GRICE E MUZIO

 BATTAGLIE DI HIERONIMO MUTIO GIUSTINOPOLITANO, PER DIFESA DELL'ITALICA... Girolamo Muzio, Giulio Cesare Muzio Digitized by Google BATTAGLIE DI HIERONIMO MVTIO Giuftinopolitano c o x Per diffeia dell'Italica lingua, jl L C V Ts^E LET T E \E gl'infrafcritti nobili giriti : cioè j Al Cefano 3 & al Caualcanti . Al Signor Renaio Triuultio , & AlClarils. Signor Domenico Veniero : col quale in particolare difeorre fopra il Corbaccio. Con vn TrattatOjintitolato Lr Varchina: doue fi reggono con molte belle ragioni *non po rori del Varchi^del Caiteluetro 3 & del Rufce Et alcune bellifsime Annotationi lbpra il Petr CON PRIVILEGIO. In Vinegia, Appreflb Pietro Dufmelli. 1582* AL MOLTO ILL. SIC CAVALIER, ET CONTE PALATINO LATERANENSE, fi S IG.zANTONlO Eudemonoiam > della Sereni^. KefubliVeneta Qolonelio ordi- nario merinpmo . OLTE fonoleragio* ni , che mi muouono, Molto IlluftrcSignor mio, d mandare in lu- ce Topcra delle Batta glie di M.Hieronimo Mutio Giuftinopolitano,mio padre,fot to rhonoratiffimo nome fuo; & tra le altre l'amore, con che iohòoflcruato & oflcruo moki anni fono , le fingolari virtù & qualità Tue, conofecndo cTefler da lei riamaro al par angone , & efler te- nuto io di moftrarle con qualche hone ita occafione, quato io iftimi la cortefe ic 2 amo- amoreuolezza,& beniuolenza fua,oltre il merito dell'antica nobiltà della già Imperiai famofa famiglia Paleoioga ; della quale defcédendoifuoi gcncrofi maggiori ,• hebbero nome di Euaemo- noiani , mercè del gran valore con che ottenne contra nemici di quel facro Im perio molte fegnalate vittorie , vn Gio- uanni Paleologo, dal quale il nome di quefto ramo di detta cafafù mutato in Eudemonoiani, che! Greco fcriuedofi iuè y ctifj^v6ict>avvY\(T, alle orecchie di chi ql là dottiflima lingua intédc,fuona felice, & aucntùratiffimo Giouanni. Quanti & quali fieno flati à i tempi partati i Prin- cipi>& più Illuftrif.Signori, per le fegna late operationi della fudetta Imperiai progenie,& fimilmente di quefta fila li- nea tranominata Eudemonoiani,fenc ftiaà detto di quclli,channo notitia del le hiftorie cefi Greche , come Latine di quei tempi. Ma molto più m'inuitano iluoi valorofi, eproprij meriti, che foli la tengono chiara,& pregiata,pre(fo ad ogniuno, che la conofce,poi che no de- generando punto da così alta ftirpe, hà facto fatto vedere al mondo più volte così giouanc ancora tante valorofe proue, chemolti emuli iuoi,nonfenzaiidcgno fe ne fono bene Ipdfo marauigliati;fpe- tialmttenelivinma pattata guerra, che sòfatta dalla fantiifimaLcga,contra Se lim gran Signor de TurchLcóciofiache hauendo armato,& foftentato vna gale ra,& vna grolla galeotta, feguitò mctre durò la detta guerra, il fcruitio di que- fio Sereniflìmo ftato Veneto,come Ca ua!licro,non men rcligiofo,& defidero fo dell' efTaltationc della fantiffima fede, che affezionato verfo qucfto Eccelfo Doni inio,fuo naturai Principe, alquale ha deiìtterato fempre, & defidera dilata tione,& ogni maggior gloria. Nella qu al guerra oltre l'altre fattionifue no- tabili, ha faputo allargare i termini del- la £ ima fua,ancora tra nemici ift elfi, qua do imbattédofi con vna fola fua galera , in due grofTe galeotte nemiche, dopo hauer cò molto ardire & valore d'inuic to cuore cóbattuto gi ade /patio di tem po,rcftado con glonofavittoria,cacciò Je vinte infuga, con tantafua lode, con te 3 quanto quanto danno,& fcorno de' nemìci.Nè fu meno illufìxe l'altra poco dopo,nclla feliciflìma,& gloriofi£giornata , quado hauendo madata vna galera nemica fot to l'onde, conquiftò quella : delBei di Negropontc,facédo lui prigione,il qua le fi come con grand'animo vinfe, fù có non minor lealtà prcfta àconfegnarlo airilluftrifs. & Ecce ltc h . allhora Gene ral Veniero, nó rifguardando alcun par ticolar fuointerefle, nècòmodo,comc quello che nó curò di fpogliarfi di così ricca preda, per caricarli d'honorc, del qualeèftato Tempre più ingordo, che d'altro acquifto alcuno.Da che Ci causò poi la defiata liberatione di tanti Caual lieri d'importanza, &foldati di valore, che fi sà , li quali ( fe non per quello prt gione)fariano rettati à marcire in quel- la horréda infernal cuftodia della torre di xMar maggiore. Talché da quefte,& da molt'altre dignilTnne fue operano- ni,cheperbrcuicàtaccio(febcn quìpo- tcfsi io raccontar diuerfè altre egregie fuc imprefiyiclle quali in altre occorre ze molti legni de nemici, & de loro gra numero numero, animofamente perfegiritanda li, ha ridotti in Tuo potere) fu poti-ffima cagione à quegli llluftrifo&. Eccelletif. Generali della fantifììma Lega, di rico- nofcerlo,in farlo guida, & capo di tutti quegli honoratiflìmi , & valorofifs. C31- uallieri , che con vafelli loro , & à fpefe proprie guerreggiauano allhoracótra ileòmun nemico noftroj acquiftandofi in età così giouenile,vn nome sì glorio fo , di chepuò liberamente prometterà ogniuno,& fperare ogni alto & honora to progreffo,corrifpondente aH'efpctta tione, che s ha d'vn tanto fuo valore^ifti marlo parimente & amarlo,fi come dee ti Illuftriflimi Generali, digitandolo co tante,& sì grate accoglicnze,hanno fat- to: Eril Serenifsimo Signor Don Gio- uanni d'Auftria allhoraparticolarmen te, quando come venturiero andò(non contento di quanto haucua co tanta fua riputatione fatto per auanti) con moki foldati d'honore, à feruirc quella Altcz za , nella occorrenza di Tuncfi , & della Goletta. Auenga che da sì ftrenueim prefemolfo ancora Gregorio Xlll.fan- fc 4 tifsiiaQ tiffimo-, l'ha creato Cauallier Aureatd» & ContePalatino,con li fuoi defceride- tiprimogeniti;& ciò confingolari,&iò lennipriuilegij, corroborando ancora : in efli gli antichi Imperiali già fuoi à per ~petua,& chiara teftimonianza, della co tinuata virtù,& nobiltà fua. Da che fpin ta parimente quella inclita Republica .prudentiffimaiftimatrice,&larghiflìnìa remuneratricede meriti altruU'hafat- tafuo Colonello ordinario, con.hono- ratiffimo intertenimcnto , oltre il dono fattole dei Prato della Suda, nel ferrico rio della Canea,fuapatria,in feudo no* bile, con intentione di valerfi delle fue virtù alla giornata. Mà fe io non temefli che horamai più no reftafle oflfcla la in- ■ genua fua modeftia,lontana da ogni for te dioftentatione, che lodata la fama fua chiariflimain così largo campo del* le fue lodi,qui no mi fermarei , come io faccio : Non reftarò però di dire , che a me pare,che per tanti,& sì degni rifpet. ti,io habbi penfato , & rifoluto affai be- ne, fe intedo d'honorare il libro di mio padre, col fuo tanto illuftrenome,& mo- moftrarIe,comehò dettoci grade affet- to mio,con fperanza di raccoglierne p a rimente d'una tal mia determinatione , & da ogni giuditiofo mio amico , lode, & dalla virtù, & molto valor fuo contra cjual fi voglia Céfore,patrocinio,& dif- fefa.Sebenc quefte Battaglielo vero co tefe littcrarie,piaceuoli,& ritratte in car ta non pare , che fieno di quel valore , c forza , che fono quelle ch'eifercita V.S. la quale con altra eccellente maniera, moftra la differenza,che è tra quefte , & le vere battaglie di Marte ; tuttauia co* fuoi difeorfi giuditiofi , in tempo di pa« ce,abbracciando in ogni occafione,con molto fauore,& sforzo le lettere , & gli amatori d'effe, moftra euidentiffimame te d'effere di fpirito folleuato , & d'alto intelletto,nelle attioni ciuili, & di pace, come ornato d'animofo , & rifplendétc valore, ne trauagli delle armi. Accetti dunque V.S.molto Uluftre, infieme col dono,ramoreuole offeruanza mia,non mifurando però nè quefta , nè quello v con la grandezza de' meriti fuoi : mà fi benelvno con il faggio giuditiofuo, ai * $ quale quale fpero che fodisfarà l'opera; Ec l'altra con la folita gentilezza Tua, & cor tefia, alla quale in parte corrifponderà la (incera mia inclinatione.con la quale le bacio riuerentementelamano, dcfi- derandole ogni felicità, & eflfaltatione. Di Vcnetia, alii 8.di Nouembre, 1581. Di V.S.molto Illuftre Aflfettionatiis.fcruitore, Giulio Celare Mutio. TAVOLA COPIOSA DELLE COSE PIV NOTABILI • li. CHE IN QVESTO LIBRO fi contengono. Ccommodare,per preftare, no dirfi. a catte AdefTo,non fid ice > ma hora . 51.&64. Additare diverto. 61 Adducere,non addurre. 5 i Aggradire & aggradare. 3 s Alcramentejaknmenti^&c. 6$ «AltrijComes'ufi. 64 Altrui. #4 A nmanto^per manto IT può dire. 16 AmmantOjnome & verbo 3 vfarfi. 5 7 Ammorzare. ^4 AmornOjfònorno & fimili^non fi dice. 106 Anco,non efler parola di prole. 1 f.44.5i.&tfi. Andafsijin tei za perlòna non dirfi. 1 3 7 Andallsper feconda perfona del maggior ni m o nondirfi. *o7 Andrei ,non anderei. 7 4 Apparii non apparere.^p 1 4o Appicciolare^non ii legge. 3 $ Approuare^non comprobare. $4 TArioito auanza tucci i Tofcani, che di poefia hanno fermo . go TAriolb TAVOLA PAriofto 1 quanti c d'anteporfi, 3 7# & pr Arroge,non vfarfi. 13 f YA\ ticolo non darli a fegni de cafi nclnumero del più nelle profe. jg Afpettare.per appertenere,o toccare,non vfarfi. 47 Afialire,chc lignifichi. 10 À/Tembrare. 8^ Attendere,non fi*nifica,ofleruare,o mantenere; ma il proprio verbo è attenere. 4 h Auante^in rima fpeffo. 7 5 Auanti che fi mouefle , non innanzi fi mouefle dir- Auanti parole , che comincino per S , accompagnata da vn'altra confonante, non hadafentirfi confo- nante. Adare. 8p Banda, per paefe,non dirfi. ^ g Bandire,sbandire,& sbandeggiare. £^ Bifauolo,& non proauo. - ^ al Boccaccio di purità di lingua , & di dolcezza, & di altezza di dire,niun merita d'efltr agguagliato, r CAle verbo,richiede il terzo cafo. 1 x t Calere. $^ Cancellare. ^ Canzoni del Petrarca di gra dottrinatali fiano. 1 88 Capire,non fi dice . 4».& 7 1 Capirli da me,non fi dice,ma caper in me. 4 % Cafcare,non fi dice. ìo j Caftigatura & caftigamento,non caftigo. 4 4 .& * 1 Cau(a,cau/àre 3 & cagionare. 60.& 7 7 Cercojche lignifichi. j 7 Che,efler in vlb del Petrarca lafciarla . j 4 Chei più degli alrri fcrirtori d'Italia non tòno più pu n,che quelli di Tofana. Chif B TAVOLA Ch j,nc D cafi obliqui da fuggirli. 41.& ! $4 Chiunche , quancunche , qualunchc , douunche,noit dirama chiunque,&c. 44 Ci partiremo & humiliatnoci,non fi partiremo &hu miliamofi. ^ t Circa^non fi dice . ^ Circonftantie,per paefi d # intorno,non dirli, 4 7 Colo verbo,non viàrfi. , 5 1 Coltello dirfi. 6 ^ Comparire^ non comparere; éx Comincia a dire,& non di . 74 Conceduto^non conceflb. ^$ Conducerejnducere^adducerej & Umili, & non con- durre in profa. *j Confàrfi^non fi conftruifce col con . 7J.&74 Confederato & lega,& non confederatone, 4* Conforci,non confortationi. 4 g Confidandofi^non confidando 49 Confufione delle lingue data da Dio in penitenza de! l'altrui fuperbia. 96 Confequire,non confèguitarc. 4* Contefa.non contentione. ' 4 d Contorni. 44 Conuercita in Loto^&r non conuerfa. 6x Cofìare. fi leCofe proprie più giudicar che l'altrui * non al- trui . 4 E Coftoro^non coteftoro. 4 1 Creder credi, non dirfi . 1 3 J Credia,non dirfi . I } f Criare,non dirfi per creare. 1 » % DAI Giugno al Gennaro,uon da Giugno al Gen- naro. 4° 9*W biafimaua Sii feritori cofi Fiorentini ,co mt TAVOLA me Senefi & Pifani,& Aretini, & Lucchefi , i quali dalle lingue della Città loronoq fi lono partiti, i z, Dantc,Petrarca,& il Boccacio , tre principali fauto- ri . 8o Dante efler auttore del libro intitolato , Della volgar eloquenza- 9 ì. Se 97 Dante efler ogni altra cofa che poeta. 1 i 6 Dapoi dir /i,non dopoi. 6 J Da fezzo,con due zz,fi fcriue . 1 6 Dauanzo • 44 Da vero , & da buon fenno, per da douero^non fi di- ce . 44 il Decamerone (blo delle opere del Boccaccio efler per fare ftilo. 8i • Deferirfi,per riportarfi,non fi dice. 4 3 Degnare,non degnarfi. 4 1 .& s 1 Degnafte/enza vi. 71 Del poco ftudio,che mettono gli homini per ifcriuer nella lingua Italiana. 45 Delu/ò, non fi dice. 48 Dentro per aduerbio di loco/orfe fi fcriue in due pa* role D'entro. 116 Deftritto,non dirfi. 35 Derider* & dcrifo 3 non fi dice. 43*&48 Dicifette,nondiciaflette. 41 Diede & diedero,non dette & dettero. 4 f . & 48 Dichiareremo J nondichiararemoi i fpererei J loderei,& come fi facci ne verbi della prima maniera^ j. 51. Di già. 41.&49 Di lei,fi dice bene,pariandofi di donna . 41 Dellegiare. 60 Dimenticare, non sdimenticarc. 4 * Dipoi,non dirfi. 10/ Di/a- 1 TAVOLA Difagiofamente,non didima di&giatamente. 44 Difobedienza^non inobedienza . 49 Di vndeci fillabe,o al più dodici,non fi dice ftnza Tar ticolo,ma di dodeci. 4 1 Di vno,o più popoli fauellare, meglio fi dirà,o di più, con l'articolo. 41 il Dolce efler goffo , ne hauer contezza , ne della bri- narne della Tofcana lingua. 3 7 Dopo che^per dapoi, non fi dice . 5 1 Dopo molto tempo,o molto tempo dapoi,non molto tempo dopo. 54 Dopo poco . 7 7 Doppo ,non dirfi per dapoi. 6 $ Dote,& non dota. 5* Douria,per dourei,efler de poeti. 1 44 Drento,non dirfi. 107 Diritto,& dirizzato,diffeiifcono. 4$ Dubbio,non dubbietà . 4& Due fon le cofe nobilifsime,le quali fi fanno fcnzad'al trui hauerle mai apprefej l'efler Capitano di arme , & lo fcriuere. 4* ECongiuntione,quando facci collifione.i 14. 1 %f Elice,non vfarfi . if* Ella,ne' cali obliqui , rare volte apprefToil Petrar ca fi ritroua. 4 1 Elocutione,poterfi dire. 50 Ero,& erono^non dirfi, ma era,& erano. 4 f Erranza. 44&10É Errori non pochi effere nelle (lampe del Petrarca.i 1 z Errori notati fopra l'Herculano del Varchi. 40 Errori del Cafteluetro . 5 * Errori & abbagliamenti del RufcellL 5 f •& kq. Errori dell'Arioflo. 7 5-& • • • Errori del I etwea. **• Errori TAVOLA Eflcr proceduto & hauer proceduto difTcrifcono. 4 % F AcoItà,^ ricchezze, nóp modo,o comodici. 4? Fallare per mancare;& fallire per far errore. 4 2, Fantafima il Boccaccio in genere feminino, & il Petrarca fantafnia mafcolino, in genere neutro.* * Far conco,per far i lima. Ja Fauella Fiorentina.non elTer più leggiadra fra le To fcane;anzi l'idioma Fiorentino in le eflcr pelsimo fecondo il Vellutclli. 19& 3 * FaueIIare,non dirfi . $9 IeFemine del mondo A* non di mondo>pcr l'articolo primo. Ferocita,non ferocia. 4 g Fcrza nome 3 & sferza verbo. *4.& 7 4 jI Fortunio 3 che fu Schiauone/crifle primo regole del il Furiofoda anteporfi al Morgance ,& al Girone. GSi prepone a voci che cominciano da I,confo. nance^come giufto > giouane,& già. 53 .& 1 1 * Galantemente , & galamaria non eflèr del Boc- caccio 3 ma del Giouio. 4 ^ Ginocchi & membri non dirfi. ^ 4 Girauolta . ^ ichiede ct\e I , iè li preponga la Cleome giufto,Giouanni &c. Sj.&uo .Idpneo. , r : 43 Impetrare per far pietra, 2 3 1 Impire Scempiere. 64 In^ come s'vfi^quando la feguente parola comincia da vocale,o confonante. 1 xo. ni.& I4P Inoltre. 49 Incarnare, che lignifichi . 1 jp Infiniti auanti la S , accompagnata da altra confonan te^finifcono nella vocale. 76 Ingannar aItri,non fi dice,ma gli altri 3 o altrui! 41 Ingombrare , non efler di prò là . 6* Innanti^non dirli. 64.76 »Ìjitentionejnon intento. 49 Incromettere,perItroducere,& che altro fignifichi.61 Io & egli, & egli & io> come differifcano . 7* Ionica 3 non Gionica. Irto non darli a capelli . ; 1 49 Ifdegno^non indignatone. 49 LA,per.elIa,non fi dice . 51 L'anno 1 io?, non fi diurna 1 109 41 i Latini hanno Ieggiadrame me nella Greca lin 1 TAVOLA gua fcritto,& Greci nella Latina. 6 Latino, lignificar Italiano. *t>o Legendo & lcriuendo s'impara a parlare. c Lezo,con vna fola z,fi lcriue,come Rezo,Riprezo, & mezo J & meziijoleza &oreza. \6 lieue,per leggiermente. 15* Lingua Italiana,non Tofcana fi chiama . 7 à la Lingua latina qn, & come cominciafle. 1 f7.& 1 tf$ L Lingna latina dalla volgare come dirknfca , e fe è vna lòia. 164 Ja Lingua buona dTral»'a,per tutta Italia è intefa,& la Fiorentina nò. La onde Italiana,& non Fiorentina, fi ha da chiamare . 104. la Lingua de gli fcrittori non ha da éfler detta Fiorài iina,& che bifogna impararla con iftudio. 78 la Lingua douerfi prendereda buoni fcrittori. a 1 la Lingua Tofcana donde habbi hauuto principio, ]a Lingua Tofcana non è nata in Tofcana, ne ha hauti to il primo ornamento dallo fcriuere. 2 2, le Lingue non hano da prender il nome da indiuidui , ma dalle regioni doue fi parlano . yo le Lingue dalle nationi hanno da prender i nomi , & daHaolTeruatione dello fcriuere. 3 * loro,nel numero del più . 10 L'vrfalTaltro fi porta affettione,Sc non Tvn Tahro . 40 LunghefTq. il jr Acchiauelli, & il Guicciardini non hàno be /V^l ne fcritto le hilìorie . 46 Magnificentia & magnificenza, cloquentia & eloquenza in proli , nel vedo più nel fecondo modo. 17 Manco,pcr meno non vfarfi. 44.82 49. non mia. ^ Migliore^eiTer mafcolino. 1 3 f Miie>& non mefle. ^ f Minaccie^non minacci. 49 Molti anni adietro,non innanzi ch'è del futuro • 4* Monta come non s'vfi. j j N~ Atio,non vfarfi nelle profe. 44& 6 x Ne,a:taccata al verbo come sVfi . 73 Ne gii itetijSc non ne Itati. > 1 Nella con due 11. 111 NeIlo,nel!a,& nel 3 nelli,nelle, negli,ne, 1 1 1 Nefluno,non dirli nelle profe. 4 4 Noua,m loco di nouella,non fi dice. ^9 le Nouelle del Bocc.piu giuditiofamente Icritte, che il Fi!ocolo,rl quale di minor età fende . J Nouelle del Bocc.lòmmamente li lodano. x.& 3% Nouelle due del Filocolo trafportate nel Decameron ne giud tiofifsimamente rinouatclc, mutatele,tolte ne via a & aggiuntoui con altro Itilo. 4 Numero,non nouero. 4 1 OBHgatione, non obligo* 44'& 49 Omnibus compucatis . 4 4 l'Opere dd Mudo fcritte nella lingua delle No uelle del Bocc.con la quale ogni alcifsi/no fuggetto fi può trattare da gli huomini dotti. * Opri TAVOLA Opri , per apri non v/àrfi . I j-j Oraziorie^deuozionejmalizia^oIriziajOzio^Muzio/ri zio^apienzia, c fienili, perche cofi non fi debbano fcriueie. x j Ordine,non ordinamento. 44 Ore^a>& oleza,con vna fola z . Orpelare,nó fi dice^ma inorpclare,come indorare.^t" urità,non of curezza . 44- P\go ,per appago non fi dice . — 4^ i^arc & pa n . $i Parole in mento, come diftruggimentOj trafpor— ^ tame >:o,ik molte aicrc/on da fuggire . f+ Pai'tecìpèj&nonpartcficc. s* Tarnto^non parfo . 4" y Peggio ? non dirfi per peggiore. 74 Per'inrfanzijjìgnificar tempo pattata. 1 tp- FurIo,&nohperil. ^ ^ 4 9.& ff- 1 coter con rartegliarìainon fi dice,ma battere^-9- Py conto 3 nqn dirli per figaificaco,per cagione. 44 ,Però 3 non diri! nelle profe. 44 ( la Pcriòna feconda deU'mdicatiuo della prima conm gacioneire^oìarmente termina in 1 . 1 Fiaggiare,per fecondare non è di profà • 4* Pietro Aretino,quaI egli fulfe. - *Z .Fietro Paolo Verziero imbrattò molte cartel fuoi er rori neila lingua, fi- Pio , di veriò. 7 $ Poggiare,per montare. - 8^- Poggiato,per appoggiato dirfi'. èz~ Voiè & poterono poteruo ^ & non 'potette & ppt^tee- Poce,per potei. — * 144 Poccuamo &diceuamo,non potauamo&c. 53 Predica^ non predicatane. 49 Pretto — TAVOLA Pretto ,per prettamente , o toflo , aduerbio non dirfi ProferOno,non proferano • j ^ Pronuncia di Tolcana, mafsimamente di Volterra > $z di Siena,auanza quelle dell'altre regioni d'Icaha.3 8 Propotto proposto , & proponimento • 7* Pur afiaijpcrdir molti, honfidice^ 44 Q Val, per come. l47 Qual cofa,per qualche cofa^non dirfi. 4 4 ^ualch'altro^non dirfi. 64 Que/iti . 4^ Quello, fenza fòftantiuo,efler neutro. 1 40 Quefto & quello,fenza compagnia fon neutri. 6 % Quello pronome,nó ponerfi,fe non ha di fopra a che referirfi. i 44 .& 147 R,SempIice,non doppia nel futuro del demolirà tiuo,come pregherò^crederòj douerò, fape- rò - 44 Ragioneuole & rationale. 5 * Rela,per renduta non dirfi . 40 Reftai e,riftare , & rimanere , che lignifichino, & co- me diflferifchano,& sVfino.41.JK5 3.64.107. Sa^z Retto & non ritto,o diritto • 49 Reuifto,di verfo. éz Ricettacolo & non ricetto • 4 9 Richieda, óc non requifitione* 49 Ridare, non dir/i. * " 69 Riempiuti,non riempiti. £4 Rima,chefia. 15* la Rima farfi no tato dal fuono,quato dalle lettere.18 Rimanere. jé Rifolto, di verfo. €z Rifpofte diuine,nonrifpofi a ch*è preterito perfetto di rifondere. 5 * fciftio TAVOLA ftI(Vio>& non refìio. t A % RodanOjdonde fia detto. \ 4 & Rozo,roza,rozi,& roze,con vna z,nè vi ha altra paro la di quel fine^che vada fcritca con vna z . 1 7.8C 5 2, SArebbe, non ferebbe. 5 3 Scaltro,non eflcr buon vocabolo. 139 Scampa,per lo nome fcampc ,non fi dice. j z ì Scrini regolano la fauella,&non per contrario. 6 j Scriuendo,in qual lingua fi gioua piu^o nella volgalo nella latina,& contra quelli che riprendono 1 lei it- tori in vo!gare,& traduttori. 186.& 188 $criuere,non è altro che penfatamente parlare . % à Scriuere bene^nó è bilogno di efler nato, o alieuato in Fiòrenza,o in Tolcana . Scriuere bene non importa eflernato,nè allcuato più in vno che in altro luogo. 34&3T Scriuono^non fcriuano. 4*.& lotf Se > & non Tei , per feconda perlbna del verbo, fono . Scgo,non dirfiper feguo. 148 Segno de* cafi quando fi dà al primo fofìantiuo , fi di anchealèquenti. 1)9 Senonfé. 44 Sermo neggiare,& non fermonare. 53 Sfuggita,nonsfuggìafca. 4 4 Si harebbe potuto fare,& non fi haurebbe. 5 1 Siete,non fiate. ' 4f Soggetto lignifica fnddito , fuggetco materia, 6*4. 1 5 3 Soggiornare,non efler di proia , 4 * Sol vna volta. *f Solamente, non dirli, 3* Solia,non fi d:cc. 13^ Soliio,& foluto, diflferifeono. 5f Sommifsimamentc 4+ Sono T A V O I A Sono arriuato,& non ho . 7 # Sortire,di vedo . t % Spafo, non dirfi. $f Spafleggiare,è priuar di pafleggiare . 4 j 5p^flamente,non dir/ì. 4^ Sprcgnare,del Bocc. 4 j Sprofódarc,fignifica trar dal fbndo,& no affódare.4 j Stagione per la hora . 1 3 * Stili diuerfi fi fanno delle mede/ime voci có la forma & con la compofitione. % Stilo & lingua del Machiauelli,notati dal Minio. 4 Io Stilo non confifte nell'humiltà delle parole fempli- ci,nè le parole vili fon richiefleallo ftilo humile.4f Suopronomc,ordinariamenteferueai minor nume- ro^ quando fi vfi loro. % J TEner ftim a non fi dice, nè tener conto. 44 Terzetti de fonetti c'hanno tre maniere , come nfpondano. Tirannidc,non tirannia* 4* Tonare. 64 Torre ,non togliere. 64 To/cana fi nomina , come ch'ella ila il fiore dell'Ita-* liana. 11 Tofcano efler nato per voler Tofcanamentc fenuere , quanto gioui. 6 Trahete,& non traggete. 6% Tutto quanto . 44 Archina del Mutio, oue molti errori,& imper- tinenze del Varchi fi notano. 13. & lèqu. & 8 4 .&feq. Variationi di.poche voci,non fanno varia lingua, f la Vai iatiore delle lingue,donde fia cagionata. Verbo o altra parola di tre fillabe fra nom i di due, e£ fer vino, 1 3 1 Verbi TAVOLA- Verbi gratla. 4$ Verfificare,il Boccaccio,non verfeggiare. 5$ Viddi 3 & vedde^prima atterza periòna del preterito per doppia dd 3 non dirfi. 107 Vifto 3 per veduto non efler parola di profa. 4®-& 107 Vocaboli^ dittioni del Rufcelli mal vfate.,& Icritte. \ tfo.&feq. Voci molte vfate dal Bocc.dal Petrar.& da Dante/ug gite dal Mutio. 3 3 &34 Voci lunghe male fi adagiano ne' verfi,& in qual par te cadano bene. I30.8cijt Volgare illuflre^non è lingua Tofcana. ix , Per T, vlare in oratione^ deuotione^&c.nó v'è Z ragione. 17 Z,polta fola tra due vocali , ha il Tuono afpro , doppia ]'ha dolce,& quale dopo le confonanti 3 & come fi fcriua . 1 3 IL vi T^rfi. Errori occorfi nello {lampare. ra,figni* fica la prima facciata , il b > la feconda . \A carte 1 o. riga 1 ,a,dapi.per dapoi. 42 ,20.b, incupir* fi li0 * S3.S*& j.a.T.perl. $6.2.b,mie,permiei. 83.1 3« b fi>per ci. 99»zo.a 3 Fìorentinijper fiorentina» 1 00.2 4.6 U,per al. I to.2 5 .a+q.per I. i i $.Z.b, [oggetto yper fug getto, 1 20.2 2. accettabili, per concettatoli. & riga 23 .C4 fi»percofi. 1 1 2 z.zz.b 3 coloi ro> per coloro. l3 3*tO>4» ftroppUyper Broppio. 145.23 .b>cor batagnde efi t per c*f de bagnate fi. 1 ^j.ylt.x 3 trar3CfouoU.per trarcheuoli . 1 91 • •I .a^diitna, per diurna. 210.8 .4 cognhhtfer cognitivi*** BATTAGLIE DEL MVTIO IVSTINOPOLITANO. Per difefi dell'Italica lingua. A M. GA$ RIELLO CESANO. & à M. Bartholomco Caualcanti. 0 wotz credeua M. Gabriello, & M. Bartolomeo , che da alcuno fi douejje dubitaretra lo flilo del Boccaccio, & del Macchìauelli quale baueffe ad ejjèr reputato il più leg* giadro.ór qm li dall * altro di voi fono fiate dette. *A Ile quali po- trei io rifpondere , che in volendo dar f enterica di duejìilhquale fia più bello>nòn bafla dire ivitii del l'vno fenxaL dir le virtù delt altro: & che per effere vno Jiile humile , non perciò vno altro ( qual che egli fi fia ) dee ejjere incontanente più bello giudi*- cato. Ma per lafciar quefle cofe da parte : dico che io non hitendo con qual ragione fia detto, che delle nouelle adifiriuer altro ché nouelle non cipofjìam JffijF Jb'iùre in diffefa dcllltaLliriirua. 2 , feruireXhe fe ciò fofji vero, farebbe etiandio confe- guente^che delle orationi diCic. non ci doueffìmo potere aiutare in ifcriuere fe non orationi. Et che de commentarli diCcfare non potefftmo trar co/a che fi confaceffe ad altra Scrittura , chea commen- tarli : & t ufi di mano in mano de gli altri ferini, & de gli altri fcriìtori. Il che quanto fia lontano da quello che i in effetto , io mi peyfuado -, cioè egli fia chiaro vie più, che fi conuenga dirne molte pa- role, douendo effere manifejto ad ogniuno y che delle medefime voci con la formai con la compofitio- nefi fanno i diutrfi ftili; & effendo noto feffempio di Demoftheac,il quale non di altra imitatione tan to adornò ifuoi componimenti , quanto delle biflo- riedi Thucididc : le quali bauendo egli non pure y na volta trascritte, diuennetale, & tanto, quale & quanto da ogniuno fi sà.Et dalla lettione della hifioria, la quale nella me^ana via del dire viene collocata, fi fece eglivno altijfimo oratore. Et per tornare al Boccaccio,iftimo io,che alcuno nonviua bogghclieanquefta lingua fcriua inprofa con alcu nalode,xhe da altro volgare fcrittore , cìxdalui habbia imparato a fcriuere.Etfe di me mifojfe le- - cito alcuna cofadvre,io direi,chc io ho pure alcuna yolta fatto pr oua di fcriuere alcuna co fa; ho fcrit- todi molt e, & di varie lettere: ho ferino in fugget- to di duello : ho ferino alcuna cofa morale : cr à , materie dipiu dignità fono anchora trapaffatoSbfk ho io alcuna cofa ferino con alcuna diligenza, che A 2 io Battaglie del Mutiò io fentta non Fbabbia in quella lingua y ebe dalle nouclle del Boccaccio ho imparata . Js{e injìno ad- bora mi pento di batterla imparata tale. T^onmi fiano quefic parole dime appofle à vitio: che io per altro a dirle non mi fono conduttore non per ar gomentOychefe io tale dalla imitatione del Boccac- cio in tante maniere di dire mi fono auan%ato, non fidouerà negare ,che glihuomini di rara dottrina, & di chiaro ingegno non fiano per trattar con quel U ogni altiffimo fuggetto. Et che direte voi fe io di- rò , che nelle nouellc fi moflri, ebe ad ogni grande im prefa era atta la penna del Boccaccio ? Et per non iflare bora a difeorrere per qué tanti proemi di tante nouelle,i quali a me paiono non che maraui- gliofi; ma miracolofi; quante deferittioni di luoghi, quante circoferittioni di t empivi fi troudno tutte piene di fiori & di vagherà: quantevolte ri fi fa mentionedi guerre,& di battaglici & quelle vi fi \ trattano,^ ifcriuonoper modo,cbe non ci rimane co fa da defiderare ? Quante volte fi viene da lui a ragionar delle belle virtù,& a mordere i vitti con tanta dignità, & con tanta acerbità , che qualun- que fia più nobile Jpirito appagato ne rimane) Tac ciò quanti fiano qué ragionamenti, che fono in qué libri introdutti , i quali foura ogni humiltà fi inai- %aw,fi come è quello del Conte Guido di Monfor- te al Re Carlo : & quello di Tito a gli ^theniefi ; & altri cotalL Veramente fe voi vole/le pure ftar fcrtinachche quelle ccfcchc dette bòjoffero burnii mente in diffcfa dell'Italica lingua . 3 mente dettelo non mi dorrei punto di battere ope- nion contraria alla voflra openione. Ma voi dite, che egli mede/imo dice di hauerle ferine in ifilo humili(fimo,& rimeffo. Ciò diffe egli, perei oche nel vero buona parte di quella opera è bumilmente feruta y richiedendolo la qualità delle cofe > che in quelle fi ragionano,^ delle perfine, che le ragiona noiil che à lui non dee portare altro che lode,baucn do accomodato lo Siilo alla materia , t 3 vorrw Battaglie del Mutio yorrem noi dire , che doueffe stimar da più quegli fcritti,che egli baueua compofli (mando doueua fa per meno, che quegli altri, che egHfcnffe quando do ueua faperpiu: II Tbdacolo fcr'iffe egli ad altrui ri cbiefta, eortateMa quali: uedete- in diffefa delTItallingna. ^ uedeteleui voi , »Vw.' • \ . { - Qrpercioche nella comparatione de due ftritto* ri,il parlar vofiro fu più in biafbiarlvno, che in lodar l'altro, Io non contento di baucrl'vnodififo, dell'altro boaneboraintention di ragionare. Et di' coycbc de' libri del Macchiauelligià è gran tempo che me ne vennero alcuni in mano : & hauendonc nella lettion di poche righe il fuo fido, & 1* fua (in gua notatagli gittai da parte, come qucglhda qu^^ li io nonpenfaua di poter raccogliere cofa di tanta 'fOu . U 4 vtiitày Battaglie del Minio vtilità> di quanto danno potrebbe efiere ftaió quel fuo dire alle mie fcritture.T^b dapoimiè mai -pena ta voluntà di tornargli a vedere : an^i più me ne ha tenuto lontano l'bauere io vdito dire , che ne 9 li- bri di lui niuna pietà,niuna Immanità , ninna reli- gione vi fi troua ; Ma che fono tutti pieni di am- maejlramenti di cmdeltàAitirannia> & diinfideli tà.Hora fedendogli da voi di tanto proporre nello fiilo a quegli del Boccaccio >ho voluto far prona fe co'l condimento del giiidicio vof.ro io ne poteffifcn- tire alcun ddetteuole fapore, à leggerne alcune poche cartemi fono condutto. ridirò liberamente il vero {fate pur di me del giudicio.cluo fo di lui, qual giudicio vi ; piace; che fe Udir del Boccaccio vi dijpiace , non mi dijpiace che il mio giudicio vi difpiaccia: & fe lo siilo del Macchiauelli vi piace, non piace che la openion mia vi habbia a piacere) Jo non sò trouar nelle parole di luì cofa,che compor ~ tabile mi paia in ifcrhtore, che voglia con lode al- ^ cuna cofa fcriucre.Se riguardo alla forma del dire, ^ nonsò come dir fi pojfa più bajfamentc. Se cerco de gli ornament'hìion ne trono ninnai an^i mi pare c- - efer tutto fecco, & digiuno di ogni leggiadria. - Toi nella lingua eglie tale , che oltra tfefar molte ~ parole latine, là dotte non men belle s nehauerebbe- bauute delle volgari,& nella variazione, & nella - proprietà de verbi egli è tutto cieco: vfa male i no m, & peggio i pronomi: non sà ben collocare ne* -  che i non Tofcani . Io fo che molti tra voi fi perfuadono, che lo studio de' non Tofcani intorno a quella fi a hi tutto vano .Effì fi credono yche ella fia tutta loro: fi glorianodi hauer la dalnafcimento; fi danno a vedere di batter- la beuuta inficme col latte dalle materne poppe. T^èvoglionOyche ella fotto altre leggi \ 0 fono altri ordini fi riftringa: an^dicono^chemale fanno co- lorOjchc vogliono dar regole alle lingue smentì -e che elle fono in corfo. Intorno alle quali cofe io dirò pur quelloyche io ne fento. Et lafciando bora il dijputare fe quefta lingua debbia chiamarfi Tofcanao pur con altro nome ; jt me pare che nella Tofcana fia auuenuto quello , che fuole auuenire in que patfi, douenafeonoi vini piuprettofi : che i mercatanti foreflien i migliori comperando quelli fe ne porta* no , laf dando a paefani imen buoni. Co fi dico è a quella regione auumuto ; chegh fludiofi della Tof- cana lingua dalle altre parti di Italia ad appren- der quella concorrono in manieratile effi con tan- ta leggiadria la recano nelle loro fenttur e, cheto- fio tojio potremo dire y chela feccia di quefto buon vino alla Tofcana fia rima fa . Et per ragionare al quanto di quefto errore de Tofcani . / Fiorentini VOgliOr Battaglie del Mutio y vogliono e(ìcre effi i padri della lingua :i Senefi noi consentono: cr dicono ,che la loro è più leggiadra; Gii, Aretini dannano l'vna, & l'altra , & dicono tra loro cfìcre il fiore, & h purità di quella : delle altre Città diTofcana h vna mede/ima U opinione. Quale fi a quella di tutto il rimanente d'I- talia mitacao al prefentcquc/lo dirò benebbe vni ne t fai cmfentimento b , che gli huomini Tofcani fi-à tutti gli altri huomini Italiani parlino leggia- drifimamenfie: & che i letterati, & quelli, i quali vanno datorno,& vjano le corti parlino molto pm ornatamente , eh e non fanno gli idioti, & quelli, che delle loro Città non fono maivfciti. Si fentc adun- que gran differenza di lingua dallvne all'altre hoc che; là onde fìvedeyche a volere ottimamente par- lare, non bafta lefier nato Tofcano,da ebepìn, & mcn beitela di lingua fi, feorge nelle Tofcanefh- udk\Etperfarcianchorpiuauanti,Uubbio non è y che penfatarnente parlando , più leggiadramente non fi parli, che fcnzapcìfaruLEt lo fcriuere non è altro, eh e pen[ata?r & dal vulgo Ut hanno imparata. & in queflo modo gli altri Italia- \ ni, chepernafeimento Tofcani non fono, daglifcrit tori le parole prendendo doueranno ìpiu puramente % : - fcriuere in diffcla ddlTtaLlingua. & fcriuere , che que Tofcani, i quali della lingua del popolo fono contenti Et nell'ero le lingue , le vere lingue non sì imparano dalla mamma, e*r non dal babba,ma dalle fcritture : & là doue voi altri vo- lete [Voi dicendo intendo di dire à coloro che così fentono ) che dal parlare àj frinire fi impari, ho io da Cicerone imparato , che dal leggere , & dallo fcriuere fi impara a parlare. Ma per meglio inten- dere qual via fi debbia tenere per con fegniv diritta mente quejla più nuoua lingua >auuifo che fia ben fatto, che dalle altre più antiche fe ne debbia pren- derei eff empio. Et per tato fe volete cono fc ere quato pocogioui £c;]tr nato Tofcano per volere Tosca- namente fcriuere , ricordini, che Virgilio fu Man- - tonano, Catullo Ver onefe, HoratiaVenufino,. Te- rentio .Africano, & che M. Tullio non fu Romano. - Da cui vogliam noi dire , che quegli sìr ameri ap- prende fiero la Rimana lingua* Da libri: & ciòfk- ceuano non pure i foreflieri,ma i Bimani anebora: di che fi legge non fdamente di Virgilio , che egli Volentieri leggeua i verfi di Ennio , ma di falufiio anchora fi fa,cln egli diede molta opera a glifcrit- tidi Catone. Et non altramente fkceuano i Grec i: il che per quello che detto s'è di Demofthene,aJfai ageuolmente fi comprende da che egli oétheniefe ejiendo,alle altrui fcritture fi riuolfe per benevjar la lingua degli *Athenicfi.Ma che dirò , che niella Greca lingua non fono mancati déL atini, che han- no leggiadramente ferino ,  Et Cicerone nella Greca oraria con tanta etó- quen%a> che fhceua rimanerne con ammiratióne i fin eccellenti maefiridi quella ; Et lanciando ftare t Greci, & i Latini , non ci fono fiati de' Barbari, & noncenefonoanchora boggi>che& Grecamen te,& Latinamente hanno parlato, & parlano} & hanno ferino , e*r fcriuono ? Orfe quelle lingue da 9 libri tutto dì fi imparano: &fe lefiraniere nationi da quelle in tutto fcparatc > & lontane tuttauia le apprendono , non so perche a gli Italiani vna It ab- itano, lingua debbia efier difiletta. Taccio la lingna Tranccfca,&laSpagnuola)& la Tedcfca,&del+ k altre; ma la Hebrea,& la Caldea imparano gli huomini Italiani , & nonpofiono la Tofcana im- parare. Grande è veramente non so s'io debbia di* rcilpriuikgio, o la difauuentura di quejìa lingua, da che altri huomini , che Tofcani non la pojiono faperc : Et veramente bene e grande la fua difa- uentura^che andando tutte le lingue, che fono in al curio honorc alte y pure , & regolate > coloro , a cui principalmente fi apparterrebbe di far quefla al* tra bella,nonfolamentc fchifkno quejlo sìudio y & quefla fatica: ma corye nimicha coloro s'oppongo* N no,che ali y ornamento >alla proprietà, & a gli ordi- ni di quella intendendo fi affaticano. Ma non fi deb bono mettere in regole le lingue mentre , che elle fono in corfo.Etpure erano in corfo le lingue Greca, & Latina al tempo dcgliefcmpihchcio ho di [opra fropofiUty da libri le imparavano, &J otto le regi in diffefa dell'Ita!, lingua. 7 le le refìringeuano. Et Cicerone a M. ^Antonio ap- po fe>cbe egli non betèbaucua vfate alcune parole latine : & a Demofibenc fu appo/io y cbc egli par- f landoìhauefle firankregarole vfate. Riparlare ermo come di grande erròtyiotati coloro y che non propriamente alcuna parola vfata hauefiero : Et voi volete >cbe nelle fcritture fi vfino delle voci tol- te fen%a\ celta da tutte le Ville di Italia, & d'oltre i monthan^i che confentire, che alla lingua Tofa- na fiano date alcune leggi ì Et queflo aggiungerò iòpure,che cfftndo la lingua latina noncheincór- foytna ndfuo pìufuperbo corfo,Af.P*arrone,& Ce fare fcrifiero i libri della Analogia . Et fe voi con la jl'nalogiavorrete efamimrgli ferini del Mic- chiauellh & di chiunque fenyg ofieruatione fiende in carte i fuoi concetti , quegli trouerete non pur non lcggiadrhnonfioriti,& non li matiy ma anchora nonpurh non netti ,  che con vn folo motto a me pare ua di hauere à basìan^a ejprejfo. E per cominciar re da questo capo > Egli douendo raccontare vna difputa y la quale fi fìnge y che fia pajfàta fra alcu- ni dotti btiomini fopra il nome di quejla materna Un guaje ella fi debbia c\ùamare y o volgare>o Italiar na> o CortigianayO Fiorentina y oTofcana y nel proe- mio di quel libretto dice y che molto malageuole co* fa e da giudicarcyquai di que* nomi veramente le fi conueìiga.E non dimeno ne fa egli incontanete giu- die io y che il titolo di quel volume b, della lingua To- V in diffcfa dell'I tal-lingua. 8 * Tofcana . Toi ci dà intentionc di non volere eficr parte * & de Tofcani prende la difefa, che nel me- defimo proemio ri fono quesìe parole. TS(on (a po- trà volgare Slimare alcuno , che i dotti non gridi- no farfene parte à troppi :non Italiam, ebei Tofca- ni fojpinti da giù fio [degno non dicano come non è honefta cofa arricchir jc Ftefio co imolarc i beni al trui . doue chiamando giuHo lo Jdegno de Tofcani viene à dare egli la fenten^a y che quale Italiam la &ppella,à loro la viene ad inuolare . ^Apprcfìofog giunge non cortigiana,che molti, i quaL Corti mai nonvidero,non vogliano che ella loro fi a hauendo- ia^uafi interne fucchiatacol latte delle nutrici , ascoltata da padri dalle madrifimparata nelle loro tenere età con gli altri fanciulli Qui di cui egli fi uoglia dire affai è agcnele ad intenderlo, che egli dé Tofcani parla ; i quali cofi fi perfuadono ,  chevn Tof cario habbia ferir to quelli* bretto: Ma per cioche egli-qnell'vltimo difeorfo fat- to in fauor e della Tofcana ha per una difjinitiua fenten^snonmipar chefia fenon benfatto > che cfaminiamo un poco con quanto fondamento fiam quelle cofe dette. E prima che io altro dica; Bella cofa i da notare , che egli uuole > che la lingua fia Tofcana^ & non di tutta Tofcana y ma fa una fol- ta di alcune città, nelle quali egli intende , che la Tofcana Jìa comprefa , per parlare elle ( come egli dice )piit Fiorentinamtte,cbc le altre.& uuol che le altre men Tofcane dalle più Tofcane apprenda* no y & che da Firenze fi -vengano ad intofeamt quelle >& da quelle quelle altre dimano in ma* no ipiu lontanile pure in modo alcuno altri poffo- no e fere intoscaniti . In quefìa deferittione a me fembra non di fin-tir parlare di una lingua y madi Dioychc ne cieti f purga le gratkfue y & che da' Su- periori la virtù di mano in mano fia infufa ne gli inferiori. & mi pare, ci? egli con vna tale diuifionc fta per mettere difeordie ciudi in Tofcana .T^è fa che mi habbia a penj are y che debba dire il buon M. Cino, da che la auttoritàfua non è fiata da tanto* che da moderni Xofcani la fua Tatria Tittoia in Tofcana ftaHata comprefa . K(e voglio lafciar.di dir c^chefe quelle cittàper parlare più che le altre Fiorentinamente meglio parlano y a mefembra y che egli ifpetmbìientefipQtefierifa^ che la lingua :• • ' Fioren- za " V in diffefa dell'Italica lingua. 9 'Fiorentina fi doueffe nominare. Et per venire alle fuc ragioni, egli fa vn lungo ragionamento in di~ ~moHrar,chc la natura ha data agli ìmorninilafa nella, accioche col me%o di quella fi h abbiano da coferuareinfieme;et dice, che qu'atuq;varii fi ano per lo mondo gli idiomi,èneceffario y che da molti, & da molti huommi vna ifìcfia Irrigua fi Menda, & parli, & majjìmamente da coloro , che fono in vn mede fimo paefe:& che quanto più ella Jiendcr fi potcJJe,tanto meglio farebbe, & più utile al mon doyma ejjcndofi diuerfe lingue qualpiu , & qual meno diflcfefm qualwnque [patio fi fia vna lingua fermata,ella è commune di coloro, che la parlano, • ■ & non particulare di alcuno yche vifia.Qucjie fo- no feritene di lui dette conlefue mede fime parole. Or con quefto difeorfo volendo egli dimoftrare, che Tbofcana,& non Fiorentina fi debbia chiamar quefla lingua, Io nonfo come non mede/imamente non venga a concludere, che ella nonThofcana,ma Italiana fi debbia nominare . che Italiana effóndo ella,meglio fi efequifee la intentione della natura, parlando tutta Italia con vna lingua , & non con molte :&fee tanto meglio quanto più vna lingua fi flende,meglio è che la lingua fi fienda per tutta Italia, che fi riflringa in fola Thofcana . Voife ella è comune a tutta Italia ad vfare infieme, ella non dee ejfere slimata di Thofcanafola,& particolare, che ogni volta che io parlerò in modo , che da vna nationefm^a ' interprete far òintefo, h crederò di Battaglie £ parlar Battaglie del Mutio parlar con la lingua di quella natione, & quotici* me bora in alcuna città alcuni uocabolif off ero da quelli di vrì altra diuer fi > io direi an%i che per li ferito conformi ella fofjb una lingua,chc per uno >o -due -varianti elle fodero diuerfe. che fe la itoriatio- *ie di alcune foche noci faceffero uaria lingua, più Jarebbono in Tofcana le lingue, che non fono le cit- tà.Tofcia aduquecbe per lo me%o di quefla lingua tutta Italia ha conucrf ottone injìcme, non fi quan- to fia comieneuoleleuorle il nome del tutto, per dar gliele di una poca parte, che quejìo e conufe alcun "Principe fignoreggiafic tutta Italia , uolcre che fi ■cbiamaffe He di Tofcana. Ma mi refponderà egli; cbeellanacque in Tofcana , che quejie fonofue pa role. La Tofcana nojtra parchefiadi tre , o forfè fùlingue,che firanamentc fi corruppero , compo- fia.Ciò è della Utrufca antica, della Latina che poi Miuenne^ della Barbara &foreflicra portatane da genti ttrane. Et poco appreffo nomina, dì quali genti fìrane egli intenda di dire , le quali fono gli tiuniyi Gottbi 9 & i LongobarduQui fi pu» vedere C0T * e glì buomini pcr altro intendenti, dalla banda della affettiotie fi lafcino fi fattamente ofeurarc il lume dello intelletto, che ne effì molte volte reggo- no 9 nè penfanoychc altri habbia à uedere.Trimiera mente io y>orrei y che mi fi mollraffe douefi troui me noria, che la lingua antica Brufca foffe in ufo , o Ju?,™ a al tcm po delle tcnt'hcbeegli nomina, la 1**ie io credo, che gli antichi Etrufci la perdefjìro in diffida dcll'ItaLlingua. io rìKm molto tempo dapi che hebbero la [ignorici per 4 duta.comcfi uoglia, che quel la corruttione della lìngua fia fiata fatta pia in Tofcana > che nelle altre parti di Italia > hauendo r&a(Jìmamente que Barbari meno in Tofcana,che quafi in altra parte di Italia fatta dimora.Gli liti ni non credo io che la Tofcana gli vedeffe giamai: I Gotthi che con B^adagaffo Tennero in Italia vin- ti da Stillicone non ci fi f ermarono. Quelli >che con duf[& % Alarico,& cheprefèro P^oma per la Campa gruiy&perl ' jlbrwzgj, fi Ftefero:Et quèll'hche uen. nero con Tbeodorico inLombardia y &in 1\oma- gpa fecero le loro imprefe: & in Romagna; & in Lombardia fu la fedia del I\egno loro > & non in Tofcana : & fe in Tofcana fecero alcun danno » non pei -ciò vi ha memoria {ch'io fappia) che ni fa ce fiero lunga dimora.T^è dc'L ogobardi dirò altro* fenon che effi in Italia uericdofilBggno loro di qua dal? ^Appennino Statuirono y & in quefte parti re- gnarono lungamente^ tolto uia il loro feettro an- cora ci rimafero : ne in Tofcana hebbero figno- ria>ne molto lunga,ne molto memorabile. Tercht io lafcierò ad altrui giudicare > doue fìa più verifi- mile, che fia fiata fatta quefia corruttion della lingua Latina con le Barbarella douei Barba- : ri fi fono lungamente fcrmat'h& lungamente han- no Jìgnoreggiato ; opur là doue , opoco tempo vi f mo flati > o non vi fi fono pure approffimati . Vna cofacofi fatta hauerebbe egli potuto dir uerifimìl- B 2 mcntv Battaglie del Mutio mentCyquando le genti Straniere fofiero vomite et oltre niare,& f 0 fi ero nelle Thofcane piaggie capi Me, come de Mandali fi 'legge, che di .Africa paffa tono a J^maima di genti, che dalle parti mtetrio naU ci difcendano,non fo quanto ciò dire fi conuen ga.Io fe haaeffi da parlar della mia opinione ,dir -ci, cheto credeebe hauendoi Longobardi per più di digerito anni la maggior parte della Italia pofiedu to>& bauendo tenuto lofeettro principalmente di qua dal fiume To y cbe in que^e parti labbia hauti to principio cjneHa lingua . & che di luogo in luo- go fondendo fidila fi fiaper tutta Italia ampliata. 0* per cloche di l\oma non fio che fi labbia memo- yid> > che ella à Longobardi fojfe fottopoHa , tengo pe* fcTmo,che l\oma vltima questa lingua riceuefi re: & che la Tbofcanaja quale fu delie-pitóne re- iAorihcbe fentiffe le arme de Longobardiyfofie etia- di° ^ e & ulturii paefi;done queila lingua penetraf jfe . Ut per dir tutto quclloyche io nefentOy hauendo i Romani più eh* gli altri huomini di Italia ritenu- to del Latino j& quefU di qua partecipato più del narbaro, islimo io che aThofcani > i quali fi-agli ynh&glt altri fi fono ritrouati y fia fi a quefìi due ejlremi venuta fatta vna nuj Iolanda tale y quale dia fivede più chealtroue bella,& Icggiadra.Ma fi come fra lw° fi f 110 dite* che ella ha kauuto l'or- namentoycofi ardifeo io diaffermareyche ella fi a lo ro non hebbe il nafcimento.Di che non fo con qual ragione vogliano iwolarda à coloro, tra quali el la in diffcfa dell'Italica lingua . 1 1 / & andtrà à Siudiare in Bologna,et quiui diuerràletterato,oue ro fi metterà in alcuna corte,& diuenterà valoro* fo,& accofiumato,non perciò farà , cbc colui non fta Fiorentino. & ilfimigliante è da dire di quefla lingua; che per bauere ella alcuno ornamento in Thofcana apprefo /no perciò è quella la patria fua. Ts^e voglio iogiaaccoìifentire à Tbofcani , che ella babbia da loro ogni qmamentohauuto: ebe fe bette è veroyebe Dante fd Tetrarcba,& il Boccaccio fo* no siati i principali lumi di lci,à meparè,che ogni fuo lume fi farebbe [pento , fe de gli altri buomini non fi fòffero potti à darle Jplendore , & a desiare i'Tbofcani,i quali fonnacebio fi, tt otiofi fi erano po fti quafiper couare il morto cenere di lei, pu r per- fuàdendofi di bere quefla lìngua infieme col latte delle balie,& che altri, che effi non nepotcjfero ha , aere cognitio'/ieMlla qual co fa quanto fi ingannino coloro che cofi tengono,gia al Ccfano,& al Cattai* cant'hcontravnaloro opinione fcriuetido mi ricor dadi batterne io detta alcuna co fa . & qui voglio aggiungerebbe Dateci quale Tbofeanofu no beh he egli quefla opinione, che hanno i moderni Tbof* cani, cbc ne* libri della volgare eloqucm^a chiama pa^a di infenfati il voler fi gli buomini Tbofcani attribuire il titolo dell'idioma volgare llluflre , B 3 & Battaglie del Minio & nominando Guido Gnirùcclli,& altri poeti Ho- lognefi,dice di loro,che furono Dottori Illufiri ,& di piena intelligenza nelle cofe -volgari . Et nel fuo purgatorio dice del medefnno Guido, Il Tadre Mio & de gli altri miei,miglior che mai tyne d'amore vfar dolci* & leggiadre. Di che per l'autorità di cotanto auttore fi com- prende, cheneqiiejìa lingua i pròpria di Tofca- . ni,nee(file hanno dati tutti ifuoi ornamenti, &• che degli altri huominifono non meno atti , che fi fiano de Tofcaniàfcriuere in quella. Ma per Dìo reggiamo ancora un poco , quanto fia v ero, che ef- fi dapadri,& dalle madri piccioli fanciulli la buo na lingua apprendano. In quel libro del Tolomei lodaci le più Tofcane città di Tofcana fida lo- ro quello vanto , che parlano, come detto habbia- mo , piti che le altre Fiorentinamente . Et dicefi in Firenze: Iverfi mia; dicefi,! vo dargliene buona parte; dicefi, Cenamoflafir a; dicefi, Che voleui voi: dicefi, Laide per Lode,o laude:dicefi,Craldio , per Claudio; Afcoitaper jLfcolta . Vnaaitravoi ta , per Vna altra volta.Dicefi Sudiccio , per Suc- cido, Dua per Due;Loro per Effi;Egll pur per Efji; Lui per Egli; Dette, & Dettero invece di dir Diede, & Diedero; Amorono,& Cantorono, per Amarono , & Cantarono , & delle altre cofe co- fi fatte infinite: nelle quali non fi ferua ne numero* ne$enere,ne definen^a, ne forma di diritto parla- re;per in diffefo dell'Italica lingua . 1 2 re; per lanciare fyora da parte i C ecebi , i Bini , i Sacci , &gli altri moflri delle parole Fiorentine. Or fe co fi è , quale è quella lingua, che i Tofa- ni di quella Città,chepiu Fiorentinamente parla- fio , fucchiaro dalle poppéì Ella fermamente non è quella, della quale parla, & i ferine il Bembo, il quale egli nel libro fuo fa primo ragionatore. Quel la della quale il Bembo tratta fi impara da gli fcrittori, & Dante biafima degli fcrittori co/i Fiorentini, come deSenefi, & de* Tifoni , & et pretini , & de Lue che fi , i quali dalle lingue del le città loro non fi fono partiti . Or fe i principali fcrittori di quefta lingua hanno confefjato, che ella . fia anche altro , che Tofcana ; Et fe i Tofcani in parlando bene non la sfatto: & fe de gli altri huo- mini in quella fcriuono non men bene de Tofcani , non veggo con qual titolo mgliano,che ella fia pur di foli loro.M a che dirò, che in quel medefimo ra- gionamento facendofi mentione della lingua itti- ca , della Dorica , & delle altre di Grecia,fi uie- ne à concludere, che elle fiano vna ifteffa : & da altra parte fi vuole , che quelle de gli huomini Ita liani fiano tra loro fepar atei Ft pur [ per parer mio ) molto più feparata e la fauella de moderni Tofcani dalla lingua de gli fcrittori , che non b quella de gli altri Italiani dalla loro . Terchefe pur uogliono che quella, con la quale parlano fia la Tofcana , tcngalanfi , & lafcino quella di li- bri al rimanente di Italia , che di q iella fi cerca, S 4 come Battaglie dclMutio tfotfzé' clU fi bibbia a chiamare . Iogiàmolte vol- te di quella lingua parlando, ^rfenuendo la ho no . ' * minata Toscana , come quella, che nel vero fi può dire,cbi cogiudicio,& co imitationela vfa,cb'ellx \ Jiail fiore della Italiana, come l'attica della Gre ca.Et co fi dico, et cofi fento. la vituperofa . Bella cofa veramente > Frihuomt* già di età canuta , {& fecondathe egli di fe Beffo fìdwinge)perfonagraue y & di riputatone 5 met- terli ad vna opera co/i fporca , & cofi fetida , che più non pute' luogo alcun publico , doue vada la plebe a (caricare il fouerchio \pefo delventre . Ét forfè, che egli non ha raccolte infime tutte le ver- gogne > tutto il \uccidiime, & unto il pit^o ycbe in tutte le femine infime ritrouarnon fi potrebbe. Ma & tjaeSlo è quello > che a punto maggiormen- 'te [copre il [ito difetto , & liberala donna da in- fàflùa Mentendo fi cofe , che eccedono ogni verità. Oltra che per fua confcffionfi vede, che di alcun Mancamento di quella non haueua certa notitia^al cuna :che egli il tutto dice effergli flato riuelato da vno (birito:& come in fogno. & fermamente cofi fono vere quelle cofe: come ordinariamente fono ve ri i [ogni : & come dafpirito ne hebbe riuelatione . Et notabile è, che egli introduce quello fpirito .( il quale in iflato di gratta finge che purgaua i fuoi peccati ) a confortarlo, che per penitenza delfuo peccatogli efferfi effo Boccaccio innamorato in quel la d /ana , debbia contra leiferiuere libelli infami TJèfoda mal Tbèologia infignate cifiano quefle dottri- in diffefa dcliltaLlingua. 14 dottrine . Ma che dirò , che egli dice, che fi era contenuto da parlar dishonorat amente di colei, percioche molto maggior vergogna farebbe fiata à luiyche a lei:& poi fi e lafciato trajportare a feri uernevn libro cofi vitupcrofo) Or non mifono iopo luto contenere , che dima cofi disbonorata opera non habbia dannato il fuo Ruttore :al qualpcr al- tro ho obligatione > come a Maeflro.Ma & princi pale officio h di chi ha in fe alcuna huma?ùtà,lcitar fi alcuna uolta a folleuargli oppreffi y ributtando quelle cofe , che fono fuori di ogni verità. „4 quel valent huomo e paruto cofa molto ho- noreuokyil ritornar in man degli huomini in biafi- mo delle Donne , quel libro poco amico alle Donne dimojìrandofi : & chi di quello al Tribunal della fanta Inquifitioncnedeffe informatone , iofonofe curo , che come vkuperofo y al fuoco farebbe gitta- to,& vietatane la lettura;& molto più degnamen te {al parer mio) che del Decamerone . Ma & - accenna egli ancora di efferfi condutto a quella pu- - blicatione ; per commendarla honeflà delle Donne ** di Francia , comparate alle noftredi Italia. ( che- non ardifccla temeraria adulationeì ) Quafi come - altri fiato non fia in Trancia , & veduta non hab - bia la Corte > & i co/lumi di quclla.Se quelle Don - ne vanno fecondo la loro antica vfarr^a modefta-^. mente veftitc:& le nofìre dagli huomini non fi la - feiano lìcentiofamente abbracciare , & bafeiarc . - Ma percioche io nonuolglio far quello >che io biafi ~ tuo r Battaglie del Mutio mo in altrui dì fcriucr inuettiue contrale Donnc>di*l ròfolamentc, che io crederò le donne di Francia* delle altre effer più pudiche, quando haucrò intefo, che eRe non pifeino. Horper paffare alle cofe,per le quali principal i mente prefa ho in mano la penna. Colui commenda \ quel libro per puro ,limato,& numerofo [opra tut- ti gli fcritti del Boccaccio . & dice hauerlo tratto da vna copia di vn altro fcritto in fin nell anno del M. ecc. lxxxiiii.& hauer feruata la propria orto- grafia,lacongiuntione,& la feparatione delle pa- role; & che quella antichità ci dee effer maesìra 5 & regola y dalla quale non ci debbiamo partire: ciò faticando/i di persuadere ; Et coloro dannando > i i quali fanno altramente. Quefla bella dottrina hauendo ioletta } quella let tera al libro comparando>non mi fono potuto con- tenere y che io non habbiarifo,per hauer notato a quanto male egli metta in opera quello, che infegna \ alt mi.C he in quelle co fé, le quali uer amente fono da ;» approuarc , ejjb dal fuo maeflro fi diparte : &m\ quelle yche fono da riprouarefm parte lo feguitai^X nellamaggior parte fe ne allontana . Et di ciafeun^ di quefii capi fecondo il propofto ordine farà il no* % ftro ragionamento. J^el libro adunque per opera fua ftampato, & i dalai approuato e fcritto y lo amaua, Io fotti- ì uà, Io honorauà, Io riueriua,e^ cofìgli altri ; Terbi di quel tempo. Et il principio della lettera è, \ lo ' in diffcfa deirital.Hngua. i 5 Io mi trouauo in Parigi :&poco da poi fi leg- ge Poteuo 3 £jr non molto lontano,\ J diuo; in mo- do che in fedici corte righe egli tre uolte pretcrifee la regola da feprefcritta.Et nella medefìma faccia di quella cartella h ancora Erono,C/;^ direni noi di quefto buon Maeftro: Fero è che egli non e folo in quefto errore di vfar quel tempo in cotalmodo. Ma tanto maggiore è il fuo, quanto eglifà contra quello ,chc da lui fi infegna.Et che dirò, ebefe vor- remo dire haueno,^ celebrano nel numero del più, ci conuerrà dire haucuomo , & celebravamo ? che quefta da quella parola fi forma, & egli ferine pu- re haueuamo, & celebrauamo ;& farà anche da dire , haueuono , & celcbrauono , fecondo che egli ferine Erono.Manifefto errore è quefto: & da tut- ti gli antichi fcrittori condannato: che tutte le rime fono,jLmaua,GodeM)Leggcua, & Vdiua: & al- cunivogliono hora preporrei abufo del parlar del- laplebe, alXvfo degli approbatiffimi fcrittori. Se- condo che ctiandio ho veduto cominciarfi a fare di fcrinere \Amorono y Cantorono, jLndorono.contra la vniuerfalc vfan%a de buoni Ruttori. Dolce fuo- no veramente fentir tre , & quattro 0 , fen^a in- terpofitione di altra vocale in vna parola. Voi co- pie bello farà anche fentire Scolororo, Incontroro, Jntonoro,& fimili. Uclliamo purnelter%o fonet- to del Tetrarca, fcoloraro, legar o,&i?icomincia- ro.Moftra bene, che no habbiano orecchie d'huomi- ni quì t 'ali nouità aggradano. Ma pafjìamo anantu fyefig ' Battaglie del Mutio Queflo noflro buon Maejlro ferine Anco perdio re Ancora; & nel Corbaccio fi legge Ancora, &non mai Anco , ni Anco ho io per parola di profeyper cjjcr propria del verfo. Et bafia bene alla profe bavere Anche, Ancora, & Etiandio. Si ferine in quel libro Si per feconda perfom delverbo fono: & il nonnominato fcrittore dice fez; Et la Tofcana pronuntia , & le buone profe hanno pur se. Et che fi debbia dir si , fi prona da queflo, che io non so che in rime di alcuno fcrittore antica fi troni Sei. Et fo che ni in Dante , ne in Tetrarca non fi trotta, & farebbe gran cofa fe Sei fi douef- fe,o fi poteffe dire, che ni allvno, ni all'altro nata non foffe occafìone di yalerfene vna migliaia diverfi.Mi ricordagiàdi hauerneammo rato vn, chevoleua effer Tocta, il quale rimanen- do pur oftinato nelfuo errore, mi allegò quel verfo. Fina fon io, & tu feimorto ancora.. Quafi come necejfario fìa dir fei , fe il verfo ha d* Hare. 0 come non poffacfferHato errore di fcritto- re, o diflampadore. Di fei feconda per fona delver- bo fono, le fcritture de moderni in verfo, & in pro- fa tutte fono piene\: ma ciò non fa regola , poi che vien da nonfapcre. Voi non l menbello,che€olui,&dalfuo libro , &> dafe fi difcorda.Egli ferine Francia,& il libro . Francefca,per dir di Francia, Vvna, & l'altra pa- rolai conia C.& poi daini fi ferine Frange per Z.W40UQ ìmmor veramente è queflo, ma derinato da i f indifFcfadeUltal.lingna. 16 da vna rutena introduttione di ficcar ( diro così ) la^.per ogni pertugio y della qualcofane parlerò incontanente. Ho infino ad bora mofirato come il non cono- /cinto fcrittore con poca ragione , { fecondo il mio antipartito fi fia dalla imitation del libro , che egli bapropofio ad imitare, bora per uenire al [ag- getto della z. moflreròy che egli lo ha imitato in co fa, cioè non donata. Ha trovato fcritto condncz£.mexoin fignifì- cation di metà? & vuole effer fcritto per vna fola. Due pronunzie ha quefla lettera: che pofla fola fra due vocaliha vn Juono, dirò cofty afpro, & adop- piata. y lo hamolle ; fecondo che fi ftntc in dire l\o- : Oriente, La^arOy jlT^rro ; & altre tali: cr dvke%za y altera , bellezza, & vaghezza. Et fi [ente medefimamente quefia variationdi pronun- zia in qnefia voce me^Oyfcritta con [empiite 3 o con doppia ^. per batter ella due lignificati ; che la pri- ma dinota metày& la feconda dirò cosìyhumiditcu & congiunta con vna mede/ima parola moflra le due fignifìcationi.Chc diremo Me%o pero 9 & Tiro me%go. Et che co fi fi ano da fc rinere qnefie dm pa- role y c e lo infegna Dante che accompagna Ivna con ditione che fi ferine convita, & l'altra con parole che fi feriuono con due 7^ che nel canto Decimo del- l' inferno diffe LafciammoU muro 3 & gimmo in ver lo tne%o 7 Ter vn fentiex eh ad vna valle fede ; Battaglie del Mutio Et fin la fu fhcea fpiaccr fuole^o. Qui me%o vuol dir metà >  pre^p, difprey$o>& così me%r K o. Con Le%o va Bg^o , ri- pre%o,& me%o. Et me%a ha anche accordato Dan te con ole%a* & ore^a y le qualivoci tutte fono del- la pronuntia che detta habbiamo ajpra : & quelle altre della dolce. J^è mai fi trouerà, Le%p, f^o* ni ripreso* che fiapofio con Dafe?g?> con*Are%^ yg, conpre^xoyO condifprevgp. nb alcuna di que- lle voci con alcuna di quelle. & trouandofìmc2^o 3 &me?0) conl'vnc, & con ìaltre,neccffario è con- chimlcrcyche al modo dell vne & dell'altre* fi hab- biada fcriue're. Toichemeigo fìa altra cqfa > che- mc^o j il teflo ce lo moftra chiaro. * r Paffam?;-io trala ripafecca,cl mc^go. Cìq è tra Ì'afciutto,& il bagnato. in diffefa .dell'Itati inguru 17 J^è fa alla dichiaration di quefto luogo quello, che da commentatori fi allega del xviL canto del "purgatorio. Monta dinanzi ch'i voglio effer me^o. Che qui vuol dir melano. Ts(è quell'altra del xxii. Et mentre cìiandauano inuer lo me%o , che quefto è il punto dcllvniuerfo. & in amendue i luoghi ha da fcriuerfi per femplice per hauer rime com- pagne, Fjprc^py & Kg'Zp' & medefìmamente nel xxiiii.del Purgatorio Aoue e me%a con Orc%a y & con ole%a , vi ha da effere vna fola & come ho detto il fuono aJpro> & il dolce dà fegno come ogni- una di quelle parole debbia effere fcritta. Foglio aggiungere, che la voce B£%o, la quale è della pronuntiatione afpra,non fitroua ( che fa habbia veduto ) in luogo alcuno legata in rima in -ver un genere > nè inverunnumero;& quefto vie* ne , percioche non vi ha altra parola di quel fine* che vada fcritta con vna Vi hanno in Dante rh me in o^go, in o^ga, in ft^ij* & in o%$e. Cóigo^ SoTgo 3 Mo^zp, Go^o y Tagliacoxgo* To^^a» Hro7^>gozza,mo t zga > foiga, M nè I{g^a, nè By0?i,rìé B^^e fi vede hauer compagnia di Rj? me \ Et quefto perche ? Tcrcioche nonvi haaltré parola fimitc y di Juono, nè diferittura. T^on sò adunque vedere per qual ragione V(h glianofcriuerc alcuni Oratone, Deuo^oney Mali- ^ia 9t Stoltizia* QQOylJuìio, Tiqo, cheferiuendo C in Battaglie del Mtitio bt ^uefia maniera y fi ha da vfar la pronuntiatione afpraylaqual detto ho che è propria della femplice fra due vocali : cì?e quefio b contrauenirc alla proprietà della natura. 7V(è quefio è parlar Tofca- no 3 ni Italiano. ^An^i potremo noi dire , che fi co- inè Dante difiingue le lingue in quella di oi , & di foc y & di S'h T^on altramente quella loro fi doucrà appellare lingua di z : TS{e fo ancora perche fi habbia da fcriuerc anzi Sapienzja y che Sapienti, & Sentenzia* che Sen- tenza, perciochefe cosifcriuer fidouefle, Harnon potrebbono in J{ima Trefcnzja con Sen^ne Sen- tenzia* con Semenza: e*r pur infiemele accompa- gnano i nofirigran Toeti. Ben dirò che me non offende il vedere fcritto in profa più Magnijicenùa > che Magnificenza > nb Eloquentia che Eloquenza, vero è che nel verfo più mi piace il fecondo modo, come difuono più pie- no y &* più atto da accommodàrfi nelle Bgme. Vorrei vedere vira medefima parola pofia in mezp verfo ad vna affifay& in fine ad vna altra. Horpoi che parlato habbiamo di quejla lettera, pofia fra due uocali > & che caduti fiamo anche a parlare di quando ella feguita conffnantcyho da di YCycbe per ordinario dopo le confonanti col fuono THolle ella fi ha da pronuntiare:fi come jtlzaySbal Igy Balzo y lncal%o.jLmanza y Spcranz&yJluanza. Vatienza y B^uerenzay Seza.Tonzo. FeYjgy Terza , ¥orza>Orza y hor ad altro modo. Et tornando a quello che ho detto di Or%o : è da notaresche il Tetrarca hapoHa quella in rima ac- compagnata con le parole sforzo, & diuor^Oy con tutto che fiano ( dirò così ) di prolation dolce > & quella di ajpra,donde fi tragge, che non tanto il fuo- no, quanto le lettere fanno la rima: fi come fi prò- ua anche in dir occhi , che fu rima con tocchi > & contrabocch'h quaMuque diuerf amente fi facciano fentire:crfe cofi è,come veramete è ,farà queflo da offeruare,la doue alle lettere lapronuntia fi confor ina y fecondo che trattato habbiamo di Me^o y & di Me^go con le loro corrcfpondentL Et per parlar della ortografia del libro. In quel lo non vi ha fermezza niuna; che fra le due vocali la diuerfamente fi ferme, nelle rnedefime parole, come Bellezza, & Belle^a: Vagherà, & Vaghe %a,Maliyia, & Malizia; Jpetìalc rfi dice, & /pe- dale: & dopò le confonanti penitenza , & ejfenr •Qa. & clementia,& magnificentia. Hora mi info- gni il Commendato)* di quella riuercnda antichità) come in questa imitazione io mi habbia da gouer- nare. Taffo hora alla ter%aparte delle cofe; che ?à chi i in'difFcfa dclTItaLlingua. 19 ce le propone le feguita , ne io conferito che fi hab- bianoda feguitare. Fi fi legge Mofìrare addito, & jL dito; jLd Dio,et jt Dio. Come haurò da fk~ Qiùm fi ferme Tramato , AfFe&o , Atto* AfHi&OjLeóto, Nocìe, Vntta, Vendetta. dal qual modo di fcriuere, altra che è fuor di ogni promntia di lingua , ne feguirebbe che molte rime de noflriVoeti farebbonofhlfe> come per effempio in accordar affatto f cripto Ma quello che è an- che più notabile* Eftemo,E&ernare,c*rE£l:er na fempreyififcriue. T^èmen notabile è quell'altro modo dilafciar fuori la L che ha da feguitar la L. fi come è Allò miglare,Vermiglo,Figluolo, Mogie, Vo già , Battagla , Miglaia , Meglo, Meglore. Ma & fi congiungono ancora gli articoli infieme co nomiycome fi ano vna He/fa parola. Gluomi- ni,Glakri, Glantichi , Glaftrologhi , Gla- manti , Glangeli. In quefto ha voluto iJLut- tordella piftola corregger quella Ortografia: ha fcparato ^articolo* notandomi ' jtpoflrofo.fcriuenr io Glatti, Gl'antichi, Gl'honori, & non fi anuede , che non fcriuendofi la I. non fi ha da prò* nuntiaredi che ne rimane>cbe quelle lettere Gi'da~ uanti la jl. & dauanti la 0. debbono hauer quel fuono,cbe hanno nelle voci Glans> & Gloria>itche fi farebbe etiandio dauanti la quinta vocalc,quarh do in quefta lingua ci foffe parolaie da quella ha C i «effe Battaglie del Minio ueffe cominciamene Si ha da [criiterc l'articolo intero Gli : che hi leggendo anche lai. ha da fhrfi femre.J^e ha da fcrìuerfi quell'articolo con l\Apo- ftrofo j feiion alianti voci cominciami da I. & ciò dico, ne iter fuebe nelle profe non accade gittar cofi le lettere pervnir le filiale , a fare il fuono nume* rofo. Fero e , che pochi fono coloro , che in quefta maniera di fcriuere non inciampino. Et feguitand o quefta cogiution di voci.Quiui h fcritto Mai fenica ajpiratione, per Mi bai, Man- no, per Mi hanno; Toper Ti ho, Tzper Ti ha. Me, cr Te volendo dir Mi è, & Ti è. Et Dam- me con M. geminato in voce di da me. Semini, Setti , Chcmmi , Chetti j&er dir Se mi : Seti; chemi,cheti, Datte, DafTe, per Da te, &da fc. Nella in luogo di i*(pu lxt& cofi NolJe , Noi- li , Nommi. Collei per dir Conici , & Colla Con la : Na l^e ha ; Cia , Ci ha : Aggiunga/i* Elleflere; che vuol dir Ella effere : & Afiedere' per jL federe: Haucre innodioper doppia nn. Al- lufluria , Contralloro con doppia II. Caltra, Calquanto fen^a ajpiratione, & mille altre co- fetali, che diuertifeono [dirò così ) laintention del lettore , alla nouità della fcrittura, & molte volte fhuomo Ha in dubbio del fentimcnto. chefetrouerò Lo ( come ordinariamente fi troua ) crederò die fia articolo,^ vorrà dir Lo ho: & La, Lo ha: Q Siera.Douefi leg ge in diflfefa dcll'Ital. lingua. 20 ge Mandai!!, intenderò che venga dal verbo Mandare, viene da Mi & andare, jtffallre fi- gnijica^Ad afcendere; &piu propriamente /igni* fica jlffaltarc> Ma& Me , & TepofieptrMi b, & Ti è, perche non fono da intendere perii [empii- ci pronomi Me  che per Che fiì & mede/imamente delle altre.& che diremo dello feri nere Alloro per jL loro: Et quello fcriuer Scila pHO effere intefo per tre cofe>per fe la>pcr fe ella, & per Sella , che dirò Se la flrada farà afeiutta anr dremo àpiedi: fe ella faràfhngofa monteremo a ca uallojvno in fella>& l'altro in groppa. Saxi, fixo, Texuto, excelfo, Excellentc, extimarce^ gli altri tali vanno a tutto tranfìto. Et che dirò che non folamente Fhylolpphia, & Tyrznnovi fi legge pery.MaYft.on a,Yma ginc, & Ymaginare? La 7\( 3 in cambio della M. vi ì come per orii- 7rar/o,Tenpo,Senpre, Conprendere, Inpe- dire,Inpiccare, Inpetrarc, Inparare, Con- afflone : Conpuntione, Menbra, Inmo- ile, Senbianti, & Rinbrotti, & fimili. Ma non perciò è che non vi fi troni etiandio Tempo* comprendere^ immobile. Et quella H. la quale da alcuni è cofi atroce* mente perfeguitata. In quello libro come invna forte Biocca fi è ridutta. So che vi vorranno delle artigliarle per cacciamela* Che vi fi ferine Cer- C 4 chare. Battaglie del Mutio ; chare. Rccho; Acchadc, Chomunicare; Mancho>Fodacho,EcdiO per lo Ecce latino, Priegiio,Rcgha, Veglione, Rimaglia; Ver ghogna ? Lùgho,Legha,Luogho.Tingho no , ingliannano, Arghòmento, Miglia, Bottegha :Choitei, Cholei, Choloro , Chon, & vna quantità infinita di tali , da farne vno efercito: Et fra gli altri vi ha vn Caualicro , il quale cobatte copducfpade>& è Ghongholare. Ma vi fi ferine etiandio Con. Huomo , & H uo- mini y & Luomo > & Luonùni , Honore, Honeilo, Honcftamente , & oneftamen- te, difonefta, & difonore. Hcrba; & erba. Il verbo H attere è quando ajpirato, & quando nò; Et l'ordinario è, che quando vi s'aggiunge la L.non vi fi porwajpirationeMafcriuefilOyhM^h m vece di l'ho , l'ha y & l' babbi, & cofi gli altri. Et queflo fcriuerfi cofi variamente , che vuol dir al- tro y {e non che non ha ni regola , nb ordine, nt ra- gione di Ortografìa : fi che ad imitar quel libro , fi bada fcriuerfen^a leggc,&fen%a ofjèruatione. jL bello fludio lafvio di notare molte cofeferitte in vn luogo ad vn modojn altro , ad altro, l'bauer per ordinario diferiuere 1 preteriti perfetti Veni* 1110, Alleiamo, Facemo per M. Semplice y & cofi altre noci che varmofemplicemente fcritte,far le doppie.Scriuere Rarità , er Kariteuole, Kariilìmoj^r K. di notare quanto diuerfamentc fi troui ejftrfi vfato difcriuere ne paffati tcmpi.Bc che fi può anche prefumere, che molte cofc trascrit- te foffero da perfone > che poca cognizione haucffero del diritto fcriuere.Tyb io vogHodiJJ?utarc y nè con- tender y come fcriueffe il Boccaccio . Il quale penfo che molte volte [offe più intento y apenfar quello > che egli haueffe a fermerei che come lo fcriueffe. Il che non è marauiglia y che fpefse volte auutga à chi compone;Oltra che altri può dittare y a chi no ha or tografia:& credo che egli molte volte anche atten defiepiu a fatisfare alla pronunzia del popolo di Tioren^a ; al quale egli a punto fcriueua quel Zi- bro y chc a diritta ragione difcriuere: che io ricon(h fio in molte di quelle parole la naturai pronuntia fiorentina:U quale non è perciò co fi dille at a > che cercar fi debbia di fame ritratto nelle fcritture : perche altri fe ne,habbia a feriuere. Habbia il Boccaccio >o altro fcrittore antico fcrit to comefifia y a loro y & a quella età fi ha da por* tar riueren%a:à noi dee c/fere affai y ehe mofirato ci habbiano y come debbiamo fcriuer noi.Habbiano ef- fi ferino Scripto,ér Afllitto,Pe£to, & Acce* ptO;Ci hanno con loro componimento infegnato > che fi accordano petto con Accetto y & Scripta con Afììidto.Dtf quella a quesìa età la lingua in dugento anni ha prefa vna tal forma di fcriuerc y quale ella forfè prefe in Ironia dalla età di J^cuio, • Battaglie del Mutiò ' er divfauto,à quella diUoratiOyir di fergilio: & haprefa vna delicata forma,della quale non ci habbiamo à pentire . ella ha diftinte le parole fon» Xa inculcar artroli,nh pronomi con nomi , ne con verbi; t^on confonde le altre particelle: T^èfufpcn 1 de il lettor apefrr cheji ungila dir que*la,o quella altra legaturaiclla fepara le cofe dafeparàre; con* giunge quelle che hanno da effer congiunte: *Ajpira quelle che fono da ajpirare , & notagli ^ApoÙrofi doue fi hanno da notare :& £Z$} un & e i fogni de cafi àgli articoli co certe leggi : et da quelli a luoghi lo ro gli tiene feparati:& dèlie altre leggiadrie, è an- data ella raccogliendo per [ho ornamento, le quali cwnviMnemeìite fono, abbracciate : 7\(è queflc , nè quelle h lecito di mutare a cosini ne a colui , ma ogmtitio ha dafeguitar l'vfo approuato , nel quale Ha la auftorita dello Habilire , come fi hab biada parlar e, & da fcriuerc.Et perche il tutto con ragio ne habbia a procedere, quando altri feorge la intro duttion di qualche abufo , non dee mancar di dimo- strar lo.C he anche Ce fare fcriffei libri del diritta- mente par lare, dimoflr andò , come il popolo diB^ ma fi era trafugato dalla forma della pura , & leg- giadra.fauella:nel quale errorfono tutti quelli, che prender non vogliono regole di lingua da buoni fcrittori.Dalla cui opinione fono io tanto lontano* che con la occafionedi fcriuer quefla lettera ,fono entrato a parlar di quelle poche cofe , che me ne fo* no venute alpropoJito,moSlrando quale fìa flato T in diflfefà dell'ItaLlingua • 12 fo de gli antichi fcrittori Ogninobil Jpirito ha da /Indiare in feguir l'vfo Appi % ouato ,&communc conia vfata ortografia, & con la lingua delle fcritture.Et fi dee faticare di fa- re opere rare,&nuoue>per chiare^a di dottrina, per nobiltà difenten^e ; &per uaghe^a di Siilo; & non cercar di farjif arno fo con nouità di compi nimenti , nè con introduttione di omicron , ?iè di Omega.T^h di c,nè di 0 chiufi,et aperti,nè per mol Uplicar ^nellc fcritture. Tenfando di far quifinc>mi tfouuenuto, che ha ~ nendo io già fc ritto al Ccfano , &al Caualcantifo- fra ma loro rijpofta fatta al Duca H ercole di Fer rara (Dalla quale il Caualcanti meco fe ne ritiro) il Ccfano in luogo di rijpodere à quella mia Ietterai Mi domandò donde io era: Volendo fi gnifìcar , che ' noneffendo nato Tofc anobio non pottjjì haucr giu- dicio di quefla lingua, [opinion veramente di huo- min'hchenon poffono hauer giudicio di veruna lin- gua) la mia rijpofìa fu y che Io era Italiano: & che fe Catullo >& Fergilio nati lontani dal Latio;Et fe Tcrentio africano haueuano potuto faper la Un gua di Latioy J^onfo perche io Italiano non doueffi faper e la lingua: che io non haueuaper meno Ita- liana, che eglie la fi haueffe per Tofcana . Italiana moftrai io dapoi effere per nascimento quella lin- gua 3  rifyondnico ad un Dialogo del Tolomei ; Et già vepti anni f affati fono y che quelle mie dm lettere vfcironòm ijlampc: , ;;r fo ^ quelli ' Battaglie del Mutio quello yche ne fìa partito altrui + Foglio io adunque * direbbe fc anche quefia mia lettera vfeirà in luce, non mancheranno per auuentura di que' tali y che fi persuadono di hauer dalle poppe delle balie faccia- ta U purità di quefia lingua , che vi torceranno il M ufo: Ma questo non haila\jLn%t con ragione bìr fogna rifondere :& non dire, Io fon nato in Tofca- na,& tu nò • che Io ri/ponderò, & tu hai apprefa la lingua dalla Marna, & dalle balie femine fo^ %e,& ignorar£i,& io da huomini eccelleti,& dot- t'uTìi da quello,che fen^ pensamento efee di bocca alla plebe: &ioda quello , che pennatamente efee dalle penne deglifcrittori.T^on è il volgare Illu- ftre lingua Tofcana , nò : & ce lo dice Dante nato Tofcano:& che i primi fcritt ori furono anche altri huomini che Tofcan'hfi che riè nata è quefia lingua inTofcana,nbhada Tofcanihauuto il primo orna mento dello fcriuere. Io da me fono tanto contrario da quella opinione, che dalle Mamme, & dalle Ba He fi imparino bene le lingue,che quando nato fofji Tofcano , an^i che feguitare quella , mi uorrei di- sfior entinare, £r difiofeanare alla guifa,che già fe cero il Cefano , e*r il Tolomci , i quali amendue (i difdottoraro,QT il Sanefe. fi disfenò . Da gli Scrittori fi ha da prender la forma la regola del dirc,& non dal vulgo quella dello fcri- uere. Da libri fi impara la proprietà delle parole, le vere loro fignifìcatiom,& l'ordine delle coftmt- iom:et ad imitation di quelli fi bario da indirizzari Ical- in difFefadellltal.liiigua. 2 3 le altrui fcritture , che cefi fecero già gli fcrittori Creci,& co/i fatto hanno coloro , che latinamente hanno fcritto:&cofi medefimamente fi dee far da noi . Et tanto fi hanno da commendare gli fcrittori moderni, quanto più fi conformano à megliori antU chi.Et conquefta regola ho io notate quelle poche cofuc eie -.delle quali a dietro ho parlato. Et di molte più ne noterò. Quando che fia , che me ne -venga l* occafione : che hauercidamoftrar come molti , & Tofcani,& altri mettono mano alle penne, & agui fa di ciechi caminanofenza guida , & fcn%a bafto- 7ie. Ma molti fono , che ammonitione non vogliono riceuere.Et a me far non.fi potrebbe gratia maggio re, che darmifi qualche auuertimento (chevferò pur anche qui quefia parola, da poi chevfata la ho per titolo di vn mio libro ) Il che poi che da altrui non fi fa, Io da meftefio vo esaminando le mie fcrit ture:& daue mi trouo efiere alcuna volta vfeito del la buona ftrada,procuro di ritornarui.Et cofi in tut telecofe àmestbra che debbia far chi uuolfapere,' che finalmete niuno fa più, che qual fi ffuade di fa$ meno :et ninno fa meno,di quale pfume difaperpm. Quefìe poche cofe mi fono occorfe a fcriuere in- torno a quel libro , di molte piu,chehauerei potuto dire ,feio Jlender lungamente mi f off voluto : Et à voi Sig.Clar.ho voluto dirizzar queHa mia opinio» ne,la quale quando dal vofiro chiaro giudiciofia approuata,mi farà molto caro,& quando nò * non mifarà di/caro intender la vofira. I I LA VARCHÌNA DEL M V T I O IV- STI NOPOLITANO. T ^ 0 E M I 0. abbiamo in prouerbio ,£lye vna ciregia tirai altra; Et co fi dir poffiamoythe Ivnatira l'altra fcrktura : La lettera che io f caffi a i paffuti giorni intorno al C orbacele di quel Fiorentino ,mi ha data occa- fionedi prender quefia nona fatica ; la feci vedere ad vn mio amico.Et percioche verfo il fine io faccr ua mention di quella,* che e infuggetto del Cefano fcritto dal Tolome 'h accennando che dopo tanti an- 9 ni flato non fo(ìe chi rijfmft orni ÌMùeff e. Colui mi do mandò >feio baueua veduto XVLcrcolano del Par- chilo che più non haueua fentito nominar componi mento di quello nome>fe nonvna canyon di f.Her- colano y me ne rifi > &. domandai > che canyon fofie quella: Mi rifpofe,non è nè can^on^nè co fa da ride- re, egli è vn ben lungo > & dotto Dialogo del Var- chinone delle lingue copiòfiffìmamentc fi ragiona in vniucrfale,& in particolare della Fiorentina;^ ijpetialmente fi rifonde a quella vojira lettera , & a quella in diflfefa dell'Italicilingua . 24 d quella anchora y chefcritto haucnatc al Cefano,& al Caualcanti : &.vi fo dire, che. egli vi calca ipan ni alle Jpalle. ^ìjpiefio parlare io fictti fufyefo ; & quantunque ie mi perfuaieffi, la ragione cfjer dal- la mia parte y purauifaua k %che dura battaglia mi fi parajje mnan^bauendo cohojciuto M. Benedetto, nella molta conuerfation > che io hebbi vn tempo conefjb lui in F irenxg , per buomo molto dotto , à quello , che egli ne fuoi ragionamenti dimof ir aua. Ma nonpenfaua giacche egli douefie effcrevfcito di que termmiy che fra gli amici vfar fi conuicne; po- tendo/} , faina iamicitia -, haucre opinioni dkurfe. , & con ragione ila ciafeuna parte difbutar di que l- le . Domandai , [e tal libro era vfeito in luce . Mi difte, che pacati erano due anni mefi , che fta to era flampato in F inegia .; per il che nontar- dai ad hauerlo .' & datomi à leggerlo , non penai molto ad aftecurarmi della verità della mia opinio ne y da poi chevu Campion. co fi principale della \Academia di Fiùrm^a> con quanto sfòrzo egli ha faputo vfarc in, quefta lotta, non mi ha potuto mone redalle rmepximc pedate. Ben mi è doluto r che egli verfodi me tenuta habbia tal maniera difcriuere> che io habbia non (blamente da ributtar le fuc ra* gioniyTna da liberarmi ancora da fuoi canini morr fi y contra i quali, come di ottimo rimedio ymi ferui rò del fuo pelo. *A me grandemente rincresce, che egli vn tempo auantila morte fua quel libro non habbia pub Lea Battaglie dclMutio to,bauendolo fatto già cotanti anni a dietro (fecoda che egli ne fa mentione) che batterei purvoluto y che gli fojiero alquanto dolute le orecchie in penitenza U'bauer troppo licetiofamente adoperata la lilngua. Ma egli perauuentura tardò à public arlo> aftettan do , che di me anueniffe quello , che t auuenuto di lui, per fuggir ( come egli dice) il ranno caldo. • E pa rc> che egli in vn c&rtq modo danni il Caro* che troppo aframente rijpmidejfeal Caftehtetro, • che prima lo haucua ojfefo : & egli aframente h i proceduto contra di me,& coma altre perfone y chc già mai no lo ojfefero.S e contentato fi fojfe di mode Jlamente rifondere >& di placidamente dir le fa ragionici come non folamente fra perfone arniche, ma fra ogni nobile Jpiritofkr fi conuiene y & lo ri- ; chiede la cortefiaiEt non fojfe vfeito {dirò co/i) del- la li^a ,Sallo Dio y che$o con ogni Hudio sfor%ato^ mi farei di contender con effo lui y & di vincerlo di cortefia. Ma pofeia che gli è piaciuto tenere altra * maniera, & ha voluto vfeir a campo aperto : Io a guifa dibuon C amberò >nonme ne farò punto febi- fo y an^i come da lui promeato y farò à ferro im- molato. E promette bene di douer vfar molta modefiia > Cjr di fmeer amente hauer à dir la fua opinione, daft nardo chi fa altramente: & moftra di abbonirete acerbità vfata {comeho detto)fra il Caro ,&UCa-> fieluetro, poi mena la lingua y & lapenpa à trauer lQ/fen^^mrdaYeadamciifi a nimici . Et fjPP a £ j ■ in diffefa dciritaLlingua. 2 5 ftònatiffìmo fi fa conofccrc > fecondo che à proprii luoghi fi fari numfeSlo.V ero è, che da chi difende iltortoycofi ordinariam'étefifuolfare.gia e qualche annoyche io per ordine del Cardinale SilcJfaMririo, che fu poi Tapà Tio Quinto , riffofi ad vn libretto intitolato apologia Anglicana,nome fermamente modeHiffimo ypoi in effetto era vna acerbiflìma in- ucttiua contra ilTapa y & contra la chiefacatholi- » ca.Et co fi vfano di far gli Heretici.Etin quefiq ge- nere questa del Far chi fi può dirittamente appella- re herefia 3 che egli vuol pur mantenere opinata- mente vna opinion contraria alla veritàsi che pur cotra heretici fono deflinato io a douer combattere, conti 'animici della fede, de quali e fatto proprio no me il nome della herefia contra dcfl ruttori delle leg % gì della Caualleria: cjr contra vituperatori dique- fta lingua . che propriamente è vn vituperarla, il yolerleuarle il nome da tutta Italia y per darglielo da vna particular città. Bora per dare alcun princìpio àtr attor di quel lo, che ho da ragionarla differenza h,fc quefia no ftralingua > & ifpetialmcnte quella,co la quale feri tàamOydir fi debbia Italiana,o Fiorentina. QueSla è la noftra contefa . Chi non è alcun che dica la tin- gualche fi parla in Tofcana non efiere Tofca : ni quella che fi parla in Fiorenza no effer Fiorenthia. Che la lingua etiandio di Lombardia , fi chiama. Lombarda,^ quella di Melano Mclanefe: Quella di B^tnagna F^magniuoU , & quella di Bologna D Solognefi; 1 Battaglie del Mudo Bolognefe; & cbfile altre.Di quella fi parla, nella quale fcriuono tutti gli buomini di tutte le regioni di ltalia>che studiano di leggiadramente fcriuere. Di quefta danna me il V archi ò che io la chiamo Italiana^ &mi danna del modo da me tenuto nello fcriucre.Et io nella rijpofla alUrgadomi, difenderò lamia opiniùne:etmoflrerò come egli fia buonmae ftro difenuere. Etquefto farà ti primo capo.Dapòi tratterò quello della lingua , & infteme mofirerò come egli f oppia bene vfar quella lingua, la quale ejfo vuole , che fi a tutta fua. Et feguirò moft rondo la confufìon delle fue ragioni^ allegationi, & co me dallo fcriucr di lui medefmo fia approuata la mia opinione. Del mal modo , che tiene il Varchi nello fcriuere • Cap. I. lanieramente io non fo fe io babbitt mai veduto Dialogo mcn leggiadra- mente {per parlar con mode/Ha ) da fcrittore alcuno introdutto , di quefio fuo Hercolano.Eglifa vna ragunan%a diperfonc, le quali hanno da definare inficme in cafa di vn Don Vincentio Borghini; il quale parlando con vn M. Lelio Bonfìjdice: M. Lelio mio caro, definato> che haueremo , & ripofatici alquanto > potrete co- minciarfenx* altre feufe, & cermonic , che vi fo dir , che hauete gli ascoltatori non folamentc bene- in difTcfa dell'I tal.lingua. 26 uol'htna attenti , & per confeguente docili. ì{i(p^n- , ì de M . Lelio. Quando le parrà [tempo V. S. mi ac- , , cenni, che io di tutto quello, chefaprò, opotrò non , , fono per mancare y clx che auuenir me nepoffa, 0 , , debba; & feguita incontanente Don Vincent io a di , re. M . Lelio le no/ire viuande non fono Hate , nè , tante,nètali: & voiinfieme conqucftialtridi quel, le poche, &gt -offe hauete fi parcamente marmato, , che io penfo,cbcnèvoi,nè eglino h abbiano bi fogno , di ripofarfi altramente ; Terò potete, quando cqfi , $ *ipiaccia,cominciareavoftrapofta. Quefio è tut- tofa tefio,la tefjìturadel quale a me fenibra , c\k fiaaffaimale ordita : che dopò hauer parlato di do. uerdefinare, edoucua pur trametter parole , & tepOypermoftrar chedefinato hauejfcro : & fepur non gli voleua lafciar ripofare, poteua far, cheM. Lelio conio Becco in bocca , cominciale a ragio- Toi che forma di parlare è quella : lenoflre vi- , » uande non fono fiate ne tante , nè tali ch'io penfo. , , Efamini ben chi legge a qual parte delle parole* chefeguano,appiccarfipoffano quelle prime, le no ftreviuande non fono fiate nè tante, nè tali. Dadi- re era pei- mio parere , le nofireviuapdefono Hate tali,&voidi quelle hauete fi parcamente mangia to, ch'io penfo ; & quel che fegue. 0 vero. T^on fonò fiate nè tante, ni tali, che ne voi , nè gli altri hab- biano bifogno di ripofarfi.Cofi dico,o cofifkttamtìi te era da legare ìnfime quel tefio. Ma di cofi fatte D z toflm- • I I Battaglicdcl Mutìo coflmttiom e pieno quel libro ; eJr /è nel principi* del camino egli inciampa auifi ogniuno quello che egUJkccia a lungo viaggio. Que\ie non fono forme damettere in ifcritture: &fe pur altri volejfc, che queflofoffe fcriutre Fiorentinamente) ageuulmeth. te potrebbe effer conceduto da chi fa profeffìone di Italicamente fcriucre. QutlFvfa ancor di dir V.S .& F.B^s. come egli fa in quel libro y mi pare affai difdiceuqle. Ho errato* jLnxibene vi fla>ctccioche quejìa con le al- tre fconueneude%£e fi confaccia. Jlggiungafi , che quel Dialogo e maggior che tne%o ilDecamerone , & egli lo introduce per vn ragionamento di vn dopò definare^ auan%ando am cor buona pcyga di giorno. Io quel mio , che pur dianzi mandai' in Lice [otto il nome del Gentilbuo- moslo diuijì in tre libri yhanendo pur rifletto di non vfeir della propurt'iQne ; che il ragionamento trop* fonon eccedeffe quel tempo , nel quale fi diceua quelle cofe qfcr siate ragionate. Et Cicerone diuife il fuo Dialogo decoratore in tre non grandi libri, & le queftioni Tufculane in cinque. Et ogniun di que volumi tutto infieme y è minor dell' Hcr colano* Ma et Tlatóne comparte i ragionamenti della I{e- \ publit a in dieci libri: et quelli delle leggi in dodecL 'tyèglivni,nbgli altri non arriuano alla grande^ %a deU'vno 3 etfàlo copiofo Dialogo del V archi. Et . fermamente feegli fatto ne haueffe cinque parti* non vene farebbe stata veruna, che Hata non fojfe mag- ) f in dìffefa deirital lingua. 27 maggiore di ogni libro de Dialoghi , che ho nomi' natL'Tsloìifonoio cofifeuero Cenfore , che io voglia dgrlamifuraà Didoghi Con ihoriuolo nò ima il dar. per ragionamento di vn dopò definare la lettu- ra di quattro , 0 di cinque giorni,òpur fouerchio. Leone Hebfeo fcri/Je quejuoi tre Dialoghi di jLmo re,de* quali il fecondo hper due volte grande come il primo ; eìr Uterino è per due volte come il fecon- do, et è di lunghezza fiiftidiofa. Et pur quefto del Parchi l più di vn terzo maggiore di quel lunghif- fimo di Leone Jlter^o Dialogo del Bembo della voi gar lingua può effer grande quanto i due primi in- fieme : ma egli accorto fi della fjuerchia lunghe^ %a, come fu al meyg del ragionamento, fece appar tire i lumi,ct coli fftguitato d parlare injino ad* bora di cena. Et ijtato ejfendo di Decembre , & ce- nandofi in Vintgia tardijfmo,il Dialogo al tempo venne ad efler proportionato Qjcllo ve ramente del Parchi e Ire volte grande quanto è quello, il quale dir fi può, che dal Bembo diulfo fojjè in due ragio* namenti. lApprcjfo b quel Dialogo con vna nuoua foggia diuifo in capitoli^ et nel fine di ciafeun capitolo toc- ca a parlare al Conte Ctfare Ho colano ( che e quegli con cui egli ragiona, & da cui ha dato il no me al Dialogo ) et la domanda fud feruepcr do- manda, et per titolo del Capitolo , con aggiungerui poi primo, fecondo, et ter^o quejìto: che è {per par lar Uberamente) vna gojferia,et tanto più quanta J _ * • ' 4 • ) ■ 1 i Battaglie del Muti o alle volte quel titolo ftar non può per domanda y ù interrogatione y oquefito y come egli dice parlando a modo feto. Ai a chi vuol bene inteìidcr quefla coj&> pigli quel libro in mano: et cerchi ipr incipit di que capitoli. Or che dirò ì che egli fu quel che M. Lelio in eccitando il Dialogo comincia a parlar, colui diffe, et quell'altro rifpofe : et poi checofi 'ha confumate più di due gran carte y foggiunge* Ma io Lelio ho penfato per fuggir fhftidioy di ragionami y comefe effi fofferoprefcnti.T^jtouo modo da introducer Dia loghi y nbfòfe vfato da perfona, chehabbia faputo chefia fcriuere. Et dotte lafcio , che il titolo di quel libro \è delle lingue y et in par ticolar della Tofcana y et della Fio- rentina : et per tutto quel Dialogo egli protefta di non voler parlar dello fcriuere, ma f blamente delle lingue : et il proemio tratta dellfi eccellenza dello fcriucre ì Qucflo non è altro y che prometter coJa 9 che far non fi vuole. Si che dir fi può bene* che il ' proemio attaccato a quel Dialogo y 0 quel Dialogo attaccato a quel proemi o y vi Ha a pigione > et che vero fia y che egli per quel Dialogo faccia profeffìo- ne y dinon voler parlar dello fcriucre.Hauendo egli questa cofa detta da principio storna a dire alle fac ce 184. Io vi ho dettó,che voglio ragiona* re hoggi del fauellare,& non dello fcriuc- re. & ciò replica alle 210. alle 243 . et alle 250. Confideri ogniuno,fe quando fcriffe il proemio y fi ri* corda* in diffcfa dell'Irai, lingua. 28 cordaua di quello, che detto battenti nel libro : ojt fcrtkendoilhbro,fi ricordano, del proemio.Ma r^cr tifi ancora quefla altra fua impmdentia. Doue io ho parlato del nome di quejla lingua , ho parlata della lingua delle fcritture: et egli dke non -voler parlar fe non del fmellare. et entra in querela con me di quello, che egliprotefia,di non ne voler par' lare. ^ Sarebbono perauuentura quefle cofe da compor tare y et da feufare tali inauuerten^e ,fe quello /òffe fiato vn Dialogo poco auantiprincipiato, et non ri- ueduto.Mapcr quel lo, che egli mede/imo ne ha la- [ciato memoria nel principio del quinto quefito , fu degli anni ben dieci auanti la fua morte; et {fecon- do che fanno fede i Giunti che loHamparo ) ultima mente fu da lui cmendato,et ricorretto, et con mot- ta afettione raccomandato a fuoi amici. T^è inten- do, che ciò f offe per altro, che per hauérne egli fatto grande flima: et per defiderare che foffe mandato in luce. Tanto fia detto della cornpofitiom di quel libro, paffiamo bora al fuggetto del mme della lingua. Io andrò fegnando ne margini , U facce doue fono le co fe,alle quali ri- fiondo . fi 4 Pro- Battaglie del Mutio Propofte del Varchi , tra le quali ne fono parte impertinenti , & parte non • vere. Cap. II. Olendo egli trattar, come appellar fi debbia quefta nosìra lingùa,dice,chc il Bembo la chiama Fiorentina > M. Claudio Tolomei 7 etil dolce Tofcana, M.Gio.Giorgio Tuffino & io,ltaliaaa: &poi con molti difeor/i entra a ragionare ,&fa alcuna voU ta dire al Conte delle ccfe,comefiate dette da noi, che fono fìnte dalu'hperfkr con le rifpoflcfue parer buone le fue ragioni 3 & che noi dichiamo cofe im- pertinenti ; & cofegioftra contra mafehere fatte. da "jrjfr^ Recita anchor a delle cofe da altrui dette o difa- uedut amente, o ignorantemente /opra le quali fifk Caualicre;& io non intendo di combatter per ogni* uno.tAnzia jne batterà difender me ; confonder le fue ragioni;& dimoftrar,che quesìa lingua diritta mente Italiana ha da affere appellata: òr che non è vero quello, che altri dice,che à bene fcriuere fia bifogno di effer nato , o allenato in Fiorenza > o in Tofcana;che quanto a quello, che il V archi fi off an napermoflrare,che inon Tofcarà,o puri non Fio* rcntini non pò) fono pronuntiar le voci Fiorentina* mente, non haueuamejlieri di tante parole, che da noi fi confe(fa,che fiamo coftpoco atti à pronuntiar la lorQy come cffila noiìra fauella : Ma di quello uÈ,^i non • indiffcfadeirital.lingua. 29 wnhowaidifputato:&fo che anche fra loro\To- fcani da vna ad altra città > vi è taìita differenza, . quanta è perauuentura dalla Lombarda , 0 dalla S*j l\omagmuola,alla T'ofcana.Ma lo fcriuer non con- fitte nella pronuntia.T^è credo y che Virgilio, nè Ca- tullo^ quali non eranonì nati,nè allenati incorna, cefi bene pronuncia/fero la fauella Romana , come faceuano ipefei vcndoli,o i più vili artefici, & fa- ceuano nella Bimana lingua più lodati verfi , che tutti 1 più nobili Romani nati , & nutriti in R^ma* Orfcguitandoil nolìro fuggetto, dice egliprimie ramente,chefra noi tutti fiamo in concordia ,chc le lingue debbono pigliare i nomi da que luogki,(fbue 2 $ * elle naturalmente fi faueUano : & che gli fcrittori primieri di qualunque lingua,dallvfo di coloro, che la fhuellauano,tr afferò le loro fcritture; che Dante* il Tetrarca ,et il Boccaccio fiano fenon di tempo,al meno di eccellenza i primi fcrittori, che nella lin- gua volgare fi ritrouano; che come la Tofcana e U più bella di tutte le lingue , cefi la fauella Fiorenti- na fia di tutte le altre TofcaneUpÌHleggiadra,& che quella lingua fipoffa largamente nominare Holgare, 0 la lingua del Sima non corteggiai , & che fi come la Italia è vna Trouincia,che contiene molte regioni,cofila Italiana lingua fi a vn genere, che infe contenga molte fpetie ,  ciafeuna jpetie . m molti indiuiduu In tutte quelle cofe dice egli, che tutti mi c n >q+ *" rimio.il che non so quanto fia vero . jfnn 4 >ò, 'WM BattagliedelMutia che non e vero. Quanto al primo capo non contraete co\ denteJoHCna egioche facem il Filofofantc, ragio- nar y . Battaglie dciMutio : ; nardi quc&a materia . Come à dir fra le diuerfe maniere de colorLColorc è il genere , fe difterie di colori fi parler à y fi dirà coloruerde , color uermir glkycolor giallo,^ cofi gli altri: ne fi haurà bifo*. - gno di venire adalcunparticolardi dir panno ver ' dc,feta vermiglia, fiore giallo : che in dicendo ver- de, uermigUo, & giallo fi farà intefo il colore, co fi dilingue ragiomndojiycjfendo lingua ilgenere,per intender di qual lingua fi parli, fi dirà lingua He* brea ,linguu ^Arabica , lingua Laica , per hauer fcrittOyofcriucre in quelle fcnttonH ebrei , jtrabi et Italiam.Et quantunque in quelle regioni per di- uerfe citta jia ftata,ofia qualche diuerfità diparla ri,pur dal tutto injieme,et non da parte alcuna fi fo no nominate U Unguc. Da tutta L'alia , et non da vna pa rt'j>ne da vna pa rticella ha da effer nomina • ta la noftra lingua, tt fe dir fi uoleljè, chela lingua latina fu pur nominata da vna parte di Italia , fu perche infoio Latio ella era in vfoiEtf appiano che U lingua di Tofcanj,che pur confinaua col Latio % era dmerfa dalla latina,et ipopoli delle altre parti ancora haueiiano diuerfe liguc. ondeappre/Jò Limo fi le £ge>cbt nel tradimento diMetio Tulio, hauen- do con alta -voce detto di hauerlo egli mandatoiper- che alle fralle ferifft i Fidenati,da molti di loro fui tqo?p c Jhr fatti Cdonia di Komanùl che vuol dir, eoe hauettaym /: j-^^r, tic» i?inr7>?ainÀiui- Siano. in diffefa deirital.Iingua. 3 1 fiarìa.Ter indiuiduo fi potrebbe metter Fiorenza. & ogni altra città ad vno altro prcpofito , comejfc dijlfirica alcuno voleffè pafiare il mar e, domanda to doue intendere andar e\potr ebbe dire , in Italia, inqual parte: In LombarcUa,o in Tofcana. „4 qual citta: a Melano, 0 à Fiorenza. % A quefìo modo ài rit ià. fi fauellarebbe , come di inuiiiidno , ina come di lingua è vna vanità, che indue maniere fi pojjòno intendere le città. & Tvna ègliedijicii cinti di mu ra,&di foffewnde diciamo Mtlan grande,& Fio- Hvr^a bella .l'altra la ragunan 1 ^ degli habitato- ti,chefono Melanefi,& Fiorentini. Quelle nonpar lano,& fonoindiuidui,ciafcunaVno. er queftipar- lano,& fono molti indiurdui , de quali ciascuno ba> vna diucrfafiiuclla,comediuerfifono i volti lorol Si che fe da gli indiuidui vorremo dare i nomi alle Unguentante faranno le lingue , quanti fono gli huo* mini , che parlano al mondo. T^on voglio già dir, , che anche fra gli fcrittòri non fia dinerfità di Un* gua:che altra è quella di Ciceroneijtltra quella di ^fpuleio:*Altra quella del Boccaccio,^ altra quel la del Tolifilo: Ma & quelli pur fono nominati fcrittòri Latini , & quefli hanno da ejjer appellati Italiani. Cheinuidia è quella di Tofcani,&di Fiorenti* niynonvoler, chela lingua, della qual fanno prof ef* ftone,fia honorataìChepur più honortuole è il tito lo da tutta Italia,che da vna regione, oda ma cit* tà.cbe auaritia è quefta,nonvoUr che altri parte* , / Battaglie del Mudò cìpi di vn benebbe tanto pin fifa maggiore , quan to più fi comnmnua: Ma in.quefto,di che fono aua- rh fanno danno afe fiejji:cbe mentre fi pervadono, cbenoiparticiparnonnepoffiamo,àlor ne rimane la minor parte . chefuperbia e quella , perfuaderfi di faper foli fcriuere in quella lingua ,cbe anche dal leftra?iicre mtionipuo efiere apprefa . fecondo che già fi fecc;& fifa tutta via della Greca , & delU Latina;Della Francefe,& della Spagmuola;Della Tmbefca , & della jLrabcfca. Et in tanto b que- sta linguar communicabile alle altre nationl, che non piamente la imparò il Fortunio , il quale fu Scbiamne:mafuilprimoafiriuerne regole, & adinfegnarlaarTofcaniy&a Fiorentini,& aperfe la Hrada al Bembo,et agli altri, che dapoi ne harh nofcrittOyet Fiorentini nbpurfapeuano y nb voleua- no confentir, che di quefta lingua ui hauefftro da ef fer regole.Ma in questo, che Indettoci b verificar to quello di Dante, Superbia,Innidia,et jtuaritiafono Le trefiiuille c hanno i cqri accefi. La lingua deglifcrittori;della quale ho parlato, et parlo ìo,b quella, chevniuerfalmente pertutta Italia viene intefa: et quella , nella quale tutti gli huominhcbe fanno prof effione difcriuere,fi affatica no di ejprimere i loro concettiXt quefta da quel tut to.aue ella fìttende,ha da prendere il nome, come, 1 fignore^giante in tutte quelle regioni Mafitroiuhdice il Varchi,, che anche la lingua. latina. in diffcfa dell'Italica lingua. 5 2 latina è slata appellata Rgmana.fi troua : ma non fi troua,che alcuno habbiaprefa quella oftinatie- ne, di voler, che ella fi chiamajfe Romana: & che rifiutajfe il nome di Latio .Et pochi fono quegli éfetn f iiyche egli allega } comparati a quell'adone ellai chiamata latina {benché egli finga altramente) co- me ben fa chi ha riuoltati i libri latini. & l'efempio* che mi è venuto alle mani di Limo dice, fapeuamo latino • lyè dirà alcunoychepiu fcrittori h abbiano chiamata quefia lìngua Fiorentina , che Italiana. Et quefto confeffa il Parchi mede fimo dicendo,che zj% di quanti egli ha letto , non fi troua chi Fiorentina Idhabbia chiamata, fe non il Bembo. Et meno, dirà - dlcunoychepiuhonorcuolefia chiamarla Fiorenti-* _ na,ehe Itatia?ia,faluo fe egli perduto non ha il ccr- nello. Voi tanta bla nobiltà della città Romana y che fia più honore a quella lingua tffer detta Roma na>cheLatina.Et pur Romamdi chiamarli Latina non fi vergognano . Ma il Boccaccio ha detto , che fcriueua involgar Fiorentino.lo ha detto fiyinaper- cbéìTer parlar humilmtte delle fuefcriiturcìVene do ad iuferhyche quandunque egli humiliffimamen- te fcriueffe y non gli mancauano perfecutorL Et che quello che dico io fia vero y à chi Ugge con giudicio le nouelleyageuol cofa fa ad intendere, che non cofi humile e dapertutto lo Siilo di quel libro : fi come mi ricordo hauer già notato nella lettera feriti a al - Cefanoyet al Caualcantiyolla quale mi rimetto^ al- tra che egli alcuna volta (parendo a Ini forfè di co Battaglie del Mutio fi benferuare il decoro > delle perfonc y ha parlato pi* plebeianunte , che agraueferittor non fi con- mene. "^^S^^'.^v^^^" ^^fW^ Chele lingue pur dalle nationi hanno da prendere i nomi; & della oflerua- tion delio fcriuerc- Cap. IIIL £ regole delle lingue da prender non fi hanno da effitmpii di animali , nìf per legge di indiuidui;ma da effenipii di alt re lingue: nh in altra guifa fi ha da parlar della noftra. la lingua Hebrea non prefe il nome dalla Città di Hierufalem: &pur non fu Hierufalem inferiore a Fioren^a.Qudla degli J[f firi nonio prefe da Babilonia » & non fu Babilonia inferiore a Fiorenza, la .Africana non io prefe da Cartagine: nh fu Cartagine inferiore a Fiorenza, la Morefca non lo prefe dal Cairo: & non è il Cai ro inferiore a Fiorenza* la lingua Greca non fu no minata da alcuna delle fumofe Città di Grecia: & pur ne furono delle Rgali & di potenti Bgpub. & non inferiori a Fioren^ada lingua Tedefca non ha prefo nome da alcuna delle nobiliffime>& Imperia, liCittàdiAlamagnaiJ^lla Spagnuola da alcu- na di quelle di Spagna : Et pur neirvna,& nelf al- tra regione vi fono Città non .inferiori à Fiorenza. U Francefca non lo ha prefo da Tarigi ; cìr non è Tarigi in dificfà dell'I tal. lingua. 313 'Parigi inferiore a Fiorcn%a. la Tortogbefc non l? ' - baprefo da Lisbona.!^ Lisbona e inferiore à Flo- ven-fa . TS(è Londra prefume di chiamarla Ibiguz di Inghilterra Loridnna: Et non e Londra inferio- re a Fioren%a. Di tante Città vchiliffimc che Hate fonOyO fono a Fiorenza o fuperior'h o non inferiori; non ve ne ha veruna , che Hata fia { dite cefi per non dir peggio ) cotanto ardita , che in particolare fi bibbia voluto vfurpare il nome di alcuna Un- gua, a Tofcani concede[fi,ma etiandioa ruttigli Italia- , , ni il nome della lingua Fiorentina : filo che ejfico- > 9 tal benefìcio da lui y & dalla Città di Fiorenza ri-\> * conofccjfero.Della qual co fa nonfo che altra più dir fi pojfa vana,pcrnon le dar nome di fciocca.jtdun queper doucr bene fcrinere in vna lingua, e di me- Jiieri hauerne priuilegio da Trencipi : Tronfi fa > che ne Firgilio,ne altri fcrittori hauejfero prillile^ gii. .Adunque non fi può dir , che latinamente fcri- ne fero: Chi fa fcrinere in vna lingua , non ha bifo- gno dipriuilegio. Et chi non fa , ti privilegio non lo farà fapeYe. Et qual Vrenàpe a tali ne de/fi privi- legio , moflrcrebbe kauer poca cognltion di quella lingua. Si cheprtidenùffmo configli) sfato farebbe E quello \ Battaglie del Mutio quello iti Varchi. Io, per dir di me, non fidamente non vorrei que- lito primlegio, cw^i mi riputerei ingiuria, che altri Aiceffe, che io Fiorentinamente fcrixcffi : Me ne al- lontano io quanto più poffo dallo fcrìacre in Unnia Fiorentina.Ts{è di quella fui mai fin 'dio fo. Già tem- po fu, che fe io baue(fihauuta vna par da ( non di- co Fiorentina) ma commune alla Tofcana fola,& vna altra commune a tutta Italia, antcpcjla haurci la pura Tofcana ; & ciò non farei hora , cjjèndo mia iìticntionedi feriucre non a Tofc ani foli ,maa tutte le perfine di Italia. Quando io era in altra età , io leggeuai libri Tofcani , & (petialmcnteil Boccaccio come dife epolo ; & haueua per buono tutto quello, che io vitrouanaferitto: & perciò mi l forfè alcuna volta vfeita dalla penna qualche pa rola 9 che hora nonne Lzfcereivfcirc Che anche ne migliori fcrittoritruouo di quelle cofe,che mi offen- dano, (non ne eccettuando puf UTetrarca ) & vo fccglimdo quelle, che giudico effer migliori , non di co come Virgilio da Eraiio; ma come rofe dafpinc; & conia ojfcruationdi quelle regole , che da loro 9 [i mparano , vo notando, come hencf appiano vfar la lingua coloro , che ne vogliono efjtr maejlri ; & come quegli altri ,i quali da libri fanno profetarne di hauerla apprefa. & fe voglio dir il vero , & ne gli vni , & negli altri deftdero di molte cofe. T^on dico in tutti y ma in poco meno che in tutti. In font- ina voglio dire, che di molte panie vfate ancora da mi- iti difrcfa dcll'Ital. lingua. 34 tnigl'wrifcrittori > mi guardo io che non fi vedano nelle /niefcritture.Comc per éfempio io non diro^nh G>uffe>nc Maifi>nb Guari>nt Tejlcne Cbc?iit^ nh ,Appo,nè Huopo>nh *s'uaccio> ne Eglino, nb Filc- njyriè ^Altrcfi.J^ondirb Moglicma , ne Fraulmo y . ne le altre tali .Mi guarderò dadirellòtta % & % AÌ limita ;-vjr Vicenda per faconda > cr coltello per ; dir fi>ada>& fato invece di; aio. Et diro Manda- reafacco an^i che a ruba , Torce più tofio , che Torchiycerudlo&r non cerebro, farcita, & non fi- rocchia>B^diculo>& non Indettole. Et il medefimo dico di più altri vocaboli , i quali di raccorre qui non è mia intentione , lanciando la feccia di molt'u che (parfi fono per Dante. Et ho da aggiungere ah- chorajcbe io dirò an%i ojficio,cbe v§icio y an^i obe- dirc>cbevbbidire.Dirò obligato, & nonvbbriga- to, opinione fermerò per femplice V.Fcbreper vita fola B. & cofi in femina non raddoppierò la M. fi comebo veduto far fi 0 Tofcanamente •> 0 Fioretina- mentc* che vogliamo dire.Se adunque per non tro- uar fi ditali vocine mici componimenti al- tri dirà che io non ifcriua Fiorentina- menteilo injin da boragliele per dono.Ben mi nncrcfcerqb- be y quando dalla Ita Ha io fojfi giu- dicato K non ifcriuere Italicamente. £ 2 Che s Battaglie del Mutiò Che a bene fcriucre non importa effe* nato , ne alleuato più in vno , die ili altro luogo. Cap. V . ^^^S^S JL pcrciocbc la fomma di tutto il ne- M^^ffl w godo k,che altri non vuole, che quale y g non è nato >oda tenera età allenato in fcS^JS^Pr Fiorenza > pojfa bene fcriuere in lin- gua volgare > per trattar quefto articolo > comin- cierò da quello, che il V'archi ferme dime. Et pri- ma dico, che io fono per origine della Città di Iufti- nopoliyvolgarmente detta Capodiftria>& daglian fichi appellata Egida>lontana dal Carnaro y Ch'Italia chiude ,&fuoi termini bagna, Intorno ad ottanta miglia. TSfacqui inTadoua: &fra in Tadoua y inVintgix, in C apodi flria, in Dalmatia, & in *A tamagna vi (fi infino alla et adi trenta anni : jLpprcffo conuerfai in Lombardia , m . Ticmonte,in Francia, & in Fiandra ; & nebauc- tia forfè quaranta prima^chc Fiorenza mi vedeffes & a mettere infieme tutto il tempo^cheinpiu vol- te flato vi fono r non fo fe egli pqfpifjc vn anno. SÌ che ne io vi fon nato y ne da fanciullo alleuato: & che in me non fiaindicio '.alcuno di Fiorentineria, affai fi moftra a chimi fente fauellare.Xà onde per la coloro ragione fi viene a conchiudere, che io be- ne nonpoffo fcriuere.iyk iò mi vanto di bene ferine re.Ma intenda/i quello, che ferine di me il Varchi, parlando della lettera mia al S. Binato Triuultio. in ditte fadcirital.lingua. 35 1 lo. ho il Mutio per buomo non follmente dotto, 1 10 & eloquente ,ma leale, che appreffo me molto mag > , giormente importa: & credo, che eglidiceffe tutto , % quello,che egli credeua fmeer amente, jlncora, che , , quando Rette vna volta tra t altre in Fiorenza, do, % ue io con mio gran piacer conuerfai molto feco in ca , , fa della Signora Tullia dragona, furono da certi , > dette cofe di lui d'intorno a fuoi componimenti {per , % lononpoteregli,per^erforefliere y fcriuerbene,& , > lodatamente nell'Idioma Fiorentino ) le quali non , , fen^a cagione, & ragione lo moffero a fdegno, on- , , de egli contra qué ' tali,parendogli,cbe foìfero (co-, % me per aiiucntura erano ) mojfi da inuidia compo- , % fe, & mand ò alla Signora Tullia , Donna di gran- , % diffbno jpirito , & belliffimo giudicio, quefio fo- , , petto. ,.{.'> tjj Trima chepaffipìn oltre , voglio dire , che po- trebbe e fere , che altri reggendo , come egli di me parla honor a t amente, fi maraniglierà, & midan- nerà,cbc 10 di lui habbia fauellato nel modo , che ho fatto infino adìoora. Ma fìa pregato ogniunoa fufpendere il fuo giudicio, infm che egli baueràfen- tite anche le cofe,cbefegniranno appreffo. Torno al fuote/ìo.Egli dice, che per non potere iobene,& lo* datamente fcriuerc ncll 'Idioma Fiorentino , coloro differo certe cofe ; doue viene a tenere, che io non poffa bene fcriuere. Tercbe adunque dice , che non, fen^a cagione , & ragione mi f degnai* Cagionfì può dir, che fentetidumi dannare ( comunque fojje) E 3 rni • Batta^ié^cl Minio n -'\ • l| mi dolcud : ma ragion non baueua , fe effi non mi dannavano a torto. Voimoftrando egli di credere* ' che mojfififfero dà inMià\ viene a lignificare, che  el n )Hro bonore È Viurà chiaro in eterno in ogni parie. x *^^; ' ; Et fi vedrà, che non i fiumi Tofchi , Mal del , l'art? , lo studio , ci finto amore Dan (pirto , & wtó à i nomi , & à le carte. Etfeguita il F archi con quefi e parole, lafcnten* %a di qìiefto fonetto par* a me,che fia vcriffima.Or 1 fe verijfima è q.'cefìa fetiten^a: & fe fittola paro* I la de fiumi Tofcbi fi intende, che riè l'ejfer nato in 1 Fiorcn%a,nè in Tofcana, non è quello che dia il po- I ter bene fcriuere ; perebe dir, che noi foreftieri non 3 I poffiamo fcrmcrè* Ma che dirò, che in quel Dialogò . I 98 // Con! eparlando dice al VarcbiiChe effo più voi- * I te gli ha detto, che il mio fcriuere i molto puro, & \ Fìorciì- fin diffefa dell'Italica lingua, 36 Fiorentino* Quefia corfeffime accetto io volentieri da lidycon quella giunta^uro: che fe fempllcemefl te detto hauejje Fiorentino, Quefia haurei io battu- ta per grane ingiuria. Io inifcrutvndo non Hudio più in altro; che in puramente Jcriuen; & quanto anche al Fiorentino , egli dice molto bene. , perdo- che non conoscendo io Città , ne regione in Italia, che puramente fanelli , nlfcrittore ancora alcuno, (& parlo anche de gli antichi ) che in tutto pura- mente babbia ferino, Io voy & da gli Scrittori, & dalle regioni , & dalle Città, raccogliendo quelle parole, & quelle maniere di dire, le qualipaionod ?ne, che dà vna lingua, la quale degna fi a di porta- re il nome da tutta Italia , fi connchgano. In modo che lo fcriuer mio chiamar fi può puro Vinitiano, puro Lombardo, puro 7K(apdetano, puro Fiorenti- fi), & coft delle altre regioni, & delle altre Città. Cioè dal quale fono leuate tutte quelle brutture, delle quali fìa macchiata ciafcunafauella% nè for- fè la Fiorentina meno che veruna delle altre. Ma non fono io folo dal V archi commendato di \ beneferiuere fra Italiani non Tof canhan^ princi- palmente è nominato il Bembo nobile VÌ7Ùtiano r come quegli che è il fuojLcWde m tfaltar la lin- gua Fiorentina,della qual co fa fi parlerà alfuo Ino go. Éfalta M. Triphone Gabriello pur Vimtiano. JLpptoua i componimenti di M. Sprone, the è Ta- tuano, & del Taffb Bergamafco. Fa va fi f ciò di nobili ^apvletani,di Èrefchni, & di altri fpiriti E 4 di ,.V Battaglie del Muti*> di diucrfi htogbi,i quali barino fi ritto, & ifcriuùMk volgarmente ; & appretta i loro ferini per Fioren- tini^ roglU/m\iir fofcani.Et lodandone egli tan- ti? viene a confi/fare , òbe fmyg bauere fucebiata la lingua dalle poppe delle b die Fiorentine , o ap- paratala dal popolo, p può puramente, & leggia- dramente fcriuere* Ut tutti quelli, ebe btnefenuo- nòyfuìuwycome ho dette Jzi fi da me, ciò e ir coglie do il f ore da tutte le Italiche nationi. Loda egli per buoni ferii tori ,il Sanaxarojl Trìffno, il Moligli Tanfillo,ilCappello,ilGirnldi, il Vigna, il Tomi-, Uno , ilDomeniibi. Daqueflo numero cfcktd? h ferktor del cortegiano,pcr non haucr egli data ope- ra alla piintàdtllofcriKcre: l^èin queflornidifcor. do io da luij^onfa quanto alla lingua,non appro- -;. uare il Cafieluetro; ma lo vuoldannar quaft ditrop po fattile offematorc, commendando verfo lui il Ca ro ; ni fenici gran ragione; il quale fc come di dol- cezza di siilo auanTg il Casìcluctro , co/i di ofler-, uation di lingua lobauefje avanzato > fra loro naie > nonfarebbono le contefe , cbedimdgate fi fono. Ila il Parchi veramente molta obligatiom al Caro, comi' a colui, ebefit per lui nel parlar della lingua Fiorentitia.Ma etiche in quefto prona quello che de fendo io, poi che va M archeggiano non nato,nb al- lenato in Fiorenza , ferine coft bene Fiorentino. Da lui viene anche commendato il Dolce , per chiamar egli qucfla lingua Tofcana. I^è ho io per molto grane la auttorità fua > non battendo egl hauuta in difFcfaddritaLIingua* 37 haunta contenga ne della latina, nè della Tofcana. Che [anno cinquant m e fimo [opra imille, & cinque- cento della nojì Ira falnte } trouandomi io in Finegià* dotte io feci Rampar diuerfe opere mie, egli mandò fuori vna fua grammatica, nella quale fra le altre cofe diccua, che dì que' verbi latiniyi quali termina, no i preteriti perfetti in xi. in quefia lingua la ter- minatone è in (fi . Come Hego B^exi 3 & Lego, Le- x$y òr non inttndeua la differenza , che è fra qui, cofti, & quiui ; & di molte altre gof arie erano in quel libro. Di che (per quanto mi fu riferito) M. Claudio Tolomci vn giorno fra fuoi jLcademici ne fece le rifa.Fero è>cbepofcia il Dolce ammoni- to da fuoi amici racco1fc,comeil meglìopoti, quel- le prime Rampe: & fi andò ritrattando. Si fa gra- to il Varchi in commendarmoltifcrittorì; & a me fembra y che con molto Sludio vada procurando^ amici , accioebe altri da lui fentendofi lodare y gli porti rif^ett^.n allontanar fi dalla fua opinione: & qitefìo dicoy per ciocbeeffb per puri fcrittorinomi* na coloro > che io , il quale non fono vfato a grattar le orecchie ad alcuno* non gli ho veramente per tali : eJr que- fio ho detto y accioebe non paia* che io conferà ta a tale adn baione. Battaglie del Mutio * Del m edeli mofuggetto. Cajx VL T pcrmoflrare ancora per vna altra "pia y pur con la tcfùmoniani^a del  tbeper ifcrìuere bene non tóV ÌA bàfiàtà ndfcere, ne cfjcre allenato in To fana ; egli aniepom di gran lunga il Furio fo ; • ferino da va F errare fe , al M organi e ferino da vn Tofcano:^ io con la fua buona gratta lo proporrò • 23 3 anche al Giron di va Fiorentino . Variando dello fcriuerdel Vkcolomini, diccy che egli badata ope- ra più alle feicn^y che alla eloquenti ; Il che vuol dir y che non è puro fcrittore y & ftht ha dafhr que- llo , efjendo egli Tofcanoì Et di M. Claudio dice, 2S 1 ^e nelle fueferitture vi fono delle locutioni Barba- re , & delle cofe contra le regole. .Adunque a nati Toscani fi richiede imparar regole) & quelle rego- le, donde fi impa rer anno > 3 dalle balie ? ejr dalla pie- belò da UbrW*^^* . ', ^^ Z^J^^ ^^^S^ 1 Maill^archiyche nonfi fafitiluppar da qnefla quiUione ytorna pur a dire il mede/imo. Et fi aliar- 263 ga in dir y che non baHa intendere vna lingua y ?ib * y tfauellarla ancora y à voler che fipofìa chiamar y y Ungi 1 , a natia ima bifogna intenderla y &fituellarla, y y naturalmente y fenT^t haucrla imparata da altri > y 3 che dalle balie nella chlu.Etcbcil CafleluctrOy & y ÌJi& tanti altroché cónfeffiamoy & del Tolomeu Mia è la lingua dello fcriuere , & più mia che di tutti quegli huomini Tofcani, che fcriiwio fetida batterla ccltiuata conio studio de libri , 7%on fi ha ' V ' A da BattagliedclMutio da diffmtar delnafcime?tto y ma del modo dello ferì" ucre y quando fiparladifcriuerexhe ne Firgilio y ne Catullo nacquero in Latio y & feri/fero bene, & lati natnente:^ la barba fi radala à Virgilio, quando egli andò a l\oma : & Tcrcntlo rifu portato di jL/rica.Vhaucr più quella y che quella altra balia non ci infogna fcciucrc.Dclla pronuntia non di/puto. Jlnzi dico, che la pronuntia To/cana y auan^a ordi- nariamente quelle dcW altre regioni di Italia y maf /imamente quella di alcune città y come di Volterra* & di Siena:K[è per me fo qualpiu offenda y non che pie folo^ma communemente le orecchie di tutta Ita- lia >cbe quella del popolo di Fiorcn%a>deUa quale à mefmbra y che dir fipojfa quello y che dice il V ar- chi della Gcnoucfcter cioì y che il parlar Fiorenti* no fcriuer non fi può .Ma & bella cofa era pentire fauellareil V archi maeflro della lingua, il quale pronontiaua jlfcoita y &yna aitra voita y & Lal- r de y & Craldio y & delle altre co/e cofì fatte , & in aue{lo fuo libroni troua ferino alcuna volta fquola. Che accade dir y che io nonfhuello Tofcano y dicen do ioyche io fanello Italiano 1 } Et fe tu confeffi che al triy & io fermiamo puramente Fiorentino : perche dir y che bme y etlodatcmentenonpo/fofcrhere^er non ejfer Fiorentino) fi vdiron mai ipiu notabili pa radoj/ììTu ferini bcne y & non ifcriui bene. & que- llo (ìirpurfipotrebbejche altri faceffe bella lette- ra, & non hauefie buona dittatura.Ma tu ferini pu- ro Fiorentino y & non puoi fcrinere Fiorentino y co- me / in diffefa delTItaLIingua . 3 9 me piotarci Calibri impariamo noia benefcriuere , & più ageuolmente impariamo noi, che i fiorentini , fiè gli altri Tofcani:pcr rioche, come noi ci 'mettiamo à voler dar opera allo fìudio dello fcriuere , co/i ci perfuadiamo,di non fapcrne nulla; & per ciò ne gli animi nosìriycome in tauole monde, fi figurano le bellette, & le purità della lingua, in chi vuol fati care,& fa ftudiare;& queflifono molto pochila do ue coloro per effer nati 1 patria, doue è la perfuafìo ne di hauer dalle balie, dalle madri , & dal popolo la ueralingua,fela buona vogliono apprendere , è necefia rio, che di quella perftiafionefi Jpogimo , the difimparino , & cancellino le figure già impreffe nelle tauole delle loro menti , dando loro vna im- biancatura : & che appreffò tornino à fognanti nuoue imaginiMagia il più fono cofi f attenente in quella loro falfa opinione accecati , che è qua fi im- ponìbile , che nettino benda tauola , & che delle vecchie imprefjìoni nonvi rimangano di molte ima gini.& quejìo fa,che rare cofefi veggono di Tofca ni, le quali degne fi ano di cfjere appronatc. 7jon vo glio per ciò dir e, che fra noi altri ci epparifeano co fe megliori:chefolo,che \altri habbia letto vna vcl- ta il Yetrarca,fi perfuade di faper quanto è neceffa rio peri fcriuere, 0 veifo,o profeta L II Bembo modestamente dijfc;cbcncn era di mal to vantaggio ilnafccr Fiorentino ima tocchi libera- mente parlo tengo, per qiidlo y chi dato ho, chcfia % loro .0 A Battaglie del Minio loro an^tdifauatttaggio . il Marchi uuolfar crede- re altrui , che egli parla/fi folamenJtc di que tempi, ne quali i Fiorentini non attendeuano a quella Un- giti : ma io tengo che egli parlaffe in generale di ognitempo. Et co/i parlo io : & parlo del pr efinte tempo,nd quale da Fiorentini di qttsfla lingua[fcn 7g {indiar id) fi faproflfion Et peggior conditiom mi par che fia bora la loro , che non era quella di que tempi che non intendcìido che ri fodero regole; nonemarauiglla y fc non vi attendeuano. Ma bora fapendo>igr confcjiando,chc vi fono , il non volerai dare opera* & voler difender, che dalle balie, dalle mamme, & dall' ignorante vulgo le apprendono, è vm goffa oftinatioìw . & à confirmationc del mio detto ydirb quello, che già a me auuenne nella città di M ciano Jo mi trouai effere vn giorno nella libra ria del Caino , con alcuni della jtcadcìnia di M. Clai*dio:& parlando/i fra noi in fuggetto di quejla lingua, por tate furono alcune balle di libri nuoui venuti da Fiorenza: & mentre, che fi feioglieano, non battendo io pur notitia de' nomi degli auttori, diffi a quegli ^AcademiciSPlgliatc di que libri qual piuvi aggrada,che mi offero di trouare in ogni car ta alcuno errore,di cofediffi,che non me nefaprete trouare efempio di buono fcrittore. Si verme alla proua:& non che in ogni carta , main ogni faccia mojlrai loro, che vi erano delle ma cchie.Mi rincre- fcc,che il Varchi non viua,che io vorrei proporgli vntal partilo, che egli delle mie opere fi tliggefjè* ole in diffcfa dell'I talica lingua- 40 0 le J\me diuerfeo le Egloghe, 0 il Diu 0 le let- tere fccolariyO le Catolìche , 0 UVtrgcrìànè > ole Mentite Occlrimane,o i tre Tejumorii Fedeliì ola Beata V ergine incoronata , 0 il coro ToìUijwaU'j 0 il Libro contrail F.ireto>ola tJiHoria fiera , 0 il Gentdlmomoy ogli jluerttmenti Morali ,0 la S li- na Odorifera , ofe gli piacetele fi prendere tutte vnite uificme,& andane notando quelle coje,chv à lui fi mbraffe ejfcr fuor delle regole delia lingua, ne qncjìo dico,perciocbcmiperfuada,cbefcn7a alcu- na macchiavano le mieferitturc: chele riuedro vn giorno fe a Diopiacerà y & ne farò nota per quan- to fapròxt bora mifouicne d'baucrc vfato I\cfa per Hgnduta.& Fijio y tbc e parola di verfo > la ho po- lla inprofa.diqucjt'e cofe mifouiene bora : & delle ftltrc più cffcrpHOicbe ve ne pam : tort&ndò à quello yebe io diccua > mi farei contentato ài yaùr (oneffb lui à qneSìapruoua: cr diprer^t re io que- JiyfuQ IJercclavo , & farne ilmedcfmo. Cofmo- fyfltoji farebbe > chi hayeijtìmgl'M - contenga ci fcriuere in quejìa l:ngua.Et àfne, che fi cbianfea le mie parole ?ionelfervt(lantarie } itonvogUo man- car di moflrare in qualmamer a far ci proceduto. & farà perauentura quejio mio vno auucrtimento à glijludiofi di quejla lingua,che ftiano cQn gli occhi aperti àiteder come prendano in mano lapenna.et à coloro fi quali fono della mia opinione , potrà ef- ferdi diletto,& chialtramerUegiudkanfgarinarfh 0 farpruoua difgannarme. Anno Battaglie del Mutio Annotationi fopra THcrcolano del Varchi. Cap. VII. Er dar principio a ciò che di far mifo • fyt&w 710 offerto i 'comincierò dal principiò \ •Ti faflSp del libro, egli parla di alcuni alberi, l ^tSr3&^ &dice y che erano piantati km- go l'acqua in fu la riua di Mugnonc, & do- Heua dire y per lèggiadr amente parlare fin fu la ri- ua del Mugnòne y o in riua di Mugnone. coft erro 244 anche in vno altro luogo y dicendo y le femine di mondo y & era da dir del mondo.egli haueua fbr fe in memoria , che il Boccaccio haueua detto » ella ne b venuta f emina di mondo • fi penfaua hauer fktto vn bel ritratto di quel luogo. M a egli diffe fe- mina y & non la femina:&fe detto baucffc y la femi na y detto hauerebbe del mondo y nondi mondo.7 Hauerei penfato, che fogliato errar dìftampa , fe non che altrouefi legge, dxiaffette oppofitioni, & appreffo dicialfet- r tefimo hbro.Ma queUofarà fcriuer Fiorentino na- 3 turale , & dicifette farà Italiano, & puro Fioren- tino. Jnqucfla cofa de numeri egli in ifcriuenio fi auuiluppa. che dice, l'anno mille dugento none: \ nell'anno quattrocento tredici, doue ha imparata 1 cotal forma di fcriuereì dalla balia, & dal popolo* •Parla fe vuoi col popolo come parla il pòpolo , &■ ifcriui c& confinan- ti proceduto , ni di altro , nè di qucflo merita egli molta lode, che nonfo qual fia fiata in lui minore la lealtà, 0 la purità della lingua. Mafeguitiamo la noflra imprefa. Di effer pro- ceduto doueua dirc,& non di bauere. Con pari puffo dice il Boccaccio , proceduti fiamo Studiando. Hauer proceduto fi dice in vno altro Si- gnificato; Come è pure nel Decamerone.Voi haue- te rigidamente contra ^Aldobrandino proceduto. Ma il Parchi che haueua apparata la lingua dal- la mamma ; & dal popolo y non intcndeua quefìa differenza. ^Attendere vfa egli fuori del diritto perofferua- re, 0 mantenere: dicendo, Io dirci, che non fa- 86 ftc huomo della parola voftya, fc non vo- lcftc attendermi quello , che di già pro- meflb mi haueteufcwc non jLttcniere,ma F * tene- Battaglie del Mutio tenere i il proprio verbo: & ne fono piene le notiti- le del Boccaccio , ma forfè fi parla altramente in Fiorcni^a :& fe coft è y il Decamerone non e Fio- rentino.!^ Fiorentino è egliyper non e/fere vfato di dire Di già: modo di fcriuere non fo fe troppo Fio- rentino *o troppo volgare. 7\(o ha egli faputovf are il verbo Capere.Quello, dice egli che è niente,non potendo produrre imagi- 174 ne alcuna difenon può capirli. J doucua pur dire Intorbidare. 186 Dimenticare ho Jempre letto io per perder' la memoria di alcuna cofa : ma nel Dialogo del Var- 218 chi ho trouato Sdimenticare.// che a mefembra, che venga ad eftrimen il contrario di quello , che egli in diffefa tdelTItaLlingua. 4$ egli vuol dire, che la lettera S. prepofla a qucfio modo ha forxa di priuatione, volgendo il lignifica- to in contrario. Come fdebitare , leuar di debito; fgaìmare,lcuar d'inganno, fcoY^are,priuar di fior* %a,fpregnare, leuar dipregne^ga.Bencbe nonvuo- le il Varchi, che quella Jìa della lingua: &pur la vsbil Boccaccio. K{on farà adunque Fiorentino il fuofcriuere,\che quando il Varchi parla di lingua, parla della Fiorentina. Spodestare, sformare, pri- uar dipodeflà,& di for^a.Cofi [dimenticare verrà a dire leuar la dimenticanza, in qucfto modo di ce il contrario di ciò' che egli intende di dire, chifà profcjjìon di bene fcriuere,vfando la naturai lingua Fiorentina. il mede/imo dico del verbo Spalleggiare vfa- 3, to dal Varchi.Et il Boccaccio dicc,fpatiare. Se ha- uejfi detto paleggiare, farebbe purmen male, che fi intenderebbe aìidarp affo paffi. Ma Spaffcggiare 20 a mei quanto priuar dipaffeggiare. Sprofonda- re dice ancora per affondarci a me lignifica trar dal profondo, il Boccaccio diffe , affondare, che è parola Italiana. Vfa ancor il Varchi vn verbo orpelare : do- 247 ue a dir quello,' che era difua intensione doueua di re Inorpellare, fecondo che diciamo Indorare. , Scriue apprejfo aTiadaro fidagli ^itheniefi diritto publicamente vna flatua : òr hauerei det- 26% , to io dirupata: che da diritto a Dinegato io non fo poca differenza. Che dirò Io mi fono leuato diritto F 3 in Battaglie del Mutio in pie: & dirò in pie mi fono dirizzato : Et eofivfa di dire il Maejtro Ccrtaldefe, che di Tampmea fcrifcMeta diriga in pie diffe.Et di Emilia inpie dirizzatafi.Et nella nouella di T^aftagio degli Ho nefliìfcritto, Lcmtofi tutti diritti : Et non diremo nohMi fonodirittoin pie, ni mi fono leuato dmz: rato.Ma mi fono dirizzato,& mi fono leuato Airi* to. Là onde erada dire non fudiritta, ma fu dinzz %ata.& fe ben Dante diffe^ Fedi là Farinata che se dritto. , -Nonperciò vorrei prender la rima per regola, ne dir per elettionc quello , che egli ha detto sfor- ati per finir la cofa de Verbi. ^Deridere, & Derif per^bijfo. Mia Sfuggiafca , che il Boccaccio diffe alla sfuggita: the è voce cofi bella y come quella è brutta.D zuavi ZO vfa ancora egl'h che non fohaucr letto altrouc. Contorni perpaefho contrade. Erranza detta per auuenturavm volta dal Boccaccio fuori del Dccameronc.Ma & dice y & torna a dire, (ir a ri- dire qualcofa per qualche cofa.Etquel Galan- temente,^ Galanteria fu più paróla del Ciò- monche del Boccaccio. Chfdirò delfuo dir Tutto quanto hoggi y Tutti quanti , & tutte quante* Da lui fi ferine Spellali! ente in luogo di fpeffo: & Sonimiilìmamente , & Puratfai, per dir Molti. Il Boccaccio dice. Dare vna volta ; & egli Vna girauolta. Il Boccaccio : Cafligatura , & Caftigamento : & egli CaftigO. Colui da douero: •& coftui Da vero, & da buonfenno ferine anche egli. Ts[h fà che il Boccaccio habbia lafciato quefia parlar nelle fue fcritture, Amiofenno, &A ilio (enno fo ben che egli ha detto , per dire jl mio; & tAfuo piacere. Ma da buon fenno per Dar douero non fo chi l'babbia fcritto . Difagiofa- mente dice il Farcb'h Et io haucrei an^i detto Di /agiatamente > hauendo il Boccaccio detto difagia- to: & non Difagiofo. Direi an^i ofeurita , che ofeu- reyga: oin^obligationey che obligo ; Jlnyi ordir F 4 ne» Battaglie del Mutio ne, che ordinamento* non trouando nel Decanterò* ne col ali parole ij^onvfereitl nome Ripruoua detto da luuVer conto ,& cagion del Caflcluetro di- ce il Parchi. Tsjon fo che il Boccaccio habbia vfata la parola Conto in tal figni-ìcato. Ben dice egli 5 far conto per far ftima : Et il V archi dice Tien gran conto del mio gmdicio; che è pur in fignifi- catione diflima.Ma fi come no fi dice Tener ftima, co fi nofembra à me y che dir fi debbia Tener conto, ma fare. Mifc il Boccaccio nella bocca del Trcte da rarlungo laparola Huopo: & egli pofia la ha nella fcrittura di vn Filofofo.Qucl Scnonic detto vna volta dal Tetrarca in verfo , egli lo ha fparfo per le fueprofe.Ffa il Boccaccio ingenere feminino la margine per vn fegno da nascimento portato nel- la carne ifnprefo; & ilmedefimo, & Dante in fi- gnificationdi Margo latino gli danno il mafcolino: & il V archi lo fa feminino; & dice le greggi do- uendo dir le greggia yfa Manco per Meno: Vfx nelle pfofe Nelìùno, Natio, Anco, & Però:^ & io tali parole non vfercife non in verfo.T^è per- che de gli altri per auuentura habbiano dopò il Boccaccio vfatedi queflc parole lo feufo io y che egli doueua confiderà)-, fc le haueuano vfate bene. Klon fo perche ferina più tojìo Chimiche, Qnantiui che,Qualunchc,Doiuuiche, che Chiunque* Quantunque, Qualunque , Douunque. 1S{è perche ferina con rr. Pregherrò, Credcrrò , Douer- rò,Saperrò> &JimiU.7i} perche dica Dichia- rare- ' in di(Fe(a dellltaLlingua. 45 rarcmo, non Dichiareremo , Sperarci, Loda- re^ nonfpererci,& /ottero.£*Doucmo ) Pote- mo, Volerne «^«^i che Debbiamo, Tofjìctmo, Fogliamo.Lafcio da parte il Bè che diteì II Ta- rabara,/a Tiritara, la Beffarla: il Nè ne fa; Ne ne hai; Baiante , Ferrante; Qui gia- ce Noceo: lo era nella mia beuua per vie via; Oue doue ella haueua : Domiti: fuggir Mattana: non ci metter troppo di bocca ; Tambafcia 5 Ci- tri,frin fri; frin fro; & gli altri moftri della fh- uella Fiorentina. Quejie poche cofe ho io raccolte da quel Dialo- go.Tochedico a rifletto di quelle , che ho lafciate 3 dalle quali comprender fi può quanta differen^ fia dallo firiuere di chi impara da libri : à quello di chi [e ne fia alle balie, & al popolo; Et con tutte le cofe che ho notato egli e forfè men fuccido di qualche altro fcrittor Fiorentino : che in lui non ho trouato Mia per Miei Siate per Siete ; Tarfo per Tarato , Scriuano^dducano per ^Adducono, e*r ifcriuono.Ero , & Erono;Haueuo y & Haueuono; Dette per Diede : Conduceffi; & Tirajfi interna per fona: Bendino, per Rendano: M effe per Mife:& delle altre cofe cofi fatte(Ma come ho anche detto) ft vogUonOyche quellafia fcrittura Fiorentina, non contradiciamo: lafcino a noi quefto altro modo con nome di Italiana . Or feltri perauuentura dir voleffe , che il Dia* logo , ( come anche dice il V 'archi ) è di humUe Siilo, Battaglie del Mutio Siilo , & che per ciò con voci popolaresche fi vuol trattare. Dico , che non danno lo Stilo humile , ma danno ilvile , ebevile lo fanno leparole delvulgo: Et chi crede , che parole vilifiano ricbkfle allo Sii- lo bumile,nè che nella humiltà delle parole [empii- ci confìfta lo Stilo, non [a quello che fi dica. *} né Vaitela delle parole quella , che abboffi, o inalai lo Stilo. Ma la compofìtion di quel- le, le forme, le figure ,& gli ornamenti. Quelle . mede/ime parole troveremo noi nelle lettere ; & ne' Dialoghi di Cicerone, che fono nelle orationi. Et de mattoni , onde fia Slato fubyicato vn palagio* ' diffiluendolo fi faranno delle cafette , & de' matto- ni tratti di cafettefi inalerà vn Talagio. Et fe mi allegheranno il Boccaccio , oltra che io non lodo quella viltà di fcriuere , che egli vfa talhora , è da notare , che egli mette anche quelle parole vili nelle bocche di perfine vili. Ma doue altri in troduce a fauellare vn Filofifo , & vn Caualiere,fi dee hauer confiderà tione alla qualità delle per fine , alle quali , & ' leparole , & gliono ejfere accommo- dati. Del in diffefa dell'Italica lingua. 46 Del poco ftudio,che mettono gli huonu* ni per ifcriuere in quefta lingua* Cap. Vili. Li antichi buomini Grecì,et Latini* & delle altre lingue, che di fcriuereface uano profeffione , fi affaticauano ogniuno di Rendere in carte regolata mente,& leggiadramente i loro concetti nella lin- gua, nella quale fcriueuano: & quantunque fra lo- ro fojje differenza di Hilo, & di eloquenza, pur ne loro ferini feorgeuafi la mede fima proprietà delle parole, le medefime declinationi , ilmedefìmo mo do di vfar gliaduerbii,& le altre particelle, &la medefima marnerà delle coftr unioni, & le medefi- me parole ancora nelle materie communhche fe al- tri prendeua fuggetto particolare, come farebbe del le bi fogne della villa , 0 dell' arte della guerra , 0 di altra cofafeparata y nece(Jario era , che di quelle voci fi feruiffero , che à quel mejiierofi confaceua* noma nelle materie, che ho dette communi , le pa* role communemente, & dalla plebe, & dalle fermi- ne erano intefe, & à garafkceuano di fcriuere con la maggior purità,cbe haueffero faputo,& potuto, il qual modo di dire fi troua paffato tanto aitanti* che ancora nelle altrui lingue hoggi Viene offerua- to,cbe nè nella lingua Latina, ne nella Greca feri* uendo altri non vferà ftnon parole fcelte daprinàr pali 7 & più nobili auttori.Et nocche nelle altrui Un gw Battaglie del Minio picfiamo fcrupolofì,nella nofira fiamofi neglizpt thche ferina regola , & fen%aofferuatione alcuna ci lafciamovfcir dalle penne tutto quello y che ci viene in bocca : & pur che altri vada iniftampai &poffa effer letto dal vulgo,glipar dimcrìtar co- rona Chi è colui che faccia prò feffione di fuonarc>o di cantare y che nonhabbia imparatoteli di Canal- careìchidinauigarerche di qual fi fia la più nobile o la più vile arte fene fa maeftro fen%a hauerui da* ta operai Due fono le cofe nobdijjìmeje quali fi fan no fen%a da altrui batterle mai apprefe^C effer Capi tano di arme> lo fcriuere . Grande infelicità del nofiro fecolo , che quefte due eccellentijjìme profef- fionifiano cofimale intefe, & cofi male efercitata. & per tornare alfuggetto della linguai Quanto fin qua ne ho detto y non ho detto più de Fiorentini > o de Tofcani 3 che de gli altri Italiani di ogni re- gione. v ^ , Che tutti fi am macchiati di vnapece. E feguitar voglio il parlar di quejlo fuggetto con t efempio di chi ha fcnttoXme Fiorentini hanno fcrit tohijloriefil Macchiauelli^ il Guicciardini into- nimi prudenti^ & che di molte cofe hanno hauuta cogitinone y & di gouerni di flati , & di cofepubli- chc*>& atti per altro à metter in luce i loro concet- tile quelli bauejferoJf>iegatifemplicmente,& con leggiadria di lingua gli haueffero faputo vcflird, Ma mal può fcriuer altri fcrapliccmcnte le cofe de" fmìttmphdellafua patria y o del fao Signore: che tinte- in difFcfa dcllItaLlingua. 47 FintereJ]e>l'affettione, & l'odio della parte contra- ria fanno dir delle cofe diuerfamente da quello y chc elle fono (late fatte ; tacerne moke mal fatte da gli amici, & ben fatte da rumici ; dar mala iìtierpre- tatione } & biafimo doue altri merita lode :fìngon le orationiin honorem in vituperio di chi lor pare, fa ccndo etiandioyche le perfine da fe mede/ime fi dif honorino: fanno i difeorfi rijòluendo il tutto in fauo- re della partendone inchinano ,&fe perauuentura effì trouanfi battere hauuto parte nelle cofe di cui ragionano. Tutto quello 7 che felicemente efuccedu-* to y fecondo il loroparere è fiato e[cguito:& quante cofe hanno hauuto mal fine, in quel modo fe ne fono andatCypcr non fi efiere efeguito il loro cofiglio.Toi guardifhchi loroha fatto offefa,ofcorno, che pren- dendo effi dello fcriuere la imprefa , fi trouano ha- • ucr la vendetta in manoifeda quegli difetti fi fofiè- ro trouati liberi que valenti buomini>farebbonopo tati effer buoni hislorici > quando anche haueffero meritato nome di fcrittori ,che à menonfembra, che chiamar fipofia fcrittore y chi non fa fcriuere, ■ ne mai dirò, che fappia fcriuere , chinonpoffede la lingua biella quale fcriuendoegli fpcra didouerho nor cqnfeguire.Et che i nominati dame non la poffe defiero,gli ferini loro il dimostrano. Del Macchia- udii ho parlato altroueiancor che fommariamentc dirò ancora ; dirò bora dell'altro , ilqualffe bene da nipoti è a ragione feufato , che non hebbe tempo di riuedere le opere fue , egli non farebbe mai fiato buomo Battaglie del Mutio huomo da fiduccrle in buona lingua ipercioche non battendo data opera a regola, riè ad ojicruationi di \ queìla,come dottoresche vfato era à parlar latina mente , fecondo il co/lume de dottori , fiimaua che fojfe bella cofa empier le fue profe di parole , chi baueffero del latinoifi che oltra i vitìi della lingua, che a lui colMacchiauellifono communi:ejjb ancor maggiormente pecco in quefia parte , che io dico , che nelle fue hiftorie leggefi Abiettione , Abo lir, Accerrimo, Accelerare , Accomodar per preftare, Accumulare, Adherire, Adito, Aftinità, Affiato , Agilità , Agitation, Ag- giudicare, Altercatione, Ammetto , An- nuo, Antimuro, Angufto,Anguftiar,An- guftidìmo luogo,Anneflò, Applaufo, Ap propinquar(ì,Arrogare,Afcriucre,Afleri- XC& vfa Alpettare per quello, che dicono i Lati ni Speffatad me; in quefia lingua .Appartiene , o tocca a me.Dice Aflente,e^ Allentato , Ar- duamente, Affueto,Afluefatto , Affurda- niente, Afl timer titoli, Attinente, Attoni- to,Attrito,Auerfarc,Auido,Auidiflimo> Auidità. yfa Beneficare. Celerità , Circa, Circonuenir,Circon(petto, Circofpettio- ne,Circoltantie , per dirpaefì d'intorno. Cla- more , Collettivo , Colloquio , Conato* Concittadino,Con(cio,Contiguo,Contii melia ; Connefl]tà,Confenraneo ,Conuo- caie 3 Conceniere,Concitare , Confterna- tionc* r in difFcfa dell'Italica lingua . 48 tìone.Dcbcllare,Dclufo,Difcrirri per ripor terjj,Derider,Derifione,Defolationc , De- teltare,Deftituto,Defifter, Deplorar , Dc- uoluto,Diftraher, Difccrper, Difpcndio, Difcuter,Diuulfo, Dominar ,Donamciv to,Duraturo.Eccidii,Eftufion , Eneruato, Efferato,Efcati,Ellation,Hìto ,Efcogitar, Elterminar , Eftcrminio ,Efaufto , Elòfo, Eftorqucr,Efclamar,Eiclamation , Efecra bili,Efplorar,Efprobar,Euento.Fafto , Fe- dcpublica per faluocondutto ,Fluttuatione,Fó mento.Fomentar, Formidabile,Fortuita- mentc.Gem,Gcnunciìò.Hoftilmentc.Iat- tantia,Inrìflb,Ignaro,lgnauia,lllcfi,Impe rito,lmperitia , Immunita , Imbelle, Im- premon./à«4 da Impotenza ,Impro uido,Impugnar, Imminente, Immanità, lnueterato,lnclementia,Increpationc, In cluder,Inaipcttato,Inafpettatamcntc , In- decifo , Inopinato, Inhabilc , Indicer con- fino . Lapide,Liqucfatto,Marcido ,Magni- loqucntia , Meditar , Meramente, Muni- to, Munition per fortificato , & fortificatoti. Negletto . Ommctter, Ommiflìon , Offe- quio,Oppugnation , Oppulentmìmo OC- lenimmo, Oftaculo,Ouuiar. Patrocinio, Paliar , Parfimonia , Perito , Peritia , Per- plefib,Perpleflìtà, Pondo, Potiilìmamen te , Prauo , Premeditato , Precipuo, Pre- ualerc, Battaglie del Mutio uakre,Prefidio per guardia di foldatLVtcclsr r o,Priftino,Prorogare,Propitij,Procinto, Progrelìb, Propugnaculo, Propinquo, p r opinquare,ProlteriKr,Profufo,Prouet- to,Pulular.Refiduo, Repugnar , Refarcir, R.econdito,Refider,Riaifumere,Rito, Ro ftratenaui.Satelliti,Sedato,Sopir,Spurio, Specular per ^wre.Stipendio,Suffidio,Sui* rogai%Sutterfugij,Suppellettile.Tender/è- condo il Latino per dire à che fine altri mira.Uta bar, Tot almcntc . Vafto , Valido , Vche- mcnte,Vetìare, Vendicarli nome,& in liber- ta Venia,Ventilarc,Vetufto,Vincoli , Vo- ciferar, Vociferatione, Vilipendere, Volut. tà,Vr ff ente,*,Vrgentiffimo, & altri più, che à vaccorgli tutti farla di mejlier legger tutti que veri tilibri con quefla ìntentione.oltra che ionon intcn- do,perche egli dica an^i Banda,c/?e paefc,o lato, Caufa,e2r Caufato,cèe cagione , & cagionato. Confeguitar,cèe eo»/eg«ir, Copular , che ac- coppiar yConfoitationucheconfortiyConQcC- forche conceduto , Contentionc y.che contefa , Comprobar , che approuar , Confederatio- nc,& confederatole Lega,ér Collegato » o AilvitOyCome Gio.yillani.&Qommoào,an m chccommoàità, Dette,& Dettero dice , per J>iede,& Diedero , Dubìctàper Dubbio, Dirit ù,& Indiritti , oue era da dire Indiri^tiDì- gerito per Digefio,J:czQàa.pcrferocità,lntci\- 7 in diffefa dell'Italica lingua. * 9 f toper IntentioneAndigmtiondper 7fde^no y ìn ■ obedienza per difobcdien%a, Minacci per Mi- naccieMancòperMenoMcrcanticperMer- catantic, Obligo per obligatione.Dice Noua in luogo diTfouella, Òppi" eìlare ha uendo opprime re.Preuo, & è da dir toflo per l'aduerbio. "Predi-  che innanzi è del futuro  grande fperanza. Percoter coalaartigliariala Rocca. Terche no Batter la ]\occaì&cc correi; i Gaualli per haucr ho titia de'nimici./^ correr i Cattalli:moftra,cke forxejlero tutti i Caualli^fece correr Cauallipotc- uà diremo meglio , Mandò Corrieri per hauer noti* tia de rumici: & feriuendo cofe di mihtia vfar pa- role militari. Ter dar la Facilità , & per Impe- dir la facultàjà? &*qgo didirmodo,ocommodit quando fcriueua Cicerone > quando fcriueua C efare > quando fcriueua Limo Ifl lingua Latina,era pur in corfoì & Salujìio funo- tatO) che hauejfe vfate parole fi bene latine non co- fi?fate.& fe fu notato di parole che pur erano del la lingua>percbe vorremo noi vfar quelle divna al tra lingua: Dannò Ciceron M. ì Antonio y che baucf fe accompagnate due parole non fecondo Ivfo della Ungua;&fcrijfeC efarei libri y ne' quali regolaua ilparlar latino:& fu notato Liuto forfè per ma p a rola>che haueua non fo che del Tadouano. 'Era la lingua in corfoallhora; & nelfuopiu gloriofo cor- fa: & tanto fludio > & tanta diligenza fi vfaua da qué buoni letterati : et noi chiudiamo gli ocebi ; et turiamole orecchie a tante macchie: età chi ci uuol mettere in fu la diritta via.Sallo Dio, chefe io hauejfe trottato alcune poche cofe y o leggieri y m vn cofi granvolumc>nonnc haucrei fatto parola: Ma trouandoui tanta nouità divociydi elocutionh et di compofitioni>et di improprietàdi dire y nonmifono potuto contenereyche à benefìcio deglifiudiofi del- la lingua>non fia vfcito,à liberamente doucrne ra- gionare.Loderòiofempre chi giudiciof amente fi af fecurerà diufar qualche parola tirata dallatinoja quale non perciò fia diforme 9 et tanto diuerfa dal- lafhuella d'Italia, che a quelfuono la orechiaincon temente fi habbiada rifentire ; fi come è fiata quel- lacche pur dianzi ho detta io elocutioncy la quale fe bendalvulgo 3 o dalle {emine non è intefa > nonim- G 2 port4 Battaglie del Mutio •Orfct wdla > de né la cofa tìic fi tratta è intefa da toro, et chi intende la matcria,hìtende la parola. 4 So che a molti non farà à grado qucfla mia li- bertà di dire, & iftrette^a di offeruation di feri- nere . Ma faranno di coloro che vogliono à redine fciolte andar quà,etlàfcorrendo fen%a penfarpur doue babbuino à metterei piedi, ma io che mi co nofeo effere Itdiano,et di e/Jèrtale mi glorio, cono- feendò ancora di quanto bonore jia alla Italia, che la lingua fua vada pura, et leggiadra dalla na tura mi fento obligato à douermene faticare. Che i più degli altri fcrittori di Italia non fono più puri>che quelli, di To- fcaiia. Gap. IX* 0 temo affai,che la città di Fiorenza, non entri in opinione , che io con ni- mico animo fermale cofe che io feri- uo ;& che io faccia come inuettiue . tomra di loro: et mi è tefiimonio Dio, che ni tale è la mia intentione,né io ne ho alcuna cagione; an%i bonoro io, & ammiro quella bellijfima , & honora tiffima città . 7s(èfele haueffi animo nimico haue- rei introdutto in Fiorenza il mio Dialogo di TS[o- hiltà.Troujcato ferino io, da cui non hauea da teme re affahodi tal maniera , et non àguifa di nimico^ ma diamico ferino io con ardente ftudio di riuerir \ fiorenti come membro nobiliQimo algloriofo cor 1 in diffcfa dell'Italica lingua • 5 » po dì Italia , dalla quale fi mofiram alcuni defìde* rofldi tenerla feparatachc fcrit* tori di Fiorenza, et di Tofcanafono in errore, per* juadendofi di doUer beneferiuere con la lingua del popolo.ct ho detto ,et dico , che anche fra noi altri non Tofani, la lingua non e intefa : Ho moflratoil mio detto uerificarjì iniferitton Tofcani,et Fiore ti rùihora mi rimaìie di mofirarlo neW altraparte.il che mi ho eletto di fkre an^i in uno della mia cit- LÌ,chedi altro luogo, accioche reggendo Fiorenza che io parlo delle fritture della mia patria , come dell e fue, intenda la fincerità infime con la liberti del mio animo. TieroTaolo Verniero imbrattò* molte carteyfra le quali in vn volume ftampati fo- no diciotto trattatela . Quefio uolume primo tra le fue opere a cafo mi b venutto in mano : et dal pri* mo trattatdlo, che non è ben quatordici cartelle in 4>ttauo,ho raccolti i feguènti errori.^ egli è JlatQ de peggiori fcrittori del noflro paefe* \ Si e degnato/tfriar egliyfer dire h degnato* Inuocarò, Pcncjarò,& Trouarete,f «?r /» ttocberà , Tenderò, et Troucrete, -^Corroborare ufa egli. Dopo eh 'è piaciuto: et poco dopo f dir Dapoi^ Vuol dir Melane, et dice Medie. La* ferine egli y douendo fcriuere ella . Che dice Doue la/i comincia à f dicare > et Doue la fi pdica* 9 ì Hora Battaglie del Miltio Hora mo è principio di vnà daufula. Scriue di voler trattare alcuni pajfi della ferita tura; et ruol dir che altri viftia attento* etdonen- do dire.Auertitiui benedice Allertiteli^? vuol dir fateli auertiti. • Adelfo, 5 ^ Anco, ferine in luogo di Horarft di incora* De H ebrei, &donenafiarDiHebrei, o De gli HebreLetDe > è tanto fuo famigliare , che non conofee DL Degli atti de Apoftoli , Ha da dirfi,Dcgli 'attìdegli Jtpofloli . Si riguardaua da loro>Baftauadir,Guarda ua.vna Sillaba baaggiuntaa quefio verbo,et vna ncha kuata advno altroché dice jCommodar* pcr\Accoìnodd)\ Reftare,v/ per lo Conto . Si hauerebbe potuto prouar di loro molte fceleratezze, doucadir, fi farebbe potu- to,* fi farebbono potute prouare*' Non fi partiremo,& Humilìamofi,/m- u e ancor egl'hhaucndo à dir Tsfon ci partiremo*^ tìumiliamocu In in ditfcfa dell'Ita], lingua. 5* J« trattai dio di quattordici] cartelle , che wn fanno la Jbjia parte del primo del Guicciardini, ho trouato iotante macchie. Or quante fe ne troue- rebbono in vnogrctn rolumèì Ma he fulo il Ferite ro è di cotale fckuota.Che fc voglio direilvcr&, ha affai buona compagnia y etiandio di quelli , che dal Parchi fjno commendati . Di che io non più danm coloroy che fi perfuauono di hauer la lingua dal na- fermentò y che quegli altri, i quali non effendo in tà lèerrorefcnxa grammaticali mettono aferiuere, tyad ij lampare • J -™' S^È Annotationi di erróri del Caftel- uetro. Cap. X. MjftMfWJ T dapoi che nuova occafìon mi I na* %rl rltìSf ta di cominciare^ in queflo fùggetto, xSl mancaT non wgli 0 & efaminargli feruti di chi dì fe ha (parto maggior nome in materia di quefta lingua , che non foce il V s ettìero&> queftì e UCttflèÌketro>di cui battendo *pcà\tto quello che anche vfh '-firme rifondendo al Varcbi> miènata occaftonedipiu allargarmi in fardello annotationi. Onde fi moflrera y che anche egli e di quel numero di cui ragiono.Trimicramenr te adunque trouo io y che egli fcriue Dota per Do* te .Douendo dir Tartecipe dice Partcfice &fiè incannato, che nella nouella di Tietroda Finciolo Jh il Boccaccio rfar qitejia voce ad ma vecchia G 4 Tlebea BattagliedelMut\o Tlebca: ma quando parla da fi neUanouclla di Mafetto dice Partecipi diuennero dal parlar di Mafetto. Et cofi hanno le sìampc di Vioren%a delxxvii. Voi l'altre flampc hanno partecipe in vno & in altro luogo: ma quello, che è ancor pegr gio,hauendo à dir Participio dice Partefice, Scampa vfa egliperlo nomefcampo.IXiC'poli di uini dice per B$ofle diuine.T^è fodouehabbia trottato Rjlpofhfe nonperla prima perfona del pre- terito perfetto delFerbo Espandere. Scriue Roz- za per ì\o%a. Òblica & otticamente. Il che fi fi dee fare, fermeremo anche Inico Incarnente, & iniebita. Ne la margine di detto libro di- ce egli, & donata dir ls(e/ margine. Che la mar- gine è 'nella carne fegno di nafcen%a: & per lojpa tio di qualche cofa diciamo 11 m argine/e detta la itejfi quejìa parola in vn verfo direi, che detto lo ha uclfe ad imitationdi GmucnaLe: ma in profadafe- guitarfiba l'vfo commune : Che fe bene il Tetra* ca diffk Notturno fantalma: llBoccaccìo dife la Fantalìma, &fi Dante difie i Gru. il Boccac- cio diffe le Gru. Voi tanto meno ancora farebbe fia- to lecito anche in verfo dir la Margine , quanto in queila lingua ci è la Margine in figmjìcatodiiierfo dal Margine. Il che non è fra latini. Animai ra- gioncuole dice egli efferfhiomo , & Bgtionafa k il proprio. Che ragioneuole, è quello, che i Latini dicono Bgùonabile. Ut cofi vfa il Bocca ccb.vfa di dir Natio in luogo di T^atiuo» & quefta è anzi p» roU in diffèfa dell'Irai, lingua. 5 j TN$a di verfoh Ijo detto contra il Varchi* & contro, # £ltfèeUh& tpprcffò ho notato, che que dotti Cor rettori del Decameront fempre fermano J^atmou Ha per caflumequefta lingua a voci che incornine ciano da T. Confortante, preporre la G. Come Gio- uanm,Giuflo,Giouane> Già.Et egli fuor di ogni re- gola la ha antepofla alla T. V ocaky facendo di due Jillabe vna>clìeper dir lingua Ionica jfcriue Gio* nica. T^eltvfo de 9 verbi nonfo come fia buon Gram- matico; che dice feiper feconda perfona del verbo fono. Screbbe per farebbe. Vfa Reftar perF& mane)r y Addirne perAdducere* Potauamo, & Diciauamo r fcriue psr Toteuamo , & Dice- uamoy quafi come fi dica Votaua y & Diciaua: do* ue affai reamente fi è moflrato troppo amico del- la antichità. Proferano vfa per Troferòno nd tempo preferite dimofiratiuo: Che dicafio Trofere- re>oTroferire, ha da dirfi Proferono,c/;e Pro forano verrebbe daTroferarefe fi ritrouaffc.Coft fono ferine quefievoci>& quefta anche è replicata, & nella correttion de gli errori ( che fon pur mol- ti ) non ve nei notata duna. Inuenire dice egli, per quello che il Boccaccio dice Rinuenirc. Vfa il verbo Scrnionavc 7 cbe an^i direi io Senno ncggkre nella forma che egli ha detto Verfeg- gmc,bauendo dal «occhio Verificare. Par- ificare, Appiccicare, & Mifufare non ho fin veduto^ quando anche vedutigli hauejfhnon, fi Battaglie del Ma*o fi) siùgtivfa(Ji,chenonhopcr]cofa approb abile tifa taccarft a cloche fs trotta in ogni pertugio^ thot^ tomeno mi metterei a formar dito fi fati mefiti. Il verbo Montare ho ben Iettò 3 ma non vfato in quefto modo, Non monta che fé ne ragkmk Et che dirò di quella forma del futuro, che egti dice fhrfi deW infinita del verbo ùolprcfénte del verbi ho , Come Amare ho , Amare hai , Amare ha, Varrebbe che hauejfe detto qualche cofa ,fefì diceffé Amaro , Amarai, jimatà; Ma dicendo fi jtme\ fumerai, Ornerà, nùnhadmo nulla, re- to e, che fi corregge^ poi nelU gvmta fattala verbi dicendocela regoknón ritfcòrtéverbiÀèllrpri- ma maniera. Del che mcftra 3 cbt prima auueduté mn/ifoffe* ^^^i^^^^'^wf Il pronome fub (che vferò io pur quejlò noM an^che vicenome ) nonfembtdame-, che fiabe* rie v fato da lui : Cbcftió ordinariamente ferue al minor mimerò, & egtilo fkferuire al maggiore dì* tendo , Scrittori che publicano i Tuoi Poe- mi. La lingua Greca , & Latina Coti tatti il fuoi libri non Cono lingue. &fe le fcrittuf è di coloro cheferiflèro nella lingua de! Ilio fecola?^' quali luoghi tutti era da dir loro non fuetti f mix > - ?[ "' J 4 Ha yrtolXo il coftump di vfarc i participii attinia come Dimoltrantefi* Sforzante, Prouante, & dice ; lingua fententdì nelle orecchie del popolo..^// come la lìngua ferita fé fiefa non in diffefa dell'I tal.lingtfa. 54. non fi a fentita da altrui, & gli vfa alcunavolta con noia del lettore , come. Il rimanente di Italia, non parlante ne diftendenteft. J# Vegnen- te dopò lo imperameuto deUa lingua la* tina,& non andante alianti. Ente y Ento,jtn~ te , lAnti. Var che quelle parole vadano fattone. Et quel fine in Ento è pur fuo famigliare. Affer- mamento, A pprouamcnto, Apponimeli- to > Abbrcuiamento y Ammendamento, Cadimento, Confumamento, Diftruggi- mento, Diminuimento > Inlègnamento, 1flogamento,Libcramcnto,Mutamcnto, Riprouamento y Raccoglimento , Salua- mento , Riguarda mento , Stendimento, Stroppiamèn to, Scem ani ento, Surgimcn- to,Tr amu tamento ,Tiramen to> Tra fp or- tamento. foci parte lette,& parte fitte da lui: & par che agaraeglihabbia fatto col Byfcellh chi più ne habbia faputo ritrouare. Si compiace egli ancora in quelle vof/.Tra(correuole,Beffe uole, I n tendeuol e, Vicendeuo 1 e, A uttore- nòie, Vedcuole, Memorcuole; Delle quali febene alcune ne vsò il Boccaccio, fi guardò di metterle nelle nouellc ; Isibfo quàl fia peggio vfar le non vfate,opurie ributtate da lui: Taccio 11 le- gitore,Lmlcgnatorc,La verfjficatoria , Il libello infamatolo^ laprofercnza,e£7?ar hauerebbe meno ferito la orecchia, arte di Verfifi- care, Tromntia,ZettQre,Libellofamofo)0 mfanut. torio battaglie del Minio Jorio ancora : Ma egli fi imagbifce falla nouità* qua/i come a lui fi appartenga, di fare vna nuoua }mgua^yokìfdoe{ferepii4 Fiorentino, chei Fiorerà tinulla fatto egli ancora di Dopo yn tale aduer bio , che detto ha Molto tempo Dopo , Douendo dir dopo molto tempo, o molto tanpo dapou Si che mi pare ìjauerc affai ben moflrato, che non folamen te i Fiorentini,che fi prefumono di hauerfoli cogrù- tionedella lingua , ma etiandio i nati, & allenati fuori di Fioren%a,cbedifaperla fi perfuadono,fnnr no a prona di chine fa meno.Et del Cafieluetro ba- tteremo etiandio da ragionare in altro luogo. Ma qui a quejìi errori di lingua non voglio lafciardi aggiungere anche vno altro error pur di lingua: & qucjio è quello douc egli fcriue quejle parole. Coli potrà lo lcrittorc rapprefentar con parole lignificatine propriamente le arditezze delle bestemmie , con le lignifi- catine propriamente delle dishoncftà , fa- cendo vn libro diftinto di cafi diconfciea za per information de confeilori. Poi che lotto il Papa altriècoitretto aconfeflarlì f particolarmente delle beftemmie, & del* e parole dishonelle a pedona religiofa* come a punto cleono dalla impura boc- ca, acciodie pollano efler caftigati piuóc menofopra lapeniftatnita fo^raciafeu» na beltcnimia,o motto dishonefto. Qucfle parole ferine egli come bejfanàofi del Rzmho , ci in diffefa delHtal Jingua. 5 5 clriflringe ancheiona altra beffa detta confezione, la qual dicendo., che altri e coftretto a far [otto il Tapa,viene ad accetrnare^he in altre parti non fi fa: & chi dette nonhaueffè tal parole per ifckerno detto batterebbe; Facendo vn libro pA' infoi: mation deconfefsori da impor le peniteli 2C a Fedeli. 0 cofi fattamente fen%a farmention di Tapa.Ma quella giunta. Poiché lòtto il Pa- pa altri è obligato a confefsadì; è vna giun- ta contra ìmmedefimo peggiore affai, clic' non fono tutte quelle, che dalia fi fanno contrai! Bembo. Et con quella egli ha chiarito me di doler fi a torto > che gli fiano Hate fatte perfecutioni , che quelle siate non fonoperfecutionhan^iieui cafìigature.Tale è, che hafentitoquello,chcquifcriuo,che detto m'ha, che nella fua arte poetica non vi mancano di tali, & di più aperti mottbrhaper efferle fiate taglia- telegambe,acafamianonè ella àncora arriuata. ji me tanto bafta , ferino elfendo nella Cbriftiana legge, che chi in vna cqfa pecca,di tutte bfotte coir - Vna cqfetta voglio ancor àggìunge^ehe il Ca* fteluetro nota,che Virgilio nopfiafblruafo il decoro, facendo dir al Taflor.7{OMnm& qui te .& ba- uerebbe voluto,ebe egli lohaueffe fatto apertamen te dir quello che egli accenna $ & qucfìo h parlar da impudico, che più fi conueniua a Virgilio feruar ildecoTO del cajio Toeta ^ che dello sboccacciat^ Contadino. Che pcuolc Battaglie del Mutiò Che TAuttor ha da moftrar molti errori di Hicronimo Rufcelli Cap. XI. 0 haueua già impofta Ivltima mano t*%à Éi? à qiiefti miei DtieUh& era per man- TOtÌ dargli in luce > quando cfkndo flato multato dal Signor Ludonico Cappo n'hà douere andare a ftarfeco alcun giorno ad vna fua Villa * che è tra Siena 3 & Fiorenza detta la Taneretta^&andatouiy & fermatomeli per due mcfiycon molta mia confolatione : Quiui dimoran- do y mi vennero alle maniitre difeorfi del Byfcclli cantra il Dolce , & cofi inqucWotio mi glimifi à vedere. Doue maccorfiy che egli seramolto inua- ghito di quelfofua fhtica>nonfapendo leuar la ma- no dalla cartdythe nel più delle cofe sbrigar poten- dofi in poche righe >vi confumale carte intere •> & tornaadire y & à ridire vna medefima cofa , in maniera ,cbcfe egli contentato fi foffe di quello che battaua (& baftauafemplicemente moftrar gli er Yor'hfi cùmepu? dianzi ho fattoio^ come per in- nanzi intendo dì fhre)di cento & quaranta carte* che fono in quel libro, fermamente in racn di qua- ranta fc ne farebbe potuto Jpedirc. Ma il libro non farebbe Tenuto grande ,è vero fì,& è vero>cbe nel molto parlare errori non mancano . Isjon hauerei giapenfatO) che in lui fiata foffe cofi poca cogni* ùon diquefta lingua , hauendw egli fata tanta prò- in diffqfa dell'ItaLlingtia. 56 $*tf$one 9 &tenktof^ h anche é&tcnuto come #4 akvXVQ&an* > iqttali pcrfuade* do fi hawrla appagata dalle voci viue y non la vo- gliono appfèdere da quelle de mortuCbepcr quan to in que non fi farebbe egli bah ki^Heduto ne Dote y m il l?etr arcarne il Boccaccio; Et à&pe ciré ■ altMp«rfit.a' neuelli cambiati per i^/dfibbiofafiradadiquefta Ben mi duole di bauefe ad operar lopenno.con trombi non ci hjda Uwtm.poi proceduto per col pt del V arebiit fendo tgtifoprajìato àfardare in luce quel fuo Hcrcolano y per non hauer voluto, che ftfredeffè mentre ci era io , hauendo fatto stampar •dimolte cofe fatte dopo: quello .Che il rifonder al Varchi mi ba data occafionc alparUr del Rufceh liy&dipiudi vno altro. Ma ne dir fi pitocche fola» mente coritra ìnorti io adoperi la penna , che fune {criffiUprmo lettera al Ccfano, & al Caualcanti ykù : & quella al XnmdtiQ méntre era uiuo il TMJt quella tardità verrà ad ejfer Còtyperfaìa toH U maggiore vtdità. . V . s ••^-•^^VM^wJj iltiejh voglio aggiungerebbe il RyfceìU cotrim? da quello fludio di fcriuere coma chi che fia 5 fì che conia pda buona grattalo mimetterb alla imprefa. J^è io douerò hauer à nude > che quale hauerà mi- glior cogrùtion della lingua, trouàndo ne 9 tnieèfcyit ti degli irroragli mofiri altrui :che coft fi andari ella purgando y & facendabclla : & quaìido fotfk chi di me notaffe tante cofe>quantcfono venute no- tate da me in quejli miei trattati y auuifo cht féth refierebhe à fare s, per riducer la lingua alla fttìt perfezione. Che il Rufcelli danna in alcune cofeà tor to il Dolce. Cap. XL t Al Byfcelli vien dannato ilDolce,chc vfi parole non di quefla lingua foggiungc così / Ammanto per i MmtO)&*ltre tati,che fono voci pure nate volco con voi j Morrano Vergini . et quejht voce ì Ammanto ,pur nacque qualche ' un tinaiodi anni dHantè che nafccjfeil Dolci; Che par landò Dante di Enea dtfie, Intefe cofe che faron cagione bifuav'momy&deLty indiffefa dcllltaLlingua. 57 Et ne vsò anche più volte il verbo \Ammamare. Fncorolario voglio che s'ammanti. O dolce amor che di rifo t'ammanti. Et il Tetrarca non fi vergognò di dire. L'altra è [otterrà, ch'i begli occhi ammantai, Fa il Dolce vna tal comparatone , Come rapace augello il corfo arrefla, S'auuien che vegga di/cannato Toro Le calde interior -a,& fi raggira Rolando à cerco, & la gran preda mira. Et dice il PyjifcellLV blando à cerco fa ei> rore : percioche cerco, in lingua noftra non è mai fe non dal verbo Cercare . & Cerco per cerchio è forfè per qualche par te di Lombardia . Già fi commincia apparire quello, che *io ho detto ,cbe egli nonhaueua veduto ni Dante , ne Tetrarca . Che quegli haueua detto Ammanto, & qucfti Cerco. Fidi lvittorio[o,& gran Camillo Sgombrar? oro, & menarla Spada a cerco. Doue Cerco non è da Cercare, ma dal latino circu. I\iprefo fu il Ocelli, & giustamente dal Dolce* che fi hauejfe formata la voce, (biuta/ter dir [oli- to :& hauendogli detto, che in vece di dire Ho fo luto , douca dire Ito hauuto in cqfiume.I\i(po[e il fyfcelUWi dico,chc io ho hauuto in coftu menontxouerctesùa mai , nè nel Petrar- ca,nè nel Boccaccio., Ma quejìa è vna goffa maUtia,dir Tu non trouerai.. Ho hauuto in co$u* H me* \ Battaglie del Mutio meyqttdfi come non fitrouandodettoinqueHo tem- po y in quefio modo , & in quefia perfona ; & i n queHo numero negli altri non fi pojfa dire, diritta- mente fi dice; T^pn trotterai quefìa maniera dì par lare.Hauereincò]ìume:cbecofi dicendo à fignifi- carfivegonoytuttiitempijtuttiimoài, tutte le per fone,& tutti intmerl& ben dijje il Dolce: che nel Tetrarca fi legge, Oueella hebbein cofitme Gir tra lepiaggeelfiume. Et il Boccaccio dice y Incolume baueanfempre d'andar ad ogni torniamento. Et tornando al Soluto Jl tyfcelli vuol difender ilfuodire,Ho foluto, per fon folitoycomexofa be detta.Et primieramente quando anche dir fi potef fe {il che fi nega) da dir farebbe fon foluto , &.non H o foluto .  io ho domandato più di vn Tofcano, che -puoi dire Hofolnto;Et mi hanno in conformità rijpojlo y Hopagato; Et Dante in quefio fignificato diflby Ch'i folua il mio douer. Et dijje foluto inmateria diquittiorii> Il fè perch'i penfaua Già ne[ errore che mbauete foluto. s EtpiuvoltevfafoluerinqueJlomodo.Ma per- cioche egli pur ornatamente vuol prouar y che fi come da Veder fi dice Veduto y Da Totcr Totuto 3 & cofideglialtriydirfipojja da foler Soluto. tnperauumurapotrebbe ridonderete he fequejlo 1 valef*' in diffèfa dell'I taUingua. 5 S valcfìe,fi come da folerfi dice Solito : da Veder fi potrebbe dir Fedito 3 &> da Toter polito , & cofi gli altri. Quefte formationi fi hanno da far con tfempio dialtriverbiy quandonon fi ha cognitionc in qual modo dirfidebbiapiu in vn, che in altro: ma poiché la parola è formata* & accettata , non è lecito nè a I{ufccUi 9 nè a fiumi il volerla alterare. Toifefoluto è dirittavoce,perche non è tornato, ad 1ifarla>ma fempre dicefolitoì Or che dirò d'vno affai groffo abbagliamento, donde egli fuor d'ogni douer vuole fchernire il DolcerDice colui, che chi fcriueffe Tiphi nonfareb he rima con fcbifi.-l^è parla fen%a ragione ', che ne verfì divndicif illabe accordar fi debbono le due ri time vocali con le confonanti interpofie. Et in vifla Tb.& F. no fono le medeftme.Et il Sty f celli f aceda- fi di luì beffe dice, O Signor mio dolchi imo , Aduquc con quella voftra bcllillima dot- trina Hora non quadrerà in rima con Di- fcolora , Dimora, Se Infiora 5 & altri tali, poiché ella ha la H. & elle ne fono lenza. Ma 0 Maeflro dottiamo non vi accorgete uohche la H.in Hora è fuori delle due vocaliche fh?: la ri- - ma:& che la beffa cadefopra di uoi ì Ben ho da di re,che per ordinario le flampc hanno nel Tvtr. Ti- phi, &fcbifi , come ancor in Dante Tafiphe ,  & cofi De buoni, JL buoni : & ancora che da vfar è quesìo modo nelle particelle Con,& Ts^c miei danni. Co miei figliuoli, oferiua- fil^poHrofo,ononJlRpfcelliàpprouaqueHa re- gola,&fh il contrarioiche per ordinario fcriuejL i kttori,a iluoghi,Da inottrihonori: TS^c i UbrUne i Greci; Co i lettori, Co i nomi.Quefto modo ne ver fi fi può accettarcele profe in niun modo, egli ri- prende il Dolce,che dà le regole,et non leferua; & allega il verfo, Turpe eft dottori.^ cade nella me* defima turpitudine. L jidduceegìi molti uerfi del Dolce , che vfa gli articoli li,&gli:  che non fono i canti . Mette per vitio al Dolce thauer detto Ter voler à li Dei moftrarfi eguale. Volendo, che dicejfe,jl Deh QJt i Dei . Et non ha. letto in Dante* *4l tempo de li Dei falfi,& bugiardi. & nelT&rarca , Con I m I ' in dilfefa deirital.Iingua. 5 9 Còti tutti quei, che Jperan ne li Dei: & Che fra gli buomini regna, & fra gli Dei. Tutti fon quiprigion gli Dei di Vano* Toi ( quel che è peggio ) egli fcriue gli Dei ordina, riamente:^ li Deiy^ri Dei alcune voke.'iyon fo quel che mhdica di tanta balordagine.TS^h mi alle* gin alcuno errori di ftampe : che nel fine del libro vi fono notati alcuni pochi err ori :& quelli, che no tati non fono : fono da imputare a lui. Che facendo ilmifìiero di Correttor difiampe,no e da creder e 9 che non habbia voluto riucdere anche ifuoi libri • Dice egli ancora , che l'articolo li , non fi pone mai dopo alcuna prepofitione,fenondopo la Ter.eO noi habbiamo recitati i verfi del Tetrarca* Con tutti quei che jperan ne li Dei, & Che fra gli huomini regna y & frali Dei. Douela rifonde alla prepofitione In, Lati- na ila quale anche In y danoifi dice. Et fra, re/portr de al Latino Inter, che tra 3 ancor fi dice da noi . non fo adunque come egli fojfe buon Grammatico , non conofcendo qual fia prepofitione. Vero è 3 cbe dando indie io di non hauer ueduti queverfhmerita feufa. Qui non voglio lafciar di dire, che par che altri non vogUa,che dir fi poffa i Dci y ma li Deifolamen te.il che è tutto corttra la dottrina del B&fcelli. ni io fo perche da alcuno fi tenga tale opinione: che fe dico imiei,i rei y ifei. Terche non debbo poter diri DeiìMa perauuentura chi cofi tiene , non ha notar So in Dante, # $ Quinti ' Battaglie del Mutio Quinci Giganti fer paura ài Dei. Del cui nome fra i Dei fu tanta lite. eFortcà cantar de gli buomini,& de Dei. jdle mie orecchie fuona meglio , jtDei , fra Deh ^e % Dei>&deDchcbealli>Frallh7^ellh & Del- ti Dei. '^W^' r eggiamo bora come eglifappia ben vfar la re gola,la quale nelle profe è fermiffima , che alianti parola,che incominci per accompagnata da ?na altra confinante, non fi bahbia da fentir confonan- te, il verfo ha libertà di fare anche altramente, che. diremo col Tetrarca, Ver ifcoprirlo imaginando in parte. Et Ter ditto ho quel che ritrouat non fpero. tir con Dante J^on ifpcrate mai vedere il Cielo. Il ByfcelUdice In (lampa , dice & Smorzate, & Stroppiate: & non Spiegato > dicc, Sfacciamento, Aggiungimento, H 4 Afcsn- 1 Battaglie del Mutio .A(cendimcnto,Scendimento,Affinamcit to,Stendimento,Impennamento,Signifi- xamento,Sfafciatura,Stanipatura,Incatc- natura,Carratura, Rappezzatura , Soffia- tura,Frcddotto,Lanugine, Scaltro nome, Gcntarclla, Cappocchioni, Cappocchio- , naric, Frascherie, Sciarpellarie, Ingenuo-, lngenuità,Ingenuamente, Figone,Dapo- caccio r Mariuolo,Fruttaruolo,Heroi,Pcc cadiglio Jnfanti ? Bambini, Fanciullcfchil- inno, Moriulli , Galante , Gonfiezza, AbiettcJntatte,Doniinio, Cafate, Soucr- fionc, Stin ìolatione, Requifitione, Auri* gajOpificc.CaftigOjStiramcntijForeftico, Comprcfanicntc , Seguitameli te , Reftiar $ mentesSaggiamente. oltre a molte altre > che non voglia la feria di tornare a legger quel libre ferfhrne Catalogo. ì Et donde è tanta auttoritàydar legge , che altri nonbabbia ad vfar vna parola >Je non è vfata dal *Petrarca>& dal Boccaccio^ affafeiarne egli tan te ? Et domanda al Dolce, perche habbia vfata la f voce Caufa in vece di cagione: & dice, Se alcuni § moderni purrvfano,ionon entro a lodar I lo,ne a biafimarlo, folo dico che fi fa fen- •] za bifogno , poi che habbiamo voci da { rapprefentar l'vna,& l'altra: óc lì fa contra 1 l'vfo de gli auttori. Voi dite bene M. Maeftro. 1 Ma perche fate voi il contrario: Verche Diuaga 1 ' ' z ' - re in diffefa dell'Ital.lingua. 61 xcbaftatidoci Vagarci "Perche Ingollare, bauen doinghiottiretlngox^aretlngoiare^raguggtareì perche Sbadacchiare,**^' che sbadigliarci Terche Qgictamcnto,piu che quiete ìUggiun- gimento,piu che giunta,*) *4ggiuntione ? ( La qual voce è pur da lui più folte vfata ) Ter che Afccn» dimcnto, eHfcendimcnto an^i che [alita & Ifcefaì Et /»«• che habbiamo y ^ìnche >% A7teora y ctEtiandio.Si tro- tterà forfè in alcun luogo nelle nouelle co/i fcritto y come nel proemio della nona nella ter%a giornata: Et potrete anco conolccre: Doue quel Co Co non mi lafcìa crederebbe il Boccaccio y cofi la/ciaf fe ferino. Additare, èparola diverfo,& portata dal Hnfcclli nelle profe> Remilo parola di verfo, dice egli per B^ucduto y & Rifatto per I\ifbluto. F 'are ,dice>donendo dir parhquantunque il Vetrar cadiceffein rima. Ch al mondo non ha pare* Co/i ancora Coniparcrc non fi dice > ma comparire. JOriope conuertita in ^Arbore Loto y era da dire:& le forzile di Th et onte Conuertite in Topoli y & non Corner fa y & ConucrfcJntrometterevfa il^ufcelli (t qucjìo modo, 11 Boccaccio intromette in quel libro tutti i nobili;,©* Intromettono Cala drino Battàglie del Mutlo drino infigmficato di introducerc : & il Boccaccio diffèylì Capitano in tromeflòfi in quelle co fc con Bernabuccio , & con Giacomino infieme a Gianole,& a Menghino fece far .pace. Il che vuol dire y entrato per melano, quanto fia lontano dal? intrometter del Byfcelli, ai ogniunpuò effer chiaro. Co/i fi va mostrando tutta- tùà quelloyche d'etto hahbiamo y cbe egli non ha ve* duto il Boccaccio. Ma pur ha veduto y che detto ha veditori . lo ha adunque veduto per damarlo y nonper imitarlo. Inferi non diffemai il Boccaccio > nb il Tetrar- ca^ Dante, & egli dice y che Amphiarao in* ghiottito viuo vide apprelfo gii inferi lo ipirito di fe fteflb.// vcrbo,fortire,nonfo chefir delle prò fe; L'vsòvna volta il Tetrarca in rima: Et più volte di ffe Dante>& Sortire,et Sortito in fi- gnifìcatione di desinato 3 o eletto a forte: Et il /celli in vece di venir fatto. Riprende egli il Dolce della parola LungheC {ovfata inverfoy et dice che è delle profe : et pur Dante dijfi, Qiiand'vna Donna parue fanta y et prefta Lunghejfome. Et lyoi erauam lungheja 7 mare ancora. Danna egli ancora il Dolce , che habbia vfato l 'oggiar per ^Appoggiare ' 3 dicendo che non fi tro- ua in qaefta figni{icatione.Et pur diffe Dante>Tog* fktorgdvn de BgccM.Et fi poggi* tegghia, a teg- ghìa. in diffcft dettltaLlingua. 6| 2hia.'Et in fu laverga. T'oggiato se.& lorToggiatoferuc. Iconio dò pere/empio daimitar:ma ri/pondo mi fuo dir, che non fi troua. Lo ripiglia, ancor che nel numero del più ha pò-* ftoTcÙxmon in verfo,etdiffe Dante, S'ivo' creder a fcmbianti, Cbefoglion ejfer icftiwn del core. Et il Tetrarca 0 poggi, ò valli, ò felue, ò fìvmù, ò campi, © tejtimonde la mia grafie vita Quante volte mvdì\le chiamar morte. Jsfpta anche per errór nel Dolce, che ferina Al- tramente , dicendo , cìk Altrimente non e della lìngua, ma ^Altrimenti, et altramente. TS(on ifta- rò a contendere io fe fra della lingua ,ònò: che mi contento di fcriuer -e jLltramen- te.Ma dirò benc,che il Dolce po ih più volte hauer trouato fcritto jLltrimentc ne' buoni te* / - V> r, nryf f .-. . fSj j jtfih \ . ■ . . t rftiHlDìStfj fto ilbtr'il -il u ;;t io qUBh^ : c^inmófì^ itesi xxviL Di Battaglie del Mudò Di molte dittioni dal Rufcelli male ferita te,& male ulàte* Cap. XIII. Opoi ferine il I{ufcelU fempre per^ Dapoi . il Dolce dice, che Dopo in verfo fi ferine per una T.& inprofa. con due : & vi conferite il HufcelU . lyè iointendoperche. ilVetrarcain Rimane l mi- feunavolta,piu volte Dante, & tempre per vna» V.& la regola delle rime è fecuriffìma. mi al- leghi altri la altrui pronuntia, che gli ferini debbo» no regolar lafkuella,& non la fknella gli fc ritti, et dapoi che effiferiffero vna fola T.è da creder , che cofi pronuntiaffero : & la fauclla di chi prontm* tiapcr due fia corretta.Ben è cofa mirabile , che il J\ufcelli a quejle due uoci,Dayoiy& Dopo hab- bia fiato cambiar natura. l^on fece mai 0 oidio ynataletrasformatione;la fece Dantesche conuer- ti huomo inferpente > & ferente in huomo il I{ufcelli ha mutata la prepojìtione in jLuuerbio > et iauuerbioinprcpofitione dÌ££/wfa>Dopoche ha uerete letto quello difcorfo,e*r Dopo che egli fofle morto. & Dipoi tanti fccoli ef 1 fendofi ueduti tanti di qixcìibn.Terauucntu rafece egli quefta Metamorfofi in virtù della fua jilcbimia,donde ne nacque il libro publicato fotto il nome del Don jtleffio di Piemonte. Conducere >lnducere >x Adducere,& gli altri ta- ti cofi fi debbono fcriuere in Trofa,Et non Condur- re* indiftcfadeiritaLlingua. 64 ttplnàurre^jLààurreyComc fa il ^ufcelli.Torre, dice il Boccaccio,& coffo/, Togliere./ crine Rot teca. per Bottega y Coi:tc\[o per Coltello,Smot- zar per jLrmnor%are , Sferzalo- Fer%a y che ftr%a è nome^sfer%a uerbo.In luogo di fate & Di- te y vfa Facete & Dicete: Soggetto lignifica fud- dito y et Suggetto materia y et egli ferine fempre /og- getto jìJ a leali ccllare/tfr Cancellare: ferine Ini- briacco j & Ebbnacco. Dice che fi può dire il gregge, in tutto Dante, ne in tutto il Tetrarca non trouerà egli y nè altri per lui Graueyga e parola v fata dal Boccaccio infi- gnification di FaJlidio y o di Tefo y et dal l{ufcelli di GrauitLQuefte fono parole fue^oX qual luogo più che altroue conueirebe la grauezza, . iàcendo parlar fi graue Dio. Tar che cosini à bello fludio cerchi di allonta- Tiarfi da buoni fcrit tori ;vuol dir y mandarin cfiUo, & i/ire, Bandire.// Tetrarca difie. Hanno del inondo ogni virtù sbandita. & Le mie notti il fonno Sbandirò. & Dante in vna Cannone, Et quefla sbandiggiata di tua corte. Et il Boccaccio difièybbzndito, &difìe y Sban- deggiamento^ diffè ,Yn Torniamcnto fi bandì in Francia.dr, Mandò à Riaitò vno che bandifle,chi volefìe veder &cjl che di tiamo fare vna gridalo mandare vn baniohaxxtt bando di Firenze, diffe ancìye il Boccaccio y per Battaglie del Mutio ejfer sbandito nella nouella di M.Francefca: & nel la ottantefima quarta fagli dare il bando delle forche di Siena . Tronfi perche eglihabbia detto Ginocchi,^ Membri* an%i che Ginocchia er Membra. Il Tetrarca & il Boccaccio dicono \ Coricare,^ egli Colcarc:Beilico, Vmbiiico. & egli Bellicolo. jtbandonare ferine per una JB.Tuono dice il Boc caccio,& non TrotìOicome egli . & il Tetrarca. TonareJmpire & Empiere)? troua } ma quel lo dirado >& inverfo,ladoue Empiere è il pro- prio ,& communeiEtfi come da Impire viene Im pitoy co fi da Empiere viene Empiuto 9 Et doue il BJ$ /celli dee dir. Empi erpice Empir : et douendo dir. Riempiutila? , Riempiti, egli che h cofi gran Tofcanoyvfa Adelfo per Hor*, Pretto per prefta mente, o Totto,cbe non è parola di ver/o :nb di prò fa . Senon forfè di Dante in vna B^ma feriuendo. Dauanti/e/wrak jD. & vi aggiuge tUpoflrofà. Innanthnon è voce diprofa y nb di verfo : & egli U baperfhmiliariflima.Tar che nonfappia che dffi tenia fia da Manco f à Meno : Ma in luogo di meno Jpejfe uolte vfaMznco.Del verbo, tifare, ho parlato à dietro , & egli vfa Rcftare,eìr Kcr RzperF(imanere.&pcrI{imancnte,à tutto pafto. JLÌXrhche ferrea {aggiunto^ dirittamente cafo rei- to,egli lo fa di tutti i cafhDi altri,ad al trionfo- gnar altri,da altri . douendo dir in rutti quelito- rbhMruLQuddlC altri nonmi ricorda hauer ItttOy in diffefa dell'Italica lingua . 6 5 lettofe non feritto da lui.Chi,vfa egliper ognicafò, fènica che vi fi comprenda il Bettolìi che fe ben fi troua alcuna volta forfè per inauucrteni^a degli uuttor'ho de copiatori ; Tsjon perciò è da imitare , non che da empierne i fogli, come fi fk in que Dialo ghi;ouefilegge,A chi follerò toccare; Rei ne, 0 Re à chi erano dedicate , o di chi (i fofle, In chili: in chinò: chiamando chi Rana, chi prelbntuolb,chi ortica: & a chi dicen- do una,& chi altra cofa.e-r cofi vfa egli ordi- nariamente . Et ch'il' impediua dir , cui , per tutti que luoghiì Quello & Quel lo , che fe n^u comi pagniajì hanno per neutri;Egli fii majcolm.T^Zr fcriuete due da quefto , & da quello : & Trafcriuendo da quefto &da quello :Do- uendo dir da queflo & da quel libro.Da queflo,& da quello fcrittore;o Da cotiui & da colui^ggiun gafìxt come quello , che da altra mano non poteua cfler vinto . Et era da dir , come quegli egli ha in costume diferiuere . A vn mo- do, A vn altro . A vn Cadauere, A vn vec- chio . & non fo perche non più tosto jldvno,jI.d yn altro: \Ad un Cadauere, jLd vn vecchio . lo vo raccogliendo co/i confusamente da quel fuo Chaos* nomi, verbi , pronomi, prcpofìtioni , auuerbii fe^ condo che mi fi parano inan^i :che la qualità delU materia non è di tanta importanza, che più ordina io ftudiovifi richiegga. 1 Traggetc^icee gihdouendo dir, Trahet?: & I Tol- Battaglie del Miitìo Tolgano^ per Tolgono .file parole fona quefltì Cratcr, & Cratcra in quefta lingua non fi gnificafenò Nappo, o altro valòfpafo,& con bocca largale voce fìa>fl?afo>dicalo chi il /, rifonder -e àBigc, & à Hi gc.Dicc eglhSi trotterà perauuetura in qual- che buono auttor detto vna fol uolta. che diremo,che la parola fol in tal luògo fiaauuerbio,& vagliali mcdefimo,chefo lamen té, dicendo /na fol volta , come fo dicefle vna volta folamentc.Ma io non haue rò mai queHo per parlar di buono auttore > che fi come non dirò vita folamcnte volta > co/i non dirà vna fol volca.Dirò ben fol vna volta . Abbagliamenti del Rufcelli. Gap. X1I1L Ante hebbe in tanta confiderà tion la importanza delle Ri- me {cofidice il Hi'fcelli ) che più tolto che viarie talfe,li mette- ua ad vlar parole lkani(Iìme.Af * egli non vi de mai Dante y & nonfeppe chef offe B^ima vera 9 nhfalfa;Et forfè ben che è rvno,&l 'altro.Tyon di- rò che metteffe in B&na , Dicellì 9 per Dicefife: ÌAoiìScper Monili r SuttQ per Sotto; Spfo -L: i , • fer Silfo; Vegne per Vegna,Rauogli/7er Ra uoglie, Comoper Come , Prece /er Preci , Concorde per Concordi, Poi \u\per Punta, l Commifa per Conimeli^ Perle per Perde, I Haia per Htibbia,Torza per Torca, Leuor [ {ìper Lcuarlì , In(embre^In(ienie , AG* l fbmpra per Aflembra , Abhorra per Ab- | honQyOpur Abhorriicc> Prezza per Prez- zo, Regge perKicdij Figi i noi e //O-Figliu olo, I &pm altre vocifimilmente corrotte^per far rime. Ma egli in I\ima ha rijpofio,à Credi con Credit ad clJò con€j]ò.Mifc vnavdta viddi in I{ima con* laD. raddoppiata^ più altre volti con ia [empii- cc.Etcqfì ìia fempre fatto il 'Petrarca fimo nomt\ con fummo verbo ^ con fummo, il-Teirarca mife. fimi in rima>con Coflumi,conliùtù«& con fiumi.* , MàYir Dante ancora mife il verbo fuma con aliti-* ma^et con piuma fi cbe,oquhQ(priM nonfta bene. Baccopofe conlaco > & con Benaco , Thoma con, fomrna, Impone con Donne > Vefligeper dir Vefiigi cùn^ffliggCjdicendo cjjò aliroucV LÌiìgw^Ammt invece dijLmen con Mamme, & con fiamme por- tando la TStyltima auantila E. eir facendone vm T^ccnfkr-due barbariffimi in vnaparola > come già Tinea TiacentinoMa , & anche fuor di B^ma àiffe egli jlmme^Vn jtmme non [aria potuto dir- J/.Eè forfè più dirittamente fi direbbe Jtfrierme. T adorniti giunfe con lyomi, loda con bota , & vTta.ToppbbapojUin vn luogo >invn altro Topo. I z &Halete . Battaglie del Mutio & mieto mife nell'inferno in Bjma con Fotofit confato^ nei Turgatorio con /otto, et con motto. Et delle altre cotali rime trotterà in quello autto- re,chi lo andrà rimirando : & quella e la confide- ration tanto approuata dal Bjtfcclli , che Dante fu grande ojjeruator di rime. Ma dirò piuver amente 10 di luiyche nonfo di cui egli fife meno ojferuator di Dante,del Vetrarca»o del Boccaccio. Or facendo profefion il B&fcclli di bauer purga- to da manifefit errori il Furiofoyfi mette fuor di prò pofito a difender Ì jlrioftoyquafi comenon ne hab- bia fatti. Et il dir di batterlo purgato , è dire , che fatti ne bauea. Et è la fua fatica perduta; che chia- ra cofa èyche egli non hebbe cognition della lingua: & ejfo il conobbe ycbc diede il libro fuo a corregge- re ad mfoldatoSenefe» chiamato jtnnibal Biechi, 11 quale conobbi io pur in Ferrara , & colui nefa- pcua quanta egli ne haueua apprefa dalla Mamma. L'Miofio troppo tardi saccorfe, di non hauer le re gole della lingua , & nonne bauendo fatta profef- Jìone y invna opera cofi grande, &in quel genere cofi bcllaymerita feufa: & non accadcua, che il R# fceUi flejfe a dijputar , fe egli fcriuejfe 11 feiocco vulgo , o il vulgo feiocco. Cbefefcriueffc,U vulgo feioccoy come fcrife quell'altro verfo, Lo chiama al campo e ala battagliai sfida ì & quell'altro Che delelucid 'onde al fpecchio fiedei EgUbaueràleuatiquegliartUoU.Manon^pcr- in dìffcfa dell'I tal.lingua , 6 7 ciò y che egli non re li mettejè,& che il Biechi non vegli lafcialfe. Vana cqfa è difendere vn luogo , effendone altri fimiglianti,cbe quantiche effi fi fiano,iogli ho tut- ti per vn filo errore, che fe haueffefaputa la regriJponde.Dicó, che quando an ehor cofi fìa, che lia fola ( come voi dite) non farà,che Tefler folo vno errore,faccia che non fia errore, & che Thauere vno ro bato vn mantello folo faccia, che non lia furto. Quefte fono parole diluì. Dette più arguta- mente, che fincer amente. voler che error fatto di nt do meriti fcujli invno;& il fatto vna folavolta non la meriti in vno altro. Tarla?ido anche il B&fcellidi alcune rime del Furiofoypaffa a dire>U Anoilo con leggiadria diife Bocmmc in rima, raddoppiando la M. Se il Dolce l'haueffe fattogli ballerebbe grida- ta la croce addo/Jò ; che Boemo era da dire : & la rima è doppiamente falfa,che è nel numero del piti & del genere di f emina ; & Tcllegrinal quale i aggiunta la voce Boemme y è fingulare & mafebio. Et la voce Boemo non cade fitto la regola di Hic* rufalem.Si che quefia è la leggiadria commendata dal BgfcellLQutfto ara luogo da feufare, & non da l 3 laHr aue(fcfaptito.P r ero è,cbemDante y nonvi fono quelle difcordan%e] y che eglidiffe Boemmeper Boemia,& non vi ha con che s % accordì y odifcordi Ver non mojìrar di confentir alle cofe mal dette da collùdono coflrettaad entrar, mio malgrado,in que (le digrcffionLChc e pur cofavitiofa y voler dar no- me al vitio di leggiadria* Ma fono homcù fianco di andar raccogliendo gli errori dì qiicjìohnomo. J^on voglio giàpaffar confìlentio alcune cofe fue ridicole , &daperfona poco auuedur*,& 'Ctiandio poco religio fa. Dice egliy che Tideo fu Padre di Vliflc.» non fu di Vli£ fe,madi vn fuo compagno. Et dice , cheilKc di Francia, di cui tenue nouclla ilBoccac- cio,haueua la Mola nella gamba; &Taut- tor dice nel petto. ì itoti nomina dìuerfi veramente nobili Jpirhiy fcmplic emente, coinè far lì dee daferittore, che dice y il Vida,il Molino, il Vcnici-o 7 il'Contile 7 il Varchi, il Colìanzo,il Rota, il Tanfillo, il Tolomci. Molto piu fkmiliarmenteparlapoidi alcuni altri hiiomìm Dotti,che dice. Nicolo Ma- iorauo, Michel SoffianOvGio.Battittalla lario,Francefco Robcrtcllo, Arnoldo Ar- lenio,Gio Battifta Camutio,Giorgio Co- rinthio. Toi particolarmente nomina amicifuoì con honorati ti ioli > quafi facendo ingiuria a gli àl~ in ditfcfa (kltttal.lingua. 6* "#r££f fifo/ò J/S dóncua dar, mi 'par, che principat mente dar fi douejfe al Fida >& al Tolornei > che furon VefcouiMa dì due Senefi foli voglio venire in costipar atione.Egli fa più volte mention del To lomei fen^ accento di honóran^c, & appella il Contile Signore,& Dottillimo , &lodipin- ge in lettere Maiufcule. &pur non fu il Contile nò più dotto^nè più leggiadro fcrittor, che il Tolornei: fu il Tolornei Dottor e y il che non fu il Contile: & H Tolorneijfunob il gentiluomo della Città di Siena. Et il Contile fu perfonapriuata del Contado di Sk~ na , divn luogo detto C etona* Voi ( quel che è peg- gio) parlando di Tietro Aretino dice* il mio di- uinilììmo Signor Pietro , esaltandola fopra quanti egli habbia nominati in quel volume : & che eccellenza fu in lui , che fu vno ignoranti , & vna fantina di viti it Già mi ricordabile in vna mia lettera ferina a Giulio Camillo diffì y che quando il Boccaccio diffe Vinegia riceuit rice di ogni bruttu- ra ì profetò di Tietro ^Aretino > che in quella Città doueua hauer ricetto. ^Alla fuadiuinità rendei ia già teflimonian^a.Chc battendo mandata la fua hu manità di Chrijio a ]fyma>& mojiratc delle fttc be- refie ( come apparile in vna lettera mia nel ter^p delle Catoliche al già religiofiffìmo, Cardimi di Tram) dalla fanta Inquifitione damate furono tut te le fuefcritture,di luì non fecero mentione come di komaccioycbepeccafjc per ignoranza. Ma et poca *tiueren%a rnojlra il ftyfcelli verjb la religion Cbri- J 4 ftiana, V Battaglie del Mutio fìiana y mettendo in dubbio, fe il Dolce in quelle fue fauolofe inuocation'hehiama lo Spirito fanto apol- lo. Et non fo perche parlando degli celeri /piriti no- flri guardiani gli appelli atr^i Geni) & Demo- ni) , che àngioli. Chequejio modo di dire ha p 'm del Gitili fino y che del Chriflianefmo.Et che diròdi quello y che fàuoleggiando Ouidio di vane trasfor- mationi > come fatte da fklfi Dei, egli dice , che è quali a guila di quel (acro detto, A Domi no ta&um eft iltud , & eli mirabile in ocu- lis noftris? affomigliando la vanità delle coloro [unioni > alla nojìra infallibile & ineffabile verità. J^e fa come la rigidità de gli Inquijìtori habbh lafciata poffare vna co fi fatta befìemnia. Delle maniere del dire vfatcdalRu- -feclli nelle fue compolitioni. ì^p affiamo a veder come egli fia pn- ro,proprio> & ornato nelle forme del fuo dire. 3 jKS!>rjS^ Sue parole fono. Per vfeir a , veimpo c n chi (ì voglia che ha. Con chi che fe,o con chi fi voglia era l'intero: Et a lui quanto dd Riparlare, è fnmìlìariffimo , & ifyarfo per tutto quelllbvo. 4 La confidenza vedrà, & le forze mie mi pofero in cccalìcnc 7 . che io vidimo- " ' fìraffi ia difFcfa dellltal- lingua. * 69 ftraflì &c Era da dir mi diedcrco mip&rfer&oc- Parueui di non tardar più a cominciar 4 .didare a me manifefti fegni della gratitu- dine voftra. H aiterei an^i detto : Pipante y & cominciare a dare.Et fé, bene il Tetrarca diffe> 7 Tilt volte incominciai di fcriuer ver/i. Diuerfa è la libertà delle profe dalla feruitu .di .quelli. ' . . >..v 77 ';*•; .?f , Difegno voftro era quanto con quella 4 botta fola atterrarlo tutto dal capo a pie- di. Doue y et Quanto>et Tutto,et Dal capo a piedi è difouerchioycbebaftaua dir. Difegno voftro era con quella botta di atterrarlo. Etnon (blamente in tante ftampaturc, 6 & in tanti modi Thauete toleratc,ftampa- rc,& corrette voi ftefli,& nelle epiftolc de dicatorie,rhauete venduti al mondo,& do nati a quelle Delphinc , & Reine , o Re a • chi erano dedicati. Et quel che fegue. Come s'accordano Tolerate y Stampate^ et Corrette* con Venduti y Donati y et Dedicati* cel'infegm Tri- [ciano. . j v , K ; ^ u \ ir L'hauercbbono per lauuenir fatto più 11 contenuto,& più auuertito. Tiu continentt y $piu ritenuto hauerei detto io. Con ogni , in ogni cofa a perfona ho- 1 J norata debita modeftia. Sen%a auuilupparfi . dir poteu4,Con ogni modeflia in ogni cofa debita a per- Battaglie del Muti» yeffona honorata. 16 Et poi gli Rideftedi nuouo fuori : Quèfta verbo fidare nonfodt cuifift'a.Aia intendo che fia detto per tornare a dare . Et cofi quel Di nuouciyi fla a pigione . Il Et a'ehi dicendo vna, & chi altra cofa.Dadir cra,& JL chi altra cofa. Se pur chi ìleffe bene.il di ritto è j[ cui vna 3 & *A citi nltra cofa. 19 Rauueduta della ragion procurate per ogni via di emendamene. RguUeduto de gli errori è da dir,che delle cofe fatte con ragion limo- lino non fene ha da ammendare, an^ da maggior- mente in quelle continuare. 20 Non allegatene ragioni , nè auttorità, : o teftimonianze alcune fe non magra- mente morderei dir ch'io mi fogno.T^o» allegate fe non mordere^mipar nuoua forma dipar J - /Ji ^ 21. Haucte vfata li ngua in moltilTìme co- femoito diucrfadailVno all'altro di loro: Dcìlvnoy^r dati x altro era da dire.Hauea m yn al- tro luogo detto Di rittamente contrari) vn del l'altro : l'vn dell'altro . fi dice allvno, et all'altro dando l'articolo^ 0 pur lanciando vno et altra fen^a. nrticokyCt contrario anche fono all'aitro.diciamo y & non dell ' altro. S 'alno chi die effe l'vno fh al contra rh dell* altro. 21 Taceftein rifponderci , opoco, o mol- to. Tateril rifondere 3 dir per wn rijpondere^non ho in diffcFadeiritàllingua. 70 ho letto altroue. - Non tremerete mai nè vna ne meza ne 25 terza vóita.Tcr%a rijponde a prima et afeconda y non ad vna,nè a me%a. Et dice egli fin di vna voi ta quefie parole. Con qual ragion date in terra legià det 37 te rcgolcGittate a terra, direi io. Difcorrendofi delle galee, de nomi , & 46 delle parti fue. Delle parti loro doueadire.Di vna fi direbbe fue. Egli non potè contenerli di non do- 46 mandar dirottamente. Tianger dirottamen- te è propriamente detto. Ma domandar direi Im- prontamente^ Importnnamente. Voler poi che i tanti & cofi fatti errori 52 fìano incori! per elìer tragittato in otto meli . Jt me fembra che gli huomini incorra- no negli errori,etnon che gli errori incorrano. Voi tragittato non fo doue fìa fiato , Da & Marco alla Giudeca,oda Biri a Morano. Non hauendo manco póllo mente. Et 56 età il diritto yT^on hauendo pofio mente ,0 Merio ha vendo pofio mettte. Che qui non ha luogo manco. ^Altrove dice ancoratovi fi può manco in- douinare. per dir Meno fi può indouinare : Et che non vi habbia manco intefo colui che chiamate. Douendo dire.Et che non vi bah-* bia y opur,ct che meno vi habbìaìntefo colui. In quefta traduttion non entrerò a mo 71 in diffcfa deUltal.ltogtta. 72 Et oltre a ciò come ha fronte da afcol- S 5 ! tarfi , non che da dirfr vna goffezza tale? Crangojfc^a para me il dir, fronte da afcoltarfì. Accennar col dito fotto il mantello^ 96 I me queflo fi faccia nolfo.Bencho vdito dir, far le fiche, et egllanche il dice* I Pareua che egli» non potefie da huonio 1 10 I mortai rimane* morto,*? er che più rimmer, \ the e/Jer mortoìio non lo intendo. I Et quado voi hauelle fcritto di teda n o 1 14» ftra quel fatto , ui farebbe uitio hauerlo detto così (cecamente; non che traducen- do,et hauendoii beili, et trouati , et detti dalPoeta, il qual traducete ylafciargli in dietro . che concordane 0 discordanza è (fuc- fia Quel fatto* & detto: et-bclli & trottati, &la* filargli ? Ma perche non poliate dir, che per 127 vna volta fola fi puotolcrar vna cola per trifta che fia,veggiamonc de gli altri. Cofa, Q 2 1 & non allegate 149 Il Dolce haueua detto in vnverfo y Ma venere coftar il fece amaro, A vhebo. Etifirìue il fyjcelli 9 ì\ parlar è tròp po improprioipercioche col verbo coftar che importa prezzo, non s ha da impor. nome cheimporti foyoììQxofi infogna il Mae Jlro.& balletta auanti detto. Sordo di gufteufom do alla lingua > 0 al palato quello che è della oreen chia.opur a quella > quello che è di quelli Voi in vn altro luogo dice. Intender pelo v del fenfo diquella hiftoria .fhcendomnfo co- me la hiftoria pclofa . Vn altro boxerebbe àettoj parolaio punto. Stimare vn pelo fi dice , come > Jslec pdi facit. ynius.T^onbda paffanebe prima ancora haueua • detto . Degna di fpegnerlì con le ftatfìlate . dando alle staffilate quello che è dell'acqaa.TarUr veramente degno diìiaf^late; J89 . La Tarteruca vedendo faltellare i cani, volle fcaltritamentefaltare anche ella. Sai tar fcakrtiamente fi può accompagnar con gli efempii pofti pur diantydando al corpo quello >cb& è dell' ingegnò. 220 Non poteua l'ingegno voftro capire . ^on poteua nett ingegno voflro caper e. Due errori in fi poche parole . del coflrutto , & della declina* f^vl tl/WQi L :ol ?l!o7 ni f Oli in 211 GofipiccLolabefUQluzzadianimalCjCGj v me in digefa deUTtalUingua. 72 m*hfonmca perche non pove/fe Jiar fetida quell'animale. EgU riprUe il Dolce, che non ha intefi che fi a or . 7 4imento>& che fìa trama tielteìfere: & dice,chc 2 2 5 * Ila trama Ita auuolra alla nauicclla,chc i la |f J tinidicgno radili, efc pigli* vn grancbio t cbe la , f trama Ha annoila ad vna ifoola, l a auulejta nel- a la navicella. » Fu à prcpor la morte , 0 mina 236 di un lolo alla laiute & con ferii a non di a HmmU-PTolendo dir,cheperfalmi>iuii?ùti, velie- à che perire va folo , dice cbevolicany che perifje- ^ un foloycbe {ulnare iajìniti.Chi vide mai meglio cf primere vn concetto al contrario di quello, chcal- ■ tri vuol direi Da dire era fu afihtto à dar la mor- ^ te,& a mandar in ruina vnfolo per [alitare in'ìnì- ' *-0}e pnr gli piaceua il Ferbo preporr eMnea da- dir astretto àprepor lamorte> 0 mina di vii ifcl *h(wmm4iiéw$ii tìiìb j& fi .& numero fin- gularc,& ifcriuiatefeconda,&plurale:(cbèvferò pir quelli nomi à quefio modo ) Et quello fi ha da dir per rifondere a Giudicio y cbe èpiuvimo.Et le- inluogo di viyper rijponàcre àperfona . Or veggafi che pulito fcrittore è fiato il ^ufcelli. z 5 . nb di altrui hauendo fatta mentione;à me par che da dire era , Tartitofi il Ludouici *& non 1 1 . (iafcuno.Toi quel ^eftandoper rimanendo, hfìiofa miliare. jtpprtffo accofiumato pflrlar di Italia y tàgli io.^on Io & egli.& a cbi cefi. parla fi fùd vi- jpondese in diffefa ddlltaLlingua* 73 fl>ondere> t 'afino auantifé di vno di fe minor hauef fe parlato >doueua dir egli & io:non chedi vn nobi lijfimo gentiluomo, {il che non fu egli) & dipcrfo na in ogni cofa ,piu che di gran lunga à luifupe- riorc. 7{obili(Jìma cofa è quella > che ho da notare, egli nel fine di quel fuo volume aggiunge un di- fcorfo di tre in quattro carte , nel qual fono que- fie parole . A voi non debbo reftar di dir 251 due cofe , l'vna è, che le pur come pio pa- dre non vorrete gittar uia la fatica di tan- to tempo. & va fegukando àparlar lungamen- te in modo y che non fi ricorda di hauer propoflo due cofc.& che hauendo detto luna >il lettor affret- ta di douer vdirl altra i& quella altra Mai non comparifce>fi che huom che legge ne rimane (come fi dice)piantato.& fe quejla fia cofa da fcrittor pm denterò da [memoratocene rimetto àprudenti y ct non ifmemorati. J^on mancherò di dire y chein quelle poche paro le vi fono due errori^ uno è> che dir fi conueniua. jL voi non rimarrò > et non Belerò di dire:& ciò ho già ricordato più volte, l'altro la voce Tio,chc e di verfoy&non di prof a. Et chi voUJfe y aggiunger an che ne potrebbe vn terxo.che parlando de gli fcrit- ti già filiti dal Dolceydoueua dir. Scnon vorrete ha uer gittata la fatica di tanto tempo.& nongittare. Mi portò quefte fei ftàze, che io ho prò 2.$? niello di farui vedere^ fono quefte, io ha Mi uerci \ 1 Battaglie del Mutio iter el detto que(lc feiHan^, che io niho pYòmeffc y fcnxa puhoHeramentc che io vi hopromefio di far ni vedere.Et hauerìdo détto qncjit fei flange , quella giunta>St fono quelle*// può cancellare. fi Hauer vfato le fentenze , le forme , & r 1 ordine deGreci^crche lì confacclìcro co* modi Latini .^Amodì Latini fembraà me > chi tra da dirc.Dijfc il Tetrarca. Qual àtaltr a jpcraw^a fi conface. & il Boccaccio . Quelle gratie fendute al l\e, che a tanto dono fi tonfaceuano . & chi non vede lafconucneuoleiga di quel parlare: IS^el verbo Conface e la particel- la Co/Vpar adunque aggiunger Con>àCon. Non lì poliòno diftornarper nonfat- tc.Baflaua hauer detto difioriiare*frafiornare ha- ucrebbe detto il Boccaccio. Molti altri luoghi potrà andar notando chi vor riprenderne la fatica, che habbiamo laf ciato altrui nonfolamente da frugolare >ma da fame vna nuoua meffe.Vieno h quel libro di tre maniere di error'hdt Inauucrte%edi Ignora%e y & di jL^ettàtioni^in 'Po . ierfifkreauttoredi nuoueparok^di mmùco(hìitti> et di nuoue forme di dire, Come Parueui di non tardar.Non è battatoui l'Arioilo, per dir no VÌparue;rio vi è bafiato;leggiadramete/ì mettono M'h T'hS'hVi attaccati approjfoa verbi :Ma è me* Jìier di furio a luoghi conuenient'h ■& con giudichi Il medefimo fi fu della T^e.Etcglidouendo dire ne* hanno * in differì dcllTtahlingua. 74 hanno trovato altro > face Hanno ri trou afone jaltro : Prendete mezo dell uno , de mezo dellaltro,et fa tene un tutto nviGuo. fcfoffi ifnperatiuo flarebbe bene > ma effondo indie atiuo, baucua da d\r ne yàte,Seguir di rifpondcre,ct Cominciar di dire, /?* luogodi JL rijpondere^rt 'wf dire. In vece di dire .fate che dicalo fatai dire % ferine fate dirlo . Et doue altri dice di gran luga: dice egli anche A gran lunga , A gKàjj larga non mi fouuicne haucr letto altroue,cbe in luL Po- co (tante vfa egli fpeffo , ma il più delle volte fuor di luogo . Bocca rifa appreffo diUùfignìfca Bocca y cbe faccia atto da ridere.& rifa è di figmfi cation paffiua;et nonattiua. Che il Boccaccio dice 9 la nouella di Tanfilo fu in parte rifa > et tutta com- mcvdata.Molto in vfo ha egli quesio modo di parla reXy\ uoftro & di ìlio, Per finir di dire alai ne altre particolarità intorno alle cofe di vcftroilmaginardi vo(lro:oltreal metter uidivQiìxo. oltre che vi aggiungete vna ftanzadi voftra,& Ruzar di ihoàlqualmodo di parlar dir fi può, che fia tutto difuo.famc con to vfa il Boccaccio per dir y farne sìima.Lt egli ce Tener conto , Tenerli in conto , Eli ere flato di tanto conto,di poco conto : Vor- reimetterui in cóto: Per in còro, per cola n mal detta , Quello che è di uoftro conto. Et in fomma in ogni conto fuona queflo conto ; far ■ indicio dice per dare indicio , Rimetterli in K a giudi- Battaglie del Mutio giudicio,p erMgiudicio.Vfctic aluce,& à cj po,/« vece ài dire in luce y & in Campo.Dtfegno vollro era con quella botta atterrarlo, Di atterrarlo douea dir eliciamo contrario imo alt tf&rOjEtegii lun dell' dltvo.ordinario è fcriuer jlndrei.& egli dice Anderei . Meritano dicon le profe;& eglimertet hor ad altra guifa,o uero Horinvna , & bor inal- tra guifa . Ter dir,pur dian%i,dice, Poco dian- zi. Et in luogo di prima , et dapoi . Prima et poi. Riprotiar di nuouo .& baftaua spronar, o prouar di nuouo. Non ritener alcuno di dire, 1e nel la voce Conforme>vi haCon y come ho anche notato in Confare.Con gli fproni a i talloni, et con la sferza alle manici talloni fia bene 9 Am^ purji talloni: ma non alle mani , che nelle mani dir fi doueria y quando fi haueffeà dir mani: ma in mano dir fi dee , cìk in una mano fi tien la fcr%a , - {&non sferra) Et ad amenduele calcagna fi attac canoglijproni.Di Confhre habbiamo detto, che non ficolirmfcc conia Con-lsfon fofefi troaerà efem- pÌQdiIn,cbedahùèfcrim , Giudicate, uoi fe ella in diffefa dell'Italica lingua. 75 ella (la parola, che in detta uoftrafenteza fi confaccia. Io batterei detto y^idetta.Sc fofle vero,o non, dice egli.o nò>b da dire. Ma • jtd yna ad vna annouerar le flelle y E in picciol retro chiuder tutte l'acque Forfè credea y quand'infi poca carta KQtouo penfier di raccontar mi nacque, Di quanti error da le voci Ryfcelle> In quefta lingua fi a la notte Jparta. Delle corrcttion fatte dal Rufcellifopra ilFuriofo. Cap. XVI. Cco in quate poche carte io ho raccolti gli errori del l\ufcelli y forfè più che e- gli in quelle cotante non ha notati del Dolce. Ma è differenza da chi fi cor*, tenta di dir quanto bajìa y a chi vuol parer Dotto et eloquente. Horvna altra cofa mi rimane afarc> la quale a chi leggerà, non doutrà effer di noia. Detto babbiamo,che il J\iifcelli fi vanta di hauer 'purgato ÌjLrioflo di errori , doue lo ha comportato il verfo, cl la fenten%a.Et perciò non fie fuor dipropofito art dar confiderando quale Slata fi a quella fua correi* tione: et ci baflerà farlo [opra ilprìmo canto folo. Egli ha corretto vn verfo affai male , che dicendo, Che de le liquide onde al freccino fiede* Egli ha rimcjfoy Che de le liquide onde a jpecchio fiede Et gli par hauer fatta bella proua,leuando vuo ar* £ 3 tìtolo, Battaglie delMutio ticolo, ferrea il qualnonpar cbepoffa Sfar quella g, , io direi. JS?L Che di pire onde al chiaro Jpecchio /lede. Tuffiamo bora a i luoghi , che egli non ha cor- Tiacciauigenerofa H erculea prole Ornamento & (plcndor del fecol noflro* Hippolito aggradir queflo che vuole. Et dami f A può queftoferuo voftro. Aggradire >ct aggrada rejìgnijiva piacere, & Gr & nel proemio della prima feguent e ?iouella,& nella quarantcfima tetta b ferino , che egli era pur a quello dijpofto ,& che alla giouenc kggradiua.Et nel proemio della ottantefima. Io in* tendo di raccontarne vna -tantopiu che alcuna aU tra dittaui da donerai aggradire. Tutti quefli tuo* ghifigmficano piacere. Et Dante diffe in vnfonetto, /gradir, per dispiacere . Venfofo dell'andar che mifèradia. Hor noti// quefli altri. Amarmi (prorw invntempo,& affìrcna Gradifcc, & [degna . La douc più gradir fua vita [ente : Et input altri luoghi vfa gradire > & Gradita^ per ii¥diflcfadcintal.lingua. 7$ per i/limare et bauer caro et cara. Et Dante. ' Hor ti piaccia gradirla fua venuta. Et L'altra che vaU ch'in Ciel non è gradita. Et Bergantino dice appreffo il Boccaccio, per la virtù > che era poco gradita da coloro , che poffona aJJaLEt quefli fono in fignification di far Stima. Toidiuerfa èia cojirutiiondi quefli verbi , che dirò Gradifcóla uirtUj& lauirtà mi ^iggradifee^ Et Aggradir in quefìo luogo dell'into,douendo dirc y haue re.E adunque manifeflo crrore.Et vno altro errore è in queflo verfu.Che non fi dice Innante y ne Innan^ . ti: & l'yno y & l'altra fen%a guajlar verfo nè ferh ten%a ò fono corrigibili: che fi può dire y L'altro di (pini a batter la Spagna auantQ. Et fi fa ilverfopiu [onoro >port andò l'accento dal la quarta fillaba alla fefia. Et Quante in rima fi (rouerà più volte in Dante. V K ha anche in queflo canto fa rima JnnantU & dir vi fi dee guanti * come pur Quante vriak* & 4 m Battaglie del Mudo m Innante. Ut reftò abbandonato il padiglione. Doue è detto Bgftòper fymafe. Di quejìo verbo s^è parlato a dietro. Il verfofarà accomodato > dir cendo. Et rimafe deferto \l padiglione. Onere E in abbandon rimafe il padiglione. Et pia altre volte in quejìo canto è male vfato ilvcroo Belare, fediamo bora, fe fi poffono acco- modare i verfi fen%aguaftar fenten%a. Quel del I{e Saracin reflò diftefo. Himafe quel del Saracin diftefo. Bgftò fen%altro dir a bocca chiufa: Sem(altro dir rimafe a bocca chiufa. L'incognito Campion che reftò ritto, il Campion che de i due rimafe ritto. Muto reftaua mi cred*io 3 fc quella. Muto end* io ne rimane a, fe quella . - ' Et fe quella in quejì o luogo anche non ifia bene* Et da dir farebbe an^iyfcd ella. Riprende il fyfcelU nel Dolce, che fa alcuni ver fì>né quali ad alcune voci dà l'articolo > & alcune ne lafcia fen^a, come quefio dalijLriofto: Él mouerde le fronde,& di verdure. Doue era da dir, Delle fronde,& delleverxurc f o di fronde , o di verdure. Et benché di ver fi fimilì vene fiano più d'vno nel Tetrarca. Tur dapoi che egli in altrui lo herdannato per errormanifefìo y dc- ucua conciare il verfojna noi ne prenderemo la fa ùcci in diffefa dell'Ita!- lingua • 77 fica per lui,& diremo. Et tremolar di fiondi & di verdure. Caufa per cagione y & confeguentemente Caufkr per Cagionare non fono voci di quefla lingua , & quefla mojlra il Bjjfcclli anche effer fua opinione, non doucua adunque lafciar tal itomene tal verbo neir^riofto: & pur vi ha più volte, • Quella donzella, che la caufa nera. Ter la caufa potea dir la cagion, f Et cauftlduolcbcfcmpre il rode, & lima. Diremo noi. Et cagion è il dolor che fempre il lima;cbe ad orni modo rode è empietura. Et quefto hanno caufato due fontane ; Et quefto han cagionato due fontane. Sia prima,&fola caufa effer amante: Sia cagion prima,& fola effer amante. Rincontrò vn Caualier ci? a pie venia. Ter che non conciare incontrò ? La data fede cofi improuerarfe. La data fè cofi r improuerarfe. S'è detto, che Gregge nel numero del meno, genere di mafehio non jìtroua in Dante, nb nel T>&> trarca,&pur tal fi moflra effer in quel verfo. K(è gregge nepafiorfe leauuicina. Dicafi greggia. Gaudio anche è parola latina, alla qual rifpon- ier potremo con gioia , & perciò in queduc verfi kue è la voce Gaudio, riporremo Gioia. Battaglie del Muti* Js(on mai con tanta gioia r & sluportanto y Con quanta Gioia. Vl jfo ypl i • " La parola>ContO)Cor,?ebaumo dztnoftroyèrnolr • to in gratin del BgfcelU , pur la dotte in quefio can- Ella gli rende conto pienamente* Direi Ella ragion gli rende* Come gli due guerrieri. Quello articolo gli 3 h tal luogo fi danna dal Rgfcelli.Dicafi. Si come i due guerrieri. * Da vna regola il Byfcell'h per la qUalevienma ìnferamente dannato y rà dame per buono è accetto quel verfo* Biotto fra picchi f affi il correr lento; jl precedente verfo dice ; Et rendea ad afcoltar dolce concento* Seguiremo adunque. Mormorando fa fa(]ì il correr lento. Tbfepria nè dopò il vifo heibc firoffo. Dopo è prepo/hione 3 & nom auuerbio di tempo, Qui dirfipuò. Tsiepria nè pofeia il vifo hebbe fi roffo* QuerOy K{èpria ni poi nel vi fo fu fi roffo. • vt ì fypocQ dopò vn gran defirier appare. Et qui non sìa ben Dopò. Et Sfarla ben dicendo. & 4opòpoco. s Ecco quanti luoghi ho notati conigibili fenxa guaftar/ènten^nè yerfy^clxda lui siati non font correttiy in diflfefa delTItaUingua. 7S corretti y& in rn fola Canto . Che ne farai in qua- ranta feuopurin cinquanta y noi Se egli haueffè ha mito da fare vna cofa talentale ho io cemprefa in vn non lungo capitolo, fatto ne batterebbe vn difeor fodi cinquanta cartel me bajlahaner detto tan- io. V ermamente egli mi è riufeito tra le mani mol- to maic.& credo ch'e molti ingannati fi fiano della opinione ychehaueuano dilui.Ma quije ne potrai nojgannare; Che la lingua degli fcrittori non ha efler detta Fiorentina,& che bifogna impararla con iftudio. Gap. XVIL , Otabil cofa e, che il V archi difputan* do y che bifogna nafeere , 0 ejjère alle- nato in Fiorcnyayperdouer bene ferì wèrèyrende teftimòmam^afìiùki non riati,nè alleniti in quella città > che beneferiuono. Ma qui mi place di regiflrare il detto di yno altro fcrittor Fiorentino y il qual parlando di quefì a lin- gua,nonfc ne auuedendo,moftra>che ella appellar non fi dee Fiorentina. & quelli è il Geli\Academi- co di Fiorendogli nella fua prima lettione, dice co fi. HauetevedutOyQomc il parlare e folamentc dell' , huomo. & come ei fio. fua operatione,& proprietà , naturale. Balla qual foncluf/one 10 cauo probabìl- * piente vnaparticilar lod&della nojlra liygua : & , que- Battaglie del Mutio , ^«e/Ztf hyche ella fin più propria all'buomo, che air y tra y chefi parli;& che quejio fia ilveroylo pruouo y cofi.Tanto quanto vna operatione all'buomo è più y pY0pYia>& fecondo lafua natura y tanto gli è anche 3 più facile y & menfàticofa; Il parlar nottro gli è y men faticoJòy& più facile y che alcuno altro . jldun y quegli epiuproprioi&piufecondo la fuanatura: y  clx dice il Geli , ma non già la Fio- rentina : è adunque la nofira lingua più fecondo la natura deWhuomo , che la Fiorentina : & perciò Italiana,& non Fiorentina fi dee appellare la lìn- gua >nella quale ogni vnopuòpiu ageuolmentc par iare.zr ogni uno può puramente fcriuerc; & cke-b più fecondo la natura delllmomo . Quando adun- que il Geli diffe , che iforeflieriper apprender la lingua fi menino fra noi , è da intender fra noi Ita* iiani,& non fra mi Fiorentinhclx cofi haucrà cct to il vero. Veramente fi perfuade di ben poter fcriuerc ? chi prefume tanto di quella fica naturalità di lin- gua>fen%a volerui aggiungere altro ftudio& quo fio fu quello ^che mi induffe àfcriuere al Cefa?io 7 al Caualcantì quelle parole. A me par, che nel- la Tofcana lia auuenuto quello,che 1 liole auuenirein quepaefi , doue nalcono i vi- ni più prenoti, che i mercatanti forefticri i migliori comperando, quelli fe ne porta- no,lafciando a paefani i men buoni, coli dico è à quella regione auuenuto, chegli ftudiofì della Tofcana lingua dell'altre parti di Italia ad apparar quella concorro no in maniera , che elfi con tanta leggia- dria la recano nelle loro fcritture, che to- fto tolto potremo dire, che la feccia di quefto buo vino alla Tofcana fia rimala. 2{pn Battaglie del Mutio Quejle cofe fcrijfi io già ben trenta fei anni in Ferrara,feruendo il Duca Hcrcole,alla cuitauola il Cefano pronuntiò la fenten%a contra il Boccac : cio,in fhuordel Macchiaueìli . & non haucndo al- tra confideratione, daua io il Titolo della lingua al la Tofcana,come à I{egione,doue fen^a compara- tione {?na/fimamcnte in alcune particolari citta) meglio fi fauélla,che nelle altre parti di ItaliaMa reggendo poi, che altri ef eluder ci yolcua dalla co* gnition di quesia lingua , &> vfurparfene partico- larmente il nome , alquanti anni dapoi in Mi- lano al Sign. Binato Triuultio fcriuendo moftrci, che la lingua noft ra volgare era nata fuori di Tof- canaJl che prima io non baucua confiderato , che da noibauuta la hanno i Tofcani , come forc- ftiera : & che per tanto Italiana fi dee appellare; la qual cofa e quella, che bora difendo. Sopra quelloycbe di fopra ho rcgiftrato di quel lamia lettera, rifonde il Far chi, che ad ogni mo- do qnefio efempio non glipiace;perche non gli par né vero,nè apropofito. Di queflo fuo parere fi con- ueniua > che egli ne rendefje pur alcuna ragion più particolarcyperchc egli non gliparcjfe ne vero , n\ apropofito .Se io dicchi, che il fuo Dialogo non mi piace:& che è pieno di cofe , che wnfoiio nè vere, nè à propofìtOj& non moftrafjì cofe, che non fofjcro nbverc nè à prepofito , temerei di efftr ributtato per perfona 'vana . Chkwde dflmGV leeofe altrui, Jtifogm che renda ragione uddcUafuo ; gfc chi cofi non in diffefa dell'Itallingua. 80 non fa, moftra bene, che parla fuori di propofito.  c ^ c volentieri intenderebbe da me ,fc quel Tofto Tofio è anchora adempiuto , eJr chi color fieno, i quali adempiuto & verificato L P hanno ^Al libro ridonderò io, da che rifonder non pofio à lui.Chc quel Tofio Tofto, per tefiimonian^a ài lui medtfimo era adempiuto , in fin quando io fcriffi quelle cofe.& fi è andato tutta via adempie do: & coloro , ne quali fi e adempiuto, fon quegli fic(Jì,che egli ha no?ninati, che bene fcriuono , & il Bembo neh fiato il principale per fua particolar confeffione , che principalmente la ha esercitata in maniera, che io non fo,chc alcun Tofcanopiu pura mente di lui habbia fcritto:T^e nomina egli appref fo di molti altri , de* quali a dietro ho fitto mentio- neiTsfefo io a quali Tofcani io poffa render tale te- ftimonian^a . l'^iriofio Ferrarefe di gran lunga auan%a quanti Tofcani ferino hano in quel genere di T?oefia.jL molti poeti de nofiri nominati da Ivi* affai pochi fe ne veggono de Tofcani, che a quelli fi poffam agguagliarlo Sprone di leggiadria di dire noncede ad alcuno de moderni Tofcani,de % quali no minandone il Marchi due principali della nofira ctàjloro toglie la commendatane dello fcrmere; et la dà à me, che fono vno de minori che predano pen na in manoxome non è adunque adempiuto quello* theiofcriffiàquc'dueTofcanit E necejfarioà chiuuolc , che gli fcritti fuoi con lande fi ano riccuuti da tutte le regioni di Italia* Studiare Battaglie del Mutio /Indiare , & dar opera a buoni libri , et corner* far anche fra noi altri Italiani ( x Tofcaniparlo ) per tinger anche de' colori della no/tra tintura,che tanta differenza farà da chi con la lingua appre* fa dalle balie,ct dal popolo vorrà fcriuere , à quale hauerà data operargli ornamenti ch'io dico;tanta dico farà la differenza de gli ferini de gli mi, a quelli de gli altri, quanta dalla Eneida alla Ma- cheronca. Klè/ì dee altri contentare folamente delia bni- tatione de gli fcrittori , i quali habbiamo ; che feà quelli fiarano fempre attaccat'hfempre faremo fan ciullu tre principali fono Date, Tetrarca, et H Boc caccio.Dante è grande fcrittorc,mapiu grande, che leggiadro:etdiunofcrittore,che habbianon fola- mente di molti nei;ma ancora di molte fchian%e, dir non fi può che fia perfetto ; quantunque il Varchi •voglia, che egli fia da anteporre adHomero.vcro è che quelle macchie le chiama egli fuoi citri,ctgric cioli,nb del Tetrarca crederò io, che pareggi {co- me tiene il Varchi ) Tindaro con gli altri Lirici di Crecia.Dirò bene , che egli trattate ha le cofe di jtmor e più gentilmente, che Toeta alcun Greco, o Latino.Ma altro e ejfer gran Toeta , altro parlar ben di un fuggetto.Tindcro fecondo Horatio è Toc ta inimitabile;Tslon è co fi il Tetrarcaietda lui non foffiamo hauer gran felua di parole , non hauenda egli Hefe molto largamente le ale . Dal Boccaccio habbiamo copia di parole, per le molte opere , che egli i in diffcfa del'Ital. lingua. $ i egli ha ferine : Ma dal Decamerone in fuori , non veggo, che altra opera fua,a chi defederà fare fido, meriti di effer letta : et anche nelle nouellcui ha di molte tirate, che fono afpre affai: et quel fuò Sìudh di mettere il verbo in fine delle claufule , lo fa mol te volte effer merìgratiofo. Etdoneka perauuen- tura voluto mendicar numeroso ha perduto: oltra che hauendo egli hauuta natura poetica , moftrar non la ha faputo fenon nelle prò fe : nella qual cofa non è in verun modo da effere imitatoMa in fom* ma vn buono, & vtil libro farebbe il fuo Decame* Yoney&da fhrlofi famigliare a chi intende dai' ope raaqnefia lingua, quando altrui non foffe vietata quella lettura: Et a voler fare Siilo, iflimo che otti- ma co fa fia accompagnar con le parole di lui, Italiana,non foin giuria à ninno, fi come non farei ingiuria à Fioren %a, dicendoyche ella c Città Italiana ; ne à Trcnci- pi di Fiorenza , chiamandogli Trencipi Italiani» 7s[è a Gentiluomini, nò al popolo di Fiorenza, an noverandogli fra Italiani* T^on battendo io adun- que co'l dar nome diltaliana,a quefla lingua, fatta ingiuria al Far chi, & hauendo tentato egli di men tir mc,la (uà non h legittima mentita, ma è vera- mente ingiuria : & con vna rijposìa di mentita fi può riprouare: ?ih a me accade fare tal rijpofta,ba- Standomi affai, che la co fa fta intefa ; & che fi in* tenda, fe non altro,almenqueflo,cbe queflo è vera* mente parlar fuor di propofito. SeegliviueJJe per auuentura > parlerei altramente ; ma mi increfee lottar con morti/Pur, dapoi che egli morendo ha la f ciato ordine, che le fue ingiuriofe parole fi Slampi- no,non mi par, che mi fi difconuenga,di mofirare in ifiampa,cì)c le fue ingiurie non tanto offendono me M quanto contrahù fi ritorcono* , ; Egli dice pur le belle cofe. Dapoi che in Fioreth %a cornparuero leprofe del Bembo della volgarità gua,nonfu macato in quella Città di diSlringer ve lenofe lingue^ di digrignar rahbiofi denti contro, lui Et di quejta cofa facendo memoria il Parchi ferine co//.Baftiui di faperc per hora,chc dal 28^ le coftoro fcritturc>ncllc quali non era oC feruanza di regole > & pareua,chc il pria cip ale intendimento loro non fofle altra I 3 che Battaglie del Mutio che biafimare il Bembo , chiamandolo hora inuidiofo,hora arroganre,hora prò- fontuofò; & tal volta con altri nomi limi glianti,prefero iforeftieri argomcnto,& ii fecero a credere, che in Firenze non fofle chi f apeflc la lingua Fiorentina, ne chi cu- rafle di faperla.Ef con quelle parole quafi fini fu il Dialogo.In queHo fuo nome di lingua Fiorentina, fi auuiluppa egli troppo. T^on habbiamo mai noi Italiani ( che a Fiorenza fiamo foreslieri ) creda- tocche in Fiorenza non fi fi a faputa , nò fia curato difaper la lingua Fiorentina ; ma cÌK non habbia- mo faputa>ne fifiano curati di faper la buona lin- gua , con la quale fi ferine: & la quale è accettata* intefa,& approuataper tutta Italia: che della Fio ventina fappiamo , che ne fono pur troppo amanti* & troppo vaghi, in modo che non fe ne fanno sfi(h ventinarcy fecondo che per lo efj empio dieffb Parchi dimostrato habbiamo nel fettimo capitolo: Et noti- fi quello che eglifcriue, che dkeuano glijLcademi ci Fiorentini del Bembo, f 7 ermamente gli ren datano degne grafie dihauerehonora ta Fiorenza col dar nome di Fio ventina , alla lingua volgare Italiana. Ma quefla è lamodeflia degli huomini co fi fh> Che in diffefadeli'ItaUingua. Che il Varchi con talli fillogifmi , & co» isfuggimenti contende contra la verità. Gap- XII. Or torniamo à parlar del nome della linguaio dico nella lettera al Sign. ByènatOjcbola lingua -volgare è nata dalla corruttione della lingua latina* ion quella delle genti firaniere , che hanno pojft- dita la Italia y & che regione alcuna Hata non h fu fottopofia à quella pejìe y che le regioni di quà ddl' Appennino Offendo io allhoraftato per ifian- in Lombardia , douepiu di dugento anni regna^ roio Logobardi, et che perciò e da crederete qui ìdhabbia hauuto principio quella mefcolan%adi lingue, & chejparfaper la Italia y fi fia finalmen- te trapelata in Tofcana . jL quefio non hauendo il V archi che rijpondere, ricorre alle fkllacie , &fi finge vn fillogifino , quafi come raccolto lo babbi* dalle mie parole y moftrado che io faccia vnafalfii €onfequen%a:&falfo è il ?nodo delfico argomenta** rc.Iljdlogifmo è quefto.Lc lingue fi debbono chiamar dal nome di que paelì* overa luoghi doue elle nafcono:la lingua volga re non nacque in Tofcana,ma vi fu porta ta di Lombardia . Dunque la lingua vol- gare non (ì dee chiamar Tofcana^ma Ita* liana.& poi feguita.Primieramente la co- clufion di quello iìllogifmo è diuerfa d$lr l 4 le Battaglie del Mutio le promefle , & confeguentemente non buona:perchela concluhon doueua ejfere. Dunque la lingua volpar fi donerebbe chiavar Lombarda,& non T ofeana . Cofi adunque diffu- m tano i Filofojì Fiorentini) ] o [per dir meglio ) i Mor^ % teuarebiniì Trar delle altrui fcritturefalfi argomC { t'hper difender le lor falfe opinioni ? Clic cofa non ji fa leciti la malitia, & la ofli?iatione: Dalla lettcm I mia non fi tregge queHo fillogìfmo ; ma dalia in- prontìtudine di chilo ha formato per voler àtoìCo mantener la mal fua conceputa opinione .le mie pa- role in quella lettera fono le foglienti ( J^otifi (on j quanta modefiia io procedo) Io (fehauellì à p ar lar della mia opinione) direi ch'io credo, chehauendo i Longobardi per più didu- gentoanni la maggior parte delia Itilia pofleduta : & hauendo tenuto lo feettro principalmente di quàdal fiume Po , che inquefte parti habbia hauuto principio quefta lingua : & che di luogo in luogo Rendendoli, ella fi lia per tutta Italia am- pliata : & perciò che di Roma non fo che li habbia memoria , che ella à Longo- bardi folle fottppolta > tengo per fermo, che Roma ultima quefta lingua riceuefìe: & che la Tolcana, la qual fu delle vltimc rcgioni,chc lentifie le arme de Longobar di,fofìe etiandio de gli vltimi paeii , dous quefta lingua penetralTe-Ca/* dico Io:& m^. la 111* ki diffcfa dellltal. lingua . 8 j laìingua volgar non nacque in Tofcana . ma rifu fonata di Lombardia . dunque la lingua volgare^ non fi dee chiamar Tofcana,ma ItdlanaJonon di co nè quefle paroline quefla fenten^t:^4n^i , cìiè e/fìndofi ftefa per tutta Italia da Bgma in f uori, el- la fu portata in Tofcana:& che perciò Italiana el la fi debbia chiamare. Dapoi dico,che ella fi fujìe fa per Italia y penetro in Tofcanambdico di Lom* bardiate di altra regione particolare: ma di Ita- liane pur nomino Lombardia^ dalla partematt ca del To non è fola la Lombardia;Ma il Tiemom teja Marca Tnmgianafil Frwliyi Giapidi:&gli iftri lungamente da Longobardi ,i quali etiandio fi slefero per le altre parti di Italia, della quale io dico, che ella pafso in Tofcana.ftlj amente adunque è fabricato quel fillogifmo , sformato non di mie parok,ma dalla malitia del fuo auttore:& chi qui diceffe,cheil Parchi ha metito y che quel fillogifmo dalle mie parole fi tragga,direbbe il vero: Or que- ' fia è quella lealtà dclV archici quale finceramefc te fi vanta di procedere.Egli cengiurameto confcr ma al fuo Trencipe difentir cofi verameìite . & co me h veroyche egli habbia co fi ftutitoper veritàyfc per difender la fna opinion fi ferue difalfitàì Ma da tutto il proceder fuo fi feorge, che egli fi ya fchermendo con cauillationi>& con isfuggimen ti • Io dico Longobardi regnarono in Italia di quà davo più di dugento anni, & egl ipcr confonder £ i o J intelletto à lettori >fo yn mifcuglio di aporie di ioé Barbari Battaglie del Mutio Barbariche fono paffuti in Italia : & non fa dir* che alcuni di quelli per venti anni fi fermaflero in Tofcana.Doue è da tener ,che la lingua fi fia muta- ta.Douc fi pno fermati i Barbategli recita vn te fio del Bembo : Dcue parlando egli della Italia da diuerfi Barbantrauagliata,ct poffcditta :dice>cbe i Longobardi,fatta vna gràiide,& maraui gliofa hofte,con le mogli & con figliuoli, & con le loro più care cole vi palìarono, & occuparonla, & ne furono più di du- gcnto anni poifeiìbri : Preli adunque co- ltumi y & leggi quando da quefti Barbari, & quando da quegli altri , & più da quel- le nationi, che poiìeduta la hanno più lungamente ( T^otifi bene da quelle nationi che poffediaa la hanno più lungamente ) lano- ftra bella > Ócrnifcra Italia cangiò inde- me con la real madia dell afperfo , ctian- dio Jagrauita delle parol&ér quel defigue^ ^Allega, il y archi quefto Tefioy citi qualfi viene à concluder yche donò fono flati più lungamente iBar bari, quitti fatta stia mutar.on della lingua. Effi* medejimo lo allega:^ poi non vi vuole confentire^ Crpermoftrar;i arguto é'c^Non lì ricerca ne cellariamcnrc a uoler che vn popolo mu ti la fua Iingua,chc coloro,i quali fono ca. gion di fargliele mutarc,dimorino fra lo- ro più di dugento annimè altro tempo de terminato , ma bafta che vi fliano tanto , che in diftefa delTItaLlingua. 86 che fi muti* la qual cola può per diuerfe cagioni,& più tardi,& più tolto auuenire. Bella rijpofìa, fe ben non è neceffario che vifiiano più didugento anni, pur è conseguente , che in quel ttmpofipojfa mutare:& più di dugento hanno re- gnato i Longobardi fra noi . Baflerà che vi fliano tanto , che fi muti. Conferò & dico, che fra noi fono fiati tanto, che fi è mutata. Mojlrimi bora il V ar- chilo altri per lui, quanto e quel tempo, che bafli à fiir la mutatione,& che quel tanto fi ano fiate flra- niere nationi in Fiorenzo in Tofcana ,che la lin- gua fi fi a mutata, o potuta mutare. Maneggiare h questo , & non rifondere a propofito . Chi vide mai a fondamenti cofi ferm'hcomefonopojli da me, rifonder fi cofi vanamente da fcrittor d' intellet- to* Aggiunge egli poi non effer verofemplicemente quello, che femplicemente affermo io y Ciò è, che i barbari ftefièro poco tempo in Tofcana; & ui facefiero poco danno, onon uiffi approffìmaflèro, & che lo prouerebbecó le hiftorie.lyotf accade parlar di femplicemente, ni di doppiamente. Io dico,ckea ri/petto delle altre regioni ; Io dico il vero ; U ricetto delle altre re- gioni dico.& egli non dice il vero, che con le hi fio- rie fi pojfano ributtar le mieparole.Bifognaua re- citar le hifiorie . egli confuma tanto tempo in tali ciance,cbenon importano nulla: & perche non fer marft quiiiouel tutto il fondarne to fe la lincia di Italia battaglie del Mudo Italia fìa Straniera , o naturale a Fior en%a y o alla 112 Tofcana: Soggiuge 7 te in Tofcana no dimorò lungamente una nation fola, cornei Lon gobardi in Lombardia, ve ne dimorò lue ceffluamente hora vna,& quando vna al tra>o i Capi,& Rcttori.Orfo quel che dice y ma non ne veggo prona niuna.Qual: furono quefie na tioniì& quanto vi dimorarono:^ nonvi furono le nationhvi furono i capi,& i rettori. Qucfti ca- pi & quedi rettori fecero adunque elfi, co- tal mutatione?E bella cofa à faperlo.Afo fi vorrebbe anche papere quali furono qucfli capi* & di qual natione > & in qual parte di Tofcana , & quanto ni dimorarono.i^on fi può dir > che con la, morte del Varchi non habbiamo perduto affai . Che di quefìe cofe non fe ne tritona , ni hiftoria > . ne memoria : & egli filo lefapeua , ma dapoi che di ciò non fi può hauer contenga , leggiamo fa ci dice alcuna cofa pia notabile. E (Tendo i Bar- bari €> in tutto > o nella maggior parte di Italia Padroni , bifognaua che ciafeun popolo per poter conuerfare,& far le bifo gne lue , lì ingegnatici anzi fi sforzale , di faucllar,per e(fer intcfo,nclla lingua di co loro,da cui bifognaua che inteiì fodero . Ecco che pur sò Infilato intendere . E- fendo Lóngo bardi SignAi gran parte di Italia per conuerfarlct doue erano Sig.bifognaua imparar quella lingua* laquak fra loro fi vfaua, che da altrui apprendeuano la lin- guai cofa tutta contrariala mojlrar y che ellafia na turale Fiorentina. Ma vna altra cofa dice ancoraché hpiu degna di ricche di riJpo$la.&c chi fa,dicc egli, che al 113 tempo di Totila Fiorenza non hauefic fe- non in tutto , almeno in parte mutata la lìngua.: & perche la volcua hauer mutataì Quoti ftrane nationi la haueuano tanto tempo poffeduta y da furia mutar la lingua r 0 buomo marauiglio- Voi notabile è, che di Radagaflb dice , che fu rotto à Fieiòle , & che vi rimalero tan- te migliaia di prigioni , che fi vendcano à branchi . che volete dire Eccellente V archi ì che da que prigioni fu fatta la mutatìon della lingua ì 0 nuouo ritrouamento. % A prigioni era necejfario ap prenderla lingua delpaefc: & non apaefani quel- la de prigioni, fa il V archi alla gu ' fa di coloro y che bracolando per le tenebre^vorrebbon pur attaccar fi a tsr- • Battaglie del Mutio i fi à qualche cofa, non trottano co fa ferma .Tur alla fine fi rifolue à dire , che Defiderìo vltimo He de Longobardi fu Duca di Tofcana.Indugento,& più anni,che regnarono in Italia i Logob or diluiti mo cominciò {per detto di lui) àfignoreggiare in Tofcana, quando la lingua già era Jparfa per tutta Italia.& queslo è quello > che dico io, che i Longo- bardi, o non ri furono , opoco vi dimorarono* ] lS(on voglio tacer, che trattando/i deldoue na- fcefje quefia lingua.I{ifponde,chc tutti confeffano la lingua Tofcana ejfer la più bella , & la più leggia- dra di tutte le altre.*A propofito . Doue vai ì ìiò co frati.Voi che ha dafar, la lingua Tofcana è la più bella, co 7 dir che la lingua volgare ha da efiere ap pellata Fiorentina) Mifkeglipoi dire y chc la mefcolanza , che fi fece in Firenze, di quelle lingue, fu la più bella,& più leggiadra, che altroue .& pur bifogna dir, che non dice il vero, che io dica* riè chela mefcolan%a f offe fatta in Fiorenza , riè che quella di Fiorenza fia lapin bella , &piu leggio- dra,che altroue ;che an^i dico , che la mef colammo, fu fatta fuori non pur di Fiorenya>ma di Tofcana. Orfeio foffi cofifludiofo di dare a lui mentite, come egli fi h mofirato fenica cagione voloterofo di darne àme,quantene glihaucreiio potuto,& potrei da- rei Jopaffo volentieri quel uanto de gli ingegni Fio reatini, quelle co{ìcllationi , le quali egli dice » che in difFefa dcU'ItaMin^ua. t S € heforfecorreuanofopra la città di Fiorenza , forfè noncorreuano {il che ho più per vero) che non hitendo di perder tempo intorno a cofe dette vera- mente fuor di propofita. Riìpofta impertinente fatta alla mia opi- nione. Cap. XI IL Vi non voglio pafTar con filcntio , che effendoft faputa quella mia opinione , che la lingua dalla Italia douc ella è nata, fi dee appellare , per hauer io dato l'efempio dell' buomo nato in vna città no- bilitato in vna altra ;wn ci è mancato chi bayijpo floyche la fua opinione è, che ella chiamar fi deb- bia Tofcana.& che la mia non è buona ragione , • che altra co fa è lingua, et altro e huomo. io lo rin- gratio, che mi ha infognata co/i bella cofa , che io non fapeua tanto amnti.JJc pipetta: che egli foljeal tra coftyche Cauallo:ma fopurbora,cbc egli non i in tutto Cauallo > dapoi che pur frittella , il che non fanno i Caualli . So che altro è lingua , altro b buomoi& fo anche vna altra co fa, che gli efempii, & le fimilit udini fi fanno da cofe diuerfe , & non dalle medefime: &per ordinario le cofe fi nomina- no da paefiyOnde elle hanno origine.Che diremo Ca- nal di J{came,& Caualdi Spagna\& cane Corfo , & can dì Bertagnadeperfiche, & l e ciregie hanno fenato U nome de luoghi dodo à noi furono portate: i BattaglicdclMutio & il legno fanto tiene il nome delle Indie ; le varie figgie diuejlimenti che àfono venuti di fuori fi ap pelianoFrancefiy SpagnuokyMorcfche y& Tur- ' chcfche;à moni lanari di panniydi fetc, &di rica- mi diamo nome di Milanefhdijyapoletaniy di Ma touani,&di altri luoghUdonde ci vengono . Cofi le cofe dalla natura produtte y & quelle^che ci vengo* no alle manìydagli huomini riconoscono y& ricono f cinte fono dalle patrie loro : & la pouera lingua Italiana non riconofeerà^nè farà riconofeiuta dal- la Tatria fua . Ma o Valente huomo y non ho fola- mente dato l'ef empio dell' huomo, ma delle altre Un gue ancora : & a queflo che rifondete ì fhauete potuto veder y che hauete battuto il libro nelle ma- ni.Mavn rodimento di cuore nonvilafciapofare 3 che hauendo pofta la mano nell'altrui meffe , affai male vi è riufeito ildifegno . & potrete rifondere* che quefla non è colpa vofiraymapiu tofio della na tur evia quale no è fiata molto larga in dami buone opinioni delle cofe y fi come da noi fi ragionò nel pri- mo proemio di queflo volume. Che il Varchi vuol che la lingua Italiani! fìa compofea della Latina, & della, prouenzalc. C.XI1II. Entre che il V archi fcriueua queHe c* fc;& voleuayche dalla (confìtta di dagaffòy o da tempi di Totilay o da po poli Barbari y&da loro rettori y ehm ' fojfer* I / indifFcfadeirital.lingua. 89 fojftro in Tofcana,o dall'andare i Tofcaniper le cit tà y et per le flranierc regioni haueffe hauuta ori- gine quella lingua: et diceua quelle tante belle co* jeyche recitate babbiamo: nondoueua bauer memo ria di bauer detto > la lingua Tofcana effer figlino- 95 la di due madri y della Latina & della Trouen'za- le;& in vno altro luogo.che ella e principalmente 1 29 compofta della Latina,& della Troué%ale:&-por rei io y che mi f offe detto y quando fu fatta quella compofitione: & come. Vennero forfè Trouen%ali Ad occupar la Tofcana \ Quefto non moflrerà egli. 7s(è per vicinanza dir fi può y che appigliando fi la lingua di luogo in luogOyfia trapaffata in Tofcana* che fra la Trouen^a &la Tofcana ri ha tutto il territorio Genouefe y il Tiemontc y il Monferrato , et parte di Lombardia . & non farebbe volata oltrx tanto paefeychc difelafciata non bauejfc memoria^ afegnale alcuno.Come fi fece adunque quefia com- pofitioney& come ha bauute quelle due madriì Quefto vuol dir y che la lingua Latina non fu me f colata tanto con le lingue di tutte le altre Barbare pationiyche hanno occupata la Italia y quanto con quella de Trouen^aliychemai non ui furono.Quan do vcramcnteyo come fatta foffe quefta compqfitio neynonìie dice altro: an%i al Bembo fc ne rimette. & che ne dice il Bemboì Cbjeglifcrittori Tqfcani 0 Fiorentini da Tròuen%ali apprefero ilmodo del ri- mare : & di molte delle lor parole arricchirono la lingua loro:& apprcjjò recita dimolte parole tolte M da Battaglie del Mutio da rimatori di Trouen^a. delle quali per communi yfo non ne batteva bifogno ne Tofcana,ne altra re- gion di Italia.Come per efernpio "Poggiare vuol dir Montare.Obliare,Dimenticare.I{miembrar,Ì{icor dare.^jfembrar,^lfimigliare.Badare, Indugiare* o perder tempo. T>onnear, Signoreggiare.Fsiparare* Jtlbergare.Gioire,jLllegrarfi. Caler y Curare cofi le altre . la lingua volgare adunque non è com- poHa della lingua Latina,et della Vrouenxale,ma ha raddoppiate alcune parole : & non perciò mol- te; che la maggior parte di quelle ^ebe fi. leggono ne gli fcrittori non fono nelle bocche de popoli . & di quelle de primi noflri rimatori, molte eùandio non fono da effer accettate alla età nofira.Che io non di- rei Donneare, ne Colente , ne Chcrere y nhCbaen- do,nb Dottaci Dottare,nb Dottan^^iè branda, rie Bo^^nè Miraglio,che il Parchi dice .Ammira glìo,non hauendo intefa quellavoce. 7\(è dirò Lan- da y nh Smagar e, nh fregiar e, nb Guiggiare,nhmol- te altre di quelle, che registrate fono dal Bembo, del le quali poca obligationemi par e, che debbiamo ha tiere a qué primi imitatori di que poeti Troncali > the forfè non meno imbrattarono, che arricchirono le loro fcritture. Ma vm bella cofa fa il Far chi , che va racco- lgo glkndo tutte le parole, che nella lingua Trouen^a- le poffono effer fomiti alle nofire,& vuole che da lo rolchabbiamo apprefe , quafì come al tempo di - quegli -foratori eUc non fojjero in vfo in Italia* Egli in diffe fa dell'Irai, lingua. 90 «f I al Bembo fi rimette , &poifuvnafuainttntÌGne t I tutta tutta diuerfa da quello, che dice il Bembo , & Ut I da quello che ogmun conferite >che della lingua Lati  fiamo rammcfcolati anche no 'uet fono alle noflre fo- 0J. " migliant'hper heuerle apprefe da mede fimi popoli : id ' & difjòniiguanti per la diuerfitX del loro , &dcl fa nojiro antico idioma.TSle gran dtfferen%a auì fa fo io che fiata fia di tempo fra la mn- 0 tatio i della noflra,et delle altrui lingue, che anche in quelle .jp parti fatti furono di lCr gran diluuii di fi refill *rts»**. .'('/' re. 1 * * M 2 Della BattaglicdelMutio Della inconftanza del Varchi , & della aperta fua confefTione,che da noi fcri- uer fi può come, & megiio,che Fiorentini. Cap.XV. Onmaifiiveiuto fc vittore >che piti va- riale da feft effondi cofiui. Egli è pro- priamente fimile ad vna natte, la qua- le in alto mare fi troua fen%a gouer- no,che fi come il vento viene dallvno > o daW altro UtOyCofi all'vno, o aW altro lato volge ilfuo corfo : & fecondo che le onde la portano , prende il carni- no.T^on altramente fa il Marchi, che in ampio [ag- getto rìtrouandofi, fecondo che bora vna y bora vna altra cofa glifi para dinan^cofi da quefia , &da quella fi Uf eia difuiare * & trafuiare y nè quefto al- tronde procede > fi non che non è rifoluto della fua opinione^ manca digiudicio > il quale è quello , che per diritto camino regge gli fcrittori . ^fen^a giudicio & fen^amemoria è flato quelllmomoycbe bauendo prima jcritto,&poi riueduto,& emenda- to quel DudogOifi douerébbe pur efiere auueduto di dir cofe contrarie. Ma {per dir quello che egli dice di M.Claudio)tanto veygeggiaua la fua amtorità, che a luifembraua di ej]ereirreprenfibile y cofi nelle cofe della lingua, come della dottrina . &per ricor- dar qui vna cofa della fua poca memoria > & men giudichigli alla quinta faccia di quel libro ferine, che pregato dal CafieluctrQa é douer confortar il Ca in diffcfa dell'Italica lingu. 91 rocche publicajfe il fuo libro y egliil tutto gli fece in- tendere : e*r accioebe egli fi conducejfe afitr ciò fin tofloy&piu volentieri j glipromife di fua fpontanea volontà y di pigliar l'ajfunto di difender le ragion fueiEt nella quarta haueua detto parlando del Ca* ro.lo non poteua,nè doucua , ricercando mene egli con tanta inftanza, & per tante lettere , non pigliare a difendere le ragion fue,in quel tempo maflimamente, ch'egli per le molte,& importantiflìme faccende dellllluftriffimo Cardinal Farnefe dio pa* drone,il qual fi trouaua in Conclaui, non haueua tempo di poter rifiatare, non che di rifpodere al Calteluetro . Se la promejfa fk jpontanea y come fu moffo à preghi di luii & perche fnrfi tanto pregarle haueua promeffói in cofi poco /patio diferittura dir cofe>che coft mal fi confanno. Ma non b meno da notare la molta fua varietà* & contrarietà di parlare nel fuggettodi che trattia* mo dello fcriuere 3 cìye di me dijfe y che per non poter bene [criuere>fuimorfo in Fioren%a:& poifqggiun fdyche a ragion mi era fdegnatOy consentendo che co loro fiati fo fiero moffi da lnvùdia.doue egli fu fette maniere dt poeta- 1 84 H l re p Battaglie del Mutio re > te quali fi riflringono poi in due capi, di poemi nobili,^ di plebei dice, che fuggctti nobili poffò no i Foreflieri coft bene fcriucrey^r meglio , cornei Fiorentini fecondo la dottrina & la efcrcitation di ciafcunofue parole fono tutte quejìe . & quello può bafiare a nocche poffiamo poetare cofi bene & mt glio de' Fiorentini, in ifcriuendo poemi nobili, che queflo intendo io che fia poetare: & quell'altro me* ìlierdagiocolari,& da buffonull che faranno an* che cippreffo noi meglio quelli delle nufhe ciniche non faranno Fiorentini, nb Tofcani, che il Calmo comporrà meglio in lingua Fimtiana, Boxante nel la Tadouana, & à T^apoli faranno meglio le Ca- uagiuolc,chc à Fiorendogli altri altroue . Egli mette nel genere mbile il Toe tardi Dante , & del Tetrarca.Vi mette le Egloghe ferine in rime ordi- narie in Ifdruccioli,& in verfifciolti , altroue pro- pone di gran lunga il Furiofo al Morgante , & po- tea anche anteporlo a chiunque ha ferino alianti, et dopo lui.&non credo y cbe egli mett effe già fra Toe miplebei né la Sophonisba ; ne la Italia liberata dal TrìfJino.Cofi adunque:^ Capitoli, e*r Can^o- ni& Ballate,^ Sonetti , & Madriali,& Onaua rima, & Ver fi legati,^ ifcioltipoffxamo noiferi- nere bcne,& meglio de Fiorentini. Ter che adun- que digitar ch'io non poffa, s'io poffoì QueHob pu- re fcriuere contra fe mede fimo . Se non fapro bur- lare alla Fiorentina , burlerò al modo di mio pac- fe,et eofi diletterò imei,& cofi farò intefo da mici* come in diftefa dciritaLlingita. 91 come tu i tuo'h et da tuoi.Et veggo pur ancoraché il Curo ha fatto i Mattacini , che non baucrebLe {apulo fare il V archi . & percioebe egli mette per vna delle fuc fette maniere di poemi lo fiilo Berne- fco,al quale dice , che altri che Fiorentini non fono atti . Io credo > che quello in lui foffe non per cjfer Fiorentino y ma perefjer flato effodi tal natura; & che qutflofia da tener cofi,mettanfi akri Fioren tinià fcriuerein quel modo, & sauuederanno fc quella fuFiorentinaria , 0 pur fuagratia , odifi gratia particolare y che a cofe honorate , & grav ni non fi farebbe potuto accomodare '.Et mi ricorda, che già M.vietro Barignano difje à mecche egli ha ueua più volte confortato il Bernia a mutare Siilo, & che mai non ve lo haueua potuto inducere . Ma> di ciò nonvoglio perder tempo à flare à gareggia- re.Bafla à mecche nelle cofe nobili Inonoratamente^ & veramente poetiche io pofia pareggiar^ auan %are i Fioretitini .In altri luoghi ho moflrato, che nelle profe anche egli ha per approuatifra noi di molti fcrittori. Ver il che faremo la conclusone 3 che fen%a efferne allèuato in Fiorenza, ni in Tofcana , gli altri Italiani poffono cofi bene fcriuere profe,& verfì, co- me Tofcant,& Fiorentini. Voi che co/i ha di- chiarato l'Oraco lo del Far chi. M 4 Delle Battaglie del Mutio Della mia modeftia, è: di quella del Var- chi. Cap. XVI. introduce il F archi yn ragionamento di mefrafe,& il Conte Celare defi- nendo in queHaguifa.Ccht vi par della lettera ai Signor Renata Triuultio contra la opinion di M. Clau- dio, V- che egli non la fcriflc nè con quel giudicio,;nè con quella fìnccrità, che mi Tuoi parere, che egli fcriue 1 e altre cofe. C. per qual cagione? V. non importando el- la alla verità della ncfftra difputa, non ac- cade che io le vi racconti, & tanto più, che intendo non di cole che appartengo no alia dottrina: delle quali non approuo nè Tuna,nè l'altra: MaalmodoSc aliamo delti a dello fcnucresuefono queSìe parole: &• trattando/i in quella lettera del nome di quefia Un* gita, & diqueflo difputando egli dice, che non im~ porta alla difjnita.Ma fuor dipropoftto entra à don narme a tutti i torti del móndo, di immodefiia, per difuiare il lettore da quello, al che non fa che rifpon dercMa Seguitiamo il fuo Dialogo.QSo, io mi ap pongo di due, o di tre confcfleretelo voi ? . V.Perche no?CIo penfo chenon vi piac- ciano quelle parole.óc già detto vi ho che ella è cofa ftata fcritta da un Tofcano. Ne quelle altrepoco di fotto. Vidiròadunqj co indiffefadellTtal-lingua. 93 con più parole quello, che con vn fol mot to a mcpareuadi hauere a baftanza efpref fo.Et manco quelle altre , giudicando pur (òpra il meddimo tratto.Or che ve ne pa ire infino a qui ? Non mi fono io bene ri- foluto , che vn Tofcano habbia (critco quel libretto? V. Voi vi fiete oppofto • £>«e- fio è il Dialogo; & quefla è quella grande immode ftìa> della quale mi nota il V àrchiM.Claudio difyit tain quel libro > che- quetta lingua fidee chiamar Tofcana: & io per più di vn luogo lo moflro aperta mente partiale (vegga/i la mia lettera ) &pcr ha* uer detto yche vn Tofcano lo hafcritto y fono immode fio. Ma noti/i lagran prudenza , & lagranmode- fiia del VarchuVarlando egli del Tolomeidice (co me anche à dietro ho recitato) che nel le fue fcrit ture fono delle locutioni Barbare>& delle cofecontra le regolaóc che ciò è feguito, percioche egli o voleua credere , che cofi douefleroftarc,parte fauoreggiàdo laTua auttorità,laquale eragrandiiluna. Inquefie parole danna il Marchi M.Claudio, di ha uer male fcritto;di haueruoluto ofiinat cernente credere il {hi- fi >di effcrji lafciato trajportare allo amor della pa- tria] ér di prefumer troppo di fe ; Tutte quefle cqfe dicendo il V archi è modcJlo>& immodejlo fono io, che di quefle quattro ho detta, quella che è più leg- gera . Ciò è di efferfi lafciato traftortar dall' amor della patria. Battaglie del Mutio Ts{on è quella pruderti dannare altrui dì quel- lodi che egli fen%a alcuna coparatione molto mag- giortnctitcfi troua colpevole. Ma paffiamo ancor aitanti ppr ragionando della fua modejlia . Il Bemr bo motfra egli di hauere in moka riueren^a , & pur ha cercato occafton di dannarlo , che parlando dell' impararfi le lingue da' libri dice,che hafiilla- I S8 to.& ilfhllo e pur di luipdie difende fidfa opinione, fecondo che injino à qui da me è fiato mofìrato; & trattarlo fc la natura poteua far che il mondo tutto 3 1 lingua, dice,che fi è ingannato: & l'inga nato è e foycome moflrcrò paffando aitanti in vn va pitolo particolare, moBrando di portar tanta riuc- ren^a al Bembo , poteua dir quello, che cglifcntiua fin^a nominarlo . ma la qualità della fua modejlia. nonio comportarla. \ Or che dirò, che al Tri [fino dà imputation di ha $2 ucr con fai fo Titolo piMicato illibro di Dante Irai tolato della volgare elequenig: o almeno di baiar- lo fiitfìHcatoìGran modestia è quefìa, per oflinata- mente voler mantener vna fua fai fa opinione , ap- , porre altroché habbia commeffa fhlfìtà. Questo b bene altroché dire il libro di M. Claudio effer Ha* , to ferino da vn TofcanoJo mi imagino, che veggen . do egli di non poter ributtar con ragionila opinion mia del nome della lingua, fi voleffe in alcun modo sfogar cantra me*& hebbe torto: che io fcriffi quel la lettera, non fapendo qualfo/Je in quejlo fuggetto la fua opinione , ne per hauer iohauutaopimon dir in difFefa dell'Italica lingua. 94 ucrfa>doucua perciò ingiuriami dì parole. È merauiglia come egli fludii di dannarmi nel luogo che ho allegato di quel Dialogo^che fcgnìta. V. Voi vi ficte apporto perche non fo che confeqncnza fi lia.Vn Tofcano ha fermo della lingua Tofcana,& Italianarc ha giu- dicato in fauor della Tofcana.Dunqueha giudicato niale,o con pairione.T^ow ho det- to 'tocche egli habbia mal giudicato. Ma ho ben mo- ftratOyche egli èpartiate.feggafi, &riueggaf? la lettera. EJJb ha detto y chel Tolomei ha hauuto mal giudicio in credere quello y che non è: Effo ha detto, che il Tolomei ha fcritto male , vfando Barbare lo cutioni,& nonferuando le regoleiEffo ha detto\che fi è muffo àpaffione, volendo fhuoreggiar la fua fk nella :& ultimamente lo ha imputato di troppo pre fumerdi fe mede/imo; & di bauer troppo attribui- to alla fua auttor ita . Tutte quefle cofe ha detto il V archi di M.Claudio,& danna me di quello y che è ilmen male, che egli habbia detto di lui. Soggiunge il Parchi questo ragguaglio. Ne gli Athenieli , nè i Romani, nè alcuno altro popolo hauerebbe potuto fcriuer delle li gue loro in comparation delle altre , fe- non o male , o con pallio ne • Che più r 11 Mutio è Italiano, & ha fcritto in fauor della lingua di Italia contralaTofcana, Dunqueha fcritto male, oconpaflìone. %ifponde , che quando di qual fi voglia lingua altri fcriua Battaglie del Mutio ferina nel modo>cbe ha ferino in quel libro M.Claié dio della Tofcana; può effere chiaramente imputa- tato dipaffìonc. Veggafi il fuo libro >&la mia ri fpofia; (ben che nella mia rijpofta fi recita quello > che egli dice nel fuo libro ) & fi v edera , che io de termini dellamodeftia non fono punto vfeito. Quan- to poi al mio fcriuere y mi rimetto a chi ha letto > o leggerà quella mia lettera* fe ho ferino co maggior ragione y o paffione. I Da questo modo coft tenuto da lui in andare ani plificando queftacofa difilieue momento: & che ] an^ifi ritorce in biafimo del poco rifpetto vfato da lui ucrfo M.Claudioyft conofee vna fouerchia ani- mofità fua contra di me.Tcrche non dee parer fifa- nò à veruno y fe io acerbamente fo contra lui riferir tomento. Foglio pur aggiungere il rimanente di quel Dialogo yche tocca a me. C. Anche queir efem- pio di Dioiche fparga legrarie alle intelli- genze, non credo che vi paia troppo à piopofito : & che vi (Ha anzi a pigione che nò.V.Bcn crcdetcBen fuor di propcn fito fono cotali dande, & coli fuori , che non ritrouano pur doueftareà pigione. Orapprelfo.CNQ anche che egli dica;che Pi ftoia non è ftata coniprefa da M.Claudio, credo che vi fodisf accia .V. Non certo: j Concioliacofa che M.Claudio la compre I de fenon nominatamente , almen fenza I dubbio I in diffefa delllfal.lingua . 95 dubbio neffuno in quefte parole f & le al- tre vicine . Si che la auttorità di M. Gino non ha da dolerli Jtfi perdoni M. Claudio fe?ion ihauedo nominata,non ho intefo chela habbia com prcfa/Potrò ben crederebbe M.Claudio al V archi apra meglio la intelligenza delle cofe fue, che a me % perhaucrlo egli molto più conlafuatefìimonian^a bonorato , che non ho fatto io. & mi rallegro , che M.Cinofia accettato per poeta di buona lingua , quantunque non fia Fiorentino. Finito è il Dialogo dime in quefto luogo . Ma per non hauere à tornare, & ritornare à parlar di me,voglio rifondere ad vno altro luogho; doue fon notato da lui. In vnamia lettera ferktadi T^i^^a al già Ve* feouo Ver^iero,parlando di quella città dico, che ella ha una fua propria fauclla, la quale non è nè Italiana,ne Franccle,nè Prouen zalejma pur fua particolare, fecondo che hanno Muggia,&Tcrgefte ne noftri paefi. Che ne paeli noftri hanno que luoghi al- cune lingue,con le quali trattano fra loro que terrazzani. Come ha etiandio ilFrio li . Hor hauendo io cofi detto , fignijicando che ì comparation della commune Italiana ella non è più Italiana y che Trouen^ale,o Franccfe y di quello mi ha voluto motteggiare il Varchi, con dir , che 9$ ha per molto ftrano, che vna lingua fi fa- uelli naturalmente da vn popolo di vna città Battaglie del Mutio città di Italia , & non fia Italiana . & cheto 'ha non folamente per ijìrano , ma per imponibile , quafi come io habbia detta qualche grande feioc- Io a lui non voglio rifondere, ma voglio che da 95 [e f: Faccia la rijpofia.E fcriuc,chc delle lingue femplicemente. Altre fono tutte quelle, le quali non (blamente non fonone fauella te,né intefe da noi,quando altri lefauella, ma nè anche hanno da far co(à del mon- do con le noitre natie, come la Egittia , la Indiana,& ìzAràbicx.& poiin uriakro luoco 98 dice,chc la lingua Nizzarda è fèmpiiecmS te al trxCo?ne è ella adunque Italiana, fb ella non ha da farcofa del mondo con la noftra ( come egli dice)natia ? Etfeè altra , come la Indiana , & U 2?1 Jlrabiea: ferine ancor*., che le lingue mefeo- late, & baftarde , che non hanno parole f nè faueilari propri), nó.fono lingue. Come fta adunque,che la fauella 7^i^arda,cbcè mefeo lata delle tre>& no haparole^nè faueilari proprii, fia lingua Italiana, fe non t linguai Ma egli quan - do ferirei una cofa,deU 'altra non fi ricordaua : & cofi fanno coloro, che non hanno dottrina fermamb fono ri foluti nelle loro opinioni : ma ad unpropofi- to parlano ad un modo:& altramente ad un altro: & fecondo le p affiori mutano le fenten^c, non altra mente che fi fa sciano i Camaleonti il colore.Dicc il Votò» y che la ira è un furor breue ♦ Ma queflo del y V'archi indiflfcfa deU'ftal.lingua. 96 Varchi e flato un impeto perpetuo contra di me, il quale lo ha mojlrato nongktdiciofo,ma furiofo . . Se il libro della volgare eloquenza fu di Dante,ono. Cap. XVII. £*mj^£2 Orlato habbiamo nel capitolo prece- ' dente delle gran modeflia del Parchi: & ifpccialmcntt fatta habbiamo ?nen tione della hnput attorie da lui data al Tr tifino di fklfità intorno al libro della uol^rc do qwmpyii quale percioche alla opinione de fiùrèn Ur.inonfi confa ,ejfi non uogliono,che fia di Dante. C ofi fanno gli heretici, che toflo che fi auucggono , che alcun grane auttoreno fa per loro, dico no, che quel litro non e di quello auttorc. Eccita il Parchi molte cofcperlc quali mamfeftatncnte fi moftra da Dante e/fere ufeito quel ubro.il Titolo del libro: la promeffa da lui fatta di quello nel fuo Conuinio . la Ttjìiynonian^adcl Boccaccio, che egli lo fcriffe, Icmolrecofe che egli parla dife,et della patria,chc ad altrui non fi confanno & tutte quefle cofe ( dice il Parchi) fanno credere, che egli fi a fuo.Toi aggiri gf in cor:trario,chc non è compofto con quel giudi* cio,checomp'jfcla comcdia. Marion è mcrauiglia, che quale non hagiudicwdi fenuere , non fappia far giudicio delle altrui fcrittur e . Che io ho queflo libro per i ferino con maggior giudicio^chc la Come dia * della quale quanto ella fofft firitta con poca giudicio Battaglie del Mutio giiidicioytnene rimetto à quello, che ne fcrìueil Bembo. Dice egli poi , che tra la Comedia y & quel li* bro ri è vna contradittione.-percioche nella Conte* dia egli introduce ^Adamo à dire. 35 La lingua ch'io parlai fu tutta Jpenta Innanzi che a l'opra confumabile Fofie la gente di jypnbrot intenta. E in quejìo altro libro fi dicc y che fidarne co 9 fuoi pofieri parlò in vna com innata lingua , infino ella confufion della Torre di Babilojùa . et io di que 1 fic due opinioni ho per fermiamo , che quefia fta U I vera, che hauendo la fucceffion di ^Adamo da lui àp I prefa vna lmgua>nella quale diede il nome alle co I femè effendone altra al mondo, non vi era perche el I la fi hauejfe à corrompere^ à variare 3 efféndo la I variazione delle lingue cagionata perla conuerfa- I tion delle altre lingue.Chefempre tremeremo quel- le città meglio conferuare le loro lingue natura- li > doue meno vfano forefiieri. E di quella bifo- fogna dircy che per effere fiata vnica , & fola > fem* ■ pre la medefima fi fia conferuata infino alla confiti* * fionc delle lingue, data da Dio in penitenza della al truifiiperbia.& fc quella prima foffe mancata ,cr e I derei anji, che élla haucffe y (dirò co/i) germogliate* 1 J più lingue > che efferfi conuertita in vna fola. QueHa B opinione adunque come vera regifìrò Dante in que I fio libro Àoue parlati* da donerò > & da prefatore. I & nella Comedia fhuoleggiando fi prefe licenza di 1 Toeta I in ditterà ddITtal Jingu a. $7 Torta: & mosìra bene il Forchi non fapere , che * Sempre à Dipintori y & à Toeti Fu pemejjò d'ardir quanto lor piace. Et che quefia feconda fra fintione y fi moflra da quello y che dir la fk ad \Adamo y con cui egli già mainonparlò mentre fu diquky&fe di Là flati fon* à ragionamento (femiè lecito di dire ) ho per fer* miffimoycbe da lui flato fta agmnente rìprefo y che lo babbia fatto dire vna co fi aperta menzognamn doueua adunque argomentare il Varchi da quefla 3 che egli chiama contradittionc y Che quei libro non foffe di panteyche anche io mi trouo in vnfìmil co- foycheinvna mìarmoua opera di Toefia io fcriuo parlando della patria mìa , che la I folata fopra la quale ella h edificata y non fu creata nella creatim delntondo : Ma che al tempo de gli Argonauti la Egida feudo di Taltadein quella fu trasformata. *&fè fcriuerc rprofa 9 diròyche ella nacque con le al- tre Ifale nel principio del mondo.lfh perciò farà da dire y che fono , & l'altro componimento non fia mio. U quefto aggiunge, che in quel libro fi dice, che 3 Homaniy& Greci haueuano dueparlariy vno voi* ' gare y & altro gramaticale:& con qneflo vuol prò uarejhe quel libro non b di Dant^per efftr quefia Opinion non da buomoletteratOy& quefia è vna va niffimamalitia ( che per malitia la ho veramente ) Terciò che quando egli& io erauano fanriuUiy fra Utteratifidifiutauaje Hate foffero quelle due Un- Battaglie del Mutio me à Kgmadi che etiandionefhfedenel principi? delle fue profe della volgar. lingua il Bembo mojira dolche M.Hercole Strofa Iwomo di buone lette* re,bauefle tale opinione . & è cofi granfiato , che i dugento,& cinquanta anni a dietro Danie.cofi ere defle>7fon effendQegUmaffmamentesUtodepm Valenti huomini del mondo in lettere di Immanità , come apparifee in quel v.erfodi Virgilio , che egli traduce, 'perche non reggi tu o facrafìme De l'oro l'appetito de mortali , ■Benché anche quefiafu più colpa di quel [ecolo, diluì, \ Ma per non iftare in fu le congetture di quello* cjjefenepuò bauerlacerta-pyouay dicó,cbe Dante bebbe veramente tale opimone . Che nel Comiuio coftfcriue,lì latino è perpetuo » 6c non cor- ruttibile . il che nóauuienedel volgare,lp quale à piaciméto artificiato fi trafmuta. onde vedemo nelle città di Italia , le ben volemo guardare, a cinquanta anni ,mol- ti vocaboli eflcr fpenti,Óc nati , 6c variati, onde fc il picdol tempo coli trafmuta , molto più trafinuterà lo maggiore. Si che io dico , che fe coloro , che partirono di quefta vita già fono mille anni , tornane- ro alle loro cittadi .crederebbono k loro città efiere occupata da gente ftraita , per la lingua da loro difeordame « Eccoiche egli di i i n diflfefa dell tal lingua. 98 dice la lingua latina Jiar fermai cbcqitejlnfi.vjt rìa>& tiene, che mille anni dauanti fofj r e quejla Un -gqa x ma che fia grandemente tramutata : & cofi . bòbe egli opinione, che mille dugento,^ più di cin quanta anni f offe in v[o quejla fimella ( che più- di Mugento,& cinquanta pajfati fono dalla morte di ^Dante) che viene ad effere trecento,^ poco più an- tri dalla natiuità di Chrisìojl.qual tempo cade /ot- to Silue/lro , & [otto Coflantino , & nel tetnpo del Concilio Tyjceno, quando ancora fioriua l'impe- - rio l\omano,nè i Barbari baueuano potuto far tra* fiutare la lingua , Et pur fi credette Dante , che in r quella età volgarmente fiparlajfe. Cofi adunque ti libro con quella opinione delle due lingue volgare , & grammaticale h di Dante.quel che fi dica in co- trarjo il Dottor Varchllsion voglio lafciarc di ri- cordare ',che quelle parole , le quali ho recitate di , Dantc ? fono in que Capitoli Che egli ( come diremo guanti) allega del Cor\uiuio,et hauendole necefjaria mente vedute , malitiofamentenega tale effer fiata la opinion di Dante, Vna altra contmdittìone nota il Varchi , che i fra qucflo libro,& il Conuiuio di Dante . & ciò l , che in que\lo dice la volgar lingua effer tiu nobile della latina,& in quello,che più nobile e la latititi; 3 • & quefla e anche vna ciancia.Cbe in vno,& m al- tro luogo egli rende ragion del fuo detto. Il che ?uo- (lra,che à dir l $ vna>&l 'altra cofa moffofu da àiuer . fi r$etti.E t t potè anche effere , che iy vn tempo ha 2 ueffe I Battaglie del Mutio ■ ueffe vn& 6pinionc 3 & invno altro altra y & mutafi fegiudicio.& il Parchi mede fimo tratta quejìoar- iy ticolo y che glihuomini co'l tempo mutano y e*r va- r'mnoilgiudicio.Ma quando difiequefla cofa , non fi ricordaùa di quella. Mi rimane a dir, che egli fu anche vna altra op- pofitionCìChe Dante danna Fiorenza, che vfa lepa rote Introcque,& Manicare: & che egli quelle ha pur vfateSb{on dirò, che egli non ha vfato M ameor re 3 ma Manducare :Ma rijpondo y che quefla è vrid magra pruoua y pcr ributtar quel libro.Chegia pa- tena Dante hauerevfatc quelle par ole y per feruir- fene>come fece nelle rime,& non le hauerper bdle 3 come fece di molte altre y le quali non crederò mai > che eglifojfedi fipocogiudicio y chele tenejfe per bel le, quantunque le metteffe nel fuo poema : Egli vsò anche delle brutte delle altre parti di Italià y chc d'if fe Co, Vaila >Ifla ì% Ai^oXt potè anche vfar della bruttura di Fiorenza. Quefiefono, (per quanto mi ricorda )le ragioni del V archi àmo/lrar che quel libro non fi a di Dan te.Et perciò che egli dice y di non hauer veduto il la- tino y dico anche io il mede/imo; 7s(è ho per cofa me- rauiglivfa y fedivn libro non iftampato non fene trouano molte copie : Et poffo ami credere , che il V archi ( o thabbia veduto , onò) quando gli f offe venuto alle mani per mantener lafua opinione lo bacerebbe abbruciato, an%idico y che il Trifjino y lo habbia finto > nè guafio , che nonfo eh e egli mai fi fingef- in diffefa dell'Ita!, lingua • 99 fingere vnfillogifmo.oltra che affai più ageuòle fa- rebbe gittarc vn libroni fuoco , che comporne vn nuouo:& fermamente malitiofa debbo io diremo ma Ugna: imentione l quejiaycbe alt rivoglia compor* re,o guaftare vn libro per mantenere vmfua opi* monete può cader quefìo cofi brutto pcnfìero> fé* non in perfona y che fi a per far delle cofi fatte brutta re.&purhdapenfir, chequandoil Triffmofoffe flato per fare vna tal triJle^adata 9 nonhauerebbe alla lingua nome di Cortegiana. Già fappiamoyche Dante fcriffe untai libro.Que ftohabbiamo tra le mani per opera fua. Chi dice » che quefto non è il verofuo libro,mofiri veramente il vero>& non ci farà contefa. Riprouation delle allegation del Varchi, fatte per la lingua Fiorentina . Cap.X 1 1 L On è dapaffar confilentio > che doue fi allegano auttori che chiamino la lingua Italiana , Fiorentini , fanno le cbiofe, che hanno voluto intendere aU tramerà e doue le hanno dato nome di Fiorenti- na>banno voluto dir cofi veramente. Ma notabili^ finta co fa b, che il Parchi mofirar volendo >cbe Da- te fcriffe in lingua Fiorentina y moHra , che egli fk Fiorentino , ha ferie po i fuoi Dialoghi nella medef ima lingua^ il MoU *%a fcriffe in lingua Modenefe , la quale egli parla-* ua.& i CaualkriTSlapoletaìùyche alla fauella per %apoletanifono conofeiuth ISfapoletanamentefcri^ nono le loro leggiadre rime . Odanfi le parole del Marchi. Dante iftciìò '"ferine nei Decimo Canto deirinferno,di eflfer ftato conofeut ro da Farinata per Fiorentino , lòkmente alla fauella, 0 TofcOicheper la città del foco Viuotenvaicofi par lande r bonetto, ^Piacciati di riftar in quefìo loco. Done fi conofcemanifeltamcnte, che egli diftingucla loquela Fiorentina, datntrele altre. Et chilo negai la loquela Fiorentina tanto b difiintadatutte le altre, che ella,a chi non è Fioren tino è là più noiofa di tutte le altr e. & forfè che egli non /affatica per montar quelle cofe* ^Aggiunge che anche il Conte Fgolino diffe* Fiorentino, Mi femhri veramente quand'io t'odo. Mia fhuella Dante era conofeiuto per Fiorenti* noma àmofirar che gli fcritti fuoi fìdnoFiorentinh Infognerebbe, che altri diceffe Fiorentine conòfeo le Opere tue, quando io le leggo* Seguita^ (he in vno altro luogo egli diflinfc il Lo bardo in diffè& dciritallingua» 100 hdYdo dai Tofcarto>dkendo > ydimtn o dire* ótu>à cui io d ri^gò La voèe;& che parlaui mò Lombardo * Dicendo Iffa te rin tappiti non t'jL'ngo* . t>oue io non foche co fa egli intenda di prouare y fe non in contrario di quello* che -porrebbe y che batteri do Dante parlato Lotob ardo > quel libro Lombarda mente h flato ferino* Egli torna pòi àfarlar del libro . Et dice > che credeua, che Dante chiamando i Tofcani pazzi,infeilfati > ebbri,& furibondi, perche s attribuifeono arrogante il titolo del voi gare Illuftre, voglia prouar tante cofe ; Se moftrar che ninna città di Tolcana ha bel parlai con due fole patole^/o credo io. perciò che io veggo* che egli fa ilmcdefìmo della mia pa+ tria>& delle altre città:& credo >cbefe egli hauef Jihauuta notitia* che alcun Fiorentino foffe flato fi arrogantcycbe haueffe Voluto dare à Fiorenza il ti tòlo della Urtgua * non fi farebbe fermato in quelle parole. Egli diruta ancora intornò a qnèverfi dal Te* trarca. Vói che portar nolpoffo in tutte quattri Tarti del mondò sdrailo il belpaefe Ck' t i mar circonda * 1 talpe, 'ty io vo perder tempo a replicare ad egrli Jua dUegatione ì ricordandomi ejfer ferino ♦ Ti 4 i 7i m Battaglie del Minio r ]S^on contender di ciance co ciancieru S'affanni egli in corno à ciò quanto gli piace , che ne effo,nè qaal altro fifia, non farà clxil Tettar* ca non dica di haucr ferino in lingua intefa da nata Italia:& il Varchi dice y chela Fiorentina per tut- ti Italia non h intefa;adunque il Tetrarca non fcrif fe in lingua Fiorentina • ijuefla c ni Franccfe y che fe ella da alcuni fi intendeua, non per ciò da tutti fi parla uà come quefla in Italia y nè era nata nè in Italia, riè in Hijpagna,cojìie è nata quefla fra noi. Hjfpofte fono quelle cotali di chi vuole mofirarfi arguto & rimangono. Soggiungere il Dolce dichiara y che in quelver fo de Trionfi del Tetrarca. Et io alfuon del ragiona r latino. 7{pn vuol dir volgare Italiano ima fi ha da in- tender della lingua latina.Che di quefla Seleuco co» gnitionehauernonpotcua.Dolce interpretatione ve ramente, & degna del Dolce * la qual quantunque di nulla no ferita il Varchi y pur ne voglio dire alca ria cofa.Io potrei adducer molte tefiimonian^e y che latino veramente fignifica Italiano ; come quandi Dante dice, Conofci tiialcun chefia latino, S Là doue ^Apollo diuentò Trofeta, fiorendo, hauria forfè Iwggi il fuo Toeta; T^on pur Verona, Mantoua,&\/trunca. Tx poi effo ^07tt/e..Rifpoaderebbono co- me fa il Mutio , che egli intende delle f ue opere -Battaglie del Minio opere non volgari mia latine, le quali égli fìimaua più , &,chiamaua quelle-ciance. T^on credo hautr detto male* quando diffi cofi , ba- ttendone la teflimonian%a del Tetrarca mede/imo ♦ Al a qui dirò bene, che egli non fa quello, che fi dica. Che fé il dir, Fiorenza hauria forfè boggi il fio Voe ut; vuoldir, che egli fcrijfe f iorentinamente ì Dir che Mantua, Verona > & & ifìritto non hanno nè Veronefe, ni Crcmonefe . fi che dall'effe? Fiorentino >& effer poetarne feguita* che egli hab» bia, ferino Fiorentimmente.An^i facendo egli prò > fefjìone di batter ferino à tutta la Italia >& non efi fendo la lingua Fiorentina intefaper tutta Italia % {come detto babbiamo ) egli ci tnoHra non bauerc ferino Piorent inamente* Ma dice il Varchile il Bemhofil quale è ffo- to il Bembo* ha Celebrata la f duella Fiorentina.Et io dico*chc Dante *il quale ì Rato t>ante*& il qua le dal Parchi e antepofló ad Homero(il che non di ce il Bembo)hadeno y che la lingua illufireja qua* le è quella de glifcrinori*nonfolamente non è Fio* rentina*ma nè purTofcana* Celebra il Varchi con fontine laudi il Bembo (nk perciò ne dice tanto benebbe più non gli fi conucn ga:che quanti danno opera a quesìa lingua gliene debbono hauete immortale obligatione ) Ma per* che lo lauda eglino per altro *fenon per hauer egli dato nome alla lingua di Fiorentina ♦ Che fe quejlo fiato non foffe* tengo per ferino * che egli ne baue* febbe detto peggio* che tutti quegli altri* de quali jBghfcriue* che ne diceuano tanto male . Et che fa non parli ferrea fondamento * daquefìo manifefia» mente fi può cono {cere, che egli loda la fua dottrina in parole*& la danna in effetto.Conciofia cofa*che delle regole di lui non è punto o/feruatore . Toi il Bembo dice* che non fi debbia feguitar la lingua iti Battaglie del Mutio delpopolo\& non loda il Boccaccio, dotte ha parla topopolarefcamente: Etdice,che Cicerone al popò lo etiadio parlando, fi allontanata dallalingua del popolo:^ che il mede/imo fece Demoftene: Chcrio altramente fecero jlrMofane ì & Terentio,contta to che tramfferomaterie popolari ; & che i buoni Scrittori c ol popolo hanno ragionato in modo; che fonoflati dalpopolo iniefi, manon in quella guifa, che il popolo ha parlato con loro: Et traheil Bem- bo le regole da' libriti non dalpopolo. Queflefono tutte dottrine del Bembo.Et il F archi dice tutto il contrario , ne commenda fe non la lingua delle ba- lie,^ delpopolo : La proprietà del parlare attri- buifee al popolo : raccoglie i motti , & i riboboli , (come eglidice)dalla faccia delpopolo :fì fa beffe del C ajìcluctro,di me,& de gli altri, che dicono di hauere imparata la buona lingua da libri:&> iftu- dia di imbrattar le carte co'mofiri delle parole Fio remine. Ouejìc cofefa egli contra l'auttorità di chi nelle medefìme è approuato da lui : ne fedita le re gole del Beìnbo : né con quella perfuafion di hauer beuuta la lìngua col latte le ha potute fe%uitare:di che ne fèguito, che no fi è mai potuto sfìòrentinare. In coir, alcuna adunque nonha egli -potuto (egui tareilBcmboyfenonncl nome della lingua , dicen- 278 do, che egli è quel foto di quelli , che egli ha letto , eoe la chiami Fiorentina {come anche ho dettovrì Stravolta.) Or fe egli cofi audacemente, per hauer tenuta il Bembo opinione cantra la quale ejfo à tor in diffefa deUltaLlingua . 105 to ha [etìtito, ha detto , che egli ha fallato . perche non potrò io dire contra di lui,fentendo inficine con moùiychefifìa ingannato , h attendo egli maffìma- v mente da feflcffo ritrattata quella fua ophùone y fa- cendo il titolo all' opera> Della lingua volgare : Et perciò anche M.Claudio bene introduce lui nelfuo Dialogo à dirychceUafi dee appellar volgare. T^p /; inuaghifca adunque ^alcuno tanto dell' auttorità del Bembo, ^An^i uolendo la fua auttorità feguita- re y fi dilunghi dalparlar delpopolo>& impari feri nere da gli fcrittori • Et doue lafcio quell'altra fua bella allegatone dì Dante > la quale cantra luì medèfimó fi ricor- ce ì ferine egli cofi. Dante fteflb nel fuo Con 275 uiuio dice pia volte di hauer (eritto hor nella fua naturale, hor nella fua propria , &hor nella fiiaprortìmana: & più vin- ta fauella: Et li vede chiaro, chcciliin- tende della Fiorentina . come moura xVL Lodouico, &M. Claudio, ancora che il Trifllno lo nieghi.Et chi vuol chinrir Co fi dico per iQXXtìr gliati cagioni,che quarti fanno vile io par far Italicoj&pretioib quello di Proucnza, Italico dìce,& non Fiorentino^ & parla della lin- gua, nella quale fi fcriue.etdicein vno altro luogp* Dico à conflUìon di coloro che aecufano la Italica loquela . & in vn terzo nella di- ftinrionde linguaggi diiUngue r italiqo dal Prquenzalc.££/^/4 in materia dello fcriuc . re, fi cbedicendo,cbebafcritto nella lingua fu.a prof firyanaM intefo & dichiarato x ebebaferitto, n$U la Italiana, à differenza della latina >&della TYQ uen^ale,& non della \ Fiorentina, e della Tofana* per differenza delle, altre città, o regioni di Italia * & quando baueffe intefo 4tramentfi,cbc il libro dellavolgare eloquenza h fuo & quello moflra , che in quefio mai non ini db dalla lingua Fiorentina. Si che meglio intcfe Dante il Vicentino, che U Senefe, & il Fiorentino . I luo- ghi, che pur dianzi ho recitati di Dante , tutti fono ne capitoli allegati da lui. 7^' quali no vi ha paro la 3 che pur fi adornigli a nome diiingua Fiorenti* na, ^ : Foglio aggiungere, che parlandoci nome del- la lingua uolgar e , il V archi fcriuc , che alcuni di- cono, che dicendo] t volgare fenxci altra aggiùnta > fi intende per eccellenza del Fiorentino . Quali fia- tilo' coloro,che. cofì.dkano : fe fono perfone di qual- che auttor'ità le douea nominar e;fe nonfono, nan ne doueuaparlare.Ma quelli alcuni /faranno il Far- ■ chimedefimo.Ho bene ferino 10, che dicendofi pol- lar e, fi ha per eccellenza da intendere di quello del -la lingua Italiana*®- Dante ne Capitoli di f opraci legati del Conuiuio,$ejfe uolte nomina volga- re ajfolutamente , poi dichiara^ che. m- tende di quello di Italia , & te- meraria cofa è volerfiv- furpar Fiowzaquel . lo, che editnt :t£ttwr' ' -^JÌMitìS^ Ita- Battaglie del Muti© Che la lingua buona di Italia per tutta Ita lia è intefa > & la Fiorentina nò: là onde Italiana, &non Fiorentina fi ha da chiamare la lingua deferit tori* Gap* XIX. 1 fa dal Varchi in quel fuù Dialogo di re al Conte. Ditemi, gli Italiani tutti non intendano il parlar Fiorentino? Et rifonde nafallacia:Cbe battendo i & quella loro particolare^ della quale à dietro fi è parlato y egli parla della *ì^ygarda > comefe ejji non haueffero la commune Italiana.V ero è> che TS{Ì7g*rdi quando vfano la lo ro particolar fauella>nonfono intefi dagli altri Ita lianiimafono intefi quando parlano con la commu- ne >& intendano la commune di ìtaliaXtio ne pop fo render vera tefiimoràan%a y che ejfendo fiato in quella città intorno à quindici mefh& da buomini c£r da Donne, & da cittadini vniuerfalmente fonò fiato inteJo.Si cbelafaueìla commune per tutta Ita Via è intefa.Se veramente Fiorentini, (come egli af- ferma* & io non nego da altri pòpoli di Italia non fono in diftefa dell'ItaLlingua. iò$ fonointefi quefto interuieneperla ro^e^a(dirò co fi ) della loro fauci la , & perciò non debbono voler che Fioretina fi chiami la lingua nobile degli ferii tonache quella è veramente nobile , &per tanto, che non per altro più dannati fono di viltà di fcrit- tura Dantc,& il Boccaccio, che per hauer imbrat- tale le opere loro con parole fchicttamente Fioren- tine. Egli allega il Florido nimico della lingua volga, re, il quale la danna per non effer ella intefaper tut ta Italia,^ per le Ifole vicine . *A colui non ho da rifondere bora,an%i dico, che fi intende della Fio- rentina, die e il ver o( fuor di quefto non hauendoegli contesa di quefia lingua, non nb poteua hauer di- fiintione,)fi che per la allegationfiitta dal Varchi fi vicn pure ad approuar , che la lingua da tutte le regioni Italiane intefa non è Fiorentina. ; Vude il Varchi prouar con vno altro modo > che la lingua de glifcrittori fi ha da chiamar Fio- rentina, & fi* pur domandare al Coìti e > Haucte voi efempio alcuno alle mani , mediante il quale fi moftrafle coli grofiamentc an- cora a gli huomini rondi , che Dante , & gli altri lcriueflero in lingua Fiorentina? Et poi fa tal rijpofta.Pig\'mC\ le loro opere, & legganft aileperfone Idiote , & per tutti i contadi di Tofcana,& di tutta Italia, & ve drafl] mahifeftamen teche elle faranno di gran lunga meglio intefe in quelli di To- 0 fcana, Battaglie deiMutio fcana , & particolarmente in quello di Fi- renze,che in ciafcimode gli altri , dico nó quanto alla dottrina , ma quanto alle pa- role,& alle maniere del fauellare.J^e/io che dice il Marchi e vero in Dante,\ma non nel Tetr ar- caiche come puro fenttore è intefo per tutta Italia. Di Dante confeffo,che egli farà meglio intefo dagli Idioti Tofcani , che da gli altri Idioti Italiani , & meglioda Fiorentirihche da gli altri Tofcani. Ecco come fono cortefe a fargli buone le fue ragioni. Ma perche farà egli meglio intefoìLo dirò io.Dante yfa molte parole latine,ne yfa delle Hebree, quefte iniefe non fono dagli vnhnh dagli altri Idioti. T^c yfa di Lombarde , &quc(le meglio fonointefein Lombardia , che in Tofcana , ne in Fiorenza . 7\(* yfa delle communi alla Tofcana , & di particolari di Fiorenza : & quelle communemmtefono intefe daTofcan 'h& quefie particolarmente da Fiorenti- ni & quali fono quesìeì quelle che da Tofcani , & da tutta Italia fono rifiliate , & abbonite ; & noi yorremoyche dalla feccia delle par ole la lingua hab ina da prendere il nome: Fedi efirema ojìinatione. Egli per mantenerla fua opinione allega Dante in quelbychct dannato da lu'hchecjfo V archi fcriuc. S9 B affluì per bora fapcrc,chc coloro in un- ite le lingue meritano maggior lodc,iqua- ii più agevolmente fi fanno intendere . fc chi pìu agcuòlmente fi fa intendere > meri- ta maggior lode : chi più malageuolmeìite in- ten- m ainciaaeii italica lingua. 106 tendere fi lancia y merita maggior biafimo . Et il Parchi da quello y che è vitio in Dante vuol dar nome alla lingua . Dalle parole de gli fritto- ri italiani y o moderni y o antichi, il maggior nume- ro è quello {& fen^ zompar atione alcuna è mag- giore )che da tutta la Italia viene intcfo.& dal più & dal più bello, & non dal meno y o dal più foigo ha da effcr nominata la lingua.Tiglifi vno fcr'ittor puro:& vegga/i fc farà meglio intefo in Fiorenza, che altroue.& dirò pur quefto y poi che il V archi dice dime y chefono eloquente y & che fcriuo puro Fiorentino . Viglifi delle opere di quefta mia pura Fiorentinaria y et portinfi dall'vn capo ali* altro del la Italia. &vedra(fi y che faranno bitefe y co fi nelle estreme parti di Italia y come in Tofcana:& in Fio- ren^a.Ma che dico di me.Tiglifi il Cometo di Dan te [opra le fue can%orù y dico il Conuiuio;etvedraffi y che farà nelle parole egualmente intefo per tutta Italia. Tropone il V archi anche vn altro partito.^ dì- 272 ce y O veramente coloro y che dicono y chela lingua i Italiana fcriuano y o in verfo y o inprofa ciafeun nel- la fua propria lingua natia:tfr allìma Tederanno* qual differen%a fi a da Il vna all' altra y & da eia fcun f di loro à quella etiandio degli Idioti Fiorentini an- . cor quando fcriuono y o dicono all'improuifo. Ótefìa è vna Impertinente propofla à dire , che io ferina in vna lingua particolare y della quale io nonfo profejfione y à paragon di chi ferina in quella, 0 2 che Battaglie del Mutio the h difuaprofcfjìonela computation fi ha da fa- ve di chi ferine meglio nella buona lingua , & non nelle non buonc:&per venir advn piufaldo parti- colare fcriua alcuno Fiorentinamente, &trattima terie communi,Cauallerefcbe y Morali,& Ecclefia- fliche, come ho fatto io y & le metta a comparatone algiudicio del mondo,& fi vedrà fe le balie ,o ili- Bri fiano quelli, che ingegnino fcriuere. Ma aggiunga/1, che il V archi contra fe ftejfo con fejfa non effer buona la lingua,chc fi beue co l latte, 1 62 né che fi vfa dal Vopolo . Egli fcriue . Che non fola- mente nello fcriuere,ma etiandio nel parlare fi deb bono fuggire delle parole , che fono nelle bocche de 9 fanciulli,^ di cotali gro/folani, che fanciulle fcam^ tefkuellano . & quali parole fono nelle bocche de* fanciulli, fenon delle Mamme , & delle balie ì & quali fono quegro(iolanì,fenondel popolo ì Et come farò io quefla diììintiorve dì parole, fenon leggendo, & con giudic io fceglicndo le buone dalle non buo- ne ? Tslpn h adunque nelle lingue delle balie , né del popolo buona lingua .Et dice egli in vno altro luogo. 211 % Amorno,Sonorno,CantornOj& tutte le altre cota- li,chc fe beneficano in Firenze fono Barbarifmi , jjjr» confeguentemente non bene vfate. Et quell' Ero, & quello HaueuO)& quello fcrìuano,per dir ferino no:& quellsAitraper altra: & Laide per Laude; & radia per Vada,F areno per Faremo : In ifcrir ucndo quefie cofe à punto mi fono capitate in ?nano fcrhtnre di Fiorenza, douc oltra le cofe che ho det- 1 in diffefa tfellltaL lingua. 107 to intronato vfarfi fradicioper fi acido ,Drento per Dentro, Dopo cofi per Aducrbio, come per prepofi- tione. Dipoi per DapohJLndaffi & Tortaf/i in Ter- %aperfona*Corfam per dir Corfero:Cafcar per ca- dere:Trouafti, & .Andaftiperfccondaperfona del maggior numeroJfiddi,& Vedde prima , & ter- za perfotia del preterito perfetto , del verbo Fede- re: per doppia dd.contra la regola delle rimeappro uate.Manc etìandio per Mano,& Vifio,& F^ejìar per Peduto,&per Bgnanere.Vi h anche Glielo in vece di Gliele. lì che donerebbe liar forfè bene, feco do quello, che ferine il Byfcclli nelfuo fiordi Rjme> doue eglifi abbaglia , che fi dica Gliele , et Glieli y et quello noto,accio che altri noncreda;che quella fio. buona regola, Gliele fi dice fempre ,  egli dar fi dourà da quelle vicinante* che correttamente parlano:& non dalla corruttela di tutto il popolo;& bifogna veder quali fono le vi- cinante co fi da quelito dalla più nobile nomi- narla : & detto fia queflo fecondo ladottrina V ar- etina . Or quefte cafe y &quefte vicinan%evorrei 10 che moftrate mi foffero y doue le madrine balie y &* i vicini parlino correttamente.T^on vi ha .Accade- mia veruna doue da tutti correttamente fi parli; fi parli ho detto) pure fi fcriua;& il Varchi vuol dar vicinante ydoue correttamente fi fanelli. 1 8 7 Quefta è veramente vna di quelle cofe y delle qua Uegli difputayche dir fipoffonopoffibilhma che per ciò non fi fanno mai. Ter queflafua regola adun- que non ci farà mai nb vicinan^aytiè cafa ; che par 11 correttamente . Ts^on vi ha in Fiorenza cafa y do- ue correttamente fi parli, & dico cafa y ne grande* nèpicciota > quantunque vi fojjè vnaperfona fola* Pi alcune rifpofte impertinenti fatte dal Varchi ai Trillino- Cap. X X. TSfducc il Varchiipìubelli argomenr \ ti y & le più belle confequen^e y che 265 ^ilfÌ[ mai fiano Rat tv càute. Dice il Trilli ^ t foa^Q l nocche fpecie con altre fpccic mefcolate non li pollano tutte infieme chia- indiffefa deH'Ital.lingua. 10$ chiamare col nome di alcuna fpecic, co- me leCaualli,Buoi, Afini, Pecore, Porci follerò tutti inficine in vn prato,non fi po trebbono inficine , ne per Caualli, nè per Buoi,nè per nelìlma delle altre Ipccie no- minare, ma biiògnaperil genere nomi- narii,ciò è animali JEt il Parchi rifonde y che Je fo/Jero comperati da vnfolo > o donati fi potrebbo no chiamar di vn folo.Si vdì mai meglio rifpodereì J^on fi parla, che fiano più di vno, che di molti.Sia no di vn folo quelle cotante diuerfe maniere di be- jlie>come fi doueran chiamare . Sotto la prqnunùa di folo non fi comprendono nè Caualli,nè jlfiniy m Torci.Toifi domanda come [otto vna voce,tutti fi habbiano à comprendere. Et di vn folo fono tre prpnuntie,& non nome di alcuno di quelli animali. Ma còfi rifonde il Varchi.Toi che vuol direCom peràtho donatvtchi ha comperate ò o chi ha donate à Fiorenza le diuerfe fauelle delle regioni di Italia: perche elle habbiano da prendere il nome da Fioren yaì , ' Egli rifolue anche vno efempio dato dal Tuffi- no di Fiorini (Foroyòon vnfuo * di Fiorini a circhi- inia^hè potata rijpcdcr meglio,per moflrar chetut te lefue ragióni fono jtrehimia. T^on recito gli argomenti del Triffìno per forti- ficar le mie ragionile [lamerch di Dio )nonme ne ferito hauer bifogno. Ma co fi fo , perche fi comfea tffme U Parchi è fimile a fe Beffò in tutte le parti 0 4 Et Battaglie del Minio Et bene è da notare quello, che dal Parchi an>* Iti torà fi rccita.Dice il Triffino flcffo nella fua frpho* nisba,haucr imitato tanto il Tofcano, quanto penfa Ha dal retto di Italia potere effer facilmente mtefo. Di chefeguita (come bene mofiro il Martelli ) la To fcana lingua effettato dalle altre Italiane dijfimilc* che non e per tutta Italia ìntefa .di queslo fa il Var chi gran fejla , Dicendo, che il Trinino non feppe che replicare . Quel che repUcaJfe il Triffino , non mi curo di cercareMaprouerò iofe faprò dir qual che cofa.Il Triffino imitò il Tofcano, quanto pensa dal rejlo di Italia potere cjfcre intefo.fuor di quello che egU imitò il Tofcano, che parlar ey so egliì fer- mamente delle altre regioni di Italia. & fi nicfcolòi quello delle altre regiom,dal mefcolamcnto di tut- te le regioni, & non da fola fofeana bada riceuer nome la lingua di quellibro.& fe non lo ha da rice net da tutta To fcana, menofo ha da riceuer det Fioren%a,dalla quale il Triffino non dice hauerprc fa imitazione. .Argomentò il Martelli dalle parole del Triffino , che la lingua Tof caria non è per tutti Italia intefa;La Sophonisba è ìntefa per tutta Ita* lia,aàunqm non Iscritta inlingua Tofcana.Tofca? tà,& Fiorentini dicono, che la lingua Tofcana, & la Fiorentina non è intefa per tutta Italia . Wjm è adunque da chiamar fi nè Tofcana , nè fiorentina la lingua,che per tutta Italia è intefa , ma Italia* na.{Torno , & ritorno à replicar quella fenten^a. fiercioebe tratto tratto me ne è data la occa/ione) Et in diffefa dell'Italica lingua. icr9 Et cefi veramente Italiana è da effer appellata la lingua di quegli ferktori , / quali per tutta Ita- Uà fono intefì>& che più facilmente fono intefi, me- ritando maffimamente effi maggior lode, che gli al- tri , fecondo la teflimonian^a del medefimo Var- chi. 'W,.- . ^islis^ 0 r che volle intendere il Trifftno per quelle pa- role,di battere imitato tanto ilTofcano,quanto dal le altre parti della Italia potejfe ejfcre intefoì Quel- lo che ho detto io di mecche io Scegliendo il puro di 4xefta,di quella,& di quell'altra città, & da que- lle uo componendo, còme vna inf alata di diuerfe her tèe , & didiuerfi fiori, la quale non fi può chia- tHarnè petrofello , riè menta , nb dragone , riè fiori diboraghw , ne di bugloffa , ?iè di rofmarino , of- fendo di tutte quelle dì tutti quefti infième compofla j ma per. comprendere ogni cofa infie* me, fi dir àmef cotanta: Tsfon altramente la lin- gua comjnkne à tutte le regioni di Italia non da lena fola ma da tutte inficmeha da prendere il no- me: & tutte [otto nome di Italia fono comprefe : Voi Tofcani, & voi Fiorentini dite , che levo* fire lìngue da tutta Italia non fono intefe. & volete dare il home à quella, che intefa è da tutta Italia* 'Quefianon è comprefa nella vojìra , ma le vofire \n quella fpno comprefe.fr quefla cont'itn quelle, et novi quelle quetta : & quando la lingua fi chiama* ltaliana,anche voi ne hauetela voflraparte.Qua* do la chiamate Toftana M o Fiorentina * leuate àgli din Battaglie del Mudo - „ altri la parte loro.Si chequefla è vfurpatione 3 La* droneccio,& rubberia.Contentateuìr della parte vo fira,cr non vogliate far ingiuria altrui. Ma perche il Parchi allega mefm voler (non fo come)approuar lafua intcntionc.Queflonon voglio 264 paffarcon fdentio. S crine egli adunque cofi . M. CÌaudio,mcntre che fi sforza di prouarla, Tofcana 7 & non Fiòrentina,la pruoua me diante le Tue ragioni Fiorentina , & non Tofcana.Nè voglio che'fia creduto à me, ina aMJHIicronimoMutio.il quale nella lettera al Signor Renato Triuultio dice quefee parole.Non uoglio lalciardi dire, che fe quefte città per parlar piuFioren-- s tiramento meglio parlano, a mefembra, che egli lp edulmente fi potefle rifoluere , che ella Fiorentina fi potefle chiamare. Quefìefóno mie parole ,/ì\ Ma noti/i > che io no^ to M. Claudio y che dice cofc,che non fanno per lui : nè perciò appreso le fne ragioni : T^on dico , che fìacoft . Ma fe cofi foffe ? che per parlar piii Fiorentiname?ite meglio parlajfcro: JlnTj, mi dilun goio daUafua cpiuionc:che (fi come anche ho detto a dietro) Io antepongo ii parlar di altre citta a quel lodi Fiorenza. ^ ; -, " V • Seguita ùgliycheio dico etidndio del Dolce, che per le ragioni y che egli allega la lingua più tofìà chiamar fi donerebbe Fiorentina,cbc Tofcana.Cofi bo detto veramentè.Utcbefk quejto: Certo non aU in diffefa dell'Italica lingua, i io tre *fe non che io vengo ad inferire , che egli l co/i prudente fcrittore^che volendo dire vm cofa* ne di- ce una altra . Danno ìlfcriuerfuo * non approuo il Jùo detto. Di diuerfe impertinenze del Varchi, intor no alla lingua» Cap. XXI. ©f^^® Ji d Varchi alcuni dìfcorfi intorm al Wi ÌÉilli b ^ n g He Greca 5 L atina* & Volga re. yk Et dice la lingua latina no haucr cine 92 tSttfèw ftifuoni*. onero elementi * chehahbia rno mi Gua*Gue* Gui y Guo, Guu.Et 0 io non lo inten do*o egli non fa quello , che fi dica : Che Gua ha U latina lingua in quefìa voce lingua nel retto > & *** diuerfi cafi nelfingulare>ct nel plurale.& lingua* lo ha in tutti.Gue hanno latini nel verbo lagueo po co menùyche per tutti inumerhper tutti i tempi,& nel nome jtngnes* & inlngucm ; Gui è in languì- dus, in\Angms;ìnjlnguifer> in jlnguìmamis, in jLngmìla*& in fanguis*& in Inguinis y Inguini*ln giiinem.Gno fifente da chi dice Languore Languo- re* & cofi per tutti i cafi dell'vno*& dell'altro ntt mero. DiGuu non miricorda hauerne efempiafra latini: & in quella lingua defidcro che mi fi moftri. In qttefla lingua fi vfa di prepor lag. alle paro- le * che hamoprincipio dalla q. confonante , C omc Ioannes Giouannijulius Giulio* Ianus Giano , & tofi delle altre* & k prepone nonfolamente al là Battaglie del Mutio la confinante* ma alla vocale , che parlando delle 95 lingneGrechefm vece di dire Ionica ferine Cianica: Ecomeha frenato e/fer fiato fat- to dal Triffino: Ma parlando da fe y ferine come ho detto : Il che è pur troppo grande abbagliamento > ferina cofi chi che fi fia. 1 40 Egli dijpata, che quefla lingua non ha genere net* 160 tro>& appreffo parla de neutri. 156 Tarlando della particella In ,dice. Io ui ho det- to, che quando la parola y chefeguita comincia da yocaleyCglìnonfi dice In nel numero del meno^ma Tacilo >f e la voce b mafculina,&?yclla,fe ella è fe minina.& pur il Tetrarca difie* Tommi in cielo, od in terra 3 od in abiffo. c Quefla fua regola è falfii* In fi pub dir e in vnò 3 & in altro ge)ierc>fcguitivocale>o confonante. Che diciamo In vn hiogo>In ogni luoco. In anima,& in corpo Jn jLleffandria.In Milano^In vnay & in al- traparte JEX tutte le fcritturc ne fono piene . Parità adunque è fiata moflrare y che il Tetrarca ha detto in jlbiffo^che molti di tali efempiifi trouano nel Te trarca:cr nel fecondo fonetto leggefi. , • Et punir in vn dì ben mille offefe* Ilaurebbe potuto dire il Tetrarca neW otbiffo. Tommi in cielo >od in terra* omtt'vdbiffo. \ Se la regola fojfe quale dice il V archi y & tha* nerebbe detto : ma percioche la regola non è tale , volle in diffefa delltal. lingua, in "polle feruarvna altra regola , che è di aggiunge* re l'articolo cofi alle parole feguenti,come alle pre- cedenti? cbefe detto bauejfe TS[el cielo & Tacila Terra , haurcbbe detto nell^biffo : Ma hauaida detto in cielo , & in terra , diffe in abiffò . Fero è, che nb le balie, ?iè il popolo al Varchi ingegnata non haueano quefia ojferuatione. La regola veramente della particella In , Ique- fta,che hauendo à feguir articolo, Seguitando voca- le, o condonante , ne nel mafculino, ne nel feminino dir non fi debbia nclfmgular , ni nel plurale In lo, ne In la, In li,nt In lema Ideilo, 7^cl,7^lli,T^e- gli,o 7^è,7^ella,^r T^clle.Cbe nondirò In lo mon- do ; ma nel mondo . 7s{pn In lalto : ma T^cWalto ; %on In la terra 9 ma Isella terra; J^on In l'anima, ma bell'anima, T^on In gli huomini; ma Tacili, o pur Itegli huomini . TS[on in li libri : ma ne libri. , T^on In le tenebre; ma Ideile tenebre. IX quefia b vera regola y & da effer offeruata;&fe bene il Far chi recita alcuni pochi luoghi del Tetrarca;Et febe ne alcuni moderni,o ignorant emente, o inauucrtcn- temente la hanno trapaffatail^pn perciò voglio dir col Far chi, che quando bene mi tornale, ne fard II medcfimo:an?i dico,che fe io ho alcuna volta detto In la,ho fatto errore,& non tornerei a dirlo, ne vo glio effer maefiro di tranfgrejfione,ma di ojjeruatb ne . quefia l ben delle fue dottrine . Come è anche ' quell'altra,cheperhaucrvna volta detto il Bembo dartefuor di regol astrino fi dee fdegnar di fare Battaglie del Mutio il medefimoima infognando ma mala rcgola,parU anche fenica regola , che era da dire. Che altri non, decfdcgnare>&non:TS(pnfi dee/degnare. Orpercioche il Varchi dubita perche Date hab bia detto con vna l. I Quejlo è diurno fpirito>chc ne la 1 ^ 8 y lct d'andar fu >ne drizza fen^a prego • Quantunque nelle rime egli fia molto liccntiofo 3 in quejlo luogo non conofeo to licenza , ma regola. Che nelverfo per vna fola Ufi debbia fcriuere , & con due nelle pr afe > & quello h da me gran tempo fiato ojferuaìo. In qual lingua fcrifle Dante. Et che pure Italiana li ha da appellar quefta lingua Cap. XXII- 1 fono anche domenticatodi dire, che il Varchi allega il Boccacciofdqual nelle Genealogie degli antichi Dei di ce y che Dante fcriffe in lingua Fio- remina . Vero b, che egli lo dice : ma Daìtte lo ne- ga ; eJr dice di hauer fcritto in lingua Italiana y & potrei dir che di ragione poteua meglio fapcrDan te qualfojfe la lingua Fior e tina^che il Boccaccio. si cornai Boccaccio meglio batterebbe potuto ricono- fcerla lìngua di Ccrtaldo, che fatto non hauerebbe Dame. Ma pare\an%i di douer dire rna altra cofa y che parendo al Boccaccio di effer fiato da Fior etini bòno- in di fida dell italica lingua. 112 honorato per effer egli flato alla loro cittadinanza riceuuto , infegno di gratitudine, volle render loro quefiohonore, di dir, che Dante ferino haw : >!€ : ia loro lingua . Ma per poco confentireì io a dir , che Dante fcriueffe in lingua Fiorentina , fecondo quel- lo, cbeM. Sperone fa dirai Bembo nel dialogo fuo delle lingue; Che egli f ente bene fpeffo più del Lom- bardo,^ del Tofcano , e più di contado,cbe di cit tà. Si ebefe vogliono pur che Dante habbia ferino Fiori finamente, lo accettino conquefla coìiditione, che ( quanto è in noi ) nefacciarn loro liberamente un dono . & in quello modo veder potraffi ancora quanto fìavero quello , che dal V archi fi dice in ynafua rifpofia al Conte, che lo domandale nafeen do differenza , come fcriuer fi doueffevna parola* /offe da credere a Fiorentini foli, 0 a tante altre cit tà co fi di Tofcana>come fuori & egli dice a Fiore tin'hprefuppoHo ejfer vero quello,cbe niunniega U lingua Fiorentina ejfer la più bella di tutte le Italià ne. Si chefe niun niega la lingua Fioretina ejfer la più bella di tutte le Italiane, egli ha ragion di quel, che dice : ma mancando quel prefuppojìto ( come manca) egli non ha detto nulla. Io fono pur vno di quelli, che lo niega:& egli ha confeffato,che il Tel lutcllo la ha per peffìma fra tutte le Tofcane; &> per non parlar io delle altre cittàilo boia lingua dì Siena per molto più pur a y & leggiadra,che quella di Fiorenti , nè credo , che ne quella , nè delle al- tre città jìano per confentire. Et per tornare à Dan te Battaglie del Muti© te y (e Dante ha fcritto fiorentino, & quella lingua è più da Contado > che da città y {fecondo che ci ha fcritto lo Sperone) Tofcia il V archi prepone la lin- gua de contado à quella delle città >&chifa> che alle orecchie fue più non foffe àgrado la fauella del contado, che delle cittàyhaHcndonc egli dalla origi ve cofiaueygo il fentimento dello vdire ì Mirabil tofa htche egli voglia, che Fiortxafola habbiapm auttorità nella lingua di Italia in introducere vna Ttuoua ortografia , che tutta Italia ìnfime • percioche far non pofio , che nelle cofe che ho da di re y oda fcriuere , io non parli liberamente , dico quejla al parer mio cjfer maggior arrogano^ > che non fu quella di dire, che Fiorenza non è inferiore Ad alcuna città di Italia , che in quel dir e fi poteua prefuppor , che ce ne foffero delle pari : ma in que fio fopra tutta Italia le dà auttontà, & lafafupc* riore. Quefla à mefembra vna cofa propriamente fimilca quella 3 che vfano di fargli H eretici , la cuiperfuafione \ tale , che ogniun di loro vuole fa- per più che quanti huomirù dotti fono fiati nella ChiefadiDio , dalla afe enfi on diChrifto in Cielo, infino alla venuta di Lutheroiche coHui vuole j che fiorentini foli fiano i piti dotti , &ipiugiudiciofì , ejr quelli che habbiano maggior auttorità, che tut tigli homini , che fono in tutto quelpaefc. Ch'^ippeninpartc 3 el mar circonda, e l'alpe. Io non fofemi debbia credere , che il Varchi foffe di cofe poco faperc , che da lui non fi intende f in diffefa dell'I tal.lingu a . 113 J e y che fi come fono nell' buomo membra diuerfe 9 & che da ninno di quelle l nominato l* buomo y che non fi chiamaci mano, ne piede, ni cuor y nh fe- gatosi occbio y nl orecchia y ni linguali ceruelr lo ,nl capo : ma e appellato di nome, che quefie y & tutte le altre Immane membra in fe comprende; & lafaucUa dcll'huomo non l detta y ne manefea y ni pedcftrt 3 nl corale y nl fegatofa y ni ocebina y ni lenguatica y ni or ec ch'iella y nl ceruelliera y nl capu- ta y Cofi nel gran corpo di Italia Vioren%a l vn membro y &vnpicciol membro y [cheigranmem bri fono le regioni y & efja l membro di membro) perciò non deeprefumer di voler dar il nome al la lingua delle membra maggiori y & di tutto il cor pò infieme y che queflo l propriamente y come fe nel corpo humano un dito y opur vna unghia tutto lo voleffe fignoreggiare . S crine il Parchi di questa lingua y degli artico li y de fegni de cafi y che i nomi non fi variano fecon* dolche fanno in altre lingue.parla de comparatiuiy &defuperlatiui y del raddoppiare le voci in voce di fuper latino y che non h abbiamo il neutro ne fu- pini: ragiona de Gerundii dell'aggiungere il verbo fingularé al nome plurale : De nomi ferini fcn%a ajpiration nel numero minore y & con afpiration nel maggiore ; & di altre cofe fimili y che fono com munì à tutte le regioni di Italia. Et di altri orna- menti parla ancora vfati non tutti in vn luogo , ma che in ogni luogo fono intefi 5 & per vfargli y ò T non Battaglie del Mutio mugli vfare , non mutano fentimento . fono( come ho detto ) ornamenti > ma non ài fufiantiale nccef /ita ìEtfe tutta Italia vfa>& intende quefla Un* gua^ con le mede/ime leggi , perche vogliamo dar- le nome da vna parte > la cui lingua ne per tutto Ì vfata > nèper tutto è intefa ì & fe ella è nata in vna parte , perche vogliamo dir y che ella debbia ejfer appellata da quella 3 doue ella non è nata ? Bella pare à me quella diftintion fatta da Dante dette lingue del fi , dell' oi > & delloe : Che doue fi dice y fi fiavna lingua,altra doue fi dice oi>& altra doueoe. Si come fevoleffimo diflinguerela lingua Tedefca dalla Schiauona , che diremo lingua di Io>& lingua di la y & ciò mife in pratica Dan* tedicendoy othi Tifa vituperio delle genti. Del bclpaefe la doue il fi fuona. Ter dir del belpaefe doue fi parla Italiano. Tutti quelli fcriitori adunque, che fcriuono Italica* niente > poi che per tutta Italia fi dice fi>in lingua Italica ha da dir fi che fermano. Vero è y che è da auucrtire, che anche Spagnua li dicono fhtna non per ciò è vna lingua medefima con la noflra,cbe né e nata fra nohnè in tutte le par ti di Italia communementc intefamè la noftra nata fra lóroynè per tutta Spagna intefa:pcrcbedirfipo tramo anq forgile, che una.& parlò Dante di que fìa,come di lingua nobile, & come egli dice y Illu- ftre>per cjfereinjino ottima nobilitata daferittori; il che in diffcfa dellltal. lingua • 114 ilchcnoneraperauuenturala Spagnuola, che an~ che il Varchi non vuol che fia veramente lingua quella,cbe non ha fcrittori.Dice il V archi invn Ino #>,che le lingue nobili hanno bifogno de 101 fcrittori.J^ doueua dir,cbe le lingue per farfi no- bili, hanno bifogno difcrittori, che già futte fimo no bili quel Idchc gli hanno:& bifogno ne hanno' quel le y che non fono nobilitate. Che il Varchi non bene dice,che la natu- ra non poteua far, che il mondo par lafle con vna fola lingua. Cap. XXIIL Ip^J^I Ijputa il F archi con molte parole , CI r^Yv che la natura fhr non poteua } che in 30 Ci oarij tutti gli huomini, in tutti i luoghi > & Éd^»0 m tuttl 1 tcm pi fàuellaffero in vn lin- guaggio. Et io non focome allegar fi yoffano ragio- nijdoue la verità apparifea in contrario , che am\ dir non fi poffono ragioni , ma cauillationi , &fofi~ liarie quelle cofc y le quali fi producono centra la ve 1 riti mamfeHa.J^oi fappiamo pur* che .Adamo con lafua fucceffione parlò in vna lingua , infino alla edification della Torre di Babilonia, lo fappiamo di Cooper db che la verità della facraferittura ce le di ce; facendoci fapere > che in tutto il mondo era vna fauella . Et da Indarno alla fabrìca della Torre di Baòeljdal calcalo de libri f acri fi raccogliere fu- Battaglie del Mutìo tono pia di mille y & Settecento anni , & fe tanti fi mantenne vna lingua, poteita anche arriuare y à due mila>& durare tre>& quattro, & infino al fine del mondo. Che hauendo JLdamo pofio nome à tutte le cofe,& chiamandole ciaf cuna co 9 l mede/imo y non vi hauea pericolo y cheforcfiierinuouivocabolici portafierOy riè che le proprie voci fi mutaffero y o fi corrompeJJero:B^o[io habbiamo à dietro à quella vanità y che Dante fa dir e ad .Adamo della muta- tion della fua lingua.che di quel fuo detto non vi ha nèpruoua y nè ragion y nè cogettura y nè vcrifimilitu* dine.Totèfare y &f%ce la natura vna lingua , & fu la moltiplication delle lingue data in pumtion della humana arrogantia:& nonperche la natura far y o mantener non nepoteffe y o non ne doueffévna fola.& tanto h vera quefia opinione y che qual tie- ne altramente y per mio parere y non può mancar di fufpitione di herefia . Ma & quella è opinione filolofica. &fappiamo y che i Filofofi fono i patriar- chi de gli Her etici . *A torto adunque ha il Par- chi dannato il Bembo in quello articolo^che eglifi fia ingannato : che an^i egli fi è in ciò di grandini- ma lunga abbagliato. Di belle ragioni va allegando il Parchi in que- Jlofuggetto;alle quali per mancar loro il fondamen to della verità y non accade far rifposìa . Ma pur vna per effere notabilmente ridicula , mi piace di ricordare > & ella è tale y che fe cifoffe vna lingua fola, noi non ci potremmo con lefcritturc fare im- morta- in diffefa dcll'IraLIingua • 115 mortali s che i luoghi farebbon prefi tutti : & che t Virgilio non haurebbe potuto agguagliare Home- ro,nèa Dante farebbe fiato conceduto pareggiare l'vno,dr l'altro . Quafi come la natura habbia ha- unto qitefto rifletto. 0 che hauendo ferina Home* ro la Iliada,& la Odiffia^irgilio non haueffe po- tuto fcriuere la Entida , ne Dante la fua Comedia* Ma che dirò della commodità noflra, la quale fia- ta farebbe molto maggiore , quando le arti , &le faenze fiate cifoffero infegnate nella lingua noflra naturale > nell'altro Hemiffero . Chi haueffe ipri mi luoghi occupatalo™ prò : Ts{on mancherebbe à belli ingegni aggiunger delle cofe nuouc 3 & com- batter con chi foffe fiato anteriore. Tronfi fono ve- duti, & non fi reggono di coloro , che latinamente hanno fcritto,&fcriuono,&profc>b. per lo fuggetto . Quanto al modo dello fcriuere * chiara cofa è , che più leggiadri fcrittori fono que due nelle loro lingue, che Dante mila fua. Che adunque hauerebbe pregiudicato, che gli vni ,&£ altro haueffe ferino ivna fieffa linguai jtnz£ neh a uerebbe battuto vat aggio Dante; Che feper tati an ni hauejfe hauuto fcrittori,che cofi politamente ha ueJferofcrkto,alla età fua fi farebbe trouato hauer vna lingua limata, & pura : di che non hauerebbe . pur,volendo,potuto imbrattare ifuoi ver fi con pa» . role ne Lombarde, nh del Contado di Tofcana. délt 207 agguagliar veramente^ pareggiar Dante à Virgi Uo,& ad Homero. +A.n?i del dir, che vinca Home- % 1 5 ro nel verfo H eroico. & in vno altro luogo [pur di poeti facendo comparatone ) che gli èfuperiore . Quefla mi pare vna cofa da dire in fogno, ma fe ha ueflefognato,nonfi vederebbe ferino • T^pn fofe io debbia In diffefa dellltal.Iingua. 1 16 debbia credere,cbevaneggiaffe, o ckeHomero,& Virgilio fono poeti y & poeti cccellentiffimx.& Dan te è ogni altra cofa {almio giudicio) più tojìo , che poeta.Quefia cofa ferino io veggbiando,& dico ta- le effer il mio giudicio,fe ad altrui parrà che io neggho altro facciane quel giudicio che più glipa* re. Conclufion dell'opera. Ca. XXII IL dibauer liberato me dalle in* giufte offefe 3 che egli ha tentato di douermi fare, a- tàfando di hauergli renduto il cambio à mifura colma. Che hauendo prima mottrato , come egli fia poco atto a fcriuer Dialoghi per le diuerfe impru* den%e>che nel principio,^ nel corfo di quello fi tra uanOyho rifpofload alcune fue hnpertinenti,& non erepropo]ìe,& moflrato,che le lingue, nè da Indi uidui,nè da città > non debbono il nome prendere , ma da tutte infieme le regioni , doue fi parlano : II che per più di vn Capitolo ho moftrato: & provato V 4 ho Battaglie dei Mutio ho chiaramente y chea benefcriuere non importa più effer nato in vno y che in altro luogo, col trar la medefìma fentenxa dallo fcriuere deWiflcffo Var- chici quale ha tenuto il contrario : facendo ancora conofeere^che da libri bifogna imparare a fcriuere, ributtando la opinione di coloro y che hanno per fofji denti macftri di buona lingua le balie , & il popo- lo^ moftrando y che an^inuocepiu chenongwua, per apprendere a bene fcriuere y tejfernato Tofca- no y o Fiorentino : & per più chiara proua del mio dettola me flato è notato y che quantunque il V ar- chi faceffe prof effione di offeruatordi quella tigna, pur nel fuo Her colano vi fono di molti erroriT rat- tato habbiamo del nome di quella lingua* rifiutan- do la opinion di lui y il quale voluto haurebbe y che el la Fiorentina fi appcllaffe.& con la teftimonian^a delle fue>& delle altrui allega tioni y ho fatto cono- fiere ciò non ejfervero:&cbe la lingua Fiorentina non è buona lingua y non corretta y non pur a y an^i macchiata^ vitiofa y & che di pronuncia non è accettabile y & per ifcriuere è dannabile . Da noi b Slato appreffo J "coperto ^quanto malefiano accomo- datele rifpofledel Varchi ad alcune ragioni y cheio haueua allegate dijputando y che la lingua chiamar fi doueua ltaliana.Ts(e fon macato di far conofeert quanto feioccamente egli habbia voluto tentar di mentirmi manifeflando anche la fallacia fua y che non potendo dirittamente rifondere alle cofe da me dette con fiilfo fillogifmo^ha voluto dannar me y qua in diffefa dell'I talica lingua. 1 17 fi come io habbia fatta ma non feguente confequen %a. In molte cofepoi da me fono siati ritorti i ietti di lui meàefimo . & hauendo io per à dietro dimo- firatOycbe la lingua Italiana nata è fuori di Tofca- na.& hauendo e/fo fatto proua di rifondermi , nh trouando modo, fi è andato imiluppado,con dir co fesche non hanno fondamento,ne{lannoinfieme, dalle quali etiandio fi trahe vero cjfer quello , che da me fi dice.Delle quali cofe tutte ne è fiata da me fatta ma raccolta jcon farpalefela cofufion della fua mente;& percioche etiandio contrale cofe, che da lui fi dicono ,ba$arfapcr quel libro ma fua co tale opinione , chequefia noSìra commune lingua compofta fia della Latina , & della ?rouen%alei qucjìa ancor per la riftofta mia apparifee effere vna vanità. Dannando poi egli me di poca modefiia,fo chi** royche egli à torto mi condanna,^ dimoftro quan- to egli fia immodeflo ,prefontuofo > & mordace in parlar di altrui,doue da molte altre oppofitioni da lui fattemi , miperfuado di c/fermi cofi benefodif fatto, che io me nepoffa Hare ferrea altro dirne. Hauendo poi il Parchi con molto fiudio voluto tnojlrar, che il libro della Volgare eloquenza non è di Dante,da me fi fa apertamente vedere la ve- rità effer cantra di lui,annullando tutte le fuc alle* gationi.& appreffo efiendo stati allegati da lui di* uerfi luoghi diDante,& del? etrar camper mojìrar che hanno fcritto inlingua Fiorentina, fi mofira da quelfa Battaglie del Mutiò quello ,che rifondo io > che non folamente eglinòÀ prona laintention fua;ma che produce cofe , che gli fono contrarie. Ma& allegando fi da luì chi dice, che la lingua Tofcananon è intefa per tutta Italia, & dicendo eglìancora il mede/imo della\ Fiorenti- na >h a data oc c a/ione à medi rifonderebbe anche per quefia ragione la lingua degli fenttori non ha da appellar/ini Tofana, nè Fiorentina : che ella non è nb Ivna , nè l'altra di efie 3 dapoi che ella b per tutta Italia intefa,& quelle nò. Biondo poi ad alcune fue y non fo fc debbia dir cauiUofe,o goffe rijposie sfatte al Tri/fino, & alle al legation>cbe egli fa de' mieifcritt'hquafì come fac- ciano a fuo propofito;ma fi inganna y che di nulla lo feruono.Ma mi era domenticato di direbbe non vo kìtdo egli, che quale non è nato , o allenato in Fio* ren%a>nonpuò bene fcriuere> rende tefUmonian^a à molti nat'h& allenati etiandio fuori di Tofcana* che bene fcriuono . Et confe(fa y che quelli etiandio , che à Tofiani fono foreflieri , poffono cofi bene , & meglio fcriuerc, come Fiorentini: & a queHo modo in vn luogo dice vna cofa , & in altro vtia altra , contradicendo à fe fiejfo. Tratto appreffo > pur à lui rifondendo fin qual lingua fcriuejfe Dante. Et conchiudo quefia douerfi chiamare Italiana>& per tutto quefto libro parlo di Dante, del Tetrarca,& del Boccaccio Ai lorofit cendo diuerft giudici , fecondo i propofiti > ernie fi debbiano imitare ; Come legger fi debbiano i libri in diffefa dell'Italica lingua. 1 1 8 Tofcamche le parole congiudiciofi hanno da eleg gercJnqualmodo fi habbia dafiudiar per far buo no flile y & cofe tali, che poffano ejjèr ertili à coloro che nello Jìudio di quefla lingua fono nouclli . & fi- nalmente ributto vna erronea opinion del Parchi, che la natura far nonpotcua j che nel mondo foffe Vna folajauella. Quefio èinfomma quanto inbreuìtà fi può dir di quello y che in qucfla mia operetta mi è venuto ferino. Molte altre cofette vi fi troueranno per en- tro ferine : che ognifcfluco non fi può legare in fa* feio: & bifogna y che ci rimanga anche da pigolare, fono più volte ritornato a parlar di vna cofaifteffa* cofi richiedendo le materie > delle quali in diuerfi luoghi fi trattauaMa farà fiato perauuentura non fen%a vtile y che Tempre ho aggiunta alcuna cofit nuoua.Ben mi affecuro, di non folamcnte hauereaU tenuta la promeffa y che feci nel principio dello feri- uere y an%i di hauer pagato il debito con vfura. Fe- ro è, che mi par di vedere 3 che non ci mancheranno di coloro,} quali haueranno molte delleparole mie per odiofe in quefie fcritture y per hauer io liberarne té (fecondo il mio giudicio)per tutto f eminata la ve ritL& chi di quella veramente fi diletta y nè giudi- ca per intereffe,nè per animo fità y credo che più t(h fio di quefla mia libertà fi hauer à da fodisf areiche da ripigliarmcne.Et defidero , che ciafeuno che mi hauer à letto^non incontanente fi alteri y per hauer trouate cofe,che non fono fecondo ilfuo piacere y ma rimo Battaglie del Mudo rlmeffa la f>affhtic:& fkttoft neutrale, confiderà fe ho veramente 'ferino ,o nò:et fe ho battuto cagione, o nò,duofi fcrittere.Etperciòcheiofono huomo,^r fo di cfìer buomo:& come buomopofiò battere erra tu; &U farne quelle chiofe,da manifefto indicio,che conofee di far mancamento, & pur fi compiace di manca- re.Or fe eglifcriue cofi ritirato , non fo quello che io mi debbia imaginar della publicatione . Ma pera- uuentura egli fa fuoiauifi. Il Mudo ha ftttant cotto amii:Hoggi,o domane morirà,. & io manderò in lu ce il libro mioine fi faprà il mio fallo,&egli rifpon dernon mi potrà da onde io ho prefo per partito di far quella rijf>ofla,cbe per me fi puo,metre fono in vita . Dico adunque,che Fhuomo da bene non fa man- camento,quantunqu?eglifia fecuro,che non fi hab bia à rifapere , an%ife ne guarda per mantener/i huoxno da bene.chc commettendo difetto , con tutto che di fuori flia celatola confcicn%afuaglifafede* che egli è yn triflo . & non lieue mancamento b quello di cofìui,fenon come e il tradimento: Io mo- jiro à te vna cofa mia,& ti richieggo, che me ne di chi la vcrità,accioche intendendola io> &ti riuolgi à feri- uermi Battaglie del Mudo uermìcontra. & quale h tradimento* fe quefto non è tradimento ì Se io hauèffi fumetto di efferda chi thefia mila perdona ojfefo , pregaffi altrui , che f offe meco à miafecure^a: & effendo noi infime y sfacendo iopaffb inmn^egli mi defie delle feri- te,noìifarebbe qtiefto tradimento ? fermamente fi. 7\£è minor fallo c quejìo di coftui,non effendo man* €amento minor tinjidiarc ali Sonore > che alla vita altrui. Sappia adunque ciafeuno > che public andò fi ferità di tal materia* chi li leggerà , leggerà ferini di vn traditore.^ perche altri non aiufh che io fae eia quefla ìnuentionc per proueder che altri non mi rifonda in difefa della lingua Fiorentina > o della Tofcana.Dkhiaro * che cojiui non è Bimano ;&h qualche anno > chehahitainB^mai& non è nh Fio Tentinoci Tofcano. 1 no ANNOTATI ONI SOPRA IL PETRARCA» DEL MEDESIMO Auttore. I come il dìfcorfo mio fatto in torno al C orbacelo diede occa [ione y che nafcejfe la V archi na, cofi da quella neh vfeito vn altro y ò parto , ò feonciatu ra ; là onde potrò quafi dire * che grauidefiano le mie fcrit ; ture.& che quella prima partorì la feconda figlino la : & la feconda ha partorita queììa ter%a • Ma bene farà pure y che fi ano tali* che fiimate fiano degne di hauer Vita. Hauendo alcuni ornici miei veduto quello y che ferino è nella Marchina > che nel Tetrarca fono etiandio delle cofe > che mi offen* dono ymi hanno confortato a mofirare quali elle fia- no y penfando perauuentura* chepoffa effer di gio- vamento àgiouani ftudiofi di quejia lingua . fi tnarauigli alcuno 3 che in quel poeta poffano effer cofe non cofi cocett abili ; che ejjèndo egli fucceduto advnfecolo cafiro^o;&di fauella alle crecchie nofire cofi Jpiaceuoleyfu ben grande imprefa à rida cerei componimenti fuoi a tal leggiadria , che dir fi può $ che egli data ci hahbia vnamoua lingua. Battaglie del Mudo Et fi come chi caustica in compagnia per lo fan- go y conuien che ne efea %accherofo y non altramen- te a lui , che fra cofi fangofì fcrittori per ftradt piene di loto fi trouo far camino y non e mar ani- glia > fe qualche fcbi'jgo addojfo gli rimafe . là on- de non è fenon bene, che fi come eglifi faticò per lajciarea noi vna lingua polita y & netta y quanto più per lui fi poti , cofi anche noi con ogni fiudio procuriamo di darle per fettione. J^piveggiamo per proua y chele arti y & le feien^e da vno ad altro fecolo tuttauia fi vanno auanxanào: Se le tauole de 9 dipintori f e le ftatue de gli f cultori di cento anni à dietro > fi metteranno a paragone con quelle della noftra età y molto perde- ranno di dignità.^ loft ile di chi latinamente fcrif fegia dugeto annipaffati b da agguagliare a quello delnoftro fecolo. Il mede fimo fi vede nella delie a- te^a delle foggiede pannidifeta y  di purgarla quanto più fi può ,per lafciarla nettijfi* ma allapoflcrità da leikuando , Loppok y & [lecchi con la falce adunca . \ Il che fatto ci verrà , fe oltra Dante, & il Boccae* ' ciò y & quali altri fi fiano antichi fcrittori , anche nello fcuotcre de gli ferini del Tetrarca ci sbrighe- remo da quelle cofe y che fe egli a quefia età rito rnaf fcyfene ballerebbe a gua rda re . Delle tali cofe a- J .dunque fono io andato notando : & non folamerite fatta ho raccolta diparole y ma ancora di forme di uerfe di parlari y cofi da effere imitate yccme da cf fere J chinate . Trattato ho etiandio di qualche re- goletta della lingua 3 & del comporre : Bjducendo ogni cofa in quella maggior breuitày& chiarella cioè fiata mifia poffibile , liberamente &fincera+ mente dicendo la mia opinione . Ts^è mi imputi al- cuno aprefuntion quefia fatica : Che queflo mio giudi ciò di alcune poche cofette del Tetrarca , non fa y che egli non fi a quel grande y & al mio parer quel principale poeta 3 che égli è' di quefia lingua : Ma può ben effere di aimrtimento a chiferiue , di ami maniera egli babbia daftudiare,in ejprimct* ifuoi concetti, vedendo, come anche in quefloprtn lipak lume della lingua non ci mancano de nei . fia perciò chinati quesìo mio fc mere , come iiperfona che voglia fare il Cenfore , & preferì* nere altntile leggi, di quello,chefi babbia da fer* m re, o da (chinare , che io ho proporlo di do- ver parlar delle cofe , che nel Tetrarca rm offe* dono : & di leggieri può auuenire , che quello «{fenderà me , che non offenderà altrui , & che quello, che piacerà altrui, non piacerà a me : che a quale h più all' animo veder vna figura fna* ninconica , & a quale vna allegra : & chi vuol le fucfabriehe di pietra rufiica; &cbi di marmo polito. Quello adunque, che io dirò .farà di quel- lo , che fento io,&lc regole, che io darò , fa- ranno regole* eh io preferiuo a mefleffo, di do* uer feguitare . Di tanto mi affècuro bene io , chi per guardarmi da vfare parole vfate dal Tetrar- ca> non offenderò alcuno , che legga lentie forature ; la doue volendo altri fenira /celta dir tutto quello,cl>e è flato detto da lui , & ifcriuere Come l flato fcrkto da lui,non ere do che fia y^^v- -4 " .• • ' a'ì". per K x ';V fatisfare ad ogni- ttno a Che in diffefa dell'Italica lingua, i iz Che nelle ftampe del Petrarca lòno non pochi errori Er prima annotatone ho daporrc, che io non boi tejìiflampatidel Tetrar- ca per coft fedelhcbenon babbi ano hi fogno di correzione . ebeft bene è opi money che gli impreffi da Mdo fieno venuti da gli originali del Tetrarca , quefio non fu che per ciò ■ non Vifiano delle fcorrett'wni;&fe vene fono delle fnanifejlead ogniuno * fi può anche prefumcre che ! I fiefiano delle altre non co fi aperte. Manifefte fior- I retimi fono , che alcuna volta fi troua feriti o Fir- 1 tu .& altra Vertu . Innanzi^ Inan^i, Inàmota- l tOigr Innamorato^el meto de verfi fi Ugge Al \ \ ì^ntariarmeijtguagliarfe^furmei^mmmte^rn &e>&fimiglianthcbe la ragion vuole che finifeam \ ' iù hfeuro viene dafeparo verbo:& l ferino fceurò. Da po co fi diuifo fi legge per dapoi. Tra lefcogli . € onte raggio difole.Qtiefto è in luogo di qnesii . Si rnaipercote^h fcritto per fe mai:^r T^pn fepuòiper *K(on d può.Mettendo fi \doue va fe:& Se>doue ha ; j da effèrfi. Cita per Città . Que per Quel > £r altre cofe cofi fiate . & che dirò di Ciangolante , &> Guance} Ma peggio e polche flampatori; & Com dentatori in vn fonetto fanno Che nè ternani Cen- tiie 9 & Honefle fi rifondono come rime . &doue è Gentile ,vuole effe re Celefle. MeTgoper due è ferino per tune,& cofi B&go,per Me^o , & Hg- Q_ 2 ^ '4 Battaglie del Mutio ^ • Della qual cofa ho copiof amente fcrìtto fopra il C orbacelo. & mede/imamente pojlo è alcuna vol- ta. Sei per fe, verbose quali cofe fono tutte co fi ma* mfeHe feorrettioni: che fe io le haiiejfi vedute fcriuc re al Tetrarca , non hauerei ricetto di mutarle , che contra la ragion manifefta non vi vale ne ab- bagliamento, ni abufo, rìb auttorità : & chi è colui, che nello fcriuere 'non faccia degli errori* Et maffi- moment e in componendo,doue altri è più intento à quello,c\ie ha da direbbe come habbia à fcriuere. Se adunque in alcun luogo ballerò opinione, che mutar fi debbia,o aggiungere vna lettera, rcnden done la ragione 7 non fo perche io debbia ejjlr riprc fo diprefontione.T^hfe alcuna volta dirò, che il Te ir arca ballerebbe potuto far vnverfo più bello , o vna più commoda coslruttione , mi douerà per ciò dannare alcuno cofi incontanente ; Ma efaminar ben prima,perchc cofi da me fi Slimi: che fe con di ritto occhio auifo,che molte poche babbi ano ad ef fer quelle cofe, nelle quali la diligenza mia non hab bia da efjer approuata.Kfon Jpero già di douer fug- gir la malignità di coloi ro;quali,come e loro pojio in mano, componimento altrui,non ad altro aggu^ %am Cocchio, & l'intelletto , che à cercar cofa da poter lacerare, 'ina que "tali co *l peccatole fanno in fiemela penitenza , che la rabbiofa inuidia con vie più feri morfi firaccia ilero cuori, chele lor male acute lingue non fanno de gli ferivi altrui .Horx pajjiamo amntì alle cofe particolari.* in diffefa dell'Italica lingua. 123 VOI ch'afcoltateinrime Jparfe ilfyono. Quelvocatiuo Voi > non pare a molti > nb à me* che habbia doue appoggiar/i , che co fi nonflia bene. Il dir Voi ch'alcol tate. Spero trouar merce*»)» fanno legatura .Ci vorrebbe vn ver* bo y che bene rifponde/feà Voi . Come Intendiate. Torgete fauorc;o fimigliantcmente. Dance diffe nelle Cannoni Voi, cb 'intendendo il ter^o del monete* Vdite il raggionar* cb'è nel mio core. Et nel Tara.li(b. 0 voi che fiete in piccioletta barca* Tornate à riuederi vofìriliti. Ma & il Tetrarca in altri luoghi commodamente ha vfato il cafo vocatiuo . 0 voi che fofpirate à meglior notti Trcgatc non mifta più forda morte • & leggiadro è quell'altro modo. Donnevo'hcbe miraflefua beh aie Di me vi dolga, & prendaui pietade. VX in molti altri fonctti fuoi fono di quefle forPie, Tot r ebbe parere altrui* che ferrea reggimento foffe quella ygo. . i O del* anime rare .Ch'altamente viueflc qui fra noi* Et che f ubito al del volaci poi. Che co fi fini f ce la fianca .& Ode l'anime rare , non ha verbo feguente che ridonda . ma altramev- te mi par*che fi habbia da dire * che prima ha det- toil Battaglie del Mutio to i! "Poeta. Come Dio & natura baurebbon mejjo , jnvncorgieueniltantavirttttc, Se l'eterna falute 7Jm foffe destinata al (ito ben fa rei Che quella e vna interrogatione fatta a quella am maya cui egli parla.&farà il coftrutto.Q deiam* me rareyebe &c.Come hauerebbono Div,& nattt* ra mejjò in vn cor tantavirtute:& quel chefeguc. potrebbe anche direbbe vna efclamationtalt • infi- ne a dimoftration di dolore, non fi difconuemjfe. ^nvoglio paffar quel fonetto, ftanco>coraggio* qucfto ftato:fuo foL Dice anche egli in vn akro luogo. Meco di memi maraidgUofpeffo. Doue belliffimo è quello fcher^p.Mc, mi $ mx& fegli fojfe venuto detto é M ceodi me mimarduiglio molto, pra verfo perfetto * Guanti che io da queflo fonettó mi parta, ho d& dire, che in quéfonettUi cui terzetti hanno tre mar tùen,come haaueflo Tutto Sòuente Vergo* gno,Frutto,chiaramente fogno.*' rtoftripoc* ti moderni non fo fe difauuedutamente, opure ftu» diramente hanno introdutto vn grande abufi di ri* fponder ferrea legge con le rbne del fecondo à. quel- le del primo terzetto: e£r pure in tutto il Tetrarca non fi troua, che egli habbia mai rifpoftù conia fe~ tonda del primo * dia vttima del fecondo: M£ i da in jdiffefa dell'Irai, lingua. 12 5 mente batterebbe potuto lafciar quella, congiuntio* ne,come non )icceffaria.& dir Ferir me di filetta in quello flato. *A voi armata non mofirar pur l'arco. QJP E L ch'infinita prouiàen%a & arte . Dife nafeendo à Bgma non/è gratia; ,A Giudea fi. & quel che fiegue. Troppo ardita fimiglian^a b quefia dal nascimen- to del Signore à quello di Laura, come ancora quel la delvoltofianto,alla figura di lei : nò più lodcuol luogo è qucll' altro. Lafifio non à Maria, non nocque à Tietro La fede eh' a me fiol tanto è nimica. Fx che diremo di quelloì ì Si come eterna vita è veder Dio; l KljpMfi bramale bramar fi lice, f . Cofi me Donna il voi veder felice Fa inqueflo fi ale, & breuc viuermidì Et nefonttti di morte tratto tratto egli fi vede ancia re fdrucciolando . Ma non fio fe altro luogo fi a piti dannabile diquello,douc egli chiama Homa. Scioltola d'e rrori j & tempio d'herefia ; & altro ue Madre d'errori, che grandi/fimo errore, & euU dentifjìma herefia farebbe hauertde opinione di quella chiefa,cbe e la maeflra della verità. 7{on difendo ivitiife ve nefono,nèniegocheue ne fi ano, & doue non ne fondi Ma difendo la dottn* na. Poi parlando di nofira Donna condegno r'ifpet» to,diffè È Ma Battaglie del Mudo Ma tu Donna gentil , Tu noftra Dea , fedir lice e?r boniàenfh& della fua Laura fen^a rifletto . Il mio Signor feder fi : & la mia Dea : E mimar awr gl 'io affai y che hauendo egli in canuta età fatta la fielta dellafue rime,lafciaffepaffar queHe beflem- micj effe rdo majfimamente eberico > & canonico di honoratiffime chiefe. Che cria qneHo,& quell'altro Hemifpero. V fa il Tetrarca di dir più volentieri Criare y che Creare. Cria d'amor penfler'hatth& parole. G LO\10 SiA colonna a cui s'appoggia. Tu che da noi Signor mio ti feompagne. Quejla feconda perfona dell' indicatiuo della prima c mgitigationey che regolarmente termina in j ,jper Efta pronuntia il Tettar cafpeffe voUe,come Et del bel piede alcun vestigio ferbe. ' Et eìUyjL che pur piangh& ti difiempreì Et in più altri luoghi . & ?ielfoggiuntiuo fa anche peffe volte il medefimo , nella prima perfona del preferite. Tur che ben deftando i mi confume; . Son le cagion ch'amando i mi diflempre; : Ch'altri cheme non ho di cui mi lagne . Et nella ter^a perfona •Hor par ch'odii& "rifiut l i ; . .Amor par eh 4 a l'orecchie mifauelle; jlje mi tiri:& chiame. & cofi più altri eftmpii ci fono della prìma>& della ter^a pcrfonadellafecon da in diffefa delirai. lingua. i 26 da non me ne fouuiene > & fon pur tutti efempii di verbi della prima congiugatione . in verbi di altra congiugatione. dijfeeglivna uolta, Temo che inpili to fi rifolue y per B^folua.& difje Haue(Jt-& ciccai deffiiu perfona ter%a • Que' primi eCenipi non mi guarderei da feguitare>quejliduc vltiminongli ap- prouo. LjlSCljL?JLil veto oper fole 9 o per ombra. Ch 'ogni altra voglia dentro 7 cor mifgombra. Dentro,qui latinamente parlando^ aduerbio De lo co:& forfè per tal fìgnijicationvorrebbe effer ferie to in due parti D'entro:& non Dentro >come hanno Itftampc, MILLE fiate 0 dolce mia guerriera. Ter hauer con begli occhi uofìripace • Qucflo è vn uerfo molto debile , & non hafuono di uerfoyfe altri non fi ferma in fu la particella &yoda poiché s'è pronunt iato occhiar haucrebbebauuto più {pintore detto hauajfe Sol per hauer co' bevoflri occhi pace . Smarireporia ilfuo naturai corfo. finche que Ho hverfo debile y altritefìi hanno Toria fmarire il fuo naturai corfoichefuona me glio:& da queftadiuerfità ftfeorge ancora, ebent ci ha fcrmeiga de tefli del Tetrarca. U Psff ^LFJ^QFE animale alberga in terra* Scnonfc alquanti c hanno in odio il fole > r Tentpo ditìfauagliare è quanto è'I giorno. Ter che fcriuer fi donerebbe Senonfe à alquanti > •4v;i\&& ' per*' Battaglie del Mudo perche la tóftmtkn vcnijfe conforme, che effondo Qualunque ter^o cafo, & hauendo il fuo fogno >A. Mia voce Mquanti, fi conuerrebbchauereil fuo fecondo chela orecchia richiede:^ fecondoVvfodcl Tetrarca. , jLl dolce aerefereno,al fofco,& grette. T omini a la notte,al dì lungo, & al breue. jt la matura etate } od a l'acerba Jtl fcreno,& à la pioggia Et ài gelati,^ a ifoaui venti. Ch' a dir, & à penfar à molti ha dato. Mmio imperfetto,^ la fortuna aduerfa. 7{on voglio già dir io, che altramente non fi trouly fi come. +4 Babilonia^ chi da lei fi noma. Sorga,ch'à piangeri cantar m imita . jtDonne,A. jl Babilonia, è à chi da lei fi noma Sorga eh' a pianger e à cantar m imita, i U Donné,e à Caualier piaceal fuo dire. Et medefimamente qui,fi come ho detto. Se nanfe à alquanti,^ cofìitefti tutti vengono ad el]erpiani,& agCHoli,& hanno le coftrutthnifii- £ili,& proprie fw^a bauer bifognrdi ejfere lira- feinati per li capelli . lyon cotendo che fi bibbia d Tra gli anni de l'età matura,honejìa. Qui auifo io fermamente, che fta da legger > Matu- ralo honefia. M a per non ijlare a contendere Seguitiamo a leg S^e. Ch'i vitiifpogUa,& virtù veflc, ebonore. Eccoci E honore : & fermamente il verfo di fopra ha da fi are, E bonejla . & in vno altro luogo è an- cora, E hoyiefia. Gran marani?lia ho comioviuo ancora. T^c viurei gi.ì,fe chi tra bella E honefia. Qualpiu fu lafcio in dubbio. Già mipar chela primauera fio, fiorita. In due 0 in tre fta ogni tefii?nonian^a. pur per corte fot ne aggiungeremo duo altri de Trionfi . ^rconobbila al volto ,eala fauella. '& l^el* altro .Aiace , Diomede , e Fli[fe. Quejhmi fono venuti trovati a me altro facendo , & parjsndoi che tanti me nebafiino non voglio tor* Tiara riefaminar tutto il Tetrarca per vna lette- ra. k dlle mìe orecchie bene fembra , che la E man- chi input luoghi , fi come è in quelli > che pur dian z^h+mofirati: & vi aggiungo. Dowu in diffcfa dell'Italica lingua. 1 28 Donna mercè chiamando & voi non cale. lenona forma dì dire e qtiefla effondo il diritto. £ avoi 9 conuenendofi a quel verbo iberno cafo, co me per gli e/empi del medefimo poeta fi mofira. Vera Donna y & a cui di nulla cale. Et a cui mai di vero pregio calfe. Torniamo a cafa. indiagli occhila gli orecchi il proprio oggetto. Hendi a gli occhi y E agliorecchi/crincrei io. Cacciata da duo veltri vnnero , vn bianco. E vn bianco fonerebbe meglio a me. Mafareitroppo lit?igo , fc volt/fi andarraccogllen- do tuttii ver fi y ne quali de fiderò il legame di quel- la, particella . Solamente voglio aggiungere, che fc dalle colli/ioni fatte con quella ne nafeeffe y 0 dura pronuntia, 0 dijpiaccml fuono , non ne parlerei. Ma nonvi fi ferite fe non ageuole'^a , &piaccuo- le?ga . Vronuntii alcuno tutti que ver fi > done l quella particella : t& doue io defidero 3 che ella fia, dr veder à , che non vi trouerà intoppo > come fa* rà in molti altri Et altre moke c hat ascoltate eJr* Icttè. Toichevoi &io più volte babbiam prouato. Et iol prouai in fui primo aprir defìm. Che piacermi facea ifojpiri y e l pianto. lo chiederci a fcampar , non annegami ali. Senza 7 qual non vimii in tanti affanni. 7s{el cui amor nonfur mai inganni nè falli. del empireo, & dnqueUe fante parti. Ma ìiattagiic dei-Mimo Maini fono allargato più che io nonpenfauadi fare. Or per concbiudere s Io mi protesto , che a quelU tal regola io non intendo di doucr effer [oggetto. » 7^EL DOLCE tempo de la prima etade. Si che mille penne 7{e fon già Slanche ; e*r quafi in ogni valle * Intombi Ifuon de 'mici grani f offrivi. Jo direi y Isfe flangia Ranche y & Bjbombi. onero 3 cicccrba mia nimica y E bifogno ch'io dica . QueSli verfi non fo cojlruir io con dar loro buon fen timentoXo faprei ben dar, quando fi leggeffe Ma molto più di quel che per innanzi De la dolce & acerba mia nimica E bifogno ch'io dica. Che il fentirnento vicn chiaro.Ma molto più di quel lo che è bifogno che io dica per innanzi ciò è per t auuenire 2 che per innanzi fi dice del futuro .il Boc- caccio aggrada i * in diffefa dell'I taLlingu à. 129 caccio nella muclla delgelofo. Tiugelofonon fu per h innanzi . Dijfe di più non trametter/i per inru n %i figliuol mio bene bai fatto .Et co fi far fi vuol per in innante . & fe leggiamo, che e per innanzi , ileo- fìmtto farà . Ma molto più è bifogno duo dica di quel eh* è per innanzi; ciò è per lo pa/fato, che egli non haueua da parlare delle cofe venture , ma de gli auuenimenti già corfoet cofi per innanzi ver rà a fignificar per adietro JEt tiri pur chivuole quel che è per innan%i>come gli piace per li capelli, che a me non può fodisfare: ma ogniuno del fuo parere fi fatis faccia. Tal ch'io non la conobbi,o fenfo humano. Quelle parole, 0 fenfo bumano,par che fiano attac- cate per accordarla rimaio che pur vi manchi trop po che intendere , chefe bene altri difende queflo luogo con la figura della Bgticentia , allegando il Quos EgoJi Virgilio dello/degno di T^ettuno: non potcua meglio quel Toeta esprimere quel fenfo. Ma quello che fi conuieneallo sdegno,non fi conuicneal la afflittione:  « ,r- • J^el dolce tempo de laprima etade, Che nafeer vidì,& ancor quafi inberba* La fiera voglia, che per mio mal crebbe; Qui fa ùofa. s Verche cantando il duol fi difacerba 9 Canterò conilo viffi in libcrtade, Mentramor nel mio albergo a fdegno fbebbe * qui torna à fcrmarfii&cofi fa per tutte 'de altre fiamme dalla ter%a in fuori, doue non vi ha alcuno de dm punti. & ciò widrò io ricordando di mano in j in diflfefa dell'Italica lingua. 1 30 mano per tutte le Cannoni. Qualche altra regola (t potrebbe perauuentura da r ambe d M altra pa rte delle Starnandone altri habbia da far punto , fenon- per necejfitày ahnen per leggiadria > alla quale ehi vi ha vfate le orec chie jiion vuol fentir altro m Ma per non parere fuperjìitiofo a chi ama più il campò' aperto > che la liT^a, miflarò queto. delfine della -piuma Cannone, che e > Vergine bella ; tornerò a * mostrar la verità diquefìa regola. T I V DI ME lieta mn fi vede k terra ; I Che più gloria è nel regno de gli eletti D 'un Jpirito conuerfo, & più fi Stima, l Che di nQttantanoue altri perfetti . t Et più fi Slima , è empitura , che non ben fi lega wcon le precedenti >ne conle feguenti parole. i | O .ASTE TT^T^t in ciel beata & bella, Inquefta Cannone per tutte le flange hferuata la regola de punti , che ho detto a dietro . . Là fotto i giorni nubiiofh& breui, T^imica naturalmente di pace Tslafcevna gente . Ilfecondo verfonon hafuon di vzrfoche il Tetrarca h abbia vfato in rima: Soauemente fi > ma non dì molto [finto . Leggiadramente fla pofio nel fine di quel verfo . Moue la fchicra [ua foauementc . Che viene non fo come ad efprimere il lento mouer della grcggia,piu fpirito ballerebbe quando diccf fe. Soauemente moue la [ua febiera. Ma non farebbe £ effetto che fa pofio in finerfer ae compagnar le pecorelle. Dar fi potrebbe ageuolmente regola in qualpar te deverfi cada bene>o non cada ogni parola luTh ga:Ma regola meglior non ci ha , che la orecchia. Quefia [e più denota che non [noie. Col Tedefco furor la fpada cinge. In dueguife [ono interpretati quejti ver fi. filtri fa conditionale la particella Se; féltri la fa pronome: Effendo conditionale y io non [o coftruir, fenon fi leg~ ge sb;&fe e conditionale, fa la cofa dubbiofa : & non ben feguita. Dunque bora éi tempo da ritra rre il collo. Che queflo modo di parlar prefuppone , che le eofe dette fiano certe chevifia vnovniuerfale ardo- re à far quella impre[a y dicendo , che quella gente fin denota 3 eh e non [uole ,fi cinge la fpada . & co fi quel Se 3 fi donerà aggiungere al verbo > Cinge, il 3 qml BatfaglicdelMutio fiat modo di compofttionc,pmtononmi piace y che • ballerebbe potuto dive y Quefla via più denota, che non f noie. onero, Qyejla denota più cì/efier non fuole. Col Tedefco furor lafpada cinge . 1^onvie(]hidoncccffario ne fc 7 nhjh dicendo egli altrone;Et per Giefu cingete homai la fpada. lo ho moflrate le dubitationi,che io hofopra que fio luogo.I\ifoluafi ogniuno , fecondo ilfuo parere* che per ogni modo la cofa non importa più che tari Et altre molte c'hai fcoltate>& lette. DuriJJima collifionc è quella, dotte bifigna dir /col tate;& menmale era(al parer mio) . Et altre molte c hai già vdite & lette . Vm quaft ftmile ne è in vna Cannone antica. Dimoro tutta ria fpettando peggio : Ma anche più fpiaccuole è quefla delTctrarca y cbe con men noia fi vengono à collider la ^A.con la chela Leonia jt. GIOV list E Donna fitto vn verde Lauro. Et àia morte in vnpunto sarriua. Io ho per vitio metter verbo , o altra parola di tre fillabefranomi di duelli Tetrarca altroue, nh attristì io fappia , ci ha dato talecfempio ,fenon in quanto trono indue ftftlne fatte [opra le parole del- lafeflina di Dante y che nellvna due volte è Impe- tra Jvna infignification di far pietra, l altra di ot- tenere* in diffcfa dell'Italica lingua, i i * l^elt altra è pur per far pietra. Vi ha anche nel tvna,& nell'altra Colli, dalVerbo collare per rìf ponàerc a Colli nomc. che in queftd del Tetrarca ci h l'auro per l'oro * rifondendo à Lauro jilb ero . & invita altra rijpofe col nome di Laura, a VjLurd* J^on fargia mai veduti fi begli occhi f 0 ne la nofira et ade, o ne iprimanni $ Che mi fìruggoti cofi ^cornei fol neue. Qui dopo fi begli occhi > bifogna intendere Come queflhper feguitar Che mifiruggon.Che fi begli oc- chi fi intende di altra perfona,che di quelladi Lau* ta:& quelli di Laura lo Slruggeano Fra lefeftinc del Tetrarca. *An%itre dì creata era alma inparte: & Miabeniga fortunali viuer lieto * J^ella codaferuano quella legge di replicar le pa* fole dalla vlttma, allaprimg, > & dalla penultima alla fcconda,& dalla quarta alla ter%d*come fi fi$ per tutte le ^ìartf^ede altre rifondono co?rfufamen~ te;& Chi e fermato dimenar fila vita t douendo cominciar da uita,che termina il feHovev fo , comincia da fneiche è fin del fecondo. GlJt TljtMMEG GljL Vjt lamorofy Mìa* Et gli amanti premea quella Stagione* Che pervi inja a lagrima r gli appella. 7{ota ftagioneydetto non per la qualità deltanno * ma per la hòra,come anche. K 4 indiffefadelTItal.linsua. ijj Tal ch'io nonpenfo vdir cofagia mai. Che mi conforti ad altro y chea trar guai. Ida queflo modo di fcriuere> è familiariffimo al Te* trarca. fiAMOHjO MOBJE non dà qualche firoppio. In quello fonettoèqucl verbo Opra per jlpra % la qual parola non darei per configlio altrui che Ut *pjaffe>cbenh anche il Tetrarca la ha pofta altro» ne. : Et quello fit 'oppia anche , ha nonfo come dello stroppiato. Altri interpreta* che tu l'opra dal verbo Oprare^ per dir y che tu opri: ma è detto veramente per Tu AprhRjJpondendo al tener le mani {Ir ette > & che le debbia. aprire ; & l Verbo Hgmanefco Opr'f per Apri • lamico gli haueua da mandar un libro, &* non lo mandando teneua le mani Hr ette : & perciò lo prega y che le apra y mandandoglielo. 7^E LA STAGWfycbelciel rapido inchina. Inqucfta cananei punti per tutte le flange fi fono feruatì. La parola arroge,cbe è nella quarta fianca , io non la vferei. TOCO E\4. ad appreffarfi à gli occhi mìci. fljota queHa forma di parlar Toco Era y perpO co mancaua. TjjO 7^ t A L fuo amante più Diana piacque. ; Qui tocca la fnuola di Atteone : ma la muta ; che Ancone non era innamorato di Diana yper quello c\k Battaglie del Mutio che io bibbia letto. STI I{T.O Gentil, che quelle membra reggi. ■ Ver tintele Uait^edi qucjìa C ancone fònoferu* ti i punti. *o cofa fimile. In quejla Canine vi è Creper credi ; & Chef fcr Chiedere.?^ io darci per con/iglio altrui, che vfaffb ne Ivno, ne l'altro. V O LG E^D 0 gli occhi al mio naouo colore. Che come fiwl pigro animai per vergò* Cofi dejiarò in me V anima graue. ' * Stt'ano cojirutto è in queWi due verfi , che bifogna inttnder vn i>crbo>& dir > Che come fuoldesìarfi pigro animai per verga. DEL M^il^ Thi t reno à la finiflra riué. Via cerni almen d'haucr cangiato fiile* Dagli occhi à i pie/e del loro effer molli* Gli altri afaugaflè vn più cortefe jLprile . Viace* tni, Se gli altri afciugajje nonfocomefi confai eia. Mi piacerla d'hauer cangiato fi ile ; Sarebbe fi a to il diritto y che m ogni modo quello jLlmen fcrue di poco . Or perche egli brami,chc aprile più che altro ? x y tnefe in diffefa dell'Italica lingua. 1 34 mefepin caldo gli afeiugbi gli occhi , fedi Aprile nonfeguì ilcafi),bi[ogna>che la rimagli faccjfe dir cofi.^-. LiA S S 0 M Efcb'i no fo in qual parte iopiegln. Quefla Canyon che ha due fole maniere di rima di due in due ver/i ha da battere i! punto: Il che e be- ne offeruato dalVetrarcaifenon quanto nella fecon daflan%a>dopoilfecondo verfail punto è a/faide- bile.Ma & dopo il quartoverfo è la maggiore \m* portanza. Ma più quando dirò fernet mentire, Donna mi prega penino voglio dire; Quel fcrng mentire >è vnpunt elio troppo mani fé* flo:& ha del romanzo:& dico di quépiu vulgati : & pur farebbe aimio parer flato meu male Ma più quando di dir , prenderò ardire, onera Ma più sun giorno à dir prenderò ardire i Seguendo mafflmamente, V aghi penfìer > che co/ipaflo pajjo Scorto mbauete a ragionar tatti alto. T EB^CH Eia vita è breue, In quefla cannone feruata è integra la regola de punti. M a la paura vnpoco, Chel vago f angue per le vene agghiaccia, Sfalda il cor. Vn poco, è lontano dal fuo luogo , che il coflrutto è Hifaldavnpoco il core. GET^T I L MIjl donna ioveggio, T^ètnai flato gioiof* Amor BattagliedelMutio Jtmor, ola volubile fortuna Dieder a chi più fur nel mondo amici. Qui h da notar, che Chi è in cafo obliquo contra t vniuerfale vfo>& più di vna volta fi troua nel Te- trarca,come i ver/i comportino che fi dica Cui,fi co me mi predente efempio 3 ^r in altri ancora. Fra magnanimi pochina ch'il ben piace. & Come Ch'il perder jfare accorto , & faggio: & Tenfando meco a Chi fu quefìo intorno. Diquejla voce parleremo f opra la Canyon, Mai non vo più cantar. Come fyarifce, & fugge* Trimafifugge,& poi fi ftarifcc* eofi anche al* s Proue tAltri ch'il p rega fi dilegua & fugge. Ma madonna rima vuol co fi. Et credo da le fafee &dala culla. Queflo rimedio prouedeffe il cielo. Tar che dir fi donerebbe. Che prouedeffe. Ma queflo modo dilaf dar la particella Che; bin vfo del Tetrarca. Tregoui fiate accorti. lo per me prego l mio accerbo Signore, 1\(on fian da lui le lagrime contefe. Et mi fi a di fofpir tanto corttfe. & Quanto par fi conuenga agliarmi tuoi. & fpero i dolci dì termino à dietro. Et zincar par qu i fio. & Tregate non mifia piufordamorte.Ma et nelle • • prqfc in diffcfa dell'hai, lingua . i j 5 profe anche ben cade quefta forma di parlare,fc fi fa con gratta y fi come è quel luogo del Boccaccio nel fine della nouella di Cifti, quelle grafie rende- che à ciò credette fi conuenlffero.per non dir che à do c redette che fi conueniffèro replicando cbc,cofi da vicino. jLltri veramente ha tanto per famiglia- re di lafciar Checche è vn fujiidio. In questa Canine ne primi tre ver fi della fe- conda ìian^a non è bene Remato il puntò. T 0 1 C H E per mio de/lino Kfel comincia r credia Tercrcdea. come quell'altro • jLrdomi & firuggo ancor come io folta. I{hne da non imitare . In quefia Canzone feritati ben non fono i punti ne primi tre verfi della ters^a fian^ y nè ne'fecondi tre della vltima. lAlS^DO giunfe a Simon tolto concetto . Si difdice il Tetrarca in quefio fbnetto da quel- lo che ha detto nella precedente; che hauendo in quello fcritto, che Simone in Taradifohauea ritrai to Laura . In quello dice, che à fua inslan^a la ri- trafJe.Tutti erano adunque in terra. Ma non è dif- detto indiuerfi fonetti parlar diuerfamente. I % 0 SO^ SI fianco fono Ifafcio antico. Si ch'ammirarlo indarno m affatico. *A mirarlo vuol dir qui Cercando di poterlo m> rare. Ch'i mi ripofi,& tornii di terra. Ver , Battaglie del Mutio Ter dir ch'i mi bui da terra, & mi ripofi.Et vola* . bo,& requie fcam. E J^yf 7^.0 i capei d'oro à l'aura fparfi . Sebennonfofjètale Tiaga per allentar d'arco non fana. Era da dire. Se bene ella non è talciouerofe bene ci la non f offe tale, non fi f aneri a la piaga. Ljt BEL LjL Donna jche cotanto amaui , Et per. quel eh 'io ne Jpcri al ciel [alita. Speri per Creda ; che lo fperare è del futuro : Et egli parla del già feguito. TO I C HEvoi& io più volte babbi a prosato. Qurfla vita terrena è quafi vn prato. Cbel ferpente tra fiori & l'herha giace. Che in queHo luogo fignifica quanto, Donerò TS{cl quale. LjLSSO, BETs^fo, che dolorofe prede. La fQri^a & la ragion combattuto hanno Sette, & fette anni, & vincerai migliore 3 : . S anime fon qua giù del ver prefaghe. H aucndo propojlo laforxa,& la ragione di gene- re feminile, rifpondeco'l migliore , che è mafehio . É da notar, che il preferite co' 7 precedente fonetto. Quella jìneJlra,ouc£unfdfì vede fono per tutta la teftyw delle medèfme rime con parole diuerfe fenxa contimationdifentenxdycomehquetrc della imuition del tempo. • 1 Quando ' dal proprio fito fi rimoue &c. CESU li.Epoi cbel traditor a Egitto. v r> Ter I in di fi cfadeintalica lingua. 136 Ter isfoga r il fyo acerbo dejpitto. Istori rife egli per isfogarfi \ma per celar il fuo dolo re interno . Tot quella voce defìtto > potea ben lafciar di yfarla,dicendo. Valor tnoftrando dipinto inuitto. Et farebbe più fecondo il vcro.& egli anche haue* rebbefaputo far meglio, fe vi haueffe penfato . Difi petto non fi legge nel Tetrarca, ni perciò non f tife- rei io , ansi che defitto effondo parola comnmne à tutta Italia;& tifata da Dante , &dal Boccaccio, & dijpettofo,&difpettofamcnte,& non deftittofo, & defpittof amente. Et con quel yerfo che ho fatto io meglio ifprimt i uailfuo concetto.Che parlando di coprirgli inter* ni affetti con d'moflration contraria , il parlar di sfocamento non fi cunuiene.che quale sfoga il dolo re,ildirnoflra. VIl^SE jtl^lBJlLE,&nonfcppevfarpol In quejlo fonetto ha legato fuor dell ordinario i due ternani infieme , tAnzifeguitc là,donevi chiama foftra fortuna. Et fia quefto per vno efempio, MjI I 7s( 0 7\( vopiu cantar come io fólea. ~ I punti in quefxa Cannone fono feritati tuttipcr tutte le sìan^. Mai ìionvopiu cantarla rima coti Ilfempu>fufj>irar > | . Et Battaglie del Mutio Et nella ter^a fianca è replicata quefia rìmajna intricatamente. Horlafcia andare. Che conuien ch'altri impare  che borami è venuto alla mente, Quinci fi va chi vuole andar per pace. Il luogo è nelpurgatorio:&vicneafignifìcarfeal cuna vuole andare.& il medefimo è da dire di quel l'altro luogo del Tetrarca. Canzon Cìù tua ragion chiamafìe ofeura 1 Dì non ho cura. Vna burnii Donna grama,vn dolce amico, Quesìo verbo gramare nonvferci io. Ferefeluagge, & manfuete gregge . T^ota che il Tetrarca vfa di dir la greggia , & le S gregge Battaglie del Mutio gregge. *All' amor ofa greggia eran condurti. & greggia *pfa mede/imamente Dante:& i nosìri Tetraubc uoli dicono pur il gregge, ni fono Tetrarcbeuoli,nb Danteuoli. Ter bene flarft feende molte miglia. Si f cerulei detto imperfonalmente ; che altramen- te fi direbbe fi fendono. Benedetta la chiane cbes'auuolfe *Al core,&fciolfe l > alma,& feoffa l'hane Di catena fi graue.officio di chiane è aprire > & ferrare^ non ifeiorre . Ben diffe Dante nella perfona di M. Tictro dal- le Vigne. Io fon colui che tenni ambe le chiaui * Del cordi Federico; &filevolfi Serrando, & differrado fi foauuche tali fono gli tifficii delle chiaui. Làdouegiamidolfe,altrifi dole. In un verfo ha ufato due cofirnttioni del verbo do- lere. Mi dolfè col ter%o cafo , e*r fi dole col retto: che fi dice.Io mi dolgo mi duole . Che più mi fento y 'i& e nonmen chefuole. Men qui non e aduerbio > ma nome , che vuol dir minor.come, Ond*io farei men cbiara,& di men grido. Ctì 'mgioucnil fallir è men vergogna. Ljt D 0 7V( Tsf Jl , chel mio cor nel yìfo porta. Che dml nonfcnto,nè fentì ma poi. Ma in diffefa dell'Italica lingua* 1 3 1 Ma per Mai è nuonamente detto : ma fece per fuggir quel mal fuono.Mai Toi. Ma poteua anche dire y Che duol non ferito y ncfentì dapoi: Che quantunque Mai vi fi conuenga, pur vfa egli anche di lai ciarlo. Terò che quanti l mondo fi ricorda, jtd huom mortai non fu aperta la via* 1 Ter far fi coma te di fama eterno. f *Njm fu mai aperta la via , farebbe il diritto. SETS{1>{^CCI0 Io vo chefappi in qual maniera. I lArdom'h&ftruggo ancor com io folia . j Struggo par detto attiuamente , quafi com'egli flriigga altrui. I jtrdomU^r flruggomi. * * v )■ . | 1-0 mi firuggo farebbe da dire . Toteua egli metter altroueil Mi. Come Ardo , &miftruggo :&la fenten?a,& il verbo jlaua bene. Vls^A DO 7^ J^yipiu bella affai , che ì fole. Hor mi ra > & lena gli occhi vn poco Jnpiu rifpojìo loco, > Donna eh* a pochi fi moflrò già mai. Quejìa Donna è non fo come inviluppata in quel ripofio loco, Donna &c. In quefìa canine non è feruato il punto nel fe- condo quaternario della feconda fianca. QV ELLE pietofe rime, in eli io maccorfi . Qli eflrerni morfi Di quella s ch' io con tutto ì mondo affretto S % Mai B attaglie del Mutio ' Mai non fenthma pur fen%a fuff>etto 7 In fin al vf ciò delfuo albergo fior fi. Se voglio dir il vero, quelle parole fen%a fufpetto , mi paiono empitura : Benché difender fi può con quello y che è allegatole eglifcriue nelle Tifiole, Latus vfque ad limen ipfum acce/fi. H 0 V ED I amor che giouinetta Donna Tuo regno fprc^a y & del mio mal non cura, jl me farebbe fiato ingradoycheeglihauejfe detto Tuo regno fpre%£a 7 & di mio mal non cura . Cofi anche nel feguente fonetto. Efca del foco y & di fi lunghe pene. Efca di foco [aria fiato più a miogufio:che leggia- dra compofitione e , o che ogni parte habbia l'ar*- ticohyO ninna non 11) abbia. Majfimamente quan- do fi può con ageuolezga, come in quefii due luo- ghi .& come anche in quell'altro. Et di mio corfo ho già paffato il mc^o. Doue il diritto cra.Et del mio corfo > hauendo a di Telimelo. & Ver chai cofiumi variati, el pelo, era da dire i cofiumi y e > lpelo ) oueroCofiumi>& Telo.Et le prò fe douerieno fempre fintar qnefla regola . Al verfo alcuna volta fi ha da perdonare 3 quando la neceffi- tà f ìprauiene. come Cofi rofe,& viole Ha Trimaucra, e l Perno neue^ ghiaccio . La primauera,EÌ Perno farebbe fiato meglioiraa jl verfo non lo comportò . In vno altro lupgo Ivn verfo in diffefa dell'Italica lingua. 139 ìrcrfo è fenica articoli, & l * altro ne e pieno. V ergine 1 [acro, & purgo .Al tuo nome,& pensieri, e ingegno, & Jlilty La lingua, il cor, le lagrime,e i JòJpirL Etpoteua feguitar. Et lingua,& cor,& lagrimc,& fojpirL Et forfè batterebbe bauuto più leggiadria. TSfpn voglio lafciardi dir , che trattando io quefle fuggetto quando fui a quel luogo,doue io dico, l'un verfo è fen%a articoli , mi venne fcritto Fnverfo; I Ma poi volendo fcriuer , l 'altro ne è pieno , Can* ì cellai,& tomaia fcriuere ÌVn.& fe baueffi volli* ì to dir vn,hauereifeguitato altro,& non l'altro. Et poi che fono entrato in quefla materia, ho da diriche queflo,cbc ho detto degli articoli, lodo che fi faccia anche ne fegni deca/i, che doue al primo fufìantiuofi dà il fegno,ft dia anche a feguenti,fi co me io parlo di arme,& di amore, difoldati >&di letterati;non di arme,& amoreine difoldati,& let teratila qual regola veggo affai effer Slata offerua ta dal Tetrarca,ér fi di rado pretermeffky che fa- tica è ritrouare il doue . T^jp ho notato due luoghi. Io qui di foco, & lume Qucto i frali , & famelici miei flirti. D'abbracciar l'ombre, & feguir l'aura eftiud. Doue doueua dirfi Difoco,et di lume: et di abbrac ciar,& di f eguir. Et fermamente quefto e più gra- tiofo modo di fcriuereiet chilo feruerà,piu farà da lodare, quantunque anche nelle profe delBoccac- S 3 ciò Battaglie del Mutio eh fi troni altramente. SÉL T ETISIE Schemi flrugge* & non queflo* L'ultima Han^a dopo il Jefio verfo non ha punto . Qj^^AL V 1 Jf diuerfa & noua. Isella quinta fianca non è feruato ilfecodo punto. *ALjL DOLCE ombra de le belle frondu Dapofongitopcr felue,& per poggi . Co fi è fcritto in più flampe > che io ho diuerfe : & dubbio non è s che Vuole ftar dapoi ♦ In altri tefti è Dopo :& male. tAltrofalir al del per altri poggi Effendo vna delle fei parole cielo , T^e la coda ri- fronde col cicliche è quello , che anche h abbiamo notato.^ me pur pare. Senno a non cominciar tropp'alte imprefe. T^E COSI bello il fol giamai leuarfi Ogni altra vifla ofeura* Da indi in qua mi cominciò apparere. Credo che legger fi debbia , >A parere : Che vuol dir latinamente rideriuhe apparire fi dice >  Artigliare , Acceffdre, ^Arricciar 3 Cigolar, & delle altre dette da Dante, che Inforfare , Smorfare , sbrancare, Difoffarc* Se amare, & Incarnare dette dal Tetrarca. Ter quel 3 ci) io fento al cor gir fra le vene, Dolce veleno. Cojlruir bifogna.Ter quel dolce ucleno:& quefla è molto più accettabile copofitio* ne, che quella del principio delfonetto: & è foggia dra & bella : fi come anche nel fecondo fonetto dopo qucfto* Tutta negli occhi bei fuor di mifura* Ter eh 1 amor 3 & dolcc^a tygratia prona, nel feguente appreffo. Tiangea madonnari mio fignor ch'io fojji Folfe à vederla,^- fuoi lamenti a vdire : & in più altri luoghi fono di quejle vaghete: 7{è io di tutte intendo farne Catalogo : che anche quefto no me Catalogo nonmi fchifero io di ufare,quantuque il Tetrarca,& il Boccaccio per anuetur a nonl'bab biano vfato. 0 TASSI jparfi. openfier vaghi & pronti* O bel vifo,Quamor infime pofe* IP* ' " cu I in diftefa dell' Ital.lingua. 142 Gli/proni el freno. T^cl vifo di madonna Laii ranon mi par che ?ib /proni , nè fi-enorapprefenti- no all'intelletto cofa che babbia da dilettar punto. Che mifembra vedere vna donna con vn morfo in bocca y con vn paio di (proni pendenti non fo donde 9 fenon dico dalnafo>o alle orecchie; &fo che i par larfrguratoima fa brutta figura . & fe egli in vn altro luogo dice. Quando l voler, che con duo fproni ardenti Et con vn durofren miguida, fignificando propriamente auan^are : & quel che dicono Latini fuper effe . & qui fi dee leg- gere disiare, che vuol dir fermar/i. Quello fi decli na I\efto, I{efli,I\efta.& Quetto Hi fio, l{iflai,I{i- fla.Qnello fa il preterito B K eflai , gettasti , & i^- ftò:&quefto BffictthBjfcefli, Riflette, feguitan» do la variationdel verbo Stare.là onde Dante. Dunque che èìpercheìperche rìflai. Che vuol dir perche ti fermi • è questo *verfo nel Battaglie del Mutio nel fecondo canto dell 1 Inferno. & nel quarto del Turgatorio vi è qucflo altro* Rimira Com io rimango fol , fenon ri/lai. Ciò è fenon ti fermi; Fero è,che in vno , &m altro luogohfcrittoBycHai.Ma del verbo I\efio Bg ftai è per fona prima del preterito quii feconda del preftnteil adunque di vno altro verbo :& è di quello cbefaB s i(letti,& Inflette, & Bufiamo , & R$cmmo,& Bjftare, comenemojirerb gli efem- pii.& da qitefio verbo auifo io, che venga il nome Hc(iio,& che anxi Bffiio fi debbia fcriuerc. lloragli efempii che ho detto: Il Boccaccio nel principio delfuo Decamcrone ,della pettile par- lando >dice, Che ellafen^a Badare di vno in altro luogo continuando/i verfo Occidente mifer amente s'era ampliata.^ ndla nouella di -M. Forefe , & di Giotto. T^on facendo la acqua alcuna vifia di voler Buttare. & di Gnfaldo è fcritto. mai l\i flette, che ella hebbt tutto acconcio;^ nella nouel la del Conte di jlnuerfa , come la Giannella vfcì della camera, cofi il battimento Biette : & della Salueflra,Chiufa tra Donna, & Donna mettendo fi, non Riflette prima , che al corpo fu peruenuta. & nella nouella nona della quinta giornata , era già di parlar Balata Thilomena. e*r non Bjfìaua di confortarla. & nella profa che feguita la viti- ina nouella.Erano già di cantare le Cicale Bufiate. & nella prima profa della SeHa. Ella non riflette mai in diffefa deirital.lingua. 143 mai infino à tato.i quali luoghi dalla diuerfìtà del- la declinatione, che è da Hiflo à Riflette > moftra che fono verbi diuerfi y fi come hanno etiandio di- nerfa fignifi catione . & co fi fi leggono tutti quegli luoghi ne tetti ttampati in Fioren* a y nell'anno M.D.XXV1I. della nottra falute 3 che fono ime- gliori che fi ano vj Viti inluce ,fe ben non in tutto perfetti^ i nostri buoni Correttorhhauendo buo- ni tefli gli hanno corrotti in luogo di Ri > mettendo Re. Ho ben da notaresche in qué medefimi, che ho detto megliori biella nouella di Theodoro,& della Violante ft ferino , Hora volejfe Dio > che mai do* uendo ioftar 9 comeiofto, quetta grandine non I\e- jla(]e,doue è da leggere non BjSleffc : Ma cjr bene fi legge nella nouella di Ferondo, guanti che egli Bjfteffc, le hebbe nel capo mejfo 3 che queftofojjè ben fatto;& in vno>& inaltro luogo ]\ittejfefig?ii fica ceffaffe > 0 fi fermaffe. Ma & anche da ^li efempii di Dante fi appro- wrà quefta verità > con tutte le licenze vfate da luh& cpn tutte le fcorrettioni y che vi fono.B abbia mo recitato i luoghi doueReftai per rifiai fi legge. T^el Purgatorio fi troua fcritto. Klpifiam di voglia à mouercifi prefii , Che rittar non potem. & 7$pn tincrefca l\iftar a parlar meco. Bencìx m quello luogo fi legga Reflar y come in vno altro. Senza Bgftarfi perfette] fa cade. TS(è h marauì glia y fe chi non intende lìmiti F\i in I{e. Maladedi- nationc Battaglie del Mutio nationc e quella, che moflra la -perita. & la dccli- nailon fi moflra da quello , che s 9 è detto nel Boc- caccio da queUo,che bora fi diràdi Dante.  J £ 7v( D y F 7\( vago penfier clye mi di fui a. Tur lei cercando che fuggir deuria. Deuria e detto perdeurei.il che taìito più mi offen* t de, quanto maggiorente in prima viHa la voce, \ Cbe,moHrar di effer cafo Retto , & che deuria fia perfona ter%a,fignificando che Laura deuria fug- gir: ni fo perche lafciar quclparlar dubbiofo , ba- ttendo in vece di Che, potuto dir Cui. Tonagli lanche piaciuto dire an^i che potrei, ni potrebbe, che in prima ,& in ter%a perfona lo ha detto,& fuor di rima. Et portano anche da lui fi dice. Ideile rime de poeti antichi liberamente fi vfa Io Toria,Io Forria,lo Troueria.Io inquefto non fe- guiro ne lor,nl ilTetrarca. TU' volte già dal belfembiante humano y Ond'io non potè mai formar parola, C ti altro che da me fiejfofojfeintcfa. Si Battaglie del Mutiò Si come mi piace l^on potè mai , per non dir Jtyn -potei mai. Co fi non mi aggrada quclX altro . Intendo quel- lo che vuol dir, ma non fo coflruire fenon prendo quella voce Mtro per Altramente. Ma & cofib anche duro. Vorrei pur che i ComentatorL alcuna volta fi fcrmaffero afeiorre di quefti nodi fi quali nonfo fe diftuuedutamentc;opurefludiofamentefe li pajfi- no,dichìaranolafenten%a,& non vi applicano le parole :& quefio è quello , cbeprincipalmeMe far douerebbono per beneficio deglifludiofi della lin- gua. Ma ho torto io à voler, che infegnino quello , che non fanno,&pur il primo torto b il loro ,fàr profeffìon di mfegnar nonfapendo. GlVTyTO mha amor fra belle,et crude braccia. Cheporia quefia il I\ben quado più agghiaccia otrder con gli occhi. Qnctta qui e in luogo di coHei,che di fopra non è fatta mention di cofa,alla quale quefio pronome/i applich'hhauendo parlato di braccia , & di amo- re.Ma fia permeffo al Tetrarca, & a gli amoroft affetti , che hauendo parlato di braccia, & intefo delle braccia della amata,di!fe quefta,comc di don na nominata* Qucfta dijfe anche egli in vna fcftina, fen%a haucr relation di fopra. Deh borfofsio col vago de la luna, Et quefia fian?i vejj>roàmcfifera. Con ili diffefa dell'Italica lingua. 145 Con effa,& con amor in queftx piaggia Fenijfe.Doue defidcrando la fua venuta , moflra, che era lontana.& meglio farebbe flato ,fe detto haueffcQuella.Et veramente Quefla non fi dice, fe non ha difopra a che referirfiiet fia per quanti verfi fi voglia, che hauendo detto il Tetrarca^ Vna Donna più bella affai che'l fole. Quattro,& feiverfi dapoidijfe Quefla, & Que- fta;& nella medefima Canyon nella quinta fian- ca, dieci verfi dapoi, che hebbe detto Donna , fe- guita dicendo, Quefla. Il medefimo dir fi potrebbe di Qjiella , fenon che quella dir fi pub anche in principio, pur che fc- ga relatiuo Che, 0 Cui. Quella per cui con Sorga ho cangiato jtrno. *perdir di Quella eh' è fatta immortale, Che quella cui tu piangi,i forfè in vita. Jl che fi fa medefimamente di Quello. Quel ch'infinita prouiden^a & arte. Quel ch'in Thefaglia hebbe le man fi pronte. Che altramente farebbe da dir Quegli. Diffe vna volta il Tetrarca ; Quella ,coniein ijpirito,fen%a hauer relatione auanti,ni dapóv, ni nella prefente,ni nella precedente fiamma. Tsje quella prego che però mifcioglia. Mafia per affetto d'amor, che fa veder quel che non fi vede, Regolarmente i da feguir quel che da noi si detto. TE1\, me%o i bofehiinhoftiti, &feluaggi. T & Battaglie del M utio fivo cantando openfìer miei non faggi, Le'hchel ciel non porta lontana [arme. tArdifco affermar che /corretto b qneflo luogo, chi} ha dafarj vo cantandolo le'hghel ciel nonporia fargli lontana Juo cercando,vuole {lare: che è co fi bene accomodato a quel che fegue>come C antan do non fi confa di nulla . Votrla anche ftar qtieFtt fenten^afen^a quello;0 penfier mici non faggi. QV EST jt Thenice da Carnata piuma tAlfuo bel collo candido gentile Forma &c. Gentile h bella parola:ma per ap- plicarla al collo non è bella: Bcllo,& Candido jla bene ; Ma gentile>non quadra f non per empiere il verfo,& far rima. Saluo fe non volle dire y che el- la batte ffè fattile il collo, che delle gambe de carni- li fi dke^ebe fon gentili difotto.Di quejìe cofefi tro mno in quejìo po?ta 3 & è pur troppo moSìrarne al euna>come ho già detto, TJLSSiA 1>A %aw mia colma dì oblio, pioggia di lagrimar nebbia disdegni Bagnai rallenta le già franche (arte, Qm dice egli il contrario del vero effetto che le cor b atagnde e/i ritirano^non fi rallentano:^ la neb* bia bagna mede/imamente, T^tSCQ Lj[ Mente d'un fi nobil cibo. J o non fo che penfier foffi quello del Tetrarca precider quefla voce Cibo per rimaner hauer poi a rifpondcr con tre voci tolte dallatino.Bibo, Seri- fa, Delibo: che l 'vaigli doueua darfiifiidio, quan* 49 i in diffefa dell'Italica lingua. 146 do le tre altre tutte foffero fiate Italiane. ' £jt V foaue,ch'al folfl>iega,& vibra . Il medejìmo dico di queHo altro fonetto ; douefon le quattro rime tutte latine. Fedendo arder i lumi onde m accendo , Et fdgurar i nodi, ond'io fonprefo. Quel fdgurar di nodi mi fembra pur impropria* T mente detto. i s'i'L DISSI mai, ch'io venga in odio a quella. S'tl dìffi contra me s arme ognifiella. TSlpn fo perche i tefii habbiano più tofio jlrme* che jlrmhnon vi emendo neceffità di rima . T^ota ancora , che la coda di quefia Cannone non c propria di effa,cbe glivltimi cinque ver/i di tutte le flange fono di due fole rime , & quefia ne ; ha tre. 1 In quefia canyon 3 che continua di due in due ver fi y tutti i punti fono feruati a due a due > fuori che la quarta fianca ferma la fentcn%a folamen* te dopo il quarto. BETS^MI credeapafiar mìo tempo homai. I punti vanno con lordine loro , eccetto che nella fettbna fianca i primi tre verfi legati fono co' fe- condi. \JLT IDO fiume,cbe d'alpeslra vena, Ou amor mejefol natura mena . Quel fol è di vantaggio . TS(on hauendo dife detto fenon vna cofa,non accadeua che del fiume parlan doyaggimgcffefol^hauendo potuto dire. T 2 Oua- Ég|^^ BattagI ie del Mutio Oh amor me>te la natura mena. Con tutto che *Amor nonhabbia l'articolo , fi co- me a dietro parlando degli articoli, & de fegni de cafi habbiarna moHrato comportar fi. Ho da aggiungere , che il Tetrarca dice, che il Jtydano è detto dal fodere , che fa. Ma Tlinio di- cecche fu detto da Rjioda città di Rodioti . Il che ci moflra effer vero, il veder fi chefiferiue Ifyoda* nus con la afciratione. T^ON DjìL Hifpano Hibero,a l'indo Hidafpc. Confile fono le rime diquejlo fonetto,& già fu det toame 3 che in un te fio antico ferino fi ritrouaua Ricercando del mar ogni pendice Et dal Hifpano Hibcro a l'indo Hidajpe, Et dal lito uermiglio a l'onde cafpc 'Ne'neiel,ne'n terra &c. Vn altro fonetto di rime confufe vi ha fimile a que fio, il quale comincia. Solcano i miei fojpirfoauemente. JlExAT 0 infogno,& di languir contento. Caccio con vn bue ^oppo infermo, & lento, jiauendo detto i^pppo , & infermo,poteua lafciar quel lento^che vtniua in confequen^. yerok,cbelafciandole; ilverfo non fi empieua* & rima non vi haueua . CB^ATIE ch'à pochi il ciel largo deflina. Et torre l'alme à corpi , & darle altrui . Haurei detto io, Et tor l'anime a corpi in diffefa dell'Italica lingua. 1 47 iA l^Z I T \E di creata era alma in parte* Salditi le piaghe ch'io prefi in quel bofeo Folto dijpine>ond'io ho ben tal parte. Direi t Ond'iouho ben tal parte. Riferendo/i onde al b& il T^e alle piaghe :& il ver/o h* ancor meglior fuono. LIETE , Tenfofe,accompagnate,&folc. Che d f altrui ben quafifuo mal fi dole. TS(uoua cofiruttion^ebe di fuo ben fi duole ;quafi fuo mal. fiporia dir quafifuo mal j per quafifia fuo mai Ma & ha pur del duro. Tenfifi fe hauejfe detto Qual difuo maUfefoflc flato meglio. Et farà quaUper come.Secodo "che è in quel verfo; i Qiial per tronco,o per muro hedera ferpe: Et in altri luoghi ancora. tA.MO \ Con la man defbra il lato manco . 7^e ternarii Gentile > Honefie y fi rijpondon per rime 5 & mi marauiglio ben dell'altrui negli- gcn%a in tante Hampe>&fra tanti Contentatoti in luogo di Gentile,vuolc effere Celefte. Ogni fmeraldo hauria ben vinto>& fianco, flan co.jL far chcìjllla lottalo forfè a correre ♦ Fincer di coloremi piace: ma fiancar nò: 0 B^ma di quanti vitiife cagione) L'adoro y e inchino come cofa fanta. J\(uouo modo di parlar, inchinar lei per inchimrfi a lei. & fono alcuni che fanno profeffion di effer Te trarzqouolh che non vferieno quello verbo fenon 4 T i quefto Battaglie del Mutio qucflo modo , quafì come il Tetrarca altramente non Ih ubbia vfato , ne altramente fi debbia v far e 9 & doue fi credono moflrarfì imitatori del Tetrar- ca y mofirano non bauere fludiato il Tetrarca , nb hauer giudicio di faperlo imitare. Io dalla coloro opinione fono tanto lontano, che fe io diceffi di incbi nar la mia donna,mi parrebbe dir cofa vergogno- fa, fecondo il detto del Vocia fatirico. Qnantifcolari fon ch'inchini jLmillo. Dirò io , che a lei inchino la front e, che a lei in* chino le ginocchia,^ che a lei mi inchino. & vferò il proprio di queflo verbo . Et non mi partirò dal Tetrarca , il qual dice. Inatto inchinai la fronte vergognosa: & Ter eh* inchinar a Dio molto conuiene L c ginocchia, & lei mente. & Ch'io non m'inchini a ricercar deforme. jt miei prieghit 'inchina. & Ch* a la feconda fiamma più s inchina. L'adoro zinchino come cofa fanta. Lafcierò a chi moffo dal primo oggetto di vna co* fa nuona fcn%a mirar piti auantifi attacca à quel- laXe leggiadrie del Tetrarca fi hanno da imitar e 3 & non le rmde?ge,& chi non bauer a giudicio, fa rà fempre inculto, & ro^o. LJL V E B^t aurorale fi dolce l'aura . Et idi pronai in fui primo aprir de* fori. Quanto più dolce farebbe Etìo'l prouahnel primo aprir de fiori I HO in clifFcfà dellìtaUinguà. i 4$ 1 HO Tremato arnor^ nel riprego* Ouio per forza ilfego* Sego per fedito non è voce da fegu(ré. Voi con & jlltd. MI B^jjt quel cottelo fianco mio cor vagò. Tenta fe forfè ancor tempo farebbe . Dafcemaìr noftroduol. Sarebbe è detto per fofe. Quando altri tentato haueffeiche il tempo foffe al- IhoraM porla dir, tempi ) farebbe. T. J, \\j£ forfè dd alcun , eh' in lodar quella* Mio dir troppo humile, Degnd dfafjaipiu alto >& più fittile. Sottile è quello , che i latini dicono Tennis > chi fignijjcdh file burnite ì & perciò mal fi confa con l'alto: Haurebbe detto geritile ,fenori gli f offe tenuto pollo nel primo qUatemario y 0 MISE B^A i & bombii vifione, Suol far contentò Mia vita in péne y & in fperdn%e borie. Mia vita in pene,& in fieran^e : là fentenia erà fornka,ma non il -perfori ta rima, 1 *K QJ? £ ^ bel vifi cb'ifjjpiró>&> bramo.- Ond'a ben farperViuóefempio vienfi. Queflo verfò interrompe lafentai^a § che altra* f 4 fuenie Battaglie del Mutio mente feguirebbe ageuole. In modo che mi par pò* fio come per empitura;^ ancora quelle due com* parationi dipefee > & di augello > vi/Ianno come vifianno. Ho bene opinione losche fatto di Laura fofft di porgli la mano a gli occh'h o pur contragli occhi, che altramente interpretar non fi può quefio fonet tofenon flrafcìnatamente. J3V£ T jLLE Stella due begli occhi vidi. Quefio fonetto ha le rime, dirò co/i 3 alternate ne quaternarii . & pure congiunge la prima rima del fecondo quaternario con la vltima del primo ; &cofi fa ancora nel fonetto: Se lamentar ^AugelliyO verdi frondi; & altro- uc va alternando continuamente per tutti gli otto vcrfìycomein Zephiro JJ>ira>el bel tempo rimena. Et quefio ha più di vagherà , fimile a quefio è Mainonfuinparte&ueficbiar vcdejfi. & Quante fiate al mio dolce ricetto. Quel rofjìgniuol che fi foaue piagne; & quell'altro da quelle flrepitofe rime. jtl cader £ una pianta che fi fuelfe. IVO TEÌ^S % A7^pO,& nel penfier m'ajfalc. I putì fono feruati in ogni parte di-quefta Cacone. CHE DEBB' Iofiir, che mi configli ^imoreì Tutti i punti feruatifono in questa Cannone. Non di lei ch'b falita jl tanta pace,& mhalaJciatQ in guerra. Porrei indiffcfa dcll'Ital. lingua . H9 Porrei che detto haueffe. Etmclafciato ha inguerra,non M'ba.Tcrfar ap parir quella contrapofitionc.Le'h & tne. jiMO\SE Fuo> ch'io torni al giogo antico. 1 punti fono feritati tutti. Et non fi ride "mai ceruo,nh damma Contai defio cercar fonte nh fiume, Qual io'l dolce cojìumc. Conqualeamefembrayche fojfcda dire, hauenda detto Con tale. %edi a gli occhiagli orecchi il proprio oggetto. Qui alle mie orecchie fembra che douea dirft . Rendi agli occhila gli orecchi.Et vengo dubitan do i che qualche fuperfìitiof oh abbia leuata la par- ticella E.& tanto maggiormente,cbe la veggo ag giunta ne lafeguente fianca , dotte dia è an?i di fouerchio. Et l'ef :a. Ch'io bramo fempre:e i tuoi la vi nafcondi. Doue fermamente più farebbe leggiadria la com* tofitionefenxa la E.che tal forma di compofttiont } vede vfata in quella fianca Negletto ad arte innanellato, & irto, hil aggiunto da dare a bei capelli Jrto. Che Vìr* giio dà alle capre.Tlinio a mufculi marini, &Co lunella alle fiepi. LA V IT \A fugge , & non s arreca vrihora. Si che inventate Se non ch'i ho di meftejfo pietate, 1 farei già di queftipenjìerfora. ] Quel Battagliedcl Mutici Quella ventate non vorrei io in quejlo fonettò> chó ini femb ra fla nà otto fa. POI CHE la vifla ^Angelica fcrena. Tofcia vbel dolce, & amorofo , & piano Lume degli occhi miei non e più meco. Js^onfo come Tetano fi comienga allume. SET^IWCCIO Mio benché dógliofo,& fola. Ma ben ti prego ch'in Laterza fiera Guitton fallili a Qui è notato^ che il Tetrarca fuor della regola hd detto In la > douendo dir T>(e la . & il mede/imo è detto di quell'altro luogo*. Udì fcjlo di aprile in l'hora prima. & io va glio anzi creder e, che non habbiamola vera let- tion del Voeta y chehauer tale opinione, e/fendo ce fa molto ageuolc * che per altrui colpa fi fia fatte queflo errore, che non fo perche non debbiamo leg- gere an^i (come ha mojlrato il Bembo) ti di fèjlo d'aprii ne l'hora prima.Che d'apre le in thora * Mi fi dirà . & come doneremo de fender il pri- mo verfoydoue fi legge.ctiio fi batterà penfato di fare vna bella correttione,cor rompendo il teflo,& facendo In la per aggiunger- hi Che.^on lafcerò di dire , che in Dante fi legge nell'inferno, Cade in la felua,& non l'è parte fcclta. Et nel Turgatorio, Hebbe la fanta cbiefa in lefue braccia : Et nel Varadifo. Tria incominciato in gli alti Serafini . Bcftici di lui tanto» ^on è vna fola volta quella, che nelle antiche ìt* ine fi legge In la. Ma pur più lodo,che fi debbia feguitara feri- nere ^ela,& TSJele,& T^,o negli, fecondo le con fonanti^ vocaliche vengono appreffo, che vfar fuor della regolala qualrnipar, che faccia delica tacompofiiione.il Boccaccio nelleoperefuc compo fie in rima ha per molto famigliari In lo,In la,In U,& In le.ma in quefue proemi e vno altro huo- rtéO,come colui che nonfaccua ilfuo mejiicro. jtl^IMjL Bella da quel nodofciolta. La faìfa opinion dal cor sè tolta, Che mi fece alcun tempo acerba,& dura Tua dolce vifta* Mojìrando il Tetrarca di creder, che Laura fo/fc in Tasadifcmimarauiglio , che ardifea àdirvna tal bngia,quafi come t amor fuo nonfo/je carnale. Tcrcìjs adunque dific ne precedenti fonetti. Hor comincio àfuegliami , & veggio eh' ella Ver j^^|g^ Battaglie del Mutio Tcrlomeglior al mio defir contefe) & perche Hot quant'era'lpeggior farmi contento Quella chor fiede in cielo, e in terra giace) &* Benedetta colei y ch' àmeglior riua Folfe'lmio corfo; & V empia voglia ardente raffrenando temprò ,per eh* io non perdi Et alerone fa dire a Laura . Ter noftro ben dura ti fui. Et egli in vno altro luogo. Diuinof guardo da far l'huom felice. H or fiero in affrenar la mente ardita, jt quel ebe giuflamente fi difdice . & Quefio bel variar fu la radice De la mia vita y cb* altramente era ita. Oliando vn cor tarate in {e virtute accolfe. Benché lafomma è di mia morte rea) Comeracafto ilfuo amorfe la carità di lei gli era cagion di morteì Et perche hauea defiderato d'efier con lei Sola 7>na notte, & mai non foffe l'alba. Etchevfcita non gli foffe dibraccio ) Et perche haHeua inuidia a Tigmalioneì Et perche delle altre cofe) Tur troppo fono quefle. Et ritorna pur alla bugia. Già dime pauentofa horfa,nol crede, Che quello fleffo,chorper me fi vole Sempre fi volfe. Et appreffo Hor nel volto di Iucche l tutto vede, r in diffcfa dcll'Ital.lingua x 5 1 Vedil mio core>& quella pura fede . e*r Et [enti che ver tèi mio core in terra Tal fu y qualbor ì in cielo . Quefle fon poi delle cofe,cbefi mofirano cjfer fatte con tale affettion*che fan creder delle cofe,cbepar che egli voglia mo(lrar,cbe non fiano fiate vere. Ma ritorniamo ad altro. Che mi fece alcun tempo acerba^ dura Tua dolce vifta. Dolce rifonde ad acerba. Dura non ha a che rifondere. Voi egli parla della vifia:& rifonde alla vifta, & di più aggiunge l* vdita. Volgi a me gli occhile imieifofyiri af colta. Et hauendo parlato di vedere , £r d'afcoltare ,fe- guita a parlar folamente delvedere. Mirai gran fajio donde Sorga nafee: Et veder aù un &c. QUELLA VEVj:ui co Sorga ho cagiato Arno. Con franca libertà ferue riccheyge . 7iJ>ta 3 cbe il Toeta ha dato al verbo Cangiar, due coflruttionuH auea cangiato ^Arno con Sorga la- feiando Jlrno,& abbracciando Sorga : & hauea cangiato Serue ricchezze, con Franca libertà,ab- bracciadole ricchezze ,&lafciando lalibertà.che il diritto eray hauendo detto , Ho cangiato jtmo con Sorga:dir,bo cangiato libertà con riccheyge; Benmifembra più propriamente detto , Cangiar jlrno con Sorga y che Sorga con jLrno,che fi can- gia la cofa,che fi muta in vna altra,Comefe vor- \ Battaglie del Mutia rò dì vno feudo far moneta^ dirò > Cambiami vno feudo :& chimi darà la moneta, cambieràla mo- neta nello feudo. Ond'iogia yiffiy bormc ne flruggo , &fcarno. Se Struggono fcarno ridondano àviffhcdtri lo giu- dichi. T^è col mio fiile ilfuo bel vifo incarno • Incarnar per ritirarlo figurar >> malmiparchefia pofio:chepiu toflo fi dirà di vn cane >o di vno vc- celloychefi voglia vfarallà caccia , che fi incarni lafciandolo mangiar delle fiere ,odc gli vccelli . METfTE Mljly che prefaga de tuoi danni. Mentre andauam.Cofi è ferino in quanti libri ho yeduti, da quello del Bhiilac qua in fuori , che è de gli vltimi:& nel quale fi vcde y cbe fi fono pur le- ttati error'hche in que primi fi quali fono fiati temi ti come originali del Tetrarca fi feorgeuano .& pur diciamo .Arderne non jLrdaua. Ma non fio fe io debbia dir>cbe quella fia>o negligenza ,ofo« ucrchia diligenza in non voler mutar, nè per le co fesche fianno apertamente male. Mi ho prefò pia- cer > che trouand o bora ferino Virtù, & bora Ver- tujcofi Virtute>& Vertute tutti itefii $ affrotana no infieme . tfr perciò fi vede } c he il tutto è venuto da vnfolotefio:Kil lo ho io per cofi autentico , per quale che eglifia flato ; che fefi veggono feorret- tion manifeftc > come per ragion fi moflra > non fi debbia rimediarulyche anche fi legge nel feguente fonetto. Morte in diftefa dell'I taLIingua. j 5 z J Morte hebbe innidia al . nio felice fiato , f *Awq a la fpcme:non vferei io, ne il verbo C(on ci manca punto alcuno. T^ì C E Ignori poj)ò,& temo nonadopre. Tutti i luoghi hanno ilor punti. \ VjLV F^A , E T l'odor,e'l refrigerio & l'ombra, { Coma nòi'lfolfe fuaforor l'adombra. Quella foror non haurà da adombrar le mie carte* S OLE *A Da la Fontana di mia yita* 1 punti f mo in tutti i loro luoghi . flf I*A Benigna fortunale Iviuer lieto. Che piacer mi fatta i fofpiri, ti piamo , Ch? Battaglie del Muti o Che piacer mifacea ifofpiri y & pianto: lira piti bel verfoy Com Euridice Orfeo fuafen^a rime. Quella parola,Hime,b vna delle feivoci della Se* flirta > & era neceffaria in quel luogo,Ma ad Or- feo nonferue di nulla, dicanfi i commentatori quel lo che fi vogliano y che il dire Hor hauejfi io vn fi pietqfo ftile> Che Laura mia potejji torre a morte Come Euridice 0 rfeo.É fentcn%a finita. V IDI F mille Donne vna già tale. In quefto fonetto ni il Verbo Torpo. 7{è ^Entrar in fi bel corpo y non mi fuona beneè QJ^EI CHE d'odor>& di color vincea. Di quefto fonetto non ne fofar colìrutto del primo quaternarioyfe non ttrafeinando pcrfor%a le pa- ^ role. LjlSC ULTO hai morte fen%a fole il mondo. Me fconfolato y & à megraue pondo. Quanto è dopo Mefconfolato y mipar che fia difo- uerchio;& quella voce y Tondo y non mi par che fia da metter in vfo y ancor che il Tetrarca l'habbia yfata più divna volta.& che qualche no(lro hifto rico moderno l'habbia abbracciata nelle fue profe. C 0 ?s^0 BBI quanto l del gli occhi maperfe. Cofe noue leggiadre y ma mortali* Ch'in vn [oggetto ogni flella cofperfe. altroue dice il contrario. Et piente in lei terreno era^o mortale. in diffefa dell'Italica lingua 1 5 j JEt qui fono tante cofe mortali, T^otifi che è fcrittofoggetto , & vuole effere fug* getto, che foggetto b quanto fuddito. DEH QFtAL pietà >quat*angelfiifì prefio, Intettette-da noi foli ambidui. Jntellettc è troppo latino,&non è da vfare. DEL CIBO onde Ifignor mio fempreabonda* Lagrime,& doglia il cor laffa nudrifeo * Jtyta modo di parlare .Delcibo,Lagrime ,&do- gUa.J^on lo danno , jtm^mipar qua fi proprietà ili quefià lingua: che dirò. Io parlo di ^Aleffandro il grande,& profonda. Quefto verfo no accompagna la fenten%a di fopra* F V ¥ OBySE rn tempo dolce cefa amore. ìs(b gran profferita 7 mìo fiato aduerfo. Tuo confolar di quel bel flirto fciolto. Intricato coftrutto . T^e gran profferita di quel bello ffiirito fciolto può confolar mio fiato aduerfo. Ciò è la feli- cità di Laura, che è inTaradifo non può confolar me nelle mie affiittiorù. %J) Ts^WQ far morte il dolce rifo amar*. Et quel che del fuo fangue non fu Jtuaro. Che col pie ruppe le tartaree porte . Haurei dctto,& col pie ruppe . & haurei fuggito quel che co'L 0^ U HJ> 07 foaue mio fido conforto. r Dd Battaglie del Mutio Dalfercno Wk' Cielo empirco y & da quelle fante parti Mi moffi. Quel ciclo Empireo con quel che fé* vut sfacendo vna fillaba di reo,ct della particella » &>non è punto da lodarc>& meno da imitare. H auria potuto dire. Dal fereno. Di quelle gloriofe fante parti.o fi fittamente : ma egli vivolle quell'Empireo. In rùuna Cannone ha vfato il Tetrarca tanta Utenza ne * puntUquantain quéSìa > Che nella pri- lla ftan^in vn hogo;nella feconda in due ; nella ter%a in vno;& nella fefìa in mogli ha trapala- ti . Di dodici luoghi lafciandonc cinque ftn%a re- gola. QV EL *ATS[T ' 1 CO mio dolce empiofignore. Jn qùcfia cojl lunga canzone mancano due pun- tai de venti che hanno ad efjercjrn nella fefla, & l altro nella ottaua fianca Aopo gli otto ver fi. DlCEM I Jpeffo il mio fidato fpeglio, Subito allhor com acqua il fuco ammorty r DvnlungOy & graue fanno mi rifueglio. Quefta t vna fimilitudme applicata al contrario; che egli fi fuegHa>fa l'acqua, dormire, o pur mori- re H fioco: MQ8J' E kafpento quel fuoUcti abbagliar fuolmi. Spenti fon i miei Lauti,hor querce,& olmi. T?ar che fen^a fentimento fia quefio verfo. Ma di- ce vn Commentator, che in vn tefto antico fi legge* fatti fono i mei Lauri. Il in difTefa della lingua. 1 54 a Il che mi piace fi per la comrnoditd della fenten %a , come per verificar/i la mia opinione* che nel nelle rime di quefto poeta cifianoluogbi y che han- no bisogno di correttione.Mapcrciocheper appro uar quesla lettione y cgli dice y che non è coflume del Tetrarca replicar vna parola in vn quartetto: me ne maraviglio y che egli in vn quartetto replicò pur paffato: & torno adirlo nell'altro 3 &in due quartetti dijfe quattro volte Tommi.& quattr volte in vn quartetto diffe oime;& con oimt diede principio all'altro. In quesìo fonetto non mi piace Balbi mi Molr cc y nè Folce. « - : \ DOLCI D V RJE Z Z E & placide repulfe. Quelle rime Infulfe y Iiefulfe y & xAuulfe: meritane per mio parer di c/ferc auulfe da ogni irnit anone. VE^GIl^E beila. Inttoco lei che ben fempre rifpofe Chi la chiamo con fede Egli indirla nel principio il parlar alla Vergi- ne^ poi continua pur a lei : Et qui tramette due -perfidi ter^a perfona dirupando invn certo mo* do il parlare altrui. Seruatifono in quello lungo y & belliffxmo can- tico tutti i punti. Pentono fono le Cannoni del Tetrarca y che fit- to quejla legge de punti hanno da fi are: & in 1 tie - fie -pentono fono Cento & ottanta quattro fian%e* in ciaf cuna delle quali hanno da cader due punti* V 2 Si B attaglic del Mudo Si che l luoghi deputiti? erigono ad e/fere trecento, et felfantotto:Et di trecento fcjjantotto luoghi venti tre foli fono quelli, che pittati non fono, la onde fono più le Cannoni che i puntici quali vi mancano . Et non è da crederebbe à cafo venuta fi a tanta ojfer- uan7g.nl a cafo co fi poca licenza, i nofiri moderni fcrittor'ho per innauerten%a>o per minor fatica , a quefta legge non pongono mente : &fo, che già il Jtfolfa ne fu ammonito: & lafua rifpofla fu ; Che queflc cofe tali non fi fanno, & fe pur fi fanno fi fan no da pochi . Et a que pochi penfar fi dee di douer fodisfare:che chi à quelli fodisfa,fodisfa à tutti;ér chi non fodisfa àquelli,nonfodisfa à buoni.Io qua do fapeffi cofa che f offe da offeruare y quantunque foffi certo, che altri non ne haueffe contenga, la vor rei offeruare perfodisfare a me ftejfo . Che l'officio dell'intorno da bene è no peccare y ancor che e°lifof fe fccuro,cbe non fi haueffe à rifapere. 4 PER PER DIFESA DELLA VOLGAR L I N G V A LIBRO PRIMO, DI HIERONIMO MVTIO Iuftinopolitano • E l'auifo mio non m'inganna» V 'ditori Eccellentìfjìmi , ^£ me par di comprender da gli affetti Tpofìri » che i più di voi fi marauiglianO)di ueder me Intorno vfato( come dico- no ) all'ombra^ alla folittt "*ne,cofi fubitamente al fole» & al gramffimo co- lpetto -poflro cffcrmi apprefentato . Ma qual che fi l'ala opinion* che dirne ifu la prima vifia bauete c onceputajoflo>cbe del mio nono proponimento bx u rete la cagione yditaiio Jpero > che non folamcntc. da gli animi vofìrilcuar fi debbia ogni ammira* tione;ma ancoraché quefto mio offici^ sbobbia ap~ prejfo di voi ad acquiftargratia et conmendationc. Signori V ditori> Sono flati alcuni del nome Italia* no,i quali ( nonbagran tempo ) nelbelmeigp di Italia ycon tutti i loro fludhór con tutte le loro for* ,%efi fono ingegnati, a & affaticati di cacciar: del, y 3 mcmdn Battaglie del Minio mondo quefta doiciffima nofira materna y & Itali- ca lingua.Et ciò hanno ejji fatto nel cofpetto di due principali lumi della chrisiiana rcp . & di infiniti nobiliffimiy&dottijjìmi huomini y qua/i di tutte le parti di Europa ; Sen%a hauer riguardo alcuno i quella riuerentìa , che ad ma cofi nobile patria fi dee portare ;Scn%a hauer confideratione y come parlar/i debba conleftr antere gerttì y delle cofeno- ftre domeftiebe & ciuiliiEtfen^a confidcrar quan ta obligatione hauer dobbiamo ciafvuno di noi 3 à quella lingua y nella qualefiamonati, allenati y & mdriti 5 con la quale fra noi fi conferua la humana • vmone;Et f lequali a nofiri dì la gloriofiffma Ita- lia è conofeiuta per Italia y piu che per alcuna nobil tà y dignità y o eccellenza y che le fia rima fa. qne~ fia y dico y fi fono sformati coloro di lacerare y di iftracciare y & di auilire y contra di quefta hanno ar ?nati i fieri animi; Contra di quefta hanno aguiga- ta la rabbia de loco velenofi denti.Sconofcenti y & fcelerati che fi fanno lecito di voltar l'arme nel ventre y & nelle mammelle di colei* donde hanno apparato i primi ammaeftr amenti , Et donde han no continuo della lor vita ipiu opportuni foftenta- menti . Come fi rifentano Signori editori gli ani- mivoflrifentendovna cotanta fceler aggine y à me pare dal mìo di douer affai ageuolmentc poterne fare argomento. Di me tanto vi dico > che tofto che la nouità di vn tal misfatto m'è all'orecchie peruc- 7tuta y iofonocorjo ad intendere i capi delle arme* con in diffefa dell'Italica lingua, i $ 6 con te quali addoffo alla madre nofira fono vfeiti ; per fiiirm innanzi, & pormi [quanto è in me) alla, ■ ; : / dififa di lei; Con quefìa fperan^a non dimeno > che } fe le for%e mie per refifier ad vn cefi sfrenato em- \ pito,& per rintu%ar cofi federate arme per fe fiefi \ fe non faranno bafleuol'hpereffer coloro fèn%a com paratioh di me più forti, & meglio armati ; alme- no al fuon della mia voce, come à ruggito di leone fi debbia ifuegliartale,che conlafua virtù > quafi ì vn nuouo Camillo, ci riporti le già preffo che peréti I te infegne.Ben è vero, che la confeientia della mlxt pietà, & la giufiiffima caufa , il cuore mi riempia- no di incomparabile valore; Et già la mente prefit i ga y honejtiffima vittoria mi promette*Orvoi,o legit I timi figliuoli ,fedel lignaggio di vnct cofi genera* fa madre,nonvolete diuernr compagni di cotanta, l gloria ì l$on volete voi prender l'arme in vna cofi I honorata imprefa : Io & di valente foldato y & di I diligente Capitano , quanto mi durerà lojpirito > I mi apparecchio à douer far l'officio . Et perciochc I £ animo mio à quefto foccorfo tutto raffretta* lo avi I l f° € lfe re ottimamente fatto it riconofeere ad vna I ! ad vno * di tutte le for^e loroi principali fondar I : menti R 1 Fanno primieramente vn tungadifeorfo in dì~ moflrarcyche la lingua nofira di corruttion d'altre y lingue habbia U fua origine battuta* dicendo* la hi tina efferfemplke,&pura,nata anticamete in La tio:Et da quefia vogliono inferir, che piti toflo que\ I V 4 U - / Battaglie del Mutio la 9 che quejlafeguitar dobbiamo. Quindi saffo* ticano y à volerci perfuader > the tutto che noi Ti- fiamo communemente quefta lingua in parlan- do , dobbiamo quel? altra vfar nelle fcritture : Et per grondiamo fondamento di quefio > che elle fieno non due , ma vna fi sformano di moftra* re . jtpprcffo ipercioche nói intendiamo di pren? dcre& lefcientie > & labnkation da Latini, quel lo 3 che ejji già fecero da Greci; cifgridano; Et non vogliono , che fra ben detto , chela lingua de Latini ci debba ejfer quello, che già fu loro la Gre  fecondo , chepropoftele habbiamo* col medefimo ordine faremo proua di gettarle à ierra,fe altri impedimenti ci faranno(cbc cene fa* ranno)che più da vno,cbe da altro de luogfy difìh fra recitati non dependano,nè quegli altre/i lafcia rem noi di torbida piedi. Etpercioche la loro cor-* ^otta opinione fdallacorruttiondellalingua noflra in diffefa dell'Italica lingua. 1 57 prende il principio, non con altra ria intendo di vo ler proceder contra diloro y che col ricercare quale fojje della latina lingua il cornine lamento . Il che conofciutOjpotremo di leggieri intender, con quan- to poco vantaggio U corruttion della noftra fcher* nijeano. Anticbiffima memoria è , che i primi habitd- tori di que luoghi , doue fu poi Rgma edificata % furono alcuni Barbari Siculi domandati : nb a* uanti di loro fe que paefi fojfero da huomini > 0 pur da fiere poffcdutUritruouofarfi alcuna men» tione . 7s(on molto appreffo à coftoro , nuoue get* ti [otto la [corta di Enotro figliuolo di Licaone di Arcadia , partite , dopo lunghi errori à que^ colli peruennero : Et di quindi hauenio i Siculi /cacciati quelle contrade poffedettono : Et quefti furono gli Aborigini appellati . A cofioroperdi* nerft tempi  & degli altri Greci , & de popoli diThefaglìa fi congiurerò. Et infieme fot to nome d'Aborigini,in quel fuolo viffero con con** tnuni leggi: Et da quefti, dopo molti anni > altri popoli d'Arcadia con Euandro in quelle parti ar- renati, da Fauno allhora l\e benignamente furo* nò riceuuti . Et in quel colle habitarono , che dapoi tenne il nome del T alatino. T^b molto tem* po appreffo , Hercole quiui con armata arriuato * y na gran parte de' fuoi rilafciò ; Et da coftoro fu quel colle tenuto, che pof eia fu del Campidoglio: ef Èi Saturnio il nominarono, ultimo di tutti -verme ™ in j^; Battaglie del Mutio in Latro Enea co ifuoi Troiani y iqualicon que'popo li, per marìtaggi>perlcggi,pcrcoJiumiy& per lin- gua rammefcolatifi infieme, infiememente furono domandati LatinuTale iftimeio adunque > che foffe i origine dì quella lingua: che con le prime lingue , quelle delle foprauegnenti nationi corrompeniofh ne fojjè la mona latina generata • Conciojìa cofa> che non voglio credere io, che ella foffe la naturale {tacerò de Sicul'ì)ne de gli .Aborigini>nc deTelaf gi,ne de'Thejfalicbiy ne di altri Greci o de' compa- gni ctEuandro > o d'Hercole > ni ancor de* Troia- ni > mapiuto(lo nata [come detto ho) di tutte quel ie y chentiche efjefi fojjero , le quali io auifo y che per lo piuperche furono y dalla Troiana infuoriy & pcrauuentura perfpecietra loro diuerfc:& che da popoli circonuiciniy & dal fuolo di Itali*, giti batteuano contratto alcuna noua forma y auan* ti U venuta de 'Troiani y co' quali nouamente mis- chiando fi y io vengo à conchiuder y che quindi la Latina venire ad origine hauere. percioche ne ella, è Greca;nè Troiana voglio dir io y nè credo che la foffe . & quella è intorno a ciò la mia ferma opi- nione : la qualfevera è y nonfo come ver amente dicanOy biafimando la nofirayper effef ella proue- nuta del mefcolamento di più lingueyche quella fio, cofifemplice & pura.Et fe pur volcffeno tenere * che ella fojfc o la propria fiata degli ^iboriginiy o di quali altri più a loro f offe in grado y nh ancor- intorni a quefio vorrei io con e/Jò loro entrare in cou in diflfcfa dell'Italica lingua. 1 58 contefa.Ma ben rifonder ei,chef e ella fu lingua di qualunque s 'b l una di que popoli , ejjcndo cia- scun venuto di terre firane y ella non nacque in La- tio(còme predicano) & per confeguente verrà ad effere ftranicra. la no/Ira veramente certo e , che ella nacque della Latina, & d'altre d'oltramonta ni, & di Longobardi maffìmamente , i quali per virtù d'amie lungamente in Italia regnarono . Et nacque ella in Italia fi a noi,& è tutta espropria noftra natia . Se la latina adunque prouenne da corruttione , non è ella perfemplicitày neper puri- tàpiu che fi fia la nojlra,nobik.Se ellafudi vn di quei popoli particolare ( oltra che delfuo nasci- mento) ella di fuori ci venne , & di frane contra- de; di che molto difconueneiiolefaria ildouereU fir anitr a & sbandita riceuer e: et alla naturale % dr cittadina voler dare il bando» H abbiamo ve duto Signori Vdìtori la condition delle due lingue ; le quali fatta comparation de loro principii& na- f cimenti, non veggo, che quejla à quella per alcuna, dignità venga ad effer di/eguale . Laonde ruinato il primo loro fondamento,all 9 altre parti homai pof fìamp tr appagare. E dicono adunque > che da noi yy fi dice y che nuoua co fa farebbe Ivfar nel par- y y lar ma lìnguay& altra nello fcriuere . Et qui Y> fanno lunghi difeorfiin dimofirar, che tutto yy che ella fia cofa nuouaynon perciò incontanen , , te la dobbiamo fprcTgare, conciofia cofa y che ancor di molte altre cofemouefi rìtrouanoy le Battaglie de lMutio y quali vfiamo con non poca commoditky & mi lità: Et quefio con molti ejjbnpi diprouar s'affati- cano. Ma dono fi habbianovdito o letto, che da al cunofia flato detto, o ferino queflo argomento dal l'ejfcr la cofa nuoua nella forma, che ejfi il recita* no->io nolfapreiageuolmente ritronare. So benio, che hanno potutoleggere vna altra cotal ragione $ che apprejjb tutte le nationi,in quella lingua , nel- la quale hanno parlato ipopoli loroyin quella vni« uerfalmente è fempre Rato vfato di fcriuere.Et che confeguentemente dobbiam noi fare il fimigliante. Ma argomentar dalla nouità né ho io vedutogli maiiné credo, chcejfi altre fi poffano hauerlo altro che fognato. Et come che à loro fogni io nonfia tenu toà njf>ondere,puracciocbe intendano quanto im- portino poco le ragioni che contra ci adducono, ad ynaad vna mi piace di venirle ejf aminando. Elle y , fono adunque quefle . 7{uouo ritrouamento è , y Rato l'arte dello /lampare. Ttyouole campa- , , ne,& lè artegliarie;Ì^uouo ilbojfolo marina- % , refco.&fc le cofe nuoue non deono ejferaccet- y tate, quefie , che tanto ejfcr gioueuoli fono co- z , nofeiute, verranno da noi ad ejfcre rifiutate. & , , con effe infiemc bauretno ad abbandonare i j , paefi nuouamtnte ritrouati . Ma dapoi che y ^cggiam quelle con allegri animi effere Siate riccuute,non dee effer cofa difdiceuolc y che à y y quelle s 1 aggiunga ancor quefl' altra nnoua , di . . vfar due lingue, luna parlando^ Ultra nelle jerit- in diffefa dell'halli ngiu. 1 59 9 , fcritture. concio fia cofa>clx non dalla nouità* , , ma dalla utilità mifurar fi deono. l'Immane , , opcrationi. Quefta ragione hanno effx tanto per franca , che non dubitano in alcuna guifa, che ella poffa effere abbattuta . M a della fua fermerà ne farempruoua incontanente.T^uoue cofefono tutte quelle , che voi hauete ricordate , ( che con voi vo glio io vnpoco ragionare) Et da noftri haomini>& dalla noftra età fonè fiate allegramente riceuute. Voi dite vero: Ma come: & in qualguifa ì quefto fi vuol vedere. Et apprejjo conchiudere y che in quel la mcdeftma fi habbia quefta nouità di lingua da^ rie euerc.L' arte dell'imprimere è con fi voluntarofi animi fiata da ciafeum abbracciata , che altra co- fa non fi fcriue ,jenon quello , che à douere ftam* pare cofi commodo non farebbe. Da quello effem- pio fe vorremo vfare le lingue vecchia , & nuoua; la nuoua & parlando , & fcriuendo riteneremo , & l'antica adopreremo . là doue queHa non cofi commoda ci farà y fi come è al trarne le } r cicntie & gli ornamenti del dire . Ma quefta faràprinci- pale y fecondo, che principalmente fi vfano le im- presomi Et non altramente lafcieremo noi il com- porre latino, che già dalla fatica del traferiuere i libri cifiamo rimafi. Et delle campane direm noi quello , che dello fiamparc habbiamo detto . Elle ne gli v fi publici , &priuati fono adoperate ouutìr queelle fi fono potute accommodare . T^on altra- mente ci domerà noi , folo de nauìgantide gli buominièfia- to il lauoro ; & perciò di cofe nuoue parlando , & alla lìngua n^ìra nuoua & dagli huomini fiata fi bricata comparandole fatte commoi^mcnte . rad quelle terre non veggo come dirittamente vengano inqueflaconfideratione : che tutto che volgarmen- te fi vfi di dire il Mondo nuouo , non è egli perciò fe non come il nofiro nuouo > & non è fiato da gli huomini come lor fattura, opera y olauoro ritmia- te , perche diremo y che nuouo è fiato U ritroua- mento diffcfa dci'Ital. lingua. 160 mento di quello , & non cffonuouo ritrouamento . T^uouaè fiatala fua cognitionc ,& mioua quel- la nauigatione ; la quale fe alle altre cofe nuoue 'parremo aggiungere j diremo ancbo , che fi come coloro , che in e/fa fono efperti à quella fi danno con cgni fìudio y lanciando ilcorfo di qucfli già tanto caualcati mari, à chi quella non fa : Simiglia/ite- mente noi ognifludio nojlro alla nouella nofìra lingua applicar douercmo lafciando lo ferine- re in quella > che ha già cotanti fcrittori , à colore che di quefla nonpoffono la contenga haucrrJ'ede te bora Signori Editori , come male fi fiano fapu- ti accommodare di quell'argomento y che per nò- Jlrofi baimi ano formato . Il quale poi che effi per nofiro l'haueuano recitato , noni (lato fe non ben conueniente , che egli nojlro ancora fi fia divenuto. Et per ragionare delle cofe nuoue , effi che di leg- ger le antiche memorie già mai non risìanno y douc rebbono pur fapere , che tale è fempre fiata la nata ra delle cofe , cìye alle vecchie le nuoue fuccedano , & quelle appreffo inuecchiate diano il luogo ad al- tre nuoue. Iston altramente dobbiamo introducer noi l'ufo di questa nouella lingua nello fcriuere y & in tutti inojìri componimenti. Et tanto maggior- mente , quanto la vtihtk ( dalla quale effi contra di fe prendono argomento) ci fi dimofira maggiore. Imper cloche doucado effer dello fcrittor laprinci- paf intendono digiouar à quantunque per fona più , per lui fi può y Et prima à fuoi > che k gli fir artieri; i^r • ; ■ * pìu Battaglie del Mutip più ageuolmente l'intento nofiro confluiremo in l quefla lingua fcriuendo y nella quale ì dotti > &glì idioti di tutta Italia poffono giouamento fentire,cbe 1 J in quella altra > della quale fono foli capeuoli i lati 3 , namentc letterati . ?^pn(dicono)nò; t An^fer | , , conio il noftro auifo vie più fiamo noi auentura* j > tiychegli antichi non fiironoy i quali habbiamo , y queUa lingua con la quale cipoffiamo colvoU ì go rammefcolare , & effequir. ipiu vili > & \ s> humili ejfercitii ; Et dall'altro canto la dignità I py alla latina y à trattar nelle fcritture le più gra 1 yyuiy & più alternatene ci riferbiamo. Ohm A mini faui y voi alcuna volta argomentate dalla com j munevtilità ; Et bora quella pò/ponendo y ragiona- ì te della vofira particolare auttorità . Et per lodeuo* le cofa tenete y il non elfer intefì . ^Adunque lo jlu- dio voftro è folantente per douer acqui fi a r in quella lingua vnpoco di nome appreffo dipochi buomini > M con poco giouamento di pocbiffìme perfone : Et al | popolo nafeonder volete le vomire fcritture . Et la I intention noHra è di voler quel mede/imo nome per ] tutta Italia acquifìar y diferiuere leggiadramente \ in quesìa ; Età tutta Italia in terne porgere vtili- tà; jL Signori 5 à gentiluomini ; a faldati ; ad ar- tefici; à mercatanti ; ad buomini; à donne ; àgio- ueni ; à vecchi ; à dotti ; à non dotti; Et infomma ad ogni età y&ad ogni fefio y di qualunque condi- tione. Qual delle due voluntà fi fia la megliorc y la- feioio horailgiudicio ad altrui. Vna altra coft non 1 WM in diffefa dell'Italica lingua, 1 6 1 non meri bella adducono in me^o m H omero , auttor grauiffìmo afferma > che i Dei hanno vna , , lingua diuerfa da quella degli huomini ; con* ; 3 ciojìa cqfa , che effondo quella natura da que- j > fi* differente y conueneuolc non è, che la lingua , fiala medefima . Cofi non farà difdiceuole > f , che noi huomini dotti , che balliamo più al* s ? ta y & più [anta mente y balliamo anche y , ma forma di lingua propria nottra, che da gli . altri ci tenga feparati. Che dite voi Signori V ditori di qucfla Iella fenten%a ì E quefla la ria da voler far leneficio alla Italiana repul. o pur davolerficonfacrarperdiuinifimulachriì JL me femlrayche quejli cofi fattamente opinatiti vorran- no tofiotofìoy che gli adoriamo ; edifichiamo loro i tempi ; poniamo gli altari ; facciamo ifacrifici ; & à loro ci votiamo come à cotanti Dei da cielo fra noi difeefi .Et chevogliam noi credere > che al- tro foffero i giganti appo gli antichi y che vna cofi fattafettad'buomini federati) Ecci: Ecci alcuno di voi y che alcun diloro hallia deificar > o fantifi* 3 , car veduto : Isfoi non diciam cotefto. Un^igiu yy dichiamo y che fingendo quefiecofi fatte cofe y 9 quel poeta , il qual non mai cofa alcuna finfe y , - fcioccamenteyyokffe fignificare , che la lingua * y haueffe con la mente gran carri$onden%a . Et y y pertanto, che ella fi doueffè ali altera & alU bafieZZ? delle menti accommodare. Io vi ho intefi i Poi volete x che dalle alte menti fi v fino le X alte S 1 Battaglie del Mutio alte lingue ; & burnii , dalle burniti ^Bene ijtà* Tra L' attenga } & la baffbga uè vno melano fin to : le menti adunque me^^ane doueranno anche ejle hauer la lor me^ana lingua . Et delle alte menti ma kpiu y & altra meno : ne in >altra guifa tra loro poffono Jlar le burniti. Adunque di hauer tante lingue ci farà mefiieri , quante menti faran* no diuerjc . Et pofeia gli huomini mifureranno eia* feuno la fua mente con le lingue . Et s appiglierai no a quelle che faranno fatte (dirò cofi)allc lor mi* fure . Ma > fetale è lavoflra opinione , farà come lori iniquamente dire > che Domenedio fu poco aite* àuto y da che nella torre di Babellcnon fece no* feer tate lìngue y quante fi ritrouauano allhordiuer* fitàdiment'h o quante ancor per tutti ifecoli ne ha- ueuano à venire . Fero è che vna altra dubitation mi dà ancor noia, fe tutti gli huomini hauejfono lin- gue diuerfe; & chef uno l'altro non intendeffe > fi come à coloro aumene y che non hanno più che vna lingua, che altra noninteìidono; come fi farebbe ad vfar infieme ? à me fembra , che l bimana conuer- fation uerrebbe ad effer del tutto tolta .faluofc Dio nuouo rimedio non ci prouedeffe in quella maniera, che nell'antiche hiflorie fi legge de gli habitanti in quella Ifola rotonda , la quale verfo il mejgo dì nauìgandoy ritrouò Iambolo ; De quali ciafeuno al tra le altre cofe marauigtiofe y la lingua ha infin dala radice in due parti diuifa in fi fatto modo* che fa di due lingue l'officio ; & ragionano , & di* fiutano I in diffefa dell'hai, lingua . 162 fiatano con due in vn tempo medefimo . Co fi ci po- trebbe Dio prouedere y che con vna parte della lingua ogniun parlaffe con la lingua della fua men • te y coni* altre vfaffe vna lingua communc.Or vede- te editori Tubili/fimi > come quefli buomini lati- namcitc dotti y ci hanno con Vaitela delle loro menti dato cagione di imaginarci co/i belle & coft alte mcrauiglie.Ma per lafciarjlare i motti. Io ve ramentc non forche mi debba alcuna volta dir di co fioro, che effendo pur huomini fen%a alcun dubbio dotti , per altro , & intendenti y non hanno ricet- to di adducer in me^o le fanolojè inuentioni y per autentici elfempi, &per ragioni irrefragabili. £ mqflra bene y che male habbiano donde la loro opi nion fuftentarc y da che pur con le fanale fi vanno riprouando di colorir le loro dijputationi . Et pur do iter ebbe loro ritornare à mente y che non la poetica vanità y ma delle [acre letere la inf allibii verità ci aferma y che non ifalfi dei y ma la fempitcrna divi nità , non folamemtej otto mortai ombra y an%i nel femplice & incomprenfibil ejferfuo & parlando > & fcriucndo usò la lingua popolare, leuino adun- que di mezgo le fintion delle poefie ; lafcino il rac- contar delle fauole ; &fi fpoglino qualche volta di quella loro pcrfuafione y per la quale facendo fi à ere dere di hauer la latina lingua ( del che quarto s in vannino nel difeorfo demiei ragionamenti vi ho cui dent emete da dimoftrare)simaginano di hauer per ciò le menti più che gli altri hmminifolleuate. qua X 2 à Battaglie del Mutio ftcome tertiffima conchiufton non fi a. nella facra Theologia non i più dotti incontanente , hauer le menti più fublimi, fecondo che dall'ordine delle angeliche tìierarchie fen%a contradittion fi com* prende. Mapercioche quefia non è materia da que fio luogo : & il parlar di cofe alte con cofioro , che hanno cofi alte menti non fa per noi . Tanto fila- mente voglio hauer lor detto, che non fi tengono of- fe fi y s'io dirò 9 cheioauifoy chele menti loro non fiano di gran kungapiu fub limate > che fi fof- ro quelle de primi Teologanti > & de gli inue- fligatori de fecreti della natura > i quali non ha- uendo le loro popolane lingue ifdegnate > ne effi , y altrefi deono la loro ifdegnarc . Et percioche , , pur alla poefia ritornando , dicono che poeti y 9 huomini diuini fatto s 'hanno come vna J celta 0 , di vna altra lingua 3 per rimouerfi dal volr y j go. Porrei io faper da loro , fe de poeti fi dice , che fatta shabhiano vna altra y o pur qua fi vna altra linguaio fe tanto dal volgo fi feparauano 7 che recitando/i al popolo le loro f ano le y elle non venijfe yo ad effer intefe ; o ancor fe dalla lingua de poeti 4 quella de gli altri fcrittori b quella differenza y che è dalla Francefa alla Spagninola > o dalla Spa gniuola , alla Tedefca , che perche vno parli bene nell'una y non perciò l'altra intende egli . Ma che nuoue ragioni fono quejle ? che fcelta di alta lin- gua} che rimouerfi dal volgo : T^onmeno fcpara ta fi vede effer e la lingua de noflri poeti , da quella in diffcfa dcllltal.lingua. 1 6 j • de gli altri feriti ori , che fi fio, de poeti Grecia di Latini da gli altri Scrittori Greci,  y ne 3 & humanefiudiof amente fotto il velo delle f , y finte inuentioni & delle fauoledi nafeonderi * > y fecretimiHerì della lor fapientia fi fono fatica- y y ti. Et alcune volte gli fono andati inuoglicndo • 3 y con più ofeurità  che fia y y slato l'ufo commune. Voi non ci dite cofa alcu- na nuoua. Sappiamo* che cofi fu trattata Li prima, \ Theologia da gli antichi faui. Ma à che fine : Ter naf corderei B^ferbando fempre la riuerentia dclvo ftro lionoreypofciay che voi di coprir cercate quello mifleroynoi il nuderemo. Intendeuano quegli {piri- ti gloriofi y che fe e(p hauefferovoluto ammaeìlra* re que primi ro^gi huomini trattando apertameli* te le altey& difficili y & à non intendenti noiofe ma- terie del culto diuino;delle belle virtù; del elude y ct honeflo viuere;dell'humana vnione; dello jpreTgar la vita; del raffrenar gli flraboccheuoli appetiti;^* di altre infinite cofi fatte cofe , non hauerebbono le lor dottrine ritrouati af colta tori. Et per tanto ri- corfono alle fauole y con la dolcezza delle quali lu- singando quelle faluatichc orecchie y poi che benuo- X % glienti Battaglie del Mutio glienti quegli alpeftri animi fatti s^haueuano ,pm ageuolmente Iettatala coperta della fintione,la vti lità de [ani & [ani ammaeflramenti veniuano ad if coprir e. Ma non perciò in altra lingua fcriueunno ci li y che in quella deloro popoli.Et quelli , che dite f che i lorofcritti oscurarono , in quel lingua fcrifiero eglino ? Certo non in altra, che in quella , che i loro cittadini parlauano . Et anchor ditoni per Diodi quel loro ofeurare ne riportarono honore ò biafimóì lAnche ali* orecchie nojire di qncSlo ofeuramtto nò alcuna notitia pcruenuta . Di che voi non doucte penfareper quefia vottra ofeurità , che gli intelletti noftri of curati habbiano à rimanere, fi che non co- ncfcano,qttanto poco conchiudano quesìe vofìre ar- gomcntationi.Homero ci lafciò ferino, cheiDei han no vna lor lingua particolare. I Toeti s hanno fat- ta quafi vn altra lingua; Gli antichi fatti hanno co- perte le loro dottrine co veli delle fattole : Et altri hanno gli loro componimenti a bello studio ofeura- ti. adunque fermiamo latinamente. 0 io noninten do ; o non ne fegue quejìa conchiufione. jl mhpar che molto più commodamente fi porta dire a voi; che fe volete lo fi ile de già nominati^ da voi prò- poflifeguitare > douetc cofi fcriuer nella lingua vo- ftrapopolare, come effi fcrijfero nella loro : &con ftudio & congudicio delle dottr'me belle, & de bel* li ornamenti del dire illuminandola , lettatela dalla baffe^a del volgo . Et nelle poefie voHre ad imita tion di Homero ritmiate delle nuouefi?ìtioni;vfate in diffefadeintal.lingua. 164 fra voflri poemi nella Italiana lingua, quafì vna al tra lingua .'Coprite co le fattole le dottrine vofire:et ( fe cofi vi e àgradó)con duri fentimlti rauiluppatc levoflre fcritture.Et fe pur Eludiate di no effere inte fì y advn tepo leuado ad altrui del leggere >& à voi dello fcriuere la fatica, tacete. T che [canute età, difaruì difcepol'h & d 9 appararla vi douete vergo- gnare.Cbefe àbiafimononfu recato à Socrate già di età di feffanta anni l'imprender à fuonar di lira : Meno dee altrui effere appofioper cofa men che bo- ne/lai il non voler effere $r amero nella lingua JUa natia. 7vè tanto dee parer grane ad alcuno dell'im- prender lafktica>cbe per quella ifcbifhre,efi deb- ba affaticare , ofiinatamente alla verità opponen* do/i , di voler altrui recare nella fuaperuerfa opi- nione* Fin qua SigìuV ditori affai felicemente mifem- branche auan^ando fi vada la no/Ira imprefa. Ora piuoltra trappaflatido, bella cofa è ad intendere la fondita de 'coloro ingegni* che battendo prima à que fta lingua cornea Barbara dato il bando dalle fcrit ture, fora con molte, & fecondo il loro auifo molto ffl e *'ragioni,fi s for^anodidarciàvedcre,che la lingua latina , & l a no ji ra f ono ym fola. Il che quantunque non molto ci importilo fieno due, opur *™>f°l° > che fi conceda , che conquefiafer'^rfi Jirf P^Pcrùoche la dipingono à comparati™ celi altra inferma >tronca,&> fmo^zicatay volendo tclZ'* dÌSnit « di 1»$* leggiadri/fma dati* ; f Ytl i 9 ^ nche à queHelor mioue imannationi » WLcntiJjirnt quello che dicono , perche elle no* in diftefa dcll'ItaLlingua. 165 ftano due.jtnoifembra,chcvoi , che la lingua volgare e/fere altra dalla latina giudicate* non affai ben potete diftinguere qual cofafiaaltra* & qual mutata, queste cofe fi come per li no- mi loro, cofi per le nature fono diuerfe; Imper* cioche altra co fa è quella > che con altra pojìa in contefa ònero le è contraria , 0 in poche cofe le è fmile,fi come rationale, irrationalé; mor- te, vita ; kuomo , pianta , pietra. Mutata ve- ramente vien detta quella , a cui viene ad effe- re aggiuntolo leuato via alcuno accidente, per lo quale quel cotale fubietto non la quantità ma la quahtàvengaàmutare.Comepereffem- pio>Sc noi diceffimo , alcuno effer di infermo dì uenutofano,difauio pa?go;di bel fanciullo fo^ 7$ vecchh.& fmili. Similmente quefia lingua volgare efsédo perla maggior parte fimile alla latina , non perciò è altra , che latina : fero è che la qualità è mutata in peggio > & è rimafa corrotta.non altramente era mutato il Terentia no ^Amante, il qual non fi conofceua y che foffe deffo. Cotale era anchor il virgiliano Hettore cangiato tanto Da qucll'Hettor, che dell' arme d* Achille Vetìito ritorno. Tale mede fimamente era Deipbobo. fquar ciato crudelmente il vifo Squarciato il vifo, & amendue le man:. Et ToliphemQ altre/i co l'occhio cacciato. in Battaglie del Mutio , , in altra maniera Vrothco in diuerfe figure y , trasformando/} varie forme prendeva : Ts(è y , per tutte quejìe cofe di e/fere Hettorre y *Dei- i , phobo y Toliphemo y ro ragioni intendendo più ageuolnutnte pofjiate la verità difeemere . In quella fcnte?i-%a dijputano efii copiofamente & dottamente 9 fecondo che efii fi ere dono . *A me par y che non dicano cofa , chf monti vn frullo ; percioche io fono ficuro 3 che vna mede- fimi non fono . Concio/} a cofa y che io sò y che yuan do più era in fior la lingua latina y quejia non era in vfo y perche come ella poffa effère in colmo, & non e fere , io non l'intendo . *Appreffo e dicono , che la latina nacque anticamente in Latio y et quella altem po de Longobardi ; er io non veggio y come vna co fa po',] a nafeer due volte ; e diranno > noi non dicia* m j y ch'ella nafeeffe vn altra volta ; ma ci/ella Ihora infermò , chela volgare è la latina inferma . Se quejia è latina inferma , & la latina > & quejìa è vna ; quejia è bora in effere y adunque non cè al- tra latina ; e*r perciò à quejìa fi comiene intendere. Ut fe vn altra latina cb y che fiafana y ella non h vna iHeffa con quejìa , che vn medefimo corpo fano, & non (ano in vn medefimo tempo ejfer non può. Se guiterà adunque y che non folamente dalla qualità verranno ad efer diflinte ; ma ancor come cofe di- uerfe yperfusìantiafeparatc . Ora percioche con U dottri in diffefa deiritaUingua 1 66 dottrbiàdel diftmtar qual fia altra cofa , & qual mutata, & col dir de fintili y perauentura di douer ci le me ti abbagliar fi perfuadonoybuono è che effa~ miniamo diligentemente quello > cheinmeTgo ciad- , y ducono . filtro è quello y che con altro poflo in , y contefa ouero è contrario y opur fimile in poche y y cofe . Che fc io truouo cofe y che in molte parti fono fimlglianti y & non perciò fono quelle mede fu yy mei J\ationale y & mattonale ; Morte* & vi yy ta fono contrarli . Si per vn certo modo non so come il vi concede/fono i Filofofi . Huomoy pianta > & pietra fono diuerfi : ottimamente detto . Inpo- y y che cofe fi fomigliano , perciò fono non quelle y y medefime . Io ho intefo. Ma ditemi , vno al* loro è vna pianta ; vna quercia è una pianta : per effere amendue piante y fono elle vna pianta medefi- maìMipotrete rifondere yche l'alloroy&la quercia- in molte cofe fono difjomiglianti . lS{pn fi fomigliano di troncoynondi radicelo di corteccia y non di ramo, non di foglia > non di frutto . Et perciò vengono ad effer diuerfe . Cofi y dico, potrete rifonder voiyper dire ancor lawojlra ragione. Ma vno alloro con viri altro alloro ; Vna quercia con vn altra quercia , t%mc fono elle fomigiianti y certamente molto pìk affai y che la lingua noflra con la latina : Et nel ve- ro quelle in tanto fi famigliano y che f e Schianteremo di r amuf celli delXvna* & dell'altra, fe corremo me de/imamente delle f rondi y & di frutti , & prende- remo delle corteccity & delle radici dettimi & dei- Ultra Battaglie del Mutia t altra > &infieme le rammefcolaremo y non ci fatò chi conofca quali pik d'una > che d'altra fifiano fia- te . Queflo adunque & quello alloro , quefia , & quella quercia far ano elle le mede/ime opurduéì al miogiudicio elle no faranno altro chevna.Mapren dete noi bora de nomade pronomi } deuerbhde parti cipii y et dell* altre particelle: delle parole congiunte, et delle fentetie intiere dell'una, et dell'altra lingua, jtmedà l 'animo , duo faperò per lo più f :ieglicre ivne dall'altre : & fe d'alcune in fu la prima vifla me ne rimarrà alcun dubbio;riuolgendole grtoreen dole io y tutte fona dall' altra le partirò , dapochif fime particelle in fuori , che ad vna & ad altra lin- gua fono communi y e quelle ancor per la maggior parte con for%e, & fignifi cationi diuerfe . Che dirò io , quanto le fiondi di ciafeun albero fìano tra loro ftmiglianti ? Direm noi per ciò, che ne' quantunque f rondati fr affini > & nelle diflorte viti non fia che vna fronda ì Orfe quelli allori > quelle quercie , & quelle fronde tanto fimilifono diuerfe: quelle lingue tanto differenti [come incontanente farò aperto) cor rnepoffono e/fere vna ì Ma da che noifiamo entrati in fu quefle famigliane , non è molto fimile huomo ad huomo ì certamente sì . Et più che tra fe non fo no le due lingue . Etpurio huomo fono altro da vno di noi. Et quel che è più , a me è già molte volte & in Lombardia , & in Tiemonte 3 & in Francia adiuenuto di effere Slato falutato per vri altro >il qua -le fi chiamaua di vn medefimo nome infieme con me co* . in diffefa dell'Italica lingua. 167 €0 ,  che di- xcte voi 9 s io vi fo toccar con mano, che pechiffim* fono Battaglie del Minio fonole fomìgliantc y fe conte diffòmiglian^e le vor* remo paragonare ? Certamente altro dirnon potre- te voiyfe non , che nella rena vi ritroverete battere fabricato . Trimieramente adunque quelle cofe,chc voi dite fimiliy quelle mede/ime altre volte fono dif fomigliantiffìme , fecondo i cafi y numeri y generi , tempi , & altre maniere . Qucflo b tanto chiaro a ciafeuno > che di altra pruoua non ci ha mefeiero. Voi dite appreffo , che egli è il vero y che molte ve n'ha y che di niente fi alfomigliano . Et alquante ne nominate ; & aggiungete > che ilmcdefimo b in al- cune forti d'arme j & di vefiimenti > e*r dì vafi : & che talhor con altre parole ijponiamo i concetti no- Hriy che fi facciano i latini ; In tanto y che voimc- defimi ce ne dimojlrate molte più delle diuerfe > delle fimili . Tanto di forza ha la veritàyche fouen te tiragli huomini a confeffar difauedutamente quel hy che di negare farebbe la loro intentionc . Ma al le cofe y che per voi fono fiate veramente dette , ar- roge ancor , che molte fono nelle nani y & nell'ai te marinerefea ; molte nell'arte della guerra ; mol - te nella architettura y molte nella agricoltura ; mol te ìiella pittura > & nella [voltura ; moke ne tra {fi- chi y molte nel comterfar familiare in fomma mol te in ogni coja , che cada infauclla od in ifcrittìira: & q nette } ci/ io dico molte 3 intendo , che fiano tan- to molte y che pochifjìme , o quafi ninne fiano quel- le y che habhiano con li latinità fembianxa alcu- na • Tutta la fórma dell una , & dell altra lingua per- in diffefa dell'Italica lingua. 1 6 8 perauentura potrebbe effer fimilc. Fediamo adun- que ancori quefla parte. Hanno i latini ivari fini- menti de cafhnoi non ne habbiam veruno. Tartan*) i nomi loro tutti in cinque parti dal fecondo cafo la regola pre?idcndo: lyoi feguitiamo vn diuerfu or dine. T^el numero degli accidenti del nome non fo- no con noi conformi, ne degeneri altrejì. Et quello che de nomi dico in quella parte de participi & de pronomi intendo di dire. T^oi vftamo.gli (irti- col'hquello che effì non fanno ; le particelle dette fi- gnificatiue de cafi fra la lingua noHra: non co fi la loro: Che direm de verbi ì T^oi diciamo Cantai, ho cantato 3 f?ebbi cantato : à quefli tre preteriti tempi rifondono convnfolo , con vn folo àquel che noi diciamo leggcfji , & leggerei . con vno à quelle al- tre voci haue(fì,& hauerei fcritto. all'incontro elfi dicono con vna parola fola>ho cantato , haueuiltt- tOyhaueua fcritto , hauremo fuonato patirete loda- to 7 hduer bonorato>& cotali ; er noi le diciamo del la maniera , ch'io le ho qui dette con più di vna vo- ce.Sono bonorato, eri lodato , farai cantato , jìamo amati , farefle pregiati , & altri infiniti dicono effì con vna dittione. Sono quefte fomiglianr^e , odifjbr miglianie : Et fono elle di tuta la forma della Un- guadacelo i tanti goien de verbi : taccio le dijfcrc tie de participii: taccio molte altre co fede pronomi, & quelle particelle , che non ricercano ni numero, nè gcnerc,ne perfona, delle quali ninna cofapotreb he effer più differente. Ma à me inerefee l'andarmi rinolgendo Battaglie del Mutio rivolgendo fra quefle cofe faflidiofe y & dì poca dì gnità : ferrea che douendo far una altra compa* rationpurdi quefle due lingue , ci verranno dette delle cofe , che à qucflo luogo fipoffono accomoda- re : Come che per queflo y che detto habbiamo affai ftdimoflriy quanto fìa della famigliando, la diuerfi- ta,maggiore.Terche quando voi, dicefic quefle lin- gue cfftr cotanto fmdgliantiy molto meglio al parer rmopoteuatc voidire y di veder in efievna certa dif fimilfomiglian^ajOpuruna difiomiglian^a fimile* quale fuole efferfra due forelle,o quello ychc più prò priamente dir fi puòyfra madre,& figliuola.Et non jarefle in queflo error caduti di dire , chepcrcioche clic fi famigliano, elle fono vna lingua fola: Che que fio dir elle fono fimili mofiroyche elle frano diuerfe 9 { percioche e non fu mai propriamente detto^che vno fomigliafie à fe mede fimo. Si direm noi famigliarci j l'uno alT altro. Ma ditemi ancor vn poco per Dit. j fe quefle lingue foffeno vna 3 non farebbe confeguen- te> che chi l'una intendeffe , haueffe contesa ancor dell'altra ? Certamente fi. Chef e ne veda il contrar rio y non ha bifogno di difputatione. Ogni huomo Ita- liano ragiona con queftay & pochi intendono qutU la.Dcgli Oltramontani ve ne fono, che in quella fa* ucllano y & fc vinone , & di quefta non hanno cono- f cernia altramente jche della Morefca y o della Tar* tarefea. Che dirò io y che fc elle fono vm medefima 9 potrem dire che il Eoccaccio y il Tetr.&Dantehan no tutte le loro cofe ferine in vna fola linguai Et chi il Deca-* in diffcfa dell'Italica lingua. 1 69 U Decamerone i in vna lingua compofto conte ora tion di Tullio ì Et le rime di tutti e tre nominati in quella di Virgilio* Chi vivolejfeperfuaderevna co fi fatta cofa, Signori uditòri , che ne direfie voti *Js(on voglio hor dire , che fi per quella poca forni* glian%a quefte lingue doucjfero venir ad effère vna non filamento quefleduc , ma la Francefe ancora, dr la Spagniuola, che non fono ni tra fi 3 ni con la noflra y ni con la latina meno conformi , che le due nofire fi fiano,verrebbono ad effer ancor con quefìe là mcdefima,Zt non quattro lingue, ma ima s'hau* rebbono à chiamare 'Et certo ciafeuna di loro è mot topiu fomigliante alla nofira, che la ttoflra alla la~ tinaipercioche in tutta la forma elle molto più fi t $ ttengano tutte e tre infime, che fi facciano le nojlrt ' due.Et certose}) io fappia)cbe quelle lingue fiano la tineiQnoftre volgari chi l'habhia ancor detto non h egli flato alcuno giamai.J^c perche & Francefchi, & Tedefibi , & noihabbiamo la dijpofition delle ntembra;ifentimcnti, l'intelletto , la memoria ,& l'altre parti & potcntie fimigliantcmcrite : & coft fiamofimili nella forma; l fiato vnque detto > che fi amo vna &lamedcfima natione. Ma per con* chiuder vna volta in quefia parte delle già tanto re petite fimiglian%e:&moflrare à cofìoro ,fifappia tnodiftinguere quale ofa l altra, & qual la medefi* tna,o nò : Dico, che in tre maniere pofftamo quefia dijferentia eonfìderare. Tercioche poffiamo dire vna cofa ejferla medefima per genere , per iftetie, Y &per Battaglie del Mutio &pcr nùmero. Ter genere ( vferemo incffethpio i termini communi) in quejlo modo, che dicendo ani" inalc,comprendcrcmol' huomo, il Leone , l*jlquila ò & il Delfino;cofe tanto diuerfe, quanto ogniuno in- tende. Ut diremo le cofe nominate per genere effere il medefemo,per effere aiùmale l' huomo, ammattii Leone,animale l'aquila, animale il Delfino. qùc~ fio voglio aggiunger a quejlo genere, che egli non fo lamente le cofe diuerfe, ma le contrarie molte vol- te comprendefottovnmedefimo nome, come animar le, che habbiam detto , contiene i rationali , & jtU mattonali, che voi per contrari ci bautte propósti. Et come dice Tlaton nel Thilebo, i colori in quanto cobri,tra loro non fono differaiti,ma il negro,& il bianco non folamente fono diuerfe , ma contrarli, i quali per genere fono pure il mede fimo. Ter ijpetie direni noi effere vna co fa medefima il Tapajlm- peradùr, il Duge di Vinegia per effer huomo que- £ti,buomo quegli, huomo quell'altro . Il mede/Imo diremo di quejlo, di quello, & di quell'altro Léótie y effere vno per ijpetie . Et 'cofe delle K Aquile,& di Delfini : & diuerfi direni noi per ifpctie effer l huo- mo dal' Leone, il Leone dal Delfino , & il Delfino doli ' jtquilaiConciofea cofa, che proprio b della foc- ile contener in fe molti induddui ,fi come t proprio del genere comprederquefla>quella, & quell 'altra fpetìe. Ter numero direm ciaf c un indiuiduo effer da l'altro ditti fo, pcrcioche altro huomo fu Jtriibal U^alPro C efare tfitro Meffanàrù > & altro Scipio- ne. in diffcfa dell'Italica lìngua. 170 W.Tefquefta diflintion verremo ciafeun di noi ai vffèrper genere , vnacofa rmdefima ancor co bru~ thper ifpetie vna cofa medefima fra noi > &fepa- Yàta da bruti/Per numero diuerfi ancor tra noi. Ih qnefìa^uifa dobbiamo te lingue confiderà)- y comt a nomar le habbiamo vna come fcp arate ; & non per la via de contrarli , & defimill .Adunque ogni volta j ci) io parlerò di lingUe^ccmc di genere % io comprenderò tfàtèle tinnite . Et dirò la Caldea UnguaM jLrabefca lìnglia \ Ile Tedcfca [inguai la Latinalingùa > la Italiana rioftra lingua*. KtUirò che tutte quefie^ le altre per genere fono il mede fimo, per effer tuttèlingue : queflo genere diuidcrò io ih molte parti, delle qualii ira/cuna farà vnafpe tie fepa'ràtà.Et qkcH'e farcnino tante, quante Jar'an- ?io dmetfe lingue la lingua Caldea vna lingua ftpardta , tjLrabef&a *na altra-, laTedèfca vna altra : : & vna altra U Latina y vna altra la Itàltatm^'Et cófi tutte T ditte, hvqneflo modo farà la lingua volgar peìr genere * vna cofa mede fima,non pur con la Latina,rnacòn ' la Caldea, & con la jtrahèfca ancord f eothe buo- rno con altri animali: per ifpetie diuerfa dalla Lati na y come la bumana natura , dalle fiere; in quel grado adunque di vnità, &didiucrfità e la lingua Latina con la nofira^ebe è huomo Con befìia. Se el- la fi debbia chiamar medefima , ò diuerfa , à me non da il cuore di potérlo determinare :per effer quiflion tròppo malagenole da giudicare • M a ptr- T 2 cieche Battaglie del Mario cloche la dijlintion noflra fu di tre parti , dico > che ancor per numero può effer la lingua diuerfa ; per* cioche vna diciamo effer la lingua Ciceroniana* Altra la Salufliana>& altra la virgiliana, le qua- li confederate quanto nella ffretic fono vna > per effer (iafeuna Latina* per numero fono diuerfe , yj come diuerfì furono Virgilio , Salufiio, & Cicerone, il mede/imo diremo delle lingue di Dante* del Tetrar Cd > '& del Boccaccio . ^Adunque potrem noi racco- gliere Ulinguanoìlra per genere ejfere Macon la JLatmayper ifactie diuerfa , & diuerfa per numero* Or affando quefle cofe , come elle fianno per vero* nanamente vi faticate voi di dimoflrare, che là no (ira fta Latina corrotta, : ella noni la Latina;ella non è quella no } ella h vna altra f eparata, perche mando voi fuceuate quelle famigliane * haucuate da adducerinme%£p * no Tlhedriaper amor muta- to, ma Chercaintrodutto in ifeambio del vecchio Zunucbo.Tslonil mutato Hettor. Iconio fmo%^ica te Deiphobo : l^on Tolipbemo di lume priuo > ma {per noti partirmi da voflri medefimi auttori) al- cuno dì que giouenetti* cheappreffo à Virgilio , i Troiani Qodonmirandoy^r dclor vecchi padri Hajfigur angli affretti. 0 pur il beli* *Afcanio,il quatta inamor ata Didt Si ticn nel grembo prefa dal diletto Della paterna imagine. 0 ancor quel pargoletto Enea* chela medefima de* fideraua* in diffefa dell'Italica lingua. 1 7 r fidcraua,che per lo real palagio di lei giocando (fin torno le hauejfe la fembianxa del padre rapprefen* tatari in luogo di Trotbeo la Città di F{oma > che dalle mine di Troia venne ad incomparabile gran* de^ga. Et veramente con la virgiliana Venere ci poffiam noi confolare biella morte della Latina lin- gua con l'àcquifto di quefta nuoua, leggiadra, & gratioja jt l'un defiino Col contrario deftin dando compenfo. Che ad alcuno dubbio non è hoggimah che del ram» mef colamento della lingua Latina con altre Arante re non fe ne fta fiuta quefta noftra natia.fi come di tnoftrato habbiamo % che già di altre lingue corrotte nacque la Latina. 7^è altramente nata potrebbe ejjere nb quella y ne quefta per ordine di natura.Con ciofia cofa>che la corruttion di >no è d altro genera tione.Cofì prouengono tutte le creature. Cofinafco* no gli augelli : co fi fi generano i terreftri ammali; co fi moltiplicano i marini moftri. Cefivien creato thuomo folo fra gli animali perfetto. Et co fi gli eie menù Superiori condenfandofi > &gli inferiori fu« cendofi rari(che quefta è la loro corruzione) quelli nh più graui fi trammutano ; & quefli de fuperiori prendono la tiatura . 7$b perche della Latina con Barbare,quafi meri buone y mef colata , ne fta riufei ta quefta noftra>vi douete voi imaginare , che ella incontanente debba effer di quella men vagalo men gratioja ; come moftra , che voi vi diate à credere: Ti (be Battaglie del Mutio ebefe mi lece dire il vero. Io auifo y che la Din'ina prouidentia , volendo quefla di quella trarre y per, farne vna cojapiu bella y &piu pura y opero alfa gufa del buono aurefice y che volendo l'argenta alla fua perfettion riducer e y quello poflo al foco , vi mette in compagnia del piombo ; Il qual con effe l'argento firuggendofi nella fornace parte da fui ogni immondicia y & con quella rifòluendoft, & di- leguandoti lafcia l argento nella più perfetta lega . *Non altramente dico alla lingua latina^ cornea più nobile metallo accompagnandofi la barhara qua/i, piombo, da quella miflura rie riufeita quefla vaga* & da tutte le parti purgata lingua. Et per non fa;- re alUvfan^avoflra y a quedi. pare affaldi hauen adoperato quando con paróle ingiuriose vi fietc ben bene fat iati di iflratialla y dicendo y che ella b burni- te y poiicra * vile , &fporca y ferina in alcuna par* te là fua immilla y poucrtà y vilfà y & immondicia, dimofirare . J^on mi par fuùr di proposto di dar- ui abneì\ co l fqmmo dito alcuno indicio d'alcuna di quelle beitele , che ella purgata del modo y eh' io difopra detto vho y fi ha riportate . Vrimieramen te egli non è alcuno y . chep^rcon le fomme labbra ( dirò co fi ) habbia tocche le latine lettere y che non J oppia , che delle cento loro voci le nouantacinque in confomntifinifeono 5 & delle muantacinque le nouantain quelle y che fono y fra le altre dipeffima fuono . Le quali altre non fono chequelle y onde ap- preffòdilorQ s incominciano , & fi terminano que- in difFcfa dell'Italica lingua* 1 7 fle rocij(egno , & tempo ♦ Imperciocbe la prima come che nel mcigo fi a di alto (pirito , nella fine ha femprc con [eco il cane > che ringhia ; V altra altra- mente dolce la parola terminando , fa ofcurijjìmo [nono y maffimamente quando la quintaVocale a lei precede. Laonde ancor ipoetiperifchifarlaquan to piti potcuano } ogni volta» che cllaeffcrfi ritroua uà inan^ì ad alcuna vocale sfacendo quello che nel losoncorrimento delle vocali fi fa > la cacciauano deloroycrfi. Laterza in altre parti lettera piace* mie ne finimenti ha vna voce morta > & quale fi ferite quando altri fedifee in teua . L'ultima (piace- uolifiima fifebia, & gua(la nel finepofta ogni dolce compofitione . Et hquefia intanto fiata in odio a leggiadri fcritton > che già apprcjjò de Greci fi ri- trpuarono di coloro > che ne loro intieri volumi fi ual fono di parole > che quella in fe non cqntenefjero. lyjb furono cofi ciechi i Latini* dieauedirii non fcmCta- . no ipercioche molte uolte fi ritruòua > che per fug* gir quel peruerfafine* hanno i nomi fuor delle lor rt gole tirati : fecondo.* che per effempio in Virgilio fi legge» piando alcun verfo terminando >glivien fkt ta mera ione del crudele jLchille > 0 del fallace F Uf- fa : &)$k alquanto più antichi ne faceuano quello 3 . che di fopra habbiamo detto dellvltima lettera del I\egno . Et fe dittion chaueffe princìpio da confo- nante feguitaua vn altra » che in quella haueffe il fuofine» lafciauano eglino di fcriucrla * In vece di quefìifini y degli altri loro per vltime lettere del X 4 le Battaglie del Mutio le voci noflre b abbiamo le vocali : & per lo più quel le , die fono di mcglior fuono . Et quefte ancor con tale agio , che fecondo il giudicio delle noflre orec* chie bora lafciandole , bora Iettandole , facciamo dolciffìma parimente , & graui(fimaharmonia>Qr che bora fra due vocali raddoppiando/} la Un* gua nofira riempie di dolcezza , di bellezza , & di vagherà . bor ad vna altra confonante pojpofla% molto le aggiunge di dignità, comeveggiamofarfip injfreran^a, baldanza , preferita, apparenza , Al in diffcfadcintal.lingua. 17I H Tjiy [ricalca , for^a , rò/or^a :fer?u> ter%a ; & in I mille altri totali . Quejio voglio io aggiunger prì- i ma che da qucfta lettera mi parta : che io auifo che l , latini dittione alcuna non babbuino * che fi benefkc \ ciaf emire il fin fignificato , chetile appreffo di noi U Vocero^p. Et per paffar più auantijCon quanU grauità , & altera fi fcntono tra noi quevli aduer- bi degnamente , altamente * fatuamente* nonorata'* mente * valor ((amente* gloriofamente* & gli altrtì Et come è chiaro il fuono di quelle voci che termina- no fecondo quella* ch'io ho detto chiaro* Caroyrir * paro * imparo * Cantaro * legaro * incominciaro ì jsfon voglio tacer come col fuono fi finte l 9 effetto det loro fignificato in piaceuole * diletteuole * cariteuo* le* amorewle ifolaigeuok * & nàie altre cotali. Ma s'io mi metto fra queflo pelago , non di leggieri IJ aperò io colà ritornare donde io mi partì . Certa* mente merauigliofa cofa è a fentire quanto col mw> tare * 0 leuarc tal volta vna lettera di quelle * che hanno i latini fi aggiunga alla noSìra lingua di va* ghrzga . Dite latinamente formo; dite fogno ; dite J canno ; dite colonna ; Tcrche queflo folamentcdi* C rò * che molto maggior dolerla e in quefla ncftra dolcezza : & più foaue è Cudir dir foaue nella nth fira * che nelC altra lingua, con più altera diciam noi altamente jcon più dignità degnamentc 3 che color non fanno : Se dunque più dolcemente le cefi dolci 9 più foauementc le fiata , più degnamele le cofi di dignità , & più altamente le alte vengono dette da IMf'i Battaglie del Mutio tioh che da loro , veramente* debbo io batter detto. > che nella lingua noftra fia rimafo il purismo argen to . Io vi baurei potuto con lungo difeorfo dimoflra* re quanta leggiadria fia flarfa per tutta la noftra Un gua y in temperar ilfuono di alcune vocali* chepro* nuntiatc a piena, voce y come fanno i moderni noftri latini y troppo alte fi fanno fentire . Haurei potuta dirui di que nomi,cbe aumento & diminuimento ri- ceuonoi Et di altre parti, che fi compongono) fi wh , tono* fi. accorciano y fi deducono • Et de congiunti : & decofirutti. r ^r delle ageuole^e infinite, che ha qnetta lingua y come s'è quella non pie dola y che di fyra dicemmo di lafciare y o vfarela vocale nel fin della voce . la dguc ejfi commodità ri&n hanno niu* m, come qmUi>à quali > . T\ \ Cruda nccefiità va fempre innari . Come d^ce appreffo di loro il Venujin pocta x : tf? £f fogna y cltf fi parlano dalla legge vna volta a loro preferitta . Di co/i fatte dico y dì molte altre co- /e haurei io potuto far parole* s'io non hauefii hauu to rifatto di non incorrere infajlidiofa lunghezza : & a me resla ancor alcuna coletta da fare . perche buono h che ritorniamo a quello y che più alianti ci. , * fanno dire. Concediamo. y dicono y che fiano , , due ; Klonvogliamo y cha ce lo concediate . vo- gliatno hauerlo conia ragion' y & co l valor uofiro guadagnato .vediamo purfe altro ci retta . Si ci $ y reftapur ancor qualche cofa . *A noi par y che » j non vnafola lingua è còtefta voftra > ma più di •vna in fiiffcfa dell'Italica lingua. 1 74 * W*4» Tcriwclxajicunj, iiyoiTofcana, alcuni r dalle corti di Italia Cortigiana la appellano. \ > JWfè ™Wzà*fi™ 1 bora di fcriuerc i bora * r diparlare , ciafcnno nella lingua della Jua pa- i, trio. , taWor con quejlfr ftraniera , & alcun* i , volta con W \ a ^m bacete in vfo . Piotate Si- gnori Fditpr} ; CQÌqm^hffurdiaH^ non voleua-, 7}o i che questa lingua foffc altra dalla latina,bora v yogfywìchee^ \ fyif fai ritratto d'un rnfouo.l^'otheq 0t*&n noihvg i giìnairitrouajfe i ? Ellqù haxbàra ; ella è vna con la latina ;;ella i più di vna : M^mutatipur T^rotheq^ cangia vmouc forme y chengxt cimancberà pex$ 4UC?iti#faefyj per Dio > huomini dotti* Di quanti H omeri hauft&voi notitia> che foffero al momio famoji poeti ; Io. per me non ne ho altro che [ d'vrio : Et pur altri il dornandauano Smirneoj altri Rbodio , & altri Colopbonio : jLltri voleuano che e fofe da, Samo , & ah&rii da Chio : mane qua- no di coloro , da quali egli era Jirgiuo tenuto*  fe questa lingua è più di vn^pcrcioche vnola chiami Battaglie del Mutiò É da credere ancor che babbi cognition delle dottrine degli huomini : la. onde iftimo affai bene > chetufappia quello che è fu bietto , & che è accidente . Conciofia cofa,' che il fubietto è quello > che per fe fìejfo flando riceue 9 a contiene gli accidenti ; & l 'accidente i quello > che ferrea corruttion del fubietto in quello può effere,  & t accidente diuerfo ; Jn qucjlaguifaancorfeio Bi^antio vdirò ricordare* la cognition mia apprenderà vna città di Thracia già leggio de noftri Imper adori 9 & bora del Tri** tipe de Turchi . Se io fentirò à dir CoSlantinopoli , tm ritornerà alla mente quella mede/ima . Queflo farò ancor io ,fe altri di Egida, & altri di Iujlino- poli farà mentionc, che al fuono dell'uno* & dell al tro nome alla patria mia mi correrà l'animo . Que- llo perche ì percioche il Cauallo per hauer più vno, che altro nome non fi rimane di effer Cauallo ; Ts^c quelìa o quella Città per hauer vna 0 altra appella tione fono perciò altre con vna > che con altra . Et finalmente auiene di quefla lingua , che per dirla vno Cortigiana , vii altro Tofcana ; quegli volgar rc y & io Italiana , ella non (ara perciò fe non la me àefima : Conciofia cofa , chefe del Tetrarca ragia* nandofi , alcun diceffe lui hauer le cannoni fue dete tate in lingua cortigiana 9 & alcun altro tenejfeych- quelle cofemedefime foffòno Tofc attamente fcritte » & altri altramente* non pertanto fe ne muteria ftlla ha y riè lettera alcuna ; Si varieriano bene gli acci- denti , ma il fubietto nelPeffcr fuo proprio , & natu vale fi rimarrebbe , 0 Trotbco, Trotbeo>come poco ci Battaglie del Mutio clff>auentano le tue mutatiofi di forme , prendi ftilr prendi mone figure y che in quefla bai tu fatto fòt* profitto . La qual potetti tu affai acconciamente lx- feiardi prendere tra per quello y che dettó'/è Y& pcrcioche dei faperc 3 come male fìa quel nome di , cortigiana per conueniénte riceuuto . Orche ri {ponderano à quello che detto hanno del fauci- , , hr , oferiuer con più tingile : Che penino det- ti* o parli più Lombardo , o ì\pmagnuolo , che *Cà- laurefe & M archeggiano , non perciò detto o parlo fe non Italicamente volgarmente . Si come ap- preso Greci anchor y Gli Ionii, gli Eolii, I Borii & gli . Attici y ancor che fra lorofojfero in alcuna par- te le fauelle diuerfe , còn tutto ciò ragionando oferi vendo ciafeun nella loro -, altro che Grecamente iion ragionauano, ò fcrìwuano. Et il parlar più Lombdr do y che Tofano, è parlar più e*r mcn coltamente, quello che tra loro era il più Atticamente y che Do- ricamente fauellare . lì che fi fece anohor netta Un gua'latim y conciofia cofa yxhe pia kggiadrarttettte parlavano i cittadini Promani £r più puramente" , tfo fuor di Latio y tutto che latinamente per tutta Italia fi ragionale : Et è da crédere > che con pia elegantia parlaffe Cicerone con Cefafcy & in Sena* to j che col Calzolaio y o ancor co fuoi di A rpino . Et fe vftamo alcuna volta Ixlatiha y quejìo faccia- mo ancor della Francefey & della Spapmòla& al tre y T^b perciò douete dire y che noi più lingue intro duchiamo : Et voi dite, che latini antichi alcuna voi in diffcfa dell' Ital. lingua . 176 ta Grecamente ,& parlottano, & ifcriueuano^è pur con tutto quefto fecero eglino la latina ejfcre al- tra che vna : Hai tu pia altre forme Trothco: Vuoi tu più tramutarti ? Dimoflratìci ancor in qualche Harpia, in qualche Hidra, in qualche ^altra Chi- mera , 0 ancor in alcuno altro più (pauentcuolmo- Siro . E non fa motto ; e ci porge te mani incatena- te : perche lx>ggìfnai di parlar più con efjb lui ci pof Jiam noi rimanere. n Infino à qui io auifo, che gif aduerfarii nojlri ve- dendo delle loro imaginàte ragioni i principali fon- damenti abbattuti, sindouinino a che fine habbia a riufeir la loro ftrabocchcuolc imprefa : rjr pentiti yorrebbono , fepoffibile fojfea fare , che quciledi- fputationi infieme con la memoria loro delle menti degli huomini ftfojfcro dileguate, & in eterno filen tio fepellite . Fogliamo noi dunque rimanerci dal proceder più oltre contradiloro ? ecipotrebbonore flaranchordi quelle cofe , che perauentura lafcian dole , cipotrebbono offendere . Tentendofi non vo- gliam noi rimetter loro quefio peccatoìjld vnpec tato publico non bafia il decreto pentimento ; ma vuolui ancor la publica fodisfattione . Et però non vogliam noi per de nojlri riceuerli: Et per cittadini & fratelli nojlri riconoscerli \ Efìi hanno le arme lo ro non folamtntc contra i loro cittadini, e*r fratelli: ma nel ventre & nelle mamclle della propria madre crudelmente r multate : Ver che il delitto loro htrop po maggiore, che in caligandolo fi voglia tifare al- cuna Battaglie del Muti o iurta mfericordia & pietà : vna cefi atroce fcefc foraggine atrocemente fi ha da vendicare : Inten- dendo adunque Signori V ditori , di voler la incominciata imprefa feguitare y & ha* ucndo boggimai per quefio dì ra- gionato affai , tinnito per lo feguente giorno a donercon lieti animi ve tenerci cm pagnia. PER 17? PER DIFESA DELLA VOLGAR L I N G V A LIBRO SECONDO, DI HIERONIMO MVTIO Iuftinopolicano • Ouendo il padre de Filofofi 9 editori Eccellenti/fimi, Do- uendo dico il Dittili Viato- rie fcriuere il Trocmio delle leggi, fecondo le quali hauef fimo i padri, & le madrina lire ad botìotere , dice que- fta bella, & memorabile fentenig/ Egli non farà inai, che Dio ni huomo alcuno di fenà mente ci dia per configlio , che in difpregio dobbiamo batter co- loro, che ci hanno gencratiMa quello, che della ve nerationdi Dei ci fi conuien fapère, quello farà con uentuole premio per tendere dì uno , & all'altro nófiro parente il conuenicnte honore. Etapprcffo foggiunge dicendo. Due fono Hate in ciafcun tempo le leggi, che da gli antichi fono fiate del colto de' Dei ftatuitc* pere ìoche alcuni di loro vedendo- gli adoriamo quelli che miveggìamo.jlltrinon ve dendo fhbrichiamo loro le hiagim > le quali tutto t Z ebc battaglie del Mutio fhe fìano fetida alcun fentimento ? non di meno b à cui ilpadye > ola madre o ancor gli (inoli di flrema vecchiezza oppreffi gligiacciono m ca- fa,può efferfecuro , che egli in veruno altro tempo* altro ne co fi fatto, ni più efficace fìmulacro nel cir- colo del fuo domefiico parete vnqua non bper'&a- uere,fe dirittamente, & come fi conuiene yiene ho* norato da lui.quefle cofe intendendo io : & Rapendo quanto in quefto propofìto ne fia fcritto , & quante* volte replicato nell'una & nelP altra delle nojlre fantiflìrqe kgghauifo, che egli non debba e(fere al- cuno faluo fa e non farà fuori di fe mede fimo > che habbia da douer riprendere quejjomio pictofo ojfit ciò di difendere dagli oltraggi de ribellanti figliuch li la commuì^^icamadre. Bpi è vero, che mifu- rando io le forbirne »on la grande^a della imprc fcy &à molt'ìaUri comparandomi ,ritrouo ,xi)e noq ci farebbonb manéapidi colorp , che con mag- gior aHttorità 9 dignita,dot^^a,§Jì fia fiata la cagione) per loro farfi rmtto alcuno^ voluto an^i con qualche pericola di ingnfìa riprcn fioncfodisfar(qifanto è in me)al dottore, & all'ojfh cloche flandomi cheto ipn&pwr alla pietà in vno cofi fatto bifognoMa queUo,(he inquesìa imprefk mi è in diflfefa deH'Ital.lingua 1 78. mi b flato foura ogni altra cofa malageuolc, b , che efiendo principale Audio dì ciafcuno che ci vierr in contefa , dishonefiar la caufa della contraria parte (il che con ogni sforilo hanno fatto i nofiri aduerfa* ri)àme con tutta mia pofeia è conuenuto guardar- mene per non mancar della pietà nel culto della pie tàMadre fu la lingua latina alla madre noftra:& come che ella fiagia morta , nondimeno effendo i corpi (come dice il medefimo Tlatone ) fimulachri di coloro , che in quelli già vijftro , ancor ilfimula- cro di Lei dobbiamo. noi bonprarc,& riuerire. Colo ro la morta tAuola lodando , hanno biafìmatogr vituperato ( quanto b flato in loro ) la viuente ma- dre . Ma ftenQ effi facrUcghi, &fcclcfati;noi deuQ ti , & pietofi alt una , & altaftya renderemo i do a ut i honorì. Quella, nel fepolcrp già cotanti anni a dietro locata ,ìa memorici di lei ritenendo , & i ftioi vefligi feguit adola riueriremo. jl quefla altra, gioitane gagliarda,&frefca,& in cafa & fuori le faremo honore i lei accompagneremo à traffichi, alt arti, & alla popolar efe a conuerfatione : lei alla ijlitution della humana vita ,lei al gouemo delle Signorie, & degli efferciti ; & in [omnia alla con- ucrfation, & effàltat ion della gloria italica , come madre fi dee, la f'eguiterenio . Et fe ad alcuno pa r- rà fbrfc,cbe habbiamo quella offefa in diinoftrando la bellezza della noftra,queglifm certo, chequan- ' do per altra via io fofjì potuto pajfarc , che per lo fcpolfro di lei , per non calcar nb ancho quel vene* Z 2 randa Battaglie del Mutio r andò f affo > io mi farei molto più prontamente tra* fuiato per altri fenticri . Come à for^a tirato da lo vomivi fono io condutto ; & [perocché con la pace di quel fanto Jpirito . Tercioche egli non è da crede* re, che à lei già infepoltura collocata y &di quefla mortalità liberata fia in dispiacere , che vna fua giouinetta figliuola in fui primo fiore le fia antepo- fia di belle'zga . Et noi moke cofe babbiamo lafcia te y che ben dette veniuano per noi, le quali per riue rentia dell' imagine dell' auola > in lodandola ma- dre no babbiamo voluto toccar e.Ma fin qua fia det to della noflra modeflia, & pietà . Tempo è bomai no più di parlar in noflra comedatione,ma difegui* tarla lodeuolmente incominciata noflra defenfione. La diurna prouiden-fa, signori Eccellenti/fimi, per lo me^go delle influitici & moumenti delle ce leftifl>here y con legge incommutabile tutte quefle co fe inferiori gouerna, & moue . Et fi come perpetuo ^rfen^a alcun ripofo ì il movimento di quelle y cofi continuamente 9 ^rfen^a tregua alcuna tutte que- fte cofe corruttibili fi mouono d'hora in bora con con tinuc reuolutioni 3 perpetue alter ationiy &inceffabU li trafmutationi. Et in tutte ueggiamo noiferuarfi vn cofi fatto ordine y che nate che ellcfono,& pcrue mtc ad vn certo accrefcimcto* qnafial colmo della lor perfezione y in quelle non hanno poffan%a difcr~ marfiyche dar volta, & al fondo traboccar fivcg* gono. queflo può dire alcuno auenirefen%a eui dentifjima ragone. Tercioche .effendo circolare il in diffefa dell'Italica lingua. 1 79 corfode celefligir'hè ancor conueneuole, ch'il moui mento delle cqfe > che icielifeguitano f fia di quella forma, & dal baffo incominciando in quel punto mede fimo fi riuolua. Il che cofi effere con poca ma- lagmolexja dimottrar fi può. conciofia cqfe che tut to dì in noi medefimi , negli animali , nelle piante, ne 'palagUnelle città y &in tutte quelle cofe,chepm ci paiono durabili* nereggiamo la proua. Cofi forfè anticamente y & cofi crebbe, & cadde il grande Im perio degli JLffxri ; Cofi con auella mina fi leuò la rota di Medi ; Cofi quella al baffo riuolta in quella vece regnarono i Terfi : & mentre ch'in Oriente fi riuolgono cofi fatte rote: in Grecia girò lungamente quella de Sicionii,de gli Mgmh&di Micene : & appreffo > & in parte infieme quella de Laccdemo* nii>& con l'una>& con l'altra la Mhemefe. Et du- rando ancor que^e riuolutioni, incominciò ad inai* %arfi quella de' Macedoni ; quindi venuto jtleffan* dro,quelledi Oriente , & quelle di Grecia miffe in fracaffo, & crebbe incontanente in grandi (Jìma al- tC2ga;& non men toHo ruinò. Et come molte Signo rie haueua egli ridotte fitto l'Imperio fuo ,cofi il fuo Imperio in molte altre Signorie fi tramutò;et quel- la vna akravoUa y et molti altri flati furono fot topo fti alla Romana Monarchia:^ quella appreffoptr moltiffme parti fupartita.Dondc è ciò , che fi vide venir à fine vna tata pott%a,che d'altra pote%a no haueua onde temere ì T^on altronde ,fenon chegiun ta allaltijfimo pnnto della rota . fe la rota non fi 2 3. fermami. Battaglie del Mudo fermaua, le conueniua dar volta : & c°fì ài mané in mano hanno fato, fannó,& faranno gli (tati, & ciascuna altra cofx ; K(on reggiamo noi a mliri dì efler mancata quella già fi gran Signoria del Sol* éanoì Tercheì Terciocbe della fua ruota foryùtd tra la reuolutione . Ma che parlo io diqiujic cofe, the concernono folamcnte alla dignità de mortali l'altiffimo Dio volendoci dar à vederci che ferme^ %a riiuna nonfidoueua porre in co fa , che fojje con tenuta Dal cielo cha menori i cerchi fuoL Ha voluto Sottoporre alla mcdefirria legge queU la legge , la qual noi al culto di lui babbiama à Seguitare : creò egli il primo hùomo , & mi* feto in queflo Mondo a itinere [otto la legge del* la natura . La qual feruarido , e*r lui Verace Dió conofecnda , & bonordndoifi ritrouaua l'buomd nello flato della gratta : Diede volta la ruota della natura , & Succedette quella della circon- ti/ione : la qual girando! non bàftaua la prima legge . ^£ quefld feguitò la Mofaicà 3 alla quale è foprauenuta la verità etiangelica • Et quùfla hor corre come vltima ruòta i con la quale s'bab^ bla a terminare il corfo della ruota dell'Imma- Ha generatone . 7{i mai in altra gnifa fonoan* datele cofe mortali;^ no flri padri diedero luogo i iiofiri aitali : effì à noi; Ts(oi il daremo à nofìrì figliuoli i & quelli all'altra prole : & coft di imam in mano alle veeebie fuccedòtio le mutue; in diffcfadcintal.Ìinguà. i 86 impili priuilegiate douetevtÀ credere > che fi ano fiate le lingue ì & lèfcientie : In quella parte di Ita- lia y che anticamente tenne il nome della tran Gre* eia, grecamente parlauano : Quell'altra che fattoi nome di Calila era compresa, haueua lafua lingua: la Tofcana Jìmiiméritc vfaua vn fuo patrio idioma ; già mi ricorda hauere veduto in rame lettere > che per Tofcane antiche mi furono moftratc > di ca* ìt atteri ancor nonmen diùcrfi da noJlri y che fieno i Greci . Et quelli fi come grecamente parlauano ; io fi fcriueuanó, quegli altri con la lingua loro Galli* kd : & quefti conia lor Tofcana . Gli Ofciparlauà ho cr fcriueuanó con là loro Ofca:Latini con la lati na ; .Auennc poi,- che fpdrfe le Romàne arnie per litniuerfo , fi dilatò ancor la loro lingua : Et quan* io jLperùri parte elmar circonda^ l'alpi per lun* go tempo non fi parlò nèferiffe altro the latino . jil la latina è fucceduta quefia altra 3 la quale non sò perche debba e/fere priuatd della hcreditariafuccef fiori delle fcritture . Habbiamo breuemente dettò delle lingue , hor veggiamofe lèfcientie fono andate per quejie rcuolutioni : 1 Caldei quanto poffiamo hd uer cognitióne dalle antiche hijlorie , furono alianti tutti gli altri Hudiofi di Filofofia , & ritrouatóri della Aerologia : & anchor che quelli di Egitto vo jgliano efferne efji flati i primi auttori > & hàuef mandato Caldei in Babilonia j mi paiono parlare conte huomirii più glorio fi , che veraci . Tcrcioihé ancor voglióno èfjere ftrti i primi huomirii i & per Z 4 argo* Battaglie del Mudo Mrg&nento ci allegano la feconditi del loro paefe; tir perauentura per quella medeftma ragione fi po* trebbemofìrar che fodero fiatigli rltimi.per cloche non quella donna , che ultima re/la di partorire, nè quella pianta , che ritinta fi rimane di far frutti , più antica, ma pi* giouene y & più none Ila dee ef fere iflimata . Oltre che io ritrouo ancora : che quegli che habitano l'Egitto , furono Colonia de gli Etbiopi . Et che là doue è l'Egitto y già era tutto oc fupato dalmare . Et difendendo il T^ilo , & por- tando continuamente terrai pantano dalla Etbio pia , ritingendo a poco a poco il mare , cominciò a far delle valli, & delle paludi; Come reggiamo ha uer fatto d'intorno a Bgucnna il nojlro Tò : &fht ancor continuamente : le quali poi col tempo bonifi* cate,Ofiridi diEthiopia partito con molti feguaci fuoi , primo tenne , & bah ito que* luoghi : Ma co* mechefifoffe : o che Caldei de/fero le feientie a gli Egittii )ole appar afferò da loro y qucfla non è no- fira queflione . Vero è , che di Egitto pacarono le dottrine in Grecia : Et di Homero fi ha per certo , che egli fife inEgitto , per imprendere Illiberali dì fcipline : Et apprejfo di lui fi ritrouano molti miste- ri, che appo gli Egittii erano in rfo. Licurgo fimil mente , & Solone molte cofe de gli Egittii ripofero nelle loro leggi:K(l di Pitagora dubita alcuno, che egli non appara/fé da loro molte cofe  non fino piene le cofe fue delle dottrine di Egitto ì Di Egitto adun- que pacarono elle in Grecia y & di Grecia in Latio. Et quiui fiorirono elle con la lingua latina alcun te- fo. Hora vorrebbero communicarfi a tutta Ita-* Ha : Et cojloro fi oppongono al contraflo . Effe > co- me honoratifiime donile , ogni volta che fi fono mu- tate di vno in altro luogo per comparir borreuoli,fi fono vfate di veftirfi di panni noui ; &veggendofi cfcr volentieri , come cittadine riceuute, hanno per vfatr^a di adornarfi alla foggia del paefe , al quale elle fi trasferirono : cofi hanno fempre elle fatto fe- condo che di luogo in luogo fono fiate domandate per adietro : Hora non altramente volendofi participa- rea tutta Italia, & di quella tutta diuenir cittadi- ne y & domeflicarfi co noflri popolinone già fece-^ ro co Caldei , cogli Egittii, co Greci , & co Latini perferbartvfato loro cojìume , cercano di veStirfi di nuoue veflimenta y & alla Italica affi fa : & que SU noflri ribellanti fratelli , come fceffia lelorofpe fc le doueffero vcflire , vogliono > che elle compari- vano co panni vecchi 3 & alla foggia de bifauoli degliauolidi coloro $ che nacquero già più di mille unni . Cogliono y che qui fra noinon fieno in vera forma, ma immafeherate vedute : Vogliono vietar loro per tutti i modiche effe non parlino con altrui, c\k con effo loro . Habbiamo breuijfrniamente viflo k variationi& riuolutiom delle cofe mortal'h&mo $lra:o Battaglie dcbMùtió ^r^ro babbiamo vna & la mede/ima legge effer $ tntte : & bauehdó di tutte le cofe generalmente par Lztói babbiamo fpetial mèntion fatta de Principati i della religion y delle lingue, & dèlie dottrine : delle qud cofe piaceuoliffìmamente babbiamo per modo difernìon famigliare ragionato con ejfo noi . 7yy>« cijìamo noi infiammati^ non cifiàmó riscaldati y non babbiamo mostrato fegno di affettion aicunà;& per ciò meno pójfiamo batter infiammati ien a doUer ve rider la verità,ar mata Ci biforna producer la verità ; attendete t'htr Battaglie del Mutio chor bora vela apprefento. J^egoio , chela Un* gua latina fia patria noflra. Et dico , che ella è fira mera, & quefla volgar propria noflra natiua „ Et quando io dico noflra , Intendetemi bene , io inten* do douefono le yoftre anti- che madri ? 0 voi che difendetela ftraìiigr4,& of- fendetela citadina & domeftìca , protettori della morta & nimici della viua, l\ic autori della madre dtrui y & micidiali della voftra, oh è l'antica vpfha prima mndre,o dolcijfima p%iapa,tr'iu,& la tua do ue è ella horaìChe ci diranno coftoro: Chi ci ridon- deranno egli ì La lingua Latina ce le ha tolte iella ce riha priuati: ella ce le ha uccife ; ella tutte le ha sband}tp della meritoria àt mortali . Lecitomi fia, pfantilfima antica madrelingua Latina[ per ciuchi co fi tipoffo ben drittamente domandare io dapH che ci hai generata vn altra madre ) LecitQitìifi* dladifeffa della tua dokiffima figliuola f&rlar itì quefla maniera:, lecito mifia per la falwxga & per l'honore della madremftra producer ìn mex^ %p la verità . Tu di nulla ci appartenevi aitanti che 'per lo mexgo di lei tu ci fojji auola diuenuta: Tu Hraniera entraHi nelle patrie nojlre; Tu vera- mente Latina, tu Bimana: Tiu nQn poffo io aggiun ger alla tua dignità,cbc chiamandoti J\ornana;Veti cbctoontitjfyrcgio io, dicendoti. jir antera: an^ipur ; ^ipv nti in diffefa dell'Italica lincia. 18^ ini glorio, che di te tanta donna nafceffe la triedre polirà : Ida ciò dico io,an^ nonio ,ma effa verità ftice 9 $bc tu fotti Ldtina,tu Romana; Ty'o* in Latio, fìr & fytfld tfrattferi : T^on altramente Bimani & Latini ftranieri fuori di B^pma di Latio. Cql fnofirarla tua patria, la figlino la tua vien cono* feiutaper legittima madre di tutta haliti : la qual da te bauendo noi riceuuta gratta di tanto benefit ciò, la tua memoria con borreuoU effequie perpe- tuamente celebreremo . Voi infendete come la lin- gua Latina ci fu madre; Madonna di Latto dataci per madonna 9 & per principerà : Quefla altra b ben madre propria nojlra , come la antica de Lati- nitelU è nata in Italia , ni più ne meno è ella mflr (4u di vna parte ebe fa altra , fenon come la lingua Gr$ca cht ci ri/pondano:ma à mi bifogna ricordarci in diffefa dell'Italica lingua. 185 di quello,che effi fonovfati di dire. Sogliono adun- que rifondere > che coCinon è nata la Latina dalla Greca, come la nofira dalla Latina : & che ciò (la m pero,adducmo per proua , che non coli fono quelle fimiglianti, come quelle. Et perciò non Icofi à noi ftraniera la Latina,come fu a Latini la Greca. Che yoglion perciò inferire* Iononintendo,fenonfixn- no come coloro, che fono per annegar, che s appic- cano à ciò che poffono.Del nascimento diquefia La ima lingua tornerem noi tate volte a dire, che e far 4 vnfiiftidio: U abbiamo già detto, che ^Arcadi, Ve- lafgi ? & Brutali di Grecia vennero tutti inLatio; Et che con quelle lingue mifchiata la Troiana , ne nacque la Latina . Terphe nort nacque ella adun que della Greca ) E non fi fimigliano ì Bjtorna no pur a mal fondati fondamenti delle lor fimi- glian^e, Se in qualche parolwiga non fono li- mili , ernie e la nofira alla Latina , facendone com paration di tutta \aforma,come facemmo noi delle due nofire, forfè ritr onerano più affimigliarfi La La ima alla Greca, che alla nofira. la onde affai chiaro fi comprende, che effi sa bbagliano,parland 0 di pitt y & meno flranicra . Di che come cofa leggiera con poche parole mi p affo co fi debile fondamento. T af- fiamo noi pur inanyi:E bifogna,dicono, intender la lingua Latina,à trarne le feientie . Meramente voi mi dite cofa noua, io noi fapeua , vorrei io intender s'à Bimani volendo fcriuer Latino , & trarne le wiitatione,et le arti liberali dalla Greca (perciochi Ua pur Battaglie del Mutio pur lungamente la lingua Latina fu fcn%a culto & dottrina nefuoifcritù)P r orreidicofaperc, fe all'ho* ra era neceffario fapere lettere Grece : certamente fi era egli. Ma quando io dico che la lingua Latina ci ha da ejfer quello chea Latini fu la Greca, non in tendete voi,che io intendo di direbbe e conuien che la intendiamo ? ofiete pur voi fen^a l'udito, come fen\a linguai Et fin qua qual baueteveduto voi che con alcuna laude habbia fcrittoin quella lingua* che di quella non habbia hauuta cognitionéìSe vor ranno i noSlrifcrittori faper ancor lettere Greche* & H ebree altre/i, non dirò io ad alcuno, che quello fta tempo perduto. Che nondoueteimaginare , che non fi vogUa la fatica di imparare altre lingue, che quefla f ila : Siete pur voi quelli, che veggendoui ha aere errata la flrada, & bauer fatto lungo camino nella lingua Latina,nella qual vifembra di douer poter acquiftar alcun nome: & delle vie di quefla non battendo più cote^ga che vi babbiate 9 baucndo già fatte tojj'a dure vi grana la fatica del tornar à dìetro;& viparcofa non degna in luogo di maejlri che voi ftete in quella* diuenir in quefla discepoli. 7^è ci fk meflieri di quella tanta ejfer citation di fcnuere,comevoi ci andate con parole dipingendo: percioche la proua dimoerà e/fere altramente. Et fappiamben noi, che voi che traducete di Greco in Latino i non cofi leggiadramente fcriuete nella lin- gua Greca,coìne fate nella latinafPiu dirò, che voi latinamente fecondo che bora jìpuò,trattarete vna materia* in diffefa dell'Ita l.lingua. 1 86 Materia, la quale vi venga veduta ferina in qnefia lingua noflra: & voi perciò in quella lingua non la faprefle politamente fcriuere ,f alno fc non vi haue* fte data opera particolare: Donde e queflo ì da quel che dico io , che alerò è voler intender vna lingua per valerfene, altro per fcriuerin quella. Et duo an vi di fìudio baceranno advno che voglia feruirfi delle opere Greche di ^riflotele : che dieci non gli faranno borianti à voler ^Atticamente fcrmere. Di quel ci/io dico apertifjìmi effempi ne hanno hauuti qticfli vltimi fecoli ; che fi fno ritrouati di quelli) che con pochiffime lettere Latine(fecondo che per li loro ferini fi dimoflra) fono riufeiti fupremi Theo- U>ghi,ecceUcnti(fimi Filofvfi, & dottiffimi MaeSìri delle leggi co fi canoniche, come ciudi • La onde per co.icbiudcr di quefia efiercitatione : Dico , che chi vuol paffar più oltreché nccejfarioglifia , può al- cuna volta ejjercitarft à fcriuere in quella. Ma fi come io non ritraggo alcun da cotal fludio* cofi an- cor dico quello non ejferedineceffitàdafeguitare: & che principalmente dobbiamo effer riuolti alla effercitatione, al culto , all'ornamento , & allo ftilo \ii quella noHra;& fi come i maggiori noflri,come ?*oi mcdefimi dite,attcndeuano alla lingua Greca per le feientic, delle quali ella era piena, &fcriuc- nano nella Latina,cioè nella loro patria, & pepo- lare;Cofi noifkremo nella noflra materna, & eom mune, quella adornando,^ effaltando con le belle^ mutatone , & dottrine delle lingue , che di iAa % quelle Battaglie del Mutio - quelle fono ripieneiin quefiajn quella ci dobbiamo noi pricipalmente e(fercitar,&fcriuere:& fcriuere àgli huomini nofiri. Terciocbe la principalin- tention delle fcritture dee effer di giouare altrui ; 3 Inqual lingua ,dicono,fcriuendogioucremo piti , , a gli huomini, ò nella nostra , ò nella Latina^ *A me conuien ritornar a dirlo, per ciochc ritornano pur fu primi falti.C erto l,chefcriucndo nella Lati- na, non faremo intefi,fenon da coloro,chc dannoope fa a lettere Latine dquali fono molto pochi a rifpet- to di coloro,che intendono la lingua noflra commti ne. E mi fi potrebbe rifondere , che anche nelle al tre nationi che nella Italica fi attende al Latino :& io vi dico, che con tutti gli Oltramontani^ gli Ol- tramonda?ii ancorargli fludiofi delle cofe Latine fo- no pochi a lato 4 coloro, che leggono le cofe della nojta lingua -.intanto che non verranno ade/feria medefima parte i nofiri lettori comparati àvoflru Et quando foffero ancor tanti & più, dourejìc voi più tojlo fcriuere à nofiri, the a gli flrameri, per ef- fer cofi l'ordine della carità di giouar prima eia* feuno à fuoi. Ma voi tirati non fo da qualperuerfo ffiirito,& non da amor di yero honore,fcrincte La- tinamente, & apritegli intelletti, agu%jate gli in- gegni alle flranc genti,à nofiri nimici ; aprite loro le nofir * bifiorie, quello >cbe contutto il poter nottro vi dourejìc guardar di far, & inflituendoli con am maeftramentì, & con ejfempigli armate contra di noi,contra le noflre vifeere, & le noflre vite , con- in diffcfa dell'Italica lingua. 1 8? tra thonor, dignità & gloria di tutta Italia; & al-* la opp^Tion^iratio * minai morte incendio di quella.!*' egli il vero ò no: co fi non fuffe egioche el- la per tutte le fue parti Cifidimoflra abbattuta,^ lacerata,fu?nano ancor molte delle fue città , & te- pide fono le piagge & i fiumi del fuo [angue : *Ahi poucrella Italia , mifera madre , quefie fono le gra- ticcile ti riferiscono i tuoi cittadini > & i tuoi fi- gliuoli: Quefie fono le corone, que fi i i Tropbci, que fti i Trionfi , ebeti riportano dall'Oriente all' deca - fo. Ma percioche noi habbiamo tolta quefta impre fa, non per pianger > ma per difenderti, in altro tem po differirò le dolorofe querele. Seguitate feguita- te adunque voi, fe vi mette bene. Sanno meglio gli Oltramontani le bifìorie noftre , che nonfappiamo noi medefimi.Mercedenojiri buominilctterati,cbe non vogliono , che fiferiua in quefta lingua > & ri~ prendono coloro , che ci traducono alcuna hiftoria* Sei fanno per dir che poco leggiadramente* & po- co fedelmente fi veggono mandate in luceiio non mi difcoflo dalla lor opinione Severamente y percioche non vogliano che in quefta lingua fi habbia di quel le cognizione, dico che di poco e loro tenuta la Itali- ca natione,da che riprendono altrui di quell'officio* che loro toccherebbe di fare , &non lo facendo fon cagione iche venga fatto tnendritafnente. Chein- fin ad bora di quanti auttorifono flati riuolti in que fla Ungua,fappiamo pfir come ci trouiam ben feriti- ti. Ma per tornar al primo propofito. Se uoi volete jla 3 trattai Battaglie del Mutio trattar le cofe diurne per cominciar pa queflo capo* non è più conueneuolc fcriuer Italicamen*t, a fine* che coloro, che non tanno quelle cofe belle, & que- gli alti mifier'h gli apparino da voi , che fcriuere à coloro 7 chepo fono apprendergli y là donde le battete tolte voi? questo meiefimo dirò io della Filqfofia co templatrice della natura : & della morale mag- giormente. Della hifloria raacjl ra della vita ne bab- biamo toccato di [opra : Ma per venire alle cofe più particolari : t'olendo fcriuere della arte della gucrra,non è egli buono y che i Capitanti & i falda ti vj, intendano) Se di Architettura > non è egli con- neneuole>che gli ingegneri $ & maestri delle fkbri* che pofìano apprender i noHri ammaeflramentiì Se di ^Agricoltura > non vi par neceffario > che gli buamini del popolo ne poffano trarvtilita ì Sedi tAritìmctica , non dee effer vofira inteittion > che anche gli huomini non letterati vi debbano poter leggerei Et quello che di quefleho detto io, intendo di dire delle altre difcipUne , & arti di mano in ma no. Queflo à me fembra>chc officio fia dihuomo let terato>& dibuon fcrittore > giouar , & fcriuere i chi non fa dar aiuto à noftri huominh& alla nofìra lingua. Saluo fe ancor non volete flar ostinati > & dire , che in questa lingua nonpoffono caper J Agget- ti alti & pieni di dignità. Cofi foleuan dir quando baueuano lingua. Signori auditori: Di che io nonfo che mi debba dir del loro giudicio y hauendogli io peraltro fempre conofeiuti huomini letterati & da indiffcfa del l'Italica lingua. 188 da bene:Conciofia cofa,cbc 1 loro volti pallidUipan ni lunghi^ la loro profeffion > & in parte gli ferini mostrano la loro molta letteratura . di alcuna malignità gli conobbi io mai colpeuoli >fc non di queflanoua [celerità di voltarle arme incontrala, madre loro;perche io auifoychepiu tofiopcr alcuno [abitano ardore > che con matura confideratione in quefto nouo error fi fiano lanciati trascorrere : Ma noi non dimeno 3 non dobbiam rimanerci da far lo* Yo conueneuol rijpofla, i colpi loro ribattendo , i noslri rinforzando^ raddoppiando. Dicono adun- que, che in questa nojìra lingua non ci fono fiate mai ifcrittefenon fattole & ciancc,& che da quelle rhnouendoci ci ritrouaremmo impacciati: & ci ai ducono in me^o gli ferini del Tetr. & del Bocca, per cofe leggeriffime . 0 huomini dotti > doue vi trasporta il furore * io direi > chetornafie à ridire fe hauefie punto di lingua: Mapercioche non ne ha uete y dirò io per voi . foi nhauete lafciato di fuori Dante. Dante hauete voi lafciato di fuori . E fu già vn certo Dante y che fcriffe anche egli le ciance, &*lefauule in quefia lingua : 0 non vi fate bora fchiui dinonlofaperejiofo che voi lofapete: ma vi erauate domenticati > fi fi bora vi è egli ritornata alla memoria . Cofiui adunque nefuoi ferini m & fublimL Lafcierà bora le canyon fup di cortefia,dinobiltà,& altre Filofoficbe, & t coni menti fuoifopra alcuna di quelle . Ma ifuoi tre He Uà 4 gni ; • .i»; Battaglie del Mutio gni,che egli ci lafciò [otto nome di Inferno, Turga*- torio ,& Taradijo,(ì r ritolgono egli intorno fuggetti leggieri, & baffi, o pur grauiffimi, & alti/fimi ? ^ me par, che mentre , che egli s affatica di leuargli animi ?iojiri dalle cofe terrene, per me^o delle vir tu purgatorie, alla contemplation delle cofefuper io- vii & delfommo bene , che egli parti alcuna . non lafcia di tante che degna fiadi quantunque grauif fimo Scrittore. Quiuici dimostra egliinqualma- mera habbia da fchifar la bruttura del vitio : e*r à farci adomidelk bellezza delle preciofe virtù: & per non dir delle quefiioni profonde & difficili cojì matematiche, come Filofofiche : qital è fra tutti gìi fcrittori che delle cclefti (pere , delle Virtù Cardino.- li,dcll' anima degli jLngcli,ct di effo fommofmgula re Trino & *no Iddio,piu dottamente, erpiu co- piofamente ciragioni: Se queste cofe vi paiono leg- giere & baffe , fe elle vi paiono ciance , & fkuolè; ritrouatenevoi di più alte, &M più grani; ritroua tene di più dignità , & dipiumaeftàapprefio Lati r ni: che io non mai più farò parole di quejia lingua: & ritomerommene incontanente da quejia frequen tia alla Solitaria vita. La gloria di colui, che'l tutto mone Ter l'uniuerfo penetra, & rifylende in vna parte più or meno altroue» *A mcfembra,chechi co/i dice , dica grauemente, aitamene , & leggiadramente. Se cofiui non empie l'orecchie vvfircffecoJìuinonenipiegUani ì \ , mi in diffefa deiritah lingua. it 9 vii vo flri: anche i Grec'hanche i Latini gli lafceran * 4ìo vuotiMa che direni noi del Tetr*&- del Bocce/fi hanno ferino amori , & fiutole, adunque quella lin- gua non è capeuole di materie tleuate : par pur a voi cofhche que\\a coja feguiti ? & il Thedro , de quali nell'uno di amore y nell'altro di amore & bel le^a fi ragionai Et fe noi le cofe amorofe del Tetr. ben effaminar vorremo > troueremo ogni cofa piena della Tlatonica Filefofia.Se voi il fapete,coni " fcfjateloyfe anche nò  andatelo ad imparare:^ qua do Battaglici del Mutia do imparato l'hauerete , riporrete fra tutti i T?ctt* ti Latini) cr tutti tutti gli Quoterete ben bene y &* vedente fe fra quanti ve ne fono tanta dottrina, di aito & bonorato amoretti potrete ritrouare, qnan ta in questo noftro vnofi ritrona * Taccio la can* %pn di Italia y quellafcritta al TapaJ altra à 7{ico lo di l\en^o . Quella in figura delle due donne &* della Glorio fa V ergine altre cofe grauijjìmar mente fcrit te. Taccio ifui Trionfi, ne quali di gru do in grado incominciando , da giouenili affetti in- fin alla confideration delladiuinità ci conduce* que He fono ciance. Oquefte, o levoflre. Egli lefcriffc fcher^ando.Io vorre'hche voi dkefieil vero 3 percio~ che io non fo qud maggior argomento io mi poteffe far della dignità di quefra lingua 3 eh domandami quali doueffero effer quelle cofe che da douero fof- fero ferine, fe quelle da febcr^p f afferò cotali . Egli ne fc riffe più Latinamente vete volgarmente. Et que Ho che fa:  è perciò in maggior pregio l'argento che l'oro ì 7>(on dubito io punto > che egli non haueffe il principal fuo intento intorna àgli ferini di quefitt lingua:& con piudiligentia, con più Urna y & con maggior ojferuation gli componete, che egli nonfe~ ce gli altri. Et di quefio ne po/Jòno far fede coloro* j che hanno veduto delle cofe ferine di mano fua^ y fe~ \ condo che egli le componcua,che ancor pur fe ne ri* trottano alcune . quiui è da veder rime in diuerfp maniere fattc>rifattc>concie,racconcie, con parole mutate* in diffefa dell'Italie a lingua. i $o mntate,rimutatc,aggiuteJeuate,ritornate co poftil le rni piace inorimi piace,piu, &menmi piace: che rio fi vede co fi delle Latine, leqnali egli douea lafcia re come gli erano ma volta venute ferine :& per- ciò di quelle molte > di quefte poche fe ne ritrouano. Quefio è ben certo, che in più di trenta anni copqfe egli le cofe, che di Ini fi ritrouano in quella Ungua. che è vn lungo gioco,et vn lungo fcher%o, del quale egli cofi gran tempo prefe diletto . il Boccaccio ci refia ancor :Chc ne dicono : Che egli le cofe grani in ì Latino,& le ciance fcrifie volgarmente. Io conofeo Signori editori , che quefti ribellinofirinon meri tanocheibeimifteri della nofira lingua vengano loro ad effer riuelati. Da che elfi fono cofi tenaci, & auari , che non vorrebbero, chele ricchezze de Latini, ricchezze non loro, àglihuomini di Italia foffero communicate . Mapur accioche fi rauueg- ganode loro errori , ne fkrem loro alcuna parte, fi come alla grandezza , & cortefia de gli animi no- fìrifi comiene . T^ecefiàriamente b da conchiude- re > che ouero io non comprendo affai bene quello che fi dicano ; e*r chefia fcriuer ciance^ che cofe grani : o che pur effiàloro medefimifi contradico- no.l^on hauete voi detto, che gli h uomini dotti/fimi Cofi delle cofe diurne , come Immane , a bello findio con finte fauole, i mifivrii della loro fapiaitia han no nafcqfle r certamente fe hauete detto voi nella prima voflra oratione , alla quale rispondemmo hieri>& rifondemmo particolarmente àqnefia kj^. j Battaglie del Minio cofa .-perche adunque dilprezgate bora le fzuoleì T^òn douete voi al primo tratto giudicar di quelle cojì leggiermente , che elle fieno cofe leggiere : le Commedie & le Tragedie ancora dpprejfo Bimani /otto nome difauole veniuano comprefe. Et pur do* ncte voi fapcr di quanta vtilità elle fìano fempre Hate riputate. Ter che non mi fendo à dirne in que ^fia parte : Quanta fia ancor tempre fiata la digtii- tà della hiftoria, tutti ilfappiamo : perche io vi pro- ponga quefìe cofe,tcJiè l'intenderete voi. Lofcriuer dclRocc.fe voi non lo fapcttc, è principalmente fia to di tre maniere: J^on parlo bora delle lingue, per- fioche lofcriuer di lui Latino non meno cheilvol- gare,& il volgare no meno che il Latino è Hatoft uolofo. Et per conseguente non piugraueopiu l 'wue queflo di quelloyo quello di.quejh dee efjer riputato. Egli recitò le fauolc antiche ,& fi affaticò didichia rare quello che [otto quelle fintion poetiche haueffe ro intefo gli antichi fcrittort . Scriffe apprejfofotto ueli cr coperte dipoe/k alcuni fuoi concetti \et fenti menù moraliyft come già dimoftrato fé , che i pri- mi Filosofanti & Teologhma/Jimamente Greci ha ueano fitto. Daquefloritrouòegli vn nuouo mo- do di fcriucre;nel quale parte Jìilo hijlorico tenedo, parte afìutie,& inganni comici, parte fieri acciài ti tragici ifcritiendo, et inquelli molte bellemorali- tà,&congrauiy^fententiofiprocmii in belliffimc dottrine introducendo,con la dolcezza delle fattole aletta gli animi de lettori; & con gli ejjempi , gafev con in diftcfè dell'Italica lingua. 191 con le belle fententie la via del bene y & beatamen- te viuere ci dimofira. T^on veggiam noi con quan- to ordine è dijpofta quella d'urna opera r di quante belle materie col meigo delle fauoleeglifi conduce a trattare : deca/i felici , & infelich della varietà della forte^a,dellaprude?itia, & della cortcfia & magnificentia:perche non dobbiam noi dirne altro y fieno chegratiofiffimaygrauiffiimaetmoraUfifivma dee ella da ciafeuno effer giudicata. Habbiamo vedute le tre maniere dello fcriuere del Certaldefe : ma à che fine quelle prime fcriffe egli Latinamente , quejle altre in quefta altra lingua: J^otate bcllifjì- mo configlio di auell'huomo di ingegno foprahnma no . Fedeua egli due lingue Greca , & Latina (la- te lungo tempo honoratiffhne , effere giunte al fi?ic> & morte affettarle funerali effiequiey perche gli parue ottimamente fatto , fi come fi vfia di far nella morte di gran perfonaggiydi far loro l a funebre 0- ratione;nella quale i lodeuoli fatti de defonti fi fio- gliono ricordare ygliafcoltanti imitando alla imita tion de loro vesìigi . Et perciò per principal laude di quelle lingue fcelfe le belle fauole,& iettando il velo delle lor fintioni tra per render honorc àquel le che erano morte , & per moflrar à quejla nona lingua figlia & herede di quelle , come ella le ma- tri fiie douefife fèguitare, aprendole la via per la qua le effe erano cantinate • Et fcriffe egli Latinamente quafi come aggiungendole la claufula eflrema : in- fino all' bora erano fiotto veli fauolofi andate coper- te , r Battaglie del Mutio . te tanto che era durata la fefia: la qual fornita con» ueneuole co/a fu > else loro la mafehera fi trabeffe, reggendo egliappreffo , che volendo imitar quelle conueniua ancor in quefta nofira lingua vfar i veli, et fintioni ad imitation di Lino, Vfiamo dicono la lingua Latina, percioche al , , praticar con le genti flrane ci è me^ana,qucl y, lo che non ci è la vulgare. Quefla vfano nel col y legio de Cardinali , doue non è lecito parlar al- y , tro che Latinamente. Che effendoui huomini di 3 y diuerfe nationi, in quella lingua tutti fi confor- y , mano. I notari ancor fcriuono Latino i loro firn menti. uvdiffcfa dcirital Jingua. 1 92. menti.Et ne collcgii de glifcolari Oltramontani non fi parla con ultra lingua. Da queflo fi affa- , , ticano àdimoftrare , che ageuole fia lo appren- 3 , der.lalingua Latina:& moftrano,che cjji lafan y , no vfare ò & che degli altri ci fono flati, che ne 9 , hanno battuta vera cognizione al tempo dépa* y , dri noflri,& de noflriauoli . La lingua Latina y 9 ci è interprete con le nationi , dicono coftoro, y , quafi di tutta Europa . Et la noftra ci è inter- prete*, con lenation tutte di Europa % fen%a quafi con quelle di Afia,& di Africa , & ancor del Mondo mouoXhi ha detto più ì Toteuate voi effer i primi a dir cofi,acciocheio non vi haueffe tolto quefla pai ma delle mani . pofeia che fi ha da contender à dir delle parole. Di parole ancor ho io adunque vinto: Mavenimo alvero* er. opportuno, di baucr ricorfo alle corti di gran Trin tipi: uogliamo anche veder queflo, della comodità dell'una & dell'altra lingua. E non dee efferriputa^ to altro che benfatto . L'Imperador intende lano- ftra:Il He di Romani parla con la noflra: Il medeji mofa il fle Francia: Mtr etanto ne fmno il I\ed In z hilterra;& quel di -Portogallo, fra tutti quesli chi intende Latino,il % di Romani , & quel di Inghil- terra^ de gli altri non niuno. r 'accorgete voi bo- ra di manto noi ftamofupcrioruAndate alla Cor-, te del Sknor de'Turchi,& ritrouate chi fappia La tino-.Bjtrouatene appreso il IKc di THnifi,nel regno delGarbo , diM%ier,&inaltri luoghi ; la noflra fatua ritrouarete uoi per tutto. Io di quel che det- to ubo, di parte ve ne poffo dar certiffima teflimo- mara:& di quel che veduto no bo,ne ho tale infor mattone, che io vi parlo{come dicono) col pegno m mano . Foiui Hate nenoflrifludi, &vi ritrouate circondati da libri Latini , & fra quelli vi hauete in diffefa dell'Italica lingua. 193 gli fcritti di due Tedefcbi.Et auifatc y che altra lin- gua nonfia al mondo > che quella che voi hauete de glifcrittoride noflri libri, alla fembian%a delle fi- gliuole diLothy che non fi credeuano che altri huo- mini che quelli della loro città al mondo fi ritrouaf fero. TS(el collegio de Cardinali fi parla ( dite voi) Zatinamente.Bella ragion y dourò iopercio attender alla lingua Latina * per poter parlar in quel collc- gioydoue nonpenfo mai di douer entrar y più toflo, che con quefla > fen%a la qiuzl non pofiò Jìar ma bora fi-agli huomini y & con la quale io fono atto à 4ar àmt eterno nome, & ad infinito popolo infinita Vtilità.Ma da che ci date cojì buon ricordo , io ri voglio render il contracambio > apparate (a lingua Tcdcfca* laFrancefca y la Spagniuola y & la In- glefe y percioche ne loro Configli i Trine ipi y &f loro Cordiglieri parlano in qudle lingue . Di che ànojlri ne viene il danno, chela vtilità y maggio re . Il medefìmo dico y de notan : che fe ferhtef- fcro in lingua y che gli Slipulatonde gUfimmenti la intende/fero : molte volte non vi porrehk^no del- le claufule y che vi aggiungono per noneffere in- tefi y le quali di infinite liti y & fcandali poi fono cagioni . fi che lù quell'vfofappiam noi la Latina &di in diffeft dellTtal.lingua. 1 94 & di auantaggio. 0 ìmomini dotti 3 0 buomini elo- quenti, che volete fra Latini e/fere annouerati : che furor è que/toìChe tenebre fono le voftre: bora frate tanto dilìgenti, per non dirfzflidiofi,chefc ritrova- te due dittioni di quelle, che voi baueteper Latinif fimc,non coft à punto pofle infieme,come elle fi tiro uano in Ciceroneiper Barbaro incontanente bauete colui ycbe in quella maniera le ha collocate. Et bora della dignità di quella veramente borreuolifflma lingua parlando , non vi vergognate di adducer in mei^xo le ho\larìe,& le sìuffe di Lamagna.per non dir bora pln dishoncflamentc. ^tornite invoi, ri- chiamatela memoria, & ricordini , che nella pri- ma oration voHra dicefle , che al tempo de Longo- bardi,™ luogo della pura antica lingua , neforfero due, qnefla nnftra commune, & vna altra Latina corrotta : .All'bora erano feparate la Latina anti- ca^ la corrotta,^ 1 bora fono vnaiflcffa : QucHc vofire cofe tengono deldiuino Dio trino vno, lingue due & vna an%ipnr trina & vna > & uolcuate* che ancor la nofira vna mcdefima fofje con la Lati- micofi vna Trinità in cielo , & vna in terra ver- rem noi ad bauere . Ma noi che intendiamo quelle vofire fottilità , ifiimiamo pur che voi ci gabbiate: Et vergendola vera lìngua Latina con le fuejeg- gì, forme, & ordini:& quell'altra di bofìieri fernet maniera, 0 ragion alcuna, ci par fra loro quella dif- ft rentia vedere che è fra lOrfa , & il fuo recente parto : 0 per dir meglio y fra vna bella donna , fìri buomini le belle discipline nel- le carte noflre leggiadramente diflenderemo: quella haurem noi alle opportunità: di quella: Quefla co- me principale con l'aiuto di quella adorneremo: Quella fecondo il bifogno di luoghi & di tempi hauremo apparecchiata: quella come madona fem- pre accompagnando di giorno in giorno noueiotili- tà, honori, & dignità le procacceremo . Et non ci dubitiamo ci tolgano Ihónor della Latina : Ella no può farfi più bella di quello che ella a vna volta fiata: Et ipriucipaliflrittori di quella furono Ita- liani peruengano à quel fegno , &poi ci parlino; Guardiamci pur noipiutofio, che cfjì, che ad Ita- lia di ogni maggior eccellenza > tempre fono flati in feriori,di quefla non l'auan?ino > chele loro lingue fi più in diffefa dell'Irai, lingua. 1 9 S kpin culto y &piu vagherà non riducano , che noi la noflra lingua non facciamo : percioche mi par vedere che delle lor proprie fi ano molto più fiudiqfhche noi di qucfla nofiamo, che et in forme e*r in regole le rìftringono > &gli hueminifra loro dottiffìmi di quella prendono ilpenfier maggiore. Ma che direni noi di quella bella perfuafione > di diryche la lingua Latina è ageuole da imprendere, & che elfi vfar la fanno. Et perciò dobbiamferiner Latino ì noi rifponderem loro per quella medefima forma y che ciparlanotOgran de fenfori della lingua Latina : la lingua noflra è ageuolead imprendere. Ts^c ci mancano di coloro > che ottimamente la v fa- tto nelle loro fcritture.Et perciò dovete voi volgar- mente fcriucre . coft è perfuafione la noflra come la loro.Ma con cui vi credete voi di far parole), Io no mifuro lecofechefi debban fareo lafciare : dalla ageuole%ga,o dalfuo contrario , ma dal douerc, dalla vtÙità>& dall' honeflà.cofi fi parla co fanciul li,& conpoueri cuorimon con animi generofì > & di defiderio di ìjonore infiammati.quelli che fuggo- no la fatica fi stiano con effo voi , che noi non gli vo- gliamola noflra e ofeuraja noflra è faticofa y la no- Sìra è malageuole : Tutto il contrario trotteranno nella Latina^} per uoflrodire;& coloro che voi no minati bauete, che à noftri fecoli hauuta la hanno fenica fatica la hanno apprefa: 0 diuin Trotbeo>co~ me ritorni beninful tuo variar delle forme,chc ho ra per fenttori Latini venuti vi fono nominat'hqua Bb 3 do Battaglie del Mutio do fra voi mcdefimi vi raccogliete Trotbeo prende vna altra forma . Et non gli bauete per tali, an?i non folamente della città Fumana & di Latioytna di tutta Italia gli mettete in bando ; come bifognoft li di aiuto àgli sbaditi promeffa bauete la città , accio 23" che prendano l'arme per voi. Ma fc forfe noi fape- flc pappiate , che noi pappiamo , ebe non folamente ! tic uni di quelli che 'nominati ci bauete tra voi, non fono per Latini ritenuti ytna delle fcbole vofire ( la- nciamo flar i poeti) i Tlini'hi Senechiyi Cornelii Ta ? citiyi FaltriiMaffimiyi Suetoniiyi Titiliuiiyi Quin- j tiliarih& infino i Salufiiifono difeacciati. Ofeuc, if * fimi giudici^ chi vi ha data quefta cenfura : Ma | di quello fe fiano Latini , onò , non è la noftra que+ Rione fc voi habbiatc la cognition della lingua La- 9 tinajionho io da parlar con e/fovoi. Co quali ho per determinata concbiufione , chepofioyche voila j haueFtc y nondimcno douresìepiu toflo in qucfia,che in quella fcriuere cfjendo jìraniera , come dimojlra- tohabbiamo > che della Latina nonfìpojfa hauer j vera contenga y ho io da mojlrar à voi Signori f V ditori y non à cofloro y che fono degni di ejfer lafcia- f ti fommerfi nelle tenebre della lor cieca perfuafio- ne.Hauetevdito Signori V ditori y come ver difpo- fition difatiy& della diuinaprouidentiay quefta Un j gua h abbia à fuc ceder nel luogo della Latina : & in qual maniera le feie^e 1 effa h abbiano ad c/fere traf ferite come ella fia di alti & graui fuggetti non i meno di qualunque sè altra lingua capeuole . £t ? appref- in diffefa dcHItallingua. 1 96 appYcffo dimoflrato s'è , come la lingua nostra con le jlrziiere naùoni vie piti che l altra ci venga ai cjfer Gommane . Douete hauere ancointefo , che k quella Latim,che per tal vfo ci propongono, attiffi mi foni inojlri conipofitori.Et ella non è vna mele finta con quella y che primieramente ci hanno propo fiaVltimamentehabbiamo fatto inojlri mtdefimi aduerfarii raueder fi quanto s'abbagliano parlando della facilità dellimpreder quella lingua, ne meno di Latini ragionando in far di coloro mentione che ejji p r rcofi veramente non hanno. H abbiamo affai pienamente rijpofio Signori editori alle ragioni che heri nel principio del nofìro ragionamento vi proponemmo da difputare. Terciocbe non ci refian- do co fa di gran momento, né per ciò volendo lafciar alcuno fenica rifpolla pafiare > quello che adir ci auan%a à domatina commodarntte mi par da dif- ferire . Solamente prego io voi 0 nobilitimi jpirith per quella riuerentia che da figliuoli i madre fi dee portarc,et per quelli firatii,che ella ha da ribellan- ti figliuoli foftenuti, che voi grati vi dimoftriate di tanti beneficii , quanti da lei infin bora hauete ri- c cauto, ad ogni bora riccucte: e$r fiete per riceuere nello auenire. l\icordiui,che ne più fanto,ne più di uoto,ne più efficace fimulacro della diuinità non potete hauere, che la medefima noHra madre,per- che con ogni Hudiodi honor -aria, reuerirla,& glori ficarla vi douete faticare, sforando/i ciafeunodi volger alle honorate fue tempie le verdiggìanti co- Bb 4 rone, Battaglie del Miniò rone>tjual degli allori>qual dell'bedera, & qual di mirti, fecondo le for^e delle nofire virtù y & della ake^a di geììtilijjìmi ingegni. PER 197 PER DIFESA DELLA V OLGAR L I N G V A LIBRO TERZO, Dì HIERONIMO MVTIO Iuftinopolitano. E LEU & honoreuole imt prefa y Signori V ditori y b anno tentatogli aducrfarii nofiri. Etfenonfoffero buomini ta+ li> che per lo me%£? lor virtù potejjbno diuenire chiari,& famofi>& che fola allo ftudio delle lettere noflre gli animi loro bauefft ro rimiti yio potrei dubitar , che per uolernome ac- la fceleraggine dellincedio di Diana Ephe fia y con queHonouo facrilegio haueffero uolutopa* reggiare.Ma percioebe mi paiono pur buomini non cattiui ; auifoy che più tofio ingannati da vna certa loro/alfa opinione > fono difauedutamente in cjuefta trafeurat aggine trafeorfi . Ilche non haurebbero fatto , fe ne' loro lunghi ftudi baueffero apparato a rivolger gli occhi in fe medefimi $ & riuolgendoli peraunentura fi farebbero conofeiuti; & conofecn- doftkforje loro far ebbono meglio ucnuto mìfuran* do Battaglie del Mutio do .Et quelle ben mifurate nonfarebbono a quella fò ma fatto cn-rati, allaquale fottoentrandofi foffero aw::hiùdidouer cadere . Et nel vero principal pre cctto mi par > che fi dourebbe dar a ciafeuno, che egli non donale far parole di quelle cofcdellc quali e' non haueffe pienamente corninone. Il che mi fem bra, che affai bene intendejfc il gran Cartilagine fe y JLlla cmprefentiahauedoT?hor:?iioneuecchio Filo- fu fo con gran piacer di tutti gli altri ascoltanti per alquante bore dell * eccellenza de Capitanici r di tut- ta l'arte della guerra copio famente ragionato : Dóì mandato ejjò fAnriibal del fuo parere * rifpofe y che egli a fuoi dì veduti hauea de vecchi pa^ji affai , ma che uno pia pa^go di colui non haueua egli ve- dutogiamai. Giudicaua quelf eccellente Capitano degno fctxa alcuna contradittione di effer tra primi maeflri di guerra annouerato, che non doueffe alcu- no effer co fi poco accorto, che eglifi mette!] e a quel lecofe trattar public amente, le quali non foffero di fua prof effìone.Et nel vero a ciafeuno nella fua arte fi dceprincipilmentedarfede.il che col teftimonio di Appelli' ancor fappiamo efferc flato comprobato. la qwl cof non fu perauuentura della fua eccellen- za l'ultima cagione . Da queflo moffi furono de gli antichi fauUche non uoleuano arte del dire effer e al cunamaebe diqllo y che ciafeuno fappua>egli ancor ne doueffe faper ottimamele far parola. Che duque direni noi de gli annerfarii nojìri, i quali di qlle co- fc> che no fanno, nel mcigo di Italiani alto luogo * quafi in difFcfa dell'Italica lingua. 1 98 quafi preferiti tutti gli Italici huomini, della nofìra lingua ha'ano voluto ragionare: E parrà forfè loro co fa fi rana, eh io dica , che effì non la [appiano : & vorranno direbbe tutto dì ì e!fa parlano, & che co me le proprie loro vnghiela conofeono. forfè chela €onofcono,& forfè che nò ; lobo ben veduto ancor de ciechi, che vano per le firade delle città, & con tutto ciò nonleveggono: & cofi fanno coftoro, che quantunque fi parlino, non fanno come il facciano. lAnche il popolo di I\omagia Latinamente parla- ua,&vn [oh Ci fare fcrijje del dritto parlare. Vote uano cffi acconciamente fe voleuano confortar igio tieni allofludio della lingua Lat ina, & della Greca ancora fen^a biafmarla noftra, & fen^a offendere alcuno di ignorantia,di inuidia , & di negligentia* Tof eia ver amente, che di uolar troppo in alto fono flati arditi, fe le ale al caldo del fole fi fono disfatte* à loro medcfimi fia data la imputatione. Toueralo de è quella , che altri col biafimare* altrui s'acqui* & fe quella in biafimo glifi conuerte è da dire* che bene gli fa inuejiito.Ma qllo che à gli auuerfa rii nojlrijifia auenuto,feguitiamo pur noi con alle- gri animi la noHra incominciata imprefa. Sogliono Signori Vditori,glifcrittorigrauiff\mì far non piccol fondamento quando ci vogliono alca na. co fa perfuaderein adducer in meygp le auttori- tà degli huomini eccellenti : & fecondo i loro confi» gli, & iloro detti ci ammoriifconO , che dobbiamo adoperare.Hora bella cofa è vdir co/loro argemen tar Battaglie del Mtitio far cantra quello , che ad altrui infognano di furc* E dicono, 0 vditori,e fono degli huomini di auttori tà dotti fra primi del nome Italico,di lettereGreche & Latine , i quali hanno dato opera à quella lin J gua Volgare , & à feguitarla vi confortano , non date loro orecchie > non vi mona l'auttorità loro* àfcoltate me , fate al modo mio . Che vi pare bora a voi di quefia nuoua rhetorica r Che altro è que* ftoà dire,fenon, credete più tofio à me di quelle co* fe,che non forche à coloro eh le fanno: E non b aleu no quantunque dotto egli fi fìa di lettere Greche^ & Latine, che hahbia fimilmente di quella lingua cognitione,chc non fommamtnte la commendi, lodi & abbracci. Et fe que medefimì fcriuono alcuna &olta Latinamente, fanno per darà conoscere à tut to il Mondo , che effì non lodano quefia lingua, per- che he quella non (appiano , map' rcioche cofi iflh mam veramente douerfifhre • Che dirò io ancor che ci fono slati di quelli, che effendo molto più atti {quaìixo hoggi/i puo)àLatinamete fcriucre,hanno più tojlo voluto ferme re in quefia , fecondo che han- no potuto. Se adunque veggkmo y che quelli, che non meri bene , & ancor meglio Latinamente , che vulgarmcì ite fcriuono, fono reputati,fono di queftà tpinione? perche non dobbiam noi più tofio queflai che quella altra feguitareìi puri Latini nonvoglh no, che altro che Latinamente fi ferina. IpurivoU gari vogliono che della volgare folamcnte fiam* fiudio/i.^e della fententia degli vnhnc degli altri al mio in diffefa dcli'ItaIJingu a. 1 99 almlo gudicio è da ejftre incotanete riccuuta: Ma quella di coloro, che vna & altra, polendo leggia- dramente effcr citare, ci dimoflrano.Sc i fecoli pajfa ti fi fodero fi fattamente conuenuti, che infime con C efare , & Cicerone nella lor maggior gloria Ma- rio triomphante fi foffe potuto ritrouare : Et fra Cicerone Mario foffe nata vna tal quelìionc: Qualdi loro due baueffe più .Arpino honorato y & quale degli loro Jludi foffe più da feguitarc 0 delle lettere deputando per quefie Cicerone: od el- le arme de fendendo Mario quefia opinione: pan cb bcàvoi,chealgiuditio di alcuno eccellente lettera- to: 0 pur di alcun valorofo Capitano fi foffe douuto ricorrerci % A me fembr finche ne all'uno nb ali alerò fi faria dirittametitt vna tal cogitinone apparte- nuta . Concio fi a cofa , c befana deteminatione da, alcun di loro non fi farebbe potuto affettare. jLn- %i vn cofi fatto giudicio à C efare fi farebbe conile- mito riportare, fi come à colui , che dima cr d'al- tra eccellentia, bautndo perfetta cognizione, meglio che alcuno altro ne haurebbe potuto giudicare: Cofi dì co io di ogni altra cofa, & medvfimamevr te di quefla lingua > che ftguitando la opinion di quelli che fanno , medcfmiamcntc la auto- rità , i&- lefempio de gli antichi di ogni natio- ne, che in quelle lìngue feriffero , nelle qua Ih com- nmnementeparlauaìW,aW ornamento & all'accrc- f cimento di quefia dobbiamo accommodar tutti i fiojìrijìudh & riuoltar tutti ì noftri penfieri , 7$ vi Battaglie del Mutio vi moM>o animi Hudiofi di honoy -e quello y che dico no;cbegli fermenti Latinamente fono letti per tutta Europa : & quefla lingua non è fenon in Italia co- nofeiuta . Ter cioche io non ijlimo colui effer più fa- tnofoyi cui libri fono portati in più parti lontane: ma colui che vien letto da più perfone . Il volar per la bocca de gli buominifa chiaro altrui* & no L'andar errando per bofehi & per montagne. Et * dubbio alcun imi è , che gli ferini del Boccaccio fo* no cognofeiuti & letti da molte più perfone y che non fono quelli y non dirò altrui y ma di Cicerone . Ma per dirai pia y io vi affecuro y che gli fcrittori nofiri oltra imonti non fenomeno che Latini nomi- nati • Io ho veduto il Decamerone del Boccacio in lingua Francefca & in Spagniuola . Ho veduto di componimenti del I\e Cbrittianiffìmo à imita- tici de* noHri volgari . Et ho vifio i compofitori di quelle lingue proponi nelle loro rime il noflro Tetrarca y & nel parlare fciolto il Boccaccio , & riducer le lingue loro in forma , le regole del- la nostra feguitando . Quefle cofe vi dico io ha- ucr vedute y e*r non le ho fognate . Tilt cogni- tion hanno de oli Oltramontani alcuni della Un- glia nojlra Italica y che mn molti di quelli y che fra noi hanno nome di letterati : Si che que- fio loro parlar del nome & della fama, e vn ab- bracciar l'ombra : Io vi conchiudo in quanto a quello y che fra le genti flrane fi leggono ancor i nojtri ferini : & quando non nifi legge/fero y più lettori in diflfcfa dell'Italica lingua- 200 lettori ci reziario ancor che à loro : & quando non ci refi afferò , nondimeno feria utilità de no- ftri huomirù , dobbiam noi più tofloferiuere in que- ftanoftra, che in quella altra lingua flraniera. Vna altra cofa non men bella aggiungono alle fopradette . lodano la lingua latina, come vna gran Madonna , accompagnata da molti Signori & grandi huomirù ; alla copia de gli fcrittori di quella riguardando. Et biafimano quefia altra comepo nera , Dicendo, che volete voi feguitar quella cattiuella fen^a fognaci ì tenete compagnia a quella honorata da cotanti cauallieri . Torni- le perauentura baflarper rifpofta quetto : Che fé vna tal regione, doucfje mouer alcuno àdouer feri ucrpiu in vna, che in altra Ungua,i primi fcrittori Latini non Latinamcìite , ma Grccamentepiu tojìo doueuanoferiuere . Ma àmegioua, cheveggiamo con vna fimilitudine , quanto fia da feguitar il lor configlio. Qui fono , Signori V ditori, ^ due Heine: delle quali vna ha dato via tutti i primi offici) , co/i della Corte fua , come della Cancellarla & del Con figlio, & del gouemo del F{egno,delle Città , & de gli efferati , ad huomini Eccellenti ; per mc^jo de quali veggendofi ella effer efialtata , non dee fhe- rar alcuno di occuparveruno di que 9 luoghi primi- pali.& chiunque pernianti vorrà andare à fcruigi dilci,faràbiflìgno,che fiavaffallo ,& /oggetto à qual che fi fia Ivno di quelli officiali. Mi' altra veramente ejjendo nouamentc nello fiato Battaglie del Mutio (iato Receduta y le fa luogo diritrouare huombù ben qualificati , a quali ella tutti i più honomtigra di intende di douer dar e. J. me di douer andar aje$ uir vna di quejle I{cinc è venuto in penfiero . Con guai mi conjiglittc voi ch'io mi acconci più tofto> conlariccadiferuidori, opur conlabifognofa ilo fé alcuno mi conftgliaffe , ch'io andaffi alla corte del la prima , giudicherei , che egli fojfe poco intenden te : o che poco mi a>mfe,& meri che fedelmente mi cofoliaffe. Nonda quefio è diuerfo il coniglio de mflri aduerfari. la teina latina lingua ha dato via tutti i più degni officii : Occupata è ogni mainerà dt TocfiL la Mte oratoria cofi delfinfegnar , come del direte nelle altrui for^e : la hiftoria e m polenti raani.Fraiunfconfultinon ciba- pm luogo . Trat- ta e la Geo?raphia , & la naturale bistorta darte della Guerra , Ù fabricar , e'I colto à^rrafmo fuori delle noflre jperanze: &ài Filosa, &dt [acre lettere fono piene tuttele carte : Infommam o-nimanicradi fcriucre non folamente i primi luo Ai , ma ancora ifecondh e i terzi fono già occupa- % & fc alcuno fa penfier di entrar àfcnuere latina mM* , la prima Ugge , che gU > Y^^ egh mette il pùde in quella corte , e fecondo il detto del poeta ; che la Diuina Eneida alcun non tenti , ma di lontan la fcgua,& ftmpre adonlevefligiadiku Et Cotto il nome della Eneida tutti gli antichi fcritto- ri fi cÌpr?dono,à quali non ha alcuno da accodi, MMjM feguitarli dalU longa per k lo X orme. in diftefa deU r I talica lingua. 201 &U penfar dipaffar più auanti è vana profuntio" ne , perciocbe con quella, B&tna non fi parla fe no» per lo meigo di que fuoi principali , à quali fi colf uien ejfer [oggetti ; &feruidori. Con quesfaltra.Dal primo giorno , che a mette remo nella fua Corte di ragionar domeSlicamente con effo lei per tutto il tempo della vita noflra ci farà conceduto, la camera fua non ci farà maifer- rata.Ella fecondo i meriti di ciafcuito, ci darà i luo- ghi conuenienti: Et già ci dimoerà ejld le belle cor» ne delle hederc, de mirtine gU alU>ri>& de gratili floridi ciafeuna maniera.Tochiffimi luoghi, pocbf fime corone fon* date via. Von ha ella ancor affo- gnato il luogo del facerdotio , alqual con fantiffimt cerimonie s appartkndi honorar la diuina mac* fià.ll caricodi formar lelcggi reali > & ciuili non ha ella ancor dato ad alcuno. T^on ha ordinato ifc cretariUcheperdiuerfe parti fcriuano de negocndi leilion ci è alcun conigliere , che con ornate ora- tioni dimoflri quello che per la fua ejjaltatione fi habbia da effeqmre. Secondo che bora fb 10 per la fua defenfione a faticandomi . ^onfono creaM cen forhi quali habbiano à regolari coHumi della gio- uentù.'mnba propoflo alcuno non men vtile che di letteuole officio del Tbeatro.-^on ha dato alle fcho- lc i precettori» che pubUcamente delle arti liberali la crefeente giouentù infiituifeano. T^on ha ella an- cor alle guerre Capitamene alle fortezze fue gli in?e?neri ordinviofonoUbifloriefetì^fcrittori: le ** Ce Battaglie del Mutio foffcffion fen^a agricoltori : le gregge & gli ar menti for^t preposli dtpafiori. Et infomma tutti i più vtil'h &piu borreuoli officii fenici la cura de proprii officiali fi r'itrouano. Et à ciafeuno oltra la ytilitàybonorato nome,& immortalità. Hor trapaf fìatno ancorava pafjò più oltre , poi che cofior mi vi tirano a for^.Cbe dourem noi direte fitta con* uenenol compar adone y io vi dimoftro,cbc qutfìa Un guanon è non folamete cofi pouera, come affi la fan no:ma ancor e più ricca della Latina: Se coloro mi vdiffero, Signori editori, io fo che [ma fucilerebbe- ro dalle rifa:Et voi perauentura di quefto miopar- larc m marauigliaxe.orpercbe ancor meglio mi in- tendiate : lo vi dico j che vi voglio far toccar con mano, ebe la lingua nofìra , fitta conueneuol com- paratane fi per numero, come per nobiltà^ ecc-el lentia di feritori i piu ricca della Latina. & fc que fio più cbiaroydel puriffìmo fol di mezzogiorno non vi dimofìro 3 non vidimando ebedi coja che detto vi babbia mi debbiate dar fede. Hor a Hatemiad vMt§i\^ ~\ s Vi ru ,vu*  ebe la Greca ornata difcrittori.Et ciò dice egli verame te ; perciaebefe vogliamo cominciar adannonerar gli anni dal principiò del I^egno degli jltbtìiiefì, ri franeremo , cbeinjìn a Solone & Tififìrato alianti in cfiffefa dell'Irai, lingua . 202 l quali di man leggiadro parlatorfi famentione, già erano fior fi de gli anni nouecento, che molto mi- nor fpztio di tempo firitroua dalla edificationdi I{pmainfin àCicemie. Et Ciceronmihopropojto io di douer imitare contra coloro ,appreffo i quali di altro Latinoalcuno nonvarrebbela auttorità , per cioebe hanno le orecchie fi delicate,o pur fuperflitio fe & faflidiofe, che fi come alcuna volta à Ciceroni DemoHhene non bene empieua l orecchie :Cofi à co* fioro Cicerone non folame/ite non empie le orecchie; ma benefpcffò ancor non pare loro efiere ben Lati- no! e flempio adunque di Cicerone feguirò io : Vero è, che fi come egli fece comparation di città, & di oratori,noi la faremo di lingue, & difcrittorL Po- lendo adunque comparar per le loro età quefte due lingue,ci conuien i loro Trincipii ritrouare. llprin àpio della Latina farebbe fecondo il dir loro dalla più antica memoria di Latio : Ma per non prender bora fatica di cercar più olirà. Da ietà di Saturno fe cofi vi pare, incominc'ieremo.^egnò adunque Sa turno in Latio cento & cinquanta anni auantila venuta di Enea. Tyon fipoffòno rammaricar di noi dando loro men antico cominciamelo, che effi me- defimi non determinano . Vogliam noi la loro opi- nione à nojìro maggior beneficio,opur la venuta fe guitare : quefìa , quefla voglio io più toHofeguire per ejjer anche in quefìa parte contrario à loro: Quefla intendo io che fia il fuolo di ogni mio fonda- mentitili principio adunque di quella lingua farà la> Ce 2 yenuta 1 Battaglie dd Mutio tenuta di Troiani in Latio. Della nofira la venuta de Longobardi in Italia :per far officio più toSlo di giu/lo giudice,che di partial aduocato. Dalla veni* ta adunque di Enea infin al tempo , c he Liuio .An- dronico (il qiial b quel primo fcrittore che habbia* no le Latine memorié)infegnò la prima fauola anni ottoctto,et trenta erano trapalati: Io vi potrei dir molto più fe in ciò feguitar le Croniche di Eufebio hauejji voluto, ma in qnefta parte hauete da Capere, che in quello auttorc vi è non picciolo inganno , per 1 cloche egli fa Liuio piugiouine diEnnio } ilqual( feco do che afferma Ciceroneifle(fo)nacque l'anno appref fo che Liuio già la fkuola,chefopra habbiamo detto baueua publioata. Ver cloche pur fopra il vero fer« piandomi gli anni ottocento , & trenta mi bafta di amouerare , tanto tempo tardarono le lettere Lati* ne à cominciar a dar alcun lume di loro.Et che ferie ti erano quelli di Liuio, quali ne rende tefiimonio Ciceron dicendo che non erano degni che lafc* i tonda volta foffero httlMa che fcrittor fu quell'ai tro che habbiamo ancor nominato: (di Ennio parlo) .Apparatelo dal medefìmo , chélchìama huomo da bene, ma di poca litteratura. Et che dice egli dife fteffò, cheauantì di lui non erano conofeiuti if cogli delle mule tra Latini. Che diremo de componimenti fcioltiìChe altepo di L.Crajfo &di M. Antonio ora tori à voler dar al periodo alcuna forma fu primic ramente incominciato, del quale infin a quel tempo nonfene baueua battuta vna minima contesa : in diffcfa dell'Italica lingua. 20J & nacque Craffo mille & intorno à trenta ami do po quel principio ycbe alla lingua Latina datobab- biamo,& fu tre anni più vecchio dì M. Antonio, & XXXIIII.piu di Cicerone. Cofi viene Cicerone ad e/Ter nato anni più diM.& L XX. dopo il nafei mento di quella lingua, la qual egli fopra ogni altro ci ha lanciata honoreuole .H abbiamo dette dilla Latina, hor reggiamo della noftra & di fede (ola* mente pieni. 7{on di coloro, che fra due membri al più riHringano il cir coito de loro concetti; Ma huo- tnini di fomma eruditione , & che non folamente hanno gli [cogli delle mufe conofciuti,ma à fauellar • con effb noi ce le hanno condutte.Et in quefla lingua tutti gli ornamenti del dire ci hanno deriuati : Et hannola ridotta à quella leggiadria, che poti effere in alcun Latino btfinal tempo di e(fo Cicerone. Fi par bora a voipriua di Scrittori quella lingua , che per vn roxj^o,& indotto Liuio ha tre cofi leggiadri & feientiati auttorì:Viparc,Signori editori , che i$ babbiafodisfatto alla prometta o no: Ifon vi par Ce J bora tg-^ , Battaglie del Mutio horapoterfi dire y che quefla fia ricca, & quella mi la età di quefla poucra & bifognofaì Dalla venuta di Enea infili alla morte di Augnilo > che fin à quel tempo mifembra che comprendano della lingua La ima tutto il più belfiore, fi annouerano anniforfc mille & dugento . Dalla venuta de Longobardi in- fin à queflo annoine fono feorfi DCCCC.& LX. an- cor dugento & tanti anni ha da partorir la lingua noflra per agguagliar/i alla loro, detto s'è del nafei tnznto di Cicerone, T^acque Virgilio più di mille, & cento anni appreffb la venuta de Troiani: A do uer partunr vn Cicerone ha ancor la lingua noflra più di C. & X. annuì farnafeervn Virgilio più di . Ccr XL. Et non dobbiamo [perar noi in tanto fpa- tio di tempOs di douer peruenire à quel fegnoìsi dob biam per certo. Et vi aggungerem noi , fe i gentili fpiriti di Italia al culto di quella tutti fi riuolgeran- no>&fi proporranno que grandi cfjcmpi dinanzi .* ' gli ccch'hcome già fecero coloro,di Demoflkenc, & di H omero Jo vi haurei potuto in queflo difeorfo an noucrarc vn lungo numero diferittori dotti & leg- giadri di qflalingua/i quali oviffcro co* tre nomina 0 tidifopru 9 Q ancor furono molti tempidauanti; ina perciocl>e pcruenendo alle orecchie della noflra con- traria parte haurebbono potuto penfare , ch'io foffi ito alle f amie % fi come coloroychefono/ì ro^i > che nonhaiino pure gli auttori della lor lingua fentiti nominare- Et per cagion di breuit àfono [lato di que jìi pochi contento. Et tanto maggio-mente , cheeffi indiffcfa delllta.il inguà. 204 foli a darmi ageuolijfima & gloriofiffrma Vittoria fono fiati più che ballanti . Mora alpropofito delle, tifine ritornando y io vi conchiudo, che non à quella antica,fpiaceuole> & auara , ma a quella gioitene gratiofa,& liberale io al tutto i:ttcnao di voler fer* % uire.Et a co/i douer fare ancor inuito voigencrofif fimi (piriti: a quella più tofio che à quella.? tinnita 10 aprimi g):adi di ogni dignità.Et alla vtilità > & ejfaltation di tutta Italia y & fc bello è hauer ancor de fecondi^ de ter^i luoghi la tenuta , / quali già in quella altra corte fono tutti occupati* Bellijjimo certamente dee e/fere hauer i primi ,à quali io vi in uito*jl primi honori vi inulto y à primi honon , e*r alle prime corone . jLlle quali 10 iftimo che da voi f te/fi fiate co fi bene inamiHati,che di miei lunghi in Miti non ìmbbiatc mefiierujLn^i, s'io voglio dire il veroyiobo ferma Jperan%a,che gli auucrfarii noftri mede fimi tratti dèlia piaceuoU'Zga di quella no ftra,& dallo Jplendor della ragion finalmente illu* tkiinatijiano per appigliarfi in/teme con noi al me* gliorcenfigho , faluo fe la cieca ojlmatwne non ha* uràpodcr ne gli arimi loro, di tener offufcatala In* ce della verità .Io haurci troppo che far Signo. ydi tori^sio voltijì ad ogni loro parolir^ja rijpondcre, come fono quelle che della lingua Latina parlando dicono yche ella e alta,fanta,pura,& calìa, et che 11 contrario è della nojlra.Quiui veggio iovn gran- de apparecchio & pompa di ventofe parole: partii nfeono i monti >& poi ne nafee quel che Jcgnita Cf 4 nel Battaglie del Mutio nel verfo che io ni dimoflro:affai^dicono , & niente frouano.Cbi ci vieta ànoià dir altrettanto: Et ag- giungerai ancor che la noflra è celefle y diuina ,  quando delle uoci parlati- Battaglie del Mutio parlando delle antiche, & delle mone fanno mcntfo ne . Ma che dirò io della uariatitn de nomi y & de nerbi ,cht fecondo diuerfi tempi hebbero diuerfi finù che del pronunciar le mede/ime voci un tempo con ma uocale,& un altro con uri ahraìche dell ufar te aJpirationi,& apprejfo dilafciarle, & poi ritornar- le: Che diferiuer untepo le parole intiere, & un ti- po tronche > & fegnarui gli apofirof,ouogliam dir le collifioniìVrima farei io abbadonato dal giorno , che a pieno potejje le mutation di quella lingua rac- contare y ne ciò dico io per biafmo di lei, anzi lodan- dola auifo io, che fia da Rimare in ciafchedv.no di cercar ognintorno più laperfettionfua in meglio mutandofi. ne mai reputerò io vitiofo il mutamento in alcuno, fkccnàofi di quefia maniera;abhomineuo- le peccato giudicherò bene io,le(fer nel tiitio immu- tabile & oftinato.Et da lodare farebbe ne gli auucr farà noftri,quarJo fi mut afferò di opinione, là dotte degni fara/tno di biafimo , raffermandoli nella loro peruerfa opinione: ?{on voglio negar io,che molte volte non fi facciano delle mutazioni in peggio , ma nella nojlra lingua queflo non fi può allegare, per- cioche ella pur hora prende meglXor amento, for%a^ $ omameto,& con ordini, et forme fi va regolan do , la donc della Latina riediuenuto che ella è mol to caduta della fua dignità; & come e/Ji medefimi dicono infime con l'Imperio di I\oma fi è andata cor rompendo guaflando: perduta èia vera forma di lei, perduta è la proprietà .-perduta è la promm tiatione; in diflcfa dell'Italica lingua. 206 ùatiorìe:E(fi noi (anno negare : qual adunque è mw> tation biafimeuole 0 di quefla^ebe va rinforzando, 0 di quella ehe fi va disfacendo , fepur cofa le ri- man pia da disfarfi. & qual vorremo noifeguitar* 0 quejla che fifa adorna & ricca > 0 quella che ha perdutogli ornamenti & la Signoria: Qual vi par che dobbiamo far più tofio : Qual vi (ambra cìk ci habbia ad effer di più profitto & di maggior hono- rcyil voler viuer con quefia y opur ilmorir con quel la : Qgniunofi inuiipur per quel camino , che più gli e aWanimOychc di ciafeuno libera è la elcttio?ic f forger con quefla ò cader con quella. Foi intendete quanto importi quelloyche uimproucrano diquefia mtitatione:iL che ci dà le arm$ in mano contra di lo ro.Cofi fono per lo più le altre cofe>lc quali jiudiofa» mente io vo trapalando .percioche da ogni medio*- cr e giudicio faranno comprefe effer e arme ftn%apu ta y & fenica taglio, filtro non ci rimane bora da do uer loro rijpondere, che vna cofa fola * nella quale auifo ioychehabbiano voluto dimojlrar la lor corte fia: Conciofia clx non del tutto ci prillano elli dtllo fcriuerema togliendoci tutte le altre maniere , che in quefla lingua fi fcriuono gli amori, & caldi af fitti giouenili ci concedono , accioche dalle amate donne pofiano ejfer intefe le pene de loro amadori. ledete vedete , come fono pictofi & amorcuolu Quella farebbe ben una noua maniera da introdu- co' fra gli fcrittori , che con vm lingua luna mate- rial con altra l'altra doneffeno trattare.Et fi rq* / Batt aglic del Muti© meV altrbieri demmo a cìafcuno mente la fua lin- gua particolare y cofi ancor à eia fama fuggetto la fua à dare haueffimo . Che yna lingua vfaffònoi TbeologU' altra i Filofofi> vna sparatagli ^ifiro- logh & cofi gli altri di mano in mano , & gli ina- morati haucìfono quefla volgare . Mapernonfitr bora intorno à ciò più lungo difeorfo. J^onfo io qua to mi debba dìr> che ciò alla lor dignità, & graniti fi conuenga, che efii che maejiri de co/lumi, & del i ben viuere efer dourebbonoyvogliono che in quefla lingua quelle cofejì fermano y che fono atte à corrom per gli animi* & à macchiar le menti delle f empii* cigiouenette,& introduccrgliftupriygli adulteri, fargli incefti,& mille fcandoli , che à quelli feguiu uano.&della honcjlàydella caflità>della continenia 9 & i belli ammacftramcnth & lodeuoli e f empi del- le virtù y&de buoni, coturni non vogliono che fi fcriua. T^on intenderanno i [empiici & deuoti reli- giosi le co fe fante :TS(on i Trincipi quello > che fia il loro offkio y & lagiuHitia : 7>{on i cittadini la Iwne- ftà giufìiflima delviuer commune é l^ongli Imo- mini di gurrra l'arte di tener Italia dalle ftranierc nationi difefa . T^on alcuna condition di operatori l'artifìcio loro:& i maeflride vitihdelle lafciuic>& delle corrutele in quefia lingua hauranno à ferine- re. fieramente o huomini dotti ( che pur à voi mi voglio io ancor riuolgerper quejla volta )poca oh ligation vi dee hauer Italia,da che cofì mal volete glijludi voHri. s impieghino al beneficio di lei . Ma accio- in diffefa dell'Ita!, lingua. 207 ac cloche conofciatt ,cbe ne ancor di cortefia vogli* mo effer fuperati da voi. Vi diciamo che le cofe,cb c poffòno dar vtilità à gli huomini & alle dorme no m Jlre.fi dcono in quefla lingua trattare: Et quefio fcriuer di amore ancor riceuiamo da voi,con inten* tion didaruene ilricompenfo. Il quale è qucflo,cbe nella lingua nosbra ( la qual non fo come chiamar mi debba per vero nome) ri renontiamoy & conce* diamo liberamente a fcriuere de noflri Meffx > & de voflri Ganimedi , de quali tutta è macchiatala Latina lingua: Quefio fia tutto voflrofuggettOy & tutto della uofiva lingua. 7{è vi mettiate voi avo* Ur bruttar quella nofiraja qual intendiamo di do* uerferuar immaculata , & netta da tali immondi* ditie.Et co/i ne prego io ogni gentile fpirito che di co fa che offender poffa alcuna cafla orecchia , que/U infino à qui boneftijjìma lingua non inducano à fauellare. Ma per metter vna volta fine à ridire quello 9 che effx dicono.? eramente Signori V ditori. Quan- do e mi ritoma a mente .che io fono pur nato figliuo lo di qutfta nobiliffìma patria , già donna di tutte le frouincie: Et ancor per ogni eccellentia divirtn ageuolmente prima ^nonpofjòfenonfcntirne incom* par abile allegrezza: Ma quanto di ciò mi ritrouo ef fer contento ; tanto mi foglio io dolerla natura de troppo fuperbi & troppo fafìidiofi animi noflri co* fiderandoj qual'h& nel fignoreggiar } & nelle ve* jìin$entà , & ne co/lumi » & in tutto l'altro viue- re à Battaglie del Mutia re abboniscano le cofe preferiti , & appetivano te lontane: &> per Ufciar bora le altre parti, le quali bauerbbero bifogno di troppo lunghi ramarìcbi>&> di troppo doloro/i guai s folamcnte quanto alla lin- gua s'appartiene faro contento di dire. Quefii trop- pi [cntpulofi buomini(dirò io bora cofiper non dir pervio) vogliono più toflo vfar laiingua degli anti- chi, che la mede/ima loro : 0 quanto farebbero il meglio fcriuer in questa lingua ìiojira, & infegnar- ciaviuerco c 'o(l unii de gli antichi :& poi cheeffp di ingegnarci non curano , apparino almeno cf]ì da. coloro che pia diloro fono cortefh iofo,qual che mi fèis certo huom'j di buona mente, intedo di darprin àpio a dimosìrarc de cojìumi delta buona antichità. K\ no adunque de principali , & de più gioueuoli y era, che egli btuieuano in vfo in quella fcriuendo, co III qual parlavano iljropopoli,i/ifegnar lorolevir tu, le [denti e, & lemoralità.Cofì dobbiamfar no'h non altra: note dourebbonoefji fare,fe per huomini di dottrina vogliono effer tenuti, &fepcr tali > e*r per amznti della patria loro vogliono e/Jer compriti ti. Sapete voi , che vuol dire lo dar/i allofcriuere Latinamente quefìa lingua abbandonando: Certo no altroché voler adorna? l'aureo fepolcro de l'auo- Ik morta: & lafciar habitarlc viuentc madre nella cafa della paglia. 0 fc ancor la riuerentik della lin- gua Latina & delle voflre orecchie mei lafciafje di re : làuhrfl ogni giorno i piedi , & le mani el vi fa portar pieni di juccidumc.T^è vorrei io perciò , che alcu no in diffefa dell'Italica lingua. 208 xlcuno fi deffe à credere , chetamente quefia Un. guafojje fiata di quefta maniera travagliata; Si ce ne fono fiate delle altre : 7{on fu già apprefo Lati tùia Latina pia che fi fia da nosìri la nojlra riguar datatila fu già à medefimi che fe egli le opere di ^riflotele, & Tlatone hct ueffe fiate Latine fecondo il fuo auifo, non altro che gran beneficio haurcbjje fatto à fuoi cittadini. Et quefli noflri non vogliono , c he queflo vfo di trasfe- rirgli auttori d'altra lingua 9 alla noflra fia commit nicato.Molte cofe ferine egli in quefla fententia^nut A me bafla bauer il luogo dimoflrato. 7{el firn vie- ne à conchiudere yche egli che nell'opra delle caufe, & de giudicii non bau e uà in alcun tempo per fati* ca y opericolo quella difefa abbandonatala quale dal popolo Romano vna volta era flato collocato* doueua ancor co ogni sformo faticar fi y che per l'ope ra > fttdio et fatica fua diueni fiero più dotti i fuoi eie tadmxofì dijfe & cofì fece Cicerone.Et egli cofi dif fe>&cofi fvet in quella lingua perche inquefla eia- fcun di noi debba fccodo le fue forfè fare ilfimiglia, te,nonfo veder la cagione . T^onpoffiamo ogniuno c,]tr Cicerone : che della Greca erano jludiofhjt quali rifpofe Cicero e.Ma come detto s'è, affai dicono,et niete prouano, & p tanto no ci fa di molta fatica meflieri in rìprouar i loro ignudi detti, quadovorrano venir alle prone, perauetura farem loro conofeere effere tutto il cotrarioin qjlo fne^o, vorrei io,chefepo{fono>mi dicejfcro,vfando qfia Un gua ogni giorno inparlado / tutte le maniere de fug getti f e mai f parole di ejprhner i loro cocetti fi fono rimafì,et fe di ejfa abodeuolmete fe neferuono coloro che non U farmo y chc doucran fare i letterati di qllaH Vorrei io ancor intender da voi y che con diligentia le cofe de noflri megliorifcrittori ftete vfati di legge rcy fc maiaueduti vifiete, che effxper mancamento di parole habbiano alcuna cofa t accinta y che loro do Uejfe venir ben dettai me sebra da tutte le parti di veder ricca et copiosa la lingua nofiraje cofe humili a me paiono poter fi trattar fottilm et e : le melane floridamente ,et le fublimi co altera et dignità: et f tacer di altrui f e Icfcpio di me può alcuna cofa va* lereùo nel trattar di qjla materiata qual ha hauuto tanti y fi varii>& cojì d'merfi capile voglio dir il ve ro,non ho mai parola alcuna defi 'derata : et s y io non mai p adietrovfafo à qHo effercitio ho pur(come che io meVhabbia fatto)efpreffo deliamente mia tutti i cocetti: che voglia noi dire y che habbiano a fare gli huommeloquentifftmi,etcfiercitatiffinK che qfla lingua è viua y & in camino, et di giorno in giorno ha da andar fi adornado,et f acedo p'm bella, in diffefadéirital.lingua. 210 etpiuvaga y comegiafece la Latimda doueqlla ha finito il fuo corfo:Ella ìgiuta al feto fine: Et di molte cofcjCÌie none fono fiate ritmiate 3 ettuttauia fi ritro uano>nonba ella i $prii nomi fi come di qlle y che no erano quado ella era.Di che ella Viene ad cffcrmaca allenoJirefcritture,ma f dir più chiaro y era eliaco ipiu nòinofenepuohauerpiuvera cote%ga:et feto chi à qlla attederà p fetta cognitio di lei d'hauer ere dedofhno s y auede>ctiegliil tpo et l'opera infiememe te fi pde.Et accioebe no forfè auifiate, che pariamo fen%a fondamcto,f atteder ancor à quatol qfiapar tcfmejfo vi habbiamoyiflimo che coueneuole luogo fi a qfio da douerui aprir Itorno à ciò qllo che ne fen timoJo auifo Sig.V ditori y che & in Cicerone & ne gli altri Latini auttori molte parole fi ritrouino ì al tra forma da qlla che levfauanogli antichi y & che furono lafciate ifcritte. Et ciò mi induce à credere il veder tutto dì y ne marmi ch'alia giornata fi ritroua no y maniere di parole y & modi diferiuere diuerfhtt cotrariida qlli che ne libri fi leggono :Etfe invnfaf fojdouefono dieci parole, due molte volte fe ne ritro* nano fuori del comune modernovfo y quato doucremo noi penj areiche ne h abbiano ad eff ere nella copia di tutta qlla lingua) Quefla fola cofa ci dourebbe poter bafiare p fujficitte argometo di qllo che habbiamo $pofio divolerui dimoftrare.ma pafjiamopur più ol treiet veggiamo qto fia qllo che ne poffono fapere • Trimicramcntc dubbio non è y che le cofe Latinc y et li noflre y & le Fracefche>et le Spagniuole y & le Tedf fthefi fermano co vn medefimo alphabeto : Eccetto Vi % the Battaglie del Mutio eheglivni h ano dato vnpoco di forma diuerfa dagli altri à caratteri delle lettereiEt alcuni fcriuono con vna o due lettere di più, alcuni di meno. Ejjendo, co- me detto ho,glialphabetimedefimi,nondimeno eia- fcun* nationenel fnutiar delle lettere ha la fuapro prietà.Et qualle nomina dolcemente ,qualgroffamè te,qual le ingoiga,et qualle ci fa setir dalle fonane labbra.Et appreffo nelìaccopagnarvna co altra let tcra:gli vni danno loro vn fuono, gli altri vn altro . Et accioche fgli efsepi meglio pojjìamo ejfer intefi, ne corremo alcuni pochi da ciafcuna delle flraniere lingue vfati fuor di tutto il noflro cojlumc.Spagniuo li adunq; molte volte amor che la fermano no fanno fentir in voce qlla lettera , co la quale diede principia Tito Liuto al fuo primo  la fanno fuonar come facciamo noi le due cofonati, eh* fono nel f nome egli^A mo fcriuono effi non altra iriéte che noi.Et pronuntiano agno . Vfano apprejfo vn \, Ingo, in quella guifa cb'vfiamo diferiuerenoi, quado il raddoppiamo . Et gli danno vn fuono, qua fi medefnno con quello che fra noi fuona nelle confo nanti , che fono confini nel mei^o di quefta parola feggio . La fdlaba , che è prima in quejlo pronome y che io ho detto , la pronunciano come noi . L'ultima di V arche. Et la lettera fignificatiua del numero de- tenario nelle loro boccile, fi ode come nelle nofìre le due confortati, onde fi incomincia àfcriuerefciocco; & molte altre cofe hanno cofi fitte, che di notar ai *na ad vna no è mio intedime tocche troppo farebbe lunga in diffefa dell'Italica lingua. 2 1 1 lunga cofa;et pochi effempi baflano àmep donerai coducer là doue io ho diuifato.Hora paffamo in Fra xia:bano ipopoli di quel paefe fcritture et pronuntie diuerfe dalle nojireidiuerfifJime.se ì vna dittionefi troueranno hauer la terza vocale, che feguiti la pn Lignaigc ma,alcuna uolta no furano fentirfeno la primaiEt Ltnnagc altra volta ne iuna,ne l'altra,ma la fecoda in vece Sacisfairc delle due .Et qfto fanno ancor quado alle uocaUche e Sacisferc. prima in Amor, (uc cede la lettera di Tithagora.Ha y ra y aedo dapronutiar ildiftogo,che fa la prima fdlaba vre. di Euriahyvfano bora di dar lo (pirito folamete alla feconda lettera; Hora in quella vece fanno fuonar le g^™ uf due prime vocali, che bauete vdito nell'infinito, ch'io ho vfato vltimamete.Di qlle due vocali veramente Leur che fecoda & ter^a fono in ordine, fe cofi fi trouano Luer # in vna dittione;la orecchia no ode, che vi fia fenon la Seignur ter^a.Cbe direm della quarta,et della quìtatfieme, Stgnur ctià vicida fi fanno vdirhorvna horaltraìl^i me varia douete pc far, che fia la pronutia delle afona q cV \ % tifeioche la lettera, onde fi in comincia à fcriuer ca $; uos# fo,horla vfano come noi,hor le dano ilfuono di qlla che prima i nella voce ebo detta fuono. Et che feri- che j nono comeferiuiam noi la prima fillaba di qrela.So no parole che da loro ferine, come è da noifegno da loro fi vdirano come da noifenno. Che dirò, che qlle 0 ■ due lettere che fignificano LX. posile in fin di vna vo Dulx ce fi tramutano in quella, che è prima nella dittion Dus i loro acceti doutffero ejfer altroché i nojlri no fono. 7{e è da creder egli, chela lingua in Italia habbia fatta tata mutatione quata è dalla Latina à qsla,& chela pronuntiation di qlla cifia rimafa:an^ è piti lofio da dir p cofa certijfima, che no me nuouifiano gli accenti noftri diqllo che le parole fi fieno. per do checìafeuna lingua porta con fe vnaparticolarpro nutiatione,perla quale quafi no meno,cheper le pa role uengono ad effer le nationi diflinteXt che pduta fia la Latina pronutiatione y ancor di qua fi può rac cogliere:altramente pronunciamo noi le cofe Latine* tltramete Tedefchi,in altra maniera Spagniuoli,et in altra Fracefch'hogniuno fecondo la fprietà della fuatct io riofaprei co ragion difeernere, quali più al yero fieno profJìmani:et p dir chiaro qllo ci? io ne se to: Io auifo 7 che ne elfi fappiano, ne noi fappiamo ciò che ciaciamo,quado ad ijprimer alcuna cofa Latina meteifeiogliemo le lingue.Tur ci è fiato a t'épi nofiri ynpoco di lume fia Ietteranno dico difaper proni* tiar in diffefa dell'Uralica lingua. 112 tiar y ma di conofcer ,cbe ciò far no fi fappia: perciò che alcuno fi è già partito dall'ufo comune^efprìmè do la mezzana fillaba di gratta > come V ultima di grati.Etformado di tre lettere la prima fillaba di Magno:& laprima di Cicerom quafi fentir f acedo tome noi V ultima di occbi.Et dado fuono di confona te alla fecoda lettera y che in Euridice fi legge. Et in èlitre cofe fimilitfartendofi dall' ufato coftume. Ma l'andar cercando & diffrutando quali fojfero i fprii acceti deLatiw y ame par,chc chiamar fi poffa uera mete fatica pduta.Zt ifiimo,cbe tanto fia malageuo le dar il fprio fpirito alle parole Latine >quato ritor nar 1 vita vn che fia mortole centinaia de gli anni à dietro • Ma acciochc ci rauediamo ancor d'un altro errorefio dico y chc no folamete non fappiam noi dar alle lettere il Latin fuono ma ne ancor h abbiamo co nofcmeto di qllo y che ci facciamo >quato à tepi di ac cordar di allungar le lettere dirle fillabe. Et fac eia pur de verfi fuma fiate chetiyFipar poca aut- torità qlla di Cicerone in qjlo cafoì Certame te ella i grandijfima. Et egli doueua pur faper ciò che egli fi diceua y quando parlaua delle cofe Latine. Egli nel li bro à età fece titolo l'Oratore, ci ha lafciatofcritto* cheinqfie voci inclito finhumanofmfano>ct infelice* tielle prime due yfauano di far fentir la prima lette- ra breue* nelle fegueti lunga.Doue fi fentono quefle differente nelle bocche de nofiri Latiniì Quattro paro le fono uenute nominate à Cicerone di quatità di te po.Et in qlle no intediamo qlloyche egli ci renga à Dd 4 dire. Battaglie del Mutio dire.Et fe in vna folaparticella, o pur in vna lettera fentiuono efft tanta dijjeretia,quàta vogliaxn creder no'hche ne fentifiono da vna lettera ad altra >&da yna ad altra fillabaìlnoflri Latini no hano diff'ere tia nelle prime/illabe di breuiologbe, ne nelle feco de y ancor fe la dittion è maggior che di tre fillabe. Et fìanolevoci quato lunghe fi vogliono,no odono d iepofenon della penultima: jtrroge che jLulo Gelio nelle fuc notti recita molti verbale prime ftllabc de quali ancor che per natura fiano lunghe , il comune yfo era di fnuntiarle come breui : di quefle cqfe non fono capeuoli gli intelletti noflrijla qual fnutiation {come già detto sè)è tutta della nojtra lìgua.Et dal le parole di Cicerone/i nel detto difopra y come in al tro luogo,mi par di poter copréder y chele loro orco chiedo folamete dico de letterati, ma del popolo an cora y tutto che no haueljcro cognitiondepiedi>con & Spagnuol'hfra quelli più tofto, che fra alcuni degli altri >Ji mife, forfè della fua lingua fidandofi : & voluto entrare a parlar con effo loro> la Spagnuo la fcrittura pronuntiaua alla guifa y che la Italiana fi fa:Di che prima nofuintefo y cbe Spagniuolo par lar uoleffe %% Apprefjò feguitado egli y & volendo pur dar loro a ucdere>cbc egli nella loro tigna parlaua, àpoco àpoco vennero in cognition di co tal nouità> & lui fecero accorto del fuo errore* 7>{oi veramcte, che no babbiamo chi ci ripigliaci godiamo di quejìa lingua y la qual chiamiamo Latina: & ci uorrem to fio agguagliar a Virgilii y a Cefari y ct a Ciceroni:Et fe egli auienc , che alcuno de nojlri letterati p affato diqucfla uita y ritroui di là alcuno y non dico di que fh mofi antichi Latini, che di qua fiamo vfati di de fide rar di poter vedere y et vdire y mapurvno del popolo antico J\pmano y & con effo lui fi metta a uoler lati* namete parlando auifo y ch'egli debba far di quelle rifa y chevfiamo di far no'hquado udiamo uno di bar bara natione§che uoglia incominciar nuouoafkuel larnelnoflro lengnaggio.Terche quando gli auuer* fariinojìri fi gloriano y cbe lor dà il cuore difcriuere Latinamente^ di promntiar di xxii. lettere bene k in diffefa dell'Italica lingua. 214 ti i nofiri fentimeti y & con tutto l'animo nojlro ci di (poniamo aK amor dileUlci feguitiamo, lei celebria- modei babbiamo fempre nelpenfiero >&ne'noftri abbracciamenti.^ oi intendete Sig.V ditori) quanto focato nulla cognition fi pofia hauer della lingua la tina;& come ella è del tutto morta. Etfe ui par più tojìo di douer attender a uokr dar ad un morto ,che ad un viuo alcun nudrimeto y a ciafeuno di "voi è libe rofkr il fuo piacere. Hora fe noi potemmo con lear ti di bilama Eritto,opur della TitomJJa di Saul far ritornar in vita la lingua Latina ì forma di unagra uiffima Madonna, pur per tanto di ifpatìo , che ella potejfcfopra ciò dardiijmtÌHafe/itÌtia,cbeuogliam noi penfar, ch'ella doucjjh dire a coloroì Io auifo y cbe tali 0 [mugliati farebbono le fue parole. 0 mieidilet ti figliuoli, à me cjjer no può fenb fommamtteàgra do il veder l'amorfo fiudio,& la pietà di voi verfo di me vottra antica madre, ma guardate £ Dioiche mentre uoifiudiatg diejferpietofi, non ui ritrouiate crudeli) & federati effèrdiuenuti . T\[on baucte voi vdito 0 letto ) che i figliuoli fono imaginc di coloro di cui fono figliuoliìEt non vi accorgete voUcbe cotefie Hojlre arme contra le mie vifcerC) S contra lamia, viua imagine fono riuolteì Cui vi pi fate voi di i(lra tiaréìcui vi credete di auiliréì cui vi auifate dilace- rare ì la figliuola mia 3 il benmio,cjr tutta lagloria mia isìratiatC)auilitc y et lacerate f Qual maggior ho- nore y qualpiu alta gloria, qual più certa mortalità m'ho io potuto lafckrc apprejfi^be una co/i fitta fi gitovi* Battaglie del Mario gtiuota>perle cui virtù quado io di me mede/ima no bauejfi altro nome lafciatojo jpererei di rimaner nel le bocche de gli buomini con eterna lode.Pana è la vofira pietàycon Efculapio morì già l'arte di poteri morti ritornar a Harfi invitaX esempio mede/imo mona voi, che non uogliatefhr colpeuoli di voler le celefti leggi riuoluer contra l'ordine de fati. Pitia mi vedrà il mondo perauentura un altra volta. Ma poflo ch'egli pur mi uegga,non vi ritrouarete uoi co meco infieme viui nelmondo y che non prima farà la tornata mia y che il tardiamo Saturno habbia p mil le giri dell'anno fuo il corfo fornito. C o fi alWor a ri- tornerò io , quado fia quagiufo dime ogni memoria perduta.Voi da cieli a tenermi compagnia in quefla vita no folle defiinati y ma alla mia belli/fima figlino la . Metteteui adunque per quella uia y la onde fietc chiamati Et fe punto vi cale del mio honorem del mio ejjhltamento, me nella mia figliuola procurate di bonorarc* & di effaltare. Urtaxerfc l(e de Ter/i benignifiimo padre a fe il regno togliendo, Dario fi- gliuolo fuo primogenito I{e ne inflitti} y pienijfima giù dicando,cbe doueffe e/fere la fua alkgre%^a y fe viuo nel proprio figliolo egli hauejfc le l{calt infegne ue dute.K(on altramete jLriobar%anc I\e di Cappado eia di là leuato y doue egliappreffo il gran Tompeio fedeua^et la diadema trattafi di capo y di qlla y et del luogo y & del regno al figliuolo ne fecegratiofo dono. Viui fi priuarono que* benigmffimi padri de loro re gniper veder i loro figliuoli jeder nefeggi reali : &> in diffefa dell'Italica lingua. 2 1 5 Uoìpenfate y ch'io morta porti inuidia alla gloria del la primogenita^ vnica mia figliuolaìo noncqfenta Iddio a tata fceleraggine.K^onper altro baprouedu to la natura della generazione y fe non per eternarci col mevgo della fuccefiione.Et conuencuolc e y che fi come l'altre cofe mone alle antiche fuccedono , que- fta lingua nuoua altresì entrinel luogo mio y et come figliuola preda la materna ber edita. A(è vi abbagli alcuna poca fimiglian%a a dir che ella fìa meiet mu tata y & corrottale ondo fia cofa y ch'io del mio puriffi rno j angue y & delle mie più perfette parti vitali U ho generata.Ella ètra voi nata y nudrita y & alleua* ta.Ella è vofira cittadina y etvoHra propria madre. Io di Latio venendoydivoi mi feci donna . Ter che è ben ragione y che più di honore rendiate alla propria madre uofira y che a meifipuò dire)flraniera.Io prò ta & liberale per mei^o de mieifeguaci lafciate vi ho aperte le fcientie y et dello fcriuere ciafeuna manìe ra.Et a quetta cofapoca faticai poco fludio y et po ca, 0 nulla ejfercitatione farà baHante > per venir in cognition delle mie fcritture, ^Attiffima l la mia figli uola non meno di qUo y ch'io fiata mi fia a fofiener la graderà d'ogni graui(fima>& dottiffima materia: et già più di vnaprouafe nh potuto vedere. J^è più vi fono io neceffaria al couerfar con le efiraneget'h che la mia figliuola fi fìa: et chi de miei ferini haurì tanta cote%^a y quata a trarne le dottrine gli farà ba ftante y la potrà comodamenteyfare y & co latiname te parlanti y & con glifcriuenti.Seguitate la opinion di coloniche conofcHo le bell&ge d'ilei, quello che non Battaglie del Mudo non fate voi la lodano y & effaltano.Scriuete in quel la lingua y nella quii la gloria deprimi luoghi potete haucre y i quali da me boggirnai non battete ad afpet tare.Et ciò tanto maggiomittefar douete y c\) ella at tiffìma fidimoftra a bellijjìmi petti: Il che ìfuoiprin cipiico miei c'6paranio y affaiageuolmente potete ue derc.Ella non è men cafla y nè men bella y nè menpu- ra,nh men copiofa y ch % io fiata mi/ia y nè più lodeuoli mutationi ho io fatto di lei. Ter che vi conforto a do- uergli antichi Latini feguitare y cbelefcrittnre della miagrecamadrcUfóarono y ancorache di quelle y et di qlla lingua potè/fero bauer chiara dimoflratione: qllo>chcvoi non potete bauer di me y che morta fono, vddunq; intorno alla mia vitapiuvanamentc no ui affaticate.Gettate le arme: rappacile ateui co uoflri fratelli:redetcui alla nona Heina.-riconofcete la mia legittima fucceditrice y & la vera vojlra madre : & con lei infime la mia memoria celebrado y folcni effe quie y et annuali pompe alla mia fcpoltura vi ricorde rete di fare. Con ftmiglianti y & più altre parole mi fembra y ch'ella quefli noftri ribellanti fratelli ammo wrebbe. Et a qnefle cofe cofi dette y fe effì di acconfen tire no intendono y o Italici (piriti >voi vichiamo y voi che hauetela tnente fìncera y & incorrotta : 0 dico animi glorio/i, fe pitto di quel valore è in voi y ch?gia fu ne cuori de' voflri antichi y per la virtù de' quali già diuenne la patria noftra Italia y donna delle prò uincie : &pcr conferuation della quale non furono eglino auan del proprio sague;an^i per la gloria di leiprodìgbi ahomanteméte Jparfero tante animerei tante in diffcfa dell'Italica lingua. 216 tante vite.Hora vi def?ate:fo)gangli animi voflri:fi rifueglino levofire virtM.Opponeteui a quefioìiuouo furor ciuile>intefiino>fratcrno:porieteil freno a tata rabbia,a tanta inuidia,a tanta auaritìa : contra la madre armano le violente marnino vorrebbero^che poi che ejji apparata non PbanOyoltri haueffc di qfia lingua alcuna conte%^Sb{6vogliono participar col popolo Italico il bene bcreditario, che dafuoi mag- giorigli b fiato lafciatoMadre è fiata alla tigua no flra la lingua Latina: et nelle già ricchezze di lei ha ella da ragioneuolmente fuccedere . Ter che vi dico io apprendete quefia hereditàycon gagliardo animo la prendete ycomc beni non ad altrui ^ch e alla figUuo la appartenentuSucccda [acceda nel materno fiato la figliuola. Di lei fieno tutte le maniere de componi mentuDi lei le bi(lorie,di lei i poemi* di lei gli ferini or atonici lei i filofofici.di lei le arti liberali* & di lei in fomma tutte le diuineparimente 3 et le humane fcritture.Et in tutte fi efferati ellaydi tutte prenda la tenuta,& di tutte sinfignorifea , mentre chela fua rotaformonta & fi raggira:E verr à forfè ancor vn tempoyche fornita la reuolutiondi quefla nofìra,for gera vn altra noua rota y per la quale perauentura vna qualche figliuola diqueHa noflra madre dopo la morte di lei rimanendo vcrràa fucceder nella me defima heredità.Et allhor quegli huomini per l'Ughi f ecoli appreffo nofirifuccefforila fignoria di lei rifu tar non dourannoian^ benignamente farlefifugget t 'h& ricono fcerla per vera madre >& per legittima donna 3 quefta noSìra congrua memoria hauedo nel luogo Battaglie del Mudo luogo ycheiohora dico la Latina, douerfi bauere: &* tutti al culto,& all'ornamento di quella giouimtta douranno riuolgerprincipa ìmentp i loro penfieri:Et mi piace bora un poco di iwler idouinare: In que ti pifarannopcrauentur adirane certametedì coloro* ebe per ritenere in aita imcfxa lingua nofira allkora già morta yuaname te fi fhtieber ano in quella guifa , ebe bora reggiamo fatfi della Latina.Et qlli di più fentimento,& di più {ano intelletto alla dcfenfhn di quella giouinetta tutti fi riuolgcrano, repetcndoper auentura alcuno le memorie di qucfli noftrifecoli a. que tempi per adietro di gran lunga paffati.Et rima nendo ancor(come io prego,?? dejidcro) dlcun velli gio diqnejlanojlra fittica,potrà del nojlro effempto armarfi alla difefa di qucUa,etdiràaviueti di quel \ la ethEtfualttpo de noflri maggiori per Taffettion delle lingue una fimigUat e queJìione:Et ritrououuift yno{et ricorderai nome mio) cbcla comune lingua Italica conproìito animo dijfefe contra la peruerfa opinione di alcuni dotti di que tempi. Et da queftofe guirà della loro lingua lagiuftijfìmadefenfione.Del ebe fe a me{douecti tomi far o)ne verrà nùtitia alcu na:Ben potrò io gloriarmi di batter frutto abondem- tiffmo riportato di quefla mia forfè non mcn Lodeuo le,cbcfaticofaimprcfa . IL F I J^E.

Commenti

Post popolari in questo blog

LUIGI SPERANZA -- "GRICE ITALO: UN DIZIONARIO D'IMPLICATURE" -- A-Z S SC

Grice e Cocconato

Paniag