GRICE E TITO

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tito: la ragione conversazionale e l’implicatura conversazionale della clemenza del principe filosofo – Roma – filosofia italiana – Grice italo – By Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming-Pool Library, Villa Speranza (Roma). Abstract. H. P. Grice: “It may be said that all Roman emperoros – or ‘every Roman emperor,’ as I prefer, to stick with the singular – is a philosopher. Indeed, I distinguish between philosopher-1 and philosopher-2: the first is one inclined to reflect on life generally; the second is one engaged in professional studies, which begs the question, since it defines ‘philosopher’ in terms of ‘philosophical’!” -- Keywords: clemenza, la clemenza del filosofo re. L’imperatore Tito, famoso per la sua clemenza (Mozart, La clemenza di Tito). Il suo filosofo favorito e Musonio – il principe filosofo.   Tito Imperatore romano  Busto di Tito (Musei capitolini, Roma) Nome originale Titus Flavius Vespasianus (alla nascita) Imperator Titus Caesar Vespasianus Augustus (dopo l'ascesa al potere imperiale) Regno 24 giugno 79 – 13 settembre 81 Tribunicia potestas 11 volte:[1] la prima volta (I) il 1º luglio del 71 e poi rinnovata ogni anno Titoli Pater Patriae, dal giugno del 79[2] Salutatio imperatoria 18 volte:[1] I nel 70,[3] (II) nel 71, (III-IV) 72, (V) 73, (VI-VIII) 74, (IX-XII) 76, (XIII) 77,[4] (XIV) 78,[2] (XV) dopo l'8 settembre del 79[5] e (XVI-XVII-XVIII[1]) 81 Nascita 30 dicembre 39 Roma Morte 13 settembre 81 (41 anni) Aquae Cutiliae Predecessore Vespasiano Successore Domiziano Coniuge Arrecina Tertulla[6] (62-63, ved.) Marcia Furnilla[7] (63-65, div.) Figli da Tertulla Giulia Flavia[8] da Furnilla Flavia[9] Dinastia Flavia Padre Vespasiano Madre Flavia Domitilla maggiore Tribuno militare tra il 58 e il 60,[10] prima in Germania superiore, dove ebbe per collega Plinio il Vecchio,[11] poi in Britannia[6] Questura attorno al 63[6] Legatus legionis della Legio V Macedonica e della Legio X Fretensis nel 66[12] Consolato 8 volte (designato per la nona volta?[1]): nel 70 (I), 72 (II), 74 (III),[13] 75 (IV), 76 (V),[14] 77 (VI),[4] 79 (VII)[15] e 80 (VIII).[1] Censura durante il principato del padre Vespasiano Prefetto del Pretorio Pontificato max dal giugno del 79[2] Tito Cesare Vespasiano Augusto (in latino Titus Caesar Vespasianus Augustus; nelle epigrafi: IMP·T·CAESAR·VESPASIANUS·AVG·PON·M·TR·POT[16]; Roma[17], 30 dicembre 39[18] – Aquae Cutiliae[19], 13 settembre 81[19]) è stato un imperatore romano appartenente alla dinastia flavia e regnante per poco più di due anni,[20] dal 79 alla sua morte.  Secondo della dinastia Flavia a salire al trono, Tito fu un abile e stimato generale che si distinse per la repressione della ribellione in Giudea del 70, durante la quale venne distrutto il secondo tempio di Gerusalemme[21]. È noto per il suo programma di opere pubbliche a Roma e per la sua generosità nel soccorrere la popolazione in seguito a due eventi disastrosi: l'eruzione del Vesuvio del 79 e l'incendio di Roma dell'80[22]. Per la sua indole e per il sostanziale accordo con il Senato, fu considerato un buon imperatore da Tacito e da altri storici contemporanei. Celebre è la definizione che diede di lui lo storico Svetonio:  (latino) «Amor ac deliciae generis humani.» (italiano) «Amore e delizia del genere umano.» (Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, I)  Biografia  Busto di Vespasiano, padre di Tito (Museo Puškin delle belle arti, Mosca, copia dell'originale del Museo del Louvre, Parigi) Origini familiari  Lo stesso argomento in dettaglio: Dinastia flavia. La famiglia di Tito, la gens Flavia, apparteneva a quella nobiltà italica che, nella prima metà del I secolo, stava via via sostituendo la più antica aristocrazia romana, indebolita dai decenni di guerre civili combattute nel I secolo a.C.[23] I Flavi, infatti, non erano di nobili origini, ma riuscirono, nel giro di appena tre generazioni, a salire da origini umili all'onore della porpora imperiale.[24] Il bisnonno paterno di Tito, il reatino Tito Flavio Petrone, aveva combattuto come centurione evocatus nell'esercito di Gneo Pompeo Magno durante la guerra civile del 49-45 a.C., combattendo nella battaglia di Farsalo e fuggendo dopo la sconfitta dei pompeiani;[25] fu perdonato da Cesare e diventò esattore delle tasse delle vendite all'asta.[24]   Ritratto di Flavia Domitilla maggiore, madre di Tito (Promptuarii Iconum Insigniorum, Guillaume Rouillé) Il figlio di Petrone, Tito Flavio Sabino, fu un ricco esattore delle tasse in Asia e un prestatore a interessi in Helvetia, dove morì.[24] Sposò la nursina Vespasia Polla e da lei ebbe due figli: il primo, Tito Flavio Sabino, raggiunse il grado di Praefectus urbi, mentre il secondo, Tito Flavio Vespasiano, raggiunse il potere imperiale.[24] Polla era figlia di Vespasio Pollione, tre volte tribuno e poi prefetto, e sorella di un senatore dell'ordine pretorio.[26] I Vespasii erano una nobile e antica famiglia, che aveva in suo onore una città tra Norcia e Spoleto, chiamata appunto "Vespasia".[24] Grazie a questa influenza della famiglia materna, i due figli di Sabino e Polla riuscirono a ottenere il grado senatoriale.[27]  Il figlio maggiore di Sabino, suo omonimo, ebbe un figlio, anche lui Tito Flavio Sabino, console nel 69, e due nipoti, Tito Flavio Sabino, console nell'82, e Tito Flavio Clemente, console nel 95.[28] Il figlio minore, Vespasiano, sposò Flavia Domitilla maggiore,[29] da cui ebbe Tito Flavio Vespasiano (Tito), nato nel 39 e futuro imperatore, Flavia Domitilla minore, nata nel 45, e Tito Flavio Domiziano, nato nel 54 e anche lui imperatore.[29]  Gioventù (39-58)  Lo stesso argomento in dettaglio: Età giulio-claudia.  Statua di Britannico, amico d'infanzia di Tito (Museo del Louvre, Parigi) Tito nacque, con il nome di Tito Flavio Vespasiano, a Roma il 30 dicembre 39,[30] in una piccola casa ai piedi meridionali del Palatino.[17] Nel 43 il padre Vespasiano fu inviato dall'imperatore Claudio come generale nell'invasione romana della Britannia[31] e Tito venne quindi cresciuto a corte insieme con Britannico, l'erede dell'imperatore.[32] I due diventarono grandi amici, ma Britannico fu avvelenato e Tito, che era a tavola con lui, ingerì del veleno e fu per molto tempo malato.[32] In onore dell'amico d'infanzia Tito, da imperatore, fece erigere due sue statue, una d'oro sul Palatino e una equestre in avorio, portata nelle processioni.[32] Si dice che quando un indovino fu chiamato al palazzo imperiale per vedere il futuro di Britannico, egli disse che il figlio di Claudio non sarebbe mai stato imperatore, mentre Tito lo sarebbe certamente diventato.[32] Durante la sua adolescenza, Tito ricevette un'educazione militare affiancata a una letteraria, cosa che gli permise di diventare abile sia nell'esercizio delle armi e nel cavalcare sia nella poesia e nell'arte oratoria sia in greco sia in latino.[33]  Ritratti delle due mogli di Tito (Promptuarii Iconum Insigniorum, Guillaume Rouillé)  Arrecina Tertulla  Marcia Furnilla Carriera militare e ascesa politica (58-79)  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana (68-69). Tra il 58 e il 60[10] fu prima tribuno militare in Germania superiore, dove ebbe per collega Plinio il Vecchio,[11] poi in Britannia,[6] probabilmente in occasione del trasferimento sull'isola di un contingente di rinforzo a seguito della rivolta di Budicca.[34] In questi anni si distinse per valore e moderazione, infatti nelle due province furono erette molte statue in suo onore.[6] Attorno al 63 fece ritorno a Roma per intraprendere con successo la carriera forense, raggiungendo la carica di questore.[6]   Busto di Giulia Flavia, figlia di Tito e della prima moglie Arrecina Tertulla (Getty Villa, Pacific Palisades, California) In questo periodo sposò Arrecina Tertulla,[6] figlia di un ex prefetto del pretorio di Caligola, Marco Arrecino Clemente, da cui ebbe una figlia, Giulia Flavia.[35][8] Tertulla, però, morì nel 63 e l'anno successivo Tito si risposò con Marcia Furnilla,[7] da cui ebbe un'altra figlia, Flavia, ma dalla quale divorziò senza risposarsi più.[6] Furnilla apparteneva a una nobile famiglia di rango consolare,[36] collegata, però, con l'opposizione senatoriale a Nerone, tanto che lo zio di Furnilla, Barea Sorano, e sua figlia Servilia morirono nelle purghe neroniane, seguite alla fallita congiura di Pisone del 65;[37] secondo alcuni storici moderni, la decisione di divorziare da Furnilla fu presa proprio per allontanare da sé i sospetti di collusione con la congiura.[38]  Campagna in Giudea (66-68)  Lo stesso argomento in dettaglio: Prima guerra giudaica. Alla fine del 66, Vespasiano fu incaricato dall'imperatore Nerone di recarsi in Giudea:[39] infatti, i ribelli avevano sconfitto il legatus Augusti pro praetore, Gaio Cestio Gallo.[40] Inoltre Vespasiano non era ritenuto un uomo del quale Nerone potesse avere timore, poiché le sue origini erano umili e sarebbe stato difficilmente accettato come imperatore.[41] Vespasiano partì quindi dall'Acaia, dove si trovava insieme con Nerone, passò l'Ellesponto con il suo esercito e arrivò in Siria.[12] Contemporaneamente fece partire anche il ventisettenne figlio Tito alla volta di Alessandria, con lo scopo di prendere il comando della Legio V Macedonica e della Legio X Fretensis.[12] Così l'esercito romano in Giudea veniva rafforzato con due nuove legioni, un'ala di cavalleria e diciotto coorti.[42]  Tito arrivò in Egitto e lì raccolse le forze che gli erano state chieste da Vespasiano; partì poi alla volta della città di Tolemaide per ricongiungere le sue forze con la Legio XV Apollinaris, guidata dal padre, cinque coorti da Cesarea e cinque ali di cavalleria dalla Siria.[43] I due Flavi ricevettero aiuti militari anche dai re clienti Antioco IV di Commagene, Erode Agrippa II, Gaio Giulio Soaemo e Malco II.[43]   La Galilea nel I secolo Nel maggio del 67 Vespasiano era impegnato nel difficile assedio di Iotapata e decise quindi di inviare un suo subordinato a conquistare la vicina Iafa.[44] Questi era Marco Ulpio Traiano, padre del futuro imperatore Traiano, che, al comando della X legione, cominciò l'assedio di Iafa e, dopo aver sconfitto gli ebrei in un attacco diretto, aveva richiesto la presenza di Tito, in modo che la gloria della vittoria potesse essere data al suo generale supremo.[44] Tito entrò quindi in città e la conquistò, ponendo fine all'assedio.[44] Il figlio del generale tornò poi a Iotapata e guidò lui stesso un attacco diretto contro il nemico: durante la notte, lui, il tribuno Domizio Sabino e parte della XV legione entrarono di nascosto nella città uccidendo le sentinelle e aprendo le porte all'esercito, che conquistò la città prima che i ribelli rinchiusi nella cittadella potessero accorgersene.[45]   Statua in marmo dell'imperatore Tito (Museo archeologico nazionale, Napoli) Ad agosto di quello stesso anno, Vespasiano, dopo aver conquistato con successo Iotapata,[46] si diresse verso Tarichee, roccaforte dell'esercito ebraico.[47] Qui pose il suo accampamento e inviò il figlio Tito in avanscoperta con seicento cavalieri scelti.[47] Tito, arrivato più vicino alla città, si rese conto che gli avversari erano troppi e inviò subito al padre delle richieste di rinforzi immediati.[48] Vespasiano mandò altri quattrocento cavalieri sotto il comando di Traiano e duemila arcieri sotto il comando di Antonio e Silone.[49] La battaglia fu cruenta: la cavalleria romana affrontò i nemici con una carica frontale mentre gli arcieri erano appostati sulla montagna, per attaccare coloro che tornavano in città; gli ebrei furono così sconfitti e dovettero ritirarsi nella roccaforte con gravi perdite.[49] Rientrato in città l'esercito sconfitto, ci furono disordini immediati, poiché molti volevano la resa.[50] Tito, sentendo il grande rumore prodotto dalla folla, decise di attaccare immediatamente mentre gli abitanti erano distratti.[50] Il generale guidò l'esercito alle porte della città, che colse di sorpresa le guardie e dilagò all'interno delle mura.[51] Molti cittadini furono uccisi e molti altri fuggirono.[51] Tito informò immediatamente il padre, che arrivò in città e dispose guardie su tutta la cinta muraria.[52]  Subito dopo Vespasiano si mosse alla volta di Gamala per cominciare l'assedio e Tito fu incaricato di recarsi ad Antiochia a mediare con Gaio Licinio Muciano, governatore di Siria e come tale responsabile della Giudea, affinché i due generali giungessero a dividersi proficuamente le competenze: Tito riuscì nel compito e si unì al padre nella guerra.[53] A settembre, quando Tito tornò dalla Siria, l'assedio era ancora in corso e quindi il figlio del generale decise di prendere con sé duecento cavalieri scelti ed entrò di nascosto nella città.[54] Tito fu però avvistato da alcune sentinelle e molti abitanti riuscirono a ripararsi nella cittadella, mentre quelli rimasti furono uccisi.[54] Vespasiano arrivò allora con il resto del suo esercito e anche la cittadella, nel caos generale, fu presa e la città sconfitta.[54]   Testa di Tito (Gliptoteca, Monaco di Baviera) Restava da sottomettere solamente la piccola città di Giscala, in Galilea, dove gli abitanti si erano ribellati spinti da un certo Giovanni ben Levi.[55] Contro questi, Vespasiano mandò Tito al comando di mille cavalieri, mentre la X legione fu mandata a Scitopoli e lui, insieme con le altre due, andava a Cesarea per concedere ai soldati un po' di riposo.[55] Tito arrivò quindi nei pressi della città e capì subito che avrebbe potuto prenderla facilmente; stanco di massacri da parte dei suoi, però, decise di venire a patti.[56] Tito cercò di convincere i rivoluzionari ad arrendersi poiché erano ormai rimasti soli contro i Romani e le loro poche forze non avrebbero avuto effetto contro le sue potenti forze.[56] Gli abitanti della città non poterono però sentire le argomentazioni del generale poiché gli era stato impedito di avvicinarsi alle mura e di uscire dalla città.[57] Giovanni stesso parlò con il romano spiegandogli che, poiché era di sabato, gli ebrei non potevano né combattere né negoziare e convinse Tito ad accamparsi nella vicina città di Cidala, popolosa e alleata dei Romani.[57] Nella notte Giovanni fuggì verso Gerusalemme e portò con sé molti uomini, donne e bambini. Durante la fuga, però, molti si fecero prendere dalla paura e si dispersero dalla strada, lasciando indietro i più lenti e uccidendo molti dei loro compagni nella confusione e nel buio.[58] Il giorno seguente, quando Tito arrivò alle porte della città, fu acclamato come liberatore dall'oppressore e fu informato della fuga di Giovanni.[59] Allora mandò degli uomini a inseguirlo, ma egli era già arrivato a Gerusalemme e non fu catturato; però furono uccisi circa seimila dei suoi uomini ancora in fuga e poco meno di tremila donne e bambini furono ricondotti in città.[59] Tito fece quindi abbattere un tratto delle mura cittadine in segno di conquista della città e graziò i rivoltosi, lasciando in città una guarnigione.[59] Così fu conquistata tutta la Galilea e i Romani si prepararono all'attacco di Gerusalemme.[59]   "Arco di Tito": Tito in trionfo sulla quadriga  "Arco di Tito": il Tesoro del tempio di Gerusalemme saccheggiato da Tito  La distruzione del Tempio di Gerusalemme, Francesco Hayez, olio su tela, 1867 (Accademia di belle arti, Venezia) La guerra civile e la distruzione di Gerusalemme (68-70)  Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile romana (68-69). Nel 68 Vespasiano era pronto per cominciare l'assedio della città di Gerusalemme quando gli arrivò l'improvvisa notizia della morte dell'imperatore Nerone.[60] Allora il generale decise di fermare ogni azione militare fin quando non seppe che era stato eletto come successore al Principato il proconsole dell'Hispania Tarraconensis Servio Sulpicio Galba; inviò quindi a Roma il figlio Tito, per rendere omaggio al nuovo imperatore, informarlo sulla campagna giudaica e chiedergli istruzioni sul da farsi.[61] Mentre si trovava ancora a Corinto, lungo le coste dell'Acaia, nel gennaio del 69, Tito venne a sapere che Galba era stato ucciso e al suo posto aveva preso il comando Otone; decise quindi di tornare in Siria per riunirsi al padre e insieme decidere come agire, per non essere un ostaggio nelle mani del nuovo imperatore e poiché era insensato continuare un conflitto contro degli stranieri se la loro stessa nazione era in una guerra civile.[62]   Statua in marmo dell'imperatore Tito (Museo del Louvre, Parigi) Vespasiano venne poi a sapere che Vitellio aveva preso il posto di Otone sconfiggendolo in battaglia e fu molto contrariato da questo nuovo cambio di situazione, poiché non riteneva Vitellio in grado di governare l'impero.[63] Cominciò quindi a pensare di tornare lui stesso a Roma e reclamare il trono, ma poiché la stagione non era ancora favorevole andò prima ad Antiochia, decidendo di reclamare comunque la porpora spinto dai suoi soldati.[64] In Italia, grazie ai soldati guidati dal figlio Domiziano, le armate fedeli a Vespasiano conquistarono Roma e uccisero Vitellio, mentre il nuovo imperatore era ancora ad Alessandria.[65] Lì Vespasiano fu raggiunto da molti ambasciatori di città e popoli che si congratularono con lui per aver conquistato l'impero però, poiché l'inverno era ormai arrivato, decise di restare in Egitto.[66]  Vespasiano e Tito furono nominati consoli per l'anno 70 ed entrambi entrarono in carica mentre erano lontani da Roma,[67] poiché Vespasiano era ancora in Egitto e Tito era stato rimandato in Giudea insieme con una parte scelta dell'esercito e giunse a Cesarea dopo circa una settimana di marcia.[68] L'anno successivo Gerusalemme fu saccheggiata, il Tempio distrutto e gran parte della popolazione uccisa o costretta a fuggire dalla città. Durante il suo soggiorno a Gerusalemme, Tito ebbe una relazione con Berenice di Cilicia, figlia di Erode Agrippa I. Tutti i fatti legati alla rivolta e alla caduta di Gerusalemme sono raccontati dallo storico ebreo Flavio Giuseppe nella sua opera Guerra giudaica.  I meriti di Tito nella guerra giudaica sono difficili da soppesare, in quanto la principale fonte della guerra, la Guerra giudaica di Flavio Giuseppe, fu scritta dal comandante giudeo della fortezza di Iotapata, assediata e conquistata nel 67 da Tito, che strinse poi rapporti di clientela con la dinastia Flavia. Nelle descrizioni di Giuseppe, Tito è l'eroico comandante che assediò e conquistò cinque centri nemici,[69] ma, una volta considerato il punto di vista dell'autore, appare chiaro che all'inizio della campagna Tito, che non aveva avuto precedenti esperienze di comando, non fu così brillante.[70]  Il principato di Vespasiano (70-79) Al suo ritorno a Roma dalla Giudea, nel 71, Tito fu accolto in trionfo. Fu più volte console durante il regno del padre (70, 72, 74, 75, 76, 77, 79); fu anche censore e prefetto della Guardia pretoriana, assicurandone la fedeltà all'imperatore.  Principato (79-81) Amministrazione interna  Il mondo romano nell'80 durante il principato di Tito Tito succedette al padre Vespasiano nel 79, imponendo così, per breve tempo, il ritorno al regime dinastico nella trasmissione del potere imperiale. Svetonio scrisse, come allora molti temettero, che Tito si sarebbe comportato come un novello Nerone, a causa dei numerosi vizi che gli venivano attribuiti. Al contrario, egli fu un valido e stimato imperatore, amato dal popolo, che fu pronto a riconoscere le sue virtù. Pose fine ai processi per tradimento, punì i delatores, e organizzò sontuosi giochi gladiatori, senza che il loro costo dovesse esser sostenuto dalle tasche dei cittadini. Completò la costruzione dell'Anfiteatro Flavio e fece costruire delle terme, a lui intitolate, nel sito dove si trovava la Domus Aurea, restituendo l'area alla città.  La tragedia del Vesuvio (79)  Lo stesso argomento in dettaglio: Eruzione del Vesuvio del 79, Scavi archeologici di Pompei e Scavi archeologici di Ercolano.  Busto di Tito (Reggia di Versailles, Versailles) L'eruzione del Vesuvio del 79 – che causò la distruzione di Pompei ed Ercolano e gravissimi danni nelle città e comunità attorno al golfo di Napoli – e un rovinoso incendio divampato a Roma l'anno successivo, diedero modo a Tito di mostrare la propria generosità: in entrambi i casi egli contribuì con le proprie ricchezze a riparare i danni e ad alleviare le sofferenze della popolazione. Questi episodi, e il fatto che durante il suo principato non fu emessa nessuna sentenza di condanna a morte, gli valsero l'appellativo presso gli storici suoi contemporanei di "delizia del genere umano" (Ausonio ridimensionerà poi questo appellativo sostenendo, in Caesar, Titus, che il principato di Tito fu piuttosto "felice nella sua brevità").  Visitò Pompei subito dopo la disastrosa eruzione, e nuovamente l'anno successivo. Durante il suo regno dovette anche affrontare la ribellione di Terenzio Massimo, soprannominato il "Falso Nerone" per la sua somiglianza con l'imperatore: Terenzio fu costretto a fuggire oltre l'Eufrate, dove trovò rifugio presso i Parti.  Morte e successione (81) Dopo appena due anni di regno, Tito si ammalò e morì in una villa di sua proprietà. Le fonti parlano di una forte febbre: secondo Svetonio, potrebbe essere stato colpito dalla malaria assistendo i malati, oppure avvelenato dal suo medico personale Valeno su ordine del fratello Domiziano. Alla sua morte fu deificato dal Senato, e un arco trionfale che raffigura la sua apoteosi fu eretto nel Foro Romano dallo stesso Domiziano per celebrare le sue imprese militari in Giudea. Tito fu sepolto in un primo tempo nel Mausoleo di Augusto e successivamente nel Tempio della Gens Flavia, il mausoleo di famiglia. Nel Foro romano il suo "genius" venne glorificato assieme a quello del padre nel tempio di Vespasiano.  La sua buona reputazione rimase intatta negli anni, tanto da essere poi eletto a modello dai "Cinque buoni Imperatori" del II secolo (Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio); ancor oggi, si usa una frase a lui attribuita (Amici, hodie diem perdidi - "Amici, oggi ho perso una giornata") che avrebbe pronunciato al tramonto di una giornata in cui non aveva avuto occasione di fare del bene.  Famiglia Nel 62, Tito prese in moglie Arrecina Tertulla, figlia di Marco Arrecino Clemente, prefetto del pretorio sotto Caligola, e di Giulia Ursa. Tertulla morì poco tempo dopo, nel 63, dopo aver dato a Tito una figlia:[26]  Giulia Flavia (63[71][72] - 90), soprannominata Giulia Titi. Nel 70, suo nonno Vespasiano la promise in sposa a suo zio Domiziano, ma fu da lui rifiutata e, di conseguenza, sposò invece Tito Flavio Sabino, un cugino di suo padre. Ciononostante, voci dell'epoca sostenevano che intorno all'81 divenne amante proprio di Domiziano e che, rimasta incinta di lui, morì a causa di un aborto. Quale fosse la verità, una volta morta Domiziano decretò che fosse deificata.[28] Nel 63, Tito si risposò con Marcia Furnilla, da cui divorziò nel 65 quando la famiglia di lei, coinvolta nella congiura di Pisone, divenne politicamente problematica. Ebbero una figlia:[27]  Flavia (8 settembre 64[71][72] - post 70). Morì prima dell'età da matrimonio.[29] Tito ebbe inoltre una lunga relazione con Berenice di Cilicia, una principessa giudaica che tentò per due volte di portare a Roma con sé, ma entrambe le volte la rimandò in patria a causa della disapprovazione pubblica verso la loro relazione, giudicata un illecito concubinato con una donna "immorale" e "straniera" che ricordava ai Romani l'odiata figura di Cleopatra.[73]  Monetazione imperiale del periodo  Lo stesso argomento in dettaglio: Monetazione dei Flavi. Note  CIL III, 6732.  CIL XVI, 24. ^ AE 1955, 198.  CIL VIII, 8, AE 1951, 206 e AE 1963, 11. ^ AE 1927, 96; AE 1957, 169.  Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, IV.  Jones 2002, pag. 20.  Jones, Milns 2002, pag. 96, 167. ^ Jones 2002, pag. 38.  Birley 2005, pag. 279-280.  Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, Prefazione, 3.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 1.3. ^ CIL VII, 1204. ^ RIB-2-1, 2404,34 e 35. ^ AE 1957, 169; CIL XVI, 24. ^ Testo per esteso dell'epigrafe: Imperatore Titus Caesar Vespasianus Augustus, Pontifex Maximus, Tribunicia Potestas CIL XVI, 24.  Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, I. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, I-XI.  Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, XI. ^ Cassio Dione, LXVI, 26.4. ^ Cassio Dione, LXV, 12.1. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, VIII. ^ Jones, Milns 2002, pag. 3.  Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, I. ^ Jones, Milns 2002, pag. 1.  Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, I; Smith 1849, vol. III, Pollio, Vespasius.  Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, II; Jones, Milns 2002, pag. 2.  Smith 1849, vol. I, Clemens, T. Flavius.  Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, III. ^ Cassio Dione, XLVI, 18.4; Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, XI; Filocalo, Cronografo del 354, December; Svetonio indica in primo luogo come anno di nascita il 41, ma si corregge in seguito; Jones, Milns 2002, pag. 91. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, XIII; Jones, Milns 2002, pag. 8.  Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, II. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Tito, III. ^ Tacito, Annales, XIV, 38; Birley 2005, pag. 279-280. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Gaio Cesare, LVI. ^ Jones 2002, pag. 11. ^ Tacito, Annales, XVI, 30–33. ^ Jones, Milns 2002, pag. 11; Townend 1961, pag. 57. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 1.2. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, II, 19.9; Tacito, Historiae, V, 10. ^ Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, IV. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 4.2; Svetonio, Vite dei Cesari, Vespasiano, IV.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 4.2.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.31. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.34. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 7.36.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.1. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.2.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.3.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.4.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.5. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 10.6. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 1.5; Morgan 2006, pag. 175.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 1.10.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.1.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.2.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.3. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.4.  Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 2.5. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2; Tacito, Historiae, I, 10; II, 1. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 9.2; Tacito, Historiae, II, 1. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 10.1, 2. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 10-11. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.4, 5. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.5. ^ Tacito, Historiae, IV, 38. ^ Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, IV, 11.5; Tacito, Historiae, IV, 51. ^ Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, iii-iv. ^ Donahue, John, “Titus Flavius Vespasianus (A.D. 79-81)”, De Imperatoribus Romanis, 23 ottobre 2004. <Titus Flavius Vespasianus (A.D. 79-81).  The ancient historian and his materials: essays in honour of C. 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Modifica su Wikidata (EN) Tito, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper. Modifica su Wikidata (ES) Tito, in Diccionario biográfico español, Real Academia de la Historia. Modifica su Wikidata (EN) Tito, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company. Modifica su Wikidata Predecessore       Imperatore romano Successore Vespasiano 79 - 81                                    Domiziano Predecessore Console romano Successore 69 Fabio Valente, Aulo Cecina Alieno 70 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto II 71 Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto III, Marco Cocceio Nerva I I 71 Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto III, Marco Cocceio Nerva I 72 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto IV 73 Tito Flavio Cesare Domiziano II, Lucio Valerio Catullo Messallino II 73 Tito Flavio Cesare Domiziano II, Lucio Valerio Catullo Messallino 74 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto V III 75 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto VI IV 76 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto VII V 77 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto VIII 78 Decimo Giunio Novio Prisco, Lucio Ceionio Commodo VI 78 Decimo Giunio Novio Prisco, Lucio Ceionio Commodo 79 con Tito Flavio Cesare Vespasiano Augusto IX VII 80 con Tito Flavio Cesare Domiziano III 81 Lucio Flavio Silva Nonio Basso, Lucio Asinio Pollione Verrucoso VIII V · D · M Tito V · D · M Prima guerra giudaica (66-73) V · D · M Anno dei quattro imperatori V · D · M Dinastia Flavia V · D · M Imperatori romani e relative linee di successione Controllo di autorità VIAF (EN) 83217593 · ISNI (EN) 0000 0001 1576 4060 · BAV 495/174400 · CERL cnp00396707 · ULAN (EN) 500115698 · LCCN (EN) n80108741 · GND (DE) 118622951 · BNE (ES) XX1435373 (data) · BNF (FR) cb11972355w (data) · J9U (EN, HE) 987007268949205171 · NSK (HR) 000110857   Portale Antica Roma   Portale Biografie   Portale Storia Categorie: Imperatori romaniRomani del I secoloNati nel 39Morti nell'81Nati il 30 dicembreMorti il 13 settembreNati a Roma (città antica)Morti ad Aquae CutiliaeTito (imperatore)VespasianoDinastia flaviaFlaviiAuguri[altre] clemente lat. CLEMENS - acc. CLEMEN-TEM - che sembra tenere alla radice del gr. CLI-NARE inclinare, pendere propr. incline a pietà (v. Chinare). - Dicesi di chi sa perdonare le offese ed è mite nelle punizioni. Deriv. Clemènza.INTERLOCUTORI TITO Vespasiano, imperatore di Roma TENORE VITELLIA, figlia dell'imperatore Vitellio SOPRANO SERVILIA, sorella di Sesto, amante d'Annio SOPRANO SESTO, amico di Tito, amante di Vitellia SOPRANO ANNIO, amico di Sesto, amante di Servilia SOPRANO PUBLIO, prefetto del pretorio BASSO Chorus: Senatori, Patrizi, Legati, Pretoriani, Littori, Popolo. Luogo: Roma. Epoca: Impero. Atto primo La clemenza di Tito ATTO Ouverture Allegro (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. Scena prima Appartamenti di Vitellia. Vitellia, Sesto. Recitativo, continuo VITELLIA Ma che? sempre l'istesso, Sesto, a dirmi verrai? So che sedotto fu Lentulo da te; che i suoi seguaci son pronti già; che il Campidoglio acceso darà moto a un tumulto. Io tutto questo già mille volte udii: la mia vendetta mai non veggo però. S'aspetta forse che Tito a Berenice in faccia mia offra d'amor insano l'usurpato mio trono, e la sua mano? Parla, di', che s'attende? SESTO Dio! VITELLIA Sospiri? SESTO Pensaci meglio, oh cara, pensaci meglio. Ah, non togliamo in Tito la sua delizia al mondo, il padre a Roma, l'amico a noi. VITELLIA Dunque a vantarmi in faccia venisti il mio nemico? e più non pensi che questo eroe clemente un soglio usurpò dal suo tolto al mio padre? Che mi ingannò, che mi sedusse, (e questo è il suo fallo maggior) quasi ad amarlo? E poi, perfido! e poi di nuovo al Tebro richiamar Berenice! Una rivale avesse scelta almeno degna di me fra le beltà di Roma: ma una barbara, Sesto, un'esule antepormi, una regina! SESTO Ah, principessa, tu sei gelosa. VITELLIA Io! 4 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo SESTO Sì. VITELLIA Gelosa io sono, se non soffro un disprezzo? SESTO Eppur... VITELLIA Eppur non hai cor d'acquistarmi. SESTO Io son... VITELLIA Tu sei sciolto d'ogni promessa. A me non manca più degno esecutor dell'odio mio. SESTO Sentimi! VITELLIA Intesi assai. SESTO Fermati! VITELLIA Addio. SESTO Ah, Vitellia, ah, mio nume, non partir! Dove vai? Perdonami, ti credo, io m'ingannai. [N. 1 ­ Duetto] Andante (fa maggiore) / Allegro Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Come ti piace imponi: regola i moti miei. Il mio destin tu sei; tutto farò per te. VITELLIA Prima che il sol tramonti, estinto io vo' l'indegno. Sai ch'egli usurpa un regno che in sorte il ciel mi diè. SESTO Già il tuo furor m'accende. VITELLIA Ebben, che più s'attende? SESTO Un dolce sguardo almeno sia premio alla mia fé! VITELLIA E SESTO Fan mille affetti insieme battaglia in me spietata. Un'alma lacerata più della mia non v'è. www.librettidopera.it 5 / 38 Atto primo La clemenza di Tito Scena seconda Annio, detti. Recitativo, continuo ANNIO Amico, il passo affretta, cesare a sé ti chiama. VITELLIA Ah, non perdete questi brevi momenti. A Berenice Tito gli usurpa. ANNIO Ingiustamente oltraggi, Vitellia, il nostro eroe: Tito ha l'impero e del mondo, e di sé. Già per suo cenno Berenice partì. SESTO Come? VITELLIA Che dici? ANNIO Voi stupite a ragion. Roma ne piange, di maraviglia, e di piacer. Io stesso quasi no 'l credo: ed io fui presente, o Vitellia, al grande addio. VITELLIA (Oh speranze!) Sesto, sospendi d'eseguire i miei cenni. Il colpo ancora non è maturo. SESTO E tu non vuoi ch'io vegga!... ch'io mi lagni, oh crudele!... VITELLIA Or che vedesti? Di che ti puoi lagnar? SESTO Di nulla! (Oh dio! chi provò mai tormento eguale al mio!) [N. 2 ­ Aria] Larghetto (sol maggiore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 fagotti, 2 corni. VITELLIA Deh, se piacer mi vuoi, lascia i sospetti tuoi; non mi stancar con questo molesto dubitar. Chi ciecamente crede, impegna a serbar fede; chi sempre inganni aspetta, alletta ad ingannar. (parte) 6 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo Scena terza Annio, Sesto. Recitativo, continuo ANNIO Amico, ecco il momento di rendermi felice. All'amor mio Servilia promettesti. Altro non manca che d'augusto l'assenso. Ora da lui impetrarlo potresti. SESTO Ogni tua brama, Annio, m'è legge. Impaziente anch'io questo nuovo legame, Annio, desio. [N. 3 ­ Duettino] Andante (do maggiore) Archi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. ANNIO E SESTO Deh, prendi un dolce amplesso, amico mio fedel; e ognor per me lo stesso ti serbi amico il ciel. (partono) Scena quarta Parte del foro romano magnificamente adornato d'archi, obelischi, e trofei; in faccia aspetto esteriore del Campidoglio, e magnifica strada per cui vi si ascende. Coro, Publio, Annio, Tito, Sesto. [N. 4 ­ Marcia] Maestoso (mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. Publio, Senatori romani, e i Legati delle province soggette, destinati a presentare al senato gli annui imposti tributi. Tito, preceduto da Littori, seguìto da Pretoriani, e circondato da numeroso Popolo, scende dal Campidoglio. www.librettidopera.it 7 / 38 Atto primo La clemenza di Tito [N. 5 ­ Coro] Allegro (mi bemolle maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il giusto, il forte, l'onor di nostra età. Nel fine del coro suddetto, Annio e Sesto da diverse parti. Recitativo, continuo PUBLIO (a Tito) Te «della patria il padre» oggi appella il senato: e mai più giusto non fu ne' suoi decreti, oh invitto augusto. ANNIO Eccelso tempio ti destina il senato; e là si vuole, che fra divini onori anche il nume di Tito il Tebro adori. PUBLIO Quei tesori, che vedi, all'opra consacriam. Tito non sdegni questi del nostro amor pubblici segni. TITO Romani, udite: oltre l'usato terribile il Vesuvio ardenti fiumi dalle fauci eruttò; scosse le rupi, riempié di ruine i campi intorno e le città vicine. Le desolate genti fuggendo van; ma la miseria opprime quei che al foco avanzar. Serva quell'oro di tanti afflitti a riparar lo scempio. Questo, o romani, è fabbricarmi il tempio. ANNIO Oh, vero eroe! PUBLIO Quanto di te minori tutti i premi son mai tutte le lodi! TITO Basta, basta, oh miei fidi. Sesto a me s'avvicini; Annio non parta; ogn'altro s'allontani. (si ritirano tutti fuori dell'atrio, e vi rimangono Tito, Sesto ed Annio) N. 5 ­ Coro, ripresa CORO Serbate, oh dèi custodi della romana sorte, in Tito il giusto, il forte, l'onor di nostra età. 8 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo N. 4 ­ Marcia, ripresa Recitativo, continuo ANNIO (Adesso, o Sesto, parla per me.) SESTO Come, signor, potesti la tua bella regina?... TITO Ah, Sesto amico, che terribil momento! Io non credei... basta; ho vinto; partì. Tolgasi adesso a Roma ogni sospetto di vederla mia sposa. Una sua figlia vuol veder sul mio soglio, e appagarla convien. Giacché l'amore scelse invano i miei lacci, io vo', che almeno l'amicizia li scelga. Al tuo s'unisca, Sesto, il cesareo sangue. Oggi mia sposa sarà la tua germana. SESTO Servilia! TITO Appunto. ANNIO (Oh, me infelice!) SESTO (Oh dèi! Annio è perduto.) TITO Udisti? che dici? non rispondi? SESTO Tito!... ANNIO Augusto, conosco di Sesto il cor. Ma tu consiglio da lui prender non déi. Come potresti sposa elegger più degna dell'impero, e di te? Virtù, bellezza, tutto è in Servilia. Io le conobbi in volto ch'era nata a regnar. De' miei presagi l'adempimento è questo. SESTO (Annio parla così? Sogno, o son desto!) TITO Ebbene, recane a lei, Annio, tu la novella; e tu mi segui, amato Sesto; e queste tue dubbiezze deponi. Avrai tal parte tu ancor nel soglio, e tanto t'innalzerò, che resterà ben poco dello spazio infinito, che frapposer gli dèi fra Sesto, e Tito. www.librettidopera.it 9 / 38 Atto primo La clemenza di Tito SESTO Questo è troppo, oh signor. Modera almeno, se ingrati non ci vuoi, modera, augusto, i benefici tuoi. TITO Ma che? (Se mi negate che benefico io sia, che mi lasciate?) [N. 6 ­ Aria] Andante (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 fagotti, 2 corni. TITO Del più sublime soglio l'unico frutto è questo: tutto è tormento il resto, e tutto è servitù. Che avrei, se ancor perdessi le sole ore felici ch'ho nel giovar gli oppressi, nel sollevar gli amici, nel dispensar tesori al merto, e alla virtù? (parte con Sesto) Scena quinta Annio, Servilia. Recitativo, continuo ANNIO Non ci pentiam. D'un generoso amante era questo il dover. Mio cor, deponi le tenerezze antiche. È tua sovrana chi fu l'idolo tuo. Cambiar conviene in rispetto l'amore. Eccola. Oh dèi! Mai non parve sì bella agli occhi miei. SERVILIA Mio ben... ANNIO Taci, Servilia. Ora è delitto il chiamarmi così. SERVILIA Perché? ANNIO Ti scelse cesare (che martir!) per sua consorte. A te (morir mi sento), a te m'impose di recarne l'avviso (oh pena!), ed io... io fui... (parlar non posso)... augusta, addio! SERVILIA Come! fermati. Io sposa di cesare? E perché? 10 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo ANNIO Perché non trova beltà, virtù che sia più degna d'un impero, anima... oh stelle! Che dirò? Lascia, augusta, deh lasciami partir. SERVILIA Così confusa abbandonarmi vuoi? Spiegati; dimmi: come fu? per qual via?... ANNIO Mi perdo s'io non parto, anima mia. [N. 7 ­ Duetto] Andante (la maggiore) Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti. ANNIO Ah, perdona al primo affetto questo accento sconsigliato: colpa fu del labbro usato a così chiamarti ognor. SERVILIA Ah, tu fosti il primo oggetto, che finor fedel amai; e tu l'ultimo sarai ch'abbia nido in questo cor. ANNIO Cari accenti del mio bene. SERVILIA Oh mia dolce, cara speme. SERVILIA E ANNIO Più che ascolto i sensi tuoi, in me cresce più l'ardor. Quando un'alma è all'altra unita, qual piacere un cor risente! Ah, si tronchi dalla vita tutto quel che non è amor. (partono) Scena sesta Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino. Tito, Publio. Recitativo, continuo TITO Che mi rechi in quel foglio? PUBLIO I nomi ei chiude de' rei che osar con temerari accenti de' cesari già spenti la memoria oltraggiar. www.librettidopera.it 11 / 38 Atto primo La clemenza di Tito TITO Barbara inchiesta, che agli estinti non giova, e somministra mille strade alla frode d'insidiar gl'innocenti! PUBLIO Ma v'è, signor, chi lacerate ardisce anche il tuo nome. TITO E che perciò? se 'l mosse leggerezza; no 'l curo; se follia, lo compiango; se ragion, gli son grato; e se in lui sono impeti di malizia, io gli perdono. PUBLIO Almen... Scena settima Tito, Publio, Servilia. SERVILIA Di Tito al piè... TITO Servilia! Augusta! SERVILIA Ah! signor, sì gran nome non darmi ancora. Odimi prima. Io deggio palesarti un arcan. (Publio si ritira) TITO Parla... SERVILIA Il core, signor, non è più mio. Già da gran tempo Annio me lo rapì. Valor che basti, non ho per obliarlo. Anche dal trono il solito sentiero farebbe a mio dispetto il mio pensiero. So che oppormi è delitto d'un cesare al voler; ma tutto almeno sia noto al mio sovrano: poi, se mi vuoi sua sposa, ecco la mano. TITO Grazie, o numi dei ciel! Pur si ritrova chi s'avventuri a dispiacer col vero. Alla grandezza tua la propria pace Annio pospone! Tu ricusi un trono per essergli fedele! Ed io dovrei turbar fiamme sì belle! Ah, non produce sentimenti sì rei di Tito il core. Sgombra ogni tema. Io voglio stringer nodo sì degno, e n'abbia poi cittadini la patria eguali a voi. 12 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo [N. 8 ­ Aria] Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Ah, se fosse intorno al trono ogni cor così sincero non tormento un vasto impero, ma saria felicità. Non dovrebbero i regnanti tollerar sì grave affanno, per distinguer dall'inganno l'insidiata verità. (parte) Scena ottava Servilia, poi Vitellia. Recitativo, continuo SERVILIA Felice me! VITELLIA Posso alla mia sovrana offrir del mio rispetto i primi omaggi? Posso adorar quel volto, per cui d'amor ferito, ha perduto il riposo il cor di Tito? SERVILIA Non esser meco irata; forse la regia destra è a te serbata. (parte) Scena nona Vitellia, poi Sesto. VITELLIA Ancor mi schernisce? Questo soffrir degg'io vergognoso disprezzo? Ah, con qual fasto qui mi lascia costei! Barbaro Tito! Ti parea dunque poco Berenice antepormi? Io dunque sono l'ultima de' viventi. Ah, trema ingrato! Trema d'avermi offesa. Oggi il tuo sangue... SESTO Mia vita. VITELLIA Ebben, che rechi? Il Campidoglio è acceso? è incenerito? Lentulo dove sta? Tito è punito? www.librettidopera.it 13 / 38 Atto primo La clemenza di Tito SESTO Nulla intrapresi ancor. VITELLIA Nulla! e sì franco mi torni innanzi? SESTO È tuo comando il sospendere il colpo. VITELLIA E non udisti i miei novelli oltraggi? D'altri stimoli hai d'uopo? Sappi, che Tito amai, che del mio cor l'acquisto ei t'impedì; che se rimane in vita, si può pentir; ch'io ritornar potrei (non mi fido di me) forse ad amarlo. Or va', se non ti muove desio di gloria, ambizione, amore; se tolleri un rivale, che usurpò, che contrasta, che involar potrà gli affetti miei, degli uomini 'l più vil dirò che sei. SESTO Quante vie d'assalirmi! Basta, basta non più, già m'inspirasti, Vitellia, il tuo furore. Arder vedrai fra poco il Campidoglio; e quest'acciaro nel sen di Tito... VITELLIA Ed or che pensi? Dunque corri; che fai? Perché non parti? [N. 9 ­ Aria] Adagio (si bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 oboe, clarinetto solo, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Parto; ma tu ben mio, meco ritorna in pace; sarò qual più ti piace, quel che vorrai farò. Guardami, e tutto oblio, e a vendicarti io volo; a questo sguardo solo da me sì penserà. Ah, qual poter, oh dèi! donaste alla beltà. (parte) 14 / 38 www.librettidopera.it Mazzolà MozartVitellia, poi Publio ed Annio. Recitativo, continuo VITELLIA Vedrai, Tito, vedrai, che alfin sì vile questo volto non è. Basta a sedurti gli amici almen, se ad invaghirti è poco. Ti pentirai... PUBLIO Tu qui, Vitellia? Ah, corri: va Tito alle tue stanze. ANNIO Vitellia, il passo affretta, cesare di te cerca. VITELLIA Cesare! PUBLIO Ancor no 'l sai? Sua consorte ti elesse. ANNIO Tu sei la nostra augusta; ed il primo omaggio già da noi ti si rende. PUBLIO Ah, principessa, andiam: cesare attende. [N. 10 ­ Terzetto] Allegro (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. VITELLIA Vengo... aspettate... Sesto!... Ahimè!... Sesto!... è partito?... Oh sdegno mio funesto! Oh insano mio furor! Che angustia, che tormento! Io gelo, oh dio! d'orror. PUBLIO E ANNIO Oh come un gran contento, come confonde un cor. (partono) www.librettidopera.it 15 / 38 Atto primo La clemenza di Tito Scena undicesima Campidoglio, come prima. Sesto solo, indi Annio, Servilia, Publio, Vitellia. [N. 11 ­ Recitativo accompagnato] Allegro assai (do maggiore) / Andante / Allegro assai Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Oh dèi, che smania è questa! Che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio: m'incammino, m'arresto: ogn'aura, ogn'ombra mi fa tremare. Io non credea, che fosse sì difficile impresa esser malvagio. Ma compirla convien. Almen si vada con valor a perir. Valore! E come può averne un traditor? Sesto infelice, tu traditor! Che orribil nome! Eppure t'affretti a meritarlo. E chi tradisci? Il più grande, il più giusto, il più clemente principe della terra, a cui tu devi quanto puoi, quanto sei. Bella mercede gli rendi in vero! Ei t'innalzò per farti il carnefice suo. M'inghiotta il suolo prima ch'io tal divenga. Ah, non ho core, Vitellia, a secondar gli sdegni tui: morrei prima del colpo in faccia a lui. Si desta nel Campidoglio un incendio che a poco a poco va crescendo. SESTO S'impedisca... ma come, arde già il Campidoglio. Un gran tumulto io sento d'armi, e d'armati; ahi! tardo è il pentimento. [N. 12 ­ Quintetto con coro] Allegro (mi bemolle maggiore) / Andante Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. SESTO Deh, conservate, oh dèi, a Roma il suo splendor, o almeno i giorni miei coi suoi troncate ancor. ANNIO Amico, dove vai? SESTO Io vado... lo saprai oh dio, per mio rossor. (ascende frettoloso nel Campidoglio) ANNIO Io Sesto non intendo... ma qui Servilia viene.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto primo SERVILIA Ah, che tumulto orrendo! ANNIO Fuggi di qua mio bene. SERVILIA Si teme che l'incendio non sia dal caso nato, ma con peggior disegno ad arte suscitato. CORO in distanza Ah!... PUBLIO V'è in Roma una congiura, per Tito ahimè pavento; di questo tradimento chi mai sarà l'autor. CORO in distanza Ah!... SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi fan gelar d'orror. Scena dodicesima Vitellia entra. Allegro (do minore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. CORO in distanza Ah!... VITELLIA Chi per pietade oh dio! m'addita dov'è Sesto? (In odio a me son io ed ho di me terror.) CORO in distanza Ah!... ah!... SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Di questo tradimento chi mai sarà l'autor. CORO in distanza Ah!... ah!... VITELLIA, SERVILIA, ANNIO E PUBLIO Le grida ahimè ch'io sento mi fan gelar d'orror. (Sesto scende dal Campidoglio) www.librettidopera.it 17 / 38 Atto primo La clemenza di Tito Scena tredicesima Sesto. SESTO (Ah, dove mai m'ascondo? Apriti, oh terra, inghiottimi, e nel tuo sen profondo rinserra un traditor.) VITELLIA Sesto! SESTO Da me che vuoi? VITELLIA Quai sguardi vibri intorno? SESTO Mi fa terror il giorno. VITELLIA Tito?... SESTO La nobil alma versò dal sen trafitto. SERVILIA, ANNIO, PUBLIO Qual destra rea macchiarsi poté d'un tal delitto? SESTO Fu l'uom più scellerato, l'orror della natura, fu... VITELLIA Taci forsennato, deh, non ti palesar. Andante (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA, SERVILIA, SESTO, ANNIO E PUBLIO Ah dunque l'astro è spento, di pace apportator. TUTTI E CORO Oh nero tradimento, oh giorno di dolor! 18 / 38 librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo ATTO  SECONDO Scena prima Ritiro delizioso nel soggiorno imperiale sul colle Palatino. Annio, Sesto. Recitativo, continuo ANNIO Sesto, come tu credi, augusto non perì. Calma il tuo duolo; in questo punto ei torna illeso dal tumulto. SESTO Oh dèi pietosi! oh, caro prence! oh, dolce amico! Ah, lascia che a questo sen... ma non m'inganni?... ANNIO Io merto sì poca fé? Dunque tu stesso a lui corri, e 'l vedrai. SESTO Ch'io mi presenti a Tito dopo averlo tradito? ANNIO Tu lo tradisti? SESTO Io del tumulto, io sono il primo autor. ANNIO Sesto è infedele! SESTO Amico, m'ha perduto un istante. Addio. M'involo alla patria per sempre. Ricordati di me. Tito difendi da nuove insidie. Io vo ramingo, afflitto a pianger fra le selve il mio delitto. ANNIO Fermati; oh dèi! pensiamo... incolpan molti di questo incendio il caso; e la congiura non è certa finora... SESTO Ebben, che vuoi? ANNIO Che tu non parta ancora. www.librettidopera.it 19 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 13 ­ Aria] Allegretto (sol maggiore) Archi. ANNIO Torna di Tito a lato: torna, e l'error passato con replicate emenda prove di fedeltà. L'acerbo tuo dolore è segno manifesto, che di virtù nel core l'immagine ti sta. (parte) Scena seconda Sesto, poi Vitellia. Recitativo, continuo SESTO Partir deggio, o restar? Io non ho mente per distinguer consigli. VITELLIA Sesto, fuggi, conserva la tua vita, e 'l mio onor. Tu sei perduto, se alcun ti scopre, e se scoperto sei, pubblico è il mio segreto. SESTO In questo seno sepolto resterà. Nessuno il seppe: tacendolo morrò. Scena terza Publio con Guardie e detti. PUBLIO Sesto! SESTO Che chiedi? PUBLIO La tua spada. SESTO E perché? PUBLIO Colui, che cinto delle spoglie regali agli occhi tuoi, cadde trafitto al suolo, ed ingannato dall'apparenza tu credesti Tito, era Lentulo; il colpo la vita a lui non tolse, il resto intendi. Vieni. 20 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo VITELLIA (Oh, colpo fatale!) SESTO (dà la spada) Al fin, tiranna... PUBLIO Sesto, partir conviene. È già raccolto per udirti il senato; e non poss'io differir di condurti. SESTO Ingrata, addio! Scena quarta Detti. [N. 14 ­ Terzetto] Andantino (si bemolle maggiore) / Allegretto Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Se al volto mai ti senti lieve aura che s'aggiri, gli estremi miei sospiri quell'alito sarà. VITELLIA (Per me vien tratto a morte: ah, dove mai m'ascondo! Fra poco noto al mondo il fallo mio sarà.) PUBLIO Vieni... SESTO (a Publio) Ti seguo... (a Vitellia) Addio. VITELLIA (a Sesto) Senti... mi perdo... oh dio! (a Publio) Che crudeltà! SESTO (a Vitellia, in atto di partire) Rammenta chi t'adora in questo stato ancora. Mercede al mio dolore sia almen la tua pietà. VITELLIA (Mi lacerano il core rimorso, orror, spavento! Quel che nell'alma io sento di duol morir mi fa.) PUBLIO (L'acerbo amaro pianto, che da' suoi lumi piove, l'anima mi commuove, ma vana è la pietà!) www.librettidopera.it 21 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito Publio e Sesto partono con le Guardie, e Vitellia dalla parte opposta. Scena quinta Gran sala destinata alle pubbliche udienze. Trono, sedia e tavolino. Tito, Publio, Patrizi, Pretoriani e Popolo. [N. 15 ­ Coro] Andante (fa maggiore) Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. CORO Ah, grazie si rendano al sommo fattor, che in Tito del trono salvò lo splendor. TITO Ah no, sventurato non sono cotanto, se in Roma il mio fato si trova compianto se voti per Tito si formano ancor. Recitativo, continuo PUBLIO È tutto colà d'intorno alla festiva arena il popolo raccolto; e non s'attende che la presenza tua. TITO Andremo, Publio, fra poco. Io non avrei riposo, se di Sesto il destino pria non sapessi. Avrà il senato omai le sue discolpe udite; avrà scoperto, vedrai, ch'egli è innocente; e non dovrebbe tardar molto l'avviso. Va'! chiedi che si fa, che si attende? Io voglio tutto saper pria di partir. PUBLIO Vado; ma temo di non tornar nunzio felice. TITO E puoi creder Sesto infedele? Io dal mio core il suo misuro; e un impossibil parmi ch'egli m'abbia tradito. PUBLIO Ma, signor, non han tutti il cor di Tito. 22 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà  [N. 16 ­ Aria] Allegretto (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni. PUBLIO Tardi s'avvede d'un tradimento chi mai di fede mancar non sa. Un cor verace, pieno d'onore, non è portento, se ogn'altro core crede incapace d'infedeltà. (parte) Scena sesta Tito, poi Annio. Recitativo, continuo TITO No, così scellerato il mio Sesto non credo. Tanto cambiarsi un'alma non potrebbe. TITO Annio, che rechi? L'innocenza di Sesto? Consolami! ANNIO Signor! pietà per lui ad implorar io vengo. Scena settima Detti, Publio con foglio. PUBLIO Cesare, no 'l diss'io. Sesto è l'autore della trama crudel. TITO Publio, ed è vero? PUBLIO Purtroppo; ei di sua bocca tutto affermò. Co' complici il senato alle fiere il condanna. Ecco il decreto terribile, ma giusto; (dà il foglio a Tito) né vi manca, o signor, che il nome augusto. TITO Onnipossenti dèi! (si getta sedere) www.librettidopera.it 23 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito ANNIO Ah, pietoso monarca... (inginocchiandosi) TITO Annio, per ora lasciami in pace. (Annio si leva) PUBLIO Alla gran pompa unite sai che le genti omai... TITO Lo so, partite! ANNIO Deh, perdona, s'io parlo in favor d'un insano. Della mia cara sposa egli è germano. [N. 17 ­ Aria] Andante (fa maggiore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. ANNIO Tu fosti tradito: ei degno è di morte, ma il core di Tito pur lascia sperar. Deh prendi consiglio, signor, dal tuo core: il nostro dolore ti degna mirar. (Publio ed Annio partono) Scena ottava Tito solo a sedere. Recitativo accompagnato Allegro Archi. TITO Che orror! che tradimento! Che nera infedeltà! Fingersi amico, essermi sempre al fianco, ogni momento esiger dal mio core qualche prova d'amore; e starmi intanto preparando la morte! Ed io sospendo ancor la pena? e la sentenza non segno?... Ah! sì, lo scellerato mora! (prende la penna per sottoscrivere e poi s'arresta) Mora!... ma senza udirlo mando Sesto a morir? Sì, già l'intese abbastanza il senato. E s'egli avesse qualche arcano a svelarmi? Olà! (depone la penna, intanto entra una guardia) 24 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo TITO (S'ascolti, e poi vada al supplizio.) A me si guidi Sesto. (la guardia parte) TITO È pur di chi regna infelice il destino! (s'alza) A noi si nega ciò che a' più bassi è dato. In mezzo al bosco quel villanel mendico, a cui circonda ruvida lana il rozzo fianco, a cui è mal fido riparo dall'ingiurie del ciel tugurio informe, placido i sonni dorme, passa tranquillo i dì, molto non brama, sa chi l'odia e chi l'ama, unito o solo torna sicuro alla foresta, al monte, e vede il core ciascheduno in fronte. Scena nona Publio e Tito. Recitativo, continuo TITO Ma, Publio, ancora Sesto non viene. PUBLIO Ad eseguire il cenno già volaro i custodi. TITO Io non comprendo un sì lungo tardar. PUBLIO Pochi momenti sono scorsi, o signor. TITO Vanne tu stesso; affrettalo. PUBLIO Ubbidisco. (nel partire) I tuoi littori veggonsi comparir: Sesto dovrebbe non molto esser lontano. Eccolo. TITO Ingrato! All'udir che s'appressa, già mi parla a suo pro l'affetto antico. Ma no; trovi il suo prence e non l'amico. (siede e si compone in atto di maestà) librettidopera.it Atto secondo La clemenza di Tito Scena decima Tito, Publio, Sesto e Custodi. Sesto entrato appena, si ferma. [N. 18 ­ Terzetto] Larghetto (mi bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 flauti, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni. SESTO (Quello di Tito è il volto! Ah dove, oh stelle! è andata la sua dolcezza usata! Or ei mi fa tremar!) TITO (Eterni dèi! di Sesto dunque il sembiante è questo! Oh come può un delitto un volto trasformar!) PUBLIO (Mille diversi affetti in Tito guerra fanno. S'ei prova un tale affanno, lo seguita ad amar.) TITO Avvicinati! SESTO (Oh voce che piombami sul core.) TITO Non odi? SESTO (Di sudore mi sento oh dio bagnar! Non può chi more non può di più penar.) TITO E PUBLIO (Palpita il traditore, né gli occhi ardisce alzar.) Recitativo, continuo TITO (E pur mi fa pietà.) Publio, custodi, lasciatemi con lui. (Publio e le guardie partono) SESTO (No, di quel volto non ho costanza a sostener l'impero.) 26 / 38 www.librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo TITO (rimasto solo con Sesto, depone l'aria maestosa) Ah! Sesto, è dunque vero? Dunque vuoi la mia morte? E in che t'offese il tuo prence, il tuo padre, il tuo benefattor? Se Tito augusto hai potuto obliar, di Tito amico come non ti sovvenne? Il premio è questo della tenera cura ch'ebbe sempre di te? Di chi fidarmi in avvenir potrò, se giunse, oh dèi! anche Sesto a tradirmi? E lo potesti? E il cor te lo sofferse? SESTO (prorompe in un dirottissimo pianto e se gli getta a' piedi) Ah, Tito! ah, mio clementissimo prence! Non più, non più. Se tu veder potessi questo misero cor, spergiuro, ingrato, pur ti farei pietà. Tutte ho su gli occhi, tutte le colpe mie; tutti rammento i benefizi tuoi: soffrir non posso né l'idea di me stesso, né la presenza tua. Quel sacro volto, la voce tua, la tua clemenza istessa diventò mio supplizio. Affretta almeno, affretta il mio morir. Toglimi presto questa vita infedel; lascia ch'io versi, se pietoso esser vuoi, questo perfido sangue a' piedi tuoi. TITO Sorgi, infelice! (Sesto si leva) TITO (Il contenersi è pena a quel tenero pianto.) Or vedi a quale lagrimevole stato un delitto riduce, una sfrenata avidità d'impero! E che sperasti di trovar mai nel trono? Il sommo forse d'ogni contento? Ah! sconsigliato, osserva quai frutti io ne raccolgo; e bramalo, se puoi. SESTO No, questa brama non fu che mi sedusse. TITO Dunque che fu? SESTO La debolezza mia, la mia fatalità. TITO Più chiaro almeno spiegati. www.librettidopera.it 27 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito SESTO Oh dio! non posso. TITO Odimi, oh Sesto; siam soli; il tuo sovrano non è presente. Apri il tuo core a Tito; confidati all'amico. In contraccambio almeno d'amicizia lo chiedo. SESTO (Ecco una nuova specie di pena! o dispiacere a Tito, o Vitellia accusar.) TITO (incomincia a turbarsi) Dubiti ancora? SESTO Signore... sappi dunque... TITO Parla una volta: che mi volevi dir? SESTO Ch'io son l'oggetto dell'ira degli dèi; che la mia sorte non ho più forza a tollerar; ch'io stesso traditor mi confesso, empio mi chiamo; ch'io merito la morte, e ch'io la bramo. TITO Sconoscente! e l'avrai. Custodi! il reo toglietemi d'innanzi. (alle guardie, che saranno uscite) SESTO Il bacio estremo su quella invitta man. TITO (senza guardarlo) Parti; non è più tempo, or tuo giudice sono. SESTO Ah, sia questo, signor, l'ultimo dono. [N. 19 ­ Rondò] Adagio (la maggiore) / Allegro / Più allegro Archi, flauto, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. SESTO Deh, per questo istante solo ti ricorda il primo amor. Che morir mi fa di duolo il tuo sdegno il tuo rigor. Di pietade indegno è vero, sol spirar io deggio orror. Pur saresti men severo, se vedessi questo cor. Continua nella pagina seguente. 28 / 38 www.librettidopera.it Mazzolà / Mozart  SESTO Disperato vado a morte; ma il morir non mi spaventa. Il pensiero mi tormenta che fui teco un traditor! (Tanto affanno soffre un core, né si more di dolor!) (parte) Scena undicesima Tito solo. Recitativo, continuo TITO Ove s'intendesse mai più contumace infedeltà? Deggio alla mia negletta disprezzata clemenza una vendetta. Vendetta!... il cor di Tito tali sensi produce?... Eh viva... invano parlan dunque le leggi? (siede) Sesto è reo; Sesto mora. (sottoscrive) Ma dunque faccio sì gran forza al mio cor. Né almen sicuro sarò ch'altri l'approvi? Ah, non si lasci il solito cammin... (lacera il foglio) Viva l'amico! Benché infedele. E se accusarmi il mondo vuol pur di qualche errore, m'accusi di pietà (getta il foglio lacerato) non di rigore. Scena dodicesima Tito, Publio. TITO Publio! PUBLIO Cesare. TITO Andiamo al popolo, che attende. PUBLIO E Sesto? TITO E Sesto, venga all'arena ancor. www.librettidopera.it 29 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito PUBLIO Dunque il suo fato?... TITO Sì, Publio, è già deciso. PUBLIO (Oh, sventurato!) [N. 20 ­ Aria] Allegro (si bemolle maggiore) / Andantino / Allegro Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni. TITO Se all'impero, amici dèi, necessario è un cor severo, o togliete a me l'impero, o a me date un altro cor. Se la fé de' regni miei coll'amor non assicuro, d'una fede non mi curo che sia frutto del timor. (parte, seguìto da Publio) Scena tredicesima Vitellia, uscendo dalla porta opposta, richiama Publio, che seguiva Tito. VITELLIA Publio, ascolta. PUBLIO (in atto di partire) Perdona; deggio a cesare appresso andar... VITELLIA Dove? PUBLIO (come sopra) All'arena. VITELLIA E Sesto? PUBLIO Anch'esso. VITELLIA Dunque morrà? PUBLIO (come sopra) Pur troppo. VITELLIA (Ahimè!) Con Tito Sesto ha parlato? PUBLIO E lungamente. VITELLIA E sai quel ch'ei dicesse? PUBLIO No. Solo con lui restar cesare volle: escluso io fui. (parte) 30 / librettidopera.it C. T. Mazzolà / W. A. Mozart, 1791 Atto secondo Scena quattordicesima Vitellia, e poi Servilia e Annio da diverse parti. VITELLIA Non giova lusingarsi; Sesto già mi scoperse: a Publio istesso si conosce sul volto. Ei non fu mai con me sì ritenuto; ei fugge; ei teme di restar meco. Ah! secondato avessi gl'impulsi del mio cor. Per tempo a Tito dovea svelarmi e confessar l'errore. Sempre in bocca d'un reo, che la detesta, scema d'orror la colpa. Or questo ancora tardi saria. Seppe il delitto augusto, e non da me. Questa ragione istessa fa più grave... SERVILIA Ah, Vitellia! ANNIO Ah, principessa! SERVILIA Il misero germano... ANNIO Il caro amico... SERVILIA È condotto a morir. VITELLIA Ma che posso per lui? SERVILIA Tutto, a' tuoi prieghi Tito lo donerà. ANNIO Non può negarlo alla novella augusta. VITELLIA Annio, non sono augusta ancor. ANNIO Pria che tramonti il sole Tito sarà tuo sposo. Or, me presente, per le pompe festive il cenno ei diede. VITELLIA (Dunque Sesto ha taciuto! oh amore! oh fede!) Annio, Servilia, andiam. (Ma dove corro così senza pensar?) Partite amici, vi seguirò. www.librettidopera.it 31 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 21 ­ Aria] Tempo di minuetto (re maggiore) Archi, flauto, oboe, fagotto, corno. SERVILIA S'altro che lacrime per lui non tenti, tutto il tuo piangere non gioverà. A questa inutile pietà che senti, oh quanto è simile la crudeltà. (parte) Scena quindicesima Vitellia sola. [N. 22 ­ Recitativo accompagnato] Allegro (re maggiore) Archi. VITELLIA Ecco il punto, o Vitellia, d'esaminar la tua costanza: avrai valor che basti a rimirar esangue il Sesto tuo fedel? Sesto, che t'ama più della vita sua? Che per tua colpa divenne reo? Che t'ubbidì crudele? Che ingiusta t'adorò? Che in faccia a morte sì gran fede ti serba, e tu frattanto non ignota a te stessa, andrai tranquilla al talamo d'augusto? Ah, mi vedrei sempre Sesto d'intorno; e l'aure, e i sassi temerei che loquaci mi scoprissero a Tito. A' piedi suoi vadasi il tutto a palesar. Si scemi il delitto di Sesto, se scusar non si può, col fallo mio. D'impero e d'imenei, speranze, addio. librettidopera.it C. T. Mazzolà Mozart, Atto secondo [N. 23 ­ Rondò] Larghetto (fa maggiore) / Allegro / Andante maestoso Archi, flauto, 2 oboe, corno di bassetto, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. VITELLIA Non più di fiori vaghe catene discenda Imene ad intrecciar. Stretta fra barbare aspre ritorte veggo la morte ver me avanzar. Infelice! qual orrore! Ah, di me che si dirà? Chi vedesse il mio dolore, pur avria di me pietà. (parte) Scena sedicesima Luogo magnifico, che introduce a vasto anfiteatro, da cui per diversi archi scopresi la parte interna. Si vedranno già nell'arena i complici della congiura condannati alle fiere. Nel tempo che si canta il coro, preceduto da' Littori, circondato da' Senatori, e Patrizi romani, e seguìto da' Pretoriani, esce Tito, e dopo Annio e Servilia da diverse parti. [N. 24 ­ Coro] Andante maestoso (sol maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. CORO Che del ciel, che degli dèi tu il pensier, l'amor tu sei, grand'eroe, nel giro angusto si mostrò di questo dì. Ma cagion di meraviglia non è già, felice augusto, che gli dèi chi lor somiglia custodiscano così. www.librettidopera.it 33 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito Recitativo, continuo TITO Pria che principio a' lieti spettacoli si dia, custodi, innanzi conducetemi il reo. (Più di perdono speme ei non ha: quanto aspettato meno, più caro esser gli dée.) ANNIO Pietà, signore! SERVILIA Signor, pietà! TITO Se a chiederla venite per Sesto, è tardi. È il suo destin deciso. ANNIO E sì tranquillo in viso lo condanni a morir? SERVILIA Di Tito il core come il dolce perdé costume antico? TITO Ei s'appressa: tacete! SERVILIA Oh Sesto! ANNIO Oh amico! Scena diciassettesima Tito, Publio e Sesto fra Littori, Annio e Servilia, poi Vitellia. TITO Sesto, de' tuoi delitti tu sai la serie, e sai qual pena ti si dée. Roma sconvolta, l'offesa maestà, le leggi offese, l'amicizia tradita, il mondo, il cielo voglion la morte tua. De' tradimenti sai pur ch'io son l'unico oggetto; or senti. VITELLIA (entrando frettolosa) Eccoti, eccelso augusto, (s'inginocchia) eccoti al piè la più confusa... TITO Ah sorgi, che fai? che brami? VITELLIA Io ti conduco innanzi l'autor dell'empia trama. TITO Ov'è? Chi mai preparò tante insidie al viver mio? VITELLIA No 'l crederai. TITO Perché? librettidopera.it Mazzolà / Mozart, VITELLIA Perché son io. TITO Tu ancora! SESTO E SERVILIA Oh, stelle! ANNIO E PUBLIO Oh, numi! TITO E quanti mai, quanti siete a tradirmi? VITELLIA Io la più rea son di ciascuno; io meditai la trama; il più fedele amico io ti sedussi; io del suo cieco amore a tuo danno abusai. TITO Ma del tuo sdegno chi fu cagion? VITELLIA La tua bontà. Credei che questa fosse amor. La destra e 'l trono da te sperava in dono, e poi negletta restai due volte, e procurai vendetta. [N. 25 ­ Recitativo accompagnato] Allegro (re minore) Archi. TITO Ma che giorno è mai questo! al punto stesso che assolvo un reo, ne scopro un altro! E quando troverò, giusti numi! un'anima fedel? Congiuran gli astri, cred'io, per obbligarmi a mio dispetto, a diventar crudel. No! non avranno questo trionfo. A sostener la gara già m'impegnò la mia virtù. Vediamo se più costante sia l'altrui perfidia o la clemenza mia. Olà! Sesto si sciolga: abbian di nuovo Lentulo e suoi seguaci e vita, e libertà. Sia noto a Roma ch'io son lo stesso, e ch'io tutto so, tutti assolvo e tutto oblio. www.librettidopera.it 35 / 38 Atto secondo La clemenza di Tito [N. 26 ­ Sestetto con coro] Allegretto (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, timpani. SESTO Tu, è ver, m'assolvi, augusto; ma non m'assolve il core, che piangerà l'errore, finché memoria avrà. TITO Il vero pentimento, di cui tu sei capace, val più d'una verace costante fedeltà. VITELLIA, SERVILIA E ANNIO Oh generoso! oh grande! E chi mai giunse a tanto? Mi trae dagli occhi il pianto l'eccelsa tua bontà. TUTTI E CORO (senza Tito) Eterni dèi, vegliate sui sacri giorni suoi, a Roma in lui serbate la sua felicità. TITO Troncate, eterni dèi, troncate i giorni miei, quel dì che il ben di Roma mia cura non sarà. C. T. Mazzolà Mozart  Interlocutori Atto  Ouverture Scena  Duetto Scena  Aria Scena Duettino Scena  Marcia Coro Aria Scen Duetto Scena  Scena  Aria Scena  Scena  Aria Scena  Terzetto Scena Recitativo accompagnato]. .16 [N. 12 ­ Quintetto con coro Scena Scena Atto Scena ­ Aria Scena  Scena  Scena Terzetto Scena Coro Aria Scena sestaScena Aria Scena Scena Scena Terzetto RondòScena Aria Scena Scena Aria Scena Recitativo accompagnato Rondò Scena sedicesima Coro Scena Recitativo accompagnato Sestetto con coro Brani significativi La clemenza di Tito BRANI   SIGNIFICATIVI Deh, conservate, oh dèi (Sesto e Annio) Non più di fiori (Vitellia) Parto; ma tu ben mio (Sesto) 14Tito Vespasiano. Tito. Keywords: principe filosofo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tito: la clemenza della clemenza” -- Tito.

 

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