  penfieri  colle  parole  ,  ed  i  rapporti  de1 
penfieri  colle  cofe  f  ed  i  rapporti  dell'  in- 
telletto col  cuore  ,  cioè  de'  fenómenù  colle 
paffioni      ma  il  fiflema  da  regolare  il  buon 
guflo  full'  ufo  dell'  eloquenza  non  abbia  a 
prenderli  dal  cupo  centro  delle  regioni  ana- 
litiche ,  e  fintetiche  >  e  fard  follo  ftile  un 
trattato  che  per  capirli  rrefee  a  molti  affai 
più  fatigofc  di  quel  che  potrebbe  eflère  P 
acquiflo  di  queir  arte  ,  chi  con  tali  aflruG 
Memi  G  vuol  proporre . 

§.  io.  Offerva  quindi  il  Signor  Becca- 
ria ,  che  V  Uomo  va  fempre  in  cerca  del 
vero  ,  e  che  dal  folo  vero  è  perfuafo ,  e  che 
quanti  fono  i  gradi  del  vero ,  che  gii  fi  ma- 
nifella ,  o  per  intuizione ,  o  per  dimoftrazic* 
ne ,  o  per  perfuaGva ,  unti  fono  i  gradi  del- 
ia perfuafione  .  Ecco  dunque  i'  arte  dell*  elo- 
quenza ridotta  ad  un  fottiliffimo  trattato  di 

Me- 


339. 

Metafilica  in  cui  fi  devono  efaminare  tutte 
le  forti  delie  verità ,  i  loro  rapporti  ,  e  le 
maniere  colle  quali  ci  pervengono  ,  e  tutte 
le  teorie  delle  origini  delle  idee,  e  loro  ana- 
logie colle  fenfazioni  ,  ed  ecco  P  eloquenza , 
che  con  tal  metodo  fi  riduce  ad  efler  f  arte 
de'  più  grandi  Metafifìci  (7),  e  a  dover  di- 
fputare  fulla  natura ,  ed  i  rapporti  delle  ve- 
rità che  fi  conofcono  o  per  intuizione ,  o  per 
dimoflrazioni .  Oflèrva  quindi  il  Signor  Bec- 
caria ,  che  il  vero  fia  il  primo  motore  deli1 
Uomo  ,  e  che  quel  vero  ,  che  li  fcuopre 
dopo  molti  dubbj,  afpettative  ,  e  ricerche  , 
piace  aflài  più  ,  onde  deduce  ,  che  il  vero 
nuovo  ,  bello  inafpettato  più  diletta  ,  Ma 
quelle  oflèrvazioni  avrebbero  potuto  farfi  dal 
Signor  Beccaria  fenza  tanti  altri  o  fai  ri  pre- 
liminari e  tante  metafifiche  difcuflioni  fui 
guftoj  ed  il  fuo  libro  fullo  flile  ,  fe  comin- 
ciava con  tali  principj  fulla  natura  delle  ve- 
rità ,  che  forprendono ,  farebbe  flato  un  libro 
a  tutti  utiliflimo,  e  faciliffimo  a  capirfi  ,  co- 
me faciliflimamente  fi  capifcono  molti  libri  , 
cl?e  han  di  bafe  tali  oflèrvazioni  (8)  .  Noi 

Y   2  noa 

(7)  A  tali  progetti  di  eloquenza  così  aftrufa ,  potreb- 
bero molti  dire  come  efclamò  V  Ajace  di  Omero  a 
Giove  (  lliad.  p.  v.  645.  pag.  ifo.  Tom.  2.  Uh.  CUr- 
hii  )  libera  a  caligine ,  fac  ferenitatem  ,  da  oculis  ri- 
dere .  Chi  amafle  di  leger  tal  luogo  nel  Greco  ori- 
ginale    potrà    rifcontrarlo    nel    citato    paflaggio  . 

(8)  Infatti  il  5}$nor  Muratori  pclla  fua  Perfetta  Poe- 

sìa 


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34° 

non  intendiamo  di  minorare  in  minima  parte 
le  grulle  iodi  dovute  all'  etcvatiflnno  ingegno 
del  Signor  Mazchefe  Beccaria,   ma  folo  di- 
damo  ,  che  tali  Tuoi  fub  li  mi  ili  mi  piani  non 
fono  adattabili  alla  gioventù  ,   che  dee  ren- 
derli iftrutta  con  metodo  Filofofico  nell*  elo- 
quenza .  Altro  è  il  voler'  indagare  ,  fe  P  arte 
del  buon  gufto  polla  e  debba  ridurli  a  pian? 
analitici ,  e  fintetid  ,  altro  è  il  dirfì ,  fe  tali 
piani  ilano  per  tutti  utili.  Nell'arte  del  pia- 
cere ,  e  del  perfuadere  il  metodo  il  più  deli- 
ro ,  ed  il  più  facile  è  PolTervazione  fui  me- 
todo col  quale  gli  altri  han  piaciuto ,  e  per- 
fuafo,  e  sù  quelle  oflervazioni ,  e  circofianze 
ragionare  ,  e  sviluppare  le  proprie  idee  in 
chi  vuole  perfuadere  ,  e  piacere  in  limili  cir- 
cofianze j  ne  può  nregarfìjche  il  Signor  Bec- 
caria abbia  voluto  parlare  dell'eloquenza,  e 
dello  flileda  perfona  che  ha  già  creduto  tutto 
P  Univerfo  cosi  favio ,  come  egli  è  ;  ma  il 
Signor  Beccaria  ha  dimoflrato  con  ciò  di 
avere  fcritto  fullo  ftile  per  i  foli  grandi  Fi- 
Jofofi . 

$.11. 

fa  con  fommo  giudizio  uatta  del  vero  che  fu  nuovo, 
e  forprcndente ,  e  bello  ,  e  come  debba  renderli  tale, 
ed  mfc© uà  l'eloquenza  Poetica  cominciando  da  tali  of- 
fcrvazioni  circa  i  requiliti  ,  che  dee  avere  il  bello  per 
endere,  e  piacere,  lenza  eh  è  effo  Signor  Muratori 
fi  fuiTe  dlarato  in  tante  Metalliche  ricerche,  che  lola- 
menre  farebbero  (èrvite  a  far  pomp  à'  ingegno  ,  ma 
non  gii  per  utile  di  chi  legge,  quaU'  clic  dee  cHere  il 
primo,  e  principale  feopo  di  chi  fcrive. 


341  j 
ti-  il.  Dopo  tali  ofTervaibni  riflette  il  Si- 

^  gnor  Beccaria  Tulio  ftile  in  particolare  e  Tul- 
le caufe  de'  piaceri ,  e  de'  diTpiaccri ,  che  in 
noi  fi  eccitano  da  talune  tentazioni  ,  e  dalie 
loro  imagini ,  cioè  dalle  parole ,  e  dalle  ori- 
gini di  elle  ,  e  parla  de*  rapporti ,  die  han- 
no le  parole  colle  cofe  ,  e  colie  fenfazioni  %. 
e  favella  delle  varie  combinazioni  elementari 
in  rapporto  delle  loro  complicazioni  co*  do- 
lori, e  co1  piaceri  ,  ^conchiudcndo  9  che  la 
piacevolezza  delie  fenfazioni,  e  delle  parole, 
che  svegliano  in  noi  tali  TenTazioni  ,  e  varia 
fecondo  f  ufo  ,  ed  il  buon  guflo  pariicolarc 
delle  nazioni ,  de*  tempi  ,  de*  luoghi  ,  e  de- 
gli Autori ,  che  fi  fono  letti,  E  fecosì  il  Si- 
gnor Marchefe  Beccaria  riflette  ,  come  mai 
poca  dire  che  l'arte  dell'eloquenza  poffa  ri- 
durG  a  lottili  Filofofici  principj  di  liflema? 
O  P  arte  dei  buon  guflo  ne!P  eloquenza  non 
fi  può  ridurre  a  generali  principi  ,  o  volen- 
doli ridurre,  faranno  tali  principj  così  gene- 
rali ,  come  (ono  generali  le  o nervazioni ,  fili- 
le quali  fi  faranno  tali  principi  fondati,  e  fe 
tali  oflècvazioni  non  potranno  eflèr  mai  ge- 
nerali ,  non  faranno  parimenti  generali  t 
principi  fopra  di  efle  fondati  •  Coloro  dunque 
che  tentano  di  darci  fortiii  metodi  full' arte 
del  buon  guflo  nell*  eloquenza ,  fanno  fpeffò 
certi  aflìomi,  co'  quali  promettono  di  regolarci 
per  fempre  nel  dubbio  camino  della  medefi- 
ma,  ma  poi  al  meglio  ci  iafebrìo  al  bujo, 
con  rimetterci  ai  gufto  particola r*  delle  na- 

Y    5      *  zio- 


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342 

2Ìoni ,  e  de1  luoghi ,  per  le  quali  cofe  ci  vuole 
oflervazione  ,  ed  esperienza .  E'  dunque  me- 
glio riflringere  tutta  la  Filofofia  in  materia 
di  eloquenza  a  darci  ii  piano  di  ben  oflèrva- 
re,  e  di  ben  ragionare  fopra  quelle  ultime 
cofe  ,  e  di  ben  difeernere  ,  che  a  difputare 
fuile  prime  invenzioni  di  ofeuri  fiitemi  full* 
eloquenza  ,  come  ogni  Savio  Legitore  avrà 
conchiufo  dopo  aver  con  noi  filoloficamente 
efaminati  tutti  gli  Autori  i  più  rinomati  > 
che  han  voluto  formar  fiflemi  fui  buon  gu- 
flo  ,  e  full*  eloquenza  • 

§.  12.   Noi  abbiamo  riferite  le  principali 
opinioni  di  coloro  ,  che  han  cercato  di  dar 
piani  Filofofici  full*  eloquenza  ,  e  fui  buon 
guflo.  Ogni  legitore  avrà  conofeiute  da  tali 
piani  le  varie  graduazioni ,  e  maniere  di  pen- 
fare  de'  Filofofì  delle  varie  nazioni  falla  na- 
tura dell'  eloquenza  ed  i  metodi  per  erta 
preferita  fecondo  le  varie  idee  de'  Filofofì 
di  varie  nazioni  •  Riufcirà  facile  il  vedere , 
che  fulla,  natura  della  vera  eloquenza  il  fifte- 
ina  ,  e  le  oflervazioni  del  Signor  Dalembert 
fìa  uno  de'più  Filofofici,  e  de'  più  utili  a  co- 
loro ,  che  vonno  acquiftare  le  vere  idee  fulla 
natura  deli'  eloquenza  ,  e  fue  origini ,  come 
fi  potrà  altresì  oflervare  ,  che  i  Filofofì  por- 
tano colle  loro  fottili  difquifizioni  i1  incertez- 
za quando  fpecialmente  vonno  trattare  le  ma- 
terie le  più  naturali  ,  ed  ovvie ,  con  metodi 
àflratti  ,  ed  oflrufi  pér  rendergli  ofeuri  ,  e 
teaebrofi  per  pompa  d*  ingegno  . 

PAR- 


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?41 


****** .^3^  *****«H^^ 

T 

CaratterHUche  della  vera,  e  della  fai  fa 
eloquenza,  6  de  buoni,  o  cattivi 
metodi  di  apprenderla , 
e  d' inlegnarla. 


CAPO  I. 

De*  requifiti  necejfarj  per  /*  acqui/Io  dell*  ottima 

doqatn\a  . 

Er  ben  dire ,  e  bene  feri  vere  , 
bi  fogna  effer  ricco  d'  idee  ,  e 
|*|>P  ^fjj  di  penderle  fapere  la  manica 
4^?À*\^  I!  ra  di  ben  penfarc  .  e  di  ben 

arti,  e  feienze,  che  emenda- 
no .  e  formano  un  buon'intelletto  ,  fono  necef- 

Y   +  fa- 


farnflìme  al  vero  eloquente       .  Bifogna 
dunque  ftudiar  l'Uomo,  come  ce  io  rappre- 
fentano  i  libri  ,  e  V  Uomo  come  ce  Io  rap- 
prefenta  ia  natura  ,  e  il  Mondo  ,  che  ci  pon- 
no  infegnare  aliai  più  de'  libri ,  giacche  fpeflò 
fpeflò  l'Uomo  de' Filofofi  non  è  quello  della 
natura .  Ci  vuol  dunque  per  l' acquiflo  della 
vera  eloquenza  un  grande,  e  coltivato  inge- 
gno ,  e  che  tale  ingegno  fia  migliorato  da 
quelli  fludj ,  che  promuovano  la  ragione. ^  Tali 
fludi  devono  accompagnarli  da  una  critica, 
e  ragionata  lettura  de'  prà  eccellenti  Iftorici, 
e  Poeti ,  ma  bifogna  fapere  fcegliere ,  e  ve- 
dere, fe  quei  libri, che  a  tal* oggetto  fi  leg- 
gono ,  contengano  quelle  qualità  richiede  da 
chi  legge ,  giacche  i  libri  di  niun*  utile  fono 
infiniti,  e  la  fcelta  é  dHBciliffima ,  ma  dipende 
tutta  da'  gradi  della  cultura ,  e  della  ragione  • 
Quando  V  Uomo  fi  avvezza  dal  principio  al  ben 
penfare,  fapr*  anche  bene  fcegliere  tra' libri, 
come  appunto  un'  oneflo  ,  religiofo ,  e  probo 

Cit- 

(•)  La  Naturatila  rera  eloquenza  fu  deferita  dt 
<5io:  Aueufto  Ernefto  nell'Opera  intitolata  Opufeu* 
U  Oratoria  Lugd.  Batav.  1762.  in  8.  apud  Lu- 
chtmans  ,  e  nell*  Orazione  profeff.  Rhetor.  adeund. 
eauf,  dzfi.9  ore  tratta  delle  doti  intellettuali  dell' Orc§ 
tore  c  traile  altre  cofe  dice  Fateor  malie  in  dicendo 
tuberi  TuUii  animimi  fine  vérbti  ejus  ,  quam  verb* 
omnia  fine  animo,  alludendo  «Ila  verità  certa  ,  che  Io 
Spirito  Filolofico  la  la  vera  eloquenza.  Si  reda  1  iftef- 
fo  Emetti  in  prolus.  %.  de  Anis  bene  duendi  &  tene 
éogiuruU  eonjun&ioiit*  PH*  W«  ,W« 

* 

•4P*  .  '  \ 


*  ■ 


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Cittadino  sa  diftinguere  quei  che  dee  fceglie- 
re  per  amici  da  coloro  ,  che  dee  fagire .  I 
buoni  libri  fono  aflài  pia  rari  de  buoni 
Amici  • 

§.  su   Agli  fludj  dell'Uomo  eflerno, 
cioè  a  quelli  della  Fifiologia  ,  e  Notomia , 
aggiunganfi  quelli  dell'  Irtoria  Naturale  ,  e 
della  Fifica  ,  e  gli ,  fludj  dell'  uomo  interno  , 
cioè  P  Ètica  ,  e  ia  dalle  di  tutte  le  feienze  a 
tali  facoltà  appartenenti  ;  ma  tali  fludj  deb- 
bon  fard  fcrivendo  e  legendo  meno  di  quel 
che  fi  vuole  fcrivere,  e  legere  ,  ma  meditan- 
do aliai  più  di  quel  che  fi  medita  .   i  libri 
fervono  per  ricordare  all'  intelletto  le  cofe , 
dalie  quali  1'  intelletto  è  guidato  al  ben  pen- 
fare  ,  fervono  per  tanti  archivj  delle  umane 
cognizioni,  c  per  guide  ai  ben  penfare;  ma  , 
quantunque  giova  aflài  il  fapere  l'altrui  ri- 
fleflioni  9  e  penfieri ,  pure  il  far  confiflere  con 
molti  il  fapere  neir  aver  molto  letto  ,  e  fcrit* 
to  ,  e  nel  ricordarli  di  quanto  fi  è  letto  ,  e 
fcritto ,  e  far  confifler  le  feienze  ,  come  fan 
molti ,  in  un9  apparato  iflorico  di  altrui  opi- 
nioni ,  che  0  citano  ,  fenza  efaminarfi  j  è  un' 
abufarfi  delle  feienze  e  con  tal  metodo  li 
coltiva  la  fola  memoria,  e  fi  lafciano  deferte 
ed  inculte  le  regioni  dell'intelletto  ,  come  ac- 
cade in  buona  parte  degli  Uomini,  che  folo 
pcii  fa  no  a  tener  molti  libri  ,  e  ad  averne 
letti  pochiflìmi .  Ma  l'utile  ricavato  dagli  flu- 
dj, e  dalla  lettura  ,  và  fempre  in  ragione 
de'  gradi  di  perfezione,  che  tali  fludj ,  e  tale 

let- 


lettura  portano  all'intelletto.  Se  fi  c  (tudiato 
per  imparare  quel  che  gii  altri  han  per.  fa- 
to ,  e  per  non  faper  penzare  da  noi  fleffi  # 
non  arriveremo  mai  ad  eflèr  veri  Letterati, 
nè  mai  faremo  in  grado  di  formar  veri  giù- 
dizj  su'  libri,  che  leggiamo ,  ond'  è  che  fpetfo 
fpeflo  molti  bevono  degli  errori  contrari  alla 
verità ,  al  buon  fenfo ,  alla  ragione  ,  ed  alla 
religione  legendo  taluni  libri.  £  perchè  mai 
bevono  tali  errori  ?  Perchè  non  eflèndo  av- 
vezzati a  diftinguer  da  loro  fleffi  il  bene  dai 
male  ,  il  vero  dai  falfo ,  non  avendo  le  co- 
gnizioni richiefle  per  analizare  ,  ed  efamina- 
re  tali  Autori  ,  ii  fanno  trafportare  da'  loro 
erronei  fiflemi  ,  a'  quali  applaudirono  per 
difetto  di  non  faper  legger  con  critica ,  onde 
i  loro  intelletti  fi  offufcano  in  tali  letture,  e 
bevono  gli  errori  de'  libri  ,  che  leggono, 
perchè  non  fanno  conofcerli ,  o  perchè  fi  fan- 
no guidare  dalle  opinioni  vantaggiofe ,  che  fi 
fcanno  per  tali  libri,  e  per  i  nomi  de'  loro 
Autori  (r)  .  A  coderò  che  così  leggono, 

fa- 
ti) L'eflerfi  letti  da  molti/timi  knza  feria  riflef- 
fione ,  e  raziocinio  infiniti  libercoli  di  libertinifmo ,e  d' 
irreligione ,  che  ranno  vergogna  alle  feienze ,  ed  al  fe- 
colo ,  ha  prodotta  in  taluni  una  fciocca  idea  di  ammi- 
razione per  certi  libri  ,  e  per  certi  Autori  ,  che  con 
una  Ipecie  di  furore,  e  di  furore  epidemico  fi  fono  loda- 
ti ,  e  fi  lodano  j  ma  Ce  h  fuflero  letti  con  maturo  efa- 
me, e  colle  prenozioni  nece(farie ,  e  con  critica,  altro 
non  fi  farebbe  {trovato  in  tali  libri  fé  non  suTurdità,  è 
contradizioni,  empietà  perriitiòfc  ,  nulfirfle  ridicole  ,  tà 

abor- 


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farebbe  meglio  ,  che  nulla  Iegeflero .  Chi  è 
dunque  colui  ,  che  sa  ben  iegere  un  libro? 
Colui  che  sà  ben  giudicarne,  colui ,  che  faprebbe 
farne  un  confimile ,  e  migliore,  colui  ,  che 
Iegendo  il  libro  oflèrva  affai  più  dell'  Auto- 
re ,  del  quale  sà  conofcere  i  difetti ,  e  le  co- 
fe  buone,  e  farne  fcelta  colui  che  legge  giu- 
dicando ,  e  meditando  ,  ed  emendando  gli 
errori  de'  libri,  che  legge. 

§.  3.  Gli  ogetti  delle  fcienze  di  ragio- 
ne fono  l' emendar  i'  intelletto ,  e  regolarlo  > 
avvezzarlo  a  faper  inventare  f  giudicare,  di- 
fporre ,  e  communicare  ad  altri  le  fue  idee 
con  precifione.  Quelle  fono  le  circonflanze, 
che  conducono  al  ben  penfare  ,  ed  alla  vera 

elo- 

aborrite  dalla  ragione,  é  dalla  verità.  Si  farebbe  cono* 
feiuto ,  che  tali  libri  minano ,  e  fov  vertono  gì'  intelletti, 
e  diftruggono  la  prefènte,  e  futura  felicita  dell'Uomo. 
Dunque  i  loro  Autori ,  ed  i  loro  ammiratori  non  fon 
veri  falofofi,  anzi  degradan  V  Uomo  invece  di  miglio- 
rarlo ;  e  fi  aggiunga,  per  dimoftrazione ,  che  fi  legge 
oggi  fenza  riflettere  ,  che  tali  empj  vaniloqui  librettini 
altro  non  contengono  ,  fè  non  empietà  dette,  *  ridette 
da  altri  antichi  libertini  ,  é  fèmpre  confutate  in  ogni 
fecolo  da  veri  Savj.  Perchè  dunque  riprodurle  ?  Forfì 
per  ingannare  chi  legge  fenza  c familiare  ?  Che  tali  libri 
fi  fìan  letti  lènza  e  fa  me ,  è  chiaro ,  perchè  (è  fi  tufferò 
elaminati  ,  ed  analizati  ,  farebbero  irati  abominati  ,  ed 
aborriti  come  meritavano  di  effere  tali  empj  corruttori 
dell'  Uomo ,  e  fi  farebbero  conofeiuti  per  tali  quali  fo- 
no .  Abbiara  voluto  ciò  ofTervar  di  paftaggio  per  dimo- 
iare le  attarditi  che  nafeono  dal  iegere  fenza  riflef- 
lione  • 


34* 

eloquenza,  quale  invano  credon  molli  ,  cfie 
s1 impari  dalia  lettura  degli  Oratori ,  ed  invano 
la  riftringono  aToli Oratori  nel  tempo  ifteflò  che 
con  una  palpabile  contradizione  adducono  poi 
da*  Poeti  ,  e  dagli  altri  Autori  efempj  di 
pezzi  dì  eloquenza  da  imitarli .  Se  dunque 
da  tutti  gli  Autori  ricavan'  efll  efempj  di 
eloquenza  ,  di  flile  ,  di  tropi ,  di  figure , 
perchè  non  amplificano  i  confini  deli9  eloquen- 
za ,  e  perchè  non  la  trattano  con  piani  ge- 
nerali ,  come  una  facoltà  ad  ogni  fetenza 
cornimi  ne,  e  ad  ogni  Autore  ,  e  perchè  ri- 
flringono  l' idee  della  medefima  al  folo  foro, 
alle  fole  fcolaftiche  declamazioni  ì  In  una 
parola .  V  eloquenza  fi  acquifia  dal  ben  pen- 
sare ,  dai  ben  fentire  ,  e  da  una  ragionata 
lettura  de1  migliori  modelli  della  medefima  • 
come  fono  i  migliori  Autori  Greci  ,  e  La- 
tini antichi  e  gli  ottimi  fcrittori  delle  viventi 
lingue  ,  o  abbiano  ferino  in  profa  ,  o  in 
verfo  (a) , 

$.  4- 

(i)  Tra*  Poeti  Greci  Omero  ,  Efiodo  ,  Orfeo , 
Sofocle,  Euripide,  Efchilo,  e  tra*  Poeti  Latini  Virgi- 
lio ,  Orazio ,  Terenzio  ec.  fono  i  modelli  di  eloquenza. 
Per  l'eloquenza  profaica  vi  fono  tutti  gì* Inorici  Greci, 
e  Latini ,  tra'  quali  Senofonte ,  Polibio  ,  Plutarco ,  Ero- 
doto, Tucidide,  Dionigi  di  Alicarnaflb,  Livio,  Sueto- 
nio;  Tacito,  fono  gli  efempj  per  l'eloquenza.  1  Filo- 
fofì  Greci ,  come  Ariftotele  ,  rlatone  ec.  danno  elènio) 
di  eloquenza  Filofofica  .  Gli  altri  modelli  da  imitarli , 
fi  porranno  ricavare  da  coloro  , che  hanno  ferirti  trattati 
critici  fopra  tali  Autori .  Si  potrà  qui  di  paffaggio  offerva- 

rc, 


4 


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4«  Cfpcrranro  alcuni  ,  che  rei  li- 
bro ,  che  noi  fcriviamo  fi  voglia  far  dell'  elo- 
quenza una  facoltà  troppo  generica  ,  troppo 
vafla  ,  troppo  difficile  ,  e  che  richiedendo 
cognizioni  uoiverfalr ,  la  vogliamo  fare  ardua, 
ed  inaceffibiie  a  molti  •  Che  i  cervelli  uni- 
verfali  non  ponno  truovarfi ,  e  fi  riducono  a 
chimere  9  e  che  perciò  tali  idee  da  noi  date 
della  vera  eloquenza  fieno  Platoniche  ,  e  che 
mar  potranno  realizarfi  in  un'  Uomo  ,  ag- 
giungendo ,  che  cosi  ancora  peccò  Cicerone 
nelP  aver  dipinto  il  fuo  Oratore  in  modo  da 
difperare  coloro  ,  che  volean  eflere  Oratori 
a  quel  modo.  Ma  quelli,  che  tali  cofe  op- 
pongono 9  non  riflettono ,  che  fi  dee  fempre 
proporre  il  modello  della  più  grande  perfe- 
zione ,  e  fi  dee  fempre  far  nafcere  il  defide- 
rio  dell' imitazione  dell'ottimo,  febbene  non 
'    /    •.  tutti, 

re,  cneV  impara  affai  più  di  eloquenza leggendo  tali  libri 
come  fopra  citaci  ,  eiaminando  1  più  eccellenti  io  ogni 
genere  di  eloquenza,  che  ftudiando  infinite  Retcoriche 
per  lo  più  inutili  .   Il  Signor  Abate  Millot  per  bene 
della  gioventtì  ha  raccolte  le  aringhe  degl'Iftori ri  Latini 
per  porre  fotto  gli  occhi  delta  gioventù  i  migliori  mo- 
delli .  Vi  è  chi  ha  ratte  dotte  e  ragionate  Analifi  di 
Cicerone  >  e  fue  Orazioni .  Quelli  libri  fono  lodevoliflìmi, 
t  più  lodevoli  farebbero  coloro  che  con  più  filolofia  ce 
ne  feri  veflv  ro  degli  altri  conumili,  che  ci  fviluppaffero  le  cau* 
fali  della  vera  eloquenza  ,  e  le  origini  della  medefima, 
e  la  proporzione ,  che  era  rragli  animi  di  coloro  ,  che 
faceano  ,  e  che  udivano  quelli  difeorfi  ,  entrando  nello 
Spirito  delle  circoftanze  tutte  ,  nelle  quali  furoa  fatti 
cali  difeorfi  • 


s 


3S° 

tutti  ,  nè  in  ogni  tempo  portano  all'  ottimo 
pervenire .  Si  dee  Tempre  prefentare  il  mo- 
dello della  perfezione  (Jella  vera  eloquenza 
per  far  yeder  ,  com'eflèr  dee  ,  e  per  isfor- 
zarfipo  coloro  ,  che  debbon  pervenirvi  al  fi- 
flema  iJ  più  migliore  poflìbile  ,  al  quale 
quanto  più  fi  accolleranno ,  tanto  più  faranno 
perfetti  eloquenti  .  Che  poi  non  tutti  ,  anzi 
pochi/Emi  pollano  aspirare  a9  modelli  della 
perfezione  in  eloquenza  è  co  fa  verifllma  ,  e 
che  fi  fperimcnta  verifllma  in  tutte  le  feien* 
ic  ,  nelle  quai  pqchifllmi  fono  i  gran  mo- 
delli ,  ma  faxa  Tempre  vero ,  che  i  gran  mo- 
delli fi  devon  proporre  per  efempj,  perchè 
tali.efempj  potranno  euer  d'  incitauienro  a 
qualche  grand*  ingegno  ad  imitargli  ?  e  a  di- 
venir al  pari  di  effi  grandi  ;  o  non  perve- 
nendovi ,  diverranno  fe  non  altro  grandi 
a  proporzione  delie  circoflanze  de1  loro  intellet- 
ti ($).  Neil' efporre  i  piani  Filofofici  per  una 
facoltà  feicntifica;  fi  dee  Tempre  proporre  il 
più  ottimo  da  poterfi  imitare  ,  e  preporre 
agli  intelletti  ,  che  vonno  divenir  grandi  ;  e 
chi  afpira  alla  grandezza  ,  afpira  a  cofe  ar- 
due ,  fpecialmente  nelle  Scienze  e  letteratu- 
ra ,  nelle  quali  è  co  fa  difficili  Hi  ma  elevarli 
alle  più  grandi  altezze  ,  come  rifulta  dall' 

Moria 

(3)    Nec  quia  defitte*  invidi  memhra  Glyconìs 
jyofjqf*  torpu*  noli  prohibere  chiragra  •  Eft  Mli^nid 
proiir*  tenkS  fi  n9n  *****  u^tré  •  ^or*t. 


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Jfloria  Letteraria.  Sono  rari  fenomeni  i  Vir- 
gili,  i  Ciceroni ,  i  Newton ,  i  Leibnitz  ec. 
Sarà  forfi  impoflìbile  il  fuperargii,o  T  ugua- 
gliarli .  Ma  fempre  quelli  bifogna  proporre 
per  modelli  fublìmi. 

§.  s*   Si  dee  inoltre  riflettere  ,  che 
quando  noi  abbiam  richiefle  nell*  eloquenza 
le  univerfali  cognizioni  ,  non  abbiamo  intefo 
dire,  che  l'eloquente  dee  effer  Fifico  come 
Newton  ,  Metafico  come  Clarke  ,  Medico 
come  Ippocrate  ,  Pittore  come  Apelle  ec# 
ec. ,  ma  che  abbianon  mediocre  intelligenza 
in  tali  facoltà  ,  come  diffe  Vitruvio  dì  un* 
ottimo  Architettore  (4) .  Si  richiedono  dun- 
que nell'eloquente  le  cognizioni  da  noi  de- 
fcritte ,  non  in  un  grado  perfettiffimo  ,  ma 
per  quanto  fono  neceflarìe  all'  eloquenza , 
giacche  la  chimera  di  poter*  afpirare  alla  glo* 
ria  d'ingegno  univerfale , è difìrutta  dal  buon 
fenfo,  e  fi  dee  inoltre  riflettere,  che  oggi  i* 
acquiflo  di  molte  feienze,  e  cognizioni  fi  *• 
refo  cofa  affai  più  facile  >  perchè  molti  idio- 
mi dotti  ci  offèjifcono  in  molti  libri  molte 
conofeenze  quafi  adattate  a  tutte  le  perfone, 
fpecialmente  nell'idioma  Francefe  ,  che  ha 

io- 

(4)  Non  dcbstynec  poiefl  effe  CrammatUus ,  uti 
fuit  Ariftarchus ,  fed  non  agrammatos ,  nee  Muficus  uè 
Arifipxenus ,  fed  non  muso*  ,  nee  piSor  ut  ApclUst 
fed  graptiidos  non  imperitus  nec  Plaftes  quemadmodum 
Myron  ,  feu  Poljrcletus ,  fad  rationis  plaftic*  non 
ignarus ,  nee  meduus  ut  Ifippocfates ,  fed  non  ani  atro-  . 
iogicus ,  nee  in  cateris  do&rinis  JineuUriter  exctUens^ 
fed  in  Ais  non  imperitus.  Vitrur.  Arck.  iibr.I.  Cag ,1. 


uiyi 


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infiniti  Dizionari  di  feienze,  e  di  arti,  dalle 
quali  chi  afpira  all'eloquenza  può  prendere 
ì  materiali  opportuni  di  quelle  feienze  ,  e 
cognizioni,  che  gli  bifognano,  fenza  renderli 
perfetto  in  effe  .  QueQi  immenlì  dizionarj , 
àz  quali  oggi  è  il  fecolo  ,  facendoli  fcelta 
de'  migliori  ,  e  legendofi  con  critica  y  po- 
trebbero giovar  molto  a  chi  vuol  delle  feien- 
ze acquiflare  quelle  cognizioni  ,  che  condu- 
cono all'eloquenza  (y) ,  e  che  fi  richiedono 
di  faperfi,  ma  in  modo  tale,  che  uno  non  avelie 
a  renderli  il  primo  in  tutte  quelle  facoltà  , 
ma  faperle  per  quanto  l'eloquenza  il  richie- 
de. Il  modello  da  imitarfi  farebbe  Cicerone, 
che  fu  Filofofo ,  e  tanto  fcrifle  full'  Uomo , 
fui  quale  avea  tanto  meditato  ,  e  perciò  fu 
grande  eloquente, 

CA» 

(5)  All'oppofto  poi  tali  infiniti  Dizionarj  nuoc- 
ciono a  chi  vorrebbe  accquiftare  una  feienza  in  cui  vuol 
fondarfi,  perchè  mai  ponno  farci  un  perfetto  Letterato 
in  quella  facoltà ,  ma  fono  commendabili  per  dar'  idee 
generali  di  tutte  le  feienze  a  quelle  perfonc  che  fi  fono 
applicate  a  qualche  facoltà, die  richiede  cognizioni  ge- 
nerali, come  l'eloquenza  Prolaica,  e  Poetica,  ed  altre 
molte .  Ma  che  di/lì  altre  molte  ?  Tutte  Je  feienze  fon 
tra  loro  concatenate  ,  e  connefTe  in  modo  infepara- 
bile  ,  talché  non  le  ne  può  ben  capir  una  ,  fenza 
ftar'  intefo  almeno  in  generale  delle  altre  \  e  chi  con- 
fiderà le  feienze  ifolate ,  erra .  Si  è  dimoftrato ,  che  la 
Giurifprudenza  ,  la  Teologia  ,  la  Medicea  richiedati 
cognizioni  Univerfàli  ,  e  molto  piti  l'eloquenza  .  L* 
iftefla  Botanica,  che  taluni  confiderano  ifolata  alla  fola 
nomenclatura  ,  claflì  ,  e  virtil  delle  piante  ,  abbracce- 
rà tutte  le  feienze ,  fe  fi  vonno  fàpere  gli  ufi  delle 
piante  nelle  arti,  e  nella  Società,  e  eli  ufi  relieiofi,  e 
«Vili  de*  *e*erabiU 


/ 


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3!3 


CAPO  II. 

Difetti  di  coloro,  chi  hanno  infognato  a 
molti  V  eloquenza,  e  la 
Retto rica . 

; 

TRa*  Greci  niuno  ha  infègnata  P  eloquen- 
za meglio  di  Arinotele  ,  e  tra*  Latini 
niuno  meglio  di  Cicerone  ,  e  tra'  Francefi 
niuno  meglio  di  Lamy  nelP  Arte  del  paria- 
re  .  Il  Voflìo  uomo  dotto  ed  erudito  ha 
trattata  P  eloquenza ,  come  il  Wolfio  ha  trat- 
tate fetenze  più  ferie  ,  cioè  con  erudite  pro- 
lifica ;  ond*  è  che  i  libri  full'  arte  Oratoria 
dei  Voflìo  fono  pioni  di  una  erudita  noja  d* 
innumerabiii  citazioni ,  ed  efempj ,  che  ren- 
dono aftrufa  Parte  dell'eloquenza  ,  nell'info- 
gnar  la  quale  il  Voffio  par  che  abbia  voluto 
imitare  il  metodo  di  Curio  Fortunaziano 
che  fetide  tré  libri  de  Arte  Rhetoricà  Scho- 

Z  lajlica , 


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1S4 

Lai  tic  a  ,  ma  il  Voffio  ha  qua  fi  affogato ,  per 
cosi  dire,  in  un  mare  di  efempj,  di  citazio- 
ni ,  e  di  prolifljtà  ri  concilo  metodo  di  For* 
tunaziano  (i)  ,  il  quale  non  fi  può  niegare, 
che  fia  flato  tragli  antichi  ii  j>iù  fiflematico 
irattatifla  di  Retiorica  ,  ma  ha  infegnata  tale 
facoltà, come  i  Sacerdoti  Egiziani  ìnfegnava- 
no  ie  loro  fcienze  fimboiiche  ,  e  col  velame 
de'  nomi  Greci  ,  con  dirtinztoni  di  mille 
aflrufi  vocaboli  di  tropi,  e  figure;  ma  il  Vof- 
fio fi  è  refo  aflai  più  proiiflo  di  Fortunazia- 
no,  neU'iftefla  epoca  dei  quale  fenderò  an- 
cora le  loro  Iftitu^iom  Oratori*  Sulpizio  Vit- 
tore, e  Marziano  Capella  il  fuo  libro  de  Re- 
torica (2);  e  con  meno  affettatura  di  Fortuna- 
ziano  ,  ma  con  maggiore  precifione  fi  vede 
fcritto  dal  Senatore  Caffi  od  oro  il  fuo  Comperi» 
dium  Rhetoricx  . 

*  *♦ 

(1)  Curio  ,  o  Chino  Fortunaziano  ,  di  cui 
Cafllodoro,  ed  altri  hanno  fatta  menzione  ,  fcrilTe  tré 
libri  brieviftìrui  ,c  ne*  fqoi  tempi  eleganti  (fimi  intitolati 
Arti*  Rkitoricci  SchoUftua ,  irapreffi  dal  Cappe roniet 
ne'  fuoi  Antiqui  Rhetores  Latini  pag.  53»  tdiu  in  4. 
Argentar.  i746.  Del  Voffio  fi  può  aire  aver*  egli  trat- 
tata l'eloquenza  con  quell'erudita  noja  ,  colla  quale  il 
Ludyrorth  ha  trattata  la  Metafifica. 

(a)     V.  Rhetores  Antiqu.    Céppéron**.  pag.  4OO. 

Cicerone  nell'opera  de  Oratore  al  Capitolo  XVI 11.  ha 
oflervafi  molti  errori  de*  Retcorici  Martìri  de*  fuoi  tem- 
pi. Si  veda  altresì  il  capo  IV.  num.19.  Si  veda  altresì 
il  likro  h  Cap.  IX.  4*  Ora.**.  ,  *re  parla  di  certe 
difpute  full'eloqucrtia  ,  fe  cita  risieda,  fa  vsra  Fiiofo- 
na ,  come  fa  fuitenere  ,  o  pure  (è  1*  eloquenza  confitta 
«ella  lingua  veloce,  ed  efercitsua  de*  Retorici. 


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$.  2.  Senza  dilungarci  a  riferire  V  Mo- 
ria di  un'  Infinità  di  altre  Rettoriche  llìitu- 
zioni  fcritte  a  nembi  full'  eloquenza ,  noi  rr- 
flringeremo  brievemente  i  difetti  di  moiri  (Ti- 
me di  elle  ,  che  fi  riducono  generalmente  av 
feguentt.  r.  Confondono  l'eloquenza  colla  Ret- 
torica  ,  che?  fono  cofe  diverfiflìme .  2.  Non 
danno  vera  idea  generale  dell* eloquenza,  fue 
origini ,  natura ,  e  fini .  3.  La  riilringono  al 
foto  Foro  ,  ai  Pulpito  ,  e  alle  difpute  fco- 
laftiche  (*)  .  4.  Gii  Autori  di  quei  precetti  per 
lo  più  non  furono  Filofofi,  nè  propofero  tal' 
arte  ,  o  fcienza  nei  Aio  vero  alpetto.  y.  La 
conGderarono  divifa  darla  Logica  ,  e  dalle 
*  fcienze  ,  che  perfezionano  l'idee  ,  e  rego- 
lano la  vera  eloquenza.  6".  L'  hanno  infegna- 
ta  per  via  di  aridi  precetti ,  e  fervili  imita- 
zioni ,  non  adattabili  a  tutte  le  circoflanze , 

Za  e  che 

• 

(*)    Su*  difetti  di  coloro  ,  che  limitarono  1]  elo- 
quenza alle  difpute  fcolaftiche ,  ed  alle  queftioni  di  pa- 
role è  da  rifletterfi  un  luogo  di  Plutarco, ove  così  di- 
ce .  Hac  viti*  magnarti  vanitatem  anitnorum,  magnam- 
qui  inanìa  garriendi  fubtilitatem  ,  atqut  argutias  adole- 
feentium  in  fcholis  genuerunt  ,  ncque  vitanu^  ncque 
aftiones  ,  ncque  in  republica  converfationem  Philojo- 
p  ho  rum  obfervantiurn  \  fed  voc abuia  dumtaxatfaut  ver- 
6  a  :  laudanti  umque  ft  quid  bene  pronunci  are  tur ,  id  ve- 
ro ,  de  quo  pronunctabatur  ,  utile  effet ,  an  inutile ,  ne- 
ceffafium,  an  inane, & Jupervacaneum,  ncque  intclligeniium 
ncque  inqmirentium.  Cosi  Plutarco  nell'eccellente  trat- 
tato 7r*pi  th  euoutif   de  Auditiont    Vid,  Plutarch. 
Oper.  Tom*  IL  pag,  41.  tdit.   itt  foL  Francofurti 
apud    hartd.  jPruhelios 


e  che  anzi  fervono  d'impedimento  all' acqui- 
no della  vera  eloquenza  •  7.  Sono  diftuG 
fopra  i  tropi  ,  e  figure  ma  poco  o  niente 
hanno  efaminato  l'Uomo  Naturale,  V  Uomo 
Civile,  e  l'Uomo  Morale,  e  le  teorie  delle 
pacioni  ,  e  de'  caratteri  delle  perfone  ,  che 
fono  le  bafi  fondamentali  dell'eloquenza  ,  e 
dell'arte  di  perfuadcre.  8.  £' (lata  infeg nata 
r  eloquenza  con  metodi  da  impoflìbilitarne 
piuttollo  l' acquifto  che  per  farla  imparare  , 
iìccome  l' antica  Logica  s' infegnava  piuttoflo 
per  guadar  l'intelletto  ,  che  per  formarlo  ♦ 
£•  Si  è  infegnata  l'eloquenza  quafi  di  unita 
colla  Grammatica ,  o  poco  dopo ,  ed  a  men- 
ti non  difpofte  ,  e  non  fatte  per  quella  . 
10.  In  mille  Retoriche  fi  è  confufa  1*  idea 
delia  voce  eloquenza  ,  lingua  ,  Retrorica  ; 
Arte  Oratoria  ,  che  non  hanno  quafi  avuto  chi 
l'avertè  definite  con  precifione.  1 1.  Non  fi  è  par- 
lato iu  tali  Rettoriche  dell'eloquenza  del  filenzio, 
di  quella  dell'azione  ,e  de' fegni  •  12.  Non 
fi  è  infegnata  P  eloquenza  in  rapporto  alle 
lingue  moderne  che  fi  parlano  (3) .  Quefti  fo- 
no 


($)  O  (ferva  Al.  de  Fleury  ,  che  nelle  antiche 
Rettoriche  s' infegnava  folo  a  contrariare  ,  e  a  parlar 
con  metafore ,  e  motti ,  *d  imitazioni ,  come  s' infegna- 
va molto  più  nel  fecolo  XI II.  fedi  Fleury  F*.  Difc. 
far  £  Hilìor.  Eccltf.  1  molti  difetti  di  coloro  che  in- 
Ycgnano  fi  riferifeono  dal  Buddeo  odi*  opera  intitolata 
hUmenta  Philofophia  lnftrumentalis  ,  ove  tratta  de* 
tórli  di  coloro,  che  ingegnano, e  delle  caufàli  di  tali 


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9S1 

no  i  principali  difetti  ,  cfie  s'incontrano  in 
infinite  Rettoriche  ;  ed  oltre  quelli  un  Let- 
tore Filofofo  potrà  numerarne  altri  molti  • 


Z   ì  CA- 

ri,  e  della  maniera  di  ripararvi,  e  fi  veda  la  Piffer- 
ine dell' ifteffo  Autore  de  cultura  fngeiii ,  in  SelleS. 
jur.  natur.  &  geat*  Molti  abufi  dell' eloquenza ,  e  varj 
fenomeni  di  efla  fono  riferiti  nell'  opera  Francefe  inti- 
tolata Hijioire  dea  troubles  attivis  au  Koyaume  d' 
Eloquence  >  opera ,  che  M.Amelot  de  V  Houflaye  chia- 
ma ingegno  fa  ,  Ale  mai  r.  hi  fior.  Critiqttts  &  politi q.  par 
A  melo  i  de  l'  Hujfaye  Tom.  3.  pag.  54.  edit-  in  1».. 
AmfierL  1797.  Il  folco  pedantifmo  è  fiata  l'origine 
di  tutti  i  diretti  nell'  arte  d' infeenar  l*  eloquenza ,  e  di 
tutti  gli  abufi  della  medefima  .  1  dotti  ,  ed  illuminati 
Filologi  han  Tempre  biafìmato  ,  e  conofeiuto  il  fofeo 
pedantifmo,  contro  del  quale  fi  fono  Tempre  inveiti.  IL 
famofo  Clerico  chiamò  molti  de*  pedanti  infulfi 9jlo li- 
di morojly  imperiti  delle  cofe ,  delle  quali  fanno  i  fo- 
li nomi ,  audaci  >  mendaci ,  iracondi  ^fuperbi ,  invidiofi, 
immiti  >  maledici  ,  pertinaci  ,  implacabili  •  .  .  che  fi 
étfiruggono  t  un  V  altro  come  i  fratelli  di  Cadmo .  Si 
vede  il  Clerico  nelle  Selve  Filologiche  Capo  I.  ,  ove 
fono  riferiti  due  belli  Epigrammi  Greci  ,  uno  di  un 
tal  Filippo  ,  1*  altro  di  un  certo  An tifane .  Si  leggano 
i  detti  due  epigrammi  belliflìmi ,  e  graziofiflìmi ,  il  fe- 
condo de'  quali  conchiude  cusf  di  certi  pedanti 


Mufarum  fcabies ,  pueris  ehaosy  aeque  tenebra, 
O  culìcesy  qui  clam  rodieis ,  ite  procuL 


Confatili  pedanti  furono  atrocemente  de rifi  dall'  Inglefe 
Ciofuè  Barnes  ne'  Prolegomeni  alla  fua  edizione  di 
Anacreonte.  -?v 


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A  P  O  HI, 


Offervayoni  generali  per  V  acquifto  della  vera 

Eloqutn\a . 

§.  i. 

» 

CHi  vuoPeflère  eloquente  dee  aver  P  in- 
telletto culto  ,  e  concepir  le  cofe  con 
energia ,  novità,  e  chiarezza  ,  mentre  fe  cosi 
le  concepifee,  cosi  le  fpiega,  e  dirà  femprc 
o  cofe  nuove  ,  o  cofe  vecchie  con  ordine 
nuovo  ,  tirando  nuove  confeguenze  ,  e  mo- 
flrando  i  rapporti  delie  cofe  meno  dagli  altri 
confiderati .  Talora  farà  meglio  ornare  le  co? 
fe  antiche,  che  dire  delle  novità  non  favie; 
onde  bifogna  badare  ad  evitare  ogni  eflre- 
mo  ,  giacché  il  defiderio  delle  novità  nel 
parlare ,  e  nello  fcrivere ,  può  fpellb  rendere 
ci  flrani ,  e  ridicoli  .  Nel  redo  bifogna  che 
H  vero  eloquente  badàfle  a  far  buon'ufo  del* 

le 


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te  novità  dì  rapporto  ,  per  piacere  nell'ade 

iL&Tut- g,acchè  1  imi,azione  * a,rai 

tri  dell' .nvenzrone  f!) .  chi  vuol  perfoa- 

£l'     a  badare  a  renderC  f°rP'««- 

aents ,  ed  a  dilettare  ,  ad  eller  ricco  d' ima- 

ma,  e  pitture  ,  ed  accrefcere  tali  ricchezze 
intellettuali  .colla  lettura,  e  meditazione  fucli 
©turni  Poeti ,  ed  Oratori  Greci  ,  e  Latini . 
Si  prendano  per  modelli  da  imitarli  i  pezzi 
dell  eloquenza  la  più  utile ,  la  più  R|£ 
ca ,  e  che  pm  migliora  V  Uomo  .  Un'  Ode 
<li  rindaro,  di  Orazio,  un  olnon«n>. 


Omero 


_       .        -~  — — ,  ui  cicerone  ,  ai 

fope  Tono  aflài  più  utili  di  tutte  le  Cicala- 
te,  e  le  declamazioni  antiche  ,  e  moderne, 
e  g  ì  altri  eferciz,,che  fi  fa„no  nelle  fcuole. 

utile,  teda  ,  e  ragionata  non  è 
ne  fohflica  ,  ne  contenziola  .  come  quella  , 
che  per  lo  pm  *'  mfegna  .  Il  vero ,  il  gi»! 
Ito, il  ragionevole  fono  i  fonti  dell'eloquen- 
za uni  ver/ale ,  ed  i  mezzi  da  pervaderei  ma 
ul  vera  .  eloquenza  non  s'  impara  nè  dal 
Pomey ,  ne  dal  Cantimi  (2)  ma  da'  Filofofij 

Z   4  e  Ci- 

Mt  cervelli  creatori  fon  pochiiTuni ,  e  »]•  imitatoti 

come  nuore ,  e  belle  ne'  Francefi  Scrittori  ,  e  neeli 
Ingieu,  6  bwwo  negli  Italiani  antichi  ;  quelle  2? 
Wm  ne  Um  quel  e  de'  Latini  ne'  bici,  quelle 
de  Greci  negl.  Onentah  .  Tutto  dunque  al  Mondo  è 


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$6o  * 

e  Cicerone  confefsò,  cfie  fé  egli  era  Orato- 
re, non  era  tale  ex  Rhetorum  ojfkinis  ,  ma 
ex  Academw  fpaciis  ,  cioè  dallo  Audio  delia 
vera  Filofofia  (*). 

§.2.  II  vero  eloquente  non  reftringe- 
rà  alla  fola  arte  Oratoria  l'eloquenza,  ma  P 
efienderà  z  tutte  le  fetenze ,  e  leggerà  i  mo- 
delli univerfali  di  tale  eloquenti .  L'  Inglefe 
David  Hume  ha  fatto  vedere  'he'  fuoi  Quat- 
tro Filofofiy  cfce  le  dottrine' 'Filofofiche  fono 
il  centro  dell'  eloquenza^  come  1'  iftefTo  tra* 
Greci  avea  di  moli  rato  Platone  •  Il  Conte  dì 
Sfiaflbwy  è  eloquenti  Rimo ,  e  gran  Filofofo 
quando  difende  Platone  ,  e  la  fpiritualità  dell1 
anima  contro  alcuni  empj .  Cosi  Addiflòn  ha 
maneggiata  talora  la  foda  eloquenza ,  e  co- 
sì P  han  trattata  mohiflìmi  Autori  .  II  vefo 
eloquente  dovrà  confederar  1'  Uomo  in  ogni 
parte  dell'  Univerfo  ,  in  ogni  flato  ,  in  ogni 
circoftanza ,  in  tutti  gli  afpetti  poffibiB  di  fa- 
licita  ,  e  di  feiagure ,  negli  flati  della  vita  t 
più  defiderati,  ed  i  più  compianti ,  ed  allora 

*  avrà 

- 

(*)  E*  da  rifletter/;  un'aureo  patio  di  Cicerone  :  Hos 
emnes  qui  anes  Rheforicas  exponunt ,  perridiculos  effe, 
fcribunt  enim  de  litium  genere ,  O  de  principiis ,  &  d* 
narrationibus .  Illa  vis  autem  eloquenti*  tanta  ejl  yu$ 
omnium  rerum,  virtutum  ^officiorum  ,  èmnijque  natura^ 
qua  mores  hominum,  qua  anìmos ,  qua  vitam  continet, 
eriginem  ,  vim  ,  mutationefque  teneat\  eadem  mores  , 
/eges  ,  jura  eie  feri  bit,  rempublicam  regue,  omniaque  ad 
quacumque  rem  pertineant  ,  ornate  ,  copio/èque  dicat  : 
Cicerone  de  Orator.  Cap.  io.  num.  7$.  76. 


V 


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$6i 

avrà  T  eloquenza ,  che  farà  opportuna  in  quel- 
le circoflanze. 

§.  3»  Colui  che  con  occhi  Filolòfici 
vuol  ravvifare  P  eloquenza ,  non  dee  credere,  . 
che  tal  facoltà  confida  in  ornar  periodi  ed 
argomenti  sofiflier ,  ed  artificiofi  ,  giacché  og- 
gi P  eloquenza  didattica  ,  ed  Iftorica  ,  P  elo- 
quenza Academica,  la  Forenfe,  e  quella  del 
Pulpito ,  fi  fono  con  fomma  avvedutezza  ri- 
dotte allo  ftretto  ,  e  fodo  raziocinio  su'  fat- 
ti ,  oflervazioni  ragionate  ,  leggi  ,  autorità 
divina,  ed  umana  ,  efclufa  ogni  ampollofa,. 
e  contentiofa  fofiftica  eloquenza ,  delia  quale 
porca  dirli  verbo.  &  voces  ,  prxtereaque  nih'd  . 
Quella  Filofofia  ,  che  fi  facea  confiflere  ià 
aride  fpeculazioni ,  e  che  non  influiva  a  mi- 
gliorare la  ragione  ,  e  Y  eloquenza  ,  che  è 
T  interprete  della  ragione  ,  era  Filofofia  vana 
ed  inutile  ,  ed  aflài  più  di  quei  Fiiofofi  fu 
favio  Luciano,  che  impiegò  le  fue  dottrine, 
e  la  fua  eloquenza  ad  Iftruir  gli  Uomini  fu- 
gli  abufi  che  quei  Fiiofofi  facean  delle  feten- 
ze ,  avendo  nel  tempo  medefimo  ridotta  l1 
eloquenza  ad  illuminar  P  Uomo  ,  febbene 
non  polla  niegarfi  ,  che  Luciano  in  molti 
luoghi  non  fia  fiato  fofìfta  anch'  e(To . 

§.  4.  Gli  effetti  forprendentiflìmi  dell' 
antica  eloquenza  li  ammiravano  perchè  gli  anti- 
chi non  cercavano  di  forprendere  co'  tropi, 
e  figure ,  co'  freddi  raziocinj ,  ma  co'  fenti- 
inenii ,  col  calore,  col  brio  ,  con  far  parla- 
re alla  natura  ,  alia  ragione,  alle  iftefle  co- 

f. 


le  la  lingua  de!  fublime  ,  de!  pateiico  ,  e 
del  fenfibile  (3)  .  Quella  eloquenza  decidea 
talora,  aliai  più  che  le  armi,  delia  forte  (te* 
gli  Uomini  ,  delle  famiglie  ,  degli  Stati,  e 
chi  la  pofledea  refe  cuhe  ,  e  felici  le  focietà 
nafeenti .  S\  vede  poi  all'oppoflo  quali  danni 
abbia  predetti  queir  eloquenza  tutta  dedita  a* 
periodi  ,  a'  tropi  ,  alla  fredda  imitazione , 
queir  eloquenza  de'  fecoli  barbari ,  e  di  quel- 

li 

* 

(;)  Si  legga  tutto  il  9.  libro  dell*  Iliade  di  Omero. 
Si  legga  in  Ovid.  Metam.  13.  l'aringa  di  Ajace,  e  di 
UlifTe  ,  che  fi  contrattano  le  armi  di  Achille  .  Dopo 
avere  UJiflè  detto  quanto  V  arte  h  più  fublimc  potea 
foggerire  al  tenero  Ovidio  ,  che  il  Signor  Algarotti 
rtima  con  ragione  come  un  Foeta  ricchi/lìmo  d'  imagi- 
f\(j4lgatott.  Peni^  Tom.  7.  iti  Le  fue  opere  idi  {ione 
del  Coltellini  in  8.  )  foggiunge  fufr  ultimo  dell'aringa 
m© Arando  la  (tatua  dei  Palladio  tolta  da  elfo  a' Greci. 
Si  mi  Ai  non  dalis  arma ,  huie  date  ,0  oftendii  Jignum 
f*t<tU  Minerva.  Valpiùquefta  patetica  naturale  elpref- 
iJoae  ,  che  tutti  i  luoghi  i  più  (tentati  della  periodica 
eloquenza  antica  ,  e  moderna  .  Si  legga  ancora  nelle 
Meramorrofi  di  Ovidio  H  difeorfo  di  Altea  ,  che  vuol 
Buttar  ne)  fuoco  il  fatai  tizzone  da  cui  dipendea  la 
-vita  di  Mei  eagro  ;  e  fi  legga  nelle  Metamorfofi  itìeflc 
il  lungo  pezzo  dell'  eloquenza  didattica  polla  dal  Poeta 
in  bocca  di  Pittagora  .  Si  leggano  ancora  moltifliroe 
tenere,  e  patetiche  perorazioni  delle  aringhe  di  Cice- 
rone, e  di  Demoftene  .  Si  leggano  i  Tragici  Greci,  e 
Latini  ,  come  altresì  le  Tragedie  Francete  del  Racme , 
del  Crebillon  ,  del  Voltaire  ,  e  quelle  dell'  immortale 
noftro  Mctaftafio,  ed  allora  fi  fapii ,  e  fi  \edri  quanto 
fia  diverta  la  vera  eloquenza  da  quella  eloquen7a ,  che 
lì  è  fatta  confiftere  a*  accozzar  periodi;,  •  fui  ,  c 
difporre  figure.  % 


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3*3 

ir  dell'  ignoranza  ,  quel  P  eloquenza  di  tante 
difpute  nelle  Scuole ,  di  tanti  paradoflì  ,  di 
tante  cicalate,  di  tante  critiche  ,  colie  quali 
la  vera  eloquenza  ha  ricevuto  il  fatai  colpo , 
e  fi  è  disgiunta  dalla  Filofoffa  che  fu  corrot- 
ta dall'  eloquenza ,  e  quella  corruppe  k  Si  può 
dare  uno  fguardo  air  eloquenza  de*  partati  fè- 
coii,  e  vedere  io  flato  d<*lla  corruzione  dell' 
eloquenza  neh"  Europa  (*)  •  Lo  diciamo  cori 
difpiacere  ,  che  fpeflb  fpeffo  ,  T  elo- 
quenza Poetica  ,  e  la  Profaica  non  han- 
no migliorali  nè  gì*  intelletti  ,  nè  i  cuori, 
ed  un  folco  pedantifmo  ha  occupati  i  uè 
quarti  de' libri,  pochi  de'  quali  han  potuto  fer- 
vi r  di  feorta  alla  vera  eloquenza  in  Italia  , 
ed  anche  nelle  oltramontane  nazioni .  Le  cofri- 
feguenze  dunque  buone  ,  o  cattive  ,  che  poC- 
fono  fperarlì,  o  temerti  dalla  buona  ,  e  cat- 
tiva eloquenza  fono  affai  da  rifletterli. 

§.  r.  La  vera  eloquenza  dee  edere  ferri* 

>  pre 

*  *  *»*»*•» 

{ *)  Il  fbfco  pedantifmo  ,  che  per  piti  tempo  ha  in- 
gombrata r  eloquenza  è  decritto  eccellcnxeraente  da 
RL  BoiUau  Defpreaux  nelle  tòt  Salite . 

Zfn  pedani  enyvri  de  fi  vaine  Science 
Tout  Herifii  de  Gree ,  tout  bouffi  d*  ignorine* , 
£e  atti  de  mille  Auteurs  retenus  mot  pour  m*è' 
Dans  fi  tète  enuffe^  n  a  fouvent  fait  qu'  un  fi  e, 
Croit  qu  un  livre  fait  tout ,  &  qua  fitts  AriftaU 
La  raifia  a*  voìt  goutt ,  &  U  k*n  fin*  radott. 


Si  veda  il  Defpreaux  Satyr.  1?.  a  H.  V  Abbi  U 

Vajer.  * J  *  '» 


pre  adattata  a*  tempi  ,  ed  alle  circoftanze  • 
Ogni  fecolo  lia  il  Tuo  buon  gufto  ,  ed  ogni 
nazione  il  fuo  .  Blfogna  dunque  far  parlare 
all'  eloquenza  quella  lingua  di  quel  iecolo  • 
L'  eloquenza  dee  fecondo  le  circoftanze ,  in- 
tenerire, confidare  ,  riprendere  ,  fgomentare, 
incoraggiare  ,  forprendere  ,  avvilire  minaccia- 


in 

•E 

mi 

imi,  )     y        f"V         y  Mrwm'm"^mmm     9  —  j  —  m- —     - —  

ciò  fecondo  i  tempi  ,  ed  i  luoghi  .  Colui 
dunque  che  fi  prefigge  di  parlare  a'  fuoi  con- 
temporanei colla  lingua  di  Scrittori  di  altri 
fecoli  ,  e  di  altri  idiomi  ,  che  più  non  fi 
parlano j  oltre  il  non  poter  far' altro,  fe  non 
un  centone  di  varj  flili  prefi  da  varj  antichi 
autori  imitati ,  o  con  arte ,  o  fenza ,  ma  mai 
in  tutto  adottabili ,  non  potrà  etTer  vero  elo- 
quente. Pietro  Bembo,  uno  di  coloro  ,  che 
avea  l'idea  di  poterli  da' moderni  rifufcitare 
il  fecolo  di  Augufto  ,  e  che  per  imitare  la 
Latinità  difle  cofe  molto  Arane  ,    e  fi  refe 
fìravagante , volea perfuadere  l'Anodo  a  fcri- 
vere  in  Latino,  ma  il  grande,  e  favio  Lo- 
dovico Ariofto  ,  gli  rifpofe  che  era  meglio 
eflere  il  primo  tra'  Tofcani  ,  che  t  ultimo 
tra"*  Latini  .  Non  può  darfi  vera  eloquenza, 
fe  non  nella  lingua  propria ,  e  natia .  Pinda- 
ro era  un  gran  Lirico  nel  Greco  idioma ,  ma 
non  ifcrifle  mai  in  Latino .  Orazio  grandifli- 
mo  nella  Lirica  Latina  ,  non  ifcriffe  mai  in 
Greco.  La  Comica,  e  Tragica  eloquenza  di 
Molière,  di  Corneille,  di  Crebi!Jon,di  Ra- 


cine 


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cine ,  di  Voltaire ,  di  MetaftaGo  ,  cofa  fareb- 
be divenuta  ,  fé  eflì  in  Latino  averterò  fcrit» 
to  ì  Si  può  argomentare  su  di  ciò  parago- 
nando le  opere  di  quei  moderni,  che  hanno 
voluto  fcrivere  in  lingue  morte  ,  o  per  eflì 
flraniere.  Saranno,  è  vero,  lodati  e  fi  dirà, 
che  han  faputo  imitare  lo  ftiie  di  Cicerone, 
di  Virgilio,  di  Orazio,  di  Livio,  di  Teren- 
zio, di  Plauto,  faranno  iodati;  ma  da  chi? 
Da  noi  $  a*  quali  tali  lingue  fono  ftraniere  , 
e  che  le  impariamo  da'  rarj  autori  di  varj 
fecoli,  su1  quali  è  difficile  non  formarli  uno 
flile  così  vàrio ,  ed  a  mufaico  ,  come  quei 
varj  Autori,  su*  quali  fi  è  formato  .  Come 
noi  potremo  mai  bene  (crivere  in  Latino  , 
fe  AGnio  Pollione  trovò  negli  ferini  di  Tito 
Livio  una  fpecie  di  Patavinità ,  perchè  Livio 
non  era  nato  in  Roma  (f)  ?  Sapremo  noi 

imi- 


fa)  Quella  è  una  delle  verità  che  molti  non  appro- 
veranno ,  fpccialmente  quei  che  fi  credono  fàcil  cola 
imitar  gli  antichi  Greci  e  Latini,  e  di  avergli  imitaci. 
Ma  V  evidenza  ,  e  la  ragione  dimoftrano  le  verità  da 
noi  qui  ftabiiite ,  oltre  le  autorità  di  molti  grand'  Uo- 
mini .  11  Signor  di  Voltaire  ,  giudice  competente  in 
materia  di  buon  gufto  ,  e  di  eloquenza  ,  parlando  di 
Commiro  (  Siede  de  Lo  vis  XIV.  )  dice  %cti egli  riufcl 
tra  quelli ,  che  credono  poterfi  fare  de  buoni  verfi  La- 
tini ,  e  che  pendano  ,  che  gli  ftr  artieri  poffano  rifu/ci- 
tare il  Secolo  di  Augufio  in  una  lìngua ,  che  nemme- 
no fanno  pronunciare .  In  filvam  ne  Ugna  feras  .  E  par- 
lando di  Claudio  Fraguier  ,  die  traduce  Piatone  in 
buoni  verfi  Latini ,  dille  che  farebbe  fiato  meglio  aver 
fatti  buoni  verfi  Francefi.  E  parlando  del  P,  Jouven- 


imitando  Livio  ,  fe  imiteremo  la  Patavinhà, 
o  il  buono  ftile  di  Livio  ?  L' ideilo  Giovane 
giorgio  Walch  ,  amici  (Timo  della  Lingua  La- 
tina ,  e  della  Filologia ,  diflTe  (  Hiftor.  Crhie. 
Latin,  ling.  cap.  2.  de  ftd.  cult.Rom*  ration.) 
ardua  omnino  ret  eft  dt  emendata  ,  fi»  Latina 
dittane  difputare  ,  e  ne  adduce  ie  ragioni  :  quia 
prima  Romano  rum  lingua  mtetiit  .  1  Filologi 
non  avranno  per  Coppetta  V  autorità  del  lor 
collega  Walch.  Infinite  altre  ragioni  fì  po« 
trebberò  da  noi  addurre  per  ulteriormente 
dimoftrare  quefta  verità  da  per  fe  nota  a  co- 
loro, che  voglian  giudicare  fenza  pregiudizj, 
ma  per  non  dilungarci  ,  «  perchè  un  gran 
Matematico  della  Francia  ha  con  molta  energìa 
difefa  quella  verità  ,  fi  potrà  leggere  il  (ag- 
gio di  quello  Geometra  ,  il  quale  dimo- 
Ara  V  anzidetta  verità  a  taluni  Spiacevo- 
le (y)  ,  febbene  poi  il  medefimo  non  così 

feli- 

•      ...»  »        .  •      *  •  \ 

cy  ,  dice ,  <Ae  fa  tiri  Uomo ,  che  ebbe  il  merito  ofcu>' 
ro  di  feri  vere  in  Latino  cosi  bene  ,  come  meglio  5 
può  ne'  noftri  giorni ,  e  difle  del  Cardinal  di  Polignac, 
che  fu  buon  Poeta  Latino ,  còme  fi  può  efTere  in  una 
lingua  mortai  ed  in  occafione  di  dover  giudicare  degl* 
Inni  di  Santevil  ,  del  quale  dice  ,  che  paffa  per  nn 
buon  Poeta  Latino  ,  fe  fi  può  efTer  tale  ,  conchiude 
poi, che  per  poter  ben  giudicare  di  tali  inni,  fi  avreb- 
be dovuto  vivete  in  compagni!  di  Mecenate  con  Ora- 
zio ,  t  Virgilio  ,  quali  opinioni  del  Voltaire  fono  inf 

SSÈT^fT  o™*"'    ragM,ne  • e  " 

(f)  Si  vedano  dua  opufcoli  del  Signor  A'  Alembert, 
uno  fnthokrto  Sur  C  kimonic  des  Ungati  ,  e  1'  akro 

Sur 


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felicemente  conchiuda    che  le  Scienze  grari 
óebboa  trattarli  in  Latino  ,  giacché  una  na- 
zione ,  nella  quale  le  faenze  parleranno  una 
lingua  ftraniera  ,  non  può  dirli  la  nazione 
efler  culli  total  mente ,  ed  invece  di  feri  vere, 
e  trafportare  in  Latino  le  lingue  nazionali  ,  fi 
dovrebbe  badare  a  trafportare  nelle  lingue  a 
nazionali  le  ricchezze  de'  Greci ,  e  de*  Lati- 
ni ,  come  hanno  fatto  i  Francefi  ,  pretto  i 
quali  ogni  nazionale  può  entrare  nelle  cogni- 
zioni uni verfaii ,  che  truova  ferine  nella  prò* 
pria  lingua,  onde  è  più  tacile  iftruirG, 

§.<?.  Coloro,  che  vorrebbero,  che  fi  fcrivef- 
fe  fempre  in  Latino  9  non  faranno  mai  con* 
vinti  di  tali  ragioni,  Effi  fempre  ripeteranno 
coli*  infinito  Cuoio  de'  Filologi ,  che  tutto  fi 

dee 

Sur  la  Latine  des  moitrnts  ,  che  fi  truovano  unici 
nelle  fuc  Mefcolanze  Filofofìche  .  Tom»  P.  pag.  fai., 
ove  rifponde  a  tutte  le  difficolti  di  coloro  ,  che  vo*- 
rebbero ,  che  fi  poiTa  fcrivere  in  buon  Latino  .  Si  può 
leggere  auanto  faviamente  su  tal1  afiunto  riflette  quei 
gran  Filoloro  ,  il  quale  conciliale  ,  che  le  opere  di 
gufto  ,  e  di  eloquenza  fi  devono  fcrivere  nella  propria 
lingua  ,  ma  le  opere  fc:  e  nei  fiche  fi  devon  lattare  in 
Latino  per  renderli  uni  verfaii,  e  adattate  a  tutti,  perchè 
cali  opere  non  richiedono  •fatta  proprietà  di  lingua,  e 
che  il  tempo  che  fi  di  allo  Audio  delle  parole,  è  per- 
duto per  lo  (tedio  delle  colè  >  e  noi  abbiamo  molte 
cofe  utili  ad  imparare  ,  molte  venti  a  cercare,  e  poco 
tempo  a  perdere  :  Dunque  le  cosi  è  le  Irieaze  devon 
trattarfi  nella  lingua  natia  ,  perche  fi  apprende  piti  fa- 
cilmente della  Latina  ,  o  pure  trattarfi  in  una  lingua 
Din  facile,  e  più  universe  della  Latita  ,  come  farebbe 
la  Francefe ,  e  cosi  avrebbe  dovuto  conchiudere  il  Si- 
gnor d' Alembert .  Le  fole  faenze  di  Teologia  ,  e  $ 
fuecaSfica  devono  trattarfi  in  I^riaa 


3  6S 

dee  dire  in  Latino:  I  clamori  da  toro  fatti 
per  drfefa  della  lingua  Latina ,  ed  i  loro  pa- 
reri sù  tal'  antica  queftione  fono  tediofamen- 
te  ,  e  lungamente  riferiti  da  Giovangiorgio 
Walch  hijlor.  Critic.  Latin,  (ing.  Cap.  j.  §. 
3. ,  4. ,  ,  6.  ove  riferifee  tutte  le  opinio- 
ni, e  ie  guerre  per  tali  opinioni.  Il  Walch 
par  che  voglia  fceglier  la  via  di  mezzo  per 
conciliare  i  partiti,  giacché  nel  Walch  con- 
trattava lo  fpirrto  compilatore,  e  pedantefeo 
collo  Spirito  Filo  fofico.  Egli  avea  fatto  tan- 
te fatighe  p  e  fcritto  tanto  in  Latino  •  Non 
volle  che  di  lui  fi  ruffe  detto  fubmoveo  dotes 
impim  ipfi  meas ,  come  diffe  Ovidio  j  onde 
diede  erroneo  giudizio  in  tal  luogo  .  Potea 
ben  ragionare  sù  ciò  dopo  aver  tanto  compilato 
fulla  cultura  dello  ftiie  di  una  lingua  morta? 
dopo  averne  dati  tanti  precetti  ? 

$•  7.  Alcuni  ,  o  per  defiderio  di  dr- 
fiinguerfi ,  o  per  altri  fini  han  ridotta  i'  elo- 
quenza a  fervire  più  ad  ofeurar  le  fetenze  , 
che  ad  illuminarle  ,  eflèndofi  creduto  ,  che 
rendeano  fuWimf  le  feienze  rendendole  inij. 
tenigibili,  mettendo  la  fublimità  nelle  tene- 
bre. Bifogna  pur  dirlo  ,  che  a*  Francefi  fi 
dee  la  gloria  di  avere  illuminate,  e  rifehia- 
rate  ie  feienze ,  e  averle  ridotte  alla  portata 
di  tutti .  Effi  hanno  ingentilita  V  Europa  ap- 
punto con  quei  metodi  di  fcrivere ,  e  d'in- 
fegnare  ,  co'  quali  taluni  han  creduto  ,  che 
le  feienze  fi  fiano  da  effi  refe  fuperficiali  •  Ma 
Tutile  ,  che  fi  ricava  dall' effer  communi  a 
"  tutti 


1 


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f 


5<Jp 

catti  i  materiali  delle  faenze  ,  è  infinito,  e 
quello  ciifpiace  a  quei  Filofotì,  che  vorrebbero, 
che  la  filofoiìa ,  e  le  feienze  parlaflèro  una 
lingua  arcana  a  molti  ,  e  che  fu  (Fero  cole 
inacceflìbili ;  tanto  più,  che  Io  (lile  chiaro, 
naturale  ,  e  iuminofo  è  affai  più  difficile  ad 
adoprariì  dello  ftile  ofeuro  (6)  .  Ma  per  V 
eloquenza  chiara  ,  ed  utile  ,  e  non  ofeura 

A  a  vuoici 

[6)  Dicano  ciò  che  vonno  gli  ammiratori  degli  anti- 
chi. Un  Uomo  di  buon  feafo  crederà  Tempre  ,  che  fpelTo 
•#v.val  più  una  pagina  di  Montesquieu.,  che  mille  inintelligibili 
luoghi  della  Republica  di  Platone ,  delle  opere  di  Gro- 
zio ,  e  di  Pufendorf  affai  pili  compilatori ,  che  Filofofì. 
Val  più  un  capitolo  dell'  ili  cria  Naturale  di  Buffon, 
fèbbent  in  molte  coCe  fìa  Poetica, che  tutte  le  immenù 
compilazioni  dell'  Aldrovandi .  Prima  de'  (ècoli  ultimi  della 
nazione  Francete,  i  Savj  fi  confideravano  ,come  i  Gre- 
ci Filofofì  derifì  da  Luciano  ,  cioè  come  Efferi  ifolati 
dal  Mondo,  e  dalla  Società,  inintelligibili, e  fequeftrati 
fuori  dell'atmosfera  dell' umanità  come  fi  vantavano  con 
un  fafto  Cinico  ,  e  Stoico  .  Venne  M.  de  Fontenclle  ; 
e  (Ubili  ,  come  dice  un  Tuo  nazionale  ,  un  ponte  di 
communicativa  traile  feienze,  e  l'ignoranza, e  cosi  vid- 
dero  i  Francefi ,  e  V  Europa ,  che  il  parlar  con  ordine, 
precisone  ,  chiarezza  ,  e  proprietà  rcndea  le  cofe  più 
aftrule  capaci  dell'intelletti  i  meno  fublimi  ,  avendo  i 
Francefi  ritrovata  1'  arte  di  elevare  i  mediocri  ,  e  baffi 
ingegni  a  qualunque  Icienza  ,  che  vollero  efporre  nella 
loro  energica,  ed  ameuillìma  lingua,  che  è  divenuta  la 
lingua  delle  Scienze ,  e  della  Filofofia ,  lingua ,  che  ha 
infiniti  Autori ,  che  ponno  fervir  di  modello  di  ogni ,  e 
qualunque  genere  di  eloquenza  non  mai  disgiunta  dalla 
Filofofia  .  Tali  Autori  ponno  faperfi  da  ognuno  ,  che 
mediocremente  fia  in  tal*  idioma  verfato,  idioma,  che 
apre  a  tutte  le  Icienze  un  vafto  campo  di  cognizioni, 
quando  fi  fanno  fcegliere  in  tal  lingua  i  libri  utili, 
eioè"  quelli,  che  non  qrTendono  il  coUume  e  la  morale, 
*  la  religione . 


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37° 

vuoici  grande  elevatela  <T  ingegno ,  ordine  , 
ed  aggiuRatezza  d' idee,  per  percepire  ,  e  fapet 
efprimere  le  cofe  nel  loro  naturai  piano ,  per 
vedere  i  mezzi  proporzionali,  co'  quali  dob- 
biamo adattare  i  gradi  delle  cognizioni  che 
fi  fanno  a%  gradi  delle  altre  cognizioni  ,  che 
noi  vogliamo  agii  altri  infegnare ,  ed  è  cofa 
evidente  che  lo  (tile  e  P  eloquenza  tumida , 
e  gonfia  ,  ed  ofeura  fono  alTai  più  facili 
della  naturale ,  chiara  ,  ed  intelligibile  (7)  , 

giac- 

(7)  Cofa  contenea  l'antica  Fifica,  e  l'antica  Logica? 
Poche  forme  foftanziali  ,  poche  qualità  occulte  ,  certe 
antipatìe,  e  firn  pane  ,  certe  nozioni  della  materia  prima 
e  certi  pochi  Ergoifmi  full* Ente,  e  full' albero  di  Por- 
firio formavano  la  Logica .  Dunque  fi  potea  effer  gran 
Logico,  e  gran  Fifico  con  poca  fpefà,  e  niuna  tatiga, 
perchè  poco  ci  vuole  a  dir  chimere  .  Ma  oggi  quanto 
vuoici  per  effer  Fifico  ,  e  Logico  ?  Geometria  ,  efpe- 
rienze ,  olTcrrazioni ,  viaggi ,  Accademie  ec.  ec  Per  ef- 
fer buon  Logico  fi  richiede  la  Critica,  la  Diplomatica, 
le  feienze  tutte  ;  ma  fe  poi  fi  bada  a  libri  degli  ultimi 
Filofori,  febbene  fiano  lucidi,  e  chiaritimi,  pure  quel- 
la chiarezza  ,  e  naturalezza  di  oggidì  cofta  pili  fatighc 
delle  ofeurità  degli  antichi  .  Un  capitoletto  di  Montes- 
quieu non  f  avrebbero  fatto  mille  Pufendorfii  ,  e  mille 
Grozjjcome  mille Aldrovandi  collo  fpirito  compilatore 
non  avrebbero  fatto  un  capitolo  di  Buffon  .  Cosi  l'arte 
dell'  eloquenza  naturale  e  precifa  è  la  pili  difficile  di 
quella  dell'eloquenza  ofeura,  metaforica  ,  e  tumida,  e 
contorta  alla  moda  dell'Oriente,  e  dell'  Afia,  e  degli 
antichi  Greci ,  e  come  quella  che  fi  oflerva  nelle  Poefie 
dette  Er[<  ,  e  nel  Finga!  Son  of  Oflian^della  quale  Elo- 
quenza  lungamente  favellò  un  Confrico  Autore  delle  Qua- 
Jtions  fur  £  Encyclop.  anici.  Ancien* ,  Ù  Moderne*  • 
Il  mifchiare  il  tenero  al  patetico ,  e  fublxmc  nella  fua 


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giacche  per  avere '  tale  eloquenza  naturale  , 
chiara  ,  ed  intelligibile ,  bi fogna  fapere  l'ar- 
te di  ben  penfare  ,  e  faper1  imitare ,  e  cor- 
regger ia  natura  nelP  imitarla  ;  e  tanto  più  s1 
imita  la  natura  quanto  meno  comparifee  P 
artificio  delP  imitazione.  L'elegante  Scrittore 
è  limile  ad  un  gioielliere  ,  che  s' induftria  a 
far  comparir  bella  ,  con  pulirla  ,  una  pietra, 
che  non  è  bella  ,  ne  lucida  .  Si  pongano  a 
pulire  i  diamanti  i  più  (limati  ,  ed  allora  la 
natura  unirà  all'  arte  delP  induftre  Fabro, 
opererà  prodigi .  Scrivendoli  ,  e  parlandoli  , 
l'idee  debbon* effer  belle  ,  ben  ordinate,  e 
nuove,  ma  Tempre  chiare,  e  naturali  (8),  non 
contorte  ,  e  troppo  metaforiche  (p)  nè  mai  fi 

A  a    2  ottie- 

propria  lingua  è  tèmpre  1'  arte  la  piti  grande  di  quella 
di  Lr  :  vere  in  una  lingua  morta ,  qual  cofa  quando  me- 
ritale ancor  lode  ,  e  vi  fuiTero  giudici  competenti  da 
poterci  dare  tale  lode  ,  pure  non  farebbe  molto  utile 
il  far  infegnare  a'  noftri  contemporanei  con  una  lingua , 
che  non  eiifte ,  vale  a  dire  avere  il  corpo  tra*  moderni, 
e  l'intelletto  ,  e  la  lingua  tragli  antichi  .  E'  meglio 
iftruire  i  contemporanei  ,  che  avere  1*  ofeura  gloria  <T 
imitar  Catullo,  e  Terenzio. 

(8)  Nello  fcrivere  ,  dicea  il  Signor  de  Fonrendle, 
mi  fono  femore  sforzato  a  capirmi. 

(p)  Così  fu  ridicolo  chi  diffe  (  cioè  M.  Cartaut  ) 
che  Virgilio  in  rapprefentarci  il  fuo  pio  Enea  con  un 
carattere  flebile  ,  ed  ippo  critico  ,  accende  il  fuo  entufiaf- 
mo  -al  lume  delle  lampa  ii  .  pendenti  avanti   le  are  de* 
Juoi  Dei;  ma  che  l* entufiafmo  di  Lucano  audacemente 
Jl  accende  a  al  fuoco  del  fulmine  .  Eloquenza  metafori- 
ca, ed  ardita,  che  niente  ha  del  naturale ,  oltre  il  con- 
tenere un  giudizio  aflurdo  qual'  à  il  preferir  Lucano  a 
Virgilio,  c  biafimare  la  lodevole  pietà  di  Enea. 


37* 

ottiene  la  vera  ,  e  naturale  eloquenza  ,  le 
noi  non  c'identifichiamo  per  cosi  dire  colle 
cofe ,  che  da  noi  fi  deferivono ,  e  fenza  far 
con  noi  identificare  quelli  che  ci  leggono,  t 
ci  afcoltano  ;  e  le  cofe  fi  devono  rapprefen- 
tare  con  imagini  vive,  precife,  e  chiare,  e 
non  efagerate.  Nella  opera  delio  Spirito  delle 
Lepgi  del  Signor  de  Montefquieu  ci  G  dà  talo- 
ra P  efempio  di  grandi  modelli  di  eloquenza 
chiara  ,  piena  d*  imagini  nuove  ,  o  vive  ,  e 
forprendenti .  Si  veda  traile  altri  luoghi  quel 
capitoletto,  ove  parlando  del  Difpota  dice: 
Il  defpota  è  un  felvaggio  ,  che  colla  feure 
alla  mano  recide  un'  albero  per  raccoglierne 
i  frutti  (io)  .  Quale  imagine!  Qual  preci - 
fione  !  Quale  chiarezza  !  Quale  entufiafmo! 
Quanto  efprime  /  Quanto  diletta  /  Quanto  dà 
a  penfare  (n)  /  Così  dovrebbero  fcrivere 
tutti  coloro  ,  che  trattano  le  leggi  ,  ed  il 
dritto  naturale  (12) . 

CA- 

(10)  Efprit  dts  Loix  Livr.  V.  Chap.  XIII. 

(11)  11  Signor  di  Voltaire  biafima  generalmente 
tali  luoghi  di  Montefquieu  ,  e  tali  brievi  capitoli,  che 
chiama  epigrammi  ;  ma  tali  epigrammi  del  Montefquiem 
fono  aflai  piti  utili  ali*  Uomo ,  ed  al  Filofofo  di  quel 
che  fieno  le  immenfe  Collezioni  compite  del  Voltaire, 
che  riefeono  perniciofiflìme  agl'incauti  Lettori. 

(n)  Quando  noi  lodiamo  il  Montefouieu ,  o  al- 
tri fimili  Autori  della  Francia  ,  o  dell' Inghilterra ,  in- 
tendiamo limitare  le  lodi  a  quelli  foli  luoghi  che  noi 
citiamo  ,  non  volendo  nè  potendo  approvare  le  altre 
non  poche  cofe  erronee  che  tali  Autori  avellerò  dette 
nelle  loro  opere. 


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373 


:>  r 

CAPO  IV. 

ZV  fegni  della  depravata ,  e  fofiftka  elo- 
quenza ,  e  dell'arte  di  cono/berla  ne* 
libri,  o  ne'  difeorfi . 

§.  I. 

SI  è  dettole  non  fi  può  mai  baflantemen- 
te  ripetere,  che  gii  errori  dell' intelletto, 
e  delle  idee,  rendono  erronea  l'eloquenza, 
e  per  mezzo  di  efla  fi  communicano  agli  al- 
tri .  L'arte  dunque  di  rettificar  l'idee  è  P 
arte  di  rettificar  V  eloquenza  ,  e  P  erronea 
eloquenza  fi  truova  Tempre  accompagnata  da 
erronei  raziocinj  ,  ed  i  fegni  degli  erronei 
raziocinj  fono  i  fegni  deli*  erronea  eloquen- 
za, e  così  affoppeflo  (r).  Noi  in  generale 

A  a   3  ad- 

(0  Chi  volcffc  aver*  idea  de*  requisì  della  vera 
eloquenza  ,  legga  i  famofi  ed  eloquemiffimi  difeorfi  di 

M.Je 


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374 

additeremo  le  caufali  dell* eloquenza  fofiftica, 
per  evitarli  ,  e  per  efaminartì  da  chi  vuole 
isfuggire  quei  libri  ,  ne*  quali  tale  eloquenza 
fi  contiene  ,  per  evitare  così  gli  abufi  dell' 
eloquenza  fofiftica  erronea ,  della  quale  niente 
i  Rettoria  han  parlato  t  perchè  non  hanno 
mai  voluto  conlìderare  ,  i  fini  ,  e  la  natura 
dell'eloquenza. 

§.  Le  caufali  dunque  dell'  eloquenza 
fofiftica  ,  ed  infieme  i  fegni  della  medefima, 
fono  .  a.  Gli  errori  intellettuali  ,  i  pregiudi- 
2j,  la  deficienza  di  raziocinio.  2.  Lo  Tcriv?- 
re ,  e  parlare  per  la  vanità  (fi  farci  ammira- 
re ,  o  diftinguere.  3.  La  mente  fconvolta  da 
paifioni.  4.  L'efiere  in  certe  circoftanze  im- 
pegnati a  foftenere  taluni  aflurdi  per  non 
darci  per  vinti  .  L'  impegno  di  fuperare 
difficilifllme/ed  imponibili  imprefe.  6.  Ù  adu- 
lazione .  7«  La  Politica  di  lulingare  mafche- 

rando 

JVT.  le  Chance!  lier  d*  Àgueflcau ,  e  fpecialmente  quello 

intitolato  Sur  l*  union  de  la  Pkilofaph.ie  &  de  /'  clo- 
querce.  U iflefTo  Giovan^iorgio  walch  amico  all'ec- 
cedo dello  Spirito  compiia  ore,  e  Filologico,  non  po- 
tè far'  a  meno  nella  Diairib.  i'hiloj.  de  litter. 
human.  Cap.  2.  §;i.  di  ammettere  nell'Oratore  la  ne- 
ceflìtà  della  Logica; e  rifletto  Autore,  in  Wftor.Crie. 
Latin*  Ling.  in  prolegom.  de  Philolo?.  indole  §.  &, 
6?  7.  fil  corretto  di  dimoftrare  ,  che  Pkilofjplùaab 
eloquenti*  Utteris  haud  debeat  feparari  ,  e  che  i  Ro- 
mani pria  (radiavano  la  Filofofia,  e  poi  l'eloquenza, e 
cita  le  Clerc  Parrhajìan*  Tom.  I.  pag.  71.,  é  Samuele 
Wcrcnfels  de  meteor.  oration.  * 


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i 


37S 

rancio  il  vero ,  e  il  falfo .  8.  II  voler  (otte- 
nere un*  aflurdo ,  una  volta  detto,  ce  ne  fa 
dir  mille .  p.  Il  crederci  che  i  noftri  fotìfmi 
non  fian  capiti ,  ce  ne  fa  dire  altri  p:ù  gran- 
di •   IO.  L'eflTer  noi  di  umore  atrabilare, 
oflinato  ,  fuperbo  ,  contenziofo  .  fi.  Eller 
cervelli  avvezzi  ad  efercizj  di  declamazioni 
per  paradoflì  ,  agli  efercizj  di  Cicalate  ,  e 
cofe  confìmiii  .  12.  L'eller  dediti  alle  lettu- 
re di  confimili  libri  •  13.  Lo  fpirito  di  fo- 
flenere  le  contenzioni  de' partiti  -  14.  Lo  fpi- 
rito oflinato  per  alcuni  fiftemi  Filolofici  ,  e 
fcientifici  ,  e  per  alcuni  ftudj  in  difprezzo 
degli  altri,  ij.  Lo (pirito  di  voler  contradire 
tutti ,  e  tutto .  1  tf.  La  mala  educazione  let- 
teraria ,  e  la  lettura  di  cattivi  libri.  17.  La 
brevità  della  mente ,  ed  il  troppo  abufo  del- 
la fottigliezza  di  efla  .  18.  L1  in  vedi  rei  de.' 
difetti  di  certe  nazioni  ,  di  certi  tempi ,  di 
certi  luoghi,  di  ceni  Autori  ,  e  così  fe  ne 
bevono  alla  cieca  i  difetti  .  rp.  L'efaltazio- 
ne  della  fantafia  ,  l'emuflafmo,  il  fanatifmo. 
20.  Il  voler  contraflare  ,  e  vituperare  tutte' 
le  cofe  de'  nemici  ,  e  il  voler  lodare  ,  ed 
ammirare  tutto  negli  amici  .21.  Il  non  ave- 
re giufle  idee  dell'  utile  ,  dell*  oneflo  ,  del 
vero ,  il  che  fi  riduce  a  non  vedere  il  vero 
afpetto  delle  cofe.  22.  L'ingannarci,  o  vo- 
ler* ingannare  .  25.  il  ragionare  fenza  preci- 
fione  d' idee  ,  fenz'  ordine ,  e  fenza  metodo . 
24.  Il  legger  molto ,  e  meditar  poco  ,  e  leg- 
gere fenza  fcelta ,  e  fenza  giudizio  .  2y.  Il 

A  a    4  defì- 


1 


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defiderio  di  diftinguerci  con  dire  cofe  più. 
nuove  ,  che  favie  .  26.  V  ammirar  troppo 
gli  antichi,  e  vituperare  i  moderni,  o  vi- 
tuperare gli  antichi  per  ammirare  i  moder- 
ni.  27.  li  farfi  trafportare  dalia  moda  ,  e 
dalia  corrente  in  materia  di  Letteratura .  28. 
li  non  far  conto  in  materie  fci evitiche  dell' 
autorità  de'  Savii  ,  e  de1  grand*  Uomini ,  e 
il  farne  troppo  conto .  ap.  li  volere  eccede» 
re  i  confini  deile  umane  conofceiue  -  30.  Il 
defiderio  di  fapere  tutto  ,  e  fpiegar  tutto . 
3  r.  Lo  fpirito  di  una  imitazione  fervile  ia 
mcterie  fcientifiche.  32.  Quelli  che  han  vo- 
luto foflenere  ,  che  Omero  Virgilio  Platone, 
Ariflotele  ,  ed  altri  profani  Autori  fieno  irre- 
prenfibili  ,  come  di  Virgilio  fcriiTè  France- 
fco  Macedone  di  Mantova  ,  ed  il  volle  di- 
moftrare  con  verfi  Eroici,  Saffici  ,  Adonj , 
Afclepiadei  ec. ,  danno  grandi  fegni  di  cer- 
velli fofiflici ,  come  quelli  ,  che  han  voluto 
indovinare  le  forti  future  co'  paflì  di  certi 
verfi  di  Omero,  e  di  Virgilio.  33.  Hanno 
un'eloquenza  fofiftica  coloro  che  han  credu- 
to confifter  la  fapienza  nel  riferire  ,  e  citare 
molte  opinioni,  e  nel  ragionar  poco  •  34. 
Quelli  che  han  trattato  di  cofe  rare  ,  ed 
ertraordinarie  ,  e  le  hanno  fpiegate  con  rari 
ed  ellraordinarj  vocaboli  ,  e  con  citazio-  . 
nidi  rari  ed  eftraordinarj  Autori.  35*. Quel- 
li che  hanno  fcritti  libri  inutili,  ed  infervi-; 
bili  collo  fpirito  di  continue  citazioni  Orien- 
tali , 

•  -  • 


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laii,  Perfiane  ,  Cinefi .  36.  Quelli  che  feri-* 
vono  per  dimoftrare  che  e(fi  hanno  più  let- 
tura, che  raziocinio.  37.  Quei  che  citano  li- 
bri rari ,  ofeuri ,  Rabbinici  ,  di  gran  prez- 
zo .  Si  veda  il  Malebranche  Rccherch.  de  la 
Ver.  Livr.  IV.  §.  3.  des  lìvres  des  faux  fa* 
vanti  .  Quefle  fono  in  brieve  le  caufaii  ,  ed 
i  legni  inlieme  di  un9  erroneo  raziocinio ,  e 
e  di  una  erronea  eloquenza, 

§.3.  Se  noi  voleftìmo  andare  adattan- 
do a  lutti  gli  Autori  amichi  ,  e  moderni  le 
caufaii  ed  i  fegni  accennati  della  corrotta  elo-. . 
quenza,  anderemino  all'infinito,  e  su'  quello 
folo  aiTunto  non  baderebbero  immenfi  volu- 
mi, che  oltre  Tettère  fuori  del  neflro  iflitu- 
to  ,  e  al  di  fopra  delle  noflre  forze  ,  fareb- 
bero inutili  per  i  veri  Savj  ,  che  da  loro 
Aedi  fanno  tali  fegni  conofeere,  e  diflingue- 
re ,  e  giudicare  del  merito  di  ogni  eloquen- 
za ;  e  farebbero  inutili  alla  gioventù ,  perchè 
l'entrare  in  un' efame  univerfaie  de'  meriti 
degli  Autori  più  invilupperebbe  ,  che  illu- 
ni inarebbe  le  loro  menti  ;  e  la  gioventù  dee 
limitarli  a  poca  lettura  e  molte  meditazio- 
ni (*)  .  Lafciam  noi  dunque  di  adattare  a* 

libri 

_  • 

(*)  Chi  volelTe  riflettere  su'  caratteri  della ,  ve- 
ra, e  falfa  eloquenza  della  vera,  e  falfa  fàpienza,  ve- 
da il  Buddeo  nel  Programma  riepi  t»c  y^rta^vl» 
vifjw^  ove  a  lungo  tratta  di  tal  materia .  Ptd.  Budd. 
Differì.  Thtolog.  SyntJ°m.  pag.  6<$.  ad  6JJ.  edit.  in 
4.  Serue  171  y  apud  Bictckium  .  Si  vedano  altresì  le 

Cr  -  - 

« 


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378 

libri  particolari  le  generali  addotte  caratteri-* 
fi  re  he  ,  e  fa  lecito  ad  ognuno  P  adattarle  a 
fuo  medo  ,  e  vedere  a  quali  libri  convengo- 
no .  Ci  rincresce  però  il  dire  ,  che  buona 
parte  de*  libri  Ca  piena  de'  fegni  non  pochi 
di  tale  fefiftica  eloquenza  ,  e  fpecialmente 
quafi  tutti  i  libri  di  alcuni  moderni  Filofoti 
Europei  ,   che  come  i  Giganti  della  favola  , 
vonno  far  guerra  al  Cielo  coli'  ajuto  di  una 
falfa  Filofcfia  ,  di  una  fai  fa  eloquenza ,  e  di 
un  falf  Aimo  raziocinio  ,  col  quale  tendono 
dal  canto  loro  alla  corruzione  del  cuore  ,  e 
dell'  intelletto  umano .  in  quefìa  clafle  di  li* 
bri  pieni  di  eloquenza  fofillica  fono  tutti  co- 
loro ,  che  fetto  il  van  preteflo  di  migliorar 
¥  Uomo  ,  lo  rendono  limile  a1  bruti ,  allori* 
tanahdolo ,  dal  Creatore  ,  e  rendendo  P  Uomo 
per  fempre  infelice  (2)! 

$.  4- 

Confiderai' :oni  full*  cloqutni*  del  Francete  J/.  Rapin, 
Octìvr.  de  Rapin  Tom,  IL  ,  in  cui  parla  della  Sacra , 
e  Profana  eloquenza .  Si  veda  altresì  il  CUrico  in  Par- 
fhafian,  Tom.  L 

\x)  Bifogna  dir  Con  roflbre  per  il  fècolo  XVII I., 
che  tutta  1*  Europa  e  inondata  di  libri  di  conlìmile  pei  - 
meiofa,  e  funefla  eloquenza, che  corrompono  l'incauta 
«ioventù,  alla  quale  ranno  bere  i  veleni  i  pid  orrendi 
lotto  il  velo  lusinghiero  della  Filofofia.  U  abufo  dello 
Ihidio  delle  lingue  oltramontane  ha  infelicemente  pro- 
pagati tali  libri,  ridicoli  a'  veri  Savj ,  e  veri  dotti ,  ma 
pericolofiflìmi  alla  fervida  gioventù*  ,  quale  da  pii,  e 
dotti  Maeftri  dovrèbbe  regolarli  nella  icelra  de'  libri, 
per  evitare  ogni  fcoglio  .  Sono  pochi  gli  accorri  Lilifll, 
che  lanno  ch'uder  gli  orecchi  alle  voci  d;  quelle  mo- 

<  ftruo- 


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§.  4.  Per  fare  però  qualche  rifleiììone 
fopra  i  generali  abufi  dell'eloquenza , fa  duo- 
po  riflettere, che  la  medefìma  per  lo  più  ira 
Filofofi  fi  è  refa  nociva  .  Se  i  Filologi  la  - 
riduflero  ad  un  fecco  ,  ed  arido  Scheletro  di 
parole  vuote  d'idee  ,  i  Filofofi  la  riduflerp 
più  a  nuocere,  che  ad  efler'  utile.  L'elo- 
quenza tra'  Filofofi  Epicurei  divenne  mini- 
Óra  delle  loro  empietà  ,  tra'  Platonici ,  tra- 
gli  Ariftoteìici  ,  tra'  Cinici  tragli  Stoici , 
ira'  Pitagorici  ,  attraversò  ile  valle  regiopi 
degli  infiniti  errori  dell*  intelletto  umano  pa- 
gando raminga  come  gli  Ebrei  ne'  deferti  ; 
e  quando  nella  riparazione  delle  Scienze  fi 
fperava  V  eloquenza  riabilita  ne'  fuoi  primi 
dritti  di  dimollrare,  mantenere,  e  propagare 
all'  Uomo  le  più  utili  verità  della  Filofofia , 
e  della  religione  ;  fi  è  villa  la  fofifiica  elo- 
quenza accompagnarfi  col  libertinaggio ,  col- 
lo Scetticismo  ,  coli'  indifferentifmo  ,  e  coi 

Deifmo, 

rtruofe  Sirene  ,  ed  evitare  le  bevande  di  Circe,  cioà 
della  moderna  Filofofia, che  per  difgrazia  fi  vuole  ac- 
compagnare da  taluni  coli*  empieei.  Coftoro  non  fono, 
ne  Savj,  nè  Filofofi  ,  nè  Uomini  .  1  veri  Savj,  ed  i 
veri  dotti,  amano  la  vera  Filofofia  :  ma  la  vera  Filo- 
fofia è  la  vera  infeparabile  ancella  della  Religione  ri- 
velata ,  come  è  dimoiato  .  Quefto  avvertimento  ,  t 
quelle  rifleflìoni  le  giudichiamo  necelTarie  in  quefti 
tempi  cosi  corrotti ,  ne'  quali  mai  a  baftanza  fi  potreb*» 
be  vituperare  la  ralla  eloquenza,  e  la  fatta  Filofofia  di 
mille  garruli ,  e  vaniloqui  emm*  libercoli  .  Non  pottjl 
fipUntU  a  religione  fe parafi  diflc  Lattanzio. 


380 

Deifmo  ,  ed  anche  coli'  empio  Ateifmo  ;  ond* 
è  che  ia  vera  eloquenza  di  unita  colla  veri- 
tà, e  colla  religione  fi  è  rifugiata  pretto  quei 
dotti ,  e  probi  valentuomini  ,  che  fono  ac- 
corto* ad  impiegarla  in  difefa  della  verità  ,  e 
della  religione  ,  e  che  hanno  compaflìonato 
V  infelice  flato  in  cui  l'erronea  Filofotia  cerca  ' 
immergere  l'Uomo,  invece  di  ajutarlo.  Quelli 
che  degradano  i  loro  intelletti  attaccando  ia 
verità  ,  e  la  religione  ,  fono  i  piò  fieri  ne- 
mici, che  avef*  polla  V  Uomo  %  e  la  vera 
Filofofia  ,  c  non  fono  mai  favj  (2)  , 
ha  olTervato  il  Barone  di  Verulamio. 


(3)    Dixit  infipiens  in  corde  fuo  :    Non  efi 
Deus  ....  Corrupti  fura ,  6*  ùbominabiles  fidi  dies  ejusì 
La  Sacra  Scrittura  ne'  Salmi.  Qucfta  verità  infegnatact 
ne'  Salmi  è  dimofìrata  da  tutta  V  Moria  Letteraria ,  « 
Filolofica  ,  dalla  quale  Ifìoria  rifulta ,  che  mai  i  veri 
Filofofi  han  peccato  d' irreligione  ,  o  di  libertinaggio , 
diretti  proprj  degli  alterati  cervelli  de*  gonfii  ,  e  vani 
increduli  lemidotti  ,  che  (anno  la  corteccia  delle  cofe . 
Kilulta  da  rutta  Y  Moria  Filofofica  ,  come  oflerva  il 
Bruckero  ,  che  la  perfezione  de'  fittemi  ,  ed  opinioni 
de'  Filofofi,  è  tanto  pid  grande,  ©  più  piceola,  quanto 
elfi  Memi  pid  fi  accotono,  o  meno  alle  facre  verità 
della  rivelazione ,  e  del  Criftianefimo  .  Bruck.  Hijioi. 
Cri,.  l>hiL  Tom.  f.  nei .  fine  della  Prefazione . 


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.   3  fri 


Della  Fantafia  ,  c  fuoi  influjjì  ncW  do- 

$.  i. 


MOItifllmi  libri  fi  fono  fcritti  fopra  que- 
lla facoltà ,  e  fulle  fue  forze  9  natura, 
ed  operazioni  (i) ,  quali  cofe  fono  fiate  da 

molti 

fi)  L'Inglcfe  AddiiTon  nello  Spettatore  ha  ferir- 
to  dodeci  Saggi  Tulle  fantafia  ,  ed  immaginativa,  circa 
i  piaceri  della  quale  V  1  ng  lefe  A  kefinde  icr  ìiTe  un  Poe- 
ma .  Il  Montaigne  ,  e  Ludovico  Muratori  parlarono 
delle  forze  di  tal  potenza  ,  come  infiniti  altri  Autori; 
ma  niuno  meglio  del  Malebranche  nelle  fue  Ricerche 
Culla  Verità  ne  ha  parlato  ,  e  niuno  più  di  lui  é  (tato 
da  tal  potenza  fedotto  .  Degli  errori  della  Fantafia  ha 
(cricco  lungamente  ,  e  dottamente  ÌV1.  de  Condillac 
Ejffky  fur  ?  origin  dei  CQMioijftnc  Aumain  Pan.  L 
òclL  III.  Cap%  !£• 


molti  Filofofi  ,  e  Metafifici  a  lungo  defcrit- 
te.  Noi  foltanto  ofTervererao  poche  cofe ,  che 
riguardano  PinflùflTo  dì  tal  potenza  full'  elo- 
quenza ,  giacché  il  parlar  degli  errori  della 
fantaDa,e  le  fallita  de' giudizj ,  che  da  quel- 
la derivano  ,  appartiene  a'  Filofofi.  I  con- 
fini di  quefta  potenza  e  la  fua  atmosfera  fo- 
no cofe  tenebrofiflime  in  MetafiGca  ,  perchè 
la  Fantalìa  (pedo  fpe(To  s' inoltra  neir  impe- 
ro della  ragione  ,  e  della  verità ,  e  con  effe 
talora  fi  mafchera ,  facendo  incurlioni  più  ,  o 
meno  durevoli  .  Quefta  potenza  talora  fcac- 
cia  la  ragione ,  e  talora  viene  dalla  ragione 
fcacciata.  L'iftoria  degli  Uomini  ,  de'  tem- 
pi, de1  coftumi,  delle  opinioni  può  fommi- 
niftrarne  gli  efempj .  La  fantafia  ,  e  1*  imma- 
ginativa fono  talora  la  ruina  della  ragione, 
e  della  verità  ,  e  talora  P  ornamento  ,  il 
brio  ,  e  T  abbellimento  di  effe  (2)  ,  Tutte 
per  lo  più  le  fcienze  umane  tendono  a  re- 
golare la  Fantafia  ,  ed  a  corregerne  gli  er- 
rori ,  ma  fpeffb  la  Fantafia  trafporta  anche 
coloro,  che  voglion  corregere  gli  errori  del- 
la medefima  (3), 

§.  2. 

fi)  La  verità ,  e  la  ragione  ponno  per  qualche 
rifleflb  dire  alla  Fantafia  quei  verfi  di  Matziale 

Difficili* >  fatili* ,  jucundus ,  acerbus  es  idem 
Nec  iccum  poffum  vivere  ,  nec  fine  te 

(j)   Dopo  tanti  libri  fcritti  fulla  fantafia  ,  e  fuoi 

er- 


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j8? 

§•  2.  Neil*  eloquenza  Poetica  grandi  ed 
ammirabili  fono  le  forze  della  fantafia,  forco 
qual  nome  intendiamo  noi  quella  facoltà  che 
ha  V  anima  di  combinare  ,  e  rapprefentare 
in  varie  forme  l'idee  ricevute  da'  fenfi  (4.). 
Nell'eloquenza  profaica  domina  meno  la  fan- 
tafia,  che  nelf  eloquenza  Poetica  è  molta,  ma  tal 
potenza  è  fpeflfo  fpeflo  ,  all'  Oratore  fpecial- 
mente,  la  buona,  o  cattiva  guida.  La  gran 
regola  fi  è  a  non  eflfer  troppo  vicino  ,  nè 
troppo  lontano  dagP  influfli  di  ella  •  Senza  ia 
regolata  affluenza  di  una  fantafia  ben  gover- 
nata dall'intelletto,  e  dalla  ragione  ,  non  vi 
può  effère  ingegno  vivo.  Colla  troppa  vee- 
menza di  tal  facoltà  V  intelletto  fi  accende, 
e  fi  elettrizza,  e  convertefi  il  tutto  in  fana- 
tifmo ,  ed  in  entufiafmo. 

§.  3.  Si  ponno  dilìinguere  due  forti 
di  fantafia  ,  cioè  l'attiva  ,  e  la  pajjiva  .  La 
paflìva  è  quella  ,  che  riceve  le  impreflìoni  ; 
V  attrae  le  combina  .  La  fantafia  pafilva  è 

quel- 

•'.      .       .  ' 

errori ,  fe  ne  dovrebbero  fcriver  molti  altri  fagli  errori 
discoloro  ,  che  hanno  ferino  fugU  errori  della  fan- 

(4)  L'emporio  iella  fiiufié  difle  il  Muratori  con 
frafe  affai  energetica  .  Sulla  fantafia  fi  veda  l'opofco- 
lo  Francefe  intitolato  de  l'  ee^ndue  de  t  imaginaiioti 
par  M*  Formey ,  opufculo  che  fi  ttyoya  nella  Raccol- 
ta intitolata  Choix  des  Memoires  &  èkregie  de  £  hi- 
ftoire  de  C  Academie  de  Berlin  Tom.  J«  pag.  IJ*.  U 
166.  edit.  in  !»• 


384 

quella  che  produce  le  noflre  paflìoni ,  ed  i 
Boflri  errori  e  che  ha  cagionati  fenomeni  for- 
prendentiflìmi ,  così  in  Fifica  ,  come  in  Mo- 
rale (y)  V  imaginazione  attiva  è  quella, 
che  ha  prodotte  ie  fcienze  ,  ed  arti.  Di  ef- 
fa  fi  può  dire 

Cun&a  fovtt ,  renovat  ,  imiit ,  unii ,  Alt  • 

Quella  forte  d*  immaginativa  quando  è  dall1 
intelletto  ben  regolata  ,  produce  gli  Archi- 
medi, ed  i  Neuton  •  Per  eflà  un  Comico, 
un  Tragico  Poeta  inventa  ie  perfone  ,  i  ca- 
ratteri ,  le  paflìoni  ,  gli  epifodj  ,  e  le  cata- 
flrofi  delle  fue  favole  .  Quando  poi  quella 
potenza  forma  imagini  troppo  fantaftiche  , 
fenz' ordine,  e  fenza  buon  fenfo  produce  gì9 
Snfìpidi  Romanzi,  Qualora  tal  potenza  c  ben 
regolata,  l'Autore,  che  inventa  le  imagini, 
colie  quali  dipinge  gli  ogetti ,  fi  trasforma  in 
eUl  ogetti  medefimi  (6)  .  La  Fantafia  nella 

pit- 

f|)  Efla  ha  prodotti  tutti  gli  entufiafmi  ,  tutti  i 
ranatilmi ,  tutte  le  pazzie ,  ed  i  var j  fenomeni  di  effe  • 
Erta  ha  cambiati  gli  Uomini  in  lupi,  in  bruti ,  in  pietre  , 
in  alberi,  in  fuoco.  Efla  ha  prodotte  talora  in  buona  par- 
te  certe  apparizioni  di  fpettri ,  larve  ,  e  fantasmi .  f^ìd. 
Cleric.  Oper,  t*hilofoph.  La  Fantafia  ha  fatti  i  Filofbfì 
oftinati  ne'  loro  fittemi  ,  i  Filologi  pedanti  .  Efla  ha 
fatto  idolatrare  certe  frafi  di  Autori  claffici  ,  e  certi 
ftili,  ed  i  partiti  de*  Latinifti ,  e  de*  Ciceroniani ,  e  le 
loro  guerre  a'  tempi  di  Erafino,  e  di  Scaligero. 

(6)  E'  mirabile  in  ciò  il  Metaftafio ,  che  ne'fuoi 
caratteri  fi  trasforma ,  c  lì  manifefta  ne*  perfonaggi , 

ne* 


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pittura  ,  e  nelP  eloquenza  dee  Tempre  efiere 
naturale,  come  è  naturale  la  fantafia  in  Omero, 
è  molto  più  in  Virgilio  •  Quella  dell'  Arlo- 
tto è  varia  ,  bizarra ,  e  comica .  Quella  del 
Tallo  troppo  viva  , ,  e  caricata  (7) .  Ma  gli 
cfempj  della  più  bizarra  imagioativa  fi  pon- 
no  prendere  da'  Poeti  Inglefi  ,  e  tragli  altri 
dal  Milton  ,  e  dal  Shakefpeare  ,  e  da  Odoar- 
do  Young. 

§.  4.  Le  imaginazioni  palli  ve ,  che  ri- 
cevono profonde  impreflìoni  dagli  ogetti, de- 
generano ,  come  fi  è  detto  ,  in  frenefia  ,  e 

B  b  paz- 

■  •  • 

«V  Ei  fa  parlare.  S*  inveite  egli  in  modo  de*  caratteri 
di  Catone ,  di  Regolo  ,  di  Temiftocle  ,  di  Tito  ,  del 
difperato  Timatite,  dell'  infelice  Didone  ,  della  tenera 
Ariftca ,  del  difperato  Mcgagle  ,  del  furiofo  Licida  ec; 
ce.  ,  che  parci  di  vedere  que*  perfonaggi  ,  e  non  il 
Poeta  ,  o  pure  il  Poeta  trasformato  in  quei  perfonag- 
gi .  Molte  perorazioni  di  Cicerone ,  e  traile  altre  quel- 
la per  Milone  ?  Fahanty  vateant  Civcs  mei  ec.  ferii  o- 
prono  confimili  mirabiliilìmi  artifici*. 

(7)  1  vivi  colori  della  fantafia  nella  Gerufalem- 
me  del  Ta(To  non  faranno  meravigliare  un  Filoforo,  le 
per  tale  eftrèma  vivezza  ilTaflbpoi  quali  impazzi,  come 
avvenne  a  M.  Pafchal,  di  cui  fi  veda  la  vita.  Ofierva 
M.  Mcillet  .  Introduzione  a  £  Hiftoir.  de  Dunemy 
Chap.  f.  pa*.  69.  Tom.  L  ediu  in  li.  Genev.  iy 63. 
che  ne'  paefi  meridionali  fi  nafee  con  fantafie  vive, 
feconde,  juquiete,  che  fanno  gli  Uomini  avidi  di  no- 
vità ,  ardenti ,  ed  incapaci  di  veder  le  cote  a  fangue 
freddo,  e  nell'equilibrio  della  ragione  ,  onde  conchiu- 
de, che  da  ciò  derivarono  i  doli  degli  antichi  Egizia- 
ni, Siriani ,  e  Greci  nelle  loro  religioui ,  e  Mitologie. 
J  freddi  del  Nord  partorirono  effetti  oppofti.  Ma  non 
è  (empre^  vera,  uè  meta  vera  l'opinione  di  Mdlet. 


38<J 

pazzia  ;  *  la  imaginazioni  attive  e  labotioG* 
producono  fpellb  gii  entufìafmi  fcjentttìci  * 
Se  ne  po  fluii  vedere  gii  efempj- neìT  iìk>ria< 
Fiiofofica  .  L*  immaginativa,  et  dunque  T  iati 
venzione  delle  imagint  ,  come  io  fpi  rito  fi' 
dice  effere  l' invenzione  delie  idee.  .  La  foia» 
iraaginativa  cofiituiva  un  tempo  tutto  il  for>i 
te,  deJie  feienze.  ,  come  ne-  paflàii  fecoii  db 
ignoranza  5  e  chiunque  con  occhio  Filofofìco, 
legge  lefcienzé  dev  moderni,  vedrà  noa  poche 
di  efle  trattate  fpetfò  da  fantafie  dall'  intelletto 
non  bene  regolate  ,  ed  accefe  come  hanno 
oflèryato  coloro  ,  che  fulle  feienze  moderne 
hanno  riflettuto  (8)  .  La  fantafia  ha  fatto 

traitat! 


Si  veda ,  il  Secolo  di  Luigi  XV.  ferino  da. 
rolcaireChapitr.,42.  ove  parla  dello  flato  delle 
feienze  h  tal  fecolo  ,  e  di  varj  Autori  di  effo  .  Che, 
la  fantafia  abbia  (con volte  molte  antiche  ,  e  moderne 
idee  feien tifiche  e  'verità  nota  nell' Iftoria  Letteraria  . 
Tragli  antichi  alcuni,  fregarono  i  fenomeni  della  na- 
tura colia  mitologia  ,  e  favole  ,  o  le  favole  co*  feno- 
meni della  natura  ,  e  mentre  i  Poeti  diceano  ,  che  le 
Najadi  produceano  i  fiumi.,  le  Driadi  ,  e  le  Napèe  i 
fiori ,  ed  i  Giganti  fepolti  i  Vulcani ,  i  Ftk>fofi  fatica- 
vano le  sfere  enfiatine,,  parlavano,  della  Mufica  delle 
Stelle,  degli  Spiriti,  che  muoyeano  ,  e  giravano  come 
tanti  Sifìfii  pianeti  ,  mentre  .Platone  parlando  col  tuo 
Heies  empiva  il  Mondo  de*  fuoì  Oenj  detti  Eòns.La 
Fantafia  ha  prodotti  infiniti  delirj  nelle  fcifcnze  .  Chi 
avrebbe  creduto,  che  fi  fuffe  da'  moderni  fondato 
fiiìema  d' Iftoria  naturai^  fopra  certi  verfi,  delle  Meta*  . 
morfofL  di  Ovidio  ,  ne*  quali, fi  fa  dire  a  Pitagora.  1 
Vidi  ego  quod  fuerat  quondam  folidiffttna  telfos  £ffe 
J return  &c?  Chi  avrebbe  creduto  ,  che  il  Confole-  d£  /■ 

Màillct 


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38? 

trattar  fovente  ia  fifica  ,  e  coli*  eccefii- 
vo  abufa  d*  inacefliòili  mifterioCe  tenebro 
algebraiche ,  a  con  buona  dote  di  metafìfica; 
o  pure  ali*  oppofto  ha  ridotta  ia  tifica  ad  un* 
arido  .fcheletro  di  Cecche  irtitmioni  vuote  di 
Ogni  idea  Geometrica  ,  entrambi  gra vidimi 
abiifi .  La  fantafia  infine  è  una  potenza ,  che 
fpeciai mente  nelle  fcrenze  ha  prodotte  infi- 
nite moftruotìtà  ,  ed  utili  cofe  ancora  •  A 
quefte  fi  dee  buona  par  e  de'  delirj  de'  Sa- 
V)  y  che  infinita  cofa  forebbe  il  riferire  (p)  . 
Se  fi  vuole  un  grand'  efempio  de*  trafponi 
della  fantafia  ,  che  fa  talora  delirare  coloro, 
che  fi  credono  i  più  grandi  Savj  della  Let- 

B  b    a  te- 

AUillet  nel  fuo  Telliamed ,  ed  il  Buffon  nella  fna  Ifta, 
ria  Naturale  ave/Te  a  fondar  fittemi  su  tali  verfi  ?  La 
fanrafia  fcduiTc  il  Needham  a,  tirar*  erronee  tDnJftgpta» 
ze  Culle  produzioni  di  certe  anguille  da  certe  fariue, 
confeguenze,  che  han  prodotti  inetti, ed  erapj  libri  de* 
moderni  increduli  .  L'imaginativa  de*  Filofofi  ha  pro- 
dotto il  Mondo  dalle  Comete  ,  eflà  ha  dettate  tutte  le 
Teorie  della  Terra  fcritte  nelle  Cofmogonie  Indiane  , 
Chine»*,  Perfine  ,  e  Bramimene  ,  ed  i  tre  quarti  de' 
libri  di  Metaetica  e  di  fittemi  Filofofichi  •  La  fantafia 
tragli  1  fiorici  ha  fatti  molti  progredì  nelL'  avere  attri- 
buito a'  Cine  fi,  ed  agli  Indiani  antichità)  unto  prodi- 
giofe  ,  quanto  inCoftcnibili  ,  ncll'  eflerfi  detto  ,  che  le 
Scienze  non  Con  venute  dall'Egitto,  ma  dall' India , in 
efTerfi  formate  genealogie  chimeriche  di  Mahomet  ,  di 
2oroaftre ,  nelrefferfi  derivate  da  infulCftcnti  etimolo- 
gie molte  pruove  Culle  popolazioni  della  Città  ec.  ec. 

(9)  Genov,  Logic.  li  a  L  Un.  Per  far  vedere  tal 
verità  da  noi  deferitta  il  Geno  veli  impiega  i'  intiero 
capo  ultimo  della  Cua  opera. 


'88 

tera:ura  ,  fi  rifletta  ,  cfie  quel  M.  di  Voltar» 
re  ,  che  i  moderni  tanto  hanno  ammirato , 
!i a  efaltate  come  prodigiofe  le  favolofiffimc 
amichila  Cinefi  ,  ha  fatto  derivar  dagP  In- 
diani la  fapienza  ,  e  la  dottrina  ,  che  fon 
venute  da'  Greci  e  dagli  Egizj  ;  e  con  tali 
faniaftiehe  idee  ha  fcritto  il  Saggio  fulV  lflo- 
rico  Univerfate  aliai  Poetica  ,  alterando  i  fat- 
ti ,  e  fconvoigendo  l'ordine  di  tutte  le  co- 
nofcenze  umane  per  feguire  la  fua  impetuo- 
la  c  Poetica  fantafia  (io),  che  ha  fconvolte 

ie 

(fo)  Ecco  1*  erronee  guide  degli  Autori  die  leg- 
ge la  prefènte  incauta  gioventù4  .  Da'  riferiti  errori  di 
tali  guide  in  materie  fc ien tifiche ,  fi  può  arguire  quan*- 
to  poca  Filofofia  s'incontri  ne'  loro  libri,  e  per  quali 
errori  facci an  paflare  chi  gli  legge  fenza  criterio.  Ecco 
i  caratteri  de'  falli  moderni  Filofofi.  Vonno  diroccare 
le  verità  le  più  fode  coli'  Autcc  !$«  &  Pitagora  :  Ip- 
Je  dxìi.  Ma  cofa  dicon  elfi  finalmente,  Contradizio- 
ni, errori,  alTurdità?  Echi  potrà  dunque  feguirli?  Chi 
fi  lafcia  trafporrare  dalle  parole  non  dalle  cofe  .  Ma  i 
veri  dotti,  i  veri  Savj  fi  rideranno  fempre  di  confimile 
erronea  Filofofia.  Dirà  taluno  :  a  che  cosi  lunga  di- 
gre!Tìone?  A  die?  Per  far' accorgere  l'incauta  gioven- 
tù de'  pericoli ,  che  la  circondano  nel  legger  confimi- 
li  Autori  erronei  ,  de*  quali  per  difgrazia  fatale  va 
fempre  in  cerca.  Per  difingannare  quelli  che  erronea- 
mente credono ,  che  chi  attacca  le  verità  le  piti  eviden- 
ti polTa  eiTcr  Filofofo  ;  e  perchè  ognun  cne  feri  ve  è 
obi  l'iato  a  difendere  le  verità  cóntro  le  tenebre  che 
foargono  i  creduti  moderni  FiloCbfi  ,  e  per  dimoftrar 
finalmente  ,  che  non  poteji  Jjpientia  a  religione  S ecer- 
ni ,  come  dice  Lattanzio  .  M  ancano  dunque  a  tali  in— 
creduli-  tutte  le  caratteriftiche  del  buon  fenfo  ,  e  della 
fana  Filofofia. 


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le  fcìenze  in  buona  parte  ;  ond*  è  che  la 
prima  ,  e  più  importante  regola  di  un  vero 
dotto  ,  e  di  un  vero  Filofofo  ,  dev*  efTer 
quella  di  regolare  ,  e  moderare  gì1  impeti 
irragionevoli  della  fantafia  ,  perchè  da  tale 
regolamento  dipende  il  maggiore  ,  o  mi- 
nor  lume  dell'intelletto  ,  la  (elidi ià  de9  ra- 
ziocini ,  e  la  vera  ,  e  (oda  eloquenza  ,  che 
dal  lume  dell' intelletto  ,  e  dalla  folidiià  de' 
raziocinj  dipende. 

$•  /.    L'eloquenza  ,  che  fi  aggira  Co 
pra  verità  d' intuizione  ,  altro  non  dee  fare , 
fe  non  efporre  con  ordine  ,  chiarezza  ,  e 
preciGone  tali  idee  .  Quella  che  s' impiega 
per  manifeftare  verità  dimoftrate  ,  e  da  di- 
moflarfi  dee  farlo  coli'  ilteflo  metodo  ,  e  len- 
za farfi  molto  guidare  dalla  farrtafìa .  Se  poi 
fi  aggira  l'eloquenza  in  cofe  difputabili ,  ve- 
rifimili,  non  chiare,  fi  potrà  allora  alla  fan- 
tafìa  ricorrere  per  fupplire  colle  imàgtni,  ed 
ornamenti  alla  deficienza  delle  di  moti  razioni, 
circoftanza  che  fpeflo  accade  agli  oratori  del 
Foro  fpecial mente.  Quando  per  la  difefa  di 
un  reo  mancano  le  pruove  ,  e  gli  argomen- 
ti ,  o  che  fi  difende  un  vero  reo  ,  come  lo 
più  avviene ,  allora  la  fantafia  corre  ad  aju* 
tare  l'Oratore  ,  ed  il  reo  ;  effa  eletti iza  le 
paflìoni  ,  detta  le  veementi  commozioni  de- 
gli affetti  ,  le  patetiche  perorazioni  ,  e  fa 
/correre  le  lagrime.  Vive  descrizioni ,  figure, 
ripetizioni >  profopopee  ,  imagini ,  tutto  met- 
N  B  b   3  te 


390  . 

te  in  opra  ,  tutta  adorna  ,  timo  ravviva  (i  r). 
Chi  voteffe  grandi  efempj  di  eloquenza  pa- 
*etica  ,  e  ragionata  ,  non  dovrà  mai  ceflàt 
4i  legerc  le  opere  di  Omero  ,  «  con  ifpe* 
ciaiità  il  p.  dell'  iliade.  La  lettura  de1  Poe> 
ti ,  e  la  perizia  neW  Intelligenza  dell*  eloquen- 
za Poetica  ,  che  fu  la  primitiva  eloquenza  , 
conduce  mirabilmente  ,  anzi  è  inevitabile 
Bell'  eloquenza  Profaica  j  e  chi  volefle  con 
Fiiofofia  efercitarfi  nello  Audio  ragionato  dell' 
eloquenza  Poetica  ,  dovrà  leggere  tra  tuoliif- 
CtTYìi  Scrittori  d*  infinite  Poetiche  quei  pochi, 
the  con  Fiiofofia  ne  hanno  parlato  (12) ,  ma 

me- 

(ti)  Chi  vuol*  erfer  ricco  di  tale  patetica  elo- 
iquenza  dee  leggere  {òpra  tutto  i  Poeti, e  ipcaalmcuce 
i  Tragici  antichi,  e  moderni,  ed  i  Comici  tutti. 

(12.)    Abonda  il  Mondo  d'  infinite  Noetiche  io 
malucci  volumi.  Ogni  Poefia  d'ogni  lingua  lia  infiniti 
Autori  della  fua  Moria  .  V  Mona  <T  ogni  Poefia  di 
Francefco  Saverio  Quadrio  afeende  ,  a  f  iu  volumi  in 
4.  Molti/limi  ne  fcnfle  full'  ifteflo  fogetto  il  Crefam- 
beni  .  Parlò  lungamente  fulla  Poefia  Italiana  il  CajUL- 
vetro  ,  oltre  gli  antichi  ,  che  kriiìero  delle  Poetiche 
delle  lingue  morte ma  pochi  iH  mi  '•hanno  con  'Fiiofofia 
fenteo,  e  tra  quei  pochi  fi  può  distinguere  lo  Scalige- 
ro nella  Tua  Poetica  ,  Gian  Vincenzo  Gravina  nella 
fua  Ragion  Poetica,  ed  il  Muratori  nella  Perfetta  Poe- 
fia Italiana.  Tra'  Francesi  fcrilTero  con  ifpirito  Filefò- 
fico  fulla  Poefia,  e  Poeti  il  P.Tomafini  nel  libro  del- 
la lettura  de'  Poeti,  M-  le  Éatteux,  e  M.  de  Vdtaine 
uei  Tuo  Saggio  full' Epica  Poefia,  e  podhi  altri,  giac- 
che riguardo  a  M-  le  Boflìi  è  troppo  proliflb  ,  altri 
rivolto  riftretti  .  Qualunque  fia  il  merito  di  coloro ,  che 
rianno  dati  precetti  full' eloquenza  Poetica,  e  fe  poflbno 


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5pi 

tnegHo  farebbe ,  fe  invece  3egli  Scrittori  di 
Poetiche  per  lo  più  inutili  ,  ìegelTe  ne'  loro 
tonti  gli  originali  i  migliori  delle  lingue 
iBorte  e  delle  viventi .  Chi  non  ha  l'animo 
capace  di  concepir  da  fe  le  funefte  ,  e  tetre 
idee  dei  terrore  ,  Affla  compaffione  ,  e 
*lla  pietà  ,  legga  in  Virgilio  le  rui- 
fìe  di  Troja  .  Chi  non  sa  cofa  fia  il 
patetico  ,  e  le  tenerezze  ,  e  quindi  la  difpé- 
fcmone,  legga  il  4.  libro  dell'Eneide-  Chi 
vuol  fare  idee  magnifiche  d' ogni  fubiimità , 
legga  il  6.  libro  dell*  Eneide  5  ed  altri  con- 
fimili  quadri  de*  migliori  Poeti  ,  che  tutti 
fi  devono  all'  ingegno  ,  e  alla  fantafia  di  tali 
Autori .  Quando  poi  fi  tratta  di  ogetti  gran- 
di 9  fablimi,  insellanti ,  la  fantafia  gli  ren- 
derà  t  cogli  ornamenti  ;  più  grandi,  più  fu- 
blimi,  più  imereiranti  .  Chi  vuol  euere  elo- 
quente ,  con  particolarità  nell'arte  Oratoria, 
dee  «doprare  i  colori  della  fantafia  con  quel 
gitidÌEÌo  ,  che  gli  eccellenti  Pittori  adoprano 
i  lóto  coioti ,  che  deW  enere  non  troppo 
caricati ,  ma  naturali  • 

B  b   4  §.  6. 


fermi  precetti,  fi  potrà  foto  'aflerwe ,  che  i* 
eloquenza  Poetica,  e  la  profcica  hanno  infiniti  Precet- 
tori, e  pochi  buoni  modelli  ,  e  che  ficcome  vi  fono 
Itati  colóro,  che  alTuidamente  han  voluto  vituperare  T 
eloquenza  Profana,  cosi  fono  (lati  aflurdi  quelli ,  che 
hanno  vituperata  1'  eloquenza  Poetica  ,  come  il  Mon- 
tcfquieu,  M.  de  Longucrue  ,  e  Taoaquiilo  Fabri  nei 
libro  de  Jutiteéte  Póttìcet . 


392 

§•  6.   Ne*  primi  popoli  ,  e  nelle  prf- 
me  età  dell'  Uomo ,  in  certi  tempi  di  com- 
muni difaflri  ,  e  timori  ,  nelle  donne  ,  ne* 
melanooljd  ,  negli  ippocondriaci ,  ed  in  tem- 
po di  gravi  paflìoni  ,  domina  affai  la  forza 
della  fantafia  ,  che  diviene  cosi  viva  ,  e  co- 
sì  acce  fa ,  che  fa  comparire  reali  le  fue  idee 
immaginarie ,  P  eloquenza  ,  che  fi  fa  da  tali 
perfone  ,  o  che  ad  ette  fi  dirigge ,  è  tutta 
confimilej  e  la  grand*  arte  nei  parlare  a  tali 
perfone  confitte  a  far  fervire  la  fantafia  a 
preparare  infenfibilmente  V  adito  air  entrata 
della  ragione  ,  ed  indurgl?  a  far  fervire  le 
loro  ifieilè  idee  per  guarirgli  dalle  loro  idee, 
e  bifogna  cominciar  con  arte  induflrioGfììma 
di  pervadergli  fenza  che  fe  avvedano  .  L* 
eloquenza,  nelle  circoftanze  di  dover  parlare 
a  tali  perfone ,  è  la  più  fcabrofa  ,  e  la  più 
difficile ,  e  dee  farfi  con  riferba  ,  cauzioni , 
difinvoltura  ,  ed  artificio  eftremo  .  Se  ben  fi 
riflette  all'  ifloria  delie  varie  graduazioni  de' 
fenomeni ,  che  che  ci  da  la  fantafia ,  e  P  in- 
telletto, ed  a' loro  influiti  e  rapporti  su' pen- 
fieri  ,  e  P  idee  ,  e  fuile  parole,  che  fervori 
di  bafe  all'  eloquenza  ,  fi  avrà  in  tal  cafo  un 
piano  generale  da  poter'  adattare  tale  eloquèn- 
za alle  particolari  circoftanze  ,  nelle  quali 
fono  coloro  ,  che  odono ,  o  leggono  in  rap- 
porto di  quei ,  che  parlano  o  fcrivono . 

5.  7.  L'imaginativa  è  varia  di  forze  fe* 
condo  i  paefi  ,  i  climi ,  i  tempi ,  le  opinio- 
ni,  i  coflumi,  e  P  educazione  ,  circoftanze," 

che 


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cne  fervono  più  t  o  meno  a  Ivifupparla. 
L'immaginativa  è  più  forte  ordinariamente 
dall'anno  20.  dell'età  ,  fino  al  40  (13).^ 
Si  può  oftervare ,  che  i  popoli  de'  climi  cai 
di  *  ove  domina  la  fantafia,  hanno  un'elo- 
quenza aliai  figurata,  ed  ampollofa;  £  quan- 
do i  colori  delia  fantafia  fon  troppo  eccedi- 
vi ,  non  vi  può  eflère  vera  eloquenza  ne 
Poetica ,  nè  Profaica .  Neil*  eloquenza  Profai- 
ca  È  o  Poetica  burlefca  ,  fi  può  dar  più  cam- 
po alla  fantafia  9  che  nella  feria  eloquen- 
za (14)     In  fomma  ogni  eloquente  ,  ed 
ogni  Oratore  deve  regolare  le  motte  della 
fantafia  ,  ed  i  voli  della  medefima  a  te- 
nore della  materia  ,    della   quale  fi  trat- 
ta .  U  eloquenza  Iftorica  dee  cfier  Tem- 
pre 

(13)  In  tale  cu  Mahomet  fi  accefe  di  enranafc 
mo  ,  Giorgio  Fox  di  Quaquerifmo  ,  e  Milton  fece 
il  fuo  Poema  del  Paradife  Loft,accefo  di  fantafia  dalla, 
Comcdia  dell'  Andreini  udica  in  Italia. 

(14)  Cosi  r  Ariofto  nel  fuo  Poema  Eroicomico, 
del  Furiofo  introduce  molte  fintane  piacevoli  in  tal 
Poema,  che  poi  feriamente  imitate  dal  Milton,  V han- 
no refo  affurdo  in  certe  code  .  In  un  Poem#  giocofo,. 
come  e  la  Polifemeide  del  celeberrimo  ,  e  dòttiflìmo, 
Campolongo  fa  gran  piacere  il  legere,  che  il  Ciclope 
caminando  la  notte  ,  mentre  per  una  gran  fluflione  nel 
capo  ftemutiva  ,  facea  al  rimbombo  de'  fuoi  fternuti 
cadere  da  fopra  gli  alberi  le  pera,  le  mela,  le  frutta 
acerbe  .  Polih  Sonetto  4?.  15. 

Tal  pendere  in  un  ferio  Poema  ,  in  una  proùica 
eloquenza,  diverrebbe  non  proprio  ,  fe  non  fi  trattane 
i't  un  Romaico  giocofo. 


pre  lontana  da'  veli  della  fìmafia  0  che  fol- 
lama  potranno  ave/  luogo  in  cene  rifleiTìo- 
ni ,  e  pezzi  fpi rilofi ,  che  è  lecito  nelle  Mo- 
rie, ed  èopporiuno  di  frammifehiare  per  ren- 
derle utili  f  ed  interrompere  il  tedio  della 
jjarrairva  •  Cosi  ha  ferina  P  Ifiorit  Tacito  # 
del  quale  r  Inghilterra  vanta  per  emuli  il 
luo  David  Huuac,  e  Robertfon.  L'eloquenza 
I borica  non  dee  avere,  né  del  -declamatorio, 
ne  del  critico  ,  ne  certi  ritraiti  troppo  cari- 
cati* e  troppo  Cinici  ,  come  taluni  poflono 
truovarfi  finanche  nel  Giannone  ,  che  non 
ifcrhTe  con  quella  ferenità  di  mente  ,  colla 
quale  fece  i  fuoi  annali  il  Signor  Muratori. 
Molle  cofe  fulP  eloquenza  IUorica  fcrifle  My- 
lord  Bolrngbrooke  nella  Tua  opera  full1  ufo  e 
fuUo  Audio  deli1  IHoria  . 

§.  8.  V  eloquenza  de9  Dialoghi  può 
fur'ufo  de'  voli  dell'  imaginativa  #  fecondo 
comportano  le  perfone  ,  i  tempi ,  ed  i  Ino*. 
*hi  .  Quel  che  fi  dice  de'  Dialoghi  può 
«ilenderfi  più  ampiamente  dir*  eloquenza  dei 
Teatro  j  che  confine  in  dialoghi  ,  che  uniti 
brinano  un*  azione  regolare  ,  nello  (viluppo 
delia  quale  ha  parte  P  eloquenza  Iflorica  la 
djalogica  ,  e  quella  che  commove  le  pacio- 
ni, e  £li  affetti  (ij). 

f»5)  Gli  efcmpi  dell' elcKraena  de*  dialoghi  fi>. 
«•  traili  tntreVì  i  Dialo*'*  «  Locfaco,  quclb  ài  Ate- 

**      i\\  PUtone ,   M  fcYcW*  ,  di  Senofane  ce  Tra 
c  ne  danna  «hjì.;  cfe<npì  Aulo  Geiìio,e  Ma* 

ero- 


5.  9-  V  eloquenza  Filolofica  non  am- 
mette ornamenti  fuperflui  di  Eantafia  ma  fi 
può  talora  condire  i*  eloquenza  didattica  co* 
vezzi  della  imaginativa  ,  come  trattò  Lucre- 
zio la  Fìlofofia  di  Epicuro  ,  e  come  fecero 
in  cofe  Eilofofiche  Manilio  ,  Aonio,  Palea- 
rio  ,  Scipione  Capecq  nell'  oper*  de  FrìticU 
pus  rerum ,  ed  jl  Fracaflorio .  Cicerone  ornò 
di  molte  grazie  della  imaginativa  le  Q jeftio- 
ni  Tufculane  •  Pope  adornò  colle  bellezze 
della  fontana  Poetica  il  didattico  fiftema  di 
Bolingbcoke ,  che  tutto  è  bene.  David  Hume 
efpofe  in  un  artitìciofo  quadro  di  eloquen- 
za Fibfcfica  i  fuoi  quattro  Fiiofofi  i  ed  al 
Voltaire  fi  dà  la  gloria  di  avere  anche  ne' 
Romanzi  introdotta  la  fantaGa  Filofofica  (if). 

§.  io.  La  fatnaOa  celi'  eloquenza  del 
genere  giudiziario  dominar  dee  nella  mozio- 
ne degli  affetti  .  Nel  genere  demoQratico  * 
e  deliberativo  ravviva  i  colori  delie  imma- 
gini ,  che  forprendooo  ,  e  vuoici  giudizio , 
ed  accortezza  per  regolare  la  fantaua  Orato- 
ria ,  giacché  la  fantalia  è  una  potenza  aliai 
elaflica ,  che  raoflà  non  sà  ferbar  limiti  ,  e 

fe 

crc&io.  Cicerone  ne  ha  moltirlùm  nelle  Opere  FiloG>- 
fiche  ,  ed  Erafmo  ne*  Colloquj  ce  ne  fomminiftra  infi- 
niti e»fempj  ,£  così  Minucio  Felice, ed  altri .  Tra* Fran- 
ccfi  fi  diOink  ne'  Dialoghi  f/L  de  Fontenelle  f  tragl' 
lugiefi  Lord  Lirtleton  ,  rraglMtaliani-è  una  fpecie  di 
eiocjuenza  dialogica  il  Decamerone.  Vi  fono  1  dialoghi 
del  Galilei  fol  fìftema  Mondano ,  la  Circe  dei  Gc\\\  «c. 

\i6)  iWa  la  Filofofia,  che  il  Voltaire  ha  intro- 
durrà, come  fi  dice,  ne*  fuoi  Komanii,  è  fpeflb  erra- 
rci ,  ed  e.vpia . 


p6 
fe  fi 


le  fi  Iafcra  addormentata  ci  fa  (umidire.  E9 
una  fpecie  di  agitazione  ,  che  mancando, 
rende  quafi  inerte  1*  intelletto  ,  eccedendo  il 
convelle  .  Quarta  potenza  fi  fviìuppa  colf  in- 
telletto, lo  ra/viva  e  lo  porta  a  grandi  co- 
fe,  e  talora  avvolge  tragii  errori  ,  e  traile 
chimere,  e  diflrugge  il  buon  gufto  .  Queir 
Oratore ,  che  fi  lafcia  da  tal  fantafia  trafpor* 
j      tare  ,  fe  occorrerà  di  dover  parlare  di  una 
«aufa  de  tribm  capelli*  ,  parlerà  delle  guerre 
Puniche  ,  e  della  guerra  di  Canne .  Se  dovrà 
difendere  un  reo ,  comincerà  dalle  antichità 
Egiziane  ,  e  Greche  .  Se  dovrà  lodare  la 
Ciurifprudenza  ,  comincierà  dalla  Creazione 
del  Mondo  •  E   quelle  picciole  oflTervaziont 
badino  fugli  abufi  ,  che  nel!'  eloquenza  può 
produrre  la  fantafia  ,  mentre  il  dippiù  degli 
abufi  confimili  ,  e  maggiori  introdotti  nell* 
eloquenza  per  cagione  di  non  ben  regolata 
fantafia,  fi  potranno  riflettere  da  ogni  Filo- 
fofo  ,  che  faprà  con  giudizio  legere  i  libri 
di  eloquenza  (\6) . 


CA- 


(16)  Si  dee  offemre,  che  la  Fantafia  Sedufle 
Maffeo  Vegio  a  fere  il  fupplemento  all'  Eneide  ,  e  1* 
iftefla  fautafia  ha  ifpiraxi  coloro ,  che  han  voluto  far 
fupplementi  a  Plurarco' ,  a  Lucano  ,  c  ad  infiniti  altri 
Autori  ,  de'  quali  taluni  han  creduto  poter*  imitar*  lo 
fcJe,  ed  i.perùìcri,  ma  invano'. 


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.      .  4 


397 


»**aooooaaa««aao«o      o  odo  r>  »  x>x>r>  j)nx>r>r> 


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B 

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J  *a  aaaaaccaorocccaocaa  D9M99  o»»  o*+ 


C  A  P  O  VI. 

- 

Del  buon  gujlo  • 
§.  L 

COminciaremo  queflo  Capitolo  con  certe 
parole  e  rifleflìoni  di  M.  Batteux  .  Vi 
è  un  buon  gujlo  ,  che  fia  affblutamente  buono ì 
In  qual  co  fa  confijle  ì  Da  quale  dipende  ?  De- 
tiva  daW  ogetto  ,  o  dalV  ingegno  ,  che  fi  efer- 
cita  fuW  ogetto  ?  Ha  regole  ,  o  nò  ?  Deriva 
dallo  fpirito  filo  ,  o  dal  filo  cuore  ,  o  da  en- 
trambi (i)  ?  Quedi  quifiti  di  M.  Batteux  fo- 
no 

(i)    Principe*  de  la  Li t teniture  Tom»  t.  P*ri.  I. 
Se&.  »,  §.  i. 


358 

no  difficiliffimi  a  rifolverG ,  onde  noi  lardan- 
done T  efame  a  chi  vorrà  occuparfene  , 
fletteremo  ,  che  tal  parola  metaforica  di  buon 
jmfto  efprime  nelle  fcienze  ,  e  nelfe  arti  ua 
fTentimento ,  e  difcernirnento  pronto  ,  che  è 
gjnfrfaile  alle  bellezze ,  e  fi  dtfgufta  ddle  ir- 
regolarità .  Il  buon  gufto  regofa  Tempre  F 
doqueina  Poetica ,  e  la  profaica  (2) .  Vi  è 

nelP 

•         % .         •  •  •" 

(i)  Il  buon  gufto  infegna  la  graviti  agi'  Irrori- 
ci,  e  lo  feri  vere  co(è  u.ili,  c  che  migliorato  l'Uomo. 
Infegna  ir  buon  gufto  a'  Romanzieri  di  forprendere,  e 
piacere,  e  di  modellare  quanto  fi  può  fui  piano  della 
naturale*»  le  iftefle  invertfimilitudini  per  così  dire,  o  fe 
tali  inverifimilitudini  non  ponno  sii  tal  piano  eflere  regolate, 
le  adornerà,  eie  renderà  interevTami  con  .altri  artificj, 
come  ha  ratto  l'Ariofto.  Grida  il  buon  gufto  a'  Filo- 
logi: Non  fiate  pedanti,  non  perdete  il  tempo  a  ve- 
dere quanti  fieno  ftati  gli  Èrtali,  ed  i  Zoroaftri ,  quan- 
do venne  in  Italia  Enea,  fe  vi  fia  ftato  Orfeo  ,  Her- 
rnes  ec  Non  ifcrivete  volumi  fopra  ua  dittongo,  non 
immenfi  libri  (opra  una  varia  lezioue  .  Coltivate  molto 
più  della  Lingua  Latina  il  voftro  idioma  .  Non  infc- 
gnate  agli  Italiani  in  Latino,  o  in  Greco  quelle  co(e, 
che  in  proprio  idioma  fi  devono*  infegnare  ,  quelle 
faenze  ,  che  pounofi  ,  e  debbonfi  faper  da  tutti  ec 
Grida  il  buon  gufto,  che  la  Rettorica,  e  l'eloquenza 
non  fervono  folo  per  dilpute  ,  ed  orazioni  ,  ma  conv 
prendono  ogni  feienza  Sociale  ,  ed  ogni  arte  ,  che  fi 
voglia  infegrure,  e  grida  il  buon  gufto  che  TelogaerK 
za  dee  efler  chiara  ,  vera  ,  e  Filofofica ,  che  i  Secoli 
barbai  han  dato  gran  tracollo  all'eloquenza,  la  quale 

Ìeflb  fpclfo  fotto  colore  di  riftorarla ,  taluni  hai)  fatto 
^generare  in  tumidezse.  Il  buon  gufto  finalmente  in* 
fegna  la  gravità  Eroica  nella  eloqueuzafublime,  la  dol- 

cez- 


.    Digitized  by 


nell*  eloquenza  un  buon  goffo  generale ,  che 
richiede  ,  che  P  eloquenza  debba  euer  Tempra 
perdi afi va,  nello  sdegno  impeiuofac nella taiferi* 
cordra  compaflìonevoie  ;  ma  il  guftò  pariicoiartf 
fa*  si ,  che  gì'  Iuglefi  ricaveranno  ie~  loro:  iwe*« 
tafore  dalla  laro  marina  ,  dalie  idee  di  Ir- 
berrà  ,  come  oiferva  un  Savio  ,  un  dima 
temperato  produrrà  ii  gu ito  per  le  figure:,  e: 
tropi  prefì  dall'  agricoltura  ,  un!  altro  dima 
per  tropi»  prefì  dalle  ani  .  Taoerko,  e  Vip-- 
gilio  hanno  vantata  l'ombra  ,  e  la  frefchezra 
delie  acque,  Thorapfon  ha  cantalo T  oppo>- 
flo  •  Il  miglior  gu(lo  è  1*  imitazione  della 
natura  ,  ma'  perche  non  in  tinti  r  climi  la: 
natura  fa  pompa  delle  bellezze  mede  fi  me  , 
perciò  la  varia  eloquenza  delle  varie  nazioni 
rapprefenta  Tempre  la  pittura  di  quelle  bel- 
lézze che  la  natura  drmoftra.  ia  quei  ciimfc 
ne'  quali  fi  fcrive  e  fi"  parla  (*) . 

9>  2. 


rartificiofà  nehV Itile  (bave',  là  tenerewa  nel  p** 
letico,  e  la  natin alerar nel  temperato*. 

(*)    In  materia-dr  guftb  ,  vi  fono  «in-  cèrti  Cécòfr 
certi  gaffi  apporti  aHVfcìcnze  ,  e**  ali*  elbqudnM- .  L** 
moda  antica  di  certe  lingue  antiche  chèfolo  ù  itildìavano  * 
barbaramente  nel  15.  ,  e-  16".  fecole  rumò  id  fcichzr, 
e  l'eloquenza.  Si  coltivò  1'- idioma  Latino  ,  e  Gftco, 
c  fi*  tralcurò  l'Italiano;  e  ie  lingue  moderne,  e  fi*  tu** 
lafciarono  le  cofe,  e  l'idee  per  i  vocaboli,  e  frafi.  Si» 
credè  poflìbile  il  bène  (cnvere'i  e  ben'  analizarc  le  Un*  - 
guc  morte  ,  quando  e  diffiéiliffirao  1' analizarc  le- lin- 
gue-viventi.  La  fter  ile  imitazione-  dè'Gteci,  e*  do'  "La-  • 
•tini  ritardò- Ir  feienza  dèlie*  colè  ,  edi  progreffi  dehV 
lingua  Italiana  ,  che-  ruion  mài.  Ci  imcrefcc-  il  dire 

che 

I* 


400 

§.  2.  I  fegnr  di  un  guflo  depravato 
nell'eloquenza  è  il  preferire  lo  (Irle  affetta- 
to, e  turgido  al  Tublime^  e  naturale,  il  de- 
clamatorio al  magnifico  .  I  fegni  del  buon 
guflo  fi  ricavano  dalla  prontezza ,  e  raffina- 
tezza di  un  buon  difeernimento  in  ben  giu- 
dicare ,  e  conofeere  le  bellezze  di  un'opera, 
di  un'aringa  ,  eflèrne  commoflò  ,  e  com- 
prendere le  differenti  graduazioni  che  fi  of- 
fervano  in  efla  per  ben  giudicarne  •  Non  è  no- 
fìro  iftituto  il  più  dilungarci  fulla  natura  del 
buon  guflo,  e  fue  caufali ,  fulle  diverfità  de' 
gufli  ,  fui  guflo  del  publico  ,  e  de*  particola- 
ri, giacche  molte  fono  le  varietà  (3),  Ed  i 

con- 
che gl'Italiani  nel  perfezionar  la  loro  lingua  han  fo- 
vcrchio  imitato  pria  i  Greci  ,  e  Latini  ,  ed  ogrf  i 
Francefi  ,  e  gì*  Inglefi  ,  come  oflerva  M.  de  Cor* 
dillac. 

(})    I  gufli  del  publico  fpeffb  {peflb  formano  i 
gufo  privati;  e  vi  fono  taluni,  che  ali  oppofto  contra. 
dicono  i  gufli  del  publico  •  M.  Fontenelle  un  giorno 
difeorrendo  con  M.  de  la  Fontaine  (  riferifee  un  mo» 
derno  Autore  Francefe  )  fu  domandato  dall'  iftefTo  M. 
la  Fontaine  ,  s'egli  avea  Platone  per  un  gran  Filofo- 
fo  .  Ma  gli  trovati  f^oi  idte  chiare  7  gli  rifpofe  M. 
Fontenelle.  Oh  nò  ,  ditte  M*  U  Fontaine  ;  egli  è  di 
una  o&uriri  impenetrabile  .  •  •  Non  vi  trovate  mai 
contradifUni  ì  difTe  M.  Fontenelle.  .  .  Ok\  veramen- 
te, rifpo(è  M.  de  la  Fontaine,  egli  è  un  Sofifia,  Poi 
la  Fontaine  (cordandoti  di  quanto  avea  detto,  ripigliò: 
Piatone  Jitua  bene  i  fuoi  perfonaggi  :   Socrate  era  fui 
Pireo  ,  quando  Alcibiade  colla  tetta  coronata  di  fiori  m. 
Oh  quejio  Platone  era  un  gran  Filofofo,  Ecco  V  efem- 
pio  di  giudizj  fondati  fui  gufto  publico  .  Per  efempio 

poi 


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40  r 

contraili  sù  tali  aflunti  ,  e  molti  i  libri  fui 
gufto  ,  quali  fi  ponno  leggere  con  occhio 
Filolofico  da  chi  vorrà  iftruirfi  ;  ma  megiio 
delia  lettura  ,  il  buon  gufto  potrà  inlegnar- 
cifi  dall'arte  di  ben  peufate  (^)* 


/ 

/      v    Ce  CA- 

poì  di  giudhj  cotrmuni  contrai]  al  gufto  pubblico  fi 
può  addurre  Malhcrbe  ,  che  preferiva  Stazio  a  tutti  i 
Poeti    Einfio,  ed  H  Tragico  M.  Corneille  preferivano 
Lucano  a  Virgilio  .  1/  lniperadore  Adriaco  preferiva 
l'eloquenza  di  Catone  a  quella  di  Cicerone  .  Scaligero 
riguardava  Omero  ed  Orazio  come  inferiori  a  Virgi- 
lio,  e  Giovenale.  A  àMiiTon  inalza  il  Milton  al  di  &- 
pra  di  tutti  i  Poeti.  Scaligero  cita  come  deteftabile  la 
17.  Ode  del  4.  libro  di  Orazio ,  eds  Einfio  la  loda  co- 
me un  capo  di  opera  di  antichità.  Un  Avvocato  cele- 
bre dicea,,  che  niuna,  cofa  gli  pjacea  tanto  neli*  Enei- 
de, quanto  il  riflettere  alle  nullità,  che  potean  darfi  al 
matrimonio  di  Enea  con  Oidòne .  Talur»  Forenfè  ftima 
le  lue  allegazioni ,  e  le  fne  iftartze  affa:  pid  delle  ope- 
re di  Newton,  di  Archimede,  di  Euclide  ec. 

(4)  Circa  il  buon  gufto  ncir  arte,  del  ben  pen- 
zare  ,  e  del  ben  comporre  ,,  fi  veda  M.  <T  Alembert 
Refitxions  fur  £  abus  de  la  thilofopMe  dans  U  ma- 
ture de  Goùt  pag.  ?oi.  ad  3  lp»  Mei.  Tom.  IP.  Si 
vedano  altresì  le  offervazioni  dell'  lnglefc  M.  Adiffon 
nello  Spettatore  N.  405».,  411.  4*3  cc~ 
celienti  difeorfi  Hill' imaginazione.  Sul  buon  gufto  fi  fo- 
no da  noi  fatte  varie  offervazioni  nella  Pine  IV.  di 
qucfto  Volume  • 


•J02 


* 


ter® 


w 


•  -C  APO  VIL 


VeW ingegni  ; 


'Ai. 


§.  I. 


IL  Sigrior  Lodovico  Muratori  dopo  ave- 
re nel  fuo  libro  fui  buon  gufto  xliflinto 
il  buon  gufio  in  ijlerile  ,  e  fecóndo  ,  volle 
diflinguere,  nella  fua  Perfetta  Poefia  ItJalra- 
oa,  l'ingegno  in  Mufico  ,  Amatorio*  e  Pi- 
lofofico ,  fecondo  gli  oggetti ,  he*  quali  potea 
occuparti  ,  ed  ettendo  gli  oggetti  irifinhi ,  co- 
sì le  definizioni  dell*  ingegno  poteaho  edere 
infinite  >  onde  molti  dotti  non  hanno  appro- 
vate quefte  definizioni  del  Signor  Muratori, 


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dinotare  la  forza  intima  del  noftro  intelletto 
nello  fcoprire  la  naaira  ,  .e  la  qualità  delle 
cofe  ,  neir  adornarle  ,  comprenderle  , 
ben  giudicarne  ,  e  tirarne  delie  nuove  con- 
seguenze .  Un  grande  ingegno  è  come  un 
ragno  ,  che  ricava  dalie  ,fue  vifcere  un  fot- 
tiiiiìimo  filo  ,  che  egli  fofpende  ove  fembra, 
che  meno  fi  pofTa  ,  ed  unifce  con  quello 
immenfe  diflanze  per  un  ragno  ,  e  finalmen- 
te corapifce  con  ordine  ,  e  proporzione  ia 
fua  artificiofiffiina  tela  (*)>•.• 

2.  Non  vi  fono  regole  per  divenire 
grande  ingegno  ,  ma  :ve  ne  fono  per  ifvi- 
iuppare  un.  grande  ingegno  ,  per  conofcerlo, 
e  per  non  farlo  degradare  .  ,  i  grandi  Inge- 
gni ,  dice  M.  d*  Alembert  ,  fono  come  i 
diamanti  rozzi  come  la. natura  g\i  produce, 
.e  che  T  arte  piìiifce  e  ne  fa  ribaltare  il  lu- 
lìro  .  Ma  ficcome  fi  può  dar  iuftro  a'  dia- 
manti, ali' oro  >  all' asgeoio e  non  può  far- 

C  C     2  'fi  ÌU- 

(*)  ;  L'ingegno  G  acquea.- da  una  forte  artenzione, 
che  ci  ra  fcoprire  negli  oggetti  una  infinità  di  rapporti, 
che  gli  fpiriti  meno  attenti  non  "vedono  .  1  grandi  in- 
gegni fono  flati  quelli  che  hanno  £it:e  grandiflinie  of 
tervazioni . . Per  mancanza  di  meditazione,  di  iatiga,  d' 
etcrcizio  i\  penza  male  da  moki  ,  ed  affai  pid  per  di- 
fetto di  metodo  nello  ftudiare  ,  e  nel  ragionare  .  Si 
veda  l'operetta  Franali*  intitolata  Ptects  dtt  Loix  du 
Coà:  ou  RhciQrique  Rnijonnèe  Artici,  s.  Dt  U  ma- 
niere de  dtveloppcr  jQ/i  fujct  pag>  34.  edit.  in  1». 
-Paris  1777, 


4°4 

li  lucida  così  la  creta  ce,  ,  così  ponno  dal- 
l' arte  migliorarli   i  grandi  ingegni  ,  che 
fono  tali  ,  ma   non  renderli  grandi  quei 
cervelli  ,  che  fono  piccioliflìmi  .  Le  caufe 
occafionali  fono  le  più  potenti  a  fviluppare, 
o  nafeondere  ,  ed  avvilire  i  grandi  ingegni* 
giacché  ficcome  P  Uomo  fifico  non  ifvilur>- 
pa  tutte  le  fue  forze  corporee  fe  non-  nelle 
occafioni  ,  che  lo  forzano  a  fvilupparle  ,  e 
non  fa  ufo  delle  raedelìme  quando  giudica 
non  dovere  agire  ;  cosi  le  forze  intellettuali 
fono  quafì  fopùe  ,  quando  mancano  le  caufe 
occafionali,  che  le  fviluppano  .  Tali  caufe 
occafionali ,  che  fviluppano  ,  o  ritardano  ,  o, 
annichiiifeono-  i  grandi  ingegni  fono  infinite* 
e  fomminiftrano  un  vallo  campo  di  rifleflìo- 
ni  a  chi  voglia  fulle  opere  de*  varj  Scrittori 
antichi  e  moderni  ,  e  fulle  circoftanze  delle 
loro  vite ,  fviluppare  le  caufe  occafionali  de' 
loro  progredì  nelle  cognizioni  (x)  ^  Ma  a. 

que- 

(i)  Grandi  fervigj  al  genere  umano  renderebbe-, 
ro  quelli  che  fcrivono  le  vite  de*  Letterati  ,  fe  me- 
no fi  dilnngaflero  Copra  le  narrative  de*  loro  av- 
venimenti Htorici  ,  ed  alTai  più  fi  diffondefle- 
ro  tulle  caufe  occafionali  de'  loro  libri,  loro  fitte- 
mi, loro  (coverte  ,  e  fullo  fpirito  delle  loro  opere,  ed 
i  fini,  e  le  circo(tan2e,  che  le  produflèro  ,  per  capirfi 
da  chi  legge  le  caufali  di  quelle  opinioni  ,  di  quei  fi- 
ttemi, di  quei  libri  da  efli  fcritti  .  Così  fi  faprebbero 
•di  tutti  gli  Autori  cole  più*  utili ,  e  nieglio  fi  capireb- 
bero tutti  i  libri.  Val  più  nel  genere  di  vite  Lettera- 
rie un'Elogio  Miotico,  e  Filofofico ,  come  quelli,  che 
il  Signor  Fcntcnelle  ha  fcritti  di  varj  Filotofi  ,  come 


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4°f 

quello,  poco,  e  da  pochidimi  fi  e  badato  , 
onde  le  vite  degli  Autori  ,  invece  di  fervir 
di  lume  a  chi  le  legge  ,  per  meglio  capire 
tali  Autori,  non  contengono  altro,  fe  non  cofe 
inutili,  ed  avvenimenti ,  che  non  era  necef- 
fario  fapere  (2) . 

C  c    3  §.5. 

quelli  di  M.  de  Maupertuis  ,  come  quelli  di  M.  d'Alem- 
bert, che  poflonfi  dire  Vite  de*  Letterati  all'  ufo  de' 
Filofofi,  che  mille  altri  nojofiriimi  ,  e  lunghilììmi  rac- 
conti di  cofe  inutili  ,  come  il  de  Maizieux  ha  fcritta 
la  prolilTa  vita  del  Bayle  ,  ed  il  Midleton  quella  di 
Cicerone  ,  ed  il  Brukero  quella  di  molti  Filolbiì .  Il 
Deslani  fu  più  brieve,  e  più  utile. 

(1)  Vi  fono  mille  vite  prolide  di  Omero  ,  di 
Virgilio,  del  Petrarca,  dell' Ariofto  tutte  piene  d'inet- 
te ridicolerie  ,  ma  quante  mai  fono  ftatc  feritre  collo 
fpirito  di  far  capire  le  caufali ,  gli  (Viluppi,  lo  fpirito 
de*  loro  fittemi ,  de'  loro  libri,  delle  loro  opinioni  in 
rapporto  alle  caufeoccafionali,  che  vi  con  corfero  ?  Il  folo 
Blackwell  nelle  fue  Ricerche  fulU  Vita  ,  e  Scritti  di 
Omero ,  da  noi  fpclTo  citate,  ci  diede  un  piano  Filofo- 
fìco  della  vi:a  di  Omero  ,  in  cui  fpiegò  le  circoftanze, 
che  concorrerò  ad  cfTer  quello  così  grande  ,  e  fublimc.ll 
Pope  fcrifle  ancora  con  riiofofia  varie,  e  (àvie  rifleflìo- 
ni  fulle  caufe  occafionali  che  contribuirono  a  formar' 
Omero  ,  a  formare  Shakefpearc  .  Ma  fcrifle  cosi  le 
vite  Madama  Dacier?  Scrifle  cosi  le  vite  degli  Autori 
il  Bayle,  ed  il  Morcri  ?  Cofa  vi  fi  truova  nelle  vite  da 
queftì  ferrite  ?  Nembi  di  citazioni ,  gruppi  d' inutili  difeuf- 
fioni  ,  e  tralafciafi  il  meglio  delle  pili  neceflarie  co- 
gnizioni opportune  per  1'  intelligenza  della  mente  ,  e 
dello  fpitito  di  tali  Autori,  de'  quali  fcrivono  lunghe, 
e  prolifle  vite.  DilTc  bene  un  Savio  Francefe  ,  che  il 
Dizionario  del  Bayle  è*  pieno  di  vite  inutili  ,  proli  ile  r 
e  pcdantefche-  fc  quanto  più  ciò  fi  può  dire  del  Chau- 
feppiè,  e  degli  altri  Continuatoti  di  contattili  libri . 


§.  La  grandezza  dcIP  ingegno  è  più 
facile  a  capirli,  che  a  definirli  in  quale  cofa 
conlìfta.  I  fegni  di  un  grande  ingegno  fono 
le  invenzioni  grandi,  nuove  ,  belle,  forpròn- 
denti  ,  il  dimoflrare  le  cofe  antiche  in  nuo- 
ve maniere  ,  tirare  confeguenze  nuove  da 
conofeiute  prerhelfe ,  o  da  conofeiute  confe- 
guenze fviluppare  non  conofeiuti  principi , 
trattar  con  nuovi  metodi  cofe  non  nuove  > 
rapprefentare  i  nuovi  rapporti  delle  cofe  m 
fcuoprine  nuovi  afpetti.  Quello  è  il  caratte- 
re dell'  ingegno  vallo  ,  e  creatore  •  L*  inge- 
gno imitatore  è  quello  che  compila,  copia  , 
e  raccoglie  da'  materiali  altrui  ,  e  che  di- 
ce quello  che  gli  altri  han  penzato  ,  o 
-  che  commenta  gli  altri  ,  affogando  fpef- 
fo  in  un  diluvio  di  citazioni  il  buon  fen- 
fo  ,  e  ia  ragione.  In  ogni  facoltà  gl'  in- 
gegni originali,  è  d'invenzione  fono  pochif- 
fimi,  gl'  imitatori  infiniti  .  I  grandi  ingegni 
veggono  le  cofe  in  altri  afpetti  di  quel  che 
js  vedono  i  cervelli  imitatori  ;  ma  i  grand* 
ingegni  fono  pochiflimi  ,  e  ci  vonno  molti 
Secoli  per  vederfene  uno  .  Quanti  Newton 
conia  la  FilofofL  :  Quanti  Archimedi  la  Ma- 
tematica? Quanti  Ciceroni  l'eloquenza? Quan- 
ti Mqntefquieu  la  politica? 

§.  4.  Neil' ifloria  de'  grandi  ingegni, 
fi  vede  che  pochi  (lìmi  fono  eccellenti  in  mol- 
ti generi  di  Letteratura ,  ai  ;  i  fono  grandi  in 
certe  date  facoltà  certi  li  (Viluppano  fui 
principio  della  loro  età  %  taluni  molto  tardi , 

e  do-* 


1 

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4°7 

e  dopo  mohiffimi,  e  grandi  Aeriti  ,  e  talu- 
ni fcmbrano  formati  dalla  natura  per  tutte 
le  fcienze  per  cosi  dire  (3);  ma  non  può 

C  c   4  mai 


(3)  Leibnitz  fu  ingegno  quali  Universale ,  ma  in 
certe  cole  Sofifta .  Newton  fu  più  grande  di  lui ,  ma 
in  bilica,  ed  in  Geometria  .  Montefquieu  valle  molto 
in  Politica,  ma  poco  in  eloquenza,  e  Pocfia.  Cartello 

.fu  molto  dedito  alle  fcienze  Fifìche,  Geometriche  ,  e 
Morali.  Platone  fu  più  eloquente  che  Filofofo  .  Ari- 
notele gran  Maeftro  in  Rettorica,in  Poefìa,  in  Politi- 
ca, poco  valle  inFifica,e  Logica.  Bayle  fu  un  gran- 

,  de  ingegno,  ma  per  lo  più  Scrìtta  ,  compilatore ,  cat- 
tivo tifico ,  ed  erroneo  metafilico .  Locke  favio  in  IVic- 
tafìfica,  e  Logica, poco  fi  diftinfe  in  Geometria.  L'in- 
gegno di  altri  fi  fviluppa  nelle  leenze  di  ragione ,  ed 

-  altri  fanno  progreflì  nelle  fcienze  Fibfofìche  ,  e  tra* 
Filologi  vi  fon  varie  forti  d' ingegni .  Oflerva  un  dot- 
to moderno  (  M.  Gibbon  Ari  ÈJfay  gn  ihe  Stiiiìy  of 
lÀturMiurt  $.  8.  pag.  16.)  che  Jkraimo  ha  uno  Ipirito 
lottile  ed  eftenfivo  ,  CafàuDono,  e  Gerardo  Voflìo  fo- 
no dilieentuìimi ,  Giudo  Liplio  pronto  ,  ed  ardito,  Tana- 
quillo  i"abro  delicato  ,  1  Tacco  Volilo  ahondante,  Bendcy 
acuto,  le  Clerc  ,  e  Frecci  profondvfcurman  diffuib,  e 
prolilTo  .  Gì'  intelletti  variano  come  le  fifonoinie  de' 
volti  umaiii.  Il  Voltaire  è  (tato  un  ingegno  vaftiilimo, 
ed  ha  trattate  con  Filofofia  varie  forti  di  eloquenza,^ 
ma  poco  profondo  fu  egli  nelle  fcieitte  efàtte,  e  poco* 
Audio  le  origini,  e  le  antichità  della  noftra  religione, 
che  atraccò  fenza  capirla,  e  fenza  cono£cerla .  11  Maupertuis 
gran  Geometra,  e  Fifico,raa  poco  piacevole,  e  molto 
Urano.  Cicerone  folo  fèmbra  il  modello  di  un* ingegno 
Univerfale  ,  Ce  può  averfi  tal"  Ingegno  .  Cicerone  fu 
Filofofo ,  Oratore,  Poeta,  Fifico,  per  quanto  comportavano 
quei  tempi.  Vi  è  chi  noi  crede  buon  Poeta,  ma  nell* 
opera  de  Divinatone  vi  fono  degli  eccellenti  fuoi  ver- 
fi,  e  (è  tali  'vera"  non  fi  fulTero,  fi  vedono  nella  lìia 


vv  elo- 


r 

mai  darfi  un'  ingegno  un rverfal mente  Crea- 
tore in  tutte  le  fcicnee  ,  e  che  ugualmente 
in  tutte. portaffe  il  fuo  fpirito  creatore  nell" 
ilìefla  guifa  (4.).  I  grandi  ingegni,  e  le  lo- 
ro 

eloquenza  grandi  lampi  di  Poetica ,  e  Filolofica  elevatez- 
za ,  come  nel  Sogno  di  Scipione  ,  che  vale  per  mille 
Filofofici  Romanzi  del  Voltaire.  Ninno  meglio  di  Cice- 
rone ha  proporzionato  il  numero  Oratorio  alle  cole , 
che  dice,  come  fanno  Omero,  e  Virgilio  col  numero 
Poetico . 

(4)  Quel  Newton  tanto  ammirato ,  confolo  poi 
T  umanità  per  la  fupeiiorirà  ,  che  Copra  di  efla  avea, 
come  dice  Al.  He  Voltaire  ,  con  avere  ferirci  i  com- 
mentar j  full'Apocalifle;  ed  avrebbe  potuto  dire  ,  che 
anche  il  Newton  fi  eclifsò  nel  fuo  fiftema  di  Cronolo- 
gia riformata,  opera  piena  di  ardite  ricerche  ,  ma  non 
di  felici  dimoftrazioni.  11  Signor  di  Monte fquieu  ,  che 
nello  Spirito  delle  Leggile  nel  fuo  libro  delle  origini 
della  grandezza  ,  e  della  decadenaa  de'  Romani  s'  in- 
nalza talora  a  certi  voli  intellettuali  ,  degradato  fi  vede 
nella  fua  opera  delle  lettere  Herfiane,  cne  fu  la  prima 
fua  produzione .  Tal'  opera  imitata  dall'  altra  che  s' in- 
titola i* Efpion  Ture,  e  piena  di  fofifmi,  frivolerie,  ed 
inette  aflurditi  fulle  cofe  più  venerande  ,  e  più  facre  ; 
Legendofi ,  e  vedendoci ,  le  non  altro  la  maniera  colla 
quale  egli  fa  parlare  al  fuo  Usbeck,  fi  vede  ,  che  la 
fua  eloquenza  in  tal  libro  e  quafi  fempre  fofiltica.  Giun- 
ge a  far  dire  in  tal  libro  (  oltre  le  altre  aAurditi  in 
materie  pili  gravi,  giacche  noi  vogliam  parlare  di  quel- 
le che  concernono  la  fola  eloquenza  ,  che  gli  Oratori 
hanno  il  talento  di  perfuadcre  in  dipende  nume me  dalla 
Ragione  ,  e  che  i  Geometri  obligano  un*  Uomo  di  ej- 
\er  perfuafo  a  fuo  mal  grado  ,  e  f  il  convincono  con 
tirannide;  Lettr»  12$.  Si  ponno  ciré  aflurditi  maggio- 
ri» Si  potrebbe  mai  credere  che  l'ifteffa  penna  che  ha 
fcritte  le  Lettere  Perfìans  ha  prodotte  le  Co/Jìccr^io- 


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.4*9 

to  produzioni ,  mai  invecchiano  ,  irai  perdo» 
no  di  (lima,  ancorché  le  fetenze,  le  lingue, 
ed  i  coftumi  di  quei  tempi  cambiaflero  ,  e 
le  cognizioni  fi  avvanzaflTero ,  e  quando  an-» 
che  non  li  parlaflero  le  loro  lingue  ,  faran- 
no in  perpetuo  tradotti  in  tutte  le  lingue  vi. 
venti  (j)  •  I  grandi  ingegni  portano  ?  ordì- 


ni  fopra  i  Romani  ?  Ecco  le  varie  fan*  de*  grandi  in» 
gegni,  che  diventano  fpeflb  piccoli,  o  che  furono  pic- 
coli pria  di  elevarli  .  Il  famofo  Cadmi  pria  di  eflec 
gran  Geometra  ,  avea  (nidiata  1*  Aftologia  Giudizia- 
ria .  Accade  ne  grand*  ingegni ,  che  pochiilìmi  fiano  i 
perfettamente  belli  ;  e  gli  errori  degl'  ingegni  gran- 
ai ,  fono  come  i  difetti  del  volto  di  una  bella  don- 
na ,  nella  quale  tanto  più  riluce  una  deformità ,  quanto 
pili  fon  belle  le  altre  parti ,  purché  però  non  li  trat*- 
ti  fe  non  di  piccioliflimi  difetti  ,  dtf*  quali  Oraiio 
direbbe  uhi  plura  nitent ,  non  ego  paucis  ojfendar  ma" 
culis  .  Ma  gli  errori  da  noi  riferiti  del  Momefquictt 
non  fono  pochi  nei ,  ma  molti  . 

,'5)  Chi  legge  gli  antichi  Greci,  e  Latini  Auto- 
ri ciarlici  dell'  eloquenza  profaica  ,  e  poetica  vede  in 
efli  nafeofto  fotto  certe  nebbie  di  quei  tempi  un  penza- 
re  fpeflo  fpeflo  più"  profondo  di  quello  de*  moderni» 
Le  opere  di  E  uripidc ,  di  Sofcc'e ,  di  Efchilo ,  di  Me- 
nandro ,  di  Plauto ,  di  Terenzio  fono  al  pari  piene  di 
buon  fenfo ,  come  quelle  Commedie  tanto  oggi  ammi- 
rate ,  e  le  Tragedie  altresì .  Arsotele  ,  con  tutti  i  di- 
fetti della  fua  età,  farà  fempre  il  perpetuo  IVIaeflro  dell' 
eloquenza  ,  come  farà  altresì  Omero,  non  oltantino  le 
critiche  del  Muratori  contro  le  aringhe  di  Omero  .  I 
grandi  ingegni  di  ogni  fccolo ,  fempre,  ed  in  ogni  tem- 
po, anche  traile  tenebre  della  barbarie  non  inveccnia- 
no mai  .  Difle  bene  un  Savio  della  noftra  nazione . 
che  i  grandi  ingegni  mai  decadono  :  Non  invecchiano^ 

che 


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4-io 

ne,  l'anaiifi,  la  grandezza  ,  e  la  novità  an- 
che nrlie  cofe  ,  che  ne  fembrano  meno  fu> 
fcettibiii.  Chi  avrebbe  creduto, che  il  vaflo 
Cbaos  delle  dottrine  politiche  ,  e  legali  avef- 
fe  potuip  unirli  alia  Fiiofotìa  nello  Spirito 
delie  leggi  ?  Chi  avrebbe  creduto  ,  che  ii 
noflro  Secolo  dcvea  vedere  un*  opera  così 
iiluiìre  ,  e  dotta  ,  e  fubiiaìe  ,  come  è  quella 
dell'  Efame  Analitico  del  Siftcma  Legale  ,  e 
quella  dell'  Efame  Economico  (ój? 

§.  Il  grati  de  ingegno  ricava  le  fue 
ricchezze  dall'  Uomo,  dalia  natura  ,  e  dall' 
afte  .  Qucfli  foriti  conducono  alla  vera  elo- 
quenza Filolofica  •  V  Uopio  colle  fue  paf- 

fioni, 

clic  quel  che  nacquero  fanciulli  :  Coloro ,  che  fon  nati 
ton  i  denti  ,  e  fratelli  del  Mondo,  fon  Tempre  della 
prima  ctà'loro,  e  vivono  quanto  il  Mondo  .  E*  egli 
vecchio  Omero  ?  Virgilio  r  Orazio  ?  Dante  ?  Quando 
invecchiò  mai  Ippocrate ,  Arinotele,  Plutarco,  Cicero- 
ne, Tacito?  Né  Archimede,  Apollonio,  ed  Euclide, 
he  Galileo, Defcartes, e  Newton  :Ger.a\éfi  Laure.  Ac. 
endemiche  Lerter.  Quefta  verità  ,  che  gli  Uomini 
di  gran  merito  mai  invecchiano  ,  febbene  le  loro  opi- 
nioni decadeflero,  fi  è  fatta  con  demolì  razione  indiretta 
Tifaltare  da  M.  Thomas  rei  fuo  Elogio  di  Cariefìo  , 
elogio  tanto  lodato  dal  Voltaire  . 

(5)  L'Autore  di  ciueiV opere  ,  che  fanno  infini- 
to onore  all'Italia,  è  il  Dr.  D.  Filippo  Briganti  ceiia 
Città  di  Gallipoli  nel  Salcnto,  ne!  quale  la  nefira  1  ca- 
lia vede  il  fno  MilLoty  il  fuo  Al^ly  ,  il  fuo  A/t>n- 
xefquieu  .  Ci  permetta  V  infinita  modeAia  di  un*  Uom 
fi  grande  un' elogi©  dovutegli  dalla  verità,  e  dalla  (in* 
ceriti . 


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4<i 

foni ,  e  fenomeni  di  effe  ,  e  V  Moria  dell1 
Uomo  Fifìco ,  e  Naturale ,  quella  dell'  Uomo 
Morale ,  Civile ,  e  Sociale  ,  quella  dell'  Uomo 
culto  ,  ed  iftruito,è  il  primo  campo ,  in  cui 
dee  fpaziarfì  f  eloquenza  ragionata  .  Indi  li 
natura  fomminiflra  a1  noQri  intelletti  P  im- 
roenfa  ferie  delle  fue  bellezze  ,  e  de'  fuoi 
fenomeni  ,  le  imagini  ,  i  rapporti  ,  le  fimi- 
litudini .  Ma  il  diftinguerie ,  1"  oflervarle,  il 
faperne  far  buon*  ufo  è  cofa  da  pochi  .  L* 
arte  poi  modifica  nell'  eloquenza  P  acquili* 
te  fdee ,  é  varia,  fecondo  fi  dee  fare,  i  colori 
delle  loro  imagini ,  e  caratteri ,  rapprefentan- 
do  con  maggiori, o  minori  graduazioni  più, 
o  meno  veementi  la  natura ,  P  Uomo ,  e  le 
fue  paflìonr,  dipingendole  non  femore come 
furono ,  ma  come  poteano  edere  •  Così  Plau- 
to ci  dipinfe  t  avatò  Eudione  affai  più 
avaro  di  quel  che  era ,  così  Terenzio  il  fuo 
Eautontimorumenos  fcrifle  ;  fcrhTe  così  Àri- 
(tofane  ,  che  caricò  le  fue  faxiriche  ima- 
gini ,  e  burlefce    Così  Luciano  dipinte  i 
Dei  de'  Greci  ,  ed  i  loro  Filofofi  ,  ed  i 
loro  Eroi  con  colori  affai  più  ridicoli  de' na- 
turali (7) .  ,.r 

§.  6.    Lo  fpirito  ,  ed  il  talento  difeer* 
nitore*  e  creatore ,  e  P  ingegno  Filofofico  fo- 


na 


M  L'arte  di  così  dipingere  fa  detta  dal  Mura- 
tori nella  fua  Perfetta  Poefia  Italiana  L*  arte  di  pcrfcr 
zionare  la  natura.  ... 


412 

no  le  prerogative  ìc  più  rare ,  e  più  prege- 
voli che  aver  polfa  chi  vuoi'  efler  vero  elo- 
quente .  Pochi ffimi  grand1  Uomini  han  ricevuti 
doni  confìmili ,  ma  Ja  natura  ce  ne  ha  fom- 
minittrati  da  fecoìo  in  fecolo  i  modelli  pet 
illuminare  le  tenebre  della  Letteraria  Repub- 
blica. Quell'ingegni  ,  e  quelli  talenti,  fono 
doni,  che  più  fpcilo  ù  ricevono,  che  fi  ac- 
quifero (8).  Volere  voi  forfè  conofeere,  fe 
avete  lo  fpirito,  e  l'intelletto  creatore  capa- 
ce di  fvxluppare  i  femi  della  vera  eloquen- 
za <  Eccone  i  fegni  .  Se  nelle  letture  degli 
Autori  vi  fentite  importato  di  entuGafmo  , 
e  tuito  commofTb  da'  capi  di  opera  della 
Poetica  ,  e  delia  Profaica  eloquenza  ,  e  fe 
caldo  di  un  tal  fuoco  correte  ad  imitare 
quei  grandi  modelli  ,  fpiegando  le  voflre 
idee  ,  e  fcrìvendo  ,  o  parlando  in  modo , 
che  vi  Tentiate  trafportato  come  da  una  for- 
za inviabile  verfo  tale  eloquenza  ,  fenza  molto 
penzarci ,  ne  avvedervene  ,  ma  come  rapito 
da  un  torrente  inefaufio  di  fublimi  penfieri; 
fappiate  ,  che  cosi  feri  vendo  ,  o  parlando, 
farete  i  capi  dì  opera  di  eloquenza .  Se  poi 
cominciando  a  parlare  ,a  feri  vere  ,  ed  a  penfa- 
re,  non  fapete  nè  potete  farlo,  fe  non  dopo 
molte  imitazioni,  arti  ri  cj  ,  (lenti  ,  letture, 
accozzamento  di  frali,  di  periodi,  di  figure, 

flen- 

(8)    Gibbon  EiTay  upon  die  Study  of  Littcrature 
$.  47-  W  9U 


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4*  3 

fìentando  a  teflere  un'  artifi.crofo  difcorfo  ,  e 
limando  frafi  ,  e  non  iolo  accorgendovi 
dell'artificio,  che  ufate  ,  ma  (tentando  per 
adoprare  tali  artificj  fugli  efempj  ,  e  tenen- 
do avanti  felve, ,  luoghi  topici ,  libri  di  frafi, 
e  di  perifrafi  ,  cataloghi  di  tropi  ,  e  fi- 
gura da  ufarfi  ,  allora  abbandonate  per  feitt- 
pre  ìx  idea  di  poter  Voi  effere  vero  elo- 
quente. I  pezzi  i  più  fublimi  della  vera  elo- 
quenza Poetica  ,  e  Profaica  ,  dine  con  ra- 
gione M.  d'  Alembert  „  che  fono  flati  Tem- 
pre quelli ,  che  hanno  coftato  meno  di  fati- 
ga  a  loro  Autori  ^  e  quelli  che  elfi  hanno 
fatto  >  come  trafportati  da  una  guida  invifi- 
bile  ,  e  fenza  quafi  avvedetene .  Molte  altre 
cofe  potrebbero  dirfi  full'  ingegno  Filolofico 
richiefto  nell'eloquenza  foWda ,  ed  utile  >  ma 
qualunque  cofa  che  fe  ne  dicefTe  ,  farebbe 
fuperflua  per  chi  è  dotato  di  tale  ingegno  5 
ed  inutile  per  chi  n'  è  lontano  ,  perchè  mai 
potrebbe  acquiflarlo  ;  e  quefle  poche  riflef- 
fioni  badino  full'  ingegno  in  rapporto  aJT 
eloquenza 


1       •     '  .-si.  • 


* 


»         1  •  ♦ 

4.  .  « 


CA^ 


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4*4 


CAPO  Villa. 


...  , 

C Otero.;  irifielj;con  molta  pjrou'fluà  han- 
no ferino  infiniti  libri  per  perfezio- 
nare Io  flile ,  e  T  eloquenza  in  varie  lìngue,, 
non  fi  fono  avveduti  ,  che  effèndo  T  elo- 
quenza una  pittura  de'  penfieri^  efpreffi  colla 
parola, non  vi  può  eflèr  perfezione  nell'elo- 
quenza, e  nello  ftile,  fe  le  idee,  ed  i  pen- 
lieri ,  fono  difettofi  ,  ed  incoerenti  .  Quelle 
caufe,  che  rendono  i  penfieri  falfi  ,  inutili, 
triviali,  infipidi,  baffi  ,  gigantefehi  ,  mo- 
firuofi ,  rendono  anche  tale  lo  flile,  e  P  elo- 

quen- 


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faenza  *  e  quelle  caufe  che  .rendono  i  pen- 
lìeri  nobili,  fublimj,e  bèlli,  raderanno  fu- 
blime ,  beila  ,  e  nobile  V  eloquenza  ,  e  Io 
Jftile  .  Le  diftinzioai  che  i  Rettorie!  hanno 
fatte  di  tante  varietà  di  fòli ,  ti  rrdiicon  tul- 
le a  confondere  ad  alienante  varietà  di 
penfieri ,  e  te  varieià  de'  ^alfieri  fono  tan- 
te, quante  fono  le  wietà  degli  oggetti,  che 
£  confideraqo,  -degli .  inceBetw  ,  che  ie  con- 
fiderano  e  delie  idee  che  fi  producono  in 
chi  le  confiderà  ,  e  delie  ,va*ie  caufali  di 
tali  idee  fi).  Ma  i  grand'  Uomini  ne'  loto 
capi  di  opera  di  eloquenza  da'  quali  oggi- 
dì fi  prendono  gli  efempj  di  tante  diverte 
difìinzioni  di  varj  penfieri  ,  n>ai  hadarooo  sa 
tali  «Minzioni  nel  compQrce  le  loro  opene,, 
alle  quali  mai  farebbero  ^rrjvati  fc  aveSe- 
ro  avuto  bifogno  di  fvegliare  Ja  fecon- 
dità dell'ingegno  con  tali  otferwwanj  ,  dcU 


■  •      «.  t 


(i)  M.  le  Battcux  ,  e  V  Autore  dell3  Articolo 
Penfèès  nella  grande  Enciclopedia  di  Parigi,  fanno  lun- 
ghe filze  di  varietà  de*  penfieri.  Diftingaono  i  ;penferi 
in  naturali ,  e  communi,  e  in  penfieri  di  piacere  ,  pen- 
Hcti  vivi,  forti,  ricchi,  ardiri,  graziofi,  nobili  9  delica- 
ti .  Penfieri ,  metti ,  nobili ,  badi ,  fublimi  ec.  «c.  Confi- 
deranno la  qualità  de*4>enfieri  fecondo  la  qualici  de- 
vili ogetti  ,  a*  quali  corrifpondono  ,  potrebbe  crc&ejQe 
all'  infinito  tal  Catalogo  di  penfieri  j  ma  nè  cjucfto  Ca- 
talogo ,  nè  qualunque  altro  più  lungo  potrà  mai  efier 
{ufficiente  a  far  bene  penfàre  chi  non  si  peafare  ,  od 
a  chi  ?à  pcnftrc  c  d*  inciampo  piattono  un  «tal  £a~ 

^S0'   ; 


4*6 

le  quali  chi  Fia  gran  bifogno  non  può  effer 
eloquente,  perchè  il  vero  eloquente  crea  col 
filo  grande  ingegno  fecondo  le  ci  reo  flange  ,  e 
crea  ,  fenza  avvederfene  ,  le  leggi  AdlP  elo- 
quenza la  più  opportuna  in  quelle  circoliate 
"ze,  ed  i  piccioli  ingegni  fi  crucciano  per  ri- 
durre poi  a  precetti  quei  metodi  ,  che  t 
grandi  ingegni  han  tenuti  ;  ma  tali  metodi 
mai  condurranno  alia  vera  eloquenza  .  Se  il 
voflro  intelletto  non  è-  così  coltivato  ,  e 
così  filolòfico  ,  come  quello  di  Cicero- 
ne ,  e  di  Demoflene  ,  potrete  knitar  quan- 
to velete  le  loro  frafi  ,  i  loro  periodi ,  r 
loro  difeorfi  ,  i  loro  libri  ,  che  mar  po- 
trete divenire  fimili  ad  efli  •  Volendo  ugua- 
gliarli ,  e  divenir  coni*  erTr ,  Infognerà  of- 
fervale  le  vie  ,  per  le  quali  i  rwedefimi  df- 
venner  grandi,  e  le  caufali  de'  progredì 
dei  loro  intelletti  ,  ed*  avere  V  intelletto  così 
illuminato  ,  come  quelli  l'ebbero.  Allora  r 
penfieri  diverranno  confimili,  e  confimile  i* 
eloquenza  •       *  "  * 

§•  2.  Quando  aìHnteHetto  fi  prefenta* 
no  l'idee  delle  cofe  >  fe  ne  formano  i  diver- 
fi  giudizi ,  e  i  divertì  penfieri ,  a1  quali  quan- 
to più  fi  riflette  ,  più  la  mente  fi  elettriza, 
*  produce  nuove  idee,  e  nuovi  penfieri.  1/ 
intelletto  allora  dee  conofeere  quali  fieno  C 
idee  vere,  fode ,  utili,  fublimi,  nobili,  in* 
tereflanti,  nuove, e  quali  penGeri  corrifpon* 
dano  a  tali  idee ,  e  come  tali  penfieri  pof- 
fàno  con  maniere  proprie  coromunicarfi  agtr 


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litri  in  rapporto  dell'  idee  di  quelli  ,  ed  in 
modo  ,  che  i  medelìmi  reflaflero  convinti  , 
perfuafi,  allettati  e  Corprelì  ,  o  che  Tentano 
per  mezzo  dell'  eloquenza  proferita  dalla  boc- 
ca ,o  per  mezzo  dell' hloquenza  fcritta .  Que- 
fla  è  la  Filofofìca  teoria  pender i  da1  qua- 
li V  eloquenza  deriva  ,  e  che  la  fendono  in- 
tereiranie .  v 

§•  3.    Diflinfero  taluni  ne*  penfieri  va- 
rie qua  1  uà  ,  cioè  quelle  ,  che  derivano  dal 
buon  fenfo  ,  e  dalla  ragione  ,  e  quelle  che 
derivano  dal  buon  gufto.  Chiamarono  le  pri- 
me qualità  de*  penlieri  qualità  Logiche  ,  e 
le  feconde  ,  qualità  di  gufto  y  e  di  (fero,  che 
in  virtù  delle  qualità  Logiche  il  penderò  dee 
eflerc  vero ,  giudo  ,  chiaro ,  e  per  la  qualità 
di  gufto  debbe  ufarfi  in  effò  fcelta ,  ed  or- 
dine ,  giacché  fcegliere  ed  ordinare  fono  le 
due  leggi  dell'  elocuzione  •  Ma  è  ben  fonda- 
ta tale  diftinzione  3  Se  il  penGere  non  ha  le 
qualità  Logiche  ,  cioè  fe  è  falfo  ,  aflurdo , 
ofeuro  ,  può  effervi  mai  nelr*  efprimerlo  or- 
dine ,  e  fcelta  l  U ordine  >  e  la  fcelta  non 
nafeon  dalle  qualità  Logiche  ì  L'  ifteflb  può 
dìriì  dell'  ordine ,  e  di  ogni  qualità  di  buon 
gufto.  Non  nafeon  forfè  da'  penfieri  ?  Vi  può 
efler  buon  gufto  fenza  buoni  penGeri  ì  Vi 
può  efìere  buona  elocuzione  cosi  un  cattivo 
raziocinio  ?   il  ponno  credere  folo  quelli  , 
che  per  difgrazia  hanno  feparata  l'eloquen- 
za dalla  Filofofia.  Un  gr3n  Giudice  di  buon 
gufto  >  cioè  Orazia  nella  fuu.  Arte  Poetica  , 

D  d  che 


che  è  il  Codice  del  guflo ,  checche  ne  dica 

10  Scaligero  »  confirma  qaefto  noflro  fenti- 
memo  ragionevole  (2)  ,  e  da  fe  evidente» 

11  vaflo  ingegno,  ed  ilinroinato ,  l'ingegno 
Filofofico  regolerà  Tempre  i  Tuoi  penfieri» 
e  la  fu  a  eloquenza  affai  meglio  di  mille  li- 
bri fuiia  maniera  di  Ben  penfare  in  materia 
di  eloquenza  (3)  la  quale  da  tali  libri  no» 

può 

>  « 

(1)   Ecco  le  fue  parole 

Scrihendi  rette ,  fapere  e  fi  principium  &  foni. 
Rem  ubi  S  ocra  licei  potutrunt  offendere  chart*, 
Verbaque  pnevi&m  rem  non  invita  fequentur 
Qui  didicit  tu   .    •   •  w 
Jieddere  perfino*  feit  conveniènti*  cuique 
Refpicere  exemplàr  fitte  morumque  jubebo 
Dotlum  imitatorem  ,  &  pivas  fune  ducere  voces  r 
Horatr  in  Art.  Foce. 

(3)  11  P.  Bouhourt,  nel  Tao  libro  <!e  U  maniere 
de  hien  penfer  dans  les  ouvrages  d*  efprit ,  molte  cole 
oifervò  concernenti  le  qualità  Logiche ,  e  le  qualità  di 
gufto  ne'  penfieri  ,  Il  Marchefc  Orli  Italiano  molto 
icriflc  ,  e  molto  confutò  con  una  voluminofa  opera  uri 
tal  libro  del  Bouhours.  Lo  fpiriro  di  contradizione  in- 
alberò da  una  parte  un  partito ,  dall' altra  un  altro;  e 
quindi  tutte  le  regole  del  ben  pen&re  fi  riduflero  a 
contraltare  ,  Ce  certi  luoghi  del  TalTo  ,  dell'  Ariofto  , 
del  Petrarca r  e  di  altri  Autori  Italiani,  o  Francefi  fiati 
buoni ,  e  quali  fiano  da  preferirli  .  Ci  rincrefee  il  di- 
re ,  che  nella  noftra  dotta,  e  fa  via  Italia  l'arte  di  ben 
penfare,  e  l'arte  dell' eloquenza  fi  abbia  fetta  confiftere 
fpeflb  in  guerre  Letterarie ,  Ce  il  Taflb  fia  da  preferirli 
all' Ariofto,  fé  ad  ambi  Omero,  qual  degli  Autori  Ita- 
liani fia  di  una  lingua  più  pura  dotato.  Se  Dante  ,  e 
le  fue  opere  fia  modelli  di  vera  eloquenza,  punti  tatti 

in 


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può  ricevere  grand' utile  ,  riè- mediocre . 

§.  4.  La  diftinziViie.  fatta  da  taluni  de' 
penfieri ,  con  avere  .confìderate-  in  effi  le  qua- 
lità logiche  e  le  qualità  di'  gufto  ,  come  G 
è  da  noi  già  o (Ter va to,  il  è \ akresì  quafi  imi- 
tata da  coloro  ,  che  hann  >  diflinto  ne'  pen* 
fieri  i  penfieri  ingegnofi  ,  e  la  maniera  in^e- 
gnofa  di  efprimer^li  ,  avendo  chiamati  pen* 
fieri  ingegnofi  quelli,  che  fi  efprimono  nelle 
grandi ,  e  veementi  paffìoni  con  una  manie- 
ra di  parlare  non  adorna,  Te  non  dalle  fole 
grazie  della  natura  5  fenza  quelle  dell'arte; 
v  .  L       D  d    2  e  aven- 

in  Italia  dibattutifllmi  ;  come  altresì  fé  il  Petrarca  fa 
da  lodarti ,  o  nò  in  varie  cofe .  I  Dantiftì  ,  i  Pretrar- 
chifti ,  i  TaiTonifti  fono  divenuti  come  i  Guelfi  ,  ed  i 
Ghibellini  .  Cosi  le  fazioni  dell'  Academia  della  Crufca 
contro  il  Tafto ,  ed  a  favor  dell'  Ariofto ,  cjuelle  per  il 
Dante  prò  e  contra,  per  qual'  Autore  fuvvi  tra  il  Bul- 
gari™ ,  c  il  Mazzoni  guerra  fanguinofiffima  (  DiSL 
Hiftor.  Artici, Dante  Rertu  H.  )  Confimi  1  guerra  ebbero 
l'Aromatario  ,  ed  il  Talloni  perii  Petrarca .  Biagio  Schia- 
vi nella  Prefazione  alla  Rettotica  di  Arinotele  volgari- 
zata  dal  Caro  ,  dimoftra  il  contratto  degl'  Italiani  ne' 
giudiz/  de'  penfieri  degli  Autori  •  Si  è.  contrattato  ,  e 
fermo  un  milione  di  volumi  prò  e  contra  per  certe  fra  fi 
di  certi  Poeti,  o  altri  Autori,  fopra  un'idiotifmo ,  fo- 
pra un  vocabolo.  Ci  vorrebbe  un'immenfo  tempo  per 
riferir  tutto  .  Ma  in  vece  di  queftionare  fopra  certi  paf- 
faggi  di  Autori  ,  e  invece  di  difputare  fulla  maniera 
del  loro  penfare  ,  e  quali  penfieri  fieno  da  preferirfi, 
meglio  fi  farebbe  fatto  d*  infegnare  all'  Uomo  la  vera, 
e  foda  maniera  di  ben  penfare  ,  e  di  far' ufo  del  fuo 
intelletto  ,  e  di  fondare  la  feienza  delle  parole  falli 
faenza  delle  cofe . 


e  avendo  dato;H  nome  di  maniera  ingegno/* 
di  efprimere  i  penfieri  a  quell'arte  ^  che  fi 
aggira  ad  ornargli  con  figure  ,  traslati ,  acu- 
tezze ($)  .  Gii  Autori  di  tali  diflinzioni  vol- 
lero dirci  ,  che  P  eloquenza  delia  natura  è 
veemente,  propria,  e  non  carica  dr  amficj, 
ma  quella  dell'  arte  è  tutta  adorna  >  e  piena 
di  fiori .  Ma  cofloro  avrebbero  dovuto  con- 
fiderare,  che  quei  fiori,  e  quegli  ornamen- 
ti ,  che  non  fi  ammettono  dalia  natura  „  e 
dalia  fua  imitazione  ,  che  dee  effer  la  bafe 
di  tutti  i  fiori ,  e  di  tutti  gtì  ornamenti,  non 
fono,  uè  fiorirne  ornamenti  della  vera  elo- 
quenza ,  m^  anzi  la  corrompono  ,  e  fanno 
degradare,  non  potendoli  dire  che  vi  fia  ve* 
ra  eloquenza ,  quando  l'arte  fi  vede  in  trion- 
fo ,  e  la  natura  tace  (y)  ,  fe  non  fi  voglia 
credere  che  la  bellezza  de'  penfieri  pofla  coti- 
fiftere  nella  bellezza  delle  parole»  vale  a  di- 
re ,  che  la  bellezza  di  una  colà  contenuta  in 
un  vafo  fi  debba  argomentare  dalla  materia- 
le qualità  del  vafo  *  Non  è  dunque  mol- 
to filofofica  tale  diflinzione  di  chi  divide  i 
penfieri  ingegnofi  dalla  maniera  ingegnofa 
di  efprimerli  ,  giacché    P  ingegnofa  ma- 
niera  di    efprimere  i    penfieri  ,    mai  vi 
è  ,  e  mai  vi  può  eflère  ,  fe  non  che  nei 
cafo  ,  che  i  detti  penfieri  fieno  veramente 

gran- 

(4)  Di  tali  cofc  Griffe  a  lungo  il  Muratori  nel- 
la fua  Perfetta  Pocfia  Italiana  Toro.  /.  libr.  i.  Céf* 

(5)  Ani*  eft  calare  arum^kt  T adagio  . 


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42T 

grandi  ,  e  fublimi  ,  giacche  non  vi  è  altra 
grandezza  ,  .e  fufalimrtà  che  veramente  polla 
dirli  tale,  fe  non  quella  ,  che  nafee  dalle 
cofe  y  e  dalla  natura  ,  Quello  Capitolo  su1 
penfieri  potrebbe  all'  infinito  eftenderG  ,  fe 
fi  vole(Te  infegnar  !a  maniera  di  ben  penfare 
per  via  di  efempj ,  e  difeuflioni  critiche  di 
vaq  pezzi' di,.eioquen2a  profaica ,  e  poetica, 
come  fuole  da  melai  farli  ;  ma  perchè  gP  in- 
finiti efempj,  e  /e  perpetue  diflertaziotii  prò 
je  .contra  di  ipriti  luoghi  di  varj  Aurori  con- 
ducono **~*^ftofto  ad  inviluppare  in  materia 
di  eloquenza  i  grandi  ingegni  ,  e  non  balla- 
no a  regolare  i  piccioli  talenti  ,   che  più  fi 
confondono  con  tante  rifteflìoni ,  perciò  con- 
chiudiamo brievemente  quanto  fi  è  detto  cir- 
ca i  penfieri  ,  che  la  loro  buona  p  o  infeli- 
ce qualità  dipende  tutta  dalle  forze  intellet- 
tuali ,  che  rendono  buona  ,  o  cattiva  l'elo- 
quenza ,  ed  i  penfieri,  che  eflTa  adopra  ,  e 
la  maniera  di  fpiegargli  (6)» 

D  d  3  C\- 
(6)  L'eloquenza  de*  Filofofi  è  per  lo  phì  rotta 
penfieri  ,  e  tutta  cofe  .  Quella  de*  Filologi  confitte 
fpeflo  in  parole  ,  ed  in  cofe  rane  .  A  molti  piacciono 
ncir  Eloquenza  i  penfieri  brillanti  ,  i  concetti  fpiritoii , 
ed  a  quefti  foli  danno  il  nome  di  penfieri^  ma  tal  no- 
me dovrebbe  (òlo  competere  a*  concetti  veri ,  efatti , 
dimostrati ,  arguti ,  e  naturali .  La  maniera  di  ben  pen- 
fare ,  e  di  ben*  efpriraerli  ha  però  caratteriitiche  dicer- 
ie in  materia  di  eloquenza  ,  Fecondo  i  di  veti!  tempi , 
le  varie  nazioni,  ed  i  varj  individui ,  che  han  gufti  di- 
%erfi  tuli*  eloquenza  .  Il  P.  Bohours  credea  che  certi 
{v.oi  giudizj  fopra  varj  Peniten  di  diverti  autori  erano 
la  vera  maniera  di  fon  menfari ,  come  fi  vede  nel  fuo 
liL>ro  così  intitolato  li  Marebefè  O-l  edea  foppoltaw 


*22 


•  •  »  » 


.... ....    x  (f»  » , •  »,  «» 

p  a  p  ni?  cÌYr,:r  ' 

i  •  * 

■  r     ■  •  • 

•  .  .il.  »     ?,  t  *  3  «     &     O*  a 


LA  memoria  è  una  potenza  >  fenza  la  qua* 
le  farebbero  inutili;  molle  facoltà  intel- 
lettuaii  ,  perchè  la  memoria  fomminiftra  ali* 
intelletto  i  materiali  delle  idee ,  che  ella  con- 
ferva ,  e  tramanda  ,  acciò  I-  intelletto  te- 
nendole prefenti ,  polla  paragonarle  ,  combi- 
narle ,  dividerle ,  unirle  ,  e  ricavarne  nuove 
confeguenze  $  e  nuovi  penfieri  ,  quali  dalia 
memoria  fi  confervano ,  e  di  nuovo  fi  fanno 
all'  intelletto  prefenti ,  per  farfene  da  quello 
nuovi  ufi  (*)  •  La  memora  dunque  non  fa 

il 

■ 

(*)   Il  Signor  Vico  nella  fu  a  Scienza  Nuova  ove 

tratta 


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1 


423 

il  grande  ingegno,  ma  ajuta,  e  fomminilìra 
i  materiali  a  formare  un  grande  ingegno,  e 
perciò  la  memoria  è  di  grande  ajuco  per 
preparare  le  difpofizioni  alia  vera  eloquenza 
di  qualunque  genere  •  Per  grandi  che  fieno 
fpeffò  le  forze  della  memoria  ,  è  Tempre  chiaro, 
chetai  facoltà  quando  non  è  accompagnata  dal 
grande  ingegno  ,  nulla  giova  ,  perchè  il  fuo 
impiego  non  eflèndo  altro  ,  che  di  rappre- 
fentare  all'  intelletto  le  idee  per  giudicarne , 
ed  approfittarfene ,  e  l' intelletto  per  la  fua 
debolezza  non  (àpendo  nè  potendo  farne  ufo, 
è  chiaro,  che  in  tal  cafo  i*  ajuto  delia  me- 
moria è  vano  *  La  memoria  dunque  mai  fa- 
rà un  grande  Oratore  un  gran  Poeta  ,  ma 
folo  farà  un  buon  recitante  di  altrui  orazio- 
ni ,  e  PoeJie  ♦  Coloro  che  coltivano  la  me- 
moria ,  e  non  l' intelletto  vi  diranno  con  una 
nojofa  iùorica  narrativa  quel  che  gli  altri 
han  detto  ,  e  penfato  ,  lenza  che  elfi  fap- 
pian  nulla  penfare  ,  o  dire .  Le  meditazione, . 
l'ingegnose  la  natura  formano  i  grand* Uo- 
mini ,  non  già  la  memoria ,  che  ai  raro  va 
unita  con  un  grande  ingegno  ,  o  lo  forma  • 
Nevton ,  e  Locke  fpeflb  non  fondarono  la  loro 
memoria  Tulle  cofe  da  etti  lette  ,   ma  fal- 
le loro  meditazioni  ,  febbene  non  fi  pofla 

Dd    ^  nie- 

r 

tratta  del  Vero  Omero  dice  che  taluni  han  prefà  la  mr- 
mor/a  per  quella  potenza  che  fi  ricorda  delle  cote;  fé 
poi  le  alrera ,  ì*  han  detta  fantafìa  ,  e  fc  le  regola  be- 
ne, e  con  crdiue,  (t  dice  ingc^ao. 


4-4 

niegare  che  per  dimorare  co*  fatti  molte 
fcoverte  che  le  meditazioni  dimoflrano,  fiavi 
bifogno  delia  memoria  Tulle  ieiture  . 

§.2.  Per  lo  più  o^ni  Uomo  è  dotato  dalla 
natura  di  quantità  l'ufficiente  di  memoria ,  che 
ben  coltivata  ,  può  aiutarlo  a  divenir  grand* 
Uomo  ;  ma  non  ognuno  ha  ne  li5  intelletto  le 
medefime  difpofizioni  a  divenir  grande.  La 
memoria  conduce  indirettamente,  alla  cultura 
dell'  ingegno  ,  e  1*  ingegio  culto  perfeziona 
la  memoria,  regolando  i*  ordine  ,  e  la  con- 
catenazione delle  idee,  e  l'attenzione  nel  ri- 
flettere fugli  oggetti  ,e  nel  faper  ben  fervirlì 
della  memoria,  esaminandone  i  fenomeni  ,  e 
regolandone  ie  operazioni  «.  Vi  è  V  arte  di 
ajutac  la  memoria  ,  e  di  fare  alla  mtc'efima 
fviiuppar  le  fue  fer7-  ,  ed  a  tal*  arte  può  in- 
finitamente contribuir  l'ingegno  ,  ma  niuna 
valla  memoria  può  mai  darci  il  metodo  da 
coltivar  T  ingegno  ,  ma  folo  potrà  aiu- 
tarlo. 

$.  3.  Un'  ingegno  elevato  legerà  alcu- 
ni verfi  di  Virgilio,  di  Orazio  ,  di  Ovidio 
ec. ,  e  poche  linee  di  tali  Autori  gli  batte- 
ranno a  fondare  fopra  di  effe ,  rapprefentate 
tutte  dalla  memoria  ,  intieri  piani  di  nuovi 
fittemi,  di  nuove  otfèrvazioni  ,  e  di  profon- 
de meditazioni.  Legge  il  Signor  Warburton 
il  VI.  libro  dell*  Eneide  ,  e  f  iluppa  nel  me- 
delimo  tutto  il  fiflemn  di  quanto  fi  oprava 
negli  antichi  miflerj  dell1  Egitto,  e  della  Gre- 
cia 


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• 


42* 


era  (1),  t  dà  nuova  luce  all'i  fior  ia  Greca, 
t  dell'  Egitto.  Ma  Servio  che  lede  Virgilio 


ze?  Le  ricavò  il  Burmanno  ,  ii  Maafvicio, 
ed  akri  Filologi  ?  Nò  certamente .  Perchè  > 
tutto  in  effi   era  andato  nella  memoria  , 
non  molte  cofe  nell'  intelletto .  Gordon  nel 
commentar  Tacito  fece  fervire  la  memo- 
ria all'  ingegno  ,   gli  altri  P  ingegno  al- 
la memoria  ,  limando   parole    ,  citando 
varianti  lezioni  ,  e  Codici,  antichi  ,  come 
per  lo  più  quafi  tutti  i  Commentatori  de1 
Clanici  Latini,  e  Greci  fi  fono  abufati  delia 
memoria  ,  quafi  mai  adoprando  V  ingegno. 
Se  ne  ponno  addurre  infiniti  efempj  degl* 
inconvenienti  derivati  nella  letteratura  dall' 
abufo  della  memoria  che  non  è  fiata  rego- 
lata dall' intelletto*  Quell'eloquente,  che  ad 
ogni  occafione  vi  citerà  milioni  di  paflaggi 
di  varj  Autori  ,  fenza  che  la  neceflhà  il  ri- 
chieda ,  e.  fenza  far  verun*  ufo  del  proprio 
intelletto,  ha  un'  eloquenza  depravata  , perchè 
nociva  ,  e  non  utile  ,  giacché  la  memoria 
dee  fervire  all'  intelletto,  e  non  V  intelletto 
alla  memoria. 

§.  4.  Una  delle  canfe  le  più  grandi 
della  corrotta  eloquenza  è  fiata  quella  di  ef- 
«riì  creduto, che  fi  arriva  alla  vera  eloquen- 


za 


(1)   \Parburton  nella  fila  Divina  Legazione  di 

Mese,  opera  fcritta  in  Inglcfe» 


. 

za  aflai  più  colla  memoria ,  die  coli' ingegno, 
onde  li  è  voluta  ftudiare,ed  imparare  l'arte 
dell'eloquenza  con  mille  libri  pieni ,  e  rica- 
mati di  efempj  immenfi  di  Poeii ,  e  di  Ora- 
tori ,  che  fi  fanno  nella  memoria  confervarc 
per  imitargli  occorrendo;  e  poi  nelle  circo- 
flanze  >  nelle  quali  fi  crede  doverfino  imita- 
re a  perchè  non  fi  è  mai  fatto  ufo  dell'  in- 
telletto, fi  dipinge  il  delfino  nelle  lei  ve,  ed 
il  cinghiale  traile  onde  .  Infiniti  Rettorie! 
hanno  lunghiflìmamente  fcritto  fulla  memo- 
ria ,  perchè  1'  hanno  coiXiderata  neceffariifli- 
ma  p  come  è  infatti,  per  ritenere  in  mente , 
e  poi  proferire  le  atinghe  ;  e  non  può  nie- 
garfi  |  che  ia  memoria  ,  nell*  eloquenza  delle 
aringhe ,  ella  non  fia  cofa  eflènzialiflìma  ;  ma 
avrebbe!!  dovuto  riflettere ,  che  ia  memoria 
può  folo  renderfi  grande,  forte  ,  ed  efficace» 
e  dall'ordine  delle  idee,  e  dal  buon  regola- 
mento dell'  intelletto  ,  e  quindi  è  chiaro  , 
che  molto  male  fi  è  trafeurato  il  coltivar  V 
intelletto  in  certe  Rettoriche  9  nelle  quali 
tanto  fi  è  fcritto  fulla  cultura  della  me- 
moria. 

§.  Chi  voleflTe  fottili  ricerche  fulla 
memoria ,  e  fue  operazioni  ,  dovrà  legere  i 
Metafifici,  e  tragli  altri  Cartello,  Locke,  Male- 
branche ec.  Vi  fono  efempj  di  memorie  prodi- 
giofifllme ,  che  fi  fono  raccolti  dal  Chambers 
nel  fuo  Dizionario  delle  Scienze  ed  ani  (2) , 

e  nella 

(2)    Vedi  Chamhers  Cy  dopa dia  or  the  Univerf* 
DiClionary  of  Aris  ani  òàences ,  artici*  Memory 


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m  427 

e  nella  Enciclopedia  di  Parigi  (j).  Mohifli* 
ini  hanno  voluto  dar  .  Metodi  fulia  memoria 
artificiale  ,  e  full1  arte  di  promovere  la  me- 
moiia  ,  tra*  quali  fi  nomina  ancora  Raimon- 
do Lutti;  ma  coftoro ,  che  hanno  ciò  tenta* 
to  hanno  fatti  sforzi  limili  a  quelli  di  colo- 
ro ,  che  han  voluto  introdurre  un  metodo 
di  una  lingua  Univerfale ,  vale  a  dire ,  che 
tali  metodi  circa  la  memoria,  circa  la  lingua 
Univerfale  fono  riufeiti  poco  utili  .  Tragli 
efempj  di  coloro  ,  che  furon  dotati  di  prò- 
digiofa  memoria  ,  fi  riferifee  da  molti  M.  Pa- 
fcnal  ;  ed  il  noto  Conte  della  Mirandola  di 
cui  fi  riferirono  altresì  cofe  aliai  più  Arane, 
che  vere  (4). 

§.  6. 


+  •  *  m  *t  ai  f 


f$)    Encyclop*  AnicL  Mcmoire. 

(4)  Chi  voleflc  leggere  elèmpj  e  rifleflioni  fopra 
certe  memorie  prodigioie  ,  veda  Saury.  Elem.  de  Aler- 
phyf.  Chap.  19.  A'  noftri  tempi  ,  cioè  nel  I77P»  fi  è 
publicato  in  Lubeca  un  libro,  nel  quale  l'Autore  Er- 
rico Heineken  riferifee  cofe  prodigiofiflime ,  ed  mere- 
dibiliflime  di  un  fuo  difcepolo  ,  che  morì  di  4.  anni. 
Di  un'  anno  fi  dice .  che  làpea  i  fatti  del  Pentateuco , 
che  a  due  anni  pofledea  la  ftoria  antica,  la  geografia, 
r  anatomia ,  e  fapea  ottomila  voci  Latine  ,  e  che  pria 
di  anni  tre  fapea  quali  tutte  le  genealogie  de'  Regnan- 
ti di  Europa ,  e  che  fece  rapidUlimi  progrelli  nella 
Teologia,  e  nella  Giur  (prudenza  ,  fapendo  a  memoria 
*oo.  inni  colla  loro  Muftca,  80.  Salmi,  ifoo.  lènten- 
ze  antiche  ,  la  Geografìa  ec  ,  e  che  pronunziò  alla 
Corte  di  Danimarca  ia.  difcorfi  ,  oltre  che  parlava 
Tedefco,  Latino, Francete,  ed  OiandeG;.  Quefte  cofe 


428 

§.  <>.  Moli?  altri  Autori  fi  fono  indù»*  . 
flriati  in  far  metodi  da  poter  confervare  coli* 
ajuto  de'  verfi  la  memoria 'di  varie  fcieitte  , 
tome~fece  il  P.  Claudio  Buffier  ,  che  .fcriffe 
un  libro  intitolato  la  Mcmoire  Anificitlk  per 
ajuio  di  chi  vuol  tener  prefenti  all'  intelletto 
ì  fatti  più  efTenziali  dell' Moria  (f)  .  Molti 
altri  ,  che  lungo  far;  Me  il  riferire  ,  hanno 
lentatp  di  far  V'ideilo  ,  chi  fcrvendofi  de' 
verfi,  e  chi  della  profa ,  rru  per  lo  più  ta- 
li libri  così  ferirti  per  ajuto  della  memoria 
hanno  fatta  degenerare  ,  e  decadere  la  vera 
eloquenza  >  perchè  ferini  fcnza  buon  gudo , 
e  fenz'  ordine  ,  come  è  accaduto  fpecialmeo- 

■  .  *  te 

fono  affai  più  maggiori  di  quelle  che  fi  fono  fcrit- 

?  a  d  ÌC°  dcIIa  Minu,doIa  •  1  5avj,  e  dotti  ErTcrueri- 
difti  Romani  le  riferifeono ,  fenza  averne  voluto  giudi- 
care .  Ma  il  Signor  Heineckcn  avrebbe  dovuto  ad- 
durre di  tali  fatti  pruove  tanto  più  convincenti ,  quan-  ' 
to  pid  eftraordinarie  fono  le  cofe  ,  eh'  egli  rifenfee  , 
mentre  non  adducendofi  dal  medelimo  irrefragabili  pruo- 
ve ,  ognuno  potrà  riporre  tal  libro  a  canto  di  quelli 
di  Ariltea  Proco  nnefio ,  d' Ingoilo,  di  Ctelìa,di  Onelì- 
cxno  ,  di  Poliftefano  ,  e  di  fcgeiia  ,  de*  quali  Gellió 
(  libr.  p.  cjp.4.  Moti,  liticar.  )  diffe  che  contenean 
cole  mudite,  ed  incredibili  :  Litri  miraculorum  fjbu-' 
Utumquc  pieni  ,  rei  inaudita  ,  incredula .  11  Mòrofio 
nel  Polyhiftor  Tom.  L  Uh,  2.  cap.  6.  rifèrifee  alcuni; 
tatti  di  memorie  forprendentilìime ,  ma  non  tali,  come 
quello  dall'  Heineckcn.  rifcmo  . 

(j)    Coftui  fece  fcrvire  i  verfi  ,  dice  M.  di  Vol- 
taire (  Siecl.  de  Lovis  XIK  Caulog.  des  Ecrìv.  ee.\ 
ai  loro  primitivo  uiò  ,  cioè  d' imprimere  nella  memo- 
r  a  j  jieceflarj  avvenimenti . 


V 


» 


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4*9 

te  a  quelli  ,  che  in  pochi  rerfi  enigmatici 
fatti  a  loro  credere  per  ajutar  la  memoria , 
voleano  fpiegare  molte  loro  idee .  Nelle  an- 
tiche Logiche  ve  n'  erano  infiniti  efempj . 

§.  7.    Si  dee  qui  riflettere  ,  che  per 
lo  più  gli  educatori  de1  fanciulli  nelle  faen- 
ze fqgliono  corrompere  gT  intelletti  de*  loro 
allievi  »  col  coltivare  pria  la  memoria  ,  e 
poi  il  raziocinio  •  Fanno  imparare  a'  ragazzi 
minuzie  Grammaticali  per  quelli  inintelligi- 
bili ,  e  frafi  di  lingue  ignote  ,  e  fanno  con- 
fumare in  eflfe  il  miglior  tempo  della  vita, 
come  fe  nelP  Uomo  tutto  fuHTe  memoria  ,  e 
niente  intelletto  •  Quelle  nazioni  antiche,  e 
moderne  ,  che  hanno  avuto  meno  bi fogno 
di  ii: regnare  a'  fanciulli  ne'  migliori  anni  le 
lingue  eflere ,  hanno  avuti  più  grand1  Uomi- 
ni (6)  .  La  cultura  dell'  intelletto  .  e  delia 
memoria  debbon  farti  ,  come  fi  é  da  noi 
detto  ,  fui  piano ,  col  quale  la  natura  fvilup- 
pa  neir  Uomo  le  facoltà  intellettuali  .  Un 
brieve  ,  e  ragionato  metodo  di  Geografia, 
facili ,  e  concili  elementi  d' Iftoiia  ,  un  pic- 
ciol  foggio  di  geometria  ,  quindi  le  feienze 
fiGche ,  e  quelle  di  ragione ,  e  poi  gli  ftudj 

delie 

• 

(6)  Si  aggiunga  che  lo  Audio  delle  lingue  mor- 
te nella  prima  e,ci,  oltre  il  nuocere  all'intelletto,  non 
giova  nemmeno  a  farci  fare  de'  grandi  progredì  in 
effe  lingue,  che  fi  fanno  male  ,  perchè  intempeftiva- 
mcnte  imparate  in  certe  età  ,  nelle  quali  fi  avrebbe 
pria  dovuto  empier  l' intelletto  d3  idee  ,  e  di  cofe. 


43© 

delle  lingue ,  e  dell'  eloquenza  ,  Tempre  fa- 
cendole infegnare  per  via  di  offèrvazioni . 
Diranno  molti ,  che  quelli  fieno  progetti  Pia- 
tonici  ,  ed  impramcabiii  ;  ni  a  fono  però  mi- 
Jiflìmi ,  anzi  neceflàrj  ,  e  prattfcabilì ,  purché 
fi  voglia  giovare  ali'  Uomo,  e  far  fervire  te 
feienze  al  bene  dell'  Uomo  (7)  ,  circolhnza 
alla  quale  non  molto  fi  è  badato.  Non  vi  è 
cofa  ,  che  tanto  nuocefiè  all'  Uomo ,  quanto 
il  trafeurare  in  certi  tempi  di  coltivar  l'in* 
telletto  ,  e  badare  alla  foia  memoria ,  e  alle 
cofe ,  che  da  eflà  dipendono . 

§.  8.  Si  è  da  molti  creduto  ,  che  F 
invenzione  delle  lettere  ,  e  de'  libri  abbia- 
no nociuto  alla  memoria  ,  ed  è  q netta  un* 
opinione  dì  Platone  nel  Fedro  che  è  riferi- 
ta ancora  da  Quintiliano  (8),  ma  tali  inven- 
zioni, febbene  fembrailero  a  prima  vifta  no- 
cive alla  memoria  ,  perché  noi  fidati-  ne'  ii- 


(7)  Inulti go  héte  effe  vota  olìofi  Philofophi, 
Jed  intelligent  quoque  omnes  nihil  fieri  prò  litteraria , 
ac   Civili  Kepublìca   utilius  poffe  .  Cui  enim  bono 
iantém  generis  fiumani  partem  in  iis  conterimus ,  qua? 
aut  naturam  vitiant  ,  aut  obftaeulo  funt  iis  artibus  9 

Cb.be ne  bcatiq.  effe  poffimus  !  GemienC  Elenicnt.  Artis. 
gicocrit.  cap.  6".  §-  ij.  Libr.  I. 

(8)  lnftit.  Orator.  Uh.  it.,  r*p.  2. ,  ove  parla 
£ella.  Memoria .  Ma  affai  meglio  di  Quintiliano  ,  e  dì 
ogn'  alerò  ha  ferino  fulla  memoria  ,  full'  imaginazione  , 
e  fulla  contemplazione  '  il  Signor  de  Condillac  ,  Eff-*y 
far  l'origia  des  Connoijpnces  humaines  Pare.  I.  Sedt, 
III.  Chap.  x.,  j.  ,  &  4. 


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'43  r 

bri  .  e  nelle  fcritture  ci  curiamo  meno  di 
conservar  nella  memoria  le  cote  j  è  ceno  pe* 
rò  ,  che  confervandofi  le  feienze  nella  me*, 
moria  ,  farebbero  più  fogette  a  cancellare  ; 
e  poi  avendo  noi  i  libri  per  confervare  ■  c 
tramandarci  le  idee  ,  abbiamo  V  opportuni  ti 
dì  coltivar  più  la  mente ,  e  (Tendo  da'  libri 
e  dagli  ferità  accurati  di  quanto  ferve  per 
ajutar  la  memoria  ,  fulla  quale  può  vederfi 
quanto  ferine  il  citato  Quintiliano  ,  che  fa 
molte  offervazioni  fui  ritrovato  attribuito  a 
Simonide  per  ajuto  della  memoria  (p)  9  che 
fempre  è  nata  dall' ufo,  onde  colui  dille  del- 
la memoria  Vfus  me  genuit  &c. 

§.  p.  1  Greci  diflTero  ,  che  Mnemofy- 
ne  Dea  ,  cioè  la  Memoria  ,  avea  partorite 
le  Mufe(io),cioè  che  tutte  le  feienze  era- 
no  nate  dalla  memoria,  che  fu  chiamata  da 
Cicerone  thefaurus  omnium  rerum  ,  tkefaurus 
rerum  inventar um  9  come  fi  può  vedere  nel 
libro  de  Orator.  II  Morofio  nel  fuo  Poly- 
Jiiflor  fi  prefe  la  pena  di  minutamen- 
te raccogliere  i  nomi  di  coloro  3  che  fcrif- 
fero  fulla  memoria  artificiale  ,  quali  nomi 

fi  poa- 

(p)    Quiutilian.  loc.  €Ìt» 

(io)    Phaedr  FabuL  libr.  3.  Prolog,  v.   ìt.  I 
Greci  dittero  ,  che  vicino  V  antro  di  Trofbnio  erantt 
due  fiumi ,  uno  detto  Lete ,  che  face»  tutto  dimenticare 
l'altro  di  Mntwkodne ,  o  iìa  della  memoria,  die  tutto 
facca  ricordare  .  Paufan,  in  Boeoticis. 

w  •  •         •  • 


P2 

fi  ponno  predo  H  medefimo  fegere  (n)  da 
chi  n'avefle  il  defiderio  ,  ed  il  Morofio  iftef- 
fo  c  un  grand1  efempro  di  quei  Letterari  che 
molto  hanno  e  ferri  tata  la  memoria  in  im- 
•menfe  compitazioni ,  ma  che  non  molto  Iva  Fi- 
no ragionato  .  La  memoria  accrefee  il  nu- 
meto  delle  noftre  idee  ,  perchè  confervando- 
le  ,  e  prefentandole  all'  intelletto,  fa  rifve- 
gliare  nuovi  rapporti,  e  nuovi  gfudizj- 

§.  &  Con  giudizio*  riflette  Cicerone 
che  altra  è  la  memoria  delle  cofi  ,  altra  è 
quella  delle  parole  (12).  La  memoria  delle 
cofe  forma  i  grand'  Uomini  .  La  memoria 
delle  parole  ,  a  fia  de'  fegnr  delie  cofe  % 

qpaa- 

;     '  - 

(11)    Vii.  MotKof  Polyhiftor.  Tom.  I.  libr.  2+ 
gap.  6.  n.  33.  O  feguentib. 

(11)    Cieer,  de  Oratore  I.Niuoo  meglio  de  Pit- 
ttgonci  coltivò  la  memoria  .   Dice  Jamblico  che  la 
coltivavano  aflài,  e  vi  confiimavano  molto  tempo  con 
fomma  dirigenza  ,  e  che  (èmpre  ruminavano  le  colè  itik- 
parate,  e  che  tanto  fi  dovea  imparare  ,  quanto  fi  po- 
tea  coafervare  in  memoria  .  Mai  fi  atzavan  da  Ietto- , 
fe  non  fi  ricordavano  di  tutte  le  cofe  de'  giorni  ante- 
cedenti, e  con  difpofizione  ordinata  ,  e  diceano  ,  che 
non  vi  è  colà ,  che  conduca  alle  faenze  ,  all'  efperien- 
za ,  e  alla  prudenza  ,  fe  non  la  memoria  .  Così  dice 
Jamblico  ,  che  i  Fittagorici  promoflcro  nella  Magna- 
Grecia  la  FHofofia  ,  la  Poefia ,  e  la  Legislazione  e 
che  le  Arti  Ret loriche  di  quei  Savj  (TtXvats  Tcec  p»»Top/»a^) 
co'difcorfi  nel  genere  dimottrativo,e  le  leggi  da  que'* 
li  fcritte  fi  trasferirono    nelia  Grecia  .  Vii.  JambLLch. 
De  vit  Pjrthagi  Cap.  2$.  n.  icTj.  pa%*  147.  edit.  in 
4.  AmfieL  I707« 


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4» 

quando  c  accompagnata  da  quella  delle  co- 
te, è  Tempre  di  ajuto  all'  intelletto  ;  ma  qua- 
lora la  memoria  delle  parole  è'  totalmente 
feparata  dalla  memoria  delie  cofe  ,  allora 
non  altro  viene  a  derivarne  yfe  non  un  fred- 
do  pedantifmo  ..  Noi  non  entraremo  nella 
contro  ver  Ga  ,  fe  la-  memoria  dipenda  più  dal- 
ia natura,  o  dall'  arte  y  e  come  la  memoria 
differì fee  dalla  fetenza,  lafciando  tali  queftio- 
ni  all'arbitrio  di  chi  vorrà  a  fuo  modo  eli- 
minarle ,  e  deciderle  Q-  '  > 


  r  •  t    #     "  ' 

...  - 

E  e  CA- 

*  *  •  , 

(*)    Se  per  feienza  ,  e  conofeenze  $'  intende  il 
far  pompa ,  ed  apparato  di  cofe  da  alvi  détte  »  ed  una 
(erie  di  racconti  delle  altrui  feienze,  dottrine,  ed  opi- 
nioni, allora  la  memoria  farà  certamente  una  faienza , 
e  la  facoltà  -,  che  appartengono  alla  memoria  farauno 
feienze  ,  e  conofeenze  »  cioè  racconti  iftorichi  di  quel 
che  li  è  incelo ,  letto  ,  e  penfàto  dagli  altri  ,  o  da  fe 
medefimo  in  altre  occorrenze  ,.  che  dalla  memoria  fi 
xapprefentano  all'intelletto  .  Se  poi  per  feienze  e  co- 
noteenze  s'intendono  quelle  facoltà*  intellettuali  ,  colle 
quali  l4  Uomo  giudica ,  efemioa  ,  ragiona  ,  trae  confe- 
renze, fa  ufo  del  fuo  raziocinio  applicando  le  mede- 
firae ,  e  fervendoli  de?  materiali  ,  che  la.  memoria  gli 
fuggerifee ,  allora  la  memoria  non  farà  fcienza ,  ma  un 
gran  veicolo  delle  feienze  ,  e  conofeenze-.  Secondo  dun- 
que l'idee  che  fi  attaccano  alle  parole  di  fetenza  ,  * 
di  conofce/ifj,  farà  la  memoria  nella  ci  alfe,  che  gli  fi 
vorrà  dare  dalle  idee ,  che  fi  anacsheianno  a  tali  pa- 
role. 


Digli  ah  ufi  del?  Eloquenza  * 

SOno  taH,  e  tanti  gli  abufi  ,  efie  fi  Cono 
fatti  dell'eloquenza»  che  riefce  cofa  im- 
poflìbile  il  parlarne.  Se  ne  potranno  (bltan- 
to  individuare  pochiffimi  >  da'  quali  gli  altri 
fi  potranno  argomentare  .  Nei  pattato  (ecolo 
fi  feceano  confiftere  i  topici  dell*  eloquenza 
in  alcune  fredde»  letterali  »  e  pedantefche 
imitazioni  di  Cicerone,  del  Boccaccio  »  e  di 
altri  Autori»  caricando  il  tutto  d*inutili»  ed 
affettati  ornamenti .  Le  antitefi  i  bifticci  »  gli 
anagrammi»  gli  acroflichi  appettarono  per  più 
tempo  P  eloquenza  ♦  Chi  avrebbe  creduto  > 
che  in  molte  Rettoriche,  e  Poetiche  fi  fuf- 
fero  dati  de*  ferì  precetti  per  tali  inezie  * 

Chi 


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Chi  avrebbe  creduto  ,  eh?  fino  gli  antichi 
Greci  lì  fuffèro  deliziati  in  fare  Logogrifi  , 
Centoni  (*)  ,  Aeromooofillabici ,  Tautogram- 
matici ,  Èchi ,  Protei ,  Sinifoniaci ,  Anagram- 
mi l  Chi  crederebbe ,  che  fino  ne'  Colloquj 
di  Epafroo  fe  ne  trova  uno  intitolato  V  Echo, 
in  cui  parla  PEcho?  L'eloquenza  degli  an- 
lichi  confi  dea  fpeflo  in  man  dar  fi  regalan- 
do coitipolìzioni  in  forma  di  un*  uovo  , 
di  un'  altare  ,  di  una  torre  ,  di  una  sfe- 
ra (*)  •  Era  quella  P  eloquenza  Filofofica 
di  auei  tempi .  Tra'  Greci  Simmia  di  Rodo 
fi  efercitò  affai  in  tale  eloquenza  •  Egli  offe- 
rì a  Diana,  una  compofizione  in  forma  di 
un'uovo  ,  nel  quale  fi  duole  dell'  ingiuria 
fatta  da  Mercurio  alia  Malica  ,  il  quale  la- 
feiati  i  verfi  r  e  data  ad  Apolline  la  lira  , 
che  rapprefenta  un  mezzo  uovo ,  volle  pren- 
der cura  degli  animali .  Soggiunge  ,  che  P 
uovo ,  eh'  egli  ofTerifce  ,  è  ua  parto-  di  uno 

E  e    2  uc- 

(*)  I  Centoni  dimoftrano  ancora  un  eloquenza 
fofiftica,  ed  un  pe  filmo  gufto*  A  afonia  yFalconia  Pro- 
ba ,  il  Meibon ,  il  Afufato  ,  i  Capilupi ,  il  Grifo ,  il 
Kojfylo  Stcinman>  il  Pomario  ,  il  B avaro ,  ed  altri 
moiri  Icrilfero  in  varie  materie  divertì  centoni  .  Marco 
Velftro  e  Giulio  Rofcio  feri  Acro  precetti  da  far  cen- 
toni .  Si  veda  il  Fabricio  Biblioih.  Latin*  Libr.  I. 
cap.  12*  Tom,  I. 

(*)  LMnglete  Poeta  Dryden  pole  in  ridicolo  ta- 
li abufi  di  eloquenza  nei  fuo  Jfac-Fleckno  ,  ove  così 
lì-  dice  :  Scegli  per  il  tuo  comando  qualche  tranquilla 
provincia  delle  Terre  Acroftiche  ,  ove  puoi  Jpiegar  le 
Ali  ,  innalzare  Altari  ,  e  mettere  in  mille  guife  alla 
tortura'  le  parole ,  e  le  JlLlabc  .  Si  »eda  io  Spettatore 
Ingleft  Rum.  28. 


uccello,  che  ama  la  M tifica  ,  dinotando  i* 
origine  delia  Mufica  dall'uovo  ,  che  oneri- 
fce  a  Diana,  come  aufiliatrice  delle  puerpe- 
re ,  come  forella  di  Febo ,  Dio  delia  Mufi- 
ca ,  e  come  calla  (i) . 

§.  j,  Chi  avrebbe  creduto  ,  che  per 
emendar  quel!  uovo  di  Simmia  Rodio  avef- 
fe  tanto  facigato  Giu&ppe  Scaligero ,  e  Da* 
niele  Einfio  ?  Si  vede  chiaro  ,  che  le  mag- 
giori occupazioni  di  taluni  Filologi  fono  per 

10  più  inutili  .  Preflò  i  Filologi  P  uovo  di 
Situi  a  Rodio  è  flato  più  feraofo  dell'  uovo 
Zefìrio  degli  antichi  Cofmologifli ,  deJ  qua- 
le hanno  tanto  parlato  i  Greci,  entragli  al- 
tri Ariflofane  (a)  .  L'  ifteffo  Simmia  Rodio 
fece  anche  le  ali  di  Amore  ,  cioè  certi  verfi 
limili  alle  ali  di  uccello  ;  ed  ali1  ideilo  Au- 
tore fi  attribuifcono  una  Scure  ,  una  Samp*~ 
gna ,  ed  un'  Altare ,  anche  in  verfi .  E'  pii 

11  rana  meraviglia,  che  taluni  (uperfiiziofi  am- 


(f)  Cosi  (piega  i  (enfi  di  Simmia  Rodio  Claudio' 
/  ubcrio  Triun cariano  ,  che  foggiunge  eflere  una  bella 
nietalepu*  ir  cambiamento  dell'  uovo  in  lira ,  e  della  li- 
ra in  uovo .  Ma  Claudio  Auberio ,  che  cosi  ragionava, 
dovea  con  piti  bella  metalcpfi  edere  trafmuiaco  in 
uovo . 

(1)  Ari /top han,  in  Avib.  verfi  6^4.  Chi  voleflè 
vedere  leggiadramente  polli  in  ridicolo  gli  Autori  degli 
Anagrammi  ,  Cronogrammi  ,  Lipo grammi  ,  Acrofiici^ 
Echi  ,  Ova,  Ali,  A  ilari  ec. ,  veda  lo  Spettatore  di 
Addiflon  .  Num.  62.  ove  parla  dèi  vero,  e  del  falfo> 
ingegno  >  in  quali  Autori  lì  nuovi,  ed  in  quali  nazioni* 

* 


Digitiz 


miratori  delle  antichità  Grecie  abbiano  cali 
cofe  diligentemente  confervate  nelle  Collezio- 
ni de*  Poeti  Minori  Greci  (})  .  L'avranno 
forfi  fatto  per  dimoftrare  le  degradazioni  dell' 
amano  intelletto  ì 

$.  4*  Traile  occupazioni  ridicole  dell* 
eloquenza  fono  quelle  de*  verfi  canarini,  pi- 
ramidali ,  cruciformi  ,  e  caliciformr  ,  onde 
venne  i*  eloquenza  fimbolica  .  Vi  furono  i 
verfi  Leonini ,  i  verfi  ,  che  fi  leggeano  con 
fenfi  oppofti  dalP  una  ,  e  dalP  altra  parte ,  le 
tazze  ec.  (4)  .  All' abufo  del P  eloquenza  ap- 
partengono i  hifiicci  ,  de*  quali  vi  fono  efem- 
pj  anche  tra'  Greci,  e  tra'  Latini,  tragt'  lr> 
glefi  ,  e  tragP  Italiani ,  che  molto  fi  diletta- 
rono in  tali  biflicci,  che  da  taluni  fi  dittero 
^iterazioni  ,  che  furono  ne'  pattati  tempi 

E  e    3  mol- 

1 

(3)  Vii*  Potu  Min.  Crac,  turante  Radutati. 
JBfinterton.  pag.  317.  ad  313.  Cantabrig.  apud  T/to- 
mani  Buck  1641.  ,  in  8.  Si  abu&no  ancora  dell'elo- 
quenza, e  del  buon  fenfo  coloro  ,  che  ftorcono  i  oo- 
•ni ,  con  mutarne  le  lettere  per  biafimare  ,  o  lodar  ta- 
luno, come  Labienus  Rabienu*  t  Platon  ,  Satàon  ec. 
V.  QuintiL  In/Ut.  Orator.  Libr.  Fi  Cap.  3.  Johann. 
Davis,  in  Cictr.  De  natur.  Deor.  Libr.  7.  n.  34.  '- 

(4)  Si  veda  il  libro  intitolato  Oda  Gudlingiana 
eap.  6.  Si  abu(àno  dell'eloquenza  i  Lipogrammi/ti , che 
in  cene  compofìzioni  cercati  fugire  certe  lettere  dell* 
Alfabeto .  Trifiodoro  Greco  fcritìe  un'  OdifTca  ,  o  fan 
Viaggi  di  UliQe.  Ogni  libro  avrà  il  nome  di  una  Iet- 
tata deir  Alfabeto  Greco  ,  e  tal  lettera  mai  vi  era  in 
tal  libro  .  Nel  libro  *  non  fi  tu  co  nel  £  uoa  vi 
era  jg  ec 


VJ8 

molto  applaudite  e  fiequeniiiTime  (y)  .  Gif 
abufi  dell' eioc|iier>7a  ponno  derivarli,  o  dalle 

pa- 

(5)    Ecco  T  «Tempio  di   un  bifticcio  in  Oraci* 
71  -n^p  pepati;    i^l  yaovruv  ,  .a  i.  Virgilio  ,upp*f- 
jue  tua  puhefque  tuo  rum,  ed  in  Catullo  ,  quid  morarts 
tmori  ,€  nelT  inglefe  Milton  Andbrought  imo  the  wortd 
aviorld  of  woès  :  E  *el  A/ondo  portò  di  mali  un  Mon- 
do .  11  Signor  la  Motraye  f  Voyages  Tom.  ì.  Chip. 
$•  pog*  59>  )  riferiTce  una  ifcrizione  fatta  ad  un  rofi- 
#nuolo  di  una  Dama  Romana,  che  dice  aver  letta  BcV 
fa  Villa  Giuftiniani  .  In  tal'  ifcrizione  ,  che  C  Aurore 
riferifee  ,  vi  è  un  notabili/Timo  efempio  di  bifticcio: 
Cave.  Avis.  Avia.  Avena.  Vale.  Et  Fola.  Per.  E(y- 
funu  De*  bifticci ,  ed  alligazioni  re  ne  fono  anche 
efempj  nel  Petrarca  :  Quel  Sol ,  che  filo  agi*  occhL 
miti  rifplende ,    Po ,  ben  puoi  tu  portartene  la  feorfa. 
Del  fiorir  que/U  innar^i  tempo  tempie :Di  quefte  fred- 
dure fece  le  fue  delizie  fovente  il  Marini.  Ad  iulegnar 
bifiicci,  ed  a  corron  prre  con  altre  Arane  feoncezze  t 
eloquenza  fi  occupar  >  il  Cavalic  Tefauro   nel  fuo 
Cannocchiale  Ariiìotelico,  e  Baldaffane  Graziano.  Ma 
chi  avrebbe  credutp ,  die  io  quefto  fecolo  fi  fofTero 
compofte  opere,  «  lettere  rutte  di  inoàiofillabi »  lettere 
lènza  r.  lenza  $.  ?  E  pur  ciò  fi  è  vifio  in  Parigi  ,  e 
nella  liugua  la  pii\  eulta  di  Europa  (  Le  Kadouur 
onici  14.  pogn  91*  Tom.  I.  Paris  IJ77-  )  Si  adopra. 
rono  ancora  unici  a'  bifticci  alcuni  equivoci  freddi ,  enig- 
mi., ed  emblemi  ,  che  fono  itati  per  lo  pili   V  occupa- 
zioni degli.  Scrittori,  di  Epigrammi,  come  di  Marziale, 
e  di  Owen ,  quali  per  voler*  efler  troppo  arguti ,  di- 
vennero fpeflo  feddii:"uiii  .  Per  efèmpio  di  un  bi /liccio 
con  equivoci  fi  può  addurre  1'  epigramma  attribuito  a 
Beza  lulle  fue  tré  mogli  prete  fucccflìvameiite . 
.1  * 

Propter  opus  primis  prima  ejl  mi  hi  junfta  fub  anais9 
Altera  prop&er  ope* ,  tenia  propter  optm. 


Si  riduce  a  bifticcio  di  equivochi  fulle  parole  opus, 
»pes,  opem. 


uigitiz 


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439 

parole,  e  lettere,  come  negli  efempj  riferi- 
ti ,  o  dalle  cofe  ,  cioè  quando  lf  eloquenza 
e  fofiftica  ,  falfa  ,  erronea  ,  e  ridicola  ,  e  pu- 
ramente declamatoria.  Di  tale  eloquenza  ve 
ne  fono  efempj  infiniti  .  Lucrano  fpeflò  la 
derife  (6)  ,  e  talora  egli  ce  ne  diede  gli 
efempj  quando  volle  intentar'  ideale  giu- 
dizio di  calunnia  ed  accufe  per  certe  lettere 
Greche  per  le  quali  egli  fcrifle  (7)  ♦  Sugli 
abufi  dell'eloquenza  molte  cofe  ollervarono 
Samuele  Verenfels  (8)  ,  Burcardó  Mencken 
(9)  ,  e  Gian  Nicio  Eritreo  (10)  .  Contro 
gii  abufi  dell'eloquenza,  e  degli  Stud]  s'in- 
veifce  ancora  1*  ifteflo  Burmanno  ,  il  quale 
volle  darci  una  curio  fa  defcrizione  delle  oc- 
cupazioni di  tale  eloquenza  (11)  5  tuttocchè 

E  e   4  il 

(6)  In  DiéL  KheiOTum  Prscep.  &  in  Dialog. 
JLexiphan. 

(7)  Lucian,  in  Judie.  Votai. 

(8)  Som.  JfTerenfels  de  mettor.  Òratiom,  &  de 
legomachiis  Esuditor. 

(P)    BurcA.  Mencken.  de  charLatan.  Erudii. 
Eritr.  in  Pinacoih, 

Vid.  Burm.  Poèmat.  libr.  I.  pag.  3*.  edie. 
in  4.  AmfteL.  apud  Afainard  174*  >  °™  cosi  deferire 
autori  dediti  a  tale  eloquenza. 


(io) 
(»} 


Pdf  arai  Aie  fpatwm ,  fimilifque  priori*  imago , 
Multaque  fenhemum  turba  jacebat  fiumi. 

Et  Polyantheis  congeftos  inter  acervos 
Alte  ri  us  cupide  din  pie  bue  opes. 

Deque  locis  furans  communibus  omnia,  grande 
Promebat  parvo  tempore  fi riptor  opus. 


DI 


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il  Burmànno  iflèflb  ih  (iato  fpeilo  più  ami- 
co  di  compilar  mollo  >  che  di  riflettere  ,  co- 
inè fi  vede  in  molte  fue  opere  ,  e  Com- 
mentar*! (*)  . 

§.  $.  Se  fi  volene  far  P  iftoria  di  tut- 
te le  viziofe  maniere  dell'  Eloquenza  Orato- 
ria ,  e  Poetica  de'  partati  fecoli ,  fi  avrebbe- 
ro a  fcrivere  immenfi  volumi  ,  e  riferir  co«? 
fé  delle  quali  è  meglio  abolirne  ,  che  per- 
petuarne la  memoria  col  ripeterle  .  Batti  il 
riflettere  ,  che  pochiffimi  Scrittori  di  eloquen- 
za fono  (lati  efenti  da  tali  difetti  .  Si  fono 
trovati  Autori  ,  che  tanno  intitolati  i  loro 

Ltxita  tum  GloJftSy  Anale&ay  Theatray  Medtdl*  ; 

T/itfuuri,  Mei  ho  di ,  Biblioth.ee  a ,  Penus  • 
Fafciculi ,  Flores ,  Sy  magnata  ,  Sjrmbola,  Sili* 

Notiti* ,  Tabula ,  Lampas  ,  Ace*rat  Facts» 
Diliei*,  PArafeSy  Sujda,  Proverbiai  Claves 

A tri 'a,  Peftibulnm  ,  Janua  ,  Porta  ,  Vi*  • 
Et  quet  prateria  jejuno  fueta  fupellex 

1  Àfateriem  crajjts  fuppeditare  li  bri s 
Omnis  in  immundU  e  rat  ficee  farrago  grabatis, 

torpore  qttos  humiles  turba  premèbat  iners . 

(*)  Si  abufcno  ancora  della  vera  eloquenza  gli 
Autori  di  enigmi  o  in  verfo ,  o  in  profa,  difetto  su  cui 
cadde  anche  *l  F*{io.  Ecco  un  fuo  epigramma. 

Syrmatopullilutojìtrahus  ,  dottor ionummus  .  Ro- 
mulidiftoricus  ,  gloriolaudicupida  .  Loripedatquecathedri- 
tuus  ,  mentaureobardus  .  Putridtdentinus  rufipiloficutis* 
Sjymuhanorijiuus  ,  rubicundotulhumidilippus  ..  Hirca- 
xilUlidu s ,  roftrirepandibrach its.  'Ina igalerigerus ,  finta- 
lacriplateidecorus  &c.  Sì  veda  V  opera  inticolata  .  Re- 
centiores  Poeta  Latini  &  Oraci  SelleSi  curanti  Oli- 
"eto  pjg,  102.  tdit*  in  8.  Lugd*  Batav- 


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libri  Candelieri  ,  che  hanno  fuddivifi  in  tan- 
ti Capitoli,  che  hanno  chiamati  lumi-  Altri 
hanno  intitolati  i  libri  Officine  ,  ed  i  ioro 
Capitoli  Scansie  .  Altri  hanno  conGderati  i 
libri  come  tanti  alberi  con  frondi  ,  fiori , 
frutti  (12).  Chi  volefle  infiniti  efempj  di 
ridicole  occupazioni  dell'  eloquenza  potrà  Ie- 
gere  un  libro  Francefe  intitolato  la  Philofo- 
phie  des  images  enigmatiques  ove  tratta  degli 
enigmi  ,  de  geroglifichi  ,  de'  grifi  ,  de'  lo- 
gogrifi ec.  (13)* 

§.  4.  Alle  claffi  dell'eloquenza  fofifii- 
ca  appartengono  quelli  ,  che  fi  fono  impe- 
gnati di  trovare  tutte  le  feienze  in  un* 
Autore  ,  come  in  Omero,  in  Virgilio  ec. ,  e 
^quelli  che  han  credulo  di  truovar  tutte  le  feien- 
7e  nella  Giurifprudenza ,  nella  Medicina  ec., 
e  quei  Commentatori ,  che  tutto  vedono  ne- 

5;li  Autori  da  effi  commentati ,  e  quelli  che 
crivono  libri  intitolati ,  Vi*  a  tutte  le  arti , 
e  le  Sciente  ,  Enciclopedie  portatili  ,  ed  al- 
tri libri  confimili  (14).  I  Commentatori  pe- 

dan- 

(ix)  Cacano  di  S.  Elia  fcriffe  un  libro  intito- 
lato Arbor  omnium  opinionum  moralium  >  qua  ex  erun- 
€0  pullulane,  tot  ramis  quot  fune  littera  alphabetic*  % 
tu]  us  flores  funt  verta,  frutlus  funi  no.  Cwciones . 

(ti)  L'Autore  del  libro  è  il  P.  Claudio  Fran- 
cete© Meneftrier  ,  ed  è  imprefto  a  Lione  preflb  Ilario 
Baritel  in  li.  1594. 

{14)  Il  Gefuita  Gafparre  Knittel  nel  fuo  libro 
che  intitolò  Via  ad  omnes  artes  ,  Ù  feientias ,  dalle 
fecte  parole  del  verfo  di  Virglio  ,  UU  tgo ,  qui  quan- 


tìancefchi  di  divertì  Airtoti  ci  danno  fpcflb 
cieinpj  di  eloquenza  abuli va,  e  fofiilica,  quan- 
do fondano  certi  loro  fittemi  fopra  talune 
mimologie ,  fopra  le  quali  rifanno  a  loro  mo- 
do I?  Morie  ,  e  fondano  le  origini  di  talune 
nazioni ,  e  di  talune  Città .  Diranno  colìoro, 
che  ia  parola  Mumia  ,  famofa  neìl'  Moria 
Egiziana ,  deriva  da  Mum  Cera  ,  perchè  nei 
fer  le  Mumie  fi  ulava  la  cera  (x$)  *  Un  Pe- 
dante oflèrverà  che  il  Paflore  Titiro  di  Vir- 
gilio deriva  dalla  voce  Tutaro  ,  Tume  delia 
lìngua  Etrufca  ,  e  dell'  Africana  .  Nelle  tao* 
nete  Etrufche  fi  trovano  Capretti  >  e  Capro* 

ni 

dam  gracili  moduUtus  averta  ,  ricavo  (ette  argomenti 
per  T  umiltà  .  Fid.  A/orhof.  PoLyhiftor.  Litrer.  P.  L 
libr.  2.  pi  Nel  libro  Francete  intitolato  Chef  a* 
oeuvre  d'un  incònnu  ,  fi  mettono  tali  Autori  in  ridico- 
lo ,  ed  i  loro  commentatori  .  Fohtenelle  ne  Dialoghi 
de'  morti  pofe  in  ridicolo  i  Commentatori  di  Omero. 
IVla  cui  non  metterebbe  nella  prima  clafle  degli  Auto- 
ri di  eloquenza  fofìftica  Melchior  te  Ukcn  ,  che  volle 
fcHvere  un  libro  intitolato  Ste^anometrographia  five 
artific  ium  novum  ,  &  inauditum ,  quo  quilibet  etiam  La" 
lince  linguai)  &  Poefecs  ignarus  Epijlolam  Latinam, 
C/  quìdem  elegiaco  Carmine  feri  he  re  potefi^cum  geoman. 
tic  a  metrica  ,  in  8.  t/lma  1759.?  L' abufo  che  fi  fa 
delle  feienzé  ,  e  dell'  eloquenza  in  niuna  parte  fi  vede: 
meglio  descritto,  fe  non  nelle  Opere  del  rope(  Pope's 
JSForfis  Tom*  IF*  )  ove  vi  fono  i  feguemi  opufcoli  Me- 
moirs  of  Martinus  Scriblerus  ,  Martinus  Scr iblee us 
TTipi  fietÈtiC  y  or  tne  -Art  of  fìi'king  in  Poeiry .  Fir* 
gilius  Keftauratus  ,  ftu  Mattini  Scribleri  fammi  Cri* 
liei  Castigationum  in  jEnèiiem  Specimen  % 
(ij)    Vidi  Foyagcs  de  SAaw, 


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ni  colla  legenda  Infere, vi  dirà  ancora,  e  ci- 
terà varj  Autori  ,  cioè  Demftero  ,  c  Sha^ 
(16).  Poi  fogghingerà  che  totaTo  ,  c  lutaro 
in  italiano  dinota  danaro  coli*  imprefa  dei 
capro ,  involto  nella  carta  •  Ecco  i  raziocini 
del  pedanti  imo  ,  che  abbondano  in  xnoltifli- 
mi  libri. 

§«  y.    Falfa  e  altresì  ?  eloquenza  eli  co- 
loro ,  che  difputano  di  queftioni  inutili ,  del- 
le quali  ve  ne  fono  quali  infinite  tragli  an- 
tiqua! j ,  ed  i  Filologi,  e  tragP  IQorici  altresì. 
Prendiamo  efempj  di  grandi  Uomini  •  To- 
rnato Hyde  (  17  )   e  difiuCffimo   nel  ii- 
ferire  infinite  pronuncie  del  vero  rome  d! 
Zoroaftre  ,  delle  quali  tefle  lunghi  Caraloghi. 
Zeniduft  ,  Zaraftruft  ,  Zurdhuft  ec-  ec.  ec 
Un  Francefe  poi  è  venuto  ad  integrare  aff 
Europa  ,  che  il  Tuo  vero  nome  è  Zorotro- 
fchiro  (18).  Di  confimiii  queftioni  ,  ed  oC- 
fervazioni  Etimologiche  è  piena  V  lftorìa  Uni- 
verrale  compilata  dagl'  Inglefi ,  che  fpeflo  han- 
no feguita  la  guida  di  alcuni   foro  dotti  na- 
zionali affai  più,  che  la  verità  ,  e  la  ragio- 
ne. Coloro  ,  che  difputano  fidi'  etimologie, 
e  maniere  di  proferire  tali  nomi,  fono  tanti 

Pro- 

(16)  Demfter.  tittrur.  Rrgal.  TéV.  60.  fig.  4. 
Mttl  Hetrufi.  Voi.  2.  MS-  4*7-  royjges  cf  òh**r* 
Tom.  /.  Chap.  6.  pag.  99'  in  4«  J743- 

fi?)    Hiflor*  rtligion.  Perjar.  cap.  24.  pag.  3 Ti. 
*    •    fi 8)    M.  à'  Anquctìl  cU  ha  tradotto  in  francete 
il  2end-*veHa. 


444 

Protei  ,  the  fanno  divenir  Protei  r  nomi  di 
coloro,  de*  quali  forivono 

$.  é.  Molto  abufiva  è  l'eloquenza  di 
coloro, che  in  materia  di  antichità  Perfìane, 
Arabe  ,  Indiane  ,  e  Chinefi  ferirono  fulle 
autorità  de*  Greci ,  e  de*  Latini  ,  non  con- 
futando gli  Autori  Originali  di  quelle  Na- 
zioni 5  e  più  abufìva  è  l'eloquenza  di  chi 
fcrivendo  di  tali  nazioni  fi  fonda  ciecamente 
HilP  autorità  degli  Orientali  fjvolofiflìmi ,  ed 
iperbolici  Inorici .  Ecco  le  caufal?  per  le  quali 
ie  vite  di  Mahomet,  di  Zoroaftre  ,  di  Lockman 
ec.  ce.  ec-  faranno  Tempre  favolofe  ,  perche 

i  Gre- 

• 

.  >  (j)  »  Vi  fono  taluni  fpiriti ,  per  così  dire,  infe- 
»  riori,  e  fubalterni ,  quali  (èmbrano  deftinati  ad  eflere 
»  una  raccolta,  un  regrttto  ,  un  magazino  di  tutte  le 
»  produzioni  degl*  ingegni  altrui  ;  eflt  fono  plagiarli  , 
»  traduttori ,  commentatori ,  compilatori ,  elfi  non  pen- 
*  4no,  ma  dicono  i  penfieri  degli  altri  ,  e  pecche  la 
»  fcelta  de*  peimeri  appartiene  all'  Invenzione  ,  eùl  T 
»  hanno  cattiva, poco  giuOa^e  che  gli  determina  niut- 
»  torto  a  riferir  molte  code  ,  che  cote  buone .  Non  hart- 
»  no  niente  di  originale,  nè  di  proprio,  e  fanno  foIo> 
,»  quel  che  hanno  imparato* ,  e  non  impararono  ,  fe 
»  non  ciò  ,  che  ognuno  vorrebbe  ignorare  ,  cioè  una 
»  faenza  vana,  arida  ,  fenza  piacere  e  fenz*  utile,  chle 
»  e  fuori  d*  ogni  commercio  ,  fuori  delle  affemblee  , 
»  come  una  moneta  che  non  corre  .  Ci  fotprende  la 
»  loro  lettura,  e  ci  annoja  nel  tempo  (ìcfto  il  loro  di- 
»  fcorfo4  i  Joro  libri  •  Quelli  tali  da'  Grandi  ,  c  dal 
»  volgo  fi  confondono  co*  Savj  ;  ma  i  veti  Savj  gli 
»  mandano  tra'  pedanti .  Curaci,  de  U  Bruytrt  Tom. 
I.  Cfap.  /.  Dcs  Ouvrsgts  <£  Efpric  pag.  131.  ediu  im 
12*  Paris  17 jy 


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/ 


44T 

i  Greci  le  fcriflero  a  foro  arbitrio  fognan- 
do ,  e  guadando  tutto  ;  ed  r  moderni  le  fcri- 
vono ,  ieguendo  in  tutto  i  favolofì ,  ed  em- 
fatici  fcrittori  Arabi,  ed  Orientali ,  ne* luo- 
ghi i  più  inverilìmili  ,  ed  i  più  a  m  poi  lofi . 
Ecco  dunque  le  origini  delle  incertezze  dell* 
Morie  di  tali  nazioni ,  e  tali  perfonaggi  (ip)* 
■  e  le 

(ip)    Tra*  Greci,  Ariftea  Proconnefio ,  Ifigono, 
Ctcfia,  Erodoto,  (criffero  delle  molte  favole,  tra*  La- 
tini Plinio  ,  ed  altri  .  Ma  gli  Autori  Orientali  ,  fona 
elfi  p:ù  veridici?  Mirckond,  Abulfaragio  ,  Khondemir, 
Lebtarick,  ec.  ed  altre  guide  confimiìi,  che  gH  Auto- 
ri Inglefi  compilatori  deìl'  Moria  Univerfale  fieguono 
per  loro  duci  fono  eflì  fuperion  agi'  I fiorici  Greci  ia 
veracità,  o  pur  fono  ad  elfi  inferiori  ?  Sono  nazionali ,  fi 
xifponde  .  Ma  V  eflcr  folo  nazionale  è  requifito  da  far 
preferire  un'  Iftorico,  al  quale  mancano  tutti  i  requifiti 
di  verifimilitudine  ?  Quefte  guide  hanno  fèguite  M.  Pri- 
deaux  nella  Vita  di  Mahomet  ,  Tomafo  ftyde  ,  e  M. 
Anquctil  in  quella  di  Zoroaftre,  onde  fono  nate  tante 
contradizioni  in  chi  ha  fcritte  le  cofe  Orientali  ,  e  ne- 
gli Autori  ifteflì  Orientali,  contradizioni,  che  fi  ponno 
leggere  nelle  Biblioteche  Orientali  de'  dottiiTimi  Her- 
belot,  ed  Affemanni .  Tali  guide  di  fcrittori  Orientali, 
a'  quali  i  dotti  Europei  han  voluto  dare  molta  prefe- 
renza, gli  hanno  indotti  in  afiurdita  malfime  ,  vale  a 
dire  a  credere  per  antichi  ,  ed  autentici  libri  apocrifi, 
e  moderni  ,  come  il  Sad-der  di  Zoroaftre  ,  tanto  de- 
cantato da  Tomafo  Hyde  ,  e  dal  Voltaire  ,  che  con 
confimile  leggerezza  ha  efaltati  i  libri  de'  Cinefi  .  Ma 
Tomafo  Hyde  circa  il  Sad-der  fi  è  ingannato  ,  o  ha 
voluto  ingannarci  .  Si  veda  il  Bruckero  Hi/iar.  Critic. 
P  hi  Los.  Tom.  FI»  in  Addir,  ad  Pari.  L  Libr.  2.  cap. 
3.  de  Plìiloj.  Perf.  pag.  63.,  69.  71.,  e  convengono 
i  Savj ,  che  il  Sad-der  raccolto  da  Hyde  è  interpolato, 
ed  apocrifo  ,  come  per  lo  più*  favolofe  fono  le  tradi- 
zioni dal   niedelimo  raccolte  circa  i  drece  Savj 'ditta 

Per- 


e  le  ofcurità  di  tutte  le  antiche  Cofmogome 
Orientali  ,  ofcurità  aliai  più  accrefeiute  da 
coloro  ,  che  difFufamente  lianno  voluto  com- 
mentare tali  Cofmoiogie  ,  e  fpiegarle  ,  onde 
fono  nate  infinite  comroverfie  ,  ed  infiniti  li- 
bri di  eloquenza  inutile ,  così  tra'  Filofofì  % 
come  tra'  Filologi .  Quando  un'  Uomo  fpen- 
de  tutta  la  Tua  vita  ,  e  confuma  tutto  il  fuo 
intelletto  traile  Stelle  ,  ed  i  Pianeti,,  e-  per- 
de i  fuoi  giorni  tutti  Culle  macchie  Solari, 
quantunque  belle  e  nobili  fieno  le  Tue  odèr* 
vazioni,  fono  adattate  ad  eflèr  derife  dice  il 
Signor  Addijfon  (  VìL  Adlijfan  Worh  Voi. 
h  pag.  240.  Dial.  I.  upon  tht  ufefulnejf  of 
ancient  mcdals  ).  I  Filofofì  li  vollero  rende- 
re ofeuri  per  renderli  miiìeriofi  >  e  per  di* 
moftrare ,  che  capivano  quel  che  non  capi- 
vano •  Cofa  doveano  effere  i  loto  Commen- 
tatori? Più  ofeuri  di  efli  .  Ecco  dunque  l* 
eloquenza  de*  Platonici  impiegata  nel  Regna 
delle  idee  •  Ecco  quella  de'  Pitagorici  oc- 
cupata a  fpiegare  il  numero  quadernario  ,  il 
binario  ec. ,  i  Omboli  ec.  quali  erano  le  fa- 

ver 

Perfìa  ce- ,  ce  Circa  il  Sad  der,  e  le  amichiti  Perdane 
contrattano  tra  di  loro  Hy de  ,  Beaufobre  ,  Pridaux , 
Fabricio  ,  Rehaudoc  ,  Vezia ,  e  Bruckero  .  Le  opi- 
nioni di  Hyde  ,  di  Pridaux  e  di  altri  fi  fono  le- 
gni te  dagli  Autori  Inglefi  dell'  Iftoria  Utiiverfàle  ,  oude 
noi  abbiamo  un  maggior  inviluppo  nell'  Iftorie  Orien- 
tali tratte  dagli  Originali  di  quel  die  fi  abbia  in  quel- 
le tratte  da'  Greci,-  e  nett1  une  >  c  nell'altre  vi  e  un; 
(bramo  abtifo  dell'  eloquenza. 


1 


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447 

vt  di  Pittagora ,  il  fuo  illeniio ,  fe  i!  male- 
limo  avea  la  cofcia  di  oro  *  ed  altre  difpu- 
te*  Quante  cofe  inutili  su  tali  parole  fi  fo- 
no  fcritte  da*  Coairoentatori  >  E  quante  più 
inutili  ne  hanno  dette  r  compilatori  di  tali 
controverfie  .  Quanto  poco  vi  è  nell'  Moria 
della  Filofofia  ,  che  fervide  a  migliorar  V 
Uomo!  Chi  farà  quel  Savia,  che  leggendo 
gli  antichi  ,  e  moderni  fiderai  de*  Filofofì 
nelle  opere  di  Brucfcero ,  e  del  Cudworth  , 
npn  fia  oppreflò  di  un'  erudita  noja  .  Of- 
ferva  M.  de  Voltaire  ,  che  è  da  prefe- 
rirli un  architetto  che  fabrica  una  cafa  corri- 
moda  ,  e  piacevole  a  un  Matematico  qui 
amarre  une  courbe  a  doublé  courbure.  Didog.  a? 
ÌLvehcm.  Dìal.  IL  Quante  colè  inutili  fi  vedono 
narrate  degli  antichi  Filofofì  nel  Dizionario  Ido- 
neo dei  Bayle  ?  Quante  vane  difpute  quan- 
te affurdità  (20)  ì  JE  pure  fe  n*  empiono  con- 
ti- 

(10)  I  difetti  4*11'  eloquenza  e  del  pen&re  di 
molti  antichi  fono  flati  egregiamente  da  Luciano  de- 
ferirti.  Ma  quanti  Luciani  ci  vorrebbero  a  deferivere  i 
difetti  di  taluni  faifi  Filofofì  moderni  >  Vi  è  un  Fran- 
cete ,  che  ha  ferie»  un  Moria  intitolata .  /  fette  FUq- 
fofi  erranti  .  Non  fi  finirebbe  mai  fe  fi  voleflTe  deferi- 
vere labufo ,  della  Filofofia,  che  gli  antichi ,  e  moderni  haa 
fatto  per  la  vanita  di  diftinguerfi  ,  L*  abufo  dell'  elo- 
quenza Filolofica,  che  fi  refe  fofiftica  nsl  fecolo  11.  e 
1 6. ,  produfle  in  taluni  T  odio  per  la  Filofofia  ,  e  la 
cieca  ammirazione  in  altri  per  gli  Autori  Latini  ,  e 
Greci,  de  quali  s'idolatrarono  le  frafi,  onde  fi  formò 
la  Setta  de  Ciceroniani,  e  di  altri  Latinifti  ,che  guer- 
xegiavano  fugìi  Autori  da  imitare  .  Poi  fùrfe  il  panico' 

di 


448 

tiouamente  te  earte ,  ed  f  moderni  fanno  COTTI* 
parire  in  un  libro  delia  forma  in  dodici ,  a 
in  ottavo,  quelle  afftirdità  ,  e  cofe  inutili, 
che  gli  antichi  aveano  feri tte  in  quarto- ed  rn> 
foglio .  Ma  lafciamo  ad  altri  H  riflettere  fuglr 
abufi  dell'  eloquenza  Filofofica  in  tutte  le 
parti  delia  Filofofia ,  perchè  ogni  gran  Filo- 
fofo  è  il  primo  a  potergli  rrconofeere  ,  e 
perchè  alP  infinito  anderebbera-  tali  ofterva- 
zioni  ♦  Paneremo  noi  ancora  fotto  fflen zio  ^ 
lafciando  ii  tutto  all'altrui  meditazione,  eia- 
che  concerne  V  abufo  del  raziocinio  ,  e  nell* 
eloquenza  nelle  Scienze  dette  di  Profeflìone 
e  'Iblo  daremo  un'  occhiaia  alle  cofe  inutili 
de  Filologi,  i  quali  fotto  ii  lodevole  feopo 
di  coltivar  la  ftiie  ,  e  l*  eloquenza  ,  di  ben 
capir  le  lingue,  i' Moria  ,  la  Cronologia,  P 
antichità ,  la  Critica  ,  fi  fono  fpeflò  involti 
traile  tenebre  inutili  di  varie  cfifpute,  e  guer- 
reggiano al  bujo  aliai  più  dell'  Ajace  dr 
Omero . 

$•7.  Era>  dovere  andar  cercando  dr. 
aver  degli  Autori  Greci  ,  e  Latini  i  Codi- 
ci i  più  emendati  dagli  errori  ?  Ma  andare  por 
emendando  ,  contorcendo  ,  mutando  gli  an- 
tichi libri,  le  antiche  leggi  per  interpretarle 
a  noftro  modo  ,  e  far  dire  agli  Autori  quel' 
che  non  hao  detto  ,  e  raccogliere  infinita 

nu- 
di Erafmo,  che  volea  eflere  un'altro  Cicerone  in  La- 
tinità. Lo  Scaligero  trattò  Erafino  da  moftro,da  Car- 
nefice ce.  liceo  quanti  abufi  deli'  docenza  !- 


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numero  di  varie  lezioni  ,  e  fulla  preferenza 
di  effe  far  nafcere  infinite  difpute  ,  è  cola 
lodevole  >  Quindi  è  venuta  ia  neceflhà  di 
fere  infinite  filze  di  varie  lezioni  ,  come  Ti 
vede  negli  Autori  Latini  ,e  Greci  colle  no- 
te dette  Variarmi  (*>.;Num.  fi  sà  più  .quali 

F  i    ,  fieno 


•  •  •  •     f  ' , .  i  r. 


(*)  J  Commentatori  de'  libri  datóri  a  gara  fi 
fcno  fpeflo  Satirizzi  l'uno  l'altro.  Il  Burmanno  ha 
biafimato  il  Maafvuio  .  L' Inglek  Gio:  Davies>  Com- 
mentatore di  Cicerone  nelle  Opere  Filofofìclie,  vitupe- 
rò il  Perbu'rgio  ,  die  fii  Iodato  da  Lallemand  altro 
Commentatore  A  Cicerone.  M.  à*  Oliver, altro  Coiti- 
mentore  di  Cicerone,,  biafirnò  il'  £>avies,ed  il  Bemley 
da  altri  inalzati  al  Cielo  .  Il  Fabricio  nella  Biblioteca 
Latina  biafimò  le  note  di  Verburgio  a  Cicerone,  c  cjuel- 
Iè  di  Havercampio  a  Lucrezio  .  Walchio  nell'  Ht/t)r. 
Crine.  Latin*  Ling.  biafimò  le  note  di  SchteveWo ,  ed 
ii  citato  Fabricia  biafimò  ancora  V  edizione  di  Teren- 
zio del  iPeftherovio.  Il  LindabrogtQ'  diffe  indegne  de* 
torchi  l'ottime  note  dell'antico  Eugrafio  fopr*  Tcren- 
210  .  Vid.  Fabrie.  BiSL  Latin.  Tom.  I.  Libr.  L  Cap; 


j.  pagt  4>  edir.  Lipf.  1773.  in  8.  Ecco  fe  varf< 
Filologi  *  circa  i  Commentatori  Pariorum  ~  Da  tali 
ftiudizj,  oppofti  ,   nafee  confufione,  nella»  (ceka  di  tali 
Commentatori.  Ma  dopo  fcclti,  cofa  accade  ?  Quel  che 
riflette  il  Shaftsbury  (  EJfay  on  the  freedom  of  X^it 
and  Humour  JèéL  /IL  Tom.  I.  Charatier.  ).  Si  leggono 
varietà  di  ftili,  di  opinioni,  dì  ricerche  ,  di  emendazio- 
ni, di  varianti  ,  d'  interpolazioni  di  originali,  di  errori 
di  copifti,  e  degli  editori,  e  tutto  ciò  diviene  materia 
dì  nuovi  contraiti,  di  nuove  fpeculazioni  ,  e  di  difpute 
di  parole ,  e  di  lingue  ,  che  aebbon'  efler  riferite  alla 
Cronologia,  alla  Ifforia,  alla  Filofofia , alla  Geografia. 
Così  crefeono  Te  difpute,  e  fi  rendono  inutili,  ed  in- 
finite. 


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4fO 


lieno  le  fraG ,  le  parole ,  e  i  fenfi  degli  Au- 
tori giacché  ognuno  gii  corregge  a  fuo 
modo  ,  e  fempre  coli*  ajuto  di  qualche  anti- 
co Codice .  £  fi  chiama  quello  migliorare  gli 
Autori %  e  giovare  ali* Uomo?  Invece  di  ti- 
rarfi  confeguenze  utili  air  Uomo  Civile  ,  ali* 
Uomo  Savio  colia  lettura  di  tali  autori ,  fa- 
cendogliene comprendere  Io  fpirito  ,  e  le. 
cofe  ,  e  fe  tarifferò  bene  ,  e  come  ,  é  per- 
chè ,  con  far'  efaminare  i  loro  raziocinj  ,  e? 
ricavarne  utili  confeguenze  ,  comincierànno 
il  loro  Commentario  (opra  Omero  con  una 
lunga,  ed  inutile  ,  e  favolofa  vita  di  Ome- 
ro ,  accompagnata  da  infinite  diflerta2Ìoni  de 
patria  Homtri  ,  alle  quali  feguir  fanno  un? 
altra  filza  intitolata  Tefiimonia  Vetcrum  di 
Hvm&ro  (*)  ..  Faranno  accompagnar  poi  tqt-* 
to  quello  apparato  da  un  lunghi  filmo  Catalo- 
go delle  edizioni  fatte  dal  principio  fino  ad! 
effl  delle  opere  di  Omero  ,  e  Canno  poi 
fuflèguire  i  loro  immenfi  Commenta*;  ,  Co- 


(*)  Ciò,  che  fi  dice  di  Omero  fi  è  fatto  di  wT 
ti  i  claflìci .  Si  è  difputato  fe  ne)  primo  libro  di  Ero-* 
doto  debba  leggerfi  Erodoto  Halicarnaffeus  ,  o  Hali- 
carntfos  ec.  e  fi  fono  in  tal  contrafto  citate  infinite 
Autorità  di  Cronovio ,  di  ff^affe ,  di  Clerico  ,  di  vaU 
la ,  ec.  Si  veda  V  Erodoto  Variou  curri  notis  var.  JPal- 
chenerii  ,  &  JSTeftlingii  in  foL  Amfterd*  176"$.  apud 
Schouien.  Confimili  queftioni  fi  vendono  nelle  Famofe 
note  a  Pluurco*  Diodoro  Siculo ,  Sirabo\c  ec. 


Autori  fi  truova  la  parola  Mentri ,  e  cherani 
no  i  luoghi  È  e  le  pagine  ,  ed  i  verfi  d 
quelli  Autori  ,  empiendo  r  Commentar}  di 
quei  nomi  ,  e  de'  nomi  ,  che  hanno  ferine 
le  fpieghe  (*)  .  II  tutto  lì  accompagna  da 
Difleriazioni  intei  fperfe  fopra  qualche  ditton- 
go, fpirito  ,  accento  .  Si  paria  poi  qual  Ha 
quella  Mufa  É  e  con  tal'  occafione  dell' 
origfne  defie  Mure  ec.  «e.  ec.,  e  cosi  Ome- 
ro diverrà  in  più  Volumi  in  foglio ,  in  4.. , 
in  8-  Si  dirà  quello;  é  T  Omero  di  ....  . 
di  .....  di  .....  ,  ma  non  è  l'Ome- 
ro della  ragione  .  Ecco  il  Virgilio  di  .  .  . 
di  *  .  .  .  di  .  .  .  .  ,  ma  non  è  quello  della 
ragione  •  Ecco  Orazio  di  ....  di  ...  . 
di  .....  Ma  tahtF  tomi  ,  canti  he1  carat- 
teri y  tante  annotazioni  Critiche  migliorano, 
o  nò  V  intelletto  ?  Colloro  fi  fon  dimentica- 
ti dell1  aurea  mafllma  ,  che  Fedro  mene  in 
bocca  a  Palladi:  Nifi  utile  eft  quod  facimUs 
fluita  tfl  gloria  (21) . 

F  f'.J;  §.  p. 

(*)  Chi  cosi  commétta,  fi  fende  inutile  a  fe,  ed 
agli  altri.  E*  da  ridere  del  Grammatico  Servio,  loda- 
to Commentatore  di  Virgilio  ,  che  dice  nelle  note  al 
primo  libro  dell'  Eneide  ,  doverli  nel  commentar  gli 
Autori  badare  +tU  vii*  dtl  Fotta,  al  titolò  del?  ope- 
ra ,  ali*  initn7Ìortè  dtlX Auiofé ,  ai  nunitro  de  librile 
all'crdin*  di  tjfò  ma  mai  parla  dèli' idee,  e  delle  co- 
lè. Ci  rincrefee  il  dire,  che  i  Claflìci  Latini,  e  Gre- 
ci con  tanti  Commentar)  fono  poco  commentati  fecon- 
do 1  defiderj  di  chi  giudica  fulle  cofe  ,  e  cofc  utili , 
nou  fui  vana  apparato  di  parole,  e  varie  lezioni. 

(31)    Pàotdr,  Qual*  utile  fi  ricava  dalle  difpute, 

fe 


§.  Invece  di  fcrìverfi  per  efempia 
tanti  Cominemarj  folle  voci  ,  e  parole  di 
Omero,  cofe,  che  fi  dovrebbero  falciare  al- 
ia Grammatica  ,  perchè  un  Filologo  non 
ifcriverà  per  commentario  di  Omero  un  li* 
bro  Tulle  antichità  de9  tempi  di  Omero ,  co- 
me ban  fatto  il  Fehio ,  ed  il  Blackwell  In* 
glefe  ?  Quella  è  la  maniera  utile  di  com- 
mentar gii  Autori.  Ne-'  Commenti  degli  Au- 
tori bifogna  confiderai  ad  ufo  di  chi  fi  fan- 
no  .  Se  per  i  Grammatici  ,  badino  picciole 
note  etimologiche,  e  Grammaticali  fui  ligni- 
ficato ,  ed  origine  delie  parole  per  capir  gli 
Autori  *Se  fr  Ieri  ve  pec  i  Filologi  più>  prò- 
veni,  fi  dovrebbe  badare  a  far  Comruentarj, 
ne*  quali  fi  (viluppafle  lo  fpirko  degli  Alt- 
tori  ,  de'  loro  tempi  >  delle  loro  idee  >  e 


fc  debba  kriverfi  In  Latino  Kicero.o  Cicero,  fé  deb- 
ba  legali  Me  doSarum  htderet  proemia  frontium  r 
Horat.  libr.  I.  Od.  ,  o  pure  Te  dottar um  hederet  pre- 
mia ec.  Quel*  utile  fi  ricava  dal  (ùpplire  ad  arbitrio  t 
frantami  di  un*  antico  marmo  Grece*,  di  una:  ifcrizione, 
di  una  medaglia  ?  Non  farebbe  meglio  emendar  Ha- 
te Netto  noftro,*  degli  altri  colle  meditazioni , che  rac- 
cogliere fatti ,  e  parole  antiche  non  (empre  utili  ,  co- 
me ha  fatto  Suida  ,  Stobeo  ,  Panatolo  ,  e  quindi  i 
Kufteri,  i  Barman  ni  ,  i  Wafle,  i  Salmafii  t  i  Uacier, 
de  ouali  difle  il  Voltaiie  nel  Ciò  Tempie  du  Gout  , 
che  iono  geati  kerijseis  dts  Sanante**  feidaifes  iL'ln- 
glefe  Adijfan  nelle  file  opere  fot*  h  pag*  xip.  adt 
346*.  edit*  in  4.  London  1741.  fece  delle  dotte  rifletè 
fioni  fui  rero  modo  di  commenar  gli  Aaoxi  CUC- 
nei. 


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45*3 

cavarne  conléguenze  che  miglioraflero  P  in- 
telletto ,  e  farli  legger  1'  Autore  efaminan- 
do  ,  non  compilando  .  Non  fi  può  niegare , 
che  il  Bentley  m  commentar'  Orazio  ,  il 
Burmanno  nelle  note  ad  Ovidio  ,  Virgilio , 
Fedro,  ec,  il  BrouckuGo  in  Tibullo,  Clar- 
ice nelle  annotazioni  ad  Omero  ,  ed  altri  non 
abbiano  ,  come  è  certo  ,  avuto  in  mira  i 
fanciulli ,  ma  gli  adulti  ,  ed  i  provetti  •  Ma 
avrebbero  dovuto  ,  fcrivendo  per  i  provetti 
badare  ,  che  bifogna  affai  più  coltivar  P  In- 
telletto ,  che  la  memoria  ,  e  coltivando  la 
memoria  .  empirla  di  cofe  utili  ,  che  fon 
poche  ,  non  già  di  parole  vane  ,  ed  inu- 
tili (*)  • 

§.  io.  Aprite  buona  parte  de'  libri  de' 
Filologi  ,  cofa  vedrete .  Spieghe  inutili ,  e 
tontenziofe  fopra  certe  antiche  flatue,  marmi, 
medaglie  ,  ifcrizioni  ,  monumenti  (22)  + 

F  f   3  fran- 

(*)  E'  da  maravigliarci  ,  che  r  Inglefe  Davùs, 
commentatore  delle  Opere  Filofofiche  di  Cicerone  ab- 
oia  ferine  Je  fue  note  anche  con  ifpirito  affai  piò"  Fi- 
lologico ,  che  Filofofico ,  e  pure  avea  un  vaftiflìmo 
campo  di  ragionate  oflervazioni  da  fare  in  cali  opere 
di  Cicerone. 

(22)  Non  è  che  fi  vituperi  intieramente  lo  Au- 
dio delle  autichità ,  ftudio  lodevoliflìmo  ,  quando  ferve 
a  migliorar  V  Uomo  ,  e  le  cognizioni  necefTarie  all' 
Uomo,  e  la  cultura  delie  lingue,  e  V  intelligenza  de- 
gli ottimi  libri,  delle  leggi,  e  de'  cornimi  antichi,  ma 
quando  poi  lo  ftudio  delle  antichità  non  conduce  a  ta- 
li utili  fini ,  e  non  e*  illumina  nelle  fcienze  neoeffarie  , 
e  uno  ftudio  affai  vano  • 


frantumi  di  epitaffi  «incanti  ,«-fiippliu  dal! 
Aurore,  difpute  fui  nome  delle  pedone,  al- 
le quali  furono  erette .  quelle  Statue  ,  guer- 
re falla  preferenza  di  cene  lingue  Orientali, 
ed  opinioni  diverfe  falle  loro  origini  .  Ve* 
drete  ferini  infiniti  volumi  fopra  una  Deità 
Greca,  Fenicia,  Siriaca  .  Molte  Guttazioni 
fui  fepolcro  di  Giove  ,  fe  Giove  fu  di  Cre- 
ta ,  o  nò  ,  e  quanti  i  Giovi ,  i  Zoroaflri,gli 
Ercoli,  gli  Hermes  Egiziani.  DifTertaziow 
fi.li' efiftenza  di  Orfeo,  fuìla,  nottola  Aienie- 
fe  di  Minerva ,  fe  Omero  ed  ECodo  furono 
contemporanei ,  fui  lauro  nei  fepolcro  di  Vir- 
gilio. Se  Penelope  {u  cafla,  o  meretrice.  Se 
Virgilio  nelì'  unire  i  tempi  di  Didone ,  e  di 
Enea  abbia  ,  o  nò  cGmmeffò  Anaeronifmo  • 
Se  pria  fu  la  Poefia  metrica  ,  o  ritmica, 
Quando  Enea  giunte  in  Italia  ?  Etimologie 
full*  origini  de' nomi  delie  Città,  degli  Eroi, 
de'  popoli  .  Le  maniere  antiche  delie  vedi, 
delle  armi  ,  delle  calze  de  Romani  ,  e  de' 
Greci  ;  le  loro  navi ,  li  loro  utenfili  di  cu- 
cina ,  gP  iftrumenti  tutti  (*) .  Altri  ne*  loro 

libri 


(*)  E*  da  ridere  quando  fi  vede  ,  che  il  Sigo^ 
nin  .ci  deferi  ve  di  un  modo  la  vette  detta  traheata  de* 
Remani  antichi .  Scaligero  la  deferive  altrimenti  ,M.Daci*r 
dice  ,  che  errano  entrambi  ;  onde  con  ragione  il  Signor 
/icìdiffon  nel' Dialogo  L  full' ufo  de! ls  antiche  medaglie, 
introduce  f  interlocutore  Cinzio  a  dir  così  :  lo  credo  che 
qutjti  Sigonio  ,  Scaligero ,  e  Daeter  fieno  tré  Maeftri  S ar- 
tori  ,  mentri  è  imponìbile  che  tré  letterati  difeorrano 

'  di 


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4SS 

libri  fi  sfonano  di  rifufcitare  le  amiche  lirv 
gue  Etiopiche,  Fenicie,  Perdane,  Egiziane, 
Indiane,  Cartacinefi  ec.  '  \ 

§.  n.  Dirà  taluno:  Ma  vi  fono,  e  vi 
debbono  eflere  nella  Letteratura  tali  Autori, 
e  Scrittori  a  ciò  occupati ,  e  le  fcienze  final- 
mente ponno  ricavarne  utile.  Sianvi ,  e  debbzfr 
vi  eflere  ,  come  quefli  dicono  ,  gli  Autori  de* 
quali  pofladirficon  Seneca  Ntcejfaria  ignoramus, 
quia  fupcrflua  àiàicìmus  ;  ma  faranno  poi  tali 
Autori  utili  a  loro  ueffi  ed  agii  altri?  (*). 
y\  fi  occupino  dunque  in  tali  fcienze  colo- 
ro >  che  non  ponno  ,  nè  fanno  far  meglio 

F  f  4  co' 


- 


di  Uli  eofe .  Si  teda  Addigon  XTo'ks  Voi.  1.  pag. 

4M'n1J;  fo  te  fia  colà  da  riderli  dell"  intelletto 
«mano  o  da  compiangerlo  quando  fi  «  »* 

dell'ho  fcritte  MPuteano  quelle  della  Fom.ca iti 
MeUnton,,  delU  Mofca  dallo  Scribamo,  dell  elefante 
da  Lipfio,  della  Pule,  dal  CaUagnin.  del  t%*gj* 
Einfiojtfo  Podagra  dal  Cardano  ,  e  dal  P.rcfana,e- 
«,/de  la  quartana  *da  Menapio  >  della  cecta  da  Cu- 
th.ro  del  èngo  da  Majorag^' ^  ^Doufi 
dell'anno  daf Paratìe ,  dell' ulula  del  «fc 
lorditi,  e  del  rumo  dello  ^W^..1,'^  gj8. 
delle  peripatetiche  e  le  lodi  dell  fcnte  «  ™£° 

ne  ec, erutto  ctò  con  ^"^J'S'fc'i 

Co  gli  abufi  grandi,  che ^'Jp^X 

Jenti,  e  della  loro  eloquenza-,  ed  e  cot»  f»„ 

che  vi  fia  flato  chi  abbia  raccolte  tal,  ^fl^JJu 

dotte  in  un  volume  eoi  cunofo  t.toU>  d. 

«r«m  admiratilium  Encomia, fi»  jT* 

PaUas,  opufculum  Uà*  jucundunx.  Noyiomag.  Mata 

vor.  rjrpis  Reinerii  Svutii  i6S6- 


co»  loto  intelletti  /  giacche  nella  republica 
letteraria ,  come  nella  Civile ,  G  ponoo  tro- 
vare occupazioni  proporzionate  a'  talenti  ;  ma 
vi  faranno  Tempre  talune  occupazioni  ,  che 
poco  utile  cagionano  alla  Società  <.  Le  cole 
da  faperfj ,  e  cocofeerfi  fon  molte  ,  la  vita  „ 
dice  Pope,  bafta  appena  a  farci  guardare  intorno, 
e  poi  fi  muore  f  intanto  noi  invece  di  co- 
nofeer  noi  fteffi ,  ài  cercare  verità  utili  ,  e 
r  eceflàrie^anderemo  in  cerca  di  fapere  quan- 
ti'furono  i  Zoroaflri -e  ,gli  Ercoli  ì  Quelle 
fono  quelle  feienze  ,  delle  quali  può  dirli 
Litura.  nihil  fanames  .  Qual*  eloquenza  è  più 
utile ,  o  da  preferirfi  ,  quella  che  ci  fa  co- 
nofeere  il  cuore  umano  ,  e  dominar  le  paf- 
f cni ,  ed  emendar  t  intelletto ,  o  quella  che 
ci  fa  limar  parole  ,  e  pefeare  accenti,  e  vh> 
©ole  in  Omero,  e  fcrwere  ,  >come  Didimo 
Grammatico  ,  infiniti  libri ,  fopra  il  figuifi- 
cato  di  un  verbo  *  Sopra  fimili  feienze  inu- 
tili vi  è  una  eccellente  lettera  di  Sene* 
ca  (23). 

§.  tu 

Sente  Epift.  ad  Lucili.  V  abufo  che  fi  è 
fatto  da  molti  -della  vera  eloquenza  in  cofe  imitili  è 
fiefericto  dal  Signor- A ddijjon ,  pello  Spettatore  n. 
*  ve  dipinge  il  Tempio  dcl'a  Fa lfa  Capienza.  In  tal  tem- 
pio debbon  jnettern"  coloro,  che  fcrivon  libri,  che  noa 
migliorano  nè  etti  autori  ,  nè  i  legitori ,  e  quelli  tali 
il  abufano  delle  feienze  ,  come  fanno  molti  Filologi  « 
Johann.  Gleric.  Silvar.  PhiloL  Ubr.  J.  Cap.  L  JPalch. 
de  nuo.  #  beli.  Grammatic.  Sclden.  de  uf.  &  abus. 
Uh.  Si  abufauo  dell'  «Ioo^uenza,  c  delle  feienze  Colo- 
TO* 


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$.12.  Altri  impiegano  V  eloquenza  ini 
affettate  ofcuriià,  die  credono  fublimità,  cu- 
mulando immenfe  erudizioni  per  mettere  in 
chiaro,  anzi  per  ofcurare  certi  altri  libri  in- 
intelligibili. Quanti  tenebroGffuni  commenta- 
tori hanno  cercato  di  {piegare ,  ed  hanno 
maggiormente  ofcurate  le  tenebre  di  Lico- 
frone,  dell'Agamennone  diEfchilo ,  e  di  Per- 
fio?  A  tali  ofcurità  fuccede  per  fido  compa- 
gno il  difordine  dello  fcrivere,  ed  i  gruppi 
di  erudizione  fenz' ordine,  e  fenza  guflo.  I 
favj  hanno  notati  tali  difetti  nelle  opere  di 
taluni  Jnglefì,  come  Cumberland,  Seldeno, 
Cudworth  ec.  Sofiflica  ed  erronea  è  ahresi 
1*  eloquenza  di  coloro  ,che  fcrivono  ,  e  parlano 
fenzaéffer  verfatifflmi  nelle  maniere  delle  quali 
fcrivono  «  .parlano  ,  lènza  Capere  la  preciGonev 
e  la  proprietà  delle  lingue,  nelle  quali  fcri- 
vono, .e  parlano,  e  fi  abufano  de*  vocaboli, 
e  delle  lingue ,  ©  fcrivono,  e  parlano  fenza 
precrlìone  d'  idee  lulle  cole  ,  delle  quali 
trattano  .  Tutti  gli  enori  di  tutte  le  lette 
de1  Filofofi  antichi ,  ficcome  per  Io  più  gua- 
da- 


re ,  che  come  Maturino ,  fcrkon  libri  de  liner is  perr 
(uni iè us .  Così  fece  anche  Federico  Boia  Dell'  Opera 
-de  ێtufis  j a d uree  ni  li  ih  rafie  ,  ed  Vezio  ,  che  nelT 
opera  intitolata  Huenana  fcr ifle  ancora  de  honarum  là» 
terum  imcritu  ,  ed  il  Clerico  ,  che  in  PharrhafUm 
Tom,  I.  dipinte  in  ruinc  la  Filologia:  La  declamazio-: 
ne,  e  'emiifiafm©  ha  dettate  tali  opere. 


iUrono  Y  intelletto  >  e  la  mente  ,  trcsì  intro- 
duflèro  infinite  parole  vane  ed  imrhenfi  abolì 
nell'eloquenza  ,  giacché  la  corruzione  delle 
parole  deriva  dalla  corruzione  delle  idee .  I 
Filofofi  guadarono  fpeflb  V  idee  ,  ed  i  Filo* 
logi  connnawno  f  eloquenza  a  difpute  fo- 
pra  un  dittongo  >  fopra  la  natura  di  certe 
lettere  {24)* 

(34)  Ottima  cofa  c^l  difputat  fullc  lettere  ,  e 
loro  natura  ,  ma  non  col  calore  ,  e  la  proliilìtà  delle* 
Scioppo,  del  Voflìo  ,  del  Valla  ec.  Sono  lodevoli  al- 
cuni precetti  dell'  eloquenza  Poetica  j  ma  noti  dosi  riró- 
liìfì  come  quelli  dello  Scaligero  ,  del  Muratori  ,  del 
Caftelvetro ,  del  Nitidi .  La  Ragion  Poetica  del  Gra- 
vina è  più  concila |  e  più  ragionata.  Ottima  cola  fu  la 
perdala  di  le  Clerc  di  fcrivere  un*  Arte  Critica  per  il 
buon*  ufo  de*  Filologi  .  Ma  qual  buori  gufto  mai  ,  o 
qual  Filosofia  permife  al  medefimo  di  prender  tanti 
eièmf>j  folle  lue  regole  da  cofe  Teologiche,  e  tropj* 
aliene  del  Tuo  fòggetto,  e  cosi  in  buona  parte  del  luo 
libro  dà  a  bere  agi'  incauti  Lettori  varj  veleni  ?  Nori 
lù  quefto  un'abutò  dell' eloquenza  ?  Non  RI  Un*  abufo 
dell  ek>quenra  irr  Giovangiorgio  Walchio  1'  avere 
(crittD  un  voluraiiion'fimo  libro  filli'  lftoria  Critica  del- 
la Lingua  Latina  con  tante  proliiTiti  ,  e  citazioni  , 
e  queftioni  poco  utili  ,  e  Cataloghi  di  nomi  di  Au- 
tori ,  e  di  edizioni  ?  Tali  cole  caricano  la  memo- 
ria ,  non  migliorano  1*  intelletto ,  e  fanno  acquietare  lo 
fpirito  di  pedanterie .  Fu  pad  Gabrio  l' Emeccio  nel  fuo 
libro  de'  fondamenti  dello  filU  Non  fi  ripeteri'mai 
a  baftanza,  che  nella  fcelea  degli  ftudjj  e  dello  appli- 
cazioni ,  bifogna  erigere  quelle  colè  *  che  miglio- 
rano Y  Uomo  ,  e  coltivare  1'  intelletto  affai 
puì  della  memoria  .  I  fenomeni  che  produce  nel 
parlare  ,  nello  fcrivere  la  fìranezza  di  taluni  ,  che  pi* 
colrivano  la  memoria  che  l'intelletto  fi  pónno  oiTcrva- 


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$.  ij.  Quanto  i  FHofofi  hanno  ferir, 
to  circa  gli  si-ufi  delle  parole  ,  fi  può  adat- 
tare agli  abufi  dell'eloquenza  (25*) ,  che  fo- 
no tanto  valli,  ed  immenfi ,  quanto  gli  abub 
delle  idee  ,  e  fi  ponno  adattare  per  fegni  a 
farci  conofeere  gli  abufi  dell*  eloquenza  quel- 
le caretteriflrcne  da  noi  deferhte  per  dimo- 
flarci  i  cervelli  Sofiflici  (26)  •  Chi  voleffe 
fare  una  compita  idea  degli  abufi  dell'  elo- 
■quenza  9  non  può  trovarne  una  più  bella  e 
più  viva  deferizione  fe  non  nella  Dunciait 
di  Pope ,  che  ogni  enrrofo  potrà  legere.  la 
tal  Poema  dipìnge  Pope  la  Stupidità  ,  la 
battezza  dell'  intelletto  ,  P  ofeurità ,  il  mal 
£iiflo,  l'anarchia  della  mente ,  e  ia  un  qua- 
dro Critico  delle  letteratura  (27).  E  ciò  ba- 
tti 

•  ••  « . 

re  riflettendo  filokficamente  Cullo  ftato  della  Lettera- 
tura ne'  vari  iecoli,  e  nelle  varie  nazioni. 

(15)  Degli  abnlì  bell'eloquenza  c  delle  parole, 
£  può  vedere  le  Clerc,  e  Locke. 

(16)  Vitk  fupr.  cap.  IV. Si  potrebbero  aggiungere 
al  catalogo  de'  ccrveli  iefiftici  coloro  ,  che  trattando 
Una  Scienza  Finca,  vonno  dire  ,  e  feri  vere  quanto  ciTì 
fanno  in  altre  cognizioni,  e  compilare  immenfe  biblio- 
teche. Eliano,  ed  Arinotele  avean  trattata  fobriamente 
T  Iftoria  naturale.  UhiTe  Aldmvandi  ,  e  Tuoi  imitatori 
nella  continuazione  delle  opere  del  medeumo  la  cari- 
carono d' infinite  pedanterie,. 

(27)  Pope  in  tal  Poema  dekrive  il  Colleggìo, 
e  la  compagnia  della  ftupiditi ,  le  fuegloriofe  progrefiìo- 
ni  ,  e  T  Eroe  fcelto  dalla  medefìma  a  dilatare  il  fuo 
legno .  E*  coftui  dipinro  penzolo  tra*  fuoi  litri  ,  che 

fàoen- 


\ 


HI  p 


» 


queoza. 

facendo  di  quelli  un'altare  alia  Follia, con  preghiere, 
e  dichiarazioni  propone  di  offerire  ,  e  fàcrificare  cucci 
i  cattivi  fcritti .  Cade  il  fuoco  dall'  alto  ,  e  confuma  i 
libri.  La  Follia  comparile,  lo  trafporra  al  fùo  tem- 
pio ,  1*  inizia  a'  fuoi  mifterj  ,  gli  dice  la  morte  di  un 
Poeta  Laureato,  a  qual'  impiego  vuol  far  fuccedere  il 
Tuo  novello  Eroe.  La  Follia  propone  de'  premj,e  de- 
gli efercizj  per  i  Poeti,  per  i  Critici  ,  per  i  Librarj. 
Gli  fa  efercitare  neh"  arte  di  vociferare  ,  adulare ,  in- 
dovinare, far  dediche,  e  difpurarc .  Propone  a'  Criti» 
ci  elércizj  di  leggere  volumincfìiììmi  Autori  di  prole, 
e  ver  fi  j  o  nel  meglio  dell'  imprefa  i  Critici  ,  e  tutti 
cadono  opprefli  dal  Tonno  .  li  Pope  artribuifee  alla 
Follia  l'artificio  ufato  da  Giunone  JÈneid.  X*  v.  63 

Tarn  Dea  nubt  c*vk  unium  (tnt  viribus  umbrim 
In  faciem  &ne*  (  vifu  mirabile  monftrum  ) 

DardaniU  ornai  telis  

•    •  dai  ùtétiùa  verba 

Dat  fme  menu  finum 

•  m 

A 

ouali  effètti  dice  il  Pope  ,  che  produca  la  Follia  ne* 
(uoi  feguaci  .  Indi  la  Stupidità  trafporra  il  fuo  Eroe 
al  fuo  tempio  ,  ove  facendolo  addormentate  fulle  lue 
ginocehre ,  gli  cagiona  tutte  le  vifioni  degli  acceti  en- 
tufìafti  ,  de'  facitori  di  progetti  ,  degli  innamorati,  de* 
politici ,  de'  Chimici ,  de*  roeti  j  E  lo  fa  condurre  h> 
nalmenre  da  una  pazza  Sibilla  fulle  ali  della  Famaiìa 
nelle  rive  Elifie  ,  ove  fulle  iponde  di  Lete  le  anime 
de'  pazzi  fono  bagnate  da  Mevio  pria  del  loro  paffag- 
gio  al  Mondo .  Lo  fpinto  di  Settle  lo  iftruifce  de'  por- 


fare  .  Lo  conduce  al  monte  della  Vifìone ,  ove  vede  i 
preffnri,  i  furari  ,  ed  i  Daffari  trionfi  della  Stupidità, 

-  e  ouan- 


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e  quanto  poco  poflèdea  h  Scierwa  ce.  Si  parla  delle 
origini  delle  feienze ,  e  delle  caufali  delle  loro  ruiné . 
Si  fa  la  rivira  di  moke  cofe ,  e  1'  eCame  di  molti  ca- 
ratteri di  perfone  ,  e  Scttle  fi  rallegra  de'  gran  prò* 
gre  Hi  della  follia  .  Poi  fi  vedono  verificaci  gli  augurf 
fatti  da  Settle .  La  Follia  s'  incamina  a  dtitruggere  le 
feienze  ,  ed  il  buon'  ordine  ,  ed  a  rendere  (chiave  le 
Mufe,  e  la  dottrina >  e  feoraggia  le  arti.  Se  gli  pre- 
ièntano  i  {èrnidotti,  i  vani  prete nfori ,  gli  adulatoli  de* 
matti  ,  i  Mecenati  ,  e  fanno  offequj  alla  Follia  .  li 
Genio  Scholaftico  giura  ,  che  caverà*  t  giovani  dalla 
vie  della  Sapienza ,  e  gli  porterà  alU  paroU  .  La  Fol- 
lia gli  ringrazia  ,  e  da  alcune  incombenze  ad  e  ili  ,  ed 
alle  Univerfiti  fcitnrifche,  che  coraparifeono,  e  giara* 
no  che  la  loro  educazione  (ara  come  vorrà  quella  Dea* 
Aiiftarco  fa  un  grave,  e  curiofo  difeorfb  .  Compari- 
feono  certi  giovani  Viaggiatori  tornati  da'  loro  giri 
co'  loro  Direttori  ,  e  ringraziano  la  Dea  per  i  loro 
progredì  nella  follia,  e  prefentano  a  quella  un  giova- 
ne a  tal  modo  educato  .  Comparifce  una  truppa  di 
oziofi ,  a'  quali  fi  accoda  Y  Antiquario  Annio  per  ittruir- 
eli .  V  Antiquario  Mummio  ,  che  comparifce  eoa  un 
Sidro  Egizio  in  mano,  fi  oppone,  «e,  la  Stupidità  qui  e» 
ta  la  briga  «  Entrano  molte  per  Ione  fantafti  cameni  e  ve- 
ftite,  che  fanno  de*  doni  di  cofe  ftraniere  alla  Follia, 
ed  una  tra  quelle  perfone  cercava  giuftizia  contro  di 
un'altra  perfona,  che  le  avea  rubate  certe  grandi  0*-> 
riofiti  della  natura  ,  ma  quella  fi  difefe,  e  la  Dea  lo 

a  tutti  d'  eflere  fuperficiali  nelle 
loro  peniate  .  Un  picriot  Filofofo  ,  in  nome  di  tutti 
afficurò  la  Dea  ,  che  le  rftruaioni  di  Sileno  Epicureo 
farebbero  (cordate  tutti  i  doveri  •  Coftituifce  la  Pazzia 
i  varj  ordini,  e  gradi  della  fua  Società,  e  dà  loro  va- 
M)  fuperiori,  e  regolatori.  Parla  indi  la  Follia  a'  Cri- 
tici per  fer  da  eS  depravar  l'intelletto,  agli  educato-, 
ri  della  gioventù  per  far'  cftinguere  negli  allievi  il 
bnoa  fento  ,  a*  Filofofì  per  compiacerfi  oeHe  parole 
?aae* Allude  il  Pope  in  raj  Poema  ad  un  fauo  riferì- 


» 


to  ne*  Viaggi  di  Sjpon  •  Vaillant  ,  che  fcriffe  V  Iftoria 
de*  Rè  Siriani  ricavata  dalle  Medaglie  ,  veniva  dall' 
Oliente  ,  ove  avea  raccolte  molte  monete  di  oro  ,  e 
medaglie  .  Un  Cor&le  l' infèguiva  ,  ed  egli  tè  le  in- 
ghiottì .  Salvato  dalla  temperai  ,  giunte  finalmente  in 
Avignone  per  cercar  coniglio,  a*  Medici  ,  come  dovea 
evacuare  tali  monete  .  Chi  gli  perferifle  i  catartici , 
«hi  gii  emetici  .  Finalmente  ritolte  di  andare  aL  Tao 
Amico  Fifico,  ed  Antiquario  M.  du  Four  ,  ii  quale 
intefo  il  fatto,  lènza  domandar  de*  fintomi  dell* amma- 
lato ,  volle  fiibito  fcpere  ,  fe  le  medaglie  erano  dell* 
alto  impero .  Colui  rifpofte  di  si  .  Du  Four  volle  {li- 
bito convenire  fui  prezzo  delle  più  curioie  di  effe  ,  e 
volle  a  fu  e  fpefe  ricuperarle  .  L*  ifteflb  Pope  in  altra 
luogo  di  tal  Poema  allude  a'  Pedanti ,  che  dice ,  che  ■ 
per  opra  della  Follia,  caminano  chiufi  dentro  una  nu- 
vola per  non  effer  vidi  ,  nè  interrogati  ,  né  impediti 
da  chifia,  come  accadde  ad  Enea  per  opta  di  Venere. 
(  <£(ik  L  ver/.  411.  ) 

At  Venus  obfcuro  gradiente*  aire  fepfit 
Cj  ntultum  nebula  circuiti  Dea  fudit  amiftu  > 
Cernere  ne  qui*  eo* ,  neu  qui*  contingere  poffet 
Molirivc  moram ,  aut  veniendi  pofeere  cau[a*% 

Farla  ancora  il  Pope  delle  Orarne  dalla  Stupiditi  in- 
trodotte nelle  Matematiche  con  voler*  introdurre  in 
tutte  le  faenze  la  matematica ,  e  quelle  Tue  proporzioni, 
e  nella  Finca  coli'  introduzione  delle  nature  piatti  che, 
fluidi  clama,  materie  fot t ili  ,  molecule  organiche  ec> 
atomi,  monadi  ,  fuochi  elettrici  ce  e  conchiude  dopa 
riferito  il  tutto, che  la  Stupiditi  riufeiva  a  coprir  tutti 
h  Terra  de'  fitoi  trionfi 

•  *  «  ~  -  "  ti  *  *•  ■ 

And  make  one  tnighty  Durici  ad  of  the  land  i 

Dice  che  all'  accodarli  di  effa  ritorna  l'antico  Chsros,* 
che  le  faienxe ,  e  le  arti  fi  ofeurano ,  ed  cdiuaao  ,  co- 

mc 


•Digitized  by  Google 


4$3 

r«c  gii  occhi  di  A  ego  ucctfò  da  Mercurio*  che  la  ve- 
rità fogge  ,  le  fcienxe  fvanifeono  ,  che  la  Filo&fia  è 
di/trutta .  Ma  fa  duopo  far  Cernire  i'  cmfafi  della  lingua 
originale  di  Poj>e         r,  - 

* 

She  eomes,  She  comesi  the  fable  Throne  bekolà 
Of  Night  primaval  and  of  Chaos  oidi 
Ecfore  her,  Fancy's  g'ddcd  clouds  decay 
And  allyùs  varyiag  Ra in- ho  WS  die  aWay 
MTit  sAoots  in  vain  its  momcntary  fircs 
Me  meteor  drops,  and  in  a  fi**h  expircs 
4s  one  by  one ,  at  droad  Medea  s  ftrain 
The  ftck'ning  ftars  fade  of  tti  etkereal  pUiny 
As  Arguseyes  by  HermtsWand  opprefi 
Closd  one  by  one  to:  everlafting  refi 
Thus  at  her-felt  approdi,  and  fiere t  mighit 
Art  after  are  goes  out ,  and  ali  is  night. 
&f  skulking  Thruth  to  her  old  cavernJUd 

•••    «    .    •    *    *   • .  •    ■    •  •• 
Philofophy  ,  that  leand'd  on  Heaun  before 
Shrinks  to  her  fecond  caufe ,  and  is  no  more 
Pkyfìc  of  Metaphyjìc  begs  defentc 
And  Metaphyjìc  ealls  for  aid  on  fenfc 
$ec  Miftery  to  Matkemaiics  fiy\ 

•  ••••»•..»•••«•* 
And  Univerfal  darcknejf  turies  ali  « 

Ma  quante  aggiunte  avrebbero  a  fiuti  alla  Duucjade* 
e  quante  altre  cofe  lì  potrebbero  due  fulle  macerie 
ifteffe  dell' abufo  delle  feienze  1  Quante  inutili  dirute 
6  vedono  anche  negli  Amori  Italiani  ?  Se  il  Pope 
avene  iu  Italia  fcritta  la  Dunciade ,  colà  adrebbe  det- 
to? Si  e  queftionato  ,  fe  U  folo  Bocaccio  abbia  fiumara 
la  lingua  Italiana:,  ed  il.  Salvici  fi  c  molto  d iftùuo  ia 
tali  difpute  (  Salvini  Mot*  aiU  P\  P.  Ualianax 
del  Muratori  Tom*  libr.  3.  Gap.  8.  )  Se  debba  te- 
guirfi  Ja  fola  lingua  Fiorentina ,  o  V  Italiana  intera  • 
Se  la  lingua  Italiana  debba  alk  Fraawfc  preferirii  ,difpu» 


4*4 

trattata  a  latigo  da  molriuimi  t  Ogni  lingua  Ira  le  Toc 
bellezze,  e  i  fuoi  difetti  ,  che  non  nonno  paragonar- 
li cotte  altre  lìngue  .  Il  Signor  Muratori  volle  di-* 
xe  che  V  idioma  r rance(è  non  può  elevarti  all'  Epica. 
Poeùa  ,  e  pure  il  Voltaire  nelle  fila  Erriade  è  il  riva- 
le di  Omero,  e  di  Virgilio.  Tali  queftioni  non  deb- 
bon  farli ,  perchè  in  arili  ,  ed  odio(è  .  Il  Signor  Deo- 
dati avea  mandato  a  M.  Voltaire  un  dilcorfo-  in  lode 
della  lingua  Italiana  ed  m  abbaiamento  della  France- 
te ;  a  lungo  gli  rifpofe  M.  de  Voltaire  nella-  Lettera- 
dei  medefimo  al  Signor  Deodati  .  Si  e  detto  di  (opra 
delle  varie  difienaioni  fui  punto, £è  le  faenze  debbano 
infegnarfi  e  fcriverii  in  lingue  morte  .  Il  Signor  Mu- 
ratori volea  ,  che  fi  fune  ferino  in  Italiano  ,  e  voler» 
anche  il  Dati.  11  Manuzio,  l'Amafeno,  il  Salvini  vol- 
fcr  l'oppofto  (  r.  Muratori  P.  P.  Tom.  2.  Ubr.  3.  )■ 
Tralafciamo  di  riferire  altre  immenfe  queftioni  inutili , 
delle  quali  è  piena  la  letteratura-,  e  fui  le  quali  Svifr 
avrebbe  fcritte  altre  voluminok  opere  Tulle  battaglie  de* 
libri . 

Il  Francefe  M.  Pali  (Tot  fcrùTe  nel  fuo  idioma  nu* 
altra  Dunciade,  colla  quale  pofe  in  ridicolo  gli  Auto- 
ri dell'  Enciclopedia  di  Parigi  nel  tempo  che  il  partito 
di  quelli  contro  di  euo  fi  era  sdegnato  .  Ed  ecco  la 
poca  Filofoha  e  la  poca  moderazione  di  molti  Savj, 
che  ranno  (èrvir  le  feienze  per  le  comete ,  e  diflinzio- 
ni  perchè  ftudiano,  e  fcrivono,  o  per  efler'  ammirati  p 
e  lodati,  o  per  biafimar  gli  altri, ma  non  per  miglio- 
rar (è  ftefli ,  e  gli  altri ,  come  dovrebbero  fare,  fe  an- 
daftér  chiedendo  il  vero  fine  delle  (cienze .  Ecco  quan- 
ti abufi  dell'Eloquenza  anche  tra'  pretefi  Filofofi  .  Ma 
dapertutto  s'incontrano  gli  abufi  dell' Eloquenza  .Quan- 
te compilazioni  inutili  abbiamo  d'Iftotie  Univeriàli  ,  e 
f articolari  ?  Quanti  libri  feruti  sa'  Romani  antichi? 
Quante  (ùperfluiri  nelle  Biblioteche  Orientali  di  Her- 
belot,  e  di  M.  Wisdeh»  ì  Quante  nelle  Biblioteche 
Rabbiniche  di  Bartolocci  ,  e  nelle  Iftorie  Etiopiche,. 
Perfianc  ,  Chinefi  ,  Indiane  ,  Fenicie  ?  Tra  molte 

colè 


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eoTe  utiliflime,  che  s'  incontrano  nel  Glo(Tario  del  fa- 
moCo  du  Gange,  e  de'  fuoi  continuatori  ,  non  vi  fonò 
altresì  delle  fuperfluità  ?  Non  ve  ne  fono  nelle  Rac- 
colte compite  degli  antich.'  Inorici  di  certe  nazioni  ? 
Non  vi  fono  forfè  certi  opufcoli  inutili  nelle  Raccolte 
de'  Tefori  di  Grevio>  e  di  Gronovio  ,  e  fin  nel  Re- 
rum ItaUcarum  del  Muratori  ?    Non  vi  fono  delle  fu- 
perfluità nell'Enciclopedia  di  Parigi?  Non  fi  dovrebbe- 
ro raccogliere  tutri  gli  opufcoli  rari  r  ed  antichi  fui  ri- 
letto di  efler  rari,  ed  antichi,  ma  badarfi  Ce  Cono  uti- 
li, o  nò  tali  raccolte,  e  meri  gli  opufcoli ,  che  le  com- 
pongono .  Si  dovrebbe  badare  affai  piti  ali3  utilità 
che  alla  rarità  ,  ed  all'antichità  di  certi  Autori;  an- 
zi da  tempo  in  tempo,  come  oflerva  M.  d'Alembert 
fi  dovrebbero  alla  fine  di  ogni  Secolo  dare  al  fuoco 
le  inutili  produzioni  di  quel  Secolo,   perchè   il  nifi 
utile  quoi  facimus  di  Fedro  de/  efler  la  divifa  d'o^i 
produzione  Letteraria*;  Bifora  infatti  confeflare  ,  die 
oggi  i  libri  fono  crefeiuti  all'infinito  ,  e  fervono  piat- 
tono di  trafico  per  il  commercio  ,  e  per  pompa  d'  in- 
gegno ,.  e  per  oftentazione  di  fatto  ■  Letterario  in  aver- 
li, e  comprarli,  che-  per  efler'  utili  all'  umaniti,  anzi 
iiccome  i  bilologi,  e  gli  Antiquari  fi  fono  per  la  pili 
refi  inutili  per  le  loro  vane  fpzcolazioni  ,  e  ridicole 
queftiom  ,,  come  oflervò  Seneca   de  brevit.  <vit.  Cap. 
rW^'^  in  8"  aPs-  *P*i  iTtiim., 

•  p-i  r  c'  \  u  nCila  Iettera  id  LuciL  r  Zvfi-  **• ,  cosi 
i  tilolon  dalla  fine  del  panato  fecolo  fin'  ocr<ri  fi  fono 

refi  per  Io  pili  fofimei ,  fupcrficiali  amanti  di  paradòffi 
nemici  del  vero  ,  e  della  feliciti  umana  ,  preTuntuofi,> 
talché  fe  gli  antichi  Filofofi  incontrarono  un  Luciano,' 
che  gli  derife  ,  i  moderni  ne  -meriterebber  mille  Lu- 
ciani che  ne  fcoprifTero  i  difetti  ,  e  gli  abufi  ch'età 
han  fatti  delle  feienze  ,  e  dell*  Eloquenza  De'  Filologi 
di  (Te  Seneca  nel  luogo  citato  ,  che  de  illis  nemo  du- 
èitavit  quin  operosi  nihil  a°ant  ,qui  litterarum  inw.t- 
lium  fludiis  detinentur  .  Qrcecorwn  ifle  morbus  futi 
fuxrere  quem  numsrum  remì^um  Ulyffes    habuifct  , 

G  prior 


4<?<5  r  •„,,  ,flVf  7«^,      OJyff"  *****  ** 

prio'fir'P"  'S  ..    AIU  *u*f  >  »"* 

'"fi"' '  Sj  nv°fo  f"P*W 
^'Ju°lue'^juiivi  aucmiam  frienum  «finn,** 

dtart  ,*Sj^:flSS  così  fcri&:  U~ 

ST^:^ coiaio  U/hs  ,*<rifs,  *— 
Uberalium  arttum  ^  u  difettile*  ne- 

',t"a'  'ZyZ  C"™'"'"  feriti*  mij^r  fi  um 
mytiéfaptr-acéMt  ugw  mjuf  wa  >  ,„  /u4 

^^.'"^'".netnofior  vixerit,  in  Alt  an 

Sappi»  puhUca  /«^Yucil.  epift-  88.  Ma  non  b™» 
>"  £'"f  i-  i  rT',n.ichi  e  moderni  molte  fupcrfiuita, 
Um  VF^fva«  ouemoni  de'  FiWog  ««furate  d* 

Savio  non  cfclamcu 


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4*7 


INDI  C  E 

DE'  CAPITOLI  DEL  PRIMO  VOLUME 
PARTE  L 


c 


DeW Eloquenza  in  xencrak 


'APC)  L  Origini  delle  Hrgire  ,  pag.  r. 
CAPO  li  Dell'  Arte  dello  fcrivere  ,  pag.  30. 
CAPO  III-  Difpofizioni  intellettuali  ,  che 

devon  precedere  V  eloquenza  pag.  41. 
CAPO  IV.  Della  Natura  della  vera  eloquen- 
za *  e  fuoi  requifiti  ,  pag.  $y. 
CAPO  V.  Riflcffioni  fui  modo  d' infegnar 
P  Eloquenza  pag.  66. 

^ft£9  Yl:  Yl™>  e  frntl  ^IPcIoquenza  pàgq6. 
CAPO  VII.  Divifioni  dell* eloquenza,  e  (ue 

varie  Ipecte  ,  pag.  84. 
CAPO  Vili.  Se  r  Pintore  fi  formi  ,  ed  il 

Poeta  nalca,  come  fi  dice  volgarmente,  p.96. 
CAFO  IX.  KiUelllonì  kilF  eloquenza  in  rap- 

porto  delle  feienze  dette  di  Profeflìone  , 

pag.  1  iq>  . 

PARTE  IL 

Ricerche  JJIoriche  fulV  eloquenza; 

CAPO  I.  Dell'  origine  dell'  eloquenza  ,  p>i  r 

CA- 


4  6  8 

CAPO  IL  Progetti  della  primitiva  eloquen- 
za, pag.  131*  ri 

CAPO  1IL*L*  eloquenza  ,  e  la  Poefia ,  e  la 
Mufxa  antica  cc4rprendeai>o  tutte  le  friend 

te  ,  pa g.  1 3  y.     * 

CAPO  iV.  D-elfclogticnzaGfeca,^  1^4* 
C  AFO  V.  Dell'  eloquenza  Latina  ,  ?  ig. 
CAPO  VI.  Dell' eloquenza  di  alcune  oicdei- 

ne  nazioni ,  jag>  163. 

PARTE  IIL 
Idee  di  taluni  smkhi  3  0  moderni  fulV  eloquenza. 

CAPO  L  Erronee  opinioni  di  Seflo  Ep*P|- 
rico  ,e  di  Cornelio  Agrippa  contro  l'elo- 
quenza, pag.  167. 

CAPO  IL  Errori  di  Montaigne, e  di  Bay- 
te  intorno  V  eloquenza  ,  pag*  1  So»  ~ 

CAPO  UL  Errori  di  locke,  di  Pufendorf, 
di  Barheirac,e  di  Efraims  Chambers  full1 
eloquenza,  pag*  206. 

PARTE  IV. 

De'  fijlemì  di  coloro  ,  che  han  cercato  darci 
piani  critici  del  buon  gujlo  per  perfaio- 
nare  V eloquenza. 

CAPO  I.  Dell1  jngjefe  Mifler  Home  Lord 

Kaimes,  pag,  213. 
CAPO  IL  Efame  del  fifonia  di  David  Hu- 

roe,  pag.  223.  CA- 


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CAPO  IH.  l\!y lord  Ashicy   Cocper  Come 

di  SjjajtsEur^  pag.  230. 
C APO  IV.  Di  Aleiìandro  Pope  ,  pag. f. 
CAPO  V.  Myiord  Addiffon ,  pag.  238. 
CAIO  VI.  Di  M. le  Batteiix, Filologo Fran- 

cefe  ,  pag.  242.  1 

CAPO  Vili,  Di  IVL  de  Montesquieu  ] p>2fj; 
CAPO  IX.  Di  JVL  Diderot  pag.  2Ó^~~ 
CAPO  X.  Di  M.  de  Voltaire  f  pag.  27^ 
CAPO  XI. , Operazioni  di  M.  d'Alembert 

fui  l'eloquenza,  pag.  281.  '  •  :  • 

CAPO  Xii.  Rifleflìoni  di  M.  de  Buffon  fui 
t  .buon  guflo  deir  eloquenza,  pag.  291*  J~ 
CAIO  Xlll.  Teorìa  del  Signor  de  Condii* 

lac  filile  lingue,  e  full' eloquenza ,  p.2<?9« 
CAPO  XIV.  Penzieri  di  M.  Sulzer  Iul~gu^ 

ito  nelkT  eloquenza  ,  pagi  3  00, 
CAPO  XV.  Kiflcflioni  del  Signor  Lodovico 

Muratori  fulP  eloquenza ,  pag.  320^" 
CAPO  XVI,  Sifienia  del  Marchete  Beccaria 

full' eloquenza  pag.  324. 

PARTE  V. 

Caratterifliche  della  vera  ,  e  della  falfa  4I0- 
quen%a  ,  e  de  buoni,  o  cattivi  metodi 
di  apprenderla,  t  &  insegnarla  . 

CAPO  I.  De5  requifiti  neceflàrj  per  l'ac- 
quino deiP  ottima  eloquenza  ,  pag.  33. 
CAPO  li.  Difetti  di  coloro,  che  hanno  in- 

te* 


fognato  a  tnolti  T  eloquenza  ,  c  la  Retto 

rica,  pag*  ì Sì*  ~TT 
CAPO  Ili»  Qllervazioni  generali  per  1  ao 

giudo  della  vera  eloquenza  ,  pag. 
CAPO  IV.  De1  legni  della  depravata > e  fo- 

fifiica  eloquenza,  e  dell'arte  di  conofcerla 

©e>  libri  ,  o  ne'  difcorfi  ,  pag.  373. 
CAPO  V.  Della  Fantafia  ,  e  fuoi  infiufli 

nell'eloquenza,  ptg.  381. 
CAPO  Vi»  Del  buon  gnflo,  pag.  397» 
CAPO  VII.  Dell  ingegno  ,  pag.  402. 
CAPO  Vili.  De1  Penzieri,  pag.  414. 
CAPO  IX.  Della  Memoria,  pag.  422. 
CAPO  X.  Degli  Abutì  deli1  eloquenza  % 

m-  13  4:* 


Il  fin  dd  Primo  Volume  • 


ERRORI  PIÙ*  rimar.  correzioni. 

CHEVOLI 

« 

•    *      •  *  *  * 

Pag*  5.  lin.      quella  Uro-  quelle  loro  idee 
idea 

!>•  nella  nMn.pen.  lo  things  to  things 

1 6".  nella  n.    i.  fiftlements  fijfiemens . 

19. 1.  15.  derivarono  quelle  derivarono  da  effa  quelle 

invocazioni  invocazioni . 

do.  nella  nota  lin.  8.  gire  give 
Ivi  nella  L  per*,  di  detta 

nota  fometilloes  fomved  fometimes  follovved . 

*}.  nella  n.  lin.  ? .  Chinoit  Chinois 

29.  nella  nota  lin.  1.  front  from 

lUti*  14.  e  quelle  a  firn-    e  quelle  voci  a  (imboli 
boli  " 

m 

33-  nella  n.3  1.  uh.finonime  finonimi 

Wlin.  io.US/:«afordcre+  (  Si  av verte  ,  che  quella 
*  W  cfl€  citazione  (5)  non  è  di 

quefto  luogo ,  come  nem- 
meno la  nota  di  lotto  , 
ma  devon'eflere  alla  I.3. 

Pag-  '    ' r 

3^.  fin.  1.  /  Traci  cor.ob-^l  Traci  tardi  conobbero  U 
bero  le  lettere.  l  CoÌi  \  >  .  ; lettere  ($)  1  Goti  &  cet. 
&  cn*  '*:  >.yta  notai,  fi  riferifce  a 

quefta    citazione  ,  cioè 

quella  che  comincia  (?) 

J£U*n.  Par*  Hi/i.  &  cet. 
4».  %n.  1.  r.el  piano  tal  piano 

Ivi  lin.  3.  ma  per  porla      ma  per  porlo 
57.  §.  1.  lin.  r.  dell'  arte    neW  arte 
59-        i.  e  fi  vane       '   'e 'varie 

fratta  nota  lin.13.  VùteL  Fvuolci 
Sf*  neH'ult.  de'verfi  che  (ì 

citano  di  Petronio  Plenus 

Picrio  Plenus  Pieri* . 

80.  ne! la  n  lin.  6  impeteufe  imoctueufc 

Ivi  fteflb  fagaffe  fa»ejje  irj? 


47  2 

rio.  Un.  sfottile  al  Mef»  al  fonile  Mercuri* 

curio 

135.  liti.  11.  Cofmogenie  Cofmogonie 
14$.  nella  nota  liii.  uh. 

Ulyjftr  erraffes            :  Vlyffes  erraffet 

jyj.  fiat  7.  e  nel  fecola  cioè  nel  fé  colo 

ijy.  lin.  ulc.  alla  n.  falfunr  falfum 

1 56".  Ila.  3 .  Manuzio  Fianco  Muna^io  Planoo 
165.  al  titola  del  Capo 

Capo  iv.  CaP-jr. 

169.  lin.  1.  ftotifflmo    .  floltijjimo 

192.  liti.      W  certamente  Nò  certamente 

1 5?  5 .  Un.  15.  davKf*  dwtf» 

floo.  alla  nota  Cri  rie*  Cri  tic, 

206.  al  titolo  del  Capitolo  Capo  Iti* 

Cap.  ... 

240.  lin.  ult.  inge  ni  *"g*gni* 

144.  i.  ulc.  nella  n.  Fervide  Ferecide 

aójo.    alla   nota    M.    de  M,  de  Bachaumont 

Beaumarchais  -      .  ' , 

71^.  allan.  L  !•  fentimento  fentiments 

Ivi  alla  nota  lin.  zo.  <fc>*  firivere  a  Metndeville  Ocee. 

a  Mandeville  0  cee. 

3  3  4$«7  ^.dinotare  ufoyrito  ufo  ,  ft abilito  . 

3 57- nella  n. lin.  i^Ji  v*<&  Si  veda  7 

fri  l.i4.ne'verfi  pueris  ahaos  Chaos 

36*5.  nella  n.  lin.  1.  Il  fofeo  11  fofeo. 

374.  linea  p.  §.  Le  c  a  tifali  §.  I. 

380.  alla  n.  lin.i  1.  piccola  piccola 

38$.  lin.        co/we  /<?  /Mar  per  lo  più 

$96.  nella  n.  lin.4 .  Plurarco  Plutarco 

3 5)8.  alla  n.  lin.  2-  migliorerò  migliorano 

407. alla  n.  I.4.  in  eloquenza  in  Fijica  ...  .... 

416".  lin.  13.  v**/*/**  volete. 
436-  al  titolo  del  $.  dice- 5»      §•  3«»  e  cosi   fi  de- 
vono corregerc  gli  altri  numeri  degli  aiui  §.  fino  aila 
fine  del  capitolo 

455.  alla  n.  1. 1 6.  eoi  cartolò  tol  curiofo . 


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< 


•  So 


•rv. 


Digitized  by  LA  FILOSOFIA 
DELL'ELOQUENZA, 

OSIA 

L'ELOQUENZA 
DELLA  RAGIONE... 


IP 

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Biblìotheca 
/jmajor^  Coli.  Rom. 
^      Socfet,.  Jesu 


I  1 


FII.OS.OFIA 


mu:  ELOQUENZA. 

«  •  •  • 

/•  •      *  . 

ELOQUENZA 


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.  » 


rzr 


Con  ipprovaziooQ  d«*  Superiori  « 


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.  0  9 


l  •    «  •« 

^^ifiwme  peut  fe  muver  dans  tout 
/  geme  d^écrin.MU^  eft  rarcm(mf  oìf 
cn  la  cbercbe  y  &  elle  eft  quelquc^ 

foli:  oh  /»•»  *t*^  l./t  eh  ere  he  potJtt. 

Cbara£ter.  de  la  Bruyere  Tum.  L  chap. 
Lpag.  127.  odiu  in  1%.  farisiy/s; 

i'^/  de  parler  j  T  art  ét  ècttre^  V  àtt 
de  taifonner^  &     mà  iìt  ptnf ergine 
Jon$  ^am  le  fond  qu  un  feul  (y  me- 
fnè  étr^m  En  effet  quand  on  fair  pen^ 
•    /f  r  ,  on  faìp  ppifimnery  <3t  H  ne  re^ 
fte  plus  pour  bìen  parler  \y   &  pour 
r  àèen  eerlrf*^  qu  a  parler  . xomme  on 
penfe  ,  &  a  icure  eemme  on  parie. 
Mr.  de  Goadillac^  Cours  d'Etudes  T. 
L  PiTc  PreUm.  pog.  i^^^cdii:.  ia 
-  8.  1780.        '  — 


m  «  * 


* 


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Admidum  Rev,  Domìnut  ìl>-  Andreas  Sìmhli  S,  Th* 
Prof  eh  or  revitieaf  9  &  in  /eriptu  rejeraf .  Dìi  ao*  Se* 


M.  CAN.  DE  ANDREA  VrC     '  r^. 


Jolcph  Hofli  Can.  'Dep*  ^^-rcr»  -:- 


ii/uJlriJl$mot  €  RivtrcmliJJimQ  Signore 


Ho  .letto  per  deffnire  i  comandi  di  VS.  Illunrl/nina» 

e  Reverendi Ilìnia  P  coera  intitolau:  Filojofa  dell*  Eio^» 
quenza  :  V  Autore  ha  cercato  con  immeoLa  fatica  di 
penetrar  lin  dentro  1'  intima  natura  dell*  Eloquenza  y  e 
v41U£pandone  rorigine  ,  ed  i  rapporti ,  fcorre  per  tutte 
le  Nazioni  antiche  ,  e  moderne  ;  riferì fcc  i  fiftemi  di- 
verfì  propoli  da  coloro  >  che  hanno  trattata  qucfìa  ma* 
teria  »  e  con  giudiziofa  Critica  ne  addita  i  pregi  ,  e  t 
Afetti;  e  fiDalmentc  porge  le  regole  daaeqattbir  la  va- 
ia ,  e  loda  eloquenza  ;  V  Opera  è  parto  della  pràfopda 
meditazione  dell'Autore:  tanto  è  latigi»  che  contenga 
minima  cofa  >  la  quale  pofia  da  lontano  oflendérè'la 
fede  o  i  coltami  ,  che  anzi  è  diretta  alf  Mitrzione  fM 
cialmcme  «le*  invanì  ,  che  fi  applicano  agK  ftndj  t  Ri- 
mo perciò  poterfi  dare  alle  flampe  >  M  fQO«  fia€^U  «4 
WS,  iUuftriflìma  e  Reverendi flìma. 

'     Napoli  30.  Settembre  178».    '  } 

*  ,  \  XJmUifs.  Dhdtifi,  Sem  Wf» 

.  Andre»  Siiniott.  . 

Jitie9$é  rglatiMi  Dmini  Rn^firh%  tn^wimaittri  ^ 

Dff  4.  OQQbfis  1782*  ^  ' 

M.  CAN.  D' ANDREA  V.a 
Jtfepk  RoC  Gaat  Pbch 


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ris  t  cui  fi  Julf/crihat  ,  ^nrin  revidendi  ante  puhltca» 
tionemt  num  exemp/aria  tmpr intenda  concordent  aU Jor^ 
mar»  R^galmm  ordmum  «  é»  in  fcnptis  nfnat  .  Ngaf, 
4Ìi9  aa«  men»  Jul,  1780. 

.      WmH.  ARCa  CARTH.  C.¥. 

<.  R.  M, 

.^Llbr«m>  coi  dtulus«  U  Vihfii»  dei^EhqutnxSf  M«« 
MAt»  tua  demandante  fedulo  perlegi  «  atauc  in  co 
Si\\-r^}!iod  regalìbus  tuisadv^erfecuf ,  occurrits  <|ii3olbiiU 
iiàm  auctoris  diligen^ìam  in  eloquentìifc  prìmordiis  Ih 
veA^andis  >  ejus  ^xclrpandii  vic'iif  ,  eamque  in  fuaoi 
aatoram  relfitaendim^  «dinvcni .  Q^apcopter  typooraiihi^ 
cis  tonnif  confli^aaii  polTa  ccnfeo  «  dumowdQ  Majefta» 

tis  Tux  acccte  «nmdfmi  •  Shvm  Nctn.  «.  I4m«  An« 

suiti  178^; 

F«icMitFraBaè,  ' 


TV»  T^tfcripto  S.  R'  Majeflath  Jub  die  7.  (urrenfif 
m^enfis  t      4«»/  >  s(  Relatione  Rfv.  U,  /.  Z),  D,  Paui^t» 

mandai  ,  ^rir©//  imprimatur  cum  m/erta  forms  vtétreniif 
fupphcix  libelli  >  <»r  approbaf  tonìs  dt6ìì  Rev.Rfvìj,  5  v^cu» 
nètpuklifetur  ,  RiViforem  faOa  iUrum 

9^ficne  affimnmt  ^U9d  twtMtay  fetnmtM  form» 

PATiUTlUS.  ^VENA. 

VlDTr  VISCUS  IlEGL COR. 
nioM  MMcttlé  OftiM  Ffsfec  S.    C  «  ^  Mni  |l|.Aa% 
teip»  Pmfeai  ttoftii  fiiUfefi^  ia^ 

CaittUi  Athanafiuf  « 


r  •f 


Dell*  Arte  d' infegnare  jqì  apprendere 
la  vera  Eloquenza.,  e  de  tonti  gp-  , 
:        aerali  deÙa  mèdjèGma. 


0d  ufi  detta  tCntmfA^ 

jK  Arie  etimologie  fi  addùcotìo del- 
ypoe  Reitorica  (i)epm  va- 
m  ancora  XoDoie^ieSiiizioncdeip 
.  "  fa  meddiiiia  (2),  e  varfé  imco- 

«  le  opiitioDi  ftJP  ttfp,  fuie^  e  (copo  di  ef- 
^    JanLtU  •  •      A    ^    •  ";6 

(0   Altri  detÌTao  tal  voce  da  t/p«,  ^iV^  ,  altri 
p<«.,  Épe«         ,  altri  xlalla  voce  Dorica  pwTpce^ 
icgge.  Vid.Voff.  in  libr.  àt  Rhctor.  natur.  Se  conftir. 
^ij   Ariftoielc  dcfiai  la  Rettoria 

étrt 


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a 

fa,  onde  fc  ne  può  dedurre  fa  conregueo- 
za  ,  che  per  to  più  naft  i»  ae>  abU»*  forma* 
ta  preci  fa  idea   e  non  i  ineravlgli;|,  che  % 

Filologi  ,  ed  i  Rettorici  (ì  fiano  cc^fbfi  hv' 
delìnire  ,  ed  aflìgnare  a  tal'  arie  »  o  Scienza 
ì  limili,  ed  i  confini  ,  mentre  !e  definiziq- 
ni  efatte  »  e  precife  non  ponno  darli  da'  Fi^ 
ìologi  qoafi  mai .  l  FiÌQÌp|(i  conGittimo  W 
Rei  lorica  »  e  T  eloquenza  alk  Me  ^tele 
de(  foip  »  .fid  i^.iaic  A^j^Utla  (xattarono^^ 


<y>/f  x/2  qualunque  eofi  tiè  i  c4/  conduci  alla  pttfutt^ 
Jione  :  A)cii  1  hanno  definlui  «r/e  $en  dtré.  ^  ffie 
Ji  reg9ÌM/è  i  difcorfi  \  Altri  fori*  di  dijcorjo  éiu'm 
perfuadin  itffif  •*  Alvi  IbftlnmiiB  1é  dlutsto  éfti% 
altri  pirji^  t  ficoUi  ,  «tiri  J^^fv  ^  Il  Wnkhio^  (>  4a. 
MUtfU»  thiUf^  di  litur.  human,  $.  4.  diffe  tdkt 
Rettorica  pdru  dtlU  FUùfofia  ,  che  moflra  la  ma- 
tUira  da,  p0iir  pdrUte  foiidi  ^  pruduuee^  diftuSi  %  ad* 
€urati  f  fujviter  y  atque  eleganteri  ira  non  riflette,  che 
la,  Filologia  mai  pocca  inCcgnar  1  arte  di  parlar  jUidix 
prudenter  ,  diftiniii  y  perchè  tal* arte  di  ben  ragionare 
dipende  dall' tncellecco ,  e  dalla  Logica,  e  la  fola  fcel- 
ta  delle  parole  può  dipendere  dalla  Filologia.  Nella 
grande  Eoddopedta  di  rarìgi  fi  definifce  la  Reccoriar 
Arjk  tU  pofUr  Ji/tr  quelque  fujet  qm  ci  fiii  mpni  eUf' 
fu'enci^  &  avee  fi  rei  ^  e  u  dice  a&cor^m  die 
tariea  é  aW^  eloquenza  ,  come  id  Teorica  alla  PratU" 
ta  nella  Poe^  .  Al  Reuorioo  pidcrive  delie  icgolt 
per  efTer  eloauence  •  L' Oratore  ,  o  fia  1*  Uomo  elo- 
quente è  quello  che  fa  u(b  di  ali  regole   ncll*  elo-* 

quenza  .  1  Savii  Lettoli  giudidicranoo  a  ioxo  atbiuio 
di  tali  opioioai^ 


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c  per  far  vedere  a  chi  fludiava  lal  facol 
tà  9  che  (i  dovea  combattere  nel  gene« 
«e  di  una  «loquenza  IbtiAica  »  declamato- 
Ila,  e  cooteniiolà  ,  commcìarono  Tulle  prU  - 
jne  a  pugnare  mg^Aut ,  £r  fugnis  »  fecon- 
do una  IFiale  di  Oràzio  (3)  fulla  definizione, 
natura  ,  e  fini  della  Rettorica  ,  cofe  Tulle 
quali  f]  c  infiaiuoìenie  iccicto  da  oioltiilìfDi 
Rettorie!  « 

§•  2.  Moltfflìmi  fian  conflifa  Teloquen* 
2a  »  €  la  Rettorica  |  le  mohiOiini  danno  io* 
iriluppate  idee  attaqqitip  alle  voci  Eioquen* 
891 ,  SoSSa  ,  Copcioriatort'  {4)  tà  è  facile 
f  oflbrvare«c&e  per  io  più  cioloio,«eiwIiaiH 
no  velato  fciìf^ere  prececd  dr  eloquenza ,  al> 
tro  non  hanno  fatto ,  ch^  mettere  argioi  sa« 
fu[>erabiri  all'  acquiflo  della  vera  eloquenza, 
ed  introdurre  la  gioventù  negli  antri  di  Tro- 
fonio,  come  accade  quando  tali  fetenze  noa 

fono  illufoifwe  dalla  Alida  «      auilc  Filo^ 

A  >  ibfia 

(3)  Tali  pugne  di  opinioni  folla  Rettorica  (bno 
à  lungo  riferite  da  Quintiliano  Inflit,  Orator.  Libr,  i. 
€ap»  if.  fino  al  cap,  zi.  Crifippo  ,  prcfTo  Plutarco 
ncir  opufcolo  de  Criticorum  repugnantus  ilcfini  la  Ret» 
Morica  artem  in  4)rnatu  Ù  ordine  oranonis  verfantem  • 

(a)    Dair  iaviluppo  jdelf  idee  atraccaic  a  lali  pa- 

Ztey  e  nato  fol  nn'aum  joalè^  perchè  mofct  predett- 
ili di  doTCìe  crà  Apparasi  di  amimtfiidiziQne  Tvilup* 
paté  odi  idee,  iuumo  dovuto  icti?ei]p  «n^neoie  langhe^ 
xie,  ed  etimologie  di  tante  paiole ,  ónde  pid  ^  crelcia- 
ta  Tofcuriti  ,  e  la  prolifTità^  «  tante  €oS^  inncili»  clic 
abondano  ii|  i^fioite  Rectoricbe  «  Si  ^  dovàco  queftio-. 
d' jiaàicafi  ctìiaologir  1  e     otigioi  di  parole. 


• 


iòfia  (s) ,  fuUo  foopo  »  e  Bai  della  Rettori* 
ca  •  Non  miaori  iono  fiati  i  oootrafli^  e  ie 

opi- 

Si  è  difcufTo ,  fe  la  Greca  parola  EKitXntrtoig-eti  ,  Con^ 
cionatores  debbafi  prenHere  in  buona,  o  in  mala  patte* 
6e  i  Concionatorci  (ìano  i  medefìmi  degli  Oratori*  Se 
Ha  eattivo  uomo  pofTa  eflere  ,  o  nò  Oratore  •  Se  la 
Meteorica  £a  iciem»  o  Tìriià,  fk  efercizio,  (è  arte ,  (è 
mio  finalmente»  iè  fia  potenza  »  òtocAiàt  tajent», 

9  come  qaeftiona  Ifocrate  ,  o  le  fia  finalmente 
MMttnXviA  (  Infiiu  OrM*  Libr.  x.  c^f^* 

'  ì  •  Abondano  di  tali  guerre  i  libri  di  Rettoridie 
antiche ,  e  moderne  •  Si  é  queftiooato  (e  tragli  antichi 
la  voce  So&fta  era  nome  di  ogni  Savio,  di  ogni  peri- 
to artefice,  di  ogni  Legida,  come  ibftenne  il  Revaret. 
in  oper.  po/l.  liòr,  i.  Conjeilur,  eap»  io.  Si  è  addotta 
r  autoriti  di  Teocrito ,  che  chiama  Orfeo  &(ov  o-o^iO'» 
r9f  .  e  di  elemento  di  Alefandria  ,  che  lo  chiama 
OpoMOf  ^^i0^»v  •  Si  è  dtato  Snida,  Efichio  ,  Scapo» 
la»  Ateneo .  Si  è  detto  poi  che  il  nome  di  Sofifta  der 
generi  in  mala  parte  quando  i  Savii  addavano  girando, 
come  i  ciarloni  ,  finaltendo  le  loro  Icicnae  onde  eb- 
bero 1  nomi  di  cìrctUatofis  ,  Sophift*  ,  cydici ,  ^ri- 
^\^wr0Al  ^  andayan  girando  l'Afia»  e  la  Grecia, 
itifegnando  aftuzie  di  ragionare  .  Quante  qucHioni  fi 
fono  fatte  fuHc  voci  Dcmagogi ,  Oratores ,  Agoreutai^ 
dteentes  ^  dtfertiì  Con  ragione  di  quei  Sofifti  Ti  diflc. 
Ite  htnc  inanes  Rhetorutn  manipli  ,  lu  hinc  ir.jlitj, 
Tore  non  Ackaico  turba  :  £  potrebbe  T  iftcffo  dirli  di 
molci  libri  di  Rertorica. 

(5)  I  l^eripatctici  ,  gli  Stoici  ,  i  Platonici  woo 
alle  armi  •  Chi  limita  al  (olo  foro  l'elo^noca  »  chi  T 
eftende  a  tutto  •  $i  veda  Quintiliano  Inftitut.  Orétgn 
MÀir*  3.  cap,  if*»'e  nel  capo  i6.,  17*  i^*» 
il.  dellMwTo  libio,  ove  a  lungo  riferifce,  ed  efami- 
fià  tati  opinioni .  coattefi  •  e  di&ute  •  Chi  fcriamente 
*        «  •     •  •   '  '  jiflet- 


\ 


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opinioni  fijffe  divifionì  della  Rettorlca  ,  e 
fulle  Tue  parti  ,  e  da  quale  di  efle  fi  dovca 
cominciare.  Taluni  cominciar  vollero  le  loro 
Reitoriche  da*  trattati  full'èlocuzioneie  fuilo 
llile  ,  full*  idea  che  V  eloquenza  era  comrn« 
data  dalle  parole  ondé  cominciarouo  dalle 
parole  Tarte  delP eloquènza.  Quintiliano  co- 
mifidò  dall'  fnvenzione  ,  perchè  confiderar 
voile  pria  i  pcnzieri  ,  e  le  idee  ,  e  poi  le 
parole  .  Jl  Lamy  ,  che  fi  crede  non  fenza 
gran  ragione  il  Quintiliano  Francefe  ,  volle 
Gomindac  dalie  lingue  ia  fua  ftetiQxica  (6). 

^  i  Oli 

ìifietce  fopra  tali  contniftì  potii  di're  »  che  colai ,  clic 
li  inette  a  ftadiar  Libri  di  eloqnènia,  che  confifteflètb  . 
fn  fvHuppare  ,  e  trattare  tali  inut Hi  conttalti  >  «Uventa 
Soifta  MUe  prime  invece  di  diventare  eloquente  ,  a 
pare  potrà  paragonarli  ad  £nea  (  che  sei  6.  deirEn* 
cide  V.  284.  )  C\  truova  ia  mezzo  a  mille  larve  ,  e 
fantafmi  ,  e  moflri  ,  che  fi  veggono  attorno  all'  olmo 
^ntichiiTima  fede  di  (ozm  .  Di  molte  Rettorichc  può 
dirli  :  nane  fedem  Jbmnid  9ulg9  vsna  tentre  ftrunt  y 
foliifftte  Jltb  omnibus  harem,..  Infatti  le  vane  difpu- 
te»  che  fi  ibleano  ne'palTaci  tcmpLtranare  ne' principi 
delle  Rettotiche,  Cbntf  aflai  pid  vane  di  qnet  Centauri, 
e  di  quelle  Sdllt  eh»  TÌdde  Enea  «  e  di  quelle  vane 
larve  .  I  Retcorici  di  fiftiil  Citta  li  chiamarebbero  da 
Platone  con  moka  pnftizia  Xo>i)dWidViXai  • 

(6)  CiceitHie' ,  e  Qoiatiiian»  tra*  Latini  hanno 
veduta  1*  eloquenza  e  la  Retto rica  nel  loro  vero  alpet- 
to  ,  Tebbene  il  gn(^o  di  Quintiliano  fìa  aflài  inferìorè 
a  quello  di  Cicerone  ,  giacché  Quintiliano  era  meno 
Filofofo  di  Cicerone  •  Tra*  moderni  ,  il  dotto  F.  La- 
my è  Autore  di  eccellenci  precetti  di  Re'torica ,  cJ  il 
noiUo  dotto  i\  miniano  Marcellino  de  Luca  è  Autore 

di 


* 


Gli  antichi  cominciavaDoper  Io  più  dairinveti-' . 
2Ìone  Oratoria  4  ma  non  già  da*  veri  fónti  di 
ogni  eloquenia^  qioè  dall'  invenzione  FiloG> 
fior  »  e  generale  •  Taluni  moderili  lian  vdii- 
to  comrncidre  da^  difcorfi  fulle  allegorìe ,  fa- 
vole,  cFirie  ,  amplificazioni  ,  altri  da*  perìo- 
di, ma  tra  effi  molti  hanno  infelicemenie  divi- 
fa  Tane  del  ben  dire  da  qnella  dei  ben  pen- 
2are  ,  e  perdo  neiie  loro  Retcoriche  hanna 
dette  tante  aflbrdità  ,  perchè  credettera  di* 
vifa  dai  lor  mcdiere  V  arte  del  penzaf 
bene» 

$•  5.  tfna  ^elTe  pii  accaraCe  definhiO' 

ni  che  fi  fìan  fatte  fuli'  eloquenza  è  fiata 
quella  che  ha  detta  l'eloquenza  efler  V  arte 
di  far  pajjare  con  rapidità  ,  e  fór^a  negli  ani' 
mi  altrui  i  noftri  fcntimgnti  ,  definizione  «  che 
.comprende  l'eloquenza  di  ogni  rpecie^quel' 
la  de'  fegni  ^  e  qoelia  delle  parole ,  perchè 
la  defihizioDe  di  eflièr  Parte  di  perfuadere, 
.è  Ibgetta  a  molte  diiScoItà  »  e  molti  Cono  i 
beliifiimi  pezzi  di  eloquenza  forprendente, 
che  non  fempre  perfuadono  qualche  cofa  , 
come  r  Autore  di  quefla  favia  definizione 
ofierva  .  Platone  offervò  ,  che  T  eloquenza 
dovrebbe  Jn(égnar&  in  modo  »  che  in  e0à  ù 
doveflcro  coofidcrare  i  feguend  ^fpeiti  •  i« 
'La  maniera  di  prepararli  a  tale  arte  (  9rp«9^ 
fjLtenia  ,  0  mpciiriefvir  )  a,  V  atte  itteflà  di  ap« 

pren- 
di una  ottima  Ifticazioac  Renorica  imitolaa  Rwiw  MAì* 

torUo- Critica  • 

i 


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.  -  J 


prenderla  (  nnxn  )  e  ^»  i'  efercizio  cti  prat> 
ticarla  (  tfjLTru^itt  )  (7)  •  Secondo  tali  prirv» 
cipj  avrebbero  dovuto  regoIarO  gli  Scrittori 
dì  tante  Reitorìche  ,  cioè  invece  dr  tante 
queftìoni  inutili  full' etimologie  ,  definizìonr, 
e  finì  delia  Rettorica  y  efaminar  doveano  i 
requifiti  preiiminàri  richiedi  io  chi  fludia  ed 
inlegna  tale  facoltà  ^  e  poi  doveano  infegnar*  - 
ne  con  miocinio  »  e  .con  critica  i  ragionati 
precetti ,  é  farne  vedete  im'  ufo  cagionato  di 
tali  precetti  (*). 

§.  4.  Àncorcliè  fi  volefle  concede'» 
re  ,  che  V  Invenzione  Logica  ,  cioè  Fiiofo* 
.fica  ,  differifca  dall'  invenzione  Oratoria,  giac- 
ché, come  fi  crede>  i  Filofofi  vanno  in  cerca 
dei  vero  ,  gli  eloquenti  in  cerca  del  vqrifi« 
mile»  del  forprendent», del  fallo, onde  è  na-* 
to  un'caoipo  di  molte  diflinzioni,e  di  inol* 
te  guerre  luile  diSferenie  delP  invenzione  Fi- 
lolofica j  ed  Oratoria  ,  cofe  ,  fulle  quali  ba 
tanto  faitto  Ariflotele  ,  Quintiliano  ,  ed  il 

A   4  YoC 

Plato  in  Corg, 
(*)  Monficur  de  la  Bruyere  §.  4.  offcrva  ,  che 
r  arte  di  convjacere  »  e  perruadere  è  la  fola  Logica , 
t  duB  P  eloqpenn  è  im  doto  ilell'  animo  ,  o  (ia  naa 
òeoUiy'àtc  d  xende  Pàdioni  de'oiori,  e  degli  intel- 
letti alerai  in  modo  tale,  che  noi  if^irianiOy  o  per(iia- 
diamo  agli  altri ,  dò  che  vogliamo  •  La  Bruyere  Càa* 
téA:  Tom.  L  Chap.  /.  :  O  ha  dunque  l'elo(]uenza  pn 
dono  naturale,  lia  bifbgno  della  Logica  per  ifviluppar- 
fi)  o  (ìa  una  facoltà  che  fi  acquifta  ,  (èmpie  i  grand' 
Uomini  converranno,  che  il  vero  raziocinio 9  e  la  buo- 
aa  Fìlofofia  i  la  bafc  dell' eloquenza. 


Voffio  nella  flia  Reitorlca^. pure  è  cofa  inJuw 

biiata,  anche  nelPìpotefi  dì  tali  Autori ,  clief 

la  buona,  e  Tana  Fiiofofia ,  la  Criiica  ,  e  la  • 

ragione  iltumrnata  devon  fempre  regolare  i 

gradi  di  quel  verlfioiile , di  quei  OQOVO»  di 

'quei  forpreildenté  ,  che  eflS  crédono-  poterli 
uovare  leparatò  dal  vero  «  Chi  vorri  là^ 

'tonfiflece  1*  eloqpenra  ìb  un  vierifimile  ldn-> 
tanifTImo ,  ed  in  certe  novità  ,  oltre  il  vo- 
lere una  cola  aLuiida  ,  perchè  1'  eloquenza 
'feparata  dal  vero  c  fempre  falfa  ,  ed  erro- 
nea ^  e  foUQica  ;  pure  per  imitare  il  vero  ^  ] 
é  per  adornare  li  faifo  bi fogna  da*  iog^ìgna  I 

"jcfie  valendoli  allontanare  dal  vero,  e  fegut- 

'  re  ìa'  fatfa  Fiiofofia  ,  fappia  laf  Dialettica  là 

^^iìi  contenziofa.  In  ana  parola  i  Chi  vuol^ 
abtiràrfi  dell^  eloquenza  ,  dee  'aftnfaHi  deìP  !n«« 
tellelto  ,  e  chi  ben'^adopra  l'eloquenza  ,  deé 
ben'adoprar  T  ìnteileiio  j  e  negli  abufi  ifteffi 
dell^inteileito ,  fa  duòpo  fapere  le  leggi  dei 
raziocinio  y  per  allontanarfene  fuf  verinniile. 
Sempre  dunque  una  buona^,  e  Cattiva  Lò« 
gi<^  j  un  buona  »  ò  mal*  ufo  de)le  facoltà 

.  iotelletttiali  producono  una  àuopa  /O  cfiatiiva 
invenzione  Logica.»  Come  dunque  feparartt 

•  tale  invenzione  Logica  dall' Oratoria  (8)  >  Si 

fono 

•  »  • 

(8)  Coforo  clie  vonno  abufarfì  dell' ingegno  ,  e 
rìcorcelo  in  fofìfmi  ,  tanto  più  devono  fapcrc  la  vera 
Logica  per  iniicarla  col  veciiimile  quanto  più  ponnoy 
fi  unno  9  e  loio  rìeice  «  Coinè  imitare  fui  veriiìmilev 
(e  s^gno»  il  veto  }  Vi. vuol  /cfoipre  un'ingegno  FU 

iofo- 


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»,  q  eoa  v^iipi^  perdita  idi  tempo  Te  op, 
riacnpite  t^te  Brettoriclie  • 

§.       Se  li  fine  ótW  eloquenza  è  U 
perfuadere  ,  e  il  tramandare  agli  altri  le  no- 
lire  idee ,  il  che  anclie  dinota  la  parola  per- 
fuadere ^  è  cI>iaro  ,  cfie  non  Ci  perfuade  fa 
non  fi  ragiona  beae»  o  facendo  credere  >  ed 
2Ìppatir  Enioao  «i  inalo  raziocinio  .  Noa  G 
Ragiona  fiene  fe  nÒD  (!,r^|tificaQGr.l'  ide^,  e 
fi  emeoda  i*  lateUeCfo  toocmiò  gli  ^ffqrì^  " 
e  ricavando  veti  ^  e  (elìdi  ra^iócinj  ,  o  che: 
tali  compari  Teano  (dician^così  per  convincer 
co'  loro  principi  quei  che  crecIoiTo  erronea- 
mente poierfi  dare  eloquenza  fondata  fui 
/affo  )i  qfxìadì  e  cfììaro»  come  fi  à  detto  ^ 
c&e  la  vera  ,  e  loda.  Logica, ,  o  uaa.  fàìùk 
l^ogica  mafcberata  fftr  vera,  è  fempfe 
gaida  di  per&iadeve  ^  e  (empre  fa  Log;icaji 
•  la  Critica  àdUm  regolare  Ul  btioaa  «  e 

ia 

• 

lofoHco  nell'  elocjuenza  .  L' ingegno'  Filofofico  ben  re- 
golato fui  vero  ,  e  fui  la  ragione  vi  darà  V  elo<quer.Zi 
vera,  (oda,  e4  utUia.  L^loffegno  di  cui  iè  ne  faabu- 
fo,  yi  iaià  rdo<|ueiiia  fili»,  e  fofi^'ca  •  Dinque ,  o 
relo^em  li  foglià  fiur  ooniìfleie  i  fcxmétte  il  ve* 
fo,  o  il  fadfiiy  cooaé  fi  Tnole  da  nfànif  mai  l'iiiveo- 
^tone  Meteorica  può  nella  Tua  orìgiofc  allontaaarli',  tà^ 
viderfi  dall'  invenxione  LogpM  y  o  buona  ,  o  erronea* 
]I  fine  poi  deir eIo<)uen2a  nou  é  folo  nell'arte  di  peN 
Tuadere ,  o  di  elTer  Oratore ,  ma  é  di  far  pjjfjre  ne» 
^ii  énimi  altrui  le  nojire  iuee,  onde  tUUC  ic  Auu4ei- 
te  qudlioai  degli  aucic^i^fono  inutili* 


b  fefifticà  elo^uMia .  Nellà  foia  pane  deli* 
rfòcatiòrte  ,"e-4eUo  flile  fi  può  tn  qualche  * 
modo  la  Rendrrca  cbnGdenir  dtvffada  ogn! 
iWienza^  cioè  quando  tratta  delia  fola  elocu- 
zione ,  e  delle  qualità  dello  flile  ,   che  di- 
pendono dalle  lingue  ,  e  da'  vocaboli ,  per- 
che nel  redo  i  penzieri  regolano  i  varj  (li- 
H ,  vale  a  dire  «  che  iti  gran  parte  io  ftile  , 
e  le  figure  fono   regolate  delia  Logica  ifh- 
iFencidie ,  fuor  della  quale  tutto  è  difordine 
in'  eloquema.  Si  è  deud,  e  iion  fi  pìxh  mai 
Mbmemente  ripetere     che  i  topici  dell*  . 
Ebquenza  fono  l'  Ifloria  Civile  ,   Naturale , 
Leiierarìa  ,  Sacra ,  e  Profana  ,  le  fcienze  de* 
tempi,  de*  coflumi ,  delle  leggi,  che  fi  com- 
prendono neir  Ifloria»  Le  fcienze  infine  dei* 
ie  divine ,  ed  umane*  cofe  fono  i  traAi  ca*m« 
fi  deir  Eloquenza  ,  %  deU*'invenzione  Retto- * 
riea  (9}  «  ia  quale  boa  ésc  fifltìngerfi  da 
i       Mcim  termine*  -  - 

(9)  Gli  antichi  per  non  aver  faputo  ,  o  potuto 
diftingucre  la  vera  Log  ca  da  unaftoka,  arida,  e  coa- 
ténziofa ed  inutile  dulcuica,conhifero  molto  ptd  le  idee 
^lla  ItMdrica',  e  ruirèlomienza,  che  tidafleio  tn  gif 
inguftiiSmi  coófidf  di  pocBt  Inoglit  communi  Onuorii, 
e  té  un*  aricfo  trattato  fulle  figure  ;  e  diceafi  die  il 

della  Logica  è  il  diCf^otuCp  quello  della  Rctcorica 
^di  perlìiadere.  Ma  nón  capifOtlo  che  il  fine  della  Lo* 
g'ca  non  è  il  4Ìt(j>i|tarc  ,  ma  la  ricerca  ,  e  lo  (copri- 
itìento  del  vero  ,•  ed  il  line  della  Rectorica  è  d*  infe- 
lunare  agli  altri  la  maniera  di  commuoicare  i  noilxi 
X'cnr  iv.euci  negli  aaitfii  aluui. 


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ti  Crede  fl  loffio  ,«1ie  b  materia 
della  Locica  è  generale,  e  quella  della  Ref» 

torica ,  che  egli  rifìringe  alla  fola  arte  Ora- 
toria, y?a  materia  /pedale,  e  che  la  Logica 
fi  aggira  circa  docemiaye  che  T  Oratoria  im- 
piega ii  pateiico,  gli  afTeui,  gii  argomenti 
idei  f  quandocchè  ì  Logici  confiderano  a(Qi" . 
'latamente  i  luoghi  comnittm  della  ragione  , 
ed  i  Renorici  le  notixie  popolari  •  Ma  6 
può  opporre  al  Vptlio ,  che  egli  |ia  troppa 
m  angufli  limiti  cbiufa  l'eloquenza,  coni]* 
derancloia  nei  folo  Foro  ,  e  nelle  declama* 
2Ìon! ,  ed  efercizi  Scolaftici;  e  pure  anche  a 
eiò  limitata ,  Y  ufo ,  che  dee  fatfi  del  veri* 
fimile  9  e  dei  probabile ,  delie  dottrine  po- 
polali ,  e  perluadifaili ,  ed  in  quali  drcofias- 
2e  j  e  cone  ,  tutiq  dipende  da  una  bna 
Logka  g  c&e  infegna  a  fertirfi  con  yaniag- 
gro  di  tali  crrconmnse  •  li  patetico  j  e  ^i 
affetti ,  che  fecondo  il  Voflìo  dee  F  Oratore 
^  impiegare  ,  fono  il  mafljmo  afTorbente  della 
Fiiofofia  Morale  ,  e  della  Mctafìfica  la  più 
.  fana  ^  e  la  più  utile  •  £  come  fenza  Fiiofo- 
fia  r  Oratore  potrà  lertirlì  con  vantaggio  » 
«  piegare  a  fuo  arbitrio  le  fiaflioni  alttoi 
lenza  coooiberle  ?  ^^come  conoIiKiip  fim^a 
un  gran  fondo  diiFilo(bfia>  fi  fé  oosf  è, 
vacillano  tutte  le  ^flervrioni  del'  Vcffio  > 
che  vuol  divider  V  arte  Rettorica  dalia  Lo- 
gica, ma  poi  V  jflcffo  Voflìo  ron  potè  far'  a 
.  meno  di  dire ,  che  mmo  ,  nifi  Lé^i  ufiiu* 
m  ad  Rbmruam  aammi  debtt^ 


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$.  7-  '^'^  ibana  aflài  e  i^opinbné  del 
Yoflio  (jaahdo  dice*  efièr  difièrente  la  dìfpoft^ 
^om  'Logica  dalia  iìfpojìpone  Oratoria ,  per- 
chè il  Logicò  difpone  la  ftruttiira  de'  fnoc 
argomenti,  e  l'Oratore  ie  parti  del  Aio  di- 
fcorfo  per  efler  credibili ,  come  er  dice .  Ma 
il  difporre  ie  parti  del  difcorro  pec  efTer 
^aredibilt ,  e  perfiiadere  ,  o  il  coliruire  na' 
'fomento-  peir  coavfncere  »  e  dimoilrare't 
ibdo  oofe  »  the  appartengono  alle  qualità 
'Logiche  ,  cioè ,  ragionatrici  dell*  inteHetto 
nelle  ricerche  del  vero  ,  del  verifimile ,  e 
del  credibile.  Dicea  Zenone,  che  la  Logi- 
ca fi  paragona  ad  una  mano  chiiifa  ,  T  arte 
Rettorica  ad  una  mano  aperta  ma  Tempre 
€00  tal  paragone  Zenone  voile  darci  ad  in-  « 
tendere,  che  poco  diSerifcano  Tarte  Logfca 
dall'  arte  ftettorica ,  \^  natura  delle  quali  con 
tal  paragone  volle  erprìmerci  Io  Stoico  Ze* 
none  (io) .  , 

CA- 

(lo)    Viene  fcriamente  la  voglia  di  ridere  a'veri 
Siviì  ,  Quando  riileccono  ,  che  t cagli  amichi  de'  tempi 
Ittrbaii  ìqoo  paifati  pid  Aooli  jn  difpate ,  Te  la  Ketto*  ' 
iic4,  e  la  J(<ogica  fìillero  arti,  oicieme,  e  fi  coDcrat* 
Cava  or  fuU'aaconcà  diPlaconè,  ó  di  Ariftoiele,  or  Tu 
quella  ili  Zenone,  o  di  CafI)odoto.  Finalmeilte  (ìfìTsò 
un  Trivio  nel  cótCo  degli  ftudii  ,  nel  qual  Trivio  s* 
^  in(ègoava  la  Grammatica ,  la  Reccorica  y  e  la  Dialetti* 
ca  ,  ed  un  Quadrivio  in  cui  s*  infegnò  la  Mufica  ,  1* 
Aritmetica,  e  l'Armonia  colla  fcienza  detta  di  ProfeC- 
fionc,  e  tutte  tali  fcienze  s'infegnarono  da  pochifTìmi, 
ed  a  pochinìmi ,  con  un  miOo  iodigelìp  di  Flacoiiìfaio, 
di  Stoicifmo  y  e  di  Ariftotelifmoi  pivde  derivo  I4  bar- 
bara ,  e  gìgaateibi ,  t  fiJicoki  eloquenza  (ècoH 
incolti. 


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CAPO   il.  : 

•    •  ' 

JJel  difcorfo,  deW  oraiione  ^  della  perfuafionci 
diUe  dipi  fiorii  df  generi  deW  eloqueoiat^  . 


SI  è  creduto  malamente  che  P  eloquenza 
confifta  nella  fola  arte  di  perfuadere; 
og|DÌ  difcorfo  ,  ogni  raziocìnio  efpreflb  co* 
Iboni  ^rticoiadi  o  co*  fegni ,  o  co'  fimboU» 
o  colle  lettele  è  compreio  fotto  il  nome 
eloquenza  >  e  dee  comprenderfi  ;  e  ben  ri« 
flettendoli  fi  tnioverà ,  che  pgiii  difoorfo  » 
anche  le  narrative  iftoric&e ,  tendono  à  per- 
fuadere  ,  o 'per  dir  meglio  a  communicare  i 
ad  alui  te        ìde«  %  e  convincergli .  L' 


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iflorra  ci  convince  de*  fatti  ,  le  rarie  fcfen- 
Te,  delle  teorie  di  edè  ci  convincono  ec.  Si  è 
detto  che  l'Eloquenza  contiene,  e  compren* 
.  de  tre  generi  ,  cioè  il  demodrativo  per  il 
lodare^  ò  bis^mare  ii  deliberativo  per  ciò 
che*  dee  rifoiverG,  o  nò  ^  ed  il  giudiziario 
pas  P  aUblmione  ,  o  cQndanna  de  rà  •  Ma 
tal  d^fioncj  quanto  eommuoe  »  è  aitrettan* 
to  dift^ttofa,  e  non  efatta  ,  gfaccbè  in  ogni 
raziocinio  ,  in  ogni  eloquenza  fi  vedono  mi« 
Br,  e  confufi  quefli  tre  generi  ,  che  l'uno 
tìeii'  altro  fono  comprefi .  E'  cofa  evidente , 
che'  nei  giudicarfì  un  reo  »  ehi  lo  giudica 
dee  delitorare  fui  la  reità  ,  o  innocenza  dei 
medefimot  e  fi  dimoflra  in  tale  deliberazio- 
ne la  lode  tacita  deirinnocente ,  ed  il  caci^ 
lo  biafimó  dei  reo  •  Nel  genere  AnioÌlrati« 
vo ,  fi  delibera  ancora  quando  fi  lodano  le 
virtù  ,  e  fi  biafimano  i  vizj  per  fiiggirfi  que- 
(li,  ed  imitarfi  quelle,  onde  vi  è  inclufa  la 
deiibecazione  9  e  coloro  »  che  diflinfero  Telo* 
quenza  in  tali  generi  »  pon  parlarono  cpn 
molta  precìfione  d*  idee^  e  '  confiderarooo 
pochi  arpetcideIla'iiìeddSina,enóodefiniìooor 
precifitnente  iecofe,  dèlie  quali  parlarono  (i). 
Se  fi  riflette  a  tuite  ie  fcene  de'  Comici 
Greci  ,  e  Latini  ,  e  di  coloro  ,  che  hanno 
fcriito  nelle  moderne  lingue  ,  fi  vedrà  erro- 
nea la  diiliazioae  de'detù  trèg^eneri  di  £lo« 

9wcn« 

(t)  EocycIoped.'Afiidi  t>ré^,  '  - 


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ir 

gt]QPZ3  ,  c  C  trpverannp  rpie^cfimi  .mifli 
^nfulì  tra  tórp  •  '  •  " 

.5.  ^.  !•  Ketibrici'  6anno  tanto  difpmato 
filile  voci  dijcorfo  ,  orazione  ,  oratore ,  J//er- 
tus  ,  doquens  ,  ma  hanno  mai  filTate  giufle 
idee  di  tali  parole?  Ci  hanno  mai  d^tto^fc 
r eloquenza  dipende  dall'idee,  da'  penzieri^, 
dair  enunciazioni  ,  dai  dlfcorfo  ^Qà\kgni 
elei  difcorfo ,  dail*  orazione  ,  o  da  tutte  qu^- 
fle  cpfe  i  (2)  Il  Sig.  Girard  ii^r^no^fe  die 
è  Autore  di  un  fìbco  utile  (3)  dice-  che  di 
che  J(a.  vooe  aringa  «•ipiende  per  |a  forza 
!    .     *  .     .       , .  .  J .  delE 

(z)    1  Filologi  ci  hanno  detto,  che  orari  tftpra^ 
Wuditatum  fermonem  agere  ,  ore  agert  ,  che  oratio  fia 
rtff Ì9  -OH  txprejfa ,  dijcorjò  preparato  <on  arte  per  per- 
JuAitit  •  Ma  non  vollero  dice  ,  che  da  quefle  iOefle' 
Mikimii  ti^ta  Ja  neoeUid  della  Lc^ia^  e  Fìloibfia 
aell' Eloqaenaa.  la  nacoia  difiorfi^  &  verb»  ^àn^ 
wwt  dinota  il  òaflàggio  .dell'  intelletto  d' idea  &i  idea, 
e  comprende  r  enunciaaoae  del  iwefiBM,.cÌM  <lee  ef- 
fere  analoga  coirinelTo  penfiere .  La  w»-eiMe^r|. 
me  il  far'  u(b  della  bocca  ,  e  della  voce  per  dire  il 
pen fiere,  ed  oratio  è  T cnuDciazione .  Il  dilcorfo  f'itf. 
drizza  ali* intelletto,  T orazione  alla  fentafia,  alla  qua- 
Jc  rapprefenta  i  fcgni  del  difcorfo  .  II  regolare  il  di- 
fcorfo  é  co^acll  inrcUccto  ,  e  le  qualità  del  difcorC 
dipeiRloiio  daUemialia,  e  natura  delpenfierc,  del  fo^- 
V^'t!^  attriliwi^  e  il  regolare  fa  orazione  appat 
«ene  alla  Otammaiia.,  «  all'elocuzione,  e  allo  l^lc. 
e  alla  dicitura  ,  idee  iM  bene  fpiegaco  dal  communi 
w  netcacici» 


'deir'Àmfone ,  che  perfaaie  ,  e.  mWe  il  il* 

fcorfo  per  quella  parte  che  s^'iftdrizza  alf 
intelletto  i' orazione  alla  fantafia  (4^)  •  Se  Q 
diceffe  ,  die  quefte  riflefrioni  fono  più  nuo- 
ve^ che  vere;  noa  fi  può  però  negare, che 
èeno  pérì^  piiti ,  e  .die  aprano  aii'  inteUetco 
trmanp  jbn  vaflo  campD  di  penzare  >  e  dt 
tagionàr  con  ordine  fopm  ult  malarie  ,  S 
dié  indf  %  o  al  mio  è  avvennio  ^  Filologi , 
che  per  dìrgcà2Ìa  al  ràro  fono  fiali  Fllofo- 
fi  (y)  Quanti  immenfi  trattati  fiiHe  figure ,  e 
iropi  fi  erano  fcriiti  pria  <Ii  efiTerfi  fu  tropi , 
e  figure  publicaio  il  libretiino  Francefe  del 
Srga  da  Majrfa^  e  £  pure;  ^efio  iibrettino 


•  \  •  « 


{4)  -  Cno^dop.  Artici»  Oraifoni 
5)  •  AkbiaiBO  infiaiti  Dizionarìi  ,  Leflìci  ,  Ono* 
ntfiict  4»  liagiie  vmt^  z  viventi  ,  pieni  di  ecirooliM 
gie  9  citazioni  &c.  ,  eli  autorità  4li  Poed  ,  di  Profatort 
tic  .  Ma  <^uanti  fono  i  Dizionarìi  ,  ne'  quali  fi  diano 
precife  idee  delle  parole  ,  delle  loro  differenze,  delle 
'rarie  idee  ad  eile  parole  attaccate,  dell' abufo  di  effe, 
4c'prppr)>  ed  improprj  loro  iìgnìfican ,  delle  vere  lo* 
IO  origini  /  Dalle  parole  ben  coniìderate ,  e  dalla  loro 
&na  ft  potrebUe  (piegare  l'IAoria  delle  nttioni,  detlé 
popolazioni,  delle  ani  ^  le  laenae  tatie  •  io  cpaX 
«ooario  noi  &m  guidati  gialle  parole  alle  colè ,  e  daU 
lercie  alle  parole  ?  Dunque- qpn  tanti  Onomal^ici, 
Ledici  ,  ed  Èrixnologici  Ham  quaiì  al  bujo  di  molte 
Ptili  cognizioni  filile  parole  ..Con  più  Filofofia  il  no— 
ftro  Signor  Vico  nella  Tua  Scienza  Nuova  dimoftrò  le 
(afi  delle  parole  ,  ed  ii  Signor  Bcrgier  Francefe  ncll* 
Orìgin  des  Dieux  du  PagAniJme  fyillippà  la  Mitologi» 

dalie  parole*  c  y»rip  loro  pozioxù»  ^. 


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'7 

4^1  taP  Autore  è  il  migliore  ia  tal  oiaic-» 
ria  (6). 

S.  3*  L'Uomo  in  ogof  ,ditcorlb  ragro* 
jia ,  giudica  »  e  vuol  commuaicar  ad  aiiri  i 
fuoi  gfudbi  •  Propone  cok  »  o  acx^dute  ,  o 
da  dover  accadere,  o  lodevoli  o  biafime* 
voir ,  o  dilettevoli,  o  rpiacevoli,  o  nocive ^ 
jo  utili,  o  per  giudicarfene ,  o  per  rifolverfi 
sù  di  uie  cofea  U  Uocbo  ri  flette  per  éi'Iar 
le  fue  idee»  e  quelle  degli  altri  ,  ed  ogin 
^aiunque  narrativa  iaoiude  tali  fioi^  ne  al- 
tre divìGoni  può  avere  i*  eloqueoza  •  La 
lierfiiafiva ,  che  oaree  dai!*  inttma ,  e  dalP 
«fteraa  evidenza  ódh  Qofe  >  non  lia  hìfo. 
gpo,  né  di  molti  raziocini,  nè  di  molta elo- 

lomJL  B  ^uen- 

fS^  Du  Mdrfay  TnUj  ées  T^pts  .  G  dicano 
iFtlologt,  che  non -Còlio  (lati  FiloTofi,  (èefi 
han  poraco,  e  (kputo  mai  ben  guìdarii  neU' inlègnaie^ 
Jt  nello  ftiidiare  le  (deoze  i  Se  hanao  parlato  mai  eoa 

chiarezza ,  precisone ,  raziocinio  ?  Gonne  apprendere  da* 
Filologi  le  debolezze,  ed  i  vizj  dell'intelletto  umano > 
Come  le  facoltà  ^  c  le  virtù  della  mente ,  dalle  quali 
l'eloquenza  dipende?  Come  faper  da  la  natura,  e 
r  indole  delle  lingue  ,  e  lielie  parole  ;  Come  l'  arte 
Ermeneutica,  la  <Cricica,  e  la  nuaiera  di  cooimunicare 
agli  altri  la  verità ,  4t  Tane  (U  fiiper'  ralègoate,  di  fiirei 
capire ,  e  di  capir  gli  altri  ?  Si  rbolfrano  ratt'  i  Filo- 
logi, mtta  le  llenociche«  c  xaai  ci  daranno  calitieceG* 
iarj  lumi.  Oa  dii  ócavargli?  Oa'Fiiofofi*  Si  ve- 
deie  a  BudiUo  in  EUm.  FkiLaf^fk.  ÌM/hmt,  e  le  oC 
iervazioni  più  eflefe  fuUa  detta  operai  ove  maraviglio- 
fàmente  tratta  dell'arte  di  o^d  f  ^ieg|U»i,  di  ttpec 
Md  iac&t  e  £ipcx  iiilègqare« . 


qiienzaj  ma  l'arte  di  perfuadere  dee  molto 
occuparli  fulle  ricercFie  ,  e  fulia  natura  di 
quelle  verità, *clie  han  bifognò  di  dimoHra- 
2Ìone  a  tenore  delie  circoflanze  de*  tecopi , 
e  deMuoghi.  Le  verità*  (uranno*  feropre  1' 
ideflè,  ma  l'arte  di  * dimoflrarie  non.  dee 
efTcff  Tempre  l' iflefla  j  e  tale  arie  fi  dee  ap- 
prendere dalla  Logica  •  Come  fi  fcuopre  ,  e 
fi  dimofìra  da'  Logici  il  vero  ?  Coli'  emen" 
dar  rinteiletto  dagli  errori  ,  col  rettificace 
ie  idee,  diijporiea  ordinarle,  giudicarne. 
efporre  cx>n.  ordine  tali  giudizj  »  ed  idee  j  e 
perfiiadème  gii  altri  ,  e  oonmcergli  é  Io 
icopo  delia  veia  eloquenza  infepacabile  dal* 
la  irogica  (7), 

CA- 

(7)  Il  Signor  Bim  dé  BielicU  ebbe  pòco  hw 
ne  idee  della  Retiorìcsi  dell'  eloqueq» ,  e  della  Gram- 
matica ,  quando  avendole  confiderate  fui  piano  con  cut 
s' infègnano  da'  rarj  pedanti  »  difiè ,  che  fono  icienie 
fterili,  e  feeeki^  che  occlipaiio  mollo  la  memoria  , 
poco  lo  fpirito,  e  quafi  niente  1* ingegno.  Si  veda  il 
Bicifcld  Erud.  eompUu,  Chap.  UL  De  la  Kheiorique 
$•  '»  p.  Tom,  12.  de  fesOewvres  de  Vedition  in  8. 
Ltide  1767,  Con  tali  idee  il  Signor  Bielfcld  non  è 
meraviglia,  che  abbia  fatta  confilterc  la  Rcttorica,  c 
le  file  parti  .  i.  neU*  aèondan^a  delle  parole  i  loro  va* 
dorè  ,  e  loro  /celia  •  2,  Nella  Connéffi^Me  dUU  parala, 
•  ru*  pariodà.  3.  NatU  CònmfffloHa  da*  Periodi j  ^ 
Chrie.  4.  NelU  Cònt»4l^na  deiU  Ckrie,  o  d^orfo  • 
Poi  lungamente  Ipien  tali'  •parti  don  mille  minuzie  CìiU 
le  Chrie,  in'  periodi',  fòlla  pincatura,  ed  altre  co(è 
tedio/ìifime.  M.  de  Bielfeld  avrebbe  altrimenti  giudica» 

^  della  Gnunmuia,c  dcila  Jtemiay  &  avdfe  avu* 

te 


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'^id  parla  quindi  dell'  eloquenza ,  e  Tulle  pard  delU  ! 
.snedcffior  die^  k  vefti^ia  ddl^voigo  de' Recco^iciV  Jtl  | 
»*f.  ì6m  diiChap.  4.  foU  ^o^ppew  confata  Ciceróne  ,  i 
!iclie  '^tce  M  y0hà  fi^uumur^  c  fa  ^oofiOere  lo  ili  le  ; 
YZ^//^  parole,  non  nelle  cofc ,  e  htlC  idee ,    Vùolc  M.  : 
;Bielfeld,ftabilire  vere ,  e  toliJe  Teorie  di  precetti  Ree-  • 
•torici  pria  d*  ogn*  altro ,  e  poi  venlrfi  all'  imitazione  ,  * 
{lilla  quale  imitazione 'dice  chi  il  flfttma;  di  M-  Rolliti^  • 
fiel  Trattato  degit  Studj  è  100.  leghe  dift^nte  dal  ve^ 
ro.  M.Bttrmaaa  dice  che  Q^cilùiQO  fa  al  colmo  dfl- 
le  pei^bni^Retcorid^^  B&feld  If  confòca.  Eo» 
guerre  ft'oniùom.  wpe  «raèbbe  Amà  bt  ipada  per 
gli  aandù  wl  iaitariì .  C  M.  Bielfeldfconyolgc  le  giufte 
lA^eech^  debbon  avérfi  fiiU*  imit^ione  degli  aotichi 
snodèroi .  Si  dee  riflettere  »  che  ia  un  fccolo  ilUumiigto^ 
come  è  il  fecolo  prefentc  moltiflmi:  Filofofi  hanno  avuji 
0on  pochi  dilpareri  full' eloquenza  ,  come  fi  è  da  noi 
^imofbaco  nel  progreflb  dell'opera ,  e  fui  metodo  d'in- 
fcgnarla,  e  fuU'arte  di  apprenderla,  e  fai  buon  gufto, 
ehe  a  (biella  ci  conduce  ,  ma  iì  (bop  (coverte  ancora 
infinite  contrarietà., trasdotti  i  pid' illiiminiti  falla  nata-- 
ira,  e  fiqi  della  Rettoric^S  (alla  qsale' jl  pacete  di 
Noal!  deÌBic]^ld  «il  loalnonte  oppoilb*:»  ,qiieUo  4K  . 
IHonC  de  Qomiè^h^j  :Em  It  ^t^tìt  ^  'opibumi  diè*  ^ 
.mecralmcfite  o^ofte,  le  quali  fanno  con  laeione  pQ{ 
dire  a  ^Idie  Savio»  che  i  FiloiòE  n^ii  4on  d'  ac« 
rordo,  anzi  fono'  per  diametro  oppofti  nélk^lmftte* 

■    .  * 


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CAPO    liL  " 

DtW  Inytnpone  ,  e  ^e^  peniUrì  ,  e  ic*  /onii 
idi!  Elofuiiia  in  gauraU. 

» 

I Mezzi  di  perfuadere  fi  devono  ricavare 
da*  fonti  del  criterio  dei  vero  ,  cioè 
dalia  ragione  ,  e  dair  autorità  •  Auto- 
rilii  é  di  due  ibrti ,  divina  »  ed  wmna  •  Di 
Ottefle  autorità  parlano  i  Logid  »  i  Meta* 
nfid  ,  ed  i  Teologi  ;  ed  ecco  quid  vaflo 
campo  di  cognidoni  6  richi^e  per  £ipe( 
lare  Enion'ufo  dì  una  folìda  eloquenza. 

$.  2.  I  raziociniì  ci  fomminiftrano  gii  ar- 
gomenti ,  che  fono  di  più  fpecie  ,  o  imcr- 
ni ,  o  ejìerni  >  o  generali  ,  o  particolari  •  I 
fonti  degli  argomenti ,  e  da^  raziocini!  deb* 
boix>  impararfi  da*  Logici ,  e  de'  Metafifid  ; 
e  meglio  di  effi  fi  acqoifia  ii  buon  micci* 
Ilio  dall'ufo  di  meditare  ;  ina  oggidi  poco 
ii  medita ,  e  molto  (i  legge  ,  come  fe  il 


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ai 

fapere  quello  cfie  gli  altri  hanno  meditato 
polla  farci  divenir  peozauti  •  L'  Uomo  tnì' 
gì  fora  Te  fleOb  quando  impara  a  far  ufo 
del  fuo  giudizio»  edaguidarG col  fuoTano  in- 
telletto i^le  cofe  fcieptifiche.  Cosi  fi  acqui- 
fl)uio  le  qualità  di  fapere  inventare  »  fcegiier 
te  9  adattare  ,  ed  ordimnce  gli  argpmentr. 
Altri  tono  gli  argomenti,  dhe,  deboono  in- 
ventarfi^  altri  che  debbono  adornarli  •  Gli 
argomenti  eflerni>  fi  devono  fpeflo  adorna- 
re, e  fpiegare  ,  come  quelli  che  devono 
fpeiTo  ridringerfi  ,  amplificare  ,  dimodrarfi 
iuflìttenti  »  o  no,  ,fisoDixIa  ncMedono  le  cir« 
cbflaiìze.  Si  devono  Tempre  foegliere  gli  ar- 
gomenti i  più  ^iari ,  i  più  nuovi  ,  i  pia 
innegabili  »  i  più  cotrirpondenti  a*  gradi  del 
Tero  y  e  del  probabile ,  i  più  proporzionati 
alle  circofìanze.  In  una  parola.  L'arte  Ret- 
lorica  confille  in  piacere ,  idruire  ,  e  muo« 
yere  (i),  perfuadere,  e  dìmofirare. 

$•  3*  Circa  r  iatti  fé  ne  dee  ben  indaga-^ 
gare  la  natura  p  Y  origine  ,  tutte  ie  podi- 
Sili  cirfoflanze  i,  la  verifimilitudine  imerna 
ed  eflerna,  T  analogia  del  &tto  còllo  Ha-* 
to  delle  cole  ,  le  tefiimonianze  fullé  qoa< 
li  il  fatto  fi  fonda ,  i  mezzi ,  ed  i  fini  , 
per  i  quali  il  fatto  ci  è  pervenuto  •  Se  le 

B   3  le^ 

(i)  P taire  \  inftruire ^  totuhef,  Vaila,  la  Rhe^ 
torique ,  diflc  un  Poeta  Francefe  ;  e  queft*  arte  di  pia- 
cere,  iAruire,  commovere  ,  e  pcrfuadctc , dee  cifeic  ia 
lutei  i  libii^  in  tutù  i  ^iicoiiì* 


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r  ' 

leiliinoniahzé  fléflo  ùiìiformi,  o  coniradette^  ^ 
o  finendte  ^  e  perchè  ^  e  come  ;  e  da  cbi^  ' 
c  con  quali  ^adi  dì  probàbìKtà  .  Se  T  in- 
ganno» VifrtereDfe  ,,'Pentnfiafm<yV  J^  odb-,  t  * 
afTezione ,  la  isiMtìtt  /  b  Èuèk'fedte  ,f  igno* 
rànza,  ìa  fbrberfa  vi  aBbhinó^  avoco*  ìnoep^ 
e*  nianegr^iare  tali  argomenti  fecondo  i  gra- 
di delle  cognizioni  di  quelli  ,  a'  quali  fi  par- 
ia. La  Filofofia  ,  e   T  efperienza,  ci  fanno 
acquifiar  ie  cognizioni  lichiefle  per  conofce^ 
re  i  preparavi  necedàrii  per  lo  fpirito'de-^ 
gii  uditori.  liò/fibdio  deli'  Ifiom  Uaiana 
e  dei  Mondo  ce  né  facilita  i  tncra  • 

$.  4«  Le  noflré  idee  per  lo  pià  ftarted* 
pano  di  certe  qualità  derivate  da  varie  na^ 
2ioni,  dal  temperamento  ,  dal  clima  ,  dalle 
piiflloni,  da^ii  Sindii  >  daÌF educazione ,  dall* 
età  ,  e  da  infinite  altre  circoflanze ,  che  ail^ 
infinito  modificano  gì'  intelleni ,  e  le  paftlo- 
ni,  Tuni  quefU  fenomeni/ e'*le  cao&di  di 
effi  debbòn*  efler  noti  al.  Véra  efoquence  • 
Quindi  rifalla  quale  vaftiti  ài  •  tognteionr  fi 
^richieda  per  la  vera  eloquenza  (2)  ,  e  tT-& 
•  '  •  ,  .  fui* 

(t)  Gli  umani  intelletti  (òno*  detcrminati  a  cene 
inclinazioni ,  e  modificati  a  certe  propenz'oni ,  che  a 
noi  derivano  dalie  fiazioni,  nelle  ^uali  iìamo.  Un  Ita- 
liane  farà  propenso  z' SotiMiy  td  a  (bivere  Cannoni» 
.Un  Ftaocelè  hri  i(es  BrotAitres^  nn' Incide  i  fboi 
j^umpAUts»  Efiètfi' der  clima  •  ' Ch!  lia  avuto  <le'  iVIae- 
/Irì»  e<Ì  educatori  poco  favj,  tale  è  ancor' eflb  per  Id 
pili.  Chi  ha  fatti  cerei  generi  di  Stucij  pedantefcm  ,  • 
c^ntenziofiy  diventa  feroce  «  oflioaco,  incivile,  intratta- 
bile 


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luha'ancord,  cBe  pcrvla  vera  eloquenza  non 
ponno  darfi  generali  precetti  .  L'eloquenza 
dee  effere  come  un  bel  quadro  adatiaio  a 
forprendere  quegli  Tpettatori  per  i  quali  è 
fatto*  Ma  la  forprefa  ,  ed  il  piacere  non  è 
per  tutti  U- medeCmd  ())•  U  vero  doquen*- 

....  B  '  4  te 

bile  ,  felvaggìo.  II  temperamento  (anguigno,  !ppocon-> 
driaco ,  flemmatico  ec.  producono  varj  renomcni  nelle 
idee .  O^ni  na/ione ,  ed  o^ni  individuo  hanno  i  loro 
temperamenti ,  che  fi  modificano  da  varie  caiifali .  Le 
varie  età  producono  anche  grandi  mutazioni  nella  ma- 
niera del  penzare .  Le  paflipni  fanno  dell'  Uomo  un 
tfotco,  «Q  Vercoono.  Le.' Varie  condizioni  degli  Uo- 
miai  cambiano  .  altresì  'le  loro  idee»  e  U  maniera  di 
penzare.  Tatto  aueÙo  6et  riflettere  con  (èrteti  chi 
iworeflere  vero  eiòqueure,e  chi  vuolperfiiadere:  iVb-> 
fanJi  fimi  iihi  mores ,  dice  Orazio .  Da  dò  (i  potri 
riflettere  quanta  Tia  difficile  co(k  l'arte  di  apprendere  , 
c  di  pofledere  la  vera  eloquenza,  e  di  adoprarla  a 
propo/ìto,  e  fecondo  le  circoftanze,  e  quante  cognizio- 
ni fi  richiedano  -  onde  rifulta,  che  coloro  che  hanno 
trattata  T  arte  dell'  eloquenza  come  confinata  al  Colo 
vSa  de'  tropi ,  e  figure ,  hanno  errato  non  poco , 

(3)  ..  Pariate  ad  un  Antiquario  per  un  fecolo  de 
fatrU  Haiaeri.  Vi  £u:à,  come  il  Cupero,  mille  libri 
die  apothiofi  HomericA^  lo  vedrete  incantato,  e'd  efta- 
tìeo  di  piacere.  Un  lungo  diiòòrlb  filile  Dinaftie  Egi* 
f'**  PerJieLMy  Bahilonefi,  una  diflertaziòpe  Julia  ve» 
nula  di  Enea  in  Italia^  pid- Volumi 'in  foglio  per 
iTpisgjare  un  frantume  di  un  marmo  Greco,  lo  rende- 
ranno beato .  Un*  Etimologia  Fenicia  è  il  fuo  diletto  • 
Volete  obligarvelo  in  eterno  >  Promettetegli  un  fian- 
tume  delle  Sudes  praufìa  degli  antichi  Romani .  Lec^- 
getegli  un  pezzo  di  Licofrone.  Parlate  fcmpfe  antichi- 
tà •   Regalategli  un  calamaio  dell'  Aiiofto,  una  pelle 

-  r  delia 


«4 

te  baderà  firmpr^  a*  vani  eonoHiarff 

rattcn2Ìone  ,  e  a  non  ferir  ,  le  palTioni  pre-» 
donìinanti  negli  ndiiorij  e  dovendo ,  tali  pirf« 
foni  contrarie  ,  modificare  ,  e  correggere  , 
dee  farlo ,  con  arte  laie  ,  che  aiui  Don  fi 
avveda  de^  fuo  fcopo  •  L' Uomo  ama  quafi 
feinpre  ncgii  altri  ie  Tue  idee  %  e  guai  » 
quell'Oratore,  che  contrafla  da  fronte,  cal- 
la fcoverta  tali  idee ,  fenza  una  grande  av- 
vedutezza (4).  L' ciloqueiue  Oratore  >  e  li* 

ela- 

Jella  paita  Pc:rarca,una  penna,  colla  quale  (crifle* 
C'viiìio.  v*e  poi  a  Coftor  parlate  diAftronomia,  diarie* 
ir.ct;c<\  di  caTcoli  ,  di  fcìiomcni  di  natura ,  vi  deride  . 
Aicftratc  al  Geometra  una  Jilfercazionc  (òpra  i  Zoroa- 
^'ri  >  e  r,li  Eicoli,  che  vi  burferir«  Dire  al  Matemacico 
una  &elfa,  e  focale  Geometrica  fixivena,  egli  fiuri  bea- 
to •  Ua  altro  m  &Atirhi  fi  mettenl  v  ilormire.  Uno  è 
convinto  dall' auto'rid^y  no  altro  dal  (bia  raziodnio ,  va 
attro  da  un  panrgone ,  on  altro  da  ui/ elj^reflìone  pa- 
tetica. In  tante  varietà,  come  mai  poimo  fiffarfi  tand 
yar(  precetti  Rettorici,  e  adattarfi  a  perfùadere  con 
tante  «Jivcr(ìti?  Il  folo  vero  Filofofo  poirà  adattare  t 
tante  vane  c!rcoftan7c  la  fua  cloqucnra  ,  e  la  farà  eC- 
iir  lèmpic  un  veicolo  adattato  •a  perfuaderc  fui  vero*» 
fui  folido  a  proporzione  dcr;ìi  inicfretri  disenfi # 

V  eloquenza  vera  dee  avere  un  artificio  im- 
perceccibire ,  perchè  fe  l' artificio  fi  cooofix ,  riefce  fai-* 
fa,  e  nanfiKÀ  TeloijUeiuca,  che  talora  oer  la  troppa 
arce  fi  reaiTe  ittvcfrifiitiile  •  arte  tanto  e  jpid  Ai  ao«  . 
verfi  ammira/c,  qbanto  pnì  fi  tmiferma  alla  leniplke 
nat|ira.  Ovidio  ileirEIegfa  il.  Uir.  h  Trift.  d  defai* 
ve  una  Hera  tempiefta  ,  che  eifb  narra'  mentre  com<* 
pone  la  fua  Elegf^,  e  traile  tante  efclàmazioni  »  e  pe"* 
rjcoli,  die  deferivo ,  fi  mette  a  numerare  le  onde  df 
(ale  tempef^a ,  quale  fia  la  nona,  ^ua£e  ie  decim»« 
eguale  1'  uaJcciuia. 


doqtiMfe  Scrittore  dee  fu  in  modo ,  cfie  co- 
lui, che  fi  vuol  perfuadere  ,  fi  iruovi  perfua- 
Ib ,  fen2a  efTerfi  avveduio  dell' aite  adoprata 
per  perfuaderlo .  La  vera  eloquenza  è  come 
la  mofTa  deli' eiettricifmo  ,  che  fcuote  tutti,  i 
drcofianti^  e  fi  tramanda  dall'Oratore. 

$•  Per  fiperfi  T  Oratore  fervire  degli 
affetti,  biibgua  che  fia  confumatilfimo  fuUa 
teoria  delle  pafliooi.  Un  buon  corfe  di  Ilu- 
diì  Mctafifici,  una  maffima  conofcenza  del 
Mondo  ,  una  ragionata ,  e  foda  lettura  fono  i 
più  utili  mezzi  da  progeitarfi  •  L' Uomo  inieU 
iettuale  fpefTo  modifica  l'Uomo  Fiiìco ,  e  l'Uo* 
mo  Fifico  fpeflò  modifica  r  Uomo  intellettua* 
le.I  varii  temperamenti  derivano  dalia  Taria 
coflitozione  del  corjpo  ,  dall'  aria ,  da*  climi  » 
da*  obi  j  dati*  età  diverre  ,  e  dalle  divede 


Qui  prior  kie  Unii  JluBus  ^  fuptrtndntt  omu^ 
PojUrior ,  nono  e/i ,  undecimoque  prior . 
Quefta  cola  rende  la  dcfcrizionc  invcrifimile,  perchè  fi 
vede  il  Poeta,  e  noti  la  iianira  {Encicl*anul,  EUgie'f 
Snll*  ifteffo  rifleflb  Seneca  nelle  CootroTerfìc  biafìmò 
Ovidio,  cfcc  nelle  Metamorlpfi  deftrivcndo  il  diiftvio, 
«  la  OMaftiòfe  dell' lunan  genere ,  fi  divene  a  delccì- 
vere  ti  la]k>,  che  ntiotava  trulle  pecore*  Nat  lupms 
inur  oves.  La  ^fcrizioDe  del  Chaos  nelle  ifieffe  Me- 
tainorfi>fi  è  fiata  da  altri  molto  applaadica ,  ma  da  altri 
molto  vicoperata  (  Didion,  Hifior.  Critiq.  artteL  O* 
vid.  )  Sti  tale  defcrizicfne  c  ftato  bello  il  vedere  in 
gravi  difpme  fcriverfì  prò,  e  centra  dal  Bayle,  e  dai 
Voltaire   AJelang,  Anciens  atùlU  Qi09*  a  Ovidi  •  l  . 

Filofofi  fan  talora  da  pedanti  « 


I 


ut 

fificfie  caufalì  (j) ,  Dfverfe  fono  le  inanfere* 
di  perfuadere  un  grande,  un  vile  ,  un  dot- 
to ,  un'ignorante ,  un  plebeo  ;  e  fi  devono 
inoltre  confiderare  i  diveifi  gradi  ^  anzi  le 
infinite  variazioni  delle  qualità  di  quei  dot- 
ti.» di*  quei  grandi  »  di  quegli  ignoranti  di 
c^ei  plebei  .  Le  varie  p  ulioni  in  varie  età  » 
in  var}  climi  ^  ed  in  varie  perron&  fian  bi« 
fogno  dì  varj  rimedj  .  Le  varie  p3fllonr  fo- 
no come  i  varj  venti  ,  de' quali  biiogna  ben 
fapere  la  Carta  Anemogratica  ;  ed  ogni  paf- 
fione  in  certe  perfone,  in  certi  tempi  »  in 
Cèrti  Itioghi»  in  certe  età  ^cambia  fempre  le 
caràtterìfiiche ,  e  non  opera  air  ideila  guifa* 
'  Si  devóno  talora  dall' eloquenza  rap- 
prefentare  certe  còré  ,  cKe  non  fono  nel  io* 
getto  in  quei  prado  ,  nel  quale  fi  vonno  rap- 
prefeniare^  mohilTìnie  aiirc  fi  devon  far  com- 
parire, come  di  riverbero ,  moltiffime  fi  devon 
dimofirare  di  voierfino  tralafciare,  e  ripeter- 
iène  talune  con  pompa  ,  dopo  averle  dette 
Qon  Laconifmo,  veflendo  il  tuito  di  novità» 
é  di  bellezze.  Arinotele,  che  è  un  gran  Mae- 
Aro  in  Rettorica ,  io  Poefia  »  in  Etica  ,  ed 
in  Politica ,  vuole  che  l'eloquente  Ca  Enci- 
clopediila  ^  e  dev',  effeilo  per  più  lifìeiTì  • 

•  Vuo- 


(s)  I  climi,!' aria,  i  cibi,  Tctà,  la  coftituzione 
Jel  corpo,  non  Telo  influifcono  ne'  temperamenti,  ma 
(pelTo  ancon  fiil  peozare  per  efiecto  «Ielle  Leggi  dell' 
unioiie  deir anima  col  corpo* 


Digitized  by  Got  >^^Ic 


Vucie  At  co'  Savirfi'  Cficcish:  j^fo     raziotH  : 
iiii^  col  pc(k>lo  delie  pau^ole  >  delle  fioBàli* 
tBdini ,  delle  fiivole'i  e  quiodi  è  >^  che  la  ai-'  ' 
norceiÀa  delle^  ftw)le ,  ddèvdrfiaqiÈonti ,  che 
fi  danno  per  fallì  ,  ^  e  quella  delle  IWorie  ^: 
cioè  quella  de' racconti  veri  ,  fono  un  de* 
fondi  i  più  grandr;  ed  uberioiì  per  l'inven-:- 
2Ìone  dell'Eloquenza,  giacché  le  favole,  e 
riaorie  Univerfali  ci  rapprcfctitano  un  bel 
qQad^  deil' Uomo 

•       •  •  »   •  *•  '  * 


'    U)   Mi  ifioria  i  la  maefira  della  vita  \  come 
iàùt  Cfccronp.  Ma  perchè  gli  avvenimenti  borici  ,  q 
Wi  non  (cmpre  corrifpondono  alle  nr.re  di  coloro  ché 
▼onno  iftruir  gli  altri  ,   ed  alle  circoaanze  di  quelle 
iftraiioni,  cbe  fi  vonno  dare,  perciò  i  Savj  cercarooo 
in  tali  cafi  di  foftituire  le  favole,  ed  i  Romanzi  iftrw- 
livi  per  fupplire  a  confeguir  quei  fini,  dié  lion  fi  Ot. 
tenevano  dall' Iftoria,  pèrche  la  Mtfelknic  de 
diverfi  fi  vede  meglio  dipiiiW-vdàlla  ^W>la,'  che  dall  I- 
ftòria,  perohè  riftof»  gK  «pt^jcfen»  c&iile  fono  ftati , 
éd  i  RomaifB  noiab.  ómhc  af  rcbbero  potuto  eflcrc .  il 
Romamo  M  liUmaco  ,  quello  de'  Fiaggi  di   Ciro  „ 
gl*Jnelefi  Romanzi  «U  Hichardfon  te.  iftruilcono,  e  cor^ 
tóggono  affai  pii\  di  certe  Iftorie  de^li  antichi  Greci,, 
e  Làiiiti,  perchè  ci  rapprefemano  pm  vivi,  e  pm  ener-, 
eerici  i  colori  della  virtù,  e  l'errore  de'vÌ7j  •  L  inel- 
Vo  può  dirli  della  Ciropedia  di  Scr.cfonic  iri«f;li_  anu- 
Cljii,  c  <U  alui  mola  vecchi,  e  a;odeirà  Romanzi. 


3S     **  'e. 

•a*  ^       ^  *«* 

•   CAPO  IV. 


DMa  Conofctnia  ddk  favoU  in 

LO  ftudro  de'  Poeti  ,  e  de'  Mitologi  Hi 
può  farci  conofcere  le  antiche  favo- 
le delle  pgane  nazioni  •  Tali  favo* 
le  avvolgono  con  denfe  leoeBre  tutte  le 

Cor- 


(*)  La  voce  £ivaU  <Ìinoiò  anticamente  ter»  naf* 
féttivMf  come  in  Greco  f/uAoi*  p^ola  che  Omero  , 

nik  lèmpre  per  hoyùc fktym»  Aamtiitf»  tiarrofef  co- 

ne  ofTerva  Eufbaio.  FahuU  deriva  <ia  firit  diceVar* 
rone  da  ling*  Létitu  libr.  V.  Fari  diitv»  i  bacini 
delle  prime  ▼od  Agaificabiii  dell' Uom;  e  quando  i 
£inciulli  comindavano  a  parlare ,  i  Romani  antichi  fa- 
ceano  de'  facrìficj  al  Dio  FahulinuSy  come  <lice  Ca- 
tone prcflb  Nonnio  de  Uber.  educ,  Plauto,  Terenzio  , 
ed  altri  prefèro  fabula  per  dilcorfo ,  come  fece  Ome- 
ro colla  voce  ^vdoc .  Vedi  Leone  Allacci  de  Engaftci» 

xDyihis  Cap.  I.  Ciiucot.  Sacroci  Voi.  5*  pag.  195 1« 


^9 

Gofmogonie  0  td  i  prrncrptt  delle  Iflorie  U- 
niverlkii  di  tatie  le  più  coite  profane  Na« 
zioni,  traile  quali  le  rdense  ,  e  l'ifloria  m* 
te  comiadatono'  da'  un^  eloquenza  fiimallica , 

.allegorica,  fimbolica^  ond' è  che  le  antiche 
favole ,  e  le  antiche  Cofmogonie  ,  e  Mitolo- 
gìe altro  non  contengono  fe  non  racconti 
de*  progredì  delie  Società  nafcenti  g  e  carat- 
terihiche  generali  di  varie  invenzioni  utHij  di 
artij  e  fcienze,  perfooificate  in>'qQeIIe  arni- 
che  Greche  »  Egiziane ,  Fenicie  «  «  Perfiane 
Deità  (i) ,  come  in  quelle  altreii  dt?  Siria- 
ni ,  degli  Arabi ,  de*  Celti ,  e  degli  Etruf- 
chi,  e  nelle  altre  de*  Bramini ,  e  de'Cinefi. 
II  raccorre  le  nozioni  Mitologiche  ,  e  faper'- 
ne  la  ferie  Iftorica  da*  Codici  originali  dita^ 
li  nazioni  ;  e  dagi*  infiniti  compilatori  ,  ciier 
le  hanno  feriue»  è  colà  faciiiffima  »  ed  ov«; 
vh  nella  Letteraria  RepuHica^  odia  quale 
s*  incontra  unVinfiiiità  di  Aufori  a  taPogetto 
deHinati ,  ed  addetti  •  Ma  T  arte  poi  di  rica- 
vare da  quelle  favole,  e  da  quelle  Mitolo- 
gie antiche  i  veri  fenG  delle  antiche  nazio- 
ni »  ed  i  lènG  Ifiorici,  Filici  ,  Elìci  ,  Poii- 
ticr  di  quelle  antiche  narrazioni  »  è  un*  arie 
difficiliffioia,  ofcttcidicna  >  intraldatiflima ,  noB 
iblo  per  le  mòlc^  colè  ,  che  vi  fi  ricbieg* 
gono  per  bene  interpiecave  qadle  àvole  uni- 

vcr- 


(i)  G>ii  cali  ite  fi  bevono  l^em  k 


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.vertali.  Te  tal  ttiifidt^  msii  fCtJbate  a 

-le  i  ^eri  fenS  i  giacché  gli  Aiitori  che  tiàn* 

fio  ciò  tentalo ,  aan  potlo  tutto  il  loro  flu-- 
.  dio  in  ofcurare  affai  più  tali  caligini  colle 

varie  fpieghc  da  eOTi  dat:e  alle  favole ,  e  .co^ 

infinite  queflioni  nate  da-  |aii  <fpieghe» 

fi      E*  chiaro,  dunque  ,  che,  io  vece 

a  pomrC  siicbiarace  V  jfioipa  <  dplie  arti  »  e 
.delle  Sdeme  Ui^^ popoli  pagani  collo  fvilup-* 
.  te:  di  quelle  fantafliche  primitive  narrazionf, 
t&tto  il  velame  delle  quali  fu  taP  iflorra  da 

quei  popoli  tramandala  ,  fi  è  dovuta  di  nc-^ 
.f:e(rità  adai.  più  ofcurare  dalle  varie  fpieghe 
.àtHùJBikt  &VQ]ie  (2)  da.vac}  grand'  Uuoa4«- 

••«..  t       •  ni  M 

»  -  •  ■»  •  ...  ,  ^\w_ 

(a)   li,  ^a)c£iUo  nel  libro  Trip  am^of  riferiGaa 

QÌ  antiche  ì/hfie  \c  favole.  Mzcrooìo  al  Soie»  Boài9Xt 
nel  Phaleg ,  é  nel  Canaan  le  Cpiegà,  che  dinotano  la. 
•ééfcénden^a  di  Noè  petfonificata  in  quei  nomile  pro- 
tta  óh  colle  iicimologie.  U  VofCo  nella,  fua  Theotogia 
.Ctntilis  y  le  riferifce  in  buoaa  parte  al  SoU  ^càz^fia* 
fleti  f  come  fa  anche Pluche  ncU  Hifioire  du  CieLUla^- 
glefè  Shuckford  nella  fua  IJlaria  dcL  Mondo  le  ri£e^ 
'^£ot  a  Noi.  Vezio  nella  fua  Oiffloftrazionc  Evaneeli- 
-ta  lè  wSe^Sat^KiUwi.  Altri  a  Bacco  ^oiiagbroke^ 
•«4  Himie'.le.rilerifteBo  ;  in  par(e  m  mrimit  C^i  delle 
/emigUe^  in  /MfVf pimeti*  tiL  fianier  nella  Tua 
ipiega  .  delle;  £ivoIe  le  rapporta  ali'JJioria  alieràu  dei' 
'  le  Naiioni.   i^atal  (ie^  Conti ,  o  àie  Comitibas  nella 
lua  Mitoloi^ia-lefiijjjfefirce  HX^lfiofU,  alla  Fifica y  alla 
Morale .  Éergicr  nella  fua  Origine  de  Dei  del  Page- 
fiejìmo  riferifcc  le  favole  all'alterazione,  e  corn^iion^ 
dell'  Iftoria ,  e  lo  prova  con  nomi  Greci ,  e  loro  eti- 
"moiogic .  Altri  trovano  le  fevole  originate  dall*  Iftoria 
^iU'l^imOi  aldi  dalU  <inm*  Vi  é  dù  ii4  creiuco. 


\ 


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.m/J  qaali  mai  hanno  potuto  fviluppare  con 
precifìone  tal  maieria  perchè  tardi  ef- 
fendofì  Cominciata  a  bptre,  e  Scrìvere  1*1- 
Adria  ragionata  di  qu^^  popoli  »  de' quali  .fi 

vonno  capire,  e  fpiegar  le  favole  ,  non  fe 
re  i^oniu  capire  ic  origini  e  le  circoftanze  , 
die  piodullèio  tali  favole  ,  perchè  tra  quel- 
li popoli  >  aoa  troviamo  alui  oionumenti, 

cKe  dinotano  le  rivoluzioni  Tijlche  del  Mondoy  come 
ha  fatto  il  ISouUnver  con  penzicri  Romanzefchi  ,  e 
ftratii  .  Andrea  Kamfay  Inglefe  (  nella  Tua  Nuova  Ci- 
ropedia ,  o  Viag{^i  di  Ciro ,  nel  diCcorfo  )  upon  the 
TkeoLozy  and  Al/tholo^  of  Ancienis  ,  le  rifcrifce 
a  JìjUmi  religioji  •  11  Buddeo  (  nella  Disertazione 
^iXo<ro<^o(;  ^iXofAvh^  Phitos  fàbut  amator)  fc  fii  baie 
dtW  antica  Filosofia»  Il  Signor  Vico  nella  Scienza 
Nuova -crede  le  &vole'  effitt  t  antica  lingua  Ifiorifia 
ét*  primi  tempi,  che  d  rai^re&ata  i  eanneeri  ht^T 
liei  de'  primi  popoli.  M.  Gaucrache nella  /llttavs 
Iftoria  Poetica ,  e  M.  Pernetty  nella  Tua  fpiega  dilla 
favole  io  X.  VoU.in  8.»  alcrùneiitiy  e  divecikinente  la. 
difcorrono .  Ecco  un  picciol  profeto  '  delle  une  gpi« 
sioai  fulla  Tpiega  delle  favole . 

(*)  '  Evheraero  tra*  Greci  volea  foftenerc,  che  i 
primi  Dei  del  Paganefimo  erano  ftaii  Uomini .  Ne>rton 
nella  fua  Cronologia  Riformata  foftenne  1*  ifteflb ,  di- 
cendo che  i  pae£ì  dell*  Oriente,  e  dell'  Eeitco  furono 
ì  primi  ad  adorare  per  Dei  i  loro  Re ,  le  Toro  Regine* 
m  pria  di  elfi  adorarono'  i  cotfS  Celefti  y  come' ti 
Sole,  la  Lana /le  ftelle»  isola  die  avrebbe  dovti^jil 
Kevcon  odn  piiì  eiàcfeem  riflettere.  Ma  xFìIoCbfi;  pi 
i  Filologi ,  che  han  volata  Ì{>iegare  1*  origine  delle  n- 
▼ole  del  Paganefimo,  han  portata  nelle  loro  (pieghe  la 
fid  grande  .incertezza  pofllbile.  EncycLoped»  artici,  Pk*. 
fytàusme  fag^y^g.  T^nuXlL  d^'  ediiìw  di  Luc;^ 


I 


le  non  le  favole  iftefle ,  e  quindi  è  cKiaro  • 
che  voIen(}bn  illuminar  le  tenebre  colie  iftef- 
fe  tenebre^,  fi  dee  conchiudere,  che  chi  vo- 
ledè  ridurre  i  fenli  delle  favole  ad  eGuti  ra« 
tmnf»  da*  quali  (perafle  di  ricavare  ii  pia« 
no  di  gueile  anticlie  doarioe  ,  €  fapiema 
Egiziana  »  Perfiana  »  Caldaica  ^  (àpicma  tan- 
to pià  c&Itata,  quanto  men  capita^  farebbe 
r  ideilo  «  che  andar  cercando  veflig)  del 
(iilema  dì  Nevton  tra  un  difcorfo  che  fanno 
i  pazzi  ne*  dì  loro  Ofpedaii  di  Bediam  ,  e 
delie  Petftes  Maifoos  •  Dille  bene  in  quello 
MonC  de  Volufre ,  che  chi  cerca  il  buon 
fenib  nelle  favde  vi  cercando  la  ragione 
traile  affurdità  «  Se  vi  è  la  fapicnza  nelle 
fivole^  vi  i  in  modo  da  non  faperli  ,  nè 
poterfi  da  noi  ricavare ,  vaie  a  dire  ,  come 
té  non  vi  iuflTe  (j)  ^  giacche  doppo  molti 

feco* 

(5)  Rilette  n  Sig.  Vico  nella  Scienza  Nuova  » 
che  i  primi  popoli  del  Gentilefimo  furon  Poeti  per 
ntc^tà  di  nstura ,  e  pArUrono  per  meno  di  carat-^ 
feri  Poetici  y  ^uali  caratteri  eran  generi  fantafiiciy  o 
imagini  di  folìan^e  animate^  o  di  Dei,  o  di  hroi  , 
formate  nella  famafì^,  alle  quali  imagini  liduceano  tut- 
te le  altre  ipecie,  e  gì' individui .  Quelli  cArautri  fu^ 
fono  U  fivoit^  ù  fUno  ftveUe  vere^  e  quelle  allego- 
rie conunéÉtiù  éUora  i  /enfi  Ifioriei  di  guei  popoli  • 
I  £mti  di  ogni  locazbfle  niecica  fiirooo,  (ècondo  11 
Signor  Vico ,  Is  povertà  di  pétrUre  ^  e  té  necejjttà  di 
:jpi^gé^%  onde  fivelid  tnutoU  degli  atti ,  e  de* 
Sèrpi  ^  parlata  ne'  tempi  degli  Dei  fuccedette  la  favel- 
la Eroica,  onde  le  lingue  tragli  antichi  Afnrj,Fcniq, 

*  £|(iziani«  Gicdj  c  Latini,  comindarooo  da'  vciiì  Eroi- 
ci* 


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Aeoli  AoAè  mrf  popo«  non  eCflono  ,  t  " 
«mo  «mno  Filologi  ricavare  1»  idee  di 
""fettmologie  delle  voci  ,  cfie  tri' 
popoli  antidH  non  corrirpondoooprecifamea- 
te  ali  idee;  e  pcu  invaqp  dò  temane  i  Fi- 

rji'  .  Pemare  a  lor  «odo, 

«  fiHie  loro  ipptefi  gii  aodcU  Sgizi  ,  Crei 

^«u  ,  mete  Ip  ling,.,  confi«.drLorfoX>M«: 
tto  chp  credette  effere  (lata  pti,  riftwk,  TlS  h 
P^fia.  Si^vegga  1,  Scien«  Nuova,  libro  i'n^fi? 
fimo,  e  rubltrae.  febbe,>e  talota  fondato  (og^ta 

SJ^lfS?'"/""'  ^p^'s*-'  d./ficoiti; 

f»e  gjoBatoeme  fi  accrefcono  da'  Mitologifti .-  i  fou 
^«W^  a  SUeUe  fecole   le  avrebbero  po,;; 

S*.*" «  «"«^no  fop»  bafi  incerte. 

del  fiioco  (  Sjrftem.  butlUB.  Ctp.  x  f.T  r-Tt 
f«/r.  4is>.  *<ir>.  Mothtm.)  Akri  vedono  m  Mvtiin  m 
efncral  cératurt  di  una  Dtuà,  altri  Venere!  o  Mv- 

\^  fi  %  ^-«f/- 5°°°  in  fitandi  varietà  fa  ,'4 
jnnto  II  Wde,^,  4  Voffio,  il  Gatakero,  R,dand,By. 
fc.lbKiin,  Hatchefon,  rd  Hinckelmann,  ed  ateì. 
«»  VeUe  coMMrerfie  A  tal  Deiti  pagana  fi  può  ar- 
fTTk^  ^  f^eg'aillefav^';:™  . 


1 


54 

5;  Chi  vuol  dunque  dare  una  Fr« 
lofofica  occhiata  alle  fiivoie  ,  e  dudiarle.  .in 
sapporto  di  ben  capire  gii  Autori  »  che  le 
trattano,  come  a  dire  i  Poeti,  ed  r  Mitici^ 
che  fono  flati  i  fonti  di  ogni  eloquenza  , 
dee  tener  prefentì  le  cofe  anzidette  ,  per 
evitare  inutili  ed  infinite  difpute  Tulle  favo- 
le^ e  loro  (pieghe,  e  fervirfi  di  effe  p^ 
r  eloquenza^  fecondo  ie  clrcoftanze  io  ri- 
chiedono ,  e  (èrviriìsDe  con  una  (obria  (ceU 
ta,  ed  u(b,  per  oon  rendere  la  faaeloqiaen« 
sa  Ibfillica  ^  e  pedantefca,  appoggiata  a  vane 
congetture,  e  a  ideali  etimologie  .  Infatti  il 
defiderio  di  fpiegare  a  fuo  modo  ie  favole , 
e  di  averle  ognuno  volute  ridurre  a'  fuoi  G« 
flemi  ,  ha  dato  un  vaflo  campo  aireioquen* 
za  fofìllica  da  una  parte  $  nel  tempo  che  \ 
dall'altra  parte  taluni  eoo  vizio  oppoflo  han« 
no  totalmente  trafcurata  la  cidtura  della  Mi« 
Elogia  neir  Eloquenza ,  credendo  in  un  tem« 
po  che  V  Eloquenza  Poetica  non  fia  fonte 
deir  eloquenza  prò  falca  ,  e  nel  tempo  ifleflTo 
con  contrarietà  manifefla  prendendo  da'  Poe-? 
ti  gli  efempj  per  l' eloquenza  de'  tempi  ,  fi? 
gure ,  itile*  Si  pourehbe  fare  un  libro*  aflàt 
più  grande  fuUe  contradtiioni  i£  Letterati , 
che  JuUe  €omradi{iottl  di  quejìo  Mondo ,  delU; 
quali  volle  Monf.  de  Voltaire  face  un  opii« 
fcolo*  < 

§.  4.  E'  meraviglia ,  che  il  Sig.  PIu- 
che  Aeila  fua  Moria  dd  Gda  dopo  eflTerG 

•caat9 


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3S 


tanto  dilungato  a  spiegare  le  favole  ,  venga 
indi  9  bi^fmiarle  fulia  $fie  deli'  iSkOb  Tuo  ìi* 
bto  9  quaQdocchè  con  tanta  proUfiCtà  le  avea 
fpiegate;.  JLa  fcìenza  delle  favole  è  unha  al- 
là  fcienza  delle  paraEK>Ie ,  ed  a  quella  delle 
.allegorie ,  delle  quali  fono  pieni  gli  antichi 
libri  delle  primitive  profane  Cofraogonie . 
Ala  delie  allegorie ,  e  de'  loro  uQ  ,  ed  abuli 

(0  moto  €  2  di  noi  detto  (bUoftujio  del- 
le filToIe,  e  (blla  fpiega  ed  intelligen?»  di  eflè  in  ca(^ 

porco  all'eloquenza^  ricalano  i  (èguend  jporollarj  • 
the  i  Lettcìraci ,  c  le  nasoni  di^^dano  oeir  iucerper 
,trar  le  favole^  che  formano  i  tré  quarti  della  fcienza 
.degli  antichi  popoli  profani  dell'  Egitto  ,  e  della  Gre- 
cia, e  quindi  che  la  dilficolt?  di  capire  i  veri  fcnlì  di 
.quelle  favole  fìa  pii\  grande  appunto  per  le  molte  fpic- 
At  che  (ì  fono  facce  di  ciTc,  onde  ognuno  vede  inef^ 
Jc  quel  che  .vi  yuol  vedere  nou  quel  che  vi  viddero 
jgli  iuiQfchi*  X.  Si  4!ede  quindi  .<}uaiido  fia  jdilldle  1* 
Storia  .delW  opinioni  «  comuni,  riti,,  Qiià  ,  ed  pii  4)^. 
^poH  antichi  ftolàni.»  fAifi     jripiva  ialle  favole  ,  e 

Suindi  n  devono  leggere ,  e  j(piegare  con  gran  Jrilolb^ 
a  cali  iavole  »  ed  i  Commentatori  di  eife  •  $•  lì  ve* 
90  eloquente ,  d^Uo  itudio  d^  Àvole  ,  dee  indagare 
t  fini,  lo  fpirito,  i  ^ratterl  i  più  verifiroili  dì  coloro 
zfche  l'inventarono,  e  formarne  piani  da  poter  egli  ac- 
«rcfcere  nella  fua  mente  la  facoltà  inventrice  vii  per- 
sonificare le  co£é  tutte  ,  e  farle  fervire  a* piani,  e  mi- 
re della  fua  eloquenza  in  ogni  circoilanza ,  come  fece 
.Menenio  Agrippa  colla  plebbe  Romanci ,  e  come  fece 
ÌE(bpo  nelle  uie  favole,  che  (òno  un  proQ>etto  di  elo- 
quenza FiloibfiG»  j  fmi^  piit  Mb  'i  guanto  fi^  oc« 


CAPO  V. 

fi*  i« 


UNa  delie  conorcenze  le  più  utili  air  elo- 
quenza ,  e  a  tutte  le  fcienze  fièri- 
floria ,  cioè  la  lène  delle  narrative  de'  fatti , 
che  riguardano  i  feoomeni  FiGd ,  inteU 
lettualì ,  I  morali  ,  i  polirid  delF  Uomo  • 
Quella  applicazione  ,  e  qiieflo  genere  di  ft»» 
dii  detti  Iftorici  fono  i  piò  neceffarj ,  e^  s'in- 
contrano in  tali  fludj  di  molti  inconvenienti, 
I  libri  delle  Idorie  fono  moltifljmi  ,  ma 
pochiOimr  utili  ;  e  talora  coloro  che  ci  fi 
danno  per  guide  nella  LetUta  dq;li  Iflori- 
ci,  ci  fimno  più  cnraccj  ed  enaie  non  po«» 

con. 


(*)  Pier  cooofate  emnto  ih  impcrtiiiie  !o 

idi'  Iftorb.  «Ìam  ti  rAchm*.  «lift  lìttOllie  la  Fi- 


4io  4di'iAida,  gjova  il  cflctwe,  che  taoiiie 


loia? 


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$•  Gli  Ùontinf  ghidicaiio  dell*  Tftorìe 
fuU*  analogia  chft  eflSs  harnio  colle  loro  idee* 
Come  crefooiio»  e  G  amplificano  le  idee  , 
cosi  fi  amplificano  i  rapporti ,  ed  i  mezzi  dr 

credere  al  vero ,  e  ribuiiare  il  falfo .  Quan- 
do domina  la  fantafìa  ,  come  nella  prima  età 
delP  Uomo ,  e  nelle  prime  origini  delle  So- 
cietà) fi  ama  i*  illoria  ampollofa  ^  e  Roman* 
zefca ,  poi  quella  che  più  feria  ,  e  mifla 
di  favole  >  e  di  vero  t  e  finalmente  quella 
che  è  tutta  feria,  e  tutta  Vetd». 

§.  I  caratteri  deH^Ubria  verrfono  oo« 
te  y  che  Ci  debbono  feriamente  efaminare  da 
thl  fi  applica  a  tutte  le  fcienze,  perchè  buo- 
na parte  delle  fcienze  appartengono  air  iHoria 
de'  fatti ,  delle  fcoverte ,  e  delle  opinioni  ; 
na  molto  più  air  Orator  Forenfe  è  nece(Ia« 
ria  la  cognizione  delle  leggi  deir  iftoriavera 
e  fuof  caratteri,  giacché  quelle  oofe^  ché 
ooflituifcono  la  veracità  deli*  Ifioria,  cofiìtui'* 
feono  altresì  la  veracità  de*  teftimonj  nel  cor- 
(b  de'  giudizj  F'orenfi  •  Se  i  teftimonj  ifiorici 
fono  probi ,  blfogna  efaminare  le  caufali,  e 
le  origini  della  fcienza  delle  cofe  ,  che  atie^» 
fiano.  Se  poi  le  teflimooiaoze  Ifbdiche  de- 

Ci  a. 

iofofia  d  rappréfenta  tlJptùo  in  attratto,  e  taìoia  noil 
come  egli  é,  ma  come  d  lo  dipingono  i  tilofofi,  così 
r  Iftoria  ce  lo  rappce&Qta  all'  opprdo  nello  (beo  la 
coi  è  quando  agi(ce»pen;Ea9 parla.  L'Uomo  dell' ifto^ 
ria  è  il  pili  utile  a  jioofidecarfi,  ed  il  piià  facile,  ed 
il  pili  oiuuraité  ' 


1  - 


3» 

fivano  da'  prith?  antlcbi  popiòli  idofatri  Édiia^ 
flici ,  e  chimerici,  fono  felle  tùtte  ler  dr  iony 

jlìorìe  ,  come  lì  può  vedere  nelle  «antrche 
Iflorie  della  Grecia  ,  deirEgiito ,  della  Perfia^ 
dell'  Indre ,  de'  Chinefir  degli  Arabi ,  ed  an- 
che TanticFie  primitive  IHorie  dr  Roma  pa-<f 
gàna  (2)  che  fona  tutre  incertifGme . 

%  4r  or  inorici  antichi  etano  aflài  rari  i 
e  fui  prirtCrpia  l^Uk>rìa  (òt  la  foia'  occùpazio» 
ne  di  qùd  pochi ,  che  (et iveanìo ,  er  coAipo^ 
neancr  per  traniandare  alla  notizia  de' poderi 
gli  avveiKnìedii  ,  i  canali  per  lo  piir  fi  anda^^- 
r.ir.o  per  tradizione  divolgando  ,  e  traman- 
dando con  certe  narrative  in  Verfi  Efametrt 
per  lo  più,  onde  ebbera  l'origine  le  Bf&^ 
peje,  e  Pomi  Epici  •  Le  antiche  iftorie»  che 
a  quel  modo  fi  divnlgavanO  yeraiKy  tto  Daifty 
di  cofe  Iftoriefie  ,  miftriogiche ,  Cofmol^iw 

cher 

(%)  ÌLft  lolW  ^dcaf  ìftota^  dtt  noi  ^iliiuiio 
le  per  Téra-  e  cena,  è  qnéih  che  fi-  contiene  neMibcs 

di  Mose  ^  i  quali  folcanco  ci  ponoo  ietriif  di  Iiimi  noif 
iblo  per  r  a^ui^  della  Vera  ^ienza,-  cioè  della  vet» 
religione^  e  della  vera  noftra  telìcica;  ma'  c'illuminaiioP 
incora  falle  fcienrifichc  Cognizioni ,  giacché  non  abbia-- 
mo  in  materia  d*  iftoric  alui  fonti  più  certi.  Si  dica 
dunque  per  gloria  del  vero, che  fuòri  della  rivelazione 
non  vi  può  elTere  certezza   iftorica  ;    e  eie  coloro  ^ 
i  quali  vanamente  y  ed  empiamente  fi  fono  sforzati  di 
toglierci  ì  lumi  in£illibili  di  tal  guida  Cefefte,  (òno* 
ftatf  I  e  iòno  r  neinfci  del:  genere  anano ,  perdié'  hùl 
tencaco  d*  inmier^erlò  daticaneò  toro  nell'inieiioè  bara- 
tro  di  un*  antirerute  igooranar,  e  di  ili»  deplonbil^ 
oicutitil  Scettica 


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t  i9 
Che,  ed  un'animaffb  d' idee  general?  di  tut- 
te le  cofej  come  fi  vede  negli  antichi  Poe- 
ti» che  furono  i  primi  laoriciydà'  quali  poi 
ebBero  V  origine  tutte  le  profane  Iftorìe .  Per 
f  Iflorie  dunque  di  quegli  amichi  tempi  , 
tutte  dipendeano  da  pochi  Autori,  e  per  Io  ' 
più  da  taluni  Poeti,  che  andavano  cantando 
per  le  nazioni  quelle  antiche  tradiaioni  ,  on- 
de poi  vennero  le  Morie  delia  guerra  Tro- 
iana,  di  Eiena  caa&  di  tal  guèrra, di  Uiif^ 
di  Penelope^  di  Enea  (6),  e  delle  va« 

C  ^  rie 

(é)   Cosi  buona  Inatte  delle  tradizioni  dciriftoria 
Greca  ci  (bno  con(èmte  falle  prime  da  Omero .  Ma 
elii  era  mai  queft'  Omero  «  (bl  quale  tanto  ìamù  pac» 
hzò  Erodoto ,  Plutarco  ^  Ariflotele,  quafi  tutti  i  Gted; 
Maddma  Dacier,  Pope ,  Ettftazio ,  Clarke  ec  eC?  Sett» 
Cidi  della  Grecia  contendeano  della  Tua  origine  •  Ltt 
Tua  vita  è  tutta  incerta,  e  favolofa  .  Nelle  me  opere 
vi  è  un'  ammafTo  di  tutti  i  Dialetti  della  Grecia  ecce, 
IWifter  Blackwell  nelle  fue  Inglcfi  Ricerche  fuUa  Vita, 
e  fcritti  di  Omero  ,  il  fa  viaggiare  in  Egitto  ,  ed  ivi 
apprendere  da'  Sacerdoti  Egiziani  tali  fue  Iftoric  della 
Grecia,  volendo  provare  il  detto  Blackwell  che  tacci 
i  Savj  Greci  tutte  le  Scienze  dall'  Egitto  aveano  ap« 
oreie*  Oflètva  con  acute  rìfleÌfioDÌ  il  Sip  Vico  nella 
Sdenta  Nuova,  che  queft'Oilieto  iMk  ba  (crìtco  uhm 
Poema  «  Che  gli  antichi  Rhapjùdi  Gfedt  Cioè  i  con- 
fàrcinatori  di  antiche  Canzoni  fulle  vecchie  tradizioni  , 
che  andavano  tali  Canzoni  divulgando  colla  Mufica  nel- 
le Fefte,  e  nelle  publiche  fiere  della  Grecia  ,  raccol- 
fero  tali  Rhapfodie  attribuito  ad  Omero.  Che  la  foce 
Omero  deriva  da  ofjicìj  Jìntul,  «d  «pÉ/v  ,   connettere  , 
cioè  unir  ìnjlewe  le  favole .  Che  i  Pififtratidi  di  Atene 
divifero^  e  regifttatoao  i  Poemi  di  Omero  ^  come  di- 
ce 


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rie  opinioni ,  e  tradizioni  de*  Greci  filile  atf*» 
tiche  IHorie  profane  ,  che  fi  refero  lune  fa- 
volofe,  ed  iacefie  (7)  come  tooo  biyoìok  ^ 

ed 

eè  ClÙDO  in  l^ar.  tiijfor.  Quei  RÉaipiodi  erano  alliMtf 
i  Poeti  Cy elici  che  andavan  girando  per  le  fefte^  cf 
cantando  le  favole  rat' eenki  éU  popolo;  ootb  Orati»' 
diHd  Seriptor  cyclicus  .  •  .  f/Vlr^x  'viUm  ^  patulumqué 
moraherts  orbemj  cioè  inioiiio  a  <]ucl  cer<:hio  di  po- 
polo ^  cota  non  capita ,  come  dice  il  Signor  Vico ,  da 
M.  Dacier.  L'opinioiic  d'el  Signor  Vico  è  Aaca  daraol-*.. 
ti  (olUnuta',  t  tragfì  altri  dvil  Franceiè  Signor  Abate- 
9  Aubignact  il  Qtule  ibften*ie  die  l'Iliade,  e  TOdiC- 
léa  furono  compitazioni  di  varj  Poemi ,  e  TzajKdie  y 
die  fi  c^dvaiiar  ndJ»  Grecia  aocicamenie.  C£e  cali 
▼arie  Poefie  fbeono  ootie  ^  e  Aicdolte  da  Licurgo ,  • 
die  erano  poco  noce ,  e  poco  piente»  é  fi  Jifperfero, 
e  di  ntlovo  fi  unirono  da  Pitiflrato,  e  da  altri  Gram« 
matici  •  Che  fi  fon-  dette  Khjipjodie  di  Omero  cioè  rac- 
colta di  Cannoni  di  un  Cieco,  Che  vi  fono  degli  fti- 
li  oppoflft ,  de'vierfi  evidenccmentc  fuppliii  da^  al?ri  ec, 
Si  veda  y  U.  BihUx>theque  Frangaife  de  M,  L*  Ahhe 
Coujet  Toittr  IV^  Altri  poi  al  Gonccario  han  detto ,  ch6 
Omero  fi^  tao  fOi'  fi>lo,'e  vero  Ancore  »  fonte  di  ogni 
icienza  f  e  diaicrìna ,  e  die  Takce*,  e  Pictagora  da  3tof 

gprelèf ór  \  ioffo  fiftenu.  Si  veda  Ptotacoo  nel  diiboriò' 
pra  Ovatto  f    AJ^èffùa  JDùUùgt  h  JàW  ufi  JéìU 
SMÌche  medaglie  ^ 

(7}  U  fiochart,  Uomo  per'  aftro  facile  ad  ani^ 
mettere  argomenti  di  etimologie ,  crede  le  antiche  Ifto- 
rie  tutte  favoiofè,  e  particolarmente  aaclla  dcirorigine 
degH  antichi  Romani  da  Enea.  Si  può  veder  Bochan 
nella  Lettera  a  M.  de  Segrais-,  ove  niega  la  venuta  di 
Enea  ia  Italia,,  e  Hima  favoioìe  ^uaiì  tutte  le  Iftorie 
antidie  di  quei  tempi,  come  riflellò  fi  deduce  da' 
quanto  fcrivbno'  Ipìlippò  Clnveno^e  tiionifio  dì  Alicàr* 
aaiC»^  e  Slrabon^*  Vi  4  «bt  fi  é  o^ta  %  oli  argd-» 


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I 


ti  incserte  fé  antiche  profane  G)rinogonre  , 
e  Mitologìe ,  giacche  le  antiche  lOofie  ^rm 
tutte  Mitologrthe ,  e  paraboliche  #  . 
.  $.  y.  L'  Eloquenza  Iflorica ,  non  dee  e(< 
fm  ne  iàtuica,  uè  GUrieiU»  ma  femplice  , 

^ntt',  m  con  fiiì  é  Ì  iWiluppau  fa  queftione  . 
Chi  tenamcnte  nifette  all' antica  Inorisi  de*  Rè  di  Ro- 
ma, vedrà  in  quéi  Ré  Eiciliiitote  land  Ok^H  ééÙé 
origini  delle  ciilte  Società  piùttoftori chef  petiòne'  Reali.- 
U  iftoria  Romana  cominciò  t»rdi  iahtn  a  (criveHi ,  e 
tardi/fima  c  la  vera  iftoria  di  Roma  pto£uia.  Un  (olo 
Virgilio,  per  efempio, un  Livio, uno  Svetonio  ,un  Taci- 
lo glu.licavano  grimperacori,  ed  \  grandi,  e  régiftra- 
vano  1  tatti  ^  e  le  loro  opinioni  fono  palT^re  alla  Po- 
lletìti.  Atoiftof  h  accreditato  da^  Poeri .  Cosi  rifto- 
rie  de*  ftoSI  tebari  dctis  nu<iu  avi  tutte  fi  dcvoi» 
fondare  &ir«ttontl  di  ceni  S&itiori  ofcurì,  ed  igno- 
ranti, ittil  autonta  de  quali^  ognuno  h  d^  fiffive  oer 
difetto  di  altri  fonti.  Èncygtoped.  Jrtiel.  ^Jt/tgr. 
dunque  i  che  niente  di  certo  poflìamo  ^idlvare  dall' 
Iftoria  Profana.  Chi  ha  ingannata  il  Mondo  fuUMfto* 
rie  Profane?  1  Greci.  Edi  ingrandirono  le  loro  origi- 
ni, difprezzarono  tutre  le  nazioni  ^  alle  fevole  di  oueLb 
aggiunfero  le  loroy  ftorpiarono  tutti  i  fatti  e  fino  ino- 
#ni  degli  antichi  Eroi  ^  e  Dei ,  i  nomi  delle  Città , 
de* fiumi  ,  dando  a  tutto  l'aria  Greca,  e  nomi  Greci, 

.  ed  etimologie  Greche»  ÉK^ndo  fvani*e  i  nomi  Origi- 
Bali  di  quelle  Clili,  di  ^oei  Dei ,  di  ooegli  Eroi ,  di 
«wi  fiami.  Fot  fi  é  volino  di' moderni  «correre  alle 
Ifiorie  originali  di  quei  popoli  j  ma  fi  fono  trovate 
eònotte,  ed  alterate  dal  tempo,-  «  dttU  . Stfrittóri ^ .Si 
fono  unite  le  nebbie  dell'  Elodueinailodiana.,  l*er&- 
Éa,  Araba  ec.  alle  nebbie  dell'  eloquènza  Greca  ,  ed 
è  nata  adefTo  una  denfa  caligine  di  opinioni  ,  colle 
òuaii  coointfiaQO  i  coapiùtoii  delle  aiuid«  profonie 

.  ]ftorie« 


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42 

e  non  òratoriji,  fenza  declamazioni  ,  ed  efa-» 
geraziònT.  OflTerva  con  grande  avvedutezza  il 
RoUin  j|  che  gP  inorici  Sacri  fono  r  fonir,  non 
fció  ìiì'  ogni  Terìtà  ,  ma  I  modelli  altresì*  di 
ogm  «iccefleitte  maniera  più  nobile,  e  pib' 
fetfipifce  «  Ma  gì*  inorici  Profani  ,  o  fono 
troppo  panegerilii  de'  ioro  Eroi  ,  che  pren- 
dono di  mira  in  modo  ,  die  ce  li  dipingo-^ 
no  come  Dei ,  non  come  Uomini  ,  onde  ca- 
dono neli*  inverifimliitudinc  I  o  foiio  pieni  di 
ritiatu  Critici  .  Il  trattato  dt  moribui  Gef^ 
mamrunt  di  Tacito  fembra  fimile  a'  due  M* 
bri  dei  Roman:2o  dell'  ìftoria  Vtra  di  Luciano  ^ 
é  fimile  alPVtopra  del  Moro,  alla  Republi- 
ca  di  Platone ,  che  dipingono  gli  Uomini  , 
non  come  fono  ^  ma  co(ne  devon*eirere  j  o 
fi  vorrebbe  che  fodero*  Tacito  in  quell'opera 
volle  darci  una  Satira   de'  Komaiii  ,  come 
léce  Orazio  lodando  magnìficamente  gli  abi« 
tanti  della  Sci2ia  (8). 

• 

(fl)  Campeftres  metius  Scythae  Ù  ec,  Quefì* 
eloquenza  ,  die  loda  i  barbari  per  iipronare  i  culti 
popoli  alla  virtù  ,  è,  come  oflerva  il  Voltaire  ^ 
lina  ipecie  di  eloquenza  dcclaoiacotia  t  <li  ererci- 
iso  IteoootefiSo  <  Anébbcf  potuto  il  Voltaire  ctfemre^ 
die  ^Uè  Vtopie  di  Moro ,  qUelUi  Reffoblidie  di  Pia-» 
fone^  qtfelle  lodi  da  Taciio  date  agli  anttclie  Gtfrmaai 
kinno  potuto  eleftri/flre  net  «ìecViello  di  M.  RoufTeail  ^ 
e  Cioeiido  feriilentazt9iie  tol  graii  deiìderio  di  de(lin- 
gtférit  co'  paraldofli  ^  avranno  indotto  quel!'  Autore  ad 
cfaltàre  i  felvajrgì  ,  ed  a  vituperare  la  Societi .  U 
&gaoi:  Liogpet  eoa  coniìaiiii  eièmpjli  iàrà  detovaùnato 

ad 


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%  6é  Ci  nncrerce  il  dire,  clie  pochiifiini* 
Iflorlci  nòli  fi  fono  abufati  dfelia  loro  eloqùeil* 
USL,  e  chef  da  pe^  tutto  Vi  Qanor  fcogli  dai  evìtàT-^ 
If  d  Mx  tatto  dee  dirfi  dir  dsé  pvtò  gioVtfnr 
ò  ben  formar  gì*  iritelfetti  delia  gioventù  , 
utile  delia  quale  dee  preferirfi  ad  ogn'  altro  ri- 
guardo .  Dicano  dtfnqne  ciò  ,  che  vonnio 
coloro  che  venerano  tutto  quanto  vi  è  ne' li-» 
bri  accreditati  degi'  lilorici  Profani  antichi 
e  de'  Greci  fpedaiitieDté  •  GÌ'  Ifìoricr  Gf«k 
ci  fi  dévon  leggete^odie  i  feli^  che  ci  bat^ 
tfnifìiflrano  h  idee  pià  atntichcf^iitt  fi  devolt 
leggere  colise  prevenzione  M  lato  CAtstt* 
tére  dolofo  ,  farolofo  ,  mendace  per  Ict 
più  •  Pochi  inorici  avranno  ii  caxaiiere  dt 
Tucidide  ,  ma  molti  quello  di  Erodoto  ^ 
di  Ellanìco  et  ec.  (p).  Tra  Latini  Curzio^  e 
Livio  food  Èvolofi  (^)  4  Tacilo  grave ,  favio^ 

iflrut- 

cfaltare  ì  popoli  Orientali  i€  z  biafimar  gii  Knrol^ 
a  vituperare  Tufo  del  grano,  e  a  lodare,  prtH 
I^ÌBtare  l'introduzione  dell'albero  del  pane  de.  ec.  ec» 
(9)    f^ed,  yojf.  de  Hijlor,  Crac,  &  Latin, 
(*j    Meritano   un  luogo  particolare  nell'  Iflorìà 
ielle  coniradìiioni  de  giuài^j  de  La  turati  i  varj  pare* 
li  dati  fopra  V  opera  di  Livio  .  Afinio  Pollionc  vi  trof- 
vava  una  Pdtavinitài  die  oón  (eppe  fpie^rc»  •  Cali^* 
gola  xt  dìflè  negligente ,  e  ^ftrMo  •  ÌÀ^& ,  clie  prak 
feriva  Seneof  a  Ci<!eroiie^  il  imipMfii  tautoiogó^ 
CkteuMTy  e  Barao  raccufarono.  di  mia  fide  .  QuaCi 
tutti  i  Savj  Io  diflefo  fuperftiziofo ,  cf  aedttkr.L' lùgle-» 
le  Giovanni  Tolando  oel  iiio  Adei^fidmmn^  five  Ti" 
iiis  Liifius  d  fuperftitiòne  vindicatuSf  dipinfe  il  Livfo 
ùori  (blo  per  Uomo  ejènie  da  ogni  fuperjlifioney  ma 
per  incredulo  y  e  f€f  Atiù  •  Ecco  le  iìxaae  diyeiiiù 
giùdiz)  ornami 


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itìruttivo,  p€rizante,ma  talora  Satirico* 

7.  Un  Filofofo  che  legge  gli  Iilorici 
dovrà  badare  piuttoflo  alle  circoftanie  antece- 
denti»  e  alleconreguenzede*  fatti,  che  riferìfco* 
do ,  die  alle  riSeOioai ,  che  efli  iOorici  fanno  4 
Selerifieffioni^e  ie  cofe  che  elfi  dico^io  fono 
contrarie  a*  fatti  antecedem!  ^  e  Tafllèguend  t 
fi  debbon  piutioflo  credere  i  fatti  ,  che  gl* 
Iflorici  nelle  loro  rifleffioni .  Se  poi  l*  Illori* 
co  non  cita  i  fonti,  da' quali  ha  ricavati  i 
fiuti  »  non  merita  credenza  ,  e  fi  dee  credere 
'  che  poca  conto  faccia  de'fuoi  Lettori  uie 
Uorico  «  V  eloquenza  Fiiofofica  ^  per  Io  piCi 
dee  eflcr  ninarca  di  ciuziooi  i  aia  quando  G 
defcrive  i'Ifloria  delle  artis  e  delle  Scicnae* 
e  delle  umane  cognizioni  j  bifos^rta  citare  i 
fonti  da*  quali  fi  fonò  le  cofe  ricavate  (10)* 

Per 

(fo)  li  Signor  Contentborviile,  Autore  France- 
&  di  un'  ccccUcntilTimo  ,  ed  uiiliiT^mo  libro  intitolato 
Hiftoire  des  digerents  ptiipUs  du  Monde  ^  conienattà 
ies  cgremonUs  religieufes  ^  tf  CiyiUs  ce.  in  6*^'U*  ià 
8,,  opera  riftampata  a  Parigi  nel  i77o»>  «icn»  joatt 
da  degli  Amori,  da^qaaHha  riàivato.  comé  nien» 

Juaii  fit  deano  gli  Autori  nella  grande  Enddopedia  di 
'arìgii  M.  de  óoguec  neU^oftera  eccellente  intitolaci 
tOH^  in  Ans^  des  Scienets  ^  des  Loik  dtacoit 
molta  avvedute:^  gli  Autori,  da' quali  Ka  ricavato  . 
Il  dotto  AL  Sàvarien  nel!*  opera  Francete  intitolata  ffi- 
Jloire  des  projfres  de  t Éfprit  humain  dans  Sciencei 
NamrelUsi  dans  Us  Anstc,,  volle  con  faviezzà 
addurre  varie  autoriti  fuUc  cote  ,  che  riferiva  \  coti 
qucfh  (àvÌeT'.2a  iftefla  il  Signor  Robertfon  ha  fcritté 
le  fue  Iftorie.  E*  da  o(fervarfi,  che  M.  Raynal  nella 
ba  prcte&  Iftoria  Fiiofofica,.  e  politica  de^i  Europea 
aeUe  Indie,  poco  k  aadcQ  di  dóHoiU  nècettarie^ . 


45* 

Per  r  iflorìa  delle  altrui  opinroni ,  e  per  far 
iàpere  quel  che  gVi  altri  Filofofi  ban  penza- 
lo  Alile  varie  parti  delle  fcienze ,  cbe  fi  dì- 
cono  Piiorofiche ,  fono  neceflarie  le  citazioni 
delie  antorìtà  de*  fonti ,  perchè  1*  Ifloria  del^ 
Ì€  varie  opinioni  fopra  una  queftione,  molto 
illumina  T  intelletto  de*  Savj  ,  ed  apre  loro 
un  vado  campo  a  penzare ,  ed  a' giovani  Fi- 
iofofi  fonìminiflra  molti  lumi  »  ed  opinioni 
da  efainiiiare;  ma  le  citazioni  devono  edere 
i)è  troppo  ppcbct  nè  troppo  eccedenti,  né 
di  libri  inmiii ,  o  irragionevoli,  e  fittie  foio 
per  dimoftrare  i  finiti  delle  t)pinioiil ,  non 
jgia  per  far  decidere  in  tnaterìe  fcientifiche 
iuli' 4uio(ità  delle  opii^oni  (n)*  Le  pita^ioi^c 

dun« 

(if)    n  Bruckero  ha  fcriita  T  HiAoria  della  Fi-. 
lo6a  colle  dovute ,  e  necefTarie  citazioni .  Così  ha  fcriC" 
fo  ancora  la  Tua  dotta  opera  T  Autore  dell'  Hiftoirt 
di  U  PhUoJophie  Foyenne .  Cosi  M.  4'  Hetbeloc  l^l 
Illa  BMotUfUiOrìintéUfiemfftòaàio  diorigMia* 
li»  da* quali  fi  xiavaao  i  filtri,  e  U.wmm*  non 
cosi  haaoo  ùnvcc  le  loro  cotk  mola  alni  Piancefi,  ed 
Inglefi  Autori  y  totalmente  oimici  di  citazioni  ;  e  qad 
che  é  pili  peggio  ,  fi  Iboo  fiaricri  de'  Dizionari  atui  , 
o  necelfar),  fènza  le  opportune  citazieni . Tale  è  l'ope- 
ra intitolata  Diéiionngire  Hiftorique  dcs  Cultes  RfU* 
gieux  euhlit  dans  U  Monde  ,  in  8.  ,  6  Voi*  tUge 
177Z. ,  libro  ove  mai  fi  adducono  autoriti.  La  grande 
Enciclopedia  di  Parigi  (àrebbe  ftato  opera  utilifUma  al* 
le  cosoAcenze  umane,  fé  i  dotti,  e  £ivj  Compilatori 
della  «edefiaia  aveflèco  dentei  i  (botf^  da'  qiiaU  bau* 
no  ricavato,  come  feceio  U  Chamberty  ed  il  ÌÀw'r»  • 
Clii  (crive  (ènza.  citare»  fimpoiie  \  AioiLeciort»o  come 
Dei  Uaivedàlx  d'ogni  dottrina,  d)e  fanno  tutto,  o 
come  machine,  C  tKQadtt^  die  £pinWiff  fidU  f^/i^j^ 

«flì  Compilatoci» 


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■ 


dun<}ue  àehhon  edere  iì  Autori  i  pm  prò* 
bi ,  i  più  favi  ,  e  di  rjuelli ,  cbe  fepjperp 
cofe^  che  dillero  - 

7.  UoQio  fempre  è  facile  a  cade-* 
ce  nelle  djue  edremìtà  nelle  quali  fuol'  ed&* 
re  feinpre  il  vizio  •  Taluni  Iflojrici  diano 
fsA  fiMTiercbio ,  e  fuor  4el  dovjsre  ,  e  pedao- 
iefcaineiize ,  le  (brivono  le  ]0orie>  coqie  Grò 
vOy  e  Pufendorfio  hanno  (critte  le  ioroope* 
re  le  più  gravi  Topra  importantinìmi  fogge^- 
|ì  del  drillo  Maturale ,  cioè  con  citazioni  inu- 
jiii   ^i2)p  QueOi  lÓ^f^i^ip  iphe  d^aivono 

cosi 

I . 

(il)   Grozio,  e  Pufendorf  fono  nojofi,  c  fccoa- 
<Jo  una  frafè  di  un  moderno  Autore ,  più  pefjnti ,  che 
gravi,  e  foLidi  *  Ne*  principi  della  Prefazione  di  M« 
X*inguec  alla  Tua  Teorie  des  Loix  CiviUs  vi  è  11113 
^Ueone  icappaca  contro  Gjo^uo,  e  Fufen^orfio  per  le 
loro  fl9ottiluijae,ed  inutili  ptazioni*  Coloro  che  ci  ere-* 
^ao  poco  vS^coxA  <Ìel  Crono  »  e  del  Pof^ndorf ,  • 
ià»  ^mikvoo  aon  gti  fidla  verità  dell^  colè»  ma  full^ 
cpinioni  -y  pocnnno  leggere  quella  Prefazione  del  Lin- 
cei. E  vero  che  Grozio,  e  PufendoidSo  iòno  fiati 
ntiliflìaìi  alla  Società ,  dottiilìini      ioto  tempi ,  e  ad 
cffi  r  Ejiropa  ha  infinite  obligazioni  per  avere  ridotto 
jquafi  a  fiftema  il  dritto  Naturale  ,  e  delle  genti ,  di 
quel  dritto  fono  /lati  gli  anccfignani ,  come  il  Cartefio 
è  ftato  '1  primo  lume  della  ir  ilofofia  .  Ma  non  potr^ 
mai  niegar/ì  da  un  vero  (àvio ,  che  nelle  opere  di  Gro- 
^o  iS  iroya  ipe0b  una  nojo(a  erudizione ,  ed  pno  ijpiri- 
to  pedamieia) ,  i  dri^  provati  ida*  j&tti  «c  Chi  vnol 
it9ttp  idea  dett'EloqqfaKa  di  Gtom^Sx»  VL  Vol«> 
'  taire,  leega  i'arinf^  di  quello  liiUa  gravidanza  dell^ 
Regina  Amia  di  Auftria .  Egli  la  paragona  alla  Giu- 
dea Anna  che  ebbe  figli  in  recchiem,  come  fi  legge 
nel  libso  4»'  94  «Uà  Sm  toìmiii»  A  Delfino  , 


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cosi  i  fatti  ,  fi  abufano  del  tempo ,  e  delia 
pazienza  de'  Lettori  ,  come  talora  è  accudii* 
xo  agli  Autori  Ingleli ,  che  han  compilata  l* 
Iflona  Univer&le  dal  principio  del  Mondo 
fino  a'  moderili  jtempi^  opera  cfae  neil*  orisi- 
naie  Ingtefe  è  ^iCii  più  proiiflà  ,  giacché 
*<ieila  craduzione  Francefe  fi  è  al^u^nto  liArei:- 
jta  in  molti  luoghi. 

§.  8.  L'iiìorico,  dicon  taluni,  dovreS- 
te  elfere  un'  Uomo  fenza  rapporti ,  fenza  di- 
pendenze, fen  za  paffiom*  Dovrebbe  dunque  J,* 
iftoria  {criyerfi  da  un  vero  Stoico,  o  da  una 
Ìlaua«  Ma  vi  fono  mai  flati  mi  Stoid 
^lla  praitica  della  vera  apatia ,  o  c  flato 
unMnganiio  ,  che  gli  Storci  lian  &fto  a  fe 
flefli^  ed  agli  altri  (12)  /  E  juantf  anche  fi 

iflice  Grozio,  che  <pclla  (èntiva  moverfi  nelP  utero  ^ 
iiìoQCava  la  pace  dei  Rcgoo ,  perchè  i  Delfini ,  che  fai- 
aaoo  iiiUe  ac^  diooaiiD  il  £oc  ielle  lempeAe  ..  Que- 
ib  è  r  eloquenza  4li  Gn»io*  ÙiOtiTo  ,  e  pid  Ì!  puè 
.idi  Pjifèadorfio ,  come  convengono  i  Sat/  ium» 
(13)  Non  «è  noibo  iftituto  ne  volontà  efamlnare 
c  decidere  tra  due  paocld  ne'quali  divifi  i  Lettori 
circa  eli  Stoici,  che  gli  uni  eTaltanOjgli  altri  biafioia- 
«o  .  Il  Montesquieu  nel  Tuo  Efprit  de  Loix  dice  C 
4lima  una  difgrazia  per  la  Società  ia  perdita  della  Stoi- 
ca Fiiofofia  .  Molti/fimi  altri  Savj  Jicon  l' iftclTo  j  èd 
infioiti  altri  cootradicono .  11  famofo  Alcffandro  Pope 
lad  (ab  Saggio  &ir  domo  Epift.  i.  tir.  loi.  dice  la 
^\y4iéf^y  Jis jSmoUs  hofi  cercasi  parafra(àa  in  8* 

OjtitU  Stéoua  €olà  £0l  9Mf9  areipto 
'   FtUt  A  ^ uno  fiù^  jif^  pik  fidiéì 


1 


48 

potefliè  dare'  tale  iflorìa  fcriita  con  una  fred» 
4a  iodìffeienza ,  tale  Ifloria.^  diverrebbe  pi4i 
nociva,  du»  utile  ,  perjqhi  tenderebbe  a  6c 
gli  Uomini  Stoici  ,  Scettici  »  vale  a  dirt 
a  dìfiruggere  ia  Società^  abuC  tatti  che  dal* 
la  ragione  uipana  a  fe  ftefla  abbandonato  de* 
rivano  ,  per  ovviare  a'  quali  fi  compiacque  l* 
Altidloio  Iddio  iilumioar^i  colie  facce  rive*. 

^.Cola  ferve  rifioria  air  eloquenza; 
(e  qusd  ufo  &me  deli'  I(loria  neU*  eloquenza  t 
À  tal  quiGto  di  qualche  fpirito  opoo  Fiblo« 
fico  rifponderanno  i  veri  Savj ,  che  P  IflorÌ9 
è  il  primo  fonte  dell'  Eloquenza,  che  richie* 
dendo  le  cognizioni  di  quali  tutte  lefcienze, 
giacché  in  tutte ,  e  con  tutte  V  eloquenza  (i 
fviluppa,  fenza  IMfloria»  maeilra  vera  de- 
Uoioini  t  noo  0  pub  pervenire  a  làxm 
ipomeoaa  di  qualfiGa  genere»  Pec  ben  per» 
findefe,  pcf  faen  loivae^  per  ben  penuue» 
per  dilettare  ,  bifogna  fapere  V  Ifloria  èi 
tempi,  delle  opinioni,  degli  Uomini,  delle 
idee>  delle  parole,  e  quelle  cofe  abbracciai* 

w  9gni  geQej:e  fflBom^  e  di  ca{X>fcenzc  , 

daii^ 


jr  un  StoÌ€Oi  aà  «Mi  t^ùigéMi  ^  éachi  il 

fifealda 

DelU  pafftoni  il  fuoco  ^  ed  ti  maligno 
Fingt  il  freddo  aW  0trM  ,  t  V  slmé  hs 
calda 

Fiiȣ  t  fMim  si  di  fiorif  ii  m9t0  i  dfntn^ 


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i9 

Alle  quali  i'Ifìorja  è  infeparabile  •  V  Ifloria 
ei  dipinge  i'  Uomo ,  e  i*  Uo  no  fi  dee ,  fapé- 
ve  per  elfer'  eloqueoie  .  L' Iftorlà  ioòkre  può 
molto  aoimaenrard  nell*  eIoquenzà\.*  anche 
daDdod  eleinpi  .-deli*  arte  dK  perTuadve  che 
da  altri  Q  è  nfata  ,  de*  varj  flili  degli  Idonei  ec. 
tfi.  V  Eloquenza  IQorica.  inoltre  comprende 
un  varto  campo  di  cognizione  ,  fuile  quali  fi 
può  aggirate  lo  fcrìvere  fcieniifico  ,  giacche 
buona  parie  delie  dottrine  umane  Ct  riduco- 
no a  cognizioni  IQoricbe  ;  e  la  FiJofoGa  Elet- 
tiva ,  che  molti  abbracciano,  è  una  (pecie  d* 
lOoria  dr  opinion?  •  L*4rte  dunéfut  di  ben 
&per  leggere  »  e  capire     e  fòrivére  le  Ub* 
rie  9  e  di  iàpeme  ben  giudicare  è  un  gvait  > 
paflb  verfo  r  eloquenza  generale  fecondo  i* 
idea  vera  ^che  dee  attaccarfi  alia  parola  elo- 
quenza .  Noi  parleremo  più  diiJufimente  dell' 
Eloquenza  IHorica  quando  favelleremo  delle 
liarie  fpcdd  dell!  eioqiKiu^  p^^fi^ica.»  e 


*        •  I 


9 

(15)  In  quefto  Capitola  fi  i  parlauy  cfeir  Elo- 
eoenza  Iftorica,  e  deiriftoria,  perchè  fi  è  confiderata 
rllbiia  infiemé  eolia  Geografia,  Cfonologia,  e  co- 
Amnt  de  popoli,  cubie  eònòlceiitt  ■feòè^riil&ma  per 
Vtc^fó&o  e  ìmowtwÙK  fleireloqiiefiaa-.  '  Atnofe  i  m»-^ 
ksà  ancora  dell'  )(|ocja  io.  qaeft'  operà,  -€4  «Hom  6 
ae  itarleri  ih  taMÌono  aUo  Stìk^^     4Q^ecì  .4elI'clo« 


• 


t 

\ 


SO 


+  » 


CAPO  VL  . 


{&>rii  neod&rflflifDa  cqgnizbne  per 
la  veia  eloquenza ,  non  può  óinietd 
dalia  Geografia  i  e  dalia  Cfooologia  «  La  6* 

lua/ione  de'  luoghi  ,  che  s'  impara  datti 
Geografia  j  e  la  doiiina  de'  tempi  illuQrano 
molle    cofe  >  che  polTaro  occorrere  nella  elo- 
quenza del  foro , e  del  pulpiio ,  e  neireloqueu- 
la  didattica  ;  e  fe  all'  eIoqiien2a  e  neceffa- 
niffima  la  cogmaksne  deli'ifioria  deli' Uomo  » 
delia  fua  natura^  totixuaif  opiiriom  caratttii 
d  iverfi ,  coté  tum  ch(»  variano  ^  feconda  la 
divcrfità  de' climi,  e  de' tempi  ;  quindi  'le 
fcienze«che  infegoano  tali  diverfiià  di  climi» 
•  "      e  di 


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e  di' tempii  cioè  la  Geo^^rafia,  e  la  Crpnor 
logia  *9  fono  fcicnze  neoeflàrie  *  " 

%  a-  Moltiffimi  fimo  i  libri  di  Oeogra* 
Ila»  e  di  Cronotogia ,  ma  come*  quelli  degl* 
Ifloriei',  o  troppo  proliffi  ,  o- troppo  ricrei- 
ti,, o  troppo  confiifi  ed  aridi  ,  perchè  fepa- 
rati  dalle  mili  cognizioni  .  Traile  prccole 
Geografie  ,  la  nifgiiore  è  quella  del  Gordon^ 
Pèf.  grinteilrgeoti  vr  è  qadiaa  famora  di 
Bernardo  Varenio.  Chr  voleflè  una  Oéogra* 
iia  proliira , .  leggerà  qiKeUa'  deft.  Basching ,  o 
si  lao  Compendio .  f)  Per  le  ànticKe  Geo- 
^fie*Tr/(bno  opere  daSklie ,  cioè  Sirabone, 
il^  Cidverio  ,  Pomponio  Mela  ec.   11  Di- 
zionario Geografico  di  M.  de  la  Marrinicre 
ha  il  Tuo  merito.  Per  la  Cronologìa,  fcicn-^ 
za^  difficilidìma  e  rpioofiflirna^.  vi.  fono  le 
iffituciom  dei  Bémegio ,  il  eorB{MÉdiò' d^ 
Baàomrium  Tcmporum  -  del.  PetbidO'v  e»-'  Pepa» 
ra  mode  dei  meddimay  Uf  Omihi^  dM 

fiofr  potcndbii  da-  hot  indiriduars  minuta^ 
tnenre  tutti- i  principali  Autori^  che  di  tali 
facoltà  hanno  fcriito^vnoa  ci^bàfli  fli  oQervai 
le  poche  cofc  #^  :  i   :  '      .         .  ?; 

(*}  La  famofà  Geografia  dsl  .Sig.  de  BuCìchii)^ 
é  ftiur  ridotta  ad  un  bel  compemlio  da  M.  Bcrenger, 
il  quale  avendo  tolte  da  tale  opera  molte  inutili  Tupcr-. 
ilttica  TÌ  ha  aggiunti  molti  nccclTarii  dettagli  Iftoric' 

ogni  nazione  che  fi  defcrivcll  libro  il  piA  ufaaier 
.tta  Fraoftfii^t  la.Gcografia  e,  IVL  de  Hubier,  ma 
boada  di  cifon  *'  NeOc  'iMRiè  Scoòle      Icgigono  i^' 
Geogiafie  icl  Biifo»lr  GiiideGec^i:alidie>il  CUa. 
iole  eci  ce.  cÉ» 


ìi*i**     .Jl>(^^     ìts^** .  *^*'^ 


C  A  P.  O  Vi!. 

Di^  ywtj  Cojlumi  d£  Popoli  » 


L 


^  Ifloria  6e*  coQumi  de'  popoli ,  delle  lo- 
I  IO  cooofceDze  ,  e  de'prcgreflTi  della 
higkme  upiaot  in  tuui  i  fccoli  è  neceflàrifliiiim 
air  <ìloqiienn>  cdm  Ti  è  da  noi  detto  quan* 
io  Mmm  parlato  delP  Iftorra.;  Dalla  lettu- 
ra de*  più  Savj  Jftorìci ,  Viaggiatori  e  Geo- 
grafi ^  fi  può  ricavare  il  quadro  de'  varj  co* 
fiumi  delle  nazioni  (i)  Tulle  ijuali  hanno  fcrit* 
to«  Delle  varie  nazioni,  e  de^coHumi  delle 
mdeCme  noi  fiurtmo  un  brieve  abouo  • 

(i)  Sopri  i  vani  cofhirai  delle  nationi  vi  e  in 
Trincete  un' opcrena  in  a.  Voi.  in  it.  intitolata  1' 
i^it  éu  itéti9Wi%  tipeta  beUa,  e  Tifta,  ma  piena 


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J 


$.  2.  "  La  terra  ,  comè  lui',  oflènrata 
MonC  de  Bitfiòn  (2)  è  àhìb  fai  quancD 
fcie,  due  ddie  qaalr  (bno  di  acqua  ,  ethe 
di  Terrt  *  Ee*  doe  di  terra  comprendono, 

una  ii  Vecchio  cont'menie  ,  cioè  V  Atìa , 
r  Africa  ,  e  1*  Europa ,  V  altra  fafcra  contiene 
le  due  Americhe,  cioè  Meridionale >  e  Sct^ 
tenuiotiale.  Cominciandò  d^^^coftumi  de^po* 
poir  del  Vecchio  Coiiimènte  »  gli  Afiatici 

•cr  fi  fono  da  talum  rappréfentati  come  de* 
^tì  af  Ittflb ,  air  òzio ,  alla  iàfeivia ,  alle  la* 
perOffioni'.  Altn  redoeo  itegli  Afiatier  l^o« 
rigine  dr  tutte  le  ani,  e  di  ogni  ìnduftria  , 
e  di  ogni  fcienza.  Ognuno  dunque  fa  divet- 
ij  caraneri  «  ed  opponi  delle  nazioni  conte* 
«me  ndr  Afia.  "      '  '  "  ^ 

$.  3«  Degli  Afcjcairi  .taluni  ci  fi  rap»pre- 

.  %uaiio  iodiiaiìofi  »  come'  neU-  ^iito  «  .A)oA 

ih'  molti  àìknì  'tìfjjdK^  a  mM.  pop^il»  «  rpeeuilii»ei[« 
'te  circa  j^l' tialiaàt •  Per  i  ep^iàn  poi  parncoUfi .detjs 
varie  n^zichì  bifogna  legere  i  piti,  efiup  ^Viaggiacori  , 
le  loro  Collezioni,  delle  f^puùì  ve  ne  Cono  malte 
Inglcfe  ,  9à  iti  Francere^  nù  the,  debbón  legerti  còjn 
molta  Critica,' e  molta  l^ilotofia,  pcrclie  non  lutii  t 
Viaggiatori  fono  come  Anfon,  Condamine  ^  Shavv  *, 
Tomnefort,  Poivrc  .  Circa  i  generali  cararteri  delle 
Principali  Nazioni  di  Europa,  vi  fono  cofc  degne  da 
•flèrvarii  neU*<9Ì>éU  Inglelc  ia  .,a.  voL  io  ottavo ,  .im< 
^rèfla  In  LoQ(dd[  nél  '177Ò.,  intitola»  Ji  fmUvv  ^ 
^  Ciaf^rs  if  ik&  trincipél  jPftftiòiU^^.  in  Burope ,  ^'dl 
eaal  opera !ìà- 1*^ Ancore  on*  Anonimo.'         <       '  \ 


C  A .  P,  O  VII. 


Di  vai)  Cofiumi  de  togoU 


Ifloria  de'ooQumi  deVpopoU ,  delle  Io 
IO  cooofctDze  »  e  de^  progrenPi  della 
ÉBRÌoiie  upanÉ  in  .tutti  i  Tccoli  è  neceflàriOiaia 
srif  doquenn»  conf  Ti  è  da  noi  detto  quan- 
do abiMam  parlato  delPlAoria*  Ddia  lettu- 
ra de'  più  Savj  Jfloricì ,  Viaggiatori  e  Geo- 
grafi ,  fi  può  ricavare  il  quadro  de'  varj  co* 
fìumr  delie  nazioni  (i)fulie  ^juali  hanno  fcrit- 
fo.  Delle  varie  nazioni,  e  de'conumi  delie 
nedcfime  noi  teènio  un  brieve  aboxzo . 


fi)  Sopra  t  i^trii  coihiini  delle  naiioni  vi  c  in 
Ttaoccic  un'opemu   in  a.  Voi.  in  it.  intitolata  l* 
éts  JjlétiMU,  tfeta  bella,  e  lafta»  ma  piena 


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$.  2.  ^La  terra     eomè  hai,  ollenrato 
MonC  de  -Bnflòn  (2)  è  4hHk  m  quanib 
fcie,  due  deile*  qaalr  (bnò  di  aequa  ;  e  due 
di  Terrai  Le  due  di  terra  comprendono, 

una  il  Vecchio  continefue  ,  cioè  T  Atìa , 
r  Africa ,  e  1*  Europa ,  V  altra  fafcia  contiene 
le  due  Americhe,  cioè  Meridionale,  e  Set* 
teniriofiale.  Comìnciandò  d^^coilumi  de' po- 
pò! r  del  Vecchio  Conifncnie  ,  gli  Afiatici 
•^i  fi  fono  da  taluiri  rappréreiitati  come  de* 
«Kti  af  luflb ,  ali*  òzio  i  ailà  iafeivia ,  alle 
perOffiòm.  Aitrt  rcdoeoiìegli  Afiatici  i'  o- 
rrgine  dt  tutte  le  arti,  e  di  ogni  induftria, 
e  di  ogni  fcicnza.  Ognuno  dunque  fa  diver- 
(ì  caratteri ,  ed  oppoSi  deile  nazioni  conte- 
nule  neir  Afia.  ^  '  w 

$•  3«  Degli  Africani  taluni  ci  fi  rappre- 
%uauo  iodttfidofi  »  come- ne&' Egitto  «  A\tìci 

Uioln  «Affetti  'rij^tiarlo  a  molti,  popoli,  e  rpecialrpeB> 
'le  circa      Icaiià6t •  Per  i  cóAuàii  poi  particolari  . derje 
varie  nazioni  bifogna  leg^e  ,1  pii^  e&tp  ^Viaggiatori  , 
le  loro  Collezioni,  delle  <fuli  ve  ne  fono  molte  ia 
Inglefe  ,  td  m  Prancefe,  ma  òhe,  deSbón  Inerii  cd^ 
molta  Critica,  e  molta  Filofofia,  perche  non  tutti  \ 
Viaggiarori  fono  come  Anfon,  Condamine     Shaw ' , 
Tournefort,  Poivre  .  Circa  i  generali  caratteri  delle 
Principali  Nazioni  di  Europa ,  vi  fono  cofe  degne  da 
•(Tervarfi  neU*«9p^U  Inglcfc  in  2.  voi.  in  ottavo ,  im^ 
prèflk  In jLonidta  nél  .9770.,  intitolata  Ji  ra^ievv^of  M 
dafa&èrs      ìkt  ^fifiacipal  Nmont  '^in  Europei  di 
^nal  opera,  è- 1  Aatoro  no  Anonimo.  ;  , 


— I 


lono  poi  ro22Ì ,  Barbari ,  fuperniziofi  ,  come  i 
,  C^fìrij  i  Gallai  j  gli  Ottencoui  ec.-^  Oli  Ame- 
«  licani  ci  fi  dipiqgono  da  taluni,  come  inge* 

jnofi  ,  €  perff  icaci ,     altri  comt  flnpidi  « 

*  ed,  inciti  (3)  Ogni  janooe  è  Qa^  40»  irarj 
colori  da  varj  p ennelii  dipinta  ,  «d  anche 

*  r  Europa  ,  che  come  producitrice  di  grand* 
ingegni,  è  fiata  dagriUciTi  grandi  ingegni  va» 

:  rit;mente  defcriita  «  Si  dee  peiò  rifìciiere  et 
]  Xer  un'errore  il  volere  (labilire  nf:lle  naaioni 
..caraiieri  pennanenti,  perchè  vamodò  iccir« 
\o0aw^  vacìa  Jo  .(piriio  4lclte  iiawni  (4)* 

*  •  • 

•      ,  .... 

(5)  J^'c^*''^^»  Phìlofipk*  fur  Ut  ^Amf'ieMim 

J^oyages.  fiv. .    *  . 

(4)  ClMnglefi  a^'  tempi  ii  Giulio  Celare  noe 
;  fucon      illdfi  Ài  quelli  d«l  cempo  della  Heema  EU. 
Isbetta»  e  quelli  il^l  temo  della  Regina  tlirabeni 
foDO  quelli  de'  tem^i  preferiti .  U  iAeSè  liBciCooi  pc 
fàrH  de'  Francefì ,  Tedefdii ,  Italiani  ec>  6ono  .dun^i 
iirpcrfciù  i  quadri  generali  delle  nazioni .  Coloro  in- 
oltre, che  ci  narno  volato  dipìngere  le  varie  nazioni, 
*o  non  ianno  laputo  bene  ihidiaie,  e  ben  xapire  l^in- 
'dote  di  quelle  J^azìoAiy  iché  ci  de(^riirono ,  o  iè  l'  haa- 
'nò  ben  capita  ,  iiWeite  ii  lire  delle  ^óanonl  icatitieii 
'véri ,  Jian  vóWo  larce  'delle  MiiBme  Sstiiie*  Nelle 
'Lettetip  Per/iàne  dérJMàbtesqsieulJsbeck  è  quafi  iém^ 
pre  un  Calunniatore  delle  nalioni ,  come  iòno  i  pid 
neri  calunniatori  delle  nazioni  quei  Cwdei^  quei  C^i* 
ritfi^  quei  iplriti  iahaUfiin^  che  JVI.  d'Argens  intro- 
duce nelle  lue  Lèttere  per  -calunniare  il  genere  umano. 
1  ritratti,  che 'certe  nazioni  fanno  di  certe  nazioni,  ff^no 
U  vergogna  deJta  Letteratura .  GÌ'  Inglefì  Te  la  prendono 
«f^'lóro  Viag^  per  lo  pià  contio  ì' Italiani  ^  gì'  In- 


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No?  per  dare  qualcfie  gcteiicài'*'Uéa  deilo 
fpirìto  delle  nazioni  >  tifmmmd  brievettieo* 

$.  4.  La  nazione  Spagnuola  è  Hata 
Tempre  generofa ,  fagace  ,  pia ,  grave  .  La 
loro  lingua  e  vaga^  e  maedofa  ,  e  per  caie 
la  riconofce  anche  il  Voltaire  •  I  loro  Let* 
ifcrati  fono  flati  penetrantiflrmi  ,  Tpecialmeno 
ce  in  Politica  ,  in  màterie  Gitnrifdhronalr  •  « 
L'.aonm  delle  Mie  cogalibni  'dèHa  Spk- 
glia  ;  éd  il*  (eòol  cP  oro  delia ^èaodMma  è 
tuta  r  epoca  de*  regni  delP  At^tifiiinmo  * 
Monarca  Carlo  III.  ,  che  dopo  aver  refe 
culto,  e  felice  il  Regno  dì  Napoli ,  pafsò  ad 
illuminare  l'emisfero  dell' Iberia.  ^'  ^ 

$.  /.  I  Francefi  foÉio  fpiriCDfi  ,  pieni  ' 
di  btìop  eooeUentiffimi  neile  jfdènzey^ed^at-'* 

glcfì  poi  lòno  <Iagr  Icaliaoi  biafimati .  I  Fran^efì  Ce  la 
prendono  cogli  uni,  e  cogli  altri,  e  crercono  le  civa- 
ìkk  Mìé  fiauoiit  è  lè  guerre  (il*  fibd;  Gì'  laj^kfi 
gtafiàoo  del  Mflcon ,  e  di  .^Shìkdpmn:*  Vdtm  ma- 
jpef4  tali  Amori.' i  Fnm^  oeicanp  di  t^^tt^'da  pla- 
nano il  Metafiado  ^ Aliri  poi  dicono,  che  Newton,. 
£.'ocke,  Hilton  fìan  plagiai}*  .Cerci  Francesi  blafimano 
ilTalToec.  Molti Itàliaoi  vitQperaino  la  Poefia Francese,  ' 
moiri Francefì  la  lingtia Italiana^e  creCcoDo  legare  inu<  < 
fili,   Un  vero  Savio  ammiui  ia        nazione  ciò  che 
vi  è  di  ammirar/ì  • 

,    (*)   SA.  àc  Buffon  Dell' IftoriaNararalc  ci  ha  da- 
te' eccellenti  o^cvazioai  (alle  varieci  deg^i ,  Uoènioi-^ 
delle 'diveriè  aazimii,  e  (opra,  vani  ooftimu  ,di  elfò*.' 
^  feda*  riilociàtf iterili  U  iùtéeÙmmlttimqfkitP' 


ti  da  efll  trattate  con  chiarezza ,  ordine ,  pre- 
cifione  ,  c  bieviià  •  Ad  tfll  è  dovuta  buona 
parte  delia  prefente  cultuu.  Europea  •  Alie- 
ni ,  ed  allegri  in  tutto ,  hanno  introdotto  U; 
baon  gtiflo;im  traile  fcienzcc  djeila  Metafilica, 
la  loro  lingua  è  la  più  'beiia^  «  la  più.jWM*t 
vcrfafe ,  ch^  oggi  abbiano  le  Icianie  ^  é  .i*! 
ani. .  ^3,  lord  Xetteratura  ha  fatti  de'  pro^ 
grtdi  infiniii .  1  loro  Autori  fj  lepgcno  da 
per  tuuo  e,  fioo  negli  H^reA^  ^dei^Afia  j  a^ci 
fon  vietale  je  fciense.  -  .    *  i 
.  '  §•      ,GX.  Ifiglefi  kmo  flati,  e Toix)  gra« 
vf ,  e  fqr|(i,^ifzafori  (ubiimi  ^  c4  rafirofi  nel*. 

le  lcjen^4'j  R^^o^ìQì^i.if^  uitte  '  sirii  ^. 
ìiìvué^ìix  ^  mìskA  ^  dediti  afte  Xcienze  otilitA* 
propagatóri  delle  dottrine  dì  Commercio 
di  economia  ,  di  agricoltura  ,  penetranti  (Ti* 
mi,  e  prodigioli  in  molte  facoltà.  Newton^ 
Locke ,  Pope  ec.  ponno  fervir  d'  efempio  • 
con  infiniti  altri  Amori  (x)* 

•i*  ^«  /dr  Italiani  fonò  am^i' ,  .piace-., 
voIi.»;iagijanKitpri  ifiiWiiqi.^.  ìgventod  mol-. 
te  arti  ;'/6>Tcieine  ,  cervéBt  io;  tatto  -origina*;, 
li  »  •e^heijfenè  flati  i  Ma^Riff  4elle  altre*  na- 
zioin  (ìnr  ìJà'  tempi  degH  antichi  Roiiiani'^j 
Le  nciìra  Italia  è  adelTo  nej  fecol  d' oro  del- 
le Scie<^e...<U  JiofliO.  &egno  di  I^apoli  ve-i 

(5)  "pc*  coftami  dcgl*  loglcfi   fcriflTc  l'Autore  . 
bell'opera  Intitolata  Us  Nuitf  Angloifis,  c  l'altro 
Autore  di  un' altro   libro  iat^ola^  JékitM  Ciuifié 


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-  . 


1 


SI 

fje  fcr  b{>eiiefioenza  dell*  Au^ufliflimoNoArò 
Kcgfiaoie  Fcidioanda  1  V«  uBD>de*piA  «niiabHi 
Sovrani'  cfae  abbia. r  Esfopa^lfisfiiiatc  Accadèt 
«pie  di  Sdeme,  ehéim  lueiteir»  e'VaUitaggiate, 
ed  onoréte*  le  ScienTc.  Lo  '^Stato  Pontificiè 
folto  iì  governo  deU' incomparabile  Pontefi- 
ce Pio  VK  ,  che  fupera  i  Leoni  ,  i  Bene- 
detti ^  i  Gregorìi ,  è  PiaGio  del  vero  fape^ 
re  .  Gli  Scili  di  Milano «  di  Lombardia; 
e  ia>  Tofìcana  fotte  i  feKciffimT  aurpiq  A 
«qpeaitr<leriv8ti  dall^vAtiguaiffiftì»  PmìAì^ 
{ria  AuAriiai  i  «eggono^vino'^aiò  il  fieoòlo  di 
AuguQo  •  La  Republìca  di  Vtneite  è  P  At^ 
tica  deli*  Italia  ,  ed  uno  de*  più  floridi  Stati 
per  le  . fetenze ,  per  le  arti  «  e  per  il  com* 
mercìo.  L*  ifleflo  è  da  dirli  di  tutu  V  Ita» 

fb'  8.  ITedefchi  fond^  in  generale,  pli^  probi' 
ijòoeri»  candidiiTimi  e  veri^mid^.o)  ^  appU« 
'Cat!  alle  tdfiàaiM  piiàviiabóriofii  >  (briUrai  i 
anghanimi^  L*  aMoal  Gefim  <Midep|iM^'  lU 
'Iia  fuperate  le  glorie  di  tatti  gli  abtictii: 
Cefali  {  c  r  Europa  mai  cederà  di  lodare 
e  di  ricordarli  dell'  AuguQifllma  Madre 
4i  cosi  -anunirabile  Sovrano  (7).  A'  co-  . 


'fé)  I  TeàcQhi  per  la  loro  candidcxza  di  caore^ 
ad  «crine  loro  prerogative  fUrono  detti  Dèlia  lingiii' 
del  Noni  «tf  iM/i,  AlaHMii;  doè  mta  Vm&i. 

.   (7)7^>  Metti  fi  liete  ropen  tndtoliiir 


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f9 

(iumi  de*  TeMcM  fi  rifcriicono  tatti  quelli 
popoli  »  che  vengono  comprafi.  nelle 
i^fliflìme  pùpdaiioiis  delia  Germanfat  •  I 
^mflfaiif  firn  .oggi  uoa^dtlle  pm  eulte  mh* 
^fpoi  ^  mediantt  il  Regno  di  Ftderioo  il 
Grande,  che  ha  (ondate  delle  Acoademiet 
e  richiamati  nnolti  celebri  Letterati  :  La  Da* 
Dimarca  ,  e  la  Svezia  fono  oggi  cultilFime, 
ed  illuminatirTime  iiaiioni.  Gii  Oiandefi  io* 
IK>  nati  Tempre  iodullriofi^  commercianti» 
Cilla  «  Sono  i  Fenic(  moderni  -  Sono  nad , 
e,  fatti  per  le  kksmiù  che  licbìedóiio  gran» 
df  applicazione  ¥    >  . 

•  §.  p.  I  ftuOLiboo-  oggidì  naiione  an- 
cora cuitiflima.  tjt  bro  Ac^demie»  ie>]oro 
..  <       •  #  li.  Artfy 

gres ,  iés  Arts ,  6*  partieulieremint  d.^ns  U  Fotdt  ^ 
V  éloquence^  &  /<  Theat/je  p4U       U  Bdtpn  èt  BUU 

tòt.'  \A  jUiiM  t7<z.'  In  ,  ».  r9U  Tal*  Aiim  al 
Tm»^  Qap.  15  pag.  81 T.  parb  del' meritò  della 
^•qmitt  Tcoefta.*  attribueodo  a  varie  euiàli  i  po^ 
0Mgte(G  >  che  cred'  egli  aver  ivi  fatti .  1'  eloquenza  • 
Ma  poi  rifiilta  i'oppofto  ^agli  edratti  riferiti  dal  Bid^ 
fcld,  che  adduce  eloqucntimmi  pezzi  Poetici  di  Autori 
Tedelci  pria  di  Opicz,  indi  quelli  di  Opicz,  del  Baroa 
<U  Caincz ,  di  Haller ,  di  M.  Hagerdon ,  di  M.  Gel* 
Icrt,  di  M.  Glcimm,  di  M.  Uerlchau,  di  M,  Wer- 
iuc|c,  di  M.  Anna  Luifa  Karfchin,  di  M.  Gottfched, 
a  quali  fi  può  aggiungere  il  Ge(nery  ed  il  Gelleit  • 
Fion  dunque  l'Eloonenza  Poetica  in  Germaitta^  ed  il 
B^lfeld  ri%U|6  If  eloquenza  coofidfraod^l  aelfebulò 
del  foro!,  ed  errò.  Chi  volcite  afqniflMC  iltte  idee  fiilkfc 
ìUqo  delle  Scienze  nfilo  Gero^auia  potrà  legete  il  re*-. 
Ànte  libro  Franceiè  intitolato  Dt  U:  LÀMtgrmtinAU^ 
Wtande,   Ù  de   C4  qa'  ort  fim^  ifU  tifmiàf^  f»  k  ' 


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Arti  «  il  foro  Commercio ,  la  loro  Legista- 
:  aione  faranno  pcogrcOi  fmmenfi  •  La  loro  ' 
'  Autoaatrice  Caterina   II.  ha  ofctuaie  k  *. 

5 Ione  4Ìdle  £UÌàbet(e  »  iélfi  "ZtfM^  ,'  i 
elle  Creine»  tf%  sMiiamatò  *^  ^gn'^'.W^  j! 
gole  dell'  Eurojpa  le  artl^  ìé  Ccìcmè  ,  i  li^  ; 
bri,  gli  Autori^  ed  i  Letterati  tuiti  ^  niuii  1 
de^  quali  è  rimaflo  fenTa  premio  >  ed  a  tut«  \ 
li  ha  difiTufe  le  Tue  beneficenze  •  Quefla  Sq*.  ;^ 
vrana  iàia  fempce  l'ammifaaiooe  de'cooiem* 
fotmì,  -e  de*  pofleru 

€•  IO»  u  Dazione' l^Ivefica  i  ^oggi  il 
«emro  delie  Urti  «  JéU*  indiiaria ,  dèlfe  Ceti- 
le •  In  lai  paefe  fi  ibno  fvìluppati  molti 
grand' 'ii^gegni  ivi  uasferitili^    e  -imohiflìmi 
fono  fiati  prodotti  da  tal  nazione  ,  il  carat« 
tere  de'  popoli  della  quale  ha  -certamente 
qualche  difetto,  come  vi  è  Tempre  qualche 
difetto  in  qualfi(Ja  carattere .  di^  qualflfia 
jfone^  iui4glia ,  perlbna  dì  qtiaICGa  luo^ 
•e  xeoipo4  nondiineno  fi  Jee  riflettece  circai 
caratteri  4eiie  nazioni^  à  rcegiie^.^eJfiMiiiai0S 
iblie  'buone  qualità ,  epteiogativc  delle  inedc» 
jBtne  ^  e  a  &r  ridondare  in  bene  fe  fj  pup,  an- 
che grifleflì  diifetti  di  una  nazione.  £  que- 
llo bafli  per  efempio  delle  offervàzioni  da 
farfi  su' caratteri  delle  nazioni ,  caratteri ,  1^ 
fcieiìza  .de'^mali  è  req4iiiito  neceflàrio  ,  e  prò* 
iiminare  per  pgiri  eloqiienza ,  oltre  T  eflèrè 
(Ogetta  degno  £  m  Filo(bfi> .  V  indagare 
ijpirito ,  ed  f  cofluihi  delle  oadoni  ,  tìmùr 
w  TaflUSma  ed  utiii0Ì9ia« 


C  A  P  O  Vili..'.' 

\:  '  .     V^k.Wh  4ti  digli  Uc9M^  . 


ORaiW  cf  lafclò  tm  quiéiii  nciV  Arte 
Poetica  de'  coflutnf  divertì  degli  Uo- 
fnini  di  varie  età  .  Uu'  altro  ce  ne  ìafcjò 
tope  ^^ella  feconda  lettera  fu!  Saggio  fuU* 
Ùonx]t.«  -^^Iqgi^re  Young  molto  fer  i  ile  fuUe 
''Varie      ."e  coAumi  delia  vita  •  Niunò  me- 
jgìio  ci.  IraDÓrèrenta  i  vari  coflumì  di  vari^ 


§,  2.  Oll^rvìnll  i  ragazzi  :  In  effi  tutto 
e  brio,  tulio  c  molo,  tutto  è  vita  %'  tutto 
"azione;  Vorrebbero  effere  in  miUe  parti,  c3 
vpt^  mille  cofe  in  un  teihpo  fflè'flb  •  E'  & 


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Ì)r7mafera  delia  vita  ,  odb  qoak  b  natoci 
i.jn'od^oe./-e»rvHqppa^  ic^fue  fotte  V  ed  ai* 
lora  è  T  età  la  più  floridiT  ddlP  Uòmofinco  • 
Creftono  poi  le  fen fazioni ,  i'idee ,  iecognizio* 
ni ,  i  raziocini  ,  le  occupazioni  ,  che  agli 
adiflti  fembrano  ridicole  ,  e  che  a  coloro 
fembrano  feriifTime.  Si  fviluppano  iddi  le 
padioni^  r  inclinazione  alPozi^o,  al  liiHb  » 

f taceri ,  V  oAentàaione  5  V  inconfideratezza  ». 
audacia  r  e  poi  ^col  crelbcr  degli  aÉioi  fi  V 
impeto  delie  paffionl  ceflàodo* .  .  * 

§.  3*   Scorrete  ie  riVoliitioni  della  Vi- 
ta uir.ana,  dice  un'Autore  Francefe(i),  Vi 
vedrete  ,  tante  varietà  quanti  fono  i  varj 
Stati  della  medcfìma  •  La  gioventù  è  cosi 
difllmile  dalia  vecchiaja  quanto  la  £irfalla 
dallo  fcara&^io  .  Mella  nodrà  Eanciullezai 
feao  iil(An«hUinei»  e  maìfiml'  i  camlnanieif 
li,  e  poclif  roefi  battano  per  non ' &r  cond» 
(bere  un  fanciolio  •  Un*  infaiiabik  appedio 
Ili  moia  continuamente  i  fagazzi  a  fuppiir  col 
cibo  ai  le  mutazioni ,  che  opera  la  natura  ne* 
loro  corpi ,  Le  metamorfofi  delia  gioventù  fono 
fuflecutive ,  e  «violenti  •  L' uomo  allora  fi  ren- 
de audace.»  ama  o  1*  ozio,  e  il  piaceremo  la 
caccia  >  il  ballo  V'tì^i  efercìzj  giònaftici ,  o 
ebrietà,  la  crapday  il  iuOb  »  t^irta^iocinio  , 
4a  volubUità  .  '    •  ^  *• 

1      .   ....  .         ?  Odia» 

(1)   Si  teda  r  opera  intitolata  tes  Jomrs  « 


Mgghiaeeia  , 
B  mIU  ftringt,  €       U  Mmdv  «i» 

%  4»  L^Uomo  poi  nelPetà  più  feria, 
e  più  matura  diventa  ammirator  di  fé  (lef-* 
fó ,  provìdo ,  grave,  avido  di  ricchezze ,  oflen* 
tatore  di  gioria  «  di  nobiltà  »  ài  fapere ,  di 
fafli  delia  foa.fmiTgiia  y  gran  Ccnfore  deli^ 
altroi  oondottt,e  lodatore  de*  tempi  aniiclii«« 
81  dee  óSstvmt  »  che  Itcxome'  cambiano  le 
frane  età  ,  caA  eambiano*  r  gufli  diverfì  per 
ie  fcrenze,  e  per  le  varie  applicazioni  •  Ne' 
primi  anni  deirUomo  fi  fviliippano  più,  i  fenfi^ 
e  più  la  ragione  negli  ultimi^'  La  fanuHa  co«' 
mincia,  e  l'intelletto  fi  perfeziona  più  tardi 
Ouoque  iks  fetenze  5  e  le  applicazioni  écgji 
«Uomini  f  i  ìibtì  che  per  effi  G  fcrivono  , 
debbono  edere  adauatr  alle  ciccoSanze  dell* 
età  »  ^c^teonpr  «  <V  luoghi  »  per  i  quali  fi 
kàfOBO^  OOcrva  Arìflòtele  con  gran  favièi* 
za  ,  che  ie  Scienze  di  Etica  ,  e  di  Morale 
rifaltano  dagli  animi  de'  giovani  #  come  ic 
palle  ElaRrche  da*  corpi  duri  « 
,      §.  j»  La  morte  fotto  fa  mafchera  in* 


ke  il  poco  6,  citato-  Fianoelb  Autore  (a)  r 


di  tami  piaceri  della  gio?entù , 


s^inoU 


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f 


V  inoltra  intahto,  e  trafmuta  b  gioviRit&  1j 
virilità.  la  tal  pccafiooe  dm  con  kflgiadria 
tm  Poeta  • 

•  ■ 

Sk  fugh  lutmanae  tmpeftas  aurea  vitata 
Arguti  fugiuiu  , .  agmina  blanda  ,joci . 

La  morte  allora  fotto  la  tnarchen  ingan- 
natrice  del  piacere  V  inoltra  fctierzaiMlo  vcr- 
fo  i  giovani  ,  che  corrono  ad  iocontfaTla  » 
c  fvcUooo  i  fiorì  de*  piaceri  appena  sbooda- 
^.  «3«MCfcc  lelhoo»  àmbhn  in  fruui 
nelrea  matura  ,  appartengono  alla  Patria  , 
t  ipeflb  fpeTo  quando  la  morte  fullo  fplen- 
dWo  cocchio  delia  Gloria  fi  accoda  a  rac- 
corgìi ,  s*  incontra  coir  Avarizia  ,  che  i'  ha 
preceduta  ,  e  che  fi  affolla  a  divorar  la  Aia 
vittima*  Quindi  viene  talora  la  fuperfliaione ^ 
il  tedio ,  e  la  Ipquadtà  a  facéogiiere  i  ftaii* 
tomi  d<ii*  umana  efiOenja  ,  ed  utiircono  a 
gara  e  ton  grande  Sento  lè  fcintilte  Tparfe 
ad  campo  della*  battaglia  ,  e  di  uli  mat^ 
riali  concentrati  in  un  fecola jo  ,  che  Tempre 
fi  confuma  ,  e  fi  eftingue ,  la  vecchiaia  fi  & 
unfafiio,  come  il  citato  Autore  riflette. 

$•  Cofa  allora  accade  ?  Diciamob 
per  bocca  di  tm  Poetd^  dib  faa  ^fralàio 
Pope  io  ottava  rima* 

Si  curva  U  cùrfù  altera,  il  erìn  f  irn- 
bianca  • 

Si  fan  fardi  gli  bruchi  é'bù  écncemi. 


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^  inerefpa  H  vplto  ^  ttgni  Jorttiyt 
mancn , 

Vacilla  il  pìè  con  pajji  incerti ,  e  lenti,. 
Trema  la  mano  ,  la  memoria  è  Jlanca^ 

guenU 

Ittinii  fi  fvit  t  num  »  c  /èn/^  ^  r 

é 

E  la  fauolà  nofifrà  t  àtbf  compita 


In  tali  cìrcortànze  chi  può  mai  ricono- 
fcer  queir  uomo  ,  che  nella  virilità  ,  nella 
jgioventà ,  e  neii*  adolefcenza  ci  pxefentò  uaci^ 
e  si  varj  fenoiBein?.  Noi  fempre-  vtdìamo 
1*  iftelTo  Uòmo  ».  come  fisinpre  vediamo  g{' 
iflfeSi  animali ,  griOdC  v^eubìli  •  gV  iOefli 
fiumi ,  gP  i(ie(fi~  mari*  Màlb  particelle  fiflche, 
che  quelli  corpi  compongono  fono  Tempre 
c  fificamente  P  iRéde  l  Lo  dicano  i  Filorofi. 

§.  6»  Tolti  quertf  cambiamene  delP 
età  dell'Uomo  ,  e  de'varj  coQumi»  debBoti 
riffctterfi  da  urf  eloqueme  ^  che  vuor  efler 
Filpfofe.  Il  giando  Orazio  diede  tali  prè^ 
cecti  per'  r  eloquenza  Poetica  »  e  debBono 
'tflèodeifi  ad  ogni  eloquenzà  •  ' 


Uumàì  fiua  tibi  mora  (3) 


Li)  ttfféO.  in  da.  Phu     ]r*-  \ 


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••■  ■'  e  A  .p.  o  '"m  ■■ 

.  «     .  •       *  *     •  <  t* 

CHI  voleffè  acqurflfare^  una*-  picn»  cono* 
fcenza  delle   teorie  delle  p>affioni  ,  « 
de^Ji  affeitr ,  dovrebbe  leggere  inoltìflioii  it- 
bri  ferirti  fulie  niedefime  in  o^nr  tempo ,  c 
in  ogni  nazione  $  ma  più  d*  ogni  altro  avreb« 
•Be  a  meditar*  fiigli  Uominr  ,  e  fui  Mondo 
-nà  ioro.originaté  i  j^kicchèt  -mS-i^tì-^iX^ 
TomJL  E  Qai 

(i)    Degli  affetti  trattò  pienamente  A» ftoielt 
2.  ed  ivi  il  (uo  ComiTieiitato.re  Se.hrad'^r  •  Il  Mo- 
rhof  nel  Tuo  PoLyluJlor  Liner,  icm.  l.  Libr,  5.  cjp.9, 
de  Excerpt.  Or  mot,  Efiif^ymemMif,  ^  Z9Xi'^\'^yiA  il  piano 
da  fare  ua  Codice  «li  G>ftufni,:e  dq^li  a!f^cti(,per.4i(ò 
:^gli  Oratoti»   Si  vegga  c^l' .^u^ore,  c!ie  nejr.iftei!^ 
4#per^,in  akio  luogo  propone  qi»  piaao  per.u^.Ièlva 
#»f6iliMfll9Ì  Poetici  ;   \  .h»  .  -»t 


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,46 

Qui  noi  ci  contenteremo  di  dare  im  brieve 
profpctto  ddte  paffroni ,  ed  affetti . 

§•  2.  Le  fenla/roni  e  P  idee  piacevoli ,  che 
noi  proviamo  e  fenuamo  fi  chiamano  Ì7eni ,  le 
diipiacevoli  mali.  1  beol corti  producono  il  pla- 
cete ,gi'inre  ni  ii  timore  ,  e  ia^fperanza.lxn^i 
certi  producono  la  triflezza  ,  comedi'  incerti 
ii  lioìore  •  I  fieni  afpettatl  producono  il'defi-* 
derìo^  -e  f  mali  temtiti  ti  timore  •  Speflb 
nelle  pafluMii  vi  è  nn  conflitto  di  effe,  e  tal 
confi itio  non  permette  di  fiflTarfino  ,  e  deri» 
va  ncir  Uomo  lo  flato  di  agitazione  ,  die  è 
un  millo  di  ogci  pilTIone,  nelle  quali  agi- 
tazioni più  domitiano  il  tioiOàC  ,  e  la  fpe* 
Ipanza* 

Contrattano  i  FiioTofi  fulla  divi* 
fiooe  delie  paflioni..  Taluni  ie  riducixio 
'ioloTtt  ed  al  futem.  Altri  alla  diviGoneC*- 
ta  dal  Boezio  (2) .  Altri  le  riducon  tmte  ali* 
amore,  e  alfodio,  CouiraUjno  infinitamente 
i  Filufoff  ,  e  gii  Orntori  Tulle  paflioni  •  Al* 
«tri  dicono  che  le  padìoni  fieno  undici  ,  àoi 
per  U  bene,  e  iin  per  U  male  (3)»  At 

tri 


<  {%)  Boétfi:  de  CottlbL  Piiiloff ,  ott  dice;  Cém- 
'ita  fvÀ,  ^t4U  timàftm,  Spem^iÈi  fugénf^:!^  doèér 
màfu.  '  _ 

(3)    Scconi!o  qaeAa  divifione  delle  paflioni,  ri- 
guardano il  nnale.  1.  Tedio,  i.  1' averiione  .  5.  il  ti- 
nìore .  4.  il  dolore.  5.  l'audacia.  6.  lo  sdegno»  Si 
~  nferircono  al  bene.  !•  l'amore,  t.  il  de(iderk>«  3. 
/peraoia.  4.  il  pìacAie4**|«  Ja^purt  di  «wi  f  ertee^ 

V.  Sa* 


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^7 

tri  contraftano  fe  gli  Oratori  deb&ana,  o  jx) 
fvcglrare  le  paflTiani  (4.)  talmente  cKe  h 
cuerxe  deiie  opimoot  de'  Metafìsici  ,  e  d^ 
Aettorìci  che.,€0iitiaAaQO'  (aUe^  paffiooi  ,  fono 


$•  4.   I  .éam-  gfandi  pedi  delle  paflmf 
tutte- fono^  Pamocev    rodìo  ^/cbe:  poi 
Binati  inr  varie  maniere  ,  producono-  il  hhAo 

dMnfinite  paflìoni.  i-a  Teoria  delle  p^fliorii 
è.  GosL  difficile,  come,  in  Fidca  è  difficile  la 


^fta  ;  divìiioiie  non  è  elìuai ,  e  eòanene .  melcl  etfuivo» 
ci ,  e  VI  é  molto  <li  aggiungerii,  e  eia  diaùnaixfì  Dclla 
mcdcfima.  L'invidia,  l' emulazione ,  la  vergogna  no|i 
vi  fono  dcfcritte  ;  ed  il  timore  può  efTcr  comune  ti 
bene  per  non  perdcrfì,  ed  al  male  per  non  iacorrerfl. 
Secondo  gli  a{pecti ,  ne'  quali  fi  conikierano  le  paflìo- 
lii , .  ic  ;  ne:  poQoo  fare  vari^  divifiqni ,  a^^f  i  iniinite^ 

(4)  GU  AwineCe  r  Areopago  «noervoirenr^oo.- 
dtattdne  di  paifiòm  edtafietci^.i  iu«ùmi  fòodacqjno  h 
Ibro  eloqaenzir,.  nella  cmimòtiòii^:dégli'afifm,.<>nd**é 
^le  gli  Oratori,  e  Rectortcì  Lacrm ,  e  Greci  morrò 
]iaQ^diQpii(aco.(y|ie. i^iliàni ,,€liQ  diviieinvin  «griilfc-r 

mìr.  de  rvloRd:  de  bdt.^Lmr*^TQia^VfU.Ebc7dop. 
^^'dcf,  ,F^^Sàns*,  Qualunque  iiànD  le  opimooi  dttfyi 
Autorì  fuirufb  ' delle  paifìóni  nell\e)ò^einaj.^^:chiarp^ 
che  l'ivie  di  perTuadere  dee-fondatfi  lona^iagidiie^iioa 
iùlla  coamozioiie  déglt  t&cti'^ina  l'arie  dt  commovfer 

f\\  afFcttf,  e  la  natura  degli  aftera  debbon  ben.  fa pcrfi 
a .  un.  eloquente ,  per  poter  meglio  pcrfuadere  ,  c  fat 
piegare  gli  afFiiti  alla  ragione,  non  già  per  dplhr  eli 
afTecn-  a  danno  della  veriti,  (  dcUa,ra^DC^.  percA^ 
(èk  do^au  ikiebbe  fèkùk   ^ 


^8 

Teorm  nMU  hux  ;  li'  gran  Ne?vion,  die  nt 

tanto  fcoverto  iieir  Ottica ,  non  ha  altro  toch 
Verio,  fé  non  graiidi  ,  e  nuovi  fenomeni. 
hlà  delle  caufe  inrrinfìclie  nulla  fappiam  di 
preci fo  ,  e  la  luce  Filtra  c  ancora  molto  te- 
«lebrofa  ali^  occhio  de'Filorofi,  che  P  igno- 
rana  nella  Tua  jmima  natura  •  Così  delie  paf* 
^ioni  ftói,  con  tutti;  gli  .éoai  de*  Metafifici  » 
BQO  .altro  Oppiamo  »  (è  non  eerti  fenomeni 
!f)on  't9t0;  adattabili ,  e  corrirpoodentt  a  tutto 
ie  cTifoflanze.  ben2a  dunque  entrare  in  tali 
difcuflioni  ,  ci  baftìno  poche  generali  riflef- 
{ìfjin  Tuii'  ufo.  ddie  cognhioDi.  delia  'Teoria 
degii-.  afiètti  nell' Eloquenza  .  •  - 

$.  j».   Chi»  vuol  fer'  ufo  dcUa  tagiona- 
.ta' efoi];iyeiì2a'  dee  1>en'  f^^re  da*  fonti.. della 
Logica^  ,e  deOa.Ciiiica,  <;oine  le  varie  pat 
iiofìi,  e  fpecialmeme  Tatnore  ,  e  P  odio» 
alle  quali  mite  1)  riferifcono  ,  corrompano  i 
giudizj .  MolufTimi,  ed  utiliflimi  libri  vi  fo- 
iiu  lugli  errori  ,  che  nafcono  da'  fenfi  ,  e 
(dalie  pfifljoni .  Uoa  ieria  y  e  ragionata  letta- 
ira  fdpra  tali  libri,  e  molto  piò  una  Filofo- 
fica  oiediiaaione»      Mondo  ,  e  «MI*  ìAoria 
Idmana  ,  che  è  il  pi£f  vàflo  teatro  ,dei  boott 
iifo,  e  deirabitfo  dette  paflTionr;  fono  requtft- 
li  ir.difpenz.^biii  a  cfii   vuol  pervenire  alla 
vera  eloquenza.  Molto  hanno  fcritio  i  Ret- 
torie! fuirarie  di  fvegliar  gli  affetti,  e  fulla 
natura  delie  varie  paflìom  ^  prendendo  infi- 
5^t)iii  ereiripj 'da' Poeti è  ricacnando  le  loto 
nèttbriciie  dt  verli  4i/i«KÌ.AiKÒa  «.X^anqqe 

'  reto- 


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V  éoqaenn  i'-'ékt  i  Rottorieil  vblTeixi  jrtftrìr& 

gere  al  folo  foro,  e  nata'ch^PoeUy  da* quale 
eHl  prendono  gli  efempj ,  e  dagl'  i fiorici  ,  c 
da  lutti  gli  Autori  ;  e  le  da  tutti  gli  Auto- 
ri  è  dorivata  ^  cd  in  ogai  genere  cofa 
(fcteotifica'  ve  ne  fono  degli  efempj:^  perchè 
.rìftdngeria  ai  feto  foxo-h  perché  non  acqaV 
iflarU  coli  quei  meni»  col  quati  li  haatib  acf> 
'4|uìftata  .cotoroi  da^  quali  £ .  prqfidooo  i  mà* 
;delli»  je  gli  eferapì  -ì'.  peronè  non  rìcavaHa 
da*  fonti  dell'  imitazione  dejla  niitUra  ,  e  da 
quei  che  han  faputo  copiar  la  natura  ?  Per- 
chè iufingarf]  d'  imparar  T eloquenza  con  po 
4chl  efempj  di  autorità ,  chei  : fi  pcopongooo 
fer  /reddameqte^iipitarli  ì  ; 
^  ^  $.  i5r  .L**£Iòqtteii}ak  BoQCfea  .è  Oata/Ja 
•prima, iia  pia  aiitica4ft;|al|iij|/imtvrak»..cd- 
Ole  è  noto  a*  veri  dotti  :  Chi  vuoi  dunque 
con  maeflrra  maneggiar  gli  affetti ,  dee  leg- 
ger con  raziocinio  r  Poeti  ,  ed  eflTer  Poe- 
^  (S)  *  ^  quiiidi^  rifulta  i{  grand*  uiiie ,  chh 

(l)  Ld  sic^ùo  y  .  ìL  t^tfote  d'  tono  dipt-oti 
OellMlia.^e.  La  pieci  ,  .  U  tOBeretza >  U  magnifìceii  zi 
ocir Eneide  .  La  prudenza  ,  TaftazU  neirodiirci;  t 
tBtte  cjuefte  cofs.  ueir  Etriade  .  .Sofocle ,  Euripide , 
archilo,  e  tiirti  i  Trag-ci  Grcjià,,.  Latini,  Italiani,  IiV- 
glefì ,  Francefi ,  come  anche  tutti  i  Còmici,  fono  i  di- 

£ incori  delie  pa(Ilo»i  ,  dd  anche  ^tlpltiflinii  Aacori  «il 
lomanzi  acili,.  ed  ecc^Ugnc;*.  U'M«^^^<>à.clieè  l'Ba^ 
rìpide  modèrno  »\v4ii,  pgmt  \fti*,'^|Mi^^^raoi-iiatica  à 
prefenta  ecceUco^.  modelli  41i(«U^^Ì;i«Ì..VS|ne  paflio- 
m  oppoÙù  •  I  uioi  Htnuci  noa  U  cedano-  a  aiisno  de' 

Pocci 


fi  ricm  dalfc  Ktttim  èt?  Pòcii ,  die  Sm 

i  pi  imi  Pittori  della  natura,  e  ddle  pallio- 
ni  ,  delle  j^uali  q  J^aono  date  ie  piiiDC 
copie .        . .  • 

.  .  7.  Totie  le  padìonT  fono  Tulle  prime 
una  fpede  di  placido  entufiaOxìO»  e  dc^g^occano 
'éoU*  .av^anzarlf  io  iin-  vero  «ntuGtf&no  »  in 
ihiània :  in  furore  •  Cosi  pieflo  Euripide  « 
in  Teocrito  in  Omero  ,  in  Ovidio  ci  fi 
rappierenta  Polifemo  in;pazzfCo  per  Calateti 
ed  Ajace  è  infano  preflò  Sofocle  •  Così  i'Lu-^ 
elione  di  Plauto  <  inlano  per  ravarizig 
-ec.  ce. 

'  '  S,  Chi  vuol  «ooDci&rci  |)er  fe ,  « 
per  akrì  iUlinii  jfiètio ,  o  {wrfuadcr  «quei- 
Kht  vuole ,  4ee  fiqyeie  i  meni  per  i  quali 
coiofo  ^    ^aii  paria  «  iawè^  inducano 

•  "  alle 

•  •  • 

Poeti  Greci,  e  Lati  ai.  Le  Tragedie  del  Voltaire  «oa 
il  penne  leggere  •Tenza  piante ,  e  .così  quelle  di  Rad- 
ine, e  di  Cicbinoa.  ^Tragli  antichi  Ovidio  è  un  ^lan 
Pùccore  delle  .paificmi*.  Si  dee  o^nrate  «die  -nel  Ai^m^ 
gere  le  paflioni,i  ^catatieri  debl^on'dfrere  natmaU,  •co- 
dine quei  vdi  Virgilio  -  r>e  nòn  caricaci  ,  come  ^lici  di 
^il:o  Italica,  o  deboli  come  quei  idi  Stazio.,  e  ampèl» 
l  fi  come  quei  di  Qaud  ano  ,  4»  -poiifli .  come  fpeflò 
accade  ad  Omero  ,  il  4|iiak  ^4  COIM  A&m  ìL  de 
Volaire  ^eilb  fuUSa* 

Plein  des  haute^  &  des  defauis 
Le  vuii  T^omere  a  mon  efiime^  t 
ài  tfk'tomme  tous  Us  htras 


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7< 

adle  fue  intèazfoni  •  Non  giovino  »  né  rego*' 
ie  t  ne'  efecnp]  •  Dèe'  c&re  an  gran  Fìioro^ 
fe  ,  che  làppia  la  natura  ,  f  Uoitto  ,  il 
iloado^  e  che  faxa  r  e  penai  eoa  energia  • 
Per  conciliar  T  affetto ,  dicono  ì 
ftetiorici  bifogna  rapprefeniarc  la  probità  , 
la  faviezza,  ia  dignità  ,   la  bontà  di  un  fo- 
gcuo  ,  i  beneficjj  da  quello  fatti ,  il  gran  me- 
rito ,  ie  prerogative  tutte  i  e  per  ifvegliac 
r  odio ,  li  devono  fiir  rifalcare  gK  afpettè 
oi^df  »  e  fiioicr  un  carattere  caoftico  ,  d 
Éiotdace  »  come  ne'  SatirM  •  Preftrivono 
per  incmer  timore  11  propone  fiiMiciti  ; 
mali  ,  difgrazie ,  efito  infetice  ,  e  V  oppodo 
per  dare  fperanza  ,  impicciolendo  V  idea 
delle  difgrazie  prefenti  ,  e  magiiiHcandole  , 
fecondo  fì  vuole  dare  fperanza  ,  o  timore  • 
Infegnano  gì'  ifle(G  RcMorici  e  richicono  à 
hTnglie  filze  gli  efempi  per  addurgH^  rtelie 
4r%racie ,  iieUe  morti ,  neUe  poiliienae  ,  né^ 
àfii  £fi^ ,  nelle  guerre  ,  talché      lo  piò-  i 
mri-  ddl*  eloquenza  fon  divenuti  officine  di 
citazioni  di  si  fatti  eiemp]  da  ciiarG,  e  di  nomi 
di  Autori  •  £fempj  a  nembi  per  eccitar  la 
mifericordia  ,  ia  pietà  ec.      infegna  f  ar^ 
te  di  placar  Y  irà  ,   di  ac^nderla  ,  e  A 
irafcrivono  i  più  eeoelienti  luoghi  degli  atn 
ikhr  ^  e  ^  mòderni  «  Ottima  cobi  è  mo«4 
Arate  alia  gioventù  i  luoghi  i  più  belU  ,  q 
patetici, e  le  imaginì  le  più  tenere dfOme» 
ro  ,  di  Virgilio,  di  Ovidio  ,  di  Cicerone, 

i  peizi  ccceiicni^  di  Tauio  .  e,  di  Livio  , 

E  1  dì 


7^ 

di  Metaflafio  ,  di  Racinc  ,  di  Voltaire' ec.  9 
lua  cofa  .  aliai  migliore  è  fat^  euirare  -  i.  gio* 
Tpni  nel  piano  di  quelle  idee  ,  e  di  quelle 
circoOanze ,  dalie  quali  q«ei  grand'. Uomini 
indotti  fecero  quéUe  eccellenti  itiiagint  *  Si 
avrebbe  alla  gioventù  ad  in(ègnare  1*  ane 
ben    comprendere  ,   di  ben'  cHervare  ,  di 
ben  fe/ìtire,  di  ben  defcrivere  ,  di  ben  di» 
pinger  Videe,  di  eflere  imitatori  delia  na- 
tura,  o  le  lì  propongono  4  gran  modelli  pe^ 
mitacGyijiipararfi^lia  gi^eniù  l'arte  d'irai« 
largii  cop  pecfezzioHargtiy  come  fece- Virgilio 
con  OmfiTo,  il  MetaAaflo  co'  Greci, Terea* 
210  CQ9L  'Plauto-  ec  Come  mat  un  giovane  » 
che  non  è  Filofofo  ,  cbe  non  sa  ben  fenti- 
re  ,  nè  ben  penzare.,  che  non  e  conimoTo 
dalle  pjffioni  ,  come  mai  potrà  l>en  rappre*- 
fèntarie^  Dirà  ad  un  tal  giovane  il  Maellro 
di  ftettorica     £gco  cu»  bel  pe^zo  di  ekH» 
quenaa  nella -perorazione  di  Cicerone  pec 
Milooe:  Vdtm    VaUmit  Ciuu  wm  • 
Eccone  un*  akro  in  Virgilio  •  Didcci  tmwim 
ium  fata  Deujqut  Sintbant  •  Ecco  la  pero*» 
razione  di  Regolo  nei  Metafiafìo  .  Romani 
Màio  ^  .  .  *  .  .  li  giovane  diverrà  copilla, 
e  nulla  faprà  fare  ,  fuorché  una  fervile  imi- 
tazione, e  verbale  di  quegli  Autori»  e  quindi 
tale,  imitazione  lo  renderà  noìofo  ».  Mai 
può  arrivare  a'  fonti  della  vera  eloquenza 
coli* Imitazione;: e. colui,  cbe  per  efler'ekH 
quente  ha  bifogno  di  tali  modelli ,  e  che  non 
teneodolf  prefjpnù^  Quila    faie^  mai  farà  eIo« 


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•73 

qiietttav  QtiaK'Aiiiqaei^fimy  to  ifte  ;*  dfae 
cònducofio  a  ben  dipingere'  le*' (Saffionf  per 

dilettare  e  perfuaJere  ,  e  forprenidefc  ?  $i 
dee  firpondec€  con  Orazio..  ^ 


• I       il       t  •  • 


Rem  libi  SocMÙt^  pcunuti  afieni^tt 

chartét  '   •  »  <  .  ' 
Vubaque  prét^ifm  fan  non-mi^a.  fi» 

-Mar  ferarmo  eloquenti  veri  quei  cFie  fi  ere- 
don  potervi  giungere  co'  foli  precetti  Rettorie! . 
•Cicerone  iiìeiìo  ,  ^ran  giudke  in  tali  mate- 
rie, lo  difle  (6).  Senza  tanti  pieceiti  Tulle 
paloni ,  Aiir  arie  di  muoverle  ,  il  ^ande 
-jhgtgno  forma  i  precettile  fi  vede  giomaU 
meoie  ,  die  nelle  glandi  paflloni  tutti  gii 
^iTbinftri  Evengono  eloquenti  ,  Te  lianfib  in* 
'tereflè  ^  perìuadere  ^alcRe  cofiivn^  vr  è 
, donna,  o  idiota,  che  nelle  grandi  nectfTItà 
-non  fappia  muovere  quegli  affetti  che  con- 
ducono^ ali' intento,  e  nel  modo,  che  con*- 
ducodo  aflài  meglio  d'ogni  Oratore .  Dunque 
ianti  precetti  >  ^  tanti  efempj  piuttoflò  op^ 
•fiimoao^t  rendono  i  giovani  pedanti. jtan4 
tò  più  che  oggi  r  eloquenza  confifldr  \dea 
'^i  più  dei  ragionare  >  t  convincere  ,  che 
•     '       •  .       -  nel 


-  -  .  ,  •  -  •  « 

{6)  FaUor  mi  Onaortm  Ji  modó  ffm^mù  itiém 
^itunque  Jim  ,  mi»  tx  Rhttorum  ojieinis  %  pi  ii^ 


rei  iniiOTcr  gli  affetti  ;  ed  è  inoltre  an  gran» 
de  abufo  addurre  per  la  mozione  degli  af- 
fetti, e  pec  oRp'aitia  cola,  fecnpre  efemp| 
di  antichità ,  lenza  accompagnarli  con  quel* 
li  preG  da*  migliori  Autori  delie  liogue  vi* 
venti  •  Noi  fimo  nelF  Italia  moderna  •  E* 
eofii  ottima  Io  fltidio  »  e    imitazione  degft 
antichi .  Greci  y  e  Latini  Cladìci  ,  ma  non 
in  modo,  che  abbia  di  noi  a  dirH,  che  vi*  ^ 
viamo  neir  Italia  moderna  >  e  nel  Secolo 
j8»  ,  e  che  abbiamo  V  intelletto  nella  Gre» 
eia  amica  ,  neii'  Egitto  »  nella  Fenicia  »  o 
che.parUano  colla  Mvlve  di  £vandio  (7)  • 


.  .  -  .  CA- 

(y)  Cbi  roleffc  leggere  fulle  paltioni  libri  utili, 
c  ragionati ,  dovrà  tener  prcfcnti,  oltre  gli  antichi  Gre- 
ci e  Latini,!  Caratteri  di  M. de  la  Biuyere,lo  Spet* 
latore  dì  Addiflbn  ,  il  Saggio  (idi*  Uomo  di  Pope,  i 
Saggi  M  tfemugne  (  iSStm  kk  meìn  liioghi  ano» 
Atp ,  ftffiiip  9  chtflKrìco  ) ,  fl  Canciio  ialie  pa/Oonf^ 
Dsfid  Hiune  full*  ifieffo  iògetto  ^  il  Nioolio^  Cocib^ 
tra  ea  Vi  é  un'  opera  dottilGma  (bile  |»alCotii ,  ùntm 
da  un  grand*  Eroe  della  Letteiarora  ,  e  cofpicuo  per 
Ulsftri»  ed  onorevoli  cariche ,  indtolata  Reflexions  fut 
its  pafftoium  Si  Tcdano  Us  Oeuvre»  de  Ai»  le  Cardi" 
rtal  de  £.  ,  »  m  •  9  de  /*  Academie  Trangaijè*  &c.  Il 
Shaftsbury  Crriflc  anco  Tulle  pairioni  ,  che  producono 
r  entufiafmo  .  Il  Rochefaucault  fece  anche  delle  medc- 
ùtac  un  quadro  .  Gli  Stoici  antichi  molto  bene  le  dì* 
wnTero  »  come  Epitteto  ,  Seneca  ec.  11  Pope  ne'  fuoi 
tbggi  éa  Motale  ci  ba  dipinti  var)cartcterì  delle  pafli«-> 
nt'iiiMUie*  Si  prò  aktesi  vedete  il  Ftanoeiè  M*àe  lt 
ChamkM  ttU'ppeia  imicolmi  ClMAm  ar#  fijjtotè». 


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0 


•n 


CAP     O;  X. 

Ddle  4amuriftich€  Ààk  fajjìom  4triuMi 

I  "^Oomo  de  tanto  fi  gloria  4i  avere  co- 
noTciuto ,  e  fpiegaii  moiti  ogni  fenooieiìo 
deli' Uni^erfo  ,è  tardo, e  lento  nei  conoCcei 
fe  ileffb  ,  ^rocne  loflèrva  AielTandro  Pope* 
Tutti  gli  Elìci  ,  ed  i  FiMbfi  ii  ln^v&twi 
li  lìurato  ^iCUbmo  ,  e  mtti  ^MeiiEi^ 
fcan  ;Mfato  ddP  Antropologia  .  GP  Iftoricf , 
i  Politici^  il  Mondo  ci  rapprefentano  i'Oò-  ' 
me  Fifico^  e  Morale  aflaì  meglio  de'  iibri. 
Quanto  fi  k  fcritto  ,  e  fi  fcrivc  ,  tutto  è  un 
quadro  o  dell'  Uomo  Fifico,  o  Morale  ,  o  dell'i 
Uomo  infielleituale  •  Chi  vuol  cònofcer  1*  Uo- 
mo, dee  conoTcerlo  ^  o  nei  Mondo  .  o  iic? 
vbùi  m  PUoflio  dtf  libri  0911  ^  Àmp» 

a»«iio 


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quello  del  Mondo.  NeJP  Encidopedia  di  Parigi 

vi  è  un  lungo  difcorfo  full*  Uomo  ,  fui  qaale 
tanto  han  parlato  i  Filofofi  ,  feiiza  aveirlo 
^  molto  migliorato  • 

•       \  2.  Boelò  Defpreaux  ha  fcrhia  una 
faiira  full'Uonlo  ,  ed  il  Conte  di  Kocheaer 
Inglefe  iirf  alt»  più  fiane  .  L*  inelfo  volle 
hre  n  -tiegcAer,  ed  ii  GeW  fondatore  delil 
Accademia  della  Cnifca.  Queflì  Autori  non 
meritavano  di  eder  Uomini  ,   giacché  tanto 
degradavano  la  natura  umana  -  Anche  Omero 
^volle  dire  ,  che  T  Uomo  è  la  cofa  la  più 
mifera,  della  Terra  ,  ma .  Omero  era  un 
Fòeta  V  'Aleflraoidro  Pope  nel  fuo  Saggiò 
fair  UòmD  kx  iappreTeiìi^  gir  Stoici  impe« 
gnati  a  dipingerci  v  Uomo  di  m  modo ,  e 
gir  Scettici  di  un' akro  oppofto  (i)  .  I  Fi- 
lofofi Greci  gridavano  nolce  te  ipfum  •  Ma 
fi  conobbero  mai  efTì  Filofofi  >  I  libri  che  i 
Filofofi  han  fatti  per  meglio  conofcerci  ,  ci 
han  rifchiaràto  ,  'o  pine*  ottenebrato  affai 
pià  VìnttWéWìì'  V  Uomo  de'  libri  è  quel« 
fi>  delia  Natura  ì  Quanti  altri  qoifiti  fi  po^. 
tebboio^fiM^^foir  Uomo  ,  e  (òpra  tante 

r  •    ^  ••••  *    .  Ah- 

(f)  Pèpe^s  Ppr  òn  Man  Epifilli  Si  Vede 
da'.ianri  quadri  fatti  lu 11'  Uomo, che  i  Filofofi  fi  oc- 
ciccano  talora  a  foiza  di  troppo,  fotàliftau  ,  gl'igno» 
ranci  fi  adciecano  perchè  nieote  ragionano»  Sì  avrebbe 
a  fare  un  qttà'^'fd.di  èdtti  gli  érrorì  òhe  ha  partorìct 
l^igno^ina^'è  di  quelli  alcreii  dèll'abofo  della  V&WB^t 
^ptSà  Quadri*  giovèidiberoi^pM^lir  air  litoiia  iifl^^  ^ 

• 

■  * 


Digilizea  by 


Antropologie  ?  Credon' altri  ,  che  poHa  dirG 
dell'  Uomo  ah  uno  difce  omnes  ,  ma  errano,, 
perchè  gii  Uonnini  nella  loro  indole  ,  paf-r 
fiorii-»  indinazioni ,  reatimenti».  opinioni»  .oqq^ 
Mo  variano  r  ma  varia  altresì.  TUpitio  me-» 
defiinb  ìfì'  varie-  circofianze  • 

§•  3'  Qo^^"^  ^òno  ie  varie  dafliidis. 
gli  Uomini  ,  e  \é  loro  diflinzioBiiiicUar  fo-*. 
cicià  ,  i  loro  varj  caratteri ,  ì  lóro  colìuinr , 
le  loro  applicazioni  ,  le  loro  qualità  ,  e  ii 
loro  l^^re  di  vicaria  tanti  afpeiti  debbona 
confidérarfi  da  chi  vuoi  pervenire  aUa  vera 
arte  di'  pervadere  .  U*  Uomo  '(cieneiàto, 
V  Uomo  Ovile  ^e  Socialt  <n .  danno  Jvar'i  ce- 
ti di  perfone ,  e'varie  mòdtficasickiii  di  pat 
(ioni .  Quindi  i  Rettorici  fi  follo  aperto  ail 
vado  campo  a  trattare  de'  coftumi  de'  no- 
bili ,  de'  plebei  »  de^  Sav)  »  degi\  ignoraa* 
li  (2). 

9  *  ■  % 

j 

(i)  Nimio  mcpKo  et  ha  decritti  gli  Uomini 
«uanto  Luciano  np*  moì  OialogjB ,  c  CebeK  di  1  cbe 
nella  Ina  Tavola  .  piagli  yomini  vi  è  una  beili/nma 
lettera  attribuita  ad  Ippocrate,  nella  quale,  traile  altre 
cofe  fi  parla  della  (up-enza  di  Dcmocnco  ,  al  quale  i 
Greci  avean  mandato  Jppocrate  per  vedere  fe  Demo- 
crito era  matto,  o  nò  ,  ed  Ippocraic  lo  dipinge  per 
un  gran  ragionatore,  mettendo  ni  bocca  a  DemoCtitt» 
un  fimofo  difcorlojin  cui  dipinge  le  coniradÌTÌoni'^di 
'  ^uefto  Mondo  \  è  dell'  i^MMr .  ^id.  tà^md* 
€um  noeti. 


78f 

^  4.  Gli  Uomini  in  generale  foglfon* 
efière  pià  forti  «  più  aftuti  ,  più  fcaliri  del- 
ie donne  più  atli.aile  fcienze  e  aii!arti.^ 
più  ferini  ,  meno  amici  di  Te  (ledi ,  meqch 
cmoGaffi,  meno  timidi f»»  CDOaotr  »  piiir 
andady.  più.  economici  r  più  protidi,.  I  nobili 
fogfion' edere  vanagioriofi  y  milantatorr ,  df« 

ifprezzaxoTÌ  del  popolo  ,  lodatori  della  iora^ 
annca  profapia  •  La  plebe  ama  la  gola  j  i* 
ozTO^  l'  ebrietà  ,  T  indolenza  ,  r  ìg^raci^k^ 
Gì'  ignorami  foglion'  edere  timidi  «ottifiat 
il ,  fuperftiiiolr,  «mici  dei  fapere ,  (egoad 
dell^niciclie  opiniooi ,  indiatoir^  nemici  dè^  * 
dottr  •  I  dotti  foncuMora*  Ibperbi',,  offinad 
(egnaci  di  drane,  opinioni  di  fidami,  di  fancaHey 
fprezzatori  degl'  ignoranti,  decifivi  ec.  ecl 
poveri  fon  loquaci,  fd^gnofi,  declamatori^ 
amie  a'  lungo  gir  dèfcrivooo  i  Réttorici  ,  i 
quali  numerano  gli  attributi  altresì  de'  Sol* 
dati dè^  Negozianti ,  degli  Artefici  r-  degli 
Agricokori  ,  per- dare  aHa  gbvemà  f  idea  di 
tutti  f  caratteri  ,  «une  credono  ben*  fatto 
tali  Rettorici  .  Ma  è  l' idedb  quedo  ,  cbf 
volere  imparare  un  Pittore  a'  fuoi  allievi  f 

.  £ia  fcienza  per  la  lunga ,  e  difadrofa  via  di 
fargli  dipingere  ttute  le  GotC  tohe  lbno  nelf 
Univerfo ,  ad  nna  ad  una  •  Ippocrate  direb- 
be  a  queflf  Retcorici  •  Ars  hnfa  viu:  bttrin 

'  t  meglra  ^direbbe  PèttODioArbnio:.  Bloqtmm 

Oam  pcrdidiftU\ 

§.^,  Le  donne  fono  fpeflTo  incodànti  ,varre, 
}e^icre>.  proclivi  alla  pietà  ramami  aliai  di 

loro 


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19 

Iqro  iieflb  e  deUa  loto  bellezza ,  defideroGe 
di  eiTere  adorate  j»  amanti  degli  ornamenti  j 
m  Tpefib  cosi  firaiie ,  che  Pope  ebbe  a  .dire, 
^e  non  fi  ne  può  iefimrt  à  carattere  (3), 
Cosi  anche  il  Màfièi  nella  Tua  Merope  (4.)  • 
-Sono  eccedìve  nelP  amore  ,  e  nell'odio  , prò* 
penfe  all'  entufiafmo  ,  dedite  a'  piaceri  •  Il 
famofo  Academico  di  Parigi  M.  Thomas  ne 
fece  un  compitilfiaio  ,  t  dotto  elogio.  ( j)  •  I 
Francefi  hanno  compilato  un*affiii  grande 
Dizionario  foli*  iioro  glorie ,  iolo  pregi ,  lo* 
•ffo  EiroiCno , e  loco  virtù  (6)  •  I  Bora*  .td 
i  Satirìd  ce  ne  hanno  lafciate  Satire  fcail» 
dalofifllme,  ma  livorofe  (7)  .  Altri  ce  le  han 
dipinte  ,  come  un  miflo  di  libertinaggio  > 
di  aftuzie  ,  di  (candaii  ,  di  Eroifmo ,  e  di 
làpìenra  (8)*  Lo  Scaligero ,  Uomo  .pià  Cri- 
tfco>  che  ragionevole  le  dipinge  come  infiie, 
fofpau^  maifiantì ,  ìnfiMofè ,  fitMÌmnti ,  ìi- 
trierahili ,  che  tutto  temane  ,  mn  ptr  firtif%a, 
ni  per  prtfcnia  di  animo  ,  ma  per  mfania, 

e  PC" 

(3)  Pope  Lettere  Morali  .  Vedi  le  Opere  di 
Pope  Volum,  IL  Maral  EJfay  Epift,  2  y  ove  dice  fui 
principio  Jlfoji  Jf^omen  havt  noi  Càardders  at  aU„ 
$i  legga  tutta  la  lettera  2.  '  \- 

U)    La  donna  »  come  fii  ricmfi  $  #  ^nMr»  dÌ06 

AèsOto  à  Polifonie  nella  Ulerupe  iì  MAt. 

{6)  JMUùmuti^  d$9  fimmes  akhts  li#  a 

(7)  Ju¥iMLS4iÌf.S.  Sftnbmét  la  1»  ibe  ùwaok* 

.  flKUto ,  l^erenzio  Plauto  ec 

.  ^B)  boccàccio.  TaS>  tà  alcrì|  Adollo^  Paccaiat 


8p 

M  vicoriÌA.  Le  ràpprafema,  come  (itpérAuUh 
;ic  i  clainorofe  ».  garrule  »  ifaciii-  a  piangere* » 
ad  ittloiaiie^e  coniirma  taU  loro  attril^tr  con 
le  tmagini  di  elTe  laférate  da  Vi'rgHro  (p). 
.Loda  poi  lo  Scaligero  lìelle  donne  il  pudo- 
re, la  modefìia ,  la  parfimonTa,la  diligenza, 
'rEroifmo^ed  anche  ^  Virgiiio  prende  gli. 
.4efeiiipj  • 

•  .'fi^  &  Tutti  gli' attributi  ottimi ,  e  pel^ 
'tmi  deiie  dònnetd  fono  ftati  d'igli  antichi 
vappvefentati  nelle  allegoriche  iftorie  delle  Dee, 

ed  E^^oineaniiclie ,  cioè  in  Ilìde  ,  Minerva  ,  Ci- 
bcle  ,  Cerere,  Giunone  ,  Venere,  Elena  ,  Ecu- 
ba ,  Andromaca  ,  le  Danaidi  ,  le  figlie  dr 
Mineo,  Medea,  Medufa,  Penelope,  Circe, 
-Caliplbj  ie  Sirene,.  Deidamìa  , Ted  ec.  ec», 
-  caratteri  rapprefemativi  de'  ioro  varj  iódc^ 
:vo\\  y  o  biafinievoii  attributi   Moiriffimi  aii* 
«ori  fono  flati  di  cflè  i  Peoeg^riOi  (io)  ,  f 

-*  ■     (p)    ScJiser,  Poetìc.  ùtr.  3.cjp.  T^.  Varfe  co- 
le fulle  donne,  fpecialn^.ente  in  riguardo  all'eloquenza, 
£  fcriffero  dal  òig.  AddifTon  nello  Spettatore  n, 
Si  può  altresì  vedere  il  libro  intitolato  /*  Ami  4fs 
Timmes,  ou  la  i'hUofophie  du  heau  Stxe  y  e,  l^JfiX 
fif  its  fimmts  c(i  AL  de  BoidfMtlU . 
.  .   ,(Jo)'  W.  .ae  Borjs  |ia  fcrinc  le  lodi  *  toohe 
donhe  celebri' ne|r>i;/lbf>4r  éUntgie  des  Ftn.ir.es  teff 
hres   PhilofiphiSy&  iàvanies  ,      'fteffo  fece  l'  AìllO- 
je  de  V  Èducafion  Ph^Jique  &  hlorale   dey  Ferumes 
in  la.  Pai;is  177^.  M.  di  Voltaire  (  daos  l'  Evììr'é  a 
de  Ciiut  let  fur   U    IruoeJìe  a  j^'^ire  )  confuca 
con  .rapioiw  le  Critiche  dì  Mo  icre  ",  e  di  UefpicaTix 
coarro  ic  doanc  Savie,  c'dicc  di  Dcfj^ieauxi  -cl^e  m 

ve0c 


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 jrm 


tta^  modèrnr,  e  iragH  amichr,  E**cofa  aflat 
firana  ,  che  Cornelio  Agi:ip|;)|a^  e  M.  de 
Kou(Ieaii^\9  tutti  due  uniìormf  nel  biaGinar 
le  fcienze  >  e  nel  modo  Arano  di  penzar^  , 
fi  liane  poi  divìlT'^  avendo  Agrippa  ali'^  eAre*- 
mo  iodate  le  donne  ,  e  Rouflèan.  avendole 
biafimaie,  e  per  colmo  dì  coniradizrone  ha 
voluto  poi  fmaliirci  la  Tua  Grulla  per  mo*  • 
dello  d'  ogni  virtù,  nella .  Nuuova.  £{of. 

vece  di  fìt'  una  (Stira  contro  le  domt^ mtrMt  ànn» 
eonJuUar.  ti  Dmaie  U  più  ffìifitofe  ,  ,  e.favig  ddU 
Corte  ,  e  cosi  avreSié  perfezionate,  le  fut.  cpei^  ; 
in  vece  di  aver  po/ia  in  ridicolo  una  Dama  yche  itHm' . 
imparata  f\4J{ronomia,  meglio  avrebbe  fatto  d*  impa^ 
rarla  e^U  JhJfo  ^c.  Tutta  V  iftoria  depone  la  vencra- 
lione  de*  popoli  del  Nord  per  le  donne  (  dice  il  dot- 
to Autore*  de  VHi/loire  dés  Troubadours,  Tom.  J, 
Introd*  »  doé  M.  Millot  )  I .  Settentrioioali.  vedeano  in 
cilè  qaalclie  cofa  4i  ib?iaiiaiano  j,.e  davaa-  loro  una 
(pecie  di  culto,  ed  aiicorìcl*<lt  Oracofi  ,  e  .una  confi- 
denza religiofa  le  facea  r^are  oott*  impoco  doUa 
bellezza*  Dice  1'  iftelTd  Autore  ,  che  o  6k  |ier  fona 
d*  imaginazione  ,  o  per  entufialmo  ,  Ov  p€;r  movimeoii 
cftraordinarj,  fono  le  donne  capaci  di  maffimi  pcn2Ìe«> 
ri  ,  e  mirabili  ne'  grandi  affari  ,  e  di  configji  ipeffi» 
affai  fupcriori  a  quelli  degli  Uomini  .Tali  caratteiì  d 
rapprcfentarono  gli  antichi  nelle  fibi41c,  e  nelle  donne 
&tidiche.  Plutarco  tragli  aoticlii  fcriffe  dell*  eccellenza 
dèlie  donne.  Cosi  ancora  il  Bèverovicio  knSc.de  ex^ 
€ilUntiafexus  fimirtei^ilTcmgB»  iU  fiminis  eruditis 
e  cosi  ancora  Giò!wnni"Hctbm,.c.Gio»aom.Hefpetcf 
Giovanni  Mattei,  e  Boccaccio  fòifléro  &Xt\Sm>J^ 
filnto .  Franceicò  Agoftini  ci  diede  il  TlUatrum  Jlfy^ 
-   lierum  LittaMmB^ed.à,Nka^^  V  ìtì^  delle  ém 


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82 

fa  (i  i)  f  colle  Colite  Tue  perpetua  comr  L 

•••••  w_ 

dizioni  • 

'  $•  7*  Le  donne  fono  ftate  Tempre  ,  e 
firanna  curioCflìme  di  laper  tutto ,  niente 
cnflodi  del  fecreto  >  poco  antiche  della  pru- 
dema.Vrè  chi  le  crede  proprie  alle  fcren- 
zc  ,  e  vi  è  chi  le  crede  incapaci  di  nitro. 
Gli  Uomini  però  )e  hanno  Tempre  b^afìma- 
te  >  e  Tempre  fono  flati  da  efle  domina- 
d  {i2,y>  e  da  eiB  indotti  cosi  al  ben^»  co* 

me 

fri)  LTotiéirétto  ^èt  (uppoftà  gnùi<!e  ,  ti  éloM 
qnente  Rou({^au  èra  c6ta€  il  Cnaos  di  Ovidio .  In 
Wìone,  che  nel  (ito  (brano  ,  ed    elo(|aente  Roman^ 
xte  la  NittnelU  Heloije  fa  la  defcTiziooe  delle  Donne 
4i"F!KÌgi  y  dice  che  in  Europa  c(re  fanno  più  male, 
■che  bencj  poi  fog^iunge,  che  il  male  lo  fanno  dagli 
Uomini  urtate  y  il  bene  da  loro  rte(re  ,  che  tutto  di- 
pende da  elTe  ,  e  che  tutto  (1  fa  per  tS!ìc  ^  e  che  la 
iiile  di  tutti  i  libri  lo  diuiblìra .  Che  fi  devono  intaa- 
to  dimezzare, e  che'dil^'fe  ti^c^  pafla  per  novizio» 
die'«fle  fii^ficamo  \li  bftbanierìa'  e  chip  (ono-  buone  -è 
Jòr  di%eil^    Chr  cód  lente  '  parlare  il  Ronflèait,  è 
lenticò  a  dirgrtr  'Aimd»\  legete  aUx  pttius  Maifons^ 
ed  a  Bedlam  Ur  Vbftta £Ioifa.  Ba(b  defcrivere  poche 
€o(è  ài  Rouflèav  ver  aver  dipinti  i  .'paradodì  de'  quaU 
lo  fpirfco  trmano  e  capace  .  Meandro  Pope  nel  fiio 
Tht  Rape  of  the  Lock ,.  o  da  il  riccio  rapito  ha  de- 
de(crittD  il  bizarro  carattere  che  talora  nelle  Donne 
incontra,  e  della  loro  fantafìa,  e  dclli  loro  vapori  * 
&  veda  la  detta  opera  t  tutto  quel  Poemetto  , 

(la)    Dìile  1  Ariofto     Le  donne  fon  venute  im, 
gccelUnja  :  LTopa  YÌnude  avi  hatma  pofto  cura  :  Si 

MBe«Mi-  fttt .  àtféat  dt  '  go ver^nate perchè  fi  !iaréb« 
%iio  émkÈit^&^ésto  i't-'ài^m  non  i  capace  di 


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^5 

me  al  maje  »  ignorami  .ban^  cxe^qto ,  cbe 
iev  donne  fìeno  fch]a\^e  preflb  gir  Ori^ntalii,. 
e  cbe  Mat^xiiet  ie  abbia^  efcUire  daìia  felh* 
cita ' etema ;. errori  nats-da  cl|c  non  faa  lette, 
ie  iftorie  Orientali,  ^e^  veri4UdASaiuoci'  di; 
^eiie  nazioni. 

§•  8.  Le  dònne  fon  dotate  di  una  vf- 
vifììina ,  e  fenCbiiilIiai^  fantada  >  ed  imagi- 
nativa»  onde  coldvaodoG  'ii  tprp  rpirito,  fa 
prodfg  ;ìp  tiflte  le  Gogqizioni  » .  e  r  «Icienae  *» 
alle  qual^  It  rende  inetjte  la  poq^^v-O  niente 
edticarioDfr^cfaB;.iórO'&^dà  nelle^fijenae:»  L! 

F   a.  edttn 

governar  dexiict  polli  •  Ma-^fK^ì  mafItniÉc  è  dtftratnl 
dall' Iftoria  aiicica^  e  moderna.  Le  *Toiiiirì,  le  Semi- 

rainidi ,  le  Uidojù ,  le  Cereri ,  le  GiuaoiM ,  le  Miner- 
ve ,  le  Mu(è ,  Cono  o  caratteri,  o  perfonaggi  di  donne-- 
(àvie ,  eccellenti ,  e  introduttrici  delle  fcienze ,  e  delle 
arti.  L*  iftoria  moderna  parla  anche.  coAtro  il  Maza- 
rioi  .  La  Regina  Ifabella   nella  Calhglia  ,  la  Regia*  - 
Etifalxetta  nel?  I u^hi (tersa  ,  la  Regina  Grigia -nella 
Svezia,,  r  Aiigu(li(Ci]ia  lÀperairice  l)Sa£Ìa  .TérepidiAa* 
Aitia  i  della  qaale  1*  Europa  x^aiìgeri  ibmpre  là  .<perdi« 
ta^  la  4rlork>wGniaCateriM/lt*  Autocnidce  deller  Buf- 
ile ,  cbe  e  la  Minerva  del  Settentrione  ^confiìtano  vii  ftn-  « 
daicmo  del  ]VIazariiM,je  ci  dinraihano  ,  che  le  c^onne  ' 
colte,, e  ÙLvici  oicàsaaO  'i  pià.dii^i  pregai  deil'  Uo-  . 
mo  .  TralaCciamo  di  nominar  le  inanfienle  donne  ce* 
celienti  in  letteratura ,  perchè  il  Catalogo  Cvrcbbe  in- 
finito. Ve  ne  ha  in  ogni  nazione  ,  e  fono  aoioiirabilt 
in  ogni  fcienza  .  M.  de  la  Bf uyerc  ne'  Tuoi  Carattcìi 
fece  r  fclogio  del  carattere  delle  donne  Sa/ie .  La  cul- 
tura de'  Franccft  cominciò  quando  Franccfco  I.  eh  a- 
in^  le  Dame  aHa  fua  Corte .  Le  dònne  han  re(à  cu> 
fa  la  taàoaè  de'  'R(Hfi,'  ed  mcradòne  mofte^tm*  unii  •  ' 
hxano  inctodòn»-!»  noka  ookM  ttOrata  ieligio- 
Bey.ooine  colla  daUr*'I(loda  EakSaSóa. 


educazione  dunque  ce  le  fa  efière  tali  quali 
noi  le  vediamo  9  e  oon  come  farebbero ,  6 
potrebbeio  edere  pio  capaci  d^ogn'i  fcienzà» 
e  di  governare  •  DelUnate  alle  cure  dome* 
fliche  j  ed  allontanace  dalle  (cienze  »  come 
potrebbero  efler  favie,  e  governare  i  popò-»' 
li  ?  Imperiamo  tra*  piani  economici ,  co'  qua- 
li molte  donne  favie  regolano   ie  picciole  " 
loro  famiglie^  fj  può  vedere,  che  molte  di 
effe  fon  naie  a  cofe  grandine  che  ci  danno 
«fempi  d' imelletio  fi£iione  e  di  va8e  co*  * 
noTcenze*  * 

$.  p.   Le  Satire  Icritte  contro  le  don- 
ne ,  e  le  idee  fvantaggiofe  ,  che  talufii  Poe- 
ti rpecialmenie  ne  hanno  fatte  ,  fvanifccwK)  , 
fe  fi  diitinguono  certe  donne  viziofe  ,  dalie  • 
altre  >  che  fono  modelli  di  ogni  virtù  ;  fe 
fi  confiderà»  che  ipeflb  quelle  Satire  fono 
caricaiufe  poeticlieye  derivate  dai  deGderio  . 
dff  dir  paradoffi.  Vi  fono,  è  vero  delie  don* 
ne  peRime  ,  come  degli  Uomini  •  Ma  gli 
•  Uomini  hanno  troppo  efagerati  i  difetti  del- 
le donne,  e  tacciuti  i  propry  difeiii  .  Non 
è  qnefta  ia  via  dì  eflTer  Gncero .  Gii  Uomi- 
ni avrebbero  dovuto  bilanciare  i  beni  «  ed  i 
mali  delle  donne  »  ie  loro  buone  ,  e  ree  , 
qualità»  Ptttiia»  a  ii  danno, che  la  Società 
riceve     t  vedere  fe  eccede,  ii  male  come 
fognano  i  Satirici ,   o  ii  I>ene  ,  come  riflet- 
tono i  Sav]  imparziali  .  Kifulta  dall*  Illoria 
Umana  >   che  i  capi  di  opera  delle  arti ,  e 
delie  $QÌ^fXi6  bao  lìàti  per  le  doaiìe  pro-^ 

-   .  .   .  .dotti  • 


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8j 

fottìi  cfae  le  donne  non  fian  cosi  Tpellb  capad 

di  delitti  cosi  arroci  ,  e  cosi  orrendi  come  gli 
Uomini  ,  che  è  coia  facile  ad  elle  il  paflare 
dall'odio  all'amore,  e  dall'amore  alTodio; 
jote  fpello  io  fpirita  di  focietà  è  flato  da 
eilè  óiBxb  •  li  Voltaire  dice ,  che  i*  autorità 
che  in  ogni  paefe  hai* Uomo  fuUe  donne, le 
fà  ipfe.  oerveUi  dipendenti ed  imitatori , 
ma  mai  inventrici  di  novità  •  Si  dee  ancora 
clfervare  ,  che  il  propagamento  della  vera 
e  pura  noftra  religione  Criftiana  Cattolica  è 
flato  in  molti  Regni  fortunatamente  dalie 
dome  introdotto ,  onde  ia  Chieià  le  chiama 
iivore  9  e  i'ApoHolo  delie  Genti  nelle  Aie 
^Ooie.  faifle  V  ^gio  della  donna  fòrte» 
cioè  Cavia  (13). 

§.  I  O»  Noi  abbiamo  voluto  fare  il  qua- 
dro Iflorico  di  tutte  ie  immagini  ,  che  fi 
fono  fatte  degli  Uomini,  delle  donne, delle 
padioni  io  rapporto  alle  varie  qualità  d^U 
Uomini,  e  I090  flati  «Sociaii ,  piet  danoflra* 

•      (ij)   Nei  To.cd  IT.  Secolò  il  Cfiftianeflrao  fe« 
fe  de  progrefTì  per  il  zelo  eh' ebbero  di  farlo  promo- 
"r^*  ^^'^  »  ^  P'c-  Una  fofeUa  degl'Im- 

j^lf^  .  maritata  a  un  Principe 

di  iMttfcofm  diiàmatò  Fòlodimer^  lo  fece  convertire. 
lA  mpgUe  ^  Mldliao,  Duoi  «li  Polonia 
^Bw»'?l  manto  .  Geli  I  Sal^^  riceverano  àrtcora  U 
▼era  relr^ioiie  .  Così  GH«lb  (bt^tla  delT  liDMrfteòxé 
Errico  ir.  conferii  tt  Tuo  fflatf»;  Rè\4*UndleHti  nell* 
ufiaecimo  fecolo,  e  6&A  È$aàik  «l-alae  aazfibot;' SI' 


uè  -  , 

re,  che  il  ben  giudicate  d!  taH  cofe,  tutto 
dipende  dal  ben  penzare  ,  e  quando  ben  fi' 
penza  e  fi  ragiona  fuirillorìa  dell' Uoma, 
e  Osé  p^flioni  ia  rapporto  air  età  ,  climi  , 
luoghi  ^  tempi ,  come  fi  è  dà  nof  .acoem^ 
to  ,  .allòril;fi  <pòtfà  a^oiflaré  la  ma  e  ^ra^ 
gionata  élókfùBcmsL,  delia  v^uate  Ihvekò  ftmi 
è  la  Filofofia^e  la  conorcettàa .dieV^radi4tf 
penzare  delle  .naziooi  .(  ^ 

♦      •  •  •  •  « 

•  •  •    i.;  ..       .  ,  .    .    .1  .      .  ^ 

•  •  •« 

tw)  '1^  ^  ao^joiim'rìaii^^ 
JlinoftEato , una  veni} e  ragionata 
no  ,  de'  ùu^<atìfitgAf  iììfn&  ','opìtà9ni'>;infciinazioni« 
e  cmtteri  «  opfe  -tutte  ch^  a,  oKud  ^nerì  di .  dottrine 
fonò  ai^nefle  ,  &  còncàievàte ,  cbraé  .u-<è  alccì^  da' 
ofiTervato  ;  rifulta- ^tidr  Óit  h  initèzìonr,  che  fi  éàà^ 
no  per  apprendere  1*  artcf  dfclJa  vera  eloquenza  (bnò  *" 
tauro  più,  o meno  perfexto- ,  quanto  più,  o  meQO  i& 
eflc  fi  diinoftra'ia  via  di  pervenire  alle  cognizioni,  che 
fi  richieciono  a  (^ella  vera  eloquenza  ,  la  quale,  £è- 
,   condo  le  circoftanae,  che  poimo  occorrere ,  dee  parla* 
rerati'  .Uomf»;^-|BtQef  l^  nmnU  .dittali  ì  uttf  i ,  dì 
tatti  .  i'Tupglii ,  <^ictutGe  'i^  -cri  y.     ^  tfSai  <gli  ratobnl) 
«  finias^oni  l{o  -(cìj^^  <^  Ji^fb^q^H..  'Ma  in  '  molte  IniRDv 
zioni  di^  lS(o^en^  ^  nQi|-.Ìi  v/è  pr^  altra  attica  ,  fé  noie 
di  ri^flriflì^re .  i  "eloqaemv  al  ^olo  Foro  ,  ed  al  folo 
PulpvD  rmaigdpphé  la  vera'  ^idea»  'che  dee  averti  «dein. 
eloaucnza  e  quella  di  dpver  'Cotti^rendere  -  ogni  fpecicr^ 
di  (iircorro>  e  raziocinio,  che  iiì  eiprime(Ie  o  colla  vo-*' 
ce,  o  in  ifc ritto j  o  fi^  in  vetib,  0  in  pro(à,  in  qua*- 
lunque  modo  ,         £^  04  lu»:  pìd  .v<Uie  ^diiQdwcàtQu 
ìa  quell'opera.  ;  . -  ♦ 


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«7 


•  CAPO-  -  XL  \  ■ 

•  *  •  • 

Confequcnic  delle  cofc  anfidetu  in  rappom  ' 
I  » 

•    •    •    •  . 

»  ■ 

» 

LE  varie  oflerviaiioni  fopra  i  varj  corta- 
mi degli  Uomini ,  e  fulle  varie  nazio*- 
hi, fono  alìii  aiU  vera  eloquenza  pecelFarie^ 
giacctiè  ogni  nazione  ha  il  fuo  (Ule  diverfo, 
che  fi  modifica  poi  dìverfamente  negl'  indi* 
«idui ,  fecondo  fé  loro  ii&iinazioni ,  teinpf  ^ 
età  éc  Due ,  o  tre  fedo»  bafia'no  a  far  mu- 
tare il  gurto  delle  Sifìi  ,  9  deUè  fwnz^  ip 
una  nazione 

F  4  j.  a. 

afeUe  divenc  aaaioiu ,  ffienilmcmc  u  xapfocto  au 


88  . 

§•  2.  Quefle  mutazioni  lì  ponno  ve- 
dere paragonando  lutf  i  capi  di  opera  deli*, 
antica  eloquenza  Poetica ,  e  Profaka  j  e  dd* 
la  moderna.  Omero,  Virgilio,  Lucano  Si* 
Jió  italico  ,  Taflò,  Milipa ,  Voliaw&^^anno 
tmti  ferino  Poemi  Epici ,  mamtti  tli  guflo 
;di*'er(b  •  L*  iileflè  gradoazioni  fi  ponno  di  - 
molirare  in  ogni  nazione  in  lutti  gli  Autori 
di  ogni  Genere  di  eloquenza  drammatica  » 
Fiiclotka ,  didattica  •  Ogni  Secolo  ha  il  fuo 
gnflo  particolare  •  La  conolcenza  dunque  de* 
tempi  ,(-dQc  la  Cionoiogia,  e  la  fODofceiisa 
degli  avveniroenu>clie  iofiuifcono  iielle  mu- 
tazioni del  guflo  in  varj  fecoli  ,  dot  V  Ifl6« 
ria  Filofcfica ,  fono  conofcenze  iodiljpenzabi- 
li  alia  vera  eloquenza. 

§•  3.  Più  neceffaria  è  la  conofoenta 
del  carattere  -e  coflumi  de*  pqpoli .  Cfaì  noo 
riflette  alle  varietà  de*  coflumi  de^  popoli» 
e  maniera  di  penzare  de*  medeCmi  »  fi  me- 
ra vigliéri  rémpf;e'  d^  varj  guAi  de*  4ne^e6- 
mi  nelle  arti  ,  è  fcienze  ,  niente  riflettei^ 
do  (2)  4  lofae  tal  varietà  è  dipendente  da 

^loquema  Pmca,  e  Profaica,  alla  Pittura,  che  è 
un'eloquenza  muta  ,  ha  fcriito  eccellentemente  il  Sig. 
Abate  Boi  nelle  fue  Ktfi<xions  Critiques  fur  U 
Pocfu  ,  ^  fur  U  P tinture  Tom.  IL  SeU.  Xlll.  dm 
all'  ultimo  di  detto  tomo  ,  nel  quale  eccellentemente  » 
fviluppa  i  collumi  delle  nazioni  in  rapporto  alle  fcicn-  • 
ze  nelle  varie  loro  eti,ele  caule  »  che  vi  haooo  con- 
tribuito* .        ,  .      tx.     .     'A  •     ■  ^ 

l2Ì  Si  ùm  w.  tsigliorì  Seànm  modenuf  Ace 


^9 

r ni  particcJad  JR^  quelle  iiazioni  «  Se  dò 
fuflè  a>nnderato  '^  doq  6  farebbero  fatte 
tante  quefik>nc  fulla  preiriinenza  di  una  fio* 
^ua  ,  fopra  le  aVe^  Tulio  Ililie^laPoefia  »  la 
JMuGca  ec»  di  vn^  nazione  {^)  «  cofe  nellò 

'  '  quali 

il  Voltaire  nel  difcorfo  fur  Us   dlfferens  £outs  ies 
Peuples  )  n  carattere  della  loro  nazione,  ancnc  a  tra- 
-vcrfo  deir  imitazione  degli  antichi  ,  I  loro  frutti  ,  ed 
-i  loro  fiori ,  (bno  rifcaldati ,  e  maturati  dall'  iflefTo  So« 
le ,  ma  dal  terreno  »  the  gli  oucrKce  ricevono  raporì, 
•tolori ,  e  fermé  divelle  •  Voi  tonofoerece  vi*  Italiano^ 
«n  Fianceiè  »  aD*iogte(è»  uno  Spagnuolo  al  *fiKil'  ftllé^ 
«Come  alla  deUnenidne  del  iuo  volto ,  alla  Tua  pronnn* 
cia^  al  *fuo  tratto  .  La  dolcez/a  della  lingua  Italiana 
fi  è  naoundata  agli  Amori  dì  efTa  lingua .  La  ^mpa 
ideile  j»arole , (e  metafore, nno  ftiie  hiae(bro,  mi  (èm- 
i>ra  in  generale,  il  carattere  degli  Scrittori  Spagnuoli. 
La  fofza ,  l'energia  ,1*  arditezza  Tono  particolari  agi* 
Inglefi ,  che  amano  fopra  tutto  le  allegorie,  ed  i  j)ara<-" 
goni.  I  Franc«fi  hanno  per  eflì  la  chiarezza  ,  1  Ele-^ 
ganza ,  ma  fembra  loro  gigantefca ,  e  moftruofa  la  ga-^ 
gliardia  degl*  Higl^fi    t  moUe  la  dolcezza  ItaliainaiS 
CofI  d  Voiniic H  graii  avrebbe  porato  òffimse*. 
che  tali  generici  caraneii  delle  nazioni  ricevono  infi-*. 
ime  eomCinazioniy  variazioni  »  ed  alterazioni  lecondo  i 
-varj  in'dividiu»  varie  «td>  varie  e4ttcaaidni  lettèfarìet 
tarj  temperamenti  'ec 

(j)  Siccome  ogni  Uomo  ,  ed  ogiii  individuo 
nella  Republica  Letteraria  cerca  éfàltare  le  arti  ,  e 
(cienze  da  lui  nudiate  ,  cosi  moiri  cercano  biafimare 
quelle  che  non  hanno  Mudiate  .  Quale  pailionc  fia  di 
ciò  la  caiilale.  Io  diranno  i  Filofofi  .  Ma  fi  vede  an- 
cora, che  TiftelTa  gelofia  corre  colle  nationi,  ognuna 
delle  ^uali  riguarda  T  altra  con  difprezzo  o  con  deri?*- 
fione,  o  con  biafimo^  ond'è  cbe  altro  non  fi  fii»  an«» 
(die  da  buona  pane  dc'vdotriy-iè  ani  fncttonaie  ^aal' 


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9^ 

quali  le  nazioni  G  deridono  le  une  colle  al« 
uc»  aaaodocchè  dovrebbéco  badare  piuttoQo 
a  perfezionare  il  loro  buon  "gufto  particola-  ' 
IP  ,  caaH^iààm  derivate  dalle  oUervaziooi 
M  bdoo  gufiò  ijbmuiie  (^)  • 

oazione  abbia  le  migliori  leggi ,  quale  Ha  piti  cultai 
ifi  aual  paeCè  fi  parli  la  lingua  migliore .  Se  la  liogiia 
Italiaiìa  ibi  da'  psefiiniii  iUa  Fnincefe,  alPlnfildè»  alto 
Tedeica  »  o  ié  quelle  a  qbefla'  *  Qual  Bastone  àlibto 
naggior  buon  giuka  •  Sì  è  giunto  a  quedionare  fià  . 
iìil  metodo  del  cucinate  ,  fé  debba  eifere  all' lii^lele  ,| 
aUa  France&y  alla  Spagi^^oU»  alla  Tedefca;  e  uCoòq 
dette  molte  inezie  prò  Ù  cantra  •  Taluni  haono'per 
iflituto  di  biafimarc  Tempre  fe  cofe  della  loro  nazione^ 
ed  altri  all'  oppodo  vorrebbero  annichilite ,  e  biaiìtiìàte 
tutte  le  cofe  cftere.  Una  Càvia  nazione,  un  Savio  Fi- 
lolofo  biafìmerà  tutto  il  biafimevole  nella  Tua  nazione, 
e  nelle  altre  ,  e  loderà  tutto  il  lodevole  in  ogni  paé- 
iè^  e  facendo  un  ragàonato  [calcolo  del  lodevole  ,  e 
biafinie?dlè  in  éani  aima  «  penserà  a  rtf>cniace  »  mir 
olioìMa»  o  pexieziópaie  il  bqon  gùfto  ^  é  qiièH^ 
de'  fool  Coocitcaqìóiy  e  gioverà' alla  lua  nazionia»  alle 
fi»  arti  ,  alle  ftte  kieott  »  lenza  biafimarè  k  alùé 
popolazioni  ma  tutte  illuminandole. 

U)  Direi  io  agl'Italiani  :  In  vece  di  cònt'raÀa* 
re  full'  eccellenza  della. lingua  Italiana  ,  mìglióratetà^ 
ed  arricchitela  quanto  potete,  e  fapetc  .  Invéce  di  que- 
iìionare  fe  l'Ariofto  lia  da  preferiilì  al  Taflo ,  ve- 
dete di  imitare  quello  ,  e  quedo  ,  ed  arricchir  la  lingua* 
Invece  di  queAionare  fui  a  Mufìca  Francefe,  ed  Italia* 
oa  9  migliorate  la  voHra  MuHca  (guanto  più  potete* 
llleoo  dupttte,  e  pid  cóle ,  e  più  azione*  menò  coni* 
iiiencat)\  m^no  giudizj,  menò  diflettazìònt  »  meno'  Di» 
«onarji  óieno^iitituzioni.ed  eleménti  di  (ciensé^e  piilf 
epece  ottgìiHdl^  (ode  ed  mili  •  A  coloro  dSe  Tlcùbe^i 


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4*  Dà  ^qtiatitb  G  è  tfeteo  Ibtfta  la 
Jiecèflità  éi4ó9ttR  fàre  fetit  tifledjoni  fii^ ^a. 
^  cajfatfeii  ,  e  <2dUiini  degli'  Uòuiiììi  ,  ^ 
delie  loco  iiifimté  ,^  é  divèclb  ^tfaiità ,  tìCuU 
:ù  V^itme  ireini  ,  .<lie  cotoi  farà  il  più 
gran  Tilofofo^  ed  il  più  grande  eloquente^ 
il  quale  uieglio  avr^  faputo  con  <:rktca  co» 
nofcere  le  varietà  intellettuali  ,  le  varicdl 
Filkhe  ,  e  le  vaitietà  poMdkt  4Ìe\V  Uómoù 
Vedrà  quindi  ,  fé  gT  ig^isanti  foilD  laloia 
ciechi  ceni  Savj  ces^an  talora  di  più  a(> 
xìccarG  traile  tenebre  delle  aftcure  rifleflionr, 
e  fiflemi  ofciiri  •  Oflèrvafi  da  taluni  tal*  abu- 
fo  delle  faenze  e  dell'  eloqtienza  ,  ed  ìq 
vece  di  tentare  di  fvellere  ,  e  fmaiclìerare 
4ai'  4ibiiib  9  veq^o  ^  iroiec  tentare  di 

•  .■  ■■  .  . 

-nDd'i'tooàinà.^  «cf  clié  *1cllafió  :i      4ucic6l ,  é  ^ 

•  di'         ,  perché vitost  ncbttimdò  Vitgilio ,  e  da^  //•i^ 
-porckè       Ornerò  'eÓÉiiii|;io>  >  4iici  .«^negHo  ^<ve(^te  idi  - 
pc^ienfre  a  <l|piagere,  a  'ieatire,  come  (encivano ,  di- 
^ingcaiio,  e  ragionavano  Omero  ,  e  Virgilio,  Se  g^^ 
-antiquari 'fìudialTero  le  aniiclmà ,  per  farne  tn  parago- 
ér  tòIFc  cofc  moderne,  e  per  prendere  da*  moderni, 
e  dagli  antichi  quanto  soDduce  à  migliorar  i'Uoin<y> 
Morale,  l'Uomo  Civile,  rUoioo  fcieQti£co,e  la  oa-. 
zjope,  .allora  i  loro  Audj  (arébbeto  unii,  x  ^daUe  anti* 
duia  il  :rìca»eiefibé'  (  àéaSt'  <dar  uà'  bel^  qfta4io  }  ^ledè  * 
'  gnénziom  dell' itinaiio  inteUetto  ,  H  vcfo  ittant  tlèP 
migKorare  le  colè  rnoibe»  e  dallo  Audio  moden% 
*i  vedrebbe  ,  come  eili  «oderiu  d.liaQno  migliorati, 
b'omi  pacola:  Si  è  oK^to  peraato,  fi  è  molto 


i 

4 


Aruggere  le  Icrenze  ,  e  P  arti ,  come  volea 

il  KoufTeau  •  Ecco  gli  eccedi  degli  etìrerr.ì. 
Taluni  Savj  han  voluto  togliere  gli  errori 
del  popolo  ,  folli  tuendovi  i  loro  .  Son  poi 
venuti  altri  Letterati  a  biafiinare  é  a  voler 
togliere  tutte  le  fcfenze  •  Un  vero  Savio 
troverà  oeir  iflorla  delle  varietà  intellettuali 
di  quefli .  Autori  '  P  ifloria  di  t(:li  Hranezze 
delle  quali  conofcerà  tanto  più  V  origine 
guanto  più  fapià  le  caufe  occaiìonalr  di  tali 
Opinioni ,  e  tanto  più  faprà  tali  caufe  ,  quan- 
to più  conofcerà  i  varj  coftuoii  delie  varie 
dadi  degli  Uomini  ,  clie  compongono  le 
due  divifioni  generali . degP  ignoranti,  e  de* 
favj  ; .     fi  conTiderano  gli  Uomini  fn  rap« 
porto  del  loro  intelletto  •  Intanto  in  certi  co« 
flami  ,  ed  ufi  di  quefte  due  clsfTl  vi  fono 
due  fonti  di  errori  .  II  popolo  non  vuole 
per  lo  più  ragionare  ,  fe  non  per  ufo  ,  e 
full'  efempio  altrui  ,  e  mai  fi  rimuove /fe 
non  a  fìento^  e  dopo  gran  tempo  dalle  fue» 
idee  •  li  fayio  fi  crede  eflb  foto  nato  a  n* 
gfonare  »  e  ad  illuminare  gii  altri  ,  fi  fida 
ilc^  fiioi.  raziocini  ,  fi  offina  in  efii  ,  forma 
fifiemr  ,  fi  fdegna  fe  è  contradetio  ,  ed  erra 
così  affai  più  dello  flolio .  Si  avrebbero  dun- 
que a  fcriver  libri  non  folo  fugli  errori  e  . 
pregiudizi  pppolart  ,  mj»  ancora  fugli  ^rori 
d^!  Savj..  .       *•  • 


*  *  ••••••••••• 


4>.     •>  w 


PARTE  II* 


De*  fonti  deir  Eloquenza  in  par  ticolarcy; 
o  fia  deli*  Invenzione  • 

c'A  p  0  I.  : 

DM  idee  ^  ed  errori  che  da  quello 

deritkm  . 

j^^j^^^  Eloquenza  efprime  Tidee,  ed  i 

Lj) raziocini,  e  le  cofe.    Dunque  «i 
fonti  dei^inveriiiohe  deir  eioqtienf- 
j^g,  za  fono-  j-fontt  deiP  idvehzìòne 

^SfU^IS*  Logica  e  gir  errori  delle  idee 
circa  le  cofe  ,  (ì  tramandano  alle  parole  ; 
e  dalie  faife  idee  .dej:iv9no  non  (oìo  i  faKì 


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94 

giudizj ,  ma  la  fai  fa  eloquenza  ,  die  con  Glie 
appunto  mI faieÌQcinio.  Si  c  detio  dft* 
J^ìdi  y  jshff  f  noùiì  emrì ,  e  te  iora 
»vO  fopp  nor^  q^ifim  ài  noi;  o  (900  |j|fi  ' 
fi'.ecfovi  neWMtev.;»  01049  jdi  'oomlii^i 
n^ìCy  e  giadkanìey  p  o^ye^cònfegueRie^  ò 
pai  modo  di  cc>mnìuni care  agli  altri  tal  r  con« 
iì^uenze  per.  mezio^  delia  parola ,  onde  oar 
fcono  gli  errori  delia  parola ,  gir  errori  dèl- 
ie idee«  errorr  dé^  fenfì^  gli  errori  delie 
pafljonr/gli  05^: de^plcgill^iz^  ,  errocì' 

laziocinio,-  Chi  vuole  fooprrre*  i  veri  fonu 
dè)r'^fuenza>  dovrà  pria  s^o^i^  f^) 
tori  ,  e  poi  dar  adito  alle  verità  ,  jjrdinarle , 
diTporle ,  e  communicarie  ad  aiiri  0-.  £cco  il 
tpe^odp  pec       pi^pzai^     per  Iksv 
QueQo  metodo'^    hxijpara  daita^  Logicà  e' 
dalia  Q€OIlletri^>^  e  1109^  da  aljijre  fci«n|p,  e 
Il  dèe  .^ioorrertk /ià*  mtj^pori  I^ici^^  ed  a* 
Biiglioii:  Geometri'  (i)v 

(1)  Degli  errori  de'  (enfi, e  defla  fantafia'iiiano 
lia  meglio  (critto  dei  Malebranche .  Locke  ha  trattato 
degli  errori  dell* intellètto, e  delie  fue  facoltà*  Gli  er- 
rori delle  parole  fono  ftati  dcfcriiti  dal  Clerico  nell' 
Arte  Critica ,  e  da  Locke  .  Ma  dopo  tanti  libri  fagli  errori 
dell'  uomo  .dee  paiTarfì  a  quei  libri  che  iulègnano  l'arte  di 
evitar  gli  errori,  e  fortificar  l' intelletto .  Qual*  c  T  ori- 
gine* degli  errori?  L' ufo  di  ragionare  di  cofe  fenza 
ptedfiooé  d'idee,  o  con  idee  vaghe,  on4e  eli  erroci 
dUe  idet  Ibno  pdEm'oellè  panSs;  Qati  fibii, 

tatti  origini      6itwi-  f 


\ 


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  -4 


9r 

f.  2.  Noi  cntraremo  in  Meiafifiche  dir 
^ute  fulla  natura  degli  errori ,  e  fuUa  natu- 
ra dei  vero.  Ci  batti  ^di  enervare,  che  fi 
chiama  errore;  una  conofòenza  faira ,  duB  fi 
abbia  per  vera ,  o  nna  vera  che  fi  abbia  pej 
falfa»  Uf)  mal^  die  fi  tenga  per  bene  ^o  un 
bene  per  male  ,  in  una  parola  ogni  giudizio 
raifo ,  ogni  falfa  idea  è  un  errore .  L' igno- 
ranza differifce  dall'errore,  perchè  T igno- 
ranza è  la.  flato  privativo  di  deficienza  di 
cognizione»,  p  ge|iè|:àie^  o  particjolarej  fet* 
zpre  è  una  cogoizione  afiurda»  Ogni  errore 
è  un  giudizio  fàìfo,c  le  capCAi  dl?r^fi  giu^ 
dizj  Tqd  caurali  d^gìi  errori  ,  e  gli  errori 
poDOO  occorrere  in  tutte  le  parti  delle  ope* 
razioni  dell' intelletto  ,  cioè  nei r  origine  dd« 
le  idee,  ne'  raziocini ,  ne'  giudizj  ,  nelle  confc; 


fltl 

lizar 

errori,  (eoa  guarircene*  Si  veda  CMÙiét  Effoy 
^4>rigin.des Coni  Hmmkin. PaR.ÌL' Sedali.  G&ap?'L  IL 
t      n   Ottesn  il  Sig.  de  CottdiUac  olie  i  Filofofi,, 
cKe  hanno  ranco  (bricco  fuélt  enort  de'  Gfoii^  'deUpi 
fàncafia,  delle  pa/Boni,  avrebbero  meglio  fàcco  a  ba- 
dar meno  a  tali  decifìoni;  ed  aflài  pid  a  f/»ryifif^r  t'tn* 
tclletto,  e  la  fua  coftituzione,  come  fa  un  buon  Me* 
^Ico  ,  che  cura  piurrollo  il  compleflo  di  un  ammala» 
debole  con  fortitìcarne  il  cemperamento ,  che  con  cu- 
^^i  varj  fìntomi .  V  unica  origine  degli  errori ,  dice 
il^Sjgnor  de  Condillac,  che  fia  Tufo  acquiftato  di  ra- 
gionar fiiUe         (eoa  di  averne  idee  precife,  anzi 
.C9a  idfe  o(cim,  -e<l  mdeqaate,  dalle  quali  poi  è  ot- 
to 1  abnio  d^.  i»ip%,  c]>*.  è  idadvp  all'  abnlb  delie 


9S 

lizar  ridee  c  Te  foro  engioi ,  con  Ken^^on* 
dinaro ,  é  £eii  difporre  con  metodo  ì  laziò*' 

cinj»  E  perchè  i  fonti  delle  noHre  idee  fono 
o  i*  intima  conofceiiza  di  noi  fìelH ,  o  i  fen- 
fi ,  o  1*  altrui  teftimonianze ,  che  fi  riducono- 
ancora-  a'  fenfi;  Per  analizare  il  noflro  iotei- 
ktto ,  e  vedere  fé     idee  interne  fieno  ,  p 
no^  adequate  ^  conduce  la  Logica^  e  Ur  Me- 
tafifica;  per  i  Ibnftj,  e  loro  errori^  m  fl^ 
fcuoprono  dalia  Fidca^,  e  dall'  Htori'a  naru* 
rale  delle  fenfazioni  ;  e  per  gli  errori  che 
nafcono  dalle  teflimonianze  c*  ilTruifce  la  Cri- 
tica ».  niioria  ^  l'arte  di  ben  capire  ,  e  bea* 
interpretare  tali  teflimonianze»  il  modo  con 
cui  fono  dette,  o  fcrìtte»  come,  dòve^  dli 
chi  ,  percBè  cr  vengano ,  il  pefo ,  che  deb^ 
Bon  &re  a  noi  j  ed  agir  altri le  confegoefi- 
ze  ,  la  qualità ,  ì  coftumì  ,  la  fcfenza  ,  la 
nazione  ,  gli  fludj ,  l'indòle  di  chi  ci  tra- 
manda tali  tedìmonianze,  ed  il  pefo  di  laìh 
aatorìtà  umane  . 

.    .   $.4^  Le  Autorrtà  (onOjer.divrBe,  .o 
mane  •   DeiP  amorità  divina  parbno  i  Teo- 
Ibgi,ed  appartiene  1* autorità  divina^ aH'lAo* 

ria  Sacra,  alla  Religione,  all'eloquenza  Sa- 
cra. L'autorità  umana^  appartiene  airifloria 
umana  ,  all'  eloquenza  profana  ,  ed  al  foro  , 
Ci  fi  tramanda  tal'  autorità,  da'  libri ,  e  >  dalie 
telUmonianze  de' dotti  V 

idee  .  Sf  vech  Canditile  EJfajr  fur  P  origin  des  Connoif* 
jcncu  himAìnts  P;  Ih  Se^  Ih  Chap.  i-  &  x*^ 


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97 


CAP  a  IL  • 

Bàr  autorità  umana  de  lib^i  ,,  g^  ddU^ 
u^imomanifi^ 

é 

AoBoriti  Oman»'  ^peoìe-  iil  confenfo  , 
o  didènfo  dedotti,  e  degli  Amori.  Per 
bea  giudicare  full'  autorità  umana  ,  olire  i 
•lequifiti  interni  di  un  inieileiio  favio  ,  pur- 
gato di  errori,  iilu minata  ,  fi  richiede  una 
perfetta  fcienza  ,  ed  efame  dell' opimom  ,  e 
de  libri  di.  quei  datti^.de'qijaU  G  viiole  ri* 
«uture  r  autorità,  ò  ricevere  Si  dee  entra- 
M  neHa  liiigu».,  ne*  giudfrfh,  ne*  penzicri, 
jàmOsmc  ,  nelle  qualr  era  T  Autore 
«ne  filriue  ,  o  parlò  j  fi  devono  fàpere  le 
c^ufe  occafionaii,  che  r  indulfero  a  così  feri- 
'  ^f®,  >  ed  a  cosi  parlare  ^ ilUbria  ,  1^.  aotl- 
chrta  ,  ì  coltami  ,  le  leggr  ,  la  religione  di 
quel!'  Autore  ,  ed  i  rapportr  che  egli  ebbe 
contemppr^Q^  ^  Ja  maniera  ^  colla  quale 
Xm^U^  fi         '  *  fi  fvi. 


t 


J8 

fi  Ariluppaiaiio  le  fiie  idee  ^  e  P  lOoria  de^ 
progreui  ddb  conofoenze  delP  Autore  ,  la 
itia  educazione  Fifìca^e  Letteraria.  Deefar- 

fi  in  fomma  un'  efame  analitico  di  tinte  le 
cìrcollanze  in  cui  era  chi  feri  (Te  pria  di  fcri^ 
vere,  e  quando  fcriHe  .  Decfì  leggeiK  il  li- 
bro metcendon  il  Lettore^  per  q^uamo  piiY  pop^ 
neh'  idee  deli^  Autore  ^  e  legeodo  ii  iibco  » 
non  già  per  impalare  »  ma  per  ^udicarlo  » 
e  chiamarla  ad  cTame  •  Ma  ia^gna  nelle 
Scuole  la  vera  arte  di  cosi  leggere ,  di  cosi 
capire,  di  cosi  giudicare  de'libri  (r)?  Inve- 
ce di  quell'arte,  s* iafe|[Q&  l'arte  di  noaca.'» 
pirgli  pec  lo  più  % 

(r)   Cototo  ctc  fcrivono  le  vite  degli  Atiton\ 
invece  ai  deicriverci  i  facci  Idorici  de*  viaggi  dello 
Scrittore  ,,dclle  fiic  Cofc  doracRiche,  1*  epoca  de 'tempi, 
'ric*quali  publicarono  taluni  i  loro  libri, le  loro  malattfe, 
i  loro  tettamentì ,  i  loro  motti  ec. ,  f^irebbero  afTai  me- 
-glio  di  darci  un'analid  ragionata  de' loro  libri  y  e  un» 
.iftoria  Filofofica  dello  fviluppo  delie  loro  idee ,  fiftemi, 
penzierii  e  tutte  le  caule  occaflonali,  che  hanno  inHui- 
t6  nella  maniera  del  loto  peoMce».  t  i^l  loro  feri  vere. 
Co^  Olà  6  ofiiebbttO'  ^  Anton  ,  e  cod  6  ambke 
rifiorì»  Crìtica,  e  ngìoMia  de'  progress  dcUtfitteMW» 
•e  -chi  Icfi^  ricaverebbe-  infinito  utile  dagli  Aiuori de* 
.quali  fi  ndlitarebbe  aflai  riatelligenza  >  e  (1  aprirebbe 
>aib  campo*  al  ben  peokale  •  Nelle  Scuole  poi  fi  cre- 
de pei^  lo  pìd  ,  che  r  iittetligenza  della  lingua  LàtiAa 
'Greca^  lodàna,  Francefe  »  Inglefe  ec.  ila  quella,  che 
ti  fa  capir  gli  Autori  ,  e  fi  confuma  il  tempo  tutto 
.nelle  lingue.  Ma  le  lingue  dipendono  dall'idee,  ne  fi 
|>onno  ben  capir  le  parole  fenza  CÉofr  T  idee  •  ISiU  s* 
infègua  il  meiodo  da  apir  i'idte  da'Ftloiog^y 


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5> 

^  2^  Bifogna  fiper  conèleete  i  veci 
dbttr  da* falli)  anaiìzandì>' te  operazioni  intei- 
kttuali  degli  Autori  ,  efainiiiando  gir  iludj 
da  efll  falli,  IMfbria  delle  loro  opinioni  ,  e 
come  e  quanto  in  elle  abbiano-  ie  cauie  oc* 
caGonaii  influito;  e  (1  dévono  iegere^  e  (ce- 
giiere  gli  Autori  i  più  .  dotti  ,  rpiù^  iavj  f 
più  grandi,  i  pl&/ utili,  cioè  quelli  ohe  reo- 
dono  migliore  V  Uòmo- rei igiofo  ,  P  Uomo 
morale,  l'Uomo  Fifico,  e  l'Uomo  fociale; 
ma  tutti  queQt  libri  fi  devonoAiegjsre  medi* 
tftndo ,  e  ragionando  • . 

I,  5»  Ttiiti  gli  Autori  non  irpiiati  da 
Dia ^  e  non  JHooiinati  daUa. rivelazione  y  G 
potEòQo  ingannare  ne' &tci  ^^e  ne'  raziocHiK» 
ù  per  i  pregmcfoti  (y  per  Brevità^di  meii^ 
,  o  per' una  niente  troppa  (bfifUca  ^  a  per 
dafiicità  foverchìa  d' ingegno ,  o  per  lentez- 
za del  medcfimo,  o  per  malizia,  o  per  pre- 
giudizii  di  educazione  letteraria  ,  o  per  lo 
ìpfrito  di  fìfleml  •  Circa  iet>pinioni.  poi  della- 
imititaditie  fi  deè  (empie  rìnetteré,  quale  fia 
là  loro  origine  ,  e  lo  (lato  di  quella  moki- 
fudinev  che  ha -tali*  optoiohi  ricevute  ,  e-di- 
▼olgate.  Se  quella  è  una  moltitudine  di  dot- 
ti ,  .fi  dèvono  in  particolare  riftettere  i  re- 
'qinCti,  e  qualità  di  que* dotti,  lalorofcien- 
2a  M  probità  ^  .raziocinb ,  i  loro  lìai ,  .ie  cir« 
coftànze  tutte  .  Se  por  (I  tratta  di  unar  mol- 
^udiné  di  popolò^}  bifpj^si  e(àmiaare.*opo(i« 
niloieQte  i  gpdi  del  pensare  >  le  Idee^ ,  la 
^Ubltta^abaibarie^  di  quel  pppolo»  diquel- 


Ì8|  nprioni. ,  fefapre  «naJizaQdo  Io  rpiriio ,  e 
le  onginijiii.iquì^ie  v<K5l.,.,<)i  que'  rumori, 
'  di  quciraiU9rità;4cIrVolgo.  In.tali  cìrcoflao* 
ze  hi  fogna  Capere  i  varii.  fenomeòi  delle  .paf» 
fjonì  lunane  ,  e  come  ^Te  operano  ne'  varii 
tempi  y  ne'  varii  individui ,  c  nelle  varie  età, 
pi^  varii  ..cliqiii  ecr  £ccp  dunque  quanto  ci 
j^ie  per  giud^ai^i  bene,,  deli',  auiorità  Uii^a-. 
ÌP  de',  libri  ^ 'e  per  ben  capirgli.  .  .   «  . 
§.  4.  Qiianc^    .-verità ,  i'  evidenza  ,  la 
ragione  abancjkxianó;  i  più  grand*  Uomini , 
ed  i  loro  libri ,  dobbiamo  afiche  poi  abbaia 
.donare  tali  libri ,  o  leggergli  con  precauzìo- 
•DC  >  pC""         inciampare  in  tali  errori  ,  o 
p^r  copofcergli  i  detti  errori  ,  o  per  confu- 
*  largir  ,  |alpi»  il  quadra,  degli  alirui 

«rroiì  ferte  nob  poco  ad  idriiirci  ^  Con  que^ 

tìé  brcvcn2f0ni.fi  devono  leggere  tutti  i  libri 

cclf  amicbe  Filófofiè  prbÈijc ,  e  buoiia  par* 
/te  di  quei  moderni PifefoR,  elle  fifonoabu- 

faii  del  nome  della  Filofolia  per  far  delirare 
,f  umano  intelletto  ,  e  per  illrappare  dalle 

mani  degli  Uomini  le  verità  le  più  utili  dei- 
jivelaaùione  •   ton   fimili  .  precauzioni  fi 

•d^von  .leggere  i  ^bri.. delle*  antiche  lllori^ 

fiiSÉMe-,  «  *Ue  «odtttte  (i).  Si  dee  giu^ 

*  '   ,  •  •    •  «i  --  '  *    T  . .  '*    c.  •  •  ' 

Chi  non  sa  .leggere  rag^ionando,  e..cliÌ.^Ott 
leffffc  con  precauzione,  non  dftvre^jbc  Jcggc»  «Ul».  li- 
bro,  e  molto  meno  i  libri  pcnool«a  ,  edcrrèiHIb  giaC; 
.che  legeciKiogU,  pi*^<?r>Ìt 

bcj  c  £  poi  V  ^rofi.Mc«>  »  8^»^*  »  «  * 

rcii* 


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dfeari»  aeTIfM'  l  è  ^ffiakà  de*  grand* 
Uomini,  e  dì  ognuno,  (en^a  badare  aggran- 
dì nomi  degli  Autori,  o  airofcurità  Socia- 
le di  efiì  ,  ma  atiendendo  uoicameute  ^is 
cofc.  '  ^  : 
J»7jf«  M.  Rouflèau  Ex-gtcncurfno  efcFa-* 
ma  »  acre!iDiente  nel  fuo  EaSio*:  Qimì  /  utt* 
jowrs  in  Innrìifi  QueBé  filtel  epàh  nimdéi 
ciamazione  -contro'  I  libri  (3)  ,  ina  al  folìto 

tetigiÒne  ,  porterebbero  la  perpetua  mina'  dell*  Uomo  * 
Con  faviezza  duncjuc  ,  e  per  bene  (bmtno  dell'  Uomo 
^ciemificp,  .deli'  UoaiQ  r»loral€^^^..cleir  Uoino  religiolb 
1^  noftra  Santa  Chieià  Cattolico-xoipaoa  vieu  ftaCo  del- 
la lettura  «li"  eerti*  libri  a  oer^  perlboe ,  e  'nòn  conoéiL 
èc  hcoìxì'di  leggergli,  (e  ttón  dopo  l'elaine  di  aM»t« 
te-circoflàitte,  e  lequiiiii  .  Ad  un  fanciuIlQ  incoaiide* 
fati»  iì.doeiifroibiro^  l' ufo  dalla fpada*  A  ciù  uo»  fifa 
ircgolars  9.  e  pùù  (à  iàr'  uCo  dei  i^io  incclletto ,  viep  la 
Ivgi^e,  e  C09  ragione  lallontana  dalle  cau^i  die  po- 
trebbero renderlo  pravo,  ed  infelice. 
^      (5)    Dice  che  i  libri  ci  fanno  confuinarc  il  tem- 
po, ci  rendono  inutili  a  noi,  ed  agli  altri,  che  c* im- 
palano pregiudizi J ,  ci  fduuo  vedere  cogli  occhi  altrui, 
ci  fauno  pcttler  di  viltà  il  Mondo ,  che  i  libri  fono  in- 
finiti, là  icelta  diiSìc  lc,  che  vuoici  piti  (cienza  per  ca- 
pirgli ,  e  Capergli  ,  che  per  avere  le  cacamoni  in  'efli 
coniemites  cito  ifS»n  hnods  «nibnó'  {KH&ì,  orariflitn^' 
dm     rìdocopo  a  vana  pooipa  ,  che  d  fiume  aflìird^ 
nel  ponzare  :  Taiui  rofìfmi  quante  idee,  e  <juante  pa-] 
rok  ha  dette  il  Hoiifleau  circa  i  libri  io  vàrie  (he  ope« 
re.  Egli  che.biaiiaia  canto  i  libri,  non  avrebbe  dovu- 
to fcrivcr' tanto  .  Ecro  la' prima  contradizionc  .  2.  Ne* 
l.-bri  del  RoufTcau  vi  Cono  ,  o  nò  i  difetti  ,  che  biafì- 
nia  ,  negli  altri  libri  <  Scrive  egli  libri  per  condannar 
1*  iiTo  de'  li^ri  •  &  £uò  dsu^  ^atiiìuo  maggiore  ?  Con 


I 


102 

di  tale  Autore  non  dìftingue  il  buon'  u(b 
dalParxifo  e  s* inganna  in  modo,  che  i  veri 
Savii  in  luì  veggono  un'  infelice  Sofifla,  che 
agir  ccdìì  de^poco  avveduti  ièmbra  un  ^ran 
FiIoib£d      i  ed  avrebbe  detto  l)ene  ii  RoM& 

* 

^'inl  lorica  poi  ard^ce  di'iàvellate  ^  mm  Mt^»^ 
giontrì  &'libn.,  rena  6ìtt  i  beni  »  die  daMibri  fow) 
derivati ,  e  derivano  }  Come  conièrvarfi  le  cono(cenae 
acìli  iènza  libri»  come  tramandarfi  a'pofteri  ?  Si  devo- 
no p.ì  xijBXtxni  fingi a2ian;enti  agi*  inventori  de* libri ,  a* 
I. fé t  valori  .delle  xoiè  utili  •  .£m  -dmi^  npitpQQB  d 
KoiilTeau . 

•  '      (4)    Qual  Filofbffa  è  mai  quella  di  aver  (èmpre 

la  mira  di  ani:)cnraic  la  Socieù,  e  di  ridurci  allo  fta- 

10  b'ii:ale  ,  c  felvaggio  ,  del  quale  tanto  il  RoulTtau 
iémprc  e  (alta  i  vantaggi  ì  Qual  Filofofia  può  efler  niat 

11  ofaiiniar  le  fcieìize,  Je  arti,  i  libri,  la^oolimaf  Un»» 
ice  ^oi  r  ìrraziocinio  alT  empietà  quando  dal  6x0  Vi* 
cario  .  Savoiardo  ^  «leclamarè  coMro  li  melnmie^ 
die  è  V  noica  ba^  ddl'  mnaca  iblicil^  ,  c^ndo  fedi 
nettcr  fuoco  alle  Citù  ,  contro  le  qtiaii  efclana., 
«uando  .ci  dipinge  le  Capitali  conìe  (èdi  di  vizii  ,  e  di 
abominabùòni  •  Dunque  per  lui  le  fole  Telve  ,  le  iòle 
<ìere  fono  (àvie,  e  felici?  Ecco  quelli  che  fi fmaltifco-. 
no  per  gran  Filofofì ,  e  per  granai  Savii  !  Ecco  le  rtol» 
te  guide  che  T  incauta  giover  m  del  fccolo  fccglie  !  Ec* 
co  la  Logica  de*  Sofìfli  che  hanno  irr.Ibcrara  la  ban- 
diera cel  Dcifmol  E*  certan^ente  una  òcnienza,  e  pal- 
aia atroce  il  biàfìmare  le  fcienzc  ,  le  arti  ,  i  libri ,  la 
religione ,  la  S<>cietà ,  le  Cit:i  Capitali ,  la  cultuia ,  e 
icriverè  intanto  iilri,  e  trànati  di  edncidofla,  Emtlv^ 
Contratti  Sociali,  e  -volere  fconvolgete,  -è  dlioooaie  le 
l>ari  le  pili  falde  deO^  umana  felicita  •  £  pur  fi  le^e> 
e  ii  loda  cai*  Aotpre  da  molti  cernili  epikttici  ,  che 

^^"^^  rimettere  ,  e  che  beeao  quanto  lor  Cota^ 
«almftia  di  tcIcao  Ja  ibfitici  elo^pengee  di  ni  ÌUuma-. 


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105 

feau  ,  fe  'A  male ,  che  dìfk  delle  fcienze ,  e 
de*  libri ,  l'uve  (Te  detto  de^  fuoi  libri ,  e  del« 
le  Tue  fciepie^  delle  qvuili  ha  £itto  tanto  abu- 
(q  ,  fptto  preteOo  di  6r  guerre  al  vizio  ,  e 
dv  tAwpo  alle  virtq  (j)  .  Cosi  firn  molti ,  a* 
quali  r  incauta  giovea(Ù  «I  ^(^0  b^  dato  il 

^iere  trateftito  Ja  Filofofo,  in  alcaite  e^^ionì  M  £  cui 
€oHtfiUt9  SctiéU  a  ^tit  una  Lettera ,  nella  aliale  egli 
chifHVi  le  belve  fi0i  -m^fin^ii  «  <  ^i<MMmt  Owr 
ut^'Kiutan^  ,  p  tinaocit  «Ila  Societl  Civile.  Non  ^ 
vergognano  i  pietefi  Filofofi  di  tal  Logica  ? 

{5)  Se  tiiuno  avefl^  fcrittti  libri,  come  il  RouT- 
fean  avM&ibe  «gli  tmpai'ate  le  Scienze»  Come  egli  ar- 
cebbe  potuto  TPPtf*  fcxxftxtì  Come  acquiflare  idee  tan- 
fo ftrane?  Egli  colla  mafchera  finca  di  voler  far  guer- 
ra al  vizio,  cerca  da  per  tutto  introdurlo .  Il  fuo  Emi- 
lio tende  a  darci  un'educazione  ferina,  e  non  fociale. 
Il  fuo  contratto  Sociale  contiene  mille  afTurilili  ^  fino 
a  volere  attaccare  il  Criftiancfimo ,  che  è  1*  unica  baie 
ilelj?  feliciti  Social  tncbe  coiifi<{ei«l»  ièW  ÌArapporio 
et  Mmido»  e  alla  Società.  Nei  Rohmweo  della  Noveilg 
mMk  i  ffcue  ^  omo  ptd  eonlottQ  m  trionfo, 
^  più  matcbeiat»  ^ot»  la  ^'rllà  4elle  viit^  «  come  è 

iMK>.  Ma  peggiore  Fikili»fia  te(picano  tutte  k  al- 
tre fuc  opere,!  difcorfi  «oatro  le  tóenie>e  le  lettere, 
«le  diflcrtazioni .  E' Itato  pcoilotio  tal* Autore  per  dimo- 
^rarel  a  ^ual*  akp  grado  poflkno  condurfì  dal  cervello 
umano  le  ftravaganze  ,  e  la  follia  .  Mai  ad  abbaOanza 
il  ponno  riferire  le  fue  contradizioni.  Scrive  drammi, 
c  biafima  le  Comedie  .  Vitupera  le  arti,  e  le  Città,  « 
Vive  nelle  Città,  e  feriva  Diziooaiii  4iMnÌk»:>  e 
coglie  erbe  nelle  montagne  facendo  ilaBotUMCO,  fmfi 
A  hifu  Mot^i/t^  ^éUa  òa/ék  .  A«CMmÌt  làcclieftye^ 
Aeorolge  le  proprie  ,  e  ralfrai  idee  9  erramele 


X04 

6.  £*accaduto  alisrfimatori  delie  Sà» 
te  e  de)  iibii  ^  che  Topo  inciampati  in  mn 
più  grandi  fnvece  di  correggerci  da  viifi  mi* 

nori ,  onde  un  Savio  dovrebbe  chiamare  ftol- 
ti  quei  Fiiofort,  de' quali  può  ditfi  dum  l'i- 
tam  fluid  vitia  ,  m  contraria  currunt  (6)  ed 
Orazio  avrebbe  chiamato  Rouflèatt  LabiOiiM 
Hifanior  (7) . 

7.  Vi  fono  è  vero  molti  abafi  àf?  li- 
bri ,  ina  gli  abuft  fono  inreparabUi  "daile  co« 
fe  limane  .  Vi  dita  un  Savto  :  I  buoni  ,  i 
fav  j  libri  fcn  pocbi  ,  cercate  i  pochi ,  capi- 
ttpii  bri. e  ,  efcminatfcgli  ;  e  ributtate  luiii  t 
iiUi  cbe  iion  tendono  V  Uomo  più  feiicc  j' 
più  dotto ,  più  utile  a  fe  >  al  Sovrano ,  alla 
Patria  «  alia  Jleli^pone  .(8}  ^  Sono  da  biafi- 


Tiphonéo  per  aver  ben  degno  luogo  oell'  Iftoria  de^ 
•Ittfc  oicàeini  Filolòfi  erranti  •  Crcdoa  olmi  die  fi| 
un  grutt  peniance  •  JUa  .  le  lue  opere  ad  ogni  pagina 
•d'.mrArao  '1*  oppoflo  •  Non  capì  ,  che  riducendoiì  gli 
Lcun  ni  nelle  leJve ,  k  felve  <ii9errebbeto  Cicti^  com^ 
laccadde  -nelle  -prime  «riginijche  non  ii  paò  vivere  ièo* 
-aa  arti ,  religione ,  (cienae  ce. 

{€)    liorat,  Sctyr,  tibr.  i«  iéU^u  JL,  pirfm  2^ 

(7;    Ja:m  Satyr,  Hi.  v  85. 

(81  Anricamcntc  i  Xhù  erano  rari  ,  e  migliori, 
Ogjri  ccOa  affai  p:ù  il  comprare  una  gallina,  che  un* 
Ctìzìo  ,  un  Vugu:o.  Ognuno  ftampa,  e  vende  i  (uoi 
'•pena:eri  nella  forma  io  jfó/.  »  in  S.  »  in  4*  :  Gli  um 
(  ^ce  i'Jlnioie  das  Jàii^ues  .dMtAmuB  DiaL  2% .  ) 


ICS 

,  uakù  gli  sbnG  4ea>ìi,  Dòori  libri  i  Moia 
volumi  in  folio  fopra  certe  inutili  antichiiàt 
e  medaglie  ,  infiniti  Tcritti  de  pugna  DoS^ 
rum ,  moltUOme  opere  ài  controverfie  Fiio- 
fotiche  ,  fono  cofe  inutili  ;  «la  i  libri ,  che' 
ci  fcoprono  i'Klorìa  delle  arti,  e  delie /cicn« 
ze  ,  quelli  die  ci  mcArano  le  kggi  di  un 
irero ,  fodo  ,  e  vamaggiofo  tiiile  »  quei  che 
ci  conducono  alla  temporale -ed  ali*  eterne 
leiidfà ,  fono  libri  «tiliflunr ,  ^  ioderoiifllmi; 
ena  fono  mutili  poi  tanti  eflratii ,  con^endii. 
Dizionari!  ,  ne' quali  fi  ripete  T  itnmenfa  ed 
^-erudita  noja  di  ccmpiiare  quanto  0  è  fcover* 
io,  criticato,  errato  nelle  Icienze  ed  artij  è 
-coti  ciefte  ii  MoiK)poiio  nella  Republica  J>|. 
terarìa ,  e  le  incertezze  nella  foeba-^fe'Ubri^ 
Quelli  ^bufi  Ji.dombbeiofGQprìie^^Don  già 
jUafimarC  i  libri ,  e  )e  fcienae  «utili  •  ; 

$.  t  *er  far  inion'  ufo  ^*libri ,  e  bea 
capirgli  vi  è  T  arte  Critica  ,  cioè  f  arte  di 
vben  giudicare  ,  fecondo  la  Greca  etimologia 
<di  tal  voce^  Quell  arte,  infeparabiie  «jdallVarte 
liogica ,  è  infeparabìle  altresì  dalla  vera  elo» 
*guenza .  V  arte  Critiea  Jia  illuminati  ¥Mio^ 
ria ,  la  Fiiofofia  «  le  umane  conófoente  ,  ha 
^dileguali  gli  wori       le  woe  opinioni , 

*  ed 


▼endono  ì  Fogni  dì  Platone  ,  altri  le  imprudenze  «K 
Diogene  .  Si  fknao.  clUatti  4i  Aii&oàac^  ^  dì  ^'^'^ 


ìo6 

ed  ha  riflabiiiio  il  txàmaai»  mf  Tuoi  drii<» 
ti(*). 

$•  5*  L*  me  di  ben  giudicale  quando 

ci  ferve  per  guida  generale  ali*  intelletto  ,  e 
alla  ragione  in  condurci  al  buon  gullo  delie 
cofe  ,  e  delle  parole  ,  allora  comprende  le 
fcienze  tutte  delie  cofe^  e  delle  parole»  dal% 
le  quali  è  inreparabile  •  Ma  poi  .m  particola^ 
ne  fi  conGdera  V  aite  Critica ,  come  direttri** 
^  Doflm  nelle  legoie  di  conofeere  i  vartt 
gradi  dell' autoriti  umtaa  de*  dotti ,  e  de^lo* 
ro  libri  >  la  genuinità  di  eflì  libri  ,  il  modo 
con  cui  debbon  capirfì ,  e  fpiegarn ,  le  con« 
fegiienze  da  ricavar fene  ,  e  Tufo  di  elTe  con<* 
feguenze  •  Gli  Scrittori  di  queff  arte  fono 
molti,  e  tragli  altri  il  Clerico.  Vi  èi  chi  ci 
jba  daii  CauiogU  di  lotti  gli  £oitlori  deiif. 
ane  Critica  (5^) . 

f.  la  Uaite  Oitiea  è  la  plà  neceflà* 
ria  all'eloquenza,  per  regolare  il  raziocìnio» 
le  parole,  i  fatti,  giacché  effa  giudica  Tidee» 
k>  Alle  9  i  Ggniiicati  >  e  ia  prcf>ricù  delie 

jpa^ 

{*)  L^tne  Tritlca  ìofegna  a.  conofeere  ,  e  %é 
erìrate  «elio  (brivere  t*  ofcoriii ,  e  le  liie  eaufalf  ,  die 
oalcDM  «  iat  'mìit\hnù,  «  dall'irte»  o  ^a'CiADi  dét 
i^e^ ,  cioè  delle  farole  «  cofe  tutte  Inile  quali  la  critioj» 
«  la  vera  Logica  cMllumiiiano .  La  regola  della  Criti- 
ca per  cooolcere  la  vera  ,  e  Coda  eloquenza  in  qual 
libro  G  truovi  è  quella  appunto ,  colla  quale  Cicerone 
infegna  il  modo  da  conolcerc  chi  fia  vero  OraccM'e  t 
^ui  diftin^e  y  qui  explieate  y  qui  ahundarter  ^  qui  U'* 
luminate  6*  rebus  ,  Ù  Vtrhis  dÌ€UOt  •  Cietr*  4t  QfM§f* 
iibr*  3,  cap.  14. 

Jf^tiUh,  Hiftor*  Crùit*  Léùn»  Li/Jgt 


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107 

pafole,  la  verachà  de'fatti^  delle  tefiimonìan* 
«e»  delie  fMmove<««b«  Varte  Cikica  c  dun- 
^pie  r^rte  vera  'dèi  biton  £u{b^  e  del  ibd» 
raziocinio  (io)  ,  ed    anche  T  ane  ,  cfco  ci 

dà  ie  regde  a  poter  bilanciare  le  opinioni , 
la  maniera  di  fcrivere  ,  e  di  peozare  di  urf 
Autore j  la  Tua  genuinità  ,  Tane  di  conofce>- 
aa  «erti.  Ubrì«  certa  conoefiìoiii  ,  t^w 
mniaiae,  certe  cofe^  che  ripugnane 
pi  ,  a*  luòghi ,  alle  tjrcoflaaae  ,  ai  waue* 
Te  'de*  tempi  ,  e  Mie  pssbm  >  4|I]r  S 
attribuircono  •  Si  ^eda  il  Clerico  nell'  Arte 
Critica  Xii)^ 

CA. 

(io)    Quindi  c  che  Lord  Kaimcs  intitolò  E/t^ 
ihents  of  Criticijm  il  fuo  libro  fui  gafto  ,  -e  Pope  fcrffle 
il  iùo  Saggio  di  Criti€a^  opera  dotta,  e  fàvia.  L'ar- 
te critÌGl  credono  gli  fioHi»  cite      Tarte  di  dirciale^ 
di  (ciìm  Jibercoli  inetti ,  e  imledid,  -diflèrtasioiiì  mor- 
dici    Jnette  ,  Applosie  ,  Jlii^fte  ,  Lettere  ce.  ec^ 
edè  fofite  «  idi  ^rioiMt  dèlk  LeaesaStta  ,  4!  dif 
t«fB,  die  non  fatilo  alvo,  cke  »id«e»  lfla«a«Nii|^n^ 
•dicare  .  Queftì  noo  è  arie  Uìnta>  ma  arte  di  fioUei^ 
ai ,  di  BiaÙicf  MI  y  di  le^rcm»  di  malizia  .  I  Zoìj^ 
non  furono  mai  veri  Critici  •  A  quefta  Claflè  appar^ 
tengono  le  opere  ragionate  ,  e  fondate  fili  gindìcare 
dei  buon  gullo ,  e  non  già  le  Diflettaftioiii ,  le  brochav 
ICS,  li  pamphlcts  di  moiri  italiani  ,  IngleH ,  Franccfi 
wrc  clie  vivono  un  fol  giorno  .  Chi  voleflc  legcri 
favie  oiTervazioni  fopra  i  libri  diverfi ,  c  loro  «(L 
-Cd^lfctlildbvri  ksere  iì  Seldcuo  de  ufu  librorum  O 
«#Mi  tfMSrl  Sà^i  %raorì  di  evkirfi  da  quei  diefcn* 
TOM  Ubn  d  di  i^esfi  FSigniiM  ISwdenno  ndropei« 
«Mcafcn  alquanto  dm  ioBwliti  <^fimix  LUu^ 

{ì  i)    L'  arte  Critica  è  iidcparabile  dalla  P^m* 


DJk  td  mari  thn  da  (UripmWé 


Gli  errori  xhe  narcono  dalle  parole  Tono 
infinid  >  e  poDono  gU  errori  delie  pa- 
iole leAderd  orcuri  i*  fenG  degii  Autori  ,  e 
farci  tiraVederé.  Le  lingue  »  e  le  foroie  hanno 
diverfi  ufi ,  e  fi  dee  didinguere  in  effe  P  ufii . 
Civile  ,  r  ufo  Letterario  ,  l' ufo  Filorofico  , 
r  ufo  popolare ,  i  varii ,  ed  infiniti  fignifica- 
U  f  gli  equivoci  ,  i  trasiali  ,  le  uietafore  ,  le 
Tod  dette  fioonimiche  ,  le  varie  idee  attac«  . 
cate'  alle  parole  in  varii  tempi  ,  fecondo  le 
varie  epoche  deiia  cultura  delle  Società , 
giacché  le  medeiime  parole  in  varii  tempi 
hanno  rappiefentaie  varie  idee  diflercnti,  on»* 
de  tutto  c  divenuto  metafora  .  fenza  che  il 


1 

I 


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volgo  fe  ne  avveda  •  Le  paiole  fono  i  pmm 
ó  ,  «he.  tonianD  Tempre  gi'  ifleiB^  in  una  ta«* 
vola  ,  ma  contengono  vivande  divériè  (i)^ 

come  in  tutte  le  lingue  fi  può  o(Tèrvare  ;  e 
quindi  rifulta  eìTer  difficilifTima  cofa  il  ben 
capire  di  antichi  Autori  ,  cioè  attaccare  alle 
farole  quelle  .idee  che  elfi  Autori  attaccava- 
no 

.    (f)   Se  ne  ponno  aj(]arre  efempii  inSoiti  •  J>§f^ 
ma  inGrcoo  diooto  la  pelle  degli  animali.  Ma  perchè 
pW  antichi  primitivi  Uomini  non  aveano  altro  letto , 
Le  non  le  pelli  fcorticate  nella  caccia,  fi  dille  dormirep 
il  giacere  in  quelle  pelli  .    Poi  mutata  la  qualità  de 
letti  la  parola  dormire  ebbe  altri  (énfi.  JLegere.  ne'pri- 
mi  tempi  dinotò  raccogliere  ^  raccogliere  clandejiinamert» 
Ut  poi  nthart ,  indi  u  è  trasferito  a  dinotar  la  Utm^ 
fa  y  la  fciliA  •  Lictiu  (celto ,  dìftinto  «  Letto  il  laogo 
da  dormire,  ec»  L*  antico  verbo  Greco  Stihi^  dinoti 
calpeftare,  onde  Stiàcs  dinotò  il  ve/tigio  lalciato  dalla 
pedata ,  poi  la  via  ,  poi  dinotò  i*  itidagarg  la  traccia . 
Quindi  Stibaros  dinotò  den(b  ,  grave  »  fermo  ,  roba* 
ilo.  Siibades  dinotò  poi  quelle  frondi,  e  auelle  tene-- 
re  erbe  fopra  le  quali  fi  dormiva,  perche  aormendo  fi 
calpeftavano  .  Quelle  furono  le  prime  culcitre  degli  an- 
tichi ,  Stibadion  ietticciolo  ,  come  il  torus  de'  Latini  ^ 
rorulus,  Soihe  Furono  l'erbe  tenere  ,  Tulle  ijuali  dor^ 
lui  vano,  gli  antichi  ,  e  perché,  quell'  erbe  fi  univano  » 
ed  ordinavano ,  Jiibaio  dinotò  pria  ordinar  qoeli'eibe, 
poi.qoaUifia  99(3^  ^fiiph^s  poi  dinotò  mtmm*  Cmtx^ 
Coééx  ,  lAhet  f  Fùàtm»  dinotarono  ànticamente  le 
.  corteccie  degli  alberi,  e  parti  di  effe  cOrttttie  ,  poi  i- 
libri  ,  fecondo  i  progreiu  deOe  atti  *  J>e9  ,  c  Dea, 
verbo  Greco,  dinotò  prima  predare  le  produzioni  del- 
la Terra,  poi  Dtmos  fa  preda  di  caccia,  poi  Demos 
dinotò  gregge  ,  Demon  Paftore  ,  poi  dinotò  predatori 
HfioUnti  ,  e  poi  fi  diedero  infinite  idee  a  tali  parole* 
Molti  efempii  altri  ,  anzi  infiniti  fi:  ne  potrebbero  ad- 
durre •  Si  veda  il  Blackwell  Enquiry  imo  lift  and 
X^ritings  of  Homer  ScS.  IH,  pag,  41»  nQhN»»  ed  il 
Geooveii  nella  Ina  L^ficé  béùmm  •  . 


m  (2)  *  B  fimC  firulu  la  neceffità  idbt 
Wobm^  per  PeioqjKim ,  peidiè  firila  fci  et» 

7a  delle  parole  la.  fi>la  Fìiolbfia.  può  illumì^*  , 
Darci  (3)«  CA- 

(a)  ^  lungo  fcriflc  di  qucftc  cofc  Gioranni  Cle* 
Ùoo  nella  (èconda  Parte  dell'  Arce  Ciiuca  ,  ove  parla 
delli  dividane  de'VocaboIi,  e  loio^aanm,  dell'arte  d* 
lAierpccnrgU  ,  delle  difCnilicadiiii  delle  Hotne  »  delle 
.tod  finoniaie  »  delTenfiifi  delle  pmle  »  dell  anbigait^^ 
dellt  qualitl  dc*figiiifican  delle  perole»  e  leco  nacun», 
iislie  voci  ùCoatttf  di  quelle  cke  aoo  kaaon  idee  zàt» 
qoate,  delle  anomalie  di  molte  parole»  dell' in^roptisi* 
A  delle  parole  ,  delle  loro  ambiguità  della. iirmcm. 
delle  parole  ,  e  dell'  arte  di  capire  gli  Auiori  ec  ee»- 
Tutra  la  feconda  parte  dcU'  Arre  Crrtica  del  Clerico 
à  è  impiegala  m  parlare  delle  parole .  Gtovaimi  Locke 
nel  Saf^\;:o  Filofcrfico  iuìV I.iuIItt/.i  C/'^jno  al  libro  5. 
parla  luiìgametKC  delle  parole  ♦  e  d^^u  errori ,  cbe  da 
•dè  derivano  ,  e  di  ratte  le  loro  qtuùtà,  ÌBipcrfeziom, 
«ktttoy  e  rimedii  per  efi-abofi*  Locke»  e  Gerico  fono 
AMorit  dm  eoa  OMt^igìece  iTiaarna  kaon»-  ttat» 
deelt  alwC  delle  puok  •  Uà*  cfeoi^  oiriofe  di 
airorì  di  fMk  imi  capne.  è  f  idea  Ipecla  sm  iètoedu 
figU  /isti  ,  *  fui  fmwtm»  dei  Prete  GioMni  ,  di  «ti 
tanto     è  parlato.  -       mai  ka  elìaKo  .  £'  der  raiK» 

J  inceodei  à  D^^iLsme^  o  il 

$  »  e  poi  per  »^  ciTerà  00  ca- 

.  ;fe  un  Prete  Gi^aa:  .  Si  veda 
•  I>es  tmaes  reUgumx  mnitL 


irerio  ,  e  c^n  fj"           ic  ia 

che       erro:: ,  c             •*  da- 

non  MI  ca«**:c  .-^durre 

.:dli  ìmpoiu^  .t*  >  coott 

ztmùà  »  ed  ..e'  ^oali 

eifaae»  e  -'*^gv  b** 

*.  €  p«no  I  !C  litfp»^ 


L.iLji.i^uLi  uy  Google 


CAPO,  IV* 

V 

XMT  JbivmfiMfc  » 

IL  m)n  poierfi  tempre  feóprire  ,  e  guflare 
fn  Oli'  ìttanie  !a  femplìce  verità ,  ci  rende 
bifognoG  di  raziociriii ,  e  ricerche,  colle  qua- 
li dobbiamo  inventare  un'ordinato,  e  chiaro 
metodo  di  perfaaderla  •  Per  perfuàder  TUo* 
mo  ,  bifogna  iftniirlo  ,  ed  illumiitaiìa  ,  mai 
per  iiluminailo,  ed  ifiriurlo  UTogoa  ^Iettar- 
Io  >  fiMpreQdc|to»  fiflarlo  .  £ax>  i  fand  idif 
mnmotm  detrEIoqiims,  che  dee  commu- 
tikHt  tigli  altri  le  verità  dalla  ragione  fco- 
verte,  per  fare  afcoliàrè  le  voci  della  ragio- 
ne per  meazo  delle  iai^g^ièQfiUii«  c  dcil- 
ia  &ntaGa . 

^  5*  a.  Ognf  rcfenia  ogni  fteelià  fai  i  lodi 
fanti  pardcoiari»  da'^uali  dedva^  t  fbpra  i 


ri 


\ 


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US 

^ali  fi  fonda .  Ma  V  Eloquenza  ,  che  ad 
gni  altra  facoltà  appartiene  ,  e  che  tutte  le 
abbraccia,  è  più  unfverfale,  ed  illimitata  ne* 
fiioi  finì  «  e  non  fi  devono  prefcrivere  uè 
leggi ,      ììmìd  aU*inyennoiie  dell'Eloquen- 
za ,  alla  quale  ooó  fi  poam  flabiiire  iimiti 
ceni  ^  e  fe  fi  ftabilifoono  »  non  fi  ba^  vera, 
jdea  dell'eloquenza  (i)  ;  e  quei  topici  ,  che* 
fi  fìfTano  per  T  eloquenza  ,  o  riguardano  ia 
fola  eloquenza  del  foro  ,  e  del  pulpito  ,  o 
fervono  d*  inciampa  inutile  a^  giovani^  o  nien- 
ice  gì*  iflruircono 

}f  Gii  argomenti  fono  i  forni  deli* 
eloquenza ,  la  quale  ci  rapprefenia  le  idee^ 
•  i  giudìzir  •  La  rapprefentanza  de'  gìudizìi, 
e  de'mottivi  de*giudizii  fi  chiama  argomen- 
to •  Ecco  dunque  le  progrellìoni  dell'  intel- 
letto (*) .  Idee  femplicf  ,  legami  d'idee,  o 
fiano  giudizii  ^  e  raziocioìi.  JUtinteUeito  con- 
cepì 

(i)  n  Profèflore  Olandefc  Wcitokirch  ,  Macftnr* 
£  Ret(otic4  in  Wicceioberg  ne'fiioì  Commenurii  al  lU 
brecdoo  <Ìi  EaOao  de  copia  rerum  O  verbo  rum  volle 
fidarre.  i  cDpict  delf  e!fM|tieiiza  a  ti.  prìmsrìi  e  tSo. 
fiooniam  »  clie  poi  mimen  con  lungo  led^fiflim 
Catalogo  •  jSrvÀ4t~  Weltdcirck 
éop.  vjhUI  ti  rer*-XiafU  %^  pag.  }5>  odtt.  ìai.  É-uffem 
fif^haredes  BrjrLing  1565. 

{*)  Si  veda  il  Sig.  de  Condìlfacr  Effay  far  i* 
9rigirt  des  Canno iffinces  humaines  Paru  /,  Sed.  Ih 
Chap,  yL  ,  ove  parla  lungamence  deli'  arte  di  difliiv 
guere ,  a(lrarre,^vag9iuue>.  compocrCj.  e  tam^it  ie 
^opfio  idee.- 


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cepilfcePhlee,  ragfòna,  giudica,  c-reloqucn- 
7SL  manifefta  coTegni  quelle  idee  ,  quei  ra- 
2Tocinii ,  qaei  giudizi i  (2).  Varie  cofe  han- 
no dette,  e  fcritte  i  Logici ,  ed  i  Rettoria 
delie  maniere  di  argomentafe  »,  delle  ^ua^i 
noi  brievemente  pariereiw)'. 

*  fi  V  argomentare  per  analogia  ^  è 
pef  fndcizionc  xf  il  ra»oeiiit<r  piA  oommune 
all'  Uomo  .  Vi  fono  molte  fpecie  di  argo* 
inentare  per  induzione  come  fanno  i  fificr , 
che  avendo  fperitnentato  che  varii  metalli  (i 
Iciogiiono  nel*  fuoco >  conchiudono  per  indù* 
»one  y  .che  fiano  totti  fuT^i^cc*  ec.  L*  inda* 
2Ìone  Oratori»  è  steno^eTatia»  •  Cosi  pieffo 
.Virrilio  Enea  argomenta  per  induzione' che 
fa  £roole  ,  e  Tefeo  ,  loefero  alP  infer* 
no ,  anch'  egii^  può  fcendervi ,  come  vi  fce- 
fe  Orfeo  (j).  L'argomento  dMnduzione,  e 
di  analogia  è  foggeito  a  - molti  difetti  ^  per- 
chè tanta  prova  ^  «jpanto  fon  veri  i  cali 
farticolari  rammeittati  ,    fu^  quali  (1  fonda  , 
«M vi  boa  molte  ooGs.  omefle» T indozio* 
ne  è  fidfa  •  Nella  fifica  »  e  nelfe  paflSoni  umsb» 
ne  rinduzroni}  e  fanalogie  fono  difficilKfìme. 

§.  y.  I  paragoni ,  le  fìmiiitudrni  ^  ie  aU 
kgorte,  ie  metatòce»  cheibao  Im^he^  btìe* 

•  lonnIL.  Br  vi 

^  » 

(a)    I  Logici  chiamaO'  termini  Je  ite»  i  poiim 
ftOpofiiioni  y  \  t2aXozim\  argomenti  • 


vi  Cmiiitudini  ,  danno  un  vafio  campo  ali,* 
eloquenza  *  Quella  maniera  di  argomentare 
dà  un  vaflo  campo  a*  FiioTofi  ,  a*  Poeti  ^  a* 
Profaiori  •  NelP  eloquenza  Fibfoàca  le  cole 

paragonate  debbon'eirere  limili.  Nell'eloquen- 
za Poetica  bafla  che  fiano  limili  per  un  fola 
arpeito  ,  col  quale  fi  paragonano  (4.)  e  cosi 
ancora  fpeila  accadp  oelT  eloquenza  Orato- 
ria 

.    .  .  I»  ^ 

(4)  Un  Poeta  ,  die  paragona  TUomo  Qegnat* 
una  tigre  ,0  ad  un  liane  il  paragona  per  il  fol<> 

rapporto  dello  fdegno  ,  e  deli'  ira.  •  iStidSa 
4!  ogni  paragone  poetico  . 

(5)  Alcflandro  Pope  nel  Tuo  Saggio  di  Criiìc* 
porta  un  bel  paragone  dell*  eloquenza  vera  ,  e  della 
mEt  .  Celi  flfloan^  P  dofutua  £U(k  ad  un  prifiu 
di  crì&ilC»,  die  fiempie.U  tatto-  dt  mìUe  djverfi  colo- 
ji  »  «  varii  ,  die  abbagUaoa  la  viAa  ^  e  paragona  la 
vera  eloquenza  al  Sole^  die  con  1  iwggi  unitormi  »  lim- 
pidi ,  permanenti  illumina  con  natontezsEa  tutti  gli  -og^- 
getti .  Quefìo  i  un  bel  modello  di  un  paragone  P«e« 
fico  ,  ed  Qnmm  •  Co6d|0  arii'cMcglyL  dcU^origiwIg' 

Falft  eloquenee ,  like  the  prifmatie  gbjf     '  * , 
lis  gaudy  coLours  fpreads  on  every  place 
The  face  of  Naznre  XP^e  no  more  furvejr 
AU  gUres  4like  ^  X^ithout  dijiin&ion  gsy  r 
Mtu  tmt  txprejjlon^  Ukt  thè' mtckangin  fan 
QUmts  éuid  iaptwis  wàMi'r  U  skitus  upon^ 
li  ^U4s  éltoljtàSi      it  éUtn  Mae 

ùn  CritUiJm  Fort*  L  pag»  BSi 


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^,  6,  L*  Entimema  è  un  Gnogifmo- rU 
flretto»  «oi  qaale  fi  argomenta  da' fegni  alle 
eofe  (ignHicafe  .  Piange  ^  dunque  i  mtfto .  V 
cntimeina  larà.  tallo  »  o  veto  ^  come  faranno 
filfi  »  o  veri  i  rapporti  de*  fegnr  colle  cofe  i 
ilie  quairfi  riferfCoooo*  Se^  voico-li  voo- 
no  argotnentaie'ie  paGIóoKd^'aniaio  ^  Pèci^ 
timcma  è  cqqiVoco.  LVfperferifav.c  Icfunfc 
ghe  oirervaiionr' ci  potranno  fervit  di  guida 
Begli  entimemi' .  Sopra  entimemi  fai  fi  fona 
fondate  ie  pretefe  fcienze  Geomantiche  ,  e 
Divinatorie  (6)  le  faenze  dr  Fifonomre 
(7)  ^  le  fcienie  deglr  augurn  (8)  •  \  fiil8 
cmiiiumil  ibno  f&ùt  ìt  hA  di  tatti  gli  erro^ 
ri  »  Ai^popolt'profimii.cdeffi.^bàiiiia^  ingao^ 
d  fin' anche  iFflofòS.-' 

§.  7.  II  Silbgifmo  è  una  forte  di  argo^ 
mertare  ,  che  ha  prodotte  pià  guerre  ,  che 

5 [li  Efercitr  di  Serfe»  di  Alefandro^  di  Ce* 
are;  La  paroIa^Sfilogiimos  in  Greco- deriva 
da  ^"KKgyi^t^fàtu  '  ctie  -  <finotò  in  varii  tempi 
irariè  oofe  ,  idofe' i^^Mvc  (*)  > 
mfuMxdffrt  ,  rapmutft  'y  e^SSlogifinps  -  iìnoftb 
€omputo  rifuUato  di  calcoli  ^  raziocinio  in  ge« 

H  .  a  ^    '     *  ne 

•   *    •    *    t    *  *  •  -#*       a  •  .    .        •  • 

jigfipf»  ài  oeeidu  ^hiiof^ 
(j)    Ciceu  ie  DhnitMtJ Piami  dr  A'ftf/Mf  /m.^ 
r8)    Nifk,  de  MigM^^ 

{*)   LucUn»  in  Tùnatu  §,  t).  pa^,  1X2-  Tom.  7. 
Opp»  ^dU»  variar,  &  JSieit^ii  ,  incroduce  Giove  ,  che 

oim^éU&ona,  Timone  »  che  chiacoa  -  é/^jUuù  dig^ofque 


Ul6 

fieraie  •  Indi  i  Dblettici  diiKro  SHIogifmo 
liba  forte  di  argomentare  ,  e  di  ragionare, 
nella  quale  (labilità  una  propofizione  generi- 
ca ,  cipe  dìcon  maggiore  ,  aggiunta  a  quella 
un'  alira  propoGzione  più  particolare  ,  che 
dicon  minore  ,  ricavano  una  terza  propofi- 
2Ìone  ,  che  dicono  confeguenza  rifultato  •  li 
Siliogifmo  dunque  è  un'  operazione  delia 
mote  9  cfie  paragonando  varie  oofe ,  giudi-» 
ca  ,  e  concliiude.  i^e  coofeguenae  Ibno  i  giu- 
dizi!,che  (bno  tanto  verif  quanti  i  raziod» 
nii  antecedenti  •  'ì  Dialettici  antichi  molto  fi 
dilungarono  fulle  forme  SillogiQiche  ,  come 
fe  da  elTe  forme  di  comporre  i  Sillogifmì  , 
«  di  difciogliergli  >  dipendedè  la  verità  ,  e 
non  già  da  un*  intelletto  coito  »  ed  iilenaina- 
.to.  £ffi  invece  di  j^uttiflcare  e  rettificare  i* 
jdee  3  e  V  loielletio  ,  infe^piaionD  a  far  la. 
.guerra  colle  ferme  SiiÌogifiiche>  e  colie  pa-' 
iole  ,  e  ridudèro  la  Logica  a  pure  regole 
di  Sillogifmì  y  come  anche  la  Retorica  T 
occuparono -a  bilanciare  le  varie  formole  de* 
Sillogifmì  Oratori!  •  L'  arte  .de'  Sillogi£au 
Dialettici  9  ed  Oratorii  ,  nella  quale  feoeio 
.conGflere  tatto  il  forte  delia  ragióne  umana 
divenne  quindi  dcuniy  contenaiola ,  inutile^ 

ed 

€ontraSjOS  haBens ,  oh  frequenum  computandi  confuttu»  ' 
dinem  /wpoc  to  léce  rm  avXT^to-fXuf  ,   c  chiama 
'Siliogifmo  1'  atto  del  calcolare  i  conci  ,  e  i'  azione  di 
'firingere  le  dica,  e  di  comocccde  osi  èire  i  conci.  Si 
Tcdaao  ivi  le  aotc« 


I  r  7 

€d  enigmatrcà  àflài  più  de*  geroglifichi  Egi- 
2iani  (p),  perchè  i  Filofofi ,  e  Q>ecialmente 
i  Sodai  ,  fecero  confi  Aere  il  fapere  neiria« 
viluppare  colle  parole  ,  e  nei  conofcere  ,  o 
non  conofcere  taii  inviluppi  :  In  qudii  invr- 
luppr  dì  parole  fondarono  le  ioro  opinioni 
gii  Scettici  antichi  «  e  Se(b  Empirico  ,  e 

H   3  buo- 

fj>)   Luciano  fece  atroci  rìprcnfioni  de'Silloirifini 
de*  Filofofi.  Ne' Dialoghi  de' munì  al  Dialogo  di  Dio- 
^ne  ,  €  Polluce  Tom.  I.  pag.  jzp.  edic  Reitzii  & 
yarior,  dice  Diogene  a  Polluce  :  Adhonan  thilofim 
phos  ut  dejlnant  nugari  ,  de  rebus  univerjts  rixari^ 
«ai  Kett^epret  (pVHrttv  etXKnXoii;  ,   &  crocodUos  (  ar« 
goracmi  intrigaci  )  doctre.  Nel  Dialogo  Vturum  au^ 
Uio   s'  introduce  da  Luciano  il  Sofìfta  Crifippo  a  dfr 
cole  mirabili  <le*  fuoi  Siilogifmi  ,  che  fi  vanta  di  fare 
«inainctre  gli  uditori  co'Jacci  delle  parole,  co'SiUoeif- 
m  4lcl  CzCGodflo,  col  fiUoftilmo  che  miete,  e  cAedo- 
miaa^  Ool  Stllogtfino  H  Ettttn  ,  «IS*  conoéée  ,  e  non 
eonoéée^  totSUlofifmo  teavénto  de'^mfi  produce  md- 
ti  eleinpii  àflal  cunofi,  e  daridere.  £  vegga  tal  Dia* 
iogo  al  numero  ij.  14.       d^Il' edizione  in^Kiriot, 
Kcl  Dialogo  Pifcétar  ^five  Revivifieates  iotrodoctt 
il  Sillogifmo,  come  un  fenduBo  ,  che  chiama'^i  Filo- 
fofi, e  Parrefiadc  grida  a  quelli,  che  portaflero  quin^ 
^ue  omnino  SyUogifmos  ^  quippe  nefas  ejl  abfque  iUis 
effe  fapientrm  .  Neil'  Ermotimo  fi  dice  clie  confimiK 
Filofofi  fi  cfercitaiio  in  voculis  mijèris,  & Jyllogìfmi^ 
-O  dmhitationiita  ^  n.  J9,  O  n,  81,  ,  ove  parla  degli 
ergoménri  ^ni  tàmua  .  Corniti  Mhis  fcrmone  nefci^ 
ffttomodé  perplexo  ptoimrii.  M  Dialogo  di  Demona-» 
ce  fi  parla  dell' iflefle  cofe,  é  oelJeaimaefiippo  s' i»^ 
noduce  la  Lana  che  acnenenter  eonlfb  le  aiftiiaie  de* 
FUofofi  efclama,  e  Giove  altresì  dicà.  nell*  i^teoi 
^fo^  ehe  dopo  emt     Cficà  tmytt  4firDieiia^.« 


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< 


-buona  pane  de*  Filofofi  .  I  Sofifmi  foucrB 
tutti  per  k>  più  abufì  del  Sillogifmo  fomhto 
-Tulle  forme  ^  e  fuile  parole  ,  ond^  ebbe  ad 
infegnarn  l' arte  di  •  capir  quelle  ^gm ,  qud^ 
fe /drmo/ey  fiieQe  parole  ,  cne  dhr€iiliero  ii  fi- 
'  ile  9  e  io  4bòpo  «tlelia  Logica  «  <z  xoà  .fi  per- 
de U  leinpo ,  P  jtitdUetto^*e  ia  mid.*  Di 
t»H  >fonti  vennero  gir  albori  di  Porfirio  ^  i 

gradì   Stà  miki  rei  alta. 

una  &  caligine  merfas  £underc  4i€C  meni  ntc 

$.8.  II -vero  eloquente  imparerà  dalbi 
^oda  Lo^ca  ,  «  dalla  Cricka  i  fonti  dé'di*- 
fèttf  è  degli  .ertòrt  del  :SiHo^ifino>  cioè  dd 
raziocinio ,  e  fen^a  troppo  'bngadi  delle  Tar- 
inole fillogilliche  ,  che  con  ragione  Tono  an* 
date  in  difufo,  faprà  conofcere  ,  c  fcc^rire 
il  vero  ,  cosi  nella  ferie  delle  parole come 
neila  ferìe  de' ra^iocinìi  ,  evitando  gli  errali 
có' Canoni  delie  più  IkvieiLogicD'aStièfce  pre* 
fertili  ^'e  ratgioHaodo  colle  regole  ^  cbei^io 
guidane  aiia  verità  ,  -ed  -al  razieciino  ,  Mk 
iDcgli^  de'  SillogifiBi  in  forma  •  L*  ane  di 

'^mhi ,  <H  Efculaplo ,  le  altari  di  Giove ,  prive  di  fa- 
Crificit ,  fono  divenute  più  fredde  delle  leggi  di  tlaiO" 
ne  ,  e  de*  Sillogifmi  di  Crijippo  ,  n.  14.  Nel  Dialogo 
intitolato  Convtvium-*^  feu  jLu/7Ì/A«  mette '>auiC9Ea  ia-«i* 
dicolo  il  Sinoeifmo  <oiii1ito  ,  quello 'Ghe^fi  ^fier  J^tt^. 
«vifj,  quello •€»  fi  dÌoe  «MfflP//  ,  e  riftéfle^deiifiom. 
i^bpra  alaove  T'^ifteflò'.I^iciaiio  coacio  «utl'dilieoli 
SiIIogi(fni.  Mt  quanti  Luciani   ci  vorrètbexo  vljlCwdf 


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4 

-ben  ragionate  «*  Impara  dallo  flud?o  raoìona- 
to  della  Geometria  piana,  e  dalla  fublime  , 
•unita  ad  un'  ottima  ,  e  favia  Logicocritica  • 
•E  quefle  fanno  le  bafi  del^a  vera  eloquenza. 
•  §.  OflTervano  i  Reitoricr  quali  fieno 
ie  differenze  del  SìIIogirmo  Filosofico  ,  e 
'^He^  Sillogifmo  Oratorio^  &€endo  com 
filiere  H  Sillogifino  Filolofico  1»  5.  parti , 
tSoè  maggiore y  minore,  e  confeguenza,  co- 
inè dicono  ;  e  l' Oratorio  in  cioè  Propofi- 
rione  ,  pruova  della  propofizione  ,  afTunzio- 
lie,  pruova  deiP  alTunzione ,  e  conchiunone. 
Ma  c^gmm  vede ,  che  ii  Siiiogifmo  Filofofi- 
co  è  contenuto  neil'  Oratorio  ,  e  T  Oratoria 
étl  Fiiofofico,  e  che  i^uno  fi  ridiioe  all'al- 
tro, e  feto  di^rifcòiio  nella  manieni  pfii ,  o 
meno  éifRA  ài  ragionare  (10),  e  fi  riduco- 
no ad  una  ifteflà  dimoftrazionc  fatta  con  me- 
lodi diverfi  ,  fecondo  le  varie  forti  ,  ed  i 

(io)  Eftmpio  ad  Sillogifmo  Filofofiìco  potreMye 
efler  quefto  ScUaie  ,  che  rendono  t  Uomo 
gliore ,  fono  neceJfarU .  La  Fìlofofia  rende  ^Uomo  mi^ 
gliore  ;  è  neceffaria  dunque  ,  Diventa  Sillogifmo  Ora- 
torio cosi:  V  Uomo  vi fimprc  in  cerca  deLL* utUe  ,  < 
A  futile  cogniitoni  ,  che  pojfan  migliorazlo  ,  e  ren^ 
OefUytuùo,  iftrutto  felice  Propofizione.  V  Uomo  re^ 
i^*^' ^J^^^S^iZioni^  diventando  più  favio  ,  miglio^ 
^•f^  Jmo ,  fviluppa  lefue  idee  ^  regoU  le  fue  pafTio^ 
ec.  Pruova.  Ma  quat itUraJèlUità può  dJrfJ Niu^ 
ffa.  Aflurttione.  jiitri  tonerà  dhiro  ^pUceri,  aÙ 
tn  preffo  a  lacrapuU^  al  btj^,  t  farannìÈjrfilki  ec  ; 
Pmova  deli  afluna^.^,/,^  jW  mHk 


120  " 

varn  i^quifìu  dcH*  eloqiiem  Fibrofia  ,  ^ 
Oratoria.  Il  raziodDio  io  ojpi  forte  di  ctoc 
qucnza  è  la  bafe  di  ogni  difcorfo  .  sDunque 
perchè  difìinguere  tante  forti  di  Sillogifmi^ 
quante  fono  le  varie  fpecie  dell'  eloquenza? 
Si  e  detto  Sillogifmo  FilofoGco  ,  Sillogifmo 
Oratorio  ,  fi  |>otea  anche  dire  SHlogifmo 
Poetico  ce  ce  Ma  perchè  non  fi  è  detto  , 
che  il  SiUogifmo  .è  ut»  forte  di  ragionale 
adattata  spd  ogni  eloquenza  i  e  che  è  più  o 
meno  precifo ,  fecondo  i  varii  Aili  dell'  elo- 
quenza il  richiedono?  Dunque  non  fi  è  molf 
to  badato  alla  vera  idea  ,  che  fi  dee  avere 
del  filbgifmo,  e  dell'  eloquenza  .  Al  Sillo- 
gifmo fi  può  lidurxe  ogni  raziocinio  ,  come 
Macrobio  riduce  al  Soie  le  Greclie  Deità  . 
Trotti  i  raziociaii  ,  e  tutti  gli  emimcmi  ,  fi 
riducono  a  fillogìrini  più  ,  o  meno  diffufi^ 
come  infatti  \*epìeherema  fob  di  quafche  fjpiega 
al  Sillogirmo  ,  e  fi  può  chiamare  SiliogifiMO 
adattato  ali'  eloquenza  del  Foro  •  Eccone  gli 
efeop).:  Tutto  ciò  ,  che  migliora  i'  Uomo , 
è  cola  «tiie  »  perchè  gli  f  focura  la  felicità  « 
e  io  rende  più  contento  ,  e  tranquillo  j  ac-. 
crefcendogli  le  cogniziooi  •  La  Fibfofia  co- 
me fi  oflèrva  »  migUora  PTTomo  4  t  dunque 
utìlidkna  • 

§.  IO.  Il  Sorhe  e  un  Sillogifmo  com^ 
polliffimo ,  un  cumolo  di  molte  propofiziord 
concatenate  ,  nel  quale ,  i^ome  dicono  i  Lo- 
gici ,  il  predkatù  .della  prima  propofizionc 
paflà  fet  foggtm  aeUa  iìfoodaj  'qptìlo  -dd* 


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la  terza  naXlat  qoartai  «e  (rij  •  Dei  Sorìte^ 
o  argomento  per  cHumPéttkmtm ,  fi  feryiiooò 
mollo  gli  Stoici ,  e  io  cvedaqpQO  iofoiubile; 
ma  non  può  niegarfì  ^  che  la  Logica  degli 
^ntìclii  Stoici  y  e  degli  Scettici  fia  flata  la 
cofa  la  più  iaetta  del  Mondo  ,  come  anche 
difle  il  Cafaubono  (12).  Socrate^  e  Piatone 
fecero  ufo  del  Sorke  ^  che  .oegli .  Orai^.  i 
fftSo  poflo  in  opiaé 

ii«  Il  dilemma  w  <ht  «fi  csede  kvr canta- 
to da  Diodoio  Crono  è  un*  ar^onieito  bici- 
pite ,  che  coAa  di  due  propoCzioni  (  e  ta* 
lora  dì  tre ,  e  n  dice  trilemma  )  deHov  qua- 
li una  foia  dee  eiler  vera  ,  come  quei  di- 
lemma empio  ,  che  fa  dire  a  Jarba  il  Me-- 
•taOalio  nella  Didone  (9cmioÌQ,  fuìsa%  da  ini*, 
giio^  e  ficelaata.*  .C&ci 

(11)  Eccone  gli  olèmpi  •  JLm  tmiofità  ftùitm 
U  rU§tthe*  Lt  Hcénhé  frodutono  U  offtrvaiioni,  Lt 
^/irva^iùtti  prodiicoùQ  i  tajpo€Ùij  •  /  nqioeùij  prodtu 
éonù  i  giudiij  ,  i  U  eorkpgMnit.  I  giudi^jt  é  U  etn^ 
feguen^e  producono  le  cognizioni  ^  e  le  fcien^e  »  Duri'* 
que  la  curinjìià  produce  le  fcien^e*  I  Sorrti  fono  falfi, 
ouando  per  infcniìbili  addizioni ,  o  detrazioni  al  vero  ,  ' 
fi  fa  dedurre  una  manifefta  falfìtà  .  \  Vedi  Genovcfi 
Logica  italiana  libr.  4.  Gap. 3.  $.  15.)  Le  concatenate 
propofineoi  del  Sorite  deTono  dOTer  vere ,  e  dimaHn^ 
te  ,  thrìtaemi  è  fatfo  il  Socne.  Si  oede  die  il  R1<h 
f«£o  Crìfìppo  ^  flato  rinmtore  ÙSoriie,  onde^ef-. 
lio  difle  Chryfippi  finitor  atérvits  • 

(13)  tafiuhoit.  éd^^erf.  S^yr*  VI,  pag.  tos«. 
€dU^  in  4.  Lugd,  Boiav-  ì^9$'ì  ove  dice  :  StoUormm  • 
JL^gita  iUkil  m€inÌM$^  niàU  ine^tiu*  nihil  miìT^cp 


t2Ì3t 

-ni  Che  wi  Mmàé 

O  vini  wm  fi  mim , 

0  è  Jd  virtù  {liei  di  iSetia  t  giavat 

«      *  • 

il  dilemma  fi  fcioglie  ,  o  col  dimoflrarfi 
fai  fa  l' una  9  o  V  altra  parte  di  eflb  >  o  con 
farfi  vedete  qualche  pfopoGaione  intermedia 
tralafciaia  ,  o  con  rhocoeifi  \  ooTe  a  lango 
da*  Logici  rpiegate  •  • 

$•  I3.  I  falfi  raaiocioii  6  diiamaM  (bfi- 
fmi  ^  e  fono  tanti  i  generi  de*  rofifmi  >  quan- 
ti gii  errori  ,  che  accadono  nel  raziocinare  • 
Gli  errori  ponno  cflTere  nelle  idee  ,  altri 
poooo  (derivare  dalle  cofe  ^  ed  altri  dalle 
parole  \  •  capite  con  altre  idee  ,  o  eoo 
.  amfibologie  ^  a  eoo  equivoci  dR  reflrizioiii 
mentali  •  Mille  fidiade  di  argomend  -ponaa 
nafim  da  oonfimili  errori  (13)  »  e  mille 

(f^)  I  Logici  (liftinguono  in  plil  clafTì  ì  fofilin^ 
die  nafcono  dalle  parole,  abufì  di  efle ,  equivoci,  am- 
fibologie, idee  ofcure  ec.  Ne' rofifmi  di  co(è  diflinguo- 
110  anelli  ,  y  oe'  quali  U  qualità  di  una  co(à  fi  preod» 
fèi  là  fila  cilèaia ,  o  da  an  vero  acddcotale  fi  dein- 
ce  an  vero  eflèaaiale  »  o  da  certi  Uomini  fi  giudica  di 
tutti  ec*  Quando  fi  pteode  la  caufii  rimota  per  profila 
ma  »  o  la  proflina  per  rioiota  .  H  rofifma  delle  tìifm 
cudc  per  le  vece  »  come  nel  prenderfi  il  g^aOamento 
de*  vini  per  effetto  di  un'  ecclifle ,  V  airvenìmcQto  fiine* 
fto  per  cifetro  di  un'augurio  .  Il  Sofifma  della  petizio- 
ne del  principio ,  cioè  di  fupporre  provato  ciò  che  dee 
rovarfi  ,  rofìfma  cbe  abonda  nella  Letteratura  .  Il  Co^ 
fma  detto  i^norantio  elenchi^  è  il  non  definirfi ,  C  ca- 
pirfi  lo  flato  della  qucftione  •  11  Sofìiìna  compodo  é 

quan- 


a  j 

Ibfifim  0  tsf  quali  ;  come  con  tante  anni 
t:ontraflàvaiio  gli  amichi  Filolbfi  ,  fpecial* 
mente  gli  Stoici  ,  i  Beripatedci  ,  gli  Scet- 
tici .  Si  vedan  coloro  ^  che  haono  fcridO 
de^fofifti  ,  e  deVfo6fmì  • 

^.  11  coniìderare  i  difetti  del  miodofo  in 
mttc  le '^opcrazfom  dell'inteHctto  umano  ^  e  ia 
prima  difpoGiiooe  dalParte  ^inveotrice  ridiie- 
"fia  nella 'veia  »    feda  «eiognenaa  ^  è.*Pana* 
iifi  dè^'fienomeni  appunto  deiP  umano  intél!et« 
to  ,  le  progreflìoni  del  quale  feguendofi  ,  fi 
'cohofcouo  i  fofifmi,  e  fi  apre  il  campo  alla 
•vera  invenzione  filorofica  v,  quale  efpreflji 
•con  x)idine  >  nettezza^  e  preciGonCi  cofiitui- 
fce  la  vera-jcioqueoza  in  qualunque  geneie 
di  còTe  •  Ccfloro^cbe  al  Ibio  ufo  dei  .foro  , 
'€  -del  pulpito  •lamio  itmitaia  Tdoquenonij  ed 
alle  dedttnaziom  fcobAìcIie  ,  d  ^nanoo  data 
ia  ferie  iflortca  di  altri  topici  Oratorii  pec 
V  eloquenza  ,  de'  quali  noi  éfaminaremo  la 
iBatuxa  ndle  cofe  da  -dicfi  nel  Jì^gMenie  capo» 


^«ando  fi  mifcKiano  '  idoinsmHe  Teie»  t  fìil(é  «  E*  mo  > 
cbe  Gio?e  fii  di  Creta,  e  figlio  «ii  •NetranoK  Fu  pd« 
Bla  il  giorno,  o  la  notte  ?  Infiniti  aieri fo^ìni  fipotteb" 
fccro  aggiungere .  II  Signor  Gcnovefi  aella  (ùa  Isogfct 
Italiana  adduce  molti  -  efempii  di  altri  rofifmi  ,  per  ben 
conolccre  i  quali  prefcrivc  cccelfenti  regole  ;  ma  chi 
lia  la  mente  Geometrica,  o  per  natura,  o  per-cultura» 
^6  concfcere,  che  i  fofiiìni  poxmo  efleie  iofiaìci>  cor*  ' 
'lae  tnfiilin  ibno  gfi  «crocia 


C  A  P  O  V. 

« 

Dc^  topici  deir  Eloquenza  Oratoria 

Jeecndo  taluni  •  t 

» 

IRenofid  mettono  come  primo  topico 
oratorio  la  itfini\iùnt  ,  e  dfoono  la  defi« 
fiizìone  Rettorica  è  più  ornata  della  Logica 
definizìoBe  ,  che  li  riduce  alla  narrazione 
dei  fatto  •  Ma  la  narrazione  dei  fatto  è  2^ 
punto  la  definizione  del  btio  in  lingua  fiio- 
fofica  la  definizione  Rettorica  »  come  di- 
cono ,  folo  differirce  dalla  definizione  Logi- 
ca >  perchè  h  più  dilatata  i  ma  poi  fi  ridu- 
cono ad  eflèr  rifleffè  ,  e  tolta  più  ,  o  me- 
no precifione  ^  debbon  colie  le^i  fieOTe  re- 
golarfi. 

$•  Q,*  La  numerazione  delle  parti  »  come 
dicono  i  Rettorici ,  dalia  quale  dipende ,  che 
iHimerate  ^  ed  afièrmate  ttiue  ,  fi  affermi  il 
tutto ,  o  Diegìate  tutte  ,  tutto  fi  nieghi,  è  un* 

argo- 


Dlgiuzeu  by  Cookie 


argomento  qiofi  fimile  a  quello  che  i  Filo-' 
fofi  dicono  di' analogìa , -ed  incontra  le  ifler* 
fe  difficoltà  i  ed  i  Fiiorofi  inoltre  ,  nonché 
tutti  gli  Autori ,  adoprano  Targomento  dell' 
enumerazione  dèile  pani  •  Perchè  auribuirlo 
alla  fola  arie  Oratoria  ?  ' 

§.  5.  L' etimologia  de'nomi  fi  vuole  per 
fonte  particolare  deli'  Eloquenza  Oratoria  j 
ma  i  Mfmi.  de'  Filologi  fuiretimologie  dei* 
le  parole  ,  e  ioro^  abuG»  ci  fan  vedere,  che 
gli  errori  defle  parole  non  fi  pollbn  conofce* 
le  le  non  conòfcmti  gii  errori  delle  cofe. 
I  Rettorie!  daranno  per  efempio  di  argomen- 
to per  etimologia  queftì  verfi  di  Ovidio  che 
s'incontrano  in  miUe  Kettoriche* 

■  « 

-  ViBìma ,  qum  dextra  cecidit  tnSrìcevoMia;  . 
ìbfiibui  -a  viSU  ìufiia  namm  habu. 

Ma  rapiranno  effi ,  è  gli  antiquaff  dirci  quan- 
do, come,  e  quanto  fian  veri  gli  argomen- 
ti d*  etimologia  ?  Gii  argomenti  di  etimolo- 
già  fono  molto  fofpetti,  ed  hanno  datocam* 
po  ad  infiniti  errori  ,  ed  alfiirde  opinbnì , 
che  lungo  farebbe  il  riferire* 

^  L'altro  fimte  ui^op  di  argomenti 
Oratori  fi  dicon  eflere  i  Conjugati  •  Se  ne 
adducono  gli  efempii  da  Ovidio.  - 

Tor^e  fimx  miUs  >  turpi  finìUs  amor 

Sodo  cioè  gielle  vod ,      nt^tSam  A^ 


rad 


Dotne  del  Sogetto  di  cui  fi  tratta  >  e  fi  rìda* 
CODO  ad  attributi  di  qualità  ^,  dt  nomi  ,  dt 
QoIe*;.ed  i  rapporti  di  tali  attribuir^  di  ta« 
fi  gettivi  colia>  coIa;»;i  il  paragone  dì  effi  i. 
rìimoiie^  Palpetto  »  in^  cui'  G^oonfidmao 
dipende*  aflSii'plà'  dalla  Logica  »    cbe-  dali* 
Oratoria  i  e  quei  che  i  Rettorici  dicoao  to- 
pici particolari  deirane  Oratoria  »  Iona  to- 
pici di  ogni  forte  di  eloquenza  • 
.  $•      Gli  éurgortitmi  dal  genere  alle  jj^ecie, 
come  dicono  gli  Oratori  >  &  riAiooiK^*  agli 
argpmenti  dal  nmo  alle-  pan! ,  come  quando- 
noo  volenda'bdaie-on  Poeta  comincia  dalle 
iodi  dèlia  Poefia^  dalie  idee  geaeiBli  >  alle 
particolari  fi  può  venire  ,  e  dalie  particoIarL 
alle  generali  •  Sono  i  perpetui  metodi  dell* 
umaix>' raziocinio^  che  non  fi  debbono  attri- 
buire ^  al^  fiOema*  pattuxiiace-  dallV  filoq^eoza - 
Qraioria» 

§•  Diceno  i  Rettorici  ».  cRe*  gli  largo* 
menti'  lUie  cofe*  paniaohri  cont^mite*  udie 

univerfali  fi  chiamano  ipoteji  ,  gli  argomenti 
fulle  univerfali  ,  fi  dicono  ufi  ( i)  •  Palfaao 
indi  z  Rettorici  a  ragionare  degli  argomenti 
prefi  dalle  diJj^miUtudini  \  e  dalle  fmiiitudini. 


flanze-delle  cole  ,  e  de'  fimi',  dagli  «meoa* 
dentice  da^  coofeguenti  ,..  ddlc"  eaaie»'ft 

da»- 


(t}  L^virtk  fi  dee  amare' Ssom  che  Ha  Te(i» 


Digitized  by  Google 


«7 

dagli  effetti  ,  e  dalle  compéira\iom  ,  come 
chiamano»  e  dagli  argoa)€nti  a  pari  ,  «  m« 
jari  4»!  tmus  ,  a  minm  44  majus  ,  e  .fi 
«liluogaQO  Ibpca  quffii  topici  deli'  tk^ 
quenza  ,  cM  cramaiiQ  luoghi  j^lnterof  , 
a'  4uali  (  a  )  fyDoo  fucoedere    i  /u  ojarAi 

•  ■     *  • 

(•)  Inftinno  i  Reoodd  Tane  dermici  Ocutt» 
tìi,  M  enne  f  Noo  iotegnano  come  dovem  n^onare^ 
m  demo  gli  Amori  che  hanno  u(àtt  que'  copici  ,  (ca-t 
2a  far  conoCcere ,  (c  bene ,  o  male .  Per  le  fimilitudioi 
vi  citaranno  il  Metaftafio  Serpe  net  JuoL  calcata,  Orfa 
nel  fen  piagata  ,  Leon  ,  che  apri  gli  artigli ,  Tigre  , 
che  perde  i  figli  ,  fitta  cosi  non  è  :  Ma  vi  daranno  il 
modo  da  elevar  la  meace  a  fare  «le*  ra^ooad  confimi- 
U  paragoni»  e  %  cooolfieriie  Ì«  heUeaef  Nèomamea- 
le  •  vSt  c^pia  ^  difliiuii  vi  diiaano  »  T^mm  U 
fnii  égli  sàtri  »      àan  riionia  ia  me  U  pstÈ  dd 
mio  cuor  •  Per  eftmpi»  òtt  contiahi ,  c  ò&*  rìp«|gaada 
vi  addarranno  la  giiecaiy  e  la  pace  »  la  iàpi^nza ,  e  la 
^okemy  lecoiècelative  come  il  Padrone  >  e  il  Serva^ 
le  privative»  come  le  tenebre,  e  la  lucerle  oontradicen» 
ci ,  quando  uno  afferma  ,  e  \*  altro  niega  .  Cbiamanp 
aggiunti  le  circo(\anze  delle  co&,  e  deTatc^,  gli  argo- 
menti de' tempi,  de*  luoghi,  delie  perfone  ,  le  circoftan- 
2e  deli' avvenimenco  ec,  ec  ^  onde  han  imo  di  tante 
«livifioiii  »  e  fiuldivifiom  uii  vafto  canopo  di  nomi  aiTat 

Sid  smnieiiib  dello  ftuolo  degli  etecdd  di  Dario  » 
I  Ale&idro,  di  Sdbftd ,  e  di  Sennacheribbe  ;  8 
fcnoto  un*  alerò  (bolo  di  diftinaom.  di  eaufe»  e  caii* 
lali ,  cioè  caufali  elHcicnt!  ,  formali  ,  materiali  »  finali» 
Si  è  detto  che  JAarziale  ha  iodata  la  TÌta  beata  dalie 
caniò  eficienci  aeil'  Epigraauna 

Vitam  quce  faciunt  beatiorem. 
Che  le  lodi  dace  da  Ovidio  (  Metamorph.  7.  v*  ) 

aUa  leeia  dei  Sole^iooci  della  cauià  maceuale  .  Ma 


129 

tfkmi  9  conte  dicotsa  ;  e  riducono  i  luoghi 
«flerni  a*  fegueoti  i.  Le  leggi»  2.  La  fama. 
5.  Lo  Scrìitore  .  4»*  I  sKifaiBenti  i'  tot» 
meou  »  è  fi  diifendono  fepca  quedt  ^  e  èoii* 
Cmilr  topid  ,  de^  quali  danna' regole  (3)  e 
vani-  precetti' )  anzi  infiniti', 

$•  7,  Cbiunque  ^riamente  riflena  fopra 
tali  precetti  delle  Rettoriche  infinite  ,  rica-> 
verà  ad  evidenze  qoefte  confeguenze  •  lì  Di 
non  eflèrfi  y  come  più  volte  fi  è  detto  ,  nè 
capita  ,  nè  infegoata  la  vera  ,  ed  tintverlkie 
do^ieiiia  •      iM  cUbìiL  creduta,  eloquenza^ 

badarono  i  haonì  Autori  a  fcrivere  in  rapporto  a  tan- 
te diiìinziooi  di  caule  quando  fecero  i  loro  libri?  Col- 
tivate berm  il  vMo  intelletto,  mielate  fatte 'ili  be» 
ragionare,  ed  aIloca'*iioii  avfieie  tnlogno  di  regole  iiil^ 
}e  cnfe  effiàe«x>  finafi,  foraudi»  materiali. - 

())   Dalla  noioerazione  di  queltì  topfti  tfltmif 
come  dicono  i  Rettoricì  ,  (òn'elli  per  Io  pid  oonYÌoti» 
che  in*  pochi  affetti  liaiiDò  cooiidetata  T  eloquenza,  cioè* 
se*  Coir  tre  generi  da  efO  pretefi,  con  unadivifìone  in- 
viluppata ^  ed  anche  erronea  .  Ma  anche  n eli' i potè (ì  lo- 
ro ,  e  digcndofi  ,  che  l'eloquenza  fi  voglia  riftringerc 
all'eloquenza  del  Foro,  fon  curiofìnimi  i  Retcorici  in 
infègnare  a*  giovani  1*  arte  di  fervirfi  de*  topici  delle* 
^SS^  ^^^^^  faoia,  delle  Scritture,  de' giuramenti ,  del- 
ie pcBove  teftiinomali  >  e  della  tortura  ,  vale  a  dfre  T 
aite*  di  giudicate  ,  di  aocnikre  ,  e  difèndere  in  ìtmoQ 
die  elfi  giofaiii  mm  (uno  £  logg^  »  come  per  l<r 
ffd  «fl^  Rettorie!  non  la  (anno  .  L  arte  delle  accutè, 
e  delle  difelè  dovrebbe  infegnarfi  da*  Cujacii  ,  da*  Fà-» 
bri ,  da'  OonelH  ,  e  da'  grandi  ,  e  dotti  Gitnpecdii(ttlti  ^ 
o  Forcnfi ,  e  dovrebbe  infègnarfi  a  giovani  non  medio* 
Qneoaua  fcdàci  qcUq         »  e  nel  foro  ^  afaximentf 

non 


Digiuzea  by  Gt.)0^lc 


QDhrerfirè  mi"  ramo  deHa  medefinm  ,  cioè-  te- 
accofe^  e  difétè»  le  Iodi  ,  ì  biaSoìi  ,  ìe  gli 
eTerdzj  Scholaftrd  •      Si  fono  fattì^  topici 
dell'  eloquenza  ,  e  dell'  invenzrone  Oratoria- 
alcuni  metodi  di  raziocinio  foliti  a  pratticarl},^ 
e  nelP  imitazione  di  tali  metodi  0  è  fatta 
oonfiftere  iMnvenzione»  deli' eloc^iieasa  ,  fenza 
mai  badarli  al  vero  ,  e  genericp  fonte  deii^ 
cloquema-  »  cte  è  9  raziocinio  elaito*  >  erg- 
ane di  ela(ttaiiiente  pensare  Ibpra-^  tutto  ,  e 
non  già  nelP  imparar  formoie  di  argomenti  , 
e.  ragionar  fulla  maniera  ,  colla  quale  aitrr 
hanno  ragionato  .  Chi  infegna  ad  inventare 
per  forraole  di  argomenti  ,  chi  infegna  la 
fcienza  de'  doveri  per  via  di  deciGoni  di  cafi* 
particolari  «  e  chi  r'folve  le  queilroni  legali» 
cab  per  cafo,*  mai  faprà  4^eKÌm- delie  ieff»- 
gì»  oelfar  morale»  e -^dei  raziocinio;. é  rinie^* 
gnar  tal^  facoltà^  per  via  di  cali  particolari  è 
r  ifleflTo  ,  che  infegnare  a  non  apprenderle  • 
T^nulL  1  Si 

■ 

noa  potrebbeio  ,  uè  làpieUiero  capite  le  colè  da  op«> 
porn,  e  da  aflèrìtfi*  Come  fpiegare  le  lef^  conttarie» 
€  come  fi>(fenere  c  capire  le  favorevoli  ,  come  eGum^ 
flm  le  qualità  de'  docamenù  >^gr  iodiziit,  le  prnovei' 
Come  fapere-:gli  ef&cti  y.e  le  confègiieoze  della  torca- 
ra  ,  e  tormenti  ,  cofe  che  occupanp  i  più  graodi  cer- 
velli de*  Giureconfttici  ?  E  fi'  ponao  in(egnar  cai  cole  dii 
chi  faprà  folcanto  Arma  virumque  canai  Molti  Rettori- 
ci  dunque ,  oltre  avere  perduta  di  vifta  la  vera,  ed  uai- 
yeriàle  eloquenza,  non  haano  infè^oata  nemmeno  queir 
dbqtjeoanlieaft»  die  ctédotn»  ^iikègaacev.c  che  noa 


f  30 


Si  e  dunque  per  Io  più  conOderata  i'eloquea- 
za  nel  Tuo  più  minimo  ed  ìnfioiteliinale  afpei- 
to  »  e  li  è  infegnato  aflài  maiamcntt  un  ule 
alpeito  •  Le  leggi  del  ragionare  ^  e  deiP  in- 
-  Tentare  non  s'imparano  conqiiei  topici^  per* 
cbè  il  vero  rariodnfo  ,  e  la  vera  eloquenza 
non  hanno  altri  topici  Te  non  quelli  che  un* 
intelletto  illuminato  «  e  padrone  delle  Tue 
idee  »  e  purgato  degli  errori  sa  fai  fi  •  Ma  i 
Rettoria  hanno  mai  data  Tarte  di  aves  coii 
r  imeilecto  f  Nò  certamente  »  perchè  non  po* . 
taan  darb  •  Hanno  dunque  dipinto  mi  fan* 
tafina  dell*  eloquema  ,  e  dietro  quel  &nta& 
ma  y  come  dietro  un  rotante  palèo  fi  è  fatta 
correre  la  gioventù ,  che  ha  creduto  di  cor- 
rere dietro  la  vera  eloquenza  da  pochiffimi 
nel  Tuo  vero  afpetto  infegnata  • 

$•  8.  Gr  inconvenienti  derivati  dalia 
confiilìone  di  tanti  topici  attribuiti  aiP  elo- 
quen^t  fono  flati  tali  e  ami,  che  poi  eden* 
doli  alie  iole  coocroverfie  attrìbaìti  tand  to« 
pici ,  quanti  i  generi  delle  caufe  ,  ogni  ge«> 
nere  di  cauta  ha  avuti  t  fìioi  particolari  to- 
pici (3)  fu' quali  infinitamente  fi  è  fcritto,  e 
a  tante  quefiioni  fi  fono  aggiunte  le  quedio* 
Ai  fugli  fiéui  dtUc  caufc  ,  ed  infinite  regole 


dividi  od  geniOT  iimfimb^  9  iéik^ 


uiyùizod  by 


uuìi^o  i  e  giudixlario  .  Vediamo  i  lieUi  ^  e 
vlfti  edifìci i  ,  o  per  dir  meglio  i  labeHnti 
Sibricati  da*  Reccorici  fopra  quedl  tre  generi 
su*  quali' ilaQno^taolo-parlato  »  come  fugiìTiA^ 
li  delle  controverfie;  e  taluni  di  efli^j  e^ra* 
sii  aiari>ibSòfilla'lhM{9-^,  fono  giunti  a.pe« 
Sarc  i  geiert/  ddk-  cmum^fi^^^  e  ddl*  elo« 
quenze  ne*  caratteri  degli  Eroi  di  Omero  ^ 
come  in  Menelao  il  genere  deliberatii^o .  (  Iliad* 
T.  )  in  Neftore  il  demojiratwo  (  Iliad.  A  ed 
ìa.m(k.d  ^^\  Uiad.yiiC)*- 


(*)  Si  veda  .Gerardo  Langhiine .  A'ìj/.  /Vi  Lon^in^ . 
fag,  ^1»    eJit,  in  4.    ro^^zi  lyeil.    ad  Khen.  \6')\, 
Quefte  lafuinfteatiy.ecl  inette tiflkllom  del  SofiftaTroi- 
k»  »  chei'vede  i  generi  dUlk^tConiroverfit -dedanatorìe 
dèli*  Eloquenza  jne'i'Gwanerì  ,  che  <U  OaMco  .4e'  (boi 
Eroi  io  quei  libri  %  cke  -fi  Ideano -dal  diviato -Sofiftvt 
d  dimoilrano,  che  qaaado  -la  /aacatìa  fi  accende  ,  co- 
j|lrael.vSafifia  Troilo,  ci  fii  ^vedere  aeli'AiitQfe  di  coi 
fi, parta,  o  il  quale  ii  iegge,  e  :(L..dta,  mete  le  noftre 
idee,  motitro- per  il  qjite  per  Io  pid  C\  T^no  refi  ridl'^ 
coli  coloro  che  hao .voluto  > veder  tutto  in  Omero,  ed 
in  Virgilio  ,  anche  i  generi  delle  declamiziooi  ,  ed 
haano  errato,  perché  gl*  iftc/lì  ^roi  di  Otiiero,  in  di- 
Terifi  occalìoiii  divei(àmente  declamando  ,  dimodrano  , 
die  QQQ^lbao  ali  perfo  iaggi  un  HtTo  cacanoce.di  uo^ 


*S8  88 


Si 


88  * 


I 


88  ^  88  ?i 

^    ^  ^ 
?X5    ^    W  ^aJ^KI 

iV"^"88"'88  85i  88  )^  8g  88 
Ik  88  86  8S  88  88  88  88  a8Ì| 


CAP  O  VI. 


RIferifcono  i  Rettorie?  al  genere  deliberati'' 
vo  tulli  i  difcorfi  di  perfuafione  ,  che 
tti.dono  a  far  determinare  alia  fcelta  di  qual- 
che pattilo  da  doverfi  abbracciare .  Il  geoece 
deliberativo  fi  diOè  da'  Greci  ^mbuUmcon  » 
e*  fi  adopra  rpècialmeote  nelle  adunante  pa- 
Ili  he  ,  nelle  quali  fi  vuol  deUbetm  ,  o  ri- 
iolv^ere  qualche  publico  aflare  •  Ma  come, 
perchè  ,  C  quando  fi  fa  la  rifoluzione  ,  e  la  . 
deliberazione  f  Perchè  una  cofa,  fefi  dimoftra 
lodevole  fi  aUwaccia  ,  perchè  urf  altra,  fe  fi  di- 
inoiìrà  vituperevole  fi  eviu  ?  ed  ecco  che  il 
genere  deliberativo  è  miilo  dei  demoflfadv<^ 
e  c^ucito  di  quello  9  ed  in  eatrambi  » 


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:  lo  fiato  delia  •Qontroverfia'  ,  ove  qivella  oofa  » 
che  fi  loda  ,  o  biafima  debba-  giudicarli  lo* 
'  devoie  ,  o  brafimevole  •  Quelle  ,  ed  infinite 
altre  rifleflfìoni  boftano  a  dimoflrar  niente  e- 
fana  la  divifione  de'  generi  delle  caiife  .  Que- 
(!i  generi  entrano  in  ogni  forte  di  eloqueo* 
(2a  ,  e  fono  tra  di  loro  midi  >  e  oonfuli. 

$.  2.  Nel  genere  deliberativo  ,  direbbe 
•  QH  Rcttorioo  è  .  ii  .  Corone  dei  MetailaGo  ,  m 
coi  fi  delibera  >  (e  Catone  debba  ,  o  nò  ac* 
Gettar  Ja  pace  da  Cefare  ;  il  Temiftode,  nel 
quale  fi  delibera  fé  Teraillocle  debba  ubbidi- 
re a  Serfe  ,  o  ferbar  fede  agli  Ateniefi  ì  il 
Regolo  y  in  cui  0  delibera  dei  cambio  degli 
Schiavi  9  la  Didone  ,  nella  quale  fi  delibera 
,  fulie  nozze  di  Jarba  ,  e  fulla  partenza  d*  £- 
nea^  V  Aleffkndro  nell^  Indie  ,  in  cui  Cieoft- 
de  b  deliberare  Aieflàndro  i  la  Zenobiau, 
nella,  quale  Zènobia  fa  dettbeiare  Trridate  • 
Ma  chi  non  vede  nel  riflettere  a  tali  capi 
di  opera  dì  eloquenza  ,  che  negli  argometui, 
che  inducono  a  deliberare  ,  fi  vedono  pcn- 
neileggiate  con  mano  MaeAra  le  iodi  di  c^uel 
progetto ,  che  fi  propone  ad  abbracciarfi  ,\il 
biafimo  di  quel  progetto»  che  fi  propone  cti 
fuggirfi^onde  G  deliberai  fi  loda^  e  fi -brafima 
nello  (lato  grudiziaie  nel  tempo  Diedefimo/ 

§.  3r  Dicono  i  Retiorici  ,  che  1'  eloJ- 
quente  ne?  genere  deliberativo  dee  fapere 
tutte  le  forti  de'  beni  poflìbili  re:i!i  ,  ed  ap- 
parenti ,  interni,  ed  eflernif  tutti  i  coQlkht, 
%  l'iflet  di  cuipio,  a' qual^,  parla  »  quali  ftc- 

I  3  no 


134 

DO  ìe  core  ^8  lodare  ,  «  le  cofe  pregiate  da 
quelita  Ma  ci  dicano RetKirici^  Te  Csbaa 
e(Icre  un  gian  Tilofofo  ^  poffimo  bent^  tali 

argomenti  maneggiarfi  ,  e  diftnitcrfi?  Ci  di- 
cano fe  da  eiTi  fi  può  imparare  tale  arte  di 
maneggiarli ,  e  difcuterli ,  e  fe  poffa  rìdurfi  a 
precetti  ^  I  preceui  -d*  ogni  genere  dì  elo- 


4 

Mi 

quTfìtf ,  ^quanto  iadii  4i  didi  ,  altreil 
ciiiflìmt  ad  òciencrii  •  i*  Ingesno  Vivo  »  « 
fnbiime  .  2.  Seofazioni  ,  ed  4diee  enecgeif- 

cfie .  3.  Conofcenza  dellUomo ,  e  dd  Mon- 
do. Allora  il  irero  eloquente^ 

Jbfgmum  m  fit  ,  ai  maij  Àmmat^  4B« 

Magna  finatunan  *  ' 

come  dice  Orano  (x)  mamfeBa  l 'mosti  4éSP 
animo  9  e  Tidee  delia  unente  coir  eloquenza» 

Vtrhaqut  prmyipm  «rem  lum  iopuaji^ 

(1)  tn  Aru  Pòit.  Oxvùo  ,  diranno  taluni  ,  .Jà 
precetti  di  eloquenza  Poetica  in  tali  verii  ^  che  noa 
ponno  adanafii  alla  pró&i€li  •  Mt^rtt  .molto  cbì^osl 

?>poiiei  pctchè  r  OiavM  regola  ,  tht  mhUie  neUm 
\ejU  tui  trigtgaù  'FdfìfffiiO'^  e  -dhe  dice  -,  chg  >U  fé." 
toU  fiuudèrarino  fpométit amente  alle  co/e  premiéhéti^ 
e  èen  ^ftffe  iè  una 'tegola  che  ad.ogni  elooiienza'pro^ 
■làica)  e  *poedca  appotrtìene^  come  i  noto  aa  ogni 


Digiiizea  L y  Ciixh^Ic 
-     -  -        .  4 


CAPO  VII* 

pai  lettere  dmofirmvai 
I»  ». 

CW  noir  iBftir  I6*if  ?  Norf  vi  è  cosa 
rulla  quale  tanta  ficnfi  dIflSifi  i  Rettori- 
ci  (che  han  ridotta  reloqirenM  a  fante  fpc- 
efe  ,  quanti  fono  i  topici  da  cffi  fiflTaii  a 
quella  ,  ed  i  generi  della  medcGma  )  quanta 
•  I  dìfcorfi  fu'  reqaifili  del  genere  dimonraiivo, 
che  c(g  dicono  il  genere  dei  biaGino»e  del- 
ie bdt  «  Hanv  difiufamente  parlato  delle 
core  ,  che  C  fponno  UaCmaie  ,  e  lodare  , 
dividendo  ,  e  foddividendo  in  kiBolte  cfarffi 
le  iodi  degli  Uomini  ,  e  de*  Dei  ,  le  fodi 
degli  Eroi  ,  le  lodi  delle  virtù  ,  le  lodi  di 
guanto  fi  vtde  celi' Uni verfo  (i)«  Ci  hanno 

(i)  Ss' fonti  ^Ue  loài  Ci  «lifiifèra  Men^BékÙi^ 
t.  de  Pen.  dem.  Cifu  ^  QéUttSèL  4Ur»p  jéf^  9^  4^ 
t^.  AUic.  di  fdtiegm 


136 

parlato  della  ferie  mìjMole  »  e  dellar  ferie  mt» 
turale  delle  iodi  ,  e  modo  da  difpone  tait 
lodi  ,  delle  quali  fi  fono  minutamente  dù^ 
ktiui  (2)  i  t9pici  ^  e  ridotti  alT  inSoito  - 

A 

(a)   Oltre  ìnìinki .  topici  zéòotù  per  Vociare  ìDe^ 
'  gli  Uomini,  gli  Eroi,  le  -cofc  utili  ,  le  cole  animate^ 
té  virtù  ;  la  patria,  1! educazione ,  i  coilumi  ,  le  azioni 
tutte ,  e  tutte  le  circoHanze  occorlc  nella  vita  degl*  in- 
dividui tutti ,  fi  fono  dati  i  topici  da  lodare  £n'  i  di^« 
ti  iÙeSì  dèi -corpo,  come  per  •  lodare  .un cieco ,  un  zop- 
po, un  gobbo,  e  lodargli  con-autorìià,  e  oon^dèmpg 
topici  per  lodar  gì*  ignobili  ,  gli  fpurir  ,  gli  adultenni 
ec*  e  coeU  dcmpii  •«  ca*  niÌQdiij  3  topici  per  lodate 
un  cavallo  daUe  (iic  <foti  del  corpo»  inaila  fua  natura^ 
dal  (bo  colore  ,  dalla  fua  fortezza  ,  come  h  il  Voflìo 
con  elcmpj  prefi  da  Virgilio  (  F'off*  In/ik^  Oraton  l.  J. 
^^P*  3'  $•  il»  pag*  ^1»  Tom.  1.  Lugd,  Batav,  1^43.  ) 
jPoì  il  Voglio- ci  di  Hn  modello  per  fare  un  panegirico 
^lle  api  ,  Tulle  quali  cita  la  declamazione  di  'Quintilia- 
no (  Diflcrtazione  13.  )  Cita  le  lodi  del  t>ove  fatte 
da  Libanio ,  quelle  del  cane  da  Sedo  Empirico-,  quelle 
"dell' Elefante  da  Lip/io,  ouelle  ^kll' Alino  ,  dal  F^ia- 
•feio ,  quelle  4t\  .^riiio  da  rlntuco.  Poi  iniègna  ilVe^ 
jCo  a^rJodi.,  e.deicrìaionì  della  4ama.,>del  (minò» 
«dttll'^  invidia  .,  adduce  canoni  ,  e  citazioni  per  lodate  I 
frutti,  è  gli  alberi,  pafla  a  metodi  di  lodi  per  il  ma- 
re, lodi  per  i  fi»mi,  lodi  per  i  golfi,  lodi,  per  le  Ter- 
re, Citta,  monti,  rivi  ec,  lodi  per  le  mura  della  Cit- 
«a,  per  le  Cafe,  per  le  Chie(è,  per  i  poni,  per  i pra- 
ti ,  per  i  giardini  ,  per  i  bofchi  .  Pafla  indi  al  modo 
da  lodare  i  vicoli,  i  vcftiboli,  le  cucine  ,  gli  airii  ,  i 
'pnttiy'le  flaaze,  i  caftelli,  le  Regie,  i.bagni  ec,  Tem- 
ete cumulando  autorità  di  Omero,  diAiiiiide,  di  Elia- 
flo  ,  di  Arifleiwto  ec  ec  •  Confimill  cofe  infegnòlo 
SeaKgeto  fibr.  |.  de  nrPéUic.  ,  ed  il  Menandro  éé 
fTA.  dmonjlt.  Da  quéfti  fonti  di^di  fitto  naciù  toni- 
ci     cioqacaa  &Bk  ddk  lodi  -date  Jt^^s^v^ 


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'  '111 

.A  4XHifiBijIi.  Rettone!  dirette  FetiQiub  :  £J 

a*  L*  eloquenza  impiccata  nelle  Iodi 
fi  Ri  détta,  ^pdBp  ùéaaàpne  .Vane  Pa« 

negi* 


Vcardi»  illa  eèlattna,  alle  pelèbe  ,  tlTiiiiàlata  ,  agli 
«finali  :»  «Ile  ^to  ^  af:*dei>lri  »  4d]o  ^floccauleiìti  ,  red  « 
-quante  altre  Umì  -fi  trovano  iie)lcf.Rta|e  ^uMaic  »  • 
nelle  Cicalate  poco^'Filofofehe  di  tertc  nazioni  ^  c  di 
tali  Iodi  il  Vòffio  avrebbe  potato  anche  ^<Iar  canoni* 
Ma  cbi  mai  potrà  tdfepiard  l'arce  di  lodare  tali  torn- 
aci «del  Voffio? 

(3)    Chi  volclTc  efemp)  di  buon  gufto  nelle  lodi, 
•dee  prendergli  da'inigliori ,  -c  .più  Filolofici  Autori  an- 
tichi, jc  -moderni ..  Se  oe  ,ponno  veder  gli  efèmpj  nelle 
•Opere' Hi  Omero;  e  df 'Virgilio  ,  nelle  odi  di  Pindaro, 
«e  di  ^pr^o,  negl'inni  Hi  ^linaaeo  ^  -t  ioiéìk  LUe/iu 
del  Molko  MMafrfbL  II  Panegitico  ^  mno  a  Ti^i. 
no  ,  xpolte  orazioni  di  «Cicerone  ee.  cc  j)o|uio  ierrir 
^di  modelli.,  de'  quali  v«  ne  (bno  cosi  inmiitì  ^le  :CosÌ 
^odii  di  buon  guuo  ,  xbe  difficililfima.  è  la  Ibefta.  L* 
opera  di  Tacito  de  morrhus  Cttmanorum  é  'ona  lode 
'di  Quei  popoli  .  Vi  fono  le  lodi  di  Demoftene  (critte 
da  L  uciano,  quelle  di  Tucidide  da  Aftonio  ut*  Preginh' 
nafmi  ^  quelle  di  Dione  per  Socrate  Orat.^/^.^  Ifocra» 
te  lodò  £lena  j  Dione  CrifcrflorTro  Jodò  ì*  eloquenza, 
iMureto  la  Teologia.  E'cofà  affai  curiofa,  che  ilVo(^ 
-ib,  il  quale  riferiice,  die  Dione  Crilbftomo ,  neirO'- 
*«atio«e  ai»«  dianoftcò  affine  la  Fikdòfia,  e  l^'Eloquen- 
ze  ,  IMI  ^i  .<Vódìo  kocJaSo  di  <al  .:dia)oftrazipne , 
ralcrimeati  non  avrebbe  affogata  la  vera  eloquenza  in 
•tm  Chaos  di  -paiole  ,  «è  topici  di  lodi  .  Egli  confeffiL, 
Mcbe  il  ^òfiiKcar  ^anto  sa'  Precetti  Rettoria  in  minutias 
€0nJèBari  i  o  com'ei  dice  in  Greco  (  .fUK^ohcync^^u»  ' 
e  poi  egli  é  'cosi  Microlog^  .nel  |*,  ^  ^  liUo  dcllf 


f «  .  .... 
lìegirico  ,  percfiè  trfGicrf  fi  recitavano  ta- 
li difcorfi  nelle  aflembicc  della  mdthndf- 
ne  (4)  .  Si  di  (Fero  anche  le  lodi  elogi ,  d^ 
quali  ve  ne  fono  molte  fpecie  .  L' Iftoria 
dell'  eloquenza  impiegata  alle  lodi  predo  tut- 
ti i  popoli  e  fiata  defcritta  dal  famofo  M. 
Tbomai^  (S)  »  H  qusle  oltre  r  avere  fcritu 
^Plfloria  d^i  Elogiò  ci  (la  dati  ecceUeori 
'modelli  di  dogj.       .  • 

§.3.  Oflèrva  il  ciàtoM.Tlomas  ne!  Rio 
EJfay  fur  k$  Eloga  ,  cfie  ogni  popolo  nelle 
fue  origini  ebbe  gli  Elogj  ,  e  che  i  Chine- 
fi  ,  i  Fenicj  ,  gli  Arabi  celebrarono  le  glo- 
iriofc  azioni  de' grand*  Uomini .  I  Greci,  ed 
i  Romani  ,  i  Celti  ,  ì  Druidi  i  Bardi  fc- 
cefo  VìAo09  •  Tali  elogi  erano  Y  ogetto  del- 
le prime  atnbizioni  degli  Uòoaiù  »  de'  gOfr- 
rieri ,  e  degli  Eroi  •  Poi  Te  ne  eoimaroiio 
gli  Eroi ,  gi*  Jmperadorr,  i  Dei ,  onde  ven- 
tilerò ie  affittofi  lo)  ,  e  tanti  clogj  ,  .  e  lofi 

•  •  •% 

(4)   Uemyv^atci  Xe>«c  •  '  »»* 

(0    ^  ^i^f"^^  Htftùirt  dts  ElogU  •  Ofletva  I  in- 
tiere WylordShafirfwty,  die  tmodcnu  Autori  4t  lodi, 
t  di  elogi  feM  coti  fierili  wi  Imo  peinicn  •  c^a  ««& 
liimo  fai'atoo,  fc  non  depadar  gU  antichi  ptrdaha- 
ì  noderm.  Pfcr  una  bella  Donna,  fi  degrada  Eiena, 

Fet  «ì  Pceta  Pindaro  ,  per  un  Oratore  Oemoftene . 
er  un  Generale  Ccfare  :  Sfsfiéim^  Ad»U$  $0 


^  tm  i^  Sta.  ai.  0  ,1 

fé)  Thomas  FJft^  fur  les  Eloges .  Si  veda  inol- 
tre Àlacrob,  1.  Saturr*  cjp»  6.  Llv,  Itbr,  2,  cap.  OO^p 
Zìi.. 4.  cap.  47.,  Hr.y.  cap»       Sailii/L  inJug.cap. 


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per  tante  perfetiè  »  e  per  fotte  k  Uti  ^  ci 

fcienze  ,  elogj  ,  xhe  fpeflfb  degentrtrona  in 
eloquenza  fofillica  (7)  ,  ed  inuiilCj  anzi  no- 
xiva  •  ■  • 

émii.  EUg,  L  y.  ^«  Wift  Wt^^  i»  4* 

(7)    Vi  è  ftato  chi  cosi  cominciò  a  lodar  la  Ret- 
•toric^:  Sum  Khetoriea  human  affimi  Auditore  catera" 
rum  Artium  faci  Le  Pri^eps  ,  qua  ionge  fupra  Graat" 
maticorum  Regna ,  &  litteras  ,  jupr-a  Loguorum  iUos 
furnos  jintjque  imperii  terminos  praèendo  i  quta»  nihil 
in  Crammaticoruut  finibus  ^.aut  DìaURicorum  pomttriis 
'tamtnehtr^  pnd  .nùH  màis  ^Mus     quafi  JammU  4u£ 
-sd-nmmm     juffa  infifviét  Poi  -ace,  -die  la 

JReitorìca  rìcele  graodi  ,  ed  infiniri  ^atBK&c\  dalla  Là^ 
gica  ,  e  dice  che  la  IWttotiGa  ^«r  rinvenzioiie  ha  an« 
che  per  (èrva  ]a  Logica ,  prdèicndo -gli  ornamemi  Ret^ 
torici  ali*  an^^a  définijione  y  -e  dìvifione  étlU  Logick 
alle  oppojpiicni^  predicati  ce. ,  cnfe  nelle  quali  ci  cre- 
de, cnc  la  Logica  confìfta.  Chi  così  parla  non  ha  ve- 
re idee,  nè  dell* Eloquenza  ne  della  Logica  .  Chi  vo- 
Jcflc  leggere  nell'  origmalc  tali  fh-anc22e  veda  Reìnero 
^e^Atts  in  Tyrocin»  Rloi^itent,  AmJUU  apud  Johann^ 

JiulgMMm  1^48. ,  Tarn.  À  pag.  301.  1^'  -ancora  confi- 
miuMtte  ndspòlo  r  elogio ,  dbe  -fii  dé*F9ologi ,  e  «M» 
la  POologìa  dovmgfiiìppo  ffiifer  neUa  Tré£i2Ìone  alle 
fue  Ànttehità  Crtéhe  «  Dopo  inmienìfi  elogj  ddia  Filo* 
logia  dice  mi:  T^Ut  i^AiUtogiam,  ptid  aimd  Jteeris^ 
^atn  ut  fttfittUns  fenam  xmnem  eruditionis  ?  Sicut 
Jtfercaror  futori  vendi t  corium  ,  fattori  panmtm  ,  Cj^ì- 
rttrgo  fcàlpéllum^  pharmateuta  'herhjs  ,  &  radices ,  fa» 
irò  mjIL  um ,  Jìcut  bihliopoh  'uendit  reqt^irer.tihus 
libros  Vhilofophicos  ,  JHedicos  ,  Juridicos ,  Sacros . .  •  • 
^ic  Philologia  vari49  its ,  guas  -émbitu  Juo  ton^leBi'^ 

iur^ 


140. 

,   §•  4-  A'  genere  degfi  clogj  fi  riferMco» 
m  b  Udì  fiaubn  ,  dette  OraiiotU  fimdfi  » 
£tog;  /iifMhrj  •  QodSi  eiogj  furono  netP  Egii^ 
to  antichiffimf  (8)  >  ma  non  fé  ne  vedono 
efemp}  in  Omero  ,  nè  in  Virgilio  .  Comin- 
ciarono tali  elogj  nella  Grecia  dopo  la  bat- 
taglia di  Maratona,  anni  i6,  pria  della  mor* 
te  di  Bruto  •  1  Tragici  Ateniefì  fuppongono 
un*  elogio  &ttO  ne^  funerali  de'  figli  di  Edipo. 
Anaffimene  attribuifoe  a.  Soiont  r  invimione 
degli  eiog)  funebri  •  Tucidide  è  il  primo .» 
che  park  di  Orazioni  funebri  fiitte  a'  Grecr 
eflinti  nei  principio  delia  guerra  del  Peio- 
ponnefo  .  Pericle  fece  l'  elogio  de*  Cittadini 
che  pexìrono  nella  guerra  di  Samo  »  ^  dopo 

...  ;  .  la 

uir  ,  divendii  atque  eommunUài  pariarum  fciehtiarutn 
doàoribus  :  Chi  potrebbe  non  ridere  di  tali  encomj 

(8)   \ft  eia  aeir  E^^to  un  lago  ,  che  fi  ^  ' 
fallare  per  'airivave  al  làógo  delle  (epolmre  •  IL 
vfBie  era  arreftato  filile  rive  del  lagoi  ,  e  dovea  render 
omto  alla  Patria  ,  ed  a  pid  di  40»  giudici  di  tatte\le 
MM  paflàte  openUBoni.  Ognuno  potea  accufarlo ,  s'Ubjii» 
▼a  il  proceiTo,  e  trovando^  colpevole ,  fi  Hichiarava  in- 
fame ,  ne  paffava  il  Iago  .  Se  avea  vivuto  bene  ,  era 
ricompenfato  coli'  elogio  funebre  ,  che  fi  proferiva  ^a* 
congiunti  in  prefenza  del  cadavere  ,  e  de*  MagiflrAci. 
Diodoro  Siculo  liBr,  i.  rifcrjfce  le  foUcnnità  Egiziane 
nel  giudicare  i  morti  ,  e  la  preghiera  ,  che  fi  mceva 
a'     i  in  nome  deli'  e(Hnto ,  eoe  avea  avuco  ^v^vole 
decreto*  Porfirio  (  tU  mbfiinemtU  Uh,  4.,  c^^io. ) 
kxiS^c  tal  preghiera  •  Si  veda  Giovamù  Mànbam  .Cc« 
Mii.  €Mhic»  Saeul,  ,9>  pag»  If6.  fir  SéKuL  tu  fsgi 
875«  idit^'i»  4*  Fréiu§uef0 


..y,.,^ud  by  GoogI 


b*  ttéta  delP  elogio  fii  afi&nodato  ,  cotona» 

to  ,  e  condotto  in  trionfo  dal  popolo  .  De- 
moflene  lodò  gli  edinti  nella  batiaoiia  di 
Cheronca  ,  ed  Efchine.  in  tai  occanone  fi 
oppofe  agii  elogi  fatti  da  Demoilrne  •  M. 
Thomas  na  lungamente  defcritta  i' Ifioria  de- 
gli elogf  funebri  (j^)  ,  I  Romani  prom6(Bnro 
mollo  le  oraifoni  funebri  cbe  fecerò  anoon 
in.  lodb  delle  donne  iUudrl  ,  ma  !  Greci  al 
contrario  meno  le  frequentarono  ,  ma  vf  fi?^ 
cero  maggiore  applicazione  •  Tra'  moderni 
Autori  di  Orazioni  funebri  M.  de  Bojfuct , 
e  M.  FUchier  fono  i  gran  modelli ,  come  al** 

Si  M.  Thomas  ne*  fuoi  £iogj  è  gran  ino* 
la  di  £log|  Filofofici.  •  •   .  • 

%  f.  Uflem  M.  de  Voltaire  ,  che 
qaeSo  genere  dr  eloqueciza  richiede  grande 
iminaginativa  »  e  maeftoTa  grandezza  ,  e  Ai- 
le  quafi  Poetico  ,  come  fi  può  ofTervare  ri- 
flettendo alle  funebri  aringhe  di  Boflìiet  j  e 
di  Flechier  • 

$•  6.  L'eloquenza  Satirica  per  biaCma* 
le  i  difinti  aitnii  ,  e  rappiefentaidogli  cor- 

•  reg. 

(9)  Thonus  Effay  fitr  Us  Eloges.  Gli  Aa* 
tlqnarj  potraoDO  leggere  full'origine  di  taliEiogj  il  Gif- 
tàer  éU  Jure  Manium  Uh.  L  cap.  de  laudai  ioni» 
éus  ,  pag.1^7.  ad  ij^.  edition,  in  12.  Lipfia  167 1.^ 
qual  Capo  del  GutA€r ,  ù  è  rrafcricco  dagli  Autori  dell* 
Enciclopedia  •  AnicL  Oraifons  ,  ou  ELogts  funehres  • 
ScriOe  anche  de'  fonebri  elogi  il  fifduMM»  ael  libra» 


legg^lr  i.  è  andcbifliaQa.  in  tutte  le  oaronij^ 
peichè  oacqiie  colie*  antiche  Comed.  e  e  Tra^- 
gtdie  ,  vale  a  £re  fii^uosi  deii^  prìi9e?ocr?. 
colazioni  degli  Uòmini  ..Clii  voleflè  làpcie- 
ff  Ifloria  deir  orìgtne  >  de  progredì  ,  e  della 
decadenza  dell  eloquenza  Satirica  ,  dovrà  leg— 
oéce  U  Cafaiil)ono  (io).  L^eloquenza  chebia- 
Saia<».uraj  gli  artificj  tutti  al  contrario  dell* 
eloquenza  che  loda  •  e  oonGde  1*  eloquenza^ 
che  loda,  nel  isqjpre&otaia  le  cofe  lodate  ne- 
gli arpecti  lodevoli  ^  tr  quelfa^  die  biafii^e». 
negli  afpetti  rvantaggioC,  moSra  le.  hi^me^ 
voli  ;  e  nelPun  cafo  ,  e  ncH'àUro*  Wrognavfa- 
per  bene  analizare  gli  attributi  ,  ed  inirinfe-j; 
che  qualità  del  fogetto  di  cui  (i  tratu- 

7»  I/eloquenza  Satìrica  di  coloro- che- 
Iboa  fidainente  Poeti ,  e  non;  grandi  Fiiorofr». 

l  vuf^jbtpmt  ioipemGr kriMOie.  «.t 
tsàoaa/ùC)* 

a*' 

I 

(io)  .  dfimim.  Ì€  tàfytU^  ìhifi  iit  Mtf.  Fhì^- 

klog*-  Thom*  Crenii . 

(f)  Dobbiam  dire  con*  quella  francHem*>  che  fi. 
richiede  ad 'Un' amico  del  vero,  che  l'eloquenza  Sad*^ 
lica  9.0  color»  che  fi  fono  io- eflfa  occupaci  ,  ci  han 
latoatt  e&mpj-  piuccofto  fìiaeili  al  buon  cofiume  ,  alla 
religione  >  alle  Cine  dottrine  ,  ond*  e  che  colla  lettura 
degli  Autori  di  ^  promove  la  corruzione  del  cuo- 

re umano,  fpeciiimente  ne*  giovani,  fpecialmeme quan-^ 
do  gli  Atitori  di  Satiri^  abondano  di  rcandalolc  morda* 
dtà,  ed  ofoeiiicà  ooiiiè' d'incelinone,  il  cfce^ è acdidnift 
quali  ftfDpit  a  iBlli  ì  jSmad  é*  ogni  «ed  •»  •  ogni 


Digitizoa  by  C 


TtU  ,  faeti  ,  l4j[m9,9  Mrrorm  j  fulmina 9. 
morfiu 

Vtrbera  »  clamorti  ,  murmicr^  »  dlSa  $  fda  . 
ber^  »  kn^dikur ,  céfiigat ,  corrigu  ,  urgu 
dogìt  ^  JMàtU  f^  »  Jlimidat  ^ 

'  JiHè  un  Poeta  dello  rtile  eli  Giovenale  .  Ora- 
2Ìo  nelle  Satire  è  più  placido ,  e  più  fonile. 
Ferfìo  c  aliai  ofcuro.  i  difetti  di  Lucilio  fo- 
no da  Orazio  nòtad  •  Le  Satire  dei  Se|tafx> 
fono  rinooiatiflime  «  ma  caaftiche  •  Luciatx)' 
è  il  niodelto  delb  fcrìvere  Saiirico  unito 
air  otticno  »  e  raffinato  guftp  •  Credono  i 
FranceB  ,  che  Rabelais  fia  il  loro  Luciano, 
ma  vi  è  gran  divario  ,  e  dicono  gr  Inglefi 
di  riconofcere  Luciano  nel  Decano  Svvift  ii 
loro  lepido  Satirico  •  li  Conte  di  Rochelter 
è  mordaciflimo.  La  Dunciade  di  Pope  è  una 
Satira  dei  mal  gjuflo  di  quei  tempi  ^  e  di 
Sadrica  eloquenza  coflano  per  lo  più  molte 
opere  di  Prior  »  di  Hudiras  ;  e  lo  Spetta- 
tole ì  m  qtiadio  Oriti 00  de^coQumf-tL  I  Poe- 
mi di  Churchii  Inglefe ,  fono  per  lo  più  fa- 
tiriti  ;  e  tra*  Francefi  fono  celebri  le  Satire 
di  Defpreaux  •  Erafmo  G  e  diftinto  nelP  elo- 
quènza Sadrica  ia  varie  lue  opere»  e  fi  può 

nazione  .  La  fera  eloquenza  Satirica  dovrebbe  occu« 
patii  a  iir  la  goecaiaL  vizio  »  iaicgiiaaio  la  fera  mn 
«Oc. 


I 


dire  il  novello  Varrone  autore  di  novelle 
Satlfe  Menrppéè  traDe  qualr  non  è  i'  ultima 
F  opera  inutolaia  £ii60mitfiii  Morift  •  -61*  iia- 
Ibni  nelle  Satire  dell'  Ario&o  non  hanno  da . 

^n^ridTarc  nian*eftero  Autore ,  come  in  quel- 
le di  Salvatore  Rofa.  I  limitt  dfeirEloquen- 
ta  Satirica  fona  adai  più  ftefì  di  quel  che  (i 
credè»  e  Gcoome  H  fono  fpedb  iodate  cofe  , 
che  iodi  non  meritavano ,  cosi  il  biafimo  di 
certe  cole  j^.  die  non  dbveàn  bìafltnarG  ,  è 
giunta  aiP  ecceflb  ,  ma  noi  non  abbiamo  nè' 
tempo ,  nè  voglia  dì  prolengaie  ttkenori  rt- 
fteflSoni  fuir  Eloquenza  Satirica  ,  della  quale 
da  moltìnrimi  molte  cofe.  fi  fono  dette  ,  e 
Iccitte  C)» 


4'      i  • 


GA- 


(*)   Noa  può  nlegarfi,  cKe  U  Poefia  Satiri^  io* 
•  tenuta  falle  prime  per  corregcre  ilcoftume,  ibbmdc- 

f onerato  fino  a  darci  efcmpj  di  coftiuni  corrotti ,  ond. 
,  die  U  Ittcora  degU  Aiuoci  Satìrici  è  p«  lo  P»* 
Mioolofii  airioann  eiovencà;  dit  nefle  opere  Saciri- 
ìbt  a  Piffi»,  iiCumiuUé,  A  Ohiio ,  *  Sfirifi,  àd 
éi  ÌM^r,  M Rabelais,  di  Cufchil,  di  Eraf- 
mo  di  Lucisno  ec.  troft  ijpcfio  faaefte  dottrine  di  li- 
bertinaggio, d'irreligione,  di  corruttela  di  coftumi.  La 
lettura  degli  Aatori  di  Satire  è  la  pià  perniaota  pct^ 
elri  legge  fenzr  criterio-.  Le  Satire  dunque,  e  gli  Au- 
.    tori  di  effe  dcbbon  leggcrfi  da  Uomini  di  confii«at% 
i  <iiotaiaii»  e  a  coaofciata  pcobicà  c  morale*  ^ 


Dlgiiizeu  Ly  Coo^k 


•  ••  • 

•    •  • 


.C.  A  P  O  -VilU 

I 


'  ...  »  . 

IL  genare-  grùdiziario  cRp  coitteme  Te 
accufe ,  e  le  diCèfe  ne^giudi?) ,  oltre  il  noti 
•flèrff  neh  fuo  vero  àfpettaconfideraio ,  giac- 
che nel  genere  giudiziarro  entrano  come  ia 
un  miflù  tutti  gli  aitri  generi  cioè  il  de- 
roodrativo  per  le  iodi,  o  biadino  ,  e  il  de« 
fiberativo  per  le  rifòluzioni^^e  decifioni  fr); 
fi  è  parlato  ingltre  di  '.uLgenere  aflài  più  di 
quel  che  fi  conviuiiva  parbrne  a  girelle  per* 
Som,  allc^uall  9?ibregnava  ìa.  Rettorica (en* 

T^m^IC        '      K.  za 

•  •  '  ..    .  ... 

_Ìt)  Nèl  genere  fjuOmMr  ,  e  oeHb  -^ta  delW 
tabi  cka.&^camonoc  yi  èMuuàtàMdmc^ir^vif^ 
%-MUréth0^.o  e%xeflb^  o  «dio: 


1 

.  i 


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za  che  le  medefime  avellerò  faputo  di  rden* 
ze  legali ,  (cieaze  che  fono  la  bafe  detretio. 
raziocinio  nel  prete fo  genere  giuAztario,  eh* 

tutto  filile  coniroverfìe  lì  a^i^ira  .  Sì  trattò 
dunque  in  tali  Rettoriche  di  cofe  ignote  a 
chi  ie  infegnava.,  ed  a  chi-  le  fludiava  ;  ojn- 
tutto  il  rifultato  di  tante  loro  (alighe  fui 
genere  demo^lrativo  >  deiiberattvo,  e  giudi- 
ziario fi  riduliè  a  &r  difputare  i  giovani 
dr  voci  vane,  ed  a  fare  unir  fraG^  accoziar 
periodi.  ^  U mar  parole  per.  comporre /decla- 
mazioni ,  e  cicalate  da  reciiaifi  fecondo  det-' 
lavano  gli  umbratici  AoHons  di  Feiroaio  Ar- 
{>icrQr4  .  :  . .  -"  'si 

a*  Olire  reflèifi  da'  Rettorrci  rntem- 
peQivaniente  parlato  del  genere  giudiziario^ 
le  n^c  parlato  in  nKHtoyv^^i^c     pietà  in  le- 
gerfino  le  tante,  ed  infinite  controverfie  tra 
ed]  Retiorici  agitate  da  più  fecoii  .  Gli  fia-^ 
ti  delle  caufe  fon  divenuti  un  lempeflofo  ocea- 
no di  ccniroverfje   per  i  Rettorie!  ,    un'  in- 
ciampo contìnuo  a' giovani  «  ed  un  oggetto 
di  rifo  a' veri  fa vj     i  cjuali  lafcianOj.i'Ret- 
tbricf  neir infelice  flato'  di*  qq^Hipnare  fillio 
flato  di  Ogni  controve^fia  giudiziaria  •  Lo? 
*  flirto  ,  ch^efli  dicono  ,  di  una  caiifa  ,  ifT  ri-^ 
duce  alio  fcopo  ,  al  line  j  al  foggetio  prin- 
cipale della  contioverfia  .   Fin  qui   la  rcìia 
ragione  non  difconviene  j  ma  ip.  (tato  con 
tal  idea  capito  ,  entra  in  ogni  genere  di  e-*^' 
loqueqza>  giacché  in  Ogpi  difcorfo  vi^  ÌQ  fco« 
.  ^  i|.  fiiUBLj  il  foggetto  principale  ^  per  -our 


Uigiiizea  by 


) 


ti  btvm*  ìt  diicorlb  né  '  per  4fffc0b  ec^ 
Mfogno'  dv  taato.  ((ifllmioai  e  preteuì  i 
giacché  refamloaK  qua4.fia>«il  fine  prrncìpa- 

te  ,  e  lo  fcopo  di  ogni  raziocìtuo',  di  ogni 
eioq\ieuza  in  rapporto  allecofe ,  fulle  quali  fi 
feri  ve  ,  fi  pari    o  lì  penza ,  è  un  vado  campo 
'diirazigcinio  ,  tui  qu9Ìe  l^  Tcieaze  lilofofijche^ 
e  nòfv  f\uéi^f^iuotìCfà  >.che  per.  Jql  più.«fi  4 
infognata V  ponno*  dacci  iumi 

j».  Ma-  b  Rettevici*  iioD>:iOOiiiettti  di 
aver-  djbtteTulh)  (lato  dèUe^  caa(è>  tante  cofe 
atTurde  ,  ed- intempelUve  fono  paiTati  a  va* 
cfie  defioiziaiii  dq^U  Staii  ».  Se  fi  trattava,  di 
.  capire  una  legge     diceaiio  Stari»  -  legale  •  Se 
•.fit congetturava^  fu^Cilidizj^  di  un  delju;o»dir* 
ktoiSiat(^  \  congfittufale:.  1  ndi.  |pa(iàfipno^  d^* 
(  fii)irercetti  StatL  dtl^fùUvLCàX  nome  ,  e  na« 
wra.  del  d^^Kttcy,  ceni  altri  Stati:  dì-  ffiomiià, 
trtj^uaUtà  del  délittiy  ^  e  di  qiiefli  fecero 
*  ihhai te  altre   fudJivifioni  ,  fenza  aver  mai 
^  ^«^inaio  lo  flato  del  loro  intelleuo  qinn  Jo 
fi»  parlava  da-,  efll  di  tali' cofe  (^)  ^  Ed  ecco 
^diHne  r  eloquenza  ,  e  ia  Dialettica  ,  le  due 
\  SSiésaie:ìé  jtò,  utili  airuomò  ^. fiwridailèro  a 
*  .  K.  a.  dive- 

.(*)  Han  parlato  di' varie  definizioni  Tulio  ftato  , 
ed^hanno  ftabiliti  inimenfi  ftati  di  controverse .  M  i  ta- 
li Stati,  clic  elTi  dicono  ,  appartengono  a  molti  g.*ncri 

.  di  eloquenza,  non  al  folo  genere  giudiziario.  G4i  an- 
ticKi  Rettorici  furono  infùiiti  nel  parlar  di  tali  Suù, 
ed'  il.  VplIIo  à  copiolìdlmo  , ,  e  tediofiflìnio  in  quefto  : 

-  l^oJl^ ' RàsU' Tom** L x ^.  fina  ali*  pag.  1 77* . • 


/ 


148 

divenire  le  più  zSutdt  ;  e  fòrli  le  pi6  nòcf* 
ve  .  Invece  di  farfi  Tvilupparé  le  idee  oTce- 

re  ,  fi  c  voluto  ottenebrare  i'  inteHeito  full* 
idee  ciliare  ,  e  fi  è  confinata  l'eloquenza  ad 
ellere  in  modo  tale  flreiiamente  unita  ali'  ir- 
faziocinio  ,  ed  a' ceppi  del  pedanùfmo>  che 
.  phntofio  di  giovare  /  ed*  illuminare  fi  è 
ridotta,  a  degradare  fumano  imeUecto  ^  'e  G 
è  eonfiderata  ccìne- comprefii  meta  ììi  quei 
voliHni' iifkn^eiifi  di  tante  Ibilglie,  ed  inutiii 
difpute  fopra  gli  fiati  delle  caafe  •  I  Retro* 
rici  dunque  ,  oltre  aver  avute  falfe  idee  ful- 
V  eloquen7a  ,  che  ai  foio  Foro  ,  ed  al  foto 
pulpito  r  Iian  confinala  non  fian  velaio 
nemméno  trattar  con  raziocinio  quefia  forte 
di  doquenzi  (3}    che  éùilrfiderarè''«ffi'volT 

-v  •  '  •    ./  .  .  ■'•  .  •. 

(2)    I  pili  diffufì  fullcaontroverlie  degli  Staci  deU 
le  caule  furono  Sulpfzio  Vittore ,  Quintiliano  ,  e  Vof- 
flo.  Ma  quando  Ipcride  ,  Lifia  ,  Pericle  ,  Oemoftcne 
Cicerone  fcriveano,  e  parlavano,  ebbero  mai  effi  prc- 
fcnti  tante  poli(re  dottrine  ,  e.  divifioni  fagli  Hati  delle 
caufe  ?  Avrebbero  mai  potuto  fìgurarfi^  che  lopra  cer- 
te cofc,  che  la  loro  f^^conda  fancaiia  ,  ed  il  loro  illu- 
'  mìnslto  intelletto  avea  pcinute  in  certe  circoHauze  ,  li 
fiilTero  un  gioroo  fi^dati  tanti  precetti ,  e  tante  «itfiin* 
zionì  éì  tanti  ftati, càule,  distanti  tropi , di . tantp  6gttflBl' 
'  Alerebbero  potuto'  elC  prevedere  tante  iìlae  di;  iài)ti  no- 
.  mi  éì  fiati  y  e  di  tropi ,  nomi  che  igoineotaiió:  fiaoSL'* 
letto  a  capirgli ,  la  memoria  a  ritenergli ,  e  1*  orecdlio 
ad  udirgli  ?  Cosi  poi  è  avvenuto'  ,  che  t  Rettorid  pct 
'  adattar  gli  Autori  Ctaflìci  a  tali  loro  precetti,  bando- 
'  vuo  contorcere  ,  e  ftirare,  come  nel  Ietto  di  Procufte, 
le  aucoóii  <fi  canti  Oratoti  »  ^        ,  lidoceadole  a' 

<  loto  ^ 


/ 

uiyi vizod  by  Google 


I4P 

•  feto  cotnc  11  yfcn  eloqnem,  ì  Non  badaro* 
no  coftoro  ,  che  per  infegnare  nel  modo  , 
come  efll  faceano  ,  ci  voleano  fecoli  infiniti, 
e  derivava. un  daiioo  infioiio  agii  lunaai  in* 
-telletti  •  . 

4.  Per  gli  dati  veri  delle  canfe  ba- 
rila un'inoelietio  forte  ^  vigoroib»  attivo,  10- 
•TenM»re.,  Fiiofofifxx  >  ben  regolato  >  ajutaio 
fdal  buon  guflo  »  e  cosi  in  ogni  crrctoflanza  , 
inventa  ,  difende  ,  accufa  ,  ragiona ,  efamina, 
•decide,  vede  i  rapporti  tutti  delle  cofe,  de' 
latti,  de^ raziocini ,  delle  prove  in  ogni  con» 
«tfoveifia,  fenaa  aver  bifpgno  nè  de'Kettorid; 

.  tanto  hanno  fcritto  lugli  flati  delle  cau« 
-  fey  nè  degl*  infinici  toIhibì  de'  Fonofi  rugP 
iùdh\  criimAalr  ,  è'  folle  pmove  di  tsAimo* 
nfanza  nelle  oootnovcrG^  civili  ,  fiiU*  autorità 
delle  leggi ,  fu'  loro  fenfi  ,  parole  ,  ufo  .  E' 
cofa  adai  ridicola  il  vedere  i  Rettorici  que* 
Aionare  di  tali  cose ,  come  delie  pruove  ne* 
tdrmeiiti ,  di  quelle  iiior  de'  tormenti ,  cofe 
die  ò  i|oa  doveaofi  tiattaie  nt'  piani  di  queK 

<à 

loso  fieeerti  geaenli,  e  MRi'eoIari .  Premerti  particoh* 
d  per.nitce  le  accuiè»  e  di&fe  y.  precetti  più  particolaij 
ver  ogni  caio  ,  e  per  ogni  Girco(huaa  di-  accnfe  e  di* 
mt  •  Per  far  ben  camiàare  do  'rs^azzo  Biibgaà  ptocit^ 
Tar  che  abbia  buone  gunbe  »  e  baon'  eièrdzio  ,  c  non 
gii  farli  capire  a  parte  a  ptrte  i  Tarj  generi  di  carni* 
no ,  ne*  piani ,  nelle  moncagne  ,  nelle  valli ,  ne'  monti 
e  poi  dire.  Siato  di  eaminare  ne'piani ,  flato  di  €ami'* 
nart  nt  monti  ^  BtLUAiàUi  ec*  Cobi  iunao  £iuo  iKct"? 
twici  •   •     ^ .  • 


JfO 

k  Rettoridie.»  o  ^dcmaii'  trateufi  te  Ano 

J110CI0«  « 

§.  y.  Chi  vuole  promovere  P  eloquenza 
del  Foro  nel  genere  giudiziario ,  auiebbe  ad 
iifinuare  a'  giovani  le  vie  da  pervenire  al- 
la vera  /eloquenza  foìrenre  ,  <ioè  al  vero  za* 
2Ìocink>  nelle  cofe  legali  ,  e  codCderare  -eoa 
.occhio  «critico  :gli  ùuóy  ^  «che  precedono  ^le 
leggi..  Si  i  delio  *cht  la  *4egge  ,  ^  ib  AaSto 
di  'dlhrè  lo  Hudlo  fdélla  .Teta  ^  e  feda  FHo- 
fofia  ,  e  lì  è  detto  ciò  allài  bene  ,  perche 
la  Giiirirprudenza  e  una  Tpecìe  dì  Aflrono» 
,inia  fociale  ^  >che  dee  calcolare  i  rapporti, 
jed  i  «noti  ^  e  la  natura  de* corpi  poiluici  9 
delle  Asriglie  ^  degF  individui  •  Dee  t!Bec 
ifaiiique  preoediiia  «dalle  feicinas  fificlie  ^.  fioUk 
lidie  i  oeongmiclie  ^  tódm^  -oridche  ^  iffi> 
riclie  ^  matemaiiclié^  e  ^dcolatriéi  ^  perchè 
il  fjflema  legale  richiede  ogni  fcienza  che 
conduce  air^nalifi  ,  al  jcalcolo  ,  alia  riflef- 
fione  ,  come  da  moiti  valeniuoniiry  fi  è  dì* 
iDcflrató  ,  e  /CQgli  infi^iaDiemi  di  qti^  fio* 
d)  ,  die  devon  |jrecédere  alla  legge  ,  -e  -ce? 
libri  eccellenti  Icritti  iulPanàlifi  tlèl  fiflena 
Itgak-  -,  affinilo  ftd  quale  "fi  è  -deSinto  wk 
valentuomo  della  Salentina  Provincia  (3) ,  ìt 
quale  ci  ha  dimoflratQ  in  fe  flelTo  ^  e  né' 

'  ('^)  11  Signor  D.  Filippo  Maria  Briganti  Bèlla 
Gitti  di  Gallipoli ,  Autore  di  due  cceellenti  opere  :  Efa- 
me anaùtUo  del  JìftemA  UgjU  :  Ejame  ^CQttomUo^  jlibri 
che  £umo  infiniu)  onore  all'  Italia-* 

.«* 

.  ... 

« 


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fooì  nbrr  quali  iieno  i  veguiGci  dì  un  vero  i 
e  fodo  Giureoonfulco  ragionatore  •  Credono 
taluni  di  far  aflàì  bene  (ludiandófi  a  C9pi^ 
le  leggi  ne'  doiii  Commentarii  iafciatici  Tul- 
le leg;^i  da  varj  Giureconfuiti  ,  e  fanno  be- 
re ;  ma  mtglìo  farebbero  a  ftudiare  ,  ed  . 
imitare  quei  genere  di  Oud)  ,  per  i  quali 
q[Uei  Giureconfukf  ,  che  eflì  leggono^  divieti* 
nero  cosi  grandi  (4)  •  Tutti  i  Giureconfuiti 
e  tutti  i  lav)  credono  con  ragione,  che  Ì0 

K  4  Ora- 

(4)    Onfina  ooft  I  li  lettura  éi  Grozio,  eli 
ftndottv  4Ìe' Scrittori  di  dritto  naturale ,  e  pubftco.  Ot- 
timo è  lo  ftudio  de*  Cujacii  ,  de*  Viriiìit ,  (U*  Donelli , 
•^aj^i  Uberi,  de'  Fabri ,  degli  Etncccii  ec.  oc.    ma  la 
vera  ,  e  (oda  critica  dee  accompagnare  tali  (htdi  .  Il 
fià  bel  coaimcntario  che  polTa  farfi  fullc  legj^i  ,  è  il 
capirne  il  fine,  lo  (copo,  le  circofta-ize  ,  il  vero  loro 
Ipinto,  cofc  dalle  quali  dipende  l'arte  di  ben  capirle, 
di  ben* adattarle  al  facto,  di  ben  rervir(ènc,  e  di  farne 
.  ufo  ragionato  nelle  accufc,  e  difcfc  in  giudizio.  Sidc- 
vDnb  muliar  le  leg^  collo  fpirito  di  un  gran  FiCofoFoy 
«  £  dee  riflettere  nello  ftodto  àt^  Commenatoti  defle 
leggi ,  n&a  (bb  •  OoeHe  belle  ,  iavie,  e  giondì  Cofi, 
die  i  migliori  di  eflì  ci  diamo ,  ma  molto  pid  fi  dèe 
badare  al  metodo  che  tali  Amori  tennero  in  illudi- 
narft  .  In  vece  di  ammirare  il  fiftèma  delle  Partizioni' 
di  Vìmiio,  quello  del  Donello  y  perchè  non  efaitìinare 
•i  gradi  per  i  quali  Vinnio     e  Donello  perfezionarono 
il  loro  intelletto  ,  e  vedere  d'imitare  quei  loro  piani, 
ed  illuminarci  noi,  come  s'illuminarono cffi ,  ed  acqui- 
ftarc  1*  intelletto  ,  lo  fpirito  ,  il  fiOema  di  pcnzarc  di 
cifi ,  e  vedere  d*  imitargli  piuttofto ,  di  analiiare  le  lo- 
Mo  idee  ,  e  d'inraicci  con  c/It  f  L*  arte  di  fapere  béa 
Wgere  per  cavane  nòie  è  ua'arce  allài  difficile. 


t 


^2 

Orazioni  di  Cicerone  fieno  i  ^pi  H  opera 
deli*  eloquciìza  Forenfe  ,  Tutti  fi  fliidiano 
d'  imitarlo  .  Ma  percLe  non  imitarne  J'edu- 
cazione  Leiteraria  ,  gii  fìiidj  da  quello  faui, 
i  lumi  che  egli  portò  nella  Giurifpfudeo- 
23  (j) .  Sarebbe  aflài  ottimo  ,  che  ì  grandi,  ; 
e  favi  Giureconfuiti  ,  cioè  i  Sacerdoti  delii 
Giuflizia^^  the  xod  cagione  fi  ^lotiauo  -della 

.  Joro 


f  Is)   Vi  può  .eilèr^Dai  in  girale  Codo  t 
♦  mtocinio  ncir  Eloquenza  forcnfc  ,  quando  fi  accoflan« 
al  Foro  giovani  educati  in  tcncbrofe  Rcitoricbe ,  in  pc- 
dantefchc  Grammatiche,  in  poche  fpieghc  di  libri  mal 
capiti,  e  malamente  infcgnati ,  in  fcjci  ze  ijiutili  ?  Si  ac- 
Coftano  tali  giovani   a  lludiare  un  fantafma  di  Giurif- 
'^rudenza^  non  già  la  vera ,  e  vedendofi  confufi ,  ricor- 
.  xono  à'Forenfi,  che       gli  confondono  ^  ^  fi  aifatiga- 
no  a  dì(Ui^0ie  ìq  loro  fldfi  ogni  raziocinio  Irgaic , 
.«  cwkwio  aver*  abbtacdait  h  Giorìfpnidetiza  ,  baooo 
abbcacdata  una  ftuvola^taftìca,  che  più  gli  ottooeba» 
qiianto  pià  vi  s'immergono,  on<i*i  cbe pcnzaiio,  (in* 
vono  ,  parlano  fcnz' -ordine  ^  fcnza  precisone  d*  idee, 
fenza  buon  gufto^  fenza  «raziocinio  ,  pescbé  per  lo  pid 
privi  di  cognizioni  neccflaric  ^ill'arte  di  ragiomre.  Prea- 
diamo  gli  cfemp)  -llunri  .  Fufendotf  ,  Grozio  ^>Biu* 
manno,  SeMeno  ce  erano  fuor  d'ogni  dubbio  mzfTimì 
Giurecorfulti  ,  ma  perchè  fcrilTero  rptlTo  feiiz' ordine , 
<op  òfcuriti^  con  proliflìtà,,  e  talora  con  raziocini  pue-  ' 
fflì  .  e  pedantefchi  ?  Perche  rare  volte  viddero  il  bel 
.lume  ddki  Geometria ,  ò  perchè  non  ebbero  lo  fpirito 
Cdcolatore ,  e  Geomecrioo  ,  come,  lo  vidde  il  Montef- 
^|aieo  y  c  molti  altri  moderni^  die  bau  cmttata  laGiv- 
rapmdenza  da  Filofofi  .'  Non  ti  è  coffàmoac  die  baftt 
ad  un  grande  Giureconfulto  ,  e  ièmpredi^  k  legge  £ 

confiderà  ifolata  dall'ilice  iacose «  ii  Agdwrìl  # 
ifOiprijn^j,  •  . 


I 


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'  «ro  nobiliffima  fcìenza ,  teodeflbo  ibnpre  a 
«niiglìoraria  ,  a  perfezionarla  ,  a  moÒràrcela 
tiei  Tuo  veK>  tipetto  ,  e  ci  iaceflèro^  vedere 
I  veri  piani  di  bene  capire,  di  bene  fludia- 

re,  di  ben  infegnare,  e  di  ben  eferciiare  la 
'    vera  eloquenza  Forenfe  ,  che  è  infeparabile 
dalla  più  profonda  Filofofia  legale  .  Cosi  i 
<jiureconfuki  vedrebbero  la  loro  icienza  {ùù 
•   «faltata,  e  coifocata  fili  -irono  della  rs^ione» 
:  «  delia  vera  Filofoiia  ,  dal  qual^  i  .jpooo  il- 
luminati Forenfi  l'faanno  Svelta  ,  e  ridotta  « 
Veder  con  loro  ,  ed  a  quedionare  di  cali  .,  £ 
fllcffe  ,  di  opinioni  ,  traile  quali  fpeflb  con» 
fondono  le  nazioni  dei  gnllo,  e  dell'  oneflo. 
§.  6.  Si  è  detto  da  molli  ,  che  ia  de-, 
>  "finizione  delia  Giurilprudenza»  che- fi  è  chia* 
xnata  notizia  ddlt  divine  ed  ìtmam  eoit,fcien^ 
2«  id  giti^,  »   e  ÀdL^  ingiujlo  ,  fia  una  defi« 
Jiizione  ampoUolà,.vana^  e  cbe  coaipeta  at< 
ia  Pilolbfia  >  jxia  ia  verità  delle  Go(è  ^  e  la 
"Vera  intima  natura  della  Giuri  (prudenza  ,  e 
tìon  già  il  faflo  iloico  de*  primi -Giureconful- 
ti,  come  credon  taluni  ,  ha  |)rodoita  quefta 
definizione  ma  chi  così  bene  defini  la  Giù» 
lifprudenza  vidde  T  ampifllma  efienalone  ^* 
^eila  medefima  ,  e      liiimitati  confini  di 
tjueiia  ,  vidde  il  Aio  6ne  »  ed  oggetto  ,  fa 
fca  naturi  ,  le  ccnfegueiìze  ,  le  Icienze  alle 
•gnali  e  connelTà,  i  requiCti,  che  devon  prcr 
cederla  ,  accompagnarla ,  feguirla  ,  cofe  alle 
t|uali  non  ban  badalo  quei  che  a  torto  hao  s 

I»iafi<uau  tale  definizione^  filila  qiaie  &  be- 
'    ■  r  '  He  ^ 


ne  »  e  feriaiDente  fi  rifletteflè  da  chi  fi  ap- 
plica allo  flodio  delle  leggi  ,  ognuno  vi  (i 
applicherebbe  con  altri  Tequitìif  ,  ed  avreffi- 

me  il  fecolo  di  oro  delle  fcienze  lega!»  • 
Ma  per  Io  più  i  preparativi  ,  che  11  portano 
allo  IUjcIìo  delle  leggi  fono  un  pr  co  di  arì- 
da Filologia  j  ed  un  fantarma  c'Illoria  Ro- 
mana, onde  avviene  >  che  fi  ha  falla  idea  del- 
ia  Giurì rpradena .  Non  è  uuindi  meraviglia, 
tfie  fi  àicà  da  taltitii  ,  che  per  lo  p'ù  la 
Olurirprudenza  fia  oppofla  al  raziocinio,  che 
-fia  uno  Audio  arido,  fecco  ,  e  r  iufeofo  co- 
me coi  Muratori  han  credulo  taluni  ,  die 
abbia  de*  difetii  ec.  cr.  ,  che  aìu  Medico  , 
come  più  verfato  ne'  Filofofici.raziocinj,  (la  , 
e  debbe  eflere  più  illaminato  di  un  Legifla 
ect  eCt  ec« 

§.7.  Quelli  che  cppcngono  tali  cofe  alla 
Giinrirprudenza ,  mar  ia  viddero  nel  Tuo  ve*' 
ro  'afpetto  ,   nel  quale  dovea   confderarfi  : 
Doveaii  prendere  ìa  pitiura  della  Giurilpru- 
denza  da*  pochi  e   maOlmi  liroi  della  mede- 
finia ,  non  da  coloro  «  che  la  refero  cosi  pe« 
dantefca.  Anche  la  FiGca  >  e  la  bogica  ^  e 
la  Rettorica  fi  ridullero  da  molti  imperiti 
ad  uno  flato  aflai  biafimevole.  jDùnque  eran 
dti  concepiifi  cerne  conlìflcnii  in  quello  fla- 
to !  Doveiìno  durque  badare  alla  vera  natu- 
ra della  Giurifpiudcnza  ,  ed  a' requilìii  richie- 
fti  da  quella  ,  e  fcrivere  non  già  i  difetti 
dtlla  Qiuriffraitr.\a^ma  i  difmì  de^  Gìurijprur^ 
>  che  avcaco  cttetiebraia  la  loia  divitia 
1    '  fcieii- 


Uiyi..-_:   :  l-.y 


tss 

IcrcnTa  ,  della  quale  non  avcan  fatto  capke 
la  vera  natura* 

§.  8*  Se  fi  oppone  che  la  Giurifpn»- 
denza  Ha  una  fpecie  dì  m  /(ea:o  ^flpdjo  iflur 
rrco  tlìrgkinto  ^  lazìocin]  ,  ^  che  avvcizi 
ibio  alle  citazioni ,  è  uò'  ubjmone  incDiilide» 
rata,  e  che  «deriva  éàÌA  pòca  Filorofia ,  «he 
1t  ^dopra  in  efla  «  Del  reflo  ìi  Monierquìeu» 
ii  Mabiy ,  il  Beccaria,  ed  altri  Valentuomi* 
ni  han  fatto  vedere  quanti  fieno  ì  rapporti, 
^e  r  eflenzione  dello  Audio  delle  leggi  il  per- 
ftzionare  lo  Hudio  delle  quali  »  «  1*  arte  de 
%en  capirle  ,  e  di  ben  ragionare  su  4i  eflb«^ 
«e  di  hcÀ*  adattarle  a'  caG  pardoolari. ,  i  ia 
prima  lUfe  *deU'.deqiiefiza  «del  ibro.*  ì  mio- 
-dnj  oppottanì  ce  *li  Xooiminiflra  la  Filofofia, 
'che  e  i'  iHirca  maeftra  di  analizare  ,  di  ordi- 
nare ,  di  dimoftrare  ,  di  giudicare  ,  di  per- 
fuadere ,  e  di  efaminare  ì  fatti  ^  e  le  leggi; 
ed  io  ^quefli  principj  di  raziocinio  fi  .trova- 
nono  ì  ireri  topici  dell'. -eloquenaa  &Jwfe« 

<non  «può  €nai  inq^araifi  oielle  dottrine 
Bcttoridie  fugli  Jlati  ideile  caute,  rugrindiz]» 
ialle -caulàlì  de' delitti  ,  fuile  prove  teftimo- 
nìali ,  fulla  fama  ,  fui  la  tortura,  e  fopra  mil- 
le altre  -cofe  infegnaie  m  milioni  di  Kettori- 
che  •  Ma  fi  è  mai  infegnata  T  arte  del  vero 
raziocinio  per  giudicar  bene  ,  ed  aualiaarlie* 
M  in  ognicontroverfìa  taii'circofl^ze,  com« 
prendere  »  e  bilaneiànie  il  péfi>  ?  Quefio  za» 
^odnio  non  "fi  è  mai  promoSb  ,  vA  coltili 
^>  e  quelb  Iblo  è  Ja  ciaofura  di  ogni  elo- 


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^uenza  ,  ed  anclie  di  quella  de!  Foro  .  E* 
vana  cofa  dunque  a  dar  precetti  full'indizj, 
fulle  prove,  fuile  circoftanze  de' fatti  ,  e  de* 
delitti  •  Tali  efetnpì  fono  non  tutti  adattabili 
a  tutti  i  cafi  ,  variano  in  varie  circoftanze , 
nÒQ  liluminano  1*  inteiieito ,  anzi  V  ofcurano, 
firn  d' incrampo  alla  veca  invenzione  dcW  £• 
loquenza  forenfe  ,  che  non  dee  liiiìitarfi  ad 
artitìciofc  leggi  ,  ma  praiticatG  da  uno  fpi- 
rìlo  Filofofico  ,  ed  illuminato  nelle  fcienze 
le  più  utili,  e  le  più  univerfalì  ,  e  che  ab- 
bia una  fomnìa  perizia  delie  Leggi ,  ma  pe- 
rnia Filoibfica  di  elle  leggi;  e  deh* arte  dei 
lagionare  »  e  dei  perfuadere  ,  e  di  cercare  » 
e  Icoprire  il  vero  •  Lo  fpirìto  moTofico  , 
ilhimma,  regola  ,  e  promove  ogni  eloquen««' 
za  ,  e  molto  più  quella  del  Foro  .  Lo  fpi- 
rito  di  pedantifmo  ,  lutto  corrompe  ,  tutto 
ottenebra ,  perchè  riducendo  tutto  a  partico- 
lari precetti  ^9  edingue  la  £icoUà  analitica 
dell*  intdietto  ,  e  lo  limita  a  minuzie  che 
ofcurano  la  ragione.  Infinite icofe  potrebbeia 
dirli  ,  e  rifletterfi  da'  Filolbfi  .fiilP  eloquenza 
del  loro  ,  e  Tua  natura  ,  ma  debbon  lafciarfi 
per  brevità,  alla  confiderazione  de'Savj, 

§.  Si  vuol  vedere  V  allurdiià  di  chi 
vuol  dare  precetti  particolari  fopra  le  circo- 
iianze  delle  pruove  degli  argomcpti  ,  e  de* 
&tti  ?  Aprile  i  Forenfi  fugl*  indizj  .  Ve  ne 
trovarete  una-  fohiera  affai  più  numctrofa  del*» 
TEfercito  di  Sennacherifabe  >  e  di  Serfe  •  /fi- 
iiy  dubbiofi  ,   indMuti  »  -  coiwiaunù  >  ur^ 


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ffmA ,  tinpdknu  »  ptrftiti  i   ed  imperfetti , 
l<c.  ec.>  buona  parte  de'  quali  ne  regiUrò  il 
Crofio  (6)  i  Cola  poi  fi  conchiude  da  .tali 
trattati  ?  Che     arbitrio  di  chi  decide  (7)  , 

cioè  la  prudenza  la  rcien2a  ,  la  retigione  ,  il 
raziocinio  di  chi  decide,  dee  bilanciargli  .  E 
fé  così  è  ,  non  era  meglio  in  mille  Keuori- 
cKe  ilhinfììnarc  iniclkui  ^  c  le  menti  full* 
efattezza  dei  raziocinio  »  per  avere  neii'elo* 
q^ien^a.forenfe  ,  ^  oeti^  efàme  delle  coatro^ 
verfie  giudiziarté^  ò|tinir<3iurecoqfi|Ici  ^  ed 
iliumioatiSìoii  Giudici  >  gii  oUimi  de^  quali, 

devo- 

'J 

(€)    Crujlus  de  ìnàicUs  » 

(7)  volumi  da*  Forcnfl  fcritti  fulì^  arbitrio 

de*  Giudici  ,  e  fugL*  indi^  j  ,  e  (a\  valore  delle  pruovc 
leftimoniaii  non  {kiebbero  cesi  fcritti  ,  come  io  fb- 
<K>>  (è.  j||i,Auton  <ii  elfi  fufTgro  (tati  piàFiloroE,  e  (è 
93l  loro  ftudio  «Ielle  leggi  ayefl«ro  bua  pcefecìere  ;ie 
.  cofpiaioBÌ  aeoeflàrie  per  voccie,  anquifiaré;  il  fiklo. 
atioctiuo  9  il  '  ^oate  tStaiA  la  i^li  Autori  per  '  lo  pid, 
.mancato ,  ayteone  ,  ed  «vvim.'  »  dopo  tali  levate 
fefta.Ja  meqie!, «ii  chi  legge  pid  otteaebroGi  di  priavi^ 
e  (ì  apre  il  campo  ad  infiaici  dubbj  ,  e  (òfiftiche  ioter* 
perrazioni,  ond  e  che  derivano  infiniti  Tofiftici  Commen- 
tar/ fopra  quelli  lihri ,  e  da  quefti  Commentar)'  fi  pro- 
pagano, c  fi  divulgano  varj  altri  fofifmi,  che  poi  eoa- 
fiderati  da  qualche  fuperficiale  Filofofb  ,  che  non  si 
vedere  l'intima  natura  delle  cofe,  giudica  arido  ,  (èc- 
co, e4  air  intelletto  nocivo  lo  ftudio  di  tali  co(e,,per« 
che  le  ve^e  tntiaiB  0»n  piani  ,  e  metodi  fiedloì»  »  ed 
erronei  »  yawdocbè  no  vero  ^aipo ,  inai  atirilittiifie  al* 


»;8 

devono  analhare  i  &ttr  ,  e  le-  curcoflanze'  del* 
ie.  pruove  de'&ttt.  pei»  deddere    ed  i  jpfftni 
per  difesdeie^  ^  per  aocnTace  e  per*  pevfuadt- 
il  reio».  fisopriria;  e  dimofivlo^CS)*. 


FAR. 

(8)    Se  eli  Raàl  di  coloro  ^  cB  e  dccìdoAò^,  e  di 
coloro  ,  che.  difeadcmo  le  caule  Ibflm  tei  fia  dal 
^rbcMo^  dtietd  ad:  iUoamiafe  f.iiiisUatio»,«  UxMdooe^, 
noli. .  fi  £tf ebbero'  taDc!  tnati(i  commenurì .  > .  ed aflbrde  * 
interpretauoni  (alle  leggi  ,  ooii'  fi  (arebbe  cancata  la. 
GÌBn(pradenza .  di  GHicLflàooi  di' volami  ,  .aeT<jna!i». 
poclie:Co(è  buone  occorrooo,.e  che  perlo  ptd. empio- 
«a  di  confiifione  la  mente  di  chi  legge Perchè  dò  ^ 
Perchè  gli  autori  di  tali  libri  crederono  la  loro  fcie nza 
alieniffìma  dallo  (ludio  della  ragione  ,  della  Logica , . 
della  Geometria  ,  che  illuminano  1*  intelletto  *  in  ogni 
(cieoza.  Quindi  molti  vedendo  la  Giurifprudenza  traile* 
aaani  di  ooa  pochi  fi>ren(ì  divenuta  ua  gruppo  di  cita- 
'.ttont''»  e  dì  autorità  ,  ed  aa^  campo  -  df-  dbmrafti  , .  che 
ptttbrìibolio  iaftiid  dabbj/aelle-aiAid  di^'dbV'j^kidici». 
-e^  dii  dfftnde  Iff  <iil6,..l«m'decfeO'clle  iaiGiarìfpm^ 
«ièna  fia  un'  arido  ,  e  fia(»»<  Alidi»' ,  e  di%a(levoIe». 
qoaadochc  la*  Giari(piikliiÌBt%ve<iuta*  nel  fuo  vero  arpet* 
to  ,  e  ftttdiata^  colla  precedenza  degli  ftodp di  ragione, 
è  la'  vera  Filo(bfia,  ed  è  quafi  uii  Agronomia. Sodale» 
'  che  fifla  e- cafcola  i  dritti  de*  corpi  politici  ,  e  d'  o^ni 
'  individuo ^  che  compone  i  grandiflrmi  fiftemi  Sodali ,  e 
'  Te*^  diftribuzieni  di  cflì  ,  ed  i  varj  fenomeni  in  rapporto 
;  acquali  i  Legislatori  combinano  i  loro  ftabilimertti ,  de* 
* \^U2ili  dcvcfi  indagare  il  fine,  Torigine,  i  progjfefli,  le 
'tsidàlt'  .  Lo  (hi<tio'  delle  leggi  prere  nél  loro'veto 
£^  FiloMco  ^eht  pdEi. 


« 

/ 


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Della  difpofizione ,  metodo,  ordine 
iiell'£Lquep;&9.^    dd  vero  ^giaoQi 


'  li* 
♦     » . 


Jiiee  degli  anùclùRetLorici  fulU farti  dA?doffm[CL 

•  .  •  r 

J^^^L  N  latte  te  Raiioriche  fi  è 
^M^m^^  delio  ;  '  che  le  pàrtì  delta 
s^ìì   T  ^^Q^^^^ione  Oratoria  confi* 

A  Oono  nell'introduzione  ,  o  . 

fla  Efordio  >,  nella  narrati-, 

—  '    Cn»»^  MmIIm  Jla.vi»^ 


-^tì^^j^      va  der  fallo  ,  nella  divrfio*! 
irR^H^      ne  delle  pani  ,  che  com« 
HDDgbno  r  afinaio  -da^  diaaQflracfi  ><nellà  eoo- 


futazfone  delle  difficoltà  contrarie  ,  e  ndre» 
pilogo  ,  e  perorazione.  Per  ognuna  di  que- 
ùe  patii  lì  fono  datò  ^da'  Rettorici  infii^ite 
legpie^  come  Te  per  la  (blaw  eloquenza  Ora- 
toria ave(rero  :dov;mo.lcrivero.  »^  e  quella^  fo- 
h  infegoare  (i)  ,  e  iio»^rac&4fe>p  .^cA  ». 
e  generale  eloquenza  ,  che  comprende  ogni 
genere  di  raziocinio  efpreflb  coHe  parole-.  .^*- 
§•  2^  Quella  concatenazione ,  ed  ordine;, 
a>l  quale  V  Uomo  giudica  delle  idee  ^  che  ' 
ba  pria  ^  nei  fiip  mtelietto.  .ef^^na^e  ,  par^i^. 
gonké  ,\di(jpdDe  ^,  è.  cxìnibinaìé ,  bifogm"  ikr^ 
b  coni^f^Ve  nipt>rér«lii!&tié  coito  ^{larole  , 
e  fegni  articolati  .  O^rir  di^^etro  raziocinio 
feco  porta  diverfe  concatenazioni  d' idee  ,  di- 
verfo. ordine»  diverG  metodi,  di  giudicarae^^ 
e  cosi  diveria  diipofizione  nel  parlarne  ,  e 
neiit)  Cctitm  «^  Oluanti  fono  flanque;  dìrarfi 
i  varj  f  'axm  gP  infiniti  fiili  ,  hè^quair  ti  oc* 
cupa  l'eloquenza     tante  vàrie ^c.  e  diverfe. 
fono  le  concatenazioni  dell*  eloquenza  univer- 
fale,  che  da  pochifTimi  è  (lata  nel  Tuo  vero^^ 
afpetto  rapprefentata  ,  nel  tempo  che  hao-^ 
moltiplicato  air  intìnito  gli  ePemp)  .fiiUe  qiùis» 
lità  degli,  efordj^^  introdorioai    narratile , 

a^ 

; 

(i)  E'  noto  quel  vcriètco  Ì£  Rettorici  circa  I«. 
iìfyotizioQc  »  e  diviiione  »>ed  oidioe  ^(cotico-  ae'  di* 

Esu^us }  amo  y  fsco  y  fifmo  » ,  r^/^  ^.jirnf^  ^ 


Digiiizcd  by 


dfviGonr  ec  ,  efti-npf ,  cfié  non  fono  per  la 
più^  adattabili  »  fé  noa  ai.  Foro  ,  ed  ancha 
al  raro  . 

j^L*lntclfétto  nell'attOj  che  Thven- 
ta  9  ra^ieaa  »  e^^ iodica  ;  difppnc  ia  beil'  oe- 
drne  i'icke  •  e  le  cole  t  che  atiaiiza.>  ma  do* 
Vendola  efpritnere  con  ordine,  dee  badare  a 
far  paflare  nel  metodo ,  ed  ordine  delie  pa- 
role il  metodo  ,  e  l'ordine  dell'idee,  e  de' 
raziocinjj  ed  i  raziocinj^  ^  e  Fidee  fviiuppatc 
dà  un  profondo  ioteilettO  i  che  fappia  .Ben 
concepire  ci  dàraona  i*.  impronto  della  loro. 
€K>ncatenazfOAe  mfia  pkuua«ddIe;idSè  pec 
mezzo  dèlie  parolè  • 

§•  4.  Ogni  difcorfo  cflehdo  un*  imtgine 
dèi  peoùere  padano  nel  difcorfo ,  e  neii'  or* 
dinaaione -dei  difcorfo  itiifetti  dd penderemo 
ié  Buone  qualità  •  Urì'efordio,  un  proèmio  t 
un'invocazione  ,  una  Dedicatoria ^  una  Pre- 
Azione  ,  fono  ottime  cole  ,  quando  fervono 
a  danpiù  lutna,  e  rifaito  al  lògettO)  di  cui 
fi  tratta  ,  o  a  farceb  meglio  capire  ;  ma  fe 
fixio  ook  piolidè  ,  tediofe  ,  rm\  connefle  ^ 
rendono  vana  P  applicazione  di  chi  vuol  ca«* 
pirle  ,  ed  inutiift  ia  .fac^a  di  chi  1»  ado« 
pM  Non  è  ÉìoAca..  intaiabne  di*  entrare 
nel  vafle  campo  di  un'  e(àme  critico*  di  tali 
prefazioni  ,  iniroduziont ,  dediche,  proemj  ^ 
talora ,  ma.  aL.raco^uiUU»  faa.rempfeiedi£ifi  fd 
%ropozfonati  • 

fé  I  RetmiGr  Imoo  ^  lapprefauaio 
àUoia  allievi  uQ^imoMiilb  pto^etto  di*varié 


102 

Suaiità  di  efordii  di  narrative»  eli  divifìonr, 
i  confirme ,  di  confutazioni ,  e  di  epiloghi, 
Banitò  trattati  i  precetti  di  rinfcird  »  come 

fe  il  riufcirci  dipeiìdeife  da'  loro  precetti  e 
non  dalla  forza  dcirinielieiio  ,  e  dall'ordine 
dell'  idee  ^  e  fi  vede  dalla  maniera  illella 
colla  quale  i  Retorici  bauno  efpolU  i  pre- 
cetti fùgìi  eford)  »  narrative  ,  divifioni  ec«» 
che  tali  precetti  oltre  refrerfi  dati  in  .  un  lo- 

10  ufo  particolare  delP  eloquenza  che  perTua* 
de,  non  fono  Tempre  adattabili  a  laPufo,  e 
Tempre  impedifcono  lo  fviiuppo  de' ptogrefli 
della  vera  eloquenza  di rpofitrice  (2)  che  noa 
riconoTce  altre  regole  nella  dìTpQGzione  feoon 

11  feguiro  r  oidiiM  de^l'  idee  >  e  de'  raziocini. 

ia 


(i)  Un  Reitorico  vi  dati  mille  regole  ,  e  mille 
divifioni  fugli  efordj.  Per  efempio»  gli  dividerà  in  one^. 
Jìi^  hjfjì,  dubhiofi,  eftraordirufj  y  ofcuri ,  ever^ogno/i^ 
c  !;c  fi  1  infiniti  d  fcorfì  su'medefìmi ,  feguendo  la  fcor- 
ta  di  Quintiliano  ,  di  Volsio  ec.  Vi  farà  mille  queftioni 
iu.le  pam  della  Rettorica  ,  e  Te  tlW  Inveni'one  ,  alla 

(ì.  debba  ,  o  no  aggiUO- 
gerc  come  parcc  della  Hectonca  ìsl  memoria  y  Ij  proaup^ 
cu,  r^ice,  d  ^iuJipoyed  i  p*f^/fi>/ ,  e  fi  porxran-^ 
no  le  luiigh  iHime  difpucc  di  Trafiimico  ,  di  AlWawo  » 
di  Teodoro  5  di  Ermagora    di  QuinttUano  €C  su  lah 
affunti  ;  ipa  tante  regole,  tfivte  ^^Cfm  ,  »nti  P'«cetti 
quar  acilcbati.  prodotto  nel  umxoéo  »  'c  neh  arie  deU 
àoqucnaa  ?  Quaf  ordine  hàn  fatto  tenere  nell  efporre 
le  Jropriè  idee  |.  Quali  libri  ben  ordinati  han  prodottl^ 
L'arce  del  metodo,  e  la  vera,  e  prccila  dilpolmone  c 
fcittprc derivata,  e  fi  è  ottea»  «bUQ.ilèdÌQ -dcMè^jeo- 


.1 


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ìmm  6en.fòrmato^iitittnetto';.L6  fludiow dèl- 
ia Geometria  >  e  T  ttfb  ddie  *  Matematiche 

imparebbero  aifai  più  la  difpofizione- neii'ela- 
quetìza  di  quel  che  polfano  infegnarla  ir>fini- 
le  Rettociche^con  taoà  precetti  fulia  diPpoll- 
Xfpne  (3}  9  i  quali  pdrceetci  s^infegnano  di 
oooMua^ooo  no  frutto  ..cosKgtande-»  che  di 
cpntiouQ  vediamo- afcif^j  alla  luoe^  liba  fenza 
ordine  ,  e  metodo  alcano<  e  -  ciò  derm  -, 
perchè  al  raro  ,  e  da  pochi  infegnà  T  arte 
dgii' diQqucQza.  nel  Tuo  vera  afpeuo^  e-moi- 
It^  ^ .  •  to. 
*  •  • 

(j)    L*  ifteiri'mulnpliciti  ,  h  confusone  j  ildifor- 
dìne,  il  mal  gullo,  col  quale  i  Rettorie!  ia  b'jonapac- 
K.  hanno  .eTpofti  tanti  nojofi  .prcoecti.  fiiUa  dirpofiaone 
Retcprioa  ^  come.  dicQno  ^  e  (iiUie  ^  (at-  parti ,  ci-mapifefti 
il^id.  diCbrdinasOv,.  e  eonfùlb  nztocitiio,  e;iPe(odo  che 
'cfli  *.uGivano..Del  tempp  ifteflo  che  ìAfegàavano  1^  arce 
dLdiTpocre*.  Si  nonno  ofiefvare  i  libri  ,  ed  i  minodi 
■tQBilti.  da  canti  Filologi  nello  fcriver  libri  .  Si  ponno 
oQervare  i  libri  (crÌ€CÌi:dagU  JEroditi,  e  dagli  And^tUQ 
poco  Maceniatici  •  Ognim  conotce- la  .vafìa  erudizione , 
ed  il  difordine ,  e  1*  ofcuriti ,  che  regna  nelle  opere  di 
S^ldeno  ,  di  f^offio' y  di   Salmafìj  y       Burmann  ,  di 
CudìVortk,,  e  di  altri  Autori  più  Filologi  ed  Anriquiri, 
ohe  Filofofì,  e  Matematici  .  I  tempi  ,  ne* quali  s^infc- 
gnava  una  fal(à  Filofofìa,  ed  ^una  /alfa  Rectorica fono 
ftati.  i  tempi  ne' quali  fi  è  (critto  ,  e  li  è  p2nza:a  fca- 
•ta  metodo  ,  c  fenza  di^odzioiie  •.^Qaa;ido  ^i  Rectoricl 
codècailiioj  di.dilpacife^biUe^iég^'h  pàreicolarì  degli  eCoé- 
d]'  ;  dsUe-ttircacivr'»  diÌIevdiIj^wNo;ii'->'«iilailiaranaofi 
d^Jn(ègnar.l*arce  di'.ben'jordiilaie-,  e  concepire  l'idee, 
iMm  di^uleiido'  h  Rectorìca  .dallt  .critica  ,  e  dalla  iogi- 
,  allora  ^  iVSif  fuundiéL  idkrtt  A^f  ^  o^,l«teidiU  0r* 


t64 

tt>  meno  infegna  1*  arte  del  buon  guRo  , 
die  per  lo  più  lì  è  intralciata ,  ed  avvolta  in 
cofe  inutili  in  molte  Rettorrche  ,  f  difetti 
delle  quali  fono  derivati  ,  o  da'  tempi  ne' 
quali  furono  fcritte,  ed  infegnatev  o  da  chi 
le  fcriire ,  ed  io(ègnò  •  .  r^. 

tf«  Quintiliano  voieodoci  dar  leggi 
fonti  degli  efordj ,  e  delle  difefe  nei  ge« 
nere  giudiziario  ei  difle  ,  che  dobbiam  ba- 
dare di  qual  cofa  fi  parla  ,  avanti  a  quali 
'  perfom  »  per  chi ,  camro  di  eU  ^  in  qiud  uni'* 
po,  in  pud  lu9go  y  copi  pcn^a  il  publieo  ,  to'* 
fa  pendano  i  Gmiei  ,  cofa  fi  vudt ,  cofa  fi 
um  U).  £€CQ  i  fonti  degir  efordj ,  e  delie 
parti  che  dee  avere  un  difcorlb  in  ogni  cir-. 
coflanza,  ed  ecco  i  fonti  dalle  accufe  e  di- 
fefe ,  Si  j  ma  non  è  quella  tutta  la  vera 
eloquenza  ,  Ciò  che  dicefi  da  Quintiliano 
fuirarte  delia,  difpolì^ione  dell*  eloquenza  fop 
renfe  ,  fi  dee  adaciaie  ali'  eloquenza  umver* 
'.file  3   ali*  arte  di  .beo  penzare  >  e  dr  bea 
ordinare  le  fue  idee,  all'arte  di  fapere  ferì- 
vVere  ,  e  comporre  con  vera  ,  e  fana  critica 
le  fue  cofe  ,  ed  a  quella  di  retumente  ,  e 
iànamente  leggere  ed  efiuninare  le  altrui 
^pere  e  libii  .Se  li  legge  i»  o  fi  ieri  ve  quih 
Junque  colà  io  qualuoqi^  materia  ,fi:ieatinca, 
dee  oonfiderarfi  di  qua!  cofii  fi  parla  ,  a 
^^uali  perfooe  ,  chi  paria  4  io  cj^ual  ten^po  » 

(4}  Quiiiiiiimu  Ji^Utm  Orsù  Ut*  ^.dfp*  9* 


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in  qnal!  dreoSsnm  »  con  qnali  fdee  ;  e  eoa 

quali  iumi ,  cofa  dice ,  cofa  drmoftra ,  Tana* 
logia  delio  (tato  delie  idee  di  chi  fcrive  \  e 
paria,  colle  idee  di  chi  legge ^  o  fente  ,  1', 
analogia  della  lingua  che  adopra  colle  cofe 
gli  flud]  «  ed  li  guQa  del  feoob  in  cai  feri-* 
re  ,  ed  xi  guSo  dt>  chi  icrive  »  '  ed  il  guftò 
'di  chi  legge  •  Se  le  regole  di  QaindUano 
e  di  tanti  Rettorie!  fuil*  eloquenza  forenfe  (ì 
fallerò  cosi  edefe  all'eloquenza  generale^  ed 
all'  arte  del  buoa  gafto  in  ben*  ordinare  le 
fue.  idee  nei  compone  »  e  Hello  fcrivere ,  4» 
nel  meditare,  e  nel  parlare ,  e  nella  letta* 
la,  C  aurebbeio  Tviluppati  nd  tempo  mede- 
fimo  i  fonti  della  vera  eloquenza  imirerfaie, 
e  r  arte  di  ben  difporre  ie  parti  tutte  del 
difcorfb  in  ogni  genere  di  eloquenza.  Se  i 
Rettorici  avellerò  voluto  oooCderare  la  vera 
eloquenza  come  illimitata  ,  e  non  rìflretu 
alla  fola  arte  di  fUerfo^dere  ,  fi  làrebbero 
aflenttti  di  dar  precetti  folle  pani  dell'  etoi- 
quenza^  perchè  avrebbero  I>en  capito ,  che 
quei  precetti ,  quelle  regole  ,  quelli  efempj , 
non  erano  a  tutti  i  cafi  adattabili ,  nè  potea^ 
no  adattare  fenza  un'intelletto  illuminato  dal 
buon  gudo,  e  r^Iato  dalla  Critica,  e  dal- 
la logica,  e  poc^do  iati  pieoec^  adattarfi  al 
Iblo  genere  di  eloquenn  'cbe  perfuade ,  non 

(5)  Vi  dmaK»  iofiùti  Rfttoiià  infiaice  regole 


166 

per  gli  ìcfordj  dftlfe  «ndom^  e  je'JKbodS*  Vlnfegne*- 
AoiiQ  r  «te  di  dividéfs  mipttci  ciò  che  Qieflò  non  *l  ' 
oivifibile»  te  l'arce  di  imhè -oò '«Che  non  |»iiò  unirii,  4' 
.arce  del  perorare  .  T  epilogo  ec.  1VU  tali  le^gì  fi  fono 
i^flèrvaie  ,  e  lì  oHervano  da*  grandi  Oratori  ì  Si  può 
Adattare  Ìa>41ta  di  regole-  fugU  efordj  ,  perorazioni > 
diyjfioni  ec.  delle  aringhe  ,  al'  arte  di  (kpere  fcrivere 
,bene  un*  efordio  di  un  Iftória  ,  di  un*  opera  Filòfofica  , 
di  un  libro  didatn'co  ?  Una  conchiufione  di  un  ì'ocma, 
com'  è  r  Epilogo  della  4.  Lettera  del  Saggio  full*  Uo- 
mo di  Pope  ,  Ila  Tiftefle  leggi  dell'epilogo  Oratorio? 
La  narrazione  Poetica  ,  1*  epilogo  ,  il  proemio  ,  fono 
gì'  ificin  di  quelli  dell'  Iftoria  ,  e  dell'  arte  Oratoria? 
AiVL'.  ia  uarrazjone  dell' Epopeja,  dell' Hceia , -dell'ode^ 
della  Comedia  (bn  Vf^Jk?  .Sos  riftélTe  le  tHUrrauom, 
li-epiloglii,  di  'ciEbrdf  di-L^ov^  T;sldiD»-dl  Salln- 
io,  di  DBfid  HuBBc!  SoQ  jj'iftel&'^iie'tti  di  Oioen^ 

diinqve 


I 


dell' eloquenza  .particolare  che  peribade,  e  iarle  (èrvtre 
a  mttaT'rcAoqiienza?  Ma  ^ui  i  ftetrorici  ,  ed  i  Filolo- 
gi diranno ,  "ctre  Jioi  «oiifondinino  4'  idee  deir eloquenza,  « 
che  i*hloqucii2a  non  è  nell'  Iftoria  ,  ne  nelle  fcienzc-, 
ma  rellc  fole  aiinghe  ,  e  che  la  Poetica  fia  diverta 
dalla  Reif^rica  ec.  ec.  Quanto  più  diranno  ,  tanto  pid 
fi  dimortreranno  lontani  dal  buon  fenfo ,  e  di  non  aver 
giufte  idee  delT tloqucnza,  e  della  fua  natura.  Odano 
efCi  ,  che  così  oppongono  quel  che  ne  dice  il  dotto 
£erna^o  hzmy  :  ne  hone  pas  t  Eloquente  0  hSè 
4ifc4)urs  èt§tdii$  qui  Je  font  en  fublici  je  t  itenis  -péf 
tùutt  la  vie,  éans  Us  enttnkns  j  pm  41  ejl  befoin 
ibnher'  àiS*€onJeHss^*tt  iàfinUftt      trdim  une  agat' 

filÌ€Si  fMÌ  -ef/trtne  ..déùfS  tif  càmmerce  de  la  vie  •  Va^ 
de  pjtrler  e/t  à* &iptge  par,  nifi:  Entrtu  Sur  les  J 
Kium^  4t^*       itri^  J^yon».  1714»  edù»  4m 


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A  F  O  "  IL 


Rifltjfioai  fuUa  vera  arte  di  dif^one  ndf  ^ 

* 

f;  I. 

IN  molte  Rettorìche  non  ci  C  i  data  Far* 
te  di  ordinar  1*  idee  ,  e  moUo  meno 
quelfe  dr  ben'  efprimerle  ,  e  di  b«n  j>arlare  , 

e  difporre  le  pani  del  difcorfo  in  rapporto 
alla  analogia  coiridee.  La  vera  iraniera  d'iiife- 
gnare  l'arie  di  ben  difporre  le  parti  del  difcorfo 
fui  raziocinio, .avrebbe  dovuto confìlkrc  neU^ 
arte  d'  iofegnarci  ia  maniera  di  bea  capire 
un  buon  libro.  Informameli  piaiio >  io  di* ♦ 
llribuirne  le  proporzioni  ,  in  bene  efpòrre  » 
e  bene  dividere  il  i  ftema  di  un'  opera 
fcieoiifica  •   Qutiflo  farebbe  flato  il  veip  , 

■  •  ; t ,4  '  .ci. 


i6S 

ed  utile  metodo  ìtScgtax  T  eloquen» 
fn  rapporto  all'ordine  ^  «  alia  dirpolìzio. 
M  •  Ma  in  pochiflìme  Hettoriche  'fi  è 
cosi  inregn^o  (i),  e  Iblo  fi  «è -badato 'a  divi* 
der  1'  elo^beina  fn  clàffi  ^  a  xonfinar  V  elo« 
quenza  nel  *{o\o  ufo  di  perfuadere  ,  e  a  fe- 
pararla'  di  ogni  fcienza  ,  quandoché  ogni 
Autore  di  qualunque  materia  fcrive  >  in  va» 
rj  fuogfii  è  fpetTo  Utorioo ,  Poeta ,  Oratore^ 
FilofoiTo^»  Poiiiieo  ec»  ec.  (2)  ^  onde  è  na- 

nifis 


(i)  SI  ve<!a  la  dotta  opera  Francete  intitolata 
Pricis  dei  Loix  du  Gout ,  ou  Khetoriqut  Raifoiméé  • 
AnicL  3.  J>e  La  AUthodt  tn  general, 

(a)    Si  vetla  r  opeta  citata  Pricis  dee  Loix  du 
Coàt  y  OU  Rhttorique  Raifonnee  AnUU  4.  Che  ogni 
Amore  in  Tarj  koghi  lia  -di  varj  geoerì  eloqnemi 
modello  »  è  cofa  oertìifiàui  •  Virgilio  in  talmie  parti» 
come  Omero,  è  Onuore,  ài  altre  parti  Poeta,  inaltie 
parti  FiloroTo  ^  in  aitre  'patti  ìdèena  colè  didattiche* 
L'JfleiTo  può  ditfi      Orazio,  *dt  Ovidio,  di  ogni  Aq» 
tore.  ieaofbnte,  Polibio,  Plutarco /Toddide^Tadto^ 
Livio,  fono  nelle  loto  Ifiorie  or  Poitcigi  »  or  Filofofig 
in  una  pane  Oratori ,  in  un'  altra  orcàti  colle  grazie 
della  Pf  efia  .  BoiTuet  fece  paffar  l*  eloquenza  ali  Ifto- 
ria,  e  le  imagini  «alla  narrativa.  Nelle  orazioni  di  Ci- 
cerone fi  vede  che  quel  grande  Oratore  e  (peflo  poli- 
tico, iftorico,  Filofofo,  e  dipintore  de' caratteri .  L'eco 
dunque  quante  cófe  comprende  la  vera  eloquenza  ,  ed 
ceco  la  vera  ed  univcràle  ef)enzione  della  medeiìroa 
ad  coni  (cienza  •  CoiDe,  dunque  può  -mai  capird  ,  ei 
^otMd!  la  vera  ,  e  (oda  etoqueoaa  guaiola  fi  con- . 
fiderà  nei  lòb  fero  ,  e  nella  loia  asae  di  perfindeie 
oolaai  ì  L'  eloquenxa  è  coil  ìUiimaKa  »  coaie  ima  gU 
efecti^  a'  q^oali  opera    oriodaio  >  «nal  fetofiem 


lìiTeflo  »  cBe  in  quelle  Rettoriche  ,  che  noa 
Hlominano  r incénetto  fiiUe  vére  origini^  fi« 
ril,  éd  ufi  dell' -eloquenza,  €  delle  lue  parti 

in  rapporto  delie  idee^  Tempre  fi  otienebnir 
Paltruf  intelleiio . 

§.  2^  Per  potere  formar'  idea  del  me- 
todo ,  e  dell'  ouline  dell'  eloquenza  «  e  dei 
ladocinio  9  bifogna  vedere  *  è  riflettere  alfa 
liicoeflfone  colla  quale  fi  acquiflano  ^  e  li 
firìiqppano  in  noS  le  noflfe  idee»  alParte  di 
ben  combinarle  ,  di  ben  giudicarne  ,  e  di 
Ben*  cfprimere  tali  giudizj  ,  che  è  V  unica 
via  di  arrivare  all'  ordine  ^  ed  al  metodo  ^ 
•all' arte  hìì  fopere  ben  xomporre  -,  ber?  infe^ 
tgnefe ,  e  ben  capire ,  alle  difficoltà  che  fi  pon- 
zilo attraverfaie  neli'acqiiiflo  di  quelle  oogni* 
«ioni  necellarie  a  tali  racoltà  di  ben  penza- 
fe ,  dì  T)en  capire,  di  ben' infegnare ,  di  ben 
•comporre  ,  «d  a'  mezzi ,  che  ci  conducono 
all'acquifto  di  tal' arte,  o  che  ce  ne  rendo- 
no  difficile  i'accofìarci .  L'  arte  di  ben'  ordì*, 
nare  la  prcgreflione  delie  Tue  ideé  ,  e  fi 
ben*  efprimerle  ^  è'  quella  di  conòlcere  la 
proporzione  delle  altrui  idee ,  e  Te  fieno  be* 
ne  efpreile ,  e  i)en  difpofle  ,  e  quelle  oflèr- 
vazioni ,  che  guidanaa  tal'  arte  ,  fono  i  mez- 
zi s  che  alla  vera  diQpQfizione  ^  ed  ordine  ci 
conducono*  CA« 

condde  neirarre  5i  palcfare  all'eftcrno  la  ferie  dtl  n- 
ftiocinio  .  Come  farà  Ja  difpofizione  deireloqucnza  cftct- 
na  ,  e  le  pani  di  eila  ?  Come  V  ordine  de'  razìocinj« 
^ome  s'inipareri  l' ordine  ,  e  dilpofizioiie  di  eflk  «lo»' 
^uenza  ?  Colr^arte  )ii  Im^wdnM  l'idee  la  cappona 
foggectii  che  fi  tnitano* 


VJ9 


CAPO 


D<U'«rM  di  haptaiare. 


y  ti 

INfiohe  fono  le  opere  .clie  fi  Hìmìo  per  P 
arte  di  ben  penfare,  e  per  te  fcieitte  to- 
Bicbe  ,  infegoate  per  via  d|  precetti  lolla 
maniera  di  efpeller  gii  errori  .ntellettuali 
ea*  inttodarvi  te  cognuioni  utih  .  Abondano 
i  libri  in  tali  generi  ,  lltó  utilifTimi  per  la 
particolare  lettura  privata  .  Mi  te  fci«M« 
fuile  prime  dovrebbero  adattaifi 
tà  de'aiovanetH,  e  trattarfi  P*»  via  di  ofler-. 
vmasa,  e  d'Iflotiche  narraiioni  ferme  nella 
propria  Hngpa  un  coucifo  ,  chiaro ,  e  ragio- 
ni» piano, «ol  goale  i  B«>vancm  per  via 


'7^ 

ofllèrvazioni  ^oveflèro  acquiflare  V  ufo  deli' 
ottimo  raziocinio  fenza  ^anti  precetti  j  ^  con 
vpiù 'oì3[èrvc(zioni ,  imparando  nd  tempo  ifleC* 
fo  le  oolé  ie:più'utUi  »  'e  le  piò  neoéfiàrit 
in  tutte  le  Tdenze  ie  pià  opportune  m  mi** 
gliórar  i'  Uomo  .  opera  intitolata  Corfo 
degli  ftudj  del  Sig.  de  Condiliac  prefcinden- 
tio  da  qualche  difetto  ,  ed  errore  ,  che  in 
élla  è  ,  e  che  è  ìnevitahiie  ^  eflèndo 
V -errare  mia  <lcboIezza  umana  » 'è  .per- i 
%ae(lri  ,  e  .per  i  difcepoU  uà  ISiro  ,  de 
'col  fetto  irtfegna  aOat  meglio  V  arte  di  ben 
penzarc ,  di  ben  giudicare ,  di  l>en  iflcuirfi  , 
di  elTer  vero  eloquente,  di  ben'  empir  rimel- 
letto  di  cose  utili ,  ed  una  vera  ,  (oda  ,  ed 
utile  Logica,  nella  quale  con  una  ferie  Ido* 
liea ,  "(em  tanti  precetti ,  ed  efempj  V  infe« 

Sano  le  xofe  le  ^più  utili  ,  e  le  più  nfiGéC* 
ie. 

§.  2.  Si  dirà  che  V  opera  del  Sìg.  de 
Coridiilac  è  prolilTa  ,  che  richiede  vafle  co- 
gnizioni,  che  vi  fono  in  elle  molte  cofe  da 
mutarli ,  ^tre  da  toglierG^  altre  «da  a^an» 
gerG  per  liria  un  piano  adattalo* ad  oflul 
educazione  ;  ma  tutte  ^uefle  difficoltà  fi  ra« 
perano>  quando  un  Educatore  Fiiordfo  fi 
vale  di  taP  opra  con  lui*  intelletto  illirmina* 
to  .  Ma  r  ufo  di  veder  ie  fcienze  trattare 
per  precetti  «  e  di  vederle  ifolare  V  una  dai* 
l'  altra  -,  e  non  infegnate  per  Via  di  ofièrva^ 
zioni  ,  ci  farà  defiderave  nnV  iftìtuzione 
fuH'ane  di  btn  pcniare  ^      éi  bai  jwtUH  > 

che 


che  fia  FflofoGca  ,  e  riflrctta  •  Un  favio  Pro 
felTore  prenderà  le  fue  mire  fopra  eccellen- 
ti libri  originali  su  tali  materie  »  e  farà  fé- 
condo  gl'  ìnielletd  de'  .fuoi  allievi  nella  lin- 

fpa  propria  quelle  iftitnzioof  che  flimerà  fui** 
i«rte  del  ben  parlare  ,  e  .dei  ben  giudica- 
re, ma  che  in  tali  i(litu2Ìoni  tiuro  fia  olTer* 
vazìoni  ,  e  pochi  i  precetti  ,  e  che  fac* 
cb  vedere  a'  Tuoi  allievi  la  concateoazio* 
ne  delie  fcienze ,  e  delle  arti  nelle  loro  prr* 
me  orìgini  ^  illaminando  totio  ctf  r^zìocinj  i 
pià  efiitti ,  i  più  utiii  • 

J.  3.  Un  favio  Educatore  ,  che  volefle 
fare  un'  utile  iflituzione  per  V  arte  cjcl  bea 
penzare  alla  fua  gioventù^  che  ìflruìfcey dee 
eflere  inveflito  della  religione  ,  e.  della  pie* 
tà  Crilliana  di  itn  Fenelon»  di  un  BoflTuec^ 
di  nn  Roliin  «  anioisio  dal  penzare  di  na 
Condillac ,  che  abbia  V  ordine  ,  e  precifioné 
deir  idee  di  Locke ,  il  pennello  di  Monte-' 
fquieu ,  l'elepianza  di  Buffon,  le  grazie  dello 
fide  di  un  Foatenelle  ,  la  penetrazione  di 
Clarke ,  il  brio  di  Voltaire  «  ma  fenza  i  di» 
fiotti  di  tali  Amori  C)  •  Deve  inoltre  eOer 

ver- 

(*}  E'  gran  idi^nzfa  >  die  tattì  ^li  Mùà  dad 
Amori  abbiao  volato  degcamre  H  loco  intdlecto^  e  le 
loto  fóéntifiÈhe  pìrerogativé  »  ftamilHitando  i  pid  gcavi 
emrì  traila  bellezza  del  loro  (lite,  e  l'acotezza  £l  lo- 
to-ingegno f  di  cai  vollero  abu(kr(ì  ,  e  con  dò  fi  di« 
noftraiono  niente  Filorofi  ,  e  niente  Sav)  .  Si  Jevono 
dunque  i  loro  libri  confiderare  come  pieni  di  molte  co- 
fe  utili  ,  e  di'  m ol ti flì me  nocive  .  La  fcelta  dee  ùixG 
con  giudizio»  e  dalle  lavic»  ed  illumìnace  perfiiiie* 


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verfàtKnmo  in  tntte  te  icieinEe  cbe  miglbni- 
.  no  ryomoj  coli  in  rapporto  alia  religione, 
come  in  rapporto  alla  locieià  .  Gii  educato^ 
ri  della  gioventù  devono  edere  ottimamente 
Mruiii  nelle  fcieiize  delia  religione  ,  e  delb 

Ìjietà  ,  ed  in  quelle  fcienze ,  che  migliorano 
'  Uooìo  in  rappono  alla  felicità  eterna  ,  ed 
alla  proferita  ,  tempoiale  »  per  dar  ceri  i* 
iofQ  gioraid ,  principi  generali  ed  indelebili 
delia  vera  arte  di  ben  profittare  nelle  divi- 
ne ,  ed  umane  cognizioni  •  Ma  per  io  più 
non  s' infegna ,  nè  G  educa  cosi  la  gioventù. 

4*  Un  dotto,  pio,  e  faviò  Profe&Kp 
re  illuminala,  nei  modo  ,  che  fi  è  detto 
dovrà  poi  fare  delle  fcreoze  le  più  utìH  oo^ 
abe  ìttOL  (pecie  di  un  piorpecto  ,  meditazio- 
ne  >  o  iflnnfone  filorica  ,  cominciando  dalle 
cofe  le  più  ferie  ,  e  le  più  importanti  ,  L* 
arte  d*  imparare  a  ben  ragionale  dee  eilèr  la 
prima  (i)  •  Ma  fi  è  £itia  eflère  la  prioia 

;  Cd* 

0)   I  Greci  clbeio  ife'gnodi  FMóÈ,  deVim. 
di  P«cd»  de' grandi  Oratori,  e  4e'^di  la^c^  »  Cèor 
Zk  «m'avuto^fulle  prime,  Scrittori  di  precetti  di  Lqn- 
gica,  di  Podfiai»  di  Rettorica»  che  fenoero  dopo  •  Ndi  . 
Dell*  illruire  non  dobbiamo  Éu*  entrare  la  narura  ne* 
noftri  fiftemi  ,  e  piani  ,  ma  ^oifbrmare  i  ooftri  piani , 
e  fiflemi  a  progreffì ,  ed  operazioni  della  oanm  •  Nat . 
cominciamo  ad  infegnarc  da^fi^emi  (cientifici  ,  e  (èpa-  ' 
rati,  fenza  rìflctccrc  a  far'oflcrvarc  a* giovani  il  piano, 
col  quale  eH  Uomini  fono  arrivati  alle  fcorerte  di  quei  * 
fiftemi,  e  di  quei  raziocini,  e  pure  ^Jcllc ofTervazioni, 
die  fi  tndctinao,  làrebbero  un  bel  piano  di  educazio- 
ne lèteocìfiau  Si  feda  Afonf.  dtCondilùc  Cours  etEtu' 
éùj  H^fkiik  Mfdim^  X^lrr*  t»  Càof.j.  Ma  prciTo  mot* 


:t74 

wILVinfògnate'  i-  gfovan!   nelle  rctenze^ ,  e? 
e>  nèU'  eioquefnu  ^  i.  veri  dotti  G  Iboo  foc« 
oi^ti.m  certe  fcnole'^  o  pofc  fivron;roffinati 

con  aver  da  loro  fteflì  ritoccato  T  erroneo 
piano  della  ricevuta  fcienti fica  educazione  ? 
Neiie  fcuoie,  o  tuori  di  eflfe  fi  fono  formate 
i  grand*  Uomini  i  I  ioro^  piani  »  Ibno  adattati, 
alle  •qualità. di  .chi  iii(egna,e  di;  chi  è  infe* 
^pato  ì  haiuiOudato-mat  ie^icQoirrdi.'Fiiolo- 
ia.an  buon  IìEmo  elementare.-»,  e  ragionato 
i  fono  ,  ferirti  molti  libri  fopra  gli  errori 
del  popolo  ..I  Filofofi  hanno  Tempre  deci  a-, 
inato  contro  gli  errori,  ed  i  pregiudizi',  co- 
me dicono  i\  ma  •  meglio^  darebbero ,  fatto  a 
feri  vere  libri  (opra  molti  errori  e  pitgiudiz|r 
de*  favi  ne*  metodi  d^,  inGegoar  te.  faenze,  «t:' 
eloquenza  iu 


I 


'  CAi 

Scnstìoal  U  maniera  d'  infcgnare  i  " ancor  barbara 
rapporto  air  cloaucnid,  c  alla  Fil^^ofia  .  Si  veda  riftef- 
fo  G>Qdillac  neli' opera  citata  nel  bbro  .  ultimo  deil'lfto- 
ria. moderna.  •  La  maniera  d'  infegiiaie  è  barbara  per 
la  pi&%  perchè^ri  Savj,  poco.hati  conuo.d*. illamlnace- 
quefto^importanceibggecto  a  cHè  rtgtufjla.redacazioiie 
£ieneracìtt  .delta,  gioveocdr,.  edae«Btone*»«clie  fi*,  è  .la&iaca 
atta*,  cara,  di  alcttnt' prezzótat^  pcdand  ,  .o  fts.  aegHgen- 
ta,  o  per  avarizia  di  qaet  Génicori  ,  che  non  .haa  {a* 
pato,  o  noa  h  i  ti  volato  proTcdere  i  toro  figli  di  Sav} 
Maeftri,  e  di  Savj  Edacatori',.ed  etpercifn.iì>  in  .<|aet]ia. 
t^oze  die  j^et  Gocciolìi  edacazioàe  fi' richiedono  •  . 


CAP  O  ■  i  V/  ^ 

DtW  Aru  di  hfal  ìnfigm%.: 

«  • 

•  fl 

Molte  fcfcnze  ,  e  molte  arti  ebbero  nel 
principio  commune  origine  ,  e  furono 
e  (bnQ  tra  loro  concatenate,,  coaie  foix)  uni- 
|e  tra  loro  le  cofe  »  delle  quali  parlano  ^  ed 
I  rapporti  d&ile  medeOme».  Si  deve  donquf  a* 
giovani  in(ègnare  un  generico  pìaoo  de^  lo»') 
IO  primitivo  commune  afpetto.  ,  e  rapporti 
nella  loro  origine  ,  ed  infegnario  con  un 
metodo  iItori(x>  fu' progredì^,  e  fviluppi  delle 
conotccnze  umane  in  generale  ,  e  poi  dopo  • 
avere  avventi  i  giovani  %  tatt  idee  di-  g^  ^ 
nerale  eoncacemibne^  deiije .  feileme ,  accrelce^ 
re  indi  le  loro  coghtziòni  ftudiando  le  fcieci* 
ze  quando  rinieileiLo  è  formato,  fecondo  ii 
vaij  g  ft<  di?iC^fiiiiemi  di.  eflè  ^  jGii  educatoli' 

fden? 


fcientìfici  dovranno  illuminare  i  giovani  con- 
generali  oflervazioni  full'  origine ,  e  concate- 
nazione delle  fcienze  ed.arti  »  che  infegne- 
tanno  per  via  di  oflènrazioni  ^  cioè^  ooiix.quel 
OMlodd  niedefiiao,  od  quale  lè-  fcienze ,  ed.* 
ani  furono  dagli  Uomini  fcoverte  :  ma  poi 
in  età  pi  il  provetta  lì  dovranno  ben  rumi- 
Bare  quelle  oflèrvazioni  g«»ierali  >^e  perfezio^ 
narG  oolla  cooGderazione  particolare  "delle 
icienze  di?ile  ia  daffi. ,  e,  fiDOOodo  i  .jgiani. 
diverfiL 

i.  2.  Uo  Reteorioo  »  un  Grammatico  , 

un  Logico    che  confiderà  le  fcienze  cornea 
ifolate  ,  e  feparate  tra  loro  »  non  potrà  mai 
ben^  inlegnarie  perché  le. fcienze  ,  e  le  artr\ 
^  iiiuminano  a  vicenda  %  edeodo  tra  loro» 
unite  »  e  concatenate  (i)  •  Si  oppone  »  cfae 
iqfegnandoG  ie  Icienze;  unite  »  e  concatenate 
^&reU>e.  tina  mafpoia.  coofuGone  j.nè  fi  ap- 

area- 

'  0)   ^gni  (cieoza  hà  de*  lapportf  con  ogn' altra 
Hàk  fulepaò^e  «feericevef»  laiiii,edii  mot  codide^ 
nj^ltuàmtfeifiai^fkf^^  megMo'foiernfi; 
coIci?are  uqsl  parte  di  «(Te peichè  riqteUet^o  amano  è.. 
Hinimifliaio,  e  noa  può^cflere  univeifate,  &  affai  bene, 
ed  opera  da  Sàvu>  in  coofiderarle  divile^  ma  (è poi  le- 
coo^nflrtabiiattediviiè ,  che^credapaon  effe  vi  venia  - 
zapporco  tra  faem»  |  e^fideazev  erra  gravemente^,  gtao^ 
che  per  ogai  minimo  (cnidnio,  che  faccia  fuli' atmosfe- 
ra à  ogni  (cienza  >  vedrà  che  le  fcienze  tutte,  fi  danno 
la  mano,  e  s'illuminano  a  vicenda,  e  che  la  vera  Fi- 
loTofia  ,  infeparabile  <hlla  vera  religione  ,  e  dalla  .veni& 
B¥^uk>  iliiimiaa.  ^  e  dee 


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« 

ftfleciere  »  che  noi  diciamo,  che  filile  primé 
li  dee -dare  un  piano  generale,  e  concatena^ 
to  fuHe  fcienze  e  loro»  origrnf  ,eprogrefli  pec 
via  di  oflècvazioni ,  e-^dopo  formata  la  meo» 
te  ed^'iiviaziocinio-  de*  giovam  £Kpo&  ricór* 
rere  a*  oieiodi  particolari  -,  che*  i^lio  ci 
ftmbieraonO'.^efipodfenti'*  •  Cosi  le  amane  co« 
Dolcème  nacquero  ,  crebbero  ^  e  fr^ropaga'» 
fono  infìeme  fino  a  certi  tempi  j  e  poi  (! 
eonfiderarono  dfvife  .  Go«  ftudiarono  ,  e-s* 
iflruirono  i  Greci  f  ma.  noL  neli'  educazione 
Letteraria  abbianoo  voluto,  e  vogliamo  edu« 
car  la.  gioventù  con  quei  metodi,  A  co'  quali 
.i  .Gteci  provetti  in  en  miglioravano ,  e  béi^ 
ordhnvano^  le  fora  conoTeenze  ,  quandoché 
avreflìmo  dovuto  ind^ga^e  il  Gftema,  da'.Gcet 
fi.  pi^aùcato  colla  loro  gioventù^  . 

$«<j»JV[olti  libò'  ekinentad  fi  rofia<rat{ 
ri^  per  la-gioventù  hr  ogiH-Jcieaza  >  e- fono 
tanti ,  che  inondano  l' JSUropa  ma  in  'pochi 
H  (oàfi,  le.  fciénze»  infégnate  ìq  cappono*  alla 
losp  concatenaiione,  anzi  fpefTo  fi. fono  aifii 
più  inviluppate  le  fGiènze  con  mille  divifio^ 
torV  e  fuddiviGoni,  ed^apparaii  dinomiGlo- 
ci.,  onde  quelli  elementi  li  Ibno  refi  più  con- 
filli  de'  miOt,  ^/,.jé  i|i^a)W%ondono^^^^^ 


di  ioio.fine»! 


(%)  Uno  éé'fi^iiiì^lje^tt/nti  oveOo*  Aool» 
i  tee  il  f^k^umut  k  Oam  me  per  vìaf*)ill  iSb 


Sv^.  Ma  dirà  taluno:  Come  peazare  a 
dare  uo  libro  di  uàiì  ìilìtuziooi  geoecali  al- 
la gioventù  in  rapporto  alle  fcicote  tutte? 
Biro|rna  pria  dfletcerfi  »  cbe  ogni  oofifo  pio- 

Sreilo  y  o  ritardboienio  nelle  fciei|ie  naice 
al  metodo  coi  quale  noi  fiamo  flati  in  fo- 
gnati ;  e  bi fogna  penzare  ad  indagare  qual 

I>iano  di  educazione  (ìa  il  più  proprio  afvi« 
oppar  m^Ho  le  facoltà  dell'  animo  »  e,  dtà 
fazioqnjo,  oomc  da  noi. fi  è  decp  j  e  w/o^ 
dorale  aUa  gioventù  la  pè^effità  d*  iQmkli ,  e 

di 

»  a  »      •  .  .  . 

m 

'  .  ^  •  •  •  •  »•  . 

fuM  éhcmM  ,  «liè  fti«Miterfr  iMe  mdeie-f  ft  € 

§B^Sm  USkffù»  con  mtdàÈoii  ,  t  ùum  aittcaoira , 
e  &o^o  .T^(^re  la  ma^  copcatènata  con  turce  ìt  al- 
tee fcienzc ,  il  che  al  raro  fi  è  fatto  in  mad  initioQjL  d* 
iflituzioni  (cientifiche,  e  di  libri  elementsin  m  ogni  fa- 
coltà ;  ma  cali  elementi  fi  vedon  poi  affai  piti  ccmfafi 
ic^  iDÌ(^i  i^^efn  •  altro  pregiudizio  è  fbto  il  volerle 
ìnicgnare  le  fcienzc  ,  e  farle  apprendere  per  via  d*  in- 
initi  Dizionari  in  ogni  facolci  ,  ogni  fcienza  etfendofi 
ridotta  a  particolari  Di^ionAtj  ^  e  generali ,  a  partica» 
lari  ,  e  generali  Enciclópedie .  Qoeflo  metodo  di  trat- 
tar  le  fcienze ,  dividendole  a  tenore  dille  prime  lettere 
de'  nomi ,  di  cflè  ddeutt ,  è  V  atte,  di  Medea  ^  Aè 


cidò  a  pei^  i  figli  »  e  d  gma  lenbpo  a,  ritrovarp 
io  tali  Ùhàiwuf  diMiSi  memora  Bttm  coipè  Me 
Or^o  nell*  Atte  FMict  ad  alar»  pronte;  ^  I  tHolfi 
Dhuonarj  naocckwo  a'pfovétti  oeHé  ibcii^  y  6d  ae6^ 
]oroy  die  le  ftodiano.  Gl'infifuti  elementi  ed  i0itm^ 
\iohi^  delle  parti  al  caio  fcdfte  con  buon  gilf^o ,  ntiocdono 
alla  gfofentd.  Contro  quefìi  abofi  dovrebbe  la  riloiofia  de- 
clamare, c  vedere  di  rettificarli  ,  ffiacchè  ogni  Filofo- 
fii,  che  Colo  declama  contro  gli  abdfi,  §  (olo.dittrus- 
'ge»:ejN»fadifo»è  |B»fA<^l^  : 


.  j  ,^ud  by  Google 


cfi  ftiìdiar^  ,  facendone  vedere  le  oitinrte  ,  o 
pedmie  confeguenze,  cbe<iecivano  4aUa..rcd« 
ia  tid  ordule  degli  fldfdj . 

U  Signor  de  Condiilac  nel  (ab 
corfo  degtì  ftudj  pi^  il  Principe  de  Parma  » 
oominda  ie  fiie  oSbrvazbni  ài /Tua  allievo V 
t-  coi  medefimo ,  e  Io  fa  entrare  con  tali  of^ 
fcrvazioni  ton  fotnma  Filofoda ,  e  razioòinìo, 
nelfarte  di.  ben  penzare^  di^ea  pariate  j.d( 
Bte  fcriverè,  e  di  6ene  g^ùdfcare  ,  in  rap-. 
|K>rtò  Éi^dòoeateftiafi  ffiani  dèlie  icièÀe'Iè|Màt. 
^ftlrfe  ^  ie  le  pii  ;iitilF  » .  ^i ndr  paft 
all' Moria  de*  fatti  ,  e  degli  avvenimenti .  Si 
dovrèbbe  di  ogni  favio  Precettore  farfi  una- 
feria  lettura  e  ragionata  fu  tal'opera  di  Monf. 
de  G>ndillac«  Nei  incantò  ci  rendecéma  ar* 
diflittnofi  dtpropcirre-riilte  pdtne  per  la  gioK 
l^tfr>  che  (apeflb'*  leggère  «  e  bène  torN 
tere^  cfd  alquanto -fflbitere,  ufi  piano  conf^ 
catenato ,  e  ragionato  dèlie  cognizioni  le  pià 
•  Btiii  ,  e  le  più  neceflfarie  ,  e  vederli  dt  ri- 
dùrre  ie  fcienze  per  ia  geo  venta  ad .  una  ift^ 
èié  di  concàtenata  riarrattva.ilbrica*;'^^e  péé 
ì  giovani  vale  aiiat  pt&.xdi  taod  Bfececir  ,  e 
m^ioìì  IcieatifiQi  Q  » . 

•f 

•  *  •  %.  •  *  . 

.  •  '    •  -»  •  ■  • 

I  Prècectoti  che  iufcgnàao.  (  àree  Jl£ónf7  là 
MdtitttX  Princifìès  de  Lituraturt  Tàrn-  I.  Càap, 
pa(,  ixf»  Pjrii  t77f.  )  do7rc'jb2ro  badare  t  <juaiico 
U  nacQra  opera  ne'  àinclulii  •  Subico  che  fi  apre  il  loro 
wtcilcuoy  e  ii.fviiu^^  iOikM  ùj^t  coù,  fia  U  Cielo , 


j8o  , 

$•  Si  àanMe  410  tal  piano  fbive^ 
te  io  lingua  Italiana  ,  e*  con  precifione  »  e 

chiarezza Avrebbe  1* operetta  ad  effer  brie*» 
ve,  e  cominciare  da  un  picciolo  faggio  fal- 
la creazione  jdel  Moi^io  fatta  d^ii'  AitiiTimO:^ 
e  da*  doireri  cbe  noi  abbiamo  ver(a  ii  me- 
djeiimo  per  i  ^entfic]  faukì  •  Dopo  ciò  fi 
avrebbe  a  riBettere  fulia  vaftità  e  grandeixa 
delP  Univerfo  ,  Tempre  facendo  cadere  delle 
fode  rifledloni  fuile  magnificenze  deli'  Altif- 
fimo  ,  e  poi  facendo  prefenti  a*  giovani  le 
pfftiv^sioni  (opra  ì  fenomeni  ,  che  ci  rap« 
prefenta  T  Uniyerfo  ;  U  fiAeina  Planetario  , 
(ed  i.  corpi  ^  die  lo  coippongoBO  •  Si  av«^ 
bero  in  t^le  occaGone  a  Jbrìeveoiente  efporré 
^'opinioni  de*  Fiiofofi  ,  e  de*  popoli  circa  P 
Univerfo ,  ed  i  Pianeti  .  Ed  ecco  come  nel 
inedeHmo  piano  fi  potrebbe  dare  un*  idea  di 
un  Crifìiano  fl^atcchifmo ,  della  magnificeo^ 
^eir  Altiflimo  9  di  ima  AQroDOmia  Illpripi  ^ 
r  di  vedute  generali  d^lla  natnra  ,  e  feop* 
ineni  eQSi  ,  e  delie  piò  cofpicue  opinioni 
Filolofiche  fulP  Inolia  .  ^^tuial^  die"  glandi 

•      ,  •        •  •      •  • 

iè  ftdle,  le  pisiotc ,  jglt  animali ,  e  hnno  m^lt  licer* 
che,  e  miUe  doinao£«  La  narara  guiila  bene  i  norel- 
li  Cìnadim  ^1  Mondo,  a  ben  (aperto  ,  e  coaofixrk»'» 
e  oolla  csttMà  gli^finiiia  allo  (Mio  delle  eoièf^  Ven- 
gono i  Preoetión  ,  r  fpeflb  df^ruggono  le  mire  delle 
^mra»  e  mdncono  i  taiiciuUi  a'piece^ì,  alle  ^ol^ 
alle  parole  ,  ed  a  co(^  che  gf  in^paiano  cpfl  um 
liga.  é  taoie  dilMCfrc»  a/coe  daaao*  ; 


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i8t 

«ocpt  y  die  eompongbaa  i*  Univerfb  •  Si  po- 
tranno* aHoni  confidmre*  i  ù&ismì  Pi'iiietari , 
e  la  loro  ,  unione ,  e  coefione  ncXP  Umverfo» 
e  qucJ  flu  ido  etereo  dell' atmosfera  ,  che  gli 
circonda  ,  i  fenomeni  di  elFa  atrn  jsfera  ,  e 
quelli  che  accadoiioùQcUa  fujpeclicie  de"  ^pia* 
neii  f  o  neir  atmoifera  • 

•  .  $.  7.  Dopo  jcib  defcrhto  »  wmbhe  a 
irattarfi  xon  più  panioolariti  delia  noftra  Tee* 
ra  ,  della  Tua  teoria,  de' corpi,  che  ia  coni* 
pongono,  delie  Tue  varie  divifioni,  o  facon* 
do  la  materia  di  edà  terra  »  o  fecondo  ia 
qualità  de'  corpi  §  o  fecondo  la  fuperficie, 
o  fecondo  i  rapporti  degli  abitanti,  o  lècoTà* 
dosi 'dÌB|ii^«  V  iflorìa  namiale  delie  cofe, 
die' W  te^fìo  ddh*  natura  ci  manifisfia  ;  e 
fà  ollèrva re ,  farebbe  il  ver o  ,  ed  unico  me^ 
todo  da  farci  capire  ^  ed  infieme  facilitare  il 
fìftema  della  concatenazione  ragionata  delle 
Sdmat  \  Q)nfìderando  dunque  ia  terra  ,  e 
file  teorie  ,  ci  fi  pi;efentertbbe  uà*  iBruiiona 
ilofli<9'dciC  'aria  ^  r-Geogtaiichi  amtnaeflra-. 

•  meliti  Stilla  -divifione  deUt  fuperfide  in  rap« 
porto  alle  parti  folide  dette  terra  ,  ed  alle 
fluide  dette  acque,  e  mari  ec«  Altra  divido* 
pe  fi  può  oflervare  traila  materia  bruta  ,  ed 
inerte y  la  materia  vegetabile,  e  l'organica'. 
£cco  *  il  campo  a'  rami  tutti  dell*  Uhma  *Na« 
tumle  degli  cOèri  tutti  .  f'.e.A  tutti  i  corpi , 
che  fono  o  nell'  atmosfera ,  o  nella  Ibpecii* 
de ,  o  dentro  ia  terra  .      •  ' 

8.  Fremeflo  tutto  ciò,  fi  formino  le 

•  .  •  t  .7  M  j     "  oifec*^ 


ti  (s  ve  ^Scktinvo  'k  fMuti,  facmfc  le  doif 

trine  Fifiologiche  >  ed  aotomiche  ^  e  VUto» 
ria  naturale  deiP  Uomo  ,  e  delle  Tue  maiat» 
tic  «  cambiamenti  ,  età  ec.  ec.  Si  fera  poi 
vedere  la  pane  più  nobile  delP  Uoma^  te 
fua  airima  fpirìtuale  ,  ed  inonioitale  ^  e  fi 
«rchiareMOfìO'ie  oflenraiioni  coUe^mne  ri* 
vdazfooi  >  e  liffiifi  i»  More  amtffi  deiP 
«manò  intelletto ,  deli*  origini  dellMdeej. 
arte  di  ben  giudicare  ragionare ,  e  difcerne*- 
re  il  vero  d^i  ial(b  •  Si  parlerà  allora  de^ 
ionti  -det  vero  ,  cioè  delia  ragione  »  e  dellm 
•  religione  ^-e-de'  doveri  verfb  TAume  deiP 
Univerib.^  e  iktte  •  ooghniool  »  \t  nreeetti  I 
|Mà  neoaffitf  dela  rtvebzioM  >  e 4*  Ali' «i 
brieve  profpettp  degli  errori  d^^  ioteitetie 
umano,  e  deMoro  fonti. 

Dopo  efaminato  V  intelletto  iioHh 
ao  »  e  fegnitaio  il  mede&M  mH^  Aie.  fis»«  | 
tene,  e  ne^fiioi  errori*\9  .^Qjgne  «limRifiit 
le  paffiott  ,  ed  M  onore  Mi' Uoito  -,  «  It 
confeguenze,  che  ne  Iboo  derivate  «  e  deri»  - 
vano  ,  e  così  aprirli  il  canf>po  a  poche  ed 
utili  riflefìioni  ,  fu*  doveri  ,  che  a  noi  deri- 
vano g  infegnaada  nei  tempo  ificflo  pochi  ^ 
ed  utili  precetti  per  regolare  contempore^ 
nettsieiiie  iVioina  per  Itemi  ^felicità ,  e  • 
iriletto  per  jÌco|^ire  »  'e  feguhare  H  veio  »  ' 
e  confutare  il  Calfo  ,  e  T  arte  di  confervarfi 
in  falute^e  di  ben  regolari  ni  morbi  ^  e  gpar» 
darfi  da  ogni  ii»le«  ^  - 


.  ly i.i^Lu  Google 


§.  lOmSì  direna  poi  a'  rappom  cho 
in  P  Uomo  cogli  aiuì  .  Sì  elàmineii  fi  taa  \ 
ptino  dooQ  €  fik  empievo  dopaj*  irte  drf  * 
pemare,  tfm  è  inatte,  dd  parlale  $  dorrà  ot 

lerrarfi  come  la  prima  eloquenza  fu  quella 
bielle  imagini»  e  de' corpi»  che  la  pittura  fii 
4ai  priiaa  eloquen»»  che  ci  diprnfe  la  iìoigiia 
4i  azione  .,'>  alia  quale  fiiccedettt  ':  b  Ifngoi 
gsrcglifiai.y  ed  i  iìipbQli  •  dell»  wltipiica* 
wvie  dtf  i^iali  i  canmi  dcrivafona^  da  in* 
di  con  tal'  oGcafioae  G  potranno  £ne  moli» 
rifleOioni  fuiP  origine  contemporanea  della 
pittura  9  della  MuOca,  della  Poefia^  delielo* 
e  iato  jpwffùBà  ut  varj  fi 
parlerà  dei^  aatmra.  »  fiat  ^  fcopo  ,;oifgìni» 
fMÉi  ddhi.vani  ebqotnat  s  e  deUe  maniwi 
db .peinrfloìrci»  r*  " 

I  I'  S»  cdhSderi  poi  P  Uomo  Socia* 
lé  neiia  fua  famiglia ,  e  l' Uomo  Civile  nel- 
grandi  Sociedi^  ed  i  raporti  ^  ed  x  doveri 
fcaoitiiexoli  di  ogni  individuo  om  pgQf 
iadividqp'  »  dègP.  ladividai  tutd  col  «miro 
dik  SOfèim  Ibciakv  ^  dl  midl*  i  coipi  polidci 
lÀ  ìmoi  ,  e*  dalla  Ioao  anaolili  ,  rapporti  , 
leggi  ec  Si  pomio  efaminare  le  leggi  deli^ 
efiiKenza  ,  e  futlKlenza  de*  corpi  fodalr  con 
queir  ordine  iflorico  »  con  cui  fi  e&mìna  la 
tiW«.fiGaa  d^  corpi  die  Ja.taisa'  oonponV 
gpB»  ^  e  di  qnaiH'  At-  ooppoogmidD  Uai* 
imfy.  léL  fdam  infetti  ,  dal.  drittoi.  pyUÀca» 
e  privato ,  qmW^  4^  domi  (boiatì  ^  quelle 
dol  commercio  ^  de'  governi  ec*  ed  ia  brie* 

M  4  vcji 


I 


*** 

vt.  ,t  quelle  cfie  «onfìderano  fJJamo  In  ri«> 
gtiardo:  aMa^ébcìeci'  ^  Ibno  una  fpeoie  di  A« 
flsonomla  potìticar  /tibe  calopla  i  fooomma  , 
ed  ii  moto  de'  corpi  ^'  che  compongono  ia 
foctetà  ,  come  l' Aftronomia' FiGca  meditaci 
corpi  deiP  Univerfo .  Un  piano  illumina  Tal» 
trai  e  quindi  G  dee  devenire  ali- efame  ÌÙOm 
rio».  deUe  -  fcovertei  che  i*  Uomo  ba .  -fiiilt 
lìdie  aldi*  m*^tdkat»  avraiiiMoii-  mm 
lali ,  e  pMticoiaii  i  |rià  rimarchevoii  nett  Iflo» 
ria  umana ,  ^a*  cambiamenti  avvenuti  alle*  na* 
zioni  »  fecondo  i  tempi,  dimi  ,  ufi,  gover* 
ni  ^  xeligioni  •  Si  dee  quindi  dimoflrare  qud 
&  'J1«  teatro  dell' Uomo  io  ^^giiefla  yiu,  ^lai 
fin^-MU'  akra>*ia  «fibetta  ,  «  spiale  fieno  i 

preièote,  e  futura  ,  dàminando  j  e  prqpoi* 
nendo  ciò  che  è  utile  ilP  Uomo ,  e  ciò  che 
Io  rende  migdiore  »  e  facendo  vedere,  gii  er- 
rori deli  popolo, 'e  molto.» più  quelli  die' fàvf^ 
ed  acco|q>iaQdo  fémpre  aUe  idee  »  che  le 
icienn  r';«  le:arti  d  'IboMifinAraiX)^,'!  iunoi 
io&iiailinMiai  ikehaboe  y  e'^ficeedo  fedé^ 
le  gK  errori  de*'  Piiofofi  -,  che^er  di%faili 
vollero  dalia  rivelazione  aliontanaffi. 

12.  Ecco  un  picciolo  faggio  di  un 
piano  peT'.ia  gioventù  iilnittivo  fulla  4nanie« 
ii'd^in&gnare  le  fdeme  •ed^^iti,  e  tranvie 
per'^iai  (riilpriciie».ed'  demeiitari  concateni^, 
te  cenerrii**CDgnixfoni  ^  '  dalle  quali  pdflb 
pcrfeioaarfi  r  ioicilctio  »  ed  iilruiiii  la  cofe 

*    *  i  •  i^-  '  •  .  liti» 

•  •    •  •  •  ' 


«utili  •  CreSeramio  taluni?  >  cTle  II  ^r^^etto  fit- 
^aAcK»  edie  niei  efegnhrfi  riefcapMlife,  lan» 
gOy'e'confiib',  Ma  noi  Gam  Gcari  defPep« 
poAo  l'-e  fperramo  di  averfi  da  noi  a  pubii<> 
car  tra  non  molto  queflo  progetto  di  un  pia* 
no  concatenato      ifkuzioni  per  la  gioventù 
per  un  fiilema  generico  ed  eiementace  delle 
wenze  le  p'iu  utili  ali'  Uomd  per  la  pcefim» 
te  »  e  lumia  ^feikitè    Tai  progetto  avièbbo 
"B  -ferir  in  proTa  ,  e3  mAe  m  ?e»fi  ^  acciò  la 
^poesia  j  come  più  dilettevole  -,  Io  rendere 
più  irifinuanie  ,  come  fperiamo  di  rrufeirci 
di  darlo  in  profa  ,  ed  in  verfi ,  come  un  do» 
no  deflinato  aila  gìoveoià  defidecofii  d'i* 

:%  1  !•  *Si  avreBbe  qui  a  parlare  deHP 
•ane  -d'infegnarif  tdtte  le  fetenze  »  è  de*di(èt* 
ti  di  molti  metodi ,  co*  quali  $*  infegnano^ 
ma  noi  baflantemente  abbiamo  parlato  di  ta« 
lì  difetti  in  rapporto  dell'  eloquenza ,  e  mol- 
ti Autori  han  palefati  t  difetti  co'  quali  fpeA 
io  a^ìhregnaao  ie  altre  Icienìe,  difetti  ^  dm  , 
fi  jaoQoibono  j  e.coafeflano  da  molti  dottiffi» 
tali  Profeflbrr  di  tali-Tcienze»  delle  quali  non 
è  nòRro  iftittito  di  parlarne  ,  fe  non  pec 
quanto  ti  concerne  in  rapporto  all'eloquenza 
vera  »  ed  die  qualità  »  e  re^uifiti  della  me« 
defima  9  ^oome  abbiam  fatto  a  foi  lifleflo  d^ 
ioculear  meffUo  che  ¥  arte  della  vera  éx^ 
qCienza  è  inieparaUlé  dalT  arte  di  ben  pen<^ 
lere ,  qoal*aite  iiifegnaodofi  »  a'  iof^pe  la  ve- . 


j86 

14.  Bifognt  aifvozai'  i  giovani,  a 
oWgfcwf  :  k  Imgiw  ni  rapporto  éitit  idee  « 
c4  ^te^òMrccnie  •  Lt  prcdfionp  >.  i\  baon 

gpOo  ,  ta  proprietà  (bno  proporzioiiate  al  gii* 

flo  ,  aiU  pioprieià  ,  ed  alla  finezza  deif  in- 
telletto ,    come  fi  oilierva  dal  ^igoor 


(3)  Sull'arte  di  ben  infcgnarc  le  fcienzc,  e  p«t 
gii  opporcuoi  tccjuifìci  per  ciò  tare  è  da  iegerfì  Cia: 
Hiifigcikerf  de  ratione  lìuàj  ,  Abramo  Calovto  deme- 
thodo  àoc^ndi  f  ed  il  Buddco  de  modo  ,  veritatem  cum 
t»$iis  commanicandi  io  Pan.  Ili*   Philof  Injirum»  Il 

P.  Jouvcim:/  icrilTc  anche  un  libro  son  diiÀreggevole 
inn(ola^Q  àé  rétiùtu  difctadi  ,  &  docéndi  •  Noa  vi  é». 
cooie  ^  i  ^  noi  dkno  i^vq,  un  miglior  invaio  fiiUT. 
€<Ìucaiioii«  Lct^tày  e  aioiale  della  gjoventd»  filno» 
fl  trattalo  del  Aiaofe  Mónf  R^iiòt  ìaMuto  Tnaté" 
dm  Eindét*  Sob  i  p«ò  rìflecnrt',  di^  ttle  Amona  Ì 
lb|to  fuir  ediicàiiMie  icicon^ca^,  che  pseQ:rive  »  aiqpnu^ 
co  (carfo  di  buona  FiloroHa ,  e  di  Critica  lApiipi  ^uan^  , 
do' parli  delle  andchirà  de'  Greci  Idorici  ec.  ,  ec.  Ma 
con  tutti  quefti,  ed  altri  difetti,  che  gli  ^  ponno  rìnH 
proverare,  non  paò  niegarfì  ,  che  Alonf,  RoUin  ,  tra^ 
niolci  i-^uiori,  che  hanno  feruti  hbri  di  educazione  Ict- 
cer^ria  ,  c  airraJc  ,  iìa  da  preferirli  ad  ogni  aJcro  per 
Ja  Tua  iiiia  ci  ft  probiti  .  I  fuoi  libri  rpfpirano  1* amore 
delh  virtù  ,  e  de  la  probiti  ,  e  devon  molto  commen- 
<Ìstrii  per  (jncOo  <»lla  gioventù  •  JM»  non  così  (criiTe  ii  ' 
iitt.Uiicuto  full' educazione  fEocaitafia  Milton* 


^lyui^cd  by  Googlt 


C  A  P  O  Vi 

•  •  • 

QUinfo  noi  fi  «è  dem  Snen'IiiHafM* 
niera  di  peryemie  alla  yeta  eloquaiKKi 
(  «  qahito  ikd':fi'dòftà'idlira'  fii8ofli- 
ie»  «  (ue  qfudMj  tono  concerne  e  fi  rìferifce 
air  arte  di  ben  comporre  i  iibri  ,  arte  delia 
quale  un  favio  Francefe  ha  molto  tratiaio  in 
una  Tua  Fìlofofica  operetta  di  Rettorlca  (i) 
dbe  quafi  tutta  ha  fatta  coafiflele  oeli'  infe^ 
|«ave  le  ivgole  diabeti  compom  l'  e  4i 
ne- feri ^-deVe  q<iali  redole  ragiona  coi» 
•  •  •  .  •*  t.  moi* 

*  ♦ 

Zùix  dù  Gaii^  M|  njàtQfiffue  Ra^Mf  ìm  là  ^Sfi 


§88 

molta  degam  (egqeodo  Ponne  di  Monfioic 
de  Batteux. 

$.  2é  Per  ben  comporre  bì  fogna  fa  pere 
bene  ragionare  ,  ed  ordinar  V  idee  ,  dopo  di 
ftvere  (aputo  bene  ficegliere  il  logento  fui 
^!e  fi  feri  ve,  e  fi  penza  ,  e  dòpo  averne- 
oonfideiati  toni  gli  aipem ,  -i  rapporti.  »  e  le 
qoaHA  •  Tali  afpetn  »  rapporti  ,  e  qiiririà  Ù 
fapranno  ben^  ordinare  ,  quando  farà  ben^  or- 
dinata la  ferie  de^  raziocinj  ,  e  de^  giudiz| 
che  fopra  quelli  afpecti  ^  rapporti ,  e  qualità 
fi  fimo  formati  •  impo(fibiie  in  fomnia 
pemv  heneg  e  fX)nipofre^  i]9aie;'cd  i  meni» 
che  cofiduoon  ai  bea  ^et^we  »  conducono  ad 
ben  comporre  >  come  è  cola  evidente  ,  ma 
poco  confiderata  da  coloro  ,  che  hanno  dati 
lunghi  precetti  full'  arte  di  btn  comporre 
fenza  aver  badato  molto  alitane  di  bea  pea« 
zare. 

$•  3»  Gli  errori  d^ir  Imelietio ,  paffiuo 
ne*  libri ,  che  Iboo  lempre  come  i  km  Au« 
tori,  e  come  i  penzieri  di  quelli*  Ne*  libri  fi 
devon  trattare  cofè  vere  ,  folxde  ,  utili  »  e 
che  Geno  adornate  colie  grazie  del  metodo» 
del  raziocinia  ,  e  del  buon*,  ^^lo  «  ìAm  ór 
devono  afiàtto   fcrivere  quei  liiirì  ,  che 
non  rendono  l' Uomo  migliore  t ,  molt0  me* . 
M  oggi  che  V  Univerlb  è  troppo  rillocca- 
to  dalla  moltitudine  di  libri  •  Chi  fcrive  noa 
dee  aver  i'  ambizione  di  voler' eflere  ammi- 
rato come  un*  ingegno  univerfale,  nè  di  fcri- 
vere per  rifoioiare  a  fi»  modo  le  cofe^^ma* 

dee 


^lyi.i^ud  by 


•f8f 

oet  confiderafè ,  clie  dopo  avet'egir  fcelto  il 
foo  (bgecto ,  che  fia  belio ,  nuovo ,  vero,  in- 
terelhnte,  o  efpofto  in  beli!  ,  e  grandi  ,  e 
nuovi,  ed  iniereffanà. afpetti,  altro  non  dea 
lare,  fé  non  di  efporre  agli  occhi  dei  puUfe 
co  il  Tuo  lifaio^  per  katìnuc  idifbtti ,  epM 
emendargli  ,  giacché,  il  puWoa  è  '  un  'grait 
Giudice  nelle  Scienze  ,  e  nelle  Arti  •  Il  fine 
di  chi  fcrive  è  di  migliorar  T  Uomo  ,  e  di 

Siovare  alla  Società  ,  non  già  per  eflcr  k}*l 
ato  ;  e  fé  fi  fcrive  per-  giovare  ,  dee  più; 
piacere  ad  un'Autore  una  Eien  ragionata  cri-^ 
fica»  che  mille  pan^ìrìcl,  e  iodi  «  .  .  *  r 
(.  4*  Oiaab  nella  fiia  poetica .  ^voe  che 
I  finti  del  ben  comporre  ,  e  del  bene  feri» 
vere  ,  ci  fi  aprono  dal  raziocinio  ,  e.  dalia. 
Filofofia» 

 * 

4  •••••••  ^  IsOi  fcmt»  prh  nsf 

Ific  faeimJUa  iefera  hum  ,  tue  luctdut  ir^  ' 
do  

Rem  libi  Soeraticct  poter unt  oflmdtré  chaftct, 
'  Vtrbaque  pravifàtn  rm  non  im^ija  fiimik^ 

$•1*.  Cbi  finrive  non  dee  tur  pompr  dP* 
ingegno  ,  nè  df  erodhione^  (bperfiua  ,  né  dt 
botta  imttatia ,  come  dice  il  Sig.  Vico  nel- 
la Scienza  nuova  j  oè  d|  f«rfi  vedere  inge-. 

*'   {A  a§ru^Ì»4Ér9éF9ik- 


tf<po 


gno  udivèrfih  ooii  im  emmifo^  dTindrgjeda 
erudizione  ed  inutile  ,  e  dev'  eflfer  lontano 
da  tutti  quei  molti  difetti  ,  che  ci  dinotano 
un'  eloquenza  rofiflica»  delU  quale  ^  e  dell' 
arte  di  beo  oooofceria  ,  ed  evitnia  ,  abbiah  . 
iw  noi  aioofc  pwhio •  ine  de  bm 
aompotie  noo  pdb.  eflisr.  la  medeGma  »  par* 
ohé  t  generi ,  ne*  quali  può  efercitarfì^  >  e  ie 
tarie  divifioni  ,  e  ruddivìGoRC  ,  nelle  quali 
fi  efercita^  non^  fono  i'iftedè»  nè  ponno  eller 
iGH^tte  a  regole.  Aitile fi»io  lecircoffaoze  da 
littetteril  nei  compone  libri  iti  pròfa  ,  o  in 
mio  Io  quelli  A  ftdk  è-  ¥aBÌa  i*  arte  èt 
eoÉn  porgli  feeomfo  tono  varie  lè  fpecie  del- 
le fcienze  >  arti  »  e  facoltà  ,  che  s' infegna-^ 
no  per  mezzo  delia  proTa  ,  come  le  cono'^ 
icenze  lilorichey  i  precetti  didattici,  gli.  ele- 
menti delle  fcieinej  le  declamazioni ,  le  a« 
^  le  ienam  laoHllati  »  i  Dialoglif  ,  ì 


())  VoL  I.  ?mt  V.  Ca»o  IV.  ai  qoeft'  opera 
L'  inetta  tloaBcnaa  di  talaat        (i.msuufelU  uiora^ 
étlwusài&BBà  amlt.  JH^nigi  Bàtiufàu  dt  Mt9raes  Par- 

3ribefe  nel  1749»  (criflè  contro  i*  ItalUno  t^iovUa^ 
ntMh  MitréUQfi  anf  opera  indtolita  Cont/hatiMes»^ 
éùgmdttkét  in  iférUs  'Mfiràmtm  radht  i  la-  tal  libro  le  - 
dìfifioiM  non  iboo  in  capitoli,  e       ma  in  raggia  fai'» 

fori  ^  è  fulmini  •  Qaefte  (ole  coté  dimoftraao  ViaùiC» 
ftenza  del  l«bro  .  Pià  ridicolo  è  il  fcoiictfrpliiò  di  un*^ 
altro  Prancefe  opuscolo  ,  fronte(pi»<i  (Heiio  di  fordide» 
làecaibre  :  CatjraSes  de  t  imégination  ,  deluge  de  La 
Scrihomanit  ^  'vomiffenunt  Lituraire  y  .  HémorrAégie  Kn» 
^eljpedigue  pxr  &gimimdl^  ^Mì^i^  la^r 
%ìmtfaoiti  1772* 


Ro. 


Roman»  ec.  Neile  pofesii;  accaSoito  Mì^nìfe 
àiAìamai  di  feriva  i  fecondoi  iy%i\^mrì, 
«  rpede.  df  P<>csie ,  coijbtf^^  dairiLpopt. 

ja  ,  fino  al  più  infimo  Epigramma .  Oltre  to- 
li  varietà ,  e  diftiniioni  ve  ne  fono  pgi  altre 
che  riguardano  ie  materie  ,  9  ic  cof^^  dei^e 
filali  li  parla  ne'iibri^  ohe  fi  GOiii^|piy>  ^  .g^ 
co  dunque  che  1'  afie.  di  ben  «Qm|^or^-|iM 
-fi  I>uò  mi  peiftpaipaMe.  ridiurf^  a  regole 
fi  pìaoi ,  ma  blo  può  dàrtifì     arce  ài  b6ti 
tomporré  quando  avremo  àcquiftata  i'  arte 
dei  ben  penzare  ,di  ben  ordinare  fidee  ,  e  ben 
fentire  •  Ecco  i  requifiù  che  conducono  ail* 
arie  di  ben  comporre  ,  e  di  ben  penzare  • 
!•  Vaflità  d'  ingegno  •  a.  Etercizio  delia 
nenie  •  5.  Meditazioni  ed  oflcnrazioni  •  4. 
fludf  di  geometria  ;  e  tegida  .       *  ' 

$•  6.  Chi  penza  ,  e  giudica  con  buon* 
ordine  >  fcrive  ,  e  parla  deli'  ifleflb  modo  ', 
ed  avrà  un'  eloqiienia  chiara ,  prcdifa  ,  ord^-^ 
nata  «  utile  ^  luidinòfa  ,  à  tèdòriff"  dIeHe  Ale 
Idee  i.  ed  a  |>fppòrakN^.  di  ^0^^  aVfft 
ttoo  Aile»  ed  tui  eioiepienia  proporzionatà  al 
fogetto  di  cui  parla  ,  e  fcrive  .  Il  voler  ri- 
durre  ad  arte  la  maniera  dì  ftrivèr  bene  è 
cofa  aflai  difficile  anzi  impòfiibtie  »  petcì^ 
Io  fcriver  bene  dipeede.  dai  ben  peWàrè^, 
ilè  arte  di  bnr  pesoMi  fi  fok  mai  lidHd» 
a  precètti,  mz  6  fvtiti^  eellé  mediiadÌMii» 
e  pile  oflen^àtiOn} ,  é  Còlla  rdgfórtàtà  léttui'a 
de*  migliori  modelli  ,  e  con  oHervarè  in  è(ti 
ie  varie  loro  precogative  »  e  difeitì  •  Ma  ci 


iaoM     Aewri^^  iùfi^to<^  tal"  nmodò;^ 
imparare  a  fcrifer  beo»,  ed  a  pcoctiraifiew- 
i  mezzi  ?  Sembra  che  nò  (?)  ,  an«  hamm 
empite  le  Reitoriche  di  puerilità  pedaote- 
fehe  •  Avrebbero  dovuto  piuuoflo  imparare^ 
tali  àeiwrich^  l*  atte  di  fapet  bea  pera- 
laie  9       laper  ben  capile  i  gran  bkh 
delli  ,  Y  'U»  a  fiper-  bene,  fcriveie  ,  e 
ben*  imitargli  .  atte  ..  dm  sUin|gra  iti- 
lo ftiidio  dell-  Uomo  ,  e  del  Mòno»  » 
e  dall*  imitazione  di  chi   ha  ftudiato  V 

II<mp>  ìk.UaoàOi-^J^  iajaawa come  fi . 


tt^  ^LnuCcfu.  che  fi  fono  onoréiu  col  nomt  di  Retto rt- 
•  Pi^fofto.che  hàn  fatto  divenire  ridicoUunt^ 
ToLy  €  </ufano  dtàrte  Oratoria,  CIÒ  che  UFUofofim 
QoUkicM  i  ella  vera  Fjlojcfia^  effe  dar.no  delf  ehr 
^tiemieidia  la  pià  falla ,  /  la  più  harhoTA  i  ed  in>» 
UnMfehhenefe  ne  comincia  univerfamenu.  a  ^'^^ 
fcerfeiU  t  ahufo  ,  il  poff^ffd  aniich^o  ,m  €mi  ^ 
tono  di  formare  iHtrtmo  di/HiUù  édU4onQ/cin^€  umm^ 
,  nonpernuU€  smani  éi  iw  pe/^-l^ 

5  AIM  nd  aitelo PielìminaicaU'EopcIo^  di 


«fi  rettole*  come-w  i  ingcgm»-  »  ^w-*-  v 
Cttd  c  coloracWfiilIfr  prjne.  preicfcro,  che  gU 
Onagri  fi.  defW»  aU*anc,  non  erano  del  numero  dcj 
Si  Oratori  ,  o  (tttoiio  ingwi       natitta  ^  ciic.fci* 


I 


£  oflerv^o  ài  Sig^  di  AlenAerc  (4) 

(4)   Ndfo  Fiefioione  ali'  EMÌelopedid  di  Fari^ 
filila  qaalé  opera  cade  qui  in  acconcio  il  riflettere ,  che. 
i  Compilatori  delia,  medefìma,  febbene  abbiano  in  cfla 
unico  tutto  il  depojlto  delle  conofcen^e  umane  ,  come 
fi  é  da  elTi  vantato,  pure  è.  (lata  fcritta  con  poco  buon 
guflo,  e  poco  fiftema  riguardo  airordfnc  alftbccico,  col 
quale  in  coofLifo  ogni  coCà  tcientifica  Ct  è  mifchiata, 
quandoché  dovean  farfi  canti  al£ibeci  (èparaci  ,  quante 
Ione  le  Scolta  delle,  quali  fi  tratta  per  poierii  avere 
un  libro  utile ,  ed*^vàiiasr«     èrrPppofto-ym  fagione 
Dizìpnarìo  del  Bayle,. che  vi  s*iiicoiitm  olite^J  inol« 
■  altri  gravi  errori  »  con  poco  babà*  g;iifto  11  miib  lU 
un'lAona^  una  fàvola,  una  vita  di  uiì  guerriero,  t'elo- 
gio di  QQ' Savio  9  un  fifteiar^i^ieligioiie»  l'afcicDlo  di 
un  Rabbino  ,  qtiello  ^  una  meretrice  ^  tatto  in  un 
Chaos:  Cosi  Ia,P^e£i2Ìone  al  .libra -i/j/ì/^/jw  Analyfe 
raifonnèe  de  Bayle:  Cofa  avrebbe  detto  ^ueft' Autore 
deli' Enciclopedia  ?•  Neil*  Enciclopedie  non  e  facile,  tro- 
Yarfi  buon  gufto  .  H  buon  gofto  vi  può  eflere  in  tali 
opere  ,  quando  fi  fanno  coli*  ordine  (èparato  di  tanti 
Alfabeti,  quante  Ibno  le  Éicplcà^,  e.fcienze diverfe ,  del-  ' 
le  quali  fi  tratta  .  E'  vero,  che  fi. può  dire,  che  fcr- 
vendo  tali  opere  per  confùltarfi  con  cflc  (àgli  articoli', 
che  occorrono  ,  poco  preme  ti  metodo  cho  manca  ,  e 
lardine  ,  perché- ooo^fiMo-liVi  di  Iettata  iiAemacica» 
MMiodica  \  ma     Jibnii  Jibsi:TÌ  fìiflèro  metodi  »  ed 
ardici  ftpataà  d'ogiikÌcicflaa.divedà/ (arebbero  piduti-  ' 
li  al  pubUoo  »  e  più  giovevoli  >^  giacché  la  prima  divi*  " 
itone  di  tali  Dizionarj  dovrebbe  .antcC^  dalle  varie  fcien- 
ae»  ed  arti,  che  in  elfi  fi  trattano,  e  poi  ogni  (cien- 
sa  ed  arte  àmA^  »  che  vi  d  trafiOU,.!!  f<i4  iQMtaxe, 


di  hn  €0fhi^p  éi  fai  l^m^  di 
hne  fiudim^  é  hm  tcmmeàutH  >  c 

di  Juglkfi  i  libri,  cmoddlida 
ìmuarji* 

L'Arte  a  Ben  capTrè/e  di  bén  léggeì»  % 
I  cosi  diffidle,  come  quella  di  ben  com- 
porre y  giacché  colui ,  che  vuoie  ben  capire^ 
c  ben  ieggtre  un  libro  ,  ben  comprendere  utt 
difcorfo  ,  un'  aringa  ,  dee  entrare  neU'  ideò 
deirAuto^-e ,  ne*  loro  rapporti  ».  coDcaiènazior 
ni  ,  giudiz)  3  vedute  ^  ^ptàfyeiA^  e  Aie>  od 
modo  ifleflb  e(àmiMndo  ,  e  tffieìiettdo  ^  oc^ 
me  fé  tutta  l'opera  avelli  a  fcomporlì,  anaf« 
i'7ar6 ,  e  riprodurfi  da  lui  y  dovendo  lèmpre 
fi  .'uitare  ij  raziocinio  dell'  Autore  ,  €  farne 
un  m'nutìllìfno  efamé  >  scompagnato  4i  'Bfk 
€lauo,iaiidiiio  di  ogni  droofittxa^  de  in* 

^  doOe 


..lyi.i^ucl  by  Gooqlc 


dttflfe  qqell*  Aaeore  a  quei  perizieri  ;  a  quel- 
le opinioni  »  a  gtielio  fcrivere  é  tutto  ^poi 
leititinànda  in  rapporto  alia  verità  e  alla 
ragione  «  d  al^  ìkurn fenfb'^  €oUa|  lóprtà.^dP 
ornane»  e  ddle  divine  laei^e  mente  oofi^ 
cedendo  a*  pregiudizi  de'  tempi  ,  delle  opi- 
nioni', e  degli  Autori.  Chi  così  non  legge, 
Btai  capirà  gli  Autori  >  e  chi  legge  co^ì  c 
in  iflato'  di  forjnare  e  où^liórare  quei  libri 
jAt  iè^e*.  Ma  sV  imjfKiiar  in  itiofaie  fà]Qle..l^ 
aiM  dFcósIr  &Mre  lécere  (*|>  . 

ragazzi  che  dimoAratia  uni*  intellètto  proprio . 
ad  una*  data  Tctenra  ,  e  poi  fargli  ifloiire  in 
^ella  ,  e  ne'  preliminari  ^  .cne  fviluppanc^ 
maggiormente  il  raziocinio  nd  modo  ,  che 
fi'  è  dehòv^  e  £urIo  ^aruire  -  da  uà  Proieifotc 
fiviò,  i^obo/  é  Filb&rò  ili  vtatW  le  rìdiie^ 
As  cognizioni' détBeàiarT  ,  come  ùi  detto;, 
é  dopo  ciò  fi  dév'6  imparare  V  arte  di  fape« 
le  bene  fceglzere  i  libri  per  la  lettura  priva^ 
di^y ,  e.  poi  infe^acL  l'arte  di  faper^U 
gètè  ,  nel  niodò  »  ;<iome  Q  è  detto'  ;  e  pe; 
Mffl^a  coadiuiàwé  là^giòv'àitìt 
le  fitina  d^l?  Kùkm     e  per  rirvegliarQ 
iii  effi  il  ràziodmb  nel  lecere  ji  avrebbefi  a 
'  N  .  a  .   \  hada. 

#      •  * 

SSuU-àtttì  di  fapèr  bea  legere  i  libri  vi  (on« 
jjne  di  riflelTìane  fcritce  ncll  opera  lagleCe  ia-*' 
ticoUca  4he  Cuardian  n,  60,  y  ove  VÌ  i  .il  tìfitfild  Of  th$ 


fp6 

badare  1  fomininiflar  loro  ,  Jccondo  l'età 

comporta ,  i  migliori  aoiorr  di  quelle  lingue 
che  findiano;  e  di  quelle  fcìenze ,  nelle  qua- 
li  fi  ammaeflrano  ,  cominciando  Tempre  dal- 
la prcipria  na  iva  lingua  ,  e  poi  infegiiaiìdo 
loro  le  fcieoze  delle  cofc  ,  e  delle  idee  ,  e 
rei  leiinL^ue  dotte ,  commentando  gli  Autori 
cjaifici  dj  elFe  lingue  con  nuli  ,  e  Filofoff^ 
che  ^notazioni  fiiilé  fcienze  ,  ani ,  leggi  , 
coflumi ,  riti ,  religioni ,  opinioni ,  commer- 
C'O ,  politica  ec.  il  tutto  adattando  alle  dt- 
coflanze  delia  capacità  de  giovani. 

$•  3.  Dee  bada^fi  qeUa  lettura  deMibri^ 
chi  è  colui,  che  legg^  ,  cofa  legge  ,  come 
»gge  ,  e  perchè  legge  •  Colui  ,  che  legge 
«ce  vederfi  fe  ha  i  requifiti  tutti  di  capire 
«ne,  di  giudicare,  di  analizare  quel  libro, 
di  fcomporlo  ,  ricomporlo  ,  di  migliorarlo  j  Te 
ha  jn  fomma  tutte  le  cognizioni  di  colui  , 
che  fcriOè  ,  e.  fe  è  nellp  flato  di  entrare  ìa 
tolte  le  mire  ed  in  mue  V  idee  di  colui 
che  fcrifle,  e        efettidìmo,  ed  imparzia- 
iJilimo  efame. in  rapporto  attempi,  opinioni, 
rtj    coflumi,  caufe  occafionali ,  e  lìngue  di 
chi  fcrilfe  ,  e  di  quelli  per  i  quali  fui  (le 
Chr  egge  dee  pria,  betf iefaminar  fe  flelTo,  e' 
por  i  Autore  eh'  egli  Jeggé  .  MoUé  cofe  i 
dom  Critici  hanno  fcrìtte  fuIP  arte  Critica 
ncHa  lettura,  fcelta  ,  e  giudizio  degli  Autori, 
jna  poco  fi  è  badato  ad  adattare  all' ufo  del- 
gioventù  nei  proprio  idioma  l'arie  di  ben 
*   lagio»  ' 


ragiohare  nella  lettura  deglr  Autor!; 

§.  ^.  Dee  badar  fi  co  fa  G  iegge ,  eroe  h 
qmliià  del  libro,  e  dell' Amore  ,  la  m  iteria 
della  quale  tratta ,  Tof  dine  con  cui  la  trattarla 
opinioni  che  adduce,  I  giudizj  che  forma  dell' 
altrui  opinioni ,  e  degli  altrui  giudizj  ,  i  ra« 
2Ìocinj  ,  co^  quali  confirma*  tali  giudizj  ,  le 
caufali  di  quei  fìioi  raziocin}  ^  ed  i  fonti  di 
efll  ,  cioè  l'  ednrazione  Fifìca  ,  la  civile  ,  e 
la  leiieraria  dell'Amore ,  quando  fcrifTe,  e  co- 
me fcciflè,  da  quali  rilieiruni  li  viene  a  fco* 
prire  la  veracità  ,  o  1*  ìnfuffifteriza  de'  razio- 
cini di  quello  «Mi  fi  dirà  »  che  tutti  i  giovani 
non  fono  capaci  di  coà  leggere  ,  nè  di  ap* 
prender  tal*  ane  di  ragionare  in  tutto  •  Ma 
anche  in  taPipotefi,  il  favio  Maeftro  darà  alla 
gioventù  fuile  prime  i  libri  i  più  doni  ,  i 
più  tàv],  ì  più  uniforoii  alla  verità, alia  ra* 
gioncj  alle  divine* ed  umane  cognitiom  ,  i 
libri  autenticati  per  ottimi  j  e  per  favi 
lutto  il  genere  umano  ^  ed  f o  tali  libri  farà 
loro  olfervare  le  cofe  le  più  utili  ,  e  quelle 
che  renderanno  migliore  il  loro  ir>telleiia,  e 
col  progrellb  del  tempo  ,  per  via  di  oirer- 
vazioni  fopra  gr  illefll  libri  ,  indurre  i  gio- 
vani a  bene  eiaminare  »  e  ben  riflétteré ,  ed 
adulargli  cson  ottime  annotazioni  •  • 

§•  f«  Dee  badatG  ,  come  fi  legge  ,  le 
meditando  ,  e  riflettendo  ,  o  divorando  ,  e 
fcorrendo  .  Per  lo  più  la  molta  lettura  ,.i 
molti  Ubci  ,  k  molte  citaziooi     (Umano  l\ 


lo8 

aflTorbeme  dd  -rtaiocamo,  c  dcHiB  fóeoze  (*)• 
Si  coltiva  Tempre  la  manona  ,  e  fi  irafcura 
V  intelletto  ,  e  così  tclla  T  iateWetw  baibar^ 
e  la  memoria  confafa  ,  -e  dHbrfinata  •  .fa 
molte  fcuoie  fi  fpiegano  infiniti  Autori  Clal- 
fici  in  pochi  momenti ,  fi  recitano  intieri  li- 
bri dell' Eudde/moUc  Odi  dì  Orazio  ,  dd- 
ie  fccne  iottofc  di  Terenzio ,  ^tf  Junghifliini 
perà  delPOrarfoni  di  Ckecone ,  4i  Perno; 
nene  ,      Ifocrate  »ec.  ,  ma  fono  tali  litai 
fcen  capiti  da  chi  gli  recita  ?  Si  ferma  il 
ziocinio ,  e  il  guQo  da  tali  recite  ?  Sono  m 
itoto  di  ben  giudicarne  ,  e  di  profittarne^ 
Gli    infegnano  ,  c  gli  fi  fpiegano  in  modo 
che  il  loro  intcllcMo  divenga  pA  cuho? 
minuto  di  lettura  ,  e  più  ore  di  nflcffione 
vagliono  affai  più  di  quelle  recite ,  di  «[oel- 
ìfi  declamazioni ,  di  quelle  fpieghe  •  Un  Sa-i 
vio  Prcqsttgr^  iftwfce  i  iuoi  giovani  a  leg- 

(♦)  I  molti  in»n  ,  c  la  moltiplicc  lettura  fi>xw> 
Tempre  uo  gran  male  quando  fi  legge  fena  ftelm| 
e  quando  l' utile  delU  lettura  .  e  -della  looltirodiiic  de 
I  bri  ,  che  fi  hanno  ,  e  fi  defidcrano  ,  «o»  »  D^tonoa 
fjl  giovamento  ,  che  ne  riceve  il  ntti«>Cimo  .  BlTogiia 
eonRiTare  ,  cte  1*  molritudinc  ilc*  Ubri  «e»  lemoi  aw- 
renti  piuttofto  nttoce,  chc  giova  ;  on^  «o» 
lafi  cirapftai«e  naoMo  <U  vituperarli  il  tcnumento  dcu 
Inelefe  Bri^  .  W  #|d  CUifoétis  opera  , 

^MUnothicm  AUXéné^Mt  incendium  non  firn  gt- 
5**  &filrm  ploréfini.  Miài  fine  mronm  mul- 


d  by  Goc 


ger  pocO)  e  a  meditare»  oflènrare»  e  Fifiet-- 
ter  molto  ,  e  fempre  in  rapporto  a  i:  ;Cj2 
utili  ,  e  necelTarie  ,  e  ci^e  rtuidoa  T  Uj^ 
no  O  utile  air  Uomo  • 

$.  6,  Perchè  U  legge  2  G>iiimaaenienMP^ 
mi  fi  rirpoode  :  per  faper€ ,  pc^r  imparare  • 
Ma  il  modQ  con  cui  fi  legge  è  diretto  a 
farci  ben  fniparare  ,  e  bea  Cipere  ?  li  fa-n 
fapere  ,  p  il  ben'  imparare  confrtoi^j  nell* 
arte  di  ben  giudicare  ,  di  ben  ra^^ionare  ,  o 
mlV  arte  di  ^ifas  la  memoria  di  cofe  iim« 
fili  i  Cofa  Im  inip9RMio  <P^Vi*  infelice  giova- 
ne che  sà  a  memoria  pì%to  Virgilio  »  fenia 
averne  acquiQaca  la  delicatezza  »  e  fiviez« 
za  del  buon  gudo  ,  il  raziocinio  ,  fa  vera 
eloquenza  ,  T  arte  di  dipingere  !a  natura  ì 
Si  fpiegano  i  clallici  Autori  ,  ma  in  rag- 
porto  delle  parqi^  ,  delle  fiUabe  ^  degli  ac« , 
cepti  j  delle  lingue,  e  deU!  apparante  eflema 

ii  ^  finir* 

(*)  Traile  cofe  le  più  aflurJe,  e  dranp  dette  4a 
Monf.  RottHeau  fono  da  collocaci  (e  (ìie  riflellìoni  fi^U* 
tcte  di  leggere  i  libp.  OHerva  egli  che  leggendo  un' 
Autore  fi  fice  una  legge  di  adottare  ,  e  figuire  tutre 
ft  idee  dell*  Autore  fin^a  mischiarvi  le  fue  ,  ni  quelle 
di  aftri ,  e  fen^a  mai  difputare  con  lui ,  c  facendo  un 
ma  gali  no  d*  idee  vere  y  o  falle  che  fuffero  ^  edafpettan' 
do  che  la  fua  tefia  fujfe  in  i fiato  di  giudicarne  •  Cosi 
dice  MonC  ^oad^ai^  ideile  lu^  ConfejJtQrU  Livr*  f^L 
Quefto  ipetqdo  pcopane  il  Rouffeau  tende  ^ 
cidi£olQ  ^(Ideou  di  yoUrf  (^dni^erp  ogni  Ua^oóxkXo^ 
"mi  orni  ìtimiW^.*  Etto  fun^o  fiwo  tixom  in  o^ni 
•  iKo  alleala  i  pscBBfiujin&i  4cUaiao4cm  fiecwanpca* 


flriiinira  cfélli  vocaboli ,  ma  non  fi  bada  alle 
cofe  j  all'  idee ,  al  buon  guflo  ,  alia  propor- 
zione dell'idee  colie  parole  dell'  Autore»  a' 
fjgnificati  attaccati  alle  parole  ^  afo-o  9r 
«bufo  di  *eflè  t  Si  avvezza  la  ^oveiftù  ad  am» 
-inirare  le  antiche  lingue  ^  -e  a  biafiroar  la 
propria  >  e  a  fare  'apparato  di  ricami  di  una  va« 
na  ,  ed  inutile  erudizione  ,  onde  tali  giova- 
ni  altro  non  ricavano  da  taluni  precettori  , 
(e  non  cbe  otri  pieni  di  vento  ,  cioè  vane 
'cognizioni,  eyentofe,  ^lie^ffi  poi  trafmetio- 
no  fiicceflivainento  a'Ioio  allievi.  Oitrediccib 
fi  fai>no  legger  gli  Autori  eon  «na  venera* 
zione  cieca  in  modo  tale  ,  che  G  fa  delitto 
ad  un  giovane  il  tiafinìare  qualche  luogo  di 
Ornerò^  di  Orazio  ,  di  Dante  ,  di  Petrar- 
ca ec«  Ciò  dinota  "cfae  la  Filologia  «  e 
le  fcienze  s'  infegnano  fpeOb  con  aria  pia 
FedantefcB  ,  xbe  'Fiiofefica  Gota  «ntemo-  ^ 
no  infinite  Poetiche.,  ed  infinite  Rettori^ef  * 
Nembi  di  citazioni  per  infegnar  cofe  inutili , 
e  niente  qusfi  conducenti  al  buon  raziocinio» 
e  fcricte  fenza  fpirito  Fiioipfico  ^  e  fenaa 
meditazione  (i),  e  (enea  ricavar  confieguea^ 
2e  dalie  oilcrvazioni^ 

^  (i)  Pocliiflìmi  litri  <li  fcienze  Filologidie  ,  ^«f- 
toriclie  ,  e  Poetiche  fono  ferirti  con  f^ufto,  e  preciso- 
ne    ;/  corfo  delle  belle  Lettere  di  Àìonf.  le  Batteux  , 

roperecca  Fiancclè  ioticokta  ^ruis  du  LwK  du  Cquc» 

... 


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50r 

5,  7.  S*  infegna  da  molti  f  arte  di  fa- 
te efiratii^  raccolte,  zibaldoni , di  modelli , di 
l^ralì^  di  periodi ,  di  feotenze  di  var)  Autori^ 
ma  da  pochi  V  infegna  a*  giofioi  V  arte  di 
Capere  fcrivere  4e  ftie  -^ned^tazioni  •'fiiite  ,  e 
derivate  ddia  letrara  degli  Aotorr  •  Si  dee 
irafcrivere  non  già  -quel  che  fi  legge  ,  ma 
^uel  che  fi  olTèrva  ,  e  fi  penza  da  chi 
'legge  ,  e  devono  i  Maefiri  imparare  i  lo- 
ro allievi  a  leggere  cflèrvando,  e  fcrivendo 
•le  loro  proprie  idee  ruTcita»  nella  lettam 
tiegli  altri  tibri  Chi  ooai  legge ,  perGeTiona 
la  fua  mente  ,  -e  le  fue  idee  ,  e  leggendo 
-poco  ,  e  riflettendo  moltidlmo  ,  fa  de'  gran- 
di progreili ,  ma  chi  legge  molto ,  e  niente 
tagiona  è  Tempre  ndl*  ignoranza  ,  neil'^rro* 
n,  e  nelle  tenebre, 

$.  Infinite  fisnefie  coofegnenK  produce 
%flella  Letteratura  ii  ixmi  leggerfi  i  libri  colla 
dovuta  critica  ,  e  raziocinio  .  Se  con  giu- 
dizio fi  fuffèro  Ietti  da  molti  alcuni  liber- 
coli degli  Oltramontani ,  che  fpeflTo  han  fat- 
to tanto  abofo  della  Filofofia»  e  della  ragio- 
M  t  «ffi  non  fi  iaiebbe^o  cosi  aanniniti  coi^ 

Bu  RetAorifue  Ra^onnie  »  V  opera  di  Fonney  fulle 
Lettere  umane  ,  i  oaggi  &  MooC  de  Voloire  far  U 
Poefiè  Epique  ,  le  r£0eiGont  deeti  Autori  da  noi  eb- 
minan  nel  Tono  I.  Parte  IV.  £l  boon  gjiflo ,  e  teo« 
lie  delf  clorata  (oAo  gli  eicmpj  di  zaaiodnio  Fii»« 
Iflfieii  ih  tali  materia» 


una  fpecìc  di  cntufiafmo  epidemico  (*)  .  Sf 
farebbe  conofciuio  ,  che  tali  Autori  hanno 
polio  io  ifcena  con  nuovi  ornamenti  Je  carv 
tiieoe  degli  •odchi  iibectini  tante  vòlte  coa^ 
Aitati  >  fi  copofcpicftbw)  i  loro  foiirnii  »  i 
loro  cifDft,  le  loiD  eontnditioiii,  la  Umto  po« 
ca  Friofofia;  li  farebbero  in  fomma  e(D  vaia- 
tati per  quel  che  fono  ,  fi  farebbero  conp* 
fciuti  i  ioro  difetti ,  non  fi  farebbe  giudicato 
di  etS  con  tanto  eotuljafno  epidemico ,  V 
incauta  gioventji  non  adottarebbe  alla  cieca, 
la  opimoni  li^rtìiv  di  tali  Autori ,  ne]  oua- 
ti  ,  per  mancanza  tii  oflirvazioni  in  cM^  i*^gr 
ge,  non  fi  fanno  conofcere  ,  e  vedere  i  di»' 
felli  de'  r^iziocinj  •  1/  arte  dunque  di  fai;>er 
leggete  cop  rìfleifiope»  oflfervazione ,  e  razio- 
cinio è  oofe  iaiportantiOSBia  ,  c  degna  delle 
caie  di  ogni  veto  Fiiofefo  »  cba  ruote  fcri« 


(♦)  Tali  Amori,  ae'qoali  qui  fi pfilli  fono  Ite- 
ri nemici  d'ogni  feliciti  uqwna,  e  d'ogni  Letteratura. 
'Bftfta  che  un'  Uomo  ng?oiiefolc  gli  legga  per  cono- . 
fteme  i  delirj  Eccone  «n'eftmpio  prcfo  da  Momiatf 
Jt^nfléan  fona  «n  «0^1110  che  il  medefimo  fa  de  U« 
ki  f  e  Je*Leccetiti«  Dice  che  iSavJ»  • 

m$MUo  Mà  Uma$  f  ik  fi  aUontan^M  4^1  vero; 
0  4h»  UfivU  cQmp0gfÙ€  Kmogét  fono  ScuoU 
ilUlu  di  menfogne  y  €  ch£  vi  fino  pià  tnon  in  uns 
Accademia  di  ScunTt  ,  che  in  un^  inura  popo/j^ione 
«//  l/ronrfi,  Emile  Libr.  Iff.  :  Ecco  i  pili  ftravaganti 
MiT]  della  pid  infana  Filofofia  !  Qucfti  libri  dcbbon  cU 
lère  l'odio  di  ogni  buon  Filofofo,  d'ogni  probo  C««r 
tadiao,  d'ogni  tagioacvoie • 


2^} 

wre ,  e  pcnzare ,  non  per  cflere  ammirato  > 
ma  per  giovare  all'  Uomo ,  ed  alla  focietà  , 
olla  quale  poco  i  Filologi  han  vohito  ren^ 
dcrfi  ^tìli  {2)  •  Ma  nelle  ftucrie  per  b  pidi 
4i  i  tempie  badalo  •  fyt  legere  i  librt  in 
rapporto  delfo  Audio  d^le  pude  affid  più , 
xhe  m  rapporto  deHo  fittalo  delie  cofe  , 
^andocbè  ^  come  oOerva  il  Sigo%  d'  Alem« 


f  1)  HIùdC  d*  Alembert  ticeitando  le  caa&ìì , 
'^ercliè  i  Filologi  ^  c  eli  Antffiaij  iìano  an*ai  pid  dc^ 
Filofofiy  e  dico  che  il  vado  campo  Mrenkdiziooef  e 
hIc'  Éitti  eflendo  terminato  ,  ^n'  antiquario  ,  clie  ogni 
giotno  fa  nuove  fcoverte  ,  fi  rallegra  di  raggirarfi  itk 
esenzioni  infinite  •  11  paefe  della  ragione  all'  oppoHo^ 
aCTai  circolcritto  ,  e  Ipeifo  la  ragione  ci  dimodra  af- 
fai pili  ouel  che  non  Tappiamo  ,  che  quel  che  fappia- 
taoy  onaè  che  un'erudito,  è  pid  vano  di  un FiloCofo, 
perchè  on  erudito  divora  indifHntaincnte  quanto  eh  an<*  • 
tichi  anno  fcritco ,  gli  traduce ,  gli  comttiicota  ^  gli  ado. 
ibi  ,  c  POCO  di  Comprende  >  peidii  foco  ragiona  ^  a . 
quiiMlt  e  dK  £  mette  tanta  gloria,  la  iiaa  Ideata  ttne^ 
brtiGi,  talota  ridicola»  e  fytìao  barerà,  come  di6B  IL 
4*  AleinbeR  oel  Difiorfi  PfdWnaia  ali*  Earìdopadia 
di  Parigi  »  qual*  A^{occ  ioggiun^e  eoa  ragione  9  dia 

fi  iia  gian  difpreezo  per  tah  Autori,  e  rali  lìbiì, 
tna  che  ogni  ecceflb  è  ingiofb  •  Ua  Filofofb  vedxA 
ae'oiaterìali  degli  Antiquari  certe  oo(è  miiilCroe  dap^ 
terne  ricavar  profitto  ,  come  un'  artefice  de'  metalli  sa 
ricavar  V  oro  dalle  materie  vili  ^  ed  altre  parti  metalU<n 
che  .  Gli  Antiquari  fcavano  le  mine  de' metalli  in  ge«i 
nerale  .  Un  Filofofo  fccglie  ed  efamina  i  loro  mate- 
riali •  Gli  Anuquarj  non  ragionano  (empie  ,  ma  (èm« 
pre  fomminidrano  ,  anche  tra' loro  difetti  |  IttBki  di 
ieiva^iooùi  e  di  tàzìoàsi  a'FilolòjS. 


204 

ben  (3)  Io  Audio  delle  parole  dee  edere 
uno  ftudio  brieve  ,  e  preparativo  allo  lludio 
delle  Gofe  «  e  fi  avrebbe  dovuco  badare  da* 
Maefiri  ,  a  ratnìHarìzare  i  lom  aliievr  nelU 
lettura  degli  antichi  j  qod  per  imitare  lo  fii- 
le  ^  e  lo  mhrere  di  quelli ,  ma  per  profitta- 
re de' loro  penzierr ,  e  delle  loro  co^nrzlonr. 
(4.)  y  alle  quali  cofe  non  molto  Us^imo  bada- 
io  taluni  ProfelTori  .  (*) 

^•5)«  1  Filofo^  dovrebbero  guidare  la  gio- 
ventù nella  ragionata  lettura  de^  dadici  Au- 

cori» 


(5)    Difiomrf»  Prelim*  a  l' Encyclop, 
(4)    Continua  il  detto  Sig.     AlemSert  ad  ofTer- 
▼arc  ,  che  il  tempo  impiegato  per  bene  fcrivere  nelle 
l:ne;iie  antiche  e  perduto  per  la  ragione  ,  che  noi  non 
liamo  in  iftato  di  capire  le  bellezze  ,  ed  i  difetti  dello 
ilile  degli  antichi,  dall'imitazione  de' quali  altro  non  (Ì 
ticava  ,  Te  non  un  mifto  corifufo  d'  infiniti  Aili  ,  che 
ièmbta  bellidìmo  a  noi  ,  ma  farebbe  ridicolo  agli  aa- 
.achi  •  Riflette  il  Signor  <!'  Alembert  ,  dbe  cai  modo 
imitale  lo  ftile  degli  antichi  ptoduflè  nel  16.  Secolo 
un'ìofintcl  di  Poed  ,  di'  Oratori*  >  e  d^  Iftorìd  Latini , 
il  principal  merito  d»*  quali  è  1*  avere  (crhto  io  una 
lingua,  delle  quale  noi  non  liamo  9  né  polliamo  eflm 
giòdid  competenti  .  Molte  di  tali  opere  poiTono  paca- 
gonacfi  a  ceni  di(cor(i  di  taluni  Oratori ,  che  dir  toii« 
no  parole,  e  non  co(è  •  invece  di  ftudiarfi  di  (crìvere 
nelle  lingue  antiche  ,  fi  avrebbero  dovuto  migliorare 
le  moderne  anche  ad  imitazione  degli  antichi,  che  fcrif- 
ièto  le  loro  cofe  in  lingua  volgare  a'ioro  tempi. 

(*j  F'da  rifletter/ì  quanto  oflerva  il  Creech  nel- 
la (ùa  Prefazione  a  Lucrezio  :  Fugi  quantum  potui 
Cranunaticorum  contentiones  de  litteris ,  earumque  api^ 
siòus  •  JSon  ptobdbiiU  turiojius  vcxiu^  voccs  quum 


1 


tori  »  e  nd  eorlb  della  Filologia  ,  cbe  li  è 
infeircemente  divifa  dalla  Filofofia  con  con» 

tradizione  manifclla  ,  giacche  Orazio  ,  Virgr- 
lio ,  Terenzio  ,  Cicerone  ec.  ,  che  nelle  Scuo- 
le Filologiche  lì  coiiunentano  ,  e  s*  ìnfegnaDo^ 
e  fi  leggono  ,  furono  grandi  Fiiolbfi  ,  ed 
eloquentiffimi  nelle  loro.,  proprie  lingue..  Go- 
ine  dunque  cspirgH  ,  fdpergli  leggere  »  rìca»^ 
varne  profitto,  ricevendogli  fpellb  dalle  mar 
DÌ  imperile  di  taluni  pedaiuii  (jf) 

r 

•  •  ■ 

niar  enim  ,  ne  illa  morum  duUedo^  ^ua  Tibi^  aliiq» 
\optimis  viris  non  fitua,  videbatur  ,  acejceret  \  quippe 
Grammjticorum  gens  efi  clamofa^  immitis ,  acerba  ,  /r- 
riiabilis^  ncque  eorumfamiliaritate  cautus  aiiquis  ute^ 
retur ,  Ferpetuum  inter  eos  odium  ^  contumelia  ^  convi' 
€Ìa  •  Ncque  hoc  quidem  convenit  in  njìLes  tantum^  & 
€  trivio  Grammaticos ^  Jèd  ScaLigeros  ^Salmafios^  f^of" 
Jìos  ^  Huetios  ^  quos  in  qmui  litteraru/ji.  gentre  nu9t^ 
mas'  viairMttw  ,  fid  ex^erùmir  UlUtraUs  'Cfmmd* 
$Uos .     *  .  ' 

(5)  DI  fimili  pedanti  parla  Giofoialé*  òe^f  Sar 
tua  7.  Efli  a  £>rza  di  (bièg^re  Orazio    e  Virgilio-»  ' 
aveaoo  lefi  ì  Imo  omIìcì  m&isi ,  ed  iapimidi  t  • 

» 

Quum  totus  deeaUr  €ffe$  ■ 
*..     FUtau^  Q  harem  nigra  fuUgo  Maroni: 

dopo  quali  verfi  Giovenale  par  che  dipmga  gli  àbufi 
delle  Scuole  di  Filologia  ia  j^uei  vciii  che  £ieguoAa: 

Sed  Vos  javas  imponile  leges  • 
Z/t  legdt  hifiorioi.^  auSares  ovyerit  Qmnti^  \ 


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'  .  fOf  CUr  9mA  GooMMntarf  6  leggo 
wo  i  daffid  Autori ^ Ve  ne  Ibao  taluni  coii. 
fioie  marinali  di  crìtica  ,  di  varie  lezioni  , 
ài  Grammatiche  ofiervazioni  (6)  «  Ve  ne  fo^ 
/  tto  alici  con.  interpretazioni  dei  teflo  ,  e  con 
«Ri$z?oni  (7)  »  Ve  ne  fono  finalmente  di 
Atttoii  Ciiffid  ridotti  a  fixmìdabtli  in  84  ^ 

Bnptiimà  >  ufiimomanie ,  varianti  ec.  con  indici 
(8)*  Qual  giudizio  formare  di  taliCommen- 
mj^y  e  CommeniacoKi  ^  V^diamo-ciò.,  chei 
m  dice  ia  ragione  • 

$.       Le  annotazioni  Ifioncbe  ,  CritK 
dbe  érammaiicaii  ,  lèe  fervono  a-  fiieiUtafé. 

inteUigeota  éégVt  Alimi  fa  rapporto  alte 
«aiedfi  >.  delie  ^j^x  uatuoo  ».  ibno  ottime  , 

ne*  . 

TénquàtTL  un^ut^  y  dlgitofque  fuos ,  ut  font  togata^ 
J[)um  petit  aut  themas ,  aut  Phccbi  haLnea  ,  dicoA. 
^utritfm  Anchlfa  f  nomen  péttiantque  novtrc^.. 
éirchemori^  ditae  quot  Accftes  vixerit  annos.  , 
Sitidus  Phry gibus  vini  dOMVtrit  uraas 

(d)  <2i»t-fiM^l6f  iHHe  ad  MioeUu  dcflFaróstUo^». 

(7)  Cnà  timfi^  iltìiiM^mJla^ 
\Z)  Còsi  (oM  gli  Auto»  <ktS  rarìtfnmL  ,  fpe* 
fytnéhwf  £  otielil  comaiéQfiati  «lellf  Einfio  »  Btmaniio 
Si  veda  Fabricct  neile  Biblioteche  .Latina  ,  e.  Gre* 
é^;  ed  il  Walchio  nell'IAoria  Critic»*  ddh4lifo^  La4 
lina  •  •  •  •  Dé^atfeeti  <fi  tanti  Coikìiliienàfriv>  delnpo^ 
co  utile  che  (è  ne  rìcara ,  fi  é  (h  noi  parlato  nel  pò» 
mo  Volume  di  oaeft' Opera  ,  Parte  VK  Gfl]K>>  X».oiie* 
fi  i  paikuib^       iMi  ddi*£loaiia»a  ^ 


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e  neceffarre  .  Ma  il  caricare  gli  Autori  dr 
troppo  lunghi  ,  e  nojofi  Commentari  pieni 
di  citazioni  d' infiniti  Codici  >  Manofaitti  ^  e 
di  Aiitòcità  pet  lo  più  inutili  ,  è  un  difecto)f 
e  maggior  difìAto  fi  è  che  i  Gomilielilaiolrl 
de^CiaflTid  LMM ,  è  Ottd  tliai  fi  ibtto  dlf^ 
fufi  a  fviluppare  ,  ed  a  fat  càpite  le  dtighl 
delle  arti  >  delie  fcienze  ,  delia  cultura  de* 
popoli  %  Diodoto  Sitalo,  Erodoto,  Paufaniai 
Tucidide  p  Giufeppe  Ebreo  fono  carichi  di 
ComitaealatxMri  -,  còme  è  accaduto  a  Diogene 
iMxOó  ;  è  Ad  EihM  (9)  j  UÀ  ^e  «lOU 
pìiL  mHi  fi  ftvebbéiò  pcmti  éìvé  in  qittf 
Commentar]  •  Quante  miiilCnte  oOi^rv^ziooi  » 


c  • 


(9)   Fahric*  Bihliotfu  Crac,  Noa  fi  può  nepre 
clie  mòXio  utile  £  pofTa  ricavare  da'  VoiumidoiI  Coif^ 
tenUrj  dccù  Vofiorum^  ma  fi  <Ìevoa  leggete,  e  a<!a« 
piate  con  moko  «ndizio,  c  molta  (celta  perdiftingue* 
re  renidoioiii  mm  dalie  inaili»  e  vane»  chefeoomol* 
<e«  Ala  fi  Icj^no  per  lo  pid»  4>  fi  6w  leggere  «- 
fonando  cak  GornioeDtarj  >  NoteSMuttuè  »  6  duindi 
«v^fiene  ,  che  la  |;ì«vencù  v'  impàifa  ipiciiil 
'di  compilazione  ,  e  di  citatioai  imitili  ti  iadigeftfe  ^  o 
lo  fpirico  di  una  Critica  iotemi^àte ,  t  di  «t^  pèdiui<* 
tefca  maldicènza  ,  giacché  i  pid  illi^i  Cottirnéiicatorl 
Variorum  altro  per  lo  piA  non  fitnno,  cHe  ladirar  gli 
Autori,  e  lacerar  loro  ftéffi  a  vicenda.  Il fattiofo  Bar* 
inanno  nella  Tua  Prefazione  ad  Ovidio  da  affo  com-» 
incntato  chiama  Crifpino  y  e  Knippingìo  commenutores 
■€  pltbt^      Ovidii  corruptores  y  e  àìctfluplda  ed  igno-» 
-rtoee  il  ^nsofo  Jli4f(§iri  »  fieUc  kaùOOi  di  tttbaoÌMf  # 


Ì908 

e  FilofoficFiè'  rifleflioni  potrebbero  farli  fopra^ 
Plauto ,  Orazio  ,  Terenzio  ,  Virgilio  ,  Cice- 
rone Ovidio  ed  altri  claIBci  ?  Grandi  ed  in* 
finiti  ferviz]  fi  renderebbero  alia  ragione  umat 
m^.lb  mokr  ciaffid  Autori^  che  tfiiuBi  cre<% 
dono  doverfi  laTdaie    Graaamacid  »  ed  a^ 
Filologi,  che  vi  pefcano  virgole,  dittonghi 
"  accenti  ,  frafi  ,  e  periodi  ^  fi  reftituillcro  al 
loro  fplendore  con  commentarfi  y  e  diiucì* 
dbrfi  da^|;raQdi  Fiiofofi  ^«  die.  fviiqppaiSsra  i 
filati  ^  e  -1^  origini  delle,  conotcenze  umane 
In- eflf' cgmeooiìe  ^  z  non  gi»  caricar  tali  li-» 
bri  di  miÙe  aoie  ooa>  citazionr  ricamate  a 
Mofaico  >  e  clic  fola  fervono  a  far  crefcec 
di  moie  piccioiiffimi  libri  >  dovrebbero  e(Te« 
te  da  brievi e-  fpiritofi' ,  ed  utili  commen- 
taif  accompagnati,  per  eSer  utili  aU'imellet* 
ed  .  alla  ragione  ,  e.  per  illuminare  b,gTO- 
ventAt.'  aBa  Filologia  agplicàa^  {io)  /  ma 

(lo)^  r  Bimnai^dV  gfiE!nìfir,i  Crono  VÌI,  i  VaiT 
fir^  i' we({er]ioTÌi ,  gli  Avercampii ,  i  Bfoockiifii  ec  ce* 
àaflno  fatti  Gommentarj  laboriofiiliiiu  ,  e  copioiìffinù 
con  infiniti  di  prefioioni  ,  teftimónianie  di  dotti  ,  ^ 
rietà  di  anciclii  codici  ,  di(&rtaziótil ,  indici  di  parole  , 
indici  di  frafi  ,  indici  di  Autori  ,  indici  dell'  edizioni 
dell* Autor  commentato  ce.  ec.  Ma  intanto  tralT infinito 
CAaos  della  nojofa  erudizione  di  tali  Gommentarj ,  trai- 
le tante  varie  lezif>ai  de'  Codici  antichi  ,  cofa  impara 
la  giovcntd  ?  Se  debba  fcrivcrfi  Omnes ,  omneis  ,  omnis^ 

^.  ^ojne  dicbba  ru££Ìifiì  quella  voce  die  iì  vuol  ;ogIiere. 


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poch?  A^iiorr  fianna  comtnentato  per  gTova-. 
re  air.  intelletto  ,  e  moia  hanno  fcritto  per 
p^mpa  vana  di  mmojcia  lf.i)  »  Moitt  Amo- 

IkmJL.   a-  ri 

II-  Bentley  Là  fette  delfe  infinite  ,  e  proli  (Te  qiieftioiii 
per  far  ben  capire  Orazio,  o  per  ofcararlo?  Con  ra- 
gioQC  il  Pope,  nel  fuo  Scciblefo  ha  der'fo  tal  modo 
dì  commentare  .  Meglio  era  fiato  in  ,tali  Comm^ncari^ 
analizarfì  i  pcnzieri  ,  le  idee  ,  le  bellezze  delle  cofc;, 
contenute  in  Orazio  ,  c  ricava  rfcnc  efemp)  per  pcrfe-. 
2Ìonare  il  buon  guftq,^  1  eloauenza .  Burmanno  com-^ 
mena  Virgilio  ,  Ovidio  ,  Fedro  ,  OraTlo  ,  Li^gino^ 
Quinnliaao  ec  ec. ,  ma  parla  .niolto  alla,  memoria  cu 
mente  all' intellecio  »  corno  pNei:«  lo  vpid^cc»d$  ne'..Coin<> 
inentarj  decri  fartorum^  qu^ta-iHinaliiU  feci'imnieQ- 
&  ^ipga>aitca  da'bro  Autori^  alnetaoto-iniitilLpec.  il 
bmm  raziocinio,  e  per  illuiainar  riocellecco  per  via  d| 
offinrvaxioni,Ì9p«a:9tali  AiMori.  II  gufto,  che  i  Filologi 
hanno  . avuto  per  4  Goimiuitai;/  p^olifli  ,  e  pieni  di  a«. 
taiioni,  è  paflacp  ancoca-tra' FilofoH  >.  IhMpsheim  ,  a 
MoCèmio  ,  con  un' infinito  xngioLo  di  nojola  eru4izione 
ha  commentato  il  filUnia ,  iotellcrtuale  del  Cudvyqrthl 
libfo  ofoiroy  ma  refo  pid  ofquro  dal.  Comm^atato^re., 

(il)  Aprite  il  Salluftio  di  Avercampia  .  Trovcr 
rete-  iniìnite-  difcùffioni,  fe  l'opera  circa^  la.  congiura  di 
Catilina  .  debba  intitolarfi  .  ^^//«/n  Catilinarittm.  ^  o  de 
€Onjurati<MU  CatUinm,  ^  ^ -  come  abbia  Sallu(lio  U  fiu 
€pm  imitdba.  Vi<U  ^aUuJL  lUverc.  Tom.  L  p^.  i. 
JfmfigféU  if^x»  iGoQitnciji  t^alluftio  vCp^ì  ;  Omnes  homi^ 
^  i  qui  fefc  fiud$nt  prafifif»  &c<  Si  aijttcono  nembi 
dicthasnoorper  fcikie  iè.dibbi  (crifecjSjQiB^j,  omneis^ 
Sìegooaa  poi  «Urei  qi^edioaL  filile  paiple^viir^  ii 
fiiintio  tranfigant  ,  teanJiaiUy  trad(tcant  ,  comev^lil 

•  (^i  u  dica  di -gnoKir  qaai  lunii  .riceve  la  mente> 
e  r  intelletto  da  tante  varÌB:  .lezioni  »  clic  piti  accre(coni(| 
i  dubb),  le  pedanterie, e  le-;Confii(ìoQÌ}.  Cosi  la  memo- 
lia  $rAiiiG»  I  « 4;  iiiiélkci^..&.d^pcj|?|; •  Xìv^^ùf^^ 


ti  Claflicf  delle  Ungili  Viventi  (òdd  flbd  jn» 
cdra  cosi  coomieiiutf  ,  cioè  pfù  per  la  me* 
moria ,  e  per  i  vdbaboli  i  che  per  rhucHei- 

to^  e  per  le  cofe  (^^2).  Se  i  Commeiiurj  > 

che 


émmtàmio  qeeìl'tfiiffio  di  SaHeftie  aiaibbe  liflecia* 

fb  ,  che  quello  è  poco  adattato  a  qaaoco  iìegtie  ,  che 
è  generico  ,  che  contiene  rifleflloni  non  analoghe  allé 
cote  ,  come  riflette  Lord  KAimes  ;  avrebbe  riflettuto 
filile  origini  degli  fviluppi  delle  fiicoltà  umane  ,  fopra 
quelle» degli  animali,  fulla  cultura  deirUotno,  che  ca- 
giona la  Ina  fuperioriii  ,  ed  avrebbe  data  un*  occhiata 
falla  cultura  delle  arti ,  e  fcienze ,  che  ci  rendono  tan- 
to (tiperiori  (òpra  gli  Uomini  fèlvaggi ,  quanto  gH  Uo» 
ttint  (èivagei  lo  fono  fopia  i  bruti  •  Si  ^Éak  cke  que- 
Ao  «o<|o  &  commeittaffc  tAHk  h  idanaio  alb  giove«^ 
die  fiudui  ^Iwa  S  «  ^  dii^  ^  iiiettróiiit  ftoo 
FfiQ&fic^  Vt/Sm  ftn  la  mvM*  poco  «fama  ri»» 
ticciaì  udH.  Cambiandoli  a  primitiva  edecazione  Let^ 
teraria  ,  fi  cambierebbe  I»  ttmo  dell'  intelietcp  da'  fà»^ 
ciulU  •  Le  difficoltà  danqae  »  che  ci  fi  oppongono  de* 
nVan  tqtte  dalla  breTÌi4  dt  cM  àMalkni  dal  firfpo  fe- 
danti  ftiior  itigombrati  . 

(il)    òi  leggano  le  annotazionf  fili  Petrarca  Ssdm 
dal  Caftelvetro,  dal  Muzio,  dal  Taflbni,  dal  Muratori. 
Vi  fi  trovano  quafi  fempre  coatrafti  di  parole  ,  di  va- 
rie lezioni  ,  inutili  oflervazionì  Copra  piccoli  concetti  p 
penzieri,  giochi  di  parole,  e  minazie  Filologiche.  Ma 
|>erchè  nel  commentari  quel  f^oi  che  •ft^Uatt  in  ri^ 
me  Jp4rfe  U  juQno^  non  n  é  parlato  deli  origine  dclU» 
Icrivete  m  xm  »  ed  ia  arofii  ^  e  deiriftocia  t  e  .etfiim 
detta  xvm  »  Perdié  patlatfM  del  gimdb  mmm  del 
Petraroi  ,  eoa  fi  d  <tfle«ikùr  bietutae  le'  caiaOif  i 
ieri'  incauta  giovemif  BoreU  m  à  firto  falippite  1# 
Ciofiili  di  quelle  vane  fpera/tM  j  §  «Mi  Mv/t'  caé^pH^ 

kbe  xiAdfioMr  Mie  feflMir  Umm  di  cMoMie^  e»- 


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cfcèfifemKx  a'CIadìclanticM,  e  maJerm  fuTe- 
ra  flait  più  Filofofici,  più  Filolbfia.  vi  farebbe  . 
ftaUfiieUd  gioventù  »i;ne!PreGeil^^  •  ^a  . 

per  la  più:^i  ^  Pceoeitorr  0  -oxuwiwdo  ^di  .rife- 
lire  a*  giovani:,  ciò  -  che.-trovano.-'.lcritio-^M?"'' 
Cornmeniaiori  deMibri^che  fpiegano,  e  rquin- 
dL  avviene ,  che .  con  qitel  '  moda  d  i  fpiega  s*  ' 
ignoriDo  le-  cofe  ie  più  ^utili  .dopo  qualunque  - 
de^CIaiCci      oiado>  cbQ.  fi.  1^<^ 

<  /  '  ■ 

«c  ja  il  TaiTon:,  fe  i  ^rtt^  Tdif^U  fià tempa  tc^ 
fìtxìo  badi  y  o  mediocri  ,  pecdiè  v  «»  .ifplegadt  com 
.    ma  McacA:  dcUft^cwidikidiifrA^U/iiiif^  inaivi 

avttbCeApocatOtfnprire:  il .  veifo*  .«^ 

In  matgioe <- poiw (ì  avrebbe  potuto -notare  -qualche  pò-, 
ftilla  di.wic  leziom  ,.e  di  Filologia  ,  e  non  vgià  feri- 
verfi  tante  con/tJeraiioni  fai  Pecrarci ,  e  con  .tanti  con» 
uafti,  e  critiche  di  tanti- partiti  oppo (li  v  e  pure  taace 
confideraiìani,  ojj^rviihni  y  ed  m li  fan- 

no-oflTcrvare  y  ponliderare    ed 'annotare  cote  utili  .  L* 
iileiTo  è  ayrejiuta^A.bapaa.pacce  de';.C3\aiJisnc9:on  di. 

Djuite  y  CaU  ce.  > 

•    (*)   Cbi.  voleffe  l(5«rp^-crcon.'pro1ù^  fiir'.Ieg 
gli  'Antodi  cUÌB?i*  4of  Kbbe  .o^lta  fpiega  ,  e  Aetla  lec<» 
aiO:4i  ddt  %f  offerm  ji^bÓlìfe^»  le  pu^^  Uli4<f 

fiu-^.jmjallat  pi]|:»le^  c»fe  ,>  CULvoleìfi  per/efempi» 
g;re  >  cJ-  infe^'ure  on  profìtto  ^VÌrgiliO',.  dovrebbe 
/     odecVare e  £ar'  of&rvaie  le  Cégaejiirii  so(è  ;  i*  Le  caii- 


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^1% 

f.  la.  Gif  Amorì  CiaOid  foao  i  fonti  ' 
di  ogni  utile  fapere  ^  e  di  ogni  buon  mio* 

chilo  ;  ma  tali  iimpidìffimi  fonti  fi  fono  in- 
toibidai'i  ,  e  ripieni  immondezze  da  quei 
pedani!  che  vi  0  fono  immerfì  in  tali  ionti 
per  pefcaxci  dittonghi ,  ed  accenti ,  parole  ^ 
e  periodi,  onde  è  avvenuto  ioimenro  danno' 
alla  Filologia  ,  che  fi  è  feparata  dalia  Filo- 
folla  y  dàlia  qtiale  è  ^  e  dev*  eflerè  »  compa- 
gna indivifibiie  ,  perchè  dalia  fcìenza  delle 
cofe  dipende  la  fcienza  delle  parole  ,  o  de* 
fegni  delle  cofe  e  la  fcienza  de*  fegni  delie 
cofe,  non. può  ben  caprrfi  fenza  un'  intellet» 
tà  illuDunato  dalla  piiqfofia  •  Intanto  è  fiata 
una  gran  difgrazia  della  Filologia  »  che  i 
Pedanti  1'  abBiano  ottenebrata  ,  e  che  pochi 
Fiiofofi  fi  abbian  curato  d'illuminarla  (13)  , 
P  ia  fnaggipr  jparie  de'  pretefi  Fiiofoii  fi  fo- 


che  le  ^pcppipagnatono  •  a.  I  carattere  èìmA  delle 
ititt  opere  y  e  £lle  perfòne,  e  delle  co(è  in  effe  ra|>- 
prefeotace  .  3 .  Le  fàvole ,  e  gli  cpi^bdj  •  4*  I .  caranerì» 
c4  i  colluini  degli  troi,  e  de' Dei. di  Virgilio,  f.  Le 
aringhe  ,  e  difcoriì  ,  ed  i  varj  generi  di  efTì  .  6,  Le 
defcrizioni ,  e  le  imagini,  ì  paragoni,  c  le  fimilitudini. 
7.  Le  arti,  e  le  fcienze  tutte,  delle  quali  fi  parla.  8, 
Fare  di  tutte  le  anzidette  cofe  un'  imparziale  eAme  per 
legerfi  ,  e  capirfi  con  un' efatto  raziocinio  Virgilio  ,  e 
farfene  indici ,  e  fiflematici  cftratti  di  tali  co(è  contenu- 
te in  tal*  Autore  .  L' Inglefc  MonC  Poifer  uc  ha  dati 
belli  efiiippj  di  tal  p:auo  .  Ma  ha  f?tq  tali  ìndiGi  il 
.  "Stumannó  ,  il  MaTvicio? 

(15)  I  FBolbfi  iGi  &H>  divagan  a  fiMotf  filetti 


f 


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1 


no  diff  ufi  in  ccfe  inuriii .  Aurebbefi  a  fare  ua 
problema  ,  cioè  fé  più  abbiano  ncciuto  alPuomo  | 
\  var)  pedanti  colle  loro  inutili  occupazioni^  ,o 
varf  Fiiprcfi  colle  loro  inmìii ,  e  fpeflo  no- 
cive ed  empie  ricerche? 

§.  13.  I  pedantefchì  Filologi,  die  mai 
.     penznno  ,  ne  fanno  penzare  ,.ma  folo  dico- 
.  no  ,  e  fanno  dire  gli  altrui  pensieri  ,  fono 
come  gì'  infetti  ,  che  rodono  le  piante  ,  ed 
i  vegetabili .  Sono  dati  coQoro  al  vivo'  dipin« 
'ti  dal  Voltaire  nel  fuo  Tempio  del  Cullo  , 
ove  dimollra  i  Salmasj  v  e  i  Oacier  ,  come 

O   t  gea- 

*  tawlli  9  e  per  lo  più  in  'co&  afiene  dair  Uomo  ,  anzi 
lìan  voluto  renderlo  infelice  con  jparadofli  ,  coli'  aiTar- 
dici  dello  Scetticifmo  ,  dell*  Indifferencifmo  ,  e  di  altri 
errori  figli  dell'  infana  Filofofia  del  fecola ,  marcKcrati 
fotco  i  nomi  di  Filofofia  della  Natura ,  dell*  Iftoria  ce. 
ec. ,  ma  non  già  della  Filofofia  della  verità ,  della  pie- 
tà ,  e  della  religione ,  e  de  veri  interefli  tetnporali  ,  c 
fpiricuali  dell'Uomo.  Quefti  Filofofi,  ed  r  loro  fimili  f 
cne  (crivono  inurjtreta^ioni  dilla  natura ,  Codici  dt!U 
Natura ,  Siftemi  dtUa  Natura  ec.  non  h»mo  infelice- 
niente  capito ,  che  la  loro  FiloCbfii  cn  hSSk  »  e  potca 
coste  dille  Orano  /  ^Uhr.  h  Odor.  Od.  34-  ) 
infjniens  fapittuia.  •  Quefti  nii  lòppolli  Fdofofi  ,  Te 
Jékt  tàcL  U  viali  nigliofate,  e  indet  (èlice  f 
Uomo,  la  via  di  edificale,  e  non  di  ftruggere  infana- 
mente  ,  Ce  avefTero  cercato  d'  introdurre  la  Filofofia  a 
nrigliotar  1'  educazione  deUa  siovencd  nelle  (cuole  /a 
.  pemzionare  V  eloquenza  ,  e  le  fcienzc  ,  e  le  arti ,  al- 
lora farebbero  flati  utili  alla  Società^  ed  a'vcà'iiKCtcA 

teoiporaii»  ed  eceioi  deli*  Uom*  . 


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314 

£riit.afpitf€  «i*  -imm(mÌG[{€^eniiitt .  (14)  ^Un 
»^Qefti<ìnfegnerà  r  gìovanrdel  ffColo^XVIlL 
e 'iàrà'^  loro 'imitare  *Autorx  anticliiffìmi.  Scri- 
veranno efli  invitando'con  iflento  uno  Ilìle  , 
or '  di  uno  ,  or- di >un'  altro*  ciaflico  Greco  ,  e 
cosi*  iQdipateranDO- a 'feri vere  «-^ed  imitare  i 
giovani  ,  e  po^^d^raIlho  :  Ecco  loifi&t^dd 
fied*  Nùmero  J^fi^  ^  Virgilio  ^XMàiù  ^S» 
Mh^  /  GimOb  >mii  «  ^mAhero r finito '^wnegUo^i 
JB*>  im  ^Ttreniio  ,  un  Plauto  novello  I  Cosi 
crefcono  Je  imiiayroni  ,  Je  adulazioni  ,  ed  il 
pt/Iìmo  godo  .  Così noi  viviamo  nel  Tecoio 
XV11I«^^. abbiamocela  noftra' ragione -^e  Vin« 
telletto  tragii  antichi  Gred  ^  e  tragli  antichi 
^oiiiaid<.(ix)  I  ^  o^fiué-  fiamo-ÌD  ^Italia  »  ^  ^ 

{14)    Là  j  appert^us  les  Datitfs,  Us  Soum^^fes 

(13)  Le  fmnòm  ,  cosi  relle  arti  ;  come  ncft 
icienze  j.iead^iiò  (èmj^K  ad  imitata  pùinictfto-y  e  -'amnit* 
lare  ie  fiO|(è  lkaBìeie,-die  a  miglioiir  le^proptie •'«'Le 
colè  flWftrie^eJk  9t«»^alfe%kim» , V-conliriQ^^  alle 
arti ,  «I  IqAo^,  Mttìlm  ee.  niifé''£.  piemfeiio  <ia'  fb- 
reftieri/imtt  £ÌMM!a  alle^dli^pt«)prìe.,'*e  loro  ufo.  Le 
leggi  dicono  X2\ntiv£  àoHmpmitdert  deigUéiitUU 
e  Gfrci  •  «  Léjkie^fé^  dévan^  trattan  ìrrLAtino-»  S i  devo» 
no  eonfimar gHar'r.i  fuUeMuguéOrienuU ,  e Juile rtmo^  j 
iìffimt  éuiiiclutà  deFenicj^  Crui^^Latini*  Gridana  al- 
tri. J/.^rvo/i^  imitare  i  FranceJi^  gl' Iriglrfi,  gUOlaum 
dtji,  t  Rufii  et*  Le  arti,  lejcurie,  le  leggi ,  il  cdm^ 
mercio  ,  il  ventre,  il  magiare ,  l*  abitazioni ,  tutto  de  v* 
ejftre  a  lor  modo» 'Tutti  i  vocaboli  delle  cucine,  del» 
ie  tnenfe  ,  i  nomi -de  Ila  gente  addetta  a  fervile  y  tutto 
^  Fféweft^  €d  ta  Ifi^c  •  Tutto  diU^ffiU  inutagio^ 


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-  Togliamo  inViCce  di  edere  originali  ,  farci 
imitatori  iegi^  logleG  •  e  de*  FranceG  ani- 
rnaefiiaci  un  tempo  dall'  Italia  in  tutte  le 
(àmat^  Jid  atti*  oii4*.è»ciie  a  rifleflbdi  tali 
fiervfli  oo^e  imitàiiofii  fiacn  derìfi  dagl'  iftet 
fi  Oltramontani ,  che  noi  con  si  poco  buon 
fcnfo  imitiamo  fino  ne'  loro  errori,  neMoro 
deiirj  .  L' Italia  pitica  Maedra  di  tutte  le 
nazioni  avreUw  a  ripigliar^  i  Tuoi  dritti  pr  • 
VMàtfi  id'ìnlegoar  T  Europa  in  tutte  le  lcie.« 
ae  •  ed  arti  4  e  fivolgeru  «Uè  fede  j  vere  t 
ed  utiii  cognizioni  • 

14.  Sono  padati  più  fecoli  ,  e  neFe 
(biole  G  fono  feoipre  infognate  queftioni  h  XJt 
ttli  GiUe  arti  ,  quante  fudèro^  e  qua» 

M,  b  iaLagieij  e  la  Kettorica  fudèro  avti^ 
•  Hàmm  I  jBQQ  <G  è  per  Jo  più  badao  tàm 
I  caufidi  del  fa  pere  ben  parlare  ,  e  bes  raglo- 

I  nare ,  e  fi  fono  date  intìnite  regole  di  Gram- 

matica ^  e  di  Rettorica  •  Si  era  formato  ne^. 
ieceli  ittcfaaa  m  ìmTo  di  dud|  »  cfae  fi  di* . 

Q  4  cea* 

m  éiegU  Qfimaii  «nin^  mfjh^fyà  'pA  ftoe^  a  «ai|p 

loro  maaiere  <li  vefttre  ,  agire  ,  penate  ,  parùie  9Cà 
Qaefte  opoknù  oitooctono  affili  a*  progrelfi  4tlk  arci , 
Icieoze  ,  commercio  «  manifacmre  ,  e  ricclMaaa  di 
i  Qo^  jNSfiza^  .  La  vera  ^ilpfiifia.  in^gna  a  mi^iprare 

le  proprie  icienxe ,  la  propria  lingua  ,  le  proprie  atd« 
Se  i  pedanti  peccavano  colla  fuper(lizio(a  imitazione  di 
■  Onero,  Plauto,  Virgilio,  Ovidio,  de*  quali  tutto  imì^ 
taviKio  ,  fuorché  il  buon  gufto  ,  peccano  fimilmente  i 
modecpi  col  pedantiiìaQ  ^  J^QSiflW^  ^fSfìf^ 
uamoatani  Autori* 


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t 


2l6  .  .  t 

oeatio  'IHmm  y  >Sr^'quafrMum .  Nel  Trìvio  s' 
iiiiegnava  h  'Grmmatica,  la  Rtttorica  ^  -^  la^ 
Biaitttka  ;  e  tvA  ^mdfhfio  là  MuHca  ,  i* 
Arftmetfca,  e  T Adronomia  $  ed  4n  taiì^j^riy}» 
e  Quadrivi  s' ìflruivano  |JochìflSn»/chewno 
i  veri  dotti  di  quei  tempi  infeliciflfìmi ,  nè^ 
quali  fi  nimava  un  gran  libro  un  inilìo  di 
fliii  diverfi  d' iafiniti  Autori  ,  ne*  quali  fi 
trattavano  materie  difcuflfe  con  altro  miflo 
di  fcntimenti  Pitonici, Stoici^  Perìpatctid-s 
come  ^  lì  vede  negli  -  Scrittori  ^i  quei^tem- 
pi  (i6>.  .  ; 

•  *  §.  ly.  Ritornando  a'  Comtnentatori  de* 
Kbri  ,  gli  abufi  de'  quali  fono  Bali  prodotti 
dalle  caurali  qui  da  noi  riferite ,  e  da  oflTet- 
varfi  »  che  abbiamo  eccellenti  roodelU  di 
ìniftiiire  nel  «^mmentar  gli  Autori  con  giti» 
d  7Ìo .  l^Mnjgieie  Creeek  ^itacidà  nel  cemp» 
il  t  fio  le  cole  ,  e  le  parole  xli  Lucrezio'  .  il 
£ymolo  -Warbunon  Amore  della  DiWmi  Lf- 
ga^ione  di-  Mosi,  commentò  da  Fi  lo  fofo  nel- 
la fi(a  opera  il ,  6.  libro  dell'  Eneide  .  Ua 
Filologo  amante  dell'  nman  geneje  aviebbe 
potuto  cosi  commentar  tutto  Virgilio^t^ 


«wArfl.  XivA         Chap.  ir.  ,  &  riL  Sull  arce  A  . 
bfenMégèirc' i  libri ,  di  ben  capirgli,  e  di  ben coinmen- 
Éi*-gli  ,  e  fiiUcf  regole  intorno  le  ricerche  da  tarfi  per 
la  buona  Intelligenza  degli  Atltori  riflette  molte  cole 


^  d  by  Google 


^7! 

ri-ìGIafllci.  te  nfleffioni  delPlnglefe  Gordon' 
•ibpra  Tacito  ,  fono  modelli  eccellenti  ,  co- 
me ie.- ©flervazioni  del  P.  Tomafini  fopra  f 
Poeti,  e  grtaorici.  Le  AnaliG  Tulle  Ocazìo» 
ili  di  Okerone  fAte  dal  Sefra  Cappucci* 
no  vagliono  moko  più  di  non  r  pochi  Com-- 
iTìentari  fopra  Cicerone.  Le  antichità  Ome^ 
riche  del  Feitio  fono  un  G)mmentario  dt 
migliore  deUe  dtffufe  «ote  di  Clarke  ,  e  di 
Baroes  ,  e  fono  •'fo^fi  pia  utili  dell'  ifteflb 
Omero,  come-^redea  MooC^e  Longuerue, 
perchè  eflfe  ci  daniio  un  ribatto  Fiiotofico 
delle  opere  di  Omero  m  rappono  a*  tempi , 
a'  luoghi  ,  ed  alla  focietà  .  Cosi  ancora  ha 
fatto  Monf.  Blackwell  nelle  Ricerche  fuHa 
vita  ,  e  fcritti  di  Omero  ,  libro  che  può 
lèmie  di  utiliffimo  Gomnicoiario  ad  O- 


Baerò  • 

§.  t6.  Quante  fode  ,  grandi ,  bdle  ed 
utili  cofe  fi  avrebbero  potuto  dire  fol  IX»  li- 
bro deli' Iliade  di  Omero?  Quante  cofe  Tul- 
io Spirilo  dcUe  nazioni,  e  progreffi  delle  co- 
nofeenze  umane  ,  fulia  Geografia  ,  fulle  ar- 
ri ,  e  fcietue  avrebbe  potuto  dire  Euftawo 
eiarke  ,  Barnes  ?  Quante  f  Commeniatoii  di 
altri  Autori  claffici  (i7^f  &  coii  fiitiirc 

1^ 


(ì?)  tngoÈo  antieo  Scrittore,  èòniinentò Terèn* 
sdo  con  qoefto  lodevole  Ccòpo,  facendo  vedere  in  ogni 
ibena  fi  genere  di  elo<|uenzà  ,  nella  quale  la  fcena  è 
compolfai  ^  E*  Vtfko  cbe  tifisi  i  gèneri  di  «Itflliiéiiza 


i 


fegnata  infieme  Y  arte  di  far  legere  ,  capi- 
re ,  e  commentar  gli  autori  ^  guidando  dal- 
ie parole  alle  cofe,  dalle  cofe  alle  pardc,  i 

^  piogrcffi  delle  fcienze  farebbero  (iati  lapidit 
fimi  »  e  ia  Fiiorofia  »  e  la  Filologia  imo  flu« 
dìo^  quanto  più  contemporaneo  ,  unto  pf& 
utile,  e  fi  farebbe  cercata  tragli  Autori  claf- 
ficf  la  Filofofia  ,  ed  il  raziocìnio  .  Ma  vi  G 
fono  cercate  le  parole  ,  e  le  firafì  ,  ed  i  periodi* 
Colà  è  avvenuta  4  ed  avviene  da  tale  ÌQCCNiTe« 
nienii^  La  mente  de' giovani  defUnata  a  gran<K 
progrcfC»  sMnfelvatiohjfbe  con  triboli» 9  ffìk' 
ne  imiifli  oonofbeoae  j  e  poi  dee  venir  ia 
FiiofoGa  a  ^ofcare  e  ridurre  a  cultura  quei 
flerili  campi,  e  rendergli,  fe  fi  può,agran^ 
didimo  flento  fruttiferi  •  Non  era  meglio  ^ 

^   che  ia  Filorefia  Tulle  priaie  vi  avedè  fparfie 
il  buon  téme,  ed  aveflè impedita  ogni  j^an»  • 
ta  fdvaggia  di  nafoerri  t  e  di  moliipIiparviG  . 
i  triboli,  e  ^ine  f  G>loro  cbe  evedono  er«> 
roneamente ,  cde  ardua  cofa  fia  per  i  giova* 
ni  V  ammacflrarglifitofpficaflaenie  o^lla  Grani- 

mai» 

rapporci  a' quali  fi  ri&rlva  nelle  «sntananofè,  e  pe- 
ce pcìli  Rettt>riche  dì  quei  tempi;  mn  non  (ì  può  nie* 
gWB  «he  commenti  Terenzio  da  gran  FiloTofo  di  qoet' 
ttmpi ,  co(k  die  non  ha  facta  il  famoto  Wefterhov ,  che 
nella  Tua  magnifica  edizione  ha  raccolti  i  Commeacarj 
di  Eugrafìo  ,  ma  non  ha  feguito  il  favio  metodo  dt 
quello  .  Il  Macchiavelli  ani6  cercando  in  Livio  ,  e  in 
Tacito  le  cofe ,  e  la  politica  febbcne  fpelfo  con  molti 
errori .  Il  Drackenborck  il  Ber-ncger ,  ce  ec. ,  tì  cec« 
cacoDo  le  parole^  le  iìaii,  le  mìe  Icziooi  ce 


.  lyi.i^ud  by  Google 

  —  i 


malica  ,  fieHa  Tilologra  ,  nneìk  ^lettiira  degli 
Amori  claffìci  ,  avrebbero  a  rifletiere  con 
lèriecà  a  queir  emifiichio  di  Virgilro  «  i4^eo 

-m 'UnerU  confuclcere  multum  tft  i  avreb** 
bero  -dG  Odlì  -  ad  eflèr  Filofafi ,  o  a  i^ggm 
almeno  meditando  ^gli  Autori-,  cfae^coo^ii- 
aìoctnio  4iaimo  tfattaie^e^cofe  Filólogrche  ^ 

*c  che  hanno  dati  piani  utili  d*  infcgnare,  e 
di  indiare ,  come  tragli  altri  han  fatto  Monf. 
le  Eaueux,  e  ModC  de  G>ndiilac  s  ed  alio* 
xa  confeiferèbbero  la  verità  delle  noSreTÌ« 

>f leffioni  *^fuilUrte  -del  'hcn  ^piic  ^»    ben  Je* 

:gere  i  jibf1^(i^)« 


7i8)  y^rgiL  Ceor^.  Il,  V.  273. 

(I  j;  )    Gli  Anciqiiaij ,  ed  i  Filologi  per  •  lo  pid  luui 
*hxxo  pid  ofcurare  i  lèniì  degli  Autori  nei  oonnaemar* 
^lì  ,  perchè  gli  hanno  fpeflo  comoQentati  per  più  ren- 
dergli tenebron . •  Coftoio  han  trattate  le  fcienic,  come 
riflette  iVlon£  d'Alembert  Pnefu,  de  C EncycLofed.  nel  ^ 
modo  col  <]uale  i  Preci  di  Egitto  fcriveano  ,  cioè  con 
ofcurità  ,  e  -milleri    perche  vorrebbero  che  tutti  i  libri 
^flèro  a 'k>ro  guflo  «  Che  le  fcienzc  fuflcio  ofcure, 
e  tenebra(è  »' come  appunto  Biccauo  ad  arte  i  Preti  dt 
Ej^itto,  ièooÓAo  -tiiTerva  MooC  d' Alembert  ,  -lettenft  t 
Jogleiè  yffv^itmm  i«t&  fotaio  felbieie  ùm  i  Si*  . 
cer^'  «delf  aitticoTfriRo  icr^ro  eoa  tenélyre,  ed!  «le» 
fui  ,  non  'fer  «ìnriioppar  le  "fòienze  »  ma  iper  necdfiti 
^  averli  *dotuto  (erriie«deHa  Siritturs  gero^tca  dit' 
in  la  \ftiaa  ^Tcrinum  ,  xomt  Miene  <dB>  Vicbama 


02^ 


.^^^^^    ^fftnik^  ^wr-f^ 


CAPO  Vii. 

Si  Mmofirano  con  alcuni  efempj  i  Letterarf 
iòvtrì  di  ehi  Ugge  ^  t  di  chi  vuol  b» 
eofin^  €  bm  eamnumart  gli  Amori  » 


.       $.  X. 

GLI  Autori  fi  leggono,  o  per  perfeziona* 
re  ridee  ,  e  le  cofe ,  o  per  perfezionare 
le  lingue  ,  e  le  parole  •  Il  primo  abufo  di 
molti  lettori  ,  e  Commentatori  è  (lato  queU 
io  di  badare  più  alio  ftiie  >  ed  aWocaboli  j 
(  dbe  alle  cofe  contenute  ne'  libri  ^  e  1'  aitco 

più  maggiore  inconveniente  è  fiato  quello  di 
aver*  effi  creduto  ,  che  fi  poteflè  badare  allo 
ftfle  fenza  badarfi  alf  idee  »  ed  alle  cofe  , 
quandoché  l'idee,  e  le  cofe^  e  le  opinioni, 

ed  i  cacatteci  de'  tempi ,  delle  nazioni  ,  e 

■  ^  e  de» 


^  221 

.  e  degli  Autori  Hifluircoao  filile  lingue  (i)  • 
Si  vede  dunque  ,  die  alar  errano  coloro  , 

che  vanno  olfervando  le  fraO  ,  lo  flife  ,  le 
lìllabe  ,  le  virgole  dì  Piatone  ,  di  Omero  , 
di  Virgilio ,  fenza  ciirarfi  delle  cofe  utili  in 
elS  contenute  (2).  PochiOìmi  Commentatori 
baD  voluto  fiire  't|tf  analifi  ragionata  de'  loco 
Amori  in  rappòrto  sdié  coTe  in'priax>  luó* 
go  ,  ed  indk  akre  riflefflohf  fillio  itile  ^  e 
Alile  parole  in  rapporto  aHe  cofe  ;  an2Ì  co- 
loro, che  han  voluto  illuminar  le  fole  parole 
hanno  per  io  più  fcÙMo  (enz' ordina  e  fen* 
9a  precìGone  (3).  ' 

2.  i  Commentatori  >  anciorchè  àv^« 
•  fiero  voluto  badare  pià'  alie  parole  ,  che  alfe 
cofe  j,  fotia  il  pr^teQo  4'  ìflruire  i  giovani 

nel-i 

it  àingujge  » 

(^)  Si  veda. r open  fnglde  intitola  The  Gun^ 
éUfi.  VqU  h  m  77*  ove  langmicate  fi  parla  di  quella 
«laceria. 

(z)  Coloro  ^e  ci  hanno  lafciaie  per  efempio^ 
Analifi  ragionate  éàiìt  Orazioni  di  Cicerone ,  come  ha 
kno  il  f.  Sfrray  td  il  P»  Marcino  du  Cyj^oe  nfl  fao 
libro  intitolato  Fons  Eloquenti^  in  9.  Vunna  ìJ^S^^ 
hanno  più  giovato  al  pubblico  ,  che  tutti  i  Commen- 
tar) I  piti  diffofi  Tulle  varie  lezioni ,  e  fopra  i  vocabo- 
li c  ftiie  di  Cicerone .  11  ragionato  progetto  dell*  Indi- 
ce di  Mon£  Dry  dea  Tulle  co(è  le  più  rimarchevoli 
contenute  in  Virgilio  ,  vale  affai  più  di  tutti  i  Cora^ 
meacari  d^l  Maalvicio ,  e  del  Burmanno ,  comje  vaglio^ 
no  afTai  pìd  U  éntUkìtà  Omeriche  del  F<i^ìo-jì*  Offd 

altro  Comnimari»  aofòib  Aa^tfieflb  Ancozc; 


Beila.^  Uogua- ,  pure  dòreano  unire  a^:  loco  ^ 
Goountiuarj^'.una  interpretazione  più  Tacile 
e  più^ciuaia  del  .iocor:Àutore  »  qiialcr  efleodo  " 
Poeta  >  dovèa.uit»r|p^tar&  uitieramaite  -  ia 
pro&  pia.  facile  -,  é  più  -  nueUigibile  -  come 
ha  fatto  Tomafo  Creeck  nelE  interptetare 
Lucrezia  in  profa  ,  e  come  0  c  facto  ne* 
Comoieotari-fy .  deitt  aL  ufum  Dclphini  ,  ne* 
,  quali    oltre  la  xennata  neceflària  Joteipetra- 
iiOQe;  vi:  è;  ua.Iobcio  ufo  dilerodiaone  Iilo*^ 
rica,  Geografic»>.Faòlogìca^,  .quaodóchc  i 
Commentari  detti  {^ariàrttfit  -altia-jper  Jo  più  . 
non  contengono  fe  non  raccolte  di  varie  le- 
zìom ,  le .  quali  ^  ,fe  non  mutano  il  fenfo-.  del- 
lè.OQfe     feaoii^iUuminanarAutore,  noiv  fono 
•  da.cucanbfi  »  <x>me  oiIérva>iL.(>c«^  Rifuiu 
quindi  >.  cheragit  ocicht  di'  un^  vero  Savio  fo« 
no  pià  ;tittit»'  i  Cónuncatatori  '  détti  ad r  ufim 
Delphini  i  che  quelli^  che:  fi  cManvmo  Fif^w- 
rum  ,   ne*quali*.taniOuabbaglia/il  luflb  Tipo*- 

Ujrafico.  (4)  • . 

OpfKxmoo^uIuuu^,  cbcugU  Auto*- 


Ci  nocrcfce  il  dire  .  (4e:i  Cbllètioit  ' 

Commentari 

detti  . /^4««nMr  imbevo»  ttlora  i  g»pi^ 
dcUa-fpirito  di  raridicea»  .  e  aijml  Oiffiiinfc^ 
mdbroiomKr  lacctaiff.  Miiii»«p«^Ì«gS"e  rcn»rcaii- 
Ado  la  invcww:atsod>  ed  wcìjrili,  die  U  il  Jtoiiaa- 
ao  mà  Cib^OmiinDatacta  ^  ii  .O^io  «miia  Giovanni 
Cfenop,  due  lo  chianw         »  ttfki^à»  .  i?^/^/»-  *a 


;iyuizod  by  Google 


ri  Chflioi  ed  ii  fine  per  i  quali  C  commen- 
tano ,  non  aoimetiano  molti  laziocinj  •  Ma 
quello  è  QD  iofifnta  di  chi  non  vtioie  ,  o 
non  può  >  o  non  aà  renderfi  utile  agii  Uo- 
mini •  Portbmone  uo^  elempio  «  Si  kggaao 
le  note  fatte  da*^  Commentatori  delti  Kjria- 
rum  alla  favola  d'Icaro,  e  di  Dedalo  riferi- 
ta da  Ovidio  ^  i  &  ie^g^tia  ia  particolare 

quel* 


§tot*  ffims  d£  Qot^àU  né  ofe  lo  chiama  «m/mum* 
Hq  >  cati€j  e  ludibrio  dtlU  fcUnie  »  Nella  nota  al  var- 
I»  ééìi"  ifteflk.  opaca  io  chiaim.  /iufer&  ^  t  pawr» 
QauyfUl0*-  Nella  nota       la  dice  Qéllulo  temerario  , 

.  €à€i  Jt  ff^fijf*^  Filqfofo  onnifcia  ^  e  nulla  sà  ed  ia 
altro  luogo-  deride  tutu.  TArte  Critica  del  Clerico  fpe- 
ciatnìente  nella  nota  6\,  de  ConfoL  ad  Liv*  Colè-  atro- 
ci (lice  ancora  nelle  note  103.,  113.  164.  170.  Nella 
nota  al  veifo  252.  dcl^  ideila  opera  la  chiama  cjc<y 
'nefando^  t  ttntbriont^  Simili  (060  le  ingiurie  della  no- 
ta 2$d.  y  340.  387.  ,  3pi»  ,  3^3.  ed  altre 
iDoIte  .  Ecco  badami  maldicenze  per  corrompere  l'in- 

'telletto  y.  ed  ìL  cuore  dcT giovani,  e- per  nauleare  i  veri 
iotti;  quandoché  Bufinanao».  ia  mCb  (hm  varo 
loibfo  ancbbo  pomato  ^fiiiza  BK>rdad^  y,  fisaoprìre  uél 
Ciesicn  gavl  ersoà  ta  inaierìe  Teologiche  >.  a  Maf^ 
paroe  le  caulalt^  e  le  cooCègpeiizc  ,  e;  oocL  avrebbe  a* 
gft  ii  Bormanno  miglionttOi  il  ibo  intelletto ,  ed  il  fbo 
cuore  »  Ma  vi  è  efempio  ancora  d' incivilci  tra'  pretefi 
Fik>ib&  .  U  Brucherò  nella  Prensione,  all'  Iftoria  della 
Filo&fia  parlò-  male  di  MonC  DesUndes  e  di  Stanley^ 
11  Oeslaodes-  attaccò  il  Bruckero  ,  ed  il  Bruckero  nel 

'  Tomo  Vi*  della  (ha  Iftona  Filorofìca  di  (Te  gravi  in* 

iurie  al  Deilaadea  *  Ecc^  U  ^ca  atodenaiooa  4^* 
eiteoii! 


14. 


quelle  del  Burmanno .  SI  'Vrfrarrio  citazioni 
accumulate  di  Poeti,  che  hanno  parlalo  del- 
b  medefina  favola,  fi-  vedranna  vaiie  fraO;» 
varie  etimologie  ,  varie*  fezioni  »  e  contrari 
imitilr  falla  favda  di  Dedalo  ,  e  d' Icaro  « 
%  4.  Un  Filofofo  ,  che  av^  a  coni- 
inentare  tale  luogo  di  Ovidio,  e  della  favo» 
la  d'icaio  ,  direb^  che  i  voli  d'  Icaro  fu- 
xooo  una  leggiadra  fantaCa  de'  Poeti  ,  e  che 
le  ali  per  il  volo  di  un  uonìo  ,  come  fi  è 
oflervato  da  MonT.  de  la.  Lande,  dovrebbero 
avere -t8ow  piedi  dffanghezz»,  e^^rrghezza» 
cofa  difficile,  anzi  impedìbile  per  un' Uomo, 
i  mufcoli  ,  e  le  forze  del  quale  non  corri- 
fpondono  all' azione,  che  dee  farfi ,  per  vin- 
€erfi  la,  refifleaza  dell'  aria  coU' opportuna  ce- 
lerità per  la  neceCTarià.eflenziohe.  Un  Filo- 
fefo  (bggiungerebbe  fatali  drcoQaDze  che  \(tr 
ali  di  Dedalo,  il  Carro  volante  <H.  Rttggiei- 
ro  Bacone  ,  la  Barca  volante  del  P.  Onorio-- 
Fabri ,  e  del  P.  Lana  Br efciana  ,  fono  cofe 
linpofllbilij  perchè. P aria  jeflendo.Soo-  volte, 
pià  leggiera,  deir^acqua.  ,  doviebbe  .fceglierfi 
un  vamUetto  vuoto^  di  aria  *,  e  aie»  avelfe 
800.  volte  più  di  volume  per  V  ifleflS  maC» 
ik,  perchè  l'  Uomo  dee  occupare  circa  due 
piedi  cubici  per  foftenerlì  nell'  rcqua  ,  un 
vafceiletto  del  péfo  dr  un'  ' Uomo  dee  occu- 
parne 4*  nelP  acqua  ,  e  :  3100.  nell*  aria 
onde  ci  voreBbe  un  vafò  vuoto  d'aria^  if^ 
piedi  lungo,  br^o  ,  ed>aIio^  e  che  -nò»  pe« 
faflg  più  di  un'  Uomo  ,  cola  fificameate  ir»- 


.i^ud  6y  Google 


pe(n6il%\  cx^tnie'  olferya^MÓbCMe''ia  i«ande  ^ 

ÉMDofo  fifico ,  €d  Aflronomo  •  Quelle  rifle/Tìonl^ 
avrebbe  fatte  fuUa  fevola  d'Icaro  un  FiloTo- 
lo»  che  aveflc-^veluia-dii^ooitf  >..c.naQ  vaot 
I^roie 

tfif'f.  Vtit  efembio  dd^  rasiocinfo  di  0» 
fuù  nella  lecconi  de  KM  irflglia  il  fegoeme. 
Aprite  i  tanti  Com{nentatori,N(Ìe'^iiali  grlfiorict 
Claflibi  Grécì  e  Latini  aboìidanO  '>  aprite  i 
Q^mpHatori  d*^  infinite-  Ifterìe*  Univerfaic  9. 
vedrete  le  antichità  y  ie-^Scienze  -t  la  Cronot 
logia  degli  E^iziaiii ,  e  Chf{)efi  innalzatr-allt 
Séh'i  '-nbi  iirano-df'  ciii'hÉ  coti  detto 
Icritió  HSkimo  «d  infinilie'-dianolci  cht 
può  avere  tal  HAema^,  vale  a  dire  aHe  fe^ 
giienti  rifielSòni  ^  che  ditnofirano- iooertezw 
aa*  delf«  pretere  antichità  deli'  Egitta  ^  Qìi 
P^2iani.'iioD  hanno  nomi  de*  loio  Re ,  ma 
cfaìaaaano.PAmM  Pharao  IL  ,  eoec; 
«utfMt  dinocr  Ae-^  vaie  à  dir«  Re  1^  ,  Re 
IT;  •  Qiftflf  Ibcio  legni  -di  im  popolò,  .  che 
non  fia  ifloria  certa,  at.  II  loro  Nume-  Oth^ 
TU  >  Ofiride  è  un  carattere  di  MytkrO'  deità 
aniichìfljfha  in*  Perfia  iie  ficoomè  i  Preit 
Caldei  fi  diflèro  Mag  -,  fav}  »  eoa  i  Pceci 
li  ^difleia  Cà^cii ,  lav]    .5*^  li  nooie 


(5)   Per  e(èmpio  <!i  un  Fifofofo,  che  -tnjld  favo* 
le'  Poetiche  raccoglie  lami  per  illuflrar  le  fcienze ,  va«  ' 
ella  il  libro  del  Newton  iaù^laifi,  in.  CtOMla^ÌM  dilr 


}a»  ,  à  pae  Yluila  .  o  b^V  ha  hou  dato 

Fenici  .  4.  Sctteoe.  i  Gted  pijfcio  4agU 
Egziini  Tmillerj  di  Cerere  EleuCoa  ,  purj 
furono  più  aiuichi  nella  Caldea  i  mifteij  di 
ZoiwlUe  .  y.  Gli  Egizi  .  non  oftanuno  le 
loro  piramidi ,  ed  pbel.Icl»i ,  ioipararono  da 
Gied  i'architetturt  io  tempo  ddja  fabnca  di 
Aleflandria  .  anzi  i  -ami  ddle  Ottà  ttfz.. 
futon  luiii  Greci  ,  Mtmfì  ,  ElufoU  ,  JOtf- 
fimdria  .  DiofpoU  .  6.  Le  loro  P«J|»gj^ 
foron  fegno  «  è  di  ricchezze  .  ne  di  faen», 
Bè  di  archiietiiua  ,  ma  fegno  di  vanita  ,  e 

qjelle  pieit*  ,  e  coflniirfi  per  ordipe  d.ffK). 
{co  de' tiranni  dell'Egitto  ,  cìmm^^t^^l' 
no  le  piramidi  per  loro  fepohaic  ,  «.te 
««ano  lavoiare  da  quelli. che  eraito  cooda»- 
«eli  a  pubbliche  penitenze  .   Credeano  gli 
Efliziaai.  «he  le  loro  anime  ritornavano  ne 
cwpi  dopo  m'àk  aoni  ,  onde  piocurayano  . 
quanto  più  poteano    di  conferva»  i  carpi 
ìmbalfemandogli  ,  facendo»!.  «fj^; 
ponendogli  nelle  ptraroi*  ,  nella  .  «*nQl 
delle  quali  non  vi  era  alcun  buon  gafloHM 
W  atte  «flSoata  d' architettura  ,  come  oioljl 
iiio  creduto     7.  U  Wee  del  ritorno  delle 
Sme  od»  corpi  dopo  miUe  anni  g^^d^^'^ 
le  prefero  dalPJMW»  grande  ,  e  daUa  rivo- 
4ozk)ne  Sabati*»  dè^Rwfciv     CawWfe,  ^ 
Aleflàndro  Magno  con  poche  «««•■«^ 
«atono  l' figiOD  .  ^\ 


.  ij,  ,^  jd  by  Googl 


92T 

wrs'  C06I  potente  ^  e  Bellicofa  »  .come^l^hsi 
creduta  M. .  Rpliio-  dopo  le  rapprefencanze^ 
degiMQofici  Qrecl.  ,  e  di  Erodoto  ,  che  fu 
ingannala;.  ({aUSamdptl  ^  £giiùaai^«  ^.  M\i 

fl.4cA^7]fpAoii' •  Jlunque  t  atamta^mvsAe  di 
Selbfiri  ioro  Re  n0i»i.pub^^eiltff  oome^.  fi  dU 
pioge  .  IO.  Quanto  dree  deglr  Egizj  Eroda 
lo^,  Eratoftene  ,  Maneione  ,  Diòdoro  Sici^-*, 
io  ,  M.:  Koiiin  ,  i  Compiiatori>  dell'  Iftori^'^ 
Ibùvtrfd^  Jkg/^rlngle/i  l^.Gìefv^or Marsham  , 
ed  tliri^  lui^  dtvìvsa  44*  corrotn>.  fonte  dekp 
•ir  tnudniQDt  de!^W|do^  Se 
gli-^Egmnì- fuflèro  sfiati  oosì^potenti ^  e  bel- 
licofi^^  .come  fi  dipingpno  ,  ..non  farebbero 
fiati:,  vinthdaglr  Sciti ,  da  Nabuccodonoforre^  , 
da^  CaaiBire  ,  da-.  Ciro  ,  da  Oco  »  da;  Alet 
fiindro-^,^  da.Celàr^'-ji'da  Augpdo  ,  (fai  Ca« 
lifo  Omar  ,  da?  popolr  di^a  Cpl<^ider^  de^ 
dKMainiKieliioclU^ ,  ^  dat  Sdxinc-.  t2.^L^E« 
f  rtto  è  quafi  tutto  Montagne  alpeflri»  o  ter- 
le  arenofe  >  ed  •  occupate: dal  Nilo  ,  alla  de- 
Ara  .  del  quale  fonp  j  deferti  della  Tébaide  » 
mt  4ir  Qzyrinchà>u  a  Goiftra  le  fabbi^  arenof^ 
deUa^:  Libia  .  Sdo  *  può  elTer .  abitabile;  'cir^ 
Skk  dei  :  Nilo  fioo:^  allav  fua.'.  kAboGcatura 
jier  Ihieav  fetta^  per-  circa  fo^  leghe"  daIl!orien« 
te  air  occidente  ,  e  -  quefii  per  lo  più  fon 
luoghi  coverti,  dal  iNilo;  ,  ii  quale  fpellb  fa 
un  iaga  di  tutta  >r  Egitto  ,  e  rende  Taria 
nsal  fana  e  fogeiia^  (jpeflS:^  Aaita  pefte  •  i 
XtogfodiA  ^^  pOEdlavm^^^^^        ^abietto  \ 


^29 

(Un  areno  molto  teirpo  per  ridurre  il  Nilo 
in  certi  cattali  ,  e  ftabricar  ivf  te  loro  ca^ 
panne  3i«  p'edi  pii  attende!  terreno  •  £coo 

dunque  gii  hgi/iani  nn  popolo  ^  che  abitò 
un  fuuio  infelice  ,  e  c  e  tardi  conobbe  le 
beile  aiti  ,  e  le  fcienre,  13.  Sì  vuole,  che 
i  Sacerdoti  Egu\  fiano  (lati  gP  Inventori  dei- 
la  Geonneiria  ,  e  dtiP  AOronomia  >  ma  è 
chiaro  dail*jfloria  ,  che  effi  tutto  devono  t* 
Fenici  •  1  Fiioibfi  GtHi  ,  che  viagciaiono 
neiP  hgitto  ,  i  Poeti  Greci  »  come  ^Omeiòi 
Offeo  ^  ed  altri  ,  che  fi  dicono  viaggiatori 
in  Egitto  apprefero  folo  dagP  Egiziani  l'arte 
di  priar  con  emhiemijgeroglificj>eninìmi,  e 
l'arte  dMnviluppare  le  oonoicenze  utili  in  frafi 
ofcure  p  e  millerìpre  ,  cofe  per  altro  dasli 
£giriaot  imparate^da*  Caldei  •  In  OmeiOy  cm 
fi  crede  aver  tutto  appielb  dagli  Egiziani,  fi 
truova  una  guada  Cofmologia  ,  una  pelTima 
Geografia,  ed  una  più  mala  Teogonia  ,  on- 
de IVI.  Rouflèau  voile  dire  ,  che  non  vi  f 
cofa  più  inetta  ,  più  aflTurda  ,  più  ridkdt 
deli'Odiflèa  di  Omero  •  Se  coii  fuflet  non 
fi  Tarebbè  un  grand* onore -agir  Egiziani»  tilt 
di(»np  maeQri  di  Om^o  O  *  ' 

(*)  Oltre  i  riferin  s^gòioeiiti ,  ^a'  quali  (ì  itigttt 
In  dupbio  r  antichiii  delle  icienze  degli  Egiziani  ,  vi 
Ibno  qneAi  altri  ancora  •  t.  I  fiftemi  di  Afìronomia» 
«d  i  nomi  delie  Cofìellazioni  Celefti  furono  aiuichiina^ 
iKlfa  Caldea,  tra' Sabiani ,  e  da  cfCi  gli  ebbero  gli  Ezt- 
2iani .  2.  Dimoerà  il  Bruckero ,  che  quafì  entri  ì  (lite* 
mi  FiioTofici  fiuoao  d' iaTcnziooc  CaUUica*  j«  JL'Alià- 


L-iyi.i^ud  by 


229 

btto  f!e*  Greci  Jcrivo  (Ja'Fenicj  ,  non  4alI*Fgitto  .  4^ 
I  caraneri  Geroglifici  de'Caldei ,  e  delle  loro  colonne, 
una  di  marmo,  1  altra  di  croca,  pacarono  agli  E'/izj* 
5.  I  Qwidmui  Sobri,  l'altezza  del  Soie»  le  tìAìiHy^ 
ni ,  e  riftnmii  de'  raggi  Lmaij  furono  »,  (ècondo  V»« 
travio^ invenzioiu  della  Caldea,  i  Magi  della '^qaale  (ìi« 
rooo  i  pid  aonchi  Sav)  dbli^  ((bria  profana  •  NeU* 
ancfchimaio  18>ro  di  Giobbe  t  notti  delle  CoAellazioai 
Celefti  fono  nomi  Caldaici,  non  iSgiziant*  7.  I  Caldei 
ebbero  degli  odenratoij  4el  ri^lo,  noà'gid.j|ti  t^i^j»  * 
che  da'  Cudei  impararono  la  loro  CoCmogonia ,  e  l'ar- 
te di  (piegare  i  (ogni .  8.  Gli  Eg  ziani  furono  un  pD- 
oolo  di  Partorì  ,  come  ci  di naoftrano  i  loro  IfiJi  ,  ed 
0(xrìdi ,  o  Partorì,  o  Agricoltori .  Le  loro  prima  fciea- 
te  confìrteroao  a  guardarfi  dall'  iaoniazioae  del  Nilo, 
e  adoravano  elll  i  Dei  Partorì,  p.  /\?eaao  in  orrore  la 
oaTÌgazione.  10.  Aveano  una  tradizione  ,  che  ai  bro 
Re  TàamOf  aveji  difpuuto  con  Hermes,  che  lefcienze 
IttaiKi  al'  Uomo  nocive  ,  come  riièrt(be  Platobe  •  IN' 
^wftBtU  ndlt  Suini  corno  gli  Egizt«m  ce  li  d  pin^ 
per  matti;  ij.  Fiatone,.»  Pictagora,  clie,aaj|hioao.ia 
Egitto  ptnnoAo  a  comoKrciare»  che  a  fiotbnre,  por* 
taioo  dall'  ligitto  tutte  |e  alTurdita  die  fi  trovano  f^e' 
toro  'fiftemi*  13.  Tutte  le  àÉaxdità  delle  Greche  favo* 
le  ,  derivacooo  dalf  Egitto  «  Ì4»       loro  Geografia^, 
che  kcoàdo  taluni  fìi  cqfcifyanioatà  ad  Omero  da'  Pre- 
ti £gìz;  ,  era  a(rurda  ,  come  le  loro  antiche  Dina* 
•  ftie  («5)*  Eflt  alTerivano  che  tra  ii*  mila  anni  il  Sole 
era  doe  volte  nato  all'  Qcddeote  ,  e  cramoixato  att' 
Oriente  (16).  I  vani  sforzi  di  Monf  Goguet  (  iftaria 
delle  I^ggit  Arri,  e  Scienze  Tom^  L  libr,  r.  ^ 

co'  quali  tenta  d;  far  vedere  la  Bottanica  ,  e  la  Medi- 
dna  ancichiiltme  nefl*  l*gittOp  dimoftrano,  che  gHCgi- 
sani  larA  apprefero  da  Féniq  tali  (eieìiae  \  r  che  hi 
fiimema  de[^  Egiz}  enW  da'^Caldti  d^  17. 
Gii  argomestt  di  fìrtkim  ìa  .Oédifi»  f^amphel*  likr. 
.1.  taf.  a*,  e  quelli  di  AÙilnami  e  di  !l^^itn^%.  (oIT 
antìoiicd  deHa  dòcrnna  degli  Egtaiaot  fono  didrom.  d4* 
le  contrarie  dnnofbazionè  di  FtéiPt^  t  4k/ftéui  06I9 


I 


^  $.  tf.  Con  ^«efle  ,  ed  altre  confimifi 
rifleflloni  «  deeJ^gg^e  V  iflorò  Egpnmj 
e  cosi  dee  trattarfi  .  ♦"Matlì'-e  ««O  co« 
Itriua  ,  «  ^trattau-?  Nò  certamente-. "Cw 
vortà  dunque  leggere»,  e  conraventare  con 

Ltàtà^*  de©4»ver  nidtoaaaiocinio  per  ifco- 
«riie  ì  fend^deUe'BiétfogneNche^i  ^tuaàoa 
Egmanì  diflèao'dì  tolto  .(tóBS-a'Gìw*  ,  e  <R 
quelle  che  i  Gred  aggio^  a  iquelte 
SgiiUni  .Un  favio  ctedetà  sì  ^e  le  :  fcwo» 
«  furoo  coltivate  neU' Egitto  in  certe  epo» 


iiiegkeià  ,  che  ii<i«^^«0P«W«^ 

to  lè 'loro  dottrine,  e  ^e  ìoto  affindW,--! 
«>n  %à  ^ir  Egittp^uefl*  encomj  ,  che  M. 
JR«*UW  4t.«à  Ài       Giovanni  Marsham  ha 

Sictè  j«femig»l^  ^^ttrìbuire  f  ongioi 
dette  tondfcenzi?  :à1l^<>iftante  ^  E?.  Teio,^<hc 
gli  Egiziani  a'  tempi  Jt^osè  «wno^^ 
ctika  nasaone  ,  come  fi  ricava  da  libri  w 
iMosè  y  «a  *rfàllcffi  libri  di  Mosè  fi  rica- 
va aitóp^a»     me  dall'  Oriente  granfi  iraman-  ^ 

,daii|jafle.>j«»M 

^  5s  7.  Chi  vuol  leggete',  capiiw.;»'C|C0OH 
meniàre  con  filòfòfia  ogni  Amate  ,  «e  Xapei« 
•iflpra  delle- opinioni  ,  non  dee  fermarB 
ìdle  Ofuuoi^  dèU!  ÀtttOK  ito  icg^  »  ina  par 


Digitized  by  Google 


«5» 

tmoMAc  >  e  oHanciarle  con  alm  ;  e  eogti 
argomeotr  ,  e  coite  autornà  ,  che  ie  dimo^ 
Arano  ,  o  che  ie  contralliuo  •  Per  efempio: 
Leggo  M.  Goguei  neir  iiloria  delle  origini 
érìio  leggi  >  d^lie  arci  ,  e  delie  fcienze  ,  e 
VHOVO  ^  die.  l'alfabeto  Gieco  fia  3(itic{i:(Ii« 
mo  «  U  odllrQ  9ifjfm  Vioo. trovò  eoomufii^ 
P  origine  4f  t«{  9»4kmQ  ^  «>deU9  QootmtrM^ 
((J)  .  All*irKOfitro  M.  Rouflfeau  ,  ed  altri,  /' 
ifCQBo  ,  che  Pairabeto  Greco  fìa  d'origine/ 
moderna  (7)  •  In  (ali  circollanze  chi  legge 
fimìii  oontrarietà  i  cie^  indagarne  Pprigineii 
e  le  fa^lsii  di  itali  f^ip^ni  gtiìiv^ ,  V  tuAhn^ 

siili  k  4b^iÌloQW^:W  ffli#9  b  jragponf^f^ 
H  filo  analitico  delP  idee  di  tali  Autori  ,  e 

vedrà  Cubito  »  che  ii  torto  è  dalia  pane  di 
M.  RouHèaii  certamente  ,  febbene  T  amichi- 
li pc9di|^ii9rit  dell*  aifal^eto  Greco  »  e  ia  co^ 
«nme  origine  dì  eflo  •colla  Geometrìa  ^  aoa  . 
IQflboQ  aa  tvìdemir  AmoOtacfi  (8)  • 

:         '  ^  '?   ' 

/     :   *•  •  •  .  '  .  > 

,  M   Ptc.  ie  Confi4nu  HiUL  Cgr.  JT/ft  j 
(7)  ÌÌ9uS^  ifffx  fit  rjtfigim  éu  iM^^i 

{S)'  Monf.  RoulTe.tt  fempre  ne'  fuoi  giudizj  fitè 
^pigliaco  al  pid  ftraiìo  (ìtlciTia,  ond*c  che  colui  ,  che 
lo  IcgftC  »  ^c^c  moha  cricica  .  Ve  ne  fono  infiniti 
cfcmpj  olire  V  adatco  nel  terio  ,  <fc*  paradoltì  di  ho  w; 
Autore  .  tgli  dopp  avtjr  detto  j  che  le  prtn6  l^j^"?f 
le  pi 
che 

per  ^  ^    .V^-^'  .Ta.Tr.-  K<ìgf^^ 


... 

jp{nk)m  altrui  ^  e  rpecialmente^di  queHi  , 
che  piò  foglion  decidere  ,  che  TMÌonare  , 
come  *fanna  i  pretcfi  *raod<mi  Filofefi  ,  che 
le  aotìdie*  lingue  -fieno  ne'  prìncipj  fiate  tutte 
piene  di*iilonofillabi  •  Tale  opinione  fi  è  dt. 
noi  liciove  già  coirftttafta  (p)^'^Ma'^i  rer« 
va  df  cdemiMO  'per  <jftitcitaie  iK>n^*<qoaiMi 
critica  fi  debbano  dffcuicre  le  altrui  ^pinto-« 
0i  .  M.MJe  Voliaire  volle  feguire  4'optnione 
delie' atitkhe  lingue  tutte  inonoÌiM>idie  per 
Io  più  ,  com' et  dice  ,  ma-  confinila'^  nfi 
efemp)  coli'  anmo  idimna  Inglele-  «  ^oA 
^cddco^  e  <on  queitt  de*  pci>oIi  ScMntrfoi* 


ragiona  lVfoij{?  RoulTerfu;  palfa  poi  a  ^giaogexei'dlé 
gii  fuidj  della  Filorofìa,  e  della  ragione  ,  aveod^fer* 
lezionate  ic  lingue ,  e  T  eloquenza  ,  tonferà  alU  lingue 
il  canto  y  e^ia  jilLe  figurato  ,  che  U  rendea  Poetiche^ 
ed  iàie^fffanti  ,  onde  poi"^ arti  di  convincere  fece  per» 
dàt  ^ueUm  ài  eommovere .  Si  può  dare  piil  grande  rfra- 
aeaui  di  qoéft'olcìmo  paradoflo  di  MonC  Rouilèau  !  La 
FilòfiA  ,  c  la  fa^ooe  miIosìoimuio  ,  e  fiffima  T  do* 
^uenza,  iion      la  de^rìot^  .  Ma  IMdiC  RclUOfaan . 
éhe  iiitetfdest  'per  cloquÀiaa  quella  da  èffo  tifinì' »  cioè 
Tarce  di  fedurce  le  paflìoni,  e  la  faocaiia,  «  di  render 
plau/ìbili  co'  CóBùiA  rpaVadoft  i  più  flrani  ,  (èn^a  mai 
parlare  alla  ragibne,  la  quale  còl folo a^ciarfì  inéh 
pe  dileguati  i  m^gidii  palaUi  incantati  di  "tal^  eloquen^ 
2a'.  vana ,  perciò  dicei  che  la  ragione*  toglie*  la  vera  fenw 
ti  all' etoquetìza  .  U  pcrfuadcrc  folo  può  nafcetr  (?alla 
ragione ,  *e'  la'Tofidica*  eloquenza,  come.^idla 
leau  j  fcrprende  ifolo  i  poco  accoxtiV      *  * 
Voi.  h  téru^  Ce^    .  .  .  ..  ; 


i-.iyi.i^ud  by 


Mli  dén*  Bnroito  (io)  .  If  doOio  Signori 
CQ*dfce^cora<«  cha  le  pfime  voci  degli 
lioiìiff»  furono  tnonofiilabi  ,  ed  il  conferma 
prendendo  efe^np)  dalla  lingua  Latina  ,  nei* 
là  quale  le  cofe  più  neceflarìe  fi  efprìmono, 
^qmt  o(re(va     cw.  PKUionUabi     i)  . 
-mi  il  Sig.  Vico  «  come  M.  de  Voitiiie  » 
^refaèoo  dovuto  picodere  gii  dcinpj  da  d» 
-tre  lingue  ec  ^  ed  avmttoa  potuto  di  leg- 
gieri oflcrvare  ,  die  le  lingae  de*  popoli 
Tcoverii  neil'  America  fon  piene  di  parole 
^>oiòfilia&e .»  cóme  le  lìqgue  dei3»file  (laX 


*  (i  i)   Fk.  dàtufivtrfi  jur.  piriiu.  ÙJbL  ma.  ma 
9é.  téit.  in  4.  Nii^.  ìy%9.  AéAn  il  Stgo.  Vico  pS 
]a  coftfemnr  della  (ha  ooiiiiione  la  voce  Hoc\  colla  qm» 
le  fi  dinotava  il  Cielo  ,  co^  ìbftiene  «  Poi  àddoQe  gB 
tómpf  dcHc  parole  Latine  Oj,  fions,  cor,  cras^  pes, 
vox,  firn,' mens^/oM,  jians  yJUs  ,  Uc,  mei,  grex\ 
rusy  fir,  ^as  ,  fai ,  P^is  ,  'ùi/ ,  as,  Pan ,  Styx , 
Jiis^fas^  Mos,  Vrhs,  Rex  ,  Z)«*  .  Ma  gli  éfemrf. 
avrebbe  dovuto  prcndòrgli  da  lingue  piil  antiche  della 
Greca ,  c  dalle  lingue  OricAtàli ,  non  gii  dalla  Latinj^j 
ed  indtpc  non  avrebbe  dovuta  riferire  dèlia  lingua  La- 
ibt  quei  foli  vocaboli  monòfiIlal)i  ,  che  conduccano  al 
•feo  dfiioto  •  Anebtà.do9tKO  addurre  ijuei  che  dimo- 
firtyano  il  tfoMulò  -ancte  ta  Lauioo ,  nonché  nelle  lin- 
gue Oiiemali  ,  ove -ibcMdano  le  voci  "jM&Io/tUabe  ^  Sé 
tal  miaerta  noli  fi  -dovea  ttbse  'm  -cuiaiie  Ibll'  dIeoM 
dc'foii  Urini,  e  Greci.  ^ 

fm)  Vedi  n&n  '  dlf  Wi>  wfUtlpu  h  itMmréU^ 
€^  medita  ,  iti  qael*  otinfcolo  vi  l  uà  Diuooarìo  A 


«34 

e  cibale,  dbl  Perù  (t  3)  • 
*  §•  9«  Chi  ynaotì  capire ,  leggere ,  eommeiH 
tare,  e  fcrivere  i  libri  con  Fiiofofia  non  dee 
troppo  far'  ufo  di  argomenti  prefi  da  etimo- 
logie che  Tpeflo  ingannano ,  fpeciaimente  neii* 
Jihtfìa  tatica>  b  ^wlt  per  lo  più  fiè  (i^) 


(m)  Si  Tedaoo  le  Ifiorie  dc|Finà,  d  ì  Viign 
4i  Ulloa.  ... 

(14)  I/Edmólogie  ,  e  l'argomeinsir  per. effe  lià 
éAto  otaoBt  parte  ^egli  Antiquarj  ,  e  (peffo  fpefld  t 
l^òd)  filosofi  aocota  •  Leibnitz  volle  ùmentrt  che  h 
parola  Cemuni  derivasfa  dalle  voci  Utrmin ,  HermtMf* 
Htrmouduri ,  che  iinoaa  Mièti  «  onde  fi  differ  qaei 
popoli  jirimannif  fiefmanfiif  Céfmdni^  cioè  MiUtdri^ 
cene  Heer  y  Hari  ^  dinotò  Armata,  e  che  la  voce  guer^ 
tTM  derivò  da  Guerreman ,  German  ,  Harinun ,  Hjrman^ 
onde  jérminius  y  cà  IrminfuU  y  Eroi  Gderrieri  fullc  pri- 
me ,  poi  j/ttCì  per  il  Genio  Guerriero ,  e  maleSco  de' . 
popoh  Anatici.  Dice  ridciTo  Leiboicz,  che <|ueAo Her-  ' 
jDÌn,  o  Ahriman  £1  V  Hernus  de' Greci  ,  il  Theut  ,  il 
Jffeims  defi;tì  £giuani  ,  che  dertvarq'oo  ÌA^Ihmfcan^ 
Al  ni4htiù  &p  figlio  ,  è'  à^  Hùméi^  fidi»  ^\  Mtnnù. 
edatb  aUa  Germania  aem  Eginp  .  Tnuilc^n  poi  i  X 
Ifteffo  di  t>M«i«f  à^^^»piu  de'RoQiim,  onde 
T^n»  riS«oiÌ0A  ,  HéTus^  Ares^  Erità,  Mars  ìon  gl 
j((efl!i  Dei  guerrieri  ,  e  gli  Autori  del.lc  (citnze  ,  cioc 
Hemeti  •  Leibnitz  £jffj^  de  ThMtMt  ^'an>  IL  $. 
139. 9     142:  Ecco  re(à  iocertiffima  y  e  coBiunUIma  ì* 
antica  Iftorìa,  e  dichiarati  t  ConcjniAatori  Settentrìona* 
li  ,  <:lie  diftruflcro  le  fcicn7e  nell  Occidente  colle  loro 
Ìnonda7.ioni  ,  come  Autori  delle  SciciiZe .  Kcco  gli  ar- 
*  ,  l^omcnti  di  Etimologia  che  han  fedotto  1*  iftcffo  gran 
lAÌhniti  .  Non  è  meravljrlia  dunque-  che  fi  fia  lafciaco 
fedurre  il  Bochart^  il  VojjTto  ^  \*  Kw^io  ,  ed  i  ^ìIq1o|^Ì 
jda  liùiiU  jU^menù  dì  ccimológiji. 

\  .0" 


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•fondata  Topra  ctìmoTogfe  eli  pafofe^  ctie  6i^' 
no  per  te  varie  'interpretiaiioni  ,  alle  quali 
'fono  fogette ,  ^petderè  r il  nmpo  iti  -varie  di* 
-rlpute  *<pedaimemt  ia  ^è^^potUM  Pcfflori« 
vdegli  imiichr  ¥opoH  jfe<tèn«ri6^  *(ts)  «  & 
ieggere ,  ed  -in  cothméfifSur  gli  Astóri  IKXI  fl 
^dee  fpaziar  la  mente  in  erudÌ2Ìonì  frìvóic  -p- 
e  che  predò  ;  gr  ignoranti  fi  <;redono  fegni  di 
-HD  .gfaod^  ^ingegrxi  ^  e~preflò  i  •veri  dotti  ^ 
^inoteno  inai  j^uflo^  Jnfinm  feaimo  ferine  le 
vite  dé^Pilofofi  ^coQ  oìceicarne  minuzie  ille^> 
te  9  e  queflionare^opra  ^ceni  loro  apoftegmi  « 
fòpra  certi 'tiioir- di  libri  -^a  cffi  fcriui  -e 
che  più  non  éfiflDno'(f6)  .  Irwecc  dì  que^ 
•fliooace  con  .argomenti  ,prefi  dàtl' etimòlogia  e 
dalle  med^lie^  dalle  ircrìzioni ,  e  dagli  ian- 
ndà  ccìikk  rfidli^- patria  di  OmemXiT)  > 
^vece  ^  <queQiODare  'Al  jAodo      ed  te  fiig 

«  .  • 

♦     •       \  :         I  •-.■.■'>  ■• 

fi^)  Ecco  i  fonti  de*  difpareri  ,  cHe  'fi  trorano 
tiell*  iftorìa  Celtica  tratcata  dz  Bedano ,  óchrieck  ,  Rad 

(i6)  'Qucm  fono  i  difetti  deU' inorìa  de' FUpfofiV 
ftntca  da  Laerzio  ^  e  poi  dall'  Inglefe  StanUy . 
«     =;(t7)  .XMNie  AUmei  lia  fbritfo  ^oa  libto  ^fSMQbynv» 
àn&f  ài  Xhmn  -,  fer  la  quale  *ciNiiiat«!f«iio  wie  Ót4 

éefla  <yièdB«coiBplieiÉb^/itt'  ^1  -rerib? 

..  .  1.   •  ' 

'Smùngi  Rk$éks:iCòkfk$n'^  SsLmAn^  Ote^^jAyM^ 


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43^ 

opere-  fiironp  cod^ilatè  »  e  etme  a  no!  per- 
TenneiD  (18) gialla  Madre  di  Omero  (rp), 
so*  nooìf  che  ebbe  (20)  ,  avrebbon  dovuto 

fcoprirci  le  cognizioni  ,  che  lì  ponno  acqui- 
flare  dalle  opere  d*  Omero ,  1  prog^elTì  dell* 
intelletto  umano  in  quei.,  tempi  ,  fcbbene  in 
taf  occupazione  ancora  bifogna  frenare  l' im- 
palo delia  £miafia  qoaodo  1}  .^iontan»  dalia* 
ragione  percliè  àlioia,ii|^  vedono  in  un 


chevoli  ,  e  per  ricavare  toaCcffaetae  atili  dalle  opere 
di  Omero ,  che  dovcan  capire ,  non  già  qucftionar  fal- 
la patria  di  quello  ,  come  fe  doveflcro  andarvi  a  ne- 
goziare. Qucfti  conerà  ioacili  dioocaao  la  vanità  deU 
le  nazioni .  '         /     '     .     •  : 

(18)  PluearcA,  in  Lycur^,  JHonf.  iè  Tourrufofè 
ì^oyagé  dM  Levant  Tùm.  //»  Lttir,  IX.  77.  dell' 
ediuooe  in  9*  Lyon  1717-  cftei  Aniffom  ' O  tofiet. 
hi'  tal  luogo  ù,  paria  nnlto  di  Onoo  ,  •  dtUe  Jm 
epcre  • 

(ip)  Si  fedi  PiAeti»  Monf.  ìm  Tomnufon^ 
Jfff  f  '//•  Ltitf*  f^ig,  5?5*  »  bve  parla  di 
mnirne»  e  del  fnine  lieltSy  i^tfìfa^del  quale  o  crede 
nato  Omero  ,  cHe  non  ayc^do  certo  Padre  ,  porcà  il 
nóme  éì  jiglgfyeag.iJiaÀ  vagabonda,  proilicuca ,  Ccacdar 
ta  da  Cuma»  e  chiamata  Critheis  e  priva  di  allog^^io^ 
partorì,  come  C\  crede ,  in  riva  al  fiume  ATeles  unfao^ 
ciuUo  ,  che  poi  divenne  cieco  ,  e  fu  decio  Omen  »  U 
^  cui  Madre  fposò  poi  il  Muiico  Fanio* 

(10)  Si  veda  il  citato  Tournefbrt .  Molti  fcritto- 
ri  (i  fono  con  abu(b  indtiito  de'  loro  talenti  occupaci  in 
^ueftioiii  inorili  ,  e  ridicole  fopra  tali  .circoftanze  cHc 
Gorcernonu  Omero .  Avrebbero  £itto  meglio  di  tàfc  an- 
fMMaiioitt  utili  Ma  bdiaae  ,  e  difetd  della  .open  di 


Amore  quelle  arir  ,  e  fcicnze  ^  cfie  in  eflb 
non  VI  lono  ,  nò  vi  pbnno  effer  mai  (aj)  v 

*  ed  altri  non  vi  vedono  quelle  cofe  ,  dm 
chiaramente  vi  fonone  vi  fi  ravWlàiio  (a 2). 

J.  IO.  Perdono  altieri.  H  Ioft>  tempo  «v 
Joio  ,  che^vamio  mtifieando  periodi  inmili 
m  amiche  bvolore  cronologie  degli  amichi 
Igi2] ,  e  di  periodi  tanto  vaniaii  dalle  aniichità 
Caldaiche,  e  Cinefi,  coloro  che  vanno  retti- 
ficando genealogie  ofcuriffìme  di  Eroi  bvo- 
lofi  ,  o  che  volino  iituHmie  la  Topografia 
antica  di  quaidie  paefe  ,  0  Ifote  >  o  prò- 

.  flBontono j  feoia  la  concrfcenza  dei  quale  niun 
maggior  lume  può  ricevere  IMfloria  antica, 
c  moderna  .  La  cognizione  delle  antichità  , 
dciìToiui ,  de'manm^  delle  liiedagUe  anckhe, 

dee 

■  » 

•  •  • 

•     rtil  "^n'^r^  '  f'i^oftrato ,  Strabene  ,  MafTImo  Ti- 
no ,  Dione  Criioftomo ,  Dionigi  di  Aticarnaflb  lodaro- 
ÈO  nUmtiMBem»  Omero ,  ed  infinitf  altri  il  fknno  fonte 
Offot  WtriM^  e  W  icriyono  idmiti  Commc^pui,  co- 
me  na  fiuto  Eoftub^  i>.  ^ 

I  ZoOo  JiEfcfo,  Ariftarco,  M.Pe. 

?^.^*2!!?r^'5^?'  Scaligero,  Tomafio , Alefiote 
TaftDMj.  MoqC  4Ib  Voltaue,  Mon£  Roufleau,  biafima- 
/opa  «ffcmamcnre  Oam,  eltre  l'Abaie  4t  Longuc- 
OTC.  Aleflandro  Pope  ne  fece  gli  elo»,  tà  altri  fiiaÌ- 
mcmc  han  dubitato  deli'  cfiftenza  di  Omero  .  Coloto, 
die  hanno  fcritti  de'Jibri  prendendo  brighe  in  talipa»- 
titi ,  fa  lono  abufeti  del  tempo,  e  dUl'inieUecio^  oone 
ie  ne  abufano  quei  che  leggono  cm  'grande  applica- 
aone,  e  (crieu  tali  coniroverlle  inutili  ,  e  vanno  inda- 

gn^l  origine  di  taa^  coouacieisi  di  sudi^  (ogn 


dee  avere  i  fuor  giudi  »  e  ragionati  iimttf  ; 
e*  taelo  'dèe  promoveilf  per  quaoto  giova  a4 
illuminarci  fuHe^  aot^  uMi ,  e  neceflarìe  p  dm 
nci^fgtSàwa  ìmpmmi^  dail^  ìflòna^antica. ,  e 
inoacfii»^  degli  awwiìàMod ,  delle:  leomte  » 
dellV  arti  ^  e  commercio  ,  delie  religioni  »  e 
di  tutte  ie  cofe  utili  ,  e  necefllarie  a  (aperfi 
in  ogni  cogoìzione  , .  che  migliora  'Uomo 
r  ifueiietto , .  e  che^  pcocucav  le  necceffità^  «d 
•i  commodi  delIa^vila•G)ly•qoeflr4fioi«^e  eoo 
queflo  TpArito  fi  der  fare*'  lo»  fladb'' delle  an-- 
tichità'^.ed^ogiii  altio^ qualunque*  fiiidio  ,  to* 
gliendo  delie  fcienze  tutto  ciòcche  non  mi- 

Ìjliora  r  Uòmo  Naturale  ,  T  Uomo  fociale  , 
'Uomo  imeiiettuale  ,S  Uomo  i:eliglpran,  i 
Uomo^dvile  «-QiNtfia^  .icgoia  è  U' Canone  il 
più  ceno  «da*  poterli  i^golare.^nelP  arte*  di^  fa- 
pere  Sene-*  (cegliere  ^  ben--  lèggerei  ben  capir- 
le >  e  ben  commentare^ e  bene* fcriveie i  li- 
bri^ e  per  ben  giudicarne  ancora* 

IX.  Chi  legge  ,  o  feri  ve  ,  o  fpiega^ 
l^r  Autori  antkbì  >  e  «loderni  ,  dee  og^ 
giorno'  chieder^  conto  a^  iè?  fleflà  con  una 
MoCboda^Biediiaaióoe  i  deàe  oonrcguen2e.iiii«t 
li,  a  inittfii'>>cKe  da  qo^  iibfr  ha/rìca«Ke» 
del  buono",  o  mal' ufo  fatto ^ del  raziocrnio'^  e 
del  tempo  nelle  fue*  letture  ,  e  meditazioni 
Vguardo  a*  iumi^  ^  che  fìano  ad  elTo  derivati 
•fer  fiio  bene  ^  per  T  altrui  r-  Ma^^  fi  leggf» 
ofi  ferive  bear»  qaando' fi«  kggr  r  fi  feriw 
per  Off  erniilttfnxr  dir  n» 'pino*  orgoglio 'di 
volerfì  £uPafiaau£are  »  c  lodare  ^  ^o^odo  fi 


iÌBuve  per  amor  di  diflriogueru  dagli  altri , 

.die.fi  traua(  o  da  ig^tanii  ,  o  quanio  fi 
legge  per  &rfi  vedere  agii  altri  fepefiQiet.e 

.per  erigerfi  da  jprccttiore  degli  altri  con  m 
faflo  Cinico ,  e  Stoico  ,  che  per  io  più  na» 
fce  da  uiì^aburo,  che  (ì  fa  dtiia  Filofoiìa»  e 
della  Filologia  •  Le  noHre  (Dire  nelle  nollre 
iettive  9  e  nel  cofii^  fcrìvece  noo  devonW- 
fèr  altre  »  fe  non  il  defìderio  di  :iiiìgiiorare 

.  il  qoOtq  Qiiofe>  .éd  il  QoOip  imeUeito  •  Quel- 
le conofcenae  ^  che  lardano  f  Uomp  in  pre** 
da  a'  viz}  >  alle  pafliìonì  ^  che  !o  rendono  va* 
no  j  fuperbo,  diOoluip,  empio  >  fono  vÌ2ro- 
fe  anch'  eflè  •  lì  magiore  bene  di  ;noi  ileiE  p 

.  e  de'oiofiH  fiinili .  » .  fua  dei  vensL»  bene  ^  e 
delia  veni  ftlidt^  ^  che  Iblo  narce  da  « 

.  cuor  puro,  e  da  m^ioidiMo  iàn^,  die  oa-f 
iioCca  i  propr)  doveri  veifo  il  primo  Eflère^ 

.  verfo  i.  noftri  fimi  li  »  verro  noi  Iledì  >  è  il 
vero  fine  d'  ogni  ftudio  >  d'ogni  fcienza  ,  d' 

.  ogni  ricerca  •  Ogni  Leuecato  ,  che  uoa  ba 
quelle  mire,  pup  dire  ditm  ptrdiii.  La  per- 
.fellone  dei  «aaiodoia  è  Inreparabile  daifai 
perfeiione  ddia  vtca  aaofale>o  4€Ua  omjb* 
laaiaoe  delle  pafEoni  • 

12*  Quando  fi  legge  un  cattivo  Ii« 
bro  ,  o  per  l'erronee  cofe  ,  che  contiene  , 
,o  per  il  mal  gpSk>  wk  cui  è  Tcritto  »  fi  de- 
ve il  Lettore  Tare  no  catalqgQ  di  quelli  4ir« 
rori  »  €  del  modo  eoo  cui  fi  dimolbno  tdi, 
€t  dee  fiifi  m  piana  di  oppoGuonl  a.  tali 
errori  »  ed  ua*  altro  piano  delle  cofe  che- 


fi  dovrdiBefO  ròfittaire.  a-  quelli  errori"';^. 
Uo  Savio  ,  che  ieggjB',.aconìmenta  on  li*. 
Into^  deve  prima  cen  e^ni  fottìgliena  ao^ 
«rio  in  rapporto  alle  carene  alter  parole ^  e 
dopo  P  anaiifi  efamiDame  a  parte  a  parte  le 
cx>re  contenute  >  o  con  approvarle  ,  o  con 
difapprovarle  >  come  ckttano  le  leggi  del  ve- 
ro laziocioi»  9  ed  indi  dee  farli  un  Catalogo 
di  utili  €Oitf!guer»e  ricavate  da*^  ancella  letta- 
la in  rappofio  di*  cdtte  k  coiio&enie  naia- 
ae,  ooii  dee  leggerli  ogni -libio  9  .0  Bbòno  , 
o  cattivo  ,  che  fia  ,  badando  bene  ,  che 
i*  oro  9  ed  il  tu^  fi  può  ricavare  da-ogpi 
iibro  • 

§.  13.  Nel  legsarfi'i '  HBrr ,  c  nel  com» 
■wmàrC»  i  dee  bmres  ed* indagare^  fé  la 
km  eio^ieME»  fia  vera ,  'o*ÌUfii  >  fe  parlano 
alP  intelletto >  o  alla  ra^fone  ,  Cé  la^  loro  Fi* 

iofofia ,  fia  j  o  nò  fotillica^  fe  tali  liM  fie- 
no par^ij,  e  fuochi  fatui,  o  lunri  veri,  che 
partano  dalla  ragione  •  Si  det  fpogliare  il  iibifo 
da  pgni  idea  di  *  pievemione  die  nafcà  del 
«radito  deiP  Antorè  ,  o  dalla  pompa  dell' 
doqaemas  a  dalP  apparato  ddP  erudizione^ 
o  dai  pregio  dell'  antichità  ,  o  da  quallHia 
altra  circofbnza  ^  e  fi  dee  giudicare  il  iibco 
dalle  fole  cofc  contenute  nel  libro  ,  e  colla 
ibla  tnaiSma^  che  la  bontà  dei  libro.  dipea«r 
de  (bloc'dalia  oafliiim  'di  '[ 


V 


p 


%  14."  Cfil  fcrive  per  intfcrr  CTccfóne, 
Boccaccio,  Bembo  ,  ie  per  effer  Crofclievo- 
)e,  a  Amicnifcario  »  dir  troppo  trafatra^  e 
iì&  Cioppo  cara,  it  foio  fiile»  e  non  le  cofe^ 
«OD  può  molto  giovare  a  fe  ed  agli  altri  ; 
anzi  per  Io  più  quei  che  ibno  Gramoiatfci  » 
c  Filologi  più  del  dovere  ,  non  ifpingendo 
C  atmosfera  deHe  loro  idee  al  di  là  deHo  fti- 
fef  {^udicano  un  libro  ottimo,  fe  corrHpon- 
de  alto'  ferie  di  quei  loro  riboEoK  ^  che  effi 
oredòno  ii  vero^  Oflè»  o  Pìoientino,  o^Lad* 
iio^j  o-Gfeoo.e'ebe  abio^fioD  è^ipedalneiik 
te  riguardo  alle  lingue  morte  >      non  un 
lavoro  a  Mofaico;  e  lo  giudicano  male  ,  fe 
non  corrifponde  allo  Aiie  che  eflì  defìderano  / 
ibi  iDodelio  del  loro  flìle  »  e  di  quello  di  un 

Salcbe.Aoiore»  di  cai  effi  fpno,afièzÌQiiaii» 
]  Poema  ottimo  ad  éfl?  non  pBvoe',  Ib  non 
à  air  ufo  di  Omero  j  .o  dì  Dante  ,  o  deli* 
Arioflo     I  foneiti  debbon-'  eflcce.  alb  flile' 
del  Caià  ^  e  del  Bembo  •  Le  narrazroni  ali* 
ufo  del  Boccacdo,  la  frafeolo^ia  tutta  Cruf- 
chevole  »  La  prima  bellezza  di  00  libra  dee 
nafoere  d&lk  cofe^  poi  dalle  parole ,  e  dal- 
lo flile  9  il  qude  bafla  cbe  noci  Ca  barbara , 
e  bafla  che  fia  intelligibile,  e  proporzionata 
alla  materia  •  Il  veder  tutto  nello  fUle  è  im 
difetto  de^Fibiogi  »  ebe  noa  vedono  più  ia 
là  dello,  flile  »  e  iempre  giudicano  ibpra  di 
cflo»^arebbe«^una -grande  Aolieiza  il  giudica^ 
ire  delfe:oi^  di  im  Nevtm  ,  di  onf  Wol- 
fio^  d/  t}f>  LeibazKz^  .di  ua  ^iflou  fui  folo'^' 
'   làrnU»  $  fliie 


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flUe  •  Si  devon  pria  bilanciare  le  loca  tidi 
!*€operte»  le.  cofe  ,  che  ^    infegnanq  ,  t 
Io  ftile>  che  in  un'opera  didattica  al  ra- 
ro,  o  ruaì  dee  biaHmarG  ,  quando  è  chiaro, 
ed  Intel tigibile  ,  ancorché  fufle  popolare  , 
perchè  bifogna  abbaflàr  ,  per  quanto  più  (ì 
può ,  le  fcienze  alla  conofcenza  di  tuui  ,  e 
|ion  già  foiievarle  negli  fpaa)  imperoeuibiU 
di  una  fiiblinie  ofcurita  >  o  di  un*  aflàtiata 
elcquen2a  •  Nelle  opere  poi  che  fi  fcrivonp 
per  pompa  d'  ingegno  fì  Tuoi  fare  ancora 
pompa  di  flile  (23)  ,  ma  la  pompa,  dì  flile^ 
,che  non  migliora  chi  legge  y  e  che  folo  Ter-* 
ve  a  Jbiieucac  gli  ocecdii  i  Scgpo  di  uoaeio- 

,  gueiH 


Quando  Orazio  fcrivea  le  Tue  odi ,  quando 
Cicerone  le  lue  Orazioni,  il  Tuo  eran  libro  de  officiis 
ce  ,  certamente  che  non  badavan  elfi  allo  ftUe  come 
quei  Pedanti,  e  Filobei»  che  lian  coomieMati  tali  As- 
tori \  aoii  i  FiloJogiy  jche  gli  lian  conuBenaci  lumfns 
«•ie<b  fiGer  phi  Lacìni  di  elli  ,  perchè  gli  km  cenfiind 
di  archaìfiiiì  »  e  ^  ftafi  non  fìire  >  e  gli  hanno  (peflb 
/  •  torco ,  ed  a  dritto  corretti ,  come  ha  fittto  lo  Scali^ 
gero,  il  Voflìo,  ed  altri.  Prcfumean  dancjùe  queftiul- 
timi  -di  eflèr  pid  Ladni  di  Ciazio»  e  di  Qcerené;  Ma 
l>razio ,  e  Cicerone  badaron  prima  alle  co(è ,  poi  allo 
Aile j  e  la  bellezza  del  loro  ftile  naturalmente  derivi 
in  cffì  dalla  familiarità  di  una  lingua  da  efiì  coltivata  , 
e  dalla  preci/ione,  ed  ordine  dell  idee>  non  gii  dafta— 
dio  affettato»  e  pedanteico  (ìille  parole.  Cosi  dovrebbe 
fare  chi  legge  taU  Autori ,  badar  pria  alle  cofe  ,  loro 
ordine  ,  e  qualiti  de'raziocinj  di  Orazio  per  efempio 
e  di  Cicerone ,  e  poi  allo  ftile  •  Ma  (è  cosi  fi  legeflè, 

e  s'inlègnafle»  pochi  libri»  cosi  letti»  £tfebheio  «n£nm<i* 
Uonie, 


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• 

MDtt  (bSaica,  e  fpeflb  iuotile  (2i),t& 
SiBie-migKora  l'Uomo . 

i.,l«..Noo  fi  dwQOO  leggere  ne'  hbti 
dj  FHoloéa  fa  vanr  «pKe  .  fop»  cofe  . 

che  fapv^  ««  «g"?»*  ^  tiii 
ionorate  non  lo  detenoonp  (a;)-* 
rilofoft  cosi  ancora  G  devono  leggere  ,  cioè 
«hi  1^  |«efcnti  ^ 

(lA   Diciamone  alcm»  *(hiW.'  Mificdwif«ar- 
(Sbarbato,  ed  infoppotpW...,  ^«no  po,  fi». 


fcS-aUe  »i  ««»«>  neir  Accademia  della  Cru- 
Airi«««  il  Tjr«n  «.Ue  biafimare    lo  ft.te 
Anori  ToCani ,  e  fcriffe  contro  1  .fteflo  Vo- 

STTnbfciando  però  le  contrarie  opinion,  de  filo- 
M  Mirai  fatto  Rile  ,  e  fui  vero,  puro  dialetto  ,  che 
iSbk  (éenitfi  in  Italia,  w  fono  ftati  altri  che  haufc^ 
ZTetan  lode  al  Metaftafio  per  av^r  row ,  come-^ 

Sb»  di  uSetaftaCo  )  In  tali  contrarie»  m  »•»•»  «■«-. 
^  cod  :  Paragonerà  le  eonoCienze  «A  cuore 

VUeae  dal«^  cofc  Pdedche  cooiwiii  «el  Me»- 

■  Ihfio,  e  lo  noveri  un'AiWW,ÌMompMA.le,  e  detcr- 
^odi  deeniffin».  Vedd  d»  CM-ta»  i  d.fern  ,  dhe 

io  fono  fc«  ».e  fiana»  fe»P«-^  i'^"»  '"'T'ir* 

■  ^  xam,  t -^dà  à>é  VSkSó  nonpnà  dirfi  di  altn  Poe- 
.  ri  X  tai»  6ri«o  con  iffile  iA.C«»fchevole  .  e  di 

Sw^noti,  e  coDchioderi  <pindi  ti  convenevole. 

^  Un  Filologo  vi  Jiri;  «ie  la  voce  DarfeoM 

■  Jte  Lii  im' Aifenale  di  marina,  o  luogo  ove  f.  fen 


I 


I 


pafTate  eolPidee  deg^  alter  fciiuofi  ^  e  ìOM 

quelle  deirAuiòre  dcllibro ,  che  leg^e,  e  ve- 
dere fe  l'Autore  fiafi ,  o  nò  abufaio  del  fuo  in- 
telletto iiivcniando  ipolefi,  e  fllieini,o  Icrivendo 
libri  ofcuri  «  oomenziofi  «  ed  inutiii ,  che  poi 
danM*  campo  a  più  inutili  concroverde  per 
confÌDtarsii.  La  vera  FAofofia  cotfiBc  ia  dar 
tegole  da  miglbrarf  il  noSro,  e  l^ltnii  iar 
teiletto ,  ed  in  foHcvare ,  e  confolare  l*  Uo- 
mo .  Ma  i  Fiiofofi  per  lo  più  hanno  abufa- 
tp  del  loro  intelletto ,  han  diflrutci  gli  erro* 
li  antichi  per  foflituirvene  altri»  oiid'è,  che 
•in  Letteratura  ogni  fecolo  ha  dovoto  durar 

Spndi  fiitfghe.  per  ifcoprhre  gli  "errori  del 
eeolo  antecedente  »  e  riducendo  quei  le- 
colì  di  fcoverti  errori  Filofofici  ad  un  cal- 
colo totale  ,  fi  vedrà  ,  che  poche  cofe  utili 
r  antica  Filofofia  ci  ha  date  ,  e  che  la  mo- 
derna .  ed  amica  Metafilica  tenebrofii  »  poco 

'  *  ha 

^éi'^z  Tirs  Vafcelff,  tàHana^  luogo  dì  fabriea  • 
fouffitfin  •  Voyage  Tom,  IL  Letif,  XlU  pag»  ^ré» 


Valcem,  e  gif  àt&nali  e  porH  di  marina.  Vi' diri  «i 
lArà*  Riologo  ;'  ae^'^  la  voce  ì^ymphé  deriva'  da  >te 
i^diu?^'y  nipi^ajlpMfinM ,  itta  avrebbe  (onito  dirvi-,  cfce 
ìé%Tì£e  degli  antichi  erano  quelle  primitive  paftorelle 
thè)  òiamÀ^^MS^  ed  abitavano  negli  alberi  intavati  ,  e 
ftfÌi^9ti^t^$Pii)!t  iff^^  grotte  «ariae  ,  ondeifiiASèro, 


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Iia  giotato  air  Uomo  •  .LcLlcienze  delle  arii 
mili  >  quelle  del  Commercio^  e  deib*Mora« 
1^  fono,  quelle  die  wmaùo  allMIomo  ,  cho . 
fi  fono  promoATe  da  veri  FiÌo(b6  «  e  che  de*^ 
vbn  fempre  promoverfi  ma  con  metodi  ,  e 
Cflemi ,  clie  Geno  alla  porcata  diluiti,  quan- 
to più.  fi  può,  '  ^  l 
%  i6.  yì  fon  taluni  »  chc^nel  legjgefe^ 
e  nello  faivère.  I  libri  akrò  nóii  fiumo  9  (e 
i)po  indagare  ^  k  f  idee  di  ci^  kilve  ùeno 
fue  y  o  prefe  da  altri  ,  Te  una  nazione  ,  un* 
Autore,  un  Fiiofofo  abbia  prefo  poco,  e  molto 
da  una  nazione.»  da  un^  Aurore  ,  da  un  Fi« 
lófofo  /  fé  abbia  imitato  ,  traTcritto  »  rubato 
k  fucL  jdeejda.akKÌ»     abbia- conuneflò  pla- 
gi Letteràrf  •  Ottima  <x>ra  è  Vedere  V  origini 
delle  fcoverce  delie  cofe ,  e  findagare  a  chi  ^ 
appartengano  ^  e  da  quali  canali  ci  fi  tra* 
mandano,  perchè  così  fi  vedono  le  mutazi  i* 
dì,  che  quelle  fcoverte,  quei  fiOemi,  queiie 
arti  j  e  fcienzb  ban  foflertp  cambiandoG  ,  ci 
altefandófi  nel .  lungo  camgiiiio  di  var}  inteilet* 
ti  ,  e  de^  varj  libri  di  var]  Autori  ,  chetili  r. 
vatj  tempi  ce  le  hanno  tramandate  >  e  qucftfe 
ricerche  fono  udliffime;  ma  non  dee  farG  di 
tali  rio^rche  uno  fcopo^  e  fine  totale  ,  ne 
fi!  dee  fare,  lin  libro  per  dimoflrate  che  tut* 
ie  le  (coperte  d^i  andchi  fi  «Kiirano  ufur* 
paté  (ia*  modèrni ,  e  che  i  modeini  fola 
hanno  imitati  gii  antichi  .  Un  ùvfo  vedrà  , 
fe  male ,  o  bene  gli  hanno  perfezionati  uóV 
iokimgli  ,  c  |ion  farà  di  laU  licerche  un 

9  i 


2^.6  ' 

campo  aqperio  iì  jnalciicensa  »  e  df  Cn«' 
tica  •   Un.i-fiivia  wìA  ìhc  $iU  ,Jub  Jik' 
nùvum  ,  eiie:le  icMme  Cpoo  ocMue  ii  faocò , 
ehe  6  accende  a  vicenda  da  «n*  faidmdao  ; 
air  altro,  da  una  cafa  ,  air  altra»  da  una  na« 
zìone  ail'aUra^  e  con  quél  fuoco  che  appar^ 
tiene  a  tutti ,  tmtì     iiluoiinano  \^6)  •  Un 
favio  aggiungerà  le  fue  idee,  a  quelle  degli 
altri»  ed  in  'ttoa  ioa  opera  {|onà  tutte  le  cti^' 
tìme  coTe  dagli  altrr'*(boverte'  »  -  e  le  *ifle  s#  . 
molto  più  ,  fe  in  quadrò  compito  unifce 
quelle  cognizioni  ,  che  lì  devono  ..andar  cer* 
cando  difperfe  in  vaij  Autoiu 
•        r?.  Vi  ibno^tehiiu  ,  éi  ancde  tra* 
Filoiofi  s  «che  Ic^oód  ^  <  e.  Ibrivoào  ièm 

{z6)  Un  Sirio  '  non  ^ètxì  èliiedendo  ,  come  r 
Inglcfc  MonC  Dutens  nelle  Ine  Riurcke  fuUe  Jcoveru 
attribuite  jl  moderni  ^  fe  tali  (coverte  erano,  o  nò,  ne- 
gli antichi ,  ma  cercherà  fe  i  moderni  le  hanno  pcifc- 
zicnacc ,  e  fe  hanno  fatto  un*  ufo  utile  di  quelle  in  per- 
fezionarle ,  e  chi  abbia  pii\  giovato  all'Uomo  ,  (è  quel- 
le ofcure  invenzioni  d*  ifolati  principi  attribuiti  agli  aa«* 
tichi  ,  o  pure  la  migh'orazione  di  em  fa;ca  da  modec* 
ot  •  Un  Savio  non  andrà. cercando  ,  (è  Giono  tWe 

•  loiltato  nei  fno  V&ixo  dt  iure  Belli  l  &  FieU  Scipion» 
Gentile,  e  Baléiffiue  Ayala,  ÌA  vtM  1*  ucite  ,  die  il  * 
Grozio,  e  wm  ouelli»  Ia  fiuto,  ridneendo  a  ^Hena  it 

'  dfìccor  naturile  •  Un  Serio  m»  vediè^è  Virgiliq,  Lac- 
cano, Clanahmo,  Miléoa,  Ercìlb,  CaoMeM^,  n  Ttm,  '  . 
i'Ariofto,  M».  dtt'Bome  aBUano  imitato  Omero,  mm 

•ipìedrà  ,  (è  l'Hanno  pci^onato  ,  c  (e  tali  Poemi  ,  có* 

^aali  i'iuui  petfaioBSKo  iiaó  pAmW^diflleiai'OiiKtOb 


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«47 

con*  efaRie  ;  e  mai  riflettboo  còn  critica  a 
dò  che  leggono  ,  e  fcrivono  ,  ond*  è  che  in«* 
clampano  in  gravi  errori,  leguc^ndo  ie  altnif. 
opinioni  .  L*  Inglefe  Stanley  (27)  ,  ed  il 
Tfìomafio  (^8)  riferifcono  coire  vere  le  let- 
tere degli  Abderiti  ad  ippocrate  »  e  ie  ri- 
ipofie  d'Ip^rate  ^gli  Abierui^  e  ad  altri,» 
in  oecafionè  della  pania  Aippofla^  di  ]>cino*ir 
éHto  •  Tali  lettere  6  Ibno  ancora  inferi- 
te nelle  opere  d*  Ippocrate  •  Ma  Io  Scali- 
gero ,  il  Clerico ,  il  Menagio  ,  il  Bayle  ,  G 
tiferò  di  tali  lettere ,  e  di  tali  favole  ,  co- 
me fece  il  Bruckero  (  2p  )  il  quale  a 
É^ndp  efaminò  tali  lettere  »  lo  fpirito  di 
«Se  «  P  infufliflenia  del  fiitto  ,  .  cok  alla, 
mali  pct  non  aver  badato  Io  Stanley  r  ^  il 
Tomafio  ,  ed  i  Collettori  delie  Opere  d' Ip- 
pocrate, promulgarono  quelle  ampollofe  let- 
tere ed  inverifimli  che  non  competeano  » 
oc  agli  Abderitaoi  »  nè  ad  Ippocpie  (30)  > 

6 4  e  che 


(97)  Sunity  Hifior.  Philofoph.  VoL  5.  Pirt. 
X.  in  Democr.  Cap,  Vh  ;  %u  deli'  ediiioae  Ve* 
acca  in  4.  Prelfo  iL  Cole  ti,  ' 

(i8)    Thomas,  Hiflor,  Sapient*  &  fluUie, 
'     (25>)    Bruck,  Hìjior.  Critic.  PJùlvf.  K^H^t^t. 
li;  Lihr.  Ih  Cap.  XI,  pafi*  iiS^.    £  '       »        -  " 

(50)  Gli  Abdericani ,  fecondo  tali  lettere  raandaroBe 
Amelàigora  ad  Ippocrate  con  una  lunga  ed  ampoilo(à4enert 
pieoaiii  confinile  eloquenza  ivi  defuifar,  colla  qual9;ili- 
^MÉtMttMTDefttodritó  òk  pazzo ,  «d^ntiniAh^  lf«Mmt^  m 


I 

e  die  non  fi^ponno  ^  ^  4$  4evooo  creder 
mei  verej  non  ofiamiiio  gli  sTom  di  MonC  . 
Dfdmcourt ,  e  di  molti  altri  dotti  Medici  (3  r  )  • 
18.  Sì  dee  fcegliere  un'  Autore  per 
leggerfi ,  come  fi  fcegiie  un'  amico^  tin  &aii« 
Ilare  ,  -e  con  quelle  ifle%  precauzioni  ,  e 
cbi  io  I^e  dee  analiiar  T  idee  di  qu^lP 
Amelia  e  t$ndaù  xQù  fiSIb  jMX^^ 


portanza  «Iella  guarigione  di  Democrito  ^  e  la  ftiint 
che  iaceano  delia  dottrina  del  medc&xio,  e  promettea« 
do  de*  doni  ad  Jppocrate  ,  il  quale  rifponile  loro  con 
riiìelTa  anipollofìtà ,  editando  al  Cielo  la  (in  proieflìo* 
bc  dedica,  ed  il  Tuo  diHntcreOe  ,  e  nel  tempo  iftefi» 
(crive  -  varie  altre  lettere  a'  Tuoi  amici  «  ù  prevede  di 
«leoni  ^medicamenti  ,  e  la  notte,  pria  skl'TÌag^  ivod^' 
in  Togno  Elcolapio  y  che  ^li  ^twofò  mn'  Umta^  thè 

10  ièguirebbe  netta  cafìr  di,  Democrito  ,  e  «he  1  xhm* 
man  la  Fitfiii  ,  ed  «n^  fllaar'doiBn  ooofimìleifii  fite 
da  Ippecme  gii  :  rartiiii -per  A^era  ,  e  fi  dii»navi  JT 
Cpiaiané  •  lodi  Ippocrate  coovenò  lungo  leo^  Ctm 
CemoGrìto  ,  e  fece  oo' 'altra  leneta  lunghiffima  ad  im 
Ino  amico  Tulle  fcoverte  del  ùao  viaggio  ,  (kUe  confe* 
reme  con  Democrito ,  e  fulla  Ina  dottrina ,  e  (bile  paz* 
zie  degli  Uomini .  Un  (àvio  Legitore  ,  e  prattico  delf 
eloquenza  fofiftica  conoTcerl  in  tali  lettere  lo  ftile  dt 
un  declamatore  Scolaflico  ,  che  ha  finte  tali  lettere,  e 
rifpoAe  con  eloquenza  fofKìica  propria  del  li.  e  III. 
Secolo.  Si  veda  il  Menagio  in  Laén»  Lièr,  lAT,  n.i^ 

11  Bayle  AnicL  Abdcre  Htm,  K  in  fin*  par  che  dia 
per  vere  tali  lecteK,  che  poi  le  contrada  oell' Articolo 
^mo€ntt  Rem*  F.  in  fiié^  cbntradicendofi  CM  -MA 
fo,  e  con  ^nel  die  dice  i&eQ'iReffo  cunicolo  ltoo«r/Mw 


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«•così  un*  jnalifi  dell^ldèe  dì  queHo,  e  del- 
ie  proprie ,  «come  V  Inglefe  Conte  di  Rofco»  - 
-mon  nei  Itio  Poema  didattico  arte  dd 
«Mifairiis  Trercrifle  (3^)*  Par  "ben  capire  uplì» 
hto ,  e  ^er  ben  p«ieMiei  Jo  fpirito  biibgpi 
«fitf  r-iuefie  regote.  •  - 

Molti  de' moderni ,  e  degli  anti* 
chi  libri  fembrano  fcritti  come  tanti  enigmi^ 
ed.  £giziani  Geroglifici  ininteliigibìli  a'  Let-  , 
tori  .  ^5^^  GU  aDtkhi  Fìlofbbs. cbc  fi  fefr 
vwm&  'di  emgini  j  e  Je  «Dtiobe  oasuom  «cha 
Icriflero -«CXI  dcurità  ie  km  foieim*,  (0  mi 
4bppeio  r^r-te  di  (piegai^  con  chfarezia  ,  o 
io  fecero  percTiè  la  ioro  eloquenza  era  ftil 
principio  ^ntulìaftica  »  e  baibara  ,  o  vollero 
^qg^nnare  gii  altri  ,  come  fecero  gQ  antichi 
Saoefdoii  ^  cbe  vollero,  forprendere  t 
Gnd  colte  te>fo  '  otbbvidi  /  còme  accadde 
f  Jatone  «  ed  41  f  iì^gpra^  Ma  no  Fikybfo  (a* 
•    -  vio 

"(31)         dbl^  »t  jÌMft4r  ^  y^M  ihufi 

fritnd 

(33)  Si  jproponeano  come  proUMBÌ  <!agH  antichi 
inolrì  enimmi  u  veda  Ftutarfh,  in  Symp.  Libr.  L  qu^fi* 
J,  Athan,  Lib,  lo.  Macrob*  Satum^  ìibf,  J,  Jofipkt 
in  Antiqu»  Jkdsie,  libr»  8.  Cap»  8»  DouffMMé  ^éil^. 

^éif*  l^éuu  /•  iCmtr.  jp^.  pag,  ijj. 


vio^  e  ragionato  mai  dor'eflere  ofcaro,  per* 
cfìc  sà  mollo  «bene  ,  che  l*  ofcurità  non  Io 
.fi  ammirare  preÌE>  cbr  penza,ma  lo  fà  bla»* 
fimare  (34.) ,  giacché    <b!e  Tcriveie  per  iitr« 
le  ,  e  profitto  commune  ,  non  gii  per  farli 
capire  a  Sento  da  pochi  Letterati  ,  e  dopo 
molte  ricerche  .  Si  dee  fcrivere  ,  e  parlare 
no&ri  contemporanei  colle  parole  ,  e  oùÌR 
Idee  adattabili  «Moro  imieiletti^  purché  Q 
glia  (briverD  per  giovare  a*iiofiri  limili  •  ma 
fé  fi  leggono  diverfe  vite,  e  diverli  libri  di 
varj  Fiiofofi,e  Letterati  ^li  vedrà  facilmente, 
cbe  molti  di  cffi  banco  iccitto  piuttoUo  per 

in-» 

♦     ,  * 

{34)  L'  ofcurici  non  fi  può  mai  attribuire  atta 
fixbHmicì  dello  Me  ,  o  delle  co(è  ,  perché  V  ofcariti  è 
diverfii  dalla  rublimid  .  L*  ofcurìtà  nafcc  nello  ftilc ,  o 
4a  jUno  (pirico  di  pedanteria ,  che  fa  afFecure  archailmi, 
e  fiafi  ancidie  j  e  nafce  V  ofcuiita  bielle  cofe  dal  aoB 
•ferie  beo  ooocepice  ,  ben'  ordinate  »  e  ben  dirotte* 

^gmtnnong  di  imiU  i  V  Aldatidfm.  d^^  LUtfimm 
tot  GM  ,  e  «l'TioU  dedl'  iSefi  6«d  A  «nolie 
dcofo  Endito  »  che.fira6  &  deno  «nmwcV^  P^** 
tapica.  TrtfUM.M^è  da  «u>]ti  .dtfnè  ofi»«o. 
warìA  olTola  nafie  dal  pooo  ordina  di-  làolce  Filo- 
logidie  enidiziom ,  «omé*  fi*  è  ildftcclaK  'rfèr'actadut» 
a  mold  Filolojgì ,  e  come  4  rìoiproveca  ancora  al  SeU 
deno-,  ai  Caairorch  ,  ed  ^a  Leibnitz  nella  Teodicea» 
JHa  ooh  fi  dee  -da  tutti  giudicare  dell' ofcuriti  di  uqH» 
bro,  né  biibgiia  farlaifì  di  ofcariti  di  un  libro»  (è  noa 
4Ìa  coloro  Vcbi  £am  éouMm  aeUa  aMMiia  mali 
aeliibco.  •         *,  • .  ,  


ìoqtHctar  Te  fleffi,  e  gif  akn,  ma  qucflo  di- 
'&tto  C-nato  perchè  jnai  hanno  imparata  la 
•vera  ^ilorofia . ,  che  confiAe  in  moderare  le 

iffàSoaHiSy^^^  9^'^  ^  ^  badato^ 
^dxf'avfìene  fpeflb  »  Àe  gP  xgnoiami  jpitiH 
don  ginfti  iiietm  di  Wtnpenre  i  iav^f  «riflet- 
tendo  alla  condotta  di  operaie  di  molti  ere*' 
•  duri  ÙLV]  ,  ed  agli  errori  de*  loro  libri  (*)  • 
:£''jiB  ^raa^&ale  ^  «he  io  ipicito  4'  icrdigio» 


(35)  .I,pfe«fiGdkìfti  JeIlt«fipp«Ìa.motenn^ 
^Mofi»  fifloQo  «occmcmc  ^iafimad  tra  loro  y  comeVoK 
"laire     .Maupesniis,  Rouflcani  e  Voltaire  »  PkliiTot»  c 
DufetoC)  Bayle,  c  JiineiH  Banrle»  e  le  Clerc,  PalifToc, 
gli  Endciofedifli  cL  ;  ce  eoe  InogBfnnia  farebbe  la 
.loro  Ifloria.  Ecco  che«coftoro  non  vicUeco  il  bei4aiiia 
•  4eU»  Fjkfibfia  ,  che  ìoTegna  ali' Uomo  il  nnocink),  « 
.]a  moderazione  delle  pauìoni  •  Furon  danqie  coftoro 
ìnvaCkci  dallo  fpiiito  ^i  turbolenza  ,  e  d*  invidia  ,  e  di 
Tabbia  nel  tempo  ,  clie  fi  vantavano  i  corifei  della  Fi- 
lofofia  ,  ma  cke  fi  di moftsa vano  dalla  FiloTofia  lonuni, 
^perche  invece  di  (èdaoe  le  loro  pafiìoni  fecero  (èrvir 
le  fcicnze  d'  iftrumento  alle  loro  paifioni  ,  cofa  che  è 
incompatibile  colla  vera  (kpienza  .  Coloro  fi  crederoia 
Tilofofi  col  folo  citare  il  nome  di  Filoiòfia  ad  ogni  jpa* 

g'na  iielle  loro  opere  •  Ma  qoal'tera  la  loro  *FilaMa-t 
B  lo  diaioAxano  gli  ercoli  joonttimi  ae*Xoro  libri»  e 
.ii  iciie  detta  im  vita»  ^ 

.(*)  La-ftra  FiMb&i  iiflègna  l'arte  di  efler  and» 
•co.  del  fCA  ,.iubMio  ^  amioo  dfeTool  fimili  .  Coloro» 
cBe  fini  r  oppo(h>  ^ti  credono  (cienziati  fono  lungi 
dunque  dal  menane  li  titolo  di  Letterati.  Dovrebboa* 
^  leggere  un*  operetta  dell*  Inglcic  MonC  Forrefler^ 
«dti  «Oliale  fi  dimoftra  ,  che  la  FUofofia  è  T  amor  del 
wai  e  daU^tttoaa  »  «  die  db  fii  cflcr  l'Uomo  ia 


9f%' 

ne  ^  H  tnil  coAiitM  Pairogsuiia  f  b  Tafictà  ^ 

rentufiafino  ,  il  fanatifmo  abbian*  oggi  cor* 
rotta  buona  |)arte  della  letteratura  •  Vi  è  cht 
tratta  le  fcienze  per  maledire  i  iuoi  ecnoli  , 
vi  è  chi  le  tratta  oqì  u»  o  rpirrto  di  entu<r 
fiafflio  ^  e  di  fiuiaiiimo  «  vi'  è  chi.  vuole  .eri« 
gerfi  in  oeiilbie  tmiverfkle     ogni  facoltà  « 
come  ha  fatto  P  Inglefe  Boiifigbroke^  ed 
akri  Tuoi  imitatori  in  Francia.  Quindi  è  a-- 
venuto che  Bolingbroke  ,  e  con  edb  molti 
IngleG  han  detto ,  che  i  Francefi  noo  hanno^ 
uè  ponno  avere  vera  PoeGa  •  I  Fraocefi  £inno 
infiniti  rimproveri  a' Poeti  logleitt  come  A  il 
Voltaire  a  Milton,  e  a  ShakéTpeare  *  e  gl*1t^»' 
glefi  >  ed  i  Francefi  rimproverano  di  unita  gi* 
italiani ,  i  quali  rendon  (a  pariglia  ad  ambe 
le  nazioni  •  li  Sign«  Sherlock  conGgiia  ua 
giorwM  Potu  ad  imparar  da*  Francefi  la  ve* 
tk  arte  delia  foefia     ed  in  ciò  oontradiotf 
•iMu  fiioi  cbmpatnod  fi^IeC  • 

20«  Le  gare  letterarie  dej^Ii  Autori» 
farebbero  utili  fé  non  ufciflero  da^  iimiti  del- 
la ragione  »  e  delia  ricerca  dei  vero  •  Ma 
quando  G  vedono  i  Commentatori  di  Ome* 
«  di  Virgilio  j  di  Ocaiip  'arcoiiiB  4|d  auoci 

hi* 


pace  con  (è  flcITo ,  e  con  gli  altri  ;  ed  il  fa  tranqoìifoy 
c  nelle  parole,  e  nelle  azioni.  L'opera  s'intitola  The 
polite  thilofopher .  An  Effay  -^'^  »  H'A«>4  mé^ 

1^     Mm  happy  in  kimjelf^  and  agreaèU  ÌQ  ^àifét» 


ibgiurie  per  varie  ìorò  optoioni  ^  allora  bir 
ibgoa  dichiarar  tali  Autpri  per  irragionevolu 
Le  guerre  di  mohi  Italiani  in  biafìmo  «  o 
in  lode  del  Dame,  dell' ArioQo,  del  Peirar- 
xa  ,  e  de'  loro  Commeniaiori ,  e  quelle  del- 
le altre  nazioni  per  i  loro  Autori  ,  fono  »  fi 
debbon'  ellere  lo  fcandalo  della  .iettCKatuca  , 
come  fon  tali  altreiì  i  coittr^r)  »  ed  oppoSi 
giudizj ,  che  fecondo  levarle  opiniooi ,  e  le 
Tane  tauGiH  di'  tali  opinioni  ,  inducono  infi* 
niti  giornali  letterarj  a  portar  <U  ua  libro 
verfi  ,  ed  oppofli  giudizj  * 

21.  Vi.ioQ  taluni^  che  volendo  ,  e 
credendo  di  mtglioieie  le  fcjen^  >  e  T  el<> 
i^ueisra  ,  le  icorrpoipaao  >  o  per  difetto  df* 
tempi  »  in  cni'lcrivono  «  o  per  diretto,  del 
loro  intelletto  •  Ogni  fecolo  ha  il  fuo  fpiri- 
to  di  penzare  diverfo  da  queilo  di  ogn'  altro 
fecolo  j  e  tale  fpirito  è  diflScile  j  che  non 
'  trarportaflè  un'Autore  •  Il  Cavadier  Tefauro 
nel  Tuo  CanMuhUh  Jhiftaidko  volle  dar  gli 
eiemp]  di  un'  arguta  ,  e  loda  eloquem  ,  e 
éttde  elémpj  da  corrompere  1'  eloqueiiia  , 
ed  il  buon  guflo  .  Il  Marini  tentò  di  perfe* 
2Ìonare  la  Poefia  Italiana  ,  nna  il  guAo  de* 
fuoi  tempi,  ed  il  fuo  mal  coflume,  e  liber* 
tinaggio  fecero  paflare  nelle  fine  Poefie  tum 
catdva  eloquenza  ,  e  peffimo  flile  »  ed  tm* 
orrendo  liBertmaj^gio .  U  ifleflb  può  dirli  di 
molti  confimiii  fcrittori  d*  ogni  nazione  •  I 
libri  d*  irreligione ,  e  di  libertinaggio  dimo* 
Arano  la  contnione  del  cuore  &  chi  gli 


fcrìve  »  ed  i  liBn  di  maldicenza  fono  %Ii 
della  feoflumatezza ,  e  deiramor  proprio»  e 
delPcnìo  La  roaMicenza  è  (empre  abotri- 
la  da' veri  fav]* ,  è  amata  da*  femidotu  ,  e 
dagr  ignoranti  ^  La  maidice ina  è  per  lo  più 
no  vizio  di  coloro  che  meritano  biafimo  • 

$.20^  Molti  Iran  creduto  paflàr  per  ta 
V)  %  dlmodrandò  ne'  loro  libri  ^  che  la  gio- 
venti  per  l' intdiigeiiza  de^  libri^Latioi  dee 
fhidiare  k  Ihigoe  Orientali  ,  non  ftio  J» 
Greca    ma  l'Araba,  la»CIiinefe,  i'  Etiopi- 
ca ,  la  Perfiana  ,  adducendo  efempj  di  paro- 
le ufate  da' Latini»  che  da  quelle  lingue  de- 
.rivano  j  deducendo  da  dò ,  che  io  fiudio  di^ 
«di  lingue  fia  lodirpemaUle        ma  avrab-* 
Ber  dovut»  difiinguem  i  crfi^  ne^igodi  è  in* 
difpenzabile  la  Gonofeema'  deU»*  Letteratura- 
Orientale  che  è  neceflariffima  alle  fcienze 
Teologiche  5  ed  i  cafl  ,  ne' quali  poco  è  ne- 
ceilàrìa  ,  come  nelle  fcienze  Fifìche  «  e  di 
raziocinbyéd  avrebber  dovuto  riflettere,  die 
le  ihffiie  QiientaU  mai  detteoo  flmliarG  da'* 
lagazzf  ^  nv^da'iprovetd  io  Icctoauira  (37)  , 

e  d»- 


(j^   Qucfte  idee  eW)e  ringlclc  Astore  «fétròpe» 
'  tm  intitolata  9a  the-  Ufijfulniff  of  Oriai^  ' 

JLaétrning  • 

'       (57)    Lo  (ludio  il  più  proprio  per  i  raganf  no» 
fono  Tulle  prime  le  lingue  Oittnialiv  né  le  lingae  dee- 
*  te  ,  ma  la  propria  lingua  ,  ctrce'  generiche  conolcenze  * 
dì  Geografia,  di  Cronologia,  d'Iftorìa ,  Geometrìa» 
M  cettt  oflcrvazioai  laik  iaenie  Fi&lie  r  * 

le 


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da  coloro  j  a*  guali  i.  joicqttrmo,  .m  tale 
Audio.         •  * 

$.  aj*  Ndia  Letteratga  li  i  JOUp4ptto 
un  &flo  ,  ed  un  luffo  letterario  »  che  ci  £1 
credere  efler  le  migliori  leflelaeniificlie 
lóro ,  che  Àbian  di  iin*'Antoie  P  edilizi  {e 

più  rp!endide>  e  le  più  magnifiche,  che  di- 
notano si  un  buon  gufto  ,  ed  un  beli'  inge- 
gno in  chi  ha  procurate  quelle  edizioni  >  che 
adornano  in  yero  l^.gnuxii  Librerie  ,  e  d£- 

DIO" 

# 

le  pid  utili,  e  necelTarie  all' Uomo,  sn'proprj  doveri, 
filila  religione  ,  e  M  aMd  4a  oolchnc  r  ntellecto , 
«tìM  mdfiouido  f  ì4ft,  iaSoiaiido  loto  l'anKMc 
Ji  fctft  ictcfl»  ,  Mb  SocM  »  della  pioViàI  »  e  Mr 
umaii  fpan^  9  e  ]»&  dar  lo^  i  gmM  mani  da  fOtei^ 

.  d^nnere  oueUe  htiò  ragionata  i£e ,  e  piegarle  ad4> 
trif  fenderle  piacevoli ,  evidenti,  amabiMi  eqnefto  dee 
cffer  poi  il  vero  (èopo  degli  fhidj  (delle,  lingue  ,  cioè 
dell'eloquenza  didattica,  della  Rcttorica  ,  e  della  Poe- 

'da,  alle  oaali  devono  unirfi  le  arti  del  dilegno,  laco- 
nofcenza  della  Pittura  ,  e  della  (coltura  ,  colè  cane, 
che  in  buon  lènfo  vengono  lòtto  il  nome  di  lingue. 
La  Filofofia ,  l' eloquenza ,  la  Poesia ,  e  le  arti  corre- 
lative ,  cke  adornano  le  verici  Filofofiche ,  non  poflbno 
(compagnarfi  ,  dice  molto  làviamente  Tlngleie  /Giorgio 
TurnbuLl  nel  fuo  Trétuto  full*  antica  Pitturi  ^  e  Jua 
ÉOan^ont  calla  toesia^  #  Filofifia^  t  l*  uio  da  faffi 
di  é£a  ntW  Éiucaùoitt  •  In  tal  libfo  li  daiilio  octiim 
pceoecti  fiilTediicmone  della  giovmà,  per' la  quale  le- 
ne imitili  ;le  lìiìgiie  oeìentali,  die  molti  ntfioBiindetto, 
e  che  ,1*  ifleflp  Glovaani  IftliDo  Mini&  Id  cene  dl^ 

I Milton  Tratiéto  fiiiP  ÉdÈÈUWiém^  cAe  fià  tudU  CéU 
Itone  tngUft  itlU  Optfg  \fit0fdà^  éj» 

niittm  di  Mim  )•  ' 


9fS 

iMfljEaDO  h  puCtSRa^ ,  ed  eleganza  dèllè 
ani^.che  danno  c^id  cpRttdffinù  ,  ed  ot^ 
mA'  àt?  %à(xà  'Autorr  »,  ma  per  magnifiche , 
che  fìeno  V  edizioni  degli  Autori  ,  quando 
effe  non  migliorano  il  teRò  »  o  non  dinfìoftra- 
no  cogli  oroaoienu  cofe  relative  al  teflo  o 
a'  commeotaq  ^  che  poQano  bamG  ,  fono  ta- 
Il  edizlom^  poco  utHrad'  un  vero  Fibfofo  ^ 
feEAeoe  oomparifcaoo^l|>I^         ,  enitidit 
fime  agli  occhi  di       è  forprefo  dàlP  eie- 

Sanza  ,  e  fplendidezza  y^che  non  rende  ||ià 
imabiii  quelli  Autori  ,  cBe  fi  producono 
alla  luce  eoo  edizioni  magpitìche  e  adornate 
del  ludo  Tipografico»  La  prima  nitidezza  di 
*un*edsaioae  è  queUe«dteflfci'uciie-j^ed  iflrai* 
tiira  •  Se  CIÒ  manca- ^  è  vano  ogni  hiflb  tf« 
fPffz&GO  Ol^X»  Si  goò  defìderace  .  una  mag- 


.fianai-  me  in  Amflerdàm  con  noit  %  ^  fcnza  -  noce» 

Snelle  hrxt  in  Parigi  dal  Bai'hou  ,  e  quelle  f^cre  in 
ighilcerra  dal  BétSierviLU  »  fono  belle ,  ed  urrlr  per- 
che correctiinme  ;  Tale  è  sincera  T  Orazio  rndfo  in  ra- 
mi dall"lng)e(è         „  ove  vi  è  un  gran  numero  di 
'meda^ie,  che- illuftrano  remore  .  Tali  ^òno  ancora  T 
edizioni  dell^  opcce  Filolofiche'  di  Cicerone*  F<tcte  dai  /Xt* 
.  pìes .  Tale  è- ancora  il  Lucrezio  del  Crcech  ,  ed  altri 
iimili  libri,  che  lungo  Circbbe  il  numerare  .  Ucrliilìma 
,€tobL  è  la  magnifica»  edizione  del  Buffon  colle  figure  co« 
licaie  de^li  animaK  ,  perché*  la  magnificenza  'or  ooldri 
fi  h  meglio  diftiaguere  gli  oggetti ,  de'  qualr  fi  parlb 


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gioc  pompi  tipografica  di^'  quelfà  cfee  fi  ve- 
de'nel  magnifico  Erodoto  cJel  WéfTelrng  > 
(jp),  deir  Omero  di  Ciarke  (4.0)  ?  DelPOno- 
ju^ftico  di  Polluce  fatto  da  Kemtteruis  imprr- 
me^e  (4.1)  ?  del  Livia  dei  Drackènborch  (42)? 
Ma  pure  cofa  slimpaia  da  tali,  edikioai  >  Va'- 
iezioni  ,  liifignifacanti  ,  ed  uri*  eloquenza 
fpeflo  fófifttca  ^  che  iì  òccupà  in  coiè  inuti- 

^".-^  .  '     /      ■  aiii. 

1    '  • 

•  i 

Ica  (feHe  Favole  di  Mnnfìeur  deh  Fontìine  hxXt'  m 
Parigi  in  4.  FoL  in  fiL  »  i  xami  .della  Quale  niente 
giovano,  come  coufimìlmente  per  paro  luflo  cipograii* 
co  £  è  £icca  aache  in  Franciii  la  magnifica  edizione  in 
^»  >  ed  in  4.  delle  opere  di  D.  Chifciotee  .  L**  ilteflò 
dee  dirfì  delia  laflurcggiamc  edizione  della  Secchia  Ra» 
fila  del  Tajfoni ,  e  della  verftonc  dell*  Eneide  di  Vir-, 
gilio  di  Annibal  Caro  ,  e  di  quella  del  Lucrezio  del  * 
Marcheccì  pieno  di  rami  piuttouo  (caiìdaloft,  che  utili  ' 
fttnc  •  ancor  ù  e  fatto  col  Decameroac  del  Boccaccio 
in  f*  VoL  in  8.,  in  cui  i  rami  (èrvono  per  coadjuvare 
col  tetto  alla  oornàione  del  buon  collafn^  èogi'  ificauti 

Sovanf.  6ìi  ItaliSÌn!  l&ano  imc^'^ffi^  edismm  on^nifl- 
e  ed  imitili  del  TaCo,  ddl' Ariodo  ec. ,  giaccS  ìA 
yòxoti  niente  fi  ved^or  iÀr-tali  edizioni  mrglrorativ  Ca« 
a  importa  ad  un  Savio  il" vedére  inciù  ia'  ramr  k  òi* 
a,  la  fèdia,  il  calamajo  dell*  Ariofto  ?  Un  chdragiooa  , 
'uoi  piuttofto  un*  anali/ì  critica  di  tal  libro  .  Vai  pirf 
I  difcorfò  ài  Addifon  fuU'  antUd  ,  »  madéràa  lettera^ 
uro.  ,  di  tutti  i  Commentatori  compilati  Cotto  il  tiroidi 
'^ariorum  ,  pochi  de*  quali  £>aò  uiim  /ttUe  leggi  df 
in  ragionato  buon  guftò,  '   ,  '  " 

{39)    AmJìeL  17S3.    •  '  *  "'' 

(40)    Londàniij^^,  in  ^,  4.  f^ol.  " 
"  (4O  '  AmfteL  apud  ìTetften»  170$^  '  '  <•  f 


tJir.;Per  darne  un'  cfcmpto  fi  veda  ncU' Ono 
jtiaflko  di  PoUuce  la  Fiefazione ,  dello  Hem- 
A^btts  >  n^Ha  quale  a  lungo  fi  dirputa  , 
iuciaoo  lìd  fuo  Dialogo  intitolato  Lexipkar 
nts  deride,  o  nò  il  Polluce (43).  Iniifiiii  al- 
tri efempj  fe  ne  potrebbero  addurre  per  df- 
moftrare,  che  l'arte  di  ben'  imparare  ,  $*di 
ben'  infegnare  ,  della  quale  il  Giovenzio  ha 
fcrìttó  un  libro  (44)  abbiano  iàtti  quei  pco- 
freffi  che  far  dòvea#cotiie  ognuno  $  cfie  vo- 
glia nediiaie  con  lazbcinio  su  quella  toMr 
um  fouà  dì  leggieri  conofccrc  ca  . 


•  < 


(43)    Pollue.  Onom-  pag.  ap.  ad  ^-^^  eiit.  i> 
jkLÌÌÉm/ier.    AmfieUd.   1706,    apud  XT^iften.  Dm, 
quanto  dice  r  Hemftcrbuis  in  difcfa  del  Polluce  ,  fi  ri- 
cava, che  oltre  T  eflerfi  elfo  Commcmatore  invano  co- 
tanto diffufo  fopra  una  queftionc  inutile  ,  cioè  fe  Li^ 
ciauo  avea  criticato  j  o  nò  Polluce,  fi  ftuogr^  cffo  H,ci^ 
flerhuis  un  di  quei  Commpuafcori,  che  fopno  ^  lor^c^ 
4  a  dritto  difendere  il  loro  Antote  ,  fhm 
«ppaijiale  c&me  ,  %  toktìA>lp.  ad  ogpi  rfon^o  4ii»ar 
Urare^&me'ii  errori.  Cki  co«t  commeiiia,»  ^4  b^t^ 
3e  ^10  ik  pimniioae  vcrfo  \v(  hmm  ,  9^  cooir 
,  è  (bmprt  Wntvio.cljll  . 

^4)  a- 


^--lyi.i^ud  by 


as9 


^1 


Dello -Stile  ,  e  del  buoa  gtUb 
nell'elo^iKiugt... 


C;  A.  H  a  I 

•  m 

pdio  Stile  in  gencr^fi.  . 


fifòxiomia.  di  una  perfcna 
difTerirce  d$  queiia,  di  ut^^^ 

^'Ceiie  cararterw 
ludte ,  Ole  dijltngKtao  W.  i>»diwlMa  «di  Hin*^ 


i 


^60 


altro  j  una  nazioiie  da  W altra  (i)  CcA 
accade  nélP  Ifiòrh  dèlP  umano  intellètto  •  a>*. 

gnr  individuo  penza  ,  e    fi  efprime  in  ma-, 
nìere  divcjfe  di  ogni  altro  individuo,  e  co- 
si la  ogni  nazione  ancora  .  Quella  maniera 

i  'periona,' 

„       ..«..w..-  ,       -  -  "  dice  flilc 

eoo  parola  metafonca'^C^  )  ^  ond'è  che*  oggi 


fi]  II  volto  di  im'/fricano  ^  <li  ^n' Aftatico,  di 
un' Europeo,  di  m  j^cifbwricsr  ,  41  ud' Ingltefe  ,  di  un' 
Ftanoelè,  di  ntt'lcaluno  xi  danno  léguidiverfi  delle  ca- 
xieie  riftiche  di  tàli  ifiuBion?  j  'eA  ì  particolari  todividiii 
Banno  delle  diflèreori  fifonomie  »  e  camhiaipenti  ^Gonr 
d9  t*ec3y  pa.4[M»BÌ»^jWco.  della  mtatt  ec  ^è'ped^^-jiitfr 

fon  nel!*  Ijion'j  Naturale   Tom»  III,   pag,  ,  fiaO 

all'  ultimo  del  Tonio  ,  ed  altresì  Vi^  Tomo  \^  nzlU 
AdUiiof^  pag*  85*^00  ailkulcimo*'  ikl  2Wa 
édi^ione  in  8.  1773^. 

(2)  La  parola  ^//^  ha  infiniti  fignificati  proprj  ^ 
e  metaforici .  Pria  dinotò  un  pe^o  dì  ferro  ,  o  di  le^ 
gno  acuminato  .i  e  pontuto  ,  e  (juiiidi  \x.u2i  colonna  »  Di- 
notò ancora  un*ifirume:'to  di  guerra  (  Fid.Sil.  Italie, 
libr,  X,  verf.  41$.  )  ,  e  dino'CÒ  fpcci.\I menici,  un' itlro— 
nento  da  incidere  ,  da  fcrivere  ,  e  da  dipingere  detto 
Ja'^Qfeci  y^ot<piDV  •  (  ^'d'  f^ojf,  Etymol,  ;  ^^Scapm 
Lex.  Crac.  voc.  y^et^ìov  .)  *  L'  u^o  di  fcrivere  collo 
ftilo ,  cioè  con  un';ltiunienco  pontuto  da  una  parte  per 
far*  i  caratteri  fuilc  tavole  di  legno  ir.cruftate  di  cera'^ 
t  piano  dair  altra  per  cancellare  la  fcrittura  latta  (  on- 
de On\2Ìo  in  tal'occahone  àii^cSape  Jìilum  vertas^  Liè* 
J.  y^0t.X.P'72,)yé  ben' accennato  nella  Saòr a  Scrittura  al 
li^ro  J^i  4e'  ÌHè^  top: .a6.  f€ff.  .13.  ,  ^l  cafOiXVIIL 


,^L.d  by  Google 


26t 

la  parola  ftiU  dinota  la  fèrie  dell'  idee  -,  e 
delie  parotè  ,  la  manierk  dei  peozare*,  e 
delio  fcrìvere  ,  e  fm^  anche  una  confuetudi- 
ne  ,  un  coflame  (5). 

2.  Ci  fi  permetta  il  dire  ,  che  Io 
fWe  di  Ofjjniino  riguardo  al  concepir  le  idee, 
ed  ali'  efprimerle  è  una  fpecie  dr  tempora^ 
mento  dell'  intellerio  ,  per  così  ^Cprimertr^ 
Lo  fliie  è  «un'  icnmagme'  delle  operazioni  > 
che  G  fanno  niell'  inteilectò  è  cfatt  ci  ù^dth 
pingono  colle  parole  . 

§.  3,  OiTerva  il  Srgn.  dr  Condillac 
che  lo  iliie  fi  forma  dalla  qualità  del  fogget« 
to,  di  cu»  fi  tratta  /  e  daMèndmenù  »  che 
il  foggetrò  produce  nella  niente  di  eh!  ptf« 
]a  ,  o  fcrìv«  V  Ber -iifvellfgare  le  origini  ,  e 
•le  qualità  deQo  fliie  ;/  bifogna  conQéetm  H 
penziero  in  rapporto  alle  fue  parti  ,  e  ve- 
derne tutte  le  circoftanze ,  le  origini ,  ì  fini, 
e  la  concatenazione  dei?  idee,  nate  da  tali 
drooflanzé,  e  da^  lappoitr^-cfae  fe  ne  forma- 
no •  Quella  concaieiMiioiid  jàf  idee  dalia 
«quale  fiaino*  indetti  a  giacKtam  -,  rifleneres 
•e  penzare^  efpreflà  co^  colori  deiPeloquema 
di  qualunque  genere ,  fi  chiama  ilile  di  pen- 

R  5  'za<i5 

<ii  Geremia  tv/^  t.,  U  4  XTapo  Vfìl.  d'Hàb  -nrf. 
e  /è  ne  parla  ancora  nel  libro  di  Giobbe  al  capo  xl^ 
^wf»9^  &i  vedano  i  Critici  facri  fopra  tali  luoghi.  . 

il  Metifiaiìo  »  '  •  *    1   •  ' 


4 


2aie  4  e  ri(le(rà  éloqvlk'ma,  che  rpiega  t  ài* 

4>ioge  qtiei^>6iitieri.«  (ì  chiama  Ili  le. 

4»  bc«>-^iiqtiR^  che  ilcpariar  fuUo 

flile  ,  «  r  indagarne  ie  quuKcà^  e  i«iiifieiti  ^ 
db*ftie  partii  ^''fiie  "divifioiu,  àppanfene«a* 

T'ilofofi  »  che  folì'  ponno  analizare  ed  eTaan-» 

nere  le  proprietà  delP  fnteileuo  umano  ,  e 
.de'  giudiz]  ».  perchè  a! trhnend^noa  lj\poni)o 

copolcere  le  ^^Ifì^  deilo  fiile  ,  ^(Terrdo  io 
4|(le  'Ufi'  iimgin^  ÌA  nuiodnb  »    ^  fmA 

progredi  ,  ^ed  »  operazioni  falla  coTa  ^  -delUr  > 
.quale  11  ^arliu  Intanto  i  Retorici  fiatino  ^iiiol* 

ttpifcaii  infiniti  volami  iullo  ftUe,  e  [uWEltt^ 
',Piliime  Omoria  ,  -fema  eflèrfi  tla  rncHtiOTimi 
•tra  teo^^capiia  la  Ycra  natura  dello  Itile,  'le 
•Aie  wigioi  »'in  xbe  eoAfifia  ,  tflèrtdoaófi  (oU 
ilaato-conmitau  »^  ^tt^fm'Io'^Sk^rftkari» 
>traBe 'paróìe  ^  frali  ^  >e  vperiddi.;p  e  non  .^gii 
,tie*  penzieri ,  riòn  avendo  riflettuto  »  che  le 

parole  fono  relative  àlle  cofe,  ed  alle  idee, 
■ed  ogni  qualità  ^tleUc  ^parole  fi  dee  ghidica* 
o  Buona  ,  o  mah    o ^ffopiia ra  o Jm- 
.propria  ,  feconda  le  'qoalità  ,  «lappord  ^  -eà 
lanalpgie»  che  1ia  xeDe ^col^ NtoD'n  «pnb  tal 
giodrcQre  di  una  copia  di  una  -«piccora  ,  -ftn^ 
-fa  faperfi  ben'  ollervare  f  originale  .  Ma  m- 
fìniti  Rettorici  hanno  fcritro  fallo  flile  in 
rapporto  alle  parole  per  me^^io  cooTondec 
y  idee  dtUk  gtótemti.  y  f)m  fiir*  jgDorare  la 
*vera  natura  cUb  HHe^  t  permuxapirfi  eC* 
^6  fléffi  f  e  per  non  FariS  taphre  • 

*  $•  JT*       voleflè  dunq[uc  concepir 

lo 


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'ò  ftile  idee  più  chiare ,  più  cene ,  più  utU 
,  più  ragionévoli ,  dovrà  rivolgerfi  a*  Filo- 
foiì  »  molti  de'qaali  hanno  KÌlcbiaratà.  quelU  ' 
pane  deli'  Eloquenza,  che  coofidera  lo  diie» 
c  dalla  qual^  tutta  f  eloquenza  dfapénde  »  ef* 
lèndoÌ*arte  delb  flile  Tarte  del  nen  pensa- 
le^  e  quella  dei  ben' erprimerfi  (4).  Ma  in 
tali  afpeiii  non  fi  è  voluta  confiderar  la  co- 
fa  da  molti  Retrorici ,  i  quali  han  foio  pen- 
làtó  à  confinar  Io  flile  alle  fole  frafi,  e  pa- 
role j  ed  a  confiderare  r^eitffiutjoiie.ne)  foio 
vto  éonienlfofo  M  fòirò  ,  é  dèlie  deciaoia* 
ZTonl  ,  on^*è,  che  coftofo,  che  in  tal  mo- 
do per  io  più  hanrìo  fcritte  tali  Rettoriche» 
avendo  perduià  di  vifta  la  vera  eloquenza, 
non  poieano  dàré  adtiquaie  idee  fililo  itile  e 
fulie  quaUià  del  mede&iaio  ^  ina  fotameote 
iiaa  cirodoio  idoréir'fnfegoace  pcoli^mente 
a  lédtofe  di  tropi ,  di  figure  ,  di  periodi  , 
di  membri,  d' incili  ec.  ,  quandoché  avreS-» 
béro  dovuto  fpiegarcr  la  concatenazione  d^W^ 

le  farti  del  nziociuio  »  ib  Tua  |^ogreffion«  r 

R  .A  ■  bifw'- 

*  •    i  # 

ié^   Vaq?iIo(bÌ,Ìianao  fedU9  foTla.AIe^  e  bada 
gufto      cab    e  (cagli  altri  dò  ba  fiitta  coi^ÌUkoitiq 
jazioeiiuo'il  Signor.^  Condiilac  nell' «ccelieace  tnióftt 
fo'  intitolato  Ih  C  Àn  ^Mriré  ,  ove  in(ègtia  CQO 
loTofìa  r  àree     (àper  ben  jCpiuporBffy.e  di  Tcrivere .  M 
V  cda  il  citato  opolcob  nel  Ca^  degli  fluii  del  Sign,, 
di  Coxxfiliac  Tom*Jii  €dà^  in  8.   II  Cardinale  ffor^ 
PalUvicifU  ba  mdto  ^coia  jCnritip  jiìÙ^  .ftiln^  ma  i|iM 


e.circoC^nzev'iema  V  anarifl  delle  quali  noo 
.  fi  ponnò  capire  i  difcorfi  fuiio  fliie^  Bgfxtt  i 
tropi ,  periodi^  tjnembd  ce.  (s) 

I 


ff)    l^onf.  Rovjftju  fa  ridere  ogni  Uomo  (cn- 
fato  ,  quando  nel  Tuo  Effaiy  fur  C  orìgin  des  Langues 
Chafitr.  F.y  dice  che  lo  fcrivere,  ed  i  libri ,  e  la  let* 
terarara  hao  corrono  io  ftile ,  «  crede  poi  di  JimUi» 
re  tal'  erroneo  .pandofib  con  kifiiiid  IoIuidì  »  com  (èn- 
pire  fiiol'fitfe  nelle  ine  colè  •  Ecco  i  delirj  de' mtefi 
moderni  Fiblòfi  !  Beco  il  miodnio  di  coloro  éat 
*   meno  accorti  (ì  prendono  per  guide  nelle  laenael  Bi* 
r^gna  conftfikrey  che  MonC  RoufTeao  ila  un  gnunao- 
delio  di  una  ^rmla»*e  Ibfiftica  Filoiòlia,  che  conon* 
ft  r  intelietro  ,  ed  il  cuore  ,  come  accade  (èmpre  n 
quella  Filofofìa,  che  non  é  guidata  dalla  retta  ragione» 
e  della  religione  ,  fuor  della  quale  non  vi  può  eflcr 
Tera  Filofo&,  come  ci  dimoftra  l'iftoria;  e  Telpericn- 
ta.  I  prctcfi  Fiiofoiì  antichi ,  e  moderni,  che  con  tan- 
to ^Ao  han  prete fo  di  aver  cercata  ,  e  ritrovata  ,  ed 
infegnata  a  tutti  la  vera  Capienza ,  non  V  hanno  nè  tro- 
vata, né  dimoOrata,  come  non  poteano  trovarla ,  o  di* 
moftrarla,  perchè  Than  ccrcata9  ove  non  cr^*  Oovea* 
no  domandarli  il  Sommo  Nome  ,  ed  implorarb  colle 
peghieie  da  oolni  »  che  iiùimùiét  omnem  À^^inem . 
wpieiefi  FiloM  moderni  /e  contro  di  eflt  »  e  deUa 
loro  erronea  Fitolaia  fi  fono  (ctivd  molti  &9j  libri  y  c  ' 
nioltifllffli  Ce  ne  potrebbero  (crivere  •  Contro  g|i  anti.  ' 
chi  Filo(bfi  vi  è  la  dotta  opera  di  PUtn  di  f^éUnfm 
ioutolata  Acadimi€m  9^fim  4à  jméi^  0g$  wnùt  t» 


■ 

DigiiizccJ  by 


C  A  P  O  li. 


Delle  varie  qualità  ^  e  JUvifionl  dello  JlBe 


TAIuni  oonfidetaoo  Io  Olle  in  rappòrto 
alle  parole  »  ed  alia,  dicitura  v  Taluni 
in  rapporto  alte  colè  »  ed  alle  idee-  ^  onde' 
fcno  venute  le  tante  divifioni  ,  e  nomi  di 
fliJi.  Taluni  Io  conlìderano  in  rapporto  alle 
nazioni ,  che  adoprarono  varie  foni  di  (lili 
e  taluni  Io  conCderano  in  rapporto  delie  ma** 
terie  che  fi  trattano*.  Macrobto  divife  lo 
ie  in  eopiùfo,  iriepey  ficco  ,  pingue  ,  o  fiorU 
do  (1)  .  .Delle  varie  qualità  de'  flili  teriOé 
.    «  iun*» 


t     \  r  »  .         •  » 


iunfl^^mente  H  Voflfìo  (2)  .  I  Greci  ebbero 
moftì  Scrittori  Tulio  ftiie  (3)  1  €  mediti  altri 
ve  1)6  fono  ndle  incSeme  iir.giie .  Sr  trova- 
nd  tanti  flili  dtyoHI  qoguid  fecMi»  gi'  iodiiridui^ 
€hc  -penzano  ,  jMHrìano  >  e  Icrivoito  >  e  quan* 
te  (fiW  le  divede  mutazioni ,  che  il  tempo» 
\  €    «età  portano  in  tlTe  peifooe  {4)  •  fi 

vo- 
la)   Infili.  Orator,  lihr.  VI. 
(3)    ScrKTero  tl-a*  Greci  Tulio  ftilc  Dionifio  di 
AlicarnalTo   ncU*  opera  de  ftrudura  orationis  trtpi 
,  rvrittf^  wfjmrm  ,  Ocmetrio  Falereo  neU'  opera 
d€  tloquutione  ^  fp^fNo^      DioniUp  Loog^io 

iiell*òpm  it  JmbUmi^  ^ripi  v|pttc  »  ^  Ermo^de  bel* 
<la  fiit  ^r/«  ReuarUd  ,  nella  ^«óe  parlò  molto  Allo 
(Hle  ,  o  Culle  formole  di  4ire  •  Tra' Latini  molto  fi  è 
fcritto  (allo  «ftile  ,  ipeciaUbentè  ftitto  ftile  della  lingua 
Latina  ,  quali  Autori  fimo  nmiierati  dal  Wakfaro  Hi» 
fior,  Crttte»  Xaiin»  linff.  cép»      ^tl'Eincoeìo  nel  ope»  - 
it  Intitólaa  Fundam.JHL  cult-rt  dal  Clerico  nell*  Atte 
Critica  ,  e  dal  Morono  nel  I*olyhijìor,  In  Italiano  vi 
(bno  molti  trattali  Tulio  filile  ,  e  iragli  altri  quello  del  * 
Ciardinale  Sforfa  'Patlavleini ,  Ma  niuno  ha  trattata  la 
maceria  dèlio  itile  cosi  Tavmmente ,  e  cosi  filofoficamcn- 
te  ,  come  il  Signor  Condillac  nel  trattato  de  l'  Art 
d^-èerire  y      il  Signor  Beccaria  nel  trattato  fuUo  ftUe^ 
,  (4)    Oflèrva  Longino  nel  trattato  étL  Sublime^ 
ùnt  1' iliade  di  Omero  è  ónta  «ierie  ,  btià  «rióni» 
ittttìi  *ìiBagim ,  mtni  Aoèò,  perdié  compdR*  nella  *tfÌo^ 
*vèncd  a  Umeror  i«b  tBbé  rOdOSni  fi.tMéfaift  <fcf  CM* 
«Milite  Hélle  iftoriette  che  fanno  i  vecclit,e4e'civagt*  j,  ^ 
menti  dal  fb^^etto  ,  onde  Longino  paragona  le  naM* 
live  dell'  Odiflfea  a'  racconti  che  fanno  i  vecchi  ,  rae« 
•eofui  proliffì ,  inverifimili  »  nenvigliofi  •  Fid^  Loé^uu 

TùUj  •  Da  ipeAe  oiTerfaiioiit  di  JLongiiio  fi  ricava  » 

eh» 


Digiiizea  by  LiOOgle 


vofcfTero   cònfidotìi^  le  vatle  caratteriflìche 


•*èhe  reti,  come  è  noto,  lia  (lin differenti ,  fecondo  le 
ttoutazioni,  «he  (ì  fknno  'ncl''Coi|»(»,  e  ncll*  idee  ,  come 
noi  vergiamo  >coftcmimmente  •accadere  .  Ma  Longino 
-non  rspnkktn  come  avefle  potuto  decidere  che  Omero 
"(criHè'  1  OdiiTea  etTendo  vecchio  ,  e  1'  Iliade  efTendo 
giovane  •  lì  Longino  aon  Docea  elTer  certo  quando  » 
«vè  Omero  utift  le  .Mb  opere  ,  é  niatpiÀ  di 
im*Onieio ,  cbè  più.  'di  oa  cioè»  camort»  te  ?aiMÌÉm 
«fcr'h  Grecia  witudo  fiMlk  9^^ie.  i«dff«tffi 
e^dfileni^'défle  opere  di  Omerok»  ie  ^mvarie  ntradnio- 
(bll a  Tua  patria, Teflèf{ì>1e 'Opere  di  Omero  ^po^ 
ifte  incordine  à'ttmpi  di  Pifìflrato,  come  dicd ^liaflo^ 
leiìfÉimoBi  'cpmiarit  (olla  fua  viia^jpòcfVbbero  /^ttr  M« 
.  ider  •vece  'le  congetture  del  Signor  Vice  nella  Scieatt 
nuova  p  che  Ja  w  tiare  «degli  4uidfltt 

{5)  '^iflfiwc  ^ciintìliano  ìnftiiuz,  "Oratar,  Uh»  X 
^p.  ìo,  ^  che  ogni  Oratore  ebbe  una  prerogativa  par- 
ticolare ida  elTer'  ammiraco  .*  ^im  Cafjiris ,  indcUm  Qr« 
-,  'jubtUitatem  CaUùiJ  -,  gréviutem  £fuei  ,  mcumeti 
Snipùj  i  tutrhitatem  CéfiJ  ,  diligentiam  ^oUionis  y  di* 
gnttétem  M^ala  ,  ^anSiutcm  Cali  rtperiemus  :  Talft- 

wà  Reiiuf^  «ttiiiisi  di  -fitfe  legende  fi  neeti  Inhi  venan^ 
Mio  'Bk  woBomoj  anga(\o  ^  oomono  ^  éfile*  nceie^ 
•ler?ìdo,  nitido ,  'onmeniib ,  (pinoib ,  rapido ,  «teemeiMÉ^ 
ìl^lei^iido  ,  dolce  »  acoro  ,  mak  y  vìbnio^  veemente» 
indiato  ,  coloiato  «  ridence  ^  mite  ec  ,  confideranlo 
Hello  fVile^  e  oell'  elocitxibiie  ^di  infiniti  anribarì» 
die  fi  jpoflono  «onfidetaie  véBe  cote,  e  co^  fcrìvcndtf 
Smnìenu  cataloghi  di  nomi  Tani  di  varj  (Kli  «  per  affo*" 
^are  il  baon  soile  v  ed  il  buon  (ènfo  dell'  eloquenza 
in  un'  immenfo  oceano  di  parole  vane  .  E'  da  offer'' 

-nù  9  dm  ima  ioio  in  aacexia  di  fiiie  fi  fimo  £itte 

«MI- 


a4t 


§.  2'  Tutti  gU  flHJ,  badandofi  alla  qua- 
lìtà  de'  penzìerf  ,  e  delle  parale  ,  fi  riduco- 
no alio  ilile  fuUimCf  al  mediocre  »  ai  tenue  • 
Lo  (iiie  fì  con6dera  talora  divifo  in  cfcuro  » 
cftiiir»  j  faidib  «  ed  «/Ini/#  «  In  riguardo  alle 
core  C  dice  ancor  ^Kfe  PUofofico  ,  ftUe  IJi§* 
TÌco .  In  riguardo  alia  qualità  dei  difcorfo  R 
dice  fide  Poetico  ,  e  ftile  Profaico ,  ed  in  ri* 
guardo  a  certe  nazioni  fi  è  detto  Jiile  Afia- 
-tìcD  »  fiUe  Laeonko  ,  ftile  Attico  ec .  li  Mura* 
'^ri  nella  Tua  Perfetta  Poefia  ha  voluto  par- 
jbie  deik  Aite  matitro  dello  ftile  fiorito, deMo 
ftile  ffofùnAo  (6)  •  Altri  liaii-  divifo  io  ftHe 
in  Jemplice  ,  me^^ano  ,  e  [ublime  , 

§.  3.  Lo  lille  Poetico  ,  e  Profaico,  ri- 


iì  Terfi  »  fi  divide  variamente  >  onde  fi 
^ce  in  Poefia  fttk  Epico ,  Cmieo  ,  Ekpaeo^t 
Epigrammaùcù  9  Satirico  en»,  e  nell'eloquen^ 

!za  Profaica  fi  dice  ftile  Epifiolare ,  ftile  Ors,* 
torio ,  ftile  ìfiorico  ec  Ma  i  Fiii.U >gi  ,  ed  i 
fteitorici  ,  invece  di  tante  diftinzioni  fullo 
niie,  e  file  varietà  ,  avrebbero  dovuto  efer- 
istarii  9  e  fiur  efetcitare  la  gioventù  neir  arte 


APì  Tom.  %  Wf.  lì.  €ép.  lu  '. 


di 


di  ben'  emendare ,  e  purgare  Pfttieltettó  ^  per 

ben  giudicare  ,  ben  ragionare  ,  beh'  efporre 
ì  Tuoi  raziocini  ,  e  ben  dipingerli  colle  pa^ 
role  ,  la  fceita  deiie  quali  in  buona  parte 
Dafce  dalla  fcclta  delie  cote  •  Xe  fenfiizionf 
vive ,  e  veementi  ,  ed  un'  Intel  ieito  attivo  ^ 
ed  elaflico  Ibno  i  migliori  Maeflri  fililo  Ai- 
le  .  Quando  Safib  compofe  quell*  Ode  fililo 
flato  infelice  della  Tua  pafTione  nella  quale 
era  Ella  inviluppata  ,  Ode  tanto  da  Longi- 
no ammirata  ,  conoe  un  capo  di  opera  di 
fubl imita  ,  quali  regole  tenea  prefenti  ?  L* 
ifleflòiiongmo^dié  t^nfco  ha  fii^ittofiif  fubli» 
me ,  avrebà!  ppdito  far  queir  Òde  t  fxxo 
dunque  ,  che  i  precetti  li  fondiano  Ibpra  cer* 
ti  pezzi ,  che  la  fervida  natura  ^  refa  elafli« 
ca  dalfa  paffione  ,  e  da  vive  fenfazioni ,  e 
fecoodau  da  un  penetrarne  v^g^gm  pródu^ 
ce  ,  (énza  riflettere  alle  tante  Iqggi  de'  Rei? 
tocid»  e  di  Loogftiù  fili  fiibiimr'(7)i  •  fioo^ 

•  ••in  ' .:  *  .r'      .j  y 

(7)  Ofièrva  Longino  ,  die  i  Greci  mfi  >  ùf 
yaSi  iè  Poetefla  Saflo'  Spinge  il  dio  (Vaco  ,  verfi»  che 
Longino  adduce  |- rappraedcano  1^  anima  ,  il  corpo j  T 
udito >  la  lingua,  là  vediua,  it  colóre  di  Saffo  ,  comé 
tante  cofe  perfanificare ,  e  vicine  a  diftruggerfi .  Dipinge 
i  imni  contrarj  della nience , e  del  cuore. tifa  arde,  ge- 
la ,  ragiona ,  delira  ,  è  fuor  di  Ce  iVeffa ,  e  prodima  a 
morire  .  Si  vede  un  cumolo  di  paflìoni  dice  Lon^ìoa,* 
Ecco  poriione  dell'ode  in  Latiao; 

'  nihU^Jkpsf  mi   '""^         '       '  ' 


t 

•4 


^70^ 

lBr  parte  duoque  de*  precetti^e^^cttonci  foW 
]P'  t6\^  amebbefi  ^  caoceibrfi  delle  regek 
d^^1S)ó^l;m7a  vq^^  ad  aU 

ir^fegole  ,.Ìe  nob  a>qiielle  àd^hca^^fsm* 

CA- 


Wtngua  fei  torpet^  Unuis  Juh  érsfis- 
'  Fiamma  dimanat  :  fonitu  fuopte 
TBin^rnuu^oMiét:  gemina  Offriti» - 

iMmÌMnadt-, 
Mtànaiù^&Judor  gtlidus  :  tremor^ut 
Occupai  totam:  velut  herha^^paLlent 
Of^:  Jfiraiidi  ne^ue  compos  i  OrcA^ 

#tC6  -  CUI  <pfCC6ttt  >  .glàcdièf$ii^iileffi|.od«oinpprre  tal 
èie  non  bàddr  V  mecetd.ini.  fi^^  e  Longino  ',^é 
anto  tenie-  ÙX  lublime^aUioa  coinppiè  mai^ un'  0<le 
fiBÌla<\  I  [  Rcnofici  *.4iuiqae  che  hao.  pulata.^lnUa^ftUe 
«QQ-taMV^viiióni ,  e  regole,  e  diftitazioat  «li  untexla(fi 
XlÌEIUi'»  non 'han  badato  ,  che  cali  regole  ppco  giova- 
tano^ quando 4' intelletto,  e  il  cuore  non  eran  modi  da 
vive  fenGoiOni ,  e  (è  erano  il  cuore,  e  rinielleuo  •  moffi 
4a^vive'(cii^iom,  noQ  vi  era  bifogao  di  canee  regole. 

(8)  Infatti  molti  ,  che  han  voluto  iilTare  canoai 
certi  '  per  determinare  la  qualiti  degli  varj  (tili  ,  doi 
^\  f uh  Lime  ,  del  midUat  ^  del  tenut  hanno  (crittQ 
con  poca  pttcifiooey .  e  con  •  ospite  -  cootrarieei  di  opimo» 
hv  pner  il  troppo  àcBim  ^bx,  £ftcmi ,  e  regole  •  A| 

^'TitmodC'I^gino  >fii0o^ftil^;r^  9 
l&UnxL*divei£unent^  da-Longma'.  Va^iapp.^iM^ra 
definirlo»  Aionf  di  U  Motte ,  Monf,  Sylvain ,  Monf, 


DigiiizccJ  by  Cooglc 


ve^io  inette  il  fùbtiine  nel  terrore  •  Si  vedano-  ]e  ag* 
glume  a  la  PicL^pjie  di  Def^^aia  rulTraij;avi  jiLon* 
gino  dèi  fublinu-  •  I>^fiMéttM'  Oeuvf*  tonu  if^*  pgg. 
3».  fia»  affa^  pag^  tdi^^  ìb      ,  5*. 

Colle  noce  di      Mare  .St^  vaned  ^e'  giu^itf  ^ 
smittia  naaita.  deUo*  ftiIfr>ìiA(/ì9Mr  »,  mUipsj$^  »  Mnifr 
privino-  dalle  vatie  idet  ,  che  d^  ^qpe  onià|l  6  ^lo» 
«ducopo  oirc%  le-  divette  qoatlità  di  tali  ftili^  f|  iqpK>t  ^  , 
cura .  ^UlflDOi^  an^a.  le  mìcù.-  d^'  f^odizjf  cif^k 
IÌDÌ»ieiÌ9ii  Potuta,  e  limiti  dr.  tàlf  ^ Jhéìii^i^.^  medt,^ 
crt  r     tmiU  dal  modo con  cai  ogni  nazione  gli  coi^ 
fiderà  ,  cioè  in  rapporto  a  Te  fteiTa  ,  ed  al  Tuo  gu(la, 
ed  al  iiio  penzare ,  giaccljè  ogpi  eloquenza     ogni  na- 
zione- ha  varie  fpecie  di  ^i\c  fu  Mime  ^  mediocre  ,  ed 
umile  ,  ed  accade  fpeflo  ,  che  le  cole  ifteife  dette  ia 
una  lingua  fieno  ia  uno  ftile-  fublime  ,  in  un  altra  tra- 
doue  diventano  di  uno  ùlìf  baj^  ^  o  medioae ,  e  cosi 
air  oppofiò^ ,  comr  accade  in  «gnuna  delle-  Hng;»  n» 
Tenti  ,  e  merce    Pochi:  fina  f^acl  pezzi  di  eloqneint. 

in  ognr  ttaeiBnoiie'»  H  ju^ 

(di  eoo  Spa^tiolo  »  di,  «a^  Tedeica  ee» ,  non:  loiio  Ì 
mcdisfiiiii  i  (losi  fi  pQo  dir  T  iftefla  d' ogni  mabiie  ».  • 
d*ogn' altra  qealici  di  ftile  .  Le  varietà  dunque  de-giUf* 
dia}  Tulio-  (Hle  nalcano  disile  vyieti  dell'  idee  di  chi  ne 
giudica  ^  dalle  caufali  delle  incieli  di  ^  * 

id  vaiio»  gyfto- dcUe  naaiont.. 


\ 


OJfGtvaimi  {opa  ì  vmf  SUU  ckc  dUono  i 

Ratorià 

;  /  •'       f.  li 

SE  vi  (bn  regole  fuilo  flìie  >  tutte  Q  ridu-  IV 
ooao  a  dovec^  eller  chiaio  ,  non  unifor-  ,  .  .^ 
me^  pmilb  »  poro»  e  proprio.  Quando  tali 
prerogative  Iboo  nelle  raec^palTano  nelle  pa? 
roie,  Tpecialmente  quando  fi  fcrive  nel  prò* 
prio  idioma  ,  k  poi  G  voglia  fcriver  bene 
a  forza  di  regole ,  di  imitazioni ,  e  di  Ietta* 
la  in  una  lingna  morta  »  è  occupazione  ìqu« 
file ,  e  vana  • 

2^  Ls  r^olt  che  taluni  han  date 
OdlVelegania  »  «  oomooq  delie  paiole ,  e  de! 


Digitized  by  Google 
»  I 

■  i 


penodf  hàn  dinotata  in  eflì  bdvértà-  d*idte 
e  dt  penzferi  .  Hanno  arcata  ,  ed  iianno  in! 
[egnata  taUin,  l'eiegaitì^  è  l'èloqama  dd- 
Je- parole  i 'perdiè  o^nod  voirero  /o  ootv  fi 
CKder«l  «pacf  ^dr  pcrvenfre  ali'  eloquenza  . 
a«  eleganza  delle  cofe,  e  dell'  idee  dall 
•  le  quali  1'  eloquenza  vera  dipende  .  Chi  A 
povero  d*  idee  ff.  fa  tìccó  dì-patote  i  dì  àZ 
preflioni  . cotica»,  anticheV  fingolart  ,  di  fo. 
ocre  VOCI,  c  periodi .  L'arte  di  ben  dire 
«di  feri  ver  bene,  con  ottimo  flile  è  I*  elTer 
ricco  ffidee,...!.  fenfazioni  ,  c  manca  Io  ài  ' 
te  ,  perche  mancano  V  idee-,  e  f,  dimoOia 
C.O  dal  vederfi    che  noi  fempre  XcriviaS 
male  nelle  fcrenze.       fàcoità-y  deiJe  quali  ' 
aop  abbiamo  idee.         .  :'  -  •  •   •    *  . 

c'cl:  ^'■^J^f'^m'rM  ìifubUmcdir. 

fcrifcàno-,  feoendo  dice  Monf.  le  Batteuv 
Chbn»,Mle.fuMime  una.  ferie  d'iS 
Wli  efprefle  nobilmente  con  eloquenza-  e  fi. 
gure    ed  il  lo  £à,conCaeiB  tabfa  fc 

una-  foia  parola,  Longino  ,  ci»  ttaglì  aiiii-  ■ 
eh.  ha  jaeglio  feritio  fui  fablim^,  con%nde  il 
MUm  to»»■gta^de■  ed;  alta  eloquenza  ,  ed 
m,  «o  «wfono  molti:  eh'  ei  vada  errato! 
ancfcè  Con  cofe.diverfe  (jV..  .  i 


(i)  Si  veda  MonC  le  Sjbttox^rùu&M  r  : 
^'ure .  V  efempro  adla  rOT^SW^ 


$.  4*  V  Amcstt  ddl*  articolo  fubVme 
ndP  Enciclopedia  di  Parigi  (  2  )  dice  ^f- 
fere  il  fublime  quello  che  c'inalza  ai  di  fo- 
pra  di  quel  che  noi  eravamo  ,  e  che  ci  fà 
lèntire  t^ie  innalzamento  •  Diflincue  ia  fubli'* 
mità  d*  j||iiR4gifii  9  e  fublimità  al  fentimeutì  » 
Addude  per  cftnipi  di  fiiblimità  d'  ioiaginr 
quel  notò  luogo  dell'Iliade  di  Omero  «  cbe 

è 


fui  jfifanorum  cBruta  art  ,  ftcrofum  popuU  Romani 
Jtocia,  O  aquates  ,  quas  ilLe  praceps  ameneia ,  cajlt^ 
profìraiifque  fjndijfimis  lucis  ^  Juhftrudionum  infanis 
niQLibus'^oppTifferat:  vifira  tum  ara  ,  vejira  religi&nes 
/vtguerunt  ,  veJlra  vis  valuit  ,  quam  ilU  omni  f celere 
polluerat  :  iufue  ex  tuo  edito  monti  ,  Latiaris ,  SanéU 
fypéteff  ci^jus  ìlle  lacus^  nemora  flnejqueyfape  omnl 
mfairio  fiupro^  ÙfctUre  '^  wuKuians^  aH Ruanda  adttm, 
punÌMuUtm^9tmU»  i^mu^fiis  :  micf  iUét.  \  iw 
JbQ  in  confptHu  ,  faf0  ,  fed  Ittfim  tamn    &  ^hi%m 
_janét  folutét  fitai  :  Ciurg  prò  MUon*     31.  paf*  77* 
Tom,  rih  opp.  edit»  in  12.  Èarhoit*  U  tfCbmpiO  oel 
iiibliaie  è  poi  ^fto  :  Tum  Olympi  «Mffvjlrai  » 
^Mé^s  ptouUài^  fimitìm  maris  ,  &  trmi/ttts  HpoM^ 
ac  rapsa  in,torw  fracipiti  turbine  fulmina  cernimiè$. 
£' da  offervarii^  elle  priora  n^lci  Savj,  e  Filofofì  con- 
traflano  per  decidere  (e  certe  fraH  fieno  ,  e  uò  nclio 
flile  fublime  .  SuHc  parole  delia  Sacra  Gcnefi  ,  ove  fi 
delcrive  la  creazione  della  luce  col  Fiat  Lux  ,  G*  JaH^a 
tfi  Lux  ,  contrallano  fè  vi  Ha  fublimità  di  i^ile  molti 
Autori  ,  ed  //  Longino  ,  il  Fe^io ,  il  Clerico  ,  M»  la 
JHottty  M»  Kenodoty        Capperonicr^  M%  d^QUvet  , 
Jlf»  RolUn  (000  di  9pin|pm  oppolle  • 

(i)  EncUlop*  ijtm  XF,  pag.  é0$i  idU,  in  fiL 
Im$^.  X77PÌ  *  .  ' 


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fl^Mm,  follai  di^^.  ^y™^  . 


*  * 


«ncKtopcdia  addoce  per  .efempio  dlfublimi. 
a^d^  imagrar.  in.  Omero,-  la  delèf  ìzionfr  deife 

ffi^  *^"V  P°'  da  Virgilio.  (4) 

il  Giove  e  de' Dei  nei  loro  cptìgr«flb^  d- 
tuo  de'luQgf»!  roitabili  di-ViigHto.i';  '  • 

SJifittxlul.^iHiiiie;^6,^  i  «  jWiime  ,  die» 


•'T    V.        -»     ..  , 


«o  trodom  ,„  p,<>f.  Latin»  il  x»S»mtT^. 
rno   oyifenfce  m  verfiiEGmetri  da  noi  addotti.  * 


egiil.  Par  che  non  fiafi  d^nUo  .  E  una  figu^ 
ia  \  Nafce  daUt  figura  ,  o  da  ufH  Ji^urc  ì 
Tuò  enatai  'mitigmr  generi  di  firmre  ,  n  [tfa^ 
m  grandi  figgetd  ?  Pub  ammirar  fi  aUra  cofé. 
in  un  eclcga  ,  fi  non  che  ima  beUe^^  natura--  . 
le  ,  fi  mlk  lettere  familiari  ,   e  nelle  aJjemUm. 
una  furaMUme^aì  o  pure  le  coje  naturali 
e  delicate  fiamè  la  fubliwità  delle  opere  ,  che. 
fPiÌm\^Ai.P^^f         iilfuhìimeìOve  s\ 
incontra  ?  (  r)  I  queliti  de  Moni,  de  la  Bru- 
yere  fono'  &lrifaWi*c'taka6  la  ìagJo-- 
naia,  che  Mi  forma  ,.ed  a  tali  qutfiiunon. 
ppxrebbfiro  rifponderei,'      Longino  ,    ne  If 
fuoi  C^ommeniaiori. ,  nè  Monf.  Syirame ,  ne  ^ 
J^c^  né  che  hanoo-fcritto  fui  fubli-. 

mjLSìmtì4Ì'J<^rìèM*Mfa^^^^  potranno  fom-> 
wmìfl^ftri  4  quiCil  .di  MooU.  da  la  < 

Bruyere  ^  che 'sprono      valla  campo  a  ri-t. 
lleiiere  ,  che  i  rettori  ci  Ranno  Ipeflaarùte» 
dslli^  r;iire  idee  fui  fubUme  ,  e  che  H  fiiWi-.^ 
W  èi'più,«cir  imiiaziope  femplice  della  na-^  . 
tura;/;vchir  «PgH  arlifiq  dell'  eloquenza  .  II 
fuWÌrtip  ::l^\.d»lfc  còfé dalla.irauawooe^« 
d^lla.  naiqra ,  che  è  fcmpr^  f«Wime  in  fu^ta 
le  cofe  .  Quando  fi  fentc»benc  s  c  fi  penza 
fcene  ,  e  fi  oderva  la  natura  ,  «  le  imaginr  . 
^rtlficiaU  delle-  parole  dipingono  le  i magmi  . 
naittWii-jl^te       i  «  i«  idee  €Q?ufpondono- 

. ...         f  •  \    ;  '  •  a  CO-'t 

,  ...»    ...  '  ,  .;  ^ 

«       t   .     -.    »,   <       •  '  •••  •      **.      »«4  .  • 


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»77 

a' colori  della  natura';  aìiora  ;  fenpr*  fi  va 
al  fublimej :tiòè  all'  ottimo,  al  corrifponden- 
te  ,  alla- nata»  «  Nella  Tota  imiuztpne  della 
Datura  fi  <feé  etfrcwe  il  fwblime  .  La-  natura- 
le    e  piacevole  •dfellcatem  ddi'  imitajrooo 
delia  natura  in  u.i'  Ecloga  ,  Jn  un*  Idillio  dt 
Madama  da  Houlieres ,  di  'Chuulicu ,  dr  Fow* 
ttntUe  /  di  Pope  ec,  non  rendono  tali  ope- 
ft  ruUimi  /  Non  più  C  dovrebbe  dire  JMe- 
fiOime  .  ttmie  ,  baffo  ,  ec   ma  dovrebbe 
dfifi  ftile  proprio-,  o  ^mpropno  alle  cole  , 
alia  natura  ,  alle  idee  i  alle  iinagii|«  .  Nw  fi. 
dice  pittura  fiiblitne  ,  picara- lenue  ,  pjtiufa 
ampollofa  ec. .  ma  fi  dice  pittura  naturale 
Originale ,  ritopria  ,  corrifponde.ìte  ec.  j  co- 
pian  dalla  aiStnra ,  artifìciofa  ec.  Cosi  avreb^ 
he  a  confiderartt  :  lo  ftile  .  Si  dovrebbe  la- 
rdare di  dividertela  tanij  afpetti  ,  e  àt. 
c^3nfiderarne  tanti  attributi ,  e  pJUUoBo  .CQnfi.. 
derarne  la  proporzione  cogli  ogetti.>  che  di- 
iJinae.  e  colla  natura  ,  e  vedere  di  ridurre-, 
ié  Qualità  delle  imagini  dello  ttile  alla  qua-. 
M  ddte  eofe  ,  che  rappre/eota  .  Lo  h.e 
de/  eflfer*  «Me  tìna  Umpida  imagHie  dell 
idee  inteHettuali  ,  'che  rapptefcna  *.  e.  dee. 
ogni  imagine  rapprefentarsi  «> 
rirpondenii,  ed  allora  è  ottimo  lo  «ile  ,  a 
teiSTé,  fia  medioae,  fia  fublime    purché  i.a 
ar/e  cofe  proporiionato .  Lo  llile  dee  Tempre 
e^fiderarfi  in  rappott» alle  cofe,  ali  idee,  ali 
iiitBBini  .fenaa  badare  a  tantodiainjtoni  di  solo- 
IO  che  credono  ci>e  il  fiibliins.Wi)afl^.neUe  pa^'  • 

S  3,    •  .  «ole 


I 


^  jd  by  Google 


i 


loie ,  c  nelle  frali ,  c  tlie  nel  rcnderfi  fubli- 
me  con  parole»  e  frafi  »  ecootornj  di  perio». 
di  ccnGIia  Ja  ^era  -clagiitMa  «cne^effi  bm 
cooGitttt«iiei  -lbb  vfeK>»  ndr't^^  che 
con  «contiadMonenittnirefla  >  -pmideaiio  jda* 
Foeti  9  e  iégV  Morici  efemp]  delle  doro  W 
gole  i  onde  fi  deduce  ,  che  gì*  Iflorici  ,  i 
Poeti  ,  e  tulli  gli  Autori  fono  contempora- 
neamente Oratori..^  Filofofi  i  Iflorici  <^ec« 
che  la'vera  eloquesza  comprende  ogni  ge* 
ner^  di'£cmere.^'>e  di  ^dice  .»  ;oofii>€hCcinai' 
faillanteDieiité'  fi  può  fipMri^  % 

$.  5.  Monf  ^yli/ain  crede  cfce  il  fubU» 
me  fia  un  dìfcorfo  aflai  vivo  ,  ed  animato  « 
che  co' nobili  ,  e  magnifici  fentimenii  innal- 
za P  anima  ,  la  lapìfce  ,  e  le  dà  grandMdee. 
di  fe  medefima;^  L'-  Ii^gleTe  McnK  Warbur* 
tOD^tteHe 'file  noie,  ali*  opere^di  Pope  (6)  .in 
OcdUi0né^di^voIcr*^.diiMRi9m  diuor-, 
fo,  che  Pope  -^ftiUa  fine  *  dell'  uUima  \lettera, 
dd  faggio  fidV  Uomo  indirizzò  al  Tuo  amico 
Lord  Bolingbroke  fia  in  tutte  le  pani  fubli- 
me^  perchè  vi  tit>vava  ,gr^fl^e{[{a,«e  fubUm^' 
zA  di -concetti ,  aiùifi.ajmù>.fatttko  y  d^gan^^ .» 
éi  òriint  M  fgure ,  fpitniida  .JkUurti ,  if^fi  :^ 
é&g  'nità  • ,  •<  e  waefià  rin  >ri|tfti  Jimofira/jobe via  ^ 
tali  cofe  egli  fa  confi  fiere  ii  fublime  ,  dietro 
la  fcoru  di  Longioo»*  Sij^  vedere  ia^dia- 


Tom*  Il  pa^  s^^  éé^  im  i».,£aw(w.J7iS 


ttf  dfniocszfoM  Ì9I  clètiD  ▼i^BoirMi  •  ^ 

§•  7-  Volendofi  fare  delle  o (Nervazioni 
Filoroffche  fullo  (lile  ,  bi fogna  confiderare  io 
flato  de  ir  idee  ,  della  mente  de'  primi  Uomi» 
m  j  che  ofleryaronò  la  natura  fulie  forti  im« 
preffiooi'j  che  la  ot)vità  delle  cofe  doiret 
fàvt  Alila  (àntafia  ,  onde  le  prime  idee  ;  H 
.  primo  (irle ,  la  prrn^a  eioqucnta  ,  come  ff  è 
detto  da  noi  (7)  fu  tumida  ed  ampoifofa  • 
I  ragazzi ,  ed  i  felvaggi  hanno  la  fanralìa  pia 
viva,  più  elaflica»  più  aiterata  ,  end' è  die  ie 
iiniraifni  foùo  più  yivide ,  e  la  flik  più  ia« 

S  4  nudo 


(7)   Il  Signor  Muratori  crede  nella  fua  Perfirtd 
Poesìa  9  VoU  L  Uhr.  Ih  €ap,  if.  ,  che  T eloquenza, 
e'  iai'Poésk       principio  éraii  (enipUd  »  e  *  fegoivano 
ì\  linguaggio  nmmtéJfi  é*gU  UMài  »  e  che  a  poco  q,.  - 
pòco  d  perfoioaò  Ìù  Jah  nsturaU ,  e  maturo  ,  che  fi 
inaitaoiie  ià  Aoma  fino  a'  tempi  lii  Tiberio  ,  dopo  il 
qttale  vennero  i.OecUnntori ,  che  corruppero  Telone* 
za,  e  lo  (li le  con  jpenu'eri  acuti,  e  colio  ftile  alterato.. 
Oàerva  il  Muraion,  che  OTÌdio  iftcflo,  dietro  la  fcor-, 
a  di  Pardo  La irone,dcc\imò  mollo  ,  ed  oflerva  il  Alu- 
raton  ,  che  tumida ,  e  declamatoria  è  ftata  l' eloquenza 
di  Vellcjo  ,  di  Tacito  ,  di  Marziale  ,  di  Lucano  ,  di 
Stazio  ,  di  Seneca ,  che  piacciono  alla  giovemù  ,  come 
a  Ce  ftelTo  dice  efTer'  accaduto  ,  ma  che  coireti  perfe- 
zionata la  mente,  fi  gufta  lo  ftile  ferio:  Se  a'raj;azz', 
e  a'  giovani  piace  Io  ftile  tumido ,  ed  ampollofo  ,  e  fk 
i  ragazzi ,  coni*  è  certo  ,  (òao  fimboU  delle  prime  na- 
zioni ,  reloqueoa  delie  i|rìiiie  nadom,  che  t'iflniiro* 
a»,  dovette  efleie  metaforica  »  fimboUca»  tumula,  ood* 
è  che  prima  è  Qaiv  lo  ftile  taiaid»  p  t  dopo  il  finie, 

€  M  €ttte  diit  il  Mwmd* 


2So 

tnido  e  metaforico, -più  iledamaioclo  a  teno« 

re  delle  pa/Honì  ,  che  fono  più  veementi  , 
•    ed  impcuiofe  .  Ciò  che  fi  dice  de^  ragazzi  fi 
dee  dire  de*  primiiivi  Tel v aggi .«d  ìocqIù 
Uomini,  che  <;bbero  un'eloquenza  alterata  ^ 
€ome  le  loro  Jingiie^  e  le  loio  idee ,  v^crdBb- 
te  di  .grandi  faotaGe^  cbe  éijpreireso  .rài 
flile  eniufiaftfco,fanianico,anegorico,e  gon- 
fio ,  come  lì  può  o&rvare  in  cene  canzoni 
Ameiicane  riferite  da'  Viaggiatori  ,  e  dallo 
Spettatore  Ingleje  (8)  .  E' una  verità  quefla.^. 
che  fi  dimoila  da  tutte  le  ^primitive  profa- 
m  iflorìe^  e  mitologie  (9)  ,  e  fi  dirooflra* 
ancora  daU'iOoria  delie  lingue  le. piiì  eulte, 

così 

•  *  V  "   .  *.  •  .  - 

« 

(8)    IWonf.  dePjw^  Autore  AtWc  Recherc/us  Phi 
lojopkiques  fur  Les  Ameriquains  ,  , vorrebbe  che  gU 
/Americani  antichi  ,  e  mrcicrni   fieno  fìati  vii  Uomini 
J  pm  ItupiJi,  i  più  ignoranti  ,  i  pid  inetti  della  Terra, 
anzi  i  pid  mal- -veduti  i^.alla  natura,  ond'è-che  Topera 
ik  ÌHotiL  de  Paw  è  una  Filippica- contro  il  clima,  ufi,. 
coAimii,  e  riti  Amerìcam;  onci^cgli,  e  coloro  che  iò« 
DV  del  filo  partito  ,  rkierannO'  quando  vedianno  ,  cb«.: 
noi  attribuiamo  V^iog/ff  ^j  tumtda  afelsuaggiJi  Dinii« 
no  elTì  :  /  felvaggi  non  hanno  elo^uea^a    Non  aym- 
JÌo,nìc  -Sanno,  l'eloquenza  di.Gcerone,  e  di  Demo/lef 
ne,  nia'^nno  1-^ eloquenza  delia  narurn,  fuUa.  quale  G.. 
forma  la  vera  cloc^utnza  .  Cài  ha  idee  ,  chi •etiMliiCa» 
ed  efprime  le  fuc  idee  co'corpi-j  tip* -fegni ,  colFazionp,-,. 
C'^'hn1ho!i  ,  ci?  anche' col  "frleiuio  ,  può  avere  ,  ed  Iia 
1  eloquenza  ;  nuT  per  lo  più  da'  Rettorici  fi  hanno  full* 
eloquenza  idre  cironee ,  coiiie  fono  per  lo  piiVecioaciB . 
e*  idee  di  Aiorf  Paw  fueli  Americani. 

^)   Cosi  gli  amicbi  diileio  i  fiumi  J^ragani^^^ 


.i^uo  Ly  Google 


cosi  antiche  >  .coin«  moderne  (so)» 


cCornigerif  e  tetti  Eroi  fijc1iAiDaRftK>  J^ìb^i^  Di9^ 
itf^  >  figU  ^*  Oet  i  figli      Giove  Egioco  ,  cioè  di 
yuei  primi  Hafiofi  •  'Quelle  fantafiti  de'popolt  produce* 
TO  le  Minerve  di  Bevine  luci  ^  clic  erano  quelle  and'» 
<die  StpfMfeJfe  le  CtUri ,  /r  ^^i->  ^  domane ,  r-rj* 
antiche  coltivatrici  ,  ^  giardi/tien  •  I  fiacchi^ 
gli  Ercoli,  e  gli  antichi  Eroi  lì  Jipingeano  (pcffo  col- 
le corna  ,  perchè  le  prime  idee  di  fortezza  erano  nate 
dall' aver  \\i\o  gli  antichi  cozzar  colle  corna,  così  ito- 
ri,  come  i  montoni  ec«,  onde  comu^comua  dinotò  an- 
che forza,  ed  abbondanza,  perchè  le  corna  dL*c;li  ani- 
mali  fiifon  talora  i  primi  vali  ^  i  primi  bicchieri  degli 
ancithi  ,  come  hanno  mólti  favj  olTervato    La  prima 
*  eloquenza  fu  danqae  tutta  £intaftica ,  ctfillegorica»  co- 
me ÌK  il  Signor  Vico  nella  Scien^A  mrm.dinnofiratflw 
'Il  Signor  ifìratori ,  che  crede  »  cìie  la  prima  eloquen- 
laa  fia  fiata  (èmplice,  e  natorale  è  rmentico  da'^rtniit^ 
'vi.  antichi  G>dici  Egiziani,  Indiani;  Petiiant,  e  LhinelU 
Potri  mai  dirci  il  Muratori;  che  quelli  ^no  fi:ricci  eoa 
ifiile  naturale  ? -L*  Aile  natQiale «  e  Inacaro  fi. «equi Aa 
quando  la  lingua.  ,  e  ie^fcienze  fono  perfezionate  .  Ci' 
dica  il  Muratori  ,,  fé  la  lingua  Latina  de' tempi  di  Nu* 
ma  era  V  ificffa  di  quella  de'  tempi  di  Romolo  ,  de* 
tempi  de'Saliarj.,  e  delT  eloquenia  di  quei  vcriì  gtios 
olim   Fauni   Sat^rique   canchant  ,  "Come  dice  Ennio  ? 
Dunque   lo  ftilc  Metaforico  ,  e  fantaftico  ,  precede  lo 
Hile  maturo    come  ne' ragazzi  la  faaca^  precede  all' 
intelletto  •  •     .  » 

(io),  L'éloquenxa  .delle  Hn^e  In^elé  ,  e  Fxaii'* 
cefiv».  oggi  nella  loro -perfenone  -dopo  the  la  Un* 
sua  Fraoce^è  ^aià  pefitzionata  nel  tecolo  '&Kce  ifi 
MJsÀp.  XJV.  La  lingua  Inglelè  è  fiala  negli  ultimi  tenn 
pi.  da  moltiOimi  Scrittori  coltivata  ,  e  refa  propria  ài 
ogni  (cienza  9  dopo  le  opere  di  AddiHbn  ,  di  Hiune^ 

.ftobeitfiiii  ^  di  .Pope-   AU-«ia  -cosi  io  Ictìme  '«dr 


I 


a8a 

(•  8.  Lo  fcrivere  TempUce»  netto  ^  na^ 
tQrafe  ,  e  di  buon  guHo  non  è  flato  mai 
mito  alle  prime  epoche  deir  eioquem»  net- 
te divec re  oasioni ,  ma  fi  è  r  eloquenza  te* 
fa  perfetta  ,  *e  tnodèlìata  Tulle  leggi  del  buon 
giifto  ,  e  della  natura  a'  tempi  del  fecola  dì 
oro  di  ogni  lingua,  cioè  quando  Afono  per- 
fezionate i'  idee  t  ed  i  |>enzieri ,  ed  è  ceSata 
per  la  rifleflione  ,  e  per  le  oflcrvazioni  P 
azbne  deiià  ftniafia  «  e  6  è  fortificato  1*  in« 
tellctto,;  Lo  ftile  naturale ,  e  del  buon  gufto 
nafce  appunto  quando  fi  vedono  dalla  ragio- 
ne le  cofe  ne'  loro  veri  ,  e  femplìci  afpett? 
della  natura ,  e  cosi  fi  concepifcono  ,  e  così 
fi  ciprinono. 

^  tempi  di  Shakcfpeare ,  c  de*  tempi  di  Milton  ?  E*  ferii- 
to  coir  eloquenza  di  Pope  ,  e  di  Bolingbrokc  il  Poe* 
ma  di  Fingal  Son  of  OJ/ian  ?  L' eloquenza  delle  Tra- 
gedie di  CorneUU ,  c  di  quelle  di  Racinc ,  di  Voltaire  ce. 
C  ftata  l'eloquenza  dello  ftile  perfetto ,  e  maturo ,  e  nw 
Murali  della  lingua  Francefe  ma  dopo  piil  tempo  fo- 
no vernili  cali  pMrgati  Autori  nella  lingua  Francefe. 

ì  In  tut-- 

te  lie  nazioni  andcba  noi  ▼ediamo  dalle  Iftorie  profane» 
die  ce  ne  reflano,  ei^rii  eoimodaco  daUo.  ftli  tumido^ 
allegorico,  e  coptolb.  Fin  feloqoeou  della  Jtogiia  E« 

allagotie,  mecafere,  figure»  ìmaxo/ 
ni  ieofibili.  La  lingua  Ebraica  de' tempi  colti  di  SiSy» 
mone,  non  fii  l'ifteflà  di  ouclla  de'  tempi  de'Gladid, 
diverrà  fii  poi  ne* tempi  della  fchiavit4  di  Babilonia  ,  e 
ne' tempi  di  Ffdra ,  e  de' Maccabbei »  e  più  divcrfa  ne' 
tempi  pofteri  Rabbinici .  Ogni  lingua  Jm  Je  fue  eci  »  é 

oiiglo^j  Micj^eiucm^  peiteione»  «  dacadennitf  ' 


DigiiizccJ  by 


p.  Quindi  è  da  dcdurfì ,  che  h  ùi\t 
femplice ,  e  naturale  ,  oltre  V  acquiftarfi  taf^ 
di  ,  come  tardi  fi  acquiOa  V  ufo  di  btn 
gionare  iìiir  orme  della  ragfade  •  non  dtf  ft 
iàotafìa  ,  è  alTai  jpk  4ifi<ie  di  ^  cfte  H 
crede  <ij},  xome  jier  Toppoflo  lo  flile  w 
nifdo ,  ed  aippollofo  ,  è  più  fadie ,  come  fi 
c  effervato  ancora  da  un'  Autore  di  Quifid 
jpeflb  fofinici  (u\V  Eneidù^^  (ja)'. 

>  IO.  Infiiìiii  Amori  /lamio  icntfiio  iuK 

Sé. 

(il)  L'eiprìmier  ndee  con  gìganicrchc  metaforcw 
cmiifiaftìca ,  e  fiwciftica  eloquenza  è  coSk  aiTai  pià 
iàdle  ,  che  f  .«dqpfU'f  eloquenza  del  bion  guHo  ,  e 
^Ihi  Mt&ni  »  che  .fi^goe  l'òidioe  de^pemicri  ,  e  dell* 
Idee  ,  e  del  lanodnio  ,  non  gii  le  dwifioiii  ite'Retto- 

rTidy.ed  i  loso.artìficj  fui  coòtonio  de'peikdi  ,  fiàfi. 

*e  umilerò,  oratorio  ,^ful  quale  i^Rettoiki  i  pid  culti  in- 
finite  cole  elicono,  tenia  zifleuere ,  die  fji  Attori,  <de' 
quali  adducon  eli  .cfempì ,  non  badarono  od  .compoM 
a  cutte  .le  regole  che  efTì  danno,  e  cLe  .volendo  a'£> 
lì  rególe  badare  ,  ci  vorrebbero  jpiil  mcii  a  comporrci 
un*  orazione  ,  della  quale  fi  dovrebbe  dire  Fer/^a  & 
'Uùces  f^prateraaque  nihiL  Le  .Logiqhe.aiuiche  ,  C  Ic 
Re«oticbe.(òno  n>olto  viìmili .  '       '  ** 


«le  km^iàb     r^M^Wàt  Aer  Ecfeghe  ,  lo  ftile  iami. 
Irare  di  Citejone  ,  ^^q\)o  lèt  Coitùuni^  M  tiùrt  ^ 
del  qoale^iliDe  Cicerone  nel  Bntt^  tap^LXXfr.^  é»é 
^tpUs  fi^imm  fottagfc  fecit  ,       yoUtnt  .HU  MUmi^y 
Jlfis  titurttéi  yitiés^ftiùUm  AomiM  à  firiBendù  deter* 


U  iiioJc  deaiiieKait 
% 


io  flile  tragli  ànticlii  ,  e  moderni  ma  niuno 
Jìa  fcritto  uagli  amichi  meglio  dei  Longino 

dìo  Tiatiato  del  fublime  (13)  ,  e  tra 
modem  niun^  altro^  megHo  dei  Condiitac  nel- 
ja  fkm  openetta  iiititd[au  T  Arte  di  ferìvm  (  r  4.). 
£Ma  oflèrvarfi,  che  pochi,  e  rari  efem^-j  , 
€  molti  precetti  abbiamo  fuilunile  da  imitar- 
fi  ,  ma  il  Sign.  Condiilac  è  Autore  di  ec- 
cellenti precetti  e  modelli  fugli  varj  flUi  ; 
ed  è  da  oflèrvarfi  ^  che  i  foli  grandi- Filo- 
,  (oh  hanno  faputo  ,  e  potuto  faiver  .  bene  e 
dar  precetti  di  Tcriver  bene  .  Perchè  ?  Per* 
che  dice  Orazio  ,  il  Jaiat  è  U  fonu  àtiU 
'   Jcrìvir  btné.        "  '  ' 

$•  ii«  Ogni  fiile .  dice  un  Savio  della 
-■     ^  >  . .  .  .'.  •  Jfrap*. 

*  -  •      •  •  • 

che  fbao  oppofK  al  nè^efimo  ,  fi  nlért(cofio  lunga- 1- 
ùwiiie  ,  é.dottànaente  nelle  jiddiiionì  zWìl  i^npiiont' 
fetta  da  Defiriaux  al  'di(corlò  di  Longino  fili  mbiinie» 
addiaimii  che  fi  lee^cmo  .oeU*  edizidne  dlì  Dijprtaux 
colle  note  di  Si  Man  \  Tom.  iF.  p0g»  141.  fino  alla, 
pég.  iS6.  ■  V 

(ij)  Hip/  cT^c',  opera  clic  U  Tollio  magiifi- 

cameme  publicò.  per  aio  dell'  Eleojate  di  Scandebutgo 
ùei  i6p4. 

(14)  Traglì  anticlii  dilputo  molto  fuUa  Aile  9  e 
dìcitara  r,Oracore  Ariftide ,  il  qual^  parlo  di  drcondu- 
zioni,  amplificazioni,  acrimonia  ^  e  tirconduiioni  di  di' 
Sé  ,  C  ne  parlo  alla  moda  di  quei  tempi  ,  come  haa 
fatto  infiniti  altri  Autori  Greci  ,  e  Latini  .  Si  veda 
.  Ariftidc  ne'  fuoi  libri  intitolati  TfXvt^^  VtiTc^txMV  • 
Oper.    Tom.  L  pop  438*  mi'  %yu'*  sditimi»  J<àè  4  «i- 

m  •  ^ 

f 


.-ly i.i^ud  by  Google 


» 


a8x 

'Francih  ».'%.piia  rijimlre  a(Hbippiiccf?^''j(dr^ 
faUimc 'lbtà>  ì  quali?  fr-èorpprendono*  gif 

aitri  ,  e  tiittti  hanno  le  bellezze  communi  ,  c  ' 
moejfarie  ,  e  Le  particolari  .  Le  bellezze  cgm- 
aiuni  Tono  la  proprietà  e  ia  prtcijjone  delli 
Uà,  V  elegarì^a  e  la  proprietà  dell  ejprejjioni , 
é^  \a-^purMàTddi^Jingi$fi  :»  pgni  iibrp ':;.;9g4|  * 
diTcorib*  ha  bifogno  'di  tali  C4umnùni*ed  inC'- 
Vftatiitt  pi-eFog^ive!.- Le  ^uaKtS  pànMdri 
coiilirtono  poi  nelle  particolari  idee,  che  con-» 
corrono  in  ogni  fogeiio  .  Un  Comediantc 
Mon  pu ex -ragionar  da  Filùfofa  •  Un  Tragico 
dovrà  invellirfi  dé'  Car9KiSFÌ-.^*;e*  dt^llo  Urie 
degli  Eroi  >  che  ci  prcfenta  ..Un  Fattore  ' 

Uoa  letteta  fainHiaiie una /crutura  didaitic^ 
non  hanno  bifogno  dì  mela  Tore ,  efclamazio- 
ni ,  di  commozioni  ,  dK  affetti  ►  Le  perfeio- 
ni .  deii'  «ioqt^2a.  confìfiono»  ^>  41^e  V  iA^Qo: 
Autore  nel'  (ìpec  le .grad^azidoi  divetfb  tra 
io  fliie  .fimpUti    ed!  iir*  fytUmr,  p  V  atte  di 
di(po[[rf(  ,icr  dipingere  lair  graduazioni ^  Ah^O*  - 
landre  Pope  nel  tìpe  della  lettera  IV.  del 
Saggio  fuW  Uomo  mentre  loda  i]  fuo  amica 
Bulingbroke  di  averli  imparata  i'  :ar(e  de^ 
P^e^M^.e^ della  Pò^^g  dice  di  degnarli  di 
inparargii  l' arte  d*  imitare  le  variazioni  dei* 
la  natura  col  fuo  flile ,  di  ahbajfarfi  don  dìgm- 
tà ,  a  déverfi  con  moderazione  »  di  iodate  dal 
grave  al  faceto  ,  ^  dallo  fpiritofo  al ^  ferio  >  di 
ejjer  corretto  con  brìo  ,  ed  eloquènte  con  natU'* 
rateila . .Tjjli  j)^aggi.  tii  fliii/ogq.iMpqu^^  fe- 


^lyi.i^ud  by  Google 


«(^  rPopè  ;  iotè  dìflhiiiflime  »  n  MlSmt 
ddl»  natura.  ^  che  è  Empie  beilo  ,  èà  eie» 
l^te ,  e  vero ,  come  oflerva  i'  ifleflo  Auto- 
re^ piace  Tempre^  ed  ia  bocci*  di^outi,.  oo»; 

^tm,  uifira:,  w: air HMfo». cr^ 

td  avfiOben  potmo  portare  dali'xftefro  Autore 
un'altro  famofo  efcmpio  di  una  patetica  natura» 
lezza  in  que'  verfi    co*  quali  Virgilio  di^ 

Einge  l'afflizione  deil'  addoloiaiQ»Off£9p' pit: 
t  morte:  dt  Euridice: : 


Tkj^iàdf  Cm/mr^  '  trfito  in  Umn ,  fiàtmi. 


Moof.  d'  Alestbeit.  ^i?)  -Quefii.  peza  di  fu« 
Uimità.  naturale  coni^gono,  é  piaodonO'^  da 
par  tuèo  «  Ma.  le  fiibltmi^  anificiaii  ddl^^ 
Alia  coufilbaió^  iDMrapporto  aife-patoW'^  non 
Convengono  ad  ogni  genere  di  eloqiienza 
particolare  ,  che  ha  i  fuor  corrifpondenti 
particolari  itili  di  verfi^  non  ada^ili^  ad  al«^ 
tà  gciMti»  Viigj|lia  amttiÉ: pookQk ppn»  io- 


•  < 


(16)    Fìrgil.  Georg.  Ifr.  V.  j^ffS'        -     '    "  ' 


c.iyui^cj  Ly  Google 


bocca  di  Didone  H  yc^oUi  ¥ìdi  ,ut  perii  &c; 
com^  igpca  )  e  gli  «luì  li,  iulcU,  Ccr^us  » 
ma  ooa  ^p^. 

Qafiantafyut  nuca  ,  mea  q^as  4aiaryUif 

Ecco  duQque  le  varietà  dello  Arte  aitfficiaici* 
cbe  non  può  adattarli  a  unti  i  generi  .còmcf 
oflferva  il  citato  Autore  Fiancefe  (($}  • 

.     .      .  CA- 

(r8)    L*  eloquenza  così' Poetica- ,  come  ProCiica' 
dcv'elTerc  (emprc  adattala  alle  perlone  alle  quali  fi  ac- 
iribuifcc .  Si  debbo  11  conofccre  nel  parlare  efle  perfonc, 
e  non  1*  Autore  .  Molti  Savj ,  e  molti  Filofofi  ,  e  mol- 
d  Poeti  han  cre4uto  di  far  bene  mettendo  in  bocca  di 
/urtici,  di  paftorelle,  di  perfone  che  non  doveau  prefii- 
merH  molto  veri^te  nelle  fcienze ,  difcorfi  ddla  pia  fo* 
da.  Filofbfìa  >  della  moraJe  h  piti  rahiiiiic ,  dplla  politi- 
et  la  pi4  aAni&  •  lo  tali  drcofenie-fiftlca  4wfm 
4dll' AvcoiCy  aaa  apn  già  b  natoralena  ddk  co^ 
tpieÙQ  difeso  aoiabiliiuiuo  qulonoò^cflb  t'Tjr^gici ,  ed 
i  Connici  ,  clie  inrece  di  parlare  coli' idee  ,  e  competi* 
sucri  de'  perfbnaggi  >  che  meteoao  in  ifcena  ,  ptlaao 
coU'tidac  di  loro  flieffi»  e  dipiogono  los9  Ae0  ro  q«ei 
peiibaaggL  il  che  vqii  ragione  ibn^bra  mn  difetto  ago- 
loro  ghe  Unop  ben  penzarc .  Deriva  un  tal  difetto  per* 
che  molti  voglion  piuitofto  ne*  loro  drammi  far  ponapa 
del  loro  ingegno ,  che  dipinger  la  natura  de*  perfonag- 
gi  ,  che  s'  introducono  .  La  fublimirà  del  pcnzare  ,  e 
la  Filofofia  non  competono  in  certi  generi  di  eloquen» 
2a  pro(àica ,  e  Poetica ,  che  dimandano  uno  Alle  ceuuCj 
t  auUccaio  alle  pciioae  «  àm  s'iouoducoao  t 


•288 


ìteas  '  '•'      ^  .sax. 


.  C  A  P..  O.  i¥.- 

'    tiiffejp^  FOofoficht  falla  fiiU.,  e  fullc. 

'  £uc  regole    ,  , ,  , 

• 

OGni  lingua  dee  avere*  i  fuoi  fcrittoii' 
particolari  fuiio  (lile  >  gificchè  quelle 
regole  »  cbe  fl  dann^  liMIo  lUle*  delie  lfng^e 
'morte  ,  come  per  io  più  han  fatto  i  Retto* 
rici ,  non  fono  adattabili  alle  Imgue  volgari j 
e  fpedb  una  cofa  quando  è  fublime  in  una 
lingua  ,  iiYiiiata ,  o  tradotta  ia  altro  idioma, 
^  diventa  bada  »  o  medieae  >  porche  la  fubU- 
•  inità  non  fia  il  foggetto  in<reente^  come  m 
óaoiti'caG  (i).  Pec  ben  giudicare  delle  qua* 

Ai  ^  elo^ucQzai  e  d'ideePpeùche»  o  Pio^^idie^ 

CÌ09 


.  j  ,^L.d  by  Googli 


ikà^  dèlio  Aììe  fa>  duopo  fàpere  minutamence 
analisaiie  le  fv»  idee  »  e  laìua  lingua,  quaxi- 
jdò  G  vfiQl  .  comporre  ^  ed'  analizere'  le  altrui 
Idee  v  e  l'aitiyt  lìngua  quando  fi  legge  >  dd- 
vendei}  confidenite  le  varie  qualità  degli  (l^ 
ii  in  rapporto  a'  giudizj  da  farli  degli  altrui 
libri ,  e  Itili  >  o  nei  formare  il  proprio  Ilile> 
o  nel  comporre  ua  proprio  1ìInk>  • 

$•  A*  .  Oltre  le  regole  ,  che  cohcernonò 
il  Emon.  nuiòcinla  «>dal  quale  i'  ottrmo  flile 
dipende  »... fi  dee  &pere  ,  per  qaacno'pTÙ  fi 
può  perfettamente,  quella  lingua  ,  nella  qua- 
le n  vuole  fcrivere ,  e  leg£»ere ,  conofcerne  i 
lignificali  naturali  ,  e  trainati  delle  parole  > 
ed  i  rappprti  delle  i  paiole  all'- idee  .  Non  fi 
può  ben  capire  una  lingua,  fe  non 'fi  è^  Fit 
lolbio  iilummato ,  onde  invano  i  Filòlogi ,  e 
gli  Antiquari  fi  sforzano  di  ben  capire  gli 

Tom.  IL  .  .  .     X.  ,     •  Àvt' 


ciono  ia  tutte  ie  lii)p;uc  ,  in  tmrJ  ì  tempi  ,  in  tutre 
«azioni  ,  ed  adduce  1'  cferapio  òt\\2L  'l.uJìjJe  dui  Fot- 
iog)ie(è  Ì€  Camoens  il  quale  neli'  atto  die  ia  fiotti, 
degli  Eroi  fli  per  paflare  il  capo  di  Buonatperaoza 
delio  allora  il  Fcomoiitório  delle  Tempefte  »  introduce 
un  formidabile  fàntalina  che  innalza  dai  fondo  del 
mare,  la  di  oit 'tell»«ghuige  alle  nùToIe  y  che  è. cinto 
di  venti ,  di  tenipcfie»  di  nilmini ,  che  (lende  le  brac- 
cia (idi'  Oceano  ,  e-  che  è  il  Nume  di  quei  mari  da 
niuno  allora  valicaci:  filTo. minaccia  1* audacia  de  Por-< 
togheii,  e.  loro  predice  ruine  .  Quefto  pezzo,  dice  Mi 
^de  Voltaire  piacerà  in  tutti  i  tempi,  ed  a  tu:te  Je  na« 


f 


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Autori  aniicfìi  ,  Quando  non  fono  efli  Filo- 
fofi .  Per  il  buono  flile  in  una  lingua  è  ne- 
ceilàrìa  uD'efatta  ifloria  delle  idee»  pentieri^ 
6&tfM,  e  materie»  e  cofe  trattate  iti  quella 
]irgua  e  poi  l'iflorift  ddPepodie  della  graif* 
dezzn  »  e  decadenza  di  quella  lingua  .  SuiP 
idee  ,  e  fuile  parole  ,  che  fono  le  imagini 
delle  idee,  è  fondata  la  Critica  dello  fìile  ; 
ma  la  fcienza*  delle  idee  ^  e  delle  cofe  è  la 
fcrenza  della  Filolbfia,  quella  delle  parole  è 
ia  Filol^*  Sono  dunque  tmmibe  mfèpè* 
labili  (a) . 

*  $•  3»  Per  acquiflare  il  buon  guflo  dcìlò 
fiile  bifogna  leggere  con  guQo  ,  e  giudizio, 
c  feconda  le  regole  da  noi  . date  (j)  i  mi« 
giiori  Autori  di  una  lìngua  ^  ed  i  giiìdia| 
^ti  da'  migliori  Criitd  iòpra  tali  Auiori  i 
ftmpre  efaaiihando  con  impànialita  il  pela 
di  tali  giudizj  •  Conduce  a  tali  efami  un^in- 
defelìo  Audio  delle  fcienze  Critiche ,  e  Lo- 
giche ,  dalie  quali  s'impara  l'indole  de' vo- 
caboli di  una  lingua  ,  i  Ipro  cambiamenti  ^ 
le  trgote  4*  iobrpetraié le  caratierifliche 

'  d^» 


ff 

(0  In&tti  gli  Amori  de'precetti  i  là^jUml 
IKlc  fono  fiad  grandi  Fiiololi  n^Wpi  brè,  coitié  Pla<' 
trae,  AriAoceie,  Lopg^  te.,  e  Del-  doftro  Secolo  itt-^ 
finirì  FiJoibfi  han  cercale  di  migliorare  il  buoh  guflo 
Aeir  elo<)ueoza .  Si  veda  àè  die  abbìaoi  detto  kkifutSC 
«pera  Jom,  L  Pan.  UL  '      •  ^ 

'    (ij       4       ultima  ■  '   


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dello  ftile  d^^ognr  Autore  ,  d' ognV  tempo  ^ 
d'ogni  fcicnza  ,  e  luiii  i  requiliti  che  fi  ri- 
chiedooa-  por,  tea  comgocre    e.  ges^  ina 

flite  fia  core iQ)on(faiiie  alia^malem  4Ìeila  qua« 

le  fi  tratta  ,  ai  tempo  ,  ed  al  fecolo  ,  in 
cui  fi  fijrive  ,  ed  al  guQo  del  fecolo  ,  cosi 
ìa  rapporta  alle,  oofe  >  coioe  aUe  parole  (4)» 


(4)'  «  6iio.(cntttQitU  liVrt  UkVmvifìmùAmi 
Mi^  auim  »  sa'  ùc^Sfi  »  iàlk  &t«e ,  fiiUft 

navi,  (tilk.cabe».sii^lunerali,  e  Copn  t^iw  le  astoni, 
colè  ,,e<!  arti  degli  antichi*  Vi  fofia  iminaitè  CoUenio^ 
ni  (il  Tefori  di-  Antichità.'  Qftchà  ,  Lmm€  »  Orientali 
in  immenir  Toni  •  iafimo  letterati  fpafgQooa  immeod 
fiìdorì  a.di£ci£sarie  un  vocabolo  di  uoa4iaizioiie«  afiipt 
olire  un  frantume  di  un'  altra ,  ad  imitare  un'  iU:rizionc 
ninebre  di  un'  antico  marino  di  Roma  ,  ad  intcrpctrarè 
an*  antica  medaglia  ,  a  darci-  una  fpiega  di  ua'  antico 
fendo,  di  un'antica  gemma,  di  un'antico  vafo.  Quefte 
cole-,  quando  noiL  conducono  a  fcoverte  che  migliora- 
no r  Uomo,  fono  inutili.  Gli  AntiquarJ,  ed  i  Kilolo- 
fft  ci  daoQo-  fpcflb  eicmpi  de*  difetti  dello  (lite  riguardo 

r    >L       r  .  .  .  , 


Hbflb«  tempo  -  lo  ifai£&  det.tooa..  gnfte-.dc^  antichi 
IQmvxiflèttono  MtJi.tuiU'  tifami fieimttstjkika  tfè 
ffimU.  di  Feà»'(£0ii*7AFrf^.i7-)/Cotaa.fi:rivono 
»effi>'  a'  loro^  contemporanei  (iiHo  (lile  con  cui  avrebbe 
icritto^la  Madre  di  Evandro.  ìé^J»//^*  >  \  ifm^^  »  a^ 
Pinary»  Lo  fpirìto  di -affettare  anrichnà  iia  corroiie  fin 
le  moderne  lingue  viventi  .  MoltilCnii  ItaKani  vonno 
aoGwa  imitar  MoMtsìQ  ,  «  ViUmà  $  oéM  Francefì 


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e  fa  duopo';  clie  le  voc?  cor nfpondàno  al- 
le cofe ,  e  che  i  vocaboli  fjano  fempre  prò- 
pij  )  e  qornfpoodenii  alia  x^ualità  deile  core» 
e  il  prendano  nel  fenfo  in  cui  fi  iKioprano 
,llà* contemporanei.  Si  dee  ibpratutto  belare, 
che  ia  fobiimita  ,  baflèm  ,  e  .  roediocriài' 
delio  flile  dipende  più  dal  foggetto  ,  da* 
penzierr  ,  dall'  idee  ,  che  dalle  parole . 

j.  Tmti  gli  lUli  ,  fi  riducono  ai  yù- 
hlìme  ,  ai  rmie  ,  o.  hajfo  ,  e  ai  mediocit  - 
jlf.  U  BaUcux  divide  lo  fiile  in  ftmpUct  , 
mt\\ano  »  e  fubìimt  ^  o  Atvato  »  ed  adduce 
di'  lutif  qucftf  flili'èccellenti  òflèrvazlonf  "pie- 
fe  da  Cicercne  de  Oratore  (y)  .  Lo  ftiie,  fit- 
fclime  li  manìrefla  dalia  magnilìca  elevatezza 
de'penzi^ri  »  e  delle  parole  ,  Longino  nel 
Tuo  Trattato  dei  Sublime  fiabiil  cinque  fonte 
delia  Aiblimità  deilò  fliie  '»  cioè  una  fdiee 
fopìojìtà  di  finm\t  ,  ^  vlvt  imagini  ii  'af» 
fetti  ,  cofe  che  dipendono  dalla  natura  , 
jvicliiecle  >  poi  come  ajuti  dell'arte,  uua  eU* 
fm^  mUlà  diji^urc  ,  t  di  fintctlie  ,  una 

lyioDtaigne  ,  c  Rabelais  ,  molti  IngUfi  Shakefpcjre  ,  e 
fiiUon  .  ór  Icaliani  foono  imitare  lo  ftile  dcgU  lo'- 
gl^fi  »  e  de'  Fmcefi  ,  e. credono  effcr  ciò  il  capo  di 
9pera  del  buon  gufto  .  Intanto  altri  gridano  per  far' 
^piiicare  i  Greci,  e  ì  Latini. ^«or  capila  tot fentsntia^ 
(5)  Monjleur  Le  BatteuX  trincip,  de  La.  Lutc^ 
mtur.l  Tom,  If^.  ,  Trai  té  IX,  Dts  Genr,  en  prof.  /. 
l'art,  Ckap.  Vllh  A  oa  tippiUe  Jiyié  »  Ù  dm 


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fcAa  doeufìm»  con  iropi  ^  ed  ma  campo  fi  ^io^ 
m.magnìjtca  •  Dr  tutte  quefle  qualità  tavel- 
la a  lungo,  e  dillintamenie  il  Longino,  ed, 
i  fiioi  molti  Comiiienu  tori  (6).  Chr  voleITè 
fogli  efeuipi  .de'  Rettoriiji ,  e  fu^Ie  iora  deS- 
iiizfoni  concepire  fdee  dèi  rublime  ',  fi  .ve^ 
drebbe'piuttofb  mirHuppato  ,  che  illumina* 
to  ,  giaec&è'la  fiéUmtà  è  più  {^^ììc  a  fen- 
tfrfi  ,  e  conòfcerfi  ,  che  ad  infegnarG  per 
precetti  .  Gir  Autori  de'  Fnionì  fecoli  in  o* 
gni  lingua  ci  poiuio  fomminiOrar  efeinpi  Ail 
fiifalime  (7) .  ^ 

§.5.  Fa  duopo  riflettere  >  clié  Id>flilefii-r 
Mioie»  U  tenne  ^  ed  il  mediocre  >  non  fi  devo- 


(6J   P7d.  Longih.  di  fifUifU  ih  ufuTttX:renffftmi 
^rincìpfs  EUawaUs  BràlidihtifHa  9dU.  Tali:  in  4., 
A^II.  pag.  47.  '  r 

(7>  '  Tra' Greci  è  ecccUente  per  la.lbblimia^Pin. 
darò ,  molti  libri  dell'  iliade  di  Omero ,  e  fpecialntìnte 
il  IX.  hfempj  di  fublimc  eloquenza.  Tragica  fono  ih 
Sofocle  ,  ed  in  Euripide  .  Tra  Latini  vi  è  Orazio  fu- 
blimi/fimo^  in  molti  luogbi ,  La  (ublimiti  di  molti  libr? 
dell'Eneide  di  Virgilio  è  ammirabile,  fpecialmerue  nel 
2*  nel  ^,  ,  nel  4.  ,  nel  6*.  Cicerone  fomminiftra  infiniti 
«empj  di  fublimiti.  La  perorazione  del  aringa /)rt?  J//- 
iCttt  :  f^a/eaat\  f^aUant inquity  Cives  nui ,  è  un  pez-> 
ao  di  (ablioiità,  che  non  fi  può  leggere  fenza  lagrime, 
Miften  »  e  Shakefpeare  fono  fpclTo  fublimillimi  tra  ^^l* 
logicfi,  V  Erriade ,  e  te  Tragedie  di  Voltaire ,  qudb 
di  CoraèilIe»4iRadne>  ec  tra^Fraiicefi.  Tragl' Italiani 
li*  MecaftaGo,  (bmtntniUni  eccellentt  modelli  di&Uiinité 
di  flile^,'e^  pedMuii'    ^  .  •    '  ...  ^ 


no  conCderar^  eome  fanno  molli  Rettoria  » 
che  dicono  oompetere  lo  ìAiie  fiiBikne  jAV 
Orarore  ,  il  mine  alle  favole  >  ^IF  Eclógfie  , 

51  mecibcre  alle  cofe  didattiche  «  Ne' Poemi 
Eroici  ,  e  nelle  grandi  aringhe  devono  en- 
trare 'tutti  gii  (li li  ,  che  fieno  proporzionati 
ajla  grandezza  9  o  baflfesza  delle  cofe  da^dirG. 

ifieflò  accade  in  un  Poema  Eroico  ,  ìq 
una  llloria^  fa  un  poema  didattico  ,  gii  fil* 
il  de-  quali  varrano  ,  >e  devon  variare  »  -co* 
me  i  caratteri  ,  che  fi  debbon  dipingere  ,  il 
che  vegliamo  noi  da'  Comici  ofrcrvarfu  Dun-» 
que  ogni  materia  diverfa  di  fcrìvere  ha  i 
fuóì  diverfi  generi  di  fliii.  Vi  è  un  fijbiune 
proprio  delio  fliie  didattico  •»  cbe  poi  ud 
genere  Eroico  tvoa  h  Tùblime  .*  Vi  è  al* 
tezza  propria  déir  Ecloghe  che  paragonata 
air  altezza  dello  flile  clidaiiico  non 'Co^ril^XMl- 
'  de  ;  e  cesi  può  oflervarfi  in  tutte  le  varie 
fpecie  di  i^omponimenti  in  profa  ^  o  in  ver* 
fo#  f}'ttoue  dneque  ,  ii  tiiediocre ,  ii  fubii* 
Wiit,  Dòli  '^fono  generali ,  né  .gl*  i(léfli ,  vafia- 
nó  le  idee  fui  fiTblrme  come  variano  ie  di* 
verfe  materie  ,  filile  quali  fi  Tcrìve  ,  i  tem- 
pi ^  ^li  Autori  i(8j^ 


(8)  Cerne  coìié  »  che  m'Oinero  lèonìbranno  agli 
aotrcbi  fuhl*mt  »  non  ^no  ptiì  tali  a'niodenri  p  L'elo* 
quenza «orientale,  che  C\  crecin '(iibloniflìiDay  ha  ceduto 
aUo  Aiie  pili  lì^rio  .  Ogni  iècolo  ,  ogni  hajón,,  egm 
icienza  1»  il  iìio  fiiblime  ,  il  ùxui.  (tane^  il  iip  mtmo^, 

ae 


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a9f 

§.  7.  E'  da  oflervarfi  ,  cfie  Hccome  la 
vera  grandestza  ,  e  maelU  deile  cofe  da  fe 
fi  fofticoc  Tenz*  altro  appoggio  di  parole  ,  e 
Utm  .iiamiduà  v;iiia ,  cosi  lo  Oile  veratn^ote 
nobile ,  e  grande  wtn  fea  bifognó  4^  gonfio- 
re vano  ,  che  è  il  niniico  di  ogni  fui?iia3Ìuii 
vera .  Accade  dunque  ,  che  mancando  talora 
ad  alcuni  lo  flile  veramente  fublime,  cerca- 
DQ  di'.fupplirvi  colla  lumìdità  Ditirambica  , 
e  colle  .parote  fefqurpedali  ,  ed  ampoliofe  • 
Di  qoloro  iht,  così  Icrinero  G  burlò  lepida^ 
mefite  nelle  fiie  opeie  il  Decano  Swìfi  4  ed 
^tHanifo  .Poft  (p).  Perfio,  Qmwk  ,  e 


ere ,  non  adattabile  al  fublime  ,  al  tenue  ,  al  mediocre 
di  un  altra  fcicnza  ,  <li  un'  altro  Secolo  ,  di  un  ahro 
Autore  .  Mille  Rettoria  vi  diranno  chie  H  Poema  Epi- 
co debba  cflerc  fublime.  Ma  Ornerò^  f^irgiUo,  LftCA'- 
nQ,  CUudUno .  il  Taffo  ,  rQUaire  ,  MiU^n  €C.  iuar 
AG  le  ifteffc  {ubHn>ita  ?  Lo  ffilc  tentó,  ed  d  mediocre 


di  Cay,  diGelltit  fiiri  mai  l'ifteffo?  Lo  mie  didatti- 
Qi  di  Lnsm4  ,  quello  delle  Georgiche  di  Virgilio^ 
qìiello  del  Saggio  full*  Uomo  di  Pope  fon  i  mcdcHmi? 
Lo  ftilc  Iftorico  di  Livio  ,  di  Tacito  ,  di  Polibio  ,  di 
Sénofonte  ,  di  Hume ,  di  Robertfon  ,  di  Voltaire  lono 
nifemi^Non  hanno  forfi  gradi  ài  f uh  Urne ,  ài  tenue, 
di  mediocre  tutti  differenti?  Non  molto  prccite  duns^ue^ 
ni  molto  vere  ,  ne  molto  utili ,  fono  tante  diftinxiom , 
e  regole  fatte  da'Rettorici  fullo  ftilc. 

(9)    Swift  ,  o  Pope  neir  operetta  ntpi  ♦ 


t 


qnafi  ttitti  i  Saticici  ,  come  altresì  Lucano , 
Claudiano  ,  Siiio  Italico  ,  Stazio  ,  ed  altri* 
deboli  Hnitatorì'-di  Virgilio  caddero netib  Al- 
le declamatono  /  e  gonfio  ,  eome^  taiom 
accaduio  ali' Inglefe  Milton  ,  ed  a  Shake- 
fpeare.Ogni  flile  ha  i  Tuoi  ifmiii,  /uori  de* 
quali  degenera  in  difetti  ^  QuaVi  fono  queftt 
limiti  i  £^  più  facile  il  conofcergU  »'che  il  dir» 
gii,  cerne  ad  evidenza  Ti 'conofce  da  ogni  Sa* 
/  vio.  L'entiifiafiEiiaimeliettoale^prodiice  dunque 
Io  fliie  tumido ,  e  la  vera  elevatezza  dei  ra- 
ziocinio produce  il  vero  fublime  . 

§,  8.  Lo  flile  mediocre  c  il  mezzano 
tra-  il  fublime  ,  e  il  teiiue  .  Ve  ne  fono  gli 
efemp]  nelle  Georgiche  di  Virgilio.  Lo  fli- 
^.  le  lèmplice  è  proprio  delle  CcNoamcdie^  deli' 
Ecloglie^  de*  ^difcorC  familiari  ,  il  mediocre 
è  delle  cofe  didattiche,  il  fiiblime  de'  Poe- 
mi Epici  «  Ma  vi  fono  efempj  di  Autori 
che  hanno  iHi  nTÌfìo  di  varj  filli,  co  me  Omero 
tra  Greci ,  e  l' Arioilo  tragii  Italiani*».  Ctce* 
rone  può  fervi  re  in  tutte  le  Tue  opere  per 

'  eccellente  modello  in  ogni  flile. 

§.  p.  Lo  flile  in  rapporto  alle  cofe  ti  di- 
ride  in  /erro  ,  in  larlefco  ,  ed  in  Eroicomù 
£c  .  I  modeHi  dello  llile  fer io  (òno  il  Talfo, 
il  Petrarca  ,  i  migliori  Scrittori  di.  Piofi?  Ita- 

'  liane*  .  Lo  iiì\e!.Burlefco  Q  ofTerva  in  moltei 
opere  in  prcfa,  ed  ili  verib»  di-ogni  naiio— 
'  te  ,  e  lo  "fiìtt  Eiminàicù  i     miflo  fi  fiile 


Digiiizeu  by  LiOOglé 


c  bórlefco/éi  EiròfcD  (io). 

»  $.  IO.  Lo  flile  C  confidcraaafora  ^ivi- 
fb  in  ofcuro  ,  chiuro  ,  intdligibile  ed  ajlru'» 
fi.  Per  avere  idea  delio  ftilc  chiaro ,  e  per 
ben  fcrivere  con  cbiàrezia  bifogoa  faper  T 
arte  di  ben  peniare ,  e  con  ordine  ,  e  fifle< 
ina  ,  perchè  la  chiarezza  »  la  pirecifione  »  l* 

ordine  paRà  dalie  cofè  aite  parole  •  Per  ben 

giudicare  poi  della  chiare22a  ,  ofcuriià  ,  or- 
dine «  o  dtfordioe  -delb  flUe  ^  bifogua  ferra- 

'  '     ,  men*. • 


(io)  Con  tal  mifìo  è  fcricta  la  Secchia  delTaflo 
ni ,  il  Lutrin  di  Defpreaux  ec.  Nello  ftilc  afrolutamen- 
te  burlcfcho  fono  le  Poesìe  Inglefì  di  Butler  ,  e  di 
ChurclìUl  ,  le.  profè  di  Swift  ec.  Tra'  Franceii  hanno 
icntco  infipiti  in  iftile  barle(co  ,  e  cragli  altri  Seofrcn^ 
RaBeUU  ce  Vi  è  un  fingo lar'eièmpio  di  ftilc  Bórleiè? 
sei  Teftaaeàto  di  M;  thitippt  HiHktck  Negoziante 
ne'  Paefi  Baffi  .  Si  feda  11  Kiubiemf  Fol*  Ih  ArùtU 
54.  Molti  Novellici  Itaiianx,  molti  Autori  di  Cicalate, 
di  Paradofli ,  di  Poesìe  Berneiclie  hanno  (crltto  in  ifti- 
le burkfco  •  Lo  Rile  '  ifteiTo  giocofo  ,  e  hurlefco  può 
talora  trattare  di  còlè 'iftctttdve  »  >e  (èriè,  oome  fì  èfat« 
ro  da  Monf.  de  Voltaire  in  varj  Romanzetti  burlefchi. 
Sulla  natura ,  e  su'  limiti  dello  ftile  burlefco  molte  co* 
fé  oflervò  1'  Inglese  Corhin  Morris  nel  fuo  Saggio 
JuU*  ejlem^ione  ,  e  limiti  di  ciò  che  Jt  chiama.  Jpiriiofo 
dijcorfo  y  éurtayfcherio^  11  titolo  Ir.glefc  è  quefto  :  Art 
Effajr  tovvards  fixing  the  trite  ftendars  of  U^it ,  f/«f- 
mour ,  KaiUery  ,  Satyre  ani  HidicuU  .  Efpone  1*  Au- 
cose.to  tale  fuo  libro  i  diverfi  fiftemi  fullo  ftile  propo- 
IH  da'(ÌK»  nazionali,  cioè  da^Covley,  Barrow,  D'W- 
den,  LodBey  Adiflbn,  e  poi'Mtc»  aU*cÌam  iteUa  mir 
'  celia  dello  file*  ndioplo.' 


ìneoie  vedere  d  lc  caufali  deir  oTcarità  (o^ 
no  in  chi  legge  »  o  iQ  ieri  ve»  Mdtiffiini 
€ìtuì^ì  ci  luuniio  dat^  iofinhe  regole  fuIP 
fine  di  i(preg?re  >  e  capire  i  libri  ,  re« 
gole  dette  daeBìCvhìaAruErmeiì€utica(ìi). 
U  ofcuriia  di  un  libro  non  dee  giudicarti  , 
(è  non  dal  coofisafo  d'  infiniti  dotti  ,  che  1* 
«aibbiano  per  otàato,  ed  inimelligibiie  (12)  , 
perchè  {petto  pleuriti  di  m'open  è  leiatiP 
.va  alia  picdolezza  delie  idee  di  chi  legge  » 
fenza  avere  i  requìGti  ncceflarj  a  ben  capire 
ciò  che  legge  .  /  principj  della  Filofofia  di 
^Newton,  i  libri  di  matematiche  fubiimi  »  e 
d|  algebra^  le  difcufTioni  de^  calcoli  infinite- 
fimah  »  9d  ìniegrali  »  i  difoMdS  di  Tupputaziov 
m  Aflronomicfie  fetnbrano  cale  niag^cbe ,  ed 
oicuriflime  agi*  ignoranti  di  taii  materie  ,  e 
fono  verità  evidenti  per  un  Ntwton  per  un 
Lùhniti  per  un  ÌVolfio  •  Lo  4e0ò  può  dirli 
deU^  fipiieiue  Metafifichi^  • 

§.  ri.  Taluni  ban  confidcraio  Io  flHt 
in  rapporto  alle  ooTe  liete  >  o  mefte ,  piace* 
yoii^  o  fpiacevoli,  teocre  ^  o  ferie  »  e  rhan* 

no 


(fi)  Cio^  arte  £  ìftìtf  imarpetaie  •  Si  ftlt  il 

Clerico  ncU*  Aru  CritUéf. 

Co$i  qnoltiCmi  i/m  Bionp  per  efentiCin» 
A«tfpre  ,  e4  iniiyeUigilHle  làioJroM  ,  ^fchiU  nel  6m 
A^m^ntipi^t  U  Ttaék^  di  ttlbnitiy  il  Sifiema  in» 

ip  Fiiofi)fo  Biadi»  fii       eamiic»  m^èf^m^ 


\ 


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1 


no  detto  (li  le  flebile  y  tenero  fiuero  ,  lieto  , 
rnefto .  Lo  flile  fcvcro  è  quello  degli  Stoici^ 
il  tenero  è  quelio  d^U  Scrittori  Crocici  , 
cioè  di  Ovidio ,  Tibullo ,  Catullo  te*  Il  Aq^ 
bile  f  e  ^lelio  degli  £Iegiad/t^nae  fioflèr^ 
va  ancora  in  Ovidio  ,  e  fopra  tatto  oeliè 
funebri  Elegie  di  Young  Ingkrfe  ^  intitolate 
Nonìy  libro  pieno  di  bizarre  fanraiìe^di  peK« 
petui  ululati  ,  e  querule  iamenta^ionr  • 

^  13.  Lo.flile  fpiritofo  nafoe  dagli  iiv 
gegpofi  jaiiocini  efprefri  con  elegami  eiiift& 
Oflèrva  un  dotto  Francefe,  tale  ftUo  bob 
i  in  tutù  V  ijlejfo  ,  pmH  lo  fpìrito  fublimt 
Corneille  non  ^  lo  fpirito  tfatto  di  Boileau  , 
uè  lo  fpirito  nativo  ,  e  fcmplice  di  Monf.  dt 
la  Fontaine  j  nè  lo  fpirito  dipintore  di  Mpnf. 
de  ia  Bruyere  ,  nè  lo  fpirito  frefendio^tà  im^ 
maginmre  dd  l/ULebrwedue  »  ed  avr^be  po^ 
luto  aggiungere  ,  nllo  fj^rue  meno  4i  Cbaià* 
Ueum 

§.13.  Moltiffime  ottime cofe  fuUe  ope- 
re di  fpirito,  e  fullo  fìile  fpiriiofo  ,  e  fullo 
fpirito  ha  fcritte  il  famofo  Monf.  de  la  £ru« 
yére  (rj)  ,  e  molte  cofe  ha  fcritte  fililo  Oi'» 
ìè  fpiritofo  il  6mofo  tdàìx  BeiAms  (14) , 


(ij)  Charj^l,  Chap.  /.  Tom»  7.  pag»  lof,  'ad 
253.  cdit.  in  izm  Péfis  I77f.  Chei  AiUhU  ^tùnae 
David  • 

(14)   MìUtU/t      èiitt  pepfif  daas  Ics  Otivragts. 


50O 

nel  quale  molte  cofe  Bice  fui  guflo  degH 
Autori  iuiiani  >  è  che  ii  Marchefe  Orft  ha 
•  voluto  'fxinfiitaTe  (if)  •  Il  Srgn.  Muratori 
ancora  ition  poche^  cofe  ha  .  ferme  fullo  (lile 
fpirhofe  nel'  Tuo  *  lìbto  fidla  Perfetta  Puefia 
llaiiana. 

'  §.14,  Lo  flile  brillante  ,fpiriiofb ,  e  vivo, 
dipende  aflài  più  dalle  imagmi  delle  cofe  , 
che  dalle  parole  ,  e  mai  fi  potrà  avere,  ne 
acquifiare  ule' Oile  da'.  Filologi ,  c  da'  Ketto^ 
licl^fe  iKjo  (000  glandi  oflèryatori^e  grandi 
Fiiolbfi  •  'LuclailO'  tré  Greci ,  e  Cicerone  tri 
Latini  ci  hmmo  dato  eccellenti  efenipj  d'  o- 
gni  flile  fempre  adattato  alle  materie  da  e(Ti 
trattate,  perchè  fapeano  ie  qualità  delle  co- 
le »  e  ^ia  4oro  natura  ,  Odde  ie  imagini  che 
effi  ne  -  formavano  ,  doveano  mirabilniente 
alle  eo(e  ìAeflè  corri  fpondeie*  L' ideilo  può 
cflbrvsafi  ne*  moderni  Autori  (16)  •  Ove  ii 

truo« 


(15)    Nella  Tua  opera  fcritta  contro  il  V,BohoufÉ 

filila  maniera  del  ben  penzarc . 

<  {\6y  Qnar  elegan2a  ,  quali  imagini  (obiimi  ,  e 
Rttoreicbe  nello  (elle  di  Ba^n  nella  ^  Jftorta 
mrèU  ì  Qnal*  eleratesza  »  e  qual  brìo  odio  fòle  dMo 
fpirito  àtUt  Leggi  !  Qual'  eloquenza  Filolòfica  nelle 
opere,  di  David  Home  /  Q}aÌL  ordine  »  quali  ritratti» 
«pali*  vivezze  "fi  olTervano  nel  Secolo  di  Luigi  XI f% 
icritto  dal  Voltaire!  nelle  Tragedie  deirifteffo  Autore! 
nel  Tempio  dei  Gttfio  ,  ne*  Difcorfi  full* Uomo!  Per- 
àkè^  V  clóquenaa  ,  e  lo  ftile  di  ìali'  Scrittoti ,  e  di  tali 
opere  è  cosi  proprio  >  cosi  ipiricolbj  cosi  uathàì  Per> 


tnipVa  buon  guflo-  e  (jpiriK»  Qfiif va;or^  , 
C  FiJoiotìco  f  ivi  fi  troya*  omnio  per« 
che  lo  (iile  nafce  dalie  cofe  ,  non  dalie  pa« 
iole  (17)  ,  e  la  fqeiia  delie  parole  ioia  può 
daiii  ua  iiialio  feiuplìce  j^,  come  ad  un  bel 

qua* 


dìè  pnAro  ^lUi  oarara  ,.  e  dàll^ingegno-  le  regole  dcl^ 
lo  (icrivere  ,  e  non.  da?  F6ologt- ,  e  Rectorici .  Qua! 
Filologo  avsebbe  hm  i-dne  vetà.  di  MoùC  dct.Volcair 
xe  ibi  fùoco  Ir  lUmmeao  dieoe  .BacuianAi  ».  . 

>  IjfniÈ  mhì^ae  Utet^  Bétttram  ampUdltur  amniin  ^. 
Cufìda  fovtt^  icnaiuUr  dividiti  mnit,  aùt»  - 

m 

E  quei  ^riì  più  fublinii  {ul  Palazzo  de)  gran  Mlieftc^» 
di  Malca^  Il  iki«bbcco  componi  da  ua  Filologia^ 

»  ■ 

Ce  fteriU  rocker  qu  annobilì  la  tfatUinee' 

Ejt  U  rcmpart  de  Home  (/     etucil  4e  Bjjkticr 

• .    •  ».  ; 

(r?)   Quante  edi        oflèrvanoai  M'arcuate  , 

e  pe alien  arguti  ,  e  Ipiiitofi  .liim&>  fìtte  ìt  l^enond 
prendendo  gli  clèinpj  oc  dall'  Antologia  Greca  »  01 
dalle  toùantÉd^  o  da  alt»  raccolte?  Mai»Qf;lioaneb-> 
béto»fium*di  prendergli,  dagli  Aweri  flMdtcni*  l^erchè 
non  addurre  efempì  di  ChéuUeu  ,  di  FoUairt^  di  xMà* 
dame  des  Houlitrts-  ec»>  Oiranno,  chte  i  penOEiexi  ipi«* 
ritofi  ,  e  lo  (lile  elegante  di  tali  Autori  iono  accom- 
pagnati dal  hbcrtinaggio  ,  dall'  irreligione  ,  daircnrpie-» 
tà  .  li'  vero  ^  che  in  molti  luoghi  tali  Autori  ebbero 
la  fatale  di  (grazia  di  crederi  capaci  di  combattete  con* 
cto  la  verità ,  e  la  religione  ,  onde  io  tali  luòghi  Cono* 
da  fuggirli  ;  ma  (1.  polToao  fccglierc  i  luoghi  di  tali 
Autori,  ne' quali  parlano  lemphceniente  di  cofe  indiife- 
Moti  •  Perchè  nóii  imitare  r  ape  ingegnolà  ,  che  da» 
£^  icegUe  il  micie  ^  &  xiUuca  U  j^aiice  vclet\olà» 
i  Toc-? 


50a      ^  . 

quadrò»  tm^^nttmento     tfnt  bdla  comhe  ; 

^che  mai  può  far  belk>  «fi  cattiva  quadro  • 
Jjc  vere  bellezze  dello  Hile  nafcono  dalle  co- 
le j,  e  000  dalle  parole        e  dalle  frafi  • 


iTòcat  a'^Maeftrì  di  maturo^  ug^gna  if  fiue-  da  api  ,  e« 
proporre  per'  il  fanoa  guflo  le  CMèmiglfiori  da  ìfiiicn:li» 
Cosi  nella  Falcia  fi.  cavano  da  mtti  i  veeeiabili,  da 
tutti  i  minerali  i  rimedj  utili  ,.ini.Colm  c£e  dee  £u« 
per  i  giovani  la  (celta, dev.'cflcm  un- argo-  intellemiale^ 
affinchè  noo  abbia,  a  Cuffi  urtare  nel  nuli/fimo  (coglio 
dell'  empieei  ,  (coglio  m  cui  infidiceinenca.  fi  perdana 
aerti  creduti  Eroi  della.  FilofoHa . 

(i8)  Quanti  Sonetti  ,  quanti  Madrieali  ,  quante 
Canzoni  ,  quanti  Poemi  Italiani  ,  Franceb ,  Inglefi  ec» 
fi  £bno  veduti  (Iilic  iodi  di  nna  donna,  che  (la  Hatain- 
fiememente  bdla  ,  e  fkvia  ,  perita  nelle  (cienze  ,  nel 
ballo  j  e  nella  muiìca  ?  Sono  tedio(ìfl[ìmi.  i  luoghi  come 
munì  di  Autori  ,  che  hanno  fcritto  tante  inette  lodi 
circa  tali  donne  •  Ma  fi  vegga  poi  come  Monfieur  de 
Voltaire  U  lodata  Méd.  de  U  SM,  cekbct  nella 
fcìene».  nella  nodcftia,.  e  nel  ballo» 

JDe  tous  ieM  eornn  y&  éu  /un  ntéiinf/k 
Elle  édlum  des  ftux^  qui  Imi  firn  ituéatmt^ 
J>t  Diane  c*  eft  U  trttnfft 
I^£mu pm  /re  mù»  dL  Kmmut» 

X2!uante  lèttere*  Dedicatorre  ioetdffime  ,  e  piene  di  vili 
adulazioni  (ì  vedono  inondar  l'Europa f  Quanti  precec* 
ti  ii  Tono  dati  nelle  Scuole  de  confcrìiendis  epifiolis  ^ 
come  il  dice  ?  Ma  aitai  più,  di  tali  precetti  vale  una 
lettura  ragionata  delle  lettere  dedicatorie  delle  Trage-> 
die  del  V^Itake,  cioè  quella  di  Alzira,  di  2Uvre  ec^ 
.«quella  colla  quale  dedico  TErriade  alla  Regina  d'Ingbil* 
nfia  •  l  Prccpctori  aTicbbcri^  a  tradurre  acUa  j>roMÌa 


uiyi.izcd  by  Google 

i 


Un  Fitòrofó  faprà  tóìàttittìte  coiiMerdr  là  coli 
come  gli  altri  1*  hanno  Éon(klerata  ,  e  negi* 
Hleffì  afpeui  •  Non  ù  faprà  appartare  da'  mo« 
deili  ,  che  imita  ^  tpa  un  favio,  che  ragiò^ 
tot  j  vede  le  oofe  in  nuovi  tsLjMid ,  ric^ 
nuove  idee  ,  ed  indi  fpiega  i  cofioetti  éM 
ttù  nuovD  brio^  (i^)  che  à  foco  ^òQOfd^ 


fiflgna  tali*  laodelli ,  e  6r^t  imìlaie  a'  Rovani  »  ftnu 
^icolò  àlciiiio  di  teale  per  i  coflnfni  »  e  ^  ht  ^tòf 

(ip)  Uù'  Urne  i  che  direbbe  feoiplicemebcet 

io%morùò  dève  nacfsii  §  non  dircbbt  tua  cola  che  (òr- 
prende ,  come  oirer\a  Mon£  Mas  •  Ma  1*  Abate  di 
Lhaulieu  ci  prefenta  tal  jpaàim  coa  Colorì  ttoppO  vi^ 
?i  ed  mceieliàan  •  ... 

.Fon/enoy  ,  lieux  delictcuXy 

Ou  je  vis  d*  abord  la  Lumitre^ 
Mientot  au  bui  de  ma.  carriere 
Che^  tot  je  joiiìdral  mes  Aj^euXm 
tafes,  fui  duns  ce  iieu  champtiré 
JÌV€€  join  me  fiiés  hourrirf: 
^Adux  Mrès,  ijui  étave^  vÌ  Itaiiifi^ 
MiinèSt  9àms  Uè  verrei  mweif^ 

« 

Qoeftèa^fttofi,  dice  MoniTdW^,  mi  £ianò  ^tittt 
il  Poeta  ,  Che  piirli  óoUè  t>&à  \  è  Cbgli  albeti  di 
Ijoel  luogo  .  Ci  dipinga  ,  che  quelle  ,  e  Otteftì  déi^ 
inteneriti  di  tal  novella.  ,  e  tal  tenerezza  fa  comunica 
a  chi  legge  ,  o  fente  tali  vctfi  .  Sì  veda  A/m  du  Bos 
nell'eccellente  libro  intitolato  KtJUxions  Criiiqtits  Jùf 
la  Poejie  ^  ^  La  P e  in  tu  re  Tom*  1,  pag.  275.  Seéi.^i. 
17^0.  à  Dnfdi  chei  If^althet  .  I  vcrlì  di  Chauli^ 
iboo  ancora  lifcrici  orfrEaciciopcdia  di  Fari|;i  • 


mo4 

'da*  Filologi  a  c.da^  Rettorie!  «  de  imparano 
-V aitt  d*  imitare ,  e  l' imparano  anche  maie 
ijr»  In  molte  Retcoriche  (i  paria  aliai 

a  lungo  delio  (liie  Attico, Laconico,  Ajiatico,  Ro^ 
dio  ec  ,  che  fono  i  varj  lliii  coiilìderaci  ia 
rapporto  a'  caratteri  delle  varie  nazioni  (*)  , 
giacche  gli  Afiatìci  aveano  un^  eloquenza  yec^ 
Sola  »  imnida^  ed  ampoilofa  ,  ì  Laconi  un* 
eloquenza  predfii  «  e  fiicdnta  in  pochiffime 
parole  ^  gli  Attid  vnt  eloquenza  fobria  ,  e 
moderata .  In  rapporto  alle  nazioni  ,  ed  alle 
qualità  varie  dell'  eloquenza  ,  lo  fliie  fi  può 
dividere  all'  infinito  in  rarie  claflì  i  ma  qual* 
stile  6  ricava  da  tante  pflervazfoni  Tulle  di- 
vifiooi  dello  fiile  nel  tempo  ifieOb  ,  che  fi 
tralafcia  di  riflettere  a^  veri  font!  della  nàm« 
ra  dello  flile ,  che  fono  le  idee  „  ed  i  pen^* 
zieii  »  e  fi  trafcura  T  arte  di  render  Io  Alle 

-«ni- 


(*)  Ved.  Cham$ers  Diélion.  ArticL  Styli  .  Mtr 
H  Chambers,  e  quei  Rctcorici  da*  quali  ha  prefo  quan- 
to dilTc  fallo  ftile  avrebbero  dovuto  rjfletteie  ,  che  io 
ftilc  dipende  dall'  idee  ben  concepite  ,  ed  ordinate  .  Me- 
ditando fui  foggetto  fe  ne  fcuopiono ,  c  fc  ne  concate- 
nano i  rapporti ,  e  vengono  ordinate  V  idee  ,  e  le  pa- 
iole ,  cioè  i  igiii  di  cfle  .  I  due  vcrfl  di  Orazio  iq 

Cui  meditata  diu  ,  cui  leOa  pounttr  4fit  ^ 
fÙHndia  dtjtru  hAac^  nu  lueidus  orda* 

'igigliono  aliai  pid  4i  tsuid  precetti  Rcttocid  (ìiUo  AH 
le  ce 


.  ,j..,^cd  by 


oniferme  atte  fielieiie  ddi'  idee,  j  e  de'  pea« 
2Ìèri  (20)  ? 

Tm.U.  T  GA* 

(aò)  Chrvoleflè  leggere  code  utili  Tulio  Me  » 
Jovrè  leegeie  T  ^rt  d*  Ecr-n  di  M.  di  Condillac ,  il 
Tomo  V.,  e  Vi.  deli'opcia-^  AU*  le  Batteux  iatico« 
laca>  Principes  di  M^itterutun- ,  il  libro  inotokito 
Ia  tncis  ées  Loix  du  Co  ut  ,  ou  la  Rhetori^ue  Kai- 
Jonnie  ,  e  l'Articolo  Style  dell'Enciclopedia.  Ma  pili 
d'ogni  lettura  gioverà  1* eliminare  Io  ftile  d'ogni  Au- 
tore ,  e  vedere  T  analogia  d'  ogni  altrui  ftilc  coli'  idee , 
e  penzieri  di  chi  fcrive,  ed  indagare  le  origini  del  fi- 
lo, e  della  concatenazione,  e  Cèri^  dell'idee  in  rappor- 
to allo  Oile>  ed  alle  parole  ,  ed  alle  imagioi  ,  die  la 
parole  rapprefèncano ,  giacche  le  parole ,  e  Io  Dite  ef« 
fendo  ,  come  fi  è  da' noi  più  vbice  detto  ,  rimmagtoi 
^elPidee,  un  cervello  FBiHbfico  pocri  foranre  de'pro* 
ipetd  delle  propotztom  »  f>  fproporzioai ,  die  fi  poilba 
trovate  traile  idee ,  e  le  paròle»  era*  pensieri»  e  10  fti- 
k»  il  anale  fi- deve  prima  confidecare  in  rapporto  alb 
co(è,  all'idee,  al  ibggecto»  e  poi  in  rapporto  alla  pa- 
tild  dèlia  lingua  ,  o  alkr  vatie  età  di  eiia  .  1  Filologi 
llaa  comindato  fiimpit  le^ioro  ricerche  fiiUo»  flile  da 
^1  ponto  d»  vedaouìo  tni  dovean  finirle  ,  cioè  oeli* 
^Servar  lo  Qile  in  rapporto  all'  idioma ,  e  alle  parole 
Quindi  è  derivato  che  da  molti  fi  (bno  fcritti,  e  fi  feri-* 
vono  libri  tenendo  prefcntr  gli  Autori  Claffici ,  o  La- 
tini, o  Greci  ,  o  Italiani  ,  ed  imitando  indlAintamenoe 
or  dall'uno  ,  or  dall'altro  una  frafe,  una  parola.  Tea* 
za  badare  y  che  così  fi  faceva  un  mirto  barbaro  di  varj 
ftili  di  varj  Autori,  e  di  varie  cri  di  una  lingua,  fcu- 
za  poterfi  avere  uno  (Ifle  naturale ,  e  proprio  ,  difetto 
m  coi  fin  cadad  '  molti  Antiquari  ,  ed  andie  qualche 
Filofiifi»*»  Notti  fi- può^mepre  che  lo  ftile  dett'  Iftoris 
Namcale'di  MonC  de  Buffon  fi^. gijifto,  .proprio»  bel* 
lo,  cornipoadenie  allecote.Ma  jo  ftile  deli'lftoria Na« 
Arale  di  Uliffg  Atdrovéndi  é  pià  Filologico  ,  e  me- 
M>  Filofofico- per  dtfm  di  fuit  letapt  arguii  f  Ab» 
^KRfmài  fcrircs» 


CAP  O  V. 

•*  •  '  .      i  f 

*  JJtttù  Jiìk  .MMmatù ,  e  iìnf^fo  o  fia 

.    .  Mgtrìodi 

*  •  •  •  •  i« 

•  •  • 

SI  è  Tempre  detto  da  noi ,  che  il  folo  Ff- 
loforo  può  edere  il  .verp.doqueoie,  e 
"che  folò  egfi  pgfla  dar  giufle  ,  e  n^gponatt 
Vegete  fuli^ocpeiiza  ,  t  (i«Uo.  fiile  ;  qai- 
ma  verità  iiaflantemente  evrdentiRima  . 
che  mai  C  dee  tralafcìar  di  ripetere  ,  molto 
meno  nelle  poche  rifleffioni ,  che  noi  do v re- 
mo fare  fulio  flìle  concatenato,  e  full'interrotto. 
iVedianiQ  come  i  Fiiorofi  ci  abbìaa  fatta  ca* 
|Hie  la  .  teoria  delio  flile  periodico  »,  e  vedid* 
«lò  poi  le.cofe  dem  da'l'iloiogf  <da^  Ket« 
iórfcì,  e  l' imparziale  lettore  formerà  poi  a  Saù 
taknto  il  foo  parere. 

$.2.  Ofl«rva  Monf.  di  Condillac  ,  che 
^|nt  anitìgìnisk^  o  oooàsm  .un .  io|o  giudizi^» 

\ 


.  j  ,^L.d  by  GoogI 


507 

o  ona  concatenatone  di  giudizi .  ft  giudizio 
efpreflb*  colle  parole  (r  dice  propoji^effu  i  Dun« 
que  ogni  dircòrfo  efpreflb  colie  parole  ,  o 
dimonra  un  folo  gitici  izio  ,  o  una^  conca ie<- 
nazfone  di  più  gjndiz)  ,  I  diverfi  gìudizj  ef- 
prefll-  dalle  paroie  con  una  pfopo^zio«c>  6 
con.  una^  ooncatenazione  di  proprófiziom  ,  ò 
ibao'  prineìpalt-  nei  difcorta ,  e  nei'  raziocinici 
€r>  Ji/inieniL^  0  ktciàemi^l  giudiz]  (^rJncrpalc 
clprefll*  da  propofizioni  principali  formano  un 
fen(b  compuo  -  I  giuclizj  ,  e  le  proponzioni 
dipendenti  fviiuppano  meglio  qt^el  fenro.  Le 
propodzionr      ed  f  giudiz)  TubordinatCt  nuHft 
da  ion>  fleffi  figpifieano'  »  ma.  fervono^  a:-  dì»  • 
locrdaiV'i  fiinlv»  Di  tutto  ciò' adducali  Sign. 
de  CondiHac  gli'  efempì  «  Eccone  tino  •  // 
Vojiro  illujire  Fratello  fece  comparir  falla  fcena 
la  ragione  y  dopo  avtr  cercato  il  buon  camino  , 
•  c  dopo  étvtr  combatiuto  contro  il  mai  gujio  • 
JL»piopoGzione  fect  compwrir  fylitL  Jftna^kLfm* 
girar  è'  un  giudizio^»  una.  pvopofizione  prin- 
cipale »  le*  akre  y  che  fono  ^lefle  dopo*  aver 
cercato  il  buon  cammino ,  e  eontraflato  il  catti» 
'  vo  guflo  foiìo  raziociniate  propolì^ioai  ioci- 
deaiia.  « 

$•  a»  Ogni  razfociniò ,  e  gnid'izio ,  può 
contenere  >  e  «Fapprcièniart  4in  -(olo  f  azìoci  nio» 
O  ana  concatenazione  di^  giudiz|  ,  come  fi  è 
detto  .  Quelle  propofizioni  principali  che  ci 
rapprefeniano  un  folo  giudizio  ,  non  accom- 
|>agnato  ,  nè  fpiegato  da  alui  giudi?} ,  e  pro- 
pofizioni iocideattj  fi  dicono  peiiodi  fempli- 

V.  a  ci. 


L.iyij<LuJ  L/y  Google 


I 


3o8 

ci  •  Quelle  propofìzion!  principali  ,  che  lo- 
no  precedute  ,   o  (ufleguite  da   più  prò* 
pofiziom»  o  giuduj  incidenti  »  e  concatenati 
fi  chiamana  perioidi  «  che  hanno  tante  para , 
o  membri  ,  come  nelle  (cuole  fi  dice  ^  quan- 
te fono  le  propofizioni  incidenti  ,  che  fer- 
vono alla  principale  •    li  periodo  può  lap» 
prefeotare  due.roeoobri  ,  uè  ,    quattro  ,  o 
piò  ,  ma  è  cofa  .inutile  ii  far  confiAerc  le 
icrenie  Rettoriche  a  mifuiare  i  inebri  ,  e 
glMnciG  de*  Periodi  y  come  dicono'r  II  Sign. 
de  Condillac  adduce  un'  efempio  per  ie  pro- 
pofizioni,  o  membri  dei  periodo-  Eccolo.  Vi 
Jono  molù  fenomeni ,  che  imbara^^àno  i  Filofa^ 
(  Primo  membro  )  jed  i  pià  communi  fom 
quelli  9  jche  gP  imb^affanù  non  potè  (  fecondo 
i&ein^p  ec*  Si  potrebbe  •  tal  periodo  ridurre 
*    a,  più  membri ,  ma  è  rofa  inutile  i'  arte  di 
accozzar  periodi  ,  frali ,  ed  incifi  .  Chi  vuol 
'  bea  legare  ie  proporzioni ,  i  periodi  »  i  mem- 
bri ^l' incifi  ,  dee  badare  a  ben  legar.  V  idee, 
e  lafci^r^  a'  Rettorici  poco  FiioTofi  la  cura  de' 
dìfcorfi  fa'  perìodi  tetracoU  >  dicoU ,  trieoU  >  fui-  ' 
le  protafi  ,  fulie  apodofi  ,  che  contengono  P 
arie  di  analizar  l'ombra  ,  e  di   non  curare 
il  corpo  .  Quefle  in  brieve  fono  le  ritìcffio-  • 
ni  ^'i.Mml*  do  Coodiiiac  • 

••^  .  .  •     •  »  . 

(i)    Condì llae  Cours  <t  Erude s  Totu.  L  CAap.X. 

• 


.  ly i.i^ud  by  Google 


309 

]•  Gianfrancefco  Buddeo  »  Uomo  in 
molle  Icienze.TerfaciQitno  ,  e  dotta  ,  diflè  » 
cAe  neUe  /ciiole  ie**  Rettùrki  quella  pané  id 

difcorfo  y  che  contiene  una  ,  o  più  propofiponi  ^ 
Ji  fuoL  chiamare  periodo,  [ebbene  fi  dica  Jpejfo 
periodo  un'  intiero  raziocinio»  Bki^MQ  q'iindi  » 
the  i  periodi  dividanfi  in  fimpLici  ^  che  eonteih 
gotto  fempUei  propofi\iom  ,  t  epmpofiì ,  e&t 
xùntengoho  propofiiioni  empojle  •  DalP  unt^* 
'ne  de  periodi  fi  forma  V  intierò  difcorfi>  ,  che 
fiiol  chiamarfi  Jlde  ,  il  quale  i  fempre  diverfip 
cosi  per  la  materia  ,  come  per  la  forma,  giac* 
ehi  riguardo  alla  forma  lo  fide  è  ,  o  fubUm^e, 
o  meuocreg  o  femplìce  »  e  riguardo  aUa  matè* 
ria  i  Poetico ,  o  ProfiUco  ,  o  Ifiorico  >  o  Rh^ 
fojico  >  o  Teologico  ,  o  dtGiuriJ prudenza  ce.  (2), 
Ecco  con  quanta  bellezza  ,  in  pochi  righi  uti 
Fiiofofo  ha  fapu^o  dire  quanto  non  h.in  po- 
tuto mai  dire  uiiìniti  Reuorrci  ,  che  iriiinfce 
cofe  hanno  fcriite  fu*  perìodi  p  e  fulio  lYiìe 

Iier  ingarmaifi  »  e  per  iariluppar  gir  ahri  nel* 
'  ignoranza*  * 

Contraflano  r  Rettorici  fu^  perìocfr. 
Taluni  vonno  deffnrrglì  con  Cicerone  eflTec 
come  nn  cerchio,  o  giro  di  difcorfo (5);  aN 
tri  gli  defini  (cono  ron  AriQotele  ,  difcorji  » 
ck  kamto  meno ,  prUtctpio ,  c  fine  (^}  e  cont 

.        V  3  «e- 

fx)    Buid.   Etem,   Philofoph.   Inffrunu  Pdft*  Hi 
Cjp.  L  $.  SO.  <U  natur, ,  0  indol.  ptrmon, 

{3)    Cicer,  de  Orator,  ;  Oratio  in  quodam  qt^^J^ 

orli 

'   (4>   Arift»uU  in  R/kior.  Uir.     Gip.  ^  S-  4* 


3IO 

fiderano  le  varie  pani  del  perrodo  dicolo  ; 
tricolo  ,  mracolo  ec.  ,  e  della  .locuzione  ptrio^ 
dica  .  Ai;ri  diilinguono  i  periodi  ia  rotondi, 
e. quadrali  (j).  Altri  parlano,  di  periodi  brie^ 
vi ,  .ejlejl ,  'COttTìcJJi ,  ifolati ,  periodi  dialo^id  ^ 
iftorid ,  OfMorj  ,  Filofofici ,  c  cosi  lian  cari- 
ca  o  d'  infif^iù   commentar]  ^uel  libro  che 

.Demetrio  Pnlerco  fcrilTe  full*  elocuzione  e 
pericnii  .  Altri  iinahiiente  fi  fono  diAufi 

jnfegrTar  reiimologìc  della  voce  periodo  ,  e 
tofa  dinoti ,  inflettendo  t:he  la  voce  perioda 
è  comnìune  3g(i  Agronomi ,  Medici ,  a*Crono- 
logr  a*  Kettorici ,  giaccliè  i  Cronologi  tianno  i,l 
triodo  Giuliano  ,  gli  Anronoini  i  periodi 
delle  Jìelle  ,  i  Medici  i  ptriodì  fthrili  ,  ed  f, 
Filologi  i  periodi  Rettofki  . .  Uunqtie  ,coaf 
chiudono  ,   che  la  voce  perìodo  dinota  gi- 

jp.f  evoluzione  ,  mbitùs .»  e  confirman*  tiittp 
con  voci  Greche ,  come  Iqglion  fm  ì  Fil^* 

^.y.  Dividono  i  Reitorici  i  perìodi  in  ^^x- 
lì  . maggiori  ,  e  winori,  e  chiamano  le  maggiori 
membrit  efla ',-t  le  mìnoxìt^mmata ,  inciji  (j). 

/iempre  con  voci  Grecite.:  DeBnifcopo  eflfeH-i 
membri  parti  ,  che  ccmptcndono   un  fenlp 

.  compilo  «  ma  dipeivdenie  da  alno  fenfo^  e  ch^ 

I 

♦ 

t        U)    y^à*  Ephraim  .Citimi^iv  ^Jtclqp%i%  ^ticL 

1(6)    En  yeloDed.  artici.  Pèncdi9  •  '       '  ^ 


.  j  ,^L.d  by  Googl 


gP  mcffi  Tono  parti  QÌembti  ;  come  i 
membri  fono  le  parti  de'  periodi .  Oflenrano 
quindi  ,  che  un  difcorfo  dì  una  fola  propali 
firione  ifolata  ,  che  non  ha  legami  ,  e  che 
fi  prpferifce  .come  una  femplice  venia  di  m- 
toinone  ,^  o  evidentemente  nou ,  come  acca» 
de  qiiaAtcy  le  parti  Ìel  difcopfo  ,  non  hanno 
niun  legame,  allora  «off  vi  è  periodo  ..  Di* 
cendofi  per  efempio  Umana  cófa  è  tfvcr-conit 
paffiont  d^li  afflitti,  non  vi  è  perìodo ,  conie 
mai  vi  è  nelle  fentenze ,  affiorai,  e  propofi^ 
srioni  jfoiaie;  madicendoC  :  Q-antonjae  c^/. 
fata  fia  la  pena ,  non  perciò  è  U  iMmòna  fugi^ 
ta  de  benefici  rieevwi  .  Vi  è  un  pcnodo  di 
duemembri .  Se  poi  fi  dicefle  cosi:  fimilM  ^ » 
quale  apprejfo  la  Fiammetta  fedea,  ejfenio  fia^ 
to  da,  mtt  cotnmeadato  il  t^alore  ,  ed  il  leg^ 
giadro  cafUgàmauo  dalla  Marchefana  fatto  ai 
Rej^dl  f'rancìfi  fc.  ite.  ,  allora  vi  ùixk  periodo 

di  più  membri ,  *^      .  -  /.     «  /i 

§.  6.  Altri  definifconoi  periodi /rtf//  c^mpojh 
di  pià  membri  uniti  infiemt  dal  fen\o  e  ètH'armo^ 
«M.eglidininguona  in  femplici ,  o  Monocoli, 
compoOio  fian  dicoli ,  tricoli  ec. ,  bimembri ,  tri^ 
membri  ,  j««<Iriiii«mifi  ,  e  parlan  quindi  dell» 
Orazione  periadka^  e  tdMucona  infiniti  clem- 
pi  di  Cicerone  ,  di  Livio  ec,  ce.  (8}  .  Ne 

(8)    Si  vedono  ^  {  Rcttorioi  ddlc  Settato  ^  •*»  » 
loco  aateUgaaao  de  ColoflU* 


paflati  Secoli  lo  'iludfo^de'  |>eriodf,  de*  meot- 
bri  ,  degl*  incìfi  efa  il  maflimo  afloibente 
deir  arte  Oratoria  \  che  Ti  facea  tutta  confi- 

flere  in  anificiofi  conion  j  di  parofe  ,  Tpe- 
cTalmcme  nella  nodra  Iialia  ,  nella  quale  fi 
è  molto  confemio,  c  radicalo  Tufo  de'  pe- 
riodi ad  i^nitazioRe ^el  Boccaccio,  e  del^iU 
Uni ,  del  Cafa  ec.  Se  male»  o  bene  «  lo  di- , 
turno  i  *Fik)fcfi  •  •  ,  . . 

§,  7.  Dairavcr  noi  in  qneflo  Capo  ri- 
ferite le  favie  onTervazioni  del  Buddco,  e  del 
Condillac  circa  i  periodi,  e  dairaver  quindi 
cfpoflo  io  '►brieve  quanto  -circa  ^1'  iiltffi  pe- 
riodi hanno  ferini  i  Rettorìe! ,  potrà  ognuno 
eomprendere  ,  che  quei  due  Filofofi  hanno 
aflai  (più  vinegtio  parlato  delb  fliie  «  e  de^> 
perìodi  ,  che  tutti  i  Rettorici  uniti  al  Pani^ 
^rola  ,  ed  al  CauJJlno  ,  che  tanto  ha  (critto 
fulP  eloquenza  facr a ,  e  profana,  fecondo  Io 
fliie  de'  Filologi  ,  e  Rettorici  ,  i  quali  fono, 
aicof  giunti  a  vedere  ffc  nella  lingua  Ebrai- 
ca vi  etano  pefiodi  ,  giacché  da,  |ler'  unto 
pefcavano  periodi  (9)  * 

§.  8.  Chi  concepifce  con  ordine,  e  na- 
Diralezza  i  fuoi  penzìeri  ^  avrà  l'idee  bendi-, 
flintei  ed  ordiuate  g  €  J'ordioe  de'  x^ziocin] , 
.  .    ■:  ^  c.de\ 


fp)  m  rW«r.  Hacàfpan  JknjcelL  Sacr.  li% 
'sUgic*  Cnniim  *  '     \\  ^ 


3IJ 


e  à(t*  loro  fe^mi  produnà  f  ordine,  ed  i  ie- 
gami  de'' membri  y  delie  pròpoGriofii  j  e  de* 

Eeriodi  •  I  Rettoria  ban  cercata  f  arte  di 
i  periodi  >  ore  non  era ,  ed  ove  non  po« 

teano  uuovarla  ,  cioè  nelle  parole  ,  e  nelle 
frafi,  quandoché  dovean  cercarla  nelle  idee, 
e  neila  Joro  concatenazione.  Quindi  i  FiIolo« 
gi  banno  invano  queflronato  Te  fi.  debba  fcri- 
vere  con  periodi- ,  o  per  via..d^.p«ropoC2Ìoin 
Semplici  Sina  ambbeto  dovuto  ,rifleaefe ,  cbe 
fi  dee  fcrivere  conae  fi  pen?a  ^  e  come  fono 
divife,  o  concatenate  le  idee  intellettuali  fui 
/oggetto  ,  di  cui  (ì  parla  •  Quando  Tìdee  G 
fono  .unite  colia  ferie  ^hie^la^daI  foggetto  ^ 
fui  quale  fi  giodìca  ^  e  fi  paria  ,  ù  avrà  ia 


]o  più  le  caraiteriHiche  di  una  mente  aflai 
più  Filologica  ,  che  Filofofica  ,  e  ibn  di  ufo 

J)iù  affai  preflò  gli  antichi  Oratori,  che  pré^ 
b  i  moderni  (lO^,  1  Fiiofofi  efpimóno  per 
io  più  i  loro  pemieriy  (crivonp,!  fc)ro.elqg| 
funebri  ,  e  Letterari  con  più  imagini  iniei* 
iettuali  ,  brio  ,  vivezza  ,  energia  ,  e  meno 
periodi  compoflì  .  Se  ne  ponno  veder  gli 
cfempj  niegli  i^ìo^  degli  Acf^demci  di  Fa- 


•fio)  In&itt  nelle  òpere  OrsOocie  «It  Cicerone  i 
perìodi  fono  affettati  aflai  Irequean  »  c  ndXe  opeto  FI. 


forma  di  dire,  che*  fi  richiede 
oflèrvarfi  cbe  gli  artificiofi  pei 


^  ligi 


ligi  .compofii  dal  Fontcnelle ,  in  quelli  degli 
AccadeoMici  di  Berlino  dal  Formey  ,  negli 
£k)gf  rocNati  n^'  Accidemia  Francefe  dà 
d' Aiemiifr^  ,  Hfmfi  in  ul'  Accadep 
inia  iaiti  db  M.  de  Bufl^  ec,ec,  (ii). 

^  CA* 

0  0  Ogni  geneie  A  flfle  de/*eflete  mmt»  èk 
iMnri  Bloidfi^,  na  molw  pai  lift  Atte,  ^  firaggi* 
18  fagli  elogi  >  Mft  «M»  »  ^<tt 

|1  doMexfi  £ipere  bdi'ai^Ilzare^  e  bea  ii^ìn^Tc  ì  fona 
licite  vece  lodi,  e  le  drcoftanzo,  nelle  auali  eife  fon^ 
kdatmte  ali*  attrai'  merìfò  »  iSilo  unf  Filotòfo  ,  doè  un 
ceryeHa  ,  che  sa  ben  ragìMre  ,  può  lodare  ,  fcnza 
adulacc  »  e  Iqdar  con  fcriS  ,  e  eòa  raziocinio  .  Se  fi 
pflcrvana  le  lodi,  che  fanno  i  Filologi,  ed  i Rettoria, 
ed  i  Poeti ,  che  non  regolano  Culle  leggi  del  raziocinio 
ìa  loro  Miifa  ,  li  vedri  ,  che  coloro  ,  che  eflì  lodane 
con  tanta  improprietà,  con  tanta  elocjuenza  gipntcfca, 
e  moftruoia,  con  tanti  paragoni,  con  tante  adulazioni, 
fono  i  pruui  ad  arrailKÌl.-di  tali  improprie  lodi  •  Ua 
Savio  che.  ragiqiìa  loda  cem  raziocinio  ,  dipinge  t  fatti 
degni  di  tofle  i  moftra  i  carattéri  lòdevóli  ,  c  &  n^r 
lare  le  1^  dalli  delle  cofe.  non  datvanoftf^ 

fi»  ddi^ip^ii- ,  ide'  paragoni ,  deUe  neta&re  gìgM^ 
If^e.»^  riiieo)e«  e  dell^uficiofo  rimbombo  oe  pc^ 
jriodì«.  Il  Meta^Ho,  che  d#  gran  filofofo  lodò  la  Re- 
puterà''Venea  ilei  filo  Elio  méttendo  io  bocca  a  quel 
Duce  quei  veffi  i  'Mtt  Adria  in  lètto  :  Un  popolo  èi 
Eroi  fi  adnnj  ce,  ,  diede  un'  efcmpio  di  una  lode  la 

£i(l  bella,  e  la  più  grande,  e  ragionata  che  Doffafarfi. 
!  ilìedo  fuce  il  SannaiAfù  ìXk  lode  della  medeiìjna  xe- 
publicd  neir  Epigramma. 

^iitr^t  Airiacrs  f^enttam  Neptunus  in  undis  t€* 
òipfiaiili  lodi  ragionate  ha  fatto  de'  Filofofi  il  Signor 
Fontendle  da  noi  citato.  Ma  non  fono  ftati  CO$Ì,ÌayQi 
rati  gli  elogi  facci  dal  volgo  de' Filologi  • 


5»^ 


CAPO  VI 


DdU  Stile  figwràtò  \  #  tropi  «  ' 


C olui  ^  cTie  con.  pm  precMSone  .»  •  filpir 
fofia  ha  fcritta  Tulle  figure  ,  e  tropi  ^ 
flato  il  famofo  M.  du  Marfais  (i)  •  Egli 
4uoque  nel  fuo  ^mo|b.  uaiuuo  d£  Irofi  (2) 

»•  •    •    •  .  T^WI 


(1)  éAUoÀin  Èlogt  4é  Mcn/Uitr  inMéi^ 
pus. 

(a)  Tra//^  4€s  Tropes  .  Oflcrva  MonC  de,  Vol- 
tairé    die  T  ìma^tuziorie'  ardente  ,  la  ptiCòDe  ,  ed  il 

tdkfiJerfo/fi^efrò  ingannato  ,  di  piacere  con  delle  iraa- 
f^ini  forprcndenti  producano  Io  ftile  figurato  ,  che  tue* 
te  le  maflìme  degli  antichi  Orientali ,  e  de' Greci  fono 
ia  Hoo  itile  figuiaco,  giacché  tane  quelle  ouUluiif  (ònai 


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confuta  Vermta  JUkoìuooe  \  che  fi  àa  iél 
.  tr^i  ,  c  deUé  figure ,  doè  di  cflcre  manìe- 
le  di  efprimerfi  difièrenif  dalle  naturali  ,  giac- 
irfiè  egli  dimoflra  ad  evidenza  ,  che  le  ligu- 
re ,  ed  i  tropi  fono  ovvie  ncJlo  Itiie  il  più 
; .  commune  dei  volgo  ,  eccettuata  la  prcfopa^ 
pea ,  com*  d  dice  ,  figura  ,  che  fe  parlare  , 
im'afrentCj  no'cflinio  »  una  cofa  inanimata. 
Ma  di  leggieri  avrebbe  potoro  oflèrvare  Monjl 
iu  Marfais  y  che  anche  ia  profopopea  fi  truo- 
va  ne'  difcorfi  della  plebe  ,  e  nelle  più  ilol- 
tc  canzoni  popolari  degli  innamorati ,  e  del- 
ie donnicciuoie,  e  de' ciechi  caotailurd,  che 
chiedono.  Ja  iimoima  agii  opulenti  in  nome 
de*  forò  antetiati  eftiritc  ^  cantando  in  nome 
di  effi  amenti  ' 

§.  2.  Le  figure  derivano  dalla  natura  , 
e  fono  fiate  oflèrvate  dall'arte.  I  popoli  ,\ 
le  hanno  adoprate  aliai  prioaa ,  che  i  iletto* 
Tic!  he  aveflero  partito  «Le  varie  Jdeè  attàc^ 
ttte  alla*  parola  jiguré'  0  poono  recfere  ne»* 
^Etieiclepedia  di  Parigi  (5)  .  Il  dirfi  in  Ret- 
lorica  Figura  Oratoria  ,  Figura  di  cofi ,  Figum 
ra  di  parole,  è  anche  un  parlar  metaforico 
giacché  fi  attribuifce  alla  parola  ia  forma ,  o 
ùsk  ^gura  j  che  appartiene  a'  corpi .  Oflerva 

•  •  * 

Àeufititt,  e  brievt  allegorie,  ed  in  tali  (èiteoze  Io  Ai- 
Ic  igunto  h  un  maflimo  efitto  icooceodo  la  fautafia. 
cr  rcolpendob  nella  nemocia  .  .Vedafi  il  libro' imiiolato 
Pgfifé^  de  Monf.  de  t^oUmm  du  Siyie  Fimué  \ 


^lyj  .^cd  by  Google 


ìionf.  im  Mgrféf ,  ^  ffccome  f  corpi  han- 
no talune  forme  generali,  di  elTer  cioè  effc- 
fi  ,  folidi  ec*  ed  hanno  infìeme  alcune  qua- 
lità pariicoiaci  di  eifere  cioè  iecondo  )a  loro 
pariicolare  qualità  particolaf mentt  efleG ,  io- 
lidi»,  e  graodi  ^  cosile  figure  Oratorie  con- 
tengono una  proprietà  di  parolè  adattabile 
ad  ogni  difcork) ,  ed  un*  ahra  particolare  e{^ 
preffione ,  che  in  particolare  coflituircé  la  fi- 
gura •  Ma  ia  maniera  generica  di  parlare  ^  5 
chiama  frafe  ,  ma  f  elprimere  talmente  i 
penzieri  ,  che  ireoga  ^a  darG  a*  «medefioii  tin 
carattere  pioprio^  e  particolare,  che  gli  di* 
(lingua  ,  e  gli  meditìchi ,  fi  chiama  Jìgura^ 
Cosi    de  finì  ice  ie  figure  Monf.  du  Marfais  , 
definizione,  che  quaniimque  bella,  non  ceda 
di  eilere  in  eiolte  cofe  ofcura  e  inadeguata» 
Si  può  oflervare ,  che  Mon,  du  Marfais ,  do- 
po aver  bnfimato  il  Voflio  nella  definnione 
delie  figure  cade  infefiblifneme  nella  definì-» 
zione  del  Voifio  •  Ci  badi  dunque  il  dire  , 
che  nella  materia  di  eloquenza  la  voce  figura 
dinota   luogo   notabile   nel  difcorfo  ,  luogo 
ornato  >  luo^  coijpicuo  ^  luogp  di  compac* 


(4)  I  Greci  Retto rici  chiamarono  i  AìCcotG  figu- 
rati ia-iptffjLetrtc^ivA  9  e  cerei  Latini  gli  differa  duiius 
O  JuccuS  orationis  y  con  metafora  ardita,  yid,  tìudrian^ 
Tur  net,  yidverfarior,  libr.  l  i.  cap»  U  ^a^*  ^6tI^Q($* 
I»  tditiQiu  in  foU  Farif  ij86. 


$•  L*  depanà  »  e  la  difliiMnoiie  di 
mxà  luoghi  dd  difoorib^  le  %ore  »  o  fimo 
la  parte  briilante  de^peatierì  ,  e  delie  paro- 

.  le  9  dipeodono  ,  o  dalle  cofe  iHefle  ,  o  da* 
nedeGmi  vocaboli  ^  onde  i  Rettoricl  haa  di- 
fliote  £ffer€  di  coft  ^  tfigwt^  di  fmU  {$)  • 
Le  ^ce  delle  paiole:  dourebbona  trattarfi 
in  una'  tmoatot  Grammatica^  ,  quelle  delle 
coTe  da'  Rettorie! e  da'Logid.  (6) 

§.  4.  E*  un*  errore  di  Monf.  Rollin  ,  e 
di  altri  il  credere^  che  ie  figure  ed  i  tro« 
pi  derivarono  fui  princìpio  dalla.  anguIUa 
delle  lingue»  e  lorO'  miferia ,  e  por  fi  con* 
confervarono  per  omamtmo  •  Se  coit  fuf- 
le  9  le  più  povere-  làrebbero-  pi&  piene 

'  di  figure  »   ^  nor  veggiamo  ,  che  le  iin- 

!|ue  Orientali  ie  più  ricche,  eie  più  copio* 
e  9  come  i^Aiaba^  la  Fenicia  >  ia  Caldaica  ec. 
.  Ibno  fiate  ripiene  di  figure  >  e  dt  tropi  y  i 
qoàìì  derivarono  piuttofiò dalia. vivezza»  brio» 
e  calore  delia  fimtafie,  e  dall*  eUra  Poemo  » 
ed  Oratorio ,  che  portò'  gli  Uomini  a  vèdec 
ie  cofe  in  efiraordinar}  aìpetti  ^  e  a  dir  cofe 
nuove»  ed  in  nuove  maniere» 

Le  figure, ed  i  difcorfi  fulle  figure 
Aottoridie  »  e  Grammaticali  ^  c  iora  divifioni 


{^)   Figurét  rerum yjtguftt  fententiarum* 

{6)   Sì  veda  MofA  du  MèrfiUs  IréUu  àu  WrH 


fono  come  i  difcorC,  e  le  divìfioni  de^Bot- 
tanici  Tulle  claflì  delle  piante.  Ogni  Bottanico 
foripa  nuovi  liftemi  «  i  quali  mai  faranno  «fa^- 
tanaéote  corrirpondenii  a*  piani  della  òatùra  • 
6.  Oilerva  P  Inglefe  V^aifMirthon^  cbe 
gli  apologi  \    le  parabole  ,  gii  enigmi  ,  le 
'metafore  ebbero  una  conimune  origine,  cioè 
che  l^lìcofe  derivarono  dalie  prime  lingue,  nel- 
le quali  Q  uni  ii  linguaggio  tk'  corpi ,  quello 
diUt  ceft ,  e  quello  àdlt  magìrù ,  e  illeflb 
'Autore  poi  efamina  i  progredì  dell*  arte  de- 
gli apologi ,  delie  parabole ,  degli  enigrni ,  delle 
figure  ,  delle  Metafore ,  e  fa  di  quelle  cofe 
i  paragoni  in  rapporto  de'  progrefli  deli'  arte 
delio  feri  vere  ,  riflettendo   che  fecondo  la 
'  fcrittura  divenne  più  Semplice   e  meno  ge^ 
togli  fica,  è  meno  funboiica  ,  diveauepo  pià 
ièmplici^  e  roeoo  frequenti  le  figure  ,  i  pa- 
ragoni ,  le  metafore ,  frequentiflirtie  tra  quel 
popoli,  ove  molto  fi  ufavano  le  fcriiiure.  Iim- 
Doiiche^  geroglificFie  ,  emblematiche  •  Per 
dinotar  l'  anoo»  ìj  dipingea  un  cercluo  ,  giac- 
^chè  l'anno  i  un  giro,  una  evoluzione  di  teai- 
po*     anello  j  il  cerchio  »  che  G  cingea  io* 
toti»  ad  lum  oofa  fu  deito  «iniirftfr  prccioi  oer- 
xiììOttmntLt  giro  più  grande , cerchio  più  fpazio* 
foj  onde  poi  per  metafora  annus  diuo  ò  evolu- 
zione periodica  di  tempo  •  iicco  V  orrgifie 
Clelia  metafene  dalia  icrittiua  geroglifica  (7). 

•  0  • 

(7)  9^  tTwtlmnktii  BJfiy  on  rhi  HìerogU- 


^20 

7.  Offerva  Monf.  de  Q)ndniac ,  cEe 
le  parole  prefe  fuori  dei  loro  primitivo  fen- 
fo  ^  e  diverfimente  dalle  loro  primitive  ,  è 

naturali  idee  fi  dicono  tropi ,  figure  ,  ini/cr' 
fiorii  •  Infetti  Tropos  nel  Greco  idioma  di- 
nota inverfione>  e  tropo  invertere  •  I  tropi  , 
fecondo  MonC  de  Loodillac  »  e  ie  figure 
fembfa  che  dieno  una  corporea  ,  e  vifibilè 
figura  alte  cofe  intellettuali ,  e  perdi  fi  chià* 
mano  efprejponi  figurate  ,  figure  (8).  I  notHA 

{)enzieri  ponno  dipingenfi  con  varj  colori ,  e 
'arte  di  dipingergli  dee  efler  fimile  all'arte 
de*  Pittori  che  mirchiano  i  colori  •  Drmoflra 
r  ifteOb  Sign.  de  Condiilac  ,  cfte  il  iblo  ra«» 
siocinio»  ed  il  difoeroimeoto  ci  ponno  rego- 
lare nelf  ufo  de*  tropi  ,  e  che  il  noffro  dr^^ 
Iborfo  n'  è  pieno ,  fcnza  che  noi  ce  ne  avve- 
diamo ls)i  ma  i  Rettorici  che  haaao  divifa 

Telo. 


phiif  •  €(HmU£Uc  Effky  fiir  f  origUi  dts  t^nnoiffncm 
Ammain»  Chjp»  XìF*  Le  allegorie  poi  paflàte  ne 
vr^gUfici  y  %ie«te  nelle  lingae ,  ed  in  eflè  paflate ,  aven- 
do perduto  ìnKafibilmente  il  lèaCb  figurato  V  fi  prefiu» 
letteraltoente  ,  e  furono  occafione  £  peiioiHÌicaiit  la 
natura ,  onde  nacquero  le  Cofìnogonie  • 

(8)  JLa  parola  figura  è  ancnc  una  metafora  •  li 
Boftra  Signor  Vico  dimoftra  ,  che  quafi  tutti  i  tropi  , 
e  figure  che  dicono  i  Rettorici ,  £bno  ufuali  ,  ed  ov?j 
ce'tanciuUi .  Si  veda  la  Tua  opera  intitolata  deCoftant^ 
Philqlog,  al  Cap.  XIL  ,  de  ling»  Heèraic*  ^fiw  ir 
Foijl  origina 

is)  I  Rettorici  ,  dice  MonC  de  Condiilac  ,  di^ 
fiinguop9  lB9Ùe  /p<cià  di  tropi  ,  m  é  éofr  ioutUe  di 

Jifftif* 


  *51?t 

^eloquenza  dal  razìocrnK) ,  e  cFie  non  hanno 
ben  capita  V  origine  delle  figure  dal  legame 
delP  idee ,  hanno  date  infinite  filze  di  tropi 
di  parole,  e  di  co/è  facendone  Cataloghi  or^ 
ribiii  »  e  limghiffitni  con  .un*  appairato  dì  no^ 
miOredv  d!  qoalf  Cataloghi  è  pieno  ii'Vòf* 
fio  nella  (ba  Rettorica  ,  ed  intuiti  altri  .  Il 
fjìo  Monf.  du  Marfais  na  vaiicaro  qniil'Ocea- 
no  de*  Tropi  colla  fcoru  ddla  Stciia  Folata 
jddla  FHofofia  (roì.     '  ' 


feguìrgS"  ik  nuk  Vibro  dettagli  \  il  ligame  pro^réf^ 
delt  Uu  £»IU  pàKoU  ^  €*tm  loro  fieffe  d&vrà  illumit^ 
muti  JuU*  ufo  é^.'È^Qpi'^.e  Japendojl  ciàfirc^ 
fona  difapere  ^/ijLfa  tui^  JUt^nùmia  \,tfn«  Mftér 
Upji  ,  un  Litote  .  Guardatevi  di  metter  quefli  aoiai 
lUUd  vqfira  methorià  ,  dice  Monf.  de  Coni Ùac . 
t  '    (io)    I  Rettotici  aiTocdaao  gli  uiitori ,  ed  i  Le- 
«Ttori  de' loro  libri  colle  voci  di  Anta/iaUafi,  Ploce,, 
•C/pr^j/zj  ,  Anafora,  Epijlrafi  ^Sinplote  y  EpanaUpfi, 
Anudiplofi,  Epiieuji  ^  Epano  io  ,  Tautote  ,  Poliptoto^ 
-^uff^fty  Apofiopejt ,  ParaLipJi  ec,  ec.  edi  icaiuo  non 
s'  infegaauo  i  fonti  ,  c  le  orirrini  ,  c  la  natura  dì  taH 
^re^'che  rotte  fi  fanno  confiftcre  nell'apparato  fan- 
WS»  di  quei.  Bomi'  ^  eo'  quali  fi  riducono  a  raiftcf  j 
^gimniJe.ijmiere.di  parlare,  le  pid  ufuali  ne!  valg<j 
*  ogm  aaztoiic  :  Ognuno  dice  ne*  dimorfi  familiaa:  - 
^^ff\  Uomini  fin»  furhi ,  moUi  fin<^  mnUvoli ,  jm^ 
ti  fitto  iivtìiiUf^  moki  fon»  infidi-^  xmtnoD  (apraono 
^ual  f^ia  ^  qaetU  ripetizione  di  nomi  iniziaU  .  So- 
praviene  im  Rettorico,  m  Filologo ,  «  dice  /  che  que- 
fia  un'  Anaforn    e  prendcri  cfcmpj  dal  Saider  di 
Zoroaftro  ,  da  Omero  ,  da  Virgilio,  dall'Antologia., 
clalla  Poliantea.  Chi  cosi  ftceffe  vorrebbe  ridurre,  l'ai- 
se  deli'  eloquenza  alf  aite  de'  geroglifici  £gi»aai  • 


$.  8.  Taluni  han  diftinte  le  Jigurt  A 
f  arali  in  figure  di  eongiuniioni,  dì  diì/ifioni  » 
di  ripetizioni  »  di  graduaxioni ,  e  di  dijpofiiio». 
fif  di  parole  ;  e  ie  figure  di  piat^ieri ,  in  fog* 
giunzioni  y  o  rifpoflej  e  domande  che  fi  fan^ 
no  air  Avverfario  ,  e  in  nome  di  edb  ,  in 
freoccupa^ioni ,  o  efpofizione  preventiva  delle 
oppofhioni  del  contrario .  Cfaiamano  poi  coni* 
faifa\imt  il  tapprefentar  dne  oofe  unite  Ì09> 
Seme  ,  come  per  efempio .:  Veggo  qutfti  4m 
Eroi  ddPJtaUa,  Vuno  più  grande^  V  altro  pià 
rinomato  te.  Parlano  poi  della  fofpen^ione  ^ 
quando  dopo  un  lungo  difcorfo  G  conchiude 
Toppoilo  di  quanto  fi  fpera^  e  ù  favella  poi 
dtW buerruiione,  della  Reticenza,  della  Corrù' 
f  ione  •  dell'  Apofiroft  ^  dei  Didogfmo  j  della 
Profopopea  ^  ohe  me  i  lèpdcri  ^  rifofcita  i 
morti ,  fa  parlare  le  cole  inanimate.  Si  pa& 
fa  quindi  ali*  ipoùpofi  ,  alia  profografia  ,  alia 
topografia ,  alla  comparazione  ,  alP  antitefi  ,  e 
^ViDfegaa  quindi  T  arte  dqlle  &itre  >  che  fi 
dicono  forprendenn  ,  cioè  f  tlumoflom  •  b 
fpnfyffioni  dA  deliuù,  ia  dfpr^eapùiUM  la  cernir 
iiiifi4^io]>f  A  lUmpreeofinne  »  Ì!jmmga;ione, 
smplìficaz'tone .  Quelìa  è  ia  teoria  delle  figure  , 
rd|>|^oru(a  oeii^  Enciclopedia, di  Parigi  (ir) 

-teo- 

*  • 

(ti)   E/ieyeL  értàd.  Fiffire  .  Esperò  ^  ofler* 

«arfì ,  che  (ebbene  moUe  €(>&  nenvi  da  non  applaudir^ 
.éìì  Savj  in  tal'  articolo  ,  vale  nondioieiio  a0ai  piil  tal 
4i(coc£>.  deil'  £iidci#pe4U  Me  %iue  Benoriche  t  che 

'nicti 


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323 

looria ,  che  i  fpggetu  a  moke  difEcoiia  ,  e 
tiaiie.  altre  a  quella  di  npii  eflerfi  data  un^ 
idea  giuft^  e  f  iiofpfica.  rollai  qàtit^  delle  fi^ 
gure  ,  eflferfene  définhè  taltme.  con  manìtejfo 
abufo  di  parole  ,  e  ferrza  preciGone  ,  ed  èC- 
ferfi  pofta  ifalle  figure  la  confejjione  del  delit- 
ti ,  il  .fapn  eflerfi  date  precìfe  idee  fulla  de- 

fi- 
gli c:.nui*i.up^ifiuii    MHBv  J'-gTsH  *;  •^^7'»  "''jp 

Ogni'  Filofofo  potrà  da  fe  èlaaifnarè  (12),  e 
jrederne  le  confeguenze  »  '    '  ! 

§.  9,  Chi  fuire  curiofo  di  vedere  infini- 
ti Cataloghi  di  comi  di  figure  potrà  trovar- 
.  t      X   a.  -  .  gli 


tatti  i  taoght  1  piil  diffulT ,  ed  i  ilemati  fuIIcP  fica- 
ie (critti  da' Reccorid  infiniti  ,  e  Y^ecialkneace  dal 
ito  ,  il  ^mle  . volle  tmm  delle  6gàre  adi  più  piroiif- 
ùun^me  (Vi  ogo'  altro  ,  cio^  dal  ca|o  V.  del  libro  IV. 
delle  Tue  Iftituiioai  Oratorie  ,  per  tutto  il  libro  V. , 
cioè  dalla  pag.  So,  alla  pag.  256.  ,  con  proliflìti  ina* 
<iita     e  COR*  pedante&o  fpirico  .  ìnjiiw  Oruior» 

édù.  in  4.  Lugd.  Batav^  1545»- 

(la)  Conveniva  in  un  Dizionario  ,  come  1* 
Enciciopciiia  il  parlare  dell*  efclamazioai  ,  delle  du- 
bitazioni y  delle  preghiere  ,  delle  imprecazioni  ,  delle 
nxerrogatiòoi  ^  dellc^ticeti'jg  degli  epifbnemi ,  e  dpi- 
le  Apoihofi ,  <Ìetlb''Ipotipon ,  delTnon  della  Ritrai- 
tazémer  e&r        tMfcinva  psurl^nie  ìa  un  general  Di* 

S'onario  ^  ccmvenha^  paslarbe*  («iir  ìilec  del  Toig^  d^' 
ehofici?  Conveniva  in  tal  Diziòàajcio-TeguUe  tali  Rei- 
torici,  anzi  trafcrivcrli ,  fcna  farne  vedere' e^li  erronei 
Hftemi  de' iiiCl49^if{i  ^'clo^uen^at/ujlo  Aile»  Tulle  fi- 


3^4 

«gii  ra  moUiffimì  Autor?  ,  che  con  prolifla 
iK>)a.han  trattato  tale  aOunco  (13).  Noi  non 
jparlefemo  di  cote  inotili  ,  e  tediofe  /  come 
farebbe  il  Catalogo  de^  nomi  aiìanlfrabiif  di 

tanti  Tre  pi.  Lafciamo  dunque  a*  Reitorici  a 
farne  le  reriuie,  baflai^doci  ofTervai^e^  che  l* 
ifleto  Vollio,  tanto  minino  nel  iraimio  del- 
le figure  >  non  potè  far'  a  mepo  di  confeflTa- 
re  che  tatti  i  tropi  fi  riducono  à  pochi (Timi^ 
cioè  alla  Mttafórày  àlìatMmmMatM^  Sinei* 
deche  ,  e  ali' JWh/a  (14) .  Noi  Ténza'  approva- 
re  tale  oCTervazione  dei  Voillò  ,  offerveremo 
poche  cole  foj^ra  ^talune  di^^ucde  principali 

$•  JO.  La  Metafora  ^  incontra  quando 
il  proprio  figni^cato  di  un  nome  fi  trafporta 
9d  «n*  altra.  4dea  che  gli  fi  attrì&qiGpe  pei^ 
un  paragone,  cfie  (1  forma  nella  noflra  men^ 

te  .  Quando  fi  dice  la  ragione  s*  illumina  , 
il  cuore  arde  ,  la  mente  fi  ofcura  ,  T  idee  Ji 
Àiffip^  9  ì  veri  fenfi  deile  voci  illuminflrc  ^ 

4f4v€,  ^fmkfi.,^  non  fi  adatg|»Q aJilt próprit 


(13)  Tragli  amiclii  ra:iTero  de'  tropi  ,  c  figure 
'Rutiù'o  tt/po  ,  A^uiU^  Ramano ,  f  Giulio  KufinUno» 
Si  veda  il  libro  intitolato  R/utorts  ..^nfi^td  ^antà 
Cappnonerio  in  4.  jir^entm*  175^,  Ta'm^^étoi  ÙflìC' 
dt  tulle  figure  il  Volbo  -té  «leti  iofinió}  m  il  lit>ro  u 
più  ùkvìo  m  cai'  aflonio  è  il  Traifé  dos  Trop<s  ^\<^ 

(14)  rof  Ihfiit.  Oratof.  liàr.Ur,  Cé^  V.  Mt 


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.r 


3^S 

€ò(e  j  ddle  qaàlì  derivano  ;  ma  ài  ctiore  , 
alia  mente  ec. ,  e  cosi  G  irasferifcono  da  una 

cofa  air  altra  i  fignificatf  per  tachr  paragoìii 
•  che  ti  fanno  nella  me. ite  tra  una  cofa  ,  ed 
un'altra.  Infatti  la  parola  Metafora  ^iuo  noa 
'  dinota,  (e  non  translato  (ij)» 

ri,  1  Rettorie!  poco  Filofofi  fì  sfor* 
2ano  per  trovare  efempj  delie  Metafore  »'  e 
'pur'  è  eofa- affai  piò  difficilQ  !n  ogni  lingua 
non  trovare  indniii  efempj  dr  Metafore,  che 
dì  trovarne ,  giacche  le  Metafore  ed  i  trasla- 
ti  fon  da  per  tutto  ,  e  fono  alTai  più  dove 
i  Rettorici  per  Io  più  non  le  veggono.  Se 
è  oflèrvatp  da'  Critici ,  che  i  {ìgnfScati  delle 
parole  ifleOè  Ibno  variati  aii'  infinito  in  ogni 
lingua  in  varj  tèmpi ,  drnotandodiverfe  idee 
lotto  gV  iflelfi  fuoni  ,  €  quelle  diverfe  idee 
attaccale  agi'  intflj  filoni  fono  tutte  Metafo- 
re •  Si  e  già  otTervato  ,  che  i'  iAefle  parole 
Jn  diverfi.ieiiipi  han  conteniuje  idee  diverfe^ 

X.  3^  cof 


(15)    Dal  Greco  virilo  /urrflt(^fp«  ,  trasferire» 
'"Non  vi  è  chi  pid  a  Ionico  ,  e  con  più  cattivo  gufto 
abbia  irattaco  delle  Metafore  ,  (e  non  il  CoiKC  Tcfau- 
ro  nel  fao  Cannocchiale  Arìftételico  ,  o  fìa  idea  d/CV 
àrgutm ,  ed  in«egnofa  elocuzione .  In  cai  libro  traile  po» 
che  huMÈt  ' càk che  VI  loiio  y  non  fi  vedono  ' le  odki 
-efeinpj  di  pèliiiano  gdb  .  Al  Cspo  VIL  dt  talMibro 
-VI  è  OQ  lungo  Tnau9  delUMetitfin^  e  de*  toro  fon- 
ti «he  comincia  dalls  oag.  24^*  fino  alla  pag.  4^7. 
'Noo  V»  «è  fiofit  jnà  teoioU  die  poflk  e&rvi  «  sa  od 


3^" 

come  diverfi  cibi  fi  contengono  in  lina  mvo« 
ia  ne*  medefirni  piatii  ,  che  vanno  ,  c  veti-  * 
gon  gì*  ifleffi  >  ma  con  diverfe  vivande  ^  e 
come  noi  ogtiigrorno  vediamo  gV  ffleflì  cor* 
piFificr  nei  tempo  che  varie  loro  particele  iii- 
vifibili  per  Tordine  Meo  del  giro  della  niate- 
.  ria  ,  e  per  ia  loro  mutazione  continua ,  fono 
diverfe  ,  e  varfe  .  Cosi  accade  nelle  paro- 
ic(i6),  che  fpellò  dinouux)  oofe  varie  folto  P 

iflef- 


hé)  ÌGtéd  diAfo  Ocetoer  oèai  rivo  Jisequa, 
jchc*  uorreva  ftcrdA  Oceanag  dinoto  éelùct  »  fcéng* 
,  péUy  ^oi  fi  diflc^o  Oomit  BOB  Iblo  i  rivi  ,  ed  i  fia- 
nii  »  ma  i  oiari  ao^fnfti.^  ^  /irati  de'  Geografi  ,  poi 
J  mari  mediierranei  ,  e  finalmente  ii  gran  mare  fi  dSI^ 
:  le  Oeeàtto  i  ^ciu»  ,  'à        dinotò  ne'  primi  cempf  pfn^ 
\ét9i  falle  ^rodi^iQUi'déUk  natura  .  AtfifiW  un  pre. 
-  dator  ièlvaggiè,  ed  il  loro  àkfa  /«/aÒc.  Dil^Dase  le 
iocietà  guerriere  /«^  dinotò  iomèatiére  »  J'cuiMfH  p 
fomàaueati  •  Tra'  popoli  Paftorì  /«m  dinotò  paicàfe  , 
J^tfi/MMC  paflori  ,  tPcti^  ,  ptac«  di  carni  domeftìche  9 
.  è  ne'  tempi  delle  fcienze  niecafifiche  )^lUfxovt^  fìirono  i 
Dei  (le'Greci , come  fi  vede  in  Omero.  La  parola  ^{^.f  - 
fulle  prime  dinotò  le  corderò  di  budella  >o  di  altro ,  poi 
ogni  legame  fifico,  poi  ogni  legame  ivomle,  jSdlr«^« 
Somm^fides  conpéniiooum ,  poi  il  viaoolio  dell' aiuCMti- 
ta  umana  ,  e  divina  :  ^r^k  Oéum  é^m  AmiMèm  fir^ 
,éem\  efdama  il  Coumco  .  Eco»  dunque  d|^e  nelle  Un- 
.  .gtfe  tutto  è- metafora  in- v*t}' tempi*  yeà-GtHovtf^L^ 
^ie.  Itali an.  libr.  111  Cap,  VA'.     10.,  il  quale  ne  ad- 
duce molti.  è£èuiff<«^  a'  quali  «n  Filologa  ^  ihA  fia  Fi* 
loiblo.  potei  àggiua|*tnlè  óifiaiK  allii  v  '  - 


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in 

iflcflb  Tuono  (17). 

§•  la.  li  paragone  delle  cofe  qqando  è 
eTpreflb  coife  parole  j  allora  fi  cFiìama  find* 
StmUm  t  quando  non  è  eipreflo  fi  chiaoit 
metafora  •  Sono  dunque  le  tuetafore  ,  t  le 
JlmiUtudini  cofe  tra  dr  loro  coanelTe  (18)  • 

X   ^  Mol« 

(17)    OCfcrva  il  Signor  Vico  mila  Scien^é  nuo-^ 
va  lAhr.ìh  delU  Sapienza  Poetica  y  che  ne' primi  ten^- 
pi  ogni  metafora  fa  una  picciola  favola,  e  che  tutte  le 
metafore  portate  con  fomiglianze  prefè  da'  corpi  per 
iigai£care  lavori  di  menti  aftratte  ,  foo  de'  tempi  ,  ne* 
quii  la  Fikifofia  era  dirozata ,  e  che  io  ogni  lingua  i 
toobMì  ,  cke  bilej^otiio  alle  JhH  emlté  uatio  cdoiji« 
iìmSàìt  òngpni  -^  è  ehe  lamaggior  |>arie!  dell'  e(preA- 
iioilx  di  ceft  itteoimaie  Ixm  fatte  da'  trUsIati  del  corpo 
Muno ,  e  dalle  fiie  pani  ect  Cosi  fi  è  detto  Capa  daU  • 
la  montagna  f  fmnu  dtl  mmfù  ^  dente  dell*  arakhf^  ecU' 
d»  idi  Tetra  ^feno  di  mare^  haeeio  di  fiuthe^  cuòre  di 
legno  ,  vifeere  della  terra  ,  véna  di  acqua  ,  mor/horia 
dell'onde,  Hhilo  de*  venti ,  gemito  delle  "J  iti  ec. ,  come 
riflette  il  Signor  Vico.  Gli  Uomini  fvilupparon  lelia-^ 
gue  ,  come  le  idee  ,  e  diedero  alle  parole  i  fignitìcati 
a  tenore  dell'  idee ,  che  avcano  delle  conofcenzc  ed  o{^ 
ièrvazioni  da  effi  fatte  fopra  loro  ftefli ,  e  fopra  i  |cor- 

£i  a  loro  pia  vicini,  e  da  eilì  pid  oflèrvati;  ond'c  clxp 
\  aetafiire^  fimo  <]uafi  UDÌvecuU  nelle  lingue  >  e 
iidk  fiina  fi  ^i&  iftmtU  di  fitmt  \  fonò  fi£  narey 
dono  delfimmes  £ éSKs  pei  Talvieo  del  éUtaa^,  e  quaii« 
ò»  fi  Qooiiiiciaroeo  a  paragonare  le  co&  •Ifiirvate  »  ed 
i  corpi  y  fi  difièro  i  fitum  Dragoni  ,  ed  i  ftior.ti 
giganu  .  Chi  voleflè  gufttie  il§em  dtUe  Metafore  de* 
popoli  inculti  porri  ofiènrame  molta  in  varj  fpezaoaì 
di  Canzoni  de'  Selvaggi. 

(18)  Se  fi  dice  ad  un'iracondo:  Tigre  deW urhan 
genere  !  è  una  metafora .  Se  (\  dice  :  V  ì/omo  Jikgnat€ 
ifyUU  ad 


Uohi  efempj  aJduconfi  fiiFe  mera 'ore  da  M. 
du  Marfais  nel  iratiato  deTropr.  Se  ne  po^. 
irebbero  ag!vii„7geTé  moltilUmi  ,  anzi  infini- 
^\{^.9)  ->  P'^tì  ancora  dalle  più  culte  naziQ-» 
ly.»  ed  autori.,  i  qualr  talora  han  dato  nel 
j^Qq  di  meufore  >rregolauSiiiie  (20) .  t 


(ip)    Parlando/?  di  iVIetafore  infiniti  Rcttorici  vi 
«ìtenuiao  Aleuforc  iaimenfe  di  Omero,  e  di  Virgilio, 
ce  »  ma  pochi  di  ^flì  pailaiiO  delle  origini  delle  Mc- 
tafote  con  efactO'^ttiocinio  ,  c  filolofico  ,  E' da  ofler- 
wfi,  che  le  Metafore  iperboliche,  e  tumide  ne'  pafTa- 
ti, (ècoH  molto  fiorìrone  in  Italia    ove  .alle  IKctaforr 
npo  fi  ièfpero  fiOàr.  lifuid  *  t-'ino  il  Petrarca,  al  J«m»- 
i0  34* »  introdofoe  il  Sole  fianco,  e  differito  in  cercaci 
JUtura^t  che  avca  inhve  -volte  gnardéUo  dal  UUoni  fo^ 
vmo  ^  onde  a  ragione  diede  nuteria  di  rifo  al  Taffo- 
ni  .  Il  Marini  è  pieno  altresì  di.  tegolate  Meiafore  j 
otide  -con  ragione  contro  gli  Amici  -di  tali  ftLeuSoim 
difle  ritaliano  Satirico  :  Le  Metafore  il  S<tU  h4tn  con- 
fumato',  NiuDo  ha  così  iungameritc ,  ed  inettamente  fcrit- 
to  (ullc  Metafore  ,  quanto  il  Tefauro   nel  Aio  Cannoc» 
thiaie  AfijtoteUco  y  libro  inetto  ,  ridicolo  ,  e  buffonefco,. 
che  ha  corrotto -a  ^uci  fuoi  tempi  il  buon  gufìo  d'Ita- 
lia* Giunfeio  gì'  Italiani  fino  a  chiamar  le  nubi  mau^ . 
rmi  4UI  Cielo^  che  untano  nafcofta  la frHuaa  ^UHe^ 
ciòé  la  Luna:  Matera^fi  dei  Citi  nmU  ^Imtd  :  Cle. 
tenefe  etUta  .  La  Cele/le  JriltM  ,  C      À  <^  d& 
dell'Ica  „  e  del  VeTuvio,  tke    Aniyat  delU  Mimt^ 
iì$gnej  tolla  coita  di  neve  in<enfava  le  fttlle    In -dar 
regole  sa  «^efte,  e  fimili  metafore,  e  nell'ufarle  cott-i 
frOea  buona  pa^  bielle  antiche  ftcitoriohe  de'  ScM-. 

f  20)    li  Longino  nel  libro  «g^fpi  t;^»^  Je&»  -3a«. 
confelTa  ingenuamente  9  che  rpelFo  fp^o  VLatona 
9 fa  •  dftfe  ,^derat»,  «  gonfit  JUeiaJort  ,  come  éx^i' 

«Ud* 


$•  ij.  Per  diflmgwcrejc  ffgofari  dalie 
inette  metafore  molti  Rehorici  fi  fono  sfor- 
"iaii  a  dare  regole,  e  precetti,  ed  a  forma- 
re ofTervazioni ,  Chi  tia  trc  vate  grgantefcfie 
ed  iirprcprie  certe  metafore  ,  e  ceni  modi 
di  kiivere  ,  e  ceni  geneii  di  elcquenai,  e 
chi  fi  è  di  cffi  ccni()rachito  •  Moiti  grand* 
•  Uomini  ,  come  Gceione  ,  è  Platone  fono 

flati 


altri  efcmpj,  quando  difTe,  die  la  Otti  dee  e/Tcr  tm- 
tata  come  un  bicehiere  di  vino ,  nel  quale  il  vino  che 
Ulta  ,  9  hrilU  €0lU  fchiumM  devtjfer  temperalo  dalla 
M/ia  J^tità,  ^  é  facfua.  Longino  dice,  che  oue- 
Ite  cole  fieno  troppo  Poei!cIie,.«d  avrebbe  dovuto  dire 
clic  non  fiano  buoce  né  ta  pro(a  ,  né  in  vcrfo  .  Tali 
difecn  di  Platone  turond  da  molti  andclit  Savi  offervati 
curoe  da  Dionigi  di  Jiiùatti^,  ^JrifiUu  l  e  da  G^- 
cilio  Coaunemacore  di  Lida,  cbe  antepof^  T-i'fii  a  pJa^ 
tene  .  Si  vedano  i  wj  Commentatori  al.  citato  luogo 
di  Longino  pag,  ijg.,  ad  181.  edir.  in  4.  cura  TolM 
TrajeH,  ad  Rhen,  165)4.  Un  Filofofo  oiTcrveià  che  Pla- 
tone ebbe  una  viva  fantafia,  che  lo  portava  a  ule  feri-  • 
vere  cntufiaftico,  e  tuiniHo  ,  ed  allegorico  ,  e  Metafo* 
lieo,  onde  le  fu  tanto  fantaftico  nell'idee,  che  fin  og- 
gi de*  progetti  fantaftioi  fi  dicono  progetti  tUtoniUy 
€9ft  dtUa  republua  di  telatone  ,  cosi  fu  ancora  nello 
ftilc  ,  e  nelle  jNirde  in  molti  luoghi  ne' quali  è  pieno 
di  eloqueroa  Ìo£(l)ca  ,  delia  quale  fpefTo  Ipcffo  molti 
Platonici  furono  iolècti ,  come  Plotino  ,  Mallimo  Tirio 
?•  ri?  dcU*  Antichicà  ctedenano  falfcoue- 

Ile  tiflcflioni,  ma  i  veti  Savj,  che  diftingoono  Platoncw 
che  fogna  da  Platone,  che  ben  r^iona,  coofeiTeraaao^ 
che  IpcUo  rpclIo  Platone ,  come  molti  altri  Filolbfi  Gr». 
ci  ,  hanno  un'eloquenza  iòfiftica  M^ccfaliaatoiia  piena 
di  acdite»  e  gi^utdche  netalore. 


flati  dr  opinioni  oppofle  5n  materia  di  guflo, 
^  oppofti  ulora  fono  flati  Arifloteie^  Krmoge* 
he,  Falcreo  ec.  (at),  èmoUer^oIe  fi  fono 
'  date,  e  fpeflb  invano  ,  giacche  ìptiTo  fpeOb 
fa  hìÙL  luce  del  mal  gqflo  delle  metafore, 
Hóri  oftanti  tali  precetti ,  ha  irafportatì  molti 
Autori  traile  iiazioni  eulte  (2z)  •  V  unica 

mi* 


(il)  Cosi  neir cfprcflfìone  colla  quale  fu  fpiega- 
to  da  Ttmrty  fftorico  Greco  perchè  al  nafcerc  in  nna 
notte  AlciTandro  ii  Grande  fu  brugiato  il  tempio  di 
Diana  in  EfcCo  ,  e  Ci  difle  che  la  Dea  fu  a/Tente  dal 
fuo  tempio  ,  perchè  avca  dovuto  affiftere  al  parto  di 
Olimpia  Madre  di  Al  efTandro,  fi  <|ueiHona  da' Critici  fé 
qaeib  cfpreflioae  fi  a  da  lodatfi,  o  dabiafimarfi.  Cice« 
totìt  iBf.  ih  ée  Ifatur.  JH^ùf*  lodi  tale  cfprdfione  ; 

PkMto  tacila  Tìci  di  ' Alèffiiodro  la  bìafinia  •  1]  Sig. 
Murafbfi  aèllé  P.P.  Toài.  L  Liéh  Jf*  Cap.  fK  fisfer- 
aa  ^ifètidè^e  V  ópmrone  di  Ciceróne.»  e  quella  di 
Plutarco  ,  dicendo  ,  che  tlucarco  biasima  il  ooncetto^ 
perché  créde  cofa  non  propria  il  dirfì  ,  che  una  Dea^ 
come  Diàna  abbia  dovuto  lafciare  il  fuo  tempio  per 
aflìflere  al  parto  di  Olimpia  ;  ma  che  Cicerone  loda 
il  coiKetto  y  perche  Ib  cokifideca  come  ao'  amara  itn-i* 
fione  di  quella  Dea.  * 

(ti)    M.  Dejpreaux   biafima  Monf.  de  JBreheuf 
che  nella  traduzione  delia  FarJagUa  di  Lacano  adopra 
ardite  metafore* 

Mais  n*  aUti  poini  stcffi  fur  ies  pai  ét  Bìitoff^ 

M  une  Ph4iffaìe  'tntjjfer  Jur  Us  rtpn 
DtimorUy  ^  dès  mokràtiU  cent  diMOignes  piéiaUw^ 

Ariti  PUtìi.  CààiU.  U 

L'Autore  dell'  eaelleaie  Opera  intitolata  Prìmipis  de 


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min ,  cfie  dee  dverG ,  per  iioh  tirtare  in  me« 
tafore  fproporzìonaie  (*)  è  1*  ufo  di  efatii 
raziocini  ,  ed  odervazioni  intellettuali  ,  cofe 
dalle  quali  impaleremo  a  cooofcere  la  preci- 


voice  citato  ,  dice  ,  che  «od  veiib  di  Di^témx  i  in 
cui  dice  di  un  glande,  cne 

X«  ehMgrim  mMè  §M  9mipè ,  €^  p^^^fp^  ^nm  lui» 

è  nn  traslato  biafimcvole  ,  mai  egli  riflettè,  che  tal  ver* 
fo  è  una  pcrifi  afì  del  Poji  eqaiiem  fsdet  atra  tura  ^ 
che  è  una  bcUiirima  imagioc  »  alquanto  guaiUci  dal 
jDtfprcaux . 

Il  Conte  di  Kochefier  loglefè  nella  Tua  Satira  r^n* 
tro  C  Uomo  ,  che  é  piotiofio  uoa  Sadra  dell'  Autor  di 
Satira  \  dice  che  T  Uomo  fi  tsmfita  con  orgoglio 
fitlU  montagno  dttU  farit^Jié.  ,  t  nuota  fulU  wjjuhu 
ìielU  fua  FilofojU  •  Qual  era  lo  fbto  della  mence  di 
.un' Autore  y  che  cosi  fcrive  »  t  così- pena  ì  Q)ial*è  H 
Xjopcà,  di  chi  ditie  eh*  i  ntn^Uri  pértono  dùU  vjftà 
cofiere  delU  Memoria  »  s  imbarcano  fui  fàart  delfd 
fantafiéf  arrivano  ìU  porto  dello  Jpirito  ^  per  efftre  re» 

fi/irati,  nella  dogano  deW inuUttto  ì  Si  veda  Baldal^ 
lire  Graziano . 

(*)  Di  Metafore  rproporzìonate  Te  ne  veggono 
ancora  nel  Pccraica  gli  elempj,  fpecialnìCUCe  alla  Panc 
1.  Soiicuo  LXCl.  ove  dice: 

'Jimor  eolla  mia  àeflra  il  lato  manco 

Mi  aperfe  ,  e  piantowi  entro  in  me^o  al  Mfà 

Un  ùuro  

'Vomet  di  f$nna  con  fofpir  del  fianco  ec«» 

noit  eoa  ragione  il  Tafloni  b  ne  burli  ìq  tal  loogo  ^ 


•  fione  ,  proprietà  y  agghiflatés^f.  drdine  e 

•  corri fpondenzc  delle  imagìni  delle  cofe  ,  e 
de*  loro  rapporti  a' quali  fi  trasfcrifcono .  Lhì 

-  ofTerva  tali  rapporti  ,  e  sa  coijufceiiì  ,  mai 

-  £irà  ^roporziouari  mi^iafore^  e  mai  avrà  una 
vizipra  eloquenza  (23)-  Pt^r  l'ufo  delie  me* 
taibre  fi  è  riflettuto  da  Monf.  Adiijfon  che 

-colui  (ffie  le  adopra «  dovrebbe  figurarfr  dipìn- 
ta avanti  a  fe  fleflb  V  imag'ne  delia  cofa  , 
dalia  quale  vuol  trasferire  la  metafora  ,  c  1* 
imagine  di  quella  ,  alia  quale  la  trasferi fce  » 
e  adoprare  quelle  imagini  ^  che  un  buon  Pit« 
Tore  non  canceliarebbe  in  pittura  (*)  •  Vale 
^i  ^iù  quella  regola  del  Sign.  Addijfon  , 

.  di 

(i^)    Chi  concèpifce  bene  le  imagìni  delle  cofe  , 
e  forma  bene  i  rapporti   delle  raedefime  ,  s.ì  trasferir 
bene  tali  iaiagirii  ,  efaminando  pria  i  rapporti  del  fog- 
^etto ,  da  cui  prende  le  ioìdgini ,  e  le  relazioni  di  tali 
rapporti ,  col  (oggetto ,  al  quale  tali  imagini  trasferifce, 
e  da  tali  oflerv^ioni  dipende  il  felice  ,  o  infelice  ufi» 
3elle  marafbré»  de' traslari,  e  deUe  allegorìe  •  Gli'aftct 
precetti  ,  ctie  *  fi  danno  fili  fuggir  le  metafore  ricavate 
da  cofe  vAi,  (òrdide,  bafle  ec*»  ài  fuggir  qtuLU  dallk 
Jpicit  al  genere  eC,  ec  iòno  precetri  inutili,  e  cediofi, 
non  poleiidòfl  mai  con  tali  precetti  ,  ed  eferapj  che  fi 
adducono,  iAillare  il  buon  guflo  fu  Ile  Metafore  ,  Mille 
€o(è  hanno  dette  i  Rectoricì  falle  Metafore  ,  loro  fpe> 
eie  ,  differenze  ,  orìgini  ,  dicendo  che  le  Metafore  fi 
prendon't  djì  Djì  ,  àa^Li  elementi  ,  dalle  piante  ,  dalla 
cofe  artificiuli  ec.  dalle  colè  animate  alle  inanimate , 
da  quelle  a  quelle  ec.  ,  ma  con  tali  precetti  niente  fi 
^ giovato  alla  vera  eloquenza. 

*    .  (^J    h'  da  oHeivaifi,  che  molti  di  quelli  noder- 


1 


Digitized 


di  'mfiTonf  df  preccfir  Rctlorici  futle*  itietafa- 

re;  ma  per  conofcere  ta  proprietà  ddle  ima- 
gini  in  pittura  ,  ed  in  eloquenza  ,  bifogna  Tape- 
re  le  proprieià  delle  cofe,  ia  natura ,  Tarre,  ' 
)  foro  iimiii  9  rapporti  ,  progredì  ,  hifogna 
aver  meditato,  RÌtidicaco,  oflèrvato^  decifo» 
e  bifogna  fapor  ben  dipingere^  i,. pensieri  a. 
cofe  ,  e  le  parole  •  Ma  s  infegna;  ciò  nella 
maggior  parte  delie  Reitoriche?  Si  bada  fo-» 
lo  ad  accumular  precetti  ,  ed  efemp*]  ,  ma 
non  a  coltivar  V  intelletto  ,  ed  iliuminarlo 
fenza  ^uei  priecetti  »  ed  efenipj^i^.ma  co' ra-0 
atocm]  ,  e  coHe  dl&rvaaioui  »  ma  molcr  Fi« 
iòlogt  ,  e  ReMoricr-  han  diviià*  la  loio  fcicfi^ 
za  dalla  fcieni^a  del  raziodntò;  fi  foa  dati  i 
limar  frafi  ,  parole  ,  periodi ,  e  tra  efli  ,  e 
la  ragióne  ,  e  la  Filofofia  han  detto  Hic  mu- 
rus  ahaneus  ejio  ,  onde  è  derivata  in  ellì ,  e 
ne'ìoro  allievi  la  fregoiatesza  ti^le  idee  ,  é 
ddlò  fiile  >  r  abufo  deiU;  itié<a(bre  deU*  air 
iqgOtic  j  e  delie  Jìgiire  eq.  (*}  ^  :  " 

V      *-         >>         /•  '      '    »  t  V 

'  >  ...  .•»•*,.. 

•f*.»4  ♦»••,*♦.,.      i     .'t  .  K 

)  t%  .  •  .  % 

«I  leggieri  Autori,  che  T incanta gfoventd  crede  dover* 
elfcr  lue  guide  in  eloquenza  ed  in  raziocinio  ,  (bnp 
pieni  non  folo  di  uua  Filofofia  erronea ,  e  di  una  pein- 
ma  niorafe  ,  ma  ancora  di  una  eloquenza  cattiva  ,  dì 
metafore  ridicole  .  Traile  ftranezze  dell'  eiuufiafmo  di 
JUonJ*  Roujfeju  y  non  è  la  minima  qu'^Ua  di  aver  chia- 
mata la  Terra  ornata  di  erbe e  di  alberi  vejiuj  ddU 
nftfii' di  JponidLiiio  •  0>si  tal'  Au^re  vé^' Ktvtr'uM 
àu'Fntminiur  SùUuìri  rÌI.  Bràm€ndie.  '  ' 

i  Sé- 


^14»  Ij* Allegoria  è  una  metafora  coa«> 
dnoat^  p  nella  quafe  altra  fi  dicù  colie  parò* 
le ,  aUfo  ooi^  feofi  delle  parole ,  altro  agli  b-' 
.  recobi ,  altro  attamente  (2^)»  Si  nfien^pono 


r  Secenufli  non  fono  ftati  fcard  ad  adoprar  metafore, 
delle  quali  tuttavia  fi  abonda  fenza  necc(fita  •  Si  ioa# 
•onfiderati  i  ClafTici  Greci ,  e  Latini  come  ^vSL  UrSHlr 
^  CoUdfu  lilocich^  ,  e.  fi  foQ  di^^pttt  collane-  if 
fl^///  ,  cJ  in  C^Mf  .  Si  Te|a.  U  p'iiienariotipo- 
grdjico  y  Iftoriea  ^  g  ài  Uhri  rari  di  Ofmon^ 

.  (14)  Cod.  Onauo  aell'Odft  r  a  ATav/x  rj/^r^w/ 
&9  «M/v  I*  novijl^gtts  t  ^  ooUa  w*ole  le^  «Til^azi^ 
di  una  berfàgliaca  pfve,  e  colpeopcie  lei^iagore  del- 
^  Repi4bnca  Kcmiiiia.  Cosi  il  Pttlréfta  ìà  ^jiel  Sonetto: 

altro  dice  airoreccHro,  altro  air  intelletto .  Così  la  ce- 
lebre pQCtefTa  Franccfe  Madama  dfS  HcuLieres  parla  di 
lina  Paftorella,  cbe  difcorre  alle  fueagnellc,  ed  intcti- 
de  parlar  di  fé  ftelTa,  e  de'fiioi  figli  in- cpcl  bell^,  c 
tfpeco'  Idillio  ,  che  é  traile  Tue  opeir  Tim^  IL  psg» 
aa.  edit^  in  II.  MolcUliaie  allegpcie  ha  Crxtir  CSm»- 
IMffkr  RÀuffitM  9  ma  molta  ihanc  r  e  pim-.^  n<l^- 
follr  métter  •  Ptotone  amò .  mobo- .  le  allegorie  ».  tpz 
«ifoiat  ffimr  Longino  nel  tratta 'nrifir  thj/H^  ^"'^^ 

wmmn:.  T  allégorie  di  Platone'  ^  yle-'m  metifere  . 
lyt  TSbco'  ^  ove*  in  pili  pagine  delcrive  V'  IJomo  •  La 

^Ihl  è  UcafUiUr  il  c<>llo  ^  ^''>^'"<'  •  ^         ^  "'^^^ 
J^iùné  dt*cuÌMi'  I  pulmoni  (bno  ùfpongiA  dttcu^* 
«  La  (cde  d.rir  palUbni  ansorofe  ,  ìV  conUavt  delU 
^fte  ,  la  lède  delLua;  l'^fria  <fr^//  ,  la  mil- 

la  cw/nj  Jegfinujiiair  c  che  poi  Umor  ce  fciaffU 

fftti^  déU^wmst  €  ituUA  €Qrn  com  a0W* 


33X 

alle  allegorie  le  favole,  gli  Enìgmr^  i  prò- 
y&H  s  fili  emblemi  ^  i  GqiboU  (2C)  ^  Si  i 

f€ttu^  é  eAe  icli^fuamaw  4iftinft  filU  mufa  étlum^ 
pio  U  natura  intiera  in  ftfiuiri  allegorici  «  SoHe  Avèh* 
le  fi  feda  reccellenae  tractaco  à\  M}ot£.  U  Bkttmx  là- 
«Mato  4t  C  Apalogucy  trintip»  ^  (aUmrétur.  Tom. 
Ih  pag*  im,  ad  61.  edit^  in  \%,  tjys*  t  ove  y^rU  d^ll* 
origini ,  c  della  nacura  delle  favole ,  c  de* caratteri  de*^ 
primi,  e  principali  Scrittori  di  Favole,  le  quali  fìpott- 
no  apprendere  da  coloro,  che  le  hanno  feri  tee ,  e  (pie- 
gate .  Le  fàvole  fono  un*  allegoria  concimia  ,  e  gli 
enigmi  fono  un  allegoria  più  oscura,  ed  aftrufa,  e  co- 
si gli  emblemi  •  Gu  orientali  furono  le  nazioni  predo 
k  ovati  le  Svole»  ebj^r^  origine ,  e  C>rprend<ìnc:  prò- 


E^Ziif  •      *  .  *  PWerbj  ,  gli  enigmi. 

H  maBm  ^  che  tane  fivii  fpec»  di  «UegorÌA 
fili,  o  meno  perfette,  pS^«  9  wmo^  evideni;t'«  Hóq  ^ 
Aoftro  IfttratQ  di  parlare  lunganifiiie  delle  ^  mr, 
labofe,  allegorie,  (imboli ,  caib(^aii»  «dielìv'os»  la|in^' 
ma  £lpfofia  degli  zs^nfkh  chft  efjatpneftao  |e  Joso.  (cÌM« 
2c  in  fantaftichc  imagiDÌ  ferdié  ay<]|uio  paa  £inu-». 
ftica,  ed  accefa  fa  icaiìa  ,  o  per  rc^derfl  a(0t|(t^  e  (j;^ 
prendenti  ,  o  perchè  lion  volcauo  ,  o  non  pote^no 
fpiegar/ì  .  Oflcrva  eoa  Càviczià  il  Signor  Mmatori  , 
ì*erj.  Poi.f.  Tom,  /.  Uh,  ì,  cap.  ij.  ,  che  le  iinagini 
ÉintafticJie  altre  confìftono  in  una  parola ,  ccnic  \&  me-^ 
9é^rty  altre  in  mi  fciifo,  o  periodo,  come  le  iperboli^ 
»kilUeg«ric,  ed  altre  fioalmeuie  prendono  corpo,  co- 
W  le  mole,  le  parabole,  ed  aki»  iinagini .  ^Jravi  i^ra^s 
gii  mìolii  Greci  «w  proverbio  «  che  V  9ÌIegoris 
:iiMnwm»  ikllVlgitmi -  A^^  Twy  Ai- 
ytnrTMir  .  •*»^lMpoieft  foeài  nifoite  tiHefConi  MonC 
JìTaiètttnn  ,  che  nell'Opera  della  Divina  L^gafioné, 
ÌQ&^  circa  i  g<:io|lificbi  degli 


.  . 

già  da  noi  oflèrvata  «  che  i  paragoni  ,  e  le 
Cmiiitud'ini  fono  (pecife  "di  metafore^  e  di  al ^ 
legorie  tacile  ,  ed  occulte  •  Gli  efeinpj  de* 
paragoni  ,  e  déllé  fimrlitudfnr  fotiò*'iin- 
menfi  (26),  e  molti  precetti  fe  ne  fon  dati 
4a  varj  Autori, 

$•  ry.  Talora  allegoria  coniprende  ut^ 
intiero  libro ,  oome  i  viaggi  di  GuUirer ,  la  vera 
Idoria  dilMcioMio  pùrt  W  intiero  •  Dramma^ 
come  il  ljrion£o     $ofocli.  faitto  Si  'MonC 

.  ..  Pa-? 


'  Vi  foQO  due  belli  paragoni  (ul  Tafl'a  ,  e 

filli' ÀriOfto-:  S§e0  ir«  Pa/iijMij  mare  ,  càM  «rj  poetm 
U  fut  mie  fino  mÙè  umile  »  ofj  fcaopre  ilfanja  di 
Jàoi  4iHlB^^  e  nei  HtM  ^  ek'è^agitjao  ,  fpifutt^  € 
^nta  non  ugual  furore  dait  unu^  alt  aùfu.  pane  ^ 
€Ulù  ntW  ift^nte  fi  ferefia  y  il  mure  fi  ealma  ,  e 
dènte  haciu  le  ripe  de*ju9i  rieinti ,  e  ripetendo  Jèmpm 
fuefiit  forprendénte  alternativa  ,  diviene  uà.  perpetuo 
teatro  di  un  meraviglioCo  fpettacolo,  Quefio^  mare  i.  l* 
illufire  Afiofto*  Il  Tajfo  al  contrario  ,  //  Juo  più  ce^ 
ieère  rivale  ,  è  un  Real  fiunu  ^  che  volge  Le  fae  pla^ 
eid*  acque  con  un  dolce  mormorio  ,  attraverfando  piana» 
re  immenfe ,  e  fempre  uguale  a  Je  /icjfo  ,  z*à  non  dico' 
ét  buiL.irJi  nel  mare ,  da  cui  riceve  La  fua  origine  ,  mu 
fi  concentra,  nel  feno  della  Terra  per  comparére  altrovo 
tolL*  ifteffo  Jaflo:  Rneycloped.  tnt.  ».  edizme  dfl^K» 
tà  Tom»  Jay.  pag*  3.  ArtU.  Reggio:     aa.bel  pa» 
ragone  alcteii  ipàktài.Mot£  AneaumourSdùt  Afit 
Le  aipi  Jono  iragll  infeul  »  eoeèe  i  Romani  injrapT 
porto  ét  popoli  che  han  dato  t  pià  grandi  fpeuacoU 
^  Univerfo  :  Reaum,  Memoir,  pur  ?  hift^ir*,  de$  /n» 
fio.  Tom.  V.  F.  Féftiéf  Jtèmgir.  Vj,  prtg^  iditi 
4|  ia«  dk^  iiijfU 


.fillìjfot.  Né*  tempi' anticiii  T primi  Fiiofoii  » 
chcT per  Io  p'à  fofQno  i  Sacerdoti  deli*  b^^it« 
to/,  e  deli*  Oriente  «  fecero  m&iito  n(b  delle 
adegorie  ,  ami  fa  effe  coil(K:aroao  cuca  la 
loro  Tapienza  (27)^.  ne  vedono  glfyefenii 
pi  ia  tucci  gli  antichi  libri  di  tutte  le  nazioifc 
Gli  Scandioavj  diceano  ,  che  ia  Mjrie  da 
effi  clìiaiData  tfe/o»»  cfecUa-in  m,  ia>g^  dstta 
£hfiùai\  che  avea  per  palazzo  Vangufliat  per' 
tavola  ia  Fame»  per  domèftici  VafpcttéUttfo^  9- 
la  /efuef^a,  par  fogira  della  porca  precepi^ 
^(9,  per  Ietto  la  magrei^a  (28).  Neil' Edda, 
e  nella  lingua  dègH  Scaldi  \  Rumi  fi  dicono 
[udore  della  terra  ,  fingue  delle  traiti  ,  gli  oc- 
chi fono  ì  diamanti  della  tefta  ,  T  erba  (a 
Uuia.ddU  Urrà  ,  i  capelli.  i(  bpfe^  dd  cap^^è 
I  capelU  biancbij^  le  neri  àthembro^^  il  yen» 
IO-  um  ttgrt-,  m  Itone  ,  che  li>avvent^  coiv 
tra  gii  edilicj  (2p)  . 

^,  i6.  Chi  voieiFe  on'erempio  facro  di 
un*  unione  dè  aliegorre  «  c  <{i  enigmi  neli* 
Eloquenza-  Ebraica  pstrà^  trovarla  fai  Salomo» 
M-ai  Capo.XU,  déil'EccIèfiàlt  r»  a.  (30)  ^ 

icfiphiqu£s yO^'x^cn\o  inferito  noi  CJtnps  ndio  4elle  me- 
morie  deli*  Accadeoiia  .4i  Bocliao  tom^  UL  pjg»  lil» 

0dit»  in  li, 

{28}    A£^lUt,  Introd.  a  t  Hijhif*.  dà.  Dìutatmn 
XoBU  /.  Ciao.  yi.  pj^.  loj:  e.-iù.  in  Ir*. 

(2.9'^  Si  veda  VSiJi,  ci  il  Af  UUe  citato. 

ia  ul  ko^d  a  dicc^  con    «U  Zabaione 


ove  li  defcrive  la  veccfiiaja  con  dipintura  al- 
^  Jegorica.  Tragli  Scriiiori  Greci  ,  pretendono 
taluni  9  che  Omero ,  e  Fiatone  fieno  tutti  al* 
legoricf.  Infatti  Virgilio  nei  VI*  delPJSoeidte 
la  p»(b  da  Platone  inolte  allegorie  (31)  , 
ed  oflèrva  V  loglefe  Srgn.  Adiflbn  che  U  nO" 
bili  allegorie  ^  e  le  belle  metafore  rifchiarano  , 
€  àdornano  un  Aifcorfo  ,  com  tanù  lampi  di 


Mementa  Cuatòris  nd  in  dieku  jtmfuatis  iwtf»  401* 
fgfuam  vtniat  tempuM  affUHionis  tttm  ^  Ù  d^ofln^M 

Mini ,  de  quihus  dicasi  non  mihi  place nr  ,  atut  qttéM 
Unehrefcant  SoL^  O  Luna  ^  &  ftalla  ^  &  reverianutf 
mtèes  poft  pluviam  .  Commovebuntur  ^i^fiùdiS  damus^ 
£t  nutabunt  viri  fonifftmi  ,  &  otiofa  eruni  uuUentes 
in  minuto  numero  ,  6*  tenebrefcent  videntes  per  fora^ 
mina  .  Et  claudent  ojiia  in  platea  in  humilaie'  vocis 
molentis  ,  6*  confurgent  ad  vocem  volucris  ,  Ù  obfur- 
dej'cent  omnes  jilice  carminis  .  Excel  fa  quoque  timebunt^ 
formidahunt  in  via  ^Jiorebit  amygdalus  ,  impin" 
guabitur  Locufia ,  Ù  dijftpabitur  eapoaris ,  quoniam  ibit 
Àotno  in  domum  etternitatis  fua  ^  Ù  circuiìbunt  inpla^ 

•  tea  plangeiùìs    jfnte^uém  ntautàtur  funieittns  argen^ 
mus  y  &  neurra»  pitta  >  aur^a ,  v  eonteratur  hjtdrUjk* 

'  per  fintemi  &  confiingantr  rota  fuper  cifUmam^  Tui» 
ti  gì'  Incerjpreri  fi  tono  non  poco  e(èicitati  per  if^iega- 
'xe  doeftft  allegorica  de(crizione  della  vèccllia^^•  &i  ve- 
da Ermanno  J^its  MìfceUan,  Sacr,  Hottinger,  inBi- 
$liograph,  Phyf.  Sacr.  iTcdeL  Differt.  Med.  thilof, 
J^eé»  3.  fir  4.  Scheuch^er,  i^hyf  Sacr»  Brucker,  Hi' 

\  fior.  Critic.  PhiL  Tom,  /.  Libr.  il.  Cap.  U  Si  veda 
ancora  Riccardo  Mcad  Med.  Sacr,  Cap.  VI, 

*  .   (ji)    Addiffon  nello  Speccatore  n.po,Jhe  X^orkjt 

'     Adisciti.       IHU  JL^cdm  i;;^!»^.^^*^  i^*^'^  > 


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luce  che  illurmna:  (^2)\-Vèr  fe*  allègorm  dt 
Omero  è  una  cofa  ailai  flapsn  Ji  il  confide» 
rare  il  numero  di  coloro  ,  che  han  pefcate 
iir  Omera-  aUegorie     3)  •  cooifi  gi'  luiiaoi 

Y  OS   '  ^  fa 


J^orìtM  Tam^  ISh  o^e  cosi  ilice  nella  Ringoi  ongitute.f 
jiUeg&ries-^.  Wàen  wUt  ehofen  y  are  like  fj  mjtn^ 
MTMks  of  tight  in  m'^difi^aifey^iku  m^ìU  éf^rf  iMnf 
4Ìou§  tfum-  eUiTt-énd  hiét^ifUlL  A^nohU  JH^w^^r 
whin-  £i  is  pUt^à  to^  an  aSvunt^  ^^ea/h,  a  kM  cf 
ghf^  round  u  ,  and  iarts  a  luìire  traugh  4  '  WhoU 
fiitiifult  :  Così  ofTcrva  il  Si;;;!.  4VJftt  ,  cbe  poi  fa 
«fette  docce  rifleflioni  fall'  ufo  delit:  allegorie  ,  e  delle 
metafore  ,  che  caluai  prendono  dalle  co(è  a  loro-piA 
ovvie,  e  dalle  fcieiize ,  iidic  quali  fono  elH  piti  veruti. 

^3)    Gerardo  Croelìo  (cci^T;  un  libra  inricolata 
O^/.'fpo^  E.^psao;  ,  Homerus  Hsbrctas  ,  /ivc  hifljria  He* 
hrajrum  ab  Hjimro  Hebraicis  nominHus  ^  ^  f<:itennis 
defcripix  in  OivffitA^  O  Iti  aie  in  8.  D  attiraci  1704. 
la  tale  libro  u  pretende  ,  che  Icaca  Padria  di  Ulilfc 
£a  U  Afdfjpotimia  y  i  congiuaci  di  Lf  lifTe  i  FairiarcAif 
c  il  Soggiunge ,  che  citi  aUrimeaci  Q>iega  Omero ,  noi 
capifce.  Il  liUnchinl  nella  faa  Ifi^rif  l/nivtrfaU  Im* 
Htf/itf  trovò' li|  Omero 'flftocia  dégri  Etiopi  ,  ét^S^* 
^Uni  ,  e  degU  Egiij .  OiMAduifii  FirCona^  (crifle  «n 
lH»r0*  ihdtolaco'  Noàes  fotiuri^^  Vfive  ifé  nis  ^  gua  fiien-^ 
tifiki''in  0$yfpta'fcriatii\repÌHantur  •  Per  cali  fanuiie 
gti'andciii  dteaerd^aa  O^ro  ìnfìnlci  etogji  rìferici  dal 
'  X^upfori  in  appendic,  ai  ghómjlog,  HSm$r, ^c:  òil  Kx- 
éricia  ia  BiHiatki  Gnrc»  f^jL.  L  pagi'  ^47.  ,  ond*  è 
che  Omeror  fa"  creduto  1*  oracelo  deTóeC! ,  de'  FiloCjfi» 
de*  Sofifti ,  e  degli  Oracori .  CnfoU.  in  Theatr.  Rketofn 
Lihr,  III,  cap,  x.  Eraclide  di  Iconio  percò  raolce  alle- 
gorie in  Omero  ,  end*  è  che  Fonrenelle  ne'  Dialoghi 
ée'  iDQCÙ  eoa  u£3oae  deiiCb  .(i^jibf  ^9gos\is  ohe  ere- 


540 

le  hanno  pefcaie  in  Dante  ,  e  nel  Petrarca  .. 
Cosi  molti  fi  fono  abufati  delie  allegorie  nel- 
la fpiega  delia  Saaa  Scrittura^  come  oflèrva 
ii  Fleury  (34) . 

$.17.  La  Metoniuna  prende  h  caulà  per 
r  effetto  »  o  P  effetto  per  ia  caufa ,  H  oonti* 
Dente  per  ii  contenutola  materia  per  la  cofa, 
la  parte  per  il  tutto ,  il  tutto  per  la  parte, 
la  fpecie  per  il  genere  ^ii  genere  per  la  fpe- 
.  cìq,  il  nome  di  un  luogo  per  una  produzio 
ne ,  e  manifattura  in  un  luogo ,  il  fegno  pec 
la  cofa  lignificata  ,  V  aUrauo  per  il  concre- 
to (3 jji  e  una  fpecie  di  traslazione,. e rifief- 

fo 


deano  In  Oifneto  •  RoSeno  Hoak  Ingle(è  nelle  (ne 

^Opcre  Po  fiume  ,  London   T70J«  in  fiL  vuol  trovate 
nelle  Metamorfbfi  di  Ovidio  ridoria  Naturale  del  Mon* 
do  ,  e  vi  é  ftato  chi  a  creduto  di  trovare  in  tal  libro 
r  f  Gloria  Sacta  •  Ecco  le  (bava^uizé  degi'  inteUeid 
•  liJBani/ 

(x4ì    Hifloir.  EccUJiaft.  Difi,  r.  «.  12. 

issi    La  voce  Metonimia.  ,  dinota  trafpofizione 

di  nome  ,  come  il  prendere  Cerere   Dea  dal  grano, 

e  Bacco  Dio  del  vino,  per  l'ifteflo  grano,  e  vino  ec. 

Diciamo  ogni  giorno  :  lo  leggo  Cicerone  ,  Orazio  ^ 
'Onuro  y  cioè  U  Libro   di  Cicerone  ,  di  Orazio  ,  e  di 

Omero  •  Quando  diciamo  :   bevete  il  bicchiere  ,  U. 

fai^a,  G  pende  il  biodisere ,  e  la  tazza  per  il  conte-»* 

auto  m  eia,  Pcendìamo  la  maierti  per  lacoià,  quan- 
«do  diciamo  £ed£  l^aeetsro ,  per  dir  cedi  U  fpadet.  Ec* 
'€p  un  legno  mercantile  per  dire  :  Seeo  mtts  tutve  mr* 
:  fàheile.  Quaiufe  diciamo  :      fono  in  ^uei  luogo  ug^ 

U  tefle  pendami  ,  per  dire  eerti  .  Uomini  penr^ii  fi 

prende  hptrit  pet  UcfKCo,  Qiiaiido  fi  dicefle  che  «no 

pot- 


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fo  può  dirli  delTa  MttUtpfi  cht  c  nna  fpecie 
di  trafmutazrone  (36)  ,  che  prende  le  cofe 
antecedenti  per  le  confeguenii,  ieconfegueo^ 
li  per  le  antecedenti  (37)  • 

§.  t8.  La  Sineddoche  (jfS),  da  mola  il 
riferirce  aila  Metonimia  .  Quelli ,  che  la  dfOro^ 
gtiono  riflettono  ,  che  nella  Metonimia  fi 

Y  5  pren^^ 


del  ioate  ,  o  del  fiume  ^  con  traslvìoiie  alquanto  dura^ 
allora  fi  prtode  il  tutto  per  la  pane  .  Coà  in  Gtatìa 
la  voce  àara  «pei  ,  dipofò  filile  prìint  H  teaipo  ,  poi 
fc  4.  Stagioni;  e  («laodo  ffoì  i  Greci  preferò  da*  Cai* 
^iy  ed  i  Romani  da'Grecf^  come  dicono  £xodolX> , 
.Pltnioi  Tufo  di  dividere  il  giórno  in  t*,  parti  ngoali^ 
ed  in  akrcTtanue  la  notte  ,  quelle  parti  fi  differo  on  # 
Chi  volefle  efcrrpj  di  infinite  fpecie  di  Metonimie  vcg-» 
.ga  Moni;  4m  Marfaù  Tféité  dn  Tfopés  U  Parg, 
f^S-  33- 

(3^)    M«T«x^/<,  rrafmutaiiotìff. 

Cosi  perchè  eli  antichi  deddcvJiWo  tolU  forti 
le  divifioni  delle  lororobbe,  elegireano  colle  forti' le  lo-- 
IO  occupazioni,  e  le  loro  liti  così  decidcano ,  fi  Jiifero  poi 
forres ,  le  iflcffe  divifioni  di  beni  ,  ì  decreti  medefimi, 
e  quanto  toccava  ad  ognuno  ,  o  dovea  accadere  ad 
ognuno  6  dilFe  forte  dal  gioco  detto  dette  forti ,  C 
fini  fi-  diflèro  poi  gl''  iaelfi'  oracoli  ,  gf  iftefli  avveni* 
mtnii  «  Cosè  per  mtuLepfi  fi  numerano  gli  anni  pct 
per  ejià>f  per  inverni ,  ptr  U  fer/Une  ^per  le  rut* 
colte ,  per  U  arifiei   perdtè  le  arilfe  ,  fe  raccolte ,  le 
ièniae  fiippongooo  le  ftagionr,  e  quelle  gliaiùfi.-  Co- 
si per  Metalepfi  IT  dice  >fc  ,  e  viffe  per  mori  ,  percU 
1  eUere,  ed  il  vivere  precedono  la  nwtte. 

U«)  2emd^«;t»  , 


34* 

prende  un  nome  per  uifMÌuo  »  e  nella  Sined- 
doche iif/iw  fc**  ìLn'thù  ,  il  iritrto  jtr  U 
fiu  (35))  •  Si  rifaritce  alla  Sineddcciic  i'.^ 
tonomajia  ,'che'è  una  fpecie  ài  .Sineddoche  j 

nella- quale  fi  mette  il  rome  commune  per 
il  proprio  ,  e  particolare  ,  come  quando 
diciamo  il  Poeta  per  Virgilio  ,  il  Comico 
per  AiiAoiane^iijr/^ia)  jpei  Solbdexc.  (4o)« 

fìSX       ^       Sir^di^cclie       meno  jper  il  più 
Mfaaèó  u  ilice  :  ££*0  ti  n  imi  io  mvece  di  :  x<co  i  nM^ 
ornici  %  millt  volte  per  hfifiiie  volte  ,  f^eime  di  cento 
£roi  dee  d*ir.fìri(i  Eroi  ,  verj-cne  de^  'jo.  Inierpetri  per 
verHcne  de*  72.  Inierprcii.  Loioio  che  cor.fondooo  la 
JMecouimia  colla  Sineddoche  dicono  che  la  Sineddoche 
del   n  ef'O  per  il  più  è  V  ifìtfla  della  Aleicnimia  quan- 
^lo  fi  prende  la  parte  per  il  tutio  ,  ed  il  tutto  per  la 
parte  ,  che  k  la  Sincddod:^  del  pili  per  il  meno  ,  ^ 
ilei  meno  per  il  pid.-Cpjs  itntù  jftU  peivdif fi  £cm xea- 
le  navi  ^  i  utMi  di  .C^t^pM  ,  per  i  ^alazsì  ,  tejb^ 
e  fuochi  per  perfone  ,  e  Jamiglié  •  Cosi  per  Sineéà^ 
ehiCf  -o  per  JVletct):mia  ./'tfr/tx  .dinomiBanfì  i  Capitoli  ilei 
S^dder  de'Pet£aDÌ  t  ^  ^  prendoBO  certi  fiumi  di  oeife 
nazioni  jier  le  nazioni  ineHe  ccn>e  J^t^aj  per  la  Spagna^ 
il  Gange  per  grindiani,  il  Nilo  per  TEgitto.  Oilèr- 
va  il  Sig.  yico  nella  Seteria  ì^uova  I  itr,  JVi.àt\ìà 
Sapienza  Poetica  ,  che  la  Sir.eddothe  ,  che  dà  i  j^omi 
alle  cofc  in  modo  più  particolare  ,  e  la  Metonimis 
in  modo  più  fecfìbile  ,  nacfjuero  .dalla  Logica  ,  e  Ale- 
uiifìca  Poetica  de'  ptimi  \m  m  ,  xosì  la  povertà  {ì  di- 
Din(è  Jina  ionoa  i>tntta»  la  Vecchiaia  Jitutta,  e  mefta. 
Xa  Sineddodie  diilè  moo  fctZ/eanù^  perchi  nelle  ùìm 
ve  &  ne  vedca  dell*  Uomo  il  (bjo  ^po  •  TejSàm  ves 
\d  afa  I  perchè  allora  la  calàVcoofihea  in  un  iol# 
Àstto'*' 

(4)  hamnymtm  ff^eminéih.  $i  ft  ancora  1* 

Amo* 


c.iLji.i^uLi  Ly  Google 


ip;  Iperbole  è  una  figura  ,  che 
crprìmv.  le  cofe  in  grado  adài  eccedivo  , 
e  con  colorì  molto  caricati  «  Quefla  fi« 
gora  è  flata  molta  ordinaria  agli  Orientali^ 
ed  a  cdozo  che  hamio  avuta  an^  eloquen- 
za AntaOica ,  ed  una  viva  fanca6a  y  che  rap^ 
prefenta  fempre  le  cofe  aJreccefTo  (41)*  L' 
iperbole  è  una  figura  aHIai  cotnmuue  ag!i 
appafiionatì  ,  a'  giovani,  a'  Poeti ,  che  ne  lo^ 
no  pieni  .  Cosi  Omero  fa  piangere  i  caval- 
li di  Achille  (42)  *  Cosi  il  Petrarca  ,  ed  i 
Poeti  italiani  appaffionati  fono  pieni  d*  rpec^ 
Mi  \  per  le  quaii  dicono,  che  le  bro^  doof 
ne  ofcuroàù  il  file  e  te  fleUe  ,  ed  mcemrifco^ 
no  i  cuori  loro  amanti  ec.  .  E7  da:  olTèr-* 
varfì. ,  che  T  iperbole  molto  fi  liferìfce  alia 
Metafora  ^  colla  quale  qu^fi  Tempre  fi  truova* 
La  fi^ui»  detta  Lkote  (45)  è  ToppoCia  del? 
yesid^t  perchè  V  iperbole  ,  efagera,  e  la  //« 

•  •  • 

jflntononn^  mmkb  G  ftenfe  nnr  nome  pro^rria  per 
ihi^igecrivor.  Cosf  qaàndo  fi  Àiàe  r  é  ttha  Vtntrtg  cfoé 
bella,  una  "FrinÉy,  una  Taiét  y  una  AfeJJ^na  per  una 
proftituta,  una  Lucrezia  y  unai  Penelope  per  una  ca(ìa 
•q^  &via  ;  onde  (ì  deduce  faciliirente  che  la  AS^toni" 
mia  f  la  Siniddache.  ^  e  V  Ancooomaiv»  fieno»  figure 
affini,  ' 

(41)  La  Grecar  voce  tfin^oXe  f  dinota  .fCfccl£a 
dai  verbo  vnrt^^etJiXta-  » 

(4-)    ///W.  7.  v^//:  408^.  UìmiL  Viftrf^ 

^  idea  imitò  Virgilio  JE'n.  XI,  v,^a* 

(43>  I^Mca  COSI  «U^iTtff  piccolo        .  * 


W€  d'minuTsce  V  cfpitflicDi  ,  €  iénfi^dcHe 

•  cole.  (44).  .  r  ^  ' 

\  §.  20.  Le  Fgiire  ,  delle  qwali  fi  c  par- 
lato (j  vtdcro  freqi<tri;ff nìe  in  cgni  lingua, 
ed  in  4}gni  r  i^ilcne -arche  più^tia  de^  teoipi 

^^ella  loro  cui' lira  ;  -pcKl)C  la  pnnia  eloquen-  ^ 
ta  è'flata»-€jd  è  kirpre  uagrincuiti  pcpoli^  ' 
•che  ccBiìnciaiìo  a  dìrpsaili,  emufiaflka  «  aU 
Icgciica  ,  rretafoTica  ,  iperbolica  ec.  Ma  le 
a  ire  figure  delie  quali  noi  parlare mo  ,  co- 
niir  ciaicro  ad  efier  più  frequenti  a' teiopi 
citile  lifiifToDi,  e  cultura  deVpcpolì. 

^.  2i.^L\lpotiipJi  .fi'vdice  da  Moti  A  da 
JUarfais  upa  hgura  ,  che  come  in  un 
ijuadro  *r9Ft>relenu  lutie  ie  cofe^^e  le  ^delintt 
dfiaì  bene  (45).  Altri  rpiegano-diverfamen- 
te  la  raiura  dell'  Jpotipojl  (46)  .  Ma  forfe 
4uui  fcDz'  avvcdeifene  dicono  i'  ifleilb  .(47)  - 

r* 

(44)  Quan<Jo  una  Donna  dlceife  di  fé  fteflàt 
J^jro  *//7tf  pta  di  bellc22e  ,  ceco  V  iperbole  .  Se  .poi 
òiceffc  con  Tamiri  del  MeuUUiìo  (  acUa  .^«f^niiniflc 
>>^tto  11.  Scen.  II.  )  • 

^      O  il  mio  femhiafin 

<       jr  defoinn  a  tèi  jt^no^ 

7      Ckt  £  féH»  tolUnw  non  h^fii  fin  Kegno^ 

fili  una  Utèti.  '       ■  ^ 

(45)  iNv»TiMri«>  ^oeniioiie. 

(46)  Trai  té  des  Tropes  • 

(47)  E'fiicile  ciò  qpìteièikaa  ifivdAdbnol 


uiymzcu 


aa. 'Llronla  è  quando  H  ^5^7^^ 
fflfcor  fo  è  lutto  diverfo  dalle  parole ,  che  ii  di- 
cono  ( 48), ed  il  Sarca/mo.c  un'amara  ironia 
con  ifdeano  ,  «d  oilufiooc  ,  che  fia  vfiemcn- 

^  ■  le 


f)  V  Tnglefc  Monf.  ^Talfingham  dice  che  f 
Ironia  c  la  figura  la  più  bella  ,  e  la  più  difficile  per 
i  -cervelli  ordinar) ,  e  che  ficbiede  una  mano  maefìra, 
altrimenti  -dtvìen  ridicola  :  hnny  is  not  «  wotk  Jhr 
frovtli/fg  Bens  >  èut  txtrtmt/y  difficult^  even  to  thà 
Ujt .  U  h  unéùnly  om  of  the  mufi  htMMtifidl  Str^ 
hs  of  RhetorUky  and  wAIcA  requins  aMéfitrììwiA 
to  carry  on  and  finish  with  any  Success  hut  vvhsn 
s  BungUr  atutnpts  it^  he  finds  it  ètjrond  his  Skill^ 
Md  his  mishapen^XT'otk  ,  wìth  this  avvkard polishing^ 
becomes  entirely  deformed  as  the  faffe  beauty  of  pain$ 
upon  a  Lady's  face  is  UJf  deJirdLbLe  than  no  beauty  al 
ali  ,  and  the  tertnejf  of  a  Shallovv  Fop  more  difor 
grable  than  his  iiLente  :  The  Bee  ^  or  UniverJ^  Ì^ìé^ 
tkly  Pamphlet  VoL  ÌI,  pag,  638. 

(48)  •£fporfia  )  dfJJìmuUtio  •  Il  Metaibfio  nella 
Didone  Ateo  I.  Scen.XXIIl.  ci  porge  un  J)«lI'eièn]ypio 
d\lioQÌay  quando  dice  ad  Enea* 

VefMeiug  non  Aé/mo 

Aknt  -cufé  gli  Dèi  theU  M  de/knù^ 

Ariftofaoe  nel  Fhito  An.  II.  Scen.  III.  introdace  Ble> 
pfidemo  ,  che  vuol  iàpere  da  Creinilo  com'  ei^li  Hafi 
tcrìcchito,  ed  e(knrìnandone  le  circoftanxe ,  lafiionomia» 
M  volto  y  trova  indizj  di  liirti  ,  e  gli'  fa  vari  fuggeilivi 
interrogatorj ,  fé  ha  rubato  ,  fc  ha  rapito  ,  fé  ha  fpo- 
gliaco  taluno.  Cremilo  è  negativo.  Blcpfidemo  gli  pro- 
mette ,  che  fe  pria  di  publicarjìno  i  delitti  colui  glie^ 
li  confida  ,  egli  col  danaro  avrebbe  chiufe  le  boccht 
degU,  Oratori  >  ma  Cxeoùlo  rifonde  ;  Vérsmerne 

nhht 


^(49) •  Enfctnifjno  c  nn  rrafclìprmnento  di 
cene  idee  credute  fpracevoli  (jo)  •Taluni  met- 
tono ndlc  ciaffi  delle  f'^  ire  V  antifrafi:  cioè 
Feipreffione  contsafia  al  Tenfo  ma  le 

anti- 


yM  un  grantf  atto  éi  èmìtipa-  ^rfo  ii  me  ^  fé  Voi  . 
fendendo  tre  mine  per  corrompere  ah  Oratori  ,  me  nt 

mtarete  a -conto  di  fo^fe  do.iicil  Vxco  una  f  ite  Ironia. 

(49)  Così  ìàihà  nella  Didone  <lel  Metaibiio 
Atto  !I5.  Scea.XlX,inlulta  Uuioae  eoa  aniaro  Sarcaimo, 
tè  ixxiiioai  • 

j^Jfréita  il  piiie 
Che  al  talamo  RtaU  M'don,  U  uéim 

1*  Sttirid  in  irecfo  ,  ^  in  froTa  ablxmdano  in  Ironìe, 
e  SatcaCmi*  . 

(^o)    Cosi  i  Francefi  TaJdol(àt900  il  nome  del 
Cirncficc  con  dirlo  Maitre  <ies  hauus  oeuvres .  Tal  fi- 
gura fi  chiama  Eufeinifmo  ^alla  voce  Bu^fAf^f^o^ , 
àyon  difcorfo  .  Cosi  un'  Aiiefice  ^  che  porta  a  taluno 
un  lavoro  ,  gli  dice  :  Ai':  avete  a  dir  niente  ?  cif:^ 
gaiemi'  Gli  fi  rifponde  :  Dio  vi  ier.edua,  non  occorre 
altro,  cioè  non  vi  è  danaro^  Per  licenziar  :alui)0  fidi- 
le talora  :  Non  occorre  altro  ,  farttt  J<;:vi-to  ,  voLetO 
senare  con  r  oi  ?  i  Romani  furono  anticamente  cCilti  ot» 
icrvaton  dell'  EufemiTnio  :  Non  fi  dicea  Mortms  eft^ 
M  fu  il ,  fiikms  ec,  non  fi  ^ìoea  cumari^  m»  adoU^ 
fcunt  ignihms  aret  .  Virgifio  Ecio^u  8.  verj.  ^8*  ilice  f 
j^viu  Jlhtt^  ooè  ^édto  fihe  ^  io  me  aa  vad»  «  Cosi 
vi  fi>no  alcrt  infiniti  eièmpj  » 

(51)  Dicono  tataai  ,  che  le  Parclie  fon  detté 
PwTàtt  a  parcendo  ^  quìa  non  parcnnt  .  Il  Ponto  Euf- 
fiao  dicea  mer»  f^vorei^ole  ,  cioè  fnnefto  :  Ma  qacftc 
«timok»gie  jcr  aocifcafi  iàm»  foQo  «apre  a'f'il/Qlo^* 


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I 


dnrifirafi  «  (bno  piutto/lo  certe  etimologìe  op« 
pofle  aUlòvdine  natucaie-delIecore.Leperifrafi 
fi>DO  ciKumlocuzioni  ^  ^elk  quali  attonda 
lo  fliJe  Afiatico  ,  ed  il  Poetico  «  Efle  fervo- 

DO ,  o  per  meglio  fpiegar  \  idee ,  o  per  or- 
niìmento  ,  o  per  oAuri'à  ,  e  tedio  talora  • 
Delle  ampiiazicni ,  e  perifcafì  per  le  quali  lì 
cagiona  tedio  »  ed  ofcuriià,  ed  eloquenza  ii« 
dicoia  j  fece  una  bella ,  e  critica  d^intuni 
Luciano  nel  Dialogo  di  Timone  ,  nei  ^isde 
Timone  comincia  con  ^rand*€m£ifi  a  deride- 
re P  abufo  che  i  Poeti  fanno  delle  perifraG» 
e  degli  attributi  di  Giove  per  empire  i  ioro 
veifi  (3*2)  .  Delle  amplificazione,  perifraG  , 
ipallagi  >  onomatopie  ec.  ,  ed  infinite  altro 
figure  di  parole,  come  aluresi  de'uopi ^iian* 
no  Icritte  iniinite  colè  i  prammatici,  ed  i 
Rettorici  antichi  ^  e  moderni  ^  die  mai  la 
Ènifcoho  nei  parlare  de^tropl,  e  figure^  nel- 
le quali  fan  conliflere  quafì  T  iilrmo  fif^e 
della  Rettorica  ,  e  deli'  elcqucnia  ,  e  quello 
appunto  fa  »  cbe  cflì  non  abbiano  ,  ne  fac- 
ciano 


(51)  Vid.  Lucian.  in  Timon  nel  principio  ^t 
in  cui  efclama Timone  cosi:  O  Jupìttr  Pfu» 
Uty  &  Xenie  ,  &  HaauU  ,  Ephtflie  ^  Ù  Afttro* 
feta  ,  Ù  Horcie  ,  &  NepheUie  ,  &  Erigdupe  ,  Ù  Ji 
quote  alio  *vocartt  nomine  attoniti  Fotta ^  idque  adeo 
quum  in  'veiju  ficìundo  harent  iwp edili  ^tunc  trimma-^ 
gno  nominum  nomine  tu  fu/iinef  verfum  labantem  ,  Gr 
rhythmum  hianttm  reflex  &c,  :  Lucian,  Oferwo  fdiu 
Fitrior.  ^  Kiiti*  Tom*  i.  fag.  ^8.  /i.  u 


548 

ciaho  avere  sP  teo  dllfevf  vtn  Hea  delP  EIo* 
quenza  ,  mentre  imparano  a  nomerare ,  e 
ad  ofTenrar  figure ,  e  Tufo  di  efle ,  e  vedere 

ijuaii  appartengano  a'  Grammatici ,  e  qualf  a* 
Rettorici  ,  onde  infinui  contrari  fti  di  c'ò  (53), 
e  derivano  le  pefifìme  xronfeqiyenze  >  che  nel 
comporre^  e  nel  leggere  gli  Autori,  fi  ba- 
da fole  aMuoghi  pieni  di  tropi  ,  ed  a*  pen- 
aìeri  briUami  ,  die  li  credono  «(Tere  le 
baG  dell'  eloquenza  »  «  fi  iarciano  di  far*  of- 
fervere  molti  luoi^hì  più 'cflentiall  di  toM  ferii- 
tori  ,  onH'  è  che  molti  leggono  Virgilio  , 
Grazio  ,  Ovidio  ,  Plauto  ec.  afTai  p'ù  per 
petcarvi  metafore,  allegorie  ,  ipotipoG  ,  reii- 
eenise,  paralleUì,  diaiogifmi ,  apoiicotì  ,  pro- 
fepopee ,  che  per  cercar?!  il  buon  gcifio  »  il 
moo  fenfo  isi)^ 


(55)    L*  ipallj^e  ,  trarmtjtatione  dell*  ordine  na- 
turale ,  come  quel  lòani  -ojcuri  JoU  jub  r.oéie  ptr  «jr- 
hras  di  Virgilio  Atn,  FL  ,  è  una  figura  tliigra- 
ziata  ,  perchè  i  Rettorici  la  mandano  a'  Grammatici» 
«<1  i  Grammarici  a'  KectoriCi  .  Si  può  dir  di  ella  con 
Virgilio  :  Idoue  reàitqut  yUm  fotie^  Oc.  .  • 
!      (f4)    óiTenpa  M,  li  Batteux  ,  f*rincip.  de  U 
tUurMur.  Tom.  IV.  Traiti  IX.  Pare.  L  CAjp  i^. 
des  Tropa  y  cke  qucfto  metodo  di  oflervar  figure  , 
ùiarrire  ali'  incellerto  la  via  del  buon  gofto  ,  perchè 
tutto  fi  dee  in  un'  Autore  riflettere ,  ed  oflcrvare  ,  non 
già  i  tropi  ,  e  le  figure  folranto  ,  giacché  vi  fono  ne 
libri  alcuni  luoghi  ,  che  quanto  meno  ci  fembrano  de- 
.      j.ifle(ììf>ne ,  e  di  meraviglia ,  perchè  pajono  det- 
^  ^^11^  uacara  ièiuf  Lice  ,  ^irctcaoco  -^cbbooo  ammi- 


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§.  2j.  Gridano  mòltr  Rettorie?  .  Qui 
Infogna  ufare  u(>4  reticenza  ,  ivi  un  dialogifmo^ 
Venga  ili  q«^el  Uiogò  la  Pro/opopea  a  far  par- 
lare ì  morti  ,  ad  aprir  ie  fepoliure  ,  a  dar 
la  parola  alle  cofe  inànnnace  ad  enti  afirattr» 
ed  imuiagioarj  (j;)  ,  ivi  fi  adoprioò  le  iir« 


'  Hrfi  aflai  pi^  •  Vino  (pirite  marUa^  di  wnttjt  dt 
fmtéfirt  y  dice  Monf»  le  Batteux  yjarà  femprt  a  fic» 
£0  fitattda  git  fi  chiederà  del  buon  fenfo  •  Per  fcrivet 
bene  ,  ed  ornar  bene  il  dilòodb  »    unica  regola  k  il 

.  iftài>  di  Ocàzio  t 

S^iUndi  re&e  Japctt  efi  principiitm  &  foM* 

U  intelletto  illuminato  ,  e  pieno  di  quella  fàcolci  y  éh% 
i  Latini  «UlTero  copia  Hrum  »  &  fementiarum  è  il  mii* 
glioi  giudio»  fiiUa  Aite  figurato  ,  e  come  ,  e  quandi 
poflà  ttlarii.  Ma  il  male  itè  ^  che  Tane,  di  cflèr'el»* 
qoence  fi  é  fiuta  per  lo  pid  coafiftere  neir  arte  di  ac* 
cozzar  figure  i  ed  antìteii  •  Cicerone  paragona  i  tropi  ^ 
e  le  figure  proporzionate  a  certi  occhi  dell'*  orazione^ 
•  difcorib  9  c  poi  dice  (Siriamente  t  Ego  lumina 
crationir  ,  velut  oculos  quofdam  eloquèntia  credo ,  fid 
milite  oculos  effe  tato  corpore  velim  ,  ne  attera  menk» 
ira  fuum  officium  perdane  .  Ma  per  lo  prd  i  Rettorie» 
empiono  di  queiì'  occhi  tutto  il  corpo  dell'  orazione , 
c  la  fauno  coinè  im  Argo  »  ma  iènza  piedi  »  e  ièuza 
maqi  • 

(55)  Il  Voflio  y  Inftit.  Oratori  or,  lihr,  V*  Cap^ 
jLf  pag»  55p«  ad  ^63,  parla  a  lungo,  e  cedioCàiaenie 
lolla  profopopea  ,  portando  filila  dcSniàooe  della  mo* 
defima  w  tarie  opinioni  di  Rtuitio  Làp»^  SCièerone^ 
Cèmificio  9  e  di  Quinttliana  ,  e  queftionando  ,  Qt 
n  proCbpopéa  »  fianca  che  dipinge  te  pecfooe'  poffa 

dirli 


uncfgaiiom  r  colà  le  ieffecmoaì^m»  gciaf  9 
coloro^  che  credono^  di  efler  mi  eloqiieiT- 

tx ,  cioè  di  fapere  ben  comporre  ,  e  ben  gitr- 
dicare  ie  altrui  prodinioni  profaiche,  o  poe- 
tiche perchè  tengono  iniiiemoria  quelle  filze 
^  inniBoerabili  tropi  .da  riflettetfi  •  Qhi  h^ 
Cinte ,  e  bea  pemr^  e  chi  è  vivamente- conx- 
moSo 9  uTa-  per  openr  del  ben  penzareio  ffi* 
le  figurata  il  più  propria^e  fenta*  awederle- 
ner  »rà  delle  ottime  Frdbpopee ,  allegorie , 
ironie  ec. ,  fenza  faperne  i  nomi ,  e  le  lille, 
che  fono  per  lo  più  imitili  ;  e  fi  avvedrà 
che  i  capi  di  opera  dell'  eloquenza  non  & 
producona  da  dentate  rifieOioni  full*  aocer-' 
zamento  delle  figure ,  credute  da  taluttf  par-* 
ìKféàSàoqp&m  eflbiziale  ecfae  tm  bno-,  cbr 

coti 


rfirfi  ,  quando  Ci  fan  parlare  gfi  animali  muti  ,  i  corpi 
gli  Uomini  alfcnti,  gli  fpiriti ,  o  pure  fe  s' intenda  era 
fall  morti.  Pària  poi  delle  fiazioni  d' iatcodurrc  le 
Città  a  parlare .  Paria  di  ptoCbpopee'  dirette^  ìnàxMXXt^ 
dt^(bftaaze;e  di  acdteti    ciifirahaido«(eiap{  «fi  Cice- 
mfe^di  &  Gregorb*Ncnalizniov  Hi  Silio*  Icadtctr,  di 
En&iov  £  Gregòrio-Kìlamasy  Ve(co\radl  TéiUIotrica, 
dt  Luctanov  di  Plutarco  ,  ilt  Sieiiotònte  ,  e  delta  Sacra 
Scticttxta,  e  cumulando  (empre  aacotiti  ede&npj*  Ma 
'qufe(b^  Vo(Go'  volle  piuttoftoofdirare  ed  involycrc  ttaU 
le  cenbEurv  dello  (pirico  di  pedanti(rno  la  vera  eloauen- 
xa  •  Gccrone'  (crifle  fiiU'  eloquenza  Latina  ,  e  6rec» 
oonfiderata  in  rapporta*  al  foro ,  e  alle*  Republiche  affai 
meno  del  Voffio  ,  toX  mille  VoGj  non  vagliono  una 
pagina  delle  opere  Rettoridie  di  Cicerone  .  PercKcI 

Ì?cc«lij.  y^gifio  CSA        f  ediate  I  c  Ci&aooe  filofofpr 
,    •       .       •  *  - 


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ceni  ornamenif  dr  cflà  ,  come  Te  puture  , 
e  gli  arazzi  fona  gli  ornamenti  di  un  muro^ 
Sarebbe  aflai  ridicolo  colui  ,  cfie  per  bea 

S'udicare  del  iniiro>  ollèrvarebbe  fn?ece  .del- 
fiibtka^ gli  arazzi»  e  le  pitiure  die¥zdot^ 
nano  ,  lenza  badare  sdia  fabrica  tutta  ♦  Cosi 
i  accaduta  a  non  pochi  RettOFicl  coli*  elo- 
quenza y  che  mai  hanno  concepita  nel  Tuo 
vero  afpetio  (^6). 

$r  ^4»  Del  tir»  qui  detto  rìfulta  ad  evi- 
denza (^erronea  maniera  tenuta  da  non  p9» 
chi  antichi^  che  hanno  (cinta full' eloquenza^ 
e  iiilfo  Rettorica ,  e  F  han  creduta  rotta  coti* 
fiflente  neir  arte  di  fire  apparati  di  nomi 

Ù^dxà 


fj6)    Chi  defidferallc  infinfrc  oflérvazfoni  fulfo 
le  figurato,  c  non  lìgurato  ,  fulT  elegan?^,  full' armo- 
nia ,  fuir  elocuzione  ,  fullo  (ìile  Oratorio  ,  e  (ue  divi- 
fioni ,  fui  metro  y  e  ritmo  dello  ftile,  fui  numero  Om» 
torio,  dovrà  leggere  il  più  ragionato  Autore  ,  cfie  ne 
abbia  lungameuie ,  e  iónilmence  (ctiuo,  doé  Mon(ìeur 
ù  JSatttiiX  Prìncipe  de  titufétttf,  Tom*  Tf^n,  & 
eye  pari»  de'  var)  jrenerì  delT  Elomieii»  Fcofòca  ,  e 
delle  vane  qualici  dcglr  ftili  cbe  in  efla  o^rrgno , 
di  quali  varietà  der^ie  di  eCTec'  ofltmte  partà  ancon 
il  dotto  Amore  de!  libro  Pncis  ùes  t.oix  du  Coétg 
il  quale  ha  compendiato  con  molta  faviezzs  il  troppo 
metafilico  ,  e  prolino  trattato  di  MonC   le  Batteux, 
Com'Ei  dice  .  Quefto  Autore  della  citata  opera  Precis 
des  Loix  du  Gout  f  cu  Hhetorique  raifonnèf  parla  del- 
le varietà  ,  ed  armonia  dello  fìiJe  alla  Pare*  L  Anicm 
U^m  pag0  gg.  lino  alia  pag^         ;  ma  tali  Autori 
devono  leggere  medicando ^  oHervando,  ragionando,  ie 
alandone  per  1'  eloquenza  confègueo»  wSx  i^^iòde  ^  9 


flranf  di  tropi  e  figure ,  e  or  ridurle  a  qoei 
Gaulog{ii  moki  paraggi  degli  Au^rf  ^tecì. 
Latini  »  ed  Itaiiaor  •  Non  fela  a  vo^go  de* 
Rettòrìcr  ^  ^p^^aiaiente  antichi  ne  (òguitato 

un  tal  piano  ,  ma  ancora  qualche  Frfoìofo  ,  e 
fa  meraviglia  il  vedere  in  tal  clafle  V  logie- 
fe  Bi^niaiiùno  Marcia. il  quaie  ha  voluto 
dàrci  un  Compendio  di  Erudizione  ragiona^- 
ta,  e  unAnaUJi  ddle  Scienxc  mu.^  ed  in  ta- 
le Analid  parlando  deiU  Reitofica.»  e  dell' 
Eloquenza. le  confiiSere  in  Cataloghi  di 
Tropi ,  e  figure  ,  che  egli  moltiplica,  all'  in- 
finito con  filze  di  nomi  Greci ,  cofa  folita  a 
tar  Autore  per  altro^  rinocnato  nella  republl- 
ca  Leueraria  per  la  fiia  dotta  opera  della 
Grammatica.  Fiiofofica  nella  quale  per  altro 
fpeSb  adopra  iutighe  iifte  di  nomi  Greci  » 
fenza  .venina  necemià^  giacché  altri  Àiuori» 
che  Kanno  fcriito  delP  ideile  materie* 
baaoo.  CbUCo^  ufo  di  tali  noaii  (i^yj* 


.    Uj)  Si  fccfa  il  citato  Bftitii  «dflt  fiiftoAnilUS 

fll6^  Scienze ,  e  nelU  Giaouiittica»  Filotofica  •  . 


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PARTE:  V*. 

DèUo^ftiie  iir^rapporto     tempi  )  ,eìl^ 
alle  iiaziojai\.div€rfe*« 


^^^^  Uè  grandi  '  pregliidizj   vi  fono 
'  —        in  molti  che  trattano  ,  e  ftu- 
diano  T  eioquenaa  •  U  primo 

-4^1;^     *  il  credere  j  the  la-  pròìa 
fia*  da»  la  pritnà  eloquenza*  ^ 
t  pM  omelia  <U  mfi  U)  ^ed.  li  fivondo  G 
«m 'H;.  Zi..  .  è'U 


A' 

r 


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/ 


'374 

è  il  dire  de  Peloquenza  folo  conGfla  nel  psac- 
lar  molto  ,  quandocchè  !e  pifoie  '  oop  altro 

cffei>do  ,  clie  i  fegni  delie  ideCi  delle  fenfazio- 
ni ,  e  delle  paflloni ,  nelPane  dì  ben  efporre  le 
quali  CQoCfie  la  irera  <;lQ^uenza  ,  è  chiaro  che 
elFe  fono .  un  nìez7A  4i  i^FW^  Teloqupnza^ 
che  naìfoe  ^alic  cofe ,  ma  non  fora  ^'ft^efi  eio« 

Jiuenza  delie  oofe  •  le  quali  ia^oeìte  circo- 
tapze  11  efprimònS'fcirài  piA  «)'^c0i  <  CQ^<e- 
gni,  e  coir  azione  ,  che  colla  vqce,  come  G 
usò  ne'  primi  tempi  della  focieià  ,  e  come 
^accade  agli  Upni^i..  qeile  grax^di  pomQipzioni 
delle  più  violente  padìoni  gJWjt  àìl*  eccedo» 
nelle  quali  j^otà  fi  efprinteàmi^  più  tm  ia« 
con4o  plenziQ  ^  up  fegnp  un  jg^gg 
'  azione  ,  che  tatti  gli' mnéi  édi^^dd^iiciixa 
de'Dj&mofteni,  de'Tuilj ,  e  degli  Omeri.  L* 
frio^uenza  dei.fiieazio^.duogye«  io  idii  circo* 

flan- 


0  tHifloire  de  Détuumsft ,  che  gli  Uooùiu  étant  far 
t9mi  tffentif  lUmfni  Us  ^enus  ^  paripmt.  iis  wu  dà 

'  imagi ner  de  Jaire  ies  ver's  tongtems  aymt  qnt  et  èerire 
en  profe  .  li  nous  femhle  aujourdhui  ,  que  ce  foit  un 
ffirtyerfcrntnt  de .  C  ordre  riatuiel  ,  mais  e' t/l  parce  que 
,  n<fus  ne  nous  r^enons  pas  a  la  place   d*  une  nailon , 
qui  ignare  Curi  d<  i*  icriiure ,  ou  que  fes  pr^jugés  em^ 

,  ptchent  de  s*fn  terviP^  La  Qrtct  avoit  eu 

'  dif^       ììimJk-.  '4UK  Hefiodt^  &  tant  ^auirei  P^ 
\  '  tu  plu/téurs  fieeht  arvatu  pie  FAdfuiét  £€HVÌt  tm 
profe  ec.  Si  veda  eflo  Afallee  fwiymMf,  0  fAiJMr.dà 
Daiunm»  Tom»  L  C&ap^  7UJL         «  . 


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Anze  è  la  più  nobile  5..h:.pm..patrtica, la 

$la*.<^(lc  veHtà.iCOQobbeca  gii.  anticM 
Egizj ,  i  Greci ,  ed  L*RQinani.s  i  ptrmt  dtf  ' 

quali  >  cioè  gli  Egiziani,  deifk^rbna  il  fiien* 
2Ìo  folto  il  nome  di  Sigauioii  y  i  fecondi 
cioè  i  Greci,  col  nome  ài  Arpocrait  ,  e 
gli  ultimi.,  cioè  i  Romani ,  col  nome  di 
Angtrona.:^  e  quindi  è  :  che .  i\  eioquenzi 
dei  fìlenzìo .  fu  famofa^  nelle  antiche  (cuol^ 
Filoibfiche  dell*  Egttta  »  e  :deila  .G«cra  ^  Lt 
prime  lingue-de'  tempi*  antichi^,  comiocraECu 
no  da'  cenni  r,  o  atti,  e  da  certi  corpi ,  che 
aveano  naturali  , ,  o  arcificiali  rapporti  colle 
idee  ,  che  fi  vofeano  erpritnere  (2)  .  Queflo 
ipatiar  per  fegni  fù  poi  fulTeguito  dal  parlare 
ittogprln  Der  ÀAanze  aoioMct  «  deificate 

2.^  [da. 


n  L'tn^  Addlfloii  ^  nel 
muXlamexQ  è  iiiutolaiQ:  .l>«iai  tsunt  €Ìam*9it.che  il 
/UM^h*é^4^  più  fignificiuuM  ^  4.  pm.  .fmàlìmt  t  €à*  é 
la  più  moiiU^  e  la  più  tfpreffhuk  do^MÉUfa  ^  €  €&é  U 
aUniio  in  ■  diverfe  QMaJìom. ,  iiitota  m^k  Mnimj  grandi  — 
SUtncé  is^foautimAt  mare  Jig^fj^fita^andijì^ljiau.  iàam 
the  mojl  nobU  and  m<yji  expr^Jpi/e  etoquetice:^  and  is 
cn  mxny  oecafitns  tke  indicatici  of  à  gfiMjiJI€inÀ'» 
fk^si  l'Ancore  nella  Tua  lingua.. originale  «  . 

(z)    Strabene  dice ,  cKe  il  dijcorfo  muiolp  (a  la 
prima  favella.    U  Sig.  Vico  .Ectenia  Nuova  al 

libra  IL  della  Sapit«ia  Poetica,  .o^.^àzU  della  Lo* 
gita  4$*  Poeti^  dice,  che  la        mutus  de'  Laciai 


da  quei  popoG  «  Giove  ,  Cibelle  ,  Nettuno 
erano  un  gruppo  d*idee  dì  cofe  appartenenti 
al  Odo  ,  alia  Terra  ,  ai  Mare  ^  ed  a'  loro 
faiomeoi  periònificati  •  Ftora ,  Pomona^  Ver- 
tonno  idee  'dì  cok  appartenenti  a'  prati  ,  ed 
a*  giardini  .  Cerere  ,  Ofiride  ,  ed  Ifide  di 
cofe  apparienenu  airagricoliura.  Achille  una 
commune  idea  della  fortezza  intrepida  .  Uliile 
Dna  prudenza  comoMine.  a  tutti  i  Savj  ,  Or* 
feo  un*  idea  di  fapienza  •  Molciflìmi  caratteri 
degli  antichi  Semidei  delie  prime  dinafiie 
dell'  epoche  delle  Cofioologie  de*  popoli  an* 
fichi  profani  fi  poflbno  ridurre  a  quelle  idee» 
ed  a  quella  forte  di  eloquenza  (ìmboiica. 

§.  3,  L'  origine  dunque  dell'  allegorie  » 
e  delle  metafore  ,  e  deli'  eloquenza  fiinbolica, 
t  dello  iUle  Lamako,  fi  puOj  e  fidee  cer^ 

caie 

Vieo  è'notai  fivUU,  ti  in  Lridno /Mw&r  come  Kiyn 
la  Greco  dinoiò  pania  9  difcorfoy  ed  aadie  fidca  àd 
dilcorso*  lo  fttti  là  voee  apologe  dioocò  favola  ^  di» 
Icorso  y  giacché  ne'  primi  tempi  ogni  difcorto  conto» 

nea  un  umboJo  ,  un'  allegoria ,  una  favola .  Le  voci 
fari  y  fata,  fibula  ,  fajfus  ,  fahalari ,  fahmUtio  ,  nitlO 
dinotarono  di  (cor/i ,  Nelle  prime  origini  delle  incolte 
nazioni ,  C\  oiferva  grand*  uso  dell'  eloquenza  del  Hlen- 
ftio  .  Una  penna,  una  Icarpa ,  una  fettuccia,  un  ^ridoi» 
un  gé^^o,  un  fuono ,  fanno  conofcere  l'idee  de  lèi- 
vaggi  del  Lapo  di  Buona(peranza  •  1  fegni  caratcerifti- 
ci,  che  diftinguono  una  nazione  ièlvaggia  da  un'altra, 
iDoma  il. baso  ichiattato,  le  tefte  allungate,  le  orecchie 
fucate,  la  polle  diptiini»  ce., fi  nfiBfi&oo  all'clo^uc»! 
.«i.dei  iiicazio* 


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3n 

care  traUMfloriadeireToqaeim  del  (ilenzro  (j)» 
La  pittura ,  e*  la  rculcura  fono  an  corfo  com-, 

K'  o  deli*  eloquenza  del  fifenzb  .  Il  famofo 
wnu  avendo  dipinto  fi  fiicrrScfo  d*  Itig?nii^ 
lece  veder  velato  il  volto  di  Agamennone  pec 
meglio  efpnmere  il  di  lui  dolore  con  lai  ar- 
tificio,  che  fu  un*  eloquenza  di  filenzto  nella 
Piuura  .  Così  il  famofo  Rubens  elprefle  nei  bel 
quadro  di  Maria  diMedieis  le  fenlazioni  del  do« 
lore  >  e  dei  patimento  per  II  parto  della  medef^ 
ma ,  e  poi  quelle  deiPallegrezza ,  e  del  forrKb^ 
e  della  tenerezza  •  Nella  Poefia ,  che  è  Ibrelki 
della  Pittura  ,  vi  è  un  famofo  efempio  deiP 
eloquenza  del  filenzio  in  Ajace  ,  che  prefTb 
Omero  non  rifponde  alle  vili  fominifli.jni  de 
Uiiflfe  (4)  •  Ed  in  Virgilio  fì  vede  Didone  » 
che  non  rifponde  negli  EIrs}  alle  fottomilfio- 
nl  di  Enea  (y)  •  Queili  due  fontofì  efempi. 
dell*  eloquenza  del  fflenzb  fono  itati  con  ra- 
gione ,  anumisd'  molto  da*  Compilatoffi  dell* 

Z  ^  £«• 


(3)  Un'dfcrapìo  aiurtre  dr  tal'cloqaenw  del  fi- 
lenzio fono  i  cinque  corpi,  cioè  un  topo  ,  un  uccello, 
un  dente  di  aratro ,  una  rana,  ed  un  arco  da  faetrare  ,  che  gli 
Sciti  mandarono  a  Dario  Re  di  Pcrfia  ,  che  avea  loto, 
intimata  la  guerra ,  ed  al  quale  riCpofero  con  quei  fiat- 
boli.  Si  veda  il  Sig.  Vico  nella  Scienis  Niiové^  Ofe 
(piega  cali  (inboli,  che  altri  iSerittori,  come  rpeOo  ac« 
cade  ff^tdalmence  tta'  Fdologr,  %iegaM  tatto  aU'of- 
pofttt.    -  '    '  ' 

U]   Homer.  OdyiT.  XI. 

(S)  VIRAMI.  VI. 


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liEicrdopcdia  •  dì  Parig?  (6).  Montaigne  cVra- 
^  ina  taf  clotjaenia  del  fiienzio*  tatre  parler  • 
Aléffaiidit)  Pope  fece  deite  lunghe  ,  e  favie 
Tifltilìonì  fui  frfertzio  -dì  Ajace  rpréflo  di  O- 
'  mero  ,  e  fu  quello  di  DWoi«  IO  Virgilio  , 
e  preferi fce  i  pregai  ,  e  ie  belle7ze 'del  fir 
ICDzio  di  Ajace  fui  filenzio  di  Didone-,  ad- 
ddoendo  i  i-par  eri  di  var]  Critici  (7). 

*'f^  .^  U^ilùt^io  di  Ajace  (  dice  Pope  > 
fu  mUù'MMWiaio  Mgli  anticìd^  €  Longino  lo 
propone  ,  eomt  w^ejempio  dtUa  -vera  ^ubUrnuà 
de'  peniUr  'r  ,  èhe  d€ri»a  àa  :umi  cfcwttqtfl  <r 
i^iee  e  dtW  intzllmo  ,  -  e  non  idUaJUmura ,  giàc^ 
un'  Uomo  può  ejfer  veramente  fublime  y  fen^ 
la  parlare  una  parola.  Con  il  filen^io  di  Aja^ 
u  i  tofa  affai  più  nobiU  di  qualur.que  cofa  , 
teli  cveBe  y omo  dire ,  e  Mnifi  Hapin  è  di 
nccoUo  ^con  JUmgmo .  ii-dtmo^  Àntrnuabi-^ 
le  Aiace  (  ific'^ egli  )  non<àinM€  jotuw  ,fm^ 
fìfpofia  miziìore  a'  eompUm  futu  ^di  ^ 
.nUffione  ,  che  Vlijje  gli  avea  fatti  , /e  iwil  cm 
vno  ^(degnofo  ,  e  dispregiarne  fikn^io  .  Ajace  è 
7,ìh  ^r^ndc  -,  t  più  maejiofi  quando  cosi  tace  , 
chi  iuanio  U  Poeta  il  fa  parlare  .  Virgilio  fu 
forprefi  dalle  Wl£??e  di  tal  fden^io ,  e  dipin^ 
)ge  Did(M  mdU^  ùrcoJlanie  di  Afoee  .  IL  %». 

m    Encydoped^-vi^id.  Silice .  _ 
*  (y)    Pop?.  Homcr  OJ/Jfcy  Back  XL,  TmoO. 

pag,  135.  «dit.  Itt  »«•  ^^^^ 


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Prapkr  preferìfit  il  Jllaiib  di  Diàont  a 
queUo  di  Ajace ,  fui  rlflejfr  ,  che  Diàùm  era 
una  donna  tradita  in  amóre  i  f  nofi  era  merOf 

viglia  che  ejfa  fuje  ajfai  appajjiànata  ,  e  che 
foccombejfe  fono  U  pejo  dcile  difgra^^u  ;  ma  i* 
Eroe  Ajact  dovea  coi  fuo  ijìejfa  coraggio  ren^ 
derjì  fuptrìore  a  ui  Joru  d' indegna  rìfmùmen^ 
Éo»  Md  io  non  iruùUù  fifa  in  ficfis  ùbjeftone^ 
àovtndo  net  rieordam  due  Eroe  età  m  Eroe 
feroce  ,  ofiìnaio  ,  huraHaUle  ed  in  ogni  rìfeo^ 
Jiania  propenso  alla  taciturnità  •  Que/&  i  il 
fuo  umverfale  ,  e  notorio  carattere  in  tutta  T 
Iliade  •  A  tal  carattere  il  Poeta  adatta  la  fud 
dtfcri^ume  di  taT  Eroe  9  e  oc  lo  dipinge  il  me* 
,  defimo  neir  Odifea  ,  come  neW  Iliade .  Sard?ò^ 

£9  fià  gìufto  i  che  «li'  aitro  Eroe  aveffe  par* 
/iM  in  A^e  i  pii  nóbWt  foJUnmftlea' 
lio  :  Fin  otri  f  ope  (8) . 


(8)  il  paflo  origniftle  di  Pope  nel  Tao  idioma 
Inglefe ,  è  il  jfe?uenté  -  »  The  filence  of  Ajax  was 
»  vcrv  moft  admired  by  the  ancients  .  Longinus  pib- 
»  potes-  ir  asan  iftanccot  the  true  fablimity  ofchoughif 
»  which  fprin^s  from  an  elevation  of  foul,  and  noe 
»  from  the  didlioh ,  for  a  man  may  be  iruly  fubliitìci 
»  without  rpeaicins  a  vord  ;  thus  in  tbc  filelnce  of 
9  Aja  tbere  is  tomechiug  more  noblé»  tban  i's  itof 
9  thing  he  coM  fom»  ba  fpoken.  M.Rapio  agreey 
9  WK&  Looginofi  Tlie  ftebboro»  uncniaable  Ajax 
»'  ('fifV  the  Ààlhor  )  eoald  net  bave  made  a  better 
•  irarór  to'  Ae  compUments  full  of  fubmiflion ,  which 
li  wefe  paia  liniLby.VlylIe^f  thfto  by  a  disdainfully 
m-mi  ooDtempttiotu  ^ficncc  •  Aju  bv  more  the 

9  iU¥ 


)  §.  '5%  hu  eloquenza  fld  -filenzio  ci  dir 

fìQge  V  eccello  delle  violenti  paflloni  (p)  . 
Ne*  funerali  ^egli  antichi  Pe'rfiani  a'  quali 
era  vietato  il  piangere  i  Im  orarti ,  percb^ 
eredaeno  ,  che  il. vaiamo e  le  lagrime 
aacrefceaoo  h  pena  «  e  h  niileria  'ie^ 
fonày  e  rendeano,  a  danno  di  quelli»  neriH 
ùtao  ,  c  freddiiSaio.j  il  fiuoie  Stjgio  j  che 

do- 


»  iir  of  granJeuryand  majcfty  vvlicn  1ie^(àys  notbiog, 
»  tlian  vvhcn  tlic  Poct  makcs  him  fpeack.  Virgil  irvii 
»  fenfible  of  the  beauty  of  it,  and  paint  Dido  in  thq 
»  attitudc  of  Ajax.    Fraguicr  infioiccly  prcfcis  the  fi- 
»  lence  of  Dido  co  chat  of  Ajax:  shc  vvas  a  vvomaa 
»<^diflàppoiotcd  ia  love  ,  and  cheriefbre   no  vvondcr  if 
«  she  vvas  -ereàtdy  paflionate,  aod -iiiak  oider  ^ 
»  Vveight  ofthe  calamity;  but  Ajax  'wiisa  Hero  « 
«iaad  oaghc  lo  bave  vioà  ktinlelf  by  Lis  eoarage 
from  inai  an  nowortliy  ^gree   of  refentemeoe  « 
-»  Bue  toglie  theie  appeait  ao  irvei^  in  dus.obje- 
»-^dion:  '^we  muft  tciBerober  wbac  4Ui  Hero  Ajai  it 
»  a  four,  (lubborn,  umradhible 'Hero ,  «rid  upon  ali 
»  occafins  given  to  taciturnity  ;  this  is  tbc  bis  univer* 
»  fai  chara(5tcr ,  and    notorious  through  the  vvholc 
»  Iliiid:  the  Poct  thereforc  adapts  is  defcription  to  it, 
»  and  he  is  the  (àmc  Ajax  in  the  Odiflcy  as  Jic  vvas 
»  III  che  Jliad  .    Had  this  been  Tpoken  of  any  other 
»  bero,  the  Qiiicism  bad  been  more  juft^  but  ia 
»  Ajax  this  ftdbborn  lileàoe  is  proper ,  •  and  aolile. 

(p)  Curd  lipié  Uauutituff  ingtniesilMpent: 
ce  'd  Tragico  Latino .  lo&tri  'nelle  ennidi  agicazioiu  ^ 
ed  cnKMÉioaiy  'che  fi  cagionano  da*  (endmenti  vivi,  ceC> 
ù.  l'eloquenza,  della  parola,  e  viene  qoella  de'  getti, 
deUe  azioni,  e  ife'  icigoi •  Cmì  càoiìodò  ralo^jienza 
•  .  ,    •  ,  »* 


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I 


dovean  palTare  gli  «flintr  ,  R  (ervivano  qwà 
popoli  deii^  eloquenza  dei  filenzio  ,  piangen- 
do  i  loro  morti  »  filtntio  ,  &  TnuJJitatiù» 
Ile  come  olTerva  il  detto  Idoneo  delia 
Religione  Perjiana  (io)  ^   Confimile  elo- 
quenza  del   filenzio   in  confìmHe  occafio- 
ne  ci  rapprefenta  Omero  'quando  deferi  ve 
Priamo  Ke  de^  Trojani  ,  che  fi  umilia  ad 
Achille  per  Ottenere  il  corpo  delf  uccifofao 
figlio  Ettore  ],  e  dopo  molto  filenzio,  e  dopo 
una  vaga  defcrizione  patetica  »  che  Omeio 
fii  dd  dolore  ,  della  meraviglia ,  della  tene- 
rezza  ,  della  compaiTione,  della  forprefa  ,  che 
fi  vcdeano  nel  volto  di  Priamo,  de* Greci  , 
e  di  Achille  ,  <x)fe  che  Omero  magnifica- 
mente dipinge  di  rilievo  in  tale  occafione  ; 
e  allora  p^  comincia  il  loro  difcorfo  (il)* 
MooC  Thomas^  pattando  di  quel  mdBo,  ed 

aa« 


tra*  Tclvaggi  e  cominciata  ?  cloqucnTa  itlh  toct ,  e 
delle  parole,  quando  mancavano  i  vocaboli  di  coDven» 
auoce  Ci  (èrvivano  di  elprelHooi  figurate»  e  mecafori* 
die ,  e  dì  figure ,  e  tropi ,  ed  allegorie ,  ò  dì  fimbolL 

(  I  o)   TAmu  ifyd.  Hi>2mw.  RàUg. Pttftfk  Cép^  34. 
fag»  4fp«  tiit»  in  4»  OxomU  1760» 

(11)   QueAd  luogo  è  imo  de'  ^^befli  diQnie-4 
10,  il  qoale  ci  dipinge  PriaiiiO)  che  s*  inginocdihi  a«' 
Tanti  ad  Achille  ,  iacis  a  €OÌMÌ  U  twihili ,  t  mùi'--  * 
Mèli  métti  9  chi  gli  aveano  amma{{an  molti  figli,  té 
ffenie  pef  le  ginocchia  \  e  Jteeome  avviene  a.  colui  , 
che  per  una  fune ft a  di/grafia  avendo  uccifi  un  uomo 
nella  fua  patria ,  giunge  in  un  altra  Città  nella  cafég 

di  ua  umo  CMtlmii$  40*i       ftugido  AchiUe  >  ve» 

^  ita. 


/ 


5&I  •  / 

auguflo  apparato  ^  clie  tra*  Greci  precedea  gli 
clogj  funebri ,  dice  ,  che  in  tali  occafioni  la 

Ìmma  eloquenza  era  quella  ,  che  parlava  a* 
énfi  •  Si  drizzavano  certe  tende ,  ove  fi  por- 
tavano le  oda  de*  guerrieri ,  che  fiefpooevap 
DO  alia  venerazione  paUica ,  fi  còroiiavano  ^ 
incenzavano  »  fi  profaniavano ,  fi  metteaoo» 
ne* carri  ornati^  e  fi  portavano  alfiiotìo  del* 
f  iflrumend  a  fepellire(i2).  QueÓai  è  quella 

do- 

dendo  Priamo  flmiU  ad  und  Deità,  Stupirono  tutii 
gli  circofianti  ,  e  Ji  guardavano  C  uno  C  altro  nel  ^ol» 
io*  Si  noci  l'aouniiabile  en«igia  deli' originale  Greco. 

^tìnu^ntroLv  cTf  imi  ccMoi  ^  f(  ccAA«A«g  ^% 

Si  Veda  ììùmer.  lUad    •  verf.  483.    Oflcrva  | 
Koufleau  cKe  gli  antichi  etprimeano  piuccoflo  coll'elo* 
qiienza  <fel  (ìlénzio ,  e  de'  fegni ,  che  con  quella  delle 
parole ,  le  cose  che  volcano   cfpreffe  con  vivezza  ,  ed 
energia  maggiore, e  adduce  per  cfcinpio  dell' eloqaen- 
2a  de'  fegni  i  papaveri  abactuci  da  Tarquinio,    il  paf> 
ièggio  di  Diogene   avanci   a  Zenone,  il  dono  de^ 
Scià  a  Dario  ,  h  divifioiie  che  fece  il  Lem  di  %9 
fààm  del  tadivert  £  Toa  moglie  ec  •  RomJ/iéM  EJfay 
Jur  torigin  4tÉ  Unpm*  Otép*  X»  L' ìAedò  Ancoro 
parla  poi  della  Krtgaa  ptr  mezzo  di  ceni  corpi,  che^ 
aSoprafì  dagli  amanti  in  Turchia»  che  oiaiidaodofi  É 
legalar^  aranci,  fetcìlocley  e  carboni ,  fi  conimanicano 
.  le  loro  idee .    Si  ponao  ^  di  ciò  vedete  t  Viaggi  di 

^»  di  la  Motraye^ 


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«eloquema^  della  quale  3rce  Mont  di  Moa- 
terquTei] ,  the  ejpfìme  -^ai  ,pià  ^  ogni  dtfc^s 

$.     Air^eloquema  «del  'fileittìo  fi  rida* 
r  eloquenza  delP  if^/onc  e  quella  de'/eg^^ 
r  eloquenza  della  Pittura  ,  e  della  Mulìca  , 
cofe  delle  quali  lungamente  fcrifTe  Monf. 
Dubos  (14.)  .  Dell'  eloquenza  .de'  fegni  5  cioè 
di  quella  de'  corpi  natutaii o  de'  fegni  arti- 
ficiali d' illicuzione  'uinana,  come  delle  paro* 
le  »     delie  grida  ,  *cd  urli»  come  della  Tcrh- 
lufa  -,  delle  «ifre ,  e  de'  innonerì e  de'  gera- 
glifici  ,  e  dell'  ufo  di  quelli  fegni  per  perfe- 
zionare la  fan  rafia,  la  memoria ,  e  T  iutellet» 
to  ,   fcriffe  Monf.  de  Condillac ,  che  diftinfe 
ì  fegni  accidemaU  ,  nftturaU  »  e  d'iftku^bm 


(13)  Quelquefois  le  Jllence  txprime  plus  ^ue 
MùMS  Us  difcours*  Efprit  de  Loix  livr.  ia«  Chap,  lu 
Téàu  t  téit.  in  la.  Amfierd.  1771. 

(14)  KeP^.  Oltìq.  far  U  fSoef,  &  U  Péùitat^ 
Thtih  L  pÉ$,  $6.  Si3,ìfr,  tdiu  in  Drtflg  9760^ 
ofe  addate  nn  -paflo  di  QaiiniHano>  cbe  dice  (  Injiitm 
Ot^t0fk  HBn     ^ép.     )     che  la  'pittiira  i/firn  '^im  , 

dietndi  nonnanquam  fuperare  videatar  * 

(15)  X^ondilUc  Èjjay  fur  t  crigin  des  Connóip- 
Jenees  humaines  Sed^  If^.  Chap.  I.  &  IL  Pjre.  L  Si  , 

véda  ancora  la  Parte  II.  dell*  ifteffa  opera,  e  M  War/ 
burton  EJJay  on.   the  Hicroglyphies  ivi  citaro .  Per 
parlare  deli*  eloquenza  3e*  fe.^ni  impiegò  M.  Pufendorf 
quattro  lunghilliiiie  pagine  a  defcrivere  tedioramente 
tatti  i  làgoiy  «  maftiercy  colie  ^uali  a^parii^e  dali^^ 


^  7.  Il  penzare  è  W  eloquenza  mutoh; 
oolla' quale  fUomo  parla  a  fe  fieflb  «•come 
il  parlare  è  il  communfcare  ad  altri  per  i 
fegni  delia  voce  le  Tue  idee^  le  quali  quan* 
do  i*  Uomo  penza ,  cioè  quando  parla  a  fe 
liefTo  y  fi  dipìngono  alP  intelletto  per  mezzo 
delie  imagini  portate  da^  feafi  neila  mente  • 
Lo  Tviliippo  di  quelle  imagini  è  come  una 
lettura  imema  di  \quelle  idiee  ,  ed  imagini 
ponaiefi  ndPiatelletto,  fiooome  lo  icri?ere  » 
e  leggere  fono  io  Ariluppo  eftemo  di  quelle 
idee^  e  di  quelle  imagini  •  Le  parole  pen« 
zare^  e  parlare,  fono  per  le  più  corjrei^ti- 
ve  in  tutte  le  lingue  (r6). 


iftocte,o  dalle  £ivoIe  effisrfi  alle  parole  Aipplito.  Parli 
il  Pafendorf  dell'  Aarora ,  del  Sole ,  della  Luaa  ,  de' 
fanali  di  Mauplio,  de*  fegnì  de*  Pcrfiani,  de*  Giappo- 
nefi.  Si  veda  tal  tediofo  luogo  del  medeflmo  nella  Tua 
opera  intitolata  :  Droù  de  U  Nature  ù  des  Gens* 
Liuogo  con  ragione  biadmato  dal  Linguec  .  Me« 
glio  a^ai  del  Pufendorf  parlò  de'  diSerenci  mezzi,  de* 
ànali  gli  flooiint  fi  lèrviroiio  per  e&rìmere  le  loco 
iddc  il  Maupertois  ndU  DilTercazione  jkf  Us  differenu 
moytnt  é9tu  Us  homaus  fe  font  fenis  pomr  txprimer 
Uurs  idees  —  Mattp^  OvMvr,  Tom.  UL  pdff»  457.  Si 
▼eda  inoltre  1*  altra  opera  dell' iftelTo,  intitolata  Z^^* 
i^ions  Pkilofophiqius  fuf  S  oripn  des  Ungues ,  & 
SffùficAtÌ0n  des  mots  .  Oeuvr*  Tom*  Lpa^*  ti%9*^à  50^. 

{16)  M.  Wollafton  diflc,  che  gli  animali,  che 
non  parlano,  non  ragionano.  (  Ebuuek  de  la  Kelig, 
NaturelL  Tom.  5.  pag.  4p.  edit,  in  It.  H^f^  1756".) 
I  Metafifìci  vedranno,  (è  male,  o  bene  abbia  in  <Ì9 
4p(to  il  loro  WoiUfì^a  aoaeiri^ad9  ciò  dei  oolUo  illicu^. 


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>  ìS.  'Véoqoénià  d?  azione  confifle  an- 
t:ora  in  azicxìf  naturali  ed  in  artificiali  .  Le 
azioni  naturali  di  piangere  ,  di  ridere,  di  ftro- 
picciar  le  ciglia-,  di  afóar  la  teila»  di  batter 
ie  mani ,  di  piegar  ie  ginocchia,  i  mot!  rat* 

-d  de'  mufcoli  dei  volto,  e  degli  occhi  iiicor 
no  b  prima  llogna  dciie  paffioni  ^  cpnie  il 
Batter  de'  piedi  g  il  piegar  delle  «ani  ec^  • 

•I  Fiiofofi  antichi  rifpondeano  a  molte  cofe 
con  geftì,  ed  azioni  (17)  ^  Da  queQi  fonti 
ébbe  V  origine  i'  arie  de'  Mimi  ,  e  de  Panip- 
mrmr.,  de^  balli ,  de'geHi.  Un  antico  Come- 

•diaoie  pretendea  co'  gefli  rapprefentare  tmae 
le  varietà  di  un  periodò , .  come  avrebbe  po. 
Ulto  fiuoe  Cicerone  coUe  Tue  divede  efpref- 
IkMiT  (r8).  B  famoTo  Francefe  Monn  l'Ab- 
bè  V  Epèt  ha  ridotto  in  arte  metodica  il  iio- 
guaggio  di  azione  ,  dando  idee  d'  ogni  fpe« 
eie,  e  d'ogni  lingua  per  mezzo  deli' ioiii^ 

-colla  quale  ha  imparato  a  far  proferire  ,  e 
comprendere  4.  idiomi  cioè  ii  Francere  il 
Laiiiio^  Vitaliano»  e  Io  Spagna<^  (rp). 

•  •  ■  - 

(17)    Colui, cLe  volendo  definir  fa  ria  fece  oaa 
guardata  agli  alianti  ,  e  (e  n'entrò,  diede  uo^  c(èn)pk> 
ii  eloquenza  di  azione .  Confimile  fa  il  taglio  de*  capi 
<le'*papaveri  fatto  da  Tarquinio  .  Ov,  7  mi.gjàg 

fi 8)    Macroh,  in  Calumai* 
ipì    Sì  veda  M.  de  Condillac  Pan.  iL  del  (uo 
jnxmoiiw  torigin  diS  CfMoiffenciS  :AimUfint,s  Se3,  l, 

'€  fi  neh  ?alna  ìxol  opera  intitolala  fletti  'lf  .Em4es 
^Fan*  L  Dé  /  Analyp  du  difeom  Chap.  t  du- 

d' action 2  è  tratta  tal'iiiaier&  £00  al  Capó'Vjk» 
Bel  ^lale  ùoMm  ie  iingMCt  coni  ta&Q'  neMr  aiia« 

ItlÌQ* 


(Ji  p..  L*  eloqaémt  dfe^^fegni  è  fiata-  antìf- 
cliifllma  ira'  popoli ,  e  pre/Ib  gli  antichi  Fr- 
iofofi,  e  nelle  focietà  di  coloro  che  menava- 
no vita,  folitaria  ,  e  rimota    Cosi  noi  anche- 
KecgiamO',  che  ne*  primi  tempi  del  Crìflia^ 
neiimo ,  gir  antichi  venevandi.  ATotu  5,  e-  Mò- 
naci'   al^ialL  era.  per  la^pià'  vietato  il  pae« 
lare,  rpiegavano'agli  alni  i  lora* ienti^lntguo. 
fis  digidsi ,  &r  manu  loquaci  .  Vi  ha  chi  ha 
raccolti  t^iii  i  fignificaii  ,  e  gli   ufi  dì  taii 
fegni  di  quelli  Afceti  .  Sì   può   vedere  ii 
dovario  del  Du-Car^gc.  ,  compi  ianore  bbo-- 
lioSI&mo.  delie  aiuicbità .  iarbafer •  gii.  Adi- 
tori  dà  e(lb  citati..  (20):.: 

%  fO»  Dal  fin  qui  deito^  rifulta»,,ehe  iion/ 
klo/vì  è     eloquenza,  ckls.iileficio  >  ma  che 
ella  è  flata  la  prima  eloquenza,  che  fi  è  com- 
munfcata  co'fegni,  co' gerti  ,  colla  pittura 
e  colla  fcriitura  ,  che  furono  arti  contempo* 
ranee  agli  (viluppi.  deiiV  eloqoeoza.  dei  fiioL- 

fag        pittura  fa  detta  Liatua  UÀivérpU^.yi 
£  ttQ  Poemai loglefe  folla  Pìcconii  aatitolaco  -  "At  UtA^ 

verfal  languagCy  or  the  Beauties.  of  the  PenciU  tmd 
Chiffel  ;  Si  veda  il  Giornale  Letterario  Inglclè  mtiRl* 
Iato  The  Bèe  or  tht  Univerfjl  JS^eckty  Hamphia  If. 
CHI,  Voi  7.  pog,  417.  Oltre  ileir.  arte  di  dipingere, 
^»     gi^  oflervato , .  che  Tarti  deL  ballo  ,  c  degli  antf- 

^chi  Mimi  includono  una  muta  eloquenza,  ffiacché  co* 
moti  del  ballo,,  c  co'  gefti  di  cali  mode  i^^'vamait- 

'eiyaóo  l'idea .  ^ 

» 


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3^7 


CAP.  Q  .ìl^;.  ;  . 

.  ,  ;   ^ 

•  ». 

Siccome  gli  Uomini  fi  condcjerano  cBriS 
varie  nazioni,  le  oa^iopi  m.v^iie  éioriti» 
eie  ,  le  Provincie  in  V»n>  popolanoin  e 
Città,  cosi  accadde, cfie ^la  varjCàiml  dalle 

vwe  «vifiow  •  i»^  vvi  ^mi ,  ed  Jc  de^ 

popoli  ;  e  dalle  vaiie  caiife  occafionali ,  dal- 
le quali  tali  tifi ,  e  coftami  derivarono  fi  è 
Tpefla  variata  la  materia  di  penzare  ^ 
efprimerfi  ,  fulia  quale  molto  in^uifcona  i 
cUw  ,  9  coOiuai  cUv^  (|>  ^  JEc»  iimaa^ 


L.iLji.i^uj  Ly  Google 


368 

Forigine  deWarj  Stili  in  cappono  alle  varie 
nazioni  9  eliim ,  tempi  >  luoghi  ,  e  cofluon 
di  tali  popoK  »  Quelle  nazioni  che  ebbero 
poche  idee  ,  come  accadde  fui  principio  a 
tutte  le  nazioni  ,  ebbero  un'  eloquenza  ,  o  dà 
legni  »  o  di  azioni  o  dr  Tuoni  vocali  brievif- 
fimi  ,  come  certe  efcloiaxioni  imitate^  da'  ru- 
mori de'  venti  ,  dalle  voci  inarticolate  degli 
.  animali  »  dalle  cadute  di  certi  corpi .  i  Ret- 
torici  dunqoe  avrebbero  potuto  éir  a  meno 
di  cercare  lo  (lile  brieve  ,  e  concifo  traila 
Greca  nazione  Lo^anic^  j  perchè  lo  (lile  Laco- 
nico fi  trova  in  tutti  i  popoli  nelle  prime  erigi - 
ni  della  cultura  deli* eloquenza.  Quando  poi 
crefcono  f  idee  »  e  fi  fviluppa  la  forzo»  ^ella 
F^tafia,  ede'finfi'»  come  nella  gioventù  deli^ 
Uomo^ed  in  qoelb  delle  popolazioni,  che  come 
i*  Uomo  hanno  altrési  le  varie  età  ,  allora  R 
ptK)  offèrvare  in  tiKte  le  nazioni  l'eloquenza 
tumida,  fantartica  ^  entufia(iica  ,  Poetica  ,  e  co^ 
pioGflima  y  vale  -a  dire  Io  ftile  AJìaùco  ,  .fe- 
condo .i  Rettorie!  Quando^  poi  neli^  Uo- 
jna»  e'  nelle  nazioni  coi  progreflb  del  tem* 
'fOp  ceda  ia  fiattafia,  e  la  vivezza  de'  feoC  ^ 

f  *)   Lo  Alle  Aiikiioo  è  cosi  detcrieto  dt  Fctronlb 
'  mA  SNÌriOo       Hkper  iftntópt  ifth^c ,  &  tnormis  tcf^ 
^pMcfeas  AtAendS  ex  Afi*  commi grauir ,  animofque 
^uvenmm  ad  magna  fuffftntes  ,  'veluti  peiìiUnù  quodarn 
'Jidcrt  adfUvity  firnulqf»  ^rtt^Uk   4l0gl(i/UÌé^  UguÌ0 


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rli  Arilqpp»  Ia>fem  ddP- intellètti  ,  .  allóra 
ie  idee  diventano  pm  pracife  ,  più  chiare  , 
più  ordinale  ,  e  così  lo  flile  fi  cambia  in 
concifo  ,  chiaro ,  elegante ,  proporzionato  aU 
ia  chiarezza  ,  precitione  ,  ed  aggiullatezza 
delie  idee  «  Tale  Hiie  ,  fi  dice  da*  Rettorici 
Attico*  E  perebè  dai  pafTagaio  deiiodile  tuL 
mido  ^  fiuttailioo  p  .  e  difiaU>  dmtyAfimcù 
.a  .qiwUo-  clie  è  cUaro-^   bneve  »  pre» 
.cifo  j  che  Attico  fi  è  appellato ,  vi  fono  cer« 
te  infenfibìli  graduazioni  j  per  le  qnalr  dilia 
tumidezza,  e  fuperfluità  dello  ilile  Afiatico , 
alla  fobrietà,  e  proprietà  dello  (ìile  Attico  ^ 
'|iaQà$  nacque  tra'  Rettorici  la  dfhom inazione 
.  di  oa'aliro  ftiie»  «oè  dtiio  ftiU^tioUo  ,  che 
i*  una  cola  inieraaedta  trailo  Afie  Afiédco^,.^ 
'  VAtàco  •  Quefle  denomniazioni  di  flile  Rodio, 
Attico  ,  Afiatico  ,  e  Lacenico  ,  fono  certe 
.  .^cie  di  Caratteri  dell'  Eloquenza  Greca  , 
dalla  quale  i  Rettorici  carauecizacooo  tuui  i 
▼arj  ftili  (a) 

lonuU.  fi  2i 


(aX  I  Scili  AltOcff,  Ji&ukò ,  RòSo,  e 
et  dIiMcano  i  caratieri  de*  varj  popoli  della  Grecai* 
>  f  tafioaì  fiinono  ]k»o1ì  pooo  culó ,  e  <la  nisni  fi  àsC* 
ieco'^u»^0i*  Si  veda' ^CtMfViw  nel  B^a»,  ed  EUaao 
^artéf.  Hifior,  Libr,  ti.  m^.  50.  Tùm»  %•  pag*  807* 
•eum  nòti*  tf^atior,  Cronovii .  I^Utarco tento  y  Sc' 
nofonte  ^  Ifocrate  dicon  Tifteflo."  Platine  in  Hipp.OM" 
/or,  gli  tl>ipittfc  ignorantUfimi ,  fcbbeiie  poi  nel  Proea" 

£VH  k  IbiJe  Goo(ca(k(C9«  Cécù  (cawiM  «oociiùu^  «li 

C90- 


/ 


$7^  . 

$.  i.  I  Rettorie»  ,  ^  v«cé  éi  ÉITar  Io 
flile  fulPfdefe  di  tali  divìfionì  da'  Greci  e  òìl 
Latini  adottate  ,  avrebbero  dovutò  riflettere, 
irf  oflérvare  le  origini  ,  c  ie  caufali  di  ra- 
te vatrieià  di  itili  ,  non  confiderandogli  foif) 
in  rajppòrto  Greci ,  ma  ih  riipponò  a  tùttfe 
fc  miiotii  >  ddte  quali  i  Greti  (peAb  ftH^ 
sfigurarono  ('  idee  >  ie  iflorte  «  e  lino  i  no- 
pii  (^)^av^do  tuUQ  Vi^dho  allà  Grea  .  A- 

VI  eir- 


^coDtrad^oo!  £  Platone^  eoa  anchine  aaìorìu  H  Mat> 
iìmo  Tirio  nella  Dijfirt.^,  Si  veclàn  le  noce  di  Knhft, 
Sdieffisro ,  b  Petizonio  fai  detto  Iaot;o  difclià^o.  Ck^ 
vk^  nb  n%  di  ciò ,  é  cettUBoiò ,  éoc  i  Laoini  furòiio 

'  inipcritiflimi  in  èloqaemea.  Chi  voleCTe  cSuOf^  dello 
Alle  Laconico  potrà  vedergli  in  Meuijio  in  MiJceLU 
Xaton,  libr,  3. ,  e  Fiutarci  nell*  Opufcolo  intitolato 
^nfQ^^^tyfjLccTav  houmtKùìv ,  P^^L  i.  pjg.io^,  ad  256". 
tàit,  in  fot  Francofurii  apud  ^STecheful.  i^i^^.  Gli  Atc- 
nicfi  furono  i  più  culti  tra'  Greci ,  onde  il  loro  (lilc 
fu  il  pili  proprio  .  Gli  crcmpj  delio  Stile  Attico  (i  ve» 
dono  io  lucidide ,  Senofonte  >  Demo/lene  •  Gii  Aliatici  . 
^urpDo  popoli  alTai  fanullici  >  ed  eocufi^ij  onde  il  lo- 
To       copioso,  come  è  lo  ilile  di  quafi  toni  gli  O- 

•  jrì^ntali.  I  popoli  di  Rodo ,  che  furono  in  mezzo  trai- 
la ffoci  oaUm  de'  tacchi,  e  V  likpMà  deg|K'  Attici, 
e  la  coplofità  defjii  Afuàcì  ^  ebbero  uno  flile  nefezafeo* 
I  Reccorici  addacono  copio(ìflìmi  modcUi  di  lali  itìtt 
eosi  ptctfo  f  Greci ,  come  prclTo  i  Latini^  coinè  pmf^ 
£0  gì'  1  tal 'ani  Autori,  talché  infinite  Rcttoriche  fo«o 
ricamare  d' intiniti  ciempj  di  tali  varj  ftili ,   de*  quali 

-^cbbt  inetta  colà  moltiplicare  >  o  replicare  la  ferie. 
(^)    Si  vedano  i  Diaio^lù  FmuÙìì  uìùqUÙ  Z^M-- 
u^iiàimff   


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^preBBero  dorato. oSIomre  A  Ketiorici'»  cK^ 
tante  fono  gli  (liti ,  quante  le  psrfonc  ^  e  ie 
nazioni ,  e  le  varie  e(>jche  de  tempi ,  fecoa- 
do  le  mutazioni  de^  colla  ini  ,  riti  ,  fcienza  , 
xeligiooi  ,  governi  re»  Gii  (Uii  dunque  (biio 
iofinicf  »  ed  hanno  infinite  cacatteridichs.  t  e 
le  ktefle- ncUiool  ne'  tempi-  dhrecfi  adopraao- 
ora  lo  IUI&  IacMiie»  ^,oca,«il-Raira>  .ora  ?^ 
Atiea  ,  ora  r  Afiatìco^  Nell!^éÀ>delIa  &nta* 
ila,  e  delie  paflioni  ,  fi  ha  lo  ftile  Alìatico  • 
I  Poeti  della  fantafia  ,  e  delle  padlonr  ,  co- 
me Ovidio,  ed  i  Poeti  Erotici,  fono  TpiGTj 
Alìauci^.  Neli^eiàdeiia .  ragione,  rio  iltie  di»ieno 
Attico  ,  ed.  i  Poeti  deiU^  ragione  ,  com-^ 
Virgilio,  ed  alcrr^lbno  più  gravi,  pia  Attici 
de*  roeii  deHa.faata&a.»  com!.è  Omero,  ec 
Nel  crefcer  degli  anni  è  da.o(Iervar&'y  che- 
ficcome  per  paTare  allo  (lile  A-itico  dallo  ftc- 
le  Alìatico  ,  che  era  dell*  età  delie  pafTurii , 
e  della  fantafia  ,  fi  è  dovuto  pafsare  per  lo, 
lille  mezzano  j  ed  intermedio  ^  cioè-.^per  io 
QsÌQ  Kodio;  COSI  dopo  la  maturità  ^.  e  inae« 
flà  delio  àile  Attico,  fi  torna ^di  nuova ?nelr 
la  veoptua]a.  alio  Aite  .  Ròdio  >  che  poi  nella 
decrepitezza  degenera  in  -Ajiatico  :  Le  nazio* 
ni,  che  tutte  hanno  coma  l'Uomo,  i  perior 
di  della  loro  infanzia  ,  adolefcenza  , .  virilità  ^ 
vecchi^  ,  e  decrepitezza ,  ci  fommlnìdrano 
in  varie. eia  ,  e  negl,*  ifiedi  paefi  i  divecfi 
sur,  e  qeeda  è  l' origine  dell*  ec^^bUcZìAg^ 
•  de*  loco  Spcoii  d^ofit.  ,  di  argenta  j  di  /om 

Aa      ^       -  ifc 


37^ 

ec. .  In  quelle  ,  ed  in  aìtre  più  utili  oflerva- 
2Ìoni  fi  avrebbero  potuto  divagare  i  Rettori- 
ci  »  in  vece  di  coaipiUre  efempi  fopra  i  va- 
fj  fliK . 

§•  Ne*  tempi  dc^  Druidi  i  -FranceG  , 
gì'  Inglefi  ed  f  Tedefcbi  erano  popoli  en« 
tuliaftici,  fantaftici ,  barbari,  felvai>gi  ,  info* 
ciabili ,  fofpeitf,  vagabondi ,  timidi  ,  onde  il 
Joro  lille  fu  tallirà  Laconico ,  talora  Afiatico.  II 
gullo  óé*  cQinmodi ,  delle  arti ,  delie  fcienze  poi 
pjrodiifle  io  (lile  fobrio,  e  precifo  ,  come  fi  pòò  . 
vedere  nelle  opere  eulte  ^  e  didattiche  fcritte 
ne*  tempi  delie  fden^e  predò  tali  nazióni 
Gótoio  poi  ,  che  nelle  iftefle  nazioni 'cnite 
hanno  avuto  reniufiafmo  delle  paffioni  tetre, 
come  è.  accaduto  ad  Odoardo  Young  tragl* 
'Inglefi  ,  o  il  defiderio  di  dir  cofe  p^ù  fpìri- 
loìe  ,  che  vere  ,  cume  han  fatto  varj  Autori 
Francefi ,  for  o  flati  Afiairci ,  e  Laconici  a 
cenda .  Qvidìo  nel  fecolo  di  Auguftò ,  fu  fpeC* 
lo  Afiatiipo.  nelle  Tue  ppere  /  perchè  ve.  lo 
ebnduffb^  la  vivezza  della  fantafia  /e  delle 
paflloni  .  Omero  fù  fovente  Afiatico  nelle 
file  opere,  o  che  gli  fi  atiribuifcono  ,  per- 
ebè  la  fua  eloquenza  fu  quafi  quella  de'  Se-^» 
eoli  Eroici,  ed  anafoga  all'eloquenza  Oriea- 
tale  degli  antichifllmi  Codici  di  Religioni  , 
;e  Còfmoiògié ,  e  'nn>gdine  de*  Caidd. ,  fet^ 
Sani;;  Cinef!  >  Indiani  ec,  ,  vale  'la'dire  fii 
<1óqnenzé  fthtaflica  edafiatica.  Il  Milton  tra- 
gV  Ingiefi  rappiefenta  V'eloqueoza  Oaiedca  , 


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37? 

come  pT&  d!  e(To  i(  l'oenta  t^ngal ,  e  i-i 
opere  Comiche  del  Shak  Tp.^are , 

§.  4..  5iccoaie  talli  li  liaiino^  cerca:o  di 
vedere  r  popoli  antichi  ne*  m jdcpiii ,  eJ  luil 
detto  che  Fireoze  (la  l'  Attica  dell'  Italia  , 
Londra  l'Atene  d^U' Europa^  che  gringleli 
liano  come  i  Kpnaauf  anticbi,  gi' Italiani  co* 
sne  I  SiEiaritf  ec.  , ,  così  hsn  voluta  cercard 
io  flile  Laconici>  tragP  Inglefi  ,  l*  AGatio 
iragli  Spagnuoli  ,  tra^  FranceQ  il  Rollo  ,  l' 
Attico  iragl'  Italiani i  nu  queflo  è  -errore, 
perche  ogui  nazione,  in  ogni  tempo ,  feco-i-' 
.do  i  va rj  gradi  di  penzare  ,  e  rnuu^^zioni  dì 
jricf  >  uG.^'coftutni  »  ftudj  ,Quiti  ^ac^ìi  lia  varf 
,fiHi ,  come. accade  ati'uoiiio  in  varie  età.  NvsU*' 
Jtaiia  i  Seoenciffi  erana  Asiaticr .  Nel  ca  luto* 
fecolo  n  paTsò  alb  fcrivere  mez^a  io  eroe  Ro- 
ldio,e  la  prerenie  ciikura  dell'hai  a  Hj  oiJotti 
in  trionfo  lo  (lile  nerb  )ruro^  ei  rViUco  , 
elegante.  Tragli .aniiciìi  m  EHjJo  ,  in  Pr- 
^lìpo    Ì9  Qmero,.  ia  Virgiiro  ,  in  O  *  To ,  in» 
.Cic^nQ  ecr  li  trovan  niodelii  de  varj  flili 

IMfleflb  piìò  drrfi  M  B^cacciò  t'iagl'^Lu* 
iiadi  ,  di  Fonunelle ,  e  di  (Voltaire  tra*  Fra^l* 
cefi  .  Trai>t*  Irr^liMi   AdvTotT  ,  S^aftsbiryr 
-.Hiinie    Boi'm^brooke  fou)  u;ora  Atici,  ta- 
lora Laconici,  talora  Rodiarn  .  Cu'KvoriH.  , 

Bùrnet  fono-  fpefllo  Afiatrd  ,  coiifuli  è 
proii(fi.Non  fi  ponno  dunque  (lab  lire,  e  KC* 
fate  le  qualità*  delio  ffie  r  mdividuarrene 
"VbiCétì6  caratteri ,  é  qiralicà  filTe  ^  peccfaè  dello 

A  a   ^.  '  mìt 


574 

flile  può  dirfi  con  Virgilio,  cTie  (la  Vdrìum^ 
dc  mutabile  fempor  ;  com^  c  U  fidema  di  peti* 
2are  ^4)  • 

'  •  •  ^  §.        olti  Tcrrvoiiio ,  ^  come  ^oOènra  ^Ct 
(terone  »  ad  '^voluptatm  -  auHum  ,  come  Ace 
Ifocrate  (y) .  SpefTo  (jpeflb  i  ^uc  terzi,  de? 
Reitorici  hanno  infegnata  quefl'  arte  di  fcri- 
ver  parole ,  e  'di  fcrivere  ,  cerne  dice  Cice- 
ione  minuta  ,       mmium  dcpicta  (6)  .  Aliri 
amano  un^affluenxa,  e  celerità  di  parole  ^tiel» 
)e  quali  xofe  fanno  confiflere  i'  eloquenza 
^Si  -ccmpiaccioDo  altri  diuno  Uile  imenótM^ 
-^hrife,  rpenato^Tahini  godono  ♦di  uno  fiì- 
Je  doke  ,  equàbile  ,  leggiero ,  arrdante  .  Al- 
tri fi  compiacciono     uno  Rile  duro ,  fevero, 
grave ,  me  flo ,  contegnofo  ,  come  oflTerva  G- 
cerone  (7}  ,  che  conchiude  »  che  tanti  fieiio 
i  -varj  /generi  di  ^loquetna  ,  quanti  i  ^alf 
'Oratori  (8)  »^vale  a  dire, ^e  io  twmim^ 
fb  Cicerone  in  tal  iiiogo  amdniie  lami  visq 
filli  y  qusnti  fono  varj  gi'  ìntellettt ,  t  l' idee 
di  coloro^  die  |}en2aao  ,  c  faivonO}  vale  a 

[4)  nrgiL  JEiiiid>  iP"^  verf*  ^Bg^ 
fi)   ìf^f*  PaMéin* 

{6)  Cii£r.  4t  Oiafpr.'tép.  XJl.  Tali  RvimM 
iice  Cicerone,  cbe  furono*  dìiainaci  «ia  Socrate  net 
Fedro,  in  cni  s'ii|tro<i«ce  Socftif  a  paijatf  hs^m^ 

(7)   tieef.  ài  Vrém^  Ctp.  XVh 

.  Qu0i  mtiopm.  ^ntrs  effe  éiìUfmitf  IMI» 


\ 


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^ire  cU  non  5  flato  il  Francefe  Slg-  La- 
my  il  primo  a  dire,  come  taluni  credono  , 
che  tanti  fi^no  i  diverfi  ftili.qji^U  gli  uomini 
diverfi ,  giappl^da  ìamoftmto  pria  Cicerone, 
come  fi  è  d^to,  avc^  ollem^a  <  nfleflst  cofa ,  ed 
^'cdcfvwQsif  di  Creatone  &  avrebbe  potuto 
filglMurtg^e ,  ^ht  non  fola  iir  qfpiuno  fono  diver- 
. (5  gli  Qili ,  perche <^  chi  piace  io  flile  grave,  a 
chi  il  buricfco ,  a  chi  il  foave,  a  chi  rAfiaiico- 
fC« ,  ma  vi  fono  infinite  graduazioni  ,  e  vst" 
,  liazioni ,  e  diverfità  deilQ  fleflo^  Oile  Attico, 
AG9tm ,  Rodio ,  LaayvoQi  ec;  ^  e  deliq  gi* 

Bon  in  tutti  gli  Micgiri  $  Qofe  «ielle;  Ig^  Oib 
è  l'iSeflà,  QQDifn  tMUrgfì  all^^rr  e  fiondi  aq- 
I9ri  ,-è  TaUegrezz?  P  iOelTj  V  non  tuf  i  han-- 
no  r  ifleSb  ftile  Eroico ,  fo^io  dunque  infiaì"' 

•  te  le  graduazioni,  e  varietà  della  Rie  (g),. 

.  •  chi  <x>oGdera  ìq  flile  come  ioi  qon(ìdciP.4qa 
pertepiè  i  geKtoii<:i  nonFiJofofi'.  pocbe  pt^ 

^  mk  ìém  acfiiftì  ^  tali  ywazi(HU« 

fp)  to  «(c  «rolbtf  4f  Onsetò ,  dt  Virrifio,  dbT 

T^Uo  ,  di  Camoeas,  <leir  Erriade  »  di  Mikoiv,  fono  fo|b 
fè  ci*  iAe(Zi;  Quello  de'  Tragici  Sofocle,  Eufipidff, 
'^fàifo,  ec.  è  l'ifteffo?  I  Lirici  Pipdaro,  Alc.?o,  ^af- 
.•4[b,  O^a:(io  fono  di  un  ifleflo  ftilc?   La  prccifionc  di 
-TacjCQ ,  c  quella  4f  Montesquieu ,  e  di  Hume  fono  le 
IHedcfino^  l  Lo  Oilc  Elegiaco  è  il  mede: imo  in  Calli- 
^ttjacA,  Ovidio,  Tibullo y  Properzio?  Lo  ftile Erolcotni- 
.  ^  4  il  medefiniQ  ia  Luciano,  TafToni,  Rabela^f r  Scar* 
fi^  <fS^<  V  Aii^Ao  H^l  Furio^.  U  TaiTom  adi»  See* 

'  *  "  '  •  dkift 


« 


^.iyi.  .-uu  L,y  Google 


tf.  Dal  fin  qui*  detto*  rifiilta ,  che  un 
IraflìfTìmo  j  c  belliffìmo  campo  di  ricerche  fi 
aprirebbe  a  colui  ,  che  nroleflè^fare  Un  pro- 
spetto de*var]  ilrli  •io  rap  porto  ^dle  varie  età 
'deit^UoiDO  »  ed  aHe-Tarieepodie*  delia  cul- 
tura delle  nazioni  ,  ed  in  rapporto  alle  ge- 
nerali ,  e  particela  ri  circoflanze  ,  che  vi  fo- 
no corcorfe  ,  tinalizando  1'  idee  ,  e  lo  flato 
'di  effe  in  lappono  allo  flile  ,  e  vedendo 
nell^  idee       Delio  ilato  del  peome^^i  ua^ 
^indivìduo  ,  *e  reile  -^rincipali^caratterifliche 
dr  una^nione  iecaufali  -df>«DO  (Hit  «  Uà 
^avio  farà  per  «Ifinpio  *  minori  ofliérvazioni 
su'  diverC  iìili  di  Ornerò  ,  di  -Virgilio  ,  di 
Orazio  ,  ec.  ,  e  maggiori  ricerche  farà  per 
Vedere  nell*  ifloria  de'  tempi  ,  e  delie  circo- 
llanze,  ed  in  quella  delie  caratterifliche  del* 
"le  Da2Ìcni  ,  nelle  quali-quacquero  ,  e  «tolto 
/più  nella  ferie  della  loro  cducazicne  leneta» 
''lia,  «  lìelle  circdhnse  nelle  •^^uali  iaìSèto, 
m  nei  (iflema*  étì  loro  'pen7afe<>c  rneOa  'ne- 
viera del  loro- vivere,  le  caufali  deMoro  vari 
liliii  in  divelli  lucglii  ne' quali  s'invetero  di 
•-diverG  caxattexi  y  o  ó^ìptìgono  dlverfi  og« 
tti  «  CA-i 

•chia  l^^ita,  ilXutrln  ^  BoHean^  ed  ^efi  ìsfinitiAfe: 
«ni  FfoiccniJCÌ<Fiancé£  >  ed  In^I^  liantfo'il^iiìedefiib& 
.;grado  <li  l  e^iileixe?  £'  il' mcdeniro  '  iHle  ne}:lKotgaD<» 
.te  (lei  Pulci,  € ncmiàrinaotile  dclLippi'P.Bccò  durqoe, 
<^ht  (è  iBetterici  £  ave^ero  '  voluto  preff<lcr  la  pe^a  di 
.  far  tali  cCcrv27Ìoni,  non  avrebbero  ramo  icrìtco  fuUo 
^.ilile  ,  o  pure  ci  avrebbcco  4ace  k  loto  9pìn«m  'come 

ipotciìa  non  come  ieiì«  *  ^ 


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377 


:  C  A  P  O  111. 

ft  a 

I  • 

.    •  •  fai»  jUife      ...      .  , 

•  •  •     .    '  . 

MOhe  cofe  (1   fono  Ja  no?  (lette  ,  nel 
primo  Volume  di  queiV  opera,  circa 
.  1'  eloquenza  Otientale  ,  che  fu  tutta  aliegori- 
ca  ,  Poetica ,  Simbolica  ^  ed  emfatica  •  Noi 
. .alleiamo  rifeciii  altrove  i  Codici  di  tale  elo^ 
-queoza  Orientaie^e  fifioria     manifbfla  co* 
me  poi  V  eloquenza  ,  de'  popoli  Perfiani  , 
V  Caldei  ,  Arabi  ,  Cinefi  ,  Fgiziani  fi  traman- 
5j)dò  a^  popoli  ,  clic  occuparono  quelle  regio- 
ni ,    talché  oggi  buona  parte  dell'  hioquefì* 
2a  Orientale  fi  è  ridotta  alia  MuA]lma'na»ed 
^  alla  Greca  Volgare  «Sulla  modeina  eloqtietm 
^  MuTuImana^  vi  è  tra'  Turchi  ud  iibtp  intitolato 


37* 

Mhhar  al  Oàalé  ,  cioè ,  tjimé  iéU  Mie  Lmm 
tra  Turchi  fino  aW  anno  delV  Egira  684.  ,  in 
4.  Voi.  ;  e  vi  è  ancora  un'  altro  libro  Arabo 
intitolato  Akhbar  al  Seoara  ,  cioè  IJloria  de 
Foiti  Arabi  e  della  Poetica  eloqueii^  •  Mol- 
ti fpcttoni  dcir  eloqu^za  PetGaoa  ,  Araba , 
e  TuTcliefGÉ  ,  6  ponno  oflènraie  pre(fo  Afoii^ 
HtrMift  y  e  fooi  Coqtkmaiori  (t)  .  il  Ubio  . 
che  gli  Arabi  poffan  vantare  fl  pm  eloquen- 
te è  il  Corano  di  Mahomet  ,  il  quale  è  uri 
mifto  di  queir  eloquenza  Anatica  ,  entufìafti- 
ca>  allegorica  j  enigmatica  ,  e  Poetica  che 
.  riluce  in  lutti  gli  Orientali  antichi  fcrittori 
de^  PeiftNij>  degli  Arabi,  de^  Caldei,  e  de* 
Rabbini^  ed  anche  H  Giaci  primitivi  i  primi 
Iftorfd  de'  quali  ,  o   Eano  i  Poeti  ed  i 
pofleriori  Scrittori  ,   q  Can  gì*  IRorici  ià 
profa  ,    non    molto  differifcono   da  quelP 
^eioqucQza^  e  da  quel  modo  di  peoxarej  che 

fi 

i 

(f)    tìerìntot  Bihlioth.  ÒHenuU ^  avit  U  imà 
^nuMtion  d€  M.  Visdelu.  Pcf  am  IID  fil|gio 

2uen«i,  c  ftile  Oricnulc ,  fi  può  offqnrve  l 
Um.  dell?  MiVi<nh$qM  Qri^nuU yWt&  ykv&^9  cfre 
MuTHfgt  ^ikit  Vifir  W  Noulclilrvaa ,      uà  giocntf 
aòMndatq»  come  tvca  pottito  acquiftare  tante  cognj» 
-«eoi,  e  ri  wfte,  e  rifpofe  egli:   ColU  vigiUn^d  di 

.0»€é^^e  £o^U  cAreiie  di  nn  gatto,    hcco  qtianti 
j»ragoni,  e  fimilituaini,  ed  allegorie  Afiatichc ,  ?i 
f^;g^^p/;i»^  aLU  mo4a  Oueacale  <ii  quei  tempi. 


B  t)fftrva  tra^  IJtri  dfegU  antichi  Eglzìaiii  , 
Indiani  ,  Perfìanì ,  ed  Arabi  •  L'  eloquenza 
ampoliofa ,  enigmatica  ,  fantaflica  ed  allego- 
.  rica  dettò  per  un  Luon  pezzo  infiniti  irrazich 
cip]  nelle  opere  Fiiofoliche  degli  amicbi  Grecfj 
ed  infinife  mcrirògne  tragrifloriei  di  qutiia  ut* 
clone ,  onde  con  ragione  fi  diflfe  la  Giedi  imn 
dact  ntllt  [ut  Iflorie ,  che  per  lo  più  "fiiron  tritiate 
con  eloquenza  Poetica,  come  le  trattarono  O- 
mcro  ed  Erodoto  ,  prhni  pittori  delia  <aDtU 
die  memorie  ,  e  fatti  della  Grecia . 

<§.  2.  eloquenza  degli  antichi  Celti^ 
Druidi ,  Galli ,  Brittoni  ,  Tuifconi  ec«  ave» 
ancora  r  ifl^  afpetto  fimtaftico ,  e  ferfe  aC> 
6t  ptA  orrido  mf eloquenza  Ociemaley  ìsioè 
de'  Perfiani  ,  Judiani  ,  Egiz]  ,  Arabj  ec.  e 
tanto  prù  era  orrida  tal'  eloquenza  ,  quanto 
più  barbari  erano  tali  popoli  del  Nord  dell* 
£ufopa  y  che  ove  giunfero  diAruIbua  le  fcieiw 
eloquenza  ,  i  libri  »  e  la  cultura  (2)» 
onde  coir  iocorfiool  lit*  bariMiri  fini  ogni  91»* 

tici 


(2)  L*  eloquenza  ^e*  popoli  SettentrìoBalì  Ci  dipinfè 
^sì  da  M.  Mailer--  Quand  on  cor.fidcrt  Le  fiyU  doni 
€es  fables  Jont  èerius  ,  Cis  exprejjlons  ,  taniót^  Jublì* 
me  ,  tantét  ^iganichues  énteffè'S  jmns  éft^  lè9  p€fittfi 
fes  fUit<s  mu  miliiu  ée  peinàùns  Us  fius  mafnifi' 
^ftitS  f  ti  ikJofiTé  49  ti  nMttéthn^  U  iQmr-w^mà 
4U4  phraje^^cn  ne  peut  meeonnóitn  le  earaSeM  é^uu 
hétat  Mntifuité^  ler  fifon  àè  fehjèf  d  M  pntpU 
fiifUf'&'  gnjpaf^  imi»  t'im^jMUUm  ^Ifèw^^^ 


tica  eloqircnia  de'  6reei  ;  c  de?  Remmi  in* 
Europa,  e  colle  incurfiom  degli  Arabi  ,  de* 
Turchi  ,  de  Tartari  finirono  l'eloquenza  ,  e. 
le  Scienze  neir  Afia,  e  neli'  Egitro . 

^  j.  L'inondaaoni  de' popoli  del  Nord, 
avendo  ternato  tatto  i*  arpeito  quaG  dei  con- . 
Unente ,  c  diflrutte  le  antiche  lingue  ^  e  fcteo-, 
ze ,  fj  viddero  allora  nafcere  altee  nuove  lta« 
gue,  ed  altre  forti  di  eloquenza  >  cioè  Pitt- 
liana,  la  Francere,  Tlnglefe,  la  Tcdefca  ce. 
Quella  è  una  veriià  innegabile  nelP  Iftotìa . 
CI  difanno  altri  come  tali  lingue  ,  fi  forma- 
lono  9  non  efllendo  ciò 
Deli*  eloquenza  di  quelle  ultime  lingue  vi- 
renti direcBO  poclie  cofe  iofo  avec  paclaio 
deir  eloquenza  primitiva . 

§.  4.  OlTerva  Myìord  ShaftsBury  ,  che 
P  eloquenza  primitiva  può  tutu  confiderarfi  , 
come  alterala ,  e  metaforica  ,  e  piena  di  fi- 
gure e  che  quando  F  arte  del  dire  fu  in- 
tegìttta  d^'So^  »  e  da'  Rettorici  i  introduC- 
fe  ancora  ii  genio  di  tal' eloquenza  nelle  pu- 
bliche  aflèmblee  (3) ,  ed  oflerva  ancpra  f ìOeT* 

lo 


à»  U  iiàtnéf  &  Mite  ttiui^ii  de  U  Miure*  Mallec 
•       ^j)    At  the  hi^inningy  w/ien  the  force  of  Un^ 


Digiiizea  by  CjOOgle 


j8r 

ip  Autore»  cht  i  Romofd  ftràerùno  ectta  loro 

libertà  non  falò  la  loro  arìtica  eloquenza,  ,  ma 
lo  ftiU  f  e  la  lingua  medejìma ,  c  che  i  Poed^ 
che  vennero  dopo  la  decadenia  di  Roma  erano 
come  tante  piante  non  naturali  (4)  •  L'iflelTo 
Autore,  chiamò  altrove  Seneca  il  vero  cor*- 
lUttore  dell'eloquenza  Rboiana,  e  delia  Lin- 
gua ikum  (j)  Ma  non  fti  fola  Seneca  il 
corettore  dell'  eloquenza  Romana  «  ma  quafi 
tutù  i  coDtemporaaei  di  tal'  Autore  • 


fnaJe  thtif  firft  judgementy  ani  tjfay  'd  their  Tafte  im 
iht  EUgancies  of  this  fort'y  the  Lofty ,  ihe  fublinu  , 
ihe  aftoniihing  and  ama^ing  ivou'd  bt  the  mojl  in 
shioriy  and  prefir'd  Metaphorical  Speeehy  multiplieity 
cf  jigures,  and  high  Jounding  JIT'ords  woud  natUtaUjf 
prevail  —  Shaftsbury  MifceLL  Re/Ua  ,  Wfiell.  llL 
Chap,  I,  pag,  Charader,  Tom,  111.  edit.  in  I-I»  > 
in  qual  laogo  chiama  quell'antico  ftile  Bombafiick, 

(4)  Xrìth  their  Liberty  they  loft  noe  only  their 
ftree  of  eloquenet ,  iut  '99§n  their  ftyle ,  and  language, 
itselfm  Thi  reità  ywhù  gfier  Wéffds  éf^t  Mongjt  thtm. 
Wtre  mere  tinnatttrai  and  firei'd  Flatus -^.jiértee  to, 
an  Author  Part.  It.  SéS.L  pag.  ijfi^  CAalraS.  P^&Llr 
aiit*  in  II.  London  174^.  • 

(5)  Schafisbur.Chat4a.ycL  III.  J^ifuU.Rtfi4X.^ 
jMifeeLU  1,  Chap,  UL  pag.  19,  edit.  in  ix.  Non  può 
niegarfi  che  Seneca  per  quanto  (ìa  ftato  macftio  di 
buoni  coftumi  ^  e  di  moraic,  altrettanto  abbia  avuto 
«no  ftilc  corrotto ,  c  Minorante  la  decadenza  della  Lin- 
gua Latina.  Qual  differenza  dalle  Lettere  Familiari 
Cicerone  ad  Auice  (U  quelle  di  Scneu  a  iMtiUeX 


•  44 


CAPO  IV, 

Dtir  Elogmiia  ddla.  Saera.  Scrittura k. 

* 

Moiri  AiRori  faperfkmli  »  the  paw  pe^ 
AÉtfaiono  tielto  fpirito  della  véra  eia-» 
4ueiuà  I  é  die  fiitOaa  ingranati  dailo  ttilc 
de*  proTani  Autori  iAf  afuica  Grana  ,  e  di 

Koiiia  ,  cercarono  di  abbiilare  l*  eki^tteiiiÉL 
/aera,  come  fecero  per  io  pia  Bembo  ,  Po*^ 
lizìario,  Sadoleto,  Cafa  ,  che  fono  (laù  coii 
vaWdilIi  ne  cagìOfù  coafutatr  da  Monf.  Hout^ 
Urilk  (ijt|.eda.i6iij(:  &im{ìil  (2)  ,  e  da 


(i)   U  Keligion  ChrtàiWt  ftoi^U  ftf  li 


L.iLji.i^cj  L/y  Google 


§hnf:  AtoI(M  (5)»  6  da  Monf.  Flmy  (4) ,  i 
4iialì  hanno  fatto  lunghe ,  e  faifate  riflciTioà 
Hi  fair  acofeUei»  deiia  Elóquei»  detta  Sà« 
di  Scrittara .  H  Bembo  dunqué  qùando  im* 
co  difprezzò  rEpifloIe  di  S.  Paolo  >  cofa  che 
anche  al  Walchio  fece  orrote  ,  e  meravi- 
gli'a  (j) ,  non  capi  la  natura  delia  vera  •elo'* 
quenza  ,  nè  feppe  diflinguere  la  vera  eloquea^ 
la  dali^  elocuzioae  ^  ^  ^  era  la  corteccia  , 
ond'  è  »  che  con  gnu)  iaviem  ollèrva  Monf. 
flmy ,  che  in  qimlttnque  liagua ,  ed  in  qiUh 
lanque  itiodb  cné  fi  paria  ,  fi  fiiri  (emptt 
eloquente,  fe  fi  fanno  fcegliere,  e  difporre^ 
e  rapprefentare  con  immagfri  vive  ,  e  pia* 
cevoii  le  cofe  le  più  utili  ^  le  più  importaa- 
li  ,  le  più  ferie  •  £  fe  cosi  è  ,  qual'  elo- 
quenza t>iù  feria ,  più  lutile ,  più  impormnte^ 
più  ecetgetica  più  foUime  di  ^quella  ddfai 
BiUitt  l  Lèl  IbUimità  ddia  facta  eldmiRità 
nafce  dalle  oofe^  dalle  imagini  ,  e  da^pen^ 
zierij  più  che  dalle  parole;  ma  il  Bemho  ,  il 
Sadoieto ,  il  Poliziano^  il  Cafa  non  capirono, 
che  la  vera  eloquenza  confiflea  nelle  cofe, 

«  MQ  ocUe  patde  «  ed  aveaoo  in  i&eme  1* 

il)  ÌMim  MiimM  /  a/ifig.z  ìfr  d^Jmi.  te 
"Mf«  fino** 

tékfkHUe  de  la  BihU  , 

(5)  tTokk.  Hi/kt.  Cfit.  iit^  iMim  C^MA 
.  $•  P  /•  ^«4 


3S4 

eloquenza  profana  de'  Greci  occupata  alla  de^ 
lcrÌ2Ìoi)edi  favole,  ed  a  limar  parole  vane  ((5)» 
.$^2.  Quale  Scciitoce  Greco  può  mai 
oggpagliarfi  ali'  eloquenza  dr  un-  Si  Paolo.  » 
ene  nell'  atto  »  che.ìliruirce  ed  illumina-  i 
gentili  colle  pi&  pure  verità  delia  fede  ,  non 
ceda  mai  di  convincere  ,  di  perfuadere  ,  di 
ragionare  ,  di  muovere  >  di  elTere  paterico  , 
tenero,  terribile,  amabile,  veemente?  Quai* 
lilorico  profa/io'  può  da  lungi  accoliarfl  ^lla 
fublioiità  delie  GoTe ,  delie  idee  delie  im^ 
gint ,  aUa  belleiza^  della  narrativa-  dei  Peti* 
lateuco-»  f  fopra  tutto  neir  ifioria  della  crea- 
zione del  Mondo  ?  Qual  diflèienza  di  fubilf 
inità  di  cofe  ,  e  di  bellezza  di  eloquenza 
traila  Genefi  »  ed  EGodo  ,  ed  Omero?  11  fo- 
io  Jiat  Lux ,  &  faBa  eft  lux  (7)  ,  tanto  ain- 
.mirato  con  g  ulta*  ragrone  da  Loogiao  ba- 
fiere^  ad  .  elevare-  la;  lacca,  elo^ueoza  9I 

^^^^ 


(6)  OfTccva  il  ffuiUe»»  che  fi  £iiKi£ia«f  ridicoli  ìq« 
Cerne  té  ingrati  coloro»  che 'acililcono  biafiikuue'  Telo- 
ctuènza  ddU  iacra  Scrinaci,  lènza  ma  piena  nodzt» 
delle  imgae  Oriencali»  ed  il  loto  genio.  BmdJ^  de 
^àeis'ìti  y  ^^ftper/Ut*  Cap  L  nota  5.  pa,4Sj^  étfit.  in 
8.  iMgd,  Bitjv.  1757-  L'ifteflb  Buddeo  nel  msdeft* 
mo  luogo  ditn^ftra»  che  1*  eloquenza  della  Sacra  Scrit- 
tura è  mirabile  e  perfetta,  aiciie  fecon do . umc.  Xt? 
'/^olc  de'  Rèttone!  folla,  pulita  delio  Ailc  »> 


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dS'Ià  dr  quella  de'^  mtgffori  AutorFd?  o  ix 
bei  fecoli  della  Grecia  ,  e  di  Rotni  .  Minf; 
Holii/i  ha  efami  nato  Copra  lutte  le  ret;  )1e  deli' 
eloquenza,  dietro  la  fcoaa  db  Monf  H:rfui; 
il  famòfo  Cantico  di  Màsè:  Cdmcmxt  Do  ni- 
Wù  &c.  ,  e  i*  ha  rrovato-  adàt  più  '^^fublfme  d- 
ogm  C0&  pià'bsUa  de*  Greci  ,  e  d%*  LitU 
ni  (*)  .   1/  Inglefe  Giorgb  *  Bucanatio  fr^ 
parafrafata   T  eloquenza   fublim^    dé'  Sàfirri 
di  Davide  fvìluppandone  tutta  f  energia  iiH- 
la  fua  verlìone  Latina*  (  8  )  ,  e  molto  ms-- 
giio   ha  ciò  fatto   il  dottiiliino   n^ftro  Si« 

!;nor  ^  Avvocato  Saverio  Aitttet  neils 
ila  tradttzionè  de*  Salari  (  f^  *)  •  Le  tfa« 
-éaàotà  di  quelli  Amori  '  faranno  capir?  agi' 
-imperiti' delle  lingue  OrientaH  quali  fieno  le 
originali  bellezze  de*  Salmi  di  LXavtde  ,  che 
è  r  Alceo',  il  Pindaro  ,  i'  Orazio  .  il  Simo- 
nide  degli"  Ebrei  •  Chi  noii  teda  forprefo 
àaAV  imagine  di  quel  pafio  tanto  ammirato 
Jbm,  IL  Ab  da 


(*)  Neil'  opera  liìglere  ioticoUta.*n#  Gujrdiaa 
^  dim^flra  ad  evidenza  al  foL  /.  at  a.  f  t. ,  ed  al  a. 
86,,  che  la  facra  Orieatale  eloaasaza  è  fiiperlote  all' 
doqtieaza  Greca  Poetica .  Si  veda  il  detto  ulcimo  nu- 
mero Intitolato  :  The  Eofigra  Faetry  com^drui  wUk 
Grtck  ani  Konnin, 

(8)  Uuchàm  in  verf.  Ppilmor, 

(9)  Si  veditio  le  opjre  di  queftè  gcaade  |  ed 
.  eruditismo  Autoce*  ' 


S^6 

da  Monfi  JlAlmbm  (io).  Sufv fiamma  B4- 
MmU  iìlic  ftdimtu  ,  &  flevìnuts  quum  recof" 
,  ^  danamr  m  Sion  (ii)  ì  Non  è  quello  paflb 

infinite  volte  più  patetico  di  quel  dulces  mo» 
rkns  rtminifcitur  Argos  di  Virgilio  (12)  ?  La 
prcciflo  ie  ,  P  imparzialità  ,  il  candore  ,  I4 
naiuraiezza  delle  narrative  degli  J^vangeliflì  « 
^  non  hanno  efemp^o  uagii  Autori  proTant* 
Baiti  rolo  riflettece  a  queir  ibi  enuifixerum 
/  j$Um  (ij)  con  taota  ragione  ammiralo  (bl 

Roilin  (i^-).  Ove  fono  i  Svetonii ,  i  Lfvii; 
i  Nepoti  ,  che  poflano  uguagliare  la  bella 
nettezza  degli  Atti  degli  Apolìoli  t?  li  libro 
di  Giobbe  c  il  più  Fjiofofico  dell' antichità , 
t  fin  r  idelTo  Autore  delie  ibfiAicbe  qu^io* 
m  fulF  Enciclopedia  ,  non  ha  potuto  niegar- 
lo  (ij)  •  Nè  Solone  »  nè  Licurgo  j  né  No-  . 
1  ,  né  Mfnos  hanno  dettate  con  piò  elo- 
2oza  ie  loro  leggio  come  Mose  nei  Deu- 

tcto- 


(10)  AUmhert.  RefUx»  fur  l*  tiùCHU  Ofat» 

(11)  Pfalm,  J57. 

(12)  Virftil.  Aen,  X.  v.  781. 

(13)  Neir  Cvaogelio  di  S*  Luca  al  capo  jij, 

(14)  Si  teda  Rollin  Traiti  dei  EtutUs  TomJU 
*fag.  i^o.  idit*  in  la.  Pdfis  in  Sm   E  fi  veda  meco 

•  ^ael  Capitolo,  ove  dìmoftra  l'eccellente  iublimiti  del}* 

hlo(^Qenza  Sacra  4eUa  Bibbia  dalla  pag.  4^5»  fino  al  > 
fine  del  Volume. 
(1^}  AfticL 


L.iLji.i^cj  L/y  Google 


3^7 

lerofioiiifO' J(  Caatioo  xdi  lAosè  audhe  CMi 

S€'  loquor;  cosi  beas  parafrafato  da  Aodfet- 
chini  è  -la  oafa  la,  più  JìAlim^  che  poHk . 
iegerfi  (1.6)  •  ♦ 
•  §.  3.    Si  è  odervato  da  divsrfi  crìcicr, 
che  l'eloquenza  facra  ha  i  faoi. Autori  Iftorc- 
ci ,  Oratori,  Poetici  (17)^,  e  facendoli  da  que* 
fli  |I  par^gj^ne  cogli  ^^uchi  Gxeci  »  e  Luì'* 
ti  9  tanto  r  eIo(X!ienza  deUa<Bì&lìa  .fupera. 
qBidla  de^'pcQfaiu  Amaó  ^  .  qiivip  «b^v^iriià»' 
è  ptÌL'  fy&lf me  pià  "  miit  ,  pia  .iaimflahte  *  / 
più  neceflaria  di  quelle  ingannevoU  illufioni^ 
iàl^Gl^odai  C^8}.#  e  delle  Tue  favQl&|  .po«> 

fi  6)    Ddicia  Foet.  Scoiar» 

(17)  Richard  Sim,  hifior.  Cric.  P^ee.  Te/t, 

(18)  RUa  n  efi  htact  que  U  vrai,  le  prai  feuL 
efi  aimAie,  dìffe  AI.  Difpreux .  Qiili  cofc  pid  incc- 
reflanti,  pili  ucili,  più  vere,  di  quelle  cKc  «'infegaa 
la  Sacra  Bibbia  falla  creazione  \àd  M  incio ,  .  fui  fine 
4elL'  (Jomo,  e  faoi  doveri,  fiiUa. vita. iiuuxa,  fii'  poc« 
MwlI.avfeiifiiieQC!  00'  qtiali  Qa  tempa  4'.AItìl|ima  ac* 
compagni^  >  b^paUtcazìònfr^  4eDii..Mauiica  t  reli)(ioac,  e 
4elIaiCriftiaiia?  Q«uK  àose  piti,  iotereflaori  per  la  ve« 
n  ciempotate,  ed ^ eterna  felfoci ,  faarchè  quelle  cKe  fi 
COQteiigono  nel  Vecchio,,  e -Nuovo  Tedanisat»!  Q^ali 
▼erici  p4d.»(ìiblinii?  Al  paragone  di  quelle,  cosa  fij^ni-:^ 
ficano  le -opere  di  Omero,  di  Virp^iho,  di  Edodo  ce, 
ed  i  loro  Eroi  ?  Si  faccia  il  paragone  de'  caratteri  de* 
(acri  perfona^gi  di  Mosè^  di  Giosuè,  di  Oebora  ,  di 
Giuditta,  di  Àod,  di  Sanfone  ,  e  fi  vedrà  qual*  ina- 
mensa  diftanza  vi  fia  tra'  divini  loro  Caratteri ,  e  lé 
£lV9Ìose  idee  di  qucUe  Miacive,  di  quelli  Achilli,  di 


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388 

Ite  in  rrdicolo  ancKe  da^  più  fenoati  Autori*. 
Profani  j  come  è  flato  Platone. 

4.  Auree  odervaziooi  ha  iàtitt  fulP 

lriof]ueflia  de' Profeti  ii  Gravina,  (j^)  èiccii* 

do 


• 

qaelli  Ercoli,  e  cU  and  Bacclii,  che  1* Ueu<li  dìmoftift 
'nitti  copiati  da  Mose?  Cosa  infine  contiene  ti  snndt 
Omero?  conci ,  e  làvole  lidicolé  fiilU  pcelk  di  Tiója? 
Cosa  è  infine  V  Eneide ,  Ihoichè  ▼iiegi  »  ed  amnim 
•  Infignificanti  di  un  troc  favoloso?  Qual  difoema  tea 
«uei  Viaggi ,  e  ^oei  di  Mose?  Inolue  l'eloquema  prò» 
Éna,  oltre  il  codtenere  idee  false,  concieiìe  un  mani* 
ftiìo  libertinaggio ,  una  proHicuzione  di  coftumi ,  ehm 
fino  a  Piatone  fece  sbandire  dalla  fila  Kepoblica  iPoe* 
lit  Ovidio  ificfib  diilc  di  Onero: 

.  ■    i^m  fft  slitti  nifi  turpi*  édultera  ,  dt  firn 

"         Inur  Mfutorem  puffis  virum^ue  fuitf 

n      4tH$   piid  04yjf^d  efi  nifi  famina  p  ft^fì^ 


t 

f        X>um  rir         muUis  uttM  fetiea  wmisi 

OV'Tnfi,lib.U.ELh 
fol  dtppid  che  dice  degli  alui  Poeti  «  £  pare  ciò  non 
pftame  il  Bembo,  il  Cala,  il  Poliziano  non  fi  arrofTi- 
Tono  di  preferire  1'  elo<^uenza  profana  alla  facra?  LA 
liod  furono      dotti,  ne  favj,  ne  probi,  n^  (inceri. 

(li?)  Ragion  ottica  ^  Chi  poi  volcffc  leggere 
Voa  dotta,  e  bella >  e  ragionata  difelà  dell'eloquenza 
della  Sacra  Scrittura  coutra  T erronee, ed  afiurde  mal- 
diceaa^  di  pdvoi»  pocri  vedere  quanto  ia  lode  della 
ftcra  èloqiieavi  delui  IKblia  4  d  lungamente  fiaricio  da 
ijnthfelf  ^pamhm  IVip»  11*»  Cjprr.  pag*  134^*  dal 
Gla(no  Rhctor.  Sacn  Tr.  IL  Cap.  y.  psg*  $%Z^  da 


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I 


3^» 

éo  rederr ,  die  i  Gctd  laamcg  ìmutò 
U  più  belió^  deil*  eioqoeni»  Pròfetrcar ,  ed 
adduce  per  efempio  ii  me  taceat  pupU'* 
la  ocuU  titi  »  Qiiai  differenza  .vi  c  da' 
proverbi  di  Salomone  a  quelli  attribaitè 
a  Lockman  ,  a  Pilpay  ed  altri  profani  ?  Qaa( 
conofcenza  dell*  Uomo  ,  quali  ignizioni  our< 
aie  !  In  iloa  parola .  lat  (aera  eloquenza*  ec«^ 
cede  la  proboa  i  qnanda  ancbe  fi  confiderai 
fero  gli  Autori  Cacti  indipisndeiiiementa  dalla 
rivelazione  w  V  eloquenza  morale  della^  h\bf 
fcia  è  la  più  pura,  la  più'  {(Eruttiva  ,  ia  piùf 
confolante  di  quella  di  tutti  i  luoghi  i  piiit 
morali  «  ì  più  lublrmi  ^  i  più'  aminirati  de^ 
Socratf ,  degli  Amonini  ecr.  LM(le!ro  Orano» 
Rottflèaa  nel  Tao*  EmHio  non  potè  far'  a  me« 
no  di  dire  «  che  fe  le  oparazìoa»  di  un' So» 
ciate  fiiftxi  quelle  di  ini^  Uomo  ,  quelle  det 
noflro  Redentore  furon  di  un  Dio  ,  ed  i^ 
Deifta  Roufleau  non  potè  far'  a  meno  di  ain- 
mirare  la  fapieoia  »  ed  eloquenza  delio  iUie 
Evangelico. 

|k  j:  CoioKTj  die  biafimano-  T  eioquen»- 


Teftam.  ttoquem.  da' Giovanni  Braan  de  elettmt'rSty* 
ii  Htòrai  f^ee.  Teft  ,  e  fopra  tutto  dal  CarpZ)vio  in 
Critic.  Sacr.  t^n.  1.  Cap.  IL  c  nella  /^'trt.L 

Cgp,f^,  StS.  If^.  pjg,2oi.t  307.,  108.,  o?e.rifp>ade 
lUe  oppofiztofu  coattarìe»  Meritano  A  tSsiJiBSf  cali 
luoghi  ai  <]Qt(ll  Aaiot^. 


V 


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/ 


59^ 

^  Sacra ,  ibnò  Autori  fupeifidali  ,  clie  np* 

-pena*  han  >  guHato  il- Greco  ,  ma  nulla  hatì 
■  fjpuio  delle  lìngue  Oriemali  ,  e  moltx) .  me- 
no del  genio  ,  eleganza  ,  e  fublimità  della  • 
lingua  Santa  j  ed  è  cofa  affai  ridkoia  il  ve- 
dere Monf.  di  Voltaire^  il-quate  coofeflk^i 
j  cflèr^Ko  incapace. d'  iinpaiaie,^*1apere  la 
Irngua  Ebraica  ^^-come  -.per^allro  non  nioiié 
ieppe  la  Greca  ,  dir  poi  »  xhe  la  iingua ,  «e 
r  eloquenia  Ebraica  fuflero  barbare,  ed  inet* 
te  ,  e  che  parircipaflero  delia  nazione  .  Ma 
dove  mai  ha  trovato  il  Voliaire  ,  che  la  na- 
zione Lbraica  fu  Tempre  fchiava  ?  Ne' tempi  ' 
di  Salcmoiie  fu  il  fecole  delle  «arti ,  -e  cultu* 
ra  ^ degli  Ebrei  fecondo  ^ufi  tempi  •  Erra 
-Hìoito  il  Vohaire  fc  ne*  tempi  aotichi  -vuol 
uovave  Parigi ,  Amflerdam ,  •«  le  feieoze^  ed 
li  iuflb  moderno  .  Tragii  antichi  Greci  non 
vi  erano  nemmeno  in  quei  tempi  tali  fcien* 
2e  .  Bi fogna  paragonare  gii  Ebrei  di  quei 
tempi  agli  altri  popoli  di  quei  tempi»  -e  fi 
troveranno  più  favj  >  ^eflendo  verità  d*  iliorit  ' 
ftcra^ -e  *pioiàiia ,  che  dagli  Ebrei  "6  diram» 
fcno  le  fcienze  *  -e  le  vere  Tcienze  »  non  già 
le  vane  ,  -t  Tofifliche  Tilofblie  de*  Greci  «  Si 
Teda  il  Buddeo  de  Philof.  Hehr.  (20).  Gii. 
Lbrei  furoo  duiique  wia  nazione  più  dotta  > 

e  più 

» 


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 i 


391 


e  pf6  colta  di  qael  dite  b  dipìnge  MonCde 
Voltairej  che  non  feppé  nemtneno  urr*  A* 
Jeph  ddla  lingua  Ebrea  .  I  foli  B.iflorlìr ,  i 
Cappelli,  i  Ciericc  ,  i  Glafsj,  i  Van  irli  ec* 
avrebbero  potuto  efaminar  ia  naMra  dell*  elo- 
quenza Ebraica  ,  che  noti  fi  dee  giudicare 


ine  1*  iftieSa  Moniu  de  Voicaire  conviene  y 
die  Y  antica  deqnenta  df  Ornerà  ,  ed  4i 
Stiakerpeaie -non  dee  gmdfcarfi  (Wle  prefentf 

circoflanza  delTeloquenza  delle  moderne  na«r 
ZToni  »  Se  cosi  è  ,  malamente  dunque  il  Vo[* 
taire  fia  voluto  paragonare  Teioquenza  Ebrai^ 
ca  aHa  niodema  delle  prefénti  nariont  r 

6,  Oppone  ti  Voltare  the  gii  Ebref 
kx>n  tl^beto  nomi  per  b  Gedosecriar  ^  e  per 
altré  artr ,  e  icienze  •  M«  è  di mofiraKr  che 
I  Caldei  furono  ì  primi  conorcitorr*  di' tatf 
fcfenze  che  lì  trafmtfera  agli  Ebrei ,  che  mi- 
gliorarono ,  ed  ebbero  tutte  le  ani  a  lora 
neceilar|e|  anche  fenza  avere  i  nonvi  di  Geo« 
n^etrià  come  non  vi  era  tati  nome  in  Latr* 
Ùty  ;  nè  neHe  in^e  moderne,  ma  nella  Gre^^ 
ca Il  Voltaire  a:Vre&be  dovuto  giudicar  del- 
fe  cole  ,  non  da*  nomi  r  II  tempio  di  Salo-* 
mone  ,  la  ftrotnira  dell'  arca  di  Noè ,  la  fa- 
brica  deila  Torre  di  Babel  hanno  ef^rcrtate 
le  penne  di  molti  favj,  che  hanno  fviluppa- 


Lacina  ^  cb* 


(31)  VefiMtMp.  PAj'f.  X«r.  t  DiUifiiu  ; 


u 


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ferva  Emniondo  Dikiiilbn  ,  cfte  la-CoGnofo^ 
f  ia  di  Mose  à  il  corpo  dì  Fifica  il  più  far 
fio»  che  fiaHifcito  in  guei  tempi. fuU'  idee 
jdi  allora  ^  aite  ^^oaK  il  -Saac  Scrittole  fi 
adattava  •  il  Voltaire  rende  iè  fleffo  aflà!  ri* 
idicolo  quando  n^al  capeado  certe  veci ,  me- 
tafore ,  e  idee  Afliononiicfie  degli  Ebrei  , 
fcredita  fé  fleflb  ,  e  dimoflra  la  faa  imperi- 
lia  in  tali  materie  ,  quando  crede  di  fcredi* 
tar  le  idee -Filorofiche  degli  .£brei.«  e  la  io- 
io  elocpien»  (aiy* 

$.  7«  Il  dotto  JUodC  le  Batteint  pèr  6r 
vedere  V  eloquenza  Sacra. -nel  fuo  vero  •  afpet- 
to  in  cui  dee  confiderarfi  ,  ha  fatto  un  bel 
profpetto  di  dotte  ,  ed  auree  rìfledìoni  fulP 
eloquenza  Lirica  deìS^iooo  103.  Bttudic  ani'' 
HM.  mia  D^minum  ;  >e  rappreCenta  tal'  Autore 
lo  •p.^naravigliofiflìnii  progetti ,  e'Quadri  le 
naeravigliofe  {>ìtiure  di  tale  eloquenza  ^.ane* 
lÌ2ao4one  con  grande  naefiria  le  bellezze  (^3). 

§.  8,  Il  libro  dr  Xjiobbe  contiene  uq 
compito  corfo  di  qntdioni  metafifche  fuila 
IHovidenza^  contiene  materie  ifloriche^»  Cof- 

Mne*. 


t*»)   £i/dd.  Introd.  ad  Philof.  Heiraof.  in 
jKr.  pAiiof»  Tom.  y.  ^ 

(«3)  'Principes  de  U  Lituréture  par  M.  P  Ah» 
$Ì  Batuux  Tom,  III  trai^  K  éf  it  ^oefULyrifiu 
Ch^.  X  pag.  131.  éd        ^iiu  im  ai»  1745. 


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tnologiclic  Ffficlie,  AflronomncFie  (24),  Nrf 
libri  di  Ezechiello»  e  di  Daniele  Q  .veggpno 
i  reftr^  delie  più  profonde  dottrine.  ^  e  di 
unà  allegorica  animaui  eloquenza  erpceÌTa  per 
aiìoni,  per  fimEK>if»  che  gii  fconfigliaii  Dei- 
non  capifcono,  e  perciò  gli  difprezzano  ^ 
anzi  vi  è  una  tradizione  antica,  cheque' due 
Profeti  ,  cioè  Ezechiele ,  e  Daniele  furono 
ccofultati  da'più  celeòri  Filofofi  Pagani,  co* 
me  da  Pittagora  ,  e  da  ^tri    I  Jrtnt  dei 
Profeta  Geremia  fono  un  gran  «odeHo  di 
£legìe  flebili  Orieniali;»  ^  la  Cantica  di  Sa* 
loinone  unMikiflre  efeospio  di  Ecloghe  alle« 
goriche  dell'  eloquenza  di  <jiiei  tempi  .  II 
libro  dell'  Ecclef.  di  Salomone  è  flato  cofjfeflk- 
te  per  il  libro  il  più  favio  ,  il  più  Filorofico 
deiranxichità  dairiUellb  Voltaire  •  Tragii  tb^ù 
ix>n  ifpirati  vi  furono  ,  anche  negli  uitiaii 
ttmpi  della  loro  decadenza  infiniti  libi  di 
.ipenze^  ed  eloquenza  l^abbinica  s  quale  quan* 
tunque  tumida^  Aiiatica ,  fofiflìca ,  iperbolica» 
metaforica  all'  ccceflb  *,  non  è  però  da  pof- 
porfi  ali'  eloquenza  Araba  dell*  Alcorano  ,  a 
quella  del  Wedaoi  de'  firaoiim  ^  a  quella  de' 

ILiog 


I    .  ..  . 

(24)  Si  vetla  fa  Diflertazione  fulle  CùMÌuìc^ 
dpUe  quali  fi  parla  nel  libra  di  Giobbe ,  nel.  fine  delf 
«pera  di  M»  Gofftu  fuU*  0rigin$  éttU  Mtérti^ 
0  dtUe  S€ÌÉnj€m 


594 


King  d^CkieG ,  ed  a  ^Ib  del  Sadder ,  6 
dei  Zendaycih  di  ZoroaOre. 

$•  p.  Chi  voiefle  iàpeie  quanto  fi  è 
fcrìtto ,  ed  opinato  da*Sav)  fulie  fcieme  ,  e 

fuir  eloquenza  Ebraica ,  potrà  leggere  Edmoti" 
io  Dikiafon  (2y)  .  Eduardo  Stillingllet  (26) 
lo  Scheuchzero  (27)  ,  e  fopra  tulio  Gian- 
firancefco  Buddeo  nell^  opera  inthoiara  Intro^ 
duSlù  éi  PUUf^hiam  Htbroiorum  ,  ove  mi* 
mnamcoie  eiamina  tsà  materia  (28),  Giaeo* 
mo  Bnickero  >  Autore  delia  Volominoft  iflo- 
ria  Critica  delia  Filofofia  ,  opera  non  efenie 
di  molti  errori  contro  ia  verità  ,  e  talora 
contro  la  religione  ,  volle  riferire  minuia- 
mente  ,  ed  iflocicamente  quanto  0  è  dirpuiato 
fulia  Filolbfia  ,  e  rdenza  degli  Ebrei ,  e  fui* 
la  .km  eloquenza  allegorica^  ed  enigmatfca» 
MI  rfo  Bfuckeio  voile  infelicemente  oom* 
battere  !a  Filoibiia  degli  Ebrei ,  perché  con* 
fiderò  le  fcienze,  la  Fiiofofia'  ,  e  Teloquen-- 
zà  nei  £ilfo  afpetco  d^to  loto  da^  Greci .  Gli 


(17)   7/1  ^^^yf' 

Budd,  Introd,   ad  Philof.  Hdf^f,,  opu- 

IcdIo  aoiio  ifle  fne  Opere  Fìiofcjuhe  Tcm.      Si  ?«« 
di  ancora  jl  StUuf  aéO^  open  étSymériUFei^um 
fUhmfum  Cap.      n.  U.  fog.  7<5*  ^  19t»  éìSu  in 
4»  WrmiMf%  16^ 


Ebrei 


(23  ì  In  Phyf'  vtt,  &  ver. 
(26)    ÒUlU  Origini  ^acre» 


f 


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Ebrei  tìAcfó  la  vera  fapieiitt  ,  «  la  vera 

eloquenza  delle  cofe  ,  non  la  Filorofia  con- 
lenziofa  de' Greci,  della  quale  ancora  avreb- 
be potuto  il  Bruckero  trovare  i  vefligj  nel* 
le  Sette  de^Farifei,  Sadducei ,  ed  Ebrei  ^  e 
ne'  libri  «ontenziofi  de^  Rabbini  f  ma  il  9ni* 
Aero  nella  foa  liloria  Cridea  della  Fiforofii 
è  pm  fpeflb  compilatore  »  dm  ragiona* 
fere  {29)  .  Del  refto  non  potè  far'  a  meno 
l'iddio  Bruckero  dopo  aver  quafi  niegata*la 
Fiiofotìa  agli  iibrer ,  di  accordar  loro  la  Sj- 
pim^  ,  che  c  aflài  più  di  quei  che  iignifica 
il  vocabolo  delia  Fiiofolìa  <»  giacche  il  titolo 
«li  Fiioiofo  fu  adoprato  da  quei  'Savj  ch« 
non  vdendòfi  dire  Suvj  o  S^jj^  ,  fi  difibro 
éunid  della  SapUnxa  -o  Filofofi  «  It  Brucherò 
dunque  confefsò  poi  la  verità  quando  dilfe  , 
dopo  aver  parlato  della  Filorofia  degli  Ebrei 
P^ijl  Htbratos  ,  quorum  Philojophiam ,  Jit/e  fa* 
piemiam  >  Minio  perluftravimui  ceulo  ,  kntif 
Oriemu  nathnes  ChaUaeorum  gem  i>mnum  o6* 
€»rU.  émtifi^tna  «e.  (30)  •  ìlcco  dunque  ^ 
che  oolpfo.»  che.  han  voluta  oiegare  la  Filo«r 
ÈìSa,  o  la  Scienza  agli  Ebni ,  hanno  parla*  * 

to 


(19)  Bruck.  Hi  fior.  Cri  tic,  PhU^Tom.  l  Litr.lL 
Céf.  I'  De  Philof.  Feur.  Hcbraor. 

(50)    Hifior^  Crii.  i^hU,  FqL  h  Lihr.  x.  uf.^ 


1 


to  fentft  pfi0cifioiie     idee  >  €  leiM  Ben  g8«i 

pire  cofa  iniendeano  per  la  voce  Rlofofia 
Stien^e ,  Sapienza,  Affai  meglio  del  Brucke- 
ro  ,  e  di  confimiii  altri  Autori  ,  che  fecero 
fvaDtaggrofo  giudizio  della  làpìenza  Ebraica, 
Ijpiegò  ed  aflèri  tal  Taptenza  queli'  antico  Ora- 
colo rHinriio  da  Eufebio  (3 1)  >  che  così  fu 
djpieflb  DcU*  idioiiia -Qceco  » 

ChaUUi  fili  fapientiam  habutrmu,  Hdfr^ifut  « 

r 

E  k  h  fapienta  di  una  nasione  b  Tempre 
h  baie  dell'  eloquenza  ,  non  è  perciò  da 
gfndfcarfi  IbgK  Ebrei  ,  e  filli'  eloquenza  de? 
libri  Sacri* ,  come  voliero  erroneamente  giu- 
dicarne il  Bembo  ,  il  Cafa  ,  il  Poliziano  , 
il  Sadoleto  ,  e  dopo  di  efli  i  moderni  Dei* 
ili  della  Francia  ,  e  deiringhiltefra  (32). 

$é  IO.  Coloro  ,  che  di%rezzana  Telo*' 
qnenza  delia  BibKa  »  /ogiiono  molto  pià  di* 
fprezttte  P  eloquena  de'  Smì  Padri  Gieci  « 

•  •  I*- 


(jf)    P renar»  Evang,  io. 

(V-)    '^ull*  eloquenza  del  Nuovo  Tcftamento 
e    àc^W  Evangelici    fi  vegga    Rollìo  Trattato 
delle  belle  Lettere,  ed  il  Catakero  de  Nov.  Infifunu 
StyL  Vid,  Géuak*  O^.  Criu  in  fol*  Tfé^A  éd 
AAe/t.  16^8.  '     '  -  J  • 


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397 

e  Latini^  ,  ma  T  eloquenza  de*  Padri  Greci  ,  * 
e  Latini  è  la  j>rù  migliore  di  quel  che  fia 
fiata  ed  abbia  potuto  mai  edere  i'  eloquenza 
profana  de'  loro  coocemporaiìeì  Aucori  Paga» 
ni  .  Non  bifogna  ,  dice  iavrainenie  MonC 
(33)  f  tarc^(imin  V ' Oaqum^a  i^'  Pa^ 
èri  dilla  CUefa  à$n  q»dU  di  Dmtyfltne  ,  e 
Gc^ont,  che  piffero  affai  pria  di  tjji  Padri  ^ 
ma  bifogna  paragonare  V  eloquenza  de'  Padri  ^ 
m  quella  de'  loro  contemporanei ,  cioi  fi  dee  pa^ 
ragonare  S.  Ambrogio  con  Simmae&,  &  Bafi* 
Mù  con  Ubanb  ce  * 

S.  ZI.  L'eloquenza  de'  Ckdri  è  lempre 
k  ragione  deHa  toro  FilòTofia ,  ailhmr ,  ftu- 
H ,  tempi ,  ne'  quali  vrflera  ,  e  fecondo  le 
eecafioni ,  nelle  quali  accadde  il  dovere  fvi- 
luppare  fa  loro  eloquenza  •  Quelli  Autori  , 
che  fcrilTero  per  i  Savj-  Difefe  ed  Apc^ie 
della  religione  vera  ^  ebbero  un'  aurea  do* 
qimza.  QueOo^fisccro  Ciemente  <fi  AieSaiw 
dria  ,  S.  Cipriano ,  Lattanzio  Cicàiiano  » 
AgoBino  contilo  i  Manicliei ,  Tertuliiano  nel- 
f  Apologetico  ec.  ec.  Nelle  fpieghe ,  e  Cora- 
«nelitar}  fulla  Bìblia,  cioè  in  quei  Commen- 
tar} falli  per  i  doitti  ,  come  li  de  Gtnefi  ai 
lutami,  de  dyitm  D4  €C  di  Sjigopno,  t 


39^ 

iùxaemeron  di  S.  Geronimo  e«.  T  eloquenza  t 
didattica  ,  grave     iiiruttiva  .  Nelle  OmUic 
al  popolo  fi  adattavano  ad  u(l!ì  eloquenza  po- 
polare e  convittiva.  Fer  difeadece  rdoq^ien* 
VL  d&' Padri  Greci  >  e  Latini  ,  Ufognarebbo  • 
anaiaariie  le  ope«e  dt'  flMdeGmf  ^.  e  dìwim 
flrapie  ie  btlìmc  >  e    aurea,  dcquena  »^ 
cioè*  P  eloquenza,  proponionata.  alle  o^e  ^  * 
tempi  »  a'  bifogni  ,  a'  loro  fini  •  L' eloquenza  ! 
del  Crffoftamo  è  fenza  efempio  tra'  Greci 
tra'  Padri  Greci  egli  è  il  Demoftene;  e  S#  . 
Agodino-  è  il  Cicerone  ,  ed  il  Quintiliano- 
Latini  •  Quefle  poche,  cifieffiooi  full?  elo- 
quenza de-  PÙlrr  boftuio^per  coofoodece-gii 
ingegai  ioTclìi  di  ^npi  cbe  dirpteaMo-  l'- 
eloquenza de^  Padri'  lènza  comprendèie  ia  na* 
luca  delia  vera  eloquenza  .  Chi  voleflè  illu- 
mìnard  meglio  full*  eloquenza  de'  Padri  do» 
yxk  leggere  coloro  che  hanno  fcritto  dell'  EIo^ 
^penza  facra  ,  ed  ao^  U  CauGoo  ^  il  fa^ 

BlolofiM  D^tftì  per  aftoncanarla  dalla  lecnira  -de'  lilici 
fieri»  e  de'Saici  Padri,  ad  arce  dicooo»  che  Teloquea» 
za  profana  (ìa  da.  prcfecirfi  alla,  facra .  Un  favio  t*ro« 
•^(Torc  di  eloquenza  fcuopriri  a  fuoi  allievi  cali  errori, 
ed  inganni  àt  OaiU».e  AiPftftrmri  rccceileoia 
Ao^ncau  Sacra*  ^. 


3S9 


^^^^  ■ 

  i^^H^^^ 


C'A  PO  V, 


Siccome  tra'Filofofi  G  fono  fatte,  e  fi  fen- 
no  ìnfinhe  gaeftioni  folla  preferenza  di 
ceni  Filofofi  antichi  fopra  dì  alcuni  moder* 
ni ,  i>  de^  moderol  fugli  aotiofat  ^  dbsk  ira^Fi* 
Mogi  (i)  fi  fanno  non  poche  briglie  falb  pre- 
feren2a  delP  eloquenza  de*  Greci ,  o  de*  llati- 
dì  •  Si  fanno  delle  guerre  per  Omero  ,  o  per 
yUgjXv^  a  pec  Cicerone»  o  pei  Piatone  ec.» 


(i)  I  filologi  a?er  &ne  ^nm^  bog^  fii^ 
lìflud  della  loro  icienza ,  ed  e(lenzione  delia  vedefima 
IttDDO  hno  varie  ed  infinite  be  ghe  iiiU' eloauem^GK- 
sa,  e  Ladoa  »  ed  liaa  £uk»  perre  fec  iodait.^  o  de* 

fid9% 


400 

Coloro  che  combattono  a  favor  de'  Greci  ^ 
dfcooo  che  i  Greci ,  coniQ'  più  antichi imi*  « 
taroDO  9  e  dipiprero  la  pura ,     (emplice  na*» 
tuia ,  ma  ch^  i  Latini ,  ed  i  popoli  da^  eòi 
derivati  >  ebbero  un*  eloquenza  tutta  datl*  ar* 
te .  Coloro ,  che  contraftano  per  i*  eloquenza  • 
Latina,  olTervano,  che  l'arte  ne'  leinpf  del- 
^a  cultura  de'  popoli  ha  ingentilite  ,  e  perfe- 
aiooate  /e  idee  j  le  fcieaze  »  e  i'  eloquenza 
primitiva' j  che  era.  fempitce  ,  incolta,  o  gi« 
gantefca  •  Adducooo  i'  efempio  de'  caratteri  • 

fx>flolanl  de?  Poemi  di  Omero  9  e  de*  Tuoi 
roi  perfezionati  da  Virgilio  ,  e  nafce  qurn* 
di  tra'  pattrgiani  de' Greci,  e  cfe' tatini  ua' 
afpra  briga  fulla  preferenza  di  Demofìene- 
fopra  Cicerone  ,  e  fu  quella  dì  Cicerone  fo- 
jpa  DemoAeoe('^)tUn  Eiloiòfo  fisiua  entrare 


xidèrf  OQ  Amote  s  èumor  <l^  un  altro.  Si  f^ebnibatni^ 
lo  or  per  Oaecoy.or  per  Virgilio,  ora       Pindaro  , 
ora  per  Orazio  a  vìoomi  ed  a  gara  lo  fpìrito  di  pe- 
éuKumo  lia  Icrediata  là  Filologia,  quale  per  lo  pid 
lao  hno  confiileie  in  cali  vane  difpuce,  giacché  i  pa- 
ragoni  dell' «ioaaenza  Greci»  e  Latina  ,  e  degli  autori 
dì  tali  lingue  u  iono  fatti  in  rapporto  delle  parole  , 
non  gii  filile  cofe,  e  fiiH*  idee.  H  Barone  di  Bielfeld, 
£rud,  Comptet,  Tonu  ///.  Pan.  IL  Chap,  X.  inlegiia^ 
a*  Filologi  uu  ragionato  piano  da  ftudjare  le  ancien  iti 
Grccbe,  <?- Latine,  ma  poi  al  CapoXVni.  deinftc(& 
.Opera  fi  contradice,  e  fa  confiftere  la  Filologia,  in  lan- 
cili »  e  tediofi  Cataloghi  di  lingue  antiche. 
.    (a)  nmm  neUa  Vxtfr-  degli  Uonuii  iOdftri  fe£e 

a 


«  t 


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h  tali  brighe  ,  che  tutte  fi  riduoond  a  lòfi« 
Siche  ^deftionf»  raprà[  dittinguere  i  preggi  di*' 
verfi  deìl^  eloquenza  Greca  ,  e  Latina  ,  fen*' 
za  preferire  i'una  all'  ahra  ,  prenderà  i'  in- 
venzione deir eloquenza  di  Omero,  l'ornata, 
e  ragionata  eleganza  di  Virgilio,  la  rublimi**  ì 
tà  di  Pindaro  ,  la  precifioDe  di  Orazio  ;  la'  i 
fiàturaiezza  di  Demoflene  ,    arte  di  Cicero.. .  ] 
iiè,  la  vibratezza  di  Tucidide  ,  la  parità  ài 
Sénóronte,  lo.fliie  condfb  df  Tacito,  ia  net.- 
tezta  di  Livio ,  la  brevità  di  Saliuflio  ,  relo-'  r 
qucnza  didaiiica  di  EHodo,  quella  di  Lucre-  ì 
zio,  lo  fiile  Iflorico  di  Erodoto  ,  e  di  Li» 
vie  ,  quello  dì  Polibio  ,  e  quello  di  Saila* 
Aio ,  ed  aaifnirenà  le  bellezze  degli  antichi 
ìGreci  trarportate  nel  Lazio  da  tanti  ^9Ìen-' 
toomipi ,  nè.mai  §tfà  paragoni  co^  quali  ab» 
blaqo  a  degradarli  gli  antichi»  o  i  moderni, 
l^acchè*  l  ' paragoni  fono  cofe  odiofe,  e  dino- 
tano piccolezza  d'iateilettp  (3).  ...  ' 
.   Tom.  IL  ■        ;  '.;VC  c      ,  2. 

il  parjgom  di  Demoftene ,  e  Cufront^  dopo  lui  il  It- 
:cero  il  Franccfe  Renato  Hapin  ^  ed  ancora  J/.  Rotlin^ 
nél  Tuo  corsa  delle  belle  Lettere,  oltre  quel  molto  ,* 
che  ha  fcricco  su  di  ciò  il  tradiittore  Fraacefe.  dì  De« 
mofthene  . 

(3)  L'Inglese  Dav-d  Humc  nella  Tua  Iftoria  d* 
Inghilterra  ncl!.i  vita  di  Giacomo  1.  Stuard  ci  di  uq 
efempio  di  giudizio  imparziale  fugli  aatichi,  c  modei^ 
oi  in  laacetia  di  fiile  >  e  ài'  tloqiienei  •         oflìrVa  , 


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^Q2 

S»  9f  Vi  Tono  ^ncor^  dt^  cpotraflt  fiill^t 
preea|iP9i»9  deli»  lingua  Grieca,  e  JLatina  ^. 
ed  in  quello  caffipp  oi'  bsitl^gUil  roiM>  fcfaie-* 
rate  b  falangi  di  tutti  i  Graiii||»||ci  >  di 

tutti  ì  Fiio^ogr  ^  di  latti  i  ÌRettorici  •  Sane^ 
be  cofa  affai  pedantcfca,  e  te^iofa  Taddurrp 
gli  argomenti  co'  quali  fi  jdifpuia  da  jpiù  ft- 
coli  per  lali  brighe  di  preferenze  di  lingue. 
Ùn  Fiiofofo  farà  fempre  entrar  nel  fi^^  t^? 
fi  queftìoinì ,  e  |i^etter|i  clie  le  iingup  in  loi» 
ro  fleflè  Don  (odo  da.  pceferirG  ad  al^re  Ua« 
fiuej  k  non  pel  ca(p  d<  ^^ìfi  f^f^^P  Vài  Un- 


n?*  primi  tempi  de'  Greci  il  genio  de*  Poeti ,  C 
ÀegVi  Oratori  era  aiftinto,come  fi  dovea,  da  una  ama- 
bile fempiiàiri ,  che  lèbben  talora  era  accompagnata  dt 
una  ipecie  di  rozzezza,  era  cosi  propria  a  rendere  4 
xtto  novimeoto  della  naturi^,  p  ^\lc  paflìoni, 


li ,  i  giri  forzaci  di  erprcQippt  pc» ,  non  fono 
i  io  quelli  primi  jcrinoriy  non  perchè  le  ribuccn» 


mio,  ina  perché  non  li  prefeniavano^  alla  loro  fànc» 
«a.  Un  coiso  di  (cntimcnti  fcmplici  .  c  facili  fi  cffer- 
•la  nelle  loro  opere,  fcbbene  nel  tempo  mcdefimo  fi 
poffa  ofTervare ,  che  nel  me7zo  della  più  elegante  fcm- 
yliciti  d*  idee,  e  di  cfpreflìoni,  /iam  talora  forprefi  4* 
incontrare  un  pen7ierp  povero, cbe  fi  è  offerto  all'Au- 
IDfe  iena  averlo  cercato .  Tetpatlo  )ia  il  Tuo  ùtceptm 
0iieMitim  nom  àmainium,<é  Arìi^oiele  cattn  ièriaineiH 
le  de' eiochi  delle  naurok»^  gli  laflcafwdà  a^gli  Ofi " 


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mm  maneggrate  da  lucEionT  più  cnfee ,  •  pivi 
lavie  r  tflèfido  iar  cuitara.  drile  itngge  anab« 
ga ,  come  pili  volte  H  è  detto ,  alio  (lato  deiw 
le  fcienee  in  un^  nazione  •  Le  fcienze  ,  è 
cofa  cena  ,  che  furono  più  antiche  in  Ate*^ 
ne  ,  e  neUa,  Grecia ,  che  in  Roma  ,  gncchè 
i  Romanci  mitt  h  preferp  da'Gteci^  or  molto  m 
dif  e  le  Ipro  cognijiiwii  uoiverfcii  ,€ome  patte 
dr  opioioni  e  via  apprefisio  Agii  antichi 
fithifelil  e  da'SaBinf ,  *  quelli  da*  Fenicj ,  ed  è 
cofa  innegabile  ,  che  i  Greci ,  per  mezzo  del- 
ia loro  lingua  iiinminarono  1'  Occidente  ,  o 
r  Italia  >  e  r  altre  Nazioni  ,  I  Greci  Girono 
i  pieiMpiori  peU'£uiopa  delia  Fiiofofia  j  dei»^ 
ie-mofeenze  Ifloiicfae  >  delie  Icienae  tutte 
ani  f  cbe  imparamo  atte  akiè  oasìoui  » 
le  quali  fioercikinoidar  Olivi  tutte  ie  idee 
(ÓKmàfktm  p  in  modo  ,  che  ia  Grecia  fk  la 
cuna  di  tutte  le  priaìftive  ficienze  ,  e  di  tut« 
ti:  gli  errori  in  rapporto  ali' Europa 5  d'elo- 
quenza, h  Filofo^  i  le  faenze  tutte  palTa* 
Mnp  delia  6fef;ia  in^Rpnia,  giacché  a*  Greci 
fii  dbta  la'  p«ctt^irrad*Hlunifoar  Voccidence 
)•  l  fUosaiif  femieror  ur^y  etaritt  a|>pre* 
fero  le  fcienze  •  L»  ììupA  Jlarioa  deritcH  • 
4t  {Érfezionò  io  f>uona  parte  dalia  Greca  ^  che 

C  c   2  è  una 


Jfiefé^  Ufid%  Umm  it^  Jkni-  Pm^  ^  g-    .   -  <  A 


c  una  lingua  pt&  ricca  l  .più  fìgnificattvft  ; 
{NÙ  energetica  ,  piàcoD&aata  alle  fcieme.,. 
*  più .  naturale ,  più .  ricca  di  Autori ,  cbe  q^afi 
tutti  V  imitarono  da' Latini  >  (ebbene  non  pofla 

•  niegarfì ,  che  ie  imitazioni  de'  Latini  perfezio- 
narono tutti  gli  originali  Greci  ,  come  fece 
iVirgiiio  con  Omero  ,  Cicerone  con  Demo^ 
{iene  ,  e  con  Piatone,  Orazio  con  Fiodarp; 
aè  fi  può  dimcArare  che  gii  Eroi  della  Gre* 
ca  Letteratura  non  àveflero  imitato- aicri  Ai^ 
tttri  più  anti€fai  y  de*  quali  ,  o  per*  inafizia 
degi'  iflefl]  Greci ,  o  per  ingiuria  del  tempo 
fe  ne  Ha  difperfo  il  nome  .  Dice  Orazio  , 
che  pria  di  Agamennone  vi  furono  molti 
£roi  andati  in  oblio  per  mancanza  di  Poet^ 
e  d'Iflorìci'>  che  avellerò  di  quelli  cantato  # 
Cosi  pria  de*  Greci  Savi ,  Poeti,  e  Fiiofbfi» 
yi  Ibno  flati  ia  aiape.naoiom^  e  fpecialmeih» 
te  neir  Egitto  e  nella.  Caldea»  altri  Sav)  Ai 
effi  imitati ,  giacché  per  Io  più  tutto  è  imi- 
tazione (y),  L'ifleflb  Omero  ne' fuoi  Poemi 
ci  dimoflra  affai  di  lui  più  antica  T  eloquen- 
za Greca  ,  che  ci  dipinge  perfetta  in  molti 

fuoi  £roi ,  e.  MuCci ,  che  induce  a  parlare > 
ò  a  cantar^  nelle  .UToie  f 


(j)  Pìxert  fortts  ùnuAgmmnona*  3futti,  fed 
'€tKtU»\ìUa€timtihiUs  .  Ur^fMur ^igrìotique  j acent  ^ 


» 

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'40f 

f.  Varie  circoflanze  dunque  concor- 
rono a  vantaggio  dell'  eloquenza  >  e  lingua 
Greca  ,  e  varie  pec  i'  eloquenza  ,  e  lingua 
Laiiaa*  Non  può.iueprG»  che  i  nomi  delle 
am^  e  .delle  fdcme'.tmte / e  d'ogni  iacokà 
da*  La^oi.  fuflèro  voci  Greche  ,  come  fi  of* 
ferva  ancora  in  tutte  le  moderne  nazioni  » 
le  quali  avendo  ricevute  da'  Greci  le  loro 
lingue  ,  dovranno  Tempre  riguardare  la  lin- 
gua Greca,  come  il  primo  veicolo  delie  lo« 
ro  icognizioni  $  onde  con  fagione  diflè  Orai- 
210  a'Pifimi.  .  ' 

Vos  txmjHwtìA  Grmca 
NoSunm  verfau .  numu ,  vtrfatz  diurna  (6)  « 

r 

$k  4*  La  lingua  Greca  ricevè  dunque 

C  c  3  dal- . 

(  6  )    Horst*    in  Art»    Poet»    Dice  un  mcdcr- 
AO  Autore  ,    che  l' eloquenza  dell'  antica  Grecia  fu 
graode ,  e  vigorofa  nel  mezzo  de'  public!  interefli ,  ma 
freflb  i  Romani  decaiUe  ben  tofto,  e  iì  tece  confiftere 
in  ticliiecai^  Sarcafinl»  andceii  di  parole ,  e  di  penzierì, 
e' in  uno  ftile  diftaòoito,  e  rotto,  pià  a&ttato  ».  che 
ititaiale.  781' eloquenza ,  che  prevalfe  in  Roma  da' 
tempi  di  Seneca,  la  dice-  egli  outrie^  manierée,  affé* 
aie.  Hifto'u.  tMU^  dts  deux  Inéi*  Tom*  X,  Chép. 
ULit  de  heaux  arts ,  &  beUes  Ltmts .    Ma  non  in 
tutti  gli  Autoi  i  fu  tale  1*  eloquenza  Latina ,  ed  avreb- 
be dovuto  diftinguere   piil  cole,  il  citato  Autore ^  ch^ 
parla  fj^eiTQ.icaza  iifleiCone^  e  iènza  xasiocuug» 


4-06 

dalle  (cienze,  e  tla'Filofofi»  che  in  eda  6o« 
rirono  tuui  i  iiuni,  T eleganza»  la  nìtidezta^ 
e  V  edenzione  pudlbiie  •  Si  cedano  le  Ora-^ 
«ioni  del  Faceiobu  nelle  quaii  peri»  delle 
Jbdi  della  Lingua  Creca.  »  c  Latme»  Siwe^ 
da  il  Clerico  nelP  Aite  Gritica  .  Ditte  Onn 
7Ìò  ,  che  la  Grecia  fatta  fchiava  da'  Romani 
ferum  vìHonm  cepit  ,  &  artes  ,  intulit  dgrejii 
Latio  .  La  gentilezza  dunque  di  Roma  »  i' 
eloquenza ,  e  l' eleganza  Latina ,  e  i  glandi^ 
e  dotti  Scrittori  del  Secolo  di  Aognflo^  tue- 
ti  fi  devono  all'antica  Grecia. 

$.  4*  In  materia  di  eloquenza  Poetica 
Roma  antica  con  la  cede  alla  Grecia  ,  giac- 
ché bada  il  folo  Virgilio  per  opporlo  ad 
Omero  ,  ad  Efiodo ,  e  a  Teocrito  j  Cicerone  a 
Demoflene  ;  a  Callimaco  ,  ed  a  Fikta  Ti* 
bullo  j  Properzio  ,  Ovidio  ;  Plauto  »  e  Te- 
lenzfo  a  Menandro  ,  e  Difilo  ;  Livio  ad 
Erodoto  i  Erodiano  a  Plutarco  ;  Saliuftio  a 
Tucidide  i  Lnaezb  ad  Arato  ;  le  opere  Fi* 
lofbfiche  di  Cicerone  a  Platone,  1  Greci  all'- 
incontro fuperano  i  Latini  nel  l'eloquenza  Tra- 
gica ,  giacché  Sofocle  ,  Efchilo,  Euripide  ec. 
non  fono  (lati  mai  uguagliati  da  Seneca  Tra- 
gico ^  o  da  altri  I^atbi  pm  moderni  »  -oome 
per  il  contrario  i  Tragici  Greci  fono  flati 
u^uagliau  ,  o  vinti  in  Italia  dal  Metafiafo, 
in  'Francia  dal  -Racine  ,  da  CreBIIipn.  ,  da 
Voltaire  ec.  ,  ed  in  Inghilterra  da  Addiflbni 
nel  fuo  Catone  y  1^1  g^eoere  di  Poesie  Satr«- 

xiche 


■ 


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40? 

riche  ,  ogni  perfezione  fi  dee  agli  Autori 
Latini  »  cioè  Lucilia  ,  Orazio ,  Giovenale  ^ 
che  Moiio  differifcono  dalle  antiche  Satira 
Menippee  (7)  :  Se  vi  fodero  de'  Commenti-  > 
T]  Filorofici  ^  e  ragionati  fepm  fluiti  i  Greci 
Scrittori  ,  e  Latini  ^  ne*  quali  fi  riSetteflèro 
1  loro  rapporti  ^  le  loro  dottrine  il  loro  flile 
riguardo  alle  cofe ,  ed  alle  idee ,  e  riguardo 
alF ordine  i  ed  alle  parole  ,  con  efaminarfì  i 
/apporti ,  e  le  analogie  del  pcnzare  ^  ed  e« 
Iprimerfi  degli  Autorri-ehe  nella  Grecia»  e 
nela  Ladna  iingiia  haano  fcriito  f^ile  colè 
mtitBmeg  noi  amffiftio  quadro  deiP. 
eloqtienza  Greca  ^  e  Latin»  ;  ma  tra'  molti' 
anzi  infiniti  Com meritar j  ,  che  fi  hanno  fo* 
pra  i  Greci  ,  e  Latini  Scrittori  ,  mancano 
quei  Commentari  i  più  opportuni  per  fervic 
di  guida  non  ibio  alle  parole  j  ma  alle  cofe^ 
Vi  ibno  Ido  molti  libri  di  compilaaoni  di 
Antoni,  ed  opere  Greche,  e  Latine,  e  gin* 
dBz}  fidle  rotdefime ,  e  «raglf  altii  il  Fabric^ 
ci  r>ella  Biblioteca  Greca <  e  Latina,  il  Mo« 
rofio  nei  fuo  Polykìftor  Linerarius,  e  Tomafo 
Pope  :  Blount  nella  Tua  Cenfura  Celebrìun 
AuBorum*  Altri  molti  Ajat^ri  hanno  iiiuilra* 
ta  r  Iltoria  deir  £loquenza  poetlcs  %  e  pro«^ 

4ica  io  Gffeda  ^  ed  lo  Rem»  ,  «d  aim  Vk-, 


(7}    CrfàiA^tU  éé  i^iyf.  4>o^ 


4o8 

particolare  Fianno  fcritio  del  genere  iì  rfor 
guenza  illorica  ,  ed  altri  degli  Autori  dell* 
cloqiienza  forenfc  ;  e  molti  altri  han  fatto  il 
quadro  deli'  eloquenza  Fìiofolka  tra^  Greci  • 
tra'JUtifìi  t  c  tra*  inoderoi 

f«  l.Oied  ebbero  un  miioeiD  ioli* 
Dito  di  Oi^tori ,  €  Declamatori  di  ekM|ueii« 
za  nelle  caute  private,  e  neiie  foilenni  adit« 
nanze  delle  republiche  un  numero  immenfo 
d'  inlLiiii  llìorici  graviffimi  ,  ma  in  Roma 
n^l  iecok>  di  Auguflo  fiorirono  contempora- 
neapaente  tutte  le  arti^^  e  le  fcienze.»  ed  i 
buoni ,  Autori  i  t  fubito  decadde  Peloq^za» 
e  le  faenze  dopo  Aiigufto  ».  anzi  ia  vendo- 
quenaa  fini  colla  repi^lica  Romana ,  t  colla 
Greca  « 

5.  6.  U  eloquenza  i (lorica  de'  Greci  fu 
favolofa  ,  ampollofa  ,  vana  ,  come  in  molti 
luoghi  di  Erodoto,  e  di  altri  antichi  Inori- 
ci Greci  (p)  •  £(Iì  tratuvano  da  barbare  tut- 
te le  nazioni  «  che  infegnarooor^  crafmiréro 

ad 


(S)  De*  Poeti  Greci ,  e  Latini  fcriffc  lo  ScaK- 
gero  n«la  Poetica,  ed  il  Crinito.  Degl^lftorici  Greci, 
e  Latini  il  Voflìo«  Degli  Oratori  il  óefolHo  nel  iiio 
Thtatrum  Vtterum  Khttorum ,  c  dell'  eloquenza  Filotb- 
fica,'«  Heir  Jftoria  de*  Filofofi  il  Laerzio,  Plutarco 
tr:ig!i  antichi,  e  tra'  modetui  il  fitucker^  io  Stanley  « 
il  Deslandes . 

(^)    AuL  CclL  i/oO,  AuU. 


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.ad  cflì  tutte  te  cognizioni  ifloricRe ,  le  fcieu- 
2e;  e  le  arti  incruftaie  delie  favole  Greche» 
ed  aiterate  a  ior  modo  .  Se  ogni  fapere  fii 
da' Greci  a' Romani,  ed  ali'akre  nazioni  tra* 
inaodato ,  riufct  £Kiie  ad  effi  Greci  ,  naaicK 
■e  garniia  ,  bugiarda  ,  e  ?aaa  ,  di  arcbitet- 
lar  mille  àvole  fopra  i  riti  ,  conumi ,  rcli- 
gioni ,  ufi,  ailtura,  fcienze  dell'altre  nazio- 
ni, che  tutte  alterarono,  fino  a  trafmutarne  i 
nomi  ,  ond'  è  che  i  Greci  ci  hanno  octen» 
fcrati  ,  ed  illuminali  fulle  fdenze  ,  ed  arti, 
e  fuiriOoria^  delia  quale  pti  hòocà  de'Gre- 
ci  fi  erano  Tparfe  mille  fiivoie  t.  per  vanità  df 
elfi  Greci  ,  a.  per  mancanza  di  cognizioni , 
3*  per  non  avere  viaggiato  (io). 

.  $.  7*  L' eloquenza  Sofiflica  »  fpecìalmen- 

•  te 


♦     (io)  Quiimìì  è, clic  con  grànde  Ctitica  e  rlflefllo^ 
ni  debbonfi  Icgerc  Erodoto,  Polibio ,  Senofonte ,  Pie* 
larco,  Tucidide  ec,  Dionigi  d*  A licamaflb,  Lirio  , 
Salluftio  ,  Tacito  ec. ,  c  paragonare  le  loro  idee  Ifto- 
riche  coite  teftimonianze  de*  dotti  moderni  viaggiatori 
Hìadti .    Quante  favole  i  Greci  avean  dette  di  ?oro»- 
ftrc,  <!i  Mabomct,  di  Tiro?    Quante  full' origine  di 
Roma?  Si  veda  PlutarcA.  in  Komul.  »  &  in  Numa  . 
1  Gred  oormimero  fino  i  Domi  de*  Dei,  de'  Pacfi  , 
delle  Otti,  delle  regioni  OriemaU.  In  Perfia,  ed^in 
Ecicto  fi  trovano  Qtcè  con  nomi  Greci ,  vomfe  Pcrfe* 
^  poii,  Eltopoli,  Oìopoli.  Dall'Ebreo  nome  di  Hettha* 
laim  fecero  GeraOdemme .   G>rruppero  ratti  i  nomi 
Dei  Orientali»  t^nani,  e  kHìcqim»  {ime  aOi 
«^eca.  •  ' 


Google 


te  tjci  genew  de'  FilofoSci  contraftì  (u  mol- 
ip  promoflà  tra'  Gteoi  .  Quefta  eloquenza  fu 
I«arnnatpdai:4iCÌaao(i2),e  da  Piutarco  (15), 
•  dagli  AotMci  di  buon  fenfo  tra'  Greci 
MBC  '&$  anobr  CQofiiDikr  ^cpienza  biaflmsh»( 


(la)  Nel  Oiaiogei  Vnre^i^  ì'iJ'^taXPi  4 
(ijj  ^Lumtck»  in  Uhf,    4repf  t»  «x^oKe»»'  ieAn^ 
iìtìùne ,  opufculo  clie  va  traile  opere  <li  Plutarco  Tonu_ 
Il  pag'^i»  edition*  in  foL  Francof,  apud  hafed^  ìSf^e^ 
lèti,  ann^  1 599»       £oco  Come  Plutarco  pariat  ia  od' 
ijbio  dctt^  «loqueont  -*  i'ivindé'  ùportHi  topia^  ti  vm^ 
tUtate  diStù/tis  /inwiy^  ìffif  fe^fe^ui  ftJuiÈKM$  Imi" 
Ufigitfii  aon  ^asf  mm  firu  pMuta-^  mulìumt  fid 
éifes4  Ulé  mim  Jurida^  6r  odorata  Jt&éntfs  filU^ 
ocnjerùnt ,  atque  ptruxunt  opus,  jucundum  guidetti  il^ 
iudjfed  infiugifirumi  &  in  aiem  dumuxat  durans  ; 
hit  fgpenumero  prata  pervoUiantes  $  violjrum ,  rojarum 
hyacmthorumgr.e  copia  con/Ita,  in  thymum  ajptrrimum^ 
atque  gujtus  acerrimi  deferuntur  ,   eique  adjìdtnt  ^iC 
meditantes  jLiVurn^  ptrceptaque  utili  fucco   ad  fiitua 
itvolarii  cpM  —  L'Àftcflb  Plutarco  nel  Tonio  m^idefi-» 
ViO  pag.  4^»  yinii»p:a  i  pedanti  ^  cbe  badano  alle  pasQ* 
le,  non  «Ile  .co^e^  e  jDoà  ème  -«r 
^hmiiotem  4fùmorims  magaaoiqiie  inmda 
tHitaum,  atfue  arg/uiias  adoU/(Mmm  im  feéa^t  gf** 
tunfumt  neque  vkam^  neque  aSHant*  ^  ia  Upu' 

ifita  converfati9nem  pkilafophofum  ohftnfantium  9  fi^ 
VPfaiulg  dumtaxat  •  &  vaèls  r  Umd^nuumq^f  fi  <i^^^ 
Beni  pronuptjiaf^'tur ,  id  vero ,  dé  quo  pronunciabaiur  ^ 
utile  ejjet  f  an   inutile,  ne  effjriu/n  ,   an   inane  ^ 
jMpcrvacaneum  y  neque   iMélU^t  ^m ,  neque  inquiren- 

nuta  —  Si  legga  il  uaciato  di  i'iutaico  Oé  audiU^n^^ 


c.iyi.i^uj  Ly  Google 


ta  da  Quintiihno  tra* Latini*  I  Greci  ecce- 
dono ,  e  vincono  i  Latini  nel  genere  di  elo 
queoza  di  Dialoghi.  I  dialoghi  di  Platone  » 
quelli  di  Luciano  non  èanno  ìa  Ladra  ini» 
taiori  ,  iuorchè  Cicerone  in  certe  fiie  open 
Filoroficbet  ed  i  colloqui  diEnfirai  lebte- 
m  Ponmék  tnf  Fiancefi  »  e  Loid  LMcm 
tragP  Inglefi  abbian  quafi  ogoagHato  Lucia* 
no  ;  ma  nel  genere  di  Apologt  ^  e  di  Dia- 
loghi i  Greci  prefero  dall'oriente  i  modelli» 
ed  i  Latini  da*  Greci  »  come  io  cpaC  tatti 
lù  ahre  cognizioni  (if)* 

Co(a  aflai  lunga  j  e  tedSo&  tutb^ 
he  fl  paialiello  deUo  fiat»  Mie  faeme  tttt 
Gied  antichi  c  Latini  ,  t  degli  Aotori  A 
quefle  due  liiTgue  •  Sarebbe  inoltre  tal  paralldio 
inutile  a  que>cervelli  j  che  non  fono  Filofofi)  e 
quei  che  lo  fono ,  ponno  da  loro  flefli  leggendo 
i  Grecia  e  Latini  Scrittori,  farne  Tefame ,  Tana* 
lìfi  9  li  paiaggot  in  iippoeto  tììo  Bufo  Mie 

cor 


(ti)  OfTem  Cicerone  di  ùrmtk  Cé^  ^^^i 
cbt  eloq^ieiai  HofMoa  fil  pìd  riAvena,  doé  per  a 
toh  fero,  mà  la  Gioca  la  an^Uiai  Èà  ogni  gcncia 
fcieatifiop  ,  jnafltQHUBODte  alt'  Iftoria  ««'  Mea  /Iw 
étt  ghquentim  noftmum  hominum'^  «j^  ut  im  féigfiMm 
étqui  in  Jor0  «AwMf  ;  ^f9d  Oracos  autem  elù§iiem^ 
Jimi  homines^  remoti  a  céuJIs  forenfièusy  guum  ad 
€attras  res  illuftres^tum  ad  fcrihendam  hiftonam  nuf 
xime  fe  adplUav&runt  —   CÓsi  CiCMODCi  chc  aiiafiO 

w'i  cièiDpj  di  ^lanio  dice** 


I 


GDgDÌsioni  V  «  '^tHa  cujttira  mi-  quelli  amori  ;r 

e  delle  cofe  ,  che  trattano ,  bilanciando  con  • 
efattezza  il  piano  ,  e  1*  efecuzione  delle  loro, 
opere,  ed  efaminando  aliai  più  le  cofe,  cIìSi 
le  parole*  La  leuuia  ragionata  degli  Autori- 
Ciailici  Gj^ecìg  e.  iiatìni  fatta  da  uno  rpirito- 
^ilotofico  ^  è  una  .guida  infaUibiie  in  tutte- 
le.tognizipni  utili  ^  e  nel  giudicare  .ruHa.aa« 
tura  dell'  eloquenza  Greca ,  e  Laitina ,  e  -de* 
Greci  y  e  Latini  Autori  di  tutti  i  fecoii  dt  ; 
tali  lingue  ,  e  dopo  una  tal  lettura  è  facile- 
il  decìdere  Tulio  flato  delle  fcienze  ,  e  dell', 
eloquenza  tra'  Greci ,  e  Latini  Amor; ,  cofa, 
fuila  quale  molto  (i  è  difputato ,  ma  è  facile' 
vedere  ,  che  afiài  tardi  s'introduflfe  ia  Roma 
il.guflo  delle  Sciente;  iniàtti Scipione  dopo, 
prefa  Cartagine  .avendo  -fcritto  al  Senata  coTa  ; 
dovea  fare  delle  grandi  Librerie  «  che  erano 
in  tal  Città  ,  gli  fu  rifpofto  ,  che  le  avelie 
diflribuite  a  Regnanti  dell'  Africa  ,  e  avelie 
fclo  confervaio  per  i  Romani  i  libri  di  Ma^ 
gone  full"  agricoltura  •  Si  veda  ColuttulL  de 
nrujì.(is) 

•  . .  ■  .       •  » 

(15)  E'  quindi  da  oflcrvarfi,  che  i  ClafTìci  Gre- 
ci e  La  tini ,  farebberd  veramence  i  libri  i  più  utili  nel- 
la r^obliea  Letceiatia»^(e  fi  aveflfirò  cònuneDtau  con 
FHofibfia,  e*fvìlnppando'le  còiè'ncjlt»  che  Cono  io  eii^ 
ò  che  da  efli  fi  ponno  rilevare*  Ma  il  male  fi  è  die 
tali  ààiori  per  lo  piti  il  leggonq^  e  fi  c^mineiitaop 
ièmpte  ia  rapporto  allo  ftiìci  aUc  £a£,  alle  p^ole. 


uiymzod  by  Google 

-     .     .  j 


4«f 


:3  § 


C  A  -P  O  .  VL...  : 

jPfZr  tloqugnia  delle  altra  nwderne,n^ionè^  .  • 
ipioji  d£gL*  Itdiam ,  de'  Franceji  »  dc^ 

■ 

IFHólógt  amìd  dell'antichità  ,  ficcome  con- 
traflano  per  dare  a*  Greci   la  preroiaepzjj 
fugli  Autori  Latini,  così  pugnaip  acrein cri- 
pte, pec  dimoHrare  y  che  i  Laiinì  Scriuori  bk» 
jperano  gl'Iialiani',  ^  Prancefi,  gV-'inglefi  «  Pa6 

di  tali  Auiorf  ciò  cte  faifls  Orazio. 

*  •»»"..,■? 

.    33iim  favet  antiqm  noi ,  nofiroMt  lividuf 
odit.  il).   .  ■ 

 Co- 


(i)  ìilor0U 


4^4 


Cofloio  Ibno  fempre  amici  ài  lodare  le  iin 
glie  oknmTj  e  cfcir  più  noq  efiAono  ;  ed  r  io« 
10  fimiH  oe*  fcoipi  fbtiiri  oeHe  fhfohizioiil 
future  delle  lingue,  quando  forfi  PefequenTat 

italiana  non  più  fuHlQerà,  nè  la  Franc^fe  ,  nè 
V  Inglere  ,  com*  ^  poiEbile  ^  ^iaccfac  ^  cooiy 
dke  Orazio  ^ 


allora  tratteranno  di  lingue  eccellenti  le  Iin* 
gue  >  che  ora  difprezzano ,  e  difprezzecaoQQ 

h  Hoffm  mtaà  #  aito»  (3^  r 


3)  n  tìì^m  fi  dare  atcte  per  te  Ibgii» 
luidchey  o  nodme  dee  iniceie  dall' nòie  «die  da  eie 
fi  ricava  per  t  bmi  libri,  che  in  effe  vi  fono.  Ma ^ 
cofii  eeita  »  die  fempre  fi  dee  ^odlMiiciate  a  fu  coler* 
tare  V  ta^^ni  il  proprio  idioma»  e  poi  eoi  projprdfi» 
del  teiapo,  quando  la  ragione  è  coltivata  ^  poonp  ^ 
loro  ftudiare  le  lingue  ootte  900  maggior  profitto .  I 
primi  piani  dunque  per  i  giovani  dovrebbero  cfTere  nel 
proprio  idioma  ,  per  non  ooverfi  perdere  il  tempo  da* 
vsagaczi  ad  imparare  le  lingue  docte,  che  in  una  età 
più  roarora  rie(ce  pid  facile  1'  imparare..  Un  piano  di 
icic^ze  mili  in  Icaliaoo  per  la  gioveatd  d  dunque  da 
jefidentfi,  e  proporfi»  Ma  con  d6  non  iTteiendono 
^iafimaie  le  ling^  donet  come  la  Giea^  la.Mina» 


'  Qim  mm  fum  in  A^non  (2)  . 


$.  2f  Gli  Uomini ,  le  famiglie ,  le  na- 
;?Ionì  in  cene  cofe  fi  riguardano  fcambievoi- 
»iente  con  derifione  ,  in  cene  cofe  «(B  0 
;ìo)QuranQ,  in  al^op  ;iMayidìaop«  ja  certe  0 
cx)mpafl«H»no  ^  ]Xk.  certe  fi  fìgf:^tdaùo  eoa 
indifibrtnza.,  io  fxtrxttjtmimio,^  ia  lalune  è 
ferfeguitaao.  Le  fcìpi^  néìt  varie  na;fion», 
j  coilumiy  i  riir^  i  culti»  F indole»  le  varie 
opinioni  delfe  nazioni  ,  le  mode  di  vellirp  ^ 
di  abitare ,  di  cibarfì^  Je  arti  tutte ,  e  ie  vai 
lie  opinioni  degli  Uomini  ci  fomnyiniflrano 
cre»p|  delle  cp^fi;.  fudict^  ,  {  popoli  ^  e 
Dazioni  Idrate  pugnano  falle  ifng^e  ^  e 
lullc  fciena^  ^elle  patiooi  •  I  FranceJi  deri- 
idonp  taloia  J^eloquenza  ItaBana  ,  e  la  Mufi^ 
ca  ,  gl*lxalianì  difprezzano  la  lingjua  ,  o 
WuGca  Francefe  .  GÌ'  Irglefi  trovano  a  Jorp 
non  adattate  le  cofe  di  quella  ^  e  di  quella 
Dazione}  anzi  pon  fojo  per  Jc  arii,  fcien?e  ^ 
ed  .eloquenza'  dì  i|iia  nazione  ^op  uà*  altim 
nwpoe  fi  fònoD  varje  hnghc  ».  cpipe  per  t 
^fuoqueifta  Italiana    Praiicefe  ,  tng)efe  >  ma 
per  Piffelfà  Itatia ,  quante-  (onp:  le  Città  ,  le 
jfÌGfoie  nazipjtri ,  i  yarj  Autori  »  i  diyerfi  fé- 

[Po6 


»   a     «  • 


le  lingue  Oficnndì^  iicce(rarii.(Gi]i^^  eomé  éa  fioi  fì  è 

«Rmofiraro,  a  chi  Ùuiiz  frienze  pròfoiufef  in  dà  pijl 
matura,  per  ben  capire  i  fonti  originali  di  tali  (cfenzé. 
Ma  i  ragazzi,  e  i.gigvanecà  4oVttbi>ecat>  iùiuui,  M 
pmo  della  piepria  liogiia. 


coli  delPèloqueinà, tante. Tone  lé  gperre.per 

le  varie  opinioni  •  I  Fiorentini  riflringono  T 
eloquenza  Italiana  alle  lóro  Città,  e  alla  lin- 
gua Fiorentina ,  della  quale  gli  Academicì  del- 
b  Crufca  fi  fono  fatti  i  Giudici ,  mentre  gli 
àltri  popoli  deir  Italia  riclamano  i  privileggi 
delle  iqio  linguet Vi  è  chi  preferifce  lodile 
aerBoocaocioà  quello  degli  altri  Autori*  Vi 
ibno  T  pattiti  àe  PfStméAQi ,  degli  Antipe* 
traVcWfti ,  de'  Marinifti  v  VI  i  chr  ha  prcfoj 
rito  il  TafTo  all'  Ariofto  ,  chi  P  Ariofto  al 
TafToj  e  chi  anche  ad  Ornerò^  e  chi  Dan- - 
te  a  tutti  quelli.  Lunga  farebbe  la  fiUa  de* 
combattimenii  full'  eloquenza^  italiana  ,  falla 
Poefia  italiana  »  (ìigli  Autori  italiani  •  L' iflef^^ 
Jb  Gombatdoiciiiò  per  i  Ipra  Autori  fi  è  fitt^  * 
to  dagPlnglefi  ,  e  da'  Franoefi  «  Si  è  qiie« 
(lionato  fé  k  moderne  Poefle  metriche  >  ò 
ritmiche  Cano  da  preferirfi  ,  e  fe  la  lingua 
Italiana  fia  meglio  della Francefe,fe  i  Sonet* 
U  corrifpondano  alle  Odi  de'Latini ,  o  gli  Epi- 

Srammi  ec.  ,  fi  fono  fitte  qu^flioni  infinite 
air  etimologie  iiaii^ne ,  fulla  genealogìa  del*  ^ 
la  Lingua  Italiana  ec  Abondano  i  libri  àcU  ' 
le  lingue  moderne  di  fimili  queflioni  ^  e  fidk 
le  lingue ,  e  fulla  Poefia  ,  e  falla  Mufica  di 
tutte  Te  nazioni  dì  Europa. 

§,  3.  Le  inutili  difpuie  ,  fe  la  lingua 
Italiana  fia  da  preferirfi  ^la  Francefe  ,  o  la 
Fcaocefe  ali*  Italiana;  (bte  Qm  giungo  nar« 

xate 


% 


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rate  dal  Rim^Co  Muratori  (4.)  '.  Qjefte  qa*-» 
ftroni  f^^no*  Ginili  a'coiitralVr  diceitc  fam  glie 
chc-difpataJiO'  di  nobiii^v  0|At  Ifnguai  ha  ie  • 
file-  ptoprie  'beliexze?  Poetiche  ,  e~  Profarcfis 
che*  non  ponno  cedere ^  nè^  ritRMrarli  nelle  ai* 
tre  lingue  ,  ogni  iing'ja  ha  i  fuoi  difeai  aU 
tresì,*  ed  ogni  parag:)iie  è  mal  fatto  ,  molto- 
più  quando  le  bsilezzs  di  una  iingiu  (ì  pa« 
ragonaoo  a'  difetti  di  uq>  akra^»  in  quat  ca(b  » 
è  Tempre  faifo  il  gfudizio  •  Sono  .da  parafo* 
norfi  i  df£em  ^  d&tii    io  beiieae  alle,  bdk^ 
lesse  •  • 

'  §•  4.  B  Slgn«'  MiKatori:  yoHe^àìtet,  che  ' 
la  lingua  Francefe  noi  potea  innalza rft  alia 
maei^  del  poemi  Epico  come  mjici  han 
creduto  delle  mDderne  lin^^ue  ,  perchè  picK 
del  dovere' ammiravano  i  Poeti  Epici  Greci, 
e  gi* Italiani  ,  e.  pure  gi'  inglefi  hmno  na 
Vòem»  «.com*  è.il'  Pàraiifi  pwdatù  di  Mil- 
ton (^)  r  ohe. è.  una'eccellente  Poema  jlpi* 
00  (6)  .  lI'Srgn.  le  Cimae^  nella  Tua  L»fia% 
d€  è  il  VirgHio  de'  Fortoghelì.  MonC  de  Vol- 
taire nella  fui  fublime  Erriade  è  l' Oinero 
Francefe  ,  e  ia.rttbUaaiià.'deir  ebqoenza  in 
lomlL  ^'  ^^Ji-ét  '  ital 

(4)   Neir  open  della  Pè/fiua  PoìJSm  ttjiiané^ 

Tmi.  *//.  fi^r,      pag,  1^6,  Cjp.  i<}. 
'  •  (f)    Il  fuo  ticolo  orig-iiale  è  Pindife  Loft, 
{èi)    Si  vedano  le  rifl^ffìoni  di  Myfocd  Adiib» 
fidi»  Spetcacoce  a'  luiaw»  9i67%  j'fi§^  \. 


41 8 

tal  Poent  /cone  V ÈmacmU,  e  PdcgàiMr  ^ 
firn  portata  molto  avand  «  £'  nn^  errore 
grave  il  dirfi  »  che  una  iiogaa  non  fia  adai* 
taa    tertr  Pòemi»  a  certi  generi  di  eloqeeà^ 

za  •  La  nazione  eulta  ,  gli  Autori  di  buon 
guflo  ingentili fcono  le  lingue,  che  diventano 
per  eHj  a  tutto  adattate  •  Il  Muratori  nei 
luogo  da  noi  fopra  citato  riferifce  uo  graiì 
rumerò  dì  contraili  fulla  lingua  italiana  ,  e 
la  Fraocefie  •  li  Padre  M^mn  GeAiiu  adia 
fila  Àbmifd.  di'  èca  ptnfart  "nelle  ìq|KH 
re  di  ffMrito  ahò  la  bandiera  de*  partigiani 
della  lingua  Franccfe  contro  gì*  italiani  Auto- 
ri ,  ed  il  Marchefc  Orfì  nelle  fue  Confiàtra* 
fiorii  fui  libro  del  Bohours  ha  pre(a  la  difc* 
ia  degP  Italiani  contro  i  Franced  • 

$•  f.  li  F^noefe  Monf.  Thmds  voU> 
it  mollo  degradare  V  eloqqema  italia-- 
na  (7)  dicendo»  che  gV  Italiani  ,  fiano  piil 
derivati- da' Galli ,  da'  Gotij  dagli  Africani» 
e  da^Germani  ^che  da'  Latini ,  e  cheatnanola 
lingua  Latina  come  un^  antica  imprefa  della 
loro  decaduta  famiglia  •  Dice  che  tardi  (il 
coltivata  la  lingua  iuliana  »  die  ebbe  aflai 
JEtoliiici,  IfloBCÌ  'j  e  Poeti ^  ma-tnai  un  Ci* 

cero» 

(7)  _  Thomas  ì^/hitf  dex  elog,Chap»  IJ.  Di  que- 
4p  <ii«4e  yna  idea  alTai  fiHVttigg^qft  t^» 


\ 


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za  halrana  non  ha  nè  forza  ,  nè  carattere  , 
ma  che  interelli  più  i  fenfì ,  che  rintellertj, 
e  che ,  come  la  Malica  italiana  ,  paria  Tem- 
pre alia  fantada.  Soggiungi; ,  .che  gii  Oracad  ^ 
fialrani  cotnbmano  fra0   parole ,  e  pirrodr  » . 
cOQue  i  Mufid^oofnbiaaiio  !;ruonii..e  <£e  le 
paiole  delPeÌDq|9Ciiza  arciioaicii4  e  cóncateai- 
ta,  fiffaoa'Fatcenzìoiie  ,  e  r'orscchiolagirce  ' 
colla  mu(ìca  delie  parole  aiutata  dal  panto-* 
mimo  de*gefif»e  che  da  tal  fuperfìciale  elo- 
quenza Tanima  non  è  commoflà  negli  aff^tcr^* 
nè  attaccata  neiiV  idee.  »  e  ne-  penzieri .  Palla 
iodi  Monf.  Thomai  a.dfre  »  che  neil^  Italia^ 
QOQ  fofianV  eflervi  grandf  Oiatori  febbene' 

10  pg|QÌ:.  feoob  vi  fieno  (lati  eio^j  ^  e  Iodi  • 
«  Riflètte- quindi  MonC  Thomas  lugli  elògi  rh 

dotti  a  Sonetti  ,  che  dic^  ejfere  in  materia  di 
lodi  la  moneta  corrente  del  paefi  ,  che  ognuno^ 
la  vende  f  la  dona  y  la  compra  ^  o  la  riceve  , 
t  che  di  taU  gpntrt  dìAodi  V€  ne  fqmper  tut~ 
Uomini  .  <t  per  tmLffi  wml  ,  e  che  fi 

Paeta^M  Min^o  ^,  una  Ùàviia  ,  uit .  Sant$ ,  i 
the  tèi  Sonetti  eternameme  ripetuti  \  eà  èterna^ 

mente  obliati  »  cddono  gli  uni  figli  altri  ,  come  la 
polvere  fopra  le  jiraie  ove  fi  cam.nlna  ,  c  che  tee- 

11  elogi  non  fanno ni  piccoli  ,  n^  granii  più 
di  fui  che  fono* coloro  t  che  gU  fanno  p  e  che 
gli  mpfon»,  e  - che  fi  ridusono^ad  luui  moda  , 
cmne  t  img  moia  un  falutoi  i  wm  mmnia  . 

D  d  a  ©f- 


'420 

OHerva  inoltre  Monf.  Thomas  y  cfie  gì' Italia-' 
ni  han  i.egleiie  le  Tragedie  e  che  folo  han 
còlti  vaca  la  Mufica  >  che  mancano  di  feaci- 
ménti  ^  ed  abohdano  di  defcrhiom.  '  '* 

'  *  $•  (5*  Nelle  opere  di*  un  gran  Principe', 
che  k  Tenza  dubbio  il  Ce&re ,  e  i'  Aiedàndro 
de^nodri  (empi  fi  paragokia  i*  eloquenza  Italia-' 
na  ad  una  crtma  sìattuia  ,  che  non  fa  pom- 
pa ,  fe  ncn  di  parole ,  e  di  apparenze  ,  non 
di  cofe ,  e  penzieri  (8) .  Qiiefte  ,  e  confimi- 
ii  fono  le  oppoiizioni ,  che  molti  Aqtori  01- 
llramòntani  fanno  ali*  eloquenza  italiana  nel 
tenipo  che  cfli  hanno  coltivato  il  loro  intel- 
lètto colla  lettura  degli  Autori  Italiani^  e  La- 
tini che  fono  flati  i  lóro'  Maeflrf  nel  bnon 
'  guflo.  Se  gii  Autori  citati  han  biafimata  con 
inolia  ingiuftizia  l'eloquenza  iraliana  ,  bifogna  ' 
dair. altra  parte  confcfTare   che  varj  Italiani 
ban  voluto  pià  del  dovere  efaltare  la  loro 
lingua  f  ed  i  loro  Autori  •  11  Buommaiiti  , 
per  efeirpio  neirOrazione  deiU  lodi  ióXa  Un- 
gua  Italiana  K\  lafdò  talmente  dalla  flitf 'bn- 
laHa  trafportare ,  che  preferì  Dante  ad  Ome- 
ro ,  e  Virgilio  ^  e  difTe  ,  che  nel  Petrarca 
eran  raccolti  i  meriti  tutti,  e  le  lodi  di  Pin- 
daro j  di  Aoacieonte  ^  di  Orazio  ^  di  Ovi- 
dio 


(8)  Oeuvr.  du  Philof^  de  Sans-fiu^y  U.  Poft^ 
Lci/f.  6*  pag.  cdil%  in  li.  IJp^ 


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42T 

dio ,  di  Catullo ,  di  Sofocle ,  di  Euripide  , 
o  di  Virgilio  •  Lodi  poi  confini  ili ,  e  mag-« 
glori  fa  del  Boccaccio  in  quel l' ille ila  Orazio-^ 
ne»  che  «90  pyò  j^i^rarfi  da  chi  lia  itil  a- 
no,  che  ben  ragiona.  'Ali' incontro  iMii^'efai 
Sign,  Shj^rio)^  neii*  opera  imiiolata  •  X  Ooiafi;^ 
04  un  guit^ami  Poeta  degrada  troppo  gT^ 
italiani  Podi» 

§.  7«  Nelle  rìfleflìoni ,  che  fa  M'nf.Tko"^ 
mas  fulla  lingua  ,  e  Tuli'  eloquenza  italiana  , 
non  è  il  fnedefioK»,  né.  favio ,  nè  da  lodarli^ 
£' chiaro  tra'  dotti ,  che  le  origini  delia  Via* 
gMa.'ltalrana  Cacx>  dalla  Latina^  o  dalta  Gre^ 
ca  »  e.  da'im  nsifto  di  aUfle  naironi ,  che  d/itruf« 
.fero  il. Romano  impero. «  Ma  (ia  uau  tale 
litica,  dalia  Latina,  o  dalla  Cekica ,  o  daU 
la  Briitona,  o  dalia  Teutonica,  cofa  impor-^ 
ta  V  origine  per  il  merito  inirinfeco  di  u  la 
linguai*  .£-' una  ver^gna  per  Monf,lkom2^  di 
cosi  argomentare  •  £  poi  ignora;  egli  ,  ct^s 
ancor  nel  cafo  p  .cbe  voglia  dir(t ,  die  ^?  fta« 
.iiani  vanlan  la  loro  origine  da*  Laiini  come 
apponto  tma  deeachica  fim^igiia  vanta  gli  anK 
tichf  0emmi  di  nobiltà ,  ci  dica  egli  R  Tho^ 
mas  q^uaP antico  (lemma  di  nobiltà  p  lò  vaii-' 
tare  la  fingua  Francefe  ,  1*  Inglefe  ,  ed  ahre 
eh'  cflTo  preferifce  aiV  italiana  f  Niuno  „  fuor- 
ché quello    di  edere  tali   nazìonFÌ  tiKte  di- 
k^oie  (deir  Italia  «  che  P  ba  illruke  rn  o^nr 
Sienerè  dt  dboriae  j  e  di  eloquenza  ad  effe 


tramandale  dagli  Italiani  per  nie220  de*tuo- 
ni  Amori  ,  che  tutti  aif  antica  Grecia  ,  ed 
air  antica-Roisa  appartengono^  U  ^guénionac 
»-di»-orTgTnf  «fijon   conviene  vad   un  Filòib- 
fo  •  'Circa  ^poi  P-eio^ìenTa  -Mia  .lingua 
Tranoére 4a  -  fi»  rpeffanone  ^  affin  >iar- 
•da  y  ^cfoè  «fion- anteriore  al' ^Secolo  ^df  hvSfji 
.XIV.  ,   che  fu  r  epoca  della  mhura  della 
Francia  ,  e  della  fua  lingua  ,  che  per  iBolte 
•raufc  cccafionalì ,  che  lurgo  (àrébbe  a  rifcrt- 
«re  ,  n  refe  ia  lingua  Univeriaie  •  iDei  rèUo 
l4«'C  chi 'ha'Tmzaio  ^^he  la  lingua  it^àfle 
nacque  comempofanea  nel  fecole -  di  Augo^ 
»  ^  'clie  tale  iiogoa  "fi 'parlava  «allora  4r 
Atmia  trclto'-divefra  dai  linguaggio  ^Latino  , 
Tal' •  opinione    foflenne  il  fanrìòfo  letterato 
•    Bianconi  in  un^  opera  fu^principj  della  Lingua 
Italiana  ,  opera  manulcritia ,  e  ciiata  da'-dot- 
^ì,  e  favj  Ccnipilaiori  delle  S&meridi  iie^ 
terarie  di  Roma  (p), 

"j.  8,  ^  le  lingue  'Iodq  ia  f^iont  -Al- 
la 


("9  )  Nel  Tolwmc  acU*  anno  it^u  SùUe 
gelone  delle  nazioni  Iiìgle^ ,  Francese,  ed  Italiana, 
*  che  fi  riguardano  con  invidia  per  le  loro  lingue,  fi 
vedano  i  difcorfi  di  jiddi£on  nel  Fue-lUclàtr  n.  jo, 
Addifforì  ITotks,  Vol.lP.  pag.d^'i.i^.  edii.  in  4.  David 
iiun.e  nella  Tua  Iftoria  d' ]i;ghilccrra  nella  Vita  di  Gia- 
como l.  di  Stuan  |iacla  4D9lio  fujla  aatura  4ciie  lin- 


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la  oiltura  de' popoli  ,  e  fe  le  fcrenze  fiiro.io 
più  antiche  in  Italia  ,  dalla  qual  nazione  f 
Fcaooefi»  e  griogiefi  ie  riceverono»  è  chic^ 
le  s  che  le  arti  ,  e  ie  fiùcnze  tutte  ,  nelte-  ' 
quili  dagli  italiani  fiirono       altri  popolc- 
iflniiu  r-teSm-  più  gentile  ,  e  piò  irdr 
armonfcar  Feloquctoi  Italiana  dell»  Franoefe. 
afliai  pria  dei  tempo  della  coltura  de^  Fran- 
cefi^  come  colia  dallMftoria*  Quando  il  Boc*^.. 
caccio ,  il  Dante  ,  il  Petrarca  ,  il  Taflb ,  l' 
AnoAo  in  Italia  ricondacevano  i  felici  gioc« 
rà  deib  più  bella  eloquenza  poetica  e  pro-^ 
laica' qnafi  crfoirando  i  migliori  Autori  dell' 
antica  Roma,. e  deUa  vecchia  Grecia «-.qinkll 
Amori  mai.  pom  la-  Framja  oppom  Tutti 
i  migliori  Poeti  ,  e  Scrittori  in  ProTa  deiii 
Exancia,  c  deU^  Inghilterra  hanno  piefi  i  io« 

D  d  4i  IO 


gne,  ed  cloqueiwa  Vnneetcf  Tii^ese,  ti  Ul&mt  JU 

fpelfo  irifiiià  CueroMj  Ovidio  f  Sauté  t  tucétM  f  M 
MériÌMU^mi^tempa  deiia  rifi^réfioas  delle  Scunie  ^ 
ipfittà  ancora  i  primitivi  Scf  inori  delle  lingue^  Italia' 
ÉÈa,  Francefe,  ed  IngUfof  i  gujtU  éadaran  meno  alle 
jHf  Beiieife  idU  natura^  e  piit  al  ^nfiare  dello  jli» 
ie  j  [aggiungendo  che  gt Italiani  i  più  celebri  ^  come  il 
Petrarcj ,  //  Taffa  ,  il  Cuarini  fono  pieni  di  argw 
fie  fiivoU,  e  di  fantafìe  sforiate  ^  come  ancora  t  pn^ 
mi  y^utori  FroMefi^  ed  Inf^eji  fcc  le  laÈ^omi  dit^  cUb 


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r«  inodcHi  dagli  Autori  Italiarji.  Se  dfunqne 
l'  eloquenza  degli  lialiani  ,  come  dice  Mon/l- 
>Tkomas  è  faifa,  fuperfìciaie  ^  ^ed  inconcluden- 
te^^^peicbè  tutu  appoggiata  ad  acconac  pa-. 
roie  ,  «e  mente  air  idee  (  aflèrtiva  erronea  , 
fiilfiffima  perchè  € 'loio  «nlgliori  Aotod 
ibno>^flari  queHiy  che  meglio  4ian  damo  imi* 
tar  gt'  baifanr  neir  «elequenca -f  li  Vohaire^ 
ed'  il  Roun^an  creduti  i  due  Eroi  delP  elo» 
quenza  Franctfe  ,  fi  han  fatta  gloria  dell' 
imitazione  degli  Italiani  ,  ed  hanno  fempre 
aoimirati  ed  idoiatrati  gii  Autori  Iialiaiu  »  e 
fopra  tutto  il  Metaftafio>  che  foio  vale 
flenere  aU'  Italia  i^'Univerrai -.gloria  in  ogni 
fienere  di  eioqaenaa  ed  il  MeiaBafio  lArao 
£nemi(ce*ie«aflurdità  >  che  dice  .Jfoi/I  Tho^ 
mas  che  gP  Italiani  non  han  coltivata  i'  elo- 
quenza Tragica ,  e  4:he  non  parlano  al  cuo-^ 
re  ,  e  ali'  intelletto,  ma  agli  orecchi  ^  Non 
vi  è  Scrittore ,  che  dica  più  cofe  ^  e  «seno 
parole;  e  che  tanto  parli  airinteiletto  ,  e  al 
cttore  «quanto  il  «gran  MetaAafio  ,  e  malti  al- 
tri Italiani  fcrfi  da  Monf.  'Ornai  non  letti 
ton  mofta  attenzione  • 

§.  Se  vuol  faperfi  la  bellezza  e  P 
eleganza  di  una  lingua  ,  dee  rifletterfi  alla 
mufica  ,  ed  aiP  armonia  di  quella  lingua* 
iLa  mufica  Francefe  non  è  foffribile  ,  come 
Ìj  è  dimottcato  dalV  ineflò  Monf  RouJJeau , 
m  digli...  AtuoKi  deir  Enciclopedia  di  Parigi^ 
dopo  tante  guen^'  ovili  filila  anifica  E^iaiM^» 


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fe  fatte  da  molti  Aatori  «  Le  tx^nftgoeme 
dunque  fono  molto  favorevoli  alla  Ikigaa  Ita- 
liana >  che  per  l'energia ,  l' abondanaa  »  dòl« 

rezza  ,  e  proprietà  è  la  più  fimile  alla  Gre* 
ca  ,  più  propria  alle  verfioni  dal  Greco  ,  e 
ad  ogni  genere  di  eloquenza  ,  e  più  dolce 
delia  Fraocefe  (*) . 

$•  io«  Le  lingue  Ibno  tanto  più  Mie, 
€  più  cube  >  -quanto  più  la  loro  fcrittura  è 
uniforme  «ila  ìoro  pronuncia  «  I  Greci ,  ed 
i  Latini  .primunziavano  come  quaii  Icriveano 
in  molte  cofe  .  Cod  ancora  Italiani  •  La 
fcrittura  Inglefè  ^  e  la  Fiancefe ,  nu>Ito  dal* 
la  pronuncia  differifcono,  ed  afTai  più  T  In- 
glefe.  Dunque  Ja  lingua  Inglefe  è  men  dol- 
ce »  e  nien  beila  delPItaliana ,  e  la  Franco- 
le  è  più  dolce.  delP  htgklc  «  I  fcigni  >  e  le 

cifte 


(*}   Viene   da  ridere  ^riamente  ad  ogni  ragii^ 
'MVolOy  quando  fi  riflette,  che  Oeronimo  corano  \  il 
quale  può  dirfi  che  iìa  il  Scfiflieo  panegerifta  de'  bni* 
ti  ,  de' quali  fa  l'elogio,  abbia  con  una  lunga,  ed  in* 
fipida  declamaziore  fatta  un'  atroce  fatira  contra  la  lin- 
gua Italiana   per  esaltare  1*  idioma  Latino,  che  dice 
doverli  ad  ogn' altro    preferire,  ond' egli  il  RorariQ 
in  quei  tempi  inalzò  la  pedantefca  bandiera  6k  contra« 
iti  di  pieuiincDZa  di  lingue,  e  fi  portò  io  tal  qucftio*' 
fle,  con  eoella  poca  Logica,  colla  quale  fi  era  porta- 
to ió  tatto  il  Aio  TofiiK^t       >      intitolò  dli^i  ani* 
mdi  Jfmti  •  Jtcrar.  in  hiiiiu  Mrmh  iièr,  Ul 
itd  laa.  idiu  iatf.  , 


Google 


4Ìfr€  'Ìé(WKA^à€¥On  ^OBOtO  più  fipUO,€OV-  . 

rifpondeie  «*fuom  ,  «  queto  c  ia  chiave  . di 
giudicar  lìille  lingue  ,  «  foro  beUesie  • 

foli  l'amiche  lingue  de'primi  Scrittori  Fraiw 
cefi  ,  e  r  amica  loro  pronunzia  ,  e  fcritrara 
feniiva  ,  come  -quella  degli  amichi  Inglefi , 
delia  fiarbarie  Druidica  ,  c  Gotica  •  Ma  P 
ifteiTo  non  può  dirG  della  lingua  italiana ,  e 
mmi  Autori  di  <efla  ,  che  poco  differivano 
bi  ddioem  ^td  in  amooit  da*  Scrittori  de' 
piò  felici  Jeoolc  ddia  Latina  favciia.  Il  Dan- 
te è  fimile  ad  Omero  ,  il  Petrarca  è  ndia 
Lirica  un  Piudaro  ,  il  Chiabrera  il  Filica]a 
fono  uguali  nella  Lirica  a' Greci,  e  Latini, 
fi  Boccaccio  è  il  Cicerone  dell*  Italia  (*) , 
«d  il  Metaliaiìo  r  Euripide  ^  il  gran  Galilei 
fta  «levata  ist  lioffia  Italiana  alle  pio  fuMinii 
C^ifefdBdie  cpgpnakm  »  e  f  ifteOb  fi  pub  di- 
fe  4*  jitfiniti  altri  Autori  ,  onde  troppo  erra 
Monf.  Thomas  ^  I  Francefi  non  hanno  un 
modello  di  ottima  eloquenza  ,  che  non  lia 
prefo  dalP  Italia  •  li  Pulci ,  il  Berui ,  il  Tat 
iboi  fitUa  SoGdiia»  f Azìofio,  che  è  l'Oam^ 


f*)  Si  ve^a  la  dotta ,  e  T>ella  Orazione  di  Be-^ 
fiééetto  Buonmatrei  intitolata  delle  Lodi  della  Lingua 
italiana ,  orazione  da  qnello  iccitata  neflV^ocalcnitt  ik 
FifW.  •  lale  onauopc  li  ^  HailipitA  nella  Gramma*- 
lèek  TWctoa  delT  jAefle  BwMMiattei,  fogl.  38^ 
'ediaoiit  di  locoPK.  «714. 


L.iLjij^uLi  Ly  Google 

i 


4 


IO  Italiano  btono  prodotd  i  Pulci,  i  Bcrn^ 
tTaSyn'ì,  gli  AtìM  Fnnoefi,  c  fe.m<[^ 
ttAhe  lare  -di  ognuno  di  effi  «o  fi»9goim^" 

Ci  dica  Mmf.Thomas  f  Autore ,  che  i  Fran- 
cefi  poflàno  aniìpporre  al  Boccaccio  ,  ed  a 
irjoiiiflìmì  gravi  iftcrici  Iialrani  ?   I  veri,  c 

J&ikm  Poeti  delia  Francia  fon  pochi  ,  ed 
anno  tutti  per  «lodelli  gì'  Italiani-.  Nel  fgf 
nere  dell*  eloquenza  bcra  gì*  Italiani  hanno 
H  M^ffilfon  ^  ed  il  Bonrdialue  net  S^goeti^ 
Del  Giaochi  ^  Bi  fogna  però  -ooitféflm  ,  cbc 
uel  genere  di  clogj  funebri  >  Monf,  Bofuet , 
e  Fltchier  fono  fuperiori  agi*  italiani  .  Circa 
Tpoi  la  grande  eloquenza  ,  che  difcute  nelle 
publiche  alfemblee  degli  affari  di  flato  taP 
eloquenza  non  ba  fKKuto  fare  nè  ia  Italia  » 
nè  in  Brincia  gran  pfQgrdD  3  conae  f  li  fece 
in  Atene  ,  ed  lo  Rpma  ,  |Hsicbi  non  vi  è 
fai  '^genere  di  «loquema  {N»  i  'comizj  pitbB* 
chi  né*  governi  non  republicani  •  Gi'Iiaiiani 
cedono  in  numero  a' buoni  Tragici  Francefi, 
JBia  poche  Tragedie  del  Metaflafio  fuperano 
tutte  ie  fraoceli,  e  per  F  eloquenza  ,  e  per 
1  penzieri  ,  e  per  le  im^gini  ^  e  per  V  -eip- 
qiìenza  delle  pafliom  «  Dicon  mola  j  che  H 
J&lf  taflaGo  ila  Imitati  i  Francefi  »  ma  fe  ciò 
fuflè  vero  >  gli  ha  imitati  »  come  f  imitò 
Omero  da  Vhrgiiio  »  cioè  perfezionando 
Omero . 

'  §.  II.  Non  può  niegarG  ,  che  i  Fran- 
cefi aisbiao  cercato  di  reflìtuire  aU'eloquma 


I 


poetica  r  antico  Mro  f  rafegnare  le  fciciH 
2e ,  e  r  arti ,  e  dì  migliorar  riTomo  ,  di  die 
parole  >  e  non  cofe ,  ed  hanno  refliiuita  neU* 
antita  Vede  di  Pindo  la  Filofotìa,  daila  qual 
fede       Itaiiani  SecentiQì      avean  cacciata 
per  roftituirTi  lo  rpirìto  delia  Poesìa  vanadi 
e  frivola  $  ma  oitrecchè  i  primi  Scrhiori  Ita- 
itani  fono  flati  tutti  pieM  delia  FiioTofia  di 
quei  tempi  ,  come  Dante ,  ed  il  Petrarca  ^ 
ed  aitri  j  è  cliiaro  ,  che  gli  fpiriti  elevati  dP 
Italia  Tempre  hanno  declamato  contro  Tabu- 
Ib  dell'eloquenza  italiana  in  ferie  dire  paro- 
le ^  e  non  cofe  $  e  pur  ciò  non  oftanie  vi 
tanta  Filofofia  in  ceni  epifodii  dell' Ariofto. 
del  Taflb»  e  di  altri  Poeti  italiani^,  che  ne^ 
luoghi  I  più  Sentati  delle  Poeiie  Fiano^, 
che  Ci  repotana  tanto  Filofofiche  •  Che  ditse^ 
mo  poi  del  Metaftafio  ,  che  è  fèmpre  Filo» 
fofo,  fempre  grande,  Tempre  Tubi  ime,  e<l  ia 
varj  luoghi  di  molte  Tue  opere ,  ed  in  certe 
molto  più  ,  ove  profeda  fomma  Filofofia  (lo)^ 
Egli  ha  elevata  la  Poefia  all'eloquenza  Teo» 
logica  la  più  fublicne  ,  conie  fi  può  vedevt 
nelle  Orator)  Sacri  del  nedefimo  •  * 

$•  1 2«  Dee  dirfi  •  ingenuameaie  >  die'  .P 


fio)  Nel  Sogno  di  Scipione^  Xìtìì*  jtftfié  PÌdi^ 
tata,  nelle  Grapé  F^ndUsit^  nella  Codtdf*  dk  NmU^ 
e  fiao  in-  certe  Cancacc^  .  •  h 


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IMhi  dopo  lii^'  iA(S!gtim  timo'  ie  rnrionr  » 

fiafi  come  un'  antico  Macflro ,  flanco  di  aver 
tanto  in  regnato ,  ripofaia ,  fot  fi  perchè  il  c/i* 
ma  molle  ,  e  deiiziofo  produce  come  diife 
eoiui ,  a  fe  (ìmili  gli  abitatori ,  e  che  abbia 
voluto  piutiollo  ammirare  quel  che  gli  altri 
iiaiinò  faittOj  e-fiidov  ché  kte  ,  e  fcriveie 
effii*  ;  ma  ciò  nOB  è  gèneraimentrTero  ;  e 
non  può  niegarfi  ,  che  in  ogni  tempo  aiibia 
avuto  j  ed  abbia  i'  eloquenza  italiana  ,  e 
Italia  i  luminari  i  più  grandi  delia  Lettera-- 
tura  ^  e  che  le  a  lire  nazioni  non  abbiano 
avuto  in  eloquenza  ,  e  non  abbiano  »  Te  non 
Imitatori  de^  Greci  ,  e  de'  Latini  ,  e  degK 
lialìari ,  che  fono  i  fonti  d'  ogni  dottrini  | 
Cd  in  Pilofofift  i  leral  Maeflri  fono  Oati  i  d»  ^ 
Icepotì  di  Galrieò»  e  di  Vivimi  ;  nè  ponno 
gli  Oltramontani  niegare  ,  che  i'  Italia  adedo 
governata  da  Monarchi  dotti,  favj  ,  illumina-» 
tiffimi  rivede  il  fecolo  di  Augurio ,  e  ripiglia 
gli  antichi  dritti  d'  infegnar  le  nazioni  j  OO^ 
me  Tempre  le  ha  infegnate  nelle  fcrenze  j  è 
lìdie  arti,  talmente  obe  il  fansofe  A^hoo  dà 
una  Tragedia  iialìandt  prtfe  t  idee  dei  fio  ^ 
Paradifo  perduto^ ,  e  'V  Italraw  Boccaccio  è' 
flato  il  fonte  perenne  de*  libri  di  Romanzi 
Inglefi ,  e  Francefi  .  ' 

$.1 5. 1  FranceO  non  hanno  nella  loro  lin« 
gua  Ufi  Dizionario  fimile  a  quello  della  Cni* 
Ka  ,  ed  a  quello  che  hanno  gli  Spagnuoli  ; 
ond'  è  che  P  ìfleOo  ibnf.  VcUmn  dùamò  la 

lios 


iiogiia  Ftenceir  un»  cfaha'  peyerà  ,  «  Jitpoi^  ' 
àUa  qualt:  Ufogfiavab  far  U>  UmoGsa  j^r.  fpr^ 
Sa  -,  e  rcgaiarla  dr  ua-  buoiv  Dizionafia'  oome 
queik)  ddla  Crufca ,  ond'egii  il  Voltaire  fui 
fine  della  fua  vita  volle  incraprendere,  e  pro- 
geture  ali*  Accademia  Fraiìcefe  un  conficniler 
Dizionario  »  di  cui  fi  addossò  buoiia  pao^ 
deU'  imprefa  ,  che  ave»,  Igpmeataà  gliiaiai 
AorarifiìMci .  Ecco»  qMmo.  manca  geife» 
^hioae. di  quella}  ifQgjua^«.  . 

f^i^^AiUMamò^  noi  dette  fiefle  pocKe  rtf 
fieÓÌQoi  imparziali  noR  per  de<^radar  la  beU 
liOima,  >  ed  atnenifljma  liRgiia  Francefe  ,  né 
per  efaltare  più  del  dovere  V  l'^iiana.  ,  n\a 
per  dfoiollcafe  che  gii  entuflallici  ip4^u;^ 
deU^una  ^  o  dell*  .ai^^  tingua  iagfior 
oaa.  ipaobos,  e-  cher.HQii  Kaii/io .  faspe  ej^ 
laqaie*  ie  diie-  liogtiQ  ^  alirrnMim  méib9VQr 
adf  lUKu ,  e  nett'  akra'  ved«te  le  bellez« 
.  se  >  e  i  dffettr  lalèpaiabill  dalle  cofe  u:  na- 
ne .  Non  è  nòftro  ifliluto  proiegu  rc;  p.ù.  ia 
ia  il  paragone  lu.igo ,  ed  odiofa  delle  lingue 
di  £ufo{»a9Cora  che  avrebbe  bifpgno  di  uiia 

Senerale  «  e  pardoolare  anaUii  ,  e  paragone 
i  ogni  Autore  in  ogni  lingua  e.  ciò-  potcà 
di  fe.  fleiS»  ferlo-  ogai  Lectpre  «  che  legga 
peozando  ,  e  peiul  ieggetnlo  gli  Allori  di 
ogni  lingua.. 

^  •  §•  ly.  Monf.  de  Voltaire  trattò  la  que- 
flione  de'  contraili  falla  lingua  Francefe  ,  ed 

X       .  if^  .uM      iettai  icuua  al  Sigi^ 


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DtùiuA  f  eh»  gli  mm  mandalo  mf  mó^ 

deil^  eccellenze  della  lìngua  Italianar  m  Voi  , 
0  Sign,  Deodati  (gli  rirpofe  Monf.  Voltaire) 
iiPU€  mandato  ad  un"  Amante  V  elogio'  dclUi 
Jìié'  Amica ,  ma  permettetemi  eerte  riJìeJfiMÙ  » 
jàuore  ddla  lingua  Francefe  ,  eh»  Voi  trofM^ 
Mtì^att  •  Poi  dimoRra  che  ogni  lingua  ha 
1^  lue  particohri  bellntze»  e  rtf  lette  lalì  lieU 
lea^  della  lingua  F^anoefe  »  adi  italkma  ;  e 
conduude  in  verfi  ,  che  gP  itaUani  debbono 
far  minor  pompa  delia  loro  abondanza  >  deW 
la  loro  origine ,  de'  loro  onori ,  perchè  i  gran- 
di perfonaggi  non  devon  far  pompa  della  lo- 
to nafcia  *  ChQ  V  Italia  ha  amaiaeftriata 
Fiaocia ,  ma  clie      tal  rimprovero  indifcre-» 
to  ,  Artbbeio  ì  Fcanoifi.sforjnd  eoo  4irpia« 
care  a  mancar  di  rifpetcò  airitalbi  «  qiw»» 
di  eflò  Voltaire  palTa  a  dire,  che  i  Francefi 
fono  ufcrti  da  gran  tempo  dalia  pueiizia  ,  e 
con  p'vù  fcherzano  intorno  le  ginocchia  di 
una  balia  decadma  ».  oom^'  cg^i  eirQoesyiientA 
chiamava  1'  Italia  nel  tempo  che  arricchiva 
le  fue  idee  con  far  degli  Autori  italiani  la*" 
delizia  de"  fuoi  fludj  « 

$.  i5,  01'  hairani  liaii  fitto  torta  al* 
la  loro  eloquenza  nel  pretendere  >  che  Ic 
fetenze  tutte  fi  fufltro  infegnite  ,  e  ferii-? 
te  in  latino  ,  e  non  g  à  in  italiano  , 
giacché  fe  iit  italiano  ie  fetenze  ,  e  ie 
colè  fiiolbfiche  G  fuflTero  fcritte  ^  la  iir)gu^ . 
itaiiaiia  nelfeloguma  didailica  ow  iife^ 

idi* 


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lebbe  alla  fingua  Francefe  ,  nella  quale  £. 
Franceff  hanno  infegnaie   le  fcienze  ond*  è 
nato  in  efli  il  vantaggio  ,  che  un  Francefe  * 
colla  fola  propria  lingua  polla  ,  e  fappra  ap-  ^ 
profittarri  delie  dottrini  le  pià  ripolìe  d^  \, 
migitorf  Autori  dr  ogni  nazione^  ^  giacché*! 
Franeefi'  tutti  i  libri  di  ogni  tmtorm  hm- 
tradotcr  nefìa  loro  lingua,  e  tutte  le  fcrenze^ 
hanno  (critte  rjella  propria  lingua.  GTItalia-- 
ni  hanno  nel  proprio  idioma  tradotti  tutti  i- 
migliori  Hbri  ;  ma  fono  (lati  fina  agli  ukioìf  ■ 
tempi  oftinacr  adinfegnar  le  fcienze  per  oiez-- 
ZD  di  lingue  morte  $  e  G- fono  fatti  dé'gt^^ 
ài  oontraOf  »  fe  doveftEK>«  ò  n^^  infegoarfi  Iti' 
tali  lingue  arttiebe  le  fcienze  (ir)» 

$i  17.  Non  fi  può  niegare,  che  Io  fpi- 
rito  di  pedanti fmo  abbia  fatti  infiniti  pro- 
gredì neir eloquenza  italiana,  e  ne'commen- 
tarj"  di  lanit  Autori  fopra  Dante ,  Petrarca  ^' 
Arioflo ,  Taflb  •  Ma  i'  idedb  han  fatto  i  pep- 
danti  Còinineataiod  di  altee  lingue»  nè'que- 

•  •  • 

''ir 

(il)  li  Sig.  Aùtfétori  Tofea,  cHe  tutte  fé  Scìen". 
K  folTcro  trattate  in  ItaHano.  11  dottiffima  Daef 
(cride  uar  opufcuto  dell*  oblilo  di  parlar  la  propria 
lingua*  Si  oppofero  a  qiicfta  tale  opinioae  del  Mu- 
»  retori ,  e  del  I>aU  Romolo  Amalèo  nell*  opuscolo  de 
tffit  Latina  linguje  retinendo  \  ed  Antommaria  Salvini 
fi  una  no(4  luaghiifiina  alla  Perfètta  Poeda  delMurata-* 


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flo  è  difetto  della  lingua  Italiana ,  ma  della 
poca  Logica  di  quelli  Autori  «  che  cornip«* 
ipcro  la  lingua  Italiana. 
.  ^  V      i8.  Chi  voIefìTe  un  Sag^o  delPelo* 
Franoefe  potrà  leggere  i  .  molti  Au* 
iborì  ^  che  di  eflà  hanoo  fcritto  (12,).  (Moke 
còfe  fiiil*abu(b  deiP eloquenza  Franoefe  (ì  fo- 
no oflTervate  nel  libro  intitolato  il  D'qionario 
Neologico  aW  ufo  de'  belli  Spìriti  ,  libro  ,  in 
cui  fi  prende  di  mira  Monf,  de  FonteneUe  • 
Nd  Umfio  del  gufto  di  Monjl  de  Voitairt  (i 
danno  molti  giudi?)  fugli  Autori  i  più  puri 
deir  eloquenza  Francefe  ,  e  cosi  ancora  n^I 
Catalogo  degli  Autóri  del  'Secolo  di  Luigi 
XIV.  Molti  difetti  di  ftrane  iperboli  neli' 
eloquenza  di  Monf.  Roujfeau  ,  che  è  creduto 
V  eloquentiffitno  tra'  Francefi  ,  fono  flati  no» 
tati  da  Monf,  PéUijfot  (13).  Bifogoa  conier- 
^  Tom^lL  '  £  «  lare^ 

(il)  TahltMu  d(  L* elo^uenee  Trancoifi  par  Char^ 
Us  de  Sani  Paul.  M*  U  f^ayer  U  RAitùfifue  du  Prin* 
*€e .  JSalfac  Traiti  de  la  grande  eloquente ,  Bouhours 
EntreUens  (T  Ariftt^  Ù  <t  Eugene  ^  Gr  la  Alaniere  de 
^iien  penfer  dans  Us  ouvrages  (t  efprit .  il/,  de  Save^- 
rien  •  Yiifioir  de  la  Rhetorique.  dans  l*  hifijir,  des 
progr.  de  t Efprit  humaia  dans  Us  Sciences^  &  dans 
Us  Arts  Tom*  ///•  edìu  in  8«    .  . 

(13  )   MtUn^  di  LituràtuH  nelle  (uè  òperp 
FlL  pag»  ipa.  edit»  in  t&.  I77p«  SiWedano  ati^ 
Cora  le  MtmUus  fitt  U  lUuratitn  Fraacoije  àitVt 
ifte&  Aaioie. . 


434 

/are,  cfie  gP  Italiani  non  tanno  nelP  Ifloria 
naturale  ,  e  nella  Fifica  i'  eloquenza  di  un 
Bufiòn>  e  di  un  Afaupisr^urs ,  neiriftoria  noi| 
banno  un  libnp  come  qud  de)  Secolo  di 
Luigi  ^IVt  ,  nella  Poiidca  non  vi  tmai 
semui  come  qaelb  del  ifonttfquieB  ^  qm^P 
Italia  in  ifcambio  Ibpra  k  ifiefie  matirie  bi 

avuto  y  ed  ha  penzatori  più  favj ,  e  più  ferj^ 
che  fanno  più  penzare  ,  e  meno  adornare^ 
e  ricamare  col  pennello  poetico  •  L'  ifleflè 
riflefljoni  ponno  htG  per  molti  altri  Autod 
delia  ietteiatora  Francefe ,  ad  Ualiaoà  (i^)  • 

i,  Gl'Ingieiì  liaanp  gnuMÌt  niodeUi 
lidi!  cloquem  Cf me ,  clia  6  aggin  ne'  paiv 
lamenfi  circa  gii  afiari  di  flato.  Hanno  otcf- 
ini  Autori  di  eloquenza  iflorica  come  David 
Hume ,  che  è  per  altro  troppo  carico  di  or- 
namenti ,  e  aliai  lungi  dalla  gravità  di  Tap . 
erto  •  Neil*  eloquenza  didattica  Boiingbroke  ^ 
Shaftsbury  ,  David  Hume  ,  Locke  ec.  fonp 
!  loro  erpi^  ma  Tpedb  pieni  di  gravi  errarr, 
fpeflb  tetri,  ed  aflrafi ,  come  fi  può  vedere  in 
Cudirorth ,  ed  in  Burnet  ancora.  Nelle ComedTie^ 
e  nelle  Tragedia  non  baaoo  moiit  modelli 

•  di 

•  •  • 

(14)  Si  può  offervare  jl  Pifioufsaux  I^dches 
Xi  M.  de  .Voiuire ,  nel  quale  fa  molte  riflei&oni  Tulle 
^lUliti  letterarie   de*  Franccfi,  riilcflioni  imparziali, 
perchè  facic  J.i  un  appiffi  niaco  dclU  nazione  Fraojieic^ 

onde  Aoa  poano  eiTcì  foipecte  alU  fua  «koioac  • 


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435* 

«^a  oppore  a'  Comici  Greci  ^  Italiaftìi ,  e  Frao- 
ceG  ..  L'eloquenza  Elegiaca  di  Odoardo  lmc 
Q  4aài:lomana  dalla  propriecà,  e  preeifione, 
•  meOft  -pitovolezza  di  quella  di  Tibulla, 
vdf  Properzio  ,  di  Ovidio  .  Jone  fembra  un 
Jicantropo  y  che  ulula  9  quelli  cigni  ,  die 
,15  lamentano  .  L'  eloquenza  del  pulpito  ,  e 
^e^fermoni  Inglefì  è  aliai  diffìmile  di  quella 
de' Predicatori  Francefi^  ed  Italiani.  Si  pon- 
no  vedere  i  Ter  moni  del  HUotJcn  ,  e  dello 
Snioldridge    L'  eloquenza  poeuca  degli  In- 

SleO  è  aflai\entufiaÌlica(i5'),cDme  fi  può  ve- 
ere  nel  JUibon ,  e  nel  Shàkejpcare  ,  e  talora 
r  eloquenza  filofofica  diviene  anche  entuGa* 

£  e   2  dica. 


  ^ 

Ì15)  Chi  vuol  avere  un  £iggio  dell'  Eloquenza 
1  dee  leggere  il  ifTalUr  nel^Poemecco  inUa 
morte  di  Olivier  C^mWel^  nd  giorno'  dì  qual  mor- 
•le  dflèado  (ncoeduca  una'  ^ra  'tempera  »  egli  eftiama 
coti  —  il  deU  tefCM  ftiejla  grand*  anima  colla  ttmpefte 
€0SÌ  clamorofe ,  comi  U  fua  fama  immortale  •  1  fuoi 
ultimi  fcfpiri  Jcuotoa^  ^uejt*  ifoU  f  e  gli  alheriyftnia 
igffer  tagliati  f  cadono  per  la  fua  pira»  Le  loro  radici 
Jaltano  in  tuia  intorno   al  fuo  palano  .    Cosi  mori 

.'.'Romolo   Cosi  le  quercini  ed  i  pini  sfrantumati 

furon  difperft  intorno  ad  Ercole  Jlefo  morto  La 

natura  ijlfjfj  fi  è  intcrejfata  nella  fua  morte.  EJfa  I14 
'  fofpirAto  .  Da  tali  fojpiri  il  mare  i  fiato  fmoffo  con 
tanta  violenta  ^  che  le  fue  onde  agìuuidofi  ìi  jon  por- 
4at€  alle  fpùnéé  le  pìii  fùnoti  f  ad  éamOi^iarc  U  mor- 
U  id  fom  -  Bihli9th*  Mritanii*  ToBé  U.  i^art. 
JL/>ag.  IMU  • 


1 


4?(? 

nica  ,  come  nella  Teoria  della  Terra  del 
Burnct,  ed  in  molti  luoghi  d^ìfVhifton,  neU 
-le  opere  dt  ÌVilkint  ,  o  ftrate  nella  Lma  ^ 
Viaggi  di  Gullivti  ec,.  Pope  è  M  loto  mN 
pifor  Poeta  «  ed  in  pocbe  ioio  opere  non  if 
incoatra  l' entufiarmo  ,  ed  il  tetro  della  na« 
rione  ,  che  fi  trova  fin  ne'  paefi  burlefchi , 
Dei  refto  hanno  Autori  d'  inimitabile  fubli- 
mità,  e  di  clegantiiQaia  eioq^ueaza(i6)  • 

PAR. 

* 

(i51  Dalle  co^  da  noi  fia  qnl  dette  fair  elo- 
quenza Greca,  e  Latina,  e  delle  moderne  nazioni  ri- 
fultano  i  Tegnenti  corollarj .  i.  L' eloquenza  antica  ,  o 
moderna  non  dee  giudicarfi,  fé  non  Tulle  cose,  nelle 

2 inali  ^impiega,  o  fi  £  impiegata }  e  dopo  eflèrfi  con* 
derata  in  rappono  alle  eose,  ed  iTraztoeinj  dee  ooa« 
fidecarfi  ih  raf^ono  allo  ftile»  ti  qoale  è  ièmpre  ià 
apporto  dell'idee»  e  delle  cose*  Sari  dunque  tounie 
ogni  eloqnenea  occupata  a  dir  parole,  e  non  me* 
9.  L'  eloquenza  di  coloro,  che  hao  detia  coee,  dee 
e(àininar(ì  in  rapporto  alla  verità,  alla  ragione,  ed  al* 
la  Tuffi ftcnza  delle  cose  ,  che  dicono .  3.  Si  dee  olTer- 
vare,  che  Te  gli  antichi  talora  corruppero  l'eloquenza 
collo  ftile  Afiatico,  molti  raoderni  Oltramontani  l'haa 
Corrotta  con  aflurdità  perniciofìffìma,  coli' empietà,  eoa 
dottrine  erronee,  come  fi  è  da  noi  o^ervato,  ond'  è 
che  tali  autori  devon  legerfi  con  cautela*  4*  E  final- 
mente che  le  lodi  da  noi  date  aUofttle,  ed  all'eloqaenzft 
di  varj  autori •  Ingleft»  e  Franoefi,  t'incendano  limitate 
a  quelle  Tole  cose,  che  (bno  in  eC  lodevoli,  come  fi 
è  da  noi  pid*.yolie  dichiarato,  intendendo  noi  di  apr 
provare  in  ogni  nazione, ed  in  ogni  autore  le  iòle  CQ« 
fe  uniTormi  al  vero  raziocinio  y  «  alU  fcca  (jurìfinni 
cioè  a|U  ?cra  religione.  ' 


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PARTE  YIL 

Dello  ftile  ,  e  delT  eloquenza  in 
rapporto  alle  cofe ,  alle  ^ 
materie  ^  alle 
fetenze. 

.  e  A  p  o  I, 

DM  tiùfiuxtia  dei  fuifìto  cr. 
$.  t. 

Eloquenza  del  pulpito  abbraccia 
tutte  quelle  cofe  ,  che  i  facri 
MIniflri  deU'  Evangelio  predica*^ 
no  a*  j)opoii  dé  un  luogo  emi^^ 
•  nenie  étitp  pulpito  ,  fugtjh  (i)  • 
L'eioquenia  dot  pulpito  ha  Toftid  varj  cam« 
^  E  e   3  '  bra^ 


biamentf ,  fecondo  i  vaij  fecolf  flélte^^icnze 
più  ,  o  meno  iti  ufo  predo  coloro  ,  che  1* 
adoprarono  •  Troppo  ci  divagherebbe  dai  no* 
Aro  illhuto  il  voler  &re.iin  piano  ragionato 
^eiie  varietà  ddl*  ttoqueÌM-  dei  pulpito  ri- 
guardo. «Ilo  iliie,  ilie  pirolev  ^  ft'^feharerr^ 
dal  principio  della  Chiefa  fin'oggr  •  GP  ]flo- 
rìci  EccJeuartìcr  ì  più  fimofi  rorahiiniflranò 
4n  ogni  fecolo  gli  efempj  di  tal*  eloquenza j 
e  mollo  meglio  ce  ne  fomminiflra  gli  efem- 
pj-una  fonologica  let^uqi  ri^qBbl9(;ile» 
gu  Oratori  facri  ,  cfie  ogni  nazione  lia^ro- 
dotti.  Cirt  pòi  vòrefle  vedere  il qiià^  deU 
la  fàcra  eloquenzlf  inrim>|tl  ÌÌM  full'  elò<  alien* 
za  del  pulpito  ,  avfà  molti  libri  da  legere  , 
«  tragii  alui  il  PmÌ£arola  «  «d\ii..<^N/7ÌAa 


XJt» 


luogo  il  pili  elevato  del  Teatro,  oel  quale  li  reciiafa* 
no  Cototnedic*  Si  veda  lo  Stefano  nel  Teforo  àtlUt 
lingua  Latina^  VOCe  tmlpitum.  lodi  (i  difTe  pulpituniy 
qualunque  luogo  emineuce,  da  cui  (ì  farlava  al  popò- 
lo .  Sueion,  de  Ciaf.  Grémmatìc.  Cap.  IF*  Finalmente 
tal  vocabolo  dinotò  quel  luogo  elevato,  e  iliftinro  nel- 
le Chiefè ,  o  altrove  ,  da  cui  fi  parla  a'  Fedeli ,  ed 
eloquenia  del  ful^ito  ^.  (ì  diUe  la  luateria ,  della  quale 
fi  j>arlava. 

(x)  II  Caeffii»  trattò  ètXT  Elopunit  Ssira .  ET 
però  ^  oflèmr£,  dié  ftet  lo  la  ActÉ  elo^im, 
ù  è  da  molti  ri  Aretta  «]ui4òJa'eIoqueiita  del  jpulpico, 
cioè  alle  prediche  ,  Panegirici-^  edt  Orazioni  nmeWi  • 

Ma  .«Ini      f'A  fjMt»  ìm  ttmm  l-doqiieifea 
•  .  era 


uiyi viZLLi  by  Googlc 


$.  ^.  Le  prime  orazioni  ,  i  primi  di- 
IcorG  M  che  gli  an^cbi  f^ceano  dai  pulpiti» 

../Come  baona  parte  di  molte  cerimonie  ,  e 
riti,  confifleano  piuttoflo  inazioni,  e  rappre- 

Jmaiioni  ,  che  in  parole  ,  Si  uniron  poi  i 
difcorfi  alle  azioni ,  e  ai  raziocinio  ,  e  final* 
mente  ìncrodottoS  il  buon  guflo  deii'eloqueii- 

,  za  del  pulpito  ^.  divine  ella  tutta  pruove, 
tutta  raziocin)  i  e  così  fi  cersò  .di  parla»  a* 
j[{ì  occhi,  ed  alla  fantaCa ,  quando  ii comìn- 
cio a  ben  capire  die  1*  antica  eloquenza  di 
azioni  era  fpeffo  poco  erpreflìva ,  e  movea 
paflioni ,  non  la  ragione . 

L'eloquenza  del  pulpito  ,  oinmiP 
foe  fu'  doveri  della  morale  ,  o  parla  de'fon* 
daoaenti 'della  Religione  »  e  fui  Catecbifmo» 

'p  lò()a  ì  Santi  ,  e  gli  eroi ,  o  corregge  ,  e 
riprende  i  vh]  ,  o  efpone  la  Sacra  Scriiiu- 
ra  .  Quindi  ognun  vede  ,  che  i  fonti  dell* 
eloquenza  del  pulpito  fono  la  Teologia  dom- 
malica,  e  morale  >.i'Iilocìa  ficcleOaflica ,  o 
Isi  fci^oze  a  cbe  conducono  alT  intelligenza 


<  età  io  lapporio  alle  fpUghe  elei  Wmngtlo  a'  (èrmoni 
noli'  attCBÌniflrazione  de'  éaò  Sicranienci ,  a'  fetiDOiii 

che  fi  predicano  nelle  carceri,  e  ne*  laoebi  delle  con* 
ialine,  ove  fi  convertono  gli  empj,  a  difcorfi  nelle 
ft\n2c  dcgl* infermi,  c  de'  moribondi,  a'  difcoifi  fuUe 
fitide  nelle  calamità  publiche ,  come  ofTerva  M.  de 
I^ttifcU  Erudii.  Cempieu  Tom.  llL  fa§»  74*  tdiu  in 


dc'iibri  facrì  ,  e  de' Padri  (3)  .  .Dunque  le 

facclià  richiefìe  per  eflere  un  gràn  Teologo, 
'  fono  necefTarie  per  efTere  un  grande  Oraiore 
*  del  pulpito  ,  H  quale  ,  quando  anche  fi  vo» 

iefle  limitare  alle  fole  prediche  di  morale , 

dee  .eflere  un  gran  conofcìcore  del  cuore 
*  umano,  e  delPlAoria  faqra»  ^  profilila  »  cbe 

et  manifefla  i  Tvilappi  del  cuore  umano  uei- 

le  operazioni  dell'  Uomo . 

§.  4.  Lungo  farebbe  il  Catalogo  de'  re- 

quifiii  necelTarj  ad  un  Oratore  facro  ,  e  de' 
mezzi  per  pervenirci  •  V  eloquenza  facra , 
dee  variare  nello  flilc ,  come  variano  i  fog* 
getti ,  de'  quali  C  tratta ,  ed  i  talenti  di  xo- 
ioro  ,  a*  quali  fi  paria  •  11  primo  fcòpo  del 
facro  Oratore  dee  eflere  il  perfiiaderc  ,  ed 
infegnare  le  facre  verità  ,  onde  dee  più  ba- 
dare alle  cofe,  che  alle  parole,  non  dee  far 
pompa  d' ingegno ,  ma  dì  bontà  ,  fantità  ,  e 
zelo  per  la  faluie  delle  anime .  Non  dee  af- 
fetràre  il  profano  fiile  dd*  Greci  ^  e  de'  Lati« 
lìi  ,  o  una  dicitura  troppo  poetica  ,  o  unft 
ertrdizionè  afièttata  di  Filofofia  ^  e  di  Meta- 

fiCca» 

m 

! 

•  > 

80.,  Oeuvr.  CompUu  Tm»  Xll  9  ore  parla  deli'Ek»»  / 
quen2a  Sacra, 

(3)  £uiJJ.  Ifagog,  ad  TheoU  Chi  volefle  ferie  , 
e  (àvie  rifieflloni  fulla  facra  eloquenza  de]  pulpito,  do- 
vrà legere  il  VII,  Trattenimenio  fuUc  fiunie ,  fcritO 
4al  ciocco ,  e  lavio      Latny ,         •  /  ». 


fifica  ,  come  fanno  molif  ,  cj^,  t^n  tìP* 

tedra ,  e  |,er  afiètS  &  dftr  ^;'* 
no  Filofofi  preflb  i  verf  r,»'    •    t ^ 

prie  a  foggcto  di  cui  fi  tratta  .  Le  £S 
oraefoni  non  devono  effere  .  né  rrónn!  • 
-the,  „è  troppo  prive  di  «^^^iX* 
predicare  con  iOiie  proprio    V^««^  t- 
uditori  ,  il  wgno  J?S  'J  ?  r  ° 
Signore  (^).  »  «  CrocefiOo 

T  ""'^^«"«o  co/lume  nel  nuInL 

prende  dalla  Sacra  Scrittura  totia 

«1  parte  della  predica  ,  "  '.^1' 

fonda  l' a/Tunto  'del  difc^rfo ,  fa  dWBoT  5 

Si^^  ^1  ''"'^        '       taluni  iiaa 
«wouÉo  ,  che  li  tema  nuoce  piuttoflo 

«wva  ;  alla  Bontà  dell'  eloquenza  faS  '  ^ 

ctó  Tempre  1'  Oratore  "  daS^  » 

^  e  ci»  ,»  mtroduflèro  ne"  tempi  pò- 

flerio- 


44^ 

lUrfori  ddia  decaddi»  delle  fcieme  ;,Nqo 
Vi  è  '  dubbio  I  che  lenza  temi  l*  eloquenza  (a* 

era  farebbe  più  fpedita  ,  e  più  libera  ,  ma 
Tufo  introdotto  dettemi  fembrando  non  po- 
terli ,  nè  doverO  traiafciare  ^  anche  perchp 
taluni,  credono  eder  cofa  molto  utile  j  e  com« 
moda  j  alla  quaici  gti  orecchi  dei  publico  fi 
iooo  aftoefatti  ,  potrebbe  fembrare  /a  molti 
Dn  paradollb  Tabolizione  deVmi ,  moltd  ptu, 
che  oggf  fi  è  introdotto  il  coQume  di  pro- 
porre temi  a'dìfcorfi  fcicniìfici ,  a' Jibri,  alle 
didèrtazioni  tutte;  ed  inoltre  il  tema,  o  te- 
fto  adopraodoG  nelle  prediche  di  morale  ^ 
ferve  tome  di  fpiega  alia  Sacra  Bibbia.,  éa 
a  fiirla  giiSare  al  popolo  j  nelle  ómiEie  al 
(quale,  e  nelle  morali  infinuazioni  al  mede& 
mo  ,  è  cofa  aflai  utile  il  tema  per  ifpiegar- 
lo,  e  dilucidarlo  ,  e  farlo  capire.  Nelle  ora- 
zioni poi  fulle  lodi  de'  Santi ,  che  fi  dicono 
difcorfi  panegirici  ,  (ì  pptrebbe  .  il  teoia  ira* 
lafciare.  Del  reflo,i  ucri  Oratori  fapranno 
meglio  di  noi  quanto  più  conviene  al  ioro 
facro^  illttiito  ,  e  potranno  efli  correggene 
audlr  errori  che  crederanno  in  queflo  di(cor« 
lo  fulla  loro  eloquenza,  nella  quale  eill  [oaQ 
ì  giudici  competenti* 

§.  6.  L'eloquenza  del  pulpito  traile mo«* 
deme  nazioni  ha  fiorito  neli*  Inghilterra  a* 
tempi  di  TiUatfon ,  e  di  Smaliridgt  (j)  •  ^ 

P. 

tSÌ   Sull'eloquenza  icl  pulpito  ia  lag^lteaa  va. 

rie  .  • 


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P.  Bowrdaluc  >  e  Majpllon  fono  flati  i  t^a 
Oratori  i  più  iHuflri  delhFrancfa  *  il  Segnc» 
ri  ec.  neir Italia 4  Ma  l'eloquenza  del  fàmo- 
fo  Francefe  MàJflUon  niilla  tede  a  quella  di 
Demo(lene>  e  di  Cicerone.  Quando  MajJiU 
lon  predicò  la  prima  volta  il  fuo  famofo  Ser- 
mone del  piccol  numero  degli  eletti  ,  fu  tale 
la  commozione  negli  uditori  ,  che  fi  fenti 
un  mormorio  di  acdamaiioól  e  di  apptaufo, 
e  fi  vidde  la  metà  dei  popolo  alzarn  fo  piè 
flupefatti ed  immobili  *  Riferiamo  qui  ii 
più  bel  petto  di  eloquenza  di  tal  fermone . 
Io  qui  fuppongó  ,  che  quejla  fia  V  ultima  ora 
di  noi  tutti  ,  che  i  Cieli  fi  aprano  fuUt  nofirt 
iefte,  che  il  tempo  è  pajjato ,  che  V  eternità  co» 
mincia,  che  Gesù  Cr^ìo  càmparyci  àgiuikm^ 
tà  fmndù  It  Mfirt  ópéraihni  i  e  che  noi  pam 
qui  wdd  fif  ajpettat  da  M  Ut  fimnfa,  o  di 
vita  ^  ó  di  morte  etéma  .  Io  ve  lo  dimando , 
tolpìto  dal  terrore  come  Voi  ^  non  feparando 
la  mia  forte  dalla  voftra  ,  e  mettendomi  nella 
medefima  fitua^ione  ,  nella  quale  dobbiamo  noi 
comparire  avanti  al  nofiro  Giudice  s  fe  Gesti 
Crifto»io  dico,  comparse  adejfo  per  fare  la  ler- 
9Me  foparapona  éegiufli  ^  t  de  penami^  cra^ 
ier^e  voi  ^  Ae  H  maggior  mimerò  fi  fujfe 


rie  oK^vnàùni  fece  ti  Sig.  Mijfoa  iA  6è  Saittoiore 


1 


jidvM  ì  Cftàmflt  Voi ,  che  H  mmm  ifgìur 
fti  fanbbe  uguale  al  numero  de  Peccatori,  Crc" 
•  derejle  voi  the  facendofi  adejfo  la  difcufflone 
delle  opere  del  gran  numero  ^  che  i  in  quefta 
Chiefa  ,  Ji.trpp.affiro  folamente  dìece  ffujti  tra 
noi  ì  Se  ne  trovarebhe  un  filo  ì  Con  ragione 
pfferva  Monf,  de  Vokaue  che  queflo  I>el  pez- 
zo di  eloquenza  la  cota  la  più  famola  ^ 
clie  fi  polla  ritrovcy^e  ira  tutte  le  nazioni  an- 
tiche ,  e  moderne ,  foggiungendo  che  tali  ca- 
pi dì  opera  ficn  troppo  rari  ,  e  che  coloro, 
che  non  fanno  così  comporre  ^  dovrebbero 
recitar,  queQi  Autori  (6)  • 

$•  7*  Per  r  eloquenza  del  pulpito'^  co* 
tne  per  ogni  elòquenza  ,  fono  }hdi4>en2abitc 
due  requimi ,  i .  grande  ingegno ,  2.  grandi 
inodelii  da  imitarfi  .  A  chi  è  sfornito  dì 
grand' ingegno  ,  nulla  però  giovano  i  grandi 
modelli,  e  nulla  giovano  i  precetti «Sulfelo- 
^ueiua  del  pulpito  ba  icritto  non  poche  co- 


{6)  VoU^ftnf,  Difc,  far  t  eloqu.  it  U  Ckaiu. 
Chi  volefTe  leggere  dotte  xi4«i&oqji  iull'  eloquenza  del. 

pulpito ,  dovrà  vedere  l' opera  Francese  intitolata  Fricis 
des  Loix  du  Gout  ArticU  IL  pjg.i^i,  ad  19^,  ediu 
in  II,  Paris  i777»,  come  altresì  M.  RoUin  nell'ope- 
ra intitolata  De  la  maniere  tt  enjeigner ,  O  dt  etudier 
Us  helles  Le  tire  s .  Tom.  IL  Liyr^  If^.  Chap,  li,  pag» 
41  !•  ad  Ahu  cdù»  in  11. 

♦         .         •    •  •        .       ,  • 


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le  degne  di  oiftrvaifi  ii  bmob  ìbnfi  di  U 

'Bhtft^t  (7). 

$.  8.  Secondo  Ibn  diverfi  i  var]  oggettr» 
e  le  varie  maniere  dell'eloquenza  del  pulpf-- 
to  ,  cosi  fono  e  devono  eflere  diverfi  i  re- 
^ifiii,  che  devono  precedere  alla  medefima^ 
fopra  i  quali  requiliti  »  non  è  noAro  idituto 
:À  dilungarci  •  Le  prerogative  generali  però 
di  UD  Acro  Oratore  di  ^pialunque  genere  de- 
rono  efler  mokiffioie»  e  traile  akie»  z.  Va«  ' 
fle  cognizioni  delle  fcJenze  Teologiche  e  "di 
quanto  dee  accompagnar  tali  fcienze  .  2.  Co- 
nofcenze  immenfe  dell' Iftoria  ,  e  fpecial men- 
te di  quella  del  cuore  umano  ,  e  delie  paf- 
Iioni  ,  e  h  perìzia  di  quelle  fcienze  che  a 
dò  condocono  «;  5.  Lettura  Fiiofofiga,  e 'ra- 
gionata de*  migliolt  Scrittori  di .  bcra  elo- 
quenza 3  e  de*  Santi  Padri  •  4.  Lettura  di 
Autori  profani  per  prender  da  efli  ciò  cfre 
conduce  al  Tuo  intento  .  5*.  Cognizioni  Fiio- 
Ibficbe.  per  ben'  ordinare  T  idee  ,  e  le  cofe 
pei  movere»  p«r  fuadere»  e  conriocere  ee» 


(j)  td  Bfuyifi^Caràdér.  ChMf,  if.  SI  TdbM 
•Ittcn  i  tmtunlminti  fiUt tUpunié  del  Pulpito^  é 
ùi  fmUd  étl  TufQ ,  di  qual'  open  rrancefe  jè  autore 

Cfum%     è  impcefla  a  Fac^  nei  iM^  ia  4»  • 


•  •  • 


CAPO  IL 

D^<l0{«en{a  iel  Foro  * 


I Rettoria  ,  e  coloro  s  che  Iianno  fcrìtto 
di  ^«ioquenza  per  io  più  hanno  intefe  pec 
li  nome'  di  eloquenza'  i'  eloquenza  die  nd 
firn  dirpata  fidle  coniro?erlie  legali  tra  pii^ 
vati  ,  o  quella  ,  chp  nelle  granai  -aflèmbiee 
delie  nazioni  ^  rpecialmente  nelle  republiche 
tratta  de'  dritti  delie  nazioni  ,  e  de'  grande 
afiàri  •  Dell'  eloquenza  forenfe  ne'  privati  af- 
fari 9  e  litigi ,  fe  ne  polibno  cercare  in  ogni 
nazione,  dove  ,  dove  meno  ^  gli  efemp]  • 
Dell'  eloquenza  poi  Repubiicana  ,  cfae  tratti 
Bélfe  grandi  adunante  i  puMtd  affari  ^  fe  m 
Vedeàno  gli  efempj  ndi'  antica  Grecia  ,  e 

nei- 


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^7 

0dP  antica  Roma  a*  tempi  deHa  Rqilibiica  > 
«  fe  ne  vedono  adeflo  grandi  modelli 
nelle  aringhe ,  che  G  Anno  ne*  parlaqienti  df 

Inghilterra  • 

§.  2.  Le  leggi  furono  la  prima  eloquen- 
23  ,  e  la  prima  Filofofia  delle  antiche  Na- 
zioni^ che  cercarono  di  confervare  19  verfi 
quelle  idee  che  ebbero  fui  le  leggi  ,  fuUa 
Cormogonia»  e  falla  Teologia  Pro^.Dail* 
eloqoenaa  che  cercò  dilucidare  ,  interpretare» 
e  adattare  a'  cafi  particolari  quelle  leggi ,  nac- 
que appunto  queir  eloquenza  argomentatrice 
circa  le  accufe  ,  e  i  delitti ,  i  premj  ,  e  le 
pene,  f  iofìocenza  ,  e  la  reità ,  e  fi  adattarono 
a*  cafì  particolari  gli  flabilimenti  generali  ia* 
legnati  dat)e  leggi ,  e  pratticati  da^  popoli  ne^ 
delitti  ,  e  nella  difela  >  e  (cpnferyazione  de* 
dritti  tutti  /degi'  individui  ,  delle  famiglie  » 
e  delle  nazioni  .  Quefla  eloquenza  fi  è  quel- 
la che  fi  aggira  fopra  il  dritto  pubi  reo  ,  e 
privato»  e  che  adatta  ta)i  dritti  a' cafi  parti- 
jpplaci  eramioaiiflo  i  principj  del  dcptio  nam- 
^* vaie ,  delle  genti  >  e  civile  ,  efaminando ,  ed 
Interpretando  i  dritti  ,  e  i  fiitti  ^  (piegando 
Sn  gener^le  le  leggi  »  o  pure  trattando  di 
fpiegar  effe  leggi  ne'  cafi  particolari  de'  giu- 
dizj  Civili  ,  e  nel  Foro  ,  o  fia  nel  luogo  , 
ove  le  controverfie  fi  decidono  tra'  privati  , 
^me  la  grande  elo<|ueaza  legale  tratta  nelle 
grandi  affemblce  i  punti  di  dritti  delle  gen<- 
ti^  c  publicoa  o  di  dctt»-aamsa)e  ^  Si  do. 

Titb- 


44*  * 

vrebbe  dunque  T  eloquenza  ,  in  rapporto 
dritti  j  Goofiderare ,  come  divilk  in  d0qiimi€ 
legde  9  che  fpiega  ,  iiluClra  >  adatta  a  varf 
caU  i  priocipj  geneiaii  d'ogni  diritto  oaturah 
le  ,  delle  genti  ,  e  Civile  j  che  infegna  1* 
arte  di  far  le  leggi ,  di  capirne  Io  rpirito ,  di 
adattarle  a  tutte  le  nazioni  ^  e  di  vederne  ie 
caufali,  i  fini,  gli  ufi.  Tane  dMnterpreure 
le  legai  civili  ec«  (i)  ed  in  cbfiiciifa  foren* 
fi  »  cne  difputa  prò  e  oontra  nelle  oontefe 
de^  privati  nel  Foto ,  in  quei  luoghi ,  ove  (i 
deadono  le  liti ,  e  i  drini  de'  privati  • 

$k  3.  Ogni  eloquenza  legale  ,  o  Foren- 
fe  è  un  f  erfeuo  fiUogirmo  logico ,  dilatato 

^  .  alla 


(lì  Solf  eloauena  del  foro,  fugli  (bdj  oeceflìi* 
'If,  a  m  vaol  giudicare  le  canee,  e  difeiidetle  .,  niv^ 
ao  ha  meglio  (crìtto  ,  àtì  Francese  Mf  Daguefi 
Jkam»  Si  veda  il  dio  Difcorfi  pronunriato  per  t  tper» 
tmfil  dell*  udienie  del  Parlamento  y  cne  è  il  primo  <le* 
liioi  Di(corfi .  il  1.  Oifcorso  è  full'  indipeiuUnis  delt 
Avvocato,  Il  àfulU  caufali  della  corrùihng  dell' 
eloqutnia  .  Si  vedano  altresì  U  fue  Iftruponi  intorno* 
agli  Hudj  piti  proprj  per  formare  un  Alagiftrato  y  la 
prima  delie  quali  Iftruzioni  contiene  un  piano  generale 
di  ftudj  proprj  a  formare  un  Magiftrato,  la  2.  Iftru- 
anooe  coociene  ccceilenci  precetti,  e  riflelTioni  Tulio  Au- 
dio deiriftorìa»  La  j*  condeoe  regolameoci  diverd 
circa  gli  ftudj  delle,  belle  Lettere  jr  e  Ja  qoana,  e  la 
qainta  compreodono  oflèrvaziooi  iiiUe  Leggi  CtvUt ,  e 
Canoniche.  Si  veda  DMgKkffm  Oetmm  Tm.h  IW« 
éun  iff%*  in  B.         '  •      :  , 


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9Hà  miniera  Oràtorra  ;  o  FiIotbScà^^  com 
le  circDllanze  rìcFiieJano.  Le  leggi  naturai^ 
oKrilr,  focali  f  (bno  le  'imggfori  del  (illog'cP-^ 
mo ,  i  Ctttr ,  e'gli  avveaimranit}  »  che  de\^o*  • 
no  rifolverfi,  fona  ie  mrnof i .  Le  rifóluzio  ir,  . 
che  nafcono  da'  fatti ,  e  da'  dritti  fono  le  con- 
fèguenze*  L'ifteffa  dee  dirli  dell'  eloquenza 
dei  foro  cìvriie,  oe!  quate  ia  iegge  è  iatiìsg;-' 

S^oce    ii  fettot^  e  ié  pniove  la'  minore  .  -^'^ 
ecreto  i  ;è  la  oonfegueoca'.  N^'-fillógHjiti^ie-  * 
pali  &  richiede  ddbqutr  cinta  la  Logica  , 
fili  Criuca  po(fi%tle  ,  e  cuttaT  arte  A  ragio- 
nare ,  che  polla  ia  vera  ,  e  foia  Filofofia  * 
folli miniftrarci  •  Ci  fi  richiede  ia  fcienza  de*- 
dricci  tutti  di  qualunque  genere  ,  quella  de*  ^ 
£ittf  ;  e  quelfa  iche  infegna  di  E>eii  ragionare»  ^ 
e  ben, coiiofciere  ì  fatti  .'e  i  dritti*,  e  l*arte«* 
di  fot  ^enzace  ojllé'  proprie*  idéò  ;  e  (|uelia''' 
dt'Bèn^èfamfhare^Ie'alttai  ,  vale  a  dite  cba^ 
nell'  eloquenza  legale  c  inclufa  la  'Fflofolìa  , 
e  fa  vera  fapienza  nella  maggior*  ampiezza 
dèi  (Tgof ficaio  di  tal  vocabolo  ,  cioè  iicogrù*^ 


  . 

(a)   CJi  antidii  cWamitono  Sapienza ,  è  Flto^o-  * 
cucce  le  cogaizioni  utili,  e  (blide»  e  neceflacie  ali' 
Uomo,  ed  alla  Socieci,  cioè  l'arce  di  bea  psnxars,, 
c.  di  ben  dire,  l*  arce  di  giovare  a^li  altri,  ed  a  (e 
fielTj ,  Chi  dcfìdsralC;  faperc  i  req^  liw   della  fìpicaia., 
ellkrj/  ali' elo^u^tuA^  dei  faro  j.c  d^I  £al£Ì(o,  dee 


§•  4*  ^  dunque  cognizione  cTie 

fa  fuper flua ,    o    che  ballar  polla    air  elo- 
quenza Forenfe  »  ed  alla  legale  moie»  più  » 
Ma  intanto  fi  crede  da  molti  ,   e  G  prattica. 
r  oppoflo  t  amtentaodonoC  taiani  ddP  arte, 
de  aiterare  i  fiitil  ,  o  di  uri*  do^jpèm. 
Babuliflica  >  e  foSfiica  ,   e  aedendo  ,  che 
tutto  ciò  fia  r  eloquenza    forenfe  ;  ma  non 
cosi    credeano  ,     ne    cosi    penzavano  .  gli 
aoiichi  Greci ,  ed  i  Roroani  ,  nè  lar  era.  IV 
eipqueoTa  di  Oemoftene  »  e  di  Qceroo^  .. 

j*,  liungb  i^Iima  cofa  j  e  Tuperflua  Ci* 
rebbe  H  parlare  de*  reqqifitf  dell'' eloquenza 
del  foro  s  giacchi  dovrebbero  efaminarQ  le* 
fcienze  ed  arti  tutte  richiede  ,  e  contenute 
nelle  leggi  ,  e  le  circoflanze  per  ben  riufci- 
re  in  tali  fcienze  ,  materia  trattala  in  vano 
dii  molti  dotct^  giacche  la  gìpventù  dei  ^9'<^ 
corre  al  folo  pronto  lucro  per  lo  pii  ,  c  fik 
]]  lucro  il  fine  delle  fqenze  legali ,  che  cÒQ^ 
fiderà  tutte  rrncbìafe^  e  comprefe  nella  iet* 
tuia  di  uq  y^rdc  di  tin'Oinoton^a  e  crede. 

che. 

•  <  »  ■  y 

'    •  T 

.     •  t  * 


leeue.  l'opnfcolo  firanoese  lodtoht^  Satrifiens  fitr  t 
tSquenci  ait  la  Ck^iré-^,  9'  du  haneau  '  par  Ai.  Ciw 
nt  in:  ix.  Fari4t  itftfé;','  ove  éì&xat  te  il  Predicaior^r 
dee  èflcre  eloquènte,  c  l'Avvocato  patericoiclè  l'do-- 
qncn^a  del  pulpito  fia  pid  difficile  ai  quella  del  forof 
9  fc  le  cioacna  iieao  occeUiirie  acUe  aringhe  • 


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cfie    cosi  flttdfando  fi  poflTa  coaJarre-  ad  o* 


late  rifieflionr  full*  acquìdo  .  delle  necedane 
Satìate  per  Peloqaenta  del  fora,., e  delle  teg« 
gt  •  la  cotrofiow  del  cuore  iJt  md^eTempio, 
ttoa  iCattf^Logica  yma  eauSv9f€ÌéQuiotì^LssL* 
teratia  «  ed  il  rincrelbi  mento 'di  col  tirar ,  co- 
me fi^ee,  il  proprio  intelletto,  ingainaao  per 

10  più  la  gioventù  del  foro  ad  andare  non 
§M.€undent'^^,,Jid  qua  ititr  ,  cona».  dice,  il 
latido  proverbio  .  Il  &ie;  delle  rdentc  ,  e 
iMltO'  pijk'daUb' Leggi  V  non  è  P  acc^iiftodel 
dlnaic^'k  (aa>i(  migliorare  dV  Uòma  ^Morale  ^ 

.  e^rehder  più  felice  refiltefwa^  del  medéfiino, 

11  fecbare  illefi  o  vendicati  i  dritti  della  So-' 
cieca,  e  degli  individui  .  Qaefto  è  il  prinai- 
tìvo  fcopo  di  t  kii  faenze  ,  tatto  it  dip^iù  è 
cófa  fecondarla  ^  ^  (j^aoda-  aoetie  il  iiicra-  fuire 
if  fine  delle  fcìenze  coom  molti  dicodo  » 
o^^B  ved^  yvche  E  laero^dleado  tanto  più 
grande  ,  qtttnto^'pià:' gri»dt  fono  -  i  progrefli 
in  quella  fcienza  ,  che  fi  profófTa  ,  ognuno 
dovrebbe  ftudiarfi  di  riufcire  il  migliore  ia 
quella  fcienza  ,  vaie  a  dire  di  elTer  fempre 
nella  perfezione  di  taleTcienza  occupato^  fi 
dt  'rlgttàrdàre  ali*  ottimo  ,  per  dlk  pià  ono* 
nito ,  più  difbnto^^  ptiiagiacoN^.  e-  per  miglio* 
tit  1^  fièdb  In.ogcibipòteff  ^  giacché-  è  chia* 
jB^  peo:.  l!ifiorìg)      il  kicco,  e  la  Ppctuoa  Io- 


no»  le.  alcr^  circoRanie  non  odano  (3),  ami** 
a  de*  favf  ,^  de'  quali  ne'  fècoli  tata, 
ve  .  ne  Ibno  flati  ,  ed  onorati  ^   e  dovfzro« 

fi  (4)  .  Dunque  non  fi  devon  credere  ia 
Filofotla  ,  e  le  fcienze  oppofte  ,  e  contrarie 
a' fini  degli  fiudj  legali,  come  credon  talunr, 
anzi  IA  ogni  ipoteli  »  Cooo  tali  Icieoze  infe«. 


())  Credon  cahuii  che  la  mHèm  fii  annefla  alle 
IcicDzet  ed  a  certe  Icieoze ,  onde  it  proverbio.  Poverà  - 
j$  nuda  p0i  Filofi/U  —  Coftoro  pet  difiogannani ,  cbq 
il  paoe,  ed  il  lucro  noti  fono  il  eompenso  delle  (Hen* 
Sdì  ma  la  probità  »  e  la  virtd ,  come  dimoerà  Pope^ 
Ufi  Saggio  fuir  UoiDO  Lettera  IV.,  avrebbero  a  leg*. 

fere  tale  lettera  ;  e  coloro  che  dicono,  che  le  Icienze,  con- 
ucano  ali*  avvilimento  dell*  uomo ,  ed  adducono  molti 
elcmpj  di  varj  Letterati  perfcguitati,  o  non  carati,  e 
perciò  fi  rivolgono  a  far   il  lucro  nella  declamatoria 
del  fjro  l'atte,  ed  il  fine  de'  loro  ftudj.  Ma  le  cau-. 
fali  delle  peifccuzioni ,  o  dell'  avvilimento  delle  fcien-  • 
se,  a  poQoo  vedete,  t.  nella  cormzione  del  Joiooio-^' 
le.  «•  nella  lóro  fiiperbta,  é  vinid,  onde  li  ttnéonm 
efofi  %'  f^iandi;  |«  la  nwildicem>'«  4.  h  ftravagana, 
ed  il  mal  coftume  •  5*  il  diiprezzo  di  tutto .  6,  il  vo^ 
]fr  riformare  il  mondo, onde  si  reodono  odiosi.  7; ne* 
loro  caratteri  efàminandogli  ad  uno  ad  uno  fi  ponno 
▼edere  le  cautàli  delle  loto  di&razie;  o  della  loió  o-;* 
teurita. 

(4)   sArizi  molli  Letterati  con  molti  difetti  fono 
fiat!  dalla  foituna  applauditi,  e  prolperati ,  come  e  ac- 
caduto a  A/,  de  yoltairc  i  non  oHante  il  fuo  Ocifino,' 
ed  irrehgioue,  ed  umor  cau^ico,  e  fatirico,  ed  invi*' 
«ftoid  talora*' Udii  diffinule  gludoio  può  £u»  di  .molti: 

;   i  altri 


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pambifi  dagli  fludj  legali  *  Se  non  fi  è  vero 
r  iiorofa  »  non  fi  farà  mai  vero  Legifìa  , 

5»  4»  L'  eloqaenz;a  del  foro  richiede 
molte  prerogative  ioieiiettiiali  ,  come  oilerva^ 
Cicerone  ,  giudice  competente  d?  ogni  elo- 
quenza (j)»  Gli  ogetti  deli'eIo<|uenza  foien* 

P  f  }  ie 

altri  FHolbIi  anad  y  epnc  é&  É(fttpimiéf  M 

Argens  ,  de  U  MttrU  se»  Agfipp^  »  Cicero-^  • 
sa  »  ^aylg  ,  M^o/ff  Z/gon  de  Groùi  ,  tatti  furo- 
no or  Àvoriti,  or  per&guicati  IbrciliUC»  (ècondd' 
Je  circofhnzc  delle  loro  operazioni ,  t  piani  d' idee , 
Nc'T  Iftoria  Letteraria  fi  vedono  o  prcfto,  o  tardi, 
gì*  inventori ,  e  promotori  delle  fcienzc,  e  delle  belle" 
arti  tutti  premiati,  aiicorcliè  aveflero  de*  grandi  difet- 
ti ^  i  quali  s'incontrano  in  buona  parte  di  elfi.  Si  ve- 
•d»  M,  Paliffot  ncila  Commedia  de*  Filofofi.  Se  fi  ba- 
da alte  Sfivtt  àt*  FUo(bir  antichi ,  fi  vod^nno  aooota^ 
.gli  aiTiiidt  ^  che  qatUe  han  prodotto  negli  umani  io* 
leUftd.  Gli  Scoici  guidafaiìo  i  loro  ^ìevi  ad  an  (li* 
^limiflìmo,  c  dolce  ^adfoiOy  i  Fìatonid  nel  regno» 
delle  chimere,  e  delle  ipotefì,  gli  Scettici  gli  avvoi- 
£eano  era'  dubbj,  i  Democntidy  e  gH  E^cucei  ne*' 
labirincì  deli'  empietà, 

(5)  Ferdijcendam  jus  Civite  ^  cognojcenda  le*tSy 
percipienda  ornnis  antiguitas ,  Senatoria  conjueiudé 
MfciplinM  reipuhlica  ,  jura  fociorum  ,  feeder j  ,  pa^io" 
nes  ,  CAufa  imperii  cegnofcenda,  eji .  Libandus  eji  etiant 
€X  omni  genere  urbaniiatis  facetiarum  ^uiddam  lepos  ^ 
ffuo  y  tanquam  fuU ,  perfpergAtur  cmnis  oratia  —  Ci-»  ^ 
€tr*  di  OrtOùn  /.  34.  in  quale  laogp  E  poi  (plen£dr 
elogi  delle  Idem  Legali  de'  Roro&ni.  E  l'ifieifo  Ci- 
ce|0|ie  nel  iècoado  libro  della  medefiìsia  open*  ir  Or#« 
\ipr»  cap.  I.  dice  cosi  Neminem  eloqutnttiy  non 
moda  jfine  dìtendi  àóSrina ,  féd  ne  Jine  omni  guideni 
fapientia  fiortn  m^mm^  Ù'ptétfim  pàttiijftp  òoiat 
poi  dimoftra» 


ièv^  i^^effd  wlIriiiedéGiiia  fmmo-tgte^ 
gmmente  -dercritU'  delP  ifleffo  Cicerane 

ìlio  ^1  ibro  V  de  •  Oratore  :  In  foro  ,  tabulai  teftU 
manìa  >  faàa  conventa  ,  Jtipulationes  ,  cognu^ 
tiones ,  affinitates  ,  decreta  ,  refponfa  ,  vita  de^ 
mgut  tOTfun  ^^qiù  in-caufk^^erfamur  foca 

^gnpfcmda  e/7,  quarum  rermn'^mf^igemiat.fU'^ 
rafou%  >cmifiu  »^  &  ^nutxmt  frìiums ,  ^fiuu  enim 
muutù  fitpe  ohfcwiSùus  ^•'V^  Msmi^ó). 

S*  Molti  liamio  >4critto4bU*'«lequeiiza 
del  foro .  TragH  altri  fi  fono  drdinu  T  Amo- 
re del  trattato  delle  Vi^iofe  maniere  di  difenp- 
dere  le  caufe  nd  foro  (7)  ,  e  P  autore  del 
doitiflimo  libro  intitolato  Saggiò  fuW  Aru, 
OratotU  dd  Boro  '  (S)  •  I  .modelli  delP  elo- 
quenza Ic^le  ,  o  ^raife  dovrébBero  ^eOorp 
Ckerone^  e  Demoflene  ,  <he  fono  gii  Ot^ 

tori  i  j^ai  atnmiiati  ^  ed  i  meno  imitati  • 


($)  Ci/cer.  ié  Onuu  Uà.  tt.  Càp.  XXÌP\ 

(7)  11  RPConfìgliereGidèppe  AuftUo  4e  Gci^ 
éno^  'antore  molti  domifOmi  opnicolì  •  Cofhu  n- 
dttce  le  durali  <le'  ilifetti  dell'  eloquenza  forense  alle 
(ègueoti.  I.  Dal  (òlo  ftiidio  de'Forenfì.i.DalJa  man- 
caoza  deir  arte  di  ben  pensare  .  3.  Dall'  affettazione .  4* 
Dalla  prolffità.  5.  Dall'audacia.  6.  Dalla  timidcrza, 
7.  Dair  ircoHanza.  8.DaiU  peniotcia.^.  Dalla  futbeiia* 
10.  Dall'  inrcrclTe  . 

(8)  L'  autore  è  il  dortiffìmo  D,  Filippo  Maria 
firiganti  Giureconfulto  ,  e  Fiioibfo  ccMtiiinK>|  autoc» 
^  moki  j  ed  ottimi  libri  • 


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4yf 

Una  5'ilofofica  lettura  di  tali  due  migHorr 
Oratori  Greci  ,  e  Latini^  e roflervaziane  ana- 
litica fuiiie  loro  maniere  dì  trattare  le  caufe 
l^ublichei  e  private,  farà  cMoibere  a'tewel" 
n  ragionatori  »  ciò  che  nnm<^  di  perfezione 
Mf^ì  Oratori  moderni  ,  e  ciò  che  aveano  gli 
antichi  ,  ciò  che  dovrà  ioticarfi  ,  e  ciò  chef 
dovrà  fugirii  « 

$•  6.  Cicerone,  eDemoftene  erano  Leg- 
gici eccellendo  perfetti  conofcitori  del  cuore 
ornano  ,  eran  dotati  di  un'  ^imo  fenGbiie 
di  ano  fpirito  giuRo ,  (ina ,  penefrsftite vaVea* 
no  Un  fondo  perenne  di  buon  fenfo  ,  liPn* 
fecondiflìma  fantafia,  fapeano  trovare  in  ogni 
difcorfo  ,  in  ogni  crrcofìanza  i  mezzi  i  più! 
proprj  a  convìncer  T  intelietto  a  conquiftartf 
il  cuore.  Dìrponeano,  e  concepivano  ie  co'*« 
le  coir  ordine  il  più  propria^  il  pivi  forprett* 
dente  ,  ii  pìtf  adattato  ai  kmxdifeguo,  e  co^r^ 
come  ofièrva  un  favio  delia  Frsfticia  ,  X  tofisf 
fide  divenne  eftefa ,  ed  armonio fo  ,  che  diletti 
Vtf  ,  ed  ammaeftfava  ,  e  convincea  gli  uditori 
fen^a  Jiartcaf^ ,  che  incantava  ,  e  feima  gii 
orecchi  per  convincere  la  rapane ,  j>r^ptriodiQ(jì,  \ 
4r  ihtujta,  ed  Jaurtauff ,  tfr  fepi^Uce,  e  fottìU^ 

tuo/o  ,  era  grazio/a  ,  ed  tfrkatif  ;  irta  fempre 
adattato  al  prejìjfa  fcopo ,  Demopene  y  t  Crct'^ 
rorte  fono  eccellenti  nel  narrare  y  prerogativa  ejfen'^ 
i(iale  ,  ooUa  quale  fi  preparano  gli  uditori  a! 
fimbnam  ,       gU  Ji  vionw^  ìjjfirarc  ptr  con^ 

F.  f  f 


r 


rwwrfK  ;  tyferfuaàergU  Jjs)  . 

%  7*  'Mokiflìoii  hanno  £itti  paràUéUi.,-<e 

giudi?)  tra  Cicerone,  e  Demdléne..^  e  ttagli 
.  aiiri  Plutarco /{io) .  Monf  RoUm  (ì  ^)  ,  e  1' 

Abbate  Auger  (li)  ,  il  quale  oflTerva  ,  che 
•  non  s'incontrano  in  Demòflene  figure  ardite, 

pompa  j  o  magnitìcenza  di  fliie  ,  ma  xbe  il 
'  luo  raziociniò  *é  '  feoipiice  ,  natuiale-  cbe  fi 
{  muove  ed  avvanza  a  gran  paffi  oon  quettuo- 
■i  rio  animato  ,  khé  tocca  *il  cuore  illuminaado 
^  t  intelletto  ,  e  dando ^alle  Tue  parole,  ed  à* 

fuoi  raziocìnj  un'anima,  un  corpo  ^  onde  la 
>  fua  eloquenza  è  come  un  fulmine  ,  che  atiac- 
V  ca ,  fcuote  ,  rinverfa  ec.  Riflette  quindi  MonC 

i^uger  che  Cicerone  fapea  meglio  di  Demo* 
4.  fieo^^amovci  gli  ^affimì.^  che  io  flile  di  Ci« 


(9)  '  Jlf'  Léhhi  Augif  nella  verdone  Francese 
«  Ifelle  opeie  di  DemoAene,  Tarn.  //.  fAg*       nel  -di- 
ftono  rrclimioare.a  tal  Tomo,  nel ^^na^dì&orso  par- 
^     deli'  eloquenn  ìq  ferale  ,  •  ed  la  paxdcolare  »  e 
'  .jf^ecnlmeote  di  quella  di  Dcmoftenei  e  di  Ckeione* 
(loì    NilU  vite  degli  Umani  iUt^lln* 
'    '  (11)    Traiié  iks  Etudes* 

«  (iz)  Nel  di(corso-  citato^  alla  nota  p.  Chi  volelTe 
vedere  altre  opinioni  fui  paragone  di  Cicerone,  e  di 
Demoftene  poiri  leggere  1'  opurculo  di  Andrea  Scho/i 
di  Anvers  ^  irrtitolato  Cicero  a  calumrtiis  vindicatu/S  , 
in  quale  opafculo ,  al  Cap.  XI.  parla  de'  paragoni  di 
Cicerone ,  «  di  Demolirne .  Tal'  opufcolo  <di  -Anértm 
^Sehùtt  Ti'inipreffo  nel  l.-Toa)0«  delle  qpeie  di  Cioe^ 
Me  dd  Fttè§i^^  f(ig.  47»  ^éiu      4*  At^fiiL.  17^ 


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^txwnt't  4»à  'Benho -,  'pià  nobile  j.pià  fiori- 
,  più  rapido  ,  più  armonico  ,  tua  che  i 

raziocinj  di  Cicerone  fono  fenìpre  più  anifi- 
cicli  ,  che  naiurali  ,  e  talora  orcuri ,  ed  invi- 
iuppati  •  In  uiia  parola  :  Conchiude  che  in 
.Cicerone  fi  vede  T  Oratore  con  tutta  1'  arte 
^(libile     ed  in  DemoHene  (ì  vede  la  hh 
statura  ^  non  IVane  ,  né  i' Oratore;,  4iui  ie 
jcote^ed  ii  (egetto  ^  echeDenK>flenelbrpreii» 
de,  e  piace,  lenza  far  conofcere  ch*ei  voglia 
j)iacer4^  ,  e  forprendere  ,  ma  che  Cicerone  men» 
ire  parla  contro  Verre  ,  contro  Antonio  ,  con- 
tro Catiiina  ,  ditnofira  paipabiiaiente  -un*  arte 
unaravigliolà,  che  avrebbe  dovuto  na&onde- 
^  ^8}^  ^  vedere  j  che  nel  paria- 
re  «delle  calamità  rdi  :Koma  non  fi.  Icoida  «ili 
iè  '.fleffo ,  e  dr  iar  ;iredei«  la  fna  ^rie^ 

§.  8.  Le  riflefìjoni  di  MonH  Auger ,  di 
Roilin  e  di  Plutarco  fopra  i  due  ,grandr 
Oratori  >  de^^uaii  parliamo  ,  fono  in  parte 
vere  ,  in  ;parte  djpendoiK>  dalia  varietà  dei 
gudo  ài  tali  Autori  »  ed  in  jparte  le  varietà 
del  penzare  ^  «  delio  flile  dì  Demoflene  ^  « 
Cicerone  tierivarono  ^lle  varie  circoflaoae  ^ 
idei  modo  di  penzare  ,  dair  epoche  de'  tem- 
pi ^  e  dello  flato  delia  cultura  delle  nazioni 
fxsiìf  .^uaii.  i  due  Oratori  vilTero  e  daik  caufe 


(13}  Jtftù  i/t  uign  «TMv 


occafionali  per  !e  quali  cosi  fcriffcro  ec.  Monf. 
Anger  avrebbe  potuto  in  tali  caufe  ritrovare 
le  origini  del  vario  Alle  ,  e  penzare  di  De* 
moftene,  e  di  Cioerone*  Un*  Oratore  Filofo* 
io  »  Uie  vorrà  con  giudizio  imitargli,  faprà 
difoemece  ore  dovrà  prendere  il  itiegiro  dai* 
fono»  e  deli* altro»  Cieerone  era  un* Uomo 
affai  più  culto  >  adài  più  illuminato  «  adài 
più  ragionatore  di  Demodene  ,  era  dunque 
in  lui  la  cultura  dell*  arte  affai  grande .  De- 
moOene  fu  più  FiloTofoper  la  foia  naturale 
meno  per  V  arte  •   Nelle  Tue  orazioni  don* 
qiie  imrcb  la  natara  »  e  la  fobrietà  >  e 
ia  ragionevoleioa  Attica  .  Cmrone'  profon» 
diffimo ,  ed  artificiofiflìmo  Filorofo  ,  fece  pfu 
pompa  deli*  arte ,  tanto  più  ,  che  il  fuo  fpi- 
rito  magnanimo  ,  elevato  ,  vanagloriofo  più 
V  inducea    a  far  pompa    dei  fuo  valli (ìlrno 
tngegiio  •  I  .paragoni  dunque  >  che  fé  ne  fan- 
no,  non  Tenipre  fono  giufti;  come  non  fono 
giuOi  quelli  contraAr  de^i^tldogt  fulla  prefis^ 
lewa  di  Omero  fopra  Virgilio ,  o  di  Virgf • 
Ko  fopra  di  Omero  .  Quel  luogo  che  ha 
Virgilio  ira*  Latini  Poeti ,  i'  ha  Cicerone  ira- 
glì  Oratori  ,  ed  Omero  è  il  Demoftene  de* 
Poeti  .   Diranno   gli  amatori  de'  Greci  , 
xht  in  Omero  >  e  in  Demoftene  vi  lia  pi& 
nftturalezxa  ,  ma  dovranno  pria  riflettere  i  e 
dimoflrare  ,  Te  quella  naturalezza  Greci 
.  fi  pofTa  e  debba  dalle  altre  nazioni  in  altri 
lempi  imitare^  e  fempre ,  cofa  che  non  può 


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effere  ragionevole  ^  Si  iafcino  dunque  Fi" 
lotogi  ozioR  ,  e  locaci  tali  iiui{Uoncme(x4*]^ 
$•  p.  L' imiiazioiie  di  Cicerone  j  e  di 
Demoilene.  da  noi  jnculcaia  «  dev^  efl<;re  hd^ 
imitaziotie  ragionata  ,  e  'filofi^ca  >  adacuu 
alle  circoflanTe  del  noRro  foro ,  un'  hnita^ior 
ne  del  loro  fpiriio  ,  e  dei  loro  raziocinio» 
non  già  dello  fìile  ,  de'  periodi  ,  degli  cfor- 
dj^  come  da  molti  lG  è  fatio^  Si  dee  inoltre 
riflettere  >  cTie  le  TircoAaoie  non  eflèndo 
ìfleffis  s  V  imiiazfoiie  non  piiò  «  né  dee  tt* 
ffiT  f  iflefla  y  anzi  «(Tendo  cambiau  la  prima 
teoria  dell'  eloquenza ,  cTie  antreamente  confi* 
flea  qnafi  luita  nella  mozione  degli  afFeui  > 
ed  oggi  confifle  ,  e  dee  confiflere  in  un  più 
ilretto,  e  fìiofoBco  raziocinio  ^  appoggiato  a.* 
fatti  »  ed  alle  leggio  è  quindi  maoifeflo,  cbd 
imitazioiie  dell'eloquenza  degli  antichi  dee 
farfi  con  uno  (pirite  Creatore  ,  che  fappia 
al  nofiro  foro  moderno  i  preggr  dell^doquen- 
za  dell*  antico  adattare  >  fenza  però  V  afibtta- 
tura  dell'  antico  fapere  anzi  perfezionando  i 
modelli  che  s'  imitano  ,  tanto  più  ,  che  oggi 
i  difoocjD  di  eloquenza  forenfe  fi  fanop  a^ 
più  per  leggerfi  ,  cjie  per  proferiifi    e  par-* 

fatti 


(14)    QuétfiiuncttUs  H^^MUn  aticui  GrdtouU  oti^ 
fo.  &  loquaci  kriàlUU  ^    Cuif*  d€  OféUQf,  iUr.  U\ 


4^0 

larfi;  ónff  è.  che  P  eloqnema  ToreDÌè  flev^  ef- 
fet'  in  modo  ^  che  abbia,  a  parlare  più  alla 
ragtone  ^  -ed  all'  mteltetto  «  che  alle  padloni  « 
ed  alla  faniafia  (*) .  • 

IO.  I  vizj  ,  -che  goaftano  -ogni  elo- 
quenza ,  e  che  ia  rendono  fotìAica ,  e  vana  , 
corrompono  ancora  l'eloquenza  del  foro,  che 
ha  poi  aicupi  altri  patticoiari  difetti  «  the 
tutti  derivano  dal  non  aver  voluto  taluni  , 
(due  P  dèrchano  appHcarfi  ntioito  aUa  fiio(bfia»  ' 
1  doveri-  dclPOratore  Forenfe  fono,  come  di- 
ce Cicerone ,  ut  in  foro  caufifque  civìlibus  ha 
àicat  ,  ut  prvbet,  ut  deleSat  ,  ut  flcElat;  prò* 
bare  ncccljitatis  tjl ,  delegare  fuaviiat'ts ,  Jleclc 
n  pi&orim  •  Sti  quot  officia  Oratoris  ,  tot  funi 
genera  dicendi ,  fubtik  in  probando  ,  modicum 
Al  dikSando^  ptkettuns  in  JltOtnio  (i  j)  •  E 

ffifleC- 

f  )  Vjea  «da  tìèm  qotndo  fi  leggono  alcune 
«pere  compofte  fer  mi^iosare  T-^loquena  .del  '^co, 
e  Pane^i  ragionare  nella  dife& -delle  cause-,  e  fi  ve* 
dono  in  tali  libri ,  invéce  di  regole  di  buba  ^fto^  e 
Hi  ottitii9  raziocinio  precetti  *d'  irraiiocinm.,  -e  di  M« 
Aica  eloqueiiia .  NUoiò  .f.vtrarói  faifle  un  libco  ÌBd<-r 
Jolato  Loci  argumentorum  LegaUs  ^  ed  in  cflTo  riduce 
a  circa  130.  topici  gli  argomenti  legali,  che  numera, 
e  trarrà  con  grande  abuso  di  raziocinio.  Si  veda  tal' 
opera  intitolata  --  Loci  argumentorum  Legales  auHorc 
Z^»  Nicoiao  EiJérhardo  a  ^tkdUburgo  Jursconfulto 
CUrìJftmo  &c.  'ìn  8.  FraMof.  ex  ofiein^T^pogr.  //Um 

il  SÌ  CUtr.  Ormof.  XA 


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r  lileflò  Crca'one  ne' Dialoghi  àtOraton  in- 
fogna t  doveri,  e  gli  iiffi^j  del  vero  Orato- 
re .  Si  legga  coQ  occhio  librofìco  cal^  operai 
^  €bì  vuole  acgfùOarjs  ia.vera  cloryiena  deC 

foto  ir  ,  ì    .  . 

«  ri»  «Cbi  .vo{efl&  .un  Brieiceed  adreo- 
prorpétto  de*  di^ttf  delf  *  eloquenza  {breniè. 
potrà  vederne  un  famob  quadro-  oelP  Utedo-, 
Cicerone  ,  che  così  dice  .  Qjù  ,  aut  ^tempus 
quid  pojiulat  non  ùdet  ,  aut  piar  a  loqultur  ^ 
mift  fi  ofitatat ,  w  toitum,  qfùifufium.  tji  ,  vtl 
digmtaùs  ,  vd  conmadi-  rmiomm  mon-  habUp. 
im  dtmgijt  in,  gnmt ,  w$  incinàwm  ^ 
mu  miituS'  Mfi  i  is'  bicptut  àicaur.  •  .Hpe.  «firn 
eumulttta  tfi  truditijfima  Ula  Gftuùrum  nmìo: 
ce*  •  •  •  •  Chi  feriamente  sa  compren*. 
dere  ^  ft  riflettere  quanto  fi  è  imefa  dire  da. 
Cicerpne  in  tal  luogo  >  e  faprà  adattare  tali 
<;(iioi]ì^. -aiic  autid^e  ^  e  moderne:  aungbe  «. 
^vxt  ;  conofciutf  .  tutti  r  difetti  ^  .e  ùnte  )m 
{(uoiie.  cQDdi;^o|li  ^elFeioquenza  fbvcnfe;^  che 
lIUL  ialiipt  fi  è  rpelS>  adbp^t^  a  difpQtare 
tòu%  di0cUlimis  &  non  hecejfariis  còiw, 
dice  Cicerone  nel  libro  citato  ,  e  come  dif^, 
fe  Marziale  di  colui  ,  che  dovendo  dirputa- 
re  iribus  ct^àUs  y  parfar  voile  delle  guejc», 
lidi  CaBBC  »  •  di  Mitcidaie  (c?)* 

li;. 

•      \  1 6)     Cìceir,  de  Orator,  ih  cap*  ÌV* 

f  1 7)  Marù4^  ^iff.  Ub.rL  £/•  XlX^  ih  Poftfi: 


§,  12.  Oltre  r  eloquenza  ael  foro  ,  fi 
dee  poi  badare  air  eloquenza  legale  ;  che  è* 
quella  colla  quale  i  Giureconfuici  rpiegono  ^: 
coauuentano  »  concèpifconò  ,  e  ptofiong^iìof 
ie-  lèggi  Quello  è  m  TaAifllaio  campò*  ^ 
ittaBenfe  rifìeffibi»' Noi 'riterircmò  goche- 
co(è  •  Le  leggi  antiebr  eBbeia  uh*'  efoquem» 
Ibrieve  ,  precilà  ,  poetica  ,  perchè  le  prime 
leggi ,  e  ì*  autica^Giurirprudenza  fu  Poema  (18/ 
la  tutti  i  popoli  >  ed  anche  ua'  Greci  »  è 
RoDuanl'  antichifliini«XoRfìmili  forono-  h  brié^ 
l£  CJotnxnenurj  '  adopratr  altera  ^  Quaddb  po? 
le  leggi  &  tidoflèro  alla  mofe  ITèio^uerT» 
di.  effe  leggi  ,  e  decoro  Commematòrf  fegii^ 
i  gradi  della  cultura  ,  o  della  barBarie*  de^ 
tempi  ;  e  finalmente  V  eloquenza  de*  Giore^ 
confaiti  di  Roma  fu  correlativa  alla  loro  Fi*' 
lolbfia  ,  come  lo  (lile  pu!^  chiaro  „  più  niti-^' 
da ,  più:  afirufo-  di'  Paolo ,  d!  Pàprnianò  ;  dì 
Modfeftiàa  CG»^  era.  alle,  loto-  idee  j  éi  Mà 

:Sr  i  6ffimto.da  méi^ 
*  Giureconfalti  ,  che  lo  Stoicifmo ,  che''  re*^ 
gnava  in  Rx>ma  a  quei  tempi ,  ha  introdotta 
Dell'  eloquenza  forenie  certe  fraG  ftoichc  ,  cer« 
orcuoiloonioai      certe  defiaiziooi  floh^ 


(18)   jPV*  de  uniti,  piUfriot^^  ^  Jb* 


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cfie  s.  i  19  )  •  to  fiile  poi  ^  pmliò^ 
Gioiliniano  a  Aioi  tempi  fece  da  Tri- 
boniano  ,  c  da*  due  aitri  compagni  com- 
pilare le  leggi  ,  fu  una  flile  mrfta  ,  con- 
furo >  mutilato^  AHauco»  e  fpeilò  ipeilò  ic« 
diofo  y  con  lunglie  prefazioni  ^  oaufeofe  lipe^ 
tizioni  ec.  Sì  vedano  i  molti  ,  e  dacti  GiU"* 
feooofulti ,  che  qaeflc  colè  bsma  rifletcute  • 
'  $»  1 5  •  U  eioquen»-  legale  ^  cioè  qud» 
la  >  che  (i  aggira  nello  fpiegare ,  e  nel  com- 
mentare le  leggi  ,  è  fiata  deturpata  ne'  k» 
coli  barbari  da'forenfi  ^  che  poco  >  o  nulla 
ragionavano  j.  e  il  è  vifla  oppreila  da  uà 
chaos  di  milioni  di  libri  affai  pià  numeroQ  . 
di  quelli  della.  Biblioteca  di  Toiomea  Fiìm 
delfp  «  i9a  da  taou  jil^ri  ,  e  cocpmeiitart  6 
era  rìdctm  allo  flato  d!  uo^infirlii»  irmaiod* 
nio  >  come  é  noto  »  E*  troppo  noto  Tinfe-- 
lice  ^  e  flolio  metodo  degli  antichi  Forenfi 
in  trattar  le  leggi.  Vennero  i  più  felici  tem- 
pi delia  ecudizioi^  >  della  filofofia  >  del  drii<» 
to  naturale  >  e  fi  rfdufTero  le  leggi  alloro» 
fonti ,  s'  introdtifie  nel  commenurfe  PanaHO^ 
il  driao  natiurale  >  le  Icicnae  tiitte  »  la  Filò*' 
fefia,  che  fece  ccnGderare  i  fìni>  i  rapporti» 
k  teorie  »  i  Hflemi  ^  la  fcìenza  di  eflè  i^ggu 


ed  ii  loror  TpHrìto .  ròfihitr  g^and*Oòmm^  mP 
gliorarono,  e  perfezionarono  Peloqienza  le-* 
gaie  i  e  fembra  ,  che  irt  querto  fecolo  tutti" 
ì  FHbIbfi  abbian  concòrfo  ad  illuminare  con- 
dotti »  ed  infiaiti  iifori  ia  Giarirprudenza  ia* 

Eieraie  e  vai^  paniti  impdrcanri  deiU«  ihe*  ' 
ima  in  particolare  v  tn^do  »^che  alle  ' 
leggi  fi  *  reftìtiiito-  il'  loro  antrco--  onore  ,,  dr 
edere  ,  e  di  dover'effere,  la  prima  ,  e  la  piò» 
univerfalè  fibrotìa.^e  giù  -  imeceilànte  ,  '  eér 
utile 

(*)   Chi  vote(Ic  in  ifcórci^  i  pii)!^i)itereflSìL(iti  3o*  '* 
t«ri  dell' 6lò(}aeaza  fmnl»*  ilee'ièmpte  riflecieie  r 
pitale  peovìeri  di  Cicerone--  SU  igitur  UU  dìtetr 

WM  -nm'it  Sf  htnémt  in  etitm<y.  commoretur^ue  Jkft^\ 
iintié»  Sape  etiam  m  extenue t  aUquié.  Sape  àt  ir"' 
^édedt*  &t  dediner  a  propofieo  ^de/ì^éitaegMi  fintentisin'' 
K  prép0aai  quid  didurus  Jìt,    Ut  qaum  tranfegerU^ 
jim  aliquid  y  dafiniat.  Ut  fe  ipfum  rtvocet  .     Ut  quid . 
dixity  iter  et»  Ut  argumentum  ratio  ne  co  n  eluda  i.  Ut 
interrogando  urgeat,  Ui  rurfus  ^  gu>ifi  ^d  interrogata. 
Jihi  ipfe  refpondeat .    Ut  cont/a  ac  dicat  accipi ,  as^ 
fentiri  veLit ,  Ut  éUduhitet  quid  pùHu^  ^  mU  qUMtedo'^ 
dicat.  Ut  diviiM^  in  P^rt^»,  ^t  Af^''Ì^  /f^0*^t»K 
M  negUgae  •  Ùi  ante  pramuaiki.*   Ut  in  io  ipfi ,  in 
fiè  f^nhtnàiair^  eulpm  in  étiiteiférimm  eot^rat.  U4 
fape  aam  ii*^  qtd  éutdiunty  nonnunquam  etiam  €tem* 
mèftrptrio  quafi  deUUiU.  Ut  kominum' fermones  ,  nm» 
refque  .dijf^ikAt»  Ut  muta-^iutdam  loquentim  indtKat  • 
Ut      Éù'fHùd,  MgitMr  averiat  animos  .  Ut  ftpe  in  hi^ 

tgritéuai  rìpimf^  ioisptrték  •-'  "  Ué  mu  occii^ei  >  quod 


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•    '     I4«  Imperiamo  tralla^cultufa^  e  tra* 
lumi  del  dritto  »  e  deUe  ieggr  ,  fi  è  padàtot 
aiP'  eppdfto  ^fecco  »  non  eflfaidonofi  ^offervatiit 
ì<  thold  del  ne  quià-nk^^.  Taluni,  im  faitt>*% 
eftiaGMmrio<a6uÌb.  tfeifa  ■  fibiogia.  nelle  leg- 

Ìl\  ,  e  ne*  loro  commentar)  ,  altri;  le  hanno- 
atte  confinare  colle  più-aAratte  regioni  del* 
le  metafinche  ipotefì  ,  come  è  accaduto  ■  ad 
Ungm  .-Q  increCce  il  dire  ,  che  i  famofit.  ' 
Giureconfuin  Noodt    Bj^nckershoeck  j  Vaot 
£cb  ee^;  ciidaano  rpel&vcfeBip}  di. una  fit* 
wrfilup  filologia  MUe  ieggi  ;  come  ^Cufoào 
VibnfO  j  Donello  eo».  ci  danna^femp).' di  dot-^^ 
ta  ^  e  fbbria  erudizione  »  Antonio  Fabro  a 
lalora  il  fabro  di/z/oitigliezze^  ibfilikhe  nei 
;  IàauU*S       :    -  *  G^ff  .  fusi 
'  •  ••  .  *  • 

0X£mpUs.  Uf  éiwd  idU  triiutns  ìtffpéoiat.  Ut,  ia^ 
urpcllaiorm  ^Oireeai*  Ut  aliquid  reticere  fe  dica^.Uf 
denunciet  quid  cave An$  •  Ut  Liherius  quid  oudeMm  Ui 
irujcamr  etiam.  Ut  ohjurget  ali<fuMnd0\  U^defrutHin 
Vt  Supplice t.  Ut  mcdeatur.  Ut  a  propojlto  dicUnet 
aUquAntulum ,  Ut  optet.  Ut  •xecretur ,  Ut  fiat  iis  , 
mpud  quos  dicat ,  familiaris^^  éique  alias  ttiam  dictndi 
quàji  vinuus  fiqicamfi  hrtvitattm  fi  res  petat^fétpe 
€tùm  diumh  r^m  ^fibjUku  tXttU^^  j0pe  \  fupfé,  fire$ 
itiamfi$n  pqfftt  'y  fi^nifi^tiiiio  ftpe^  ^tU  maj^^^gstém 

•ratio;  fi^  kii^rités^^fap^  9if0 ^iMmunmftie  imàtmt 
ti».  HMiim^K^  pi^ ^Sivmm  uidfs  )  gmÀU 

«iuctat  opoTut  tiofmntim  auftia^^  Cittr^  in  Orar 


Aio  liBro  de  trrorìbus  PragnHiikorum ,  ^  talo- 
ra MaeQro  di  ecceiienti  cofe  •  Taluni  Giure- 
coofulti  hanno  trovato  ne^  tre  precetti  delie 
leggi  riferiti  dal  Ginreconfulto  Dl^l^no  (20) 
le  tre  figlie  ideila  Dea  Temidfe.^  xbe  i  |6f«»i 
differo  Horà  ,  ed  [llMiùi  Tcm^y.  ia^i): 
Ecco  Hna  minima  parte  «Ièlle  aberi^oni  S 
taluni  pianeti  dei  Cielo  <IelP  eloquenza  iega- 
le  •  Se  tali  Autori  fuffero  ilatx  |>itt.fiiofo&> 
Ikrcbbero  flati  più  perfetti;,  . 
-  $,  I4«  Noi  noa  rbbtiamo  i  giufli  rim^ 
|iroveri  di  grande  penaMma .  da^)pi^ 
•dotti  Uoninl  i  ad  lUkiiKUBenie  -ik  Hqi^h 
fput  a  Ormo ,  e  a  Puftodorf  {22)^  Col^of^ 
vollero  trattare  H  dritto  da^Pilolbgi  hel^nv^ 
po  che  credeano  di  migliorare  la  giurìfpru-* 
denza  riducendola  al  dritto  naturale,  e  delle 
genti  •  Cumberland  ,  e  WolLafton  invilupparono 
tal  drittdtraUe  «eoebfie  della  MetafiGca,  Hobbei^ 
Spinoza  éc.  tra  guelfe  dell'  empietà.  -Il  don» 
to  Potuto  tià  '^aniD  fi  |  fetftto  su  Quelite 
materie  ^  ina  la  fóà  opóa  è  vplumtna* 

....      .    .  *  J>  j     «  «  ^id  ^ 

•»    •  Y**  **** 

"  Ito)  JL  jo.  «D.  *  /i<^/>. ,  fir  yir/v  *  •  * 
Militi  JufifionJu^pfimtit,^fJgiiiS%. OfMUdr^ 

t9i9  a^iìi*^'  ■  -t  • 


I 


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:4^7 

fii  ,  e  feccante  •  Non  fi  può  lu^ee  cne  L* 

Eineccia  abbia  la  gioda  di  av^er'  efeguiti 
compendioii  p^aqiì  io  maxeria  di  dritta  n^tu-  . 
rale  .,  delle  genti  ,  e  civile  con  ordiae  ,  q 
la^ff^io.qjL^fi  .G^metricp^y  e  che  abbia  fa» 
putp  unirvi  quanto  ha  di  utile  la  filologia  , 
tr  ìf^  piofoftì,  9  U  «fioftip  3iga..  Vico  od  Aio 
éocto  ii^o  4i:lJm^€iifi  tisru.pfm^  mh  cer- 
cò di  ridurre  le  leggi  ad  undotta,  e  ragio« 
na^o  Gliema.  Se  tal  progetto  potea  efeguirlì 
f^^njplti  Autori  ,  che  1*  hanno  intrapre fo  , 
i^.^igno^  yico.è  ilaco  un  di  <iuelli,  phe  fa* 
lo^jPOtca  eG^gq^rlO'  *  Ma  V  ha  egli  efeguito^ 
ì^  ^i^m  i        Fi^a(b&v^  X  Avi  .  Giacer 

%  i^.i^T*^  Finrann  qpefto-  Capitolo^  oot 
^podrofe  di  un  gran  Regnanti  ,  che 
cosi ,  ^fcl ama  ad  un  Profelior  di  drìt- 
to:  Sig/iare  noi  non  più  fi  amo  nel  fccolo  ddlc 
ìfitdU  .t  in  ,qifdh  .4^  fofe  .  Abbiate  la 
iflfiij^  9  .ib'  jfrafid  ,  ptt^&  J^nt  del  pMico  di 
gfni  jn$il§  '  P^lém^iz^  j^'  e  pià^  di  bièéu*  fiafo 

fipiare  m  Jìrit^  ,  ^  j&t  publico  ^  c  eke  non 
fi  ojfcrva  nemmeno  daipriì/ati  ,  che,  non  è  ri- 
[penato  ia  potenti  ,  e  non  ajuta  i  deboli ,  im* 
ktvttt  i  pojhri  dìfctpoli  delle  leggi  di  Minos  , 
di  Solone  \  di  Ifigifgit^  .ddlt  ,X1L  Tavole  d4 
Codice  di  Cnufiinialio  y  t  nìmo  mmo  fiftc  »  à 
poobiffifiìU  t  dtlU\ntìfin  leggi  ,  e  tofiumanit  • 
£jfir  t^gfiìz  ft^^p     pr^mwam  di  èrwn 


468 

f  tht  il  vojlro  cervello  Jta  la  quinta  ejftnia  di 
quelli  di  Cujacio      di  Bartolo  j  ma  il  témpa 

'  è  cofa  affai  pnfiùfa  , -e  dd  h  perde  in  fraji  , 
e  parole  t  un  prodiga  /  cfce  meriterebbt-  im  fe^ 

Ìueftro  y  Je  fujje  auufaté'  ài  vòftfù  Ir'Amék  » 
Permettete  dunque  #  Signort ,  che  e<m  tUttM  bt 
vojira  erudiiione  ,  un^  ignorante  delta  mia  tem^ 
pra  y  purché  diate  coraggio  alla  mia  timidità  ; 
Pi  proponga  una  fpecie  di  corfo  di  driua  che 
voi  cominciarete  dal  prcvert  la  necejjità  deità 
leggi  ,  perchè  fen^  eje  nàn  pub  fofienerji  niu!^ 
na  fadetà.  Abfirerett  cAj  t^e'nt  ibieUéCfvK 
li  ,  delle  Crìmfaiali  ei  abre,  H  mèra  ednttefì^ 
spione  ,  Le  prime  fervono  ad  ajjtcurare  il  poffefi 
y>  9  f^^  f^^  ^  eredità  ,  fia  per  le  doti  y  fia  per 
i  vedovaggi  ,  ed  i  contratti  dì  vendita  ,  e  di 
compra  :  effe  additano  i  principj  ,  che  fervon 
M  regola  per  decidere  ii  confini  ,  di  pari  chi 
jfsr  dar  bime  fopra  drità  che  fian  Mgìofi .  V 
egetto  delle  figgi  crhninàUt  pìmofh  U  dìfhug' 
gere  »  che  punire  i  iéUto  •  he  pene  debban  ej^ 
fere  proporiionate  a'  delitti  ec,  Quejto  preambo^ 
lo  efpofìo  con  nette^t^a  ,   il  Sign.  Profeffore 
fen\a   canfultare  nè  Crocio  ,  nè  Puffendorff  • 
avrà  la  bontà  di  analì^ar  le  Ugà  del  Paefe  , 
nel  fuak  rifiede  ;  e  fopratnU9  fi  guarderà  JSi 
dare  del  gUfio  a\fuoi  aUieiri  per  lù.Jp^itereofp- 
tenpofo  ;  invece  il  fortname  de*  cabalrjli  ^  foì< 
ìnerà  perfine*  illuminate  y  e  baderà'  a  condire  là 
fui  legioni  di  giufte^a ,  di  perfpicuità  ,  di  brevità, 
di  prcàfi^nc  •  Per  formar  cosi  i.fuei  difcepoH 


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4^P 

J6l  àcC  loro  frefckl  anni  ,  non  trafcurerà  fopra 
tutto  d'  ifpirar  Loro  del  iìfpnno  per  lo  fpirita 
eonteniiofo  ,  ehe  tutto  riduce  «  Jofifni  ,  e  eh:  ferm» 
bra^  ijfere  wCinifau/io  repertorio  di  /(Utiglie^^e^ 
e  dì  UatlmmeruL.  Fin  spà  ì\  dotto  Autore  (22) 
bnoni  parte  dell'idee  del  quale  erano  venu- 
te in  mente  al  famofo  Lodovicantonio  Mu- 
ratori, luminare  maggiore  dell'  Italia  in  mi 
fua  dotta  opera  intitolata  dù  difetti  della  Gium 
riffrudema» 


.       ■  ■* 

•  •  •    »  .  • 

(li)  Si  Tctla  i*  opera  Thincesè  ioticolafa  2>« 
ik  Litterature  AlUtnande  ^  &  de  ce  qu  on  peut  lui 
reprocher  par  S.  M,  le  Hoi  de  F ruffe,  in  8.  Berlin 
Che^  Decker  7780.  Chi  defideralTe  ciotte,  e  iàvie  ri*' 
flellioni  full' eloquenza  del  Foro,  potrà  trovarle  nell* 
operetta  Franccfc  intitolata  Prècis  des  Loix  du  Coiet^ 
9u  Kfuioriqùe  raifonnie  articL  li,  de  i^Eloquence  du. 
JPàhemt  pag^  i^o.  i^.  édii.  in  la.  Paris  17 7y% 
St.  pxri  aluesi  oÌSkHm»  Ito^j^  di  ir.  RoUin  hrìco-» 
hOL  Di  ia  Afatuéf.,  ^  enfeig/t.^  6t  4nuU  ies  belU 
tittr.  Tom,  ih  Livf.  Chap,  L  pag.  fioo'alU 
i^^/ 410»  «itili  V  is.  .  ■ 


«  - 


CAPO  IIL 

■ 

ABbiam  .poriÉio  deiP  ^loqiiei»  fe- 
ro ,  e  del  pulpito  ,  cbe  feno  ^uelkt 
cKe  iflraìfeono  «  tnudvono  ^  e  pesfinidoiio  « 
corrvincono  .  Vi  è  W  altro  genere  di  eUn 

quenza  ,  che  narra  ^  e  rifcrifce  ie  ocscorfeco- 
h»  gli  avvenimenti,  le  circoflanze  de*  fatti  ^ 
ét*  'Coflumi  ,  del  genio  delle  nazioni  y  delie 
fainìgile  ,  delie  Città  ^  de^  individui .  ^^uel-^ 
r  elogàei^'^  che  llrve  a  cbofervare  a  noi  le 
.  liarraave  di.^gdex  fatti ,  e  «r  àaiaandarlc 
poSeri  ,  pr^iTo  i  ^uali  brà  giudicalo  di  tali, 
iftorie,  e  racconti  fatti,  fi  dice -^I^^it^  Ifto* 
rka .  V  eloquenza  Iflorica  ,  ed  il  promoverfi 

^btó  più  fi  può  r  arte  di^deua  do^tieuza  èhc 


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\ 


«ofa  la  più  utile  ali*  utnan  genere  ;  ed  uoa 
delie  più  icnportanti  nella  letteratura* 

.  'I»  su  La  voce  iflorla  è  oosifemplice  ^ 
che  ubo  da  altro  derira  ,  fe  non  dal  Gcctm 
tcirbo  Hiftoreot  rgMiuan^  L'eloquenxa  lùom 
Ca  dùnque  abbraccia  la  maggior  parte  deilc 
cognizioni  umane  ,  che  per  lo  più  fi  riduco» 
no  a  narrazioni  di  ofTerva^ioni ,  e  di  opinion 
1)1»  e  di  avvenioiemi,  e  difcoverte.  L'iilo- 
ria  dunque  ci  narra  o  gli  avvenimenti  poU^ 
tic?  ò  gli  Ariiuppf  delle  fcienze  fiCche  ,  o 
gtt  iccreTcimenti  delle  arti  ,  o  "i  progrefli 
ielle  reiigbni ,  e  defcoflumi ,  e  del^  i^gi» 
'Ò  le  opinioni  de*  Letterati  »  che  di  tali  cofo 
fianno  ferino ,  o  ie  vite  de*  Letterati ,  e  de-" 
gli  Eroi ,  e  deMoro  ìnBuffi  nella  focietà  ,  o 
le  produzioni  della  natura  »  di  '  tjoaii  cofii 
tutte  ci  rapprefenta  le  narrazioni»  ogeneralr, 

0  particolari  L'ifloria  delle  orìgini  deli' 
IJnivfrfii,  delie  file  produzioni^  e  deTeno- 
m^i  die  yi  Q  9Qèr vano  viene  coi  general 

« 

m 

1  • 

• 

(*)  Non  vi  è  oggetto  fcienrifico  ,  che  non  pòflt 
venire  (otto  il  fiftcma  d*  Iftoria ,  giacché  ogni  c»na* 
fcen?^  umana  può  cractarfì ,  o  per  via  di  prececci ,  e  di 
Hftcmi  rcicQtifici ,  o  per  via  di  narrative  di  fcovcrte 
j^tce  Ì9  ule  Ccienza.    Ogni  parte  dell'  umano  Upci^ 

^Sct  iwa^uc  iftoricaiti^nce  rapprefentata»  (peciaf- 
Utente  Ce  fi  rigo^rd^  fflpocre  la  ftrie  ddTiknn  idUt 
e  Icovécte  &S&  'maiene»  cbè  il  foàoo  «actaie.  Il 
HoM  ddia  Fifica,  e  4clk  ùkam  U  A  Èmdk,  ^ 


47^ 

nome  <!'  Iflona  naturale  ,  tcJìe  fr  fuddivWe  ifi 
infinfte  parti .  Le  fcieiize  fifiche  appartengo- 
no lutte  a  tal  ciafTe  •  L'>'i(ioria  degli  avve- 
tiimenti  comprende  le  cofe  oecorfe  traj^lUoN 
nim  ,  traile  famiglie  ^  itaUic  Qttà  »  tiaile 
«azioni.  Si  divide  "in  "Ifloria  Aera,  e  pep^ 
n<i,  lfloria«Civiier'Od  Iflorìa  Ecclefiaftica  ec 
U  Iftoria  delle  opi  lioni  de*  Savj ,  delle  loro 
/coverte  ,  e  de*  loro  fillemi  c  riAoria  Lette* 
mia  »  cfie  fi  divide-  in  tanti  rami  -,  quante 
iO(.o  le  ^olte  parti  »  che  compongono  la  let* 

•  teratura...  Vi  lboo..poi  le  IRorie  deir  Uoind 
morale  e  4eUe  paffioni^^  VìAorie  bielle  ant^ 

«  e  delle  fcienze  ^  e  de'  progréfli  dell-  limano 
intelletto  »  le  iflorie  degli  errori  dell'Uomo» 

"^i.Iano  ^  le  4Ilorje,j[»articolaii  delle  vite  di 

lalu- 


mc  Ceno  la  IVTeccaaìcaì  le  MaieinancKe,  1*  Aritmetica, 
tulle  le  fcienze  naturali ,  d  ponno  cfporrc  con  far  prò- 
fpttti  delle  fcovcrto  fatjc  da  chi  tali  fcicnzc  ha  tratta- 
te ,  e  raj>prelentarfeiic  lo  flato  di  quelle  facoltà .  Una 
r.ìccoita  (li  opinioni  de'  Me;afifici  i  più  celebri ,  e  un 
BieiOkdo  d'iQ^gnare  una  MetafiHca  lAorica ..Fino  ,ie  paT- 
£oii!  umane»  e  loro  fenomeni  lì  fono  da  mold  trattate 
rftoricaipente.  Cosi  un  moderno  In^Icfe  ha  icritto  tì^ 
£èaoffleoi*  urbe  -Ili  ibno  *  oncrvàti-  ne  coflnaiiy  e  nellè 
operaaioni  -delle*  .donne  amicHe ,  e  moderne  ma'  libro 
xMorico  indloUrco  Hifiory  of  MTomen  Jrom  theEarlieft 
^ntiqt$ity  to  th$  frtjerit  tfme  inS.  Rifulca- quindi  die 
ofrni  macetia  -  di  licetche  Scientifiche  jniò  •ifioiiaunente 
ttac»cii« 


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47? 

talani  ^Sav  j ,  di  takmi  Er<» ,  taluni  paefi^ 
di  talune  Città  ec.  Abonda  la  republica  let- 
teraria d'  infìnitr  efemp]  ,  e  di  ceni  genere 
di  ipodeUi  .per  le  ^eueldoiie  traglì  antichi^ 
ed  T  moderni  ^  e  ve  ne  fono  in  ogni  geneie 
-d*  .ogai  4)ualità  ,  cioè  degU  ottimi  ,  de'  mt* 
dfoai  >  e. de*  peflimi  (i)  »  onde  J^ifoitaoo  fe- 
condo i  detti  varj  generi  di  eloquenza  fflo»^ 
>MÌair^nto  .debbao'eiler  varj  i  iUli  ileiriflo- 

.      .       '  lia 


(i)   L'Iftoria  <delle  rdigion)  -è  (ba  con  precino- 
ne,  c*brievita  defcntta  dal  Calvorio       f^érììi  O/SU 
Bfl/gioni'èus  ,  e   da  Jff.  Coment  DoriUe  Hiftoire  des 
Cercmonies  ,    &   des  CuUts  R^ligieux^  in  8»  6,  VoU 
y\  è  ancora  in  Francese  il  dotto  Dizionario  des  Cui" 
M  ReLigieux  ^  h'  Ifiorisi  ^Ue  fcoverte  4Ìel  Mon** 
ilo  r.abbiai|io  neìr  Hifioin  CénetgU  du  .V^agts 
ifioda  iié  progr^fli  4lelle  arò  »  c  •'Me  (oeo- 
te  y  ce  li  rapprdènM  JIC  SéomrUn  vuelh  iiii  ^(/ffli» 
dkf  Smmu  «jmAbj     tt,  la ,  «vafbi  ^ndclopedia  di  Pac 
rigi  c  un  profperto  d'  ifloria  -di  ^nioni  (deotifiche* 
Xe  iftoric  de'  filtri,  e -degli  avveoìmend  de'  popoli  in 
generale,  di  alcune  nazioni  in  particolare,  e  di  alcune 
famiglie,  e  di  certi  individui  fi  ponoo  vedere  iw  infini- 
ti autori ,  elle  le  hanijo  trattate ,  e  che  hanno  raccolte 
biblioteche  di  tali  liìor^c.  Le  ifìorie  delle  Vite  de'Fi- 
iorofì ,  e  delle  loro  opinioni  (bno  fiate  dritte  tla 
io ,  da  DesJandes  ,  dal  ^Btucker .  L' Hloria  Nanirale 
Aristotele ,  da  Jiliano,  da  Plinio,  daU'iUcbiOflliidi  ^ 
Buffila  ec  L'Merìa  delle  origini  ddltLeggi^tUe 
Ani,  e  delle  Sdene  dal  Cogm»  ce.  Si.^vede  quiodi  , 
-ouamo-  raAo  Ibr  il  campo  dell'  eloquenza  Iftorìca,  e 
^raìdta  finiiMU  gtito  dabteig  jS»  Jfe4  ■  daUT 


4^' 


ria  ^  e  come  debbarf  eBerc  CQrrifpondenti  a 

tati  varie  iftbrie. 

\.  Ld  conofcénza  delle  opinioni  ,  e 
dfe'  giudizi  altrui  fi  TÌttoclè  ad  una  pura  Iflo^ 
ria,  perchè,  come  M^iménie  oBfcrva.li  Sij^' 
Malebranche,  la  vera  fcfenzJi  cónfifte  nkfU  c<^' 
pacità  dì  giudicare,  e  nel  giudicare  (2);  ohcjé, 
rifulca  che  buona  parte  delle  fcìeiize  di  filo- 
rogiè  ,  dr  aniickiià  ,  dì  erudizione  ,  e  tutte 
quelle  «  che  a  tali  fcienze  hanno  rapporto  , 
Ceno  coft  piatiofio  lOoricbe  ,  che  di  raiio* 
cioio^ 

^  Tutti  gli  Scrittori  onervano  che 

gli  Autori  fi  ponno  cooGderare  ,  o  come 
Oratori  ,  o  come  IJiorici  ,  o  come  Filofoji . 
Credoo  talirni,  che  i' ufficio  dei r  Oratore  fia 
Mutare  dipingere  e  fihiire  quello  del  Fiio^ 
%(o  fimkt  »  è  peniaù  >  e  quello  deirlfloricql 
peniaH  i  e  d^ingm  oMi  rìfl^flhxiQ  qoB 
è  elàcoi  .  perÀè  «ieédo  ooio  ed  trideni» 

dalT 


'/•  (i>  MaUhrMich.  RechercL  de  la  Feriti  tom.llL 
Zivr,  Fk  pan,  I.  fdii,  in  11.  1761.  E' da  oHcivarlì, 
ck«  jt  Aialtbraiìche ,  il  quale  ben  diflc ,  die  11,  leia 

'  fcieoza  conficca  giudicare,  e  ra^ion^re,  ftìtKAvté 
ab»  m  6AfÌMtò  tm  grand'  «rrore  nei*  avere  bnimai» 
aI«fov«  neh»  applicviMÙ  fiaeitificl»  in  fiadio.  «kirite- 
jfak  ODOW  imàHiè.  Ansi  V  lAotia  è  una  Sdb  cooorce%> 
fli  più  prinqpali,  e  Mce&ri«  all'Uomo  affili -pili»  dlt 
wMfti>  u  M<»»aCfli»h^  Àgi  MaieiuEaodtt»       '  s  * 


I 


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Air  efi^mpio  de*  gràviflìmi  Iflorici  Greci  ,  e 
Latini ,  vale  a  dire ,  di  Erodoio ,  di  Tucidi- 
de,  di  Senofonte  ,  di  Plutarco^  di  Tacito, 
ài  Smonio  ec. ,  che  gì'  Jflomi  dettano  cC« 
fere  non  foio  FHorpfi  ,  mai  anc&e  Oratori  | 
^ifid%  cbe  negi'  Iflorici-  deUbei»  oonconere 
lo  qualità  tutte  d^FiioTofi,  e  degli  OratoiH 
■  Infetti  i  primi  Iflorici  furono  i  primi  Ora* 
^ri  ^  i  primi  Filofofi,  ì  primi  Poeti  (3), 

§.  y.  Oflcrva  Cicerone ,  che  l*  Ifloria  è 
la  luce  deUa  rtrhà  ,  la  vita  ddla  mmoria , 
la  Maefira  ddV  Umo  ,  V  aimunàatrice  della 
MùMtA  te.  (4}s  e  l'ifleiio  gran  Fiiotbfo  ed 
•Oratore  umneni  altrove  i  doveri  di  un  grar 
w^Iflorico ,  e  dopo  avergli  riferiti  /fi  me- 
«viglia  con  ragione  ,  che  i  Maeflri  di  Ret- 
toria niente  ató)iano  voluto  parlar  di  tali 
cofe  ne'  loro  precetti  di  eloquenza  ,  neli'  in» 
fegnar  la  quale  tralafcìarono  di  parlare  dello 
flHe  ìfiorico,  vale  a  dire  noo  viddero  i  fini^ 
c  la  natura  di^^Ila  elo^ienza  j  cfce  infe-, 
«nayaoo  (jO- 

(j)  Si  veda  r  Opera  di  Otao  P^ùrm  ,  intitolata 
■Monumenta  Runica  ^   tà  OUo  yerelio  Kunogr^j^him 

U\  CUer^  dè  Ctmot,  tlk  t        JX  ti»  i6. 

(;)  n  luògo  di  Cìcefùne,  die  nenia  di  «fo 
leriamenes  coofi£fito«  è  il  iè^nte  —  Ouis  néfiì^ 
ptimm  hiftorim  U§ni^t  ^  f^^^  fi^  sudeat  ^ 

iik  pt4^  fi^^iff  gt4akt  Jk  in  feriStnd»^  nt  qua  Jimul^ 
mùf.^.i.  ,^Mfmmréti0  énUmm  tmfinm  4iiJUtnìt^^ 


§.  (?.  L'  eloquenza  delle  antiche  Iflorie 
Greche  è  fienile  all'eloquenza  fantaflica  ,  aU 
legorica  ,  e  Gndbolica  de'  Poeti  »  anzi  i  pri- 
mi Poemi  Epkf  altro  non  erano  ^  Te  non  le 
^fkne  raocx)ite  d'ifbrìche  tradizioni  Aiiie  co- 
lè delie  naziom  ;  avvolte  traile  allegorie  delP 
eIoquen2a  fantaftfca  di  quei  tempi  •  Sì  trovano, 
vere  quefte  rifleflioni  non  folo  neiriftoria  Gre- 
ca ,  ma  in  quelle  dell'Egitto  ,  e  de' popoli 
Orientai  r.  £  lìccome  col  progreflb  del  tempo 
venne  la  cultura  de' popoli  »  e  aiP  eloquenza 
della  6nca6a  lucceflfe  l'eloquenza  delia  ragio- 
ne» cosi  a  quell'antica  ifloria  tutta  piena  di 
meraviglie  ,  di  cofe  imidite ,  incredibili ,  co- 
me 


regionum  defcriptionem;  vult  eti^iquoniam  in  reius 
magniSy  •^memoria^ue  dignis  confiUa  priowmy  de  inde 
aRa  ,  poftcA  eventus  expedantur  ,  6*  de  conftUis  Jì^ 
gnificari  quid  fcripior  prohet\  in  rebus  gejiis  decLa,^ 
réfi ,  non  foium  quid  a&um ,  aut  didum  Jit ,  fed  etiam 
^utMdox  €f  quum  de  eventu  dicétuffiu  cattfa  ^pU^ 
€imur  onmts  vel  ^/us ,  ve£  fjpientié ,  vel  temeritatis^ 
hominumque  ipféfmn  non  fiUm  ns  gf^*  fid  tiUm 
qmifimsi  dc  nomine  exeMuu  ,  dt  en/tt/quÉ,  pi  ,  «t-. 
que  natura»  yerhorum  attum  ratio ^  Gt  ginks oratUniM 
Jufum^  atqum  traSttm,  &  €um  ianUau  quaiam  aqurt^ 

hili  projluens  HoFttm  tot  ^  tantarumque  rerum  vi* 

difijne  nulla  effe  preeeepta ,  qu«e  in  artihus  Rhetoriei 
reperì  Anturi        Cicer,  de  Orator.  Lihr,  iL  Cap,  Xf^ 
Oltre  Cicerone,  parlò  tra* Greci  de* doveri  di  un  Irto 
tico  Luciano  dcI  fuo  Dialogo  n«5  /e/  iVropiav  ovjj^ 
^feL^9iv  •  Quoaodo  H^ftoffa  confcriScndét  ìà*  Lucimn 


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47T 

me  fi  pub  vedere  nelle  GòTinogonfe  di  tanco^ 
profane  nazioni  ,  fiiooelle  poi  PiRorfa  ragiò*' 
nata  ,  ed  illuminata  da^  fonti  della  ragione  p 
c  dal  vero. 

7.  Gli  aniiclìl  I dorici  per  lo  più  tratta-' 
fono  a  rendere  confufi  »  florditi  «  e  forprefi  v 
lettori  in  far  loro  fentrr  fèmpre  cofe  (brpren- 
^li^  ed  -eftraordinarie  per  eOere  gli  Anto*^ 
rf  di  tali  narrative  ammiratr  ;  ond'«è  lo  fpi* 
rito  Romanzefco  ,  che  domina  nelle  antiche 
iftorie  (*)  .  Gl'  Iftorici  moderni  ,  che  troppo 
fi  fono  piccati  di  filofofia  ,  avendo  nelle  ilio- 
rie  filoforato  oltre  il  dovere  ,  Iian  dimoHraco 
di  aver  fcritto  per  efler  fodati  ,  e  df  aver 
badato  più  a  loro  flefii  ^  clie  air  ìotèlkttQ 
legge  (6)  •  Altri  coiiteoapc>niimiaiem0 


Oper*  Tom.  L  pag.  2.  edit.  in  4.  Varior, ,  6*  Keitiit 
AmfteL  1743.  ««/'«^  ìf^iàen.  Tra'  Moderni  Franceil, 
La  fcricte  eccellenti  rifi^/Jioni  fuW  JliorU .  ^«  d'  AUm*^ 
hen  MtLang^  Philof,  Tom»  F»  fdit»  in  IX. 9.- e  mlt 
loglefi,  JUm  If^iUpoU^  nd  liio  libro  imicolatQ.  Dnkh}^ 
i^rUi  \H^fÌ£éd  OffUji^y  k.  ÀfyUrd  BoiingbTookt 

MÙe  £ie  Ljécieie  inmM  slh  JUtdh  dtl^ ifiofif^y,  Of 

M  ftu4y      ì^i/ipnr ,  .  ' 

.  Le.  «nuche  lAoriq  ilirono  per  Io  più  Pocti- 

clie ,  così  per  i  vcrfi ,  come  per  lo  ftile  .  In  tal  guflrf. 
£1  fcritto  il  Zardujinamah  tra*  Pcrfiani ,  che  k  uii'ifto-"*  . 
xia  Poetica   di  ZoroaHre,  divifa  in  6%,  CapiioU« 
ycda  tiyde  de  Rei.  f^eur,  PtrJ.  pag,  532. 

(6)    M.  Voltaire  riflette,  che  il  Sig.  David  Hu- 
me  oa  iaiua  la  fua  ÌAoiÌa  /r/'  efftrut  Udaio  .  lofatti» 


Imno  com|»Iait  *t  ^  (crine  in  quefio  (ècolo 
fiotamioofìniiine  ;  e  terribiii  iflorie  univeriali^ 
nelle  qfìsM  fi  vedono  tnobe"  compHi»ioDÌ^  e 
poco  rifleflSone  «  Altri  hanno  cqt^pìlàti^  ^e 
loro  opere  illociche ,  per  dimodrare  la  niti- 
dezza del  loro  ÙWc  ,  e  gli  sforzi  della  loro 
arte  oratoria  •  Così  ha  fatto  Livio  nellVIilo- 
ri^  Rotnanaj  ed  anche  il  Signor  JtLoilirt  ^éìr 
la  fua  Jflori»  e.isvkkm^.oe^h^'yiali 


t  * 


ibbbcne  a  D^Wd  Huaoe  compera        cent  ^  Sguardi  il 
peplo  <Ìi  Tacito  deir  Jaghikerra ,  4>('ivia  vede ,  che  le 
|éUéz^  j  e  la  PÌ|oCb^  del  ridico  '  di  Roma  foiio  af^- 
m  pld'for^éfldeoti  di  qilfcllè  dèi  Tacim  4*  logfiiberr»^. 
féttkè  r^rfee  è:  troppo  «yidMl^ii|.i|iSl^  Tsa 
éto.  À  alTai  nafcofla ,  e  (jaindi  pid  bella .  £'  da.  ofler« 
▼arfi^,  che  M»  de-  j/olcaire  i  anche  troppe  afiettàco  in 
aver'  a  dritto,  ed  a  roverlcio  bella  (ila  iftoria  »*0'Sar^ 
gio  fu]!' Iftoria  Unifcrfalc,   tentato  di  unir  con  no(lp 
indilToIubUc  la  FiloPjfia,  c  T  Iftoria  de'  tempi  barbarti 
Come  in  un'altra  opera  ha  tentato  di  unir  la  Filofofia 
Coli'  IJlorid  antica ,  ma  non  gli  é  rioicito  tli  unirle 

ÈlTo,  Te  non  colla  favola,  (ebbene  abbia  per^  dirno^ 
Ito,  ove  fiaazec  podà  1*  eloauenza,  lo  fttìe  ,  1'  arte 
A  dipiillg^  pe^lAoria;  Si  fieda^  il  looSecdlo  di  Lai» 
f^W.  Dèe  ia^HMntw  couMufS^^  ^'M:  dt. 

M^uet  ntUM,  fu*  Uhriéf,  UahfrfaU  ,  i  Mi  J^'oìuirm 
ntTCao  Bjfj^  fur  tWjfhir.Gen,  Ìòb(>> Ibm/i. prini  ^l. 
introdurre  T  eloijjxeiiza  la  jpàhMgatCy  t  la  tpìd  piace- 
Toie  nelle  i(h>FÌe  dar  efli  trattate  •  ti  Sigi  Roéti^tfam 
nella'  Tua  Hifioire      Ch^rtes  f^, ,  in  <|aelfa  di  Scoria , 
e  in  quella  deir  Arserica  (i  è  molto  d^^tiQto^  im- 

t^ja^%^  e  aci  bene  iuifm  te.ftc  iiloxie*^ 


Uigiiizea  by  LiOO^lc 


fi  icflc  fcrppre  r  OracoTB  .,  i6d  il  <&einicÌGo  , 
c  «al  r»i»iiixFitefofo-^  ^he. giudica ,  x  eftlaoUi,' 
9.  Mpff  xdèXìmMmi  .'sa  hàxbti  ot. 
iMBi^pneceeri  c4  xxthni  >|Hani  dì  rtudrar  i\ 
iflorìa  e  quindi  ci  ha  fomniinrftfati  utiiì  ed 
Ottimi  mcxlelli  di  fcriverla  (7)  in  moda^ 
che  r  intelletto  aveflTe  ^d  «nmpirfi  di  «ogoi- 
2Ìoni  utili,  e  fi  nudia(&*rilloria .rags<mnido« 
Oflferva  Mylor4  >B^I>roh^  oA».  I!  àmor  idV 
ìJlorU  i  irreparabile  dalla  nastra  umana,  fet^ 

f  proprio  ,  U 

ifitjfo  principio  ci  porta  .al  di  /a,  e  -al  di  quà 
mUe  pagliate,  e  nellt  future  età-.  Noi  crediama 
ehe  quelle  cofe  ,  che  interejfskno .moL^  imerAfi^^ 
ranno  lapoJhritÀ^  .  Nei  fiamo  imptgnmi  idiptàt^ 
fir%w  per  ftdia  piàv^mdt  dut^ta^di^ywtfa^ 
€ha  4a  mi  U  ^àmuorià^  ddb  ^ 


{7)    CondiUae^  Cours  et  Etudes  pouf  t  Infhu» 
dion  du  Prince  de  Parme,  Tom.  4.  IniroduH,  a  CE- 
f^^fioir,    dell'  edtiione   in  8.  Genev.  1780. 

«bmm.-^'iiiiégnalirv'tf  4i  'Audiftte .le  tk^le  Lec*.'< 
4eBe  :    T«o- III.       iij.  ,/^,;/||:«^  .I.k<fo4' 
edizione  Francese  . io  tli«>j9tfri||»' ft1i«9^rlft)Cal.rVolilM. 
4I  Roilin.i  e4  in  inionsi  parte  deli' aiferot'ii- KfeU^*  laoiie 


480  ' 

e  fi  fin»  ù&wféfk  p<mk  più  mpt^  mtàt  ag-^ 
fftttB  én  f^BUf  m{ì»m  p  ebi.  non  avuniù  Vufv^ 
dJU  Utttn .  Ptr  mft  w^doi.  pik;  m  là^  iprionjt 
a  Oifotf*  Juranà  cedrati,  cdk  Cansooi  Kimm 
che  ed  i  fata  de'  nafirì  an^kk  Brittaml  furof 
no  conferitati  ne  verfi  de*  Bardi  .  /  feli^aggi 
delP  America  coftumano  oggidì  il  medefimo  ^  e» 
U  Umgb€  9  ed  ifioriifht  canioni  delle  Loro  ,cafiK 

eie  y  t  idli  ltìia  gmat- Jfmo  caamt  nCgftràt 

\  ^  GHecva.  iaoitter/  RJQisflon' AiitcMi 
fieli*  opeca  mBàeSm^  ^  sht  do^fhih  ddt  iflo-^ 
ria  puih  renderci  talora  meri  antiqfiarj  ,  e  fca^ 
lari ,  e  tepe  da  yucche ,  e  freddi  pedanti  >  mta 
cAe  ciò  non  è  colpa  delCiftùria  ,  fulla  fude  noi 
dobbiam  pmyu^  di  iffire^  U^  medtfima.  una  fi^ 
iofijia  y  the  preika.^  ed  avma^ftr^  cogli  efintt 
f)  ful  meJ^  4n  pourcL  mn.  regpkUp  miiék  «114 
frafauk  ^e.  nàU  piilicn  MUmo,  tmimà 
md  applieard  àUo  fiudio  iàt  Iftoria  con  «lur^ 
^irito  9  t  eon  jeniimaui  Jiì'Ofo^Gi  .  L  iftoria. 

e.  Q9f^ 


a Le  antiche  ìftóric  per  lo  più  (i  (odo  confai 
narrazioni  delle  guerre;,  e  «Iciie  con(|iiifie  ^ 
aUr  otmKnMii  ^e*  è£ciu&*wA  iLIr  wuw»  ma  pocft 
flOi  aiTccNcfi^cf  MbaUbMM».  folle  co»  to^  pnl  atoefirìe 
cooofecffi^  CORK  larebbt  tritona- otcneak  4i.anl  Clìi»> 
ma,  le  cwiAlt'  ^If  ongioe-yi  dccadenea  di  qaello 
^  Smo  il  carattere  della  aaaieBev  ^lo^ipirtso  di  ana  inr 


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i  etme  un*  Autore  amico  •  V  ej^trien^a  è  urC 
•éuttor  vii/ente  •  E  ìftorU  faetndoci  converfarc 
colf  eté  fajate  e  moftfandoci  le  cofi  ^  che  fooé 
'fiate  y-  ci  rendi  più  avptdnd  fulU  erfe  pn^ 
'finti  (S).  • 

i.  roi  L'Uomo ,  ofl^mi  Cicerone»  pei^ 
•eliè  è  ragionevofe  ,  vede  le  confeguenze  deU 
le  cofe,  non  ignora  gli  antecedenti  di  effe^, 
unifce  le  cofe  prefemi  alle  future  ,  e  vede 
k  loro  cagioni  ,  prQgreflioni  ec«  (p)  •  Ecco 
il  campo  delle  operazioni  inteHetitiali  •  Ma 
chi-dimofira  alrmteUettO'le  ooTe.paflàte,  ^ 
aotecedentì»  >  le  ffiortes  Tirile  quali  ,  e  fuitV 
cTperienza  V  Uomo  fonda  ì  Tuoi  razrocinj  i 
-Chi  mai  fa  ciòf  LMftorra  fola .  Si  dee  dun*- 
que  intorno  air  eccellezza  dell'  iftoria-  corr- 
diiudere  con  Piinia,  che  fia  Tiftoria  un  gran 
Nume  oella  ietteraiura  ,  e  nelle  cofe  urna- 
ne  (»o) , 

$•  II.  Gì*  lliflvici  hask  £ttto.  aigue  per 
.   ìhm,  IL.       .  .13k.lt     »  ib* 

«  /     •  ...  .       •  * 

(8)    BoUngbfoJu*s  LetUfs  mt  the  fitdy  anà  yjk 

'tf  hijiory  . 

(^)  Cicerj.  dcOffic.  Oi  tutte  queftc  facolli  l'Uo- 
mD  «ee  fiu:  uso  nel  leggere ,  e  Jiello  Icriveir  Tiftorà^ 
ihrìmeatt  riibcìa-  ooii.  uliiiiitiiaei  «bl.  nztockito  è  TaU 
dna  aèUe  coQbfe 

(io)  Qiuau  poètfiéd^.^tunt*  Mfiuus^  fWMt 
maj/ijias ,  quantum  ^niqm  mumn  Jtt  hifiarl^^  quum 


bgfinSfe  le  amichi^  de&e  dazkmi .»  Mie 

Città  ,  degli  Eroi  ,  de*  quali  hanno  fcritti  J 
fatti.  Nelle  Ifole  Atiamidi ,  delle  quali  par- 
la Platone  ,  taluni  ,  come  Olao  Rudbeck , 
Iianno  ritrovata  la  Svezia  ,  altri  V  America  • 
Per  cooCmiie  Borea  Letteraria  alcuni  anti- 
quari' ,  che  Iianiio  trattata  F  ifìoria  ^  d  hlan 
fatto  vedere^  a  fom  di  etinologfe ,  J  FemCf 
in  ogoi  angolo  di  ogni  Città  dèli*  italia ,  od 
tempo  ,  che  altri  antiquari  ci  dimonravano 
negli  argomenti  di  altre  etimologie  ,  che  gli 
amichi  Etrufchi  avefTero  tali  luoghi  abita* 
ti  Dunque  i  doveri  di  chi  uatta  T  iflo* 
ria  antica  f  luirebbero  i  fegu^riti*  r.  non  & 
datfi  di  argomenti  prefi  da  etftaoiogiecdi. pa- 
iole di  una  lingua  ad  un'altta^i  i*  tbàmiaw^ 


n  ^Vé^BÉ^^  lum  feVho'4l|^'lÌbrìtf|'4i  bue 
a  tutti  i  loro  capricci  vkx  diino(hare  a  lor^cb  le 
aotichità,  e  le  fcienze  delle  nazioni.  Cosi  il  cicaco  ^ 

Kudhtck  nella  Tua  opera  intitolata  AtUntica , 
Jìfanheìm^  della  quale  il  Bayle  nelle  NovtlU  Lette^ 
rarìe  del  Cinnafo ,  e  Tihfaro  i58^.  ha  dati  Eftiacti 
èuriofi  ,  foftiene  c  vuol  provare ,  che  dalla  Svezia  fono 
ufcite  tutte  le  fcienze,  1*  arti,  e  le  religioni,  è  vuol 
l^rovarlo  con  buona  dose  di  etimologie .  Tali  ai  gomeo- 
ìi 'di  tthiiolojgie  furono  cOn  ironià  ridicola,  e  piace- 
Tole  iierifi  W  Inglese  Deàbo  Smfi^  quahdo  fcriflc 
VAI*  «fihh^òìife,  bella  qualè  «Sii*  ètinoiogii  «ttd  ai- 
teòRtarè,  ^  la  lio^Xa^»  e  mete  k  ste 


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1 


lift  1*  1^  attaccate  alle  parole  Si  quella  lin- 
gua di  quel  ^of^o«r  <&  cui  fi  fcrivé  i^iOo^ 
•da  «  \t  étibr  vuhr  idee  dbt  quei^  popoTo  ict 
taccate  aii*'  ifteffe-  parole-  ^  fermarne-  T  ifloria 
delia  progreflione  de'  lumi  intelietttialr  ^  ed 
arti e  conofcenze^  e  cultura  di  quel  popo- 
lo .^«^  &i  devono  palfare  rapidamente  i  Te* 
coir  tenebifi&  deli'  iftoria  ,  e  venire  coi»  U(i 
^hbk&Bcy-fùsKy  fecoii  lumiiloC  della^  mè* 
JiAbo^Qh)  Hoof.  fiirfr  rioereht iusiir*  £>pra 
•^oft-  vane»,  comr  iiiile  vite  é^^roa^riy 
Maoma\  degli  Ercoli  ec»  4^  ElFeir  pm*  dilFi^ 
fo  ne*  razTOcinj  <  e  rapido  nelle  narrative  • 
iConielio*  Tacito  può  ftirvir  di  modello  ira* 
•gli  amichi  •  BoOTuec  tra*  moderni  Francefi\ 
fiimcUord^.  e  Priéaux  tragi*  ingkfi^. (ix)  . 

li     X  .%^xLr 

(11)  Osi  ^IC  .Rflèccifott^  hà:  tuanatt  Ptfforta  .de' 
(ecoli  Udóri  ndi' ij)loria ,  ar  Carlo  V.  Cosi  IVL  iVUllec 
ki  fatto  coli' iftoria  Ì\  DaniWcca.  Cosi  il  Voitairè 
liei'  Saggio  fiill*  iftoria ha  rkiiidaniente  dt|Knci  gli  Ara-? 
M)'^ Indiani,  i  Perfìani,  i  CmeE-oel  leiiipo* che  aiU 
m  utiveaa  Volumi  (opra>  quelli  . 

(li)  Bo(fuet  HificHte  UniverfelU.ShHckfQri  Hi' 
^orjr  of  tfu  M^odd.  l^ridAux  Conncxion  of  ike  Sa- 
cred  and  Frofune  Hifiory  ec.  Sia  qui  detto  una  volta 
per  (cmprc  ,  cha  tjuaallo  lioi  ìò<^^  alni 
sHiKKi  di  Qualunque  nazione ,  intendiamcv  limitace  le  lo* 
4i  a  quel lolo" luogo»,  edta  quel  folo  cappotto»  per 
coi  da  aoi  li  lodano  ^noii  approvando  gli  enoc{»kche 
fimo  ili  elB»  non  patendo* qualfifia  ragionevole  appco- 
we  ^^nÀimAi  ^bé^  ^»  the  4a  oib  iibci  i  q^q- 


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:  $.  ts*  Oflerva  V  Iflorìco  Ingbiltem 
13aini.  Hum  ,  che'  la  mhfità  fimuntuu 
tutte  h  tdte  nn^foUi  »  tU  vckr  Japere  gli  dtve- 
nimcnti  de  loro  antenati  ,  eccita  communemeitte 
un  difpìacere  ,  che  V  ijtoria  di  cosi  rimou  età  fia 
fpejjo  avvolta  traile  inctrtene  ,  traile  ojcurità  , 
udit  JCiaar adizioni  (ij)  •  Le  caufali  di  tali 
incertezze  fono  moke,  e  traile  altre,  j.  La  va-, 
ni  là  de*  Popoli  in  far  fi  più  antichi  di  quei  che 
erano  •  2«  L*  eflfere  fiate  le  antiche  iflorie 
fcritte  iii  verlj,ed'ìo  iAile  poetico*  Dai- 
V  aver  tardi  ogni  nazione  fcritte  le  fue  iflo- 
riet  4*  Dair  efierfi  fcritte  con  poco  razioci- 
lifo  ,  e  molta  parzialità  .  DalP  eflerfi  gli 
Autori  per  lo  più  copiati  i' uno  i' altro»  oor 
de  da  tante  immenfe  compilazioni  fon  nate 
lignite  contrarietà  ^  ed  ofcurità  oelf  Ifioria, 
delle  Tdenze ,  delle  arti ,  e  degli  avvenimen- 
ti,  (J.  DalP  eflerfi  troppo  tardi  i  Filofofi  ri- 
volti a  rettificare  l'ifloria  ,  e  la  Cronologìa, 
§.  jjé  Molli  Profefrorì  di  eloquenza  , 
che  avranno  voluto  confidcrare  la  corteccia 
deli'  eloquenza  ,  lideianno  forfi  in  vedere  m 
ìin  libro  di  eloquenza  trattate  lé  rifleflloi)i 
filli*  Ifloria  •  Ma  Pliiorìa  è  affai  più  nnita  al« 
)à  ver^  jelpgu^Mi  ^.  QueL  che  efli  (jredppo^ 


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come  (5  comprende  da  ogni  Savio,  e  Cicero- 
ne ìlìcffo  fi  fece  meraviglia  di  quei  Rettori** 
ci,  che  niente  avean  detto  dell' Iftoria  (i^y,. 
talché  ii  moderno  Autore  di  &nn  Retorica 
Rasionm  Aimo  fiio  dovere  U  trattare  in  ella  ^ 
dfUk  maàkra  di  firwm  V  Ijlwia  ,  e  tnt^ 
Urney  lungamente ,  ed  ecccilcniememe  (ry), 
come  fece  aiiresì  il  dotto  ,  e  favio  Mmf,  le 
Batttux  (i5>.  L'fftoria  infatti  ci  fa  conofcec 
1'  Uomo  ,  i  fecoii  iliuflri  delle  fcienze  ,  gl'  . 
influffi  di  quelle  fciense  ed  arti  fu*  coifaimc 
delie  nazioni  j  e  fugli  avvenimenir  »  e  queiic 
degli  avvenimenti  (ulie  fcienze  «  e  fuU'arti  ^ 
onde  r  eloquenza  ,  la  di  cui  materia  è 
Uomo  Civile  *  f  Uomo  Fiiofofo  ,  l*  Uomo 
religiofo  ,  rUomo  Fifico  ,  e  non  già  la  de- 
clamazione forenfe  ,  come  credeano  i  Retto- 
rici,  comprende  l'arte  di  fapet  ben  compor-^. 
ipe  ,  e  di  bene  fludiare  i'  lOoria,  delia  quale 

H  h  3       •  '  -  fi 


(14)    Ciar,  de  Orator,  Lihf,  ih  Cap.  XK  dopo 
di  aver  parlato  dclf  iftoria,  e  de*  doveri  di  un  Iftorico^ 
^  Soggiunge  cosi  —  Harum  tac  ,  tanurumquc  rerum ,  v/- 
'  dgfis  ne  nulla,  effe  praupta ,  ^ua  in  driiétu  R/ucorurn 
reperianutr  ì 

(«5)  ®       ropetfftnFfMccse  inckolaia  ^/-«Mf 
éu  Loix  du  Goàt^  OM  Itàéto^gue  rsifimnie,  Stc^nde 
Part.  areUU  Pnm,  pug.  13*9.  dé  175.  UU*  in  ii* 
i^éfi's  1777. 

(16)    i^rincipes-  de  U  Littefatm  Tmiu^F-  des 
gfiucs  cu  pr^fi.  Trmi  ir.»  i^éti^U»  Hi^^i'h  Md%iU 


4?^ 

fi  può  far  grand' ufo  nel  rapprefentare  lo  fla- 
to ^die  fcienze  in  varie  naziooL  Si  veda  l* 
4i(b  cke  :ka  fatto  ^d^Ue  'Cognizioni  inorìchd 
in  rapporto  ille  fcmm  «  ^ed  .arii ,  il  fanolb 
JlooC  (Dubos  (t7)« 

<%  .44.  li  Pittore^  f  ISorioa^  fi  Boeuit 
tutti  difMngQHO  ^  na  in  .quadri  étìhmti  •  I 
Pittori  dipingono  con  fegni  naturali,  die  fo- 
no i  colori,  i  Poeti  ,  e  gPJflorÌ€Ì  con  fe^ni 
^ttificiaU^  che  .ibno  le  parole  ,  e  4iutì  iniiia- 
nò  la  natura  ^  che  'è  ia  ^rima  ^ipintrices  Si 
è/  già  xla  «fitt  xxflèrvato  ,  che  la  ^pittura  è  tin^ 
vejoquenza  Dautsry^i'iàociajr^e  la  Pocifia  oa^ 
-eloquenza  parhnte^  Se  le  ÉocBe  ^  -t  Ja  Iflo^* 
rie  ^  paflando  in  |>mtira  ,  e  perfettamente 
.jHiitaté ,  •  forptendoDO  ,  e  piacciono  ,  «  fe  la 
pittura  imitata  nell' eloquenza  Poetica  ,  e<l 
iilorica  ,  uguaicneote  ioEprende       piace,  è 
fegno  delia,  {perfezione  dÌMWibe  le  jrtj  0 
ìm  iatti  «tm  ^gr^'iflef ioo  j      gcan  fioeta  , 
-dipingono ,  come  *m  ^ran  Pittore  «è  ^doqiien- 
.tiffiiDO  né*$fiiot  'quadri  ^  e  ne'  Tuoi  colori  « 
•  .      I J^^  l^rff  il  divide  per  la  mate- 
ria 


(17)  JK  »M$t0  JM'tf.  4>iriif.  far  U  P^iftfie  . 
^  UJ^tiniure  Tom.  Il  St^.  XUL^  ed  in  tutte  1» 
ajtre ,  fino       jloMone  iettnra.  èà\e.  qpaX\ 

(èzioni  vede  .qnaiHo  le 'Oonqjlctiize  iftorkhe  fien  ncs 
cc{rarie  alla  Poe(ìa,  ;illa  pilttiV»  «  «U*  eio^ucoaui ,  che 


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« 


48? 

m  che  tratta  «  in  fient  %  t  profanai  •  Ri* 
guardo  alle  nazioni,  Ci  divide  in  Univerfale ,  e 
particolare  ,  e  la  particolare ,  diventa  pià  pir* 
ticolare  ,  quando  ci  defcrive  le  vite  privatt  di 
taluni  individui  •  Vi  è  poi  Vlftoria  naturak^ 
la  LmvariA,  queUa  delk  ani,  e  4^iie /eie» 

f  tf.  L"^  lAorra  Sacra  è  «Dinprera  ne* 
K&rr  Sacri  del  'Vecchio»  eNuo^o.xeflamen^ 

to  ,  da'  quali  molti  Valentuomini  hanno  rie*» 
▼aia  la  detia  liioria  ,  ed  nnitala  in  fiftemc 
Morici  ,  accoaipagnati  da  Cooirnentarj  fulla 
medefima  per  itlumioare  ooa  tar^Commenta* 
rj  le  antichità  Ebraiche  »  e  Criftiane  (i8)  • 
Ndr  lAori»  Sacra  fi  .dee  diaioguei^  i'  istoria 
arvflnfanmti^  quella  .de' preoetti  di  re- 
ligione ,  e  «K  morale ,  quelb  dtf  witi  >  e  ca- 
noni delia  ChieTa  ,  quella  della  difciplfna  , 
quella  della  letteratura  Ecclefiaflica  ,  quella, 
ileir  «loqimza  da*  f  adri  «  e  degli  Oratore 

H  k  ♦      .  Sa* 


(it)  Cosi  ha  fitta  il  dotto  Calmét,eBudieo  i/i 

fU/tor,  Veter.  Teftament,  CUric,  in  Hijhf.  Eccle/Ijf 
prior,fgc.&c.  ifAhent  quefti  ttlMmi  due  autori  ab« 
Jano  di  opinioal  drrooee  infoCGace  k  loco  iftorip.  E* 
da  oftèrvarH  qui,  che  Eccome  T Iftaria  Sacra  è  il  vero^ 
ferite  d*  ocelli  lume  per  ooi  in  zj(pporco  alla  religione, 
così  l' iftcffa  Iftoria  Sacra  c  V  uaÌQo ,  e  pul  antico  fon- 
te d*  o^ni  verità  iftotica ,  anche  nei  g^^re  4*  iftoi:-C* 
jLiOUcutuca,  efiendo  Mosè  il  pià  antico  Scrittole  di 
9iiei  di»  ytflUatk  i  Qce&i,  i  iriiw»     g)à  Qù^f^^i  t 


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4*89 

Sacri  ;  ed  in  fine  f  Uom  degli  Eftùa  ,  ^: 

delle  Erefif! ,  che  in  varj  Iccoli  fonò  .n*ie 
nella  Chieia,  e  T  moria  di  tutti  i  culti  r^c- 
giolì  erronei  delle   nazioni  non  illuiiìinate. 
della  vera  religione  .  Tali  Ulorie  richiedono 
rari  ftilì,  e  varia  eloqueoia»  che  fi  può  ap-; 
prendere  da  infiniti  libri  claflìci  fcriui.da: 
molti  valemuoinini  -fopra  itali  materie  .11 
difficile  fi  è  la  fceha  de*  migliori  «oddli.  da 
imitare  .  Ma  tali  modelli  G  apprenderanno, 
da'  Teologi  i  più  doni  ,  i  p'^ù  favj  ,  i  .più 
Hlumioaù,    cioè  quelli  tshe  avranno  tutte  le. 
prerogative ,  die  icienae  così  fuUion  licbie-, 

dooo/l9)«  ■ 

'^17.  Urf  Iferii «he  comprende  gli 
avvenimenti  d'ogni  nazione,  e  d'ogni  fecola 

fi  dice  IJÌ$rki  univerfalt ,  è  4*iaro  dunque  , 
che  a  podie,  o  a  niuna  Iftoria  umanà  am^ 
peter.può  tal  liiolo  nella  vera  forza  del  fuo 
ignìiìCàiQ^.'V  IJloria  generale  comprende  una 
loia  cofa  »  che  fi  confiderà  in  tutti  i  tempi  , 
€  piello  ttttie  le  nazioni  (ao)  • 


(ip)  OéirHooBdtei  Sacra  foiit  varie  cose  il 
RcUin  cella  foa  JHéMÙra  d*  irSegnare ,  e  di  ftudiare 
*é  hlU  Letttte ,  e  Le  Batteux  Cours  àjsJ>tLUs 
teitres.  Tom.  iF.  Pan^^L.  Chap.  IL  de  C  Hifiotn 
^ACieè  p\;g,  22T.  edìt.  in  12-  P>^i^  '77?' 

{20)  Così  è  generale  1*  Iftoria  delle  arti.t  ÀtU 
At  Sttersit  éi.JU^  Goduti,  i^x^  dtUf  òtUfilt^  M 


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— ».  -  ^  -  -  „  -te  -  j 


.  $•  f  &  Trdle  Ifloiie  uoiverlali  ,  la  pia 
mrtAìQk  >•  la  erudita  ,  e  quella  cbe  pia 
merita  9  rftolo  di  unbftrfàk  ,  oorninciaodo 
dalle  antidie  Cormpgoote  ddic  nazioni  ,  è 

fei)za  dubbio  quella  ,  che  una  Società  di 
Letterati  IngleG  ci  ha  data  anni  fono  in  pia 
▼olumi  ,  anzi  in  infiniti  ,  che  fi  è  tradotta, 
in  varie  lingue,  e  u  è  eoo  ragione  acnmira^ 
ta    come  opera  di  una  prodigiofa  compila^; 
zlone  (21)  ,  onde  MonC  de  Voluire  »  poco 
paziente  ,  e  poco  avvezzo  ad  opere^  profon- 
de ,  e  laborìofe  ,  la  chiamò  tmUnìiJfima  , 
ma  pure  è  la  migliore  Ifloria  univcrfale  , 
che  fi  abbia  .  impertanio  la  medefima  ha 
de*  grandi  difetti  .  che  la  deformano  (22) 
U  compendio  dell*  Iftoria  antica  di  Boffuet  ,* 
che  MoqC  de  Fontenelle  fiieggeva  9gni  an- 

••no 

Saverien,  t  Enciclopedia  di  Parigi,  opem  ài  M. 
Coment  /  OrvilU  falle  CerimoaU^  e  riti  reUgioJi  àel* 
U  nazioni  ec*  V  ifteflb  può  aiifi  del  dpito  DìBìmm* 
n  iu  hcrefus^  di  quello  iomolaio  àu  OiluM  Refi'' 

(ai)  Il  filo  diolo  Inglese  è  qucfto  -  The  Uni- 
Pirfit.  Hiftory  fiam  tAe  heginning  of  the  nld  to 
iht  ttfUeji  Times  Poi  vi  è  r  altra  partp  iaùtoUu 
tfU  modera  hiflory  .  ^  ,,, 

(21  ì    T.  E*  ferina  da  Protcftsinii,  e  full  erroneo  • 
fiftcma  delle  loro  fklse  dotrrinc.  i.   E*  troppo  Iud», 
c  tediosa  in  riferir  fdvole  Orientali .  J.    Entra  , 
(cudloni  inutili  di  molte  genealogie.  4»  Poco  d  n  cb 
noTccre  lo  IvivìwfK  dcl|p   iuuìoaì»  riguaido  Je  ard  ». 


ifo  4)Htgcmfm<fiite'  t  è  codi  alai  dòtta  ,  ed 
ehìdita  ,  e  F  ìftefle  MonC  de  Voltaiftt  nair 

mollo  afie2ionaio  di  taf  Amore ,  non  ha  po^ 
luto  far'  a  meno  dì  nìegire  ,  che  egli  il  Bof- 
fiiei  ha  penetralo  nel  vero  fpiriio  dell'  Ifto- 
ria  iinivérfale,  febbenè  in  molte  cofe  biafima 
af  tono  Bofluet  (23)  .  L'  ifteffo  Voiiaire 
aviìeblw  potato  fervir  di  tnodeilo  di  fcnvefci 
r  Jitoria  g^nemle  ^  Te  m  efia  6ì(b  flato  mei* 


f«ienw,  il  commèrcio,  c  quel  poco,  che  fc  ne  dice  , 
fi  dllcutc  con  pocaFiloforii.  5.  E*  fcritta,  con  pocQ  or- 
dine; e  metodo .  6>    Si  fqnilaDO  fpe0o  le  ragioni  deUtt 
cóle  Copra  cauivoclic  eómològic .  7.  Si  fieguono  i|i 
eflà  Je  opinioni  tutte  de*  principaU  «noti  dell'  Inghil- 
ternr,  lisma  .qioIìof  efine  «  e  difcecniioMfo      Si  pade 
Ub  lodp  di'  CeKÙ  Autori  con  emTatì  non.  degna  di  mi 
▼ero  Savino.  9.  Lo  Ipìrito  di  pedSinietìa,  di  compila- 
zione vi  {ì  vede  ftmvvc ,  ma  al  raro  lo  fpitito  Filofo- 
fico.  10.  E'  piglia  ai  mille  ripetizioni,  e  proHflìtà 
quandoché  in  pochi  ri?;Iii  avrebbero  potuto  dipingerei 
le  nazioni.  11.  La  Cotnioioj^ia  è  fcrìtta  con  poco  buon 
gufto,  oltre  i  difetti  particolari,  che  fi  ponno  riflettere 
nelle  lAorie  particolari,  che  la  compongono ,  e  che 
dovrebbero  effcr  trattate  in  corpi  divifì,^non  già  di^c>* 
fé,  come  apezzi  or  di  una,  or  di  on'-altra  sazione 
Orlandoli,  m  di  vedere  gli  (pari  membri  di  Abfirts 
Bglio  di  Medea.  Per  certi  riilem  è  più  otite  T  opm 
4^  Filippo  Briezìp  intitolata  AnnMiS  Umnéi  fii. 

Non  ha  poiùto  far  a  meno  M.  de  Voltai- 
re nel  iùo  A.vant  rropos  at  Saggio  fuU*  Iftoria-ftài 
confcflare,  che  l'iUaflre  Boffuct  ha  penetrato  nel  vero 
fiiriio  dtU^  iftatié'^  aoL  poi  iimita  taie  psopolìzione  in 

riguttT" 


\ 

m 


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49» 

M  VotAeo  /e  p'rii  rUjpettolb  per  b  ferita  ^ 

e  per  la  religione  (24.). 

§.  19,  Ad  una  fpecrc  J  IHoria  genera- 
le  fi  riducono  tanti  Diiionarj  Iftorici ,  Critici, 
Liturarj  ,  tanti  gienufli  AMdmki  »  tanie 
i    •  me- 

ìq  hoBam  4i  ava  ptrìato  <3egU  Arabi,  «me  di  tmm^ 

inoòdatiane  di  Barbari .  Ha  dimeoticato  11  Vdfiùre  , 
cbe  egli  fle^o  in  motti  luoghi  delle  ^  opere  bacnt* 
tati  gli  Arabi,  non  foto  da  barbari^  ma  da  ladri  per» 
pttui .  BiaHma  <}uindi  il  Boflìiec ,  che  ftmbn  aver  egli 
(fritto  per  ìnfìnuare,         Iddio  tutto  avca  fatto  al 
Jklondo  per  ì  Giudei  ,  a  quali  il  tutto  rijerijce  .  Ma 
era  dovere  di  un*  Iftorico  Filofofo  ,  come  il  Sig.  Bof- 
fuec  di  far  vedere,  e  rifaltare   le  vie,  colle  ^uali  I9 
Oì^iifa  Frorìdenza  proceder  volle  riguardo  a  ^uel  po- 
polo ,  nel  ^ude    otfenrò  là  vera  relfgìooe  nvdat^  , 
entftre  il  Lettore  nello  jfptrito  «Ila  veia  relìgio* 
ne,  che  preme  ^0ki  più  H  tbtte  le  alòe  coadtcénaa 
umane.  Avrebbe  forfi  volato  il  Voltaire,  die  Bolfiief 
aveife  fcritta  la  &a  tftoiia  Cbllo  (pi  rito  dlel  Deilino,  e 
«M^  irreligione,  come  ha  egli  nutof  In  tal  caCo  il 
Boffuet  avtcbbe  mancato  a'  doveri  di  un  vero  Iftorico, 
che  dee  iftruirc  i  Lettori  nelle  cose  le  più  importanti, 
come  e  'ia  religione,  che  M.  de  Voltaire,  vorrebbe 
togliere  dair  Ifloria,  e  (ofticuirvi  1^  favole  Cineiì>  In* 
,  diane,  ed  Arabe. 

(14)  Sarebbe  da  dcfiderarfi,  che  un  dotto,  e4^ 
ìIlknAinato  Teologo  {eriamente  analizando  il  Saggio  G.p^ 
jiérale  delTiftorìa  di  ÌL  Voltaire,  coa&taflè  coU*  ifiov 
iìà  vera  i  hio^i  erronei»  ridnceflè  alla  verità  le  noeti*, 
éhe  Volani?  nflefUont,  nant^,  e  correggelTe,  ciò  che 
dee  mutarii,  e  forregerè,  e  togCeflè  da  tal*  opera  i 
tèxn^  vdcitft^  che  h  CDcnmpoao»  a  fili  awdeUo  dei- 


ficM  di  Lmefatufo.  u.  ,  tra  quali  più  fi  no-, 
minano,  il  Dipanarìo  Ifiorko  Crmeo  delBay^ 
U  ,  quello  del  Moreri ,  quello  dr  Chambtrs  y 
ed  altri  infiniti  Autori  di  confimiii  materie,, 
clic  per  gli  errori  ,  che  cootengooo  ,  fi  de* 
VOD  legare  con  critica.  ' 

.  %  20.  U  Iftoria  generale  dev^  efier  brie- 
ve  y  ma  non  arida  ,  piena  d*  imagiui  ,  unitai 
alia  Fìloibfia^  che  non  entri  molto  in  detta* 
gli  inutili  »  e  cte  fia  piena  di  utili  rifleffìo- 
ni  (25*)  .  Un*  iftoria  generale  dev'  effere  co- 
.   me  una  Carta  Gepgraiìca  generale  del  Mon-  « 

doy 


\ 


loto  piano  di  tal  Saggio  ,  edificale  un  monniBeaco  U 

ftorico  alla  Vcrici,  ed  alla  Cattolica  Religione,  come 
il  Voltaire  ha  cercato  4i  fare  al  Dcifino.  Perchè  od- 
le  opere  Letterarie  non  imitiànio  noi  gli  antidii  zelan- 
ciiTiini  primi  Criftiani ,  i  quali  quando  vedeano  an  tem- 
pio edificato  alle  false  Deità  Pagane,   lo  diroccavano, 
c  lo  riJuccano  ad  uso  del  culto  del  vero  Oio,    e  de* 
inoi  fervi,  «  ùnti  della  Cattolica  Chiefa  ?    Così  dob- 
biam  fu  noi.  Pxeodere  da' profani  autori,  e  dalla  pro- 
fena  erudisi'oift  i  jnodelli ,  e  i  materiali ,  de  quaU  cfli 
fi  fono  fcrnd  per  «fi  rei ,  e  rìdergU  noi   a  Icrvir  di 
base  alla  verità .    Boffuet  €omÌDCÌò  td  erigere  al  vm 
Dio  un  tempio  odia  Tua  compendiata  Iflorìa  Univerfii- 
le  dalla  Creazione  del  Mondo,  £00  a  Carlo  Magno • 
Voltaire  volle  imitare  Boffuet,  ma  con  firn  oppofti, 
rercbé  un  altro  BoUuet  non  intraprende  tra*  crcdemi 
a  confondere  il  Voltaire,  e  a  difcedefe,  ed  iinttaie 
^ocl  eran  Boiluet  > 

.  •  '  l'i)  y^/^  Ujuveciàle^  degl'In^  jt  TpeiTo 
i.  ;  •     '  -  •  "  •  ^  pie. 


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4$  3 

3o  ,  netla  quale  fi  devon  vedere  le  cofc  le 
più  importanti ,  e  necelìarie  ,  e  tralalciaro  ie 
inutili.  Molti  queftionano^  fé  fia  meglio  feri - 
m  V  llloria  per  via  di.  Dizionarj  ^  o  per 
maatì  feparatì  ;  ma  è  oeftt>  che  i  Dizfooa- 
if  coti  ddi'  iftoBia  civile  >  come  dell*  Idoria 
delle  Sciente  ,.ci  rapprefentino  i' Morii  ,  ed 
i  fatti  ^  e  ie  cofe cosi  tronche»  come  i  tnem* 
bd  di  Abfirto  lacerati ,  e  difperfi  da  Medea. 

S*  21.  Neil*  ifloria  chi  fiegue  V  ordine 
Alfabetico  >  chi  1'  ordine  Cronologico  delle 
OBÌoni^  chi  la  ferie  fucceffiva  degli  avveni- 
menti •  La  ierre  degli  avvenimenti  è  il  mi- 
glioi  partito  pofiibile,  perche  dall' ordine  de^ 
gli.awcmaiend  i  più  dmarcbevolii.  naGce  b 
divisone  la  più  ragionata  »  ed  in  rapporto 

alia 


piena  d'inutili  narratÌTe.  L'ìAeflo  puo  òìrd  de'  Dizio- 
narj del  Alorerij  e  di  Bayle  pieni  rpcllo  d*  inutili 
genealogie  ,  e  di  difcufTìoni  iAoriche  d'  ignoti  nomi . 
iJ  Ifte/To  può  dir  fi  di  molti  altri  Dizionarj ,  che  per 
lo  più  (bno  raccolre  di  ilogj  ridicoli  y  menf^ane  iUu^ 
fiflt  ^  affurdcy  ed  ingiuriè  gjiùJTolant  raccoUt  ptr^vr^ 

diàt  MkticQ^'  ofata  m.'<le  Volali* »  il  qua^ 
Jbe  hi  .Une  molte  nfleiiiMii  mOi  fatt' ifloria  ocH'Arueo-' 
Io  Biìhiì*  ^eirebddopedia  ai  Parigi.  L'ìfteiTo  M. 
de  Voltaire  ha  fatte  altresì  !/an'e  liaeffioof  utili ,  (Ull!|[ 
ìiloct»  nel  ilio  Sé§gM  fiUl'I/hrU  gimtrdt^  ma  è  grao 
aifgrazia,  che  in  tal* opera,  ove  l'autore  ha  cercato 
d'imitare  Sleidar.o  nel  V\ìio  de  quatuor  Jummis  imperiis^ 
vi  fia  una  piena  di  fofismi ,  e  di  favole  colle  quali  cer-.^ 
ca  r  aucoiQ.  4i  oppo|ii.aiii^.ieiigiooe^  o  alia  veuga* . 


494 

alto  Cioaolo^  ,  ed  in  lappoito  a'  Cmr  »  V 
tpoche,  o  i  fotti  i  più  ^jvnaarcfaevoli  Cmo 
dunque  la  vera  ^urda  nelL*  oRtrne  lAorìoo  ,  e 

Cronologico  delie  nazioni  in  gienerate  y  e  nei** 
le  ifiorie  particolari  •  L'  ordine  è  la  bafe  d* 
ogpl  iftoria  ^  ed  il  metodo  di  uax tarla  è 
iguella  «  cbe  rende  utile  >  o  ii^tiie  a'  Leb» 
tori  ;  ma  molti  Iflond  iMitichi  ,  e  n^Ddeiiii 
Amori  d'iOorie  t  imiveffiàii:  «  e  vpwt 

ticolari  Iiaiuia  iMto»  emù  il  ni^iodo 
i:  1?  oidine  nelP  ifloria  »  '  * 

^2r.miloria  particolare  di  una  nazio* 
ne  è  cofa  anfai  difficile  ,  alfai  vaQa ,  e  alFai 
fcabio(a  >  doveodonoG  fcegiiere  i  Catti  i 
mili ,  i  più  idnmivr  ».  i  «più  certi  I  mate^ 
siali  >  ^Vquali  fi  ricavano  le  iOode  dkbbo» 
|l»,eller  letti  con  giudizio  •.Ogni  nazione  ha 
cerata  di  elàltar  fleflk,,  di  bac  prodigiore 
le  file  antichità  «  e  favolofe  ie  Tue  origini  ; 
cosi  i  Greci  ^  ed  i  Romant  trattarono  le  lo- 
ro iflorie  ,  e  cosi  feri  fiero  quelle  degli  altri 
popoli  onde  tante  favole  >.  cKe  ci  laTcìaro* 
tìó  circa  gli  Egiziani >  Indiani»  Perfiani,  ^ 
rabi»  Cmdi  ec;  3e  per  ifcoprir  tali  fovoie  ^ 
ficfioorieirteflfinoiip^ocàtafrt  V  viagjiaiori  ^ 
tìk  nazioni  tMGt^f  i^fritbntisftió  ahre  ihShiiè 
difficoltà  j  che  pib  pfcuraqo  le  ifiorie  (2^)  ^ 


(af)  Quante  fivroli  dìAia i  Gfcoi  di  MaòiìMi, 

c  4i 


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4Pr 

Inoltre  le  tnfriool .  fcrilftib  tardi  lè  loto  liìor 

'  rie  ,  onde  fon  favolofe  luue  le  origioi  dell' 
iftorie  profane  ,  oc  vi  e  Autore  ,  che  non  ie 
ayefle  fcritte  con  grande  parzialità  ,  difetió 
notato  da  molu  Critici  anche  in  Tacito ,  ed 
in  David  Hume  ,  che  fì  credono  gP  Iflorìct 
i  pià  impariiali  ^«e  cbè  .fonu  ì  {più  nialigni 
in  ceni  loto  giudi?] .  Nion  .è  lìoflro  iflkiitD'il 
dar  giudizi  Critici  (ugi*  ifiorici  delie  nazioni 
4ifitid[ie  ^  e  modeioe  >  xeichè  farebbe  cofà 


e  di  Zoroaftrc  ?    Non  gli  crcJctc ,  dice  tkn  Critico, 
sua  ciedece  a'  Viaggiaibri  in  iquelle  iraziotti,  a' nnib- 
^  4nil  A  Makomec  »  e  di  Zoroaftrc  •  Ma  i  oazionati  di 

2uefti,  e  di  coofimiU  Eroi  ù  concradicooo ,  e  fono  Bot» 
i  pid  aiTurdi  de'  Greci  iftefli*  Quante  varietà  ocir  !• 
Ibria  Araba  ù  fcopronor  in  FocM^Khondtmir ^Elm*- 
■tino  ,  Utrhelot ,  Pridaux ,  ^^ftb  te.  9  •fatti  ^1*  1  fto- 
oici  AratM  dilcoidano  fulla  tira  di  Zdroàfìre.  7 
:i\yde   Ingleiè  ntW  IJUrià  della  réli^o^.e  F^ffiaf»a  , 
Bcftufobre  nelL*  ìftoria  del  òl^nuhtifmo  ^  -M.  é'  Anque- 
-til  ntUa  Vtrfione  iFranctfe  dei  jSefiJaveJia,  tutti  fi  con- 
tradicoao,  c  cosi  ancora  gli  autori   dtU*  IJÌmia  Unì- 
rVerfaU  ìngUfe ,  fan'io  l*ifteflo  talora  .  Chi  -poi  Toleflk 
r  efeaipM  di  4in  libi^  n^piti  Hdìcolo,  il  biiì  diìTòi'didtt^ 
co^  il  fOL  cooAiò,-  il      inpèifètv»^  ìfk  ««celia  ìtito  . 
.»eoiB2fttt»«  (GOi»poÌie>  ed* datili,  e'ftvdlés'evaiiièidf.'^ 
dkè  4tmiu  «taa  aifl^io,  l^btà  tokHi  iàziddirio^,  pbcift/' 
.icfsgete  il  Baacìidlé*  naUTNOfim  Aitifòbra  Rèrsim  minàé: 
'twàiiièm  Aptréttétain  j^éotìXvo  il  fidile  amore  vi  è  uno 
IHoBagiosb  giudizio  di  jflf.  Goguce  neHa  Prefiaiòne  ti 
.ibo  cccellenie  libro  imitóM*       t*  ^i§tH  Lùx% 


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49< 

«flai  profib  ,  e  tedióla  ,  e  moltiflioif  Iwnnò 

tcTìtto  fu  di  ciò  •  Un  Filoiofo  faprà  Tubito 

f indicare  non  folo  gì'  Iflorici  ,  ma  gii  altri 
crittori  ^  e  chi  non  è  Filofolo  fi  farà  fem- 
pre  fervo  de'  gìudizj  altrui  >  e  mai  giudiche» 
rà  da  fe  OeilQ  (27>.    .  . 

22m  Un  difetto  particohre  ié  àm 
teai  degii  Autori  delle  ifiorie  delle  nasioni 
f;  che  i*  iAorie  aoft  banno  parlata  di  altro  ^ 
fe  non  di  guerra,  di  fatti  di  Eroi,  di  concia- 
le politiche  ,  fe  le  Ifloriè  fono  Hate  fcritte 
da  (ìatifti ,  da  Poiitici ,  da  perfone  amanti  di 
6tti  fleriU  (*).  Se  da*Filofofi,  vi  fi  vedo* 
DO  campeggiare  difcuflk)nì  Filolofiche  eflemp 
|K)raoee       ' riducono  V  ìQom  ad  ima 


9  • 


(17)  Manca  in  molte  milioni  un*  iftorìa  ragiona^ 
U  del  loro  paese  .  Gringlefi  tino  a  David  Hume  non 
l'ebbero.  1  Franccfì  fino  9!^  I*r^tau  HeaauU  ,  i 
Svizzefì  fino  a  MaLLu  ec» 

(*).  Un  alerò  <lifi:cto  cpnfiderabile  di  chi  ha  trat^ 
uto  k  ifbiie  dtlW^  aatimit  è  ftato  ^Uo ,  che  dells 
wìabì  aiedeinie  taluni  6kco  cetd  oindri  fittidc»» 
ed  akd  certi  elon  tafiniti*  La  CIùaa  r  è  mi  sraoda 
tieinpio»  ond'c  che  un  moderno  aiitoie ,  trattando  delU 
la  Caiiia.  ha  bstx»  due  hin^hi  CapitoU  fililo,  ibio  di 
tale  nazione ,  fecondo  i  fooi  Pancg^rifti ,  e  fecondo-  à 
lìioi  Satirici .  ììiftoir,  Philofophiq.  des  deux  Indes  Li'vn 
i.  Càap,  XX,  Xxl*  de  Faw  nelle  Ricerche  Jugli 
Americani  fa  di  quelle  nazìpni  ritratti  diverfì  di  quelli 
di  M.  Raynaljt  ed  fitti  autori  iì  0]p^a|^a»  air  uao«^ 
oaU'alTO..    "  .r  .... 


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"aoctfle.'.  talora  a 

David  Hune  nsli*  ift^ìa  d*  Inghilterra.  Ognu- 
no dunque  carica  ie  fue  Iftjrie  ,  e  rappre- 
fenra  ia  cHTì^  i  qiwdri  ddle  Tue  idearle  più 
ufiiaii ,  conas  accade  oeV  foga^  »  ne*  quaii  li 
drprngono  per  lo  più  alla  mefite  l6  idae  !• 
pìÙj£reqBentL.dd  qgiorno  ^*)^^ 

Sembra  cbe .  di  mola  librici 
come,  fi  è  da.  un  iSavio  ofTervato  ,  poila  di%. 
&  ciò  ch&  diife  .di- fe  AdVo  TctGciiioi  .. 

fotta  ftftfoi  .prifnim  ^amman  ad  fcri^^ 

bendum.afpujliu'. 
H  fibi  'tugatu.  (rtUdU-'^fibiat^dari 
,  Fopiilà  ut  flaufeia  »  ](t«i  i^lffu  9  f($^^ 
Mài  (29).  ' 
.  .  TonuII..  ■    l  i  .  '  Si 


(*)'  Così  BofTuct,  modcno  per  i  paimcri ,  e  per- 
io  iHIe  di  uiì'  Iftoria  UnivcrCale ,  fece  poi  nelta  3«,  e* 
é^^pànc  di  elTa,  invece  idocia,  uactaù  di  PoUcica  , 
&  di  Teologia  .  ... 

{a8)  TifÉitiia  nel  Pròlo^  atU  Abdria;  Ck\  to- 
léflc  leggere  pcececti  della,  maoieca  di  Cemetc,  e  gin* 
dicane  wUo  ftUe  detriftocìa  innpporco  adrainon  (3ce- 

 mtt   


e  Ltrini  porri  iegere  la  ddurtaziooe  del  Lip6> 
lenita  a  Nicolò  Ac^utvUliù  di  *rjui9ne^  Ugendi  Hijh» 
rtàm^  ed  aUresi  la  diflcctazione  del  Voilllo  dk  tuiont  ^ 
9t  oriin*  univerftm  Ugeiidi  Hi/hrié/n^  còme  anche 
Io  Sdoppio  nell'opuicolo  de -virtutihus  ^flc  vitiis  ftyli^ 
Mìjhrui ,  e  quella  -  db  otuuréL.  Hiflorim  -HifiùiU 


1  - 


hi  avrà  cip  cBe  fàaoo  molti  Iflorki  ^  fé  fi 


tSfloricus  fu!m  frhmm  ammum  jti 
firìbmàiuli  aifidk  cr» 

Cr  Idonei  di  fiiml  lattai  trarcorano   i  co(la««' 
'      mi    de*  popoli  »    le  leggi  ,    Jc    arti  ,  le 
fcienze  ,  il  commercio  ,  ie  religioni ,  le  caufali 
delle  origioi  »  e  delie  decadenze  de'  popoli ,  e 
fi  diffondono  a  ferì  vere  Rematili  Inorici  tedio- 
fi  ed  fanitifi  •  Fer  ì>Wiait  à  tili  «Tetri  ^  fi 
è  poi  dovuto  da  altri  fcrivtrè  leparatamente  ; 
riftoria  dclte  afrii  ,  e  delle  leggi ,  neHe  opere 
feparate  ,  perchè  nelle  irtorie  generali  niente 
dì  tali  cofe  utili  fi  era  detto  ,  ond'  è  che 
quelle  iflorie  de'  puri  fatt;  fono  per  lo  pià 
rìmaRe  inutili  ^  e  G  è  neib  neceflìcà  di  ieg* 
cere  queft' altre  iflorie  particolari  delie  arti , 
fcienze  »  e  leggi  «  riti  ^  e  cofiomi  ^  onde  la 
neceflìtàir  di  cercare  in  più  fibri  ctò  y  che.  fi 
avrebbe  potuto  cercare  ,  e  collocare  in  un. 
folo  {2S)  •  Autori  tanno  Icritte  iflb* 


li  fiftorisf- 'amica'  di^  Roma  cbme*  feti  it=  MbiicesqQìeii; 
lieir  òpera  MUm-  Srandeffa,  €  dteétlim{9  Ktmsni  , 
dbn-  oKÌio*  ftoAv  H  fiprebbe  afiri  dètt'iUMi  Ro- 
irnma ,  &  quel*  cHe  (t  ne  "fiippia  dopo  Ja  lettura  i/t 
V«laaiaofi  tomi  4i  Cunu^  «  Aaas^a  di.iUto  *»' 


✓ 


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ne  natili^  e  pochJflimi  cofe  utili  (jo). 

$.  2^  U  iftoria  i  di  un  p jpolo  ,  dee 
dunque  contenere    quella  deli'.epoche  degli 
avveniimeati  Iftorici  i  più  rimarchevoli,  che 
lianno  infiuito  fiiU*idee ,  Ìu'o9(km  ,e  filile  ani» 
e  fiiUe  fcieiize^^e  ^  conteoeie  i*òllèrvazù> 
ni  paciiGolacf  de?  caratteri  di  qaella  nazione 
della,  quale  fr  feri  ve  ,  in  rapporto  alle  arti  * 
alle  fcienze  ,  a'  coftumi  ,  alle  leggi .  L' Irto, 
ria  di  una  nazione,  dev^elTere  il  quadro  dei- 
la  medeGma.  Cosi  è  fcritto  il  Secala  Ài  Lui» 
gi  XIl^.,  c  Luigi  W.  M  Voltaire  ,  e  cosi 
r  lOoria  di.Ruaia  é  e.  dLCatlo  JOI.,,  eie 
pcelciiidèndo  da  molti  loto  errori  ponno  fer- 
vlr  di  modlelli  filo  per  V  ordine  delle  cofe  ,  c 
p«r  U  ftUc  Iflprieo ,  fui  quale  Oile  fi  è  fcrit- 


.  .  -  (B^)   QuMte  iftorìc  vi  Caao  fiiU' Italia  ?   E  puie- 
VI  fono  pochi  libri  utili  da  paragoaarfi  alle  DifftrU" 
lioni  fuiU  antichità  Italiane  del  Muratori.  QuaaCe 
cose  fi  fono  fcritte  .  Cill*  jftoria  Medii  avi  ì  ma  il  Ro- 
berrfon  nelt  Ijhria  di  Carlo  y.  ^  e  pochi  autori  a  luì 
taili  hanno  piil  detto  in  poche  pagine,  .di  quel  che 
ahbno  Éitto  iiifiniti  altri  in  immenfi  volumi  •  Accac'e 
pcflo  nelle  iftbrie,  che  chi  le  fcrive  è  ingannato  dallo 
nrito  di  pattzd.»  m  ihUa  brevki  della  (oa  meme  ,  o 
da'  pregmdòj  o  dall*  abuso  .della  troppa  Filofofia,  o 
dai  defid^  di  compacic  (kvio,  o  dal^aoior  del  por- 
leotoso,  onde  cade  oellc  &vok.  Ò0'erT4  Pindaro  in  O- 
lympicis^che cke  fpeffo  Umend  digli  i^amiai  Ano  in» 
g4nnate  dalU  cofe  forpreiuUnti ,  e  dalie  90ti€  UfOk 

M  tf»i»mi0  mi,  fttù  ' 


to  da  molti ,  e  fpecìalmente  dailo  Sdoppia  ,* 
ina  non  è  ,  ne  da^  Reitorrci  ^  nè  da  pedanti 
dì  dar  regole  dello  flile  Idoneo  ,  perdiè  P 
lAoria  ed  ii  Tuo  flile  dovendo  eOère  una  ai« 
ratterìflica  pittura  delle  nazioni  >  de*  tempi , 
d^IIe  opinion? ,  de*  fatti ,  non  può  ToggettarG 
a  rcj^oie  ,  e  tali  regole  molto  meno  ponno 
fìliar(ì  da'  Grammatici  ,  e  da'  Rettoria  ,  che 
mai  fi  fono  curati  di  rimettere  ,  e  meditare 
fui  vero  fine  delle  fcienze ,  e  deli'  eioquen* 
xa ,  che  è  di  regolare  i'  inteiietto  a  ben  pen* 
zare ,  e  «  ben  dire  in  ogni  genere  di  fcienza» 
§.  2f.-  Vi  fono  ancora  le  Iflorie  parti- 
colari deilc  vile  privale  ,  o  degli  Eroi  ,  o 
de' Regnanti,  o  de' Leiierati  ,  o  de' Legisla- 
tori ,  che  ù  dicono  le  vite  degli  Uomini  ii- 
luflri.  Ve  ne  fono  i  modelli  tragli  antichi, 
e  moderni  •  Tragli  antichi  Plutarco  fcrifiè  le 
Tue  vite,  ma  fpeflb  vegna  in  elle  ia  prolifli* 
tà  ,  lo  fpirito  di  Tuperflizione ,  la  darlatane* 
ria  Greca  ;  ma  forma  però  al  naturale  i  ca« 
ratteri  degli  Uomini ,  ed  è  aflai  Filofofo,  e 
mirabile  ne'  fuoi  paragoni  •  Tacito  è  eccel- 
lente pittore ,  e  Filofofo  nella  vita  di  Agri- 
gola  ,  e  Salluftio  in  quella  di  Catìlina  •  Ma 
le  vite  de'  Fibfofi  fcritte  da  FonteneÌle> 
quelle  di  Monf.  d'  Alembert  ,  e  quelle  di 
Monf.  Mauperiuis  fono  in  certe  cofe,  e  fpe- 
cial mente  riguardo  allo  ftile,  modelli  eccellen- 
tiflliri,  ed  inimitabili,  e  con  cui  fi  devono 
feri  vere  le  yite  pasucoiari  >  nclk.  ^uaU  l^de- 

VO-3 


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vono  evitare  due  grandi  fcogìi  ,  cioè  i  pa- 
negirici ,  e  le  faiirc  ,  dovenJoii  Tolamente 
dipingere  ,  e  'adornare  con  energia  il  ve** 

fO(jl). 

$•  26.  Tra  molti  »  anxi  infìnUi  ,  che 
banno  fcritto  de^Ie  varie  rìfleffìoni  full'  ilio* 
ria  ,  meriia  di  effer  feriaraente  letto  ,  e  b.:a 
lifijeuuro  r  opufcolo  di  Alonf.  d' Alembert  in- 


(ji)  Vi  £>n9  certe  pite^  oerie  mmorU  IftorUhé 
fcrìttc,  c  dettate  dallo  fpirìto  di  pedanteria,  di  proIiC- 
di  noja.    Cosi  fono  per  lo  più  le  vice  de^li  aa- 
iOii  rialfici  Grsc: ,  e  Larini  appoÒ:^  alle  cdizioai  deJtc 
V^rioTum  ,  Così  fono  le  Memorie  Iivoriche    (uUa  vita 
"icila  Ket>in.^  Cri/lina  in  p.il  tciiii):li  Volumi  in  4.  Cul- 
la noja  ilelle  quali  fece  favie  rillcflioni  M.  Alembert 
"  JUéiang.  de  Liiter,  iom.  II.  pug.zz^,  edit»  in  la.  177? • 
Cesi  è  U  Iqnga ,  e  tediosa  vita  di  Oceibiie  fcricta  dal 
JUidUton»  Lon&niK  Ibno  le  vite  àìZoroaflrc,  dì.ilk' 
hamet^  e  di  altri  inièrite  oeU'iftoria.ttai/erralc  de<;riti'> 
glcfi,  nelle  opere     Hydiy  di  Anquetil^  di  RrU^x» 
•Di  confìmili  inutili  rite-  è  pieno  il  Oiiionario  del  BaV" 
le.  Il  Laerzio  nelle  vice  de'  Filofofi,   febbcue  fpcflo 
favoloso  ,  non  è  però  molto  proliffo .    Il  Brucker  (ì 
re  ide  fpe(ro  pieno  di  un'erudita  noja,  ma  non  così  ri 
Dcslande?  nel''  iitoria  df  Ila  Filof  )Ha  .  Il  Lcccore  Filo- 
fjf  j  pocrì  di  se  i^indicare   degl'  inhiiiti  altri  aniich' ,  e 
moderni  Biojjriafì ,  alla  clalTe   de  quili  apparce;r^)'io 
ancoia  l'  Eritreo    nella  fua  Pinucot/ieca  Imu^inum^  ed 
Appio  Annco  de  Faba  ne'  fuoi  Kitrattiy  ma  l'Eritred 
ha  (critca  con  poca  filolbfia  la  (ìia  Pinacottieca ,  e  eoa 
molte  (iiperfluiti,  ed  ti  Faba  all'oppofto  nei'luo 
è  cattcr  r  ilolbfia  9  tutta 'sagtcae*'  ,  '  '  -  '  '  ' 


thoiaio  ReJItxkm  firVhiJbim  (^2).  Chi  poi 
voIeiFe  far  meglio  ,  dovrebbe  rivolgere  eoa 
ccchio  Fiiofoiìco  -gi*  Iftorici  amichi  ,  e  mù* 
derof  • 

§.  27.  AlP  Morie  particolari  ,  o  gene- 
rali fi  nierifcono  le  generali  ,  o  particolari 
Iflofie  Alile  ani  ,  felle  leggi,  fuiie  TcienTe^ 
come  IbiiO'^quene^cfae'^ci  hafoitie  ìlGa^^^t^ 
ìì  Sopttrkn  y  ed  ahri.  Le  regole 'ida-oServarfi- 
in  tali  Jflorìe  di  ani,  cofloml,  leggi,  Tcien* 
j'fonO  'le  feguenti^  i«  Non  fidarli  neifif- 

iaie 


(31)  Hferita  ogni  attenioM  il  princìpio  édle 
Memorie»'  e  delle  Rifleflioiii  lèpta  Gnltiiiai  Kcgua  lìi 
Svezia  9  ove  cosi  dice  Jeierra  delCJflarU^fum^ 

4I9  non  è  iiiumÌM$4t  dalla.  ^Jilojojia  ^  i  C  ultima  della 
.  tono feeo^t^  umane  •   Lo^  Jìudìo  deli*  Jfiotia  Jauhhe  più 
interf£^r}t€^fi.ii  aviJlfef,piit  finita  i'  Jftoria  degli  Uo^ 
mini*  Un  uomo  di  Jpuito  poco- ver  fato  relC  Iftoria  Jt 
corjolava  aella  fua  ignoranza  rijltttendo ,  che  guar^g^ 
oggi  awier  e  Jaià  l'  oggetto  delle  ìftorie  future  •  Sa^ 
reble.a  dtjiòeraiji  y   che  ogni  cento  anni  Ji  fitejfe  un 
éfìratto  di  jalti  iftorici  realmente  utili ,  e  che  Ji  brw 
S'^Sf^  i/  rwuinente .  Sarebbe ,  quefio  il  me^o  di  rifpar^ 
-mtate  alia,  pofterità  t  inohdaiione  y  ài  ori  è  mifmeia» 
9     Jì  tontinud.  C  aUtfo  della  ftampa  p%r  dift  ^fi^. 


ia 


€olì  juturi^  toJe^^étUt-i^uaU  4tkuiA^cmfa  fé  n*é  prefi 
vel^Jèeoh  eerretrttm^  VÀ  e/efidérÌ9>€OSÌ.r4gÌPtievole^  Ja^ 
rà*^eertamttiUr per  molti  Sapj  ua  delitto  di  IcCz  eru<ii« 
2Ìone  degM  étllg  ingiurie ,  e  degli  anatemi  de*  eòa»»- 
filate  ri  y  ma  io  ne  .appello. al.  giìtdi^io  de*  veri  Sav/^ 
che  Joli  hanno  il  dt-itto  di  dipingere ,  e  di  regolar  gli 
l^eauM      àitiang.  tlu^.i:qi^  VL ja§. 


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fare  le  origini  dr  certe  ani ,  fcienze  ec.  alle 
opinioni  miiantatrici  di  certi  popoli  ,  e  di 
certi  Aiitori^  che  tMtto  attribuiicoao  a  oert»  . 
nazioni  •  2.  fifamrnare  lutti  gli  antrcfii  mo^ 
nimienti  poflibiif  ^  e  lie  aucoritt ,  e  caloolan* 
4oQf  il  pefo  p  ooochioder  Tempre  »  fecondo 
h  maggiore^  o  minore  proEiabilità  •  3.  Non 
fondàrfi  fopra  certe  etimologie  ,  full  e  quali 
taluni  fondano  i  paflagg!  delie  fcienze  ^  o 
delle  arti .  i}.  Riflettere  ^  che  certi  popoli  ^cer-i 
ti  Scrittori ,  certi  perfonaggi  ban  voluto  trop« 

ecfaUare  certe  nazioni ,  atuibcuendo  ad  ef-  / 
luue  le  oonolceoze  ,  c  tutte  le  ani  po& 
IìMt  ,  e  degradar  cene  altre  ,  niegandb  jlla 
medefime  ogni  cognizione  .  Trattar  tali 
Iflojrie  di  arti ,  e  di  fcienze ,  di  riti ,  di  ce* 
rimonie  ^  con  ordine  ,  e  precifione  ,  fenza 
pedanteria ,  e  $m  filofofia,  preferendo  la  verità 
aHa  congettura  »  tefciaodo  V  affermar  feaza 
ragione ,  calcolando  »  ragioiiando»  oflervando» 
erniioando  9  e  oontraponenda  U  pefo  dèlie 
autorità  ,  e  dove  incontrano  dubbj  ,  noa 
farfi  trafportare  dalla  vanagloria  di  cene  na- 
zioni ,  che  G  vonno  attribuire  privativamen- 
te iccrie  fcoverte  >  certe  inveonooi  (i3)* 

»  ■ 

(35)   Tutti  coloro  che  hanno  (crltto  di  rerum 
Vénforibus^  fooo  per  Io  più  pieni  di  coo^^Hire^  e  di 
errori,  perché  UQ'arce^  una  (coferta,  che  e.l^  haa 
cwifta mia  in  «n  jtadox  19  uimi  iiaaaoe#  ^  potuto 


Ali'  ffloria  delle  arti  ,  c -delle  fcien'ze  fi  rU 
ferifcono  le  opere  di  coloro,  che  hanno  fcrit- 
>e  opere  iaboriofìfliaie  di  varie  Enciclopedie, 
Mlk  quali  G  di(lingoe''qi]eiia  di  Parigi 

f.  aS.  li'  i<bftt.de'lelìOllìelu-deU'Unì- 
▼cr- 


•  ^Rere  in  altri  tempi,  in  altre  nazioni  conofciua.  in 
sali  niacerie  G  dee  marc;arc  col  dubbio.  Portiamone  un 
CÌéinpio..Sull'  origine  della  fiaippa,  ouei  di  M*gonza 

'      ilitaono  eifer  loro  tale .  (covetta  »  T  iAeflo  fanno  ouei 

•  ÌUt/em,  ed  I  Chìùeà,  Altri  Ì^MaMSotmo  a  Car- 
io' M,  i'  a  Oiùéwi'  ^  FanAo ,  a  Cuntm^trg ,  a  Mtmd^ 

Rtffmùntattù  ^  Circi  f  epoca*-  'dà-  caT  invemioàe .  fi 

-  4ice  Kofcna  in  tutti  gli  aDni<datt'8ii.,  finaal  1478; 
Vi  Cono  per  iTedefchi  «itca  df^.^opiniooi  ,  c  per  ia* 
'ie  Citti  di  elfi,  doé  fef  Harlem  45*  Amoii  afferma- 

•  no,  e  conrra  ii,  niegano^  Per  Argtnftato  53.  pa^e- 
'  ri.  Per  Magonia  100.  Per  laClsina  40.  autorità  afFer- 

•  «lativc,  <  30.  negative  •  Molle  altre  opinioni  per  gl* 
Iiaiiaai .  Si  veda  l'opera  intitolata  MohumtntA  Ijfpo" 
§rapAicaygua  artis  hujus  praftantijjuna  orjgirétmyUu^ 
éim  ,  6r  abufum  jfafieris  produni ,  influurata  ftudio  ^ 

-  W  Uhcn  Mann,  ehrift.  'aTotfii ,  Hamhurg.  17401'» 

-  9*  »  ^FoL  Vo  «Ile  legge  <iòK  gp  Autori  idi  tali  opi-* 
,  ^  aloni,  ^braccia  nn  jpaizito.  erculeo , un  cfce  kgge  me- 
te le.  opinioni,  fi  confonda,  e  dubita ,  e  ferma  uu  Quadro 
Iftonco  di  Uli  pareri .  Ciò  cbe-  noi  ibbiam  detto  ^ulle 
origini  della  Aampa  per  un  cièropio»  fi  può  eftendere 

•  a  tutte  le  altre  invenzioni,  e  .ftofcne ,  rir;oria  deDe 
'  ijuali  c  (cmprc  dubbiosa,*  etk^^ui  •giova  Y  cfTcrvar  di 

p.i(ragpo ,  ,elic  M^Goguet ,  autore  .eccellente  della  iOo- 

•  tia  delle  ani,  leggi,  e  fcienzc  fpeflo  fpelTo  non  ci.r?s 
molto,  di  efaAiuare ,  e  rifcriie   tutte  le  opinioni.,  onde 

V  ^.renJe  ^pefTo  Tuperficialc  in  molte  cose. 

,  .  ^34)   i-i'lladciopedia  di  Parigi  lui  molti,,  ed  ia^ 

fiaif 


/ 

f 

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yeifo  i  e  de^  corpi  in  eflo  conteooti  ,  lieo 
grandi,  fian  piccoli^  fi  dice  Iflocia  naturale» 
•  '   •  che 


€ai'ti  difetti,  £1  11  principale  E      die  nòlti  articoli 
iòn  pieni  di  erronee  dottrine  y  e  fiaflamence  condanna- 
le*  4Efla  inoltre  è  coinè  un -.grande,  e  vaflo  edificio  , 
torti  i  membri  del  quale  non  corrifpondono  •  Mai  in 
tal* opera  fi  citano,  o  fi  citano  al  raro>  le  aiitoritd 
fulle  quali.fi  fendano  le  loro  opinioni,  .e^quando  non 
fi  ci  lano  tali  autoriti ,  il  Lettore  non  è  nel  caso  di 
hen  giudicare ,  ma  dee  fondaifi  fulla  crcdenta  dcg'.I 
Bnciclopedirti ,  cosa,  che  disdice  ad  un  uomo.  Altio 
ordine  fi  avrebbe  dovuto  oiTcrvare  in  tal* opera, ed  in- 
vece di  farfi  un  folo  alfabeto  per  tutte  le  arti,  (cicn- 
^>  ^^èè^i  'iti»  cognizioni Ogni  fcienza,  «gni  ar:c 
avrebbe  domto.efler  uatcata  a  parte  y  con  piccoli  'Di« 
sionar/  a  parte.  Cos2  l'opera  iàrebbe  ibta  piiì  ordioa<- 
td,  iHd  utile,  pnl.£icile,  e  più  commoda \ad  acqui* 
ilaru  da  chi  non  iba  ,  àè  va  cercando  UDÌ?ecfiili  cogni- 
zioni, ma  (blo  cerca  di  faper  còse  alla  Tua  profc/Tione  . 
appartenenti .  Così  gli  Autori  Inglefi  deli*  Iftotia  Uni* 
yerfale  avrebbero  dovuto  trattare  a  parte ,  e  coatinu»* 
temente  dal  principio  alla  fine ,  1*  ITftoria  .di  ogni  po- 
olo  ,  c  non  interrompere  un  periodo  dell'  Jfìoria  E- 
raica,  con  un  altro  della  Perfìana,  un  altro  dellu 
Fenioa  rolla  Turca.  L'altro  difetto  dell' Fnciclopedia 
fi  é,  che   in  molti  ariicoli    vi  è  molta  pedanteria,  e 
poco  raziocinio  ^  talora  li  ragiona  troppo  pei  iftabilire 
certe  opinioni,  Tulle  ^q^ali  andrebbero  Wato  due  paro- 
le,  ma  fi  é  voluto  ridurre  a  metaffi!ca  vetbofii  T  I6o* 
aia  delle  Scienze  ,*e  della  Filo(bfia,cl̀  con  brievi  peo-' 
nellate  avrebbe  a  traitarfi  •  Finalmente  i'Fnciclcpedia  iH 
troppo  voluminosa ,  e  fé  ne  dovrebbero  fere  degli  uti- 
li cilratti,  giatebè  i'  EfprU  Ì9  l*  Bnty^hfUu  in  ii. 

^ aofl  bene  ce  la  À -molcere,  ' 


jo5 

che  coBimUm  buona  parte  deli'  dioqaenza 
fiiorofica  ^  e  didattica  »^L'  Ifloria  naturale  è 
il  quadro  della  natura  >  e  ddia  fifica  »  ridot* 
te  alla  portata  dell*  ingegno  d'  ognuno  .  Da 
molti  antichi  Pition,  e  moderni  c  (lato  fatto 
quefto  quadro  (jj)  e^ira  effi  dee  fceglxere 
Ù  favio  JLettore  • 


Ariftotele  tngli  aoriclii  (criile  V  Iftorit  uà* 
turale ,  ma  con  poco  ordine ,  e  eoa  molte  &vole  • 
Traile  altre  cose,  egli,  per  portarne  un  elèmpio,  è 
l'Autore  dell*  opinione  del  canto  del  cigno  prima  di 
morire.  Eliano  neiriftoria  degli  Animali  è  anche  fpef* 
fo  favoloso ,  c  con  poco  ordine .  Plinio  ièriflc  un*  ifto- 
ria  della  natura,  più  generale,  ma  piena  di  maggiori 
favole  di  ogn'altra  .  Da  Uiiflc  Aldrovaudi  fu  affogata  per 
cosi  dire  ,  in  un  diluvio  di  pedantefche  immense  cora- 

Silazioni  riftoria  della  Natura.  Tra'  moderni  M.  de 
iufibn  è  l'unico  ammirabile  Pittore  della  natura,  ma 
è  troppo  Poetico  in  molti  luoghi,  troppo  ipotetico  ia 
certi  ^triy  troppo  aoaISza  io  molti.  Flft^ria  Natmate' 
dev'efler  trattata  cóli*  ordine  Geografico  deDa  ddcri- 
aioae  dellaTcrra;e  c»ir ordine  Cofinologico  dell'Uni- 
verso, e  de' grandi  corpi, dalla  deibduone  di  effifben* 
dendo  all'atmosfera  della  Terra,  indi  alla  fuperficie, 
e  poi  alle  parti  interne  .  Qtieilo  (àrebbe  il  pid  piando 
bile  fìftema  da  trattar  l'iftoria  naturale,  m^  intanto  non 
vi  è  libro  pid  utile  di  Buffon  in  tal  genere.  Le  genti 
di  poche  cognizióni  potranno  illuminar^  full' iftoria  na- 
turale, e  di  molte  cose  di  cfla  nello  Spettacolo  della  No* 
tura,  ed  in  varie  altre  opere  di  M.  Pluche,  che  in- 
vece di  defcrivere  l'iftoria  del  Cielo,  fcrifl'e  della  mi- 
tologìa delle  ancicbe  nazioni .  delle  qiuli  uovo  tutti  jl 


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CAPO  IV. 

DdT  eloquenza  didattica  ,  'Filofofica,^ 
AcaàmUa  ,  fcimtifica  ce» 

CRcdon  taluni  ,  che  per  eloqucnia  debba 
intendcrfi  la  fola  eloquenza  del  foro  , 
del  pulpito,  e  quella,  che  parla  nelle  publì- 
cbe  adimam  de'grandiaffiun  da^iitolveru  (i). 


(i)  Cicerone  nel  libro  di  Oféàn  J/  Cip. 
«ce,  che  il  dilcorw  de*  FUófòfi  i  pià  eloquenti  />r«a 

£9iius^  Mom  oratU  ditUnr  ^  e  che  il  difcorso  de 
){dfi  ùioUU  éfi^  &  umiratiUs  ,  è  che  la  lotoeloquen. 
sa  mol/is  efi^  é  umératiiUf  tiee  fentenHis  y  nec  v/r- 
àis  inftru&A  popuUrihuSy  nec  vinda  numéris  y  fed  fi" 
luu  UkÉftaSy  nihU  iratum  Aaèee,  nihìL  inviéanty  ni^ 
idi  mràx,  mhii  mUàkiU^  màd  éfiMum ,  cafta ,  ve^ 

rtcuar 


■ 


so» 

e  credono^  die  tale  eloquenza  G  raggiri  nel 
perfciadefe  >  e  che  nel  perruadere  oonfifta  ia 
vera  eloquenza.  Ma  coioro,  che  cosi  giudi* 
cano  ,  errano  ,  perchè  la  vera  ,  la  più  antica, 
anzi  la  primitiva  eloquenza  c  lina  l'eloquen- 
za, che  iflruiva  gli  Uomini  ad  awalerfi  del- 
ie cofe  utili  della  vita,  quella  che  conferva- 
va  Tidoria  degli  avvenimenti ,  e  de^  progredì 
delle  arti  »  e  delle  fetenze  »  quella  che  tra* 
mandava  ìe  utili  cognizioni  »  e  fcòverte  ,  P 
eloquenza-  iflruttiva  folle  rofe  neceflarie  all' 
Uomo  ,  Peloquenza  ,  che  infegnava  ,  a  vive- 
re ,  a  penzare  ,  ad  ingeniilirfi  ,  T  eloquenza 
didattica  ^  ì!  eloquenza  della  vera  fapienza , 

Cloe 


recunda  'virg»,  ineorrupta  &e»    Giudicheranno  i  Savj 
te  fian  vere  tali  iJec  di  Cicerone .    Ma  c  certo  ,  che 
egli  al  libro  IJI.  ai  Capo  6.  de  Orar  or»  n.2\.  i\  con- 
tradice al  foHto  degli  Accademici .   Ivi  cosi  pa;  a  dell* 
eloquenza  Filofofica  —  Quufcumque  in  oras  difpututio» 
nis  9  regionefve  delata  eji  ^  nam  Jlvt  di  Cttli  namrm 
iépdtUT  ^  Jive  Ì€  urra^Jive  dt  divina  iti^five  dehu^ 
nuas  f  fivt  tx  iifériort  loco ,  fi¥€  «x  aquo ,  ex 
fitperhre ,  fife  ut  impelUt  homines ,  Jtve  ut  doceat  , 
Jìve  ut  deterreat,  Jlve  ut  eotititet%  Jive  ut  re/ledat  ^ 
fi/e  ut  iaundat ,  Jtve  ut  leniat  y  fie  ad  pauees  •  five 
ad  multos  »  five  ìnter  alienos ,  five  cum  fitta  ^  fine  fe* 
cum ,  rivis  ejl  Mduda  orario ,  ron  for>tihus  ,   Ù  quO' 
cumque  in^reditur  y  eodtni  tji  irjlruiiu  ^  orr.aturjue  co- 
mirata       Fcco  che  qui  (Cicerone  ha  altre  idee ,  c  pid 
vc-e  dcir  Eloqtien?.*!  Filorohca,  die  c'ia  vera,  c  l'un*- 

fl        ....  ..  » 

•  •  • 

\ 


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SQ9 

cioè  delia  fìlofofia  j  che  precede  ogn'  aitia 
eloquenza  {")  ,  giacché  per  fiioiofia  >  e  per 
doqueoza  Filorofica  f  e  per  laplenza  nóo 
intendea  anticamente  queii*  eloquenza  »  che 
oggi  difputa  di  contrafli  ed  opinioni  filorofi- 
cne  ,  ma  queila  che  iflruiva  gli  Uomini  nel- 
le ani  ,  e  nelle  cogciizioni  tutie  neccflarie 
aiia  vita,  come  per  io  più  feceio  gii  antichi 
Poeti  ,  che  confervarono  le  iradiziooì  utili 
alla  focietà,  e  le  cognizioni ,  «he  CFcderono 
le  più  nece&rie  »  Col  progreflo  poi  de*lem« 
pi  fi  attaccarono  altre  idee  alla  voce  eloquen- 
za r  e  Filofotìa  >  e  la  Fìlofofia  fi  ridulFe  a 
vani  fiftemi  ,  ed  inutili ,  a  fotifmi  ,  c  difpp- 
te  ,  e  r  eloquenza  alieratafi  al  pari  delia  Fì- 
lofofia ,  fi  degradò^  e  fi  rillrhife  agii  angutli 
limiti  delia  fola  arte  di  difpaiaie  nel  forc^ 

c  nel 


'.     {*)    F/  .anco  vero ,    che  i'  F  oqUenra  Fi:orofic;> 
precede  ogn^  alerà,  che  Cicerone  fi  confefsò  fatto  Ora--, 
idrcy  non  éx  HAttorum  officinis  ^  ma  ex  Aeademia* 
fpacih .  Dunque  'rela^ntar  Filolòfica  è  h  veti,  o. 
l'originale.  Ma  qual  der'  efliifre,  e  <pnr  è  la  natoni 
dèlia  veira  elo^ucoia  Filofofìca,  e  4ella  vera  FJuiòfia, 
e  i  doveri  di  tm  vero  FHofofor  i,  li  fcgolarc  i  'co^ 
ilàmi.  a.  11  ^rfezionat  T intelletto.      JU' ornare  lo 
fp:ri:o  <fi  cognizionr.  4.   L"*  ifpirare  rifpewo larci* 
<igionc  .  Si  veda:  M.  KoLLin  Jraiiè  des  EruJes  Tom* 
Jf^.  Livr,  y.  ^  ove  parU  d«^lla  Filofoiia^  c  della  ma- 
niera    infegoasla  alla  gmeosti  «  •  ^  ■ 


e  ne*  circoli  Soolaftici  «  e  nelle  dedamaiio^ 
ni  (*)  • 

fhr  2b  LVIoqaenza  Filolofica  dunque  ap- 
paitieae  alle  core  rane ,  ed  è  iniéparabiJe  da 

ogtii  rcien2a  ,  ed  arte  >  che  s*  infègna*.  L'iOer- 
fa  Grammatica  ,  che  c  T  arie  del  ben  parlare 
è  un  ramo  eifenzìale  delia  Logica  ,  e  della 
Metafifica»  che  iboo  Tarte  del  bcu  peowe^ 
L'  eloquenza  dunque  delle  fcieoze  Gramma^ 
tJcali»  e  Pliobgiche  dev'eflS^rc  lìn  mmot  deii! 
eloquenza  Filorofica ,  cofà  che  moki  fingono 
di  fxm  voler  capire  (2). 


(  *  )     Siccome   fi  dc^rnularono  fidee  dell'elo- 

Suenza  ,  cosi  ancora  in  quello  noflro  (ècolo,   fi  fon» 
egradatc  l'idee  che  fi  attaccano  alla  voce  Filofofia. 
taluni  crcdon  Filolbfia  il  coftruir  fillemi  ,  altri  il  far 
paradoflì ,  altri  il  dubitar  di  tutto  ,  altri  il  contraOar 
le  cose  le  pid  utili  ,  altri    Tincifichire  ad  cffervare  i 
.  .naneci,   altri   le  occupazioni  Gcometrìclie ,  ed  alge- 
'    MBhe ,  ed  t  cilooli  dell' nfiniiD  ,  alut  U  molla  le- 
gete,  e  il-  mollo  kànn  ,  altri  il  dir  ooviti  •  Tutu 
eoftoro  cnaao*  Lt  ma  Filosofia  coofifte  lul  wder  U 
m*  Uro  g^ufti^  e        M/puti^  e  «r<  ie»  ra^u^ 
tmn  in  0gni  ccft, 

\%\  Si  veda  M.  d*Alemien  nell' opera  mtitolaa 
ÉUments  di  l*kiLofophu ,  opera  nella  quale  H  dà  refcm- 
pio  di  vere ,  e  fode ,  ed  utili  Idinizioni  Filofofìchc 
'  Icritte  colla  vera  eloquenza  della  Fìlofofia.  Si  veda  al- 
tresì r  altro  opu(colo  dell*  ifteflb  autore  intitolato:  i?^- 
fiexions  fur  L*  ufage  ^  O  far  l'  abus  de  la  PhiLofophit 
àarm  Us  matUrts  du  gpél  luti  a  i*  AiédemU  Frantoi'*, 


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$^  9*  Oliali  fono  (late  le  or!g?nf  ,  gli 

progreflfì ,  e  le  decadenze  dell'eloquenza  fil«>» 
fofica  ì  L'eloquenza  filofofica  è  andata  fem- 
pre  paralleila  collo  flato  del  penzarc  de*  Fif- 
Iofofì>  ed  ha  feguitata  fa  ferie  delle  frafi  ,  e 
de' cambiamenti  avvenuti  alle  fette  de'  Filo- 
fofi  ^  e  a*  foro  partili  •  I  primi  Sav)  elibeio 
«nf eloquenza  concila»  fentenriofa^  enfbfema* 
tfca  ofctira  »  e  che  cofilrRea  m  cerri  iPoiati! 
regolamenti  della  vita,  come  le  fentenze  de- 
gli antichi  Savj  dell'Egitto,  e  della  Grecia, 
e  de'  Filofofi  Pitiagorici .  I  Platonici  ebbero 
un'eloquenza  flmiie  fpefTo  alla  poetica*  I  So- 
cratici un'  eloquenza  (bbria  ,  ed  attica  f  gli 
Scettici  un'eloquenaa  contemoit  e  foliaica 
gli  Stoici  Itti' eloquenza  grave  ^  i  Democmi'^ 
ci  »  gli  Epicurei  un'  eloquenza  adorna  ,  ttiM^ 
le,  ariflippea  per  cosi  dire  (3).  L'efoquen- 
za  ^  e  le  parole  fono  i  colori  ,  co'  quali  le 
idee  fi  dipingono  •  Chi  vuol  dunque  fapere  i 

Colon  j,  co'  qualr  i  Filofofi  dipinfefo  le  loro 

tdtxt 


())  L'opoibolo  di  DaTìd  Hume  ioMokc»  i  M^» 
Fikfifi  ,  ci  <U  mMìì  €ÌKa  lo  ffile  di  qMft  iòni 
df  piooi ,  t  ili  eloqaenca^  FildGoficsi  ptopontonita  agli 
amori  <li  effa  .  Tiagli  aotitflii  circa  lo  ftìie  dell*  elo- 
quenza' Filofofica,  il  modello  deli'  ottimo  ftile  è  Cice- 
rone. Seneca  fomniiniiÌTa  eièmpj  di  corrotta  eloc^uenza 
(  yìd,  Dryden  nella  f^ita  di  Fiutano  )   c  tra  IQO^' 

derni  circa  la  ftiie^  4  d^^  imiusiì  ii  Maicbcaofiiic  •  ; 


'dee  '  y  dee  Tapere  i''  iflorb  delle.  loro  idee  > 
alle  ^psXì  la  loro  eloquenza  corrìlponde. 

%.  4*  Moki  tra*'  Fiiofot  antichi ,  «e.  rao»- 
dèrni  han  iàixo  vXcyix  raziocinj  più  efaiti  ,\ 

e  più  precifi  ,  cioè  di  un*  eloquenza  fondata 
adài  più  fulla  precifione  di  un  raziocinio  cal- 
colato coir  analifi ,  e  colla  Geonieiria  ,  e  co  1- 
ìt  più  rublimt  fcienze  di  ragione  ,  che  de., 
rjn*  eloquenza  adoroa-di  gfiazie  Oratorie  ,,e. 
Poetiche  (4)  • 


*    (4>   I  FiioTofì  Greci  fecero  fer  iò  più  oso  <Iiaa' 
eloquenza  Poetica ,  fofìdica,  conceaxtosa  y .  fieCckKlendo' 
pochi  grandi  Geometri ,  cKe  fi  «liftifi^ro  coir  eCuau 
e  diaioficitiva- eloquenza  della  ragione.  1  Filofpfì  mo- 
derni cominciando  da  Galilei ,  da  Bacone    di  Feru- 
lémlo  j  e  da  altri  molti,  unirono  le  amenità  dello  ftifc* 
•igli  efatri ' calcoli   della  Geometria.    Cartefio  ebbe  iia. 
pensare  >  ed  un*  cl^uenza  Poetica  >  e  così  anche  Bur- 
rec,  Wifthon,  e  WooA  vard  nelle  loro  Teorie  della 
Terra.  CudHrànk  un'elòqueaza  tenebrosa.  \K^Ifio ,  <r 
Lcibniez  un  elooueazt  pconflk^  e  verbosa  •  òli  Amori 
moderai  4'iflona  mtanrie;  e-d^FIfica^  e  di  oflerva» 
aìoBt  rperìmeocali»  de*  quali  ha  tanto  abondafio  la  Fran- 
ei^j  l'Inghilterra'»  e  ^  Italia  hanno  avuta  per  lo  piil^ 
uoa\béIla  eloquenza  didattica^»  cdinc  ^àj's/i  >  ft^ji*aM«/^ 
«  Coloro  che  han  dimoftraca  la  verità  della  reH<^ 
gionft  iiatai^ale,  e  rivelata^coHe  verità  Fifìche  ,  ed  Aftro- 
©om'cfie,  come  D:rhamy  NiewentUy  CLarke,  gli  Au- 
tori detti  della  Catedra  BoylexnAy  fondita   in  Inghil- 
terra, hanno  un'aurea,  e  lucida  eloquenza  Filorofica  ; 
All'oppofto  è  da  oiletvarfi,  che  quelli  fuppofti  Filofo- 
chc'  haa  ccicàto  di  oicucarc.  ccccc  luffuoosc ,  ed  .e*> 

yidéa^ 


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'  -  f,.  fi  Ne'  priòiT  tempi-  r  eIcÌqt|eQa  Fi- 


Ir 

tW 

li 

LE 

•ieiìebi!e,e(f  iGceci  Ta  rèfero  adài  inrntéUrgi- 
bile;  nè  può  nifegarfi  ,  cfie  il  troppo  abitfo 
^èlte  -feienze  matte  matìcKe  »  ed  algebraiche 
^di^ceai  moderni  non  abbia  in  parte  contribuì* 
10.  a  .render  per  molti  la  Fiiofoda  una  fcien* 
za  tend»io&  »  e  magica  ^  quandoochè  dovreb* 
.bet.cjJTerrla  fàm^,  h^ifiL  papoiM'VM  li^ 
iidattata  alle  conprcenze  detki  tnoltriiidrRe  s  è 
def  popolo  ,  per  -  gV  interefliì  del  qiiaie  pat 
'  che  nou  molto  abbian  penzato  ì  Filofofr  »  (<^, 
k)  intenti  ad  ofcuc^ri^,  i\je^o^enz4  Filofofica^ 
■rDon  .foio.-eo'iiàemi^  e  •eoHe-^iFoa  toekiiches 
^  afiffufec  >  ma  colK  aver  '  trattata  fttnpie  V 
veloqueps^  Fflofoflcai  :  in'  lingue  'Wl<i^'^f  f^;^ 
'p^oV/'Là flingvia.  t*ÌIofofilca  »,  dev^eflìer  fa  Tra- 
gua  nazionale  ,  e  Tidee  FiloTofiehe  debbono^ 
.eflere  alla  portata  di  molti  -,  non  di  pochi 
McUvidt»  (r).  Dobbismno  qui  confeflare^cbe 

•  .Mu^\^  w\  •      r.-*..  ,uv*  ??»».^;  .»v*^*».*'n 

nau&osa,  ^òoditf? Spinoza; ^f(A»1>es;  B^ylc,^  ed  itifiniu 

f«i  Aì^loro-^eiitóefi-,  •.' -^^  -'  ^      .'•••  ^ 

(f)  Nòf  non  intendiafnor  dr-^er  biafiihité  *5j^ 
Filofofia  r  uso  delie  Mwrcaiatidièi  dèli'  Al^bra  ,  e 
delle  altre  Ccì<ìme  le  piii  (ublimi,  riecL-tririirtimt  alti 
iMfeccanica ,  ed  a  miltc  arti  n&c?fl«ric  alfa  vita  ui»ini\ 
Tàìi  icieoae^iàliUau  QìOQf  c^d«vdii#'«fe  'i'^o|;ecco  de' 

_  «aa- 


3ri4 

SI  merito  prlncrpale  della  iW2Ìoi«5  Fnncttt  , 
e  deli*  Italiana  è  (lato  quello  di  airsilì  Xli' 
fbguenza  Filorofica  chiari^ ,  ft  Umplda  ,  e  adu- 
lata a  migliorar. f  Uomo  |  tofi  in^i  Fjiolcg 
deli'  loghìlteira,  ^  ddlsi'GeriiKiiiUi  Àaq  infet- 
to di  icikidm  relpsaim%  FUefefepi  /peflè 


#  •  » 


Mill  iMtlM;  Mi  |à0'««  muM  \màa&  £  ri&t- 
fii^  le  Ini»;  éiiMamiMi,  ed  opMiioAi't^^Mi^ 
file  icnvono  per  i  lotQ  ^mili$  e  cbe  pcopin'po  Qfl 
tempo  ifteflo  di  manifèdare  alla  ipohicudiof  ,^  >4  a*  Ip* 
jro  ornili  le  ooiifèguetne  9jùli  per  ^ìjinijnwli  jcoa 
eéctodo  facile,  iftorico,  lUdactioo,  ftoòìuSào  ài  ab» 
i)aflkrn  con  effi  per  illaminargli,  e  per  illruifglì.  Per 
:|idurre  ìzFiìoCohà  ad  eiTer  popolare  ci  vunle  affili  p(A 
▼afto  ingegno,  che  per  renderla  inaccc<Ibile ,  e  teac* 
Irosa.  Si  veda  \* Brnefio  nella  troLuf,  de  PhilqT. 
PopuUr, ,  e  prima  dell'  Ernefto  Seneca  neU*  Epiftoia 
^  ^Lt&iL  avea  Yicuperaca  ceru  (pecie  di  eloqaen^ 
iiene^o^  ip  FOofefiii  ^   MiiffivAi  -^uéntum  kabtnt 

f0/9«r0i  proprìtutirU^vuUfimi^  (t  'Mìd$r4  Cfém» 
maticis  ,  ioMtrg  Gémitris.  QmUqmU  ém  UUrtm  itr» 

gibus  fupcrvacuum  trsi^  uanJhtUn  in  finmm,  SU 
é^um  jft,  ift  dUig^atius  Jcìmm  ,fit^  iffiMW'. 

Cosi  Seneca ,  che  poi  adduce  gli  efctxipf  t^ll'  floqMear 
aa  Topica  di  Nauu£iDe,  di  Parmeiriday  di  éei)ope  -ft- 
ieate ,  de'  Pirronif^i ,  di  Protagora  ec.  Bii^>gtia  ^9fe(- 
con  rincrelcùipeo^p  ^  per  lo  più  molti  Savj 
^anp9  foitto^^pcoja^o  ,^!}  j:iflfnuio  pid  per  cflcre  am- 
niirari,:^  W  «Jn«c'ft  oftl»rÌ*  e  Angolari,  e  per  fu 
ielle,  fci^ofcf  f»Qse  arfsuie,  «he  per  UluoiiQare  i 


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yciie  tenebcofà  »  ed  Aliatica  »  e  rana*  I  Grao 
]cfi  Filofofi ,  fe^  amaffiro  gl*  inteceffi^  deU'  Uo» 
W  dovrebbeio  tentale  <fi  ridone  «  per  quaii» 
to  pi&'fi  pua  alla  pprtata  'di  molti  h  (cten^^ 
^  le  pia  utili  y  e  rarne  an  piano  iftorico  • 

$•  6.  Oflèrva  Monf.  Thomas  (6) ,  che  l* 
eloquenza  Filorofica  dev^  edere  fenza  ...itu« 
l^fino  ,  Qoa  imperioTa  »  non  precipitofa  ^ 
'non  liirpraidente  ,  ma  dolce  ,  ìllruttiva  , 
f^ionata  s  ed  oflKcva  i*  ifteflb  Autore  ^ 
talofa  t  mujlafmo  eùvmS  Ma  mafdu*» 
90.  FUéfofica  ^  imfaébomfct  idV  imdl§£to  \ 
dk  fi  onde  di  portare  in  trionfo  la  verità  ,  ma 
chi  U  pajjioni  innalidno ,  Vorgoglio  minaccia^ 
Ti^<r^Jfc  combattt  >  la  calunnia  cane  lé 
wìità. fugge. Cosi. óìct  Monf.  Ikomai,  e  qoAì 
accadde  ((leilb  a^  molti  che  G  cfedoaEiloro&. 

t.k.  a.  $.7. 


{sy.  Pifim^  tA$MÌ.  r^^49|(;  .OAm 
éf  nmfMmif  Ornimi  Torne  lli,  Hatgtig,  /wpaawf. 

àiaup.  4  fi  neepk  a  V  Acad.  Fratte^  pagt  0^3 .  tdiu 
in  8.  Ly0n  tySi»  ^  che  i  FUofofi  Platonici  ».  ed  Ari* 
Hotetict  erano  iofieme  Poeti»  Oratoci,  FiloCofì^c  Geo- 
metri, uneado  ^eAe  cose,  clie  rioTa^ieivui  di  talu- 
ni crede  divid.  Adduce  poi  Aft  de  AlaupernU  reCcm- 
pio  dell' eloquenza  di  Cartefio^  e  di  L§cke^  che. ha 
ridotta  la  Logica  e  la  (cicnza  dell'  iatellecto  umano  ad 
uaa  fpecìe  di  Graqunatica  »  ^ida  quindi  deli'  clo^uca* 


§.  7.  Offcira  un  dotto  Francefe  (7)  die 
V  eloquenza  Filofofica  è  la  più  vera ,  la  pm 
nobile  ,  la  più  degna  eloquenza  ,  e  che  i 
Filofofi  avez2arebbero  la  moltitudine  a  gck 
flada,  k  più  amaflcfoia  verità,  cbe  b 
fia  •  Infetti  .r  doquenza  Fiiolbfica  è  la  più 

S generale  ,  e  la  pià  vafla  ,  e  comprende  le 
cienze  tutte  •  L'  eloquenza  Filorofica  è  la 
lìngua  della  ragione  •  La  foverchia  eloquen^ 
2a  ,  le  foverchìe  metafore  ,  il  foverchio  en« 
tuCafmo ,  gli  ornamenti  ambiziofi  dinotano  in 
OD  Filofofo  un*  eloquenza  fofiflica  •  Ve  uè 
fcoo  infiniti  cfianpi  iB  Róuffifiu^  ed  fai  ' mol- 
ti 9ÌUÌ  ipoderi^f  CU  Tolèfle  erempj  di  vera . 

e  lo- 

, ,       *  '  •  • 

é  * 
•  •  9 

{7)  CioI  r  Amore  JelPopeta  intitolata  PndÉ 
ii$  Loix.dn  C^uif  0m  Ràttcrigmt  raìfonnée,  libro  , 
ove  coii.ra|;toiie  k.Òktf  che  la  vcn  eloquenza  Filo- 
iblica'  &  'la  pi'd  nobile ,  la  piU  dbgiia>  e  la  phi  loda  , 
purché  però  gli  autori  4i  ttlè  tàoofÈtm  annflèro  pii) 
la  verin»  cbeLla  gloria  tana,  di  dir  novici,  paradodì  , 
Oraneua ,  ed  empieei ,  e  cose  (ùperficiali  per  eludere 
gì'  incauti',  e  men  Todi  cervelli .  La  vera  eloauenza 
rilofofìca  é  quella  di  un  Newton ,  di  un  diarie ,  di 
Un  Derham ,  di  un  Ncwentii  ,  e  di  altri  autori  con- 
iìmili  ;  ma  i  Tofirnai  del  Bayle ,  la  ciarlataneria  del 
Roiijfeauy  le  Tuperiìciali  arguzie  ,  . ed  ironie  del  Voltai- 
te»  .le>A(iaticbe,  confitte  ,  e  lediofc  dijchaiaaiom  it 
Bolingbroke /tit  éBtmàétt  e(preli«ai  4i  un  d*  Argens 
di  un  la  Mectrie ,  0011  appartengono  alla  dalTe  'dell* 
eloauenta  FUdbficai  ni  tali  anton  pomo  mi  dìtfi  fe« 
ri  alo(bS« 


% 


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f^7 

e  (Ma  eloquenza  FilofoRca  può  trovargli  in 
molte  opere  di  Monf.  de  Fonteiielle  ,  di 
Monf-  d'  Alembert  ,  ne*  Difcorfi  full'  iaoria 
Ecclefiaftìca  di  Monf.  de  Fleury,  ne'  penzie- 
ri  di  Monù  Pafcal ,  ed  in  altri  oonfimiii  AiH 
cori  •  L*  eloquenza  Filolofica  può  aver  Im^a 
in  ogni  genere  di  componimento  ,  cosi  la 
profa»  come  in  verfo.  Si  può  eflTer  Fiioforo' 
in  un*  ifloria  ,  in  un'  aringa  ,  in  una  declama* 
2Ìone ,  in  una  ietterà ,  in  un  Poema  epico  , 
in  un'  Elegia  ,  in  un  Romanzo  ,  in  un'  iiipi* 

Sramma  ,  in  una  Q)medfa.,  in  ona  Trage» 
,  ia,  in  un* Ode,  e  finanche  in  un  Oiurani- 
bo«  Si  dimoAta  dò  con  infiniti  efempj  • 

$•  7«  eloquenza  Fiiofofica  didattica 
dcv*cffer  bella  ,  e  naturale  ,  ma  non  molto 
artificiofa  •  Così  deyon'  anch*  ellèie  i  difcorfi 
/Vccademici  (8),  ' 

Omàri  tu  ffa  negata  tontmta  àmrij^ 

K  k  3      :     .  ma 


(I)  .  qui  da  oflècwfi  ,  dtt  P  eloqneinc 
FibMdl  da  molti  fi  è  lest  Poedca  per  i  trop-^ 
po  ornamenti  duUd  ftile,  e  molto  più'  per  le  idee,  <^ 
VX  le  fantafie,  onde  taluni  haa  detto,  ehe  i  fitlenai 
de*  EiloCbfi  (bno  ipeflo  f  octmi ,  e  gli  autori  Poeti  » 
L'attrazione  ,  le  monadi»  x  rortici ,  le  molccule  orga« 
Diche,  fono  ftace  le  machine  de'FiÌo(bfi«  mafi  a«? 
ufibi  Dei  cxaoo  ie  nadiiae  de'  *^  ' 


pure  I-^"^ Jf* e  oq"en" 
aUii  hanno  ^onH«  »  Ua  teti- 

S  de^  Poeti  Scc^  ^j^.  ^^^^^ 

anta  .  pel  ^»»»  "l?.  «ufe  .  Cotì  vtnì* 
colle  pcevotejc  deUe  Mule  . 

,o  e  uaUe  altie  tt-Afcorfj  ^J^^,,  e  della 
la  neceflaria  unione  ^^J^^f^jbaitv  adot- 

» 

.    -."Zie  H'/"-  ^''"'1  l/ÀntteatS^  Sje.  aeir 

AC   e  1  opera  citata.  Inwtn  cm  w  v  guffon  i 

t^o'«,uen.a'F:iofofica  doyù  leggere  '»         J„„i  rf,^ 


Digitìzed  idy  Goeg{? 


cbqoèm  ^  the  fi  è  fefa  »  come  le  lem  idecj,' 
Ibfiufca^  e  vana. 

$.  8.  L*  eloquenza  Filofofica  dev*  effec 
Brieve  energetica ,  amena ,  chiara ,  popoiacefca. 
Don  affettata  ,  e  che  dipinga  ie  cofé  con  ener« 

Eiàf  •  Se*  De  ha  r  efempio  nel  libro  itUP  imd^' 
ttò  mariù  èl  Monf.  Locke  •  ilBio ,  die  pre« 
Afndchdksf  da  taluni  errori  che  Vf  fónò  in 
tìluni  pefirierl  ,  ed  idee  dell*  Autore  ,  può 
cflere  un  modeHo  di  eloquenza  Filofofica ,  e 
didattica  ,  ed  è  ancora  da  ammirarfi  T  eIo« 

Juepza  FiiolbfiGa  co^a  quale  Monf.  de  {a 
ifìdm  ^ip'Dgf  i  caratteri  deg^  Uomini  , 

Sella  oolU  qmde  Mome^iea  dbtàìm  to 
.  \iaskf  ààSe  ntìt  iegiflatbhi  ,  tfiék  cdb 
ipialé  MòriC  de  Fontenellé,  e  MòtlC  dì^  Alem- 
bert ^efcrivono  gli  £Iogj  Accadeo^i^i.^i  tan« 
^  Savi  j  9Cé  (s)» 


(p)  Gli  abuÉ  àcW  cloqueizi  Filofofica  ci  fono' 
graficamente  ia  Luciano  rapprcfcntati  —  Oh  Jupiuf 
^antum  iUt  drrogantia  ,  quantum  infciiii  ,  quari'» 
iiàh  tìHUentionum^      inanis  gloriét  ^  quantum  qu^fiia^ 

dmhiahtm  ,  quànìum  fpinofarum  diJpMàtiàhum  ,  - 
(r  é»kiààoktm  perpUxamm  cif€ttéj^iì  immé  fuam 
àùiitospàMS  iahrfS,€t  déliruminiu  nàii JuHUfiiuià- 
ius  item  miféu,  ^  fùékiam  éurtéfiedUMì  tei  Avfià 
die  ^égue—  Liteiun»  in  Dialog,  MorunK  I>iaLCAà* 
font.  6  Mtrcuu  llU  affai  pià  «li  Luciàrìo  ci  fca  rap-' 
fiefòntari  gli  àbiifi  òkX:  Eloquènza  Fil<^o&»  X  ifteiTo 
woàmgi  SofiOa  GiaagiamMr  Ratfèaii ,  li  ^oak  tùr- 


.■f.^p.'"Vi  Jopo  tanii  jcotU  di  clogncnza  . 
didattica  quante  Tonò  le  fclenze,  eMe  iilim** 
'-ziooi  ifi^nite  di  neflerrqienie*  ì^éoqmm  dU 
dattica  eonfifle. ,  o  in  libri  demeniàri.  per 

.  princrpiamì ,  o  in  libri  più  eBéfi  per giraidui* ^ 

-<!  .  Ti à  molti  libri  elementari  in  ogni  fcienv 
23  poch  ATimi  fono  buoni  ,  e  trattati  con  if- 
'\f>irito  Filofofico.  Non  è  no&to  iftituto  Tcfa». 

<  mìosacù  1. piani  de'jplù  fiunoTi  libfi  €lcaiq>>a^  j 


fd^  &'ibtó  ir  tdinfiio  'délb  piir  AnDia  TiloflHa  ,y 

.  fcT  «i»  nifgUo  <]ella  ftavafnnit  ttiveftìia' daMJatfi»-: 
iichera  ^clla  Filofofia,  non  Jia  potuto  ùtx  almeno 
conft^Tare  i  ilclirj  di  buona  patte  <leila  moderna  Filo- 
fofìa  —  Beco  (Come  ci  dice      Jtt  ho  conjuUato  i  Fì~^ 
i^offiì  ^      trovati  mtti  "iieri  iffermaiivi  y  dommati- 

^  partii,  finche  nelL*  ifteffo  loro  feetttcìfmo  pretefo  ,  fapen- 
no  tutto  y  niente  provando,  turlan^fi  a  vicenda  .tutti 

•:  (  v<  Ju,  qùeflo  folo  mi  è  pano  che  ahhbian  rugione  J 
.  .  ,  Se  pefate  le  loro  ragioni^  non  ne  hanno ,  fi 
9tQn  per  dijiruggete     •  •  non Ji  éUi^rimno  ^  fe  non  fH 

>  4lt{putaré*  •  •  •Jeminénp  ne'  €iwi  éegii  'Vernini  defù^ 
iann  HcitréBe*  %  .  •  Sou^UL-prei^  M  ejftr  ejfl  JaU 
ìlliimnaà^  pNtendònp  et  enfer  per  iftfi^ftftcmì  le  Uro 
Chtmero  »  •  •  ,  rinn/erfàno ,  diflruggono,  eai^^ano ,  U 
ecje  le  pih  rispettate  degù  Uòmini^  o  tolgono  agli  af- 

-  /f  piti  grandi  conjol^iioni  nelle  loro  .mifefie  ^  ed 

3*  rìcehi  il  folo  freno  delle  loro  pafponi  e  Ji 

vartano  dì  giovare  alt  Uomo  \  EJJi  dicono  che  la  ve- 
rità non  nuoce  agli  Ucmini  .  .  .  Dunque  quelle  noci- 
*ve  cofe  (he  irjegnaro  non  fono  la  verità  ec,  •  .  •  . 
Gioiti  ^abufi  delia  Filofofia  modctna  -  prctefi ''fi  loBO 
cfpom  in  molti  libri  de'  reti  (lotNt  tUk  H  M  tWOltL  i 
soiftro^  ilUnitò  di  parlarnr*  ^ 


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il  di  éloquéna  dUatiicd ,  ne  di  dar  (àggi  di 
taii  piani  come  io  ogm  fiiooità  avrebE^co  a 
fi)rmarG  •  Ci  bafii  V  oflcnrare  »  die  i  primi 
libri  elementari  ^  dovrebbero  eflèr  brievi  ^ 

chiari  ,  precifi ,  come  tanti  afllomi  ^  e  come 
gli  aforifmi  d'  Ippocrate  nella  Medicina ,  che 
«cile  mani  di  un  Filoforo  ProfeflTor  di  medi- 
cina fono  un'eccellente  aiaterìaie  da  fondar* 
ci  Medicee  Iftituzioni  •  Ma  non  lotte  le  fdeii* 
2è  ponno.  ridurli  a  piani  ragionati  ed  eie* 
mentari  ali*  ufi)  de' Geometri ,  febbene  Gafi  per 
tutte  tentato  ,  e  £q  coiP  iileila  MaatìGca  ^ 
ina  invano  • 

^    §.  IO.  I  libri  d^  ifoiati  peniieri  Filofo- 
fici  G  riCerifcono  alP  eloquenza  didattica  ^  e 
corri(jpondono  alle  fenteme  degK  antichi  Fi-* 
lofofi,  e  Savj  •  Inoltre  mito  ci&  che  è  To- 

Stto  di  rioerchè  difcuflionf  ,  problemi ,  e 
fcorfi  Accademici  ,  li  jiferifce  all'  eloquen^ 
za  Fiiofofica  ,  V  unkra  regola  per  la  quale  > 
come  per  ogni  forte  di  eloquenza ^  è  il  ben 
pinzare,  ed  un'intelletto  Fiiorofico  illumina* 
to.  dalla  lettura  de^migliori  Autori  antichi  ^ 
e  oioderni.  All'eloquenza  filofoiÌGa  6  riduco^ 
no  ancora  i  Giornali  Letterarj  ,  le  Bfbliote* 
che  ,  gli  Edratii  ,  i  giudiz) ,  che  ne*  fogli 
periodici  delle  Letterarie  affemblee  lì  forni*- 
rio  de'  libri  ,  che  lì  publicano  ,  ed  ali*  elo- 
quenza iUefla  fiiofofica  (ì  attribuì  fcono ,  e  ri* 
ferifcono  gli  atti  ttuti  delle  Accademie  ,  o 
queUe  oofe  i  che  ooacpbaifcono  à  conferva* 

*  • 


1 


re  ,  e  n^Tglionlre  le  tdktaé  »  e  le  art!  •  Il  * 
DWcmvIo  deir  EodctepedUi  di  Fftrigi  è  un 
•   vado  modello  di  mai  ottimfiiie  eloquemH 
filofofica  filile fcknzè^  mi,  e  mellieri  (io). 

CA- 


(io   IfldfeftìùlCO  all'  libro  iton  è  efénce  <ii  molti 
difètti  croppo  noti  a'  veti  dotti ,  e  molti  di  tali  difetti 
i  Cono  confeffati  dagl*  ifteflì  Enciclopedifti  —  Si  veda 
taf  opera  dell'  Enciclopedia  nell*  Arcicolo  Entprclopedie^ 
ove  fi  dice        Noi  Jiamo    in  eerti  luoghi  magri  ^  in 
nitri  pingui  y  talora  Jcmbriamo  tdèidiy  ialors  idropiti^ 
t  Jlamo  alter  nativamente   naniy  e  giganti^  coU^m ,  é 
pitmeiy  ben  orgMniiaù  ^  t  fiorpj  ^  11  dijcorfi  tMrm  è 
éfiìétto^  ofcuro  ,  rUéretuo  »  trJ^mru»  >  éa£o  ,  Juàlùùtw 
i/aim  tam  eii.  t  parag^n^n  t  opifé  kukrm  ^ 
firé  éM  Afte  Poetica  (  di  Oratio  )  9  s  ftkMf 
di  ngfén   A  tali  difetti  fi  ageioo^and  i'gtavi  enoii 
•pam  te  veriti  It  pili  diiare ,  aie  in  tal*  opera  C\  con*^ 
tengono, oode  Coit  ragione  meritò  le  ccnfure  dell'una,' 
e  deir  altra  amosicà  ,  perchè  in  varj  articoli  vi  fono 
iìAemi  erronei,  per  i  quali  fu  vietata,  ed  in  molte 
edizioni  di  efla  fatte  dopo  quella  di  Parigi,  vi  furono, 
apporte  molte  note  cenioric.  Giova  qui  avvertire  i  no*- 
(Iri  ietcori,  che  febbene  da  noi  iìafi  fpefTo  cìtatata  la 
Enciclopedia  di  cqì  pattiamo      nsniifiù  4i  ^éàdeKmm 
dàéptMéy  la  fece  grandlB  fi'rtfMìlce  ad  «a  legM> 
Mìariotfe,  per  ooo  eanfemleie  ^ib  vendita  cioè! 
mimmi rtoja  BntUUpedU  di  Parigi  coli' altre  pili  pie*. 
Oide»  o  8MDO  vofuminose  Letterarie  produzióni  coft 
cMamate  ,  cjoè      Zncidopedia  dei  Chamberà ,  Cim 
tUpedia  del  Lewis  ee*^  onàt  i|Qando  abbiam  detto  fai' 
Grande  Enciclopédia  ,  aÌ3ì|>iam  inteso    di  ifdipi^it^ 
Quella  di  Parigi ,  detta  f^raude  per  la  Tua  mole  |  ^  q^h^ 
£nnata  dall'una^  e.daU'  aUca  ampcua, jpcr  y^^  cuùf, 
ti  gravi.     **  •   •  '  * 


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. ..  y*» 

#       t  • 

CAPO  y. 


•  .  •  •  » 


QOcfto  genere  di  eloquenza  comprendi^ 
ogni  tiifcorfo ,  fia  in  verfo,  fia  in  prò- 
fa  ,  che  riguacda  gli  atiari  publici  >  « 
privati  >  che  fi  ponno  trattare  in  verii  > 
profili  in  lettele;  in  dialoghi,  O  lian  coUa^ 
qu}  •  Quefla  etoqoenza^fi  è  da  jnd^  elet^M 
ancora  a  trattar  cofe  gravi  ,  t  feièntii|che  ^ 
e  fublimi  ,  come  han  fatto  Platone  ,  e  Lu- 
ciano co'  Dialoghi  tra*  Greci  ,  Cicerone, 
Erafmo  ,  ed  altri  tra'  Latini ,  Fontenelìe  ne* 
Dialoghi  de' Moni  tra'Francefi,  e  Littleton» 
ed  altri  tragriDgldi  •  U  aoOio  ItaOiafiò  da- 
^  mei 


I 


lilei ,  ed  il  famofo  Conte  Algarotii ,  rf  Oiti 
moiii  hanno  elevati  i  Dialoghi  alle  più  Tu- 
bi inii' cognizioni  filofofiche  ;  e  per  Dialoghi 
iV Amore  delio  Spettacolo  della  Natura  ha  vo- 
IiM  tranaié  deli'  lOwa  Nauviie  •  I  Diaio- 
fifii  finalmente  hao  fervilo  a  varj  Lettfeiad; 
alle  fcambievoli  critiche  ,  e  fatirt  ancota . 
Il  famofo  Celli  nella  fiia  Cjrcc  elevò  i  Dia- 
loghi  a  varie  fpecolaiioni  critiche  foli'  Uo- 
mo, Ifoliloquj,  che  varj  Autori  hanno  ade- 
prati  fònb  una  fpecie  di  Dialoghi  con  loro 
fle(&  /  come  i  Joliloquj  dell'  Ingiefe  Odoardo 
Jom  nelle  fue  Elegie  notturne  ,  o  fian  Notti» 

e  quei»  di  altri  Amori. 

§.      L'eloquttwa  dtfDiafoghl  è  la  più 

naturale  ,  e  forfè  la  prima  eloquenza  degli 

Uomini   in  focietà  ,  che  fi  communicavano 

i  loro  affari  ,  come  erano  i  difcorfi  degli 

Agricoltori  ,  de'  Pefcatori  ,  de'  Cacciatori  » 

de'  Paiorì  primitivi  >  confervadcr  «  e  a  noi 

dipincf  dagli  Scrittori  di  var)  generi  di  Edo* 

ghe  •  Le  Comedie,  e  le  Tragedie  waódé  , 

e  moderne  fono  tanti  quadri  di  etoqucnza 

dialogica  tra  più  peifone  ,  che  trattano  varj 

a&ri . 

$•  Le  regole  filofofiche  ,  che  corv 
Vengono  ad  ogni  forte  di  Dialogo  j  fia  tra 
due  9  iSa  tra  piò  perfone ,  di  q^iunque  ma- 
tetfa  fi  trattalTe  ,  fi  riducono  tutte  ai  buoo* 
ordine  delle  cofe  ,  alla  chiarezza'  ,  ed  alla 
M)ffeciljooe«  e  fopra  tutto  a  badatfi^  che  ne* 


* 


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difcorfi  degf  inierlocutori  de*  diafogfiT  abbra 
a  dìpingerfi  talinenie  la  natura,  che  chi  ieg- 
ge  Aoa  abbia  ne' difcorfi  delie  perfonc  ,  che 
'pèiboo*  a  rìconofcene  gii:  Autori  del  Dialcà- 
^o  »  ma  gr  interiocuiori    a'  quali  debbon 
pfOPorzjooarG  le  coTe^  €he  dicono.  Sé  s'io» 
troaticelféro  agricoltori  a  pariar  dt  Uto'c^a^ 
Filofofi  a  far  da  pefcaiòri  ,  villanelle  i  di*- 
fcorrer  di  politica,  perfone  non  calte  a  par- 
lare con  una  precilìone  filofofica  ,  fi  ricono- 
Icerebbe  nel  Dialogo  »  non  già  la  per  fona  , 
.due  (Sadat  ma  i' Autor  dei  Dialogo^  che  dee 
aver,  ipibr  legge  quel  precetto:  * 

Rdìjus^  ftrfona  f4t  conptnìemia  cuijut  - 

Su  quefla  regola  debbono  efaminarfi  tuttr  i 
Diaiogbij^,.  tutte  le  Comédie  ,  e  Tragedie 
acufchef  é  inòdetoé  .  Luciano  t  fbìòtìt 
fono  sfatti  oileriraiori  dì  c|iiello  pitCftlJ6 
^  cgsi  anche'  'Cicéroné'  néile  ópére  nàlié  quali 
eoo  rflile  dialogico  ha  trattato  df  filorofia* 
Fonienelle  ne'  Dialoghi  de'  Moni  ,  e  nelle 
fue . i£ciog()^  fa  vedere  fpellb  i  fuoi  calenii , 
e  .non  queiii  degl' interiocuiori ,  e  più  di  ef- 
Ib  pecca  :^AI(m/  de  Voltaire  ne' fuoi  Dial9ghi^ 
che  ha  compofii ,  ne' quali  fi  vede  atfaiipiji' 
ilonf  M'V^dmn  ^  che  1  peribnaggi  che 
pagar  vi/  i0eflb.  àiiru  di  inold  àMi 
-Autori  ',  di  Dialoghi  moderni  •  Quando  ne* 
Dialoghi  fi  vooQO  uauac .  cofe  fubiifni  ,  p 


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f  jnnifiiFu  •  fi  devono  introdune  ii»  eflì  io» 

«  4.  Le  fcture  émdiIiwi  »  «lo  fcle 

.piftclarc  fui  principio  ^.'^ 
AM^  tìu  ,  e  di  cofe  domefliche  »  poi  i-  to- 
jraduaèio  in  effe  cofe  fcientifiche  ;  e  come- 
flJiè  le  materie  *  che  ponno  trattarfi  nello  fti- 
b  ewftibie  fon»  molùtEme  ,  anzi  infinite  . 
T'cISmo  »  che  qjMsfia  etoquenza  compren*s 
oon!  genete  di  «le  letiefario  ,  c^pi  mace^ 
fóentilca  .  ogni  aflàie  awle .  ogni  coj  dj» 
-oBa  agii  Uomini  occorrere  >  e  tntttffi 

affenii.  L'itnpie^rfi  dunque  con  rfufcta 
Si  tale  Cile  richiede  un  ceiveUo  affai  pr* 
fiolbficp  di  quel  «be  C  acde  ,  ed  un  miei- 
J^^oofiunMO  in  ogfii  «enere  di  cognizio 

ai.  non  efcodw  ^  ^ 
ria'  epiaolare  ,  n»  ttH»  P^tendoT» 
Zìuxc  ,  cominciane  degli  affina  i  I«à  "A- 
S  fino  alle  cognizioni  le  pià  fuMfmi 

  •     .       -  •  • 

n  elfi  ■»  efcB|ftK  *  •? 

•ZL  riofofico.  l'ani  «olte  oj^e  pofcune  di  M. Rouf- 

.ClTubeatnr.  io  genere  di  ^^'^'/^  .^ijb 

^/w,  Vi  fopo  io  ogni  'd«>»*  * 
We  fcmiliari,  cori  in  nuteri»  fawoSch. ,  ««  » 


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milrarr  fian  cofa  facile ,  ^  da  tutti ,  cgme  da 
tutti  li  fanno.  Altri  airoppodp  .hanno  cerei- 

10  di  ridurre  ad  arte  \  ed  a  preo^iti  il  fine- 
ma  delle  lettere  fiimiliarf  jonde  in  ii|t>fte  Scu  • 
le  fi  Ibno  fatti  infiniti  trattati  àt  confirìbcndis 
'^ifolis,  ed  infiniti  libri  fi  fono  fcrhii  d'in- 
finiti  fornioiarj,  che  fi  fono  poi  imitati,  e  s' 
imitano  da  tagti  Secretar]  de' Grandi^  i 

11  gelofamente  (i  adattano  a  quei  foi^o.iar|;» 
W  quali  fi  vedono  prefcritte  leggi  {>er  lette- 
ve  di  oofiipiiineim  ,  altre  le^i  per  lettele 
dedicatorie,  alue  leggi  per  lettere  di  cpndb- 

Slianza  ,  per  lettere  di  affari  ec.  Ma  invece 
i  tali  formolarj ,  e  di  tali  oieiodi  \  da'qua- 
li  non  derivano  ,  fe  non  freddi  imitaiprj , 
che  Q  fmarrifcono  per  le  più  -^irnoie  cif^ 
.fianie  ^  nelle  ^uali  npn  tiQUoó  juìi  .«ipippiio 

•  . 

loop  nell'  idiomi  Fcmcie  «  amioita -.mo^lfort 

che  trattano  di  varie  matarie,  e  oootengoiao  fpeSa  àc' 
qoadri  del  cuore,  e  dell' intelletto  di  chi  C^rilTe  ^ìi 
lettere.  E'  da  notarfi  che  M.  Rouffeau  di  Ginevra, 
è  voluto  ancora  cfercitare  ncllvi  ftilé  Hpiftolarc  nel  iuo 
Homaozo  ideila  Novella.  Eloifa.,  ma  le  fue  icttere  , 

,comc  tutte  le  Tue  cose,  (od  piene  di  (Iranenc,  discoo- 
inrietà ,  di  delijcj  Filofofici ,  di  cose  contrarie  al  buon 
CoAmiit,  alh  biio6»  morale»  alla  vera  Fil^ofia,  come 

>  è  noto  ir  ed  evidente  •  L' ìfteflb  g;iiidtzio  waò  porarfi 
acca  me  k  molte  lettere  loentifiche  del  mcdefiino 

,^jjjg4  iB$lk  aUii)e  ymylMiqni  dcU^  opne  .4  t^ 


S2t 

ferinobrio  »  o  od  csrfb  iSmile;  avrcBBcro éo- 

vuio  far  meglia  di  avvezzare  quei  che  deE>^ 
bono  fcriver  lettere  air  ufo  del  vero  ,  e  fo- 
do  raziocinio  ,  e  allo  fviluppo  delle  fecoità 
inteilcttuaif  ,  dalie  quali  deriva  ogni  geotre 
cT  invenzione  ,  ed  ogni  fpecie  di  eloquenza  • 
La  perizia  delier  oogpizioni^  e  delle  «iacerìe» 
delie  quali  S  tratta  »  la  conofcénza  dell*  Uo- 
mo, Allibri,  e  dèi  Monda,  il  retto  ,  ordi- 
nato,  e  filofofico  raziocinio  ,  ed  un'  inielleitp 
vado  infegneranno  ogni  genere  di  eloquenza, 
tpidolaré  an[ai  meglio  ^  che  tutti  i  tediofi\ 
ed  infoili  trattati  imuili  de  confcribendis  epU 
fiolii.  come  B  dicono  ed  è  da  maravigjiacfi 
'  che  il  Lfpfio  abbia  TohiiD  fcrivere  so  tarma- 
'  feria  lìih^opnlbolo  intitolato  tnftimh  Epìflolìca» 
Un  intelletto  vallo  ,  e  filorofico  dirà  Tempre 
cofe  nuove ,  beife ,  grandi ,  ordinate  in  ogni 
materia  ,  e  T  acquIHo  di  un'  tale  intelletto  è 
l'unico  lequifito  cfae  fi  pofla  avere  per  ogni 
dbquenza  e  molto  più  per  P  epiftolare  per 
:iMiii  cfe  ^oeUe  lettele '6iiiiiiaii  tediofi>»  prò- 
HIG)  ,  coo(b(b  >  inconctuAsme  ^  o  imftauxm 
di  antichi  formolar},  e  metodi. 

§.  6.  Un  diluvio  di  lettere  fibrofiche 
ba  nel  pafTato^  e  uel  prefente  Secolo  inon- 
data la  letteratura  ed  ogni  fcienza  fi  è  ri- 
dotta a  Lettere  ».  a  Dizionari  ^  a  Dial9ghi^(  i  ). 


(ij  Si  (mio  (cóKc  Sk  k-  Umn  à$*  nnnti  a 


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61  dhdnoo»!  ywSàVfìgMh]^  diedebbm 

htCì  di  tante  lettere  >  ed  il  loro  merito  preO- 
'  io  tante  nazioni  .  Noi  fob  oderviamo  ,  che 
nello  feti verli  tante  lettere  poco  Ci  è  badato 
ai  .v«riOmiie  »  e  al  ne  quid  nimit  ,  e  al^oiià 
hùtiù  S0.  le.oore  ,  che  il  feri? ono.' non  fonoi 
utili. wm  9  e  che  migliorano  -noi  ,QieSà ,  e 
gir  altri  ,  è  vana  ogni  gloria  ,  è  vano^ogni* 
libro  ,  .che  non  è  fcritto  <  eoa  tal  <ii(eg^o  di 
migirorar  noi ,  e  gii  altri  • 

$.  7«  L*  eloquenza  familiare  comprende 
inoltre  molte  fp^ie  di  difcorG  ;  e  raziocinj 

E Mici  j  e  privati  •  Tale  eioqtienz»<dev*  et 
r/xegoUta  .dallo  fpkito  ragionatole  e  ea[« 
oolatofc  delie  drcofianae  ,  e  ddle  perCMie, 
*alie  quali  fi  paria  ^  ed  oflTervarG  in  effe  le 
toggl  dell' urbanità  ,  del  decoro  ,  della  pro- 
prietà adattata  a  tempi  »  a'  luoghi ,  alle  per- 
lòoe  •  Quella  urbanità»  quefta  propcietà»  .que^ 


morti  y  4  de*  moni  a  viventi  »  Utun  "turche ,  Huere 
Ptrfiint^  CiudaUhtt  Cinefi,  CékaUfiUhe^  Feruvisne^ 
ec.  Lungo  Ikebbe-  il  .riferirne  i  Caob^* .  Ma  qaal* 
ticile  lia  ricavato  la.J'epaUica  Lenenta  davcan»  Me- 
se» dm  fono  alTaì  dimmili  di  quelle  di  .Cioerone  ad 
Attico?  Sooa  tante  lettere  moderne ,  e  (bteatiiiche  fui-  , 
le  leggi  det.veriiìniilei  Si  iboo  fcrìtà  iofece  di  biieVi 
lèttere  infiniti  volami ,  e  fiieflo  (pelTo  per  to(iiUare  il 
biioiì  fenso,  la  verità,  e  fa  ragione,  e  calunniare  il 
genere  umano,  come  ne'  Poemi  in  prosa  dcUc  ItiUtn 


ito  demo  dev*  eflftr  lo  Ìbop#  ,  e  il  tìaé  9 

ogni  (cienza  »  ogni  fiudio  •  La  Religioae  , 
la  Morale  ,  le  virtù  fociaii  ,  l'urbanità  ,  la 
proprietà  debbon*  eflèr  la  meu  di  ogni  cui- 
lara  p  intanio  fembra*  che  i  Filologi ,  ed  i 
Rettorie!  poco  aUbiaoo  badata  »  €olu?are  P 
iaieliettD^  ed  il  axm  de'ipio  ailfeFl^  elb- 
lo  fianfi  ooonpatf  a  dar  fMPeoefli  ,  che  pàcé 
giovano,  le  pria  non  fi  mìgiìo^à  TUiteUetio, 
il  cuore  {2)  9 


(a)  Non  può  oenifi  »  cfti  non  vi  i  geneie  A 
fibci  «boodftiici  ndk  nfiibliai  Lenmnt,  (b  non 
quelli  di  Ltmn  FamiUéfi,  che  l' avidità  degli  ediwH 
pnblìca  ipecialinente  dopo  la  morte  degli  autori*  TaQ 
ìettm  non  debbon  Jcggeriii  né  paUicaffiyiè  non  con^ 
tengono  £ose  ibde,  utili,  nuore  (coverte  (ciemificbe, 
e  nuovi  quadri  del  cuore  umano.  Nelle  Lettere  fami- 
liari rUomo  dipinge  Te  AelTo,  e  gli  amici  a  Ce  Oeflb/ 
ed  agli  amici,  onde  ii  dovrebbe  tare  grande  fcelta  in 
leggerle  ,  e  publicarle ,  perche  non  fcmprc  contengono 
cose  degne  del  pubblico ,  come  fi  può  vedere  nelle 
Lettere 'di  Jf/adama  di  Stvigni  ^  che  non  oftaatino  le 
Iodi  d!  Voltaire,  altro  non  contengono  nel  fondo,  6 
non  pi9jcevdìi  'bagattelle*  1/  iftefle  può  dirQ  di  quéUó 
di  PehffiNi,  e  di  Babac*  Oflerva^Mylord  Bofobtòké, 
ciie  i'iitti'Q,  ììunùMt  Béliéfi  ^  yòituff  fcaooo  (critte  le 
loro  kii^re  fmitiari  per  il  pubblico ,  M  che  le  relè 
lettere  di  Cicerone ,  fi  ponno  4Ue  veramente  fàuuliati* 
Si  vedaU  £«Ày/»;tiJ^til /Viif  dPjStift»^  * 


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ti* 


CA  E  a  VL 

L*  'Eloquenza  poetica,  è  flàta  U  pià  vafla 
.k  pitt.udiyer&le^^  pfà.uioti€a.diogni 
fJtia  eloquenza oome  fi.  è.  altioye  da  uo! 
dimofliata  (r)  ^  ediefla.i.  Oata  ii  fonte  di 
ogo'akra  eloquenza ,  come  rifulta  dall'  ifloria 
della  culiuxa..deUe.  nazioni  anùche:^.grciro  ie 

(  t  )  VoL  h  Oflerva  M.  ÙùfM  ;  f db 
le  prime»  leggi  «fi  ttuci  i  popoli  furono  ia  vedi  , 
cd§in  canzoni*  Sr  veda  l'opera  intitolata  De  l'  oriHm' 


93^ 

quaii  la  poesia  Ba  oonlervate  »  intcodotte  ,  e 
migliorale  tutta*  le  'icienze'  »  éd  arà  »  ^  ha 
iogenciiiti  i  cofiumi  (2). 

2*  La  poesìa  è  ilata  ,  o  metrica  ,  o 
.  pure 


k8.  &  y*?.  edit.  in  IX.  Paris  T778.  1  Poeti  fi  differo 
degli  antichi  Fatiftì^  cioè  Inventori.  ]  Franccfi  antichi 
gli  chiamarono  Ttouhaiours ,  o  Trouveurs ,  vale  a  dire 
Inventori.  1  Poeti  fono  ftati  nelle  antiche  nazioni  dell' 
Oriente,  e  della  Grecia  i  primi  Iftorici,  i  primi  Teo- 
logi, i  Pancgerifti  de*  Dei  del  Politeifmo,  1  Neococi, 
ed  i  loro  verfi  fu  quelle  macerie  fi  amtavano  ne*  bi^^ 
cni ,  ne'  giardini  pttbblid,  ne*  Tempj,  ne*  Teatri.  Si 
.veda  r  Enddopedia  di  Parigi  anUL  totu  Tmu  XSL 
fug,  676.  délt  €J&àoot  in  fiL  Luua  17^9*  —  Si  ve* 
da?altiesi  Topefi  . intitolala  E£ay  fur  U  genìe ,  &  U 
CérdUn  di»  Néiions  Livr.  111.  pag.  6^.  f^oLL  Ha* 
ye  175 !•»  opii(ailo  nei  qaale  molle  cose  fi  fvilttppaqa 
filile  arti ,  e  fcienze  delle  nazioni . 

(a)    M.  Goguet  (  Origin  des  Loix  des  Aris  , 
/  &  des  Sciences  Liv.  FL  Chup^  L  )  dice  che  la  Poefia 

i  un  talento  j  che  fembra  univerjaLmtnte  ejfen^iale  a 
lutto  il  genere  umano.  Avrebbe  potuto  dire,  che  fia 
iìata  la  prima  lingua  del  genere  umano ,  com'è  noto» 
Le  voci  Poejia^  Pama^  Poeta  ^  Poeiiea  fon  tutttf  pa- 
iole, che  derivano  Sai  Greco  verbo  nrttm^  o  mom^ 
che  fignifica  fire  >  formare  ,  operare  ,  cagionare  1  eoiio^ 
dare,  praettrare,  fingere,  e  far  verfi;  onde  Poeta  di- 
soiò  U  fuitart  9  t  eift^fia,  il  treMon^  t  littore  di 
mna  coja  «  di  un  Poema  •  Infiliti  nel  Greco  idioma  i 
Chimici  fi  diflèro  Poeti  ,  CAryfipoéti,  cioè  feditoti 
dtit  om*  1  Romani  gli  chiamarono  Vettis,  come  t 
Celti ,  e  gli  Lcrufchi ,  e  gli  confii(èro  cogl'  Indovini  » 
e  Profeti .  Cicerone  nell'  Orazione  prò  Archia  Poeta  , 

fcce  grandi  lodi  ilcU'  cloycnTa  Poctioiy  c  la  tikxi  ad 

«09 


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pure  RitrriTca  ,  e  quale  di  querte  due  fpecie 
di  poesia  fìa  data  ia  prima  vi  fono  infinite 
contraili  tra*  Fiblogì  »  e  gli  Antìquarj  ,  che 
fianno  ferita  Imnn^nfi  volumi  fulla  natura 
dell'  antiche  poesie  OrientàK  •  Si  fono  fcrittc 
inoltre  ionnenfi  libri  falla  natura  della  poe- 
sia ,  ed  in  un  migliap  di  poedche  ,  come  If 
dicx>no,  che  fi  fono  fcriite,  o  per  ufo  delle 
Scuole ,  o  per  una  lettura  privata ,  fi  è  mol- 
to altercato  fuila  natura ,  fui  fine ,  e  fuIPog- 
getto  della  poesia  (3).  Tali  centrarti  fi  fono 
fatti  altercando  fugli  efemp]  ,  e  Tulle  autori- 
tà di  Omero  9  di  Virgilio ,  di  Oraóo  ,  del 

LI  3  Tat 


una  rpccie  ifpira^ione  enthea  .  Democrito  ,  Platone^ 
AriftoceUy  l' IngLefe  Alylord  Shofisbury^  tà  Ephrskn 
Chambtrs  jrtferirooo  U  Poefia  ad  una  (pecie  di  mdninm 
Io  una  parplt  fia  dea»,  die  dal  oon  eflerfi  imcuco» 
o  fìpaca  fiflàte  il  wro  (ènlo  delta  pcota  eJlfo-Féetko^ 
e  fila  origine ,  fi  £aao  eonfitse  le  idee  ài  chi  ha  pari 
lato  delU  Poe(ia,  e  della  fm  Mptic  àc^' tfif(f,  àcX 
enthufijfmo  y  della  forza  eatàea^  ^mpAsfica,  maniaca» 
U  iftelTo  Ovidio  ,  che  gran  Poeta ,  non  potc  far*  a 
meno  di  eflef  Cosi  coofttso  »  qoaiub  padaoio  de'  Poe» 
ù  diiSè;  ». 

Sfl  Deus  in  noSìs  adirante  calefcimui  ìlU 
.    Impetus  ifit  Jacra  Jìcmìna  mentis  habet»       .  * 

Cosa  egli  intese  per  qnel  Deus  ,  per  qoell'  agitam»  i 
per  qnel  ÉoUJUmus,  per  (iiìciV  impetus ,  per  quel 
mina  faera  mentisi 

0)  Alcci  li»  credm»  c&c  l'éflenai  della  Poe" 

61 


T?4 

Tallo  ,  deir  Anodo  ,  $  Milion  ee«  ^  e  fi 
Poeti  diverfi,  che  baiino*àviitO'fliii^  epoe^ 
m  -  (TtflSmoti:;  tuttoché  aveileio'faiào 
iTìedeGmo  genere  di  poesia  Epka  ,.Xfnctf  ^ 

Elegiaca  ec  Ma  gH  Autori  di  poetiche  ve- 
dendo »  che  malamente  riufciva  loro  dr  con- 
ciliare le  loro  tegole  eoo  tanti  generi  di 
^cemi  dfvérG  han  fatto come  oflerva  MonJ^ 
•  dt^ydtairt^xìò  che  faceano~gii  antijcbiAitro- 
noint  •  che  mventavaiio  ogni  giorno  Q^dii 
imagmar'i ,  e  cercavano,  oannientavaQO'tinay 
'  o  due  sfere  di  criflallo  per  foflenere  i  loro 
-  fincmi  erronei .  Infattr  olferva  1*  iftetlb  Monf. 
^  de  Voltaire  ,  che  in  materia  di  arti  ,  e  di 
Cfleiai    le  ^  definwioni  ^  '  ie  -regole 

cfifle 


'*lEa  £ffe  la  fiozlonc,  e  la  fivola,  altri  il  metro,  la  ti* 
ma  »  e  la  vcrfificazione ,  alui  han  foniate  le  bafi-  iella 
Poeita  ralfciiMifiainio*' filtri  neir  iantaacme  della  Na^» 
tura  .   Quanti  ibno.  g)i  Aiiforì ,       famno  .trama  41 
t'ocfia  r  tante  fono  le  opinioBÌ  •  S'  -netanglia  -  die  11 
•celebre  M%  UBatutnc  abbia -voluto  entrare  ia.twia 
*  i  fcu/noni  liinghffnine  (òlla  natura  iella.  Poefìa,- come 
ian^  fatto  tanti  altri*,  meno  Filofofi  ii  hù^^con  tante 
inutili,  c  prolilfe  iftruironr  Pocticbc,  traile- ^uali  lono 
folianto  oa  legger  fi  xjkc  Ile  Hi  Ariftotele^  TAnc  Pec- 
tica  di  Of4i\Ì0y  la  Ragion  Poetica  del  Gravina 
chi   altri   libri  fìmili,  giacche  accade  nelle  Iftituzioni 
Poetiche,  come  nelle  Oratorie,  che  i  tanti  precetti  fo- 
'  SO  iftutili,  anzi  orlano  all' acquirio  di  taliVhKoltà,  ed 
i  granii  Óniorif>  gratf  Poe4  aon  f  iiilaBO  «aai  te- 
'  noA  fopri  i^uci  prccatii* 

«  • 


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Btìb,  e  AabiKte  fimo  Ipeflb peiioolore  (4)! 
$.  5.  Da  unti-  Poetiche  dunque  altro 

non  fì  è  ricavato  »  fé  non  inutili  difpute ,  ed 
impedimenti  per  divenir  giammai  Poeta  •  La 
vera  Poefìa  non  conHde,  nè  nelle  favole ,  nè 
Df  Uo  (Ijie  tumido ,  ed  entuGafiico  ,  nè  nella 
VjBr^i^ìoDet  QUI  folo  iiell*  ara  di  faper  ben 
^pingcfe»  e  rapprefeotare  ood  mi  oalori  le 
m  jdoe  O  •  SI  buon  Poea  i  ooìme  il 

L  i  ^  bnoa 


(4Ì  Si  veda  r  Effi/  Jàr  U  Poe/te  Epifue ,  che 
M.  de  Voltaire  ha  aggiunto  alla  (ua  Errìade,  opera 
nella  quale  ci  fi  di  an  bel  (àggio  della  natura  della 
Poefit  Epica,  e  ci  fi  fii  ao  bel  quadro  della Poefia  in 
MiiecalCf  e  it'  {principali  Poeti  Cpid»  di'ezU  m  mo- 
Sca  ia  al*  opera  nel  loro  fero  alpetco*  Contco  tale 
,opu(colo  ha  fcritto  il  Rolli ,  ma  noa  oranti  le  denHiie 
del  RoUi,  U  Saggio  fulla  Poefìa.  Epica  del  Voliaice^ 
l^à  fenipre  l'opuCculo  il  pid  Filouflco  (cricco  m  ma'! 
^ia  Poetica  ruirEpopeje. 

(*)    Si  veda  l'opera  Ingfese  di  Carlo  la  Motte, 
intitolata  Saggio  fuUa.  Foe/la  e  Pittar  a*  La  Poeda  è 
una  pittura  parlante,  come  la  pittura  è  una  poefì<i  mu« 
^a ,  che  parla  a'  Cenfi  •  L' arte  di  parlare  a'  fcnlì  per 
pittura  ebbe  compiuni  origini  coli' atte  delle,  figure 

f^roglificlie ,  e  d^o  icrivere,  ood' è  che  la  Poefia»  e 
eloquenza  primìciva  ebbero  coramniii  le  origini ,  e  Ifi 
jAiflaro  ileccoriq  anche  i  Poeti  io  varie  nazioni  ne* 
tempi  pofteriori.  Cost  óe^  padi  Baffi  fi  adanaBo.^peflla 
.alcuni  dilettanti  di  Poelìa  in  certe  case ,  che  catamano 
djt  Rettoriti ,  cioè  de  Poni .  Si  veda  1*  opera  intito* 
lan  Delices  di  U  HoUande  Tom.  L  Càdp.  X.  pag. 


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buon    Pittore  .    Ecco   tutte  le   regole  dJ 
cgni    poefia    nnìverfale  .     Ma    quelP  arte 
di  dipìngere   in  poefia  non     impara  dal- 
ie poetiate  ,  ma  dafi^  imitazione  -^eikt  ^natu* 
ra ,  aÒDompagnaia  da  tm  jjrande ,  e  vivo  in- 
gegno ,  e' da  lina  viconna^^d  eMiea*  ianta<^ 
fia,  éìt  (f)  fappia  rarfi  regòlaie-da  «nn- illi»^ 
minato  intelletto  e  fia  regolata  dàlia  ragione, 
e  dal  buon  giìfto  ;  e  quando- 1\  idee  faranno 
erpreOlve  ,  e  pìitorefche  ,  tali  faranno  cf- 
^preflìoiii^  e  Io  fliie,  fenza  le  varie,  ed  inu- 
•  tiU  i^oie  di  tante  poetiche  ($}  «  cl  Jb^li-» 
'  *    "   '  .      '        •  '".-^ 

m 

t    '  -, 

•  •  •  ' 

(3)  Penronio  Arbfitro,  crcdendofi  ;di-*a?eici  àm 
mna  gran  regola  per-  cflcr  Poeta»  noa^-i  'twidc^  dl 
tivefcT  dna-  unk  idei  Ikka  d^lla  P^sfia       Bkè  iòti 
nel  Satirico  -^Pir  4mi^qges'^,^e4r§mifit»''mim.kfitfta^  & 
faBulofam  ftnhntutrma  "tùrmitimm  pnuipitMtdùs  ifi 
liher  Jpi^iti^  ^  ta  poii^s  Jurentu  animi  ^atifihaiSé 
Kadpareat ,  )jasm  rieligìofa  orationisj'juh  U0ibus  fUeS'^ 
'La  Poefìa  confific  nell'arte  <Ji "fapcr  dipingere  la  na- 
tura con'' Vivi' cbteri,  neh*  gii -rellc  favole ,  né'  Dei 
•*c  ne*  giri  delle  fcntcnzc  ec. ,  come  dice  Petronio,  c 
'  cfcme  ci  fece   rei  fuo  Specimen  Belli  Ci'vilts  ,  che  'è. 
.jpiutcoflo  nioa  dedamazioiie  Afiatica,  the  una- P^ciìa 
"lagionata.  •    %.  .  . 

'Ì6)  *  OfTerva  nn  gran  Xtfttcrato  Veuvf,  ^  ifi  £• 
Z)/A  Tomi  1.  ViJcvur.  Jur  U  toefu^  èkt  W  Pcé- 
VStf  é  €0m*  U'  piHura ,  nei  T  ant  éi  è»i  4£  €oUrei>^ 
gi  il  tvrpù  MiiÌÉé^  §d^*  penihn  *  '  l  fati  princiff 
pittura  fono  regale  ejfer  tiali  alla  Poefia ,  ed  i  gfum 
^ Poeti'- devno  axwU  qualità gran'Pittofè^  imà^ 
^Ji  ijf€t94  in  Omfo,  i  VvgdU%       tipi^ffmm  ii 

Poi^ 


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Sì! 

éa  eccelTenti  Poemi  come  quelli  di  Omero , 
e  di  Virgilio  ,  e  di  altri  famofi  Autori,  fono 
come  tante  belle  gallerie  di  quadri  ,  e  d' 
imagini  famofe  éfpoiìe  al  gilftopubiico  ,  qua» 
iKiuìmagini  dicncArano  ^  che  V  artis  di  di- 
pingere K  il  Tefo  ulento  éA  Poeta  (7)  ,  a 


U  Poeta  dìtt  dipittgeit  U  natura^  e  dei  avere  tuta  co^ 
$Mfienia  univerfaU .    /  Poeii  ignoranti  ,  e  eopifti  di- 
pingono falle  aitmti  definizioni^  ,cofe  da  ^  mai  W- 
^  dutey^  e  Jognate  ^  confondono  gli  jtiU ,  earicano  i  to- 

lori.  Se  i  Filofofi  aveffero  avuto  un  gufto^ed  un  in- 
telletto più  delicato^  e ^e  feria  ^  <  più  eftefo  avrebbero 
'Capita  l*  ejfen^a  della  Pcejla  ^  della  Pittura^    e  dtUa 
^ufien  ,  <   le  avrebbero  riguardate  tali  facoltà ,  coma 
gli  effetti  ntcejfarj  del  rapporto  ft abilito  tralt  anima  , 
aài  fetìfi^^  come  piaceri  deliTÌofiy  che  l*  Autore  deUoL^ 
ffàutn^t  .-ka  rfferèati^.^  .....       profondo  Ceo^ 
metro  'oraria  4a  Poefià  'A  tagatteUa^ma  pare  9Ì  è  dm 
fcotivnettire^  ehe  Omm  ^iihri  ptè  del  gren  tfewton  ^ 
Se  poi  a.  oppónpné  i  vixj  detL  Po^a^  fon  yifj  d^ . 
'Poèti,  n4>n  -delC  aHe\  che  4  indifireriM.  •  •  •  •  .La 
'Potjia  d  cosi  naturale  agU  memUni^  ehe  i  -Poeti  finm 
flati  i  primi  Scrittori  di  tutte  le  rta^ioni^  '  La  primm 
opera  di  Mosè  d  certanunu  il  bel  cdneiiO,  xhe  ftea 
dopo   il  pajfjfiftio  del  mar  rojfo ,    Omero  ,  ed  "Efiodo 
han  preceduto  tutù  g£  Iftoricip  e  tutti  i  Filofcfi  del* 
ia  Grecia .  *  ' 


«a 


(7)  riflette  l'Aato;  >  da  noi  citato,  il  quale 

-ci  lif  dati  ecoellénci/Iìmi  in6,Jellì  in  ogni  genere  di 
'eloquènza  pteGnca,  e  poetica ,  ed  eccellenti  amma»» 
bramenti  nell'aite  PoecSct  —  1  virfi  ^  die* egli  ,  Jl^ 
f^jìf^io^  ifigi$  "ériUmi  fe/iia  iMotuttéatra^fenia 


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quei  Poeti  che  non  fan  dipingere  la  natura 
fonoo  pitture  iìmiii  a  quelle  di  Aracne  con** 
vertita  ip  ragno  da  Minerva  •  Cofloro  non 
làpenjo  xgiitar  la  natura  hanno  cercato  d' 
imitar  gì}  antichi  con  fondere  Toro  di 
quelli  ,  mifchiard  il  loio  fiingo  g  €  col- 
la loro  lima  han  dillruito  il.  naturale  »  il 
fublime  ,  il  Belio  di  quei  quadri  che  han- 
no voluto  imitare  ,  con  avere  ai  bel 
lume  di  quelli  foflituita  la  loro  faifa  lu- 
ce (8)  \  inikm  Foeti  bau  vdaco  inoItrarG 

.  .  /«• 

*•        y  *  «  *  *  * 

§i§etuiiìont  ^  figli  dalla  natura  ^  ma  che  eompanfcanp 
Mgalati  dal  cafo  >  fino  ali'  ifttfft  regole  dtlC  arte  ^ 
pacchi  la  naturalezza  i  l*  impronto  del  grande  inge* 
gno  del  gufto  y  C  anima  dell*  armonia  •  Dee  faetificarfi 
étUa  femplicità  il  fuoco  fatuo  dello  ftile  brillantato  , 
che  i  un  raggio  r^pidQ  ^  /tha  fcintilla .  inopinata  ^  cht 
Jorprertdf^^  dfìpiffe  ,  e  ttpn  tfutj^ve.*  Q»(i£  lànguido  par^ 
iartt  fuH  vm(u  sforai  di  mii^hfilìe.Poif^f  cài  cUp 
jirMttort'  dt*.f(0féiM  di  jCtmi^  %  m»M  s^fini$  U  ^fk 
nt^tin,  Ì4t  fna,  QUum^  i  4^  fifgl^  •  fiw^  ' 
ri  troppo  delicati  ,  t  ùmfH  pomp^  de  cititi  freddi^ 
i  falfi  gip€olit4  di  certe  frafi  ^pf»^  bagattelle  di  un 
kajfo  tutore»  Col  fofierchio  limare^  ed  affilare  delC 
arte  s*  indeholifcono  gli  acumi  della  natura ,  Jl  avpi"^ 
lifce  la  pittura ,  che  diviene  miniatura  caricata»  JJar* 
te  di  tali  /tutori  ^  che  evinto  limano  j  é  c^me  quelUt 
de'  ragni  nelle  loro  tei  ^  che  offrono  fatig  he  meno  fe^ 
liei  y  che  corupite ,  e  i^andifeono  l*  atte  a  forra  di 
4rM.  $  vejaa  le  opere  de  Af*  l^-C  D.  9*  VqU  U 
9fkr.  4  4C*  ^  Otte  dé  Jfi9trnois  • 

a  M% 


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.  gip 

fen^a  guUk  £  fen^a  giuJi^h  mie  vJB  ^  Fm*- 
do  f  t  koM  digiunato  ^  e  vegUato  ptr  ifirivtre 
Elegie  infipide  tdlt  loro  Dulcinee  ,  per  far  ne' 
iyo  rerfi  irrormorare  ì  rufcelU  ,  Jvolai^ar^  i 
^effiretU  ,  fofpkar  FìhmtlM  td  addormtntarz. 
Ì0  raghme^  amòìar  Vamon^  Msfvìlir  io  Jpkio, 
e  rinvtrfar  V  ordine  dilla  marna  »  e  peoicri- 
€fiim  1>«  .Chifcicttt  diiauUni  ftr  gigami  em^ 
mi  ,  ^  dmin  ì  CflrtflMrj  «crrimif  « w  f4tnaf 

§•  4.  Si  è  più  volle  da  noi  detto,  cTie 
gli  antichi flìmi  Poeti  furono  i  primi  Savj  , 
<fxt  oef  loco  ycK&  c^uitavaiio  T  ifloiie  ^inticiie 

ralle 


%  M.  le  Due  de  Nivernois  y   clie  T  iftcflo  Ofsftìo 
avrebbe  preferita  alla  dia  Lettera  a*  Fifoni  full*  arte 
poetica  .    In  queHa  che  ii  è  ferina  dal  dottifTiitio ,  e 
fublime  Autore  a        U  Due  de  N'tvernois ,  fi  daiinp 
1  più  eccellenti  precetti  di  Eloquenza  Tragica,  Comi- 
ca.y  e  di  ogni  genere  diToefia,  e  nel  tempo  llHedo 
in  tale  Itttcra  fi  danno  .1  pid  bélit  eiènopì  ,déIU  piti 
felice /e  pid  vaca  elocpenza  -didicticà,  epoi  tbi(bo 
èoo  uo  quadro  £nè  Iòdi  jdeU» -vha  ^campefbe^'^^ 
elle  Virgilio,  ed  Qnzio ^  aviè(>bono  gloriati  di  ^vec 
ci^fi  tatto  ^l)ee  onni^roeQCe  leggerfi,  é  rileg^rfi  tn^; 
tal  lèttent,  e  tntce  le  opere  di  un  Amóre  cosi  oefebuif 
Az  chi  deAdera  aver  idea  di  buon  guHo,  e  compren^' 
dere  lo  j^icico  della  Poeiia',.'e  Ja  Teta  ane  delia  me* 

(p)    Si  vedano  Its  X)euvres  de        T..  C,  Z), 
Tom.  1.  paft.  ^o.  ad  8t.  edit.  in  24.  l^aditJL 

nelle  (ì^e  K^Qioiis  Jur  ia  JfitromanU* 


t 


fuiic  origini  delle  nazioni ,  delle  arti ,  e  del* 
'  le  fcienze  (*)  ,  confervavano  ie  antiche  leg- 
gi,  ingentiiivano  i  coftumi  ,  rapprefentavano 
cooellenti  modelli  per  animare  alle  viriù  ,  e 
per  fuggire  i  ¥izj  (**)  i  Fu  in  fomoia  ranti*  * 
ca  jpoefia  tolta  iftrattiva  »  tatta  didattica ,  tat« 
ta  morale     come  fiirono  nelle  fero"  prime' 
origini  ie  favole  Poetiche  ,  nelle  quali  lotto* 
il  velame  di  certi  racconti  s*  infègfiavano  cer- 
te verità  Iftoriche  ,  Etiche ,  Filofofiche  ,  Po-  . 
Ihfcbe^  con  eloquenza  allegorica  ,  fimbolica, 
e  fanta&ica.  Tal' eloquenza  derivò  dalla  fcar- 
lena  ,  «  povertà  delP  antiche  lingne  ,  dalia  . 
viva ,  ed  accefa  fantafia.  de'  primi  popoli ,  e 
finalmente  dal  delidcrio  di  nafcondere  i  prò- 

prj 

,       -  .  .        .  » 

♦  •  ■     •  •  •  . 

•  ,  '        !         •  » 

(*)  Segone,  Cledibcìlaj  Socrate,  Platone,  Craa^ 
tore,  Ariftotelc,  Pitcagorà»  Eraclito , Senofane,  ed  al- 
tri Qtecì  Filofofi  furono  poeti .  Si  vedano  le  loie  vile 
preflo  Laerzio ,  StanUy ,  e  Brucker* 

(**)    Quello  fu  il  fine  Hclle  antiche  Pocfie  ,  com* 
è  evidente  da  chi  ben  riflette   gli  an  tichi  monumenti  • 
Ma  intanto  fi  quelliona  da'  dotti  qual  fia  ftata  1*  origi- 
ne della  Pocfia.    Taluni  la  fanno  derivare  da  una  vi- 
vezza di  fantafìa  eftraord inaria  ,  altri  da'  fentiinenti  di 
iiconofcenza ,  che  gli  aomini  ebbero  per  i]i  loto  Cica* 
tote  Iddio  pttioiolllaflthio  .   Alttt  Jalle  paffiow  oinai- 
oe»  aXctt  <làU*àaior  proprio, dal  defiderio -ai  ttaiaaiula* 

a'.,poftetL£ttti  iftorid, dall' aUeetena  di  avete (cam- 
Mti  gtan^  pertcòli  ec  Si  veda  Gitput  Origin  des 
Loix,  des  Mns\  tSr  di^  Scténces'  Pan.  L  Liàr.  iTL 


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r4» 

1^1  (entimemi  folto  il  velo  delle  favole^  co^ 
Ine  ufarono  tutti  gli  Orientali  (io)  •  Col 
pirogreiro  del  tempo  perdutali  f  idea  del  ve*  - 
IO- fenfo  di  queHe  fim)le ,  o  confufa  la  men- 
t8  cotte  varie  interprecaiioni  delle  medefime^ 
quei  vetami ,  quelle  fiivoie  »  quei  (imboli  , 
lì  crederotx)  de'  fatti  veri  ^  ed  i  popoli  pa« 
gani  ,  e  profani  modellarono  fu  quella  lin- 
gua Poetica  y  allegorica  ,  ed  entufiafìica  le 
ie  loio  idee  religiofe  ,  e  cosi  quei  fimboli 
'divennero  perfonificati  caratteri  di  tante  prò* 
lane  Deità  de^Caldeif  Feniq ^  Siriani ,  Per- 
fiaoi I  Arabi,  e  Oieci ,  che  oome  dice  Cicè- 
hmàna  «d Hm  tranjhdenm  (ti),  e 
cosi  la  fimbolica  e  fantaUìca  ed  allegorica 
eio^uensa  Poetica  ^  nata  pria  dalla  necedìtà  ^  ' 

-    Q  dal* 


(10}    Séffitvs  ohn^xUt  f^^^  t"^  f^kH 

éotiithat  dictre  ,  AjfeBus  proprios  in  fahelUs  tranftu» 

Ut  Phadr.  Gli  antichi  rilofofi  Orientali,  ed  i  Gre- 
ci altresì  fecero  fpeflo  conlìftcrc  in  favole  ,  ed  in  enf- 

fmi  la  loro  Filofofia  ,  come  fi  può    ofTervare  neJl* 
ftotia  delle  vice  de  Filo£}£  Gxeci  feutce  da  Laeiuo^ 
e  dallo  6tanley. 

(11)    Cictr.  d*  Nét.  Deor.       Quefti' Poeti  da 


la  Poeua  fa  riofègpar  ooib  utili»  e  aatca 
p  tiattaic  io  vai^  le  Lcgg^,  oade  la  voce  n/M^^ 
coQuue  al  Csm^^  e  alU  Lei^^  come  oflem  U  Sic« 


y4a 

e  dalla  povertà  delie  lingue^  e  aalla  vivezza 
delia  faotaGa  de'  primi  popoli  ,  a  dal  iv)» 
av«£.  quelli.  gotuiD  ».  o  faputo  chiarameoit. 
Ipiigariì  «  parcofl*  JS^i'  cnofiruolì  CQemi  .diìtaop- 
le  amicht  Teogonsis  j:,  e  Deità^  dqgit  àmtic^ 
pvo&Di  popoli^  dalie  quali. Teogonie  laPoo^ 
luu  riceve  più  accreTcImend  con  eller  quelle 
favole  divenute  fcopo  principale  della  poefia^ 
ehe  fu  cooipagna  deli'  idolatria  ,  e  propagò 
Uice  della  medefima  »  e  jCpnfecvatrice  d^!  v9^ 
rj  eriod  di  taoie.  owqqi^  i  Poe«^  delle  .^||» 
Ji.  oitio  POP  fectto^  Te  non  piopagwpe^jdbu» 
late»  ,  a  gan  aocceroendo  Vjà^  &voIofe  ^. 
ed  erronee ,  che  gl*  idoiafiri  aveano  de'  loro» 
e  moftrando  i  vizj ,  e  i  difetti  de'  medefimi, 
talché  la  poefia  ,  invece  di  moflrar  pitture 
di  virtù  y  mofìrò  quadri,  di  empietà  ^  di  dilop 
iieflà>  di  vizL>.e  dipinfe  le  guence^i  diflur<» 
hi  ,  le  ferite  ^  gli  adultcrj^  le  piolHtiiziofu^ 
clMncefli  j  le  riffe  de'  Dei.^  ne'  quali  rappre* 
ftoti' tutti  i  vizi;  degli'  Uemim  i^  più  maivag- 
gi,  onde  ia  poelia  fii  miniflra  dell*  idolatrìa^ 
"c  del  vizio  prefTo  tutte  le  profane  nazioni  , 
'C  per  tal  funcflo  abufo  i  più  probi  Eilolbfi 
^ialimacono  la  poetica  eloquenza  refa  fo(Ì3ette 
dalie  tante  fcandalofe  ,  e  liccnzfofe  Poefie  ^ 
quandocchè  nella  Tua  prima  origine  fa  tutta 
pura  ,  tutta  piena,  di.  oiocaie  ^  tutta  didattica^ 
tutta  Filofefica» 

§,  y.  Oltre  l'idolatria,  che  corruppe  la 
pQefia>  e  le  Tue  arci  forelie  g.  dot  la.  Pittura 

t  la 


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e  la  fcoltura  ,  un'  altra  orIg!he  della  corru- 
^LÌoiìG  della  poefìa ,  fu  la  corruzione  del  cuo- 
re umano  ^  ond'  eflà  diveone  preilb  buoaa 
|Kurte  dp'  Poeti  1'  ifliumento  delle  paffioni  $ 
e  Parte  di  oonompere  i  cofliuni  ,  come  Sor 
cero  i  Pòeti  Erotici  e  Sat?rid  de^  Gied  .  e 
de*  Romani  ,  e  fpeflb  anche  i  Tragici  »  e  i 
Comrci  •  Sono  quede  rerità  troppo  note  a 
chi  abbia  una  minima  conofcenza  de*  Poeti 
Greci ,  e  Latini ,  la  licenza  de^  quali  fu  tale» 
che  i'  ifleflò  Ovidio  Maedro  d*  ogni  poetica 
diflfolutezia  »  e  libeitinaggio  s' inveì  ancora 
coatto  i  Poeti  fcoflumati  •  (12). 

$«  6.  Ma  tali  abufi  della  poefìa  non  fi> 
no  da  imputarfi  alla  facoltà  ideflà  ,  ma  alia 
corruzione  dei  cuore  umano  ,  che  traile  na- 
2Ìoni  profane  j  ed  idolatre  ,  e  che  profefìTa- 
van  le  religioni  le  più .  alTurde ,  le  più  erro- 
nee,  dovea  eflèr  niaffiina  •  Ma  le  nasiooi  » 
che  ebbero  una  rdigione.  divina  ^  veia  >  ed 
irpirata  ,  ebbero  ancpra  Poeti  divini  ,  ed  i* 
fpirati  ,  che  in  verfi  caniaroro  le  lodi  del 
vero  DiOj  i  divini  prodigj,  le  glorie  delia  ve- 
ra 


(tiX  Bb^uif  iaviittSf  tìnms  ni  unfe  Paeus 
Ofid*  de  noh  Aaau 


1*44 

la  VcUgJone  (*)  .  Tra  queft'i  divini  Poeti  lì 
conta  Mosè,  Giacobbe,  Davide ,  i  verfi  de^ 
eoaK  fono  Gonlecrati  ad  infegnarci  lé  varili 
le  pH\  mili^^le  più  fbUtmì ,  a  darci  infegna- 
menri  dt  morale  ,  a  ar  bdare  1"  Amor  delP 
Univerfo .  L' eloquenza  del  Cantico  di  Mosè 
dopo  il  palTaggio  del  mar  rollo  ,  e  queiià 
de* Salmi  non  hanno  modelli  fimili  nò  ugua- 
li ,  COSI  per  riguardo  alle  cofe  ,  come  per 
riguardò  alio  ftiie  •  Sulla  poefia  degli  Ebrei 
e  fillio  fifle  ptetico  degU  Ortemali  fi  ved^ 
ii  ^.  difcorfo  AA\^lfiwi«^  M  Réury.^  ' 

7.  Ne*  tempi  potterioiri  moltf  Foetf 
Iian  cercato  di  reQituire  la  poefia  al  fuo  arr- 
tìco  decoro  ,  facendola  fervire  al  canto  dr 
coremili,  e  neceffarìe  ,  ed  a  roaierie.gravf, 
§à  angufte  diella  noQra  religione  «.Cosi  Gero- 
nimo Vida  da  fcrìtto  il  famofo  poema  della^ 
Crijtiadt  ,  posi  fi  Saonazara  1''  opera  dh  Par^ 
tu  Virginis  ,  cosi  ii  Milton  la  caduta*  deli* 
Uomo  ,  ec  .  Cosi  il  Fracaflorio  ha  fcrìtto 
ìq  veifii  di  cofe  FHìche  ^,  cosi  Scipione  Ca- 

gecc 


(*)  OfTerva  M.  Rollili  nel  fuo  Traiti  des  Etu^ 
dis  Tom.  L  Livr.  IL  ,  ove  parla  a  lungo  della  i^oefia, 
clic  la  prima  origine  della  medefima  non  fii  altra  colà, 
(è  non  la  voce ,  e  1*  efprcffioni  (lei  cuore  vanno,  for- 
prcso  aalta  veduta*  dcUé  opere  mirabili  dkl'Cceatoie 
e  aa  ciò  ripete  V  origine  ileU»  Focfia^  ;deUa  JMbfica 
e  del  ballo»   ^ 


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Tir 

pccc^  Tia  fcrfttto    de  Prìncipllf  rerum coA 
Aonfo  Paleario^cosi  il  Cardinal  de  Polig  iac 
il  fuo.AittiiuerezioKecosi  un  £roe  alFai  pù. 
dbtta>  t  •  chiaro  del  medeGtnQ  avea  fcricta* 
buona  parte  del  fiio  AmifpinoicL  ».  Cosi  han 
.btto  «tolti  altri  Autori  Cattolici  di  po«fie 
fiere  ,  cosi  Itairane  ^  come  Latine  ;  quali 
Autori  fi  fono  sfjrzaii  di  far  parlare  alia  p os- 
s»a  la  Ungua  della  religione  ,  quella  delle 
feiedZft ,  quella  ^de'  doveu  delT  U.xiìd  ,  1  arie 
w  fofntna  .dì  .dipingere    e  d' inlegiiar  diiet> 
ttiido 

$•«8..  Non  può  megar&^  cIie^H  Saggio^ 
itiir  Uomo  di  Pope  (la  un  de^  primi  sforzi 
fiitti  dall'ingegno  umano  per  foll^vare  la  poe- 
sìa alia  tìlofoiìa  ,  e  che  i  P<)eti  in^le.ì  ,  e- 
FranceG  nelle  loro  poesie  alibiano  p  ù  bidi-^ 
Co  alle  Cofe,  che  alle  parole,  corno  han  fat- 
to non  pociri  italiani^  e  tragli  altri  il  nodro' 
Cappeltf  nel  <)otto  pdema  .fiSla.  Legq;e  di  na? 
tura  ,  ed  altri  »  che  lango  fart&àe  riferire 
Ma  è  una  gran  dif^razia  il  vedere  «  che  ge^- 

loaull^  Jd  tskr  aerai* 


n.  SuiriiTó  éeirèloqnena  Poetica»  e  de'  Poeti 
MI  la  giovcotd  (criflè  molte  cose  Plucareo  neli'opii- 
icolo  d€  audUmdU  Poitis.  Plmur.  Ooen  l^tLìU  pug. 

Gli  antichi*  Poeti  per  lo  piil.  io&mroao  co* 
ft  luiii^  e  nccci&cie»  r  dicono  qiu&  tatti  Macemariel ^ 


Si6 

lìcralmenfc  rn  Europa  tali  modeHi  (lan  poco 
imitali  9  e  che  generai aiente  parlando,  ia  poe* 
sìa  fi  maotCQga  ancora  tra'  coniini  di  far  fa* 
tire  mordaci  ,  o  infuire  Raccoice  di  poem 
Epitalamiche  ,  o  Epìcéd) ,  a  Ek>gf  non  ina-- 
litatìi      cetre  peribné  <Mfc  «ju»^!  6  Moto 
iL  favore  >  o  la  procczbne  ,  o  i'aflfetuo ,  oné^ 
c  clic  la  poesìa  lì  vede  degradata  a  far  Vekx^ 
gio  de'  vizj  ,  a  far  coiiiparire  un*  tlena  ia 
donna  la  più  defornae  ,  a  far  dipingere  per 
un  ^FiaiooBf      Mecenate  anaifaberioo  ,  ed  ai 
vendere  i  poetici  fumi  a  chi  più  ò  genero;^* 
&  .Q  •  L*  ekKpièm  potdcQi  •  oon^  tu 

MI.  •        •  IHM* 

Aftronftmi,  Mctafìfici ,  Teologi,  Iftorìci,  Legislatori  , 
Gir.rcconfulti  ;    I  (ctrc  Savj  della  Giecìa.  ccano  tutti 
Pc.'.ri .    Aìolti  Savj  han  voluto  oflervare  in  certe  lo^p^ 
oj^^rc  le  fc'ca7^,cd  arti  contenute  in  tali  amichi  Poe- 
ti. L' Inglese  M.  Potter  ha  £critto  eccellenù  iodici  ful*^ 
^Uf  CckAzc^  ed  arti  rntie  contenu^  in  VirgiHcu  TaH 
^IjQ<!icì  li  fono  itfiirì}  nel  fi«e  de!  17àÉnQ4. ,  de&K 
v^iàóne.^i  Witgfil9  fattt  dal  Diyflei»»  tt-r«jfQpr4U|  M 
ho\>dT7^  net  »77'-.  in      Tom.  in  8,  Ttl*  Indice  rap- 
prrfcntò  tatti  t  Juoghì  di  Virgilio  rclaiivi .  alle  varie 
art!, 'e  (cienze,  caraeterì,  religione  ec.  Val  pii\  tal'In- 
dicCt  C'.c  le  iiifìnrre  miglia ja  di  Commtr.tarii  yariorum, 
O    ^^'^'^  i/iipiegdvano  in  t^li  abu<ì  la  loro.  Poefia 
tentici  i ,  giacche  i  pr  ini  Poeti  ,  ed  anche  i  Bardi  i 
oc' Celti,  furono  i  prinii  Klorici,  i  primi  Gencalo^-(li , 
i'ptrmi  ftioj^rafi,  c   gli  antichi  Bai  di   confcivarc  uo  i 
inonnnientf  deh' antica  Iftoria  d'IHanda.  Si  veda  \A^ir 
chflfor,  Piefa^ion^  .  alltlftoria  d'.  Irlaqda ,  il  Sii^  FÌ*^ 
c^irij^  f  ed  ìl  S'tprAtldietpn  nel  Trattilo  della  FofJÌA 
Jf^Jha.   &l^'l£tttK>iJcritte  le  ìAorie  dèi  lor  paese  t 
fliademi  P^ali}  Q  pocbi^  o  ninno  hg  dò  6ito. 


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lair  cireofianze. ,  e  ndl*  attuale  abulb^  .che 
molti  han  fatto e  fanno  dì  ella  in  tempi  • 

quali  la  Metcomania».  T adulazione,,  e  la  ] 
ffltè  di  tanti  inmusilì  fiimelki  ^oeti  ^  che  a 
fonai,  di  adutazioof  insplòrano  ii  pane ,  è  di-  ' 
veniita  Parte  di  chieder  nobiimente  la  linao^ 
fina  ,  o  di  fedurre  l*  aitruì  innocenza  ,  e  di 
fjpargere  i  femi  del  vizio  ;  può  dirfi  un^  arte 
pcrdiciolà,  deteflaUie ,  ridicola,  infame.  Ma, 
qoeSa  non  è  la  vera  poesia  j  e  tali  Boeti  fog- 
liò i  pi& mileti  iàretti  del  TémàìS9%  l  veri. 
Poeti  hm  qodli  che  idruifcono  dilettando , 
è  dipingendo  ,  e  dipingono  ,  e  dilettano 
iflrUendo  .  Ma  quelli  ,  che  invece  dì  cofe  , 
dicon  parole  ,  quelli  cl\z  colle  loro  poesie 
non  migliorano  il  cuore  ^.  e  V  intelletto  de- 
gli Uomini    quelli^  che  badan  (blo  ailo  Ar- 
fe.,  al  metio^  alle  filiabe,  alla: rima»  e  che 
empiono  j  loro  verfi  di  peuzi^t  emp)^  fcari- 
dalof!  ,  fconiimatl  ,  frivoli  ,  inuiili  ,  vzni  » 
chimerici ,  e  che  poco  ,  o  nulla  illruircono  ,. 
^on   fon   veri  Poeti  ,  nè  debfaon  Ieg:o;erlì  • 
Trair  infinico  duolo  di  tanti  Poeti,  pochiiiìmi 
han  dette  cofe ,  e  non  parole  •  Il  lettore  f»> 
là  Peramè  aitico  de' Poeti  drogai  nazione ^ 
e  di  qoelli ,  che  bao  dene  cofe ,  e  non  pa«., 
toh  ,  o  parole  ,  e  non  cole  •  Nbl  non  vo* 
gUamo  entrare  inun'efaine  che  potrebbe  di- 
fpiacere  a  molti  appaffionaii  di  ceni  Poeti 
in  og'ii  nazione  più  accreditati  per  anticipa- 
ta opinione  r       p^^  filofoiÌGai  zaùocioìo  s 

hi  m  z  na 


ma  hon  poflSamo  fer*  a  mienp  di  dife  ,  cTie 
chi  cerca  in  poesia  il  bàio  V  utile  »  il  di* 
leitevole,  IMOruttivo,  l'arte  del  dipìngere, 

quella  di  migliorare  i  coflumi  ,  e  di  emen- 
.darè  i  proprj  difeiii  ,  quella  d'  infegnare  ali* 
Uomo  le  verità  le  più  uii<i  ,  ì  iuiiii  delia 
fiiorofia  ,  dell'  Idoria  ,  ed  ogni  forte  di  pia- 
cere «  che  nafce'r  pofla  dall' inielietto  ,  dalia 
faotafìa  ,  e  dalla  ragione ,  difficilmente  potrà 
trovare  altro  Poeta  ,  che  fuperi  ,  o  uguagli 
51  Melarìafio  trall'  immenfo  numero  de'  mo- 
derni ,  e  decii  antichi  Poeti  ,  tra*  quali  egli 
c  il  vero  Matilro  di  color  che  fai^no  ,  e  l* 
sliiilìmo  Poeta  ,  fecondo  una  frafe  Dante* 
fca  (13). 

^   .  Monf.  UBotteux,  che  liduce  tuu 


(::;)  I  Crufcant!  l>Ta(iniano  ìlMetanaHo,  per  non 
aver , coni' cllì  dicono ^fcguito  il  Dialetto  Fiorentino,  e 
la  Crnfca  %  Mi  n!  dialetto  ora  éoteà  figuirfi  «fa  tm 
£1.111  Poeta ,  che  volle  (criTeie  la  liogaa  dell'  Italia  » 
non  gii  quella  di  Firenze,  che  n'è  on  ièmplice  dia- 
letto, il  Mctaftafio  badò  più  alle  cose,  che  alle  paro- 
le ,  non  riiìrinse  a'  limili  del  dialetto  Fiorentino  le  fue 
idee,  imitò  Omero,  ed  altri  Greci  Poeti,  die  badaro* 
no  a  dilatare  la  propria  linc^iia  con  molti  dialetti,  non 
già  a  rilh  ngeria  in  un  fclo  .  Finalmente  Ce  avclTc  fc- 
guitc  più  lo  paiole,  che  le  cose,  il  A\etaftafìo  farebbe 
ìtaro  mediocre  i 'ocra  ,  come  coloro  che  folo  pcfcano  fr.ifi 
accenti ,  e  riboboli  nella  Crufca ,  e  che  racchiudono 
ogiti  loro  (àpere  nell*  imitazione  de'  Tofcaoi,  e  de' 
Fioreatini,  de'  ^uali  Iboo  fe^iuci  poco  ragiooititu 


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te  le  regole  della  poesìa  all' imitazione  d  ^lia 
Datura,  diiliigue,  con  varj  doni  ,  due  forti 
.  dì  poesia  ,  cioè  ìa  poesia  delle  cofe ,  e  quella 
dello  ftiU  •  La  poesia  delle  cofe  è  poda  ncll* 
Invenzione^  e  difpofizione  dell'idee j  e.degic 
Oggetti ,  e  quella  ddlo  fiilt  confiAe  iielli  pen< 
2Ìerr ,  nelle  parole  ,  nelle  frafi  ,  nel  n?etro  , 
neir  armonia  ec.  I  penzieri  debbon'  clTtire 
fcehi ,  non  baffi ,  non  triviali  ,  mi  fpiritofì ,  . 
elevali,  e  nuovi,  o  in  nuove  maniere,  e  no- 
bili efpreflTioni ,  fopratutto  nel  genere  epico^ 
nel  quale  tutto  è  Immagini ,  tutto  è  rublimc- 
tà  •  La  Tcelta  delle  parole  opn(](te  neli'  uraìc 
vocaboli  proprj ,  efpreflivi  ,  energetici ,  che 
dipingano  l'  idee  ,.  che  piacciano ,  e  che  for* 
prendano  al  pari  dell'  idee  ,  ma  che  non  ab<« 
biano  affettazione  ,  e  che  non  coni  pari  Teano 
iludiati^  e  ricercati^  ma  che  fìan  fimiii  alle 
cole  che  G  efprimono,  e  che  fiano  tante  pftf 
•torerdie  imagini  di.eflTe  cofe  •  Ma  circa  Io 
Ulto  delia  poesia     ne  trovano  dati  da  Ora* 
2io  neir  arte  poetica  de' precetti  eccelletùi*.' 

1   In  rerb'u  edam  tenuìs  cautufque  fcrendis  •  •  • 
Dixoris  egregie  &c.  (i^)* 

M  m  3  §•  io; 

(  14  ì  HoréU  M  dtu  PoitU:  Kfopia  ^ 
«è  nelle  igqéé  CYÌcafeJ'  affiittaiione  di  certi  purtfb 
dtlU  linjrua,  che  petbn  frafi  in  Virgilio,  in  P]an«>  , 
In  CiGecoAe  ec,  o  nella  CruTca»  o  ne' Poeti  Tofani, 


%  10.  Il  circolo  delle  •fraR  pòetlcfia»  e 
ìtL  loro  u  Altura  ne*  Poeti  dev*e(Ier  èfflerente 
dagH  "Scriitort  profaici  •  La  poesìa  aggiunge, 
irarpcna  ,  i n verte  ,  fnpplifce  ,  toglie  certe 
parole,  e  gli  dà  fignilicati ,  idee,  ed  ordì  ii^ 
airai-drverfo  dalla  .profa  ,  peefì  far  vtder^ 
che  non  vi  Gano  ne  parole ,  ne  fraC  ,  nè  gi- 
fi  di  frafi  ,  nè  "periodi  poetici  (MÙ  chiari, 
più  belli  ,  più  energetici  'di  ^uei  .,  che  G 
ad  oprano  dai  Poeta  ,  La  fcelta  fóno^rit;^ 
del  meffo,  e  deVerfi ,  e  la  di  loro  arinonii 
fono  una  delle  grandi  arti  del  Poeta  ,  fulla 
quale  i  Filologi,  ed  i  Profcdìfli  molto  han- 
no fcritto  ,  come  altresì  T  Inglefe  Lori  Kai* 
^  •ints  ^  C'JifynJ.  k^Batuim  ii  quale  diiliogMp 

«^étìitc!,  o  £  altre  na9Èfoiii.''Ql!efti  tati  puriffi,  peni 
di  (pirico  di  aficttan<»iie,e  iì  neolcgifiio  terivonò  teuf^ 
^re  ,  e  parlano  propriémetitiy  »  ast  no}o(aiiieiite  »  conb 
dice  un  dotto  Francese.    Oj  lali-^fivtMti  purifii,  cfe 

dlcon  prole,  e  fiali,  che  niente  dipingioaD  le  cose  « 
e  che  lambiccano  i< loro  cervelli -a  .  limar  epiteti^  Cd 
efprcflìoni  ali*  Omerica,  alla  Plautina,  alla  Virgiliana, 
alia  Lanrcfca,  alla  Pctraichefca ,  fonovi  <le^!*  inrtmic- 
rabili  cfenipj  .  Ve  ne  fono  ai, cera  tra  non. pochi  Poeti 
Fraiicefi,ed  incieli.  La  [iti  le  fetenza      troppo  limar 

{carole  è  il  e  fcuo  il  pid  i;iauiie  della  poclia  ,  ma  co- 
oro  che  pc co  .  bad«;uo  ai»a  puliti,  c  proprietà  dello 
'  itile  peccano  all'  oppofto .  il  buon  Poeta  dev-efler  nel- 
lo llile  córiétto',  ma  originaìé,  c  pittoreicd.  -hà  poca, 
•  la  troppa  iaupoloficà.  puoccioap  in  fodia» 


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14* 

«loitt  forti  d!  àrmonia  poetiti  (i  jr)  • 
\         I  z*  Noi»  vi  è  facoltà  cKe  abbia  ihnH 
ti  piò  eflrfi  >  e  più  valli ,  quanio  la  poesìa , 
che  dì  tutto  canta  ,  e  di  timo  park  aTai 

più  dell'eloquenza  profaica,  efnMJ^  (ììia  la 
poesia  la  prim^  eloquenza  .  Sarebb  -^o  d^a- 
4ae,uiote  te  fpecie  della  poesìa  ,  qtir.  .te 
varie  cofe  (ulie  quM  fi  parla  ,  e  ie  divi-of 
ili  delifi  poesìa  ne'  generi  Epico  ,  Litica  » 
Dratnmatfoo  »  Satirico ,  Elegiaco  ec«  , .  fono 
poco  preci  fé  ,  e  poco  pfecife  dcbbon'.eflere, 
«di  incerte  le  regole  ,  che  fe  ne  danno  in 
mille  poetiche ,  j^iacchè  li  vede  rpefTj  ,  che 
Cgm  Poeta  Elegbco  perefempio,  ogni  Poe- 
li  Lli^ico  ,  Epico  ,  Dranuiiatico  ,  Ratifico 
tmano  fliU  i  «  peAzieri  cosi  diverfi»  che,  do-* 
vieiibero  im&  tante  regote  per  TElegh  ,  pec 
4a  OotneAa  ,  per  Epopeia  i  quanti  [onm 
gli  Epici  ,  i  Drammatici  ,  gli  Elegiaci  di- 
verff  ec. ,  giacche  non  ponno  eflTervi  ne  deli- 
.màoiié  m  cirfì  cfaite  in  poesia,  ed  in eto- 


(r^)  Prircip,  de  U  Luterai.  Tom.  L  ncir^pu- 
foolo  iiuitolaio  Lej  b^HX  Aris  reduirs  a  un  mncipe^ 
Chap.  11^.  &  F.  r^ri.  IIL,  ove  fa  favic  iiBcami 
folla  quauriii  delle  fillabe,  e  Col  mèirp  m  rapporlo  ai. 
la  Pociu  L«m.  Greca,  c  FraDCCfC.  S  vc.«la  onni. 
nameote  1*  owif«>lo  diadeao  ncfla  Par»  HI.  a  Upi 
Wti,  f4  al  VU  aocort,  ovp  par»  macatevpUft^ntf 
deNafj  cobci  delio  (Ulè  jQBtìp., 


fiate  le  odf o  ie  caraoni  a*  Dei  ,  gì'  mai 
di  rìrgraziaiiìetrto  che  i  popoli  idolatri  facea* 
BO  nelle  varie  occorrenze ,  o  per  ringraziare, 

o  per  priegare  ,  o  per  lodare  i  Dei  ,  come 
Ci  vtde  reui'ariichi  inni  di  Orfeo,  di  Omc- 
lo  y  di  Cailiniaco  •  A  Uri  credono  ,  che  ie 

f>rifne  poesie  Tene  fiate  Elegie  querele  ^  nel- 
e  -quali  fi  rapprefemavano  ie  di^ratie  <iegli 
Uomini  primitivi  neiia  loro  vita  felvaggis 
ed  infeirce  ,  e  colle  quali  Si  defcriveano  le 
loro  difgrarìe  nelle  fifi the  rivoluzioni  del  glo- 
ho  ,  neile  eiuvìoni ,  negl'  incendj  ,  nelle  per- 
fecuzioni  di  varj  moflri  ,  ferpenii  ,  dragoni 
ec,  come  fi  vede  nella  Mitologia  de'Grecr» 
degli  Scandinavi,  deHZelti  ec.  Altri  credono  * 
Ja  poesia  «pafiorate  ia  pia  amica altri  te 
DiauHnatica  g  e  U  Satirica  ,  ^  altri  finat- 
mente  la  poesia  Epica ,  che  fnlle  prime  era 
tin  miflo  di  Cofmogoiiia  ,  d'  llìoria  de'  Dei 
primitivi  ,  di  avvenimenti  occorfi  a'  primi ^ 
popoli  ,  e  d'  infegnamenti  didattici  ,  come 
tal  «lifto  G  vede  .m*  poemi  antichi  di  Oc* 
feo  f-e  nelle  antiche  poesie  Arabe  »  ed  fn«. 
diane ,  ed  ancfie  io  quelle  di  Omero.  Altri 
quefiionano  ,  Se  alla  poesia  piò  conferifea  P 
ingegno  ,  o  Vane  .  Si  veda  il  Petito  de  juror. 
..Poctic,  ,  ed  il  l^uhos  nelle  rifiejfioni  critiche 
Julia  poesìa,  e  la  pittura  Tcm.  IL  Dalle  tan- 
te opiniofù  fuir  antichità  delle  varie  Tpede 
rdi  poesia  ,  fi  deduce  ,  che  è  oofii  vana  ed 
inutile  j  c'pedantefca  il  pémare  a  tali  riccnr- 


J44  • 

che ,  oDoie  2>  torà  Ttiit,  «toitle ,  éipedante- 
Tea  il  queftionare ,  come  moiti  Suino ,  fe  lift 

da  preferi  rfi  la  poesià  Epica  alla  Lirica  ,  te 
Drammatica  ali'  Epica  ec«  ,  o  la  didaiiica  a 

tutte  C) . 

15.  La  favola  è  (lata  ^  ed  è  ancora 
una  delie  bafi  delia  poesia  .  Le  prime  favo* 
fe  erano  racconti  Ùlorki  velati  ,  e  coverti 
dalle  tenebra  dell'  eloqiièfiaa.iiinbplica ed 
iHe^orica  de'  tempi  primitivi ,  cpme  fi  è  di- 
mortraio  dai  Signor  Vico  neHa  Sctenia  nuo- 
va •  Col  progrelfo  del  tempo  V  iftede  favole 
fono  rinafle  pcw  in  tutte  le  poesie  ,  ed  in 
tali  favole  ha  poi  ognuno  cercato  ,  e  ritro- 
^to  fei^  diverfi  ,  come  G  può  vedere  da* 
MnologiOi  •  Vi  foDò  le  favole  di  più  fyede, 
doè  *  quelle .  che  fdtto  brievi  ncoonti  eoo* 
tengono  brievi  allegorie  fopra  cofe  morali , 
domeftiche  ,  civili ,  economiche  ,  e  nelle  quar 
^ii  o  gU  animali  ,  o  le  cofe  inanimate  s'  in- 
^oducono  a  parlar  tra  loro  ,  0  cogli  Uominr, 
^  tali  favole  H  dsoopo  tfpabgì  ^  che  furono 

fit- 


■  '     (*)   Òfferva  1*  Inglese  Mytord  Sh»ftsbuiy  y  che 
"fané  di'  pcrfuaderc  Hicde  origine  alla  Pocfia ,  alla 
BettOf i«  » -aUa  Mwfica  ec.  The  Godaas  tUijuafion  muji 
ht<n  in  a  man/itr  the  Mother   of  t^oejy  ,  Khc" 
toriekj  Mufick  *ina    the  others  Kin>tred  arts  Ad<uic» 
i0  én  Autkor  tAtu  ÀU,  StU.        ^a^*  ^^0.  FéL  L 


4 


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fireqtrentlfnrtìj  nelP  Oriente  ;  e  vi  fono  anco- 
ra le  favole  più  lunj^he  ,  e  che  contengoiio 
Jiinghe  allegorie  lUorico-fiCche  morali  ,  ^ 
T^gonie  ,  le  Cofoiogonfe  articTie  ,  t  tutt^ 
la  Terie  del  cullo  iciigioro  degli  anticbì  Gre^ 
d  «  e  Latini  «  come  Tono  le  Enrole  ,  che  6 
contengono  ne*  poetiti  di  Orfeo  ,  di  Efiodo , 
di  Omero,  di  Virgilio ,  di  Ovidio  ec.  DeU 
Ja  priuia  fpecìe  di  favole  ne  abbiamo  gli 
efempj  in  Pilpcy  ,  o  Bidpay  ,  in  Loclman  ^ 
ìli  Efopo  ,  in  Fedro  ,  in  Monf  de  la  fornai^ 
Ile  ,  in  Gt^  ,  in  Dtyden  ,  m  KiiUtn  >  daiU 
lettura  filo(ofica  di  quali  Poeti  potrà  ognu» 
vedere  chi  fa  ii  più  pictoreico  ,  vale  a  diit 
il  più  pregevole. 

La  pocfia  paftorale  ,  o  Bucolica, 
contiene  il  g^fc^ere  Epico  (*)  ,  fe  ii  Poeta 
fe  racconta  i'  avvcDÌoienco  p^floraie  o  cam- 
peftre ,  o  di  pefcagione ,  e  contiene  il  genfc» 
«[ra^ipmatico ,  fe  sMntioducono  var]  interiocti* 
tori  ,  ed  è  nel  genere  didattico  >  fe  intro* 
dticono  jperfbne  che  infegnaflèro  cofe  titilì  , 
O  fcieniifiche  ^  come  fa  SiWno  oe^r  Ed^ghe 


99  ^gg^r^  aeli'oper»  lagfese  iadcokita  T/te  Gmvii^ 
al  n.  z2,y  txy,^  e  al  9.  ^o.,  t  nella  UìflÀrtJuàoi^ 
fulla  Fucolica  Poefìa  ferita  <lal  W^sm  e 
£imoso  Comiueuucoxe  di  Teocrito  •  ' 


SS! 

ta!ora  di  loclf  (21)  ,  talora  dr  canti  Epiiula- 
mici  (22)  lalora  vi  fi  veJono  Elegie  queru* 
ìe  ,  come  nel  pianto  di  Venere  per  Adone 
in  Teocrito  (^i)  «  talora  ifcrizioni  funebri  ^ 
allegorie  ec«  (24.)  • 

'  f.  16.  In  infinite  poetiche  G  iono  date 
ì-^iumerabiii  regole  folio  fide  della  poefìa  Pa« 
hOH\^  y  ^"ti^  le  regole  fi  avrebbero  do- 
vute ridurre  ai  dovcrfi  lo  Hile  adattare  alla 
quaiì4  delie  cofe  ,  che  fi  rjp p^efe  »tano  ,  ed 
a  coloro  >  che  parlano  neii'  Écloghe  >  che  fé- 
^ondo  le  varie  nncerie  contenme  in  eflfe  , 
debbono  (*)  f rere  diverfi  ilili  per  ^  i  quali 
V  arte  di  bea  dipingere  le  cofe ,  ed  i  carat- 
teri 


(ai)  Teocrito  nellf  Idi  Ilio  X»f  <9ve  Batto  loda  la 
Tua  amica  ,  ed  è  lodato  da  IVI  Ione. 

(21)  Cosi  Teocrko  nell'  làilUo  i(.  intitolato.  1* 
ììpiuUmiù  di  EUm* 

(13)  Cosi  nel  Sannazaro  nell'Arcadia.  Mneomin* 
éUte  0  Aiufi  il  vnfiro  pianto  •  Si  veda  il  dunoso  I- 
dillio  del  Greco  I^.oi  e  imicolato  il  Sep^Urp  di  Adoae^ 
ctie  è  un'  Elegia  fuLcbie  afTai  flebile  «  ^ 

(24)  Vi  (òno  id:l]j  Iftorici»  cotbc  V  idillio  di 
Teocrito  intitolato  Tha'^Jijy  come  quello  del  ratto  ili 
Furopa  di  MofcLo.  Il  Ciclope  di  Icocrito  ci  rapprc- 
{cnta  un  ritratto  di  un  amante.  1  fuoi  I^eftaiori  un 
<ju.idro  di  povertà.  Oficrva  AI*  le  Bdtteux  y  die  Teo- 
crito ha  dipinta  la  natura  femplice ,  Mofcho  1'  ha  or« 
dinata  con  arte»  e  Bionc  gli  ha  dati  gli  ornaaìcnci.  II 
'^timo  r  ba  dipinta  in  caiupagua,  il  fecondo  in  Citcil  » 
il  terzo  (hi  Teatro 

n  Lo  Scaligero  cosi  farli  leHe  aafttìc'  df  tali 

Poe* 


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Ieri  y  che  ci  fi  rapprefentano  è  V  unica  rego- 
la ,  e  qucfla  regola  Iia  oilewaia  ne'  fuoi  idil- 
^  la  celebre  Madama  Dcshouliersy  ed  ii  Taflb 
nel  Tuo  Aminta  .  QuclV  arte  di  dipingere  1* 
^veaa  effi  imparata  dall*  Eciogbe  di  VirgUìpi 
«he  foop  il  più  eccellerne  nuddla  (jii  joefia' 
f^Eiflotale  f  e  che  invana  fi  è  temalo  imitare 
da  Calpumb  ,  e  Nemefiano  in  tal  genere  ^ 
come  indarno  nel  genere  Epico  T  jaà-  voiuu^ 
iixùtare  Stazio ,  e  Srlro  Italico  «. 

$.  17.  L'  Elegia  fuile  prime  fu  tuttà 
/atu  piec  cofe  flebili  ,  indi  fi  trasfec^ 
alle  liete  ,  e  a  tutti  i  fentimenii  del  cuòre  , 
pnd*  è  y  che  talora^  oonuene  ogni  oiaterip  »  Iq 

golti  luoghi^  de' poetici  Epia  vi  'lbno.ceìrtiè 
,  ecie  di  Elegie  ,  colie  quali  fi  deplora  ia 
morte  di  taluni  ,  ed  in  molte  EcJo^he  ^ 
powe  fi  è  da  noi  oflervaio  ,  L'ode  di 'Ora- 
zio  per  ia  morte  di  QMiruiUo  i  una  vera 

,  ,  •  .  .    V      1  •  ■  ■  » 


Poclie  PafloralU  éontinent^  Bucolica  ^  Arjtiones^ 
JgéeSpss  Faenijiciéf,  Li^natoria,  ff^iaròrìay.Caprana, 
0vni€^  OlUoHay  BtfhMMia^  yiilica  .  Postìc.  liUih 
^ép.  pè,  —  Ma  Io  Scaligero  anebbe  dovqto  rfflectere, 

dre  cali  poe^  il  fono  innalzace  ancojsa  ipeflò  a  cos^ 
^id  rubiimi,  a  lodi  Epiralamicfac  di  gra.ìdi  periòne  *. 
cbme  il  PoiUone  di  Virgilio,  a  cose FSofòfichc ,  c^me 
JI  if/^^o  ce.  Alla  natura  dell' Ecloga,  c  delle  Poe fie 
Cjeorp;iche  fi  rifcrilcono  coloro ,  che  hanno  fcritto  fullé 
ilagioni,  come  in  Inglese  Tham^QH^  ed  ia  Fi<^ce$a 

..  ~  .     .    .    *  .  .  . 


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Elegia,  giaceftc  ì  fenfì  ,  e  le  aok  ooRituU 
fcona  f  Elegia  aliai  pia  <lei  mecfo-.,  Tra^l 
Qfcd  CdUmMo  ,  r  Fdas  fi  di(Un&ro  l* 
Ekgie  ,  c  fi  trova  io  Itiie  fl  bile  ,  ed  Ele-t 
giaco  in  molti  luoghi  de'  Tragici  Gieri  ,  co* 
ine  In  Euripide  ,  in  Sufocle  ,  hi  Efchilo  # 
Tra*  Latini  lì  diilinfe  neil*  Elegie  Ovidio  4 
Tibiiilo  ,Frojperzio.  Preflcy  i  .moittriii  k  co# 
ft  flebili  fi  ferìvono  io  qualunque  geoene  db 
poefia  ,  noi»  eflendbvi  ii»  parncoiare  comA 
tra*  Latini  ,  e  Greci  quella  forma  de*  verQ 
Eii^iaci.  Le  Elegie  di  Eduardo  Jone  fono^ 
tragl*  Inglcfi  ii  genere  di  poefìa  la  più  Jugu^ 
bre  che  iìgurar  fi  polTa  .  Hanno  aUresi  gi'  ì»t 
glefi  r  Elegie  di  Gugiieimo  Shenjlom . 

$•  Ali'  Elegia,  funebri  fi  riferrfiioiio  - 
le  Nm§  ,  i -Xrm.  ^  .gii  Efiaif  «  e  tiutt  I0 
cannoni*»  e  Pòcciii  Aifie&ii ,  ficcome  alb  Eie» 
gie  iieie  fi  è  aperto  fi  campo  di  contenera 
ogni  genere  di  materie  liete  .  Chi  defideraP» 
fe  varie  Etimologiche  ricerche  fuiia  voce 
Elegia^  ,oe  circa  gli  Autori  delia  medefima.4 
potrà  leggere  io  bcaligertt  nella  fua  Poe t rea  • 
£  clii  volellè  varj  giudizj  rullo  (iile  Elegiaco 
dovrà  leggei^  V  articolo  tUgit  dell'  Enciclo* 
pedia  di  Parigi  •  II  Bidermanno ,  il  Grozio, 
ii  Milton  hnn  cercato  d'  imitare  lo  fllie  de* 
Latini  Elegiaci  .  Gì*  In-^lcfi  ,  ed  i  Frai»cefi 
fanno  le  loro  Elegie  in  verlì  /lUfandrirà  , 
gl^  italiani  in  terza  rima  ,  o  in  caimani .  Le 
migUoa  Elegie  Fraacefi  Totìo  quelle  di  AlonC 


Cantici  j  che  feooado  .le  caufali  dalle  quale 
derivavano  ,  conteneano  certi  dlfcorfF  vivi  , 
«kiimati  da  bciilaau  fantafie  «  e  pieni  di  caio* 
re ,  e  di  entufiarmo  poetico  ^  Nisile  odi  ìmt^ 

0  canzoni  (i  ponno  trattare  tutte  le  materier 
poetiche  pofTibiii ,  ma  feinpre  le  odi  debbo-  * 
n' e  (Ter  e  brievi  ,  che  dipingano  con  celerità 
ie  cofe,  devon  forprendere  ,  incantare,  pra«' 
cere ,  dipingere  lo  flato  dell'  animo  di  quel* 
lo  clie  canta  l'ode  »  glMnni»  i  canticis,  cofe 
tutte  comprefe  nella  gpc&à  lirica^  o  cneii* 
ca  {26) . 

22»  Chi  volede  fapere  le  varie  ,  ed, 
incerte  opinioni  fu^  primi  inventori  delle  odi 
e  Tapere  ie  varie  fpecie  ,  ed  i  moki  nomi 
delle  odi  anticiiej.e  come  e(Te  fi  cantavano 
nelle  Ciiiefe  j  nelle,  publiclie  foUennità  ne* 
Teatri»  nelle  tavole  ec.,  ne*(àcrificj  ce-,  ed 

1  varf  nomi ,  che  in  varie  oocafioni  av^eano^, 
potrà  veder  tutto  ciò  minutamente  defcritto, 
e  trattato  daUo  Scaligero  nella  fua  Poeti-, 
ca  (27) . 

lonk  Ih  N-a  $•  23* 


(zS)  Gli  amidi  i  attriliaìroiiD  T<^voce  Jf^lòs  alla 
(bla  ròefìa  Lirica,  febbene  la  voce  Melodia  Ci  davi  » 
tutti  i  poemi  armonici,  e  ad  ogni  genere  di  canto. 
yid,  Scaltger,  l^o<;tie.  Lihr.  I.  Cap,  xLlf^.  Negli  an- 
tichi Scrittori  la  voce  cantart ,  dinota  fpclTo  dtcLamare^ 
e  talora  parlare .  Si  veda  M,  Dabos  KeJUx,  Crui^i$% 
Jur  U  Potfu ,  O  U  Ftiniure  Tom.  ///.  SeB.  ri. 
«     (17)    StéUger.  iti  t9CU  Ltà^  L  Cdg*  XLlf^.  i 


è 


S62 

§.23.  Taluni  dividono  le  odi  in  facre, 
fe  Fian  per  oggetto  diverfe  cofc  dì  religione  , 
in  morali,  k  fì  paria  deile  virtù,  e  de'  viz), 
in  Eroiche  ,  fe  fi  cantano  le  vjrtù  ,  é  le 
lodi  degli  Ero?,  ed  in  Anammulk  »  fe  fi 

glia  lo  efle  di  piaceri.  Ma  tante  ponno  et-, 
ce  fe  divifioni  delfe  odi ,  quanti  pooiiò  elTér 


•te  parla  de*  varj  bo«ì  «Ielle  Odi,  e  delle  varie  loro 
parti ,  e  del  modo  con  cui  fi  cantavano   ne'  var;  Cori 
mobili ,  e  immobili  de'  Mufici ,  e  Cantori .  Si  veda  al- 
tresì celi*  ifteffa  poetica  dello  Scaligero  ilCapoXLIii. 
XLlV.  ,  XLV.  ce,  fino   al  Capo  XLIX.,  ne'  cjuali 
parla  di  tutù  i  generi  uniti  alla  Pofiì^  Lirica,  de^l' 
iArumcDti  Lirici  aniichi ,  de*  Cori  ,  e  «Ìel  quanto  ha 
rapporto  «Ite  fmfi^  Lirica»  f  Odi.  V'^Mo  Scaligpfó 
suerifce  altrove  nellii  poetica  le  origini  degl'  Ioni  Sa^ 
cri ,  è  Progni  e  4i  tutte  le  po<^f!e  |  che  eoo  e(G  lian 
rapporto.  Paria  altrove  fiUeUo  A^tore  dell' Orchedra 
«bir antico  Teatro^  e  del  luogo  oel  quale  il  Cord 
cantava,  e  4  dicea  Odgiim  mì'tìoy,  dallé  còmpofizioni 
ia  Mufìca,  che  il  coro  cantava.  I  luoghi  coofècrati  ai<»' 
le.  Mufe ,  ed  a'  canti  delle  poefie ,  Ci  diUèro  ancora 
Odei:  Vii,  Scaliger.  Potùe,  lihr.  l  Cap.  XXUpag.jg. 
&  81,  1617,  Si  cantavano  ancora  così  fpeffo  nelle  ta- 
vole le  Odi  ,  e  poefie  Liriche  ,  e  chiamavano  Odui^ 
$tJ\^  certo  bicchiere ,  ch^  per  bere  fi  portava  incorna 
a'  convitati ,  i  quali  non  poteano  beverlo  fenza  canto  . 
Scaiiger,  Voet,  Cap,  XHf^*  dt  Poef,  I.yric.  \J  iftelTo 
iVutore  parla  aUpve  delle  Odi  ,  o  Cantici  de*  Cori  , 
de'  Teatri  .  Potticy  Lihr.UL  Cup,  XC^L  ^  e  dcfcrive 
le  parti ,  è  là  oatlir^  di  efle .  Circ^  le  Odi  ahtidie  fi 
veda  altresì ^il  VòiCo  nell'opera  d$  Foiamua^  f^iu^ 


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gK  ogÉiU  Mia  poeb  IMea  ,  cioè  infiniti  . 

Gli  antichi  inni  di  Orfeo  ,  di  Mufco  ,  de 
Omero  eCr  (*)  ,  gli  antichi  Ditirambi  ,  gir 
amichi  Pcani  ,  ci  dcWino-  faggi  delie  prime 
liriche  poeiìe  ,  come  aitresi  gir  inni  di  CaU 
KoMco ,  ed  i  Cori  ddle  Gceche  Tragedie  , 
che  6x000  tutte  opere  la  Mafie»  »  oo^ 
me  qedte  dei  Sfetaftaiio' o  fioitli'  ^  ferità 
iNuftrata  tra  noi  da-  on^  infigne  Letterato  , 
Poeta ,  Critico  ,  Filologo  ,  Gcureconfulto  ,  e 
Filofofo  de*  nollri  tempi  (28)  ,  il  quale  eoa 
tanta  facilità,. bellezza,  e  chiarezza  ha  traife^ 
aite  neiia^  poefia  >  e  nella  Muftca  italiana  le 
fratte  deHa  inrica  fy>t(ìà  de'  Salmi  di  DàvU 
da  ,  i  4}ttali  »  ed  i  canud^  di  Mosè  fermano 
i  più  Mlf  iMfmmtntt  dell*  amici' poeti»  liti» 

oa  degli  Ebrei  ,  tanto  piii^bella  d*  ogni  altra, 
quanto  più  (1  vede  coafeccata  alle  iodi  dei 
vero  iddio» 

$•  24»  Tra*  Greci  elevarono  alla  ma^« 
gior  perfezione  ia  pcdia  Urica  Alceo ,  Saffo; 
St^fiooro^  s  JUce* ,  AMcreofAc   taechUidt  >  Si* 

ti  n  X  ma- 


n  ,  volfC  Hipferr  cdlé'  «ffcddali  iMottio  la 
eri^ne  dlegrinni  antichi  pottl  leggere  il  Voffio  Z^*» 
MIN'  MMPft  //^A,  5.  f  jp,  t).  §«4.  y  la  Spanlieim  <>r  noe» 
in  hymrt,  CMiuuck,  ,  e<i  il  Van  DlU  Digérà»  SBti^ 
9  mjrm»  tlùt/ÌK  infirrv.  Dlffen,  7, 

L'  Av\rocaco  Sig»  ^  $4tfmÌ9  JUtiff'  Uk 
Kkoìù  iìioì  dotti  opuicoli»  . 


rica  Malterbe,  ed  altr?  f?;).  TragV  Iijgietì. 
molti  Poeti  Lirici  vi  fono  llaii  ,  ma  pm  fu-  • 
bWmi  ,  che  ameni   (36)  .  Chi  voìdV^  delle 
feofate  rifleOìoni  fulia  poesia  lirica  d^^'^^ 
nere  dovrà  leggere  quanto  ha  oirervato  sn 
Ui  materia  Uonf  d'AUmbcrt  (j7)  ,  e  Monf. 
Thomas^  eccellente.  Autore  di  odi  filofohchc, 
delle  qualt  wì  fono  anthe  in  Orazio' model- 
li (38) .  Molli  lòno  iragP  ItaUani  e*  a  lucii 

N  n   i  not^ 


(55)   Cioè  Jif.  de  U  Tarn,  e  altri,  come  M. 
4e  Léurens  de  Hejrrae  ne*  Cuoi  Inni  ai  Sole,  ed  altrf. 

(35)  Nella  Foefia  Lirica  fi  dirtinfero  tragi'.In- 
glefi  il  Cowley,  ed  il  JìTaLUr.  utiXc  loro  Odi,,  come 
alacsi  M.  Gruy,'  -  '  * 

(37)        AUmbcn  KefUaions  Jur  C  Ode 
de  hitteratur*  Tom»  y,     .  \  , 

(38j    Circa  M.Hmmms,  il  «edefimo  fece  "ti 
Ode  flit  tempo ,  ed  in  fégueU  ebbe  il  premio  dall  Ac- 
cademia Francele,  che  coronò  tal*  Ode,  ^er  la  qwile 
AI.  d*  Alembert  fcriffc  le  Tue  riflcmooi  lull'  Ocz ,  e 
filila  Poelìa.    Circa  le  Odi  Filpfolìche,  molte  ne  Ua 
fibrine  M*  de  Voltaire  y  ma  non  può  niegaifi,  che  nel 
genere  di  Odi  Eroiche],  e  fublimi  niente  fia  riuicito  il 
Voltaire  ,  non  oftantc  1'  entuliaGno  del  medefimo ,  e  de  . 
fuoi  ammiratori  ,   che   vonno    dipingerlo   per  ingegno, 
uni  ver  (ale  ,  ma  insano.  Chi  volefle  leggere- delle 
me  fiflcflioni  (uIU  natura  delle  Odi  ed  i.rcquifiii  «. 
tal  genere  di  poelia,  dovrà  (èriameDll  riflcKere  quanto 
ba  (crìcto       Dejpreeux  nd  fao  Difcono  (alla 
Ode,  intozDO  U  preja  di  Némury  e  noho' più  dovrà, 
confiderare  le  (kvie  .rifle£oiii  fulla  Poefia  Lirica ,  ^ 
fùlVenni(iafmo,  c  Hilc  della  medefima  fatte*  da  M  dt» 
Séòu  Màrc%  nelle  Annocazioai  alT  opuibolo  citato  di 


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noir  i"  moItifljiQi  Scrittori  di  Uncfce  poesie, 
e  di  canzoni  ,  e  d'  inni  eo  ^  c  moitiflìmi 
gìudhj  oppodi  ie  ne  fon  hwì,  e  sa  tali  gin» 
m]  fx>n  è  nofiro  iflituto  ditangarci ,  avendo 

ognuno  i  Tuoi  partegiani,  per  i  quali  (ì  òW 
fputa .  Noi  per  comporre  tante  liti  ,  diremo 
con  manifefla  verità  ,  che  in  ogni  genere  di 
poesìa  ,  e  nella  Lirica  ancora  ,  il  Metafla- 
fio  (3p)  ba  il  primato  iragli  antichi  >  ed  i 
moderni* 


Defpreaux  :  SI  vedano  le  opere  ài  Defpreaux  Tom.  Uh 
pag.  8.  fiiK>  alla  pag.  i6«  cAit»  in  la.  {•  f^ok  jim* 
fiérdam  che^  Changuion . 

(3p)  Il  Mctaftafio  nelle  file  Arie  c  il  Pindaro  , 
e  r Orazio  jde*  Latioi  «:  Greci,  i  aualì  imita,  e  fupe- 
ra.  I  fiioi  Cantici,  i  fitoi  Inni  ouanmo  le  glori*  A 
ogni  ItaitaM»  Pomi  •  Egli  può  dici*  il  iòlo  Poe»  dell* 
Italia*  Nelle  fiie  arie  ci  «ia  modelli  di  ogni  ftile ,  or* 
lèniplice ,  oc  giave  «  oc  iiibliaae ,  of  didattico ,  or  mo* 
fale»  or  tenero,  ora  patetico,  of  JFilofofo ,  or  Teolo» 
go  y  orFolióco,  ma  Mmpre Pittore  inimitabile,  e  Cor- 
prendente,  e  itaiipre  un  prodigio  deli' UniveiTal  Poe* 
?ìa  .  Se  uc  ponno  vedere  infiniti  cfcmpj  nelle  lue  arie, 
che  vagiiono  affai  più  delle  Odi  tutte  de*  Greci ,  e  de* 
Latini.  Sarebbe  cofa  fuperflua ,  ed  imtDcnsa  addurre 
efempi  preti  da  tal  Poeta,  perchè  biTognerebbe  tutto 
trafcriverlo  •  Sono  le  Tue  opere  una  pilerìa  di  eccel- 
lenti, ediiiifioite  pittore  poetiche .  L'iÒetfo  M*  Voltai- 
re ,  patoi»  lodatore  degl'  lialiam  »  ebbe  a  dire  dell'Aria 
di  Arboce  :  Vo  foU^ndù  mn  mar  €tudeU  ec. ,  che  vale 
fÀ  di  aitò  I  fliig^ati  pesi  dell'  Odi  Gseohe ,  LatiM 
emodem* 


§.  xf.  Vmkst  Salirà  ;  t  Tantrca  co- 
«media  fiiroix)  oootempoiaiiee  »  onde  Osazio 
ebbe  e  di  le  : 

Eupolis ,  atque  Cratiniu  ,  Arìjlofhantf' 

qut  Poeta  , 
Aque  alii ,  qu0rum*Comadia  prifca 

rorum  ili  f  ' 

Quod  0nmdm  fmt.^  M  Jicmut, 

j'  alioqui  •  •  ' 

Famofus  t  multa  cum  Ubcriau  nota^ 
barn  : 

Hinc  émtds  puidct  Lu^m  &c*  (40)  • 

.  .  •    .  / 

JLe  orTgifii  della  poesia  latirica'  amica,  en^e 
qudiè  dell'antica  Còmèdia  >  e  della  Tragè- 
dia derivarono  da  quelle  adunanze  felli  ve,  e 
liete  de'  primiiìvi  popoir  ,  i  quali  dopo  le 
raccolte  de*  frutti  della  terra  ,  delle  biade, 
delle  uve  ec.  ,  fi  univano  per  facritìcare 
Dei,  ed  offerir  loro  leprimìtie.  In  taR  oc-, 
cafoni  gif  UòDiini  aHegrf ,  fenza  pénrierr» 'e 
prenf  dì  vino ,  (cherzavano  gii  uni  cogli  al- 
tri ^  e  traile  crapule  ,  e  tra'  pranzi  fi  riai- 

N  a   4  prò- 


(40)  HorauEclooa  IV,  in  prìnc,\  Serm^ihuì» 
Tom.  /.  pag'  48^         in  B.  Sehiiijr' Ugfit  i7^4' 


proveravano  .con  Ifberià  i  loro  difietti  i  e  vi- 
7]  ;  onde  alle  prime  adunanie  di  quei  riifll- 
ci»  dopo  lefatighe  deila  raccolta,  ,e  ne^tem- 
pi,  ne' quali  fi  ofièrivano  Jeprìmifie  a'Dei^ 
fi  dee  y  invanziòne .  dcHa  Comedia  ,  della 
Tragedia  ,  e  della  Satira  antica  di  quegli 
Uomini  incoili,  cfce  ebbero  una  poesìa  (imi- 
le  al  loro  flato  (41),  ed  i  primi  rudimenti 
della  poesia  cominciarono  coi  genere  umano/' 
come  infegna  anche  Ariftptele  preffi)  Oe/W- 
Uo  (42)  .V  Quella  poc$ie  ConfiaeVane  in  due 
generi  di  verfi  •  O  erano  yerfi  in  lode  de* 
JDàì  ,  e  degli-  eroi,  b'carrative  de'  fatti  ,  e 
prodigi  di  quelli  ,  e  quefla  fu  1'  origine  del- 
la poesia  lirica,,  ed  epica,  che  fi  diramò  in 
varj  altri  generi  ;  o  pure  fi  meiicano  in  ri- 
,  dicolo  i  vizj  dr  quei  .rqflici  ,  onde  derivò 
ronijca  Comedia,  e  i*  amica  Satira  {43) • 
$•  26»  Rifilila,  ^indi  ,  che  ia  poesia 
fatirrca  de*  Graci  ,  precedè  ,  e  fu  quafi  la 
madfe.  della  antica  v^ra  Tragedia  ,  che  dalla 
Satira  ebbe  l'origine,  e  fu  Tempre  unita  al- 
la medefima  ,  poiché  gl'  iflefl[ì  Poeti  ,  che 
componeano  k  Ti^^gedie  j  componeano  le 

$ati- 

'•      •  .  •  .•  . 

* 

*•  »     ..  .  i 

■ 

(41)   JfaéÈe.  C4aiéùn.  de  Satyrie.  Paef.  lUn  h 

€0p,  I,  pag,  7. ,  G»  jequent, 

^  .  CrefolL  Libr,  HI  Tkeatr.  Rhetor.  eap^Xi. 


Satiricfie  e  imnifclie  rapprefenCanze  co'  Satiri; 
ed  oflèrva  il  Gafaubono  ^  che  ne^  primi  tem- 
pi le  rapprefentart{c  drammatiche  ,  mite  fi  chia- 
mavan  Tragedie  (44),  e  che  quindi  in  mol- 
te Tragedie  s' inferivano  ic  favole  fatiriehe  , 
donde  fi  deduce  ,  che  i  poemi  buitìà 
•furon  drammi  uniti  alle  Tragedie^  <;be 
aveano  i  cori  de'Saiiri  che  dipingeaho  ationi 
gfocole ,  e  ridicole  «  Corrifpondea  fa  fatirica 
poesia  nelle  Tragedie  a'  varj  generi  di  poesie 
Jiete  ,  e  giocofe  ,  che  i  moderni  inferifcono 
tragli  atti  delie  Tragedie  ,  e  che  fi  chiama- 
no  im&rmei^ì  •  Col  progrefla  del  tempo  non 
fi  ammifero  traglJ  antichi  nelle  gravi  Trage- 
die tali  poesie  fatiriehe  ,  e  la  Tipacedia  fii 
divifa  dalla  «atira  (^j).  - 

f44)  Cafauhn.  de  Sjfyr.  Po<f.  lihri  1.  Cap.  h 
pag.  ip.  iftcffo  Auore  nel  Capo  I.,  di  detto  libro 
parla  a  lungo  nomi  avuti  dalia  Satira  ,  c  dcirori- 
cine  di  tai  nomi.  Fd  a!  capo  111.  favella  delle  molte 
eiviboni  della  poefia ,  fecondo  1'  autóriià  di  ArijìoteU  , 
àÌPÌ4to/2£y  di  di  Diomede  il  Grammatico,  il 

qwile  condunde,  che  prefTo  i  Greci  quattro  furono  i 
generi  della  Pocfii.Difamaiatica,  (àoè  la  Tragica,  U 
Comica ,  la  Satiricm ,  t  U  Mimùa ,  e  breflb  t*Rofiia« 
niyéa  Preuflata ,  U  TahrnarU .  AulUntt ^  t  U 
^ianipede.  Tragli  amichi  Greci,  e  Utim  gU  oggettt' 
dell  antica  Commedia,  e  dell*  amica  Satira  erano  an- 
cora le  ccnfure  degli  Autori,  e  de'  Poeti  iftefli . 

Cap.  3.  p0g, 


! 


$•  17.  Tragii  amidiiffifDi  ^iitori  4! 
poesie  Satiriche  Oraeb  oolloca  Teyjrj  ìiiveo^ 
torc  ancora  delle  Tragedie  (46)  •  Aliri  fan« 
io  un  tal'  onore  a  Pralina  ,  o  Cratino  ,  e  a 
Cherilo  »  e  ad  Ef chilo  ,  e  di  tali  cofe  molto 
luDgameoie  parla  il  CaffiuEiono  (47) ,  il  qua* 
le  conchiade  1'  (noria  della  pof5Ìa  fatirica 
tia?GrccL  odUe  doue  Aie  oficrvaziòoi  futCì- 
dope  di'  Eufjpide  i  che  è  P  unico,  démpio 
della  natura  della  poeda  fatirica  antica  de* 
Greci  (48)  ,  come  dopo  il  Cafaubono  ha 
oflervaio  Monf.  le  Battcux  (49)  .  Ma  le  an- 
tiche poesie  fatirìche  de^  Greci  erano  aiTaì 
diiCmili  dalle  Satire  de*  Romani  ,  predo  i 
quali  la  «poesia  latirica  fucceCrè  aVerfi  Sauà>' 
miig  FaunaU^  e  Fefeemni  degli  antichrj&fu* 
.jfcij  ,  e  di  quei  popoli  incoltr  ,  che  fi  radd^ 
navano  ne*  tempi  delle  fede  di  Bacco  ,  di 
(ìcrere  ^  e  di  alui  Dei  >  a*  quali  oiièrivano 


(46)    Carmine  fui  Tré^o  pilem  ctìtavit  oh  kif» 


Mox  stiMm  agreflet  SéiytM  tuuLmii  '€f9^* 
HòW*  itt%jifi*  tottic.  V.  ftftO. 
(4^)    De  Satjrr.  Poef  Lihr.      ɀp.  V,  Si 
vtèiW  «kresì  fulia  Satini  u  Saggio  fcricto  dall'  '^gwse 
Mrvwny  e  divifo  in  tre*paiti»  ia .  ^uai' opesa  moke 
fi  dicono  (il ila  Satira. 

(48)    Cafauh.   de  Satyr.  Poef,  lihr,  L  Cap.  VL 

(4P)  Olfu^  Àu  HUL  IdW.  Um^  ilL  téiru  IL 


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le  primizie  deTroui  della  Tem»  ed  in  tali 
publiche  allegrezze  cantavano  certe  pdesics 
fatiriche  in  dialoghi  (yo)  >  ed  a  qaei(le  (bpv 
cederò  le  anticTie  Coinedìe  per  opera  di  U*  * 
vio  Andronico  ,  alle  quali  fi  framifchiavano 
ancora  azioni  faiìriche  ,  e  gli  fcherzi  faiirì^ 
à  »  die  fi  faceano  dogU  Efodiarj ,  e  da'  Afi"» 
nd  ^  e  dagli  Atellani  ,  onde  il  pome  delhi 
Opefe  Atailane  (jx)  •  Credono  taluiii  ,  qhe 
il  nome  di  Satura  co!  anale  i  Romani  chi9^. 
marono  le  poesie  Ihtiricne  »  nome  che  dino^ 
ta  un  vafo  pieno  di  ogni  genere  di  frmtr, 
ed  offerte  ,  che  fi  faceano  a'dei ,  in  lance  fatw* 
ta  y  fiafi  dato  alla  Satira,  perche  era  qn  mi« 
fio  di  var)  jpenzieri ,  e  varie  poesie»  cb^  aT. 
tempi  di  Ijvb  Andronico  pcefe  qualche  6nh> 
ma  di  dramma  l  ma  cBbe  yan  cambiamenii 
a*  tempi  dì  Emiio  9  e  di  Pacoviò  »  e  di  Var« 
rone  ,  il  quale  nelle  fue  Satire  Menippee  ne 
fece  un  mirto  di  profa  ,  e  di  verfi  .  Lucilio 
quindi    Orazio  ,  Perfio  ,  Giovenale  fiflarono 
la  natura  delia  Satira  con  verfi  uniformi  ^  e 
fUbiliti  ;  ma  la  Satira  fi  trattò  Tempre  Xìtf 

culu  tempi  de'<ìreci#  e  de^Rivurni  m  ra| 

:    •     •  •  • 


Liv»  Uhf,  ni.  cap.  xl ,  ove  tratti  JcD; 
orìgide  delle  Poefié  Sceniche  io  Roma. 

(fi)  ISi  Ytdsi  il  Calauboa.  40  fétrr.  Pnf. 
Mi.  C^iut 


ha  \ 

Mììi ,  o  kt\  \  o  burlefeht  (*)  ,  o  per^  narrai 
tìfa  'f  o  per  dialogo  ^  o  in  verfo ,  q  in  prò- 
fa  ffs).  Le  Comedie  di  Plauto  >  è  di  Te- 
renzio contengono  molti  quadri  fatirìcì .  Mar- 
ziale rrdude  1'  epigramma  a  Satira  ,  Ovidio 
l'Elegie  nelle  fue  Dir  et  in  Jbyn  .  Le  Filip- 
piche di  Cicerone  fono  ecceliencl  Satire  dr 
/VI.  Antonio*  Finainòente  k Satira  è  divenu*  . 
tji  ii,'CQndiaiento  d'ogni  poesia,  e  ' talora  ai> 
<ffie  delia  profa ,  e  dellUfioria  •  Tante  nove!--' 
le  ,  tante  allegorie  ,  tanti  Romanzi  in  ogni 
lingua  hanno  avuto  ,  ed  hanno  lo  fpirito  fa- 
tirico ,  che  è  difficile  a  numerargli,  fpecìal- 
inenié  tragli  Italiani  ,  ì  quali  preferifcono 
ad  ogni  altro  Poeta  Satirico  1'  Arioflo  ,  il 
Rofa ,  l'Abati  ec«  I  Poemi ,  ed  i  Poeti  Ber-' 
tteiclii  »  daaiiQ  inGoiti  eiempì  di  poesid  cri- 
tico 


(*')  Opùnno  tium  t  com'è  M.  U  F/eJhéi^  Vm^ 
piiUn  9  die  io  -fiilé  «Ielle  Sàtire  dee  éifec  Umplice  i  « 
nacuralè ,  come  iieUe  Satire  dì  Orsizio ,  e  come  nelle 
Patire  di  eflò  M*  dfUTrefnaie  Voquélin^  A  itti  Ton- 
fió  io  ftiJe  pili  grave  I  come  ha  £itco  GiovenaU^  De^ 
firtaux  ^  Regnier  ec. 

(51)  i  Dialoghi  di  Luciano  ira*  Greci  feno  al- 
trettante pitture  oatiriche .  Così  tra*  Latini  \\  Sunfyricon 
<Ji  Petronio,  l' Apocolocintofi  di  Seneca,  ed  altri  fimili 
ópplcoli,  che  fi  ponno  vedere  nel  libretto  intitolato 
^anO^ra  praftautiorum  uirorum  in  Ij. ,  Z.yoLlM^aun, 
Bae^*  '  t66y^  ove  li  contcugono  moke  Satke  Gic- 
(;]|]^e^  e  Latine  ia.pro&.  ^    .  • 


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57Ì 

tfoò-giocoTa  /come  il'Palcf  ,  H  Bernr  ,  il 

Fagiuoli^  ii  Zipoli  nel  Malmandle  ,  iiTalTo- 
lìi  nella  Pecchia  ec. 

§,  2-8.  Tra'Francefi  ,  deell  il  primato 
nelle  Satire  a  Monf,  BoiUau  Defpredux^  feb* 
bene  non  tutte  (lano  di  un  merito  ugnale/ 
MoKi  aiui  Franoefi^  Autori  hanno  r€riti9 
k  Satire  (jj)  >  «  mokiflimi  traefli  lia'n  poiV* 
tato  lo  (tiie  fatfrico ,  e  mordace  in  ogni  ge« 
nere  di  eloquenza  (5*4).  L'iftefll  giudizj  pon« 
no  farO  di  molti  Autori  IngleG  ( yj) .  1  fé- 
defchi  nel  loro  Rabiutr  hanno  il  BoiUau  Gac« 
manico*  4' 
.        3p.  La  rpirho  (atirico  derivò  filile 
prhne  daii*  allegrezza  >  e  dall'ubriachezza  di 
quei  primi  nifìlchi  ,  che  nelle  fe^le  de*  loro 
Dei. fi  rallegravano,  e  rappxefentavano  i  di- 
fetti altrui  per  correggerfi  ,  come  fi  &icea 
nelle  Cpmedie    Coi  prqgreffi)  dol  teiDfo  G 


(13)  Come  M.  ReftnUt,  e  Jtf.  de  Benheht,  e 
arioMi  dt.efli  Jf*  Fnjntyt  FAuqutUn  ^  che  imi^  je 
^we  ^  Arìoilo. 

(54)  ^1**1101118»  la  ftttia,  la  morèieid  campeg* 
gemo  fpcffo  io  molti  moto!  Ancori  Fnocefi. 

(55)  Comé  i/i  Suift,  di  ButUr^  ài  ìiùckefier^ 
di  Cmh.  TragriDglefi  Poeti  il  Doca  di  Buckingam 
nel  filo  Ej^>iy  on  Santyre,  Saggio  (uUa  Satira  i  Bada 
della  Foc/ia  SatiricM  Inglej€\  e  h  le  iodi  della  Sdii* 
fa ,  dicendo  ,  che  gli  Uomini  fono  favj  a  praparrii 


imi  alle  Satire  ,  e  alle  Comedie  fa  rpirito 

di  caiunnU  ,  come  fi  odcrva  in  Ariilofane 
ed  in  molti  altri  antichi ,  e  moderni,  e  tìnal- 
mente  la  Satira  è  divenuta  traile  mani  de* 
Poeti  ,  e  fcienziatt  i'  iftrumento  deli'  odio^ 
deii'.  invidia  ,  della  inaldloefiza  ,  delia  noalr- 
gfiftà  y  ^eiia  Iboihiiiiatezza  9  Tpedalmeiice  tia* 
pedani  «  o  Filologi  ,  ehe  per  un  dittongo  , 
per  una  varia  lezione  ,  per  una  Tpiega  di 
un'ifcrizione ,  per  un  difcorio  fopra  una  ma- 
niera di  un  vafo,  di  un  lìgi  Ho  antico  Kan  pu« 


latrricfie  imitando  P  irruenza  dei  Valla  ^  dei« 
la  Sealtgero  ^  dei  Salmafio ,  étl  Milton  »  00- 
db  ie  tante  guerre  per  la  preferenza  di  im' 
Autore  »  di  un'  opinione ,  di  un  fìltema  >  di 
una  fpiegà  ,  ond*  è  che  molti  Letterati  ,  ed 
anche  Filofofi  fiano  flati  tra  di  loro  più  di- 
fiordi  «  e  pia  diviif  de^  Dei  di  Omero  per 
orioni  ridicole  rinovaqdo  feoipre  efempf 
di  guerre  di  ranocchi»  e  topi  ^  e  marciando 
fempre  colle  armi  delle  Satire  ,  delie  quali 
hanno  inondata  la  letteratura  »  Tali  Autori 
làtiricf  fono  come  quegl' infetti ,  che  rodono 
ogni  pianta  ,  alia  quale  G  attaccano  y  e  fono 
ia  pefle  delU  Lietteratura  »  ma  tal  pefle  s'in<- 
oontra  da  pertutio  ,  gjaòchè  potcebE>e^  dirC  » 
che  ficcome'  oiRrva  Anacreonte  ,  che  hr  nar^ 
tora  ha  dato*  le  corna  à!  toro  >  fi  cbrib  àt 
cavallo,  la  ferocia  al  leone  ec.»  cosi  ha  da- 
ta la  iaura  a  ice  ^|a4M  ^cgii  SàenùaU^  che 

ua 


eolie  latire  ,  e  colle  carte 


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tra  di  loro  fi  lacerano  ;  yi  Ibno  id  lettera* 
tura  i  cerberi  «  ed  i  cani  di  Atteone  «  che 
li  avventano  anche  a  mordere  un  liBro  il  pìà  ^ 

vile, che  fuflfè.  Veggìamo  fpellb  contro  un  ver- 
fo,  contro  un  Sonetto  ,  contro  due  righi ,  fcri- 
veill  infiniti  Volumi  di  Satire  ^  nelle  quali 
Ijii  Autori  di  tali  Salire  fcuoprooo  la  loro 
Ignoranza  ,  ia  pravità  ,  la  maldicenza  •  La 
republtca  Letteraria  ha  i  Tuoi  topi  ,  che  ro* 
dono  ,  i  corvi  >  che  gracchiano  «  le  ferpi  che 
iibilano  ,  i  tarli ,  die  confumano  ,  gii  fcara- 
faggi  ,  che  mordono,  ì  gufi,  le  upupe  ,  i 
nibbj  ec*  \  e  talora  anche  i  Fìlofofi  fi  eleva* 
no  alla  mordacità  i  o  taluni  creduti  Filo* 
fofi  «  che  'mancando  dt  urbanità  , 

di  prudenza  »  e  di  cultura  »  e  abondando  di 
gelofia  y  d*  invidia  ,  e  di  maldicenza  »  npa. 
ponno  efler  veji  Savj  (*)  < 

•  •  •    •  ' 


(56)  Sono  note  le  (knguinose  guerre,  e  le  di- 
(pate  di  f^ùUaire  >  e  MéUfcrtuis  per  cose  ridicole,  e 
k  Satira  intitoUca  AkakU  M  Voìtwe .  fNyk  «bbe 
ancora  ^baftantemence  lo  (pìrico  iàtinco»  e  cootenauoso. 
Cori  il  Taflòni,  il  Sentao»  ooriPope  nelle  fiie  Satire» 
omì  l'Atemio»  cod  l'Iagieft  Comté  di  Ratifiif 

{*)   E*  eoM  affai  todalosa,  che  anche  4UJfan^ 
èro  P0p9^  fia  ftato  intaso  <iaUa  fpiiiio  faiirico  il  piti  * 
jrrande  pofli'oile ,  come  non  fi  è  potmo  niej^re  dajl* 
iftelTi  [nglelì ,  ehe  aiffero  qoq  efirvi  eoa  ^iià  aotoda^ 
fk  noa*M  PQpe       JinA  eauivè  condoits^  4  md  re*  , 
gtUu^  Mié  jfaUM  S0nifjiifi  daprinfifdi  pàtu  del  fu9 


4 


S7^ 

§.  30.  Siccome  le  origini  delia  prlmiti^ 
va  poefia  Drammatica  furono  antichi  (lime  , 
e  communi  colla  poeda  Satirica  ,  cosi  tardi 
fi  fiSàiono  le  regole  esatte  »  e  ia  proprietà 
della  poefia  drammatica  oonfiderata  !n  rap* 
petto  alla  fya  perfezione  ,  e  fiOàta  »  e  cidot* 
*  ta  ad  arte  •  La  poefia  dramatica  rapprefen- 
ta  le  a2Toni  >  e  le  cofe  che  agifcono  , 
come  dinota  la  Greca  voce  drama  •  Quan- 
te azioni  ,  e  cofe  fi  panno  rapprefentare  , 
tante  fono  le  fpecie  varie  de'  drammi  »  che 
fono  azioni  che  fi  operano ,  e  rapp'refentano* 
I  •ciarloni  rapptefeniano  ceni  animali  tari  ^ 
certe  '  moflruofità ,  certi  gefli  efiraordlnar)  »  e 
certe  cofe  di  meravìglia  .  Altri  rapprefenia- 
no  vedute  di  campagne  ,  fefle  ,  giuochi  , 
amori ,  e  fcherzi  campeflri ,  avvenimenti  del- 
le famiglie,  e  delle  naziooi > guerre  «  diflur- 
bi  4,  flraggi  ,  disgrazie ,  mine  ,  ahrr  trionfi 
di  mdti  Eioì^  di"  malie  Deità  •  la  brìeve. 


garatUfi  in  un.  cdio  gèmrate  cóntro  tatti,  ed  in  par^ 
iUoU/t  in  mna  ardente  invidia j  contra  i  migliori  S  erit^ 
nei  éeW  età  fiuty  e  adducano  per  efempio  U  virulents 
Séttirn  Jerian  dal  meieflmo  aomen  AddUJour^  aonum , 
Bmigeii.  S\  feda  Topen  IngUe  inttcolaca  The  Bee  » 

QT  Vkiverfat,  M^eeckljr  Pamphlei*  Tom,  y,  pag.  47.,.. 
01%  li  éà/at  di  Pope ,  che  ebbe  una  bile  infernale  • . 
The  very  gTìreteh  that  anly  J^retchj    whose  Bé^t 


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S7% 

V  ogetio  della  poefia-'  drammancr  io  generala 
è  di  porre  in  azione  fuio^uH  agum  hminef^ 
m  '  di  rappreièntafcc  ogni  oggetto^»  che*  ci  ra^ 
prefenta  ri  Mondo  ,  e  fecondo^  le  yarie  t^\A 
prefentanze  di  oggetti,  o  lieti>  o  burlcfclir/ 
o  ferj  ,  o  medi  ,  o  miti  uniii  infieme  ,  \i 
dramma  acquiUa  var'f  nom^yO  opera  Bur« 
fefca  9  O/df'CQiiusdia  ,  o»  di»  Xcii^pdia>  » 
di  Tragfcomedia  •  Le  Comedie  antiche  eb- 
bero r  origine  dalie  notturne  unioni  di  già* 
vani  y  che  fciolii  di  pentlerl  aodavan  girando 
per  le  lirade  delie  .piccole  alntazroni  >  e  can- 
tando ,  e  danclofi  al  liberiibaggiò  (5-7) .  Quelle 
furono  l'origini  dell'amica  ,  e  nuova.Lomedia.  • 
L'antica  Comedia  introduife  in  ifcena  perfone 
vere,  la  nuova  petfone^&Ke(jj$) »Aila  Trage^ 
.Tm.1L  O'O-  (dea 

(57)  .  Conunedk  «vk  t»?  x»/Lif(  vico,  e  uJ^n 
MAI»»  Q  <b.«ii/4«^f ir-,  e  «J^fir,  cantare  e  caminarc^ 

^••^  il  Dio  di  quelle  unioni  notturne,  nclb 
*  ^^^a^  «>wnaii,  e  eoa  iftrumenci  mufici  an- 
hnm  lòormdo  per  le  ftiade  co*  Imai, 
iHc  poro  delle  aialche,  ove  ficeano  delle  molte  ir* 
mnxo  .  Siiil*  orrgine-dellt  Commedia  ,.e  drammi  fi 
veda  lo  Scatigcro  Pcctic,  iiàr.  V.  Cap.  f^,  a  Xh 

(58)  Si  védant»  i  Commencar/  di  Donatt>  %  Tfr^ 
fenzio  Del  Frammento  C^mmd. ,  (f  Traghi.  mig,S7* 
dell'edizione  di  Terenzio  del  Wcfterhoria  Tom,  1.  Magi 
€om.  1725.,  e  (ì  red»  T  opufcolo ,  che  Cj/Hegue  4&  . 
FahuUrum^  Ludorum  ^  ThcAtromm  ^  Scenérum  *  oc 
ìAmaIIMIM  MnùquA  confuetuiint  ,  e  |1*  altro  OPIlìcolo 

hri  iiaiio  di  L.  Victotc  Fauftg  de  C§^imiU..  ' 


étà  diecfeio  ofigine  le  ri^prèfcntanze  de^ruAicr» 


premio  P  ìveo  agi 
Ne' primi  timpi ,  i  luoghi  déilt  Scene  ,  ed 

il  Teatro  erano  quelle  campagne  ,  e  qtiegli 
all>eri  ,  e  quei  teaui  ruftici  a  quelle  iflan- 

iapycfenttnic  addeai^  e  gli  i\uori 


(3^ì  Scafi ger.  Fonìe»  Uèr,l  Cap,  VI»  La  Tra- 
gedia ebbe  il  nonic  ft^ro  T^ttyn ,  «ai  t^c  » 
àairiico,  che  era  il  premio  degli  attori,  e  del  canté* 
Altri  credono  che  il  nome  deriva  datU  feccie  del  vi» 
DO ,  in  Greco  Tpt/^^  o  dalla  vcndemia  Twytifia  ^ 
perchè  gli  Attori  ^l^I!e  prime  fàceano  tali  tavole  con 
unjgerfi  il  volto,  e  la  bocca  di  iecce  di  vi'qo.  Horatm 
dg  An»  tottit»  V,  175.  Taluni  han  (^r^dutOj^  che  le 
prtine  Tngdlie  fi  devono  ai  quel  Minos^  $hc  nelle 
Gfccht  6«Dle  fk  fm  aamim  ddeh/fim» ,  mìe  9^ 
Itnra  Ptooc  iwl  Wbof  •  Lf  9ii|icl«  Tiaftdii  fCM* 
quali  tutte  unite  a*  fttfuà  mìAerj,  che  celebravano  t 
fleti  dell'  aii»ca  Egtvo,  e  4fli%  Gr^M»  i  <wali  i# 
|ali  Tragedie  metteaap  io  quelk         che  vo* 

ieaoo  rapprcfeotare  9gr  iniziati .  Chi  voleflt  Icg^crt 
^elle  Uvie  ri0e^OQÌ  full'  antica  eloquenza  Covtca  1 
e  Tragica ,  e  fui  la  veriì^cazione  ,  e  declamazione  4i 
effe ,  p  Culhi  mapfera  -colla  quale  gli  antichi  Greci  1  e 
Xatìni  le  rapprefentavano  fui  teatro,  e  fu' €ai>)bian>cnii 
i^l  ^f^l^o .  e  dc^U  Attori,  filila  muficai  f  àkxk^ 
If  f  e  Ch*  nimninù  ,  e  eira».  ^Itre  CQncernemi  le 
apciciip  Conpié^ie.  è  Trage<lle,L  tejei  4f«  Z^«4m  Mfle 
tsfi  m^^ovà  CriMe  falla  Pp^fo^  #  iUh  fiM»  «4 

Tom  lit  vi  me  i4  Te«ir$ 


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quer  primi  rufl'icr.  Indi  s^ModrocIunrcro  le  v^- 
rip  vedf  ,  i  fidi  teatri  ,  le  Scene  portatilr  > 
die  (ì  craiportavano  ne^  oàffi  Qol  Cooiict  p  oOf 
Orazio  (60).  4iife 

DfetfMT  ,  &  plauflrU*  vcxljji  Poemat^ 
Thtfpii. 

Qui  CMnercni  ,  agattttfi^  jprunSU  fx,-*. 
àbiu.  ora.  (ói)- 

Coù  Ocazfo  ;  onde  rUUtano  le  mulatfooi 
KOOffr  .iHSL  Teatrp  ,  9  ne*  Pcciboa^gi  »  falle 

Ol9  5W 


{jSo)  h^  Aet.  Pdét.  «.  ef3« 

f0BRiftaaa  (ìli  ftlau/trU  véxigi  tjftm^u  TAf&if,  fiui 
£anerenty  come  fi  léggQ  coiuàntf iiiehcè  •  Le  antiche 
Tnr^die  non  (I  fcricesuio  ,  e  ie  (Licriveano,  conGllea* 
ao  m  poche  carte,  e  Thefpi  niente  fccifle ,  e  le  ope« 
re,  die  gli  fi  actribuircoao . (ono  fpuxic*.  Come  dun- 
ouc  TeCpi  portava  fu  cjfri  i  Foenu  ?  Altri  dicono  , 
cne  Orazio- intende  per  Poemi,  gli  materiali  delle  fci- 
jlf  pMiìli  p«ruce  fu*  carri .  Il  Btatley  in  HatM>  Tom. 

Hg-  in  Att*  Foit^verf  vJ7»  «die.  Lipidi  jSé^^ 
fottegg^e  il  pado  <U  Ckizi»»  isoine  d  è.  da^ooi  ctmto» 

iOSyft^i  eshérent  étgerenuiu  poSmt4  f§mM  Jè^ 
€Ì$MS,  cioè  |^ftrioiii;  e4i còmici,  come  t  Comìd  4sl 
l^oaua  Camiam  4i  S^arron  ,  cli«.  Tiiffjjiffiaa  loft 


/juali  cofe  dee  vederli  Io  Scaligero  (62)  • 
'  !•  31.  Non  vi  è  cofa ,  fuUa  qiiaie  tam* 
<D  Cofi  rcritio  in  ibilie  Poetiche ,  quanto  fuU 
la  Pocfia  diannatica  i  e  fnlle  varie  pard  di. 
efla  ,  comlnctandò  da  Ariflk>tele  ».  fino  a{ 
Gravina  •  Monf*  le  Batttux  ha  lunghifTìma- 
niente  parlato  delia  poeda  drammatica  (6^), 
*cd  altri  molti  »  talché  pochifllmi  fono  che 
non  abbian  dati  precetti  in  tal  genere  di 
jpoefìa  ,  ma  pocbifliinf  ban  dati*  cccéllend 
mdeUi. 

32..I  verfi  grambid  nifli  forono  ?r 
inìrura  degli  antichi  dramnii  ,  perchè  pift 
naturali  ,  e  più  facili  •  Da  tali  verH  fìmili 
alia  profa  derivò  poi  1'  eloquenra  profaica  • 
Contraflan  molti  fé  ia  poeOa  drammatica 
debba  edere  in  profa  »  o  in  verfo  ,  ed  ia 

Joal  forma  di  verfi  ,  c  fe  T  antica  poèfia 
mmnnaiica  AiÀ  iiata  tra*  Greci  in  Mufi* 
€M,  come  i  tsoùtì  dnuBuni  ^  o  nò  .  Tali 

Stélìfiir.  féitm  daf  Capo  8.  al  Capo  as^ 
(del  primo  libro. 

(63)  Prim.  de  U  Litttrat,  Traiti  V.  Tom,  Ut. 
Il  Tragico  Fnmcese  J/.  ComtilU  iu  (crìiti  ere  cccel* 
ìmÒL  mnfA  ftU*Eloq  ucnza  Comici  «  e  fidia  Pocfo 
DnunóMttcì,  td  ^oilt  jNvh,  i«  ^tNuili^  »  e  delb 
futi  liei  Poema  Diammiioo»  a.  della  Triglia»  e  M 
Oiodo  di  tranarla,  3.  delle  tre  aaicl  di  luogo ,  di  gior» 
ai»f  di.aaaone»  Si  vedano  le  opere  di  AI,  CàmtUU 
tm.X.j^  a8>  dcU'fdwMit  ia  ^  dei 


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queflion?  Tono  imitili  ;  e  fi  può  riflettere  ^ 
che  vi  fono  tra^  moderni  ecoelienù  Cocnedie^ 
e  Tragedie  ferine  cosi  io  piora  come  in 
Ver$  &OÌA  ,  come  in  Muuca  >  e  tntte  ec- 
celienti  • 

§•  33'  Un  dramma  ,  orapprefenta  cofe 
ridicole  ,  e  fcherzevoli  ,  e  fi  dice  dramma 
giocofo ,  buffo  ^  o  rapprefenta  cofe  più  ferie  , 
e  fi  dice  Commidia.  5e  tratta  cofe  più  ferie 
«Idia  Comedia  «  e  cote  lugubri^  fi  dice  Tra-' 
gedia*  Le  Cbmedie  te*  Tragedie  ponpo 
trattar  cofe  Erdche  «  o  pleke ,  o  pafiorali  » 
•  rufliche  »  ed  allora  ie  Tragedie  fi  dicono 
Eroiche ,  Pafloraii  ec«  Se  ne  vedono  gU  eleoH 
jpj  ne*  varj  drammi  • 

%  54.  Infinite  contraria  opinioni  vi  fo- 
ro fulia  (celta  delle  materia  de'  drammi  ,  (e 
defaban  prenderfi  dall'lfloria,  o.  dalia. favola» 
^ai  fia  né*<Iraimni  il  vecìfimite,*il  probaAi- 
ttek  Se  vi  poflà  efièr  G^media  fenza  amori» - 
iC  fenia  nozze ,  qual  debba  cITer  lo  (Irle  del- 
la Tragedia,  e  delia  Comedia,  quale  l'uni- 
tà deMuoghi ,  de' tempi ,  dell'  azione,  la  du- 
rata, il  cominciamenco*,  l'inviluppo»  e  Iaca« 
rafl/ofe  dell'azione;  quanto  ii  nomerò  degli 
•Attori,  delteSceite»  degli  Atti ,  quali  iCo* 
2ri  .,  ed  '  1  caratteri  oonvencvoli  »  43òfe  tutte 
.dibattute  in  infiniti  volumi  ,  ma  che  non 
ìnfegnano  ad  eirer  Poeta  drammatico  chi  non 
ha  nella  mente  dirpofizioni  drammatiche  » 
c  per  chi  lia  cali  «Ufpofizioni  i  giova  aliai  pi^ 

P  a  a  VU 


SÌ2 

r  imttdzionè  4^  migliori  dràimnaticr  /e  h 
rìfUSom  fuih  Mul  dkfMgliori  wideHì  da 
imìim,  cbf  fmUìm  Amori  «pieeettf,  iqim» 
lì  fono  CQ6Ì  varj^  ccme  i  mcdcHr,  da'^li 
fon  prcfi,  e  che  non  aiiiiano  i  piccoli  ingc* 
gni ,  e  fervono  di  oftacoio  a' grandi.  L'uni- 
ca ,  e  madmia  regola  ót\\z  poesia  jdrainma- 
tica  ^  è  di  dipia§Cfe  «  e  porre  io  dizione  H 
cpft»  ^  i  £itti  «  m  «piei  anodo  y  dm  aoca^ 
doao  9  o  cpme  dovmoo  «  e  poimo  vtri8^ 
miimeme  iccadcm,  «  .la  tierifimiiiiiidioe  deo 
jiArifigerfi  fieirimieare  ,  e  dipinger  ]a  natu- 
la  ,  e  nel  rapprcfentarc  gli  attori  nelle  loro 
•idee ,  natura  ,  ccflumì  ,  jaziocin'] ,  azioni ,  ed 
io  tutte  le  circoflanae  ,  c  inai  ^li  Ancoci ,  i 
«fwdi  dtbbón  dl^iognr  b  fleflì  ,  noo  già^ 
ona  gli  Attori  ^  Ptmque  <^iii  dramanatioo 
lieffenaggio  ,  io.  coi  fi  tede  pià  0  Poeta  » 
-the  gli  Attori  9  4^  «Ha  flMfimefbè  jorerifi- 
jmiie  .  Se      irHroduce  una  pafloreila  ,  che 
•parla  di  politica  ,  o  di  fcieoze  fublimi  ,  una 
•innamorata  volgare  ,  che  faccia  delle  gravi  *,  " 
•e  iccie  riflefljooi  fuUe  viccode  umane  ,  ua 
•pirata  che  parli  di  conofcenze  di  etica  ,  e 
ideUa  pQfljoni  ,  allora  fi.  dipinge  H  deliop 
«elle  tàfft^  ed.ìi.dqghìde  ne-bofchi»  Don- 
:que  r  foiitatiooe  dolk.  nttmii  oelP  arte  del 
•vcrifimile  dee  regolare  P azioni  drammatiche, 
Je  unità  de'  tempi  ,  de  luoghi  ,  e  deli'  azio- 
jie  ,  i  caratteri ,  lo  fìile ,  TerprtAloni ,  e  tuD- 

Ureioaneiua  duuiBUttica  •  t Viiì  dininanndo  ■ 

i    .  erf 


ti  irtìltando  fa  natura  .  (J  veJrà  clic  nelle 
grandr  ,  e  rublimi  pafTioni  ,  neil*  enuifiafiDo 
di  effe  fi  avrà  l'eloquenza  tragica»  e  propor- 
zionata a!  foggetto,  che  in  noi  avrà  fveglfa- 
te  tali  idee  ;  dalle  rifleflioni  fiigli  atFari  civi- 
li ,  e  fair  iibriaf  delb  viti  umana  nafcierè  la 
Comedia,  e  dal  leno  delle,  facezie  i~e  de^ii 
(cherzi  feAfvi  deriveranno  i  drammi  burle- 
fchi ,  talché  ogni  regola  di  poesia  Dramma- 
tica^  e  d'ogni  poesia  Q  riduce  al 

Siti  cowtnkndd  fagt  {6^ 

e  fi  riduce  ancora  a  dover  TeRipre  ferpr^* 
dere  l^uditore  con  novità  inafpettate ,  ed  tnó* 
dite  ,  molto  più  nelia  Tr^edia  ^dtlla  ^^le 
.con  ragione  C  diifa  ; 

Omne  gemi  fcrigd  gtiivitmt  TrafouGui 
pittàt  {6s)  . 

Ed  altrove  defcrifle  Ovidio  la  graviti  dellaTra- 
gedia  quando  la  dipiole  vdliia  odia  maniera 
la  più  Tcria  (66) . 

S*  3S*  Tra'Greci  i  più  tioooMUi  Tragi* 
'  «  O  Q  ^  oc 


(^4)    Morét,  in  Art,  f*oee.  verf,  tl^ 

ì^ò)    Ov.d.  lì  irifi,  V.  <8'. 


d  Yo^o  Eftbilo  ^JSohdt,  ,edi  Enripidfe  ,  ttU 
tre  varj  Foeti  ^'de*  jqaaii  reOaao.  frantmnK 
^Tra*Latini  fi  cita  la  Medta  di  Ovidio,  efo* 

no  da  comnìendarfi  le  Tragedie  di  Seneca . 
Gi'Jialiani  hanno  il  Tórrifinondo  del  Tallo, 
la  Merope  del  Maffei  ,  le  Tragedie  dello 
Speroni  ec  GP  Inglefi  molte  Tragedie  del 
Shahfpeare  ,  ed  il  Catone  di  Addi£on  •  iMa 
i  più  eccelienil  Autori  di  Tragedie  fi  fon 
prodotti  dalla  Trancia,  vale  a  dire  CornciUr, 
CrAOlon ,  Ratine  ^  Velttìrej  ed  akri  et. 

§.       fU  eloquenza  Comica  vanta  tra* 
Greci  Menahdro  ,  Difilo,  ed  altri,  de' quali 
rcflano  pochi  frammemi  •  In  Euripide  vi  fo- 
'kio  cene  Comedie  j  che  fono  un  mi  (lo  .d* 
'ógni  eloquenza  Coinica  ,  come  il  Ciclope  « 
l 'latini'  hanno  4^1auto>.e  Terenzio.  GÌ* ilia- 
liani  nel  fole  Metaflafio'  hanno  il  modellò  a* 
ogni  poesia  Tragica^  e  Comica  ,  modello 
'forfi  a  unti*  Tuperiore  .  I  Francefì  nelle  loro 
Comedie   hanno  per  Erot  Dejìouchts  ,  Ke- 
gnard  ,  Mol'urt .  Il  .Voliairc  ancora  ha  fcrii- 
te  delle  Comedie  FranceC  ,  ed  il  RoufTeau 
incora  ,  ina  lion  eoo  molto  app^aufo  C^)  , 
Bi(bgna  però  confeflàre    che  il  Veneziano 

•  -  Gol* 


^  E*  da  riflctrcrfi  traile  ftranc  altre  molte  con- 

4  traJniooi  /li .  Gian^iacomo  Jloufièau,  quella  4i  aver 

compofle  Commedie  nel  tempo  meàefìmo,  io  cai  egU 
i  «caaiTa  a  vitaperatt .  ceni  caUùra  /bfiale  ,  le  icien- 


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.QoUooi  oeile  Tue  CovafSc-sibh  teceVQni^ 
nientQ  dfpinu  )a  natura  aSar  mcgìio  de*Co^ 
mici  Francefi.  Circa  le  .Comedie  burlcfcfie^ 

e  piacevoli  ,  de'  quali  l'Europa  abonda  ,  e 
che  nafcono  ,  e  miiojono  in  ogni  iflame  ^  p 
che  fono  un  mido  di  (liie  faqeto^.e  pirico 
fui  modello  di  Ariflo(ao^^  Pg^nio  può  giuf 
dicarne.  Del  rimanente  ognuno  potrà ttovat* 
unite  nel  iblo  MeiaQafiò  tutte  k  grazie  d* 
.ogni  poesia,  draniinaiiai^.  e^  batta  egif  folo 
per  ogni  Poeta  (*).    *       *         .  ,  . 

§.  37.  U  epica  Poesia  y  cioè  quella^  lii 
cui  r  azione  non  fi  rapprefenia  ,  ma  fi  rac- 
, conta  dai  Poeta  ,  è  quella,  in  cui  fi  defcri- 
vono  avvenimenti .  WMci  j  , grandi  ,  nobili'^ 
iiiuftri .  •  QjoeOo  .jgenere ,  ài  poe^  fiil  prinui^ 
pio  era  una  Tpecie  di  poesia  didattiqi  fulp 
amiche  IRorie  <lef  Dei  ,  degli  eroi  ,  degli 
avvenimenti  fifici  ,  e  fenomeni  del  gloEx> , 
fuUe  pliche  Cofmogonie»  e  Teogonie  ^  che 

,     .  fili- 


«,  le, arti,  e  molto  pid  là  poefia  iraminatìc«,  €  éi 

IpcttacoH .  Si  può  vedere  quanto  egli  fcrilTc  in  occato- 

nc  dell' articolo  GineurM  ^  che  Ci  era  ÌM.  d'Alembert 

inferito  nell'  Enciclopedia  di  Parigi,  e  «pianto  fi  fcrifle 

conila  il  Rouflcau  daH'  ifteflo  ^[.  d'  Alembert ,  difen- 

forc  degli  fpecuQoU  Draiumatici,. creduti  dai  Roul&aa 
pcrniciofi. 

(*)  OA  Volede  un  bel  quadro  della  Pocfia  Tra- 
gica «e  Comici  dovri  Vederlo  nel  Poema  Francese  di 


I 

/ 

* 


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iuilc  tradizionf  ,  che  corrrttio  ,  H  anJavirrr 
cantando  ,  o  nelle  menfe  ,  o  nelle  fede  de' 
Dei ,  o  in  alire  liete  circoftanze  .  I  Caniorr 
fi  diceano  da*  Gred  Rhaffodi  ,  e  le  poede 
-RhaffodU 

^'  *  '  39*  Gir  SciittoH  dP  infinite  Poeticfie 
hàn  peccato  in  Omeio ,  ed  in  Virgilio  defr 
nrzibni  ,  e  regole  per  i  Poemi  Epid  ,  alle 
quali  regofe  mai  quei  Poeti  fognaronò  ,  e 
che  non  fono  adattabili  ad  ogni  genere  di 
poema  epico  ,  perchè  ogni  nazione  ha  poe- 
mi epici  di  un  guHo  diverfo  ,  e  di  caratteri 
diflfèrentf  .  Quefta  verità  è  fiata  a  lungo  da 
'Moff/I  Ì€  Vdtàtrt  dimolirata  nei  fcio  Siggié 

Paeiltf  E/Ua  ove  d  {ia  dato  Un  qua* 
dio  fllofofico  delh'  nétnra  df  '  tal  poesia  ,  e 
de*  principali  Poeti  Epici  ,  cioè  di  Omerc, 
di  Virgilio ,  di  Lucana  ,  del  TrlJJino  del  TaJ^ 
fo  f  del  Comouens  ,  di  D.  Alcnio  Ercilia  , 
«  di  Aiilton ,  di  quali  Poeti  c'  impara  a  giu- 
dicare ,  ed  a  conofcere  le  bellezze ,  e  i  di« 
ietti*  VUkSo  Monf.  dt  Voltaire ^  ottimo  gru- 
dice  in  materia  di  poesia  »  eà,  eloquenza  »  ha 
Ibrhto  Untò  *  poenia  epiioo  ,  che  Abia  la 
Francia,  cioè  VÈrriade^  Poema  tanto applau- 
..diip  dairEuropa ,  e  tradotto  in  ogni  lingun. 

§.  ^Q.  lì  partito  degli  zelanti  difenfori 
df  Omero  dice^  che  Omero  iia  il  Dio 
d^la  Poesia  £pica  ,  il  fonte  di  ogni  dottrina, 
^iri  dicono  ^  che  le  Aie  opem  fieno  come 
mtticiie  .medmlie  «  che ,  Ufogoar  a?eie  »  ftb* 

bene 


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bene  non  corrano  nef  commercio  •  Lo  Sca« 
Ifgero  difprezzò  Omero,  come  fece  Aleffan- 
chro  TaSbni  ne*  Tuoi  pensieri  diverii  •  Chi 
volefiè  conolcere  Omero  »  dovrà  leggere^  li 
»k&ìSk€  IJhnklm  Mirtei»  ,  «  gU  icrkit  di 
Omero  -  di  W^Ìap^/  IngieTe,  ed  ilSign.  Vi- 
co nella  Scienza  nuova  .  Non  è  cofa  tacile  il 
determinare  chi  Ha  flato  Omero  ,  e  fé  egli 
fia  flato  r  AtKore  delie  opere  clie  gii  fi  atr^ 
tribuìrcono  •  Evodoto  ne  ha  TcfitNi  una  Tfta 
ftvolora  p  e  Lem  Aliaci  ha  inoltb  |HurlM 
fiiHa  'Fmth  di  Omeio.  Monf.  U  Sstuusi  ilo* 
po  aver  iungamciiM'dircorfe  poema  epi« 
00  ,  rt>lla  maceria  di  q\4elb  y  Tulle  fue  qua* 
lità  ,  fuglr  epirodj  ,  o  azioni  fubordinatc  ali' 
azione  principale  ,  fui  nodo  ,  e  Tulio  Tvilup* 


maniere  di  far*  uib  del  foblioie  ,  «  del  mà- 
tavigliofo  nciP  £pcipeja>  itftlf^' vèrifRiiHitiidl- 
4ie  4  ed  integrbà  delF  aaionc  y  perfenag^ 
^eir£popeja  ^  e  de*  lóro  caratteri  ^  e  collu* 

m'ì  y  Tulla  forma  del  Poema  Epico  ,  Tulle 
parti  del  medefimo  ,  cioè  propofiiìone  ,  in- 
vocazione ,  e  narrazione,  e  fugli  actìGcj  che 
debbonfi  uTare  ip.  tali  parti- ,  iu\\o  ilik  r 
^erfi  convenevoli  ,  palla  quindi  ad  analixare 
r  Iliade  di  Omero ,  efaminandone  l' azione  ^ 
V  invenzione  ,  e  lo  ftiie  ,  la  diTpofizkme  ,  i 
caratteri  i  le  immagini  ,  e  l' 'elocuzione  ,  e 
tutte  le  bellezze  ,  e  paffa  quindi  ad  eTami- 

So- 


'  f88  .... 
Sopra  Omero  fece  dtlfe  favre  rifleHjDni  il 
Gravifia  nel  Tuo  dotto  iìbro  della  Ragiùtt 
fóuica  ,  ed  il  Tcmafiài  neli*  opcfa  falla  Ut^ 
ma  é£F$en. 

Ooieio  odie  fue  poem  d-dà 
i  ritratti  de*  (ecoli  groflblani  ,  e  poco  colte  g 
t  di  eroi  confiraili  ;  ma  i  ritratti  dell'  Enei- 
de di  Virgilio  ,  c  de*  fuoi  Eroi  foiìo  de' 
quadri  della  cultura  la  più  raffinata  ,  e  delie 
•ni  le  più  perfette.  Può  friincamente  dirG  i 
fibe  la  Maeilà ,  e  la  gloria  dell'  {piperò  Ro* 
mano  (bao.oonfmate«  e  dipinte  oelk'operft 
df  Virgilio  >  la  dr  cui  eboizione  •  e  Je  Ima* 
ginr  Tono  portentofiflmie  ,  ed  inOgni .  Monf. 
U  Batteux  fa  molte  ollèrvazioni ,  e  parai^oai 
Ifa  Omero  ,  e  Virgilio ,  e  fa  20.  gravi  cen* 
iiire  contro  V  Eneide  del  medefimo  »  dichia^ 
jrandolo  airai  inferiore  ad  Omero  (C-j)  .  Lo 
^aligero  all'  oppoflo  »  che  tanto  ha  biaGma* 
j»  Ulta  irPoet;^  •  ed  Omero  »  tofciò  fcritto» 
€be:Virg)lb  era  un.(i|uflie«  ii^  Poesia  *,  cbe 
4Utto  in  efib  fi  dovea  adorare  ,  e  fece  un 
capitolo  iniiiolaio  Ara  Publii  Virgilit  Maro* 
(68)  •  Ecco  le  varietà  ,  c  contrarietà  del- 
le umane  opinioni  •  U  Ingìeià  Mylord  Ad- 


*  .   •       •  •      •  ,  '  » 

«       .  (fif)  '  ,C9W$  des  èelL  LéUn  Tm*  IL  Trsiii  If^. 
,4^  Potme  Epiqut  Chip,  Xxir,  pjg,  sd 

'{JS^    J(€élig.  tot  tic,  Libr,  Hyptrcfitic,  eap*  «f- 
'ikk  ptlg*  817^" «to  éa-èk  létT*  ^  Se  òcaligeco  portò 

fetà 


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I 


diflfon  preferiva  Milton  a  mttr  gli  Epici  Poè- 
ti Greci ,  e  Latini .  Ma  chi  vuole  «  come  Gè 
da  noi  detto»  veramente  oonofcere  le  beiiei* 
ze ,  é  i  dxfettr  de'  Poeti  Epfd  diOvrà  leg[gei'c 
ii  Saggio  di  Monf.'  iz  Vtkaìn  Tiilla  poesìif 
èpica  »  e  chi  vnot  comporre  uti  ' poema  epi^' 
co  dee  giiardarfi-*dalie  tante  fnotiii  ,  ed  in- 
viluppate regole  fcritte  in  larrre  poetiche , 
e  di  tali  regole  invece  dovrà  fare  una  lettu- 
ra ragionata  de' Poeti  epici  di  ogni  nazione  » 
giacché  i  Maeli!ri  delP  eloquenza  poetica  , 
proGnca  par*  che  fi  fiano  impegnati  con  tari* 
te  aOrufe  regole  ,  éd  invilnppati  prècetti  de 
fendere  inacceflfibile  ,  e  circondata  d*  itìefirii' 
cabili  labirinti  la  via  deli*  eloquenza  •  • 

§.  42.  Dopo  la  poesia  epica  ,  viene  fa 
poesia  eroicomica,  o  fìa  ferio  giocofa^  come 
è  la  Secchia  Kapita  del  Taffoni  io  Italiano  » 
il  Luirìn  di  Boilutu  in  Fcancefe  ,  ec.  In  lai 
genere  di  poesia  i  eooellenie  i'Arioflo. 

$.43.  Quanto  noi  abbiam  detto  dell* 

eloquenza  filorofrca  in  profa  ,  fì  pob  applica* 

lUreto^ueaza  didattica  poetica  «  nella  ^na* 

•  •  •    •  I0 


rò  fvaotagg^oio  jMmo  AOaieee^  e  npia^ffimo 
Virgilio 9  TI  i  (tato  ini  itn  Inglése,  cioè  il  Signor 
Makartntjr^  che  ha  foltenatOy  che  un  fol  FoenuiEpi- 
^  TI  è  (lato  al  Mondo  y  cioè  L'Uìéd*  di  Omm^  e  cte 

mui  gjU  alui  cnao  imitnoai. 


le  vi  dettone  fflere^aggiiniie  fegmie  jUK 
popsia^  cerniera  moki  dtUxsffi  fibiofici  io  v£C* 
lo  di  molti  Poeti  moderni  •  La  poesia  didat^ 
tica  c  andchidiaia  ,  ed  eda  fiiUe  piime  in< 
fegnò  a'  popoli  ic  amiche  leggi  ,  e  le  anii- 
CoeXIiocie..  Con  eda  VicgUig^»  edJ£iìodo  in* 
regnarono  V  arte  di  coltivare  i  campi  « 
tìo  f.  Gfwniina.  Vida  ,  e  Pefpreaux  V  aru» 
Popàcà  ,.,ed  il  SaàUfÈt  Xt  mt  àd  ce» 
lune,  le  poesie  ,  che  còmengono  imegna- 
menti  morali  ,  fi  riducono  a  poesia  didatti- 
ca •  Tal'  poesìa  dcv'  efière  ornata  di  grazie 
di  una  dicitura:  vaga  ,  e  proporzionata  alla 
mateKÌa,  e  vi  dee  edere  oelie  idee^  e  nelle  ' 
Go(e  »  ordine  »  chiarezza  ^  e  preci  (ione  •  1u 
AoA  Lucreiia  dei  Cacdinai  di  Poiìgoac  & 
'  im  capo  di  opeca  di  poesia  didattica  »  come 
altresì  il  Poema  falla  rdigiane  di  Racine 

§.  Vi  (bno  molte  fpecie  di  poesie 
mifle^  nelle  quali  ponoo  trattarli  diverfe  ma- 
terie d^idoria,  di  fidca,  di  altre  difcipline  ; 
di  oofe  làtifidiie  ,  ed  altre  confi mili  •  Queflc; 
tóoo  le  poesie  dltiraiaiiiche  da  molti  •adopra* 
le  ooGoca  ia  oofe  ibie  it  e  fiiofoGc&e  ».  in  b»' 

dei 


f*^  Alla  Cla(Iè  della  poefia.  didattica  (i  riferiCce 
il  Sèggio  falla  vita  urna/iUf  ch^  fi  accribuifce  a  Pope 
Hampaio  dal  Warbartoa .  A  tal  Sagc;io  i  pr^aciEi  una 


de'  itegli  eroi  »  e  delle  fcienze  ee.  Cosi  Ci 
Ti&rifcono  a  molte  materie  ,  le  Ltmtt  in., 
yerfo»  come  fono  i*iipì(lole  di  Orazio»  cbg. 
concengOM  v%t\t  «  inetreflaiiif  mterie  # 
L' EpigmnHna  è  ancora  un  genera  di  povdii» 
miaa  ,  pmhè  io  cflb  fi  ^onteDgpm  iodi  ^ 
defcriiiocM  >  iCorie  ,  precftti  didauici  ^  fati-, 
re  ,  preghiere  ec.  (6p)  ,  Chi  voieflè  eccci* 
icoti  i^od^Ui  dì  aDti$t\i  Epigcdipmì  potrà 

aree- 

■ 

(9^)  Ub' epigramma  ete  eontieoe  precetti  didat^ 
«ci  è  ^iit(to  fiiOico  fuir^pigratooia;  -  ^ 

•  > 

fin  mtlU  »  ^  fir  fùif^is  txipii* . 

V  EéSgMuna  cbe  fMtiM  M  Mbiiioec  i 
fiiUé  Mlkà  U  Amico  t 

J^fX  itèigue  Utit ^  naturam  ampleUitur  omnetn^ 

V 

fucilo  che  cooticoe  fiuti  UImìcì  k  ^aofto  di  Virgilio  « 
-  JiantuA  mi  gtnuit  ^  CàUhri  tàpuére^  unH  mutf^ 


GUFpigrammi  Satìckì  fi>oo  infiniti  in  Marziale,  ed  ia 
Oven  inglefe  •  L'^  Epigraimoa  di  pieghe  ^ebba 
fieAo  di  Manuale! 


^    fhfpkùu  ftddé  éumt  fM  pmdl4  mfi^^  mw* 


avergli  tieff  Antologia  Greca,  in  molti  Epi- 
graimnì  di  Luciano ,  e  tra'Latìni  in  Marzia- 
te  ,  e  neir  Aufonio  ,  ec.  Quello  genere  di 
poesia  Meve  c  affai  diffidle  ,  'perchè,  dev* 
iffR»  brieve,  fpiriiofo  ,  pungente  ,  encrgeu- 
co  4  ameno»  e  di  uno  ftile  adattata  aUa  co- 
fii ,  ma  buona  parte  degli  Anton  4cgK  Epi- 
grammi han  degenerato  in  ofcenità  ,  cooie 
Marziale,  eRoulFeau,  o  in  freddi  fcherzi  di 
pacolc  ,  ca^Q  talora  Aufonio  ,  o  in  fati  re 
oloene»  coaie  GiambattiAa  RouGreaa ,  o  hati  . 
^trattato  in  efli  di  colè  allurde  ed  empie  « 
cpin^  .  talora  il  Vdtaiie^  Oirven  Ingleta  ec* 
óiì  Epigrammi  nei  rigorolb  fcofó;4d  vo-, 
cabolo  erano  ifcrizioni  pofte  in  qiial- 
fifia  luogo  ,  o  per  funzione  mefla ,  o  allegra. 
Ve  n'  erano  per  le  fepoliure  ,  per  i  trofei 
bellici  ,  per  le  fabriche  ,  per  i  monumenti 
iliuOri ,  onde  Virgilio  fece  dire  ad  Enea^ 

*  nm  cméOnt  figno  : 

Ama$  hcu  di  Jìan^s  vìSvrSm  àrma  (70). 

^11  noftro  Capaflb  fu  Autore  di  belli  e  face^ 
ti  Epigrammi  italiani  (71)  •  E*  da:  igdarO  il 

Ftao- 

s 


(70J    yirgil.  jCn^ià,  ni  verf. 
.    (71/  .Ca^Mb  Qvcn  ^wtit  io  4*  Ni£oU  iy6i^ 


Francefe  Epigramma  di  Uonf.  it  fUtArc  in 
lode  di  Ab^.     Maupvmìs  ; 

It  gldht  md  cmum  t  ftf  a  a  fem  mfùrer  , 
Demnt  joi  mMununt,  0u.fa  gioire  fe  fonde. 
Son  fin  tfl  de  fixer     fidare  du  MawU 
He  lui  pLaircr  St.  de  i  èdairer  . 

§.  4f..  Gli  Epigrammi  panno  efTere  di 
un  foio.verlo,  couu  qt^ìo  di  Virgitia,* 

4kaeas  luta  dcDanals  viSarUm  anfa, 

O  di  due  ,  come  qiiefto  m  lode  dell'  Augit- 
fiiilioia  Imperatrice,  delie  Kuffie  Caterina  IL 


^     .     .   jiL 

da  noi  oompoflo 


»  4 


Catharina  fuu  fub  Imagm  Palladis  ólim  , 
Hacce  fub  effi^.  v^L  moda  PaUas  adsft  .. 

O  pure  poimo  eflere  di  più.  verO  oompoflr  ^ 
come  r altro  noAso  ia  lode  dei  S^nio  Padce 
7ip  \L  PooteGce  .ReggaDte* 

Stxtum  cerne  Pium    Stupor  ingens  Piq* 

.         nibus  Hic  cji 

Terrigenifque  PÌrU ,  nmninìhufque  poli 

tmiftcem  Mapim  d§m  Uibb  »^  Of^ 

bis  aimtAi  • 
SUSt  gentt  ;  Htàc  paret  auicqidd  in 
'  Orbppides 

.  Tw  -tt  5  fife 


.  ^'iHìc^tr  ,  Hie  ejl  ,  referunt  Mimdus  quo 

Rell^io  folmas ,  Ctdìca  fura  decus 
Kuniim  Ue  àUgni  doSrìaa  Ulumnat 


Lumen  Hk  ,  Uk  Offin  ^  Hk  Via  , 
Vita,  Salus. 
Hic  rigai  ,  Hic  piantai  ,  docu  ffic»  H» 
pafcit^  &  unit 
Eluit ,  irradiai  »  dirigit ,  $rnat ,  alit 
Dum  docet  ,  atfiè  btat  Tmas  Ecdefià 

'  Va^nt  Aflra  \  gemm  tartara  ,  ^c- 
triu  watm 

•  *  * 

'hi  vuol  ridurre  in  un  folo  precetto  tutte 
'  5  regole   poffibilì  deli'  eloquenza  poetica  » 
i(ìa  che  dica  »  che  la  pittura  è  una  poesia 
iuta  ,  e  la  Poesìa  una  pittura  parlane  .  Le 
pere  poètiche  aiie  quali  il  nome  di  pittura 
.  jon  conviene  »  non  lopo  poesìe  (72)  :  Ecw 
un  brieve  Saggio  detto  liite  degli  Epigrammi 
dì  Tarié  fpecie.  Ed  eeco  II  Bne  delle  noAre 
fifiefljofìi  iuU' eloquenza  poetica  >  e  prolaica  « 

•5    1.  •     •  .  • 

IN. 


molata  jin  Effay  tipon  i'aetry  and  Péinting^  Witk 
r^iaH^n  ta  th€  òàe*€d  émi^  tropkéM  Hiftory  ,  witk 
an    J^ppèndix  €0lKi/IIÙtg  iU^Aiqf  A»  MTfìtkg  sd 

■ 


\ 


INDICÒ 

DE'  CAPI  DEL  SECONDO  TOMO . 

*     -PARTE  t 

Deiraate  dMnTegnare  ,  ed  apprendere  la 
vera  eloquenza,  è  de' forni  generali 
delia  medefima  . 


•  •  • 


-    CAP.  I.    EiimoUgU  ,  dmfioni  ,  Jinl  ,  ed  ufi 
della  Reitorica  ,  Pa^  i 

CAPO  li.    Del  difcorfo,  deW  orazione  ,  della 
l    perfuafione  ,  e  delle  divifioni  de'  generi  deW 

'  ^  5^^^"^^J^>  *  ^^^^  fi ^^^0^0  da'Reuorici.  pa^.T  ^ 
CAPO  III.    DdClni^en^ione  ,  e  de  penjien, 

^^f.^fA^Jf  ^g^l'E/a^ae^^g  in  generale,  ^à^.2o 
CMO  IV.    Della  conojcenia  delle  fuy ole  In 

"     particolare.     ^  pay.  28 

'Capo  V.    DelV  JJlorta.   pV^.  06 

CAPO  Vi.    Ddla  geografa,  e  della  CroW- 

pag.  JQ 

CAPO  VII.  ^  De  varj-cojìumi  de  Popoli,  pa.ya 

CAPO  Vili.    Uelle  varu  età  deali  Uomini. 

-,   .   '         pao.  oc 
CAPO  IX.    Degfi  tf/erii  /  <  Jel/e  p^^o.i .  ' 

••  •  1  "Pa^* 

♦  CAPO  X.    Delle 'taratterijiiche  ielle  pajfioni , 

c^e  derivano  dalle  Parie  condiiioni  deirUo  • 
;  ^iTiri  •    -      '     pa^»  7 

•.. •  ••   f 


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I 


59^ 

CAPO  XI.    Confeguenie  dtlU  toft  an\ìdettt 
m  rapporta  alL  cLoguen^a  ♦  pag*  87 

PARTE  II. 

.     •  • 

De* fonti  dell'eloquenza  in  particolare,  o  fia 

deir  invenzione. 

CAPO  T.    DeW  idee  ,  ti  errori  ,  de  da  eft 

derivano  >  pag.  ^3 

CAPO  11.    DelV  autorità  umana  ,  de^  libri  .  c 

delle  tejiimonian^e  •  pag.  5)7 

CAPO  ili.    Velie  parole^  ed  errori  ,  che  da 

ejfe  derivano .  pa^>  loS 

^^^^  IV.  De/r/wv^^/W.  pag.^Til 
CAPO  V.    De' Topici  dell'Eloquenza  Oratoria 

fecondo  taluni .  pag.  124 

^  ^      y  ?•  genere  deliberatipo  .  pag.  132 

CAPO  VII.    I^e/  genere  dimoflrativo*  pa.  1 
CAPO  Vili.    i;e/  genere  giudiziario ,  come  ì 

Retorici ^  dicono .  pag. 

•      »        *  * 

PARTE      m.  ' 

Della  difpofizione    metodo ,  ed  ordine 
neli^  eloquenza ,  e  del  vero  piano 

di  pervenirci  •  . .  v  • 


CAPO  I.    Idee  degli  antichi  Rettorìci  fulU 

parti  deW  eloquenza  ♦  pag.  1 

CAPO  IJ.  '  ^ipejjioni  fulla  vera  me  di  di-^ 


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S9J 

fporre  ndP  eloquenza  .  pag.  i6j 

CAPOrrn    UetCane  di  ben  pensare  .  p.  170 
CAPO  I  V.  Df^ytc  di  ben'injegnare .  paTTy]^ 
Capo  V.    DeW  arte  di  ben  comporre  ,  e  di 
fcrivtr  bene.  pag.  187 

CAPO  Vi.  DeWarte  di  ben  capire  ^ dTSm 
'  leggere  ,  di  bene  fludiare ,  di  ben  eommenta" 
'    r€,  e  di  fceglierc  i  libri,  c  modelli  da  imU 

Capo  vii.  Si  dlmojlrano  con  alcuni  efempj 
i  Letterarj  dored  di  chi  legge  ,  e  di  chi 
puoi  ben  capire  ,  e  ben  commentar  gli  Jiw 
torij^  •  "   •  pag.  220 

P  A  R  T  E      IV.  / 

Dello  8ite,  e  del  buon  guflo  nell'eloquenza; 

CAPO  I.    Dello  Jlile  in  generale  .  pag.  ayp 
CAPO  If.    Velie  parie  qualità  ,  e  divifioni 
dello  Jlile.  (pag.  26^^ 

CAPO  ili.    OJfervafioni  /opra  i  varj  Jlili , 
dicono  i  ì^ettorici ,  pag.  272 

CAPO  ly,    V.iflcJìioni  Filojojiche  fullo  ftiU, 

t  J.'^Ì^^J^^  !^^^}^  *  ,  pa^.  288 

CAPO  V.    Delio  Jlile  concatenato  y  e  divifo  , 

0  M      periodi .  pag.  jotf 

CAPO  VI.    mio  Jlile  figurm /o  fia  de 

Tropi ,  e  figure  •  pag.  3 1 

PAR^ 


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'.PARTE  V. 

Dello  flile  in  rapporto  a'  tempi,  ed  alle. 

nazioni  diverfe  • 

Il  ». 

CAPO  I.  DeW  antica  eloquenza  del  filen^ìo  . 

CAPO  If.   T>ello  ftile  Laconico  ,  Kodio  ,  At- 
tico^  ti  AJìatico,    f  pag.  367 

Capo  ih.    Deir  eloquenia  delle  antiche  na^» 
^lonì  ,  c  Uro  fttle .  pag.  377 

CAPO  IV.    Dc/r£7o^^en^a  tie//a  Sacra  Sem- 
tura,  pag.  382 
Capo  V*   Deir  Eloquenia  Greca  ^  e  Latina. 

'   pag.  35?p 

CAPO  VI.    DtWEloquen^a  delie  altre  modef- 
'  re  »  cio^  degV  haliani  ,  de' Prancejf , 

degL'inglejL  pag.  ^13 

»        PARTE  VL 

*^ Dello  flile,  e  dell' eloquenza  in  rapporto  al- 
*'    -  le  cofe,  alle  materie,  allcfcienze. 

»        -     *         .  •  *  •  • 

.  CAPO  ì. '.DeW eloquenza  del  pulpito»  pa.  437 
;CAFO  li.    T)  eie  eloquenza  del  foro,  pa.^^d 
.CAPO  II.    DelC  Eloquenza  Jfiorica,  pa.  4.7Q 
.  CAPO  iV.    Beir  Eloquenza  didattica  ,  Fdofo^ 
fica  g  Accadeirùca  ,  Jcientijìca  ec.    pag.  5*07 
•^CaFO^V.    Deir  eloquenia  familiare  ,  dialogr' 
ca  ,  ed  epijiolare  ,  pag. 
CAFU  Va,  DdV  eloquenia  Poetica,  pag.  5*3 1 


Pag.  3.  lin.  ulr.  del  tcflb:  Ei  «ile  Fib&fii.  cìie  fo-' 

Eà  «Clic  Filofofia  fililo  la  ilUwainarci ,  CmU. 
icop» ,  e  &a  lidisi  Re(      io  (capo  .  e  fini  dell^ 

5.  lin.  o.  (^ommciarouo  P^in^^f^^yt^ 
7.  lin.  penult.  dell'  uiùiQft 

nota  Convertanuo  ConvertaupoL 

9.  lin.p.  dclUnoia  Nou  è  Non  è 

ij.alUnóLlin.id!.  Atuihttd  Aiffibutt,  ^ 
17*  alla  nota  lio.  ulc  Sa-  v 

per  udiare  Saper  (ludim 

43.  alla  nòta  fi».  5.  Vtel  Virtù 

47.  nota  I».  1111,4.  M^ji  j^^if  jgg  i^f^ 

53*  aila  nota  Un.  3.  U  É  k  loro  ó)lleiioiiÌ 

loro  collezioni  -  ^  •  ^ 

75-     I.  lin.^  Cooofian-.  €900(11119'  ^  f  (oteem 
to ,  è  Ipiejrati  molti  'mollo-  ^ 

7p.  dopo  la  nota  4.  mani- 
ca la  citazione  della  noe.  "Vi)  T/iim^Mì^  diÈ 
5. ,  che  dee  efler  cosi       jKnmes  •    •  '  ' 

114.  notay^nc'vcrìifeglefi     J^'^*^  •  ■  •  •  - 

di  ffop.r.i^fifmati0g£aff  Prifmatic  gUJt  .  ' 

li7.noc,p«U.irXt«coidil»  Crocodilo         *  * 

"jJ:ihifi^'^  *o**?^'  E  dicono  ,  che  la  àìW. 
no  U  dcfioiwoBjBettoncr     aiooc  Rectòcica 

meni  éiwùiigf  gjj^n,  Ht^^}  '  • 

1 3  9.  noe.  7,  li,  T^f^rnuU  Hit  fmUéùd    '         \'  ^ 
aoé.all^not.  nelUotazkiié*''      ,  *- 

•  vcrfk  di  Gioven.  thetmu'  thérmoj  '  •  -  " 

«5^.  nota  15.  tellourìer  PtLloutiép  '         '     '  ' 

13^.  not.  15.  lina.  pag.  ; 8 ?  pag.  tj^y-  •     '  •  .  •  • 

aji.  il.  I.  al  tefto  La  varietà  La  vanità  '  * 
i70.aIlanoc.8.v.uJt.  S.Mard 


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'1 


600                      .       ^  -  * 

A^ani  tumuli  Afiani  atmuii  ^ 

ipo.      5«  lin*  ^»  Criitchc  Critiche 

ao  I .  alla  noi.  li.  17.  Molàico  Mofàico 

5.  Im-S».  ^tabiU  S»bitì  ^ 

i5>j.  no»  7.           W  ilett*  aringa  pm  MU§Mé 

«II.  lin.5.  che  un  difcorl»  die  in  un  éSsml» 

jio.  1.7.1i.ii;  4pinj5enfi  dipingerfi 

«24.  nota  14»  li* «It*»"'^  ''  I:  1  - 

ni.nellanQi.li5.inaicg|i  a»  cg^i  non  nflecti 

riaeiiè 

al  lefto  liQ.  f.  (prò*'  ^copontoaaie  ^ictafive 

ponionati  metafore 

Ijj.  li. I. al  tefto  di  milioni  de*  milioni  ^  • 

j^7.  li.  5.  del  tefto  Udente  Oriente 

Z<6.  alla  nota  lia,  u.  il  il  nafo  ichiacciaia  • 

nalo  Ichiattato 

^r.  alla  nota  lin.  6,  Of-  Oflcrva  U  Koujfum  - 

(crva  i  Roujfgju 

354.  alla  no»  Un.  io,  fi  Jont  femU 
"font  finii 

38y«aMan.i>ii.5«'c^/»^pif»eirf  •  €ompaf€Ì.  - 
43^.  alla  noat  n.  lin» 

4<77allanot*z8.IlpeatCdak  ^ 

Styli  Hioiid             *  StyU  m<mà     •   •  ^. 

Oficftiò                  "  ^.Ofic»  ... 
535.  nella  nota  lin»  i  ^  •  • 

a'verfi  di  Ovidio  •  :  •. 

CaUfcimus  ilU    J  cMUfeimus  ilio»  •.  . 

J37.  lin.ult.  Ch'è  per  Fi-.  OÀ  per  fibfofico  raaiQ-  '^• 

loÉofico  raziocipio  cinio.  r  •   .• . 

54^.  5.   17.  lin.  j..  dcV  de  Poeti  Epici     .•  v 

Poetici  £pià      .  .  .  :•  • ' 

Gli  dui  irmi  fi  correggermut  iàlPmn^€Ì0^  ' 

«114  dd  Latore  •  , 


• 

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I 


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