GRICE E TAFURI
Luigi Speranza -- Grice e Tafuri: la ragione
conversazionale del bizarro – la scuola di Soleto -- filosofia pugliese --
filosofia italiana – Luigi Speranza (Soleto). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Soleto, Lecce, Puglia. Discendente
da una famiglia albanese di cui non si conoscono le origini, nasce a Soleto,
uno dei paesi della Grecia salentina, come scrive l’astrologo Gaurico nel thema
natale a lui dedicato nel trattato dell’opera Nativitatum. La sua prima formazione avvenne a Zollino,
nel Salento, presso la scuola di lettere latine di Stiso, sotto il magistero
del quale apprese la conoscenza delle lingue e letterature classiche,
diventando in seguito bonum graece praeceptorem, come lo definì l’umanista oritano
Corrado, suo discepolo -- Corradi, epistola. È filosofo e astrologo, insigne
cultore delle lettere latine, medico e matematico, profondo conoscitore della
scienza di Tolomeo, raffinato interprete della fisiognomica e prodigioso
nell’arte del predire. Trasferitosi a Napoli, studia filosofia, coltivando
l’interesse per le dottrine esoteriche, in particolare, per l’orfismo e il
pitagorismo. Qui si lega con profonda amicizia ad illustri accademici e a
celebri esponenti delle discipline mediche. Il chirurgo Santo da Barletta,
profondamente affascinato dalla sua figura, nella prefazione del trattato
Commentaria de Avicennae textu “De Calvariae curatione”, lo menziona accanto a
Gaurico, Semproniano e Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e di
fisio-gnomonia, di scienze ausiliari per comprendere la struttura degli organi
interni, sulla base dei quali i chirurghi devono operare – Mariani Sancti. Conosce
i fratelli Della Porta e partecipa al vivace dibattito che si sviluppa intorno
alle liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Maurolico, Abioso
da Bagnolo e Vernalione, autori di vaticini e profezie. Entrò a far parte dell’accademia
dei Segreti e suo interlocutore privilegiato fu Giovan Vincenzo, fratello
maggiore di Della Porta, cultore dell’astrologia e dell’alchimia nelle loro
implicazioni teoriche e applicative. Il
dialogo intessuto con i fratelli Della Porta sull’astrologia continuò anche
dopo il suo lungo peregrinare in giro per l’Italia e l’Europa. Traccia degli
anni trascorsi nella città partenopea fu l’elogio a lui dedicato di Tolomeo
redivivo menzionato da Chioccarello. Porta ne tessè le lodi nella Coelestis
Phisiognomia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui coeva fra i cultori ed
esperti dell’arte fisiognomica, utile tanto per la diagnosi del presente quanto
per le predizioni degli eventi futuri. Si
trasferì a Roma, dove intrattenne relazioni con letterati di spicco legati alla
corte di Leone X e di Paolo III. Traccia della sua permanenza a Roma è una
lettera di Lacedemone indirizzata a Aleandro in cui viene menzionato come
celebre esperto di lingua greca -- Canart. Si sposta a Venezia al seguito di
personaggi eminenti del governo della Serenissima, dove ebbe occasione di
pronunciarsi su alcune contese e di formulare pronostici. Nella città lagunare
un’accesa disputa intrattenuta con l’astrologo Gaurico, già conosciuto a Napoli,
relativa a una profezia formulata in un Pronostico sulla guerra fra Francesco I
e gli spagnoli, lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. Fu proprio l’astrologo
salernitano, divenuto Augur verissimus per l’esito favorevole degli spagnoli, a
dedicargli un profilo sinistro denso di presagi. Il documento, oltre a
ricostruire i termini della disputa fra i due astrologi e fondere episodi già
accaduti con presagi di sventure avvenire, offre ragguagli sulla permanenza di
Tafuri presso Lorenzo Orio, ambasciatore d’Inghilterra a Venezia, dove si
rifugiò per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma soprattutto per
eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie alla fede
cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. Fuggito da
Venezia, peregrinò in Italia, in Europa e all’estero, frequentando gli Studia
più prestigiosi della penisola e dei Paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova, dove
partecipò alle dispute che animarono i circoli letterari del tempo. Dimorò
presso l’amico Guarini, professore di retorica e di poetica a Ferrara. Traccia dell’ospitalità ricevuta dalla
famiglia dei Guarini è una lettera indirizzata da Quinto Mario Corrado a Guarini,
nella quale l’umanista di Oria si raccomanda di preservare Tafuri, suo
precettore di lettere greche, dall’odio dei nemici Britannici. Soggiorna in Inghilterra al seguito
dell’ambasciatore Orio, presso il quale si rifugiò in seguito alle persistenti
accuse di eresia. Sul soggiorno veneziano, a parte qualche sporadica notizia,
grava ancora il peso dell’assenza di documenti. In sospetto dell’Inquisizione,
subì un processo per eresia e fu imprigionato, ma grazie all’autorevole
intervento dello stesso Pontefice fu scarcerato. Fece tappa di nuovo a Roma,
come è testimoniato dal prestito di un manoscritto presso la Biblioteca
Vaticana. A Roma, in una data non ben precisata, fu accusato di eresia e
incarcerato per quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata
nell’Incipit del Pronostico da lui scritto e dedicato ai figli del marchese di
Lavello, Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della
Basilicata. Come egli scrisse, fu perseguitato dagli inglesi per quarantacinque
anni con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici
mesi. Gli bruciarono anche una cassa di libri «catholici» stampati in
«stamparie prohibite de tramontani [...] e con l’habito de la scientia
d’astrologia» (Pronostico del nascimento Del Tufo, c. 3v), fece qualche
giudizio e pronostico. Da lì a poco il S. Uffizio lo avrebbe assolto con due
decreti, riconoscendone l’innocenza Negli anni successivi si addottorò alla
Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di Doctor Parisiensis e, in
seguito frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra abbia di nuovo
conseguito il dottorato. Fa tappa a Napoli, per raggiungere in seguito
Soleto. Tornato in patria e dedicatosi
all’insegnamento della lingua, delle lettere greche e della filosofia nel
Salento, riunì intorno a sé un gruppo di scolari, promuovendo all’interno della
sua scuola il rinnovamento delle humanae litterae. Furono suoi discepoli
Francesco Cavoti, Antonio Arcudi, Quinto Mario Corrado, Francesco Scarpa ed
altri di cui si hanno notizie frammentarie e lacunose. Nel 1566 il suo nome
figura a Otranto in un documento attestante un processo beneficiale per
un’escussione testimoniale. Dimora a Soleto, spostandosi anche a Taranto al
seguito del marchese di Trevico, Ferrante Loffredo, governatore di Terra
d’Otranto. Fu coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò Franco, la
deposizione del quale offre ragguagli sulla sua vicenda biografica, in base ad
alcune confidenze ricevute da Gerolamo Santacroce. Fu uomo famoso nelle lettere
greche e nell’astrologia giudiziaria, molto conosciuto a Napoli, che negava la
potestà del pontefice, mettendo in discussione anche il sacrificio della messa
e della comunione e tutti gli altri articoli della fede -- Mercati. È inquisito
per eresia e poi liberato. I documenti riguardo alla decisione della
Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis relativa all’imputato
‘hidruntino’ Matteo Tafuri sono lacunosi e incompleti. Le uniche annotazioni
riguardano la diocesi, l’imputato e un’opera anonima di astrologia giudiziaria
data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di
quella in futuro, sed pro praeterito non puniatur -- Nestola. T. risiedette stabilmente nel suo luogo
natale fino alla morte. L’adesione alle
dottrine esoteriche e le seduzioni per la filosofia della natura nelle sue
implicazioni magico-astrologiche, nonché la negazione di alcuni articoli della
fede cristiana, gli procurarono la fama di mago e negromante, l’accusa di
eresia. Si accostò affascinato alle ‘scienze’ occulte, ai misteri platonici e
alla sapienza dei prisci theologi, da Orfeo a Pitagora a Platone, conciliando
questa tradizione con il neoplatonismo di derivazione sia greca sia latina, per
approdare alla teologia cristiana ritenuta il culmine di un processo iniziatico
che conduce alla Rivelazione. Scrisse di filosofia, di magia naturale, di
astrologia e fisiognomica, ma tutte le sue opere sono andate perdute.
Sopravvivono, entrambi manoscritti e ancora inediti, un Pronostico scoperto
nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Giorgio Fulco e un commento
agli Inni Orfici, di cui è latore il codice Vaticano greco 2264, non autografo,
composto da 203 carte rv., copiato a Napoli per mano di Cavoti e ritrovato da
André Jacob agli inizi degli anni Ottanta.
Fonti e Bibl.: Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana,
Vaticano greco, Napoli (Commento agli Inni orfici); Cava de’ Tirreni,
Biblioteca della Badia della Ss. Trinità, ms. VI.G.1, 1571, f. 3 v. (Pronostico
del nascimento Del Tufo); Napoli, Biblioteca nazionale, B. Chioccarello, De
illustribus scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad
annum usque MDCXXXXVI floruerunt, ms. XVI. A. 28, cc. 81v.-82v. (Neapoli);
Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi. Commentaria nuper
in lucem aedita in Avicennae textum [...] De calvariae curatione, Venetiis
1543; L. Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis, Tractatus astrologicus
[...], Venetiis MDLII, c. 80 rv; Baptistae Portae Neapolitani Coelestis
Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani vultus extima
inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus etiam
astrologia refellitur, et inani set immaginaria demonstratur, Neapoli; Q. Marii
Corradi Epistolarum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt epistolae,
Epistola, Venetiis. G. Gabrieli,
Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec.
XVII, in Rendiconti della Reale Accademia nazionale dei Lincei. Cl. di scienze
morali, storiche e filologiche, Mercati, I Costituti di Niccolò Franco dinanzi
l’Inquisizione di Roma, Città del Vaticano.; P. Canart, Un copiste expansif.
Jean Sévère de Lacédémone, in Studia codicologica, a cura di K. Treu, Berlin
1977, p. 136; G. Papuli - G. Di Mitri, IV Centenario della morte di M. T.,
Galatina; Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura
astrologica in un opuscolo manoscritto in volgare di M. T. del 1571, Relazione
presentata al Convegno organizzato a Soleto nel 1992 in occasione del V
centenario della nascita di Matteo Tafuri, del quale non furono mai pubblicati
gli Atti, s.l. né d.; Mitri, Le ricerche su T., mago ed eretico salentino.
Bilancio degli studi recenti, in Aprosiana; P. Nestola, La riforma in Terra
d’Otranto: tra ritardi e aspettative, in Nuova Messapia, Rizzo, Il pensiero di
M. T. nella tradizione del Rinascimento meridionale, Roma 2014.Versatile e bizzarro
ingegno, che dopo studi a Napoli e la Sorbona si ritira nel natio, dove ha un
cenacolo di allievi filosofi dell’accademia esoterica. Il Socrate di
Soleto è una personalità eclettica ed un affascinante intellettuale, amante
della conoscenza e studioso e di molteplici campi della filosofia: alchimia,
astronomia, astrologia, medicina, fisiognomica, e magia naturale. Al centro dei
suoi interessi vi e lo studio dei fenomeni della natura, l'anima del mondo, il
miracolo, le meraviglie del creato e l'unicità irripetibile di ogni essere
umano. Considerato alla stregua di un nostradamus salentino è onorato e
temuto per le sue capacità divinatorie e fisiognomiche tanto da attribuirgli demonologici. Un
suo ritratto col rosso copricapo della Sorbona si trova nel dipinto ad opera
del galatinese Rosario nella navata sinistra della chiesa Matrice di Soleto. Sepolto
dapprima nella chiesetta di S. Lorenzo delli T. adiacente alla sua abitazione e
poi, dopo la demolizione della cappella nel monastero di S. Nicola in una cassa
di legno con lo stemma della famiglia. Sull'architrave della sua casa
natale è inciso il motto, Humile so et humilta me basta/dragon diventaro se
alcun me tasta. Con quest'iscrizione esprime e manifesta a chiunque passasse
dalla sua dimora la sua mite natura caratteriale, mortificata dalle ingiurie e
maldicenze in conseguenza delle quali puo trasformarsi, ironicamente,
attraverso alchimia e magia, in un dragone. Nella Soleto e diffusa la
consuetudine di incidere sulle architravi delle finestre, sui cornicioni dei
balconi o all'interno di uno stemma, delle epigrafi con la finalità di motto.
Un proverbio, una citazione, un passo letterario, filosofico, o religioso, e un
pensiero personale descriveno la personalità e le attitudini del padrone di
casa o invitano il passante a riflettere su un tema o un monito saggio e
profondo. Lo stemma della famiglia, presente sulla porta della casa natia, è
costituito da un albero di quercia con due fulmini che si scagliano contro ma
non lo colpiscono. Un'aquila bicipite scolpita sopra fa pensare ad un'origine
albanese della famiglia. Infatti molte famiglie albanesi e greche di
confessione cristiano-ortodossa e cattolica sono costrette a fuggire ed alcune
emigrarono nel Salento a causa dell'avanzata dei turchi che occupano i loro
territori. Del salentin suol gloria ed onore, lo define Tommasi. E davvero
egli e, tra i filosofi che fioreno in Puglia ben noto. Partito da Soleto
per Napoli per approfondirsi nella matematica dopo la preparazione ricevuta a
Zollino da Stiso, vi torna famoso e pieno di gloria. Desideroso solo di pace,
apre una scuola di filosofia. Tra i suoi allievi: CAVAZZA, VERNALEONE,
SCARPA, e CORRADO. Assiduo verso gl’infermi, è anche di modello coi suoi saggi,
di ammirazione e rispetto coi suoi consulti e dalla ignoranza popolana ritenuto
un mago perché cultore di scienze inusitate quali l'astronomia e l'astrologia. Tornando
da Padova, cioè dai più grandi centri culturali del tempo, solle certo le
gelosie interessate di coloro che non sanno rassegnarsi al suo prestigio
professionale. A ciò si aggiunse il vigile sospetto della curia arcivescovile
messa sull'avviso dal concilio di Trento. Egli che porta per tutte parti l'amore
per il suolo natio col nome di Matteo da Soleto, proprio in patria ha a
difendersi da accuse di stregoneria come spesso avviene a chi, filosofo, si
rende filantropo. È più volte interrogato per le sue capacità di previsione del
futuro divinatorie ma è sempre rilasciato innocente. Il codice vaticano è
testimonianza pressoché l'unica superstite del suo impegno speculativo. Da
questo capostipite molti furono i T. medici o giureconsulti che da Soleto
trasferirono poi la loro residenza a Gallipoli, Nardò e Lecce Galatone. Così
troviamo nel Liber baptesimorum dell'archivio parrocchiale di Soleto un clericus
physicus Honofrius Taphurus filius eccellentissimi doctori Francisci che è
padrino al battesimo di Carrozzini. Il pronipote di Onofrio, Vincenzo Maria e
sindaco di Gallipoli mentre il fratello
di Onofrio, dottore in giurisprudenza, vive presso la corte di Napoli. Svariati
giureconsulti, medici e sindaci a Lecce e Galatone. Ricordiamo, non per ultimo,
Manni, La guglia, Galante, Nuove rivelazioni da un manoscritto, in 'Il filo di
aracne' -- Galatina, l'astrologo, Bernari
Istoria scrittori Regno di Napoli, Bernari.
Bernari, Il mago di Soleto: T., Milano, Tommasi; G. B., Biografia degli uomini
illustri del Regno di Napoli, Napoli, del Balzo di Presenzano, A., I del Balzo ed
il loro tempo, Napoli, Manni, Guida di Soleto, Galatina, Manni, La guglia di
Soleto, Galatina, Manni, La guglia, l'astrologo, la macàra, Galatina, Montinari,
Soleto, Fasano, T., G. B., Istoria degli scrittori del regno di Napoli, Napoli,
Bacca, Personaggi del sole culturale, Lecce Alchimia Galatina Giovanni Battista
Della Porta Orsini Orsini Del Balzo Guglia di Raimondello Soleto. Nome
compiuto: G. B. Tafuri. Matteo Tafuri. -- Manfredo Tafuri was not born in
Soleto --. T.. T., Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo
mediterraneo Edizioni CLORI | Firenze T. -- Soleto/Lecce --- m. Soleto -- è
stato un filosofo, naturalista, medico e astrologo. A Napoli è sodale di Vincenzo
e Porta, partecipando alle attività dell'Accademia dei Segreti e fece parte,
pare, della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés. Sommario Cenni biografici Opere Bibliografia
Nota bene Cenni biografici Matteo Tafuri, discendente da una famiglia di
origini albanesi appartenente ad una comunità "greca" del Salento, nasce
a Soleto e ivi morì, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel quarto
trattato del suo libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni della sua
vita fra Soleto e Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio Stiso, alla
scuola del quale apprese le lettere greche e latine, mosso dall’esigenza di
ampliare i propri orizzonti speculativi e dal desiderio di acquisire nuove
conoscenze, raggiunse Napoli per studiare matematica, medicina, magia naturale,
astrologia e fisiognomonia. Senz’altro qui conseguì la laurea in artibus.
Perseguitato dagli inglesi per 45 anni con falsi testimoni, accusato di eresia
e imprigionato a Roma per quindici mesi, fu inquisito e processato. I suoi
libri stampati in "stamperie proibite" furono bruciati e «con
l’habito de la scientia d’astrologia», formulò pronostici. Filosofo e
astrologo, «bonum graece linguae praeceptorem» secondo la testimonianza
dell’umanista Quinto Mario Corrado, raffinato interprete della fisiognomica,
coltivò l’interesse per le scienze occulte, l’esoterismo e, in particolare,
l’orfismo e l’ermetismo. A Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intorno alle
liceità delle discipline magico-astrologiche insieme con Francesco Maurolico,
Giovanni Abioso da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone, tutti autori di vaticini
e profezie. Sodale e interlocutore privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta
entrò a far parte dell’Accademia dei Segreti. Fu Giovan Battista Della Porta a
tessere le sue lodi nella Coelestis Phisiognomia, ricordandolo come l’unica
auctoritas a lui coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica:
«…Mathaeum Taphurium de Soleto, virum in omni doctrinarum genere extra aliam
positum, qui inter alias, adeo in hac arte celebriter eminebat, ut solo aspectu
mortes, vitae discrimina et eventum tempora extemplo tam veraciter
pronunciaret, ut in stuporem potius, quam in suae portentosae artis
aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae Portae Neapolitani). Egli, ponendo
in risalto l’arte profetica di Tafuri, sottolineò la sua straordinaria capacità
di avvertire e presagire i segni degli avvenimenti futuri, nonché la sua
abilità nel formulare pronostici e profezie. La testimonianza del Chioccarello,
in particolare, lo ritrae come massimo esponente della "Magica Arte"
e della "segreta filosofia". Tafuri, dopo Zoroastro e Simon Mago, è
degno di essere ricordato fra i cultori di astrologia giudiziaria, a causa
della quale fu accusato di eresia, non risparmiandosi l’inimicizia della Chiesa
Romana. Egli celebra, inoltre, la conoscenza da parte del Tafuri delle lingue
classiche e delle dottrine filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella
scienza matematica e di tutte quelle discipline che hanno attinenza con il
sapere esoterico e con l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di
una traduzione dal greco in latino del Quadripartito di Tolomeo e della
composizione di numerosi commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno
assicurato l’appellativo di "Tolomeo redivivo", quasi a voler
sottolineare il debito contratto con chi ha reso comprensibile e intelligibile
l’opera di Tolomeo (Chioccarello). È menzionato accanto a Luca Gaurico, Paolo
Semproniano e Leon Battista Ambrosio fra i cultori di astrologia giudiziaria e
di fisiognomonia, di scienze sulla base delle quali si può conoscere la
struttura degli organi interni, (Mariani Sancti, Commentaria de Avicennae textu
"De Calvariae curatione", 1543). Sembra che a Napoli in un ambiente
in cui pullulavano istanze esoteriche e filoluterane abbia anche fatto parte
della cerchia riunita intorno a Juan de Valdés. Frequentò gli Studia più
prestigiosi della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova,
partecipando ai dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al
fianco di celebri esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua
fama si diffuse un po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di
personaggi eminenti del governo della Serenissima, ebbe occasione di
pronunciarsi su alcune contese e di fare pronostici. La vivace disputa
intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una
profezia formulata in un Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e
gli Spagnoli lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano,
divenuto augur verissimus per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un
profilo sinistro denso di presagi. La disputa con Luca Gaurico fece accrescere
la sua fama di negromante. Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a
Venezia, Lorenzo Orio, per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma
soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie
alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. A
Venezia già in sospetto dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu
imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice fu
scarcerato. Fece tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un
manoscritto presso la Biblioteca Vaticana (Canart). A Roma fu accusato di
eresia per aver professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu
processato e imprigionato. La sua triste esperienza romana è raccontata
nell’Incipit del Pronostico da lui dedicato ai figli del marchese di Lavello,
Don Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della
Basilicata. Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due
decreti, è riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3
v.). Si addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi
dell’appellativo di Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca,
dove sembra anche abbia insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere
Soleto, dove trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in
solitudine e appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui
diventò precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari,
promuovendo all’interno della sua "scuola" il rinnovamento delle
humanae litterae. Coinvolto nel processo inquisitoriale contro Niccolò Franco,
accrebbe intorno a lui la fama di esperto di astrologia giudiziaria e di
eretico per aver negato la Potestà del Pontefice ed aver messo in discussione il
sacrificio de la Messa e de la comunione e tutti gli altri articoli de la fede --
Mercati. Le accuse di aver messo in discussione alcuni articoli della fede, di
aver esercitato le arti magiche, nonché di essere perito di astrologia
giudiziaria hanno influenzato negativamente la "fortuna" che si
sarebbe prefigurata in lui, diffamando e screditando la sua figura. La
Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis riporta soltanto qualche
annotazione riguardante l’imputato "hidruntino" Matteo Tafuri,
relativa alla diocesi, al suo nome e ad un’opera anonima di astrologia giudiziaria
data alle stampe dall’autore «con l’ingiunzione che l’imputato non si serva di
quella in futuro, sed pro praeterito non puniatur -- Nestola. In realtà T. è
eretico nel senso di ribelle ad ogni forma di comunione ecclesiastica,
partecipe alla riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia
cattolica, sempre alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione
universale, che si realizzasse nella fides e nella justitia. Delle sue opere,
di filosofia, di magia naturale, di astrologia e fisiognomica, restano soltanto
i titoli e due manoscritti, ancora inediti, un Pronostico scoperto nella
Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e un Commento agli Inni
Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco, vergato a Napoli per mano di Cavoti
e scoperto da Jacob. Un coacervo di episodi leggendari gettano ombra sulla sua
immagine. Si narra che per la sua abilità di presagire gli eventi futuri, di
formulare oroscopi e di fare pronostici, per gli strani poteri magici e
occultistici abbia risvegliato la fantasia popolare, specialmente quella delle
popolazioni rurali, che lo hanno scorto come un ribelle e un seduttore che
improvvisamente può far discendere dal cielo gli angeli e richiamare
dall’inferno i diavoli ad illuminare o ad oscurare gli interrogativi dell’uomo.
Per i più fu ritenuto nemico del Cristianesimo, evocatore di demoni, per altri,
invece, un innovatore che interpretò la teologia cristiana secondo una
prospettiva laica. Della sua attività resta soltanto un’eco fra i suoi
discepoli e un profondo silenzio: da qui il fiorire di leggende sul suo conto,
da quella in cui si racconta che il "mago" abbia assistito a tre
messe nello stesso momento, a Roma, a Santo Stefano di Compostela e a Soleto, a
quella in cui si narra che egli abbia esercitato le sette arti liberali con
l’aiuto di sette dèmoni chiusi in un’ampolla, a quella della costruzione del
Campanile di Soleto in una sola notte, a quella delle tante predizioni che
avrebbe fatto su episodi e avvenimenti futuri, compresa la vittoria di Lepanto
ad opera di Don Giovanni d'Austria. Secondo una testimonianza riportata dal
Chioccarello il Tafuri fu davvero consultato per le sue qualità di astrologo da
Don Giovanni d’Austria e dal suo séguito prima della battaglia di Lepanto, dopo
la quale, lo stesso condottiero, uscitone vittorioso, o alcuni suoi delegati,
si sarebbero recati a Soleto in visita di ringraziamento dal mago. La stessa
costruzione del campanile di Soleto, cioè di una torre quadrata, ricordo del
dominio sulla contea soletana di Raimondo Del Balzo Orsini e da questi
commissionata all’architetto Francesco Colaci da Surbo, è legata ad una
leggenda, secondo la quale essa sarebbe stata eretta dai diavoli evocati dai
poteri negromantici del Tafuri. Si racconta che il "mago" abbia
radunato diavoli e streghe, che, in una sola notte, trasportando sotto la
pioggia e il vento capitelli e cornici, avrebbero costruito quasi per intero la
torre. La costruzione della torre sarebbe dovuta essere ultimata prima del
canto del gallo, ma, avendo questo cantato prematuramente, l’incantesimo si
sarebbe infranto e quattro diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero
rimasti pietrificati, trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre,
come, d’altronde, si può tuttora osservare guardando le facciate della
guglia. Opere Commento agli Inni orfici,
in Manoscritto Vaticano greco, Napoli. Pronostico del nascimento Del Tufo, in
Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della Badia della SS. Trinità di Cava dei
Tirreni. Mariani Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi. Commentaria
nuper in lucem aedita in Avicennae textum. De calvariae curatione, Venetiis. L.
Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis Tractatus astrologicus …Venetiis.
Baptistae Portae Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis
facile ex humani vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura
praesagire, in quibus etiam astrologia refellitur, et inani set immaginaria
demonstratur, Neapoli. Q. Marii Corradi Epistularum libri VIII, Index eorum, ad
quos missae sunt epistolae, Epistola, Venetiis, Chioccarello, De illustribus
scriptoribus qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque
MDCXXXXVI floruerunt, Nazionale di Napoli Neapoli. Gabrieli, Chioccarello e la
biografia degli scrittori napoletani, Rendiconti della Reale Accademia
Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Mercati,
I Costituti di Niccolò Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, in «Studi e
Testi», Città del Vaticano. Canart, Un copiste expansif: Jean Sévère de
Lacédémone, in «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur Geschichte
Der Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band, a cura di K.
Treu, Berlin, Jacob, Un nouveau manuscrit des hymnes orphyques et son copiste. François Cavoti de Soleto,
in «L’Antiquité classique». Repertorium
der griechischen Kopisten, a cura di E. Gamillscheg, D. Harlfinger e H. Hunger,
Wien, Papuli, G. Di Mitri, IV Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina.
Fulco, Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un
opuscolo manoscritto in volgare di Matteo T., Relazione presentata al Convegno
organizzato a Soleto in occasione del V centenario della nascita di Matteo
Tafuri, del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s.l né d. G. Di Mitri, Le
ricerche su T., mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, in
«Aprosiana», Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra ritardi e aspettative,
in «Nuova Messapia», Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione del
Rinascimento meridionale, Roma, Rizzo, Il commento filosofico in Terra
d’Otranto: un commento apò fonés del XVI secolo agli Inni orfici, in «Rivista
di Studi sull’Oriente Cristiano», a cura di L. Rizzo e S. Parenti. Nota bene La
presente voce è inclusa nell'ambito di un progetto, condiviso dai portali
Ereticopedia e Storia della Campania, mirante alla costruzione collaborativa di
un Dizionario storico delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento
all’Illuminismo. La versione della voce qui pubblicata si concentra in
particolare sulla tendenze eterodosse presenti nel pensiero di Matteo Tafuri;
per un maggiore approfondimento, invece, del suo contributo allo sviluppo delle
scienze naturali si rinvia alla versione della voce pubblicata alla pagina
http://www.storiadellacampania.it/dssnn:tafuri-matteo. Article written by Luana Rizzo |
Ereticopedia. et tamen e summo, quasi
fulmen, deicit ictos invidia inter dum contemptim in Tartara taetra invidia
quoniam ceu fulmine summa vaporant plerumque et quae sunt aliis magis edita
cumque [LUCREZIO (vedasi), "De rerum natura"]. T. Dizionario storico
delle scienze naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo
matteo-tafuri-09893c8b-cdb0-43e0-86bf-377124835fb-resize-750.jpeg T. -- Soleto,
m. Soleto --, originario della Terra d'Otranto, è matematico, medico, fisionomo
ed esperto nelle arti divinatorie. A Napoli partecipò ai dibattiti scientifici
in atto nel circolo dei fratelli Della Porta e fece parte, pare, della cerchia
riunita intorno a Juan de Valdés.
Sommario Cenni biografici Contributo alle scienze naturali in Napoli
Impatto nel contesto italiano ed europeo ed eredità intellettuale Bibliografia
Opere di Matteo Tafuri Studi Cenni biografici Matteo Tafuri, discendente da una
famiglia di origini albanesi appartenente ad una comunità “greca” del Salento,
nasce a Soleto e ivi morì, secondo la testimonianza del Gaurico presente nel
quarto trattato del suo libro Nativitatum. Dopo aver trascorso i primi anni
della sua vita fra Soleto e Zollino, dove si giovò del magistero di Sergio
Stiso, alla scuola del quale apprese le lettere greche e latine, mosso
dall’esigenza di ampliare i propri orizzonti speculativi e dal desiderio di
acquisire nuove conoscenze, raggiunse Napoli per studiare matematica, medicina,
magia naturale, astrologia e fisiognomonia. Perseguitato dagli inglesi per 45 anni
con falsi testimoni, accusato di eresia e imprigionato a Roma per quindici
mesi, fu inquisito e processato. Filosofo e astrologo, “bonum graece linguae
praeceptorem” secondo la testimonianza dell’umanista Quinto Mario Corrado,
raffinato interprete della fisiognomica, coltivò l’interesse per le scienze
occulte, l’esoterismo e, in particolare, l’orfismo e l’ermetismo. Frequentò gli
Studia più prestigiosi della Penisola e dei paesi d’Oltralpe, Ferrara, Padova,
partecipando ai dibattiti che animavano i circoli intellettuali del tempo, al
fianco di celebri esponenti delle discipline mediche e dell’astrologia. La sua
fama si diffuse un po’ ovunque in Italia e in Europa. A Venezia al seguito di
personaggi eminenti del governo della Serenissima, ebbe occasione di
pronunciarsi su alcune contese e di fare pronostici. La vivace disputa
intrattenuta con l’astrologo Luca Gaurico, conosciuto a Napoli, relativa ad una
profezia formulata in un Pronostico sull’esito della guerra fra Francesco I e
gli Spagnoli lo espose ai sospetti dell’Inquisizione. L’astrologo salernitano,
divenuto augur verissimus per l’esito favorevole degli Spagnoli, gli dedicò un
profilo sinistro denso di presagi. La disputa con Gaurico fece accrescere la
sua fama di negromante. Si rifugiò presso l’ambasciatore d’Inghilterra a
Venezia, Lorenzo Orio, per sfuggire alle calunnie dei suoi avversari, ma
soprattutto per eludere le accuse di eresia, a causa delle sue tesi contrarie
alla fede cristiana e dell’adesione alle discipline magico-astrologiche. A
Venezia già in sospetto dell’Inquisizione subì un processo per eresia e fu
imprigionato, ma grazie all’autorevole intervento dello stesso Pontefice è
scarcerato. Fece tappa a Roma, come è testimoniato dal prestito di un
manoscritto presso la Biblioteca Vaticana (Canart). A Roma fu accusato di
eresia per aver professato dottrine contrarie all’ortodossia cattolica, fu
processato e imprigionato dal marzo del 1569 fino alla metà dell’anno 1570, per
circa quindici mesi. La sua triste esperienza romana è raccontata nell’Incipit
del Pronostico da lui scritto e dedicato ai figli del marchese di Lavello, Don
Giovanni Del Tufo, illustre rappresentante dell’aristocrazia della Basilicata.
Assolto dal Sant’Uffizio, il tribunale di Re Filippo, con due decreti, è
riconosciuto innocente (Pronostico del nascimento Del Tufo, f. 3 v.). Si
addottorò in seguito alla Sorbona in artibus, fregiandosi dell’appellativo di
Doctor Parisiensis. Frequentò l’Università di Salamanca, dove sembra abbia
anche insegnato. Fece ritorno a Napoli, prima di raggiungere Soleto, dove
trascorse gli ultimi anni della sua drammatica esistenza in solitudine e
appartato, lontano dalla malefica lingua dei suoi detractores. Qui diventò
precettore di lingua greca e di filosofia di un gruppo di scolari, promuovendo
all’interno della sua “scuola” il rinnovamento delle humanae litterae. Delle
sue opere, di filosofia naturale, di magia naturale, di astrologia e
fisiognomica restano soltanto i titoli e due manoscritti, un Pronostico, ancora
inedito, scoperto nella Biblioteca della Badia di Cava dei Tirreni da Fulco e
un Commento agli Inni Orfici, tramandato dal Codice Vaticano greco, vergato a
Napoli per mano di Cavoti e scoperto da Jacob negli anni ‘80 del secolo scorso
(Jacob) del quale è stata pubblicata una prima parte. Contributo alle scienze naturali in Napoli A
Napoli partecipò ai vivaci dibattiti intessuti intorno alle discipline
magico-astrologiche insieme ai matematici Francesco Maurolico, Giovanni Abioso
da Bagnolo e Giovan Paolo Vernaleone. Giovanni Abioso fu maestro di Giovan
Vincenzo Della Porta e di Matteo Tafuri, con i quali condivise l’interesse per
le matematiche e la medicina. Abioso figura accanto a Giovan Vincenzo Della
Porta e a Matteo Tafuri «nel gruppo di astrologi e scienziati penetrato di
fermenti di insofferenza religiosa nonché di una cultura magico-astrologica»
operoso nel contesto partenopeo (Badaloni). T., sodale e interlocutore
privilegiato di Giovan Vincenzo Della Porta frequentò assiduamente il circolo
intellettuale di casa Della Porta. Fu il celebre mago e naturalista Giovan
Battista Della Porta, fratello minore di Giovan Vincenzo, a tessere le sue lodi
nella Coelestis Physiognomonia, ricordandolo come l’unica auctoritas a lui
coeva fra i cultori ed esperti dell’arte fisiognomica: «…Mathaeum Taphurium de Soleto, virum in omni
doctrinarum genere extra aliam positum, qui inter alias, adeo in hac arte celebriter
eminebat, ut solo aspectu mortes, vitae discrimina et eventum tempora extemplo
tam veraciter pronunciaret, ut in stuporem potius, quam in suae portentosae
artis aemulationem converserit» (Ioannis Baptistae Portae Neapolitani). Della Porta, ponendo in risalto l’arte
profetica di Tafuri, sottolineò la sua straordinaria capacità di avvertire e
presagire i segni degli avvenimenti futuri, nonché la sua abilità nel formulare
pronostici e profezie. T. è menzionato accanto a Gaurico, Semproniano ed Ambrosio
fra i cultori di astrologia giudiziaria e di fisiognomonia, scienze sulla base
delle quali si può conoscere la struttura degli organi interni, (Mariani
Sancti, Commentaria de Avicennae textu "De Calvariae curatione").
Sembra che a Napoli, in un ambiente in cui pullulavano istanze esoteriche e
filo luterane, Tafuri abbia anche fatto parte della cerchia riunita intorno a
Juan de Valdés. Impatto nel contesto
italiano ed europeo ed eredità intellettuale Le accuse di aver criticato alcuni
articoli della fede, di aver esercitato le arti magiche, nonché di essere
perito di astrologia giudiziaria hanno influenzato negativamente la sua
fortuna, diffamandone e screditandone l’immagine. In realtà Tafuri fu eretico
nel senso di ribelle ad ogni forma di autorità ecclesiastica, partecipe alla
riforma religiosa, lontano da preoccupazioni di ortodossia cattolica, sempre
alla ricerca di una teologia cristiana pura, di una religione universale, che
si realizzasse nella fides e nella iustitia. Chioccarello ritrae Tafuri come
massimo esponente della “Magica Arte” e della “segreta filosofia”. Egli celebra
la conoscenza da parte del Tafuri delle lingue classiche e delle dottrine
filosofiche, la sua perizia nell’arte medica e nella scienza matematica e di
tutte quelle discipline che hanno attinenza con il sapere esoterico e con
l’arte divinatoria. Riconosce al filosofo il merito di una traduzione dal greco
in latino del Quadripartito di Tolomeo e della composizione di numerosi
commentari, opere tutte perdute, ma che gli hanno assicurato l’appellativo di
“Tolomeo redivivo”, quasi a voler sottolineare il debito contratto con chi ha
reso comprensibile e intelligibile l’opera di Tolomeo (Chioccarello). Nonostante tale giudizio, un coacervo di
episodi leggendari getta a lungo ombra sulla sua immagine, costruendo, a
livello popolare, una solida, quanto ingenerosa, fama di mago negromante. Della
sua attività autentica resta soltanto un’eco fra i discepoli, come nel caso
emblematico del medico Francesco Scarpa e un profondo silenzio: da qui il
fiorire di leggende sul suo conto, da quella in cui si racconta che il “mago”
abbia assistito a tre messe nello stesso momento, a Roma, a Santo Stefano di
Compostela e a Soleto; a quella in cui si narra che egli abbia esercitato le
sette arti liberali con l’aiuto di sette dèmoni chiusi in un’ampolla; a quella
della costruzione del Campanile di Soleto in una sola notte; a quella, infine,
delle tante predizioni che avrebbe fatto su episodi e avvenimenti futuri,
compresa la vittoria di Lepanto ad opera di Don Giovanni d’Austria. Secondo una
testimonianza riportata dal Chioccarello, il Tafuri fu davvero consultato per
le sue qualità di astrologo da Don Giovanni d’Austria e dal suo séguito prima
della battaglia di Lepanto, dopo la quale, lo stesso condottiero, uscitone
vittorioso, o alcuni suoi delegati, si sarebbero recati a Soleto in visita di
ringraziamento dal mago. La stessa costruzione del Campanile di Soleto, cioè di
una torre quadrata, ricordo del dominio sulla contea soletana di Raimondo Del
Balzo Orsini e da questi commissionata all’architetto Francesco Colaci da
Surbo, è legata ad una leggenda, secondo la quale essa sarebbe stata eretta dai
diavoli evocati dai poteri negromantici del Tafuri. Si racconta che il “mago”
abbia radunato diavoli e streghe, che, in una sola notte, trasportando sotto la
pioggia e il vento capitelli e cornici, avrebbero costruito quasi per intero la
torre. La costruzione della torre avrebbe dovuto essere ultimata prima del
canto del gallo, ma, avendo questo cantato prematuramente, l’incantesimo si
sarebbe infranto e quattro diavoli, ricurvi sotto il peso dei macigni sarebbero
rimasti pietrificati, trasformati in grifoni ai quattro angoli della torre,
come, d’altronde, si può tuttora osservare guardando le facciate della
guglia. Bibliografia Opere di Matteo
Tafuri Commento agli Inni orfici, in Manoscritto Vaticano greco, Napoli Una
prima parte dell'opera, comprendente il commento ai primi ventidue Inni orfici,
è stata edita a cura di Luana Rizzo: Matteo Tafuri, Commento agli Inni orfici.
Prima edizione assoluta, testo greco a fronte, Milano, Bompiani/Giunti, 2021].
Pronostico del nascimento Del Tufo, in Manoscritto VI.G.1, Biblioteca della
Badia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni . Studi Paul Canart, Un copiste
expansif: Jean Sévère de Lacédémone, «Studia codicologica». Texte und unterschungen zur
Geschichte Der Altchristlichen Literatur Bregündet von O. von Harnack Band
(124), a cura di K. Treu, Berlin 1977, p. 136. Bartolomeo Chioccarello, De illustribus scriptoribus
qui in Civitate et Regno Neapolis ab urbe condita ad annum usque MDCXXXXVI
floruerunt, ms. XVI. A. 28, f. 81v.-82v. della Nazionale di Napoli Neapoli. Q.
Marii Corradi Epistolarum libri VIII, Index eorum, ad quos missae sunt
epistolae, Epistola XXXVII, Venetiis. G. Luigi Di Mitri, Le ricerche su Matteo
Tafuri, mago ed eretico salentino. Bilancio degli studi recenti, «Aprosiana», Fulco,
Echi autobiografici, relazioni intellettuali e cultura astrologica in un
opuscolo manoscritto in volgare di Matteo Tafuri del , Relazione presentata al
Convegno organizzato a Soleto in occasione del V centenario della nascita di T.,
del quale non furono mai pubblicati gli Atti, s. l. né d. Giuseppe Gabrieli,
Bartolomeo Chioccarello e la biografia degli scrittori napoletani nel sec.
XVII, «Rendiconti della Reale Accademia Nazionale dei Lincei». Classe di scienze morali,
storiche e filologiche, Lucae Gaurici Geophonensis Episcopi Civitatensis
Tractatus astrologicus …Venetiis, ff. 80 r.-v. André Jacob, Un nouveau
manuscrit des Hymnes orphiques et son copiste. François Cavoti de Soleto, «L’Antiquité classique», Mariani
Sancti, Barolitani, Philosophi ac Medici celeberrimi … Commentaria nuper in
lucem aedita in Avicennae textum … De calvariae curatione, Venetiis . Angelo
Mercati, I Costituti di Niccolò Franco dinanzi l’Inquisizione di Roma, «Studi e
Testi», v. 178, Città del Vaticano, Nestola, La riforma in Terra d’Otranto: tra
ritardi e aspettative, «Nuova Messapia, Papuli, G. Luigi Di Mitri, IV
Centenario della morte di Matteo Tafuri, Galatina. I. Baptistae Portae
Neapolitani, Coelestis Physiognomoniae libri sex. Unde quis facile ex humani
vultus extima inspectione, poterit ex conjectura futura praesagire, in quibus
etiam astrologia refellitur, et inanis et immaginaria demonstratur, Neapoli Repertorium
der griechischen Kopisten, a cura di Ernst Gamillscheg, Dieter Harlfinger e
Hunger, Wien, Rizzo, Il pensiero di Matteo Tafuri nella tradizione del
Rinascimento meridionale, Roma, Aracne, Rizzo, Il commento filosofico in Terra
d’Otranto: un commento ΑΠΟ ΦΩΝHΣ del XVI secolo agli Inni orfici, «Rivista di
Studi sull’Oriente Cristiano», 22, 2, 2018, a cura di L. Rizzo e S. Parenti, Verardi,
La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia
naturale di Giovan Battista Della Porta, Firenze, Firenze ARTICLE WRITTEN BY
RIZZO | STORIA DELLA CAMPANIA.IT Hinc
felix illa Campania est, ab hoc sinu incipiunt vitiferi colles et temulentia
nobilis suco per omnis terras incluto, atque (ut vetere dixere) summum Liberi
Patris cum Cerere certamen. Hinc Setini et Caecubi protenduntur agri. His
iunguntur Falerni, Caleni. Dein consurgunt Massici, Gaurani, Surrentinique
montes. Ibi Leburini campi sternuntur et in delicias alicae politur messis.
Haec litora fontibus calidis rigantur, praeterque cetera in toto mari conchylio
et pisce nobili adnotantur. Nusquam generosior oleae liquor est, hoc quoque
certamen humanae voluptatis. Tenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani.
[Plinius Sen., "Nat. Hist."]
CLORI%20Botticelli%20header%203.jpg Dizionario storico delle scienze
naturali a Napoli dal Rinascimento all’Illuminismo Storia della Campania.
Risorse in rete per la storia del territorio e del patrimonio culturale
Edizioni CLORI | Firenze zenodo. storiadellacampania.it/dssnn
ereticopedia.org/dssnnNome compiuto: Matteo Tafuri. Tafuri. Keywords: mago. Refs.:
Luigi Speranza, “Grice e Tafuri” – The Swimming-Pool Library.
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