LUIGI SPERANZA, "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" A-Z T TAR

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tarantino: la ragione cnversazionale dell’umanesimo – la scuola di Gravina -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Gravina). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Gravina, Bari, Puglia. Noto per i suoi studi sul padre e per fondare insieme la sezione dell'istituto italiano per gli studi filosofici di cui è stato anche presidente. Ha saggi sulla pedagogia, la psicologia e l'umanesimo. Dopo la laurea, diviene insegnante per i licei italiani; in particolare, insegna al liceo Federico II di Svevia di Altamura dove uno dei suoi studenti è RUBINI. Nominato dirigente scolastico del Liceo di Altamura, porta la scuola al più alto numero di studenti mai raggiunto. In qualità di dirigente scolastico, si reca a Tokyo  per una visita di incontro tra scuole. Durante la sua permanenza si verifica un violento terremoto, che gli causa paura e notevoli disagi con un volo di ritorno pagato 4000 euro e un'assistenza a quanto pare insufficiente da parte delle autorità consolari del posto. Dirigente scolastico del liceo classico Luca de Samuele Cagnazzi, presidente di circoscrizione del Lions club Puglia Consigliere di Club del Lions Club Altamura Host Presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Altri saggi: “Speranze e proposte formative.  La lezione di T. (Bari); Dietro la ruota. Infanzia pregiata, Levante, Lezioni di volo, Bari,  L'inconscio e la coscienza nel pensiero di T., Bari,. L'umanesimo mediterraneo. Orizzonte storico-culturale per la costruzione di una cittadinanza cosmopolita, Storia antica e moderna dell'ordine del tempio, Nisroch, L'umanesimo di T., Aracne. Nome compiuto: Filippo Tarantino. Tarantino. Keywords: umanesimo. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tarantino” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO; ossia, Grice e Tarantino: la ragione conversazionale dell’inconscio e la coscienza – la scuola di Gravina – filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Gravina). Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Gravina, Bari, Puglia. Insegna a Pisa. Studia nel ginnasio e compì gli studi superiori a Pisa, dapprima come studente all'università della stessa città e successivamente come allievo della scuola normale superiore di Pisa. Inizia gli studi sotto la guida di FIORENTINO (si veda). Si laurea e segue a Napoli il maestro FIORENTINO. In sua memoria dedica al suo maestro “I Saggi Filosofici,” ottenne la docenza in filosofia. Inizia ad acquisire notorietà grazie ai saggi critici che pubblica sul Giornale Napoletano. Insegna al liceo Genovesi di Napoli. Compone il Saggio sulla volontà, Gennaro, Napoli.  Insegna al Marciano, e Pisa. Insegna anche alla scuola di pedagogia, dove tra i suoi insegnanti figura GENTILE. La sua notorietà cresce sempre più grazie ad alcuni suoi saggi critici pubblicati sulla Rivista di Filosofia Scientifica di MORSELLI, il più noto dei quali è su Locke. Tra i suoi studenti di Pisa più noti figurano NICOLA ed ACCADIA. Torna nella sua città natale, dove dona alla biblioteca Santomasi una parte cospicua dei suoi libri. A lui è stato intitolato il liceo. Altre saggi: Appunti di Filosofia, Toso, Aversa, Saggi filosofici, Napoli, Morano; Studio storico su Locke, Rivista di Filosofia, Milano-Torino, Dumolard; Saggio sul criticismo e sull'associazionismo, Napoli, Morano; In morte di CALDERONI, Vecchi, Trani; Saggio sulla volontà; Saggio sulle idee morali e politiche di Hobbes, Napoli, Giannini; Il problema della morale di fronte al positivismo e alla metafisica, Pisa, Valenti; Il principio dell'etica e la crisi morale, Napoli, Tessitore; Il concetto dello STATO ed il principio di nazionalità” (Napoli); “Discorso preposto alle traduzioni dal latino, dall’inglese e dal francese di SOTTILE, Napoli; VINCI (si veda) e la scienza della natura, Nel centenario di VINCI, La politica e la morale. Discorso, Pisa, Mariotti, Sulla riforma universitaria, Rivista di filosofia. Cfr. Turi, Gentile: una biografia, Firenze, Giunti,  Parzialmente Google Libri.) tarantino-inconscio,  tarantino-inconscio-, tarantino-inconscio-, Tarantino, Dibattista, Recchia-Luciani, L’inconscio e la coscienza nel pensiero di T.,  F. T., Adda, F., Speranze e proposte formative. La lezione di T., Bari, Levante, Amato, Orazione funebre in onore di T.. Nome compiuto: Giuseppe Tarantino. Tarantino. Keywords: inconscio, Gentile, Vinci, lo stato, la nazione. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tarantino” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Taranto: la ragione conversazionale della colomba d’Archita – la scuola di Taranto – filosofia tarantina -- filosofia pugliese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Taranto). Filosofo tarantino. Filosofo pugliese. Filosofo italiano. Taranto, Puglia. Grice: “I was insulted, if not offended, by The Cambridge Dictionary of Philosophy having ‘Anchita’ as Greek! The man as born in Taranto, Italy, and died in Taranto, Italy! – He was a Tarantoian!” – “My favourite of his philosophical tracts is “Della colomba,” – Strawson pointed out to me that since this is a mechanical (mechanical-mechanical) pigeon, I should have used ‘scare-quote’ gesture!” Filosofo, matematico e politico. Magnum in primis et præclarum virum -- Cicerone, De senectute. Appartenente alla seconda generazione della setta di Crotone, ne incarna i massimi principi secondo l'insegnamento dei suoi maestri FILOLAO ed EURITO. Figlio di Mesarco o di Estieo o di Mnesagora, nasce nella città della quale è stratego massimo, proprio nel periodo in cui Taranto raggiunge l'apice del suo sviluppo economico, politico e culturale. Conduce una vita austera, improntata a uno stretto auto-controllo nel rispetto delle rigide regole della setta di Crotone, ma non priva di umana socievolezza. Rcconta ELIANO che spesso quello s'intrattene a SCHERZARE CON I FIGLI DEI SUOI SCHIAVI e con questi stessi non disdegna di sedere assieme a banchetto. Abile uomo politico, si tramanda che è nominato per VII volte στρατηγός di Taranto, riuscendo ad essere un condottiero sempre vittorioso nelle sue battaglie. Probabilmente è anche stratego αὐτοκράτωρ della lega italiota, ricostituitasi dopo la morte di Dionisio I di Siracusa, e che ha come sede Eraclea. Non si sa se, nonostante il divieto della costituzione cittadina, è stato nominato consecutivamente. I suoi mandati vengono datati tra il II e il III viaggio di Platone, quindi potrebbero essere stati ricoperti anche uno di seguito all'altro. Attua una politica di sviluppo che porta Taranto a diventare la metropoli più ricca e importante della Magna Grecia. Con l'edificazione di monumenti, templi e edifici da nuovo lustro alla città. Potenzia il commercio stringendo relazioni con altri centri, come l'Istria, la Grecia, e l'Africa. Durante il suo governo, si dedica allo sviluppo dell'economia, favorendo l'agricoltura e insegnando egli stesso ai contadini i precetti per migliorare i raccolti. Spesso ricordava loro che Apollo non concesse altro a Falanto che fertili campi e ama ripetere. Se vi si domanda come Taranto è diventata grande, come si conservi tale, come si aumenti la sua ricchezza, voi potete con serena fronte e con gioia nel cuore rispondere: con la BUONA agricoltura, con la MIGLIORE agricoltura, con l'OTTIMA agricoltura. Nel campo legislativo promulga una legge per favorire l’equa distribuzione delle ricchezze, basandola sul principio dell'armonia matematica. Uomo di multiforme ingegno, s’interessa di scienza, musica ed astronomia e studia matematica con EUDOSSO di Cnido. La vastità di queste competenze si spiega con il fatto che la scuola di Crotone conceve la matematica, o meglio l'aritmo-geometria, fondamento della realtà naturale e l'universo come un cosmo, ordinato cioè secondo principi mistico-matematici dai quali si genera un'armonia musicale poiché la musica stessa si basa su precisi rapporti matematici. Crede che i principi delle matematiche sono i principi di tutti gl’esseri. Ora, il principi della matematiche e il numero. Pensa quindi che gl’elementi del numeoi sono elementi di tutte le cose, e che tutto quanto il cielo è armonia e numero -- Aristotele, Metafisica. Non a caso è stato il primo a proporre il raggruppamento delle discipline canoniche -- aritmetica, geometria, astronomia e musica -- nel quadrivium, l'ordinamento che riprende BOEZIO (si veda). Infine, la partecipazione alla scuola di Crotone, configurata come una setta mistica, è riservata a spiriti eletti e implica che gl’iniziati che la frequentano hanno disponibilità di tempo e denaro per trascurare ogni attività remunerativa e che puossono dedicarsi interamente alla filosofia -- da qui il carattere aristocratico del potere politico che Crotone e suoi filiali esercitano nella Magna Grecia ed Etruria fino a quando furono sostituiti dai regimi democratici. Conosce Platone quando questo soggiorna a Taranto nel suo primo viaggio verso Siracusa, dove ha un confronto piuttosto acceso con il tiranno Dionigi I sulla realizzazione di una possibile RIFORMA FILOSOFICA del suo governo. Questa'amicizia è preziosa per Platone quando compiendo questi il suo III e ultimo viaggio in Sicilia nel tentativo di realizzare la sua riforma, il tiranno Dionigi il giovane lo caccia dall'acropoli facendolo vivere nella casa di Archedemo, vicino ai mercenari che mal lo sopportano. È grazie ad Archita, il quale invia il tarantino pitagorico LAMISCO a Siracusa per convincere l'amico Dionigi a liberare Platone, che questo puo lasciare la Sicilia – “maledetta isola,” in parole di Platone.  Lo stesso Platone racconta così quegli avvenimenti in una lettera. Sembra che Archita si sia recato presso Dionisio. Perché io, prima di ripartire avevo unito Archita e i tarantini in rapporti di ospitalità e di amicizia con Dionisio. E così con un terzo invito Dionisio mi manda una trireme per agevolarmi il viaggio, e insieme manda un amico di Archita, Archedemo, che egli ritene fosse il più apprezzato da me tra quei di Sicilia, e altri siciliani a me noti. Altre lettere poi mi giungeno da parte di Archita e dei tarantini, che fanno grandi elogi dello zelo filosofico di Dionisio, e anche avverteno che, se non ando subito, avrei causato la completa rottura di quell'amicizia che io avevo creato tra loro e Dionisio, e che è di grande importanza politica. Vennero in molti da me, fra cui alcuni servi, e quindi miei concittadini. Essi mi riferivano che calunnie circolano su di me fra i peltasti, e che alcuni minacciano, se riusciano a cogliermi, di sopprimermi. Escogito allora qualche mezzo di salvezza: mando ad avvertire Archita e gl’altri amici di Taranto in che condizione mi trovo. E quelli, colto un pretesto per un'ambasceria, mandano uno dei loro, LAMISCO, con una nave e trenta rematori. Costui, appena giunto, intercede per me presso Dionisio, dicendogli che io voglio lasciar e nient'altro che lasciar Sicilia. Dionisio accondisce e mi lascia andare, dandomi i mezzi per il viaggio. Archita muore a seguito di un naufragio probabilmente nel corso d’operazioni di guerra nelle acque di fronte a Mattinata sul Gargano e lì e sepolto, come riferisce ORAZIO. TE MARIS ET TERRÆ NVMEROQVE CARENTIS HARENÆ MENSOREM COHIBENT ARCHYTA PVLVERIS EXIGVI PROPE LITVS PARVA MATINVM MVNERA. Nonostante e visto dopo Socrate, è considerato un continuatore dei filosofi piu antichi, perché appartenne alla scuola di Crotone e si mantenne aderente al pensiero di questa setta, tant'è che basa le proprie idee filosofiche, politiche e morali sulla matematica. Al riguardo, infatti, così recitano due suoi frammenti. Quando un ragionamento matematico è stato trovato, controlla le fazioni politiche e aumenta concordia quando c'è manca l'ingiustizia, e regna l'uguaglianza. Con ragionamento matematico noi lasciamo da parte le differenze l'un con l'altro nei nostri comportamenti. Attraverso essa i poveri prendono dai potenti, ed i ricchi danno ai bisognosi, entrambi hanno fiducia nella matematica per ottenere un'azione uguale -- Giamblico, de comm. Math. Per essere bene informato sulle cose che non si conoscono, o si devono imparare d’altri o bisogna scoprirle da sé. Ora imparando si deduce da qualcun altro e ciò è straniero, mentre scoprendo da sé è PROPRIO. Scoprire senza cercare è difficile e raro, ma con la ricerca è maneggevole e facile, sebbene CHI NON SA CERCARE NON PUO TROVARE. Dollo, Istituto e museo di storia della scienza Archimede, Olschki. A lui sono tradizionalmente attribuiti molti testi. Sono sopravvissuti alcuni frammenti conservati nei saggi d’Ateneo e CICERONE e provenienti dai suoi discorsi morali, che delineano un filosofo più originale nel suo pensiero etico rispetto alla dottrina di Crotone e piuttosto influenzato dall’Accademia Viene considerato l'inventore della meccanica razionale e il fondatore della meccanica. Si dice che inventa due straordinarie apparecchiature meccaniche.  Un'apparecchiatura è un uccello meccanico, la famosa colomba, l'altra sua invenzione era un sonaglio per bambini. Il primo è descritto d’Aulo GELLIO (si veda), e ne tenta la ricostruzione Schmidt. Si tratta d'una colomba di legno, vuota all'interno, riempita d'aria compressa e fornita d'una valvola che permette apertura e chiusura, regolabile per mezzo di contrappesi. Messa su un albero, la colomba vola di ramo in ramo perché, apertasi la valvola, la fuoruscita dell'aria ne provoca l'ascensione. Ma giunta ad un altro ramo, la valvola o si chiudeva da sé, o veniva chiusa da chi faceva agire i contrappesi. E così di seguito, sino alla fuoruscita totale dell'aria compressa. Il secondo giocattolo, la raganella, ha fortuna. È ancora in uso e spesso si vede nelle fiere popolari di giocattoli. Nella forma originaria è costituita da una piccola ruota dentata fissata ad un bastoncino. Sulla ruota, da dente a dente, salta una molla cui è congiunto un pezzo di legno. Aristotele consiglia questo giocattolo ai genitori perché, divertendo e captando l'attenzione dei bambini, li distoglie dal prendere e rompere oggetti domestici. Si dice anche che inventa la carrucola e la vite, anticipando Archimede. Il più importante risultato ottenuto da lui è una soluzione tri-dimensionale del problema della duplicazione del cubo. Precedentemente, Ippocrate ri-conduce questo problema ad un problema di proporzionalità. Se a è il lato del cubo che si vuole duplicare, il problema consiste nel trovare due valori x e y medi proporzionali tra a e 2a, ovvero tali che  a:x=x:y=y:2. Trovati questi due valori, x rappresenta il lato del cubo con volume doppio. La costruzione geometrica utilizzata d’Archita per risolvere questo problema è uno dei primi esempi dell'introduzione del movimento in geometria. In esso si considera una curva, conosciuta come curva d’Archita, generata dall'intersezione della superficie di un cilindro e di un semi-cerchio in rotazione rispetto a uno dei suoi estremi. Si dedica anche alla teoria delle medie, e da il nome alla media armonica o media sub-contrari). Inoltre, dimostra che tra due numeri interi che sono nel rapporto {\{\frac {n}{n+1}}} non è possibile trovare nessun altro intero che e una media geometrica. Il risultato ha applicazione alla teoria delle scale musicali. Apuleio riporta un argomento di fisica trattato d’Archita: la natura della riflessione della luce sopra uno specchio. Platone pensa che dai nostri occhi partano dei raggi luminosi che vanno a mescolarsi con quelli che colpiscono lo specchio. Archita concorda col fatto che i raggi partano dai nostri occhi, ma senza combinarsi con alcuna cosa. Più felici furono le sue deduzioni sul rumore. Egli capì che provenivano dalle vibrazioni prodotte dall'urto dei corpi nell'aria. Da tale scoperta, formula l'ipotesi che anche i corpi celesti, dotati di continuo movimento, produceno rumore. Questo rumore però, non sarebbe udibile dai sensi umani, essendo non intervallato, ovvero continuo nel tempo. Molto interessanti sono gli studi di carattere sperimentale che conduceno a conoscere le cause che diversificano i suoni acuti dai gravi, diversità che sono in funzione della rapidità della vibrazione. Tanto più rapida è la vibrazione, tanto più acuto è il suono che ne proviene, e viceversa. Esperimenti sono eseguiti con flauti, zufoli, tamburelli, e si constata come anche LA VOCE UMANA segue questo principio. Nell'ambito della teoria musicale sviluppata dalla scuola di Crotone, ed esposta per la prima volta da Filolao, III contributi sono sicuramente dovuti ad Archita.  I è la teoria secondo cui l'altezza dei suoni è determinata dalla loro velocità di propagazione. Secondo Archita, una bacchetta che oscilla più velocemente -- con frequenza più alta -- produce un suono che si propaga con maggiore velocità nell'aria, e che di conseguenza è percepito come più alto, rispetto a una bacchetta che oscilla più lentamente. Questa teoria, per quanto non corretta dal punto di vista fisico e percettivo, rappresenta il primo tentativo di attribuire parametri quantitativi alla propagazione del suono, ed è ripresa da molti autori successivi -- inclusi Platone e Aristotele. Il secondo contributo è di natura specificamente matematica. Archita conosce la relazione fra intervalli musicali e frazioni che conduce alla costruzione della scala pitagorica. Uno dei problemi teorici connessi a quella costruzione è il perché gl’intervalli sono progressivamente suddivisi secondo quelle particolari proporzioni, anziché suddividere semplicemente ogn’intervallo in due sotto-intervalli uguali. Per comprendere la natura del problema si deve ricordare che per definizione gl’intervalli musicali si compongono moltiplicando fra loro i rapporti corrispondenti – v. g., la XVIII 2:1 si può ottenere componendo una V 3:2 con una IV 4:3, infatti 3:2 x 4:3 = 2:1). Quindi per suddividere un intervallo a:b in II parti uguali si deve trovare il medio proporzionale fra a e b, ossia il numero x tale che a:x = x:b -- ciò equivale a cercare la radice quadrata del rapporto a:b. Archità osserva che l'intervallo di doppia IV (4:1) si può suddividere in due sottointervalli uguali (rappresentati dal rapporto 2:1), ma dimostra matematicamente che nessun rapporto del tipo super-particulare {\ {\frac {n+1}{n}}} - genere a cui appartengono tutti gl’intervalli fondamentali della scala pitagorica (2:1, 3:2, 4:3, 9:8) - ammette un medio proporzionale fra i numeri interi. Quindi nessuno di quegli intervalli può essere suddiviso in due parti uguali -- se si mantiene l'ipotesi che ogni intervallo musicale corrisponda a un rapporto fra numeri interi. Infine, Archita descrive la costruzione delle scale musicali nei III generi: dia-tonico, cromatico ed en-armonico. Diversamente dalla scala pitagorica, il tetra-cordo dia-tonico proposto da Archita è formato dai rapporti 9:8, 8:7 e 28:27. Quello pitagorico contiene invece due intervalli di tono uguali, 9:8, e un semitono di 256:243. Nel tetra-cordo cromatico di Archita figurano gli intervalli 5:4, 36:35 e 28:27, e in quello enarmonico gli intervalli 32:27, 243:224 e 28:27. Questi valori sono riportati da Tolomeo, che afferma che si basa sulla necessità teorica di descrivere tutti gl’intervalli consonanti con rapporti superparticulari -- e tuttavia nel tetracordo enarmonico figurano rapporti che non appartengono a quel genere. I filosofi hanno invece ipotizzato che Archita vuole descrivere matematicamente le scale musicali effettivamente in uso nella pratica a lui contemporanea, sulla base dell'osservazione diretta delle tecniche di accordatura usate dai musicisti. Archita si propone di superare il problema dei commi musicali. Afferma che l'VIII puo essere divisa in 12 semitoni uguali ed indica un divisore che ne consentisse la partizione, cioè un numero prossimo ad un terzo di л. In effetti il divisore dell'VIII della scala temperata, la radice XII di 2 =1,0594630943592…. è prossima a л/3=1,0471975 postulato sia da lui che d’Aristosseno. La divisione dell'VIII a cui Archita pervenne è la seguente: л/3, Л 4/11, Л 3/8, Л 2/5, Л 3/7, Л 5/11, Л 9/19, л/2, Л 7/13, Л 4/7,Л 3/5 Л 7/11, nell'ordine: II min., II maggiore, III minore, III maggiore, IV giusta, IV eccedente, V giusta, VI minore, VI maggiore, VII minore, VII maggiore, VIII. Il divisore proposto d’Archita porta a differenze con la scala temperata dell'ordine delle decine di centesimi di semitono. È trattata da Archita in un passo di Eudemo da Rodinel suo commento alla “Fisica” di Aristotele, nel quale si discute il problema della dimensione dell'universo. Per Archita l'universo è infinito. Se mi trovassi all'ultimo cielo, cioè a quello delle stelle fisse, potrei stendere la mano o la bacchetta al di là di quello, o no? Ch'io non possa, è assurdo. Ma se la stendo, allora esiste un di fuori, sia corpo sia spazio -- non fa differenza. Sempre dunque si procede allo stesso modo verso il termine di volta in volta raggiunto, ripetendo la stessa domanda; e se sempre vi è altro a cui possa tendersi la bacchetta, è chiaro che anche è interminato. In Enciclopedia Garzanti di Filosofia Archita. Museo Nazionale e archeologico di Taranto. Riedweg, Pitagora: vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero, Ceglia, Bari. Seminario di storia della scienza, Scienziati di Puglia: Adda, CICERONE, De senectute, ELIANO, Varia istoria; Ateneo; Dizionario di filosofia, Treccani alla voce corrispondente. Pareti, Storia della regione Lucano-Bruzzia nell'Antichità, Storia e Letteratura, Juliis, Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla CONQUISTA ROMANA, Edipuglia. Juliis, Magna Grecia: l'Italia meridionale dalle origini leggendarie alla conquista romana, Edipuglia srl,  Ai tarantini, citato in La Voce del Popolo, Dizionario della civiltà, Gremese Editore, Nicola, Atlante illustrato di Filosofia, Giunti. “κόσμος” nasce in ambito militare per designare l'esercito schierato ordinatamente per la battaglia (in Sesto Empirico, Adv. Math.); Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, Edizioni Arkeios, Pichot, La nascita della scienza: Mesopotamia, Egitto, Grecia antica, Edizioni Dedalo,Cfr. anche Bonghi, Delle relazioni della filosofia colla società: prolusione, Vallardi. Secondo una tradizione apocrifa Archita trae dalla filosofia dell’accademia la convinzione della immortalità dell'anima. Al contrario CICERONE ritiene che Platone si reca in Sicilia per conoscere le dottrine pitagoriche che apprende da Archita e che condivide divenendo lui stesso pitagorico. Cfr. CICERONE, De Repubblica, De finibus bonorum et malorum, Tuscolanae disputationes, D. Laerzio, Platone, Lettera, Vita di Platone.  Urso, La morte d’Archita e l'alleanza fra Taranto e Archidamo di Sparta, Aevum, Taddei, I robot di Vinci: la meccanica e i nuovi automi nei codici svelati, ed. VINCI, GELLIO, Notti Attiche, Aristotele, Pol., Pitoni, Storia della fisica, Società tipografico-editrice, Boyer, Carl B., Storia della matematica, Apuleio, Apologia; Platone, Timeo, A  Giambico, in Nicom.; Ceglia, Università di Bari. Seminario di storia della scienza, Scienziati di Puglia: dda, p.1ific. Huffman, Archytas of Tarentum. Pythagorean, Philosopher and Mathematician King, Cambridge -- l'edizione più completa dei frammenti --; Cardini, I pitagorici, testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, Firenze Platone, Lettere, Mondadori; Grande, Archita e i suoi tempi, Taranto, Cressati  Paris; Olivieri, Su Archita tarantino, memoria letta all'Accademia Pontaniana; Frajese, Attraverso la storia della Matematica, Veschi, Roma Stante, I problemi di terzo grado e Archita da Taranto,  Lecce; Tagliente, “La colomba d’Archita”, Scorpione, Taranto; Tagliente, Il mistero del trattato perduto, Scorpione, Taranto A. D. Abbaiatore, Scritture Musicali greche, Teoria armonica ed Acustica, Taranto nella civiltà, Napoli Taranto e il Mediterraneo, ISAMG Taranto, Filosofia e scienze, Napoli Eredità, Taranto, Alessandro il Molosso e i condottieri, Taranto, Teofilato, "Interpretazione di Archita" dalla rassegna Vecchio e Nuovo di Lecce; Mele, Archita, i suoi tempi e il suo pensiero, in Taranto tra Classicità e Umanesimo, Scorpione Editrice Taranto; Personalità legate a Taranto Raganella (strumento musicale) Eudosso di Cnido. Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana. A buon diritto chiamare l'inventore de'moderni palloni arrostatici. Però un secolo prima a LANA, SCALIGERO, a proposito della colomba volante d'Archita, della quale parla ORAZIO nell e sue odi, indica il modo di costruirla. Nulla di più facile, dice. Basta comporre la sostanza con midolla di giunco, e diligentemente coprirla colla pelle adoperata dai battiloro. Mediante un facile meccanismo sipuò dar movimento alle ali. Scaligero scorda di avvertire che bisogna riscaldare l'aria interna con un lumicino quando rolevasi farla volare. Cosi trova il modo di far salire nell'aria un pallone in forma di colomba, dacchè tutto fa credere che i mezzi impiegati da questo filosofo sono gl'identici che quelli impiegati oggigiorno per levare i palloni. Quanto al ritorno della colomba, obbediente alla voce d'Archita, questa evidentemente è una favola. Sempre, a un fatto sorprendente, l'immaginazione aggiunge circostanze impossibili. Ma ciò che io credo innegabile è che l'areostato èconosciuto a tempi detti favolosi, e che, amio parere, sono reminiscenze di una civiltà perduta, che Vico chiama il regno degli dei. Quegli ignivomi draghi. SULLA COLOMBA Entre a pišivago, e più superbo volo pel regno aereo l'ali fu e spandea, e di spirto novello acquisto fea La Colomba d'Archita inverso il Polo, volgendo a caso i suoi begl’occhi al suolo del terzo ciel la vezzofetta dea, la vide, e per rapirla già scendea da quel de' dei seggio beato, e solo. Allor grido, e quafi fu per dire: Oh così fosse pur la mia. Colomba, Fattasi Citerea con gran desire, di legno fols'avvide: esserl'augello. ARCHITA. Juan. Juven. Ital. Sacr. in Tarentin. Mitrop.  Lamb. in Schol. Horat. Od.) regnasse più di un’anno. I nuove grazie adorna il suo bel volto D LLi:etasengiva in maestà reale astrea, mirando venerato, e colto fa più volte prefetto della sua patria, ancorchè le leggi comandassero, che nessuno in tempo di sua vita quel delle leggi fu e pregio immortale. Quando Prudenza, il dolce fuon disciolto, figlia d' eccelsa mente, e trionfale, non titurbar, le diffese sia tolto il primier di regnare ordine uguale. Tempo verrà che in arme, e in toga imperi più d'un'anno al suo ftuoi, mai sempre intento Archita a nuove glorie, e a bei pensieri. E a Leila Diva, in cento modi, e certo muta pur leggi, e Fafti miei primieri, Purchè Archita mio regni, io mi contento. Diogen. Laert. in Vit. Archyt. In Joan. Buno. not. ad Philip. Cluver. ARCHITA FILOSOFO PITTAGORICO, E MATEMATICO E PERITISSIMO. Odar chi mai tanto ti può, che basti, alma immortal degnissima d'impero? Chi dir di tue virtudi il volo altero, per cui fovra ogni saggio alto poggiasti? Del ciel le stelle, e i moti lor sì vasti, tu delle cose le cagioni, e'l vero, e quanto il mare, e l'universo intero circonda, e abbraccia, chiaro a noi mostrasti, tu, ch'eccedi de’ savii i bei consigli già di ogni uman pensier reso maggiore, quanto il sol delle stelle avanza irai, tu, che te stesso, e null? altro somigli, coll'auree del tuo suon note canore tu sol di tue virtù cantar potrai. Diogen. Laert. in vit. Archyt. For eft. Joan. Juven. Tarentin. Lambin in Scbol. Horat. Od. Nicol. Parth. Giannet. in Geograph. SEN. TARENTINO, Scrivendo contro il Piacere. O So, chemente all'Von dona, e Tume aquella; SENTIMENTI D'ARCHITA chi dietro alsuo piacer brutale corre, e del sensorio fà l’alma ancella, bruto diventa agli altri bruti eguale, tutto perdendo il bel, che aveva in ella. Senza lume si vago, e rilucente Joan. Juven. Tarentin.  Mente, ch'èper fuo pregio trionfale della divinità parte più bella che quando avvien, che sopra l'alma impero abbia il piacere, allor cieca è lamente è cieca la ragion, cieco è 'l pensiero. Oprano i bruti, e senza il suo primiero lume fia, chel'uom bruto anchedivente. E pur ESER,   Diogen. Lacrt. in vit. Archyt. Foreft. Joan. Juven. Tarentin. Mille a mille empj nemici, incampo scendete pure, e con terribil grido, no uche con quel dell'armi orrido lampo Fate tremar dell'onde Jonie illido. ESERCITO TARENTINO NON MAI VINTO, ESSENDO CAPITANO. Là nel Galelo col suo nobil campo Itene or lieti delle forze usate, faran del vostro suol le schiere armate, finchè Archita sia duce, alta vendetta. ARCHITA v'aspetta il bravo duce. E già lo strido de' corni i' fento, en el cercarlo scampo già cader vi vegg'io pel colpo infido, ed alla patria, che il trionfo aspetta, le tolte spoglie in vostro onormostrate. Se per ostil cadeste atra disdetta, LA, ARCHITA D'ESSER CAPITANO, PER SOTTRARSI ALL'INVIDIA, L'ESERCITO DE TARENTINI E' FATTO PRIGIONE DA NEMICI. Arme il fulgore insiem spaventa, e sfida co’luoi deftrieri i cavalier, già scende sangue da larga vena in terra infida, mira Tarento mio, quei, che fen muore, hàgli spinti l'invidia a tante pene. LASCIANDO DO di guerra sonar le trombe orrende? di come il rio Marte all'alte strida di quel drappello, e questo i cuori accende, perchè col ferro suo l'un l' altro ancidas arme, arme fre me ognun: già di tremende e quei, che'l braccio stende alle catene son dolci figli,  oimè, del tuo dolore, freme contro d'Archita il rio livore, E lull'alme innocenti il mal senviene. Diogen: Laert, in vit. Archyt. Joon. Juven. Tarentin. AR.: ad altri venduto, ed alla fine è riscattato offri; buon savio, soffri. Ecco fortuna S di mortal sfavillando atro disdegno sue forze impiega, e l'arme sue raduna, per far del tuo valor sterminio indegno, già l'empia, oime! con faccia torva, e bruna scocca saette últrici, e ben al sogno colpito hà omai; ve come in preda d'una ti dà vile ciurmaglia in fragil legno. TARENTINO ARCHIT. A peregrinando per imparare, è preso dà’ corsari, serve ma che sie; se delcuorle forti tempre Alexand. ab Alexand, Joan. Juven. Tarentin. Di. Pur non è fazia no, schiavo al servaggio Ti mena ancor, perchè nel duol di stempre il magnanimo tuo nobil coraggio rassoda più ne'colpi suoil'Vom saggio, E di sua libertà gode mai sempre, PLATONE DOPO AVER CAMMINATO L'EGITIO, VIENE IN ITALIA PER IMPARAR SOTTO LA DISCIPLINA, edesti pur, come il gran Nilo altero, da perenne sboccando occulta fonte ogni argine disprezzi, ed ogniponte, e i campi ad ipopdar si apra il sentiero e di vi asperto di sudor la fronte delle scienze falisti all' arduo monte, e ti fur quelle il solo premio intero, ed or, per sulle scienze alzare un volo sotto l’aurea d'Archita arte gentile, cerchi il Galeso, e l Tarentino luolo? Dunque in Egitto Eroenonv hà simile, CICERONE de finib. bonor. molor. Foreft: Joan. Juven. Tarentin. DOPS V D'ARCHITA TARENTINO si, vedesti l’egizio, e 'l greco impero, ARCHI. Nè ingegno in Grecia, al solo Archita, al solo suo noro ingegno, anche oltre Battro, e Tile.    A ARCHI. Pri, Fortuna, per un solmomento gl’occhi, cui buja notte orrida cuopre, e mira, le il tuo solle afproardimento contro savio maggior sua forza adopre. Questi è il gran Platone, e quegli son que cento Folle, Re Plato al tuo servil flagello ARCHITA TARENTINO RISCATTA PLATONE PRESO DA CORSARI. Empj ladron, per le cui mani, ed opre schiavo il facefti; or com 'ei sparge al vento gl’infranti lacci, e in libertà li scuopre? Com e il trionfo, che del suo servaggio ornar credesti e de' suoi guai far bello, qual peve dilegudfli al caldo raggio? Menalti, a un cenno sol d'Archita il saggio cara torna la libertà di quello. Joan. Juven.T'arentin. e  Se avvien, che della gloria i m i diftempre La bella gloria è tua, fe Plato apprese che del tuo figlio al nome accrebbe il vanto, CICERONE, de finib.bon.domal. Fiscula Joan.Juven. Tarcntin. ARCHI. ARCHITA MAESTRO DI PLATONE. C Figlio di puro core, e viva immago, che vero io canto, efoldiluimi appago, dice un giorno Atene in dolci tempre, dal tuo gran figlio Archita il pregio santo, E B alme di virtude auree contefe. ella è mia pure, e téco i fafti io canto: Poich? Ei tal lume in tutto il mondo accese, nel gaudio, el corc in fuperbito, e pago pel mio Plato or fen vada, un don si vago A te, Tarento mio, debbo mai sempre. ARCHITA CAMPA PLATONE DALLA MORTE INTENTATAGLI DA DIONISIO TIRANNO. AR,  Due Polato il scan Plato, ahimè, quel saggio, t Veloce sahi laffo a tramontar quel raggio Det rio fallir le pene: omai trionfi si bella dote, e vinca ancor sapienza. Si disse Archita; e i fieri petti, e tronfi. Placando al gran poter d'aurea eloquenza, morrà, perchè un tiranno indegno d'ostro sogna sospetti, e teme indarno oltraggio? Correrà, che dà lume al secol nostro? Ed io, perchè più viva, ancor non mostro, Non mostro, ancor dell'anima il coraggio? No, che non porterà l'alma innocenza Plato all'ombra viveade'suoi trionfi. CICERONE Tuscul. Diogen. Laert. Vit. Archyt., o Platon. Juan. Juven. Tarentin. Ital. Sacr. in Torentin. Metrop. Plutar. in Platon. Sabell. Ennead. ARCHITA TARENTINO A PLATONE. Se amica pioggia a temprar mai l'ardore scende dal ciel, non giace no più china La fronte lor, ma col nacio colore s'innalza si, che al ciel più si avvicina; lasso ! calo io restai, allor che infermo Starte neudj fra pene, o mio buon Plato senza ajuto languendo, e senza schermo. Ma or che di sua vita al primo stato fatto hai ritorno, io mi rinfranco, e fermo pertemi rendo, cfon, qual pria, beato. Q Diogen. Laert. in vit. Archyt. Joan.Juven. Tarentin. Val Yenza umor giglio languisce, o fiore, E scolorito à terra il capo inchina, questo il vermiglio onor, quello il candore Perdendo a poco a poco in sua ruina: PLA. Q A te del loro autor duce sì pio in mezzo del cammino elle si stanno, pss.) Ma giugnere alla meta orgoglio sette Ben le vedrai, fe nuovo spirto avranno, PLATONE MANDA ISUOI COMMENTARIJ AD ARCHITA TARENT INV. Veste assai più, che dell'ingegno mio, opre de'tuoi fudori, onde a be'studii delle più gloriofe alte virtudi La mia mente infiammaiti, el buon deslo, Opre dunque son elle ora imperfette. Raro è però l'onor, se a te verranno; Più raro, le giammai fien da te lette. Diogen Lacrt. in vit. Archyt. Platon.in Epist. Vengono, Archita. O: tu le leggi, e i nudi sensi del tuo saver poi mi dischiudi con quella libertà, con cui le invio, PLA, Gloria dai tuoi si provvi di sudori, soffri in regnar, grida la Patria, e uffici Mostra di quel, che sei, Signor de cuori, E tu mal grado imperi? et ila mente Non fei; la Patria hà in te parte del tutto. Non oscuro è il linguaggio; od i mia mente: O rendi alla tua Patria il ben, ch'èsuo, O del suo ben fà, ch'ella n'abbia il frutto. CICERONE de finib. bonor. comalor. la de Offic. Joan. Juven. Tarentin. in Prefate do Lib.z. Cap.2. Platon. in Epif. gi  PLATONE TÀRENTINO VN malele solo (AD ARCHITA On, a se folo no, nasce agli Amici, nasce alla patria l'uom, nasce a Maggiori, E dal bel nascer suo giorni felici speran questi, e sperar voglion tesori. Or soffri, o Figlio, o tu, che tanta elici De' gran pubblici affari? ah che sol tua SULLA AD ARCHITA TARENTINO, Del buon governo, e loro fren spogliace. O naufragar, dall'empie arti indiscrete di piggior duce a morte ria guidate: El soffriran del cuor le tempre? Ah fiamma D'amor mostrate, evoi la Patria bella Reggete: omai con quell'ardor, che infiammar così lungi da lei strage rubella Sen fuggirà, qual Cervio a i colpi, o Damma, O, che viver a voi non mai potrete; Se non vivrete ad altri se se pensate Goder mai signoria, nè servirete Alle pubbliche cose, alle private, O vacillar ben presto le vedrete E poi fia vostra gloria il ben di quella. In argument. 9. ad Epist. 9. Platon, D'ARCHITA Ad de Archita, e vidjo senza conforto E scorse fino all' ultimo confine La Terra, e il Ciel coll'arti fue divine, Archita il grande, il nostro padre è morto! Del mar le Dive usciro al pio lamento. SULLA MORTE. Pianger lo stuol da rio dolore assorto. Oimè, dicean, chi dall'Occafo all'Orto, CAdele Dell'alte sue virtudi, e pellegrine, Pallido il viso, e lacerato il crine, E in lor leggendo i gran pubblici danni Pianfero', e poi partiro, e di Tarento Giunte alla Reggia: or vesti i negri panni Da e r, bella Città: per tuo tormento Archita è morto ahi sul bel fior degli anni ! Horat. ORAZIO od. E Diede il Popot Matin l'ultime prove se'l crudo suo destino unqua vi spiacque Le bell*ossadi Lui, che tanto piacque Abbian lieve la terra; e poi partite. Horat. od. Joan.Juven. Tarentin. za SULL’INVITO A RIMIRARE IL TUMULO D'ARCHITA PRESSO AL LIDO MATINO, Ccop Urna funefta. Alme ben nate, Cui di pietà l'amabil forza muove, Deh fermatevi alquanto, e rimirate, Pria di ftendere il passo agile altrove. Qui le fante d Archita ossa onorate Giaccio n sepolte, e qui spargendo nuove: Piogge d'amaro pianto, di pietate del passato dolore in segno ah dite:. th Allor, che in mar precipitò, smarrite Sue forze, e in franto illeguo in mezzo all'acques   Di Natura le fonti più segrete; Chi dall'onda fatal raplo diLete L e naufraghe virtudi, e l ebbe accanto; Chi le vie seppe drittamonte torte, i Percui la Luna appar', el Sols’asconde,  Aili ah yoi le face offa, e'l cener fanto Di quell Almagentilahicitogliete, Che fù si chiara al Mondo, e vi godete Della vera fapienza il facro immanto. Chi a noi mostrò con tanto studio, e tanto Horat. od. Joan. Juven.Tarentin. SUL SEPOLCRO EUDOS D.ARCHITA TARENTINO. Chi 'n Terra,e 'n Ciel la ferma, e mobil sorte; chi come il foco, el Aere, el suolo, e l'onde s'abbraccin, seppe, orquìsengiace. Oń Morte, Oh duri fastí, ohcieche ombre profonde? S quanto mai di bello in Ciel fi additag; Ne panni no, ma nella mente fiede. Diogen. Laert. in vit.Eudox. Foreft. Tom.1. Lib. 8.Cap. 4  Joan. Juven, Tarentin. Q. EUDOSSO DA GNIDO FAMOSISSIMO MATEMATICO DISCEPOLO ARCHITA NON FU'RICEVUTO DA PLATONE ALLA D Mira come in udir fuo ftile adorno La tua fuperbia, e'lfollear direon danni. No, non dovevi il gran Figliuol d'Archita SUA SCUOLA,PER ESSER POVERO, Vesti, o Platon, che tu schernisti un giorno Perchè di povertà fentia gli affanni Questi è colui fe pur nol fai che intorno Del fuo grave faver difpiega i vanni, Gnido vi spenda il più bel fior degli anni; E come giusta ad immortal tuo scorno Si vilmente scacciar dalla tua fede Qualor baffamenava umile vita. Poichè virtude, onde 1 U o m farli erede. ARCHYTAS OF TARENTUM (fifth/fourth century BC) Archytas was a Pythagorean and a friend of Plato. When Plato got into trouble in Syracuse, Archytas sent Lamiscus of Tarentum to go and rescue him. His interests were wide-ranging, but lay primarily in pure and applied mathematics. It is thought that Plato acquired a great deal of what he knew about mathematics from Archytas. He made advances in geometry and contributed to musical theory. According to lamblichus of Chalcis, he took the view that parts could only be understood properly in the context of the wholes to which they belonged. However, it is not clear whether this view should properly be attributed to him as his name became attached to a number of later Pythagorean writings long after his death. Huffman, Archytas of Tarentum: Pythagorean, Philosopher and Mathematician King, Cambridge, Cambridge University Press, Huffman, 'Archytas', The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Zalta, plato.stanford. Nomecompiuto: Archita. Archita da Taranto. Taranto. Keywords: Cicerone, scuola di Crotona, scuola di Taranto, scuola di Ponto Magno, la colomba d’Archita, Platone, magna Grecia, piccione viaggiatore, il vuolo della colomba, Gellio, Notte romane. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Taranto” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tari: pooh-pooh e la ragione conversazionale e l’origine del linguaggio, o la questione spuria favorita da Grice  – la scuola di Villa Santa Maria Capua Vetere – filosofia campanese -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Villa Santa Maria Capua Vetere). Filosofo campanese. Filosofo italiano. Capua Vetere, Caserta, Campania. Nacque a Santa Maria Maggiore in provincia di Caserta -- Santa Maria Capua Vetere --, da Giuseppe, conservatore delle ipoteche per la provincia di Terra di Lavoro, e da Anna Cossa. La data di nascita, in precedenza indicata come 1° luglio, è stata corretta di recente insieme al nome di battesimo, Marcantonio, registrato negli atti anagrafici -- L’estetica reale di T.: nei carteggi e nelle testimonianze di amici e contemporanei il nome fu citato spesso nelle forma dialettale del diminutivo, Totonno. Ha tre fratelli, Benedetto, Vincenzo e Achille, e una sorella, Teresita. La famiglia è originaria di Terelle, Frosinone, piccolo borgo compreso nel territorio storico dell’abbazia di Montecassino. Non molto si sa della sua formazione prima dell’arrivo a Napoli, città in cui la famiglia possede una casa. Ivi si laurea in giurisprudenza esercitando per qualche anno la professione forense, che abbandona tuttavia per dedicarsi agli studi filosofici a lui più congeniali. Autodidatta, fornito di una straordinaria erudizione, studia musica, sotto la guida di Conti, divenendo un abile esecutore, e apprend le principali lingue moderne e quelle classiche, insegnando tra l’altro i rudimenti del tedesco a Spaventa che conosce al collegio di Montecassino. A Napoli diserta i corsi del purista Puoti, indiscussa autorità sulla cultura napoletana del tempo, e frequenta invece le lezioni e la casa di GALLUPPI (vedasi), docente di logica e filosofia teoretica, tra i primi a introdurre in Italia il pensiero critico. Le numerose prove letterarie di T. -- schizzi biografici, note di storia e storia della religione, recensioni e qualche lavoro di carattere critico-estetico -- sono ospitate in riviste e giornali. Collabora più assiduamente alla prima serie della Rivista napolitana -- chiusa dalla censura --, scrivendo l’introduzione al primo numero. Il periodico, aperto a influssi provenienti dai paesi europei -- vi comparvero anche saggi di Cousin e Quinet --, è tra i principali organi letterari di un vasto movimento culturale che coinvolse filosofi di orientamento liberale -- i fratelli Spaventa, Sanctis, Settembrini, Ajello ecc. --, con i quali T. stretti rapporti di amicizia.  Disperso questo gruppo con il fallimento della rivoluzione e la violenta repressione borbonica, scelse di ritirarsi nel paese d’origine, a Terelle, dove visse appartato con la famiglia --si unì in matrimonio con Giovanna Grosso-Rinaldi, con la quale ha due figli: Carlotta e Giuseppe --, approfondendo sistematicamente la conoscenza dell’idealismo, della letteratura estetica e della matematica -- entrando a tal proposito in commercio epistolare con Padula, docente prima al Collegio della Nunziatella, quindi all’Università di Napoli.  Una svolta significativa nella vita e nell’attività di T. coincide con l’unificazione italiana, che gli offrì l’occasione di partecipare alla vita pubblica, uscendo dal volontario, lungo ritiro a Terelle. Alle elezioni del primo parlamento del Regno d’Italia è eletto deputato nel collegio di San Germano -- oggi Cassino -- e si trasferì a Torino per partecipare ai lavori della Camera. Insieme a un gruppo di esponenti delle province meridionali, aderì alla politica di CAVOUR (vedasi), non senza assumere posizioni indipendenti, soprattutto sulle questioni che riguardavano la complessa e incerta condizione dell’ex Regno delle Due Sicilie. Una personale, vivacissima cronaca di questa esperienza affida a una serie di lettere familiari, dalle quali si desume anche l’atteggiamento critico da lui assunto in merito ad alcuni provvedimenti legislativi (come quelli fiscali e sulla leva obbligatoria), destinati a suo parere a ricadute negative sul fragile assetto sociale del Sud.  Durante il soggiorno in Piemonte pubblica sulla Rivista contemporanea di Torino il saggio filosofico di rilievo, Dei rapporti del criticismo collo stato della filosofia, dove, anticipando alcuni tratti delle sue successive elaborazioni teoriche, fornì un panorama della filosofia – T., Saggi di critica, a cura di Cotugno, Trani.  Alla chiusura estiva della Camera, l’iniziale entusiasmo per l’esperienza parlamentare, cui si era intensamente dedicato per sei mesi, andò attenuandosi con l’emergere di un sentimento di amarezza e di delusione per essersi pasciuto crudelmente di vuote speranze -- Lettere familiari dal primo parlamento italiano, in Nuova Antologia. Il breve impegno politico, che per lui, a differenza che per molti suoi amici della generazione a cavallo dell’Unità, rimane un episodio circoscritto, si conclude con una rinuncia al seggio prima della riapertura del Parlamento, in quanto già dal luglio del 1861 De Sanctis, ministro della Pubblica Istruzione, prima nel governo Cavour, poi nel governo Ricasoli, gli anticipa l’intenzione di una sua nomina a docente di Napoli. La nomina alla cattedra di estetica, ma solo come straordinario, avvenne: Sanctis ha infatti qualche riserva sull’idoneità di T. all’incarico, dal momento che fino ad allora non ha mai insegnato, né pubblicato lavori significativi in quel settore di studi. Nell’estate seguente, T. palesò la sua preoccupazione che la nomina non gli è confermata o che non gli venisse concesso l’ordinariato, cosa che in effetti avvenne più tardi. Nella prolusione al corso universitario delinea il programma di una necessaria conciliazione, compito affidato alla riflessione italiana sull’estetica, tra il monismo dell’idealismo e il monadismo, il cui antagonismo segna l’esito del periodo classico dell’estetica iniziato da Baumgarten, Lessing e Kant -- Saggi di estetica e metafisica, a cura di B. Croce, Bari. Dando corpo a queste anticipazioni, pubblica la prima parte di un manuale, l’Estetica ideale – Napoli --, destinato a rimanere incompiuto -- le parti II e III saranno edite sui manoscritti solo in tempi recenti. Dell’opera T. fornì un compendio nel Corso di estetica -- in La filosofia delle scuole italiane --, mentre un’esposizione, da lui stesso riveduta e ampliata, apparve nelle Lezioni di estetica generale a cura di C. Scamaccia-Luvarà, Napoli. Aspetti speciali del suo sistema T. trattò in vari saggi -- Del sistema delle arti,  in Saggi di critica; Dello stile -- e in monografie su argomenti specifici, come: Dell’architettura gotica; La basilica vaticana, e così via. Croce definì T. il più genuino rappresentante italiano dell’Estetica metafisica -- Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, a cura di Audisio, Napoli --, la corrente di studi ispirata all’idealismo assoluto. La dialettica ideale è ritenuta da T. un indubitato progresso filosofico e la correzione delle rispettive uni-lateralità del metodo empirico e di quello aprioristico, dei quali costituiva la sintesi. All’idealismo assoluto e alla sua scuola T. obietta tuttavia un eccesso d’inesorabile monismo, che conduce, d’un lato, a un astratto primato della logica sul sentimento e sull’originalità della natura, dall’altro, a una ricostruzione storica falsata. Anda quindi proponendo una via intermedia tra idealismo assoluto e realismo, privilegiando, rispetto alla categorie più generali dell’estetica, le parti che trattano delle manifestazioni concrete del bello: il bello naturale -- estetica esistenziale -- e il bello artistico -- estetica reale --, dove egli espone tra l’altro un sistema delle arti alternativo a quello dell’idealismo assolluto e assai vicino alle tesi di un suo epigono, Vischer -- Estetica ideale; Lezioni di estetica generale; cfr. anche T., Estetica esistenziale, a cura di Leotta, Napoli.  Le lezioni di T. all’università sono affollatissime, mentre i suoi lavori a stampa hanno scarsa diffusione e i loro estimatori si limitarono a una ristretta cerchia di amici e allievi, come Dalbono, Cotugno e Fiorentini. Dedica anche vari saggi all’estetica musicale, da sempre al centro dei suoi interessi, contestando tra l’altro le teorie di Schopenhauer e di Wagner -- Bellini,  in Saggi di critica – H. P. Grice, “Meistersinger is for children!” -- ; Sull’essenza della musica secondo Schopenhauer ed i wagneriani; Avvenire ed avveniristi in musica; Beethoven e la sua Sinfonia pastorale. In una serie di scritti occasionali di carattere aforismatico, espone anche le sue convinzioni filosofiche generali, accentuando ulteriormente la distanza dall’idealismo assoluto già emersa in campo estetico.  In questi scritti manifesta una crescente sfiducia nei confronti dei sistemi metafisici e del positivismo evoluzionistico, che critica come una mera applicazione di principi logici ai fatti dell’esperienza. Quest’ultima rimane comunque per lui l’unico terreno al quale si può estendere un conoscere consapevole dei suoi invalicabili limiti -- limitismo T. chiama appunto questo presupposto – H. P. Grice: “Which reminds me of my former pupil, Strawson, and his BOUNDS of sense!” --, e dal quale traspare un fondamento immanente ai fatti della natura e della storia, che non è l’idea come nell’idealismo assoluto, e che resta invece non solo ignoto e trascendente, come il noumeno del criticismo, ma del tutto inesprimibile, ossia un innominabile -- Ente spirito e reale. Confessioni filosofiche, Napoli; Lettere quattro a complemento delle confessioni, Napoli, in Saggi di estetica e metafisica;Croce, Aggiunta alle lettere del T., in La Critica.  La tesi dell’innominabile, con il suo esito scettico, non privo di un risvolto vitalistico, è all’origine di un progressivo distacco di T. dagli amici della cerchia idealistica assolua in cui si è formato: Spaventa e Meis, ad esempio, mostrano sconcerto e sorpresa per l’evoluzione delle sue idee. Di questo suo isolamento egli stesso è consapevole, sottolineando a più riprese, con auto-ironia, la sua vocazione minoritaria per una riflessione personale, autonoma dalle scuole, destinata a rimanere priva d’effetti sulla cultura dell’epoca. Che egli viva sempre schivo e appartato, in ritiro dal mondo, non costituisce solo un aspetto distintivo della psicologia dell’uomo, ma tocca insieme il centro nevralgico da cui dipende l’orientamento del suo filosofare -- Oldrini.  Cura anche alcune traduzioni -- Brothier, Storia popolare della filosofia, Napoli; Zaborowski-Moindron, Origine del linguaggio; Noël, Voltaire e Rousseau, Napoli.  Muore a Napoli.  Fonti e Bibl.: I manoscritti sono conservati nel Fondo Antonio Tari della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli (XV F 102-104; IV E 53. 2, 3, 5, 6).  C. Dalbono, A. T., in Scritti vari, Firenze, Gentile, «Il trionfo dell’idea» in Italia. A. T. e Floriano Del Zio, in Spaventa, a cura di Bellezza, rivisto da Cavallera, Firenze, Croce, Note sulla letteratura italiana, rist. in La letteratura della nuova Italia, I, Bari, Lettere inedite di A. T. su argomenti filosofici e letterari, in La Critica, Gentile, La filosofia in Italia dopo il 1850, VI, Gli hegeliani, IV, La corruzione dello hegelismo (Pietro Ceretti e A. T.), rist. in Id., Le origini della filosofia contemporanea, III, 2, I neokantiani e gli hegeliani, Firenze, Leotta, La filosofia di T., Napoli ; G. Oldrini, A. T. e la dissoluzione dell’hegelismo napoletano, in Giornale critico della filosofia italiana (rist. in Id., Napoli e i suoi filosofi. Protagonisti, prospettive, problemi del pensiero dell’Ottocento, Milano,Solitario, A. T. nella “Critica” di Benedetto Croce. Contributo per un recupero, Milano 1998; L’estetica reale di A. T. Saggio interpretativo e prima edizione a stampa, a cura di F. Solitario, Milano 2002 (con una bibliografia degli scritti, lacunosa, pp. 79-85); F. Solitario, L’estetica di A. T. e la cultura filosofica meridionale del suo tempo, Milano 2007; Id., A. T. e la musica, Milano 2011.Di famiglia originaria di Terelle, nel Frusinate, nasce in palazzo Mazzocchi, anch'essa rientrante in Terra di Lavoro, da un impiegato che si trova lì di passaggio. Il palazzo natìo ove aveva schiuso gl’occhi anche l'archeologo Mazzocchi. Studia a Montecassino, dove conosce SPAVENTA (si veda). Si trasfere a Napoli dove si laurea. Ben presto però all'avvocatura prefere la filosofia, unendosi all'amico SPAVENTA, a CUSANO, a SANCTIS, e ad altri filosofi liberali e collaborando a vari giornali letterari partenopei. Entra per concorso nella Regia Napoli, divenendo cattedratico di estetica, nello stesso periodo in cui vi insegnano anche SANCTIS, SETTEMBRINI, SPAVENTA, E BOVIO. Si dedica a vari rami della filosofia e delle scienze del linguaggio per Detken, saggi di Brothier, Moindron  e Noel. Il suo sistema estetico, variamente criticato, in particolare per la scarsa originalità, si caratterizza per una vivacità espressiva, con ricche e talvolta variopinte esemplificazioni, che peraltro ne resero celebri e molto frequentate le lezioni. CROCE define T. il lieto giullare della filosofia. T. non ha mai nemici, riuscendo a farsi ben volere sia dagl’amici sia dagl’avversari, che prende a braccetto, e li mena a spasso con sé, DIVERTENDOSI A CONTRA-DIRLI -- e a sentirsi contradetto. Quasi ad avallare la definizione sopra riportata,  ha anche a rilevare che la sua bizzarra genialità gli fa trovare piacere nei ravvicinamenti e collegamenti più disparati e più comici: della frase sublime con la scherzosa, del ricordo solenne con l'aneddoto salace, del linguaggio latino o del tedesco col vernacolo napoletano. Parla in gergo, ma in gergo che è quintessenza di cultura e stravagante miscuglio di elementi geniali. Filosofo di professione ed uomo di dottrina enciclopedica, nonostante tutta la sua perizia filosofica, la sua sterminata dottrina e il suo molto acume, e soprattutto un bizzarro artista. La sua concezione metafisica non gli concede una trattazione veramente logica dei problemi. Ma la sua personalità, vibrante di commozione innanzi alle opere dell'arte, riboccante di entusiasmo, dotata di bontà e di nobiltà di sentire, gl’ispira una filosofia che e di una specie assai rara in Italia. L'essenza giocosa si mischia, confondendosi, con un'acuta critica, che si rivolge a tutti i campi in cui l'estetica si sostanzia e, in particolare, ad una delle arti al quale e più attratto, come la musica, il melodramma, o la logica formale proposizionale del Portico. Tra il serio e il faceto, infatti, pubblica un saggio su Serietà e ludo, Regia Università, Napoli, e compone un saggio musicale, con tanto di note, dal titolo in tal senso emblematico di “Lezioni di estetica generale”. Questo indirizzo lo porta ad occuparsi anche sulla celebre pastorale di Beethoven. Altre saggi: Estetica ideale, Fibreno, Napoli, Ente spirito e reale: confessioni filosofiche, Regia Università, Napoli, Melodramma, dramma, Regia Università, Napoli, Critica, Vecchi, Trani, Estetica e metafisica, Laterza, Bari, Estetica esistenziale, Morano, Napoli, L'estetica reale, Prometheus, Milano, Dizionario dei cittadini notevoli di Terra di Lavoro antichi e moderni, Forni, Bologna, Ed. Spartaco, Santa Maria Capua Vetere; Licatese, Storia e monumenti di Santa Maria Capua Vetere, Stampa Sud, Curti, Storia popolare della filosofia, Detken, Napoli, Origine del linguaggio, Detken, Napoli, Il contratto, Detken, Napoli; Croce, La letteratura della Nuova Italia. Saggi critici, Laterza, Bari, Lezioni d’estetica generale, Tocco, Napoli, La sinfonia pastorale, Regia Università, Napoli, Leotta, Istituto Italiano per gli Studi Storici, Napoli, Solitario, La Critica di CROCE. Contributo per un recupero, Prometheus, Milano; Solitario, Cultura filosofica, Prometheus, Milano; Treccani Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Archivi di Teatro Napoli. L’ORIGINE DELLA LINGUA -Sigismond Zaborowski-Moindron Biografia Nascita Due Sevres Morte El Biar Nazionalità Francese AttivitàAntropologo , professore universitario Altre informazioni Lavorato perScuola di antropologia di Parigi Membro di Paris Anthropology Society  Sigismond Zaborowski-Moindron , nato a La Crèche a Deux-Sèvres e morì a El Biar in Algeria , è un antropologo francese .   Sommario  1Biografia 2Funziona 3Bibliografia 4Note e riferimenti 5Collegamenti esterni Biografia Sigismond Zaborowski-Moindron è stato professore alla Paris School of Anthropology: docente; professore assistente  poi professore ordinario della cattedra di etnografia  - e membro della Società antropologica di Parigi - membro a pieno titolo (1874); segretario delle sessioni; bibliotecario archivista; vicepresidente poi presidente.  Lavori Dall'anzianità dell'uomo , Uomo preistorico , L'origine della lingua , Le grandi scimmie , Disparità e futuro delle razze umane  Bibliografia Dizionario enciclopedico di Quillet ,  Note e riferimenti Leopold Sigismond Jules ZABOROWSKI di INDURA su gw4.geneanet.org link esterno Registri dell'autorità  :File di autorità internazionale virtualeIdentificatore di nome standard internazionaleBiblioteca nazionale di Francia (dati) Sistema di documentazione di AteneoLibreria del CongressoBiblioteca Nazionale di SpagnaBiblioteca reale olandeseBiblioteca universitaria della PoloniaBiblioteca Apostolica Vaticana Biblioteca nazionale cecaWorldCat IdWorldCat Risorsa di ricerca: Perseo. Zaborowski-Maindron theory, also known as the "Pooh-Pooh" theory, is a hypothesis about the origin of language . It proposes that human language originated from instinctive sounds or emotional outbursts like grunts, groans, and snorts, often associated with physical exertion or strong emotions. However, this theory faces significant criticism because it doesn't adequately explain how these initial sounds developed into complex words and grammatical structures that are central to human language. The intricate structure and evolution of human language suggest that other factors, such as social interaction, cognitive development, and the need for more nuanced communication, played a more substantial role.  Regarding a good summary in Italian, resources are limited as this particular theory is not widely discussed in academic circles and is generally considered to have been superseded by more comprehensive theories on the origin of language. You may find more in-depth discussions on alternative theories that emphasize the gradual development of language through usage and shared communicative goals, according to the National Institutes of Health (NIH).  If you are interested in a good summary of theories about the origin of language in Italian, you might consider searching for more contemporary theories that emphasize a usage-based and multimodal approach to language evolution. Nome compiuto: Antonio Tari. Tari. Keywords: ‘origine del linguaggio.” Refs. Luigi Speranza, “Grice e Tari” – The Swimming-Pool Library.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tarizzo – filosofia italiana –Luigi Speranza (Roma). Filosofo italiano. T. as written extensively on psychoanalysis (Freud, Lacan), French Theory, political theory, and biopolitics. He has edited the Italian translation of contemporary philosophers such as Hannah Arendt, Gilles Deleuze, Stanley Cavell, Jean-Luc Nancy, Alain Badiou and Ernesto Laclau. Over the past years, he has lectured in several European, South American and North American Universities. His recent publications include: Introduzione a Lacan (2003), Il pensiero libero. La filosofia francese dopo lo strutturalismo (2003), Giochi di potere. Sulla paranoia politica (2007) La vita, un’invenzione recente (2010; American translation as Life, a Modern Invention, Minnesota). He is currently working on two new books. The first, provisionally entitled The Biopolitical Order: Science and Society in the Age of Optimization, aims at promoting a new approach to biopolitical studies. The second, entitled Political Grammars: The Unconscious Foundations of Modern Democracy, focuses on the issue of nations and nationalism. Nome compiuto: Davide Tarizzo. Refs.: Luigi Speranza, pel Gruppo di Gioco di H. P. Grice, “Grice e Tarizzo,” The Swimming-Pool Library, Villa Speranza, Liguria, Italia.

 

Luigi Speranza – GRICE ITALO!; ossia, Grice e Tartarotti: la ragione conversazionale della differenza delle voci nella lingua italiana e la sua rilevanza filosofica, o dell’ omicidio rituale  -- la scuola di Rovereto – filosofia trentina -- filosofia italiana – Luigi Speranza (Rovereto). Filosofo trentino. Filosofo italiano. Rovereto, Trento, Trentino-Alto Adige. Nasce da Francesco Antonio, giureconsulto, poi membro del Consiglio cittadino dei trentuno, e da Olimpia Camilla Volani, discendente della nobile famiglia Serbati. Studia dapprima presso il modesto ginnasio di Rovereto, con scarso profitto, e dove colmare autonomamente le tante lacune, a partire dall’apprendimento del latino. A questo periodo di intensa applicazione risalgono due dissertazioni: il Dialogo della lingua latina e le Annotazioni al Dialogo delle false esercitazioni delle scuole di Paleario, in polemica contro l’uso di insegnare il latino col latino, entrambe pubblicate nella Raccolta ferrarese. Si trasferì a Padova per dedicarsi agli studi: ospitato da Calza, che lo introduce nella cerchia degli accademici patavini, è allievo e amico, fra gli altri, di Serry, Lazzarini e Volpi.  Il soggiorno padovano, ancorché breve – dopo un anno dovette tornare a Rovereto per mancanza di fondi, e rimane nelle ristrettezze finché non conquista una certa indipendenza economica con l’ausilio di un fedecommesso Serbati – risulta particolarmente significativo: ha accesso per la prima volta a biblioteche ricche e fornite, acquisì un metodo di studio ben più solido di quello scolastico, comincia a frequentare i classici della letteratura italiana – e a scrivere liriche non più alla maniera di Zappi, ma seguendo il modello di Petrarca -- Graser, Vita – e consegue una nuova maturità critica nel segno della libertas ingenii difesa nel De ingeniorum moderatione di Muratori, testo fondamentale per T.  Tornato a Rovereto, con l’intento di dare vita a un’impresa tesa al rinnovamento dell’arretrato panorama culturale trentino, fa arrivare da Verona lo stampatore Berno, a cui affida l’impressione delle Orationes di Muret, per facilitare lo studio del latino, e la stampa del suo Ragionamento intorno alla poesia lirica toscana, animato dalla consueta polemica anti-barocca; bersagli prediletti sono, in questo caso, l’arditezza delle rime di Marino ed Achillini, nonché il Cannocchiale aristotelico di TESAURO (vedasi), a cui vengono contrapposti i modelli di Petrarca, sul piano poetico, e della Perfetta poesia italiana di Muratori, su quello teorico, in cui LA METAFORA – H. P. Grice: “You are not the cream in my coffee” -- è fondata sul vero e non su arditi traslati logici. A Petrarca dedica pure un’incompiuta serie di Osservazioni --Rovereto, Biblioteca civica -- , che documentano un approccio simile a quello razionalistico di Tassoni e Muratori, benché più indulgente nei confronti dell’autore del Canzoniere -- Mazzoni. In questi anni progetta anche un commento alla Commedia d’ALIGHIERI (vedasi) che interruppe dopo l’uscita dell’edizione curata da Venturi -- Fracassi.  L’impegno a Rovereto prosegue quando, riunito attorno a sé un gruppo di filosofi animati dalla stessa passione per gli studi critico-letterari, fonda l’accademia dei dodonei. Si trattenne per un breve periodo a Verona, dove conosce Ottolini, che di lì in poi è per lui come un secondo padre, Montanari, Becelli e l’ammirato Maffei, di cui forse ambiva a diventare segretario -- Marchi. A Verona torna ancora brevemente l’anno in cui vestì l’abito clericale, assumendo il titolo di abate, e pubblica l’Idea della logica degli scolastici e dei moderni, animata da una forte polemica anti-scolastica condotta sotto l’egida delle opere di Lamy, Mabillon, Gravina e soprattutto della Logique di Arnauld e Nicole, utile a legittimare la possibilità di una ricerca storica che, priva dei condizionamenti del dogmatismo e dello scetticismo, potesse raggiungere verità certe -- Venuto.  Nella dissertazione, T. compara i due diversi sistemi di pensiero, quello scolastico, caratterizzato da infinite e capziose dispute, e quello moderno, che si distingueva per semplicità e chiarezza, tanto nelle argomentazioni, quanto nella lingua.  La polemica anti-scolastica prosegue con la pubblicazione della lettera del napoletano Valletta In difesa della moderna filosofia, seguita da alcune Osservazioni in cui T., con spirito critico, non si esime dal notare l’eccessiva parzialità di Valletta nei confronti di Cartesio, e del ragionamento Delle disfide letterarie, mentre fu pubblicato, il poemetto satirico in ottave La conclusione dei frati francescani. Entra in contatto epistolare con Muratori, al quale chiede consiglio a proposito del progetto, poi abbandonato, di comporre un trattato sull’immortalità dell’anima -- Romagnani; il sodalizio è particolarmente importante per T., che trova nel modenese un valoroso alleato di tante battaglie culturali. Nell’inverno di quell’anno si reca a Innsbruck su invito del barone Ceschi, che lo assunse come precettore del figlio. La sua fama di letterato comincia a consolidarsi: una volta tornato in patria, Ceva, che sta predicando a Rovereto, volle conoscerlo e gli prospetta la possibilità di ottenere una cattedra a Torino, ma T. non ne è entusiasta e non se ne fa nulla -- Graser, Vita: tuttavia ben sette suoi sonetti vennero pubblicati nella Scelta di sonetti pubblicata da Ceva. È impegnato in alcune polemiche locali, prima con il concittadino Frapporta, che attacca l’Idea della logica con la sua Verità svelata in difesa delle scuole, poi con i procuratori locali, che gli imposero di scrivere Roveredo anziché Rovereto; T. si difese sempre con prontezza, ma quest’ultima controversia guastò il rapporto con Berno e convinse l’autore a pubblicare le sue opere successive a Venezia. Ben più rilevante fu, in quegli anni, lo scontro con Maffei, con il quale i rapporti si erano mantenuti cordiali fino a quando T. lo aveva aiutato a pubblicare la sua Lettera ammonitoria a Lelio commediante, edita col nome di Becelli. Il ritrovamento, fatto dal fratello Jacopo, di un codice che conteneva la prima parte dell’Historia imperialis di Diacono, a lungo cercato da Maffei, spinse T. a stendere una Relazione d’un manoscritto di Diacono, in cui identificava l’autore nel prete veronese Mansionario e corregge numerosi punti della Verona illustrata di Maffei. La Relazione, stampata nella Raccolta d’opuscoli scientifici e filologici di Calogerà – Venezia --, fa infuriare Maffei, che risponde con un saggio pubblicato sulle Osservazioni letterarie, in cui neppure nomina l’avversario. Su interessamento di Ottolini, colui che ne aveva favorito la «conversione anti-maffeiana» -- Marchi -- , si spostò a Roma al servizio del cardinale Passionei; ma il soggiorno è di breve durata e si concluse, principalmente a causa di alcuni dissidi col cardinale, che non aveva apprezzato una sua lettera critica intorno all’Eloquenza italiana di Fontanini, pubblicata poi soltanto nella Raccolta di Calogerà. Con la lettera egli mira forse a una rappacificazione con Maffei, che aveva composto a sua volta una requisitoria contro l’opera del defunto Fontanini, pubblicata nelle Osservazioni letterarie; ma il livoroso marchese si dimostra riluttante: a quel punto T. elabora una Lettera di monsignor Fontanini scritta dagli Elisi all’autore delle Osservazioni letterarie, nella quale finge che l’estinto rimproverasse Maffei per i numerosi errori e le omissioni presenti nella sua critica. La lettera rimane a lungo inedita per le pressioni che Maffei esercita sugli editori, ma alla fine venne stampata a Venezia, con la falsa data di Napoli. Ulteriore rivolo di questa polemica sono le inedite Annotazioni alla Merope di Maffei -- Rovereto, Biblioteca civica --, nelle quali T. scaglia contro la tragedia del marchese l’accusa di «secentismo» -- Viola.  Nel frattempo T. proseguì la collaborazione con Calogerà e pubblica nella Raccolta una Dissertazione intorno all’arte critica in cui, rifacendosi all’Ars critica di Clerc, concepiva una definizione di CRITICA FONDATA SULLA RAGIONE e non sul principio di autorità, tesa non soltanto a correggere gli errori del passato e a svelare le falsità della tradizione, ma pure a giudicare consapevolmente il valore delle opere; una Lettera intorno a’ detti, o sentenze, attribuite ad autori di cui non sono, nella quale contestava gli errori di Crescimbeni e molti altri eruditi, e una lettera sulla tragedia di Malfatti Il Costantino, in cui invita l’autore a rifarsi ad ALIGHIERI (vedasi) e a Petrarca per migliorare l’elocutio. Sempre grazie a Ottolini, divenne segretario di Foscarini, a Venezia, per aiutarlo nella stesura di una storia della letteratura veneziana; accompagna il futuro doge in una missione diplomatica a Torino, dove si ferma e venne coinvolto nella polemica fra Schiavo e Ceva sulla Scelta di sonetti di quest’ultimo, provando a pacificare, senza grande successo, i due contendenti. Intanto, si intensifica la collaborazione con Muratori: T. era entrato in possesso della seconda parte dei Commentaria dell’umanista Porcellio e ne aveva progettato l’edizione per le Antiquitates Italicae Medii Aevi. Il testo, già pronto, a causa dei ritardi dovuti all’editore Argelati, venne pubblicato soltanto in un’appendice ai Rerum Italicarum Scriptores. Pubblica anche una relazione sulle fonti della Cronaca trecentesca di Dandolo che provocò la rottura con Foscarini: dopo proficue ricerche nella biblioteca del mecenate, aveva infatti ritrovato, con meraviglia di Zeno e Muratori, la Storia di Venezia di Sagornino, individuandola come fonte principale per l’opera di Dandolo; tuttavia, il fatto che egli non avesse citato Foscarini, né per ringraziarlo della disponibilità nel fargli consultare i propri codici, né per ricordarne la monumentale impresa della storia della letteratura veneziana, fa adirare il protettore, provocando la fine del suo soggiorno a Venezia. Di lì in poi rimase stabilmente a Rovereto, rifiutando anche la proposta, pervenutagli ancora attraverso Ottolini di diventare segretario del nunzio apostolico a Venezia Stoppani. Comincia a lavorare alla sua opera maggiore, l’innovativo Congresso notturno delle lammie, stampato a Venezia, in cui demoliva razionalmente le credenze intorno alle streghe, che, alimentate da dotti superstiziosi, lettori delle Disquisitiones magicae di Martin Del Rio, portano all’ingiusta persecuzione di umili donne del contado, contro le quali ancora venivano intentati processi al di qua e al di là delle Alpi.  T. non giunge però a negare l’esistenza della magia, che considera, a differenza della stregoneria, fenomeno reale, di origine erudita, tanto che se ne sono occupati diversi filosofi. Per questa ragione egli si trova ben presto a dover combattere su due fronti: da una parte dove difendersi dall’accusa di mis-credenza, mossagli, fra gli altri, dal gesuita Gaar e dal francescano trentino Bonelli, autore delle Animavversioni critiche sopra il notturno congresso delle lammie. Dall’altra venne criticato per aver negato troppo poco da chi, come Carli, in una Lettera intorno all’origine e falsità della dottrina de’ maghi e delle streghe inclusa nell’edizione del Congresso, e Maffei, nell’Arte magica dileguata, e successivamente nell’Arte magica distrutta, aveva rilevato l’ambiguità della sua posizione, smentendo con risolutezza l’esistenza tanto della stregoneria, quanto della magia. T. risponde a Maffei, ribadendo le proprie tesi, con un’Apologia del Congresso, a cui fa seguito l’Arte magica annichilata del veronese, che chiude la polemica.  In quegli stessi anni si dedica anche alla storia ecclesiastica del Trentino, confutando alcune false credenze assai radicate. Pubblica il De origine ecclesiae Tridentinae, in cui contesta l’origine in epoca apostolica della Chiesa di Trento, facendola risalire al IV secolo; successivamente nelle Memorie istoriche e soprattutto nelle Memorie antiche di Rovereto, mette in questione, su base documentaria, la santità o l’esistenza storica di alcuni santi trentini oggetto di culto, da Ingenuino a Romedio, fino ad Adalpreto, che T. dimostra non essere stato né santo, né martire, ma uno scismatico morto in battaglia. Tali assunti provocarono l’ostilità di numerosi uomini di chiesa e gli attacchi di Roschmann e ancora di Bonelli, a cui replica con l’Apologia delle memorie antiche. Si dedica alla scrittura di un ampio trattato Dell’arte critica, che rimane incompiuto -- Rovereto, Biblioteca civica.  Anche dopo la morte, le polemiche sulle sue opere non si placarono: il vicario vescovile di Rovereto si oppose infatti alla risoluzione del Consiglio comunale di erigere un monumento a T. nella chiesa di S. Marco, e giunse a pubblicare un interdetto contro la città e a chiudere la chiesa per impedire che l’omaggio funebre vi fosse introdotto. Seguì un lungo conflitto giurisdizionale risolto da Maria Teresa d’Austria, la quale ordinò la revoca dell’interdetto e il trasferimento del busto di T., sostituito da una nuova epigrafe. Postume vennero pubblicate, nel 1785, le sue Rime scelte, a cura di Clementino Vannetti.  Fonti e Bibl.: Rovereto, Biblioteca civica, 12.18: G. Graser, Vita di G. Tartarotti .  C. Lorenzi, De vita Hieronymi Tartarotti, Rovereto; C. Vannetti, Vita di T., Napoli, Fracassi, G. T. Vita e opere illustrate da documenti inediti, Feltre; F. Trentini, La figura e l’opera di G. T., in Atti dell’Accademia roveretana degli Agiati, Venturi, Settecento riformatore, I, Da Muratori a Beccaria, Torino; L. Parinetto, I lumi e le streghe, Firenze 1974; M. Berengo, G. T., in Letteratura italiana, XLIV, 5, Dal Muratori al Cesarotti, Milano-Napoli; T. Un intellettuale roveretano nella cultura europea del Settecento. Atti del Convegno ... , Rovereto  (in partic. Marchi, Storia di un’amicizia rifiutata);  Romagnani, Sotto la bandiera dell’istoria, Verona; T., Dell’arte critica, a cura di R. Filosi, Rovereto 2000; La biblioteca di G. T., a cura di W. Manica, Trento 2007; L. De Venuto, La Osservazione di T. sulla Lettera in difesa della moderna filosofia, in Atti e memorie dell’Accademia degli Agiati, Mazzoni, Chiose di G. T. a “Rerum vulgarium fragmenta” I-LXV, in Versants, Viola, La tragedia degli inverisimili, in «Mai non mi diero i dei senza un egual disastro una ventura», a cura di E. Zucchi, Milano. Sui carteggi di T.: C. Viola, Epistolari italiani del Settecento, Verona, Primo supplemento; Secondo supplemento. Divenne famoso per aver contrastato i processi contro i streghi e per aver osteggiato la devozione per il vescovo del XII secolo Adelpreto, mettendone in discussione santità e martirio. Impersona la figura del filosofo che non si lascia limitare dal luogo nel quale nasce, cioè nel Trentino, lontano dai grandi centri culturali del tempo. Sa anzi sfruttare le opportunità e le peculiarità di Rovereto, al confine tra mondo tedesco e italiano, in un periodo storico nel quale rifiorirono i commerci e i rapporti economici, grazie al suo trovarsi su una delle principali vie di comunicazione in Europa. Suo merito è la capacità di saper tessere legami con filosofi italiani che risiedevano a Venezia, Roma, Salisburgo, Torino, Brescia, Vienna, Innsbruck. Utrecht e Parigi.  Studia nell'imperial regio ginnasio. Si interessa di filosofia, che segue a Padova. Si interessò personalmente per far insediare nella Città della Quercia la stamperia di Berno e fonda l'Accademia dei dodonei. A Verona conosce Maffei e altri filosofi, poi ad Innsbruck, dove lavora di precettore. Si trasfere a Roma, come segretario di Passionei.  Durante le sue permanenze roveretane, vive nella stessa casa dove abita Vannetti e dove questi iniziarono a tenere un vivace SALOTTO FILOSOFICO che porta, probabilmente su ispirazione dello stesso T., alla nascita all’altra accademia, degl’agiati. Il soggiorno romano è breve, per passionati contrasti con PASSIONEI, quindi fa ritorno a Rovereto. Si trasfere a Venezia, come collaboratore di Foscarini. Ha discussioni anche con Foscarini e torna ancora una volta a Rovereto. T. si dimostra poco propenso ad accettare l'aiuto di mecenati che lo avrebbero limitato nella sua libertà e approfittò dell’occasioni che gli venivano offerte lontano da Rovereto per consultare biblioteche o incontrare filosofi. Tartarotti si dedica agli studi filosofici interessandosi per approfondire tematiche della scolastica. Infatti, scrive saggi critici nei confronti di questa. Collabora con Calogerà per la sua Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici, e venne in polemica con Trento dimostrando, in una sua pubblicazione, che la città tridentina divenne sede episcopale solo nel IV secolo e non al tempo dei primi apostoli.  Pubblica “Congresso notturno delle lammie”, il suo saggio più noto, nel quale dichiara inesistente la stregoneria come la si vuole descrivere al suo tempo, e questo sulla base della FILOSOFIA. Pubblica nei “Rerum Italicarum scriptores” le sue conclusioni relative alla cronaca di Dandolo e correggendone le fonti nelle sue basi documentarie. Continua nelle indagini storiche e dimostra che era sbagliata la venerazione dei trentini per Adelpreto. La sua tesi è spiegata nella Lettera contro la santità (se non il martirio) d’Alberto. Un’altro saggio, sempre legato a questo tema sono le Notizie istorico-critiche intorno a Adalpreto.” Questo saggio venne messo al rogo su disposizione del principe d’Enno. Sempre amante della piu oscura filosofi, quando non gli fu possibile viaggiare per acquistare trattati personalmente si affida a contatti che col tempo divennero per lui preziosi per procurarseli. A Verona poté contare su Ottolini, a Brescia su Mazzucchelli, a Modena su Muratori, a Venezia su Carli. A Rovereto è molto vicino a Vannetti, degl’agiati, e anche da lui ebbe aiuti per procurasi i testi dei quali aveva bisogno per i suoi studi. A Vannetti è legato anche per altri motivi, essendo precettore del fratello di lei. Si procura libri anche grazie a donazioni, eredità e prestiti. Vannetti e Saibante si spesero dell’acquisizione culturale per Rovereto avesse successo, e l'atto di compravendita venne registrato. T. è molto attivo a Rovereto e si spese per portare una maggior apertura culturale in città facilitando l'arrivo di un tipografo, fondando l'accademia dei Dodonei, svolgendo il ruolo di precettore per due dei fondatori dell'Accademia Roveretana degli Agiati, ma non divenne mai un socio di quella istituzione.  Le ragioni del suo rifiuto di far parte di quell'accademia, che pure risponde a molte delle esigenze che sente anche sue, sono diverse. La principale è la forte inimicizia con Maffei, e il fatto che l'uomo di lettere veronese entra tra i primi come socio aggregato dell'associazione. Questo fa sì che non partecipa alle riunioni del nascente sodalizio culturale roveretano. Altri saggi: “Ragionamento intorno alla poesia lirica Toscana”; “Delle disfide letterarie, o sia pubbliche difese di conclusion”; “De auctoribus ab Andrea Dandulo laudatis in Chronico Veneto”; “Apologia del Congresso notturno delle Lammie”; “Memorie antiche di Rovereto e dei luoghi circonvicini”, “Apologia delle Memorie antiche di Rovereto”; “Lettera seconda di un giornalista d'Italia ad un giornalista oltra-montano sopra il libro intitolato: Notizie istorico-critiche intorno al b. m. Adalpreto Vescovo di Trento, Alcuni saggi sono pubblicati nella Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici: “Relazione d'un manoscritto dell'Istoria manoscritta di Giovanni Diacono veronese”; “Dissertazione intorno all'arte critica”; “Lettera al sig. N. N. intorno alla sua tragedia intitolata ‘il Costantino’; LETTERA INTORNO ALLA DIFFERENZA DELLE VOCI NELLA LINGUA ITALIANA; “Osservazioni sopra la Sofonisba del Trissino con prefazione di Vannetti, La conclusione dei frati francescani riformati; Annotazioni al Dialogo delle false esercitazioni delle scuole d'Aonio Paleario. Annotazioni  Ipotesi avanzata da Baldi, Direttore della Biblioteca civica T. e membro dell'Accademia Roveretana degli Agiati. Baldi. Farina,  Mostra T., Mostra T., Muratori, “Rerum Italicarum scriptores”. Mediolani, ex typographia Societatis Palatinae in Regia Curia, Tartarotti, (check). Trinco, Mostra T., Sito Biblioteca Civica T., su biblioteca civica. Rovereto  Comune di Rovereto. Baldi, La Biblioteca civica T. di Rovereto: contributo per una storia” (Calliano,Trento); Manfrini, La letteratura italiana, Milano-Napoli, Ricciardi, Franchini, Adversum malleum maleficarum, biografia del filosofo pre-illuminista roveretano” (Rovereto, Stella); Cusumano, “Ebrei e accusa di omicidio rituale --. Il carteggio tra T. e Bonelli” (Milano, Unicopli); Farina, “Gl’Agiati” (Brescia, Morcelliana),  Filosi, La Biblioteca di T.: filosofo roveretano: Rovereto, Palazzo Alberti, Rovereto, Provincia autonoma, Servizio beni librari e archivistici, Comune di Rovereto, Biblioteca civica T., Trinco, San Marco in Rovereto: la chiesa arcipretale tra storia, arte e devozione, Mori, La grafica, Gl’agiati roveretani, Biblioteca civica T. Treccani Istituto dell'Enciclopedia Italiana.  Dizionario biografico degli italiani. IDEA DELLA LOGICA DEGLI SCOLASTICI, E DE' MODERNI. AllAccadeLegli Agiati Deno Francesco Saibante  f IDEA DELLA LOGICA DEGLI SCOLASTICI, E DE' MODERNI. RAGIONAMENTO DI SELVAGGIO DODONEO, In cui facendosi il confronto dell' una , e dell' altra , i difetti di quella, e ipregj di queſta minuta mentesi mostrano . IN ROVEREDO, PRESSO PIERANTONIO BERNO. Tarkarotti,Givelamục ACADEM LITER AGIATOR ROBOR ALL'ILLUSTRISS. SIG. VALERIANO DE'MALFATTI, Cavaliere del S. R. I. ec. ес. Trana, e mirabil coſa in vero , Illuftriffimo Sig. VALERIAÑO, ſempremai m'èparu ta , che defiderandogli uomini tutti il corſo della lor vita felicemente , e beatamente paſſare , sì pochi tutta. viafieno coloro , cheimezzi, iquali a 3 per perciò fare abbiſognano, o ſappia no conofcere , odopo avergli cono fciuti , a mettergli in eſecuzionepron tamente ſi diſpongano . Molti non badando quello che ſia, inſieme co' ſuoi abitatori , queſta baſſaterra , in cui viviamo , e quanta durevolezza ella poſſaprometterſi; penſano , che il guadagnarvi gran nome , edopola morte ancora , nella memoria degli altri uomini vivere gloriofo, ſia ap punto la verafelicità. Di quìè , che voi vedrete tutti i favj della Genti. lità incenfare queſt'Idolo vano , e ſentiretegli conſolarſi contra l'ingiu rie della mortecon que'a lorosì dol ci augurj: Parte tamen meliore mei ſuper alta perennis Aftra ferar : nomenque erit indele bile noftrum. (a) Eglino ſtimavano, miferi , cheitrion fi della Fama foſſero eterni, e im mu (2)OuidiusMetamorph. lib.15. mutabili , e ficcomequelli , cheda fovrano lume non erano illuminati , non vedevano quanto caduche , e momentanee foffero le ſue glorie Per quelli però, che dietro alle ve • ſtigie di coſtoro camminano , la Vir tù non è bella ſe non inquanto è dagli uominicelebrata, e s'eglino ſo li viveſſero al mondo , coſicchè d' ammiratori foffero privi , ſono ob bligati a dire , che non ſaprebbono in che ſtima doveſſeroaverla. Alcu ni altri più vili di gran lunga , e più fordidi , che queſti non ſono, all'ef fere loro non avendo maifattoriflef ſo , nè la propria dignità baſtevol mente confiderata, altra felicitànon conoſcono per l'uomo , che le ric chezze, e perciò aqueſte tuttelelo ro fatiche , e la loro applicazione conſacrano . L'animo nobiliffimo , e divino ad una vile, ed inſenſibilma teria ſoggettano , e quaſichè l'uomo foſſe ſolamente dicorpo compoſto , a 4 la la parte migliore, e piùdegnadilui traſcurando , a guiſa di pecore, non d'altro che del ventre ſonoſolleciti, eanſioſi . Eſſi credono, che ſi naſca al mondo per arricchire , nè fanno unire l'idea della felicità aquella d' unatenue fortuna . Quinci è , che ſecondo eſſi , è una pura follia tutto ciò , che nonè unmezzo per accu mular oro ; anzi le Scienze medeſi me ſarebbono per loroinutili, e va ne , s'elle non foſſerouna ſtrada per giugnere al guadagno . Eſſi non cer cano ſtudiando didiventare migliori , epiù dotti , nè di perfezionare lo ſpirito , od eſſere di qualche giova mento al reſto degli uomini . Baſta ad eſſi far credere al volgo, chetut to ciò in fatti eglino abbiano in ani mo : per altro , ſecondo il lor lin guaggio , lo ſtudioè ſempreutile , quando ſerva ad accrefcere l'entra ta, e ad ampliare le facoltà . Ecco pertantoin che coſtoro hannoripoſta la 1 C a lo i la felicitàdel vivereumano . Inſom ma , Illuftriffimo SIGNOR mio , ſe noi ci faremo a diſaminare i varj coſtumi degli uomini, in coſe anche piggiori diqueſtatroveremoaveregli no poſta lavera beatitudine ; e così quanto più ſi ſtudiano , e travaglia no per raggiugnerla, tanto maggior mente allontanarviſi , e ſmarrirnela affatto . Per queſto io ho detto con verità, che tutti gli uomini cercano d'eſſer felici , e niuno cammina per quella via , che può condurvegli Queſta , ſe io dirittamente eſtimo • , altra non può eſſere, chela veraFi loſofia, la quale alVero l'umanoin telletto, e la volontà all' Oneſto in dirizzando , apporta all'animo lave ra Sapienza , ch'è quanto dire tutta quella perfezione , di cui egli è ca pace; efa, che l'uomoconunaſqui fita armonia e ſanamente penſi , e regolatamente operi inſieme. Diquì naſce tutta quella felicità, di cui l uma umane forzeſono capaci, perciocchè con tal mezzo le vane opinioni , e gli errori ſi sfuggono , calmanſigli af fetti, e le commozioni dell'animo , che tanto lo conturbano, e in ſom ma tutto ciò ſidiſtrugge, che l'uma no vivere inquieta, e ſi rende l'uo mo compiutamente tranquillo , e beato. Queſta lo guida alla cogni zione di Dio , e delculto, ch'egli dee : queſta l'iſtruiſce delſuodove re verſo gli altri uomini egl'inſe gna, come guadagnarſene l'amore : 2 equeſta finalmente ſomminiſtra al fuo intelletto un dolce , epuriffimo cibo, qual è la contemplazione del la Verità , mediante laquale allefo prane cofe , e celeſti a poco a poco innalzandoſi , queſte terreneebaffe, ficcome vili , e caduche, edellafua affezione non degne , meritamente diſprezza . Ella è dunque la ſola Filofofia , che rende minori all'uomo le fue miferie , e che a guiſa di chi dal dal lido ſtà riguardando ſenza timo re i diſagj , ed i periglj de navigan ti; arreca all'umana mente un foa viſſimo piacere, moſtrandoleidiver. fi infiniti errori, e traviamentidegli uomini : non perchè l'altrui angu ſtie diletto debbano apportarci ; nè 4 care ci abbiano ad eſſere; Sed, quibus ipfe malis careas, quia cernere suave eft, 3. comediffeLucrezio. Giuſtamen te perciò da M. Tullio la Medicina dell'animo ella è chiamata , (b) la fanitàdelqualequanto dovràdaciaf cuno eſſere tenuta cara , sì grande eſſendo la cura, che tutti hanno per quelladel corpo? Setanto s'apprez za quell'arte, ch'è occupata a gua rire la parte fragile, ebaſſa di noi , inqual pregiodovrà eſſere preſſo gli uomini quell'altra , che laparte loro nobiliffima , e divina è deſtinata a fa  Dererumnaturalib. 2. Tusculan. question.lib.3. fanare; maſſimamente, che leinfer mità di queſtaemaggiori , e piùper nizioſe ſogliono eſſere, che non fono imalori di quella? Per queſtaragio neadunqueio penſodi non averema lamente collocata la mia fatica , ef. ſendomi ſtudiato, per quanto arriva no le forze mie, di agevolare lavia all'acquiſto di queſt'Arte prezioſa , qual è la Filoſofia, col dareun'Idea del migliore, e più ſicuro Strumen to, che v'abbia peracquiſtarla, ch' èquantodire della migliore , epiù ſana Logica. La qual mia Opericci uola, quale ella ſi ſia , avoi , Illu ftriffimo SIGNORE , m'è piaciuto d'indirizzare , perciocchè dalgiorno, che dellafamigliarità , e amiciziavo ſtra vi ſiete compiaciuto onorarmi, io ho maiſempre ravviſato invoiar. dentiſſimo quell' amore , che tante volte in eſſaè inculcato, cioè quello della Verità. Queſto avendovi l'ani motuttooccupato , edi ſe inmira colofa coloſa maniera acceſò, non haper meſſo , chequello v'entraſſe, ilqua le degli animi vili, e plebei ſivede ſempre trionfare, voglio dire l'avi. dità eſecrabile dell'oro . Lo ſtudio di voi medeſimo v'ha fatto cono fcere, che l'animo voſtro èqualche coſa di più nobile, diquellochedo vrebbe eſſere per laſciarſi condurre ſchiavo dalle ricchezze ; e perchè applicazione più propria non avete trovato perun uomo, quantoilcol tivamento della ragione, e la cura di queſta parte nobiliffima di noi ; perciò non avete potuto ſofferire , ch'ella s'invaghiſſe di ciò , che sì ſovente ſuol depravarla, e corrom perla . Avvezzando pertanto l'intel letto voſtro ad unpafcoloveramen te degno di lui , qual è il conofci mento della Verità; ella v'hatoſto inſegnato a non diſdegnar d'appa rare da chi che ſia,purchè alcuna coſafoffe capaced'inſegnarvi ; ecosi pie Y pieghevole , e docile v'hareſo, che voi ſiete ſempre pronto ad abbando nare , ficcome a vero Filoſofo ſicon. viene, qualunque voſtra più radica ta opinione , quando ve ne ſia mo ſtrato l'errore . Anzi ſaggiamente avendo voi conſiderato , che gli er rori ſono infermità dell'animo , cost appunto, come i malori il ſono del corpo , grandiffimoamore avete mai ſempre portato, e profeſſatovi fom mamente tenuto , achidaqualche falſa opinione v'ha liberato, non al trimenti , che ſe da una grave infer. mità riſanato v'aveſſe. Sopra ognal tro però queſto prezioſo lodevoliſſi modefiderio della Verità, in gran diffimo pregio v'ha ſempre fattoave re quell' Arti , che all'intelletto ne agevolano il conſeguimento . E per chè offervato avete, che la veraLo gica altro non ha , che tutto queſto appunto per fine, perciò queſta ave te ſempreapprezzata, eſommamen te teavuta a cuore. Per queſto mo tivo adunque a voi , piuttoſto che ad altri ho voluto queſta mia pic ciola fatica conſacrare : non per chè io mi creda, che vi manchi un' Idea della vera Logica , che ſo , che non a queſto tempo n'avete riſerbata la cognizione ; ma perchè io ſon ſicuro, che grandiſſimo pia cer proverete , leggendo in queſti miei foglj le voſtre medeſime opi nioni • Voi troverete quincentro ſparſi molti diſcorſi , che nelle oc cafioni più volte ſiamo ſtati ſoli ti inſieme tenere ; i quali ficco me allora , ſecondochè a meèpa ruto, ſempre dolciſſimi ſtati vi ſo no, così io non dubito , che ora , che con alquanto miglior ordine faranno teſſuti , molto più cari non ſieno per riuſcirvi . E' il vero , che ſe io al merito voſtro riguar do ed alle tante e sì gran , di obbligazioni , che tengo con effo eſſo voi , picciola coſa per verità eda dovermene arroffire , compari. rà innanzi agli occhi di tutti que ſta, ch'io vi dono. Ma riflettendo dall'altro canto , che dalle forzemie nè maggiori , nèpiùdegnecoſeſipoſ , fono attendere , ho ſtimato minor male il cancellar poca parte de miei doveri , purchè inquel modo , che per me ſipuòmaggiore, l'ardentifi modeſiderio, ch'ho d'onorarvi , mi veniſſe fatto di paleſare; che ogni partedel mio debito intera laſcian do, correreanchegiuſtamentela tac cia diſconoſcente, ed'ingrato. Leg gete adunquecon lieto animo queſta mia Idea, e ſiatecerto, tanta eſſere la ſtima, ch'io hodi voi, che poſſo con ſicurezza affermare , l'aggradi mento voſtro tanto animo, e cuore potermi inſpirare , che di maggiori coſe, epiù ragguardevoli io m'ab bia per avventura a rendere capa ce. Io prego il Cielo a ſecondare col col ſuo favorela buonainclinazione, ch'avete di coltivare, ed'accrefcere le belle arti , principalmente laFilo fofia ; e fupplicandovi a continuare verſo di me quell'amore, di cui ' innata gentilezza voſtra m'ha di già fatta nonpicciola parte, vi baciodi votamente le mani. DIV. S. ILLUSTRISSIMA Roveredo. Devotiſſimo, ObbligatiſfimoServidore SelvaggioDodoneo. b L'AU L'AUTORE A CHI LEGGE of  : Lpreſente Ragionamen to non fu composto affi ne di pubblicarsi . Un letterario divertimento tra alcuni Amici miei mi diedeilmotivodidi ftenderlo . Eſſendo pertanto paruta ad alcuni di quelli, chel'udirono , checol pubblicarsi ' avrebbepotuto recare non picciolo vantaggio alla gioventù qualesenza lume, esenzascortacam la minando , bene ſpeſſo alla viapiggiore s'app glia; io non ho voluto , o potuto cope mi acosìfatto giudicio. E' vero, che l amore di queſti tali verſo di me do. doveva rendermi ſoſpettoil loro parere ma il talento di foddisfare al lordefi derio m' ba reſo meno attento nell'efa minare me fſteſſo . Ho pertanto aggiun te non poche cose , che nel dare la primamano non mi s'erano preſentate alla mente, da che è nato , ch'egli è venuto a trapaſſare i termini d' unco mune Diſcorſo .Nel rileggerlo cheho fatto, ho offervato d'avere per verità non poco ecceduto nella folla de'pasi , che sono andato quà e là inſerendovi . Trattandosi però di fradicare dal vol go un'opinione inveterata , bo flimato neceffario far conoscere ſopra ciò il co munsentimento degli autori piùaccre ditati ; non ricusando anche difervir mi de'più moderni , i luoghi de quali boſoventemente citati. La corruzione delle presenti Scuole di Filosofia non è in tutto fimile aquella dell'antiche Di qui è, che le autorità degli anti chi ſcrittori non potevano riuscire che troppo generali, trattandosi de moder b 2 ni ni difetti . Questo è ſtato il motivo , ch'io bo ſtimato piùa propoſito ſervir mi de' moderni, l'autorità de'quali in questa parte è senz' alcun dubbio più calzante , che quella degli antichi . Ho anche recateledette autorità non Solo generalmente ſopra tutta la Logi ca, maaltresìſopra ogni minima par ticella di eſſa , acciò quel giudicio , ch'io ne voformando , e l'idea , che proponendo, in nulla difcordaſſe ne dalsentimento de' migliori Dialettici . Per iscemare però la noja , che dall' abbondanza di tanti palli poteffefenti re il Leggitore, bo molti di eſſi levati dallaferiedel diſcorſo , ed bogli poſti appiè della pagina , acciò senza pre giudicio del fenfo , poſſa , chi vuole, trascurargli , seguitando la sua lezio ne . Alcuni di queſti paſſi poi da opere filosofiche di Eterodeffi , come da quel ledi Filippo Melantone, ed'altri an cora , poco degni per altri riſpetti d'ef fere nominati , si troveranno eſſere ſta ti 1 F .--  tiprefi : Io però non reco le parole di lui affine di conciliargli quell' autorità, che la Chiesa, a cagione deſuoi erro ri , gli ba giustamente levata : ma in materie dalla Religione affatto lonta ne , ficcome fon queſte , volentieri bo apportato anche ilgiudicio di coſtui, e d' alcun altro a lui ſomigliante , acciò laſteſſa veritàda sì diverſiper altro , e oppoſti testimoni confermata , acqui. ftaffe maggior fede nella credenza di ciascheduno . Quanto piùuniversale fi fcorge effere ilsentimento ſopra unaco fa, tanto maggior impreſſionefa, epiù compiutamente appaga coloro , che lo ascoltano . PeraltrodueCattolici, Pier Gaffendo nel libro de Logicæ origine, & varietate , e Giuſto Lipfio nell'epi ftola ad Paullum Bufium , non ebbe ro difficultà di paleſare la ſtima , che facevano della Logica di Melantone • Edè questo un atto di giustizia , eda non biafimare ; perocchè febbene colo che in errori , e falſità ſono in ciam ciampati , non meritano 'approvazio I ned'alcuno; la ragione però non con fente, che quelle verità , che sparse quà e là ne lorolibri ſi ritrovafſfero , unitamente s'abbiano anch'esse acon dannare . Di què fu , che il grande Agostino non fi guardò di prendere da un certo Ticonio , Eretico Donatifta anchele regole per interpetrare laDi vina Scrittura ; edi raccomandarea giovani ftudiofi la lettura , benchè co cautela, del libro , in cui si ritrova vano fcritte .  Con queste ragioni adunque io spero di dover essere abba ſtanza difeso, ſealcuna voltanelcita re, più alla veritàdelle cose, chealla bocca , da cui elleno ſono uscite , avrò avuto riguardo . Reſta ora, che lafa cilità, ch' io ho avuto nelcredere agli Amici, ad eſſi forse nonsia per parto rire delbiafimo : ea te, o Leggitore , niun frutto per avventura debba reca re. Lo bramerei veramente , chenè l una, DeDoctrinaChriſtiana lib.3.cap. 30. una, nè l'altradiquestedue coſeavve nisse . Ma pure, quandelleno dovesse ro fuccedere , io per me nonsono per fentirne molto rammarico ; concioffieco fachè quel fine , ch'io mi erapropofto nello ſcriverequeſta Dissertazione , che fu il passatempo, el'esercizio dello ſti le, èſtato giàda me conſeguito fcri vendola : ed avendo in tal modo com piutamente appagato il mio defiderio, bo estinta per conseguenza ogni follici tudine di qualunque altra ventura , che incorrere ella potesse. G I IDEA DELLA LOGICA SCOLASTICA, E MODERNA. RAGIONAMENTO. Ono già due ſecoli epiù trapaſſati , cheuominidot ti , e nellaRepubblicadel le lettere in grandiffimo pregio avuti , altamentefi lagnarono , che nelle co muni Scuole di Filoſofia , non s'inſegnaſſe quaſi più nulla di quello , che daAristotile intante ſue opere di Dia lettica era ſtato eccellentemente ſcritto ; e che laſciato addietro il forte della Filoſofia , gl' ingegni invece ſi foſſero perduti dietro uncaosdiquiſtioni ſtraniere , dietroprecet ti inutili , e ſotrigliezze vaniſſime , dimodo che la Logica , di cui altracoſanondovreb A be 2 be eſſere conpiù chiarezza , epuritàſpiega ta, foſſe ridotta adun laberinto di confu fione, ad una maſſad'inſegnamenti vani e ſciocchi , da'quali non che utile , e giova mento la gioventù ; ma anzidanno gran diffimo , e irreparabile riceveſſe . Ermolao Barbaro in una ſua lettera a GiovanniPico Mirandolano diſſe, che la Filoſofia del ſuo tempo , comparata colla vera e ſodadegli antichi, altro non era, che una fallace fo fiſticheria . Della qual fua propoſizionenel la ſteſſa lettera , così egli rende, dopomol te parole, ragione . Etenim non folumge. 1 nus verborum novum est , & ignotum popu to, sed ita confusa sunt omnia, ut velut in labyrintho neque initia , neque exitus rerum deprehendi poffint . Et fubinde fingunt nova acprodigiosa fomnia , & verborumporten ta, quibus cum res nullæ ſubſint , intelligi nibil potest . Epoco appreſſo . Non folum babent errataGrammatica, sed neque fen tentias abfolvunt , neque judicium , neque ordinem in explicando adbibent . Postea amiſſa loquendi diligentia , rerum etiamju dicium amiferunt . Finxerunt enimunacum monstrosis vocabulis inexplicabilia fomnia , quibus univerſam Philofophiam , ac Theo. logiam obruerunt . Anche Lodovico Vives nel 3. lib. de cauſſis corruptarum artium , così così della Dialettica diſſe 3 Dialectica , ut est a plerisque fordide contrectata , Seucon culcata verius , multum contraxitſqualoris, acfordium , quam tamen conveniebat longe effe puriffimam, atque integerrimam; nem pe aditum, atque instrumentum aliorumstu diorum, & artium; ex qua depravatanon parum aliæquoque , ut Philosophia , Me dica ars, & Theologia , sunt contaminate. Emoltodopo . In recentes Dialecticos , tanquam in navisſentinam omniahujus ar tis vitia confluxerunt : & Aristotelis , priorum , &longeplura , & fœtidiora, quæ ipſi de fuo adjecerunt. Finalmente, perta cer moltiffimi , ch'io potrei addurre , Fi lippo Melantone in una ſua piſtola dice, chealcuni anniavanti era ſtato incertomo doforzatoapubblicare unaDialettica , per chè Tunc in Scholis neceſſaria præcepta , Epift. &ad judicandum utilia jacebant obruta Stultiffimis vixis , nihil ad rem pertinenti. nun cupa tor. bus . Ad bec, de usu artis ( ſegue egli Ele a dire ) in bonis auctoribus legendis , aut ment. gravibus controversiis judicandis , nemo quicquam monebat . Denique prorfus adul. terina Dialectica pro nativa tradebatur  Per li quali continui rimproveri , fatti • A2 uni.  Vedi VALLA (vedasi) nella ſua Dialettica,e Gio. van Matteo Friſſemioin piùluoghiſopra ilibride Rhe tor. univerſalmente alleScuoledagliuominidot ti , riſvegliatiſi finalmentedal lungo fonno gl'ingegni, molti ſi poſerogeneroſamente inanimodi voler ritornare l'antica ſuadis gnitàedecoroalla Dialettica , eperciòtron cando infinite coſe dagli Scolaſtici in eſſa inutilmente intruſe, e molte utili, da eſſi tralaſciate aggiugnendovi ; riduſſero la Lo gica a ſtato tale , che oltre al frutto , che grandiſſimo ne può trarrelagioventù, pa re , ch'ella conſervi ancoratuttaquellamae ſtà, equello ſplendore, che dallabarbarie le era ſtatoper l'addietro oſcurato , etol to . Ma piaceſs'egli a Dio , chevero non foſſe quello, cheavvertiSeneca nel librode vita beata , cioè , che Non tambene cum rebus humanisagitur , ut meliora pluribus placcant . Egliv'hafortad'uominialmon do , iquali potendo chiaramente vedere , amanomeglio viverſi ciechi ; edopo il ri trovamento di cibi ſquifiti, e prezioſi , go donoancora fatollarſi di ghiande . Il poco amore, che coſtoro hannoallaVerità , eil molto, che nudriſconoverſo ſeſteſſi , non gli laſcia vedere , che meglio è l'aver erra touna volta, che l'errare per ſempre . E pe InventioneDialectica diRodolfoAgricola , espe zialmente nell' epift. ad lectorem , là dove faun paralello , tra l'Agricola , e PietroSpagnuolos 0 5 però nonſenza grandiſſima difficoltàſiri ſolvono aſpogliarſi delle vecchie prevenzio ni , perocchè alcuna coſa novellamente ap. parando, temonodinon moſtrare d'eſſere infin aquel punto vivuti nell'ignoranza Tenaciffimi pertantocoſtorod' ogniuſo, anzid'ogni abuſoda qualche tempo, e da qualche autorevol numero diperſone con fermato, hanno in faftidio tutto ciò , che portail nome di moderno , equaſichè la natura foſſe già ſterile divenuta, comediſſe PLINIO (vedasi), nulla prezzano gl'ingegni de noſtri tempi . Di quìè , che il migliora mentoda'Moderni alla Logica recatonegli occhi di coſtoro è nulla, e la bellezza elo ſplendore da effi , comedicemmo reſtitui. tole, nonſonoche ſpine, eimmaginazioni d' uomini , i quali difdegnano camminare per la via più battuta . Eſſi ſtimanoperò, che l'attaccamento alla Scuola contenzioſa A3 fia  Habenthoc quoque vitii homines, quoscom prehenditvetus, aclonga ſegnities, ut ab adre prisfemelopinionibus non recedant; ne in ſene tutediſcendo,nihiluſquein ſenectutemdidicif ſevideantur. Boethius inlib. de Syllog. Categor. Sumexiis , qui mirer antiquos, non tamen 2 utquidam, temporumnoftrorum ingeniadeſpi cio; nequeenim quaſilaſſa, &effata naturani hil jam laudabile parit . PLINIO (vedasi) junior lib. 6. epift. 21. 6 fia l'unico mezzo per ben filoſofare, etan to è lontano , chele moderne coſe ſieno per abbracciare , che molto fia , ſe come inutili e vane non le diſprezzino . E pure dopoletante ſcoperte, fatteſi a cagion d' efemplo per mezzodell'Anatomia, neſſuno ardirebbe ora di credere , o didire, che il fangue non circola pel noſtro corpo , ovve ro che i nervihanno piuttoſto origine dal cuore, chedalcelabro, noniſtantecheAri ſtotile fi dichiari apertamente a favoredital opinione; perchèciaſcunotemerebbedi non correreda tacciad'inſenſato , anteponendo Ariftotile alla teſtimonianzade' propriſenſi . Quelio, ch'io dicodell'Anatomia biſogna intendere ancora dell' altreArti , e Scienze, le quali tutte volentieri profittano di que' diſcoprimenti, che tuttavia fi vanno in eſſe facendo dacoloro, chelecoltivano . Che ſe ciò èvero, com'è veriffimo , per qual motivo la fola Logica ſarà condannata a nondover goderediquell'utile , dichetut tel'altre ſi godono? L'iftrumentodel ſa pere dovràeternamente giacerſi involtone' fuoi antichi errori; e tanti, e cosìutilimi glioramentida'moderni recatigli , odovran no effere affatro traſcurati , o reputati da nulla ? Io per me non ſo veder ragione , perchè le altre Arti debbano proccurarfem 1 pre 7 pre d'avanzarſi , e renderſi vie piùperfet. te; e la ſola Logica più neceſſaria di tut te, e cui è tocca la diſavventura d' effere ſtata più dell'altre ofcurata , e corrotta , debba continuamente rimanerſi nella ſua barbarie , e non abbia a procacciarſi mag gior chiarezza, e perfezione . Epure Serit tori eccellenti, che di preſente vivono , o che fiorirono non ha molto , non altri menti appunto, che que' primi da me re cati , faceffero, lamentanoſi tuttavia , che le Scuole Dialettiche vivano ancora nell' infermità di prima . Fra queſti Lamy nel 6. de ſuoi Trattenimenti Sopra le Scienze, ſi duole , che i Profef fori Hannotrascurato la ſodezzadellaFi losofia, e non si sono applicati, che a cer. te quiſtionipercosìdire ſtraniere. Per esem plo, se la Logica è una Scienza , quale è il ſuo Oggetto &. Non vi sitratta, dice egli, quafi più niente diquello, cheArifto. tile ba infegnato nelieccellenti operedi Lo gica, che hafatto. Tutto queſto dà a A4 di  Vedi inoltre Giovanni MabillondeStudiis Mo : nafticis Part. 2.cap.9. Burcardo Menchenio de Charlataneria EruditorumDeclam. 2. Gravina Orat.de inftauratione ftudiorum . Clerico nell' epistola ad Lectorem innanzi alla sua Logica . 8 divedere,chegli sforzi di tanti ingegni , perpurgare la Dialettica, eridurla a ſtato di perfezione , ſonotornati vani; e checo loro, a'qualitoccavafarnefaruſonelle Scuole, ſonoſtatiliprimi atraſcurargli , eanon avergli in alcuna ſtima. Eglièbenverope rò, che ſe coloro, che dataleopinione ſo no occupati, aveſſero , o proccuraſſero al menod'avere un'idea giuſta di ciò, cheſi tratta , e di cui forſe con ogni franchigia dannogiudicio, diverſo ſentimento eglino avrebbono per miocredere , ſe nonnella lingua, certo almeno nelcuore. Ellaètan talaforzadellaVerità, che vogliaſi , onon vogliaſi , biſogna acconſentirci . E febbene per fuggire il rimprovero d'incoſtantipreſſo gli uomini , poſſiamo fingere di non aver peranche cangiataopinione; pure eglinon poſſiamo giàfuggire il rimprovero del no ſtro cuore, che intimamente ci favellased ogni forza e vigore ci toglie per opporfi, e contraddire al vero. Per laqual coſa ioho mecodiliberato, gentiliſſimi Uditori , poi h chèame oggiſi ſpettailfavellare; propor vi unafedele Ideasìdell'una, chedell'al tra Logica , cioètantodella Scolaſtica de Settarj , quantodella Moderna migliorata, eſaminandole a parte per parte , e confide. randoesattamente quello , che amendue fa con contengono; acciocchè ciaſcunorimirando, come ſopra una tela rappreſentate al vivo Pimmagini loro , fondatamente , e regola tamente ne giudichi; equindi poſcia leab bia inquella ſtima, e inquel pregio , che la verità , ela ragione ricercano. Maprimadi ſcendere al particolare , al cunegenerali coſe io voglio avvertire , in cui i moderni Dialettici ſonodagli Scolaſti ci diſcordi . La prima diqueſte ſi è , che i Moderni amanomoltonello insegnare il me zodo poſitivo, ilqual conſiſtenello ſpiega re nudamente, e con chiarezza i precetti , ſenza ſtrepito , e ſenza quiſtioni ; lo che , ficcomeſembra meglioadattato allacapaci tà , ealbiſogno, che alloratengono igio vani;cosìancoratrattandoſid'inſegnareun' Arte, ſembramolto ragionevole il dettare ſpeditamente i precettidi quella, e nonin tertenerſi con tedio inſopportabile adiſpu tare ſopragli ſteſſi; chenon puòapportare ſe non confuſione, e ritardare inutilmente i giovani in coſedi niunprofitto. Perque ſto i Modernieſpongonoſempliciffimamen te, econquellamaggiorchiarezza, che in così fatte coſe ſiapoſſibileleregoledellaLo gica , nèammettono litigj , e quiſtioni : o ſe ne ammettono, queſte ſon rade, enon fondateſopra difficoltà inſuſſiſtenti, oequi vochi 10 vochi aperti; ma inmaterie veramenteſog. gette aqualche vera difficoltà, e che però yolentieri diſcutono , sì per utile eſercizio de'giovani , e sì ancheper mettereinmag gior lume la materia trattata . Preſſo gli Scolaſtici allo 'ncontro tutto èin quiſtione, tutto è in difputa. Nonv'haprecettoben chè chiarissimo , e facile, che non ſiaſog getto a gravi difficoltà , e non ſi spenda assai tempo disputandovi sopra. S'egliv' ha coſa di certo e di chiaro nella Logica , queſto al ſicuro dovrebbe eſſere tuttociò , ches'inſegna intorno alle voci, e a’Termini; e ſe meno si dovrebbe disputare, egli pare, che ciò dovrebbe farsi sopra le definizioni di quelle stesse cose, che s'insegnano – INSEGNARE – IO SIGNIFICO, IO INTENDO – H. P. GRICE --  pure anche in tali occasioni non si resta di quistionare , An Voces extra propositionem sint d termini. Quodnam sit discrimen inter vocem “Blitiri”, et vocem “Nihil.” An detur terminus mixtus, hoc est qui partim categorematice, partim syncategorematice SIGNIFICAT – H. P. GRICE IO SIGNIFICO, IO INTENDO --. An voces humane sint SIGNA NATURALIA – H. P. GRICE: WORDS ARE NOT SIGNS, but they signify, or ‘signify’ --, an ad placitum – H. P. GRICE: “Hampshire mocked Austin for trying to analyse ‘pleasure’ in terms of “I have the pleasure”: “Like approaching faith in terms of ‘yours faithfully.’. Utrum definitio generis a Porphyrio tradita fit bona. E poi , Utrum in præfata definitio. ne definita fit fecunda intentio Generis , Jeu Genereitas , vel natura babens talem Genereitatem, vel compositum ex utroque. E6 II Efino , An Definitio definiri poffit . Le quali coſe, comeche ſpiegando ſolol'equi voco, a cui s'appoggiano , ſipoteſſerocon una parola determinare, pure da tutti ſo no ventilate . Chi più però e chi meno vì ſi perde dietro, ſecondochè più o me no è inetto il Maestro, cheleſpiega. Per queſto Nizolio nel primode'ſuoili bri deveraratione philoſopbandicap.2.ebbe ragione di dire, che gli Scolaſtici tra loro primi Principj avevanopoſto anchequeſto, Proponere, & tractare Questiones quam. 1 vis inconsistentes, & minime dubias, modo detur occafio atque anſa aliqua nugandi , nec garriendi unquam reperiatur modus • La Logica per altro ha le ſueregolechia re, e inquiſtionabili , e Aristotile, chen'è il gran Maestro, e tantecoſeineſſaſcriſſe, lo fece ſenza romori, eſenzadiſpute, po ſitivamente, e ſodamente piantando leſue regole . Or perchè dunque mettere tutto in lite , mover dubbj ſopra ogni punto , benchè minimo, come ſe la Logica nulla aveſſe di certo e indubitato ? E' più che vero quello, che a ciò riſponde Lodovico Vives nel 3.lib. de cauffis corruptarumar tium . Quia statim altercandum erat (dice egli ) & semper altercandum, quæfita funt Spinosa quedam, apta disputationibus , que materiam fuppeditarent rixis, &diutiſſime proferrent altercationem , etiamintradendis præceptis artis . Segue poi queſt'autore a vivamentedeſcrivere il guaſto , epeffimo metododelle Scuole in queſto modo. Ni bil femel dicunt : sed si quam Definitio. nem, aut Formulam tradunt, primumcon fuse bruditerproponunt , poftca paullatim, velut cogentibus ad id argumentatiunculis, expoliunt , &crebris tibicinibus fulciunt, ut denique perlongiſſimosverborum circumactus fit perfecta : &querunturpoftea de prolixi. tatecorum, qui excultius scribunt , quum ipsi, dumundique anſas argumentorum ve nantur , id multis paginis vix explicenta quodexponipauciſſimisverbis potuiffet . Chi aveſſe piacered'eſſere iſtruito per cagiond' eſemplo nell'artedellaScherma, edilMae ſtro di quella , in vece d' inſegnare aſcher. mire, difputaſſe continuamente ſoprai pre cetti , che dee ſpiegare, chi non iſtimereb bed'eſſere tradito , edi perdere il tempo indarno ? Non altrimenti ſidee dire degli Scolastici , i quali invece d'iſtruire lagio ventù nella Logica , allungano , e fanno difficile la via, che per ſe ſarebbe facile , e breve , diſputando ſopra i precettidiquella . Quantofatiuserat (dice con veritàErmo laoBarbaronella mentovata lettera a PICO (vedasi)  )præcepta fimpliciterproponed re, &oftendere , quemvelinjudicandina tura, vel in negotiis , vel in moribus , & communi vita usum babeant ; quomodo ca transtulerint ad usummagni artifices , quid binc Poetæ, quid Oratores, quid aliimar gui viri fumferint? I dubbj ſonoutili, elo devoli , quando con giuſto motivo ſieno moſſi , nè ſi dubitiperfare, chedaundub bionenaſcaun altro : ma ſibeneper co nofcere il legame che tiene lamentequaſi ſchiava e prigioniera , e poternela pertanto ſciogliere e liberare ; ragionevol coſa eſſen do, chedappoichè ella s'è ſtancata nellari cercadella Verità, ripoſi finalmentenelgo dimentodi eſſa .  Per queſto Ariſtotile nel lib.3. cap. 1. della Metafifica commen dòaſſai nonildubitareinqualunquemanie ra; mailbendubitare , ch'è dubitareper avviarſial ſapere; perchè , ficcom' egliſavia mente avvertì, Quiquerunt, nifi primodu bitent , fimiles illis funt , qui quonam ire oporteat, ignorant , & adhuc neque utram invenerint quod quæritur, annon cognofcere pof Quæftionumexplanatio eft animi quidam veluti nidus, inquomens inſtabili ſollicitudine, ſciendi que ſtudio,tanquammultiplicivolatus errore fef ſa,conquiefcit . GregoriusNyſſenus Comment. in Hexemeron . 14. poffunt . Tutto queſto però s'intende di quelle coſe , intorno alle quali dotti, e va lenti uomini ſentono altrimenti eper la loro difficoltà ſono aſſai malagevoli a defi , nirfi. L'uomo ſaggioſiguardamoltodinon avere per certe le coſe dubbiofe , per non 1 iftimar di ſapere ciò, che non ſa , e chetal voltanon potrebbe ſapere : ma dove per altro le coſe ſono chiare, e la Veritàappa riſce , ſtimagrandelittoil confonderle , el oſcurarle co' dubbj . Gli Scolaſtici peròhan: no tutto ilcontrario operato; perchè dove ſarebbe ſtato meglio ſaggiamente dubitare, effi per nonparere inabili, eda pocodubi tando, eſtimando, cheildubitarefoſſegran vituperio, hanno voluto farſi arbitri , e ſo. no entrati adeciderne.  E dove allo'n contro le coſe erano chiare , hannomoſlo mille  Mihiquidemcerte nunquamnon incredibiliter adrifit illa indiſputando veterum modestia , qui cumabundarent do&rinæ copia, vix tamen un quamderebus , in quibus aliqua ineſſet obfcuritas, adſeveranter & adfirmate pronunciabant . •Corrupithoc, utpleraque alia , ſequens ætas , eruditionemque cœpit ex confidentia pendere , eoquepaullatim perducta resest, ut hominesado lefcentes reperias, qui quadriennio, aut quin quennioinphilofophiæ ſtudiisutcumque confum to, quovisfacilius adduci poffunt , quam ut fe ullade re dubitare fateantur . Muretus part. 2. Orat. 27. C 15 mille dubbj, e quiſtioni , quaſichè la luce foſſe loro increſcevole e nojoſa, e nelle te nebre ſolamente trovaſſero da ſatollarſi. Laſeconda coſa, inchegli Scolaſticida Moderni diſcordano, ſi è la favella. IMo derni avendo poſto mente , come per co municare altrui i concetti dell'animo era d'uopo di gran copia, di gran purità, edi gran chiarezza di dire . E che non altro , che l'Eloquenza tutto queſto poteva loro ſomminiſtrare, non traſcuraronoperciò an che queſta parte, e conlinguaggioproprio , eterſo , eche agevolmente può eſſere da tutti inteſo, ſi ſtudiarono diparticipare agli altrile loro Filoſofiche meditazioni , ſtiman do gran fallo il ſeparare due coſedallana tura congiunte , com'è la Sapienza , el Eloquenza : ilpenſar giuſto , el'eſprimer ſi acconciamente . Gli Scolastici quanto in ciò ſieno ſordidi e incolti, nonèdadiman dare. Eglino s'hanno poſto ſotto a'piedi l'Eloquenza, comeunacoſa inutile , o dan. noſa, ed hanno piantato unamaffimadiri cercare bensì che coſe aveſſero a dire , ma non già come doveſſero dirle . Querimus Picus nos quidnamscribamus, non quærimus quo epile epift. modo . Quindi è , ch'eglino s'hannofor- mol. matounlinguaggio particolare, il qualedaBarba altri non è inteſo che da effi , anzi nè pur rum. da 16 daeſſi alcuna volta. Loche nonſolo ſen za alcun utile , o neceſſità, o diletto dichi 1 impara è ſtato da eſſi poſto inufo : Sed Lib.2. etiam ( come dice Mario Nizolio ) cum ini deve- rum excarnificacione , dum compelluntur in rarat. cap.2. genti difcentium labore, &maximaingenio philo- telligere , &difcere ea , quæ intelligi, foph. disci nonpoſſunt , quia nonsunt : &duns recedentes a Scholis Grammaticorum , co guntur oblivisci , &quafi dediſcerepeneom nia, quæ didicerant; &novamquodammo doaddiſcere linguambarbaram , borridam, rufticam, spinosam, qua diſcendanondocti &eruditi,ut pareffet, sed morosi, garru li , &fupra quam dici potest , rixoſi eva dunt. EpuredaquelgranFiloſofo, ch'effi ſi profeſſanodi ſeguitaretantogeloſamente, non poſſono giàavere apparate così fatte maffime. Egli ſteſſo nella ſuaRettorica in ſegna, che moltocontribuiſceall' intelligen zadelle coſe l'adoperare più un modo, che Lib.3. unaltrodi favellare . Ipfa eloquendi ratio cap.2. [dice egli neceſſarium quiddam habet in omni disciplina . Nonnibil enim interest ad rem explicandamboc, an illo dicendigene re quis utatur. Di fattoil ſuo ſtilenondif Epift. cordo punto da ſuoi precetti , mentre, co adJo- me diſſe Ermolao Barbaro , Aristotelisora cum. an.Pi- tio , etfi brevior est , tamen &propria & pura est, & ita abundat quibusdamſuis luminibus, ut Cicero camdixerit , imilem eſſe flumini aurum vehenti , & interdum Plu adeo dulcis est , nibil ut poffit cogitaridul.tarchus inCi cius . Se adunque gli Scolastici hanno ſe- cer. guitato queſto Filoſofo in ogni ſuaopinio ne, e inquelle coſe ancora , nelle quali da tutti è biaſimato , anzi egli ſteſſo , ſe vivo foſſe , confeſſerebbe d'aver errato ; perchè non ſeguitarlo anchein queſtadell Eloquenza, nellaqualeottimamentes' avvi sò, e da tutti i Savj n'è ſtatoapprovato? Ne biſogna già credere , che queſto ſia piuttoſto di ornamento ad un Filoſofo , che di neceffità; perchè ſenza una manie ra di dire facile e pura , come potrà egli giammai far comprendere agli altri i ſuoi concetti inquella guiſa , che gli conſerva nell'animo? Lo ſtile incolto , ſpinoſo , e perpleſſo, non farà, che tutt'altro inten da il leggitore da quello , che il Filoſofo aveva in animo di fargli comprendere ? Aggiungaſi , che la maniera ſecca delle Scuole , e la continua argomentazione in forma , fa ſpendere moltiſſime parole per iſpiegar concetti, che conaſſaimeno , mol. to più acconciamente s'avrebbono potuto eſprimere . Credevano divenir molto brevi (dicedottamenteClaudioFieurynella part.1. B cap.9. 18 cap.9. del Metodo degli Studj) tagliando tutti gli abbellimenti del diſcorſo , e tutte le figure della Rettorica; ma forsenoncon fideravano, che queste figure, le qualiren dono il difcorſo vivo e animato , non ſono altro che conseguenze naturalidello sforzo , che noi facciamo per persuadere aglialtri. Speſſo fi confuta un'obbiezione con unapa rola ſola : ſpeſſo ſi prova meglio con ungi ro dilicato di parole, che con un argomen to in forma. Una pagina di diſcorſo Sco lastico si ridurrà alla quarta parte, ſeſi cangia in un diſcorſo ordinario, e natura le : e tuttaviaquelli, che ſonovi avvezzi, credono , che i diſcorſi figurati non conte gano che parole, e non faccian conofcerele ragioni ,se nonſono distinte con articoli , etitoli . Queſto è ben vero però , che quando ſi ricerca nel Filoſofo l'Eloquen za , non s'intende già d'un liſcio troppo ſtudiato , d'uno abbigliamento ſoperchio, coſicchè egli abbia a caricare il ſuo dire non d'altro che di Figure , di Traslati , e di Metafore , come, acagion d'eſemplo, Lucio Apulegio , che non dice una coſa conterminiſemplici , e naturali. Egli ſi vuole, che il ſuo ſtile ſiabensìornato; magrave inſieme, e proprio : ſia terfo ; ma ſemplice , e naturale : fia eloquente ; ma 19 ma filoſofico , e tale in ſomma , che ſia atto avivamentedipignere innanzi agli oc chi quel concetto , che si teneva racchiuſo nell'animo , ch'è appunto il vero finedell Eloquenza, non altrimenti che vero fine della Pittura fia ilrappreſentare eſattamen te le naturali figure . Laterza, e molto conſiderabil coſa , in cui gli Scolaſtici ſono mancati , emancano tuttavia , è il poco, o niun uſo , ch'eſſi moſtrano della Logica ne'buoni Autori , e neldiſcorſo comune. Alcuni eſempli aridi . eſecchi, e ſempre i medefimi propongono eſſi per confermadelle regole Logiche , i quali oltrechènon fanno alcuna impreffio ne nella mente de'giovani , ſono ancora ſpeſſe fiate totalmente diverſidaquelli , che s'incontrano , o nel parlar famigliare , o negli ſcritti degli autori di qualche confide razione; così appunto , come le medeſime regole ſono per l'ordinario intorno a coſe fuori d'ogni dubbiezza , e lontaneda ogn' uſo . Mirandum sane adfatim eft ( dice Part. Antonio Arnaud nella ſua eccellente Arte 3.cap. di pensare, volgarmente la Logica diPor. 9. B 2 to (7) Eloquentiæ finiseſt , ipſas animi cogitationes , quaſi pingere , &repræfentare proprio , & per ſpicuo fermonis genere Hermolaus Barbarus epist. adJoannemPicum . 20 to Reale appellata ( Logicam , licet multo pluris paffimeſtimetur, quamdebeat[adeo ut dicatur abſolute neceſſaria adaliasſcien rias acquirendas ) tam perfunctoric tracta ri , ut altum filentium fit de iis, quæinLo gica eſſealicujus USUS poſſunt. Ut pluri. mum enim Logici fatis ducunt Syllogifmo rum Simplicium regulas docere , exempla que proponere, quæfere omnia constantpro pofitionibus incomplexis, illiſque adeoclaris , atque indubiis, ut nemo eaferiointer ratio cinandum adhibenda putaverit . Di quì è, come inaltro luogo avverte il mentovato Scrittore , che i giovani sì preſto , e sì fa cilmente ſogliono dimenticare tutto ciò chedella Logicahanno apparato. (8) E di quì èancora, chenelcomun uſodi favel lare (8) Experientiaconftat, e millenis , qui Logicam docentur, poſt ſextum a finitisſtudiis menfem , vixdenos effe , qui Logicesquicquam memine rint. Cauſſa autem hujus , vel oblivionis , vel neglectus videtur eſſe, quod cum abſtractifima fint , & acomuniufualieniſſima, quæ inLogica traduntur , eademnonnihperinficetaexempla, &dequibusinpoſterumnulla cogitandiinterve nit occafio, docentur : hinc mens , quæ non ni firenitens , &coactain illisdiſcendis verſataeft, iifdem pofteainfide adhærefcit , citoque enatas inde notiones abiicit, cum illæ denuo per pra xim numquam memoriæ commendentur .Dif fer:. 2. proam. 21 lare poſſono cader fillogifmi ottimamente concludenti , e che tuttavia ſembreranno contrarj alle regole Logiche : come per ' oppoſto altri , che fallaci ſono , giuſtiſſimi everi potranno apparire achi altr'ulodel le medeſime non abbia apparatoafare , che quello , che moſtranogliScolastici, inque. ſta partepoveri affatto , e digiuni. Perque ſto addiviene, che gl'inſegnamenti di co ſtoro , in vece di ſervire a regolargl'intel letti , ſervono piuttoſto a formare de' ſofi ſti , e degli uomini , i quali avvegnachè di niuna deſtrezza d'ingegno, edi niungiudi. cio Geno dotati, tuttavia , ſecondoche eſſi s'immaginano , poſſono andar aparo co gran Filoſofanti per lamultiplicitàdi rego le Scolaſtiche, delle quali hannoingombra ta la mente. E puretutte quelle arti , che fervono comedi miniſtre all'altre , non s' apparano giammai perſaperneſemplicemen te le regole; ma ſibene perſaperfarebuon uſo di eſſe. Il Rettoricodettapochi precet ti, e poi ſubito paſſa amoſtrar l'uſo, che ne hannofattoipiùeccellentiOratori . Anzi avvertì Cornelio Celſo , gran Maestro di Rettorica , Obeſſe dicentibus Rhetorice ar Lib.de tis nimiam difciplinam. Il Grammatico, ſe Arte non è affattoinetto, e ignorante , non fi dicen perde già egli a ſpiegar continuamente Ec B 3 ce di n. 2. 22 cezioni , Appendici , eOſſervazioni : ma ſubito paſſa amoſtrar l'uſo delle principali regole ne'buoni autori ; perchè ſa , che i ſuoi giovani defiderano d'eſſere iſtruiti da lui nella lingua Latina , non giànelle mi nuzie grammaticali. Ora ficcome il Retto rico ne'buoni autori trovagli elemplidior. natamente favellare; ilGrammaticodipar lare emendatamente ; così ilDialettico vi trova gli eſempli di rettamente e regola tamente ragionare. Perchè dunquenonla ſciar mai vedere alcuno di queſti eſempli a'giovani? Non aprir loro la menteinfar ad eſſi oſſervare il buono , o mal uſo che ſi è fatto de'precetti Dialettici , giac chè ſi ſa , che anche la Logica è una di quelle arti , che non s'apparano per fer marſi nelle regole , ma per apprendere il Inbuon uſo di eſſe ? Tantum illud demiror Scho- ( diceGiovan Matteo Friſſemio) qui fiat , liis ad ut cum ſciant utique viri longe doctiſſimi , epift. Rodolalium quendameſſe Dialecticæufum, quam læ ad phi A-ut perpetuo , graculorum more , in umbra grico- garriamus ; ita tamen ipſi totos trigintaan. Theo nos artis tradant præcepta, ut devero in. doric, terim usu ejus, ne verbumquidem. Dispu Plini- tatur quotidie , Verſetur neDialectica cir um. caprimas, an ſecundasintentiones. Sitne ſpeculativa , an practica .Realis, an rationalis. Et uthic quiſque clamat fortiffime; ita maximeaPræceptore laudari folet . At fiquis interim roget illud, quemnam finem ftatuamus vociferationum iſtarum , autquis namfructus exspectandus fitex studio Dia, lecticæ ſcholam egreſſis , hoc tam nescimus omnes, quam ſcire omnium referebat . Per queſto fu, che anche Ramo, ſecondochè dice Pier Gaſſendo, s'ingegno di cammi nare per una nuova via, veggendo , chel' ordinaria ſtancava inutilmentela gioventù , edopo lungo viaggio, reſtava nullameno digiuna d'ogni coſa di quello, che ſi fof ſe innanzi mettersi in via. (9) Orai Mo derni in queſta parte ſonobenlontanidall' aridezza degli Scolaſtici . Altre propoſizio ni , e altre Argomentazioni che l'ordina rie , e trite delle Scuole fanno eſſi udire a'giovani , avvezzandogli a ben giudicare ſopra gli ſcritti de'Poeti , degli Oratori , degli Storici , e di qualunque altra forta B 4 d'au.  Indigne ergo ferens Ramusvulgarem illamal tercandide Logicæ , Dialecticæve præceptis con fuetudinem, acintrudendi interimin ipsam tam le 0 multa aliena , atque inutilia; neque declarandi quis illiusufus in Philofophis , Oratoribus , Hi ſtoricis , Poetis , aliifque bonis auctoribus foret ; ingreſſus eſt ipſe, ac tenuit oppofitam viam. Gaf fendus lib. de Logica Origine , cap.9. Varietate ( 24 d'autori . Eſſi moſtrano loro, come laLo gica regola dapertutto il diſcorſo , come dapertutto può farſi buono, ecattivouſo delle ſue regole, e com'ella entra a giudi care, edecidere d'ogniquiſtione , ed'ogni controverfia , di modo che , inſieme colle regole, ſi può dire , che inſegnino ancora l'uſo delle medeſime. Laquarta differenza , che paſſa tra gli Scolastici , ed i Moderni , e che può dirſiil fondamento, e labaſe di tuttalaFiloſofia, èintorno allalibertàdelgiudicare. Gli Sco laſtici s'hanno fatto famigliarinimo e natu ralequel raziocinio. Ioſonodel tal Ordine : dunque debbo difendere come vera la tal opinione . Diche non ſoſe coſa maggiore ritrovare ſi poſſa, che piùalvivo , e nell' interno feriſca , e diſtrugga tutta labuona Filoſofia . Egli è maſſima inconcuſſaditut ti i Savj , che chicerca la Verità , non dee mettere in iſchiavitù ilpropriogiudicio , per ſeguire l'altrui ; ch'è quanto privarſi della facoltà, cheDioci haconcedutoperdiſcer Lib.t. nerla. Generale principium Veritatis [dice cap.r. converità Mario NizolioJest Libertas , deve. vera licentia ſentiendi acjudicandide omni rarat. bus rebus, ut Veritas ipsa , rerumque na phil. tura postulat . Hocest, ut is, quirectephi lofopbari Studet , ante omnia liberum Jese CON 1 25 conſervet, ac folutum ab omni Philofopbo rum Secta, neculla cujuspiam viri, quam. libet magni , doctrinefamaitateneaturaftri itus , &quasi compeditus , quin que ipfi pro rei Veritate probanda, aut improbanda videbuntur, ea libere , & fine ullo impedi. mento probare , aut improbare poffit . Gli Scolastici non ſolo ad un principio sì ve ro, e sì neceſſario non s'attengono ; ma gran delitto inoltre , e digaſtigonon leg gero degno , ſtimerebbono l' offervar lo . Eſi vendono pertanto, ſenza alcuno ſcrupolo, la libertà di giudicare lorodalla natura donata , a Scoto , ad AQUINO (vedasi), a Baccone, a Ocamo, ad Averroe, ead al tri aſſai . E così , come dice il mentovato NIZOLIO (vedasi), Dum modesti &reverentesvide- Lib.i. vivoluerunt, vaniſquequorundam nominibus cap.3. pepercerunt, Sacrosanctam & divinam pro diderunt Veritatem. I Moderni in queſta parte hanno ſtimatocoſa indegna di Filo ſofi l'imitargli . E riflettendo , che , come diſſe Lattanzio nel 2. lib. cap. 8. delleDi vine Inſtituzioni , Deditomnibus Deuspro Virili portione ſapientiam, ut & inaudita inveftigare poffent , & audita perpendere ; 4 loro è paruto di fare gran torto al Do. natore privandoſi dell'uſo della ragione , da lui sì benignamente lor conceduto ; e in 26 inguiſadipecorelle inſenſate, ciecamente gli errori altrui ſeguitare. Servonſi eſſiper tanto ancoradel proprio giudicio nellari cerca della Verità , e riguardanocomecom pagni, non come giudici , o arbitri tuttigli altri autori , per graviedeccellenti ch'e' ie no. Ella è troppo moſtruoſa all' orecchied' unFiloſofo la maſſima de'Pitagorici , ne quali , come dice M. Tullio nel primo lib. denaturaDeorum, Tantumopinio præjudi cata poterat , ut etiam fine ratione valeret auctoritas. Prendono perciò i Modernida migliori Filoſofisi antichi , che recentiquel lo, che lor ſembra migliore epiù verifimi le, nonmai permettendo , che l'autorità d'alcuno pregiudichi punto alla Verità , e ſua facendoquella maſſima, degna d'ogni Nizo- Filoſofo , Nos, quinulliaddictifumus, lius in nullius verba juravimus; nulliusquamli lib. 4. bet magni viri auctoritatem tantifacimus, cap.3. quanti Veritatem. La quintadiſcordanza finalmente tra la Scolaſtica , elamodernaDialettica ſiè, che gli Scolastici ſonomoltofolleciti circaleVo ci , circa iTermini, edaltre coſeGramma i ticali; intornoallequali molti precetti det tano, e infinite paroleconſumano . Loche fa conoſcere , come offerva Clerico nella part. 1. cap. II. della ſuaLogica. Dia 27 Dialecticen Aristotelispotius eſſeArtemlo quendi, quamVeritatisapud animumsuum quærende, dein proferenda. Edifatto, ſe ſi conſideri ſommariamentetutta la Logica delle Scuole; dove aſſai coſe ſi vedràconte nere , non ad altro utili , che a ſommini ſtrar ſempre, d'ogni coſa , e in ognima niera dadiſputare; per ben penſare allo'n contro o nulla, o pochiſſimoſivedràpoter. ſi raccogliervi . I Moderni all'oppotto pen. ſando, che la Logica ſia, non l'artedici calare , ma quella di regolatamente ragio nare , indirizzano tutti iloro precetti aque ſto fine E ſupponendo , chel'uſo delle lingue ſia già noto a giovani dagli eſercizi Grammaticali ,ſi affaticano unicamente ad arricchirgli d' idee giuſte, di raziocinj eſatti , edibuon metodo; veriſſimo ſtimando an chenellaLogica quello , che Orazio diſſe della Poetica Scribendi , recte ſapere est &princi pium &fons, Verbaque provisam rem non invitaſe quentur . Mavenghiamopiùda vicino aconfron. tareinſieme laScolaſtica , elaModernaLo gica. E giacchè tantol'una, quantol'altra s'occupa intorno all'Operazioni dellamen te, (prendo largamente lavoce operazione per 28 per ogni affezion della mente , mentre in tende ) veggiamochecoſainſegninogliSco laſtici intorno alla prima , cioè l'Idea , o Semplice Apprensione , che vogliam dırla • Maperchè la Logica Scolaſtica è per l'or dinario diviſa in Logica maggiore , e inLo gica minore , che con altro nome nellaloro lingua Summule eſſi appellano ; biſognerà però raccogliere tantoda queſte Summole , quanto dalla Logica maggiore , il più bre vemente cheper meſi potrà, tuttoquello , ch'eſſi inſegnano intorno alla prima opera zion della mente, ecosì di mano inmano intorno all'altre. I primi precetti adunque della Logica Scolaſtica ſono intorno a'Ter mini. Che ſia Termine, edi quanteforte. Poſcia paſſano atrattare delle proprietàdi eſſi Termini , de Suppoſitionibus, dovedi ſcorrono deAfcenfu, & Deſcenſu Termi norum, de Ampliationibus , de Restrictio nibus , de Alienationibus , deAppellationi bus, e tuttoquelloinſomma, ch'effi chia mano Parva Logicalia . Queſti nonſono inſegnamenti , ch'eſſi abbianotrattodaAri ſtotile ; ma è unagiuntada loro fatta all OrganoAriftotelico. L'utile poi , che da queſta giunta ſi può ricavare, è il nonſen tire giammai alcun ſuoprecetto, altrimen ti per pocoche ſeneſenta, baſta, perdo ver 1 19 ver concepirdeli'orrore verſo tutta laDia lettica .Quis enim valentior aliquantopro- Lib.4. greſſus ( diceGiovan FranceſcoPicoinuna epift. lettera aTommaſo ſuo figlio ) non remore- ante tur modo, fed& pedem referat, cumTer.penult. minorumSuppoſitionesveldelonginquoſub. odoraverit ? E Filippo Melantonenel4.lib. della ſua Dialettica. Addita eſt Aristotelis Dialectica doctrina , verius Grammatica , quam Dialectica, quam nominarunt Parva Logicalia , in qua dum præcepta immodice cumularunt , & labyrinthos inextricabiles , fine aliqua utilitate finxerunt ; etiam illas admonitiones , quarum aliquis est usus, te enebris involverunt. Ed ebberoragionedico--sì dire coſtoro, perchè ſenoiconſideriamo, che ſi contenga queſta nuova Dialetticada Ariftotilenon conoſciuta , noiritroveremo , ch'elleo ſono coſefalſe , enateper igno ranzadella lingua Latina , o ſonoprecetti inutili per eſſere intorno a coſe, che ſol un pocodi ſennobaſtaavere perconoſcerle, o ſenon ſonoaffatto inutili, non ſonoperò d'alcuna neceſſità , potendoſi colle figure Grammaticali, eRettoriche meglio, econ più chiarezza ſpiegare lo ſteſſo . Musfylla. ba est; mus autem caſeum rodit ; fyllaba ergo cafeum rodit. Or farà egli pericoloper Epift. queſto , comedicevaSeneca, ch'iotendala trap. 48. 30 trappola alle ſillabe : oppure, che il libro, ch'è pienodi ſillabe , s'ionon farò atten to , mi roda il formaggio? Daqueſta pro poſizione, Omnes Apostoli sunt duodecim, 1 chi non vede, anche ſenza aver guſtato la Dottrina delle Suppoſizioni UniverſaliCol lettive , che non poſſo inferire, Ergo Pe trus est duodecim , Paulluseſtduodecim&c. madebbo numerargli tutti , epoſcia dire, Ergo funt duodecim ? Cosìda queſt'altra , Hocanimal currit, chebiſogno è d'avver . tire , ch'io nonpoſſo inferire , Ergo omnis bomo currit, per queſta ragione veramente mirabile , che Hoc animal , non estomnis bomo ? Echi è egli così ſtupido , che non vegga così fattecoſe? Nonè un troppoabu. ſarſi del tempo il dettarvi ſopra precetti ? Siadfequuti peritiam neceffariam [dice Lo dovicoVives nel 3. lib. de cauſſis corrupta rum artium]inhis , animigratia, tanquam teſſeris luderent , fortaſſis eſſent ferendi: fed bomines imperitos relictis veris , folidis, feriis, bucseconferre , quis ferrat? Senza ricorrere alle dottrine inviluppate ed oſcure de Terminiſti , non poſſo dire co'principj Grammaticali , o Rettorici , che in queſta propoſizione per eſemplo , Exibat ad Ba. ptiſtam omnisJudea, vi ha Sinedoche , la partepeltutto? Quando io chiamo l'AppoStolo, tolo, S. Paolo ; oil Filosofo , Ariſtotile , 31 ſenza andare a cercar leregoledelle Suppo ſizioni Aſſolute Improprie , nonèmegliodi re, ch'èAntonomasia ? Per nulla altro, che permoſtrare i diverſi modi di ſignifica re anche iGrammatici, ed iRettoricihan noritrovate le lor Figure . Ecco pertanto come gli Scolaſtici , ſenza biſogno alcuno , hanno accataſtatoinſieme un'infinitàdipre cetti , da' quali la gioventù non può ritrar re ſe nonconfuſione e danno . Le coſe , che inqualunque arte, o ſcienzas' inſegna no, nonbastagià , che vere ſieno . Elle vogliono eſſere anche utili, eoltreall'Uti le, edal Vero , vi ſi ricerca di più la Ne ceſſità, cioè, che niun'altra arte, o ſcien za le tratti . Che ſedaaltra arte poſſiamo egualmentebene , o anche meglio ricever le; achemai ſenzaalcunbiſognorepeterle ? Achegettar perdutotantotempo inſegnan dole , o apparandole ? Magli Scolaftici , comebene avverti Mario Nizolio nel pri. mo lib. deveraratione philofopbandicap. 1. DeVeritate tantummodo foliciti eſſe appa rent , de Utilitatevero , & de Neceffitate, &de Pertinentia rerum , quas tractant , vel nullam prorfus, velperversamsuscepe runt cogitationem. Ma pure, ſe le regole , che intorno a coſeper ſeſteſſefacilidettano gli 32 gli Scolastici , foſſero ſimilmente facili , io vorrei pure giudicargli degnidi qualche ſcu ſa. Eſſi potrebbonodire a lor favore , che avvegnachè le coſe , ch'e'inſegnano, non ſienod'alcun peſo;noi però non poſſiamo lagnarci, che ci ſia coſtato granfatical'ap prenderle. Ma il piggior maleper loroſiè, ch'eglino ſteſſi s'hanno levata ancheque ſta difeſa , dettando ſopra coſe facili , rego. le difficiliffime. Mille diviſioni , e ſuddivi ſioni hanno eſſi formate , ſemprecolle ſo lite liti tra mezzo , e a tal gradodi fotti gliezza , e di oſcurità hannoridotte anche queſte regole, ch'egli viene adeſſere mol to più facile , mentre ſi legge, conofcere il valored'un Termine , che non è capire i precetti, che coſtorodanno perconoſcerlo. Tanquam fi quispiamdare volens præcepta ambulandi [dice Agostino nel  de Doctrina Chriſtiana ) moneat , non esse levandum pedemposteriorem , nifi cum po fuerispriorem; deindeminutatim, quemad modum articulorum , & poplitum cardines oporteat movere, defcribat. Vera enimdi cit, nec aliterambulari potest : fedfacilius 1 homines bæcfaciendo ambulant , quamani. madvertuntcumfaciunt , aut intelliguntcum audiunt. Qui autem ambulare nonpoffunt, multo minus ca curant, quenec experiendo pof. 33 poſſunt attendere . Itaplerumque citius in geniofus videt , non eſſe ratam Conclufionem (e noi diremo eſſere tale il valore di que ſto , e di quel Termine ) quam præcepta ejus capit : tardus autem non eam videt : fedmulto minus quod de illa præcipitur . Malaſciamodipiùeſaminare queſtivanıin. ſegnamenti de'Summoliſti, partede'quali , gli ſteſſi Dottori Scolaſtici confeffano , ef ſere cavillazioni , attepiuttoſto a confonde regl'intelletti , cheadilluminargli : (10)ed i più modernitra loronon pare, che tan to vi ſi perdano dietro, quanto vi ſiperde vanogliantichi . Vegnamoadunquepiutto ito agli Univerſali. Gli Univerſali, ſecon dochèdice Porfirio , che n'è il gran mae ſtro, nel principio della ſua Introduzione, nontantoſono neceſſarj perben intendere C (10) CrisostomoJavello Dottore Scolastico, ed uno quel diquelli , chepiùchiaramente d' ognaltrohaco si fatteineziespiegate , nelsuo Compendio della Logica, Trattat. 9. dice in questo modo , In hoc noſtro TractatudeConſequentiis ,non eſt inten tio noſtra immorari in recitandis modernorum Logicorumvariis&captioſis ſententiis ,quæ ma gis involvunt , quam illuminent addiſcentis in tellectum . EnelTrattat. 7. Reliqua veroParva Logicalia , quæSophiftæ inveneruntnonſciendi gratia, fed aut decipiendi , aut confundendi utpote non ordinata ad aliarum fcientiarum acquifitionem, postponendafunt . 1 34 quello , che inſegna Ariſtotile ne' Predica menti; ma ancora ſonoutiliper laDefini zione, per la Diviſione, eperlaDimoſtra zione , che ſono iprincipali ſtrumenti del ſapere . Ecerto , ſe ſidice, che laperfetta definizione dee eſſere compoſtadi genere , edi differenza, eche lacoſa , che ſidefi niſce èuna ſpezie, ſaràperciò d'uopoſape re quello, ches'intenda perGenere , per Differenza, eper Iſpezie . Eperchè ogni definizione non può ſempre eſſere rigoroſa eperfetta, concioffiecoſache la menteuma na, che troppo è anguſtae limitata , non può ſempre ſcoprire il genere proſſimo , e ladifferenza ſpecifica dellecoſe ; e però in vecedidifferenza ſpecificafadimeſtieri mol tefiateunire inſieme diverſe proprietà , e accidenti, li quali avvegnachè non poſſano G aver forza di intimamenteeſprimerci lana turadella coſa , hanno però virtùdi farce ladiſtingueredall'altre , comeperlopiùad diviene nellecoſe Fiſiche ; quindi è , che ſaràancheutileſapere, che coſaſiaProprio, echecoſaſia Accidente. Similmenteeſſen do ladiviſion Logica, od'un generenelle fue ſpezie per mezzodelledifferenze: od unſoggetto ne ſuoi accidenti : o d'un ac cidente ne ſuoi ſoggetti; manifeſta coſa è, cheanche la Diviſione ricercherà l'intelli gen. 35 genza di queſteVoci : ecosìpurelaDimo. ſtrazione , il mezzoterminedicuièunaDe. finizione di genere , edi differenza compo. ſta; il minor termine èunaSpezie ; ed il maggiore è una Proprietà, che dieſſaSpe zie ſi afferma . Ora ſequeſto èl'unico , e vero uſo degli Univerſali , e non adaltro motivo , che a queſtonediſteſeilſuoTrat tato Porfirio, nonſaràegliſenon fuor di propoſito ildiſputare , Utrum natura rea lespoffint eſſeuniverſales Utrum naturafit formaliter universalisaparterei. Perquam operationem intellectusnatura fiat univerſa lis. Anpræter intellectum aliqua potentia faciatUniverſale. QuomodoGenusdefinia tur in abstracto. UtrumGenus prædicetur deSpecieveluttotum, velut pars. Utrum Genus poffitfalvariin unica Specie, &Spe cies in unico Individuo. UtrumSpeciesha bens unicum tantum Individuum poſſicfieri universalis . Utrum universale in communi fit Genus ad quinque univerſalia . Utrum naturæ univerfales fint ab æternoquantum ad exiftentiam, quantum ad eſſentiam, & quantum ad identificationem prædicatorum effentialium ? Per nondirnulla diquelle altre quiſtioni , An incodemIndividuogra dus Metaphyfici distinguanturformaliterex natura rei . An intergradusgenericos , dif. C2 36 differentiales ejusdem Individui detur di ſtinctiovirtualisintrinfeca, collequali ſi ſuol movere un' orribil guerra agli Scotiſti . Co sì fatte diſpute, che non giovano puntonè ali'intelligenza de' Predicamenti d'Ariftoti le , nè alla Definizione , nè allaDivifione, nè alla Dimoſtrazione, non fono ellenoda giudicarſi ſtraniere, edalaſciari a'Sofiſti , gente ozioſa , e vaga di gettare il tempoin darno . Il volerle intrudere nella Logica , non ſarà unguaſtarla ? Porfirio ſteſſo nel principiodella ſua Introduzione ſi proteſtò di volerle laſciare a bello ſtudio , ficcome coſetroppodifficili , eaſtruſe. Illudquidem, dice egli, five ſubſiſtant , five inſolisnu dis intellectibus pofita fint : five subsisten tiacorporaliafint , anincorporalia: & utrum Separata afenfibilibus, aninſenſibilibuspoſi ta, & circa ea conſiſtentia; dicere recusa bo. Altiſſimumenim eſtbujusmodinegotium , &alterius majoris egens inquisitionis. Alla difficoltà poteva egli ancora aggiugnere ' eſſere inutili , lo che rende vie piùvaneco. sì fatte Quiſtioni . E però, poſto che fof fero vere le coſe, che vi ſi trattano entro, ellenonpertanto ſono ſemprebiaſimevoli , perchè , come con ragione diceGiovanni Clerico , non ſervono punto adiſco pri MultafubtiliterPhilofophide Univerfalibus, 37 prire alcuna verità.Ora noniſtantequeſto , gli Scolastici nulla con tanto ardore , epiù alungo hannotrattato, quantoqueſteDif pute ſopra gli Univerſali . Eglino hanno voluto eſaminarle tutte minutamente , ed in eſſehanno ſpeſo la maggior partedella loro Logica . Maperchènonimitarepiutto ſto Porfirio, il quale avvegnachè per altro empio, in queſto dagli uomini ſavj ègiudi cato prudente , ch'egliha ſtimatobeneaſte. nerſi dallediſpute degli antichi Sofiſti inu tili, e piene di difficoltà ? Quando ſi ami di ricercare la Verità , dice M. Tullio nel primo lib. degli Uffizi , due vizj biſognave der di fuggire. Unum, ne incognita proco gnitishabeamus , biſque temere adfentia mur . Alterum eſt vitium , quod qui damnimis magnum ftudium , multamque operam in resobscuras, atque difficiles con ferunt, eafdemque nonneceſſarias . Sicchè biſogna per neceſſità concludere , che gli Scolastici , i quali tutto il contrario hanno operato, tutt'altro ancora abbianoavutoin animo, enello abbiano tuttavia, che lari. cerca della Verità ; e che ſenza accorgerſi pun C3 difputant, quæ vel ſi vera eſſent, inutilia fo rentadnos ad veritatem vulgo ignotam tutius deducendos . Joannes Clericus Logica part. 1. cap. 7. n. 10. 38 punto,s'abuſinoimprudentementedeltem po, eguaſtino nel fiorede'ſuoi annilagio ventù. Ma che ſi dovrà poi dire , quando ledottrinedegli Scolaſtici intornoagliUni verſali , oltre all'eſſere aſtruſe , e inutili , foſſero anche falſe e immaginarie ? Ibi na fcuntur mira monstra questionum, dice Vives nel 3. lib. de cauffis corrupt. art., de Naturacommuni, qua miror non interdum eos terreri infomniis, aut de illa in tenebris audere verba facere , adeo res eft monstrosa. E per dire il vero, quandoſi rifletta alla difficoltà , che proverebbe ogn' intelletto in non riconoſcere per veraquel. la ſentenza , che nullav'ha nel regnodel laNaturaſe nonſingolare, Omnequodest, ..eo ipfo quod est, singulare est , comediffe Boezio : eche le coſe univerſali ſon puri parti della noſtramente; certo che queſta Natura formalmente univerſale in eſſendo, &prædicando , come nel loroidioma di cono le Scuole, la qual ſiauna in moltidi fatto , o ſe non èdi fatto, almeno ſicon cepifca , come capace apotervi eſſere , e poſſaſi di eſſi affermare; quando nonritro vi albergo nelle menti degli Scolastici , ia permenoncredereid'ingannarmidicendo, ch'ella non poteſſe abitareſenoncolleChi mere, e co'Centauri de' Poeti , ovvero in que 39 que'ſpazj , dove paſſeggiano quelle Idee , chePlatone fece ſuſſiſtere per ſe, ( ſe pur è vero, che ciò abbia mai inteſoquel gran Filoſofo ) e ſeparate da tutte l'altre coſe • Eſtimerei altresì , che non foſſeda dubi tare in ſoſcriverſi a quanto di ciò diſſeMa rio Nizolio nellib 1. cap.6.de veraratione philoſophandi, cioè, Pseudophiloſophosplus quamHultepoſuiſſe Univerſalia fua , five Naturas univerſales, queprorfus nusquam sunt nisi false & commentitiæ , & nullam aliamad remutiles niſi ad nugandum, garriendum . E nel lib.2 cap. 1. Ut omit tamvocabula Univerſalis , & Prædicabilis, quæ ineafignificatione , quamillistribuunt, Suntprorfusbarbara; etiam res ipfe, quæ vocabulis illisfignificantur , nullam habent necfoliditatem , nec veritatem : fed funt meratanquamvelfigmenta Poetarum, vel ægrotantiumsomnia . Lequali coſe, ſecosì foſſero veramente , com' io non ho alcun dubbio, che non ſieno; ilmaggiore, epiù ſicuro ſegno di mente ſana e bentempera ta ſarebbe il poco , o nulla intenderne ; perchè eſſendo elleno chimeriche in ſe ſteſ ſe , efittizie , non potrebbe eſſereſe non debolezza d' intendimento il concepirle , a l'immaginarſi di concepirle, come coſeve re e reali . E'piacevole adudirſi quello , C 4 che che inqueſto propoſito dice un eccellente Teologo , eFiloſofoinſieme,cioè Melchior Canonel lib.9.cap.7. deLocisTheologicis . Cum nec effem ingenio nimis tardo ( dice egli ) necbis intelligendis parumtemporis, diligentiæ adhibuiſſem , animo velinfor. mare non poteram. Puderet me dicerenon intelligere, fi ipſi intelligerent , qui bactra Etarunt. Ache il mentovato Nizolio così aggiugne nel lib.I. cap.7. Ac nec cos qui. dem fatis arbitror intellexiſſe quid commi niſcerentur, fedtantummodo ingeniacorum, qui difcere cupiunt , nec falfitatem rerum ita cognofcere poffunt , excruciare voluiſſe . Di fatto queſto ſteſſo autore nel cap. che viene appreſſo , apporta l'ingenua confef. ſione d'un gran Filoſofo Scolastico, acui avendo detto un ſuo difcepolo, chebenif. ſimo intendeva queſti Univerſali reali , egli riſpoſe: Euge , fili, fi itaest; tu enim idintelligis, quod ego in totis quadraginta annis, quos in biſce rebus quærendis con jumsi , nondum tamen unquam intelligere potui . Io non direi però, che maliziofa mente gli Scolaſtici abbiano in animo d' ingannare i giovani deſideroſi d'apparare , emartirizzare a bello ſtudio il loro inge goo: madico bene, che fannotuttociò, fenza accorgerſi di farlo; edovenon ſido" vreb. 41 vrebbe inſtillar loro, che idee giuſte eſane d'ogni coſa , acciò al principio perfezional fero il naturale diſcernimento, e formaſſe. ro un giudicio retto e regolato; eſſiallo'n contro loro inſegnano acredere, che vera mente ſuſſiſta fuori di noi ciò , che non è ſe non fabbricadella noſtra mente', ecosì riempiono loro l'intelletto d'un infinitàdi chimere, e coſe vane, di modocheguaſta. no piuttoſto i giudici , che regolargli . (12) Mavanenullamenodiqueſtequiſtioniſo pra gli Univerſali ſono quelle, che gliSco laſticimuovono ſopraiPredicamenti. Egli no ſempre ſimili a ſe medesimi , come per tutt'altro, che per quello , che ſidovreb be,trattanodegliUniverſali; cosìadognal tra coſa ſembra, che badinonel trattare i Predicamenti , che a ciò , ch'eſſi ſono uti li , eper cui ſonoſtati ritrovati . Per ben immaginare non v'ha dubbio , ſono ſtate da' Filoſofi ritrovate leCategorie , perocchè allogando tutte le coſe nelle loro proprie claſſi , hannoſtimato di moſtrare intalmo doqualidea fi doveſſe formaredi ciaſchedu na, (12) Hæccumfere fintcommentitia ,non folum ni hilafferunt utilitatis , fed nocentetiam,non fo lum,quia inhisdiſcendis temporis jactura facien daeſt, ſedetiamquiajudiciadepravantur. Hera molausBarbarusepist. adJonnnemPicum. 42 na, ed'impedire laconfuſionedellemede ſime : difare, chenon s'attribuiſſea'Cor. pi ciò , che non può eſſere proprio ſe non degli Spiriti ; o s'immaginaſſero per cagion d' eſemploSoſtanze materiali , chepurenon foſſeromaterie, anzi Soſtanze , chenonfof ſero nè Spiriti , nè Corpi , e pure fofſſero Soſtanze , e foſſeroqualche coſadi corpo reo, come appunto gli Scolaſtici s' immagi nanoeſſereleloro FormeJoſtanziali : ovve roqualche ſpazioſonulla , ilquale inſenon foſſe nè Soſtanza , nè Accidente , e pure aveſſe la ſua eſtenſione, come altresì i me deſimi fingono il loro Vacuo. [13] Ora al ladiſtinzionedell' Idee, edelie Coſe , per cui ſono ritrovate leCategorie , chegiova no lediſpute , Utrum substantia eſſentiali ter constituaturper boc, quod ſubſtet Acci dentibus, aut pernegationemeſſendiinalio. Utrum Deusponatur inprædicamentoSub. Aan (13) Adclaritatem &diftin&ionem Idearum infti tutæ funtCategoria; ne ſcilicet Ens cum Mo doentismensconfunderet;velresſpiritales ima ginari , vel rebuscorporeis affectus ſpiritales, ut inPhyſica fatis obvium eſt, perperam tribuere vellet. EdmundusPurcbotiuspart. i.Log.cap.4. Vediancora PierGaſſendonellib. de Logicæ fine cap.6. Edell'uso, eutilitàsi de'Predicamenti, comedegliUniverſaliFilippoMelantonenel1.lib. dellasua Dialettica . 43. ftantie. An Relatio predicamentalis fit realis . An Relatio prædicamentalis confi tat inmodoſuperveniente fundamento, ad exiftentiam termini . An Relatio babeatur formaliter per folum fundamentum proxi mum. Laſciando ſtareinfinite altre dePof fibili , & Impoſſibili , de Ente rationis, e fimili , che io honojaarammemorare? In vecedigiovarealla chiarezza dell'idee, non ſervono piuttoſtocosì fatte coſeadoſcurare econfondere gl'intelletti? Non è un ma cerare e ſtenuare ſenza alcun fruttogl'in gegni , fermandoſi così alungo con mille fofiſmi, e cavillazioni ſopra coſe , che con dueparole ſi potrebbonoriſolvere, ſpiegan--dogli equivochi , che per lo più ſoro, la cagionedella diſputa , eaccennando quelle poche ragioni , che vi poteſſero eſſere in contrario? Ognuno ſa, per cagiond'eſem plo, che tutte lecoſecreateſono Entiper participazione : Iddio ſolo è Ente per ef ſenza: èEnte, da cui tutti gli altri ſide rivano, ed è il fonte, perdire così , dell' eſſere, e che necomprendetutta l'ampiezza . Ora la naturadi queſto fonteimmenſo dell' eſſere è aſſai più diverſa da quella di tutte le coſe create , anche in riga di ente riguardandole , che la natura d'un albero, in rigadi albero , nonè lontanadalla na tura 44 turadell'ombra ſua; e quindi, ficcome il fango pereſemplo, non ſi può dir lumino ſo riſpetto al Sole, avvegnachèdalSoleſia illuminato; così tutte le Soſtanze create, comparate conDio, nonſono propriamen te enti; maſono ombre, e menocheom bre , le quali imperfettamente , e debol mente participanodi quell'Ente ſommo, e veriſſimo . Ora eſſendo così, noipotremo ben dire , che queſto Ente di fatto fia , perchè nulla è ſe nonpereſſo; maciò , ch e'ſia , non potrem dirlo; ecosìegliſaràun Ente , che ſupera ilnoſtro intendimento , eforpaſſa ogni Categoria. Adunque, pro priamente parlando, Diononſipotràporre nel Predicamento della Soſtanza , perchè a volerlo quivi allogare , biſognerebbe , che l'attributo di Ente foſſe univoco riſpetto a lui , e la Soſtanzacreata , cioè aveſſe in amendue la ſteſſa ſignificazione. Eper que ſto anche i Padri della Chieſa Dionigio , Clemente Aleſſandrino , e Agostino eſclu fero Diodal Predicamentodella Soſtanza. Chi adunque in eſſoPredicamento voleſſe porlo, deeavvertire , che non lo può fare ſe non impropriamente, e perqualche pro porzione , benchè remota , che paſſi tra Dio, ele Soſtanzecreate : non giàperchè Dio, eleSoſtanze create abbianoun Genere proprio , ecomune. Ora ſe tutta la lite ſi può decidere con sì poco , e così fa cilmente , a che immergerſi in tante diffi. coltà, edubbj inſuſſiſtenti , e confondere piuttoſto la quiſtione, che illustrarla? Co sì dopochè Ariſtotile , e Porfirio aperta mente aſſeriſcono , che Ens non èunivo co riſpetto alla Soſtanza , e agli accidenti ; ma equivoco, o analogo, eperòpare, che ſuoni lo ſteſſo , che Res , o Substantia ; nonè egli ſe non una quiſtione di nomeil difputare, UtrumEnsſitunivocum respectu Substantia, & accidentis?  Madella dottrina degli Scolaſtici intorno alla prima operazione della mente , edel loro meto do, baſti fin quì aver detto. Paſſiamoora amoſtrar brevemente, quanto in ciòſieno dalorodiverſi i Moderni , e qual via per loroſitenga , comes'èalprincipiopromeſſo. I Moderni avendo avvertito , che laLogica al Neque enimunum commune genus omnium eſt Ens : necomnia ejuſdemgeneris funt fecun dumunumfupremumgenus , dicePorfirio nel2. cap. dell' Introduzione , riferendo l'opinione d' Aristotile . E poco dopo. Et fi omniaquisentia , vocet , æquivoce nuncupabit non univoce Vedi Aristotile nel libro7. cap. 3. della Metafi fice. 46 altro non è, che un'arte dibenpenſare , un'arte la qualregola , edirige l'operazio ni della noſtra mente nellaricercadellaVe rità; hanno come ſtraniero, efuor dipro poſito reputato tutto quello, che aciòfare inverunmodo noncontribuiffe ; ma fola mente foſſe ſtato intruſo dagli Scolaſtici , e da' Sofiſti , percontaminare, erendereinu tile un'arte per ſe pregevole, e buona. E perchè penfar bene pare , che quattrocoſe abbracci , cioè benimmaginare , ben pro porre, ben inferire , e benordinare, quin di è, che inaltrettante partihannoeſſidi viſa la loro Logica. Nella prima adunque, checontieneiprecetti per ben immaginare, cioè per formare rettaegiuſtaideadelleco ſe, ſtimano neceſſarioiltrattarediſteſamen te dell'origine , della natura , e dell'affe zioni di queſte Idee, eperòeſaminatoquel lo, che importinoi nomi d' Idea, ediPer cezione, paſſanoa conſiderare lediverſeſpe zie dell' Idee , che ſia Immaginazione , e Intellezion pura : che ſieno Idee innate , avventizie, formatedalla mente, ſemplici, composte, ed altre cosìfattecoſe; eſponen dounitamente i ſiſtemi degli antichi Filo ſofi , come de' Peripatetici , de' Platonici , degli Epicurei , degli Stoici , e ſimili , sì intorno all'origine e natura dell' Idee , come intorno alla Scienza, allaVerità, in torno alla regola per eſaminarla , ed altre ſomiglianti coſe, di utile e ſanaerudizione ripiene. Dopo leſpezie, paſſanoeſſiatrat tare delle proprietà , come della Verità , edella Falſità, dove moſtrando , come da una non affatto eſatta e diſtinta Ap prenſion delle coſe traggono l'origine i falſi giudici , rendono nello ſteſſo tempo avvertiti , che innanzi dar giudicio di che che ſia, deeſene prima proccurareunidea chiara e diſtinta ; perocchè, comediceM. Tullio nel primo lib. de naturaDeorum, Quid tam temerarium , tamque indignum Sapientis gravitateatqueconſtantia, quam aut falfumfentire, aut quod nonfatisex. plorate perceptum fit & cognitum, fine ul ladubitatione defendere? Seguitando po ſcia atrattaredell'altreproprietàdell' Idee, some dell'Universalità, della Particolari tà, e della Singolarità loro, trattanocon tal occaſionede' cinque Univerſali : non in quanto ſono Nature Univerſali , che di fatto ſi ritrovino in molti , o poſſano ri trovarviſi , come , peſſimamente filoſofan do, affermano gli Scolaſtici ; ma inquan to ſono Attributi, che la mente puòcon fiderare ſeparati da'lor Soggetti , e capaci apoter ritrovarſi in molti particolari , e però 48 però ne formaun'Idea, laqualeavvegna chè in ſe , e di ſua natura ſia una coſa ſingolare, è peròuniverſale nel rappreſen tare i molti particolari , conoſciuti capaci di ricevere quell'Attributo . Non già che queſta ſteſſa Idea ſi conſideri , come una coſa capace a poter eſſere in molti , che ſa rebbe ſciocchezza a immaginarlo , potendo bensì l' Idea rappreſentare molti particolari; manongià ineſſiritrovarſi. Spieganoper. tanto nudamentequello , ches'intendaper Genere, Spezie, Differenza, Proprio, e Accidente , ch'è quanto fa dibiſognoſape re , per farneuſo o nellaDefinizione , nella Divifione , o nella Dimoſtrazione , 1 come diceva , che ſe nefa Porfirio. Tutte l'altre quiſtioni , ſopra lequaliſi conſuma- ( no , ebeccanoſiil cervello gli Scolaſtici , ſonoda'Moderni affatto sbandite , come inutili , e da tutti ibuonidileggiate eſcher nite. Dopoqueſto , perchè la Logica: L'Autore dell'Arte dipenſare, adducendo imo tivi , pe' qualinellaſua Logica ba tralasciatea belloAudiocotali cose, dice in questo modo nella primaDiffert.proemiale. Neque tamenobhanc cauffamtantum, quod difficiles , parumque uti les funt , hasScholæ quæftiones miſſasfecimus . Infuper enim credidimusnemineminmalampar temaccepturumnoſtrumde illis filentium, cum innullopaffimpretiohabeantur . 49 ca, nullacon maggiorcuraricerca, quanto la chiarezza dell'Idee , affinedi beniſtruirci ad isfuggire i falſi giudici; perciò mostrano eſſi , come ' Idee chiare , e distinte dall' of cure ,econfusedebbano ſepararſi , equali ſieno le une, e le altre. Le quali tutteco. ſe, sì perchè maggioreimpreſſione facciano nella mente, e sì anche perchè appariſca l uſo, che ſi dee fare delle regoledellaLo gica, ſonodaeſſi con aſſai eſempli edalle Fifiche, edalle Teologiche, e dalleMora li diſcipline tolti , ſpiegate ; giudicando eſſi non lontano, nè ſtraniero alla Logicatut tociò, che può ſervire ad illuftrarla . Per chè poi, come teſtè dicevamo , alla chia. rezza , e diſtinzione dell'Idee giovanole Categorie, qui perciò di eſſe Categorie ra gionano : manongiàcollaſchiavitù dinon partirſi punto daAriftotile , nè nella ma niera dello ſpiegarle , nè nel numero delle medeſime, comefannogliScolaſtici , iqua li penſano, che'l numero didieci ſianume ro di eternaverità, enellaſteſſiſſima ragio ne fondato; contuttochè piuttoſtoa capric ciodel loro Autore ſia ſtato poſto , e per unacotal affettazione d'imitare Pitagora , e iPitagorici, da'quali ilnumerodecenna rio in grandiffima venerazione era tenuto • Moſtrano pertanto, come altrialtradivino. D ne facendo , e più giuſta per avventura , che la Peripatetica non è, in altre claffi hannodiviſo tutto l'immaginabile; (16) e propongonoancora una ſeriedegliEnti di verſadaquella , che contienſi nell'Albero Porfiriano , manco , e difettuoſo (quando ſiordini ſecondolamentedelſuo , anzi autore )contaminato co'delirj della Filoſo. fiaPlatonica. Perchè poi è dineceſſitàaver alcuna cognizione della favella Filoſofica , perqueſtotrattano i Moderni , macontut ralabrevità de'segni dell' Idee , cioè de Termini , delVerbo , edelNome ,moſtran. dolevarieſuediviſioni, e ſpezie, perquan. tos'aſpetta alla Logica. Sempreperò colla libertà, com'iodiceva poco innanzi , diſe guitare , o abbandonare Ariftotile , fecon dochè ſembri più , o meno accoſtarſi alla ragione; econ nuove, eutilioſſervazioni, edi ottima erudizione ripiene , delle quali gli Scolaſtici ſono affatto privi , edigiuni. Eintal modo iModerni, laſciandoa'Sum moliſti , e a'Terminiſti tutte le ſcempiag. gini, che nel Trattato dalle ScuoleParva Lo  Circa le dieci Categorie d'Ariftotile, vedi Nizolio lib. 2. cap.9. de veris principiis , & vera rationephilofophandı , "Arte di penſare part.1. cap. 3. eGiovanni Clerico nella Logice part.1.cap. 5 SI Logicalia appellatoracchiudonſi, danno fi nealla prima partedella Logica . Ora da quanto folamentefin quis'èdettopuòciaſ chedunoagevolmente comprendere quali in fatti s'abbiano propoſtoditrattare laLogi ca , gli Scolaſtici, o i Moderni . Delletan. te coſe , che queſti dicono intorno allapri ma operazion della mente, nè purparolaſi fa appo quelli , anzi toltane la definizion dellaſemplice Apprenſione, che albelprin cipio propongono , io non ſo vedere nel corſo di tante pagine, coſa alcuna pur di lontano ſpettante all' Idea . E pure tutto ciò , che intorno all' Idee ſi diſcorre il più utile , e il più neceffario di tutta la Logi ca ècertamente da reputare, ſervendoco me dibaſe , ſopra cui dee fabbricarſi tut to il rimanente. Per dar giudicio del pre giodelle diverſe Logiche ( dice PierGaſ ſendo nel lib. de Logice fine cap.6 )biſo na vedere qual più, e qual meno ſerve a ben penſare, e con tal regola giudicarne. Se noi però contal bilancia ci facciamoa ponderare il pregio della Scolaſtica , iote moaſſai, che in vece dimerzi prezioſe, e dibuon peſo, com'eſſi le ci vogliono far credere, noi non abbiamo a ritrovarle vi liffime , e yote mercatanzie , ed a mara vigliarſi aſſai di tante perſone , che cor D2 rono 52 rono si volentieri al lor fondacoper com perarle. Ma veggiamo ormai, ſe nel reſto della loro Logicagli Scolaſticiaveſſeroperavven tura miglior provviſione, e teneſſerocoſe, che poteſſero mantenergli in qualche cre dito. Nè debbono ſtimare indiſcrezione la noſtra , che dopo gli Univerſali , i quali afforbono la maggior parte della loro Lo gica , noi tuttavia ricerchiamo qualchecos' altro da eſſi . Gli Univerſali non ſonoche una minima particella di ciò , che ſi dice intorno all'Apprenſione. Eſſi confeſſano che l'intelletto non apprende ſolo , ma giudica ancora E però egli è obbligo di buon Logico non tantoregolarel'Appren fione, quanto ancora il Giudicio. Perchè però il Giudicio in due maniere puòeſſere conſiderato , e in quanto è coll'orazione eſpreſſo : e in quanto ſi ſta puro nella mente; di quì è , che per ben intendere ciò, ch'eſia, non tanto della Propoſizio ne, e delle ſue proprietà , quanto ancora della natura , e de'difetti di queſto Gin dicio inquanto è ſolo in mente , fadi meſtier ragionare.  Ognuno ſa, che i Pre  Anteomnia, Judicium, quatenus in mente hæret, averbis , quibus exprimitur, i velimus ſcirequid fit probe distinguendum eft . Joannes ClericusLogicepart.2.cap.1.7.1. C 53 Pregiudicj , l'Inconſiderazionedella mente nel giudicare , il difettuoso , ed ambiguo parlare degli uomini , ſono i fonti princi pali , da'quali traggono l'origine i noſtri errori . Ildiſcoprire adunque queſti fonti , e ilproporre i rimedi , co' quali gli errori de' noſtri giudici poſſano emendarſi non ſarà che applicazione degnadicoloro, iqua li inſegnano laLogica per regolarel' intel letto; non già perinutilmente contendere. Egli non deeeſſere perciò maraviglia , ſe appo gli Scolaſtici y'ha un alto ſilenzio in torno a così fatte coſe. Eſſi diſputano in vece ſopra la Definizione del Nome , edel Verbo. E ragionandodelle varie ſpeziedel. IaPropoſizione fannooffervaredellecoſeve ramente notabili, enon sìfacili aſaperſi , come,chequeſtapropoſizione, TantumApo ftolifunt duodecim, è falſa : e queſt'altra , Apostolifunttantumduodecim, èvera. Che queſta : Omne animal, præterhominemeft irrationale , ſi riſchiara, e s'illumina affai con queſt'altra, Omne animal, exceptobo mine eſt irrationale. Di quipaſſanoallepro prietàdella Propoſizione , cioè all'Oppofi zione, Equipollenza, e Conversione, dove nondiconocoſa , di cui ſi poteſſe fare un minimo uſo . Che biſogno èd'avvertire, percagiond'eſemplo , e moſtrare per via D3 di  di regole, chequeſtedue propoſizioni , Pe trus amat , Petrusnon amabit ; oqueſt' altre due , Omnia Elementa funt quatuor, Aliqua Elementa non funt quatuor; non ſonopropoſizioni oppoſte? Qual uomo è, per zotico, e groſſolano che ſia , chenon vegga queſte verità , enon poſſa renderne la ragione ? Ma che dovrà dirſi di quelle regole, che laſciamo ſtare, che ſono inuti liſſime , di più ſono ſolamente verenel lin guaggio Latino , e in tutti gli altri ſonfal ſe? Certo queſta propoſizione , per cagion d'eſemplo , Niun uomonon èanimale, non èvero, che equivaglia a queſta , Ogni uo. mo è animale, anzi le èoppoſtiffima . Pe rocchè , togliendone il Latino, in tutti gli altri linguaggi due negazioni non produco no affermazione; ma aggravano negazio ne , negandomaggiormente .  E nel La  Inomni linguaduænegationes fortiusnegant, præterquam in Latina . Demofthenes quatuor pofuitprouna.Innoſtra etiam fæpenumeronon plus efficiuntduæ ,quamuna ,ut, Nonpoffumne dormirequidem CICERONE (vedasi): Nolonehæcquidem bu mana ignoret. LudovicusVivesdecauſſis corrupt. art.lib.3. Perquesto l'Autore dell'Arte dipensare, Nihil addo(dicenellapart. 2. cap. 4.)dePropo fitionumoppofitarumadeundemſenſumreductio ne, tumquia hocfactu foret inutile, tumquia reductionis regulæ , ut plurimum, tantumveræ funt inLatinis . 55 Latino ſteſſo quella regola, che omnis non equivale a nullus ſpeſſiſſime volte è falſa , equivalendo piuttoſtoa quidam, o aliquis; come può offervarſi inqueſtapropoſizione, Omnes hominesjufti non sunt . Laqualenon ſignifica , che niunuomo ſia giuſto, come gli Scolastici , corruttori delle lingue , edel comunparlare, c'inſegnano; ma che non tutti ſono giuſti , cioè, che alcuni il fono, alcuni no Similmente quell' altra regola , che non omnis equivale aquidam , non è ſenza le ſue eccezioni , almeno nelle ſacre Lettere, nellequali ,ficcomeappogliEbrei , il non omnis alcuna volta è quanto dire nul lus; come in quella propoſizione, Non ju. ſtificabitur in conspectu tuo omnis vivens , può oſſervarſi. Ma ponghiamo , cheditut tequeſte coſe [ avvegnachè non ſiacosì ] foſiero fatti avvertiti i giovani; echièegli , che nonvegga, che queſto non è luogoda tali avvertimenti, e che ſimilicoſedebbonſi giàavere apparate negli anni della fanciul lezza? Hec tota obfervatioGrammatica eft,Dialec. in Grammaticisexercitiis diſcenda, diſ. lib. 2. ſe con verità Melantone . E GiovanniCle. rico : Multa Philofopbi tradunt de redu. Logic. Etione Propofitionum oppofitarum adeundemPart.2. Sensum, mutatis pauculis verbis; Sed cum potiuspertineant ad fermonem , quam ad D 4 refte cap.3. n. 8. 56 adrecte cogitandi Artem , ea omittemus ? Vengono finalmente le Scuole alle folite quiſtioni , An Voces significent immediate res, vel conceptum loquentis. AnJudicium diftinguatur a Diſcurſu. An eademPropo. fitiopoſſit devera in falſam tranfire . An eadem Propofitiopoffit eſſe fimul vera & falsa. An Propoſitiones de futuro conditio. nato inmateria contingenti , fint veldeter. minate veræ , veldeterminatefalse . Per quidformaliter fint vere Propofitionesiſte, edaltre fimili , dalle quali ognaltra cola s' apprende fuorchè quello, che può ſervirea regolare il Giudicio. Magran vantaggioſa rebbe pure da reputare quello della Scola ſtica, quando finalmente altro danno non apportaſſe , che quello di non regolare il Giudicio. Ildanno confifterebbe ſolonella perdita del tempo . Il maggior male ſi è, che il Giudicioſi guaſta, e ſi prevertiſce il ſenſo comune in maniera , che maggior confuſione di mente , e minor regolatezza d'intelletto ſi ha dopo aver fatto qualche eſercizio ſopra così fatte coſe , di quello , che s'aveva prima d'averne apparatonulla. Tra la varietà dell'Ereſie , non mai per avventura ſiſarebbe laſciata ſentire nel ſe coloquindicefimo quella diPietroTomma ſo, abbracciata poſcia ancoradaaltri , cioè, che le propoſizioni, per cagion d'eſemplo, Chriftus venturusestjudicare. Credo refur. rectionem mortuorum, e ſimili , ficcome ri guardanti il futuro, nè vere nèfalſe erano dareputare; fimili moſtri, diffi, nonmai ſarebbono compariti almondo, ſe laſcem piaggine delle Scuole non aveſſe loro age volata , edaperta la via colla quiſtione , AnPropositionesfingularescontradictoriede futurocontingenti , fint determinatevera , vel falſe Laqual quiſtione, laſciamo ſta re, che affarto inutile ſia, e chedalleScuo le di ſtraniere coſe , come di Teologiche , fia tutta ripiena ; queſto ancora ha di peg gio , che gli Scolastici , dopomoltiſſimepa role tutto in contrariodecidonodi quello, checon un breve raziocinio s'avrebbe potu to decidere . La contraddizione delle due propoſizioni fa, cheinfallibilmenteol'uno, ol'altro dee avvenire, cioè , che Pietro , percagiond'eſemplo, odiſputerà , o non diſputerà. Iddio ſa, evede inqual parteſi piegherà la volontà di Pietro. Adunque l' oggetto della propoſizione avvegnachènon ſia determinato nella volontà di Pietro , che per ora è indifferente; è peròdetermi nato nel decreto Divino . E'vero, checosì fatta determinazioneè anoi incognita; ma è altresì vero , che , come offervò Gaſſen do 58 donella 2.part. della ſua Logica can. 12. Veritas propoſitionis ex co , quod res est , autnonest; nonex eo, quod ſcitur , aut ignoratur pendet. Adunque, come coluidi. ce vero, che afferma eſſere quello, che è , edeſſere ſtatoquello, che fu ; così quegli dice ſimilmentevero, che affermadoveref ſere quello , chedi fatto ſarà . E però le Propoſizionide' Futuri contingenti ſonotut tedeterminatamenteovere, ofalſe, ſecon dochè accordano, odiſcordano colDivino decreto . Nè per troppavenerazione verſo Ariſtotile dovevano gliScolaſtici laſciarſiin durre a giudicare incontrario. Alcuni per mantenere ſempre ſalda la ſentenza delle Scuole, hanno voluto aſtraeredal decreto Divino, econſiderare la Divina Volontà , come indifferente circa la determinazione delle coſe , e conſeguentementeIddioprivo della preſcienza del futuro ; ed hannodet to , che intal caſo ne l'una , nè l'altra delledue propoſizioni è determinatamente vera, o falſa . Ma vagliail vero , tali ſup poſizioni , e aſtrazioni vane, e fatte per if fuggire la difficoltà dellaquiſtione, laſcian doda parte ſtare, meglio coſtoro avrebbo no impiegata la loro fatica , confeſſando quello, che la Verità ricerca, e moſtrando con poche parole, cheAriftotile non è di con. 59 contrario parere , quando ſi voglia diritta menteinterpetrare . I Moderni per tanto ſempre diverſamentedagliScolaſtici cammi nando , quando entrano a ragionare della Propoſizione, ragionano ancora dellamate riache lacompone, cioè Soggetto, Predi cato , eCopula , econſeguentementedel Verbo, del Nome, edelPronome ; mada Filoſofi , nonda Grammatici , come ſpeſſo ſi amadi fare nelleScuole. Della natura , delle proprietà, e delle varie ſpezie di Pro poſizioni diſcorrono in modo , e tali eſem. pli adoperano per illuſtrare quello , chedi cono, che ben fanno conoſcere, le regole Logiche poterſi anche a coſe di maggior momento applicare . Che giova una Logi ca, che nonſiparcamaidaſeſteſſa, enon moſtri l'utile , che ſi può trarredalle ſue regole ? Quando inaltraguiſaellanon ſi poteſſe trattare, meglio a mio credere giu dicherebbono coloro, che pocolaprezzano, chequelli , chelahanno insìaltavenera zione. Per queſto iModerni eda ſacri , e daprofani autori eſempli , e propoſizioni raccogliendo , procurano, che lecoſeLogi chefacciano tanta impreffione nellamente de' giovani , che anche molti anni dopo il corſode' loro ſtudjabbiano aconfolarſidel la fatica, che vi hanno ſpeſa , ead accorgerſi dinonavere gittato il tempo indar. no . Dopo i Principi, ch'eſſi ſtabiliſcono, s'occupano toſto adiſcoprire per mezzo de' medeſimi, olo ſcioglimentodiqualchedubbio, o l'errore di qualche opinione , o la ſpiegazione di qualche paſſo più difficile , o ladifeſa di qualche articolo dellanoſtraFe de, ecoſe ſimili, le quali rallegrano i gio vani col ritrovamento diqualche verità, e gl'invogliano della fatica, cheperdiſcoprir nedell'altre potrebbero impiegare. Inque ſto mezzo non tralascianod'iſtruirglianche nella ſtoria dell'antica Filoſofia; e della Verità, e Falſita; della Scienza, e Opi nione trattando, ſpongono inſiemei ſiſtemi degli antichi Filoſofi, e fanno foroffervare gli errori degli Accademici per eſemplo , de'Pirronici , e ſimili. Perchèpoiall'acqui ſtodelle Scienze, e della Verità duepropo ſizioni ſono ſopra l'altre neceſſariffime , la Definizione, elaDiviſione; perciòdiamen due ragionano , e acciò meglio igiovanine concepiſcano le regole , e ſappiano farne quell'uſo, che ſi dee, gli rendono avverti ti di ciò , che può , eche non può , che deeſi, e nondeeſi definire, odividere dal Logico, e lor fanno oſſervaredelle falſe e difettuoſe Definizioni , come a cagion d' elemplo, quella dell' Uomo , edeliaMate ria 6z riaprimadelleScuole; quelladel Tempo, del Moto , dell'Anima , e delle quattro prime qualità d'Ariftotile. E così leDivi ſioni delle Diſcipline troppo minute di Platone , ed altre ſimili de lo ſteſſo Ari ſtotile : sì perchè l'eſperienza fa conoſce re, che meglio tal volta ſerve a ben im primere nella memoria unaregola, il mo ſtrare più il cattivo , che il buonuſo, che ſe n'è fatto da qualche eccellente ſcritto re; e sì ancora perchè , come dice il Vi ves, nel lib. 5. de tradendis Disciplinis : Notari magnos Scriptores intereſt eruditio nis ; eſſendo che gli errori de'grand'uo mini , pel concetto, che noiabbiamogran diſſimo de'loro autori , ſono più pericolo ſi , e più agevoli ad ingannarci. IModer ni pertanto ſtimano coſa utile diſcoprire queſti errori , non per derogar nulla all' autorità di sì grand'uomini : ma perchè loro non aggrada quello, cheſommamen te agli Scolaſtici è caro ,cioè l'errare in ſieme con effi . Quando poi delle proprie tà delle propoſizioni ragionano , non tra laſciano quella , che Oppoſizione , e Con verſiones'appella. Magiacchè, comeavver. tì Melantone nel 2. lib. della ſua Dialet zica, Insulfitate exemplorum , & cavilla tionibus obfcurata eft hæc doctrina ; effi per 62 per rimediare al male da'Sofiſtirecatovi , intalmodo ne ragionano, ch'ella ceſſadi comparire un giuoco vano , e ridicolo aprendo , e facendoa' giovanioſſervarequel pocolindi utile , che vi ſipoteſſe racchiu dere. LeDiſpute, ch'eſſi muovono, (che poche ſono ſonoquaſi per correggere la falfa Filoſofia, o ilfalſo parlaredelle Scuo le. Come intornoalle Propoſizioni depri mo adjacente. Intorno allePropoſizioni In definite . Intorno aquelle de'Futuri con tingenti, ch'eſſi ſtimanonè vere, nèfalſe, come poco faavvertimmo . Altre diſpute noniſtimano neceſſarie i Moderni nell' in ſegnare un'arte , che ha per fine ilrendere giuſto , e regolato l'intelletto , non il liti gare, e il contendere. Mavegnamoormaialla terzaoperazione, ch'è il Raziocinio . Egli non può qui per verità negarſi , che tutto ciò , che in que. ſta parte hanno le Scuole , e chetrattano congrande attenzione , oltrechè difficiliffi. moſiaaporſi in pratica , èdi più intorno acoſe , nelle quali meno s'ingannano gli uomini ragionando. Lamaggior parte de' falſi raziocinj odall'uſo di voci oſcure , 0 dal porcomenote coſe , che nol fono, e piantar cattivi principj ; non giàdal mala mente dedurreda'principj leconſeguenze , G 63 ſi deriva . Raro accidit (dice AntonioAr-Part.3. naud)ut ea nobis imponat ratiocinatio,proam. queideotantum mala est, quod male de ductas consequentias babeat. Qui bujusmo divitiis folo naturæ lumine detegendis pa. resnon sunt , impares ut plurimum erunt iis, quædeDiſcurſu tradunturregulis, vel difcendis, vel applicandis . Per queſto S. Agostinonel lib.2.cap.37.deDoctrinaChri ſtiana, appertamentediſſe,che Facilius bo mines res eas adfequuntur , propter quas adfequendas ista discuntur , quam talium præceptorum nodoſiſſimas , spinofiffimas disciplinas. [19] Aggiungali , che i Sillo gifmi Semplici, intorno a'quali leScolafti che regole ſono occupate, ſono imen fre quenti nel comunuſodegli uomini , egli eſempli, che propongono ſonodi propofi zioni così chiare , e indubitate compoſti , che Anche Giovanni Clerico nella 4. part cap.2. della sua Logica, cosi aquesto propositoragiona. Quiaudiunt aliquem ratiocinantem dere ipſis perſpecta , & intelligunt linguam, quautitur ; fimodofani ſint cerebri , &qui loquitur obſcu ritatemnoncaptet; nullis Regulis , utvideant anconſequenter ratiocineturnecne , indigent . Reicognitio , &adtentio ad animadvertendum ratiocinationumnexum, feu verumfeu falfum, fufficiunt . Leggi ancoraqueß autorepart. 4.cap. 5.1.3.64. 64 che nel ragionare appena poſſono aver luo Part.3.go. Cui ferio difcurrenti (dice inaltro luo cap. 9.go il mentovato Arnaud ] excidit bujusmodifyllogifmus. Omnis homo eft animal; Petrus est homo: ergo Petrus est animal? Gran povertà pertanto è quella degli Scolaſtici, i quali dopo avere aſſai ari damente , e digiunamente dell'Induzione, dell' Eſemplo , e dell'Entimema trattato , paſſano ſubito a ragionare del Sillogismo ede ſuoi varj Modi, e Figure; e di qu della Prova , e Riduzione , che ſono le ſue proprietà . Le quali regole ben appre ſe che ſi ſieno, poſſono baſtare , ſecondo chè eſſi s'immaginano , a ſciogliere ogni argomento, e moſtrarne la fallacia; e pe ròda eſſi ſono in grandiſſima venerazio ne avute. E per dire il vero , ſe da così fatte dottrine il valore d'ogni forta difil logifmo , anzi d'ogni ſpezie di raziocinio s'imparaſſe a conoſcere , egli ſi vorrebbe credere alle promeſſe dicoſtoro, nè fareb beda laſciarſi increſcereogni fatica perap prenderle . Ma quando queſte non ſiena che regole di que'Sillogifmi, de'qualiſi fa minor uſo , cioè de'Semplici , come s'è detto, e non ad altro che a'Semplicipof. fanofi applicare, come in fatti nonſi poſ. ſono; che vantaggio può trarſeneapparan dole , C 65 dole , echecontoinſieme ſidee faredelle larghe promeſſe delle Scuole ? Lo ſteſſo ſi vuol intendere diciò , che inſegnanodelRi trovamento delMezzo. DeInventioneMe dii . Tutta l'arte fillogiſtica conſiſte nell unire inſiemeconunconvenevol legamedue eſtremi , cioè il Predicato col Soggetto . Queſto legamedalle Scuole Mezzo Termi ne ènominato; ed altro non è , che una terza idea, colla quale amendue gli eſtremi fi comparano, edatalecomparazione, paf. far , onon paſſar tra eſſi una neceffaria conneſſion ſi raccoglie . Per ſapere in che modo s'abbiano a ricercare così fatte idee, equali elle debbano eſſere, ch'èquantodi re per formar giuſti, eregolati fillogifmi , oltre all'aſſegnare alcuni Luoghi Comuni , da'quali poſſano trarſi , altra via non pare che ſia rimaſta, che l'eſſere di penetrante, eacuto intellettodalla natura arricchito , e l'acquiſtarſi una giuſta , ed eſatta cognizio nedi moltecoſe . Non iſtante queſto gli Scolaſtici hanno voluto ancora più preciſa mente inſegnare le regole per ritrovare in ognipropoſizione queſto Mezzo, econoſce requale e'debba eſſere . Tutti però confef ſano, che chidiſottile, evigoroſoingegno ſia proveduto , agevolmente , ſenza punto aſomiglianti regole badare , ritroverà qua E lun. 66 lunque Mezzo gli occorra in qualſivoglia propoſizione . Chi poi all'oppoſto ottuſo , etardo intelletto abbia ſortito , con diffi coltà bensì alcunMezzo potrà inveſtigare; mamoltomeno acoſtuile regole , cheper inveſtigarlo ſi danno, verrà mai fattod'in Anto tendere . Quatuor Regule tradi folent ab nius Auctoribus(dice unDottore Scolastico ſteſ. Gou- ſo que cumfint intricatiſſimæ , & minus din accommodæ ad uſum, quafdam ex illisde Logic. min. ducemus ad usum facillimas. Paſſandodo. part.3.po queſto le Scuole a trattare della Dimo art.4. ftrazione , s'odono toſto le ſoliteeterne , e ſempremai indeciſe quiſtioni , Utrum eſſen tia Syllogifmi consistat in ſolis Præmiſſis , aninJola Conclusione , anin aggregato ex Præmiffis & Conclusione. AnaffenfusPre miſſarum neceſſitet intellectum ad affenfum Conclufionis An actus Scientiæ & Opinio nis de codem obječto poſſint divinitus coexi tere in intellectu . An Fides divina poſſit coexistere cum Scientia naturali de codem obječto , e ſimili . Nelle quali quiſtioni o nonv'ha nulladi rilevante, o ſe ven'ha , nondoveva eſſere meſſo in difputa , ma con poche , e ſemplici parole eſpoſto . Di quì gli Scolastici , dopo averedelSillogifmo probabile, e della Topica ragionato , ven gonofinalmente al Sillogifmosofistico; nel la 67 la qual parte tutte le coſe , che per loro fi dicono , piuttoſto un oneſto divertimento diqualche onorevole brigata , che precetti perdiſcoprire le fallacie nel ragionare , mi fembrano. Quidquid fit invite , fit coacte; SedDeusfacit pampinos in vite: Ergo Deusfacit pampinos coacte. OmnesEpiscopi funt Sacerdotes; Sed isti boves Sunt Epiſcopi: Ergo isti bovesfunt Sacerdotes. Ista capra est mater; Sediſta capra est tua: Ergo ista capra est mater tua. Edaltre freddure ancora piùſcipite, efan ciulleſche , ch'io pernonannojaretralaſcio. : Queſto è l'ultimoatto della Scolaſtica Commedia , acuipotrebbe ſoggiugnerſi : Fa bula actaest : valete , &plaudite; ſenon foſſe, che la favola dal principio al fine, è piuttoſto meſta, che lieta. Intanto gli Sco laſtici danno ſe non altroconciò unſaggio della lor diſcrezione verſo gli ſtudioſi , che dopo avergli sì lungamente tenuti aſtratti nel raziocinio, e ſoprasì ſquallide, e tene broſequiſtionifattigliimpallidire , finalmen. te lor follevano l'animo con tanta graziae gentilezza , facendogli inaſpettatamentepar tire ridendo . La moderna Scuola allo'n E 2 con 68 contro, non altrimenti che del Giudicios' èdetto, innanzi trattaredell'Argomentazio ne , ch'è il Raziocinio con parole eſpreſſfo, ragiona della natura del medefimo , come ſolo inmente conſiderato . Qui oltre alle molte, ebelle coſe alRaziocinioſpettanti , moſtrandoſi come la natura diqueſta terza operazione conſiſte in un puro attodella mente , laqual comparando due Estremi conun Mezzo, nededuce toſtolaconneſ ſione che paſſa , o che nonpaſſatraeffi ; ſcioglie facilmente, econ poche parole al cunequiſtioni Scolastiche, come dire : An Ratiocinatiofit quædam ſpeciesjudicii. An Ratiocinatiofit fimplex mentis actus . All' Argomentazione paſſando iModerni , oltre all Induzione , all'Eſemplo , all'Entimema, edal Sillogifmo , de'quali ſolamente ragio nano le Scuole;d'altre forte d'Argomen tazioni ancora , come del Sorite , del Di lemma, del' Epicherema , delle varie ſpe ziedegliEſempli, cioè Parabola, edApo. logo, edi moltiraziocinj naturali , e uſati tra gli uomini , diſcorrono. Nè conquella aridezza , e povertà , ch'è propria delle Scuole; maconiſceltaerudizione, moſtran doqual più , equal meno ſtringa di così fatre argomentazioni , e come gli uomini prendano ſoventeabbaglio per talimezziar.. go 69 gomentando. Similmentequal rieſcadite. dio adudirſi, come il Sillogifmo , e qual s'adatti meglio al genio degli uomini , e ſia più propria ed elegante, come l'Enti. mema, ecoſe ſimili. Del Sillogifmo poi più preciſamente ragionando , proccu ranocolla ſoladefinizione di effſo ſciogliere due quiſtioni , intorno alle quali molte pa roleconſumanogli Scolastici , cioè In quo pofita fit Syllogifmi natura , e quell'altra , Utrum admiſſis Premiſſis teneatur quisad. fentiri Conclusioni. Ma perchè ilSillogifmo in Semplice , e Congiuntivo èdiviſo , trat tando perciò primadelprimo , trattanocon tal occaſionedella Materia , e Forma del Sillogifmo; e della Forma trattando, del la Figura, e Modo di eſſo, edellamanie radi ridurre apiùperfetti iSillogifmi , che menoil fono, ſecondo l'artifiziodi quelle voci Barbara, Celarent &c. Quelli,chefi E 3 fo  I Sillogifmi ſono più comuni nella Scuola : ma gl’entimemi sono più in uso ne’ discorsi ordinarj – H. P. Grice: “What I call conversational implicatures” -- , e negli Scritti; e ſono più belli, in quanto efſendo più perfetti nello spirito – H. P. Grice: IMPLICATUM -- , che nell'espressione – H. P. Grice: EXPLICATUM --, luſingano la varietà di coloro, a’quali si parla, rimettendosi di qualche cosa alla loro intelligenza – H. P. Grice: “He has beautiful handwriting” --, ed abbreviando il discorso, che rendono con questo e più forte, e più vivo. Il Signor di Chevigni Logic. art. 3. Vedi ancora la Logica di Porto Reale. sono professati di meglio saper discernere degl’altri, sono dati in estremi, giudicando sopra queste scolaſtiche regole de’sillogismi. Uomini dotti, ma troppo dalla stima verso le cose ariftoteliche preoccupati, le hanno riguardate, come cose divine, e degnissime d'essere con ogni applicazione ap. preſe . Hec pars, dice Melantone nella sua dialettica, plurimum artis continet. Quare ingeniosi sint attenti, ac non solum recitare figuras, et modos discant, fedetiam causas connexionum considerent, ut tanquam artifices sciant, curjustis connexionibus ad sentiantur. Altri allo'ncontro vi hanno fatte sopra delle gran risa, e solamente udendole, hanno mostrato dell'orrore, Tanquam magicis incantationibus per terrefacti, comedice lo stesso Melantone. E due moderni scrittori le hanno chiamate, monstra verborum per terre faciendis pueris inventa. Io non dubito punto, che se tali regole d’Aristotile sono veramente state scritte, non sieno state di qual Gravina nell'Orazione de Instauratione Studiorum, e Burcardo Menchenio nella|2. Declamazione de Charlataneria Eruditorum. Molti eccellenti autori hanno timato, che noi non abbiamo i veri esemplari dell'opere d'Ariftotile così come sono state scritte da lui: ma che qualche uso all'età sua, ed adattate al genio, ed all'ingegno de’greci scolari. Per altro non si può negare, che all'età nostra elle non sieno affatto soperchie, e meno s' adattino alla natura de’nostri ingegni. Queste specolazioni, dice Claudio Fleury nei suo discorso sopra Platone, sono così vere, quanto i teoremi di geometria; ma la maggior parte non ci agevola più a discorrere giustamente, che le leggi della mecanica c’insegnino a camminare. – H. P. Grice: “Ditto for my conversational maxims: To think that my conversational maxims are apt would be parallel to thinking that the laws of mecanic teach us to walk!” -- Gli scolastici, che non istante la grande applicazione, che v impiegano, tuttavia meno di tutti gli altri filosofi vanno esenti da’sofismi, e dalle fallacie, possono servire di prova del poco uso, che se ne può fare: ed altri allo'ncontro, che senza punto badarvi, meglio, e più aggiustamente di essi ragionano, fanno conoscere, Argumentandi peritiam [comedi- Lib.4. ce Mario Nizolio] ſaltem quod ad Figuram cap.a. Modum argumentationis attinet, magis deve E 4 quelle,che vannooraſotto pendio, ilsuonome innata rarat. philo fienoun com ſopha caratoda ſuoi veriſcritti, nelquale mol- di . te cose freno aggiunte , e molte levate. Giovan FrancescoPico Mirandolano, Mario Nizolio,e FrancescoPatrizio furono tra gli altri di questa opinione; a' quali si pud aggiugnere Lipfio , che nell' epift. ad Paullum Buſum , chiamd la Logica d'Ariftotile , Concepta ab Ariftotele fortaffe , nunquamitafcripta . 72 innataquadamingenii bonitate , naturali mentisacumine constare , quam ullis Diale Eticorum præceptionibus . I Geometri (dice il P. Lamy nel cap.4.n. 2.della ſuaLogi ca)cheragionano così bene , pocosi curano di queste regole. Bisogna adunque confessa re,che nonsi ha bisognodi tutteleregole, cbe i Logici propongono ſopra il Diſcorſo • Perquello adunqueche riguarda l'uſo , è innegabile , che le regolede'ſillogifmi non ſervono a nulla. Egli vi può peròeſſereun altro modo di riguardarle . Se in guiſa di Geometriche coſe, quali infatti ſono, el le ſi conſiderino , forſe non ſaranno affatto inutili all'intelletto , potendo renderlo at tento , egiuſto coll'avvezzarlo alla dimo Part.3 ſtrazione. Sispeculativarum instar verita prozm.tum ( dice l'autore dell'Arte di pensare) babeantur bæ Regula, ad ingeniorum exer citationem utcumqueutiles erunt . EGiovan ni Clerico nella 4. part. cap. 1. della ſua Lo gica , Canones argumentationis , cum fint veri , possunt ingenio exercendo inſervire , quamvis nonmagni ceteroquin usus. E per puro eſerciziod'ingegnoappuntoancheAri ſtotile vi avrà forſe impiegata la ſua appli cazione , non perchècredeſſe , che o egli, oaltri nedoveſſe faregrand'uſo, giacchèſi ſa, chenelſuoOrganomaffime , molte cofe 73 coſe ſcriſſe pèr vaghezza di far provadell' acume , e della penetrazione dell'intellet to; non riguardando ſe il ſuo lavoro fof ſe nè utile, nè neceffario , perchè non s' immaginava di dover ſervire dilegge atut ta l'univerſità degli ſtudioſi; nè che, in ſegnando la Logica, niun altro eſemplare doveſſero avere innanzi agli occhi i Filo ſofi, che le ſue opere.  Ecco pertan to, come i Moderni, ſenza nè molto ap prezzare , nè affatto vituperare queſte Re gole, quell'utile vi cercano ch'elle poſſo. nodare. Eſſi le propongono , come coſe dalla Logica ſeparate, e provando per ca gion d' eſemplo , che delle 64. maniere , nelle quali ſi poſſono diſporreiquattroter mini A.E.I.O. tre inſieme prendendone, poſte leregolede'ſillogifmi ; ſolamentedie ci modi buoni ne ſopravanzano : o che quattro, e non più, poſſano eſſere imo. di della prima, e ſeconda Figura, ſeique della terza , e cinque que della quarta , poſte ſimilmente le regole particolari di ciaſcheduna Figura , e coſe ſimili ; altro non intendono, che ſomminiſtrare all'in tel.  Inhacpræfertimarte ingenium fuumoftenta re omnino voluit vir ille , in omnibusalioquidi ſciplinis admirandus. Joannes Cesarius Praf. in 6.Traft.Logic. 1 74 tellettounGeometricoeſercizio , per mez zo del quale , alle dimoſtrazioni avvezzan doſi, ſirenda giuſto, ed eſatto. Peraltro, giacchè le comuni regolede' fillogifmidelle Scuole , poco , come dicemmo , poſſono giovare alla gioventù nel conoſcere labon tà, o i difetti di qualunque forta dirazio cinio ; perciò fatica ben collocata hanno ſtimato i Moderni, il provederegliſtudio ſi di quelle regole , che inſieme all'eſſere facili , aveſſero unito ancora ilvantaggiodi poterſi adoperare. Eſſipertanto alcuniprin cipj generali propongono , per mezzo de quali poſſa diſcoprirſi , ſe ſia legittima , o no qualunque ſpezie diragionamento , ch' èappunto quello, di che piùabbiſognano i giovani, e a cui principalmente deeaver la mira ogni buon Logico. E di quiaffai chiaro compariſce la povertà delleScuole, le quali con grande ſollennità quellerego le ſpiegano, che a nulla ſervono in prati ca; e di quelle allo'ncontro, cheſi potreb be fare alcun uſo, non ſi fa da eſſiparo la. Dal Sillogifmo Semplice paſſano iMo derni al Congiuntivo, che in più ſpeziedi vidono . Queſti raziocinj ſono di quelli , de' quali grandiſſimo uſo ſi fa dagli uomi ni e ragionando , e ſcrivendo . Vengono perciò con diligenza, e con abbondanzadi belli , 75 belli , e ottimi eſempli da' Moderni tratta ti, moſtrandoſi quai ſieno vizioſt , e qua no, e ſpiegandoſi le regole perfuggireogni errore. Dietroaqueſto ſegueil trattatode' Luoghi Comuni, cioè delle ſedi degli argo menti , che poſſonofarſi per provare ogni quiſtione; la qual parte è da'Moderni aſſai compendioſamente trattata. Come circa le regolede'fillogifmi poco fa dicevamo , così ancora circa i Luoghi Comuni ſono diviſi i pareri degli uomini dotti . Gli antichi mo ſtrano d'averne fattotroppopiùconto , che nonmeritano, ſtimandogli forſe più utili , chedi fattonon ſono all' Invenzione, edal ſomminiſtrarle ragioninel dire . MoltiMo derni non ſi ſoſcrivonoacosìfatto giudicio; anzi Lodovico Viyes nel3.lib.de cauſſiscor. ruptarum artium , Neque enim, dice, ex operis illius, Satisjuſti , lectione , quamli bet diligenti , & sedula , facultatem se ul. lusſentiet načtum uniusargument; invenien di. Non ſi niega , che ilritrovamento di eſſi nonſia ſtato ingegnoſo , ed acuto , e molto meno, chequando erainuſolama niera ſofiſtica didiſputare in favoreecontra di che che ſia, e di trionfaredellaconfufio ne dell'avversario, non abbiano potuto re care qualche vantaggio aque' verſatilidiſpu tatori ; quando maſſime Ariſtotile medeſimo, ficcomedal lib.8. cap.1. ſi può racco gliere, non ebbe inanimod'iſtruire unFi loſofo , che va intraccia della Verità; ma unSofiſta, che cercaad ogni partitodi fu perare gli altri fillogizzando . Mache poi effi, comealcuni ſi ſtimano , ſomminiſtri nounacopiadivina neltrattare ſodamente, efondatamente una quiſtione , che non ſi contenta d'alcune ragioni generali , e co muni; non pare, che l'eſperienza permet ta di crederlo. Un ingegno fervido , eper ſpicace , quando afondo haruminatauna materia , cavadalle viſceredi eſſa ragioni fortiſſime , e vive, ſenzanèpure ſovvenirſi d'avergiammai ſaputochecoſa ſieno Luo ghi Comuni. Anzi ioho per fermo , cheſe coſtui a' Luoghi voleſſebadare, quell'applicazione ſcemerebbe quaſi tuttol'impeto, e l'ardore delle ragioni , che la naturada ſe le C gli va ſomminiſtrando . Quintiliano mede fimo, che fu uno diquelli, chepiùapprez zarono queſt'arte, non potè fardimenodi Lib.5. non confeſſare queſta verità. Infinitamfa cap.deciet ipfa res dicendi tarditatem (dice egli ) argumfifemperfit neceſſse, uttentantesunumquod que corum, quodfitaptumatqueconveniens, experiendo nofcamus . Nescio an etiam im. pedimentofutura sint, nifi&animiquædam ingenita natura, &studio exercitataveloci tas, 77 tas, rectanosad ea, quæconveniantcauf ſe, ferant. Aggiungaſi, che queſta parte, la qual riguarda l' Invenzione , èda'Retto rici , ficcome più propriamente adeſſi ſper tante, con aſſai diligenza trattata; coſicchè ſembra anzi ſoperchio che no l'intruderla nella Logica .AdTopicos libros quodſpe Lib.de itat ( dice anche Pier Gaſſendo ) in quafiLogica fine ex abundanti sunt, spectantque adpraxim , cap.6. advulgarem potiſſimumperfuafionemaccom modati. I Moderni adunque molto non ſi fermanoſopra queſti Luoghi. Per non ef cludere però quell'utile, che dal giovareſſi aconſiderare ſotto diverſe facce , é per di verſe parti la ſteſſa materia, poteſſero reca re; unbreve compendione propongono , coſicchè baſta per trarne quel vantaggio , chepoſſonoapportare, e lamultiplicitàdel lecoſe nonopprime lamente dello ſtudio ſo. Di quì al Sillogiſmo ſofistico fanno paf. ſaggio i Moderni. La qual parte , laſcian doiPampani , le Capre , ed i Buoi agli Scolastici , è daeſſi con molta attenzione, econ egual erudizione trattata. SophisticaDialec. [comeſaggiamente avvertì Melantone]non lib. 4. est tantumludus , utmulti existimant, pue. rorum certantium in Scholis ridiculiscaptio. nibus. Egli v'ha delle fallaci , e ſofiſtiche ragioni con sì fine artifizio teſſure , e così alle 78 alle vere ſomiglianti , Ut nonfolum tardos (comediceAgostinonel lib.2. de Doctrina Chriftiana cap. 31.) sed ingeniosos etiam , minus diligenter attentos, decipiant . Ecco però la ragione, per la quale , dopo avere ſpiegate le regole de' veri raziocinj , util co ſa èesaminarequali adeſſe s' accoſtino , e quali no , ecoll'applicazione delle medeſi. me inſegnare il modo, con cuileſofiſtiche. rie ſi diſcoprano, e ſi ſciolgano : nonquel le, che in ſoſtanza altro nonſono, cheun puro e pretto paſſatempo degli Scolaſtici ozioſi , intorno alle quali l'eſercitarſi ſareb bedelpari coſa vana, eda ſcioperato; ma quelle, che veramentehannoaſpettodive rità , e che anche i menotraſcuratiſarebbe ro atte aconfondere. Scoprono adunque i Moderni gli sforzi più pericoloſi dell'arte Sofiſtica , da'quali gran danno l'Arti , e le Scienze ſogliono ricevere; ſia che madre di tali fallacie ſia ſtata lapoca attenzionedella mente, oppure lamaliziade'Sofiſti. Eper chè tra le fallacie, quelle ſono più valevoli ad ingannare, che da autore più accredita to ſiderivano, per queſto eſaminanoi Mo. derni molti raziocinj di ſcrittori eccellenti , nonlaſciandodi moſtrare iſofiſmi , in che ſonodati ipiù celebri Filoſofi si antichi chemoderni; Ariftotile, pereſemplo , Pier Gaf 1 t 7 Π 79 Gaſſendo, gli Epicurei,gli Stoici, ma ſo pra tutti gli Scolastici nelle Filoſofiche , e gli Eretici nelle Teologiche coſe. Per fine, oltre al far offervare quelle fallacie ancora , che ſembranodi maggior importanza , fic come ſon quelle, che nella civil ſocietà de gli uomini , e nelcomunfavellare s'incon trano; ſcopronogiudizioſamente l'arti tut te de' Sofiſti, e qual metodoperconfonder gli , e fargli ammutolire ſia piùopportuno , ingegnoſamente avvertiſcono . Intal modo il trattato del Sillogifmo terminano i Moderni ; ma nongià la loro Logica . Tutti iprecettidi queſt'Arte ten dono ad additarci la viapiù ſpedita perrag. giugnere la Verità. Senzauncerto ordine, edun'acconcia diſpoſizione de'noſtri pen fieri , è impoffibile ciò ottenere . Che gio verebbeegli immaginar bene , ben propor re , eben inferire, quando tuttequeſteco ſe con niun ordine ſi faceſſero , esì confu ſamente ſidiſponeſſero, che puntononfer viſſero a mettere in chiaro alcuna verità ? Di quì è , che i Moderni hanno ſtimato neceſſario unquarto trattato, che tuttociò inſegnaſſe , e che perciò Metodo è ſtato da effi nominato. E' coſa facile il ravviſar la cagione, per la quale gli Scolaſtici vadano privi di queſt' ultima parte, non iſtantech' ella 80 ella ſia forſe la piùutile , e lapiù neceffa ria di tutte . Il Metodo non tendeadaltro, cheabenordinare le operazioni dellamen. te per ritrovare la Verità, o per beneſpie garla agli altri , poichè s'è ritrovata . Nè dell'una , nè dell' altra di queſte due coſe molto ſi curano gli Scolaſtici . Effi cercano d'iſtruire nelle diſpute , e nelle quiſtioni non badando punto nè a ritrovarverità , nèal mododiſpiegarle.Eccoadunqueper chè il Metodo è ſtatodaeſſi traſcurato. I Moderni , a' quali non ſonotanto acuorei litigj , quanto il ritrovamento del Vero , hanno aſſai diligentemente lavorato ſuque. ſto punto. Eſſi moſtrano primad'ognaltra coſalaſuaneceſſità, ecomenonmenodell' altre operazioni dellamente, ricercaunpar ticolar trattato nellaLogica.Dopoaverpoi di queſto Metodo in generale favellato , paſſano adividerlo in Analitico , oſiad invenzione , il qual s'adopera nel ricercare qualche verità . E Sintetico, ovvero di dot trina , ch'è quello, ilqualeſiuſanelloſpie gare acconciamente altrui la verità , chegià s'è ritrovata . Del primo adunqueparlan do, moſtranoche viaſidebba tenere, per iſciogliere felicemente ogni quiſtione . E perchè le quiſtioni o intornoalle Voci, o intornoalleCoſepoſſonoeſſere, perciòpri ma 8г . madelleprime ragionando , inſegnano la maniera, che ſi vuol tenere, perpenetrare acagiond'eſemplo, la mente d'unoScrit. tore inuna ſentenza oſcura , edubbioſa : per diſcoprire il vero autore d'un libro : per reſtituire alla ſua veralezione unluogo corrotto, ecoſe ſimili ; con che ſi puòdi. re , che piantino i fondamenti della vera e ſoda Critica , la quale appunto da Giovan ni Mabillon nella 2. part. cap. 13. del ſuo Trattato de Studiis Monafticis , è defini ta, Scientia conjecturalis , docens modum rečte judicandidequibusdamoperibus , præ. fertim Auctorum , eorumque ſcriptis. [24] Circa poi le quiſtioni ſopralecoſe, moſtra no eſſi la ſtrada , che dee battere lo flu dioſo amatore della Verità sì nel ricercare dadiverſi EffettiunaCagione occulta , co menell'indagaredaunaCagionenotaqual cheEffetto , chenonera conoſciuto . Le quali tutte coſe illuſtrano i Moderni con varj eſempli di quiſtioni elaminate conque F ſto (24)GiovanniClerico nellaPrefazioneall'ArteCri tica,la definiscepocodiverſamente. Criticenvo 1 camusArtemintelligendorumVeterum Scripto rum, fivenumeris adſtricta , ſive ſoluta oratione utentium,&dignofcendi quænameorum genuina ſcripta fint , quæ ſpuria;tumetiam quæ fintad regulas Artisexacta , quæ veroſecus. 82 ſto Metodo. E' il vero, comedice l'Auto re dell'Arte di pensare , che una buona Part.4 Analili , Magis in mentis perspicacia , cap. 2. ingenii vi fita eft, quamin ſpecialibusregu lis. Ma contuttociò non ſipuònegare , che l'avvertir, per cagion d'eſemplo , lo ſtu dioſoaimpoſſeſſarſi prima d'ognaltrodello ſtato della quiſtione : notare ciò, che viha di chiaro, per ſervirſi adiſcoprire ciò , ch èoſcuro, ecoſe ſimili; non ſia moltouti leper lui ; maſſimamente sì ſpeſſi eſſendo gli errori , che contra queſte regole ſi ſo gliono commettere . Dall'Analitico paſſano i Moderni al Sintetico Metodo , prenden done il modellodalle diſcipline Matemati che, e da'Geometri ; quali per non dir coſe, che certiffime , ed evidentiffime non fieno, tre puntifoglionoprincipalmenteof. fervare. PrimodefinireiTermini, cheado perano. Secondo piantare certi Amomi in negabili, e dedurre daeſſi le conſeguenze. Terzo provar demoſtrativamente tutte le Conclufioni . Ha poi la moderna Logica le fue regole , che illuſtrano ciaſcheduno di queſti tre capi , la ſola prima delle quali , che inſegna a togliere ogni oſcuritàda ter. mini , de' quali ci ſerviamo col definirgli ; baſterebbe a ſopire un numero infinito di difpute Scolastiche , oftinatiſſimamente , e fen 83 ſenza ſperanza divederſi giammai decite , da eſſi diſcuſſe . Ma non biſogna ricercare alcun metodo nelle Scuole . Le Definizioni pienedi voci oſcure : le coſe ignote , che come notiffime ſuppongono : le prove ca vateda coſenèprima concedute, nèchiare perſe, fannoapertamenteconofcere , quan to gli Scolaſtici abbiano amatodi procedere con regola . Eſſi adoperano quel Metodo nello ſpiegare leverità giàritrovate , ches adoprerebbe nel ricercarle, allorchèellefof feroancoraocculte . Lo che moſtra abba ſtanza, quanto volentieri eglino ſi ridano, efaccianofibeffediqueſtaparte.  Quan do adunque i Moderni vogliono moltrare qualche eſemplodi Metodo nonoffervato, o almeno di qualche regolatraſcurata , ſi partono eſſidalle Scuole, che troppo di sì fatti vizj abbondano, epiuttoſto cercanodi diſcoprirne in qualche autoreper altroeſat to , edeccellente in queſtamateria : come acagiond'eſemplo nelloStevino , nelCla vio, enello ſteſſo Euclide . Spiegando le regole degli Affiomi , che ſono laſeconda F2 baſe  Ne exempladiu fint quærenda(nonſervata Synthetica Methodi ) effecere Philofophi & Theologi Scolastici , qui in unaquaque pagina laudatiſſimas haſce Leges conculcant.Joannes Clericus. Logic.part. 3.cap.12.  baſedel metodo Sintetico , moſtrano quas propoſizioni , equa'no per Aſſiomidebba no averſi : in quello, che conſiſta laloro evidenza, e da che dipenda; e molti Af ſiomi propongono , i quali poſſono eſſere utili a diſcoprire delle verità per altrooc culte , e recondite . In terzo luogo della Dimostrazione , e delle ſue regole ſiragio na. E perchè, come s'è detto, ilmodel lo di tutte queſte coſe dalla Geometria è preſo , acciò i giovani nons'ingannaſſero , credendo di poter in tutto ſeguitare iGeo metri , non laſciano d'avvertirgli de'difet ti , che anche nel metodo dicoſtoros'in contrano , e di quello , in che non meri tano d'eſſere imitati. E fin qui ſpiegano i Moderni le regole, che la Logica ſommi niſtra nelle Scienze puramente umane , e che dalla ragione dipendono . Ma perchè non ogni cognizione da noſtri raziocinj ſi deriva, molte eſſendo quelle , che unica mente all'autorità d'un raccontodegnodi fede s'appoggiano; perciò anche per que ſta ſeconda ſpezie di cognizioni hanno i Moderni le loro regole , acciò i giovani non tanto in ciò, cheſideeſapere, quan to ancora in ciò, che ſi deecredere , fap. piano come regolarſi . Perchè poi l'auto rità è di due ſpezie, una Divina, l'altra Umana : a quella la Fede , a queſta la Storia s'appoggia; per queſto piantano i Moderni gli Affiomi per amendue queſte profeſſioni , acciò ſappiano gli ſtudioſi a quali principj s'attiene non folo ilFiloſo fo, ma ancora il Teologo , e lo Storico: in che convengano , e in che diſconven gano tra loro queſtediſcipline; ed inſieme abbia pronte le armi, per guardarſi dagli Eretici , e difendere i dogmi , e i Rici della Cattolica Chieſa . Sono moltiffimi , i quali guardanoſi geloſamentedinonfrap porre nella Logica coſa più preciſamente ad altra arte ſpettante, quaſichè quivinon fia il proprio ſuo luogo. Ma egli ſi vuol riflettere , che coloro , che nelle Dialetti. che coſe ſi prendono ad iſtruire ſonogio vanetti , a'quali di gran vantaggio èl'im bevere per tempo molte coſebuone, efor mare idea giuſta de' principj , e del meto do, che ſi tiene in tutte l'altre arti , ac ciò a quelle dipoi accoſtandoſi , ſieno già proveduti di ſane cognizioni , e ſappianoPetrus battere la via migliore . Anche gli Scola ſtici fanno dire , che la Logica Est Arsnus Hifpa artium, Scientia fcientiarum , ad omniumSum Methodorum principia viam habens . Mamul. come ella ciò ſi faccia, e per qualragioneLogi titoli così ſtrepitoſi poſſa arrogarſi , nonèTra F 3 pc- Aat.r. 86 pericolo, ch'eſſi cidimoſtrino. Ameſem bra molto utile ad un giovane , ch'effen do avvezzo, per cagiond'eſemplo , nella Filoſofia ad antiporre la ragione all'Autori tà; la Logicagli faccia per tempo oſſerva. re, che quando ſarà giuntoallaTeologia , egli non dovrà più ſervirſi diqueſta malfi ma : anzi ſe troverà quivi coſe , che non poſſacolla ragione accordare , per efleread eſſaſuperiori , nonperqueſtodovràegline garle , inſegnando la ſteſſa ragione , che più Iddio poſſa fare di quello, che noipof ſiamo intendere , eche il voler concepire ciò, che paſſa itermini della noſtra intel tut. Divin. ligenza , Elt modum conditionis fuæ tranf Inſti- gredi, necintelligere, quousquebominiliceat • lib. 2. accedere , come dice Lattanzio Firmiano cap.9. Quando adunque iModerni prevengono i giovani concognizioni , che debbono ſervir lorodi ſcorta nell'applicarſi ad altre arti , non fanno coſalontanadal finedellaLogi ca, ch'è arte iſtrumentale, eche nonten de adaltro, che aguardarcidall'errore, e guidarci alla Verità, in qualunqueScienza , oProfeffione , che ci piaccia di eſercitarci . Queſte adunque ſono quelle coſe , che i Moderni inſegnano nel trattato del Meto do, tuttoaffinediagevolarci la via , per cui ſi giugne alla Verità . Alle quali le of. fer 87 ſervazioni ſopra PAttenzione , è l'arte per acquiſtarlafi : ſopra la Capacità della men te, ed il mododiaccreſcerla, ecoſeſimili , poſſonoſi aggiugnere . Efin qui credeva io di dover arrivare eſponendoaparte per parte la Moderna, e la Scolaſtica Dialettica . Ora peròm'accor. god'aver tralasciatouna parte affaiconfide. rabiledi queſta ſeconda , della quale forſe prima d'ognaltra era di ragion favellare . Queſta ſi è il Proemio . La ſtima grande , che fanno gli Scolastici di queſta parte , non permette , che ſipaſſi ſotto filenzio , potendo effi per queſto capo pretendere , che lanoſtra Ideadella loro Logicanonſia intera, e compiuta . IlProemio peraltroè una breve Introduzione , che fa l'autore all'Opera fua, nellaquale o da un'Ideadi eſſa, o dice il motivo, e il fine, per cuifu compoſta, o in ſomma qualche altra fimil coſa premette, la quate acconciamentenon poteva in alcuna parte del Libro eſſere al logata, e che ſerve molto operilluſtrarela mentedell'autore, o per riſpondereall'op. poſizioni, cheglipoteſſero eſſere fatte. An. che gli Scolaftici adunque nel Proemiodel la Logica hanno ſtimato di dover trattare della Natura, edell'Oggettodi eſſa, ficco me in luogo , per ciò fare , piùacconcio F4 degli 88 degli altri. Ma perchè loroinnato coſtume ſi ènondircoſa alcuna , benchè minima , ſenza contendere, di quì è , che anche in queſta partenon ſiſonopotutiafteneredal le quiſtioni . E poichè , ſecondo ladiviſio ne, ch'eſſi fanno , l'Oggetto altro è Ma seriale , altro Formale, altro Attributum, altro Attributionis ; quindi ſopra il primo incominciando a diſputare , cercano quivi, An objectum Materiale Logicæ fint Voces. Anfint Resomnes. Anfit Operatiout fic. Epoi, Utrum operationis rectitudo fit ob jectum Formale.An operatio rectafitobje. EtumAttributionis. Anomnisoperatio recta, pertineat ad objectum Attributionis. Tutte quettediſpute, e più ancora , intorno all' Oggetto. Intorno alla Natura , ch'è ilſe condo capodel Proemio , vengono queſt' altre. An Logicafit virtus. An Logicafit Scientia. AnLogicafit ſpeculativavelpra Etica. Utrum Logica fit ad alias Scientias neceſſaria . Utrum Logica conficiat demon Strationes aliarum Scientiarum. An præter babitum Logicæ docentis , admittendus fit babitus Logicæ utentis , realiter ab eo di ſtinctus; e molte altre , che aſcendono ad un numero eſorbitante , e ciaſcuna delle quali occupa groſſi quinterni , per lo nume roinfinitodidubbj, edi oppoſizioni , che G 89 ſi propongono, e ſi riſolvono. Dachena ſce, che per riguardoalla mole il Proemio dellaLogicaScolaſtica è la quartaparte, ſe nonpiù, della medeſima ; edaltra relazio nenonhacon tutto il corpo , ſe nonche aduna Favola tanto ſcipita, pare , che un Prolago così deformenon ſi diſconvenga Nèbiſogna già credere, che ioneldare I idea di queſtoProlago, piùamplo, ch'egli per avventura non è , nello abbia voluto far comparire . Un Dottore Scolaſtico nel principio del ſuo Proemio ſi profeſſa , che lediſpute, che nella Logica aveva a tratta re , nongli permettevanogettareparolein darno. Logicis Disputationibus, quas tra-Andre Etaturi ſumus boc anno, non licetotiofaora- as Se zione proludere ; enulladimenotratta co-proæma mery ſtui tutte quelle quiſtioni , ch'io ho accen- Logic. nate. Daciò ſi ſcorge, che ilProemioSco laſtico, così , come da me è ſtato rappre ſentato , eglinonè uno de' piùlunghi , che s'abbiano le Scuole; ma è ſuccinto, econ tiene ſol quel tanto, che , ſecondo eſſi , è il più neceſſario. Di fatto vi ha di quelli , chedell'OggettodellaLogica ragionando , vi aggiungono moltiſſime quiſtioni deEn teRationis , e moltiffime altrementretrat tano della Natura di eſſa. Un uomo , che inaltri ſecoli foſſe vivuto, eche preſenteſi ri 90 ritrovaſſe , reſterebbe non v'ha dubbio at tonito, vedendo Proemj che occupanoVo lumi interi , e che comprendono forſetren tacapidi quiſtioni . Qualche antico Mae ſtro per eſercizio del ſuo ingegno, o de ſuoi giovani , ha per avventura moſſa al principio alcuna di queſte quiſtioni, il nu merodelle quali è poſcia di mano in mano Lib.3. così Arabocchevolmentecrefciuto. Hecom. deve cap.3. nia [dice Mario Nizolio ] funt mera nuge rarat.veterum Pfeudophiloſophorum , quæ tamen phil. posteri Graci ſua loquacitate , Latini vero recentiores , &Arabes præter loquacitatem, etiam fæda, rustica quadam barbariein immensum auxerunt . Intantoci ſono ſtati diquelli, chepertuttoilcorſodella lorovi. ta,altro non hannomai fatto , che diſpu tare ſopra queſti Proemiali , e Concluſioni pubbliche unicamente hanno a ciò dirette , lequali contutto lo sforzo dello ſpirito fi ſono ingegnatididifendere. Epurechiaveſ. ſe interrogato alcuno diqueſtiProemialiſti , s'egli ſi credeſſe di diſputare ſopra la Logi ca, non è dubbio, ch'egli non ſi foſſedo lutodella noſtra domanda. Tanto èvero, che addimeſticandoſi a lungo colle Scuole, enoneſſendo di gran giudicio fornito , è forza travedereaffatto, eperdereanchequel ſentimento , che a tutti gli uomini è comu ne. 91 ne. Ecco ciò , ch'è ſtato un divertimento di qualche Maestro , eduna coſa ſtraniera allaLogica , eccodiffi paſſatoin natura , eriguardato come il principale di eſſa ; di modo cheper trattarne diſteſamente , vo lentieri s'è traſcurato il mafficcio , e quel lo, cheveramente compone il corpodi tal Arte. Diqueſtopaſſo camminandogliSco laſtici nontanto nel Proemio, quanto per tutto il reſtodella Dialettica, edella Filo fofia , eſſi lehanno fattacangiarfaccia , e , comedice Lorenzo Valla , Dumvites lon. ge, lateque diffundi farmentis gaudent , uvamin labruscam mutaverunt. Nonè pe rò , che uomini di giudicio nonabbianogià damolto tempo rimproverato alle Scuole queſta moſtruoſitàde' Proemiali . Antonio Poſſevino nel lib. 13. cap. 27.della ſua Bi blioteca Scelta avvisò quello, che fi doveſſe ſpiegar brevemente nel Proemio. Primoin Logica expedit ( dice egli ) ne in Prologo menis aliud disputetur , quam num , fit Scientia , &de quo agat Subjecto. Queſt' ottimo avviſo , che dagli Scolaſtici non s'è mai voluto mettere in pratica , è ſtatoda Moderni eſattamente offervato . Anche la loro Logica hail ſuo Proemio : anch'eſſi cercano quello , che ſia , e diche tratti . Maaciòriſpondono conbrevità , e ſenza conteſe, econfideratoprimamenteil nome di eſſa, ſtabiliſcono dopo queſto qual fia il ſuo Oggetto; e di quimoſtrano, com'ella tanto Scienza pratica, quantoArtelibera le può nominarſi, quando ſi reſti d'accor. dodella ſignificazione, che ſi vuol attribui re aqueſte Voci; veriſſimo eſſendoquello, che notoil Signordella Motta nel I. cap. della ſua breve Logica , cioè : Che la Lo gicasichiamiun'Arte, unaScienza , oduna Facoltà, dipende dalla dilatazione , odal riftringimento , che si vuoldare aquestiter. mini. Sciolgono finalmente iModerni una buona partede' dubbj dallaScuolapropoſti; maconsì poche parole , etanto poſitiva mente, che tutto ilProemiodellamoder. na Logica, nonaſcendeallametàdiquelle pagine, che inunaſola quiſtioneconſuma no gli Scolaſtici . Edecco, ſe io nonſonoerrato , una giuſta, e intera IdeadellaModerna, edel laScolaſtica Dialettica; nella quale, ficco mepiùcoſe ſi troveràaverioraccolte, che nondice queſto e quel particolare Scrittore sì Scolaſtico , che Moderno ; così non vo glio, che ficreda, ch'ioabbia minutamen te regiſtrato tutto quello, chetuttiinſieme uniti contengono . Una coſatale oltrechè nojoſa, e rincreſcevole fuordi modofareb be : 93 be ſtata ad udire , ſoperchia di più era da giudicarſi , baſtando perdareuna ſufficien te Idea di queſte due Logiche , il far of ſervare le principali coſe , che amendue fi contengono. Intanto nondovrà più recar maraviglia ad alcuno, che infiniti eſſendo quelli , i quali nelle Scuole s'apprendono alla Logica, così pochi tuttaviaſienoibuo ni Logici ; e maggior piacere ſi provi , udendo un uomo di contado a ragionare delle faccende della campagna, o unMer catante degli affari del ſuo fondaco , che uno Scolaſtico dellaFiloſofia, ritrovandoſi ſentimenti più giuſti , e giudici più rego lati in quelli , che inqueſto. Tenendogli Scolaſtici quella via , che per noi fin quì s'è deſcritta , egli non può ſe nonavve nire, che dopo molto tempo , e moltiſſi mefatiche , da'giovaniſpeſeintornoaqueſt' Arte, nè pure una giuſta ideadi eſſapoſ fano vantarſi d'avere acquiſtata , non che eccellenti Logici s'immaginino d'eſſere di venuti , cioè aver apparato a farbuonuſo della ragione. Per evidente prova di ciò , ſe noi ci faremo a ricercare un giovane , che carico di quinterni fiatornatodalCol legio, che coſa ſia Logica, ed a che fine ſi creda d'averla apparata; poco altra rif poſta da coſtui noipotremricavare, ſenon che 94 che Est janut ad alias Scientias, ed e' la ſi ha apparata , perchè il Maestro gliela inſegnava , e vedeva , cheiſuoi compagni l'apparavano. Ma che dico iode' giovani , chetornanodalle Scuole? I Maestri mede fimi, i quali per un anno intero hannolo. ro ſpiegata queſt'Arte , non ſono forſe in queſto punto piùdi eſſi illuminati . Io ho per approvatore di queſta verità uno de primi Letterati del ſecolo quindicefimo , cioè Rodolfo Agricola nel de Inventione Dialectica . Si quem corum , (dice queſt' autore ) quos Doctores artium vocant, adripias , rogeſque : dic queſo , vir doctiſſime, de Dialectice , ( quando il lamvelfolam, velmaximeomniumartium, quasvos numeratis liberales , videris pre teferre ) cui uſui diſcendam putas ? Quiliberinsvoletverum fateri , dicet , pr.e. terquam quæde Syllogismis præcipiuntur , ceteranonmagniſanemomentieſſe : Sedideo docere illa quemque , quia quiſque didice. rit , &quiadoceant omnes . Io ho poſto pertanto dinanzi alla gioventù i cibi ſalu bri , e che le poſſonorecarebuon nutrimen to, edholle inoltre additati quelli , da ' quali, ficcome nocivi , conogni diligenza ſi deeguardare . Reſta ora , chenel fare la ſcelta non ſi laſci ingannareall'errorcomu ne, 95 ne, nè viziare labuonadiſpoſizione delpa lato; perocchèalloraella anteporrà leghian deall' ambrofia , e crederàd'averfattouna ſcelta ſquifita. Quando Uliſſe, ſecondochè ſi hada Plutarco, fi fece innanzi aCircetarchus perriavere i ſuoi Compagni , chediuomi-in ni in fiere aveva trasformati , dagrandecu.Gryl rioſità fupreſodi ſapere , ſeoltrea quelli,lo. altri Greci ancora, tra coloro, che l'uma na forma avevano perduto, ſi ritrovaſſero. Dellaqual coſaavendonelaeglianſioſamen te ricercata, ebbe per riſpoſta , che molti cen'erano. Allora Uliſſe , a cui labrutta ediſoneſta vita , nella quale vedea coſtoro invecchiare , forte peſava; pregò laMaga , che all'antica urnana forma reſtituendogli, datanta miſeriagliliberaſſe. Ma eſſariden doſi di ciò, e facendoſi beffe, nèpermodo alcuno volendo a tal domanda acconſenti re, propoſe finalmenteadUliſſe , ches'egli aveſſe ſaputo ,difputando , alcuno di eſſi tirare nell'opinion ſua, ed invaghirlo ave air ſeco, eſſadi buon animoglielo arebbe donato . Moſſoglifi adunque incontro un certoGrillo, che natouomo, inPorcoera ſtato da Circe trasformato, edel ſuomiſe revole ſtato conUliſſediſputando , nonmai daeſſo , avvegnache ſagaciffimo , ed elo quentiffimo foſſe , potè con ragioni eſſere per 96 perluaſoa volere ritornar uomo . Non è adunquedadubitare , che molti nonſieno per eſſere i Compagni di Grillo , iquali poichè daCirce, cioè dalla Scolaſtica , fa ranno ſtati cangiati in Porci , cioè privati del diſcernimento comune , ameranno me glio viverſi in quello ſtato, che riacquiſtare la formaumana , cioè guadagnarſi regola tezza di mente. L'eſempio dicoſtoroperò dovrà ſervire arendere maggiormente cau. to , e far avvertire qual rovina apporti il corrottocoſtume, allorchèa ſuperarelabuo nanatura è arrivato; edinſieme inſpirare unardente amore verſo la Verità , ch'è l unico mezzo perdeludere la forzadegliSco Jaſtici incanti . : Magiàpurtroppom'avveggo,gentiliſſimi Uditori ,della ſofferenzavoſtrainaſcoltarmi, troppominorcontoaver fatto ,ch'ionondo veva . Rammemorandovi ora,così alungo, coſe, cheforſeſtimavate voſtra ventura l'eſ ſervigià dimenticate, iovi ſonoandatorin novandoincautamentetuttaquellanoja,che già vi fecero provare leScuole. Mapureera di meſtieri fare l'anotomia di queſto corpo benchè guaſto, acciò il ſuocolore eſterno , che ſano ſembra , non igannaſſe tuttavia tutti coloro, cheſonoad eſſocondotti. Se le merci Scolaſtiche non foſſero appoilvol go 97 gonella ſtima, che ſono, poco apropofito farebbe ſtato farne parole. Ma poichè non ſo conqual arte , loro è ſtata sì alta vene razione conciliata , è di neceſſità per ben fi loſofare l'averne una giuſta idea . PrimusDivin Japientiæ gradus eft (dice Lattanzio Fir- Infti miano ) falfa intelligere , fecundus vera co gnofcere. EAntiſtene, ſecondochè riferiſce, -- e Laerzio, diceva , che la Diſciplina più ne tut. lib. I cap.23. ceffariadi tutte ſi era Mala dedifcere. Chi è in errore, e ſad'eſſervi , può eſſere, che ne ſia liberato : ma chi erra , enons'ac corged'errare, èimpoffibile, ches'ammen Idi, e non ingannieternamenteegli altri, יב eſe ſteſſo. Per queſto tutti iSavj afferma no, ch'egli è tal volta una bella ſcienza d' unacoſail ſapere, che ſen'è ignorante; e per nulla altroSocrate ſi ſtimavapiù ſapien. tedegli altri, ſe non perchè dove gli altri nulla ſapevano, e aſſaiſſimo tuttavia ſtima. vanſi di ſapere; egli allo'ncontro, ficcome non ſapeva, cosìdinon ſapere era perfua ſo. Sed hoc interest ( dice egli ) quodhic Plato quidem cumſciat nibil, ſcireſealiquidopi. in A natur : ego vero quemadmodum nescio, itagia . nefcire me puto. Io nonaſſicuroperòdipo terſi giammai guadagnare queſtabellaſcien za chiunquedelle Scolastiche coſeſiamolto parziale . Traicattivi effetti della Scuola G quello polo 98 quello nonèforſeil minore , che riempie d'unavaniſſima opinione iſuoi ſeguaci , di modochequanto più nulla eſſi ſtringono , tanto maggiori , e più ragguardevoli coſeſi Orat. penſanod'abbracciare. Undeminoradiſcun deIn- tur, inde majori ſapientiæopinione ridicule rat. ſtau- implentur , come dice VincenzoGravina. Stu LaqualeScienza ſuppoſta , quando diritta dior, mente ſigiudichi, moltopiggioredellaſteſ. ſa ignoranza èdareputare. Unignorante , ( nullaconfidanel ſuo ſapere , e per conſe. guenza non èpericolo , che inganni alcu. no: maunſapiente immaginario, eputati vo, per iſpiegarmi così , che crede non ef. ſervi coſa , di cui nonabbia vaſtiſſima co gnizione; tradiſce tutti coloro, cheloaſcol tano , enonaltrimenti cheilcane d'Eſo po, fa loro gettar via la carnevera , perſe. guitare nell'acqua l'ombra di eſſa . Giacchè però ſiamo entrati a ragionare degli effettidella Logica Scolaſtica, eglinon ſarà ſenonper rendere vie più intera , compiutamentefornitala noſtraIdea, ildif e coprirequì infinealcunide' principali . Non ſi può negare , che degli ſtudioſi della Lo gica , che ordinariamente s'inſegna , non v'haunotra mille , che , fornito il corſo della Filoſofia , ami di ripetere daſe alcuna delle apparate coſfe. Ilnon avertrovatanel. le 99 le Scuole la Logica, che una coſa amarifi. ma, ed unmartiriodell'ingegno, obb iga ungiovane piuttoſto ad odiarla, cheacon ſacrarvidi nuovo la ſuaapplicazione . Cre. Epift. dibile eft ( dice Melantone ) veniffe Diale Came adJo. Eticen ad contemtum, & in odium, propte rarú rea quod nonArs, sedobfcuraquædamAr ante tis umbra tradebatur , imo labyrinthi inex Dialec. tricabiles proponebantur , quos ne Doctores quidem intelligebant , ac tantumaberat , ut juvare ingressos in alias artes poſſent , ut potius &illarum corruptele effent . Difatto ungiovane , a cui labarbarie non abbiaaf fatto eſtinto tutto il conoſcimento del me. glio, non può prendere inmano la Logica d'uno Scolastico, che non ſiaforzatoacon cepire dell'odio non ſolo verſoquel parti colare ſcrittore, ma ancora contra tutta ' arte medelima . Quis enim amanior adole fcens( diceLipſio nell'epiſtolaad Paullum Bufium) ad illataminamenaveniat? Fu. giunt imocum advenere; &imbibere nonin juriaSpernuntabsinthiumillud doctrinarum. EGiovanni Cefario nella Prefazione alla ſua elegante Logica : Si quis paullolibera lius inſtitutus in eorum libros incideret, vi delicet ut Dialecticam inde difcere vellet, is bauddubienontamAuctorestales, quam Artem ipsamcontemneretprotinus , rejice G 2 ret 100 ceretque. Perqueſtofu, cheilpocofamen tovatoGravina, ſtimò neceſſarioper appren dere la Logica, allontanarſi totalmenteda. gli Scolaſtici , e ſervirſi di qualche elegan te Scrittore , che puramente, echiaramen te la ſpieghi. E perqueſto ſimilmen te fu, che molti anni innanzi , MarioNi zolio proccurò con interi volumi , a que ſto fine pubblicati, eftirpare affattolaDia lettica , e ridurre tutto all'Oratoria , edal Lib.3. la Grammatica, ſtimando egli , Dialecti. rat. cap.5. cam inter Scientias , & Artes, necut uni deveraverſalem , necut particularem , ullumomni phil. no locum habere poſſe; sed tanquam non modo falsam , sed etiam inutilem&Super vacuam ex omni Artium , & Scientiarum numero ejiciendam. In che peròtantonon èda lodare, quanto ſarebbe per avventu ra ſtato, ſe laſciando ſtare ne ſuoi termi ni la Dialettica, aveſſe piuttoſto fatto of ſervare qual foſſe la vera e buona , equa le la falfa e contaminata dall' ignoranza , edal  Nona ſenticeto , labyrinthoque Scholarum Arsiſtapetenda; fedacandidiorealiquo, culto que Scriptore , qui , more veterum,eamelegan tibus verbis , acLatinispotius ,quamGothicis, &Arabicis vocibus , qualesnunc habemus , ex plicarit . VincentiusGravina Orat. deInftaurat. Studior. edalla barbarie degli Scolaſtici; come ap punto Giovanni Cefario, Filippo Melanto ne, ed altri ancora s'erano già ingegnatidi fare . Ma ritornando aquel di prima , ſeb bene per tutti icapi la Logica delle Scuole obbliga gl'intelletti ad avere dell'abborri mento verſo talarte , io m'accordo tutta via volentieri coll'opinione di quelli , iqua li ſtimano, che per non moſtrarellal'uſo, che di tante regole ſi può fare , così triſto effetto principalmente produca. Ut ingenue Schol. id quod ſentio dicam [ dice GiovanMatteo inA gric. 11 Friſſemio ] quemadmodumgallus ille apud lib.2. Esopum , repertam a se gemmam iccircocap... abjiciendameſſe arbitrabatur, quodquævir. tus, &qui ususejusgemmeeſſet, ipse ne. sciret ; ita & Dialecticæ unum hoc , mea quidem sententia , adverfatur , quo minus hodie inpretiofit apud multos, quodut no men ejus apudomneslongeest vulgatiſſimum , ita pauci, quevis, quiqueuſus ipsiusartis fit,Satis norunt. In fatti aiunbuono agri coltore hamai in gran contoquellepiante , le quali conqualche utile , o almeno con qualche diletto, non vegga , come poſſano compenfare il travaglio, e la fatica, cheri cercano nel coltivarle . E niun artefice ſi troverebbe, che voleſſe impiegaremolticol pi del ſuo braccio per fabbricare uno ſtru G3 men.  mento, la formazionedelquale foſſe diffi. ciſſima, enon ſerviſſe a nulla . Anche l autore dell'Arte dipensare ſtimò , che la Logicada chi non ne conoſca l'uſo , non Dif- poteſſe ſe non eſſere ſcreditata . Qui nun. fert-2. quam legitimum illius usum perspectum ha proembuerint (dice egli)legitime illa uti nonpof. funt; quinimo proclives funtad illam, tan quam rem abjectam, &parumutilem, ne gligendam , acprojiciendam . Egli è il ve ro , non effere coſa propria ilbiaſimare un' Arte per cagione de' difetti di co'oro , che la profeſſano : ma è altresìveriffimo, effe. reancora menproprioilprofeſſarla in mo do, cheſi dia incentivo atalibiafimi , e diſprezzi. Mal'incominciato ragionar degli effetti dellaScolaſticapiù oltre producendo, dico , chetra tutti coloro , i quali hanno fatto conſiderazione ſopra ildanno , ch'ella ap porta, niuno v'ha, ch'io ſappia, il quale abbia queſto danno eſteſo fuori dell'intel letto, e delladepravazionedieſſo . Avve guachè la depravazione dell'intelletto, fat ta maſſime per mezzo di quell'arte , ch'è ſtata ritrovata per regolarlo, picciol male, nè pocodeplorabile non ſia; tuttavia io ne ritrovo un altrodi gran lunga maggiore • Da l'idea, chedannogliScolaſticialla gioventù della Filoſofia, edel vero Filofofo, laqualepermezzo delle Dialettichecontro verſie in ſe ſteſſi proccurano continuamen te di eſprimere e rappreſentare , derivaſi queſto . Eſſi inſtillano a'loro ſeguaci , che il Filoſofo , piuttoſto che l'amoredellaVe rità, debba avere periſcopo de' ſuoipenſie ri quellodiſe ſteſſo. Ed ilfiloſofare, non unquieto, eplacidomotodellamente, per renderla alfine tranquilla , ebeatacol cal mare i ſuoi affetti , e purgarla dalle prave opinioni , e da' vani timori; ma ſia piutto ſto unafiera battaglia , che fanno tra loro gl'ingegni , perſuperarſi l'unl'altro , eper oftentare il proprio ſapere . In ſomma fan. no concepire a'giovani, chel'accordarſi co' ſentimenti degli altri , e l'eſſere Filoſofo ſienodue ideedel tutto oppoſte , eche non poſſono ſtare inſieme. Di quìè, chel'ave re per ſomma gloria il nonmai cedere : l' eſſere pronto a ritrovare ſchermi , eſutter. fugj , per ſottrarſi alla Verità ; edin qua lunque manieradifendere oſtinatiffimamen. teogniſuaopinione, fanno lor credereef. ſere il vero coſtitutivo carattere dell'Uomo filoſofo. Da ciò naſce, che l'Intellettonon ſolo reſta depravato , ma ( quello, che più èdaconfiderare)ancorailCuore. Chi tro vaſſedifficoltà nel ſentirla meco in queſto puna 104 punto, oſſervi ſoloun giovane tornato di freſcodalle Scuole alla Patria , e potrà age volmente chiarirſi delvero. Vaſſicoſtuipie nod'unagrande opinione di ſemedesimo , laquale fa a lui concepire, come coſainde gnad'unuomoſavio il cedereachicheſia, emetteperunpunto d'onore il rimanerſi convinto. Sopra tutto ſi guarda dall'appa rare , o dal parer ſolo d'averapparatodaal cuno, avendo per coſa vergognoſa ilcomu nicare lecoſe ſue con altrui , e l'aver biſo gnodel parere d'unamico. Quantoqueſti principj ſieno contrari alla regolatezza dello ſpirito , edaquel fentimento , chedi ſe ſteſſo dee avere ogn'uomo, chiunque dirit tamente giudica, può ravviſarlo . L'Indo cilità è uno di que vizj , i quali ci fanno Imarrire non tanto il Vero , quantoancora il Buono; vogliodireguaſtanonon ſolo l' intelletto , ma ancora i coſtumi . Guai pe rò a chi da giovane vi hagià avvezzo l' ani • mo Queltenore , che dafanciullos'ap prende , paſſa come innatura , e ſi ritiene fino agli ultimi anni , maſſimamenteſe l' eſemplod'uomini , che noi ſtimavamo af fattodegni d'eſſere imitati , ce n'ha inſtil lati i primi ſemi. Giudichiamo alloraeſſere impoffibile , che ſia mal fatto ciò , ch'eſſi, chedanoieranotenuti per ſavi , approva vano; 105 vano; enoniſtimiamo dipoterfallareimi tandogli: Si paſſa poiconqueſtiprincipjdal lecoſe ſpeculative alle pratiche : dalla Filo ſofia al Foro , a' Magiſtrati pubblici, ed a maneggi delle coſe Civili . Maquella ſteſſa regolatezza di mente , equella deſtrezza d' ingegno , che s'aveva ne'primi eſercizi , fi conſerva proporzionalmente anche in que ſti . Quel pocoamore alla Verità : quella repugnanza ad accordarſi coll'opinione al trui : quel prurito di non cedere, e di ſa pernepiùdeglialtri , nonciabbandonagiam mai . Di quì è , che nellecoſe pratiche , e negli affari , che agli uomini occorronoalla giornata , niuno così poco atto , e piùpre giudiciale ſuol riuſcire, quantocoloro , che cogli Scolastici hanno lungamente pratica to . Ilnonaveremai daeſſi apparatoche coſaſiadeſtrezza, eproprietà , l'eſſerſi avvez zi amaſſime tutte oppoſte al lume dellara gione , ed in ſomma l'aver perduto il ſen timento comune atuttiglialtri uomini , lo roha prodottouno ſpirito così contrario , ecosìdannoſo allecoſeagibili, cheſeilpro. durre quì gli eſempli non foſſeper riuſcire coſatroppo odiofa , agevoliſſimo a me fa rebbe il dimostrare qualdannoſentailpub blico anche in queſta parte permezzodel la Scolaſtica. Mi contenterò ſolo diaddurre il ſentimentod'un uomo,chetra ſuoi fu ſtimato il più oneſto , e il piùdolcedi Philiptutti . Studium nimie fubtilitatis ( dice pus queſti ) multis modis nocetdifcentibus . Ef. Melan-ficit enimin artibus labyrinthos, qui ingenia chthonremorantur, Dialec. implicant inextricabilibusla lib.4.queis, ut crucientur inani cura , avero artiumusu abducantur ; deinde bebetatur judicium, & amor argutiarum facit odiofos cavillatores & rixatores ETIAMINCE. TERIS VITÆ PARTIBUS. E pure la vera Filofofia e da Ariſtotile, e da Pla tone , eda tutti i buoni Filoſofi inCon. templativa , eOperativa è diviſa. Quellas' impiega intornoalle ſpeculazioni dellecoſe, edalla cognizionedella Verità : queſta in torno alle azioni dell'umana vita è occupa 95 Epiſt. ta. Philofophia (diſſeanche Seneca) & Contemplativa est, & Activa: ſpectat, fimul que agit. Non puòpertantogloriarſi delti tolo di vero Filoſofo chi ſadiſputare , ma non ſa vivere, nè inſegnare come ſiviva. Voglio dire chi molte ſcienze ſpeculative poſſiede : manonèd'alcun giovamentoa' ſuoi Cittadini . Philoſophumvocoeumvirum (dice dottamente Ermolao Barbaro nell' epiſtola a Giovanni Pico ) qui cum resbo nasatque utiles bumanogeneri didicit tenet, doctrinam ex Schola atque umbra , ,ac ad  adusum & Rempublicam transfert : docet bominesautde natura rerum , aut de reli gionibus, autderegendiscivitatibus. Nul la ſervono adunque l'idee anche vere , giuſte, per quanto ſi può avere , de'prin e cipj delle coſe , delle combinazioni de'nu meri , delle figure , e grandezze de'corpi , ecoſe ſimili , quandonon ſiſappia inſieme derivaredalla Filoſofia il bene della ſua fa miglia , e la felicità della ſua Repubblica. Mapaſſiamoadun altroeffettodellaLo gica delle Scuole , il quale ſi è la corruzio ne, eil guaſtamentodi tutte le buoneAr ti . Avendogli Scolaſtici ſmoderatamente coltivato il raziocinio ſenza l'ajuto dell'eru dizione, elacognizionedellelingue , èavve nuto, chehannocorrottamente , enonper lo ſuo verſo inteſe infinitecoſe , conſervate negli ſcritti degli antichi . Eſſi ſe n'hanno perciò formatedell'idee oſcure, e confuſe, per nondirvane; lequali ideecontermini altresì nuovi ebarbari , non ritrovandone eſſi de' propri e puri , ſi ſono ingegnati di eſprimere. Fantaſticando pertantociaſcuno a ſuo talento , ed a fuo capricciotali fanta ſie battezzando , egli ſi è del tutto abban donata la curadiparlare col linguaggiode glialtri , e ſi è formatoun ruovo, anzipiù nuovi e diverſi parlari , i quali prima d' ognal 1 108 ognaltrohanno contaminato , oltre laLo gica , tutto il reſto ancora dellaFiloſofiad' Epift. Aristotile . Cum& genus fermonis non in adJo. telligerent ( diceErmolao Barbaro ) & ar Picum.tes non transferrent ad uſum aliquem , ju dicio lapſi , multas abſurdas opinionesge nuerunt , quibusfere univerſam Aristotelis Pbilofophiam penitus obruerunt . In fatti tutte le coſe noteebuone, connotiebuo ni termini altresì poſſonoeſſere ſpiegate; e comedi rado ſuol avvenire, che adunapu ra ecaſta favella , non vada inſieme unito unſano eprudente penſare , cosìgran mi tacol fia , che unadicituraimpropria ebar bara, noncopra anche ſenſi inetti e ſcioc chi . Plerumque isti [ dice Melantone nel lib. 2. della ſua Rettorica ) quinovum fer monis genus fingunt, res amittunt. Ut enim novumfermonem excogitant , ita novas res Somniant, dum inepteaffectant laudemSub tilitatis. Et tamen res ille inspecte , nibil eſſe deprehenduntur niſi inaniasomnia . Ora queſti ſognivaniffimi con terminiScolastici, cioèconfuſi ed equivochi , e che non ecci tano ſe non ideedel pari equivoche e con fuſe , eſpreſſi ; hanno indottoinerrore , ed in ignoranzatuttoilmondo, etutteleprin. cipali arti contaminatee corrotte. DellaFi ſica ſi puòdire con verità, che gliScolaſti ! ci 109 ci nullapiùne ſappianodiquelli, che non vi hanno mai applicato; anzi anneſſo allo ro titolo di Fiſici ſtà il privilegio di non if piegare giammai alcun fenomeno, nè d'eſ ſereda alcuno obbligati adover farlo. In vece di fornirsi d’istrumenti, e d’ordigni capaci a discoprire tanto oquanto l'occultissimo artifizio della natura, eglino si provedono di copiosi sillogismi, e di cavillazioni, per non restare convinti nelle loro letterarie disfide. Hanno creduto che la natura nell'operare dipendesse necessariamente d'Aristotile; e quaſichè foſſero privi dell' uſo de'ſenſi , o mancaſſero corpidain cidere, hanno penſatodi camminar più ſi curamente, interpetrando gli ſcritti diquel Filoſofo, in altreDiſciplineritrovatoda eſſi eccellente . In tal guiſa il giardino della ſcienza naturale vaghiſſimo per altro, edi lettevoleoltremodo , è ſtatodacoſtorotutto ſeminatodi ſpine, e d'ortiche. Dellecofe celeſti i lavoratori della campagna ſono , ſenz' alcun dubbio, moltomeglioinformati di eſſi : edellacoſtituzione, eproprietàde corpi , i macellaj, e gli artefici potrebbono più fondatamente diſcorrere . In ſomma eglino hanno poſto da partequeſtanatura , che veggiamo , ſchifando del tuttodicon ſultarla , ed hanno fatto ſcopo de'loro ra. gio 1  gionamenti un'altra , come dice Lodovico Lib.5. Vives, di nuovodaeſſi fabbricata. Nature deca. buic, quam ignorarent , irati , aliam fibi uf.cor- confixerunt , nempe fubtilitatumnugasdeiis art. rupt. rebus , quas nunquam Deus condidiffet , nempe Formalitates, Ecceitates, Realita tes, Relationes, Platonis Ideas , &mon. Stra , quæ nec illi quidem capiant ipsi , qui pepererunt. Queſta falfa mercatanzia di quiſtioni vane, s'è dimano inmanoanche nella Medicina traſportata ; e quell'arte , che ſomminiſtra i rimedi a tutti i mali , non ha potutotrovare un antidotocontra l'infezione Scolaſtica . Medicis rerum vete rum ignaris ( dice nello ſteſſolibroilmen. tovato Vives ) & carum , quæ potiſſimum adfalutem bumani corporis conducerent , aliquid tamen fuit agendum ex Scolastica illa Phyfice exercitatione. Ingentem &co. piofiffimam disputandi materiam in banc quoque artem , tanquam plaustris invexe. runt, de Intenſione & Remiſſione Forma rum,de Raritate & Densitate, dePar tibus proportionalibus , de Inftantibus , ea, que nec sunt , nec unquam evenient . Le Matematiche pereſſere dilor naturameno atte allo ſtrepito de' circoli Scolastici , me glio d' ognaltra arte ſi ſono preſervate . Comeilmaggior capitale di queſti Filoſofi con 1 III conſiſte nellavoce, così nonhannoſaputo invaghirſi d'un'arte , laquale ficontenta del ſolo filenzio, edella purafiſſazionedel la mente. Così nonſi può dire dello ſtudio della Morale Filoſofia . Avvegnachè queſta parte di paſſaggio ſia toccadagliSco laſtici, o per dirla conpiùverità, quaſidel tutto trafcurata , concioffiecoſachè ( come dice il P. Lamy ) la maniera d'insegnare Trat d'oggigiorno obbliga un Profeſſore anonpar teni lare che di quiſtioni disputate, il cheglito fopra mente glie il tempodi trattare le cose, che sono leSci fuordella disputa; ma che però sono dell' enz. uso della vita ; nonpertantomolti tra gli Tratt. Scolaſtici anche in queſta parte hanno ri. 6. trovato materia da impiegare la voce, eda accreſcere il catalogo delle quiſtioni ſoper chie . Verterunt adaltercationes Discipli nammorum(diceLodovicoVivesnellib.6.) quæ Mathematice ipſa,velutiquæminimeadina nesfaciatcontentiones circulorum, nequeclamo rumfit capax , ſed pulvere , & radiocontenta , mutam potiusoculorum , quam loquacem auri umſequatur fidem, defertaeſt:&iccircoetiam, tanquamnon acceſſaprophanis myſteria , mini mecontaminata. RodulphusAgricola lib.2.cap. L. de Inventione Dialectica . Vedi in oltreErmo laoBarbaro nella risposta aPico Mirandolano, e Lodovico Vives nel5.lib.decauſſis corruptarum artium que adagendum eſſetparata; & fic trai Etarunt, non ut meliores vel fierent, velfa. cerent, nec ut recteftatuerent devirtutibus .. &vita; sed ut cavillarentur. Et quoindi gnitati nibil fiat reliqui, etiam Sviceti ſpi. nas, &aculeataſopbiſmatabucinvexerunt, de Intenſione , & Remiſſione vitiorum , & Virtutum . Dialecticam quoque , non illam paullo faniorem ; fed commenta Parvoram :Logicalium, de Aſcenſu, Descensu , Sup. poſitionibus,Ampliationibus, Restrictionibus, Appellationibus . Intanto anche in quelle coſe , in cui tutti dovrebbono eſſere d'ac cordo , ficcome quelle , che riguardano i coſtumi, e le azionidegliuomini , intorno alle quali non è lor permeſſo eſſere dub bioſi , e diſcordi; gliScolasticihanno ritro vato da contendere, e da dividerſi inpar titi con danno grandiſſimo dellagioventù , laquale tanto miglior Morale, epiù eſatta ſarà ſempremai per avere , quanto minor credito , e lode avrà acquiſtato tragliefer cizj Scolaſtici .  In ſomma arte , ſcienza  Ei , 0 i , mea fententia , Deus fuit maxime propi tius, quiparum inter Sophiftas noſtroshabeatur acutus . Isenim facultate carens tuendorum er rorum , armiſque falfitatis exutus, minimeno ritVitiumcumVirtute componere; nequeaude bitperfricta fronte dolum , ultionem , rapinas,  ſcienza non ha avuto la triſta ventura d' eſſere da coſtoro maneggiata, cheperchia ra , e utiliſſima , ch'e'ſia ſtata , ofcura , malagevole, e d'ogni vanità ripiena , per loro opera non ſiadivenuta. Ildannomag giore, e più deplorabile però è ſtatoquel. lo della Teologia, la quale quantaconfu fione, e quanta rovina abbia dalle Scuole ricevuto, non è da domandare. Cum sa. Epift. crarum Litterarum fermonem non intellige-picum. rent , [ dice Ermolao Barbaro ) cum nul lam haberent antiquitatis notitiam , cum judicii inopia veteres controverfias, acfen tentias non recte acciperent , multas ſpar ferunt in Ecclefia impias , & perniciofas opiniones. Epocodopo . Novamquandam Theologiamarchitectati funt . Centonesfcri pserunt, quorum magna pars confutaeft ex disputationibus puerilibus , quæ agitanturin ipforum Dialectica. Deindeadſuuntpauca quædam dogmata Eccleſiaſtica , que non reprehendo. Sed quedamdemaximisrebus H fce injurias , ufuras , &nefariumqualecumque ſce lus , legum auctoritate propagare . Unde com munifenfuductus, humanitatisjura, five huma na, fivedivina in partem accipiet candidiorem , tantoque amplius incognitione Veritatis , &bo ni & æqui arte profecerit , quantominusinver borum, fraudibus excelluerit . VincentiusGra TinaOrat. deCanone interiore . 1 adJo.  Sceleste corrumpunt ipſi, in quibusnecScri pture, necSynodorumverba intelligunt , ac ferunt impias & fanaticas opiniones. An che Rodolfo Agricola nel lib.2. . de Inventione Dialectica , ſi lagnò , che la Teologia foſſe ſtata trasformatain puredif. putedi Filoſofia Scolaſtica . De Theologia vero quid dicere oportet ? cui si Metapbysi. cen, ſiPhyficen, ſi Dialecticen bodie demas, nudam porro & deftitutam , & quæ nomen fuum tueri nequeat , reddas. Ma cheacca deaddur autoritàd'altri ſcrittori , quando g'i ſteſſi Teologi più celebri ſono forzati a confeffarlo? Veggaſi MelchiorCanonelpri. mocap. dell'ottavo libro de Locis Theolo gicis, il quale non puònegare , eſſerviſtati degli Scolastici , Qui universas quæstiones Theologicas frivolisargumentis abſolverint , vanis, invalidiſque ratiunculis magnum pondus rebus graviffimis detrabentes , edi derint in Theologiam commentaria, vixdi gna lucubrationeanicularum. Quiſophisma. tum faces in Scholam inferentes, & adri Sumviros doctosincitant , &delicatioresad contemtum . In ſomma afferma ilpoco fa mentovatoBarbaro, che già all'etàſua per sì fatta maniera avevano gliScolaſtici intor bidata colle quiſtioni la dottrina Evangeli. ca, cheper nondoverneinbreve ſentireun danno  danno irreparabile, era di meſtieri depurar. la, e ridurla al ſuofonteprimiero . Eova. nitatis proceſſiſſe disputatricem Theologiam omnes ſani fatentur, ut revocari adfontes doctrinam Christianam neceſſe fit . E per verità atteſta il P. Bernardo Lamy nel 7. de' ſuoi Trattenimenti ſopra le Scienze , che nel ſecoloſedicefimo, quandocompar vero Lutero , e Calvino , nelle Scuole fi avevano talmente confusi i Dogmi della Fede colle opinioni particolari , che una delle cose , che diede più travaglio a'Pa dri del Concilio di Trento, fu il dividere nella Teologia ciò , ch'era di Fededaciò, che non lo era. Aggiugne poſcia . Certa mente le cose erano così inviluppate , che queſta distinzione è ancora difficile inmolti punti di Teologia. Ecco a qual termine conduceil prurito dicontendere, el'entrar adiſcorrere coll' appoggiodel ſolointelletto, edelle ſue conghietture , di quelle coſe , che dall'erudizione, e da un'eſatta cogni zion delle lingue ingranpartedipendono . Maſe anche niun altro male aveſſe recato laScolaſtica alla Criſtiana Religione, quel ſolo, che nella prima part. cap. 12.delMe todo degli Studj notò Fleury , ba ſterebbe a doverla ſcreditare , e rendere odioſa preſſo le perſone più ſagge. Convien H 2 con.  confeſſare, ( dice queſto dotto Scrittore, ) che l'applicazione di formare , e risolver quiſtioni , ed esercitargeneralmente ilpuro difcorſo, ebbe asminuire col lungo corſodel tempo lo studio delle Discipline Poſitive , chepiùconſiſtono nella lettura , e nella Cri tica : comeilſenſo litteraledella Scrittura , isentimenti de' Padri , ed i fattidellaSto riaEcclesiastica. Quanto importiallaChie ſa , che queſti ſtudi ſieno con ardore colti vati , ognuno cheha lume diragione , c zelo per la Cattolica Fede , agevolmente può ravviſarlo. Ma chediremonoideldan no, che lo ſtudiodelleLeggihadalla Lo gica Scolaftica ricevuto . La ſteſſapiena , che laFiloſofia, e l'altre arti ha affogato, anche la Gureprudenza non è reſtatad' inondare. Eadem bonarum artiumabAra bis orta lues[dice l'elegantiffimoVincenzo Gravina nell'Orazione de recta injuredif. putandiratione ] tandem&Jurisprudentiam baufit, eamque conjecit , in vortices Diale Eticorum; qui attriverunt acuminibus Veri tatem , &Scholarum ſpinis lumen rerum , atque perspicuitatemfententiarumpretexue. runt. Epoco dopo. Pro Graecis , & La tinis litteris, notitiaque biſtoriarum , captio nes &conclufiunculas ad ſtudiumJurisCivi lisadferentes , perindeargutantur in Legi. bus2 117 bus,atqueab ineunte ætate inſcientiis aliis confuevere . La corruzionedunque èlaſteſ ſa, ſolo la differenza conſiſte nel danno ; perchè dove nella Filoſofia non ſi èpotu. to pregiudicareche all'intelletto, imbeven dolo di moltierrori , ediopinionimoſtruo ſe ; nella Giureprudenza allo 'ncontro il danno è più univerſale eſenſibile, pregiu dicandoſi alle ſoſtanze, ed a'patrimonj di tutti . Ma del male dalle Scolaſtiche liti apportato alla Legge, veggaſi ladotta , ed erudita Orazione poco fa accennata del mentovato Gravina. Ora è coſa facile da immaginarſi , che chiunque aſcolti quanto poco utile abbia no gli Scolaſtici alle Scienze colle loroliti recato, poſſa credere, che da qualchegran diletto , e da un dolciſſimo ſollevamento dell'animo , a ciò fare ſieno ſtati indotti , Io, che poco in tal arte, eſolquelcanto, a cui dall'ordinaria diſciplina in Filoſofia vien condannato ogni giovane , mi ſono eſercitato; non potrei a ciòconmolto fon damento riſpondere. Queſto bensìmiſem bra di poter dire, che la pallidezza de' lo ro volti , e l'aſtrazione de'penſieri , che nella fronte loro ſi legge, dà un ſicuro 1 indizio, che gli eſercizi Scolasticinonſieno all'animo di chi vi applica di quel grande H 3 fol. :  follievo, che talunopotrebbecredere. Egli ſi può anche per altra viaconghietturare , , che non che ſollievo ma anzi cruccio e martirio penoſiſſimo ne debbano gli Sco laſtici continuamente ſofferire . Poſto che le loro conteſe altro fine non abbiano , che il dar prova dell'ingegno, come non l'hanno : e che il filoſofarealtro nonfia , che una battaglia degl'intelletti, com'eſſi ſtimano; chi non vede , che grandiſſimo ſarà il rammarico, e la confuſione di chi nella zuffa riman vinto , ſecondochè eſſi chiamano colui , che coll'eſſergli moſtrata qualche verità, dalla tiranniadell' ignoran za vienliberato : epoco innanzinulla minore ſarà ſtata l'anſietà, e la penadel trionfante per tema anch'egli di non re ſtar perditore. In fatti tra gliantichi ſiha daAteneo , che un certo Fileta per non poter iſciogliere alcuni ravviluppati fillogif mi, ſi morìdidolore . Ede'moderni rac conta In ftudiorum collationibus qui alteri melius dicenticoncedit , ne victus nominetur. Alienif fimumeft ab hac re nomen illud; neque enim pugnaeſthæc, velquidiſſerunt adverfarii .Acer biſſima, atque inimiciffima appellatio inſuavif fimamrem , &benevolentiænaturaipſaplenam, eſt translata. LudovicusVives lib. 5. de tradendis Disciplinis.  contauno ſcrittore giàda me molte volte in queſto Ragionamento citato , che uno Scotiſta ſidiede la morte per non poterdi-Philipe fendere le Nature univerſali , ſecondo lapus mentediScoto. Ecco pertanto il piùmiſe chthon Melan rabile tra gli effettidella Scolaſtica , eilqua-Dialec. le può far piena fede quanto ſia il diletto,lib. 4. e la ricreazione , che vi prendono i ſuoi ſe guaci . Dovegli altriFiloſofi rammaricanoſi quandononpoſſono raggiugnere la verità; queſti ſi cruccia, perchè nonpuò difendere la ſuaopinione . E dove gli altri tutti G rallegrano quando vengono liberatidaqual. che errore : queſti per eſſere illuminato in torno ad una ſua falſa opinione , ſi dà la morte. Veggaſi daciò quantofienodiverſe le maſſimedegli Scolaſtici da quelledi tutti gli altri Filoſofi , e ſpezialmentediSocrate, i qualediceva a Callicle : Ausculta, atque Plato argue, fi quid minus recte dicere tibi vide-inGor bor. Quodsi me conviceris , baud infestusgia . ero tibi , quemadmodum mihi tu ; sed pro maximo beneficio id ascribam . Ma ioho tema , che tutte le finquìdanoidettecoſe , niuna forza appomolti ſienoper avere, le nonſi riſponda ancora ad una vecchia , e molto trita canzone in favoredella Scolaſti. ca , cioè, che tali eſercizi ſervono, ſe non altro , per acuire ' intelletto . Sappiano H4 adun.  adunque coloro, che così credono , che la Filoſofia non è tanto ſcarſa epoveradi coſe utili , e buone , ecapaci a poter acuir l' intelletto , che reſti luogo di ricorrere all' inutili , evane per trovar materia da ciò fare. Altra via non v'ha poſcia di acuire ' intelletto , che il regolare leſueoperazioni , e, inuna parola , inſegnare a penſar giu ſto. Ora non èdaconcedere , che coli in ſegnare adubitare di ciò , ch'è chiaro , a diſpurareſopra un equivoco, aſuppor come realilecoſeimmaginate, e altre ſimili ſcioc cherie; fi acuiſca l'intelletto; che anzi èda dire ch' e ſi confonde , e rintuzza . Non acuunt bec ingenium ( dice converitàLodo vico Vives nel lib. 3 de cauf. corrupt.art. ) Jed cogunt sylvefcere : contentiosumreddunt Spine iste, &morosum , non vividum , & actuosum : extenuant , minuunt , deprimunt. Finchè gli Scolastici ſi gloriaſſero , come di fatto fi gloriano di potere a forza d'argo Vives menti , Vertere candida in nigrum , & ex lib.3.debomine facere afinum , avvegnache alcuno cauf. abbia difficoltà aconcedere lorotalpreroga cor- tiva , iotuttavia non mi vi ſaprei contrap. rup. art porre, anzi affermo coſtantemente eſſere tutto ciò veriffimo . Le coſe per ſe ſteſſe chiare a forza di dubbj, e didiſputedaeſſi oſcurate, ſono ilBianco cangiato inNero : egl  egl'intelletti anche ſani, checo'loroprin cipj prevertiſcono , e rendono incapaci di ragione , ſono le trasformazioni d'Uomini inAfini . Per altro, che la lorodottrinaſia valevole ad acuir l'intelletto , niun altro agevolmente il crederà , ſe non coloro , i quali poco intendano in che ciòſiconſiſta, equal ſia ilvero modo di farlo . V'ha finalmente un altro amaro frutto della Scolaſtica, toccato dalVives nelluogo poco fa dame accennato, dove così ſegue a dire : Et inhisſemelfractum, baudfa cile ad res præclaras ſinuntattollere . Non èqueſto un effetto degli altri già da noi mentovati men vero , e menodannoſo a tutta la Repubblicadellelettere . Purtrop po l' eſperienza fa conoſcere , che ſerbando i giovani nella memoria l'amarezza guſtata al principio , per fervido evivace ingegno chedalla natura abbiano ſortito , perdono inſenſibilmente ogni vigore , edogniſtimo lo di proſeguire , sì diſcoſceſo , e ſpinoſo avendo ſperimentato l'incominciamentodel viaggio. Hoc tibi , cum voles, manifeſtiſſi- Epift. mumfaciam (anche prima delVivesaveva 48. detto Seneca ) & comminui , & debilitari generofam indolem, in istas argutias conje Etam. Dove adunque i giovani, avidi na turalmente del ſapere , ſeguitando l'innato lor deſiderio, grandiſſimo avanzamento fa rebbono nelle ſcienze ; la Scolaſtica al bel principio gli atterriſce e ſpaventa con que calici amari , che lorpreſenta dinanzi , e tanto abborrimento fa loro prendere verſo la virtù , ch'eſſi nel reſtodella lor vira , qualcunque altroeſercizio le antipongono , etal volta l'ozio medefimo. Inunaparola , dov'eſſi con gran ragione potrebbono mo ſtrare a' giovani, che lo ſtudio èl'unicavia per alleggerire parte di quella pena , a cui per colpa de'primi padri ſiamo ſtaticondan nati , ch'è l'ignoranza;eglino invecefanno lor credere , ch'e'ſia piuttoſto un gaſtigo, per qualche ſuo delitto, impoſto all'uomo dalla Divina giuſtizia . Reſterebbe ora , come per compimento di tutto il dimostrare quante e quali ſtate ſieno le cagioni, che in ſi gran rivoltahan nomeſſo la Filoſofia ; e comedalla purità ebellezza , di cui prima era sì ricca e mae ſtola , a tantaſquallidezzaebarbarie ſia ſtata ridotta , ch'ella ſia reſa lo ſcherno de'più ſavj . A tutte lequali coſe aſſaibrevemente io ſoddisfarò , que motivi accennando , che per ora mi ſi pareranno dinanzi alla men te. La prima cagione adunque del guafta mento della Filoſofia è ſtata , ſenz'alcun 4 dubbo,  dubbio, l'infelicità,el'ignoranzade'tempi baſſi , ne' quali l'Italia , ed altre regioni ancora , ſono ſtate ſoggette all'incurſioni de' Barbari . Rade allora, eaſſaimalagevoli arinvenirſi erano l'opere degli eccellenti ſcrittori , e tutti glialtri monumenti dell' antichità; perchèguaſti ediſtruttida' popoli ſettentrionali . Ma perchè la natura non reſtava per queſto di produr ſempre ime deſimi ingegni , e l'umano ingegno taleè di ſua coſtituzione , che , non potendo ſtarſi ozioſo, è dimeſtieri , che inqualche coſa, e in qualche maniera s'impieghi ; per queſto fu , che non potendo trovar paſcolo ſopra i libri degli antichi o ſmar riti, o non inteſi , nè ſatollarſi coll' eru dizione; egli ſi diede tutto alRaziocinio, ſenza alcuna cognizione, come s'è detto , delle lingue , e privo di tutti que'ſuſſidj , che ſono neceſſarj per isfuggire gli errori . Di quì ſono nati tanti moſtridiquiſtioni, etante ſottigliezze ridicole intutteleparti della Filoſofia . E di quì il reſto dell' arti ancora perdette la ſua anticafigura, edin vece de'puri ebuoni autori, ſortentrarono ſcrittori fordidi e barbari , come a cagion d'eſemplo , nella Grammatica Aleſſandro Gallo, nella Poetica Goffredo Britanno nella Rettorica un certo Eberardo , che La  Laberinto intitolò lafua opera ,nella Me. dicina Jacopo da Forlì , nella Filoſofia MoraleAlmaino, ecosì di mano inmano nell'altre . Ma ritornando alla Filoſofia , il non avere cognizionedelle lingue non per miſe, che i Filoſofidique tempi poteſſero vederenel ſuo vero fonte quel poco , che dellavenerabile antichità era rimaſto ; egli forzò aſervirſi dell'inte petrazioni; dache è proceduto , ch'eglino ſono andati tanto lontani dalla mente d'Ariſtotile , e degli altri, chehannopreteſod'intendere. Aver roe leſſe Ariftotile non inGreco , nèinLa tino, madal Latino tradotto in Arabico, Lib.5. nel qualtraſportamento Ex Græcis bonis, deca factasunt Latinanonbona : exLatinisve. rupt. art. ro malis , Arabica peſſima , come dice il Vives . (31) Ognuno perciò ſi può imma ginarequali poſſano eſſere i Comenti, che ſopra quel Filoſofo ha ſcritticoſtui , privo di tutta la cognizione dell'antichità , delle / lin ClaudioFleury nellapart.1. cap.6. delMetodo degli ſtudj , notd, che quando Califo Almamon dimandòall'Imperadore di Co tantinopoliimigliori libri Greciperfargli tradur re inArabo; nella Siria , enell'Egitto d'aveva molti Cristiani intendenti dell'Arabo , e delGre co; echequestifuronoquelli , che e perse , eper liMunfulmanni inSiriaco , e inArabotraduſſero ilibri Greci .  lingue, edellevarie ſette degli antichi Fi. loſofi , nè d'altro capitale fornito nell' in terpetrarlo , che di qualche acutezza d' in gegno . Oraqueſti Comenti ſono ſtati co melaface , di cui ſi ſono ſerviti gli Scola ſtici , per riſchiarare la mente d'Ariſtotile , edhannoonorato l'autorlorodel beltitolo diComentatore , anzi hanno l'autorità ſua aquella dello ſteſſo Ariſtotale uguagliata . Chi nonvedepertanto , che tutt'altro che Ariftotile avranno inteſo , e ſeguitato le Scuolenella loro Filoſofia ? Quetta perciò èſtata la prima cagione del guaſtamentodi effa . La ſeconda ſi può attribuir ſenza errore alla varietà delle Sette . Per conciliarſi la maraviglia di tutti , ed imprimere un'opi nioneeccellentiſſima di ſe ſteſſi , non han no riſparmiato i primi padri dellaScolaſtica Filoſofia nè applicazioni , nè ſudori , acciò il lor nome paſſaſſe aintitolare un confide rabil numerodiperſone , chedifendeſſe le foro opinioni . Coſa adunque, per ciòfare, pocoacconcia ſi era l'acquietarſi alle verità già dagli altri ſcoperte; perchè in ſimilgui fa, il nome altrui, non il proprio avrebbe fatte riſonare le Scuole. Eglinohanno per tantoaguzzato l'ingegno , e aſſottigliatolo l'uno contra l'altro, econtuttol'impeto, el  el'ardore ſi ſono ſcagliaticontrà ciò , ch era tenuto per più ſaldo e inconcuffo.  Intal modola nuova bandiera s'è guada gnato nuovo ſeguito dicombattenti, pron ti tutti amilitare ſotto adun capo. Queſti capi dipoi hanno impedito a'lor ſeguaci il ricercare la Verità in altriautori , eglihan no aſtretti a indagarla ſolamente ne' loro ſcritti , avvegnachè contrarjl' uno all'altro. Diquìſononate l'acerbeconteſedegliSco tiſti contra iTommiſti , de' Nominali con tra gli uni , eglialtri , de' Bacconici altresì, degli Averroiſti , degli Albertiſti , e d'infi niti altri , de' quali tutti ſi può dire quello , chediceva Lattanzio Firmiano degli antichi Lib.7. Settarj . Sed dum contradicendi ſtudioinfa. divin. niunt , dum sua etiam falfa defendunt , Inftit. aliorum etiam vera subvertunt , nontantum cap.7. elapfa illis Veritas est , quam se quærere fimulabant, fed ipsi cam potiffimumfuovi tio perdiderunt . Certo è, che la Veritàeſ ſendouna , non può ritrovarſi indiverſi ſcrittori , oppoſti l'uno all'altro . Ma eſſi avendo poſto come per primo principio , che (32)Gliscrittoridellavita di Scotoaffermano, ch' ch'eglisi vantava d'averedelleopinioni oppofte a quelledi S. Tommaſo; eperdivenire competitore, eandagonistadilui , eabbattere lafuadottrina , fibeccava continuamente ilcervello . 127 chel'autoredalor ſeguitato foſſe l'intelli genza medesima , il peſcare la ſua mente , eil ricercare la Verità hannoſtimatolame deſima coſa. Perquanti motivi peròſappia no addurre gli Scolaſtici indifeſa di queſto Iorjurare in verba magiftri, non potranno mai perfuadere a'dotti , chequellamaſſima abbia il ſuffragiodella ragione. Il P. Mabil-De ſtu lon, che ha eſaminati queſti motivi , epo- diis ſtigli in bilancia colle ragioni incontrario monaf. finalmente conchiude , chenelle coſefiloſo. Part.2. fiche dee eſſere libero aciaſcuno il giudica cap.io. re aſuo modo , eche Dio ſolo , ficcome infallibile , merita , che gli ſia creduto alla cieca . Con ragione però reſtada ſperare , che i Regolari , riflettendo una volta alpo co profitto , che han fatto intanti ſecoli che diſputano : alla pocacognizionedi tur ta labuonaFiloſofia, che ſi può trarreda lor principj : ed al lumeallo'ncontro, che altri per altra via camminando , s'hanno acquiſtato; reſtadiſſi da ſperare , che loro incominci ad increſcere il viverſi ciechi , e apoco apocoprendanoanch'eſſi amoredel la luce, facendo , che l'impegno , elapaf ſione cedano il luogo alla Verità . Laterza coſa , che ha guaſtato laFilo fofia, ſono ſtate le Distide letterarie, ofia pubbliche Difeſe di Conluſioni . Egli non bifo 128 biſogna maravigliarſi , ch'io aſſegni come cagione del guastamento della Filoſofiauna coſa tantouniverſalmente applaudita , ech' èinsì gran credito, etanto ſi praticamaf ſimamente ne' Chiostri , e da' Regolari Chi rifletterà al fine , • per cui s'intimano queſte Disfide, ed alle verità , che per via di eſſeſi ſonogiammaidiſcoperte; nonavrà difficoltà a ſoſcriverſi alla mia opinione • Queſto è fuori d'ogni dubbio, chelamag gior moſtruoſità della Filoſofia Scolaſtica , ficcome addietro s'è per noi diviſato, con ſiſte nell'abbandonar ella il principale , e perderſi dietro una folla di controverfie tut te ſtraniere . Ora quello , ch'ha aperto ' argine a queſta piena, cheha inondatotut ta labuona Filoſofia , ſono ſtate le Tefi pubbliche , le quali hanno obbligato iPro feffori a traſcurare le coſe ſode , appigliarſi alle conteſe, ed inſegnare adifputare ſola mentepercontraddire . Acciòlapropoſizion mia non ſembri alquanto ſtravagante , e nuova , odaſiun dotto Franceſe, cioè il P. Bernardo Lamy, che laſteſſacoſacon ferma . La principal mira (dicequeſt' au tore nel 6. de ſuoi Trattenimenti ſopra le Scienze ) di coloro, che studiano in Filofo fia, ſono leTefi Pubbliche . Così non dif. putandoſi ſopra ogni cosa, leverità piùim. por. 129 portanti nonſono ſoggette a litigj : bisogna chediano tutto il lor tempo a quiſtioni delle quali si disputa. Ma ficcome queſto eſerci zio, per la vanità delle diſpute, chehain trodotte , è ſtato la principal macchina con che ſi haabbattuto ' Intelletto, confunden dolo, edepravandolo ; cosìegli è altresì il principal iſtrumento con che la Scolaftica guasta, e contamina il cuore. Il por la gloria non nel discoprire qualche bella verità, ma nel superar l'avversario, e confonderlo: il prurito di comparire acutodinanzi agli spettatori, e difarſinome, ſonotur tecose inseparabili da questi spettacoli letterarj. Ognuno vede però quanto elle sieno contrarie a quella regolatezza d'affetti, che dee essere propria non tanto d' ogni cristiano, quanto ancora d'ogni buon filosofo. Il celebre PICO (vedasi), che non è tanto la fenice degl'ingegni, quanto l'esemplo d'uno spirito ben regolato ne’suoi affetti, soleva dire, secondochè scrive nella vita di lui Giovan Franceſco PICO (vedasi) suo nipote, Eas Disputationes prodesse, quæ placido animo advestigandam, perquirendamque veritatem, privatis inlo cis exercebantur; at illas obeſſe plurimum , que IN PROPATULO, fineordinefie bant ad captandam vulgi auram , atqus I im.  imperitorum applausum , vixque poſſe fieri omnino cenfebat , ut bonoris cupidini , qua frontivagi illi Disputatores exagitantur, in Jeparabili vinculo adnexsus non fit illius , cum quo difputatur , defiderium infamie , confufionisque lethale vulnus animæ , vene. numque caritatis mortiferum . Per queſto Lodovico Vives inque libri , dovepreſcrive il modo d' inſegnare le Arti , e le Scienze, Lib.2. intorno a queſto puntocosì ragiona Ra detra-refint Difputationes publicæ , ( dice egli ) den. inquibus non eruitur Veritas ; nam nemo Difci- verius dicenti adſentitur , quæritur modo Plin. laus ingenii, vel peritiæ ; inqua contentio me laudis crefcunt rixe, & convicia , & fi multates , quodque fceleratius est , ingenium contra Veritatemfumit arma , &ad cam Subvertendam cuniculos omnes agit , &ma chinas quascumque potest admovet , utve lit Veritatem ab se superari , ac prosterni, non se Veritati fubmittere; quæ pugnaadeo nefaria ac impia bonos viros nondecet, mi nus Chriftianos , quorum adfečtuspuriffimos effe convenit , & obfequentes Veritati , qui est Christus ipse . Poftremo ex illis Diſpu tationibus cavillofiores , ac pervicatioresdi ſcedunt multi : doctior utique , aut melior nemo. Veggaſi poiqueſt'autore ne'libriDe cauffis corruptarum Artium ,dove eſpreſſa men 131 mente favedere , che leConcluſioni Pub. bliche ſono ſtateunadelle principali cagio ni , che hanno guaſtato la Filoſofia . Le quali coſe, ſe vere ſono, come ſonoverif fime, io non veggo qualviarimanga aldot tiffimo Melchior Cano di poter aſſerire nel lib. 8. cap. 1. de Locis Theologicis , che il prurito di contendere, e la pertinacia nelle opinioni , piuttoſtoda una inclinazion na turale di certi, fatti dallanatura perlecon teſe, che dagli eſercizi Scolastici ſia nata • Io non niego, che l'uno piùdell'altronon poſſa ſortire dalla natura geniocontenzioſo, e inclinato a'litigj : ma dico eſſer altresì infallibile , che la Scuola hadato paſcolo, efomentoacosì fatti litigj colle ſue Teſi , allettando i giovani ad acuire l'intelletto contra la Verità , quaſichè ildifenderla ſia daognuno, ma l'impugnarla de'ſoli inge gnoſi , ed acuti : e perciò ha poſto in aria dicoſabuona e commendabile , un vano e peſſimo eſercizio, il fine di cui ſi è ' oſten tazione dell' ingegno; il fruttounaconfuſio nedella Verità coll'Erroredimodochenon ſi diſtingue più l'uno dall'altra , ed unec citamento di mille diſordinati affetti nell' animo. Ma giacchè di Concluſioni Pubbli cheabbiamo fin quì ragionato , io voglio anche ame ſiadata la facoltà di produrne I 2 quì  quìin fineuna ſola , la qualeavvegnachè nuova ſia per riuſcire , ella non ſarà però forſe tanto lontana dal vero , quanto ſono quelle, checi fanno ſentire le Scuole . La Conclufione adunque, che da principj , fin quida me ſtabiliti, iointendodiricavareſi è, Che infinchè il mondo non rinunzj alla credenza, che la Filoſofia abiti nelleScuole de'Settarj : ovvero eſſi Settarj , cercando daddovero la Verità , non rinunzino alla maſſimadi difendereadogni partito queſto, oquel Filoſofo , perchè veſtil'abito, che veſtono eſſi ; lo ſtudiodella Filoſofia non ſarà mai altro , che un perdimento di tem. po, edungiuoco fanciulleſco , ſolamente atto amuovere le riſa a'più ſavj. Cheſeal cuno foſſe vagodiſapere, comequeſtogiuo. co fanciulleſco , non iſtante che nè la ſua bellezza, nè iſuoieffettiſienotali , chepoſ ſono invaghire alcuno , tanti nonperciò fi nora abbia allettato, e tantiſeguiti adallet tare tuttavia , egli nonè molto difficile il fargliene comprender laragione. La ſuper. bia, che continuamenteoccupailcuoredell uomo, fa, ch'egli ſi picca d'intendereciò , ch'è più difficile ; e di quì è , che molte perſone volentieri cravagliano ſopraciò , che meno intendono , ſperando un giorno di guadagnare il titolodigran Penetrativi , e di 133 diſapernepiùaddentrodegli altri. Non fi puòritrovare il maggior artifizio per iſtuz. zicare l'ambizione umana , quanto il far credere, che vi ſiaun'arteutiliſſima, enon Ga impoſſibile l'acquiſtarla ; ma ſolamente fiauna coſa molto difficile. Queſta vanità, che fece già tanto ammirare , ed avere in pregio l'Arte di Raimondo Lullo , laPie tra Filoſofica, la Cabala, ed altri così fatti ſtudj inutili , e ſciocchi; è ſtataaltresì quel la , che ha poſtoinsìgran credito la Sco laſtica , e che lavi tiene tuttavia . Uomini prevenuti dall'opinione , che quivi ſi rac chiudeſſe il midollo d'una ſapienzarecondi ta, eſoliti ad ammirare quello , ch'è più tenebroſo, hanno impiegato tutto il nerbo del loro ſpirito per peſcare da queſti fonti cognizioni ſublimi. Equando ſiſonoabbat tuti acoſe , che per la loro perpleſſità, e confufione hanno ſentitoſtancare, eoppri merela lor mente, ſiſonocontentati dicre dere, che ciò parte dalla profondità delle medefime, partedalladebolezzadel loroin gegnopoteſſeavvenire. Hannopertantorin novate le forze , eadiſpetto della natura , la qualenonpatiſce, che ſi poſſa concepire ciò, che nonè ſenonunavana immagina zione, ed unnulla; hanno purvoluto ar rivare a ſegnod'intenderle , dopo lungo I 3 dia 134 dibattimento , epenoſiſſima applicazione; anzi martirio dell'intelletto , ſi ſonofinal mente immaginati d'eſſere giunti a ſegno d'averpenetrato questo grande occultissimo arcano. Egli è ben vero però, che quelli, i quali unicamente hanno amato la verità, ed hanno fortito maggior rettitudine d'animo, sono stati obbligati a confessare di non intendere punto così fatte cose, ed a pale farsi liberamente poco interessati nell'am mirarle. Ma questa ingenua confessione in vecedi muovere sospetto in quelli, che le adoravano , non forſe s'aveſſero fatto idolo qualche nome vano ſenzaſoggetto; hacon tribuito a far loro concepire maggiore ſtima verſo eſſe, e ad indurgli a credere , che il noneſſere capace d'intenderle, foſſe laca gione del non approvarle. DumScotó, vel Ripe, velalteriſimili non confentimus (di ce il dotto, epioDottoreGiovanGerſone nella Lezion 2. contra vanam curiofitatem] hoc ideo facimus , ut dicere folent aliqui , quiagroſſi fumus intellectus , nec accipimus quid intenderit . Ecco che ſcaltre , e gonfie interpetrazioni ritrova la Vanagloria , per nonlasciare aprir giammai gli occhia ſuoi ſeguaci, ed a guiſa del pefcatore diTeocri to, il qualeſtava paſcendoſi, egodendodel peſce d'oro , che in ſognoaveva veduto , pa  paſcergli di falſe immaginazioni , e di deli rj ; di modo che intorno all'afſtruſità della dottrina, e determini fantaſticando , non poſſano giammai comprendere la vanità , e la ſcempiagginedelle coſe , che ſotto vi ſi racchiude : non altrimenti appunto , che que'miſeri fanatici , i quali dall'impoſtura di ſcaltrie malvagi uomini traditi , congran diſſimo perdimento di tempo , edi ſoſtan ze , travagliano continuamente per ritrova re unapietra, con cui , toccando , fi traf formi in oro ogni metallo . Anche ildottiſ fimo, e tantevolte da mecitato Lodovico Vives notòqueſt'aſtuzia degli Scolaſtici di battezzare col nome di Metafifici coloro che più coll'ombre, e cogli ſpettriaveſſero , combattuto, equaſi d'un altro mondo, e d'un'altra natura ſembraſſero eſſere i loro diſcorſi , ele loro idee . Siquis ingenium babeat [ dice egli nel lib.5. de cauſſis cor rupt. art. ] naturæhujus imperitum , aut ab ea abborrens , ad commenta , ad fomnia quædam inſaniſſima propensum; huncdicunt ingenium babere metaphyficum : ut de Sco to, in quo fortaſſis a callidis & acutis bo minibus ambiguitate nominis deludimur , ut ingenium eſſe metaphyficum fentiant , quasi extra banc naturam in alia quadam nova &inusitata . Così nonpotendo la Scuola 14 i in. 1  invaghire i ſuoi colla bellezzadiquellecoſe, che non ha; gli luſinga ſe non altrocoll ampiezza e grandigia de'Nomi , e de'Ti toli ſtrepitoſi . Di fatto ſe nel travaglio amariffimo , che durano coſtoro , eglino non aveſſero almeno queſto immaginario conforto, è impoſſibile il credere , che sì a lungo poteſſero ſofferirlo. Intantoeſſen. do cali e tante le cognizioni utili, eſode, di cui abbiſognano gli uominiper reggere il corſo della lor vita , e sì breve dall'al tro canto eſperimentando noi la medeſi ma ; non pare che reſti luogo di perdere fol un momento di tempo perpaſcolarel' Epiſt. intelletto di vanità. Etiamfimultumſuper 48. effet atatis, ( dice Seneca ) parce dispen Sandum erat, ut fufficeretneceſſariis : nunc quæ dementia eſtſupervacua difcerein tan ta temporis egeftate. L'obbligodiſaperben vivere è maggiore di quello di ſaper ben diſputare, e la profeſſione, a cui ci ſiamo applicati, o ſiamo per applicarci , quando non ſi facci poco conto delmancarealſuo dovere , non ci può laſciar campo di ſva gare così inutilmente. E pure lamaggior pena , che durino gli uomini , ſi è l'en trare per tempo in lor medeſimi, eriflet tere quanto lor avanzi di tempo dagitta. re indarno, dopo aver confiderato, quanto neceffariamente neaſſorbanoquellecoſe; chenon ſipoſſonodiſpenſardiſapere. Egli. no camminano volentieri per la via battuta dagli altri , come ſe lamoltitudine di colo ro, che errano, levaſſe qualche poco della ſua moſtruoſità all'errore . Di quì è, che non ſi ſaprebbediviſare qual ſiamaggioreal mondo, o il numerodicoloro, cheingan nano, o di quelli , ch'hanno piacered'eſ ſere ingannati. Sequelle ſcintille di virtù , e que'ſcemi di ſcienza , che naturalmente porta l'uomo impreſſi nell'animo , in vece d' eſſere al bel principio aduggiati , foſſero coltivati ,elasciaticrefcere; forſe nonavreb beegli occaſione di lagnarſi, odellaſuana tura corrotta , che lo tenga nelletenebre dell' ignoranza , o della velocità deltempo, che nongli permetta poterſi acquiſtare un poco di lume. Il male ſiè, che, comedi ce veriffimamente CICERONE (vedasi) nelle Toscolane, Simul atque editi inlucem . &suscepti sumus, in omni continuo pravi. tate , & in summa opinionum perverfitate verſamur; ut pene cum lacte nutriciserro rem fuxiſſe videamur. Cum vero parenti bus redditi , demum Magistris traditi ſu mus; tum ita variis imbuimur erroribus , ut vanitati Veritas, opinioni confirmatæ Natura ipla cedat . I ſoli anni dellagio ven ventù , quando da un buon ordine , e da un buon metodo foſſero ajutati , ba ſterebbono per apprendere molte coſe Ma coloro , che alla cura di queſti anni prezioſi ſon poſti , cioè i Maestri , ſono appunto quelli , che gli fanno ſpendere peſſimamente , coſe tali inſtillando , che giunti che ſiamo a potereda noi medeſimi difcernere , egli è forza pentirſene , e ritor nando addietro , incominciare di nuovo il Lib.12.viaggio . Culpa eſt (dice anche Quintilia. ftit. deIn- no ) in Præceptoribus prima, libenterdeti. nentibus puerum , partim cupiditatediutius Orat. exigendi mercedulas , partim ambitione сар. ult. , quo difficilius fit , quod pollicentur , partim etiam inſcitia tradendi , vel negligentia • Unita ad un' incredibil avidità di ſapere , trovaſi ne' giovani una facilità grandiffima al credere ogni coſa : Sono come lacera , che riceve ogn'impreſſione : ma non ſono però come la cera nelperderla affatto per nuova impronta di ſigillo che venga; per. chè in eſſi riman ſempre qualche veſtigio della prima ſpezie, ilquale non èinlorba lia cancellare. Per queſto tutti i faggj rac. comandano con tanto calore, che le prime impreſſioni , che ſifanno farea'fanciullifie no puriffime egiuſtiſſime , e Platone, fe condochè riferiſce Plutarco nel Trattatode Li f  Liberorum Institutione , fino allebalie co mandava , Ne quaſvisfabulas puerisreci tent, ne borum animi a principioſtoliditate acpravitate occupentur . Ora ſe lebalie, chead altro non ſono deſtinate , chealla curadel corpo de' fanciulli, debbono guar darſi di non laſciarloro imbevere pregiudi cj , e vanità ; quanto più inqueſtaparte dovranno eſſere guardinghi i Maestri , che ſonodeſtinatiallacuradell'animo? Semol ti rifletteſſero all'obbligo, che portaconſe co l'uffizio di Maestro, non v'ha dubbio, che non ſi moſtraſſero aſſai men vaghi di queſto titolo . Chi rovina il proprio èuno ſciocco ſcialacquatore : ma chi rovina l'al trui, commette maggiormale, emeritaga ſtigo più grande . Queſta malvagitàpoivie neadeſſere ancora più brutta , quando fi rifletta , che i beni ſono ſtati guaſti da chi era in obbligodi cuſtodirgli , ed'accrefcer gli . Se al mondo peròmolti non poſſono eſſere di giovamento , dovrebbono conten tarſidi noneſſere di pregiudicio, maſſima mente, che nel noſtro fattononſipuòpre tendere ignoranza. Pure ſono innumerabi li , e ſenſibiliffimi i mali, chedaqueſtodi fordine hanno l'origine. Si ſentonoinfiniti uomini dotti , che ſilamentanod'eſſereſta ti ne' lor primi anni traditi : doyeſequello fpa 140 ſpaziodi tempo incoſeutili aveſſerocollo cato, nonpoco e a ſe, e agli altri avreb bono potuto giovare . Le parole ſteſſe di due ſoli iovoglioqui riferire , ſiccomequel le, che circa il noſtro propoſito della Fi loſofia delleScuole eſſendo, ſervirannoper dare l'ultimamano alla noſtra Idea , ed a chiudere inſieme queſtogiàtroppoecceſſiva mentelungoRagionamento.Ilprimoadun que di queſti ſi èNiccolò Leonico, illuſtre Filoſofo, e il primo, che nel ſecoloſedice fimo bandiſſe dalleScuole pubbliche labar barie degli Averroiſti , e introduceſſe la le zione de' teſti Greci. Queſti in unſuoDia logo intitolatoilPeripatetico, così ragiona: Tantum abest , ut ab istiusmodi bominibus exculti aliquid eruditique diſcas, ut e con trariofi quid eruditi prius excultique didi ceris, cum ad illos acceſſeris, corumconta gio procul dubio dedocearis oportet . Annon ego decemintegrosannos , borum auditoria , ne dicam lustra , adfidua contrivi opera ? omnesque illorum ineptias , &futilescaptio numtricas, ficcis, ut ajunt , auribusebibi? anxie ſemper quæritans, fi quid indeexcer pere poſſem, ne vacuis, quoddicunt, ma. nibus & oscitans domumredirem. Verum, Dii immortales , quam rerum inanitatem apud illos, quantam bonarum litterarum foli 1 . Solitudinem reperi ! In quo tamen , 141 ut in 1 malis, nihil mibi magis ſapere viſus ſum, quam quod cum illis defipere aliquando de. ſtiti; neque per omne vitæſpatium, utple rique ſolent in cenoſa illa ignorantiævoragi nedemerſus contabui . L'altro ſi è il già di ſopra mentovato celebratiffimo Gio vanni PicoMirandolano, ilqualeinunaſua- piſtola ad Ermolao Barbaro , così ſcrive :- Dum barbaros hos Philoſophos infectarisi- quos dicis baberivulgo fordidos, rudesin- cultos ,quos nec vixiſſe viventes , nedum- extincti vivant : & fi nuncvivant, vivere in pænam & contumeliam ; ita Hercules Sum commotus , ita me puduit , piguitque tudiorummeorum(jamenimſexenniumapuil illos verſor ) utnihil minus me feciffe ve lim, Oſſervisiquidi paffſaggio, chenelLeſſicodegli Eruditi , ſcritto inTedesco,estampatoin Lipfiel anno1726. , ficonfonde queſto Niccolò Leonico con Niccold Leoniceno,molto diverſo dalui. Il Leonico nacque inVenezia, efu Filosofodiprofeſſione. Lef Sepubblicamentenellostudio di Padova,efumaestro delcelebrePietroBembo,ilqualenella mortedilui Scriſſe quelfonetto che incomincia , Leonico che'nterraalversìſpeſſo. Morinel 1531. in etd d'anni 75. Il Leoniceno allo'ncontrofu Vicenti no, nativo di Lonigo, e Medico di profeſſione . Leſſe in Ferrarala Medicina , e morè. , inetàd'anni 96. Veggafi il Giovio negli Elogj , cheseparatamente ragionadiamendue. 142 lim, quam in tamnibili facienda re , tam laboriofe contendiſſe . Perdiderim ego, in quam, apud Thomam, Joannem Scotum, apud Albertum, apud Averroem meliores annos ,tantas vigilias, quibus potuerim in bonis litteris , fortaffis nonnihil effe . Refa adunque dall' eſempiodi tali uomini avver. tita lagioventù , l'ultimo de quali due fu ſtimatoun miracolodella natura, edunin telletto ſoprumano'; [34] ſtudieraſſi d'ap prendere una Logica, laqualenon abbia a pentirſi d'avere appreſa, eda miſura della regolatezzadell' intelletto, ede'ſuoipenſie ri, chevedràavereacquiſtata , formeràcon ghiettura del ſuo avanzamento in tal arte. Il naturaldefiderio , che ha ogn'uomo al fapere, ed alla cognizionedelle coſe, ciob bligaacoltivare quell'arte , che cen'age vola la via, e che vici conduceſicuramen te.. (34) ExGræcorum Exfulum Schola profecti funt Joannes PicusConcordiæ , ac Mirandulæ Comes, ingenii humani Phoenix, acplane ſtupendum Mi raculum &c. HermannusConringiusdeScriptori bus . Sacul. 15. cap. 2. EMatteoBosso Veronese, contemporaneodelMirandolano , nell'epistola ad RobertumSalviatum : Viſuseſt mihi , Roberte cariſſime , Picus hic noſter,nonPicus, fedAqui la; quipervolans omne fublime , ſe tollitſuper humana, &arcanaDivinanobisad myſticosſen fus , allegoriaſque deflectit . 143 te . Sienopoi Speculative, oſienoPratiche quelle coſe, alle quali vogliamo appigliar ci, tanto in quelle, quanto in queſteèdi neceſſità diſcorrere aggiuſtatamente , e far buon uſo della ragione . I falſi raziocinj , e le conſeguenze a cattivi principj appog giate, non recano maggior danno allaFi loſofia , che ſi facciano agli affari Civili , ed a'maneggidellecoſepubbliche. In ſom manonv'hadiſcorſo, in cui la Logicaſia 1 | 1 ſoverchia, anzi non ſia utiliſſima. Diquà ſi ſcorge , ch'ella non è , come per l'or dinario ſi crede , lo ſtudio de'ſoli dotti : ma è lo ſtudio dell'uomo , perchè ogn' uomo è in obbligo di coltivar laragione, edi regolare il ſuo ſpirito . Per fuggire adunque quello ſcoglio fatale degl'ingegni di laſciar inſterilire la mente ſopra le ſole regole , che ha diſcreditata , e reſa odiofa un'arte tanto neceſſaria, e tantocomunea tutti ; egli ſarebbe per avventura miglior conſiglio cercarlapiuttoſto ne' libri di Plato--ne, chein quelli d'Ariſtotile. Queſt'auto re inſegna afareun retto uſodeilaragione anche ne diſcorſi famigliari; nèv'ha libro , in cui poſſa ſcorgerfi una pratica più eſatta epiùgiuſta della Logica, quantone'ragio namenti di lui . Il meglioperò ſi è , che oltrechè regola l'Intellettocoll' elattezzadel 144 ſuo raziocinio, regola inſiemeanche ilCuo recolla ſuamaraviglioſa Morale. Egli non vi può eſſere il miglior antidoto contra le vanità, che inſpira la Scolaſtica , quantola lezione de'ſuoi Dialoghi . L'amore della Verità : la non curanza dell'opinione del volgo : l'abborrimento dell'apparire , ch'è unasì forte tentazione degli uomini, traſ pira inogni ſua opera. In ſomma il ritrat to, ch'egli fa di Socrate, è ilvero ritratto d'unuomo, checerca ſolo la Verità . Ia fatti ella è il paſcolo più dolce dell'uma no intelletto , ed è la luce dell'anima no ſtra , mentre la riempie di piaceri i più ſoavi , e i più puri , che poſſano imma. ginarſi. Non ſi può ſenonconfiderare co meunadiſgrazia miſerabile il non ſentirſe ne invaghiti , e il trovar oggetti, ch'abbia nomaggior forza di tirarſi dietro la noſtra volontà. La corruzione dell'umana natura è la cagione di queſtadiſgrazia ; poichè ef ſendoſi una volta l'uomo allontanato da Dio, e laſciatoſi piegare verſo gli oggetti ſenſibili , è ſtato perciò indotto in ignoran za, ſi è in lui intepidito l'ardore verſola Verità , per conoſcere la quale era ſtato creato, e ſi è reſo ſoggettoa prendereper Vero, e perBuono ciò, che non loè ſe non apparentemente . L'arte adunque di col. 145 coltivarlaragione, edi perfezionarelamen teperagevolarci la viaal ſapere, ed al di. ritto conoſcimentodelle coſe, non ſaràche l'arte di render minoreinnoi quella pena, acuil'uomo per lo ſuo errore è ſtatocon dannato; e che per conſeguenza atutte l altre applicazioni dee eſſere da lui antepo. ſta. Daqueſta ſola egli può ſperare tutta quella felicità , di cui può eſſere capace in 1 nanzi di unirſi al ſuo principio : queſta è quella, che può ſervirgli a regolare tuttoil corſo della fua vita, allontanandolo dall' errore , ch'è ilfontedi tutte l'umane mi ſerie : e queſto finalmente è l'unico mez zo , per cui egli ſi può rendere unutile iſtrumento alla Chieſa diDio, e dalla Re pubblica infieme. INDICE delle cose notabili Agostino: prendeda unEretico le Cidente. Universali. 1 A regole per interpetrare la Scrittura. Prefaz. Albero Porfiriano : biaſimato.  AlbertoMagno : ſua Filoſofiaabjuratada Gio. Pico Mirandolano. Alessandro(Gallo)Grammatico. Almaino Filoſofo Morale. Analisi. Vedi Metodo Anima: sua definizione d'Ariftotile fal la. Antiſtene : ſuodetto Apulegio[ Lucio):ſuoſtilebiaſimato Argomentazione : che ſia . 68. dottrina de'Moderni intorno adeſſa. 68 Aristotile : fuoerroreintornoall'origine de'nervi. 6. pianta poſitivamente le regole della Logica fua fentenza intornoa' dubbj .  conoſce la neceſſità dell'Elo quenza. 16 ſuo ſtile puro , edolce. . ſua Logicaè piuttoſto Artediparlare, chedi cercare la Verità ſuofinenello ſcrivere le regolede'Sillogifmi nel fuo Organomoltecoſe ſcriſſeperfarprovadell' ingegno opinione variadel Vives, e del Fleuryintorno allaverſioneArabicadel le ſue opere. Arte Sillogistica : in che conſiſta. Arti : tutte profittano de nuovi diſco primenti. 6. vogliono eſſere ſpiegate pofi tivamente. 9 coſe , che in eſſe s'inſegna nononbaſta, che ſieno vere non fi debbonobiaſimare per li difetti de'Profef fori. Arti istrumentali : non s'apparano per ſaperne ſolo leregole Aſſiomi : ſono laſecondabaſedelMeto doSintetico . 83. dottrina de'Moderni in torno ad effi Averroe : ſuoi Comenti ſopraAriſtoti le privodelle lingue, edell'erudizio ne. . laſua autoritàdagliScolaſti ci è uguagliata a quella d'Ariſtotile chi primo in Italiabandiſſe dalle Scuole la ſua barbarie ſua Filoſofia abjuratada Gio. Pico Mirandolano Autori : ſomminiſtrano gli eſempli al Grammatico, al Rettorico, eal Dialetti co. debbonoeſſereriguardaticomecom pagni, non comegiudici nella ricercadella Verità 26. loro errori facili ad ingannar ci. . Vedi Errori. Autori barbari Autorità : è didue ſpezie. 84. dove ce daalla Ragione. . Vedi Autori. B B :debbonoguardarſidi noninſtil Alie lar pregiudici a' fanciulli Barbari : loro incurſioni ſono ſtate la prima cagione del guaſtamento della Filo. fofia. 123 Barbaro ( Ermolao ) : ſuo lamentocir calaFiloſofiadelſuotempo. 2.fua atteſta zione intorno alla Teologia dagli Scolaſtici ridotta a mal partito. C  C perchè tanto ammirata.  Abala : Cano( Melchior ): ſuodettocirca gli Univerſali confeſſa , che gli Scolaſtici hannoguaſtato laTeologia. 114. ſuadife ſa de'medeſimi riprovata. 131 Categorie : a cheutili, e perchè ritrova. te. Diſpute vane ſopra eſſemoſſe dagli Scolaſtici . . come ſpiegate da' Moderni perchèlifaccianodieci .49 Celfo (Cornelio ) : ſuo dettointornoa' precetti di Rettorica Cefario (Giovanni ) : lodato. Cognizioni : di due ſpezie. ΙΟΙ  Concilio di Trento : che coſa deſſepiù faftidio a' Padri di queſto Concilio Con Conclufione dell'Autore Conclufioni Pubbliche : ſon una delle cagioni , chehanno guaſtato laFiloſofia • . in che modo . .ſono la principal macchina, onde ſi guaſta l'Intelletto, e il Cuore.  loro peſſimi effetti Converfione. Costume corrotto : qual rovina apporti Critica : ſua definizione . . i Moder ni ne piantano i fondamenti .  DEfinizione : D è neceſſaria all'acquiſto delle Scienze . 60. dottrinade' Moder ni intornoad eſſa. 60 nonſempre puòef fere rigoroſa , e perfetta Definizioni delle coſe, che s'inſegnano , nondovrebbono eſſere diſputate. Differenza Vedi Univerſali. . Dimostrazione : . Diſputemoſſevi ſopra dagli Scolaſtici Dio : ſi può dire, che ſia; ma nonciò, che ſia. propriamente non ſi puòporre nel Predicamento della Soſtanza Discipline poſitive : gli Scolasticin'han nofatto traſcurare lo ſtudio. Discorso Raziocinio, e Sillogismo. Dispute. Vedi Scolastici , Universali , Categorieec. Divifione è neceſſariaall'acquiſtodelle Scienze . 60 dottrina de'Moderni intorno adeſſa.  Diviſione Logica in che conſiſta  Dubbj : quandoſieno lodevoli. fen tenza d'Ariftotile intorno a' dubbj. Berardo E Berardo Rettorico Eloquenza : ſua neceſſira 15. cono Iciuta anche da Aristotile . 16. nonvuolef ſere ſeparata dalla Sapienza nonèſolo d' ornamento al Filoſofo. . ſuo verofine qual fia. 19 Ens : nonè univoco riſpetto aDio, e léSoſtanze create . 44. non è univoco riſ petto allaSoſtanza , e gli Accidenti . 45 Entimema : s'adatta meglio algeniode gli uomini che il Sillogifmo Equipollenza le coſe, che ſopravi diconogli Scolaſtici s'aſpettano allaGram matica. 55 Equivochi : ſono cagione di moltediſ pure Eretici : non èdaricuſare la loro auto ritàincoſe fuori della Religione . Prefaz. veritàſparſe ne'loro libri ſono da accettar fi. Prefaz.loro ſofiſmi nelle coſe Teologi che ſcoperti da'Moderni. 79, Errori : degliantichiFiloſofi moſtratida Moderni. de'grand'uomini facili adin gannarci . .ſcoperti perciòda' Moder ni. donde traggano l'origi ne. 53 Eſempli : aridi degli Scolaſtici. loropeſſimi effetti propri , eutili de'Moderni Fallacie : quali ſieno più capaci adin gannare 78 qualsſienodimaggiorim portanza Vedi Errori, e Sofifmi. Favella : unafavellapuraèſempreuni ta apenſieri ſani. 108. VediEloquenza. Fede:a ches'appoggi. Affiomipian. tati da'Moderni circa la Fede. Figure de' Sillogifmi Sillogismo Figure Rettoriche: che sieno, e cosa operino nel discorso coneſſemeglio i spiegano i diversi MODI DI SIGNIFICARE – H. P. GRICE: IO SIGNIFICO, IO INTENDO --, che co'Parvi Logicalį degli scolastici ache fine ritrovate Fileta, e sua morte Filosofia: sua idea, data dagli scolastici alla gioventù si divide in contemplativa e operativa – H. P. Grice on J. L. Austin on ‘operative’ in Scots law -- è vanaſe non tende alla felicità della repubblica cagioni del suo guastamento filosofia antica: spiegata da’moderni filosofia morale trascurata dagli scola Aici . III guastata filosofo: ha necessità dell’eloquenza suo ſtilequaledebbaeſſere. 18.fua idea , datadagliScolastici alla gioventù- 103. chi poſſa gloriarſi di queſto titolo. • : 106 Filosofo Scolastico, e ſuo detto circa gli Univerſali. Fifica : guaſtata dagli Scolaſtici Forme Sostanziali degli Scolaſtici . Futuri Contingenti : Ereſia nata per ca 42 gione di queſta difputa . 56. Vedi Propoſi. zioni. GAllo G (Aleſſandro. ) 123 Gaffendo ( Pietro) : apprezzala Lo gica diMelantone- Prefaz. Genere. VediUniverſali. Geometri : trepuntida eſſi oſſervati per dir coſe certiffime nonmeritanointut to d'eſſere imitati. Gerfone ( Giovanni) : diſapprovatoredi Scoto Giavello ( Criſoſtomo. ) VediJavello. Giovane : fuo ritratto , quando dalle Scuole è ritornato allaPatria .  Giovani : perchèsi preſtodimentichino laLogica. 20 ſono ingannati dagli Scola ſtici . 40 molto importa loro imbevere per tem. 153 tempocoſebuone :  nelle Scuole non acquiſtano pur un'idea della Logica quanto importi , che nons'ingannino nel farne la ſcelta quali ſieno per ave re miglior Morale . . ſono guaſtati da Maestri conſervanoeternamente le prime impreſſioni.  Giudici falſi : donde traggano l'origi ne. 47 Giudicio : può eſſere conſiderato indue maniere . 52. dottrina degliScolaſtici intor. no aqueſta Operazione. 53. Diſpute mof ſevi ſopra da'medeſimi dottrina de Moderni intorno al Giudicio lor Diſpute Giureprudenza : guaſtata dagli Scolaſtici diquanto dannoqueſto gua ſtamento. Goffredo ( Britanno. Grammatica: il buon grammatico detta pochi precetti Gravina ( Vincenzo ) : ſuo diſprezzo delle regole de' Sillogifmi non approvato. 70. fua opinione circa l'apprendere la Logica . Grillo : ſua favola. L I Acopo[da Forlì 7 Medico Crifoftomo7 : ſpiegameglio Κ d'ognal. 154 d'ognaltro iParvi Logicali:  Iddio Dio. Idea giuſta delle coſe neceſſaria per ben giudicarne . 8. dottrina de' Moderni intor no all' Idea.  traſcuratadagli Sco laſtici . 51. è lapiù importante di tutta la Logica. Indocilità : ſuoi peſſimi effetti . 51 104 Intelletto : qual ſia il modo d'acuirlo sua natura Lamenti : degli uomini dotticircalaFi loſofia. I LapisPhilofophorum. Vedi Pietra Fi losofica. Leonico [Niccolò 7 : fu ilprimoaban dire la barbarie deg'i Averroiſti . 140. ſuo giudicio intorno agli Scolaſtici 140. mala re. menteconfuſocon Niccolò Leoniceno. 141 Leſſico degli Eruditi : hbro : ſuo erro Lingua: barbara delle scuole meſſoinuſo senza necessità, e con gran danno. non fa risparmiar parole suoi effetti Vedi Favella. Lipfio Giuſto: apprezza la Logica di Melantone . Prefaz. è tra coloro , che Amarono non effervi i verieſemplaridell Opere d'Ariftotile Logica : guaſtata da qualche ſecolo in quà. 1. reſtaurata da' Moderni. 4. condan. nata a ſtarſi nella barbarie . 7. è arte iſtru mentale. 22. 86. regolada per tutto ildif corſo. 24.86. ſuo pregiodachedebba ri conoſcerfi. 51. nullagiova , ſe non ſi mo ſtri l'uſo delle ſue regole . 59 tutti i ſuoi precetti tendono a guidarci allaVerità . 79. encomj fatti dagliScolaſtici aqueſt'arte. 85. può dirſi Scienza pratica, eArteliberale. 92. èneceffaria anche negli affari Civili • . non è lo ſtudio de'ſoli dotti . 143 è megliocercarla ne' libri di Platone, che in quelli d'Ariftotile. 143. è lo ſtudio più ne ceffario all'uomo. 145. ſuo elogio . Logica Moderna. Vedi Moderni. 1 145 Logica Scolastica : obbliga adoverodia re queſt'arte. 98.99 perchèprincipalmen. teinſpiri tal odio. . guaftanonſo lo l'Intelletto; ma ancora ilCuore. 103.è di pregiudicio al pubblico haguaſtato tutte le buoneArti. . ( VediTeologia, Fisica, Giureprudenza ec.] in che modo. 107 108 ſuo effetto più miferabile fa perdere il guſtodellelettere, e odiare la Virtù Vedi Scolastica , e Scolastici. Lullo: ſua Arteperchèfia ſtata in pregio. 133 Luoghi Comuni : troppoapprezzati dagli K6 An 156 Antichi . 75. opinione de'Moderni intorno ad eſſi. 75. loro ritrovamento è ſtato inge. gnoſo. .non ſonotantoutili all' Ioven zionequanto ſi crede tal volta ancora dannoſi. 76. s'aſpettano piùallaRettorica , che alla Logica. 77. come netrattinoiMo derni . MAestri : 77 M di Logica non hanno pur 1 un'idea di eſſa. 94. guaſtanone'pri mi anni la gioventù. 137 138. quantogran maleſiaqueſto. 139.for obbligo:  Matematiche : ſi ſonopreſervatedall'in fezione Scolaſtica.  perchè .  Materia prima : ſua difinizione delle  Medicina : guaſtatadagliScolaſtici. 110 Scuole falſa. Melantone (Filippo) : fuo lamentocir • calaFiloſofia del ſuo tempo 2. ſua Dia lettica apprezzata . Prefaz-nonapprovatoin torno al pregio delle regole de'Sillogifmi . 70. approvato circa l'emendazione dellaLo gica. 101 Menchenio ( Burcardo) : ſuo diſprezzo delleregolede' Sillogifminon approvato.  Metodo: fuaneceffita. .traſcuratoda gli Scolastici perchè ricercaun particolar trattato nella Logica. 80. Anali tico. 80.81.82. conſiſte più nella buona na 157 natura , chenelle regole. 82.Sintetico dottrinade' ModerniintornoalMe todo. * Metodo poſitivo : in che conſiſta . 86. 87 9 MezzoTermine : che ſia. 65. mododi ritrovarlo. . regole inette ſopra ciò degli Scolastici riprovateda lormedeſi mi.  Moderni : loro autorità circa la Filoſo fia d'oggidìpiùcalzantechequella degliAn tichi . Prefaz hanno reſtaurato la Logica . 4. loro reſtauramento traſcurato . 58. loro ſprezzatori. 5 ſpiegano la Logica poſitiva mente. 9. eloquentemente. 15. ne moſtra nol'uſo. 23. nella Filoſofia amanolaliber tàdelgiudicare 25. prendono da tutti il buono. . indirizzano i precetti della Lo gica aben penſare. . reputanovanoquel lo, cheaciònon contribuiſce. 46.lorodot trina intorno all' Idea.46. 47. 49. ſommi. niſtrano regole pereſaminare ogni ſortadi ragionamento piantano i fondamenti della vera Critica. 81. Vedi Idea, Giudi cio , Raziocinio, Metodo ec. * Modi de'Sillogifmi . Vedi Sillogifmo... Morale. Vedi Filosofia Morale. Moto:ſuadefinizioned'Ariftotilefalſa .  : Natura : nullahaſe non ſingolare 38. fua corruzione di quanto danno all'uomo. Nervi : dondeabbianoorigine. 144 6 Nizolio ( Mario) : ſuo detto circa gli Univerſali . 40. ſua opinione intorno all' Opere d'Ariftotile . 71. ſuo penſiero non approvato. 100 Non:negazione:ſuo uſonellelingue. 54 Nonomnis ; nonſempreequivalea qui dam.  0 Mnisnon : non ſempreequivaleanul lus. Oppoſizione P PAdri dellaChiefa : efcludonoDiodal della • . la Scolaſtica n'hafattotraſcurare loſtudio. 116 Parvi Logicali : nonſono tolti daAri ſtotile. 28. loroutile, 28. natiperignoran za della lingua Latina. 29. buona parte di efſi gli ſteſſi Scolaſtici confeſſano eſſerecoſe vane. 33 Patrizio [Franceſco]: ſuaopinionein torno all'Opere d'Ariftotile .  Pensarbene : abbracciaquattrocoſe.  PICO (vedasi); ſuodetto intornoal le  le Concluſioni Pubbliche . . abjura la Filoſofia degli Scolaſtici . 141. ſuoi elogi. 142. Pico [Giovan Franceſco ) : ſua opinio neintornoall' Opere d'Ariftotile . 71 Pietra Filosofica : perchè tanto ſia ſtata cercata 133 Pitagorici : loro maſſimamoſtruola. 26 avevano in gran venerazione il numero de cennario .  Platone : fueIdee.  ſuediviſionitrop pominute delle Diſcipline ſuo precet to intorno all'educazione de'fanciulli. . ſua Logica . . ſua Morale. Plutarco : ſua favola Porfirio : ſua proteſtazione intorno alle Diſpute ſopragli Univerſali 36. lodato 37.giudicio ſopra il ſuo Albero. • 50 Poſſevino ( Antonio ) : ſuo avviſo in torno a' Proemiali : Predicamenti. Vedi Categoric.  Pregiudicj : da eſſi traggono l'origine i noſtri errori s'inſtillano alla gioventù: . Proemiali . Vedi Proemio. Proemio : che ſia . ſtimadegli Sco laſtici di queſta parte . . Diſputedaeffi moſſevi ſopra 88 è la quarta partedella loro Logica. 89. è riguardatocome il prin cipa 160 cipale di eſſa. gr. come trattatoda'Moder ni. Proprio. Vedi Univerſali. Propoſizioni: ſingolari contradditoriecir ca i Futuri Contingenti ſono determinata mente vere , o falſe. . Ariftotile non è di contrario parere 58. inezie d'alcuni ſo pra queſta quiſtione . . de primo adja. cente. . Indefinite. Q Q 62 Ualità prime : loro falſe definizioni d'Ariftotile . 61 Quiftioni. Vedi Scolastici , Univerſali , Categorie, Giudicio, ec. R RAmo (Pietro) perchè nellaLogi cas'ingegnaſſe di camminareperuna nuova via.  Raziocinj : donde naſca la lorofalfità: 62. Raziocinio : dottrina vanadegliScolaſti ci intorno ad eſſo. 62. 63. 64. Diſpurede' medeſimi. 66. inche conſiſta. 68. Diſpute 5 de' Moderni. .ſcompagnatodall'erudizio ne partoriſcedelle moſtruoſità . 123. Vedi Sillogismo. Regole degliScolaſtici lontanedall'uſo. 19. fervono a formar de'Sofiſti 21. ofcu. re , e difficili 32 s'imprimono più ma • ſtrando  ſtrando ilcattivo, che ilbuonufo , che ſe n' è fattodagli Scrittori . 61 Repubblica : dannoapportatole dallaSco laſtica . 105 Rettorica : il buon Rettorico detta po chi precetti. . Vedi Eloquenza . RitrovamentodelMezzo. 65.VediMez zo Termine. SAngue: S circola pel noſtro corpo. 6 Sapienza : non vuol eſſere ſeparata dall'Eloquenza . 15. qual ſia ilprimo gra dodi eſſa.  Savj : loromaſſimaintorno al filoſofa re lor opinione intorno al ſapere. 97. intornoalladiſciplina de fanciulli . 138 Scienza : ſuppoſta è piggiore dell' Ignoranza Scienze : tutte profittano de' nuovi diſ coprimenti . 6. coſe, che ineſſes'inſegna no, nonbaſta, che ſieno vere. 31. di due ſpezie. 84 Scolastica : creduta neceſſaria per benfi loſofare . 5. riempie d'una vana opinione i ſuoi ſeguaci . . non acuiſce l'intelletto atteriſce al principio la gioventù. . • in checonſiſta la ſua maggiormoſtruoſità. . perchè ſia ſtata , e ſia in sì gran cre dito . 133 luſinga i ſuoiſeguaci coll'am piez 162 piezza de'titoli . . antidoto contra le ſue yanità . 144. Vedi Scolastici , e Logica Scolastica. Scolastici : diſputano ſopra ogni coſa : 10. lor principio. 11. rendonodifficilequel 10, ch'èfacile. .lorpeſſimo metodonell' inſegnare. 12. nondubitano ſopraciò , ch' èoſcuro , edubitanoſopra quello , ch'è chiaro r4. s'hanno poſto ſotto a'piedi l' Eloquenza . 15. ſeguitano Ariftotile negli errori , e l'abbandonano in ciò , ch'è lo dato. 17. loro ſtile nonfa riſparmiarparo le. 17. 18. nonmoſtrano l'uſodellaLogi. ca. 19. loro inſegnamenti ſervono a for. marde'Sofiſti. 21. eſcludono la libertàdel giudicare. 24 gaſtiganochi ſegue i veri prin cipj nel filoſofare. . ſpendono aſſai paro le intorno a coſe Grammaticali . . loro Logica non ſerve a ben penſare abbondadi precetti inutili . 31. non badano all'utilità , o neceſſirà dellecoſe. 31. ſopra coſe facili dettano regole difficiliffime . 32. ſpendono la maggior partedella Logica fo pragli Univerſali . 37. lor dottrina ſopra eſſi è falſa. 38. non hannoin animo lari cercadella Verità. 37. ſenza avvederſi in gannanolagioventù  prevertiſcono il ſenſo comune. . loro povertà , eari dezza . . . loro larghepromeſſe ſaggiodella lordiſcrezione . 67.abbondano di fofilmi non fannoalcun conto del Metodo . 83. ragionano , egiudicano peſſimamente. 93. nondanno purun'idea della Logica. 93. hannounoſpiritocontra rio alle coſe agibili. 105. lor principj intor noallaFifica. 109.ne ſonoaffattoignoran ti. 109. s'hanno fabbricato una natura di nuovo.  i loro eſercizi ſono un marti rio dell'ingegno . 118.non acuiſconol'in telletto. 120. hanno maſſimeoppoſteaquel le di tutti gli altri Filoſofi. 119. imprimo none'giovani un'idea orribiledello ſtudio. 122. ſono ignoranti delle lingue. 124.s'ab battono l'un l'altro. 125. vogliono , cheil lor Maeſtro ſiala ſteſſa Verità. 127. queſta maſſima è falſa.  èdaſperare, chemu tinovia. . peraltro lalorFiloſofisnon ſarà che ungiuoco fanciulleſco . . bat tezzano percoſe Metafiſiche le lorovanità Vedi Idea , Giudicio , Raziocinio , Metodo, Logica Scolasticaec. Scolastici moderni : non ſi perdonotan todietroa' Parvi Logicali , quanto faceva nogli antichi, Scotista, e ſua morte Scoto: ſuo pruritodicom battere AQUINO (vedasi) giudiciodi lui di Lodovico Vives . , ſuaFiloſofia ab ju.  jurata da Gio Pico Mirandolano Scrittori. Vedi Autori . Scrittura : gli Scolastici harno ſcemato lo ſtudiodel ſenſo litterale di eſſa. 116 Scuole di Filoſofia d'oggidì : lalorocor ruzione non è ſimile intutto aquella delle antiche . Prefaz. lor peſſimo metodo nell' inſegnare . 12. Vedi Scolastici , eLogica Scolastica . Semplice Apprensione. Vedi Idea. Sette : il pruritodi far ſetta è unadelle cagioni, che hannoguaſtato la Filoſofia come nate Sillogifmi : apparentemente falſi , eap parentementeveri. 21.Congiuntivi ſonopiù uſati dagli uomini . Semplicimeno. 63. regole degli Scolaſtici intorno ad eſſi . 64 Sillogismo : rieſce tedioſo ad udirfi. 69. regole intorno ad eſſoveneratedagliScola ſtici . 64. non ſi poſſono applicare chea' Sil logifmi Semplici . . Quiſtioni intorno ad eſſo ſciolte da' Moderni. 69. ſua diviſione. dottrina de' Moderni intorno al Sillo giſmo . 69. regole intorno alla Figura, e Mododi eſſo troppo apprezzate. . trop po vituperate. 70.non ſe ne può farealcun ufo. 71. 72. comedebbanſi riguardare. 72 Sillogifmo Sofiftico : precetti ridicoli de gli Scolaftici intorno ad effo. 67. ferj , ed cru. 165 eruditi de' Moderni.  Socrate : perchè ſi ſtimaſſe più ſapiente degli altri. 97. ſuo detto aCallicle. 119. è il vero ritratto d'un uomo che cerca laVe rità. Sofifmi . Vedi Sillogifmo Sofiftico 144 Sofisti : loro arti ſcoperte da'Moderni . 78.79. Spezie . Vedi Univerſali. Storia : a che s'appoggi . 85. Affiomi piantati da'Moderni circa la Storia. 85 Storia Eccleſiaſtica : gliScolaſtici n' han nofatto traſcurare lo ſtudio .  Studio : che ſia. 122 idea orribile , che di eſſo imprimono gli Scolastici nella gio yentù. Summole. 122 28 Superbia umana : ha poſto in credito la Scolastica . . artifizio per illuzzicar la. T 133 Tempo: ſua definizioned'Aristotilefal 61. come debba diſpenſarſi . 136 Teologia : guaſtata dagli Scolaſtici Termini : precetti intorno ad eſſi non dovrebbono eſſere quiſtionabili . . dottri nade'Moderniintornoa Termini . 50.Ter uaſtato tut. te ce le buone arti Teſi. Vedi Conclufioni Pubbliche . TiconioDonatiſta: ſueregoleper interpe trarlaScritturapreſedaS.Agostino. Prefaz. S. Tommaſo : ſua Filoſofia abjurata da Giovanni Pico Mimndolano. Tommaso ( Pietro ] : ſua ereia. Acuo : V degli Scolaſtici . Vanagloria : ſuoi artifici . 142 56 42 134 Verità : pocoamoreverſo eſſa che triſti effetti produca. 4. ſuaforza. 8.duevizjdee fuggire chi la cerca. 37. amore verſo ella è l'unico mezzo per deludere gl'incanti della Scolaſtica. 96 cheſia, equantodolce. 144. la corruzione dell'umana natura cihadaef ſa allontanati. 144 Vinto : voce : nondeeuſarſinelfiloſo fare. 118 Vita umana : ſua brevità . 136. Vedi Tempo. Vives [ Lodovico ) : ſuo lamento circa laFiloſofiadel ſuo tempo. 2. ſua opinione intorno alle Concluſioni Pubbliche ſuo gjudicio ſopra Scoto. 135 Univerfali : a che ſieno utili ſecondo Porfirio. . Diſpute vane ſopraeſſi mof ſedagli Scolaſtici . 35. diſeggiate da tutti i ſavj.48. ſon puri parti della noſtra men te. 167 te. 38.41. come ſpiegati dagliScolastici. 38.48. il non intendergli è ſegno di men te ſana.39. depravano igiudicj. 41. come ſpiegati da' Moderni . 47. 48 ſono unami nima particelia deltrattatodell'Idea. 52 Uomo : ſuadefinizione delle Scuole fal ſa.60. ſua ſuperbia ha poſto in credito la Scolaſtica  entra mal volentieri in ſe medeſimo. 136 non avrebbe occaſio ne di lagnarſi della ſuanatura, ſe coltivaf ſe le dotidel ſuo animo. 137. ſuo allonta namento da Diodi che triſti effetti cagio ne . 144 qualdebba eſſerela ſuamaggior applicazione . Uso : Vedi Logica, eScolastici. Österreichische Nationa lbibliothek. Nome compiuto: Girolamo Tartarotti. Tartarotti. Keywords: accusa di omicidio rituale, la differenza delle voci nella lingua italiana. Refs.: Luigi Speranza, “Grice e Tartarotti” – The Swimming-Pool Library.

 

Commenti

Post popolari in questo blog

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" -- A-Z S SC

Grice e Cocconato

Paniag