LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z T TOD
Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Toderini:
“what an honest chap woud do” – l’uomo onesto -- la ragione conversazionale di Roma
e l’implicatura conversazionale dei sue colonie – la scuola di Venezia –
filosofia veneziana -- filosofia veneta -- filosofia italiana – Grice italo – By
Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, The Swimming Pool Library,
Villa Speranza (Venezia). Abstract. Grice: “I like T.; in
fact, my philosophy may be seen as a response to him. T. was dubious about
Rousseau; I’m not. T. uses ‘ragione;’ I use ‘reason’! Other than that, we are
identical!” -- Keywords. filosofia coloniale -- Flosofo veneziano. Filosofo veneto. Filosofo italiano. Venezia,
Veneto. Nacque terzogenito di quattro figli maschi, da Domenico Maria T. e da
Anna Cestari. Entra nell’ordine dei gesuiti, che professo lo collocarono ad
insegnare – Moschini -- e si distinse come erudito e antiquario, come
testimonia Lalande, che ha modo di incontrarlo a Verona – dove T. entra in
contatto con Maffei – e di apprezzarlo come raccoglitore di medaglie. Il
profilo intellettuale dell’abate non si riduce tuttavia ai tratti del
ricercatore di reperti antiquari, mettendo in luce interessi tanto per vari
argomenti scientifici quanto per la riflessione filosofica e morale. Sul primo versante sono testimonianza alcune
dissertazioni, di vario argomento; la Dissertazione sopra un legno fossile,
edita congiuntamente a una lettera Sull’indurimento di molti bachi da seta,
datata Modena, e a un’altra lunga lettera Su l’aurora boreale, datata
Modena,indica tra l’altro la presenza di T. come membro dell’Accademia degli ICENUTICI
di Forlì. A un’adunanza della medesima accademia è da ricondurre anche la
dissertazione dal titolo Filosofia frankliniana delle punte preservatrici dal
fulmine – Modena --, in cui T. si dimostra attento conoscitore dei problemi
legati ai fenomeni elettrici atmosferici e in particolare degli apporti nuovi
offerti da Franklin e da BECCARIA (vedasi) -- Proverbio. Di quest’opera T. fa
omaggio a Franklin, come documenta una lettera da Forlì -- The papers of
Franklin. Altre tre dissertazioni – su ‘due antichissimi alcolani’, sul
‘camaleonte di Smirne’ e su ‘l’andamento dei quadrupedi’ – sono pubblicate da T.,
nipote dell’autore -- Tre dissertazioni di T. veneto ex gesuita, Padova --, e
sono un’ulteriore testimonianza dell’erudizione eclettica di questi. La prima è
stata peraltro già pubblicata alla fine del secondo volume della sua opera
maggiore, la Letteratura turchesca. Sul versante degli interessi eruditi
possono collocarsi anche altri contributi di T., come la dissertazione Sopra la
costantiniana apparizione della croce – Venezia --, le Memorie intorno
l’antichissima Scuola della Madonna de’ Mascoli -- Venezia -- o l’Orazione per
le esequie del doge Alvise IV Mocenigo -- Venezia. Al versante della riflessione filosofica e
morale è invece legato L’onesto uomo, ovvero saggi di morale filosofia dai soli
principii della RAGIONE --Venezia. Si
tratta d’una sintesi di principi basilari di morale, scritta con intenti
divulgativi ma ricca di riferimenti che denotano vaste letture di filosofia;
una sintesi che non manca di attaccare direttamente la cultura illuministica e
la tradizione di pensiero critico dei dittatori della sapienza che dall’ORTO,
passando per Montaigne, MACHIAVELLI (vedasi) o Spinoza, arriva a Helvétius e
Voltaire. L’opera propone peraltro un esplicito apprezzamento pel pensiero di Rousseau
– a partire dalla citazione di apertura, tratta dalla‘lettera dalla Montagna’,
sul ruolo del vangelo come guida della morale – come sostegno teorico di una
teologia naturale e di un connubio di RAGIONE e religione che sono espressione
del cattolicesimo moderato di T.. A ciò si aggiunge l’apprezzamento del
giudizio dello stesso Rousseau e di Montesquieu in merito alla critica del
lusso. Significativa appare inoltre l’attenzione in un ragionamento al tema dei
delitti e delle pene, e in particolare la critica dell’instituzione barbarica
della tortura, non estendendosi tuttavia a una contestazione per principio
della pena di morte per le colpe più fiere. Al momento della pubblicazione
dell’opera L’onesto uomo è tuttavia già intervenuto un evento traumatico che
condiziona il percorso biografico e intellettuale di T. come di molti altri
confratelli, ossia la soppressione della Compagnia di Gesù. Nel quadro delle
attività che caratterizzarono l’esperienza di T. negli anni successivi a questo
evento si collocano anche le ragioni che lo portarono a Costantinopoli, al
seguito del bailo Garzoni e della consorte Pisana Quirini Stampalia. È questa
opportunità che gli consentì di avviare la ricerca che lo avrebbe condotto alla
realizzazione della sua opera più celebre e importante, la Letteratura
turchesca che, rientrato a Venezia, pubblica presso Storti. T. stesso, nella Prefazione ci offre le
informazioni principali che riguardano la genesi dell’opera, ricordando come da
un iniziale interesse per la ricerca di codici latini passa ai manoscritti
arabi e persiani e ai testi usciti dalla stamperia di Costantinopoli. È pertanto
maturata l’idea di compilare la storia della Stamperia Costantinopolitana
Turchesca, dando ragguaglio de’ libri tutti stampati, e quali fossero nelle
lingue nostre tradotti, e quali traduzione de’ libri Europei, veduti, e letti,
e infine il pensiero di scrivere la Letteratura Turchesca, tentando di
ragionare partitamente i loro Studj, le Accademie, le Biblioteche, e la
Tipografia in Costantinopoli. Impresa imponente, per la quale si rende
necessario un vasto bagaglio di competenze orientalistiche e linguistiche che
modestamente T., nella dedica ai Riformatori dello Studio di Padova, dichiara
di non possedere, anche se egli stesso ricorda nella Prefazione il proprio
impegno nell’avviarsi allo studio della lingua e della grammatica turche. Certo
è che il suo lavoro non si sviluppa in modo isolato, ma si avvalse di estese
collaborazioni con eruditi e studiosi europei e con le stesse autorità della
Porta, alle quali T. si rivolse per risolvere problemi di particolare
difficoltà; collaborazioni senza le quali l’opera, come onestamente riconobbe,
non avrebbe potuto aver compimento. La
premessa principale e il significato complessivo di tutto il lavoro è possibile
coglierli nella volontà esplicita di opporsi al grandissimo error popolare che
imputa alla religione di Maometto – dalla quale ovviamente T. prende le
distanze – l’ignoranza e il disprezzo per le lettere, opponendosi in
particolare a Tott e a molti altri che questo aspetto avevano messo in risalto.
Riprendendo piuttosto la lezione d’Herbelot, Assemani e molti altri esponenti
dell’erudizione orientalistica europea, T. muove pertanto a una ricerca attenta
e puntuale che ponesse nella sua luce reale l’estensione e importanza della
letteratura turca e ne consentisse un’adeguata conoscenza. A questa premessa è
connessa anche la sua critica del dispotismo come carattere essenziale del
governo turco. Se il governo ottomano rimaneva un gran labirinto malagevole a
penetrare» il suo carattere essenziale era quello proprio di una «teocratica
polizia, che mette grand’argine al dispotismo sovrano, che non rompa sopra le
leggi, e li diritti della nazione. T. riprende in questo il giudizio di
Marsili, il quale vide questo errore, e di altri osservatori variamente
presenti nel contesto europeo, anche se non erano i termini del discorso
politico che lo interessano in modo speciale quanto, appunto, la ricerca sulla
cultura e la letteratura -- Preto. Al
quadro complessivo della cultura turca in tutte le sue articolazioni disciplinari
esposto nel primo volume – accurato e sistematico repertorio di informazioni
che offriva molti contributi originali, ad esempio sul versante della musica --
De Zorzi --, su cui dialoga con il lodatissimo Andrés, inserendone a questo
proposito una lettera -- Toderini, Letteratura turchesca – segue un repertorio
delle istituzioni culturali turche; undici accademie maggiori a Costantinopoli,
oltre a scuole e istituti minori, e biblioteche principali, accuratamente
descritte, documentavano una vita culturale intensa. Nel terzo volume è infine
ricostruita la storia della tipografia turca di Costantinopoli, con una sintesi
di tutti i testi pubblicati dalle origini alla temporanea chiusura, fino alla
ripresa delle attività avvenuta per volontà del sultano Abdül Hamid. Il
faticoso reperimento di una copia del catalogo della biblioteca del Serraglio,
inaccessibile ai visitatori stranieri e a lungo oggetto di grande curiosità da
parte dell’erudizione europea soprattutto per la possibile presenza di codici
latini, costituiva in questo quadro un apporto di particolare originalità,
presentando il documento nel testo originale e in traduzione. Intervallata da dissertazioni e contributi su
vari argomenti di cultura e religione, l’opera si presenta come una summa di
conoscenze sulla letteratura turca quale l’intera cultura europea non aveva
avuto fino ad allora disponibile. L’accoglimento da parte dell’Europa dotta fu
di conseguenza vasto e positivo. Le attese prodotte dalla pubblicazione del
piano dell’opera, sulle Novelle letterarie di Firenze e sul Journal des Savans
erano pienamente mantenute dalla pubblicazione. Alle recensioni fanno presto
seguito le traduzioni: francese, di Cournand -- Paris --; tedesca, di Hausleutner
-- Königsberg --; spagnola, rimasta tuttavia inedita, opera del gesuita
cileno Bas. Nel contesto dei rapporti
culturali tra Venezia e la Porta il contributo di T., come è stato messo in
evidenza -- Paladini; Preto --, fu sicuramente di singolare importanza, ma è
soprattutto nel contesto europeo, in particolare quello proprio degli
«ex-appartenenti alla Compagnia di Gesù, tra Francia e Italia – Venturi -- ,
che la sua opera trova collocazione e merita di essere valutata, proponendosi
come un risultato rilevante della ricerca orientalistica del tempo, pubblicato
poco prima dell’uscita del grande Tableau général de l’Empire Othoman di
Ignatius Mouradgea d’Ohsson. I suoi rapporti, solo in piccola parte
documentati, con la rete europea di eruditi e orientalisti – da Lalande a Casiri,
da Andrés a Tiraboschi, a Zaccaria, per citare solo i nomi ricordati nella
dedica della Letteratura turchesca – e la ricezione della sua opera, a partire
dalle traduzioni, costituiscono un terreno di ricerca che tuttora merita
indagini. Il prestigio e l’autorevolezza acquisiti già prima della
pubblicazione della Letteratura turchesca sono le ragioni che consentirono a T.
di assumere la funzione – assegnatagli -- Archivio di Stato di Venezia,
Riformatori dello Studio di Padova – di revisore pubblico per i Riformatori
dello Studio di Padova, funzione che egli svolse con eccezionale severità – Berengo
--, distinguendosi come tenace avversario dei lumi -- Infelise. Prova ne fu in
particolare l’intervento relativo alla Bibliothèque amusante di Formaleoni, la
cui pubblicazione fu pertanto interrotta, dopo tuttavia che già erano state
date alle stampe, senza che fossero apportate le censure richieste in fase di
revisione – come T. illustra in una Memoria – opere come il Candide di
Voltaire, con tutti i tratti scandalosi e empi che io aveva cancellati -- Archivio
di Stato di Venezia, Riformatori dello Studio di Padova; Infelise. Muore, dopo
lunga malattia, a Venezia, dove soggiorna nella parrocchia de’ Ss. Appostoli»
(Moschini, 1806, p. 240). Fonti e Bibl.:
Padova, Biblioteca civica, C.A. lettere ad Obizzi; Archivio di Stato di
Venezia, Misc. Codici, Storia Veneta, Cittadinanze, Toderini, V, 8; Riformatori
dello Studio di Padova; Venezia, Archivio storico del Patriarcato di Venezia,
Ss. Apostoli. Morti, 18, f. 89; Verona, Biblioteca civica, Carteggi, lettere a
Benedetto Del Bene), b. 20 (due lettere ad Anton Maria Lorgna). J.L. de Lalande, Voyage d’un françois en
Italie, Venise-Paris; Moschini, Della letteratura veneziana, II, Venezia;
Biografia universale antica e moderna, LVII, Venezia; Lettere inedite
d’illustri italiani che fiorirono dal principio del secolo XVIII fino ai nostri
tempi, Milano 1830: (in partic. ‘al P. Francesco Alessio Fiori); C.
Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, VIII, Bruxelles; The papers
of Franklin, a cura di Willcox, London; Venturi, Settecento riformatore, IV, 2,
Torino; M. Infelise, L’editoria veneziana nel ’700, Milano, Formaleoni,
Vincenzo Antonio, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1997, pp.
22-26; E. Proverbio, Giovan Battista Beccaria e l’insegnamento della fisica a
Torino: i rapporti con Beniamino Franklin, le ricerche sull’elettricità e le
prime applicazioni del parafulmine, in Atti della Fondazione Giorgio Ronchi,
LVIII (2003), n. 5, pp. 597-687; A. Gunny, Perceptions of Islam in european
writings, Leicester 2004, pp. 186-195; F.M. Paladini, Bailaggio e ambasceria,
scrittura di governo e narrazione, in Francesco Foscari. Dispacci da
Costantinopoli, a cura di F.M. Paladini, Venezia 2007, pp. XXIV-XXX; M.
Berengo, La società veneta alla fine del Settecento, Roma 2009; G. De Zorzi,
Vivere a Costantinopoli con le orecchie bene aperte. T. e la ‘musica
turchesca’, in Studia Orientis. Venezia e l’Oriente: un’eredità culturale, a
cura di G. Pedrini, Vicenza 2013, pp. 263-341; P. Preto, Venezia e i turchi,
Roma. Discende dai conti palatini Gagliardis dalla Volta. Letterato,
pubblica “Letteratura turchesca” (Venezia, Tosti), frutto della sua permanenza
a Costantinopoli, la prima trattazione occidentale di storia della letteratu
turca.Tra gl’altri scritti, in particolare di erudizione e di filosofia morale,
si ricordano la filosofia frankliniana delle punte preservatrici dal fulmine,
particolarmente applicata alle polveriere, alle navi, e a Santa Barbara in mare
e “L'onesto uomo; ovvero, saggi di morale filosofia dai principii della ragione”.
È ricordato in “I Dogi di Venezia nella vita pubblica e private” di Mosto, Giunti
Martello. La Dogaressa Pisana muore con gran dolore del Doge circa le hore
ventidue colta da una gagliarda convulsione al petto et abbattuta dalla lunga
penosa malattia sofferta. Per tutti i tre giorni di esposizione si conserva
così fresca e rubiconda nel volto che sembrava anziché morta assorta in un
dolce riposo. È solennemente tumulata ai S.S. Giovanni e Paolo nella tomba
comune dei Mocenigo. Il doge la segue dopo IX giorni di malattia in seguito a
un’infezione determinata da una risipola alla gamba sinistra. Ai solenni
funerali fatti alla sua statua ai S.S. Giovanni e Paolo venne commemorato da
Berti ed a quelli fattigli dalla scuola di S. Rocco, cui apparteneva, da T..
Cfr. Le sue opere registrate dal «Sistema Bibliotecario Nazionale». Giambattista
Toderini (Venezia, 27 giugno 1728 – Venezia, 4 luglio 1799) è stato un abate,
scrittore e filosofo italiano. Frontespizio della Letteratura
turchesca Stemma Toderini Biografia Figlio di Domenico Maria e di Anna
Maria Cestari, discendeva dai conti palatini Gagliardis dalla Volta.
Letterato, pubblicò nel 1787 la monografia in tre tomi Letteratura
Turchesca[1], tradotta anche in francese[2], frutto di una lunga permanenza a
Costantinopoli. La vasta opera merita di essere ricordata in quanto fu la prima
trattazione occidentale di storia della letteratura turca[senza fonte]. Tra gli
altri scritti, in particolare di erudizione e di filosofia morale, si ricordano
la Filosofia frankliniana delle punte preservatrici dal fulmine,
particolarmente applicata alle polveriere, alle navi, e a Santa Barbara in mare
del 1771 e L'onesto uomo ovvero saggi di morale filosofia dai principii della
ragione del 1781[3]. Toderini è ricordato nel libro I Dogi di Venezia
nella vita pubblica e privata di Andrea da Mosto (Giunti Martello ed.
1977): «[...] La Dogaressa Pisana morì con gran dolore del Doge il 10
marzo 1769 "circa le hore ventidue colta da una gagliarda convulsione al
petto et abbattuta dalla lunga penosa malattia sofferta". Per tutti i tre
giorni di esposizione si conservò così fresca e rubiconda nel volto che
sembrava anziché morta assorta in un dolce riposo. Fu solennemente tumulata ai
S.S. Giovanni e Paolo nella tomba comune dei Mocenigo. Il Doge la seguì il 31
dicembre 1778, dopo nove giorni di malattia in seguito a una infezione
determinata da una risipola alla gamba sinistra. Ai solenni funerali fatti alla
sua statua ai S.S. Giovanni e Paolo venne commemorato da Pietro Berti ed a
quelli fattigli dalla Scuola di San Rocco, cui apparteneva, dall'abate
Giambattista Toderini[...].» Note ^ Cfr. G.Toderini, Letteratura turchesca, tt.
3, presso G. Tosti, Venezia 1787 ^ Idem, De la litterature des Turcs, 3 voll.,
Poincot, Paris 1789. ^ Cfr. Le sue opere registrate dal "Sistema
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giugnoMorti il 4 luglioNati a VeneziaMorti a Venezia[altre]UNIVERSITÀ DI ROMA
BIBLIOTECA DELL'ISTITUTO DI FILOSOFIA DEL DIRITTO 1IST UNIVERSITA SAPIENZA BIBLIOTECA
INTERDIPARTIMENTALE ROMA 'DI ST11 93 F DI SCIENZE GIURIDICHE FILOSOFIA
DIRITTO" VECCHIO" DEL DEL G. L'ONESTO UOMO OVVERO SAGGI DI MORALE
FILOSOFIA DAI SOLI PRINCIPII DELLA *RAGIONE*. ETRATION DEO GV FO IN VEΝΕΖΙΑ. E
S PER STORTI CON PRIVILEGIO. NATV 00 A
SUA ECCELLENZA PRIULI AMPLISSIMO SENATORE. Io non poteva nè maggiorornamen to
procurare al mio libro, nè pre parargli miglior ajuto, e difesa uscendo alla
pubblica luce, che col mandarlo a voi, e confecrarlo al nome vostro autorevole,
e illustre . La A 2 No Nobiliſſima Gente
PRIULI, da cui traete ' origine, fino dagli antichiffi mi tempi fegna di
Splendore la storia della Repubblica, e adorna la veneta letteratura. Il che
venendo io a ricordare, intendo di commendar voi altamente, il quale d'una
gloria, ch'effſer ſuole nei difcendenti solo dono della fortuna, sapeste per
opera della virtu abbellirvene ' animo, e renderla tutto vostra. Imper ciocchè
dai Chiariffimi Avoli non pur riportaſte ' indole generofa , iſoavi modi , e
cortesi , la natura liberale , e benefica , ma in maravigliofa ma niera
ricopiate avete, e in Voi infe rite le virtu più nobili d' Uomo di Stato, e di
vero Cittadino . Eben lo dimostrano le ragguar devoli Magiftrature , che non
meno a decoro, che a vantaggio della Pa tria Softenere con lode , e maffima
mente ' amplifſſima di Savio Gran de , fedendo nel Consiglio al gover no, no, e al timonedellaRepubblica. ' umanità
ſingolare in mezzo a tanto Splendore, egrandezza ; ' animoſen fibile alle
calamità, e alle iſtanze de Supplichevoli ; la facile udienza , ladito preſſo
Voi aperto le oneſte raccomandazioni , benchè oc e a tutte cupato di
grandiffime follecitudini , e d'alto affare; la ſaggia Politica finalmente
ſempre rivolta di veri vantaggi del Principato, ha reſo il Vostro Nome di tanta
eſtimazione , che sarà ricordato con lode nell'età, che verranno. Imperciocchè
' alta Politica , a cui continuamente mirate, è una verafa pienza del pubblico
governo , tutta la Veneta Legislazione , un ac cortezza deftrifſſima a
penetrare ima edi neggi de Gabinetti , e i complicati ſiſtemi delle Corti
ſtraniere , cognizione vaſtiſſima , ch' efiende le . Saggie vedute ful
Commercio , fulla una Popolazione,fulla Milizia, full' Eco A 3 no (6) nomia
nazionale , fulle Arti utili, e neceffarie per render fiorente , e feli ce lo
Stato : Sovrana Politica amica degli uomini , che costantemente ani mata dai pubblici
vantaggi, e dalla comune felicità , temperata e ret ta da giustizia incorrotta
, e da pro bità ſingolare, poſa ſempre fermiſſi ma fulla base della Religione.
Ecco vi l'Uomo ONESTO, che ven go a dipingere in queſti miei Saggi , del quale
eſſer potete un imagine vera, e un perfetto modello. La vi ta voſtra e i
costumi ſono una pruo va cofpicua dellavirtù, e neformano un elogio eloquente .
L Aquesta Filosofia felicemente va formando il cuore, e la mente ilgen
tiliffimo , ed amabile voſtro Figlio: Questa èlo specchio, che a Luipre Sento
per dirizzare e comporre ico ſtumi; ma rinvigorita, e corretta , ed eſteſa , e
a perfezione condotta sì ne Suoi atti, che nei motivi, e nei fini del della
divina filosofia del Vangelo,fi curo depofito della noſtra Fede , e prezioſo
teforo della Criſtiana Mora le. I luminoſi eſempi della paterna virtù
avvalorano ogni precetto , e trionfano ſul tenero Giovane. E ben avventuroso
Voi fiete, veder potendo nel Figlio un'anima nobile, e di vi vaciſſimo ſpirito,
ornata di ſoavi, e gentili maniere, un cuor retto , ed onesto, che negli anni
più tenerifen te l'umanità, e la gratitudine, inchi nato e pronto a sollevare ,
e benefi care ifuoi fimili, detestando alta mente ogni ingiustizia, e violenza.
Quindi a Voi intitolar ſi doveva no queſti miei Saggi, contenendo una
Filosofia, che per le addotte ragioni è come voſtra. La ftrettiſſima ſervi tu
finalmente, che agrande onore mi lega coll' ampliffima Casa Priuli, da me
domandava queſto offequioſo tri buto,il quale, tenuiffimo effendo, pre govi,
Eccelfo Signore, di riguardare, A4 ed ( 8 ) e d'accogliere con quella facile
uma nità , che largamente usar folete all' autore Umiliſs. Offequioſiſs.
Obblig. Servidore Giambatista Toderini . ) و ( LO STAMPATORE A CHI VORRA
LEGGERE. : NOTon mi ſi recherà, ſpero , a biaſimo da neſſuno , il quale abbia
fatto pur qualche ſtudio ſulle paſſioni dell' uomo , il produr , che ora io fo.
alla luce, dopo tanti al tri libri di queſto genere, ancor queſti Saggi di
Morale Filosofia , i quali preſentemente eſcono da miei torchj . Avvegnachè
moltiſſimi fiano i trattati di tal materia sì degli an tichi filoſofi , che de'
moderni, crede rò di non errare , ſe io dica, che di troppo queſti non ſaran
mai. ' uomo ſi trova continuamente ſtret to dal duro affedio , che gli han
poſto le fue paſſioni; equeſte chiu don le vie, per cui la rettaragione
argomentaſi di penetrare ne ſuoi ri pari ad additargli le infidiedelle for ti,
(10) ti, ed aſtute ſue affediatrici , ed i mezzi valevoli a riſpingere i loro
aſſalti : or queſte vie vengono sì impedite , vengono reſe sì intralcia te , ed
anguſte, e sì variamente dif poſte , ſecondo la varietà de ſogget ti ; che alla
Ragione fa d' uopo di preſentarviſi in mille diverſe ſembi anze per ottenervi
pure ſottodiqual che forma il paſſaggio aperto . E perciò appunto io vo'
credere , che ottimo avvedimento ſiaſi il molti plicare i trattati della morale
filoſo fia ; poichè queſti variamente offe rendo quale in una maniera , quale
in un' altra le verità opportune ad illuminar l'intelletto , fan sì , che
queſte , direi quafi , aggirandoſi per ogni parte , e tentando qual una , qual
altra via, trovino pur final mente il convenevol fentierodel la birinto fallace
, in cui l'uomo fi trova avvolto. Equand'iodico util coſa il moltiplicare
itrattati di que ſta ( II ) ſta ſopra d' ogn' altra neceſſariffima facoltà ,
non intendo già , che ſian queſti a foggia degli ſcolaſtici, aridi tutti, e
ſpinofi per ſecche definizio ni , e per duri , ed irſuti precetti . Di queſti
libri un ſolo, e ben fatto baftar potrebbe per tutto il mondo : ma eſſo
verrebbe letto foltanto da que' penſatori malinconiofi , che go dono di ſpaziar
nell'aſtratto , ed af ſomigliano a que' miſantropi, iqua li trovano le lor
delizie nell' afpro de' folti boſchi , e nell' orrore degli antri ſolinghi, e
cupi. L'uomo co munemente vuol imparare ſenza fa tica, ed eſſere medicato ſenza
dolo re . Perciò fa d'uopo , che ancor la Filoſofia gli ſi preſenti veſtitadi
co lor gaj , che queſta gli moſtri viſo ridente , e lieto , ed uſi parlar foa
ve, e gentile: nè ciò ſolo; ma che quaſi valente medico indovini da ſe il mal
dell' infermo , a lui il faccia conofcere , il tolga dalla luſinga, in cui (12)
cui trovaſi , d' eſſer ſano , e gliene additi la cura . E ficcome al buon
medico s'aſpetta ' uſar arte diverſa co' ſuoi diverſi malati , ſecondo che
queſti ſono o timidi , o diſprezzan ti del male, o reſtii a' rimedj, o im
pazienti di buon governo , e qual di queſti perciò dee confortare, qua le
intimorire , tale perfuader colle 1 dolci maniere , tal altro ridurre a regola
con qualche aſprezza , ed i fuoi rimedj accomodar più che può alle inclinazioni
, e al natural dell' infermo; così non meno l'induſtrio ſa Morale cercar dee d'
infinuarſi ne gli animi ſecondo ilvario carattere delle perſone ; uſando
mezzidiverſi , e medicine diverſe , e variamente appreſtate , e condite ancora
col dol ce per le malattie dello ſpirito. Ciò per mio avviſo otterremo co' varj
, ediverſamente compoſti trattati del la morale filoſofia . Le verità pro
poſte, ſaranno,ſe così vogliaſi, ognor le
le medeſime; ma ad uno faranno queſte impreffione , ſe gli ſi inti mino
come un precetto , ad un al tro ſe gli fi porgano a ravviſarle in un qualche
eſempio: aqueſto un breve detto focoſo penetra qual dar do il cuore, un altro
di più dolce natura ſi ſentirà più commovere da una adorna , ed infiorata ima
gine della virtù , o da un raffomi gliante ritratto del vizio ; e così andiam
difcorrendo di mano , in mano. : Per tutte le quali coſe fin ora eſpoſte
lufingomi di potere ſperar a ragione, che li Saggi i quali ora fi pubblicano ,
debbano eſſi pure con tribuire non poco al comune van taggio . In queſti altra
ſcorta non ha volutoſeguir l'Autore, chequel la della Ragione , non perchè egli
pretenda che ſenza gli ajuti gratui ti della grazia preveniente, e ſuper na,
alcuno degli uomini poſſa ſalu tar (14) tarmente operare; ma perchè laRa gione
è una face , che riſplende ad ognuno, e che non laſcia traviare ſe non ſe chi a
bella poſta vuole ingolfarſi nel bujo . Le verità più utili , più importanti ,
più condu centi al retto , e virtuoſo operare , vi ſon propoſte in moltiffime
gui ſe, e tutte ingegnoſe , e vivaci, on de eccitar poſſano chi legge a riflet
tervi, ed impreſſe nell'animo il rif veglino , e ſcuotano alle occafioni,
avviſandolo d' adoperare a normadel le loro leggi. Quanto di meglio ci hanno
laſciato gliantichi Filoſofi gre ci, elatini, quanto imodernid' ogni nazione
hanno ſcritto ſu tal mate ria, ciò che ſomminiſtra la ſtoria , ela ſteſſa
poefia, tutto vedraſſi eſa minato dal noſtro Autore, il quale ha ſaputo , e
certamente non ſenza lungo ſtudio, e fatica molta,coglier ne il più bel fiore ,
e farne orna mentoprezioſo ' erudizionenon me no, (15) no, che di ſapienza
all'opera , che or viene a luce; la quale, perchè breve , non iſpaventerà un
leggitor impaziente colla ſua mole; eperchè ſcritta con eleganza , e con foco
d' ingegno, non annojerà neppure que più difficili a contentarſi , i quali
temono ognora di venire da tali li bri o diſguſtati per ruvidezzadi ſti le , o
rattriſtati fin dalla prima pa gina dall'auſterità de' precetti. PROSPETTO. Fondamento
dell' Uomo Oneſto. Dio. | I. La mia eſiſtenza mi prova , che c'è Dio . II.
Altra prova me ne porge laferiedegli eſſe ri limitati . Altra l'economiadell'
Univer ſo . IV. Altra l'anima , e le ſue facoltà. V.Quindi
abbiamoprovedelledivine perfezioni ed'una vita avvenire . VI. I mali fiſici, e
morali nulla provano in oppoſto , anzi dan no nuove conferme. VII. Se la
Ragione ci parli , che Dio puniſca con eterni caſtighi . RAGIOΝΑΜΕΝΤΟ LA REGOLA
DELL’ONESTÀ, e della rettitudine . I. La regola dell' oneſto non procede , che
da una legge eterna, e divina . II. Iddio ci ha data la ragione, che ce
l'inſegna . III. Quin di tal regola è univerſale . IV. Niente pro vano 1 ! 1 1
1 vano in contrario; primo, le diverſe
opinioni de' Filoſofi; V. ſecondo , la brutalità di bar : bare genti ; VI.
terzo , i coſtumi turpiſſimi delle nazioni più colte. : Virtùparticolari
coſtitutivedell'Oneſtd. Della Virtu I. I vantaggi cheprovengonodallavirtù . II.
L' uomo fatto per praticarla . III. Senz' eſſa niuna vera felicità . IV. Niun
incredulo può eſſer virtuoſo . V. Lavirtù ſi conſeguiſce coll' eſercitarla . L'
Iſtoria delle paſſioni ci am maeſtra a prezzar la virtù . Temperanza . I. La
Temperanza regola i piaceri de ſenſi: ſuoi rami Sobrietà, e Continenza. II.
Serve alla noſtra conſervazione . Anche gliet nici Legislatori la preſcriſſero
. Conti nenza inſegnata dagliantichi Filoſofi . V.Mo tale Turcheſca ſu queſta
virtù . VI. Tut B to (18) to prova, che l'incontinenza pugna collara gione. Guide
fevere, e geloſedi conti nenza. VIII. L'ingenita verecondia ci ajuta ad eſſere
temperati nei piaceri del ſenſo • IX. Danni dell' incontinenza . Giustizia . IT
COL I. Fondamento d'ogni ſicurezza. II. Carattere dell' uomo giuſto . Quanto
ſia maltrat tata la giustizia dagli uomini . Beneficenza . 1. Che fia? II.
Quanto ſoave cofa. III.Eſempi antichi . IV. Se ſia più eccellente beneficare
coll'opera , o col danaro. V. Qualità che rendon ſaggia , ed amabile queſta
virtù. Liberalità. I. Come fi conoſca. II. Come debba miſurarfi. III. A chi
debba eſtenderſi . IV. Come dob biamo porci,in iſtato d'eſſere liberali. V. Più
rifplende la liberalità nell'nom privato, che in un Sovrano . Magnificenza. I.
Virtù de'Grandi. II. Richiede animonobile , e fine virtuoſo . III. Riſplende
principalmente nelle opere fatte a vantaggio pubblico . Il luſſo ecceſſivo è il ſuo tarlo, Umanità ,
! I. L'eſſere uomo faconofcere il dovere d' eſſere umano; II. e il diritto, che
ha ognuno d' eſigere umanità daſuoiſimili. III. Diritto fon dato ſull'
eguaglianza naturale. IV. Quindi fo no violenze molte prerogative preteſe da'
più potenti. V. L'umanità rendegioconda lavita , Amor della patria . I. Quanto
grande preſſo gli antichi. II. Ognu no ha obbligo d'amarla. III. Che importaſſe
una volta. IV. A cheriducaſi ora permolti . V. Vantaggi comuni, che naſcono dal
vero amor della patria. : ARTE DI CONVERSARE. Un giovane nonnaſconde a lungo la
propria indole. II.All' entrare nel granmondo s' eſpo ne allacritica univerſale
. III.Conquali diſpo poſizioni , e ornamenti d'animo, e di corpo vi ſi debba
preſentare . IV. Da che aſtener fi . V. Le ſavie converſazioni buona ſcuola per
lui . Vizj o Paffioni, che più direttamente oppongonfi all'Oneſtà. RAGIONAMENTO
XII, Irafcibile appetito . 1. Utile,elodevole,ſerettodallaragione . II.Fa cil
coſa è il laſciarſenetraſportare . III. Efem pj di Nerone, di Talete, di
Piſone. IV. Vi zio de' Grandi V. Conſigliero infedele VI. Porta anche uomini
grandi a coſe paz ze , e ridicole . VII. La vera filoſofia buon preſervativo . Avarizia
. 1. Sua definizione . II. Suoi danni . III. Paffio ne più de'vecchi , che de
giovani . IV. Come ſi cerchi di maſcherarla . V. L'avaro compa riſce tale ancor
nelle grandi ſpeſe . Finzione . 1. Quanto eſteſa al preſente . II. Come fi naf
conda ſottode'nomi ſpezioſi . III. Preſto vie ne ſcoperta, e deteſtata . IV.
Diffimulazione lodevole . Luffo . / 1. Diverſità d'opinioni ſul luſſo . II.
Falſe defi nizioni . III. Sua vera definizione . IV. Ap parenti ſuoi vantaggi.
V. Veri danni, che re ca atteſi i principi della Politica . VI. La buona
filoſofia lo condanna come nocivo ai coſtumi . VII. Lo ſteſſo prova '
eſperienza . VIII. Lo ſteſſo pure conferma la Storia B 3 Suicidio. 1. Suicidio è un' ingiustizia. II.
Pertale ricono ſciuto dagli antichi Romani . III. Condannato da Maometto . IV.
Sentimento concorde di Platone, di Pitagora, e d'Ariftotele . V. Em pie ragioni
ſole l'autorizzano . Pene dell' Uomo non onesto. Delitti , e Pene . I. La
ragione ci fa trovare in noi ſteſſi le leggi per miſurare le pene ai delitti.
II. Quelle ſempre debbono eſſere egualiaqueſti . III. Bar barie ſu tal punto di
nazioni ancor colte ne tempi andati . IV. Tortura diſapprovata • V. Pena debbe
eſſer conforme all' indole del delitto. VI. Quai delitti di Religionefi deb ban
punire . VII.Talvolta neceſſaria lapena di morte . VIII. Il Principe ha diritto
di dare ancor queſta. Pre Premio dell'
Uomo oneſto . Felicità I. Vanamente cercaſi ſuqueſta terra . II. I Sa vj la
poſero nella virtù, III. Opinion diCar teſio , che torna allo ſteſſo . IV.
Diſordinate paſſioni nemiche della felicità. V. La vittu ſola può farci
inqualchepartefelici . VI.Qua le ſiſtema, e quali occupazioni rendon dolce
lavita. Les
préceptes de Platon ſont ſouvent tres fublimes , mais combien n'erre-t il pas
quel quefois & juſqu' où ne vont pas ſes erreurs ? Quant à Ciceron ,
peut-on croire , que fans Platon ce Rhéteur eût trouvé ſes Offices ? L'
Evangile ſeul eſt quant à la Morale , toujours sûr , toujours vrai , toujours
ſemblable a lui même . J. J. ROUSSEAU Troiſieme Lettre de la Montagne T.IX.
pag. 67. édition de Neuchatel. I Fondamento
dell' Onefť Uomo . DIO. : La mia esistenza mi prova che c'è Dio. Altra prova me
ne porge la ſeriedegli eſſeri limitati . Altra l'economia dell' Univerſo . IV.
Altra l'anima, e le ſue fa coltà . V. Quindi abbiamo prove delle divi--ne
perfezioni, e d'una vita avvenire . VI. I mali fifici , e morali nulla provano
in oppo ſto , anzi danno nuove conferme . VII. Se la ragione ci parli , che Dio
puniſca con eterni caſtighi ? I. E Ntro in me ſteſſo, etrovo Dio. La
meditazione ſulla mia efi ſtenza mi preſenta uno Spirito , che penſa, e
fottilmente rivolge gli oggetti più nobili , e fublimi , che vuole ed , elegge
entro la forprendente organizza zione del corpo , con cui d'ineſplicabi li nodi
è congiunto, che muove, e reg ge, ed avviva , interpoſto un commer cio di
maraviglioſa armonia . Dunque vi è Dio. II. Trenta , o quarant'anni addietro io
non era, nè aveavi in me virtù , o forza d'eſiſtere , o di produrre me ſteſ fo.
Scorro col penſiere retrogrado laca tena aſcendente degli Eſſeri limitati , e
indarno ricerco in eſſa la ragion ſuffi ciente della genealogia . Una ferie
quan tunque infinita di zeri , non può equi valere che a zero : così nel
maneggiar ' equazione evidentemente l'Algebra ci dimoſtra ; già diſcoperto il
paralogifmo illuſtred'un fommoGeometra (a) . Non al (a ) Summa autem omnium
nihilorum , ut cunque numero infinitorum , eſt nihil: jamdiu enim conftitit ,
illum Guidonis Grandi, utut fum I. 3 altri che un Ente ſupremo, neceffario,
eterno , perfettiffimo , potè efſſere l' ori. gin prima, e l'Architetto
creatore. III. Ecco l'argomento, che uſarono i Saggi d' ogni nazione, poichè è
un ſolo il linguaggio della Natura , e la logica della Ragione . La Grecia , ed
il Lazio l' ornarono pompoſamente , di. ſcorrendo ſull'ammirabil bellezza , e
ſull' ordine coſtante dell' Univerſo . Nell' Arufpicina diſſe Tullio: Chi è sì
ſtupido, che rimirando in Cielo non ſenta effervi Dio ( a)? Il ſiſtema plane.
tario è una pruova fermiſſima della Di. vinità per il Newton (6). L' anoto. mia
ſummi Geometræ, paralogifmum fuiffe,quo ex expreſſione ſeriei parallelæ &c.
Boscovich, Theo ria Philof. Natur. n. 548. (a) Quis eft tam vecors , qui cum
ſuſpexe rit in cœlum, non fentiat eſſe Deum? (b) Philoſoph. Natur. Principia
Mathem. mia pur fola dell' occhio ci
convince dell' eſiſtenza di Dio, quanto far potreb be un' Accademia de' più
ſottili Filoſo fi . Nelle creature tutte provvidamente improntò il Signore
parte della divina grandezza , onde l'intelletto dell' Uomo ritrovar in quelle
poteſſe , e riconoſcer l'Autore: vaſtiſſimo campo alla Teo logia Naturale dove
per tacere gli , , antichi , Nieuwentit , e Derham , e Ray, e Sulzer, e Leffer
, ed Hervey , e Bo net , ed altri moltiſſimi d'ogni lingua , e nazione
formarono i varj ragionamen ti , e gli ampli volumi . L'orgoglioſa Filoſofia ,
e ladepra. vazione del cuore preparano fatale nau fragio alla Ragione :
l'accennato argo mento è la tavola di ſalute per non naufragare , e rompere
nell'Ateiſmo . IV. Entriamo più addentro col pen fiero , analizzando l'anima ,
e le fa coltà , onde è fornita e più chiara د di. tore. S discopriremo l'
imagine del ſuo Fat. Contemplo, ed esamino sottilmente l'indole
dell'intelletto, e veggo che la verità non può ascondersegli, se tutto
s'applica ingenuamente a ricercarla. LA RAGIONE ci dà inmano una fiacco la, che
in mezzo alla caligin più densa delle passioni, e all' inganno de sensi vale a
discoprirci il vero, il retto, l'oneſto – H. P. Grice: “There is an easy way to
abbreviate my cooperative principle: it’s what a honest chap must do!”. Per una
esperimental metafisica siamo convinti che quantunque ha la volontà grande
impero nella giurisdizione dell'intendimento non può nondimeno torci e tutta sconvolgerci
la cognizione delle verità regolatrici dell' uomo, benchè assai volte dispiacciano
ai nostri appetiti. Il cuore, e l'intimo senso è grande maestro di sublime filosofia.
In esso risiede e domina un moral sentimento del bene, e del male, un'
approvazione del. della bontà, e rettitudine, a cuidol. cemente vien tratto,
un'avversione nativa, che ci allontana dalle ingiustizie e dal vizio: qui
s'alza una voce, che depone contra di noi, e ci rimprovera i falli, ci agita, e
turba, e crea amarissimo pentimento. E perchè ci da Dio l'intelletta indagatore
e scopritore, quasi condottiere ed auriga del vero e del retto, e il cuor nostro
dispoſe, e inchind , ad ogni alleanza col bene, se non per chè fosse giusto, e
virtuoso? Questa è per me prova grandiffima della LIBERTÀ – H. P. Grice:
sugare-free, alcohol-free-- base di tutta la moralità dell'uomo: altrimenti non
pur indarno, ma ingiustamente ancora avrebbeci Iddio così modellato – H. P.
Grice: a nice, apt, verb – since I too use ‘God’ as an exegetical device! -- lo
spirito. Contro questa forza così poco intesa della libertà, ma ancora così
incontrastabile può disputare un sofista, dice Maupertuis. Ma l'uomo onesto, s’ascolta
LA LINGUA – H. P. Grice: I would use ‘voce’ -- DELLA RAGIONE, e il suo intimo senso,
continuamente la riconosce e l’esperimenta in se stesso. In quest'opera così
eccellente dello spirito umano quanti tratti di sapienza, di santità, di bontà,
d'onnipotenza suprema! Non è in poter nostro non ravvisarvi Iddio, e non prestargli
il dovuto omaggio d'obbedienza e di religione. Questo e non altro esser poteva
l'altissimo fine degno di dio nella sua creazione. Rappresentarci l'ente supremo, che
miri, come ilDio dell’ORTO, con ос -- La liberté, cette force si peu comprensible,
mais si incontestable, contre la quelle le sophiste peut disputer, mais que
l'honnête homme reconnoit toujours dans ſon coeur II peut avec elle lutter
contre toute la nature -- Essai de Phil. Morale. L’Orto nel libro κυρίας δέζας: Nihil curare deum nec sui nec
alieni. . occhio indifferente ed eguale tanto gl’osservator religiosi della
divina legislazione, impreſſa loro nel cuore, quanto i violatori , e ribelli ,
egli è lo ſteſſo che diſtruggere la ſantità , la giuſtizia , , e annientar Dio
totalmente • L'eſercizio della virtù , e l'adempi. mento coſtante dei doveri
dell' uomo è opera travaglioſa , e domanda gran fa crifici dalla mente, e dal
cuore. Se tol gafi il premio , o la pena inevitabile egli è tolto il maggior
freno alle paf , ſioni dell'uomo , diſtrutta la ficurezza e felicità d'ogni
membro ſociale, ſcon volta l'economia, efiliata ogni ragione d'onestà , e
rettitudine: e indarno cer chiamo allora la giuſtizia , la ſantità la
provvidenza , il ſupremo potere, che , , neceſſariamente coſtituiſcono Dio . Ma
ſu queſta terra van lieti ena vigano profperamente aſſai volte i mal vagi , ei
buoni e virtuoſi tempeſtano , in , RAGIONAMENTO Ι. 9 in grandi fortune e in
graviffime ca lamità . Dunque , io dico, il ſiſtema della provvidenza divina
non compieſi , che nella vita avvenire . Il culto diRe ligione , i travagli nel
campo della vir tù , le vittorie ſulle paſſioni nimiche ci apron la via a
meritare il premio , e la corona • Un preſentimento d'immortalità nell' anima ,
impronto riportato dalle mani del ſuo creatore; un defiderio , che ol trepaſſa
ogni confine di bene creato , e di tempo , affai chiaramente le annun ziano in
Dio , che non può deluderci una fempiterna rimunerazione , che ſolo può farla
contenta , e felice . Il corpo ſente i danni del tempo , e , ſi ſcioglie.
Queſta abitazion dello ſpiri to , perchè fabbricata di materia eſteſa ,
diviſibile , inerte , porta ſeco un princi pio intrinfeco di corruzione . Ma
fulla natura dell' anima filoſofando, ſiamo con vin C 10 L'ONESTO Uomo. vinti ,
ch'è immateriale , e totalmente dal corpo diverſa . Gl' indiviſibili pen fieri
, le intellezioni aſtratte , e remotif. و fime da ogni materia la forza d'atti
vitàlibera, e originale, che nonricono fee legge alcuna meccanica (a) , ne fan
no l'apologia , e ſono un'invincibile dimoſtrazione . Quindi incorruttibile è
l'ani L'argomento preso dalla libertà ha tan ta forza a provare l'anima spirituale,
cheuſol lo ancora ilRoUSSEAU . ,, La naturecommande natout animal , & la
bête obéit. L'homme
,, éprouvelamême impreſſion, mais ilſe recon ,, noit libre d' acquiefcer , oude
reſiſter , &c'eſt 22 fur-tout dans la confcience de cette libertè, ,, que
ſemontre la fpiritualite de fon ame „ Car la Phyſique explique en quelque
maniere • , le mécanisme des ſens , & la formationdes 2 idées ; mais dans
la puiſſance de vouloir , ou ,, plutôt de choiſfir , & dans le ſentiment de
,, cette puiſſance on ne trouve , que des actes ,, purement ſpirituels , dont
on n'explique rien ,, par les loix de la Mécanique. " Discours fur l'inégalitè des hommes. Prem. Part.
. it l'anima, per altiffimo fine daDio crea ta, e voluta immortale . Così la Me
tafifica fullo ſpirito umano , la Morale Filosofia , il ſiſtema preſente , ma
im. mutabile della provvidenza divina, co sì una logica di ſentimento agli
Incre duli moleſtiffima , che non tace ai loro ſofiſmi , ci ammaeſtra convince.
e pienamente Quanto piùprofondiamo inqueſtipen. fieri , tanto meglio
appariſcono veri ci parlano al cuore , ci perfuadono . Carattere inimitabile ,
ed inſieme argo , mento fermiſſimo di verità : arincon tro degli errori , e de
pregiudici , che non reggendo al ſaggio della Ragione , nella meditazione
profonda , e fincera ſvaniſcono comenebbia, e dileguanoin teramente . 5 Verità
così luminofe rifcuotono qual che omaggio eziandio dagli Spiriti For ti nel
penetrale più fecreto della mens د : C2 te, 12 L'ONESTO Uomo. te, e del cuore
Il grande incredulo Pietro Bayle apertamente confeffa , che coloro , i quali
vivono nellairreligione , quaſi tutti ſono in perpetue dubbiezze ; anzi
aggiugne, che percoffi dalle malat tie , per provvedere a ſe ſteſſi , prendo no
il partito della Religione (a) E : que, Preſque tous ceux , qui vivent dans ,,
l'irreligion ne font , que douter : ils ne per : ,, viennent pas à la
certitude; ſe voyant donc دو dans le lit d'infirmite, où ' irréligion ne 3,
leur eſt plus d'aucun uſage, il prenent lepar ,, ti le plus sûr , celui qui
promet une felicité " eternelle en cas , qu'il ſoit vrai, & qui ne
fait courir alors aucun riſque en cas , qu'il ,, ſoit faux. Dict.
Crit.Articolo, Bion, nell'an , notazione E. " Confeſſa il Bayle tai cangia
menti , ma alla prudenza gli aſcrive , non al la forza delle verità penetranti
, e luminoſe . Egli ad affai pochi potrà perfuadere il ſuo pa radoſſo . Al più
ſicuro partito , in una ſuppoſi zione da loro creduta ſolo poſſibile , e ſempre
da loro deriſa, non ſi piega l'orgoglio, e lafe rocia : queſto avea pur atteſtato il Sainthibal
nominatiſſimo tra gli Spiriti Forti , que relandoſi , come ſcrive Bayle, che
non hanno coſtoro il dono della per ſeveranza . Poichè , egli dice , non fan no
anoi grande onore , quando fi veg gono al letto della morte: diſonoran ſe
ſteſſi , e ſi ſmentiſcono , morendo tutti volgarmente , come fan gli altri.
Neſſuno mai fuvvi , che abbracciaffe da giovane l' Ateiſmo , e nel ſuo error C3
per rocia di tanta moltitudine d' Atei . Non è que ſta la filoſoſia del loro
cuore . Laperfuafione, e la forza delle verità neceſſariamente richiedeſi per
sì numeroſo, e difficile cambiamento . (a ) Sainthibal , fameux Eſprit fort, ſe plai gnoit
de ce, qu'aucun homme de leur ſecte n' avoit le don de perſévérance. Ils ne
nous font point d'honneur, diſoit il, quand ils ſe voyent au lit de la mort:
ils ſedeshonorent, ilsſe de mentent, ils meurent tout comme les autres . Dict. Crit. Bion . E. perſiſteſſe fino all'ultima età , come at
teſta Platone (a) . Quindi ineſcuſabile è l'uomo, ſe non vuol riconoſcere il
ſuo creatore , i fuoi doveri , il ſuo fine, la ſua beatitudine. VI. I mali di
queſta terra , che ſo. no il gran labirinto d'errori , dove l'ar dita Filoſofia
de' Libertini ſi perde , e lo ſcoglio famoſo , al quale rompendo naufragano nel
delirio, o nell'empietà; i mali, dico, niente difformano, o ab. baſſano
l'altiffima idea و che formata abbiamo di Dio , anzi vagliono mara.
viglioſamente ad abbellirla , e farla più grande , e perfetta. I Fifici mali ,
e morali entrano di. vinamente nell' economia della Provvi denza, che loro ha
limitati i confini eli , · (α) Μηδένα πώποτε λαβέντα ἐκ νέα ταύτην τὴν : δόξαν
περὶ Θεῶν, ὡς ἐκ εἰσὶ, διατελέσαι πρὸς γῆρας μειναντα ἐν τάυτῃ τῇ διανοήσει .
Nel Lib.X. delle Leggi , . 15 èli tempera , e modera con ſapienza fovrana . Per
altiffimo fine ſono da Dio preordinati , e voglionſi i primi , ei ſecondi ſolo
permettonſi ſenza offeſadel la ſua ſantità: poichè nè li opera mo ralmente , nè
è tenuto ad impedirli. Effi ſono la nobil fucina lavoratrice della virtù , e
temperano la tolleranza più generoſa , e perfetta: effi tengono riſvegliata ,
ed operoſa l'induſtria , e i noſtri biſogni multiplicando , ci legano in
ſocietà. Ogni uomo ſente in ſe ſteſ ſo , come i piaceri terreni indeboliſcon lo
ſpirito, e lodegradano: impedimen to fortiffimo a conoſcere, ed amarDio. Ora i
mali di queſta terra provvida mente vengono in noſtro ajuto : dalla fralezza
delle creature diſtaccandoci il cuore , e purgandolo d' ogni contagio terreno
ci ſollevano a Dio , e ci am maeſtrano a cercar in lui ſolo il vero conforto e
la conſolazione migliore : C4 ond' L'ONESTO UOмо . 16 ond'è , che Platone colla
ſobrietà del digiuno preparavaſi a contemplare e godere di Dio . Quindi quale
miniera d' azioni virtuoſe non aprono i mali al libero arbitrio, avvalorato
continuamen , te dal foccorſo divino! Involti nellaca lamità rendiamo l'
omaggio dovuto al fupremo Dominatore coll' umile raffe gnazione , e tranquilla
al divino vole re In mezzo al dolore divinamente confortato lo ſpirito s'
appoggia alla ſperanza in Dio, e ſull'eterna rimune razione . Alla luce di
queſta vediamo di tutti i mali la picciolezza , poichè calcolati coll' eternità
felice , a cui ci apron la via , ſono un' infinitefimo in computabile . I
turbini finalmente, le inondazioni le deſolatrici tempeſte , i tremuoti contagi
, e i danni tutti degli elementi , , i fanno conofcere all' uomo la ſua debo
lezza , la neceffità del divino ſoccorſo la soggezione all'autore della natura
, e quindi inſieme il poter infinito, la bon tà, la ſapienza, la giustizia, la
provvi denza di Dio . Quindi affai volte gli Spiriti Forti penſano ſeriamente
nelle gra viffime calamita , mutan ſiſtema , e vol gonſi a Dio: così di loro fa
fede Lu crezio incredulo infigne: multoque in rebus acerbis Acrius advertunt
animos ad Religionem . Così avvenne ai Perſiani foldati , i qua li avanti non
penſavano eſſervi Divini tà, ma poi percoſſi dal Greco eſercito , ecombattuti
dalle procelle, ricorfero al le preghiere , e adorarono il Cielo , co me cantò
Eſchilo (6): Θεόςδε τις Τὸπρὶννομίζων ἐδαμε, τότ' ήυχετο Λιταῖσι, γαῖαν ερανόν
τε προσκυνῶν . Deh (a) Lib. 3. v. 53. Nella Tragedia intitolata i Perſi v.467.
edizion di Colonia. Deh di quanti beni, gravemente diſſe il Rouſſeau, va
privol'uomo, cheman ca di Religione? Qual ſentimento può confolar le ſue pene ?
Quale ſpettator conſapevole incoraggia, ed avviva lapro bità delle ſecrete fue
azioni? Qual voce può parlargli nel fondo dell' anima ? Qual vantaggio
aſpettarfi dalla virtù ? Con qual occhio potrà mirare la mor te (a)? VII. Tutti
i mali predetti tramonta no, e vedono l'ultima ſera. Un timore triſtiſſimo ſi
deſta nell'anima , ch'eſſer poſſa interminabile la punizion dei mal vagi. (a) De combien de douceurs
n'eſt pas privè celui , à qui la Religion manque ? Quel fenti ment peut le
conſoler dans ſespeines? quel ſpe Etateur anime les bonnes actions, qu'il fait
en fecret ? quelle voix peut parler au fond de fon ame? quel prix peut-il
attendre de ſa vertu ? Comment doit-il enviſager la mort? Penséesde J.J.
Rousseau. vagi . Ma questa è LA RAGIONE, o l'er ror, che
mi parla di Dio, così terribi. le vendicatore? L'amor a me ſteſſo , e ai
piaceri , giudice nella propria cauſa , e nel pro prio delitto ſi turba, e
colla filoſofiadei ſenſi vorrebbe , che idea sì ſpaventoſa , ed orrenda
ripugnaſſe all'Ente ſupremo , che ſolo ſull'umanomodellodipingeama bile, e
buono ſovranamente. Malabon. tà di Dio non è quella dell'uomo , co me la noſtra
non è laſuaſantità: altri menti non avrebbevi fiſicomalenelmon do, nè mal
alcuno morale permetterpo trebbe il ſapientiffimo moderatore provveditore
univerſale. Iddio è buono divinamente, e quindi tutto inſieme giuſtiſſimo ,
l'eſſenzial fan tità, e perfezione, odiator neceffariodell' iniquità, e
vendicator immutabile, arbi tro ſommo ne'ſuoi voleri ſi compiace , ed in ſe
ſteſſo pienamente beato . E chi è l . è l'uomo, che a Dio dar oſa conſiglio?
Non può la creta dir al vaſajo, perchè così m'hai formata? Scrutator riverente
lo riconoſca ancora nell'eternità del ca ſtigo, e l'adori . Le opere, e i
voleri di Dio ſono ſe gnati col conio della ſua divinità . La Ragione, benchè
limitataed inferma, fi lofofando, in eſſi ſcorge un' imagine fem pre degna di
Dio, e tutti entro vi ſco pre gl'infeparabili divini attributi . •Nell'eternità
del caſtigo ammiro la ſa pienza ſovrana , che poſe all'anima libe ra, ed
immortale quell'argine , che folo frenar potea la violenza delle paffioni : vi
truovo un'idea altiſſima della gran dezza di Dio, e tutto il nulla dell'uo mo;
un'oppoſizion infinita del mal mo rale con l'eſſenzial ſantità; unagiuſtizia
fermiffima , che di pena corrispondente puniſce un reato, il qualeperfevera
eter namente lo ſteſſo ed indelebile nel cuo : re, . 21 re, eſſendo nella vita
avvenire per giu ſto divin decreto chiuſa ogni portaal li bero operare con
merito, o con demeri to; una prevalente bontà, che donando ci con larghezza
valevoli mezzi per evi tare la pena, ci coſtringeall'acquiſtodel premio, e vuol
farci eternamente felici. Quindi ſcriffe Platone nel Dialogo illu ſtre dell'
immortalità dell' anima , che i malvagi infanabiliper l'enormità deide litti
fono immersi nel Tartaro d'onde non eſcono mai. E nel Gorgia, dopo aver detto,
che da pene acerbiffime, e ſopra ogni creder terribili ſon tormentati in eter
(α) τούτος ἢ ἡ προσήκουσα μοῖρα ρίπτει ἐἰς τὸν τάρταρον, όθεν έποτε ἐκβαίνεσιν.
Hos omnes confen tanea , (secondo il teſto io direi , quæ unicuique debetur )
fors projicit in Tartarum, unde nun quam egrediuntur : Phædon. T. I. pag. 113.
ex nova JoannisSerrani interpretatione . Edizione Gre co-Latina d' Enrico
Stefano. L'ONESTO Uomo. eterno (a) , conchiude , che penſarebbe altrimenti , fe
dopo molto meditare ritrovar poteſſe opinione di queſta o migliore, o più vera.
Eternità di caſtigo , che ſeco porta impreſſe le pruove di verità tutto mi
riempie lo ſpirito della gran. e dezza di Dio. Così non pur i beni, ma i mali
me defimi temperati dal ſommomoderatore , divengono lo ſtromento della bellezza
, edell'armonia dell'univerſo, e il lega. mento maravigliofo di dipendenza , e
d'unione dell'uomo con Dio : dimostra zion διὰ τὰς ἁμαρτίας τὰμέγιςα, κῷ
οδυνηρότατα, κς φοβερότατα πάθη τὸν ἀεὶ χρονον. Propter sua peccata, et
maximas, et horrendissimas, et infinito dolore cumulatas, et quidem sempiternas
ponas pati. εί'πη ζητουῦτες ἐνχομεν αὐτῶνβελτίω, κς αληθές σερα ευρεῖν. Sicubi
inveſtigantes meliora his , at queveriora poffemus invenire. Edizione citata
... zion nobiliffima d'un Ente ſommo , e
infinitamente perfetto . . La Regola dell'Oneſta e della Rettitudine. LA REGOLA
DELL’ONESTO non procede che d’una legge eterna, e divina. II. Iddio ci ha data
la ragione, che ce l'infegna. Quindi tal regola è univerſale – cf. H. P. GRICE: The universality of
conversational implicature and the cunning of conversational reason. Niente pro vano incontrario; primo, le diverſe
opinioni de' Filoſofi ; V. ſecondo , labrutalità di bar bare genti ; VI. terzo
, i coſtumi turpiſſimi delle nazioni più colte . I. Il Retto, e l'Oneſto non
procededal clima, dall'educazion, dal coftume, non ſi forma colla legislazione
de'Savj , nè fi cangia ad arbitrio della Politica, e del le paffion nazionali.
Togliendo ogni re. golad'onestà, bruttamenteguaſtaron l'uo moAriſtippo,
Teodoro, Democrito, Pir rone , Diogene , Epicuro, combattutidal la greca , e dalla
romana ſapienza. Errori sì antichi e perverſi vennero rinno vando Obbes Spinofa
, Machiavelli Montagne, e depravarono maggiormente l'Elvezio , Voltaire, e
cotali altri filoſo fi , che la moda , o la ſtoltezza del fe colo ha reſo
celebri perpoco tempo, ſo lo ne' loro ſcritti , e nelle menti leggie re
atterrando con vane parole l'ideadel la rettitudine, e dell'onestà. , Il
pubblico bene modellato ſul Prin cipe di Machiavelli (a), e miſurato all' Epi
(a) Come ſcriffeBaccone: ilPrincipe diMa chiavelli non è altro , che la malvagità
degli uomini meſſa in ſiſtema: e ilRe di Pruffia con futando un libro
sìperniciofo : ,, Combien n' eſt ,, point deplorable la ſituation despeuples,
lors ,, qu'ils ont tout à craindre de l'abus du pou ,, voir ſouverain, lorſque
leurs bien font en ,, proye à l' avarice du Prince , leur libertè à ,, ſes
caprices, leur repos à ſon ambition , leur " 22 1 furetè à ſa perfidie,
& leur vie à ſes cruau tés? C'eſt là le tableau tragique d' un E'tat, où
( Epicurea , è per coſtoro la regola ori
ginale delle azioni dell'uomo . A queſti Dittatori della ſapienza il deſiderio
d'un bene così contaminato , e perverfo , e quanto ad eſſo conduce , è ſola
virtù Le paſſioni più cieche, ed ardenti, che ci fanno intraprendere i pubblici
da lor nominati vantaggi, come la vendetta • , l'ambizione, la collera, tengono
il pri mo rango. Quelle, cheriguardano laRe ligione, ſono virtùdi pregiudizio.
Chia mano ſtupido, o declamatore chi racco manda la moderazion degli affetti.
Con tali deliramenti rovesciata , ed infranta la baſe d'ogni Morale, deformano
l'egre gia opera di Dio , e rendon l'uomo de' bruti peggiore . L'inondazione di
tali libri, e il fa D na دو où régneroit un Prince , comme MACHIAVELI (vedasi),
prétend le former • "Avant-Propos, Examen du Prince de MACHIAVELI (vedasi).
.. natiſmo per sì aſſurda , e guaſta dottri na, che non può chiamarfiFiloſofia
ſen za avvilir queſto nome, per colpadi ta luni potrebbe imprimer in fronte al
no ſtro Secolo una macchia indelebile , che lo rendeſſe la maraviglia, e il
diſpregio della poſterità (a) .. e Se vogliamo conſultar la ragione , attender
le voci ingenue del cuore , il Retto, e l'Oneſto riconoſcono una no bile
origine, un ordine neceſſario , una legge univerſale, indipendente affatto, e
divina . La potenza, laſapienza, labon tà del ſommo Creatore, altamente parla
all'intelletto , ed al cuore, che nel for mare (a) Il dottiſſimo", e
celebreFrancefcoM. Za notti abborriva coteſti libri, che vanno tutto il dì
uſcendo fuori , e diſponendo le vie all' Ateif mo, parendogli , che foſſero per
ogni conto l' ignominia del noſtro ſecolo, come atteſtal'eru dito Co: Giovanni
Fantuzzi . Notizie della vita edegli fcritti di Franc. M. Zanotti ; in Bologna.
mare l'uomo aver non poteva , che un fine degniſſimo della Divinità, e intrin
ſecamente conforme alla ragionevol na. tura. f La creazione dell'uomo era
libera a Dio ma non così gli era libero di , crearlo ad altro fine, che della
ſua glo. ria , nè ordinarlo altramente , che alla perfezione, e felicità per
legge immuta bile eterna dell'ordine, che aver debbon le coſe tutte fra sè,
conforme all' intrin feca loro natura , che prende il primo modello
dell'eſſenza divina , e predica Dio neceffariamente perfetto. 1 L'onore dovuto
al fupremo Creatore da un ente razionale , l'amore de'figli ai genitori , il
non far oltraggio ad al cuno, e tutto il Decalogo naturale ef. ſenzialmente è
conforme a quell'ordine immutabile, e divino. Ne poteva eſſere unavirtù all'
intelligentecreatura diſono rar il creatore, commettere il furto, dir la D2 .
la menzogna, violare l'altrui talamo, o in altra maniera inſultare, e danneggia
re gl'innocenti ſuoi ſimili: azioni tutte difformi dalla legge predetta ,
d'ogni ret titudine eſemplare e maestra . Quindi in eſſa contienſi la norma
originale , efi cura, a cui conformare gli atti più no bili dell' intendimento,
edel cuore, tem perare i coſtumi, e condurre la vita. : II. Iddio benefico
ſapientiffimo ci for nì della face della Ragione per guida all' altiffimo fine
, onde ſi vedeſſer da tutti in queſta legge ſcolpiti i dove ri primarj
dell'uomo morale , e intima mente ſi ſentiſſero ancora nella propria natura.
L'intrinfeca conformità colla ra gion naturale ci fa apprender il retto e
l'oneſto , come la difformità ci addi ta , e diſcopre il turpe , e l'ingiuſto .
Nel fondo pure dell'anima noi trovia. mo dipinto queſto modello, ſu cui ancor
non volendo giudichiamo le opere noſtre , e quelle d'altrui come buone , o mal
vagie . III. Rivolgiamo lo sguardo ſu le na zioni tutte del mondo, ſcorriamo i
mo numenti, e le ſtorie; in mezzo a tanti culti inumani, e bizzarri , a sì
prodigio ſa diverſità di talenti , digenj , dicoſtu mi, troveremo per tutto,
come parla il Rouſſeau (a) , le medeſime idee del be ne, e del male . Ciò, che è virtù
nellaGrecia al filo fofar di Platone ( b) , eſſer non può vi zio in Cartagine,
inLicia , o nellaPer fia : nè la regola d'equità , che appro vaſi in Roma, è
diſcordante, comeTul D 3 lio (a) Jettez les yeux fur toutes les nationsdu ,
monde parcourez toutes les hiſtoires : parmi tant de cultes inhumains , &
bizarres , parmi cette prodigieuſe diverſité de moeurs , & de ca racteres ,
vous trouverez par tout lesmêmes nơ tions du bien, & du mal . Pensèes . (6) Μίνως. Τάτε δίκαια , δίκαια , κῷ
τὰ αδια να, άδικα... ένΠέρσαις ... ἐνΚαρχηδόνι ; κὶ ἐν Λυκία, . lio ragiona, da
quella d'Atene, nè la preſente diverſa dai tempi avvenire, ma preſſo tutti i
popoli e le nazioni inva riabile , e ſempiterna (a) . Prima che Minoſſe,
Licurgo, Solone faceſſer leleg gi, una legge v'avea nel ſeno della na tura, che
invitava gli uomini al bene e il male proibiva . Avanti le Dodici Tavole , e
tutta la Legislazione Roma na , era riprovata la crudeltà di Tarqui , nio
Superbo, la brutalità di Seſto viola tor di Lucrezia , i parricidj , gli ſper
giuri, il romper la fede , l'ufurpare gli altrui diritti. Per contrario preſſo
le na zioni tutte , ancora più barbare, fu in pregio la Religione , la
giustizia, la fe. de (a) Nec erit alia lex Romæ, aliaAthenis , alia nunc, alia
pofthac, fed omnes gentes , & omni tempore una lex & fempiterna,
&immu tabilis continebit; unuſque erit communis quafi magiſter , &
imperator omnium Deus . In un frammento confervatoci da Lattanzio. de leale ,
la gratitudine operoſa, la be nefica umanità : ' odio alla colpa, 2"
" El'amor di virtù naſce con noi La natura dell'uomo in ogni clima, in
ogni inoſpita terra eſſenzialmente è la ſteſſa , cioè diſtinta , ed informata
dallaRagione: da cui ſe le umane azio ni dipartonſi ſono malvagie, e buone ſe
conſentono, e ſi conforman con quella . Ecco la norma immutabiled'onestà, in
ſeparabil compagna dell'uomo, che l'ode e ſente nel cuore direttrice maestra, e
giudicatrice ſevera d' ogni ſuo atto e costume. , IV. Nè mi ſi adducano innanzi
le quiſtioni diſcordi , e le varie diſpute de' , Filoſofi ful Naturale Diritto
o gli ufi barbarici , e diſumani di qualche popo lazione d' America , dell'
Indie Orienta li , o delle coſte Africane , per quindi inferire totalmente
arbitraria la legge D 4 dell'onestà, nè altramente dettata dalla natura.
L'illazione, che ſi vorrebbe dedurre , non è vera. Poichè tutti convengono i
Savj nell' ammettere il Decalogo della natura , diverſamente opinando in ridur
lo a più, o a meno principj, o difcor dando nelle conclufioni lontane e nel ,
diſciorre i troppo complicati problemi : medefimamente conſentono ſulla forza ,
che pur ha d'obbligarci , folo quiſtiona no ſul fondamento di eſſa . Che ſe gli
Spiriti Forti dall'orgoglio acciecati , e dalla depravazione del cuo re, con
variediſpute s'argomentanod'at terrare ogni regola d'onestà, non per cid
verranno giammai a tramutare ilve ro nel falſo, nè a render ofcuri idetta mi
chiariffimi della natura Le dimo • ſtrazioni d' Archimede , e d'Euclide fi
vorranno dir forſe d'una natura variabi le , e loro negare la verità ingenita ,
e l'evidenza , poichè Seſto Empirico , Ob bes, e lo Scaligero oſarono
impugnarle? Verrebbe dai libertini ancor contraddet ta laGeometria tutta quanta
, ſe ſu quella poggiaſſe la regoladellaMoralità. V. Ma veniamo alle barbare
genti per patrii uſi , e coſtumi guaſtiſſime , e violatrici folenni del
naturale diritto come ci van raccontando le Storie, ef , ſendo queſta la rocca
fortiffima , in cui fi ferrano per combattere l'onestà i pa trocinatori del
vizio .- Se quei popoli barbari non conſulta no la ragione , e per le brutali
paffioni offuſcano il lume direttor della mente , ſarà da incolpar la natura ,
che tace, e non iſpande i ſuoi raggi ? No , nonmai del tutto s' eccliſſa la
natura , nè tace nella violazione frequentede'primarj pre cetti , o nelle
conclufioni, che traggonfi ſenza molto , e ſottil raziocinio . E co me potranno
gli Spiriti Forti afferma re, . re ,.che in tanta depravazion di coſtu mi ,
all' ordin divino, alla ragione , al fine dell' uomo diſcordi , e repugnanti ,
non mai la natura riſplenda , nè faccia ſentir a que' popoli nè inquietudine ,
nè rimorſo , nè dubbietà; ſe l'uomoveduto negli altri il proprioviziol'accuſa,
e ap plaudeancoraalle virtù, di cuiè sfornito? Ben ſappiamo per pruova, che gli
sfrenati appetiti , l'educazione , gli eſem plj , i nazionali coſtumi guaſtano
ilcuo re , e la mente delle nazioni . L'anima così indurata, e incallita nel
vizio, dif ficilmente fi piega alla voce, e al mor fo della ragione:
s'alteralacoſcienza, e inſenſibilmente ſi vamodellando ful genio dellepaffioni
perverſe: finalmente rotta , eguaſta la regola dell'onestà , l'uomo quaſi
tranquilloripoſanelſuodelitto (a) . VI. Quin (a) Tantam autem eſſe corruptelam
malæ confuetudinis, ut ab ea tamquam igniculi extin guan Quindi nazioni ancora
coltiffime ufarono , come innocenti, molti coſtumi brutali , benchè ſi
conoſceſſero dalla ra gione difformi , e ripugnanti alla vera oneſtà . Così
nella Grecia ai tempi di Socrate fu coſa onorata ai fanciulli l'aver molti
amadori , ch'era turpiffimo vizio, edeteſtabile preſſo i Romani. Il coſtu me
autorevole , e imperioſo , la mollez za, e la corruzion della Grecia, le pa
trie leggi , che pur tutte tacevano ſu queſta brutalità , ai fanciulleſchi
amori , avean tolta ogni infamia concorrendo la depravazion de' Filoſofi a
mantellare con nomi oneſti , e pompoſi i vizj più turpi. Laſcio , che Licurgo
(a) a que' dì con ſeveriffime leggi purgò , e tolſe da Spar : guantur anatura
dati , exorianturque & confir mentur vitiacontraria. Tul. de Leg. L.I. (a)
Xenoph. Laced. Refp. εί δε τις παιδός σώς ματος ορεγόμενος φανείη αίσχισα τέτο
θείς. : Sparta queſta contaminazione; che pref ſoXenofonte troviamo (a)
riprovarſi co tali amori e vituperarſi altamente nella Tavola di Cebete ( b );
laſcio che i detrattori di Socrate di queſte alleanze amoroſe l'accagionarono
(c) per deni grare la Socratica probita : ſolo dirò , che Alcibiade punge, e
deride Socrate , perchè nel convito Platonico fedette a fianco d' Agatone (d)
fiorentiſſimo gio vane , e di maraviglioſabellezza: e leg go di Sofocle , che
avvenutoſi coll' oc chio (a) Xenoph. 1. 1. mirab. Socratis. (b) E'celebre
laTavoladi Cebete, che in po che pagine eſprime la Filoſofia dellavita . Que
ſto quadro, che finge il Filoſofo aver ammirato nel tempio diSaturno,
ècolorito, e dipinto con nobili imagini, piene di moralità, e di virtù • (c)
Xenoph. eod.loco. Plat.Apol. Socratis. (d) κὶτίαῦ ἐνταῦθα κατεκλίνης, ὡς ου
παράΑριςο φαίνει , είτε είτις άλλος γελοῖος ἐστί τε , κῷ βέλεται ἀλλὰ
διεμηχανήσω δ΄πως παρὰ τῷ καλλίςω τῶν ἐνδον και ταχείση . Platone nel Convito .
chio in leggiadro fanciullo , additandolo a Pericle per l'avvenenza ſingolare
del viſo , dal ſaviffimo uomo fu caftigato così: " oSofocle, non ſolo le
manidel ,, Pretore , ma gli occhi ancoraefferde ,, vono continenti " (a) .
Argomento chiariſſimo , che ſentivano pure i Greci ai tempi di Socrate ( b) la
ſconvenevo lezza , e deformità ditale coſtume. Non è dunque variabile l'onestà
, nè ſi can gia col volger de' tempi , odegli ufi nè dipende dalla politica , o
dal capric. cio degli uomini , , Vir. At enimprætorem, Sophocle, decet non
folum manus , fed etiam oculos abſtinentes ha bere. Tullio nel lib. 1. dei
Doveri . (b ) Licurgo , Xenofonte, e Pericleviſſerocon Socrate , e udirono la
ſua Filoſofia . Di Cebete ſcrive Xenofonte , che Critone, Cherefone , Che
recrate, Simmia, Cebete, Fedone, ed altri uſa vano familiarmente con Socrate
per acquiſtar l' oneſtà de' coſtumi e labontàdella vita. Lib.I. delle cose
memorabili di Socrate . Virtuparticolari coflitutivedell'Oneſta. Della Virtù.
I. I vantaggi cheprovengonodallavirtù . II. L' uomo fatto per praticarla . III.
Senz' effa niunavera felicità . IV. Niun incredulo può eſſer virtuoſo . V.
Lavirtù ſi conſeguiſce coll' eſercitarla . VI. L' Iſtoria delle paſſioni ci am maeſtra
a prezzar la virtù . 1 I. La virtù è coſa celeſte, che nobilita l'uomo , e lo
migliora . Eſſa è il vero ſtromento della privata , e della pubbli ca felicità.
Se l'uomo è giusto, fobrio , leale , fignore delle diſordinate ſue vo glie ,
umano , generofo , benefico, tutto è opera della virtù , che lo forma , e
modella ſull' imagin di Dio , e v' impri me quaſi un raggio di Divinità . La
virtù mette il regiſtro alle noſtre paffio ni,.. RAGIONAMENTO ni, e le accorda
collaragione. L'adem. pimento coſtante dei doveri dell'uomo , fu qualunque
aſpetto ſi miri e confide ri , in ſe ſteſſo, cogli altri , collaSocie tà, col
Supremo Autore: ecco la defi nizione della virtù . Fu gran dono della
provvidenza, che nella virtù imprimeſſe tanta luce ed amabilità , legando ancora
ad eſſa i no ſtri vantaggi . Il retto, e l'oneſto , ſi conoſce dall' anima , ſe
aſcolta la voce , eil conſigliodella ragione . Quindi diffe I' Omero dei
Filosofi (a) , che perqual che divina iſpirazione addiviene , che i , cattivi
eziandio fanno afſai ſpeſſo dai buoni diviſar i malvagi. La ſua bellez za
attrae il cuore di tutti, e l'incanta. La virtù è così avvenente , come notò il
(a) Panezio così chiamaPlatone, come im pariamo da Tullio nel 1. lib. delle
Tufculane . Credamus ergo Panatio aPlatone fuodiffentienti ? quem .... Homerum
Philofophorum appellat il ſaviffimo Seneca (a), che i mali uo mini ancora ſono
dalla natura condotti a tributarle l'approvazione , e la lode Non evvi alcuno,
che non defideri eſſer tenuto per uom dabbene : ancor quando s' abbandona all'
iniquità, vuol parer giu ſto , e virtuoſo . Havvi paeſe, poffiamo dire con
Tullio CICERONE (vedasi), dove non s'ami l'umanità , la bontà , la gratitudine
, e non vegganſi con indignazione gli orgo. glioſi , gl'ingrati , i diſumani?
II. L'uom ſi conoſce, ſi ſente fatto per la virtù (c) : ſe da eſſa s'allontana
e , tra (a) Adeo gratioſa virtus eft, ut infitum fit etiam malis probare
meliora. Lib. IV. de Benef. cap. XVII. (b) Quæ autem natio noncomitatem, non
benignitatem , non gratum animum, &beneficii memorem diligit? Quæ ſuperbos,
quæ maleficos , quæ crudeles , quæ ingratos nonaſpernatur , non odit ? De Leg.
Lib. I. (c) Nihil eft profecto præſtabilius, quam pla ne . 41 travia , andando
dietro agli appetiti ne mici , il rimorſo ammonitore latra , ed amareggia la
dolcezza d'ogni piacere , per farlo ſaggio a non ricercarla , che nel retto ,
ed oneſto . Quindi a ragione diſſe il Rouſſeau : Non è così facile , come ſi
penſa, il rinunziare alla virtù Eſſa non laſcia di tormentarlungamente chi
l'abbandona (a). La natura ha un E fol ne intelligi nos ad juftitiam eſſe natos
, diffe Tullio nel Lib. p. delle Leggi n. X. ed è nobi le l'argomento del
ROUSSEAU . "
" Si la bonté morale eſt conforme ànotrenature , l'homme ,, ne ſçauroit
être ſain d'eſprit , ni bien conſti--
tué , qu'autant , qu'il eſt bon Si elle ne l'eſt pas , & que l'homme
ſoit méchant na " " 29 دو " turellement , il
ne peut ceſſer de l'être ſans ſe corrompre, & la bonté n'eſtenlui , qu'un
... vice contre nature ..... Un homme humain ſeroit un animal depravè
&lavertu ſeu le nous laiſſeroit des remords . J. J. Rous SEAU Pensées. Moralité de nos actions. Il
n'eſt pas ſi facile, qu'on penſede re non
.. fol linguaggio , che è d'ogni clima , e fa intenderſi da ogni
nazione. Così rare volte noi c' inganniamo nei veri noſtri vantaggi,
eſſendociquaſiconnaturale l'at tendere il privato, e pubblico bene dal le mani
della virtù . Così filoſofarono quaſi tutti i Sapienti collocando in effa la
vera felicità. Molti cattivi uomini , diceva Solo , ne (a) , divengono
doviziofi, e per con trario gran gente dabbene giacenellapo vertà: ma noi non
vorremmo per tanto colle loro ricchezze cambiare la noſtra virtu : imperciocchè
la virtù è patrimo nio perpetuo , e le ricchezze tutto di cangian padrone . L'uomo virtuoſo ſen te
noncer à la vertu. Elle tourmente long-temps ceux, qui l'abandonnent , &
fes charmes , qui font les délices des ames pures, font lepremier fupplice du
měchant , qui les aime encore , & n' en ſçauroit plus jouir. Pensées. Vertu.. (a) Plutarco nella Vita di
Solone . te nell' anima un bene, che è ſuo , con tra cui non vagliono le
vicende.della fortuna , nè l'inganno , o l'armi nemi che: unbene, che lo
ſolleva , l'adorna, lo rende contento ..! Quantunque al dire diTullio (a) non
ſiavi per la virtù teatro maggiore della coſcienza , pure la riputazione, che per
eſſa acquiſtiamo , ancor ſenza cercarla , può effer oggetto di compiacenza ad
un Saggio , mirandola come una pubblica approvazione del retto operare, che ci
guadagna il cuore degli uomini , e ci chiama a parte dei frutti dolciffimi del
la ſocietà. La frugalità , la fortezza , la coſtanza diminuiſce i noſtri
biſogni , la tolleran za , e la raſſegnazione tempera , na l'urto delle
paffioni , ſottraendoci efre E 2 amil (a) Nullum theatrum virtuti confcientiama
ius eft . Tufcul. Quæst. lib. 2. num.xxv. amille diſguſtoſi tributi dell'umana
fra lezza . III. Nel regno del piacere nonapproda lafelicità, eſſendo rotto
ogni commercio colla virtù. Le voluttà , da cui fugge l'oneſto pudore , che
tanto vagliono a forprendere il cuore, e a ſedurlo con in cantata dolcezza,
indeboliſcono l' anima , degradano la ragione , tiranneggiano la libertà, e al
dir di Platone nel Timeo, ſono l'eſca dei mali (a). Un dolce fu gace,
infaziabile nella ſua avidità , che poi diviene infipido , incommodo , dolo
rofo : ecco l'analiſi del piacere Epicu reo , per ſentimento ancora de'ſuoi feguaci.
Sola la temperanza mette in fuga (a) Divine enim Plato eſcam malorum vo
luptatem appellat . Tul. de Senectute . (b ) Montagne, grande Pirronico, e che
pra ticò molto negli Orti di Epicuro ,, La voluptè " même eſt douloreuſe
en ſa profondeur " Effais, c. •
fuga da noi, e trionfa di sì poderoſoni mico , chiudendo quindi le porte
a mil le perturbazioni , e ad infanabili piaghe del corpo, e dello ſpirito. Le
paſſioni feroci , la collera , l'o dio , la vendetta , l'orgoglio , che ſo no
la fiera tempeſta del noſtro cuore , il veleno , e la diſtruzione delle ſocie
tà , tengonſi in calma tranquilla dalla ragionevol virtù , che mai non opera
ſenza diffonder nel ſeno un nobile e dilicato piacere د , vero contentamento
dell'anima , e un principio dell' umana felicità. L'amor liberale, e generoſo
de' noſtri fimili mette in comune iltalento , l' in duſtria, le forze degli
uomini, onde ren der ſicura la ſocietà contro le frodi e la violenza , ne' ſuoi
membri concor de , morigerata , fiorente in ogni ric , chezza d'arti , di
ſcienza di commer cio , d'agricoltura : frutti della virtù E 3 ed , 46 L'ONESTO
UOMO. edelementi fecondi della pubblica feli. cità (a) . t IV. Queſta morale sì
giuſta , ma in. ſieme sì malagevole , perchè poſſa in ogni fua eſtenſione
ſuffiftere , , e trovarſi perfetta , abbiſogna d'un principio ani matore : dico
d'una obbligazione , che non poſſa deluderſi dalla frode, nè dalla malizia
degli uomini e che abbia per baſe i veri noſtri vantaggi . Pochi ſono i
Platoni, e gli Ariſtidi, cui la bellez za della virtù baſti non pur per amarla
, ma per ſeguirla. Avremo nel più degli uomini una virtù da Teatro , ſe una
Legge fuprema non eſtenda la ſua giu. risdizione ſin entro il regno dei penfie.
ri , e del cuore, ſorgente vera del bene , edel , (a) I più colti Gentili
eCicerone tra gli altri , conobbero eſſer beata una città non ſolo opibus
firma, copiis locuples, gratia ampla, ſed quæ fimul virtute honeſta ſit . edel male: atteſa la debolezza, e le in
chinazioni dell'uomo, avremo una virtù preſta a mancare non meno nei piaceri,
che nelle calamità, ſe trattenuta , e con fortata non venga dalle ricompenſe
del la vita avvenire , dove ſolo ſi compie il divino ſiſtema della noſtra
felicità • Quindi un'incredulo non potrà mai eſſer virtuoſo . La Politica ſi
contenta della vernice di probita , onde aſſai ſpeſſo ſi guaſta, e cade
all'urto delle paffioni L'intereſſe eſſendo la gran molla delle ſue azioni ,
nei miſterioſi , e ſegreti rag giri mancherà volontieri per eſſo ai do veri
della ſocietà , e alle leggi più ſan te, ſe alcuna volta non venga diſtolta , o
vinta dalla bontà della natura . La Filoſofia dei coſtumi, che è lave ra arte
di formarl'anima, nontravaglia per imporre coll' eſterna corteccia ; ma va
lavorando fin dentro del cuore laret titudine, e la vera bontà. Pure tutto il E
4 ſiſtema della morale ſarà mancante ero vinoſo, ſe non abbia per fondamento la
Religione . UnAteo non può eſſer mai uomo oneſto , edabbene,diſſeSeneca a) ;
" e Tullio (b) Non ſo ſe tolta la Re ,, ligione , fi tolga ancora la fede
, e la ,, ſocietà dal genere umano , e tutta fi " دو diſtrugga la ſovrana
virtù della giuſti zia " . La Religione è il maggior fre no dell'uomo, e
la vera forgentede'no ſtri vantaggi. Allor folo avremo la vir tù, che ci
migliori , e rendafelici . Quin di un Codice folo formava il gran prin cipio di
Religione , e tutta inſieme la Moral de' Cineſi : ADORATE IL CIELO , E SIATE
GIUSTI. V. Ma BonusvirſineDeoeſſenonpoteft.Ep.XLI. Haud ſcio an pietate adverſus Deos ſu blata,
fides etiam & focietas humani generis &una excellentiſſima virtus
juftitia tollatur Cic. de Nat. Deorum . Lib. I. n.4. , • (c) Veggaſi il Brucker
Tom. IV. Par. II. de Phil. Ma più che i
noſtri elogi, da noi merita la virtù d' eſſere aſcoltata , e ſe guita . Queſto
è il vero omaggio , che noi ledobbiamo . " " " Tuttos'acquiſta
coll' ,, eſercizio, non convieneeccettuarenep ,, pur la virtù. L'abitudine
ſpande del la dolcezza fin nel diſprezzo delle vo luttà ", come atteſtaun Greco
Filosofo. E il gran Savio dell'ultimo Oriente Confusio dice d'aver vedutouo
mini inetti alle ſcienze, ma neſſuno in capace della virtù (6) . VI. Ma Phil.
Sinenfium, particolarmentedove nomina il libro claffico Xu-kim . Diogene Cinico • " Facile verovirtutem
,, parari poffe exercitio . Nihil in vita abſque " exercitatione perfici
poſſe, eam vero nihil non vincere poffe . Ipſum itaque voluptatis con "
,, temptum confuetudine & exercitatione jucun " diffimum fieri . " apud Bruckerum De
Secta Cynica. : Populo invirtutepluseft
, quamin aqua , &igne: . Ma
ogn'uno laonora, equaſitut ti la fuggono : Video meliora proboque deteriora
fequor. I Socrati, gli Ariſtidi , iFabricj laſciano ungranvuoto nel tem pio di
queſtaDeità. ISapientidellaGre cia, e del Lazio ci diedero più pompo ſe
lezioni, che eſempi. Afcoltiamo il ſo , " lo Tullio, che ben vale per
molti . , E ,, qual Filofofo ſi ritruova, ch'abbia co ,, sì formati i coſtumi,
e l'animo così ,, temperato , come la Ragione doman da ? Che non penſi la ſua
Filoſofia piuttoſto una oſtentazion di dottrina che una legge , a cui
conformare la دو دو , vita ? Che obbediſca a ſe ſteſſo, e fi ,, pieghi a ſuoi
precetti ? Altri ſi veg ,, gono dominati da tanta leggerezza , e " da
orgoglio sì fiero , cui ſarebbe ſta ,, to più utile il non aver imparato :
" al &igne: nondum vidi qui inſiſteret virtuti , & periret . apud
Bruckerum , Tom. IV. P. II. de Phil. Sinenfium
altri avidi di danaro, altri di gloria, molti fervi viliſſimi delle
libidini : in modo che la lorvita ſtranamente com batte , e ripugna colla
lorodottrina " così nelle Tufculane (a) . Comparve poi M. Aurelio , forſe
il folo gran Filoſofo nella dottrina , e più grande ancoranel la virtù . Solone
tanto nominato tra i Sapienti dellaGrecia, e del Mondo, co me leggiam in
Plutarco (b) , dicea già vecchio, ora la mia corte è a Venere , a Bacco, alle
Muſe, che ſono ifolifon ti del piacere dell'uomo . Il ſuicidio di Ca Quotus quisque
Philosophorum invenitur, qui fit ita moratus, ita animo, atque vita
conftitutus, ut RATIO postulat? qui diſciplinam fuam non oftentationem ſcien
tiæ, fed legem vitæ putet? Videre licet alios tanta levitate , & jactatione
, iis ut fuerit non didiciſſe melius: alios pecuniæ cupidos , gloriæ non
nullos, multos libidinumſervos, ut cum eo rum , vita mirabiliter pugnet oratio
, (b) Nella vita di Solone . : . Catone è un monumentoinſiemedell'or goglio , e
della debolezza , e quafi una macchia in volto alla ſua Filoſofia; per tacere
del ſuo diletto nel vino, non fa prei quanto fobrio o filoſofico: Narratur
&prifci Catonis Sape mero caluiſſe virtus ; come ORAZIO (vedasi) Orazio
canto del vecchio CATONE (vedasi) Seneca potea moralizzar franca • mente ſulle
miſerie dellaumanità, e ful le vicende della fortuna , godendo i pri mi onori
nella Corte Imperiale , el'en trate più ricche d'un privato Romano Ma
nell'appreſſargliſi la diſavventura , e il dolore dellacagionevole ſanità, ſi
ſco raggì la feroce Filosofia , e già indebo lita per poconon l'induſſe adarſi
la mor te. Il lungo efilio ancora ſtancò, evin ſe la ſua virtù , e ſi vide
abbandonato dall' (a) Libro III. Ode xxI. Tutti due i Catoni furono molto amici
delvino; Porcio il vecchio, e l'Uticenſe ſuo nipote.. dall'orgogliofo portico, ſcrivendo ad
un'ofcuro liberto una lettera coniatadel la più vile adulazione. Ineſſa tratta
l'Im peratore , qual divinità della terra , lo ringrazia dell'ingiuſta
ſentenza, n'eſalta le vittorie , il valor , la clemenza , e pre ga con voti
ardenti gliDei immortali a prolungare la vita di queſto Dio. Ciò non è ſcritto
per ſervire di ſati. ra contro genj sì illuſtri , e ſublimi , che tanto onorano
l'umanità : ma per cono ſcere l'anotomia del cuore umano , e l' iſtoria delle
paffioni . Le cadutedegli uo mini grandi dannouna lezioneutiliffima , che la
Morale più ſplendida delle virtù non ci ſaprebbe inſegnare. I falli ci mo ſtran
l'uomo nella parte più difficile , e profonda , che è l'orgoglio , eladebo
lezza: ci ſcuoprono unnuovomeritodel la virtù per viemeglio ſtimarla, per col
tivarla indefeſſamente, e pervegliar ſem pre alla difeſa . E' un Oſtraciſmo
crudele non ſaper perdonare alle grandi virtu le macchie leggiere. Il vizio ha
gran le ga coll' umana fralezza . Noi aduliamo noi ſteſſi , e inſieme
affettiamo un' error orgogliofo col cercar l'ottimiſmo nell' uo mo (a). L'uomo
migliore èquello , che fente meno il contaggio di queſta creta . Quindi, come
diſſe il più eloquente Fi loſofo (6) , fi voglionoſaviamente apprez zare i
lineamenti ancora , e l'imagine della virtù, che riſcontriamo negli altri ,
maffimamente ſe hanno un vero colore d'umanità , di moderazione , di rettitu
dine. Gli acri , e violenti cenſori ſon for ſe i più lontani dalla virtù . Mal
la co noſcono , poichè ſolo dai libri ne trag. gon l'idee. Se eſperimentato
aveſſero la difficil virtù, ſi moſtrerebbon piùgiuſti , oalmeno più ſobrj nella
cenfura . RA (a) Adhuc nemo extitit, cujusvirtutes nullo vitiorum confortio
læderentur . Plin. Paneg. (b) Tul. de Off. lib. 1. §. xv. : La temperanza regola i piaceri de sensi: suoi
rami sobrietà e continenza. Serve alla nostra conservazione. Anche gli etnici
Legislatori la prescriſſero. Continenza inſegnata dagl’antichi filosofi. Mo
rale Turcheſca ſu queſta virtù . VI. Tur to prova, che l'incontinenza pugna
collara gione . VII. Guide fevere, e geloſedi conti nenza . VIII. L'ingenita
verecondia ci ajuta ad eſſere temperati nei piaceri del ſenſo IX. Danni dell'
incontinenza . • I. Queſta virtù conſervatrice dell'uomo forma un elemento
della noſtra felicità. La Temperanza ha la ſua giurifdizione riſtretta a
governare gli appetiti del ſen fo . Colla fobrietà prefiede al gusto , di
rigendo tutta l'economiaanimaledelvit to, e colla continenza imbriglia, e ma
neggia le voglie de' corporei piaceri, che guidate ſecondo le regole della
ragione divengono onefte, e virtuoſe. Al mira re la diffolutezza di tutte le
nazioni, e maſſimamente delle più colte , ſembrar potrebbe , che la Ragione
oſcuramente parlaſſe ſu queſt' affare: ma nonevvi co ſa più chiara, ed
eſperimentata da ogn' uno , che l'uomo conoſce il bene , ed opera il male . II.
La natura ci ha poſto un dovere di conſervare noi ſteſſi , provvedendo , ed
ufando del neceſſario alimento . Ciò che oltrepaſſa i confini dell'indigenza è
fuo ri dell' ordine della ragione, ed affai vol te diviene bruttiſſimo vizio d'
intempe ranza . Il luſſo delle tavole, e l'infidie delle bottiglie preparano
una fatal bat teria alla mente, e all'individuo. Queſt' ecceſſo
inimicoimpediſce l'operazioni più nobili dello ſpirito, e lo rende inetto ai
proprj uffici , e doveri: ſtempera , egua ſta la macchina del corpo , ed
accelera la . 57 la ſua diſtruzione. Ti maraviglidelle in numerabili malattie?
diſſeSeneca(a); nu mera i cuochi: le molte vivande multi plicarono i morbi , ed
imedici. EGio venal nelleSatire dopo aver parlato del le cene Romane: Hinc
fubite mortes, at. que inteſtata senectus ( 6) . Queſt' ordine della natura è
sì chiaro , che faffi fentire in ogni clima. La Ra gione parla, dovunque è l'uomo:
e fe lici coloro , che ſeguono i lumi di tal condottiera, ed obbediſcono alle
ſue leg gi . L'Iſtorie tutte convengono a com mendare la fobrietà degli
Spartani , e fi ricorda ancora con lode la frugalità dei Curj , dei Fabricj , e
dei Luſcinj . Per contrario diſapproviamo ' intemperante luſſo, e la mollezza,
onde ad irritarela F gola (a) Innumerabiles eſſe morbos miraris? nu mera coquos
.... Multos
morbos, & medicos multa fercula fecerunt . Sen. Epist. XCV. (6) Satyr. I. v. 145. . gola imbandivan le menſe Vitellio,
Ca. ligola , Eliogabalo, Antonio, e Cleopa : tra , e deteſtiam altamente l'
ebrietà d' Aleſſandro . . Al tribunale della Ragione ogni con dizion luminoſa
ſpariſce, tutti gliuomi ni ſono eguali . Non ſi può imporlecol. lo ſplendor
della corona , nè coll' appa rato di molta ſapienza , e virtù . Cato ne ſteſſo
trovò nell' Antichità un cenſo re ſevero, venendo accagionato da mol ti d'
intemperanza nelvino . L'apologia di Seneca ſi può valutare come unelo gio di
Catone , e inſieme una Filippica di sì turpe delitto, dicendo con eloquen. za
ſua propria: L'ubriachezza fu rin " ,, facciata a Catone: tale cenfura
potrà „più agevolmente render oneſto queſto دو delitto , che vituperevol Catone
. Ma Catoni ebrietas objecta eft: facilius effi ciet, quiſquis objecerit, hoc
crimen honeſtum , quam Ma ſia pure l'invidia , che moveſſe a de. nigrare , e
morderequeſtoSapiente: dun. que i cattivi uomini ancora conoſcono
l'abbominazione di queſta diffolutezza. III. Quindi Licurgo , Numa , Plato ne ,
ed altri legislatori , e ſapienti , e Siaka , (a) e Maometto medesimo volle. ro
o atutti vietato, o ai giovani ſin golarmente, e alle donne l'uſo di ſpiri.
toſe bevande, e del vino, onde colfuo co di queſto infidiofo nimico non s'ac
cendeſſero maggiormente i voluttuoſi ap. petiti , nè veniffe lamente combattuta
, evinta da sì feroce affalitore . Poffiam nondimeno riguardare i vini , e le
bir. CF2re, quam turpem Catonem Seneca de Tranquilli tate animi, cap. 15. (a) FuLegge
diSiaka, oXacca, Savio d'O riente,così chiamatonel loro linguaggioda'Giap
poneſi , e Kekia dagli Indiani : abstinendum effe aliquoribus generosis, vino
Oc. Veggaſi il Bru ckerTom. IV.Par. II. dePhilos.Exotica . re , come dono del
cielo , che uſato ne. gli anni maturi con ſaggiamoderazione, diviene un farmaco
riſtoratore di tutto l' uomo, e benemerito dell' arti più labo rioſe, ed utili
alla Società. IV. I Filosofi , toltone gli Epicurei, molto inſegnarono ſulla
continenza , ma ufaronla poco, come abbiamo da Tul lio: (a) ,,Molti fi veggono
ſervidelle li bidini in modo,chelalorvitacombat , te e tuttadistrugge la
lorodottrina " . Il colmo della follia è d' inſegnar la vir tù, di farne
gli elogi, epoi traſcurarne la pratica . La corruttelauniverſale preſenta una
ſtoria umiliante dell'uomo, eforma immenſa Iliade della debolezza , e mal
vagità del ſuo cuore. Preſſo le nazioni coltiffime del Gentileſimo sbandito
ogni pu (a) Videre licet .... , multos libidinum ſer. vos, ut cum eorum
vitamirabiliter pugnet ora tio : quod quidem mihi videtur turpiffimum Gic,
Tufcul. Quast. pudor naturale , ſopito e
ſpento il lus me della ragione , trovarono le voluttà onorato ricetto . Tantoſi
contaminarono, ed abbrutirono gli uomini , che queſtó vizio dominatore, nei
templi dedicati a donne infami (a), nelle feſte abbomine voli d'una Religione
nefanda , nel culto d'oſceneDeità vide laſuaApoteofi . Di. ſtrutto il
Paganeſimo , la diffolutezza Eu ropea cangið il nome alla virtù , nobi litando
il vizio colla Filoſofia dell' erro re, e del ſenſo. Ma lacorruzion de' co
ſtumi non varrà mai a traſmutare ilve ro in menzogna, nè l'onestà , e la reta
ti F3 (a) Monfieur Bertin dell'AccademiaRealedi belle lettere in una
diſſertazione letta a quella Accademia nel 1752. pruova, che gli onorirefi alle
meretrici preſſo i Greci , non venivanodal corpo della nazione , e che ſolo
furono il frut todi ſtravagante paſſione dei particolari , con una folla di
fatti raccoltiparticolarmente daAteneo, e da Plutarco.. ... titudine potrà
perdere i ſuoi diritti (a) . Tutti iSavj convennero, come impa riam da Platone
nel Convito (6) , che la virtù della temperanza ſignoreggiagli appetiti , ei
piaceri . Gli Epicurei , che patrocinarono ogni diletto, furono com. battuti da
tutte leSette . Tullio chiama la temperanza inimica delle sfrenate vo glie,
appetitrici della voluttà, di che ima ginar non poffiamo coſa più turpe , nè
più dannoſa , eſſendo produttrici feconde di tutti i mali (c). V. La
MoraleTurcheſca non è inciò di (a) Veggaſi Tullio nel lib. 1. delle Leggi co
medeteſti la licenza , e l'infamia delle nottur. ne feſte celebrate dai Greci,
e dai Romani • (6) είναι γὰρ ὁμολογεῖται σωφροσαύη τὸκρατεῖν ἡν δονῶν, καὶ
ἐπιθιμιών. (c) Eft enim temperantialibidinum inimica : libidines autem
conſectatrices voluptatis ... nihil iſto eſſe jucundius , quidcogitari poteſt
rur pius?... Imitatrix boni voluptas, malorumau Fac temmater omnium.DeOff.lib.
3.&deLeg. 6.17. diſcordante . Queſta virtù domanda, dice Meemed Effendi
SavioMaomettano (a) , che l'uomo nei movimenti del ſenſoſtia poſato, ed abbia
in ſuo potere leredini del proprio arbitrio . E in altro luogo : il provocare
la concupifcenza, egli è ap punto come ſtuzzicare una fiera chedor ma, e
ſvegliarla, per aver poi dacerca re più modi da liberarfene, ondenonef ſer offefi
. Inſegna ancora per conſervare illibata la mente, che chiudanſi le orec chie
ai fuoni , e aicanti d'amore , qual cuſtodia indiſpenſabile a chiunque cerca F
4 la (a) Nella ſua Morale intitolata Alti Costu mi , oſſiaſapienza pratica ,
etica , economica , politica, tradotta da Giovanni Medun : Manu ſcritto, che ho
lettononſenzaforpreſa, trovan dovi raccolta la dottrina di Naſſireddin Filofofo
della Perſia, la Morale di Gelali , la Moralità di Muchſin, e il molto che
ſcriſſero ſui coſtumi gli antichiGreci, e Latini. Il nobileMSS.con ſervaſi
nella Biblioteca dell' ampliffimo , e dot to Senatore Vettor Benetto Molino II.
. la virtù, e voglia guardarſi daivizj (a). VI. Preſſo tutte le genti
ritroveremo quaſi le medeſime idee del retto , edell' oneſto, eſſendo queſti
iprincipi della na tura, e la baſe, ſu cui ſi fondano ido veri dell' uomo . Per
quanto egli s' im mer دو (a) Così egli ſcrive nel cap. VIII. parlando della
Continenza ſecondo il volgarizzamento di Giovanni Medun . ,, Come però è
dafuggire la ,, converſazione de'tríſti con nè meno guardar ,, gli in volto,
nella ſteſſa forma è indebito , e »non permiſſibile l' aſcoltare minimamiente
li دو diſcorſi loro improprj , particolarmentecanti , ,, e rime giocoſe da
ridicoli , e diſoneſti poemi " • d'amore Suole intravenire, che dal
fentire دو due verſi ſoppraggiunga tanta libidine e di ,, lettazione , ficchè
poi vi voglia gran tempo , ,, e lungo dibattimento per rimediarvi , e fino ,,
arimuoverla, eliberarſene; ſpecialmente quart ,, do fi odono poemi d'amori uniti
a canti, e ,, ſuoni , allora muoveſi il fomite occulto con grandiffimo empito,
e fieramente s'accendono le paſſioni ſepolte dell' inchinazione perver "
fa merga nel vizio ſentirà ſempre lacenſu ra, e i rimproveri della ragione, che
a tutti preſenta le tavoledelnaturalediritto . Filoſofando fui corporeidiletti
, noi li troveremo ordinati a propagare la ſpezie inun commercio legittimo d'
amor con jugale, e concorde . Coll'allettamentodi effi دو ſa ". E nel capo
medefimo proſiegue inque ſta maniera . " Il ſentire ſuoni giocoſi , e
canti ,, particolarmente di verſi d'amore, infallante ,, mente fa penſare alla
ſenſualità, e il penſare ,, per lo più apre il paſſaggio acommettere le دو دو ,
coſe penſate . E perciò diſſe un virtuoſo che la Musica è malia della libidine.
Imper دو ,, ciocche ſin tanto , che l'anima ha attinenza ,, col corpo, e che
ella opera in eſſo, e finola ſteſſa ha congiunte, e familiari nellamagione ,,
corporea le forze della concupifcenza, è cofa دو " ,, coſtante , che eſſa
anima non èmaiſenzacon corſo d'occaſioni per venire ſedotta, nè mai ſi trova
ſenza eccitamenti di farla prevarica » re; facile eſſendo per altro il
defcendere nel ,, profondo de' vizj , quanto all' incontro diffici دو le
l'afcendere all' alto della virtù . eſſi ſaggiamente la natura provvide ati
rare, e ſtrignere gli uomini in fedel al leanza del matrimonio, e a portarne in
ſieme le penoſe cure , e i graviffimi uf ficj . Ecco il rettiffimo fine, e
l'ordine della natura nel ſiſtema dellapropagazio ne, e conſervazione dell'uomo
. L'uſare adunque de'voluttuoſi piaceri fuoridel fi ne ſtabilito dalla natura ,
e ſuppoſto an cor queſto fine , ſenza ildiritto matrimo niale , è un'operare
contrario alla ragio ne, e vizioſo, perchè oppoſto alle leggi della natura ,
che ſon quelle di Dio . Così sbandito , ed eſcluſo ogni inſta bile, ed
illegittimo giacimento , gittoffi una baſe ſicura all'educazion della prole , e
alzaronſi muri fortiffimi di difefa all' oneſtà, ed innocenza delle fanciulle ,
al la concordia delle famiglie , alla fogge zione filiale , ed
aipaternidiritti. L'in violabil purezza , e giurifdizione del ta lamo, non folo
è un vantaggio grandiffimo agli ſpoſi ed ai figli, maancora un' intereſſe
comune: poichè tolta tra loro la fede sì facra , tutto è ſconvolto , e pre
vertito l'ordinedell' umana repubblica(a) . Quindi iſtituironſi i riti e le
ſolennità delle nozze, acciocchèilvincolomaritale da tutti i buoni veniffe
protetto , edal la pubblica autoritàinviolabilmenteguar dato , e difefo: onde è
, che le nazioni convennero ad attaccare una ſpezie d' in famia ancor agli
ſpurj innocenti • .... Fuit hæc fapientia quondam, Publica privatis fecernere, facraprofanis : Con
(a) Il y a tant d'imperfections attachées à laperte de la vertu dans lesfemmes,
touteleur ame en eſt ſi fort degradée, ce point principal ôté en fait tomber
tant d'autres , quel'onpeut regarder dans un E'tat populaire l'incontinence
publique comme le dernier des malheurs, & la certitude d'un changement dans
laConſtitution . De ' Esprit des Loix Tom. I. chap. VIII. Li vre VII. C : Concubituprobiberevago : darejuramaritis
Oppida moliri: leges incidere ligno (a) Le mogli comuni nella repubblica di
Platone fanno poco onoreaungenioori ginale , e grande maestro di fublime Fi
loſofia . Pure il Platonicopenſamento con molti dubbj propoſto chiaramenteci mo
ſtra, che la donna è unpoſſedimento in terdetto a chiunque è privo del conjuga
le dominio ( 6 ) .... 01 L'onestà naturale, tantopuò nelle don ne, che per
ferbarſi caſte , ed intatte d' ogni macchia violenta, dimenticandogli altri pregj
, e doveri, molte nell' abbor rito pericolo ſi dieron la morte , come d' Ip (a)
Horat. in Art. Poet. v. 396. (b) Le donneRomane, ſenza rilevare lamen te di
queſto fommo Legislatore, ſi piacevanod' aver tra le mani, e di legger Platone
, perchè ammetteva le mogli communi; quindi a ragione ripreſe vengono da
Epitteto . Epicteti fententiæ ex Joanne Stobeo Gr. Lat. n. LIII. pag.xix.. 69
d'Ippo , e d'altre Greche, e Teutoniche troviam nella Storia . Contro altre più
sfrenatebrutture ſen tiamo nell'animoun' ingenito ſdegno , ed orrore . Quindi
Seſto Papirio (a) oneftif. ſimo giovanetto per ſottrarſi all' infidie
turpiffime dellamadre, malamente ſipre cipitò da un dirupo: eDamoclepurdon.
zello elegante e pudico ingiuſtamente fi ucciſe, per non ſoggiacereallabrutaledi.
ſoneſtà di Demetrio (b ) . , Ibruti cercano il ſolo piacere ea quello
violentemente vengono traſporta. ti . Queſta è la molla di tutte leazioni
animali . L'uomo ha la ragioneper con dottiera , e maestra . Con eſſa tempera ,
e frena i voluttuoſi appetiti , rendendoli al fine , e all' ordine della natura
obbe dien (a) Tacito Annali VI. ( 6 ) Demetrio Poliarcete : vedi Plutarco in
Demetrio , L'ONESTO Uomo. dienti, e concordisalle leggi dell'oneſtà , e
rettitudine . VII. Aqueſto indiſpenſabildovere, e ſolo propriodell'uomo ,
abbiamo per aju tatrici l' ingenitamodeftia, laverecondia , il pudor naturale,
guardie geloſe , e fe. vere di continenza (a) . Gli occhi apro. no la gran
porta di forpreſa all'anima , edi ſeduzione irreparabile al cuore. La modeftia
cuſtode modera l'economia de. gli ſguardi , come regola le altre opera zioni
de'ſenſi , onde fien tutte all'one ſtà , e al decoro conformi (b) . Niente fi vuol trafcurare,
che ſerva a cuſtodir la Purezza , come feriamente riflette ilRouf. feau- (a)
C'eſt cette douce , & timide modeſtie qui, ſans fonger précisément à la
chaſteté, en eſt la plus sûre gardienne . ROUSSEAU Pens. Société conjugale .
(b) Status, inceſſus, feffio, accubatio , vul tus , oculi , manuum motus
teneant illud deco rum. Tull. lib.
1. de Offic. . 7 ſeau(a): le piccoleprecauzioni conſervano le grandi virtù .
Ciro veder nonvolle la maraviglioſa bellezza diPantia moglied' Abradate Re
de'Sufiani ſua ſchiava , don nalapiùleggiadraditutta l'Aſia, temen dod'irritare
la paſſione violenta, e reſtar prigioniero ( 6 ) . Scipion vittorioforicu sò
pur egli l'offerta della più ſeduttrice avvenenza pereſſeretemperante(c). Alef
ſandro ſi moſtrò maggior di ſe ſteſſonel la Corte diDario, religiofſamente
riſpet tando il regio talamo , e divenne della pudica bellezza cuſtode. VIII. (a) Rien n'eſt
mépriſable de ce, qui tendà garder la Pureté, & ce font les petites précau
tions , qui confervent les grandes vertus . J. J. ROUSSEAU Pensées,Chasteté .
(6 )Xenoph. L.B. (c) Virgo adeo eximiaforma, utquocumque incedebat converteret
omnium oculos Fuit ſponſa tua apud me eadem , qua apud foceros .... tuos ,
parenteſque ſuos, verecundia, ſervataque tibi eſt , ut inviolatum,
&dignumme tequeda ri tibi donum poffit. Tit. Liv. . VIII. In oltre la natura benefica in ſerì
nell'animo umano quaſi ſiepe fortif fima di difeſa la verecondia. In tutte le
donne pagane noi vediamo geloſa caute la di ricoprir colleveſti , e colvelociò
, che agli occhi virili effer deve naſcoſto, come eruditamente con molti fatti
pruo va l' Holſtenio (a). La muliebre oneſtà ſempre ebbe in orrore ogni atto
contra rio. Anzi per anticocoſtume, come im pariamo daTullio (6), non uſcivano
in L ifce (a) Egli adduce Clemente Aleſſandrino Pe dag. Lib. 11.cap. 10.Euripide
nell' Ecuba . v. 566. Ovidionei Faſti . Lib. 11. v. 833. Plinio Lib. Iv. Epift.
11. illuftrando eruditamente quel paſſodegli Atti di Santa Perpetua, e
Felicita, ut confpexit tunicam a latere diſciſſam, ad velamentum femo rum
adduxit, pudoris potius memor, quamdoloris (b) Scenicorum quidem mos tantam
habet veteri diſciplina verecundiam, ut in ſcenam fine ſubligaculo prodeat nemo
Verentur enim ne , fi quo cafu evenerit, ut corporis partes quædam ape iſcena gli Attori ſenza avere ai fianchi la
difeſa d'una veſte pudica . Impercioc chè temevano, che nei movimenti , enel la
agitazione della perſona , alcune parti non ſi vedeſſero conoffenſiondello
ſguar. do , e della pubblica onestà. Noi poi co ſtumiamo, dic'egli, che nè
igenitori coi giovani figli , nècoiſuoceri igeneri , en trino inſieme nelbagno
. Queſta verecon dia fivuol conſervare , avendo particolar mente per guida ,
einſtitutrice lanatura . Nè eſſa di tali provvedimenti conten ta per farci
amare , e cuſtodire gelofa mente la continenza, poſe in queſtavir G tù
aperiantur , adfpiciantur nondecore . Noſtroqui dem more cum parentibus puberes
filii, cum ſo ceris generi non lavantur. Retinenda eſt igitur hujus generis
verecundia, præfertim natura ipſa duce, ac magiſtra . Lib. 1. deOff. n. 35. e
poco avanti avea ſcritto: Quæ enim natura occulta vit , eadem omnes, qui ſana
mentefunt, remo vent ab oculis . tù la vera medicina conſervatrice di tut • to
l'uomo Imperciocchè lo tiene dall' inoneſte sfrenatezze lontano , che ſnerva no
il vigor della mente, eindeboliſcono leazioni tuttedella ſapienza, e della ra
gione. E dando un'occhiata alfondodel cuore impudico, noi lotroveremo di vizj
graviffimi infermo, e corrotto, come ci ammaeſtran le ſtorie di queſta paffione
• IX. Alla temperanza dobbiamo il vi. gordellemembra, l'equilibriodegliumo ri,
il colore ſano del volto , e gli altri doni della ſanità. L'incontinenza nemi
ca mette irreparabile ſtrage di tanti be ni. I morbi che ſecoconduce, fiaccano,
eguaftan la fabbrica di tutto il corpo , eladifciolgono con dannoimmenſo del la
popolazione, e della Società. La ve. nefica tabe approdatacidall'America equi
vale inalcuneCittà adannoſiſſima peſte , che con periodo d'ogni quindici anni
ri tornaſſe ad infierire, ogni volta togliendo la venteſima parte degliabitanti
, cos me il dottiſſimoBellexerd (a) con filos fofico calcolo chiaramente
dimoſtra . Ec co il cenſo de'corporei diletti, da cui ci libera la Continenza
virtuoſa . Giustizia . Fondamento d'
ogni sicurezza. Carattere dell' uomo giuſto . Quanto fia maltrattata la giustizia
dagli uomini. LA GIUSTIZIA è il fondamento della pubblica e della privata sicurezza.
Per lei ſono al coperto i beni , e i diritti degli uomini, vegliando eſſaalla
comune difeſa . Diſtrutta la legge del più forte , che è quella de'bruti ,
trovanſi le parti diverſe della Societàinungenere d' equi G2 li (a) Sur
l'educationphyſiquedesEnfans 1763. diſſertazione, che riportò il premto dalla
Socie ta Ollandeſe delle Scienze in Harlem: librio, che dàloro e ſuſſiſtenza ,
eſalute. II. L'uom giuſto non conoſce, che il fuo , riſpetta l'altrui , e da ad
ognuno • quel , che conviene O diftribuiſca, o cambi , o contratti,
uſaun'eſattezza quafi geometrica , o un' aritmetica proporzione . Il Retto è la
ſua legge , nè far lo pof ſono prevaricare l'intereſſe , il piacere il biſogno
, l'amore , o il favor degli amici . Sol nel caſtigo, e nel premio fi crede
permeſſo di dipartirſi da sì eſatta eguaglianza . Il caſtigo eſſerdebbe minor
del delitto , e lericompenſe maggiori an cor del ſervigio (a) . Finalmente
ilgiu ſto non ſadimenticare l' inſegnamento de' , Sag (a) L'uomo non è
obbligato aeſercitar giu ſtizia ad ogni tempo, e fa bene talvolta a efer citare
più toſto qualche altra virtù , come cO lui , che caftiga meno del giuſto , e
in queſto adopera clemenza, e colui, che premia oltre il merito, e in queſto
adopera liberalità . ZANOTTI (vedasi) Filof. Mor. Saggi: è ſomma ingiustizia il
ſommo di. ritto ( a) . Ecco , come Antiſtene diffe di Socrate, ecco il modello
che dobbia mo ſeguire . Eſſo quanto è d'onore all' umanità, altrettanto le è di
conforto edi vantaggio ; nè mirar fogliamo la , perdita di tali perſone , che
come una pubblica calamita ( 6). III. Pure non havvi forſe virtù più
maltrattata dagli uomini, che la Giuſti zia . Molti prepongono l' utile al
retto e all'oneſto , guidati dal fentimento , e dal conſiglio delle paffioni .
Il Machia velliſmo per diſavventura maggiore della Società ha numeroſi ſeguaci
nei Grandi , ed è una ſetta, che non verrà amanca G3 re (a) Summum jus fumma
injuria, factum eft jamtritum fermone proverbium . Tul. de Off, Lib. I. §. x.
(6 ) Di tali uomini diſſe MENANDRO Κοινών δὲ καλόν ἐστιν χρηστός ευτυχών .
communebonum eft yir bonus felix . . re giammai. In oltre tutti miriamo le coſe
noſtre con occhio diverſoda quello , con cui uſiamo vedere le altrui . Ognu no
ha la propria bilancia, e tutti van tano d'aver quella d' Astrea , Finalmen te,
come l'equità non ſempreappar chia ramente da qual parte fi tenga , così a noi
ſteſſi parziali, come in tutte lequi ſtioni limitrofe , la giudichiamo per noi .
Eppure è forza , chedall' una, o dall'al tra parte ſi trovi l' ufurpazione .
Quindi le gran liti, e conteſeſull' af. far malagevole dell'intereſſe, e
icontra ſti più metafiſici , e niente filoſofici ſul punto d'onore , e di
Cavalleria, chede. genera inuna ſcuoladivanità, e inEgoif. mo orgogliofo .
Quindi pure leguerrede' gran Principi , dove , come ne' privati duelli ,
l'eſito del combattimento decide della validità delle ragioni . Per lo che è
ſaviſſimo l'inſegnamento di que' Filo ſofi , come diffe Tullio , che proibiſco.
no no ogni azione , quando è dubbiofa la fua rettitudine. L'equità èdi
tantachia rezza, che il dubbio medefimo può affi curarci dell' ingiustizia
naſcoſta (a). Fare delle conquiſte ſull' ignoranza de gli altri, ſulla lor
debolezza , e fulla lo ro neceſſità , è un traffico uſurario , ed il patrimonio
dell' ingiustizia. La poten za, la nobiltà, il rango autorevole fi fa da molti
valer per moneta : così fi cre-- dono ridurre ad eguaglianza i cambj le ſivi ,
i contratti, le compere, i ſervigj , ed ogni ingiuſto maneggio: uſura dell'
orgoglio , e violenza del più forte. L'impegno poi guaſtatore degli uma ni , e
divini diritti, ſe entra incampo, ci gitta imprima un velo ſugli occhi , G4 ma
(a) Quocirca bene præcipiunt , qui vetant quidquam agere , quod dubites æquum
fit , an iniquum . Æquitas enim lucet ipſa perſe : dubi ratio cogitationem
fignificat injuriæ. Cic. deOff. . ma come ha preſo aguidarci , e ravvol gerci ,
allora precipitiamo ad occhi aper ti in mille iniquità, e nelle più crudeli violenze.
Beneficenza . I. Che fia. II. Quanto ſoave coſa. III.Eſempi antichi . IV. Se
fia più eccellente beneficare coll'opera , o col danaro . V. Qualità che rendon
ſaggia , ed amabile queſta virtù • 1. LaBeneficenza è un amor generoſode ,
noſtri fimili, che s'intereſſa e vi pone del ſuo per loro follevamento, ed
ajuto . L'uomo , che ha mille biſogni , trova il riparo di tutti nella ſocietà.
Coneſſa Iddio ha divinamente provveduto allano ſtra indigenza . Fatti per
vivere inſieme , la natura ci ha dato una commiffione geloſa , e indiſpenſabile
d'amarci ſcam bievolmente, di tergere gli uni agli altri il dolore, e con
vicendevol commer cio, ed ajuto di benefici concorrer tutti alla comune
felicità . Il neceſſario foc corſo reciproco legagli uominiquaſiin una famiglia
, l'amore virtuoſo la ſtabiliſce , e perfeziona . Quindi l'uomo non potrà
adempier mai i doveri dell'umanità tra ſcurando d'eſſer a tutti cortefe ebe ,
nefico . Homo fum , humani a me nihil alie num puto. Queſto verſo del
Terenziano Cremete (a) fu ricevuto da tutto ilTeatro di Roma con applaufo
inaudito . Tutto ciò ritro veremo ſcritto nel nostro cuore ſe le , • paſſioni
non c' impediſcono leggere in que ſto gran libro della natura IGrandi, come
fuggetti alla pubblica invidia, han no ancora maggior biſogno di queſta vir tù
, poichè la ſola beneficenza può di fen (a) Terent. Heautontimor. fenderli dalla pubblica malignità, che re ſta
oppreſſa dagli encomjuniverſali (a) . II. Lapiù dolcecompiacenza è render gli uomini
in qualche partefelici. Que ſto è il frutto migliore, che ritrar pof ſiamo
dall'opera noftra, daivantaggidel la natura , e da ogni eccellenza , e vir tù .
Alcuni vivono di sì nobil pia cere , riputando , come Tito , perdutoquel
giorno, che non ebbero campo di ſpar gere la loro beneficenza : un noble
caractère Netrouveenfagrandeurdeplaisir,qu'àbienfaire . come cantò il Re di
Pruſſia . E in fat ti qual cofa può ritrovarſi più dolceall' uma (a)Hume
Penf.Moral. E avea già dettoPe riandro, che la beneficenza eſſer deve la
guardia del Principe . Fructusenim
ingenii , &virtutis , omnif que præftantiæ tum maxime accipitur , cum in
proximum quemque confertur. TulliusdeAmic. umanità, che trar i ſuoi fimili
dalle af. Aizioni , e dall'indigenza, e far lorogu ſtare la contentezza , e
alcun faggiodi felicità? C'est un
plaisir divindefairedesbeu. reux (a ) . ' III. Ciro occupa un poſto afſai lumi.
noſo nella Storia della beneficenza, per. chè fu detto Padre degli uomini: titolo
ben più illuftre , che non ebbe Aleffan. dro con tante vittorie. Quindi Antoni.
no ripeteva con compiacenza il ſenti. mento diScipioneAfricano, che è quello
dell'umanità: amo meglioconfervarelavita aun Cittadino, che uccidere
milleinimici. Le ricchezze, il talento, l'indu ſtria
prendonounpregioparticolare, quan dodivengono nelle noſtre mani l'iſtru mento
dell'umana felicità. Secondo il fi lo (a) IL RE DI PRUSSIA . (b) Malle ſe unum
civem fervare , quam mille hoftes occidere. Capitol. inVitaAnt. Pii. naro . ra
, loſofare diTullio , è più nobile, eſplen dido il beneficare coll'opera , che
col da Poichè il primo, dice egli, fi fa colla virtù, il ſecondo ſi trae
dalloſcri gno (a) . Ma convien aggiugnere anco che la prima guiſa di beneficare
è poco oneroſa, e che negli uomini facol tofi eziandio è piùnotabile eraro
l'ado perar le ricchezze a ſollevamento degli altri . Quindi direi volontieri,
che l'una , e l'altra maniera di beneficio può gareg giar nella lode, ed aſſai
volte ancorpre valere ed eſſere più virtuoſo il benefi car coll'argento ,
ſupponendo un' animo generofo , e amico degli uomini il pri varſi di un bene,
che è ilgrandeeccita mento, e lo ſprone delle azioni umane. Veramente
l'induſtria , l'opera , la fati ca è una fonte perenne , e ſi può eſten dere a
tutti: non così le ricchezze . Ma ciò (a) De Off. ciò dimoſtra la ſua
eſtenſione , non già la ſua lode maggiore . V. Come inogni virtù, così inqueſta
ſi vogliono uſare alcune miſure, quali ver remo afſegnando nella liberalità .
L'uo mo oneſto deve far ſervigio, e piacere , come la ragion vuole, e idoveri
doman dano, nè temere l'ingratitudine . Molti avviliſcono i benefici mettendoli
a traf fico, come una merce, di cui ne atten dono il pagamento . Ma la
beneficenza ci ha baſtevolmente per eſſi ricompenfa to col piacere
d'eſercitarla. Si paga affai caro il beneficio, ſe convien comperarlo con
lunghi uffici , e con molte preghie. re . E qual prezzo più oneroſo all'uomo
oneſto , e fenfibile, che la confeffiondif. guſtoſa, ed umiliante della propria
indi genza , fatta ancora più grave dal timor aborrito della ripulſa? E'nobile
l'inſe gnamento di Epitteto, che dice : ficco me il Sole per forgere non
aſpetta nè cor. . corteggi , nè
ſuppliche , ma ful mattino incontanente riſplende, così tu ſpontaneo epronto
benefica, ed egualmente che il Sole farai amato da tutti (a) . La bene ficenza
affai volte previene l'inchieſte econ generoſi favori vaincontro all'in digenza
, liberandola dal roſſore edal pe ſo della domanda . I lamenti grandiofi ſull'
ingratitudine moſtrano , che da noi ſi aſpetta una ricompenſa ſtraniera . In
ogni circolo ne replichiam lequerele per pompa di comparire benefici . I
benefici ad altrui compartiti dobbiam obbliare , eſolo de' ricevuti conſervar
la memo ria (b) . Ma la vanità, e l'intereſſe ha guaſtata queſta virtù , e
multiplicato gli ingrati . RA (4) Επικτήτου Ινῶμαι ex Joanne Stobæo Χάριν λαβών
μέμνησο, κῷ δοὺς ἐπιλάθου. Gratias accipiens memor fis, et dans oblivifcere.
Menand. Liberalità . : 1 I. Come fi conoſca. II. Come debba mifurarfi. III. A
chi debba eſtenderſi . IV. Come dob biamo porci iniſtato d' eſſere liberali .
V. Più riſplende la liberalità nell'uomprivato, che in un Sovrano . 1. La Liberalità
propriad'un animo no bile, e generoſo dona temperantemente i ſuoi beni ( a)
ſecondo chelarettaragio ne richiede . Eſſa porge gran luſtro alle noſtre azioni
, ci affeziona gli animi , e im (a) Onde ſi vede ſubito, lamateriadi queſta
virtù eſſere tutto ciò , che può chiamarfidono , come il danaro , laroba,
etutti ibeni , cheven gono in commercio. Però colui , che faottene re la
dignità ad un altro, o gli è corteſe d'un titolo, o moſtra la via al
paſſeggiero, fi chia ma egli bensì gentile, e benefico, ma non do natore, nè
liberale . ZANOTTI Fil. Mor. impone moltiffimo al popolo, cioè alla maggior
parte degli uomini. La virtù è il ſuo terreno nativo, dove ſpiega il ſuo
ſplendore : per contrario, dall' amor pro prio naſcendo , quaſi in ſuolo
ſtraniero e ſotto clima inimico, traligna , e perde della ſua bellezza . Eſſa ,
come ſcriveTul lio nella Trattazion dei Doveri (a), ef fer non debbe adalcuno
nociva. Chi ufa liberalità con danno degli altri , egual mente è ingiuſto, che
ſe ufurpaſſegli al trui beni , e diritti . II. In ſecondo luogo l'uſo di queſta
virtù ſi vuol proporzionare alle forze acciocchè per una profuſionecceſſiva non
vengaſi a inaridire la fonte ( 6) , e come , , Ta i (a) Qui aliis nocent , ut
in alios liberales fint, in eadem ſunt injuftitia , ut fi in ſuam rem aliena
convertant . De Off. Lib. 1. §. XIV. Liberalitas enim nimia profuſione inare ſcit .
Plin. Epist. Tacito aggiugne ( a) , non metta lano ſtra economia in grave
ſconcerto, e rui na . Finalmente temperare ſi deve alme rito delle perſone ,
alle circoſtanze de' tempi, degli affari, del grado. Così non degenera in
prodigalità, comenegli ava ri , negli ambizioſi , e negli uomini im prudenti .
La prodigalità , avendo un mentito colore di liberalità , prende ed A inganna
gl' incauti (b) . III. Queſta virtù ogni ſuo atto bilan cia col merito , e con
eſſo ſol fi confi glia . L'opera ſua noneſtende ai perver ſi , ed indegni , nè
piegaſi nelle loroca lamità per non violar la giuſtizia , mi rando ſempre al
diritto de' meritevoli Laſcia all' Umanità, e alla Beneficenza l'ufficio di
ſollevare i malvagi infelici : H poi (6) Liberalitas, ni adfit modus, in
exitium vertitur . Hift. Lib. 111. (c) Falluntur quibus luxuria ſpecie liberali
tatis imponit . Tac. Hist. . poichè i foli legami della natura baſta no a
queſte virtù per porger la manoai fuoi fimili . IV. Chi non è economo , non
potrà 1 effer mai liberale . E' meglio tagliare le piccole ſpeſe , che correr
dietro ai leg. geri vantaggi . Siate attento, diceva Bac cone (a) , nei
continuidiſpendi, e gior. nalieri , ed eſſer potrete non pur libe rale , ma
ancoramagnifico. Quegli , che ſpende da un canto, deve economizzarſi dall'
altro : diminuiſca il ſuo equipaggio a miſura di quello, che ſpende alla ſua
tavola. Imperciocchè una prodigalità fen za miſura è una ruina univerſale . Git
tarſi nel luſſo e nella ſontuoſità è come ſtendere la ſua coda col tarpare le
pro prie ali. Ma non intendono gli uomini quanto fia grande entrata la Parfimo
nia (a) Sermones Fideles, five Interiora rerum. Cap.XXVIII. defumptibus ......
? 1 nia (a) . Queſta fu il patrimonio coſtan te della liberalità di Trajano ,
comune ai Re e a tutti i privati. I piaceri di Franceſco I. Re di Francia
afforbiro. no i fondi tutti della ſua gloria , come notò il Re di Pruſſia ( c)
. Fu prodigo
queſto Re, non fu liberale. Quindi fag. giamente ſcriffe nell'Antimachiavello:
Il n'y a que l'homme économe , qui puiſ ſe étre liberal; il n'y a que celui ,
qui gouverne prudemment ſesbiens, qui puiſ ſe faire du bien aux autres (d) . H2
V.La (a) Non intelligunt homines quam magnum vectigal fit parfimonia . Cic. Parad. VI. Non ef ſe cupidum , pecunia
eft; non eſſe emacem , ve Etigal eſt : loco cit. (6) Tantas vires habet frugalitas
Principis , ut tot impendiis , tot erogationibus fola ſuffice ret. Plin. Paneg.
(c) Les plaiſirs de François premier abſor boient les reſſources de fa gloire:
ce Roi n'étoit pas liberal , mais prodigue . Examen du Prince deMach. Chap. 16. (d) Ivi . 9. V. La
liberalità compariſce più bella in un uomo privato , poichè dona del fuo . Un
Principe non può eſſere libera le , che a ſpeſe d'altrui , nè dona , che
l'argento dei ſudditi . Queſta virtù può abitare ancor nelle ville , e trovarſi
tra la povertà, elecapanne. Noncosì lama gnificenza , che è ſolo propria de
Grandi , Magnificenza. I. Virtù de'Grandi , II, Richiede animonobile , e fine
virtuoſo . III. Riſplende principalmente nelle opere fatte a vantaggio pubblico
. IV. II luſſo ecceſſivo è il ſuo tarlo . I. La Magnificenza è virtù ſolo
de'Gran di (a) . Tanto ſuol imporre alla noſtra fan Nè i poveri, nè leperſonemezzanamen te commode
poſſono avere magnificenza, impe. rocchè o non fanno le ſpeſe grandi , ciò che
alla fantaſia, che noi laconfondiamo colme rito perſonale , nè ſa mai
rappreſentarlo , che in grande . Queſta virtù ſaviamente dirige , e miſura le
ſpeſe grandiofe, fa cendole e come , equandoconviene . La ſua provincia è aſſai
ampla , ed eſtefa : poichè tutto inſieme comprende lenobili fabbriche , i
palagi , le ville , le fuppel lettili , e gli ornamenti prezioſi ,' le ve ſti ,
ed ogni ſplendido trattamento nelle menſe, negli equipaggi , ne' fervi , l'of
pitalità generofa , le feſte , i doni , la privata , e la pubblica beneficenza
. II. Ma richiedefi un'animo nobi le, gran capitale di difcernimento, e di ge
H3 nio, alla magnificenza richiedeſi, o ſe le fanno , non ſono convenienti, il
che ripugna alla virtù. Nè queſto dee recar maraviglia, ſapendoſi , che non
tutte le virtù ſono di tutti. ZANOTTI Filof. Morale Parte III. cap. VI. Queſto
argomento uso Ariftotele parlando della magnificenza; nell'Eti calib. IV.
cap.2. 94 L'ONESTO UOMO... nio , acciocchè ſi montino tante corde con giuſta
armonia. Un treno sì ſplen dido fa grande onore all'uomo magnifi. co , ma egli
affai più onora, ed adorna queſta virtù coll' animo generoſo , e cor teſe ,
mirando alla ſola oneſtà in mezzo atanta grandezza . Ecco l'ufficio , ela
dignità della magnificenza , Paolo Emilio parve magnifico a Ro. ma, poichè le
fabbriche , i giuochi , i conviti, ed ogni ſua azionenella grande fontuoſità
riſplendevano d'un ſommo de. coro , qual conveniva all'opera , al tem po, alle
perſone , e al fine della virtù ſempre lodevole , e oneſto , , 1 Non fu
Aleſſandro magnifico , a quel foldato donando una Città, che coſtava il ſangue
di tantoeſercito, poichè , ſe il dono fu degno del Re, non però conve. niva al
ſoldato volgare . III. Le opere dipubblica utilità, e per la coſtruzione, e la
mole ſuperbe , aven. do RAGIONAMENTO VIII. 95 do in ſe maggiore grandezza,
fanno più nobile , e illuſtre queſta virtù . Quindi diſſe l' eloquente Filoſofo
: quelle ſpeſe effer migliori, che forman le mura , gli arſenali , i porti ,
gli acquedotti, eigran di lavori ad ornamento, e beneficiodel la repubblica
(a). Per tacere di molti, faranno monumento perpetuo della ma gnificenza
privata le muraAtenieſirifab bricate dall'immortale Demoſtene, e la via
militare appianata , e munita da Claudio Appio, che dalMediterraneo all'
Adriatico conduceva le Romane Le gioni. Così animava iCittadini potenti H4Zei *
(a) Atque etiam illæ impenſæ melioresfunt, muri , navalia , portus ,
aquarumductus , omnia que, quæ ad uſum reipublicæ pertinent . Cic. Lib. II. de
Off. (6) Effo con grandi ſpeſe concorſe a rifab bricare le mura d' Atene , e a
formar ilTeatro, onde gli fu decretato l' onore dellacoronad'oro, come vedefi
dal Decreto degliAtenieſinell'Ora zione περὶὶ τῷ στεφάνου. . " Zenone ad
imitare la pubblica magni ficenza di Pericle, che colle ſpoglie del Peloponneſo
orndAtene d'archi, di ſta tue, di portici, d'Accademie, qualcon veniva all
abitazione dell' Arti e delle Scienze. Da Falereo Demetrio (a) vie ne però
biafimata e ripreſa la profufio ne immenfa, che ei fece nei fuperbive ſtibuli
della Rocca Cecropia . Ma la ſomma dignità della magnifi cenza rifplende nei
templi, come ſcriffe Ariftotele , dove la gloriadell'arti , e la fontuoſità
della materia al più fublime oggetto rivolte , onorano la Religione , eil culto
divino (6) . IV. Il luffo ecceſſivo ha guaſtataque ſta virtu: in molti è
divenuta una pro diga vanità . Omai non è grandioſo , e ma (a) Phalereus
Demetrius, quiPericlem prin cipem Græciæ vituperat, quod tantampecuniam
inpræclaraillapropylæaconjecit.Cic. deOff. l.2. (6) Nell' Etica magnifico , ſe
non ciò, che preſto ſva niſce dagli occhi , e dalla memoria . La fragilità dà
il prezzoagli ornamenti , come lo dava ai vaſi di cristallo al tempodel luſſo Romano.
Demoſtene ( a ) voleva che la pubblica magnificenza ſi moſtraſſe nelle gran
flotte, e negli eſerciti . Noi diremo, che iSignori privati ſienoſplen, , ,
didi e fontuoſi nelle fabbriche , nelle gioje , neivaſellamenti, nelle
ſuppelletti li , e in ogni altro ornamento inmanie ra , che l'uſo ſia ſtabile ,
e l'utilitàpaf. fi ai nipoti ; e così appunto configliava Ifocrate al ſuo Re :
configlio, che can giati i tempi , e i coſtumi , ora vuol dari alla
magnificenza privata . Le moderne ſontuoſità, che volgonſi , ecadono colle
ſtagioni , divorano i pa trimonj più ricchi. Le truppe de'cani , il luſſo
moltiplice di curiofe beſtie ſtra nie (α) περὶ τῆς συντάξεως de Rep. ordinanda.
98 L'ONESTO UOMO. niere , i paraffiti, gl'iſtrioni , le feſte capriccioſe, i conviti
appreſtatidall' am bizione , e dal luſſo , ed altri incanta menti dell'ozio , e
irritamenti delle paf ſioni , ſono un treno ſconoſciutoaqueſta virtù, e un vero
delitto contro la So cietà. La vana prodigalità non tarda a divenir rovinoſa ,
ed ingiuſta. : Umanità. L' essere UOMO –
H. P. Grice: Human, not Person -- fa conoscere il dovere d'essere umano; II. e
il diritto, che ha ognuno d'esigere umanità da suoi simili. Diritto fon dato sull'eguaglianza
naturale. Quindi sono violenze molte prerogative preteſe da' più potenti. L'umanità
rende gioconda la vita. La filosofia dell'uomo è la scienza più utile ma forse
la più trascurata La politica e l'economia dello stato italiano occupano
l'ingegno de' Savj a ſiſtemare la RAGIONAMENTO la popolazione, e il commercio ,
a rin vigorir l'agricoltura , l'arti, la naviga zion, la milizia, proponendo
con Alge. bra mal inteſa lamultiplicaziondell' im poſte , e nuove legislazioni,
che riftrin gono la libertà, ma non miglioranogli uomini, nè i coſtumi. I
moderni Poli tici parlano delle manifatture , e delle monete, gli antichi
filoſofavano ſui do veri ſociali , e ſul valore delle virtù. Il
primodoveredell'uomo,ripeteva frequen temente Xenocrate , è d'eſſer umano, e
trattare umanamente con tutti . Se l'uo moconoſce ſe ſteſſo , conoſcerà pur la
natura , l'alleanza , i diritti degli altri ſuoi fimili, e quindi
l'obbligazioneuni verſale, e coſtante d'uſare con effiuma nità: virtù
neceſſaria , ed ampliffima , che abbraccia i primarj uffici dell'uomo , che
ſente la compaffion , la giuſtizia , che ignora il faſto e l'orgoglio, e ſeco
conduce quafi compagne la corteſia , la beneficenza , l'amore del privato
vantag gio , e della pubblica felicità. II. Noi veniamo dalla ſteſſa origine ,
e tutti tendiamo al finemedefimo. Nati gli uni per gli altri , e uniti
inſocietà, la natura per iſtretto vincolo di paren tela ci ha inſieme
congiuntiquaſi in ben regolata famiglia , con legge inviolabile efacra d'amarci
ſcambievolmente . Baſta effer uomo per godere di queſto diritto, e ſentirne
tutti i vantaggj . La miglior dignità , e la più nobile è a tutti co mune ,
perchè l'eccellenza dellaragione, edell' umana natura è propria di tutti.
Queſto è il pregio ſovrano , che ci no bilita fra la fpezie degli Enti , e
folle va ſulle fatture viſibili del Creatore . I carichi illuftri , la potenza
autorevole la fama di letteratura , lo ſplendor de natali , la ricchezza de'
patrimonj magnificenza del treno, ed altri inorpel , 2 la lamenti della fortuna
non rendon l'uomo più grande , nè lo fanno migliore . Sono incantamenti
teatrali , che impon , gono alla fantaſia e alla debolezza del volgo , o agli
uomini vani, e ſuperbi altro volgo ancora peggiore . Deponga , o veſta queſto
apparato ingannevole , e feducente , egli per ogni maniera è pur uno di noi ,
noſtro ſimile, uomo nè più nè meno come ſon gli altri . Quindi deriva il
folenne diritto ad ognuno nel la repubblica del genere umano , d'effer trattato
qual fimile a noi : diritto , che , altrimenti violando , ſiamo ingiurioſi alla
natura, ed ingiuſti . III. Il Savio in mezzo allo ſplendo. re, e alla pompa dei
titoli , edella for tuna , colori mentiti, e vane corteccie dell'uomo , ſempre
ha preſente ſe ſteſſo , nè queſta appoſta grandezza può farlo , obbliare della
propria natura nè can cellar dalla mente l' egualità naturale Nell'altezza del
trono ſi riputava Trajano (a) comeunodi noi, ericordavaſinon purd'eſſer uomo,
ma digovernare ancora degli uomini. E per addurre eſempio il luſtre, ſtato nei
dìdella memoria noſtra : Luigi Borbone Padre del Re moderno Luigi XVI.
ſaggiamente faceva , che i reali figliuoli entraſſer più volte negli af
fumicati tugurj , e nelle capanne dei bi folchi , e de' paſtori, a conoſcere
intan ta inopia , e oſcurità de'loro eguali , e Fratelli . A queſta lezion
eſperimentale dell' Uomo venivano dall'Educatorecon dotti per dileguar dalla
mente l'incanto degli agj , delle adulazioni , edelloſplen dor infidiofo del
Trono. Queſta na tural eguaglianza è freno grandiffimo dell' orgoglio , e può
ammollir laferociadell' in (a) Unum ille ex nobis putat: nec minus hominem ,
quam hominibus præeſſe meminit Plin. nel Panegirico . 1 M. THOMAS TO. II. Elog.
de Louis Dauphin. indole , e tornarla in
umano coſtume . Queſta mette i confini all' uſo della li bertà, e delle forze,
perchè non trapaf. ſiamo a violare le ragioni degli altri, e fana , e ripara la
mente da pregiudicj moltiffimi e contenzioſi. IV. Non pur l'aria, e l'acque ,
uni verſal beneficio della natura , ma l'om bra eſtiva , le piazze, le ſtrade,
i Tea tri , i pubblici alloggi, le Poſte, lemer canzie, leofficine ſono una
poffeffioneco mune, apertaegualmenteall'uſodi tutti . Nè la potenza, la
nobiltà, le ricchezze poſſono arrogarſi precedenze ingiurioſe nè eſcluder gli
altri , o rimuovere dai comuni diritti, ſenza offenfione , ed ol traggio dell' egualità
naturale . Quindi quant'altre violenze non verranno dalla ſocietà rilegate ?
Quante maniere feroci ſpente , e diſtrutte ? Le contenzioni or , gogliofe , gli
afpri accoglimenti inurbani , la durezza all'inſtanze de'fupplichevoli ,
ſtancati , e dimentichi nell' anticamere dalla mollezza , e dal faſto Europeo,
co me gregge ſenza libertà e ſenza ragio ne: barbari modi dall'umanitàdeteſtati
, e sbanditi . Alle anime generoſe, e ſenſi bili per ufare umanamente con tutti
ba و 1 ſta la raccomandazione della natura , ed è merito grande il nome folo di
uomo . Queſto ci ricorda le voci della natura : Fa ad altri, come a teſteſſo:
dovere fa cro, e reciproco di ragionevoli enti ſo ciali d'una ftirpe , e quaſi
d'un ſangue medefimo imparentati, econgiunti , nati aſcambievole ajuto, e
ſollevamento cui prefiede , quafi anima dell' azioni l'innato amore d'effer
felici . , a , V. Quindi lanatura impreſſe tantadol cezza neiſentimenti di
benevolenza , d'a more , d'amicizia , e ci fece gratiſſimo l'eſercizio della
clemenza, l'uſo della li beralità, e dei benefici , virtù tutte del. la ſteſſa
famiglia , e quaſi nodi ſoaviſſimi dell' umanità a cui l'uomo è for mato , e
ſoſpinto . E fu provvedimento veramente divino , che a tanta dolcezza foffero
ancora attaccati non meno i co modi altrui , che i noſtri vantaggi , e i frutti
più amabili della vita ſociale quaſi ſprone , e allettamento fortiffimo che
c'invita, e conduce ad effer umani. Oh quanto ſarebbe men dura la vita ſe tutti
apprendeſſero le lezioni dell' uma nità! Uſa con gl'inferiori , ſcriveva Se.
neca aLucillo, come amereſti , che teco , , uſaſſero i fuperiori , ed i grandi
(a) . Le azioni , che ſi dipartono da queſta Filo ſofia , ſon diſumane , e
accreſcono adif miſura la ſomma dei mali. Roma chia mò avaro Catone , perchè
vendeva ifer vi invecchiati , ed inutili , come abbiam da Plutarco. I Chi (a)
Sic cum inferiore vivas , quemadmodum tecum fuperiorem velles vivere . Sen. Ep.
XLVII. (b) Nella Vita di Catone il vecchio .
Chi ſente nell'animo imovimenti , è l'impero di queſta virtù amica degli
uo mini , vorrebbe tolta dal mondo ogni calamità, e s' adopera a giovamento di
tutti. Sono monumenti illuſtri dellapri vata, e della pubblicaUmanitàle fabbri
che erette a ricoverare l' abbandonata , e languente natura, oppreſſa dai morbi
, o a diſciplinare provvidamente col lavoro dell'arti gli ozioſi mendici , che
mante nevanſi acarico della ſocietà, defraudan dola della dovuta fatica, e
infeſtando lo ſtato con ruberie , e con ogn'altra ſcel leratezza . Gelone vivrà
nella memoria de'pofteri , e ſarà chiaro ilſuonome nel. la Storia dello
ſpiritoumano. Dopo aver egli disfatto trecento mila Cartagineſi per dare la
pace , volle da effi abolita l'empia barbarie d' immolarelavita , ed il ſangue
de' loro figliuoli : ſtipulazione , , dettata e ſcritta dall' umanità a favore
dell'uomo. Son queſti i benefattori , e i padri del genere umano, queſta è lana
tura, e l'indole dell'umanità. Amor della Patrid. Quanto grande preſſo gli
antichi . Ognú no ha obbligo d' amarla. Che importaſſe una volta. IV. A che
riducaſi ora permolti . V. Vantaggi comuni , che naſcono dal vero amor della
patria. 1. Quando i Secoli eranomenraffinati, e quindi i popoli più virtuoſi ,
l'amor della Patria formava il carattere d'ogni Cittadino. Queſto era il
patrimonio più ricco, che paſſaſſe in retaggio ainonde generanti nipoti . Le
vetuſte Iſtorie del le nazioni morigerate e frugali , preſen tano monumenti
perpetui d' amore così generoſo , incredibili affatto all' effemmi natezza , e
depravazione de' moderni co ſtumi . Sparta , Atene , e Roma prima 12 che che
ſentiſſero i danni della mollezza Epi. curea , e foffero guaſte dall' orgoglio
di ſcorde , divennero ſagge in gran parte , ed illuftri con queſta virtù , che
quaſi ſola baſtava a comporre i coſtumi , e a condurre gli uomini ai primarj
doveri. Troppo noi dobbiamo alla Patria per non concorrere tutti al tributo
d'amar la , e l'amiamo affai poco , ſeun tale amore non vale a farci virtuoſi .
II. Socrate ( a) , Platone, Tullio , Plutarco ed altri ſommi Filoſofi mettono
la prima obbligazione dell' (a) Preſſo Platone nel Critone lib, XXVII. (b) Nel
luogo citato . (c) Cari funt parentes, cari liberi , propin qui , familiares :
fed omnes omnium caritates patria una complexa eſt , pro qua quis bonus dubitet
mortem oppetere , ſi ei ſfit profuturus ? Lib. I. Off. n.XVII. (d) At enim
patria , & (Cretenfium more) matria plus in te , quam parentes , jus habet
Plutar. An feni gerenda fit refpublica? A dell' uomo ſocialeverſo la Patria,
trovan. doſi per iſtrettiffimi vincoli con eſſa le gato , é congiunto. Ad eſſa
noi dobbia. mo i natali , igenitori, l'educazion, la coltura , i beni di
fortuna e dell' ono. re , la ficurezza , le leggi, i coſtumi. Per un contratto
di convenzione ſantiſſima afſoggettarono iCittadini al ſavio gover no, e alla
protezion delle leggi la liber tà , le forze, l'induſtria , il prezioſo de.
pofito dei talenti , e dei beni , per dive nire più forti , più ſicuri , e più
felici : impegnarono folennemente la fede a pro muovere convicendevol
commerciodibe neficj , ed'ajuti icomuni vantaggi , e do.
mandandololapubblicafelicitàdelloStato, obbligaronfi ancora a ſagrificare la
vita. D'unaalleanzasì ſtretta, esì ſacra labaſe nondirò eſſere la debolezza ,
l'indigen za, e l'innato amore d'effer felici , ma piuttoſto la natura
ſteſſadell'uomo, anzi Diomedefimo, che così fipiacqueformarla , I3 III. La TIO
, III. La carità della Patria ai tempi migliori era un'amore giuſtiſſimo della
propria conſervazione , e felicità , un'amor delle leggi, e della rettitudine ,
uno ſpi. rito d'armonia con tutti i membri ſo ciali , fortiffimo vincolo e
ferma ancora di ſicurezza , un' amore di gratitudine , di fede , di probità,
per cui il pubblico bene era il centro de' privati intereſſi , non conoſcendoſi
, che il meritodellavir. tù , nè ricchezza maggiore della frugali. tà, e
de'puri coſtumi : un'amore , che acceſo dalla gloria virtuoſa, e avvalora to
dallaReligione, era tutto fortezza , e magnanimità per ſalvare , e felicitare
lo ſtato, Da queſta ſcuola uſcirono gliAri. ſtidi , i Leonidi , e i trecento
Spartani , per cui è celebre tuttora , e ſacro alla Patria il nome delle
Termopile. Aque. ſta Filoſofia ſi formaron gli Orazj , i Muzj , i Fabj , i
Fabrici , gli Scipioni , e cent' altri Cittadini , modelli illuſtri dell'antica
virtù . Queſta fu la grandez. za , che forpreſe Cinea: nel Senato Ro mano vide
una nazione diſolagentevir tuoſa. Il generoſo patriotiſmo rendeva le donne
magnanime, evirili: nè mai com parve più bella , ed eroica queſta virtù, che
nel cuor delle ſpoſe , e delle madri Spartane alla battaglia di Leutra. IV. Il
patrio amore sìamabile un tem po, e sìſacro, è omai divenutopermol ti invarie
contrade Europee un ſuono } vano, e un nome ſtraniero. L'intereſſe inimico dei
coſtumi, edegli uomini , fat to peggiore dall'effemminata mollezza , dal luſſo
impotente, e dall'orgogliovio. latore de' fociali diritti, ha sbandita que ſta
virtù , e rilegata ai ſecoli antichi Il pubblico bene è un palliomentitoper
ingrandire i patrimonj ad alimento delle paffioni , per ricoprire con più
ſicurezza le violenti ingiuſtizie, e rovinare ancora con lode la patria, e la
nazione . I po • I 4 fti , . ſti , e le
dignità divengono allora vile mercato dell'oro , dell'adulazione , e di ſervigj
ancora peggiori . Le protezioni venali fan guerra al merito , e alla vir từcon
danno immenſo della ſocietà per innalzare ad uffici , ed onori non ſuoi gente
inetta , e vizioſa . Ai Greci, e ai Romani, comevedia mo nelle XII.Tavole,
rigidamente vieta ronſi i doni corrompitori dell' equità , e della fede ,
contaminazione ſtraniera , ſconoſciuta all' antica Politica ( a) . La lode d'un
ſaggio governo, e la giuſtizia e incorrotta erano le ſole ricchezze , che , dai
pubblici Reggimenti alle patrieCafe tornando riportavano i Magiſtrati , e i Ca
(a) Donum ne capiunto , nec danto , neve petenda , neve gerenda , neve geſta poteftate
. Quod quis earum rerum migraffit , noxiæ pœna par eſto . Cenforum fide legem
cuftodiunt . Apud Tullium Lib. 3. de Legibus.
Capitani (6 ) . Ariſtide ſarà ai ſecoli più virtuoſi ammirabile eſempio
di probità . Arbitro delle contribuzion della Grecia , e del ricco erario a
fabbricare la flotta , morì cosìpovero , checonvenne a Sparta dotare le figlie
, e dare a lui ſepoltura .. V. Il
pubblico bene al buon Cittadi , no inſpira l'amore e la coltura della virtù ,
che ſecondo la migliore Filoſofia è la baſe della comune felicità . O am
miniſtri egli giustizia , comandi 0 nome della nazione, fa riſpettare leleg gi
, ſottomettendoſi il primo con efem pio eloquente . L'orgoglio allora dei gran
di (d) , la fierezza diſumana dei ricchi a tro (b ) Domum cum laude redeunto:
XII. Tab. apudTull. l. c. nihil enim (ſpiega Tullio ) præ ter laudem bonis,
atque innocentibus, neque ex hoftibus , neque ex fociis reportandum : lib. 3.
de Leg. num.VIII. (c) Cornel. Nep. in vita Ariſtidis . (d) Avaritiam, &
arrogantiam præcipuava li trovano un' argine inſuperabile , tacciono
l'ufurpazioni , e le violenze, ereſta fiac cata l'oppreffion dei potenti , onde
i membri tutti del corpo politico godono i diritti dell' egualità naturale. Con
ſag. gioprovvedimentoincoraggital'induſtria , l'arti , il commercio, viene
introdotta l'abbondanza per gli uſi di prima necef ſità , e i comodi della
vita. Ma ſeidi ſagj della popolar indigenza , e le con ſeguenze fatali reſtano
eſcluſe dalla Cit tà , è proibita ancora ſeveramente l'en trata ai danni della
mollezza, e frenato il lufſo corruttor dei coſtumi , L'eſpe rienza coſtante di
tutti i Secoli ci am maeſtra , che il luſſo è annunziatore agli Imperi di
decadenza , e ruina , Sparta , Atene, e Roma devono la lor durazio ne alla
vigilanza degli Efori , all'Areo pago, ai Cenſori . Le lidorum vitia; Tac.
Hist. I. cap. 51. Naturalem nobilitatis fuperbiam; Paterc. ILe cure più intereſſanti
della Politica ſono rivolte a render utili i Cittadini , e virtuoſi . La
gioventù èunoggetto pri mario, formando il nerbo , e le ſperan ze tutte della
nazione . I Greci coltiva rono i giovani colle lettere, iPerſiani li formavano
coi coſtumi (a) . Negli anni verdi colmagiſtero dell'arti, edelleſcien ze ſi
vuol educar l'intelletto , ma inſie 1 me migliorar l'uomo collavirtù , ecolla
Religione. Così que ſommiſapientiPao lo Emilio ( 6) , Catone ( c) , Tullioco
ſtumarono i loro figliuoli, così Ariftote. le addottrind il
ſuodifcepoloAleſſandro , Così felicemente lavoranſi a vantaggio della nazione i
Maestrati, iGuerrieri , i Filoſofi , e gli Oratori, i negozianti lea li , gli
artieri induſtri , i padri di fami glia, i cittadini virtuoſi . 11 (a) Xenoph.
1. 1. Cyrop. (6) Plutar. de Emil. (c) Plutar. in Cat. Maj. Il diſordine del
governo, l'oppreffio ne, il diſpotifmo, l'impunità dei deliť. ti ci rende grave
la Patria, e odiofo il fuo nome . Da eſſa violata la fede dei patti più ſacri ,
deluſi idiritti, che com praronfi dai Cittadini a prezzo della li bertà , e
colla ſoggezione di tutti i be ni , cade diſciolta, e diſtrutta ogniunio ne
civile : nè altro diviene la Patria che terra ingrata , e nemica. ARTE DI
CONVERSARE Aper un giovane. Un giovane non nasconde alungo la propria indole.
All' entrare nel gran mondo s'espone alla critica universale. Con quali disposizioni,
e ornamenti d'animo, e di corpo vi si debba presentare. Da che astenersi. Le savie
CONVERSAZIONI buona scuola per lui. Per quanto fia un giovane accorto simulatore
pure nel CONVERSARE presenta, agl’occhi altrui un'imagine del suo animo, e nel
favellare dipinge se stesso. Quantunque il discorso provenga in gran parte
dall'educazione, pure in mezzo la vigilanza più attenta, escono furtivamen te i
sentimenti dal cuore, che ci disvelano il naturale, e in pochi tratti formano
il quadro del nostro carattere, e delle nostre passioni. La sorpresa,
l'agitazione, la collora dipingon l'anima sul volto; il giuoco, la vanità, che
ci se duce, l'amore, che non conosce secreti, ci scoprono a nostro mal grado,
quali noi siamo. Un giovane ch'entra a CONVERSAR nel gran mondo, va in contro
al credito, e alla riputazione durevole, dando un'idea del suo talento, delle sue
virtù, delle sue inclinazioni. Già appar sulla scena, e tira a se gl’occhi di
tutto il teatro. La critica più severa addocchia, e pesa ogni detto, ogni scherzo,
ogni maniera, ed è inesorabile al minimo fallo. Se dàdi se stesso un'idea svantaggiosa,
resta indelebilmente improntata negl’animi, e il genio dell'alterezza, che domina
nell'uomo, c'impegna a non cancelalarla giammai. Poichè i difetti, che notiamo
negl’altri, e mai non riconosciamo in noi stessi, ci dan luogo a riputarci
migliori, e a follevarci sopra di loro, mirandoli con disistima perpetua, e con
dispregio tanto maggiore, quanto più ci avvanzano nella nobiltà, o nei talenti,
o per altro beneficio della fortuna. Come il benefico filoſofo scrisse, evvi
nel mondo un tribunal più terribile di quanti seppe stabilire la saggia politica.
Questo a differenza degl’altri è tutto invisibile, nè lo precorre la pompa
delle scuri, e dei fasci: trovasi in ogni luogo, e sempre lo stesso in ogni nazione.
--IL RE DI POLONIA STANISLAO ne suoi libri, col nome du philosophe bienfaisant.
Ciascun uomo ha diritto di giudicare le nostre azioni. Lo schiavo giudica il suo
signore, e il suddito il suo sovrano Gl’uomini onesti compongono questo maestrato,
e lo temono: solo i più perduti malvagi non sanno far con to di tali giudici. H. P. Grice: “There are other
maxims operating in conversation, but I wouldn’t call them ‘conversational’
maxims: these may be moral, aesthetic, or other – such as ‘be polite’.” Quindi non di tanti attrezzi, e corredamenti fa
di mestieri a una nave, nè di così esperto, e vegliante nocchiero, come ad un
giovane, che salpi dal lido, e a CONVERSARE s'ingolfi nel mondo. Egli debbe entrarvi fortemente
munito delle massime – cf. H. P. Grice: “I borrowed ‘maxim’ – as per
‘conversational maxim,’ from Kant, who was obsessed with them – to no avail,
since he hardly engaged in conversation1” -- di religione, ben provveduto di
buona morale – H. P. Grice: “I wouldn’t call my conversational maxims ‘moral’ –
they are utilitarian, rather!” --, di saggia filosofia – H. P. Gice: “I would
possibly have NEVER thought of giving one ounce of thought to conversation had I
not decided for philosophy in my fifth term of my Lit. Hum.!” -- , di giudiciosa
accortezza. Le nobili, ma facili
maniere, la soavità del tratto, e gl’ornamenti tutti della cortesia, la
cognizione nelle leggi della poli [Negligere quiddesequisque sentiat, non solum
arrogantis est, sed omnino dissoluti. CICERONE (vedasi), de Offic. -- litezza
debbono formare il suo equipaggio da uso, e d'ogni giornata. Il vestito, e gl’ornamenti
della persona non ci crescono il merito come, non diviene migliore, nè più bello
un cavallo per avere il freno dorato, o i ferri d'argento. Pure nel commercio degl’uomini
– H. P. Grice: “I would best define a conversational maxim as ANYTHING A DECENT
CHAP DOES!” -- sono le vesti la prima raccomandazione di noi, se siamo sconosciuti,
o stranieri. E benchè queste non siano nè una virtù, nè un vizio in morale,
nondimeno possono speſſo e l'una, e l'altro indicare. Dal vestito, e dagl’ornamenti
molte volte si legge il genio, l'indole della persona, il capriccio, la vanità,
la leggerezza, la non curanza o zotica, o orgogliosa, la mollezza, ed altre
vizioſe affezioni, come per contrario si vede la moderazione, la magnificenza,
il decoro, la maturità, e la saviezza dell' animo. Verre mostravasi ese,
femminato ne’suoi abbigliamenti, e voluttuoso, come acremente nota CICERONE
(vedasi). Augusto OTTAVIANO (vedasi) ha lode da Roma di moderazion singolare
nei vestimenti, e nel treno. Un genio aperto, e cortese guadagna il cuore di
tutti. Il parlar dolce senza orgoglio – H. P. Grice: “Some of my pupils
reported that I mumbled: “Grice, who mumbled, did his best to keep pupils away
from his seminars – and he succeeded – at least with me’!” -- , e contesa,
l'animo compiacente, che si mostra senſibile, e rispettoso, è l'arte sicura per
guadagnarci la lode, e l'affezione universale. La stima, che facciamo degl’altri,
ci mette in credito presso di loro, poichè non fogliamo gl’altri stimare, se
non quanto dimostrano stima di noi, nè amarli, se non tratti davicendevole
amore. Il cuore ben fatto, e il buon senso cifarà meglioriu scire, che tutti i
libri, e gli studj. L'arte quando vuol dominare, anzi che abbellir la natura,
la guasta, e difforma . Molti benchè d'indole amabile, ecol. K -- Actio in
Verrem . -- ta ." ta soffrono alcuni momenti infauſtid'ecclisse: tributo assai
disgustoso, che pagano all'umanità. La passione, la sorpresa, un rovescio impensato,
l'umor malinconico, che si sollevi, non più si riconoscon per dessi. Per quanta
dissomiglianza tra noi e gli altri ritrovisi, alcune volte ancor più dissomiglianti
noi siamo da noi medesimi. In questi fran genti è poca ogni filosofia, anzi
fcom parisce il filosofo, e non si vede che uomo e la sua debolezza. Il partito
migliore sarebbe, starsi nascosto per tutto il tempo dell'immersione, e non comparire
se non ritornata la serenità, e lo splendore tranquillo allo spirito. Chi dice
male degl’altri, senza avvederſene dicemal di se stesso. La maldicenza presenta
agli occhi di tutti lo specchio'd'un genio invidioso, o superbo, ed iscopre le macchie
nascoſte del mal talento, cheinnoirinferriamo. Essa è un cattivo condimento
alle mense. Alla tavola di CATONE (vedasi) non è lecito ragionare d'alcuno – H.
P. Grice: “She is a windbag” --, di cui non si potesse dir bene. Questa legge –
“o massima” – H. P. Grice -- inviolabilmente osservavasi nell'illustre CONVERSAZION
di Cornelia madre de'Gracchi. Il silenzio è uno studio non meno nella morale,
che nella politica. Alcune volte esser debbe severo, e inesorabile. Così Isocrate
alla mensa di Nicocle instigato a dire fu certo affare, usa di questa rispoſta –
O IMPLICATURA CONVERSAZIONALE: quello ch'io so, nơn conviene a questo luogo, e
quello che a questo luogo conviene, io non lo so. Nelle caſe de'Grandi de ve
avervi a filo sicuro non solo la vita, ma la riputazione ancora degl’uomini. Il
lodare se stesso è vizio di grossa pasta, e come scrive Baccone, dopo la
maldicenza, è il più importuno di tutti. La lode è il tributo della virtù:
l'orgoglio, e la stoltezza stende la mano, l'usurpa per se. Quanto suol
riuscire gra e Ka dito presso gl’ascoltanti l'encomio, che riceviamo dagl’altri,
altrettanto al dire di Xenofonte è loro molesto, e insoffribile quello, che da
noi ci appropriamo. Il vantare, e gloriare se stesso, trova l'accoglimento
della derisione, e del dispregio. – H. P. Grice: I borrow from Butler the
desideratum of self-love, and the desideratum of other-love or benevolence -- Convien
però dire, che tributarlo de ad altrui costi molto al nostro amor proprio – H.
P. Grice: “il self-love di Butler, il mio principle of conversational
self-love, as opposed to the principle of conversational benevolence --, poichè
gl’uomini sono sì avari di questa moneta, La loquacità ci stanca, e dannoja:
ella è un arroganza insoffribile, come accennd Democrate, voler tutto dire, e
niente ascoltare. In un giovane oltre la presunzione ignorante ella discuopre una
gran leggerezza. Il vaso vuoto è quello, che più degli altri risuona. La fuga da gen -- Fier, &
préſompteux dans ma tendre jeunesse J'aimais à decider, c'etait une faibleſſe;
Dans un âge plus mûr j'ai connu mes erreurs, Mon ignorance extrême, & l'orgueil
des Docteurs. IL RE DI PRUSSIA
Epitre V. À M.d'Argens. gente sì incomoda è il solo rimedio, co me insegna
Teofrasto, se evitar vogliamo la febbre. In materia di religione ogni ombra di scherzo
è un'empietà – H. P. Grice: “The 39 Articles? I commit to them, even though I
don’t know what they say!” -- Nel nostro secolo, che è ancor più il secolo degl’increduli,
che de’filosofi, guardiamo di non mai applaudire a tal gente. Il riso – H. P. Grice: “even of
the Oxonian genteel mirth type, as when this pupil of Cook Wilson admired him
for having said, ‘What we know we know’” -- , ancorchè non espreso dal cuore,
basta a contaminarci, e ad entrare nell'alleanza de'loro delitti. La politica del governo si vuol rispettar come sacra,
nè mai ce liare sulla pubblica, o sulla privata calamità. Abbiam sempre davanti
l'insegnamento di Tullio CICERONE (vedasi), di conformar il discorso alle
materie: le gravi si trattino con serietà, le giocose, e leggiere con
lepidezza, ed ischerzo. K 3 V. L' -- περὶ ἀδολεσχίας. Videat imprimis quibus de
rebus loquatur: si seriis severitatem adhibeat: si jocosis leporem.de Off. . L’ARTE
DI VIVER CONESSO GL’UOMINI NON S’APPRENDERÀ MEGLIO DA UN GIOVANE, CHE NELLE
BUONE CONVERSAZIONI. – H. P. Grice: “If I except, of course, that stupid
rivalry between Father and Aunt at tea time over non-Conformism!” -- Questo li.
broperchi ſa leggervi, vale ancor più di molti maestri . LA SAVIA CONVERSAZION
PER UN GIOVANE È UNA SCUOLA SPONTANEA, ed allegra d'ogni virtù. Insegna a dominar
le passioni, per guadagnare la stima, e 'amore di tutti; ad ammollire, e
vincere la durezza del genio per adattarsi a quello degl’altri – H. P. Grice:
“What I call co-operation!” -- , facendo suo il piacere altrui, nè mai nojare
ad alcuno. – Nowell-Smith: “Conversational boars are worse than liars!” -- Un genio
ben nato, ed instrutto nel commercio del mondo, da se stesso si rende gradevole
a tutti. In questa scuola però si vuol entrare bene ammaestrato per raffinare
la scienza, non per apprenderne gl’elementi. La scienza, che noi guadagniamo
per mezzo dei falli, è unamae. ſtra assai cara, e che poco ci onora Vizj Vizjo Passioni, che più direttamente
oppongonfi all’onestà. Irafcibile appetito . I. Utile, elodevole,ſe rettodalla
ragione, II. Fa cil coſa è illaſciarſenetraſportare . III. Eſem pi di Nerone,
di Talete, diPiſone. IV. Vi zio de' Grandi V. Conſigliero infedele . VI. Porta
anche uomini grandi a coſe paz ze , e ridicole . VII. La vera filoſofia buon
preſervativo . 1. L'irafcibile appetito provvidamente fu dato da Dio all'uomo
per ſervigio dell' anima , ed iſtrumentodellafelicità . Que ſta focoſa paſſione
maneggiata dalla ra gioncondottiera muove , ed avvalora le nobili impreſe ,
queſta è guardia fedele della virtù, e contro del vizio quafi can generoſo ſi
ſcaglia , e i mali combatte , K 4 ve.. . vegliando alla conſervazione dell'uomo
, e al bene della ſocietà. Ma ſe le voci non oda della ragione e ſcuota
ilgiogo, diviene atrociffimaFie ra, che tutta ſconvolge l' abitazione dell'
anima , e guaſtando ogni virtù , infuria contro gli amici, e il padronemedefimo
bruttamente maltratta,edanneggia .Quin di quel ſavio greco Temiſtio l'ira defi
nì veramente una breve, mafurioſapaz zia ( a) : poichè , come diſſe il vecchio
Catone, l'iracondo dal pazzo ſidifferen zia ſolo nel tempo (6) . II.
L'animadebole, e molle , adogni contrarietà ſtoltamente s'agita, e turba ,
preſentando ridicola ſcena, che offende il de (α) όργω μανίαν ὀλιγοχρόνιον. e
Orazio nell Epift. 11. v. 62. Irafuror brevis : animum rege, quiniſiparet
Imperat : huncfrænis,hunctucompefcecatena . (b) Iratum ab infano non , nifi
tempore , diſtare. RAGIONAMENTO decoro ,
e gli occhi della virtù . Ledon ne , i fanciulli , i vecchi , i malaticcj , gl'
infermi ſono eſempi domeſtici , che iſtruiſcono il ſaggio aſuperare le inevita
bili contrarietà della vita . Nello ſplen dore di lauto banchetto , ſe il ſervo
più attento ſpezza un criſtallo leggiero, s'adi ra l'avaro , e prorompe in
villanie cla moroſe, turbando l'allegramenſacon of fenfione de' commenſali .
L'avidità del guadagno ne' punti d' avverſa fortuna di fordina gli atti e il
parlare de'giocatori venali , violando ogni civile coftumatez • za L'ira
diſcopre la naſcoſta avarizia , la gelosia, ladebolezzadell'animo, l'al
teriggia, e mette il fuoco alle più fiere paffioni . III. Nerone giacendo a
Tavola , all' udire , ch'erafı ribellata la Gallia, tutto acceſo d'ira , e di
ſdegno , rovescia la menſa , frange i vaſellamenti , ei cri ſtalli , ch' erano
le ſue delizie maggiori , eraſſembra un pazzo, che infieriſce, ed infuria . Ma
era coſtui teatro , e ſcuola aperta d'ogni brutalità, degnod'eſſerdi feſo , e
commendatodalfolo Voltaire (a) . Talete ſommo Filoſofo per uno ſcherzo
importuno tutta perdette lafiloſoficamo derazione . Stavaſi egli a contemplare
coll' Astrolabio le ſtelle, e immerſo ilpenſie ro nelCielo , ſmucciatogli il
piede , pre cipitò in una foſſa . Sorriſe la fante , e nel rialzarlo, le diffe:
Tu vuoiconoſce re le coſe tanto alte, e non conoſcipoi quelle, cheti ſtanno
ſottode' piedi. Tan to baſtò , perchè la donzella veniffe co' pugni, eco'calci
percoſſa; ecosì peſtacol baſtone, e malmenata, che per poconella foffa medefima
ebbe a lasciare la vita (6). L'iramaggiormentes'accende,ſenelpro prio dolore
vedeſi motteggiata, e deriſa L'or • (a) Hiſtoire Univerſ. (b) Il fatto diTalete
viene accennatodaPla tone nel Teeteto, Dialogo della Scienza L'orgoglio non
ſoffre oppoſizion , nè contraſto ..Ebbro di ſe e d' una ſognata eccellenza ,
credeſi oltraggiato , ed offefo non pur dagli enti ragionevoli, ma da gli
inſenſati eziandio, e dallanaturame. defima , ſe i ſuoivoleriattraverſa, e fra
ſtorna . Quindi nell'apprenſion alterata di gravemale, edoltraggio,tuttoavvam
pa d'ira, e di rabbia, e perduto il go. verno della ragione con abbandonate re.
dini traſcorre alla vendetta, e rompene. , gli ecceſſi più enormi e crudeli .
La Storia Romana laſciò a tutte le nazioni deteſtabile eſempio. Pifone ( a) con
un giudicio furioſo toglie a tre innocentila vita , volendo , che la ſteſſa
innocenza diveniffe per loro capitaledelitto. L'or goglioſo iracondo chiude gli
orecchi ad ogni apologia, tutti maltratta , e condan na: al ſuo tribunale
odioſa è la verità, fe (4) Seneca de Ira. . ſe non preveduta, contro al
ſuovolere fi ſcopre , poichè gli rimprovera i falli , e lo condanna.
Quindiinfuriaviemaggior mente , facendo valere la ſentenza ini quiffima
coll'aggiugnerne altre più ſcel lerate , ed inique . La dignità, e il po tere
divengono allora crudel diſpotiſmo , eſpada fatale in mano aun furiofo. IV.
L'ira è familiare tra gli uomi ni, ma è vizio de'Grandi, e de' poten. ti.
L'animo altero, e ſuperbo fa pren der loro ogni coſa pergraviffimo oltrag gio.
Non raffrenati dai due fortiffimi ar gini dello ſdegno, la ſoggezione degli uo
mini, e la forzadelle leggi, corrono im petuoſamente all'ingiuſta vendetta.
Così per tacer di moltiffimi , Auguſto , ben chè ſavio , e clemente, piùvolte
fu traf portato da queſta paffione crudele . Ero te governatore inEgitto,
comperatauna quaglia illuftre, che nel combattere tut fe l'altre vinceva ſenza
eſſer mai vinta (a), la volle perciboraro, eprezio. ſo alla ſua tavola .
Auguſto , deteſtando sì voluttuoſa prodigalità, che deteſtazion veramente fi
meritava , ma non l'eſtre mo fupplicio , ordinò iniquamente, che all'albero
della nave foſſe inchiodato (6). V. Loſdegno è ſempre unconſigliero infedele
(c) . Quindi fu pien di ſapienza l' ammaestramentod'Antenodoro, che ful partir
dalla corte laſciò ad Auguſto : ,, Quan (a) Ufavano i Romani nutrir delle
quaglie , per farle inſieme combattere. Era queſtaunaſu perſtizione appreſa dai
Greci , poichè dall' eſito del combattimento giudicavano delle coſe avve nire ,
come impariam daPolluce lib. VII. c. IX. Quindi M. Aurelio parlando de' ſavj
ammaeſtra menti del Filoſofo, e Pittore Diogeneto , ſcrif ſe nel lib. III.
delle Confiderazioni: Egli mi ha perfuaſo a non alimentar coturnici , e
adiſprez zare tali trattenimenti ſuperſtizioſi . (b) Plutarco , Apoftegmi
de'Romani . (c) ..... male cuncta ministrat Impetus STAZIO (vedasi) Theb. Quando verrai afſalito dall' ira , non fare ,
o Cefare , nè dir coſa alcuna , ſe prima teco medefimo non reciti le ven
tiquattro lettere dell' Alfabeto " ( a) : dilazione utiliffima , ed unica
medicina aguarire un morbo nei Grandi sì rapi do, e fiero (b) . L'agitata
paffione fi mette in calma, e dàluogoalconſiglio: la ragion efiliata ritorna ,
e riprende il governo. Socrate ſentendofi alteratonell' animo, non osd
caftigareloſchiavo, di " cendo: ti batterei , ma ſento la col lera "
( c). Col freno della lentezza do marono l' iracondia Platone (d) , ed Ar (a)
Plutarco nello ſteſſo luogo parlando d' Auguſto . Maximum remedium iræ est mora; Sen. L.II. de Ira §. XXVIII. (c) Sen. de Ira Lib. 1. §. xv. (d)
Platone riſtette dal caftigare il ſervo malvagio , fermando il braccio in aria
ſoſpeſo , per così raffrenare l'impeto, e la volontà dello sdegno. Plutarco del
tardo castigo di Dio. Archita ( a) , e altri virtuoſi Filoſofi . Il ſavio ,
qual accorto piloto , debbe conoſcere i ſegni della procella vicina efubito
volger l'antenne al vento , co meuſava Socrate (6), mettendofi inquie te, quafi
in porto ſicuro, per noneffere 5 tempeſtato dall' ira, nè percuotere ingra
viſſimi ſcogli . La prudente accortezza previene i difordini col metter riparo
, e chiudere ogni porta all'inimico , pri ma che entri , ed occupi la fortezza
. Cefare ( c) fecegittare nel fuocole lette re di Pompeo per non trascorrere a
fieri caftighi. Non verremo ad uſar mai cautelaba ſte (a) Archita trovando
incolto, e guaſtoilpo dere, amo meglio lafciar impunita latraſcura tezza del
villico , che d'eſſere traſportato dall ira oltrei confinidel giuſtocaſtigo .
Cic.Tufc. IV. num. LXXI. (b) Plutarco, del raffrenar l'ira . (e) Plin. Lib.
VII. e Sen. Lib. II. de Ira §. XXIII.
ſtevole controuna paffione furioſa. Trop po intereſſe abbiamo
nelvincerla, e fog giogarla . Eſſa diſtrugge in noi la giuſti zia , ci ſpoglia
dell'umanità , edelle vir tù più ſociali . L'iracondo s'avventacon tro degli
altri , ma più degli altri dan neggia ſe ſteſſo . Quante volte non fula collera
il principiodi fataliruine ? Quan ti in un punto giocaronſi la propria for
tuna, perdetter gli amici, e il fruttodi molti anni, e di lunghe fatiche ?
Queſta paffione venefica gitta l'animo in ama rezza , attacca la ſanità,
abbrevia la vi ta: eſſa riempie di tradimenti , di ſtra gi, e di pianto la
terra . Funeſte fono e crudeli l'iſtorie dell'ira in Aleſſandro , in Silla , e
difonorano l'umanità inCa joCefare, nome acerbiffimo, da cancel larſi nelle
memorie degli uomini (a) . 20 Se (a) Fu nell'ira crudele sì traſportato , eim
paziente, che aſpettar non potendo il giorna chia 1 Se l'animo è informato, e
munitodi filoſofia , non verrà così agevolmente forpreſo , nè vinto . Qual coſa
più mol le , più ridevole, e ſtolta, che altamen te commoverſi , ſe non va bene
la pen na, e arrabbiar contro il vento , ocoll' infetto d'una moſca, e fremer
nel giuo co, e inferocir colle carte per combina zioni ordinatiffime , e
neceſſarie , noi ſpiacevoli , e ſvantaggioſe ? Tali bruttezze deteſtiamo in
altrui , e ſono la favola ancora de' non Filoſofi ſpetta ma a tori. VI. Vide
l'Olimpia un' infolita guer ra di rabbioſa , e pazza vendetta: Tefi fonte (a)
vincitore de' giuochi venire a calci con una mula. Xerſe fa mettere in ceppi, e
flagellar l'Elleſponto , che rup. pe L chiaro, faceva di notte decapitare i
Senatori il luftri , e lenobili matrone al lume di torchiac cefi nel ſuo
giardino. Sen. lib. 3. de Ira §. XVIII. (a) Plutarco, del raffrenar l'ira .
pegli il ponte (a). Cajo Cefare ſguai nando la ſpada contro del tuono, disfi da
il cielo abattaglia (6) : Furioſe bru talità damedicinarcoll'elleboro, non coi
precetti di Filoſofia . VII. Queſta ci ammaeſtra, e conforta ad eſſere
temperati e pazienti nei mali inevitabili , onde è piena la vita dell' uomo.
Durum , fed levius fit patientia, Quidquid corrigere eſt nefas ( c) . Grande
ſtoltezza ſarebbe a non piegarſi, evoler con effi combattere per divenire
maggiormente infelici. Altri mali ci af : falgono , che. pofſiamo vincere,
oevita re , ma ſolo incontrando danni maggio ri . L'oftinarfi in queſti
contraſti è fom ma imprudenza , e tutta diſordina l'eco nomia della noftrafelicità.
Lapace tran quil Herodot. Polymnia Lib.VII. (b) Sen. lib. 1. de Ira §.xv. (c)
Horat. Ode quilla dell'animo, il bene
ſovrano della virtù ſono le perdite primediqueſti com battimenti . Quindi affai
ſpeſſo il Savio ſorpaſſa , ediffimula le acerbità , e le noje , che inſorgono
nella vita ſociale ; in quella maſſimamente più intima , e ſtretta des gli
amici , dei congiunti, e dei domeſti. ci , acciocchè de' mali medefimi non fia
peggiore il rimedio. Verſo ifervi, mera cato vile, e comune a que'dì , Plutarco
finalmente s' avvide , eſſer meglio colla lentezza indulgente farli peggiori ,
che viziare noi ſteſſi nel caftigarli conira (a). Nobile, e preſtante dottrina,
che potre mo aſſai ſpeſſo ricordare nei mali , ed ufare utilmente. Nelle
avverſità più gravi , ed acerbe , che muovon dagli uomini, è la difficile
impreſa fedar il tumulto, e la fedizion L2 (4) Plut. del Raffrenar l'ira .
della collera col freno della ragione , e col foccorſo della Filosofia . La
mente tranquilla , e il conſiglio accorrano pre. ſtamente al riparo, e
s'uniſcano tutte le forze a combattere i mali : ma tornan do vana ogni fatica ,
dobbiamo ſoſtener fortemente , e l'animo riconfortare col la virtù. Quanto tu
vedi è per cangiarſi aſſai preſto, e più non ſarà: l'opinione è la grande
dominatrice del cuore , e delle paſſioni . Se tu ti ſovvieni di queſta ve. rità
con M. Aurelio (a), che gliuomi ni ſon nati gli uni per gli altri , che è una
parte della giuſtizia il ſopportare i lor falli, e che ſempre peccano loro mal
grado; cefferai finalmente di conturbar ti. (a) Nel libro III. e IV. dell'
egregia opera da lui ſcritta in greco Τῶν εἰς ἑαυτὸν ( cioè ὑποθηκών ſecondo il
Fabricio, ) de' Precetti a ſe ſteſſo : oppure , volgarizzando col Menagio, del
le Confiderazioni di ſe ſteſſo. ti .
L'uomo è ſoggetto all'errore , nè noi ſempre ſiamo innocenti. Il tuo offenfore
ignora i legami della ſocietà, e quanto 7 conviene alla ſua natura . Ma tu non
l' ignori: comportati dunque umanamente , aſcoltando le leggi della giustizia ,
e del la ragione . Altrimenti ben calcolando , tuo ſarà il danno maggiore ,
colla col lera , e colla vendetta efacerbando il tuo cuore , e guaſtando la tua
probità . Queſto ne' fuoi moraliſſimi inſegnamen ti voleva Pitagora:
ſopporterai con pa zienza qualunque fortuna , dallaqualegli uomini fon
travagliati divinamente , co munque fialatua condizione, nè ti ſde gnerai ( a )
. L3 Con (a) Nei Verſi d'Oro XVII. e XVIII. Così nominati per laloro eccellenza
χρυσᾶ ἔπη . Quan tunque da molti vengano attribuiti a Pitagora , da alcuni
nondimeno ſi fa autore Epicarmo , Liſide, o Filolao , o Empedocle d' Agrigento
. Tut . Con sì nobile Filoſofia temperavano l'ira i Savj illuftri della Grecia
, e del Lazio , e l'animo tranquillavano nella durezza , e perverſitàdella
fortuna . Quali maraviglioſi eſempi dimoderazione , e di fortezzanon
laſciaronoSocrate,Anafſago. ra , Licurgo , Epitetto, Antonino da ri cordarſi
con lode da tutte l'età che , verranno? In ogni diſavventura dovrai finalmen.
te direconM. Aurelio ( a) : queſto muo. ve da Dio: viene dalla ſteſſa fonte , e
dallo ſteſſo principio, donde veniamoan. cor noi ; quindi incontrare , ed
abbrac ciare i mali tranquillamente , piegando l'ani Tutti però convengono i
dotti , che tali inſe gnamenti ufcirono dalla Pitagorica Scuola , ſentonodella
Filoſofia diPitagora . VeggaſiGian nalberto Fabricio nella Biblioteca Greca
Lib. 11. e Cap. XII. num. 5. Τῶν εἰς
ἑαυτόν. Delle confiderazioni di ſe ſteſſo libro III, l'animo alle
ordinazionidelCielo. Que ſto ſia il porto ſicuro, in cui ricovrarti agitato , e
combattuto dall' ira . Avarizia . I. Sua definizione . II. Suoi danni . III.
Paffio ne più de'vecchi, che de'giovani . IV.Come ſi cerchi di maſcherarla . V.
L'avaro compa riſce tale ancor nelle grandi ſpeſe . I. L'Avarizia è inſanabile
malattiadel lo ſpirito , che rende l'uomo contro il dovere , ſtrettiffimo nelle
ſpeſe, e neido ni, ecupidiffimod'ogniguadagno . Que ſta paſſione producitrice
d'infinite ingiu ſtizie , meno d'ogn'altra ne laſcia gode re il frutto . Il
prezzo delle ricchezze è fol nell'uſarle , il poſſedimento di eſſe e il diletto
di cuſtodirle vuol metterſi tra i diletti dell' opinione. Pure per quanto dai
Maestri in Morale fi dica imaginario il piacerdell'avaro , per grande ſven tura
è così luſingante queſt'ombra , che equivale , e fupera ancora ipiaceri reali
di tutte l'altre paſſioni. Poichè gli ren de foave il facrificio di mille piaceri
dei commodi più neceſſarj alla vita , lo fa inſenſibile alle proprie indigenze
, e alle altrui , fordo ai doveri più ſtretti della natura , e della morale.
Tale è il veleno , e l'incanteſimo di queſta paſſio , ne, che tutto difforma
l'uomo , elo diſumana . II. La cupidità d'avere ci togliedal le mani
l'iſtromento della liberalità , e della beneficenza , e indeboliti i princi pj
della rettitudine , ſollecita aciò, che non è giusto, nè oneſto. Quindi aldire
di Tullio ( a) , vizio non trovaſi tanto orri (a) Nullum igitur vitiumtetrius,
quamava ritia, præfertim in principibus rempublicam gu bernantibus . Habere
enim quæſtui rempublicam non orribile , come l'avarizia particolarmen te negli
uomini di Stato. Render vena. le la Repubblica non ſolamente è coſa infame , ma
ſcellerata , ed iniqua . Solo ' avarizia può rovinare Sparta,diſſe l'Ora col
d'Apolline: predizione non pur fat ta ai Lacedemoni , ma a tutti ancora i
popoli dovizioſi • L'avarizia de' tempi antichi, ſemiria mo alritratto , che ne
fece Teofrasto (a), era preſſode'Greci unadimenticanzadell' onore, e della
gloria , trattandofi d'evi tare una ſpeſa, o di far qualche guada gno: ma
neicoſtumidell'Ottocento (co me alcuni deplorano) dinuovivizj mae ſtro , non
modo turpe eſt , ſed ſceleratum etiam & nefarium . Itaque quodApolloPythius
oraculum edidit , Spartam nulla re alia niſiavaritiaperitu ram, id videtur non
folum Lacedæmoniis, fed etiam omnibus opulentis populis prædixiffe ,Do Off.
Lib. 11. §. XXII. (a) Nei Caratteri περι' ανελευθερίας . . ſtro , e de'vecchi ſcaltriſſimo
raffinatore, fi vuol dir tutto inſieme la ruina della giuſtizia , e d'ogni
ſentimento d'umani tà . Quindi l'avaro non è nè ſpoſo, nè padre, nè amico,
nècittadino,nèuomo . Un cuore inetto all'ardenti paffioni dell' amore , dell'
ambizion, della gloria , infenfibile alla compaffione, e alla bene ficenza ,
una freddezza di fantaſia prepa ran l'alloggio acosìabbominevol paſſione . III.
Quindi quaſi ſconoſciuto , e ſtra niero ſuol eſſer ne' giovani ilviziodella
cupidità, atteſa la fiſica, e la morale co ſtituzione; come per
contrarione'vecchi trovaſi aſſai familiare. Pure in gioventù ancora alcuni ſemi
ſiveggono, a cui in cautamente applaudono gli economi ge nitori , che al primo
naſcere ſi voglio no con feverità eftirpare , onde col cre ſcer degli anni non
malignino infanabil mente. IV. L'amor del danaro è troppo connanaturale
all'uomo , eſſendo l'iſtrumento di tutti i comodi , e piaceri della vi ta.
Quindi affai volte con fina arte na ſcondeſi ' avarizia , e c'inganna , pren
dendo il mantodell'economia, della fru galità, della moderazione . I riſparmi ,
che fannoſi a ſpeſedellavirtù, ſono ſem pre vizioſi . La gratitudine eſige, che
ſi ricompenfino i ſervigj : chi riſparmia è un' avaro , non un'economo , poichè
la virtù ne patiſce della gratitudine . Così chi ſcarica le ſpeſe ſopra
deglialtri , fa rà o incivile, o indiſcreto, o pocouma no , o ancora un
ingiuſto . Altri riſpar. mj pure, che moſtranobaſſezza d'animo, omal confannoſi
col decoro, tutti ap. partengono all' impero dell' avarizia . Conviene tal
volta ſaper perdere del danaro per fuggire un contraſto, che ci diſonora , o
conturba lanoſtra quiete(a) . Que (4) Multa multisdejure ſuo cedentem: a li 4 .
Queſta perdita è un vero guadagno, nia ſconoſciuto ai calcolidell' avaro. I
lucri , e i vantaggi , che ſentono della viltà , che ſi procacciano con
manierad' ingan ni, con offenfione dell' amicizia , o dei diritti de' noſtri
ſimili , per quanto ci ſtu diamo dipingerli col colore dell' econo mia , ſon
tutte avarizie . V. Finalmente lelarghe ſpeſedegli uo mini avari , oltre al
portare impreſſi i ſegni dell' avarizia , che ne guaſta ogni ſplendore , e
grandezza , ſon ſempre vi ziate , poichè muovono da paffioni più grandi, che
alcuna volta formontano, e vincon la cupidigia dominatrice . Quin di queſto
vizio ci toglie le virtù più ſo ciali , e generoſe , ci rendeſpregevoli, e da
noi allontana l'amore degli uomini . L'oro ſacrificar dobbiamo alla virtù non
litibus vero , quantumliceat, &neſcio , an pau lo plus etiam quam liceat,
abhorrentem. Tull. CICERONE (vedasi), de Off. non mai la virtù all'oro A queſto
tocco di paragone vedremo , ſe dentro • le noſtre azioni ſi trovi l'avarizia na
ſcoſta . : , Finzione . I. Quanto eſteſa al preſente . II. Come fi naf conda
ſottode' nomi ſpezioſi . III. Preſto vie ne ſcoperta, e deteftata. IV.
Diffimulazione lodevole , I. La Finzione è ſtata di tutti i tem pi , poichè nel
cuor umano vi è la mi niera di tutti i vizj . Pure ſi è fatta a noſtri dì così
familiare , che domina le noſtre converſazioni , e maneggia tutti gli affari .
Queſta è per molti la grand' arte della vita civile, e forma il ſiſtema più
fermo della loro Politica. Tanto è ſmarrita l'idea dell' antica probità , che
nel commercio del mondo è uomo semplice chi non s'inviluppa nelmantodel. la
fimulazione . II.Gli aftuti, evizioſi nonofano mo. ſtrarfi , e comparir quali
ſono: fingono il linguaggio della virtù , e finamente addeſtrano le loro
paffioni a parlarlo : i ſentimenti del cuore più difformi e con trarj alla
Società, e alla Moraletrasfor mano ſempre colla maſchera di probità, e
rettitudine. Ecco l'elogio della virtù, poichè tutti ne veſtono l'apparenza , e
inſieme la ſatira del ſecolo Filosofico , che tanto ha biſogno diricoprirſi,
ena ſconderſi . L'accoglienze cortefi, le ceri monie, l'affabilità de' diſcorſi
, le ſigni ficazioni perpetue di benevolenza fono dello ſteſſo conio, che
lepromeſſe invio labili , e ſacre; cioè unafalſa moneta , che contan per nulla
profondere, burlandofi dell' altrui oneftà, edeidoveri dell' uomo . Queſt'arte
, che a gran rovina e ca ſtigo degli uomini è tanto in pregio a по noſtri dì,
benchè venga decorata colno. me pompoſo d'urbanità , ed accortezza , è un
vizio, che, comediſſeBaccone, ci dipinge un'animadebole, uno ſpiritoſen za
provvedimento, un'indole vizioſa , e ſervile (a) : eſſa è ilſoccorſode'fanciul
li, degli ſciocchi , dei malvagi: e Tul lio ſcrive tra le più capitali
ingiuſtizie il velare l'inganno dannoſo col manto della probità ( 6). III. Ma
come la falſa monetapaffan do per le mani, e ſotto gli occhi di molte perſone ,
ha corſo di breve dura ta , non altrimenti avviene della finzio ne. Il vizio
nonpuò ſicuramentenafcon derſi ſotto il velo leggiero d'unamenti ta (a)
Apollonio ſcriſſe , che è proprio de' ſervi mentire , e dell' uomo libero dire
la verità: ψεύδεσθαι ανελέυθερον, ἀλήθεία γενναῖον. (b) Totius autem injuftitiæ
nulla capitalior eft, quam eorum, qui cum maxime fallunt, id agunt, ut viri
boni videantur . De Off. ta virtù , che non traſpariſca di fuori qualch'ombra,
o colore. Quindi nel com mercio civile ſi mettono gli uomini in guardia
perpetua controgl' infingitori per non incappare nei loro agguati , e rag giri:
e tanto vegliano, e aprono gli oc chi , che fortunamente diſcoprono qual che
inganno maestro, che ſerve di ſcor ta, e di filo ſicuro a penetrare il gran
labirinto delle loro finzioni . Quindi cotali fimulatori, abbiano pu re
ornamenti illuſtri di nobiltà , di ta lento , di cariche , di potenza, già pref
ſo noi nulla vagliono, deturpando ogni loro ſplendore l'odiofiffima, e vile ſmu
lazione . La verità ſulle lor labbra ha perduti tutti i diritti, ed ha ilpesome
defimo della menzogna . Odiati , e fug giti da tutti (a) come infidiatori , e
de ſtrut (a) Quo enim quis verſutior & callidior eft , hoc invifior
&fufpectior, detracta opinione pro bitatis . CICERONE (vedasi), de
Off. ſtruttori dell' umana ſocietà ,
vengon da eſſa puniti , non laſciando mai loro go dere i vantaggi grandiffimi
dell'amore della fede , dell'amicizia , della benefi cenza , che ſono i frutti
più dolci del commercio ſociale ... IV. Se il fimulare èvizio, ladiffimu
lazione è lodevole nella Politica, e può effere ancora una virtù nella Morale •
Eſſa accortamente deve i vizj coprire , ma inſieme la Filoſofia deve uſare ogn'
arte , e conſiglio a fradicarli dall' ani mo • Non ſempre conviene aprirſi , e
dir tutto pure non mai ha da in cuore • , , finger la lingua , e ſmentire il
noſtro I Savj non temono d' impie gar il candore e la verità negli affa ri:
hanno la deſtrezzad'un caval di ma neggio per voltare , e partire al mini mo
ſegno . La riputazione di rettitu dine, di buona fede , viene in foccor ſo , e
li rende impenetrabili . Ariftote M 2 le . le (a) ſtima officio della
magnanimita odiare , e amare alla ſcoperta , giudica re , e parlare colla
generoſa franchezza della probità, nè mai a prezzo delVero far caſo dell'
approvazione , o diſappro vazione degli uomini . Dobbiamo mo ſtrarci quali noi
ſiamo: ma ſecondol'in ſegnamento di Socrate, internamente ef ſere ci conviene,
quali vogliamoeſterna mente apparire (b) . : : 15 : RA Nell'Etica lib. 4. c. 8.
(b) Preſſo Platone nelGorgia, e preſſo Tul lio: qualis haberi vellet, talis
effet . De Off. Lib. II. §. XII. Luffo.
1. Diverſità d'opinioni ſul luffo. II. Falſe defi nizioni . III. Sua vera definizione
. IV. Ap parenti ſuoi vantaggi. V. Veri danni, che re ca, atteſi i principi
della Politica. VI. La buona filoſofia lo condanna come nocivo ai coftumi .
VII. Lo ſteſſo prova l' eſperienza . VIII. Lo ſteſſo pure conferma la Storia .
1. Il luſſo è grande oggetto della Poli tica , e della Morale Filosofia . Se
dir ſi debba vantaggioſo onocivo alloStato , è queſtione affai complicata,
eſottile, che intereſſa la comune felicità .Gravi , ed ingegnoſi Politici
proteggono il luſſo , e ne commendano largamente i vantaggi : per contrario
profondi ragionatori , eFi. loſofi lo deteſtano, e dannano, comedi. ſtruggitore
della pubblica , e della priva ta economia, e depravator de coſtumi : M 2 La
definizione non ben conoſciuta del luſſo , la natura, gli elementi varj , che
lo compongono, l'origine vera, e gli ef fetti moltiplici fanno il
problemadiffici le, e contenzioſo. I pregiudici , e i pa ralogiſmi ſottili di
molti nominati ſavj e politici han reſo piùintralciata, e ſpi noſa la ſoluzione
. II. Non faprei chiamar luſſo colMan deville ( a) tutto ciò, che non è necef
fario alla vita: altrimenti ogni veſte po lita , ogni pezzo d'argento , ogni
mufi ca , ogni ſenſazione piacevole , che ci venga dall' arti nonprimitive,
formereb bero il luffo: eSparta frugale , e Roma antica e virtuoſa diverrebbero
molli , e grande eſempio , e folenne di luſſo . Nè meglio il definì , chi
pensònomi narlo una fontuoſità ſtraordinaria , conce duta dalle ricchezze, e
dalla ſecuritàdel go (a) La Fable des Abeilles, ou les Fripons devenus honnêtes
gens . governo. Se tal veramente è la na tura del lufſo , indarno ogni città
dief. ſo ſi lagna , e querela : il lufſo ſarebbe allora di pochi , poichè
aſſaipochi ſi con tano , cui la ricchezza concedadelle ſon tuoſità
ſtraordinarie: e già letante fami glie in mezzo ad infanabilipiaghed'una
diſordinata economia ſi vorrebbero dire intatte dal luſſo: mailfatto
contraddice apertamente, e reclama . Quanto alla ſe. curità del governo
richieſta dal luffo : fotto il Diſpotiſmo dell'Aſia ſon mal fi cure l' opulenza
, e la vita , e tanti pur vivono mollemente adagiati nel lufſo Ai tempi di
Silla, di Cefare, di Tibe rio, di Nerone grandeggiava Roma nel lufſo, ma
facevano ſtragi immenfe lecon fiſcazioni , e le proſcrizioni crudeli . Dun que
la propoſta definizione nonè nèret ta , nè vera . M 3 Rup Melon. Eſſaipolitiqueſur leCommerce. Ruppe
ancora in graviffimo ſcoglio il. luftre penſatore deſcrivendoci illuffouna
ſpeſa contraria ai rapporti, ch'hanno le ſpeſe tra loro (a) . Con tale idea
com. plicata , e profonda veggo comprenderſi da grande Filofofo qualunque
diſordine d'economia , ma non definirſi diſtinta. mente quello del luſſo. Se
gittonelma. re una gemma, ſe accendo con prezioſa cambiale la pippa, ſe nel
giuoco alcuno ſcialacqua i ricchiffimi patrimoni , o a migliorare l'agricoltura
profonde iniſpe. ſe maggiori dei frutti , ecco una ſpeſa contraria ai dovuti
rapporti , ma luffo non già. Infiniti pur ſono gli economi ci abuſi , e
diſordini in tutto il ſiſtema della vita , che niente fenton del luffo , ancora
per ſentimento della nazione , e dei tempi, ma folodel vizio, dell' igno ran
(a) Principi della Legislazione Univerſale , edizione di Toſcana col nome di
Parigi 1777. Tomo 11. Lib. iv. cap. xiii. ranza , della barbarie, della pazzia
. Al. la ſteſſa maniera vuol riprovarſi il Mar cheſe di Mirabeau , che il lufſo
confuſe coll' abuſo delle ricchezze (a) . III. Io definirò il luſſo un
trattamen. to, e ſplendor della vita ſecondo il ge nio de' tempi ( 6) , ma
eccedente i rap M4 por (a) L' Ami des hommes ; Partie Seconde chap. v. Du Luxe.
Il luſſo è ſtato di tutti i tempi ,
poichè gli uomini per vanità ſono portati a diftinguer ſi , e voler comparire
ſopra degli altri colle ſpe ſe diſordinate . Ma eſſo veſti ſempre l' indoledel
le nazioni, e il geniodei ſecoli . Sarebbe unpre giudicio poco Filoſofico
indagare col Luſſo pro prio de' noſtri dì , ſe i tempi barbari , e rozzi
aveſſero tale paſſione. Il noſtro è vago di com parire coll' eſquiſita
mollezza, e col raffinamen to dell'arti , che ſervono aipiaceri , e allo ſplen
dor della vita. Nei ſecoli duri , e bellicofi era incolto , e feroce il treno
del luſſo . Quindi col dottiffimo Co. Ab. Roberti non potrò conveni re, che i
noſtri vecchi viveſſero ſenza luſſo, come porti del grado, dell'entrate,
de'proprj do veri , per vaghezzamaffimamente di com parire • Se queſto ecceſſo
ſi eſcluda , la grande quiſtion di Politica, e di Filofo fia diviene litigio
vano di nomi . Il luſſo eccita l'induſtria dell'arti, in venta , e perfeziona
le manifatture c , tiene operoſi gli uomini a ſervigio della So me nell'
elegante , e filoſofico Dialogo s' argo mentadi dimoſtrare , perchè ( egli dice
) man giavano, e veſtivano negligentemente , e non gli Specchi , e i damaſchini
, e gli arazzi , ma gli Schioppi, le spingarde, egli ſpuntoni addobbava • no
lefale, ele camere Nei tempi feudali il luſſo era grande , benchè duramente
albergaſſe nelle Cafe, e nelle Rocche de'foli potenti . Gli ſpettacoli , e le
Feſte pompoſe, laſontuoſitàdel le nozze, e dei funerali, lamagnificenzadeido ni
, l'abbondanza dei cibi, il grande ſcialacqua mento nelle tavole , i vini , le
droghe orienta li , gli abiti d'una rozzezza prezioſa , la turba dei ſervi ,
degli uomini armati, dei cavalli, la moltitudine e la ricchezzadell' armi ,
formavano il loro luffo . Società. Col multiplicare i comodi del. la vita , e
procacciarci dei fini piaceri , crea de'nuovi biſogni particolarmente nei
ricchi , facendo circolare ildanaro , e fio. rire il commercio ancora colle
nazioni ſtraniere , onde chiamata nelloStato, ed introdotta l'abbondanza ,
ſpargonfi le ric chezze ad irrorare il corpo ſociale. IV. Profperano
ipiccoliStati, mado po alcun tempo non potendo fupplircoi prodotti , nè colle
manifatture, alla va ghezza nazionale di mode ſtraniere , nè contentare
l'ecceſſo diſpendiofodel luſſo , s'accorgono , ch'è breve la loro felicità , e
fol paſſeggiera . Gli artefici più eccel lenti , o più neceſſarj arricchiſcono
c tutti coloro, che alcapriccio ſervonodel le mode , e contribuiscono alla
mollez za, e ai piaceri delluſſo, ritraggono ab bondanti vantaggi . Ma divenuto
perne ceſſità il commercio cogli eſteri in gran parte paffivo, ſi ſmunge,
evuota lo Stato di ricchiffime ſomme . Queſto gran vuoto sbilancia le
forzeafſſai riſtrettedel la nazione , e fa fentire rapidamente i danni, e
l'inopia: dai ricchicompratori ſi comunica ai mercatanti , e agli artie. ri, e
quindi come dadue ſorgenti mae. ſtre , ſcorre, ed attacca imembridel cor. po
politico , che lentamente languiſce , indebolita , e ſconvolta l'economia na
zionale. Quindi filoſofando inqueſta par. te da valente Politico il Re di
Pruffia, giudica il luſſo fatale a' piccoli Stati : poichè eſcono le ricchezze
incopiamag giore,chenonrientranonella nazione(a) . Un (a) Le luxe feroit perir un
petit E'tat; l' argent, fortant en plus grande abondance qu' il n'y rentreroit
à proportion , feroit tomber ce corps délicat en conſomption; ExamenduPrince de
Machiavel chap. 16. Benchè egli
altramente ragioni ſul luſſo de' grandi Imperj nel cit. cap. Si quelque Politique
habile s'aviſoit de bannir le Luxe d'un grand Empire, cet Empire tombe roiet en
langueur . UnvaſtoDominioaſſailungamente
fio rifce nel luffo . L'abbondanza deldanaro, dei prodotti, la copia degli
artefici indu ftri , eccitati dal piacere d'una commoda eſiſtenza,
incoraggiſcono l'arti lucroſe, e ſtende il commercio vaſtiſſimi rami ſulle
nazioni ſtraniere . La profuſione dell' oro neceffariamente congiunta col
luſſo, ab baſſa molte famiglie, ma circolando tali ricchezze nel Regno,
ingrandiſcon molte altre , e divengon potenti. Pur le Pro vincie ſi vuotano di
danaro, che tribu tano continuamente all'arti, e alle ma nifatture
dellaCapitale, nè più circolaa dietro . La mancanza di tanti conſuma tori ,
ch'erano l'alimento piùſtabile del la Metropoli, mettedellanguorenel traf fico,
e fa molti mendici . : : Col crefcer del luſſo ne'mercatanti, e negli artieri ,
conviene alcompratoredel. le lor merci pagare ancora neifondachi , enelle
officine i piaceridei loro Teatri , delle villeggiature , delle amicizie, le
cea ne, l'ozio, e tutti idivertimenti , e ca pricci del luffo . Quindi le
mercanzie, e tutti i frutti d' induſtria alzan di prez zo, e a ſoſtenere i
diſpendi ecceſſividel luffo , fi caricano i prodottidiprimane ceſſità dai
proprietarj dei fondi, e di nuo vi peſi , ed impoſte s'aggravano gli agri
coltori . La calamità d'un mantenimen to ſtentato , e difficile, ricade ſui più
bi ſognoſi . Il grande danaro con una curva aſſai definita circola nellemanidi
pochi , laſciando un popolo immenſodigiuno, e oppreſſo dall'indigenza . A tante
ſcoſſe riſenteſi la Nazione. Le dogane, i fon dachi , le piazze abbondano di
mercan zie , l'officine ſono in perpetuo moto , ed ardore: ma in mezzo
atantaricchez za s'aſconde un prevalente sbilancio , e una povertà rovinoſa .
V. L'economiadellufſotirannicopor ta l' inopia nelle ſpeſe de'doveri prima rj, rj , e ſcialacqua nelle mode più volut tuoſe,
e peregrine con danno immenſo del traffico, dell'agricoltura , e della co mune
felicità. La profuſione delle ſpeſe grandioſe ſi dirama, e difperde pervarie
nazioni ſtraniere . Le gemme , l'oro , l' argento , il luſſo delle merlature ,
delle ſtoffe , le pelli prezioſe del Nord Euro peo, eAmericano, la
ſontuoſitàdell'Afia tiche porcellane, e delle vernici , il tre no de'cocchi , e
de'cavalli , il confumo immenſo delle droghe , delle cere , de' fi niſſimi vini
, le manifatture più rare, e prezioſe ſono foreſtiere ingran parte quaſi in
ogni nazione dominata dal luffo, ed afforbiſcono i lucri tutti del traffico na
zionale cogli ſtranieri . L'arti , la coltura, l'ampiericchezze , il vaſto
commercio, l'ingrandimento , e le forzedella nazione franceſe , eſſer dove vano
' apologiadeciſivadel lufſo, e trion fare de' loro cenfori . Ma eſteſoſi per
tut to : to ilRegno, e dominando colla ſontuo ſità, e colla mollezza, nella
moltitudine oneroſa di nuovi biſogni , cadde tanta profperità, e illanguidì la
fiorente fortu na. L'intemperante vaghezza delle mo. de, le ſuppellettili
peregrine , le veſti , le tavole voluttuoſe, lo ſplendore del trattamento , la
fontuoſità dei diverti. menti , la fazietà dei piaceri , equipag gio funeſto
del luſſo , impoverì la ric chezza del Regno . I prodotti del fuolo nativo, e
quanto naviga dalle Colonie , f i frutti dell'arti , e dell'induſtria Fran ceſe
eſauriſconſidalle ſpeſe enormi del luf. ſo, e per varj rami diſperdonſi anazio
ni ſtraniere . I nuovi biſogni impoveri ron la Francia, diſſe il Voltaire .
Mancano del neceſſario alimentomille cittadini onorati per l' intemperante , e
diſtruttiva lautezza de' pranzi imbanditi dal luffo; e la fazietà delle pallide
cene fa languire ful campo l'oppreſſo agricoltore. Il fuperfluoinumanodegli
abi. ti, delle ſtoffe, delle fete , degli orna menti d'un ſolo, toglie
aunaturba im menſa i panni da ricoprirſi, e ripararſi dalle ſtagioni.. ::
Idifenſoridelluſſocommendano, qual uom benefico alla Società, chi, adornafi
d'oro, e d'argento, facendo circolar il danaro dall' ultimo mercatante al primo
ſcavatore dell'Americane miniere . Ma e in (a) L'argent qui circule entre lesmains des
Riches, &desArtiſtes pour fournir à leurfuper fluitè eſt perdu pour la
ſubſiſtance dulaboureur; &celui-ci n'a point d'habit préciſement parce •
qu'il faut du galon aux autres Le gaſpillage des matieres, qui
ſerventàlanourrituredeshom mes, ſuffit ſeul pour rendre le luxe odieux àP
humanité . Il faut des liqueurs fur nos tables ; voila pourquoi le payſan ne
boit, quedel'eau. Il faut de la poudre ànosperruques; voilapour quoi tant de
pauvres n'ont pas de pain . ROUSSEAUT.
I.DerniereReponse. IlMonteſquieu, : dopo
in qual ſaggia Politica veniamcomanda ti di profonder l'oro aiNegri
dellaGui nea per moſtrarci inumani , ed ingiuſti colla Patria, colla famiglia,
coi figli ſcia lacquando il danaro, e i lorpatrimonj ? Equal beneficio ai
mercatanti potrà ri dondare , ſe il pagamento è ſempre tar diffimo, e forſe
ſtanno tuttora aperte le partite grandiofe delle nozze paterne? S' interroghino
pure i Negri, che a diſo nore dopo aver provato quantodannoſo ſia illuſſoal la
China, così chiude quel capitolo vr. del li bro VII. de l'Esprit des Loix . Notre luxeeſt دو دو دو ſi grand , dit Kiayventi ( dans un diſcours ,, rapporte
par le P. du Halde Tom. 2. ) que le peuple orne de broderies lesfouliersdes jeu
nes garçons , & des filles qu'il eſt obligè de وو vendre; " tant d' hommes étant occupés à faire des
habits pour un ſeul , le moyen qu' il n'y ait bien des gens, qui manquent
d'habits! il y a dix hommes qui mangent le revenu des Terres contre un
laboureur ; le moyen , qu'il n'y ait bien des gens, qui manquent d'alimens ! nore
dell'umanità comperati, quafi vilif ſima greggia, per faticare alle cave del
Potosì, e del Perù, perdon le forze , e la vita, qual beneficio riſentano dal
luf. ſo Europeo? I diſagi della povertà lentamente mi norano la popolazione ,
danneggiando l' agricoltura , e lo Stato . Una turba im menſa d'abitanti , che
mancan di pane , traſportanſi a cercar l'alimento in con trade ſtraniere ; o
ricuſando il duro , e ſconoſciuto lavoro , reſtano a carico del la nazione . Le
volubili mode animate dal lufſo, colla novità de'capricciofi ornamenti e degli
ſtrani lavori guaſtano l'arti: e omai il buon Diſegno , la Pittura maestra , l'
originale Architettura , la Muſica paffio nata giacciono inonorate , ed inculte
: e per natural legamento riſentono pure le Scienze i lor danni . Con tante
mine indebolite leforze, e la N . la proſperità dello Stato , non può tar dare
la ſua decadenza , eruina• Ora fi eſaltino dai Politici i pretefi vantaggi del
luffo , ſe dopo una profpe rità paſſeggiera sbilancia il commercio danneggiafi
l' economia nazionale , l'agri coltura , la popolazione (a), ſe il luffo è
apportatore di povertà ediſagio agran , par (a) Oltre quello, che è detto
piùavanti , il luſſo delle nozze eſtingue molte famiglie . Molti dal rovinoſo
diſpendio atterriti s'allontananodal menar moglie: molti ancor più, mirando
folo alla ricchiffima dote, foccorſo, e conforto uni co atante ſpeſe,
s'accoppiano con iſpoſe d' in dole , di ſanità, di perſona contrarie, e difcor
di alla fecondità conjugale . NeldeclinaredelSe colo XV. come nota l'Ab.Denina
al L.XVIII. delle Rivoluzioni, il numero degli abitantifuin Italia aſſai minore
di quel, che fi foſſe nel Se coloprecedente , anchedopo lamortalitàdel 1348.
Egli ſaggiamente filoſofando ritrova la ragione nel luſſo inimico dei matrimoni
, e della popo lazione. parte del Regno , e guaſta l'arti, e l'ina : duſtria
della nazione . VI. Colla buona Politica conſente la Morale Filoſofia. Eſſo è
funeſto alloSta to, depravando gli animi ancora , eico ſtumi . Per vaghezza di
novità ne fanno l' apologia alcuni Filoſofi , ma coll' in ganno de'
paralogiſmi, edella impoſtura . Il lufſo, ci dicono (a), viene originato dai
vizj , e ſuppone già guaſta lamente , ed il cuore, tanto è lungi d'eſſernecor
ruttore : quindi con franca voce lo prea dicano tutto innocente . Ma naſca pur eſſo
da opinioni vizio ſe, e ſupponga depravatoil coſtume; non per tanto i vizj
creſce altamente , e peg. giora , e una turba di mali conduce fas N 2 ta (a)
CosìgliEnciclopediſti all'Articolo Luxe e l' Autore dei principi
dellaLegislazione, T. II. Lib. Iv. i quali travolgono tutti i fatti Storici per
comprovare, che il luſſo non guaſta i co ſtumi . . taliffima alla Morale : dai
pochi , che introduſſero il luſſo , la contaminazione ſi ſparge a guaſtare la
virtù intera d' un Regno . Queſta paffion contagioſa attacca pre ſtamente gli
ſpiriti vani , e corrompe il popolo dell' anime deboli. All'inſtanze , e
querimoniedelle donne ambizioſe, com battuti s' arrendono contro lor voglia i
padri , e i mariti; e tanto rinforza e eprevale il luſſo dominatore colle gare
, col preteſo decoro , col timor delle di ſcordie , e di mali peggiori nelle
fami glie , che non tarda a vincere la fruga lità più ſevera, e virtuoſa. , La
moltitudine ſeduttrice degli agj , dei divertimenti , e de' piaceri , che me na
il lufſo, l'intemperanza infidiofadel le tavole , delle converſazioni, dei Tea
trali ſpettacoli , l'ufar cogl' iſtrioni e colle femmine da Teatro , la turba
inu , tile , e ſcioperata dei ſervi , ſono fune ftif. ſtiſſima peſte alla probità dei coſtumi . Un
ſiſtema di vita inimico dell'ordine , dellamoderazione , della virtù , ammolli.
ſce e guaſta lo ſpirito , e avvalorando la forza delle paffioni perverſe,
conduce i vizj del piùdepravato Epicureiſmo (a) . VII. Sotto il giogo del
luſſoſentegra. viſſime piaghe l'economia , che manca del richieſto danaro.
Quindi a nutrire le voglie d'una paffion diſpendioſa nelle ga le, nel
trattamento , nel treno, nelle mo de infinite , ſi chiama in ſoccorſo l'in
giuſtizia , e la frode . Son ſenza fedé i contratti, e una pirateria della
mercatu ra , rovinoſa al commercio e più fatale N 3 all' ( a) L'Epicureiſmo
ſecondol' opinione dimol ti Savj , dopoaver corrotti iGreci, corruppe an cora i
Romani . Quindi Fabricio fentendone ra gionar da Cinea alla menſa di Pirro ,
deſidero , diſſe, che i nemici di Roma tutti divengano Epicurei : defiderio ,
ch'ebbe pure M. Curio , e T. Coruncanio, come leggiam preſſo Tullio, de
Senectute §. XIII. . all' integrità de'
coſtumi . Dominano le rapine ſecrete ſui privati, e ſu ipubbli ci erarj ,
generazione dimaliprodottadal luſſo . Non avvi depofito , nè patrimo nio alla
ſantità affidato della parola , della fede , che lungamente ſi ſalvi dal luſſo
rapace. Gli onori, e le carichedo vute al merito della virtù ſono venali ,
eſotto l'aſta ſi mette la Felicità della Patria per cedere all' opulenza
infidiofa . Rivolto l'argento ad alimentar lepaffio. ni ingorde del lufſo ,
inaridiſce la libe. ralità , la beneficenza , la compaffione , la gratitudine,
e divengono nomi vani i doveri più ſacri della famiglia, del buon Cittadino ,
dell' Uomo , violate le leggi , e la Religione negletta . Con batterie sì
feroci fiaccata ogni forza Politica , ſnervata la virtù, e gua ſti i coſtumi,
preſtamente maturaſi la ro. vina delle nazioni . I danni del luſſo in varie
guiſe conducono l'ultimo eccidio , fe. ſecondo i vizj , la debolezza , il fermen to
dei popoli, il difordine , e le malat. tie del Governo . VIII. La Perſia
virtuoſa, e guerriera ſotto la temperanza diCiro, ammorbidita col tempo, e
corrotta dal luſſodiſpoſe l' animo imbelle, e piegò ilcollo ſottovil
diſpotiſmo. Fiorì Atene, mentre la fru galità , e i coſtumi formarono la ſua
maggiore ricchezza. Ma l'oro del Pelo ponnefo, vinto da Pericle, introducendo
il pubblico luſſo, preſtamente chiamò i mali ancora del luſſo privato. Si quere
la Demoftene (a) della mollezza , edel la depravazione del popolo, che in luo
go d'armare le flotte, e glieſerciti con tro Filippo, voleſſe ſcialacquato
l'erario nelle feſte , nei giuochi, nei teatrali ſpet tacoli. Così perduto
l'amor della patria, la difciplina , i coſtumi , avvilito l'Areo N 4 pa (α)
περὶ τῆς σωτάξεως, de Rep. ordinanda . pago , cadde in preda dell' inimico Ma
cedone. L'Aſia prigioniera coll' immenſe ric chezze conduffſe in Roma un luſſo
fata le all' antica virtù. L'avidità del dana ro, per nutrirei vizj d'una
paffioneſcia lacquatrice, reſe con arti iniquiffime mol ti Romani immenſamente
facoltofi , e po tenti: quindi coll'ambizione di domina re ne nacquero le
fazioni , le guerre ci vili, i tradimenti della patria libertà l' ufurpazion
dell'Impero (a) . , I Vandali bellicofi, e feroci dopo la grande opulenza
s'abbandonarono agli ec ceffi del luſſo. Infraliti nei molli piace ri , uſati
alla danza , alla muſica, alTea tro , ai bagni , ai banchetti , e a tutti gli
allettamenti delle voluttà, andarono incontro alla fervitù obbrobrioſa (b) . L'ef
(a) T. Liv. Saluſt. Paterc. (b) Continuateur d'Echard L'eſperienza di tutti i
Secoli ci dà una lezione coſtante, e funeſta, che il luſſo è annunziatore agl'
Imperj della lor decadenza , e ruina, come ſcrive il gran de Politico , e
Filosofo ſommo Baccone di Verulamio (a) . E l'Alembert (6 ) , do (a) Optime
ſaneaquibufdam annotatum eft, nafcentibus , & crefcentibus Rebufp. artes
mili tares florere; in ſtatu, & culmine poſitis , libera les ; ad
declinationem, & decaſum vergentibus, voluptuarias . De Augm. Scient. Lib. Iv. cap. 2..
Nous ne parlons ici que des maux ci viles du luxe, de ceux qu'il peut
produiredans la ſociete ; que fera ce ſi on y joint les maux purement
perſonnels , les vices , qu' il produit , ou qu'il nourrit dans ceux qui s'y
livrent , en énervant leur ame, leur eſprit , & leur corps ? Auſſi plus
l'amour de la patrie , le zele pour ſa defenſe , l'eſprit de grandeur, & de
libertè font en honneur dans une nation, plus le luxe y eſt proſcrit ou
méprise; il eſt le fléaudesRé publiques, &l'inſtrument du deſpotiſme desTy
rans . Melanges T. IV. Elemens de
Phil. pag. 97. Amsterdam . dopo aver ragionato dei vizj prodotti , o alimentati
dal luſſo, viene dicendo, che nelle nazioni quanto più domina l'amor della
Patria , il zelo per la comune di feſa , la grandezza d'animo , e lo ſpiri to
di Libertà, tanto più il lufſo ſi ve de efiliato , e proſcritto . Eſſo è il fla
gello delle Repubbliche , e l'iſtromento del Diſpotiſmo tirannico . Quindi ſarà
ſempre il luſſo dannoſo agli Stati , o fi ragioni col ſiſtema della Politica, o
coi principj della Morale Filosofia . Suicidio. I. Suicidio è un' ingiustizia.
II. Per tale ricono ſciuto dagli antichi Romani . III.Condannato da Maometto .
IV. Sentimento concorde di Platone , di Pitagora, e d'Ariftotele . V. Em pie
ragioni fole l'autorizzano . I. Il Suicidio è la Filoſofia della debo lezza ,
ed unaviolazione ingiuſtiſſima dei di diritti della natura CATONE (vedasi) non
abba. • ſtanza magnanimo per ſopravvivere a' mali maggiori , e al ſuo orgoglio
infu perabili, combattuto e vinto dall'avver. ſa fortuna , le cede il campo ,
eſi to glie la vita . Ecco l'eroe del Suicidio . Seneca gli viene appreſſo ,
quando con crudele viltà , e contro le leggi ſtabilite dalla natura, conſiglia
la moglie di cer care la morte per ufcire dai mali , che ſtavanle attorno . I
Barbari più volgari ſon pieni di sì pompoſa filoſofia. Ilmi nimo affronto fatto
a un Giapponeſe lo , fa divenire Stoiciffimo e diſprezzator della morte, che
egli ſi dà colle proprie mani. Un vaſcello, che vienedallaGui nea, dice
ilMaupertuis ( a) , è pieno di Catoni , che amano meglio di morire , che (a) Un
vaiſſeau qui revient de Guinée eſt rempli deCatons, qui aiment mieuxmourirque
de ſurvivre à leur libertè ; ec. Eſſai de Phil. Mor. chap. v. . che
ſopravvivere perduta la libertà (a) . Marco Regolo, che magnanimamente ri torna
all' inimica Cartagine , è ben am mirabile , e forte , più che non ſono tutti
gli eroi del Suicidio . Bruto ſep pe meglio ragionare, che operar da Fi lofofo
ful darſi la morte Non penſava col volgo allor che diſſediCatone: non effe (a)
So, che il Maupertuis viene da molti combattuto , e agramente ripreſo , quafi
confon der voleſſe il Suicidio magnanimo degli Stoici con quello dei Negri, e
de'Giapponeſi . Nè io prenderò la briga di queſta queſtione , potendoſi
ammollir la fentenza dell'Autore Franceſe , di cendo egli apertamente, che que'
Barbari anco ra, come Catone , amaron più preſto morire che portare la patria
infamia, o il giogo della ſervitù Europea . Solo dirò, che sì fieri propo
nimenti ſon tutti altamente vizioſi , e contrari alla ragione, benchè
l'ammazzarſi con dignità, econlode, comevolevanogliStoici , abbiaqual che
colore, e tintura di apparente virtù, di che mancano i Suicidj volgari della
Guinea , e del Giappone. 1 eſſere nè pia, nè lodevole impreſa cede. *re alla
fortuna, e fuggire dalle ſopra ſtanti calamità , le quali debbonſi ſop portar
con fortezza ( a) . Le virtù non ſono tra loro nimiche , poichè il retto , e
l'oneſto è un ſolo , neceffariamente conforme all' immutabil modello, che è Dio
. Il fondamentodel le virtù tutte quante è la giuſtizia Quindi ficcome la
ſcienza dalla giustizia difcorde, ſecondo Platone ( 6) dir ſi vuo le piuttoſto
inganno, ed errore, che ve ra ſapienza ; così il diſprezzo dei peri • coli , e
della vita , che nonmiraalpub blico bene e alle leggi , ma folo alle , proprie
cupidità , opponendoſi alla giuſti zia non può nominarſi grandezza d'ani mo, nè
fortezza, ma temerità, debolez. za, crudel diſpotifmo , orgogliobrutale ;
eingiurioſo alla natura . II. Se (a) Plutarco nella vita di Bruto . (b) Preffo
Cicerone . De Off. Lib. I. §.XIX. . II.
Se non vogliamo violare i ſupre. mi diritti , e ſottrarci dai doveri dell' uomo
, la chiave di queſta prigione la ſciar dobbiamo in mano di Dio. Poichè egli ſolo
entro inchiuſevi l'anima, alui folo s' aſpetta l'aprire, e ſprigionarla : così
ſentiva, e ragionava il vecchioSci. pione (a). Il ſentimentoantico della
RomanaMo rale ſuqueſto punto poffiam riconoſcereda Virgilio, chemette
coſtoroall'Inferno (6) . Proxima deinde tenent mæſti loca , qui fibi lethum
Infontes peperere mano, lucemque pe rosi Pro (a) Quare & tibi , Publi ,
& piis omnibus retinendus eſt animus in cuſtodia corporis : nec injuffu
ejus , a quo ille eſt vobis datus, ex ho minum vita migrandum eſt, ne munus
huma num affignatum aDeo defugiſſevideamini. Cica Somn. Scip. §. III. Eneid. Projecere
animas : quam vellent athe re inalto Nunc &pauperiem , & duros perfer
re labores! III. La Morale medeſima è preſſo i Turchi , venendo loro proibito
l'ucci derſi nel cap. IV. della SURA , colla minaccia d' atrociffime pene nell'
altra دو vita: Non vi togliete davoi ſteſſi la ,, vita , poichè Dio è verſo di
voi mi fericordioso: chiunque con malizia , e " ,, iniquamente fi uccide ,
ſarà in verità " abbruciato nel fuoco eterno . " IV. E qual atto
puòritrovarſi piùin giuſto , che uccider ſe ſteſſo ? Di dono così prezioſo ,
com'è la vita , noi fiamo cuſtodi : il Suicida diviene violatore in giuftiffimo
, mettendo la mano inunde pofito, ch'è ſolo di Dio . Dobbiamo dice Platone ( a)
, confervare il poſto , che (a) Nel Fedone dell’accademia. , L'ONESTO UOMO. che
Dio ci ha dato a guardare in que. ſta vita . Queſto ſteſſo è ilſentimentodi
Pitagora preſſo Tullio (a): vetatque Py thagoras injuſſu Imperatoris, id est
Dei , de præfidio , &ſtatione vitæ decedere • Il Suicidio di più , come ſcriſſe
Ari ſtotele ( b ) , è un'ingiustizia , che noi facciamo alla ſocietà , nati
eſſendo per giovare ad altrui . L'eſtremediſavventu re non mai rendono inutile
l'uomo ai ſociali doveri . Laſcio, che un' impenſa to avvenimento può cangiare
la ſcena : baſta che alcun infelice troviſi al mon do, per aver adito a
preſtargli ſoccorſo , o difeſa . Ed ecco un'officio ſocievole che 2 (a) De
Senectute §. xx. (6) Διο κῇἡ πόλις ζημιοῖ, κῷ τις ατιμία πρόσεστι τῷ ἑαυτὸν
διαφθείραντι , ὡς τἰὼ πόλιν ἀδικοκύτι Greco teſto così volgarizzo : "
" 22 Il Per tanto e la Città puniſce , ed una certa infamia neviene ,, a
colui , che uccide ſe ſteſſo , come alla Cir tà ingiurioſo " . Nell'Etica
Lib.v. cap.xv. che ſarà ſempre in noſtro potere . Nell' avverſa fortuna non
ſapremo meglio gio vare la ſocietà, che confortandola coll' eſempioalla
raſſegnazione, alla fortezza. La vita dell' uomo è un' ombra, ed un nulla
calcolata coll' eternità . La ſo la virtù è durevole, e può darlepregio, e
valore. Quindi nelle calamitànonmai ceſſa d' eſſer la vita un bene grandiffi
mo, ſe ſappiamo operare virtuoſamente , calmando l'animo agitato , e dolente
econfortandolo colla ragione, come tra molti uſarono , Socrate , Marco Regolo,
ed Epitteto . L'Alembert, e il Maupertuis riguardano il ſuicidio, atteſa la
ragion na turale , come util rimedio , e all'uomo permeſſo . Ma conviene avere
affai leg giermente, o con filoſofiche prevenzioni con (a) Melanges T. IV.
n.XI. du Citoyen . Eſſai de Phil. Mor.
chap.v. Du Siſteme desStoiciens . conſultata la ragione per pronunziare un tal
paradofſo . V. Il Fataliſmo , la Traſmigrazione dell'anima , il
Materialiſmo,l'Ateiſmo , le guafte opinioni della Morale, e della Politica , le
paffion piùviolente, e l'er ror cieco, fono le ſole ragioni di tutto il
Suicidio. Pene dell'Uomo non Onesto. Delitti , e Pene • 1. Laragione ci
fatrovare innoi ſteſſi le leggi per miſurare le pene ai delitti. II. Quelle
ſempre debbono eſſere egualiaqueſti . III. Bar barie ſu tal punto di nazioni
ancor colte ne tempi andati . IV. Tortura diſapprovata • V. Penadebbe effer
conforme all' indole del delitto . VI. Quai delitti di Religione ſi deb
banpunire . VII.Talvolta neceſſarialapenadi morte . VIII. Il Principe ha diritto
di dare ancor queſta. : 1. Nel cuore dell' uomo vi è unCodi cedi leggi
rettiffime , e ſemplici ſulle pene , e fui delitti , che l'ignoranza , e la
barbarie de' tempi non leſſe , nè può rilevarle che laragione, libera dall'erro
re, e dalle paffioni. Il magiſterodi que ſta legislazione, benchè appartenga
per 02 inſtituto all' alta politica del Principe , e dell'uomo di Stato, pure
conducendo maravigliosamente alla direzione privata d'ogni membro fociale ,
diviene un' arte di formar il coſtume a tutti utiliffima , e neceffaria . La
deformità, e gravezza , de'falli ci ammaeſtra ad odiarli e ci conduce all'
offervanza ſpontanea dei no ſtri doveri , nobilmente animati dallabel lezza
dell' oneſtà , ancor quando taccion le leggi , e ſono inermi contro i ſecreti
delitti: da queſta Giurifprudenza,appren. deremo a non iſdegnarci
ſtemperantemen. tedellealtrui traſgreſſioni , e a volere fol. tanto un
falutare, e giuſto caſtigofecon do il fine , e la retta inſtituzion delle leggi
. i II. Le XII. Tavole, che ingranpar. te governaron la Grecia, e poi ' Impe ro
della Romana Repubblica , di tanta ſapienza commendatedaTullio, cheequi valgono
alle biblioteche inſieme di tutti i Fi . i Filoſofi ( a) , parlanoaltamente ,
chela pena fia eguale alla colpa (6) : avendo que' Savj , che le dettarono ,
certamente in queſto per conſigliera e maeſtra la natura medefima . L'ordine è
l'anima, il legamento , e la conſervazione della natura . Quindi la convenienza
reciproca , e la rettitudine univerſale forma la baſe delle ſue leggi . Non ſarà
adunque mai giuſta la pena , ſe non è proporzionata ,e conforme al delitto.
Tutte le leggi , e i doveri ſociali ten dono, comeacentrocomune,alla felicità
03 del (a) Fremant omnes licet , dicam quod fen fio: Bibliothecas mehercule
omniumPhilofopho rum unus mihi videtur XII. Tabularum libel lus,fi quis legum
fontes & capita viderit , & auctoritatis pondere , & utilitatis
ubertate ſupe rare . De Orat. Lib. 1. §. XLIV. Noxiæ pœna pareft; XII. Tab. apudCic. Lib. 111. de Leg. dello Stato . L'offeſa , e il
turbamento di eſſa è la bilancia, e ilcalcolodeide. litti . Quindi quanto più ,
o meno la traſgreffione attacca , ed inſulta il dirit. to, la ſicurezza, la
tranquillità de'mem. , bri afſociati , le loro fortune, l'onore la libertà ,
lareligione, lavita, elemen ti della pubblica felicità, tanto è mag giore, o
minore la colpa , e in propor zione riſponder deve, e bilanciare ilga. ſtigo
Queſto è l'ufficio primario della giuſtizia , maſſimamente eſſendo gli uo mini
convenuti di ſottoporre alla prote. zion delle leggi il prezioſo depofito di
tutti i lor beni col diſpendio minore che far fi poteffe, quando il richiegga
la neceſſità del comune vantaggio... , III. Ma nel legger leStorie metteor rore
la Legislazione barbarica delle gen. ti ancora coltiſſime , vedendo collamor.
te puniti i piccoli falli , violato il fon damento della giustizia , e infranta
, e deluſa la fede più ſacradeipattidaipro tettori , e cuſtodi della ſocietà qual
è la Legge e il Sovrano.si. , Sono tuttora infami per crudeltà le antiche
leggiDraconiche (a) , ebenſidiſ ſero ſcritte col ſangue umano , perchè
dell'eſtremo caſtigo punivano ifalli leg gieris L'utilità , e la giustizia è
quaſi l' anima delle leggi: ſequeſte ſonodannoſe, ed ingiuſte, devon preſto
cadere, e tirar fullo Stato fatali ruine. Lo Statuto contro i debitori miſepiù
volte Roma in pericolo . Chi non po tea ſoddisfar col danaro veniva tratto in
04 (a) Andava la vita acoloro ancora, che ſta yano in ozio . A chi rubbava
erbaggi, e frutta il medesimo caſtigo era ordinato, che ai facrile ghi, e agli
omicidi . Quindi diſſe Demade, che Dracone avea ſcritte le ſue leggi non con l'
in chioſtro ma col ſangue . Plut. nella vita di So Lone 1 . in prigione dai creditori , e meſſoindu
riſſima ſervitù coi figli , e colla fami glia . Così colla carcere tolto agl'
infeli ci ogni ſtromento di guadagno, e d'in duſtria , aumentavano idebiti
nelle fa miglie , prive di capo, e di ſoftegno, e maggiormente impoffibile ſi
faceva il pa gamento, e il riſcatto , coſtretti a per dere la libertà, e
valutarla inſieme col le ſpoſe , e coi figli per vile moneta , qual viliffima
greggia, contro i diritti della ragione , e della natura. Il popolo , ch' era
la vittima più frequente , efacer bato da tanta durezza, acceſe la fiamma di
ribellione ; nè tanto fuoco ſi ſpenſe , che a condizione d'abolire unalegge ini
mica dell' umanità, e che minacciava gran piaghe alla repubblica. IV.
L'inſtituzione barbarica dellaTor tura è omai conoſciuta datuttaEuropa , edai
Tribunali sbandita . Nata dal Dif potifmo Romano, e inſerita nel Codice delle
Leggi , ſi riſpetto come ſacra nei Secoli rozzi unitamente ai duelli , alle
pruove del fuoco , e dell'acqua . La ro buſtezza dei nervi decideva
dell'innocen za, e della vita. Chi era dimollecom pleſſione , e intollerante ,
o poco deſtro apatire tanta carnificina , per ufcir dal tormento , confefſavaſi
reo, benchè inno cente . Tal confeffione forzata dal dolo re , e atteſi i
principi della ragione , e della natura , affatto illegale, moltevol te formava
il proceſſo, e la condanna . Il colpevole, ſe avea vigore di membra , o
ferocia, o deſtrezza acomportar la bar barie dellaTortura ſenza accufare ſe
ſtef ſo , era rilaſciato quaſi innocente . Inſti. tuzione di popoli barbari ,
che tormenta con pene graviffime l'uomo , prima di conoſcerlo reo, che a diſcoprire
laverità tratta crudelmente, e confonde l' innocen te, e l'iniquo: ſempre
irragionevole , e in giuſta, os'uſi adaffolvere , o acondannare. Gli antichi
Germani quaſi altra pena non conoſcevano , che pecuniaria ( a) . Un tanto
abuſo, anzi che sbandir dallo Stato la pravità, apre alle colpe afilo ſi curo
nelle caſe dei ricchi. Il bilanciare con poco oro i falli , e gli ecceffi più
enormi, è come venderſi legalmente dal Principe l'impunità dei delitti . Crefce
l'erario , ma colla perdita dei coſtumi , ecol facrificio della privata , e
pubbli ca tranquillità. Sotto queſte legislazioni l'uomo fi familiarizza alle
colpe, perdu ta l'idea deforme del vizio, che piùnon rimira colle regole
dell'onestà , ma col calcolo dell' economia , e col fondo de' patrimonj. Tali
pene frequenti per traſgreſſioni leggiere , che non iſconcertano ſe nonil
capriccio de' Legislatori venali , ſonotaf ſe , ed uſure ingiuſtiſſime ſull'
uſo inno cen (a) De l'eſprit desLoix cente della libertà , e una pirateria dei
diritti dell'uomo • : La Política Giapponeſe tutto contra ria alla Legislazione
Germanica, urtò in altro ſcogliofataliffimo all'umanità: poi chè eſcludendo le
pene pecuniali dalRe gno, puniva capitalmente quaſi tutti i delitti (a). Le
pene pecuniarie con ſaggia mode. razione preſcritte , e a miſura delle for.
tune , frenano molte ingiuſtizie : poichè gli uomini duramentecomportano di
per. der gli averi . Da queſte leggi ſnervata lacopiadelle ricchezze, è
indebolito ne' rei un grande ſtromento delle paffioni .. Laſcio altre pene
autorizzate dall' an. tica barbarie, di cui ſon piene leStorie, e iCodici delle
Nazioni. V. Il giuſto caſtigo non ſolo eſſerde. ve proporzionato alla colpa, ma
ancora con (4) Kaempfer , Hift. du Japon conforme allanatura , eall'
indoledelde litto : onde , quanto è poffibile, nel pro prio vizio venga punito
il delinquente . Queſta equità naturale riconobbero le na • zioni più colte , e
ne abbiamo monu mento illuſtre riportato dall' Egitto , e dalla Grecia
nell'antica legislazione Ro mana L'offeſe della perſona ſi voglion punire con
penalità corporali, l'ingiurie oltraggioſe all'onore, coll'ignominia , e col
danaro i dannidellefortune (a) . Do mandano pene analoghe, e miſte icom plicati
delitti . Sconvolto queſto principio, laSocietă ſi trova fenza argine , eſpoſta
alle vio lenze del più forte, o reſta oppreſſa dal giogo d' una legislazione
feroce , e diſu ma (a) Ut in ſuo vitio quiſque plectatur , vis capite, avaritia
mulcta, honoris cupiditas igno minia, ſanciatur; Tull. deLegibus Lib. III. do
ve ſpiega quelle parole delle XII. Tavole noxia pænapar est. mana . Se l'oro è
la pena impoſta alle offeſe perſonali , o all' ingiurie dell' ono. re , ſarà
mal ficura la libertà, e la per fona di tutti dall' infulto de' cittadini
malvagi , che trovano nel danaro una ſpezie d' impunità. Se poi le leggi me.
deſime puniſcono con pene capitali ocol ſangue l' ufurpazioni dei beni , ei
fem. plici furti , e coll' infamia egualmente ogni reato , diviene ilCittadino
peggior dello ſchiavo ſotto ſignoria tiranneſca violatrice del patto ſociale ,
edell' uma nità . , Chi danneggiò l'altrui ſoſtanze, maf fimamente con frodi,
nè abbia fortune , con che ſoddisfare ai colpevoli danni dovrà in altri beni
della perſona, enel la privazione medefima della libertà per alcun tempo
ſoſtenere la pena con giuſto calcolo proporzionata ai delitti . Quale ſciagura
, e flagello delle Pro vincie da' governatori ſignoreggiate , che , a ca 4 .
acapriccio, e a talentodellepaſſionica ſtigano i rei con diſpotiſmo inumano !
Violando la giurifdizione ſantiſſima del. le pene, riſerbata in poter delle
Leggi , edella ſovrana equità, abbattono ilmu ro della pubblica ficurezza.
Idelitti domandano nella medefima ſcala di proporzione il caſtigo . Avremo la
grandezza dei falli dal miſurar il pe ricolo , e il danno , che ne deriva alla
felicità dello Stato. Ecco la norma ficu ra al Sovrano cuſtode della Società,
per bilanciare eſattamente le colpe . Le pit atroci , e dannoſe attaccano la
perſona del Principe , eccitano ribellioni funeſte, tolgon la vita ai cittadini
, o con altre brutali violenze offendono la ſicurezza , eperturbano la
repubblica . C.VI. Quei delitti diReligione, chenon danneggianolaſocietà,
nonentrano nella giurifdizione del Principe: Deorum offen fe, Diis cure: così
di tali colpe giuſtamente fentirono i Romani. Ma come la Religione è il legame
fermiſſimo d'ogni Stato , e il fondamento del pubblico be ne , così l'eſterne
empietà, che profana no il culto divino , che combattono i dogmi , che
diſtruggono Dio, ſono gra viffime colpe , pervertendo i coſtumi , e le leggi ,
e offendendo la ſicurezza , e la tranquillità dello Stato. Un'influenza sı
grande della Religione ſui comuni van taggi , domanda la vigilanza, e la forza
del Principe a preſervar la repubblicada tanta contaminazione , e ruina .
Quindi voleva Platone (a) , che rigidamente fi pu Nel Libro X. delle Leggi aſſegna varj
cafſtighi ſecondo la gravezza dell' empietà . I. A ognuno la carcere .... eſe
muoja ( nella me diterranea carcere ) fuori de confini fia gettato inſepolto .
δεσμὸςμὲν οὖν ὑπαρχέτω πᾶσι... ἀπεθανόντα δὲ (ἐντῷ τῶν μεσουείων δεσμοτηρίῳ )
ἓξω τῶν ὀρίων ἔκβαλλειν άταφον . II. caſtigamento inſieme , e carcere....
νουθετήσεως άμα κς δεσμών . III. col la puniſſero gli empj , quai corruttori ini
quiffimi del coſtume, edellaSocietàper turbatori , e inimici . Protagora , che
moſtroſſi dubbioſo ſull'eſiſtenza d'Iddio , fu dagliAtenieſisbandito, e i ſuoi
libri dannati alle fiamme (a) . Socrate calun niatod' Irreligione per ſentenza
dell' Areo pagodovetteincontrare lamorte. Nè con minore feverità ſi trattarono
da' Romani le opinioni, e gli autorididottrine ſtra niere , e irreligioſe, come
impariamo da Varrone, e da Livio. In mezzo la cor ruzion delle leggi , e nei
tempi procel lofi la morte fi puniſca θανάτῳ ζημιουσθω . Tom. II. pag. 908. e
ſeg. edizione Greco-Latina d'Enri co Stefano. Nam Abderites quidem Protagoras,
So phiſtes temporibus illis vel maximus , cum in principio libri fic poſuiſſet
, De Diis neque ut fint, neque ut nonfint, habeo dicere, Athenien ſium juſſu
urbe atque agro eſt exterminatus, li brique ejus combufti in concione . Cic.
Lib. I. de Nat. Deorum §. XXIII. 1 loſi della Romana anarchia , negando Ce fare
l'anima immortale , fu impugnato da Catone , e da Tullio, come cittadi no
malvagio, cheſeminava opinioni dan noſe ai coſtumi , e alla repubblica (a) .
Secondo la gravezza , e idannidell' em pietà dovrannoſi proporzionare dal Prin.
cipe i giuſti caſtighi . VII. Sarà utile, e giuſta la pena , ſe alle colpe più
fiere imponga gli eſtremi fupplicj . Per quanto il Sovrano debba religioſamente
guardarſi dal punire col fan gue , pure l'intereſſe dell'umanità , e il do P ,,
Cefarplaidant pourCatilina, tachoitd' établir le dogme de lamortalitè de l'ame
. Ca
ton,& Ciceron pour le refuter ne s'amuſerent point à philoſopher: ils ſe
contenterent de mon trer, que Ceſar parloit en mauvais Citoyen , & avançoit
une doctrine pernicieuſe à l'Etat . Notollo
il ROUSSEAU ſenza avvederſidi con dannare ſe ſteſſo per li tanti ſuoi ſcritti
dannoſi alla ſocietà . Du Contract Social c.8. Tom. II. à Neuchatel. dovere
della giustizia efigon la mortedel reo nei maggiori delitti , per ſalvare a molti
innocenti la vita , difenderelaSo cietà, e i diritti della natura. La condanna
ai pubblici lavori , co munque dura , non è così orribile CO me la morte.
L'acerbità della lungape na fi ammolliſce dall'abitudine , e dalla luſinga
d'uſcirne o colla fuga, o col ri ſcatto , o col guadagnare e corrompere li
cuſtodi , o per altro ajuto , ecambia mento della fortuna. In oltre non ſente ,
il miſero, che ſucceſſivamente la pena , , e tante volte diſtratto trova
nell'afpra fortuna follevamento e ripoſo Male • adunque un Filoſofo calcola il
puro do lore, e ſomma tutto inſieme i momenti della condanna . VIII. Alcune
paſſioni violente , e fe roci non conoſcono altro freno , che il timore
d'orrida morte ed infame . Ne qui penſo , che alcuno con paralogiſmi fallaci
vorrà torre , o quiſtionare al So vrano queſto diritto . L'uomo non può uccider
ſe ſteſſo, ma ha dirittodi eſpor re a pericolo la vita per conſervarla : può
ancora per unbene piùnobile, e im menſamente maggiore incontrare la mor te; e
l'ordine della ragione, e della na tura aſſai volte loaftringe. Ora queſto di
ritto cogli altri beni depofita l'uomo in guardia del Principe nel trattato
Socia le, a propria ſicurezza , e felicità dello Stato. Potrà dunque il
Sovrano, doman dandolo il pubblico bene , diſporre della vita dei ſudditi
giuſtamente . Nè ad al tra condizione è ſalva la vita d'ognuno dall' irruzioni
nemiche , odai capitali tradimenti , che a queſta di dover eſpor la alla morte
, quando il ben della Pa tria lo efiga, e contentarſi ancora diper. derla , divenendo
omicida , e ribelle. Queſta ſpada è data al Sovrano per difesa dell'umanità, e
dello Stato: ri. P2 me. . medio eſtremo ai grandiſſimi mali . Tut ti i diritti
della natura eſigon dal giu dice un' eſame profondo, e dal Sovrano una cauta
lentezza : nel ſentenziare a morte ogni errore è capitale , e irreme diabile .
Se però alla colpa fuccede affai tarda la pena , l'orror deldelitto, e del
caſtigo fi cangia in compaffione delreo, e periſce in gran parte l'utilità
delſup plicio . La difciplina militare , ed altri avvenimenti rariffimi
domandano pronti caſtighi per fiaccare la forza dell' efem pio dannoſo ,
ripararne i danni , ed im pedirne il contagio . Aleſſandro Severo nel punire i
delin quenti , faceva , che il banditore gridaf fe: دو Ciò , che non vorreſti a
tefatto ,, non fare adaltrui. Queſta ſavia ſen , tenza fece ſcolpir nella Regia
, e fulle pubbliche fabbriche (a) . Così non me no (4) Clamabatque ſæpius, quod
a quibufdam five no ai fudditi , che a ſe ſteſſo ricordava il buon Principe la
giustizia , onde fof fero tolti i delitti , e ſempre giuſti i caftighi . 2 P3
Pre ſive Judæis , five Chriſtianis audierat , & tene bat: idque per
præconem, quum aliquem emen daret, dici jubebat; QUOD TIBI NON VIS ALTERI NE
FECERIS. Quam fententiamuſqueadeo dilexit , ut & in palatio, & in
publicis operi bus præfcribi juberet. Lamprid. inAlexand. Sew. cap.LI. Premio
dell' Uomo Oneſto. Felicità. 1 I. Vanamente cercaſi ſu queſta terra . II. I Sa
vj la poſero nella virtù . III. OpiniondiCar tefio , che torna allo ſteſſo .
IV. Diſordinate paffioni nemiche della felicità . V. La virtù ſola puòfarci
inqualchepartefelici . VI.Qua le ſiſtema, e quali occupazioni rendon dolce
lavita. 1. Ognuno parla della Felicità, e tutti ſono infelici . Il volere ſu
queſta terra render l'uomo contento , è un'arrogan za della Filoſofia , e una
impoſtura . I maeſtri di Morale riducono quafi a prin cipj il ſiſtema della
felicità, e ne fanno un' arte ſicura: ma le contrarie pruove della lor vita, e
i ſentimentideciſfividel cuore ſmentiſcono la fallace edorgoglio. fa ſa
dottrina . Se cogliStoici nonvogliam tramutare i nomi alle coſe , ed ingan nare
noi ſteſſi , queſta, non è queſta la terra dell' uomo contento. La ragion na
turale , che ci guida alla cognizione di Dio, ci fa in eſſo vedere l'imagine di
coteſto bene così perfetto, e celeſte . La , privazion di dolore e di noja e
una piena contentezza e coſtante in ſe ſteſſo, ecco ciò , che in vano ſi cerca
es' inſe gna, ecco l'idea della felicità. L'uomo, per condizion naturale affai
debole e infermo, è ſoggetto a innumera bili mali , che muovono dall' umana co
ſtituzione , dall' intemperie delle ſtagio ni, dal capriccio della fortuna ,
dall'ini quità degli uomini , dalla guerra degli animali , e da quella ancora
peggiore che a noi fannolenoſtrepaſſioni . Quin di le ſenſazion doloroſe, le
malattie, le calamità, la triſtezza, e gli affannidell' animo, le penoſe
fatiche, e le continue , P4 bat battaglie , accompagnano lavitadell' uo mo, e
chiudon la porta alla felicità. Noi a grave fatica poſſiamo goderne appena
un'ombra, e queſta pure ègran de ventura nella patria dei mali. Tutti da un
principio originale , ed innato ſiamo condotti , e neceffariamen te portati ad
amare il bene. Ma l'in dole , l'educazione , l'errore , le lufinghe dei ſenſi ,
e le paſſioni perverſe celodi pingono con tutta l'illuſion dei colori , dove
meno ſi trova Il vizio deprava tore della mente e del cuore ha pure guaſtato il
genio della verafelicità, col locandola in piaceri non fuoi , e in di letti
ſtranieri . , come , Eſſa ſe in parte ſi ritrovafſe penſano tanti e tanti nel
godimento delle ricchezze , negli agj , nelle volut tà , negli onori , i Re
ſarebbono felici , egli aratori del campoſivorrebbonono minare tra' più
sfortunati . Eppure affai ſpeſſo vedremo ricovrarſi la contentezza nell' umili
capanne, e fuggir lo ſplendo. re dei tetti dorati . Cotali beni ſono affai
frali , ed incer ti , e laſciano gran vuoto nelcuoredell' uomo , onde poterlo
render contento Anzi che medicinare i morbi del corpo, e dell'animo, li
aggravanomaggiormen te, e tiran ſeco la penoſa agitaziondel lo ſpirito, il
dolore, la noja, il penti • mento. Queſt' ombra ſteſſa di felicità , tanto
amica degli uomini , ècoſatutto celeſte , che ci ſolleva e migliora.
Noiprofania mo il ſuo nome , applicandolo ad igno bili beni e ſervili . Quindi
i Savi più illuftri la col. locarono nella virtù , ſovrano dono e
perfezionatore dell' uomo Queſto è il , ſentimento di Socrate , che l'uomo one.
(a) Preſſo Platone nel Gorgia. L'ONESTO Uomo. oneſto, e dabbene èfelice: queſto
ilpen far di Platone (a) : così pure ſentì e ſcriffe Ariftotele (6), che la
felicità ci deriva dalla virtù. Nè diverſamentevie ne filoſofando Zenone . Egli
collocò la beatitudine nel menare la vita ſecondo la natura, vale a dire,
ſecondo il lume, e il governo della ragione, che dirigen doci al retto , e
all'oneſto , e tenendoci il cuore da ogni vizio lontano , ne de duceva, che
nella ſola virtù era poſta la felicità. Tullio e Seneca e gran (a) Nel luogo
citato , dove non folo eſpo ne , ma abbraccia laSocratica ſentenza . ( b )
Nell' Etica His omnibus,quos dixi,conſequentes funt fines bonorum Stoicis
conſentire naturæ , quod eſſe volunt e virtute , id eſt honeſte vive re : CICERONE
(vedasi), de Finibus. Mihi summum in animo bonum; illi – l’orto -- autem in
corpore: mihi in virtute. Tufc. Quæst. Vita Beata, Cap. III. grandi maestri in
Morale medefimamen te ſentirono con tutti gli Stoici . Marco Aurelio uno di
que' rari Filo ſofi , che operò , e viſſe virtuoſamente come aveva inſegnato ,
laſciò ſcritto a , vantaggio de' poſteri: Tu puoieſſer ſem pre felice , ſe ſai
caminare dirittamente , ſecondando la ragione in tutti ituoi at ti, e penfieri
(a) . Eccoper luiancora la contentezza nella virtù, la quale poffiam definire
conTulliolaragioneperfetta. III. Criſtina Regina di Svezia, monu mento dell'
umana inſtabilità, ſcrivendo a Cartefio , domandollo , in che conſiſta la
felicità ? Cartefioriſpoſe , che nel buon uſo della volontà: poichè ibenidel
cor. po, e della fortuna , e lecognizionime. deſime non dipendon da noi Piacque
tanta ſapienza a Criſtina , che deſiderò • di (α)Τῶν εἰς ἑαυτόν.
Delleconſiderazioni . L. v. (b)Eftenimvirtusperfecta ratio : DeLeg.L. di vedere
l'Autore, ed averlo preſſo di ſe, come un'uomo , che credeva felice , ene
invidiava la condizione . L'Alembert ( a) ſi volge a criticare, o più toſto a
mordere la Carteſiana ſen tenza con queſto ſuo dire : ,, quaſi che il buon uſo
della noſtra volontà aDio foffe meno ſoggetto , che tutta l'altra univerſità
delle coſe " . Ma potea ben vedere coteſto Filoſofo, che Dio non per tanto
laſcid in mano del noſtro arbitrio l'uſo della volontà, non così le rima nenti
coſe del mondo. Onde potrà ciaſ cuno divenire virtuoſo , ſe il voglia , ma (a) Telle étoit
entr'autres ( queſtion ) celle du ſouverain bien, queDeſcartes faiſoit
conſiſter dans le bonuſagedenotrevolonte; par laraiſon diſoit-il, que les biens
du corps & de la fortu ne, &meme nosconnoiſſances , nedependent pas de
nous ; comme ſi le bon uſage de notre vo lonte etoit moins foumis que le reſte
a l'Etre tout-pouiſſant . Melanges
Tom. II. Memoires de Christine. RAGIONAM. ma non egualmente farſi ſano , nè ric
co , nè potente, nè d'altri beni moltif In oltre l' altre bontà fimi poffeffore
• fono in sè tutte incerte, ed inſtabili, e per mille guiſe, ancor nonvolendo ,
pof ſono dipartire da noi , e lasciarci : ma non fi vuol ragionare all'iſteſſa
maniera del buon uſo della volontà, che ſe di pende da Dio, dipende ancora da
noi. Ma ritornando all' opinionCartefiana , come il buon uſo della volontà
torna lo ſteſſo , che un'operare conforme alla ret ta ragione , e virtuoſo ,
così il ſommo bene di queſto illuſtre maestro vien pure ripoſto nella virtù IV.
Le paffioni ſono lagrandeminie ra della noſtra infelicità . Leagitazioni
crudeli dell'ira, dell'invidia , e dell' or goglio dilacerano l'animo , e
ſconcertan do violentemente l'equilibrio dei fluidi , e il ſiſtema nervoso ,
danneggiano tutta la macchina, e ſono affai ſpeſſo fatali Ipia. Ipiaceri dell'
intemperanza muovono guer ra fieriffima all' uomo , ne abbatton le forze , lo
diſpogliano delle ricchezze , e guaſtano il fiſico bene della falute . Ne ſono
meno funeſti i mali, checonducon nell'anima . Ogni ſregolata paffione è inimica
del vero bene degli uomini . Il rimorſo inſeparabil compagnodell' azioni
vizioſe, in mezzo la più lauta fortuna , rende l'uomo infelice . V. La ſola
virtù, che al dir di Me nandro , è agli uomini grandiſſimo ſcu do (a) , ci
mette al coperto di tanti mali . Eſſa l'inevitabilicalamità ammol liſce , e
rende leggiere colla fortezza dell' animo , e colla raſſegnazionepaziente al
Supremo Moderatore. Il teftimonio del la buona coſcienza , e l'allegra ſperanza
del premio avvenire , introduce nel cuore un ſodo conforto , ed una dolcezza ,
Co fol (α) Οπλον μέγιστον ἐστὶν ἡ ἀρετὴ βροτοίς . conoſciuta dal giusto. Quindi
ſe puògoa derſi qua giù qualche parte di felicità , queſta è riſerbata all'
uomo virtuoſo. Egli come può maneggiare, ecoman dar le paffioni , così ſa
riſtringere i de ſiderj , e proporzionarli alla mifura delle proprie facoltà, e
dello ſtato . Un' one ſto, e comodo trattamento baſta ad ap pagare le ſuebrame,
e a farlonellamo derazione contento . Il cibo , ed il fon no , appetiti di
prima neceſſità , foddis fatti ſecondo l'ordinedella natura, comin ciando dal
Re fino al bifolco, ci fanno condurre gran parte di vita ſicurida no ja , e con
diletto ancor innocente , ri ſtorando tutto l'uomo, e raddolcendo le nuove
fatiche . Senza imbandir lautemen ſe , affai lieto ſi nutre, e guſta de' ſem
plici cibi l'agricoltore Nè per effere dorati , e morbidi i letti, ſono i fonni
più dolci . La ſazietà così familiare ai grandi, ed ai dovizioſi non laſcia
loro J gu guſtar il piacere , che provaſi contentan do l'indigente natura .
L'ore intermedie di vita ſono d'ag gradevole trattenimento all'uomovirtuo ſo .
I proprj doveri preſentano ſempre un'occupazione, che è unvero bene, ſe non
abbia compagna la fatica ecceſſiva . I meſtieri , che ſembran più duri, e la
borioſi , divengono coll’affuefazione graditi, e procacciando i modi di
foddisfa re ai bisogni, e alle comodità della vita, ci fanno previamente gustar
que’piaceri, di cui essi sono l'origine. Queſta considerazione medesima addolcisce
pur la fatica al dipintore, allo scultore, al giudice, all'avvocato, e ad ogni professor
delle scienze, aggiugnendo di più quel dilicato piacere, che seco portano le
fatture d'ingegno. Come l'ozio, e l'innazione, gran fonti di noja, guastano
ogni piacer della vita, così l'eccessivo travaglio per avidità di migliorare lo
stato, ci rende soventemente infelici. La virtù a tanti artefici, e negozianti
è un fondo di ricchezze maraviglioso per fabbricare la loro fortuna. Essa veglia
alla nostra riputazione, e ci fa godere dei beni più dolci della società. Gl’uomini
d’alto affare, e di grande opulenza sono privi di molti bisogni innocenti, e
quindi di quei piaceri, che provansi nel contentarli. La grand’arte è di farsi
una saggia ed aggra devole occupazione dell’ore, altrimenti la vita presenta
adessi immense lacune piene di noja, e di voleri sregolati, e molesti. Una serie
di desideri, quando son ragionevoli, e si possano appagare, trattiene l’animo
dolcemente, e lo rende contento. Ad un re guerriero – H. P. Grice was Royal
Navy, Luigi Speranza is ARMY -- l'arte militare, la disciplina, e la revision
delle truppe, l'esercizio dell’armi, l’agguerrimento delle fortezze, sono una
catena di veri piaceri. Che se nella pace egli ama di felicitar i suoi popoli,
collo studiar da filosofo la situazione, e il terreno de’paesi soggetti, il
loro ingegno, e i costumi, eccitando coi premj il talento, e l'industria. de’sudditi,
facendo fiorire l'agricoltura, il commercio, le manifatture in compagnia
dell'arti più utili, e delle scienze, egli si trova in gran parte felice. Non è
così sterile, e priva di beni la terra, se l'uomo sa goderne. Convien formarsi
i piaceri secondo o laltempera della propria natura, se il sistema della
propria vita. Una moderazione di godimento è lo stato più dolce, seuche più
lungamente simpuò conservare, e con maggior sicurezza: orinal on Diversos diverſa
juvant, non omnibus annis Omnia conveniunt: Eleg. sotto il nome di Cor ne A molti
è occupazione dolcissima formar un giardino un orto botanico una fabbrica, un ritiro
d’amene delizie. Altri trovano maraviglioso contento a mettere insieme un gabinetto
di rarità naturali, un museo antiquario – H. P. Grice: “As Ashmole!” --, una galleria
di pitture. PLINIO (vedasi) sommamente si compiace nella sua biblioteca, da lui
raccolta, e formata a vantaggio della gioventù, che per arricchir di dottrina,
non dovesse peregrinare dalla patria terra lontano. Lo studio dell’arti, e delle
scienze non purammollisce, erattempera la severità delle cure, ma forma ancora,
al dire di Tullio CICERONE (vedasi), un primario diletto dell’umana felicità.
L'El nelio Gallo, ma forse d’un certo Massimiano, come sente il Fabricio, Bib.
Lat. Nos autem non solum beatæ vitæ istam oblectationem in quærendo, ac discendo
videmus , sed etiam levamentum miseriarum. CICERONE (vedasi), De Fin. Elvezio
così altamente magnifica il piacer delle scienze, che in quello volle riposta
la maggiore felicità. Egli blandisce allora le muse, e lavora un poemetto:
poeta non buono, ma assai miglior, che filoſofo, avendo brutta mente guastata
la natura tutta dell’uomo, con quella sì sconcia, e perversa filosofia dello spirito.
I dolci frutti dell’amicizia – H. P. Grice: Aristotle on the apory of
friendship --, i geniali simposj eruditi, il trattenimento collafa miglia, il
beneficare, e divenire l'istrumento dell’altrui contentezza, ricrea l’animo sovranamente,
che goder ne potrebbe la stessa virtù. La solitudine della villa ha ancora le sue
delizie, senza avere gl’incomodi della società. Inaccessibile all’ambizione, all’invidia, alle
cure cittadinesche – H. P. Grice: “If I am then helping the grass to grow I
shall not time for reading” +> be aware of the troubles of the world --,
lietamente conversa colla natura, coi libri, Le Bonheur Poeme. bri , colla filosofia.
CICERONE (vedasi) scrivendo ad ATTICO
(vedasi) egli protesta trovarsi sì lieto d’animo, e della vita solitaria e filosofica
sì contento in una dell'amene sue ville, che vorrebbe aver trámutato con essa
lo splendor consolare. Ma saggia mente scrive ORAZIO (vedasi): Rure ego
viventem, tu dicis inurbebeatum. Stultusuterq; locum immeritum causatur inique.
In culpaestanimus, quise non effugi tunquam. Noi siamo i veri artefici, e
architettori della nostra felicità – H. P. Grice, “Some reflections on ends and
happiness”. Ma tutto vano fa l'edificio, e rovinoso, se non è fabebricato sulla
virtù . Epist. INDICE DELLE COSE CONTENUTE IN QUESTI RAGIONAMENTI. Alembert: suo
parere ſul luſſo In torno il Suicidio Contro Carteſio Aleſſandro il Grande non
fu magnifico donando una città Aleſſandro Severo: Suo coſtume nelpunire Amor della
Patria: Quanto maraviglioſo preſſo gli antichi quanto grande il fuo lega me.
sbandito dall' intereſſe edalluf ſo Utilità comuni, che da eſſo de rivano Amori
de'greci al tempo diSocrate Anima: Sua Libertà Sua Spiritualità Apollonio: Suo
detto intorno l' indole de'men titori Ariftide: Sua probità ſingolare
Ariftotele : come educaſſe Aleſſandro In quali opere ripongala
ſommamagnificenza Riprova il Suicidio Sua fentenza intor no la felicità . 210.
Artedi converſar per ungiovane : eſſo non può afcondere lungamente la propria
indole . 117. Eſponeſi alla critica univerſale. ivi. Di quali diſpoſizioni , e
ornamenti eſſo abbiſogni Da quali vizj ſi debba guardare Le buone
converſazioniquan to giovevoli Atene ammollita, e guaſta dal lufſo . Ateo:
ſentimento di Platone Non può eſſere uomo dneſto, e dabbene.48. Sentimen to di
Tullio, e di Seneca. ivi . Avarizia: Suadeſcrizione.143. Suoi danni . 144.
Paffione particolarmentede' vecchj Guasta le spese nobili e grandi Auguſto: Suo
ingiuſto giudizio Come fof ſe conſigliato da Antenodoro Sua moderazion nel
veſtire Baccone (Cav. diVerulamio)
deteſta il Principe di Machiavelli 24. N. a. Suo detto intorno l'economia Sulla
finzione . Sul luf fo Bayle confeffa , che gli Spiriti Forti vivono in continue
dubbiezze. 12. Suo paradoſſo confu tato . ivi . N..a . Bellexerd : Sua
diſſertazione . 74. 75. N. a. Beneficenza : E' un dovere dell'uomo . I Grandi
debbono ufarla meglio degli al tri . Qualità, che rendon faggia, ed amabile
queſta virtù . Bruto parla, e non operada Filoſofo Caſtighi aſſegnati da
Platone agli uomini em pj . . Caftighi nella vita avvenire ſe ſiano eterni .
18. e ſegg.Caſtighi, e ricompenſeco me fidebbono regolare . 76. е Cebete
Filoſofo, veggasi Tavola di Cebete. 36. Ceremonie aſſai ſpeſſo vere bugie Cicerone:
Suo parere ſulla virtù de' Filoſofi Suo documento ſu queſto punto . 54.
Condanna ai pubblici lavori diſaminata Continenza inſegnata dai Filoſofi . 62.
Meemed Efendi Filoſofo Turco quanta cautela richieg ga per conſervarla. 63. 64.
Suggerimentodel Rouſſeau Eſempli tolti dall'antichi tà. 71. La verecondia ci
ajuta ad eſſere con tinenti Suoi vantaggi . Converſazioni buone , ſcuolade'
giovani : Veggasi Arte di Converfare . Damocle : Sua pudicizia. Debitori come
nell'antica Roma puniti . Decalogo della natura, ammeſſo da tutti i Sa vj . 32.
Denina ( Abate ) lodato . . N. a. DIO fi conoſce dall'uomo col riflettere
allapro pria eſiſtenza Negli Eſſeri limitati . 2. Nell' armonia dell'Univerſo. Sua
prov videnza, ed altri attributi . Diffimulazione lodevole Sentenza d'Ariſtotele.
Inſegnamento diSocrate ſu queſto affare Dracone: Sue leggi diſumane ed inique
Economia neceſſaria per eſſere liberale Educazione della gioventù quanto
importan te. 115. Qual foffe preſſo i Greci . ivi. Qual preſſo i Perfiani .
ivi. Qual eſſer debba . ivi. Elvezio : Suo falſo parere ſulla felicità Enciclopediſti
confutati . Vedi Luffo . Epitteto Filoſofo: Suo inſegnamento fulla be neficenza
Suo parere ſulle mogli comu ni permeſſe da Platone Efchi Eſchilo come parli
degli Spiriti Forti . 17. Eternità de' caſtighi ſi prova giuſtiſſima . 18.
eſegg. ComeſuqueſtapenſaſſePlatone . 21. 22. F Felicità: In queſta vita non può
averſi cheun' ombradi felicità Eſſa viene poſta dai Savj nella virtù 209.
Diſordinate paffioni • quanto ne ſieno inimiche La virtùſola può farci in
qualche parte felici . Franceſco I. prodigo . Gelone: Sua umanità . 10б.
Gerinani antichi come abuſaſſero delle pene pe cuniarie Giapponeſi: loro
Legislazione Giovenale fulle cene Romane Gioventù deve educarſi ſtudioſamente .
115. Giustizia fondamento d'ogni ſicurezza . 75. Il retto è la ſua legge. 76.
Quanto ſiamaltrat tatadagli uomini Grandis ( P. Abate ): Suo paralogifmo Holſtenio
(Luca ) lodato Hume Ira vizio dei grandi . Iracondi brutalmen te ridicoli . Irafcibile
appetito ben regolato è lodevole domarloMezzi per Irreligiofi fono di danno
allo Stato Puni ti dai Greci, e dai Romani. ivi. e ſegg. L Leggi delle
XII.Tavole commendate Leggi ſulle pene, e ſui delitti . 187. Proporzion
neceſſaria tra lacolpa, e il caſtigo Mi fura per conoſcere la gravità dei
delitti Leggi barbare di nazioni ancor colte ſuque ſto punto ivi. eſegg.
Dipenepecuniarie. Di pena di morte Giuſtamentepuòdarſi queſta pena dal Principe
Liberalità diſtingueſi dallaBeneficenza . . eN. a ivi. come ſi deemiſurare mezzi
per poter eſſere liberali Libertà: Argomento che lapruova . 6. Senti mento del
Maupertuis. 7. Licurgo: Sue leggi contro il vizio turpe . 35. contro del vino
Lode di ſe ſteſſo quanto diſdica . Lucrezio: Suoi verſi ſul cangiamento degli
Spi riti Forti nelle gravi calamità . Lue celtica donde venuta, e quanto
dannoſaal la popolazione Luigi Borbone : Documento a' fuoi figli Luſſo guaſta
la magnificenza. 96. 97. Sue varie definizioni impugnate . 156. e ſegg. Suoi ap
parenti vantaggi 161. e ſegg. Si dimostra dannoſo coi principi della Politica
ſegg. colla Morale Filoſofia Si difciolgono gli argomenti degli Enciclope difti
all' Articolo Luxe colla ragione coll' eſperienza e coll'an tiche iſtorie delle
nazioni Machiavello ed altri confutati Magnificenza virtù ſolamente de'Grandi .
92. e N. a. ivi. In quali azioni particolarmente ſi • moſtri 94. 95. 96.
Sentimento d' Ariftote le. 96. Viene guaſtata dal luffo . 96. e ſegg. Mali di
queſta terra provano una vita avvenire Mandeville impugnato . Maometto vieta il
Suicidio. 183. Matrimonio quale il ſuo fine . Riguar datodalle nazioni
inviolabile e ſacro. ANTONINO (vedasi): Suo utile avvertimento Maupertuis : Suo
parere intorno la libertà dell' uomo. 6. 7. intorno il Suicidio. 185. Meemed
Effendi Filoſofo Turco . 63. 64. Melon confutato Menandro : Sua ſentenza ſui
benefici ſulla virtù Mirabeau Marcheſedi confonde il luſſo coll' abuſo delle
ricchezze Mogli comuni permeſſe da Platone Montagne : fuo fentimento intorno
aivoluttuoſi piaceri Monteſquieu citato . 194. Come parli ful lufſo della China
fulla in continenza delle donne . 67. N. a. Morale de Cineſi . 48. MoraleTurca
62.eſegg. N Negri della Guinea qual vantaggio ritraggano dal luffo Europeo . Nerone:
Sua brutalità condannata Newton lodato , One Oneſtà preſſo le donne pagane Oneſto:
Regola dell'oneſto e del retto nonèar bitraria ne variabile procede dauna leg
geuniverſale immutabile edivina. 26. eſegg. Dio ci ha forniti della ragione
checelainfe gna. 28. Queſta regola è univerſale ſi diſciolgono gli argomenti
tratti dalledi ſpute de' Filoſofi ſul Naturale Diritto , e dai coſtumi
barbarici , e depravati delle nazioni 31. e ſegg. Orazio Flacco : Suoi verſi
ſopra Catone . 52. ſulla tolleranza ſulla felicità Ornamenti
delcorpononaccreſconomerito 120, P Paolo Emilio magnifico Patria : Vedi Amor
della Patria. Paffioni fregolate , grande miniera dellanoſtra **infelicità .
213. Periandro lodato N. a . Pericle riprende Sofocle Perſiani fatti molli dal
luſſo . Piaceri: I ricchi ed iGrandi ſon privi di mol ti piaceri Piſone: Suo
furioſo giudicio. 131. Pitagora: Vedi Verſi d'oro. Platone come nomini le
volutta. vuole pu niti gl' irreligiofi Plinio il giovane: Sua Biblioteca Plutarco
citato • 105. Suo avvertimento full ira. 135. Ci dice qual diritto fu
noiabbiala Patria . 108. N.d. ComePaoloEmilio, eCa tone educaſſero i figli.
Protagora efiliato dagli Atenieſi, e i ſuoi libri ingiurioſi alla Religione
dannati alle fiamme Quaglie: Combattimentodieſſeſuperſtizioſopref ſo i Greci, e
i Romani. Ν.α. R Re di Pruſſia deteſta
il Principe di Machiavel • li 24. N. a. Suoi bei verſi 82. 83. 124. N. a. Come
penſi ſul luſſo . 162. Rettitudine ſi vuol oſſervare negli affari ancora
politici Retto: Sua Regola. Roberti Conte Abate Giambatiſta; fua opinione ſul
luſſo de' ſecoli paſſati Rousseau Giovanni Giacomo : Argomento con cui prova
laſpiritualità dell' anima . 10. N. a. Cidice, di quanti beni vaprivo
chimancadi Religione Che tutte le nazioni hannole medeſime idee del bene,
edelmale Che l'uomoèfattoperla virtù Che la virtù non mai fi abbandona ſenza
contra ſto. Suo ſuggerimento per confervare la Pudicizia Chiama cittadino malva
gio, chi ſparge dottrine dannoſe allo Stato come gravemente ragioni ſul luf fo.
N. a. S Sainthibal celebre tra gli Spiriti Forti : ſua que rela. Seneca: Sua
fentenza intorno la Difende Catone . 58. temperanza Sciaka: Sua legge che
proibiſce ſpiritoſe bevan de, vino, ec. Spiriti Forti mutano ſiſtema
nellegraviffime ca lamità . e vicini a
morte Seſto Papirio pudico Sobrietà è undoveredell'uomo Raccoman data da
Licurgo, da Numa, da Platone, da Siaka, da Maometto. 59. Socrate punto da
Alcibiade . 36. Solone come parli della virtù . 42. Sua mollez za fatto già
vecchio Stanislao Re di Polonia lodato Suicidio quanto ingiuſto. Sentimento di
Platone. 183. di Pitagora. 184. d'Ariſto tele. ivi. Diſciolgonſi alcuni
argomenti Tacito Tavola di Cebete Talete perde tutta la filosofica moderazione
. Temperanza : Quale il ſuo officio Vedi So brietà. Continenza . Teofrasto come
dipinga l'avarizia del ſuo tempo Suo detto Terenzio : Suo verſo applaudito da
tutto il Teatro Tefifonte: Sua brutalità nella collera Thomas (Mr. ): Elogio di
Luigi Delfino Tortura riprovata Trajano : Suoi ſentimentinel governare Vandali:
Loro mollezza e rovina . 176. Verecondia preſſo iGentili Romani Versi d'Oro
attribuiti a Pitagora Vesti possono indicare la virtù , o i vizj dell animo
Virgilio mette il Suicida all' Inferno Virtù naturalmente amabile Senza d'ef ſa
non evvi felicità Vera Vir tù non può averſi ſenza Religione , e ſenza Dio La
virtù s'acquiſta colpra ticarla. 49. Umanità è un dovere dell'uomo. Si fonda
ſulla natural eguaglianza Quanto eſſa ſia ſoave, ed utile. 104. e ſegg.
Voltaire loda a torto Nerone Sua opinione ſul lufſo della Francia Voluttuoſi
piaceri come contrarj alla legge del la natura. Xenocrate: fuo inſegnamento Xenofonte
deteſta gli amori de'Greci Ci dice delle accuſazioni di Socrate ivi. della
continenza di Ciro . . dell'educazione de' giovani Xerſe: Sua rabbioſa, e pazza
vendetta Xu-kim : Libro autentico preſſo i Cinesi Zanotti Zenone in che riponga
la felicità. NOI RIFORMATORI DELLO STUDIO DI PADOVA. Avendo veduto per la Fede
di Reviſione, ed Approvazione del P. F.Gio: TomasoMasche roni Inquifitor
General del Santo Offizio di Venezia, nel Libro intitolato: L'onesto uomo Saggi
di Morale Filosofia, ec. Mf. non vi effer coſa alcuna contro la Santa Fede Cat
tolica, e parimente per Atteſtato del Segre tario Noftro , niente
controPrincipi , e buoni Coſtumi , concediamo Licenza a Gaspare Stor ti
Stampator diVenezia, che poſſieſſere ſtam pato, offervando gli
ordiniinmateriadi Stam pe, epreſentando le ſolite Copie alle Pubbli che
Librerie di Venezia, e di Padova. ALVISE VALLARESSO RIF. (ANDREA TRON CAV.
PROC. RIF. (SEBASTIAN FOSCARINI CAV. RIF. : Regiſtrato in Libro Davidde
Marchesini Seg. 14. Marzo 1780. : Reg. nel Mag.Eccell. della Beſtemmia a C.95.
Andrea Sanfermo Seg. Ads ww.i6. Nome compiuto: Giambattista Toderini. Giovanni
Battista Toderini. Giovan Battista Toderini. Toderini. Keywords: filosofia
coloniale. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Toderini” – The Swimming-Pool
Library.
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