Luigi Speranza -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z W
Luigi Speranza –
GRICE ITALO!; ossia, Grice e Winspeare: la ragione conversazionele e l’elogio
d’Antonino – “Della filosofia romana” – la scuola di Portici – filosofia
napoletana – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Portici). Keywords: lessicografia filosofica –
linguistic botanising – storia della filosofia – Cicerone – Antonino. Filosofo
napoletano. Filosofo campanese. Filosofo italiano. Portici, Napoli, Campania.
Essential Italian philosopher. “My Italian friends do not consider me Italian,
though!” Winspeare’s ancestors are from Yorkshire in a bad time. Henry VIII.
“So the king’s option was clear: either your head off or move to Capri. I chose the second.” Opere: “Delle confessioni
spontanee de’ rei” (Simoniana, Napoli); “L’abuso feudale” (Trani, Napoli);
“Voti de’ Napolitano (Napoli); “La voce di Napodano; ossia, illustrazione del
patto di Capuana e Nido” (Trani, Napoli); “Le Leggi di Cicerone” (Trani,
Napoli); “Delle chiese ricettizie del regno” (Trani, Napoli); “Filosofia”
(Trani, Napoli); “Dissertazioni legali” (Agrelli, Napoli); “La colonia perpetua
ed il diritto feudale abolito” (Pesole, Napoli). Della filosofia romana. La
filosofia romana comincia da CICERONE. A CICERONE e dovuta la lode di aver dato
la cittadinanza latina alla disciplina greca, e di avere eccitato in questo
studio l’emulazione de’ suoi cittadini. Di Cicerone è il vanto di avere
richiamato la scienza ai principi dell’Accademia e di averla applicata alla
vita si private che publica, e di darli un linguaggio che prima non aveva.
Pe’quali meriti, Cicerone raccolge in se la gloria dei maestri greci. Sapiente
come Socrate, eloquente come Platone, erudito come Aristotele, e austero come
Zenone, Cicerone compende in se le più chiare menti di Grecia, sì che risplende
nel mondo intelligente, non solamente come il luminare della filosofia latina,
ma come il più ornato, il più elegante, e il più retto ingegno, che onra la
spezie umana. Che se mancogli il merito dell'invenzione, ne ha bene un altro
che quello eguaglia ed avanza, cioè l'essere stato tra gl’antichi il più utile
alla filosofia pratica, avendo rimosso dalla speculativa la investigazione
della causa naturale, e dimostralo l’unità del principio, a cui si annodano la
psicologia e la morale. Infatti, avendo, come Socrate, stabilito per scopo
d’ogni filosofia la conoscenza di se medesimo, da questo fa nascere la
conoscenza del divino, la celeste origine delle anime umane e l’ordine morale
degl’esseri creati, il fine de’ beni e de’ mali, la cognizione del sommo bene,
il principio dell’obligazione naturale, e la nozione di quella eterna legge che
tutto modera e governa. Avendo così dato alla filosofia un fine vero e utile alla
vita umana, poco entrar volle ne’ concetti astratti, e forse disprezzogli al
par di Socrate. Questo ha fatto a molti dire che Cicerone nell' esporre filosofia
non sempre penetrato addentro nel suo senso, e fosse quasi rimaso straniero a
quella esoterica sapienza, che taluni tanto più predicano e ammirano, quanto
più di tenebroso trovano nelle sue concezioni. E qui domanderemmo, se non è
arroganza de’ moderni il tassare di poca penetrazione la più luminosa mente
dell'antichità. Cicerone abbraccia tutte le parti del sapere umano, svolge le
più gravi questioni di filosofia intellettuale, e spogliandole de’ sofismi
della dialettica le rendette facili e popolari. E vorremmo ancora sapere, se
possa imputarsi a difetto di scienza l’avere ommesso quelle controversie
astratte, che non solamente non contribuiscono alla perfezione della
cognizione, ma la fanno in falsa parte piegare? Sarà facile il rispondere a
chiunque farassi a considerare le parti singole della filosofia trattate da
Cicerone, prendendole dal quadro che Cicerone stesso ne fa nella introduzione d’uno
de' suoi libri filosofici. Ne’ libri accademici Cicerone vuole dimostrare la
prima e più importante verità della cognizione umana, la certezza delle
sorgenti delle idee. In ciò fare, origine e realità della umana segue per
rispetto a' sensi la dottrina del Portico, che a quelli dato ha cognizione più
che non ha concesso Aristotele, o sia define e determina il comprensibile de’ sensi
ne’ termini stessi della scuola del Portico. Dal Portico Cicerone deduce, esser
la verità de’ sensi una condizione necessaria della natura, comprovata dalla
differenza che la natura stessa stabilito tra’l piacere e il dolore. Ma accanto
al principio della sensazione, Cicerone colloca la virtù intuitiva dell’anima
come affalto distinta da quello, o sieno le prime nozioni impresse dalla natura,
senza le quali l’anima puo nè intendere nè ragionare -- Tuscul., De legib.,
Academ. --. Visum, impressum, effictumque ex eo unde esset; quale esse non
possel ex eo, unde non esset. Lucullus. Circa la dottrina dell’idee, Cicerone
espone storicamente il concetto di idea dell’Accademia, senza impugnarlo o
sostenerlo. Cicerone narra lo strazio che fatto ne ha Aristotele, insieme co’ suoi
peripatetici nel Lico; lascia da banda la questione del come le nozioni nascose
e adombrate nell’anima si sviluppano, ma riconobbe come indispensabile la
necessità d’un secondo principio tutto intellettuale, senza del quale e impossibile
spiegare le operazioni della mente, l'astrarre, il generalizzare, l'inventare,
e sopratutto il prodigioso fenomeno della memoria. Conforme a’ principi della
umana cognizione e il resto del suo sistema conoscenza intellettuale, che espone
nelle “Tusculane” e ne’ saggi intorno a’ fini de’ beni e di se medesimo de
mali. Per la contemplazione di se medesimo, introdusce l'anima alla cognizione
della immortalità ed immaterialità della sua sostanza, della origine divina da
cui emana, dello scopo della vita, e del sommo bene cui debbe aspirare. E in
prima, la più importante qualità dell'anima, siccome CICERONE avverte, è
l'intuizione di se medesimo, la qual dote è appunto una conseguenza di quel
principio d’intellezione che la natura ha in lei impresso, che non si acquista
co' sensi, e che nella più matura età quando i sensi declinano, diviene più
retto e perspicace. Dalla virtù (andreia), che l'animo ha di vedere se medesimo
e le qualità sue, e dalla forza che ha in se di volere e di muovere, sente
l'uomo essere cotesta virtù (andreia) un principio proprio, non prodotto d’altra
esterna forza, e scopre essere quel principio stesso il quale muove la materia,
affatto simile all’azione, che dà moto e vita all’universo; d'onde conclude non
essere materiale o corporea, nè terrena o mortale, ma celeste ed eterna. Nè
solamente dal principio della volontà e del moto ricava l'immortalità e
l'immaterialità della sostanza sua, ma si bene dall’altre doti intellettuali,
di cui scorgesi arricchita: dalla facoltà di pensare, di ritenere e di
richiamare le idee e le nozioni passate, di antivedere le future, e di
abbracciare col pensiero il divino, le opere sue, e l'infinito stesso, che n'è
il principale attributo. In somma sviluppando il precetto di Socrate, conoscite
stesso, o sia investiga quale sia l’animo tuo, Cicerone fa da quello derivare i
tre primi dogmi della naturale sapienza dell' uomo, l’esistenza del divino,
l'immaterialità, e l’immortalità dell’anima umana. E allorchè dall’interna
investigazione dell'animo passa alla contemplazione de gl’obgetti esterni, e
delle altre opere della natura, quanto più luminoso non diviene il concetto del
divino, della dignità dell'uomo, della sua futura sorte, e del vero scopo della
vita? Delle quali magnificenze sarebbe l'uomo muto e indifferente spettatore al
pari dei bruti, se non avesse sviluppato entro di se le nozioni del proprio
essere, e delle relazioni sue colle altre creature, e coll'autore stesso
dell'universo Academ. “Animo ipso animum videre”. A stabilire poi la vera
nozione del divino, ne’ libri “de natura deorum” vuole Cicerone esporre le
principali opinioni delle scuole, l'accademica, il portico, e il giardino; e
sbandita questa -- la quale dava al divino per suo unico fondamento la pratica
credenza degl’uomini e rendevala affatto inutile alla vita -- dimostra come gl’accademici
discordassero dai filosofi del portico nelle parole più che nella sostanza.
Ciascuna di quelle due scuole non pertanto ha una parte vera: il concetto del
divino, ricavato dall'opera dell'universo, e degl’accademici, i quali ereditano
l'avevano dagl’accademici: l'altro della provvidenza, che tutto regge e dispone
per la utilità dell'uomo, e del Portico. Ma costoro d'altra parte ammetteno
dogmi, e commettevano insieme principii tra loro incompatibili, come la natura
animata cogl’attributi del divino, il fato colla provvidenza e colla libertà
dell’umane azioni. La stessa loro virtù (andreia), o il sommo bene non puo
accomodarsi al viver pratico degl’uomini, dapoichè e collocata in un estremo
tale, che per esso toglievasi ogni merito o biasimo ai fatti, buoni o tristi
che sono, se pur non toccassero l'apice della perfezione. Per esso l'uomo sapiente
divene un essere ideale, che non puo scontrarsi sulla terra. I doni della
natura, la sanità, il vigore, la bellezza, le sostanze sono agguagliate a’ difetti
e alle privazioni contrarie. Il piacere scambiassi col dolore. Le relazioni tra
gl’uomini, gl’ufizi della vita, la prudenza, l’ordine, le virtù (andreia) civili,
la cura de’ publici negozii, e la domestica economia, divenivano tutte qualità
di convenzione, estranee alla sapienza e alla vera virtù (andreia). A rimuovere
l'ostentazione di questa scabrosa virtù (andreia), dopo avere esposto le
opinioni delle greche scuole, Cicerone dimostra quanto di vano fosse nelle
parole e ne’ nuovi vocaboli introdotti dal Portico, e come il giusto mezzo si
trova nell’emendazioni di Panezio, il quale concilia Zenone, cogl’accademici e
co’ peripatetici del lieco. Tale e lo scopo de’ suoi libri intorno a’ fini de’ beni
e de’ mali, insieme co’quali va letto l'altro del fato, che scrive per
accordare insieme la dottrina dell'ordine della natura colla provvidenza, e
colla libertà delle umane azioni -- libro, per altro, di cui ci rimane soltanto
un malconcio avanzo. Non oseremmo fare la stessa apologia de’ libri intorno
alla divinazione, nè sapremmo dire, se avesse Cicerone inteso sostenere la
verità delle scienze divinatorie per l'autorità del portico, o per la necessità
di ri spettare una dottrina popolare, a cui non avrebbe potuto impunemente
contraddire. Forse la maggior lode di quella opera potrebbe ricavarsi dal
filosofico concetto che in essa sovente traluce, cioè che v' ha una provvidenza
conservatrice, della cui assistenza la mente umana senle il bisogno, per modo
che gli stessi prestigii e le superstizioni delle arti divinatorie sono la
pratica espressione di tal bisogno. Quae est causa istarum angustiarum gloriosa
ostentatio in constituendo summo bono. De Finibus. Le opere sin qua esposte
abbracciano tutta la filosofia speculativa di Cicerone. Non sono meno luminose
quelle della filosofia pratica: i libri degl’ufizi contengono l’applicazione
della dottrina del Portico, secondo le emendazioni di Panezio, a’ portamenti
della vita; siccome i libri della republica e delle leggi derivarono dagli
stessi principi le regole per la vita publica, e per lo civile reggimento de’ popoli.
Per Cicerone, in somma, la filosofia nacque in Roma matura, senza passare per
l'età dell'infanzia, siccome aveva fatto in Grecia. Negli studi della umana sapienza,
la ragione romana ha per guida la sperienza, o sia la storia dell’opinioni e
degl’errori del più perspicace e il luminato popolo del mondo, il quale figura
come l'antesignano e il luminare di tutti gl’altri nella carriera delle lettere
e delle scienze. Cicerone e eclettico, perchè altra parte non resta a chi
sopraggiugne nella maturità del sapere, fuorchè il giudicare e lo scegliere. Ma
l'avere esercitato il giudizio e la scelta in tutte le parti della filosofia;
lavere signoreggiato i pensieri de’ greci con un criterio sempre libero e retto;
e l'aver dato ai pensieri della scienza l’espressione, o sia il linguaggio di
cui i romani mancavano, gli meritarono presso i suoi un primato, che altro
sapiente mai non ha presso la propria nazione. In conferma di che giova
osservare, che in tutta la durata del romano impero, e in mezzo a tanti sommi
uomini i quali arricchirono ogni parte del sapere cogli scritti loro; non
apparve più alcuno che fosse stato comparato a Cicerone, si che Cicerone è solo
modello della sana filosofia tra’ latini, come Socrate tra’ greci. Della
filosofia pratica sopratutto Cicerone e benemerito, dapoichè per lui la
dottrina del Portico passa dalla scuola nel foro, e nel grande teatro del
mondo. Da questa la giurisprudenza attinse le cardinali nozioni della
giustizia, e dell’obligazioni, proprie a stringere e consolidare i legami delle
civili associazioni. E sebbene nelle mani de’ giureconsulti la dottrina del
portico acquistato ha una tinta di disputabile, aliena dalla sua naturale
rigidezza, e avesse da Seneca ricevuto un certo orpello declamatorio; pur
tuttavolta fu da Arriano nel manuale di Epitteto richiamata a’ severi principii
di Zenone e di Cleanto. Certamente in Roma ottenne successi maggiori che in
Grecia, per chè ivi divenne madre della sapienza civile, ed ha il vanto di aver
dato al mondo due perfetti modelli di re, nelle persone di Marc’Aurelio Antonino
e di Antonino. Restiamo dall’internarci negli ultimi periodi della filosofia
del basso impero. Tra perchè le vecchie nazioni che il componevano, nella
condizione stessa della loro vita civile trovano invincibili osta coli a’ progressi
della ragione; e perchè gl’ultimi aneliti della filosofia andano in quel tempo
a scontrarsi col grande avvenimento, che rinnovar doveva la religione, la
coltura e i costumi di tutti i popoli. Basta dire che il ritratto dell’opinioni
e de'costumi della ultima età dell'impero romano: lo scetticismo e
l'indifferenza per ogni verità formano la doltrina de’ sapienti. La corruzione
scioglieva ogni giorno i vincoli sociali. La superstizione e l'ignoranza hanno
ottenebrato la superficie della terra. Keywords: elogio d’Antonino. Grice: “Hailing remotely
from the Catholic North Riding of Yorkshire and settling in the most beautiful
coastline in the world, Winspeare knew all you need to know about Cudworth, and
what he calls ‘percezione.’ I would call him an Oxonian.” Grice: “My favourite
Winspeare is his ‘dictionary’: obviously he found Italian furrin enough to want
to organize things in a sort of thesaurum. Speranza, on the other hand, likes
Winspeare’s idea of ‘volgarizzazione’ of Cicero’s ‘De Legibus.’ – one of the
most boring tracts in legalese, but then at Naples at the time, you HAD to be a
lawyer!” Luigi Speranza
– GRICE ITALO!; ossia, Grice e Winspeare: la ragione conversazionele e l’elogio
d’Antonino – “Della filosofia romana” – la scuola di Portici – filosofia
napoletana – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza, pel
Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library (Portici). Keywords: lessicografia filosofica –
linguistic botanising – storia della filosofia – Cicerone – Antonino. Filosofo
napoletano. Filosofo campanese. Filosofo italiano. Portici, Napoli, Campania.
Essential Italian philosopher. “My Italian friends do not consider me Italian, though!” Winspeare’s
ancestors are from Yorkshire in a bad time. Henry VIII. “So the king’s option
was clear: either your head off or move to Capri. I chose the second.” Opere: “Delle confessioni
spontanee de’ rei” (Simoniana, Napoli); “L’abuso feudale” (Trani, Napoli);
“Voti de’ Napolitano (Napoli); “La voce di Napodano; ossia, illustrazione del
patto di Capuana e Nido” (Trani, Napoli); “Le Leggi di Cicerone” (Trani,
Napoli); “Delle chiese ricettizie del regno” (Trani, Napoli); “Filosofia”
(Trani, Napoli); “Dissertazioni legali” (Agrelli, Napoli); “La colonia perpetua
ed il diritto feudale abolito” (Pesole, Napoli). Della filosofia romana. La
filosofia romana comincia da CICERONE. A CICERONE e dovuta la lode di aver dato
la cittadinanza latina alla disciplina greca, e di avere eccitato in questo
studio l’emulazione de’ suoi cittadini. Di Cicerone è il vanto di avere
richiamato la scienza ai principi dell’Accademia e di averla applicata alla
vita si private che publica, e di darli un linguaggio che prima non aveva.
Pe’quali meriti, Cicerone raccolge in se la gloria dei maestri greci. Sapiente
come Socrate, eloquente come Platone, erudito come Aristotele, e austero come
Zenone, Cicerone compende in se le più chiare menti di Grecia, sì che risplende
nel mondo intelligente, non solamente come il luminare della filosofia latina,
ma come il più ornato, il più elegante, e il più retto ingegno, che onra la
spezie umana. Che se mancogli il merito dell'invenzione, ne ha bene un altro
che quello eguaglia ed avanza, cioè l'essere stato tra gl’antichi il più utile
alla filosofia pratica, avendo rimosso dalla speculativa la investigazione
della causa naturale, e dimostralo l’unità del principio, a cui si annodano la
psicologia e la morale. Infatti, avendo, come Socrate, stabilito per scopo
d’ogni filosofia la conoscenza di se medesimo, da questo fa nascere la
conoscenza del divino, la celeste origine delle anime umane e l’ordine morale
degl’esseri creati, il fine de’ beni e de’ mali, la cognizione del sommo bene,
il principio dell’obligazione naturale, e la nozione di quella eterna legge che
tutto modera e governa. Avendo così dato alla filosofia un fine vero e utile
alla vita umana, poco entrar volle ne’ concetti astratti, e forse. Digitized
by Google J SAGGI DI FILOSOFIA INTELLETTUALE VOLI' ME II. DIZIONARIO DELLA
RAGIONE PARTE I.* A — G. NAPOLI DALLA TIPOGRAFIA TRAM MDCCCXLIV. Digitized by
Google Ili 2>a3$Di3© raaMsairaiiiiL k_Ti!« qua i dizionari filosofici sono
stali , o vocabolari del vecchio linguaggio scolastico , o lessici
enciclopedici , di quelli che cominciarono ad apparire in- torno alla seconda
metà del secolo decimoscltimo , e che di poi formarono il gusto dominante del
secolo decimollavo. Scopo de'primi fa non solamente l'esplicazione de’ vocaboli
latini della filosofia peripatetica, ma la sposizione ancora delle opinioni e
delle controversie, che esercitato avevano la dialettica, così delle antiche ,
come delle moderne scuole. Tra questi ve n’ha di quelli, che si proposero di
diebiarire il linguaggio proprio di uno piti , che di un altro sistema di
filosofia ; il che fu sempre opera degli autori che illustrar vollero la scuola
, cui erano addetti. É notabile non pertanto , che il bisogno o l' utilità di
siffatti dizionari cominciò ad esser sentita sul finire del secolo decimoscsto
, quando cran già venute a fastidio la lingua e le forme dia- lettiche della
scolastica filosofia, e quando tornato era alle mani di tutti lo studio de’
classici greci e latini. Il primo libro di tal genere fu il triplice lessico di
Giambattista Bernardini, publicato in Venezia nel i 58 a, il quale intese dare
un dizionario utile allo studio della filosofia platonica , peripate- tica , e
stoica. A questo primo saggio tennero dietro quasi contemporanea- mente il
repertorio JilosoJico di Niccolò Burchard , ed il lessico filosofico di Ridolfo
Goclenio, padre, publicati l’uno in Lipsia nel 1610 , e l’altro in Franco forte
nel i 6 i 3 . Il lessico dd Goclenio può dirsi essere stato il primo, che
schiarito avesse la nebbia dell' antico scolastico linguaggio ; sì che non
solamente divenne di comune uso nello studio della filosofia , ma servi di guida
a Wolfio per costruirvi sopra l’ edilìzio delle sue definizioni. A questi
lavori generali succedettero i dizionari delle particolari scuole , de’ quali i
principali furono quello di Pietro Godart , che diede il lessico e la somma
della filosofia peripatetica nel 1666 ; e l' altro di Chauviu cartesiano publi-
cato in Berlino nel 1692. Ma avendo Leibnizio dato nuove fondamenta allo studio
della filosofia , e riformatone insieme con Wolfio il linguaggio ; i loro libri
somministrarono al dotto Walchio l'occasione d’ intraprendere un nuovo
dizionario storico e scientifico , negli articoli del quale vennero reassunte
tutte le controversie delle scuole sì antiche che mo- derne. Cotesto dizionario
, che è il più compiuto di tutti quelli che lo pre- cedettero , apparve in
Lipsia nel 1726 , e servì di manuale filosofico per • Digitized by Google IV
(ulto il tempo, in cui prevalse la dottrina leibniziana. In fine per non ora-
metter nulla di quel di’ è stato publicato intorno allo stesso genere , nove- riamo
ancora tra’ dizionari filosofici particolari quello più recente di Rrug , il
quale porta il titolo di lessico filosofie o e enciclopedico , e ha fatto per
la scuola di Rant quel che Walch fece per Loibnizio , ma con minor giu- dizio c
profondità del suo antecessore ; senza dire che il lessico di Rrug potrà essere
d'una utilità relativa a quelli solamente , i quali sentonsi disposti a'
principi della dottrina di Rant , o di quelle altre , che son dallo mede- sima
derivate. Di più vasto c ardito disegno furono i dizionari enciclopedici ,
de'qunli il primo concetto è dovuto a Giovanni Errico Alstedio , professore di
ilerborn in Germania. Questi intorno al 1610, e nella età di anni 22 , publicò
un compendio melodico degli elementi di tutte le scienze , cui diede il nome di
enciclopedia. Cotesto tentativo fu generalmente lodalo , tra per lo suo grande
scopo , e per la speranza che quel primo saggio potesse da altri es- sere
portato alla perfezione ; sì che da quel tempo gli uomini , che più ze- lavano
per lo progresso delle scienze , 0 por la universale coltura delle na- zioni ,
cominciarono a promuoverne l'imitazione. Loibnizio propose le emen- dazioni da
tarsi all’enciclopedia di Alstedio, e suo divisamente fu il partirla in due,
cioè nella parte teoretica e nella sperimentale. Ma conviene per l’ amor del
vero confessare , che nulla di chiaro e di ordinate si trova nei pensieri di
lui intorno alle proposte correzioni (a). Non pensò egli mai , che
l’enciclopedia potesse darsi sotto la forma d’un dizionario disposto per ordine
alfabetico; ma suo divisamente fu che dovesse essere esposta in for- ma di
elementi , a’ quali per appendice dovess* essere unito un lessico espli- cativo
del significate de' vocaboli adoperati. Del resto la collezione di tutti gli
elementi delle scienze speculative o pratiche , quale fu in quello scritto
accennata da Lcibnilz , avrebbe contcuuto il più bizzarro assortimento di opere
e di principi opposti , che per cura del compilatore avrebbero dovuto essere
conciliati , e insieme accordati. Chi non istupirebbe leggendo in quei pensieri
, che l’ enciclopedia cominciar dovesse dagli: clementi della filo- sofia
pratica , nella quale parte dovrebbero essere inseriti gl’ interi libri de
corpore et de rive di Hobbes , di tratto in tratto emendati ; indi gli ele-
menti di Euclide, con tutto quel eh’ è state dopo di lui inventato e dimo-
strato ; di poi gli elementi filosofici della teologia dello stesso Lcibnitz ,
e le sue dimostrazioni del diritto naturale e politico. E passando alla filosofia
deliamente, 0 sia alla psicologia , avrebbero dovuto ivi unirsi taluni estratti
di Cartesio, di Digby e di Bonari; siccome per la parte logica avrebbesi dovute
(a) Cogitata qua edam de rationc perficicudi et cnicndaadi EncjolopciUatn
Aiitedii. Duicas. prender un estratto di Jungio con alcune cose di Ciauberg e
di Arnaldo. In (ine la parie fisica sarebbe stata composta della teorica di
Hobbes intorno alle proprietà generali della materia , e alle leggi de’
fenomeni naturali ; aggiunte a queste le scoverte sui moto di Galilei e di
Iluygens , altre dello stesso Leibnitz, e talune idee di ragionamento di
Aristotele e di Dìgby, om- messo tutto, il resto , che abbraccia la parte
sperimentale della loro filosofia. Non può intendersi come cotesto centone dovess’essere
suddiviso in cinque al- tre parti , cioè di teoremi , di storie, di
osservazióni, di ipotesi, o di pro- blemi. Sopra questo informe concepimento
della mente di quel grand’uomo, pare che Cristiano Langio avesse formato un
altro disegno , di cui Leibnitz diede un giudizio poco favorevole, o perchè la
pratica esecuzione del lavoro rendette più visibili le irregolarità della
figura , che no aveva egli tracciato ; o perche avendone meglio approfondato le
difficoltà , conobbe essere opera tnle, che il compimento suo potesse sperarsi
più da una congrega di dotti, che da un uomo solo. Tale è lo stato, in cui
rimasero i lavori enciclopedici in Germania , dov’ erano nati , in sul
cominciare del secolo dedmottavo (a). Più prosperi successi ebbero questi
lavori in Inghilterra, dove Giovanni Harris publicò nel 1708 , e nel proprio
idioma , un dizionario universale delie scienze e delle arti col nome di
lexicon tecnicum . Celesta opera som- aninnìlFÒ a Efraimo Chamhers l'idea di
formarne una enciclopedia, ch’egli publicò parimenti in lingua Inglese nel 1728
col titolo di ciclopcdia, o di- zionario. universale delle arti e delle scienze
; ardilo lavoro , che destò rammirazione di tutta Europa, e fu in breve seguita
da due volumi di sup- plimento , compilati da Hill e da Lewis Scote Chamhers
abbraedò tutte le parti dell’umana cognizione, che distinse in naturale o
scientifica , e in artificiale o tecnica , e da questa prima di- visione derivò
tutte le branche del sapere. Scelse Perdine alfabetico come il solo , che somministra
P opportunità di abbracciar tutto le materie , per quanto disparate fossero ;
ma cercò di. stabilire la connessione tra i prin- cipi c le idee (fogni scienza
o arte , non solamente con rimandare il let- tore da un, articolo all* altro ,
ma ancora coll’ esporre io fonti , dalle quali avrebbe questi potuto acquistar
d’ ogni cosa una conoscenza più ampia di quel che era compatibile colla forma
di un dizionario scientifico. Commen- devole è l'erudizione , culla quale
trattò ogni materia , del pari che la dili- genza , con cui raccolse tutto quel
che inaino al suo tempo era apparso di nuovo. Fu de’ primi a divolgare la
Fisica di Newton, la qual cosa contribuì a «bandire la Fisica cartesiana , e i
resti della peripatetica , che ancora do- minavano nelle scuole. D'altra parte
fu soverchiamente addetto a Locke, che in Inghilterra era allora V oracolo
della filosofia ; mostrassi difettivo in ( DuU-ns T. V. p. 4°9- VI alcune delle
scienze naturali , e spezialmente nella botanica , siccome puro fu debole nelle
arti, e non ebbe nelle scienze filosofiche e nelle matemati- che un giudizio
proprio, il perché la sua compilazione fu in questa parte più storica che
scientifica. La somma non pertanto del suo lavoro Tu non solamente lodevole ,
ma ammirabile , per essere stala l’opera d’un uomo solo, che erasi introdotto
nella professione delle lettere da artefice in una fabbrica di globi , e di
altri geografici e astronomici instrumenti. La società reale di Londra fu grata
all’opera di lui , perchè oll’apparir dell’enciclopedia lo am- mise tra i soci
suoi , tra’ quali fu de’ più aitivi. Ebbe egli parte alla com- pilazione del
magazzino letterario, e al compendio degli atti dell'accade- mia delle scienze
di Parigi, publicato da Marlyn nel 1742; nel che mo- strassi verso i dotti
della Francia più giusto di quel che costoro non furono verso di lui , allorché
vollero imitare , e in molte parli contraliare il suo dizionario. L’opera della
enciclopedia compiuta in Inghilterra, destò l'emulazione della Francia , la
quale in sino alla metà del secolo derimottavo era rimasa straniera a simili
lavori. Intorno a quel tempo due illustri ingegni, d'Alem- beri e Diderot ,
formarono il disegno d' una enciclopedia storica e scientifica, la quale
contener doveva la sposizione non solamente della origine di tutte le umane
conoscenze , e delle mutue relazioni che queste han tra loro , ma ancora
de'prìncipi e delle teoriche di ciascuna scienza , non che della pratica loro
applicazione alle arti liberali o meccaniche che sieno , non esclusi per sino i
manuali mestieri. E dopo di avere conoeputo un sì grandioso disegno, crearonsi
una numerosa congrega di collaboratori, tra' quali vennero ad ar- rotarsi i più
chiari uomini della Francia , e taluni ancora delle finitime na- zioni.
Certamente un’opera di tanto apparato richiedeva un concorso di mezzi alla
stessa proporzionati. E quando l’esecuzione avesse pienamente corrisposto al
suo scopo , la lode dovuta a ciascuno , non avrebbe sminuito , anzi avrebbe
fatto maggiormente risplenderc il merito di coloro, i quali n’ erano stati i
direttori, c le avevano dato l’ordine e l’unità. Noi abbiam detto abbastanza
de'prcgi o-de’vflì della grande enciclo- pedia francese (a) ; e torneremo qui
appresso a ritoccare il discorso , che è messo in fronte a quel libro , e ne
forma la parte la più bella. Ma vuoisi qui notare , die povero ed ignobile fu
lo studio , clic i suoi editori posero nel nascondere il merito di priorità che
Chambers aveva di rincontro ad essi , sebbene avessero ricalcato il loro lavoro
sul dizionario inglese. Nel prospetto , col quale Diderot annunziò la sua
enciclopedia , non po- lendo certamente lacere l’opera nè il nome dell'autore ,
che lo aveva pre- ceduto, invidiosamente spiegossi intorno all' una e
all'altro. « Se le scoverte (a) Voi. I. pag. 3oi. Digìtized by Google VII de’
grandi «omini, egli dine, e delle compagnie de' dotti, di cui abbiam parlato,
han somministrato molto aiuto alla formazione d'un dizionario en- ciclopedico ;
conviene d’ altra parte confessare che il prodigioso accresci- mento della
materia ba sotto molti altri aspetti renduto più difficile que- st’ opera. Ma
non tocca a noi il giudicare , sj i successori de' primi enci- clopedisti sieno
stati soverchiamente confidenti o presontuosi , e lasceremo a ciascuno intatta
la riputazione di cui gode. Ne eccettuiamo Efraimo Chum- bers il più noto tra
tutti , perchè abbiamo particolari motivi di pesare il me- rito di costui.
L’enciclopedia di Cbambers, di cui rapidamente sono state fatte a Londra
numerose edizioni ; questa enciclopedia , che c stata recente- mente tradotta
in italiano (a) ( e che inerita anche a nostro giudizio gli onori, che le sono
stali renduti in Inghilterra, e altrove), non sarebbe mai nata, se prima
ch'ella fosse scritta in inglese , noi non avessimo avuto nella nostra lingua
opere, dalle quali Chambers ha attinto senza misura e senza scelta la più gran
parte delle notizie, colle quali compose il suo diziouario. Che dunque ne
avrebbero pensato i nostri Francesi, se ne fosse stata fatta una pura e
semplice traduzione? Avrebbe questa eccitato F indignazione dedotti, e la
collera del publico , cui sarebbero state ripresentate con un titolo nuovo e
fastoso ricchezze, che già da lungo tempo possedeva ». In questo giudizio ninno
può trovare altro di vero, se non una picciola gelosia di nazione , ed una
esagerata vanità. E in prima domandiamo , se sia demerito, o piuttosto merito
d'erudizione e di diligenza per un enciclo- pedista, Fondare raccogliendo i
suoi materiali indistintamente dogli autori di tutt' i paesi e di tutte la
lingue ; e se per una nazione ebe ha sommini- stralo più copia di notizie e di
scrittori, l’essere stala più onorata delle altre, formi una ragione per
ignorare, o per deprezzare un siffatto libro? E ciò, quando fosse vero che
Chambers raccolto avesse dagli scrittori Francesi la più gmndc parte degli
articoli del suo dizionario. Ma la verità è, che tranne l’abate Furetière, gli
editori di Trevoux e Savary , de’lumi de’ quali dichiarò essersi giovato ;
tutti gli altri autori di dizionari , che lo avevan preceduto, furon Tedeschi ,
Fiamminghi, o Inglesi , e tra questi llarris, che gliene aveva aperto la via.
In fine poco generosa, anzi ingiusta fu la ccDsura in bocca agli editori
Francesi , i quali avevan messo a contributo tutt’ i maggiori in- gegni dell'età
loro, per compilare quella stessa opera, che un uomo solo aveva nel piccol giro
di pochi anni conceputo ed eseguito. E qui conviene ancora notare , die non
ristettero gl’ Inglesi dal gareg- giar co' Francesi, anche dopo l’apparizione
della loro enciclopedia; dapokbc il professore Napier intraprese nel 1771 la
compilazione della enciclopedia • (a) Questa è la pooo lodevole versiooe pubi
Ica la in Napoli net , per opera di Giuseppe Maria Secondo, uomo del Foro, e
straniero alle scienze e alle arti. Tilt britannica, di cui la quarto edizione
compiuta nel 1810, contiene venti vo- lumi , oltre altri sei di supplimento
apparsi nel 1824. Checchessia di tali gare, l’enciclopedia Francese cadde
presto dall’alto grido che di lei crasi levato, per tre principali difetti ,
imputabili in parte agli autori , e in parte al tempo. Imputabili agli autori
furono le dottrine irreligiose , immorali , o scettiche , delle quali fu piena
, del pari che l'elementare e il superfluo che in essa trovami ; del quo!
difetto , provvedente dalla moltitudine e dal disuguale merito de’
eollaboratori , conveniva io stesso Diderot. Era questi solilo dire, che nella
enciclopedia trovavansi gli articoli scritti da sommi ingegni misti c confusi
con quelli appena degni d'un alunno di grammatica. Imputabile al tempo fu l’
immenso - progresso che fecero le scienze naturali e le arti, al quale
avanzamento tenne ancora dietro il mutamento del linguaggio tecnico e
scientifico; siche l'enciclopedia nel nascere trovossi in dietro dell’età sua.
L’emenda, die la dotta Francia volle fare di tali vizi coperse i biasimi delta
prima opera; dapoichò fu nel 1782 intrapresa una nuova compilazione , ordinata
per materie , col titolo di enciclopedia metodica in duecento c un volume ;
opera . > che sono m certa guisa inerenti alta natura del linguaggio ; ma ve
(a) T.rltera a Burnel Dutcns T. VI. pag. a6a. {fy Foultuellc , Finge de
LeUioil*. Digitized by Google XIX n' ha degli altri più frequenti e gravi , i
quali nascono dal volontario uso c dalla scelta de’ vocaboli , che adoperiamo
nella espressione del pensiero. Locke fece una minuta enumerazione di esempi di
simili errori , che giova meglio esaminare per rispetto alle cagioni dalle
quali son prodotti. La più ovvia tra tutte è l’ inavvertenza nell’ adoperare vocaboli
, senza attaccare a’ medesimi un’idea chiara c distinta; o che ciò provenga
dall’or- dinario significato de’vocaboli stessi , o che nasca dall’uso
improprio che ne facciamo. La seconda nasce dal vario significato che diamo
alle medesime voci , il die d’ ordinario si commette , o abusando delle
affinità che i diversi si- gnificati delle parole hanno tra loro, o facendoci
trasportare da’ tropi e dalle figure retoriche, le quali possono servire
all’eleganza del comune par- lare , ma sono contrarie alla severità e alla
esattezza dd linguaggio filosofico. Una terza cagione di errori è l'allettala
oscurità di coloro , i quali danno a’ vecchi vocaboli significazioni da altri
non usale , o adoperano vocaboli nuovi , de’ quali non «piegano il senso. E qui
Locke , dando libero sfogo nlP animosità che conceputo aveva contra la logica
aristotelica , trova in questi difetti l’ origine della falsa scienza de* greci
sofisti , i quali coprivano l’ ignoranza loro coll’oscurità delle parole , e
delle scuole peripatetiche , che per tal mezzo nascondevano agli occhi del
vulgo la vanità delle loro depu- tazioni. Nò solamente spiega il suo rancore
contra gli scolastici anfanamene, ma accusa degli stessi vizi l’arte logica ,
come quella che in luogo di porre in luce la natura e la verità delle cose , ha
cooperato ad accrescere le na- turali imperfezioni dd linguaggio. Senza
disconvenire de’ difetti della logica scolastica, vuoisi incidentemente notare,
che non è questa una ragione per rinegare interamente 1’ utilità delle regole ,
dalle quali nasce l' ordine dd pensare e del ragionare. Una quarta sorgente di
errori sta nello scambiare i nomi colle cose, di che Locke trovò gli esempi ne'
nomi delle sostanze , e nella pretesa rea- lità de’predìeamenti aristotelici.
Cotesto vizio per altro sebbene abbia regnato nelle scuole peripatetiche , pur
tutlavolta sembra esser nato più da un falso concetto della mente , che
dall'abuso de’vocaboli. Imperocché se i peripatetici credevano che i dieci
predicamenti fossero altrettante forme reali , le quali rappresentano le
diverse combinazioni del pensiero , non è già die scambias- sero i nomi colle
cose , ma credevano alla realità di Esseri , che la mente aveva supposìtamente
creato ; il che va detto ancora di tutte le forme sostan- ziali , delle spezie
sensibili , delle intenzionali , c di altre simili ipotesi, in somma , chi dal
supporre passa a credere alla realità delle cose supposte , abusa non dd
significato delle parole , ma del criterio della ragione. 11 quinto abuso del
linguaggio , rilevato dallo stesso autore come fre- quente , si commette quando
i nomi generici di sostanze si danno a cose , che essi non rappresentano, e non
potrebbero rappresentare, dapoichè igno- XX riamo quali siano l’ essenze reali
di quelle. In questo luogo , correndo dietro alla opinione opposta , avendo
sconvolto il concetto dell'essenza colla distia* rione del nominale e del
reale, attribuisce all’ abuso de’ vocaboli quel che é un difetto della sua
concezione (a). Si valse egli dell' esempio dell'oro, allorché gli diamo la
qualità di malleabile, e credette che nel nome di quel metallo si suppone da
noi un’ essenza reale , che ei é affatto ignota ; sì che quando diciamo l ’ oro
è malleabile , intendiamo dire , quel che io chiamo oro è malleabile , o sia
quel che ha tenenza dell'oro è mallea- bile; o in altri termini , la
malleabilità dipende ed è inseparabile dall es- senza dell oro . Ma da una
parte non possiamo riconoscere errore o abuso di nome , allorché esprimiamo
colla voce oro l’ idea complessa di quel me* tallo ; e dall’ altra non sembra
vero , che in quella denominoziooe noi con- cepiamo un'essenza ignota.
Imperciocché noi riconosciamo l'oro per le altre sue qualità note , clic non
ripetiamo , ma ebe il suo nome ci ricorda. Tali sono il colore , il peso , la
duttilità , di cui è conseguenza la malleabilità. E in generale , quantunque da
noi non si conosca il primitivo e vero costi- tutivo de'corpi , pur tuttavolta
conosciamo talune qualità caratteristiche di essi, che chiamiamo essenza reale
. Così facendo , noi non iscambiamo il nome con una essenza ignota , ma
dinotiamo per mezzo del uomo un numero, più n meno grande , di qualità , le
quali convengono esclusivamente a quella e non ad altra cosa. Che se non lo
conosriam tutte , uè possiamo discendere tosino a’ primi costituenti di essa ,
ciò non isminuisce la realità della cosa, né la certezza del nostro eonecllo.
li sesto abuso , notato dal medesimo autore , si commette quando , es- sendo
noi accostumati di dare ad un vocabolo un dato senso , crediamo es- sere sì
necessaria la relazione che passa tra il nome e il significato ricevuto, che
non dubitiamo neppure come possibile , che un altro possa dargli un significalo
diverso , come nel vocabolo vita , di cui non è termine più co- mune , e che
applicato ad una pianta fa nascere l’ incertezza , se questa possa dirsi
formata nella semenza ; applicato ad un uovo non ancora co- vato , può destare
la curiosità , se il pulcino sta in esso vivente ; c appli- cato ad un uomo
senza sentimento e senza moto , fa dubitare se possa ancora dirsi vivente. Per
verità, niuno de' tre dinotali esempi dimostra l’ambiguità del vocalxilo che l’
autore volle provare ; da poiché quel vocabolo applicato alla pianta o all’uovo
risveglia sì nell’uno che nell’altro caso il dubbio, se la vita possa dirsi
cominciala nel germe non ancora sviluppato; e applicato all’uomo , produce F
incertezza , se possa dirsi finita o interrotta la vita in colui che è fuori
de' sensi. Ora in tutti tre i dinotati casi la parola vita ha un significato
univoco, che é quello della durazione del molo o del senti- to) Y. il pròno
volume * pag 19». Digitized by Google XXI mento , di cui son dotate le diverse
spezie di Esseri organici. Si che il di- fetto della chiarezza potrebbe nascere
dalla idea oscura e confusa di chi l'adoperasse indistintamente per esprimere
la vita vegetativa , la sensitiva , c la razionale , e non già dalla incertezza
del significato. Alle peggiori , un tal difetto entrerebbe nella prima o nella
seconda delle categorie di Locke , cioè di quegli abus che nascono o dalle idee
confuse di chi parla ; o di quegli altri die provengono dalle ambiguità di
vocaboli capaci di diversi si- gnificati. Per la qual cosa sembra che le cause
del volontario abuso de'vo- caboli possano essere ridotte a tre , le quali
comprendono tutti gli esempi delle sei testé addotte : la prima sta nel fatto
di chi adopera un nome senza attaccare allo stesso una idea chiara e distinta:
la seconda nasce dalle affi- nità de'vocaboli , a quali l'uso dà diversi
significati : la terza proviene dalle voci inusitate o nuove, che taluno
introduca nel discorso , senza spiegare il senso (he ad essi intende dare.
Nella seconda delle tre dinotale cagioni è compreso l’abuso de’ sino- nimi,
intorno a'quaii giova alquanto fermarsi, perchè son essi frequenti in ogni
lingua , e ci traggono quasi involontariamente in errore. L' apparente
somiglianza de’ loro significali fa si , che sovente noi gli scambiamo l’ uno
per l'altro, senza avvertire alla differenza caratteristica , che gli
distingue. Chiamiamo sinonimi quei vocaboli , che somigliatisi per una idea
comu- ne , ma che han di proprio un' idea accessoria , o un modo , die è ap-
punto quel , che li differenzia tra loro. Il confondergli nel parlar comune pub
non alterare il senso del discorso , ma nd linguaggio scientifico o lo- gico fa
nascere spesso qudi’ crror latente , che produce poi F ambiguità e il sofismo.
E nella pratica filosofia l’abuso de’ sinonimi ci mena a confon- dere la
gradazione delle azioni , dalla quale dipende il giusto concetto del vizio o
della virtù. Ora è una verità riconosduta dagli antichi e da’moderni gramatid ,
che non v'ha di perfetti sinonimi in qualsivoglia lingua. Tra gli aolidù Cice-
rone notò per rispetto a’vocaboli simili , che noi chiamiamo sinonimi : r/uan-
quam vocabula propc idem valere videanlur , lame n quia rei differe- bant ,
nomina rerum dittare volucrunt. E tra’ moderni l'abate Girard ha detto , non
doversi formar de' sinonimi il concetto di due cose perfettamente simili ,
quali sarebbero al sapore due gocce d’acqua sorbite alla stessa fonte; dapoichè
a ben considerargli , entrambi contengono la stessa idea principale ma ciascuno
differisce dall’ altro per qualche cosa di proprio , sì che posso»» essere
piuttosto assimilati alle diverse gradazioni dd medesimo colore. La lingua
italiana , ha come' le altre , grandissima copia di sinonimi , de’quali il
nostro vocabolario , non solamente non ha curato notare le differenze , ma è
stato solito spiegare F uno per F altro , quasiché fossero non simili , ma
identici. Ciò non ostante ammettendo noi , come gli altri , che ne'nomi propri
delta lingua non si danno perfetti sinonimi , crediamo doversi a questa Vii.
Abuso dri binoninu. regola faro una eccezione , la quale c forse comune alle
altre virenti lingue volgari , nato dalla corruzione , o mistura del latino , e
ancora del greco. Ne' latinismi a’qnali abbiam dato la cittadinanza italiana ,
scontrasi spesso lo stesso identico significato che diamo ad altro vocabolo
della nostra lingua, di che la ragione è la seguente. I vocaboli latini furono
in uso per lungo tempo , ed insino a che non perfezionaronsi le forme della
novella lingua. Cotesti vocaboli divennero antiquati , quando furono loro
sostituiti altri nomi d'italica figura, formati dalle radici delle stesse
lingue madri , o de barba- rici idiomi che vennero ad immedesimarsi coll’
indigeno parlare. Di ciò fanno manifesta prnova i nostri autori del
milletrecento, i quali son pieni di voci latine, che l’uso stesso ha di poi
rifiutato, appunto perchè se ne aveva for- mato gli equivalenti. Ve n’ ha molti
non pertanto , che l’ autorità di gravi scrittori Ira confermato , o ebe i
poeti per varietà e per leggiadria han rite- nuto , c i quali potrebbero dirsi
superflui , se l' antichità e il privilegio del- F origine non gli avesse
legittimati. Per prenderne gli esempi dalla nostra lingua , niuno potrà negare
, che perfetti sinonimi sono i vocaboli cogita- zione e pensiero , esplicazione
e spiegazione , j altura c perdita, ignavia e codardia o pigrizia, ed altri
simili. Cotesti voboli potranno talvolta or- nare il discorso fiorito , o
renderò immaginosa e vaga la poesia , ma deb- bon rimanere sempre stranieri al
linguaggio scientifico, se pure questo non avesse dato loro un significato
tecnico o speciale. Imperocché il linguaggio scientifico non dee , per regola
generale ed assoluta , ammetter sinonimi , dovendo ogni suo vocabolo avere un
valor determinato , ed un costante e certo significato. £ però le definizioni
nominali prestano ancora al lin- guaggio filosofico F importantissimo ufizio di
rimuovere F oscurità e F am- biguità , che nascer potrebbe dall' improprio uso
de' sinonimi. 11 conoscere esattamente il valore loro giova, siccome disse il
lodato Girard, a sbandire dal discorso le idee confuse , le immagini vaghe , e
i significati di appros- simazione , che di tutti gli abusi del linguaggio son
quelli che più ripu- gnano alla chiarezza e alla precisione del linguaggio,
vili. Il linguaggio d'ogni scienza è composto di due spezie di vocaboli : la
Requisiti più numerosa , o generale che voglia dirsi , è presa dal comune
parlare : ì u hra comprende quelle voci , alle quali la scienza dà un
significato pro- prio o speciale. A’vocaboli di questa seconda spezie dassi
comunemente Fap- pellazione di tecnici per una similitudine , la quale confonde
in un nome solo il linguaggio proprio delle scienze con quello delle arti. Di
qua a poco vedremo in che il tecnico delle unc differisca da quello delle
altre. Quanto a’vocaboli presi dal parlar comune , la chiarezza del linguaggio
scientifico esige , che sieno adoperati nel significalo ricevuto dall’uso; e
circa i termini peculiari alla scienza , uopo è , che tra’ dotti ne sia certo e
deter- minato il senso. Imperocché se alle voci comuni si desse un insolito
signi- ficato , sarebbe lo stesso che accrescere il numero de’ vocaboli
speciali ; c se Digitized by Google xxm un vocabolo spedale fosse adoprnto in
un senso diverso dal convenuto , non si farebbe altro che introdurre un termine
nuovo d'incerto e indeterminato valore. Da dò segue , che nel linguaggio
scientifico le definizioni prestar deb- bono l’ufizio di postulati, mediante i
quali l’ intelletto dell' ascoltante o del lettore entrar possa in perfetta
comunicazione con quello del maestro o del- l’autore. Giova non pertanto
avvertire a due estremità, che conviene egual- mente evitare , cioè il troppo ,
e il poco o nulla definire. Spiegare tulli i vocaboli , sarebbe per qualunque
dizionario non solamente inutile , ma impossibile : inutile , perchè nulla si
guadagnerebbe collo spiegar quello , di cui tutti lianno una idea chiara e
distinta : impossibile , perché per ispiegar ogni vocabolo sarebbe necessario
adoperarne altri , de quali se si esigesse pure una spiegazione , passando cosi
dall' uno all’ altro , si corre- rebbe all’infinito, e si arriverebbe ad un
punto non di chiarezza , ma di oscurità. Per la qual cosa i dizionari
scientifici aver debbono come noti tutti i vocaboli , che han ricevuto dall'
uso una generale accezione , limitandosi a determinare il senso di quelli ebe
son rapaci di piò significati , o di quegli altri , a’ quali la scienza dà un
senso speciale , diverso dal comune. Altra volta , siccome le scuole avevansi
formalo un linguaggio urtili- ziale eh’ era fuori dell’ uso comune , cosi i
dizionari filosofici del dccimosct- timo secolo non furono sobri nel definire ,
e non pertanto oscurissime erano le loro definizioni : le reali , perchè erano
ricavate , non dalle qualità note delle cose definite , ma da quelle che la
filosofia in esse supponeva : le no- minali , perchè la maggior parte de’
vocaboli avevano in quel linguaggio un significato relativo , il quale avrebbe
richiesto una particolare definizione ; d’onde avveniva ebe gli scolastici
spiegassero il più delie volte l 'ignoto per 1 ignoto. Ciò non ostante cotesti
dizionari, non ostante la loro imperfezione, furono utili repertori del caos
della scolastica filosofia , che può considerarsi durata in sino a Wolfio.
Gl’indici alfabetici delle opere filosofiche di questo autore sono altrettanti
compendi di quei lessici , l’ utilità de’ quali è cessala insieme col
cangiamento della Ungua , de’ principi c dei metodo eh’ erano allora in uso.
Presentemente ogni lingua aver debbe il suo vocabolario filosofico , non
istorico ma esplicativa de’ termini , ebe il linguaggio scientifico ha come
suoi adottato. Senza sprezzare le definizioni logiche di quei nomi , che ne son
capaci ; le definizioni nominali , non gramaticali nè etimologiche , debbono
vauder chiare e distinte le idee da’ nomi rappresentate. E non solamente ogni
nazione di diversa lingua , ma ogni scienza , uopo è ebe abbia il proprio
dizionario; tra perché maggiore perfezione potrà sperarsi dall'attenzione dei
dotti divisa per ciascuna parte del sapere umano , c perche gli stessi vo-
caboli divengono sovente tecnici in diverse scienze , prendendo in ognuna di
esse una particolare accezione. In fatti qual diverso significato non pren-
dono nelle scienze fisiche e nelle metafisiche i vocaboli, natura , moto , po-
IX Imperfezioni del linguaggi' scientifico la Italia. xsir lenza , agente,
azione, sostanza, e altri simili? Le nazioni, che avranno formato tali
dizionari , potranno per mezzo della comparazione de’ vocaboli , non solamente
comunicare l'una all'altra i loro pensieri , ma stabilire funi* formiti del
linguaggio filosofico con maggior facilità, che no'l facevano nel tempo , in
coi (a lingua latina scolastica era riconosciuta come l'idioma co- mune a tutti
i dotti. La lingua scolastica, che in realtà fu un linguaggio di convenzione e
del tutto artifiziale , nocque per lungo tempo a’ progressi e alla perfezione
delle lingue volgari , e spezialmente della italiana , comechè questa fosse
stata la prima a vestirsi di belle forme , c servito avesse di esempio alle
altre. Im- perocché le lingue colte non si formano senza scrittori , nè
scrittori esservi potevano quando la generalità de' dotti aveva a disdegno il
natio linguaggio. Un tal sentimento era allora cornane , fra perchè il volgare sermone
sem- brava meno nobile del latino , e perchè in questo e non in quello era la
mente accostumata a pensare. In somma la lingua italiaoa , del pari che le
olire nate dalia mescolanza delle vecchie e delle nuove nazioni , fu delta e
creduta volgare, perchè parlata dal volgo e di lui solo degna. Gli scrittori
del dccimoquarto e del dccimoquinto secolo la rendettero nobile e colta , e la
innalzarono alla dignità del più elegante ed armonioso di lutti i parlari; ma
non poterono dare alimento se non a’ pensieri di quegli studi, ch’orano allora
più liberamente coltivati. Noi abbiamo in altro luogo accennato il lardo
cammino , che gli studi della filosofia speculativa fecero in Italia , e come
ella restasse per lunga età avvinta tra’ lacci degli scolastici (a). Per quanto
si fosse spiata innanzi nelle scienze sacre, morali, matematiche, fisiche,
politiche, economiche, legali, e nelle arti d’ ogni genere ; per tanto rimase
straniera al nuovo linguaggio filosofico, che andossi formando presso le altre
nazioni di Europa. In Mi, quando al cominciar del decimoseltimo secolo , diede
ella il primo esempio d’un vocabolario ricavalo dagli scrittori de' buoni tempi
della lingua; i com- pilatori di tale opera , così nella scelta delle voci ,
come nelle definizioni di quelle , aver non poterono altra guida fuori de’
peripatetici , e degli scola- stici , che senza contrasto occupavano il regno
della filosofia. Sin qua il di- fetto dell'Italia non fu maggiore delle altre
nazioni , die non solamente tro- vavano! nel medesimo stalo , ma erano a lei
inferiori. La colpa de’ compi- latori , o sia dell'accademia della Crusca,
nasce dai tempo in cui comincia- rono a farsi le giunte al primo vocabolario
publicato nel 1612, c dura per due secoli intari , nel corso de' quali rimase
sempre straniera a' successivi avanzamenti delle scienze , senza essersi curata
di stabilire colle altre nazioni veruna redprocazione di scientifico
linguaggio. Tranne pochi accreseimenti (o) Voi. I pag. 44*. Digitized by Google
XXV di vocaboli nelle scienze matematiche e fisiche , ricavate dal Galilei e
dai saggi delle sperienze dell'accademia del cimento , la Crusca sembra aver
vo- luto di proposito omraettere tanto le voci cardinali delle scienze
speculative , quanto i significati scientifici degli stessi vocaboli comuni.
Ella è restata agli ammaestramenti , a’ precetti di virtù , alle sentenze
morali del decimoqunrlo e decimoquinto secolo , alle versioni delle opere di
Aristotele , di Seneca e di Boezio, alle lezioni del Varchi, alla Circe e a’
capricci del bottaio di Celli. Una più ampia collezione di nomi , e di
filosofiche locuzioni avrebbe potuto quell’accademia ricavare dalle opere di
Segncri e del Magalotti; ma de’ libri del primo, i soli che meritarono di
essere dichiarati testi di lingua, furono il quaresimale, i panegirici, la
manna dell'anima, e il cristiano istruito; e del secondo furono ammessi come
figli legittimi i soli saggi delle sperienze naturali. Nelle altre opere, e
spezialmente nelle lettere intorno all’ateismo, come in tutto il letterario
carteggio , fu il Magalotti giudicato scrittor licen- zioso , che contaminato
aveva la purità del linguaggio italiano colla intrusione di stranieri vocaboli.
Nè le scienze fisiche furon trattate con favor maggiore delle metafisiche ,
dapoichè fu del pari trascurata tutta l’ illustre scuola del Galilei , e con
essa i grandi nomi del Castelli , del Cavalieri e del Torricelli-, siccome
negletti furono i fisici del decimoseltimo e del decimottavo secolo , il
Guglieimini , il Vallisncri , il Borrclii , il Manfredi ed altri. Questa ed
altre imperfezioni del nostro vocabolario nacquero da due cause , che sono
state già da altri rilevate : una è , che della sua compilazione impadronironsi
gli uomini di pure lettere , che vuol dire gramatioi: l’ altra , che l’ autorità
di una parte soia di dotti italiani prevalse a’ suffragi e alla opiuione
dell’intera nazione. Quanto alla prima , uopo è convenire che i filosofi , e
non i gramatici hanno perfezionato le lingue ; e che costoro men degli altri si
accorgono della penuria della parola , perchè essendo stranieri al corso delle
scientifiche idee , non conoscono la necessità , che le lingue hanno di
arricchirsi di nuove voci , o derivandole dalle proprie radici , o togliendole
a presto dagl’ idiomi de’ popoli , che ci hanno preceduto negli studi del
pensiero , e nella inven- zione. Questo è quel che fecero le nazioni
oltramontane , per rispetto alle voci italiane , quando cominciarono a
coltivare il loro volgar dialetto : questo praticarono ancora i padri della
nostra lingua , quando diedero la cittadi- nanza alle tante voci provenzali e
barbariche , delle quali ella è ripiena. Non ostante queste ragioni e questi
esempi , i gramatici con inflessibile ri- gore rispondono , che la lingua
italiana , sebbene viva , e non morta , at- tende l’adozione de’ nuovi vocaboli
dall ’ imo de' letterati , e non dal misuso degl’ idioti (a). Ma come i
letterati formeranno l’uso nel linguaggio delle (o) V. l' Ercolino quest. Vili.
d XXVI scienze, che non professano, e ignorano? Son essi gl' idioti, die ceder
deb- bono il luogo a’ sapienti ; o almeno consentir debbono alla divisione
dell'im- perio della lingua , ritenendone essi quella parte sola , nella quale
possano dettar leggi col pensare altrui , e non col proprio. Cotesta classe di
grana- tici , ebe ora chiamiamo puri» ti , non è mancata in alcuna delie
moderne nazioni , ma in niun’ altra parte di Europa è stata tanto durevole ,
quanto in Italia. In Olanda furon chiamati raffinatori, e di essi parlando
Leibnizio diceva , che il timore di adottare qualche vocabolo straniero era per
cotesloro divenuto una sorta di superstizione , la quale toglieva ogni nerbo
allo stile loro ; e poteva essere rassomigliata alia meschina diligenza di
qiiegli scul- tori , che a (orza di raschiare e di pulire , finiscono per
togliere ogni espres- sione alle opere dello scalpello. La stessa infermità
allignò pure in Francia, dapoichè la damigella de Goumay, figliuola adottiva di
Montaigne, rilevando la freddezza dello stile de' raffinatori francai , era
solita dire, che lutto quel eh’ essi scrivevano , somigliava ad un brodo d
acqua chiara , scevro ad un tempo d' impurità e di sustanza (a). 1 quali
giudizi dimostrano quanto nocumento i puristi o raffinatori apportino alla
energia e alla eleganza dello stile in generale, ma non Spiegano abbastanza il
danno che arrecano alla filosofia , interdicendo quasi il pensiero , e
rendendolo servo della parola. Circa poi la seconda cagione, che contribuì alle
imperfezioni del voca- bolario italiano, essendo estraneo al nostro argomento,
merita di essere più accennata che esposta. La signoria della lingua , che i
Fiorentini hansi di- sputato , non è dissimile dalle pretensioni dell'
atticismo di Atene e della pura latinità di Roma; anzi fc un ripetimcnto di
quegli esempi, dacché tutto nel mondo ricorre, per essere gli uomini e
gl’istinti loro sempre gli stessi. Le città c gl’ imperi prendono le passioni
degl' individui , e questi a volta loro ne ripigliano la porzione che a
ciascuno ricade, come a parte del tutto. Il desiderio , che ogni popolo ha di
distinguersi dall’ altro per priorità di origine, di coltura , o di fama, è un
aggregato degl'istinti de’ singoli , de’ quali ciascuno vuole soprastare
all’altro, per qualunque ragione si possa migliore. Di questo genere sono le .
rivalità per la purità ed eleganza del parlare , che in ogni tempo ha regnato ,
o tra dialetti d’ una medesima lin- gua, o tra genti dello stesso dialetto, o
tra’ popolani e i contadini, sia per la nettezza della pronunzia, sia per
l'armonia della voce, o per altra stu- diala ricercatezza. Laonde la
veccliiarella di Atene motteggiava la pronunzia di Teofrasto (il divino
parlatore della Grecia); il dir di Fedro era accusato d’un senior della Tracia;
il romano distingueva l'urbano dire di Roma dai gallicismi e dalle patavinilà
(6) ; il parigino d' oggidì si reputa modello di (clle versioni dal greco e dal
latino, insieme colla sua apologia contra il Ca- stelvctro , pur essersi in
questo scritto dimostrato eretico della fede della Cru- sca. Due furono gli
articoli ne’ quali egli offese la dottrina fiorentina , cioè Tesser lecito
derivare nuovi vocaboli dalle radici della lingua , e il potere se- condo la
necessità adottar le voci straniere , dando loro la patria impronta. Un si
ostinato spirito di parte non tacque neppur quando la Lombar- dia , il Piemonte
, Napoli , e la Sicilia produssero grandi fisici e metafisici ; mentrecbè non
poteva la Toscana contrapporre ad essi alcun de’ suoi. Conte profano e
straniero all’ Italia si è avuto il linguaggio di Gcrdil , d’ Oriani , (a) Capo
X, XIII e XVII. (4) Dell* eloquenti italiana iib. II. Proposta di correzioni e aggiunte. XXVIII di
Scarpa , di Volta, di Brocchi, di Piazzi , di Genovesi, di Galianì ; non
ostantechè ciascun di questi o ha creato nuove idee e nuovi nomi , che sono
stati dagli oltramontani accettali, o ha trasportato nel linguaggio scientifico
italiano i pensieri e i vocaboli della filosofia straniera. Ora qual grave nota
non è per gl' Italiani che nel vocabolario della Crusca manchino per sino i
nomi delle idee più elementari delle scienze naturali, come atmosfera, pe-
riferia, elasticità, elettricità, gravitazione , perigeo, perielio; inentrediè,
come osservò il Monti , si diede libero ingresso all'unguento diajìniconc , al
cerotto diaquilone , al diacatlolicone , al sonnifero diacodion, al diamoron, e
a’ialtuari diarodon e diatrionpipcrcon. Per questi nomi andrebbe ratta agli
accademici fiorentini quella dimanda che indirizzò loro il Redi , purgatissimo
loro collega, cioè, perchè mai avete messo nel vocabolario questi vecchiumi,
per non dire arcaismi (a) ? Nè più coerenti furono i compilatori , allorché
omisero , o dimenticarono i nomi delle principali scienze , come l'idraulica ,
l'idrostatica , la dinamica, la botanica, la fisiologia , la geologia, la psi-
cologia ; non ostantechè ad onor de ciarlatani ( ripetendo qui il motto del
Monti ) avessero ammesso nel dizionario la geomanzia , la piromanzia , e \'
piromanzia. E qui per non aggravar di vantaggio quegl' illustri eruditi
tralasciai» di notare le imperfette definizioni clic diedero delle scienze più
note, come dell’ algebra, e della meccanica. I medesimi contrapposti troTansi
ne’ vocaboli delle scienze speculative ; dapoichè i compilatori da una parte
non vollero perdere i bei vocaboli sco- lastici ecceità c quiddità, c dall’
altra negarono un luogo al primo di tutti i vocaboli, che è l'esistenza. Lo
stesso praticarono per l’ analisi , per la mintesi , pe’ verbi percepire,
agire, generalizzare , per le voci emanazio- ne , immaterialità, e per mille
altre indispensabili al linguaggio filosofico. .Innumerevoli poi sono gli esempi
de' vocaboli comuni, che dalla scienza ri> cevono particolari significati ,
e che furono omessi , o male spiegati , come l'azione, la facoltà, la forza,
l'idea, il possibile , l'impossibile cd altri simili. Dalle quali imperfezioni
del nostro vocabolario italiano, manifesta ri- sulta la necessitò d’ un
dizionario scientifico , che noa solamente supplisca a' vacui di quello , ma
emendi e prevenga le confuse nozioni , die per lo addietro ha in se racchiuso
il particolar linguaggio deila filosofia. Quanto poi alle regole , die
conservar debbono all'uso il supremo arbitrio d’ogni lin- gua , diremo qui
appresso , come esse possano essere conciliate colla giusta libertà dd pensiero
e della parola. Sin qua abitiamo presupposto, che d’ una stessa natura fossero
il lin- guaggio delle arti e quello delle scienze , perchè gli abbiate
considerato am- bedue come speciali e diversi dal comune parlare , c per verità
non pn- (a) Lettere. trcbbono essere tra loro scambiali. Or acciocché non nasca
veruna ambiguità dall’ appellativo tecnico , che si suole indistintamente
applicare ad ogni lin- guaggio speciale, di arte o di scienza che sia, giova
dichiarire le differenze che distinguono il linguaggio delle scienze da quello
delle arti. 1 termini tecnici sono stali introdotti , o per aiuto della memoria
, o per X. la brevità e per l’ordine del discorso ; brevità c ordine
soprattutto necessari Dinv-iwa nel ragionamento scientifico , nel quale fa uopo
esprimere con nomi conve- nuli le qualità note dc’subbietli e le proposizioni
dimostrate. Imperocché , ^ 5 ue,l “ se cosi non si facesse , bisognerebbe
ripetere tante volte le anzidetto qualità o dimostrazioni , quante sono le
occasioni , in cui i nomi stessi debbono es- sere ricordati. Tal è il doppio
ufizio , che i termini tecnici prestano alle arti e alle scienze. Ma nelle
arti, la melfiplicità degl’ instrumcnti e delle macchine che si adoprano , e le
varie modificazioni che gli uni e le altre ricevono , secondo il diverso loro
uso, non potrebbero trovare nel comune linguaggio, se non un nome generico, il
quale non esprimerebbe le differenze specifiche di ciascun instrumento ; nè le
varie forme , o il diverso uso che lo stessa instrumonto riceve in una , o in
un’altra arte ; nè le varie combinazioni che le macchine fan degl' instrumenti
per regolare il moto o la forza motrice. Tali e tante differenze fan sì , che
lo stesso vocabolo tecnico cangia signi- ficato nelle diverse opere della mano
dell' uomo , cui è applicato. Laonde , non bastando neppure i nomi , un
dizionario di arti è obbligalo di spiegare per mezzo di figure la somiglianza e
le differenze tra le forme degl’ inslru- incnti , che servono ai precessi di
tale o di tale altra arte. Ora la moltipli- dlà de’ termini destinati ad
esprimere le cose speciali delle arti , c il numero delle loro differenze sono
sì grandi , che la sperienza ha dimostrato quanto imperfetto e inutile fosse il
disegno die gli enciclopedisti formarono di unire in un dizionario universale
tatti i vocaboli di questo genere: imperfetto, perchè riuscì loro impossibile
il comprendervi tutti i vocaboli delle arti meccaniche e de’ mestieri r inutile
, perchè non erano ancora trascorsi treni’ anni dalla publicozione di quel vocabolario
, quando si conobbe la necessità di farvi nuovi supplementi , e di separare il
grande dizionario delle scienze dà quello delle- arti. Nè qui fermossi l’
instabilità del dizionario universale delle arti , «lacchè la scoverta bboro
collo stesso calore difeso le fonile sostanziali , o le qualità occulte. E però
al tempo del rinascimento della filosofia una tal verità fu confusa colle
opinioni as- surde , dalle quali sarebbe stato necessario distinguerla. Ma fu
proscrìtta in- sieme con quelle ; tanto la mistura o la contiguità dell’ errore
è pericolosa per lo vero , o almen l’ espone ad essere sconosciuto ! 11 sistema
delle idee innate , per molli versi seducente , e torse più applaudito perché
nuovo , succedette all’assioma degli scolastici , e dopo di avere per lungo
tempo re- gnato , conserva ancora qualche partigiano ; tanto la verità dura
fatica a ripigliare il suo posto, quando n'è stata scacciata da' pregiudizi o
dal so- fisma ! Alla perfine , da poco tempo in qua , si dà ragione agli
antichi ; nè questo è il solo articolo , nel quale cominciamo a ravvicinarci ad
essi ». Da tali preliminari dedussero c che le nozioni puramente intellettuali
del vizio e della virtù , il principio e la necessità d’ una legge , la
spiritualità dell'anima, l'esistenza di Dio, i nostri doveri verso di Lui, e in
una pa- rola le verità, delle quali abbiamo un più pronto e indispensabile
bisogno, sono il fratto delle prime idee riflesse , occasionate dalle
sensazioni > . Considerata così la facoltà di riflettere e di ragionare , e
limitandola alle sole idee raccolte per mezzo della sensazione , ne segue che
tutte le scienze speculative nascono dalla virtù ebe ha l'animo di astrarre e
di for- mare dagli obbietti sensibili le verità generali. Per una conseguenza
di tal virtù , rilevando la mente talune proprietà generali degli Esseri ,
forma quella scienza , detta deir Ente , ossia ontologia , la quale le serve di
guida nella investigazione degli Esseri particolari. L’ ontologia dunque ,
quale fu imma- ginata dalle scuole peripatetiche , è una conseguenza dell'unico
principio di cognizione da esse ammesso ; il che è tanto vero , quanto
procedendo sempre per la slessa via della astrazione formarono due scienze
ontologiche , una per gli Esseri invisibili detta filosofia prima , l'altra per
gli Esseri materiali, denominata metafisica de’ corpi, Cotesto falso concetto
dell' ontologia fu co- mune a Bacone , perchè non diverso era il suo sistema
intellettuale. Laonde egli compose la filosofia prima di due parti , ad uua
delle quali diede la scienza degli assiomi generali , che soprastanno a tutte
le parti della filosofia; e all'altra , le qualità universali degli Esseri. E
facendo lo stesso per le scienze fisiche , distinse la fisica particolare dalla
metafisica , avendo assegnato a quella la causa efficiente e la materia , e a
questa la causa finale e la for- ma. Uopo è confessare , che la sua gran mente
, nell'atto che indicava alla ragione un nuovo metodo per isciogliersi da'
lacci degli scolastici , non ces- sava di essere impigliata nelle categorie e
ne' principi stessi del sistema loro. Ciò non ostante Bacone e D'Alcmbert
videro la necessità di far en- trare nella suddivisione delle scienze e della
storia la distinzione tra gli Es- seri spirituali c i materiali. Entrambi
ridussero a tre gli obbietti princi- pali di tutte le scienze , cioè Dio ,
l'uomo, la natura Dio che scopriamo XL
per la riflessione sopra la storia naturale: Yuomo cui l' intemo senso rivela
la propria esistenza : la natura , di cui abbiamo conosciuto i fatti per l'uso
de sensi esterni. Ma domandiamo noi , la cognizione degli Esseri invisibili ,
che sono Dio e lo spirilo, si acquista per una idea riflessa della sensazione,
o per una idea diretta dello spirito stesso? E elio è quel che ci rivela resi-
stenza . il senso della vita materiale , o il pensiero ? Se il solo senso della
vita materiale bastasse a darci l'idea o la nozione della esistenza, i bruti
aneora pronunzierebbero il cogito , ergo sum , conoscerebbero la loro iden-
tità personale , e avrebbero la notizia della prima causa ; laddove se le tre
dinotate nozioni vengono dal pensiero, uopo è stabilir questo come il prin-
cipio della cognizione degli Esseri invisibili. Adunque l’albero genealogico
'delle conoscenze umane , stabilito sopra un genere solo d'idee dirette, quelle
cioè de' sensi , poggia sopra un falso fondamento che lo rende difettuoso e
vacillante in tutte le sue derivazioni. Ora se un Cartesiano, senza toccare la
partizion principale delie tre potenze generatrici, imprendesse a rifare
quell'albero, adattandolo a propri principi , convincerebbe dal cancellare dal
numero delle scienze speculative le due ontologie ricavate dalle astrazioni
delle qualità degli obbietti sensi- bili , e porrebbe in azione le idee dirette
dello spirito , colle quali inver- tirebbe lo studio de' tre principali
obbietti della filosofìa , perche convince- rebbe dall'uomo, passerebbe indi a
Dio, e per ultimo arriverebbe alla natu- ra. Con (ai guida vogliami noi
ritoccare il quadro sinottico delle umane co- noscenze anteposto olla
enciclopedia francese, ricalcandolo coU’ordine stesso,/ che serbarono i suoi
autori. Vediamo quali saranno le scienze e gli studi clic suggerirà la memoria
applicata a' fatti umani, a’ divini , c a’ naturali;; quali quelli che produrrà
la ragione , allorché volgerà la riflessione a ciascuni di essi ; e quali
saranno i parti della immaginazione. La comparazione tra' quel quadro e questo
scoprirà forse qualche altro neo , di cui può quel primo lavoro essere
redarguito. PAHT1COLABE SPIEGAZIONE DEL SISTEMA DELLE UMANE CONOSCENZE. Mentre
da una parìe gli obbietti sensibili esercitano la facoltà della per- cezione ,
il pensiero dall' altra ci rivclu la propria esistenza , e ci accerta essere in
noi una sostanza dotata di qualità, diverse dalla solidità, dall’esten- sione ,
dalla figura , e da tutte le altre proprietà dulia materia. L'intelletto
nrucATiox Df.raiu.ti so ststick* do cosnoissanco imnnii. Lei Ètra Pbjsiques agisseot tur
la leni. La impressioni de ces Èira en eieitent la pcrcepiion» doni
l’Eotendoment. L’ Eoteodemenl oei'oceupe de sa
prrceptioas quo do trois fanoni , lelou hi troii fieutiés principale! , la
mémoire , la raisoo , t' imagi* s’impadronisce cosi delle idee degli obbietti
esterni, come delle nozioni som- ministrate dal pensiero, c adopera le tre sue
principali facoltà, la memoria, il ragionamento , e l’ immaginazione , o per
richiamare a se semplicemente le idee e le nozioni passate , o per giudicarne e
per dedurne altre verità dalle stesse dipendenti, o per imitarle e per comporne
altre simili. Dall’eser- cizio delle ceunate facoltà risulta ima partizione
generale della umana co- gnizione , cioè nella storia che ha per suo capo la
memoria , nella filosofia ehe è figlia della ragione , e nella poesia che nasce
dalla immaginazione. MEMOBU d’oKDE LA STOH1A. La storia narra i fatti passati :
la sua prima partizione è in ani iva e moderna .* suddividesi l'antica in sagra
e profana chiamiamo sagra quel- la , che è autenticata dalla divina parola e
dalla fede , e comprende tanto i fatti da Dio rivelati , quanto i fatti dell’
uomo , ne' quali è intervenuta l’opera di Dio : tra questi fatti entra la
narrazione degli avvenimenti futuri, antiveduti dall’uomo per divina
ispirazione , come son le profezie. Parte an- cora di tale storia sono le
antichità delle prime famiglie del genere umano, delle tribù , de’ popoli , e
delle nazioni , le quali formarono la prima popo- lazione del mondo , ricavate
dallo studio delle lingue degli antichi popoli , e da tutti gli altri lumi che
può somministrare l’ erudizione : questo è quel che dicesi archeologia sagra. La storia de’ latti della
religione dal nascimento nation. Oa ]' enlendcmeol bit un dénombrement pur et
limpte de tei perccplions par la mèmoire ; ou il Ics clamine , lei compare , et
lei digòre par la raiion ; ou il «e plait à lei imiler et à lei contrefaire par
rimagiealion. D’où remile une distribulion generale de la connoitiance humaiae,
qui parai! assei bieu fondée , en Uisloire, qui te rapporta & la Mèmoire ;
en Pkilosopkie , qui émane de la liaison ; et en Poesie , qui nait de V
Imagùtalion. Mòmoise , d’où Bis rotai. L’Uittoire eit dei faits; et lei [aiti
iont ou de Ditti, ou de l'àomme, ou de la nature. Lei (aiti qui ioni de Dieu ,
appartienneot à 1 ' Uisloire Sui: rèe. Lei bili qui tool de ritornate
appartiennent à V Uisloire Civile; et lei faits qui ioni de la nature , ae
rapportent à V Uisloire Naturelle. Uisloire. I. Saerèe. II. Civile. IH.
Naturelle. I. L’IInloire Saerèe, le dittribue en Uisloire Sacrèe ou
L'celésiastiqw ; V Uisloire dee Prophities , où le rècti a precèdo rércoemcnt,
est une branche de l’ Uisloire Saerèe. II. L' Uisloire Civile, celle branche de
l'ifitloire Univenelle , eujut fdei esempla mtgorum, ricissitvdines rerum,
fundamenta prudentiae civilis , homimrn denique nome» tl fama commitsa sani ,
te diitribue mirata set objcti co Uisloire civile propremenl dite, et cn
Uisloire Lilléraire. f xui della chiesa di N. S. Gesù Cristo in poi dicesi
ecclesiastica. 1 confini di sepa- razione tra l 'antica
e la moderna storia son segnati dalla caduta del romano imperio , o sia dalla
invasione de' popoli , che vennero a dar nuora feccia all'Europa. L’epoca di
cotesta civile catastrofe del moodo, stabilita per conven- ziono tra'dotti, è
il quinto secolo dell'era cristiana. Ciò non ostante, la storia ecclesiastica
ra compresa nella moderna , tra perchè può dirsi nata col do- minio esteriore
della chiesa , e perchè è inseparabile dal corso delle presenti nazioni ,
insiem colle quali progredisce. Quanto al rimanente , l’antica e la moderna
afona profana ricevono le medesime partizioni , le quali son fondate, o nella
maggiore o minore ampiezza del suggello storico , o nella quantità del tempo
di’ esso abbraccia , o nella diversa qualità de’ fatti narrati. E però chiamasi
universale o generale la storia , se abbraccia i fatti di tutti i po- poli e di
tutti i tempi ; particolare , se ne comprende una determinata porzione , come
son quelli de' regni , degl’ imperi , delle città , o di qua- lunque altra
parte de’passaii avvenimenti ; della età di mezzo , se si limita ai periodo
trascorso dalla venula de’ popoli barbari insino al rinasdmenio delle- lettere.
Le cronache , le quali contengono la nuda narrazione de' fatti avvenuti in un
dato periodo , i monumenti creiti per tramandare alla po- sterità la
rimembranza della vita o de’ fatti di qualche uomo ; le iscrizioni lapidarie e
qualunque scrìtto illustrativo dell'antichità sono ancora parti della storia.
Finalmente la diversa qualità de' fatti dà pure luogo ad altre par- tizioni ,
come la storia politica , quella delle leggi , della economia pnblica, del
commercio , delle arti , dell'agricoltura , dell’ industria , ed altre simili.
Ma la storia può anche riguardare i fatti interni deU'animo , e i pro- gressi
delle scienze , o di ciascuna di esse in particolare. Tali storie pren- Le» Sciences
sont l’ourrage do la rdfleiioa et de la lamière naluretle do bommet. Le
ebanceUer Bacon a donc raison de dire dans son admirable ourrago de dignità!*
et auymcntis-Scicntiarum, quo l’Hisloire du Mende, sans l’Ilistoire dea Savans,
c’est la statue de Polipbeme à qui on a arnché i’oeil. L' Hit taire Citile
proprement dite, peut se imia-diviscr cn JUémoircs, en Antiqui- tèe, et en
Ilistoire compiette. S’il est Trai que l’Ilistoire soit la peinlure dea tema
passe*, tea Antiqvités en aont dea decseins prcaque toujours endommagés, et
VBittoire compiette , un tableau doni tea Mèmoirtt aont tea études. IH. La
diilribulion de l’IIisloire Natnrelic est donnée par la differente dea faiit de
la Nature , et la differente drs faila de la Nature par la differente dea ciati
de la Nature. Ou la Nature est uniforme, et suit un eours regie, tei qu’on le
remarqite gcnèralement dans tea corpi celestes , tea animati! , Ics végétaux ,
eie. ou elle scottile forese et dérangée de son eours ordinaire, cornine dans
les monstre t; on elle est con- traiate et pliée è dilférens usages, corame
dans ics Arte. La Nature fait tout on dana son eours ordinaire et regie, ou
dans ses écarts , on dana son emploi. Uniformile de la Nature, première parile
d’Hiatoire Nalurrlle. Erreurs ou Ecarts de la Nature , secondo panie d'Histoire
Naluretle. Usages de la Nature , troisiètne panie
d’Uittoire Naluretle. Digitized by Google XL1H dono la denominazione dall'
obbieito loro , come la storia delia filosofia in generale , delle matematiche
, delle scienze fisiche , ee. V ha inoltre delle storie die comprendono ad un
tempo fatti esterni e interni dell’animo , come quando lo storico narrar voglia
l’avvenuto insieme colla sua cagione ; quando dal fatto voglia arguire il
pensiero ; o quando la narrazione dell’uno sia inseparabile dall' altro , il
ebe interviene nelle storie delie invenzioni , o delle scienze ebe risguardano
le qualità degli obbietti sensibili, come sono le scienze matematiche e le
fìsiche. In questa classe di storie miste entrano le storie letterarie , nelle
quali 1' erudizione si associa alla sposizione delle teoriche e de' fatti
scientifici. La stessa cosa interviene nelle storie delle arti e delle
meccaniche invenzioni. Coleste storie miste provano che la memoria non opera
senza la guida dcU'iuiolleito, e che le operazioni tutte della mente son
complesse ; il che rende imperfetta ogni partizione , la quale presupponga l'
intervenzione d’ una facoltà ad esclusione delle altre. Intendiamo dunque l'
intervenzione della memoria nella storia , non come privativa , ma come
predominante. Ed acciocché il concetto del predominio non resti vago e in-
determinato , giova dichiarare che la memoria può aversi come la potenza
generatrice della storia nel senso, che a lei è commesso il riprodurre le idee
de’ sensi e le nozioni dell’ intelletto altra volta acquistate , alle quali la
ra- gione dà la distribuzione e l' ordine conveniente al nuovo concetto che ne
forma , allorché imprende a narrarle. ( V. la (avola I. , e II. ). Definita
così la storia , noi non vediamo come si possa nella medesima comprendere la
sposizionc de’ falli della natura, e de’ fenomeni suoi. La na- tura è pressate
agli uomini di tutte le età. Ciascun di essi a volta sua , viene a scoprire il
seno di lei, e a studiarne l’immensa varietà. Come que- sto studio di
osservazione o di descrizione che fa i' intelletto , e non la me- moria può
chiamarsi storia ? V ha , potrebbe dirsi , una parte di fatti tra- scorri , che
la natura ci rivela: tali sono le vestigie de'diverri stati pequali ella è
passata. Ma cotesti fatti si conoscono da noi ora per la prima volta, sì che l’
idea del passato , per rispetto ad essi ci viene dalla percezione dello stalo
presente e non dalla memoria. Il est mutile de s'étcndre sur tea avaolages de V
I/ietoire de la Notare uniforme. Mais si t'oa oous demanda à quoi peut servir l
' Bieloirt de la Nature monetine use, bous repODdrons, à passer des prodiges de
ses ècarte aux mcrveillet de l 'Art; à t’égarer «icore ou à la remeltre dans
son chemin ; et sur-tout à eorriger la temè ri té des pro- positions gènérales,
ut axiomatum corrigatur ìnitjuitai, Quant à V Hitloire de la Nature pi ite à
différent utages , on cn pourroit faire une branche de rUisloire Civile; car
l'Art cn generai est l’indostrie de l'homme ap- pticjuce par ses besoins on par
son tuxe, anx production* de la Nature. Quei qu’il en aoit, celle application
ne se fail qu'en deux manière* , ou cn rapproebant, ou ee cloi- gnant les corpt
naturels. L'homme peni quelque chose ou ne peut rie» telon que la rapproebement
ou l'éloigncmcnt des corps naturels est ou n’est pas poisible. xuv Ciò non
ostante l' impropria denominazione di storia naturale ci è ve- nuta dagli
antichi , e noi l' abbiamo conservata non senza un logico pec- cato. Se si trattasse di chiamare storia la descrizione de’
fatti e de’ feno- meni naturali , e di confondere i vari tempi della natura
colla nozione della durata e del tempo passato , il quale distingue in noi gli
atti della percezione da quelli della memoria ; vorremmo pure concederlo , e
senza attenerci allo stretto significalo delle parole , consentiremmo che colle
altre imperfezioni dell’ albero genealogico intellettuale , si tollerasse
ancora que- sta. Potrebbe alla perfine una definizione di più spiegare il
vocabolo , e rimuovere l’ambiguità occasionala dalla sua improprietà. Ma lo
studio della natura non può essere scisso, nè può una parte di quello «sere
aggregata alla storia , rimanendo l’altra nel campo delle scienze naturali.
Imperocché la cosi detta storia naturale comprende non solamente il
riconoscimento e la descrizione de’corpi c della struttura loro , ma ancora i
fenomeni terrestri e celesti , per intendere i quali uopo è associare un tale
studio a quello delle leggi della stessa natura. L’ osservazione appartiene
alla ragione , e non alla memoria : ella è il primo instrumento dell’analisi
nelle scienze naturali, e non può essere per se sola di veruna utilità, perchè
riceve lume dal criterio della ragione , e da' dati che questa le somministra.
Tal’ è la connessione che regna tra le diverse diramazioni delle scienze
naturali , che l’ osserva- zione in ognuna di esso ha bisogno delle conoscenze
che son proprie delle altre. Che vedrebbe ne’ fossili un mineralogista
ignorante della Fisica c della Chimica? Che, un zoologo ignaro della nolomia?
Clic, un botanico incapace di distinguere i caratteri fisici delle piante , c
di determinarne le differenze? L’osservazione nuda dell’uomo straniero a tutto
le scienze naturali dovrebbe limitarsi al riconoscere e al descrivere le sole
forme esteriori de’corpi , o sia i loro caratteri apparenti , come il colore ,
la densità , il peso , il vo- lume ec. Una osservazione di tal fatta , propria
dell'idiota e non dell'uomo investigatore , sarebbe tanto inutile e gravosa
alla memoria, quanto impossibile L’ //«Zaire de la A alare uniforme se
dislribue suiviot sn principati! objrls, ea Itisloire Ce'leite , ou dei Astret
, de leurs mouremene, apparente» tensiblet , eie. sani cn eipliqucr la cause
par des systèines , des bjpnlhèses , eie. il ne s’agit ici que dea pbéootnènes
para. Ea //«torre de »
metèore», camme tenie , pluies, tempites, lonner- ret , aurore s boreale s ,
eie. En //«/«Ve de tu Terre el de la Mer , ou des montagne», des flexire», des
rivière», des eourant, du Jìux el reflui, des tablet, des terree, des forile,
des ìlei, des flgvret , des continens , eie. En Itisloire des Afinirtutx, en
Hi- etotre dei Végétaui , et en Hisloire dee Animata. D'où résu Ite noe
ITistoire des Elé- mens , de la Nature apparente, des effe!» tensiblet, des
mouremem , ete. du l eu , de l'^i'r , de la Terre , el de l’ l'au. VHistoire de
la Nature monslrueute doil suisre la meme dirision. La nature peot cpérer des
prodigrs dans let ciem, dans les regioni de fair, sur la surface de la lem,
dans sei enlrailles, au food des meri, eie. en lout el pnrtoul. Digitized by Google XLT le diverrebbe In ritentiva
de’ soli nomi. Per sostenere dunque l’aggregazione de’ fatti della natura alla
storia , converrebbe ammettere due spezie di osser- vazioni , una volgare e
l’altra scientifica , riservando quella a’curiosi , c questa agli alunni delle
scienze naturali. E siccome la storia forma una delle pre- liminari istruzioni
de’ giovani in ogni genere d’ istruzione ; cosi costoro , avendo già percorso
da idioti i regni della natura , dovrebbero ripetere i loro viaggi da uomini
riflessivi e desiderosi di riparare alla loro ignoranza. Ma gli alberi genealogici
delle scienze non sono scritti per gl’idioti , nè gli autori loro possono
scegliere altra norma fuori dell’ordine scientifico delle idee. L'aver confuso
la descrizione de’ (alti della natura colla storica narra- zione de’ fatti
dell’uomo fu escusabilc per gli antichi, perchè lo stato delle scienze fisiche
non permise loro di vedere più addentro di quel che porta la comune
osservazione , per quanto accurata ella fosse. Di tal qualità sono i libri
delle cose naturali di Aristotele, dì Plinio, di Eliano e di altri. Tali ancora
erano le conoscenze fisiche al tempo di Bacone, comechè avesse egli antiveduto
nel futuro i progressi loro. Ma tal non era lo stalo delle cennatc scienze al
tempo , in cui fu publicata l’enciclopedia , spezialmente per quel che concerne
la chimica. Pur luttavolta , o l’autorità di Bacone , o un’asso- ciazione d’
idee prodotta dalla denominazione di storia , costantemente data alla
descrizione de’ fatti e de’ fenomeni naturali , furon cagione che i com-
pilatori dell’ albero genealogico confondessero nello stesso ordine scientifico
quei due generi di narrazione , affatto diversi tra loro. Ma qual maraviglia
che essi avessero trascurato la connessione tra la storia naturale c le scienze
fìsiche ; se ha preteso separarle un più moderno naturalista , il quale fu
egualmente grande nell’ una e nelle altre ? Questi c Daubenlon , di cui
parlando Fourcroy , dice che volle circoscrivere ne’ puri confini del descrit-
tivo la storia naturale , perchè credeva che tanta fosse l’ applicazione e tale
il tempo richiesto dallo studio de’ corpi , che non potesse chi a questo si
dedica , associarvi altre scienze, senza togliere all’uno quel che dato avrebbe
alle altre. Ma Daubeuton non
altrimenti scoperse l’ interna conformazione L' Histoire de la Nature employèe
est sussi ctendoe que tes différcns usages que Ics borames fout de ses
production* dans Ics aria, tes métiers, et Ics manufactures. Il n’y a aucun
elfet de l'industria de t’homme, qu'on ne puisse rappetlcr à quelque pro-
duction de la Nature. On rappeltera au travail et à l’emplni de l’or et de
l’argeot , tes arts du Uonnogeur , du Balteur-d'or, du Fileur-d'or, du
Tireur-d’or , dii Pla- neur, eie. au travail et à tempio! des Pierres
prccicuses, Ics arti du Lapidaire, du Diamanlaire , du Joaitlier, du Graveur en
Pierre! Jines , etc. au travail et à i'emploi du fer , tes Grosses-Forget , la
Serrurcrie , la Taillandtrit , 1'. ir murerie , VJrgutitt- ttrte, la
Coutellerie, otc. au travail et à I’emploi du verre, la Ferrerie , les Glaeet,
l'Art du Miroitier, du Fitrier , etc. au travail et A I’emploi des peauv , tes
Aris ite CAamoiseur , Tanneur , Peatieier , etc. au travail et ì I’emploi de !a
latine et de In Soie , son tirage , soa moulinage , les Arts de Drapiert ,
Pa'nementiers , Gatonn cri , XLV1 degli animali , che per la profonda
cognizione della notomia ; uh altri più di lui ricavò maggiori soccorsi dalla
comparazione delle diverse anatomiche osservazioni. Suo fu il merito di avere sì strettamente congiunto
lo studio della zoologia colla notomia , sì che ora più non è permesso 1’
essere zoo* lo go , senza essere notomista. Ora la chimica sia alla mineralogia
nella stessa relazione della notomia alla zoologia , dacché non potrebbesi
avere una miglior cognizione de' minerali , quando si mancasse di ricercarne
coh l'analisi i loro primi componenti , di quel che si conoscerebbe gli ani-
mali , quando non » penetrasse colla dissezione nella interna loro organis-
zazione. In fatti lo stesso autore , essendosi dato , negli ultimi venti anni
di sua vita , allo studio della notomia vegetale e della interna conforma-
zione delle piante , fece per la botanica quel che con tanta gloria aveva
compiuto per la zoologia , e dimostrò che la fisica de’ vegetabili , bello e
utile compimento della botanica , non può dispensarsi della diligente dis-
sezione de’ loro organi interni. Laonde collo stesso suo fatto Daubenton fece
la critica della propria opinione , sebbene fosse egli à tenacemente preve-
nuto conira la connessione della mineralogia colla chimica , che poteva dirsi
esser questo un pregiudizio invincibile della mente sua. Dopo tali osserva-
zioni conchiude Fourcroy : c Del resto l’ idea di separare le scienze fisiche
dalla storia naturale c d' isolar questa , più non alligna in Francia ; dac-
ché i naturalisti francesi han lutti concordemente confutato il pregiudizio che
fosse di ostacolo alla unione di quelle scienze. Non v'ha in latti un minera-
logista , che non abbia nozioni di chimica , c clic non nc faccia l' applica-
zione alla mineralogia ; siccome non v ha botanico , che non si valga dei mezzi
della fisica per la fisiologia vegetale; non zoologo, che non conosca con
sufficiente esattezza la notomia, per servirsene nella descrizione, e nella
metodica partizione degli animali. Presso tutte le cennate classi di dotti la
Fisica va sempre unita alia storia naturale. Per conseguente non può farsi
parola de’prodotti della natura , senza esporne le leggi , facendone ammirare i
fenomeni , c senza descrivere le relazioni degli uni cogli altri , insieme coi
cangiamenti, a’quali sono per una reciproca influenza soggetti (a) i.
Bontonniert , Ourriers en velours , salini. Damai, Etoffes brothies ,
Lustrine! , eie. tu travail et à l’cmploi de la terre, la Polene de terre, la
Fayence , la J’orcclaine , eie. au travail et à l’cmploi de la pierre, la
partie méchanique de V Jrchitecte , du Selli- pteur, da Sluccateur, eie. aa
travail ri à l'emploi dea boia, la Menuiserie, la Char- penterie, la
JMarjueterie , la 7 'alleiterie, eie. et aiosi de toutea le» autres autiere! ,
et de loua lei aulrea arti , qui ioni au oombre de plut de deux cena cinquaute.
Ou a »u dans le discoura prcliminaire cotnment nous noiu tommes propose de
trailer de chacuu. Voilà lout V J/iitorùpte de la conuoitiaoce bumaiue ; ce
qu'il en fati! rapporter à la SJémoire , et ce qui doit èlre la autière
première du philosopbc. (a) Di/, delle
sciente uatur. lulrodui. Digitized by Google XLVII Rimandiamo dunque la cosi
della storia naturale alle scienze che da lei prendono il suggello de’ loro
trattati, e die d’altra parte le danno i prin- cipi e le regole per investigare
le proprietà e le relazioni decorpi della na- tura. Ma non facciamo guerra
a'nomi , e lasciamola nel possesso della sua antica denominazione, purché non
entri in alcuna comparazione colla storia propriamente detta. Hanno le sciente
naturali la loro parte storica , come la mineralogia , la zoologia , la
botanica , l’ astronomia , e* tutte le scienze tisiche. Questa parte storica
non pertanto risguarda il corso che esse han fatto, gli ostacoli ebe ne hanno
ritardato i progressi , i metodi che le hanno favorite , le invenzioni e le
scoverte de’grandi ingegui che le hanno illustrate. Cotali storie sono
appendici delle scienze fisiche , né son diverse dalla storia della filosofia ,
o da quella delle scienze maiematiche. La memoria prende in esse una parte ,
die è affatto ausiliaria ; dapoichè nel narrare i fatti della ragione , toglie
da lei a presto i principi per fargli intendere , e l’ordine per esporgli.
Storia poi non è , né veruna somiglianza slorica ha la sposizione de’passaggi
che la natura ha follo da uno stato all'altro , o del modo e dei tempi ,
ne’qnali poteron quelli avvenire. Son le congetture quelle che formano il
soggetto di questa parte delle scienze naturali. Lo scambiare tali conget- ture
colla storia, sarebbe lo stesso che confondere la geologia colla creazione.
CACIOSE DONDE LA FILOSOFIA. Ampissima è la parte dell’ umana cognizione , che
si riferisce alla ra- gione , giacché da quasi tutti gli obbietti del pensiero
, l’ intelletto ha rica- valo una scienza. Tra questi non pertanto v’ha Ire
punti generali , che di- remmo culminanti , da’ quali cominciano , e ne’ quali
vanno a terminare tutte le speculazioni della mente. Tali sono, le nozioni
della propria esisten- za, della intelligenza increata e infinita, e
dell’universo, o sia della natura. Tre dunque sono i temi di tutta la filosofia
, l' uomo, Dio, e la natura. amo*, d’où rniLosoruiK. La rsitosoniiE , ou la portioo
de la connotila oce huntaìnc quii faul rapporter k la raiton , est trèaétendoe.
11 n'est presqu’nucun objet opperqu par Ics seni , doni la fòflexion n’ait fait
noe icicnce. Mais daos la muHilude de cei objets il j en a qucl- ques-uos qui
le font remarquer par leur ituporUnce , i/uiiue abtcindUur infimtum , et
ani-qnels on peul rapporter toulcs Ics Sciences, Ces die fi son Vieu , k la
eonnoissancc do-quel i'homme t’esl elevò par la ròflcxion tur l'Uisloire
NalureUe et sur l’Histoirc Sacrò’; V U ornine qui rat sòr de son exùlenec par
cootcicoce ou iena interne ; la Ma- ture dont ritornine a appris l’Uisloire par
l’utoge dea scn» extòrieurs. Dieu, ritornine, •t la nature nous fourniront dono
uno distri bution generale de la Philoeopiie ou de la Science ( car ces moti
ioni sjnonjtnes ); et la Philosophie ou Science , sera Science ite Vini,
Science de ritornine, et Science de la Mature, xLvm Scienza dell'uomo. Dalla conoscenza del proprio essere l'uomo ricara la
nozione d’una so- stanza immateriale , che ha in se , e dalla quale ascende
alla causa increata e infinita. Fermandosi a considerare la prima , scopre le
principali tra le sue facoltà , l' intelletto , e la volontà ; luna destinata a
conoscere e a ri- cercare il vero , l' altra ad operare deliberatamente e
convenientemente alla condizione del proprio essere. Ma per conoscere il vero
l’ Essere pensante , o sia lo spirito , sente il bisogno di scrutinare i mezzi
che ha di trovarlo. Colesti mezzi son tanti , quanti sono le diverse potenze o
virtù , delle quali sente in se la presenza e l’energia. Tali sono: la
percezione, che gli porla la cognizione degli obbietti esterni : la coscienza,
elio gli dà la conoscenza di tutte le interne operazioni dell’animo : la
memoria che conserva e ripre- senta quelle e queste insieme : l' immaginazione
che le riproduce , le ador- na , e le imita : il giudizio nel quale risiede il
senso c la luce del vero : il ragionamento per mezzo del quale deduce nuove
nozioni , e ne dimostra la verità e la convenienza. L' intelletto dunque crea
la prima scienza , fondata nel concetto della sostanza , o sia dell’ Essere
pensante , che è la psicologia ; e da questa passa all’arte del ragionare , che
è la logica. Ecco le due principali scien- ze , dalla coltura delle quali la
ragione va derivando le altre , che for- Philosophìe o» Science. — I. Science
de Dica. II. Science de Mamme.
III. Science de la Nature. I.e progrès nature] de l’esprit hnmain est de
s’élerer des indiridus aux cjpèees, des espcces aux genres, des genros
prochains aux genres óloignés , et de former à ehaquc pas une Science ; ou du
moina d’ajouter une branche noureile à quelque scienee déjà fornjéc; ainai la
nolion d'uno Intelligence increde , intime , eie- que nous reneon- Ireos dana
la Nature , et que l’ Hiatoire Sacrce nous aooonce ; et celie d’une Intelli-
gence créde , finie et unie à un corps que nous appercevona dana l'homme, et
que nous supposoDS dans la brute, nous ont condititi à la nolion d’une
Intelligence créde, Soie, qui n’auroit poiut de corpi ; et de-Ià , & la
nolion générale de l’Eaprit. De plus les pro- prietà! generale! des Ètres, tant
spirilueis que corporei!, étaat 1 ’existence, la potsi- hilitè, la durèe, la
subitanee , Vattribut, etc. on a examiué ces proprieté* , et ou en « formò l'
Ontologie , ou Science de f Atre tn generai, Nous a -otta dono eu dans un ordre
reuversc , d'abord {'Ontologie ensuite la Science de f Esprit , ou la
Pneumatologie , ou ce qu'ou appello comouiuctneul Alctaphytique particolare :
et celle Science s'est di- stribuée cu Science de Dito , ou neologie naturetle
, qu ii a piu è Dieu de rectifsee et do aanctiGcr par la Jiècèlntion , d’ou
tteligion et Théologie proprement dite, d’où par abus , superstition. En
doclrme des Esprit» ùon» et matfaùa’u , ou des Anget et des Dèmone; d’où
Diemation, et la chimère de la .Vaga noire. En Science de f Ame qu’ou a
sous-divisée eu Science de V Ame raisonnable qui coocoit , et en Science de C
Ame sentitile qui se borite aux senul.ons. Digìtized by Google xux mono l'
intero sistema dell' umana cognizione. E
siccome l’ intelletto è com- pagno inreparabile della volontà , cosi la scienza
speculativa dell' uno serve a rischiarare le determinazioni dell' altra. Di qua
il necessario legame tra la sapienza teoretica « la pratica , che è la
filosofia morale , c di cui son tanto le parli . quante sono le diverse
condizioni dell'acino , considerato come individuo , coinè membro o capo di
famiglia , c come componente della società civile. E però dalla sapienza morale
nascono la scienza del retto e del giusto , che è quel che chiamasi legge o
diritto della natura , la civile giurisprudenza con tutte le sue diramazioni ,
la politica , il diritto delle genti, la pub tic a economia , e tutte le altre
discipline, le 'quali sono nate dalla suddivisione degli obbietti di ciascuna
delle divisate scienze. Rivolgendoci poi alla logica , abbracciando questa
tanto il pensier * quanto la parola, va naturalmente bipartita nell’arte del
pensare, delta an- cora logica inventrice o euristica , c nell’ arte del
parlare , la quale com- prende la retorica e la gramatica generale. All’arte
del pensare appar- tiene il distinguere la diversa qualità delle idee , non
clic le diverse ope- razioni della mente, e il trovare i metodi, pe’ quali si
possa piò fàcilmente pervenire allo scoprimento delle verità ignoto , o al
dimostrare le note. Della retorica è proprio considerare il pensiero come il
regolator della parola , H determinare i caratteri de' vari generi del discorso
, e il dettare le re- gole convenienti a ognun di essi. Alla gramatica generale
è dato il con- siderare la parola come ministra c come instrumcnto insieme del
pensie- ro , l' asseguare a ciascuna parte del discorso le proprie funzioni , c
il di- sporle per modo ebe l’ espressione sia sempre pronta a rappresentare l’
idea. Molte sono le discipline subalterne die nascono dal progresso c dalla
perfe- zione della retorica e della gramatica generale. Dalla retorica nascono la II.
Science de l’homtne. La distribntion de la scicnco de i'boimne opus rat donneo
par celle de tea {acuite*. Le* (acuite* principale* de ritornine toni \'
Entendcmenl et la V aloni» ; V Entendement qu'il faut diriger è la Vènti; la
Polonie qu'il faut plier à la Verta. L’un est le but de la Logique; l’autre est
eelui de la Morale. La Logique peni *e dislribuer en Art de pensar , cn Art de
retenir set pensici, et en Art de Ics communiquer. li Art de penser a aulant de
trancile* , que lEntcndement a d'opéralion* princi- pale*. Mais on distingue
dans l Entcndement quatre opera tions principale* , V Apprihen - sion, le
Jugcment , le tìaisonnement , et la Mèlhode. On peut rapporter à V Appre- Aension
, la Doctrine dei idies ou Perceptioiu ; au Jugemenl , celle des Propotitions ;
au Huisonnement et à la Milhode cello de YInductìon et de la Dimonstration.
Mais dans la Dimomtralion , ou fon remonte de la ebose à dcinonlrer aux
premier* prin- cipe* ; ou l'on deseend de* premier* principe* à la elione à
dcmonlrer : d’où naissent l' Analgse et la Sgnl/ièse. li Art de Retenir a deux
branche*, la Science de In Minioire nume, et la Science des Snpplément de Ut
Mimoire. La Mctnoire . que nous avon» considerce
d’abord cornine g L filologia j la pedagogia , l’ ermeneutica , la critica. La
filologia prende a conoscere Torte del pensare e del parlare degli antichi
nelle lingue che chia- miamo classiche : la pedagogia applica all insegnamento
della gioventù le regole della comunicazione del pensiero : T ermeneutica dà le
regole per la interpretazione degli oscuri concetti degli autori : la criu'ca
emenda e resti- tuisce i luoghi viziati degli antichi libri. Dalla grammatica
generale discen- dono la dottrina de'segni , considerali tanto come instrumenti
, quanto come esponenti del pensiero ; l’arte delia scrittura c delle sue
diverse sorte , cioè l'alfabetica , l’ideale, la geroglifica, la simbolica,
l’emblematica, l’araldica, ed ogni altra convenzionale rappresentazione de'
suoni articolati. Chiamiamo qui arte ogni sistematica cognizione portata
all'atto della pratica esecuzione , significato non infrequente , ma diverso
dalle metodiche e abituali opere della mano dell' uomo , che propriamente son
delle arti (V. le tav. HI e IV. ). Scienza di Dio. Dalla nozione del proprio
essere l'uomo passa a quella del suo Autore, o sia dell’ Essere increato c
infinito , che è Dio. E dapoichè lo concepisce come una causa necessaria c
prima , come perfettissimo in tutte le qualità sue , e come indipendente da
qualunque altra causa ; però dalla nozione stessa della esistenza necessaria
deduce gli attributi di sapientissimo , di onnipotente, e di eterno. Queste
prime nozioni non rimangono sterili, per- chè Dio si è manifestato all'uomo per
mezzo della ragione e del sentimento; ond’ è che esse gli aprono la mente all’
altra conoscenza de’ propri doveri , c dello scopo della vita. Da tali principi
è nata la teologia naturale , la quale abbraccia la dottrina della esistenza di
Dio , degli attributi suoi , dei doveri verso di lui , e del culto che
prestargli dobbiamo. Uopo è non per- line faciliti; purement passive , et que nous considòron*
iei commi; noe puisMoee adiva qtie la raisoo petit perfeclioooor , est ou
Aaturclle , ou Artificiale. La Mémoire nalu- relle est uno aQectioo dea organo!
; Vartficielie consiste dans la Prènotion et dans \'Em- i lente ; la Prènotion
aans la-quclle rien en partieulier u’ est p ròseo l à l' esprit; V Em- Uc'me
par le-quel \' 1 magma! ion est appcllée au secours de la Mémoire. Le*
Représentatiom artifieiclles , aoot le Supplémtnt de la Mémoire. liEcriture est
une do ces repròtentatioos : mais on te seri en òcrivaat ou des Carattere i
coltrane ou des Caractirei particuliers. Od appello la collection de» premieri,
VAlp/iaiet; les autrrs se nommeol Chijfret; d’uù naisseot le arti de lire,
d'écrire, de dèMJfrer, et la Science de V Ortographe. li Art de Trannnet re se
distribue co Science de i inslrumcni da Discoars , eleo Science des quali ’ès
da Diseoars. La Science de I mslrunieol du discours s’appello Grom- mare. La
tcience des qualilés du discourt, Rédioriquc. La Grommai re se distribue en
tcience des Signet , de la Prononciation , de la Constnietion , et de la
Syntaxe. Les Sgnes soni Ics sous arliculé* ; la
Prononciation Digitized by Google LI lauto distinguere la prima nozione della
Divinità dalla scienza , che la ra- gione ne ha poi derivato : quella è una
verità immediatamente dedotta dalla consapevolezza del proprio essere : questa
è una serie di verità c di teoremi sviluppati per mezzo del ragionamento. La
scienza è nata quando la matunt e perfetta ragione ha potuto formare un
compiuto concetto degli attributi dell’ Essere perfettissimo , e de’ fini della
creazione. A compiere un tal con- cetto faceva uopo della cognizione delle
oltre opere di Dio , cioè dell' uni- verso. Non prima l’ ebbe acquistata , che
alla nozione dedotta dall’ intimo senso della coscienza , la ragione aggiunse
la dimostrazione ricavata dalla immensità della natura, e dalle sue
previdentissimo leggi. Così, la teologia naturale fu arricchita di belli e
palpabili argomenti , tratti dall’ordine cosmo- logico , e dalle cause finali ;
argomenti i quali portarono nella mente la convizione , e nella coscienza , la
certezza della esistenza d’una Provvidenza conservatrice , che soccorrevole
veglia a’ bisogni della umanità. Tali sono lo conoscenze die ricaviamo da’
principi della cosmologia , e dalla scienza dellu cause finali le quali
conoscenze vanno ben considerate come ausilioric della teologia naturale. Per
amor dell’uomo , c per meglio rischiararlo intorno alla sua futura vita ,
piacque a Dio aggiugnere alla naturale luce della ragione la grazia della
rivelazione, d’onde nacque la teologia rivelata, o dogmatica; scienza maggior
della prima per le grandi verità che ti manifesta , e per la infal- libile
certezza, di cui la parola di Dio l’ha ricoperta. Questa non pertanto
presuppone i principi e le verità di ragione , che son proprie della teologia
naturale. Dalla perfetta concordanza che regna così tra la teologia naturale c
la rivelata , come tra questa e la storia sagra , nasce la scienza apologe-
tica della religione cristiana , che può essere considerata come un'appendice
ou Protodie , l’art de tes arlicuter; la Syntaxe , l'art de !ej apptiquer aux
di Aereo le* vues de l 'esprit ; et la Conttrudion , la connoissanco do l’ordre
qu’ils doirent avoir dam le diicoura , foodé aur l'usage et anr ta réflexion. Mail il y a d’autres signei de
ta penice quo les ioni artieuléi; lavoir le Getto et Ics Caraeliret. Lei
Caraclèrtt ioni ou ideata , ou huroglyphiqttct , ou hératdiqucs. Ideata, teli
que ceux dei tndicni qui roarqueut ehacun une idée, et qu’il faut par conscquent
multiptier autaut qu’il j a d'èlres rcels. JliéroglypAiguet , qui tool
l’écrituro du Mondo daos son onfaoce. Htraldiqurt , qui formenl ce quo nous
appcltons la Science du Blaton. Cesi ausai à V Art de Iransmettre , quii faut
rapportar la Critique , la Poedagogi- que , et ta Pedologie . La Critique qui
residuo dans lei auteurs le* endroits corrompus, donne dei édilioos, etc. La
Poedagogique , qui traile du eboix dei eludei, et de la manière d’onscigner. La
Pkilologic , qui a’occupo do la connoissaoce de la Liltérature imi renelle.
Cesi à l'art d tmbeliir le diteaurt , qu'il faut rapportar la Pert\ficatton ,
ou lo Atèc/ianique de la Poitie. Nous ometlroui la distribution de la
Rélhorique dam sei d>f- LU «Iella stessa teologia. D i questi stessa concordanza nasce inoltra la
dottrini degli laseri intelligenti invisibili, de' quali la ragione naturale
vede soltanto la possibilità : cotesla possibilità viene dedotta dalla scala
degli Esseri esi- stenti , tra' quali non pertanto lo spirito umano figura come
primo per ri- s|ielto agli Esseri inferiori , detti bruii. Ma quale infinita
distanza non separa l'uomo dall'Essere infinito e increato? Essendo sua
produzione lo spirito creato e finito , aggiunto al corpo , perché non avrebbe
Egli potuto creare altri spiriti di superiore intelligenza, o affatto spogliali
di corpo, o dotati. d’ un corpo diverso dal nostro? Ora quel die la ragione
ammette solamente come possibile , la teologia dogmatica insegna essere stalo
dalla divina onnipo- tenza ridotto in atto. Da questa scienza dunque , e non
dilla teologia na- turale ci viene la cognizione degli spiriti celesti , e
degl’ infernali , de’ quali i primi sono benevoli intercessori delle mortali
creature presso la Divinità, e i secondi , esempi della sua giustizia nel
punimcnto de’ malvagi. Un'altra importante derivazione della teologia rivelata
è la morale dogma- tica , la quale ha tanto perfezionato la pratica sapienza
della ragione , quanto la stessa teologia rivelata ha perfezionato la teologia
naturale. Le nozioni del retto , del giusto , e della virtù sono state purificato
e sublimate dal scuso duna legge di perfezione, che ci propone per modello la
stessa virtù divina: le nozioni del bene c del male hanno ricevuto dalla
certezza d' una futura vita, una luce, che ha dissipalo le tenebre, le quali
oscuravano le filosofiche dottrine intorno alla origine c alla necessità del
male : le speranze in fine d’una futura ricompensa, e i timori delle pene, sono
stali confermati e spiegati jicr modo , che 1 approvazione o la disapprovazione
morale della coscienza sono stale armate colla forza della religione. Tal'c la
concordia c l'armonia della teologia naturale colla rivelala , clic per essa la
scienza de’ costumi si è immedesimata colla religione , e la naturale sapienza
della ragione è stata illuminala c santificala dall'oracolo della Divinità. (
V. la tavola V. ). ferente* parti cs , parer qu’il o’cn decoule ni scicnec , ni
ari , ai ce n'cjt peni -è tre ha Pantomime , du geslc ; et di) gcslc «-1 de la
tuia , la Dcclamation. La Morale, doni nous avons fall la ai-condc partic de la Science de
ritornine, est ou generale, ou particulière. Cellc-ci se distribuc on
lurisprudence Saturelle , h'cono- mijuc et Politique. La Jurisprudct ce
Aaturelle est la Science des devoirs de l'homoie seul ; l’ ICconomigue , la
Science des devoirs de ritornine en faruilk- ; la Politi juc, celle des devoirs
de l’tiomme cn sodile. Mais la morate serail iocotnpielle si ces traiti* n’
itoicnl precedei de celui do la rèalité du lien et du mal moral ; de la «
écttsité de rcmplir tee devoirs , d’itre loti , juste , rertueux , etc. e’ est
objel de la Morale generale . Si l'on considero qne Ica sneiitis ne soni pos
mnios obl>j;ér» d'èlrc verlueuies que les parlicnliers , on vrrra nnilre Ics
devoirs des socielès qu’on pourroil appeller luri- sprvdence nnt tirelle d’uoe
soditi; Pconomijue d'unc sodile; Commerce inlcrieur , cjr- tèrieur, de terre et
de mer; et Pol liqtte d’unc sociclé. Digitized
by Google Scienza delia natura. I III In sino a qui le scienze naturali sono
state distribuite in fìsiche c ma- tematiche , non perchè una tal partizione
sia una conseguenza della nostra tendenza a generalizzare le idee particolari
de’ sensi (siccome dissero gli au- tori dell’albero enciclopedico francese), ma
perchè essendo la natura il sub- biano comune delle une e delle alice,
ragionerò! cosa era il distinguere la natura astratta dalla concreta. In fatti
non polrebbesi trovare la ragione suf- ficiente della connata partizione nella
sola tendenza al generalizzare , perchè sebbene le scienze fisiche versino
circa le proprietà generali e particolari de' corpi , e le matematiche prendano
per loro scopo speciale la quantità , generalizzandone il concetto ; pur
(uttavolta è notabile che l' operazione del generalizzare è accompagnata da
quella dell' astrarre. Ora lo sceverare le qualità da' subbietti è un'
operazione affatto propria del pensiero , che la mente esercita tanto sopra gli
obbietti sensibili , quanto sopra gl’ intelligi- bili. Le verità matematiche
son generalità ricavate da obbietti materiali , ma esse presuppongono due diverse
operazioni della mente: una è il gene- ralizzare le qualità comuni a piu
individui: l'altra, il considerare ognuna delle ccnnate qualità come un
subbietto di per se , ed esaminarne l’essenza c le sue diverse relazioni ; il
clic equivale al formare d' un’ idea sensibile una nozione, o un’obbietto
puramente intelligibile. Ciò non ostante le scienze matematiche non si limitano
alla sola inve- stigazione delle qualità astratte , ma discendono a farne
ancora l'applicazione alle cose singolari , dalle quali le hanno sceverale , il
che forma la diffe- renza tra le matematiche pure c le miste. Una seconda
applicazione delle pure verità matematiche egualmente utile ed importante , è
lo spiegare per loro mezzo le cause de’ fenomeni naturali, il che forma l'obbielto
delle cosi dette scienze Jìteo-ma tematiche. Per quantità o grandezza intendono
i matematici tutto quel che è capace di aumento o di diminuzione , che sia
sensibilmente apprezzabile , distinguendola essi in continua o discreta. La
prima è rappresentata dalia estensione , la seconda dal numero; Luna obbicllo
della geometria , l'altra I I. Science eie la Nature. Pi’ouj distribucrona la seicncc
de la nalure en P/iyiigue el ìiaOiématicjue. ISoui lenona eucore celle
dialribution de la rcflciion cl de uolre pen- dimi! à généraliier. Nous avena
pria par tea sena la connoitsanco dea individua récla : Solrii, Lune , Sirnis ,
eie. Aurea; Air, Feu, Terre, Bau, ete. Klcmcna ; Plutei , Neiges , Gritea,
Tonuerres , ctc. Métcorcs; et ainsi du reale de l’histoire nalureUc. IN 0115
avoli» pria cn mcme Irma la connoiasancc dea abstroila , cnuìeur, son , snreur
, odeur, diluiti, rarete , chateur , Jroid , tnollessc , darete , Jluidìti ,
tei dite , roideur, etastieité, pesatitene , ligrceti, cl e. figure , dia'
ance, mouvement , repos, dul ie, r ten- dile, ijuantUi, impènitrabiliti. LI V dell' aritmetica. La geometria poi disliugucsi
in elementare , e sublime : l'elementare considera la quantità nella linea
retta , o nella circolare , e nelle superficie, o nc’solidi formati dalle
cennate linee, riguardate come genera- trici di quelli : la sublime imprende a
considerarla in ogni sorta di curva. L'aritmetica è pure di due sorte: la
numerica, c la speciosa, o sia l’oA (/ eira . L’algebra si partisce ancora in
elementare e infinitesimale , c questa in differenziale o integrale ;
differenziale, quando il calcolo discende dalla espressione duna quantità
finita , o considerata come tale , alla espressione dell’ aumento o diminuzione
di essa ; integrale , quando per l'opposito dalla espressione a cui si è
disceso , si vuole risalire a quella della quantità finita» Sin qua delle
matematiche pure. Quanto alle miste, entrando esse nell’ ap- plicazione delle
verità c de' teoremi geometrici a’di versi subbietti delle scienze fisiche , la
matematica non solamente diviene loro ausiliaria , ma suggeri- sce i metodi per
lo scoprimento delle verità , c ne dimostra la certezza ( V. la tavola VI. ),
Similmente , siccome le scienze fisico-matematiche geometricamente spiegano le
cause di molli fenomeni naturali, e ne determinano gli effetti; così esse han
formato per lo addietro una suddivisione delle fisiche , pro- priamente dette.
Ma cotcsta suddivisione nacque appunto nel tempo in cui distinguevasi la storia
naturale dalla fisica , e 1' una davasi al regno della memoria , l'altra a quel
della ragione ; il che a buon conto tendeva ad ali- mentare due diversi generi
di studio della natura, scientifico l'uno, volgare l’altro. A noi pare , che le
due classi delle miste e delle fisico-matemati- che potrebbero essere ridotte
in una sola , la quale portar potrebbe il nome di matematiche applicale alle
scienze fisiche. Imperocché queste son da quelle inseparabili , o che trattisi
di trovare la verità , o che cerchisi di dimostrarla e di spiegarla. Da ciò segue
ancora , che l’ insegnamento della geometria elementare c della sublime
preceder debba quello delle scienze fisiche , a che una perfetta identità di
metodo debba essere serbata nello studio si delle uno , die delle altee.
Venendo ora alle scienze fisiche , noi non riconosciamo più la fisica generale
come la metafisica de' corpi ; nè chiamiamo sperimentali quelle sole Nous arooi
tu par ta rcfieiion que de ces abstrails, tra una contettoienl à lotti Ics
individui corporei!, cornate clenduc, mourement , impéuclrabilitc , eie. Nous
co avoas tali l’objet de la phytu/uc ginirule , ou mclaphjtique dea corps ; et
cei mèmes prò- prictfs , contidercet dans ckaque individu cn parliculier , avec
lei varieté* qui lei di- sliogueut, cornute la ducete, )c ressorl , la Jluidité
, eie. soni l'objet de la phytigua particuliirt. Une aulre proprietà plus
generale dei corps, et que supposenl loutes tei auires, savoir la piantiti a
forme l'objet dcs Matfiimatiquct, On appello guarititi ou grandtur toul ce qui
pcul ilre augniceli: el diminué. Digitized
by Google LY parli di essa , nelle quali coll’ uiulo delle macelline o de"
chimici reagenti soggettiamo ad analisi le forze o i composti della natura. La
Fisica tutta intera è sperimentale , tra perchè versa circa verità fondate sulla
sola cer- tezza de' sensi , e perchè non riconosce altro metodo d’
investigazione fuori dell' induttivo o sperimentale. Ma l’ordine
dell’insegnamento esige, che la cognizione delle proprietà comuni a tutti i
corpi della natura sia anteposto allo studio di quelle, che son particolari a
taluni di essi. Le proprietà comuni o generali son quelle che diciam qualità
primarie della materia , cioè l'estensione , l’ impenetrabilità , la
divisibilità , l'iner- zia , la mobilità. Ve ri ha ancora delle altro non meno
generali , ma meno evidenti , perchè si manifestano più all’ occhio dell’
osservatore scientifico , die del volgare , c tali sono la gravità ,
l'attrazione , la compressibilità , l’elasticità. Lo studio di tutte le cennale
proprietà appartiene alla Fisica ge- nerale , ma tra esse prende il primo luogo
la mobilità , la quale c’ intro- duce nella cognizione delle forze motrici e
delle leggi del molo. Nel molo imprèsso alla materia è riposto tutto il
misterioso artifizio della natura ; da- poichò considerala la materia tanto
nella massa , quanto nelle moleculc che la compongono , dimostrasi sempre
indifferente al moto e alla quiete, c perù priva di qualsivoglia spontaneo
movimento. Laonde la prima di tutte io scienze fìsiche è la meccanica , la
quale esamina i fenomeni de’ corpi , che sono in istato di movimento o di
tendenza al moto , ed abbraccia altresì la mi- sura delle forze, la velocità
de’ corpi mossi, le resistenze loro , l'equilibrio che può risultare tanto
dalle resistenze , quanto dal concorso e dalla com- posizione di più forze
applicate ad un medesimo punto , o ad un sistema di punti diversi ; e ciò per
ogni sorta di corpi solidi o fluidi che sieno : comprende inoltre ogni spezie
di moto rettilineo o curvilineo, c qualsivoglia forza acceleratrice o motrice ,
come il vapore , e le pressioni de' fluidi li- quidi o aeriformi : può infine
essere applicala a valutare gli effetti di qua- lunque altro agente della
natura. Parli di questa scienza sono la statica , clic spezialmente versa circa
i corpi duri, i quali sono in istato di equilibrio; I’ idrostatica , die tratta
dell’equilibrio de’ corpi fluidi ; la dinamica , che risguarda il moto de’
corpi duri ; l’ idrodinamica , che prende di mira il moto delle masse liquide.
Le quali parti tutte formano oggidì i due grandi La i/uant ile, objet do
Mathèmatiques , pouvoit èlre coniidcrce , ou «cute ci iudt- pendaramenl do
individua réeli el dcs individui abstraili doni on cn lenoit la connois- sance;
ou dam ces individui rècti ctabsirats; ou dani leun elfeli recherchéi d’après
do esulo recito ou suppotco; et celie ieconde vue de la reflezion a distribué
lo SJathématìquet en Ma'hèmaliques puro , Slathétnaliquct mix'.ts , Physico
mathèmaliques. La fuantìié aùtlraile , objel do Mali leena li quei puro, eli ou
nornòraile , ou cVrn- due. La quanlité ah traile nombrable eit devenue t’objet de
JritliméUque et la quag- lile ahlraite elendue , ceiui de la Gèomélrie. LV1 generi dilla Fisica generale, cioè l 'idraulica,
clic abbraccia l'equilibrio e il jnolo tle’eorpi fluidi ; c la meccanica , che
comprende F equilibrio e il moto de’ solidi. Ma Ira le spezie di movimenti v’
ha pur quello dello vibra- zioni decorpi sonori , le quali per mezzo dell’ aria
, o di altro fluido com- pressibile ed elastico , agiscono sopra l’organo
dell" udito , c vi producono il suono. E però parie delle scienze del moto
è F acustica , la quale prende a considerare il fenomeno del suono dal suo
nascere , o sia nelle vibrazioni de corpi sonori , c lo segue per lo cammino
che là per mezzo dell’ aria atmosferica insino a clic venga a ferire F esterne
membrane dell’ organo dell' udito. Da questo punto in poi ella lascia all’ arte
musicale il misurare e il regolare le interne sensazioni , che il suono
produce. Sin qua la mente ha esaminato le proprietà e lo forze de’ corpi , che
formai) parte del mondo da noi abitato ; ma innalzando lo sguardo al diso- pra
del nostro atmosfera , noi vediamo altri innumerevoli mondi maggiori del nostro
globo , il moto de’quali è regolato pure da leggi costanti e inva» riabili. La
natura c’invila, e la curiosità ci spigne a conoscere quesfaltra grandiosa c
immensa parte dell - universo. Ecco dunque una meccanica cele- ste , la quale
da una parte ci somministra dati per ampliare le verità ge- nerali intorno alle
leggi ilei moto e all’ azione delle forze motrici della na- tura ; e dall’
altra offre alle scienze matematiche un più vasto campo per l’applicazione de’
principi e de’ teoremi loro. Tal è fobbietlo e J’ importanza dc\\ astronomia
geometrica, la quale può essere ad un tempo considerata, come una delle scienze
matematiche miste , c come una parte della fisica generale ( V. la tavola VII.
). Quanto poi alle proprietà particolari di taluni corpi , la Fisica detta
particolare , considera come principale obbietto delle sue ricerche i fluidi
imponderabili, cioè il calorico, il fluido elettrico, il magnetico, c la luce.
Ad essa per conseguente appartiene la dottrina della luce , la quale spiega
come questa si propaghi da’ corpi luminosi per mezzo dell' aria , o di altri
corpi diafani , e a ferir venga la retina de’ nostri occhi dirittamente , o per
via riflessa , o per rifrazione , i quali tre modi di trasmissione for- mano i
subbiotti dell ’ ottica c delle sue parti, cioè la catottrica e la diot~ V
AritAmétijue se dislribue in AritAmétiju* numérii/ue ou par e hiffres, et en
Al- gebre ou Arithmétijue univcrsclle par Icllres, qui n’esl aulrc chose que le
calcul des grandeurs co generai , et doni Ics opéralions ne soni proprement que
des opcralions arilliinctiqucs indiquces d'unc manière abrégéc: car, à parler
ciaclenicat , il n'j a cal- cut que de nombres. VAIgibre est élémentaire ou
iafinitésimalt , selon la naturo des quintile* aui quelles •n l'applique.
L’inGqilcsimalo est ou différenticlle ou intégrale: différentielle , quanti il
s’agit de descendre de l’eipressiun d’ulte quantilé Gnie , ou considérée cornine
Ielle, à l’esprrstion de son nccroisserocnt , ou de sa diminulion inslanlanée ;
intégrale, quanti il s’agil de remootcr ile ccttc espressimi à la quantilé Guic
méme. Digitized by Google Lvn Iridi. Ma v' ha
ancora una seconda porle , propria della Fisica particolare, die è l’analisi
decomponenti della materia, la quale forma l'obbictto della Chimica. Lanalisi ,
o la scomposizione de'corpi ci conduce sollecitameufe ad un segno , oltre del
quale non possono i sensi spignere le ricerche loro. Ciò non ostante la natura
del composto d dice , che deesi giugnere ad insensibili particelle, le quali
sono l’ultimo termine della divisibilità della materia, in somma , il concetto
della nostra mente è , che l’ indivisibile formi e componga il divisibile. I
metafìsici chiamarono atomi cotesle particelle , che vede il pen- siero e non
l’occhio. Una tal denominazione indica i punti , donde cominciano le operazioni
della natura, e non quelle de' sensi nostri : gli atomi dunque snn come i punti
geometrici , dalle flussioni de’quali noi concepiam formate le linee. Le
operazioni de’ sensi cominciano da un altro ordine di particelle secondarie ,
che i chimici chiamano molende , dalla combinazione delle quali risultano la
figura , il volume , e le diverse condizioni essenziali dei corpi. Ma gli atomi
e le molecule non potrebbero formar corpo , o compo- sto senza una interna
forza , o amalgama , che ponendole a conlatto ne faccia un tutto coutinuo e compatto
; altrimenti formerebbero aggregati di polvere e di arena , c non corpi. V ha
dunque delle forze molecidari , dalle quali nasce fa costituzione de' corpi , e
che debbono essere in una ne- cessaria corrispondenza colle forze generali. Dal
concorso delle uno e delle oltre insieme uopo è che nasca il moto , e con esso
i vari cangiamenti di stato , pe’ quali passano tutti i corpi della natura. La
scienza che si prefìgge di esaminare i componenti de'corpi , le qua- lità loro
, e l'azione che le molecule esercitano le une sopra delle altre , è la
Chimica. L’importanza c l'utilità di cotesto studio è dimostrata da’grandi
avanzamenti che le altre scienze naturali, e le arti han fatto dal momento, in
cui la chimica si è ad esse associala: ella rischiara l'interna formazione
delle masse ; scopre talune delle leggi di affinità , che determinano le at-
trazioni delle molecule della materia; e c’introduce persino nella cognizione
degl'interni fenomeni de’corpi organici: congiunta collo studio delia fisio-
logia , ci mena anche alla conoscenza della economia della vita scusiti ra e
animale. ( V. la tavola Vili.
). La Geometrie , ou a pour objel prioitif tea proprietà* du cere te et de la
tigne droile , ou cmbraue dans tei apéculatiooa toutes sorles de courbei : ce
qui la diitribue en ilèmentaire et eu tranjcmdante. Lea JUatièmatiques mirtei
out autant de divisioni et de aooa-diviaioos , qu’il j a d’ótrci rècti dans lei
quell la quantità peut ótre conaidérce. La quantità cosiidérée daus tea corpi
eo Uat que mobile!, ou tenda»! à ae mouioir, est l’objet de la Méehanique . La
iUehanique a deux branche! , ta Slatique et ta Dynamtquc. La Slatique a pour
objel la quantità coDiidérée dans tea corpi aclucllctneot mua. La Slatique et
la l)yna- inique ont ebacune deux panie!. La Slatique se dialrìbue eu Statique projtremenl
dite, h LV1II Col corrodo di tulio lo additate conoscenze può la mente con
successo entrare nullo studio delle immense opere della natura , che ò
comunemente indicato col nome di storia naturale. Da esso attigner dobbiamo i
dati per ordinare c ridurre in classi ed in generi riconoscibili l’ infinita
varietà degli Esseri animati u inanimati, che compongono l'universo. Due sono
le classi, nelle quali possono essere collocati tutti i corpi naturali , gli
organici , e gl’ inorganici: c due i generi degli organici: un di essi
comprende gli or- ganici viventi e ammali, l’altro i viventi non animati. Per
abbracciare le quali differenze iu una partizione generale, clic includer
potere tutti gli Es- seri, distinti per uno detre dinotali caratteri, fu
l’antica storia naturale di- visa in tre rami , detti regni della natura : l’
animale , il vegetale , e il minerale. Di qua le tre scienze: la zoologia, la
botanica e la mineralogìa. Taluni moderai autori han proposto una novella
partizione di tutti i corpi naturali in cinque classi , cioè : t il regno
etereo , che in se contiene i fluidi imponderabili , come la luce, il calorico,
l’ elettricità , il magne- tismo , dc’quali ignoriamo affatto la natura : essi
fansi sentire ma non ope- rano sopra i sensi nostri nel modo comune a lutti gli
altri corpi: il regno minerale clic comprende i sali diversi , le rocce , le
sostanze minerali , e in generale tutte le sostanze composte di molecole dotate
di forme determina- bili c sensibili , o che sicno agglomerale in masse
omogenee o misturate , o che si trovino sparse o mascherale negli altri corpi
della natura : il regno vegetale, ch3 abbraccia i corpi organici, solamente
vegetanti e viventi successivamente , vale a dire le erbe e le piante , le
quali per se stesse in- sensibili , son prive di senso di esistenza , e di moto
spontaneo , e fini- scono in quel luogo medesimo nel quale sono siati prodotti:
il regno detto pai- coidario , che racchiude i corpi organici vegetanti e
viventi successivamente, come le astr odiate , le sputigarie c la maggior parte
de’ polipai , ciascuu de’ «piali , per se stesso apatico, sviluppasi c cresce a
guisa di vegetabile insino al punto , in cui le picciolo propngini animate, che
in essi risiedono, vengano a diffondere la propria spezie in luoghi di loro
elezione : regno animale , che in se unisce i corpi organici vegetanti e
viventi simultanea- mente , cioè i radiali , i vertebrali , i molluschi e gli
articolati, i quali qui a pour (d>jet la jt latititi considerile dans Ics
corpi solide* en equilibra , et tendati* sculemeol à se mousoir ; et en
l/ydrostaligtie qui a pour objet la yuanlilé considérée dans Ics corps fluide*
en equilibra , et leudaos sculemcnt à se mouvoir. La Dynamiyue se distribue en
Vynamii/iie proprement dite, qui a pour objet la ymntitè considera* dans les
corps solide* actuellcoient mus ; et en Ilydrcdynamiyue , qui a pour objet la
yuanlite considérée dans Ics corps fluides aclueHcmcnt mus. Mais si fon
considera la tjuantitè dans les calia; actuellement mues, V Uydrodynamique
prend ilois le oom i'/ly- drautiyue. Ou pourroit rapporter la navigation à V
Uydrodynamiyue , et la Baltùliyu* ou le jet dea Bombe* , à la ìtichanù/ue. Digitized by Google LJ\ sono in se slessi sensibili ,
han coscienza della propria esistenza , e son dolati di molo spontaneo , per
modo , clic ciascuno sceglie il luogo , che meglio conviene alla propria spezie
, per menarvi la vita s . Noi crediamo, che manchi qualche cosa all’antica
partizione, la qual non era pt bellamente categorica ; ma d’ altra parte non
possiamo accettare il regno animale , qual è stato composto nella enunciata
partizione , quan- tunque sembri più accurato per rispetto a’ caratteri, clic
differenziano la vita vegetativa dalla sensitiva. Imperocché dassi con quella
divisione all’orga- nismo ciò , che appartiene allo spiritò , c trovasi l’uomo
collocato nella classo degli animali vertebrali , cui in realtà appartiene , ma
col sentimento della coscienza comune a’ bruti, de’ quali diviene un perfetto congenere.
Per ve- rità non romprcndianio sopra quali pruove di fatto possa concedersi la
co- scienza della esistenza a’ radiati , a’ molluschi , e a tulli i vertebrati
, come- chè niuno siesi insino ad ora avvisalo di credere , che la
consapevolezza del proprio essere non fosse esclusivamente data allo spirilo e
al pensiero. D'altra parlo l'antica suddivisione della zoologia in tante
particolari scienze , quanti sono i generi di animali ch’ella abbraccia ; c la
partizione di tali generi nelle spezie intermedie, insino alle ultime, bastano
ad ordinare e a ridurre in classi gl’individui e le spezie, che nella nuova
distribuzione trovansi par- tili in quattro distinti regni della natura.
Vorremmo solamente , ebe l’uomo il quale prende tra gli animali mammiferi c tra
i vertebrati il posto , clic gli è comune cogli altri dello stesso genere ;
formasse poi , come primo e unico nella sua spezie il subbietto di quella
particolare scienza detta antro - potogia , di cui fin ora non sono stali ben
determinati i confini. A questa scienza taluni hanno assegnato per suo campo
tutta la scicoza umana ; altri la sola parte dell'uomo sensitivo ; altri le
sole facoltà percettive e discorsive, considerate come una prerogativa
derivante dal suo particolare organismo. Tra questi ultimi son compresi quelli
, che considerarono l’ ideologia come parte della zoologia. Separiamo il
materiale dal razionale! (V. la tavola IX. ). L’organico dell' uomo è stato
dalla natura predisposto non solamente alla unione dello spirito , all'uso
delia parola , e all' esercizio di tutte le sue facoltà razionali e discorsivo,
ma ancora alle attitudini pratiche, per lo quali egli signoreggia le cose
create e imita la stessa natura. Tali prerogative La quantité considérce dani lei
mouvomecs -in corps celeste* , donne I 'Astrono- mie geométrique ; d’où la
Cosmograv/iie ou Descriplion ite t Uniccrs , qui se divise cn Uranographie ou
Descriplion da del; en Jfgdrograptiie ou Descriplion des eaux; et en Géographie
; d’où encorc la Cironologic, et la Gnomonique ou V Art de construire des
eadrans. La guarnite considérèo dant la lumière , donne Yoptiquc. Et la
quantità consideri»- dans te mouvement de la lumièra, les differente* branche*
d'oplique. Lumière mue en tigne dircele, optique
proprement dite; lumièra réti èchi* don* un seul et meme milieu, LX fan sì ,
clic i tipi umani contengano in se la ragion sufficiente delle diffe- renze che
distinguono 1' uomo da tutte le altre spezie del regno animale. Lo studio
dunque dell'umano organismo debb’essere anteposto ad ogni altra parte della
zoologia , anche perchè da esso nascono le scienze e le arti me- diche ,
insieme colle diverse arti anatomiche e fisiologiche. £ però diamo alla
zoologia , come suo primo genere , l’ antropologia ; e a questa come suoi
accessori addiciamo , la notomia , la fisiologia , e la medicina con tutte le
sue partizioni. Limitando così il significato del vocabolo antropologia , noi
non crediamo d’introdurre una novità di denominazione, dapoichè altri prima di
noi ne ha dato l'esempio , e tra questi il celebre medico inglese Giacomo Drake
nella sua anlhropologia nova: Del resto giova considerare la notomia e la
fisiologia come parli inseparabili della medicina, colla diffe- renza , che la
notomia va risguardata come una semplice arte sperimentale, dcscriltiva , la
quale nulla in se contiene di scientifico ; mentrcchè la fisiologia è il
prodotto del ragionamento , applicato a’ fatti che somministra la notomia.
Presupposte dunque le conoscenze anatomiche, come lo studio de' fatti della na-
tura , pare che spontanea si presenti la seguente partizione delle scienze
mediche. Fisiologia generale, che racchiude la cognizione delle leggi, delle
cause e degli efielti della vita , considerala qual’ è nell’ uomo e negli altri
Esseri viventi in islato di sanità. Attigne ella i suoi principi da’ fatti co-
muni alla vita vegetativa e sensitiva di lutti gli Esseri organici , e però è
siala da taluni denominata biologia , o sia dottrina della vita : Fisiologia
umana , la quale abbraccia la dottrina della natura del corpo umano , e delle
sue vitali funzioni : Patologia generale , la quale è una fisiologia dello
stalo morboso e di cui son parli la nosologia generale , la sintomatologia , o
semeiotica , e ì'etio/ogia ■ la prima versa circa la natura del morbo ,
considerato come causa deli’allerazionc delle funzioni vitali : la seconda
esamina gli effetti del morbo no’ suoi fenomeni o segni apparenti, il che ha
dato motivo alla doppia denominazione di sintomatologia e di semeiotica -• la
terza cerca d’ investi- gare le cause del passaggio dallo stato sano al
morboso. Patologia speciale , di cui lo scopo è la descrizione così delle varie
sjiecie di mula! tic , alle quali è soggetto il corpo umano, come de’ sintomi
Caloptrique; lumière rompue en passa nt d’un milieu dans uoautre, Dioptrique. Cesi à ioptujue qu’il laut
rapporta - la Pertpeclive. La quantità considérée dans le son , dans sa
vchémeoee , soo mouremenl , ses de- gras , sts rétlexiaas, sa rilesse , eie.
donne VAcouslique. La quantità considérée dans l'aìr , sa pesanlcur, son
mouvemenl , sa coodcosa- tion , raréfaclioo , eie. doone la Pntumatijue. La quantità considérée dans la possibiiité des
événemens , donno V Art di eonjtetu- rer, d’où nail I ' Analtjsc del jtux de
Aazard. po' quali si può formar giudizio ianlo doli' indole dei male , quanto
de' suoi successi , il quale doppio giudizio prende tra’ medici il nome di
diagnosti , e di pronostico. Terapeutica , la quale stabilisce i modi da
ridurre alla sanità il corpo infermo per malattie di loro natura sanabili , o
da mitigare gli effetti e i sintomi delle insanabili. Dividesi ancor essa io
generale e speciale , ver- sando la prima circa le generiche indicazioni delle
cure corrispondenti ai principali generi de morbi ; e la seconda circa le
regole curative delle sin- gole spezie di morbi , quali vengon considerali
dalia patologia speciale. Farmacologia , che insegna la forza de' rimedi , e il
modo di com- porgli e di usargli secondo le indicazioni della terapeutica. Tra
tutte le parti dell'umano sapere non ò forse alcun’ altra, in cui si richieda
tanto corredo di nozioni , di ragionamenti e di conoscenze quanto nella
medicina , comechè si occupi del fugace e fragile bene della vita. A
propriamente parlare dovrebb'ella essere collocata tra le arti, perchè nasce
dalla osservazione de' fatti della natura organica e va a terminare alla pra-
tica applicazione de mezzi propri a conservare o a restituire la sanità del
corpo. Come tale la considerarono gli antichi , e la consideran pure i mo-
derni quando assumono come principio che l’opera della mano debba essere in una
categoria inferiore a quella dell’ intelletto. Se un tal principio fosse
assolutamente vero , converrebbe dire che V azione vale meno del consiglio o
della deliberazione che la determina ; e che gli uomini ritraggono mag- gior
benefìzio dalle nude speculazioni die da' fatti maturamente deliberati. Diremo
di qui a poco che niuna differenza d’ingegno separa le scienze dalle arti , e
die considerate queste come i prodotti di quelle , acquistano un pregio ancora
maggiore quando la mano dell'artista applica ed esegue quel che la mente sua ha
crealo. Se cosi non fosse , 1’ ottico , il meccanico , 1* astronomo , che
inventano e coslruiscon macchine ed istrurnenli , dovreb- bero essere riputati
come puri artefici. La medicina , al pari di tutte io scienze naturali comincia
dalla osservazione de' fatti c finisce alla pratica ap- L’objet dei Sciences
Matliémaiiques etani purcraent iotellecUie) , it nc faul pai s’èlon- ner de
l'cxaeiiludc de ics divisioni. l.a Physiq-.ie particuliire doit suivre la
radine distribution que l’ Histoirc IVaturelle. De l’iliiloire prise par tei
seni , dei Astres , de leun monvemeo» , apparencci sensi, bles , eie. la
réflexion a passe è la reeberclie de leur orìgine , des cause» de leurs pbé-
ziomènes, eie. et a produit la Science qu’on appelte Astronomie physigue , k la
quelle il faul rapporter la Science de leurs injtuenecs , qu'on nomine
Astrologò ; d’où V Astro- logie physigue , cl la chimère de l* Astrologie
judicim're. De l’Biateire prite par le» seni, des venls, des pluies , gréks ,
torme irti , eie. ta réflexion a passé à la recher- ei».* de leurs origine! ,
causes , eflets , ale. et a produit la scieace qu'ou appello Me- teorologie, plicazionc
delle teorie , cito da questi deduce ; il perchè ha come quelle le sue arti
ausiliario , che chiamami arti mediche. La
prima di tali arti è la clinica , la quale trasporla dal generale al
particolare , o sia dalla spezie all’ individuo , l’ applicazione de’ ragiona-
menti patologici , e delle regole terapeutiche ; e però esamina e segue il
corso di ciascun morbo , le varie sue differenze , occasionate dalla condi-
zione propria o accidentale dell’ infermo, e conferma o modifica per la spe-
rienzn le generalità della scienza. Ella è propriamente quel che dicesi me-
dicina pratica , c prende il nome di clinica medica quando abbraccia quei
generi di malattie interne, che son curabili con rimedi datati di virtù
chimico- dinamiche. Clinica chirurgica , o chirurgia è qucU’nltra arte , la
quale non sola- mente cura le malattie esterne coll’ aiuto degl’ instrumenti ,
alti a ricomporre o a riseen re le parli viziate del corpo umano , ma coll’
aiuto della clinica medica ristabilisce l' equilibrio delle forze vitali , e
rimuove il vizio che le aveva turbato. Arte sublime che mette nella mano dell’
uomo la facoltà di ricomporre la vita! Le suddivisioni di quest’arte tendono a
perfezionare cia- scuna delle sue parti , e possono esser tante, quanti sono
gli organi del corpo umano , quando vogliasi di ciascuno formare l’obbiclto
d’un particolare stu- dio. Esempi di (ali suddivisioni sono X ostetricia , la
quale prefiggesi di ri- muovere gli ostacoli che possono render difficili i
parti , o di provvedere alle anomalie della natura: Xoftatnnatria , che fa
delle malattie degli occhi uno studio speciale : 1 ortopedia, la quale corregge
la difformità delle ossa ne’ fanciulli c negli adolescenti ; e cosi di tutte le
altre organiche idiopatie. Sin qua la medicina b stata considerata come l’arte
riparatrice do mali, che lurbauo il corso della vita. Ma ella è altresì
conservatrice dello stato sano , al quale fine impiega come mezzi le conoscenze
delle cause che pos- sono alterarlo : cosi considerata , prende il nome d' igiene.
Non parliamo della cosi detta medicina public'a o polizia medica , perchè può
essere considerata come una derivazione della medicina pratica , e della igiene
, e come una parte secondaria , la quale per la natura del suggetto ri- tte
l’IIiiloire prise par le» «en« de I» .Ver, de In Terre, de» Firn rei, de* Ri-
vi erre , dei Montagne* , de» Jtux et reflua - , eie. la róflcxion n patte à la
recherche de leur» cause» , origine» , eie. et a donne licu à la Cotmo'ogie ou
Science de TUnirert, a poesia sagra o religiosa attirò a se gl’ingegni poetici
, insino a ehe gli uomini , abituati allo spettacolo della natura , non si
rivolsero al canto de’ terreni sentimenti. Un tal cangiamento avvenne non prima
che nacquero le guerre. Allora le vittorie e i fatti bellicosi accesero
l’immagina- zione de’ popoli , ed esaltarono le passioni dell’ira, della
vendetta, della gelosia , le quali misero in onore l’audacia o la forza. Gli
uomini più forti e ardimentosi decisero della fortuna delle battaglie , e furon
salutati re cd eroi. Omero e Tifico incitarono co’ loro versi le passioni
marziali , c le por- tarono alF eroico e al sublime. Da essi nacque il
linguaggio e la poesia eroica , che fu il primo saggio della poesia profana. A
questa , seconda per tempo e per vigor di passione , succedette il canto d’
amore , o sia la poesia erotica, la quale presuppone uomini ingentiliti dagli
abiti della vita domestica c civile. Cotesto genere di poetica espressione
nascer dovette con coloriti puramente locali ; dacché la roga fantasia degli
amanti , così nel ritrarre le bellezze della persona amata, come nell'esprimere
l’ interno fuoco del sentimento , andò scegliendo tutte lo immagini che
somministrarle po- teva la natura sì animata , che inanimata; c queste immagini
furou più o meno vive ed esagerate, a misura che più bella era la natura
circostante, più molli i costumi , e più ferventi le tempere depopoli, che ci
diedero i primi saggi di colai poesia- E però essa fu fiorita immaginosa e
voluttuosa in Oriente più che altrove , c negli antichi più che ne' moderni
poeti , Ira per la fisica e morale degradazione che han patito quelle regioni ,
e per la diffe- renza che passa tra gii originali ritratti delle prime passioni
, c le copie loro. Ma nella poesia profana , come nella sagra , considerar
dobbiamo due stadi , i quali corrispondono a due successivi stati della
immaginazione : il primo d'una espressione spontanea ed incomposita: il
secondo, d' una più tarda età , in cui il criterio della ragione venne colie
sue regole a limare i grezzi parti della fantasia , e fece nella poesia quel
che l’arte retorica pra- ticò nella eloquenza. 11 più bello e finito prodotto
delle regole fu l’ epopea, la quale raccolse iu se tutti i generi di poesia
testé mentovati , e fu sopra ogni altro imitatrice , perchè rilrar dovette le
passioni d'ogni sorta , le reli- giose cioè e l’eroiche , insieme co' teneri
sentimenti dell' amore , quali esser debbono in un cuor nobile c virtuoso.
Emula della epica , e forse di essa coetanea, surse la poesia drammatica, la quale
animala pure da nobili e generosi sentimenti venne a rappresentare l’ azione ,
ricavandola da' fatti umani , veri o verisimili che fossero. La lira destinata
ad accompagnare i canti fuggitivi del piacere e del dolore può esser
considerata non solamente come contemporanea de’ canti d’amore , ma forse
ancora come più antica della eroica poesia , dacché il riso e il pianto furono
i primi e gl' inseparabili compagni deU’uomo. L’elegia a detto d’ Orazio
precedette tutti gli altri lirici canti , perchè fu il metro con- secralo a’
funebri compianti. Ma l'un dopo l'altro la lira abbracciò Indi i modi del
libero e fuggevole poetare , il giocoso , il satirico , l ’ apologico , ed
altri simili. Ora volendo raccogliere sotto di una categorica partizione tutti
i generi della poesia , uopo è allontanarsi ancora da quella fatta dai
genealogisti francesi , i quali la distinsero in narrativo , drammatica e
parabolica. Il narrativo e l'allegorico entra in tutti i generi di poesia, da-
poiefaè narra la poesia sagra le maraviglie dell’ universo ; l’ eroica , i
fatti degrandi capitani ; la drammatica , le azioni passate ; la lirica , i
fatti pas- seggierà che loda, descrive, o vitupera. Molto meno l’allegorico può
formar carattere d’ una , più che d’ un’ altra maniera . Da’ quali pensieri del
Bembo, chiaramente apparisce che il bello e il vago , cosi nel linguaggio delle
let- tere come in quello delle scienze , proviene da quattro diverse sorgenti :
i.° da’ vocaboli nuovi, suggeriti dalla necessità, o da un nuovo sentimento: a.
0 dallo voci delle altre lingue, che mancano alla nostra: 3.° da' derivati da
altra parola usata : 4-° dal senso traslato e figuralo delle stesse parole
usate. In queste quattro fonti della ricchezza delle lingue, può dirsi essere
riposta I arie inventrice della parola. Uno do’ più forti pugnatori per la
libertà delle lingue fu Annibai Caro, di cui l’ autorità non è chi non si rechi
ad onore di seguire , quantunque poco accetto agli accademici della Crusca.
Questi, nell’apologià scritta contrai il Castelvetro , dimostrò cogli esempi di
tutti gli antichi e moderni maestri del parlare, die è lecito agli scrittori
d’una lingua di valersi delle voci di un' altra , di ammettere quando la
necessità il richiede , quelle che non si sono mai più scritte , e le nuove o
le nuovamente finte , e le greche , e le barbare , e le derivate dalla prima
forma , e dal proprio significato. I Greci usarono indifferentemente le parole
di tutti i dialetti loro : i Latini usaron quelle de’ Greci e de’ barbari : i
volgari , avanti Petrarca , dopo il Petrarca, e il Petrarca stesso , usarono le
greche e le latine , e le barbare : ciascuno di mano in mano , secondo il
proprio giudizio , prese di quelle , che prima non erano state scritte da altri
, per la ragione , che , quae velerà nunc sant, fuertml olim nova. Dopo tutta
questa dimostrazione di esempi domanda egli: 3. (à) Àpologìà del Caro.
Predetta. regole g ramaticeli , le quali determinano la struttura , e direm le
leggi pu- bliche del parlare, libera rimane allo scrittore la espressione del
pensiero. Ne’ sensi medesimi fu questo argomento discorso dal Castiglione ne’
suoi dialoghi del cortigiano, ne' quali bellamente dimostrò che i vocaboli non
hanno per se medesimi altro valore , se non quello che loro viene dal pen-
siero e dalle opportunità del discorso , dapoichò il dividere le sentenze dalle
parole , è un dividere l’anima dal corpo; e però esser lecito lo sceglier voci
splendide ed eleganti d’ogni parte dell’Italia, l’usare que’ termini francesi c
spagnuoli , che già sono dalla consuetudine nostra accettati , il pigliare
talune parole in altra significazione della lor propria , inserendole come
rampolli d’al- beri in più felice tronco, il formar nuove voci con nuove figuro
di dire, dedu- eendole con bel modo da’Latioi , come già i Latini le deducevano
dai greci (a). E siccome in questo luogo il Castiglione sembra ampliare le
facoltà dello scrittore, estendendole da’ casi di necessità anche a quelli
della vaghezza e dell’ornato del discorso ; cosi cade in acconcio il dichiarire
quel che s’ in- tenda per necessità. Molti, come già notò l’abate Cesarotti,
non osano negare apertamente taluni dogmi di buon senso , ma vinti dalla forza
de'pregiudiz! , contrastano nell’ applicazione quel che han concesso in
massima. Ora per necessità non s' intende solamente il caso in cui manca
assolutamente il termine proprio della cosa che vuoisi reprimere, ma ogni bisogno
di spiegare adequatamente una idea. E però diremo che manca il vocabolo, quando
abbiamo un ter- mino solo il quale non corrisponde alle diverse relazioni
dell’obbietto ; quando questo termine abbraccia una idea semplice o men
complessa di quella che esprime il vocabolo straniero ; quando il vocabolo
nostrale esprime soltanto un approssimazione o un’ analogia vaga e generale ;
quando spiega l’ idea principale e non l’accessoria ; o quando l’uso tra noi dà
al proprio vocabolo un significato di convenienza diverso da quello che lo
straniero dà al suo. fn tutti questi casi l’adozione de’ esser permessa , tra
perche tanto esige la libertà e la facilità del pensiero; e perchè la ricchezza
delle lingue consiste appunto in questo, che sieno abili ad reprimere il
maggior numero d’idee e di relazioni possibili (li). Intesa dunque a questo
modo la necessità , e con essa la facoltà della libera adozione de’vocaboli
stranieri , le regole che In circoscrivono , sono secondo il Castiglione quello
stesse che abbiamo poco innanzi coll’autorità del Bembo divisato. Esse si
riducono al sapere usare se- condo le occorrenze del discorso di quei quattro
generi di novità , che pos- sono renderlo chiaro , esatto , e aggradevole.
Esaminiamo per ciascun di essi le regole conformi a’ principf della gramatica
generale delle lingue. * (a) Cortigiano tib. i. (A) Cesarotti. Schiarimenti
apologetici sut francclismo. i XVI H. De’ vocàboli QUOTI, XIX. Do' dori t Ali |
« dell'ilio doli eb Biologia lxxxh Quanto a' vocaboli nuovi , o die sieno di
proprio getto dell’autore , o che sien tolti da altra lingua straniera , antica
o moderna ebe sia , essi van soggetti ad una regola comune, che ci piace
attignere da’ più rigidi e ge- losi tra’ gramatici fiorentini, r Qualunque
volta , dice il Varchi , viene o nuove dottrine in una città , o nuove arti , è
necessario che vi vengano nuovi vocaboli, e nati in quella lingua , d’onde
quelle dottrine o quelle arti son venute ) . c Cotesti nuovi vocaboli , una
volta che sieoo accettati e messi in uso, divengono propri della lingua che li
riceve, e son come i figli adottivi di rincontro a naturali, o come i
forestieri, che son fatti dai prindpi o dalle repuhliche cittadini (a) >.
Per acquistare la fisonomia della nuova famiglia, in cui son ricevuti, debbono
essere ridotti nel parlare co- mune co’ modi, co’ casi, colle differenze, e
cogli accidenti, che son atti a formare una medesima consonanza co’ vocaboli di
quella lingua , nella quale sono stati inseriti. Altrimenti facendo le lingue
parrebbono rappezzate , e non bene lornerebbono (b). La stessa regola diede il
Buommattei, per tutti quei vocaboli che dalla industria degli scrittori sono
stati dal latino nell’idioma nostro portali. Essi , a voler che sien detti
nostri , e non latini , bisogna clie ricevan gii accidenti da noi , e non da’
latini , come avvicn di quelli , che son portati da lingue barbare, i quali nou
sono con regole barbare, ma con nostrali pronunziati [e). Questo è quel che
altri gramatici han chiamato Jigttra , e che potrebbero pure ben dirsi delineamenti
delle parole , perchè danno loro la sembianza, o l’aspetto caratteristico di
ciascuna lingua. Per quel che concerne i derivati da altra parola già usata,
uopo è ri- cordare , che la maggior parte delle voci d’ogni lingua derivano le
udc . dalle altre , nascendo tutte da poche radici. Coleste radici possono
essere consi- derale come i suoni elementari , sopra i quali è stato costrutto
tutto l’edifiziu de’ composti, che formano l’assortimento de' nomi e delle
parole. La corre- lazione che regna tra quei suoni primitivi e le derivazioni
loro , dimostra come il gran fabbro delle lingue , procedendo da un primo
ordine d’idee sem- plici , somministrò alla mente umana il mezzo , ond’ella
passasse gradata- mente dalla denominazione delle qualità degli obbietti
sensibili a quella delle combinazioni loro , degli occidenti , e di tutti gli
altri modi del pensiero , noti dalla riflessione e dalla comparazione degli
obbietti medesimi. Di qua le diverse espressioni dell’idea e dell’azione: di
qua i nomi, i pronomi, i verbi , gli avverbi , i nomi addettivi , i generali ,
gli astratti , i nomi ver- bali, gli avverbiali, e le altre parli dell’
orazione. Manifesta dunque è la relazione che collega i nomi originari co’
derivati , i quali a buon conto sono E
reni, qua. X. Varchi , dialogo sopra il
nome della lingua volgare. UuotamaUei della lingua ia comune. altrctlante conclusioni, che la mente ricava
applicando, ora il generale al particolare, ora il particolare al generale, ora
i nomi delle sostanze alle qualità, e ora quelli delle qualità alle sostanze.
L'arte d’investigare e di co- noscere le relazioni tra i vecchi vocaboli
derivati e i loro radicali, è Y eti- mologica , la quale prende per sua guida X
analogìa. A questa stessa guida convien ricorrere , quando si tratti di crearne
alcuno nuovo , o di pren- derlo in adozione da quelle lingue, che hanno maggiore
conformità o simi- litudine di radici colla nostra. G qui vorremmo dir per
incidente , che l'arte etimologica , per l’abuso che ne fecero i gramolici ,
caduta era nel discre- dito de' filosofi , e risguardavasi come uno studio
sterile , utile soltanto per alimentare la curiosità degli eruditi. Ma dacché
fu adoperata per conoscere le prime origini delle lingue , e della simmetrica
loro struttura , ci ha ella aperto un nuovo tesoro di riflessioni e di
conoscenze; per le quali siamo riusciti a istituire una migliore analisi delle
origini del pensiero e della umana cognizione. Per essa non solamente abbiamo
squarciato il velo dell’ anti- chità , e trovato ne* parlari de' popoli i
monumenti della loro storia , ma ab- biamo altresi scoverto il primo nodo di
congiunzione tra la parola e il pen- siero : per suo mezzo abbi&m formato
la gramatica generale di tutte le lin- gue, e stabilito i principi comuni
all’arte del pensare e del parlare. Non meno importante è l'uso delle
etimologie nello studio della propria lingua. Per esse, secondo il detto di
Court de Gebelìn, dominiamo il valor deter- mini; conosciamo l'origine loro;
valutiamo esattamente i vari loro signifi- cati, il proprio, il traslalo,
l’analogico; e giudichiamo così dell'uso o del- l'abuso fattone dagli scrittori
, come della opportunità o sconvenienza delle metafore e delle altre figure,
che possono a quelli adattarsi. Nella lingua primitiva le radici non solamente
furon semplici ed uniformi, ma riferi vansi a' suoni della voce destinati ad
esprimere i primi sentimenti, risvegliati tra noi dalle sensazioni o dalle
interne concezioni. Laonde in quelle lingue la onomatopea fu la prima sorgente
de* nomi dati alle cose. Per l’opposito nelle lingue secondarie coteste radici
sono ancor esse composte e difformi , perchè provengono da' diversi parlari,
dalla corruzione o mistura de quali si son formati i moderni idiomi. 11
ricercare e il distinguere tali radici for- ma lo studio della particolare arte
etimologica di ciascuno di essi ; e però nella lingua italiana distinguiamo le
origini latine e le greche dalle barba- riche, ma le riconosciamo tutto come le
parole madri di quelle, alle quali il moderno sermone ha dato una uniforme e
simmetrica consonanza. Ora le derivazioni de’ vocaboli esondo inflessioni o modificazioni
d’un nome, in- trodotte per esprimere le relazioni di connessione, o di
dipendenza ebe una cosa ha coll'altra , ne segue che i derivati sieno soggetti
ad una doppia re- gola gramaticale: una, che l’inflessione ricordi la radice da
cui è ricavata: l'altra che serbi le regole della consonanza della propria
lingua. Queste due regole Irò r aosi espresse nel precetto di Orazio , ti
graeco fonte cadant , ». ixxxiy parco de/orla. Intanto latissima è ]a facoltà
data ad ogni scrittore di sup- plire a quei derivati, die trovarsi dovrebbero
nella lingua, e che non vi sono per difetto dell'uso. Una lingua che abbia il
nome del genere, e non quello dell' astratto; che abbia il participio e non il
verbo, o questo e non quello , o il nome verbale di nota radice e non il verbo
, o il nome verbale in un genere, e non in un altro, è difettiva in una
essenzial parte ddla sua locuzione: è inutile il divieto de' gramalici col loro
non si dice o non è usalo. Se al non si può , die altra volta inluonavano,
rispose il padre Bar- tuli eoi suo finissimo libricciuolo del torto e dei
diritto , uopo è che al non si dice , risponda co’ suoi precetti la ragione. Il
pensiero non si arre- sta , nò ricorre a circonlocuzioni , ma forma il vocabolo
da’ dati stessi che la lingua gli somministra : questo è debito d’ogni
scrittore , e non venia o permissione , die debba egli impetrare da’censorì
della lingua : molto meno attender dee ebe l’ uso confermi una tale licenza ;
dacché in questo caso è ampissimo il senso della regola , licuit, semperque
licebit stgnatum prae- senle nota producere nomen. vt. Finalmente por quel che
riguarda i sensi (raslati , belle ed acconce sono Dr'.eui trillali. le
osservazioni fatte intorno a ciò dall’abate Cesarotti , che qui aliamo come
esempio di critica e di gusto, se non di stile. Non è la scelta delle parole
die qualifica lo scrittore, ma è il giudizio e l’opportunità con cui le ado-
pera. La facoltà di ampliare i significali de’ vocaboli , di adoperargli ora
nel senso proprio c ora nel traslato; quello di scegliere le metafore, le al-
lusioni , e le allegorie più convenienti alla natura del subbietio ; quella di
scambiare il proprio col sìmile ; la facoltà in somma di maneggiare l’ ana-
logia , non solamente c inseparabile dalla libertà del pensiero , ma trapassa i
limiti deU’arle gramatica , ed entra nel dominio della logica. Uno scrittore
che faccia un falso uso di questa facoltà nnn pecca contro le regole grama-
licali , ma offende quelle del giudizio c della critica. Potrebbe egli essere
un corretto scrittore secondo i precetti della lingua, ma poco esalto ne suoi
concetti , frivolo , ampolloso , c in una parola cattivo logico. Quanti vizi dì
questo genere non potrebbero notarsi ne' nostri scrittori del trecento , e ne
prosatori del decimoquinto c decimoscsto secolo , che la Crusca ci diede per
modelli della perfetta lingua scritta? Questi stessi nei si scontrano tal-
volta neclassici antichi e moderni , ne’quali riprendiamo talune immagini ,
come troppo ardite e inverisimili , senza che tali macchie li facciano decadere
dal sublime posto eh essi occupavano tra’maestri dell'arte del parlare. La
lingua scritta , siccome ben disse il Cesarotti , appartiene alla giurisdizione
indivisa de' tre correggi tori, la filosofia, l'erudizione, c il gusto. La
filosofia dimostra la convenienza delle parole e i bisogni del parlare :
l’erudizione ci fa risa- lire a’ sensi primitivi de’ termini , e ci fa
conoscere l'etimologico loro valore: il gusto è il moderatore dell’uso , perdio
c’insegna, come e quando debbasi seguire la norma degli esempi , in qual modo
debbano le regole conciliarsi colla eufonia , c quali sicno i limili, che
dividono la saggia libertà dalla sfrenata licenza (a). Celesta triplice
giurisdizione s'impadronisce della locu- zione dal punto, in cui ella esce
dalle mani de' gramolici , l’ufizia de'quali non si estende oltre le regole
della buona struttura del discorso. Nulla meglio dimostra l’ir ragionevolezza
de’gramatid , allorché vogliono intrudersi nel giudizio de' traslati , che l’
esempio della disputa sostenuta tra il Cesarotti e il Napionc per rispetto al
vocabolo genio. Il significato pro- prio , che gl’ Italiani han dato a tal voce
, c quello di un Essere superiore allo spirito umano. Potrebbe dunque la lingua
nostra , diceva il Napione sostenere il senso traslato , quando si dicesse d’un
grande uomo , che è un genio , ma sarebbe un gallicismo il chiamare uno
scrittore , o altra illu- stre persona uomo di genio. Quanto frivola e meschina
non è celesta emen- dazione? Il vocabolo genio ba ricevuto nella lingua
francese un significato di qualità, che è implicito nel senso datogli da’
nostri Italiani. Genio in quella liDgua serve a dinotare una qualità d’ingegno
superiore al comune, che si avvicina a quello de’ geni. Cotesto vocabolo dunque
contiene una idea di gradazione o di somiglianza , die il significato proprio
della parola italiana non basta ad esprimere. In altri termini, avendo noi
l’assoluto e non il relativo , dovremmo o privarci della facoltà di spiegare
una nuova idea, o esporla con una circonlocuzione, che renderebbe prolisso e
molesto il discorso. Nel primo caso darebbesi alla gramatica il diritto di
rendere infecondo il pensiero: nel secondo si ammetterebbero come pregi duna
lin- gua i pleonasmi , che sono de’ suoi maggiori difetti. Lasciara di dire ,
che più ingiusto ancora era il pretendere , che si desse alla voce genio un si-
gnificato unico di sostanza e non di qualità ; quando che i buoni scrittori e
la Crusca stessa ammettono ancor quello d’ una gradevole inclinazione d’animo,
d’onde han formato l’addiettivo geniale, che noi adoperiamo ne’ sensi medesimi
, ne’ quali adoperavalo la latina lingua. Ma che diressi della buona critica
del censore, quando si consideri, che quello stesso Na- pione, il quale trovava
un francesismo nell’uom di genio del Cesarotti, non ebbe difficoltà di scrivere
, il genio de poeti che ni conserva colle tradu- zioni.- il genio dell'
invenzione : il genio originale degl Italiani: il genio creator d' Omero ,
paragonato alla squisitezza di Virgilio; nelle quali espressioni quel vocabolo
è usato nel senso di forza d’ ingegno , che c ap- punto quel che vuol dire
l’uomo di genio de francesi. Tali sono le meschi- nità , nelle quali cade Io
spirilo de'gramalici , quaudo essi vati cercando negli esempi la aorma del
retto parlare , e tolgono alla ragione il diritto di re- golar la parola. Un
tal vizio non solamente rende povere le lingue e freddo lo stile d'ogni
scrittore, ma è affatto incompatibile col linguaggio della filo- (o) Saggio
sulla filosofìa delle lingue. lxxxyi sofia , che è tutto formalo di sensi
trasiati e metaforici , e di cui il pria- cipal pregio è riposto nella scelta
de’ vocaboli e de' modi , atti a renderlo un chiaro e fedele interprete delle
idee. xxi. Colf autorità dunque di tutti gli antichi e moderni maestà del
parlare Canoni riduciamo le cose dette a’ seguenti corollari , i quali posson
essere risguar- ioDc. y/one abbracciar dee le definizioni reali e nominali ,
così de’ vocaboli co- muni, i quali hanno uu significato filosofico, come de'
termini propri e spe- ciali della scienza dell' intelletto. Quanto a’ comuni /
abbandonando a' lessici delle lingue i significati che dà loro l'uso del
parlare , noteremo solamente (o) T. I, p«g. 3*g. quelli che ricevono dalla scienza , e dall'
uso degli scrittori capaci di far autorità in questo genere di conoscenze. V'ha
non pertanto molti di cotesti vocaboli , che non si trovano nel dizionario
della cresca , o perchè om- messi da' suoi compilatori , o perchè adoperati da
scrittori che ì letterati fiorentini non giudicaron degni di formare autorità ,
o perchè nuovi. Nel primo osso suppliremo alla omissione , citando gli autori
che sfuggirono ai compilatori di quel vocabolario ; nel secondo e nel terzo ,
sostituendo al giudizio degli nomini di lettere quello do' filosofi ,
adotteremo i nuovi voca* boli colle regole di sopra esposte. Per quello poi che
concerne i termini speciali , ne trasporteremo i si-, gnificati ne’ vocaboli
comuni , limitandoci principalmente a quelli che ap- partengono al moderno
linguaggio scientifico. E però non terremo alcun conto de' vecchi termini dell'
antica filosofia scolastica , sbanditi dall’ uso , tranne se non servissero a
far meglio intendere il significalo de’ nuovi. Del resto il maggior numero
decennali vocaboli appartiene alfe scienze fisiche , le quali hanno mutato
principi , metodo , e linguaggio ; laddove il moderno linguaggio delle scienze
metafisiche si è formato sopra quello delle vecchie scuole. Imperocché la
filosofia intellettuale e morale , considerata per rispetto a’ naturali suoi
limiti , è la parte del sapere umano men delle altre capare di nuoTe
invenzioni. Se si tratta della scienza de’ doveri , ella è, e sarà qual’è stata
sin dacché la ragione del genere umano divenne adulta. E se si parla della
speculativa , versando essa circa l' invisibile , non può trapassare i con-
fini , che la natura ha stabilito tra la cognizione delle cose sensibili , e
quella degli obbietti puramente intelligibili. Cotesta filosofia dunque, sì
spe- culativa che pratica, è una decrepita scienza, provveduta d’un vecchio
lin- guaggio , saggiato e confrontato con ciascuno de' moderni idiomi , il
quale può con facilità essere condotto alla uniformità. Gli errori stessi , pe'
quali son passate le scuole filosofiche , e le ambiguità che per lo addietro
sono nate arca i significati de’ termini scientifici , ne hanno depurato il
senso per modo, che tranne quelli, i quali per singolarità di giudizio o per
vaghezza di novità , volessero deviare dal senso ricevuto , non ò alcuno che
possa va- riamente pensare circa le definizioni loro. E però il piociol pregio
della no- stra opera consisterà in questo , die distinguendo il significato
ricevuto dal controverso , scevereremo il vero concetto filosofico dalle
opinioni e da’ so- fismi che lo hanno alterato. E siccome teniamo per fermo ,
che la sana filosofia è la stessa naturale sapienza della ragione, non
prevenuta da anti- cipati giudizi , e non prevaricata da passione ; e che ogni
uomo avendone in se il germe , è a quella per propria tendenza disposto , cosi
siam certi , ohe col solo contrapporre i veri a’ falsi concetti , spontanea
apparirà la luce di quelli ai confronto di questi ; non altrimenti che
farebbesi , da chi per ■scoprire le false gemme , le ponesse a canto delle
vere. Del resto anche nell’ esporre le antiche opinioni sarem sobri , per non
ripetere seDza nee es- izi sita la storia delle filosofiche controversie , di
che son pieni tutti gli antichi e moderni dizionari. Noi la supponiamo nota
a'nostri lettori , tra perchè tal è per coloro i quali son versati nella
lezione de’ libri della scienza, e perchè facile riesce a’giovani l’attignerla
da altre fonti. E a differenza ancora degli antichi dizionari ci limiteremo a’
soli vocaboli della filosofia speculativa , pra- tica e discorsiva , senza
entrare nella spiegazione di quelli die una volta appartenevano alla Fisica generale
, quando questa scienza era considerata c trattata come la metafisica del mondo
sensibile. Considereremo non pertanto come appartenenti alla filosofia critica
, non solamente i nomi e le definizioni ontologiche , ma ancora le definizioni
delle essenze di tutti gli obbietti visibili o invisibili del pensiero , c per
conse- guente di tutte le parti del sistema scientifico ; e come proprie della
filosofia speculativa tutte le idee di relazione , che le diverse parti del
mondo sensi- bile aver possono coll’ordine morale dell’universo. Infatti se da
una banda le scienze fisiche esaminano le proprietà generali e particolari de’
corpi ; la me'afisica dall’ altra svolgi» e determina i legami , ne' quali è
riposta la mutua corrispondenza della sostanza corporea colla incorporea ; e da
siffatta conoscenze perviene allo scoprimento delle cause finali , le quali ci
menano alla cognizione del Creatore e degli attributi suoi. Quanto poi alle
defini- zioni delle varie parti del sistema scientifico , ne escluderemo quelle
false scienze ed arti , che furono altra volta create da prestigiose credenze ,
o dallo studio delle qualità occulte , come la filosofia teurgica o cabalistica
, l’ astro- logia , l’ alchimia , insieme co’ oomi di tutte le arti
divinatorie. Giova , che i nomi di tali supposte dottrine restino confinati ne'
vecchi dizionari, e non vengano ad ingombrare il linguaggio della sana
filosofia. Escluderemo pa- rimenti i nomi de’ trattati speciali , a’ quali oggi
si dà il nome e l’apparato di scienze. E però dopo di aver definito
l'aerologia, e la meteorologia, non cureremo l ’ anemografia o l ’ anemometria
; e dopo di aver dato un certo significato all’ antropologia , non diremo che è
l’ antropografìa , l' an- Iroposojìa , o F antroposomatologia. Per la stessa
ragione dopo della noto- mia, e della fisiologia, non nomineremo 1 angiologia ,
1 ’angiografia, I’an- gioidrologia , F angioidrografi a , o l' angiotomia.
Tulli gli anzidelti nomi , addoppiati e triplicati per esprimere la medesima
idea appartengono a trattati speciali , e possono essere addotti come nuovi
esempi dell’abuso de’grecismi , il quale mal si addice allo scientifico
linguaggio , o che provenga da affet- tazione di arcaismo , o che nasca
dall'amor dell'ambiguo e dell’astruso. xxrv. Ora per distinguere le diverse
parti dello studio della filosofia intellet- tua * e » e acciocché più ciliare
apparisca la connessione che tutte hanno tra de’ ? oc abolì, loro , giova
assegnare a ciascuna i propri vocaboli , e formarne altrettante classi , in
ognuna delle quali si trovino le definizioni , che le appartengono. La prima di
tali classi sarà quella della filosofia critica , come una suddi- visione della
quale considereremo le definizioni ontologiche , perchè debbonsi queste avere
come altrettante prenozioni necessarie ad aprire la mente alla cognizione del
proprio essere , e delle facoltà , di cni questo è dotato. Se la denominazione
di Jilosofia critica , che per la prima volta diamo a questa parte dello studio
della ragione , non fosse approvata dall'oso , di cui rico- nosciamo il sovrano
potere, ciò non muterà in nulla il valor delle definizioni, che potranno essere
riferite alla connata classe, qualunque sia il nome che vogliasi darle. A
questa medesima classe appartengono le definizioni delle scienze, delle arti, e
d’ogni genere di discipline , come quelle , le quali nascono dal supremo
criterio della ragione, o sia dal poter direttivo che questa esercita sopra
tutte le parti dell'umano sapere. Non solamente le di- verse parti della
filosofia intellettuale, della pratica, della discorsiva, ma le scienze
naturali, le arti, le lettere, la storia, l’erudizione entrano in que- sta
genere! categoria. 11 determinare I’ obbietto e il fine di ciascuna delle
connate discipline, è uno spiegare l’essenza loro, ed è la nozione fondamen-
tale , da cui dipende l' ordine delle idee , che soa proprie di ognuna. Se
talvolta sembrerà di esserci troppo fermati sopra talune definizioni , che a
prima vista parranno distanti dal principale scopo del presente dizionario ,
prima di giudicare della opportunità di tal fatto, preghiamo i nostri lettori
di riflettere a' legami che esse hanno collordine generale delle umane cono-
scenze. Con tale avvertenza intendiamo specialmente accompagnare le defi-
nizioni fisiologiche , le quali ci son sembrate necessarie per istabilire quel
doppio ordine di fatti sensibili e intellettuali , che serve a distinguere le
sen- sazioni dagl’ interni fatti del pensiero , e a dichiarire nello stesso
tempo i punti di contatto , che aver possono questi due studi , sì diversi tra
loro. In una seconda classe comprenderemo i vocaboli propri della Jilosofia
speculativa o teoretica, di cui consideriamo oome propria, l'analisi di tutte
le operazioni del pensiero , a qualunque delle facoltà dell 1 animo apparten-
gano , intellettive o attive che sieno. Distingueremo in una terza classe i
vocaboli propri della Jilosofia di- scorsiva , cui appartiene il vecchio e il
nuovo organo logico, insieme colle regole, dalle quali nascono l’ordine c i
metodi scientifici. Vanno in questa compresi i termini propri della gramatica
generale , i principi della quale contengono il più sublime parto del pensiero
; tanto sublime e trascendentale, quanto noi teniamo essere maggiore dell’
umana capacità. La struttura del discorso , se fosse di umana istituzione ,
apparterrebbe a quel poter direttivo della ragione , che noi rìsguardiamo come
la più nobile prerogativa dello spirito umano. Il fare l’ analisi de’ suoi
clementi , importa trasportarsi nella mente dell’ inventore , onde conoscere
tutte l’ esigenze del pensiero , insieme co’ mezzi , pe’ quali la parola
adempie il suo triplice ufìzio , cioè di formare le idee generali , di dare
loro per segni i nomi , c di comunicarle agli altri. In una quarta classe
saranno compresi i vocaboli della teologia natu- rale , di cui i principi , e
per conseguente i vocaboli , debbon esser considerati come i preliminari dello
stadio della teologia rivelata. E nella quin- ta , i termini propri della
filosofia pratica , o sia della scienza delT onesto c del giusto ; nella qual
classe entrano ancora i vocaboli del comune lin- guaggio , che hanno un
significato morale , o che possono servire di lume alla gradazione delle
naturali disposizioni dell’animo, degl'istinti, degli af- fetti , delle
passioni , ed anche dell’ esterne manifestazioni di qualsivoglia sentimento.
Nella scelta e nel numero di tali vocaboli potrà forse taluno accusarci di aver
peccato o pel soverchio , o per lo manco ; nell’ uno , per averne ammesso molti
, i quali esprimono relazioni di esterne convenienze , troppo rimote dalla
moralità ; nell’ altro , se volendo raccogliere un genere tutto intero di
vocaboli , fossimo riusciti difettivi nel nostro proposito , col- rometlernc
una parte. Ma al meno polran supplire altri più diligenti compila- tori ; e
circa il più convien dichiarare , quale sia stato il nostro scopo nei- 1’
ampliar la classe de' termini appartenenti alta filosofia pratica. In primo
luogo abbiamo avuto per vero , che le civili ed esterne convenienze sono una
spezie di doveri secondari , i quali entrar debbono , al pari de’primarì, nel
codice della ragione ; sì che tutto quel che appartiene al giudizio delle
azioni , de’ esservi chiaramente definito ; ed in secondo luogo ci è sembrato,
che niun’ altra classe di vocaboli fosse di questa più opportuna a dimostrare
la gradazione de’ significati , die si sogliono confondere ne’ così detti sma-
nimi. La qual cosa facendo , abbiamo inteso solamente dare un esempio di quel
che far dovrebbero i dizionari delle lingue , che d’ ordinario spiegano l'un
per l’altro i sinonimi , come se per mera superfluità fossero state introdotte
nelle lingue tante voci simili , destinate tutte ad esprimere le medesime
idee.) I vocaboli di ciascuna dell' enunciate classi porteranno con esso loro
il nome abbreviato della rubrica , cui appartengono ; e così delle classi ,
come de’ nomi, daremo, in fine d’ogni lettera del dizionario, una tavola dispo-
sta ancora per ordine alfabetico , nella quale verran pure notati i vocaboli
che abbiam creduto rifiutare , come superflui , o antiquati. Tal è il disegno
del nostro dizionario della ragione , che intendiamo dare come un lavoro
abbozzato , più che perfetto. Suo scopo è il portar chia- rezza e uniformità
nel linguaggio filosofico , e l' avvicinare tra loro i vari idiomi delle
moderne nazioni , onde ne risulti un linguaggio unico ne’ signi- ficati de'
nomi , e a tutti comune. Altri uomini il perfezioneranno , e noi stessi sarem
compiaciuti delle note ed emende che il presente lavoro potrà meritare. — D.
W. xeni SPIEGAZIONE DELLE ABBREVIATURE ,
CHE ACCOMPAGNANO I VOCABOLI CONTENUTI NBL PRESENTE DIZIONARIO. ( crii. )
Filosofia critica. ( ontot.) Nozione ontologica. ( spec. ) Filosofia
speculativa. ( disc. ) Filosofia discorsiva. ( teol. ) Teologia naturale,
(prat. ) Filosofia pratica, (grec. sup. ) Grecismo superfluo. ( lai. sup. )
Latinismo superfluo. TAVOLA T. MEMORIA d’oiok LA STORCA. ' -s Antica. Moderna.
Sagra. Profana. Archeologia sagra. l' ni tersale. Particolare. Archeologia
pagana. Storia de' regni Annali. Antichità. Iscrizioni, degl' imperi e delle
antiche republicho. Digitized by Google Digitized by Google MEMORIA. Storia
degl' imperi , Età di Meno. Cronache. Annali, de' regni, e delle cillà. TAVOLA
II. TAVOLA 111. RAGIONE d' OH DE LA
FILOSOFIA. Scienza dell'uomo. Scienza di Dio. Scienza della natura. Scienza
dell' intelletto. Scienza della volontà. Filosofia speculativa Filosofia
discorsiva o psicologia. o logica. Arte di pensare. Uramatica generale.
Rcltorica. Dottriua dei linguaggio e de'segni. Filologia. Pedagogia.
Ermeneutica. Arte critica. Scrittura. Alfabetica. Ideale. Geroglifica. Simbolica.
Emblematica. Araldica. Convenzionale.
Digitized by Google Digitized by Google TAVOLA IV, RAGIONE. SCIENZA DELLA VOLONTÀ. Filoso fii pratica o morale.
Diritto di natura. Diritto poiitifo. Diritto delle genti. Diritto privalo o
civile. Publico. Politico. Economia politica. Diritto internazionale. TAVOLA V.
RAGIONE. SCIENZA DI DIO, Teologia naturale. Teologia rivelata. Cosmologia e
scieora «ielle cause finali. Dottrina apologetica, Dottrina degli spiriti
invisibili. S Sapiensa morale dogmatica. TAVOLA VI. ragioni:. SCIENZA DELLA
NATURA. Matematiche pure. Scienze fisiche, e fisico-materna lichc. Geometria.
Aritmetica. Elementare. Sublime. Numerica, - -X Speciosa , o sia Algebra.
Elementare. Infinitesimale. Differenziale. Integrale. Digitized by Google Digitized
by Google TITOLA \l RAGION K. SCIENZA DELLA NATURA. Matematiche pure. Scienze fisiche, e
fisico-matematiche. Geometria. Aritmetica. Elementare Sublime. Numerica.
Speciosa , o sia Algebra. Elementare. Infinitesimale. Dilferenriale. Integrale.
Digitized by Google Digitized by Google RAGIONE KIU» BIUl MTCU. TAVOLA VII.
.SCIENZE FISICHE , E FISICO-MATEMATICHE. Fisica generale. -N Fisica
particolare. Proprietà generali Sciente del moto , della materia. o Meccanica.
Idraulica. Astronomia geometrica o meccanica celeste. A i •— \ . Statica. Dinamica. Acuitica.
Idrostatica. Idrodinamica. Arti meccaniche. Arti idrauliche. Digitized by
Google Digitized byGoogle ragione SCnUUA DILLA K ATTUI, FISICA PARTICOLARE. TAVOLA
Vili. / m T fallali dr'fluidi imponderabili. Chimica. Notomia e Kitiologia
generale o Biologia. Storia naturale. Dottrina della luce o sia ottica. Arti
chimiche, Catottrica. Diottrica. , Arti
ottiche. Digitized by Google Digitized by Google TAVOLA IX. RAGIONE Kinui bci-u «imi. STORIA NATFRAT.E. Regno
Animale. Regno Vegetale. Regno Terrestre. Regno Etereo. Zoologia. Nolomia
Comparala e Fisiologia animale. Arie veterinaria. Antropologia. Mammologìa.
Ornitologia. Erpetologia. Ittiologia. Conchjgtiùlogfa. Entomologia.
Elmintologia. Zoofitologio. Digitized
by Google Digitized by Google RAGIONE SCIITI JA DELLA NATTE! • ANTROPOLOGIA. TAVOLA X. Notomia e Fisiologia umana.
Chimica animale. Science mediche. ^ Patologia generale. Igiene. Nolologia
generale. Sintomatologia, Gtiologia. Patologia speciale, o Semeiotica.
Terapeutica. Farmacologia. Arti-mediche. N Clinica medica. Clinica chirurgica.
Ostetricia. Oflalmiatria.
Ortopedia. Digitized by Google Digitized by Google BACIONE scita» unii MITtll. TAVOLA XI. REGNO VEGETALE. Botanica. Filotomin e
Fisiologi vegetale. Chimica vegetale. Agricoltura. Arti agrarie. Digitized by Google
Digitized by Google TAVOLA SII. RAGIONE
ICimt DILLA NATCDA. REGNO TERRESTRE. Naturale. Civile. Astronomica. Chimica
de'minerali. Metallurgia.
Cristallografìa. Digitized by Google Digitized by Google TAVOLA XIII. RAGIONE SCISMA DELLA rlATClA . REGNO ETEREO.
Uraoologia o Astronomia fisica. Aerologia. Meteorologia. TAVOLA XIV. IMI! AGITAZIONE LA POESIA E LE
AHTI IMITATIVE. Poesia. Musica. Ani lielle o imitative. Sagri Profana. Vocale.
Inslrninenlale. Bello naturale. Bello raiiooale. Epica. Drammatica; Lirica.
Disegno. Pittura. Scultura. Architettura. ARGOMENTI DEL DISCORSO PRELIMINARE.
I. Scopo del presente dizionario n II. Definizioni logiche x III. Idee
indefinibili ivi IV. Definizioni reali e nominali. xiv V. Imperfezione del
linguaggio xv VI. Volontario abuso dei linguaggio xvi VII. Muso de' sinonimi.
xxi Vili. Jlcguisili del linguaggio scientifico Imperfezioni della lingua
scientifica in Italia Differenze tra la lingua tecnica delle arti, e quella
delle scienze Vocaboli ontologici. Vocaboli della filosofia critica della
ragione Sistema delle conoscenze umane Arti d' industria lui Diforma della
lingua delle arti Itego/e degli Antichi per la formazione de nuovi vocaboli Regole
de’nostri moderni. De vocaboli nuovi lixiii XIX. De derivati , e dell uso dell
etimologia ivi XX. De' sensi Iraslali Canoni della filosofia delle lingue Uso e
abuso de grecismi Ricapitolazione Partizione
delle diverse classi de vocaboli A minare e Abominare ( prat. ) , ]’ aver in
odio una persona , o un’azione col desiderio di tenerla da se lontana. L
abominazione presuppone un’ avver- sionc rilletlula , da die il sentimento
nasce da un giudizio formato intorno alle (attive qualità dell' obbietto , che
si vuol evitare. Abborrihi: e Aiiohuire (prat.), l’aver in odio l’azione c '1
suo autore , senza po- terne sopportare l’aspetto. In questo sentimento il
sinistro giudizio delle qualità dell obbietto è accompagnato da una naturale e
istintiva ripugnanza. Audizione (disc.) , sorta di argomento {dello da’ Greci
owr*y«"nt), nel quale la con- seguenza è compresa nella minore , men-
trecbè questa non discende manifestamente •dalla maggiore, e perù potrebbesi
esigerne proova. I notomisti gli danno altro significalo. • * Abito ( spcc. e
prat. ) , facilità di ese- guire un’operazione , acquistata per la rei-
terazione delle medesime azioni. V. Azione. È coniane alle operazioni
meccaniche c alle mentali , il perché gli abiti si distin- guono in meccanici
ed intellettuali. II fondamento di ogni obito intellettuale .sta nella memoria
, per la quale ritenia- mo cosà le conseguenze ricavale dal ra- gionamento,
come la convizione della ve- rità loro, senza ripeterne le dimostrazioni.
Laonde ogni abito ìulellcUuale ò minuta- rio nella sua origine , eomechò sposso
ap- parisca necessario. V. Memoria. Per contrario gli abiti puramente mec-
canici possono nascere da azioni nella ori- gine loro involontarie , come son
quelle die provengono dagl’ istinti meccanici , nel quale caso sono ancor essi
involontari. V. Istinto. Abitudine ( spcc. oprai.), inclinazione a reiterare le
stesse azioni , acquistata per lo frequente ripeliniento di quelle. Differisce
dall'abito, in quanto che questo %i riferisce all’atto, e quella alla potenza,
ò ni modo di essere. V. Allo, Potenza. L’abitudine è uno àc' principi $ azione,
ora meccanico , ed ora razionale : mecca- nico , quando nasca dall' istinto
della na- tura : razionale , quando sia la conseguenza d’un abito
intellettuale. V. Azione , Istin- to , Principio. • Molti bau creduto che le
scienze , le arti , le virtù c i vizi dovessero essere con- siderati come
altrettante abitudini , il clic può esser vero nel solo senso . che l’abito è
necessario a rendere familiari alla mente le verità d'ogni genere e i principi
delle cose , a collocare l' uno c gli altri in un dato ordine , e a confermare
colla pratica le azioni mutabili e passeggiare dell’uomo. V. Arte, Scienza ,
Virtù, Vizio. . Ablativo ( (lise. ) , sesto caso del nome, tra'Latini e nelle
lingue lolgari , clic espri- me principalmente il tur via. , 1 Digitized by
Google — ! — I casi servono ad esprimere le relazioni delle cose , le uue verso
le altre; c nelle lingue che hanno casi declinabili , le di* verse desinenze
del nome sogliono indi- care la differenza delle cerniate relazioni. Dove poi
queste non bastino , si ricorre alle preposizioni messe avanti il nome. Così ,
J’ ablativo è di que’ casi , che presso i Latini era sempre retto da
preposizione. .V. Caio, Nome, Preposizione. Abnegazione ( teol. ) ,
disposizione del- l’animo , per la quale rinunziando taluno ad ogni interesse
della vita sensitiva, ri- volge tutti gli affetti suoi a Dio. Acatalepsia. V.
Incomprensibile. Accademia {crii.), adunanza d’uomini, o letterati , o filosofi
, o artisti , i quali operano insieme per l'utilità e l’incremenfp delie
lettere , delle scienze , e delle orti. Significa ancora il luogo , dove i
dotti si adunano. Vale pure, per significato speciale, stu- dio publico,
università, ginnasio, liceo, o altro simile. Accademico (crii.) , membro d’una
ac- cademia. Accento (dùc.) , inflessione della voce sopra una delle sillabe
della parola, la quale serve a raccogliere il suono di quel- le. V. Sillaba.
Tutte le lingue hanno avuto gli accen- ti , e la necessità di averne par che
na- sca dalla stessa conformazione dell’organo della voce. Ipsa emm natura,
dice Ci- cerone , quasi modular etur hominum ora - tionem in orimi verbo posati
acutam vo- cem, nec una plus, nec a postrema sil- laba dira tertiam , quo magie
naturam ducem ad aurium voluptatem sequatwr industria. (Orat. c. 18).
Moltiplico è l’uso dell’accento in ogni lingua : serve primamente all’armonia ,
o sia all'unità della parola : distingue le di- verso parti del periodo , e i
passaggi del pensiero da un obbictto all'altro : imprime alla parola il
carattere del sentimento e del- l’affetto, che l’animo vuol esprimere: ser- ve
infine a rendere vario il significato dei nomi, dando così alle lingue, negli
stessi vocaboli , un nuovo corredo di espressioni. Quanto al primo, lo
chiameremo na- tivo, o comune, perchè non è parola di più sillabe , che non
abbia il suo accen- to , il quale può essere considerato come il centro o il
punto d’ appoggio , intorno al quale le sillabe si formano. Circa il secondo ,
consiste esso in una posa maggioro , die fa la voce sopra la parola che
distingue un inciso del discorso dall’altro. Per esempio , chi dice , la ptù
importante verità, è l' immortalità det- tammo, ferma la voce sopra il verbo è,
che distingue il primo dal secondo mem- bro del discoreo. Cotesto accento , che
di- stingue le parole e non le sillabe , è stato da taluni detto enfatico ,
denominazione, che in difetto d'altra, potrebb’csscre dal- l’uso confermata.
Per rispetto alla terza spezie di accento, che chiameremo di espressione ,
vuoisi notare che vari ne sono i suoni , e tanti, quante sono le mutazioni ,
che può la voce ricevere dalle interne commozioni dell'ani- mo ; nel che vale
il detto dello stesso Ci- cerone : Vods mutationes totidem sunt, quot animorum,
qui maxime voce corn- ino veri tur. E per quel che concerne la quarta spe- zie
di accento , lo chiameremo di quan- Digitized by Google tifò , porche dalla
lunghezza o dalla bre- vità della pronunziazione nascono due si- gnificali ,
affalto diversi. Così la pesa della voce trasportala dalla prima alla seconda
sillaba fa variare il significato di ancora e di ancóra, di ambito e di ambilo
, e di altri simili. Quali sieno i segni , che rappresentar pos- sano gli
accenti , e con quali regole deb- bano essere adoperati , son queste idee pro-
prie della particolar gramalica delle lingue. Sovente chiamasi accento 1' arte
di ac- centuare , e dicesi accento poetico quello che fa sentire il ritmo
de’vcrsi ; e accento oratorio l’acconcia e armoniosa pronunzia- rione dell’oratore.
V. Eloquenza, Poesia, Accessorio (disc. espec.), che s’arroge e aggiugne ad
altra cosa più considerabile, la quale però dicesi principale. In questo senso
vale ancora aggiunto. V. Aggiunto. Accidentale ( spec .), epiteto di quel l’ef-
fetto , che proviene da una causa non de- terminata da leggi costanti e
generali della natura, nel quale senso è un contrapposto di costante o di
principale. V. queste voci. La posizione del sole per rispetto alla terra è la
causa costante e principale del calore della stale e del freddo dell’ inver-
no; laddove i venti, le nevi, c le piogge son le cause accidentali, che spesso
alte- rano e modificano F azione della causa principale. V. Causa. Accidente
(ontol.) , modificazione , per la quale una sostanza acquista una , più che
un’altra maniera di essere , senza rice- vere mutamento nell'essenza sua. V.
Modo. Il moto p. e. è un accidente del cor- po , il quale movendosi nulla perde
della propria essenza. Y. Essenza. 5 — In un senso men rigoroso , h ogni qua-
lità aggiunta , la quale non si regge per propria natura, ma dee stare in altro
sub- bierò. V. Qualità, Subbietto. Differisce dal modo , in quanto die di- nota
un cangiamento sopravvenuto , il qua- le sta senza dipendenza dal subbietto.
Accusa ( prat .) della coscienza. V. Co- scienza, Rimorso. Accusativo ( disc. )
, il quarto de’ casi del nome , il qual esprime l’obbietto del- l'azione del
verbo attivo transitivo , come amo Pietro , o batto Sempronio. Oltre questo uso
principale ne ha un altro , che è il servir da compimento delle preposi- zioni
, quando per mezzo di queste vuoisi esprimere una relazione di un obbielto ad
un altro, come per te otterrò una tal cosa , o per amor tuo mi adoprcrò. V.
Preposizione, Relazione, Verbo. Acquiescenza ( prat. ) , fe propria della
coscienza , che soddisfa a se medesima. E vocabolo usato dal Magalotti.
Achoamatico , o Acboàtico (spec.), voce greca , che dinota insegnamento arcano
, o senso oscuro espresso con figure, c con termini convenuti, per farlo nolo
a’disce- poli capaci d' intenderlo. Acume (spec.), qualità dell’ intelletto ,
per la quale o distinguiamo più qualità in un subbietto, o dal concreto
ricaviamo Fastratto , o dal particolare sagliamo all'u- niversale. L’acume è la
principal qualità degl’in- gegni metafisici. Cicerone spiegollo per un
translato : ut oculorum , sic ingemi acies. Digitized by Google Acustica
(oriti, scienza, o teorica del suono , prodotto dalle librazioni de corpi
sonori nell’orgnno dcH’udilo. È parlo dello scienze del moto , e delle
matematiche ap- plicate alle scienze fisiche. Admettivo (f lise .), nome di
qualità , che accoppiasi al suhhictto, di cui il nome di- cesi sostantivo. V.
Qualità, Sostantivo , Subbie Uo. Gli addieltivi, delti ancora italianamente
aggiuntivi , contengono una indicazione di qualità , che si dà ad un nome
appellativo por ampliarne o per meglio determinarne il significato. Colesla
nmpliazionc può ri- guardare o le qualità , o il numero degli obhiclti
denominati ; il che ha dolo ori- gine od una varia partizione degli addietti-
vi , che «piasi ogni autore di gramati'a generale ha proposto , discordemente
dal- 1’ altro. Taluni gli hanno distinto in nd- dicttivi Jìsiri , o metafisici
; altri in ad- dieitivi di comprensione e in articoli ; altri in nddicftivi di
comprensione e di estensione. Noi crediamo che la partizione più semplice e più
generica sia quella di addieltivi di qualità, e di numero. V. Ap- pellativo ,
Numero , Qualità. Gli addieltivi diconsi predicati nel lin- guaggio logico , e
son compresi tra gli universali. V. Predicalo, Universale. Adequato ( spec. ).
V. Idea. Adesione (disc.), assentimento che pre- stiamo al giudizio altrui ,
per conformità di opinione. V. Assentimento. Gli scolastici distinguevano la
certezza speculativa dall’altra detta di adesione , e dicevano convenire la
prima alla convi- zione della evidenza , c la seconda ali’assen- limeuto che si
presta per ragione della im- portanza della proposizione o dell"
interesse, clic taluno abbia di accettarla come vera. Colesla distinzione pecca
di logica esat- tezza , dacché pone il pregiudizio c la falsa opinione nel
luogo dell’ assentimen- to. E perii va meglio detto che l’adesione corrisponde
a qucH’assentimcnto implicito, o abituale che prestiamo al giudizio al- trui
per autorità , o per propria credenza. V. Autorità , Credenza. Adorazione (
teol. ) , onore e riverenza rcnduta a Dio. Adulazione (prati), atto vinoso di
chi maliziosamente , e con falsa lode lusinga alcuno. Aerografia ( prec. sup. )
, descrizione delle proprietà dell’aria ; sinonimo di ae- rologia , c però va
tra’grccismi superflui. Aerologia (crii), descrizione o trattato delle
proprietà dell’ aria , c de’ suoi feno- meni , i quali appartengono al regno
ete- reo o celeste , e di cui alcuni vengono esaminati nella scienza generale
del molo c delie forze motrici, e altri nella chi- mica. V. Aria. Affabilità’
(prat. ) , abituale piacevo- lezza nel conversare , dimostrata col volto e
colle parole. Affermativo ( disc. ) , da affermare. Affermative diconsi da'
logici le propo- sizioni , colle quali giudichiamo , essere una qualità
conveniente ad un subbictto; o sia riconosciamo la convenienza del pre- dicato
al suhhictto. V. Predicato . Il predicato conviene al subbietto , quan- do gli
si può dare tutta quella ampiezza Digitized by Google — 5 — di significalo , di
cui il subbidlo è ca- pacci Per esempio , dicendo , che Xuomo è animale , il
predicalo animale è preso in un senso tanto generico e universale, quanto l’ è
il suhbietto uomo. E per con- trario , quando dico , gualche uomo è giu- Ho ,
io do al predicato giusto un signifi- cato tanto ristretto (pianto 1’ è il
subbictto gualche uomo. Ora i logici, i quali vol- lero ridurre a regole
astratte tutte le va- rie combinazioni del discorso , espressero cotesto
requisito del predicato col seguente canone , cioè , che la proposizione affer-
mativa determina il senso del predicato in quella stessa ampiezza di
significato che ha il stddnctlo , vale a dire , che se il subbietto è
universale , il predicato lo Sarà pure ; e per contrario se particolare l’uno,
tale sarà ancora l’altro. Di queste e di altre regolo dilcttavasi l’antica
logica , quando non conosceva al- tra forma di ragionare del sillogismo , c
quando al discorso naturale erasi surro- •gato l'arlifiziale. Noi vedremo ,
come que- ste regole oscuravano c isterilivano l’ in- telletto, in vece di
guidarlo e di rischia- rarlo. V. Logica, Sillogismo. Afterma/iojìe (disc.) ,
giudizio col quale pronunziamo, essere una idea conveniente ad un’altra , come
quella del predicato al suo subbictto. 1 logici la chiamavano ancora enun-
ciazione. V. Enunciazione. Affettaziose (pral. ) , studio di appa- rire diverso
da quel clic taluno è. E una sorta di simulazione, commessa per vanità di lode
, ugualmente disaggra- devole nel parlare , nello scrivere , e ne- gli esterni
portamenti del vivere. V. Si- mulazione. Affetto (pral.), emozione delPànimi,
per la quale siam {tortati a desiderare il bene o il male , ad un Essere
scusibile capace del piacere e del dolore. V. Bene, Dolore, Male, Piacere. Gli
affetti essendo movimenti della parte sensitiva di noi , più che della
intellettua- le , son comuni all’ uomo e a’ bruti ; e considerati per rispetto
al principio che li desta , comprendono tanto le azioni be- nefiche , quanto le
malefiche. Cicerone li definì : impulcio , quae sine cogitatione per quamdam
affeclionem animi /acero aliquid hortatur , ut amor , iracundia , et omnino
omnia , in quibus animus vi- detur affectus. Sono principi d azione come gli
appe- titi e i desideri , e al pari di questi sog- getti ali’ imperio della ragione
, si che se da una parte danno un’impulsione all’a- zione, servono dall’altra
come instrumenti della ragione per indirizzare i portamenti della vita a’tini
della natura. V. Appetito, Azione , Desiderio. Differiscono dagli appetiti , in
quanto clic questi riguardano la cosa desiderala; laddove gli affetti lutano
per loro obbietlo immediato gli Esseri , a’ quali il bene o il male si
desidera. Cosi la fame , la scie c tutti gli altri appetiti naturali o fattizi
die sieno , spingono a bramare quel che (lussa soddisfargli; mentre l'odio r
l'amo- re , l ira, la pietà presuppongono sempre un Essere sensibile, verso del
quale in- tendiamo esercitarlo. Nelle impulsioni, che la natura badato alla
nostra potenza attiva , onde renderla operosa , ha ella messo una tale
gradazio- ne , che corrisponder potesse alia diversa sensibilità de’
particolari temperamenti. A tal gradazione corrispondono le ideo ile' vo-
caboli inclinazione , affetto, e /Hussiorur, Digitized by Google — e — de'
quali il significato dc’esserc l’uno dal- 1* altro distinto. V. Inclinazione ,
Pag- lione. L'uso comune del parlare scambia nel significato 1’ affetto coll’
affezione ; ma queste due voci debbono essere distinte , tra perchè il
linguaggio scientifico non dee conoscer sinonimi , e perchè impropria- mente
chiamerebbesi affezione l’ ira e la vendetta , o almeno sarebbe un tal signi-
ficato produttivo di ambiguità. La copia de’ vocaboli italiani permette senza
impro- prietà , che all’ affetto diasi il significalo generale , riservato il
particolare all affe- zione. V. Affezione. Gli affetti vanno distinti in
benejici e malefici: coteste due classi riferisconsi ai due universali principi
delle umane azio- ni, l 'amore, e l’ avversione. Tutti gli af- fetti ,
qualunque sia la denominazione che loro diamo per rispetto , o alle persone che
ne sono gli obbietti , o alla causa che li produce , o alla diversa intensità
loro , non sono , se non altrettante deri- vazioni , o modificazioni de’ due
ccnnati principi. V. Amore , Avversione. Awezione ( prat. ) , emozione benigna
dell’ anima , per la quale desideriamo il bene d’un Essere dotato di
sensibilità. Le affezioni tutte , delle quali siamo ca- paci , considerate a
rispetto della naturale tendenza loro, sono ancor esse altrettanti principi
(fazione, i quali servono o alla nostra conservazione , o ad un portamento
della vita conveniente a’ fini della natura, ta diversa denominazione , che ad
esse diamo o in grazia di coloro che ne sono gli obbietti , o in grazia della
causa che lo muove , o in grazia finalmente della diversa intensità, colla
quale ci spingono ad operare , sono l’espressione di quel vin- colo generale,
per lo quale la natura ha associalo i viventi d’ ogni spezie ad un comune
destino. Delle affezioni talune son dettate dal- l’ istinto , e son quelle
appunto che con- trassegnano il primo stadio della vita. L'af- fezione
dc'gcnitori per la prole , soggettata ad analisi, così per gli uomini come pei
bruti , è una delle più meravigliose di- mostrazioni della sapienza infinita ,
colla quale l'Autor della natura ha nell’ uomo chiamato la sensibilità in
soccorso della ragione, per tutte le cure necessarie alla conservazione della
prole , quando faccia uopo clic l'azione fosse piu pronta e più costante del
consiglio ; e ha ne’ bruti im- presso un affetto macchinale , di cui la loro
intclligcuza non può penetrare il fine o le conseguenze. V ha poi delle affe-
zioni razionali , proprie dell’ uomo , le quali son fondale nella opinione del
bene che questi si forma , e per conseguente seguono l' indole dell’opinione
stessa , in- sieme con (ulte le modificazioni , di cui que- sta è capace. V.
Bene, Opinione. In fine l’affezione , come ogni altro prin- cipio d’azione , è
madre dell’ abito e dei- fi abitudine , la quale in tal caso prende il nome di
simpatia. Celesta disposizione beneGea è sorgente fecondissima di azioni, che
posson dirsi miste dell'affezione istin- tiva c della razionale insieme. V.
Sim- patia. ArvnuTA’ ( ontol.) , forza della natura , per la quale le molecole
de' corpi , messe in contatto, tendono ad unirsi tra loro. V. Molecula. Da tale
forza noi concepiamo che nasca la combinazione delie cerniate molccule , e la
composizione de’ corpi , più o meno tenace secondo la diversa loro formazione,
Digitized by Google — 7 — Cotesto vocabolo è proprio della chimi* ca , ma
esprime una verità generale , la quale appartiene alle scienze fisiche del pari
che alle metafisiche , come l’attrazio- ne , la forza , il moto. Sebbene sia
stata introdotta da’ chimici francesi , pur tultavolta altri di essi hanno notato,
essere questa denominazione vizio- sa , perchè ricavata dalla immagine d’una
naturai parentela tra le sostanze , che han- no maggior disposizione ad unirsi
insieme. E però le affinità sono state da altri chia- mate attrazioni elettive
, o chimici te. Non pertanto trattandosi di un vocabolo ricevuto dall’ uso , ed
essendo necessario distinguere diverse sorte di attrazioni mo- lecolari , giova
ritenerlo insieme cogli al- tri testò dinotati. V. Attrazione » Aminone (prat.
) , dolore tormentoso, che seco porta abbattimento di animo. Avorismo ( disc. )
, detto sentenzioso , che in breve sermone racchiude un prin- cipio, una
regola, o ima massima gene- rale , a qual si sia dottrina appartenente. V.
Massima, Principio, Regola , Acoro ( spec. ) , 1’ Essere capace di volontà ,
considerato come la causa del- l’azione. V. Azione, Causa, Essere. Nella
filosofia intellettuale questo voca- bolo è proprio dell' Essere dotato
d’intelli- geoza c di volontà , capace di esercitare un potere sopra le proprie
determinazioni: per distinguerlo dagli altri agenti della natura , chiamasi
agente morale. La no- zione deli’ agente morale dunque è pro- pria deU’uomo. V.
Morale , Potere , Vo- lontà. Aggettivo, o Aggiuntivo. V. Addietiivo. Aggiusto
(spec.), tutto quel, che con- sideriamo come soprapposto all’esseuza d un
subbictto. In questo senso vaie estrinseco, 0 accessorio. V. Accessorio,
Estrinseco. Ma aggiunto può dirsi tanto un subbiet- to o sostanza, unita ad
un'altra, quanto una qualità accidentale , o un modo di essere anche contingente,
unito al subbict- to. Nel primo caso chiamasi sostanziale , e tal sarebbe
l’unione deH’anima col cor- po: nel secondo dicesi accidentale, come la figura
nel corpo. Nella filosofia morale son intese colla denominazione di aggiunti le
circostanze, che possono diversamente qualificare l'azio- ne , come la persona
, il fatto , il luogo, 1 mezzi adoperati , il fine , il modo , e il tempo. V.
Azione. Agire ( spec. ) , esercitare la potenza , per la quale un Essere ha la
virtù di pro- durre un cangiamento in un altro. V. Po- tenza. Differisce dall
operare , perchè l’ uno si adopera nel senso neutro , e i’ altro nel- l’attivo
e nel neutro insieme. V. Operare. È vocabolo necessario al linguaggio
scientifico, usalo dal Magalotti. Agitazione (prati), inquietudine d’ani- mo ,
accompagnata da incertezza di evento o da dubbio. V. Inquietudine , Dubbio.
Agrar» (enti), nome di qualità dato a quel genere di arti , che pone in opera
le forze vegetative e generatrici della na- tura. E però le arti agrarie
disiinguonsi dalle meccaniclie e dalle chimiche. V. Arte, Meccanico, Chimico,
Agricoltura ( crii. ) , arte di coltivare c di readcrc fertile la terra.
Digitized by Google — 8 - Molli hanno distinto l’agricoltura dal- l’agronomia ,
dando a questa le regole * c a quella la pratica applicazione delle re- gole
slesse. Ma se una tal distinzione reg- gesse , il nome di arte passerebbe alla
iigronomia , c l’ agricoltura resterebbe un semplice mcslicro. Agronomia
(eri/.), teoria della coltura della (erra. Non è diversa dall'agricoltura , la
quale resterebbe un semplice mestiere . se i prin- cipi e lo regole
scientifiche dell'Arte si vo- lessero da lei separare- . * ' . >1 Alacrità’
(prat.) , prontezza d’ animo volenteroso, Iq quale nasce da uno stalo di calma
e di contentezza. , 1 Differisce dall'allegrezza. V. questa voce. Alchimia
(crii .) , arte elio si prefigge , por mezzo di operazioni chimiche , d’imi-
tare i prodotti della natura , e di eseguirgli piti prestamente che la natura
stessa non la. Esempio di simili prodotti polrebb’esserc il cinabro artifiziale
, che imita perfetta- mente il naturale. E però fu detta chimi- ca sublime , da
che tanto suona la voce alchimia. 11 desiderio di produrre dell’ oro , e di
trovare un rimedio curativo di tulli > mali, no fece il meslier de'cerretani
fi degl illusi; il perchè è scomparsa dal catalogo delle arti. Alfabetico. V,
Ordine. Alfabeto (dine.), lista delle lettere, o degli elementi della parola ,
disposte nel- l’ordine , clic loro ha dato 1 uso della lingua. Cctcsto vocabolo
è formato dal suono del- le due prime lettere della lingua greca , ma come nome
universale è adoperato per espri- mere la serie dc’caralteri elementari d'ogni
lingua , comediè quelle due lettere iniziali sicno no’moderni idiomi
diversamente pro- nunziate. Gl’Italiani danno alla serie delle loro lettere il
nome di abbicci , ma cote- sto nome non esprimerebbe neppure nella nostra
lingua l’ idea generale d’ un cata- logo delle lettere di qualunque idioma. V.
Carattere, Idioma, Lingua. Gli alfabeti delle lingue , cosi antiche come
moderne, variano nella quantità del- le Iellere ; dapoiebe dal numero di venti-
due , di quante era composto l'ebraico e il latino , e di ventiquattro che ne
aveva il greco ; giungono insino a dugento e più , quanti dicesi die no abbia 1'
alfa- beto etiopico c f arabioo. Eoa si grande differenza nasce , dacché si
sono confusi i suoni semplici co’ composti , e son con- tati come suoni
principali le semivocali , c i suoni delie vocali modificate dalle aspi- rate o
dalle consonanti. Bastano due os- servazioni per dimostrare la superfluità di
molle di tali lettere : una ebe le lingue de popoli barbari ne abbondano più
che quelle de colli ; 1’ altra , che il numero delle lettere non contribuisce
all’ accresci- mento de vocaboli radicali , ne’ quali è principalmente riposta
la ricchezza dello lingue. Infatti la greca , comechè aresse avuto sole
ventiquattro lettere , c riputata come la più ricca di radici , clic oltre-
passano il numero di tremila e dugento, c dalle quali è nato il prodigioso
numero de’ composti e de’ derivali loro. Una terza ragione , ricavata dalla
spe- rienza , e dalla natura stessa de’caraUcri, ci dice, che gli alfabeti non
poterono for- marsi , se non per la invenzione della scrit- tura ; d'onde segue
che incerti e indeter- minabili sicn quelli dc’popoli , che non han- Digitized
by Google no scrittura ; e imperfetti quegli altri delle nazioni , le quali ne
hanno tolto a presto uno da genti di diverso parlare , senza averlo potuto per
lunga esperienza adattare a’bisogni della propria lingua.V. Scrittura. Molti di
coloro , i quali credono che si possa colla lima della ragione emendare e
rifare tutto quel che abbiamo ricevuto dall’ uso e dalia spcrienza , hanno
notato Begli antichi c ne’modcrni alfabeti diverse irregolarità ed imperfezioni
, di cui han proposto la riforma. Tali sono, per esem- pio , le lettere che
danno lo stesso suono, i diversi suoni che dà una stessa lettera, le
aspirazioni non necessarie a distinguere un suono dall'altro, e gli scambi clic
la pronunzia fa delle lettere c de’ dittonghi. E però han proposto di sbandire
talune let- tere, d’introdurre nuore vocali, e di met- tere in armonia la
pronunzia colla scrit- tura. Distinguiamo la correzione degli al- fabeti dalla
pronunzia. Per dichiarare superflue talune lettere, converrebbe prima
dimostrare , ch’esse non sono di verun altro uso fuor di quello , die è notato
come soprabbondante ; e per introdurre nuove vocali bisognerebbe pri- ma
trovare nuove inflessioni di voce, tanto ciliare o distinte , quanto quelle che
la pa- rola e il cauto bau sinora dimostrato pos- sibili ; siccome per
sopprimere le aspira- zioni , c i suoni nasali e gutturali , fa- rebbe uopo di
una nuova sorta di ortope- dia , la quale rendesse egualmente fles- sibile c
armoniosa la voce de’ popoli siti sotto le diverse zone del cielo. La rifor- ma
dunque degli alfabeti è una di quelle utopie , per le quali vorrebbesi non
sola- mente distruggere la forza dell'abito, ma emendare la natura. La parie
più plausibile di tal riforma sarebbe forse lo stabilire la conformità tra i
suono della voce e la scrittura , per la ra- gione che ne adduce Quintiliano :
hic est usui litlerantm ut custodiant voce s , et velut depositimi reddant
legentifius ; ila- que id esprimere debent , quod dicturi sunt. Ma un tal voto
di uniformità può avere uu doppio scopo : o rendere più fa- cile agli stranieri
la lettura de’ libri scritti in una lingua loro ignota : o quell' altro
filantropico desiderio { proposto da Ludewig e inserito nelle transazioni
filosofiche dcl- l’anno 1720) di ridurre a suoni comuni le pronunzie di tutte
le lingue viventi. La prima idea sarebbe umana , sebbene poco verisimile sia ,
che una nazione in- tera violentar volesse 1' inveterata abitu- dine della
scrittura , per rendere più ap- preudevolc agli stranieri la propria liu- gua.
La seconda poi sente d’ una utopia ancora più esagerata , qual sarebbe il vo-
ler dare al genere umano un linguaggio universale. Per la qual cosa più
ragione- vol partito è il lasciare star le riforme , e il tenere per fermo ,
che simili concetti ci rengon da quelli , i quali non credono che le lingue e
la scrittura ci son venute dall' uso e dalla tradizione , ma hanno per vero che
sieno l’opera de’ supposti in- ventori della parola ; il perche possono essere
dislalie e modificate nella stessa ma- niera come furono formate. V. Parola. La
gramalica generale , considerando l’alfa!)eu> come la prima base della
parola e del discorso , ne distingue le parti , ed esamina la natura di
ciascuua di esse : ella divide iu due classi principali le let- tere , clic lo
compongono , le vocali cioè e le consonanti. V. Consonante, Focale. Algebra
(erti.), scienza ebe insegna il calcolare le quantità d’ogni sorta , rappre-
sentate con segni universali. 2 Digitized by Google - 10 - Ella è di due spezie
, numerale e let- terale. La numerale , o volgare versa circa la soluzione de’
problemi aritmetici, valendosi di talune lettere o di altri sc- gni per
dinotare le quantità ignote, e del- le cifre numeriche per esprimere le quan-
tità date o note. La letterale o speciosa poi, non solamente imprende a
risolvere pro- blemi aritmetici , ma è l’ instrumento gene- rale per la
soluzione de’ problemi , c per la dimostrazione , non die per l’ inven- zione
de’teoremi di qualunque natura essi sieno , aritmetici , geometrici , o
meccanici. V. Arilmelica , Numero. Un’altra partizione dell’algebra nasce dal
diverso aspetto, sotto il quale ella consi- dera la quantità. L'algebra Jìnila
risguarda la quantità sempre nel medesimo stato di grandezza , che distingue in
grandezze cognite , e incognite. 11 calcolo differen- ziale e integrale al
contrario distingue le quantità in costanti e variabili, perchè con- sidera i
diversi stati di grandezza , pe'quali possono passare, crescendo per gradi più
o meno piccioli , e spesso infinitesimi. Per questa ragione il calcolo
differenziale c in- tegrale prese in origine i nomi di calcolo infinitesimale,
di calcolo delle fiussioni, e di analisi degt infiniti. L’ algebra è il
maggiore instrumento dell’ analisi , perche il suo metodo c il suo linguaggio
favoriscono non solamente la soluzione de’ problemi, ma l’invenzio- ne altresì:
il metodo, perchè procedendo sempre dalle conseguenze alle cause per- viene
facilmente alle conclusioni genera- li : il linguaggio , perchè sostituisce i
se- gni alle idee e dà alla mente una raa- ravigliosa prontezza per iscoprirc
le re- lazioni delle cose tra loro paragonate , senza distrarla con
proposizioni incidenti. V. Analisi. Alcomsmo ( crii. ) , arte del numerare cosi
nell' aritmetica come nell’algebra. È voce proveniente dall'arabo, di cui gli
spagnuoli bau fatto maggior uso , c die è stata per antica adozione ricevuta
da- gl’ italiani. Allegrezza ( prat. ) , contentezza d’ani- mo , di cui il
volto ancora dà segno , nel quale caso dicesi letizia, onde Dante disse: Come
letizia per pupilla vita. Differisce per gradi dal giubbilo o dalla gioia , e
dalla esultazione. Y. queste voci. Alternativo ( disc. ) , epiteto dato alle
proposizioni opposte , delle quali una de’es- scre ammessa , l'altra esclusa.
V. Propo- sizione. Ambascia (prat.) , difficoltà di respirare, che
impropriamente si trasporta a’travagli dell’animo ; tanto maggiormente , quanto
non manca la lingua di altri vocaboli per esprimere l’affanno , che ci viene
dal do- lor morale. V. Angoscia. Ambiguità’ (disc.), difetto d’una propo-
sizione o d’un discorso, capace di doppio senso. Amicizia (prat.), amore
scambievole tra eguali , che han conformità di principi e di affetti.
L’amicizia ha il suo fondamento nella benevolenza , che la natura ha ispirato
agli uomini , come veicolo alla unione , e come istinto della comunione , alla
quale gl’ invita. V. Benevolenza. Acquista il carattere di virtù , c diviene
utile alla pratica de’doveri verso degli al- Digitized by Google -li- tri ,
allorché è ridotta in abito , ed è fon* data nella scambievole esistimazione.
Cicerone , eloquentemente ritrasse l’ in- dole e i caratteri dell’ amicizia :
omnium divinanim hwnanarumque rerum cum benevolenti! , et cantate stimma
contea- sto : qua quidem haud scio , an exce- pta sapienlia , qtndquam melius
homini sii a dite immortalibus datum. Dicitias alti praeponunt , bonam alti
valetudi- nem, olii polentiam , alti honores, multi etiam voluptates :
belluarum hoc quidem exlremum est ,• illa autem superiora , caduca et incerta,
posila non tam in nostris consti iis , quam in Joriunae te- meritate . Qui
autem in vèrtute summum bonum ponimi , praoclare Uà' quidem : sed haec ipsa
virlus amicitiam pipati et continet nec sine virtute amicitia esse ullo pacto
potest. Amico (prat .) , dii d è caro per la virtù sua , e verso del quale
pratichiamo per somiglianza d’ inclinazione o per abito , i doveri e gli uiizi
della benevolenza. Per non dipartirci da' concetti di Cicero- ne , l'amico è un
altro se stesso. Ammiiuziose (prat.), maraviglia colla quale osserviamo un
fatto , che credevamo o non possibile , o difficile ad avvenire. In un senso
traslato si adopera per espri- mere il piacere, che in noi desta il bello e il
buono non comune. Amore (prat.), godimento dell' anima per l’altrui bene. V.
Bene. É l’ affetto , per lo quale la natura ha invitato gli uomini all'unione,
e di cui ha impresso il germe neH’istinlo. L’istinto è riposto nel bisogno e
nel desiderio scam- bievole di soddisfarlo. Così , se si cercano i primi tipi
dell’ amore , si irovan questi nelle prone congiunzioni , che la natura stessa
ha preparato per la formazione delle famiglie e della domestica società , o sia
ne’ legami coniugali, c in quelli della ma- ternità , della paternità , e della
figiiuo- lanza. V. Affetto, Bisogno , Istinto. Siccome l’amore comincia dal
bene sen- sibile, ed è poi rischiarato e perfezionato dalla ragione ; e siccome
le voci tutte del parlare prendon principio dagli obbietti ma- teriali , e son
di poi trasportati agl’ intel- lettuali ; così F uso lia attaccato a questo
vocabolo , quasi per suo princìpal signifi- cato , l’idea della naturai
propensione per la quale 1’ uu sesso inchina all’ altro. In questo senso
l’amore è stato riguardato, come comune a’ bruti ; e da’ poeti è stato
raffigurato come l'anima della natura, o sia come il primo veicolo della
genera- zione , per la quale la materia si forma e si riproduce. Ma tra lamor
sensitivo e l’amor razio- nale, v’ba quella medesima differenza clic passa tra
l’ istinto e l'affetto, e tra’l pia- cere e il bene. In questa differenza ap-
punto è collocato il limite, che distingue l’amor de’ bruti da quei dell’uomo.
Che se la natura ha ne’ sensi impresso un istinto o una spinta all’ azione , da
lei predispo- sta per la conservazione e per la riprodu- zione degli Esseri ;
ha d’ altra parte dato alla ragione la cognizione per subordinarlo al suo fine
e per moderarne l’impeto. L’ amore , considerato come passione , è un vocabolo
di genere, il quale in se comprende molle spezie di affetti , che con diversa
gradazione contengon tutti il prin- cipio delia benevolenza. Laonde le passioni
sogliono essere partite in quattro classi , nella suddivisione delle quali può
trovarsi la scala di tutte le altre. Tali sodo famo- Digitized by Google -ta-
re , l' avversione , la gioia , c la tristezza. V. Avversione , Gioia ,
Tristezza. Comechè l’amore contenga implicita- mente l’ idea d’ una relazione
ad un al- tro Essere , purluttavolla si applica ancora alla propria persona ;
nel quale caso di- tesi amar di se il sentimento , per cui discemiamo e
desideriamo il nostro mag- gior bene. In questa disccmenia è riposta una delle
maggiori pruove della esistenza in noi d’una sostanza spirituale , la quale
distingue le diverse parti del suo essere composto , e giudica di se come fa
de- gli altri Esseri. La conoscenza di questo maggior bene, cui ella provvede,
è quel che è stato detto proprio intere sue. V. In- teresse. L’amor di so , è
stalo con ispezial nome chiamato ancora amor proprio , quando siam da esso
spinti , a preterire la pro- pria utilità ad ogni altro bene , o a pre- sumer
troppo di noi e delle qualità no- atre. Quantunque l’ interesse o 1’ utilità
propria , sia uno di quei principi d azio- ne che diconsi istintivi , perchè
nasce dal desiderio della nostra conservazione ; pur iultavoita , quando
diviene l’ unico mo- tore delle nostre azioni , degenera in un vizio , che
distrugge le altre inclinazioni della natura , e spezialmente il principio
della sociabilità. Questo è quel che dicesi egoismo. V. Egoismo. Similmente un
falso sentimento del pro- prio merito degenera in un’altra estremità
.biasimevole e odiosa , più dell’ egoismo , imperocché alimenta l’orgoglio,
nasconde noi a noi stessi , e ci rende a tutti dispre- gevoli. V. Orgoglio. 1)’
altra parte l’ amor di se , moderato dalla ragione diviene un principio di at-
tività e di virtù ; ci fa distinguere quel «he dobbiamo a noi stessi e agli
altri ; c’ispira il sentimento della emulazione al- lorché trattasi o di
sostenere i propri diritti, o d’ imitare le nobili azioni degli altri ; e nel
ben fare , ci fa amare il bene altrui, come il nostro , e schiude la mente a
quel divino precetto , che ci comanda di fare per gli altri quel , che
desidereremmo per noi stessi. Guidato poi dalla modestia , o sia dalla
conoscenza di noi medesimi , ci dimostra , non quel clic abbiamo di so- verchio
, ma quel che ci manca ; e quanta sia l’ insipienza di quelli , die pavoneg-
giansi nella gratuita opinione di loro stessi. V. Emulazione, Modestia.
Amorevolezza [prati', benevolenza figlia dell'amore , o della amistà , che si
dimo- stra con cortesi maniere. V. Benevolenza. Amorfo ( spee .) , nome dato
alle sostanze materiali , che non hanno veruna forma regolare. Amplificari (
disc. ) , dilatare con pa- role un pensiero o un argomento, per metterlo in un
aspetto più favorevole. È diverso dall’ esagerare , perchè quet- l’ azione si
contiene ne’ limiti del vero, e questa lo trapassa ; ond’ è die l’ amplifi-
cazione diviene una figura del retore e dell oratore. V. Esagerare. An
aclastico ( crii. ) , vocabolo antiqua- to , che esprime la dottrina della luce
re- fratta , ora comunemente denominata diot- trica. V. questa voce. Anagogia
(teol.) , assorbimento delFani- ma in Dio, e ne’ pensieri celesti. Analisi (
disc. ) , metodo di ragionare o di operare col fine di trovare il vero.
Digitized by Google - 13 — Il nome di analisi è stato promiscua- mente dato a
metodi tra loro diversi , il che ha ingenerato ambiguità e false defi- nizioni.
A rimuovere la confusione delle idee , uopo è distinguere il significato dì
cinque nomi dati allo stesso metodo ; e sic- come mutar non possiamo i vocaboli
ri- cevuti , cosi continueremo a distinguere , l’ analisi logica, la malemalica
, la Jùti- ca , la chimica , e f intellettuale. Analisi logica è stalo detto
quel ra- gionamento , per lo quale esaminiamo le varie proposizioni d’ un
discorso , e col ridurle a’ principi loro , giudichiamo del- la verità delle
conclusioni da essi dedotte. Qualunque sia l’ordine che il ragionamento segue ,
per iscoprire la verità e la coerenza del discorso ; o che si parta dalle
verità generali , e si discenda alle particolari ; o che da queste si rimonti a
quelle; una tal disamina vico sempre chiamata ana- lisi. Infatti cosi è stata
ancora denominata quella operazione che i logici fanno , di ridurre l’ imperfetto
a perfetto sillogismo. In somma hanno essi chiamato analisi il critico
sminuzzamento delle parti del di- scorso , e non il metodo di procedere dal
particolare al generale. Assai diversa 6 F analisi matematica , la quale
consiste principalmente in questo, che da una proposizione certa, o per tale
ammessa , cercasi discendere a tutte Jc con- seguenze, che possono dalla
medesima es- sere dedotte , insinua che si giunga ad una verità nuova , nella
quale ri trovi la solu- zione d' un problema , o la dimostrazione d’un teorema.
Tutta l'analisi matematica degli antichi consisteva nell'analisi geometrica ,
la quale non suggeriva che pochi precetti , e non aveva regole , che
dirittamente conduces- sero allo scoprimento della verità ignota. 11 geometra
camminava quasi a tentone nella incertezza di trovare , o di smarrire la via ;
si che faceva uopo di grande forza di mente per inventare, dovendo ella ser-
virsi d’un instrnmento cotanto imperfetto. L’algebra è quella , thè ha
somministrato regole c facilità , per procedere con mag- gior sicurezza allo
scoprimento delle con- seguenze , che nascer jxissono dalle verità note. Così
Xanalisi algebraica ha aperto una nuova e più ampia strada alla inven- zione.
V. Algebra, Invenzione. Dell’ analisi Jisica prendiamo la defi- nizione da
Newton : c ella consiste nelle osservazioni e negli sperimenti , da cui per
induzione ricavami le conseguenze , contea le quali debbon essere ammesse le
sole obbiezioni , che nascer possono da contrari sperimenti , o da verità certe
: per mezzo di tale analisi si può procedere da’ composti a’ componenti , da’
mov imenti alle forze che gli producono , dagli ef- fetti alle cause , c dalle
cause generali alle generalissime. La sintesi poi porte dalle cause già
scoverte e ammesse come prin- cipi , spiega per mezzo di esse i fenome- ni ,
che ne sono i prodotti , e dimostra le sue spiegazioni >. Da questa
definizio- ne , e dal contrapposto della sintesi risal- ta, i .° che l'analisi
fisica procede sempre dal particolare al generale; laddove la ma- tematica
nella ricerca delle verità ignote procede ancora dal generale al particola- re
; a. 0 che i prodotti dell’ analisi mate- matica son sempre perfetti , perchè
per essa si perviene allo scoprimento di ve- rità assolute e immutabili ;
laddove i pro- dotti dell’ analisi fisica sono imperfetti , 0 relativi , perchè
per essa giugnesi soltanto a scoprire quelle leggi generali della na- tura , la
conoscenza delle quali è compa- tibile colla capacità desolisi e delia uma-
Digitized by Google — li- na comprensione , 3.° die l'analisi , pro- priamente
detta , contiene in se l’arte di trovare il vero , e però non ha bisogno di
dimostrare i risultamenti delle sue inve- stigazioni ; mentrechè la sintesi ,
seguendo un procedimento contrario de’ essere per necessità coadiuvata daU'arlc
di dimostra- re. V. Induzione , Sintesi. L’ analisi chimica è la scomposizione
dc'coqn, fatta per conoscere i componenti loro. É questa una analisi di cose
mate- riali , che più di tutte le altre corrisponde ni significato etimologico
della voce ana- lisi ( che vuol dire sciorre o risolvere ); dapoichè contiene
la risoluzione o ridu- zione delle combinazioni della materia in talune
raoleculc o principi , die noi cre- diamo primitivi , e che ci fan conoscere
molte qualità de' loro composti. Ella ha di comune coll’analisi fisica il
metodo del- f investigare c del ragionare , perchè al pari di quella
sperimcntalmeute procede da' composti a’ componenti ; ma più im- perfetti
ancora sono i suoi prodotti , per- chè ci conducono appena alla cognizione de’
componenti secondari, lasciandoci nel- la oscurità dcprincipi costitutivi delle
cose, e dell ordine naturale. Cotcsla analisi non pertanto distinguesi in
perfetta e imper- fetta ■' perfetta è quella , che ha luogo ne’ composti binari
, quando di due so- stanze l'arte riesce a volatilizzare fona o a procurarne la
combinazione con una terza; lasciando l’altra intatta per modo, che re-
stituendole il componente volatilizzato , ri- torna il corpo nei suo stato
primiero : im- perfetta è quella , che si applica a’compo- sti ternari e
quaternari, quando separato uno de’ componenti , gli altri si uniscono tra loro
con proporzioni diverse da quelle che la natura aveva stabilito nel suo pri-
mitivo composto. V. Chimica, Composto. L’analisi intellettuale finalmente è un
metodo nuovo , introdotto per analogia del- l’analisi fisica; dacché per essa
cerchiamo di passare dalla conoscenza del complesso ai semplice , del
particolare all'universale, e dallo effetto alla causa. Essendo l'animo, per
sua principal qualità , dotato della vir- tù di vedere se stesso , di conoscere
e di distinguere le sue interne operazioni , noi applichiamo il metodo della
osservazione a’ fatti del pensiero , per discernere i suoi atti semplici , per
indagarne le varie com- binazioni , e per islabilire così taluni latti generali
, i quali ci guidano alia cogni- zione delle principali qualità della sostanza
spirituale , e delle leggi della umana intel- ligenza. Un tale ordine di
ragionare esclude le ipotesi e le opinioni anticipate , o pre- giudizi , i
quali formavano il fondamento dell’antica filosofia, c soggetta lo studio dell'
intelletto , come quello della natura esteriore , alla guida della sperienza ,
sola fiaccola dataci per conoscere noi stessi , e le cose che ci circondano. Ma
dal metodo in fuori, la filosofia sperimentale dello spi- rito umano non ha
nulla di comune colle scienze fisiche ; che anzi è tanto da esse diversa,
quanto diversi sono i fatti mate- riali dagl' intellettuali. Ni una induzione o
analogia prende ella dalle cose sensibili; nè presuppone altra connessione tra
quelli c questi latti , fuori della corrispondenza e dell’ordine, che la natura
ha stabilito tra la passiva materia e la intelligenza , che la muove e dirige.
Uno dunque è il me- todo del ragionare, ma due c diversi soue gli ordini de’
fatti , a’ quali cotesto me- todo è applicato. Regola , o canone ge- nerale
dell’ analisi intellettuale è , il non ispicgarc mai gli atti del pensiero e
del- la intelligenza, per quelli che formano il subbietto dell'analisi fisica.
Cotesta regola Digitized by Google - 18 - non de’ essere giammai adombrata
dalla promiscuità de’ vocaboli. A rimuovere Tarn* biguità, che nascer potrebbe
dalla comu- nione del linguaggio, uopo è ricorrere alle definizioni , acciocché
resti chiaramente de- terminala la differenza de’ significati , net quali
debbon essere intesi i termini dei- runa o dell’altra scienza. V. Analogia,
Definizione , Induzione. Analitico (disc.), che appartiene all’a- nalisi.
Metodo analitico vien detto l’ordine, che serba la mente nel procedere dalle
verità particolari alle generali. Un tal metodo fu nelle scuole chiamato a
posteriori , perché l’osservatore prendo il fatto , come principio delle sue
investigazioni. V. Os- servazione, Posteriore. Molti han disputato intorno alla
prefe- renza da darsi al metodo analitico per ri- spetto al sintetico ; e
taluni lo han pre- dicato , come il metodo unico della ra- gione. Bacone e
Newton sembrano avere indi- cato il pregio caratteristico si dell’uno che
dell’altro. L’ analitico serve alla invenzio- ne , il sintetico alla
dimostrazione. L’uno e l’ altro non pertanto sono egualmente necessari al
ragionare , e non solamente 8on connaturali all’ intelletto , ma alterna- mente
soccorronsi , prima per formare le verità generali , e di poi per conoscerne le
relazioni , e per ricavare dalle verità generali tutte le particolari
conclusioni , che da quelle possono essere dedotte. Uti- lissimo inoltre è il
metodo sintetico per saggiare la verità delle conclusioni gene- rali , allo
quali perviene l’analitico , e per dimostrare con un inverso ragionamento la
connessione tra i principi e le conse- guenze. V. Dimostrazione. Analogia (
spec. ) , principio dettalo dalla natura , per lo quale conosciamo , che le sue
leggi sono costanti ed unifor- mi ; dal che ricaviamo , che ne' fenomeni
dipendenti da queste leggi il passato è stato come il presente , e il futuro
sarà come il presente ed il passato. V. Legge, Natura. Cotesto principio ci è
rivelato dalla co- scienza, e dall'interna osservazione di noi stessi ; e
convinti die siamo della sua ve- rità , Io trasportiamo fuori di noi , e ne
formiamo una regola di ragionamento. È il fondamento del metodo detto d
'induzio- ne. V. Induzione. Riguardata l’ analogia come regola di ragionamento
, è la somiglianza , che ri- caviamo dalla comparazione delle cose tra loro.
Cotesla somiglianza può stare o nel- le qualità essenziali, o ne’ loro
accidenti. Y. Accidente , Essenza. Applicata a’ nostri giudizi intorno alle
cose contingenti , ò il fondamento della probabilità delle umane congetture per
tut- to quel che non cade sotto i sensi. Una tale analogia presuppone non
solamente la possibilità, ma ancora la verisimiglianza. 11 ragiooamento per
analogia , accioc- ché sia concludente aver dee due requisi- ti : uno , che le
cose insieme comparate abbiano la maggiore possibile somiglianza tra loro:
l'altro, die sia applicato alle cose , le quali non sieno capaci d’ altra
spezie di certezza , fuorché della semplice probabilità. V. Certezza ,
Verisimiglianza. Gli scolastici definivano l’analogia , una somiglianza ,
giunta a qualche diversi- tà , e distinguevano tre spezie d’analogia: 1’
analogia d inegualità , di attributo , e di proporzione: la prima verilicavasi
quando la ragione della comune denomi- nazione era fondala nella natura .
sebbene Digitized by Google le cose comparate fossero diverse nell' or- dine o
nel grado : tal’ era l'analogia Ira l'uomo e il bruto : la seconda , quando la
ragione del nome è la stessa , ma diversa è In capacità del subbietlo , come
quando diepsi un uomo sano, c un sano alimen- to : la terza , quando si (rovi
somiglianza Hell’effetto , sebbene sia diversa la ragiono del nome , come
quando si dicesse , che le squame della lesta de’ pesci sono ana- loghe a’
polmoni degli animali terrestri. Ma coleste distinzioni del pari che tulle le
altre scolastiche definizioni , erano relative più all’ uso de’ vocaboli
ricevuti , che alle vere relazioni delle cose tra loro comparale. Analogismo
(disc.), argomento dalla causa all’ effetto , o da questo a quella. V, Causa.
Anatomia , Anotomia, e Notomia (crii.), arte di dividere e ridurre in pezzi le
parti solide de corpi animali , per conoscerne l'interna struttura. Molte sono
le partizioni di quest' arte , la quale nella sua gencriea denominazione
abbraccia la dissccuzionc di ogni corpo or- ganico. la più antica divisione fu
in no- lumia umana, e comparala: la prima ver- sava circa l’organico dell'uomo:
la secon- da, degli animali bruti: dalla unione del- l'una e dell'altra nacque
la notomia e la fisiologia generale. Oggi piace dare a cia- scuna delle sue
spezie un proprio nome ; il perchè è stala da taluni chiamata an- drotomia c
antropologia la notomia del- l'uomo; zoolomia quella de’ bruti, o filo- lamia
quella delle piante , o sia decorpi organici vegetabili. De’due nomi dati alla
notomia umana , scegliamo il secondo , e rifiutiamo il primo, perche il
.vocabolo androtomio esprime più l'opera del sezio- nare , che lo scopo
scientifico di colesta arte. ( V. il disc. prelim. ). V. Antropo- logia ,
Filologia , Zoolomia. La notomia, come abbiamo altrove ac- cennato , è il primo
fondamento di tutte le scienze e arti mediche, dacché per co- noscere 1’
alterazione degli organi o dei fluidi, da’quali nasce l’economia animale, uopo
è aver conosciuto la struttura degli uni , e il modo come circolano gli altri;
siccome per la terapeutica è necessario l’a- dattarc c il determinare l'azione
de’riinedi alle varie condizioni degli organi stessi. Maggiore ancora è il
bisogno , che l’arte chirurgica ha della notomia , perchè co- noscer dee non
solamente l'interno tessuto del corpo , ma le facce , gli angoli , le mar- gini
, e i rapporti d’ ogni organo coll’ al- tro : sì che la notomia chirurgica , di
rin- contro alla medica, rappresenta quella me- desima differenza , che passa
tra una carta corografica speciale, e una geografica ge- nerale. Un altra
importante divisione fu fatta sui finire del passato secolo tra la noto- mia
generale o fisiologica, e la patologi- ca , la quale per mezzo delle sezioni
dei cadaveri , scopre le condizioni decorpi in- fermi , e guida l’ osservatore
medico alla cognizione delle cause de' morbi e delia morte: cotesta arte
spccialo, per la sma- nia, che molti hanno di moltiplicare i gre- cismi , è
stata ancora chiamata nosotomia e nccrosomatoscopia - il suo nome carat-
teristico è di notomia morbosa, o pato- logica. La sna utilità è grande , ma
per essa non cesserà di esser congetturale l'elio- logia medica , o sia la
scienza delle cause delle malattie perchè la morte suole il più delle volte
confondere gli effetti delle cause morbose con quelli della dissoluzione della
vita. E però non è criterio che ba- Digitized by Google sii , per distinguere
gli uni dagli altri , quando le infermità abbiano lasciato tracce riconoscibili
delia origine loro. Se la notomia è il fondamento delle arti curative, lo è
pure della storia natu- rale e di quella parte delle scienze fìsi- che, le
quali versano circa le qualità dei corpi organici. Non ò poi straniera alla
filo- sofia speculativa per lo studio , e per la con- templazione della natura:
è il mezzo per farci conoscere il sapiente e inaravig lioso magistero della
fabbrica do ll’uomo , e del- le prerogative della sua spezie. Di quanto la
natura non ha distinto l’uomo, cui ha dato la più elegante c dilicata struttura
, per custodir la quale ba lascialo alla sua propria intelligenza quella cura ,
colia qua- le provvede ella stessa alla conservazione delle altre spezie de'
viventi? Quantunque l’ economia della vita animale sia rego- lata da leggi a
tutte comuni , e una so- miglianza si scorga negli organi della re- spirazione
, della digestione , e della ge- nerazione ; pur tuttavolla paragonati gli or-
gani caratteristici della vita sensitiva del- l’uomo con quelli de' bruti,
quanto mani- festa non apparisce la sua sublime desti- nazione ? Se parliamo
dell’ apparato degli organi sensori , questi raccolgono nel mas- simo grado di
squisitezza e di perfezione le attitudini e le capacità, che sono sin-
golarmente e inegualmente distribuite alle diverse spezie degli animali bruti.
Che di- remo del tatto , cui la pelle è stata pre- disposta; dell’udito, che
riceve i suoni, e (orma gli elementi deii’arinoaia ; dell'odo- rato e del
gusto, i quali ci son di guida non solamente per la scelta degli alimen- ti ,
ma ancora per distinguere tra loro le produzioni della natura ; della visione
in fine , la quale penetra ne' cieli , e rende viàbile persino le invisibili
molecuie della materia ? Se parliamo poi dell' apparato locomotore, qual
ingegnoso contrasto non si scorge tra la destrezza c l’agilità, che la natura
ha dato all’ uomo , e la forza degli animali , che servir debbono a’ suoi
bisogni? laonde non può dirsi, se mag- giori sieno i lati delle somiglianze , o
le dif- ferenze , che caratterizzano la spezie uma- na. Alle quali differenze
aggiugnendo il divino apparato degli organi discorsivi, chi non ravviserà nell'
uomo la creatura del cielo , destinala a portar sulla terra f in- telligenza
del Creatore? Chi non confes- serà per lo meno, essere l'uomo, un'opera di gran
disegno, la quale serve alla mente di scala per salire alla conoscenza del suo
perfettissimo Autore? In conclusione lo studio della notomia de’ essere
considerato come fondamentale, e preparatorio di tutte le parti della filo-
sofia, naturale, speculativa, o pratica che sia. V. Antropologia. Asueotomu
(crii.) , notomia del corpo umano , grecismo superfluo che dà uu dop- pio nome
ad un'arte conosciuta sotto una denominazione comunemente ricevuta. Aiwxajtza e
Anelito { prat .), desiderio sì intenso e ardente di una cosa, che in- terrompe
persino la parola. V. Desiderio. Angelo , e Angiolo ( teol. ) , nome di ufizio
, dato a quelle sostanze spirituali e intelligenti , die son le prime per
ordine e per dignità tra gli Esseri creati. V. Es- sere , Sostanza , Spirito.
Non potendo noi concepirne l’ essen- za , li dinotiamo col nome di messag-
giero o di nuncio della volontà, die per mezzo loro Iddio ha manifestato agli
uo- mini. 3 Digitized by Google - 18 - Ancoscia (prat.), dolor d’animo ac-
compagnalo da sollecitudine e affanno. Dif- ferisce dall’ angustia non come l’
iracondia dalla ira , al dir di Cicerone , ma come 1' aspettativa del dolore
dal dolore stesso. Ella è un sentimento composto dell’ una e dcll'allro
insieme. V. Angustia, Solle- citudine. Angustia (prat, ) , travaglio d'animo ,
o affanno , che si prova nell’ aspettativa del male. È meno dell' angoscia , c
più dell'ansietà. V. Ansietà. Anima ( spec .), la sostanza intellettuale,
capace del pensiero c della voloutà. V. Pen- siero , Sostanza, Volontà. Prende
diverse denominazioni secondo la diversità degli obbietti , sopra i quali eser-
cita le potenze sue. Dicesi intellettiva o razionale, quando trae il pensiero
dal riflettere in se medesima , o sia quando esercita la pura intelligenza ; e
vien detta sensitiva quando versa circa gli obbiet- ti , che le vengono da’
sensi. V. Sensa- zione. IS'el significato del sensitivo, lo stesso vocabolo
conviene pure a’ bruti, ne’ quali si distinguono egualmente le due sostanze,
cioè la spirituale c la materiale. Aristotele definì l'anima , i allo primo del
corpo naturale organico , avente la vita in potenza, nella quale definizione
intese comprendere le anime di tulli gli animali cd animanti insieme.
Spogliando una colai definizione dal mistero de' vo- caboli , proprio del suo
autore , ebbe egli l’anima , come ii principio motore , c come la forma
sostanziale di quel composto , che dicesi animai vivente ; nel quale concedo
non si trova per nulla l’anima intellettiva. Hisguardolla in somma come una
forza attiva , o come quella sua entelechia , che è comune a tutte le sostanze
anima- te. V. Entelechia. Ben altro è il concetto , che la men- te , di per se
sola forma della natura del- l’ anima e degli attributi suoi. Vede , es- sere
diversa dal corpo , dal che forma la nozione d’ un’ altra sostanza , che chiama
spirituale , o immateriale ; conosce es- sere dotata del pensiero , della
volontà , e dell’azione, la quale è figlia duna po- tenza attiva , capace di
produrre cangia- menti in se stessa , e fuori di se ; scopre che non solamente
gli altri Esseri , ma anche le sue interne operazioni , possono essere obbietti
del pensiero ; o sia che ella è intelligibile a se stessa ; sente di ricor-
dare le idee altra Tolta acquistate, di poterle richiamare a se, di poterle
comparare tra loro , e di conoscerne le qualità. Dal com- plesso dello quali
operazioni forma ella il concetto delle sue proprie facoltà. E non prima ha
acquistato una chiara conoscenza di quel che è, e di quel che può, che vedesi
rischiarata da una luce , la quale le la disoernero il vero dal falso , la di-
rige ne’ suoi giudizi , e le fa scoprire le relazioni che la natura ha
stabilito tra se e gli Esseri tutti che la circondano. Una tal cognizione le
svela non solamente l’or- dine ammirabile dell’universo, c la mente infinita
del suo Autore , ma il fine ancora della sua esistenza ; fine non caduco , nè
circoscritto dalla durata delle cose materia- li, ma eterno ed indissolubile,
perchè fon- dato nelle relazioni , che le intelligenze create aver debbono
colla intelligenza del Creatore. In questo fine è scritta a chiare note l’
immortalità dell' anima , e la fefi- cità duna vita futura. Le nozioni die
l'anima ricava dalla sua propria natura , perfezionale dall’ osserva- Digitized
by Google — 19 - (ione e dallo studio delle proprie facoltà, soli quelle che
formano la scienza del • [ anima , o sia la psicologia. V. Arèo- logia. Ma
qual' è l'essenza di coleste sostanza, diversa dall’Essere materiale? Cicerone
ri- spondendo a tal quesito , dice propria et sua , il che è modestamente detto
, dapoi- diè ignorando noi l’essenza reale così del- le cose materiali , come
degli spiriti , pos- siamo meglio dire quel che non è , di quel che è. Ut Deum
noris , soggiugne Cicerone , etsi cjus ignare s locum et fa - ciem; sic animum
libi tuum notam esse oportere, eliamsi ejus ignorcs locum et formam. Certamente
l’opinione dominante in tutte le scuole deli’ antica filosofia fu , che le
anime umane fossero una emanazione del- la Divinità ; e una tal dottrina fu
profes- sata tanto da quelle , che ammettevano un Ente Perfettissimo , autore
di tutte le cose, quanto dalie altre che credettero ad (ina- nima universale ,
la quale informasse il mondo e tutte le parti sue. Lode fu il primo , che
pretese dimostrare la possibile materialità dell* anima , nel senso che
potrebbe Dio colla sua onnipo- tenza aver dato alla materia , tra le altre
qualità , anche quella del percepire e del pensare. Ma cotesta opinione , se da
una parte rileva l’ onnipotenza di Dio , detrae dall’altra alla dignità dello
spirito , e alla natura stessa della Divinità. L’ipotesi della materialità,
oltre all’essere falsa, è perni- ziosa , perchè apre un largo varco al ma-
terialismo, di che per altro non può Locke essere accusato. V. Immaterialità,
Im- mortalità. Animale (spec.), Essere organico, do- tato d’anima sensitiva.
Buffon lo definì , materia t vivente cd organica , la guaio sente , opera , si
muove , si nutrisce e si riproduce. Lo stesso autore chiama la qualità sen-
sitiva , il primo grado differenziale del- f animale, considerandolo per
rispetto agli altri Esseri organici , dotati di sola virtù vegetativa. Cicerone
definì l’ animale per lo moto volontario , e per questo carattere solo lo
distinse dalle cose inanimate , qmd mota cietur intenore et suo. Ma la
sensazione è certamente più caratteristica del moto. E però delle tre addotte
definizioni , la prima sembra meglio corrispondere all’es- senza del definito.
Ahibale ( spec. ), addiettivo. Nel suo significato proprio , quel die è
dcllaniraa. L’uso non pertanto gli dà ancora il si- gnificato di addiettivo
derivato da anima- le , per distinguerlo da animalesco , che suol esser preso
in senso di brutale. Cosi diciamo natura animale, istinto anima- le , e simili.
É vocabolo in questo senso adoperato da Fra Guidone , dal Segneri, e da altri
buo- ni scrittori. Ammalizzì he (spec.), far passare nella sostanza animale ,
una cosa che tal non è per natura. I fisiologisti l’adoperano nel senso pro-
prio ; i filosofi speculativi nel traslato. Animo { spec. ) , la qualità
intellettiva dell’ anima considerata , o nella sua po- tenza , o nell’ atto del
suo esercizio , e come la più nobile parte dell’ uomo vi- vente. Molli de’
moderni idiomi mancano di questa voce. Digitized by Google — 20 — Leibnilz
vuole che la definizione dell'ani- mo prendasi dal senso, che gli diedero i
Latini. Cicerone (Tuscul. Lib. I Cap. IX.), ab anima dietimi esse , hoc est a
cita , quia eaienus in nobis animus intelligi- tur , qualemts in vita sumus. A
lai si- gnificato corrisponde la distinzione di Se- neca ( Ep. 58 ). Animantia
quemadmo- dum divido ? ut dieam , quaedam ani- snwn habeni , quaedam tantum
animam. Più chiaramente Lucrezio ( lib. Ili v. 137). 7Vuncanimum,atque animam
dico contunda teneri inter se, atque unam naturarti conjicere ex te: Sed caput
ette quoti, et dominaci in corpore tota Contili wn, quodnos animum, menlemque
vocamut. Nel linguaggio comune si adopera come equivalente di spirito , c si
scambia col vo- tatolo anima. V. Anima, Spirito. Animosità’ {prati), l’ardire
che ispira, 0 la confidenza del proprio coraggio , 0 1 odio dell’ inimico. V.
Coraggio , Odio. Annali ( eri. ti), relazione storica di av- venimenti e di
fatti , disposta per ordine d'anni. Differisce dalla storia , in quanto che
questa narra non solamente i fatti , ma ancora lo cagioni e le origini di essi;
lad- dove gli annali son prette narrazioni, senza ragionamenti, e senza ornati.
V. Storia. AsNicnn, azione. V. Annientamento. latinismo. L'annientamento 0 l’
annichila- zione è un concetto metafisico , dapoichè i corpi , naturalmente
parlando , ammet- tono cangiamenti e alterazioni di forma, e non distruzione c
annichilazione. L’an- nientamento é l’ atto contrario alla crea- zione. V.
Creazione. Ansietà’ {prati) , inquietudine dellani- mo , die nasce o dal
desiderio d’un bene che si vuol conseguire , o dal timore d'un male che si vuol
causare. Antecedente (spec. e disci) , fatto che precede un altro , col quale
ha relazione. Se colcsta relazione ò necessaria per modo , che dato l’uno debba
per necessità seguire l’altro, l’antecedente prende il nome di causa , e il
conseguente , di effetto. V. Causa. Nella logica ariifìziak l' antecedente di-
nota la prima proposizione d’ un entime- ma , siccome la seconda prende il nome
di conseguente , per la ragione testé det- ta , cioè che de’ due membri di quel
sil- logismo , il secondo è una conseguenza necessaria del primo. V. Entimema.
Ne’ sillogismi composti, la proposizione condizionale dioesi antecedente , e la
cate- gorica che la segue chiamasi conseguente. V . Categorico , Sillogismo.
Antilogia ( dise . ) , contraddizione nel discorso. Annientamento {spec.).
Fatto p, quale distruggisi l’esistenza duna cosi «ormine usalo dal Magalotti.
Gli antichi dissero annichilazione «nmentamcnlo, e le diedero Fi dentio gn.
Beato. Un nome di radice c di «onza italiana , sembra preferibile ad Antipatia
{prati), abituale avversione, per la quale giudichiamo sfavorevolmente di
chiunque crediamo nou avere con noi conformità di opinioni o di affetti. V. Av-
versione. L'antipatia é una prevenzione dell’ani- mo , la quale è d’
impedimento al retto Digitized by Google - il - e maturo giudizio, e però è
sorgente di volontari errori. L’ abito le dà la forza dell’ istinto, dapoichè
la fa operare senza fondamento di ragione. Può si bene es- sere giusta , o
scusabile , quando nasca dalla opinione delle altrui qualità malefi- che , nel
quale caso , ragionevole essendo il principio dell’ avversione , diviene an-
cora razionale l'abito , die per essa si ac- quista. Suo contrapposto è la
simpatia. V. Simpatia. Antipensarb (tpee.), premeditare un’a- zione, prima di
effettuarla : equivale al praeeogito de’ Latini. Domanderebbesi a’noslri
vocabolari per- chè abbiano ammesso il participio antipcn- Saio , senza volere
riconoscere il verbo ? ÀimpKiusTAsi ( spec. ) , adoperato da- gli scolastici
per esprimere l’azione di due qualità contrarie , delle quali F una som-
ministra forza maggiore all' altra , come il calore che si concentra nella
terra per effetto della neve che la ricopre ; il fred- do die rianima il fuoco.
Quantunque nel buo senso proprio cotesto gredsmo appar- tenesse alla Fisica ,
pur tuttavoha i pe- ripatetici lo adoperarono spesso per Spie- gare il sistema
delle loro spede sensibili. iV. Specie. AaTipaEDicAsnssii ( dite. ) ,
prenozioni utili per meglio intendere la dottrina dei prcdicamenti di Aristotele:
voce scolasti- ca , che vuoisi notare per coloro che col- tivano la logica
aristotelica , non intera- mente, nè universalmente sbandita dal- l’odierno
insegnamento. Tali prenozioni sono le definizioni , le partizioni de’ termini
comuni in equivo- chi , univocbi , e denominativi ; le parti- zioni delle cose
, le regole de’ predicali , e delle differenze loro. Furon dette anti-
predicamenti , perchè Aristotele per ordino c per chiarezza le antepose alia
dottrina delle sue categorie. V. Categoria , Pre- dicamento. Antologia (crii .)
, scelta , o raccolta di fiori , sotto il qual nome si è inteso di- notare
epigrammi, poesie d'ogni genere, motti sentenziosi , e altre composizioni pia-
cevoli cd istruttive. Taluni l’han chiamata altresì florilegio, termine affatto
equivalente. ANTnopocHim , grecismo superfluo. V. Antropologia. Antropologia
(crii.) , fu da prima ado- perato per esprimere il linguaggio umano, che si
appropria alla Divinità , onde ren- dere agli uomini sensibile la sua parola.
Indi piu propriamente fu usato nel sen- so di scienza dell’economia animale
del- l’uomo. Il suo significato è stato ancora più am- pliato da’modemi , i
quali hanno abbrac- ciato sotto lo stesso nome la scienza ge- nerale dell’uomo.
Iu questo senso l’antro- pologia dovrebbe considerare l’uomo : 1. ° Come
rivestito di un corpo che cre- sce , vegeta e si riproduce , nel quale aspetto
entra in comparazione cogli altri Esseri dotati di funzioni vegetative ; 2 . °
Come formato di organi capaci di azione , di passione, e di sensibilità, nei
quale aspetto entra in comparazione cogli altri animali dotati di molo
volontario , di sensazioni , d’istinto, di piacere, e di dolore ; 3. "
Come dotata di organi più per letti, destinati a soddisfare maggiori bisogni ,
Digitized by Google - M - o a servire a più importanti fini , tra’quali
l’impero sopra lutto le cose create: in que- sto aspetto, i sensi suoi formano
un par- ticolare subbietto di ricerche e di studio ; e l’umana struttura è
esaminala come la prima di tutte le sue attitudini all’impero delle altre
creature , del pari che all'asso- ciazione con una sostanza di più eccellente
natura , quale è l’anima ; 4.° Come dotato del pensiero , che eser- cita tanto
sopra gli obbietti esterni , quanto sopra gl’ interni ; nel qual argomento re-
sterebbe assorbita tutta la filosofia intellet- tuale. In una parola 1’
antropologia cosi trattata , diverrebbe l’enciclopedia delle co- noscenze
umane. Convenendo darle un significato certo , c meno universale , sembra
plausibile li- mitarlo ad esprimere quella parte della scienza dell'uomo, che
manca d'un nome speciale. Tal è il principale ramo della zoologia , die versar
dee circa l’organico dell’uomo , il quale quando venisse com- preso nella
denominazione generale , re- sterebbe confuso con tulle le altre spezie di
animali. Così ancora l’antropologia divie- ne sorgente della serie nobilissima
di tutte le scienze c arti mediche. ( disc. prelim.). V. Anatomia.
AitTRoroMoarisjio [tool.), il rappresen- tare la Divinità sotto le forme umane.
Aiìtropomoetologia , grecismo superfluo e intollerabile , che dice lo stesso di
ana- tomia. Authoposomia , altro grecismo superfluo, che dice lo stesso di
fisiologia. Antbopopatia ( tool. ) , r attribuire alla Divinità gli affetti e
le passioni umane. Ajstroposcopia (mV.) , arte di scoprire, 0 di congetturare
i’ indole, le propensioni, e le passioni dell’uomo dagli esterni deli- neamenti
del corpo. AsTnoposom, grecismo superfluo. V.^n- tropologia.
AjVtkoposomatologia , grecismo super- fluo. V. Antropoloffia. Amtropotomia ,
grecismo superfluo , che dice lo stesso di anatomia. A pago già (disc.),
dimostrazione d’una proposizione per via dell' assurdità della contraria
proposizione : è quel che i lo- gici dicono riduzione all’ impossibile , o
all'assurdo. Apagocico (disc.), addietlivo di apago- gia, qualità della
dimostrazione indiretta, la quale prova 1‘ assurdità o l’ impossibi- lità delia
proposizione contraria a quella che si assume come vera. Apatia (prat.),
malattia dell’anima , che la priva del senso delie naturali pas- sioni ;
vocabolo necessario , adoperato dal Salvini. Apatista (prat.), chi professa
apatia ; vocabolo adoperato dal Salvini. Apodittico (disc.) , argomento o dimo-
strazione chiara c convincente d’una pro- posizione^ Apologetica { disc. e
teol. ), addietóro d’apologià. In un senso speciale , comunemente ri- cevuto ,
ri adopera pe’ discorsi detti , 0 Digitized by Google — 23 aerini per la verità
della religione cristia- na , ad esempio dell’ apologetico di Ter- tulliano.
Apologia (disc.) , discorso in difesa di che che sia. Apologo ( prat .), favola
morale , o fin- to racconto , di cui lo scopo è il ripren- dere i vizi , e
riformare i costumi. A Posrriuoni. V. Posteriore. Apparente ( spec. ) , quel
die è visi- bile o sensibile , nel quale significato vale ancora esteriore;
dacché non può fare im- pressione su' sensi, se non la sola esterna superficie
degli obbietti materiali. V. Este- riore. L'apparente de’ sensi può essere
diverso dalla realità degli obbietti , o per la in- capacità relativa di quelli
, o per loro vi- zio accidentale : per incapacità relativa , quando vogliamo
adoperargli fuori della misura stabilita dalla natura : per vizio , quando gli
organi nostri trovansi in uno dato di alterazione : la prima cagione può dirsi
normale, la seconda, di eccezione. .Vuoisi dichiarire per gli esempi si l’una
che Mira. L’apparente della visione d serve di gui- da per intendere e spiegare
1’ apparente degli altri sensi ; siccome i fenomeni dei corpi celesti son
quelli , che ci fan cono- scere la differenza tra le distanze visibili, e le
effettive. Noi vediamo gli obbietti lontani d’ mia grandezza tanto minore ,
quanto maggiore' è la distanza di quelli ; perchè l’apparente grandezza degli
obbietti nasce dalla maggiore o minore grandezza dell'angolo visuale , sotto
del qua&r li ve- diamo. Angolo visuale , o ottico è quello che si forma da
due raggi di luce , i quali partono da'due punti estremi dellobbietto veduto, e
vanno ad unirsi nel centro del- la pupilla. Da ciò nasce , che le grandezze
degli obbietti lontani son sempre propor- zionali all angolo , sotto del quale
son essi veduti alla medesima distanza. A ciò si aggiugno , che la lontananza
fa apjiarire diversa non solamente la gran- dezza de’corpi, ma la distanza
stessa, per- chè i mezzi da misurar questa sono gli ob- bietti intermedi , i
quali quando monchi- no , avviene che i sensi cc la rappresen- tano minore di
quella che è. La medesima cosa interviene quando la picciolczza degli obbietti
intermedi sia tale, die non possa locchio avvertirgli. E siccome nelle grandi
lontananze tali obbietti divengono impercet- tibili , cosi i sensi ci
nascondono una par- te della immensità de’ cieli, e della gran- dezza de’corpi
celesti. Abbiamo in somma un’ apparente grandezza del sole , della luna , c di
ogni altro pianeta ; anzi ab- biamo per ognun di essi diversi apparenti
diametri di grandezza, perché varia è la quantità dell’angolo, sotto del quale
li ve- diamo alle varie distanze in cui si trovano dalla terra ; abbiamo un
apparente orizzon- te , il quale separa la parte visibile del cie- lu ,
dall’altra invisibile , che ci vicu tolta dalla rotondità della figura della
terra. Que- sto apparente orizzonte è quello che deter- mina relativamente a
noi l'apparente nasci- mento e il tramontar del sole , della luna , e degli altri
pianeti, comecbè gli astronomi noi chiamino apparente r se non per di-
stinguerlo dal vero » astronomico , che passa per lo centro delta terra. , e a
cui riferisconsi le posizioni degli astri. Così essi lo spogliano del difetto o
della differenza variabile , detta parallasse, la quale na- sce dalle diverse
posizioni deli astro, a ri- Digitized by Google — 24 - spetto (Icirosservalorc.
Abbiamo infine di- sianze , e luoghi apparenti , diversi dagli «■flettivi e
reali , o per tali considerati da- gli astronomi , nella veduta di spogliargli
del sensibile c del variabile, e di ridurgli ad uno stato costante , il quale
nel lin- guaggio della scienza prende il nome di vero , o di medio. Le connate
apparenze som determinate da rapporti certi , costan- ti , e talvolta
proporzionali alle grandezze e distanze reali, per modo che, se le di- stanze
di due pianeti son eguali , i loro veri diametri son proporzionuli agli appa-
nniti ; c se gli apparenti diametri sono eguali , i veri diametri saranno come
le distanze dall’occhio dello spettatore. E per l’ opposto se le distanze c i
diametri ap- parenti non sono eguali , i veri diametri saranno in una ragione
composta dalla diretta della distanza , e dalla diretta de- gli apparenti
diametri. Da ciò segue pure, che , data la grandezza dcU’angolo visuale, e data
la vera distanza dell’ obbietto visi- bile , può essere calcolata c determinata
la grandezza reale dcH'obbielto medesimo. Un altro errore detta visione può na-
scere dal mezzo , a traverso del quale ve- diamo l’ obbietto , sì che 1' azione
diretta di esso sul nostro organo riceve un impe- dimento , o un’ alterazione ,
la quale di- pende dalle qualità conosciute della luce. Tal è il caso del
bastone ebe apparisce rollo nell’acqua , perchè l'acqua rompe la linea del raggio
, che dal bastone viene a ferire i nostri occhi. Quel clie abbiam detto della
visione spie- ga ancora la differenza, che passa tra l'ap- parente ed il reale
nelle altre sensazioni , di che possiam prendere gli esempi dallo spazio , dal
moto e dal tempo. Noi di- stinguiamo lo spazio visibile dal tangibi- le ; la
(piai distinzione corrisponde all'ap- parente e al reale, perchè il tatto ci
serve per determinare la misura dette distanze, che limitano la capacità della
vista. In- tanto la natura ha stabilito una costante corrispondenza tra 1’ una
c 1’ altra scusa- • zinne per modo , clic la grandezza visi- bile ha una
determinata relazione cotta figura e cotta grandezza tangibile, e ogni
modificazione nell’ una ha una modifica- zione parallela nell’ altra. Così pure
di- stinguiamo nel molo e nella quiete l'as- soluto dal relativo , o il proprio
dall’ im- proprio; nelle quali spezie di moto i sensi possono soltanto
distinguere il cangiamento del luogo prodotto dalle forze esterne, ma non
valgono per loro stessi a percepire distintamente i cangiamenti, che nascono
dalle forze interne decorpi stessi , nè quelli prodotti da cause esteriori , le
quali agi- scono complessivamente su'corpi non meno che su’ sensi
dell'osservatore. Tal è il caso dell’ uomo , che non avverte il suo cam-
biamento di luogo netto spazio, nè quel- lo de' corpi che lo rimondano ,
prodotto dal moto comune della terra. Similmente distinguiamo il tempo assoluto
dal rela- tivo o apparente , e consideriamo l'asso- luto come costante e
invariabile; mentre- cliè chiamiamo apparente o relativa quella parte di durata
che misuriamo per mezzo del moto. À tal modo giudichiamo eguali i tempi,
ne’quali un corpo percorre spazi eguali , e stabiliamo come misure comuni del
corso del tempo le periodiche rivolu- zioni del sole o della luna , come
l’anno, il mese , o il giorno solare , comechè il molo loro non sia esattamente
uniforme. In conferma di che possiamo ancora dire, che noi non avremmo alcuna
idea del tem- po assoluto , o del moto uniforme , se il Creatore non ce ne
avesse dato un mo- dello perfettissimo e invariabile nel giro della terra
intorno al proprio asse ; il Apparerà ( spee .), esterno aspetto d'un quale
giro equivale in durata al tempo , obbictto sensibile, che ne determina la per-
che una stella impiega a ritornare in due razione. V. Percezione. giorni
successivi allo stesso punto del eie- Nel senso traslato è una sembianza del
lo. V. Molo , Spazio , Tempo. vero, prodotta da anticipati giudizi. V. Giu- E
per quanto concerne i vizi accidentali dizio. de'scnsi , noi reggiamo tinti di
color giallo tutti gli obbietti , quando la bile si 6 sparsa appariscente (
pral . ) , di grande e bella per gli occhi ; e sentiamo amaro tutto quel forma.
che gustiamo , quando la bile è sulla lin- É diverso dall'apparente , ed è
proprio gun ; e quando i nervi sono internamente delle sole cose sensibili ,
quantunque l’uso agitati , vediamo scintille e colori soprap- lo abbia talvolta
trasportato a significare le posti, o sentiamo confusi romori, tintinni, cose
facilmente visibili, e anche gli atti del e bucinamenti estranei agli obbietti oste-
pensiero , e le forme eleganti del discoreo. riori. Non solamente la ragione ,
ma gli altri sensi , che son rimasi nello stato di Appellativo {dieci ) , nome
di genere, sanità , ci avvertono esser queste illusioni che esprime un’ idea
comune a più ob- prodotte da infermità , o da altre cause bietti presi insieme.
Gli obbietti delle no- accidentali. stre idee sono o singolari , o al numero
Adunque F apparente non è una falla- del più. Singolare è F idea d'un determi-
da della natura , ma è un effetto della nato uomo ; generale e collettiva è
quella condizione de’ nostri sensi: l'apparente è dell’uomo genericamente
preso, o d' una una parte di verità , che ha la sua cor- spezie di animali o di
piante. I nomi , de- rispondenza col tutto : se da un lato la stinati ad
esprimere le idee singolari o sie- nalura ha limitato la capacità de’ sensi ;
no gl’ individui sono stati detti propri ; dall’altro ha dato all intelletto
l’acume ne- laddove quelli che dinotano genere, o spe- cessario per supplire a
ciò che loro man- zie cliiamansi appellativi. V. Nome. cn , e per servirsi
deU'apparente come di I nomi appellativi han fatto in ogni lin- scala al vero.
V. Sento , Vero. gua risparmiare il numero de’nomi propri. Sin qua
dell’apparente de’ sensi. Ma a ed hanno accresciuto quello delle nozioni questo
stesso vocabolo si dà ancora il si- generali ; nel che principalmente è ripo-
gmficato traslato di comprensibile , o di sta la perfezione del linguaggio c
dell'arte verisimile. Cotesto apparente degli obbietti del pensare. Imperocché
se ad ogni cosa intelligibili , non contiene alcuna certa re- singolare si
avesse voluto dare un nome, lozione col vero , ma è un anticipato giu- non
solamente la memoria non avrebbe dizio che formiamo della verità d'un con-
potuto ritenere tanto numero di parole , cetto , senza conoscerne tutte le sue
intrin- ma si sarchile co» ogni generazione per- seche qualità. E però la
nozione del vero duto il linguaggio de’ nostri predecessori, apparente non è
mai distinta , nè chiara, Ogni famiglia, e ogni città avrebbe avuto ma va tra
le confuse , se pur non si trat- nomi diversi , i quali non sarebbero du- tasse
di quella spezie di verisimile , ebe si rati , che per una età sola. E dall’
altra scambia col vero. V. Vero, Verisimile, parte, mancando i nomi appellativi
, non 4 Digitizect by Google - 26 - avremmo avulo proposizioni generali , e
j>er conseguente mancate ancor sarebbono le verità astratte , che vuol dire
principi , e scienze. Qual è l’uomo che ebbe l’antivedimento di formare con
tanta sapienza un linguag- gio , che servir potesse a tutte l’età , c a tutta
la spezie umana? V. Linguaggio. Appeiicf.zionf. ( spec . e crii.) , avvertenza
dell’ animo alla percezione , o consapevo- lezza che l’anima acquista della
percezio- ne , mediante 1' attenzione. É vocabolo introdotto da Leibnilz tanto
per dinotare l' avvertenza od una idea , quanto per distinguere la percezione
co- mune a’bruli da quella, che è propria del- le intelligenze superiori. Locke
intese la necessità di ammettere l’appercezione , per distinguere le idee che
ci vengono dalla riflessione. Tali sono l'av- vertire o appercepire
(appercevoir) , il pensare, il dubitare, il credere, il ra- gionare, il
conoscere, il volere, e tutte le operazioni dell’ anima , che scorgiamo in noi
stessi. V. Riflessione. Il dottor Reid non ammette la distin- zione di
percezione ed appercezione, tra perchè considera l’idea di Leibnitz, come una
parte del sistema delle ette monadi , « purché non sa concepire come possan
darsi operazioni deli anima , le quali non sieno note alla coscienza ; si che
tanto sarebbe il percepire , quanto il pensare senza coscienza del pensiero. Le
ragioni di Reid non sembrano suffi- cienti per escludere una distinzione fon-
dala sopra due fatti , della cui realtà non ai può dubitare , qualunque sia la
deno- minazione che vogliasi dar loro. La percezione distinta è certamente di-
versa dalla confusa ; per modo clic se si volesse chiamare l’una appercezione e
fel- tra percezione , potrebbesi disputare del nome c non della cosa. Ma la
ragione umana è dotala di una facoltà supcriore, per la quale può rendere
distinte tutte le percezioni , che ne' bruti sono necessaria- mente confuse.
Ora questa qualità carat- teristica può e dee formare suggetto d'in-
vestigazione e di analisi , siccome l'atten- zione , la riflessione e la
coscienza vanno considerale come diverse dalla percezione, e come qualità
proprie e privale dell'uma- na ragione. Potrebbe forse direi essere
l’appercezione non altro , che l’attenzione o la riflessione applicata alla
percezione. Ma nulla vieta, elio per meglio render conto a noi sterni di questa
importante operazione della mente umana le si dia una speciale denominazione.
Condannare poi un concetto vero, per- chè collegato con una ipotesi metafisica
, è una ragione che vale ancora meno della precedente. Se non sono le monadi
che formano i diversi ordini delle intelligenze, è certamente distintiva della
ragione uma- na la facoltà di rifletterò in se stessa e nelle operazioni sue ,
cosi esterne come interne. E però giova ritenere la distin- zione di Leibnilz ,
purché al vocabolo si dia quel significalo che corrisponde alla sua propria
nozione , cioè d’un atto della riflessione, mediante il quale rendiamo di-
stinta una confusa o insensibile percezione. V. Attenzione , Intelligenza ,
Monade , Percezione, Riflessione. Appetitivo ( crit. ) , addir ttivo proprio
della facoltà di appetire. 1 nostri moralisti , tra' quali il Passa- vanti han
partito in tre le potenze dell’a- nima, intellettiva cioè, sensitiva, e appe-
titiva. Ma coleste concetto è una trasfor- Digitized by Google - 27 — inazione
delle cinque potenze ammesse da Aristotele , secondo la qual dottrina l’ap-
potiti va era parte della sensitiva , e da quella non diversa. V. Potenza.
Appetito ( prat. ) , stimolo di naturai bisogno , accompagnalo dalla voglia di
soddisfarlo. Limitando il significato di questo voca- bolo a’ bisogni naturali,
noi n'escludiamo i fattizi, comechc questi possano per l’abi- to acquistare la
medesima forza di quel- li. L’ esempio diebiarirà meglio la na- tura degli uni
e degli altri. La lame, la sete , il bisogno della riproduzione sono appetiti
naturali : 1’ uso de’ liquori , del tabacco , e qualunque altro bisogno che
abbia per l’abito acquistato un impero so- pra di noi , vanno noverati trai
fattizi. É inutile fare l’analisi di questi, tra per- chè i veri caratteri
degli appetiti trovansi ne’ naturali , e perchè dobbiamo conside- rare come
tali quelli solamente , che gli animali porlan seco per una legge della propria
costituzione , la quale corrisponde sempre ad un fine utile , e alla stessa
ine- rente. V. Abito. 1 caratteri degli appetiti naturali sono: il produrre in
noi una incomoda sensazione, giunta al desiderio di soddisfarla; il non esser
costanti ma ricorrenti, secondochè ri- corre il bisogno, di cui sono una
espressione. Gli appetiti sodo altrettanti principi da- zione impressi in tutti
gli animali , onde indirizzare l’esercizio della potenza al fino della
conservazione della vita , e della ri- produzione della spezie; e perchè propri
della parte animale dell’uomo, e comuni a' bruti , entrano nella classe de’così
detti istinti animali. V. Azione , Istinto. Manifesto è il fine della natura
nelfaver dato colai stimoli per compagni alia vita, dapoiebè non potrebbero i
bruii razionai* mente conoscere la qualità e la quantità di nutrimento che loro
conviene ; nè po- trebbe l’uomo per solo calcolo di ragione stabilire la
necessità , l’ utilità , o la mi- sura de’ suoi alimenti. Mollo meno il po-
trebbe nella sua infanzia ; e quando anche potesse a ciò bastare un istinto
meramente razionale , sarebbe questo rirnaso insuffi- ciente , semprechè ue
fosse stato l’ uomo distornalo da una più potento distrazione. Tal’ è l'indole
de bisogni naturali, cha crescendo essi per gradi giungono insino al segno di
costringerci a soddisfargli. Ammirabile è la natura in questa parte delle sue
leggi , essendoché ha dotato lutti gli animali del gusto e dell’ odorato , cil
ha per modo predisposto la conformazione degli organi di ciascuna spezie , che
ognu- no, dall’elefante iusino al più impercettibile insetto , trova per un
giudizio pratico l’ali- mento che più gli conviene. Quei che di- ciamo della
fame va con perfetta parità di ragioni applicato ancora agli altri bisogni. Ma
acciocché l’ impulsione di tali stimoli non turbasse l ordine morale , al quale
ser- vir debbono tutte le spezie degli animali, la natura non ha dato agli
appetiti una forza invincibile. Ne’ bruti può questa for- za essere dominata da
una più forte pas- sione, e soprattutto dal timore , che li con- tiene nella
dipendenza propria della con- dizione loro. Nelluomo è temperata e di- retta
dalla volontà , o sia dalla ragione , che è l'arbitro supremo delle sue azioni.
V. Volontà. Applicare ( disc. ) , dioesi dell’ adattare la definizione al
definito , il predicato pro- prio al subbietto , il genere alla sua spe- zio ,
il principio alle cose dal medesimo dedotte , la teoria alla pratica. V.
Defini- * itone. Genere, Predicato, Principio, Subbiato, Teoria. Apprensione (
spec. ) , operazione del* l’intelletto, per la quale formiamo l'idea dun
obbietto, che ci presentano i sensi, o r immaginazione. Taluni l’hanno confusa
colla semplice percezione , ed altri hanno adoperato que- sto vocabolo per
esprimere la percezione, accompagnata dalla attenzione. Gli scola- stici
chiamarono altresì nuda o semplice apprensione l’operazione , per la quale la
mente richiama una idea già conceputa, spogliata d’ogni altro modo di luogo o
di tempo , e scompagnata dal giudizio. Da ciò nacque la partizione delle tre
funzioni dell’ intelletto nell’ apprensione , nel giudizio , c nel
ragionamento. Co- testa partizione presupponeva che le idee sensibili fossero i
soli elementi delle uma- ne conoscenze ; siccome il vocabolo ap- prensione trae
la sua origine dalla mate- riale similitudine del contatto dcll’ohbicUo coll’
intelletto. Quel che le antiche scuole chiamarono . apprensione, ò stato
da’moderni detto con- cezione. Per non moltiplicare termini, c per non
richiamare all’uso quelli, ch’cra- do collegati con principi ora non più am-
messi , giova servirsi del nuovo vocabolo. \. Concezione. Apprensiva ( spec. )
, potenza dell' ap- prendere , o- che esercii» l’apprensione. Il Passavanti dà
come pregi dell'anima, l' immaginativa , l'apprensiva , e la remini- scenza. V.
Immaginativa , Reminiscenza. Approvazione {spec, e pral.) , assenti- mento ad
un giudizio, accompagnato dalla persuasione della sua verità. V. Giudizio.
Approvazione morale diciam l’assenti- mento, che la coscienza presta alle
nostro azioni , c da cui nasce l' interna soddisfa- zione dell’anima. Iddio ha
rendulo la co- scienza depositaria della luce del vero, e 1’ ha rivestita del
potere di giudice , ac- ciocché avessimo in lei una guida ed un censore
insieme. Come guida , l'approva- zione ch’ella pronunzia serve di spinta e di
principio all’ azione ; come censore , il suo giudizio, o ci rassicura del ben
fat- to, o ci riprende del mal fatto. L’appro- vazione dunque ò la ricompensa
del retto operare , siccome il rimorso è la pena delle infrazioni allo leggi ,
che regolano 1’ or- dine morale deli’universo. V. Coscienza. Araldica { erti
.), arte, che interpreta i caratteri emblematici del blasone, e spiega le
regole della sua composizione. V. Ca- rattere. AaBrrBio ( spec. e prat. ) ,
potestà di fare, o di scegliere tra più cose quella che giudichiamo esserci
utile , o gradevole. Arbitrio dell uomo h stato detto il potere datogli dalla
natura di scegliere il bene o il male , o sia la facoltà di determinarsi
all’azione , la quale facoltà , perchè presup- pone la libertà del volere e
dell’operare , è stata delta libero arbitrio. V . Rene, Libertà. La certa
nozione del libero arbitrio è il fondamento dell’ obligazione e del do- vere ,
della realità delle nozioni del giu- sto e dell' ingiusto , e di tutta la
filosofia morale. V. Dovere, Obligazione. Comechè la realità o la certezza
della nozione del giusto sia una di quelle pri- me verità , die sono attestate
dal senso in- terno c dalla cosdenza ; purtultavolta tra gli altri traviamenti
della filosofia specu- lativa nacque ancora la dottrina di coloro. Digitized by
Google — 29 — i quali riguardarono la determinazione dell’ uomo come una
conseguenza neces- saria della sua natura, e delle cause che meccanicamente
muovono la sua potenza. Così le buone o le ree azioni non sareb- bero altro ,
che gli effetti d’una necessità preparata dal nostro proprio temperamento; e la
moralità di quelle sarebbe un voca- bolo di qualità, relativo allo stato ed
all’in- teresse degli altri uomini. V. Necessità , Volontà. Dna tal dottrina
rovescia dalle sue fon- damenta ogni obligazione morale , scio- glie F uomo da
ogni dovere verso Dio , verso se medesimo, e verso gli altri; gli toglie
qualunque speranza di ricompensa; lo assolve da ogni timor di pena ; lo pri- va
dell’aspettativa d una vita futura ; nega ^l’universo una causa intelligente ,
o per lo meno un fine benefico all’Autor suo ; distrugge la realità dell'umana
cognizio- ne; e apre le porte al materialismo e allo scetticismo. La cennata
dottrina , seguita già da' fautori del fatalismo, e rinnovata nella moderna
filosofia da liobbcs, fu nel- le scuole enunciata colla denominazione di
controversia intorno alla realtà delle di- stinzioni morali. V. Distinzione.
L’assurdità della dottrina del fatalismo, o sia della necessità, è dimostrata
dalla coscienza , la quale ci detta gli argomenti per combatterla. Tali
argomenti sono : 1. ° La convizione che abbiamo della propria libertà. 2 . °
Quella della nostra morale respon- sabilità. 3. ° La facoltà del pentimento ,
per k> quale possiamo ritrattare la nostra deter- minazione , e disfare ciò
che abbiam fatto.. 4 ° U potere prefiggerci un fine, e di- sporre i mezzi per
conseguirlo , mediante una lunga saie d’azioni. Circa il primo , ciascuno è
consapevole ebe quando opera, ha in se la sicurezza di esser padrone
dell’azione. 1 finitori del- la necessità non negano , nè negar po- trebbero
una tal verità , perchè ciascun di essi nel portamento di sua vita , sentesi
padrone delle proprie azioni. Ma essi af- fermano , die noi crediamo esser
liberi , quando noi siamo , o sia clic la nostra convizione è fallace. Cotcsta
obbiezione non può esser limitata ad un atto solo del giu- dizio; dapoichè se
fosse vera, sarebbe co- mune a tutte le funzioni e a tutte le fa- coltà dell
anima. L’ obbiezione dunque è capitale: o la convizione in forza della quale
operiamo è vera : o noi viviamo in un mondo di spettri e d’ illusioni. 11 sup-
porre ebe veggiamo e non veggiamo , sen- tiamo e non sentiamo , crediamo e non
crediamo , è un delirio , che può cadere in una mente inferma , e non può
trovar luogo nella retta c sana spiegazione dei fenomeni della mente umana. Se
quel che è , è diverso da quel che non è , se sono veri i fenomeni naturali, se
vere sono le nostre sensazioni , vera è pure la convi* zione la quale ci fa
sentire , che abbiamo un giudizio, una volontà, ed una scelta. V. Giudizio.
Circa il secondo, la coscienza ci muove per un sentimento di morale responsabi-
lità alla scelta del bene e alla riprova- rione del male. Allorché ci
determiniamo- a questo, più che a quello, dohbiam com- battere con noi stessi ,
e dopo di avere soggiogato l’interna resistenza, il rimorso del mal fatto ci
accompagna, ci ripresenlai i molivi del contrario operare da noi ri- fiutati ,
ci giudica e ci condanna. £ per 1' opposi to , allorché seguiamo i dettami
della coscienza,, ci presenta ella i pericoli che avremmo corso , se fossimo
stati in* Digitized by Google — 30 - leì men confidenti, ci ricompensa col con-
tento dellanima, e c'incoraggia ad averla sempre a direttrice delle nostre
azioni. Ora noi funghiamo la coscienza non solamente come verace, ma come
infallibile, ed una tal credenza è in noi infusa; anzi è una legge della umana
costituzione , tra perchè ci è data dalla natura , come guida dei portamenti
nostri, e perchè non potremmo supporla fallace , senza creder tale l'Ente
Perfettissimo , di cui siano l’opera. V. Co- scienza. Circa il terzo , il
pentimento , di cui siam capaci nelle stesse azioni da noi de- liberate ,
dimostra che la volontà non è serva d’una fatale determinazione, dapoi- che
ella torna indietro , risamina i mo- tivi del deliberato , cd emenda il fatto ,
ora nel senso del bene , ed ora del male. Contraddittoria sarebbe stala la natura,
se volendo toglierei la libertà dell’ operare , ci avesse dato il potere di
aggirarci ora nel vero , ed ora nel falso. Una tal filo- sofia non
potrebb’esscre giustificata , se non per la ipotesi d’una natura ingannevole e
seduttrice , la quale non avesse avuto altro scopo , che di farsi giuoco
dellWia- na debolezza. V. Determinazione. E circa il quarto , i sofismi de
fautori della necessità perdono ogni prestigio , al- lorché si contrapponga
loro la ferma c co- stante volontà di quegli uomiui , i quali si prefiggono un
fine , a cui predispon- gono i mezzi , mediante una serie di azioni coerenti c
coordinale al fine medesimo. Di tal natura sono i propositi c i progetti ,
speculativi o pratici , a’ quali gli uomini impiegano o il tempo intero della vita,
o una gran parte di essa. V. Fine, Mezzo. In somma tatto lo spirito della
dottrina della necessità , allorché si giugno alle sue estreme obbiezioni , è
nato così dalla im- pazienza degli uomini nel non aver potu- to spiegare
l’origiue del bone e del male, come dai desiderio di scagionarsi del cat- tivo
uso della volontà , e di farne una colpa della natura. A Paloni V. Priore^
Arcamo ( spec. ), addiettivo di senso o significato, proprio di quelle dottrine
che insegna varisi con figure, o con altro lin- guaggio misterioso. Vale quanto
aeruama- iico ed esoterico. V. queste voci. Aacnio (ontol.), grecismo formato
dal vocabolo principio. È stato usurpato dalla fisica , dalla chimica , dalla
medicina e penino dalla metafisica. I fisici , han preteso spiegare , per tal
vocabolo l’ in- terno calor della terra ; i chimici il fuo- co ; i medici , e
principalmente Van-Hel- mont , il principio della vita; e i metafi- sici la
causa efficiente del tutto , e pro- priamente l'anima del mondo. Siccome in
ognuna delle dinotate scien- ze cotesto vocabolo serviva a spiegare una oscura
c indeterminata nozione , cosi l'uso lo ha da tutte sbandito. Arcu eoo rafia
(crii.), descrizione de’mo- nnmenti antichi. Siccome la descrizione
de’monumenti è una parte preliminare della illustrazione loro ; così la
denominazione di archcogra- fia può aversi come un grecismo superfluo, e come
un’ addoppiatimi dell ardieologia. AacnzotociA ( crii. ) , dottrina della li-
mola antichità e de’ monumenti suoi. Archetipo ( spcc. ) , forma primitiva. Cotesto
vocabolo esprime una idea , che Digitized by Google non è più chiara di quella
che dico la parola forma. È slato odopcrato , e lo è ancora talvolta, per
dinotare la primitiva forma del mondo , e della intelligenza , significati del
lutto ideali. V. Forma. AnaiTTETTuaz {crii.), arte di costruire, di «compartire
e di ornare gli edilizi. È una delle arti belle o imitative, e prende tra esse
il primo luogo , non solamente perchè altigne le sue regole dal bello della
natura , e dalla euritmia della ragione ; ma ancora perchè applica nelle sue
costru- zioni le più importanti verità della geo- metria e della meccanica. V.
Arte. Armine ( prat .), prontezza d’animo nello intraprendere cose diffidili e
pericolose. Va usato in senso buono e non vizioso* come l’audacia , £ Ionio
buon ardirò al cor mi corte Cb' io cominciai come persona franca. Darti. V.
Audacia. Annone (prat .) , intenso desiderio , pro- prio delle veementi
passioni. V. Deside- rio , Passione. Ahetolocia (crii.), grecismo superfluo,
col quale si è voluto esprimere la parte del- la filosofia morale , che tratta
della virtù. Potrebb’esser questo il nome della stessa filosofia morale , se
gli antichi e i moderni non avessero voluto con miglior senno de- rivare la sua
denominazione da’ costumi , o sia dai pratico esercizio della virtù, piut-
tosto che dal suo concetto speculativo. Abgoxekt azione ( disc. ) , forma di
di- scorso , per la quale cercasi dimostrare la verità d’una proposizione , con
argomenti 31 — disposti per modo , che dalla loro concia- mone risulti la
verità , di cui vassi in cerca. Gli scolastici non mancarono di distin- guere
nell’argomcnlazione la materia e la forma, riponendo la prima nelle parole, c
la secouda nella disposizione degli argomenti. Per essi non fuvvi altra forma
di argomenti, che quella dei sillogismo. V. Sillogismo. Aacosnarro (disc.) ,
ragionamento logico, per Io quale si ricava una conseguenza da una o più
proposizioni. V. Conseguenza, Proposizione. Cicerone definì l’ argomento
probabile inven/um ad faciendam fidem. Due sono le fonti , d’onde traggonsi gli
argomenti, la ragione , e l’autorità. Da ognuna delle due può nascere la
certezza , o la proba- bilità , secondo che vere o verisimili sono le
proposizioni , dalle quali la conclusione è stata ricavala. E però gli argomenti
sono fondamenta tanto di certezza , quanto di probabilità, e cosi di scienza ,
come di opi- nione.V. Opinione, Probabilità, Scienza. Allorché nelle scuole non
conoscevasi al- tro genere di ragionamento fuori del ca- tegorico, la forma
comune a tutti gli ar- gomenti era il sillogismo. E siccome face- va uopo
intesscrc ogni sillogismo ad una massima o definizione; così per agevolare il
ragionamento tanto i logici quanto i re- tori formavansi un apparalo di generi
di verità, da’quali deducevano al bisogno i loro particolari argomenti. Cotesti
generi , che eran considerati come le sedi degli argo- menti eran detti luoghi
logici. Tali sono per esempio la forma , la similitudine , la differenza, il
contrapposto , l'antece- dente, il conscguente, la causa, l’ ef- fetto , la
comparazione dal più dal meno o dal pari , f analogia delle parole , l'eti-
mologia , ed altri. V. Luogo. Aritmetica { crii. ) , scienza la quale Tersa
circa le proprietà e le relazioni del numero , e dà le regole del numerare. V.
Numero. Siccome il numero rappresenta quelk spezie di quantità che dicesi
discreta , per- dio composta di parti separabili , quali sono le unità
considerate come suoi com- ponenti ; cosi l' aritmetica prende ancora il nome
di scienza della quantità discre- ta. V. Discreto , Quantità. Armonia ( spec. )
, concordanza di cose dissimili , che è comunemente applicata alle consonanze
de’ tuoni acuti e gravi della musica. V. Musica. Armonia delle sfere è il
supposto con- cento , che , a senso di molli , dee pro- durre il regolare c
rapido movimento dei corpi celesti nell’atmosfera ebe li circonda. Armonìa è
detta in ogni arte l’effetto d’una composizione, di cui l'ordine e la varietà
producono un gradevole effetto. Cosi nella pittura la voce armonia e adoperata
per esprimere il piacevole effetto , tanto della composizione decolori , quanto
ddla disposizione delle figure , e delle diverse parti del quadro. E in ogni
scienza o di- sciplina lo stesso vocabolo c usalo per di- notare l’accordamento
delle diverse parli d’un tutto, o delle proporzioni loro. V. Pro- porzione.
Armonia chiamarono i filosofi la ma- ravigliosa connessione delle membra del
corpo c de'movimcnli loro ; il quale sen- timento trasportato poi alla
composizione di tulle le parti della natura , produsse l’altro concetto
deirarmouia e de’numcri , cagioni di tutte le cose. Armonia prestabilita c
l’ipotesi di Leìb- nitz , per la quale spiegasi il commercio dell'anima col
corpo. Secondo questa ipotesi , ciascuna delie due sostanze non influisce sopra
dell’altra; ma l’anima ha una virtù propria essenzia- le, che in ogni sua
azione c secondata dal corpo , predisposto dal Creatore per modo, che
corrisponde esattamente alle determina- zioni di quella. Cotesto accordamento
per- fettissimo , prodotto , non dalla interven- zione divina nelle particolari
funzioni di quella o di questo , ma da uu premeditato disegno della Infinita
Sapienza , c quel che a Leibnilz piacque chiamare armonia pre- stabilita. Una
tale armonia è a suo cre- dere preparata persino ne’ primi e più te- nui
elementi della materia , la quale non potrebbe uscire dalla inerzia del suo
pri- mo stato senza il concorso delle sostanze spirituali , o sia delle unità
reali, o mo- nadi. V. Monade. A tal modo innestando la metafisica alla
meccanica, credette Leibnitz avere scoperto il mistero della natura. V.
Ipotesi. Arroganza [prati), gonfiamento d’ani- mo , che taluno ha in riputarsi
più degno e maggiore di quel clte è. È più che pre- sunzione. V. Presunzione.
Arte ( crii .) , ogni sistema di regole for- mato per conseguire uu determinato
sco- po , intellettuale o pratico che sia. V. Pe- gola , Sistema. la un senso
più speciale, arte dicesi la collezione delle regole proprie all’ esecu- zione
delle opere materiali dell'uomo. Qualunque sia lo scopo d’ un’ arte , o che
risguardi l’industria necessaria a' biso- gni e olle comodità della vita , o
che si prefigga l’ imitazione dell'operar della na- tura , o che tenda a
soddisfare in qualun- que modo la curiosità dell’uomo; debbe avere due
requisiti , senza i quali non può meritare una (al denominazione , i.° che il
fine sia vero , o utile , a. 0 che a con- seguirlo siono adattati i mezzi più
semplici e più brevi. Cotesti requisiti ci vengono suggeriti dall' esempio
della natura , che è stata a noi prima maestra delle arti. Cicerone, i cui
concetti sou sempre lumi- nosi , espose in brevi detti l’origine delle arti
tutte : notatio naturae , et animad - versio peperit artem. V. Connessione ,
Fine , Mezzo, Ordine. Nella partizione de’diversi rami del sa- pere umano
debbonsi distinguere le arti dalle scienze. Arte è propriamente il me- todo di
operare con ragione ; e scienza, è la serie ordinata de’principf e delle ve-
rità necessarie alla perfetta cognizione del suo obbielto. Ma v’ha un punto,
nel quale le scienze c le arti toccatisi insieme, che è appunto la cognizione
de’ principi , dai quali dipendono le regole della pratica; nè altro è quell’
operar con ragione , che forma il principal requisito d’ ogni arte.
Distinguiamo per conseguente nelle arti la parte speculativa dalla pratica , e
diciamo e converso che in ogni scienza trovasi P arte, o sia l'ordine, col
quale procediamo allo scoprimento o alla dimostrazione della ve- rità , che è
il metodo. 11 metodo dunque è pure un'arte. V. Metodo , Scienza. Sebbene l'
imitazione e l’ abito dieno all’uomo l’attitudine d'imparare molte arti senza
il soccorso della scienza ; purlulta- volla cotesto modo sperimentale dista
tan- to dallo scientifico , quanto il senso dalla ragione , o il particolare
dal generale, li pratico artigiano conosce le relazioni im- mediate de' fatti ,
ma non generalizza , nè Scopre i principi , i quali rendono ragione del
processo delle sue operazioni ; crede anzi aprire gii occhi ad una nuova luce,
allorché intende per la prima volta spie- gare lo verità teoriche , delle quali
quelle son figlie. Cotesta differenza è la sola che giustificar potrebbe la
distinzione ricevuta dalle arti in liberali, c meccaniche . V . Abi- to ,
Imitazione. La ccnnata distinzione fu comunemente derivala da’diversi oggetti,
che le arti si pre- figgono. Di esse talune esigono più la coo- perazione
dell'intelletto, che della mano, e piii 1* uso delle facoltà dell’ animo , che
della forza corporale ; il perchè quelle fu* ron dette liberali , e queste
meccaniche. Ma una tal denominazione rende servili molte arti prestantissime ,
e nasconde quel- la parte di scienza , che le anima ed in- forma. Certamente
maggior onore è dovuto alle opere dell’ingegno, che a quelle della mano ; ma se
l’ ingegno e la mano con- corrono insieme all'invenzione o alla per- fezione
d'una macchina degna d’essere ri- guardata, come l’ultimo sforzo dell’umana
sagacità , crederemo però contaminata la dignità dell' inventore , per aver
fatto un si nobile oso dcH'istrumento col quale mi- sura egli ed imita le forze
stesse della na- tura? Adunque più esattamente parlando , ‘chiameremo liberali
le arti tutte , quando sono animate e dirette dalla scienza ; c siccome
l’utilità vera risolta da’ fatti , piuc- chè dalla nuda speculazione ; così
daremo il primo onore agli artisti , i quali con- giungono l'opera dell’
intelletto a quella della mano. V. Invenzione. La mano dell’uomo è lo strumento
della natura , che in se contiene i tipi di tutti gl’ «tramenìi arlifiziali , e
gli elementi di tutte le Ione , che per lei si comunicano allo macchine le più
complicate. Forte , agile, pieghevole , attaccata per mezzo de’ mu- scoli ad
una leva , qual è il braccio , ella divide , scompone , ricompone , combina la
materia , avvicina ed allontana i corpi fra loro , c si crea gl' «tramenìi ,
come altrettanti muscoli accessori , per muovere le grandi masse , nel che
toglie ella a pre- stilo una parie delle forze stesse della na- tura : Quam
vero opta# , dice Cicerone, juamgtte mu/tarum artium ministra s ma- nus natura
homini dediti Ma la sola at- titudine della mano e del braccio , non basterebbe
ad operare tanto meravigliosi effetti senza la sagacità , o sia senza le
attitudini delia mente , per meno delle quali , al dir dello stesso Cicerone ,
adin- venia animo , percepta semibus , adhi- intis opi/ifum manibus , omnia nos
con- secutos. Di qua la necessità della scienza e delle osservazioni sopra le
opere della natura, della geometria delle arti, e del- la meccanica. V.
Macchina , Slatto. Più plausibile è la partizione e la sud- divisione delle
arti per rispetto alla diversa qualità dcil'obbietto, che ciascuna di esse si
propone. In questa partizione prendono il primo luogo le arti, che prefiggonsi
d’i- mitare il bello della natura , e però son dette belle o imitative. Tali
sono la pit- tura , la scultura , insieme colle accesso- rie, delle arti del
disegno. A queste va congiunta pure l’ architettura , comechò abbracci un
obbietto composto di diverse spezie di bello ( V. il disc. prelim. ). V. Bel-
lo , Imitazione. Quanto alle altre arti , elle sono sì nu- merose c sì varie ,
che difficile sarebbe il farne una categorica partizione. Ritor- nando al
principio , che le scienze dan vita e pregio alle arti, seguiamo la gene- rica
divisione oggi ricevuta di arti agra- rie , meccanicità, e chimiche. Le agrarie
sou quelle , die si prefiggono di secondare lo forze naturali della vegetazione
e della riproduzione de' vegetabili e degli animali. Le meccaniche son quelle
altre che met- tono in opera lo diverse spezie del molo prodotto dall' azione
delle macchine. Le chimiche o Jisichc , quelle che si servono delle forze degli
agenti naturali , come il calore , la luce , i elettricità , il magne- tismo
ec. Per quanto imperfetta sia una tale partizione , ella è la sola che possa
dirsi coerente al principio , die annoda le arti alle scienze ( V. il disc.
prelim. ). V. Chimica , Fisica , Meccanica. Innalzando le arti a quel grado di
di- gnità, die loro dà l’ intelligenza direttrice dell’opera , non però debboa
queste essere confuse co' mestieri , che son figli dell’ a- bito materiale , e
della nuda imitazione. V. Mestiere. Le arti hanno , come le sdenze , un
linguaggio proprio, che dicesi tecnico, e distinguisi dal comune e dallo
scientifico per due caratteri, i quali nascono dal- la qualità ddle idee, che
esprimer debbe. I suoi vocaboli son tutti arbitrari e con- vcuzionali , c
variano spesso da lingua a lingua : essi non sono capaci che di sem- plici
definizioni nominali , dapoichè non esprimono se non qualità relative ed ac- cidentali.
Cotesto vocabolario ò più nume- roso dello sdcntifico, perchè le combina- zioni
e gli accidenti de’ latti sono maggiori e più svariali ddle idee astratte e
de’modi loro. Comocbc sia più sterile per l’ intel- letto e più penoso per la
memoria , non è però meno necessario al progresso dello arti. £ siccome l’
industria de’ diversi po- poli non è costante , nò la stessa tra tut- ti ; così
nulla può tanto giovare alla con- servaziouc , alla propagazione e alla per-
fezione delie arti utili , quanto uu dizio- nario comparato de' vocaboli delle
arti e de' mestieri delle diverse lingue, sì anti- che che moderne. Adempiano
cotesto voto coloro , che coltivano una sì importante parto dellomano sapere !
V. Dizionario , Linguaggio, Mestiere. Artefice ( erit. ) , chi professa le arti
puramente manuali , o sieno i mestieri. V. Arte , Mestiere. Arteria (spec.) ,
Taso membranoso ed clastico , che riceve il sangue dal cuore e lo distribuisce
per le diverse parti del corpo , onde dar loro il nutrimento , il calore , e la
vita. V. Cuore , Sangue. Gotesta definizione è di quelle , clic ap- partengono
alla notomia generale ; ma l'in- dustrioso lavorio della natura , che si tro-
va nascoso nel sistema arterioso e venoso, appartiene eminentemente alla
contempla- zione del filosofo speculativo. Le arterie e le vene, mentrechè por-
tano e riportano il sangue per nutrire le altre parti del corpo , son esse
stesse piene d’altre piccole arterie c vene , destinate a nutrire le loro
proprie membrane ; e que- lle alla volta loro hanno altri simili va- sellini ,
i quali giungono insino ad un infimo c quasi impercettibile grado di vo- lume.
Le arterie ricevono il sangue dal cuore , e le vene ve ’l riportano ; il per-
chè all' apertura delle arterie , e alla im- boccatura delie vene dalla parte
del cuo- re , v la delle valvule le quali aprunsi per un sol verso; e secondo
la direzione alla quale son collocale aprono il passag- gio al sangue, e ne
impediscono il ritor- no. Le valvule delle arterie son disposte in modo , che
ricevono il sangue all’uscire dal cuore ; c quelle delle vene in modo che
debbono restituirlo al cuore, senza poterlo da esso direttamente ricevere. V’ha
inoltre lungo il corso delie vene , e di tratto in tratto, di altre valvule, le
quali oon permettono al sangue , una volta ch e passalo , di tornare indietro ;
per modo che esso è costretto dal nuovo sangue, che sopravviene di correre
incessantemente e di compiere il suo corso per tutte Je parti del corpo. A tale
rapida circolazione con- tribuisce il continuo battimento delle stes- se
arterie , il quale corrisponde ad un si- mile movimento del cuore , e da cui
na- scono le battute de polsi. Le arterie tutte del corpo escono in due larghi
tronchi da due grandi cavità , det- te dagli anatomici destro e sinistro ven-
tricolo del cuore.' dal destro nasce l’ar- ieria pu'monare , destinala a
trasportare il sangue ne' polmoni : dal sinistro , la grande arteria , della
aorta , la quale suddividesi in due principali tronchi, det- ti , l'uno
ascendente , e discendente l’al- tro: quello destinato a tramandare il san- gue
al capo e alle parti superiori del cor- po : questo , alle parti inferiori. Il
cuore stesso è nutrito da una particolare arteria, la quale non ha veruna
immediata comu- nicazione coll’ aorta , ma riceve il sangue dal sinistro
ventricolo, e lo restituisce nel destro per mezzo prima che sappiano ,
essere il tutto eguale alle partì sue insieme prese ; ebe anzi l' idea del
lutto e della parie sono più oscure di quelle dell’ uno , del due e del tre. Da
ciò segue secondo Locke , che so i cennati assiomi potessero essere conside-
rati come principi dell’umana cognizione, dovrebbero essere nella medesima
classe arroilate tutte le altre proposizioni della medesima , o di maggiore
evidenza ; sì che la quantità di tali principi non so- lamente sarebbe
innumerevole , ma an- drebbe sempre crescendo in ogni periodo della vita ,
perchè abbraccercbbe tutte le verità di esperienza , per la sola ragione, che
sono per se stesse evidenti. Da tali argomenti egli dedusse , che gli assiomi
non sono utili per provare o confermare le proposizioni particolari , nè hanno
servilo di fondamento ad alcuna scienza , come credettero gli scolastici, e
molto meno fa- voriscono l’ invenzione di nuove verità. Se- condo lui, gli
assiomi possono solamente essere ammessi nc’metodi d’insegnamento per fare
conoscere il segno, insino al quale le scienze sono giunte ; o essere adoperati
nelle dispute scolastiche per (renare l’ in- temperanza de' disputatori. Per
contrario un’altra classe di filosofi spiritualisti avendo voluto rilevare le
veri- tà , che in noi nascono per F intimo senso della ragione , senza veruna
dipendenza da’ sensi , hanno confuso nel nome di as- siomi tutte le verità per
se stesse evideoti, senza distinguere , su F evidenza loro na- sca dalla
naturale intuizione della ragione, ovvero dalla sperimi za e dalla dimostra-
zione ; il che facendo hanno scambiato, le verità intuitive colle dedotte, c
han messo gli assiomi geometrici a canto alla nozione- dei proprio essere
pensante- Distinguiamo» cotesti due generi di verità , e diamo» a ciascuno un
nome che lo faccia discec- nere dafl’alini.
- Y* ha una serie dì ver [là , che la luce della ragione ci rivela , e
die noi sco- priamo coll’oso stesso delle proprie facol- tà. Coleste verità
formano la prima guida del nostro giudizio per discernere il vero o il falso di
qualunque proposizione , e sono per loro stesse evidenti , non perchè nascano
da generalità , o da astrazioni di altre particolari proposizioni , ma perchè
la certezza c l’evidenza loro ci viene dal sen- so della natura ; per modo che
niun uomo potrebbe diversamente concepirle. Son que- ste, quelle prime verità,
o verità imme- diate, che diciamo essere in noi origina- rie e connaturali alla
ragione, e risguar- diamo come uno de' principi deli’ umana cognizione. D’
altra parte v’ ha nn secondo genere di verità, che noi acquistiamo per dedu-
zione , o sia per ragionamento , le qnaii divengono tanfo certe o evidenti
quanto le prime , ma die senza di quelle non avremmo mai acquistato. Di tal
natura sono gli assiomi geometrici, e tutte le verità che chiamiamo necessarie
, per le quali il ragionamento c la dimostrazione d dicono , che esse non
possono essere diverse da quelle che noi concepiamo. Le uue differiscono dalle
altre tanto, quanto f intuizione differisce dalla dimostrazione. Prendiamo
dunque da questi due voca- boli una denominazione caratteristica , che
distingua l’origine loro ; e chiamiamo ve- rità intuitive quelle die nascono
dall' in- timo senso della ragiono , e at*iomi te verità scientifiche , die
sono evidenti per dimostrazione. V. Principi, Ferità. Assocuzhwe ( tpee. ) ,
operazione del- l'animo , per la quale un pensiero richia- ma l’alfro che a quello
ri lega , per vera o apparente relazione tra loro.V. Relazione. Molle idee si
seguono e associatisi co- stantemente tra loro per modo , che luna richiama
l'altra , o che si trovi fra esse una naturale connessione di relazioni , o che
sien queste suggerite da estrinseci ac- cidenti. li senso proprio dice ad
ognuno, die l’associazione può nascere, o dalla ra- gione , o dalla
immaginazione , o ancora dall'abito. Quella che vien dalia ragione, è sorgente
feconda di ragionamento e d’ in- venzione ; e però la facilità e la pron- tezza
di scoprire un maggior numero di relazioni tra le idee presenti al pensiero, è
qualità propria di acuto e profondo in- gegno. L’ associazione poi die
suggerisce l’ immaginazione , abbraccia più le rela- zioni estrinseche ed
apparenti , che le rea- li, c per tal motivo è l'anima delia po» ria , e delle
arti imitative. Quella infine, che nasce dall'abito può esser vera nel solo
caso che sia fondata nella sperienza , e non negli accidenti, o nelle illusioni
de' sensi, invece di considerare l* associazione delle idee in questo triplice
aspetto , Locke ris- guardolla come un falso abito della men- te , che ingenera
pregiudizi ed errori , i quali poi producono strane e bizzarre com- binazioni
di pensieri. Laonde andò a cer- care nell’ associazione delle idee la causa
delle animosità delle arile cori di filosofia, come di religione. Più
giustamente la moderna filosofia con- sidera 1* associazione delie idee come
una delle operazioni della mente , che spande maggior lume sopra gl’ interni fatti
del pensiero , e come la più feconda sorgente della invenzione scientifica. Non
è man- cato tra’ moderni chi l’abbia considerata , non come una semplice
operazione dello spirito , ma come una delle principali po- tenze dell’anima.
Celesta distinzione non accresce la facilità dell’analisi degli riti del
Digitized by Google - 39 — pensiero ; e d' altra parte aumenta senza necessità
il numero delle facoltà , e indur potrebbe in errore chi non formasse un chiaro
concetto di quel che noi chiamiamo facoltà. V. Facoltà. Altri han preteso
determinare i casi , nei quali avviene f associazione delle idee , riducendo a
date categorie le relazioni , die quelle aver possono tra loro. Ma la sperienza
ha dimostrato quanto imperfette deno tali sorte di partizioni , per le quali
vorrebbesi antivedere e circoscrivere tulle le possibili combinazioni del
pensiero. Ciò non ostante , se si volesse tra molte sce- gliere una partizione
generica , la meno in- compiuta sembra esser quella proposta da Stewart, cioè
di associazione spon- tanea , o di attenzione. Nella spontanea entrano le
relazioni di somiglianza, di analogia, di contrarietà, di contiguità di tempo e
di luogo , ed anche di acci- dentale somiglianza di vocaboli; in quel- la
prodotta dall' attenzione entrano le re- lazioni di causa e di effetto, di
mezzi e di Jine , di premesse e di conseguenze. V. queste voci. Assoluto (
ontol .) , quel che non dipende da altra cosa , nè è limitato da alcuna con-
dizione , o modo. £ una nozione astratta ontologica , la quale trova il suo
archetipo nella Divinità. Dio è lente assoluto, perchè indipen- dente da ogni
altro Essere, onnipotente, infinitamente sapiente , e scevro da qua- lunque
legame di causa a se estrinseca , o da ogni restrizione. V. Dio. La definizione
Acll assoluto è puramente nomi naie , perchè non fa altro che spie- gare il
vocabolo latino , die vuol dire sciol- to, o libero da altro legame; e però è
stato lo stesso vocabolo adoperato per esprimere tutto quel che conviene ad un
suhbietlo, senza veruna limitazione. Per la stessa ragione gli scolastici
distin- sero quattro spezie dell 'assoluto: i.° quel- lo dello a termino , che
conviene ad ogni Essere considerato come perfetto nel suo genere, e da altro
geoere non dipendente: 2 .° quello detto a reslrietione , che aveva per suo
contrapposto il secundum quid ; come quando dicevasi l'anima è immor- tale , e
T uomo è immortale : la prima proposizione era vera assolutamente, e la seconda
secundum quid ; 3.° quello detto a cotulilione , come quando la necessità
assoluta vien contrapposta alla condizio- nale: 4-° quello detto a causa , cioè
che ha causa da se stesso , e non da altri , nel quale senso cotesto spezie di
assoluto non può convenire che al solo Dio. Siccome i requisiti dell’assoluto
trovansi tutti nel semplice , cosi queste due no- zioni si scambiano l’una per
l’altra, li semplice 6 un’altra nozione ontologica, che la mente concepisce per
astrazione , e fuori della natura sensibile. V. Semplice. La nozione
dell’assoluto applicata alle cose sensibili e alle idee finite, riceve un più
ampio significato , e diviene capace del più o del meno ; come quando dicesi
ctie un attributo conviene assolutamente ad un subii ietto , o più ad uno , che
ad un altro. In questo senso l’assoluto ha per suo contrapposto il relativo, V.
Relativo. Di niua altro vocabolo , più che di que- sto, hanno abusato i moderni
filosofi tra- scendentali. Kant prese l'assoluto nel senso degli scolastici ,
come quello die è scevro d’ ogni condizione , ma ne fece un attri- buto
dell'anima umana , considerata que- sta , come una delle tre unità , alle quali
pare che ridar volesse la natura di tutte le cose, cioè i anima , il mondo , e
Dia. Come poi trovar potesse l’unità nel mon- do, nel quale egli ravvisa
Yurrilà assoluta della serie di tutte te condizioni delle infrazioni , nc
lasciamo l’ investigazione n?Ii amatori di quella dottrina. V'ha non pertanto
ad osservare , che delle tre con- nate unità , egli non ammise se non una
conoscenza subbtettiva , vale adire, non evidente , non dimostrabile , c per
conse- guente incerta. Il suo discepolo Fichte , mutando inte- ramente la
dottrina del maestro , trovò 1 assoluto nell’ unico principio generatore «li
tutte le cose, che è l'io. Come 1 io pro- ducesse il noti io, che e la materia,
c se cotesto io debba essere consideralo come una sostanza unica, universale,
nella qua- le si confondono tutti gli spiriti e le in- telligenze creale ,
riserviamolo ancora a quelli , che avessero vaghezza di appro- fondare il senso
di quell oscuro e fanta- sie» sistema. V. Io. Altri finalmente calcando le orme
, ora dell'uno , e or dell'altro de’ due nominali fondatori dell’odierno
idealismo , riposero f assoluto nell’io, c ne fecero pure un at- tributo della
ragione , la quale per altro non può pervenire a tale stato , se non quando
ubbia imparato a dimostrare, che il non io è identico dell io , perchè pro-
dotto dall io. Se questa è l' idea dell’ assoluto , uopo è dire , che in niun
altra ragione risiede tanto chiara , quanto nella niente di quei malti , i
quali sono impazzati per eccesso di filosofia. Asscefazioss (prat . ) ,
tolleranza solita, per la quale ci accostumiamo a sostenere f incomodo c il
dolore. È diversa dall’ abito , il quale presup- pone l’ azione , mentrechè l’
assuefazione esprime piullosto la passione. Nella nostri favella è diversa
ancora dalla consuetudi- ne , la quale abbraccia F idea del solito, comune all’
attivo c al passivo. Per F op posilo nella lingua latina il vocabolo con-
suetudo , perchè capace dell’un senso e dell’ altro esprime esattamente il
concetto dell’assuefazione ; and’ b che Seneca disse: nullo meline nomine de
noòis natura mo- rtài quam r/uod cutn scirri, rptibus ae- rumnis nasceremw ,
cotanti tatuai molti- mentum comuetudincm invertii cito in familiaritatem
gravissima abducens (de tranquil. an. ). Assfmkwe ( disc. ) , abbreviazione dun
sillogismo , quando si pone la seconda pro- posizione , o sia la minore , in
luogo del- la prima , sottintendendo questa, V. Sil- logismo. Assonno ( disc. )
, sorta di errore , il quale mena ad una conseguenza univer- sale , che impugna
una comune verità. V. Errore. À5TauiuK ( spec .), separare mentalmente le idee
congiunte o connesse, e considerare luna divisamente dall’altra. Si astrae
quando si esamina uno degli attributi d’un subbietto, senza considerare gli
altri a’ quali è unito ; quando si se- para F attributo dal subbietto medesimo
; quando si concepisce F attributo senza il subbietto , al quale b inerente ;
quando si concepisce il subbietto , come scevro da ogni attributo; e quando
l'attributo si tra- sforma in subbietto. Esempio del primo modo di astrarre è
il considerare la lun- ghezza , separatamente dalle altre dimen- sioni del corpo;
del secondo, quando esa- miniamo il calore , senza risguardo acarpi, acquali è
riposto ; del terso , quando par- liamo dell' ente in generale; del quarto,
quando parliamo dell’ umanità senza del- l’uomo. V. Attributo, Qualità ,
Subbietto. La facoltà di astrarre è una condizione necessaria dell’ente finito
, perdi è non po- tendo la mente abbracciare ad un tratto tutte le qualità d'
un subbietto , uopo è , che le sceveri per acquistare di ciascuna una idea
chiara c distinta. Cosi , formando tante idee particolari , quante sono le qua-
lità sue , può dalle stesse comporre l’idea complessa del subbietto , che le
racchiude. \. Idea. Ajrramo (spec. e dite.), quel che il pensiero concepisce
come separato da uua cosa , cui è congiunto. Gli scolastici distinsero l’astratto
reale dall' intellettuale o metafisico , dal logi- co, e dal fisico o
sostanziale. V. Astra- zione. Scienze astratte diconsi quelle , le quali
versano circa le qualità de'subbietti consi- derate di per se stesse. Cotesto
scienze son di doppia natura, e si distinguono in me- tafìsiche e matematiche.
Le prime abbrac- ciano i subbietti e le qualità, considerate come obbietti del
pensiero. Le seconde trat- tano della quantità considerata per se stes- sa , e
senza riguardo ad alcun corpo par- ticolare, come la geometria c l’aritmetica.
Hanno esse per loro contrapposto le ma- tematiche miste , e le scienze
fisico-mate- matiche , che applicano le verità astraile alle cose sensibili ,
come la meccanica e l’astronomia. V. Matematica, Metafisica. Asrazzioms ( spec.
e disc. ) , l’ opera- zione della mente , per la quale sepa- riamo le cose
naturalmente congiunte , e formiamo di ciascuna un concetto distinto dalle
altre. L’ astrazione è il mezzo , per lo quale passiamo dalle conoscenze parti-
colari alle generali , c formiamo le no- zioni del genere e della spezie. V.
Gene- re , Spezie. Per essa , generalizzando , formiamo il pensiero , nel che
l’astrazione si vale del soccorso de’ nomi , e adopera il linguag- gio come
iustrumenlo dello stesso pensie- ro. V . Linguaggio , Pensiero. È il fondamento
delle scicaze metafisi- che , e delle matematiche pure , delle quali crea i
subbietti; è l’ inslriuncnto principale del ragionamento ; serve alla immagina-
zione , del pari che alla ragione ; sommi- nistra le immagini alla poesia , c
olle arti imitative. Se l'astrazione debba essere considerata come una
operazione dell’ intelletto , o come una facoltà dell’ anima ; è questa una
quistione di nomi , clic dipende dai significato, che meglio conviene al voca-
bolo facoltà. V. Facoltà. Gli scolastici distinsero l’astrazione in reale c
razionale, avendo chiamato reale quella, che separa le cose non solamente col
pensiero ma ancora col fatto , la quale sorta di astrazione appartiene
propriamente alla notouiia. E quanto alla razionale , piacque a taluni
suddividerla in obbiettiva e formale ; colla quale suddivisione in- tesero
distinguere l’obbielto dell'astrazione dalla operazione della mente che astrae.
Ma questa ed altre simili distinzioni ripu- gnano al sano criterio filosofico, perchè
contengono prette differenze nominali , le quali mentre sminuzzano il concetto
della mente servono a confonderlo , c non a rischiararlo. Di tutte le
partizioni fatte dalle antiche scuole la sola utile sembra quella , che di-
stingue l’ astrazione fisica dalla matemafica , dalla melafisica , e dalla
logica. La fisica astrae la materia in generale c con* salerà il corpo qual è
in natura , e non qual si trova negl’individui; la matematica astrae la
quantità , senza avere rispetto olla materia, cui è inerente; c la metafisica,
i concetti propri del pensiero , come l'ente , la sostanza , \ esistenza , la
possibilità , ed altri. Diversa dalle cennate spezie di astrazioni è la logica,
la quale separa ne suoi vocaboli le proprietà comuni a più individui , e ne
forma i suoi universali. V. logica. Universale. Locke risguardò 1’ astrazione ,
come la qualità caratteristica dell'umano intelletto , per rispetto a' bruti,
ebe son capaci soltanto d’idee particolari. Certamente è questo un carattere
distintivo della ragion dcU'uomo, ma non è il solo , siccome egli credette. Del
resto la facoltà di astrarre è una del- le più grandi prerogative della mente
per chiunque convenga della verità e della cer- tezza delle nozioni universali
, il che non può con asseveranza affermarsi della dot- trina di Locke.
Astrologia (crii.), qual oggi è intesa, è l'arte di predire i futuri
avvenimenti dalle posizioni , dagli aspetti , c dalle influenze diverse
de’eorpi celesti. La predizione dc'cangiamcnti dell'aimo- sfei a , delle meteore
, delle inondazioni , fondata sulla contemplazione delle stelle fu il primo
scopo di quest'arte ; o carac- che congetturali fossero i suoi pronostici,
erano non pertanto fondali nella sperienza de’ fenomeni della natura, e però
naturale era ella denominata. Ma quando vollesi estendere i pronostici e le
influenze degli astri a’ fatti umani , e alfaslrologìa natu- rale si aggiunse
la giiulizia/e; cotcsta arte tutta intera divenne una sorgente di pre- stigi e
di superstiziose fantasime , le quali corruppero ancora la filosofia , perchè
ri- vocarono in dubbio la libertà delle azioni. Allora ne fu condannato persino
il nome, c l’astrologia ebbe una sorte comune aliai- cliimia. Astronomia
(crii.) , la scienza degli astri, e de’ movimenti loro. E annoverata tra le
scienze fìsico ma- tematiche, perchè da una parte giovasi nclfe sue ricerche
della geometria e della mec- canica , e partecipa dell’ esattezza di queste due
scienze ; e dall’altra le sue speculazioni son fondate, come nelle altre
scienze na- turali, sopra i fatti e le ipotesi; io quali sebbene acquistino ,
per la concorrenza dei fenomeni e per un profondo studio di essi, la maggiore
verisimiglianza possibile , pur tutta volta non sono capaci di dirette di-
mostrazioni. Colla osservazione c col calcolo l’astro- nomia determina te
posizioni, le orbile, le distanze , le grandezze de’ pianeti , e le periodiche
loro apparizioni ; c spinge le misure ed induzioni sue ingino all’indagar la
più probabile distanza delle stelle fìsse, delle quali cerca di spiegare i piccioli
mo- vimenti, sceverandoli dalle apparenze. Ateismo (leol.), opinione di quelli,
die negano resistenza di Dio , creatore e con- servatore dell'universo. V. Dio,
Universo. Per onore della umanità duesi dire , che non è stato popolo , per
quanto barbaro e feroce fosse, che non abbia avuto la sua Divinità, comechò
abbia ignoralo qual es- ser dovesse. E d’altra parte , per vilipen- dio della
falsa filosofia , dobbiam confes- sare , non essere mancato chi rivolgesse
lutto l’acume della ragione a negare l'esi- stenza d una causa intelligente di
tutte le cose. Molli scrillori han creduto dover Ira- spezie, ma restano nel
numero degl’indi* mandare alla posterità i nomi de’più insi- vicini ; così una
opinion singolare , la qua- gli! atei speculativi , quasi per proporgli le
ripugna alla natura della umanità , nou come obbietti della publica
esecrazione, do’ essere annoverata tra i possibili conce- Ma colesti condanna ,
la più spaventevole pimenti della umana ragione, di quante possano essere
pronunziale con- Giova nou pertanto osservare , che duo tra la memoria d’ un
uomo , dovrebb’ cs- sou le vie , per le quali si trascorse nel- sere fondata
sopra innegabili leslimonian- l'ateismo ; pralica luna e specu'alioa l’al- ze ,
il che non sempre è avvenuto, lm- tra. La pratica ha i suoi inizi nella sre-
perocchè per invidia o per giudizio for- golatezza dc’costumi , e il suo
incremento maio sopra ambigui delti , o sopra leg- nell'abito della
depravazione. Ma di cole- giere e false testimonianze, l’enciclopedia sii atei
avviene quel che Platone narra di francese divulgò come atei molti celebri
tutti gli uomini accostuma li a conculcare uomini , comeehè per parecchi di
castoro le voci o i rimorsi della coscienza. Sull’in- una tale accusa fosse
stata tra’ dotti rico- chinare del viver loro cominciano a suspi- nosciula come
calunnioso. car, che forse vero non sia quel, che era sta- Sc convieu
desiderare , che una simile lo loro detto de’ premi c delle pene d‘ un’ ai-
empietà non fosse mai penetrata nella men- tra vita ; si che fluir sogliono col
rendere te e nel cuore di qualunque uomo; me- omaggio alla verità, che avevano
sprezzalo, glio sarebbe il nascondere i nomi de fau- La speculativa poi è
propria del cosi detto tori di quella perniciosa opinione ; e molto
Jitosofismo, o sia di coloro che hanno una più converrebbe , non esser facile
allo ac- làlsa tinta di filosofia ; dapoichè non si tre- cusarc , e piuttosto
esser benigno nell’ in- va tra i luminari della ragione umana chi tcrprelare in
un senso favorevole e non non sia stato più profondamente degli ai- odioso , tutto
quel che a prima vista può fri penetrato dagli argomenti dell' ordine sembrar
dubbio , o ambiguo. E quando e della provvidenza, che regge l'universo,
l’empietà de detti fosso manifesta, sarebbe V. Filosofismo. forse ulil cosa nou
onorare della coufula- zìone gli argomenti degli atei ; dapoichè Ateista (
/eoi. ) , dii professa l' ateismo abbastanza rispondono loro la natura , l'or-
speculativo. Y. Ateismo. dine delfuniverso, la coscienza, c il sen- so generale
della umanità. Quid cium est Ateo ((eoi.), l'uomo privo della cogni- verius
(juatn neminem esse oporlere tam rione di Dio. stulle wi ogantcm, ut in se
rationem et È vocabolo adoperato dal Segneri e dal tnenlem puiet messe , in
coelo mundoque Sai vini. non puiet? Quem vero aslrorurn ordirne, quein dierum
noc/iumque vicissitudiues. Atmosfera (spec.), la massa d’aria che quem mensium
tempera Ho, quemque et circonda da ogni parte la terra. V. Aria, quae
gi'jnuntur noòis adjruendum , non L’atmosfera non è composta di pura aria,
gratuiti esse cogant; hunc hominem om - dapoichè questo fluido vi si trova
combi- nino numerare qui decel ? In somma, sic- nato colie evaporazioni
volatili della terra, come gli aborti e i mostri non formano e delle acque,
delie quali rade la superò de. Da {ali evaporazioni prendono origine molti
fenomeni conosciuti col nome di me- teore. V. Meteora. I Fisid non han potuto
con certezza de- terminare 1’ estensione dell’ atmosfera. La sperienza dimostra
, che l’ aria va dive- nendo meno densa in proporzione della sua altezza , ma
non potendo 1’ osserva- zione do’sensi pervenire a determinare l’ul- timo grado
di tenuità delle molcculc del- l’aria atmosferica, la scienza si limita a
calcolare approssimativamente i gradi del- la sua densità a considerabili altezze.
11 fenomeno del crepuscolo , che avviene per la riflessione della luce del sole
verso la terra, operala dagli alti strati dcfl’atrnosfera; ha dato
l’opportunità di misurare, se non l’altezza totale dell’atmosfera stessa,
quella almeno degli ultimi suoi strali, capaci per la deusità loro, della
riflessione della luce. Una tale altezza è stala trovata di quaranta miglia
all' incirca. È verisimile per l' esperienze de’ fisici , fondate pure sopra i
fenomeni della rifles- sione della luce, che il sole e i pianeti abbiano
ciascuno il proprio atmosfera , di cui suole determinarsi anche approssimati-
vamente l’estensione; il che propriamente appartiene oU’astronomia fisica.
Atomo {orilo !.) , minutissimo corpo , die per la sua picciolezza non può
essere di- viso , nè sentito. V. Corpuscolo. Fu celebre Ira’ Greci la scuola di
Demo- crito e di Leucippo per la dottrina degli atomi , comechè di essa si
avessero più antiche vestigic presso i Pitagorici. Le opi- nioni di costoro
riferite da posteriori scrit- tori fan credere che le unità di Pilagora fossero
la stessa cosa degli atomi. V. Unità. Gli atomi furon creduti gli elementi o
sieoo le parli primitive di tutti i corpi na- turali. La sposiziono di questa
dottrina si ha tutta intera in Lucrezio. L’antica dottrina degli atomi , nella
quale si distinse pure Epicuro, ammetteva la ma- teria come eterna e come nuovo
il mon- do , che dicevasi composto dal concorso degli atomi, i quali scorrendo
per lo va- cuo , e traversandolo in ogni direzione , avevano per diverse fortuite
combinazioni formato i corpi. Cotesto sistema è stato riprodotto da’modemi
filosofi, detti corpu- scolari, i quali l’hanno associato e con- ciliato colla
dottrina della creazione. Ba- cone stesso considerò come connaturale alla mente
umana l'ipotesi degli atomi, quan- do vogliasi razionalmente concepire- i prin-
cipi della creazione. Infatti noi concepiamo i composti della natura come
formati da particelle elementari , dotate di forma e di dimensioni, capaci di
luogo, e fornita d’ impenetrabilità di forze , e di moto. E siccome i composti
son soggetti a innu- merevoli dissoluzioni, ma non periscono; cosi crediamo che
i primi componenti ri- mangano immutabili , e sono , secondo l’espressione di
Bacone , una spezie di cen- tro , o un che di potenziale , infinitamente
picciolo. Gli atomi dunque sono , secondo il concetto delia ragione , le
particelle ve- dute dal pensiero , e non da’sensi : il pen- siero li distingue
dalle molecule , che son le particelle sensibili , dalle quali comincia il
magistero visibile della natura. Laonde i vocaboli atomo e molecola hanno nel
lin- guaggio filosofico un significato convenuto, il quale separa l’analisi
visibile della ma- teria dalla invisibile. V. Materia, Ma- tecula. Atroce , e
Athocita’ ( prat. ) , qualità d'animo, o di atto crudele, che ferisce il senso
della natura , e desta abborcimcnto. È più del crudele e della crudeltà , la
quale può non oltrepassare i termini del rigore e della severi là. V. Crudeltà.
In un senso speciale, n/roce dicesi l'ingiu- ria, che ferisce l’ooor di ognuno.
V. Ingiuria. ArrENnoffF ( spec. ) , atto della volootà, per lo quale l’
intelletto è richiamato a con- siderare un qualche obbietto del pensiero. V.
Volontà. L’attenzione è necessaria per l’ osserva- zione così degli obbietti
esterni , come del- le interne operazioni dell'anima. Piacque a Reid chiamare
attenzione la sola avvertenza agli obbietti della percezio- ne, per
distinguerla da quella, che pre- stiamo alle interne operazioni deH’anima, da
lui chiamata riflessione. Ma giova me- glio distinguerla per una differenza più
caratteristica. L'attenzione indica la scelta dell’ obbietto ; laddove la
riflessione espri- me l’azione del pensiero intorno all’obbietfo scelto. Molti
son capaci di attenzione , e non di riflessione. V. Riflessione. Taluni han
considerato l’attenzione come una facoltà dell’anima, più che come l’e-
sercizio d’un atto della volontà. Ma il con- siderarla nell'uno o nell'altro
modo dipende dal senso , che voglia darsi alla voce facol- tà. Certamente
l’attenzione è un principio d’azione inseparabile dalla volontà. V. Azio- ne ,
Facoltà. ArnroiiM (spec.) , disposizione di na- tura ad usare delle potenze e
facoltà, delle quali gli animali e l’ uomo sono stati ri- spettivamente dotati.
Secondo Dante, 6 il fondamento che na- tura pone : E se il mondo là giti
ponesse mente jH fondamento , c/te natura pone. Seguendo lui, avria tuona la
getti». Attività’ (spec.) , la virtù dell' operare o dell’essere attivo,
ridotta in abito. V. Abi- to , Attivo. Arrivo (spec. ), quel che ha virtù di
muovere, o di comunicare l’azione ad un altro ; nel quale senso è contrapposto
del passivo, o sia di quel che soffre l’impres- sione e il cangiamento di
sialo. V. Azio- ne , Cangiamento, Passivo. Principi attivi, o di azione , nella
filoso- fia pratica , son dette quelle naturali spinte o tendenze , per le
quali l’uomo si deter- mina all’azione. V. Azione, Principiò. Arra ( spec. c
disc. ), l’esercizio del- la potenza , che ogni essere intelligente ha , di
agire per virtù della volontà. V. Po- tenza. In questo senso l’atto è
correlativo del- la potenza , dio in se contiene la capa- cità di operare. Gli
scolastici fecero molte ed astruse par- tizioni e definizioni dell’atto, che
non sono più del gusto della moderna filosofia. Considerarono essi l’alto come
la pre- senza dell’azione per rispetto alla potenza, e per analogia diramarono
ancora allo la perfezion presente per rispetto alia nuda possibilità. E però
Dio fu chiamato atto purissimo, perchè presenti sono in Lui tutte le perfezioni
contenute nella sua es- senza. Per simili anologic di significati distin- sero
l’alto infinito dal finito; X elicilo dal- 1 imperalo; il transitorio dal
permanente le quali distinzioni contengono- una sorta di categorie , relative
alla diversa indole delle azioni , ma affatto inutili al concetto e alla
definizione del vocabolo. Atto chiamano i logici ogni operazione- deli'
intelletto. V. Intelletto . Arra » uose ( ontoi .), fona naturale, per la quale
i corpi tendono gli uni verso de- gli altri. Cotesta forza opera , o a
sensibili distan- ze, o nel contatto delle niolcculc della ma- teria ; la qual
differenza costituisce due di- verse spezie di attrazione , 1' una detta di
gravità, l'altra c/timica. Quanto alla attrazione de corpi dbtanti , i fisici
distinguono la celeste dalla terre - «Ire ; e chiamano attrazione celeste , o
gravitazione universale la causa produt- trice della tendenza, che i corpi celesti
coi loro movimenti dimostrano di avere gli uni veiso degli altri. Per
attrazione terrestre poi intendono quella , die si esercita dalla massa della
terra sopra i corpi posti sulla superficie ili essa. Questa forza, delta
gravità, è qualità ingenita della materia ; e però le grandi masse , come le
montagne , eser- citano sopra i corpi uu’allrazione laterale, non dissimile
dalla verticale del globo ter- restre , ma proporzionata alle loro masse; e gli
stessi corpi attratti non son passivi soltanto , ma attraggono ancor essi in
ra- gione della loro massa. Newton diede il nome di attrazione alle forze,
colle quali i corpi tendono reciprocamente ad unirsi tra loro, e distinse le
attrazioni di gravi- tà , di magnetismo , c di elettricità , le -quali tutte agiscono
a sensibili distanze. Ma suspicò nello stesso tempo , clic potes- sero darsi
altre forze attrattive , le quali agissero a picchile o insensibili distanze ,
c spiegar potessero i fenomeni che presen- tano le molecule de’corpi, allorché,
sepa- rate da ima forza prevalente, vengono a formar composti diversi da quelli
, a’quali erano prima unite. Seguendo il concetto di Newton i fisici deìempi
seguenti bau chiamato attrazione molecolare o prossima la forza che le uni- sce
, e lo dbtinguono in due spezie : la mo- lecolare di aggregazione , o di
coesione, eia molecularc di composizione; la prima non mula la natura del
composto , ma pro- duce un semplice aggregato: la seconda for- ma un nuovo
composto, perchè unisce insie- me parli tra loro eterogenee. Questa è l’at-
trazione che è detta pure elettiva, chimica, o affinità. V . Affinità, Chimica,
Molecula. Del resto uopo ò avvertire , che noi ignoriamo la causa , che produce
la ten- denza de corpi e delle molecule ; e che dagli effetti a noi noti per
una conoscenza diretta, abbiamo formato il concetto e il nome della ignota
forza che li produce. Lo stesso Newton notò di aver egli usato le voci
attrazione, impulso, tendenza al centro indistintamente, senza avere inteso
spiegare il modo dell' azione , o la causa efficiente di issa , quasi che si
dessero po- tenze proprie de’ centri ( i quali altro non sono che punti
matematici ), o come se que- sti avessero la virtù di attrarre ; e però egli
considerò le potenze centripete come attra- zioni, quantunque naturalmente
parlando avrebbero potuto chiamarsi impulsi. E quan- do fossero state cosi
chiamale , sarebbe sem- pre rimoso il dubbio , se l'impulso nascesse da una
materiale impressione , ovvero da altra cagione a noi ignota ( philosoph. nat,
princip. lib. I. ). Le diverse forze della natura , comc- cbè ignoti ci sieno
resistenza loro, e il modo col quale operino , sono gli clementi da’ quali
ricaviamo le idee della potenza, dell’ azione e del moto , che sono i prin-
cipi animatori della materia. V- Forza * Moto , Potenza. Atthibcto ( ontoi. e
disc. ) , proprietà costante dell'Essere , la quale vien determinata dalle sue
qualità essenziali , ed è quel che caratterizza le sostanze. V. Sostanza. I
Logici distinsero l'attributo in proprio c comune. Chiamaron proprio quello che
risulta da tutte le qualità essenziali : co- mune quell’allro , che risulta da
talune di esse. Ma questa ed altre distinzioni dello scuole rimangono superflue
, quando nei significati si serbino le differenze tra l’e/- Iributo , la
qualità , il modo , e l’ acci- dente. V. queste voci. Attuale ( ontol . e
speri), quel che pre- sentemente esiste. V. Esistere. Siccome resistere è
l’avveramento del possibile, così l’attuale prende per la stessa ragione il
significato di contrapposto del possibile. V. Possibile. Attualità’ ( ontol. e
spec. ) , l’esistenza presente delle cose. Si adopera nel linguaggio
scientifico come contrapposto della possibilità , o sia come il suo compimento
; c però tanto l’attualità, quanto l’esistenza servono ad esprimere la realità
delle cose contingenti, paragonata colla semplice possibilità loro. V.
Esistenza , Possibilità, Realità. Audacu ( prat .), ardimento sconvene- vole
alla modestia , o alla dignità morale dell’ uomo. V. Ardimento , Modestia.
Avidità’ (prat.) , desiderio smodalo di falso bene. V. Bene, Desiderio.
Actokomia (prat. ), grecismo superfluo, adoperalo da taluni per esprimere la
li- bertà della volontà. V. Libertà, Volontà . Autorità’ ( spec. e prat. ) ,
presunzione di verità , per la quale assentiamo al giu- dizio , o alla
testimonianza altrui. V. Giu- dizio , Testimonianza. É il fondamento della credibilità
delle pruove. V. Pruova. È maggiore o minore , secondochè cre- diamo più o men
capaci di errore il giu- dizio o i sensi di colui , al detto del quale
deferiamo ; sì che l’autorità porta seco l’as- sicuranza della certezza ,
quando riguar- diamo come impossibile l’errore. V. Errore. In un significato
più generico , chia- miamo autorità la testimonianza de’proprl sensi , o della
coscienza. E siccome ri- guardiamo tutte le nostre facoltà , come rette per
natura , quando in esse non iscor- giamo alcuna causa di errore ; cosi ci ser-
viamo di questa autorità , per norma nel giudicare della veracità de' sensi e
delle testimonianze altrui. V. Senso. Avvehestezza e Avveseiza (prat.),
piacevolezza dimo- strata co’moti delle labbra e del volto. Avvemrz. V. Futuro.
ÀWEHMo (disc.) , parte del discorso in- declinabile, che esprime un modo defla-
zione , o che serve a determinarla ; come il combattere valorosamente , importa
com- battere con valore. Gli avverbi sono stati introdotti nelle lin- gue per
amore della brevità , e per rispar- miare due voci , che sarebbero necessarie
per esprimere la stessa idea ; d' onde na- sce che tutti gli avverbi, possono
essere ri- soluti in un nome ed in uua preposizione. Infatti tanto è diro
prudentemente , quan- to con prudenza ; tanto moderatamente * quanto con
moderazione ec. Ed essendo* il principal ufizio loro* quello di modificare e
determinare l’azione 4 dei verbo ; però sono siati denominali avverbi. Y.
Azione, siderala come uno de’principali generi dello Verbo. passioni. V.
Malevolenza , Passione. Avvehsiome ( spee . e prat.), ripugnanza de' sensi per
lutto quel clic apprendiamo come male. V. Male. È proprio de’ sensi , ma per
analogia c per necessità di linguaggio si trasporta ancora al senso morale. V.
Senso. L’avversione è il contrapposto dell’amo- re , e siccome questo genera l’
appetito e il desiderio , cosi quella desta la ripugnan- za , die può essere
considerala come un istinto animale negativo , dato dalla na- tura agli uomini
c a’ bruti , acciocché pos- sano schivare il dolore , c tulio quel die essi
apprendono come male. 11 tatto, l’o- dorato , il palalo sono spezialmente
circon- dati da questo riparo , mediante il quale ugni animale fugge e rifiuta
il disgustevo- le , c il dannoso alla economia della vita. Y. Istinto. Il senso
morale ha pure le sue avver- sioni per lutto quel , die ripugna a’prin- cipì
del giusto e dell’onesto, il perdio va consideralo come un istinto negativo ra-
zionale. L'avversione razionale può nascere tanto dalla natura c dalla ragione,
quanto dal- l’opinione , la quale ci ritrae da tutto quel che giudichiamo
difforme dal nostro modo di sentire e di ragionare; nel che può l’av- versione
essere qualificala come giusta o ingiusta, secondochè sia bene o mal fon- data.
V. Opinione. Qualunque spezie di avversione , tra- sportata dalle cose
sensibili o dagli ob- bietti del pensiero alle persone , genera F odio , o l’
antipatia. V. Antipatia. In fine l'avversione , elevata dal grado di semplice
ripugnanza alla forza di pas- sione, genera la malvogfienza, e va con- Aziohb (
spcc. e prat. ), l’ esercizio, o la manifestazione della potenza. V. Po- tenza.
0 secondo altri , il cangiamento ope- rato da un ente in un altro, considerato
nel momento ia cui viea quello operato. V. Cangiamento. La seconda delle due
proposte defini- zioni è scolastica; la prima è più confor- me al naturale c
comune concetto dell’a- zione. L idea , che colesto vocabolo espri- me è di
quelle, che possono dirsi logica- mente indefinibili , perchè di sua natura
singolare , siccome l’ è quello del potere 0 della potenza. Lo spiegarla, giova
per ben conoscere i principi che la producono. Lazioue presuppone un agente
morale, dotato di potenza attiva , vai quanto dire, che da noi si concepisce
come un effetto, che ha la sua causa efficiente nella vo- lontà dell’agente
medesimo. Laonde i ter- mini di azione, di agente, di causa e di eflello sou
tutti correlativi della nozione della potenza , o del potere. V. Causa ,
Effetto, Potere. E siccome prendiamo da noi la nozione del potere , che la
natura ei svela come a noi stessi inerente, cosi chiamiamo pro- priamente
azione ogni fatto deliberato dal- la volontà. Ma tra la potenza e 1’ atto è ima
distanza , la qual de’ essere empiuta da chi considerar voglia l’azione in
tutti 1 suoi passaggi dal cominciamcnlo insino all’ esecuzione. Tra l’una e
l'altro stanno quegli eccitativi naturali , i quali servono a rendere operosa
la potenza. Tali eccitati- vi , o stimoli die vogliali dirsi , son quelli che
diconsi principi attivi , o di azione. La maggiore o la minore influenza che
Digitized by Google - 49 — questi esercitano sopra la nostra delibera- zione ha
suggerito la partizione di tulle le azioni in tre generi : le volontarie , le
involontarie , e le miste. Volontarie son quelle precedute dalla deliberazione
, o sia dalla disamina demo- tivi, che bau determinato il giudizio. Tali sono
le azioni , che traggon seco la così detta imputabilità morale , e del merito
delle quali si fa giudice la coscienza. V. Im- putabilità , Motivo.
Involontarie son quelle , le quali ven- gono comandate dalla forza delle impul-
sioni naturali , o nascono da uno stato del- l'anima , nel quale tace l’uso
della volontà. Al iste infine dieonsi quelle altre, le quali sebbene per loro
indole dipendano dalla nostra potenza attiva , sono non pertanto eseguite senza
T adesione della volontà. V. Deliberazione, Volontà. Ma i principi d' azione
operano sopra di noi in ragione della diversa loro na- tura , e però sono ancor
essi capaci d’una generica partizione. Ve n’ ha di quelli , che non ammettono
alcuna intervenzione della volontà , dapoichè nascono da una legge della natura
, la quale ha voluto per tal mezzo rendere atluosa la potenza. Tali principi
son delti meccanici, o mac- chinali; ed in questo genere si compren- dono T
istinto , e l’ abitudine istintiva. V. Abitudine , Istinto. Ve n ha degli altri
propri della natura animale , e però detti principi animali, come gli appetiti,
il desiderio , gli af- fetti, le passioni. V. Affetto, Appetito, Desiderio,
Passione. Ve n’ha in fine di quelli, che son pro- pri dell’ uomo , considerato
come agente morale , o sia come Essere dotato di ra- gione e di volontà , che
piace chiamare razionali , de'quali è doppio l’ufizio : l’uno d’ iniziare le
azioni libere c volontarie , 1' altro di dirigere e purificare gl' istinti
animali. Son questi i principi , che co- munemente si confondono col
significato del vocabolo ragione , ma clic meritano di essere designati con
diverso nome nel- l’analisi de' gradi, pe’quali passiamo dal concepire l’azione
, al deliberarne la con- venienza , e al risolverne l' eseguimento. Laonde
chiameremo principi d azione ra- zionali , 1’ opinione del bene , il senti-
mento della obligazione morale, o del de- vere , e T interna voce della
coscienza , che ne inculca l’adempimento e ne puni- sce l’infrazione. V.
Coscienza, Obligazio- ne , Principio. 1
— SI — CLASSI DE’ VOCABOLI COMPRESI SOTTO LA LETTERA A. FILOSOFIA
CRITICA . FILOSOFIA SPECULATIVA. Accademia Antroposcopia Abito Apprensiva
Accademico Appercezione Abitudine Approvazione Acustica Appetitivo Accessorio
Arbitrio Aerologia Araldica Accidentale Arcano Agrario Arcbeografia Acroamatico
o Archetipo Agricoltura Archeologia Acroatico Armonia Agronomia Architettura
Acume Arteria Alchimia Aretologia Adequato Assegnabile Algebra Aritmetica
Agente Assentimento AJgorismo Arte Aggiunto Assioma Anaclastico Artefice Agire
Associazione Anatomia Artigiano Amorfo Astrarre Androtomia Artista Analogia
Astratto Annali Astrologia Anima Astrazione Antologia Astronomia Animale
Atmosfera Antropologia Animalizzare Animo Attenzione Attitudine VOCI
OMOLOGICHE. Annientamento Antecedente Attività Attivo Accidente Attrazione
Antipensare Atto Affinità Attributo Anti peritasi Attuale Arehèo Attuale
Apparente Attualità Assoluto Atomo Attualità Apparenza Appercezione Apprensione
Autorità Avversione Azione Digitized by Google riLosom niscoBsivA. TEOLOGIA Jl
ATTIRALE. Abduzione Ablativo Accento Accessorio Accusativo Addicttivo Adesione
Affermativo Affermazione Aforismo Alfabeto Alternativo Ambiguità Amplificare
Analisi Analitico Analogismo Antecedente Antilogia Antipredicamenli Apagogia
Apagogico Apodittico Apologetico Apologia Appellativo Applicare Argomentazione
Argomento Articolo Assicurane Assunzione Assurdo Astratto Astrazione Atto
Attributo Avverbio Abnegazione Adorazione Anagogia Angelo A ntropomorfismo
Anlropopatia Apologetico Ateismo Ateista Ateo FILOSOFIA PRATICA. GRECISMI
Sl'PERFLLI. Abbominarc Animosità Aerografia Anlroponomia Abborrire Ansietà
Antropografia Antroposofia Abito Antipatia Antropomorlologia Anlroposomnlologia
Abitudine Apatia Antropolomia Accusa Apatista Acquiescenza Apologo Adulazione
Appariscente Affabili là Appetito Affettazione Approvazione Affetto Arbitrio
Affezione Ardire Afflizione Ardore Agitazione Arroganza Alacri (A Assicu ronza
Allegrezza Assuefazione Ambascia Atroce e Amicizia Atrocità Amico Audacia
Ammirazione Avidità Amore Autonomia Amorevolezza Autorità Anclanza e
Awenontczza e Anelilo Avvenenza Angoscia Avversione Angustia Azione Accnrrrosr.RiA
((eoi.), ostentazione di superstiziosa religione. V. Religione. Barbarie
(prat.), crudeltà d'uomo non ovile nè educato. V. Crudeltà. Barbarismo (dite.),
errore di linguag- gio nel parlare o nello scrivere , commesso contra le regole
e l'uso della lingua. È diverso dal solecismo : quello pecca nella scelta c
nella giuntura de' vocaboli: questo nel senso e nella sintassi. V. So~ lecismo.
Barbaro (prat.), qualità d’uomo, che non sente i vincoli della umanità , c si
comporta da selvaggio. É piè dell'inumano, perchè questo vo- enbolo ,
rigorosamente parlando, esprime soltanto negazione. Chi nega gli ufizi della
umanità , può non pertanto non essere cru- dele. V. Inumano. Beatitudine
(prat.) , contentezza deil’ani- ma , cui non resta desiderio di altra cosa. ,V.
Desiderio. In un significato men proprio, dicesi an- che beatitudine la calma e
la pace, che l'anima prova per ogni bene morale che consegue, o per
l'approvazione morale, die la coscienza dispensa a’ buoni portamen- ti. V.
Approvazione, Bene, Coscienza, Ma qual è l’ uomo » che può durevol- mente
godere di tale stato , o che possa dir soddisfatto ogni suo desiderio? Si può
dunque concepire piè che pos- sedere la vera beatitudine , e se ne può delibare
l’immagine in quella interna sod- disfazione, che accompagna il costante eser-
rizio della virtù. Cosi concependola , noi la pronunziamo a noi stessi , come
lo stato in cui ci troveremo , allorché conseguito avremo il sommo bene e la
vera felicità. V. Felicità. Beato (prat. ) , Io spirito che possiede
beatitudine. V. Beatitudine. Per la stessa immagine, per la quale chiamiamo
beatitudine la soddisfazione, che produce nell’anima l’approvazione della
coscienza, Cicerone chiamò beato l’uomo sapiente e virtuoso , il quale apre la
mente alla contemplazione di se medesimo, del- l’universo, e del suo Autore; e
per tal cam- mino perviene alla perfezione della virtù. V . Perfezione , Virtù.
Beffa c Beffe (prat. ) , alto di scherno commesso con fatti , parole o gesti.
Può essere atto d’ingiuria, o di sem- plice piacevolezza. Beffardo (prat.), chi
sì diletta di Tar beffe , e d uccellare , non per ischerno nè per disprezzo, ma
per piacevolezza. Beffare (prat. ) , mettere ih derisione o in ischcrzo il male
o il difetto altrui* E capace , come il nome , del senso inno- cuo c del
riprensibile. Beffeggiare (prat.), frequentativo di beffare, usalo sempre nel
significato d’ in- giuriare. È men forte dello sbcffcggiarc r che jwrta seco
livor d’animo c villania. V. ^beffeggiare. Bellezza ( tpec. ) , il grato
aspello , elio risulta dall’accordo delle parti c dello qualità proprie d’ogni
corpo. È proprio degli obbietti esteriori e del* l'umana figura , in cui la
natura ha im- presso i tipi del bello. Due generi di bellezza ( al dir di Cice-
rone ) presenta I' umana figura , la venu- stà, c la dignità: la venustà
propria del sesso femminile , e la dignità del maschile. La sensazione, che la
bellezza produce ha due caratteri essenziali : una gradevole impressione dell’
obbietto : una credenza , che siffatta impressione nasca dalla perfe- zione
dell' obbietto medesimo. Entrambi i connati caratteri sono una conclusione del
giudizio , che l’animo forma intorno alla convenienza, die f obbietto ha
coll’ordine e colle forme della natura. V. Forma , Natura, Ordine, Perfezione.
Per analogia la nozione della bellezza si trasporta all’ordine e alla
proporzione delle opere della mente ; c per una dispo- sizione comune a tutti
gli uomini , cd uniforme in tutte le lingue , cotesta no- zione c espressa con
un vocabolo, comune al senso traslato e al proprio. Cicerone addusse di ciò
unaragioue, ricavata dal- 1' effetto della sensazione : t Siccome la j bellezza
del corpo, egli disse, eccita lo » sguardo degli ocdii per l’acconcia di-
sposizione delie membra, c piace sol i perchè le parli sono con certa grazia
insieme accordate , così l’onestà che dà j splendore alla vita , produce
l’approva- j zione de’nostri conviventi, per l’ordine, ì per l'uniformità, e
per la modestia dei discorsi c delle azioni nostre ». In realtà la somiglianza
del nome nasce da quella del giudizio che l' animo forma , perchè cosi negli
uni , come negli altri obbietti la mente scorge la convenienza dcll'ob- bietta
co’ tipi della natura, ne riceve una grata impressione , e ravvisa in essi i
ca- ratteri della rispettiva loro perfezione. Nell’ uso di tutte lo lingue la
bellezza si scambia col bello , di cui è l’ astratto. V. Belio. Bello (spee.),
tutto quel che ha un’ap- parenza d'ordine e di simmetria nelle sue parli. V.
Ordine, Simmetria. Adoperato come sostantivo , ha ua senso più ampio dei nome
astratto di bellezza, dapoichè comprende tanto il bello de’sensi, quanto quello
della ragione e dell’immagi- nazione. Disli nguesi non pertanto il bello fisico
dal morale , o sia il bello della natura esteriore, da quello degli obbietti
intellettuali. V. Esteriore, Intellettuale. Le qualità sensibili dc'corpi, il
pensie- ro , la parola , le scienze , le arti tutte , le azioni pratiche , ed
il carattere morale dell'uomo , bau ciascuno il proprio bello. La nostra
inclinazione al bello nasce non maio da una disposizione naturale desco- si ,
die da una proprietà dell'umano giu- dizio; il perche il sentimento del belio è
stato da molti distinto in istintivo c ra- zionale. Ambo questi sentimenti , insie-
me combinati e perfezionati dalla spericn- za, lorman quella dote, che ditesi
gusto. V. Gusto. La ricerca del vero e del bello ha creato le scienze e le arti
, che fonnano il tesoro dell'umana cognizione , e ne ha moltipli- calo la
suddivisione. L'imitazione poi del bello della natura ha formato lo studio
delle arti dette belle ; siccome la facoltà di sentirlo e di applicarlo , ha
dato nome a quella scienza , che i moderni iian chia- mato estetica. V.
Estetica. 11 bello ci piace e ci trasporta, e quando tocchi l'apice del
perfetta e del grande ,• Digitized by Google - SI - prende l’epiteto di
sublime; nel quale caso il piacere di sentirlo si cangia in un senti- mento più
forte dell'ordinaria approvazio- ne, che è lamni trazione. V. Ammirazione. ila
il bello è una pura sensazione , o è una relazione al vero , e in che questo
vero consiste ? Per isciogliere una tal quistione , fa uopo scomporre la
nozione complessa del bello. Colesta nozione contiene una sensa- zione cd un
giudizio insieme: la grata im- pressione che riceviamo dellobbielto , è la
sensazione , mentrechè la credenza della sua perfezione è un giudizio. Comechè
noi diamo un nome unico alla nozione del bel- lo , sono purlultavolta varie e
forse innu- merevoli le spezie, che ne ravvisiamo nei diversi obbietti ,
a’quali lo riferiamo ; sì che è unico il nome che diamo alla impressio- ne , ma
son vari i giudizi , che formiamo intorno alla qualità degli obbietti. La va-
rietà de’ giudizi presuppone altrettante re- lazioni tra l’apparenza e le
qualità reali de- gli obbietti medesimi: tali relazioni presup- pongono dalia
parte loro una somiglianza nel modo , col quale l’ animo le concepi- sce; da
poiché per un consenso unanime di tutte le lingue diamo loro lo stesso nome di
bello. Sotto questo nome noi compren- diamo tutto quel che ha una connessione
d’ordine e di simmetrìa ; sì che bello è per noi non solamente ciò ebe somiglia
al grande e al perfetto della natura , ma anche quel che ò conveniente o
coerente ad una disposizione di parti , fatta da noi stessi per un fine utile ,
qualunque esso sia. La somiglianza dunque che da noi si concepisce nella
nozione generale del bel- io non è altro , che una convenienza di connessione e
di accordo , la quale sod- disfa l’animo , e in esso produce una gra- devole
sensazione. Ma d' onde la soddisfazione dell’ animo nel giudicare di tal
convenienza? Per isciogliere questa seconda quistione, giova premettere
un’altra comune distin- zione del bello assoluto e del relativo. Co testa
distinzione è fondala nella diver- sità de' tipi , a quali luna e l’altra
spezie di bello si riferisce. I tipi del bello assoluto son quelli del- la
natura , i quali sono per se stessi co- stanti cd immutabili. Ma il belio ,
preso nel senso del conveniente , ( o sia di quel bello die noi scorgiamo ne’
fatti dell’uomo); può essere vario e mutabile , senza che una tal varietà
offenda la realità dell’as- soluto , di cui prende le sembianze. Que- sto è
quel che dicesi relativo. V. Asso- luto , Relativo. Prendendo ora a considerare
i tipi della natura , non è la prima materia , per se stessa passiva cd inerte,
quella che muo- ve la sensazione del bello , ma è la sua maravigliosa
conformazione , che ci empie di ammirazione e di stupore. Questo è lo
spettacolo , nel quale veggiamo la mate- ria trasformala da una mente infinita
, c da una mano onnipotente, die le dà or- dine , moto , e vita ; che ne forma
gli elementi delle piante e de’ corpi dall* in- setto insino all’uomo; che da
lei cara la luco , il calore , il fuoco , l’ armonia dei suoni , l’accordo
decolori ; e che dalle sue grandi masse forma l' immensa opera del- l’universo.
La soddislhzione dunque dcl- l’ animo nasce dalla scoverta de’ due tipi
universali, a’quali la. ente perviene, la perfezione cioè dell’opera
dell’universo , e l’ infinita intelligenza del suo Autore. A somiglianza di
questo bello primiti- vo , di cui la natura d ha fatto spetta- tori , quella
stessa materia che ha sommi- nistrato gli clementi all'uaiverso , è nella mano
dell’ uomo l' instrumenlo della sua industria, delle arti , c di tutte le sue
mec- caniche produzioni. Colla distanza che pas- sa dal commensurabile
all’immenso, e dal finito all' inGnito , l’uomo imita e plasma modelli sopra le
grandi opere della natu- ra , adattandogli a tutti i bisogni della vita. In
queste imitazioni pone egli con- nessione, online, simmetria, e forma un bello
arti&ziale , il cui merito sta nella coe- rente disposizione delle parli ,
e nell’esatta coordinazione de’mezzi al Gnc , che si pro- pone di conseguire.
Di quest'ordine il bello sta nella perfeziono relativa , di cui il sug- gello è
capace. Le regole che indirizzano queste opere al Gne loro , non sono sola-
mente attinte dal vero e dal costante del- la natura, ma dalla qualità del Gne
che l'autore si propone : prendon parte in esso l’immaginazione, l’abito, l’
associazione delle idee , la moda , e tutto quel che rende sì svariato Futile e
il dilettevole do- gli uomini. In conclusione, anche la sod- disfazione che
procura questo bello nasce dalla scoverta , che l’animo dello spettatore fa
della intelligenza di oolui che lo ha di- sposto. Il hello dunque non è una
pura sensazione, o una idea, ma una nozione fondata sul vero, di cui i tipi
impressi dal- l’Autor della natura nell’ordine delle cose materiali ed
intellettuali , servono di norma alle opere, alle azioni, e a’ pensieri degli
uomini. V. Perfetto , Perfezione, Vero. Bene ( spee. e prat . ) , quel che con-
duce alla conser onc e alla perfezione dell’ Essere. V. Estere. La prima idea
del bene proviene dai sensi , a rispetto de' quali il bene scam- biasi col
piacere ; sì che la tcodenza da- taci dalla natura a desiderar questo , e a
fuggire il suo contrario , il dolore , può dirsi )’ istinto regolatore della
vita animale. V. Dolore , Istinto , Piacere. Ma la prima idea del bene vien
rettiG- cata , non prima che comincia a svilup- parsi in noi la ragione e la
facoltà mora- le, dapoichè sottentra allora la ricerca di quel die conviene
alla condizione dello spi- rito , e alla perfezione di tutte le facoltà sue. A
questa seconda ricerca la natura ha pur congiunto una tendenza razionale, la
quale ci viene dal senso morale ; ed una siffatta tendenza ci mena altresì ad
un’ interna soddisfazione , che per simili- tudine chiamiamo piacer morale.
L’in- terna soddisfazione altro non è , che l’ap- provazione della coscienza ,
cui la natura stessa hn dato il potere di giudicare delle no- stre azioni. V.
Approvazione , Coscienza. Il piacer morale sovente non si accorda col sensuale
, e in siffatta collisione con- viene che quello rattemperi questo. In al- tri
termini conviene che la ragione segni il confine tra essi , acciocché l’uomo
cb’è un Esser composto trovi il bene nel per- fetto accordo di entrambi. In
somma l’idea del bcue si confonde ne’ bruti colla sen- sazione del piacere ,
laddove diviene ne- gli Esseri ragionevoli un’ idea complessa o mista , gli
elemenfi della quale sono , da una parte il bene del corpo, conside- rato come
mezzo , e quello dello spirito , come fine. Colesto fine è quello , che nella
filosofia morale prende il nome di sommo bene , da cui derivano le altre due
no- zioni della virtù e della felicità. Il som- mo bene, al dir di Cicerone,
est rerum expetendarum extremum , nella cui co- gnizione k riposta tutta
l'umana sapienza. V. Felicità, Sapienza, Virtù. La ragione non altrimenti
rattempera l’ istinto del piacere , se non contrappo- nendo al bene presente,
la ricordanza del Digitized by Google - 39 - passato e 1' antivedimento del
futuro. Il cognizione , non si dà passaggio alle ve* passato le somministra i
lumi della spe- rità intuitive della ragione , nò alle no- rieoza, e il futuro
quelli dello scopo cui zioni del giusto e dell’onesto. V. Giusto, dee
pervenire; sì che la differenza carat- Onesto. turistica tra ’l piacer de'
sensi e il morale Che se v’ ha degli antichi , i quali in- censiate in questo ,
che l'uno si limita al nestarono qualcuna delle cennatc verità al presente , e
l’altro abbraccia la durazione sistema del sensismo , il fecero per poca della
vita, così presente come futura. \ .Fu- coerenza di ragionamento , o per
confuse turo , Passato , Presente. nozioni ; d'onde poi avvenne che altri più
Ciò non ostante, l'imperio che esercì- acuti ragionatori , partendo dalle
medesime tano in noi i sensi , l'abito delle cure con- premesse , trascorsero
insino alle estreme tinue che prestiamo al corpo , le attrattive conseguenze
del materialismo. Quel che di- dei {Macere, l'opinione di stabilità che siam
damo degli antichi, va pur detto de’mo- disposti concedere agli obbietti
sensibili , derni che han ricalcato le medesime orme, più che agli speculativi
, e la preferenza Y. Materialismo , Sensismo. che diamo al presente di
rincontro al fu- Da ciò segue, che il solo principio da turo, rendono la
generalità inchinevole a cui possa derivarsi la nozione del sommo considerare
il bene presente, se non come bene, è resistenza d’una legge morale, il solo ,
almen come il principale , cui dob- prodotto della mente perfettissima del
Crea- biam vacare. V. Abito, Obbietto, Sen- tore, il quale ha nelle sue
creature impresso sibili ' , Senso. la conoscenza de’ doveri necessari alla
con- fi siccome la filosofia speculativa e la servazione e alla perfezione
dell’essere loro, pratica si modellano l’ una sopra dell’ al- Dìel cammino
della vita la Sua mano le tra ; così le varie scuole de’ filosofi sensi- guida
mercè delle impulsioni naturali , e sti , son quelle , che in ogni tempo sonsi
]a Sua ragione le rischiara , tosto che di- più delle altre allontanate dalla
vera no- vengon capaci di volontà , di arbitrio , e rione così del bene, come
del sommo be- di determinazione. Ogni filosofia che non ne. Gli Epicurei , gli
Stoici , i Peripatetici porta da questo principio , o che senza ri- disputarono
più degli altri intorno al som - conoscerlo ne ammetta soltanto le conse- mo
bene. 1 primi riposero il bene nel pia- guenze, è falsa o erronea. Cori
conceputo cere, e nel dolore il male: i secondi nella il bene, può la sua
definizione esser quella rettitudine dclToperare secondo la natura, degli Stoici
, cioè tutto quel che è conve- e però chiamarono bene quùlquid secun - niente
all’ ordine fisico c morale della na- dum naturam est: gli ultimi congiunsero
tura , congiuntamente presi, insieme il piacere de’ sensi col piacer mo- Dalla
convenienza che il bene ava - dee rale. Ma qual’ è, secondo gli Stoici , l’idea
coll’ordine della natura, risulta pure, che della natura ? E qual è, secondo i
Peri- la sua perfezione consiste nell’accordo di patetici , l’ origine del
piacer morale ? I tutte le relazioni che l’uomo acquista , na- sistemi tutti
degli antichi filosofi sensisli scendo , con Dio con se medesimo e co - son
difettivi nel principio del bene e del gli altri. Laonde il bene dell’
individuo , piacer morale , dapoichè dalla sensazione, o di se medesimo ,
disgiunto dalle altre considerata come gola sorgente dell’umana due
obligazioni, perde ogni suo pregio. e cangia ancor di nome, dapoichò acqui- sta
quello di utilità d interesse o di ego- ismo . L'utilità e l’interesse non
rattempe- rati dagli altri doveri , divengono come il piacer de’ sensi di
rincontro al morale. E però generalizzando l’idea del piacere, e considerando
l’utilità come un parto dello stesso istinto de’sensi , l’uno e l’altro voca-
bolo sono atti ad esprimere la medesima idea. V. Egoismo, Interesse, Utilità.
Le diverse spezie del bene, che gli Sco- lastici , e Bacone stesso , distinsero
, come l' individuale , il conservativo, il per- fettivo, il moltiplicativo ,
il comunica- tivo , ed altri , sono altrettante categorie, per le quali può
quello essere considerato nelle diverse relazioni con noi stessi , o cogli
altri , e son tutte comprese nollo no- zioni generali sin qua esposte. In un
senso più ampio c più comune (licesi anche bene ogni vantaggio o como- dità
della vita, che sia un contrapposto di qualunque incomodo o privazione. V. Privazione.
Beneficenza (prat. ) , naturale virtù del- l'anima , per la quale siam portati
a gio- vare agli altri. Il ben fare, nel senso dell’essere soccor- revole, può
esser suggerito da due senti- menti : o da debito di obiigazione , o da quella
naturai pietà , che sentiamo per le altrui necessità : nel primo caso quel
sentimento si confonde colla giustizia , nel secondo è dettato dalla
benevolenza e dal- la liberalità. V. Benevolenza , Giustizia, Liberalità. Il
dover di giustizia può nascere dalla leggo positiva o dalla naturale. Se dalla
positiva, il contravvenire produce colpa o reato: tal è il debito di alimentare
il pa- dre, i figliuoli, o coloro verso i quali ab- biamo volontariamente
contratto una tale obiigazione. Se dalla naturale , prende nor- ma dalla equità
o dalla reciprocazione degli uffizi , che è il vincolo della umana so- cietà.
La gratitudine pel benefizio ricevu- to , è il primo de’ doveri che suggerisce
Lì giustizia naturale , o l'equità. V. Equità, Gratitudine. Quando poi il ben
fare nasca dallo spon- taneo amore de’nostri simili , c il più no- bile di
tutti i sentimenti , e può avere tanti gradi d’intensità e di merito, quanti
sono i limiti che distinguono la virtù umana dalla divina. Qual più sublime e
divino pre- cetto del beneficate quelli che vi odiano? Benefizio (prat.),
l’azione, colla quale gratuitamente gioviamo altrui. Benevolenza (prat.),
costante e ferma disposizione dell'animo per comunicare agli altri i beni, sì
esterni che interni della vita, e per prevenirne , ripararne , o diminuirne i
mali. V. Bene, Male. La benevolenza , considerata come virtù, formata per la
volontà e per l’abito del retto operare, è piti che un affetto benefico, di cui
il germe è stalo in noi impresso dalla natura , come per uno stimolo alla comu-
nione , a cui l’uomo è invitato. V. Affet- to , Azione. Ella è la virtù
fautrice e conservatrice della civil società , e in se contiene le altre virtù
, le quali versano circa l’adempimento delle Lbligazioni e de'doveri, cioè la
giusti- zia e la liberalità. V. Giustizia, Liberalità. Beni (prat. ) , le cose
desiderabili per conseguire la felicità. V. Felicità. Questa voce adoperata in
senso plurale esprime gli clemeuti di quel bene, che è lo scopo della vita. Va
dunque ad essi ap- Digitized by Google -Si- licato tutto quello ch'è stato
detto, oche può dirsi intorno alla natura del bene. La stessa voce k
comunemente adope- rata per esprimere i vantaggi , i piaceri, e le opportunità
del vivere ; il perchè di- «lioguonsi i beni interni dagli esterni.’ i primi
riguardano i scisi , o sia la parte materiale di noi : i secondi lo spirito :
gli uni relativi, assoluti gli altri. V. Ester • no , Interno. Sin dal
nascimento della filosofia , i sa- pienti han cercato di graduare l’ utilità e
l’importanza delle cose desiderabili per lo buono e beato vivere , e ciascuno
ne ha disputalo nel senso della propria dottrina. Gli epicurei credettero , die
le sole cose desiderabili fossero i piaceri del corpo : gli stoici per
l’opposito non riguardarono come desiderabile , se non 1’ onesto ed il giusto ,
e predicarono l’ indifferenza pei beni esterni, i peripatetici in fine conce-
derono la preferenza a' beni morali, senza peraltro escludere gli esterni.
Crantore , al dir di Sesto Empirico, scrisse un libro intorno a’ beni della
vita , nel quale gra- duò in primo luogo il coraggio , indi la sanità , le
dovizie , e la voluttà. Ma qual'è la comparazione che può farsi tra’ beni
interni e gli esterni ? La filosofia morale non predica l' indifferenza stoica
; determina sì bene il giusto valore degli uni e degli altri. I primi sono per
loro stessi desiderabili , laddove i secondi rice- vono ogni loro pregio , o
dalla utilità che arrecano al corpo , o dalla opinione degli uomini : quelli
sono durevoli , eterni cd inseparabili da noi , questi accidentali , mutabili ,
e caduchi : degli uni Cicerone ha detto , quoti laudabile bonttm est, in se
habeai quoti laudebtr nccesse est; ipsum entm bomim non est opirnonibus, sed
natura ; degli altri , tptae et extm adsunt perparoa suoi, et quamdiu af.
futura sint , ccrtum seiri nullo modo potest.- e della voluttà , al in ea
quidem epernenda et repudiando virlus ve/ maxi- me cermtur. V. Natura,
Opinione. Ciò non ostante il corpo ha una con- venienza propria, siccome
l’anima ha la sua ; c dal perchè questa de’ essere cer- cala in preferenza di
quella , non segue che esser debba sprezzata la contempla- zione tanto della
maravigliosa intelligen- za, colla quale la natura ha dotato il cor- po di
tutte le attitudini c opportunità ne- cessarie a conseguire la felicità o il
som- mo bene , quanto della industriosa corri- spondenza stabilita tra le doti
dell’anima e quelle del corpo. Che anzi la filosofia morale ha per rispetto a’
beni edemi due parti d' insegnamento , uno che concerne il retto e moderato uso
da fame ; l'altra, die apprende a non desiderargli se non come ausiliari e
accessori de’ primi. Della relazione che gli uni hanno cogli altri Ba- cone
osservò: t V’ha una relazione e ana- » logia tra '1 bene dell’ anima , e quello
» del corpo , dapoichè il bene del corjm ì consiste nella sanità, nella
bellezza, nel * vigore, e nel piacere; e del pari il ben » dell'anima ,
considerato secondo i prin- i cip! della morale , tende ad un quadro» j plice
scopo : a rendere l’anima san» e » scevra da perturbazioni , beila e ornata »
di vere grazie, forte e presta ad ese- » guirc tutte le funzioni della vita ,
ed in ì fine capace d’un vivo sentimento di quel vero piacere, die nasce dal
godimento i dell’onesto* Botcsita’ (prat .) , abituale disposiziona dell’ amino
a giovare altrui. D'esercizio degE atti . Non potè Leibnitz in tutto il corso
di sua vita adempiere il volo, in che egli era, di dettare i principi e le
regole di quest’arte, e si dolse ndla vecchiezza , che le forze più non gli
bastassero per vacare a tonta opera. Ciairmusnco ( disc. ) , che ha un se- gno
alto a farlo distinguere da ogni altra cosa. É proprio de’ segni, o delle
qualità che distinguono il genere , come il proprio la distinguere la spezie.
V. Spezie. Carità’ ( prat. ) , amore illuminato da virtù. V. dimore. Virtù. E
proprio dell’amore che portiamo a Dio, e a' nostri simili. Caso ( disc. spec. e
prat. ) , termina- zione del nome , introdotta da’gramatid per esprimere le
diverse relazioni , che le cose possono avere tra loro. Coleste rela- zioni
sono nd discorso espresse , o colle preposizioni , o co' casi. V. Preposizione.
Digitized by Google - 1S — Le varie terminazioni date ad uno stesso nome furono
introdotte nel linguaggio per non moltiplicar parole in ogni esigenza del
discorso. E però i nomi son diversamente terminati, ora per distinguere il
genere, ora per indicare il numero , e ora per espri- mere qualche grado di
comparazione nella loro qualità o quantità. Lo stesso si è pra- ticato in
talune lingue per esprimere le re- lazioni da cosa a cosa ; essendosi in altre
provveduto a tal bisogno colle preposizioui. La lingua italiana e la francese
son di que- ste, perchè conoscono una sola termina- zione, e si valgono delle
preposizioni per distinguere le connate relazioni. Li lingua inglese ammette
due terminazioni ; l'ale- manna quattro; altrè lingue moderne un numero maggior
di queste. Tra le anti- che la greca e la latina fecero maggior uso de’ casi ,
avendone quella avuto cin- que, e questa sei, in ogni nome. I casi de’greci
eran cinque, compreso il caso ret- to , cioè nominativo , genitivo , dativo ,
vocativo , e accusativo. 1 latini aggiun- sero a questi il sesto , che è l
'ablativo. V. queste voci. La denominazione di caso è rimasa an- cora nelle
lingue , che non conoscono di- verse terminazioni ne’ nomi; tanto perchè
l'hanno adattata agli articoli c a’segnacasi, die accompagnano il nome ; quanto
perchè tali diverse terminazioni sono generalmente riconosciute come
indispensabili ne’prono- mi. V. Articolo , Pronome , Segnacaso. Caso vale pure
specie del fatto, di cui decsi ragionare o giudicare. Il trattare le materie
per casi, essendo stato una nota distintiva degli scolastici, ha lutto loro
dare il nome di Casisti. V. Sco- i ostico . Caso significa ancora l’ effetto ,
di cui non sappiala discernere la causa , neces- saria o libera ebe sia ; o che
nascendo da una causa mista di necessario e di libero, non possiam discernere
da qual parte del- le due provenga. V. Causa , Effetto, Li- bero, Necessario.
Castità’ (prat .), costante astinenza dai disordinati appetiti della voluttà.
Gli antichi filosofi la predicarono come il principat fondamento della virtù:
cuoi Uomini Deus nihil mente praestabilius de- dissei; buie divino murari ac
dono nihil esse tam inimicum, quam voluptalem; noe cnim libidine dominante, temperan
- trac locum esse, ncque omnino in volu- piada regno virtutem posse consistere.
Di questo argomento fece il suggello del suo discorso Archita, allorché Platone
volle ascoltarlo. Cataclismo ( leol. ) , inondazione delle acque che copersero
la terra dopo la sua prima creazione. V. Creazione. Clie la terra abbia
sofferto la catastrofe duna generale inondazione, è un fatto di cui la verità è
concordemente attestata dal- la divina autorità , dalla storia naturale , e
dalle vestigio, che ancora ne scopre la geologia. Cataccstica ( erti- .), parte
dell’acustica, che tratta della ripercussione de' suoni, e spezialmente
dell’eco. Catadiottrica (crif.), voce composta per esprimere la cognizione
degli effetti , tanto della luce rillessa , quanto della refratta. Catalepsia.
V. Comprensibile. Categoria ( disc. ) , partizione logica , introdotta da
Aristotele o da Porfirio, per la quale gli obbietti tutti della umana com-
prensione , erano ordinati o ridotti in dieci classi, cioè la sostanza, la
quantità, la qualità, la relazione, l 'azione, la pas- sione, il tempo, il
luogo, la posizione, la maniera. V. queste voci. Locke pretese di ridurre a tre
le dieci ca- tegorie degli aristotelici , cioè la sostanza, il modo, e la
relazione. Ma cotcsta par- tizione , siccome osserva il dottore Reid , è
certamente più incompiuta della prece- dente , dapoiebè mancano in essa il
tempo, lo spazio, il numero, tre importanti ob- bietti dell’umano pensiero. Più
plausibile sembra il dire, die una partizione generale di tutti gli obbietti
del pensiero , può essere approssimativa , e non esatta , dapoiebè non potrebbe
esser fatta , che da una mente la quale avesse a se presente tutto l’aggregalo
de' cennati obbietti , il che oltrepassa la capacità delle umane facoltà. E
quando simili partizioni , forse oppor- tune alla memoria, fossero dimostrate
egual- mente utili all’arte di ragionare, dovreb- besi confessare , ebe la
partizione degli ari- stotelici è preferibile a tutte le altre da’se- guenli
riformatori proposte. Le categorie furon dette ancora predi c amenti , perchè
proprie a spiegare la natura di tutti i termini che entrar pos- sono in
qualunque proposizione, o come subbictti , o come predicati. V. Predica- menlo
, Predicato, Proposizione, Sub- Inetto. Bacone credette utile l’ uso delle
catego- rie, o predicamenli , per evitare la con- fusione c la trasposizione
de’ limiti stabiliti dalle definizioni e dalle partizioni. Circa l’ utilità in
generale di queste e del- lo altre partizioni della logica arlifiziale , ne
sarà parlato altrove. V. Logica. Categorico (disc.) , semplice, assoluto, e non
condizionale. V. Assoluto, Condi- zionale. I logici chiamarono categorico il
sillo- gismo positivo , come contrapposto di con- dizionale. V. Sillogismo.
Categorico è stato comunemente detto ogni ragionamento, il quale presuppone
dimostrali i principi, che assume come veri. Catottrica (crii. ), scienza della
luce riflessa. E quella parte dell'ottica, che ricava dallo specchio le leggi
della riflessione della luce. Causa ( ontol . ), l’azione produttrice del
cangiamento, o sia dell' effetto. V. Can- giamento, Effetto. Dalla varietà de’
significati , che questo vocabolo ha nell’uso comune del parlare, han preso
occasione i filosofi di formare tanti diversi generi di cause, quanti sono i
sensi, nc'quali la stessa voce è adoperata. Noi chiamiamo causa non solamente
il principio operatore del cangiamento, ma ancora il fine dell’ agente , e
qualunque ragione o circostanza connessa coU’efFelto , ed allo stesso
antecedente. E però gli ari- stotelici distinsero le cause in quattro ge- neri
, cioè l' efficiente , la materiale, la formale , e la finale. Causa efficiente
dissero essere F ente , dalla cui azione nasce l'esistenza d’un altro, come per
esempio l’architetto è causa effi- ciente dell'edifizio : causa materiale chia-
marono il soggetto stesso, sul quale opera l’agente, conio per esempio il marmo
per rispetto alla statua , che da esso è formata: formale fu detta la causa che
determina una cosa ad essere quel che è , onde la for- male unita alla
materiale produce il corpo o sia il composto ; fatale dissero quella, la quale
muove l'agenle verso lo scopo suo, come la scienza è la causa finale dello stu-
dio, la cura del corpo l’ è della sanità, il lucro , della industria economica
c della negoziazione. Sopra questo esempio le scuole moltipli- carono la
suddivisione delle cause; e di- stinsero la causa efficiente in prossima o
rimota , e le altre cause in fisiche , mo- rali, interne, et ter ne, mediate,
imme- diate , subordinate , impulsive, princi- pali, ausi/iarie, instrumentali
, prima- rie, secondarie , uniche, concomitanti ec. Tutte le cennate
distinzioni sono impro- priamente risguardale come generi di cause, dapoichè
non hanno tra loro somiglianze di qualità tali, che possa fare in esse rav-
visare nulla di comune ; ma sono piuttosto diverse significazioni dale dall’uso
al me- desimo vocabolo per analogie ricavate da prette apparenze. E però giova
riguardare qual significalo proprio del vocabolo causa quello dato alla
efficiente; siecome conviene riferire il vero principio della causa alla
volontà , e alla potenza attiva degli Esseri intelligenti. V. Potenza, Volontà.
Ma la volontà degli Esseri creati presup- pone quella del primo Essere, il
quale è la vera causa efficiente della esistenza loro; ed è insicmemente la
prima causa dell’uni- vereo c delle leggi sue. Avendo Egli im- presso molo ,
forme e vita alla materia , gli effetti naturali che risultano dall'ordine
generale riconoscono altrettante cause se- condarie o immediate , te quali
debbono essere considerate come mezzi o iuslrumenti della prima causa efficiente
, che è nella volontà del supremo Fattore. Son queste le cause dette fisiche o
secondarie , delie quali la distinzione , se non propria a ri- spetto del
vocabolo , è utile alla chiarezza del linguaggio. L’investigazione delle cause
fisiche è pro- pria della filosofia , la quale ne fa un dop- pio uso , o per
derivare dall'ordine dclluoi- verso l'esistenza di Dio, e per ispicgarc le
leggi generali de’ fenomeni de’ quali l’uo- mo ò spettatore : cotesle leggi
considerale, oomc la scala per la quale ascendiamo alla cognizione del supremo
Autor loro , son quelle , che da' metafisici son dette cause finali. Lo studio
delle cause fisiche , indirizzato al solo fine di conoscere le leggi e l’ordine
col quale avvengono e si succedono i feno- meni naturali, ha, secondo Newton,
due parti : una , si propone di scoprire le leggi della natura, mediante
l’osservazione e la sperienza: l’altra, di applicarle alla spie- gazione
de’fenomeni naturali. Per dare dun- que della causa fisica una definizione la
quale meglio corrisponda alla realità della cosa definita, diremo di’ ella è
una legge della natura, di cui è un effetto necessa- rio il fenomeno che ne
dipende. V. Leg- ge, Natura. Cotcsta legge non pertanto non è la vera causa
dell’ effetto, dapoichè ci lascia igno- rare coni’ ella operi , e qual
connessione mediata o immediata abbia colla volontà del primo agente. Da ciò
segue , che le sole cause efficienti, delle quali abbiam certezzza, son quelle
che partono dalla volontà e dalla potenza nostra ; si che da queste ricaviamo la
prima nozione della causa. V. Potere. I sapienti antichi, i quali vollero-
tutto ridurre al principio della necessità , e ta- luni dc’mederni , che han
con diversi nomi riprodotto gli antichi errori , non han con- siderato la causa
se non pel suo collega- mento sensibile coH'efletto, e !’ han definita come un
fatto antecedente , ohe è costante- mente seguito da un altro seguente. Tal’ è
la definizione di li urne ! Ma costoro dcfiiu-scono l' effetto c non la causa ,
e per non definirla , rinegano un principio della na- tura , cd insienicmente
la stessa loro con- vizione. A rispetto di costoro conviene rad- drizzare la
definizione ; c prima di accer- tarsi se vogliano essi entrare nell’ investi-
gazione de’ principi d’ogni fenomeno na- turale , conviene proporre loro
l’avvertenza di Cicerone : non sic causa inlelligi de- liri, ut rjuod cuique
aule cedui, id ei cau- sa sii, sed quod cuique cjjìcienier an- tecedei ( de
Fato C. XV. ). V. Necessità. Cause occasionali furon dqlte da’ me- tafisici
quelle , clic operano mediatamente, o sia che ricevono la forza loro per mezzo
d’ un altro agente. In un senso più spe- ciale son quelle , che secondo la
dottrina del P. Malebranche spiegano il commercio tra l'anima c il corpo.
Cotcsta dottrina ri- duceva tutte le cause naturali de’ fenomeni a pure cause
mediate, alle quali soprastà la volontà di Dio , che le fa agire per la sua
immediata intervenzione. Siccome gl’ inconvenienti della dottrina dell’influsso
fisico diedero origine a quel- la delle cause occasionali ; cosi gl' incon-
venienti di questa ipotesi suggerirono a Ixnbnitz l’altra de\ì' armonia-
pretlaóiiita. V. Armonia , Influsso, Ipotesi. Causalità’ ( onlol. ) , la
nozione della causa , astrattamente considerata come la virtù operatrice dell’
effetto. E però principio della causalità è stato denominalo il noto assioma ,
che tutto quel che ha cominciato ad essere, è prodotto da una causa. Della
verità di tal massima l’uomo at- tigna in se stesso la con viziane, dapoichò d
ogni nostra azione riconosciamo come causa la volontà e l’attività di cui la
na- tura ci ha dotato. E siccome non possiamo altrimenti riguardare la volontà
, che co- me attributo di Essere intelligente e li- bero; così la ragione si
serve di tal verità quasi di grado per ascendere alla cogni- zione di altre
cause ignote. In latti la co- scienza ci rivela la connessione necessaria tra
la nostra esistenza e la volontà d’un Essere maggiore che l'ha prodotta, donde
quellaltra verità , compagna dell’io esisto y cioè v'ha un autor della mia
esistenza. V. Io. Facendo di poi uso dell’ induzione , sì connaturale alla
ragione , noi trasportiamo il principio della causalità dagli obbietti interni
agli esterni , il che può direi che intervenga in uno de’ tre seguenti modi : o
quando gli obbietti esterni esercitano un’a- zione sopra i sensi nostri, nel
quale caso riguardiamo gli obbietti stessi come cause delie uostre sensazioni :
o quando giudi- chiamo de’ fatti degli altri conviventi, co- me fucciam de’
nostri propri : o finalmente quando dalla connessione dì due fatti che si
succèdono necessariamente l’uno, all'al- tro, giudichiamo che avvenuto l’uno,
debba avvenire ancora l’altro. V. Induzione. Così il principio di causalità è
la fiac- cola che rende utile la sperienza, ed in- siememenfe ci è guida all’
investigazione di tutte le verità ignote. Dalla coutiuua ap- plicazione che di
esso facciamo , ricavia- mo una conclusione generalissima, cioè che non si dà
effetto senza causa. In fine quando colla guida di tal princi- pio ci
rivolgiamo alla contemplazione della grande opera dell'univereo ; e quando con-
sideriamo che la volontà del Primo Es- sere , contiene in se la causa di tutte
le creature , e dell’ ordine maraviglioso col quale le parli dell' universo son
tra loro collegate ; che quella volontà ha impresso le sue leggi non solamente
allo spirito. Digitized by Google - 19 - ma anche alla materia; e che ha dato
ai corpi forze attive individuali, le quali si spiegano secondo l'ordine universale;
da questa contemplazione apprende la ragione a distinguere le cause immediate ,
le quali operano per una virtù loro comunicata , dalla primitiva ed originale.
Da tal distin- zione ricava ella la partizione delle diverse cause , partizione
che in sostanza non è se non l’espressione del principio della cau- salità ,
considerata ora nella potenza del- Ingente , ed ora ne'mezzi predisposti e
adat- tati al suo fine V. Causa. Da tultociò segue che il principio di
causalità, è una verità insita nell’ animo, o una illuminazione della natura,
manife- stata dalla coscicuza , e generalizzata dalla sperienza c dal
ragionamento. Per esso pe- netriamo nella cognizione della natura este- riore;
formiamo le prime induzioni che possiamo riguardare come i tipi de'noslri
giudizi intuitivi; acquistiamo la nozione della sostanza, o sia d'un subbielto
nel quale riseggono le qualità sensibili delle cose ; distinguiamo le qualità
de’ corpi , e formiamo le nozioni delle essenze loro ; spieghiamo le cause
immediate de’ feno- meni naturali , e ci apriamo la strada a conoscerne le
leggi. V. Induzione, Prin- cipio , Qualità, Sostanza. Newton ricavò dal
principio della cau- salità due delle sue cardinali regole del filo-' solare ,
cioè che nella spiegazione de’ fe- nomeni debbono essere ammesse quelle sole
cause , che sono le più semplici e le più alle a produrre l’effetto ; e che
agli effetti na- turali dello stesso galere conviene , per quanto è possibile,
assegnare le cause me- desime. V. Effetto, Fenomeno . Cerebro o Cervello ( spee.
) , viscere composto da sostanza corticale e midolla- re, racchiuso nella
cavità del cranio, nel- la quale lian coltro tutti i nervi della vita animale ;
e però è sede delle sensazioni. Colesta definizione appartiene propria- mente
all’anfropologia e alla notomia ge- nerale , perchè il cervello è l’organo ca-
ratteristico di tutti gli animali vertebrati. Ma siccome nel punto d onde muove
l’a- zione de’nervi , che è il principio della sen- sibilità e della vita
sensitiva , si è creduto che risedesse ancora il sensorio comune, o sia il
principio e la sede delle facoltà percettive dell’anima; così la filosofia spe-
culativa richiama a se la conoscenza delle funzioni di quest’organo, tanto per
distin- guere il fenomeno sensibile dall’ intellet- tuale , quanto per
dileguare gli equivochi che nascer potrebbero dalle opinioni di co- loro , i
quali hanno riposto l’origine del pensiero nelle materiali funzioni dell’or-
gano medesimo. Per evitare gli errori che nascer potreb- bero da tal
confusione, e per rispondere a quelli che lasciansi illudere dalle mate- riali
apparenze , gioverà stabilire due or- dini di tatti , uno die appartiene alle
fun- zioni de’ sensi , e l’ altro ali’ azione dello spirito. Ma prima di venire
a tal compa- razione uopo è conoscere alquanto meglio la struttura dell’ organo
, di cui vogliam conoscere le proprietà. Il cervello è rivestito di due meningi
o membrane principali , una crassa detta dura /rmdre, l’altra te- nue
denominala pia madre ; tra queste una terza sottilissima e trasparente, deno-
minala aracnoide , lo involge interamente senza contrarre con esso aderenza.
Delle due la prima esterna e craasa situata im- mediatamente dopo il cranio,
cui serve di periostio interno, lo riveste in tutt i sensi e forma una spezie
di tunica ai tronchi de nervi più grandi; la seconda fina e di- Digitized by
Google — 80 — Ticnta sì! nata sotto l’aracnoidc, h perfetta- mente aderente al
cervello, di cui abbraccia anche le parli sinuose. La sua massa per una
duplicatura della dura madre , detta falce , resta divisa in due lobi, die son
detti destro e sinistro emisfero, comechè tutlaltro che sferica sìa la figura
del cervel- lo. Le sue parti principali son tre: il cembro propriamente detto :
il cerebello o cervel- letto, che ò diviso dal cembro per un'altra duplicatura
della dura madre: e il midollo allungato , che è un prolungamento del eerchro c
del cerebello nel punto di loro congiunzione. Tutte tre le denominate parti son
quelle, che con tei mine più generico i notomisti chiamano encefalo. Parlando prima
delle molliplici coperture , colle quali lia voluto la natura custodire la
parte de- licata c fibrosa di questa sostanza, sede della vita , vuoisi notare
, che doppia è la qualità della sostanza .cerebrale , una este- riore, detta
corticale, l’altra interiore .- quella molle, umida e di color cinerizio,
questa più secca della corteccia, bianca, e fibrosa , nella quale risiede la
forza sen- tente. Entrambe sono involte sotto un’altra esterna copertura, che è
il cranio, com- posto di due tavole o lamine ossee , messe luna sopra dell’
altra, c tra le quali è la diploe, sostanza spugnosa, composta di libre ossee,
distaccala dalle due lamine, e piena di cclluletlc di varia grandezza. Passando
poi olle interne parti dell’ orga- no , nuli’ altro di certo ci dice la scienza
del notomista, se non quel eh; 1’ occhio osserva. Due grandi sorgenti di fibre
bian- che , cd altre accessorie ed innumerevoli si diramano pel cervello, lina
di quelle due ha per suo tronco il midollo allungato, ed è composto di sei
fasoeiti strettamente uniti , i quali diramansi prima per Io cer- velletto ,
cpoì per lo cervello, espanden- dosi come dal centro alla periferia. Le fi- bre
dell’altra sorgente prendono origine da tutti i punti della sostanza corticale,
come radici dalla terra, c camminano verso le parti centrali, seguendo una
direzione del tutto opposta a quella delle fibre della pri- ma sorgente , co’
fascetti delle quali s’ incrociano. Cotesti due ordini di fibre ac- compagnati
dagli altri fascetti fibrosi che provengono da’ numerosi gruppi della so-
stanza corticale , co’ quali scontransi cani- min Incendo , non solamente vanno
dal centro alla periferia, c tornano da questa a quello , ma passano dall’uno
emisfero all’altro del cei vello, e dall'altro alt’ uno, formando così le
numerose commessure , ebe uniscono le due parti della sostanza cerebrale. In
questa tela nervosa i notomisti distin- guono diverse paia di nervi, che presie-
dono rispettivamente alle sensazioni , come i nervi ottici, i motori degli
occhi, gli ol- fattori , i patetici , i gustatori , gli auditori, di altri. Per
quel che concerne le funzioni di cia- scuna delle parti del sistema
ccrebro-tpi- nale , noi abbiamo più congetture che co- noscenze ; e tutto quel
che v’ ha di men dubbio, lo desumiamo dalle deduzioni del- l'anatomia
comparata, c dalia notomia pa- tologica. Certamente , reciso un nervo , o
impedita la sua comunicazione col cervello, le parti tosino alle quali quel
nervo si esten- de , perdono in un istante sensibilità , e moto ; siccome pure
compresso il cervello, ogni animale cade subitamente nel letargo. Adunque il
fatto sicuro è , che quest’organo sia il centro delle sensazioni e del moto; ma
in qual modo esso eserciti tali funzioni, e in qual parte spezialmente risieda
la sua virtù , è un mistero. Se misteriosa è l’azione meccanica de’ nervi , più
impenetrabile è l’ associazione del pensiero al movimento di quelli. Taluni
fìsiologisti per mollo tempo liau latto credere, che siccome i lobi del
cervello formano l’organo necessario del pensiero , cosi il maggiore o minor
volume di essi fosse l’ indizio della maggiore o mi- nore perfezione delle
facoltà intellettuali del- l'uomo. Altri ban dato alla estensione delle
superficie del cervello , quel che i primi conceder volevano al volume. Ma la
con- gettura de' primi ( se potesse istituirsi pa- ragone tra l' intelligenza dell'
uomo e quella de’ bruti ) sarebbe smentita da un fatto , dimostrato dalle
osservazioni de’ più accu- rati naturalisti, che talune scimie del nuovo mondo
hanno un cervello in proporzione più grande di quel dell'uomo, menlrechè non
hanno veruna superiorità d'intelligenza a rispetto di tutti gli altri loro
congeneri. La seconda poi è distrutta da due radi- cali ragioni , .che rendono
falsa ogni com- parazione tra le facoltà sensitive e le in- tellettive , e
molto più escludono il para- gone tra i bruti c l'uomo. Imperocché se è affetto
ignoto il punto in cui si scon- trano le sensazioni coll’azione dello spiri- to
, non v' è alcuna analogia a stabilire tra quelle e questa. Potrebbero forse le
os- servazioni della Dolomia stabilire per cer- to , clic quanto maggiore è il
volume o l'estensione de’ lobi del cervello, tanto più grande sia l'
eccitabilità nervosa c la fa- coltà sensitiva d’ un uomo , o d'un altro animale
mammifero qualunquo ; ma dopo di aver dimostrato questo fatto, resterebbe un
altro grande salto , che è il passaggio dal senso all’ intelletto. Con quali
regole d' analogia potrchbesi da quello a questo argomentare ? E siccome lo
osservazioni de notomisti sono state fatte tutte sulle qua- lità del cervello,
ebe distinguono le spezie e non gl'individui ; così dobbiamo tenerle come
inconcludenti nella dimostrazione del fatto da essi presupposto. Il rapporto
trai volume o l’estensione del oerebro, e l’ in- telligenza umana potrebbe
solamente ac- quistare qualche grado di verisimiglianza, quando essi ci
presentassero la sezione del cervello di Bacone , di Galilei , • di New- ton e
di Leibnitz , con una serie di con- trapposti , cioè di uomini tanto noti per
bassezza di mente , quanto quelli furon ce- lebri per chiarezza e sublimità d’
ingegno. Sin qua noi escludiamo l'analogia per la ragione , che logicamente non
se ne può istituire alcuna tra le cose ignote. Ma v’ha un’altra via, per la
quale dalla di- versità degli effetti si può dimostrare la di- versità delle
cause che li produce. E per tal via camminando , se non potremo spie- gare
l'essenza delle sensazioni , nb inten- dere l'intima relazione, che queste
hanno colle funzioni del pensiero , riusciremo al- meno a conoscere la
diversità della ori- gine loro , e a stabilire una verità certa, cioè , che non
è permesso confondere quel che la natura ha distinto. Tal è lo scopo de’ due
ordini di fatto , de’ quali abbiamo testé parlato. Un di essi dimostra quel che
può riferirei a’ sensi ; l’ altro quel che appartiene esclusivamente alla
sostanza pensante. Primo ordine de' falli sentibili. i.® Gli obbietti esterni
feriscono i no- stri sensi : ferire i sensi altro non è che scuotere i nervi
portatori delle sensazioni: i raggi del sole , o di altro corpo lumi- noso
diretti o riflessi che sieno, scuotono i nervi ottici ; l’aria mossa dalle
vibrazioni de’corpi sonori scuote i nervi acustici ; gli odori, quelli dell'
odorato ; il sapor delle vivande, quelli del palato. 11 — a. 0 Lo scuotimento
(tenervi li comunica al cernilo. La slessa intelligenza umana insino alla
radièe , o al principio ( come non conosce come sentiamo , nè quel che voglia
dirsi ) , che è nel cervello. Simili succede ne’nostri organi interni , e
ignora ad un minutissimo filo ben teso, mosso persino che il cervello abbia una
parte uno de’suoi estremi , muovesi ancora lai- nelle sensazioni. La sensazione
è per se tro. Nel sonno, stalo in cui i nervi sono stessa muta nell'uomo, come
ne’bruti: ella men tesi , le impressioni o non giungono non può intendere nè
spiegare se stessa ; insino al cervello , o leggermente lo toc- e se f
impressione rimanesse nel cervello, cano , il perchè o non sono avvertite , o
noi non conosceremmo altro che il piacere avvertite , ci ridestano. 0 ‘1 dolore
sensibile , o saremmo indifio- 3.° Lo scuotimento denervi produce la renti
spettatori degli obbietti die ci ven- sensazione , la quale dura per quanto
con- gono da’ sensi esterni; o tutto al più teme- tinua l'impressione che i
nervi han ricevuto, remino quelli die ti hanno una volta offe- 4..°
L’impressione che i nervi ricevono so, o che ci spaventano per la loro novità,
per tanto è avvertita, per quanto ne sono e ti addimesticheremmo con quegli
altri, toccati gli estremi de’ nervi stessi , che che per esperienza
conosceremmo non es- stanno nel ccrvdlo. Parlando ora di quella serti nocevoli.
Per intender dunque che è sola avvertenza , che è propria della potenza la
sensazione , e per penetrare nella cogui- sensitiva; l’uomo del pari che ogni
bruto rione del corso ch’ella fà per mezzo del riferisce la sensazione non al
cervello, ma nervi insino al cervello, noi abbiam biso- al punto in cui succede
l’impressione: ri- gno del ragionamento, che è certamente ferisce l’obbietto
veduto all’occhio , il sa- fuori de’nostri organi. Senza di esso non poro alla
lingua o al palato , la puntura avremmo potuto fare l’autopsia di noi sta- rila
estremità del piede ponto , e cosi via si , e molto meno conosceremmo, che sono
discorrendo. i nervi e il cervello. Ora il ragionamento 5.° Le impressioni
sensitive e lo scuo- è la proprietà d’un Essere certamente di- timento de’
nervi possono intervenire an- verno dagli organi , il quale raccoglie i cura
nell’interno del nostro corpo, come fatti, nc scopre le relazioni, conosce
l’uso nel caso della fame , della sete , e d ogni che dee fare degli organi
stessi , o da que- dolore cagionalo sia da infermità, sia da sta conoscenza
perviene a quella de’ fini alterazione degli organi interiori. In que- per cui
ne siamo stati dalla natura prov- *ta spezie di sensazioni noi non vediamo
veduti. Un tale ragionamento si va in noi nè l’obbietto che le produce , nè il
modo sviluppando per un’altra serie di fatti pa- col quale esso agisce sopra di
noi ; ma ralelh, i quali successivamente si presen- non pertanto riferiamo
l’esigenza o il do* tono alla intelligenza dell Essere pensante, loro
all’orgauo che n’è affetto. Da ciò se- gue che nelle sensazioni esterne 1’
Essere Secondo ordine de falli intellettuali . sentente avverte due cose , cioè
f obbictto e l'impressione, nelle interne la sola ini- i.° La prima funzione dell'Essere
pen- prc&sioue ; c d'altra parte ignora come sante è l'avvertenza dell’
obbictto esterno, fobbictto abbia operato su’ sensi , e come che la sensazione
gii presenta. L'Essere che i nervi trasmettano l’impressione ricevuta avverte è
lamina , lo spirito, la ragione Digitized by Google 83 — umana : l’operazione
poi di-H'arvcrlire , è quel che dicesi percezione : nella percezione l'anima
non solamente avverte l'obbietto, ma forma l'idea dell’esistenza di esso, co*
me d’un altro Essere posto fuori di se. 3.° Noi abbiamo testé detto, che nelle
interne sensazioni sentiamo l’ impressiono e non l’obbietto. Ma non prima la
ragio- ne ha acquistalo conoscenza della interna sensazione , che ricava ancor
quella del- l’obbietto. Sentendo ima impressione pe- nosa o gradevole , ella
forma l’ idea del dolore e del piacere, e le dà un nome, accioccliè possa o
ripresentarla a se stessa, o comunicarla agli altri. Che è dunque
quesl'obbietto , che la potenza sensitiva non vede , e che la ragione
distingue? É l'idea generale ricavata dalla stessa sensazione. 3.° Il primo uso
che la ragione fa della sensazione è il dedurne quel , che debba ella ricercare
o evitare per la conservazione del corpo, che l’è dato per compagno. Il do-
lore ci fa conoscere, che il corpo o una parte di esso è indisposta , acciocché
l’ani- ma si affretti di apprestarvi rimedio , e di evitarlo per l’avvenire.
Ciò spiega perchè la sensazione è stata in noi predisposta dalla natura in modo
, che potessimo rife- rirla alla causa esterna che l’ha prodotta, e al punto
della sua impressione. Lo stesso è del piacere: quando il corpo ha bisogno di
nutrirsi o di dissetarsi , la fame e la sete genera un dolore , al quale
accorre la ra- gione. In generale il piacere e il doloro servono di eccitamento
all’anima, accioc- ché conosca quel che il corpo esige da lei, e contenga gli
appetiti istintivi ne’ limili di quel che è utile e salutare. 4 ° L’anima
avvertita dalle sensazioni non solamente giudica di quel , che è utile al corpo
, ma corregge ancora ed emenda l’errore de’ sensi. Lo stesso obbielto, quan-
tunque veduto alla medesima distanza, sem- bra ora più grande e ora più
picciolo j come per esempio la luna a vista dcil’orizzonte sembra più grande ,
e più in alto apparisce più picciola ; il bastone diritto in terra , sem- bra
rotto nell’acqua ; l’acqua tepida , toc- cata da una mano più calda , sembra
fred- da ; l’occhio a traverso d’un vetro colora- to , vede tutti gli obbietti
del colore stesso del vetro. In questi e in tutti gli altri casi d'illusione
de’ sensi , che sono innumere- voli, noi resteremmo illusi , se l’anima non ci
svelasse l’ errore , il quale nasce dalla impotenza de’ sensi , o dagli
ostacoli , che li mettono fuori dello stato loro naturale. 5.® Ma l'anima fa un
uso assai più imi portante delle sensazioni , perché per mezzo loro si solleva
molto più sopra della sfera de’ bisogni del corpo, e spigne i sensi a guardare
nella immensità degli spazi del cielo , e a toccare con mano il Creatore
de'sensi , di se medesima , e di tutta la na- tura. Prendiamo questo quadro da
un pit- tore maggior di noi : ( Quest’anima che raccoglie le nostre sensazioni
è rischiarata da principi di eterna verità , ed è dotata di nno spirito
investigatore delle relazioni di tutte le cose, e dell’ arte di ragionare, e di
dedurre conseguenze. Cosi formata, e piena di tanti lumi , trovasi unita ad un
corpo si picciolo che può essere riguardato come un nulla a rispetto
dell'immenso uni- verso. Cotesto corpo non pertanto é messo in relazione con
quel gran tutto, di coi c una minima parte ; e potrebbe dirsi essere un tessuto
di fibre finissime, disposte con tale artifizio, che i più forti movimenti non
possono alterarlo ; nel mentre che non man- ca ancora di sentire le più
dilicate im- pressioni. Notabili 8on quello che riceve dal sole , dalla luna (
almeno per quel che risguarda Porgano della vista ) , e dalie * Digitized by
Google - 84 — più alte sfere, quantunque da noi lontane per incomprensibili
distanze. Ora l'unione dell’ anima c del corpo è opera di si buona mano , di
tale ordine , e di tal buona cor- rispondenza, che l'anima è avvertita dalle
sensazioni di quel che suceede nel corpo, ne’ suoi dintorni , e ad
immensurabili di- stanze. In ogni sensazione ella scorge nuovi obbietti , o
nuove relazioni , delle quali ta- lune risguardano la sostanza del corpo , cui
è unito , e altre gli obbietti che lo cir- condano j in modo che da picciol
chiuso, in cui trovasi ristretta , estende al Mio le sue relazioni, c vede, per
così dire, trac- cialo l’universo nel suo picciolo corpo , co- me il corso del
sole in un quadrante. Per tal mezzo ella acquista conoscenze impor- tantissime
, come il corso del sole, il flusso e riflusso del mare, la generazione, la
moltiplicazione e le proprietà degli animali, delle piante , c de’ minerali ,
ed altre innu- merevoli notizie , tutte concatenate tra loro, le quali , e
nella generalità e nel partico- lare di ciascuna , annunziano il Creatore, a
chiunque sappia bene contemplarlo. Da tali notizie compone l’anima la storia
della natura , di cui i fatti sono altrettanti ob- bietti che feriscono i
nostri sensi. E per quello spirilo di relazione, di cui è do- tata , ne vede la
connessione , paragona luna coll altra, numera, misura, osserva lo opposizioni
o il concorso delle forze mo- trici , gli effetti del molo e della quiete,
l'ordine , le proporzioni , le corrispondenze, le cause particolari , le
universali , e lo ap- plicazioni loro a’ diversi stati del vivere so- ciale.
Così , combinando insieme i prìncipi universali suoi propri co' fatti
particolari , acquistati per mezzo de' sensi , penetra ad- dentro nella natura
, e ne conosce tanto quanto basta per giudicare che il più bello di essa è quel
che non l’è permesso di ve- dere. Tanta k Futilità del meccanismo dei nervi ,
capaci di esser toccati da obbietti sì lontani I E tal’ è l’opportunità delle
sen- sazioni , per mezzo delle quali ella perviene a sì grandi conoscenze (
Rossuet ) i ! Ora chi potrebbe confondere le opera- zioni sensitive colle
intellettuali , le uno dipendenti dal moto e dalle alterazioni degli organi ;
le altre da uno spirito su- periore al corpo , destinato a governarlo? Se da
una parte l’anima dipende nelle sensazioni dalle disposizioni dei corpo ; dall’
altra , lo trasporta , e ne muove le membra colla volontà e colla intelligenza.
Se l’ anima fosse solamente intellettuale , sarebbe tanto supcriore al corpo ,
che non potrebbe aver con esso alcun punto di contatto. Ma dall'essere ancora
sensitiva , vale a dire unita al corpo , e destinata alla custodia , alla
conservazione e alla tutela del corpo medesimo ; era necessità che la loro
unione fosse durante la vita tale , die si potessero distinguere le sua
operazioni intellettive , senza scindere la sua essenza che è indivisibile. E
siccome le due sostanze son di natura sì diversa tra loro , che l’una non
avrebbe alcun potere sull’ altra , se Dio creatore di entrambe , nou le avesse
, per virtù della sua suprema volontà, messe in una mutua dipendenza; cosi v’
ha una spezie di miracolo perpe- tuo e permanente , il quale si riproduce in
tutte le sensazioni che pervengono all'ani- ma, e in tutti i movimenti
volontari del corpo. V. Anima , Corpo , Sensazione. Certezza ( spec. e prat. )
, convizione della verità d'una o di più proposizioni. V. Proposizione, Verità.
Secondo Lcibnitz do vrebb’ essere defini- ta , la cognizione della verità, tale
che escluda ogni dubbio in contrario. Secondo altri , l’adesiono delFonimo ad
una proposiziono che si considera come vera. Delle tre dinotate definizioni
piace più la prima , perché non confonde l'alto del giudizio colla conseguenza
, che si riferi- sce allo stato dell'animo. Locke distinse due spezie di
certezza : certezza di verità, e certezza di cogni- zione : di verità ,
l'esatta convenienza o disconvenienza de'vocaboli colle cose quali in realtà
sono: di semplice cognizione , la convenienza o disconvenienza de’ voca- boli
colle idee , quali si concepiscono. E siccome noi non possiamo conoscere l'es-
senza reale delle cose; cosi ne derivò egli, che tutta la nostra certezza
riduce» a quella di cognizione e non di verità. Ecco aperta la porta allo
scetticismo , e distrutta la cer- tezza di tutta l’umana cognizione 1 V. Co-
gnizione , Essenza. Il concetto di Locke è una conseguenza dell'unico principio
di cognizione ch’egli ammise , cioè la sensazione. E siccome sta- bili che
delle sensazioni non possiamo dare alcuna dimostrazione, così ne ricavò l’al-
tra conseguenza , che non possiamo avere certezza di quello , che
imperfettamente i sensi ci fan conoscere. E qui v'ha uno scambio di due nozioni
essenzialmente di- verse , certezza cioè e dimostrazione. So è vero , che gli
clementi dell' umana co- gnizione sien due e non uno , cioè la sen- sazione , e
la cognizione di se medesi- mo , o sia il senso esterno e l ’ interno ; e se è
altresì vero , che la natura ha in noi collocalo una facoltà speciale dotata di
propria luce , o sia la coscienza , la quale ha in se i tipi della verità , e
ci sommi- nistra i mezzi da assicurarci della veracità del! esterno e
dell'interno senso ; non po- trà non ammettersi una sola spezie di cer- tezza ,
coraeche olla parta da diverse sor- genti. V. Coscienza , Sensazione. La
certezza, considerala a rispetto delle diverse sorgeuti , per lo quali si
acquista, è stala distinta in metafisica , fisica , e morale. La metafisica è
quella che esclude la oontraria proposizione per una impossibi- lità assoluta,
come per esempio, sarebbe impossibile che tre angoli d' un triangolo non
fossero eguali a due retti , e così di tutte le altre verità matematiche. Tale
spe- zie di certezza è propria delle verità ne- cessarie , e diccsi anche
dimostrativa , perchè quelle verità solamente son capaci dì logica
dimostrazione. V. Dimostrazione. La certezza fisica è fondala sopra la realità
della natura , o sia sopra un triplice fondamento: la sperienza de’scnsi,
l'infal- libilità della coscienza, e la verità de’prin- cipì intuitivi. Ha per
suo contrapposto l’im- possibile fìsico , come sarebbe per esempio, che il
contatto del fuoco non bruci la ma- no; che il sole non nasca domani ; che la
coscienza c'inganni; che io pensi , ragioni, dubiti, e non esista. V. Natura,
Realità. La certezza morale in fine è fondata sopra l’autorità, o sia sopra la
credenza che prestiamo alle sensazioni altrui , o che queste sicno il solo
fondamento del nostro giudizio , o che vengano da noi chiamate in soccorso
delle sensazioni proprie , quando abbiamo motivo di dubitare del retto state
de’ sensi. V. Autorità, Credenza. Taluni han volato sconvolgere quesl’an- tka
partizione , limitando la certezza alla sola dimostrativa , e facendo un’ampia
classe della probabilità , die han poi suddiviso in diverse spezie di evidenze.
Ma cotesta nuo- va partizione è impropria, imperfetta, e forse anche tinta
degli stessi vizi di quella di Locke, perchè fa scomparire la certezza fisica ,
sopra la quale è fondala l'economia della natura, e che trae seco l'adesione
del nostro animo con una forza non mi- nore , e diremo anche maggiore della
cer- tezza dimostrativa. V. Evidenza. Siccome la certezza morale non esclude
l’impossibile, nò il dubbio del contrario, cosi prende il nome di relativa in
con- fronto delle altre due spezie di certezza, che consideriamo come assolute.
llelativa ancora dicesi la certezza nel senso, che l’adesione del nostro animo
è sovente determinata , non da tutti gli cle- menti necessari alla cognizione
della ve- rità , ma da quelli solamente che hanno l’apparenza del vero. In
questo caso l’as- sentimento, fondato unicamente nella ve- risimiglianza ,
produce quella fallibile cer- tezza , che è propriamente detta probabi- lità.
V. Probabilità , Relativo. Cesto (spec. e prat.), addicltivo, quel che seco
porta la convizione della verità. Il certo , sostantivamente usato , vale cer-
tezza. Ne’ significati soliti del parlar comune , vale reale, determinato. V.
Certezza. Cimino. V. Idea, Nozione. Chimica ( crii. ) , arte di conoscere Io
interne proprietà de’ corpi per la scompo- sizione delle loro moleculc. V.
Molenda. Una tale scomposizione è quel die di- cesi analisi chimica. V.
Analisi. La chimica applicata alle diverse produ- zioni della natura, è stala
una delle prin- cipali sorgenti de' progressi delle scienze naturali e delle
arti. V. Arie , Seicnza. Chirologia {prec. nip.), arte di espri- merei col
gesto. CmaoKOMU {crii.), arte de' pantomimi che si esprimono co’ gesti. É una
delle arti imitative. V. Arte. Chihurgia ( crii. ), arie salutare , die
coll’aiuto degl’ instrumenti e de’rimedì detti topici , cura le ferite e le
alterazioni della membra, e d’ogni parte del corpo umano. È una delle arti
mediche maggiore delie altre , tra perchè i suoi giudizi son fondati sopra
fatti, e non sopra congetturo; e per- diè manifesti sono gli effetti delle sue
ope- razioni. È l’arte riparatrice della esisten- za, la quale dà all'uomo un
poter simile a quello della natura. Ella presuppone „ come tutte le altre
scienze mediche , una perfetta cognizione della notomia e della fisiologia ; e
siccome non opera altrimenti che sostituendo un male curabile ad ua altro
incurabile, o di più diflidle carna- gione; cosi non può essere la chirurgia
scompagnata dalle conoscenze patologiche e terapeutiche, die son proprie della
me- dicina. In conferma di che può essere ad- dotto l’esempio d’ Ippocrate ,
che fu ad un tempo il fondatore ddia medicina e della chirurgia. 11 composto
deU’una e dell’altra arie è quel che dicesi la medicina chirur- gica ; e questa
è quel che distingue lo sden- tifico dal pratico operatore. Del semplice
operatore volle Celso additare i requisiti allorché disse: esse chirurgus debet
ado - lescens, aut certe adolescenliae proxir mus ; manu strenua, stabili, nec
un- guam inlremiscente ; arie oculorum acri clarague; animo intrepidus,
immiseri- cors. V. Medicina. Cisco. V. pensiero. Cielo ( spec. teol. e crii .)
, lo spazio che contiene gli astri, e che a noi apparisce como una volta
azzurrina , e diafana , la qua- le copre la terra. V. Spazio, Terra. La
teologia di tutti i popoli lo ha con- siderato come la sede della Divinità, e
co- inè il più rimoto luogo dello spazio infi- nito, nei quale pcrverrassi a
vedere Dio più da vicino; dove Egli manifesta la sua gloria , e dove
acquislerassi uua più chiara conoscenza degli attributi suoi. Per un naturale
isliuto lo spirito umano lo risguarda come la sua patria di origine e di
destinazione ; e 1* uomo conta tra le sue prerogative di aver solo tra le crea-
ture ricevuto un aspetto naturalmente ri- volto al cielo. V. Aspetto, Spirilo.
11 deio degli astronomi è quella immensa regione eterea , che occupano il sole
e le stelle, e nella quale compiono i pianeti il corso loro. Nel comune parlare
scientifico per cielo intendcsi tutta la parte dello spazio, die è tra la terra
e le più lontane regioni delle stelle fisse. In questo senso suol essere di-
viso in due parti, cioè il cielo aereo, e l'etereo: il primo più vicino alla
terra, è posseduto dall’aria, e forma quel che di- cesi atmosfera : il secondo
suol esser con- sideralo, come pieno d'un fluido più leg- giero, più chiaro, e
meno resistente dd- l'aria, che è l'etere. V. Aria, Etere. In questo senso noi
distinguiamo le pro- duzioni ddla natura in celesti e terrestri, e d serviamo
di tal partizione per distri- buire sotto queste due grandi classi le va- rie
brandie della storia naturale e delle scienze làiche. V. Fisica. Storia
naturale . Ciglio ( prat .), corona di peli, die ve- stono le palpebre , e i
quali sembrano de- stinati a preservare gli occhi dagl’insetti, e dogli altri
corpicduoli , che aggirami nell - aria. V. Occhio, Palpebra * Le ciglia son
caratterislidie di tutti gli animali mammiferi : nell’uomo servono an- cora a
contornare l’occhio , e a dargli gra- zia ed espressione: ne' giovani
contribui- scono a rendere lo sguardo più soave , e ne’ vecdii più grave.
Circo.nspezioxe (prat.), prudenza, che lia risguardo a più motivi di
convenienza. CiacojiVEszKWE (pral. ) , insidia prepa- rata con rigiri, o altre
macchinazioni. Civile (pral. ) , tutto quel che si rife- risce alla società , o
all'uomo , considerato in questo stato. - Come addietlivo di storia , V.
Storia. Civiltà’ (pral.), abito di maniere cor- tesi , per le quali si rende ad
ognuno il debito onore. Cl isse (disc.), ordine di generi o d'in- dividui , che
noi formiamo per la compa- razione delle qualità loro. Colesto vocabolo ha due
significali , uno antico c comune , l’altro moderno e scien- tifico. Classi
chiamarono gli antichi le cin- que sezioni del popolo , formate per pro-
porzioni di censo : classi chiamò Cicerone gli ordini de’ filosofi , paragonati
per me- rito di dottrina : classi chiamò Quintiliano le compagnie degli scolari
messi sotto la scorta d'un comune precettore: classi in- fine furono chiamale
altre ragunanze e collezioni di cose. In questo primo signi- ficalo è notabile
che lo stesso vocabolo si dà sempre ad una collezione d’ uomini o di cose
comparate per le qualità loro , comeehò talvolta comprenda moltitudine d’
individui , ed altra volta pluralità di generi. Digitized by Google - 88 - H
significalo moderno e scientifico ci ■viene dalla sloria naturale, la quale per
abbracciare in una metodica partizione l’immensa varietà de’generi, delle
spezie, c degl’ individui , che formano la materia delle sue investigazioni ;
fece tre grandi partizioni di tutte le produzioni della na- tura , che chiamò
regni, l'animale, il ve- getabile , e il minerale ; e suddivise cia- scun di
essi in classi , generi e spezie. in questo senso dunque la classe è un ge-
nere superiore, clic ne ha molti a se su- bordinati. Cosi gli animali presi
insieme, paragonali a’ vegetabili e a’ minerali, for- mano un regno ; ma di
questo regno for- mano altrettante classi i quadmpedi, i pe- sci , gli uccelli
, che poi suddividonsi in molli e diversi generi. Vuoisi notare, che cotesto
secondo significalo differisce dal primo , sol perchè raccoglie generi , e non
individui; ma ha collo stesso di comune, che i generi son più , e che l'unione
loro nasce del pari dalla comparazione delle qualità simili. Qual de’ due
significati riterrà per se il linguaggio scientifico? È manifesto che il
secondo è più logico del primo. Adope- rare la voce dasse per collezione d’
indi- vidui, sarebbe un’ addoppiatura del gene- re ; riservarla per quei generi
die hanno tanto di proprio e di diverso dagli altri, che indur potrebbe errore
o confusione , è una necessità. V. Genere, Individuo, Spezie. Classificare
{disc. ), vocabolo nuovo ne’ dizionari , ma comune nell’ uso , che vuol dire ,
ordinare le cose per classi o per generi. Non somministrando il linguaggio un
altro equivalente , ed essendo la sua de- sinenza allatto italiana , non è chi
possa farsi uno scrupolo della novità. Se diciamo dannificare , coruecliè avessimo
un verbo equivalente nel danneggiare ; perchè non diremo classificare , che non
poirebb' es- sere altrimenti espresso? Coesione ( spee. ) , forza per la quale
le parti d’un corpo sono tra loro unite. V, Corpo. La coesione non è uguale in
tutti i cor- pi , o sia , le particelle elementari di essi non sono sempre
unite insieme con cgual forza ; d onde nasce , die i diversi gmdi della
coesione producono i tre differenti stati , in cui si trovano i corpi , di
soli- dità o durezza , di liquidità , e di flui- dità aeriforme. La coesione è
una delle qualità prima- rie della materia : senza di essa i corpi non
esisterebbero , perchè le loro particelle elementari sarebbero disgiunte e
sperpe- rate nello spazio. Noi concepiamo la materia come com- posta di molecule
impercettibili aderenti tra loro, dall’unione ddle quali risultano le parti
sensibili de’ corpi. Cotcsta maniera di concepire i composti presuppone
necessariamente l’ idea d’ una forza , che {accia perseverare i componenti
nello stato d’unione , ed impedisca ad altra contraria forza il separargli.
Questa è quel- la forza, che dicesi di coesione. V. Mo- lecula. Giacomo
Bernulli spiegò la coesione per mezzo della pressione uniforme dell’ atmo-
sfera , e addusse in pruova di tal conget- tura l’esempio delle facce levigate
de’ mar- mi, le quali sono perfettamente aderenti all’aria libera , e sono poi
facilmente sepa- rabili nel vacuo. Una tal’ esperienza è fon- data sopra un
falso presupposto , e quando fosse vera, potrebbe tutto al più provare
Digitized by Google la coesione delle grandi superficie, e non già l’unione
delle molecole. Newton spiegò la coesione per mezzo dell'attrazione, e cre-
dette che le molecule de corpi si attrag- gano a vicenda con una forza , che
nel con- tatto immediato è grandissima , e che poi va gradatamente scemandosi ,
tosino a per- dersi interamente nelle grandi distanze. I chimici am metto n
pure l ’ attrazione mole- eulare , che chiamano coesione o affinità, secondo
che ha luogo tra molecule della stessa , o di diversa natura. V. Affinità ,
Molecola. Qualunque de’ dinotati vocaboli da noi si adoperi per {spiegare
l’unione delle parti della materia, non facciamo altro che espri- mere un puro
concetto delia mente. La vera causa di quella unione , che dà alla materia le
forme e gli aspetti , che si os- servano ne’tre stati de’corpi sopra connati ,
è uno de'misteri della natura. Se potessimo giugnere a scoprirlo , avremmo per
metà conosciuto l'essenza della ccnnata sostanza. V. Essenza, Sostanza.
Coesistenza (onlol.) $ la contemporanea durata delle cose, considerate nella
attua- lità loro, e non come causa luna dell’altra; 0 come antecedente l’una e
susseguente l’altra. V. Attualità, Durata. Nell’ordine delle cose sensibili
distia- guonsi le cose coesistenti dalle successive, delle quali è proprio
l’antecedente e il con- seguente, o la causa c l’ effetto. V. An- tecedente ,
Causa. Inoltre le cose coesistenti, comechè di- verse e non dipendenti l'una
dall’altra, hanno non pertanto una connessione d’ or- dine tra loro , che le fa
tutte servire ad un fine della causa prima. Tal è quel che 1 metafisici e i
teologi han chiamato nesso delle cose coesistenti, nel quale è riposto il più
luminoso argomento delle cause fi- nali , o sia della suprema intelligenza ,
au- trice e conservatrice deli' universo. V. Dio, Universo. Noll’ordine poi
delle idee astratte , i me- tafisici ban chiamato coesistenza la con- nessione
necessaria di due o più qualità nel medesimo subhietlo. Coesistenti per esempio
possono dirsi le qualità caratteristiche o es- senziali , per le quali
definiamo le sostanze, come il ferro, l’oro, c gli Esseri ciascuno nella natura
loro. Locke fece della nozione della coesistenza una delle quattro classi ,
nelle quali possono essere ridotte tutte le nostre idee di relazione. V.
Relazione. Leibnitz chiamò concorso quel che Lo ckc aveva detto coesistenza; ma
la diffe- renza del vocabolo nulla aggiugne al me- rito del concetto, il quale
sembra restri- gnere senza alcuna utilità i nostri giudizi di convenienza, e di
relazione. Cogitativa ( spec .) , virtù o potenza del- l’anima , per la quale
l’uomo conosce gli obbietti delle percezioni insieme con tutte le relazioni
loro. V. Percezione , Rela- zione. 11 Varchi l’adoperò come caratteristica
della ragione umana , avendo per con- trario chiamato estimativa la potenza più
limitata de’ bruti , i quali non hanno idee universali , nè astratte; il che
sembra poter essere ritenuto come vero. V, Estimativa. Cogitazione ( lat .
sup.) , vocabolo latino adoperato da' nostri antichi per pensiero , siccome
pure adoperarono essi il cogitare per pensare. V. Pensiero. s Cognizione
(spee.), fi corredo delle uma- ne conoscenze , secondo la naturale capa- cità
dell’animo. V. Animo, Conoscenza. 12 Digitized by Google — 90 - È un vocabolo
adoperalo promiscuamente per esprimere , ora la somma delle cono- scente
acquistale, e ora la capacità di acqui- starle. Locke la definì : la percezione
della connessione e delta concernenza di due idee; e dopo di averla cosi
definita, si valse dello stesso vocabolo per esprimere, ora la facoltà
cognoscitiva, ora le cose co- nosciute , cd ora l'atto per lo quale l'ani- mo
giudica dello convenienza loro. L ma- nifesto, die la sua definizione o non ab-
braccia tutta la cosa definita, o confonde tre divorai significali. Per bene
intendere quanto difcUuosa e ambigua sia la definizione di Locke , gio- va in
primo luogo distinguere la cogni- zione dalla semplice conoscenza , dacché
questo vocabolo più propriamente si ado- pera per esprimere la comprensione
delle verità singolari , dal complesso delle quali risulta tutta l’ umana
cognizione. A tal distinzione prestasi la lingua italiana più della francese ,
che nel solo vocabolo con- naia sance confonde i tre significali. In secondo
luogo, il giudizio per Io quale l’ animo accoglie o rifiuta la conve- nienza
delle idee c delle relazioni loro i qualunque sia il significato che possa
darsi alla voce cognizione ) , de avere un significalo disliuto, perchè
necessaria- mente interviene nella cognizione , anzi la precede, non polendosi
concepire as- senti mento alla convenienza o disconve- nienza delle idee, o in
altri termini , non potendosi affermare o negare , senza il giu- dizio. V.
Giudizio. Ma quali sono secondo Locke le idee della convenienza , dalle quali
risulta la cognizione ? Le idee , per lui , sono f unico obbiolto dei pensiero:
quelle sole l'animo contem- pla : non contempla k cose , perché le co- nosce
non immediatamente , ma per mezzo delle idee : le idee non sono se non le im-
magini delle cose: la realità dunque dei- fumana cognizione è riposta
unicamente nella conformità che le idee hanno con le cose che rappresentano.
Prescindendo dalle conseguenze , cui co- testo sistema conduce ; certamente la
de- finizione lascia fuori del definito tutti gli obbietti del pensiero , che
non possono es- sere qualificali come idee , e tutte le verità die noi
conosciamo per esperienza, delle quali verità spesso non ci è dato conoscere le
relazioni che esse hanno con altre. La de- finizione dunque non è compiuta nè
esatta. Ma Locke fece della cognizione una fa- coltà doppia , avendo dato
all'animo due |H>tenzc per le quali giudica della conve- nienza o
disconvenicnza delle idee : per una , della cognizione , scopre la conve-
nienza e la disconveoieaza, e ne acquista la certezza : per l'altra , delta giudizio
t unisce insieme due idee o le separa , e no presume la convenienza quando non
possa con certezza discernerla. In somma diede le verità intuitive e le
dimostrate alla co- gnizione, le opinioni e le presunzioni al giudizio.
Lasciando di ripetere quel che abbiamo testé dello del giudizio, la rannata
distin- zione restrigne per altra via l’umana co- gnizione , dapoiebè la limita
olle soie ve- rità intuitive o dimostrate, escludendone l’opinione , la verità
o la certezza relativa, la semplice probabilità, la vcrisimiglianza, o sia quel
che ne forma la porte maggiore. Ora la somma di tutte le umane cono- scenze ,
considerata quale esser può per la naturale costituzione della niente umana,
semiira meritare un nome distinto, lin tal nome si trova nella comune accezione
dei vocabolo cognizione; e però conviene ritenere più il significalo comune,
die quello datole da Locke. V. Certezza. Collisa ( prai .) , vocabolo proprio
della medicina, die vuol dire bile. In senso trafilalo , vale sentimento di
sdegno, occasionato da un qualche fatto per noi dispiacevole. E meno deli’ ira
e del furore. V. Furore, Ira. Collettivo ( dine, e «pee. ) , nome che esprime
la moltitudine , o l'aggregato di più individui. V. Individuo. Taluni filosofi
, e tra questi i puri no- minali , han considerato come collettivi tutti i nomi
generali, e gli hanno avuto come vocaboli introdotti per comodo dei linguaggio
, privi di qualunque realità. Cotesto scambio contiene un crror di pria- dpi ,
perchè distrugge l’ essenze reali , e riduce i nomi de’ generi e ddle spezie a
puri segni arbitrari. E però deesi distin- guere il collettivo dal generale nel
senso, die sarà spiegato negli articoli concettila* lieta, essenza , generale,
nominale , e reale. V. queste vod. Collisione (prat.), senso traslato, preso
dal mutuo percuotimento de’ corpi, mossi per contraria direzione; e vuoi dire
con- trarietà di doveri o di leggi tra loro in- compatibili. La collisione
delle leggi può esser vera o apparente : è sempre apparente nelle leg- gi della
natura , e per l' opporlo scontrasi sovente nelle positive. Lo stesso è de’ do-
veri , che ci vengono dalle leggi naturali; dnccbè non può per esse darsi
contrarietà di obligazioni , ma solamente opposizione di un dovere imperfetto
ad un altro per- fetto ; nel quale caso il maggiore esdude, e spiega il minore.
Quelli che han trattato della collisione delle leggi naturali , hanno per lo
appunto inteso spiegarne le apparenti contraddizio- ni , c mostrare l’
applicazione di ciascuna legge al proprio caso. Li generale l’apparente
colimene delle leggi naturali può nascere o dallo scon- tro di due precetti che
non poeson essere simultaneamente eseguiti , e de’ quali uno dee cedere all’
altro ; o da nostro diletto d’interpretazione, quando erriamo circa il senso ,
nel quale la ragione comanda o vie- ta un’azione. V. Azione, Dovere , Leggi .
Colore ( egee. ) , idea semplice e inde- finibile , che può in altri termini
spiegarsi, come una sensazione in noi prodotta dalla luce riflessa da’ corpi.
Le spiegazioni di tal fenomeno son pro- prie delia Fisica. É uoa delle qualità
secon- darie della materia. V. Materia, Qualità. Colpa [prat.), mancamento al
dovere. In un senso più mite , accettato anche da’moraiisti , è il fallo nato
da negligenza o omraissione. V. Negligenza , Ommie- sione. Qohandamento. V.
Precetto. Gommili v (crii.), immagine o rappre- sentazione della vita domestica
o civile degli uomini , latta per dilettare , o per istruire gli altri. É una
delle arti drammatiche e imitative. Commislr azione {prat.), sentimento di
tristezza c di benevolenza , che in noi su- scita l’allrui male. Cotesto
sentimento è proprio della na- tura umana per una provvida disposizione del suo
Autore : è una riflessione o ri-percussione del male altrui sopra noi stes- si
, onde lo riguardassimo come un mal comune : è un presidio dato al debole e
all’ innocente , che son sopraffatti dalla sventura. In questo sentimento è
riposto il ger- me di quel sublime precetto , nel quale son racchiusi tutti i
vincoli dell umanità : Ja per gli allei quel che vorresti, che fosse fallo per
te stesso. Comparata. \. Nolomia. Comparativo ( di se. ) , grado medio tra il
positivo e il superlativo de’ nomi di qua- lità, che in talune lingue esprimesi
con una diversa inflessione de’ nomi stessi ; e in altre colle particelle più o
meno, che pur diconsi comparative. V . Comparazione., Comparazione [spec. edisc
.) , conoscenza di due obbietti , considerali in quanto alla somiglianza o
dissomiglianza delle qualità loro , o al rispettivo modo di essere. V . Mo-
llo. Qualità, Somiglianza. È il fondamento delle idee di relazione tanto nelle
cose sensibili , quanto negli obbietti del pensiero. E una operazione dell’
intelletto , caratteristica della ragione superiore dell'uomo, dapoichò è il
mezzo per lo quale formiamo i generi , sceveria- mo le qualità da' subbietti ,
e torniamo a paragonare tra loro le nozioni generali , così formate. Non è già,
che i bruti non abbiano una certa virtù comparativa , ma essa è limitata alle
cose sensibili , e alle qualità apparenti o manifeste di quelle ; non patendo
essi generalizzare , nè astrar- re. Iai differenza tra lo virtù comparativa
dell' uomo , e quella de’ bruti può essere con bastante precisione spiegata co'
due contrapposti di facoltà intellettiva ed esti- mativa , o con quelli altri
proposti da Leibnitz , di deduzione , voce propria della facoltà ragionatrice ,
e di consecuzione , espressione conveniente allo quasi neces- sarie conseguenze
, delle quali è capace l’ intelligenza degli animali irragionevoli. V.
Consecuzione , Estimativa. Compassione (praf.) , pietà viva del male altrui , e
tanto viva che ci fa patire con quei che patiscono. È più generica della
commiserazione, che conviene soltanto al male de’ simili a noi ; laddove il
compas- sionare si usa per ogni animai sensitivo. Compatimento ( prat. ) ,
indulgente escu- sazione, che concediamo «."difetti , o a' falli altrui.
11 compatire è diverso dal compassio- nare , che è sentire compassione. V. Com-
passione. Compiacenza c Compiacimento (prat. ), diletto , di cui taluno si
allegra , sentendolo. Compiagnerb e Compiangere (prati), con- dolersi, o
lamentarsi. Si adopera anche in scaso attivo, come quando dicesi di compiagncre
qualcuno. Compianto , sost. (prat.) , condoglicnza, o lamento. Compiuto ( ontol
.), quel die non manca di alcuna delle sue parti. Nel senso ontologico, vale
perfetto, sì che adattasi ancora agli Esseri immateria- li , die consideriamo
come perfetti nell’ es- senza loro. In questo stesso significalo vale assoluto,
c Dio dicesi essere un Ente per ogni verso compiuto. Ciò spiega la definizione
(lata da Aristotele dd completo, cioè di quello, che non può trovare ftutr di
te nulla di ciò che gli è proprio. Complesso (tpec. e dite.) , la combina- tone
di più idee semplici di diversa spe- rie. V. Idea. Giova distinguerlo dal
composto, cb‘ è proprio delle cose materiali , e adoperarlo per le sole
combinazioni del pensiero, on- d’ evitare le false analogie trai materiale e
l’intelleltuale. V. Compotlo. Componente. V. Composizione, Com- posto.
Composizione (onlol. tpec. e dite.) , ag- gregato di parti, che formano un
tutto, il qual dicesi composto. V. Parte. È proprio della materia , a rispetto
del- la quale la filosofìa pretese concepire e immaginare il modo col quale fu
forma- ta. A questo concetto appartengono le di- verse ipotesi fatte intorno
alla natura degli «tomi e delle molecole, considerati come suoi componenti. V.
Atomo , Molecula. Composizione d’ideo è stata detta l'unio- ne di più idee
semplici, o sieno i diversi modi del pensiero ; ma a rimuovere l’am- biguità
giova meglio per gli atti del pen- siero surrogare il complesso al composto.
,V. Complesso. Composizione logica, dicesi l'unione del predicato col subbietlo
, del pari ebe la congiunzione degli argomenti per giugnere alla conseguenza.
Gli scolastici diramarono composizione metafisica l’ unione del genere e della
dif- ferenza , d’onde poi nasce un tutto, che di- viene spezie. L'idea
dell'uomo, per esem- pio , è una composizione delle due idee di mimale, che è
il genere, e di ragione- volo, che è la differenza, la quale lo dè «tingue
dagli altri animali. Senza entrare nella ulilità di simili categorie, vuoisi
no- tare che ogni combinazione di generi , di spezie o di differenze,
appartiene alialo- gica , e non alla metafisica. Compossiwle ( onfol. ) ,
vocabolo scola- stico, usato ancora dal Segneri, e dinota quel che può esistere
insieme con un'altra cosa, c che comunemente direbbesi com- patibile, o non
ripugnante. Compostezza ( prat. ) , modestia negli esterni portamenti. Composto
(spec. eoniot.), l’aggregato di più parti , per sua natura divisibile a
dissolubile. È proprio della materia , e ha per suo contrapposto il semplice.
V. Com- posizione , Semplice. Comprendere ( spec. ) , esercitare 1’ alto della
comprensione. V. Comprensione. Adoperato nel senso del comune parla- re , vale
intendere , e conoscere. Comprensibile ( spec. ) , quel che è alla portata
della umana capacità. V. Capacità. La capacità dell’ umana mente è deter-
minata , o dalla qualità delle cose , alle quali vogliamo applicarla, o dalla
natura delle nostre facoltà. Ella è sfinita , tra per- che la natura l’ha
limitata a quel che può essere utile alla nostra esistenza, c perchè
l’intelligenza d'nn Essere finito, non può esser capace dell’ infinito. 11
primo requi- sito dunque dell’ umana sapienza sta nel coMoseere quel che è
comprensibile , e quel che tale non k. Questo ò il senso della massima che
Socrate esprimeva col cele- bro detto: il sapere sta nel conoscere che nulla
sappiamo. La modesta confcssionc della noslra ignoranza contiene im-
plicitamente la conoscenza de' limili di quel che sappiamo. 1 Pirronisti c gli
Scettici Tollero distruggere anche la conoscenza di siffatti limiti ,
convertendo in un dub- bio tanto quel che crediamo di conoscere quanto quel die
ignoriamo. Da ciò nac- ipie l’ incomprensiòt/e , o l acalalepsia , dje è l’
impossibilità di comprendere o di conoscere qualunque cosa. somigliar non
può dirsi la piò maravigliosa opera idea che nfTnllo non so g ^ dell’universo ,
è certamente per noi la più manifesta e immediata pruova della infi- nita
sapienza di Dio , e del fine benefico delle opere sue. Cosi in ogni tempo , a
cominciar da Socrate . da Aristotele , da Galeno , e venendo insino a’ moderni
, lo studio e l'analisi delle parti del corpo uma- no , delle proporzioni loro
, e delle leggi meccaniche che ne regolano le funzioni , han somministralo alla
teologia naturale i più luminosi argomenti della esistenza d’una prima causa.
Vorremmo , per onor della ragione umana , che l ateismo e il materialismo non
avessero mai trovato fau- tori tra’ fisiologi , nò tra gli astronomi , e che
costoro fossero stati sempre i primi ammiratori si del piccolo , che del grande
mondo. Ma tal e la fallacia del nostro ra- gionare , elio Terrore trae spesso i
suoi ar- gomenti dalla luce stessa , die dovrebbe dissiparlo. L’ordine si
astrae dalla intelli- genza del suo autore , c si cangia in ne- cessità: i
fenomeni si separano dalla loro causa , e si attribuisce ngli organi stessi la
forza che gli produce. V. Fenomeno, Necessità. Idea Citi; tuintw o • , potrebbe
a’ corpi medesimi. Per tal modo Malebranche c Berkeley furono gli antesi- gnani
di «india famosa dottrina , cui llume diede T ultima mano , negando la realità
delle idee c dello spirito stesso. \ . Scettico. Questo cenno delle opinioni
intorno alla sostanza o natura dc’corpi, dimostra come dal desiderio di
spiegare le cause ignote de' fenomeni naturali, si giunse in line a negare la
realità de’ fenomeni stessi. Cosi, r ignorare come siam fatti , c come veg-
liamo o sentiamo , divenne una ragione v,er negare l’essere, il vedere, e il
sentire. In un significato più speciale, ìnlendonsi por corpi le parti della
materia organiz- zata o sicno i corpi organici, che si di- stinguono
AagVùiorganici. 1 corpi organici, c tra questi l’umano , posson dirsi il capo-
lavoro della natura, dapoidiò contengono il più sublime parto della sua
sapienza, la gradazione di tutte le forme , delle quali la materia fc capace ,
il saggio di tutte le forze, che un principio attivo può comuni- carle, il
saggio infine degli elementi delle macelline e degl’ instrumenti tutti, co
quali può la mano dell’uomo giugnen. persino a muovere le grandi masse de a na
ora. La contemplazione delle innumere! o i spe zie de’ corpi organici svela all
uJ^; Dd0 passiamo plesso chene orrniam , ■ portamenti a fMn V’TS^ neap ^rS
della vita. Tale «W wcDU civile , dd* filosofia morale, i desideri a quali h
propri. 0 lmd dcUa società. fine della virtù, o » a rie *«/eno. Per ora natura,
adontato qual e nel fine d • d dell’uomo, dalle diverse coodumm ^ Va parte
Certamente i desi v^, contengo- razionale degl, ^^i volontà. &» ...
«rtncmio o co»“ stessi , aderì hanno v-B - - u ni aa Certamemc • _ . . nctche
conieug- ; n0 «ina «,««* “ „,•„»* **." 2 +* V- m e a no. , e per dicorv si
animai^ ua p tm c.pio o llU stessi, principi d’anone, ^ nc Ae nasce ^ Ma d
altra parie \ Amento for- ^ ( J uall la o«a « ^ u disami- daUa privazione b un
modo ^ «fioalà e dd d annosi , o -ni -r^riu ^ -jr o ma il carattere dd a-jg^ ^
dd ^ ,, fcjd* ^ ^ delle del dolore , 0 c dalla riflessione, si coi dementi o
dalla im magma zion Senza de- ^ > di cui son semp il che lo fa p ro l k
quale con- • nc jpt, rider questa conU °\ ’Jito spirilo c alla P verrebbe legga
c certa mente dire ^ geu-ifiihta de brn , ffMÌone anunahe SlUàd.br«fi,«Pj-^maUe
che b uno de’ P^P‘^ d iviene affatto razionali insieme , « diam0 a consi-
razionale quando no P sop ra derare l’influenza eli P y Jycnte, U volontà
dell'agente morate. Principio, Volontà. , . j dcs idcrì co- muni hanno me
principi dell egoism . j n gli hanno distinti in « c L ' iteid dMduali cio'e e
sooabdi.K Dottore nc addilù tre, come a cioè u aesiucviM . dise ) ,
terminazione di v* OrscitmA 1 “' J. caboli , o di pcrmdn nu m«o Ogni Vmgua to
for(uan0 u oo de. 1»^ fi caraiu » 1 - — / rat 1 dolore intenso che DrsoLAnoJm ^
aoa fa speranza «—Destinare ( spee, ) , predisporre una co* sa colla intenzione
di (aria servire ad un determinalo scopo. Prende la sua radice dalla voce
destino, per lo quale gli antichi dinotarono quella potenza superiore , che ha
predisposto gli Esseri e le cose tutte. Desttnazione { spee. ) , Fatto per lo
qua- le è determinato il fine cui l’Essere , o la cosa dee servire. Coà
chiamiamo destinazione dell' uomo 10 scopo cui b stato la sua vita indiriz-
zata da Dio ; e destinazione degli animali 11 servizio clie prestar debbono
all’uomo secondo la rispettiva loro natura. Destilo. V. Fato. Determinare (
spee. e onlol. ) , l’operar d’ una causa , per produrre in qualche subbiello un
cangiamento , o un modo di essere più che un altro. V. Cangiamento, Modo.
Determinato ( spee. ) , quel che riceve una certa dimostrazione , o che vien
con- siderato come dotato di una qualità di cui è naturalmente capace.
Determinazione (spee. e ontol.) , l’alto per lo quale la volontà accoglie o
rifiuta l'azione. V. Volontà. La determinazione de’ essere considerata come un
atto solenne del giudizio , che •succede alla deliberazione , c come la sen-
tenza che l’animo pronunzia intorno alla convenienza o disconvenienza dell'azione.
Ciò non ostante non può la determinazione essere scambiata coll’ azione, dacché
la di- stanza tra i’una e 1 altra , può non essere riempiuta, o per volontà
dello stesso agen- te, o per altrui fatto. Per volontà dello stesso agente, se
una seconda determina- zionc figlia d’un nuovo giudizio , \ enga a ritrattare
la prima; nel clic é riposta una delle maggiori pruove del libero arbitrio. Per
fatto altrui, se l'azione voluta dali a- gente non riceva compimento per la re-
sistenza d'un ostacolo qualunque. V. Ar- bitrio , Deliberazione , Giudizio. Gli
scolastici diedero una definizione più generica della determinazione , perché
la riferirono non alla sola volontà dell'agente morale , ma aH’azione di
qualunque causa; e però la definirono, l'azione per la quale una causa opera in
un modo più che in un altro. E per fare meglio intendere che fosse la
determinazione , supponevano un agente indifferente ad eseguire più cose, il
quale fosse obligato per una particolare causa a farne una in preferenza delle al-
tre ; c dislingiicvaii poi questa causa in tre modi , ciascun de’ quali dava
alla de- terminazione un diverso nome : chiama- vano effettiva la
determinazione che pro- cedeva dalla causa efficiente : formale , quando la
materia indifferente a tutte le forme , venisse a riceverne una più che
un'altra : materiale quando la causa fosse di quelle che operano secondo la
natura del subbiello , come , per esempio , il fuo- co , che indura l'argilla e
liquefa la cera. Un altra distinzione facevan pure della determinazione in
fisica e morale. Per la fìsica intendevano la prima e originaria causa , la
quale ha dato l’essere alle cose, e l’ attitudine a tutte le cause secondarie;
il qual concetto somministrò poi occasione a dispute tra’ teologi , circa il
modo, nel quale quella prima determi- nazione fosse operativa. Morale chiamarmi
la determinazione d’un agente morale , ca- pace di volere, di consigliare, e
d'imperare. Digitized by Google ' 456 u regole di ***l^S» ,rssi& fical ° *
a solo che à« bb * Affleremo ** de cU argom°n » uura del W*W" ® ” a* '
'J.5» 1 e to S'*™' 0 ° to™ “££% '“a-M’StiS ° t-S *£££•• • *C. fin = Sj^33sr.£ tare. V. Arie. so, han somministrato
le regole della elo- quenza dialogica , e ne hanno determi- nalo i suoi vari
generi. Piatone e Cice- rone , tra gli antichi , diedero la forma de’perfetli
dialoghi filosofici ; Luciano , dei dilettevoli. Tra i moderni , Galilei ha dato
i didascalici , Fénélon gli oratori ; e i grandi tragici e comici dc’duo ultimi
tra- scorsi secoli , i modelli de’ dialoghi dram- matici. Molti altri belli
ingegni , c soprat- tutto Footeuclle c Galiani bau tolto al dia- logo la sua
naturale sterilità , innestando la severità de’ dialoghi filosofici alla va-
ghezza de’ dilettevoli c de’ poetici. Ciascuno de’ connati generi ha le sue
regole proprie , ma tutti si accordano in taluni precetti generali e comuni. Il
dia- logo è una scena scritta , c come tale par- tecipa dell’azione drammatica.
Gli ascol- tanti o lettori trovar debbono nel suggetto un interesse, che
impegni l’attenzione loro: i suoi accessori , che sono gli episodi , o
incidenti , debbono sostenerla , e non de- fatigarla : la sua fine soddisfar
dee l’aspet- tativa , e portare seco la perfetta soluzio- ne dell' argomento.
Ciò nonostante nel dia- logo è più facile il persuadere , che il di- lettare,
attesa l’aridezza delia sua forma. Ha dunque bisogno di ornati , che v' in-
troducano una qualche varietà. Ma questa esser dee sobria , opportuna al
discorso , e analoga all’argomento. Didascalia ( érti. ) , T istruzione o l’
in- segn amento , detto con greca voce. Didascalico ( crii. ) , addiettivo ,
che vuol dire istruttivo , o proprio della istru- zione: è usato dal Casa.
Didattico ( crii. ) , grecismo delle scuo- le , usato per esprimere la maniera
del- l’insegnare, lo stile, il metodo, o il lin- guaggio dell’ insegnamento.
Difettivo (disc. e pral ■) , nome o verbo che manca di alcuna delle inflessioni
di numero , di caso , di modo , o di tempo. Vale ancora mancante di qualità.
Difetto. (pral. ), imperfezione naturale , errore, o colpa. In ciascuno de' tre
dinotati sensi il vo- cabolo conserva il significato dei verbo la- tino , da
cui è derivato. II deficit, com- prende egualmente un che di mancante all’opera
della natura, all' accorgimento, o alla volontà dell'uomo. Nel senso di azione
riprensibile , che à il più frequente, il difetto è un principio del vizio , il
quale presuppone sempre l'abi- to. V. Abito , V tzio. Dipkttcccio e Difetto zzo
( prat. ) , di- minutivo di difetto , clic ha gli stessi signi- ficati di quel
vocabolo , ma in un senso minorativo. V. Diminutivo. Difettooso e Difettoso
(prat. ) , addiet- tivo di quel che ha imperfezione, errore, o colpa. Diffamare
(prat.), togliere la fama al- trui, o denigrarlo con publica maldicenza. La
maldicenza praticata col fine della difiàmazione è la piu grave di tutte le in-
giurie. V. Ingiuria. Diffehesza (due.), quel che la spezie ha di non comune col
suo genere, o l’in- dividuo colla sua spezie. V. Genere, In- dividuo , Spezie.
Da ciò segue, che nel vocabolo diffe- renza son implicite due relazioni , una
nasco dalla comparazione di quel dio manca al genere , e 1' altra dalla
conoscenza di ciò che appartiene alla spezie , il che di- cosi proprio della
spezie stessa. V. Proprio. 11 determinare quel che una cosa ha di comune con
un’altra , e ciò che ha di pro- prio, o sia il distinguerla per lo genere c per
la differenza, è quel che dicesi de- finire. V. Definizione. Diffebeizialk {
crii. ) , quantità infinita- mente picciola, o particella di quantità si
picciola , che è minore di qualunque cosa assegnabile. Tal ò il significato ,
die dà a questo vo- cabolo la geometria sublime , la quale dila- nia
differenziale il calcolo che si vale delle differenze infinitesimali per
trovare le quantità finite , la proprietà , e le rela- zioni loro. Leibnitz
considerò le quantità infinitamente picciole, come le differenze delle quantità
finite. L'esempio di tali differenze può trovarsi in una linea, che rappresenti
il moto d’un corpo in un dato tempo: l’ impeto consi- derato come il principio
del moto , sarà una lineetta infinitamente picciola , o infi- nitesimale: il
conato, considerato come un atto , dal cui ripetimento infinite volte fatto
nasce l'impeto, sarà un infinitesimo d infinitesimo. Così procedendo da diffe-
renze in differenze nascono lo grandezze differenziali del primo, del secondo,
del terzo ordine e così successivamente. Il dif- ferenziale è espresso colla
lettera d messa avanti alla quantità differenziata , c i dif- ferenziali di
secondo e di terzo ordine col- la stessa lettera due o tre volte ripetuta , 0 seguita
( secoudo la moderna ortografia ) da un numero posto a diritta e in alto , per
indicare il grado del differenziale. Il calcolo differenziale dunque altro non
è , se non la maniera di differenziare le quan- tità, o sia di trovare la
differenza infini- tamente picciola d’una quantità finita va- riabile. V.
Caleob. Quel che Leibnitz chiamò calcolo diffe- renziale fu da Newton
denominato metodo delle flussioni, perchè egli considerò le quantità
infinitamente picciole come ac- crescimenti momentanei, a’ quali diede il nome
di flussioni. lina linea, per esem- pio , è generata dal flusso , o scorrimento
di un punto ; una superficie dallo scorri- mento d'una linea; un solido dallo
scor- rimento duna superficie. Tali flussioni fu- ron da lui indicale con un
punto messo al di sopra della lettera die le indica. Cosi la picciola varietà
de’ segni, che si trova nel metodo di Leibnitz e quello di Newton, è die il
differenziale di y o di x, secondo l’uno è indicato per dx, o dy , e secondo
l’altro per x,y V. Flussione. Dori Cile. V. Facile. Difftdasza e Diffidenza (
prat . ), stalo dell’animo , quando il dubbio gl’ impedi- sce di raggi ugnerò
la verità. V. Dubbio , Verità. Cotesta definizione ò generica, perchè abbraccia
il dubbio tanto del giudizio pro- prio, quanto dell’altrui. Dal dubbio nasce
l’incertezza e il timore d’ingannarsi , o di essere ingannalo. t DiFFOHMrrA’.
V. Deformità. Diffusione (ontol. ), l’atto per lo quale un corpo dilatandosi ,
occupa un luogo maggiore nello spazio. Gli scolaslid fecero molto uso di que-
sto vocabolo, per ispiegare, come potesse avvenire la espansione del freddo ,
della Digitized by Googl - 139 — luce , del fuoco e delle altre qualità dei
corpi; e distinsero tre spezie di diffusio- ne, quella cioè, con cui una
qualità pura si espande, come il freddo o la forza; un’altra che succede
mediante il molo dei corpi, come l’espansione della luce, del suono,
dell'odore, della elettricità, del magnetismo; la terza, che avviene in parte
col moto de' corpi, c in parte colla espan- sione delle qualità, come nel
fuoco. Ma cotesti nomi e distinzioni erano re- lativi olle antiche idee , che i
peripatetici avevano delle qualità e delle sostanze ; e appartenevano
propriamente alla metafi- sica de’ corpi; sì che non sono più di al- cun uso nè
nella Metafisica , nè nella Fi- sica. Lo stesso dee dirsi dell'altro loro vo-
cabolo dilatazione, per lo quale spiegar volevano l’ espansione delle diverse
parti d’un corpo. Dilatasi lita’ ( xpec. ) , qualità che ta- luni corpi hanno
di estendersi , di aumen- tar di volume, c di occupare uno spazio maggiore,
mediante una forza espansiva die sciolga la coesione delle parti. V. Coe-
sione, Espansione. Dileggiamento ( prat .), atto offensivo, per lo quale taluno
prendesi giuoco d’un altro. É men grave della derisione , e può tal- volta
essere coperto dalla ironia. V. De- risione, Ironia. Dilemma ( disc. ) , sorta
di sillogismo ipotetico , per lo quale si propone la scelta di due o di più
proposizioni tali , che qua- lunque di esse sia scelta, porti seco una
necessaria conseguenza : utrum eligas , velie, id contro te futurum. Y. Sillo-
gismo. Diletto ( prat .), godimento, che l'ani- mo sente pel piacere sì del
corpo , che dello spirito. In uu senso improprio è usato ancora «piando l'animo
prova un certo contento nel dare sfogo al dolore ; il perchè Pe- trarca disse:
E per piangere ancor con più diletto. Dilezione (prat.), l’amore, che portar
dobbiamo al prossimo. Diligenza ( prat. ) , assidua cura , colla quale l’uomo
va in cerca del vero, o ese- gue una cosa che crede doverosa o utile. La
diligenza acquistasi per l'abito , e po- trebbe ancora essere definita per la
virtù, die ci preserva dall'opcrnre inconsiderata- mente, tal essendo il suo
principal carattere. Quel die Cicerone applica all’oratoria può dirsi di ogni
altra opera dell’ intellet- to, o della mano dell’uomo: ars demon- strat
tantum, ubi quaeras , atgue ubi sii illud , tjuod studeas invenire ; reltqna
situi in cura, oltenlione animi , cogita- tione, vigilantia , assiduitale,
labore; compicciar uno verbo , quo saepe jam usi sumus, diligenti a , qua una
vir- tute omnes virtules reliquae continentur. Diluvio. V. Cataclisma.
Dimensione ( ontol. ), l’estensione di un corpo , considerala come misurabile.
V. E - stensione. Considerando noi il corpo esteso, come misurabile in
lunghezza , larghezza , e pro- fondità ; diamo al corpo tre dimensioni , dalla
prima delle quali formiamo l’ idea ddla linea; dalla seconda, fidai della su-
perficie; e dalla terza, quella del solido. Dimentica mesto e DiMenticikza (
spec. e prat. ) , la perdila d’ una idea o cono- scenza, che si è una volta
avuta. Il dimenticare può nascere, o da di- lètto della potenza che ritiene le
idee pas- sate, ovvero da difetto di attenzione. Dislingucvnnsi nelle antiche
scuole tre Spezie di dimenticanze , la mentale , la corporale , e Vumana; e
questa partizione corrispondeva a quella che faccvasi della stessa potenza in
memoria della mente, memoria del corpo , c memoria della mente e del corpo
insieme. V. Memoria. Checche sia di questa triplice distinzio- ne , di cui
parleremo a suo luogo , chia- mavasi dimenticanza mentale la cessazione del
pensiero, il quale presupponevasi con- tinuo inaino a che non fosse da altro
con- trario pensiero dislogato ; corporale era detto il dimenticar de’ bruti,
che secondo i cartesiani eran provveduti di solo cor- po ; umana poi era
denominata quella clic nasce dalia imperfezione o dai turbamento de' naturali
legami tra lo spirito e il cor- po , il che si verifica nella infantile , e
nella senile età. Senza indagare io che sia riposta la virtù ritentiva della
memoria, e da che nascer possa il suo difetto; certamente av- viene, che spesso
dimentichiamo le cose una volta sapute ; che talvolta le richia- miamo alla
memoria allorché la dimeati- ennza non è profonda ; c clic talvolta an- cora
non possiamo ritenerle , a dispetto di tutti gli sforzi che facciamo per
conservar- ne la ricordanza. É altresi indubitato , che spesse volte di-
mentichiamo per difetto di attenzione, o sia per avere leggermente e
indifferente- mente consideralo un obbiclto. Da questi due fatti ricaviamo i
due generi di di- menticanza, che possiamo ammettere co- me sicuri, l'una cioè
per difetto della no- stra ritentiva , l’altra per mancanza di at- tenzione,
che con altri nomi potrem dire involontaria , c volontaria. Fermandoci alla
seconda, come a quella cui l’abito deH’alteuzione può dare riparo; vuoisi
notare , che noi sogliamo dimenti- care gli obbietti noli , o per non avere ben
esaminato le qualità loro, nel quale caso mancbiam di dare alla memoria
caratteri sufficienti per riconoscergli c ritenergli-, ovvero per poca
intensità d’affetto , il che avvenir suole negli obbietti che sono in-
differenti al nostro sentimento. Questa par- ticolare spezie di dimenticanza
gl' Italiani esprimono col verbo scordare, che vai quasi cacciar dal cuore,
considerato come la sede del sentimento. Ma tanto il vocabolo dimenticare quan-
to l’altro scordare esprimono un atto ne- gativo della memoria , non
irreparabile ; dacché noi richiamiamo continuamente al pensiero le cose altre
volte note , soprattutto per mezzo deli' associazione delle idee , la quale
sembra avere la magica virtù di lare rientrare nella mente gii obbietti che
rierano usciti. Ora v’ha una dimenticanza più profonda , la quale obbedisce
meno alla associazione delle idee , e talvolta an- cora diviene irreparabile. A
questa noi ab- biami conservato il vocabolo latino obltvio e la diciamo obbfhi
c obblivione. In som- ma è quella intensa dimenticanza , che fu da Dante espressa
colle parole r eclissar neltobblio , e da Virgilio con più carat- teristiche
note Leltiaci ad fiumi vis Ululavi Stcuros lotica , et lunga oblino poloni.
Dimostrabile ( spec. e dite.) , quello die può esser provato vero , per mezzo
del ra- gionamento. È voce nelle scienze , e sopra tutto nelle matematiche ,
destinata a distinguere le ve- rità dimostrabili dalle indimostrabili , o sia
quelle allo scoprimento delle quali si può pervenire per mezzo del ragionamen-
to, dalle altre che trascendono i mezzi della scienza. In un senso relativo ,
di- consi ancora indimostrabili per un meto- do quelle , che sono dimostrabili
per un altro. V. Indimostrabile, Metodo. Il dimostrabile è anche contrapposto
di quelle verità , che sono per se note , e che dobbiam tenere per autorità e
per fe- de : Di queste disse Dante : Li li vedrà ciò, che tenari per fede JVon
dimostrato , ma fa per te noto A guisa del ver primo, che l’uom crede.
Dimostrativo ( disc. ) , quel che dimo- stra , o che è alto ad essere
dimostrato. Cosi , dicesi metodo o genere dimostra- tivo. V. Dimostrazione. 11
dimostrativo è uno de’ generi della umana cognizione, il perchè distinguesi la
verità dimostrata dalla intuitiva o dalla sensitiva. Ciascuna di queste tre
verità è il fon- damento di tre diversi generi di certezza, i quali prendono
gli stessi nomi , cioè di certezza dimostrativa, intuitiva, e sen- sitiva. V.
Certezza, Intuitivo, Sensitivo. Dimostrativo è anche termine dell’arte
discorsiva, od è aggiunto d’uno de tre generi dell’ eloquenza, che sono il
delibe- rativo, il giudiciale , c il dimostrativo. Dimostrativi chiamano i
gramatiei quei pronomi , che indicano la cosa già nel discorso accennata , come
questo , cole- sto, quello , e altri simili. Dimostrativo chiaman pure i
gramatiei italiani quel modo del verbo, clic comu- nemente dicesi indicativo.
Dimostrato (disc.), quel che è provato per dimostrazione. Dimostrato, in forza
di sostantivo, vale dimostrazione. Dimostrazione (disc.), la pruova della ve-
rità duna proposizione, ricavata per mez- zo del ragionamento. V. Ragionamento.
Ogni dimostrazione è un discorso , il quale si compone della sposizionc del
sug- gello, che diecsi enunciazione ; degli ar- gomenti probanti, e della
conclusione, da cui risulta la verità della proposizione enun- ciala. Altra
volta gli scolastici chiamaro- no preparazione la seconda parte, nella quale
noi poniamo gli argomenti proban- ti , ammettendo come necessarie talune
proposizioni preliminari o taluni dati die domandavansi per concessi ; il che
non for- ma parte essenziale della dimostrazione. Se ben si esamina la natura
del sillogis- mo , che era allora la forma unica del dimostrare, ben sì vedrà,
clic la mag- giore sta in luogo della enunciazione , che la minore riassume gli
argomenti proban- ti , e nella conseguenza sta la conclusione. Cotesta forimi
di dimostrare è propria delle proposizioni stabilite come tesi dimo- strabili ,
le quali dopo di essere sfate di- mostrate , prendono il nome di teoremi. Ella
è affermativa o diretta, quando pro- cede per una serie di proposizioni affer-
mative ed evidenti, che dipendono l’una dall’altra , c dalle quali risulta la
verità della proposizione , che volevasi dimostra- re. La dimostrazione dicesi
apogcgica o indiretta quando , in luogo di dimostrar vera la tesi , si dimostra
falsa la propo- sizione contraria di chi volesse negarla. V. Teorema. Gli
scolastici distinguevano due spezie di dimostrazioni , desumendo la loro dilferonza
dalla natura degli argomenti : chia- mavano p rojiler quoti quella , colla
quale provasi T elicilo per la causa prossima , e quia l’nllra, con cui l’
elicilo era pro- valo per la sua rimota cagione. Coleste distinzioni son ora
giustamente riguardate come frivole cd inutili. 11 sillogismo è in realtà la
forma nuda della dimostrazione , per modo die que- sta , per quanto lunga sia
la serie de’ suoi argomenti , può essere sempre ridotta a uno o più sillogismi:
a. uno, se le pre- messe sieno due proposizioni evidenti o dimostrate : a più ,
se ciascuna di esse ha bisogno d’essere provata, nel quale caso saran tanti i
sillogismi , quanti saranno necessari per far delle premesse due ve- rità note.
Da ciò segue , che le dimostra- zioni logiche non son diverse dalle ma-
tematiche , comcchc queste sieno più com- peudiose di qudlc. La loro brevità
nasce da che i sillogismi vi si trovano nascosi sotto la forma di entimemi , o
vi sono sottintesi , perché si presuppongono note le proposi- zioni
antecedentemente dimostrale. In fatti il Clavio ridusse in sillogismo la prima
proposizione di Eudidc ; l’ Eriino e il Da* sipodio conversero nella forma
sillogistica gl' interi sei primi libri dello stesso autore, c l’Enisichio
tutta l'aritmetica. In conferma di che Leibnilz , Wallis , e Huygens non
solamente proposero a’ matematici il sillo- gismo come la forma della rigorosa
dimo- strazione , ma dimostrarono , che i paralo- gismi nequali talvolta
incorrono le dimo- strazioni matematiche nascono dalla inos- servanza delle regole
sillogislidtc. Quel che abbiam sin qua detto , risguarda la sintesi matematica,
o sia quel metodo col quale da una proposizione universale già nota, vuoisi
pervenire allo scoprimento d'una ve- rità particolare. V. Sillogismo ,
Sintesi.. 5Ia la proposizione , che no’ teoremi si enuncia come dimostrabile,
può essere an- cora proposta come dubbia, nel quale caso l'ufizio del
dimostratore sta nel trovare quella verità die si propone come incerta. Questo
è quei che dicesi problema, la dimostrazione del quale pure costa di tre parti,
che sono: la proposizione o la qui» Itone, [a. soluzione, e la dimostrazio- ne.
Nella prima si espone quel che de’ es- sere provato di potersi fare : nella
secon- da , i mezzi pe’ quali si può pervenire a quel die si cerca : nella
terza , il come co’ proposti mezzi si giunga allo scopo de- siderato, il quale
rimane dimostrato pos- sibile, c in taluni casi ancora impossibile. Ora da dò
segue , che ogni problema di- mostrato che sia , può essere converso in un
teorema , che prenda la forma d’ un sillogismo ipotetico. In questo sillogismo
, la soluzione diviene ipotesi , e la quistione tesi , sì che ammesso il
procedimento in- dicalo ndla soluzione , si dimostra la re- lazione e la
proprietà , in cui è stata con- versa la proposizione. V. Problema. La vera
distinzione da farsi nelle dimo- strazioni è quella fondala nella doppia via,
per la quale la ragione perviene allo sco- primento dd vero. Per una di esse
suolo la mente dalle verità generali c astratte venire alle particolari : per
l' altra , dalle verità particolari che le sono note per espe- rienza, suole
giugnere alle universali. Co- teste due vie soo quelle che dicousi me- lodi,
uno sintetico, l’altro analitico. Le due dimostrazioni che corrispondono a cia-
scuno dc’divisati metodi furono dette dogli scolaslid , a priori l’una , a
posteriori l’altra. Col primo nome indicavano quella, colla quale l' effetto
era provato per la sua causa, prossima o rimota che fosse, ov- vero quella di
cui la conclusione nasceva da una verità antecedentemente stabilita ; e col
secondo dinotavano la dimostrazio- ne , che per mezzo degli effetti perviene
alia causa. Esempio della dimostrazione a priori è l’ esistenza di Dio ,
provata per argomenti ricavati dalla natura c dagli attributi suoi ; siccome
l’esempio dell’altra a posteriori , è la stessa esistenza di Dio provata per le
sue opere , o sia per la creazione c per le maraviglie dell’univer- so. V.
Metodo. Dalla dimostrazione nasce la convizione del vero, ed in tale convizione
è riposta la certezza , che dioesi dimostrativa. E quando le proposizioni
dimostrale sieno di quelle verità che diconsi necessarie, come sono te verità
geometriche, la certezza di- mostrativa è stata ancora denominata cer- tezza
metafisica , perchè ha per suo con- trapposto l’ impossibile. Da ciò non segue
che sia questo il solo , o come molti han creduto , il primo genere di certezza
; da- poiehò la dimostrativa ha per suo fonda- mento l’ intuitiva, e della
intuitiva là parte ancora la sensitiva. V. Certezza. La dimostrazione per
sillogismo fu per lunghissimo tempo 1’ unica forma di ra- gionare, di cui le
scienze tutte fecero in- distintamente uso. Ma Bacone fu il primo ad avvertire
, che la forma sillogistica po- teva convenire alla giurisprudenza e alle altre
scienze dette positive, e non alle na- turali. Il suo avviso servì di lume a’
fisi- ci , per distinguere l’ arte di dimostrare daU'arle di trovare il vero ;
e però abban- donata quella forma , abbracciarono per loro guida il motodo
induttivo , o sia il ragionamento inverso dal particolare all'u- niversale. Di
qua è , che F analisi , c la forma del dimostrare a posteriori sieno venute in
maggior uso della sintesi , e della dimostrazione a priori. E per par- lare più
propriamente , nelle scienze fisico* matematiche , la sola via per giugnere
allo scoprimento del vero è l 'analisi, la quale veste diverse forme , e prende
di- versi nomi , secondo la varietà degli ar- gomenti , ma consiste sempre in
questo, che la mente procede gradatamente dal noto all'ignoto. La sintesi non è
che una maniera particolare di esporre le verità già trovate per mezzo
dell’analisi , assumen- dole come tesi , c rovesciando il ragiona- mento
adoperato dall'analisi per rinvenir- le ; sì che l’ultima conseguenza dell’
ana- lisi forma la prima pruova della sintesi. V. Analisi , Induzione. D piami
ca ( erti. ) , la scienza delle forze e del moto de’ corpi duri , distinta dai-
l’ idrodinamica , che versa circa il moto delie mosse liquide. Dio ( spee.
prat. e leol. ) , la mente crea- trice di noi e dell' universo. Questa è la
prima nozione della Divi- nità , che la ragione umana acquista , ri- flettendo
in se medesima , e guardando alle cose che ci circondano. L'esistenza di Dio è
una verità imme- diata che l’uomo ricava da se medesimo, e dalle cose fuori di
se. La prima di queste due cognizioni precede l’ altra , dapoiebè ognuuo vede
non essere egli l’autore di se medesimo , o sia vede essere stato pro- dotto da
una causa superiore , capace di dargli l’essere e 1‘ intelligenza. La seconda poi
nasce dall’aspetto e dalla contempla- zione dell’ universo , o sia delle
maravi- gliosc opere della natura , delle quali non si può trovare la ragion
sufficiente se non in un Essere sapientissimo ed onnipoten- te. Queste due
fonti della cognizione di Dio corrispoudono a’ due principi univer- Digitized
by Google — fu- sali di dimostrazione , a priori l’ uno e a posteriori l'
altro. Grave 6 la disputa fra’ filosofi se resi- stenza di Dio sia capace
d'ambi i generi di dimostrazione, o solamente del secondo, il quale come più
evidente e più aperto alla comune intelligenza, ostato più uni- versalmente
accettato. Quelli i quali si son fermati alla sola dimostrazione a posteriori,
non hanno ri- guardalo l'esistenza di Dio come una ve- rità intuitiva, ma si
sono contentati desu- merla dall’opera immensa della creazione, o sia dagli
argomenti cosmologici. Altri non pertanto l’han considerala come una prima
verità, innata, impressa in noi dalla stessa natura. Come tale risguardolla S.
An- seimo Arcivescovo di Cantorbcry. Cartesio e Leibnitz , comcehè le
dimostrazioni da ciascuno di essi proposte non sicno esenti da difficoltà
logiche. Se la nozione della esistenza di Dio debba dirsi ingenita , ov- vero
intuitiva , nel senso duna immediata deduzione , che la ragione fa dalla cono-
scenza di se medesima , vedi le disserta- zioni intorno alla esistenza di Dio ,
nelle note 48 c i33 Voi. I. Diottrica (eri/.), la teorica della luce refratla ,
che passa per differenti mezzi , come per acqua , aria , vetro , o lenti. £ parte
dell’ Òttica. DirESDimr. ( ontol. ) , quel che è , o sta per un altro , c non
di per se. Contiene una idea di relazione , la qua- le può abbracciare o il
subbictto tutto in- tero , o le sue qualità , o anche gli acci- denti , c i
modi di essere ; è una idea , la quale entra nella maggior parte dei giudizi ,
che formiamo intorno alle rela- zioni , così degli Esseri materiali , corno
degli obbietti del pensiero , e degli atti della volontà. E però diciamo ,
essere l'ef- fetto dipendente dalla causa ; l’ idea as- sociata, dall'altra,
cui si associa, la pro- posizione subalterna , dalla principale , e il fatto ,
dalla volontà dell'agente. Gli scolastici ne formarono una nozione astratta e
del tutto ontologica , avendo de- finito il dipendente, quel che per esistere
ha bisogno d un antecedente nel quale è riposta f essenza del conseguente. Da
tal definizione dedussero , che ogni cosa dipendente ha una causa , da cui
ripete Tesser suo ; che tanto vaio il dire un Es- sere dipendente, quanto dirlo
imperfetto, perchè il bisogno , che ha d' un altro , presuppone T insufficienza
propria , sicco- me T insufficienza include T imperfezione. L’ imperfezione può
nascere da qualunque cosa manchi al compimento dell’essere, o che il difetto
sia nell essenza , ovvero in alcuna qualità necessaria , o giovevole ; d’onde
poi le differenze tra le diverse spe- zie del dipendente. Le creature dunque
son tutte dipendenti d.ilTAulor loro, che solo può dirsi indipendente. Da ciò
conchiusaro ancora , che ogni accidente per rispetto alla sostanza è un che
d’imperfetto, per- chè dipende dalla cosa , cui è inerente , e dalla quale non
può essere disgiunta. Ora tra’ vari significali de' quali questo voealiolo è
capace , convicn distinguere il metafisico , dal logico , c dal morale , il die
va meglio fatto nella definizione del suo contrapposto. V. Indipendente. D
pesdksza {ontol.), rastrello del dipen- dente, che gli scolastici distinguevano
in subbìettxa, effettiva , c obbiettiva. Chia- marono subbit Ili va quella ebe
è propria degli accidenti , i quali non possono stare senza, e fuori del
subbictto; effettiva quel- la che esprime la causalità , come sarebbe la
dipendenza delle creature dal Creatore ; e obbiettiva, la dipendenza razionale,
che noi scorgiamo nelle cose che hanno una remissaria relazione , come quella
che i re* lativi e i correlativi hanno tra loro. V. 6'or- re Ialino, Relativo.
(Potestà partizione è anche coerente al sistema di quella vecchia scuola , che
tutto riduceva a categorie nominali , le quali for- mavano l’ antemurale
dell'arte del pensare. Diplomatica ( cri!. ) , arte di conoscere l'età , in cui
furono scritti gli antichi di- plomi , di distinguere i veri da’ falsi , o di
assegnare i caratteri discernitivi degli uni e degli altri. Per nuovo
significato derivato pure dalla voce diploma, b la cognizione de' trattati e
delle politiche negoziazioni, dalle quali nasce la scienza del diritto publico
inter- nazionale. V. Diritto. Diretto ( spcc . ), nome di qualità, che taluni
sogliono dare alla conoscenza piena e immediata d'un obbietto. . In questo
senso il diretto equivale aH’oà- bietlivo, siccome l' indiretto al subbie timo.
V. queste voci. Diretta dicesi ancora quella dimostrazio- ne, la quale procede
dalla maggiore in- aino olla conseguenza per proposizioni tutte affermative. V.
Affermativo , Dimostra • zione. Diamo (prat. e crii. ) , quel che a cia- scuno
è dovuto per la legge del giusto e dell’onesto. V. Giusto , Legge, Onesto.
Dalla nozione del diritto nasce l’altra del dovere, che ci obliga di rispettare
il diritto altrui in conlracambio di quel che esigiamo per noi stessi ; ond e
che questi due vocaboli sieno correlativi e recipro- chi. V. Dovere. Tanto il
diritto quanto il dovere espri- mono gli effetti che ogni legge partorisce,
quando concede ad uno la facoltà di esi- gere una data cosa, imponendo ad un
altro l’obli go di prestarla. Cotesto signifi- cato secondario è una
derivazione del pri- mitivo; siccome ogni legge umana è un derivalo della legge
naturale. Il vocabolo Diritto si adopera ancora per esprimere un adunamento
ordinato di leggi scritte. In questo senso anche le leg- gi del giusto e deli’
onesto prendono il no- me di diritto naturale in contrapposizio- ne del
positivo, che poi suddividisi in publico, privato, civile, penale, marii- limo
ec. Disaffezionare { prat. ) , distorre taluno dall' affezione. V. Affezione.
La particella dis, messa innanzi a’nomi di qualità e al verbo , acquista forza
di ne- gare o di scemare; e però tanto in questo verbo , quanto in molli altri
de'seguenti vo- caboli , forma contrapposti e peggiorativi. Disamore {prat. ) ,
contrapposto di amo- re , proprio di chi nc manca , o se ne mostra incapace. V.
Amore. Disamouevolezza {prat.), cattiva dispo- sizione d'un animo, che non
sente quella umana e cortese benevolenza, che dicesi amorevolezza. Y. questa
voce. Disanimare {prat.), fare altrui perdere la forza dell’ animo. V. Animo.
Disappassionatezza ( prat ■ ) , integrità d’animo, incapace delle prevenzioni
figlie delle passioni. V. Passione , 19 È la virtù propria di quelli ch'esercì-
Discoboscebza ( prat .), volontaria igno- tano l’ ufizio di giudicare. ronza, e
anche ingratitudine. Discemebe ( spec. ) , conoscere e giu- Discoboscere
(prat.), il cessare volon- dicare rettamente. tariamenle di conoscere.
Discerbimento (spec. ), l’atlo della ra- gione , per lo quale distingue il bene
dal male, il vero dal falso, il simile dal dis- simile, e il proprio dal
diverso. V. Di- stinguere. E la funzione propria del giudizio, la quale ,
quando sia abituale forma quel che dicesi senso retto o comune. V. Giudi- zio,
Senso. Discersitivo (speci), che ha la qualità del discemerc , o che fc alto a
discernere. Cosi diciamo , facoltà discerniliva per quella naturai virtù che
abbiamo di co- noscere il vero delle cose ; e carattere di- scermlivo per segno
atto a distinguere una cosa dall’altra. Drscm,iiu ( crii- ), istituzione o inse-
gnamento. È voce propria della istituzione delle scienze , e delle arti dette
liberali , clic abbiamo ereditato da’latini , presso i quali aveva lo stesso
senso ampio e generico che oggidì le diamo; si che possiam dire della età
nostra quel che Cicerone diceva della sua , secolo d arti e d ogni buona di-
sciplina. Discolpa (prat.), dimostrazione di non essere in colpa. V. Colpa.
Discolpamelo ( prat. ) , il discolparsi. Disconforto (prat.), tristezza
d'animo, accompagnata da sbigottimento. Discossestibe { spec. e prat. ) ,
negare il proprio assentimento ; contrapposto di acconsentire. Discorsighabe
(prat. ) , mal consigliare. Disconsolahe (prat. ) , cagionare mesti- zia ad
alcuno ; e nei passivo vale rice- verne : E tanto è lo mio cor disconsolato C/i
io fremo e raggio come fa il leone Quanto e' si sente preso, occer legato.
Darti. Discobtebtabe (prat.), far cosa dispia- cevole, che produca disgusto.
Disco «tinca re (prat.), perdere la con- tinuità, adoperato dal Galilei.
DjSCOBVEHIEKZA E ScONVEBlEBZA ( SpCC. prat. e disc. ) , difformità di relazioni
tra due obbietti del pensiero. È negazione della convenienza. V. Con- venienza.
Ne’ pratici portamenti della vita si ap- plica a tulio quel che è sconcio ,
inop- portuno , o non adattato alla qualità delle azioni o delle persone.
Applicata al discorso , esprime le irre- golarità dello stile, o il difetto
nella scelta degli argomenti o delle parole , e ogni peccato contro la regola
scritta in quel pre- cetto d’ Orazio : Singola piacque locum teneani sortita
decenter. Dmcohagcure ( prat .), fare perdere al- trui il coraggio; e nel
passivo, perderlo. Disami re {prat. ), far altrui perdere ogni forza d'animo in
casi avversi ; e nel passivo, perderla. É più del disanimare. Discordanza (
prat. ) , qualunque dissi- miglianza di opinione, o di volontà. Discordare (
spec. e dite. ) , il sentire o il giudicare diversamente da un altro. É
vocabolo preso dalla dissonanza di due voci. Discordia (prat.), disunione
d’animi, per contrarietà d’interesse, o di altra passione. Discorso ( dite. ) ,
l’esercizio della fa- coltà della parola. V. Parola. In un senso meno ampio
vale un ragio- namento recitato o scritto , che sia compo- sto colle regole
dettate dall’arte del parlare, e dalla convenienza dell' argomento. Cole- ste
regole son quelle che insegnano la lo- gica e la dialettica. V. Dialettica,
Logica. Discortesia (prat.), contrapposto di cor- tesia. V. questa voce.
Discredere ( spec. ) , cessar di credere quel, che s’ è altra volta creduto. V.
Cre- denza, Credere. Discreditare e Screditare (prat.), torre altrui il credito
, o la fama. È meno del diffamare , che in se con- tiene la publicilà. V.
Diffamare. Discrepare (spec. e disc. ) , l’avere una opinione diversa da quella
di un altro. Discreto (prat. e crit. ), chi si com- porta prudentemente e
moderatamente. Come aggiunto di quantità, dinota quel- lo, di cui le parti sono
separabili, perclrè uguali e simili , o sia il numero. Questa spezie di
quantità forma l’obbietto dell’arit- melica , e serve a distinguerla dalla geo-
metria, che versa circa lo proprietà della estensione , la quale per
contrapposto di- cesi quantità continua. V. Quantità. Discrezione (prat.),
qualità dell’anim.i, o virtù pratica , di chi misura con pru- denza c
moderazione i suoi diritti , e dà a ciascuno quel che gli si conviene.
Discissione (disc. ), diligente disamina delle difficoltà e obbiezioni , nelle
quali può abbattersi un argomento , onde ren- derne compiuta e chiara la
dimostrazione. V. Argomento, Dimostrazione. Disdegno (prat. ) , sentimento di
dispre- gio , accompagnato da ripugnanza , o av- versione. Il disdegno entra
nella scala de’ senti- menti disamorevoli , che formano il genere
dell’avversione. E diverso dal dispregio , dalla disistima, e dal dispetto. V.
queste voci. Dbdicfvole (prat. ) , quel che non con- viene per difformità o
dissimiglianza di qualità. Disdire ( disc. ) , dire il contrario di quel che si
è prima detto. È diverso dal negare , e dal ritrattare. V. queste voci. Disegno
( crit. e spec. ), l’imitazione, per tratti di scrittura, della esterna forma degli
obbietti, che si presentano al senso della vista. É il principio e il
fondamento della pit- tura , della scultura , e di tutte le arti del disegno.
Coleste arti forman parte delle cosi dette imitative. V. Arte. In senso
traslato , il disegno vale pcn» siero, intenzione, o fine, che presiede al-
l’azione. V. Azione. Diseccale e Diseccale ( spcc. ) , quel ebe non ha il
medesimo essere , nè le me- desime qualità. È contrapposto di eguale. Y. questa
voce. Disfavore ( prat . ), alienazione dell’ani- mo, altra volta benevolo. È
diverso dalla disgrazia, perchè può appena divenirne il cornine iameato.
DisctuMivo ( di se. ) , nome di qualità, die si dà alle particelle che servono
a di- stinguere , o a separare i sensi di voci o di proposizioni diverse.
Disinganno ( prat. e disc.). Fatto e l’ef- fetto del disingannare. Disinteresse
{prat. ), fa virtà che ci fa disprezzare le ricchezze , e riduce i desi- deri
entro i limili del necessario. È il fondamento di tutte le altre virtù, perchè
limita i bisogni , e porta nell’ani- mo l'abito della moderazione , nella quale
principalmente è riposto il giusto equili- brio delle passioni. I latini la
chiamarono abstineniia , e la predicarono come la prima di tutte le virtù
publiche: il suo contrapposto è l’ava- rizia e la cupidità: mdlum vùittm, dice
Cicerone , ietrius e peso per chi voglia appro- fondare lo studio delle origini
delle lin- gue, e risalirò insino alle primitive; ma snn vane per chi voglia
limitarsi alle lin- gue moderne , delle quali i monumenti Digitized by Google —
IGO — «tossi della storia ci additano la successi' va loro formazione. E qui
giova rilevare quanto erronea , e mal consigliata fosse l’avvertenza inserita
dagli accademici della crusca nella prefazione alla quarta edi- zione del
vocalwlario italiano , dove dis- sero. t la pietà guaci di quella
dottrina , che cangia il cristiana annulla l'io umano ; e la civiltà vizio in
un principio di teoria. umana lo nasconde i. Arnaldo che co- Certamente è il
più deforme vizio, che menta i suoi detti soggiugne: t non è degradar possa la
natura umana ; ed è già , che cotesta regola debba essere seru- nello stesso
tempo il vizio distruttore della poiosamente osservata, dacché v’ha de’ casi
civil società. Il credersi solo nel mondo ; ne’ quali non potrebbesi senza imbarazzo
il non riconoscer alcun dovere verso degli evitar quei vocaboli ; ma giova
averla scm- altri ; l’avere per lecito tutto quel che può - pre presente per
evitare la prava consue- sodtlisfare le proprie esigenze , anche a tmli no di
taluni, i quali non parlano che speso de’ diritti ede’bisogni altrui, forma di
se medesimi; e citano se stessi, anche il ritratto d’una natura non umana, nè
quando niuno li richiede della loro opi- compatibile colla civil comunione.
nione. Da ciò nasce , che quelli i quali gli .Egoismo è stato ancor detto
l’orgoglio ascoltano, accorgendosi della segreta corn- ili riputarsi maggior
degli altri, di ere- piacenza c dell amor che hanno per se dcrc dovuto al
proprio merito più di quel medesimi , concepiscono una segreta ar- che gli
altri non son disposti a conceder- versione per le persone loro , c per tutto
gli , in somma d’idolatrar se stesso. Per quel che essi dicono i. V. Amor
proprio. designare con un nome speciale cotesto vizio, per isventura troppo
frequente, è Egoista ( spec. e pral.), chi professa stato da’ moderni creato il
vocabolo idio- egoismo. latria. La vanità , die è una gradazione Nell'uso
comune dei parlare si dà cotesto dell’orgoglio produce ancora altri, vizi a
epiteto a’ pratici, più che a’ teorici egoisti; quello affini. Tal è il difetto
di lodar se e però diverso c il senso che si dà alle stesso, di allegar la
propria autorità, di parole uomo egoista, e filosofo egoista. volere in ogni
luogo e in ogni cosa pri- meggiare, c di proporsi agli altri come Eguale (
spec. onlol. disc. e pral. ) , ter- esempio , o modello di perfezione. Colai
mine di relazione tra due o più cose della difetti provengono sempre da
picciolezza medesima sostanza , quantità , o qualità, d'animo, e da difetto
disoda istruzione e Nel senso della medesima sostanza, la di educazione ; e
sogliono essere la con- nozione dell’ eguaglianza appartiene alla seguenza
delle premature ed esagerale iodi metafisica , come quando chiamiamo eguali che
ignoranti o deboli precettori prodigar due cose che ripuliamo di pari
perfezione: sogliono a' primi sperimenti della gioveoile nel senso della
quantità, alla matematica, età. Niun altro vizio o difetto è più di questi
nella quale l’eguaglianza di due lince, di capace di esagerazioni e di
caricature, che due angoli, o di due superficie nasce dalla son poi punite col
ridicolo e col disprezzo, loro misura: c nel senso della qualità, alla Il più
profondo e il più modesto dei filosofia discorsiva e alla pratica. Per ri-
moderni filosofi (Pascal) l’ebbe iu taolo spetto a queste due scienze,
l’eguaglianza Digitized by Google - 179 - logica consiste in questo , che gli
stessi attributi o predicati possono convenire a due subbielti , il che
precisamente inter- viene nelle proposizioni reciproche ; c quan- to alla filosofia
morale , noi diciamo che la giustizia è una virtù riposta nella egua- glianza ,
perchè attribuisce a tutti colla medesima proporzione quel die a ciascuno
appartiene. V. Qualità , Quantità , So- stanza. Elasticità’ (spec.) , proprietà
o potenza in molti corpi naturali di restituirsi nella prima loro figura ed
estensione, quando l’han perduta per l'impressione duna cau- sa esterna , c non
prima che sia cessata l'azione della delta causa. Le corde armoniche di metallo
presen- tano l’ esempio più facile delia elasticità per estensione , dacché
stirate e distese , tornano alla prima loro dimensione , ap- pena cessi la
forza che avevaie allungato. E le palle o sfere piene d'aria dimostrano
l'elasticità per compressione di volume. Da questo stesso esempio risulta che
l’ aria e i fluidi aeriformi son di loro natura ela- stica. Appartiene alla
fisica lo spiegare le leggi naturali della elasticità cosi decorpi solidi, come
de fluidi. V. Fluido , Solido. Eleganza ( disc. ) , scelta maniera di dire, o
di scrivere i propri pensieri. Può meritar lode , se non sia scompa- gnata
dalla naturalezza , e non tàccia tra- sparire un soverchio studio ; nel quale
caso degenera in ricercatezza e in affettazione. V. Affettazione. Applicato
cotesto vocabolo a’ costumi e alle maniere del vivere , esprime pregio di
civile esisti mazione , e non virtù ; e però è straniero alla filosofia morale.
la conferma di che , notarono gli antichi che insino alla età di Catone f
eleganza del vivere non solamente non fu da alcuno scrittore lodata come virtù
, ma fu ripresa come vizio. Elementare ( spec. e crit. ) , quel che appartiene
alle parli primitive e originarie d’ un corpo , o alle prime nozioni d' una
scienza , o d’un insegnamento qualunque. V. Elemento. Elemento ( ontol. e spec.
) , parte pri- mitiva , e originaria del composto de cor- pi , la quale non
nasce da altri compo- nenti. V. Composto. 11 concetto dell'elemento è tutto
metafi- sico o astratto , e non differisce da quello dell’ atomo ; imperocché
se conoscessimo i primi componenti della materia , cono- sceremmo ancora l’
essenze de' corpi. Per lungo tempo i filosofi han creduto di rav- visare in
quattro sostanze gli clementi di tutte le cose , per la sola ragione clic
queste parvero loro semplici a rispetto di tutti gli altri composti , e
incapaci di es- sere risoluti in altri componenti. La dottrina de' primi
elementi ci venne dagli autori stessi del sistema degli ato- mi , cioè da
Democrito e da Epicuro , i quali denominarono elementi incorrutti- bili i loro
atomi. Una scuola da questa diversa , e propriamente la Jonia aveva prima di
essi creduto che gli elementi fos- sero corruttibili , e gli ondò cercando nel-
l’aria, nel fuoco, nella terra, e nell’ac- qua. Aristotele conciliando insieme
le opi- nioni d’ Ippocrate , della generalità degli Eleatici e di Pitagora ,
che fu di questi più antico , compose la teorica de’ quattro elementi , die
spiegò al seguente modo. Quattro , egli disse , son le principali qua- lità de
corpi , che conosciamo per mezzo del tatto: calore, freddo, siccità, umi-
dità.- coleste qualità possono di versamento combinarsi tra loro : quattro son
pure lo combinazioni , alle quali possono essere ridotti i principi di tutte le
cose: una è del freddo e del secco, clic si trovn nella terra : la seconda ,
dell'umido c del freddo ned l'aria : la terza , AeN umido c del caldo nell’
acqua : la quarta , del caldo c del secco nel fuoco ( de generai, lib. II. ).
Cartesio , tornando al sistema degli eie* menti incorruttibili , o sia degli atomi
, suppose essere tre gli elementi , tutti so- lidi, ma di diverse figure,
regolari alcuni, irregolari e uncinati altri, oltre un terzo, elio era una
polvere atomistica, nata dalle fratture degl’ irregolari. Newton inchinò aneli
egli alla ipotesi degli atomi, diversi ila’ Cartesiani , perchè credette
probabile , che la materia fosse stata da pi-ima creata in particelle solide ,
massicce , dure, im- penetrabili , mobili , di tal grandezza e fi- gura, e in
tal proporzione collo spazio, die corrispondessero al fine della grande
costruzione del mondo materiale. L'opi- nione peripatetica prevalse a tulle ,
perchè più conforme al senso volgare , il quale concepisce il mondo plasmato
cogli stessi materiali, che servir sogliono alla costru- zione di un grande edifizio
-, e però è stata dominante iu.sino a die la chimica non iscopcrse, clic i
pretesi elementi sono an- cor essi corpi composti , ciascun de’ quali può
essere risoluto in altri componenti, apparentemente semplici , di cui non per-
t ulto ignorasi , se altri più semplici o mcn composti trovar si potessero.
Laonde, più modestamente oggi la Gsica chiama prin- cipi quelle sostanze, le
quali sembrano formare le prime parti costitutive de’ corpi, ma professa la sua
iguorauza per rispetto alla essenza loro. 11 concetto, che noi facciamo
dcl/jrm- cipio, e il senso che diamo a tal voca- bolo, è diverso da quello iàX
elemento; dapoidiè per principio intendiamo un pri- mo comindaracnto della
materia , per se stesso incompiuto ; laddove concepiamo l’e- lemciito per un che
di compiuto , il quale contiene in se virtualmente tutto il com- posto, che da
se risulta. V. Principio. La voce elemento , applicata al pen- siero , esprìme
le idee semplici e le in- tuitive, dalle quali nascono le complesse c le
dedotte. V. Complesso , Dedotto , Idea. Eternatili delle scienze e delle arti
di- consi i principi generali , dall’applicazione de’ quali nascono tutte le
verità partico- lari , che ogni scienza espone c dimostra. Ma la «posizione di
tali principi presup- pone non solamente il chiaro significato de termini , de’
quali è composto il lin- guaggio sdentifico, ma ancora l’ordine e il metodo ,
che render possono più facile il passaggio dalle verità note alle ignote. E
però parte degli dementi sono le defi- nizioni così de’ termini comuni o
volgari cui la scienza dà un particolare signifi- cato , come de’ propri o
tecnici die voglian dirsi. Glie s’ intenda per definire, quali sieno le idee
definibili, e quali i requisi- ti, che aver debba ogni definizione , l’ab-
hiamo già detto nel discorso preliminare. Per quello poi die concerne l’ordine,
col quale le verità elementari debbon essere esposte , è manifesto clic debbasi
seguir quello, che è indicato dalla naturale con- nessione delle ideo o de’
fatti , i quali for- mano l’ argomento o il sebi) ietto di cia- scuna scienza j
nel che non v ha se non due vie sole , che la mente possa seguire, cioè il
metodo analitico , o il sintetico. Ma quali sono le scienze , alle quali 1 un
melodo, o F altro può convenire ? Da quel che abbiam detto nell’articolo
analisi ri- sulta manifesto , che in ogni scienza o arte di cui il progresso
dipende dalla riflessione e dalla sngacilà della mente, non può farsi uso
d’altro metodo , fuorché dell’analitico, come quello die somministra le nozioni
scientifiche, le relazioni loro, e l'ordine steso con cui le une alle altre
suceedonsi. Tali sono le scienze naturali tutte , nelle quali non solamente
conviene trovare il vero , rimontando dal particolare al gene- rale , ma per
ritenerle o per insegnarle è necessario seguire l’ordine stesso che han
condotto gl’ inventori allo scoprimento , pri- ma delle verità particolari , e
poi de’ fatti generali , o sia delle leggi della natura. Per contrario in tolte
le scienze e arti , le quali si son formate per lo studio de fatti , o sia per
In sperienza generale della umanità , e in cui questa medesima sperienza ha
fis- sato taluni principi o regole generali , da applicarsi a’ casi particolari
; in tufi disci- pline è manifesto che niun altro metodo può meglio convenire
del sintetico, come quello che conduce dal generale al partico- lare , e
dall’astratto al concreto. Tali sono tutte le scienze dette positive , come la
giu- risprudenza, le scienze e le arti mediche, le arti belle e di gusto , ed
ogni altro studio o disciplina , fondata Dell’ applica- zione di verità , che
la ragione e la spe- rienza riconoscono come certe ed immu- tabili. Questa
differenza è quella , che dà luogo alla partizione di tutte le scienze in due classi
, cioè le dimostrative , e lo induttive. V. Scienza. Elenco {disc. ),
sillogismo di contrad- dizione, simile alsoritc, il quale sotto le apparenze
del vero conduce a false con- seguenze. V. Sillogismo , Sorite. Il Galilei ,
parlando di Aristotele m' dia- loghi sopra i sistemi del mondo , dice « essere
quegli stato il primo , unico , e ammirabile esplicator della forma sillogi-
stica , della dimostrazione, degli elenchi, de’ modi di conoscere i sofismi , i
paralo- gismi, e in somma di tutta la logica ». V. Logica, Paralogismo ,
Sofisma. Elettricismo o Elettricità’ (*/;«GiA (erù.), parte della zoolo- gia,
che tratta degl’ insetti. » Entusiasmo (prati) , sentimento veemen- te ,
accompagnato da una forte persuasione della sua verità e convenienza. V. Senti-
mento. Locke ne diede una definizione imper- fetta , avendo limitato
l'eutusiasmo alle sole false illuminazioni della superstizione ; il die
confonde 1 entusiasmo col fanatismo. V. Fanatismo. Un simile concetto ne formò
Leibnitz. Altri hanno spiegato 1’ entusiasmo per lo furor poetico o sia per l’
estro , e per ogni eccessivo amor del hello; il che rmtriguc- rebbe la nozione
dell’entusiasmo alb esal- tamento dell’ immaginazione. La forza del sentimento
che dicesi entusiasmo , si co- munica a tutte le facoltà dell anima; e può
nascere lilialmente da causa lodevole o riprensibile , c dalla ragione come
dalle passioni ; d’onde Mguc che niuno de' con- nati concetti sia alto a
comprendere tutti i caratteri , nè tutte le spezie dell'entusias- mo. Laonde la
definizione di sopra pro- posta sembra, più di tutte le altre, con- venire al
generico significalo di questo vo- cabolo. ExtmciAzinse (disc.), discorso che
espo- ne quello, di che deesi far giudizio. Equivale a proposizione, nel senso
che Luna e l’altra contengono la sposizione di tutto quel che conviene o
disconviene &1 suggello. V. Proposizione. Gli antichi dialettici chiamarono
l'assio- ma enunciazione. V. Assioma. I Greci la dissero expositio, ond’è che
gli scolastici chiamarono eme- tico il discorso enunciativo. Questo vocabolo è
proprio della s posi- zione , che fanno i geometri di ciò che de’ essere
dimostrato o risoluto. V. Pro- blema, Teorema. * E pice no (disc. ),
addiettivo, ebe si dò a nomi di doppio genere , o sieno comuni a’ due sessi.
Epichiiiqu ( disc. ) , argomentazione composta di più proposizioni, delle quali
ognuna è accompagnata dalla sua pruova, si che le une dimostrano le altre.
Suole addursi come esempio di tale ar- gomentazione quel tratto dell' orazione
di Cicerone prò Milane , in cui stabilisce il diritto d’ uccidere chi si pone
in aguato conira un altro , e passa a dimostrare che Glodio fu insidiatore di
Alitane , e che ben fu da lui ucciso. Epitsto (disc.), nome di qualità, che
vale addiettivo , e che abbiam preso da' Greci. Equabile (spee.), moto, che in
tempi eguali , scorre spazi eguali. II moto equabile ò la misura di tutte le
altre spezie di moto , cd è quello che ci dà un’adequafa nozione del tempo , di
cui ogni astratta definizione, comunque vera o acuta , riesco sempre scabrosa per
la co- mune intelligenza. Le antiche clessidre , c ) moderni oriuoli fondati
sulla equabilità del movimento , ci rappresentano il tempo per mezzo dello
spazio. Ed essendo che ogni moto costa di tre elementi , cioè il tempo, lo
spazio, c la velocità, e de’ tre il più sensibile e più facile ad esser
concepito è lo spazio; però il medesimo serve a dare ancora una chiara idea
della velocità, la qual’ è da' matematici considerala come lo spazio descritto
nella unità di tempo. I fenomeni del molo, e le leggi collo quali si comunica
acarpi , e in quelli per- severa, o si estingue, sono obbietti delle scienze
fisiche , e spezialmente della mecca- • sica. Ala le nozioni del suo essere,
delle forze o potenze che lo producono , e delle sue relazioni eolio spazio e
col tempo , son fondamentali per lo studio deli’ universo , e però appartengon
pure alla filosofia spe- culativa. V. Moto, Spazio, Tempo. Equabilità’ (prai.),
senso traslato, per lo quale applichiamo alle inclinazioni del- l’animo e a'
portamenti della vita l’uni- formità e la eguaglianza del moto, in questo senso
significa costante e uniforme maniera d'onesto vivere. Praeclara est, dice
Cicerone, acqua- bililas in orniti vita, et idem semper vul- tue, eademque
Jrons. Equakimita’ (prat. ), moderazione d'a- nimo , che rifugge da ogni
estremo par- tito. Equu-itoio ( spee. disc. e prat. ) , stato «liquide, nel
quale si tengono due corpi, o per esatta egualità di peso , o per collisione di
forse eguali. V. Forza, Peso , Quiete. Considerato il peso come una forza di
gravità , i due casi testò espressi riduconsi ad un solo , alla collisione cioè
delle forze eguali. La teorica dell’ equilibrio è parie della dottrina del
moto, e forma l’obbietto speciale della statica. V. Statica. In senso t rasi.
ilo si applica tanto alla egual forza degli argomenti, quanto allo stalo
dell’anima e delie passioni , che non trapassano i giusti limiti. Eqotpoluente
e Eqpikhakhzà ( disc. ) , l’ egual significato di due o più proposi- zioni. V.
Proposizioni. Gli scolastici distinguevano l’equipollenza delle cose e de’
nomi. Lo prima è quella die pam tra’ semplici e il composto , come Ira le
spezie e il genere. Le spezie prese insieme sono equipollenti del genere , che
* in se tutte le contiene. La seconda , o sia de’nomi , trovasi nelle
proposizioni, le quali sebbene discordino ne' termini, pure concordano nel
signifi- cato. E qui distingucyan pure la parte gramaticale dalla logica :
gramalieale era l'equipollenza de’ vocaboli sinonimi: logi- ca, quella delie
proposizioni, nelle quali per mezzo della negazione aceordavansi tra loro due
contrarie affermazioni. La dottrina in somma della equipollenza , era un tes-
suto di definizioni e di distinzioni , le quali non dicevano niente di più di
quelle no- tissime due regole , negaiionis negatio est ajfirnmiio : duae
negationes unom va leni affirmationem. É questa uno degli esempi di quell’
apparata logico, o dialettico, dei quale gli scolastici avevan fatto un. ante-
murale allo studio del pensiero. Equità’ (prat.), il giudizio della ragione
intorno al retto e ai buono.Y. Buono, Retto. L’ equità contiene tutto quel cb’è
proprio del senso del retto e del buono , nè può mai allo stesso ripugnare: la
sua forza è doppia , Luna di rischiarare e spiegare il fine della legge ,
l’altro di supplire ai si- lenzio di quellu per tutte le azioni , che sono commesse
alla libertà dell'agente morale, mn che pure dehbon esseri! conformi al retto
uso della ragione. Cosi la ricono- scenza, la liberalità, la beneficenza, il
per- donare , il fare per gli altri quel che vor- remmo che fosse a not fallo ,
sono ufizi dettati dall'equità. Comechè Cicerone avesse inteso parlare
dell'equità civile . pure ac- conciamente distinse ambe le cennalc parti:
aeguitatw vi* est duplex : cufus altera directi, veri , et fusti, et ut dicitur
aegui et botti ratione defemiitur : altera ad vi- cissitudinem referendae
graliae per linei. V. Legga, Oblazione. Ambiguo e vario è il significato di
que. sto vocabolo nel linguaggio de' giurecon- sulti, perchè costoro hanno
sovente riguar- dalo l'equità come un correttivo dell’ infles- sibile rigore
della legge. Ma le similitu- dini son causa di molte confuse nozioni nel
linguaggio pratico , il perchè debbono essere purificate dalle nozioni chiare c
di- stinte della filosofia. L’equità dee sempre presedete alla spiegazione e
alla interpre- tazione delle leggi secondarie, nei senso che l'applicazione
loro corrisponda al fine de’ legislatori , piuecbè al nudo e materiale
significalo delle parole. Cicerone stesso nel dare ad Aquiiio Gallo la lode
d’un per- fetto giureconsulto additò il vero uso del- la equità , che è : juris
civili ’s rationem numguam ab (seguitate se funger e. I consigli dell equità
possono essere an- cora una sorgente di perfezione per coloro, i quali credonsi
obligati di fare pii» di quel che la legge impone per dovere. Quanti uomini
sommamente virtuosi non credons obligati di fare tutto il bene, di cui son
capaci , quando sentono di avere i meni per eseguirlo? 11 senso del retto e del
buono scambiasi in osi colla nozione della legge , e produce al pari di questa
obligazioni mo- rali , le quali acquistano un pregio inestima- bile , appunto
perchè sono volontari.*. La coscienza, la quale rimane semplicemente
soddisfatta per 1’ adempimento delle obli- gazioni propriamente dette , esulta
cd ao- compagna co’ suoi plausi l’agente per tulli i gradi della lunga distanza
, che passa tra la giustizia e la perfezione. V. Coscienza , Perfezione. Gl'
incitamenti dunque che nascono dal- l’ equità sono anch’essi altrettanti
principi razionali d’azione , i quali non differi- scono dalle obligazioni , se
non per la maggiore o minor forza colla quale deter- minano la volontà. V.
Determinazione, Volontà. EotTvzLiame EotnvALznzA (dite, eprat .), Teguol valore
di due cose. L’uso ha dato a queste due voci un si- gnificato più ampio
dell’equipollente, che suol essere adoperato soltanto nei senso logico. Gii
scolastici distinguevan pure X equi- valente fisico dal morale.- chiama van
fisi- camente equivalente una cosa , che con- tenesse in ae le qualità di più
altre cose unite insieme ; e moralmente equivalenti le ■anni di diverse persone
, che avevano vo- luto lo stesso fine. In questo senso ancor noi diciamo
equivalente il consiglio all’a- zione di colui , die l’ ha mandato ad ef-
fetto; 6 il mandato all esecuzione, che ti mand a t ario gli ha dato. Equivoco
( dite. ) , vocabolo comune a più cose di essere diverso. Cotesta definizione ,
che è pur quella del nostro vocabolario della crusca, è una let- terale
versione del significato che gli sco- lastici davano a’ vocaboli delti
equivochi : quorum nomea e*t commune, ratio vero essentiae geetmdum illud nomea
diversa. Spogliandola del senso raelafisieo, l'equi- voco è il nome sireso dato
a cose diverse: h l'omonimo de'gred , che ancora noi ab- biamo adottato. Ha
i’eqaivoco nel senso di addiettivo praide il significato di ambiguo, perchè la
dubbictà del nome diviene qualità della cosa significala. Ora questa idea
sempli- cissima fu dagli scolastici espressa con un’altra astrusa distinzione
di aeqtnooca aequivocantia , e aequivoca aequivocala. Gli equivocanti erano i
nomi, e gli equi- vocati, le cose espresse con nomi capare di più
significazioni. Sarebbe bastato il di- stinguere il senso attivo dal passivo.
L’uso non pertanto suole adoperare so- stantivamente 1 addiettivo , e render
l'equi- voco sinonimo deli’ ambiguità. Una tal sorta di equivoco può nascere
per negli- genza di parlare, o per arte dei parlatore: per negligenza , quando
un nome messo tra altri due può riferirsi a ciascun di essi ; quando lo stesso
scambio possa farsi tra una proposizione, e dne altre die la pre- cedono;
quando di due significati de’quali il nome è capace, non si vegga chiara- mente
in qual de' due abbia voluto il di - retare usarlo; quando in fine nelle lega-
ture de’ pronomi e de’ relativi , sorga il dubbio , a qual de' precedenti gli
uni o gli altri si riferiscano. Può ancora l’equivoco essere un artifi- zio del
discorso, nel quale caso sommi- nistra acmi alla satira, e può altresì di-
Digitized by Google — 190 - Tcnire sorgente di arguti detti c di (ini
pensamenti! Non è lingua, che non si presti ad un tale uso, nè oratore che tal
volta non si valga dell' equivoco per con- dire il suo discorso. Ma niuna
lingua è tanto feconda di doppi sensi , e di ambi- gui delti quanto la francese
, la quale ne fa anche un pregio di prontezza di spirito e di grazia, nel
dialogo e nella conver- sazione. La satira di Boileau intorno al- l ’ equivoco
può dimostrare il buono e il cattivo uso, clic di esso può farsi. L’equivoco
può esser dilettevole, c tal volta utile in ogni sorta d’argomenti , tran- ne
cho in quelli della filosofia intellettuale. ISelta stessa filosofia pratica, è
permesso, al dir di Grozio, servirsi dell’equivoco , per eludere una
interrogazione , cui non siamo obligati di rispondere. In questo caso, ò
un’arma di difesa, alla quale ricorre la desienti del giudizio di chi non vuole
sod- disfare una pericolosa o importuna curio- sità. La prudenza stessa
consiglia alcune volte l’equivoco, e spezialmente quando conviene nascondere
alla età innocente e incauta cose , delle quali potrebbe abusare. Per contrario
la ragione dee condannarlo e proscriverlo nella espressione del pen- siero ,
ch'ella dee rendere cliiara a se stessa e agli altri. I nomi detti equivochi ,
spezialmente quando esprìmono obbietti affini producono confuse e oscure
nozioni , le quali a volta loro divengono cause di errori. U vocabolo idea ne
somministra un op- portuno esempio. Con questo vocabolo si è per lungo tempo
espressa la sensazione, la percezione , la facoltà di percepire, l’ob- bietto
percepito , la sua immagine , e il pensiero stesso. Di quante confuse nozio- ni
, e di quanti errori non è stata cagione la promiscuità d’ un vocabolo, che mal
conveniva ad operazioni de’ sensi o della monte sì diverse fra loro? Cotesti
errori divennero sistematici per modo , die ognu- no credeva concepire
chiaramente la per- cezione, senza accorgersi del falso presup- posto, da cui
partiva. E per verità gli equivochi producono per loro natura certi errori
ciechi , i quali divengono altrettanti prestigi , o falsi dati di ragionare,
ebe la mente non soggetta più ad esame , perchè li ha come certi , e
indubitati. Per questi vocaboli, più die per ogni altro vale tutto quel che
abbiam detto della importanza del definire , o delio spiegare il senso nel
quale intendiamo ado- perargli. { V. il disc. prolim. ). Y. Defi- nizione,
Errore , Prestigio. Emietica ( crii. ) , nome favoloso dato all'alcbimia, e
alla falsa chimica , suppo- sta figlia di Ermete. E però JUosofia ermetica fii
detta la dottrina riposta de' principi , pe’ quali gli aldiimisti , pretesi
filosofi della natura , cre- devano aver trovato il segreto di tramu- tare i
metalli ignobili in perfetti, e di ri- solvere in taluni elementi primitivi tutti
i composti ddia natura. È oggidì scienza e nome deriso, come l’alchimia. V.
Alchimia. Eroe ( jxral. ) , uomo di virtù più die umana. V. Virtù. Presso gli
aniidii cotesto vocabolo di» notava una spezie di Esseri superiori ai- fumana,
sì per lo spirito, come per le forze del corpo. Giusta la Carnosa defini- zione
di Jerocle , dicevasi eroe uno spirilo sublime, abitatore d’un corpo luminoso;
e giusta il sistema degli Orfici e de’ Pita- gorici i semidei , gli eroi , i
demoni , e le anime umane cran quattro spezie di emanazioni della Divinità. V.
Demone , Spirito. Eroico (prai.), quel eh’ è degno d'un eroe. É epiteto della
virtù , che si solleva so- pra i comuni esempi degli uomini. Errore ( tpec. ) ,
falsa opinione , cui prestiamo assentimento. La natura ha ispirato all'uomo
l'amor del vero , e gli ha dato la facoltà del giu- dizio per poterlo
discemerc. Ma quando i suoi sensi sieno infermi , o non sia libero e maturo
l’uso del giudizio , o oltrepassar voglia i confidi dell' umana capacità , il vero
gli sfugge, ed è dalla stessa sua opi- nione ingannato. Locke credette poter
de- terminare tutti i generi dell’ orrore , die ridusse a quattro ; il difetto
di pruove : il non saperne far uso : il non volerle usare : il seguire false
regole di probabilità. Secondo Bacone ogni genere di errore è prodotto da una
illusione che preoccupa la mente, e le impedisce il retto uso del giudizio. Son
queste le cause dell’ errore die egli chiamò idoli. Ma il suo concet- to ,
quantunque in parto vero , non sem- bra compiuto, dacché spiega l'origine piu
che ridea del nome. Siccome l'ignoranza è la causa dell'errore , se non unica ,
cer- tamente la più comune , cosi non si può fare lanalisi delle cause dell'uno
disgiun- tamente dall'altra. V. Idolo , Ignoranza. EnuDizioas ( crii. ) , il
sapere degli uo- mini , tramandato per le lettere e per la storia. Dislinguesi
dalla scienza , che è il pro- dotto della riflessione e del ragionamento ; e
che 1 uomo potrebbe acquistare , anche senza conoscere tutto quel che le passate
generazioni han saputo , o scritto. E però tutto l’umano sapere può essere
partito in due grandi rami, \' erudizione e la scian- ca. V. Scienza.
L’erudizione é principalmente fondata nella memoria , e però abbraccia , come
sue parti proprie la storia , l’archeologia , e la conoscenza delle antiche
lingue. Quan- do parliam di storia, intendiamo in essa comprendere non
solamente tutte le parti sue , come la sagra , la civile , la militare , la
letteraria , la filosofica , la biografica , e la bibliografica ; ma ancora le
conoscenze ausiliarie , senza le quali non può darsi un perfetto storico , come
la cronologia , e la geografia. Similmente nella denomi- nazione di archeologia
comprendesi la co- noscenza della storia non iscrìtta , come la tradizione
illustrata da' monumenti d'ogoi genere , quali sono le iscrizioni , le mo- nete
, le medaglie , gli emblemi , i cippi , le pietre acheronlicbc , c i ruderi
stessi , i quali ricordano fatti e usi de' popoli , che non avevano lettere ,
nò certa misura de' tempi , e de' quali la vita appartiene alle rimotissime età
del mondo. E final- mente nella conoscenza delle lingue anti- che debbesi
principalmente includer quella delle linguo madri che han dato origine a’
parlari secondari de’ popoli , e dell’ eti- mologie nelle quali possono
trovarsi le ori- gini del linguaggio , e con esse le prime tracce della umana
sapienza. Dal quadro di tutte le parti dèll’erudi- zionc apparisce manifesto
quanto difficile sia il trovare tra gli uomini che sonsi il- lustrati per
sapere , un perfetto erudito. Forse ognun di quelli che sono stati più ammirati
per la vastità del sapere, meritar potrebbe una lode relativa e non assoluta ,
quando si facesse delie sue conoscenze il confronto con quelle altre , clic si
sarcbboro in Ini desiderate. Forse ancora il concetto d on vero e perfetto
erudito è di tale e tanta ampie™ , che trascende le forze della più prodigiosa
memoria. Ma tal' è la natura di tutte le umane perfe- zioni , che la prima lode
è dovuta a quelli, i quali più si approssimano al seguo , che alle intelligenze
finite è lecito di toccare; si cho i modelli di vera perfezione deb- bonsi
avere come stimoli a correre il più innanzi eh' è possibile. Riferendo
l'erudizione alla memoria , e astraendolo dalla riflessione e dal ragiona-
mento, noi abbiam seguito quella imper- fetta partizione di Bacone , la quale
pre- suppone che ciascuna delle tre principali potenze dell’anima possa essere
risguar- data come l'unica sorgente di talune del- le parti dell’ umana cognizione.
Ma ripe- tiamo in questo luogo quel clic abbiamo già detto nel discorso
preliminare , cioè che simili partizioni debbon aversi come semplici punti di
ordinamento , comodi per disporre in classi le varie sezioni del- l'umano
sapere , senza risguardarle come esatte nè vere in natura. Imperoccliè non si
dà scienza, arte, o disciplina, nella quale non sia necessario il concorso
della me- moria , della ragione , o della immagina- zione unite insieme. Della
qual verità offre una luminosa pruova l'erudizione, clic es- senzialmente
richiede esatto criterio , or- dine, e sagacitù d' investigazione. Di quale
utilità esser potrebbe un ammasso di fatti, raccolti senza giudizio critico, o
senza or- dine tra loro? Se lo storico narrasse tutto quel che gli altri ban
detto o scritto , senza discernere il vero dal falso , e il credibile
daH'inverisimile ; se non sapesse egli stesso penetrare nell'antichità e nelle
cause degli avvenimenti, che descrive; nè stabilire tra loro quella connessione
logica , la qualq prepara il giudizio de’ lettori ; se in fine povero di
lettere , di grazie e di stile , vol- garmente descrivesse tutto quel che l’uom
credulo c ignorante suole ingoiare come alimento della curiosità ; in somma se
si separassero interamente nello storico le fun- zioni della memoria dalle
altre potenze del- l'anima , aver potremmo conti e popolari tradizioni , e non
istoria. Ora il naturai parentado che rende in- separabili tra loro le potenze
dell'anima , fa si che i migliori eruditi sien quelli , i quali senza dedicarsi
esclusivamente ad un sol genere di cognizione hanno insieme congiunto lo studio
delle lettere e delle scienze. Ma qui si presenta una difficoltà, maggior di
quella , che abbiamo testé di- visalo. Potrà la monte umana essere per- fetta
in due si vasti generi , se non può conseguire la perfezione in un solo? La
risposta è forile. Lasciam da parte il per- fetto metafisico, e prondiam
l'umano: il più ci serva di guida a giudicare del meno. Un erudito filosofo
vari ò più d on erudito gramatico. Non si nega, che diffici! cosa sia il
trovare in ambedue i generi un som- mo e pari merito ; e di quanta difficoltà
sia, lo dimostra il picciol numero de’graudi o straordinari ingegni, che han
meritalo una tale lode. Como primi in questo scelto drappello posson essere citati
, Aristotele tra gli antichi, e Lcibnizio tra'moderni. Cer- tamente la
filosofia ricove tanto incremento o lustro dalla erudizione , quanto questa da
quella. Imperocché l'erudizione non so- lamente le presenta tutto l’antico
tesoro delle umane conoscenze , e le fa conoscere il punto da cui de’ella
partire; ma le som- ministra gli elementi della sporienza , la più sicura
fiaccola degli umani giudizi. Resta solo , che la filosofia si preservi dai
difetti , a’ quali suole condurre l'abito del Digitized by Google — 195 -
giudicar degli eruditi ; siccome a volta sua l'erudizione guardarsi dee dal
sistematico ragionamento a priori. Son diversi i prin- cipi che guidano la
ragion deirerudito e del filosofo: l’un segue l'autorità , l’altro l’in-
duzione logica, o sia la naturale connes- sione de' fatti colle cause loro.
Dalla giusta tempera di questi due principi può nascere queil’esatto criterio,
che subordina l’autorità alla ragione c insicmcmcnte rende quella ausiliaria di
questa. V. Autorità, Ragione. Esacerbare ( prat. ) , traslato dal dolor
sensibile , che si applica ancora al morale, e vale irritare l'animo di alcuno
con pun- gente tormento. È meno dell’ esasperare , e dell' esulce- rare. V.
queste voci. Esagerare ( dite, e prat. ) , oltrepassare il vero e il naturale
nelle parole , o nel sentimento. È diverso dell’ ampliare e dello ampli- ficare
: l’^ino e l’altro di questi due verbi indicano un’azione , che non trapassa i
li- miti del vero ; laddove l’esagerare importa alterare una cosa in bello o in
brutto che sia. V. Amplificare. Esaltamento ( spec. e prat. ) , innalza- mento
della immaginazione al di sopra delia comune misura. Applicato anche
a'sentimenti dell’animo, vale eccesso , o straordinaria irritazione d’ una
passione , e spezialmente dell’ ira. V. Immaginazione, Passione. Esaltazione
(prat. ) , condizione o stato d'un animo esaltato. L' esaltamento , esprime l’
effetto della causa, che muove e agita l’animo: l'esal- tazione , la
conseguenza. Esaminare ( spec. ) , atto della riflessio- ne , che partilamentc
considera la conve- nienza di chicchessia. Esanimare ( prat. ) , lo slesso che
disa- nimare. V. questa voce. Nei senso passivo, è proprio di quel do- lor
d'animo , che intercetta il sentimento. Esanime (prat.), vale esanimalo , cioè
uomo colpito da duolo si intenso, che pare aver perduto la vita. Esasperare
(prat. ), irritare con nuovi motivi il dolore , o l’ ira di alcuno. È più dell'
esacerbare. V. questa voce. Esatto ( spec. disc. e prat. ) , quel die non ha
più nò meno di ciò , che gli con- viene. Si applica sempre nello stesso senso
al pensiero, alia parola, e all’azione. É di- verso dal prcdso , il quale va al
fine della idea , o a un punto determinato dall'azio- ne. V. Preciso. Esaudire
( teol. e prat. ) , accogliere lo preghiere altrui. E proprio di Dio , che
benignamente ascolta le preghiere dell’ uomo , e le ri- volge ad utilità di
lui. Per similitudine si applica al benigna ascoltare d’ogni uomo rivestito di
autorità, a rispetto delle preghiere che gli porgono gl’ inferiori. Escandescenza
( prat. ) , violento movi- mento dell’ ira , che quasi accende e in- fiamma
1'ammo. Escogitare ( spec. ) , cavar fuori a forza di riflessione un pensiero
riposto. Esccsare ( pral. ) , rimuovere o smi- nuire la colpa per via di
ragionamento. Esecrare {pral.), l’avere in abbomi- nio , e in orrore alcuno. È
il maggior grado dell’abborrimcnto, perchè accompagnato da un sentimento di
religioso dovere. È proprio di quella avversione, che c’i- spira l’empietà o lo
scandalo. ( Esempio (spcc. disc. e pral.), fatto al- trui , clic la riflessione
considera por sug- gerirne , o sconsigliarne l’ imitazione. Sotto il nome di
fatto comprendiamo tanto il pensiero o concetto dell animo , quanto la parola ,
o l’ azione ; il perchè V idea dell’ esempio appartiene del pari alla filosofia
speculativa , alla discorsiva , c alla pratica. Gli esempi sono gli elementi
della spe- rienza , la quale ricava le sue conclusioni generali da’ fatti
particolari simili e tra loro concordi. V. Esperienza. In logica , l’esempio dà
luogo ad ima sorta di argomento imperfetto , per lo quale da uno , o da pochi
latti singolari , stabi- liti per antecedenti, si deduce come certo il
conscguente. Tal sarebbe : la guerra Ira T ebani e i Foresi fu calamitosa : ma
i Tebani e i Focosi son sfinitimi ; dun- que calamitosa è ogni guerra tra fini-
timi; a pure .- Dionigi domandò una cu- stodia alla sua persona , per opprimere
la patria: Pisistrato non prima ottenne ancor egli ima custodia che impadro-
nissi del governo di Atene ; lo stesso praticò Teagene a Megara: dunque tutti
quelli , che domandano una custodia , vogliono opprimere la patria. Cotesto ar-
gomento di cui parla Aristotele ( Ithetor. lib. II. ) , è falso , perchè la
minore non è compresa nella maggiore , se non per una parte sola , e la
conseguenza con- chiude più , che non contengono le pre- messe. Aristotele
avverti essere l’esempio diverso dall’ induzione , perchè contieni; una
relazione non del tutto al tutto , nè duna parte al tutto , ma duna parte alia
parte , o però non prova. V. Induzione. Ne' pratici portamenti della vita
l’esem- pio è una molla assai più efficace , che in ogni altro astratto
giudizio. Per esem- pio intendiamo una onesta o viziosa azio- ne , esposta all’
altrui imitazione. E sic- come noi cominciamo dal far tutto per imitazione , e
la prima guida della ra- gione è 1* autorità ; così i buoni o i cat- tivi
esempi decidono della nostra educa- zione , o per lo meno le danno una tale tendenza
, che a pochi è dato il mutarla o il lincerla, allorché nella provetta età
nccorgonsi di essersi innollrnli in una falsa strada. V. Autorità , Educazione
, Gio- vanezza. Riguardando prima gli esempi dal buon lato , son essi non
solamente utili , ma ne- cessari al retto portamento della vita. Bello è
intorno a ciò il precotto di Seneca: ali- quis tir bonus nobis eligendus est ,
ac sempcr ante oculos habendus , ut sic lanquam ilio spedante vivamus, et om-
nia tanquam ilio vaiente faciamus;.... elige Catone ni: si lue videtur t ibi
nimis rigidus , elige remissione animi vtrum Laelium : elige cum cuius Ubi
plaetdt et cita , et or alio, et ipsius animum ante te ferens et vulttis ,
illum sempcr Ubi estende, velcustodem, vel exemplum -• opus est aliquo, ad quem
morcs nostri se ipsi exigant: nisi ad regulam , prava non corriges. ( Ep. XI.
). Nulla per l'opposito , di più pernicioso de cattivi esempi , sopra tutto per
la incauta età della gioventù. Quando si con- sideri la tendenza , die la
natura ci ha dato alla imitazione, e la necessità di camminar dietro
all'autorità, come alla sola guida die abbiamo nel primo ingresso alia vita,
dii non vede le conseguenze presso che irreparabili decaltivi esempi? Clic se
questi invitassero i fanciulli e i giovani alla mol- lezza, e aprissero loro
prematuramente il cammino agli agi c a' piaceri della vita sensitiva,
l’educazione si cangerebbc in una scuola di corruzione , di cui nulla potrebbe
più fermare il corso. Da ciò segue che ogni turpe azione, commessa al cospetto
di altri , ha in se due caratteri di riprensibile ; il primo, della infrazione
del dovere, che la dichiara illecita e punibile : il secondo dell’esem- pio,
che invitar può aU'imilazione quelli che ne sono spettatori. L’imputabilità che
nasce dallo esempio, non solamente c mag- giore, se questo ha ofTeso il senso
di coloro i quali ignoravano die cosa fosse il delin- quere, ma tocca l'apice
delia immoralità, se ha portato ollensioue alla innocenza o ai pudore
de'giovani ; il che c appunto quello che si denomina scandalo. V. questa voce.
Esercitazione ( prat. ) , il ripetimcnto dell’ azione, fatto per acquistarne la
faci- lità, o l'abito. V. Aitilo. Esercizio ( spec. e prat. ) , il passaggio
dalla potenza all'atto. Per rendere più diiara cotcsta defini- zione , giova
prenderne l’esempio dalla vo- lontà. É questa una potenza data all’uomo,
considerato come agente morale , la quale insino a che non si determina
all'azione, rimane nc' limiti d' una semplice facoltà. L'azione dunque non è
altro che l'eserci- zio della volontà. V. Anone , Volontà. Gli scolastici lo
definirono, la reitera- zione di qualunque operazione , fatta eoi Jìne di
conservare , o di confermare l'a- silo. Ma la loro definizione confonde il
principio dcH'atto colla sua continuazione, osia l'esercizio colla
esercitazione. Essi di- stinguevano ancora l'esercizio per rispetto ailobbietlo
, ai modo, alla origine , e alla continuazione ; categorie inutili , che mol-
tiplicano i nomi, senza dichiarile le idee. Esistenza ( ontol .) ,
dellesistcnza. come d’ogni idea semplice , non può darsi una definizione reale
; il pcrehò gli scolastici ne diedero una affatto nominale , che è il
compimento della possibilità. Ma ciascu- no concepisce più chiaramente
l'esistere , che il compimento del possibile. V. Pos- sibile , Possibilità.
Altri la definirono, lo stalo di una cosa in quanto esiste. Ma che è l’
esistere ? Questa seconda definizione , c una spiega- zione viziosa , o sia non
è definizione rea- le o nominale , ebe voglia dirsi. Altri in fine credettero
poterla definire. lo stato aiutale d’ima cosa che è fuori del nulla. Ma quest'
altra definizione rac- coglie insieme i viri delle due precedenti, dapoichù è
fondata sopra la nozione del nulla, o sia di quel che non esiste. Per meglio
determinare la nozione del- l'esistenza , fa uopo primamente distinguere gli
enti contingenti dal necessario. L’ente necessario ha la ragion sufficiente
dell'esi- stenza nella sua propria essenza; laddove i contingenti l’hanno nella
volontà e nella potenza di Lui. La nozione dell'esistenza include quella d’un
cominciamento e duna fine , mentrechè l’ essenza dell'ente neces- sario esclude
ogni cominciamento ed ogni fine. Ora la nozione dell’essenza dell' ente
necessario è maggior dell’ umana capacità , perchè si confonde col sempilerno e
col- l’ infinito , si che non può essere definita. Il sum qui sum è la sola
nozione di cui è capace 1’ umana concezione I Da ciò segue , che impropriamente
il linguaggio scientifico ha associalo la no- zione dell'esistenza dell'Essere
increato con quella delle creature , dovendosi dire clic l' ente necessarie è ,
e non già che esi- ste. V. Contingente , Essenza , Necci' inno. Quanto poi agli
enti contingenti , il con- cetto dell’ esistenza non ò lo stesso a ri- spello
degli enti animati ed inanimati , e Ira gli animati differisce pec rispetto
agl'intelligenti ragionevoli, e a’ soli in- telligenti. L'esistenza dell'uomo
sta nella coscienza del proprio essere : quella dei bruti nella durazionc della
vita: quella hi line di lolle le cose inanimale , è la du- rala dell - esser
loro insino al punto delle distruzione. Se da questi tre diversi con- cetti
volesse formarsi una nozione gene- rica a lutti comune, potrebbe l’esistenza
definirsi , la durala deli ente insino alla ma distruzione. V. Coscienza,
Durala. Comunque si definisca l’esistenza y il con- cetto clic ne formiamo ha
una relazione necessaria col possibile, ed è il contrap- posto del nulla.
Scambiasi sovente coll’o/- lualc c col reale, comechò il suo signi- ficalo
proprio differisca dall'uno e dall’al- tro. V. Attuale, Nulla, Reale. Siccome
non ò estremità, a cui non jsiesi trasportata fumana ragione , cosi non è
mancato chi avesse rivocato in dubbio ia realtà della nostra esistenza , nel
che gli scenici hanno uguagliato l’ essere al non essere, V. Scettico. Esister*
( ontol . ), durare insino alla distruzione. È proprio degli enti contingenti.
V. Esi- stenza. Esitazione ( spec. e prat. ) , incertezza nel giudizio, o nella
deliberazione della volontà. È più del dubitare , dacché esprime un impedimento
più di senso, che di ragio- ne ; laddove la dubitazione presuppone un conflitto
di motivi , che tengono in sospeso I assentimento o la volontà. V. Dubbio ,
Dubitazione. Esorbitanza ( prat. } , eccesso che tra- passa i comuni limiti d’
una passione , o d'un vizio. V. Eccesso. Esortazione ( disc. ) , discorso per
lo quale cerchiamo d’ indurre alcuno con ra- gioni o con esempli , a far quello
die noi vorremmo^ È più del consiglio , il quale fermasi al proporre, senza
sforzo di ragionamento. V. Consiglio. Esoterico ( spec. }, nome dato all’ in-
segnamento arcano di quelle selle fdoso- liche , clic avevano iniziati per
discepoli. E lo stesso che acroarnatico V. questa voce. Escussione ( spec. ) ,
azione d'una forza, per la quale le parli di taluni corpi, di- latandosi ,
occupano uno spazio maggiore. Lo forze espansive posson essere esterne , u
interne: esterna è la rarefazione prodotta dal calore : interna, f elasticità.
V. Ca- lore, Elasticità. L'aria c le sostanze capaci d'essere con- verse in
vapore , come l'acqua portala ad uu grado di calore maggior di quello che
produce il bollimento son dilatabili per espansione, li passaggio di queste
ultime da uno sialo all’altro (limosi ra cbo la forza di coesione , la quale le
ritiene nel na- turale loro stalo , può essere considerata come una forza di
compressione opposta alla forza espansiva , la quale tende a se- pararne le
parti. Coleste forza è quella, clip Newton ha talvolta denominato repulsiva. La
dilatabilità , considerala come una pro- prietà dc'corpi che ne son capaci , le
cause ette la producono, le leggi colle quali si sviluppa , c l’uso che di essa
può farsi per acquistare nuove forze e nuovi motori, son tutti obbietti della
fisica sperimentale. V. Fisica. • Esperienza (spec.), conoscenza de’ fatti e
delle relazioni loro , acquistata per lun- go abito di riflessione. V. Abito ,
Rela- zione. Ogni fatto singolare è per se stesso ste- rile; ma sono le sue
relazioni cogli altri fotti simultanei o successivi , che aprono alla mente il
giudizio della qualità e con- venienza loro. L’abito di studiare tali re-
lazioni , è quel die forma l’esperienza. Al- tra volta la sperienza riferivasi
a’ soli fatti delle sensazioni, o sia a’ soli obbietti ester- ni , nel quale
aspetto solamente fu da Lo- cke riguardata. E però pose egli laspc- rienza al
di sopra del giudizio , anzi la costituì emendatrice del giudizio , come se il
conoscimento dell’ esperienza fosse ua che di diverso dal giudizio , o potesse
senza di quello stare di per se. In somma egli presuppose , che le percezioni
dc’sensi sicno talvolta alterate o corrotte dal giudizio, il quale è spesso
corretto dall’esperienza. Co- testo concetto, che Locke pretende dimo- strare
coll’ esempio del cubo e della sfera, die un orbo vedesse per la prima volta ,
dopo avere acquistato la vista, e de’ quali eragli nota la differenza per lo
tatto; co- testo concetto dico, è falso, o almeno è impropriamente espresso.
Imperciocché vi ha delle idee complesse, le quali non si formano in noi , se
non per mezzo di di- verse sensazioni , o di più percezioni del medesimo senso.
Tali sono le idee della sfera e del cubo, e di tulli i solidi dei quali la
ligure non si percepisce per un otto unico della visione. In questo caso è
inipropriameute detto, die il giudizio in- ganna , e che l’esperienza emenda ,
se pure non si volesse scambiare il giudizio colla percezione. Dee per
contrario dirsi , che una idea incompiuta è rettificata dal giudizio, mediante
l’ osservazione o l’esperienza. Nè f improprietà sta solamente ne’ vocaboli, ma
sì bene nel concetto; dapoichè l’espe- rienza diverrebbe affollo meccanica ,
mcn- trechc è di sua natura razionale. Tale per altro esser doveva il concetto
d’ nna filosofia , che riguardava la sensazione, come Tunica sorgente della
umana cogni- zione , e che scambiava la sensazione stessa colla percezione e
colla idea. V. Idea, Percezione , Sensazione. Bacone non disgiunse la sperienza
dal giudizio , che anzi le diede per compagna T induzione , distinguendola cesi
dalla nu- da osservazione de’ fatti , che chiamò selva o labirinto. V.
Induzione. Li moderna filosofia avendo applicalo T osservazione anche agl’
interni fatti dello spirito, e riconoscendo il senso intimo, o sia la luce
sfossa della ragione, come la principal sorgente dell’ umana cognizione, ha
dato all' esperienza un doppio valore. Ella stabilisce conte primo scopo della
spe- rienza la conoscenza di se medesimo. Cosi, seguendo le vesiigie della natura,
da’mczzi da lei adoperati ne argomenta i fini tanto nel fisico , quanto nel
morale ; chiama in soccorso del senso individuale di ciascuno il comun senso
della umanità ; e stabilisce «lue ordini di fatti , dalla concordanza dei «I
tinti fa dipendere la realità e la certe' za dell’umana cognizione. Da ciò è
nato, clic la denominazione di filosofia speri- mentale, esprime oggi il metodo
comune alla investigazione de fatti esterni ed in* terni dell’animo; laddove
prima additava la sola dottrina delle sensazioni. V. Filo- sofia, Sensazione.
Espemwextale (crii, e prati), lutto quel che è fondato nell’ accurata ed esatta
os- servazione de’ fatti. V. Osservazione. Diciamo accurata ed esalta, perche
la spcrienza risulta non dalla semplice cono- scenza de’ fatti , ma dalla
comparazione che di essi facciamo , dalla somiglianza , dalla diversità , da’
modi , dalla connes- sione, in breve da tutte le relazioni loro, diligentemente
esaminate. V. Esperienza. Ogni scienza o arte, la quale ricava i principi e le
regole sue dalla osservazione de* falli dicesi sperimentale. Tali sono per
essenza loro le arti; tale la notomia, la fisiologia , la medicina , e tutte le
arti mediche e chirurgiche. Noi diamo , quasi per eccellenza , il nome di
sperimentale alla Fisica , o sia allo stu- dio della natura, seguito per mezzo
della osservazione. Ha deesi distinguere l'osser- vazione volgare dalia
scientifica : quella è diretta dal solo criterio naturale : questa dal metodo.
Per queste due diverse ma- niere d'osservare , i moderni distinguonsi dagli
antichi. Sebbene costoro avessero de- rivato lo studio della natura da' fatti ,
e fossero stati diligentissimi osservatori ; pur lultavolta dierousi a spiegare
i fatti osser- vati per congetture e ipotesi , e crearono una natura ipotetica,
diversa dalla reale. Colesto male provenne appunto dal di- fetto delT ordine e
del metodo scientifico nell' osservare. I moderni per contrario, avendo
abbandonato le congetture , ed es- sendosi serviti de’ fatti ovvi della natura,
come (T instrumenti per iscoprire uu se- condo ordine di altri fatti, che erano
die- tro a’ primi nascosi , e per la stessa via penetrando sempre più addentro;
son per- venuti alla conoscenza di pochi, ma im- portanti fatti generali , o
sia delle leggi naturali , le quali spiegano il moto , ta- lune delle proprietà
generali decorpi , e l'azione che gli uni esercitano sopra de- gli altri. Di
questi nuovi progressi della Fisica siam debitori al metodo scientifico, del
quale l’onore è dovuto a’ due grandi nomi di Galilei , e di llacone. V. Meto-
do, Osservazione. Altra volta la Fisica distinguevasi in ma- tematica e in
particolare , o sperimen- tale. La Fisica generale era la metafisica de'corpi ,
e la particolare prendeva spezial- mente il nome di sperimentale. Oggi , ge-
nerale chiamiam quella clic versa circa le proprietà comuni a lutti i corpi ; e
parti- colare quella che esamina le proprietà in- dividuali di ciascuno. Ma si
l'una che l'al- tra son divenute sperimentali. Le scienze matematiche sono
ausiliarie della Fisica ge- nerale , e intervengono nello iuaegoamentu, o per
applicare le verità teoretiche alle leggi e alle operazioni della natura , o
per ispie- gare teoricamente gli effetti delle cause na- turali ( V. il disc.
pralina. ). V. Fisica. Esperimenlale ancora chiamiamo , in senso traslato , la
filosofìa dello spirito uma- no che è fondata nella osservazione dei latti
dello spirilo. E siccome i primi stru- menti della spcrienza sono i sensi ;
cosi spe- rimentali furon anche chiamate le scuole filosofiche , che ammisero
la sensazione , come l’unica sorgente della umana cognirione. \”ha dunque un
doppio senso, che render potrebbe equivoco l’epiteto speri- mentale , e però
conviene dichiarirlo. Po* leva questo convenire privativamente alla dottrina
del sensismo , quando sua oppo- sitrice era quella degli spiritualisti ideali,
i quali escludevano la realità de' sensi. Ma dopo che una piò sana dottrina {
che è quella del buon senso ) è venuta a conciliare insieme i due principi una
volta dissidenti ; uopo è riconoscere la spe- rienza come madre comune della
osser- vazione , così de’ fatti esterni , come de- gl’ interni dell'animo; e
l’epiteto speri- mentale non indicherà più la dottrina di Locke o di Conditine
; ma sì bene quel- la , che collo stesso metodo dell'analisi fìsi- ca , esamina
le operazioni de’ sensi . del pari che quelle dell’ intelletto, e dalle ve-
rità particolari si fa strada alle generali. V. Analisi. Esperimento ( spec. )
, ricerca «felle qua- lità e delle relazioni d'nn fatto, per ac- certarci della
sua verità, o per «'scoprirne altri , «die dallo stesso dipendono. Nelle
scienze naturali chiamasi esperi- mento l’operazione che l’osservatore intra-
prende per «scoprire i fatti riposti «fella na- tura, servendosi d’
instrumenti, o di so- stanze a tal fine adatte. La decomposizio- ne , per
esempio della luce e dell’acqua e Ja loro ricomposizione , sono sperimenti ,
uno di Fisica , e l’altro di Chimica. Espressione (disc.), la manifestazione
del pensiero, fatta colla parola , o co’ se- gni propri del linguaggio
d’azione. V. Lin- guaggio, Parola. In un senso astratto indica una qua- lità
del discorso o «fello stile, e vuol dire vivacità. Così nell’ oratoria , chiamiamo
espressione la forza de’ sentimenti esposta con verità , e con discorso atto a
commuo- vere gli ascoltanti; nell’arte drammatica, l’azione accompagnata da’
caratteri propri dell’ argomento; nella poesia, il verso fa- cile e pronto a
rappresentare le immagini del poeta ; Della musica la corrispondenza tra l'
armonia e il sentimento che vuoisi muovere , o imitare ; nella pittura , il
sentimento e l’azione dipinti nel volto, e nell’ atteggiamento delle figure. In
som- ma f espressione , intesa in questo sen- so , non è altro che la perfetta
imitazione. V. Imitazione. Esqcisitezza ( prat. ) , grado di perfe- zione , die
in qualche cosa si cerca con sopraffina diligenza. Essenza ( ontol .), il
costitutivo delle cose, ed il principio delle loro proprietà naturali. Secondo
gli scolastici, è il primo radi- cale ed intimo principio delle azioni e delle
proprietà , che ad ogni cosa convengono. Secondo il P. Buffier , è la cosa
stessa qual’ è piaciuto a Dio farla. Delle tre dinotate definizioni piace più
la prima , perchè spiega quel che la cosa è. L’ idea dell’essenza si forma per
mezzo della nozione delle «jualità d una resa, e di quelle precisamente , che
non sono de- terminate da altre , e che non si deternii- nano reciprocamente,
purché non sieno ripugnanti e incompatibili tra loro. Per esempio le qualità
che formano l’essenza del triangolo equilatero sono , die abbia tre lati e che
questi sieno tia fero eguali. Dalla cognizione dell’essenza delle cose risulta
necessariamente quella della possi- bilità e della imnlutahililà dell'essenza
me- desima. L una e l’altra verità sono una conseguenza «lei principio di
couiraddizioue , cioè che non può una medesima cosa essere e non essere nel
medesimo lempo. V. Qualità. Locke distinse l’esscDza in reale e no- minale, e
diede il primo nome all’ aggre- ga lo di tutte le idee semplici c delle qualità
coesistenti , le quali formano il tutto d’una cosa, avendo assegnato il secondo
alle qua- lilà , per le quali noi facciamo la parti- zione degeneri c delle
spezie; imperocché soggiunse egli , c nel l’uso del comune par- lare il
vocabolo essenza esprime non il primo costitutivo delle cose , ma il com-
plesso di quelle tali astrazioni, alle quali si è dato il nome del genere o
della sire- zie s . Celesta opinione , comcchc seguita da nitri , deblrcsi aver
come erronea , avendo Locke confuso la definizione coll’essenza. Le definizioni
possono essere distinte in no- minali creali, ma non l’essenza, la quale non
esprime altra idea , se non quella della possibilità ; e però l’ essenza si
confonde colla definizione reale, perché questa, al par dì quella contiene il
concetto della pos- sibilità della cosa definita. E per contrario (juell altra
sorta di definizione , che spiega la sola convenienza del nome colla cosa, e
non il costitutivo della cosa stessa, di- cesi nominale. Una iu somma é
l’essenza, e una Ja definizione reale delle cose , mcn- treché posson darsi più
definizioni nomi- nali. V. Dejinizione, Possibilità. Essenziale ( onlol .),
quel che necessaria- mente appartiene alla natura d’una cosa. Più attributi
essenziali d’una medesima cosa ( dicevano gli scolastici ) sono uniti
necessariamente tra loro , e non sono dis- solubili per qualunque forza; per
modo che la mente concependo un di essi , con- cepisce la sostanza intera ,
sebbene non adequalamente. Così, l’estensione, la di- visibilità, l’
impenetrabilità sono attributi essenziali del corpo, e dallo stesso insepa-
rabili, ma il concetto di ciascun di essi s’identifica con quello del tutto. V.
At- tributo. Essere { onlol. ) , come infinito del verbo sono, vale esistere.
Sostanti» amente preso, Tesser d’una co- sa , è quel che la rende tale e non
altra ; nel quale significato confondasi spesso col- l’essenza. Ma nel preciso
seuso filosofico, Tessere esprime T idea della esistenza , e attualità
congiunta coll'essenza. Gli scolastici distinsero Tessere reale dal- T
intenzionale o obbiettivo. Cbiamaron rea- le quel , che è attualmente
esistente; e in- tenzionale, intelligibile, o obbiettivo l’idea e la forma
della cosa, qual’é nei nostro intelletto. Ognun vede esser questa distin- zione
un resto delle specie intelligibili di Aristotele. V. Specie. Ammisero
parimenti gli scolastici una terza spezie di essere , cioè Tesse volitimi, o
sia Tesser delie cose future o lontane, che per effetto della volontà
raffiguriamo come attuale o presente ; distinzione inu- tile , perchè il
semplice nostro concetto non costituisce realità. Essere, applicato a persona,
o indivi- duo, vale ogni vivente che ha una du- rata qualunque di esistenza. É
vocabolo comune alla lingua france- se , e dalla stessa improntato , ma neces-
sario al linguaggio filosofico italiano : è usato dal Segneri e dal Magalotti.
Differisce dall’ente in quanto che si ado- pera in senso meno astratto. Vale
propria- mente un ente dolalo di vita, ed esistente; laddove al vocabolo ente
dossi un signi- ficato astratto , che abbraccia anche il pos- sibile. V. Etite.
Estasi ( leol. ) , spezie di entusiasmo
, per io quale l' anima si astrae da' sensi , e concentrandosi nella
meditazione, crede, con verità o senza, mettersi in comuni- cazione con Dio e
cogli spiriti celesti. L’estasi può nascere da dono sopranna- turale e non da
iìlosoiiche meditazioni. E però , umanamente parlando , va conside- rato come
affettazione, o come follia. Estatico ( leol ■) , dii è assorto nella con-
templazione per virtù delTeslasi- ÌSon sono mancate alla filosofia le sette
degli estatici , tra’ quali principalmente si distinsero Ammonio, Piotino,
Giambia», Porfirio , Proclo , ed altri molti , i quali empierono il mondo di
superstizioni e di falsi portenti. Estensione (spec. e ontol .) , disposizione
delle parti della materia , per la quale ella occupa una porzione continua
dello spazio, corrispondente alla sua grandezza e figura. L'estensione ha tre
diverse dimensioni, la lunghezza, la larghezza, e la profon- dità. Essendo
queste comuni a tutti i corpi, ne segue die l'estensione sia uno de’ ca-
ratteri discemitivi della materia, ed una delle qualità primarie della slessa.
V. Ma- teria, Qualità. L’ idea dell' estensione apre alla mente la cognizione
di qud che chiamiamo , re- lativamente a noi, mondo esteriore, e da cui
ricaviamo l’esistenza necessaria ed illi- mitata dello spazio. V. Esteriore,
Spazio, É una ddle misure della quantità , e serve di misura a se stessa , il
perchè ap- partiene alla quantità propria. V. Misura, Quantità. Esteriore e
Esterno (spec.) , tutto quello che percepiamo per mezzo de' scusi. È termine di
relazione a noi stessi , per distinguere le idee che acquistiamo colla
percezione , dalle nozioni clic ci vengono dal senso interno e dalla
riflessione. E però chiamiamo natura o mondo esteriore l’uni- versalità delle
cose materiali. La cognizione delle cose esteriori , seb- bene ci venga da
tutti i sensi , pure si acquista immediatamente da alcuni tra essi, come il
(atto e la vista. Son questi i due sensi che ci fanno scoprire P estensione e
la solidità , come primarie qimlità della materia : per esse acquistiamo l’idea
del luogo , che le cose materiali coesistenti oc- cupano nello spazio. La
nozione dunque della natura este- riore è complessa , ed è formata dalle tre
idee della solidità , della estensione , e dello spazio. V. Estensione ,
Solidità. Riferendosi l’ estensione a tutto quel che ci viene da’ sensi , è
stato sovente scam- biato coll’apparente. E però dottriua, o sa- pienza
esteriore fu detta dagli antichi quella che poteva essere insegnata alla
moltitudi- ne, a differenza della interiore , o riposta, o esoterica ch’era
riservata agli eletti o iniziati. V. Esoterico. Estetica ( crii. ) , arte
critica del senso del bello, secondo alcuni. Secondo altri , tra’ quali Kant ,
è l’arte di ricavare dalle sensazioni le anticipate nozioni delle forme. L’uno
e l’altro significalo son contrari al valor primitivo de’ vocaboli «t sfinir e
, che significano senso , e sen- timento. Tal è il significato , nel quale
adoperolli Aristotele nel trattato dei senso e delle cose sensibili. I Tedeschi
, che sono gli autori di questa nuova denominazione non ricavano l’idea, c le
regole del bello dalla sperienza , o sia
— io* — sceme a l' non ’ \ , e , )rc cisamcnle Sta l'improprietà del
significalo M — “““ folti «0T»“" re se l’uso cosi vorrà. come per esempio
,„,l e Per- biette 'Iella percezione. V. «««* celione. y Varchi , I nostri
italiani, lra ^ - r &. l’ hanno talvolta applicata a l»r , V* stingerla
dalla cognato*, eh f i dòli uomo. Altre volte V hanno ^ coll' immaginativa , o
sia nc h ^ sinonimo improprio di qu«U, 1 sere evitato sopra tutto nel linguaggi
sci tifico. V. Cogitativa, Imma ^ n T^\. Piace più la distianone del Varchi, AM
n (inferenza , cnc ragotiavansi tra loro , la neve e la h ‘" ec ". di
duo sorte : , ‘“rr quella degli opposti c dei la f r^onda , quella de membri “n
i- - Abdicato e il subbietto chia- allogistiei. 1 ^ a i termine mavansi «*twm F
^ pri) U predicato «.«ho, chcra oro posinone dicevasi “ Fi«TÌ’~»” r tTe
Finaimenw ««umazione ma è un vocabolo ***££. ^ atl . che noi facciamo un i/i/à
, la ragione, e l’ iniel- ' ma la semplicità di colesta partizic- «0 u a
compensamcnlo nella molli- P ' ,aU d «Ue sue forme. V. Forma. Rcid c Stewart
hanno considerata come facoltà le piò importanti operazioni dello spirito ,
comechè molle di esse si riferissero ad un principio comune. Stewart sopratutto
ha ampliato il catalogo delie facoltà , e dopo averle partite in due classi,
consi- dera come facoltà cognoscitive o intel- lettive 1. ° la coscienza. 2. ®
la percezione degli obbietti esterni. 3 . ° l'attenzione. 4-.° la concezione. 5
. ° l’astrazione. 6. “ l'associazione delle idee. 7. ® la memoria. 8. ° l’
immaginazione. g.° il giudizio e il ragionamento ; E come facoltà attive, i.°
gli appetiti. 2. 0 i desideri. 3 .° gli affetti. 4..° l’amor di so medesimo. 3
.® la cosiddetta facoltà morale, o sia il senso dell’ obligazionc c del dovere.
Quanto alla prima parte di tal partizio- ne, noi crediamo, che l'attenzione,
l'ap- prensione o concezione , l'associazione delle idee , e l'astrazione non possano
essere con- siderate , se non come altrettante opera- zioni della mente, delle
quali ciascuna può essere riferita alla volontà, all' immagina- zione, e alla
riflessione. Y . Associazione, Astrazione , Attenzione, inflessione. Per quel
che concerne poi le facoltà at- tive, la cennala partizione confonde i prin-
cipi d’ azione colle fuco! Li , si die queste diverrebbero tante , quanti sono
i inolivi die possono determinare o spignere la volontà all' operare. Il
moltiplicare le facoltà ha i suoi inconvenienti , de' quali non è il mi- nore
quello di scindere l’unità delle ope- razioni deU'aniina , che sono per natura loro
comples ;c. La stessa partizione con- fonde pure le facoltà razionali colle
ani- mali ; dapoichfe si tratto di ordinare in classi non già le facoltà
corporee o sen- sitive, ma solamente quello clic possiamo risguardare come
principi delle varie ope- razioni dell' anima. Laonde pare a noi più
conveniente il separare dalle facoltà i principi d' azione , i quali van meglio
considerati come altrettante spinte della na- tura , per determinare la volontà
ad es- sere operativa. Altrimenti facendo , noi saremmo dall' ordine stesso del
discorso obligati di confondere coll'azione gli affetti e le passioni , o sia
di ammettere la di- stinzione delle potenze attive c passive. Il ■che se ben si
considera , vedrassi essere stato questo l'addentellato o il pretesto, cui i
frenologisti si sono attaccati per prendere la divisa di seguaci della scuola
scozzese , e per associare Gali e Spurzheim a Reid e Stewart. Infatti i
frenologisti , confondendo le facoltà sensitive colle at- tive ed intellettive,
e subordinando queste a quelle , han ridotto io spirito a senso , ,c a puro
organismo. E però preferiamo di considerare la volontà , come la sola facoltà
che presiede all'azione , c dà all'a- niraa umana il doppio carattere duna so-
stanza intelligente e attiva. V. Azione , Principio. Prima di proporre una
partizione delle facoltà, la quale servir possa di fonda- mento alia
psicologia, giova anteporre ta- lune considerazioni , utili a contener la mente
ne’ limiti clic aver dee l'astrazione , c a non farci oltrepassare lo scopo,
che prefiggisi la partizione delle facoltà. i.° Le operazioni dell'anima son
com- plesse , e non semplici. L’ intelligenza e l’attività non trovaasi mai
disgiunte , da- poichè niuno può volere senza concepire quel che vuole, o può
concepire, acqui- stare idee, formare nozioni, ricordarsi, o immaginare senza
attenzione; né può far uso della volontà senza la cooperazione della
deliberazione , e del giudizio. La co- scienza , cho è lo specchio dell'anima
altro non ci rivela , se non che questa ha una virtù propria , per la quale
percepisce , ri- flette, giudica, vuole c si ricorda dello conoscenze
acquistale. 11 voler conoscere le nozioni semplici , delle quali questa virtù è
il complesso , fc lo stesso che voler cono- scere a priori l'essenza
deli'anima, o sia il penetrare nel mistero della natura. 2. 0 La nozione delle
facoltà essendo una deduzione della nostra capacità, e questo non essendo altro
che la possibilità di agi- re , ne segue che le facoltà sono mere pos- sibilità
dell’azione. E poiché coleste pos- sibilità son tante, quante sono le diverse
operazioni dell’ anima , b manifesto che non possano essere da noi altrimenti
con- cepute , che come altrettanti modi , o mo- dificazioni della virtù
intellettiva o attiva dell' anima. 3.° 11 concepire diversamente le facol- tà ,
ed il crederle altrettanti parti distinte, dalla combinazione delle quali
risulti In virtù intellettiva ed attiva dcH’anima , sa- rebbe lo stesso che
concepirla come un aggregalo di diverse sostanze , e per con- scguente una
sostanza composta , il che ripugna al scuso della propria coscienza, la quale
la rivela a noi , come semplice, una , e identica. Verissima ò la osserva-
zione di Locke, che il discorrere a questo modo delle facoltà dclfaoima , ha
fatto in molti nascere la confusa nozione di altret- tanti ageuti , dotati
delle diverse funzioni del comandare , dell’ obbedire , dell’ ese- guire cose
diverse; la qual cosa ha pro- dotto v&ne deputazioni , o perniciosi errori.
Gli autori di simili partizioni ne hanno amplialo o ristretto il numero in
proporzione de’princip! di cognizione, che le dottrine loro hanno riconosciuto.
I)a ciò segue, che molte ne ammettono gli spiritualisti ; che un minor numero
ne conta la filosofia de'sensisli , e che a nulla le riducono i materialisti.
Cosi Hobbes le ridusse al solo percepire ed all’ immagi- nare ; ed Elvezio alla
sola sensibilità fisica c alla memoria. In mano di costoro scom- pariscono le
facoltà intellettive e attive, c tutto in noi divien passivo. 5 . ® Una sana
filosofia non pah dare alla partizione delle làcoltà altro valore , die il
considerarla come un instrumento dell'analisi del pensiero. Laonde il voca-
bolo facoltà non dice altro per noi , se noo la solvente comune delle
operazioni dello stesso genere; il perchè il numero loro non de’ essere esteso
al di là del fine che la sdenza si propone, e che la necessità e l’ordine dell’
analisi esigono. 6. ® Nulla dicesi ora nella filosofia, che non sia stato già
detto , comunque dagli stessi principi non si sieno sempre rica- vate le
medesime conseguenze ; nè siesi sempre allo stesso modo veduta la con- nessione
tra’ falli della natura e i prirv- ripì , da’ quali quelli dipendono. La mo-
derna filosofia ha cangiato d'ordine e di metodo d’ investigazione , ma non di
prin- cipi ; si è spogliata de’ prestigi delle ipo- fisi , ha rifiutato tutte
le false o le confuse nozioni, eh 'erano nate dalle definizioni no- minali
deile scuole, ha in somma più ri- secalo dalia vecchia scienza , che non le ha
aggiunto. 11 merito, di cui può van- tarsi , è f averla ricondotta sul cammino
del vero , seguendo le tracce della ra- gione e del comun senso naturale. Non
ha dunque il diritto d’ innovare , se non per quanto il comportano le nuove
retti- ficazioni eh' ella propone ; che anzi sepa- rati gli errori dalle
verità, non può rinun- ziare nè a’ lumi de' primi pensatori , nè alle
osservazioni fondate sulla sperienza della ragione. 7.® Adattando allo stato
attuale della scienza la partizione delle facoltà ; siccome noi riconosciamo
come elementi dell'nmana cognizione , le sensazioni , il senso intimo, e la
coscienza , cosi ne segue die la par- tizione delle facoltà dell'anima debba
es- sere modificata e temperata dia forma dei cennati principi. Crediamo dunque
, che la seguente possa soddisfare tutti gli ob- bietti delle investigazioni e
dell’analisi dello spirito umano. Facoltà inteliellwe. Percezione. Senso
intimo. Coscienza. Riflessione. Giudizio. Ragionamento. Memoria. Immaginazione.
Facoltà attive. Volontà. Senso interno , o facoltà morale. V. queste voci. La
cennata partizione non esclude l’ana- lisi di tutte le operazioni della mente ,
che sono da altri considerate come facoltà , ma le comprende come atti semplici
, o com- plessi , i quali dipendono dall' esercizio di quelle. Facoltà morate è
stato detto l’ interno senso del vero e dei giusto, il quale pre- siede alle
nostre azioni , e lo indirizza ai fine della natura , e all’ordine morale sta-
bilito dal suo Autore. Quantunque co testa facoltà sia varia nel fatto, perchè
varie sono le opinioni, le quali determinano le azioni degli uomini,
purtuttavolta dobbiamo noi considerarla nei suoi tipi naturali , e quale
dovrebbe essere, esclusa l' influenza delle passioni ed ogni causa di errore.
La varietà delle opinioni appunto ha fatto credere a molti , che le regole
morali non fossero altro che puro verità speculative e razionali, figlie del-
l'abito e dell’ educazione. Ma costoro han- no ragionato nella filosofia
morale, come nella intellettuale, ammettendo l’esperienza per l’unica sorgente
di tutte le umane cono- scenze. Se cosi fosse , noi non sentiremmo alcuna
differenza tra’l vizio e la virtù, tra F avarizia e la beneficenza , tra la
ferocia e l’umanità, tra la vendetta e lo genero- sità, tra l’egoismo c la
carità, tra ia lus- suria e il pudore , tra la vanità e la mo- destia. Per
quanto gli uomini sieno disposti alla indulgenza nel giudicare di se mede- simi
, non è uomo die non distingua negli altri la virtù dal vizio, che non ami e
non ammiri le azioni generose e nobili , e non desideri di sperimentarne per se
stesso gli effetti. E per l'opposito non è uomo , che non abbonisca le azioni
atrorì , e che non arrossisca di avere i mostri di crudeltà a compagni della
propria spezie. Tutto ciò dimostra chiaramente, che v’ha de’ prin- cipi nella
natura , che l’abito delle prave consuetudini non può distruggere; c che noi ,
ancor quando erriamo nell’ applica- zione di essi , non sappiamo e non pos-
siamo rinegare l’evidenza loro. Nè l’edu- cazione , di cui la forza è sì grande
, può oltrepassare taluni limiti, che la na- tura stessa ha stabilito come
ripari, con- tra il poter fattizio degli uomini ; che anzi la pieghevolezza
loro alF educazione, considerata come un carattere della natu- ra , dimostra l’
uniformità di taluni prin- cipi primitivi e comuni a tutta ia spezie nmana. In
somma l'immutabilità di tali principi , che furono indie scuole denomi- nati
distinzioni morati è fondata nel senso stesso della natura c nella luce della
ra- gione, dalla quale dirittamente ed imme- diatamente riconosciamo la nozione
dclt’oà- bligazion morate e del dovere. V. Di- stinzione, Dovere, Obbligazione,
Sento . Tal essendo il giusto concetto della fa- coltà morale, ne segue che
alla stessa deli- batisi riferire non solamente le azioni mo- rali , ma i
principi di quelle, cioè gli af- fetti , le affezioni , e tutti gl' istinti
razionali, ne’quali la natura ci ha dato altrettanti vei- coli alle azioni
utili per la conservazione del proprio essere, e per lo conseguimento del sommo
bene. V. Affetto , Affezione . Facondia (dite.) , spontanea abbondanza di dire.
£ diversa dalla eloquenza , ma n è il fondamento, dacché senza una naturale
facilità, chiarezza, e proprietà dì dire non si può divenire eloquente. La
facondia in somma viene dalla natura, e l’eloquenza dallo studio. Tra i
significato di questi due vocaboli passa quella stessa differenza , che i
Latini mettevano tra diserius, e eloquertt. Cicerone fa dire a il. Antonio, il
retore; cum tlalucbam diserlum, qui poste t ta- tù acute alque dilucide apttd
mediocrcs homines ex communi quadam opinione dicere: etoquentem vero, qui mir
abilita et magnifieentius aligere posaci , alque ornare quae velici, omnesque
omnium rerum, quae ad dicendum pertinerenl , funtes animo ac memoria eontinerct
( de orat. lib. i cap. a ). V. Eloquenza. "Fallaci* (piai. spee. cdisc.),
appa- renza di verità, arlifiziosamenle adoperata, per nasconderò il mendacio ,
o l’inganno. L’ artifizio consiste nell’abuso della ve- rità , e della buona
fede ; il perchè la fal- lacia, considerata come un mezzo per se stesso vizioso
, supera in turpitudine il men- dacio e l’inganno. V. Inganno , Mendacio.
Cotesto vocabolo è stalo ancora adope- rato nella filosofia speculativa , per
espri- mere f opinion di quelli , i quali osarono rivucarc in dubbio la realità
di tutti gli obbietti sensibili ; c però si è discettalo della veracità o
fallacia de’ sensi, o sia della stessa natura. 1 puri scnsisti credet- tero
fedeli i sensi e considerarongli come l'unica sorgente dell’ umana cognizione e
della verità di tutte le cose. 1 puri idea- listi per contrario riguardarono i
sensi , come deboli , infermi , c ingannevoli ; e riposero la fonte della
verità nelle idee , o sia ne’ coucctti della mente. La sana filosofia non
solamente ha fatto scompa- rire queste estreme opinioni , ponendosi in mezzo ad
catramile , ma ha stabilito con uno invincibile argomento la realità del
criterio della ragione. Fedele e vero è il ministero de’ sensi esterni, ma ne’
li- miti della loro naturale condizione: vero c infallibile è l’interno senso
dell'anima, o sia della coscienza : a questo interno senso è dato il contenere
i sensi esterni ne' limiti della capacità loro, il giudicare della rettitudine
delle sensazioni , il co- noscerne gli errori , c il distinguere l’ap- parente
dal vero. Se la natura ha im- presso nella umana intelligenza il mezzo da.
distinguere l’apparente dal vero , non è assurdo e contraddittorio l'accusarla
di fallacia, supponendo clic sicsi ella servila delle apparenze per nascondere
il vero ? V. Apparente. In logica fallacia sillogistica chiamasi quell
argomento capzioso , che con proprio nome dicesi so Usino. V. Sofisma. Le
fallacie nel discorso posson provenire o da' vocaboli , o dalle idee : quelle
dei vocaboli nascono dall’ambiguità de'nomi* la quale può essere prodotta , o
dalla omo- nimia, « Aa\\' anfibologia . V. queste voci. Della fallacia poi
delle idee è difficile po- ter determinare il numero. Ciò non ostante gii
scolastici per amor delle categorie , ri- dussero a sette le cause de sofismi ,
e le de- nominarono interrogano multiplex , elen- chi ignoialio , limitatio
vitiosa , pr incipit pe litio, falsa causa, accidem, conse- guens. Nel primo
vizio cadevosi , quando una questione unica, che formar doveva il tema della
dimostrazione, suddividevasi in più; nel secondo , quando in luogo della pro-
posizione media , che ò il mezzo da giu- gnere alla conseguenza , se ne
proponeva un'altra alfine, nella quale è nascoso l’er- rore; nel terzo, se la
conseguenza si de- rivi dalla proposizione media, ma colla giunta o colla
detrazione di qualche pa- rola , per modo che la conclusione devii dalla
proposizione che formava il tema dell’argomento. Delle altre quattro cause de’
sofismi , è superflua la spiegazione , perchè note per la sola loro
enunciazione. Noi diremo che le cause de’ sofismi suri tante , quante posson
essere le ambiguità , per le quali da una proposizione vera si passa ad .una
falsa conseguenza. Fallo ( prat. e spec. ) , mancamento commesso centra il
giusto , o il Tero. Nella scala delle azioni riprensibili esprì- me il minor grado
d'imputabilità , il per- chè è meno del peccato, e del delitto. V. queste voci.
Usalo in un senso più generico , espri- me ancora L'errore dell’ intelletto ,
avvenuto per difetto di attenzione. V. Attenzione. Falsità’ {pral. ) , fallo
commesso col proposito di mutare la variti. Per non confondere l’ effetto
dell'azione col concetto dell' animo , o col proposito della volontà, di cui
quella è il prodotto; giova riferire la falsità a’ latti , c riservare il nome
di falso alla causa clic li pro- duce , comechè nell’ uso comune di par- lare,
il falso, sostantivamente preso, si scambia con falsità. Nella categoria de'
Catti contrari alla ve- rità , conviene distinguere la falsità dal mendacio ,
che si riferisce soltanto alla pa- rola , e può non contenere il proposito di
mutare la verità. V. Mendacio . Falso ( spee. e disc. ) , sostantivamente
preso, è l’alto dell’ intelletto , o sia giudi- zio , il quale rappresenta una
cosa , nelle sue qualità, diversa dà quel che è; Gli scolastici definivano il
falso , atto delT intelletto, che rappresenta una cosa altrimenti di quel che
è, per rispetto agli accidenti suoi; e adduce vano per ra- gione della
limitazione , che se l’ errore fosse caduto sopra le qualità essenziali , la
cosa sarebbe stata diversa. La restri- zione è vera , ma è impropriamente spie-
gala, perchè l’errore cader potrebbe an- che sopra talune qualità essenziali,
se non sopra tutte , nella quale ipotesi la cosa ri- marrebbe apparentemente la
stessa , quan- tunque ad essa si attribuissero proprietà ripugnanti alla natura
sua. £ però va me- glio sostituito al vocabolo accidente , l’al- tro qualità.
V. Accidente, Qualità. Dalla definizione risulta, che il falso,
speculativamente consideralo' è un errore nel giudizio ; laddove nelle azioni è
un proposito volontario d’indurre altri nell’er- rore. Risulta altresì, clic
cotesto errore è figlio d' un giudizio; d’onde segue, che non può darsi falso
nella semplice appren- sione, nella quale la mente concepisce, e avverte, ma
non giudica. E però le idee , considerate come un fatto semplice dell'animo non
possono mai riputarsi false. Le idee son sempre vere , quando il concetto dell’
animo abbraccia l' abbietto , qual è. Possono sì bene essere chiare, di- stinte
o confuse secondo i diversi gradi della nostra comprensione, o dell' atten-
zione che abbiamo prestalo ail'obbietto me- desimo. Che se il concetto
doliamolo fosse erroneo per vizio de' sensi ; siccome i sensi non sono per
natura loro fallaci, così que- sta spezie d’ errore che interviene senza
cooperazione dell' intelletto o della volontà, non potrebbe chiamarsi falso. V.
Gnu ti- zio , Idea. Logicamente definito , il falso è la di- scordanza del
nostro giudizio dalle qualità proprie deil'obbietto; siccome per contra- rio il
vero logico è il giudizio conforme alle qualità deil'obbietto. In altri
termini, se il predicato, affermativo o negativo che sia, convenga al subbiello
, o assolutamente o sotto- una data condizione, il giudizio, e per esso la
proposizione ebe la enuncia, sarà vera; e per l'opposito sarà falsa, se vi sia
disconvcnicnza o nell’ assoluto , o nel condizionale, il falso logico dunque è
lo stesso dello speculativo ; c d’ ogni pro- posizione die affermi o neghi la
conve- nienza del predicato al subbietto , va detto lo stosso, ebe abbiamo
accennato del giu- dizio. Gli scolastici fecero ancora diverse altre
distinzioni del falso , le quali tutte en- trano in una delle definizioni testò
propo- sic: eliminarono artifizìale il falso de fatti; formale il falso , per
rispetto al giudizio «IeJT intelletto; obbiettivo, per rispetto all'ob- bictto
di tale giudizio; enlitatico, quello fondato sulla apparente somiglianza delle
diverse qualità; e finalmente denomina- rono falso trascendentale o metafìsico
quello che interviene circa l'essenza delle cose , si clic tengano a scambiarsi
tra loro obbietti , per natura diversi ; denomina- zione affatto superflua ,
perchè secondo i termini stessi della definizione cotesta spe- zie di errore,
non dcbb'esser compresa tra le spezie del falso. Fama (prat.), grido onorevole
de’futti, c delle virtù altrui. In un senso più limitato , la fama scam- biasi
colla esistimazionc. E in un terzo significalo , addita la pu- bi ica
testimonianza d' un fatto , che è da tutti conosciuto. Le tre dinotate
definizioni possono essere ridotte ad uua sola : la fama è , la voce, o il
giudizio della moltitudine , spetta- trice de' fatti e de portamenti di
ciasctmo de' suoi componenti. Cosi definita , sottcnlra la distinzione tra la
buona e la cattiva fama, la qual' è prcdicalrice de’ fatti biasimevoli, come la
buona l’è de’ lodevoli. E però quei tre si- gnificali altro non sono, che
gradazioni o passaggi dal particolare al generale. Noi abbiam detto voce o
giudizio della moltitudine , perchè questa può prestare una semplice
testimonianza d’un fatto ve- duto o sentilo da altri , e può ancora co- gli
elementi delle singolari opinioni che raccoglie, giudicare del merito de fatti
che tramanda. Ora per ben determinare il valor della fama per rispetto alla
credibilità de’ fatti che narra , e alla verità de' giudizi che pronunzia ;
uopo è non solamente dichia- rare, che s’intenda per moltitudine, ma
distinguere altresì i fatti da' giudizi , e i fatti presenti da’ passati.
Quanto alla moltitudine , possiamo in questo nome collettivo comprendere o la
generalità degli uomini presenti , o un p&r- ticolar numero di persone,
idonee a for- mare testimonianza e giudizio de’ fatti , eh' essi raccolgono co’
sensi loro, e valu- tano col proprio criterio. Da quella nasce la lama o il
grido volgare ; da questa , la sana opinione del publico. Parliamo pri- ma
della volgare. Due sono gli elementi di tutte le sue conoscenze, le apparenza
de' fatti esteriori e X autorità. Le apparenze non vengono a lei per una
diretta cognizione , dacché la moltitudine, al pari d'ogni altra persona
collettiva , non ha un proprio organo di visione ; nè ha coscienza o identità
personale , in cui prin- cipalmente è riposto il retto criterio dei sensi. Ella
dunque raccoglie solamente per l’udito i fatti percepiti dagli altri, e nel
prestare ad essi credenza , deferisce alla autorità di coloro, i quali hanno il
potere di farle sentire quel che essi sentono , o vogliono. Tali sono gli
elementi della percezione della moltitudine , per rispetto a’ fatti , che sono
intervenuti sotto gli occhi di quelli, di cui toglie a presto le sensazioni. V.
Ap- parenza, Autorità, Credenza. Ma insieme colle sensazioni la moltitu- dine
raccoglie i giudizi , le congetture , e le suggestioni di quelli , che le
trasmettono la conoscenza de' fatti; nel che intervenir suole una doppia
alterazione della verità: l una nasce dalle confuse idee, e dal va- rio modo di
apprendere de’primi testimoni: l’altra dal personale loro interesse , e dallo / diverse passioni , dalle quali ciascuno è
animato : Hi narrata ferunt alio; mensuraque Jìcti Crescit ; et auditie aliquid
nocu * adjicit auetor. Illic credulità s; illic temer anut error Vanaque
laetitia est, constcrnatique timores. Sin qua abbiano considerato la fama nel
suo nascere : consideriamola ora ne’ suoi progressi. Ella tramanda non
solamente i latti presenti, ma ancora i passati , che ha ricevuto non
immediatamente da'primi te- stimoni, ma da altri , che da quelli gli ap-
presero: accompagna cotesti fatti di gene- razione in generazione , e diviene
secolare , anzi coeva al mondo. Per ogni età, per la quale passa , conservando
sempre le impu- rità della sua prima origine , non solamente perde qualcuno
de’caratteri della origina- lità , die forse restava della primitiva nar-
razione; ma si veste de’ nuovi colori, che le danno i sensi e le fantasie
de’secondi, de’ terzi , e di tutti i successivi narratori. I poeti , che l’
hanno descritta coll’ imma- gine d’un torrente , che va sempre ingros- sandosi
colle torbide onde che in se racco- glie , hanno scelto la similitudine la più
conveniente alla verità del concetto '• i suoi caratteri sono , la levità e l’
esagerazione.' Mobilitate vige ! , viretque adquirit cundo. Da lei infatti
nacquero le favole , la mi- tologia , e la storia incerta delle prime na- zioni
del paganesimo ; da lei , il maravi- glioso e l’incredibile, di cut tanto
dilet- taronsi gli antichi ; da lei , forse l'abito delle immagini e delie
ligure, che con- trassero i popoli barbari , e che questi trasmisero a’ loro
successori, i quali vivono come essi di tradizioni , e son rimasi stra- nieri
alle ledere e alla storia. V. Favola , Mitologia, Tradizione. Cangiamo ora la
persona della moltitu- dine , e consideriamola composta d’un pio- ciol numero
d’uomini , idonei a percepire i fatti , che cadono sotto i sensi , e a giu-
dicare della verità di quelli ; supponiamoli scevri d'interesse e di passioni,
atte ad in- durgli in errore ; dolati de’ mezzi propri per comunicare agli
altri, e per trasmet- tere a’ successori le testimonianze e i giu- dizi, che
avranno maturamente formalo. Cotesti mezzi son le lettere e la scrittura, per
la quale le opinioni e i pensieri con- servano l’originalità e l’ idealità
loro, e passano da una età all'altra , quali l'uron da prima concepiti e
dettali. La fama , che nascerà dall’unanime consenso di que- sta eletta
moltitudine , porterà seco tali re- quisiti di verità, e tali presunzioni d’im-
parzialità , che niuno potrà negarle fede : ella non avrà alcun de’ vizi , che
rendono sospetta c mendace la fama volgare : la sua autorità sarà equivalente a
quella , che meritar potrebbe il detto di molti testimoni concordi , i quali
attestassero un fatto da essi veduto, o udito da altri degni di fede. I giudizi
che questa fama trasmetterà , na- sceranno da un sano criterio , non preoc-
cupato da veruna passione o errore : nulla detrarrà il tempo alle presunzioni
della ve- rità loro, pcrclic la tradizione scritta ne garantisce l’autenticità:
l'uniformità infine del consenso di tutte le generazioni , che sono luna
all'altra succedute formerà per cssi un invincibile argomento di autorità ; per
la regola che la prima di tutte le pruo- ve del vero, che la sperienza può
sommi- nistrare , ò quella che risulta dalla unifor- mità del consenso degli
uomini d'un sano giudizio di tutti i tempi , e di tutte le na- zioni. Questa è
la fama che Cicerone chia- mò eommunis et consentien» opinio ho- norum ; che è
fondamento dalla storia e 29 Digitized by Google — 226 — delia certa
tradizione; che forma l' esisti- maaionc degli uomini; cbc è ricompensa della
virtù sulla terra, e fondamento in- sieme della vera gloria. V. Ex utini azio-
ne, Gloria, Storia. Fanatico ( prat .), uomo trasportato da passione , cui
convengono i caratteri del fanatismo. Fanatismo {prat.), esaltazione delfani-
mo , per eccesso di superstiziosa religione, o di altra passione , coltivata
come sacra e meritoria. É più della superstizione , e può anche dirsi ,
passione di diverso genere. La su- perstizione è nna falsa ed esagerata cre-
denza , ma dubbiosa e timida ; laddove il fanatismo è animoso , ed audace.
Quella inoltre proviene da solo eccesso di religio- ne ; mentrochè questo può
nascere da altre iasioni , die un animo trasportato subli- ma allo stesso grado
d’una religiosa esal- tazione. Tali sono i fanatismi di libertà, di servilità,
di ambizion di potere, o di gloria . i quali ri portano a odiare , a di-
spreizare , e talvolta ancora a perseguitar quelli , a’ quali attribuiamo una
opinione diversa dalla nostra. V. Superstizione. . Fantasia (spec. e crii.) ,
la facoltà dello immaginare , o sia la virtù tarilo di «pre- sentare le idee
passate, quanto di com- porne e di fìngerne delle nuove. 11 significato
primitivo , che le lm dato ta nostra lingua, è affatto ideulico a quello “ mì
mngniazianc. se le 'fantasìe A tanta altera Che sovra’ l sol nostre sen tasse ,
non i maraviglia: non è occhio che andasse. Oa.vt*. Ciò non ostante la varietà
de significali, che le dà l'uso comune del parlare è tale, clic può tra essi
esserne scelto uno, il qua- le meglio corrisponda alia etimologia del nome,
senza confonderla colla immagina- zione ; tanto maggiormente , quanto molti
chiamano f immaginazione fantasia; ma non tutti i concetti delia fantasia
potrebbero essere attribuiti alla sana e retta immagina- zione, quale noi la
consideriamo nell’uomo ragionevole. in fatti fantasia chiamiamo ogni biz- zarro
e strano coaceito; ogni invenzione o poetica finzione ; i deliri de’ sogni , e
della pazzia ; i capricci c le improvvisale musicali. Fantasia in fine
chiamiamo quel- l’ interno senso de Imiti , che presiede alla loro memoria , ed
eccita in essi i sogni. Ora non conviene certamente dare lo stesso nome a due
facoltà sì diverse, ne’ bruti e nell’uomo; e mollo meno potreblionsi con-
fondere le operazioni complesse dell’umana immaginazione, colle fantasticherie
de’ de- liranti. E siccome è antica nelle scuole la distinzione tra l'
immaginazione sensi ti va, c l’ intellettiva ; cosi riservando a questa il nome
d’immaginazione, ehiamerem fan- tasia la sensitiva. V. Immaginazione. Fantasima
{spec. edise.), immagine o apparenza di cosa , cooccputa dalla fantasia.
Fantasticaggine e Fantasticheria (spee. e disc. ) , ogni strano pensiero , che
sì di- scosta dalla comune ragione. Fantasticare [disc. c prat.) , andar va-
gando colla fantasia , per trovare o finger cose dilettevoli o strane. Ovvero ,
stillarsi il cervello con istrane combinazioni del pensiero , e col credere
possibile lo straordinario e l’ inveri; inule. É proprio di sregolata fantasia
, da cui prende il nome. averla compresa nella definizione, la- sciamone
l’analisi a’ moralisti , e limitia- moci alle finzioni speculativo. Noi
fingiamo , quando formiamo una ipotesi , o un caso finto , del quale voglia- mo
esaminare le relazioni , o gli effetti ; quando, parlando, prendiamo i segni
per le cose significale ; quando esprimiamo con figure , con allegorie , c con
allusioni i nostri pensieri ; quando nella storia fae- ciam dire o fare a’
personaggi storici quel, che conviene al rispettivo loro carattere ; quando
scriviamo un poema o un dram- ma; quando componiamo suggelli ideali; quando per
rappresentare il bello , e anche il deforme , raccogliamo oc' delineamenti o
negli atteggiamenti d’un uomo, d’ un animale, o anche d'una pianta i traili
con- venienti a’caratteri propri di ciascuno. Fin- ge in somma tanto la ragione
, quanto i'immaginazione: fìngono i geometri, gli oratori , gli storici , i
poeti , e i pittori. Finge ancora la legge , quando suppone un fatto , comechò
avvenuto non sia ; e quando lo interpreta in un senso sempre benigno ,
quantunque in realtà tale non fosse ; il die chiamasi con proprio nome finzione
, e presunzone di diritto. Non parliamo di queste particolari spezie di fin-
zioni, perehò proprie delie leggi positive, le quali non pcrtauto entrano ancor
esse nella generalità della definizione. V. Fi- gura , Ipotesi, Presunzione,
Segno. Tutte le divisate spezie di finzioni son tra loro diverse, cosi per lo
scopo che la mente si prefigge , come per la qua'ità della supposizione. Quanto
allo scopo, può questo esser triplice : la ricerca del ve- ro, X istruzione, il
diletto. E siccome la ricerca del vero è compresa nella istru- zione ; cosi
possiamo ancora ridurre a due i fini d'ogui finzione , l ’ istruire cioè 0 il
dilettare. Ma potrebbe la mente fingere ogni fatto qualunque , e crear
fantosime , che non avessero alcuno de’ tre dinotati fini ? Gli scolastici,
all’acume de quali nulla sfug- gi , esaminarono una tal quistione sotto
l’nspelto d una controversia morale e teo- logica , perchè la collegarono colla
dottri- na del lil)ero arbitrio. Domandarono essi, se la mente abbia , o pur no
, la facoltà di fingere tutto quel che le piaccia; e se negando una tal facoltà
, vengasi a negare la libertà della volontà? La soluzione fu, che siccome la
volontà si determina per motivi ragionevoli ; cosi la mente non può fingere
tutto quel che resiste alla verità nota , o che involve contraddizione. Usciamo
ora da’ termini del caso , e svi- luppiamo i principi, clic si trovano na-
scosi nella scolastica soluzione. Ripetiamo, clic tranne i dementi, niuno finge
senza uno scopo, il quale può essere o la ve- rità , o 1 insegnamento , o il
semplice di- letto. Da questa regola non è esclusa la stessa poesia , come che
più ardita nel fin- gere di tutte le altre arti : J '“ prodotte to l unlj ml
deteriore poetae Aut iimul et jucunda , et idonea dicere citai. , ^ ra * nn *°
All'uno quanto all’altro scopo necessario che la cosa , che si finge , sia
possi ie. Il geometra , che per la solu- »one fi nn problema , suppone tirata
una età»* 1 ' ° ^ cscr ‘ ,la unn figura , domanda C1C 81 ,lln bietta un latto
possibile, cui non manca altro , se non la realità della esi- stenza.
Similmente il filosofo , che ragiona, e vuole per induzione , o per argomenti
ghignerò ad una conseguenza certa o pro- babile , de’ aver cura che le ipotesi
, delle quali si serve per trovare la verità , sien tutte possibili ; dacché se
supponesse cose, che sono fuori dell’ ordine naturale , sco- prirebbe subito il
punto falso del suo ra- gionare. Sin qua basta la sola possibilità. Ala se
vogliamo chiamare a parte della fin- zione ancora gli altri , è necessario ,
che questa abbia un altro requisito , cioè che sia credibile, e per essere
credibile , uopo è che sia verisimile. L'oratore c il poeta i quali fingono un
fatto per cavarne una similitudine o un'al- lusione , debbono saperlo
presentare in modo , che non abbia nulla di disconve- niente al vero ;
altrimenti non potrebbero essi stabilire comparazioni con coso che niuno sarebbe
disposto a concedere conm vere, e rimarrebbero fallati nel proposito loro.
Cotesta regola è comune al discorso grave e al giocoso , dacché la finzione per
tanto piace, per quanto più riesce in con- traffare la verità : Fiata
volnptalis causa tini proxima tene Afte giiodcunifuc volti, postai sibi fabula
credi. Lo stesso è delle finzioni fatte per muo- vere il sentimento degli
ascoltanti o degli spettatori ; imperocché noi ci commoviamo e piangiamo
all'aspetto del finto come del vero , purché la corda della pietà sia toc- cala
all’ unisono del nostro cuore ; della qual conformità l'oratore c il poeta uopo
è , che dicno essi stessi l'esempio. Di qua, il nolo precetto , dato da
Cicerone agli oratori : ncque ad misericordiam addu- celar , nini etiti siyna
dolori t lui verini. senlentns, voce , viti Iti, collacrimaiione denique
osienderis (de Orai. Lib. II. C.Y.); c da Orazio a’ drammatici e sì poeti : Si
vii me JUre , daltndum ut Prùmmi ipti Ubi . In conclusione la finzione
mancherebbe al suo scopo , se supponesse cose non pos- sibili e non credibili :
la possibilità e la credibilità formano quella verità , che lutti i maestri
dell'arte critica e poetica han det- to essere il primo e principal requisito
delle finzioni e della favola. Ma in che la favola è diversa dalla fin- none ?
In niente altro , che nel rapporto della spezie al genere. Le spezie deila fin-
none, che abbiam detto essere diverse per la qualità della supposizione ,
possono es- sere ridotte a due, cioè alla composizione c alla imitazione. Le ipotesi
o le figure veugouo dalla ragione quando ella vede essere facile il ricavare la
verità più dal caso finto, che dal vero: Timmaginazione compone e imita: la
composizione e l’imi- tazione formano il campo di tutte le arti belle e
imitative. Tali sono la poesia , Tarlo drammatica , la favola, la pittura, la
scul- tura, T architettura. Coleste arti non sono finzioni , siccome sono state
da taluni fal- samente definite , ma vivono e si nutri- scono di finzioni , o
sia d’ immagini e di figure da queste imprestate. La poesia so- prattutto, che
è il linguaggio degli affetti c delle passioni , attigue più delle altre dalle
finzioni le sue immagini. Ma la re- gola a tutte cornane è, che la finzione sia
calcata sopra i tipi del vero, i quali, sic- come abbiam detto , sono la
possibilità c la verisimigtùmza. V. Arte , Favola, Poesia, Possibilità,
Vtrisimiglianza. Quegli stessi scrittori , che scambiarono lo finzione colla
poesia , proposero la par- tizione delle finzioni in quattro generi : il
perfetto , 1* esagerato , il mostruoso , e il fantastico. Cotesta
classificazione ab- braccia più i vizi che le spezie del finto e del favoloso.
Lasciando stare il perfet- to , clic corrisponde alla finzione fondata sopra la
possibilità e la verisimigliama ; gli altri generi comprendono le estremità
della fantasia , quantunque anclie in que- ste , abbiano gli autori di quella
parti- zione confuso le gradazioni del passaggio dal vero al falso. Imperocché
net genero dell’ esagerato compresero essi il meravi- glioso , il quale sebbene
esca dalle regole e dalle ordinarie proporzioni della natura; pure ha la sua
parte di vero e di bello, che non oltrepassa i limiti della credibilità.
Allorché facciamo intervenire la Divinità ne’ fatti umani ; e quando spieghiamo
per la sua soprannaturale potenza tutto quello, di cui non possiamo assegnare
una causa sensibile , noi entriamo nel maraviglioso, ma nel maraviglioso
credibile , e non so- lamente verisimilc, ma spesse volte vero. 1 poemi intorno
alla creazione ci descrivono una verità , ornata da immagini , che non possiamo
spiegare, ma alla quale prestiamo piena fede. Allorché noi personifichiamo gli
spirili, l’anima umana, o le sue qualità, e quando ci trasportiamo col pensiero
agli obbietti invisibili, che sono al di là della vita , noi entriam pure nel
maraviglioso , senza cadere nd vizio della esagerazione. Qual poeta , o quale
critico chiamerebbe esagerali i poemi di Omero , e di Virgi- lio , perchè fan
prendere agli Dei una parta nelle guerre e nelle passioni degli uomini; o la
divina comedia di Dante, perchè in questa , come in quelli passano i viventi a
visitare il regno de’morti? Chi darebbe un simile giudizio de’dialoghi de’morti
di Luciano o di Fenelon? £ qui conviene di-elinguere il mnraviglinso deaerisi
da quello della ragione; anzi riserviamo Tcpileto di martiviglioso a quel che
sorprende i sen- si , e chiamiamo trascendente ciò che è inesplicabile per la
ragione. Colesto tra- scendente ha una credibilità tutta propria, la quale è
fondata sopra un altro genere di verisimiglianza , che è 1 opinione. Le
dottrine comuni de'popoli , le credenze re- ligiose, la civile e volgare
mitologia for- mano il credibile e il verisimile del tempo in cui le cennate
dottrine o credenze erano accolte o professale. E però i poeti e i pittori
prendono dalla storia , c nuche dalla lavala il verisimile di quel tempo,
quando voglio- no descriverlo , o al medesimo alludere. Quanto poi al
meraviglioso dc'sensi , seb- bene gli obbietti che il poeta o il pittore
descrive o imita, si allontanino dalle ordi- narie regole della natura ; pure
non esce da' limiti della possibilità, e de la comune verisimiglianza. Tal è
quel genere &\ gran- dioso, nel quale i pittori , gli scultori , c gli
stessi poeti colle descrizioni loro , oltrepas- sano le ordinarie proporzioni
delle forme umane. La natura ha serbato tra queste una varia misura,
adattandola a' luoghi, n’eli- mi e forse ancora alle diverse età del ge- nero
umano: ha ella crealo talvolta uomini di straordinaria grandezza, che chiamiamo
giganti : è verisimile nucora , che cotesti esempi più frequenti fossero nel
tempo del primo vigore dello umane razze. In con- ferma di tal congettura , la
storia naturale ci dimostra le ossa di animali d'uua straor- dinaria grandezza
, clic non han più alli- gnalo sulla terra. Tal è l'origine dccolossi, . l arlc
'‘a poi imitato, c de quali gli antichi spezialmente si servirono per rap-
presentare le divinità maggiori , o gli eroi, aan o vollero mettergli in un
confronto 'pciioritù col comune degli uomini. La grandezza delle (orme per essi
fu una espressione figurala della maggior potenza de’ numi , e delle eminenti
qualità degli eroi. Le ombre stesse de’ trapassati crede- vano essi , che ci
rapparissoro maggiori di quel che erano stati i corpi loro, sic- come Virgilio
fa dire di Crcusa : Vita mhi ante ocutos , et nota major imago. Ora chi
oserebbe chiamar esagerate le opere de’ bei colossi antichi e moderni , come il
Giove olimpico di Fidia, l’Apollo di Belvedere , o il Mosè del gran Miche-
langelo? Diciamo dunque che il maravi- glioso non solamente non esce dal vero e
dal bello naturale , ma può ancora ap- partenere al perfetto , e al sublime.
Laonde l’esagerato, va interamente rilegato tra i vizi c non tra le spezie delle
arti imitative. L'argomento cresce, quando parliamo del mostruoso e del
fantastico. Distinguiamo l’ immagine dalla fantasima , e l’ immagi- nare dal
fantasticare. L' uso delle imma- gini è regolalo dal criterio della ragione, si
che esse formano la più bella parte de- gli ornati delle arti imitative;
laddove le fanlasimc dipendono dai capriccio, c non si sottomettono ad alcuna
regola. V'. Fan- tasima , Immagine. La finzione , applicata a’ pratici porta-
menti della vita, è capace di due signifi- cati, dacché si può o nascondere il
proprio pensiero , o dimostrarne uno per un altro. Cotesto doppio senso ba dato
origine ai due vocaboli distinta 'are, e simulare, il dissimulare entra nella
classe delle azioni libere e indifferenti; c non solamente non contiene vizio,
ma può talvolta essere sug- gerito dalla virtù che dicesi prudenza : è
impropriamente chiamato finzione, dapoi- chò è un atto negativo , che equivale
alla taciturnità e al silenzio. Il simulare per contrario è una pretta finzione
, perdio sostituisce un pensiero supposto ad un al- tro fero. Gii* non ostante
, non acquista il carattere dell’illecito, se non quando è fatto coll’animo di
giovarsi dell' errore o dell’ inganno altrui ; che è quel che puh darle la
qualità di dolo. V. Dissimulare, Dolo , Simulare. Fisica ( crii. ), lo studio
della natura , detto dagli antichi , filosofia naturale. La natura e i fenomeni
suoi , insino a Galilei a Bacone e a .Newton , furono stu- diati con un fine e
con un metodo assai diversi da quelli , che sono stati di poi in- trodotti da
quei tre grandi e celebrati in- gegni. Prima di essi si vollero spiegare gli
effetti per le cause e per le ipotesi r dopo di loro , si sono spiegate le
cause per gli effetti, e da questi si è risalito in sino a quelle. Quantunque
Cartesio fosse stalo il {Mimo, che da’ fenomeni del moto avesse cercato
ricavarne le leggi ; pur tutta volta vide la verità nel particolare, e non nel
generale, avendo ne' suoi principi della filosofia stabilito come regola , che
dalle cause conviene dedurre gli effetti, e non dagli effetti le cause. Una
massima del tutto opposta stabilì Newton nel suo aureo libro , die porta il
titolo di principi della filosofia naturale, avendo dichiarato mere ipotesi
tutte le spiegazioni , che non erano dedotte dagli effetti. Questi dunque è
stato il vero riformatore dello studio della na- tura , e la sua riforma fu
operala col solo cambiamento del metodo. Da lui in poi la Fisica ha abbandonato
l’investigazione delle cause a priori, ed è divenuta spe- rimentale. Altra
volte la Fisica distinguevasi in ge- nerale , e particolare , c questa diceva»
ancora sperimentale. Ma la fìsica gene- rale era la metafisica de’ corpi , che
cono- scer voleva la possibilità , le essenze , le cause , le relazioni , e gli
accidenti degli Esseri materiali. Noi abbiam conservato per abito delle scuole
le antiche denomi- nazioni, ma diamo loro diversi significati. La fisica tutta
intera è sperimentale : chia- miamo generale quella , che versa circa le
proprietà comuni a tutti i corpi: par- ticolare l’altra che entra nella
disamina delle proprietà speciali de’corpi e de’ loro componenti : le jwopriclà
contimi sono l'estensione, l’ impenetrabilità, la divisibi- lità , l'inerzia,
la mobilità : altre non menu generali , ma per così dire più recondite, perchè
richiedono un maggiore studio per esser poste in evidenza, sono la gravità, l'
attrazione , la compressibilità , e l’ ela- sticità: tra le proprietà generali
la molti- ’ lità è quella che apre alla mente La co- noscenza del moto e delle
forze motrici , per le quali perveniamo a spiegare le leg- gi , d’ onde nasce
la possibilità , l' ordine e la uniforme e costante successione dei fenomeni
naturali. E però la Meccanica non solamente è la principal parte delia Fisica
generale , ma è il fondamento di tutte le altre scienze fisiche. Suo scopo è lo
spiegare i fenomeni de’ corpi , che sono in islato di movimento , o di ten-
denza al moto ; il determinare la misura delle forze, la velocità de corpi
masi, le resistenze loro, l’equilibrio die può risul- tare , tanto dalle dette
resistenze , quanto dal concorso e dalla composizione di più forze , applicate
o ad un medesimo punto, o ad un sistema di punti diversi. Abbrac- cia ella
ancora ogni sorta di molo rettili- neo, o curvilineo, e qualunque fona acce-
Icrnlricc o motrice, il vapore, le pressioni de’ fluidi liquidi o aeriformi :
potendo aucora essere applicala a valutare gli effetti di qualunque altro
agente della natura. Parli di questa scienza sono , la Statica , die versa
circa i corpi duri , i quali sono in istato di equilibrio ; X Idrostatica che
trat- ta dell’equilibrio de’ corpi fluidi; la Dina- mica che si occupa del moto
de'corpi duri ; X Idrodinamica , ebe risguarda il moto del- le masse liquide.
Riducendo in due classi generali le scienze che risguardano il moto de’corpi
solidi , e de' fluidi , si assegnano oggidì i primi alla Meccanica , e i
secondi alia Idràulica. Y. Idraulica , Meccanica. Altra parte delle scienze del
moto e della Fisica generale , è la Meccanica celeste , la quale ci spiega le
leggi del moto , che regolano il corso periodico degli ostri , ed è con
particolar denominazione chiamala l'astronomia geometrica. V. Astronomia.
Appartiene finalmente alla fisica gene- rale anche X Acustica , la quale versa
circa quella particolare spezie di moto , che ma- nifestasi nelle vibrazioni
de’ corpi sonori. Suo obbietto è lo spiegare il fenomeno del suono prodotto da
quelle vibrazioni , le quali passando a traverso dell'aria atmo- sferica, odi
altro fluido compressibile ed elastico, vengono a ferire lesternc mem- brane
dell'udito. V. Acustica. Quanto poi alla Fisica particolare, ver- sando ella
circa le proprietà speciali dei corpi , abbraccia in primo luogo lo studio de
fenomeni prodotti dalla varia azione , che esercitano su’ corpi i fluidi
imponderabili , come il calorico , l’ elettricità , il magne- tismo e la luce ;
ed in secondo luogo la Chimica e la Fisiologia , delle quali luna discende
insino alla investigazione delle molecule de’corpi d'ogni sorta ; e l'altra
svolge il tessuto e l’economia della vita son- ava e animale de’corpi organici.
V. Chi- mica. Fisiologia, Fluido. La fisica generale prende ancora il no- me di
Jisica matematica, perché senza il concorso e l'aiuto della geometria e del
calcolo non potrebbe valutare nè spiegare i fenomeni, i quali dipendono dalla
mi- sura della quantità. Per tale corporeo la meccanica è stata denominata ,
ora mate- matica mista in considerazione dell'appli- cazione che facevasi degli
astratti principi della quantità a’ fenomeni naturali, e ora Jisica matematica
in grazia della necessa- ria associazione di ambedue quelle scienze. Riteniamo questa
seconda denominazione come più generica, e più alta insieme a comprendere la
meccanica celeste , cono- sciuta col nome di astronomia geometrica. ( Y. il
disc. prelim. ). Fisico (crii.), addiett. Tutto quel che appartiene alla natura
, o alla scienza fisi- ca. V. Fisica. Si adopera ancora in significato di cor-
poreo o materiale , nel quale senso ha per suo contrapposto il morale. Y.
Morale. F isiocBAztA (grec. sup. ) , il poter della natura. Fisiogkomoniv
(crii.), arte di conoscere le qualità intellettuali e morali dell'uomo per la
ispezione de' delineamenti del viso. Vuoisi distinguere quest’arte dall'altra
più antica di congetturare le qualità del- l’animo da' tratti e dalla
disposizione della fisonomia. La cosi detta Jisiognomonia ri- conosce per suo
primo autore il dotto me- dico e notomista Camper, il quale pretese misurare e
graduare la perfezione del! intelletto per mezzo d’un angolo ch’ei chiamò
faciale. Cotesto angolo formavasi da una linea , che dal vertice scende verso la
radice del naso, e da un'aUra orizzon- tale tirata dall’ orecchio , che veniva
con quella a scontrarsi. L’angolo di novanta gradi era per r autore l'indice
della per- fezione. Le pruove della veracità di tal mi- sura furono da lui
ricavale dagli esempi del bello delle grecite fìsonomie più, che dal perfetto
intellettuale e morale. Ma il suo assunto era altresì fondato sopra una falsa
supposizione anatomica. La linea ver- ticale sarebbe caduta ad angolo retto
sopra l’altra orizzontale, se massima fosse stata la protuberanza dell’osso
frontale , la qual protuberanza era da lui data come una pruova dei maggiore
sviluppamene dei lobi anteriori del cervello. Ora è dimostrato tra’ notomisti ,
che la protuberanza dell’osso frontale non sempre corrisponde a quella del
cervello , perchè la distanza che inter- cede tra' due tavolati del cranio è
varia , d'onde segue che varia è pure la capacità de’ seni frontali. Non v' ha
dunque una naturale corrispondenza tra l’csterne pro- tuberanze del cranio e le
interne del cer- vello. In somma , il sistema di Camper fu un preludio di
quello di Gol! , che apparve alquanti anni più tardi. V. Cranio, Cra- niologia,
Cereòro. Fisiografu ( grec . sup. ) , descrizione della natura. Fisiologia
(crii, e tpec. ) , scienza del- l’organismo , e della economia animale. È parte
della fisica , detta particolare ; cd è la scienza madre di tutte le arti me-
diche , perchè somministra loro la cogni- zione delle leggi , le quali
presiedono alla economia , o sia alle funzioni vitali , na- turali , o animali
di tutti gli Esseri orga- nici , dotati di vita. Chiamami vitali le funzioni
che dipendono dalla sana costi- turione del cuore, de’ vasi sanguigni , c del
polmone: naturali quelle degli organi nu- frimentali : ammali , quelle del
cervello, de’ nervi e degli organi delie sensazioni. Tutte le cennate funzioni
son da questa scienza considerate quali esse sono nello stato di perfetta
sanità , che è lo stato nor- male della vita; d’onde poi ricava le sue regole
generali intorno alla economia del- la vita , così sensitiva , come vegetativa
, e animale. La teorica formata con tali regole è quel che taluni han
denominato biologia. V. questa voce. Abbracciando ella i fatti e le leggi na-
turali , relative alia formazione , e alle funzioni di tutti gli Esseri dotati
di organi e di vita ; prende il nome di fieiologia generale , di cui son
considerate come porti la Juiologia umana, o antropologia, la comparata o sia
quella degli animali inferiori all'uomo, e la JUologia , nome speciale , dato
alla cognizione dell* orga- nismo delle piante , e dell’ economia de- gli
Esseri dotali di sola vita vegetativa. I fatti, sopra i quali fonda i suoi
ragiona- menti le sono somministrali dalla noto- mia generale, dalla comparata,
e dalla Jilolomia, che è la nolomia delle piante. " ( Disc. prelim. ). V.
queste voci. La fisiologia è stata da alcuni filosofi seusisti risguardata come
uno studio pre- paratorio della psicologia ; c da’ materia- listi è stata con
essa confusa e identificata. Non neghiamo l’utilità che può questo stu- dio
apprestare alla psicologia , facendole chiaramente distinguere i fenomeni delle
sensazioni , e il meccanismo , per lo quale la natura porta gli esterni
obbietti alla co- noscenza dello spirilo. Ma non può altresì negarsi , essere
stato il medesimo pemi- zioso per tutti coloro, i quali preoccupati da una
dottrina sistematica , o dal falso 32 Digitized by Google spirilo della
filosofia , non hart sapulo , o voluto dislinguere due ordini di falli Ira loro
diversi, i sensitivi cioè, e gl’in- tellcfluali. Colesti falli son tanto
diversi , quanto non hanno c non possono avere verun punto di contatto tra
loro. Ciò non ostante , dal perchè la sensibilità è ripo- sta ne’ nervi, i
quali portano le impres- sioni ricevute in sino al cervello ; e dal perchè, per
la sensibilità sviluppasi l’ in- telligenza , concimi sero i materialisti che f
intelligenza c tutte le facoltà dell'animo stanno ne' nervi. Una tal dottrina
fu spinta tanf oltre, che la psicologia fu considerata parte della zoologia ;
che le facoltà dell’ anima anda- roosi cercando nelle protuberanze del cra- nio
e del cervello ; e che delle due scienze, la fisiologia e la psicologia , ne fu
falla una sola , col nome di frenologia. Tali sono f estremità alle quali son
corsi i mo- derni materialisti , per aver confuso i fatti delia sensibilità con
quelli della intelligen- za. V. Cervello, Cranio, Frenologia, Psicologia.
Fisiologlsta (spec. ) , nome dato a quei fiiosoG, che han portato nella
fisiologia lo studio della psicologia. Fisiologo (spec.), chi coltiva la
fisiologia. Fhiorqmu e Fisonomia (crii.), arte di congetturare le qualità dell’
anima da’ li- neamenti , c dall’aria del volto. Come arte congetturale ,
somministra se- gni e indizi vcrisiiniii delle interne dispo- sizioni
dell'animo, spezialmente per lo mo- vimento degli occhi , che ne sono lo spec-
chio. Cotest arte ebbe credito presso i Gre- ci , i quali la dcoominarono
fisiognomia ; e fu spezialmente trattata da Aristotele, come un’arte elio
dicifera i segni , dalla natura impressi in ogni spezie di animali, a guisa di
altrettanti caratteri delle quali- tà , che sono loro proprie. Presso i moderni
Giambattista Porla pretese rinnovare que- st arte no libri della umana
fisiognomia, de’ quali molto giovossi il JLavuter ; sic- come il Porta crasi
giovato de’pensieri di Aristotele e de’ suoi comentatori Polcmoue c Adamanzio.
In somma dalla influenza delle affezioni dell'anima sul corpo, e dalle
differenze caratteristiche delle diverse parti del corpo , pretese il Porta
ricavare i se- gni coguosciliri del carattere morale de- gl individui. Roberto
Flndd inglese, coe- taneo di lui , insiem con tutte le arti mi- steriose,
coltivò nel medesimo senso fi- siognomia. Dopo di costoro Lavoter nei saggi
Jisiognomonici ed altri tornarono a trattar della lìsonomin e del volto come
indice delle qualità , o almen di certe di- sposizioui dell'animo; il clic può
essere ammesso per vero, senza pretendere di trovare regole d’ una certa c
determinata corrispondenza tra le forme materiali , o quelle dello spirito e
della intelligenza. Chi può dubitare, che nel movimento e nello sguardo degli
occhi non si vegga la pietà, l'ira, o la tristezza? Che nel moto stesso delle
ciglia e della fronte non si legga la modestia , o l'arroganza? Che il colore
del volto non annunzi il pudore? Clie il molo delle labbra non manifesti la
disposizione dell' animo all' allegrezza , o alla mestizia? I passaggi che il
volto fa da uno decennali movimenti all'altro op- posto , sono altrettante
tinte o gradazioni de’ due manifesti segni stabiliti dalla na- tura nel volto
dell' uomo , il riso , e il pianto. D'altra parte , ehi potrà negare che spes-
so le più belle forme esterne nascondono Digìtized by Googl — Mi- la Berma e l'
inumanità, e che per con- trario la più pura e candida virtù alber- ghi ne’ più
deformi corpi? V. Volto. t Fitogiufiv (grec. sup .), la descrizione delle
pianfe , la quale non può separarsi dalla Botanica e dalla Filologia. Fitologia
(crii.), scienza delle piante, nel quale generico significato sarebbe un
addoppiate ra del nome botanica, comu- nemente ricevuto, e potrebbe anche dirsi
un grecismo superfluo. In un senso meno ampio si adopera per denominare la
fisiologia de’ vegetabili , la quale giova che sia distinta dalla gene- rale, e
dall’antropologia. FiTosoMATOTEcm (grec. sup.), barba- rismo , per lo quale si
è voluto da taluni recenti scrittori denominare l' arte di im- porre i nomi
alle piante. Fitotomia (crii.), la nolomia delle piante. Florilegio (crii. ) ,
scelta di amene com- posizioni. È vocabolo perfettamente equivalente ad
antologia, dacché contiene la stessa cosa espressa ora con due voci greche , e
ora con due altre latine; e per conseguente è un di quei sinonimi , che ci
vengono dalle nostre lingue madri. (V. il disc. prelim.). Fluidità’ ( spec. ) ,
lo stato de’ corpi , che chiamiamo fluidi. Si considera come il contrapposto
della durezza e della solidità. V. Durezza, Flui- do, Solidità. Fluido ( spec.
) , corpo di cui le parti son libere e indipendenti tra loro, e però muoTonsi
in ogni senso per qualunque pio- emia pressione. Lo stato di fluidità è
l’opposto della so- lidità , quantunque la partizione de corpi in solidi e
fluidi nasca da un concetto più comune , die scientifico. Tra la soli- dità ,
la mollezza , e la fluidità la natura ha messo una tale gradazione, che non si
può assolutamente riguardare la soli- dità , o la fluidità , come una delle due
condizioni necessarie di tutti i corpi. Se la cennala comune partizione
s’intendesse in un senso rigoroso, resterebbero fuori dell’una e dell'altra
classe i liquidi viscosi, le polveri , i corpi molli , i quali più o meno
partecipano della solidità e della flui- dità insieme. La distinzione non
pertanto delle duo cennnte classi è fondata non solamente so- pra una verità di
senso , che possiamo premiere a guida nell’analisi de’ fenomeni propri dell’uno
o dell’altro stalo, ma an- cora sopra la verità della causa, da cui nasce ,
tanto la differenza del solido e del fluido , quanto la gradazione tra essi.
Que- sta causa è la forza della coesione , di cui il massimo grado produce la
solidità, c l’infimo la fluidità. Scelgansi gli estremi dell'uua e dell’altra,
c facciansi da essi rappresentare le rispettive loro classi , il granito, e l’
acqua pura. Ninno potrà non ravvisare una differenza caratteristica Ira l’uno e
l’altra; e ciascuno riconoscerà la necessità di andare con altri nomi spie-
gando gli stati intermedi tra quello e que- sta. V. Coesione. La perfetta
fluidità dell’acqua è provata dall’esatto livello della sua superficie, al-
lorché è in riposo; a differenza de' fluidi viscosi e delle polveri, le quali
[tossono stare in riposo sopra una obliquità più o meno grande. Una tal
differenza nasce , dacché le molecule perfettamente libere c disunite non
possono stare in equilibrio alla superficie , se questa non è perfetta- mente
orizzontale , o per meglio dire per- pendicolare alla direzione della forza di
gravità in ogni suo punto. Parlando dunque dell'acqua pura, co- me del perfetto
fluido, noi siamo soliti considerarlo come il primo agente della natura , o sia
come 1’ instrumento princi- pale, per lo quale si operano la compo- sizione e
la trasformazione de’ corpi solidi; come l’elemento necessario alla vita degli
animali aquatici , terrestri , e volatili ; co- me il principio fecondante
della vegeta- zione; e come il motore e l’ instrumento insieme delle arti e
della industria deli’uo- mo. A differenza della materia solida , la natura
genera , e fa nascere l'acqua sotto i nostri occhi , nc forma i mari , i fiumi
e i laghi ; e non è in questa parte delle opere me men grandiosa , varia , e
ammirabile, che nelle altre produzioni deH'universo. E però non è scienza o
arte, in cui non en- tri per qualche parte lo studio de' fenomeni e delle
proprietà dell'acqua. La geologia osserva l'andamento de’ suoi corsi ,' e gli
effetti delle sue infiltrazioni per conoscere come fu il mondo plasmato : la
geografia, per circoscrivere le grandi masse d'acqua, che circondano la terra,
o che scorrono per la sua superficie : la Fisica generale, per ispiegare le
leggi del molo c dell equi- librio de’ fluidi: la chimica per conoscere i
componenti dell'acqua insieme colle pro- prietà di questi ; la fisiologia per
applicarle alla economia del corpo umano. Infine le arti tulle fanno dell'acqua
quello stesso moltiplico uso , che ne ha fatto la natura. Qual maraviglia, che
lamica Filosofia spe- culativa la quale cercava d’investigare l'es- senza di
tutte le sostanze naturali , avesse preteso ancora conoscere la causa della
fluidità ? I democritici pretendevano , che gli ato- metti i quali compongono i
fluidi , doves- sero essere lisci e rotondi , siccome ccl dice Lucrezio: JUa
aulem deboli ex lecibus atque rolundis Ette magie fluida, quae corpore liquido
Constant. I peripatetici e gli scolastici andarono ancora lungamente vagando
intorno alla causa della fluidità: taluni 1’ attribuirono alia forza d’ un
agente esterno : altri al molo perpetuo : altri al fuoco : altri all’at- trazione:
altri alle affinità chimiche. Il vero è, che ignoriamo dei pari la causa della
fluidità, e della durezza o coesione de’ so- lidi. Lasciamo alla Fisica
l'analisi delie proprietà defl’acqua e de’ loro effetti , e li- mitiamoci alla
sola indicazione de' caratteri, che distinguono le varie spezie de’ fluidi. Son
questi di tre sorte , li(f iòdi, gatti, e vapori, le quali ultime due spezie
per (alane qualità che son loro comuni , pren- dono spesso il nome di fluidi
aeriformi. 11 carattere proprio e discernili vo de’ primi è la
incompressibilità ; laddove gli aeri- formi hanno per loro qualità
caratteristica la compressibilità , da cui nasce ancora la dilatabilità , e f
elasticità. V. Gas, Sapore. Si distinguono poi i gassi da’ vapori , per essere
i primi permanenti , e i secondi temporanei. L'idrogeno, l’azoto, l’ossige- no
ec. , considerali isolatamente , non la- sciano mai lo stato loro aeriforme ,
quan- doché i vapori dell'acqua, o di altre so- stanze liquide , col solo
abbassamento della temperatura ripigliano lo stato liquido dei corpi, da' quali
furono emanati. Quanto alla compressibilità si può dir di essa quello stesso,
che abbiaru detto della fluidità , e die diremo della solidità, cioè che è una
qualità non assoluta ma relativa a’ nostri sensi , e alle ordinarie forze di
pressione. L’Accademia del Ci- mento fu la prima a stabilirla, mediante
l’esperimento dell’acqua rindiiusa in una sfera d’oro, che soggettò ad una
fortissi- ma pressione. L’effetto di tale sperimento fu , che in luogo di
rcstrignersi di volu- me, l'acqua trapelò pe’pori di quel com- pattissimo
metallo; il che venue a confer- mare queH'altra comune sperienza , che si fa chiudendo
un liquido in un vaso , c eser- citando su di esso una forte pressione me-
diante uno stantuffo ; ovvero avvicinando le pareti d’un vaso, in cui l’acqua
tro- visi rinchiusa per diminuire lo spazio dallo stesso fluido occupato.
Nell’uno e nell’altro caso non si perviene mai colla forza dello ordinarie
pressioni a diminuire il volume del fluido ; ma per contrario gli effetti di
quella forza mostrami sopra le pareti del vaso , o facendo trasudare l'acqua
pe’pori di quelle, o vincendo la forza della loro resistenza. In contrario
delle cerniate spcrienzo non sapevano i fisici persuadersi, che l’acqua non
fosse per nulla obbediente alla forza di compressione , dapoichè ella dimostra
avere una certa elasticità, allor quando trasmette il suono. Alla perfine gli
esperi- menti de’ più recenti fìsici, e spezialmente l'apparato del celebre
signor Oersted , sem- brano aver dileguato il dubbio, c dato la giusta misura
della compressibilità dell'ac- qua. Mediante il connato apparato dimo- strasi ,
che sotto la pressione duna colonna di mercurio dell’ altezza di 76 centimetri
(il che equivale al peso d' un’atmosfera ), oitiensi la diminuzione dì
quarantasei mi- lionesimi di parti del volume dell’ acqua. Celesta
infinitesimale diminuzione scioglie forse il dubbio scientifico, circa l’incom-
pressibilità assoluta , ma non vieta che que- sta si stabilisca come il
carattere discerni- tivo de' fluidi liquidi, o sia dell'acqua. Ma l'acqua, come
corpo soggetto alla- none del calorico presentasi a noi in tre divergi siati,
cioè di solido, o sia di ghiac- cio, di fluido liquido, c di fluido aerifor-
me, o sia di vapore. Checché nc abbina pensato taluni fisici , a noi sembra ,
che lo stato fluido debba essere considerato come il naturale , e gli altri due
come modi di essere, cagionali dall'abbassamento della temperatura, o
«lallazione del calore. Im- perocché o si riguardi la maggior quan- tità del
fluido che la natura ha distri- buito per le diverse parti del globo ; o la
maggior importanza degli usi e de’ bi- sogni , a’ quali il fluido provvede ; o
la proporzione tra le basse e le elevate tem- perature dello stesso globo , non
può non considerarsi come ordinaria la fluidità in un coqio , che sotto questa
forma è ne- cessario e indispensabile non meno alla economia della natura , che
alla vita de- gli Esseri destinati a popolare la terra e le liquide masse del
mare. Che se lo stato di fluido dovesse essere considerato come accidentale, e
come primitivo e naturale quello del gelo e del ghiaccio , falsa cd erronea
sarebbe la pnrlizioue de’ corpi in solidi e in fluidi, e di questi dovrebbero i
Fisici trattare , non come di uu genere di sostanze diverse dai solido , ma
come di semplici modificazioni prodotte dalla forza repulsiva del calorico. V.
Gelo, Ghiaccio . Flessione (crii,), la differenza delle quantità matematiche
variabili , così chia- mata da Newton. Quel che nell' algebra infinitesimale
Leibuilz chiamò differenza , fu detto da Newton flussione; dacché avendo egli
con- siderato le quantità matematiche , come generate dal moto, determinar
volle il rap- porto delle velocità variabili , colle quali tali quantità vengon
descritte. Tali velo- cità sono quelle, ch'egli chiamò flussioni delle
quantità. Le quantità inlliiilamcnlc picciolo furono dal Newton chiamate
momenti, perchè con- siderate come incrementi o decrementi di quantità
variabili , dette fluenti. Tranne i nomi c i segni caratteristici delle
differenziali , i melodi di Newton c di Leibivits sono gli stessi. V. Differen-
ziale. Flcttca mento c Fluttuazione ( prat . ), senso Iraslato , per lo quale
esprimiamo tanto l’ incertezza c i dubbi dell' (mimo , quanto la variabilità
della vita, e della fortuna. É più dell'agitazione, c dell' on- deggiamento. V.
queste voci. Follkzza e Follia ( prat. ) , levità di mente, che fa cader l'uomo
in vani pen- sieri , e in azioni non giuste. Ha diversi gradi , dacché comincia
dalla leggerezza , c quando sia divenuta abi- tuale, mena alla perdita del
senno. Quando non è considerala come abitua- le, si riferisce alle azioni, e
non a vizio della persona ; nel quale senso chinmansi folli anche le azioni
dell’ uomo sano , che son fatto senza avvedimento. Nello stato abituate poi vai
meno di demenza, dac- ché non esclude qualche lucido intervallo. V. Demenza.
Fomite (prat.), incentivo a soddisfare gli appetiti viziosi. È termine adoprato
da'moratisti per espri- mere l’accensibile delle passioni. Fonica (prec. sup.),
lo stesso che Acustica. Fonologia ( prec. sup. ) , altra addop- piatura
dell'Acustica , per la quale si vuol dinotare l'arte di dedurre da’ principi
geo- metrici la natura, la cagione, gli citelli, e le proprietà del suono. 1
principi geome- trici intanto possono determinare la mi- sura e per essa le
regole del suono, in quanto ne calcolano il moto a traverso dell'aria , o di
altro fluido compressibile ; il che appunto è i' oggetto dell'Acustica. V.
Acustica. Fobcostimahz v (prat. ) , costume illibe- rale d'uomo non educato, e
vile, c . % • V 1 ‘ M Forma ( onlol. c spec. ) , la naturale
disposizione delle parti costitutive décorpi, d'onde derivano la figura c le
qualità loro. Scambiasi talvolta la forma coll’essenza, comechè nel linguaggio
filosofico l’essenza sia diversa dalla forma; dinotando quella l’ idea astratta
del costitutivo de’ corpi , e questa il complesso attuale delle loro qua- lità
essenziali, a giudizio de’ sensi. V. Es- senza. Altra volta si è dato a questo
vocabolo un significato astruso e metafisico , che è stalo sorgente di vane
scolastiche que- stioni. Aristotele chiamò forma , allo , o per- fezione il
principio compagno della mate- ria nella generazione di tutte le cose. Per
forma intese egli una spozic dì anima for- matrice , dalla quale le cose
ricevono l'es- senza, le qualità, le facoltà, fattività, il perchè fu detta
ancora forma sostanziale per distinguerla dalle forme accidentali, o sia dalla
figura , dalla grandezza e dalla disposizione artifìzialc delle parti d'un cor-
po. In somma la forma sostanziale de’ corpi Digitized by Google - 25o - pesanti
, è quel che gli fa discendere giu- sta le leggi della gravità loro , siccome
quella de’ corpi leggieri gli fa montare. Similmente dalla forma sostanziale
dell'oro nasce la duttilità , la fusibilità , il peso , il colore , ed ogni
altra delle qualità che gli sono proprie. Il cangiamento delle for- ine
accidentali produce una semplice alte- razione ; laddove quello della forma so-
stanziale produce distruzione , o sia corru- zione e nuova generazione. V.
Materia. I platonici chiamarono formo le idee o i tipi immutabili , sopra i
quali i corpi fu- rono modellati , il perchè le considerarono come esseri
eterni, di per loro stessi esi- stenti. V. Idea. I Latini scambiarono la voce
greca tSsa co’ vocaboli specie s e forma. Ma Cicerone desiderò che ben si
distinguesse il signifi- cato de’ tre nomi spevies , notio , e for- ma. Per
forma egli intese quella idea uni- versale , nel cui concetto sta il principio
costitutivo del genere : gemi* est notio ad plures differenlias pertinens : forma
est notio, etiius differentia ad caput ge- neris , et quasi fontem referri
potest notio est, quod Graeci «wot*v dicunl , insita , et ante pereepta
cujusque fonnae coprii t io , cnodat torna indigeni : farmae igitur sunt hae ,
in guas genus dìviditur sine ullius praetermissione : ut si qii/s jus in legem,
rnoretn, aequitatem divi- dot. (Topica J. VII. ). V. Genere, Idea, Nozione,
Spezie. Bacone indicò la nozione della forma, come una di quelle confuse c
indetermi- nato idee della scuola aristotelica, che con- veniva sbandire , onde
richiamare la filo- sofia dal fantastico alla realità. Kant ha richiamato in
uso il vocabolo forma, clic adopera tanto per lo mate- riale, quanto per le
qualità costitutive de- gli Esseri intelligenti ; il perchè ogni fa- coltà
cognoscitiva ha le sue forme. Cotesto significato , del tulio metafisico , ha
la sua radice in una similitudine impropria , ri- calala dalla tempera , o
dalla impronta , la quale lascia la sua orma sopra quella materia molle che la
riceve. Laonde for- me dello spirito, o dell’ intelligenza son per lui le
verità inerenti alle facoltà intel- lettive , elle determinano la natura e la
ca- pacità loro. E siccome egli ammise tre fa- coltà conoscitive, cioè la
sensibilità, Viti- lellello e la ragione , cosi assegnò a cia- scuna le proprie
forme, delie quali formò un catalogo di nuove categorie. V. Ca- tegoria,
Intelletto, Ragione, Sensibilità. La percezione degli obbielli sensibili, è
sempre accompagnata dall’idea del tempo e dello spazio , dapoichc lutto quel che
dai sensi ci viene, si concepisce da noi nel temjio c nello spazio. Il tempo
dunque e lo spazio son due forme necessarie della sensibilità. V. Spazio,
Tempo. I giudizi, che sono gli alti propri del- F intelletto , han pure le
forme loro , le quali sono la quantità, la qualità, la re- lazione , la
modalità , 0 sia la nozione del modo. Imperciocché ogni nostro giu- dizio
risguarda o il piò e il meno delle cose, o la qualità loro, o la relazione de-
gli obbietti che tra loro compariamo , o il modo col quale l'animo concepisce
l’esi- stenza delle relazioni, clic formano i’ob- bietto dello stesso giudizio
, che è quel clte Kant chiamn modalità. Ma ciascuna delle eennale quattro spe-
zie di giudizi ha le sue categorie. I giu- dizi di quantità possono versore o
circa uno, o circa più individui, o circa la ge- neralità, il perchè essi
presuppongono in noi le nozioni di unità, di pluralità, e di totalità. 1
giudizi di qualità poi , 0 di- Digìtized by Google — 236 — rettamente affermano
la qualità del sub- biotto , o la negano ; ovvero l’ affermano indirettamente ,
negando cioè la proposi- zione contraria ; dal che nascono tre sorte di
giudizi, l’ affermativo , il negativo , e il determinativo , i quali
presuppongono tre altre nozioni primitive , cioè la realtà, la negazione, e la
determinazione. Quanto a' giudizi di relazione, questi versano, o circa un
attributo che si considera come esistente nel subbictto ; o circa una propo-
sizione la quale è collegata ad un'altra, considerala come principio, da cui
quella deriva ; o circa due o più proposizioni , delle quali ammessa una ,
restano le altre escluse. Cotesti giudizi son chiamati da Kant positivi , de'
quali i primi son detti ipotetici , i secondi disgiuntili , e reci- prochi i
terzi. Ciascuno di essi presup- pone in noi le nozioni primitive di so- stanza,
di causa, di reciprocazione. In fine ne’ giudizi di modalità le cose sono
considerate, o come solamente possibili, o come attualmente esistenti , o come
ne- cessarie , dal che nasce una triplice par- tizione di giudizi problematici,
di giudizi di asserzione, e di giudizi dimostrativi, o apodittici. Ciascuno di
cotesti giudizi presuppone una nozione primitiva , cioè la possibilità, Y
esistenza , e la necessità. Segue poi la ragione , la quale non ha altra forma
se non la generalità , dapoi- chè ella va sempre risalendo dall effetto alla
causa per trovare uu principio gene- rale, che non dipenda da altro. Ora il
concetto della generalità presuppone l’al- tra nozione primitiva dell'assoluto
, e non condizionale. In conclusione Kant ripro- dusse un nuovo catalogo di
categorie, non degli obbietti del pensiero (come facevano gli aristotelici), ma
delle verità primitive, inerenti a ciascuna delle facoltà dell’ani- ma , che
egli chiamò forme. Tali sono , il tempo, io spazio, Y unità, la plura- lità, la
totalità, la realtà, la negazione, la determinazione, la sostanza , la causa,
la reciprocazione, la possibilità, X esisten- za , la necessità, Y assoluto. V.
queste voci. In sino a che i filosofi non parleranno una lingua comune , e non
converranno intorno al significato de’ vocaboli propri alla scienza , quel che
questa potrebbe gua- dagnare po' pensieri di qualche profondo pensatore, si
confonderà nel senso miste- rioso delle astrazioni e nell'ambiguità delle
neologie. A buon conto , Kant chiama for- me delia sensibilità e
dell’intelligenza quelle nozioni primitive , che gli altri ban chia- malo primi
princìpi , verità intuitive , prime verità , o verità del comim senso. Se poi
le sue forme abbiano il carattere di prime verità, è una quislionc, di cui la
soluzione dipende dalla disamina della genesi loro , o sia dal vedere , se
sieoo per loro stesse evidenti, o se nascano da altre di loro più chiare , ed
intuitive. V. Principio, Senso, Ferità. Formale { ont . e spcc.), quel che na-
sce dalle qualità che noi risguardiamo , come costitutive delle cose.
Differisce dall’essenziale , come l’essenza dalla forma. V. Essenza, Forma.
Causa formale è stata detta quella che rende ragione dello stato decorpi per
ri- spetto alle parti che li compongono, nel quale senso la forma stessa
potrebbe dirsi causa dell’essere loro, V. Causa. Formidabile (prat. ), la forza
o l'uomo che si teme con ispavento. É più del terribile, perchè questo vo-
cabolo si riferisce all’atto, e quello alla potenza. V. Terribile. Forhiowe (
pral . ) , latinismo ricevuto nella nostra lingua che prende il suo si-
gnificato dall’antico , c vuol dire timor vee- mente che ispira orrore. CICERONE
(vedasi) ne dà la definizione stoica, cioè di timore permanente. £ però il
timor della pena è slato detto formidine. V. Timore. Formoli ( dite, e spec. )
, sentenziosa enunciazione d'una generalità , atta a spie- gare o a risolvere
molti casi particolari. Allravolla i giureconsulti davano le for- inole per la
regolarità de' loro alti legitti- mi. Coteste formole eran pure generalità,
ricavate da alti particolari simili , capaci di formare un genere o una spezie,
a quali volevasi dare un carattere di esteriore uni- formità. Indi l’
aritmetica, e soprattutto l’alge- bra , cominciò a chiamare formole quei
prodotti generali del calcolo , i quali con- tengono la soluzione di molti casi
partico- lari, c sono enunciati con poche cifre nu- meriche, o letterali. L’uso
di tali formole ha grandemente contribuito a’prog ressi del- le scienze
matematiche ; tra perchè ha som- ministrato un mezzo facile per ritenere e
diifouderc le verità trovate ; e perchè è stalo uno de' mezzi pe’quali il
metodo ana- litico ha scoverlo la connessione tra i fe- nomeni particolari c le
leggi generali della natura. Dalla matematica e dalla fisica , ! uso delle
formole è passato ancora nella filo- sofia speculativa, e per sino nelle
scienze positive, alle quali si è applicato il crite- rio filosofico. La storia
, la politica , l'eco- nomia publica , l’ erudizione , c in una parola sola, l’
esperienza sonsi al nostro tempo invaghite dell’uso delle formole, e credon
pregio dell’opera il ridurre a verità generali anche le coincidenze de’ fatti
par- ticolari. Noi non condanniamo una tale tendenza , ma crediam vedere la
ragione delfahuso che se ne fa, in taluni falsi prin- cipi della moderna
filosofia. Le generalità per esser vere , uopo è che sien logicamente dedotte
da una ragione comune a tutti i fatti particolari i quali voglionsi in essa
comprendere. Cotesta ra- gione comune esser dee la loro causa ef- ficiente , o
la origine dalla quale ripetano la somiglianza delle relazioni loro. Allor- ché
da’particolari si sale al generale è fa- cile trovare il punto di connessione
nel quale tutti si scontrano; ma quando da una causa presunta vogliansi far
discen- dere i particolari, facilmente stabilisco osi false somiglianze ed
erronee connessioni. La conseguenza è , che le generalità deb- bon essere
formate a posteriori , e non a priori; della verità della qual conclusione
troviamo una pruova nelle categorie della antica logica , e ne’ pretesi assiomi
della dogmatica filosofia. Del resto la ricerca delle (ause diviene assai più
ardua per que- gli effetti , i quali possonsi ripetere da più cause
coefficienti. In tal caso essendo com- plicata e composta l’azion di questo , è
dif- ficile tanto nell'un metodo quanto nell'al- tro il determinare , la parte
di ciascuna di esse ; ma la cennata difficoltà è incom- parabilmente maggiore ,
se tali cause vo- gliansi stabilire a priori. Ora sembraci di vedere , che
l’amor delle formole nella filosofia speculativa e nel cri- terio filosofico
sieri introdotto precisamente dal tempo , in cui talune scuole filosofiche ,
lian cominciato a spacciare una facoltà tra- scendente , per la quale l'animo
crede di vedere a priori la ragione di tutte le cose, e sistematicamente spiega
anche i fatti con- tingenti dell'uomo. A senso loro il passato, il presente , e
il futuro sono concatenati insiane per una necessaria connessione , la quale
procederà sempre insino ad una com- piuta perfezione di tutte le umane facoltà.
Con tale assicurala l'animo in ogni par- ticolare vede la conseguenza duna
causa già determinata , e però astrae , genera- lizza , e riduce in forinola
per sino i fatti tìgli della libera volontà delPuorao.V. Eco- nomia, Filosofia
, Stona. Formolabe ( (lise, e spcc. ) , il ridurre in formule. È vocabolo nuovo
, introdotto dall’ uso e dalla moda di ridurre tutte le verità ge- nerali in
fonnole. Fortezza ( pral. ) , virtù per la quale sopportiamo pazientemente la
fatica e il do- lore, ed affrontiamo il pericolo senza ti- more. Cotcsta
definizione è di Cicerone. La for- tezza , dice Seneca è l’ imperio ebe eserci-
tiamo sopra i propri affetti ; ingens por- gite dcis regnata: imperare sibi,
maxi- ma n imperium est. Fortuito ( prat. ) , quel che interviene centra la
nostra cspellazionc , o di cui non troviamo ragione nel naturai ordine delle
cose. Il fortuito è una qualità, che diamo a tutto quel che consideriamo
avvenuto per caso. V. Caso. Fortuna (pral.), Essere immaginario, che dispensa i
beni e i mali , c presiede a' fortuiti avvenimenti , lieti o tristi che sieno.
L’ idea , o per meglio dire , la fantasi- ma di quest’ Essere ci vien dalla
supersti- zione degli antichi , e dalle immagini dei poeti. L'uso l’ba fatta
passare ne'muderni idiomi , ne’ quali è adoperata , come un vocabolo di vago
significato , che esprime ora l'occulta ragione degli avvenimenti na- turali ,
ora la mutabilità delle cose uma- ne e la caducità de' beni esteriori della
vita , e ora la stessa condizion dell’uomo. De' quali vari significali , ebe
gli dà l'uso del parlar comune, quello che più si ac- comoda ad un giusto senso
morale, è l’in- visibile ragione, che presiede all’ordine del- le cause
naturali , e di cui disse Dante : Ordinò generai ministro e duce Che permutaste
a tempo li ben vani Vi genie in gente, e d' uno in altro sangue Oltre la
difensiom de' senni umani. Forza ( ontol. e spec. ) , virtù di muo- vere , o di
produrre un cangiamento nello stato de' corpi. V. Cangiamento, Moto. VVolfio
definì la forza, un continuo co- nato dell’azione , la quale tende a can- giare
lo stato esterno o interno del sub- biette , sul quale si esercita. Noi
concepiamo nel moto de’ corpi due forzo contrarie: una, che imprime il mote, F
altra , che resiste alla impressione rice- vuta. La prima fu detta da Newton
vis impressa ; la seconda vis inertiae. Per forza impressa egl’ intese l’azione
esercitata sopra qualche corpo , per mutare il suo stato di resistenza : per
forza d’ inerzia la qualità propria ad ogni corpo di per- durare nello stato di
quiete o di moto , insino a clic un altro corpo non venga a sturbamelo. Ma lo
stesso nome di forza , dato a) prin- cipio dell'azione c della resistenza, con-
fonde il significato attivo col passivo. In fatti lo stesso Newton avvertì che
la forza dell'inerzia è un principio passivo, per lo quale i corpi persistono
nello state di quiete c di molo , e resistono alla forza impressa colla stessa
proporzione, colla quale que- sta tende a mutare lo stato loro. Ciò non ostante
Leibniu introdusse la distinzione e la denominazione di forze vive o morte,
considerato avendo la forza , o nello stato libero di azione, o nello stato di
semplice potenza, perchè frenato da un ostacolo. Ria di ciò la Meccanica. V.
Conato, Inerzia. La forza ò diversa dalla causa, e dalla potenza, comechè gli
scolastici l'abbiano spesso scambiata coll’ una e coll’altra. Per causa
intender vogliamo l’azione produt- trice dà cangiamento, o sia dell'effetto;
per potenza , la capacità di produrla ; e per forza, il conato ridotto in atto
, col rimovimento dell’ostacolo, o sia della re- sistenza. V. Causa, Potenza.
Lo stesso vocabolo trasportato alle cose morali , e agli obbietti intellettuali
, riceve uno di quei significati di similitudine, dà quali l’ intelligenza è
determinata dalla na- tura stessa del subbictto , cui vengono ap- plicati. Così
diriamo la forza dell’ ingegno, dell’ immaginazione , del ragionare , o la
forza degli affetti , degli appetiti , delle passioni , ed altro. Fossile (
crii, e spcc. ) , sostanza natu- rale, che giace riposta nel seno della ter-
ra. V. Sostanza. Distinguonsi i fossili in nativi e stra- nieri. Nativi sono ,
i generati nel seno stesso della terra , come le pietre , i cri- stalli , le
gemme , i metalli. Stranieri di- consi gli altri i quali vi si trovano per
accidente, che gli ha ivi trasportato. Son questi i fossili , lo studio
de’quali somministra alla geologia i principali ar- gomenti, sopra i quali ella
fonda le sue congetture intorno alla prima formazione della Terra , e alle sue
successive muta- zioni. Tra questi ella spezialmente consi- dera i corpi
organici petrificati, i terre- stri , i marini , e quelli che in epoche ri-
molissime hanno abitato il nostro globo, e ora più non si trovano tra le spezie
co- nosciute. V. Geologia. I fossili formano , nàia partizione del- le
produzioni naturali , uno de così delti regni della natura, cioè l’animale, il
vegetale, e il fossile. Se questa partizio- ne possa dirsi compiuta , vedi il
discorso preliminare. Frase (disc.), locuzione considerata per rispetto al
buono o cattivo assortimento del- le parole. É diverso dalla proposizione , la
quale può essere espressa con più e diverse frasi. V. Proposizione. Fhaude e
Fhode (prat. ) , violazione dà diritto altrui , commessa con astuzia , a in-
ganno. É diversa dal dào , che esprime l’in- tenzione più die l’alto. V. Dolo.
Freddezza (prat. ) , senso traslato dal ghiaccio , che esprime privazione di
senti- mento, o pigrizia nell’azione. Freddo ( spec. ) , sensazione contraria
al caldo , prodotta dalla privazione dà ca- lorico. V. Caldo, Calorico. Fremere
c Fremito ( prat . ), senso tra- slato dà remore che fa l’aria, o il vento
racchiuso, per esprimere l’interno moto, che suscita la rabbia, o lo sdegno
vee- mente. Frenesia (prat.), dàirio continuato , o pazzia accompagnata da
furore. V. Furore. Frenologia ( crii. ) , t nuova dottrina, che spiega le varie
funzioni dell' intelletto, e le sue più minute operazioni , per le ana- tomiche
disposizioni dell’encefalo ; e spe- zialmente per le torme geografiche della
superficie di quello , e per la estensione comparata delle sue piegature ».
Ovvero, pernione de’ romani, domandato che fosse gentilezza , rispose ,
che era antica ric- chezza e be’ costumi ». ( Conviv. 69). Geodesie (cri/.),
per antico significalo,^ quella parte della geometria pratica , cho insegna
l'arte di dividere i terreni. I Greci adoperavano indistintamente i nomi di
geometria e di geodesia per in- dicare la scienza , la quale versa circa la
misura della estensione , cosi in astratto , come nell’npplicazione delle
teorie alla mi- sura e divisione de' terreni. Ma da lungo tempo le due cennale
denominazioni sono siate appropriate a scienze affatto diverse. La geometria
considera in generale la fi- gura, le proprietà, e la misura de’ corpi.
L'applicazione che de’ suoi teoremi sì fa Digitized by Google I nn* 290 — olla
misura e divisione de' terreni , e alla compiuta descrizione in disegno d'una
par- ticolare regione , ha preso il nome di to- pografia. Quella scienza
maggiore poi, che tratta delle operazioni primarie , oc- correnti per la formazione
della carta ge- nerale d'uno stato o di una provincia, e che estende i suoi
metodi astronomici e trigonometrici anche alla determinazione della forma e
della grandezza della terra, è stata denominata geodesia. Le opera- zioni della
topografia e della geodesia mi- rano allo stesso scopo , ma colla differenza
che la prima, limitandosi a spazi più ri- stretti, può adoperare melodi e
instrumcnti meno esatti ; laddove la seconda , abbrac- ciando grandi estensioni
di terreno e lo stesso globo terrestre , richiede somma pre- nsione cosi negl'
instrumcnti e nclluso che se ne fa, come ne’calcoli delle osservazioni co’
medesimi eseguite. Per la qual cosa i risullamenti della topografia sono
grafici n sia di disegno, e quelli della geodesia, numerici, e però di gran
lunga più esatti. Alla geodesia dunque è dovuto il bel trovato di trasportare
la terra sulla caria ; trovato il quale ha messo il mondo sotto la mano dell’
uomo , c ha fallo scompa- rire d’ innanzi allo ingegno le difficoltà che
nascevano dalla immensità della natura. Geogkosia (crii.), scienza, la quale
de- termina i caratteri per conoscere la strut- tura, la composizione, e la
situazione delle grandi masse lapidee , o delle sostanze mi- nerali , le quali
sottostanno alla superficie della terra. V. Terra. Geogosu ( gree ■ sup .), ha
lo stesso ob- bieUo della geologia , che è quello d inda- gare il come
formaronsi , e furon disposti i diverei strati della terra. V. Geologia.
Geografi* ( erit .), la descrizione della terra, considerala per se stessa, c
per le sue naturali relazioni colle altre parti del- l’universo. V. Terra,
Universo. Nella partizione generale delle scienze viro ella compresa in due
aspetti , affatto diversi tra loro , cioè per la parte mera- mente descrittiva
, e per la scientifica. La descrittiva, suddivìsa in naturale, stori- ca, e
politica, servo d’introduzione alla storia naturale e civile del mondo. La
scientifica poi versa circa le relazioni die la terra ha col rido, c circa la
conoscenza de’ fenomeni , che nascono dalla configu- razione e struttura di
lei. L’una prende il nome di geografia astronomica , l’altra di geografia
fisica. L’astronomica , detta anche matematica, applica i principi
dell'astronomia alla spie- gazione de’ fenomeni , che i moti appa- renti del
sole producono sulla terra, co- me la varietà delle stagioni e de’ dimi ,
insieme colle corrispondenti loro tempera- ture; prefiggesi ancora di
determinare le posizioni de’ diversi luoghi della terra per rispetto a’ cerchi
massimi terrestri, posti in relazione con quelli della sfera celeste , clic è
il determinare le longitudini e le latitu- dini geografiche ; e finalmente
svolge c descrive i diversi melodi escogitali per rap- presentare sulla carta i
cerchi terrestri , che servir debbono di linee principali nd- la descrizione ,
o sia disegno , delle varie parti della superficie terrestre : infine versa
pure circa la teorica delle proiezioni geo- grafidic. Coleste scienza può dirsi
, es- sere l'astronomia stessa applicate alla ter- ra, considerando queste come
il pianeta dal quale parte lo sguardo dell' osserva- tore. V. Astronomia ,
Cielo, Pianeta. La geografia fisica poi versa circa i fe- nomeni che nascono
dalla naturale costilozione della terra, dalla diversa qualità delle sue parti,
dalle tracce della sua pri- mitiva formazione, distinte da quelle del- le
alterazioni e modificazioni alle quali è stata soggetta. L'osservazione e
l’analisi , cui son do- vuti i progressi di tutte le scienze fisiche, avendo
moltiplicato i fatti c le induzioni , han prodotto nella geografia fisica
quella stessa suddivisione , che è avvenuta nelle nitro scienze naturali. E
però la parie del- la geografia fisica , che risguarda 1’ in- terna conformazione
della terra , conside- rata tanto a rispetto del suo primitivo stato, quanto a
risguardo delle susseguenti mu- tazioni , è passata a formare il suggello d'
una speziale scienza , della geologia. V. Geologia. Attesa una tal
suddivisione, la geogra- fia fieica , propriamente detta, si limita a' fenomeni
della esterna conformazione della terra, e a quelli che risultano dalla
corrispondenza de’ due globi celesti , che esercitano sopra di lei .una più
sensibile iniluenza , il sole cioè e la luna. La terra dunque considerata in
due emisferi , i con- tinenti , e i mari si esterni che interni , le montagne ,
le valli , i fiumi , i laghi , le isole , gli stretti , gl* istmi , i compar-
timenti , le proporzioni , c la corrispoa- denza di tutte queste parli tra loro
, in somma la grandiosa c magnifica struttura del tutto , c delle sue parli ;
sono gli og- getti che abbraccia la geografia fisica. In questo inoitiplice
numero di oggetti , il metodo stesso della osservazione e dell’a- nalisi , ha
renduto opportuna un'altra sud- divisione Ira la parte solida e la fluida delia
terra. Laonde f idrografia ha fatto suoi i mari c le coste per quanto concerne
la navigazione ; e f idrologia ha a se ri- chiamato la disamina delle diverse
qua* liti delle acque , che scorrono sia alla su- perficie , sia nelle interne
cavità della terra. L’una e l'altra non pertanto van sempre considerate, del
pari che la geologia, co- me parti della geografia fisica , la quale raccoglie
insieme i fatti necessari alla co- gnizione di tutte le parli del globo terre-
stre. V. Idrografia, Idrologia. In fine essendo cotanto ampio lo scopo della
geografia fisica , per necessità di or- dine, le appartiene ancora la
cognizione de’ fenomeni dell'atmosfera, i venti, le temperature delle diverse
parti del globo, le alterazioni provenienti dal colore del sole, le meteore, e
ogni altra variazione dclfaria che circonda la terra. Altra volta la geografia
fisica correva dietro alle stesse fan tasi me della fisica , o sia della così
detta filosofia naturale; da- poiché volevasi per suo mezzo conoscere, meno i
fatti , che le cause. Ora ella segue i principi c il metodo della fisica gene-
rale : osserva c raccoglie i fatti partico- lari , forma i generali , e ricava
da quelli le leggi costanti e uniformi della natura. V. Fisica. Geologia ( cri
/. ), scienza la quale dalle disposizioni interne cd esterne delle parti della
terra , dalla diversa qualità delle sue masse lapidee , e dalla varia
composizio- ne , spessezza e direzione degli strali che sottostanno alla superficie
della terra me- desima , ricava le induzioni per distin- guere i fotti che
appartengono alla primi- tiva creazione del mondo, da quelli che additano le
mutazioni sopravvenute ai no- stro globo. V. Creazione, Terra. Le due grandi
epoche testé additate , cioè quella della formazione e delle mu- tazioni,
sogliono essere presentate anche in altri termini , i quali per altro
contengono la stessa idea cronologica. Tali sono le partizioni de’ terreni di
primitiva for- mazione, e de’ secondari, formati poste- riormente all’
esistenza de’ corpi organiz- zali. V. Corpo. Geometra , ehi possiede la scienza
della geometria , c in generale , chi oltre della scienza positiva , è dotato
delle qualità della mente, che lo studio delle scienze matematiche esige , e
perfeziona insieme. Tali sono la prontezza del concepire e del- l’astrarre,
l’esattezza del ragionare, e la facilità di ritenere le verità una volta di-
mostrale. In questo senso il nome di geo- metra è dato per eccellenza ad ogni
esimio matematico. V. Geometria, Matematica. Geometria , scienza la quale versa
cir- ca le proprietà e la misura dell estensione figurata. V. Figura. La
geometria propriamente astrae la e- ■tensione dalle altre qualità del corpo , e
imprende ad esaminarla a rispetto delle sue (re diverse dimensioni , cioè la
lun- ghezza , la larghezza , e la profondità ; con- siderate queste da prima
divisamente luna dall’ altra , ed indi unite insieme. Da ciò nasce la triplice
partizione della geome- tria, cioè delle proprietà delle linee, delle superficie,
e de’ solidi. Comunque la geometria esamini astrat- tamente le proprietà
dell'estensione , pure le verità di' ella ricava' da tali astrazioni, sono
reali , immutabili c necessarie. Im- perciocché esprimono le condizioni natu-
rali de corpi estesi , o sieno le leggi che la natura ha seguito nello
stabilire l’or- dine delle cose materiali. Coleste verità non pertanto soa
dedotte dal ragionamen- to, nè possono essere scambiale con quel- 1 altro
ordine di verità intuitive , anche necessarie ed eterne , che la ragione sco-
pre per la sua propria luce ; e che però chiamami prime verità , o primi prin-
cipi. Primi in realtà sono anche a rispetto delle verità geomctriclic ,
dapoichè ogni dimostrazione partir dckbe da una propo- sizione evidente, che
non de’ essere per se stessa dimostrata , e che serve di fonda- mento a quelle
altre , le quali nell’ or- dine della deduzione le susseguono. In conferma di
che ognun vede, che prima di acquistar le nozioni delle proprietà del-
l’estensione , noi abbiam quelle dell’esten- sione stessa , e generalizzando
cotesta no- zione abbiam quella del subbietto, o sia della sostanza materiale ,
delle sue qualità, de’ corpi , delle spezie , della figura , ec. V. Estensione,
Fipura, Qualità, So- stanza. Moltiplico è l’ uso e la utilità della geo- metria
, che anzi può ella dirsi la scienza madre della invenzione. Per essa acqui-
stiamo e perfezioniamo l’arte del ragiona- mento, la severità del giudizio,
l'ordine delle deduzioni nel ragionamento, la chia- rezza delle idee, la prontezza
della con- cezione , l’abito in line di formare le serie delle idee connesse.
Senza geometria non avremmo scienze! V. Scienza. Per essa , considerata come
base e fon- damento di tutte le matematiche , impa- riamo pure a misurare il
moto e il tem- po, l’estensione, le distanze lontane come le vicine, e il moto
de’ corpi celesti; per lei ci si svelano le leggi immediate de’fe- noracni del
cielo; per lei in somma por- tiamo l'umana comprensione irisino all’al- tezza
della ragione divina. A tali conoscenze allude il sublime concetto di Platone ,
ebe Dio geometrizza ne cicli. V. Ciclo. La geometria presiede del pari a lutle
le arti , perchè da lei atiingou queste i Digitized by Google — 286 — dati
delle proporzioni , dello fona detur- pi , c dello leggi del molo ; per lei
l’uomo inverila le macchine e arma il suo brac- cio di tanti instrumcnti
ausiliari , quanti gli occorrono per imitare la natura , e per dominare la
terra. Senza geometria dunque ci mancherebbero ancora k orli 1 V. Arte,
Imtrumcnto. Le proprietà dell’estensione figurata, che la geometria contempla ,
non sono , nè possono essere esattamente quelle dc’corpi naturali, per la
differenza che passa tra’I ritratto della figura e la materia figurata. Ma le
proprietà geometriche sono i tipi delle proprietà materiali , o naturali , le
quali si approssimano alla perfezione , a misura che a quelle più si
avvicinano. Ciò non ostante la geometria per molte delle sue verità dà pure i
mezzi da misurare e determinare k differenze tra 1’ astratto e il concreto ; il
che spezialmente è proprio della geometria applicala , o sia pratica. La
geometria in considerazione de’ di- versi metodi di ragionamento che adopera,
onde pervenire allò scoprimento delle ve- rità sue , si distingue in elementare
e supe- riore , o sublime. La prima serve di scala alla seconda , perchè si
limita a dimostrare le proprietà della linea retta e della circola- re, e de
solali terminati da figure rettilinee o circolari ; laddove la seconda versa
circa le proprietà delle altre curve, diverse dal cerchio. E vien detta
sublùne, perchè nel- t'indngare le proprietà di tali curve , fa uso per la
soluzione de’suoi problemi dell’ana- lisi moderna, non meno che del calcolo
dif- ferenziale e integrale , quasi che per tal mezzo oltrepassi la virtù delle
semplici di- mostrazioni delie quali fanno uso la geo- metria elementare e
l'antica analisi. L’associazione dell’algebra alla geome- tria , lm agevolalo
l’applicazione di questa scienza alle altre scienze fisiche , dapoichè vi ha in
pari tempo introdotto l’ uso del- l’analisi algehraica , che è il piu efficace
instrumento per la ricerca della verità. L'onore di siffatta invenzione è
dovuta a Cartesio. V. Algebra. L'invenzione del calcok differenziale este- se
l’uso dell' analisi nella geometria , tra perchè ha facilitato la scoverla di
molte altre proprietà delle curve , alle quali non giugnevnno gli antichi
metodi; e perchè ha somministrato il mezzo di risolvere per vie più facili
molti de’probkmi dalla stessa geometria elementare. V. Differenziale , Jiifinitesimale.
In fine l’ invenzione del calcolo inora- le , che per un’operazione inversa del
dif- ferenziale , ottiene la quadratura e la ret- tificazione delle curve , Don
meno che la cubatura de’ solidi , estese anche di van- taggio il campo della
geometria sublime. V. Integrale. Georomm (grec. sup .), conoscenza del- le
terre atte alla coltura. Vuoisi notare che il significato non cor- risponde
alla etimologia del vocabolo , e che l’idea non merita un nome nuovo. .
Gznocunco. V. Carattere. GEararnro ( (lise. ) , sorta di participio , o nome
verbale, introdotto dalla lingua latina, per fare dell’ infinito un nome so-
stantivo e renderlo capace tanto del signi- ficato attivo quanto del passivo.
Il gerundio ebbe tra'lntini tre termina- zioni, amandum, amandi , amando, che
lo rendevano declinabile in tre casi. 1 Greci spiegavano coll’ infinito i
diversi significali del gerundio. Le lingue volgari viventi hanno imitato i
Greci e non i Lalini ; se non se gl’ Italiani usano il gerun- dio in una sola
terminazione, siccome nota ii Varchi nell’ Ercolano : f I Greci e gli Ebrei non
hanno gerundi , e i Toscani ne hanno solamente uno, cioè quello che for- nisce
nella sillaba do, del quale si ser- vono molto più , e più leggiadramente , ohe
non fanno i Latini del loro ; perchè non solo T usano in voce attiva e passiva,
e colla preposizione m o senza , come i La- tini ; ma ancora in questa guisa :
egli mi mandò dicendo; colui io mandò pregando j.. Gesto ( dise. epra/.), moto,
o porta- mento del corpo , e soprattutto delle mani, per lo quale accompagniamo
la parola , o esprìmiamo per segni muti un interno- sentimento , o un concetto
deil'animo. L’espressione del sentimento o del pen- siero , fatta col gesto ,
dicesi linguaggio di azione. V. Linguaggio.- Gnuccio ( spec. ) , l’acqua
congelata per l’abbassamento della temperatura in sino al grado zero, o al di
là. V. Gelo. V’ha di gbiaod perpetui verso l’cstreme regioni de’poli , le quali
sembrano non es- sere state soggette ad alcun cangiamento di stalo, dacché
l'andamento del globo è quale ora lo vediamo. Ciò pare aver dato a ta- luni
naturalisti il motivo di credere, die lo stato naturale dell’acqua sia il
solido , e non il fluido. Ma perchè considerare, come una qualità essenziale
dell’acqua, 1-efTelto della perenne tenqieratura di ta- luno regioni della
terra? V. F/ta'do. Gioiste ( epec. ) , uomo di coi la sta- tura e le
proporzioni son superiori alle più grandi sin ora conosciute. I critici o i naturalisti
disputano , se debba credersi alla esistenza de’ giganti. I naturalisti la
negano principalmente per- chè negli strati della terra non si sono mai trovate
ossa umane di straordinarie proporzioni; siccome neppure si son rin- venuti
veri antropoliti. I critici per con- trario credono non potersi rifiutare l’
au- torità della storia c della tradizione insie- me , le quali hnn conservato
la ricordanza delle razze de’ giganti , che si fecero te- mere nelle prime età
del moudo , come domatori delle fiero , e come i primi con- quistatori della
terra. Molto meno , dtcon costoro , può rifiutarsi la testimonianza de- gli
scrittori i quali ban tramandato fatti da essi veduti-, quando anche volessero
aversi come favolose le tradizioni de'lcnipi incerti , e le descrizioni de’
ciclopi o dei Polifomi. Plinio parla del gigante Gabba- no, che a’ tempi dell’
Imperaior Claudio- vcoue a Roma , e di cui l’altezza era dì nove piedi o novo
pollici. Gaspare Ha li- bili , scrittore degno d’ogni fede , narra aver veduto
a liflenhacli uno svizzero di otto piodi. In fine appariscono di tratto in-
tratto, anello a’nostri tempi uomini o don- ne di straordinarie stature, che
vengono a farsi ammirare come giganti. La con- troversia tra i critici o i
naturalisti par die possa essere decisa domandando la defini- tone del vocabolo
gigante. Se sotto que- sto nome vogliasi intendere un uomo mo- stro , come
quelli die ammucchiavano mon- tagne p r muovere guerra al cielo; o come quelli
, di cui le ossa fossili potessero dimo- strarci le vestigie di una razza umana
, scomparsa dalia terra ; o anche come i- Patagoni, pretesi giganti delle terre
ma- gellaniche , alti dieci piedi ; rileghiamo coleste dicerie tra le favole
degli antichi e de’ moderni viaggiatori. Mn se per gi- ganti s’intcnd tno uomini
di straordinaria statura , i quali debbono por necessità avan- rare gli allo
anche nelle proporzioni della robustezza c della forza ; qual maraviglia , che
nella origine della umanità , e nel pri- mo vigor dell’ umana costituzione
nasces- sero uomini di più grande misura, oche ne nascano ancora tra’ popoli di
tempera men degenerati? Nè diremo esser questa una eccezione della natura, ma
piuttosto una gradazio- ne ; perchè essendovi in tutte le forme de- gli ammali
un massimo ed un minimo di quantità e di proporzioni ; ed avendo la natura
creato i popoli nani tra i Lap- poni , gli Esquimali e i Samoiedi ; uopo è che
si trovi rastremo contrario in quelle regioni o climi , ne’quali , per lo
concorso di maggiori altitudini naturali , possono le forze e la vita animale
meglio svilup- parsi e conservarsi. I giganti e i nani ( è un’ osservazione già
fatta da Buffon ) i quali sono al disopra o al disotto della media statura
degli uomini , debbono es- sere considerati come varietà singolari e
accidentali , e non come differenze carat- teristiche di speciali razze umane.
Ciò non vieta, che la storia naturale, non cerchi, tra gli obbietti delle sue
curiosità , di de- terminare quali sieno i due punti estremi di tali varietà ,
e quale il rapporto tra le facoltà intellettuali e le forme organiche di quelli
, die più si allontanano dalle misure e proporzioni comuni. Ginnasio (crii.) ,
sorta di scuola , dove in antico i giovani esercitavansi nelle gin- nastiche e
negli studi liberali. È nome , che oggi si dà ad arbitrio a qualunque publica
scuola o liceo. Ginnastica ( crii- ) , arie di esercitare il corpo per
conservare il vigore e la sanità. Giocondità’ ( prat . } , contentezza , ac-
compagnata da cortesia. Differisce dall’allegrezza c dalla ilarità, dalla
giovialità c dalia giulività. L’alle- grezza dimostra lo stato dell’ animo , ed
esprime l’ idea semplice del sentimento : F ilarità un' idea complessa
dell'allegrezza e dell’ esterna manifestazione di tal senti- mento : la
giovialità , una piacevolezza propria più del temperamento , che della
riflessione: la giulività, il scotimento ac- compagnato da’ segni dd volto e
delle ma- niere. V. queste voci. Gioia {prat.), espansione dell'allegrez- za ,
manifestata con esterni segni. V. Al- legrezza. È meno della letizia e della
esultazione, e più del giubilo. V. queste voci. Giornale ( crii. ) , scritto
periodico, col quale informasi il publico de’ libri usciti in luce , delle
scoverte fatte nelle scienze o nelle arti , e di ogni letteraria novità. Prende
l’epiteto di letterario, di scien- tifico , o di giornal duna o di più arti ,
secondo che abbraccia una , o un’ altra materia. É una istituzione del
decimoseltimo se- colo , di cui l'onore è dovuto agli autori del così detto
Journal dea scavanti, c alla protezione che gli concedette Colbert. Ne furono
autori Dionigi de Sai lo , pre- sidente d’un parlamento francese, l’abate
Gallois , F abate di Bourzè , Goberville , Chapelain ed altri. Cotesto esempio
fu to- sto imitato dalle società de’ dotti di altre lingue e di altri paesi :
Lipsia diede il suo giornale latino, denominato acta erudito- rum , di cui fu
collaboratore Leibnitz : Bayle fecesi continuatore del giornale fran- cese , di
cui cangiò il titolo ia quello di Digitized by Google - 289 — nouvellea de la
républigue de» lettre»: gl’ Inglesi diedero le transazioni filosòfi- che: l'
Italia ne diede tanti, quante sono le sue principali città : Roma fu la prima
ad imitare il giornale francese per l’opera dell’ abate Nazzari bergamasco, e
del car- dinale Michelangelo Ricci , che sen fece il protettore: al giornale
romano vennero appresso quelli di Venezia , di Ferrara , di Modena , e in fine
il giornale de lette- rati di Firenze, che ecclissò gli altri, e tenne per
molti anni il primato, anche al confronto degli stranieri. (V. la prefa- zione
del detto giornale de’ letterati ). Principale scopo di siffatte opere periodi-
che , fu il diffondere la notizia de’ libri stra- nieri , e di farne conoscere
il giusto loro valore. Ma non minore fu il vantaggio che ritraevasi dal
giudizio critico , da cui erano accompagnati gli estratti delle nuove pro-
duzioni. E per verità, tali giudizi diven- nero una scuola di critica, alla
quale con- corsero i primi ingegni di Europa , e alla cui autorità
soggettaronsi gli scrittori di piti alto merito. Per la medesima ragione la
censura, che i cennati giornali esercitarono sopra le opere meno lodevoli ,
servi di freno a’mediocri scrittori per non commetter nulla alla sorte delle
stampe, che non avesse meritato una anticipata approvazione dei dotti , i quali
dopo la publicazione ne sa- rebbero stati i censori. Tal fu l’autorità, di cui
per molti anni godettero il giornal dei dotti di Francia, gli atti degli
eruditi di Lipsia , le notizie della republica delle let- tere, e il giornale
de’ letterati italiani. All’ esempio di questi giornali siam de- bitori non
solamente deH’effemcridi fisiche e astronomiche, per mezzo delle quali si son
comunicate da un punto all’altro del- P Europa i lavori de’ suoi principali
Osser- vatori, ma ancora delle periodiche publi- cazioni fatte dagl’ istituti
di storia naturale, di Medicina, di Fisica, di Chimica, c di arti ; e da questa
medesima origine dob- biamo ripetere gli atti delle accademie delle scienze e
delle lettere. Imperocché gli acca- demici consessi compresero la necessità di
render periodiche le publicazioni degli atti loro, allorché videro esser questo
il solo mezzo per lo quale potevano più presta- mente diffondere la notizia de’
loro lavori, o de’ nuovi trovati , e conservarne la me- moria. Ognun sa , che
prima dei rinnovel- lamento dell’ accademia francese ( il quale avvenne nel 1699
) i lavori di quel corpo scientifico trovavansi dispersi tra le opere dei
rispettivi loro autori , e molti conscrvavansi scritti a penna e inediti nel
palazzo dell’ Gv- aervatorio ; sì che con grande fatica pote- rono essere
riuniti in una speziai collezione. Una tal collezione forma un preludio alle
memorie periodiche della nuova accademia, che da quell’epoca in poi non furono
più in- termesse. Quanta sia stata, e qual sia l’uti- lità de’ giornali
letterari scientifici , o tec- nici, il dimostra la rapidità colia quale si
sono diffuse tra tutte le nazioni le scienze, e le arti; si che rimosse le
difficoltà dei diversi idiomi , lo nazioni han tutte gareg- giato
nell'avanzamento delle utili cono- scenze, e spezialmente delle scienze na-
turali , e delle loro applicazioni agli usi della vita, alla industria, e alla
politica economia. Ma tal’ è la natura di tutte le umane istituzioni , che
qnando sieno tra- sportate fuori del fine per cui furono create, perdono la
loro utilità, e divengono tal- volta dannose. I giornali letterari, introdotti
per riuni- re i lumi Ira dotti e per eccitare l'univer- sale attenzione sopra
argomenti nuovi , di- vennero in processo di tempo oggetto di speculazioni
librarie , e di false ostentazioni d’ ingegno. Lo scrivere giornali divenne un’
arte , per la quale cercossi principal- meute di acquistar fama di bello
spirito; ripetendo le cose dette , compendiando , c riducendo a prospetti
enciclopedici tutto l'umano sapere. Essi al presente alimentano la curiosità
più che la scienza ; e a coloro i quali vo- glionsi istruire a poche spese ,
sommini- strano l’opportunità di parlare e di giu- dicar di tutto. Che
penseremo della loro utilità ? Non rincgberemo l’ antico merito loro per la
sola ragione dell’abuso , che tal volta se ’n fa , e diremo di essi quello che
già abbiarn detto de dizionari delle scienze e delle arti. V. Dizionario.
Giovanezza , Giovekezza c Giovinezza (prat.), età che segue all’adolescenza. É
il primo periodo della vita operosa, che è raccomandata alla educazione , la quale
uopo è che trovi il campo prepa- ralo da talune disposizioni, atte a fecon-
dare i suoi semi. L’esempio e l’autorità le prepara , ma le sviluppa nel cuor
dei giovani la benevolenza, che è il primo sentimento, il qual de essere in
loro colti- vato ed alimentato per l’amor de’genitori, per f affezione verso i
congiunti , e per Io rispetto a’ precettori e agli anziani. L'abi- to di tali
sentimenti non solamente rende docile l’animo de* giovani, ma ispira loro la
confidenza nel consiglio de' vecchi, e il desiderio d’ imitargli; d’onde la
virtù della modestia , senza la quale nulla di buono può sperarsi dalla
gioventù. Questa è la virtù , che accresce in loro Fesistima- zioue degli altri
, c sminuisce la propria; che sveglia in essi il desiderio della per- fezione,
c li muore a cercarla in quelli, che hun già raccolto maturo frutto di lode e
di onore. E siccome l'artigiano nelle opere della mano , l’oratore nella
eloquen- za , e il capitano nelle geste gloriose , ser- vono di modello agli
altri , che aspirano a divenir ciliari nella medesima arte ; così il primo
scalino alla fama de’ giovani è l’uvcr saputo meritare la stima e l’amor di
quelli, di' essi si proposero d’imitare: cu a quibus, dice CICERONE (vedasi),
si frequente suni, opinionem afferunt popi ilo, eorwn Jure se similes, quos
sibi ipsi delegerunt ad imilandum ( de off. lib. II. c. i3 ). Ma (tirassi,
esser questa ima parte dell’edu- cazione , il che da noi si concede , se sotto
questo nome si comprendano tutte le cure, per le quali l’uomo de’ esser
condotto dalla fimciullezza in sino allo stato dell'adulta ragione. Laonde
avendo noi discorso prin- cipalmente della educazione razionale, la quale si
prefigge di sviluppare e perfe- zionare le facoltà dell'animo, consideria- mo
in questo articolo l’indole de’giovani, c i primi abiti della loro vita , come
l’in- troduzione alla vera scuola della vita , c della conoscenza di se
medesimi. V. Edu- cazione. Gioventù’ ( prat. j , vocabolo, cui Fuso dà un
doppio significato , cioè di età gio- vanile, e di un numero d'uomini giovani.
Giovialità' (prat. ) , allegria accompa- gnala da naturale e spontanea
piacevolezza. V. Giocondità. Giubilo ( prat. ) , F allegrezza conside- rala nel
suo principio, come un movi- mento ncll aniiua , non ancora manifestato con
esterni segni. V. Allegrezza. Cosi Francesco da fiuti : t Allegrezza ha » prima
movimento nell’ anima , e chia- » masi giubilo, e poi esce nel volto, e i
dilatasi nella faccia , e chiamasi latizia, e poi si sparge per lutto il corpo,
i e muovelo , e chiamasi esultazione >, ,V. Esultazione, Letizia . Gimmo (
spec. ) , facoltà dell'anima, per la quale affermiamo o neghiamo la verità
d’una proposizione. È vocabolo comune , tanto alla potenza dell' anima ,
allorché la consideriamo do* tata di tale facoltà , quanto all' atto , col
quale l’esercitiamo. Considerato nel primo senso , entra nella grande
partizione fat- ta dagli antichi delle intellettuali facoltà, dell’ apprensione
, cioè, del giudizio, e del ragionamento. Differisce dair//ren- sionc o
comprensione, in quanto che que- sta è spogliata dal giudizio ; laddove il
giudizio presuppone sempre la compren- done. Da ciò segue che ogni giudizio è
vero o falso, e per contrario la comprensio- ne non ò nè vera nè falsa. V.
Apprensio- ne , Comprensione. Le verità , circa le quali versa il giu- dizio
possono essere intuitive o dedotte. Nelle prime il giudizio accompagna sem- pre
la concezione , perchè 1* affermazione o la negazione è una conseguenza neces-
saria delle relazioni del subbictto le quali son tutte note , e presenti alla
mente , co- me nelle proposizioni il tutto è maggiore della parte, due e due
fan quattro ec. ; laddove nelle seconde l'atto del giudizio è separato dalla
concezione, perchè rafferma- zionc e la negazione sono una conseguenza degli
altri fatti , che la mente acquistar dee per mezzo de’ sensi esterni o interni.
Ma da questa differenza infuori , che può dirsi di tempo, l’affermazione o la
nega- zione è sempre in noi accompagnata dalia convizione della verità del
proprio giudi- zio. Una tal convizione non pertanto è re- lativa alla maggiore
o minore prontezza , con cui il giudizio è sialo formato, o sia alla maggiore o
minore evidenza delle re- lazioni , sopra le quali è fondata la de- duzione del
ragionamento. Da ciò segue che ne’giudizl, che portiamo intorno a’ fatti
manifestati da' sensi esterni, dalla memo- ria , o dalla coscienza ; la
convizione della loro verità è sempre eguale a quella che abbiamo della
veracità del mezzo , per lo quale gli abbiamo formati. Ma è sempre vero, che
non si dà giudizio affermativo o negativo , che non sia in noi accompa- gnato
dalla convizione della sua verità. Ciò nonostante piacque a Locke distin- guere
il giudizio dalla cognizione acqui- stata per mezzo della dimostrazione : a
questa gola diede la virtù di conoscere con certezza la convenienza o
disconvenienza di due idee , e definì il giudizio come il pensiero o la
supposizione della conve- nienza di due idee fondata sopra l’ ordi- naria
verisimiglianza. A tal modo scambiò il giudizio colla presunzione , ed ebbe per
vero che potesse darsi cognizione senza giudizio. V. Certezza, Cognizione, Con-
vizione. 11 giudizio rende chiare e distinto così le idee de’ sensi, come le
nozioni che ci vengono dall’ interno senso dell’ anima ; dirige tanto l’analisi
delle idee complesse, quanto le combinazioni delle semplici ; fa manifeste le
relazioni delle idee tra loro ; interviene in somma in tutte le ope- razioni
intellettuali , tranne la sola ap- prensione, o concezione. V. Concezione,
Relazione. Dalle premesse nozioni spontanea nasce la partizione de' giudizi in
inluùivi e de- dotti, che diconsi pure derivativi. Intui- tivi son quelli , pe'
quali riconosciamo la verità d' una proposizione non prima che r abbiamo intesa
: cotesti giudizi son sì Digitized by Google pronti , che possono essere
considerati come l’azione naturale delie nostre facoltà. Deri- Tati vi diconsi
quegli altri , i quali versano circa proposizioni , la convenienza o di-
sconvenienza delle quali de’ essere dedotta dalla dimostrazione. I primi non
esigono altro , che la maturità dell' intelletto sce- vro da prevenzione : i
secondi presuppon- gono la disamina di altre verità dì ragione o di fatto , le
quali compongono la dimo- strazione. V. Dimostrazione. Kant distinse i giudizi
in sintetici e ana- litici , ed ammise una particolare sorta di giudizi
sintetici a priori, che la mente ricava da sue naturali illuminazioni. c V’ ha
di molti predicati , egli disse , che non somministra la sperienza , e die non
pertanto la mente aggiugne a’subbiet- ti. Non essendo a questi inerenti , e non
avendogli acquistati per esperienza ; d onde altro potrebbero venirci, se non
dalla mente stessa » ? Credette inoltre , clic l’ aritme- tica , la geometria e
la fisica ne sommini- strassero molli esempi, e tra gli altri ad- dusse i
seguenti : la proposizione 7 -f-a=i 2 contiene un giudizio sintetico a priori ,
per- chè dalla unione di sette e di cinque unità potremmo soltanto ricavare il
numero do- dici , ma non mai sapremmo che il do- dici comprende in se l’uno e
l'altro nu- mero insieme; d’onde segue che non po- tremmo analiticamente
acquistare una tal nozione, se non per l’aiuto di qualche se- gno esterno, come
delle dita della mano: nella geometria la proposizione, la linea retta è la più
irete di quante se 'n pos- sano tirare tra due punti dati, contiene del pari un
giudizio sintetico a priori , perchè il concetto del breve non è com- preso in
quello della linea, e d’altra parie la sola visione non basterebbe a farci co-
noscere una tal verità : nella Fisica , la proposizione, nelle mutazioni del
mondo corporeo la quinti tà della materia è sempre la stessa, e rimane
immutabile, e quell’ altra , nella comunicazione del moto f azione e la
reazione son sem- pre eguali tra loro , sono ancor esse due giudizi sintetici a
priori , perchè in am- bedue trovasi il concetto delia perpetuità, che non può
venire dalla sperienza. In fine anche la metafisica ha i suoi giudizi sintetici
a priori , e di tal natura è l’ as- sioma , il mondo ha dovuto necessaria-
mente avere un cominciamento. Con- chiude l’ autore , che senza giudizi sinte-
tici a priori non avremmo metafisica , perchè questa scienza appunto si
prefigge di trascendere i confini della sperienza , e di dare alla mente l’appoggio
di preno- zioni , per mezzo delie quali possa un tal fine conseguire. Noi
abbiamo altrove detto , che la di- stinzione de’ giudizi in analitici c
sintetici non solamente non è nuova , ma è antica quanto l'analisi e la
sintesi. Nuova sì be- ne, e nello stesso tempo iiilsa, è la forma de’ giudizi
sintetici a priori introdotta da Kant, perchè fondata nel presupposto , che i
predicati aggiunti dalla mente al sub- bialo non si trovino nel concetto del
sub- bierò stesso , e molto meno nella spcrien- za. Concediamo, che non si
trovino nel- l’idea del subbiclto ; ma che diressi , se dagli esempi stessi
addotti da Kant si di- mostra, che que' predicali di’ egli ha sup- posto venire
dalla propria suppellettile del- la mente , sono altrettante idee di espe- rienza
? Non può la mente concepire la proposi- zione 7*}-5= ia, se prima non abbia
for- mato l’idea del numero e della unità. Ma queste idee sono astrazioni e
generalità ricavate dalle idee sensibili , o sia dalla sperienza. Adunque
formato che abbia le idee del numero e della unità , potrà com* porre
l’equazione del sette c del cinque colla stessa facilità , colla quale vedrà
tutte le altre possibili combinazioni delle unità, che si racchiudono nel
numero di dodici. E quanto all’esempio tratto dalla geome- tria , il predicato
breve , dato alla linea retta contiene una idea di relazione alla curva , la
quale tanto è lontano che nasca a priori, quanto è manifesto che venga da’
sensi , o sia dalla comparazione del- luna e dell'altra. Lo stesso dee dirsi
delle due verità fisiche, che nelle mutazioni del mondo corporeo la quantità
della materia rimane sempre la stessa; e che la rea- zione nel moto è eguale
all’azione. Il pre- dicato della perpetuità che Kant vuol tro- vare nelle forme
della ragione , è una ve- rità di esperienza , che noi ricaviamo dalla
uniformità e immutabilità delle leggi della natura : è una verità generale come
le al- tre, che ricaviamo dalla osservazione e dal- l’analisi de’fenomeni
naturali. ( V. voi. I. pag. 34» ). V. Analitico, Sintetico. Giulività’ (prat.)
, allegria dimostrala co’ segni del volto e dellesterne maniere. V. Giocondità
, Giovialità. Giuoco ( erit . gpec. e prat.), sperimento d’ ingegno , di
destrezza , o di sorte fatto per passatempo , per esercizio del corpo , o per
premio di lode , ovvero di guadagno. Dalla definizione nasce la partizione dei
giuochi nelle seguenti classi , cioè giuo- chi di destrezza , d’ ingegno , di
azzardo, 0 misti d’ingegno e di azzardo insieme. La ragione , cui appartiene il
giudizio critico, e diremo ancora censorio di tutti 1 fatti umani , considera i
giuochi , o co- me parte della ginnastica e della palestra, 0 come prodotti
dell’ ingegno , o come azioni, delle quali valuta la convenienza e la moralità.
Come esercizi di palestra, i giuochi en- trano tra le occupazioni
dell’adolescenza e delia gioventù ; e per rispetto ad essi può dirsi , che gli
antichi ne avessero esau- rito l’invenzione: la corsa, la lotta, la palla,
l’arco, i carri, il circo, e quanti altri troviam descritti ne libri loro,
sicno equestri o curali , sicno agonali o ginnici. Di questi molti son andati
in disuso presso 1 moderni , i quali per l’esercizio della gio- ventù sceigon
quelli, che possono accrescerò la forza, la destrezza, e l’agilità, senza of-
fendere il pudore , o altro dovere di one- stà o di rivil convenienza
dell’umanità. La gioventù prende tal diletto a’giuochi , che quando sia
abbandonata a se stessa , scam- bia il mezzo per lo fine , e ne forma una
occupazione della vita. Quelli che cosi si comportano, perpetuano
l’adolescenza, e in luogo di avanzare verso le altre etadi , tornano in dietro
alla infanzia. Qual è il frutto che ne ricavano? Diremo loro con Seneca: Quid
prodest equum regere, cur- ium eius fmeno temperare , affeetibu*
effraenutissimis abslrahi? Quid prodest multo» vincere luetatione vel caestu,
ab iracundia vinci?... hae vile s ex professo artes , quae manu Constant, ad
instrue menta vitae plurimum conferunt , (amen ad virlutem non pertinent. (
Epist. 88). Quanto a’giuochi puhlici , noi considerar sogliamo il popolo come
una moltitudine di giovani o di fanciulli , sia perchè l’unico scopo d’ogni
publico spettacolo è il diletto ; sia perchè la generalità che forma la massa
del popolo , non sa veder ne’ giuochi una ragione più utile del passatempo e
del di- letto. E però in questo senso può dirsi , die il popolo rappresenti la
perpetua gioventù «Tinta nazione , la
quale mai non invec- chia, perchè sempre si rinnova, e sempre gioirebbe de
piaceri dell’ ozio , se le ne fosse fetta copia. Ora cotesta similitudine
procede ancora a rispetto del correttivo , die conviene apprestare allo smodato
pen- dio pe’giuochi. Non solamente la parsimo- nia degli spettacoli do’ essere
contrapposta alla intemperanza, cui la moltitudine sa- rebbe inclinata , ma
nella scelte dc’giuochi uopo è considerarla, come ogni altra gio- ventù
spettatrice , la qual de’ essere acco- stumata a rispettare il pudore insieme
con tutti gli altri doveri della umanità. E però lontani sieno dagli occhi di
cotesta inedu- cata gioventù gli spettacoli di crudeltà, che violano la
naturale legge della sensibilità, e sminuiscono l’orrore per lo spargimento del
sangue. Di questo precetto noi intendiamo esten- dere il senso e la forza in
sino al rispetto per la sensibilità degli ammali , nello stra- zio de quali
suole il volgo dilettarsi. Imperocché uno c indivisibile è il sentimento della
commiserazione, la quale abbraccia tutti gli Esseri di natura sensitiva; per
mo- do che chi contrae l’ abito di violarlo per gli Esseri inferiori, apresi un
fucile pas- saggio a soggiogarlo ancora per gl indivi- dui della propria
spezie. In somma, i giuo- chi e gli spettacoli atroci rendon fiero e san-
guinario il popolo. Quanto a’ giuochi d’ingegno, essi aguz- zano la mente, e
alimentano l’arte eom- binatrice del pensiero. Uno de' più inge- gnosi , e forse
ancora il più antico , è quello degli scacchi. Lasciamo agli eruditi il di-
sputar della antichità e della etimologia del suo nome. Certamente è stato il
giuoco più sparso neh’ oriente e nell* occidente , tra nazioni di costumi c di
gusto diverse, che ha formato e forma il passatempo la- vorilo dì molti uomini
di acuto ingegno, e soprattutto de'grandi capitani. La ragione di questo
universal credilo è, che tutte le combinazioni possibili del giuoco possono
essere determinate dalla finezza del giuoca- tore, per modo die la vittoria o
la per- dita è imputabile alle sue proprie mosse, esdusa ogni qualunque parte
delia sorte. In somma due re in questo giuoco , cir- condato dascuno da’ suoi
legati , da tri- buni, da cavalli e da fanti vengono a com- battimento tra loro
in un misurato terre- no , nel quale un dato numero di mosse decider dee della
vittoria o della perdita. Tra i tanti che hanno scritto di cotesto giuoco , il
più notabile è Augusto di Lu- nehurgo, Duca di Wolfenbultcl, sotto il nome di
Augusto Sddeno , il cui contento contiene la sposizione di tutto il suo in-
gegnoso artifizio. Simile al giuoco degli scacchi , è il chù mese, descritto da
molli degli antichi mis- sionari, e commendato come ingegnosis- simo da
Lcibnizio; perchè i giuocafori, seoza impadronirsi de’ segni che rappre- sentan
le persone de combattenti , rouo- vonsi ciascuno per assediare l'altro, onde
ridurre il nemico alla necessità della resa. Di questi e di altri molti te
menzione il lodato autore per dimostrare , che possono le probabilità de’
giuochi formare una fe- conda materia d’ invenzione , ed un soggetto proprio
del calcolo matematico , e soprattutto dell’ infinitesimale , nel quale
concetto era stato egli preceduto dal Cav. de Mere, da Montmort, da Pascal, da
Fermai e da li ut/gens, die di proposito aveva trattalo dell'applicazioue del
calcolo a’ giuochi di azzardo. Leibnitz non sola- mente credette poter essere
il calcolo ap- plicato a’ giuochi di determinale combina- zioni , ma ancora
alle eventualità de'giuodii misti d' ingegno c di sorte , ne’ quali entran due
dati diversi , cioè le consegncnie certe del ragionamento , e gli eventi pos-
sibili della fortuna. ( Leibnitii admtatio de quibundam huh'a). In somma il
calcolo ne' giuochi apre alla mente due vie per determinare la proba- bilità
degli eventi, una a priori, a po- steriori (altra. Facciam uso della prima,
quando il numero degli eventi possa es- sere assegnato per mezzo del calcolo; e
della seconda , allorché , essendo quel nu- mero illimitato e incognito, non è
possi- bile determinare il rapporto trai numero to- tale delle possibili
combinazioni del giuo- co , e il numero particolare degli eventi d’un dato
genere. In questo caso noi pren- diamo per guida {'esperienza , o sia il nu-
mero de' casi avvenuti , de’ quali le ma- tematiche ci danno i mezzi da
determinare le probabilità. E qui giova avvertire che il vocabolo probabilità
ha , secondo la comune accezione un significato vago e poco esatto, il quale
quando non sia ri- dotto alla precisione de’ dati matematici , può essere
sorgente di (aliaci ed arbitra- rie deduzioni. E sebbene i calcoli mate- matici
dar non possano l’identica verità di fatto; pur tutta volta danno il vero e
esatto rapporto tra’ dati, che assumono co- me veri , e gli eventi che debbono
risul- tarne. fili esempi del calcolo delle probabilità a priori si hanno ne’
giuochi d’ingegno e di azzardo , ne'quali ( come abbiamo te- sté detto ) si può
calcolare il numero to- tale delle combinazioni : la probabilità del- l’evenlo
sarà maggiore o minore secondo la natura del giuoco , e potrà essere in- tero ,
o sia confondcrassi colla certezza , quando si potrà calcolare a priori il nu-
mero delle relazioni che legano l’evento al fatto del giuocatore. Di ciò fa
mani- festa pruova l’uomo tnac/tina, che giucca agli scaccili. E d’altra parte
gli esempi delle proba- bilità ailco late a posteriori, gli abbiamo ne' vari
giuochi o scommesse fondate nelle varie durate della vita umana, desunte dalle
tavole mortuarie. Assegnan queste per esempio all uomo di quarantanni una
durata di anni ventitré, comccbè questi morir possa di 4- 1 > 0 pur di 90
anni; d'onde apparisce manifesto, che quel cal- colo non determina , nè
garantisce resi- stenza individuale , ma esprime la relazio- ne, clie il numero
degli eventi dimostra vera nella spezie umana , collettivamente presa. Intanto
questa relazione cosi deter- minata serve di fondamento a' contratti vi-
talizi, e stabilisce sopra condizioni eque ed eguali l’obligazionc tanto di
colui, il quale prende a suo rischio l'evento, quanto dell’altro ebe ne gode:
la condizione della vita, sebbene fortuita, acquista per en- trambi una giusta
misura di guadagno , o di perdita. Diversa dalle probabilità sinora discorse, è
quella de fatti dipendenti dalla libera volontà dell'uomo, a’ quali si è anche
pre- teso di applicare il calcolo matematico. Quantunque molti sommi geometri,
trai quali Condorcet, abbiano tentato di fare una tale applicazione , e per tal
modo ab- bian voluto graduare l'autorità c la cre- denza dovuta a’ sensi , o al
giudizio al- trui ; pur tutta volta debole e incerto è il soccorso , che può in
tal genere di latti somministrare il calcolo. Imperciocché do- vunque entra la
volontà dell'agente mo- rale, indeterminabili sono gli ctenli che da quella
dipendono. Ne’ calcoli di tal fatta, le condizioni degli agenti morali, che il
geometra assume come dati della proba- Digitized by Google - 296 - bililà
calcolabile, son sempre diverse da quelle die il fatto presenta; d'onde segue
che i prodotti de’ cennuti calcoli esprimoa sempre una verità ipotetica, dalla
quale tutto al più si ricava una rimota relazione, soggetta ancor essa alle
condizioni della esperienza. Per non anticipare in questo luogo quei che va più
opportunamente det- to in proposito della logica de probabili, vedi l’articolo
Probabilità. Finalmente i giuochi , valutati come azioni , acquistano quella
qualità che dà loro il proposito dell' agente: sono utili, se si prefiggono
l'esercitazione dei corpo o della mente : indifferenti se sono usati co- me
dilettevoli passatempi : riprensibili e viziosi , se di essi si faccia una
specula- zione di ibrtuna : e al pari d’ ogni altro eccesso posson rendere
turpe e ignomi- niosa la vita. Tal è il carattere che acqui- stano in quelli, i
quali m lux tris, popinis, alea, vino, tempus aetatis o/nne con- sumimi.
Giuramento ( tcot. epraf.), affermazio- ne o promessa d’un fatto, garantita
colla invocazione delia Divinità. É il più saldo legame della fede umana;
imperocché se l'uomo non può mentire in- nanzi a se medesimo, c nell’interno
della sua coscienza, mollo meno può farlo in- nanzi all' invisibile testimonio
de’suoi pen- sieri. Non è popolo o uomo, il quale ricono- sce lo Divinità , che
non riconosca pure la forza e la santità del giuramento ; d'onde segue che la
sua inviolabilità de’ esser con- siderala come la prima di tutte le obliga-
zioni che ci vengono dalla legge della na- tura. Tal' essendo per legge
naturale, è ne- cessario che le leggi civili considerino il giuramento come la
prima di tutte le pruo* ve , e come il più potente mezzo per Sve- lare la
verità, quando f interesse o la mali- zia voglia occultarla. Queste leggi non
pos- sono nò debbono credere possibile la vio- lazione del giuramento , perché
non decsi presumere quel che offenderebbe la dignità della natura umana. Che se
l'esempio di qualche mostro morale ha dimostralo tal volta il contrario ,
cotali eccezioni nulla provano contra l'universalità dell'umano sentimento ,
come le deformità di qualche individuo non mutano i caratteri distintivi delle
spezie loro. Contrappongansi a tali casi i contrari esempi di quei delinquenti,
i quali sebbene abbiano soggiogato la for- za di tutti i sentimenti morali , e
per l’a- bito della ferocia sembrino avere rinegato l’umana natura; pur tutta
volta richia- mati a manifestare la verità al cospetto di Dio , cedono alla
voce della coscienza , e accusano se stessi a spese d’ogni loro in- teresse, e
della vita stessa. Cotesta pruova non è più luminosa di quella che vorreb- besi
trarre della perfidia degli spergiuri? Ciò non ostante imprudenti , e forse an-
cora ingiusti, sono stati que’ legislatori, che sonsi serviti del giuramento
come di un'orma contra l'autore stesso d'un fatto, ch essi volevan punire. E
colesta impruden- za o ingiustizia è tanto più grave , quanto maggior è f inleresse
, col quale la co- scienza combatter dee. Per conservare il- lesa la santità
del giuramento , uopo è che esso sia vincolo di verità e di fede verso degli
altri , e non instrumento di pena contra colui che lo pronunzia. Gnisnzu (
prat. ) , virtù morale per la quale l’ uomo adempie l’ obligazione , o soddisfa
il sentimento del dovere. V. Do- vere, Obligazione. 11 significato di questo
vocabolo é tanto ampio , quanto quello dell’ obligazione , Digitized by Googl —
291 — c iu se comprende i doveri così del giu- sto , come dell 'onesto. Tal è
il senso nel quale lo prende la filosofia morale. Nel significato datole da’
giureconsulti e dalle civili istituzioni , la giustizia è la virtù che soprastà
all’adempimento delle obligazioni degli uni verso degli altri. In questo senso
, la giustizia presuppone il diritto di uno ad esigere l’ adempimento dell’
obligazione , e il rifiuto d’ un altro a prestarla ; nella quale collisione, il
giu- sto scompagnasi dall’ onesto, eia giusti- zia civile distinguesi dalla
naturale. Nella naturale ciascuno è giudice di se stesso: nella civile un terzo
è giudice di due con- tendenti : quella è interna e perfetta : que- sta ,
esterna ed imperfetta , perchè si li- mita alle sole azioni , e alle
obligazioni le quali partoriscono il diritto di doman- darne l’adempimento. Di
qua la distin- zione tra la giustizia perfetta e l’ imper- fetta, tra la
giustizia e l'equità; di qua pure le tante altre partizioni della giusti- zia,
fondate sopra la diversità delle cose che ne formano il suggello , o delle per-
sone giudicabili , o delle leggi da appli- care, o de’ modi co' quali vien ella
eser- citata ; le quali partizioni son tutte estranee all'obbielto della
filosofia morale. V. Di- ritto, Equità, Legge. Giusto { spec. e prat. ) , quel
che con- viene al dover morale d’ogni uomo. V. Do- vere. La nozione del giusto
acquistasi per la immediata relazione, che l'anima scorge tra se , e 1' Ente
perfettissimo : è la nozione stessa dell’onesto, che il senso morale , o sia la
luce della ragione , ci rivela : è il fondamento della legge naturale, e del-
Tordine morale dell’universo. V. Onesto, Senso. Il giusto c f onesto son le
fondamenta delle regole della morale, le quali rico- noscono l' immutabilità
loro , non da al- cuna legge scritta , ma dall’eterna Tcrifà della divina
sapienza , di cui un raggio illumina l’ umana mente. Tal’ è la sana dottrina
della immutabilità, delle così det- te distinzioni morali , che taluni sceltici
rivocarono in dubbio , contra il consen- so dell’ umanità , o sia contro l' evidenza
della ragione. Costoro fecero del giusto un’idea di relazione alla legge, e non
al dovere ; e ragionando da meschini giu- risprudenti e non da filosofi ,
applicarono la teoria della promulgnzionc della legge olla moralità delle
azioni. E siccome nelle civili società , l’ azione giusta o ingiusta presuppone
una legge anteriore che la co- mandi o la vieti; così conchiusero che la
nozione del giusto non è nata che colla legge , e dopo la legge. V.
Distinzione. Al sofismo ricavato dalla necessità del- la publicazione ,
rispondiamo col concetto di Cicerone intorno alla legge primitiva : Erat enim
ratio profecta a rerum na- tura, et ad recte faciendum impel lene, et a delieto
avocane , quae non tum de- nigue incipit lex esse cum scripta est, sed tum cum
orla est; orla autem simul est cum mente divina. Quamobrem lex vera alque
princeps , opta ad jubendum et ad vetandum , ratio est recto sommi Jovis. V.
Legge. Glandola (spec.), organo dell’interna sostanza delle viscere, detta
parenchima, di vario colore, composto di un coperchio este- riore, o
integumento , nel quale si con- tiene un plesso vascolare, posto dalla na- tura
nel corpo degli animali per separare, e talvolta ancora per trasformare i
diversi liquidi necessari alle funzioni vitali. Coleste spezie di organi è
compiute ne- gli animali , che han vasi e cuore ; incom- piute in quelli, che
non ne hanno. Le prin- cipali glandulc sono le lacrimali, le sa- livari, il
pancreas, il fegato, le mam- melle, i reni , i testicoli, e le ovaie. La loro
forma è irregolarmente rotonda , av- viluppata da una membrana talvolta cel-
lulare, e talvolta fibrosa, e cinta da una membrana sierosa, ovvero da un
tessuto cellulare o adiposo. Passano a traverso dei medesimi molti vasi
sanguigni e linfatici, e pochi nervi. Tranne il fegato, le altre glandulc
ricevono solamente del sangue ar- terioso , e trasformano questo fluido in al-
tri liquidi , di cui le proprietà c gli acci- denti esteriori differiscono tra
loro. Tali sono la saliva, le lacrime, la bile, Cori- na , lo sperma , il latte
, che sgorgano dai canali escretori delle glandulc. Molte di queste sviluppansi
nella età della pubertà, e mancano di secrezione nella vecchiezza. Oltre alle
cerniate glandulc, destinate alla secrezione , v’iia un altro genere delle così
delle conglobate, il quale è interposto nel sistema linfatico. I vasi linfatici
afferenti vi portan la linfa e il chilo, mentre che gli efferenti se’l
riprendono. L’importante ufìzio di teli glandule è l'operare l’assimi- lazione
o il trasmutamento de'di versi flui- di circolanti nel sistema linfatico , in
un umore omogeneo , che si scarica nell’alveo della circolazione sanguigna per
mezzo del canale toracico. Come tali trasformazioni si operino, è tra i misteri
della natura. Guttografia (crii. ), arte degl’ intagli di cavo c di rilievo in
pietre dure. É una deile arti dette del disegno. Globetto ( spec. ) , parte
elementare del tessuto de’ corpi organici , da cui svi- luppansi le cosi dette
cellule e le fibre. V. Fibra. Globo. V. Tara. Gloria ( pral. ) , splendida rinomanza
di virtù , degna di esistimazione , e di be- nevolenza. V. Benevolenza,
Esistimazio- ne, Virtù. Cicerone diede diverse definizioni della gloria : una
volte la definì , freguens de aliqno fama cum laude ( de invent. II , c. 55):
un’altra volte, conseniiens laus honorum, incorrupta vox bene judican- tium de
excellente vintile (Tucul. IH, c. 2 ) : una terza volta : summa et per- fecta
gloria constai ex (ribus bis: si di- ligit multiludo, si fidem fiabe l , si cum
admiraiione guadaci honore dignos pittai ( de olile. II , c. 9 ). La terza
piace più delle altre , perchè contiene i caratteri co- stitutivi della vera
gloria, cioè la publica esistimazione congiunta colla benevolenza. Son questi i
due requisiti che la distin- guono dalla falsa ed apparente. I nostri moralisti
italiani, come Francesco da Bufi, Albertano , il Passavaoti , e tutti gli altri
che scrissero dopo di costoro, non fecero che tradurre, chi una e chi un’altra
delle connate tre definizioni. Ma die di reale o di utile ha la gloria per coloro
che la ottengono? Consideriamola in primo luogo come la manifestazione d’un
sentimento che la virtù deste negli altri, o sia come la testimo- nianza di
fatti grandemente giusti cd onesti. Che vale coleste testimonianza , se manciù
la verità del fatto, o se questo non sia tale, qual è apparso a coloro i quali
il commendano? Nulla certamente! E se è vero , che aggiugne alla interna
soddisia- zione dell'animo? Nulla del pari. Potreb- Digitized by Google — 299 —
bc anzi il premio della coscienza perdere del suo naturai pregio , se taluno
gli ante- ponesse il desiderio della celebrità. La glo- ria dunque è un premio
del lutto estrin- seco , che allettar Don dee il cuore del- l'uotn virtuoso:
saepc justus esse debe- bis cum infamia ! Vuoisi in secondo luogo considerar la
gloria per la sua durata : ella è fragile e caduca , come fragili e passeggierò
sono le parole e i fatti degli uomini : gloria, dice Seneca, vanum et volatile
quiddam est, auraque mobilius. Le opinioni son mu- tabili , il tempo distrugge
, le lapidi e i monumenti , le nazioni spariscono , i lin- guaggi si
dimenticano e si rinnovano , la memoria degli eroi si perde , e la polvere loro
si confonde nel comune ricettacolo della terrai Giova in terzo luogo considerar
cole- ste publica testimonianza per rispetto alla sua imparzialità. Gli
elementi , che la for- mano sono l’opinione, e il fallace giudi- zio degli
uomini , anzi non degli uomini, ma della moltitudine: l'una e l'altra cor- reo
dietro alle apparenze e alle illusioni, e iasciansi sedurre dall' interesse ,
dal ti- more, e dall’adulazione. Quante false virtù non ha l’uomo divinizzato;
quanti fortu- nati delitti non sono stati sublimati ad eroi- ci io virtù ;
quanti esterminatori dell’uma- nità non sono stali collocati nel numero degli
eroi ; di quanti falsi giudizi non son piene le storie e le biografie degli uo-
mini , i cui nomi son registrati nell' ae- reo tempio della gloria ; e per
l'opposito, quanti veri croi non giacciono inglori ed ignoti ? Consideriamola
in fine per rispetto alla sua utilità. Il desiderio di meritarla è im- presso
in noi dalla natura : cotesto desi- derio è il sentimento stesso della immor-
talità, trasformato neiramor della cele- brità. Noi vogliamo che il nome nostro
passi alla posterità , perchè crediamo vi- vere per l’av venire più che per lo
presente. In questa prospettiva , ci accostumiamo a più lunghi e penosi
sperimenti ; soppor- tiamo con maggiore costanza le durezze della vita e le
ingiustizie della fortuna ; dominiamo i nostri appetiti sensitivi; as- sociamo
in somma l’idea della durazione del nome a quella d' una seconda vita , di cui
la presente non è che una debole immagine. La gloria dunque è utile , perchè
senza di lei non saprebbero gli uomini estimare la virtù. L’uom sapiente la
valuta per gli altri, e non per se. Per se medesimo, la considera come un bene
esterno, il qual perde ogni sua luce, innanzi al giudizio e all'autorità della
coscienza. V. Coscienza. Glorioso ( prat . ) , ha doppio senso , cioè d’ uomo o
di cosa degna di gloria , e di uomo vaneggiante per gloria. Glossario (crii. )
, dizionario che spiega le voci oscure antiche , le barbariche , c le frasi d’
un dialetto corrotto, o alterato. V. Dizionario. » Gromologii {grec. sigi.),
Parte della eloquenza sentenziosa. GnonomcA ( crii. ) , arte di fabbricare
orologi solari. Godimento ( prat. ) , l’ usar di qualche cosa, che dà diletto.
Goffaguk (prat. ) , semplicità di manie- re, che alla gente educata apparisce
ru- stica e grossolana. * Digitized by Google — 300 - Gola ( spec. e prat. ) ,
la parte ante- • iore del corpo tra’l mento e il petto, cbe ntcraamcnte
contiene il condotto , per lo ^uale passano gli alimenti allo stomaco. Vizio
della gola è l’ immoderato deside- ro di cibi , la soverchia ricercatezza nella
scelta di quelli , o la voracità , che ne è il maggior grado. V. Voracità. È
tra’ vizi più comuni , che formano la mollezza della vita , e al quale alludono
i noti versi del Petrarca: la gola, il tonno, e f oziose piuma Hanno dal mondo
ogni virtù sbandita. Go scolmi* (prat. ) , dimostrare la gioia con tripudio, e
con esterni segni. Gota (spec.), ciascuna delle due parti del viso , tra le
quali stanno ia bocca e il naso. É una delle parti caratteristiche del viso
umano, e insiememenle è la sede del pu- dore. V. Pudore. Gradazioni ( disc. e
prat. ) , Io scom- partimento de’ gradi in ogni cosa capace di misura, o di
estimazione. Fieli' arte discorsiva chiamasi gradazione quella seguela di
proposizioni , per le quali si passa da una all'altra, rame per mez- zo, o per
grado ad un ultimo fine. Tal è quel luogo di Cicerone ad Erennio: Afri- cano
industria virluiem , virtus gloriato, gloria aemtdos comparatiti. Gradazione
pure dicesi quell’argomenta- zione , la quale costa di quattro o più pro-
posizioni talmente ordinate, cbe l’altributo della prima sia il suggello della
seconda, l’attributo di questa sia il suggello della terza , e cosi di mano in
mano. Portino ne dà l'esempio : l’uomo è animale : 1’aniinalc è una cosa
vivente: la cosa vivente è un corpo : il corpo è una sostanza : dunque l'uomo è
una sostanza. Cotesta spezie d’ar- gomentazione non pertanto può condurre al
falso , o all 'elenco e al sorile vizioso, quando non si servino le regole
logiche per rispetto alla universalità de' predicati ; e quando tra i predicati
s'includa un termine ambiguo o equivoco, che serva di passag- gio dal vero al
falso. Tal sarebbe per esem- pio il seguente argomento: Pietro è uo- mo: l'uomo
è un animale: l’animale fe un genere : il genere è un universale : dunque
Pietro è un universale. V. Elen- co, Equivoco, Sorite, Universale. Nelle cose
morali , gradazione delle virtù e de’vizi dicesi il più o il meno del bene o
del male , per cui dislinguoosi gli abi- tuali portamenti di ciascuno. In somma
dal meno al più v’ ha in tutte le cose un passaggio continuo e non interrotto,
che è quel die dicesi gradazione. Gradevole (prat.), quel die produce
soddisfazione all’animo. É meno del piacevole, perché il sem- plice gradimento
dista alquanto dal pia- cere. V. Piacere, Piacevole. Differisce anche dal
grato, ebe include il sentimento della reciprocazione , o sia della
gratitudine. V. Grato. Grado (disc. e spec.) , passaggio duna idea , o d’ una
proposizione ad ua’ altra. È proprio ddle idee intermedie , che le- gansi colle
estreme , sia nel ragionamento e nella cognizione , sia nella certezza o
probabilità de' nostri giudizi. V. Probabilità, Ragionamento. Gramatjca ( crii.
) , sdenza de'principi generali della lingua, Siccome la parola è il SEGNO – H. P. Grice: “Words
are not signs, but they signify’ -- del pensiero, e ne è al tempo stesso
l'instrumento, così ne segue che le regole del ben pensare sieno comuni al
retto parlar; il perchè la gramatica può dirsi, ed è iu realtà, la logica della
parola. Le lingue hanno una struttura comune: tutte hanno la stessa partizione
di termini generali, di nomi propri, di verbi, di tempi, di modi, di
proposizioni, di avverbi, di congiunzioni: siccome, le regole del pensare sono
identiche, e comuni a tutti gl’uomini qualunque sia l'idioma loro: così la
stessa uniformità si trova nelle regole del parlare. Da ciò segue, che la
gramatica si distingue in generale e particolare: la generale comprende le regole
immutabili del discorso, o sia della lingua, considerata come l’espressione del
pensiero: la particolare contiene i precetti, per l’applicazione di quelle
regole a'segni, i quali formano la favella, o l'idioma di ciascun popolo. Y.
Lingua. Gbaj.de (prat. ), quel che oltrepassa la comune misura del buono. V.
Buono. Gbajidezza ( spec. e prat. ) , ogni composto di parti. Grandezza, nel
senso matematico, è tulio quel che è capace di accrescimento o di diminuzione ,
e di cui si può assegnare il doppio o la metà , il triplo o la terza parte, e
in generale gli esatti multipli c summul- tipli. Si distingue in discreta , e
conti- nua.- la discreta, o il numero, è la col- lenone di più cose, o di più
parti simili c separate , delle quali ciascuna chiamasi unità : la continua è
quella , che si con- sidera come un sol tutto senza distinzione di parti. Ma la
grandezza continua può ancora essere ridotta a numero , quando si riferisca ad
un'altra della stessa spezie, presa per unità di misura. Così considera- ta,
prende il nome di quantità, attesa la moltiplicilà delle sue parti. Y. Numero ,
Quantità. La grandezza continua è di due sorte, che sono l'estensione e il
tempo: quella si compone di parti coesistenti : questa , di parti iufìnitesime
successive. V. Estensio- ne, Tempo. Distinguesi ancora la grandezza in a-
stratta e concreta, secondochò è conside- rata, o per se stessa, o per
l'applicazio- ne , che facciasi del suo concetto ad un particolare subbielto.
Nel significato comune, il vocabolo gran- dezza vale composto di molte parli, e
però relativo al meno e al più. Nel significato morale, la grandezza im- porta
un grado di eccellenza , che riscuote ammirazione. Grandezza d animo dicesi
quella non ordinaria elevatezza di virtù, che sa dominare le comuni passioni.
Per similitudine noi sogliamo così denominare quei nobile istinto , il quale
corre dietro a lutto quel che non è ordinario, come al suo proprio modello ;
nel quale senso l’appiichiamo a tutte le passioni che ol- trepassano la comune
misura ; alle virtù e a’ vizi, alle azioni utili, alle benefiche, e anche alle
disastrose. V ba dunque nel comune uso di parlare una vera e una falsa
grandezza , che converrebbe meglio chiamare impeto o forza d anima , per
distinguerla da quella, la quale si ele- va al cielo, domina e sprezza i beni e
i mali della vita ; sente il male altrui più del proprio ; è soccorrevole e generosa
; fugge la vanità e la lode, e cerca sol- tanto , nella oscurità c nel silenzio
, la ta- cita approvazione della coscienza. Digitized by Google - 502 — D’
altra parte , la falsa grandezza ab- bracciar suole l’idolo della gloria; il
quale lusinga e abbaglia la mente di chi l’ado- ra ; le promette le ricompense
della lode e della celebrità ; le ofDre per suoi modelli il sublime e il bello
della immaginazione ; le propone por fini delle azioni i fastosi beni della
vita , le dominazioni , gl 1 imperi ; e per mezzi da pervenirvi la miseria,
l’oppres- sione e i gemili dell'umanità. V. Gloria. In conclusione , la vera
grandezza d’ani- mo , o sia la perfetta e sublime virtù non è per la terra ; o
se vi alligna , conviene andarla cercando fuori degli spettacoli del mondo.
Grandiloquenza (dite.), pomposa ma- niera di parlare, che adopera sonori vo-
caboli , e nobiltà d’ immagini e di figure. Non è sempre una qualità che aggiu-
gne pregio al discorso elevato, o sia al terzo genere dell’eloquenza , perchè
la pom- pa suole condurre al gonfio e al caricato. V. Eloquenza. Grandioso (
crit. ), quello cui l’arte si studia di dare le proporzioni del grande. V.
Grande. È qualità che darsi suole a’ prodotti delle arti imitative, nelle quali
il gran- dioso che scontrasi col bello , forma il su- blime. V. Sublime.
Gratitudine (pral. ), amore che por- tiamo ad alcuno per benefizio ricevuto. V.
Benefizio. Va considerato come un sentimento do- veroso , e non come virtù ,
dapoichè nasce spontaneo nell’animo di qualunque uomo , colto o rozzo che sia.
Gli uomini i più discordi nelle opinioni circa i beni e i mali della vita , e
gli stessi malvagi sentono e dicono di dovere rendere con una reci- procazione
di benevolenza il benefizio ri- cevuto. D’onde poi avviene, che facilmente il
dimenticano , e più spesso ancora lo contraccambiano coll’ingiuria? L’egoismo,
ij quale compra sempre 1’ utilità propria a spese del bene altrui , risguarda
come onerosa l’obligazione della gratitudine; e volendo evitare la taccia della
sconoscenza, o cerca sminuire l’importanza del benefi- zio , o finge , se può ,
d’ ignorarlo. È poi degno di perduta gente il contraccambio dell’ ingiuria e
dell’ offésa , da cui nasce il peggior di tutti gli odi. Nullum est, dice
Seneca, odium pemieiosius, quam ex violali benficii pudore. Del resto , un sì
mostruoso vizio vien dalla corruzione e non dalla rozzezza dei costumi: alberga
nelle città e non nelle campagne; tra popoli che dicousi incivi- liti , e non
tra’ barbari ; nelle classi che nutrisconsi di vanità e di orgoglio , e non tra
gli uomini modesti , dacché la rico- noscenza ha sempre per sua compagna la
modestia. V. Modestia. Non è già, che la gratitudine consista nella
restituzione del benefizio , perchè gra- to è dii lo sente, e desidera di
renderlo, se la fortuna gliene conceda l’opportunità. Che se una tale
opportunità si presenti , F animo allora gioisce non tanto pel ben che rende,
quanto perchè seutesi sgravato da un debito, che gl’ importava soddisfa- re. In
somma il sentimento della gratitu- dine , al pari d’ogni altro dovere è ripo-
sto nella coscienza: ul omnium aliarum virtulum , nota il moralista testé
citalo , ila huius ad animum tota aestimatio ve- dile hio si ih officio ,
quidquid defuit, fortuna peccai ( de beoef. lib. IV c. ai ). Una pruova , ebe
la natura ispira la ri- conoscenza e die la pravità de' costumi Digitized by
Google — 505 — l’estingue , la danno i bruti , i piti indomiti de' quali ,
Tinti da’ benefizi e dalle carezze dell'uomo , vengono a deporre a’piedi suoi
la forza e la fierezza, che gli rende for- midabili ; senza parlare di quei
domestici animali , che la natura ci ha dato in ser- tìIù , c i quali ci
rendono testimonianze di fedeltà e di amore in cambio di per- cosse c di strazi
che da noi ricevono. Che l’uomo ingrato, il quale contraccambia il benefizio
colia indifferenza, coll’ingiu- ria, e coll’odio, si umili innanzi al ca- ne ,
il quale spira sulla tomba del padro- ne! (V. Plinio Misi. nat. lib. Vili cap.
\a e Bulfon , hisloire naturclle du Chien ). Vuoisi qui notare, che i Latini,
come- chè coltivato avessero la filosofia stoica, la quale più di tutte le
altre si distinse per l’analisi de’ sentimenti morali, pure mancarono d’un
termine, che esprimesse il sentimento e il dover della gratitudine, essendo
stato cotesto vocabolo formato nei tempi della bassa latinità. Furou essi so-
lili di esprimere con due parole gratus animus quel , che i Greci dicevano
ev^x- o «vrra'fwawn , e che le lingue vol- gari han detto gratitudine, formando
un regolare derivato delia stessa radice latina. Questo è uno degli esempi i
quali dimo- strano , che la penuria del pari che la co- pia de’ vocaboli nelle
lingue , è una qua- lità accidentale, la quale nasce dal fatto degli scrittori
, e non da difetto delle voci radicali. Grato ( prat . ), quel che k accetto, e
si accoglie con animo disposto a restituire il ben latto. Grave ( spee. ) ,
nome sostantivo , dato a’ corpi in considerazione della tendenza loro alla
discesa. È termine spezialmente adoperato dalla Fisica. Gravezza, Gravosita’,
Gravoso ( disc . e prat.), significato traslato dal peso dei corpi, che si
applica , ora alla importanza dell'argomento , ora alla riprensibilità del-
l'azione , c ora alla noia o molestia che ri- ceve l’animo ; nel quale ultimo
senso si ado- perano pure le voci gravosità , e gravoso : Sì è debite il filo,
a cui *' aliene La granosa mia cita . Petrarca. Gravita’ ( spec. e prat. ) ,
proprietà della materia, per la quale i corpi tea- dono a discendere verso la
terra. V. Cor- po, Materia. I filosofi tutti , antichi c moderni , han preteso
spiegare la causa della gravità , o sia della teudenza che hanno i corpi a di-
scendere verso il centro della terra , come prima dicevaai ; ma le opinioni di
tutti , non escluse le più gravi e le più verisi- mili , son rimase e
rimarranno nella sfera delle congetture; da poiché di tutte le cause naturali
non ve n’ba forse alcuna, clic più di questa racchiuda il segreto del mec-
canismo dell' universo. Diciamo ora, che la tendenza de' corpi è verso la
terra, e non verso il centro , dapoichè cotesto mo- do di dire farebbe
presupporre una forza o virtù residente esclusivamente nel centro, laddove la
forza di attrazione appartiene a tutta la massa terrestre, e a tutte lo sue
singole parti ; di tal che un corpo È spinto verso la terra dalla forza
risultante da tutte le forze parziali , la cui direzio.ie' è nor- male alla
superficie terrestre , c per la for- ma sferoidica di questa neppure passa pre-
cisamente per lo centro. Digitized by Google - 501 - Quanto poi alk
investigazione della cau- sa efficiente della gravità, era questo un «abbietto
della fisica generale , ullorchè era considerata , come la metafisica dei
corpi. Ora la fisica si limita a rintracciare le leggi de’ fenomeni naturali ,
ne quali si manifestano a noi gli effetti costanti della forza di gravità ,
considerata o asso- lutamente , o relativamente. Diccsi asso- luta la gravità ,
quando non è rattenuta da alcuna resistenza : relativa , quando spenda una
parte della sua potenza per vincere la resistenza di qualche ostacolo. V.
Ilesislmz ;. Le leggi del moto dimostrano che i corpi cndon tutti colla stessa
celerità, quando si sottraggano alla resistenza dell’aria ; d'onde segue che la
gravità agisce egual- mente sopra tutte le molecule loro. Così considerata , la
gravità differisce dal peso; dacché quella rappresenta l’azione della forza
distribuita sopra tutti i componenti ; e questo, la somma delie azioni delle
mo- lecole prese insieme. V. Forza , Peto. Gravità specifica è detta la
relazione che passa tra il peso e il volume di due diversi corpi. L’ esempio
dichiarisce me- glio f idea : se per mettere in equilibrio due corpi sia
necessario porre ne’ due piatti d'una bilancia un volume doppio di quello che è
nell’altro , dirassi che quest’ultimo ha una gravità specifica, doppia di
quello. Sic- come una tale relazione è variabile in tutti i corpi ; così i
Fisici hanno scelto per ter- mine di paragone tra tutti l’acqua distillata. La
gravità fe comune a’ solidi e a’ fluidi. Klla è considerata dalla scienza tanto
nella quiete , quanto nel moto. Fuori della quie- te, le leggi della gravità entrano
in com- binazione con quelle del moto. La scienza che stabilisce le leggi dell’
equilibrio dei corpi solidi animati da forze, e spezial- mente dulia gravità ,
vien denominala sta- tica; e quella che tratta dell'equilibrio dei fluidi,
dicesi idrostatica. V. Fluido, Idro- statica, Statica. Lo stesso vocabolo ,
trasportato agli ob- bietti del pensiero , e alle qualità delle azioni,
significa importanza; applicato al giudizio e alla testimonianza altrui vale
autorità ; e usato nel senso d'una qualità degli esterni portamenti, vuoi dire
conte- gno , o sembianza autorevole e dignitosa. V. Autorità. I moli esterni
del corpo , e spezialmente del viso , sono il linguaggio naturale dei- fi
anima; e però gli atti regolari e com- posti corrispondono agli affetti bene
ordi- nati ; siccome i frivoli ed incompositi espri- mono gli opposti
sentimenti. In questo senso la gravità, è l'espressione della na- turai dignità
dell'uomo. Ga a votazione (spec.) , la tendenza d’un corpo verso dell’altro ,
per virtù della leg- ge di sua gravità. V. Gravità. Secondo Keplero ogni corpo
tende verso gli altri corpi della medesima spezie per virtù d’nna forza ch’egli
chiamò tratto- ria, e dalla quale fec’egli derivare il moto de’ pianeti.
Secondo Newton non solamente ogni corpo , ma ogni parte della materia tende o
gravita verso dell’altra, e così i corpi come le parti della materia si
attraggono in ragion diretta delle loro masse, e nella inversa dc’quadrafi
delle loro distanze. Il vocabolo gravitazione si confonde spesso con quello di
attrazione, ma più giusta- mente potrebbesi considerar la prima come l'effetto
della seconda. L'attrazione tra' corpi ò scambievole, e tal’ò ancora la
gravita- zione; e però prevalendo fi attrazione del corpo di maggior massa,
prevale ancora — SOS- la gra?itazione ,
o sia la tendenza del mi- nore verso il maggiore. Così diciamo , che il sole
attrae la terra , e la terra gra- vita sul sole. In generale , cotesta dot-
trina trova la sua principale applicazione ne’ corpi celesti , ne’ quali la
gravitazione de' pianeti principali verso del sole , e dei satelliti verso i
rispettivi pianeti è fondata sopra fenomeni evidenti, che possono es- sere
risguardati come folti certi della na- tura. V. Attrazione. Grazia {disc. e
prati ) , allettamento che accompagna il bello. Si applica al discorso , ad
ogni ornato che consideriamo come bello , e alle azioni clic sono acconciamente
fatte. In significalo di làvore , esprime una concessione che il supcriore fa
all’ inferio- re , nel quale senso vaie più di favore e di benefizio , che
riceviamo ancora dagli eguali e dagl'inferiori. V. queste voci. Grossezza (
prat . e speci), traslato delle cose materiali , che si adopera per espri- mere
rozzezza di opere , e anche ignoran- za , o tardità di concepire. Grossola.mta’
e Grossolano {prati ) , roz- zezza d’uomo non educato e goffo. Contiene ambe le
idee della rozzezza c della goffaggine, e però dice più di cia- scuna delle due
indicate voci. G canoa. V. Gola. Guardingo (prat. ) , qualità d'uomo at- tento
ad evitare il male , o il pericolo. Esprime meno del cauto e del circo- spetto
, dacché il cauto antivede e opera con riflessione , e il circospetto mira
prin- cipalmente a’motivi di esterna convenienza. Gcsto ( crii. ) , sentimento
del palato. Per similitudine si applica al sentimento del bello. In tal
significato il gusto è la facoltà di discernere il bello dal brutto , tanto
negli obbietti de' sensi , quanto in quelli dell’ intelletto. 11 gusto si
distingue in esterno ed wi- temo, la qual distinzione corrisponde ap- punto
alla diversa qualità degli obbietti , circa i quali l’animo esercita la sua fa-
coltà discernitrice. E siccome questi ob- bietti son compresi sotto le
denominazioni generali del fisico e del morale, cosi gu- sto fisico è stato
detto quello che giudica degli obbietti de’ sensi , e morale quel- li altro che
abbraccia il belio intellettuale. V. Bello. La facoltà di conoscere c di
disocrnere il bello ripete il principio suo dalla natu- rale rettitudine del
giudizio , dapoichè il bello non è altro che il vero. V. Giudizio , Vero. E
siccome il bello travasi nell’ordine delle cose , così il gusto abbraccia
ancora il conveniente , o sia tutto quel che è coe- rente ad una perfetta
disposizione di parti e ad ogni esatta coordinazione di mezzi per rispetto al
fine loro. V. Ordine. Ma la convenienza e l’ordine ne’ fatti, che dipendono
dalla volontà degli uomini nascono sovente dall’ arbitrario , o sia da quel che
dicesi legge di convenzione ; il perchè arbitraria c mutabile è cotesta spe-
zie di gusto , come quella che prende nor- ma non solamente dal vero , ma anche
dalla immaginazione , e da tutto ciò che è atto a muoverla nella scelta degli
ob- bietti , che alla stossa si presentano come belli o dilettevoli. V.
Immaginazione. Due autori inglesi , i quali trattarono , sebben poeticamente
de’ piaceri dell* imma- ginazione, credettero poter determinare le molle del
gusto , e ne designarono tre , la novità cioè , il grande e il bello. Il
dottore Reid accolse il concetto loro , e considerolle come, gli dementi , i
quali muovono la cosiddetta facoltà del gusto. Comechè sia generalmente vera
l’influenza che i tre cennati obbietti esercitano sopra di noi , pare
tuttavolta che soverchiamente si restringa la forza dell’ immaginazione ,
assegnandole quei soli motori. L’abitudine, l' imitazione, l'associazione delle
idee , che pur grandemente influiscono nel gusto , sogliono sovente da essi
discostarsi ; e d’al- tra parte , è sì vago ed indeterminato il campo del bello
ideale, che gli uomini lasciano talvolta te tracce del vero e del rerisimile,
per abbracciare idee fattizie o fantastiche , le quali direbbonsi latrarne e
capricci. Adunque quel che di certo e di caratteristico può dirsi del gusto è ,
che vien regolalo dalla immaginazione, e ha per suo primo scopo il dilettevole
ed il gaio. L’ opinione del beilo e del dilettevole , che il gusto genera,
allorché diviene do- minante , è quel die dicesi moda. La va- rietà in fine die
si trova in tal sorta di opinioni , ha suggerito la distinzione del gusto
assoluto e dei relativo. Cotesta di- stinzione appunto esprime la differenza
Ira il bello della natura , e l’ ideale o fattizio degli uomini. V. Moda,
Opinione. GurrottALE ( disc. ) , quel suono delle voci , che si forma nella
gola. CLASSI DE’ VOCABOLI COMPRESI SOTTO
LA LETTERA G. ruosom carne*. Geodesia Giornale Gcognosia Giuoco Geografia
dittografia Geologia Glossario Geometra Gnomonica Geometria Gramatica Ginnasio
Grandioso Ginnastica Gusto ncosom speco-ativ \ . Galvanismo Giusto Ganglio
Gianduia Gas Globetlo Gelo Gola Generale Gota Generalizzare Grado Generazione
Grandezza Genio Grave Ghiaccio Gravità Gigante Gravitazione Giudizio Grossezza
Giuoco FILOSOFIA DÌSCOHSJVA. TEOLOGIA
NATURILE. Generale Gradazione Giuramento Generalità Grado Generalizzare Grandiloquenza
Genere Gravezza , Generico Gravosità , Genitivo Gravoso Gerundio Grazia Gesto
Gutturale FILOSO FU PRATICA. GRECISMI SUPERFLUI. Gabbare Giuoco Gcogonia
Gnomologia Gagliardezza e Giuramento Geononna Gagliardia Giustizia Gaiezza
Giusto Galloria Gloria Garbatezza e Glorioso Garbo Godimento Gaudio Goffagine
Gelosia Gola Gemere Gongolare Gemito Gradazione Generosità Gradevole * Generoso
Grande Genio Grandezza Gentilezza Gratitudine Gesto Grato Giocondità Gravezza ,
Gioia Gravosità , Giovanezza , Gravoso Giovanezza e Gravità Giovinezza Grazia
Gioventù Grossezza Giovialità Grossolanità e Giubilo Grossolano Giulività
Guardingo Digitized by Google FINE DELLA I.* PARTE DEL SECONDO VOLUME. Digitized by Google
K0NSERV1ERT DURCH OSTERREICHISCHE FLORENZHILFE W1EN Digitized by GoogleNome
compiuto: Winspeare. Keywords: Cicerone -- Refs.: H. P. Grice, “Winspeare,
Speranza, Napoli, and me!”The Grice Papers, BANC MSS 90/135c, The Bancroft. Luigi Speranza, “Grice e Winspeare,” The
Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria. Winspeare.
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